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Buon Natale e Felice Anno Nuovo

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Mensile del santuario di CHIAMPO (VI) Frati minori - anno XCI DICEMBRE 2016


Sommario N° 12 Dicembre 2016

Lettera del frate Rettore .............................................................................3 Anno della misericordia (7) fra Damiano Baschirotto ....................................................4 Le Parole di Papa Francesco a cura di suor Annachiara Rizzo .........................................6 Perché una chiesa a forma di conchiglia Francesco Celsan .................................8 Il Linguaggio dei gesti fra Lorenzo Raniero .............................................................10 Speciale anno della misericordia (7) a cura di suor Annachiara Rizzo .............................12 Appuntamenti in santuario .......................................................................14 Momento di grazia a cura di OFS Chiampo ...........................................................15

Aiuterò e consolerò tutti ...........................................................................16 Vita del santuario ......................................................................................18 Pellegrinaggi .............................................................................................20 Arrivederci Padre Stefano Giovanni Fanton .......................................................22 “Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. Gli addobbi di Natale sei tu, quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di Natale sei tu, quando chiami, congreghi e cerchi di unire. Sei luce di Natale, quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà, la pazienza, l’ allegria e la generosità. Gli angeli di Natale sei tu, quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di Natale sei tu, quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi, quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di Natale sei tu, quando conquisti l’armonia dentro di te. Il regalo di Natale sei tu, quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu, quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu, quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco. Tu sei la notte di Natale quando, umile e cosciente, ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori né grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te. Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.” (P. Dennis Doren L.C.) MENSILE DEL SANTUARIO DI CHIAMPO (VI) - FRATI MINORI Via Pieve, 170 - 36072 Chiampo (VI) - Tel. 0444 623250 - Fax 0444 422921 - Servizio al pellegrino 3332744781 Indirizzo e-mail: rivista@santuariochiampo.com - Mail convento: info@santuariochiampo.com PRIVACY: nel rispetto della legge 675/96, sulla tutela di riservatezza delle persone e dei dati personali, “La Grotta di Lourdes” garantisce che le informazioni relative agli associati, custodite nel proprio archivio elettronico, non saranno cedute ad altri e saranno utilizzate esclusivamente per l’invio della rivista.

Direttore responsabile: fra Luigi Secco Redazione: Servizio foto:

fra Giuseppe Bonato, fra Damiano Baschirotto, fra Alberto Burato, fra Lorenzo Assolani, Suore Francescane Alcantarine e Giovanni Fanton fra Alberto Burato, fra Stefano Marchioro, Stefano Lovato, Norberto Rancan

Stampa:

Cora Print s.r.l - Trissino (VI)

Autorizzazione Tribunale di Vicenza 16/07/1949 - N.13 R.S. Con approvazione ecclesiastica e dell’Ordine dei Frati Minori.

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In copertina: Presepio delle opere di Misericordia 2015


Leera del frate Reore

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’ultimo numero della nostra rivista per quest’anno ci porta a fare un breve resoconto dell’anno Giubilare appena terminato il 13 novembre. E’ stato un tempo di grazia che ci ha permesso di vivere e di assaporare l’esperienza della Misericordia ricevuta dal Signore e ridonata nelle nostre piccole opere di misericordia (Misericordia è prendersi cura della miseria dell’altro). Se la Porta Santa ora è stata chiusa, abbiamo la porta delle nostre case come luogo, dove possiamo attraversarle e vivere con il cuore, vivere bene quando entriamo e usciamo. Ne trarremmo beneficio sia noi sia gli altri.

Molti di noi avranno fatto le stesse cose degli anni passati, ma abbiamo avuto la possibilità di farle meglio e di cogliere quella grazia particolare che ha avuto l’opportunità di cambiarci la vita. Se qualcuno di noi è cambiato in meglio, allora veramente è stato un Anno Santo. Ringrazio a nome dei frati, ciascuno di voi per l’amore e la stima con cui ci accompagnate nel nostro servizio in questo luogo. Portiamo tutti nel cuore il ricordo e il sorriso di frate Stefano che ci ha salutato in modo veloce e improvviso all’inizio del mese di novembre. Vogliamo immaginarlo in cielo con la sua macchina fotografica, che scatta le foto di un amore del Signore che non avrà fine.

Frate Giuseppe Bonato

Carissimi lettori e benefattori, come ogni anno con il numero di Dicembre chiediamo il vostro sostentamento economico per permettere al Santuario di inviare la Rivista nelle vostre case. Le nostre opere vivono esclusivamente delle vostre offerte.

La fraternità dei frati minori e delle suore francescane alcantarine porge a ciascuno di voi l’augurio di un sereno NATALE E FELICE ANNO NUOVO DICEMBRE 2016

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Anno giubilare della misericordia (7) Cristo a casa di Simone il fariseo (Lc 7, 36-50)

FRA

DAMIANO BASCHIROTTO

Misericordes sicut Pater …

A

conclusione di queste riflessioni sulle parabole che Gesù ci ha dettato, ho scelto questa ultima, quasi come sintesi e messaggio della Misericordia che ci è stata donata e che, in qualche modo, dobbiamo saper restituire. La parabola in questione si trova nel vangelo di Luca (Lc 7, 36-50). E’ raccontata mentre Gesù si trova a pranzo in casa di Simone, il fariseo che si ‘scandalizza’ perché una donna entra in casa, bagna i piedi di Gesù e li asciuga con

Rubens “Cristo nella casa di Simone il fariseo”

