{' '} {' '}
Limited time offer
SAVE % on your upgrade.

Page 1

EDIZIONE 2019 LOOKBOOK

1


A CURA DI

Simone Azzoni Francesca Marra Arianna Novaga

CON LA COLLABORAZIONE DI

Luca Chiavegato Stefano Torregrossa

PROGETTO GRAFICO

Greta Baltieri Irene Bersani

Genny Boscardin Martina Guardini

www.grenzearsenalifotografici.com


EDIZIONE 2019 LOOKBOOK


Grenze, in tedesco, è voce di confine che fende abitudini, consuetudini e pratiche. È zona di attraversamento dei generi e delle forme. Il vocabolo ha la durezza della precisione e il nitore adamantino che riverbera dove la frontiera è solco, tangente a generi ormai inadatti a dire la trans-medialità. L’orizzonte ci obbliga ad oltrepassare la soglia e a lasciare alle spalle ciò che viene raggiunto. Ci lascia errare sui margini, stare in mezzo, nella metamorfosi e nel cambiamento. Grenze è uno sguardo obliquo sulla fotografia contemporanea.

Stare sul confine difende la necessità di una ricerca che si fonda sull’esercizio della creatività, sul rigore dell’analisi e sulla necessità della formazione: workshop, incontri e eventi dedicati alla fotografia in tutte le sue forme alimentano la bellezza e il disagio dello sguardo.

Nello spazio vuoto dell’Arsenale la narrazione di Grenze si fa forma e analogia di pensiero, perché il Festival non sia vetrina in cui specchiarsi ma luogo di relazione, condivisione, scambio. Gli allestimenti sciolgono i capitoli del racconto e diventano suggestioni di uno sguardo che associa, confronta, rilegge e sovrappone i piani, in quella longitudine

Ogni edizione di Grenze genera connessioni e incroci, e i temi sono prospettive libere di aleggiare in volontà profetiche o anticipatrici. Libera è anche la zona franca dove s’incontra la gratuità dei curatori con quella degli autori mobilitati a concedere la loro opera, in un tempo e in uno spazio di ascolto e reciprocità.

che un tempo conservava merce e oggi rilancia un bene, distante dai mercati.


Fuoco non è solo gesto tecnico, che dà nitore all’immagine. È metafora del chiarire, del chiarirsi e del bagliore dell’oggetto del discorso. È aquila che terge gli occhi nell’acqua per vedere l’ineffabile. È fenice che rinasce tra le fiamme. Centrare l’obiettivo, mirare e divampare per arrestare il flusso nell’istante dell’esplosione. Mettere a fuoco per rendere vivido, incandescente, il battito dell’immagine che pulsa la sua necessità, la sua urgenza. Pronti, quest’anno, a bruciare le previsioni per assicurarsi la fantasia. Bruciare di passione. Bruciare nel vizio assurdo che consuma le deliberazioni e i corsi degli eventi. Bruciare i ranghi delle divisioni. Bruciare le streghe dell’ovvietà. Bruciare lo scatto dentro lo sparo, il paesaggio nell’incendio, lo sguardo nello stesso fuoco.


Andrea Roversi Andrea Roversi Andrea Roversi

Biografia Andrea Roversi

Dauðalogn

Rome, 1983. Based in Rome (Italy), i started to study photography 4 years ago at Scuola Romana di Fotografia, where i followed the masterclass in reportage and photojournalism, including Massimo Mastrorillo’s seminary “Pass Through With the Eyes” Actually I’m a freelancer collaborating with Milano based Parallelozero Agency ( http://www.parallelozero.com/search.php?idf=271 ). My publication included international newspaper like TerraMoter, CNNdigital, D di Repubblica, IoDonna, DestinAsian. “Daudalogn”, my long term project about life in a Icelandic farm, won some international price like Premio Tabo, Slideluck Tokyo and was screning in some international festival like Voies Off Arles, Istanbul Photo Festival and was shown to some italian festival. My past Project was also screening to Festival di Roma at museum of modern art MACRO.

