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SOMMARIO ➤ Tra storia e leggenda Cenni storici Il nome del paese Le sette effe ➤ Siti di interesse culturale Chiesa dei SS. Pietro e Paolo Chiesa dell’Annunziata La Cannalecchia I Grignetti Chiesa di San Rocco Chiesetta dell’Alpino Presepe artistico Chiesa di Sant’Egidio Abate Museo etnografico delle tradizioni popolari ➤ Tradizioni ed eventi Canto della Pasquetta Sant’Antonio abate e il canto tradizionale San Valentino Domenica delle palme Cerimonie del periodo pasquale (Canto del Perdono, Processione del Cristo morto) Ottava di Pasqua (domenica successiva alla Pasqua, attualmente in disuso) Concorso di interpretazione organistica

Festa dell’Alpino La scurpellata, festa della scurpella e dei sapori antichi ArsinFano San Rocco San Valentino San Martino, festa di castagne cornuti e vino La notte di Natale e la magia del fuoco Presepe vivente Capodanno, mezzanotte di fuoco ➤ Natura L’Abruzzo dei Parchi, regione verde d’Europa Il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga Le bellezze del Parco Flora e fauna Laghi e fiumi ➤ Turismo Escursioni e trekking Sport invernali Sentieri Carte stradali ➤ Informazioni (scheda allegata)

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FANO ADRIANO, TRA STORIA E LEGGENDA torno alla Chiesa madre, che conserva caCenni storici. Situato nella Valle Siciliana, ratteri architettonici cinquecenteschi, specialFano Adriano sorge probabilmente sui remente nella zona detta “del Coro” e a Piazsti di un antico insediamento romano. Risulza Prato, dove è possibile ammirare un’abita che il paese abbia avuto per molti secoli tazione privata che presenta anche un esemsolo la denominazione di Fano per poi aspio di “gafio”, elemento architettonico di desumere quella di Fano Adriano o Troiano. Il rivazione longobarda tipico dell’alta valle crollo dell’Impero Romano, seguito dalle indel Vomano e testimonianza dell’appartevasioni barbariche e dei Saraceni, ridusse nenza al ducato longobardo di Spoleto. questa area in uno stato di completo isolaIl paese ha, col passare del tempo, inglobamento aggravato dalla scomparsa della Via to il nucleo di abitazioni denominato Villa Cecilia, via di coMoreni, originariamunicazione tra mente separato e questa zone e Roma dotato di una sua di cui rimangono propria chiesa intitotracce lungo la ex lata a San Rocco che strada statale n.80. presenta caratteri Anche Fano Adriaseicenteschi. no visse questo staIl comune di Fano to di isolamento, Adriano comprende che da una parte fu una unica frazione, utile a preservare la Cerqueto paese quezona da ulteriori insto posto a circa 15 vasioni, ma dall’al- Il castello triturrito, simbolo del paese. Km. Cerqueto sorse tra lasciò il paese, e probabilmente nel tutta la zona montaperiodo delle invasioni barbariche. L’abitato na dell’Abruzzo Teramano, in uno stato di conserva notevoli caratteri di antichità, soarretratezza che perdurò fino al XX secolo. prattutto nella parte alta (rione Castello) doIl Teramano, dopo aver fatto parte del Duve si incontrano esempi del caratteristico balcato di Spoleto ed aver attraversato il periocone ligneo detto “gafio”. do di anarchia feudale dell’Alto Medioevo, entrò a far parte del Regno di Napoli. FaIl nome del paese. Secondo gli storici le orino Adriano, sotto la signoria di Pardo Orgini di Fano sono ignote per via di una sosini, fece parte del Marchesato della Valle stanziale mancanza di fonti. Anche la deriSiciliana che aveva la sua capitale a Tossivazione del nome del paese non è complecia e seguì le vicende del Regno fino all’utamente chiarita: certamente Fano deriva nità d’Italia. dal latino fanum (tempio) mentre sull’appelInteressante è il centro storico, raccolto atlativo Adriano esiste una difformità di inter-


pretazione. Secondo alcuni storici il nome, dapprima Fano Troiano o Traiano (fino al 1800) e successivamente Adriano, deriverebbe dal nome dell’imperatore romano secondo la cui volontà sarebbe stato eretto l’antico tempio sulla sommità del Colle San Marcello dove ora sorge l’Eremo dell’An-

della stirpe italica, venerato durante la dominazione dei Siculi (II secolo a.C.): a questo Dio sarebbe quindi stato dedicato il tempio sito in Fano per le riunioni religiose e civili della popolazione sicula. Le sette effe. Si tratta di un antica e misteriosa epigrafe la cui derivazione e il cui significato sono ancora sconosciuti. Diverse sono le versioni circa il significato e l’interpretazione è stata affidata fino ad oggi perlopiù a giochi di parole. Nell’immaginario popolare, essa rappresenta una

Veduta aerea.

nunziata. Secondo altri storici l’origine del nome è da mettere in relazione ad Atri (antica Hadria) e quindi alla regione Adriana (Ager Hadrianus) sotto la cui diocesi e giurisdizione si trovava Fano. Una ulteriore interpretazione vede la denominazione legata invece al Dio Hatrianus (o Hadrianus), dio della guerra e del fuoco, nume tutelare

Veduta di Fano sotto la neve.

L’epigrafe “sette F”.

esortazione ai cittadini fanesi: quella comunemente accettata è “Fanesi Furono Forti Fatevi Forti Figli Fanesi”. Nell’interpretazione degli studiosi tale epigrafe invece potrebbe essere riferita ai sette templi (F sta per Fanum, cioè tempio) dell’anfizionia religiosa dell’Ager Hatrianus (nell’antica Grecia l’anfizionia rappresentava una lega di città vicine a scopo di culto); il tempio sito in Fano sarebbe stato dedicato al dio Adrano e, situato sul colle più alto (m. 1000), sarebbe stato il primo in ordine di importanza.


