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BLOG Eric Salerno

Questo documento rivela il vero accordo tra la Raggi e la Casaleggio Associati

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Una ballata tra due repubbliche che cominciano ad assomigliarsi Pubblicato: 14/12/2016 10:51 CET

Aggiornato: 14/12/2016 10:51 CET

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Commento

Il 17 novembre 2011 era un giovedì. E come racconta Maria Caterina Prezioso nel suo romanzo - La Ballata dei giorni della pioggia (Kogoi Edizioni) - si insediò l'ennesimo "nuovo governo". Ne abbiamo un altro di governo nuovo, molto simile a quello vecchio che fa tornare alla mente le consuetudine della Prima repubblica.

"Speranza Hai La Faccia Come Il Culo". E All'assemblea Pd Scoppia Il Caos

L'autrice, con una costruzione teatrale abile, gioca tra due, no tre, voci narranti a cui lascia il compito di tessere alcuni momenti rappresentativi di quel periodo storico tra la guerra mondiale e la fine del millennio dei sogni. "Quanti governi avete avuto?", mi hanno chiesto appena ieri alcuni conoscenti in questo paese in cui mi trovo. E ancora una volta sono stato costretto a spiegare che più che governi nuovi, nella prima repubblica, abbiamo avuto un'indigestione di rimpasti. Un carosello come quello tv in cui invece dell'alternanza dei partiti erano i volti all'interno degli stessi partiti ad alternarsi.

GLI ISCRITTI MOLLANO LA RAGGI Ma torniamo alla Ballata. Nel 1958, a febbraio, fu inaugurata la strada statale Flacca. La "litoranea di Ulisse", costruita 2200 anni fa dal censore Valerio Flacco e risuscitato grazie a uno dei tanti intrallazzi (una delle più decenti a dire il vero) che caratterizzavano la storia della Cassa del Mezzogiorno. Per l'autrice fu un momento di grande transizione, di passaggio.

"Di Battista r Raggi: altro c omertà"


"Sperlonga diventava, così, facilmente raggiungibile, il mio paese usciva dall'isolamento. Le case arroccate sulla costa, le nostre povere e belle case pulite, costruite l'una addossata all'altra per difendersi dagli attacchi dei Saraceni. Il nostro paese costruito sullo sperone di San Magno, il nostro paese abbagliante del bianco della calce diventava raggiungibile, quel mistero che ci avvolgeva veniva meno, il bianco della calce che i nostri antenati usavano per tenere lontani i Saraceni si scioglieva come neve al sole". Come giovanissimo aspirante cronista di Paese Sera alle mie prime uscite ero presente con il collega e amico, Tommaso Tommasi (scomparso da poco) il giorno in cui Giulio Andreotti, già consumato politico, tagliò il nastro e seguì il lungo corteo di auto-blu. Belzebù, (l'etichetta affibbiata all'uomo politico più discusso del dopoguerra e anche uno dei più colti, abili e informati), era entrato giovane nel quarto governo De Gasperi e fu eletto nel 1948 alla Camera dei deputati per la circoscrizione Roma Latina - Viterbo -Frosinone. La sua roccaforte fino agli anni novanta è anche il grande palcoscenico della "Ballata" su cui l'autrice spazia per far emergere orrori e speranze della nostra storia. Gentile è di Sperlonga. Un giurista con origini ebraiche nascoste dai genitori per non cadere nella macina fascista. Lei, paradosso, lavora a Roma in un ufficio governativo. La terza voce narrante è del Gormito. Destini incrociati, desideri di vendetta e frustrazioni legano Shoah e i palazzi del potere. Molto belle le pagine su Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS tedesche, boia delle Fosse Ardeatine e l'incontro nel castello di Gaeta dove espiava l'ergastolo. Curiosamente il carcere militare non è distante dalla Collina, il promontorio di Gianola, nel parco Riviera d'Ulisse, dove alla fine della guerra c'era un campo di profughi ebrei e una base operativa del Mossad.