After being hardly hit by the global economic crisis in 2008, Iceland has been the protagonist of a miraculous recovery. The island has chosen to take a step back (or forward?) returning to land and betting on a green and sustainable economy based on natural resources. Dauðalogn – which means ‘dead calm’ in icelandic - is a journey through a country of sharp contrasts, but also the bildungsroman of a child, Andry, becoming an adult in an open dialogue with an extreme nature.

www.andrearoversi.it 8


9


Fondazione AIDA Fondazione AIDA Fondazione AIDA

THE LIVING THEATRE • • •

10

Perchè abbiamo paura della libertà sessuale? Prometheus Sette meditazioni sul sadomasochismo politico


11


Filippo Romano Filippo Romano Filippo Romano

Biografia Filippo Romano Born in 1968, he is a documentary and architecture photographer. He graduated at I.S.I.A. in  Urbino with Michele Provinciali. And specialized in photo documentary at the full time program at  the International Center of photography (I.C.P.) in New York. Romano’s work are mostly about cities, architectures and urban dwellers. He currently collaborates since 1998 with the architecture’s section of the art pubblisher Skira, to many   and his work have been featurated  in  Abitare magazine , Dwell magazine, Domus, Io Donna, Courrier International, Huffington Post, Newsweek .  In 2007  he is the winner of the grant Pesaresi\Contrasto with the project  OFF CHINA about the urban development of the chinese cities. He is the co author of Soleri Town a book about the utopian architecture of Paolo Soleri in 2009 he was selected in the exhibition the Joy at the Rome photo festival  with “Waterfront” a series from the project  about the city of Trieste.  In 2010 he was in Haiti for a photoreportage about the earthquake  e his project Route 106 about the ladscape devastation by the illegals buildings in Calabria region was exhibited in the Biennale of Architecture in Venice in 2010. In 2011 he started his project about the ghetto of Mathare in Nairobi and he have been part of the exhibition “Sao Paulo Calling” in San Paulo art museum in 2012. His ongoing project about Nairobi was part of the exhibition MadeinSlum\ Mathare Nairobi in the Triennale Museum in Milan in 2013. Palladio and Jefferson is a long 12

therm research exhibited in Montreal, Canada, at the Canadian Center for Architecture C.C.A. He is a member of the agency luzphoto and currently he is a teacher at the Naba design school in Milan and in the master of photography at  the IUAV faculty in Venice. www.filipporomano.it

NOVO PLANETA. Un viaggio portoghese Novo Planeta è un punto di partenza per un libero e paradossale viaggio nel mondo portoghese contemporaneo. Abbiamo scelto immagini fotografiche e testi pensando ad un racconto che fosse la raccolta degli appunti per un viaggio che non faremo mai fisicamente ma che ha già tracce evidenti della sua esistenza. Le foto sono scatti presi in tempi diversi in Portogallo e Mozambico, quasi sempre a margine di lavori su committenza esse sono risultato di quel momento particolare in cui il fotografo cerca una sua misura emozionale dei luoghi, oltre la formalità del racconto ufficiale. Roberto Francavilla ha scelto una serie di brani e di poesie di autori che scrivono in lingua portoghese, non sono didascalie ne spiegazioni delle immagini fotografiche ma convivono per affinità con esse. Abbiamo fotografato le pagine dei libri pensando al ricordo visivo di quella biblioteca ideale che vive nella memoria di ogni viaggiatore ps Novo Planeta è una cartoleria abbandonata nel centro di Lisbona. testi di Roberto Francavilla