SITI DI INTERESSE CULTURALE Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. La Chiesa dei re di santi (1592) che presentano, come la S.S. Pietro e Paolo, eretta nel 1335 sui resti cappella di sinistra del 1556, caratteri podi un tempio romano, presenta forme cinpolari. Pregevoli sono i soffitti lignei seicenquecentesche. La facciata è costruita con teschi, in particolare quello della navata cenblocchi di arenaria locale, diversi dal matetrale, datato al 1608 ma di impianto ancoriale di costruzione del corpo dell’edificio e ra rinascimentale, a cui furono aggiunte delidentici alla parte più antica della chiesa delle tele nel tardo Seicento e poi nel Settecenl’Annunziata da cui probabilmente provento. La presenza di un’immagine di San Dogono. Il portale in pietra del 1693 è ornamenico inserisce anche questo soffitto nell’into da una lunetta in ceramica di Castelli, raftensa opera educativa condotta dai Domefigurante i santi Pietro e Paolo, ed è affiannicani, a partire dal Seicento, attraverso la cato da due piatte lesene che le conferiscodecorazione degli edicifi sacri delle aree peno un aspetto che ricorda da vicino riferiche abruzzesi. Gli altari lignei barocchi l’impianto delle chiese aquilane. Il corniciopropongono una mescolanza di elementi etene che taglia in due la facciata, posto al di rogenei che vanno dall’impianto rinascimensopra dell’oculo, le dà un notevole slancio tale della struttura, mescolato ad ascendenascensionale. La loggia sul fianco sinistro è ze berniniane (da accertare è ancora il ruodatabile al XVI selo dell’intagliatore colo grazie ad un Carlo Riccioni, che capitello che reca la aveva fatto parte data della battaglia delle maestranze di Lepanto (1571) utilizzate da Bernimentre il porticato ni per le sue realizsul retro è frutto di zazioni nella Basiun restauro settelica di San Pietro in centesco (1741 cirRoma), all’elemenca). Il campanile, a to popolare testibase quadrangolamoniato dall’uso re, è in pietra lavodel legno e dall’irata a bugnato ruconografia delle stico ed irregolare parti decorative. ed è datato 1658. L’organo, realizzaL’interno, diviso in to nel 1756 da tre navate, è scanAdriano Federi e dito da una serie di recentemente rearchi a tutto sesto staurato è consideaffrescati con motirato uno dei gioielvi geometrici e figu- Veduta della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo li del Teramano.


Chiesa dei SS. Pietro e Paolo: navata centrale e altari lignei.

Chiesa dei SS. Pietro e Paolo: organo del Federi.

Chiesa dei SS. Pietro e Paolo: dettaglio del portale e rosone.


Chiesa dell’Annunziata. Situata sul Colle San Marcello in uno scenario molto suggestivo, la Cona dell’Annunziata, così come si presenta ora è databile al XVI secolo, grazie ad un blocco di pietra riutilizzato in uno degli ingressi laterali. La chiesa ingloba nella parte corta settentrionale i resti di un muro di grossi blocchi di arenaria locale, squadrati regolarmente che, secondo alcuni, apparterrebbero ad un distrutto tempio pagano che avrebbe dato il nome al paese (fa-

num = tempio). E’ possibile che si tratti, invece, di una costruzione medievale, una struttura fortificata, sorta in un luogo strategico da cui si domina la valle del Vomano o una chiesa precedente la cui esistenza è attestata da un’epigrafe menzionata nei registri parrocchiali e datata al 1473. Interessanti sono i numerosi ex-voto conservati all’interno dell’edificio e l’altare ligneo di stile barocco.

Chiesa dell’Annunziata prima del restauro.

Chiesa dell’Annunziata dopo il restauro.


La Cannalecchia. Fuori dall’abitato la fonte della Cannalecchia offre al turista una piacevole meta di passeggiate ed un’ottima acqua leggera e dalle note proprietà diuretiche. Nel passato la fonte è stata prevalentemente utilizzata per il bucato e il beveraggio

La fonte della Cannalecchia.

I Grignetti. Si tratta di vasche scavate nella pietra situate in una zona poco fuori il paese denominata le Vene Rosse. Furono probabilmente antichi pigiatoi per la vinificazione che alcuni fanno risalire al periodo preistorico e stanno a testimoniare il perdurare attraverso i secoli di una attività economica che è ora scomparsa.

Uno dei Grignetti.

degli animali. La vasca originale con decorazioni del XIV secolo è attualmente conservata nella Chiesa di SS. Pietro e Paolo. La vasca attualmente in uso è una copia mirabile, scolpita nelle pietra locale, che riporta la nota epigrafe fanese “FFFFFFF” (sette effe).


Chiesa di San Rocco. Sita nel sobborgo detto Villa Moreni, presenta caratteri seicenteschi che tuttavia il tempo ha minato in modo grave (un porticato antistante è andato perduto nel corso dell’ultimo restauro intorno agli anni ‘50, la struttura ha subito negli ultimi anni diversi danni legati al tempo e all’incuria). Grazie ad un comitato ad hoc che ha curato un programma di restauro, la chiesa è stata recentemente ristrutturata. In questa chiesa si tiene ogni anno la celebrazione dedicata al santo. Chiesetta dell’Alpino. Inaugurata nel 1977, è sita alla sommità del Colle Abetone (1775 s.l.m.), tra un fitto bosco di faggi, nello splendido scenario di Monte Corvo. Seppur di piccole dimensioni, è una chiesa molto suggestiva ed è dedicata agli alpini e ai caduti di tutte le guerre. La tradizionale celebrazione dedicata agli alpini viene tenuta ogni anno a fine Luglio.

Presepe artistico. Collocato in uno dei locali più suggestivi e nascosti del complesso architettonico delle Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, rappresenta un vero gioiello di tecnica e sensibilità artistica. Si distingue in particolar modo per i materiali nativi con cui è stato realizzato (pietra e legno forgiati in un preciso lavoro di miniatura) e per la caratteristica di riprodurre gli scorci più suggestivi di Fano perfettamente integrati nello scenario tipico del presepe. Chiesa di Sant’Egidio Abate (Cerqueto). Di epoca medioevale, nota dal 1324, è stata restaurata e ampliata nel sec. XV per volontà di Eugenio IV. La struttura della chiesa più antica è visibile sul retro dove appare parzialmente murata una loggia. Il portale in pietra è datato 1585 ed è affiancato dallo stemma del paese raffigurante una quercia. L’interno è diviso in due navate e la seconda, probabilmente aggiunta dopo il 1432, custodisce un affresco dell’Annunciazione del sec. XV. Nella navata principale affreschi più popolari sono probabilmente dello stesso secolo. Nei secoli XVI-XVII l’interno subì nuovi abbellimenti: del 1616 è l’affresco della Madonna del Rosario e settecenteschi sono gli altari lignei barocchi e il soffitto ligneo a lacunari. La chiesa è stata ulteriormente restaurata nel 1979/80. Museo etnografico delle tradizioni popolari (Cerqueto). Fondato nel 1964, il museo raccoglie strumenti di lavoro, attrezzi per l’attività pastorale e per la tessitura, ma anche ex voto e oggetti legati ai culti popolari della zona, testimonianze della cultura materiale dell’Ottocento.