"In Italia C'è Un Ministro Dell'Istruzione Senza Diploma: Benvenuti Nel Paese Di Pulcinella"

"Sono Stato Un Coglione Ma Non Sono Un Corrotto"

La Remuntada Di Renzi Ci Sarà Dopo Che Speranza &Co Saranno Fuori Dal Pd

Quel passato lontano è intrecciato con momenti più vicini a noi e ai fallimenti, tra corruzione e superficialità, di una società che appariva proiettata verso un mondo più ospitale. La "Ballata dei giorni della pioggia" trascina il lettore attraverso alcuni momenti e volti molto riconoscibili di quel periodo. Il finale, come la nostra storia di questi giorni, non può essere vecchio Hollywood. Il lettore, dopo aver gustato d'un fiato il canto, l'appoggia sul tavolino e va a dormire con un grande amaro in bocca. • Segui gli aggiornamenti sulla nostra pagina Facebook • Per essere aggiornato sulle notizie de L'HuffPost, clicca sulla nostra Homepage

Gara Di Volgarità A 5 Stelle Sulla Boschi

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Campidoglio, La Consulenza Va A Una Giovane Neolaureata. E' La Fidanzata Di Un Grillino Della Casaleggio Associati


Ballate, ballate sotto la pioggia, qualcosa resterà. Recensione del romanzo di Maria Caterina Prezioso di Fabio Sebastiani su controlacrisi.org dell’ 8 dicembre 2016

"La ballata dei giorni della pioggia" (Kogoi, pp. 125 13 euro) di Maria Caterina Prezioso, va detto subito, è uno di quei rari libri che una volta letti possono essere letteralmente incartati nel loro stesso titolo. E questo è un grande merito. Quasi una didascalia, quindi, che messa a fianco degli altri volumi nello scaffale serve senz'altro a rammentarci con nettezza il contenuto. E non solo per una mera associazione di idee, ovviamente. Qui audio intervista a Maria Caterina Prezioso. A chi verrebbe in mente che i "giorni della pioggia" - che poi sono senza ombra di dubbio quelli del nostro presente - si possono cantare attraverso una ballata? Può venir in mente solo a chi li ha attraversati, in nudità e coraggio, in forza e in follia, e ora li può raccontare attraverso una ballata. Tre storie i cui percorsi si intrecciano come quelli del volo di una farfalla (presenza appena abbozzata nel libro ma importante) che cercano nella "pioggia" la loro dimensione compiuta. I tre personaggi hanno un unico grande punto in comune, il riscatto. O meglio, la sfida del riscatto. E' questo che dà la forza a tutta l'architettura - che non si può definire altrimenti, come nella migliore tradizione della letteratura sudamericana - messa in piedi dall'autrice. Un'architettura ospitale che, finalmente, lascia molto spazio all'immaginazione del lettore. Poche descrizioni, e tutte essenziali, con personaggi, anche questi per niente ingombranti e ridotti all'osso, di una forza straordinaria e mai fluttuante. E' vero, da una parte c'è un sapiente appoggio su alcuni passaggi ripresi dalla storia reale, come la detenzione di Kappler nel carcere di Gaeta e la villa a Sperlonga di Raf Vallone; e altri fatti, alcuni dei quali ridotti a mere annotazioni di date, che aprono la strada verso il presente, ma Gentile, Angelo e "Il Paradosso", ovvero uno dei tanti funzionari di un anonimo ministero romano impegnata in una lotta interna senza esclusione di colpi risultano efficaci, coerenti e dotati di vita propria. Sono gli ingredienti di base per riuscire in qualsiasi narrazione e l'autrice dimostra di destreggiarsi bene nellla ricetta finale.