13


Fiorella Iacono Fiorella Iacono Fiorella Iacono Biografia Fiorella Iacono

Autodafé

É nata a Modena dove vive. Si è laureata in Filosofia con una tesi sulla poetica di William Burroughs. Ha collaborato con il quotidiano Il Manifesto occupandosi di arte contemporanea. 
Ha catalogato le foto di Cesare Leonardi per l’Atlante del Duomo di Modena (Panini, 1985) in occasione di “Quando le cattedrali erano bianche”. Ha partecipato a rassegne fotografiche tra cui Fotografia Europea a Reggio Emilia ( Beareble Lightness, 2011; Goli Otok, 2014; Foresta Primitiva, 2015 ; Sentiero Terrestre, 2016, Numi, 2017. Microtopie, 2018) e a mostre collettive (Lands, 2014, Spazio On/ Off Parma; Heim, Spazio Home; 2014; Contrasti, 2015, Villa Benvenuti, Modena). Nel 2015 ha presentato Providence ,video installazione, presso il WoPa Contemporary di Parma e ha realizzato il docu-film Nella foresta delle immagini selezionato al Boddinale Film Festival di Berlino . Nel 2016 ha presentato a Genova Numi , presso lo Studio Incantations ed ha curato per Lenz Fondazione un progetto di documentazione fotografica all’interno dell’Ala Napoleonica dell’ ex-carcere San Francesco di Parma per lo spettacolo Autodafé. Nel 2017 ha esposto presso la Galleria Gate 26A di Modena e ha documentato , come curatrice dell’immagine fotografica per le creazioni site-specific , le rappresentazioni teatrali Purgatorio ( Crociera ex Ospedale Vecchio già Archivio di Stato di Parma) , Paradiso ( Ponte Nord di Parma) e Il grande teatro del mondo (Teatro Farnese di Parma). Studio su ghiaccio e ombre (2018) è presente nella rassegna di videoarte La superficie accidentata presso Fourteenart Tellaro a cura di Gino D’Ugo (Maggio 2019).

Il termine Autodafé deriva dal portoghese auto da fé, cioè atto di fede. Durante il periodo dell’Inquisizione, soprattutto in Spagna, si svolgeva questa pubblica cerimonia dove i colpevoli di eresia, dopo essere stati formalmente processati, subivano diversi supplizi e spesso finivano impiccati o arsi vivi sui roghi. Il Tribunale dell’Inquisizione nasce con l’intento di indagare coloro che si allontanavano dalla fede ma successivamente iniziò a perseguitare coloro che venivano accusati di stregoneria: soprattutto le donne, considerate inferiori e alleate col diavolo, finirono la loro vita ingiustamente bruciate sul rogo. Questo progetto comprende una serie di foto scattate durante le varie fasi di allestimento degli spettacoli di Lenz Fondazione realizzati e installati in complessi architettonici monumentali della città di Parma e precisamente: Autodafé (2016), negli spazi dell’ ex Carcere Napoleonico di San Francesco. Purgatorio (2017), nelle grandi sale dell’ex Ospedale Vecchio già Archivio di Stato. Paradiso (2017), al Ponte Nord, opera di architettura contemporanea situata sul torrente Parma.

www.fiorellaiacono.com 14

Le immagini intendono riscoprire l’evento scenico e far riflettere sulle ingiustizie che si sono manifestate nella Storia ed anche nel presente che viviamo.


15


Francesco Cito Francesco Cito Francesco Cito

Biografia Francesco Cito Francesco Cito, è nato a Napoli il 5 maggio 1949. Interrotti gli studi si trasferisce a Londra nel 1972 per dedicarsi alla fotografia. Per sopravvivere nella capitale britannica degli anni 70, si adatta ai più svariati mestieri, dal lavapiatti in un ristorante in King’s Road, al facchino dei Magazzini Harrod’s. L’ inizio in campo fotografico 1975, avviene con l’ assunzione da parte di un settimanale di musica pop-rock (Radio Guide mag.), e per esso gira l’ Inghilterra, fotografando concerti e personaggi della musica leggera. In seguito, divenuto fotografo free-lance, inizia a collaborare con The Sunday Times mag., che gli dedica la prima copertina per il reportage “La Mattanza”. Successivamente collabora anche con L’Observer mag. Nel 1980, è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato con l’invasione dell’Armata Rossa, e al seguito di vari gruppi di guerriglieri che combattevano i sovietici, percorre 1200 KM a piedi. Sue le foto dei primi soldati della Stella Rossa caduti in imboscate. Nel 1982 - 83, realizza a Napoli un reportage sulla camorra, pubblicato dalle maggiori testate giornalistiche, nazionali ed estere. Sempre a Napoli nel 1978 on assignment per The Sunday Times mag. aveva realizzato, un reportage sul contrabbando di sigarette dallo interno dell’organizzazione contrabbandiera. Nel 1983 è inviato sul fronte Libanese da Epoca, e segue il conflitto in atto fra le fazioni palestinesi; i pro siriani del leader Abu Mussa, e Yasser Arafat e 16