Chiesetta dell’Alpino.


Chiesa di Sant’Egidio Abate (Cerqueto).

Dettagli della Chiesa di Sant’Egidio Abate (Cerqueto).


TRADIZIONI ED EVENTI Canto della Pasquetta (5 Gennaio, attualmente in disuso). Si tratta di un tradizionale canto che un gruppo di persone esegue dinanzi alle case degli abitanti del posto nella sera che precede l’Epifania. Coloro che ricevono i cantori, se soddisfatti dell’esibizione, contraccambiano con un’offerta costituita nel passato da alimenti di diverso tipo e più recentemente da denaro. E’ una usanza tipica della regione ma differisce nei vari paesi per il testo che tuttavia è simile in tutti i casi per metrica e contenuto. Le fonti storiche parlano di “canti con accompagnamento di strumenti musicali si odono fino al tardi nella sera della vigilia dell’Epifania Pasquetta, la Bbuffanija, la Puffanija, la Bboffa -; i cantori e le cantatrici, nella mattina seguente, hanno mance dalle case felicitate da quelle musiche..” Sant’Antonio abate e il canto tradizionale (notte del 16 Gennaio). Rappresenta una delle manifestazioni più caratteristiche e suggestive della tradizione popolare abruzzese. Si tratta di un canto in onore di San Antonio Abate eseguito porta a porta dinanzi alle case dei paesani la sera precedente il giorno dedicato al santo. I cantori (i sandandoniari così come vengono indicati in alcuni posti) sfilano in corteo per le vie del paese con strumenti e campanacci, travestititi con costumi caratteristici secondo la tradizione “una persona vestita di camice, con barba di stoppa, mitra di carta, bordone con campanello, accompagnata da cantori e suonatori, rappresenta San Antonio. Qualche volta un demonietto segue il santo e gli dà noie… La brigata, col seguito immanca-

bile dé monelli e dé curiosi, va alle porte delle case, che possono far grazie…”. Dopo il canto, in segno di ringraziamento, la brigata riceve da parte dei paesani una of-

Sant’Antonio, il Diavolo e i sandandoniari.

ferta costituita attualmente da denaro, nel passato da cibarie. Le versioni del canto dedicato al santo sono moltissime ma condividono quasi tutte la metrica (per lo più in tetrastici e giambi dimetri) ed i contenuti. Il testo tradizionalmente adottato a Fano è quello noto come “Nel deserto dell’Egitto”.

I sandandoniari alla porta di una casa.


San Valentino (14 Febbraio, celebrazione religiosa). Patrono di Fano Adriano, viene celebrato nel giorno tradizionale in modo storicamente dimesso: la celebrazione è costituita infatti solo dalle funzioni religiose senza alcuna festa pagana. Questo è giustificato dalla presenza assai esigua di persone nel periodo invernale (sostanzialmente solo i residenti). La festa è stata quindi nel passato spostata in Agosto quando Fano gode di maggiori presenze oggi legate al flusso turistico, un tempo giustificate dal rientro dei pastori negli spostamenti della transumanza. Recentemente è stato “trasferito” in paese il pranzo (o la cena) tradizionale che i fuori sede avevano istituito nel passato per una simbolica celebrazione romana di San Valentino.

Momento della processione dedicata a San Valentino.

Domenica delle palme. Il giorno della Domenica delle Palme, finita la celebrazione religiosa, era in uso che i ragazzi offrisse-

ro alla ragazza amata il rametto d’ulivo; la ragazza solitamente contraccambiava il gesto offrendo a sua volta un dolce (tipicamente un ciambellone) preparato con le proprie mani. Cerimonie del periodo pasquale. Nell’ambito delle manifestazioni della settimana santa si distinguono, per intensità e carica emotiva, il Canto del perdono e la processione del Cristo morto. Il primo prevede un canto, a strofe alternate, eseguito in chiesa, la sera del Giovedì santo, da due gruppi di persone, uno esclusivamente maschile che si colloca nella sagrestia, l’altro esclusivamente femminile che risponde dalla navata principale. La seconda manifestazione, la Processione del Cristo morto, non diversa dalle note versioni della tradizione religiosa, prevede un corteo di fedeli a seguito delle sacre statue, il Cristo morto e la Madonna addolorata, che sfila nelle strade del paese. Ottava di Pasqua (domenica successiva alla Pasqua, attualmente in disuso). Dopo una settimana dalla Pasqua era abituale una passeggiata alla volta del Colle San Marcello dove, una volta arrivati, veniva celebrata la santa messa nell’Eremo dell’Annunziata. Finita la messa, si era soliti fare un pic-nic in aperta natura a seguito del quale iniziava un folkloristico rituale di fratellanza e reciproca solidarietà: si diventava infatti “compari” o “comari” (secondo la tradizione “se faciav a cummare”). Il cerimoniale prevedeva che una persona, posta la mano sul capo della persona a cui voleva legarsi come compare o comare, girasse intorno a tutto tondo a questa stessa persona ripetendo la formula “cummà me vu bene?”. In caso di risposta affermativa si diveniva quindi com-


