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Anno VIII

ISSN 1970-741X

OTODI: NUOVA PRESIDENZA IN UN MOMENTO CRITICO

UN ITALIANO ALLA GUIDA DI CAOS INTERNATIONAL

Numero 5/2013

Poste Italiane Spa - Sped. in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. I comma I, DCB Milano Taxe Perçue

POLSO: MEGLIO ARTROSCOPIA O CHIRURGIA?

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ORTHOVIEWS LA RICERCA NEL MONDO

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IL QUESITO DIAGNOSTICO

CORSI E CONGRESSI

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EDITORIALE

Cambiamento e creatività come risorse anticrisi Le difficoltà del tempo presente finiscono per diventare un comodo paravento dietro il quale nascondere le nostre debolezze, la nostra mediocrità, la pigrizia. Chi attribuisce alla crisi fallimenti e difficoltà, in molti casi cerca solo una facile via d’uscita. Quanti progetti abbiamo riposto nel cassetto? Quanti passi in avanti abbiamo evitato di compiere, per paura o per quieto vivere? Navigando in rete ho scoperto un citatissimo aforisma di Albert Einstein, il quale riferendosi alla crisi del ’29 affermava: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. È nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie». Grande Einstein. È davvero così. E credo che l’abbiano capito in molti, perché da molti ormai sento dire che questa, più che una crisi, è una trasformazione, un cambiamento. E nel cambiamento io davvero vedo solo opportunità e stimoli. Pensiamo agli straordinari progressi delle scienze mediche. Prima del 1930 non esistevano molti trattamenti davvero efficaci: c’erano l’insulina e la fantastica aspirina, c’era il fegato per l’anemia ferropriva e la morfina, ma per molti versi i medici stessi erano abbastanza inutili. Poi all’improvviso, tra lo scoppio della Grande Depressione e la fine della seconda guerra mondiale, la scienza fu tutto un costante susseguirsi di entusiasmanti scoperte. In quel periodo accade tutto ciò che associamo con la medicina moderna: trattamenti come gli

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Registri protesici: Lombardia in prima linea con il Rolp

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FACTS&NEWS

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Protesi: meno revisioni con i registri ortopedici La presentazione delle attività del Registro ortopedico lombardo delle protesi (Rolp) è l’occasione per una riflessione sui vantaggi clinici e gestionali di questi strumenti e sulle criticità che ne frenano lo sviluppo «Il registro è il metodo più accurato per valutare l’efficacia delle protesi» puntualizza subito Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, aprendo la conferenza stampa di presentazione delle attività del Rolp, il Registro ortopedico lombardo protesi (www.rolp.it). Istituito nel 2003, il Rolp nasce dall’esigenza di registrare le protesi impiantate per poterne monitorare costantemente l’evoluzione nel tempo e valutarne i tassi di sopravvivenza. Ha sede presso l’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi ed è sottoscritto, oltre che dall’ospedale milanese, dalla direzione generale sanità della Regione Lombardia e dall’Università di Milano (dipartimento di scienze cliniche Luigi Sacco). Il comitato scientifico del Rolp si riunisce periodicamente ed è composto dai responsabili scientifici (che sono Roberto Giacometti Ceroni, Giuseppe Mineo, Luigi Zagra e Carlo Zocchetti) e dal direttore operativo, il dottor Zagra dell’Istituto Ortopedico Galeazzi. Il Rolp fa parte del Registro italiano artroprotesi

(Riap), un progetto dell’Istituto superiore di sanità che dal 2006 raccoglie informazioni su tutti gli interventi di sostituzione protesica articolare su scala nazionale. A fare un quadro della situazione della chirurgia protesica nel nostro Paese è l’ingegner Marina Torre dell’Istituto superiore di sanità: «Abbiamo circa 160mila interventi ogni anno, di cui 90mila di anca e 60mila di ginocchio. Gli interventi vengono eseguiti in circa 800 strutture: il 10% di queste esegue più di 200 interventi l’anno ma ben 245 strutture ospedaliere ne fa meno di 25 all’anno». «L’interesse di Siot sui registri è enorme – ha dichiarato Paolo Cherubino, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia –. Nella nostra professione non possiamo andare avanti senza avere un’idea chiara di quello che succede su tutto il territorio nazionale». Ad oggi però i soli registri italiani in funzione sono quelli della Lombardia, dell’EmiliaRomagna, della Calabria e

della Puglia. «È persino umiliante che esistano i registri norvegese, finlandese, svedese, australiano, inglese e che noi in Italia non siamo ancora in grado di fornire un registro nazionale» ha osservato Cherubino durante la conferenza stampa che si è tenuta lo scorso maggio nel palazzo della Regione Lombardia.

Registri ortopedici tra difficoltà e rischi Sembra però che la maggior parte dei chirurghi ortopedici non veda di buon occhio i registri protesici: da una parte c’è il timore che si trasformino in strumenti di controllo del loro lavoro in sala operatoria; dall’altra c’è la resistenza a dedicare del tempo alla compilazione dei moduli. Il problema principale dei registri rimane dunque la scarsa collaborazione dei medici; da qui la richiesta che arriva da più parti di rendere obbligatoria per legge la comunicazione dei dati degli interventi. E come sottolinea Luigi Zagra, direttore ope-

rativo del Rolp, «se si vuole fare qualcosa di efficace, oltre all’obbligatorietà del dato è necessaria la collaborazione assoluta tra i clinici e le istituzioni». A mettere a fuoco altre problematiche connesse ai registri è Roberto Giacometti Ceroni, che sottolinea come «il registro può essere soltanto delle istituzioni pubbliche» e la valutazione dei dati che esso contiene è un’operazione «di una delicatezza spaventosa, non soltanto per la difficoltà di arrivare a dei risultati attendibili ma anche per chi ne viene a conoscenza». Secondo l’esperto – che è un forte

sostenitore dei registri –, le persone interessate a questi database sono gli ortopedici, i pagatori (pubblici e privati), i produttori di protesi, la magistratura e la stampa. «Se ci fosse una fuga di notizie simile a quella che c’è normalmente nei tribunali, potremmo immediatamente smettere di lavorare tutti» afferma Giacometti Ceroni evidenziando la delicatezza dell’argomento, sottolineando poi come questo rischio non debba comunque fermare il progetto, perché sarebbe controproducente privarsi di uno strumento così fondamentale per la paura delle sue controindi-

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en ion op

- 1 Nov ` 1 Aug

2013

15th EFORT Congress A combined congress with BOA sessions (British Orthopaedic Association)

London, United Kingdom: 4 - 6 June 2014

Main Theme: Patient Safety Highlights in Orthopaedics & Traumatology

www.efort.org/london2014

Key dates Abstract submission & registration opens: 1 August 2013 Abstract submission closes: 1 November 2013 Early Registration Deadline: 31 January 2014 Online registration closes: 15 May 2014

cazioni, che sono comunque superabili e prevenibili e sulla quali è necessario fornire precise garanzie ai chirurghi.

Tutti i vantaggi dei registri protesici E in effetti i vantaggi dei registri superano di gran lunga i possibili svantaggi. «Come diciamo sempre, il registro ortopedico ha grosse difficoltà a dire qual è la protesi migliore – chiarisce Zagra – ma sicuramente è in grado di identificare qual è la peggiore, quella che fallisce prima». È inoltre indispensabile per l’individuazione di eventuali lotti di

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antibiotici, la dialisi, i trapianti, la terapia intensiva, la cardiochirurgia, quasi tutti i farmaci che conosciamo. Oltre alle cure vennero scoperti i puri e semplici killer nascosti: tra lo stupore generale emerse che il fumo – un singolo fattore di rischio – causava quasi tutti i casi di cancro del polmone. Si trovò che il colesterolo, un componente essenziale della membrana cellulare, oltre certi livelli è direttamente correlato con la mortalità totale e quella cardiovascolare. E in altri campi? In quegli stessi anni il cinema – la settima arte – diventa davvero tale con il sonoro e le prime grandi regie; i discepoli di Freud illuminano zone della mente umana da sempre inesplorate; lo spirito più distruttivo dell’uomo si esercita a creare e annientare la natura con l’energia atomica. La scorsa primavera a Milano ambienti no profit hanno dato vita a un’iniziativa (denominata No Panic) che si dedica agli start up, proprio partendo dalla semplice considerazione che le idee abbondano ma il denaro scarseggia: viene così organizzato un meeting a settimana per fare incontrare gli innovatori con chi ha le risorse per finanziare i progetti più interessanti. Ancora Einstein: «Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla». (Paolo Pegoraro)

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protesi difettose. «Il registro è basato sulla documentazione clinica ed è in grado di fornire valutazioni sia sull’efficacia che sull’efficienza della struttura, dell’operatore e dell’impianto» ha chiarito Roberto Giacometti Ceroni, che dagli anni Novanta si batte per l’istituzione in Italia del registro ortopedico. Il chirurgo ha ricordato come sia stato il registro svedese a dare un saggio dell’utilità di questo strumento quando, grazie agli imponenti dati raccolti, suggerì di eliminare dalla pratica clinica l’utilizzo della protesi di Christiansen, che dimostrò un tasso di fallimenti elevato e fu tolta dal commercio. Oggi i registri protesici sono invece utilissimi nella valutazione delle performance delle protesi metallo-metallo e nell’eventuale richiamo dei pazienti. «La letteratura scientifica e i dati dei registri ci danno due tipi di informazioni differenti, che vanno in qualche modo integrate» fa notare Claudio Castelli, direttore del reparto di ortopedia degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Insomma la sopravvivenza di un impianto riportata in letteratura dagli autori che conducono uno studio è molto diversa

da quella riscontrata attraverso i dati dei registri ortopedici nel “mondo reale”, al di fuori dei confini sperimentali. Come spiega l’ingegner Torre, che è responsabile scientifico del Riap, «Il registro ortopedico è uno studio prospettico osservazionale di grandi dimensioni. L’endpoint è il fallimento dell’impianto e la revisione». Il registro procede a una raccolta sistematica di un numero ristretto di informazioni ed è in grado di «evidenziare i fallimenti precoci e fuori norma e permette di rintracciare i pazienti a rischio. Quello che sicuramente non fa un registro è la classifica dei chirurghi più bravi e l’elenco dei reparti da chiudere». Marina Torre riferisce che almeno per ora il Riap non raccoglie il dato dell’operatore, mentre in altri paesi la raccolta dati non è in forma anonima. In Inghilterra ad esempio ciascun chirurgo, una vota all’anno, riceve un grafico dal quale emerge chiaramente lo scostamento della sua performance rispetto alla media. Secondo il direttore generale della Sanità della Regione Lombardia Walter Bergamaschi, i registri