Riscatto o giustizia? La domanda fa da sfondo a ogni passo della lettura. E la risposta non è così banale. Più piani e percorsi si intersecano nel libro quasi a mostrare la problematicità dell'interrogativo. Ovvio che il riscatto è un universale che poggia però saldamente su percorsi individuali e non è per niente necessario - cinicamente - al cammino dell'umanità; mentre la giustizia è un universale necessario che proprio dai percorsi individuali viene con sempre maggiore frequenza messa in discussione e quindi ha bisogno di continui interventi di riassestamento. Oppure, in un'epoca in cui il concetto di giustizia è ormai quasi irrimediabilmente ridotto a mito e nessuno, sembra di capire, ha intenzione di correre in suo soccorso, possiamo vedere nel riscatto l'ultima risorsa verso una promessa di giustizia che alla fine in qualche modo si compirà. E' questo il perimetro del ragionamento del romanzo che, dopo aver ben disposto le sue misure, lascia al lettore, anche qui, la libertà di ritagliarsi un suo punto di vista. Essendo la propria forza d'animo alla base dell'impasto di ognuno dei tre protagonisti, anzi una vera e propria deliberazione ruggente, che la storia assurdamente e in tutti gli ambiti si preoccupa di assottigliare e disperdere, "La Ballata" sembra un romanzo nel senso più pieno del termine, ovvero quello legato alla trasformazione finale del protagonista. In "La ballata" la trasformazione finale sembra sfuggire alla codificazione, e non potrebbe essere altrimenti. E, però, il lavoro dell'autrice è tutto sulla mappa delle emozioni, degli strumenti, dei travagli, dei patimenti e delle invenzioni che occorrono per tenere alto il nome della propria e altrui dignità. Il "Paradosso", che tiene botta nelle sentine del potere alla guerriglia tra cosche, ormai diventata normalità; Angelo che costruisce, con la collaborazione di Gentile, una messa in scena per vendicarsi a modo suo dell'orrore nazista contro gli ebrei; e Gentile, prematuramente scomparso da uno scenario in cui fino ad un certo punto gioca un ruolo di primo piano come magistrato. Un inquietante proficuo confronto tiene in piedi un piano narrativo che possiamo sicuramente considerare macro: il nazismo dei rastrellamenti e dei campi di sterminio, da una parte e, dall'altra, questa nostra epoca di sfrenati gozzovigliamenti a spese dei molti costretti a subire tra crisi e angherie un inaspettato "fine corsa" senza più quasi avere strumenti di reazione. “Vede dottoressa, Noi (maiuscolo nel testo, ndr) non vogliamo mandare via nessuno, ma c’è la necessità di un rinnovamento…l’esigenza, al momento, è di rimescolare le carte…”. Che differenza c'è tra la violenza esibita del nazismo, epoca dalla quale siamo usciti con grandi discorsi sulla democrazia, e l'orgia della politica fine a se stessa esercitata per la pura sete di arricchimento e di potere? Nessuna, appunto. Lo spargimento di sangue offende la vostra sensibilità? Bene, lo togliamo. Ma la sostanza resta. La violenza della Storia e la sopraffazione come metodo ordinario hanno solo trovato un'altra falda da cui succhiare linfa vitale. "Il Paradosso" decide di non accettare di essere messa da parte: “Continuo a sorridere estasiata, come se mi avesse proposto di rimanere invece di essere mollata sul ciglio della strada. Intanto penso: ma a che pro restare? Perché? E mentre me lo chiedo intravedo l’unica risposta: giocare una partita. Ed eccomi pronta, lancia in resta, come il nobiluomo don Alonso Quijano, cavaliere errante in giro per il mondo, a fare piazza pulita di tutte le


ingiustizie, le prepotenze e i soprusi”. Insomma, noi pensavamo di seguire la giustizia ed illuminare così le nostre vite proprio quando avevamo sperimentato sulla nostra pelle il massimo di ingiustizia possibile, il nazismo. E invece sarà che attraverso il riscatto individuale saremo chiamati a far strada di nuovo alla giustizia. E quando avrà abbastanza forza da tenersi in piedi da sola potremo dire che un'altra epoca si affaccerà all'orizzonte. Inevitabile che così avremo molti morti e feriti ma forse, per dirla con l'autrice, vale la pena aver lanciato l'appello: "Forse il trucco è vincere delle battaglie e non illudersi che la guerra sia finita". E attraverso il "trucco" riusciamo forse nell'intento più difficile, quello di preservare quel pezzetto di umanità che ancora portiamo nel cuore e che a volte smarriamo, proprio perché non sapiamo più con chi riuscire a condividerlo. E il simbolo della farfalla, così discretamente presente in tutto il romanzo, serve proprio ad indicare questo. Quale farfalla, del resto, riuscirebbe a volare sotto la pioggia?