pari o comari e lo stretto rapporto affettivo perdurava solitamente per tutta la vita. Concorso di interpretazione organistica (mese di Giugno). Recentemente istituito, tale concorso è stato concepito per la valorizzazione del mirabile organo settecentesco realizzato da Adriano Federi e sito nella Chiesa dei SS Pietro e Paolo. La manifestazione prevede la partecipazione di giovani musicisti che si cimentano nell’interpretazione di brani più o meno noti della produzione organistica e dell’arte organaria. Festa dell’Alpino (mese di Luglio). Questa festa è una tradizionale manifestazione dedicata agli Alpini che prevede una commemorazione presso il monumento dei Caduti in Piazza della Vittoria (già Parco della Rimembranza) e quindi la celebrazione di una messa proprio nella chiesetta dell’Alpino sul Colle Abetone. La solennità dell’evento viene solitamente sottolineata dai brani musicali eseguiti dalla fanfara degli Alpini o da altre bande militari. L’appuntamento solitamente richiama un gran numero di ex militanti molto numerosi in questa zona montana. La scurpellata, festa della scurpella e dei sapori antichi (primi quindici giorni di Agosto). Questa data tradizionale è un autentico tributo a quello che sicuramente è il prodotto gastronomico più tipico della nostra tradizione popolare: la scurpella. Sicuramente importata dalla tradizione francese durante i contatti nei vari secoli (essa rappresenta una variante della crepés), è realizzata con un impasto di acqua, uova e farina ed è conosciuta con il termine di crespella in provincia dove è utilizzata preva-

lentemente per la preparazione di piatti tipici tra cui le crespelle ‘mbusse (cioè bagnate, in brodo) ed il timballo. La scurpella fanese (il termine è stato verosimilmente modificato dalla rivisitazione popolare), più sottile e morbida, si distingue invece per essere un alimento di dignità propria: si mangia infatti con un poco d’olio senza ulteriori condimenti o guarnizioni. Seppur piatto semplice ed umile, la sua corretta realizzazione prevede grandi capacità tecniche ed anni di pratica. Il motivo della sua radicata presenza nella tradizione popolare è legato alla sua sorprendente capacità di conservarsi a lungo: probabilmente per questo motivo costituiva l’elemento base, sostitutivo del pane, dell’alimentazione dei pastori quando, a seguito degli armenti, rimanevano anche per mesi nei pascoli di montagna.

Un momento della preparazione delle scurpelle.

In agosto una festa intitolata a questo alimento, la scurpellata, offre la possibilità di degustarlo nella sua versione popolare o guarnito in modo diverso; questo grande appuntamento estivo, oltre che per le tematiche enogastronomiche, si distingue inoltre per la promozione ed il rilancio delle attività della tradizione popolare quali la preparazione dei prodotti della pastorizia.


ArsinFano (primi quindici giorni di Agosto, solitamente abbinata alla scurpellata). La manifestazione, nel passato chiamata “L’estro dei Fanesi”, prevede una vetrina di “artisti” dilettanti locali, provenienti cioè da Fano e paesi limitrofi dell’Alta Valle del Vomano. In questa area è infatti alto il numero di persone che trovano nel tempo libero lo stimo-

ArsinFano.

lo per dedicarsi ad attività artistiche di vario genere; esse includono poesia/prosa, pittura, scultura, fotografia, altri generi espressivi. La manifestazione è articolata in due giorni durante cui gli artisti espongono le loro opere negli scorci più suggestivi di Fano occupando chiaramente le vie e le piazze del paese. San Rocco (16 Agosto). La celebrazione di questo santo, tenuta nella omonima chiesa sita in Villa Moreni, costituisce un momento di grande intensità: la messa infatti comprende una particolare benedizione a tutti i bambini che, sfilando in ordine di fronte al parroco, vengono cosparsi di acqua santa. Tale benedizione è propiziatoria ed assicura ai bambini una buona e duratura salute. Appendici profane alla celebrazione sono la cosiddetta “guerra dei catelli” battaglia che

prevede il lancio dei catelli - piccoli frutti di una varietà locale di cardo - che aderiscono tenacemente agli abiti) e la popolare festa serale, sempre dedicata al santo, fortemente sentita dagli abitanti di Villa Moreni detti li Merenell (libagioni, musica e balli). San Valentino (Ultima domenica di agosto, celebrazione religiosa e festa pagana). Il Santo patrono di Fano viene festeggiato con tutti gli onori solitamente in agosto quando le vacanze offrono la possibilità ai tanti fuori sede di tornare al paese natio. Solitamente i festeggiamenti prevedono una serie di celebrazioni religiose (il Triduo) che terminano l’ultimo giorno (tipicamente una Domenica) con la santa messa ed una processione a seguito del santo lungo le vie del paese. Durante la processione vengono suonate a festa tutte le campane. Suonare le campane il giorno della festa costituisce un tradizionale appuntamento, vissuto con estrema devozione: un gruppo di persone si riunisce infatti direttamente sul campanile per scampanare (afferrando direttamente il batacchio) in modo armonico e coordinato (le più tipiche scampanate sono il carillon e l’allegrezza). San Martino, festa di castagne cornuti e vino (11 Novembre). La festa dedicata a San Martino è uno degli appuntamenti più tradizionali della cultura popolare abruzzese (sebbene non sia diffusa in tutte le province). Secondo le fonti storiche San Martino è sinonimo di abbondanza “Ce sta lu sande Martine…ce n’è molto, c’è copia… onde il saluto che si fa nell’arrivare dove si fa il pane, il mosto, il sapone, l’olio, ecc., è Sande Martine! Probabilmente per ragione della cornu copiae - già simbolo dell’abbon-


danza - si riconosce a San Martino il patronato dei becchi bipedi”. Nel nostro paese è oramai usanza consolidata dedicare al santo una festa profana che si tiene tipicamente in Piazza Prato, uno degli scorci più caratteristici di Fano. La festa prevede abbondanti libagioni (salsicce alla brace, pecora alla callara - piatto tipico della pastorizia locale -, bruschette, pasta al sugo di pecora) accompagnate da mu-

Castagne sul fuoco a San Martino.

sica popolare. Protagonisti assoluti dell’evento sono tuttavia le castagne arrostite ed il vino novello: la castagna, frutto tipico della stagione autunnale, è sempre stata tenuta in buon conto nella cultura popolare rappresentando il “pane dei poveri”; il vino nuo-

San Martino a Piazza Prato.