FACTS&NEWS

protesici non sono solo un utile strumento per prendere decisioni cliniche «sulla base dell’evidenza dei dati» ma anche un potente mezzo di trasparenza che permette di dare «una vera risposta alla spending review e ci offre la possibilità di valutare la qualità non in senso autoreferenziale ma in termini effettivi. Per questo – ha continuato Bergamaschi – il registro diventa uno strumento fondamentale perchè permette di vedere sia la qualità di chi impianta, sia la qualità dei prodotti che vengono impiantati». Un grande vantaggio in termini di efficienza per le aziende sanitarie è che, grazie a questi registri, esse possono compiere scelte basate «non solo sull’elemento economico ma sull’elemento di economia gestionale e di sicurezza per il paziente. Come oggi in clinica si parla di evidencebased, anche nelle scelte legate alle strategie del Servizio sanitario nazionale dobbiamo seguire i dati che abbiamo a disposizione» ha concluso Walter Bergamaschi. Andrea Peren

STEFANO RIMONDI RIELETTO PRESIDENTE DI ASSOBIOMEDICA «Sarà fondamentale continuare a batterci per la salvaguardia dell’eccellenza del Servizio sanitario nazionale. Una battaglia che dobbiamo condurre continuando ad affermare con forza, in tutte le sedi, l’esigenza che la sanità sia considerata un settore d’investimento fondamentale per la crescita del Paese e non una spesa pubblica improduttiva da tagliare. È necessario che il Servizio sanitario pubblico affronti e risolva le disfunzioni che dilagano in troppe aeree del Paese attraverso riforme profonde, organizzative e gestionali che guardino alla qualità delle prestazioni come obiettivo prioritario». Questo, in sintesi, l’intervento all’assemblea privata di Assobiomedica di Stefano Rimondi, che il 12 giugno è stato rieletto alla guida dell’Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese produttrici di dispositivi medici. «Sappiamo bene – ha dichiarato Rimondi

– che esistono aeree di spreco e di inappropriatezza che vanno contrastate e abbiamo sempre mostrato la nostra disponibilità a mettere impegno e competenza al servizio di un reale programma di razionalizzazione e ottimizzazione del Servizio sanitario nazionale. Rientra in questa logica la nostra opposizione a procedure d’acquisto basate su centralizzazioni, esasperate standardizzazioni, prevalenza assoluta del parametro prezzo, che portano a soffocare la concorrenza e a limitare l’accesso al mercato dell’innovazione tecnologica, mortificando gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese e soprattutto la qualità dell’offerta clinica ai cittadini» ha dichiarato il presidente di Assobiomedica, esplicitando così il programma di lavoro che intende seguire nei prossimi mesi. Il primo punto all’ordine del giorno sono le nuove proposte di regolamento sui dispositivi medici che sono all’esame di una commissione interna al Parlamento europeo. «È certamente giusto e necessario che vi sia una revisione e un aggiornamento a livello comunitario delle direttive che regolamentano i dispositivi medici – ha commentato Rimondi – ma deve essere chiaro che l’attuale normativa garantisce già la sicurezza e la qualità dei prodotti. Attenzione però a non stravolgere le attuali direttive, perché un’approvazione tramite un’agenzia centralizzata dei dispostivi o addirittura il trasferimento delle competenze all’agenzia del farmaco ci troveranno sempre contrari».

98° CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA

SIOT2013

Presidenti: Francesco Franchin, Federico Santolini

La ricostruzione articolare Il ritardo di consolidazione delle fratture

Genova 26-29 ottobre 2013 Centro Congressi Magazzini del Cotone

Segreteria Organizzativa

Comitato Scientifico

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Studio Ega srl Viale Tiziano, 19 00196 Roma t. +39 06 32812.1 f. +39 06 3240143 info2013@congressosiot.it www.ega.it

Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Via Nicola Martelli, 3 00197 Roma t. +39 06 80691593 f. +39 06 80687266 scientifico2013@congressosiot.it www.siot.it

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FACTS&NEWS

Mano: artroscopia e chirurgia a confronto Il congresso della Società italiana di chirurgia della mano di ottobre darà vita a un confronto razionale e rigoroso tra le tecniche artroscopiche e quelle di chirurgia tradizionale per il polso l 51esimo congresso nazionale della Società italiana di chirurgia della mano (Sicm) si terrà da giovedì 3 a sabato 5 ottobre al Palacongressi di Rimini e sarà dedicato al tema “Artroscopia e artroplastica del polso: metodiche a confronto”. Nell’ambito della manifestazione scientifica – nelle giornate del 4 e 5 ottobre – si terrà anche il decimo congresso nazionale del Gis Rasm (il gruppo di interesse specialistico dell’Associazione italiana fisioterapisti che si interessa principalmente dello studio e riabilitazione delle problematiche riguardanti l’arto superiore e la mano) e Associazione italiana riabilitazione mano (Airm) dal titolo “Il trattamento conservativo in riabilitazione della mano e dell'arto superiore”. Questo congresso sarà presieduto da Claudia Viganoni. A completare l’offerta formativa multidisciplinare sarà il nono congresso nazionale Simi, la Società italiana infermieri mano, con Sabrina Grandi a presiedere i lavori nella giornata di sabato 5 ottobre,

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che metteranno a confronto metodiche ed esperienze diverse.

Le regole del confronto Il congresso nazionale Sicm è sempre un momento di confronto e puntualizzazione su temi scientifici importanti, di recente e corrente discussione. «Il tema scelto per questo congresso nazionale considera le tecniche di chirurgia per il polso recenti e passate quali l’artroscopia e le artroplastiche chirurgiche» ci ha spiegato Riccardo Luchetti, presidente di questa edizione del congresso. Il chirurgo della mano è convinto che non sia più rinviabile la necessità di confrontare queste due tecniche e le strumentazioni a loro dedicate, con un preciso scopo finale: migliorare i risultati a favore del paziente in termini di risultati e di soddisfazione postoperatoria immediata e finale. Ma come valutare i risultati in maniera rigorosa? Luchetti, che è membro delle principali società

scientifiche italiane e internazionali del settore e anche past-president dell'European Wrist Arthroscopy Society, ha definito un metodo che verrà rigorosamente seguito: «selezionare categorie di lesioni (graduazione della lesione), usare sistemi di valutazione specifici per il polso (Mayo Wrist Score) e questionari (Prwe-Dash). Senza questi strumenti non è possibile il confronto e non saranno accettati i lavori scientifici al congresso nazionale».

Lo sviluppo dell’artroscopia Secondo il chirurgo è tempo di pensare ormai che l’artroscopia non è più una tecnica recente, giovane, incompleta o insoddisfacente e a distanza di più di vent’anni dalla sua introduzione in Italia e nel mondo ha raggiunto una dignità tale da esser considerata paritetica e competitiva con la chirurgia tradizionale. Se da una parte l’artroscopia è cresciuta indipendente e spinta dal

confronto con la chirurgia tradizionale trovando possibilità tecniche mai pensate prima, dall’altro ha stimolato la chirurgia tradizionale a rendersi più competitiva in termini di accessi chirurgici, tecniche, utilizzazione di materiali e riabilitazioni precoci al fine di raggiungere risultati funzionali e soddisfazione del paziente simili alla prima. «In entrambe le strade chirurgiche (artroscopia e chirurgia aperta) si è assistito poi a una sorta di collaborazione fra chirurghi e industrie private per trovare soluzioni tecniche, materiali specifici come mai prima – ricorda Luchetti –. Questo si è visto soprattutto nel campo artroscopico (materiali di sutura, strumentazioni dedicate per sintesi e ricostruzione legamentosa). Recentemente però anche la chirurgia tradizionale ha trovato il modo di emergere mediante l’introduzione di vie chirurgiche sempre più ridotte (mini accessi), tecniche che preservano al massimo le strutture anatomiche e strumentazioni e

CHIRURGIA GUIDATA: NORBERTO CONFALONIERI ALLA GUIDA DI CAOS INTERNATIONAL Norberto Confalonieri, direttore della struttura complessa di ortopedia e traumatologia degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, da sempre sostenitore dell’utilizzo del navigatore in sala operatoria, è stato eletto presidente mondiale della Caos, l’International Society for Computer Assisted Orthopaedic Surgery. L’investitura è avvenuta durante il congresso annuale della prestigiosa società scientifica, che si è tenuto a Orlando, in Florida, negli scorsi giorni (dal 13 al 15 giugno). La presidenza di Confalonieri, oltre ad essere un riconoscimento al ruolo centrale della scuola italiana anche nell’ambito dell’utilizzo delle nuove tecnologie in ortopedia, avrà una ricaduta molto concreta: l’approdo nel 2014 del meeting annuale Caos in Italia, a Milano. Si sanno già le date: dal 18 al 21 giugno. La critica principale che viene mossa all’utilizzo di questa tecnologia è che prolunga i tempi operatori. «È il grande ostacolo sulla nostra via – conferma Confalonieri –. Ma se l’obiettivo è una maggior accuratezza della procedura, una tecnica operatoria riproducibile all’infinito, con qualsiasi chirurgo, con

una verosimile diminuzione degli insuccessi, complicanze e revisioni, allora i 15 minuti in più non sono persi, ma guadagnati. Inoltre – sottolinea il neopresidente Caos – come abbiamo ammortizzato i tempi e i costi per la profilassi antibatterica e antitrombotica, allo stesso modo potremmo ammortizzare questa prevenzione alle complicanze degli impianti protesici». Per i sostenitori del navigatore in sala operatoria questa tecnologia, rispetto allo strumentario convenzionale, standardizza i gesti chirurgici dell’operatore: «li uniformano, come uniformano le prestazioni e i risultati. Cambia il modo di dialogare in sala operatoria. Non più per sensazioni visive, basate sull’esperienza, ma ragionando, tutti, con i numeri, con indicazioni oggettive» spiega Confalonieri. La Caos raduna al suo interno tutti coloro che contribuiscono allo sviluppo della chirurgia ortopedica computer assistita. Il funzionamento è quello di un forum internazionale, all’interno del quale si realizza uno scambio di informazioni sia di tipo tecnico che clinico riguardo alla pianificazione preoperatoria, all'esecuzione dell’intervento e ai dati di follow-up postoperatorio.