UNO SGUARDO DAL PONTE

Maria Caterina Prezioso, La ballata dei giorni della pioggia, Kogoi Edizioni, 2016 IL DESIDERIO DI PRATICARE LA GIUSTIZIA di Alessandro Iovinelli DI REDAZIONE · NOVEMBRE 27, 2016


Il nuovo libro di Maria Caterina Prezioso è costruito secondo lo schema del contrappunto tra due voci narranti (in realtà, grazie a un abile coup de théâtre – che non si può rivelare al lettore in ossequio ai codici antispoiler – alla fine scopriremo non essere un duo, bensì un trio). Ogni voce corrisponde a una storia distinta in una diversa scansione temporale, ma sottintende anche altri richiami alla Storia e al mondo sociale che rappresenta. La prima voce è quella di Gentile. È nato in un giorno storico per l’Italia: l’8 settembre 1943. Si tratta del personaggio che compare al telefono nel primo dei quindici capitoli, la notte prima di morire. Gentile è di


origini ebraiche da parte materna – lo dichiara dando prova della sua autoironia: «Il mio nome? Gentile, che per un ebreo di madre è come chiamarsi Caino» (p.17) In realtà, per l’autoidentificazione di un ebreo, la tradizione religiosa israelita stabilisce che, in presenza di genitori misti, un figlio è tout court ebreo, se la madre lo è. Gentile cresce a Sperlonga, storico borgo sul Tirreno della provincia di Latina, cui è talmente legato da non voler mai lasciare, anche quando ormai adulto avrebbe potuto trasferirsi a Roma per esercitare più agevolmente il suo lavoro di magistrato. Le sue memorie autobiografiche risalgono agli anni in cui ebbe inizio la sua adolescenza con il tradizionale Bar Mitvah e l’incontro con una coppia di sposini in vacanza, ai quali fece da guida sulle spiagge e che molto più tardi avrebbe giocato un ruolo decisivo nell’incontro casuale con la deuteragonista della vicenda: quando si conobbero accidentalmente sull’autobus diretto alla Sapienza, lei era ancora una studentessa universitaria e lui già un magistrato ospite di una conferenza nella sua facoltà. Un fatto lo aveva affascinato: la ragazza era attorniata da una farfalla che si posava incessantemente su di lei, proprio come a Gentile era capitato di vedere a un signore a Sperlonga in una lontana estate degli anni Cinquanta – il futuro padre della ragazza. Capiamo, ma molte pagine dopo averlo letto, il significato del capitolo dedicato a quella lontana estate: i due giovani villeggianti non erano altro che i genitori del Paradosso – per usare il soprannome con cui è chiamato il secondo personaggio-narratore della Ballata dei giorni della pioggia. È uno dei momenti in cui la trama dei ricordi si rasserena in un felice intermezzo. Per essere esatti, l’affinità elettiva tra quell’uomo maturo e la ragazza-farfalla non passa attraverso le atmosfere dell’idillio sentimentale, ma si fonda su una comune tensione ideale, una passione condivisa e anch’essa rappresentata in chiave autoironica, ma stavolta proprio dalla seconda voce narrante della Ballata, là dove si definisce affetta da «malattia rarissima», cioè «un coerente, spasmodico desiderio di legalità». È una «legalità giustizionalista che toglie il sonno non al malato, ma a chi lo ha in cura» (p.12) In Gentile si tratta più propriamente di un altro desiderio: praticare la giustizia. Sulla sua ambizione pesa il terribile ricordo della Shoah, che a Roma significa innanzi tutto la memoria del rastrellamento di oltre mille ebrei del Ghetto, una pagina tragica nella storia della città eterna, compiutasi il 16 ottobre 1943 – evento vissuto dal suo amico fraterno Angelo, uno dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz. Inizialmente la scelta di votarsi alla legge e alla giustizia non era stata scevra da un primordiale bisogno di vendetta, tanto da spingere Gentile sull’orlo di un atto contrario alle legge, ancorché giustificabile eticamente: farsi giustizia da sé. Per questa ragione inconfessata si era recato a Gaeta per incontrare nel carcere militare l’ergastolano Herbert Kappler, il boia nazista delle Fosse Ardeatine. Una volta in sua presenza, Gentile è sorpreso dall’immagine di «un piccolo burocrate, leggermente in sovrappeso» (p.70). Insomma anche lui, non diversamente da Adolf Eichman, il criminale di guerra tra i maggiori responsabili dei campi di sterminio nazisti, non ha nulla di mefistofelico e, a suo modo, grandioso, ma conferma – per riprendere le parole di Hannah Arendt – la «banalità del male». Visto da vicino ogni soggetto umano – perfino il più colpevolmente tenebroso – perde qualsiasi potere fascinatorio. Forse questa non è l’ultima ragione che induce la seconda voce narrante a rappresentare la realtà di cui è testimone per mezzo di lenti che la deformano, la ridicolizzano, ne fanno emergere i tratti più grotteschi e caricaturali. I suoi antagonisti nell’ambiente di lavoro hanno tratti grotteschi, deformi, caricaturali, sono simili in un certo senso ai “grilli” di Hieronymus Bosch, figure con la enorme testa posta direttamente sulle