i suoi sostenitori. È l’unico foto-giornalista a documentare la caduta di Beddawi (campo profughi), ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà le vari fasi della guerra civile libanese, fino al 1989. Nel 1984 si dedica alle condizioni del popolo palestinese all’interno dei territori occupati della West Bank (Cisgiordania) e la Striscia di Gaza. Seguirà tutte le fasi della prima “Intifada” 1987 - 1993 e la seconda 2000 - 2005. Resta ferito tre volte durante gli scontri. Nel 1994 realizza per il tedesco Stern mag. un reportage sui coloni israeliani oltranzisti. Nell’aprile 2002, è tra i pochi ad entrare nel campo profughi di Jenin, sotto coprifuoco durante l’assedio israeliano, alle città palestinesi. Nel 1989 è inviato in Afghanistan dal Venerdì di Repubblica e ancora clandestinamente a seguito dei “Mujahiddin” per raccontare la ritirata sovietica. Tornerà in quelle aree di nuovo nel 1998 inviato dal settimanale Panorama, con l’intento di incontrare Osama Bin Laden. Intento non andato a buon fine a causa l’inizio dei bombardamenti americani. Nel 1990, è in Arabia Saudita nella prima “Gulf War” con il primo contingente di Marines americani dopo l’invasione irachena del Kuwait. Seguirà tutto il processo dell’operazione “Desert Storm” e la liberazione del Kuwait 27 - 28 febbraio 1991. Nei suoi viaggi attraverso il Medio Oriente, in più occasioni ha focalizzato il suo interesse a raccontare i vari aspetti dell’Islam dal Pakistan al Marocco. www.francescocito.it


17


Giorgio Bombieri Giorgio Bombieri Giorgio Bombieri Biografia Giorgio Bombieri

The Last Sinners

Nato a Venezia nel 1970, ha iniziato a fotografare in ambito sociale, collaborando con enti e cooperative presso le carceri, gli ospedali psichiatrici, gli asili notturni di Venezia. Sempre in campo sociale, ha organizzato e condotto vari laboratori e allestito mostre.

Afflitti da una illogica nevrosi autodistruttiva o sostenitori di una imprescindibile autodeterminazione? Prigionieri delle spire del vizio o sovrani del piacere che procura? Stigmatizzati, reificati, consapevoli? I fumatori sono peccatori o sono piuttosto gli ultimi pensatori indipendenti?

Ha pubblicato Di tè in tè, Indirizzi sconosciuti, sul tema dei rifugiati; Effetti Tangenziali in collaborazione con il laboratorio L’Ombrello-IUAV; in collaborazione l’Istituzione Parco Laguna ha inoltre pubblicato Territori lenti, che ha vinto il premio PAYSMED, settore comunicazione sul paesaggio. Attualmente svolge l’attività di fotografo e grafico presso il Comune di Venezia.

Da queste domande prende forma il progetto di Giorgio Bombieri, fotografo ex fumatore, che omaggiando Jim Jarmush ci invita a riflettere sulla fumosità dell’esistenza. Per alcune popolazioni arcaiche il fumo aveva un potere sciamanico di guarigione ed era connesso ad aspetti magici, mentre in epoca moderna alla sigaretta è associato il lavoro poetico e intellettuale, come sostiene Wolfgang Schivelbusch. Eppure, il mondo contemporaneo ci induce a prendere le distanze dal fumo a causa dei reali fattori di rischio che comporta per la salute. Che fare, dunque? Persistere? Rinunciare? Ricominciare? Come in un manifesto programmatico dalla prospettiva ironica e demistificante, gli iconici fumatori-peccatori di Bombieri, novelli Humprey Bogart dalle intenzioni non troppo celate di perseverare nelle proprie abitudini, si offrono con onestà al nostro sguardo, innocentemente immersi nella gestualità obbligatoria e reiterata di un piacere personale, intimo. La loro resistenza tenace alle odierne tendenze salutiste è commovente, e fa di questi ultimi peccatori degli eroi. Arianna Novaga