vo è tradizionalmente legato ai giorni di San Martino periodo in cui vengono spillate le botti “Inseguito dai nemici, San Martino cercò ricovero nella casa di un contadino. Questo buon uomo, non avendo dove meglio, lo fece nascondere in una botte vuota. Arrivati, gli sbirri lo cercarono anche in cantina; ma trovarono che tutte le botti, vuote da anni, erano piene. Peggio per le botti! Bevvero, bevvero tanto che caddero briachi fradici, e il santo, senza molestia alcuna, poté andare pè fatti suoi. Ecco perché San Martino è protettore del vino e nel dì della sua festa si spillano le botti”. Anche il clima di baldoria ed allegria che contraddistingue l’evento ha tracce antiche traendo verosimilmente origine da un corteo festoso dedicato al santo: la processione era aperta da un cerimoniere con un ombrello a cui pendevano sardelle e prevedeva una sosta ed un canto tematico proprio innanzi alle case dei presunti cornuti. La notte di Natale e la magia del fuoco (notte del 25 Dicembre, attualmente in disuso). Nella notte di Natale, subito prima della messa di mezzanotte, era tradizionale il rituale pagano dei “faoni” (li faune). Questi ultimi erano costituiti da torce rudimentali costruite con pezzi di corteccia di ciliegio essiccati, infilati in un pezzo di ferro o di legno, e fatti roteare ardenti nell’aria. Quella dei faoni costituisce una tradizione che verosimilmente si perde nella notte dei tempi: il termine stesso deriva con tutta probabilità dal Fuoco di Fauno (Fauni Ignis) cerimonia propiziatoria ancora oggi tenuta in Atri che prevede una processione con fasci di canne in fiamme (Fauno antico re del Lazio, figlio di Pico, nipote di Saturno e padre di Latino, era venerato come


dio delle selve). La cerimonia, nel passato propiziatoria (raccolti o armenti), è stata successivamente rivisitata dall’immaginario popolare (fuochi per “scaldare il Bambino Gesù” nella versione sacra o in alternativa “per allontanare le streghe” nella versione profana). L’accensione di fiaccole e torce nella sera di Natale è tipica anche in altri posti della regione (nel chietino sono chiamate farchie). Presepe vivente (26 Dicembre, Cerqueto). La rievocazione del presepe è una manifestazione tenuta a Cerqueto ogni anno in uno splendido scenario proprio a ridosso del paese. I protagonisti della natività sono tutti i cittadini che, senza eccezioni, partecipano all’evento con grande devozione. L’ ambiente particolarmente suggestivo costituisce una cornice di unica bellezza; i giochi di luci, la scenografia ed i testi (dalla genesi fino alla natività) rendono il presepe di Cerqueto inimitabile nel suo genere. Capodanno, mezzanotte di fuoco (31 Dicembre). E’ divenuto ormai un appuntamento tradizionale il capodanno in piazza con tutti i paesani raccolti intorno al caratteristico falò preparato in piazza S. Pietro. Il gioco di luci ed ombre creato dalle fiamme sulla facciata della chiesa costituiscono uno

Il Presepe vivente di Cerqueto.

scenario unico per la Processione della Pupazza, cerimoniale pagano caratterizzato da un corteo con fiaccole e tamburi al seguito di un fantoccio che rappresenta simbolicamente il vecchio anno. La Pupazza (o

La processione della Pupazza e il falò di Capodanno.

Vecchia) è un’usanza già comune in altri posti; la processione al suo seguito è invece una tradizione, recentemente rilanciata, che affonda le sue radici in un canto augurale che nel passato si teneva la notte di capodanno. Al cerimoniale seguono quindi il brindisi di mezzanotte con spumante e dolci, gli auguri tradizionali, il rituale della preparazione e degustazione del vin brulè e delle salsicce. Chiudono la serata, in tema con il falò, i fuochi pirotecnici sempre molto spettacolari e suggestivi.


NATURA L’Abruzzo dei Parchi, regione verde d’Europa. Oltre alle bellezze artistiche Fano offre un panorama invidiabile ed è compreso nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dal paese si dipartono una serie di sentieri accessibili a tutti, ma è anche possibile percorrere sentieri di alta montagna che raggiungono le vette del Massiccio del Gran Sasso. Lo scenario naturale e l’ambiente di incompa-

tutta l’Europa, è articolato in undici “distretti ambientali storico-culturali”. I confini “virtuali” di questi distretti sono stati concepiti per l’individuazione di aree omogenee nelle quali operare interventi coordinati di valorizzazione e di gestione del flusso turistico. Fano è compreso nel distretto della “Strada Maestra” nome questo coniato per indicare e valorizzare l’ex strada statale 80: un percorso di assoluta bellezza che ricalca peraltro un antico tracciato risalente all’epoca romana, la Via Cecilia.

Il territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

rabile bellezza fanno della zona un’oasi di assoluto interesse e offrono la possibilità di un contatto diretto con la natura incontaminata. Qui infatti la natura regna incontrastata con il bianco dell’inverno, la policromia della primavera, il verde dell’estate e l’ocra dell’autunno. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Costituito nel 1991, comprende una vasta superficie ed un’ampia area di riserva integrale. Il territorio del Parco, secondo un modello organizzativo invidiato da

I distretti del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Le bellezze del Parco. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è una della aree protette più grandi d’Europa. Può vantare la vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande, da dove è possibile scorgere il Mar Tirreno da un lato e il Mare Adriatico dall’altro. Incastonata nel poderoso mas-


sta magnifica cornice naturale, sono inoltre incastonati moltissimi paesi e borghi di assoluta bellezza ed interesse che la politica programmatica dell’Ente Parco sta cercando di valorizzare.

Monte Corno.

siccio del Gran Sasso, domina i pascoli sterminati di Campo Imperatore da una parte e si stacca con il Paretone verticale sul versante teramano. Questo è il regno delle nevi perenni, delle rocce e del vento. Il lago di Campotosto che ospita il passaggio di migliaia di uccelli migratori, è l’ingresso all’altro aspetto, completamente diverso, di questo Parco: la dolce catena dei Monti della Laga. Qui imperano i secolari boschi di faggio, di castagno e perfino di abete bianco. Ma è l’acqua a fare da regina scorrendo in superficie e creando ruscelli e torrenti che scivolano sulla roccia impermeabile, formando di frequente cascate spettacolari che, ghiacciando nella stagione più fredda, assumono forme magiche e bizzarre. In que-

La catena del Gran Sasso dai Monti della Laga.