gambe, degni compari degli orridi bestiari delle Tentazioni di Sant’Antonio o della Nave dei folli. Non sono propriamente gli “ignavi” di Dante, neanche le “anime morte” di Gogol, né la “zona grigia” di cui parla Primo Levi. Il Paradosso – così chiamata probabilmente per la sua natura di “mosca bianca” – li apostrofa con l’epiteto di Gormiti, prendendo il termine in prestito dall’immaginario infantile. In effetti non sono mostri veri e propri: sono i protagonisti di cartoon in auge tra i giovanissimi, pupazzetti, mostriciattoli, creature sghembe generate da una mente malata. E Gormito viene chiamato il loro capo, che entra in scena così descritto: «il Gormito è un mostro di gomma, un nuovo Polifemo» (p.21)l Come si può capire, la seconda voce narrante vibra di collera e indignazione. Il fatto è che il Paradosso vorrebbe operare nell’amministrazione pubblica in nome dell’interesse generale, ma al contrario è emarginata nella sua attività dagli altri colleghi e dai superiori. Non si tratta di criminali veri e propri, né piccoli né grandi, bensì di un’altra categoria sociale (e morale): i Gormiti hanno eletto a loro stella polare come ragion di vita l’interesse privato, il tornaconto personale e la logica di parte. Il tutto in nome del solito, atavico, di guicciardiniana memoria ,“particulare”, quello che rende l’esistenza più tranquilla e meno rischiosa, soprattutto per chi ha a che fare con certi interessi e certi ambienti – e i loro malaffari. Chi rappresenta lo Stato avrebbe il dovere di far rispettare la legge, intervenire contro chi non lo fa, mai voltare le spalle e guardare altrove. E invece colleghi e superiori del Paradosso fanno proprio così: ignorano quel che dovrebbero denunciare e combattere, o anche peggio: lo coprono, diventandone così correi. Le pagine dedicate alla battaglia del Paradosso contro il Gormito e i suoi fedeli sono caricate di veemenza e sarcasmo. Anzi: sono spesso connotate da un uno stile icastico ed espressionista che asseconda una vena ben presente nell’autrice. Chi ricorda le precedenti prove di Maria Caterina Prezioso vi ritrova molto del materiale che le componeva. C’era nelle Cronache binarie (2011) e in Blu cavolfiore (2013) una vena teatrale – evidente nel trattamento drammaturgico di certi passaggi narrativi. È la stessa che ritroviamo nella parte narrata dal Paradosso. Ma non sempre è la parte migliore del libro. Ad essere sinceri, pare quella affidata a Gentile la parte più riuscita e più convincente. Qui la prosa sorprende per la leggerezza di certi toni pur in presenza delle tragedie della Storia. C’è un lavoro sul testo e una decantazione della materia del plot che attestano una sensibile crescita della scrittrice e fanno ben sperare per le future prove. Scarica il PDF

