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L’AGENDA DEL BAMBINO da 0 a 12 mesi


L'agenda del bambino, da 0 a 12 mesi Perché questa agenda del bambino? Cosa succede nel primo anno di vita del bambino? Con quali problemi ci si può trovare alle prese? Che consigli possono rivelarsi d’aiuto nelle varie situazioni e come è meglio affrontare le tappe del suo sviluppo? Per rispondere a tutte le vostre domande e dubbi, ecco l’agenda di www.nostrofiglio.it, che vi accompagnerà nella vostra nuova bellissima avventura di crescere il bebè, mese dopo mese. Congratulazioni e in bocca al lupo! La redazione di Nostrofiglio.it

L’agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui ‘E’ nato un bambino’, ‘La grande enciclopedia del bambino’, ‘Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia’ Copyright 2014 Gruner + Jahr Mondadori S.p.A. Tutti i diritti riservati. Vietata la copia anche parziale.

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Il 1° mese del bebe' L'allattamento Il latte materno è l’alimento migliore per il bambino sia perché i principi attivi che lo costituiscono sono per loro intrinseca natura i più adatti alle esigenze nutrizionali del bebè, sia perché è igienicamente perfetto, nonché sempre disponibile, oltretutto alla giusta temperatura. Non ci sono limiti per quanto riguarda la quantità da somministrare, per cui gli allattati al seno possono inghiottire dosi di latte che i piccoli nutriti artificialmente non possono certo ottenere. Questa opportunità in genere rende il bambino più tranquillo, meno irritabile e con una maggiore tendenza a dormire senza troppe interruzioni durante la notte, anche se le eccezioni esistono. Allattare è dunque un bel dono da fare a un figlio e un gesto assolutamente naturale. Ecco come evitare qualsiasi fastidioso inconveniente.

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Insegnargli ad attaccarsi bene: il grande segreto di un buon avvio dell’allattamento consiste nel fare in modo che il bambino fin da subito si attacchi alla mammella correttamente, cioè afferrando non solo il capezzolo, ma l’intera areola. Solo così la suzione diventa efficace, ovvero da un lato assicura al bebè un afflusso di latte costante e abbondante, dall’altro stimola una produzione continua e cospicua di nuovo latte. In più, in questo modo si evita il rischio di andare incontro alle ragadi del capezzolo, non significative dal punto di vista strettamente medico ma di fatto temibili per il dolore intenso che provocano.

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Nei primi tempi assecondare la richiesta: nelle prime sei settimane di vita il bambino dovrebbe essere attaccato al seno almeno otto volte nell’arco delle 24 ore, cioè almeno una volta ogni tre ore. La comunità pediatrica internazionale ritiene che sia opportuno optare per l’allattamento a richiesta, che consiste nell’assecondare

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il bambino anche nel caso in cui reclami il latte più spesso del previsto, ovvero anche 12 volte al giorno. Si è osservato che i bambini allattati a richiesta tendono prima degli altri sia a rinunciare alla poppata notturna, sia ad assestarsi, con il passare dei giorni, intorno alle sei poppate nelle 24 ore.

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Adottare posizioni confortevoli: durante la poppata al seno si rinforza anche il legame affettivo tra mamma e bambino, per via dello stretto contatto fisico. È dunque importante non sciupare questi momenti assumendo posture che possono provocare la comparsa di doloretti o, comunque, che non assicurano la possibilità di godere appieno della vicinanza del bambino. Riuscire a rilassarsi mentre il piccolo succhia favorisce anche il flusso del latte.

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La durata della poppata: il bambino inghiotte quantità di latte adeguate, in genere, nell’arco di massimo 20 minuti che possono essere distribuiti tra le due mammelle. Ma può essere addirittura meglio attaccare il bambino a una sola mammella per pasto, perché si è osservato che in questo modo il latte che proviene dai dotti galattofori profondi è più saziante in quanto più ricco di grassi. Se il bambino si addormenta prima che siano trascorsi 20 minuti è opportuno cercare di svegliarlo, dopo averlo fatto riposare per 10-15 minuti, per fargli completare la poppata. Se però si rifiuta di collaborare, non conviene insistere. Anche se poi ci si deve aspettare che reclami la poppata successiva prima delle canoniche tre ore.

Le regole per il latte artificiale

Il latte artificiale va somministrato secondo le dosi indicate dal pediatra; con il latte in polvere si deve usare acqua oligominerale in bottiglia, da scaldare fino a 70°C prima dell’uso; il biberon può poi essere intiepidito mediante il contatto con acqua corrente fredda; biberon e tettarelle vanno sterilizzati sempre. Il metodo più economico è la bollitura in acqua per 20 minuti circa.

La cura del cordone ombelicale

Il bambino viene dimesso dall’ospedale con un residuo di cordone (o funicolo) che sporge di qualche centimetro dall’om-

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belico. Questo moncone è destinato a staccarsi spontaneamente nell’arco di circa 8-15 giorni, durante i quali va pulito con una garzina sterile inumidita con alcol da medicazione. Poi va fasciato con un’altra garzina sterile asciutta da fermare con una “retina ombelicale”. Il bambino può fare il bagnetto anche nel periodo in cui il moncone è ancora attaccato all’ombelico, contrariamente a quello che si pensava un tempo. Dopo il bagnetto la parte, prima di essere medicata con l’alcol, va asciugata con estrema cura e delicatamente, aiutandosi con una pezzuola di spugna morbida.

Facciamo il bagnetto

Il bagnetto può essere fatto tutti i giorni se il bambino si rilassa. Ma è sufficiente anche due-tre volte alla settimana. Le regole da tenere in mente: acqua tiepida (ideale tra i 32° e i 35° C), agire abbastanza rapidamente per non farlo raffreddare, immergerlo in poca acqua, tenendolo semisdraiato lungo il braccio sinistro e fermo con la mano sinistra, mentre per lavarlo si usa la mano destra. Per sciacquare la testina dopo averla insaponata conviene utilizzare una brocca precedentemente riempita d’acqua.

Piange perché?

Nei primi mesi di vita il bebè piange per quattro principali ragioni: fame, ruttino, pannolino sporco, “colichette”, oggi chiamate “crisi di pianto inconsolabile”. Può però anche accadere che pianga perché si sente solo e ha bisogno di contatto fisico. Fino a quando non si acquisisce l’esperienza necessaria per capire al volo cosa non va, si deve procedere per esclusione. Va tenuto presente che se comincia a piangere prima che siano passate almeno due ore dall’ultima poppata, prima di offrirgli il seno è consigliabile provare a consolarlo toccandolo, carezzandolo e cullandolo, oppure cambiandogli il pannolino.

Il cambio del pannolino

Acqua e un detergente liquido oleoso per l’igiene dei piccolini sono quello che serve per evitare che il sederino si arrossi e il bambino provi fastidio quando la pelle entra in contatto con la pipì. A ogni cambio di pannolino il sederino va lavato con acqua corrente tiepida. La pelle va asciugata con delicatezza, tamponando. Prima

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di rimettere il pannolino è utile applicare un velo sottile di crema emolliente e idratante. I maschietti non richiedono particolari attenzioni: il prepuzio nel 1° anno di vita è generalmente chiuso (fimosi fisiologica) e non deve essere forzato né a scendere verso il basso né ad aprirsi. Anche i genitali delle bambine vanno puliti solo all’esterno, fino all’imbocco della vagina.