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mezzi di sintesi più attuali e performanti. Infine, l’esperienza pluriennale in questo campo ci permette di dire che si è assistito al passaggio da una fase di competizione spietata fra le due tecniche, con forte crescita dell’artroscopia, a una fase di comparazione, raggiungendo recentemente una fase di completa complementazione come avviene per alcune tecniche di ricostruzione legamentosa o per il trattamento di lussazioni e fratture lussazioni del carpo o condizioni più complesse ancora».

Due convinzioni di base Come capita per tutti i grandi progressi medici e scientifici, il merito va diviso tra tutti gli attori della filiera. È così che per il presidente del congresso Sicm tutto questo è stato raggiunto «grazie all’aiuto delle industrie che hanno capito le necessità delle due discipline chirurgiche, grazie alla loro competitività e, perché no, anche agli interessanti risvolti economici. Le fonti di

Riccardo Luchetti

maggiore approfondimento sono risultati, nel corso degli anni, i corsi su cadavere dove la convergenza di interessi fra aziende, chirurghi e artroscopisti ha portato al confronto fra le due, alla utilizzazione di nuove procedure tecniche e infine all’ideazione di nuovi materiali». Riccardo Luchetti sottolinea come in queste sedi sia avvenuto il confronto fra esperti nazionali e stranieri, fra allievi ed esperti, partendo tutti da due assunti di base, due capisaldi fondamentali: «la chirurgia aperta deve essere la base, deve esser imparata prima dell’artroscopia» e «l’artroscopia deve esser praticata da tutti i cultori del polso». Andrea Peren

Per informazioni sul congresso: PLS Educational tel. 055.24621 sicm2013@promoleader.com www.sicm.it

CARLO DE ROBERTO È IL NUOVO PRESIDENTE OTODI A guidare l’Associazione degli ortopedici e traumatologi ospedalieri d’Italia nei prossimi tre anni sarà Carlo De Roberto, direttore di ortopedia e traumatologia all’Ospedale Santa Maria di Loreto Nuovo (Napoli). Vicepresidente sarà Alberto Belluati, di Ravenna. Il neopresidente riconosce come gli ortopedici ospedialieri stiano «vivendo un momento molto difficile» e individua nell’unità della categoria il mezzo con cui riuscire a superarlo. «Otodi è una società solida, è una macchina abbastanza efficiente» ha dichiarato Carlo De Roberto nel suo videomessaggio dedicato ai soci e pubblicato su OrthoAcademy.it e sul sito Otodi. «Il compito del nuovo direttivo – spiega il presidente – sarà quello di mantenere in vita e sviluppare tutte le attività dell’associazione. Io mi rendo disponibile ad essere presente a ogni evento che abbia l’etichetta Otodi. Invito tutti i presidenti regionali a contattarmi, a chiamarmi: io sarò lì».

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CHIRURGIA dell’ANCA Ricostruzione, Sostituzione e Revisione Ri

È nnecessario raccogliere con padronanza le sfide lanciate da questo se segmento della pratica ortopedica in rapida evoluzione. Chirurgia dell’anca: ricostruzione, sostituzione e revisione offre strategie di de tra trattamento chirurgico aggiornate per tutti i tipi di protesizzazione dell’anca, da parte di esperti di tutto il mondo, per una guida de co completa e di facile consultazione. Novità editoriale

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Lesioni traumatiche del bacino Dall’urgenza al trattamento programmato mmato “L’opera, che “L’ h non vuole l essere un semplice li rifacimento if i o ddella ll prima edizione, si divide in due parti. La prima, dedicata alle lesioni della pelvi, traccia le linee guida sul trattamento del politraumatizzato in sala emergenza e in pronto soccorso. so. osticoQui vengono elencati i dispositivi salvavita e l’iter diagnosticostrumentale adatto a questo tipo di patologia. Il secondoo rali momento terapeutico inizia quando le condizioni generali dell’infortunato sono migliorate e si può dare inizio alla riduzione e alla contenzione della lesione scheletrica. tata La seconda parte, dedicata alle fratture acetabolari, è stata suddivisa in 27 capitoli: dalla classificazione, alle lesioni ni inveterate e postumi invalidanti. A parte i numerosi disegni che illustrano i vari tipi di lesione sione sia del bacino, sia dell’acetabolo, il volume è corredatoo da numerose tavole fuori testo che riportano immaginii di radiogrammi e di campi operatori sui diversi tipi di frattura tura estrapolati da un’ampia casistica (1400 casi).” Prof. Gianfranco Zinghi Autori G.F. Zinghi R. Pascarella Edizione 2011

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ORTHOviews Review della letteratura internazionale

EVIDENCE BASED MEDICINE

Conflitti d’interesse e trial clinici: quanto sono attendibili i risultati? A Ben Goldacre, medico inglese, epidemiologo, opinionista del Guardian e autore di bestseller, avevamo già dedicato questa rubrica qualche anno fa, in occasione dell’edizione italiana del suo primo libro “La cattiva scienza” (Bruno Mondadori Editore), in cui parlando di pediluvi disintossicanti, medicina omeopatica, naturopatia e altre simili amenità (la cattiva scienza appunto), spiegava al lettore come riconoscere la buona scienza, quella dei trial randomizzati, della Cochrane Collaboration e della evidence based medicine. Ed è dalla evidence based medicine che l’autore riparte nel suo nuovo lavoro “Effetti collaterali. Come le case farmaceutiche ingannano medici e pazienti” (Mondadori). Goldacre questa volta si concentra sulla difficoltà di esercitare una pratica medica veramente evidence based a causa delle distorsioni e falsificazioni dei dati che le case farmaceutiche mettono in atto per aumentare le prescrizioni dei loro prodotti.

Connivenza tra controllati e controllori Nonostante il tono talvolta possa suonare apocalittico (l’incipit dell’edizione inglese è “medicine is broken”), la denuncia di Ben Goldacre è molto rigorosa, si basa su fatti tutti più o meno facilmente verificabili e ha come obiettivi non solo le case farmaceutiche, ma anche (o soprattutto) le agenzie americane ed europee che regolamentano i farmaci e che, per lassismo o connivenza, troppo spesso abdicano al ruolo di controllori per divenire invece complici.

Qualche “trucco” per i trial clinici Siamo subito avvertiti dall’autore che l’industria farmaceutica non è ingenua, come invece alcuni dei casi

un po’ cialtroneschi descritti nel libro precedente. Anzi, da un punto di vista formale gli studi clinici condotti per conto dalle aziende sono generalmente migliori rispetto a quelli indipendenti. E infatti le tecniche adottate per far apparire un farmaco migliore di quanto sia veramente sono (un po’) più sottili. Ecco quindi che per testare una nuova molecola la si confronta con un placebo invece che con il farmaco normalmente usato, dimostrando così che questa è meglio di niente, mentre al

In letteratura solo i risultati positivi Ma è un altro il problema che nel libro viene indicato come il più grave, quello che più degli altri rende impossibile una corretta valutazione dell’efficacia dei farmaci: il problema dei dati mancanti, quelli cioè relativi a studi portati a termine, ma mai resi pubblici. Quasi il 50%, secondo una revisione sistematica del britannico National Institute for Health Research. In parte la colpa è degli accademici e delle riviste

Ben Goldacre (nella foto qui sopra) ha 38 anni, è medico e scrittore. Il suo primo libro “La cattiva scienza” è stato un successo internazionale tradotto in 25 paesi

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paziente e al medico servirebbe sapere se è più efficace delle cure già note. Oppure il confronto viene fatto sì con trattamenti correnti, ma a dosi troppo basse, così da esaltare gli effetti del nuovo farmaco, o troppo alte, per ridurne gli effetti indesiderati. O ancora si interrompono gli studi nel momento in cui i risultati prodotti sono più favorevoli e gli effetti indesiderati minori, mentre altre volte li si allunga oltre il necessario per far sì che il farmaco venga registrato con l’indicazione di una terapia più lunga (e quindi più redditizia).

scientifiche, entrambi poco propensi a pubblicare studi con risultati negativi, ma è l’industria che porta le responsabilità maggiori. Sono infatti le case farmaceutiche a condurre la grande maggioranza dei trial clinici, ovvero degli studi che servono per testare l’efficacia delle nuove medicine, e a decidere quali rendere pubblici e quali no. Scopriamo allora che solo la metà degli studi sugli antidepressivi sono stati divulgati e più precisamente, dei 38 studi con risultati positivi, solo uno non è stato pubblicato, mentre dei 36 che

non avevano mostrato benefici significativi, solo tre sono stati messi a disposizione della comunità scientifica: una selezione tutt’altro che casuale e che priva medici e pazienti di strumenti importanti per decidere. Un po’ come è successo all’autore, che si è sentito ingannato quando, avendo prescritto a una paziente un antidepressivo dopo aver letto uno studio che ne dimostrava l’efficacia nei confronti del placebo, e altri tre in cui risultava non peggiore dei farmaci della stessa categoria, ha scoperto che erano stati condotti altri sei studi, mai pubblicati, in cui il farmaco non si era dimostrato migliore del placebo, ed esistevano dati su un numero molto grande di pazienti che mostravano che quel farmaco era peggio degli altri antidepressivi.