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I Gormiti di Maria Caterina Prezioso Una storia alle prese con i Gormiti, i nuovi Capi, una storia dove lo studio diventa il riscatto e la giustizia. Posted on novembre 3, 2016 da Ippolita Luzzo in Categorie, Cultura // Nessun commento

I Gormiti nelLa Ballata Dei Giorni Della Pioggia, nuovo racconto di Maria Caterina Prezioso. “I Gormiti sono i guerrieri dell’isola di Gorm, suddivisi in due grandi eserciti – del bene e del male – secondo una mitologia creata per l’occasione. I due eserciti sono a loro volta suddivisi in vari popoli, usualmente legati a un elemento naturale, Popolo della Terra, Popolo del Mare, Popolo del Vulcano…” La farfalla, i Gormiti, Angelo, Sara e Marlene Dietrich, gli ebrei e la guerra, la scomparsa dei genitori. Due i personaggi nel libro. Uno si rivolge all’altra con: fa’ at t enzi one ai par t i col ar i , anche ai pi ù i nsi gni fi cant i . I due personaggi si incontrano su un autobus complice una farfalla e la storia si forma man mano che scorre nel dualismo di esistenze che si pensano con stima.” Gentile mi ha insegnato a giocare delle

I Gormiti al comando. Una storia di capi

buone partite. Questo non significa vincere sempre. Anzi, un buon giocatore sa che occorre a volte lasciare il tavolo da gioco a tasche vuote. Non aver nulla da perdere fa, di un buon giocatore, a suo modo un vincente. Mi sarà difficile fare a meno di lui” Maria Caterina Prezioso fa dire alla protagonista del suo ultimo romanzo: “Mi è st at a di agnost i cat a una mal at t i a r ar i ssi ma, non l a mancanza di fedel t à, non i l desi der i o di vendet t a r i vol uzi onar i a, ma un coer ent e, spasmodi co desi der i o di l egal i t à. ” Lei è appena entrata nella Pubblica Amministrazione. “Un desiderio allo stadio terminale della malattia. Una legalità giustizionalista che toglie il sonno non al malato, ma a chi lo ha in cura.” Sperlonga, 8 settembre 2012, scontri e contusi… leggiamo articoli di giornali, e intanto la storia ci riporta la Torah “Alla fine di ogni sette anni celebrerete l’anno di