Che cosa fare se...

Sul pannolino c’è una goccia di sangue Non è necessario prendere alcun provvedimento, perché si tratta di un fenomeno fisiologico che interessa le bambine ed è dovuto all’azione degli ormoni materni ancora circolanti nell’organismo della neonata.

Gli compaiono alcuni brufoletti sul viso L’eventualità è causata da una particolare sensibilità della pelle all’azione degli ormoni materni acquisiti durante la vita prenatale. Si risolve in modo spontaneo con il passare dei giorni.

È vero che... Aglio, cipolle, cavoli e peperoni possono rendere il sapore del latte poco gradevole per il bambino, quindi può essere necessario eliminarli. Alcol e sigarette sono vietati in allattamento. Se si allatta al seno non si deve pesare il bambino prima e dopo la poppata. Per appurare se mangia abbastanza, basta controllare la crescita che nei primi tre mesi deve essere di almeno 125-150 grammi alla settimana o di almeno 600-700 grammi al mese.

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“Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini�.


Il 2° mese del bebe' La nanna I bambini devono dormire perché il sonno consente all’organismo di ricaricarsi delle energie investite durante le ore di veglia e assicura uno sviluppo psicofisico armonico. Assumere un atteggiamento corretto nei confronti del sonno del bambino è quanto di meglio si possa fare per prevenire problemi.

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Meglio non nutrire esagerate aspettative nei confronti delle ore che il bambino trascorre dormendo né fare paragoni con i bimbi delle amiche. Il bisogno di sonno varia da bambino a bambino ed è molto influenzato dal temperamento, per cui è possibile trovare bambini a cui bastano otto ore di sonno per notte e altri che devono dormirne molte di più, senza che una delle due circostanze sia la spia di qualcosa che non va.

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Nell’arco di 24 ore nelle prime settimane di vita i neonati dormono mediamente tra le 16 e le 18 ore, mentre a partire dal secondo mese possono trascorrere dormendo circa 12 ore. Se il bambino dorme meno ma cresce regolarmente e piange per un giusto motivo non c’è da preoccuparsi.

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Il bambino non dovrebbe “essere addormentato” ma abituato a scivolare nel sonno in modo spontaneo e naturale, senza essere cullato. Questo significa che dopo la poppata e dopo il ruttino, anche se è ancora sveglio va messo nella culla.

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Il bambino deve essere messo a dormire a pancia in su, perché questa posizione previene la SIDS (Sudden Infant Death Sindrome, ovvero morte improvvisa del neonato). Controllare che dorma supino è importante almeno fino al sesto mese di vita, dopodiché si può abbassare un po’ la guardia (pur continuando a coricarlo

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a pancia in su). *Fonti: American Academy of Pediatrics, Istituto Superiore di sanità italiano

La prima attrezzatura del bebè

Fascia portabebè e marsupio. In certe occasioni sono davvero comodi: permettono di muoversi con agilità e senza l’ingombro di passeggini e carrozzine. La fascia portabebè è il modo più sicuro e pratico per trasportare un neonato. Il marsupio è più semplice da usare all’inizio ma si adatta solo in parte alla struttura corporea della mamma e del bambino, quindi dopo un po’ diventa faticoso da portare. Il seggiolino auto: nel primo anno di vita bisogna scegliere una navicella o seggiolino del gruppo 0 omologati (es. l’ovetto del trio). La navicella si monta solo sul sedile posteriore con il kit di installazione omologato. I seggiolini 0/0+ si possono montare anche sul sedile anteriore rivolti in direzione opposta al senso di marcia SOLTANTO su auto che non hanno l’airbag o con airbag disattivato. Culla e lettino. Il bebè può dormire nella navicella imbottita della carrozzina o se preferite, in una culla tradizionale. Dai sei mesi il bimbo inizia a dormire nel lettino. I requisiti essenziali sono: la distanza tra le sbarre deve essere tra i 6 cm e non più di 7,5 cm e l’altezza corretta per la sponda è di 60 cm. Carrozzina e passeggino. Ormai la maggior parte delle carrozzine si trasformano in passeggini sfruttando lo stesso telaio e sostituendo semplicemente la navicella, con il seggiolino. In genere, è possibile abbandonare la carrozzina quando il bebè riesce a stare in posizione almeno semi sdraiata se non proprio seduto (verso i sei mesi).

Che cosa fare se...

Ha crisi di pianto inconsolabile (coliche) Un tempo chiamate coliche dei tre mesi, perché si pensava fossero provocate dalla presenza di un accumulo di gas nell’intestino, le crisi di pianto inconsolabile riguardano una buona percentuale di neonati e sono caratterizzate dall’impossibilità di calmare il bambino per tutta la loro durata, che mediamente corrisponde a un’ora, ma anche a due o più. In genere, compaiono tra il 1° e il 2° mese di vita, si manifestano quasi sempre alla stessa ora, di solito nel tardo pomeriggio. Le cause non sono ancora del tutto note, anche se si ipotizza che siano dovute a più fattori che agiscono insieme. Tra questi un’ancora incompleta maturazione del sistema nervoso che

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amplifica qualsiasi lievissimo fastidio avvertito dal bambino. Con le coliche, è d’obbligo avere pazienza e non essere troppo apprensivi. Gli accorgimenti per calmare il bambino sono vari e non è detto che quello che va bene per un bebè si riveli efficace anche per gli altri. Si procede dunque per tentativi, fino a individuare la strategia migliore per il proprio bimbo. Si può offrirgli il seno, lo si può cullare in braccio, si può provare a fargli un lieve massaggio sul pancino oppure lo si può immergere nel bagnetto caldo. Il pediatra va consultato se le crisi, oltre a comparire ogni giorno, durano più di un’ora o due.

Gli viene la crosta lattea Scompare da sola entro massimo il quarto mese e non richiede la somministrazione di medicine, neppure per uso locale. Le crosticine si possono asportare dopo averle ammorbidite con olio di borragine oppure di mandorle dolci. Solo se il problema dovesse peggiorare e prolungarsi nel tempo (eventualità rarissima) può essere necessario ricorrere a cure specifiche, che deve essere il pediatra a prescrivere.

È vero che... Il bebè trae benefici dalla somministrazione della vitamina D in gocce. L’integrazione è utile anche per i piccoli nutriti al seno perché il latte materno è povero di questa sostanza. La vitamina D è preziosa per la salute delle ossa e, di conseguenza, per l’armonico sviluppo dell’apparato scheletrico.

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‘Mamma’ la parola più bella sulle labbra dell’umanità (Kahlil Gibran)


Il 3° mese del bebe' Le vaccinazioni E’ proprio tra il secondo mese di vita compiuto e il terzo mese che in genere viene effettuata la prima vaccinazione obbligatoria. E’ l’asl a mandare la comunicazione a casa, segnalando dove e quando presentarsi con il bambino e indicando contro cosa verrà vaccinato. Se vengono effettuate nell’ambulatorio dell’asl, le vaccinazioni sono a carico del Servizio sanitario nazionale, quindi sono gratuite.