Un caso di occultamento dei dati dei trial L’occultamento dei dati ha ricadute sul singolo paziente, ma anche sui sistemi sanitari. È il caso del Tamiflu, farmaco antivirale per il quale paesi di tutto il mondo hanno speso milioni di euri e dollari per prepa-

rarsi a una eventuale pandemia di influenza aviaria. Ebbene, nonostante un gruppo di lavoro della Cochrane Collaboration abbia chiesto da anni i dati relativi a studi condotti sul farmaco più di dieci anni fa, e nonostante la Roche, azienda produttrice del farmaco, avesse promesso nel 2009 pieno accesso ai dati, questi non sono ancora stati resi pubblici (se volte saperne di più visitate la pagina www.bmj.com/tamiflu). Ma se il farmaco è efficace come sostiene la casa produttrice, perché nascondere le prove di tale efficacia? Con queste premesse non ci può sorprendere che, tra gli studi pubblicati sulle riviste accademiche, quelli finanziati dall’industria abbiano una maggiore probabilità, rispetto a quelli indipendenti, di mostrare risultati positivi. Sono ormai numerose le

analisi come quella pubblicata nel 2010 dagli Annals of Internal Medicine che, analizzando tutti i trial riguardanti cinque principali classi di farmaci (antidepressivi, farmaci per il colesterolo, antipsocitici, inibitori della pompa protonica e vasodilatatori) ha mostrato che l’85% degli studi sostenuti dall’industria presentavano risultati positivi, contro il 50% di quelli finanziati da agenzie governative. Una differenza tutt’altro che piccola. E non causale, come ci conferma una revisione sistematica che senza troppi giri di parole concludeva che «i risultati sono chiari: la sponsorizzazione da parte dell’industria farmaceutica è fortemente associata a risultati che favoriscono gli interessi dello sponsor». Giovanni Lodi Università di Milano

> Oltre a denunciare il problema dei dati mancanti, Ben Goldacre propone una soluzione e insieme alla rivista BMJ e a importanti organizzazioni come la Cochrane Collaboration e il Centre for Evidence Based Medicine, ha lanciato una campagna per la registrazione di tutti i trial clinici e la pubblicazione di tutti i risultati (per saperne di più e aderire alla petizione, consultate il sito www.alltrials.net)

ORTHOviews

Review della letteratura internazionale

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CHIRURGIA PROTESICA

Artroplastica totale: non tutti i pazienti ne beneficiano ugualmente I dati presentati da un recente studio canadese hanno messo in evidenza come solo la metà dei pazienti che soffrono di artrite e che si sono sottoposti a un intervento di protesi di anca o di ginocchio hanno riscontrato un significativo miglioramento del dolore e della mobilità dopo l'intervento chirurgico. «Molti pazienti con artrite dell'anca e del ginocchio presentano tale condizione in più di un’articolazione, che sia anca o ginocchio – ha affermato Gillian Hawker, autrice principale dello studio –. Quindi non è sorprendente che la sostituzione di una singola articolazione non sia in grado di alleviare completamente il dolore e la

disabilità: i pazienti possono avere bisogno di interventi chirurgici successivi per massimizzare i benefici della sostituzione dell'articolazione». Lo studio clinico, pubblicato sulla rivista Arthritis & Rheumatism, è stato condotto dall’Institute for Clinical and Evaluative Sciences (Ciem), organizzazione canadese no-profit indipendente che dal 1992 conduce ricerche che mirano a valutare in modo imparziale la qualità dell'assistenza e dei servizi sanitari dell'Ontario (Canada) per fornire una comprensione più chiara delle esigenze della popolazione, in collaborazione con il Women's College Hospital,

ospedale di insegnamento e ricerca affiliato all'Università di Toronto (ateneo che vanta numerose scoperte che hanno segnato la storia della medicina) che da oltre cent’anni si dedica a progressi rivoluzionari nell’ambito della sanità volti ad aumentare la salute della popolazione attraverso la ricerca e l’applicazione delle scoperte. La ricerca ha preso in considerazione una coorte di 2.400 pazienti con osteoartrosi e artrite infiammatoria in Ontario. Quasi 480 avevano una protesi di anca o di ginocchio e dei 202 pazienti inclusi nello studio solo la metà (53,5%) ha riferito un miglioramento significativo relativo al dolore complessi-

vo di anca e ginocchio e alla disabilità a distanza di uno o due anni dall’intervento. I ricercatori hanno riscontrato che i pazienti con i sintomi più dolorosi al ginocchio o all'anca, ma con meno problemi di salute generale e che non soffrivano di artrite in altre sedi diverse da quelle dell’articolazione sostituita, erano più propensi a segnalare i benefici. Secondo gli autori, quasi l’83% dei partecipanti allo studio presentava almeno due punti, tra anca o ginocchia, con problemi. In generale, si stima che il 25% dei pazienti che si è sottoposto a una singola sostituzione dell'articolazione si sottoporrà a un altro intervento sostitu-

tivo riguardante un’altra articolazione, di solito l’altra anca o l’altro ginocchio, entro due anni. «Mentre la richiesta di intervento di sostituzione è aumentata con l'invecchiamento della popolazione, i medici non dispongono di una serie di criteri stabiliti per aiutare a determinare quali pazienti potranno trarre beneficio da un intervento chirurgico e a che punto durante il corso della malattia» ha commentato Gillian Hawker, primario del College Women Hospital e scienziato presso l’Ices. «In qualità di medici abbiamo il compito di svolgere un lavoro migliore con trattamenti mirati per il paziente giusto,

al momento opportuno e da parte del giusto operatore». L'artrite è una delle principali cause di disabilità in Canada. Secondo l'Arthritis Society, in Canada il danno articolare da artrosi è responsabile di oltre l’80% di protesi d'anca e del 90% di interventi chirurgici al ginocchio. Rachele Villa

Hawker GA, Badley EM, Borkhoff CM, Croxford R, Davis AM, Dunn S, Gignac MA, Jaglal SB, Kreder HJ, Sale JE. Which patients are most likely to benefit from total joint arthroplasty? Arthritis Rheum. 2013 May;65(5):1243-52.

CHIRURGIA PROTESICA

ANCA

Lavoro e sport dopo la chirurgia protesica

Artroscopia d’anca, complicazioni più frequenti del previsto

I pazienti con protesi d’anca e ginocchio sono sempre più attivi. Lo dimostrano due studi presentati a Chicago, in occasione del meeting annuale dell’American academy of orthopaedic surgeons (Aaos). Il primo è stato condotto da Adolph V. Lombardi, chirurgo ortopedico americano e presidente di Operation walk Usa, un’organizzazione no profit che promuove la chirurgia protesica per i pazienti sprovvisti di assicurazione. La sua indagine si è svolta attraverso un sondaggio che ha interpellato 660 pazienti, di età compresa tra i 18 e i 60 anni, operati di protesi totale di ginocchio in cinque importanti centri medici, da uno a cinque anni prima dell’indagine. Adottando le definizioni del Dictionary of occupational titles del dipartimento federale del lavoro, i partecipanti sono stati classificati in base al grado di attività fisica richiesto dal loro lavoro: sedentaria, leggera, media, pesante o molto pesante. Circa tre pazienti su quattro erano impegnati in un’attività lavorativa nei tre mesi precedenti l’intervento e il 98% di loro è tornato al lavoro dopo le dimissioni; la maggior parte (89%) ha ripreso la medesima attività che svolgeva prima e la

ripresa è avvenuta in misura pressoché indipendente dall’intensità dell’attività fisica: è tornato al lavoro il 95% dei pazienti impiegati in un lavoro sedentario, il 91% se il lavoro era leggero, il 100% se era medio, il 98% se era pesante e il 97% se era molto pesante. Sei partecipanti su dieci erano donne: mediamente sono tornate al lavoro più tardi degli uomini (70% nei primi tre mesi, contro l’83%), ma su periodi più lunghi le percentuali sono simili. Così commenta Lombardi: «quando il dolore collegato agli stadi avanzati di una patologia degenerativa all’articolazione del ginocchio compromette la capacità del paziente di continuare a svolgere la propria attività lavorativa, la sostituzione protesica totale di ginocchio permette loro di riprenderla: questo dà al paziente un senso di realizzazione personale ed è economicamente utile alla società». Allo stesso congresso è stato presentato uno studio analogo ma riferito alla protesi d’anca, effettuato in una grande struttura ospedaliera svizzera. Il suo principale punto di forza è aver prolungato i controlli sul lungo periodo, da cinque fino a dieci anni dopo l’intervento. Ha coordinato la

ricerca l’ortopedica svizzera Anne Lübbeke-Wolff, che ha analizzato lo stile di vita di un campione consistente di pazienti: 2.916 prima e 1.565 dopo la sostituzione dell’anca. L’età media al tempo dell’intervento era di 68,4 anni e per il 56% si trattava di donne. Se prima di operarsi solo il 39% dei pazienti aveva una vita attiva, la percentuale è salita al 55% cinque anni dopo la protesi, dato particolarmente interessante se si tiene conto dell’età piuttosto elevata. Nell’ultimo decennio la percentuale di pazienti che praticavano attività fisica (sia prima che dopo l’intervento) è aumentata del 10%. Secondo lo studio, diversi fattori sono collegati alla ripresa dell’attività: la presenza di altre patologie, l’indice di massa corporea, una diagnosi preoperatoria di osteoartrosi primaria o secondaria e il livello di attività che il paziente svolgeva prima dell’intervento. «Nella maggior parte dei casi – riferisce la ricercatrice – i pazienti che praticavano ciclismo, bowling, golf, escursionismo in montagna o nuoto hanno potuto riprendere il loro sport dopo la chirurgia protesica d’anca». Renato Torlaschi