Flora. Il territorio di Fano Adriano rispecchia, dal punto di vista floristico e vegetazionale, le caratteristiche tipiche degli orizzonti collinari e montani del Gran Sasso. La fascia compresa tra i 500 e i 900 m s.l.m., è quella tipica dell’orizzonte delle querce caducifoglie. Vi dominano la roverella e più raramente il cerro. Nei querceti a roverella

La faggeta.

sono spesso rinvenibili anche altre specie come l’acero campestre e l’acero opalo, il carpino nero, la carpinella e l’orniello. Lungo i corsi d’acqua e comunque nelle zone più umide, la vegetazione ripariale è caratterizzata da comunità arbustive pioniere a salice bianco, salicone, salice ripaiolo, pioppi e ontani. Interessante è la presenza di un nucleo di castagni sul versante occidentale di Colle San Marcello in località “Le Fosse”. La formazione caratterizzante il piano montano è senz’altro la faggeta. Mentre alle quote inferiori, tra i 900 e i 1200 m s.l.m., il faggio forma aspetti misti con acero di mon-


te, carpino nero, tigli e cerri, più in quota esso diventa, con l’accentuarsi di un clima fresco-umido, il dominatore incontrastato. Questo accentuato monofitismo è interrotto solo dalla sporadica presenza di tasso, agrifolio e abete bianco. Non è rara la belladonna, alta erba che può superare i due metri di altezza, nota per la mortale tossicità delle bacche nere. Nelle radure di una luminosità tutta particolare si possono ammirare, nella tarda primavera ed in estate, la fioritura di campanule, genziane, garofanini e peonie. Oltre il limite del bosco, sui versanti nord, prima di giungere sulle cime, si attraversano relitte brughiere a mirtilli.

facili da incontrare possiamo annoverare il cinghiale, la volpe, oltre ai mustelidi come il tasso, la martora, la faina, la donnola e la puzzola. Più difficili gli incontri con il lupo, il cervo (animale questo recentemente reinserito nelle nostre montagne) ed il gatto selvatico. Tra i rapaci meritano di essere segnalate l’aquila reale e la poiana. Tra i corvidi diffusissimi sono la gazza, la ghiandaia, la cornacchia e, alle più alte quote, il gracchio corallino. Laghi e fiumi. Nell’area è possibile raggiungere, percorrendo la ex strada statale n. 80, tre laghi molto suggestivi, tutti artificiali, di

Fauna. Il territorio di Fano Adriano, come del resto tutta la fascia del Gran Sasso, è sicuramente interessante dal punto di vista faunistico dal momento che sono presenti molte specie endemiche e relitti biogeografici, in particolare tra gli invertebrati. Tra gli erbivori è frequente il capriolo, mentre alle alte quote è possibile incontrare il camoscio d’Abruzzo. Tra i mammiferi più comuni e

Lago di Campotosto.

Lupo appenninico.

grande interesse naturalistico oltre che storico (lago di Piaganini, lago di Provvidenza, lago di Campotosto). Rappresentano infatti i bacini di approvvigionamento idrico di una delle più importanti centrali idroelettriche d’Europa, la centrale di San Giacomo. Quest’ultima, realizzata negli anni ‘50 e successivamente ampliata, è divenuta negli ultimi anni un sito di interesse turistico e culturale. E’ infatti possibile visitarne la struttura operativa situata proprio nel cuore della montagna dove regna l’acqua con il suo


continuo movimento, indispensabile per la produzione di energia elettrica. Tra i laghi suddetti di assoluto rilievo è il lago di Campotosto, il più grande dei tre: in una splendida cornice di cime montane offre la possibilità di balneazione e di pratica di sport acquatici oltre che la possibilità di degustare piatti tipici con pesce di lago. A pochi Km da Fano è possibile raggiungere, attraverso un sentiero interessante per

l’antico selciato di verosimile origine romana e per i caratteristici muretti in pietra a secco (tipici della tradizionale cultura rurale), il fiume Vomano, che offre numerosi tratti balneabili oltre che la possibilità di praticare sport acquatici. Lungo in suo corso è possibile visitare diversi mulini, alcuni dei quali recentemente ristrutturati, che rappresentano le vestigia mirabili della tradizione rurale e grande patrimonio storico-culturale.

Monte Corvo.

Il bosco, risveglio di primavera.

Pizzo Intermesoli.


TURISMO Trekking ed escursioni. Inserita nello splendido scenario del Gran Sasso, Fano offre straordinarie opportunità per il turismo “verde” e per il contatto con un natura incontaminata. La posizione favorevole del paese infatti facilita attività di vario tipo (trekking, mountain bike, turismo ippico) che includono passeggiate nelle zone limitrofe all’abitato ma anche più impegnative escursioni per esperti. La rete sentieristica a breve percorrenza dal centro del paese appare particolarmente interessante per l’opportunità di apprezzare alcuni siti di interesse storico-culturale nel contesto di scorci molto suggestivi. Il paese è dominato da un mirabile bosco, la Selva, costituito da un grande variabilità di alberi che durante la stagione autunnale offrono un scenario unico per l’esplosione di colori che lo contraddistingue. Attraverso una serie di sentieri all’interno della vegetazione e possibile raggiungere nelle immediate vicinanze i Merletti autentici ricami di roccia che, tra picchi e guglie, annoverano un grande arco natu-

Palestra di Roccia.

rale, il Cammello, ed un antro rupestre, la Grotta delle fate. Sempre molto vicino al paese si trovano le Vene Rosse, rilievi rocciosi dal colore caratteristico (da qui il nome) che si ergono in modo maestoso dalla fitta vegetazione circostante. Nel loro contesto sono collocati I Grignetti, tre vasche scavate nella roccia ed utilizzate per la vinificazione in età antica.

La scacchiera nel verde della Selva.

Proprio su una delle più belle guglie delle Vene Rosse è stata recentemente realizzata una palestra di roccia con un via, denominata il Pasto Nudo, dove è possibile arrampicare (il livello non è consigliabile ai principianti) proprio partendo dai Grignetti ed arrivando alla sommità dove si può godere di una splendida visuale. Uno dei più suggestivi sentieri che si dipartono dal paese, conduce attraverso un bosco artificiale di conifere, al Colle San Marcello alla sommità del quale è posto l’Eremo dell’Annunziata. A pochi Km da Fano è possibile raggiungere, anche in questo caso attraverso un antico sentiero immerso nel verde, il fiume Vomano, che offre numerosi tratti balneabili


La Valle del Crivellaro, uscita con le ciaspole.

oltre che la possibilità di praticare la canoa. Nell’ambito delle escursioni nel comprensorio del comune meritano menzione alcune tra le mete più caratteristiche della zona: Pratoselva, la Vallata ed il Rifugio del Monte, la Valle del Crivellaro, Monte Corvo. Nell’area è tuttavia possibile raggiungere facilmente altre mete di grande interesse tra cui Pietracamela, Prati di Tivo, Monte Corno con i suoi scorci e le sue vette (le più alte di tutta la catena degli Appennini).