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Le vaccinazioni obbligatorie sono quattro: antidifterica, antitetanica, antipoliomielite e antiepatite B. Vengono somministrate insieme, associate ad altre due raccomandate: l’antihaemophilus influenzae B e l’antipertossica. In alcune regioni (per ora è accaduto nel Veneto) si sta valutando l’opportunità di togliere l’obbligo di legge.

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Le vaccinazioni raccomandate sono così definite perché pur non essendo obbligatorie sono giudicate importanti dalla comunità pediatrica in un’ottica di prevenzione. Sono le vaccinazioni contro: pertosse, morbillo, parotite, rosolia e antihaemophilus influenzae B. Ci sono poi altri due vaccini consigliati, ormai entrati nel “calendario vaccinale italiano”: l’antipneumococco e l’antimeningococco.

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Per quanto riguarda l’efficacia delle vaccinazioni, alcune, come per esempio l’antipertosse, non immunizzano completamente, soprattutto a distanza di anni, per cui è possibile che il bambino sia comunque colpito dalla malattia contro cui è stato vaccinato. In questo caso però i sintomi sono molto più lievi e le eventuali complicazioni molto più rare.

Se è malato il giorno delle vaccinazioni

Può capitare che il bambino manifesti sintomi di malessere proprio

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il giorno della vaccinazione. Se si tratta solo di tosse e raffreddore si può comunque effettuare, mentre è consigliabile rimandarla se c’è la febbre.

La cura di orecchie e unghie

Fin dai primi giorni di vita si deve iniziare a provvedere all’igiene di orecchie e unghie del bebè. Le unghiette vanno tagliate corte perché diversamente è possibile che il bambino accidentalmente si graffi. Il momento migliore per tagliarle è subito dopo la poppata. Le orecchie non vanno mai pulite con i cotton-fioc. Dopo il bagnetto si deve solo asciugare delicatamente il padiglione auricolare (parte esterna).

Ciuccio sì o no?

Il ciuccio durante il sonno può diminuire il rischio di SIDS (morte in culla): a metterlo in evidenza è stata anche l’autorevole rivista Pediatrics. L’ipotesi è che la suzione impedisca al bambino di sprofondare in un sonno così profondo, tale da non consentirgli di risvegliarsi se gli fosse necessario immettere più aria nei polmoni o liberarsi di un rigurgito. Per evitare che il ciuccio possa interferire sull’allattamento al seno, è opportuno proporlo al bambino solo a partire dal momento in cui l’allattamento è stato avviato con successo e il bambino mangia con regolarità. Il ciuccio deve essere di buona qualità, ‘al naturale’, cioè senza zucchero, concesso non in modo prolungato. Meglio sospenderne l’uso entro i due anni per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti.

Che cosa fare se...

Rigurgita di frequente Si deve tenere in braccio il bambino, meglio se in posizione verticale, per una decina di minuti dopo la poppata. Se per qualsiasi ragione non si può, è consigliabile coricarlo a pancia in su dopo aver inclinato il materasso della culla con un cuscino posto al di sotto.

È vero che... Gli effetti indesiderati legati alla vaccinazione sono in genere lievi e destinati a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni. I più comuni sono febbre modesta (poche linee), nervosismo, sonnolenza, poco appetito, crisi di pianto.

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Il 4° mese del bebe' I bilanci di salute Le visite di controllo dal pediatra oggi vengono chiamate con il più esplicativo nome di “bilanci di salute”. Consistono infatti in una serie di valutazioni che il pediatra effettua per verificare che lo sviluppopsicofisico, di cui fanno parte anche la capacità visiva e uditiva, avvenga in modo regolare. Nel corso di questi controlli il pediatra prende in esame il peso e la statura del piccolo, per stabilire se l’aumento avviene a un ritmo soddisfacente; osserva poi in che modo il bambino reagisce ai suoni ed effettua piccoli test visivi. Durante il primo e il secondo bilancio esegue anche la manovra di Ortolani, che serve a controllare che non vi siano anomalie a carico delle anche.

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Primo quadrimestre di vita: il primo controllo si effettua nel primo mese di vita. Durante questa visita il pediatra pesa il bambino e misura la sua statura e la sua circonferenza cranica. Esegue anche la manovra di Ortolani e controlla vista e udito. Parla ai genitori prevalentemente di alimentazione al seno o, in mancanza di latte materno, artificiale, ascoltando (e risolvendo) eventuali dubbi. Il successivo incontro, durante il quale il pediatra effettua le stesse indagini, è nel secondo mese. In questa occasione si affronta l’argomento “vaccinazioni”.

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Secondo quadrimestre di vita: tra il quarto e l’ottavo mese di vita il pediatra fissa l’appuntamento per due controlli. In entrambi gli incontri pesa il bambino e lo misura. Effettua indagini per verificare la simmetria dei movimenti compiuti dagli occhi, si accerta che il piccolo senta bene e che il suo sviluppo psicomotorio sia adeguato all’età. Di solito è durante il primo di questi due incontri che si ottengono le prime indicazioni sull’alimentazione complementare, cioè sulle prime pappe.

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Terzo quadrimestre di vita: in questo arco di tempo in genere il pediatra esegue altri due controlli: uno tra il settimo e il nono mese,

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l’altro intorno all’anno. Ancora una volta misura e pesa il bambino, si informa sulle sue eventuali nuove abilità (gattonare, alzarsi in piedi, pronunciare le prime paroline, afferrare con sicurezza gli oggetti). Nel corso di questi appuntamenti si può valutare con il pediatra l’opportunità di effettuare altre vaccinazioni raccomandate (parotite, morbillo, rosolia).

Cosa sono i percentili?

I diagrammi percentili sono l’unità di misura che si utilizza per stabilire come procede la crescita del bambino in peso e in altezza. Sono realizzati prendendo come termine di paragone gruppi formati da 1000 bambini della stessa età. I bambini vengono suddivisi a seconda del peso e della statura dopodiché vengono inseriti in 100 sottogruppi ciascuno formato da 10 bambini. Ogni gruppetto è un centile e ogni centile è rappresentativo dell’1% della popolazione infantile dell’età anagrafica presa in esame. Nel primo centile si trovano i bambini di dimensioni più piccole, nel centesimo quelli più alti e grossi. La maggior parte della popolazione infantile è posizionata tra il 25° e il 75° percentile.

Che cosa fare se...

Ha il mughetto Il mughetto è un’infezione della pelle causata dal fungo Candida albicans. È così chiamato perché si manifesta con minuscole vescichette biancastre nella zona della bocca, a volte anche sulla lingua e, in qualche caso, raggiungendo la gola. Si ipotizza che il disturbo sia favorito dalle microlesioni che la suzione può produrre agli angoli delle labbra o sulla mucosa orale. Le vescichette biancastre si possono asportare con una garza sterile inumidita con una soluzione a base di acqua e bicarbonato (un cucchiaino di bicarbonato per 300 ml d’acqua). L’operazione va ripetuta tre-quattro volte al giorno. Se nell’arco di cinque giorni il mughetto non tende a diminuire, bisogna rivolgersi al pediatra.