18


19


Jens Schwarz Jens Schwarz Jens Schwarz

Biografia Jens Schwarz Jens Schwarz, born 1968 in Berlin, studied history of arts in Paris and photography in Munich. As a visual artist and photographer he works in the documentary field on personal artistic projects and international editorial assignments. In his work he focuses on sociopolitical issues that often deal with questions of both the individual and social identity. His projects received several grants throughout his career and his work has been nominated, among others, for the German Henri-Nannen-Prize and showcased at Les Rencontres de la Photographie, Arles, France.

Themmuns Themmuns is a photo project on youth in Northern Ireland. The title refers to a slang word for „them ones“, the opposing side in Northern Ireland debates among Catholic Irish Republicans and Protestant Loyalists. Fellow members of one‘s own side are known as ›ussuns‹. With UK’s 2016 Brexit referendum Nothern Ireland would have to leave the European Union in 2019 although a majority of its citizens voted to remain. Local Protestant Loyalists predominantly supported Brexit whereas the other fraction of mainly Catholic Irish Republicans were against it. After more than 30 Years of conflict during the so 20

called ›Troubles‹ one of the fundamentals of the Peace Process declared in the 1998 Good Friday Aggreement is the open border between Northern Ireland and the Republic of Ireland – wich will, in a post Brexit scenario become an external border of the European Union. Now there is serious concern that such a hard border was very likely to undermine and threaten the Peace Process in Northern Ireland. In my project I was interested in exploring daily life situations with youth from both confessional communities and find out more about their concerns, surroundings and way of life. These observations may often have revealed more similarities than differences of lifestyle in a world of sectarian strife and political conflict mainly maintained by the older generation and recently blazed up again through the Brexit referendum. The work is about an empathic and sensitive view on whatever I felt could contribute to a comprehensive documentary of a social condition and a young generation’s quest for identity. The structure of the comprehensive body of work follows prevailing geographical demarcations with chapters each referring to a specific neighbourhood in Belfast or Northern Ireland with its corresponding ethnopolitical and confessional orientations. www.jensschwarz.com


21


Marta Giaccone Marta Giaccone Marta Giaccone

Biografia Marta Giaccone

Ritorno all’isola di Arturo

(1988, Milano) ha conseguito un master in Documentary Photography alla University of South Wales, Newport, UK, nel 2014, e una laurea triennale in Letteratura Inglese e Ispanoamericana a Milano nel 2011. Le sue ricerche generalmente trattano temi inerenti ai giovani, alla famiglia e alle donne. È inoltre affascinata dalle contraddizioni culturali e ideologiche presenti nella società americana contemporanea. Per i suoi lavori a lungo termine usa macchine di medio e grande formato che permettono un approccio più intimo e riflessivo. Ha avuto mostre personali a Procida (2017) e Milano (2018) e ha partecipato a mostre di gruppo in Inghilterra, Galles, Italia e Stati Uniti. È stata tra i finalisti di vari premi tra cui Lucie Foundation Emerging Scholarship (US), Burn Magazine EPF 2017 (USA), Premio Pesaresi (IT), Intrepid Film Photography Award (UK), Athens Photo Festival (GR). Le sue foto sono state pubblicate su i-D Italia, Vogue.it, Refinery29, IL Sole24Ore, Cosmopolitan, Il Manifesto e D di Repubblica e altre testate. I suoi clienti includono Libération (FR), DeVolkskrant (NL), i-D Italia, Munchies Italia. Ha lavorato per Richard Mosse come assistente di produzione per Incoming e The Castle; come stagista presso Magnum Photos NYC, Bruce Davidson, Mary Ellen Mark e Alessandra Sanguinetti; come traduttrice per Mark Power e Olivia Arthur.