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i suoi capelli. I suoi gesti sbalordiscono, perché si tratta di una peccatrice. E come Gesù può essere considerato un profeta se permette ciò? Sotto giudizio non è la donna, bensì Gesù che facendosi toccare da lei, si contamina del suo peccato. La situazione è un po’ imbarazzante, non tanto per Gesù, ma per i presenti. E Gesù, come al solito, se ne esce con uno straordinario insegnamento, raccontando la parabola dei due debitori ai quali viene accordato il condono. Al primo cinquecento denari, al secondo cinquanta. La domanda di Gesù è semplice: chi dei due avrà maggior considerazione nei confronti del padrone? Certamente a chi ha condonato di più. Pare che Simone abbia capito la parabola. Allora non dimentichiamo la donna che è, a sua insaputa, la protagonista di questa pagina. Lei non è «farisea», non è colta. È solamente una peccatrice rinomata. Si informa dov’è Gesù e va direttamente da lui. De-


Paolo Veronese “Cena a Casa di Simone”

sidera incontrarlo. Infrange tutte le strette regole sociali. Affronta il rischio del rifiuto, l’incomprensione, il disprezzo, la condanna. Per lei l’amore e la gratitudine verso Gesù superano di molto i codici sociali.

sentire senza peccato davanti a Dio? Chi può credersi senza macchia e libero da ogni colpa? Chi non deve saldare qualche debito?

La donna del vangelo riceve l’abbraccio di Gesù: ma penso anche all’emorroissa, al lebGesù conclude: «Per questo ti dico che se broso riconoscente o al cieco di Gerico. Gesù le sono stati perdonati i suoi molti peccati, li accomiata tutti con il medesimo elogio: è perché ha dimostrato molto amore. A chi «La tua fede ti ha salvato». poco si perdona, dimostra poco amore» (v. 47). La storia inizia con un fariseo che invita Gesù invita Simone ad uscire dal suo mondo chiuso, fatto di separazioni e proibizioni, Gesù a pranzo nella sua casa e una donna affinché possa godere della logica dell’amo- «pubblica peccatrice» che entra in quella casa re, che in definitiva è la logica del perdono. piangendo sconsolata e termina con un fariGesù non accusa direttamente Simone, però seo che scompare in silenzio dalla scena e la di fatto lo include nella medesima categoria donna perdonata che lascia il racconto con il di peccatori a cui appartiene la donna. Si- cuore traboccante di pace. mone non lo sa, ma anch’egli è peccatore, Misericordes sicut Pater, abbiamo cantato anch’egli è debitore. Simone si ritiene puro, perfetto, santo; insomma, si considera una in questo anno giubilare. Coscienti del nostro persona di condotta irreprensibile. In realtà peccato, coscienti di essere stati perdonati … anch’egli ha bisogno di un creditore genero- siamo invitati a donare misericordia e perdoso che gli condoni i debiti che ignora. Simone no. non ha coscienza di peccato e Gesù lo scuote, lo scrolla, per farlo delicatamente svegliare, affinché si lasci toccare apertamente dall’amore di Dio, senza nascondersi dietro false sicurezze della legge. Dal condono dei debiti O INFINITA MISERICORDIA DI DIO, materiali, Gesù è passato al perdono dei pecQUANTO TI DEVO ESSERE GRATO! cati, e grazie al peccato della donna, scopre (FRA CLAUDIO) il debito e il peccato di Simone. Chi si può

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Le parole di Papa Francesco Carissimi leori, ci prepariamo a vivere il tempo natalizio con le parole di papa Francesco; riporamo di seguito parte dell’udienza generale del 30 dicembre 2015.

Far sorridere Gesù Bambino

A CURA DI SUOR

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ANNACHIARA RIZZO

a devozione a Gesù Bambino è molto diffusa. Tanti santi e sante l’hanno coltivata nella loro preghiera quotidiana, e hanno desiderato modellare la loro vita su quella di Gesù Bambino. Penso, in particolare a santa Teresa di Lisieux, che come monaca carme-

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litana ha portato il nome di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Lei – che è anche Dottore della Chiesa – ha saputo vivere e testimoniare quell’“infanzia spirituale” che si assimila proprio meditando, alla scuola della Vergine Maria, l’umiltà di Dio che per noi si è fatto piccolo. E questo è un mistero grande,


Dio è umile! Noi che siamo orgogliosi, pieni di vanità e ci crediamo grande cosa, siamo niente! Lui, il grande, è umile e si fa bambino. Questo è un vero mistero! Dio è umile. Questo è bello! C’è stato un tempo in cui, nella Persona divino-umana di Cristo, Dio è stato un bambino, e questo deve avere un suo significato peculiare per la nostra fede. E’ vero che la sua morte in croce e la sua risurrezione sono la massima espressione del suo amore redentore, però non dimentichiamo che tutta la sua vita terrena è rivelazione e insegnamento. Nel periodo natalizio ricordiamo la sua infanzia. Per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù Bambino. Certo, non conosciamo nulla di questo suo periodo. Le rare indicazioni che possediamo fanno riferimento all’imposizione del nome dopo otto giorni dalla sua nascita e alla presentazione al Tempio (cfr Lc 2,21-28); e inoltre alla visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto (cfr Mt 2,1-23). Poi, c’è un grande salto fino ai dodici anni, quando con Maria e Giuseppe va in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua, e invece di ritornare con i suoi genitori si ferma nel Tempio a parlare con i dottori della legge. Come si vede, sappiamo poco di Gesù Bambino, ma possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini. È una bella abitudine che i genitori, i nonni hanno, quella di guardare ai bambini, cosa fanno.