È vero che... È importante fidarsi del proprio pediatra e sentirsi rassicurate su quello che afferma e consiglia. Se con il pediatra ci si sente a disagio e questo suo atteggiamento produce ansia, è meglio rivolgersi altrove.

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Un bambino è la forma piÚ perfetta di essere umano. (Vladimir Nabokov)


Il 5° mese del bebe' A chi lasciarlo Nido, nonni o baby sitter: ecco le tre possibilità di cui la mamma dispone quando torna al lavoro. Ciascuna di esse presenta alcuni pro e alcuni contro, per cui la soluzione ideale in assoluto non esiste, mentre vi è “il meglio” in relazione al singolo bambino. Ecco in sintesi i vantaggi e gli svantaggi da considerare quando si sceglie.

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Il nido può essere un’ottima soluzione, specialmente se non è particolarmente grande e il rapporto tra il numero di maestre e quello dei bambini è ottimale. Il maggior problema legato al nido è rappresentato dal fatto che l’ingresso in una comunità apre la strada al rischio, per così dire “fisiologico”, che il bambino ancora così piccolo si ammali spesso.

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I nonni (o la sola nonna) se sono disponibili, rappresentano una risorsa preziosa, sia per l’affetto che provano per il bambino, sia perché appartengono al nucleo famigliare e quindi consentono al piccolo di trascorrere molto tempo con “persone care”.

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La tata può essere un’alternativa validissima, specialmente nel primo anno di vita, a patto che sia una persona fidata, dotata di buon senso e amante dei bambini. Se si trova la baby sitter giusta, i vantaggi diventano molteplici e il primo tra questi è rappresentato dal fatto che il bambino non deve essere portato fuori al mattino presto, ma può conservare gli stessi ritmi a cui è già abituato.

Se il bimbo reagisce male al distacco

Può capitare che nei primi giorni della ripresa del lavoro della mamma il bambino dimostri di gradire poco la novità, sia essa rappresentata dai nonni, dal nido o dalla tata. Per evitare che la nuova situazione sia

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accettata male dal bambino è spesso sufficiente attenersi, a prescindere dalla scelta fatta, al criterio della gradualità. Se si è deciso per il nido, è opportuno dedicare all’inserimento tutto il tempo necessario, seguendo alla lettera le indicazioni delle maestre. La baby sitter va assunta prima del ritorno al lavoro in modo che il bambino impari a conoscerla in presenza della mamma. Anche nel caso in cui siano i nonni a doversi occupare del bambino, è bene abituarlo a poco a poco a stare solo con loro, a meno che il rapporto non sia già ben collaudato. Se, nonostante gli accorgimenti presi, il bambino dovesse reagire male al distacco può essere consigliabile attendere ancora qualche giorno prima di allontanarsi per molte ore. Per questa ragione è bene cominciare l’inserimento, al nido, con la tata o con i nonni almeno un mese prima della data del rientro.

Dove tenerlo quando è sveglio

Intorno ai cinque mesi si può cominciare a usare il passeggino, con lo schienale leggermente inclinato verso il basso, in modo da impedire che il bambino, non ancora in grado di assumere per più di qualche minuto la posizione seduta, si trovi ripiegato su se stesso. Il passeggino, a differenza della carrozzina, permette al piccolo di guardarsi attorno e quindi di trascorrere più piacevolmente le ore di veglia. Anche se il box non gode del consenso di tutti gli specialisti può essere utile adottarlo come luogo in cui poter lasciare per qualche minuto il bambino sveglio sapendolo al sicuro. Se si decide per il box conviene iniziare a mettervi il bambino per qualche decina di minuti proprio a partire dal quinto mese di vita. In questo modo il bambino potrà più facilmente abituarsi a trascorrervi un po’ di tempo. Nel box vanno messi giocattoli adatti all’età del piccolo, come per esempio sonaglini e pupazzi. La permanenza deve comunque essere breve, soprattutto se la sistemazione non è accolta con entusiasmo.

Serve l’orsacchiotto?

Dai quattro-cinque mesi di vita il bambino dovrebbe avere un pupazzo del cuore. L’orsacchiotto va offerto per la nanna oppure durante la giornata per consolarlo o tranquillizzarlo. Simboleggia la mamma e in particolare, il calore e le cure che provengono dalla figura materna. I pupazzi da preferire sono quelli di stoffa, che a differenza di quelli di peluche, non trattengono la polve-

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re e si possono facilmente lavare in lavatrice.

Che cosa fare se...

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Un occhietto è rosso e “sporco” Bisogna consultare il pediatra, perché potrebbe essere necessario usare un collirio a base di antibiotico. La pelle si squama e si arrossa Se è dermatite atopica, eventualità che deve essere stabilita dal pediatra, si deve ricorrere a una terapia detta “a scalino”. Nelle fasi di remissione prevede solo creme emollienti e idratanti da mettere dopo il bagno, ma richiede cortisone in crema quando la pelle si arrossa, si squama e provoca prurito. A volte serve l’antistaminico per bocca.

È vero che... È bene allontanarsi dal bambino sempre per lo stesso lasso di tempo, cercando di mantenere lo stesso orario sia quando si esce di casa (o lo si lascia al nido) sia quando si torna da lui. Pare infatti che in questo modo sia più facile che si adatti meglio al rientro al lavoro della mamma.

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Se il vostro bambino è bellissimo e perfetto, non piange nÊ fa storie, prende sonno e fa il ruttino al momento giusto, allora siete una nonna. (Teresa Bloomingdale)


Il 6° mese del bebe' Lo svezzamento È al sesto mese che in genere si inizia lo svezzamento, cioè si offrono per la prima volta al bambino alimenti diversi dal latte. In qualche caso però è opportuno cominciare anche prima (per esempio, se sta crescendo troppo poco e/o allattato artificialmente), in altri si attende un po’ di più (per esempio, è ostile al cambiamento): il consiglio da seguire è comunque quello di affrontare questa tappa dopo essersi consultati con il pediatra. Svezzare il bambino non significa comunque rinunciare all’allattamento al seno: l’ideale sarebbe continuare almeno fino a 12 mesi. Nel caso in cui si dovesse smettere non si può comunque passare subito al latte vaccino di latteria, ma si deve optare per il latte artificiale “di proseguimento” almeno fino al compimento dell’anno di vita.

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Lo svezzamento può anche essere iniziato con la pappa completa, non occorre partire necessariamente con la frutta, a differenza di quello che veniva suggerito fino a non molto tempo fa. La carne andrebbe invece inserita fin da subito perché il bambino dai sei mesi di età ha più bisogno di ferro.

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La prima pappa si prepara con brodo vegetale: verdura (anche legumi) cotta e frullata; pastina o crema ai multicereali; carne o parmigiano o prosciutto cotto o formaggio fresco; olio extravergine d’oliva.

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La frutta può essere introdotta contemporaneamente alla prima pappa. Pane e cracker possono essere offerti in alternativa alla pastina.

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Per quanto riguarda l’uovo si comincia con il tuorlo, poi si aggiunge l’albume. Alcuni pediatri ritengono che per l’uovo sia meglio

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attendere almeno gli otto mesi, altri giudicano invece opportuno offrirlo fin da subito, in ogni caso una volta alla settimana.