La Valle del Monte e il suo rifugio.

Sport Invernali. La zona di Fano Adriano si distingue per la possibilità di praticare attività sportive invernali di vario genere. Sci, Snowboard, Fondo, Sci alpinismo, Sleddog (escursioni in slitta trainata da cani) e Snowshoeing (escursioni con ciaspole) rappresentano solo una parte dell’offerta turistica delle vicine stazioni di Prato Selva e Prati di Tivo, dove l’offerta turistica si coniuga con il rispetto ambientale in un panorama mozzafiato. Pratoselva (a soli 9 Km dal paese) rappresenta una accogliente stazione sciistica con 4 impianti di risalita inserita nello scenario di Monte Corvo: da segnalare la pista dell’Abetone lunga circa 2 Km (servita da una seggiovia a due posti), l’atmosfera estremamente familiare del posto e la favorevole esposizione che consente di godere del sole sugli impianti di risalita e anche sulle piste. Situata a circa 15 Km dal paese,


Prati di Tivo rappresenta una località di assoluto rilievo nel contesto dell’intera Italia centrale e meridionale. Offre infatti un ampia scelta di piste, impianti di risalita (recentemente rinnovati), percorsi escursionistici (trekking, arrampicate) ed una eccezionale ricettività alberghiera nel contesto di uno scenario “dolomitico” realmente unico. Nell’ambito degli sport invernali, va infine sottolineato come sito di assoluto interesse la Valle del Crivellaro: questa è infatti una meta ambita per la pratica dello sci-alpinismo ed è riconosciuta dagli esperti di tale attività come area di rilevanza europea.

Sleddog a Prato Selva.

degli appassionati di Windsurf e Kitesurf di tutto il centro ed il sud Italia che sfruttano il vento sempre presente in alcuni rami del lago esposti in maniera particolarmente favorevole. Da segnalare infine l’ottima ricettività turistica offerta da camping, alberghi, residence e mini appartamenti di recente costruzione, oltre che la possibilità di degustare piatti tipici a base di pesce di lago (coregone) nei numerosi ristoranti e trattorie disseminati lungo il perimetro del lago. Poco distante da Fano è invece il fiume Vomano, che offre a sua volta numerose opportunità turistiche sportive e ricreative. Situato in una stupenda gola la cui imponenza ricorda a tratti scenari vagamente canadesi, il fiume è raggiungibile da Fano in pochi minuti percorrendo un suggestivo sentiero. Il Vomano, che presenta numerosi tratti balneabili, offre la possibilità di praticare diversi sport ed è ben noto agli appassionati di attività nautiche fluviali in acque vive come Rafting, Canoeing ed Hydrospeed, che vi affluiscono numerosi anche dalle regioni limitrofe. Per chi preferisce invece attività meno dinamiche il fiume offre la possibilità di rilassanti sessioni di pesca alla trota.

Sport acquatici. Percorrendo per qualche Km la ex strada statale 80 è possibile raggiungere tre laghi artificiali, molto interessanti dal punto di vista naturalistico oltre che turistico e sportivo. Tra di essi di assoluto rilievo per dimensione e scenario è il lago di Campotosto, il più grande dei tre. Posto in una splendida cornice di cime montane innevate fino a tarda primavera, il lago di Campotosto offre la possibilità di balneazione e pratica di sport acquatici. E’ meta

Lago di Campotosto.


SENTIERI Da Fano si dipartono diversi sentieri per rilassanti passeggiate nelle zone limitrofe ma anche per escursioni più impegnative in alta montagna. Riportiamo alcuni dei sentieri e dei percorsi più classici.

SENTIERI A BREVE PERCORRENZA Fano Adriano – Colle S. Marcello (tavola A, verde). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: 220 m. Tempo di percorrenza: in salita 40 minuti – in discesa 30 minuti. Note del percorso: Percorrendo un’agevole sentiero che si diparte dalla zona alta del paese, le “Case di sopra”, e dopo aver attraversato un bosco artificiale di conifere, si raggiunge il Colle San Marcello alla sommità del quale è posto l’Eremo dell’Annunziata. Dal Colle San Marcello si ha una splendida veduta di tutta la Valle del Vomano e delle catene montuose del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il percorso è, inoltre, ricco di riferimenti legati alle antiche tradizioni popolari. Fano Adriano – Oliva (tavola A, blu). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: 269 m. Tempo di percorrenza: in salita 50 minuti – in discesa 35 minuti. Note del percorso: Lungo il percorso è possibile apprezzare l’antico selciato di verosimile origine romana e i caratteristici muretti in pietra a secco, tipici della tradizionale cultura rurale. Il percorso conduce in prossimità di un tratto balneabile del fiume Vomano.

Fano Adriano – Vene Rosse – Le Vignole (tavola A, rosso). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: 87 m. Tempo di percorrenza: 40 minuti. Note del percorso: La prima parte del percorso si sviluppa lungo la strada asfaltata che collega i paesi di Fano Adriano ed Intermesoli. Diverse sono le attrattive del percorso tra cui la fonte della Cannalecchia e proseguendo, le Vene Rosse, un arco naturale in pietra (il “Cammello”) e la “Grotta delle Fate”. In località Le Vene Rosse è possibile, infine, apprezzare “I Grignetti”, antichi pigiatoi scavati nella roccia, adibiti alla vinificazione delle uve provenienti dalle locali viti. Dai “Grignetti”, attraverso un percorso impervio su un sentiero non ancora attrezzato è possibile raggiungere il Colle San Marcello e l’Eremo dell’Annunziata. Fano Adriano - Selva – Scacchiera (tavola A, viola). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: 90 m. Tempo di percorrenza: 40 minuti. Note del percorso: il sentiero si diparte dalla vecchia via per raggiungere la fonte della Cannalecchia (località detta “il muretto”) e sale verso la Selva, il bosco sovrastante il paese, lasciandosi sulla sinistra le guglie rocciose delle Vene Rosse. Dopo una iniziale ascesa, il sentiero torna pianeggiante e si inoltra nella fitta vegetazione fino ad arrivare ad una “scacchiera” scolpita nella roccia locale, da cui il sito prende il nome.