sponsabilità di proteggerlo. Vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro. Inoltre, far sorridere Gesù Bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere amati. I bambini, infine, amano giocare. Far giocare un bambino, però, significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui, e non essere egoisti e far fare loro le cose che piacciono a noi. E’ un insegnamento per noi. Davanti a Gesù siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia – e questo è il nocciolo del problema: la nostra pretesa di autonomia -, per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo. Lui, bambino, è il Figlio di Dio che viene a salvarci. E’ venuto tra di noi per mostrarci il volto del Padre ricco di amore e di misericordia. Stringiamo, dunque, tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio: Lui è fonte di amore e di serenità. E sarà una bella cosa, oggi, quando torniamo a casa, andare vicino al presepe e baciare il Bambino Gesù e dire: “Gesù, io voglio essere umile come te, umile come Dio”, e chiedergli questa grazia. UNITO A TE, GESÙ, SONO LA CREATURA PIÙ RICCA E FORTUNATA DI QUESTO MONDO (FRA CLAUDIO)

Scopriamo, anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono stare al centro perché? Perché sono orgogliosi? No! Perché hanno bisogno di sentirsi protetti. E’ necessario anche per noi porre al centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se può sembrare paradossale, che abbiamo la reDICEMBRE 2016

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PERCHÉ UNA CHIESA A FORMA DI CONCHIGLIA? FRANCESCO CELSAN

Sono passati più di vent’anni! Era infatti il 1995 quando iniziò ufficialmente l’iter burocratico che avrebbe portato alla realizzazione della nuova chiesa, dedicata al Beato Claudio. Fra Claudio Granzotto era stato beatificato qualche mese prima, a Roma, il 20 novembre 1994, nel corso di una cerimonia presieduta dal Papa Giovanni Paolo II. Ne parliamo con l’ing. Ferruccio Zecchin, titolare dello studio di ingegneria ed architettura che ha curato la progettazione e la direzione dei lavori della basilica. Ricorda come negli anni immediatamente precedenti fosse stato serrato il dibattito all’interno della comunità francescana: sempre più pellegrini affluivano a Chiampo e gli spazi per le celebrazioni liturgiche erano insufficienti: serviva un nuovo edificio di culto; si trattava di decidere posizione e forma da dare ad una nuova chiesa; sul tavolo c’erano varie proposte: la scelta non fu facile. Con schematica chiarezza il progettista elenca ragioni ed indirizzi che determinarono la forma attuale dell’edificio. Innanzitutto ragioni di carattere architettonico: c’era la necessità di contenere le altezze. Posizionato vicino alla Grotta di

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Lourdes, il nuovo manufatto non doveva essere una presenza “ingombrante”: l’altezza della chiesa corrisponde infatti all’altezza dei vecchi confessionali, demoliti, che delimitavano il lato sud-est della Grotta. Doveva poi essere una chiesa funzionale alle esigenze dei numerosi pellegrini, quindi molto capiente. La forma della conchiglia fu perciò la logica conseguenza di tali presupposti: con la sua forma ampia, schiacciata corrispondeva perfettamente alle esigenze costruttive. Ma la forma di una conchiglia proponeva anche uno straordinario significato simbolico: in una conchiglia aperta a compasso l’ attenzione si concentra sulla preziosa perla che si trova al suo interno; così per l’edificio sacro: una conchiglia aperta (questo il significato delle ampie vetrate) e al suo interno l’oggetto prezioso: l’altare dove il pane ed il vino diventano corpo e sangue di Cristo. Messaggio rafforzato dalle ampie travature del soffitto, orientate concentricamente verso l’abside. Non bisogna infine dimenticare che la conchiglia è oramai simbolo universale del pellegrino: e l’idea della nuova chiesa


era sorta dall’esigenza di accogliere i sempre più numerosi pellegrini che arrivavano a Chiampo. Zecchin ricorda con affetto e nostalgia i compagni di viaggio di quella straordinaria avventura: Padre Angelo Polesello, frate presso il convento di Monselice, ma anche architetto e coautore del progetto della chiesa; Padre Agostino Martini, all’epoca Padre Guardiano del convento di Chiampo, convinto e convincente promotore dell’iniziativa; Padre Severino Cappellaro, frate presso il convento di Chiampo e grande appassionato di arte: si incontravano ogni venerdì per discutere della chiesa e per armonizzare le esigenze liturgiche con quelle tecnico-costruttive. Il 1995 fu anche l’anno della visita a Chiampo del Patriarca di Venezia Marco Cè e in quella occasione gli fu presentato il disegno della chiesa. Padre Angelo Polesello non potè vedere realizzato il suo progetto: veniva a mancare nel 2000. I lavori iniziarono l’anno successivo, nel 2001: Il 13 giugno, festa

di S. Antonio, fu ritirata presso il comune di Chiampo la Concessione Edilizia (allora si chiamava così) ed il 15 agosto, festa dell’Assunta e anniversario della morte di Fra Claudio, fu benedetto il cantiere. Da allora i lavori non si sono più fermati.

Quest’anno è stato realizzato il pavimento, sistemato il piazzale di accesso con illuminazione e relativo collegamento con il convento. Ora si sta procedendo al completamento della sacrestia. Le spese sono ingenti, ma noi frati contiamo sull’aiuto dei nostri benefattori, devoti di Maria e di fra Claudio. “GLI ARTISTI DEVONO ESSERE SPRONATI DALLA FEDE , PER FARE IN MODO CHE LE OPERE CREATE INDUCANO CHI LE CONTEMPLA A SENTIRSI ELEVARE ED A CREDERE IN DIO”. (FRA CLAUDIO)

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“L’Abbraccio” I ges dell’amore

FRA LORENZO

R ANIERO

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n giorno, una maestra di quinta elementare diede questo tema ai suoi bambini: «Che cosa serve per vivere felici?». Dopo un po’, una bambina consegnò alla maestra il quaderno su cui aveva svolto il suo compito: era la sua personale «ricetta della vita». Diceva: «Ci vogliono quattro abbracci al giorno per soprav-

Matrimonio di Ilaria Lovato e Graizzaro Gabriele con la figlia Emily, celebrato il 18 Luglio 2015 da padre Damiano nella chiesa parrocchiale di Chiampo.