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Ci sono alimenti che è meglio non somministrare almeno fino ai tre anni compiuti. Si tratta dei frutti di mare, della carne e del pesce crudi. Tè, caffè e bevande alcoliche non devono essere offerti mai, neppure per piccolissimi assaggi. Ci sono poi altri alimenti abbastanza vietati, cioè che non rivestono alcuna utilità per la salute del bambino e che quindi sarebbe meglio non dare se non occasionalmente e in piccolissime quantità. Si tratta di burro (che comunque va dato solo crudo), formaggi grassi e stagionati, spezie piccanti, salame, mortadella, pancetta, lardo, coppa, dolci e bibite zuccherate, cibi in scatola.

Se non vuole mangiare

All’inizio non conviene insistere: se non vuole assaggiare la pappa è opportuno offrirgli il latte come sempre. Si deve invece riprovare ogni giorno, senza mostrare nervosismo e procedendo con dolce fermezza. Se il bambino si dimostra determinato nel rifiuto, conviene sospendere i tentativi per almeno una settimana.

Le quantità per la pappa a 5-8 mesi: carne frullata: grammi 30-40 oppure omogeneizzato di carne: mezzo vasetto oppure prosciutto cotto: grammi 20-30 oppure formaggio (ricotta o crescenza): grammi 30-40 + passato verdura: 2 cucchiai 20-30 grammi + pastina: 2 cucchiai: 20 grammi crema di mais e tapioca o di riso oppure semolino 3 cucchiai + parmigiano: un cucchiaino come alternativa alla carne, non insieme + olio d’oliva: un cucchiaino frutta: mezzo/un vasetto a 8-12 mesi carne frullata: 30-40 grammi

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oppure formaggio dolce: 30-40 grammi oppure 20 grammi di parmigiano + passato verdura: 20-30 grammi + pastina: 30-40 grammi crema di mais e tapioca o di riso o semolino: 3-4 cucchiai + un cucchiaino d’olio d’oliva. La frutta, fresca oppure omogeneizzata, andrebbe data ogni giorno, per esempio a metà mattina e a metà pomeriggio alternata allo yogurt.

Come vesto il bebè Body. Purché di cotone è un must per il bebè, anche in inverno perché la lana potrebbe provocare irritazioni alla pelle così delicata. Per tutto l’anno vanno bene a mezza manica. Tutine e completini. È importante scegliere indumenti semplici con allacciature ridotte al minimo e che consentano di cambiare il pannolino senza dover spogliare il bambino completamente. Da evitare anche tessuti rigidi, fibbiette, lacci e bottoni che potrebbero diventare pericolosi. Cuffietta e cappellino. I copricapi di solito sono molto amati dalle mamme ma odiati senza riserve dai piccoli. Come trovare un compromesso? Basta usarli solo quando è necessario, in inverno quando fa freddo e in estate per proteggerlo dal sole, specialmente se il bebè ha pelle e capelli chiari. Calzine. Per proteggere dal freddo i piedini sono sufficienti delle calzine di cotone. Sul tema delle scarpine tanti consigli nel 9° mese.

Coperto troppo o troppo poco?

I pediatri sono concordi: non bisogna mai coprire in maniera eccessiva il bambino. Ci si regola come per un adulto. Se il pargolo è troppo coperto otteniamo soltanto il risultato di renderlo nervoso, di farlo sudare e quindi di farlo ammalare più facilmente.

Che cosa fare se...

Le sue feci sono liquide e le scariche sono frequenti Il pediatra va contattato subito, se nelle feci ci sono tracce di sangue oppure se alla diarrea si associano vomito e febbre. Altrimenti

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cercate di dare al bambino da bere spesso e rispettate il suo eventuale rifiuto per il cibo. Per qualsiasi dubbio non esitate a contattare il medico. Il bambino allattato al seno può continuare a fare le poppate con la stessa frequenza abituale e non ha bisogno di bere acqua.

Il suo intestino è pigro (meno di cinque scariche a settimana) In prima battuta si può sostituire la frutta cruda con prugne o pere cotte. Dopo averne parlato con il pediatra, il bambino può eventualmente essere aiutato con un microclisma o una suppostina a base di glicerina.

È vero che... Gli ultimi studi hanno evidenziato che le allergie alimentari sono rare; inoltre le cause e i fattori che scatenano l’allergia non sono ancora ben noti. I sintomi più comuni: vomito, diarrea, orticaria, malessere generale e, nei casi più severi, gonfiori diffusi. Gli alimenti più frequentemente responsabili sono il latte vaccino, l’uovo, la frutta secca, il pesce. La diagnosi di allergia può essere fatta solo ricorrendo a test specifici.

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Un bambino è un amore diventato visibile. (Novalis)


Il 7° mese del bebe' La dentizione L’epoca della dentizione è variabile ed è influenzata anche dalla famigliarità. Nella maggior parte dei casi il primo dentino spunta tra i sei e gli otto mesi, seguito quasi subito dal dentino gemello. Non ci si deve preoccupare però né se il primo dentino compare a tre mesi, né se intorno all’anno ancora non né è spuntato uno: entrambe le eventualità sono accettabili.

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Di solito i primi a mostrarsi sono i due incisivi inferiori centrali. Dopodiché arrivano i quattro incisivi superiori, i due restanti incisivi inferiori, i quattro premolari, i quattro canini. Questa prima fase della dentizione può completarsi a due anni.

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Poco prima dell’eruzione di un dentino il bambino può essere nervoso, può piangere con facilità e addormentarsi a fatica. La sua salivazione può aumentare, ma non è una regola assoluta.

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I primi denti che spuntano sono definiti da latte, ma il loro nome scientifico è “decidui”, in quanto sono destinati a cadere, eventualità che comincia a evidenziarsi dai sei-sette anni di vita.

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I dentini decidui richiedono alcune attenzioni, prima tra tutte quella di non offrire al bambino alimenti contenenti zucchero, in quanto questa sostanza è la grande responsabile della carie. Vanno puliti con una garzina sterile avvolta intorno a un dito, in attesa che il bambino si dimostri collaborativo rispetto all’impiego dello spazzolino da denti (che di solito si può cominciare a proporre a due anni). In generale, è importante ricordare che un dente pulito non si caria e che questo messaggio andrebbe trasmesso il prima possibile. Il primo controllo dal dentista andrebbe effettuato intorno ai cinque anni di vita.

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Se le gengive fanno male

Di solito per lenire il fastidio che coinvolge le gengive durante la dentizione è sufficiente offrire al bambino i giocattolini da mordere, meglio se raffreddabili in freezer. Si può, inoltre, massaggiargli la gengiva con il dito avvolto in una garzina sterile precedentemente inumidita con acqua tiepida. Esistono inoltre specifici gel dentali dalla blanda azione anestetica.

Pulirgli il nasino

In caso di raffreddore è una buona regola provvedere alla pulizia del nasino sia per allontanare la concentrazione di virus che il muco ingloba, sia per assicurare al bambino una respirazione migliore. Se le secrezioni nasali sono abbondanti e tendono a formare crosticine può essere opportuno usare un aspiratore nasale. In alternativa, aiuta fargli respirare vapore acqueo. È di sollievo per il bambino anche il lavaggio nasale che si effettua con una siringa senza ago e una piccola quantità di soluzione fisiologica (acqua e sale, da preparare facendo bollire un cucchiaio di sale fino, in un litro d’acqua).