Le complicazioni che si verificano in seguito a interventi di artroscopia dell’anca potrebbero essere più numerose di quanto si credeva finora sulla base della letteratura scientifica. L’allarme è stato lanciato in marzo a Chicago, dove si sono riuniti per il tradizionale convegno annuale i chirurghi statunitensi dell’Aaos, l’American academy of orthopaedic surgeons. In occasione della giornata dedicata alla medicina dello sport, Christopher Larson, del Minnesota orthopaedic sports medicine institute di Minneapolis ha presentato un nuovo studio che ha preso in esame oltre 500 interventi all’anca. «Il nostro studio multicentrico è uno dei primi a valutare le percentuali delle complicazioni per tutti i tipi di interventi artroscopici d’anca facendo uso di uno schema di valutazione che tiene conto

di variabili chirurgiche e demografiche. I precedenti approfondimenti sul tema non erano completi oppure erano stati effettuati prima dell’introduzione delle tecniche chirurgiche più recenti come la riparazione del labbro acetabolare e il trattamento dell’impingement femoro-acetabolare». Lo studio condotto dall’ortopedico americano e dal suo team ha avuto luogo in tre differenti strutture ospedaliere tra gennaio 2011 e aprile 2012; i 573 pazienti inclusi erano equamente distribuiti tra uomini e donne (287 contro 286) e avevano un’età media di 32,3 anni al momento dell’intervento mininvasivo eseguito in artroscopia. Per ciascuno dei partecipanti sono state registrate diagnosi, informazioni demografiche e procedure chirurgiche eseguite, mentre le compli-

Il prossimo meeting dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons (Aaos) si terrà nel 2014 a New Orleans (Louisiana, Usa) dall’11 al 15 marzo

cazioni sono state classificate attraverso un’analisi prospettica. Non si sono riscontrate differenze significative nelle complicazioni tra uomini e donne, che invece sono variate a seconda della procedura eseguita. «Le complicazioni in seguito ad artroscopia dell’anca – ha comunicato Larson – sono state complessivamente del 7,2%, circa un punto e mezzo in più di quanto riportato precedentemente. Gli effetti avversi più comuni – ha spiegato Larson – sono stati i disturbi sensoriali alla gamba: si sono verificati nel 22,6% dei casi e sono stati considerati più una conseguenza dell’intervento che vere e proprie complicazioni; solo in quattro casi il disturbo si è mantenuto per più di sei mesi». R. T.

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ORTHOviews

Review della letteratura internazionale

IMAGING

Le biotecnologie al servizio dell’imaging «L’imaging molecolare è la nuova frontiera dell’imaging diagnostico». Lo scrive Fulvio Uggeri, direttore del Centro ricerche Bracco di Milano, in una sezione del “Rapporto sulle biotecnologie in Italia 2013”. Realizzato da Assobiotec ed Ernst & Young in collaborazione con Farmindustria e l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il rapporto analizza i dati del settore nelle varie aree applicative e il suo andamento nel contesto di una crisi economica che ha messo in ginocchio interi settori dell’industria e della ricerca. Nonostante le difficoltà, il settore biotecnologico fa segnare comunque progressi impor-

tanti e in ambiti molto distanti tra loro; l’accostamento di biotecnologie e tecniche di imaging, per esempio, può apparire sorprendente e certo è decisamente innovativo. Tuttavia, come spiega Uggeri, «le conoscenze precliniche e cliniche di imaging, coniugate con quelle della cultura biotech, consentono di passare dai classici mezzi di contrasto, aspecifici, alle sonde diagnostiche, autentici “diagnostici biotech”, specifici per una determinata patologia». La componente biotech della sonda diagnostica è quella che conferisce alla molecola la capacità di portare il segnale nel distretto corporeo voluto, con precisione, appunto, molecolare. «Oggi – continua Uggeri –

anticorpi monoclonali, loro frammenti, o macromolecole di varia dimensione, coniugati attraverso un opportuno linker, fungono da vettore a elevata specificità tissutale per complessi paramagnetici, micro e nano bolle, molecole radioattive o fluorescenti». La rilevazione del segnale può essere effettuata con le diverse tecniche oggi in uso: risonanza magnetica, ultrasuoni, imaging nucleare e ottico. Ma ovviamente, alla specificità della componente biotech della sonda molecolare, deve corrispondere un’elevata efficienza di segnale in tutte le modalità di imaging considerate. La ricerca italiana è molto attiva nel perfezionamento tecnologico necessario per poter sfruttare la precisio-

ne della sonda biotech. Se, almeno a livello esplorativo, sono state considerate tutte le modalità di imaging diagnostico, è con gli ultrasuoni che si intravedono le potenzialità migliori e in questo ambito, microbolle coniugate a un peptide sono oggi in sviluppo clinico per la diagnosi precoce del tumore della prostata. Un nuovo filone applicativo viene definito imaging intervenzionale. Uggeri ne ricorda uno degli esempi più promettenti: «si cominciano a ottenere interessanti risultati preclinici veicolando, attraverso specifiche integrine, molecole fluorescenti che permettono al chirurgo di verificare l’asportazione completa delle masse tumorali».

Invece, riguardo alla risonanza magnetica, una splendida risoluzione spaziale delle immagini corrispondeva in passato a una bassa sensibilità, ma oggi è possibile ottenere le prime immagini capaci di evidenziare alterazioni patologiche dei cicli metabolici cellulari, attraverso l’identificazione di molecole biotech, marcate 13C e iperpolarizzate. L’imaging molecolare potrà applicarsi ai settori più svariati della medicina; tra i suoi potenziali bersagli ci sono geni specifici, Rna messaggero e le diverse proteine che entrano in gioco nel funzionamento dell’organismo, sia quello fisiologico che patologico. Naturalmente, anche le ricerche in ambito ortopedico potranno giovarsi di tec-

niche tanto sofisticate e condurranno probabilmente a una nuova comprensione dell’anatomia e della fisiologia dell’osso e dei vari tessuti che compongono le articolazioni. Renato Torlaschi

GINOCCHIO

SPALLA

Iniezioni di Prp per l’artrosi del ginocchio

Trasferimento artroscopico di coracoide: complicanze

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Hospital for Special Surgery di New York e pubblicato sul Clinical Journal of Sports Medicine ha dimostrato che un plasma ricco di piastrine (Prp) può essere utile per il trattamento di pazienti con osteoartrite del ginocchio. I pazienti che si sono sottoposti al trattamento hanno riportato un miglioramento in termini di dolore e funzione e, nel 73% dei casi, la cura sembrerebbe in grado di ritardare anche la progressione dell'osteoartrite, patologia articolare a carattere progressivo. «Questo è uno studio molto positivo» ha dichiarato Brian Halpern, medico primario del Primary Care Sports Medicine Service dell’Hospital for Special Surgery e principale autore dello studio. Esistono diversi trattamenti per la cura dell’osteoartrite, tra cui l'esercizio fisico, il controllo del peso, l’utilizzo di tutori, la somministrazione di antinfiammatori non steroidei, infiltrazioni di cortisone e viscosupplementazione. Il trattamento a base di iniezioni di Prp rappresenta una novità, studiata da un ridotto numero di medici, che utilizza un prodotto derivato

Il trasferimento della coracoide è uno sviluppo relativamente recente per trattare l’instabilità ricorrente di spalla, così il tentativo di due studiosi inglesi di cercare in letteratura evidenze degli outcome clinici di questo intervento hanno prodotto risultati ancora interlocutori. Pubblicata in aprile da Arthroscopy, la ricerca ha però il merito di approfondire una procedura che si è dimostrata tecnicamente fattibile e in grado di ripristinare la stabilità della spalla, ma che appare associata a un elevato tasso di complicazioni e a una lenta curva di apprendimento. Le prime descrizioni di tecniche di trasposizione della coracoide per il trattamento dell’instabilità di spalla risalgono agli anni Cinquanta e sono dovute a Latarjet – che ha associato il suo nome a questo intervento – e a Helfet. Tra le diverse modifiche apportate alla procedura originale, l’approccio artroscopico è probabilmente il più significativo, ma gli studi sono ancora pochi: la revisione sistematica ne ha identificati solo tre che soddisfacessero i criteri di inclusione, due dei quali condotti dal medesimo chirurgo. Si tratta comunque di lavori interessanti, che documen-

dal sangue del paziente in grado di fornire elementi potenzialmente in grado di aumentare le possibilità di guarigione. «Si prende il sangue di una persona, si centrifuga per ottenere un composto ricco di piastrine e lo si inietta nel ginocchio della persona stessa con le piastrine in forma concentrata. Questo poi attiva i fattori di crescita e cellule staminali per aiutare a riparare il tessuto, se possibile, a calmare i sintomi dell’osteoartrosi e a diminuire l'infiammazione» ha spiegato Brian Halpern. Nel nuovo studio i ricercatori hanno coinvolto pazienti con osteoartrite precoce, somministrando a ciascuno di loro un’iniezione di Prp (6 ml) e poi monitorandoli per un anno. 15 pazienti sono stati sottoposti a valutazione clinica subito dopo l’intervento, a una settimana e a 3, 6, e 12 mesi. Nel corso dell’indagine è stata monitorata anche la cartilagine del ginocchio con risonanza magnetica (Mri), controllo che finora non era stato fatto dai ricercatori in altri studi con Prp. Mentre gli studi precedenti hanno dimostrato che i pazienti con osteoartrite possono perdere circa il 5% di cartilagine del ginocchio all’anno, i ricerca-

tori hanno scoperto che gran parte dei pazienti nel loro studio non riportava ulteriore perdita di cartilagine. Anche il dolore è risultato notevolmente ridotto, del 41,7% a sei mesi e del 55,9% a un anno di distanza. I punteggi funzionali sono migliorati del 24,3% a un anno e quelli riferiti alle attività quotidiane hanno mostrato un significativo aumento sia a sei mesi (46,8%) che a un anno (55,7%). «Stiamo entrando in un'era di trattamento biologico, che è incredibilmente ideale, dove è possibile utilizzare le proprie cellule per cercare di aiutare a riparare altre cellule, piuttosto che utilizzare una sostanza artificiale – ha dichiarato Brian Halpern –. L'aspetto negativo è prossimo a zero mentre il vantaggio è enorme». Tuttavia lo stesso autore sottolinea come lo studio si basi su una piccola serie di casi e il trattamento con Prp debba ancora essere confrontato con un gruppo in uno studio randomizzato controllato. Rachele Villa