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vivere; ci vogliono otto abbracci al giorno per tirare avanti; ci vogliono dodici abbracci al giorno per crescere». Nella sua semplicità e concretezza, quella bambina aveva proprio ragione: chi viene abbracciato riceve vita, viene rassicurato, si sente accolto e degno di esistere. Per abbracciare sono necessari due movimenti molto espressivi: anzitutto bisogna aprire le braccia, cioè schiudersi, ed è un’azione tendenzialmente altruistica perché devo uscire da me stesso, devo aprirmi, lasciare le mie abitudini, il mio mondo, il mio modo di vedere la vita. Con le braccia spalancate, dunque, io mi allargo per poi contenere, accogliere l’altro e riservargli un posto nella mia vita. Si tratta di un’azione molto coinvolgente e compromettente che va fatta con autenticità! Pensiamo a due amici che litigano, poi si perdonano e infine si abbracciano: è il segno della riconciliazione con il quale io do ospitalità a te, anche dopo che hai sbagliato. Oppure immaginiamo un padre e un figlio che non si vedono da tanto tempo: il figlio ritorna da un lungo viaggio, incontra e abbraccia suo padre. Che cosa dice quell’abbraccio? Che c’è un posto per te nella mia vita; che non posso vivere senza di te! Ma ancora di più. Nell’abbraccio ci si stringe al petto l’altro, e questo aspetto è davvero molto significativo. Si tratta, cioè, di un profondo segno di accoglienza con il quale io riservo un posto all’altro, ma non un posto


qualsiasi: con l’abbraccio tu trovi posto nel mio cuore! Riservo per te un posto intimo, ti apro le stanze più segrete del mio animo perché l’amore cerca profondità e coinvolgimento autentico! Per questo motivo bisogna imparare ad abbracciare: non si tratta di un gesto qualsiasi da svendere. Gli innamorati lo sanno bene, come attesta il libro del Cantico dei Cantici che celebra l’amore tra l’uomo e la donna: “La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (Ct 2,6). In questo senso l’abbraccio è il segno della vittoria sulla distanza: la persona amata ora non è più lontana, non è più sola. Ma è anche un segno della vittoria sullo scontro: chi abbraccia non è più aggressivo, ha abbandonato la violenza, il conflitto, la competizione e fa vincere la tenerezza con la quale si accoglie la debolezza dell’altro. L’abbraccio, poi, vive di reciprocità: chi abbraccia è anche a sua volta abbracciato, e avverte che mentre si apre per ospitare l’altro, anche lui viene accolto. L’altro ti accoglie nella tua debolezza, per cui l’abbraccio significa anche: ho bisogno che qualcuno mi prenda così come sono. Ritrovare il senso profondo di questo gesto di accoglienza reciproca, ci aiuta a riscoprire la sua dimensione relazionale e spirituale. Abbracciare significa “diventare forti” perché quando ci si stringe forte gli uni agli altri formiamo un corpo solo, entriamo in comunione tra noi e questo ci rende più forti e compatti. In questa maniera, l’abbraccio è anche il modo per affrontare insieme le tempeste della vita, perché trova la sua forza nella solidarietà reciproca.

50° Anniversario di matrimonio di Vezzaro Faustino e Tonin Bertilla (Chiampo - VI)

tutto l’affetto e l’amore possibile. In tal caso, questo gesto svuota l’altro: io ti avvolgo con le mie braccia per assorbire da te l’affetto di cui ho estremo bisogno. Oppure chi abbraccia può esprimere anche un legame eccessivo all’altro; significa, cioè, che ci si attacca all’altro come ad un salvagente dal quale dipende la propria sopravvivenza. In questo caso, io ti abbraccio per dirti che la mia vita dipende solo da te, e se tu dovessi scomparire finirei anch’io! Si capisce da sé che questo tipo di abbraccio è segno dell’incapacità di rinunciare ad un legame, talvolta simbiotico, e ad accettare la legge Tuttavia l’abbraccio può, paradossalmen- evolutiva che ti chiede di separarti per crescete, avere delle ambiguità; cioè può significare re. Proprio per questi suoi altri significati, è qualcosa di diverso da quello che dice. Vi sono sempre necessario vigilare su ciò che significa infatti abbracci che accerchiano come una sorta l’abbraccio e renderlo sempre più vero, cioè di assedio; in questo modo l’altro viene cattura- autentica espressione di un amore e di un affetto per i propri scopi o interessi. Questo accade to adulto e maturo. quando, per esempio, l’abbraccio diventa sete spasmodica di affetto e di amore, per cui colui che abbraccia pensa solo a prendere per sé DICEMBRE 2016

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….siate perfe….. cioe’ misericordiosi

Carissimi leori, lo scorso 20 novembre si è concluso l’Anno Giubilare della Misericordia e abbiamo pensato di farci aiutare da alcuni interrogavi che papa Francesco ha rivolto durante l’Udienza generale del 21 seembre scorso, per fare un primo resoconto, a caldo, e verificare se il nostro cuore è diventato quella porta sempre aperta per ricevere e donare misericordia, affinché le opere di misericordia corporale e spirituale siano il nostro sle di vita. A CURA DI SUOR

ANNACHIARA RIZZO

Gesù dice: «Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Lc 5,48). Nel cosiddetto discorso della montagna, che si apre con le Beatitudini, il Signore insegna che la perfezione consiste nell’amore, compimento di tutti i precetti della Legge. In questa stessa prospettiva, san Luca esplicita che la perfezione è l’amore misericordioso: essere perfetti significa essere misericordiosi. Una persona che non è misericordiosa è perfetta? No! Una persona che non è misericordiosa è buona? No! La bontà e la perfezione si radicano nella misericordia. Certo, Dio è perfetto.