I denti che spuntano fanno venire la febbre?

Non è mai stata evidenziata una relazione tra comparsa di febbre e dentizione, nonostante ancora oggi sia diffusa l’idea che quando la temperatura sale ci sia di mezzo un dentino in arrivo. È vero anche, però, che spesso il bambino comincia ad ammalarsi proprio quando comincia la dentizione: l’ipotesi è che si tratti di una pura coincidenza determinata dal fatto che i denti iniziano a comparire proprio quando cominciano a scemare gli anticorpi materni che rimangono nell’organismo del bebè per alcuni mesi dopo il parto.

Che cosa fare se...

Ha dolore all’orecchio esterno (otite esterna) Bisogna sentire il pediatra perché è a lui che spetta la diagnosi. Per controllare il dolore e il fastidio basta il paracetamolo somministrato per bocca.

Ha il raffreddore Deve fare il suo corso che nulla può arrestare e che in genere si

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protrae per circa una settimana. Per dare sollievo al bambino è bene tenergli il nasino pulito. È importante non esporlo a sbalzi di temperatura.

È vero che... Quando si esce con il bambino in un giorno di nebbia è più che consigliabile proteggerlo con una sciarpa, da mettere davanti alla bocca. La nebbia spinge infatti verso il basso i gas inquinanti e le polveri sottili, per cui è più facile che il bambino si trovi a respirare un’aria nociva per l’apparato respiratorio.

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Come un aquilone senza corda e una farfalla senza ali, mia madre mi ha insegnato a volare con i sogni. (William H. McMurry III)


L'8° mese del bebe' L'ansia da separazione L’ansia da separazione nasce dal timore di essere abbandonato dalla mamma e compare generalmente intorno all’ottavo mese di vita. Si esprime con irrequietezza, difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni, pianti disperati quando la mamma si allontana anche solo per raggiungere un’altra stanza.

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L’ansia da separazione può avere vari livelli di intensità a seconda del temperamento del bambino e della capacità della mamma di rassicurarlo. A quest’ultimo proposito, è importante che la mamma da un lato sia molto affettuosa con il bambino e si dedichi a lui completamente ogni volta che le è possibile e dall’altro si mostri serena di fronte a qualsiasi manifestazione di disagio.

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La paura di essere abbandonato in alcuni casi può svilupparsi anche nei confronti del papà. Anche il papà deve far sentire il più possibile il suo affetto al bambino, non solo trascorrendo del tempo con lui ma anche carezzandolo, baciandolo, stringendolo a sé. Il contatto fisico è infatti uno straordinario strumento di consolazione.

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Oltre a porgere al bambino l’orsacchiotto, per la sua funzione di simbolo dell’affetto e della presenza materna, la mamma quando si allontana da lui gli può offrire una sua maglietta precedentemente indossata, in cui quindi ci sia il suo odore. L’accorgimento risulta particolarmente consolatorio e, quindi, tranquillizzante per la maggior parte dei bambini.

Se ricomincia a svegliarsi di notte

Quando accade bisogna accorrere subito e fargli sentire la propria presenza attraverso carezze e frasi affettuose sussurrate con dolcezza.

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Bisognerebbe, invece, evitare di sollevarlo dal lettino, per consolarlo lasciandolo sdraiato. Se l’unico modo di tranquillizzarlo è accoglierlo nel lettone e il vostro partner è d’accordo, potete anche scegliere questa opzione soprattutto se il giorno dopo dovete andare a lavorare.

Quali giocattoli?

I giocattoli aiutano a sfruttare al meglio la palestra ideale che è il gioco favorendo l’armonico sviluppo psico-emotivo. I cinque giocattoli per eccellenza sono: la palla (movimento, abilità); l’orsacchiotto e simili (affettività, accudimento); vestiti e accessori per mascherarsi (fantasia, immedesimazione); spade o altri giocattoli per competere (simulazione di conflitti, possibilità di gareggiare, attenzione alle regole); costruzioni e cubi da impilare (elaborazione di strategie, fantasia, abilità). Tra i giocattoli devono trovare il posto anche i primi libretti, robusti e ricchi di illustrazioni.

Che cosa fare se...

Ha l’influenza L’influenza deve fare il suo corso per cui non c’è niente che possa accelerare la guarigione che, in genere, avviene dopo cinque-sei giorni dalla comparsa dei disturbi. Per abbassare la febbre e alleviare il malessere si deve impiegare il paracetamolo. Il bambino non deve prendere freddo e non deve essere esposto a sbalzi di temperatura.

Ha la tosse Se ci sono sibili e respirazione faticosa bisogna consultare il pediatra. Se si protrae per più di due settimane ed è associata alla comparsa di muco verdastro, può servire l’antibiotico che però deve essere rigorosamente prescritto dal pediatra.

È vero che... Se si hanno gemelli è giusto che ciascun bambino abbia i propri giocattoli, ben divisi in cesti o scatole personalizzati. Posto questo, è consigliabile che entrambi i gemelli possiedano giocattoli dello stesso tipo, resi diversi da qualche particolare (per esempio, colore).

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Ogni bambino è in qualche misura un genio, cosÏ come ogni genio resta in qualche modo un bambino. (Arthur Schopenhauer)


Il 9° mese del bebe' Le tappe verso i primi passi Il traguardo dei primi passi è considerato il più importante lungo il percorso che conduce all’autonomia. E se da un lato è comprensibile che si tenda a giudicarlo la prova più eclatante di uno sviluppo psicofisico armonico, dall’altro è più che giusto compiacersi anche dei precedenti progressi, primo tra tutti il controllo della testina, che ne costituiscono la migliore premessa. Per avere la certezza che tutto vada per il meglio per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio si devono dunque effettuare paragoni non già tra il bambino e i suoi coetanei (come invece spesso si fa) ma tra il bambino e quanto è in grado di compiere giorno dopo giorno, superando continuamente se stesso.

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Intorno ai cinque mesi deve dimostrare un buon controllo della testa, che non deve più ciondolare. A sei mesi compiuti deve stare seduto per alcuni secondi di seguito senza appoggio.

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A nove mesi compiuti deve mantenere la posizione seduta per vario tempo. Da seduto deve afferrare i giocattoli.

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Tra i nove e i 10 mesi può iniziare a gattonare, cioè a muoversi carponi, oppure ad avanzare spostandosi sul sederino o ancora strisciando una gamba a terra.

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A 11 mesi quasi tutti i bambini riescono ad alzarsi in piedi, a volte semplicemente puntellando le manine sul pavimento.

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Tra i 12 e i 13 mesi quasi tutti muovono i primi passi, ma ritardi rispetto alla media non devono preoccupare perché camminare più o meno precocemente non è un indice di più o meno scarsa intelligenza.

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Se non gattona

Gattonare, strisciare, avanzare in appoggio sui glutei è la prima modalità con cui il cucciolo di uomo comincia a spostarsi nell’ambiente. Di solito il bambino inizia a farlo due-tre mesi prima del compimento dell’anno, ma ci sono bambini che non passano da questa tappa, pur iniziando a camminare a 12 mesi, che è l’epoca media dei primi passi. Se volete stimolarlo un po’: mettetelo a terra a quattro zampe su un tappeto e sedetevi di fronte a lui a una piccola distanza. Allargate le braccia e chiamatelo più e più volte per nome, dicendo “vieni” con tono affettuoso.