Halpern B et al. Clinical and MRI outcomes after plateletrich plasma treatment for knee osteoarthritis. Clin J Sport Med 2012 Dec 12.

tano un’elevata percentuale di casi complessi, spesso con presenza di lesione di HillSachs, deficit osseo glenoideo o fratture. In totale, gli studi riportano i risultati di 172 procedure di trasferimento di coracoide, con una percentuale di complicazioni del 19,8%; la conversione alla chirurgia aperta si è resa necessaria nel 3,5% di casi. Nonostante la complessità degli interventi, si sono avuti solo tre casi in cui l’instabilità si è ripresentata dopo l’intervento, una dislocazione e due sublussazioni: corrispondono a una percentuale dell’1,7%, «sufficientemente bassa – spiegano gli autori – perché la procedura di trasferimento artroscopico di coracoide possa essere dichiarata tecnicamente fattibile e in grado di ripristinare la stabilità della spalla». Il neo sono le complicazioni che, come si diceva, si sono presentate in un caso su cinque: la coracoide trapiantata non si è unita nell’8,1% degli interventi, è andata incontro a osteolisi nel 4,1% e si è fratturata 1,6 volte su cento; si è infine registrato un caso di temporanea paralisi nervosa. Per ridurre al minimo le complicanze, il corretto posizionamento dell’innesto

e delle viti costituisce un fattore cruciale e richiede una notevole perizia. In precedenza un’analoga revisione della letteratura sullo stesso intervento eseguito in chirurgia aperta era stata condotta dagli stessi autori. «Ad un primo sguardo – scrivono – i risultati sono paragonabili, ma gli interventi in artroscopia riportati negli studi sono stati eseguiti da chirurghi esperti, mentre i dati relativi al trasferimento di caracoide open sembrano più aderenti a quelli realizzabili dalla comunità ortopedica generale, quindi il confronto tra le due tecniche non è del tutto affidabile. È però chiaro che, anche se eseguito da artroscopisti esperti, il trasferimento artroscopico della coracoide si associa a maggiori complicanze e a una maggiore difficoltà di apprendimento. Si attendono tuttavia dati a lungo termine, ad oggi non ancora disponibili». Giampiero Pilat

Butt U, Charalambous CP. Arthroscopic coracoid transfer in the treatment of recurrent shoulder instability: a systematic review of early results. Arthroscopy 2013 Apr;29(4):774-9.

?

QUESITO DIAGNOSTICO FORMAZIONE CONTINUA

LA SOLUZIONE A PAGINA

Martin è un ragazzo di 21 anni che vive in Italia da pochi mesi, originario del Ghana. Da qualche tempo avverte malessere generale, senza una chiara origine, e febbricola tendenzialmente serotina; risulta inoltre dimagrito di circa 4 kg in pochi mesi. Si rivolge al medico curante, oltre che per i sintomi descritti, anche per una tumefazione non arrossata dei tessuti molli in sede glutea e retro-sacrale sinistra: in anamnesi, riporta un trauma da percosse in tale sede che risale a circa due mesi fa.

ESAMI DI LABORATORIO E STRUMENTALI

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RM, assiale T1, pre-mdc

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RM, sagittale T1, pre-mdc, b

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RM, sagittale T2, a

A CURA DI

GIORGIO CASTELLAZZI

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RM, sagittale T1, pre-mdc, a

Le analisi del sangue mostrano una leucocitosi marcata con rialzo della PCR; anche le transaminasi epatiche sono alterate (non note pregresse epatiti), mentre gli esami delle urine sono nella norma. Un’ecografia estemporanea in sede glutea sin mostra un’immagine compatibile con raccolta liquido-corpuscolata a tale livello, che parrebbe estendersi in sede più profonda. Viene dunque richiesta un’indagine RM rachide lombare e bacino, con e senza mdc. Nelle sequenze T1 pesate sono visibili alcune immagini iso-intense, confluenti, al davanti e nel contesto del sacro, e posteriormente la colonna vertebrale a sinistra. Nelle sequenze T2 pesate le immagini confluenti precedentemente descritte risultano di segnale iperintenso al centro, con pseudo capsula periferica. Le sequenze T1 post-contrasto mostrano una presa di contrasto periferica delle alterazioni note. >

RM, assiale T2

IPOTESI DIAGNOSTICHE Presa visione dell’iconografia a disposizione, qual è l’ipotesi più plausibile? • • • •

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Raccolta ascessuale dei tessuti molli a livello di bacino e lombi, e del sacro Ematoma in fase di organizzazione Sarcoma dei tessuti molli ascessualizzato Linfangioma cistico

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RM, sagittale T2, b

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RM, assiale T1, post-mdc, c

RM, assiale T1, post-mdc, a >

RM, assiale T1, post-mdc, b

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CORSI E CONGRESSI

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98° congresso Siot La Società italiana di ortopedia e traumatologia si riunirà quest’anno da sabato 26 a martedì 29 ottobre a Genova, all’interno degli spazi del centro congressi dei Magazzini del cotone. Si tratta di un ritorno nella città ligure dopo l’edizione del 1998, quando la comunità ortopedica si confrontò sul tema della “nuova normalità post-chirurgica”. È dal successo di quella edizione che ripartono Francesco Franchin e Federico Santolin, i due presidenti del congresso di quest’anno che si occuperà di ricostruzione articolare e di ritardo di consolidazione delle fratture. «“La ricostruzione articolare” e “Il ritardo di consolidazione delle fratture” sono due argomenti molto vasti, da anni tanto dibattuti da apparire quasi scontati; eppure in realtà ci sono così tante nuove acquisizioni da giustificarne un’analisi scientifica produttiva – hanno spiegato i due chirurghi motivando la loro scelta –. Inoltre – continuano Franchin e Santolini – essi verranno affrontati con modalità che si discostano un pochino dagli schemi congressuali tradizionali. Infatti, proprio a causa della crescente diffusione di nuovi trend di trattamento (bioingegneria, per esempio) abbiamo privilegiato più che le classiche relazioni dei veri e propri confronti diretti tra e con gli utilizzatori di maggiore esperienza. E siamo sicuri che nasceranno dibattiti accesi e sicuramente costruttivi».

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Francesco Franchin

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Controllo DHA

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ALA DHA + ALA

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0.2 0

Federico Santolin

Oltre alle due main session il programma, come ogni anno, è molto vasto e prevede anche una serie di eventi scientifici collaterali. Si parte sabato con l’intera giornata dedicata alle società superspecialistiche (vedi box) e, nel pomeriggio, proseguono gli appuntamenti consueti con l’Sos medico-legale e l’Efort Forum (argomento di quest’anno: “Politrauma: what to do after damage control?”). A partire dal giorno successivo si alterneranno i workshop delle aziende e, sempre domenica, sono anche in programma una tavola rotonda con la Sofcot (società francese di ortopedia e traumatologia) che lascerà poi spazio al Gruppo nazionale Siot per lo studio delle metastasi ossee, che relazionerà sulle attività dell’ultimo > L’area del Porto Antico di Genova è stata restituita alla città dal recupero architettonico di Renzo Piano. Un intervento per ridare vita ai moli e alle calate del vecchio bacino portuale con attività culturali, ludiche, commerciali, ristoranti e spazi destinati al relax. I Magazzini del cotone si trovano in quest’area. Edificio del primo ‘900 adibito allo stoccaggio delle merci, è oggi una struttura polifunzionale che ospita il centro congressi

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anno. Durante tutte le giornate, poi, sono previste numerose sessioni di comunicazioni libere presentate dai soci. Organizzare il congresso nazionale non è mai un compito semplice, sia dal punto di vista organizzativo che scientifico. «È stato un onore per noi aver avuto dai soci il riconoscimento di un’affidabilità scientifica, attestata da anni di lavoro, necessaria per portare a termine nel modo migliore il compito affidato – affermano Franchin e Santolin –. Nonostante molto del lavoro sia già stato svolto, continuiamo a guardare con preoccupazione a quello che ancora ci resta da fare, specialmente sul fronte finanziario e degli sponsor, anche in considerazione della difficile situazione economica che il Paese sta attraversando. Ebbene sì, organizzare un congresso Siot richiede un enorme impegno ma, con l’aiuto di tutti, contiamo di superare le difficoltà». Per informazioni Studio Ega srl Tel. 06.328121 – Fax 06.3240143 Informazioni generali: info2013@congressosiot.it Iscrizioni e alberghi: hotel_iscrizioni@congressosiot.it www.congressosiot.it

LE SUPERSPECIALISTICHE AL SIOT (SABATO 26 OTTOBRE) Aitog – Associazione italiana di traumatologia e ortopedia geriatrica AoTrauma Italy Cio – Club italiano osteosintesi Gisoos – Gruppo italiano di studio in ortopedia dell'osteoporosi severa Globe – Gruppo di lavoro sull'ortopedia basata sulle prove di efficacia Ciosm – Club italiano di oncologia del sistema muscoloscheletrico Gimetra – Gruppo italiano microchirurgia e tecniche ricostruttive degli arti Gistio – Gruppo italiano di studio delle terapie e delle infezioni osteoarticolari Sicost – Società italiana di chirurgia dell'osteoporosi Sicp – Società italiana della caviglia e del piede Sicseg – Società italiana di chirurgia della spalla e del gomito Sife – Società italiana fissazione esterna Sigascot – Società italiana ginocchio, artroscopia, sport, cartilagine, tecnologie ortopediche Sipal – Società italiana di patologia dell'apparato locomotore