Tuttavia, se lo consideriamo così, diventa impossibile per gli uomini tendere a quella assoluta perfezione. Invece, averlo dinanzi agli occhi come misericordioso, ci permette di comprendere meglio in che cosa consiste la sua perfezione e ci sprona ad essere come Lui pieni di amore, di compassione, di misericordia. Ma mi domando: Le parole di Gesù sono realistiche? È davvero possibile amare come ama Dio ed essere misericordiosi come Lui? (…) Quando Gesù ci chiede di essere misericordiosi come il Padre, non pensa alla quantità! Egli chiede ai suoi discepoli di diventare segno, canali, testimoni della sua misericordia. (…) Ci domandiamo: Che cosa significa per i discepoli essere misericordiosi? Viene spiegato da Gesù con due verbi: «per-

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donare» (Lc 6,37) e «donare» (Lc 6,38). La misericordia si esprime, anzitutto, nel “perdono” (…). Questo pilastro del perdono ci mostra la gratuità dell’amore di Dio, che ci ha amato per primi. Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato. Non perché non si voglia riconoscere il peccato, ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli. Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui: abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione. (…) Alla sua Chiesa, a noi, Gesù indica anche un secondo pilastro: “donare”. Perdonare è il primo pilastro; donare è il secondo pilastro. «Date e vi sarà dato […] con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (v. 38). Dio dona ben al di là dei nostri meriti, ma sarà ancora più generoso con quanti qui in terra saranno stati generosi. Gesù non dice cosa avverrà a coloro che

non donano, ma l’immagine della “misura” costituisce un ammonimento: con la misura dell’amore che diamo, siamo noi stessi a decidere come saremo giudicati, come saremo amati. Se guardiamo bene, c’è una logica coerente: nella misura in cui si riceve da Dio, si dona al fratello, e nella misura in cui si dona al fratello, si riceve da Dio! (…) Nell’amore che i discepoli praticano nella vita si riverbera così quella Misericordia che non avrà mai fine (cfr 1 Cor 13,1-12). Ma non dimenticatevi di questo: Misericordia e dono; perdono e dono. Così il cuore si allarga, si allarga nell’amore. Invece l’egoismo, la rabbia, fanno il cuore piccolo, che si indurisce come una pietra. Cosa preferite voi? Un cuore di pietra o un cuore pieno di amore? Se preferite un cuore pieno di amore, siate misericordiosi! CON PIENA CONFIDENZA MI METTERÒ NELLE TUE MANI, O BUON GESÙ, COME UNO STRUMENTO NELLE MANI DELL’ARTEFICE, PONENDO TUTTE LE MIE FORZE IN TE (FRA CLAUDIO)

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APPUNTAMENTI IN SANTUARIO

ANNIVERSARIO A NNIV VER DELLA A PRIM PRIMA MA APPA APPARIZIONE ARIZION DI MARIA A LO LOURDES OURDES 11 FEBBRAIO sabato GIORNATA MONDIALE DEL MALATO Ore 7.00 e 9.00 Ss. Messe alla Pieve Ore 15.00 Nella Chiesa del Beato Claudio Santo Rosario, Solenne S. Messa e processione alla Grotta TRIDUO DI PREPARAZIONE 8-9-10 FEBBRAIO ALLE 20.30 IN GROTTA

18 FEBBRAIO SABATO Serata della Solidarietà - ore 20.30 Chiesa della Pieve

QUARESIMA AL SANTUARIO 1 MARZO Mercoledì delle Ceneri - Inizio della Quaresima Astinenza e Digiuno Ore 7.00 - 9.00 - 16.30: Ss. Messe alla Pieve

3 MARZO venerdì Inizio stazioni quaresimali Come ogni anno nei venerdì di quaresima il 3 - 10 - 17 - 24 - 31 Marzo e 7 Aprile: ore 15.00 Via Crucis ore 16.30 S. Messa

I gruppi organizzati prenotino la propria partecipazione telefonando allo 333 27.44.781 www.santuariochiampo.com

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MOMENTO DI GRAZIA PER L’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE DI CHIAMPO A CURA DEL CONSIGLIO DI FRATERNITÀ OFS CHIAMPO

Domenica 9 ottobre 2016 presso la Chiesa del Beato Claudio, durante la S. Messa delle ore 11.30, le sorelle Daniela, Francesca, Leonzia, Mariella e il fratello Silvayn, rispondendo alla chiamata francescana, hanno emesso solennemente la promessa di Vita Evangelica. Dopo un significativo periodo di formazione, un personale percorso di discernimento spirituale e spinti dallo Spirito Santo, hanno maturato la consapevolezza di voler esprimere la propria vocazione in Fraternità, dono ricevuto da S. Francesco per i laici. Essa infatti è il luogo privilegiato per condividere un cammino e soprattutto aiuta i fratelli e sorelle a vivere il Vangelo nella propria secolarità. A questa Celebrazione Eucaristica molto intensa, presieduta dall’Assistente Regionale dell’Ordine Francescano Secolare fra Fabio Maria Spiller, erano presenti anche fra Mario Rama, ex Assistente della Fraternità di Chiampo, fra Giuseppe Bonato, Guardiano del convento della Pieve e altri Sacerdoti. La S. Messa è stata animata in modo suggestivo dal coro Tau, diretto dal fratello Giancarlo Ferrari, maestro di formazione che ha accompagnato i professandi nella preparazione.