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remissione.” “Di vent ar e gr andi non si gni fi ca r i nunci ar e ai pr opr i sogni . Di vent ar e gr andi non si gni fi ca neppur e t r amut ar e i pr opr i sogni i n r eal t à, non sempr e ci si r i esce. Di vent ar e gr andi si gni fi ca for se i nsegnar e agl i al t r i a cr eder e nei pr opr i sogni , si gni fi ca for se dar e una mano agl i al t r i a scopr i r e quant i sogni hanno sepol t o sot t o un al ber o del gi ar di no i ncant at o. Si gni fi ca for se scr i ver e st or i e. La ver i t à non è sempr e così dol or osa come ci sembr a. La ver i t à non è sempr e così i mmodi fi cabi l e come ci appar e. Pr est o apr i r emo una nuova st agi one e sar à di ver sa da t ut t e l e al t r e che l ’hanno pr ecedut a. Sar à una st agi one dove avver r anno st r ani pr odi gi e i l sor r i so t or ner à a br i l l ar e sul l e l abbr a. Sar à una st agi one par t i col ar ment e bel l a dove l e par ol e si i nt r eccer anno per r accont ar e st or i e nuove ad al t r i che ver r anno. ” Due i personaggi del libro, un uomo e una donna: L’uomo si chiama Gentile, il magistrato che ha a cuore quella che è la giustizia incoerente, affermando “l’esistenza di un d’altra parte, di un ciononostante che reclamava, se pure ombra, visibilità e gratitudine dalla presunta assunzione di verità.” Gentile e poi lei, la donna, che si rende ben presto conto di esser di troppo in quell’ufficio “Ho una settimana di tempo per levarmi dai piedi, trovare un altro posto, sparire dalla loro visuale perché quadrata e perché non possiedo lo spirito di gruppo. – Quale gruppo? Non mi è stata data risposta alcuna. Allora ho pensato velocemente. All’improvviso mi è venuto in mente Gentile. Non quello che avrebbe fatto Gentile in questo caso. No mi è venuto in mente semplicemente Gentile, e basta.” Nel libro scritto con tensione passa la storia ultima di questi anni, la storia della dottoressa alle prese con i Gormiti, i nuovi Capi, passa la storia che si sovrappone alla storia dell’altro, una storia dove lo studio diventa il riscatto e la giustizia. Mar i a Cat er i na Pr ezi oso è nat a a Roma nel 1961. È aut r i ce di poesi e: Nel l e r ughe del mur o (Ibi skos 1991), di dr ammat ur gi e, La r i spost a di Leonar do (con Gi ul i ana Maj occhi , Il Segnal e 1996) La st anza – l a fest a dei Tuar eg (Ti t i vi l l us 2004) e di nar r at i va, Il gi oco n. 33 (Il Vent agl i o 1993), i l Col po (peQuod 2008), Cr onache bi nar i e (EDE 2011), Bl u Cavol fi or e (Gol ena edi zi oni 2013). Al cuni suoi r accont i e novel l e sono st at i pubbl i cat i i n di ver se r i vi st e di l et t er at ur a (« St or i e» , « Omer o» , « In-Edi t o» , « Tut t eSt or i e» , « El l i nSel ae» ). Attualmente collabora con la rivista «Satisfiction». 4 Total Views Kogoi

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Maria Caterina Prezioso

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Libri

5 libri per le notti insonni

  

7 novembre 2016 Foto: I libri giusti per le notti insonni – Credits: Thinkstock

Panorama / Cultura / Libri / 5 libri per le notti insonni

Andrea Bressa

Stress, preoccupazioni, ansia per qualcosa che è successo o che dovrà succedere: sono tanti i motivi per i quali talvolta (o spesso) molti di noi fanno fatica ad addormentarsi. addormentarsi O non ci riescono proprio.

Quando bere tisane o contare le pecore non basta, un buon libro può aiutare . E se così non fosse, almeno si passa una nottata in bianco, ma piacevole. Ecco dunque cinque libri di qualità, ma abbastanza brevi da poter essere letti d’un fiato, nell’arco di una notte insonne.

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La ballata dei giorni della pioggia – Credits: Kogoi Edizioni

'La ballata dei giorni della pioggia', di Maria Caterina Prezioso Per il suo ritmo, con salti temporali bizzarri ma sempre efficaci, e la presenza di un'atmosfera quasi onirica, questo libro ben si sposa con le ore notturne. Sono due i protagonisti, un uomo e una donna. Lui, Gentile, è di Sperlonga, è un giurista e ha origini ebraiche. Lei, senza nome, è funzionario in un ufficio governativo di Roma. Il motivo dei loro destini incrociati va scoperto leggendo queste pagine, che toccano anche la Storia vera, quella della Shoah e quella dei palazzi del potere di oggi. Maria Caterina Prezioso

La ballata dei giorni della pioggia (Kogoi Edizioni) 130 pagine



Rassegna stampa - La ballata dei giorni della pioggia