Scarpine sì o no

Le scarpe non sono necessarie fino a quando il bambino impara a camminare, quindi, la scelta di fargliele indossare è solo estetica. In casa è consigliabile lasciarlo con i piedini liberi, coperti da calzini morbidi, quando la temperatura esterna lo suggerisce, altrimenti nudi. Le scarpe giuste per camminare, da mettere a partire dai primi passi, devono avere la suola flessibile e una blanda funzione di sostegno della caviglia.

Che cosa fare se...

Serve la ‘suppostina’ Bisogna mettere il bambino a pancia in su, poi gli si devono piegare le ginocchia per portarle vicino all’addome. Dopo averla introdotta, si devono avvicinare dolcemente i suoi glutei, mantenendoli accostati per circa un minuto, allo scopo di impedire che la supposta non trovi la strada e venga espulsa.

È vero che... Il box, eventualmente adottato fino a questo momento, non dovrebbe più essere usato a partire dai nove-10 mesi in quanto è di ostacolo alla possibilità di imparare a spostarsi nell’ambiente, puntellandosi sul sederino o procedendo a quattro zampe. Dai nove-10 mesi il luogo ideale in cui tenere il bambino quando è sveglio è un tappeto morbido in tessuto.

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Il bambino chiama la mamma e domanda: ‘Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto?’ La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino. ‘Eri un desiderio dentro al cuore’ (Tagore)


Il 10° mese del bebe' La cameretta Dal momento in cui il bimbo inizia a gattonare, organizzare la sua cameretta diventa prioritario, se non è ancora stato fatto. Il criterio a cui attenersi con rigore è quello della massima sicurezza, anche se è più che opportuno che l’insieme sia accogliente e armonico.

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Non occorre che il locale sia di grandi dimensioni, mentre è importante che vi entri luce naturale in abbondanza e che sia protetto dai rumori.

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L’arredamento deve essere semplicissimo, funzionale, realizzato con materiali atossici e lavabili. Bastano un lettino, un piano abbastanza ampio da poter essere eventualmente usato come fasciatoio, un cassettone, un tavolino basso dagli angoli arrotondati.

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I rivestimenti ideali per il pavimento sono il parquet e il linoleum, mentre è meglio evitare la moquette. Un grande tappeto di tessuto raso fissato a terra può delimitare lo spazio in cui giocare con le costruzioni e in cui gattonare.

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Cesti di varie misure e scatole di plastica con coperchio sono indispensabili per riporre i giocattoli che in genere tendono a moltiplicarsi con il passare dei mesi. Alcune mensole su cui sistemare pupazzi, carillon e i primi libretti possono completare l’ambiente, offrendo tocchi di colore e quindi di allegria.

Febbre: come si misura, come si controlla

La febbre, cioè l’aumento della temperatura del corpo oltre il valore normale che è di 37,2 °, è un sintomo ma anche un sistema di difesa naturale. Da un lato crea nell’organismo un habitat sfavorevole alla

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proliferazione di virus e batteri, dall’altro stimola il sistema immunitario. Nonostante ciò, se supera una certa soglia o se pur rimanendo modesta causa un forte malessere, va controllata con le medicine, meglio se per bocca (paracetamolo o ibuprofene). Il paracetamolo è l’unico antipiretico che può essere usato fin dalla nascita. La febbre va rilevata dall’ascella con un termometro elettronico. Evitare la via orale e la via rettale.

Il rito della buona notte

Seguire sempre lo stesso rituale, fatto di piccoli gesti, paroline affettuose, di coccole, è quanto di meglio si possa fare per favorire un buon rapporto con il sonno ed eventualmente recuperarlo, nel caso in cui il disagio legato all’ansia da separazione avesse reso problematica la gestione della nanna. Il rito della buona notte deve essere sempre uguale perché i bambini si tranquillizzano dal ripetersi di certe abitudini.

Che cosa fare se...

Ha la cistite Il pediatra in genere prescrive l’esame completo delle urine compresa l’urinocoltura. Se si tratta proprio di questo, prescrive un antibiotico.

È allergico agli acari Prima di tutto bisogna avere la conferma, meglio se attraverso gli specifici test, che si tratta proprio di allergia agli acari. Dopodiché bisogna impedire, per quanto possibile, che il bambino venga a contatto con la polvere, che è l’habitat ideale di questi insettini. In particolare, materassi e cuscini vanno rivestiti con specifiche fodere e vanno eliminati i tendaggi pesanti e i tappeti pelosi.

È vero che... Uovo e pomodoro possono essere somministrati anche prima dell’anno di vita perché non è mai stato dimostrato in modo scientificamente accettabile che rimandare la loro introduzione diminuisce il rischio di allergie. Anzi: le ultime ricerche hanno permesso di osservare che forse rimandare di mesi il momento di offrirli, potrebbe addirittura rendere più probabile la loro comparsa.

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L'11° mese del bebe' Le medicine: quali e quando Sono molto poche le medicine di cui normalmente si fa uso in pediatria e ciascuna di queste andrebbe sempre somministrata dopo aver consultato il pediatra. Questo vale in generale, ma non per il paracetamolo, l’antifebbrile di prima scelta per i piccolini, che tutti i genitori dovrebbero imparare a somministrare correttamente su precedenti istruzioni del pediatra. Ecco le medicine a cui è probabile dover fare ricorso nel primo anno di vita.

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Antibiotici: sono da somministrare solo in caso di infezione batterica. Devono essere tassativamente prescritti dal pediatra.

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Antifebbrili (paracetamolo e ibuprofene). Sono i farmaci usati per abbassare la febbre. Il paracetamolo è la prima scelta nei primi mesi di vita.

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Broncodilatatori e idrocortisone in crema: i primi vanno impiegati in caso di crisi d’asma. Trovano indicazione anche in tutti gli altri casi di ipereattività bronchiale, cioè di difficoltà respiratoria dovuta a un restringimento anomalo dei bronchi. La seconda va applicata sulle lesioni che caratterizzano le forme più gravi di dermatite.

Rimedi dolci

Non sempre e non per tutte le evenienze è necessario usare i farmaci tradizionali. Esistono infatti rimedi che possono rivelarsi d’aiuto per dare sollievo al bambino alle prese con alcuni tipi di malessere. Per il mal di gola, per esempio, si può offrirgli da bere dell’acqua freschissima oppure, se ha già compiuto i dieci mesi, gli si può dare del gelato o fargli succhiare un ghiacciolo. Per favorire la fluidificazione del catarro e la sua conseguente espulsione basta l’acqua, da dargli da

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bere in abbondanti quantità. Gli attacchi di vomito si possono controllare offrendogli con un cucchiaio 40-80 ml di una bibita zuccherata fredda. Può però bastare anche l’acqua fredda, da somministrare con il cucchiaino. Per il raffreddore bastano i lavaggi del naso con soluzione fisiologica. In caso di tosse secca e abbaiante, unita a un’improvvisa difficoltà respiratoria, si deve far respirare al bambino una buona quantità di vapor acqueo: il sistema più rapido è quello di chiudersi in bagno e aprire contemporaneamente tutti i rubinetti dell’acqua calda. Dopodiché è necessario però contattare il pediatra.