La Fraternità di Chiampo ha condiviso con profonda commozione questo momento, consapevole della Grazia ricevuta per questi nuovi fratelli e aver rivissuto l’emozione della propria Professione. Con la comunità erano presenti familiari e amici dei neo professi che li hanno sostenuti e incoraggiati in questo momento particolare della loro vita. Sono stati accolti nella Fraternità dalla Ministra Maria Grazia Bruni che, nonostante la sua evidente emotività, generosamente ha saputo rassicurare e guidare i fratelli. Dopo la cerimonia, la Fraternità, i neoprofessi, parenti e amici si sono trovati a condividere un momento di convivialità nell’adiacente refettorio della scuola “A. Melotto”. “Ti ringraziamo Signore perché ci fai partecipi della tua opera creatrice, dandoci un mondo da plasmare con le nostre mani.” p

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Aiuteró e consoleró tu Carissimo Rettore, io posso solo dire grazie al Signore, alla Beata Vergine di Lourdes, e al Beato Claudio per come ho trascorso l’anno. Sento loro vicini con la preghiera. Anni fa ho avuto dei problemi alle gambe e il primario mi disse che sarebbe arrivato un giorno in cui sarei stata ridotta alla carrozzina. Non sono più come gli altri, cammino con il bastone, non riesco più a fare quello che facevo prima, ma ringrazio Dio, La Vergine Celeste, e il Beato Claudio perché a tutt’oggi non sono ancora finita in carrozzina. Ogni anno vengo a Chiampo, ai piedi del Beato Claudio e della Vergine Celeste per ringraziarli. Ora vi saluto con una mia preghiera: Solo chi ha fede sa portare la croce di tutti i giorni, Oh Padre, è la Croce del tuo Figlio Gesù Cristo, sia Lui l’Oriente che ci indica il cammino, la lampada che illumina i nostri passi e il futuro della nostra vita. Bruna Vivian

Carissimi padri francescani, Sono una mamma di tre figli adorabili, vivo per la mia famiglia e ringrazio Dio per questo dono. Dopo la morte di mio marito, mi sono sentita abbandonata da mio figlio maggiore e da Dio! In cuor mio avevo tanta rabbia, non riuscivo ad accettare tutto questo. Una domenica, per la prima volta, sono venuta alla Santa Messa nella chiesa nuova; sono rimasta allibita, i raggi del sole si riflettevano sulle tessere dorate del mosaico rendendolo luminoso. Guardavo Gesù il Risorto e in cuor mio Gli dicevo: “Ti prego aiutami a capire”. Mi sono avvicinata al padre che aveva appena terminato la celebrazione e in lacrime gli ho confidato, le amarezze, i dispiaceri, il grande dolore che avevo nel cuore. Lui mi ha abbracciato con tenerezza, mi ha baciato le lacrime e le ha asciugate con le sue mani dicendomi: “Dio tuo Padre ti vuole bene e non ti abbandona mai!”. In questi gesti ho sentito l’Amore di Gesù per me, dovevo abbandonarmi alla Sua volontà, lasciare che si prendesse cura Lui della mia famiglia, accettare la mia croce con amore. Adesso ho capito che la croce ti porta all’Amore, se sai accettarla con Amore. Ringrazio Dio per la sua Misericordia e tutti voi per avere detto il vostro Sì alla vita consacrata. (lettera firmata) VOGLIO ASSOLUTAMENTE AMARE E OSSERVARE L’ALTISSIMA POVERTÀ, AMATA E VENERATA DEL MIO SANTO PADRE FRANCESCO (FRA CLAUDIO)

Spedite le vostre testimonianze e foto alla nostra Rivista rivista@santuariochiampo.com

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Cariolato Hillary - Chiampo (VI)

Peruzzo Santina - Olmi (TV)

Angela Granzotto (Canada)

La redazione saluta e ringrazia i nostri nuovi abbonati da Benevento amici di Giovanni Sale: Signori Iurio Grafuche e Antonello, Signora Sarracino Ornella, Signora Elmo Veronica, Signora Tirelli Giovanni e Signor Bosco Gabriele. Piccole Suore della Sacra Famiglia (VR)

Classe 1958 con maestre e compagni

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Vita del Santuario FRATE DAMIANO BASCHIROTTO

Il mese di Ottobre è stato scelto per alcuni ap- SABATO 15 OTTOBRE puntamenti presso il nostro santuario Giubilare. E’ stato il giorno del MOFRANE (Movimento Francescano Nord Est). Un appuntamento nel Ne ricordo tre in particolare. quale frati, suore e laici si incontrano e si ascoltano. Alle 9.30 la chiesa del Beato Claudio aveva anSABATO 8 OTTOBRE cora dei posti vuoti. La giornata è iniziata con i Alla luce dell’esperienza dell’anno precedente, saluti e la preghiera. E’ seguita la toccante testidenominata ‘Chiampostela’, quest’anno è stato monianza di Ettore, un ragazzo di strada, come celebrato il giubileo delle scuole paritarie della lui si è definito, diventato adulto attraverso diocesi di Vicenza. Attendavamo sulle 200/250 l’esperienza della condivisione, ma soprattutto persone; ne sono arrivate più di 600. E’ stata trovando in Cristo, attraverso Francesco, la via Fra Claudio una grande festa introdotta dalla lettera di sa- della gioia e della fede. La preghiera e la conluto di mons. Lorenzo Zaupa, Vicario Generale templazione davanti al mosaico della chiesa ha della diocesi. L’accoglienza, la testimonianza concluso la mattinata. Dopo il pranzo, alle ore di Anna davanti alla XII stazione della Via Cru- 14.30 il passaggio della Porta Santa e alle ore 15 cis, la sosta alla Grotta, la visione del mosaico la S. Messa presieduta dal padre provinciale dei nella Chiesa del beato Claudio, il lungo corteo frati Minori Conventuali. Gli abbracci e saluverso la chiesa giubilare della Pieve hanno ca- ti finali hanno testimoniato la serenità e letizia ratterizzato il nostro incontro durato solo due francescana del trovarsi assieme. ore, ma intenso e gioioso. Gli alunni della nostra scuola ‘Angelico Melotto’ hanno accolto i pellegrini nel parcheggio consegnando il logo del giubileo. Infine hanno accompagnando con il canto quando alunni, genitori e insegnanti entravano nella chiesa giubilare. E’ stata una grande festa!