Current Concept Sigascot: il punto sulle gonartrosi Un incontro scientifico sul tema delle gonartrosi è stato organizzato dalla Società italiana di chirurgia del ginocchio, artroscopia, sport, cartilagine e tecnologie ortopediche (Sigascot) e si terrà a Catania dal 19 al 20 settembre. I presidenti del programma scientifico sono Fabio Catani e Claudio Zorzi mentre Giuseppe Sessa presiederà il congresso che, ci spiega, «ha lo scopo di riunire i più importanti esponenti italiani ed europei della chirurgia del ginocchio che si occupano principalmente della patologia degenerativa, al fine di mettere a confronto le esperienze maturate e di formulare delle linee diagnostiche e terapeutiche comuni». Il congresso si svolgerà in due giornate ed è suddiviso in nove sessioni specialistiche. Verranno prese in esame una serie di problematiche che vanno dalle indicazioni che portano alla scelta della tipologia di intervento, alle infezioni, alle allergie ai metalli, al dolore dopo una sostituzione protesica, al controllo del sanguinamento peri e post-operatorio, e ancora ai problemi del bilanciamento dello spazio in flessione ed estensione, agli aspetti salienti delle varie tecniche chirurgiche e, infine, alle

difficoltà presenti nel corso di un intervento di revisione di protesi di ginocchio. «Se la protesi di ginocchio è oramai una chirurgia di routine – rileva il professor Sessa – gli interventi di revisione pongono problematiche di particolare difficoltà, anche per gli ortopedici più esperti. Non tutte le sessioni sono orientate alla stesura di relazioni, in quanto alcune prevedono la visione, mediante video, di casi clinici emblematici, interventi complessi e tecniche chirurgiche difficoltose. Alla fine di ogni sessione è previsto un veloce riassunto, con lo scopo di fornire elementi utili per la discussione, in modo da porre in evidenza un “take-home message” a tutti i partecipanti del convegno». Continua la crescita della chirurgia protesica La manifestazione scientifica è indirizzata principalmente a ortopedici che si occupano giornalmente di chirurgia protesica di ginocchio, quindi a un auditorium abbastanza selezionato, ma si estende anche a tutti coloro che vogliono approfondire tale tematica, in quanto verranno esaminate le novità presenti in campo diagnostico e terapeutico delle artrosi di ginocchio.

«Gli interventi di protesi di ginocchio stanno diventando sempre più numerosi – ricorda il presidente Sessa – sia per l’incremento dell’età media della popolazione sia per la presenza di una nuova categoria di soggetti adulti, ma non ancora anziani, che presentano una precoce degenerazione del ginocchio causata da eventi traumatici che coinvolgono tale distretto anatomico». Incidenza delle infezioni protesiche è sottostimata A Catania verranno presentate anche delle linee guida per il trattamento delle infezioni protesiche acute e croniche. Giuseppe Sessa ne sottolinea l’importanza e il fatto che le raccomandazioni derivate dall’esperienza clinica non sono ancora sufficientemente note e seguite. «Le infezioni protesiche rappresentano una delle complicanze più gravi e devastanti in campo ortopedico e determinano spesso il fallimento dell’impianto, un’elevata mortalità e costi importanti di gestione. L’incidenza delle infezioni, secondo i dati presenti nella letteratura internazionale, varia dallo 0,5 al 2% in caso di interventi primari, fino ad arrivare al 15-20% in caso di procedure di revisione; tale

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CORSI E CONGRESSI

6° Trauma Meeting

Meeting Isols

La sesta edizione del Trauma Meeting, manifestazione scientifica organizzata da Otodi, si terrà da giovedì 26 a sabato 28 settembre al Palazzo dei Congressi di Riccione. A guidare i lavori di quello che ormai rappresenta il congresso di riferimento per tutti i traumatologi italiani saranno i due presidenti Giuseppe Monteleone di Napoli e Gabriele Falzarano di Benevento. Come da tradizione sono due gli argomenti attorno ai quali si muoveranno tutte le relazioni: le innovazioni in traumatologia e le fratture esposte. «Le fratture esposte sono traumi ad alta energia e il trattamento di queste fratture è spesso molto complesso e pluridisciplinare e gli esiti sono spesso invalidanti. Il trattamento ottimale necessita di conoscenze approfondite in vari ambiti: ortopedico, plastico, infettivologico ecc. Per questo un aggiornamento su questo tema è irrinunciabile» sottolineano Monteleone e Falzarano. Per quanto riguarda le innovazioni in traumatologia, secondo i presidenti la traumatologia dopo un periodo in cui è stata trascurata dalle aziende e quindi dalla ricerca privata ha oggi finalmente ritrovato il suo giusto spazio. «Sono tantissime le innovazioni, sia di tecnica chirurgica che tecnologiche, per cui abbiamo ritenuto necessario presentarle e rivisitarle criticamente in modo da poter ottenere il meglio da ciascuna». Il programma quest’anno prevede anche due tavole rotonde su argomenti di grande attualità: una sui modelli organizzativi e percorsi dignostico-terapeutici nel traumatizzato, l’altra sulle peculiarità del rischio medico legale in traumatologia, che produrrà una proposta di strategie per la prevenzione dei contenziosi. «Il giusto spazio è stato dato alla tavola rotonda sul rischio medico legale in quanto oramai pensiero quotidiano di ogni ortopedico – spiegano i due chirurghi –. Proprio in virtù del grande contenzioso medico legale in ortopedia e in traumatologia abbiamo organizzato, quindi, una tavola rotonda con grandi esperti nel settore con l’obiettivo di evidenziare quale criticità esistono e in che modo il chirurgo ortopedico possa fare il proprio lavoro con una serenità di comportamento accettabile». L’altra tavola rotonda è stata organizzata con lo spirito di individuare dei percorsi per il politraumatizzato e per il traumatizzato con frattura esposta che sia condiviso e che crei

L’International Society of Limb Savage (Isols) si riunirà quest’anno in Italia, a Bologna, dall’11 al 13 settembre per il suo 17esimo meeting. Titolo dell’incontro sarà "Common language for the new century" e come ci ha spiegato Pietro Ruggieri, presidente della società scientifica, l’obiettivo > Pietro Ruggieri dichiarato sarà quello di orientare la discussione all’utilizzo di «sistemi comuni di analisi per la valutazione delle indicazioni chirurgiche, dei risultati funzionali e dei fallimenti degli interventi di ricostruzione» nell’ambito del trattamento dei tumori muscolo-scheletrici. All’incontro scientifico verranno presentate le ultime ricerche e le esperienze cliniche sul trattamento di queste patologie. «Ci sarà una sessione dedicata alla ricerca di base e traslazionale, cioè le innovazioni nel campo della biologia, oncologia medica e tecnologia, che hanno un impatto sulla chirurgia e sul trattamento dei tumori muscolo-scheletrici» ci ha detto il professor Ruggieri, che è responsabile della clinica ortopedica e traumatologica III a prevalente indirizzo oncologico presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Isols è la società scientifica più importante nell’ambito dell'oncologia muscolo-scheletrica e conta circa 600 membri provenienti da tutti i continenti. Organizza un meeting ogni due anni e si riunisce alternativamente in Europa, Asia e America. Tradizionalmente Isols si muove nell’ambito chirurgico ma negli ultimi anni è cresciuta la partecipazione di oncologi medici, patologi e radiologi e in particolare l'attuale consiglio direttivo, guidato da Pietro Ruggieri, ha deciso di aprire ulteriormente a una partecipazione attiva multidisciplinare, in linea con la consapevolezza che il trattamento dei tumori muscolo-scheletrici debba oggi avvalersi del contributo di più specialità.

impianti permetterà di evitare la cronicizzazione del processo infettivo a livello protesico. È opportuno che tali conoscenze, non ancora totalmente diffuse e attuate nella pratica clinica, siano sottolineate e discusse dai partecipanti mediante la presentazione di casi significativi e rilevanti». >

Giuseppe Sessa

problematica poterebbe essere sottostimata, poiché bisogna anche considerare la presenza di infezioni “low grade”, che molto spesso non vengono correttamente diagnosticate. Nel corso del convegno verrà affrontato il trattamento delle infezioni attraverso l’esperienza maturata da colleghi esperti, puntualizzando come la diagnosi precoce di infezione rappresenta un elemento fondamentale, in quanto il trattamento di una forma acuta da una cronica è differente e, in alcuni casi, la tempestività chirurgica può permettere di evitare la rimozione dell’impianto, e quindi una revisione della protesi stessa, riducendo così anche i rischi chirurgici connessi al tipo di intervento effettuato sul paziente. Pertanto, solo un corretto inquadramento clinico e strumentale delle protesi in associazione a un monitoraggio costante e puntuale degli

Quale diagnosi per le protesi infette? Abbiamo infine chiesto al professor Sessa quali soluzioni esistono per migliorare l’accuratezza diagnostica delle infezioni. «La diagnosi differenziale tra protesi articolare infetta e mobilizzata può essere difficile e complessa, poiché a oggi nessuno dei test disponibili permette una diagnosi certa e sicura. L’esame clinico e le indagini diagnostico-strumentali sono gravati da una percentuale variabile di falsi positivi e negativi, determinando così un ritardo nel trattamento o portando a cure inappropriate». L’identificazione del microrganismo rimane dunque un requisito indispensabile per intraprendere la terapia più idonea ma, anche operando nelle migliori condizioni, molto spesso non si riesce a individuare il microrganismo responsabile del processo infettivo. «Questo risultato negativo è da attribuirsi al

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Gabriele Falzarano

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Giuseppe Monteleone

una linea guida accettata, anche per le possibili conseguenze medico legali di ogni decisione clinica. Particolarità del congresso di quest’anno è la sessione dedicata ai casi clinici: «La decisione è nata dall’osservazione del successo ottenuto in altri ambiti da questa forma di insegnamento, più interattiva e forse più moderna – rivelano i due presidenti –. La nostra speranza è quella di coinvolgere tutti, esperti e più giovani, nella discussione e di riuscire a portare a casa quanta più conoscenza possibile». Ampio spazio anche ai poster: «Dato l’enorme interesse e il grande numero di contributi scientifici arrivati anche in questa edizione abbiamo organizzato una sessione di poster elettronici, che consentono a tutti di presentare il proprio lavoro, con una dignità scientifica uguale alle comunicazioni e alle relazioni, ma con un impegno temporale minore» hanno spiegato Falzarano e Monteleone. Nella giornata del 27 settembre, nell’ambito del congresso, si terrà anche un corso per infermieri sulla corretta gestione dei presidi in ortopedia e sui mezzi di sintesi utilizzati in traumatologia.