Ho scoperto Procida grazie ai suoi adolescenti. Prima attraverso il libro di Elsa Morante del 1957, poi con i ragazzi che abitano l’isola oggi. Ispirato da Arturo, il fanciullo-eroe dal nome di stella che vive, solo, un’esistenza selvaggia e magica in un’Italia di fine anni Trenta, il mio progetto fotografico segue un gruppo di giovani per raccontare questo delicato e tumultuoso periodo della loro crescita.

www.martagiaccone.com 22

Mi interessa osservare e capire come vivono l’adolescenza in una piccola isola di soli quattro chilometri quadrati dove si cresce più liberi che in città ma forse più protetti e soggetti a meno stimoli. Mi piace entrare nelle loro vite e, accettata quasi come pari, ho conosciuto i loro angoli preferiti e scoperto “un piccolo punto della terra fuori dal tempo”. Come scrive Elsa Morante, anche io trovo che Procida esercita una sorta d’incantesimo sui propri abitanti: a ragione gelosissimi della propria isola, vivono come su una terra lontana da tutto e tutti, in un microcosmo agrumato. Hanno radici fortissime, a volte sognano anche terre lontane, ma sempre con l’idea i ritornare. (2015-in corso)


23


Martin Bruckmanns Martin Bruckmanns Martin Bruckmanns Biografia di Martin Bruckmanns Martin Bruckmanns, 1969, is a german photographer who moved years ago to Italy to study Visual Communication at the Istituto Europeo di Design, Turin. Still based in Turin he’s collaborating with several advertising-studios and working as a freelancer.

MartinBruckmanns - frameS8 di Alexander Freund “Col primo piano si dilata lo spazio, con la ripresa al rallentatore si dilata il movimento. E come l’ingrandimento non costituisce semplicemente chiarificazione di ciò che si vede comunque, benché indistintamente, poiché esso porta in luce formazioni strutturali della materia completamente nuove, così il rallentatore non fa apparire soltanto motivi del movimento già noti: in questi motivi noti ne scopre di completamente ignoti, che non fanno affatto l’effetto di un rallentamento di movimenti più rapidi, bensì quello di movimenti propriamente scivolanti, plananti, sovrannaturali”. Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”

Walter Benjamin nel suo 1935 pubblicato saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” descrive come i primi piani cinematografici e le scene al rallentatore mostrino allo spettatore quello che altrimenti avrebbe percepito probabilmente solo nel subconscio, aprendo ad un parallelismo tra le tecniche di ripresa e la psicoanalisi, che rivelano entrambe l’inconscio istintuale. In quanto al momento fruitivo/percettivo Walter Benjamin contrappone il modo di ricezione pro24

prio della pittura a quello prodotto dal flusso delle immagini cinematografiche: [il dipinto] “invita l’osservatore alla contemplazione; di fronte ad esso lo spettatore può abbandonarsi al flusso delle sue associazioni. Di fronte all’immagine filmica non può farlo. Non appena la coglie visivamente, essa si è modificata. Non può venir fissata”. La serie “frameS8” di Martin Bruckmanns si compone proprio di singoli fotogrammi isolati: primi piani e pseudo-rallentatori che rivelano l’inconscio ottico di cui parlava Benjamin. Ogni pellicola è composta da migliaia di fotogrammi, che non sono percepibili; i soggetti, le singole inquadrature sono subordinate alla totalità, ad una trama che si sovrappone al soggetto. L’isolamento dei singoli fotogrammi mostra in maniera impressionante ciò che lo spettatore non riesce a vedere se non vagamente. L’inconscio ottico dunque si rende evidente attraverso la selezione. I fotogrammi elaborati da Martin Bruckmanns sono caratterizzati da un elevato grado di densità visiva. Soltanto attraverso l’isolamento dei singoli fotogrammi l’inquadratura sarà di nuovo percepibile, visibile. Questo solo nell’inconscio visibile viene reso apprendibile attraverso il lavoro di Martin Bruckmanns. La tavolozza dei colori brillanti ravviva la discreta intensità cromatica delle immagini elaborate ed anche, dopo un esame più attento, le strutture delle superfici sono supplementi e sviluppi logici delle foto. La serie “frameS8” rende questi momenti visibili, però non immediatamente intellegibili. L’occhio talvolta è alla ricerca di punti d’orientamento, punti di riferimento poiché il contesto non è necessariamente comprensibile negli ingrandimenti. Chi è questa donna, che cammina con un vestito bianco con motivi floreali viola