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DOMENICA 15 OTTOBRE Giubileo delle famiglie, con attenzione particolare a quelle che vivono situazioni di disabilità al loro interno. La giornata è stata preparata dall’ufficio diocesano per il matrimonio e la famiglia, dalla Azione Cattolica e dalla Caritas. La giornata è stata splendida per il sole meraviglioso che ha riscaldato non solo l’atmosfera, ma anche i cuori dei partecipanti. Ho ammirato il coinvolgimento delle varie associazioni di Chiampo per servire e gestire le varie attività. M’è parso anche questo uno degli obiettivi raggiunti dalla giornata, ossia quel passo in più perché la comunità tutta, con misericordia e fraternità, promuova l’integrazione dei disabili. Dopo la relazione di Franco Miano, ex presidente nazionale della’Azione Cattolica, si sono alternate le testimonianze di un cieco, di un sordo, di una ragazza disabile, di un rappresentate dello sportello per la disabilità “Diamoci una mano” e di una famiglia con disabilità all’interno. Ci sono stati applausi per tutti. La palestra della scuola, preparata dagli alpini, ha funzionato come sala da pranzo. Alle ore 15, il vesc ve sccov ovo o diocesano dioc di oces oc e an es a o co con n una u a quindicina un q in qu indi dici cina naa d avescovo dii sa sacce erd dot oti ti, h pres pr esi sie iedut duto l’Eucaristia du l’E Eucarris isti tia ne ella lllla ch cchiesa chie hie iesa iesa sa cerdoti, haa presieduto nella

del Beato Claudio che in modo inaspettato era diventata piccola. Il Vescovo per l’occasione ha scritto una lettera alla diocesi offrendo indicazioni pastorali perché nessuno deve sentirsi escluso. Al termine della messa una solenne processione verso la Chiesa Giubilare della Pieve. Il viale davanti alla chiesa era occupato in tutti i suoi spazi. I gesti vissuti, le testimonianze dei vari relatori, l’Eucaristia, il Vangelo sono un annuncio di vita e di umanità piena che nella misericordia aiuta a comprendere il senso profondo di ciò che siamo e viviamo.

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Pellegrinaggi Oobre 2016 Totale pellegrinaggi: 85 Totale da inizio anno: 596 Gruppo Famiglie Piove di Sacco (PD) – Parr. San Domenico Savio Rimini – Unità Pastorale di Trebaseleghe – Roveredo di Guà (VR) con il coro – Rho (MI) – Gallarate (VA) – Ass. el filò Mossano (VI) – Centro anziani Buffalora (BS) – Padri Venturini Chioggia (VE) – Pessano con Bornago (MI) – Revere (MN) – Giubileo AGESC e FIDAE – Cesena – Unità Pastorale di Bertesina (VI) – Ferrara – Suore Poverelle di Bergamo – Roma – Vicariato di Arzignano (VI) – Carnate (MB) – Sassuolo (MO) – Livorno e Brescia – Aicurzio (MB) – Circolo dipendenti universitari Urbino – Cremona – Ponte di Piave (TV) – Maglio di Sopra (VI) – Classe seconda media San Giovanni Ilarione (VR) – Villaverla (VI) – Movimento Francescani Nordest – Ritrovo vecchie classi di scuola di Chiampo (VI) – Charitas Famiglie con disabilità – Canavaccio di Urbino (PU) – Mestre (VE) – Abano (PD) – Cavaion (VR) – Cerea (VR) – Parr. San Giovanni Battista di Laghetto Vicenza – Cavezzo (MO) – Parr. Santo e Rozzampia Thiene (VI) – Alcenago di Grezzana (VR) – Parr. San Giovanni Battista alla Creta Milano – Flero (BS) – Volontari Sociosanitari Lonigo (VI) – Pellegrinaggio a piedi Verona – Circolo ACLI Mezzolombardo (TN) – Prova di San Bonifacio (VR) – Unità Pastorale di Camposampiero (PD) – Sandrigo (VI) – Parr. Sant’Andrea Vicenza – Motta di Livenza (TV) – Ortanova (FG) – Verona – Mantova – Maser (TV) – Piccole Suore della Sacra Famiglia – Aiello del Friuli (UD) – UNITALSI Lumignano (VI) – 150 ragazzi da Alte di Montecchio Maggiore (VI) – Parr. Praissola di San Bonifacio (VR) – Caselle di Pressana (VR) – Lucca – Villaverla (VI) – A piedi da Valdagno (VI) – Cresimandi Parr. Borgo San Giovanni Chioggia (VE) – Trissino e Castelgomberto (VI).

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Aiello del Friuli (UD)

Allievi scuola padri venturini Chioggia (VE)

Bagnolo di Lonigo (VI)

Comunità rumena di Verona

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Borgo Valsugana (TN)


Cavezzo (MO)

Cremona

Ferrara

Flero (BS)

Giubileo Adulti AC diocesi di Vicenza

Giubileo Agesc e Fidae

Lucca

Motta di Livenza (TV)

Nuoro

Parrocchia San Giovanni Battista alla Creta (MI)

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Se non avessi questo caraere… sarei già morto. arrivederci Padre Stefano GIOVANNI FANTON