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fatto che spesso la carica microbica è bassa – spiega Giuseppe Sessa – oppure alla presenza di campioni inadeguati (prelievo di campioni sui tessuti non infetti), di microrganismi inglobati in matrici polimeriche protettive (biofilm), di batteri difficilmente coltivabili. A oggi la diagnosi microbiologica standard si avvale dell’esame del liquido sinoviale e di prelievi bioptici su tessuti periprotesici; il ricorso alle tecniche molecolari sembra in grado di offrire migliori risultati nell’identificazione dei microrganismi. Recentemente, in considerazione del riscontro di un considerevole numero di tali patogeni attaccati all’impianto protesico rispetto ai fluidi e tessuti periprotesici, viene dato un ruolo diagnostico all’uso del sonicatore. Tale strumento consente di rompere il biofilm protesico mediante l’utilizzo di ultrasuoni a bassa energia (40-60 kHz per 5-30’). Questa tecnica consente di liberare i microrganismi dalla matrice polisaccaridica, rendendoli quindi più facilmente coltivabili» ha concluso l’esperto. Per informazioni OIC srl Tel. 055.50351 infosigascot@oic.it www.sigascot.com

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CORSI E CONGRESSI

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L’ A g e n d a d e l l ’ O r t o p e d i c o 11-13 settembre 17th meeting ISOLS International Society of Limb Salvage "Common language for the new century” Bologna, Palazzo Re Enzo Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.isols2013.org 19-20 settembre 3rd Current Concept SIGASCOT "Le gonartrosi" Catania, Sheraton Catania & Conference Center Segreteria Organizzativa: OIC srl Tel. 055.50351 - Fax 055.5001912 infosigascot@oic.it - www.sigascot.com 21 settembre XV congresso regionale Otodi Toscana Ruolo e organizzazione dell'ortopedia toscana Chirurgia protesica dell'anca Pontedera (PI) Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.otodi.com 26-28 settembre 6° Trauma Meeting Innovazioni in traumatologia Le fratture esposte Riccione (RN), Palazzo dei Congressi Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com

Tabloid di Ortopedia Anno VIII - numero 5, giugno-luglio 2013 Mensile di informazione, cultura, attualità Direttore responsabile Paolo Pegoraro p.pegoraro@griffineditore.it Redazione Andrea Peren redazione@griffineditore.it Rachele Villa r.villa@griffineditore.it Segreteria di redazione e traffico Maria Camillo customerservice@griffineditore.it Tel. 031.789085 - Fax 031.6853110 Grafica e impaginazione Minù Art • boutique creativa - www.minuart.it Hanno collaborato in questo numero: Giorgio Castellazzi, Giovanni Lodi, Giampiero Pilat, Renato Torlaschi PUBBLICITÀ

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2-4 ottobre XXIcongresso nazionale SIA Artroscopia e sport Pesaro, Adriatic Arena Segreteria Organizzativa: Dynamicom srl Fiorella Mortara - mortara@dynamicommunications.it Tel. 02.89693750 - Fax 02.201176 3-5 ottobre 51° Congresso Nazionale SICM Artroscopia e artroplastica del polso: metodiche a confronto 10° Congresso Nazionale GIS RASM-AIRM Il trattamento conservativo in riabilitazione della mano e dell’arto superiore Rimini Segreteria Organizzativa: PLS Educational Tel 055.24621 - Fax 055.2462270 sicm2013@promoleader.com - www.sicm.it 3-5 ottobre International symposium intra articular treatment Barcellona, Spagna Segreteria Organizzativa: Dynamicom srl Tel. 02.89693762 - Fax 02.201176 - www.isiat.it 5 ottobre La riprotesizzazione di anca e ginocchio, l'esperienza dei giovani ortopedici Campi Bisenzio, Hotel 500 Firenze Segreteria Organizzativa: CSR Congressi srl Tel. 051.765357 - Fax 051.765195 info@csrcongressi.com 5 ottobre 50° congresso ALOTO Il ginocchio varo: dalla fisiopatologia ai trattamenti Roma, Aula della Biblioteca Alessandrina Segreteria Organizzativa: Balestra Congressi Tel. 06.2148068 - aloto@balestracongressi.com 10-12 ottobre 62° Congresso Nazionale SINch Palermo, San Paolo Palace Hotel Segreteria Organizzativa: CSR Congressi srl Tel. 051.765357 - Fax 051.765195 info@csrcongressi.com - www.sinch.it 12 ottobre XIV Congresso Regionale APLOTO Alterazioni morfologiche e meccaniche dell'arto inferiore. Diagnosi e terapia Martina Franca (TA) Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.adarteventi.com 13-16 ottobre 8th Combined Meeting of Orthopaedic Research Societies (CORS) San Servolo, Venezia Segreteria Organizzativa: OIC Congressi Tel. 055.50351 - Fax 055.5001912 info@cors2013.org - www.cors2013.org 13-16 ottobre 41° congresso nazionale Simfer La ricerca in medicina riabilitativa: per una scienza del recupero Roma Segreteria Organizzativa: Medi K Tel. 06.48913318 - Fax 06.89280089 info@medik.net - www.simfer.it 17-19 ottobre XXII congresso nazionale della Società italiana di biomeccanica in ortopedia e traumatologia (SIBOT) La mobilizzazione asettica: biologia o biomeccanica? Vietri sul Mare (SA), Lloyd's Baia Hotel Segreteria Organizzativa: BLE Consulting srl Tel. 0823.301653 - Fax 0823.363828 info@ble-group.com 18-19 ottobre 3° Incontro di chirurgia vertebrale Deformità e patologia degenerativa Alghero Segreteria Organizzativa: My Meeting Tel. 051.796971 - Fax 051.795270 www.mymeetingsrl.com

19 ottobre Congresso regionale Otodi Emilia-Romagna L’urgenza in traumatologia: percorsi cliniciorganizzativi Le revisioni complesse di anca: quando fermarsi? Carpi (MO) Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.otodi.com 21 ottobre XV Congresso Regionale OTODI Toscana Ruolo e organizzazione dell'ortopedia toscana Chirurgia protesica dell'anca Pontedrera (PI) Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.adarteventi.com 26-29 ottobre 98° congresso nazionale SIOT La ricostruzione articolare Il ritardo di consolidazione delle fratture Genova, Centro Congressi Magazzini del Cotone Segreteria Organizzativa: Studio EGA srl Tel. 06.328121 - Fax 06.3240143 info2013@congressosiot.it - www.congressosiot.it 8-9 novembre 110° congresso SPLLOT Novità ed evidenze in ortopedia e traumatologia Monza (MB), Autodromo di Monza Segreteria Organizzativa: Keyword Europa Tel. 02.54122513 - Fax 02.54124871 info@keywordeuropa.com 11-12 novembre IV corso avanzato di chirurgia protesica di ginocchio: lezioni teoriche e workshop Torino Segreteria Organizzativa: Il Melograno Servizi Tel. 011.505730 - Fax 011.590940 segreteria@ilmelogranoservizi.com 15 novembre L'evento traumatico: dal trattamento clinico alla riabilitazione Salsomaggiore Terme (PR) Segreteria Organizzativa: Keyword Europa Tel. 02.54122513 - Fax 02.54124871 info@keywordeuropa.com 16 novembre XII congresso regionale Svoto Protesi di ginocchio: primi impianti difficili e revisioni Este (PD) Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.adarteventi.com 21-23 novembre XVI congresso nazionale SITOP Roma, Auditorium San Paolo Segreteria Organizzativa: Ad Arte srl Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 info@adarteventi.com - www.adarteventi.com 6 dicembre Masterclass SIGASCOT Controversie nella chirurgia legamentosa del ginocchio Sassuolo (MO), Nuovo Ospedale Civile Segreteria Organizzativa: OIC srl Tel. 055.50351 - Fax 055.5001912 infosigascot@oic.it - www.sigascot.com

ORTORISPOSTA RISPOSTA AL QUESITO DIAGNOSTICO La diagnosi corretta è quella di raccolta ascessuale dei tessuti molli e del sacro, con agente patogeno di tipo tubercolare, come da riscontro istologico.

www.sigascot.com Evento Patrocinato SIOT

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Corso base sul trattamento meniscale

Meniscus Pathology: Remove, Repair, Replace Istituto Ortopedico Rizzoli - Bologna, 1° luglio 2013

Master Class SIGASCOT

Cartilage and Sport / Cartilagine e Sport Istituto Clinico Humanitas IRCCS - Rozzano (Milano)

31 May / Maggio 2013

Società Italiana lia di Chirurgia rur chi Artroscopia, Art op del Ginocchio, til ee Sport, Cartilagine e Ortopediche O pe he Tecnologie

Presidente Maurilio Marcacci Società Italiana di Chirurgia del Ginocchio, Artroscopia, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche

Comitato Scientifico Maurilio Marcacci Stefano Zaffagnini Elizaveta Kon

President / Presidente Piero Volpi

È stato richiesto il Patrocinio della SIOT

Master Class SIGASCOT

Controversie nella chirurgia legamentosa del ginocchio

Evento Patrocinato SIOT

Modena, 6 Dicembre 2013

Current Concepts SIGASCOT “Le Gonartrosi” Sheraton Hotel Catania, 19-20 settembre 2013

Società Italiana di Chirurgia del Ginocchio, Artroscopia, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche Società Italiana lia di Chirurgia rur chi Artroscopia, Art op del Ginocchio, til ee Sport, Cartilagine e Ortopediche O pe he Tecnologie

Presidente Comitato Scientifico Luigi Pederzini

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Presidente del Congresso Giuseppe Sessa

Presidenti del Programma Scientifico Claudio Zorzi Fabio Catani

Segreteria Scientifica Fabio Nicoletta Mauro Prandini Massimo Tosi

Informazioni generali: infosigascot@oic.it Viale Giacomo Matteotti, 7 50121 Firenze Tel. 055 50351

Per mostra e sponsorizzazioni: sponsorsigascot@oic.it


Tabloid di ortopedia 5/2013