Quando si chiude la fontanella?

Col termine “fontanella” si allude alla membrana fibrosa situata tra le ossa del cranio che, alla nascita, non sono ancora saldate tra loro per permettere alla testina del bambino di adattarsi ad attraversare lo stretto canale del parto e poi per consentire al cervello del bebè di aumentare di dimensioni senza subire compressioni. La fontanella più facile da individuare è sulla sommità della testina e sparisce definitivamente dopo l’anno di vita, a volte intorno ai 18 mesi.

Che cosa fare se …

Ha mal di gola Il tipo di infezione sottostante va diagnosticato dal pediatra a cui occorre rivolgersi. Per quanto riguarda le cure, nei primi due giorni si usa solo il paracetamolo. Se è implicato lo streptococco il pediatra prescriverà l’antibiotico.

È intollerante al glutine (celiachia) Non esiste cura, l’unico rimedio al disturbo consiste nella radicale eliminazione di tutti gli alimenti che contengono il glutine che è una proteina presente in orzo, frumento, segale e farro. La diagnosi viene posta utilizzando specifici test che deve essere il pediatra a prescrivere.

È vero che... Bisogna sempre portare a termine una cura antibiotica, secondo indicazione del pediatra. Sospenderla prima del tempo significa esporre il bambino al rischio sia di ricadute, sia di sviluppare una resistenza verso quel particolare antibiotico. I batteri possono cioè diventare più forti e resistenti al farmaco, se la terapia è troppo breve per debellarli completamente.

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Il 12° mese del bebe' Lo sviluppo del linguaggio Esattamente come avviene per i primi passi, anche per la pronuncia delle prime parole esiste un giusto momento per ogni singolo bambino. Ogni bambino ha cioè tempi e modalità di apprendimento del linguaggio che possono essere molti diversi, quindi non ha molto senso entrare in allarme se non ha raggiunto gli stessi traguardi di un coetaneo. Posto questo, a scopo puramente indicativo qui sotto è riportato l’iter che in generale conduce alla conquista delle prime parole e poi delle prime frasi di senso compiuto.

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Dal quarto-quinto mese comincia a emettere alcune vocali, in genere la “u”, con tono acuto e trillante. Tra il sesto e l’ottavo mese comincia la lallazione, cioè l’emissione di sillabe (ma, pa, ba, ta, ca, la).

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A dieci mesi compiuti comincia a pronunciare parole di senso compiuto. Più di frequente si tratta di “papà” e “pappa”. A volte può già dire con chiarezza “mamma” e “nanna” anche se può nascere il dubbio che non ne conosca ancora appieno il significato.

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Tra gli 11 e i 12 mesi padroneggia e comprende il significato di più parole: mamma, papà, nonno, nonna, tata. Può coniare termini estremamente esplicativi: brum (automobile); quaqua (acqua); bau (cane); clo-clo (cavallo). A 12 mesi compiuti è quasi sempre in grado di farsi capire e di esprimere richieste precise. Per la pronuncia di frasi composte da soggetto e verbo (dammi l’acqua) bisogna in genere attendere almeno i 18 mesi.

Se non dice nulla

L’eventualità che il bambino all’anno di vita non parli ancora è poco rilevante, se però il bambino dimostra di comprendere quello che gli viene detto, si gira quando viene chiamato per nome e obbedisce a piccoli ordini (prendi il biscotto, dammi la palla). Per favorire l’ac40


quisizione del linguaggio sono d’aiuto le filastrocche e le canzoncine.

Più precoci le bambine?

Le bambine a volte sono più precoci dei maschietti per quanto riguarda l’acquisizione del linguaggio. La fase della lallazione, caratterizzata dalla pronuncia delle prime sillabe (ma, ta, ba e così via) nella maggior parte delle bambine inizia intorno ai sei-sette mesi, mentre i maschietti potrebbero raggiungerla circa un mese dopo. L’ipotesi più accreditata è che questa precocità dipenda dal fatto che la zona del cervello che presiede il linguaggio si sviluppi prima grazie all’assetto ormonale femminile. Per contro, i maschietti possono (è solo una probabilità) acquisire prima alcune abilità motorie, come arrampicarsi e avanzare a cavalcioni di un giocattolo con le ruote.

Amiche-nemiche: le piante in casa

Ci sono piante che se inghiottite o toccate possono causare spiacevoli sintomi, i più frequenti dei quali sono vomito e diarrea, in caso di ingestione; bruciore, prurito, rossore, eritema in caso di contatto. Ce ne sono invece altre che svolgono solo gli effetti benefici del “verde”, cioè aiutano a depurare l’aria. Dove c’è un bambino ci dovrebbero essere solo questo tipo di piante, di cui fanno parte il ficus benjamin, la dracena, l’orchidea. Le piante che espongono a rischi specialmente se ingerite sono: azalea, ciclamino, clivia, dieffenbachia, erica, gelsomino, giacinto, glicine, oleandro, stella di natale.

Che cosa fare se...

Inghiotte una sostanza che secondo voi potrebbe essere velenosa. È bene chiamare immediatamente un centro antiveleno (per esempio, il Centro di Milano, al numero 02-66101029, che risponde per tutta l’Italia) per avere le prime indicazioni sul da farsi nell’immediato. Nel più breve tempo possibile bisogna organizzarsi per accompagnare il bambino al Pronto Soccorso.

Cade Prima passi, prime cadute, primi colpi alla testa: un’equazione per nulla piacevole che però va messa in conto. Va detto che è davvero raro che un bimbo riporti conseguenze severe dopo aver battuto la testa perché le ossa del cranio sono robuste e allo stesso tempo molto elastiche,

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quindi in grado di assorbire gli urti senza riceverne grosso danno. Cosa fare: tutto dipende dalla reazione del bambino. Se piange e si dispera ma poi riprende a fare quello che stava facendo non si deve temere nulla. L’unico accorgimento è quello di mettere a contatto con la testina un po’ di ghiaccio avvolto in un panno morbido. Se il bambino, invece, perde conoscenza per qualche istante e poi appare abbattuto, si lamenta, vomita, diventa sonnolento bisogna recarsi al Pronto Soccorso.

È vero che... Se si è deciso di crescere il bambino bilingue è opportuno cominciare l’impresa fin dalla nascita. Varie ricerche condotte sulla questione hanno evidenziato che le due lingue vengono apprese meglio se si propongono insieme al bimbo appena nato. Posto questo, nelle famiglie bilingue, dove cioè i genitori sono di due diverse nazionalità, si delinea sempre una lingua dominante, che in genere è quella della nazione in cui si abita, e una lingua minoritaria. E’ normale che sia così ma può esserlo altrettanto cercare di privilegiare almeno tra le mura di casa la lingua minoritaria. In generale, si ipotizza che la cosa migliore sia che ciascun genitore parli al bambino nella propria lingua, in quanto le parole non sono solo codici di comunicazione, ma anche diretta espressione della storia, della cultura, dell’identità di una persona.

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Agenda del neonato 0 12 mesi