Ho conosciuto Padre Stefano, nel 1987, quando, dopo aver lasciato la sua parrocchia di Sant’Andrea di Sesto a Bologna, venne trasferito nella fraternità di Chiampo. All’epoca io cercavo un alloggio a Bologna come studente. Padre Stefano, anche se ci eravamo appena conosciuti, mi disse: “Troviamoci dopo domani alla stazione di Bologna alle 10”. Fui stupito dalla sua enorme diponibilità. Mi recai all’appuntamento; lui mi fece salire sulla sua Panda 4x4, e tempo due ore aveva trovato l’alloggio per me. Rimasi edificato da quell’esperienza: tutti conoscevano Padre Stefano, a qualsiasi porta lui bussasse si trovava il sorriso, e lui diceva, fiducioso, proviamo qui sono miei amici. Quante volte ho udito questa espressione: “Sono miei amici!”. Negli ultimi dieci anni ci siamo trovati tutte le mattine a lavorare fianco a fianco per la rivista: non avrei mai pensato di percepire questo vuoto enorme con la sua scomparsa. A volte arrivavamo a discutere animatamente perché se Padre Stefano era convinto di una cosa non c’era forza al mondo che potesse smuoverlo. In un’ occasione, per sbollire gli animi, se ne uscì con un’espressione che riassume tutta la sua vita: “Vedi Giovanni, se io non avessi questo carattere sarei già morto, e non posso morire perché ho troppo da fare!”. Mi ricordo quella mattina che lo incontrai nel corridoio del convento e lui smarrito, a gesti, mi fece capire che era diventato muto. Nel sonno una ischemia aveva minato la sua parola.

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Anni 40: Padre Stefano (secondo da sinistra) giovane novizio all’Isola del deserto Venezia

Ma Padre Stefano non si perse d’animo e con una volontà e tenacia di acciaio riuscì a recuperare l’uso parziale della parola. In quell’anno venne traferito il frate che svolgeva il servizio di fotografo per la rivista, e Padre Stefano disse: “ Visto che non posso più predicare, assumo io l’incarico di fotografo dei pellegrini! I miei amici di Bologna mi hanno appena regalato una bellissima Canon!”. E per Padre Stefano ogni impegno preso con le persone era ragione di vita. Quando fu costretto a rinunciare alla patente di guida, cercò delle persone che lo accompagnassero dai suoi ammalati una volta al mese, e mantenne questo suo impegno fino alla morte. “Loro mi aspettano!” diceva. I suoi pellegrini prediletti erano i bambini di Prima Comunione, per cui creò la rubrica fotografica: “Sotto lo sguardo di Maria”, i ragazzi Scouts e gli alpini. Padre Stefano portava con enorme orgoglio il cappello di alpino donatogli da “quelli di Feltre”, solendo dire: “Dove ci sono gli alpini c’è sempre allegria, quell’allegria che dona la speranza alle persone in difficoltà, perché gli alpini ti aiutano in ogni difficoltà”. Ha amato sopra ogni cosa la compagnia, il


“Lo studio è il migliore preventivo per la vecchiaia”(Aristotele) “La gioia entra nella nostra vita: quando abbiamo qualcosa da fare; quando abbiamo qualcosa da amare, quando abbiamo qualcosa in cui sperare”. ((Joseph (J osepph Addinson))

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sentirsi membro di una grande famiglia, sentiva forte l’essere cresciuto senza mamma, per questo ogni persona diventava per lui padre, madre, fratello e sorella. L’incontro con ogni persona era per lui motivo di gioia e di festa. E così, negli anni, anche per me, grazie alle sue foto, divennero di famiglia, le persone di Bologna, di Feltre, di Monte di Malo, 1948: Padre Stefano (seconda fila, primo a destra) con la sua classe di novelli frati sacerdoti gli Scouts di ogni paese, gli alpini di tutta Italia, i cugini di Montichiari. Quan“Con nostalgia guardo il cielo stellato, l’azte volte dopo essermi presentato come organista del Santuario di Chiampo mi sono zurro del firmamento; là da te, O Dio, anela sentito dire: “Conosci Padre Stefano? Salutami giungere un cuore puro, e desidera liberarsi dai Padre Stefano!”. Altra sua passione era la scrit- ceppi del corpo – con grande bramosia, guardo tura, da cui nacquero dei testi che i suoi amici a te, patria mia”. diedero alle stampe, a 85 anni compiuti imparò Il nostro ultimo dialogo è stato: “…ma quando l’uso del personal computer e iniziò a comporre pubblichi sul giornalino le foto storiche di me la sua autobiografia, a cui ha lavorato alacre- giovane frate? E quando pubblichi la storia che mente, forse colto dal presagio dell’incontro io ho visto fra Claudio da vivo…?” con sorella morte. Senza di lui la redazione della rivista è vuota e silenziosa, ma vale la pena in FARÒ CON FEDELTÀ E DEVOZIONE LAVORO CHE MI VERRÀ questo contesto riportare le parole che stavano IL AFFIDATO (FRA CLAUDIO) sulla vetrata del suo ufficio:

an log na per i suoi 90

Chiampo 2 ottobre 2016 giubileo dei 75 anni di vita religiosa. DICEMBRE 2016

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1 - Dar da mangiare agli affamati

2 - Dar da bere agli assetati

3 - Vestire gli ignudi

4 - Alloggiare i pellegrini

5 - Visitare gli infermi

6 - Visitare i carcerati

7 - Seppellire i morti

(Percorso fotografico di Stefano Lovato)

Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Vicenza IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE ALL’UFFICIO POSTALE DI VICENZA C.P.O. IL MITTENTE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE LA PREVISTA TARIFFA

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE AL PRESEPIO Presepio alla Pieve 2015: realizzato per l’anno Santo della Misericordia ha illustrato plasticamente le sette opere di misericordia corporale. Anche quest’anno il presepio è completamente rinnovato: si apre la notte di Natale ed è visitabile durante gli orari di apertura del Santuario fino al 2 febbrario VISITATE IL NOSTRO PRESEPIO

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Grotta di Lourdes Chiampo Dicembre 2016