Tavola A - Sentieri a breve percorrenza.


SENTIERI A MEDIA-LUNGA PERCORRENZA Pratoselva (1370) – Incodara (1664) – C.le delle Monache (1942) (tavola B, rosso). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: 572 m. Tempo di percorrenza: 2 h. circa. Carta IGM: foglio 140 IV S.O. Pietracamela; foglio 140 III N.O. Gran Sasso d’Italia. Note del percorso: Dopo la risalita lungo i prati di Campo dei Venti si attraversa la faggeta di Incotto Forcone e Incodara, percorrendo una comoda carrozzabile. Dalla fonte di Incodara, abbandonato il bosco, risalendo sui prati di “Incodaretto” si ha una suggestiva veduta panoramica della Valle del Crivellaro, meta abituale degli appassionati di sci alpinismo. Costeggiando sulle destra le pendici di Monte Corvo, si risale gradualmente per il Colle delle Monache dal quale si può godere dello splendido panorama dei Monti della Laga e del Lago di Campotosto. Pratoselva (1370) – C.le Abetone (1775) – Rif.° del Monte (1614) (tavola B, blu). Difficoltà: Escursionistica. Percorso agevole ed accessibile a tutti, non è richiesto un particolare equipaggiamento. Dislivello: in salita 405 m. – in discesa 161 m. Tempo di percorrenza: 1 h. 45’ circa. Carta IGM: foglio 140 IV S.O. Pietracamela; foglio 140 III N.O. Gran Sasso d’Italia. Note del percorso: Costeggiando il percorso della seggiovia si risale fino al Colle Abetone dove è possibile visitare la Chiesetta dell’alpino, graziosa costruzione adibita al culto, costruita negli anni settanta.Attraversando, dopo un brevi saliscendi, le località Macchia Petrana e Prati di San Pietro, il percorso ridiscende alla volta della suggestiva Valle del Monte, dominata dagli scorci rocciosi di Male Cupo e Monte Corvo. Fra le mete di interesse naturalistico si segnala il bosco di Fonte Novello, apprezzabile per la presenza di numerosi faggi secolari di grosse dimensioni e facilmente raggiungibile attraverso il Vadillo (a circa 30 minuti dal Rifugio del Monte).

Pratoselva (1370) – Rif.° del Monte (1614) – C.tta Venaquaro (2001) (tavola B, verde). Difficoltà: Escursionistica per esperti. Percorso agevole, presenta difficoltà esclusivamente in ordine alla distanza ed al dislivello. Dislivello: 631 m. Tempo di percorrenza: 4 h. circa. Carta IGM: foglio 140 IV S.O. Pietracamela; foglio 140 III N.O. Gran Sasso d’Italia. Note del percorso: Dopo aver raggiunto il Rif. Del Monte, attraverso il percorso descritto in precedenza, si risalgono le pendici di Monte Corvo, verso sinistra, in direzione delle Renare, passaggio caratterizzato da suggestivi dirupi che raccomandano particolare prudenza durante l’attraversamento. Discendendo verso la Valle del Venaquaro è possibile apprezzare la caratteristica “vena di Fano” dalla quale sgorga acqua freschissima. Da qui, deviando verso destra, si risale leggermente verso la C.ta e la fonte di Venaquaro, rifugio e ristoro dei pastori. In prossimità della C.ta di Venaquaro è ancora oggi possibile riconoscere i muretti in pietra a secco che delimitavano gli antichi stazzi dei pastori. Pratoselva (1370) – C.le Andreole (1887) – Valle Crivellaro (2000) – M. Corvo (2623) (tavola B, viola). Difficoltà: Escursionistica per esperti. Percorso agevole, presenta difficoltà esclusivamente in ordine alla distanza ed al dislivello. Dislivello: 1253 m. Tempo di percorrenza: 4 h. circa. Carta IGM: foglio 140 IV S.O. Pietracamela; foglio 140 III N.O. Gran Sasso d’Italia. Note del percorso: Si raggiunge la Piana di San Pietro attraverso il percorso descritto in precedenza (n° 2). Da qui l’ascesa prosegue verso il Colle Andreole e successivamente, dopo aver deviato a destra, ci si immette nella straordinaria cornice della Valle Crivellaro. Risalendo lungo questa Valle si piega a sinistra, lasciandosi alle spalle “il Mozzone”, per giungere, attraverso la cresta centrale, alla sella di M. Corvo. Di qui è agevole la salita alla vetta.


Tavola B - Sentieri a media-lunga percorrenza.


CARTE STRADALI Come arrivare Da Teramo Fano Adriano è facilmente raggiungibile da Teramo da cui dista circa 30 Km. Dal centro di Teramo seguire la S.S. 80 in direzione L’Aquila, superare Montorio al Vomano proseguendo sulla ex S.S.80 delle Capannelle in direzione dell’Aquila fino al bivio per Prato Selva e Fano Adriamo. Il paese dista 5 Km dalla ex S.S.80. Da L’Aquila Seguire la ex S.S.80 delle Capannelle in direzione Teramo, superare il valico delle Capannelle, il piccolo centro di Ortolano, e dopo pochi Km si troverà sulla destra il bivio per Prato Selva e Fano Adriano. Dall’autostrada A24 Teramo - Roma Lasciare l’autostrada all’uscita “Isola del Gran Sasso” o alternativamente all’uscita “Val Vomano” e seguire le indicazioni per Montorio al Vomano. Da Montorio al Vomano proseguire sulla ex S.S.80 in direzione dell’Aquila fino al bivio per Prato Selva e Fano Adriano.


La realizzazione di questa brochure è stata curata dall’Associazione culturale I Grignetti. Si ringraziano per la collaborazione ed il contributo: Amministrazione Comunale di Fano Adriano

Provincia di Teramo

Regione Abruzzo

Comunità Montana “Zona 0”

Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Consorzio dei Comuni del Vomano e Tordino Bacino Imbrifero Montano

Brochure Fano adriano  

Fano Adriano

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