25


verso una ringhiera di una terrazza? Si tratta di un paesaggio, un ornamento o una coppia che fa l’amore? Isolato dal contesto, lo spettatore individua nuove strutture e forme arcaiche nelle figure denudate. Con un occhio lucido e altamente sensibile per i dettagli Martin Bruckmanns tematizza queste domande e evidenzia nei suoi lavori la sostanza attraverso la forma. Attraverso il primo piano lo spettatore riconosce - come Walter Benjamin non solo l’inconscio ottico, bensì formazioni strutturali della materie completamente nuove. L’usura del materiale e del tempo ha lasciato segni visibili sul materiale: crepe, graffi e sporcizia sono parte integrante dell’immagine. Lo spazio fotografico dell’immagine è ripetutamente interrotto dai graffi profondi. D’altra parte, avvengono alleanze simboliche tra fotografia e pittura; un’intrecciatura di graffi viola ricopre pittoresco un vestito rosa, la mano divaricata lo separa in “sezione aurea” dallo sfondo. Naturalmente i graffi saltano all’occhio anche nei dettagli erotici, i verticali rigidi diventano cosi una forza creativa marcata nella serie “frameS8”. Martin Bruckmanns evita ogni pathos sensazionale; lui presenta l’atto come una superficie di proiezione quale è modellata da ombre, forme e graffi. Le ripetute visualizzazioni dei rulli cinematografici hanno lasciato il segno, e Martin Bruckmanns lo scova. Il suo apparato di analisi tecnica e obiettiva è la fotocamera, ma come un segno che vi è una scelta soggettiva consapevole, usa un evolvendosi gestus nelle sue immagini. Coerentemente Martin Bruckmanns sviluppa in questo modo il proprio linguaggio visivo dal materiale, quale aggira la fugacità del film e dedica la totale attenzione al singolo momento. L’artista colloca le immagini fotografiche singole in una serie di momenti ma questi momenti sono più di semplici istantanee. Anche se persistono per un istante, essi continuano a muoversi. Altre immagini vanno oltre, giocando con questo movimento congelato. Essi mostrano gesti, volti, 26

momenti, movimenti che obliterano. Come risultato, le immagini non agiscono come immagini statiche, ma le sue origini cinematografiche sono ancora visibili, tangibili. L’aspetto procedurale viene mostrato da Martin Bruckmanns anche attraverso il mescolarsi dei segni dell’usura e del tempo e delle immagini in cui si sovrappongono due scene consecutive. Alla ricerca del inconsciamente visibile, Martin Bruckmanns, che ha studiato a Torino dove vive, ha vagliato innumerevoli film. Il punto di partenza per il lavoro sono filmati Super-8 che sono stati raccolto da lui nel corso degli anni; ha spulciato soffitte, mercati delle pulci, ha acquistato rullini su Internet e da eredità private. Chilometri di materiale cinematografico visionato e catalogato; film classici, filmati didattici, commedie, soft porno, cartoni animati ed anche molti film private. Nella nostra presenza digitale emana dal materiale Super-8 un fascino particolare. Ciò è dovuto principalmente dal look lusinghiero dei film, perché tutto sembra di gran lunga più morbido e più caldo che il formato video ad alta definizione. I film a grana grossa offuscano in una certa misura i dettagli, le strutture o le rughe. Ciò rende il mondo delle immagini più naturale e quindi meno mascherato per lo spettatore. La straordinaria estetica dei filmati Super-8 appartiene alla memoria del nostro passato. Milioni di famiglie immortalavano le loro feste di compleanno, le feste di Natale e le loro vacanze sul queste strisce strette, per poi - in un rituale ricorrente - visionarle assieme alla famiglia. Momenti salienti di vita familiare - senza audio, in colori tenui e leggera sfocatura. Immagini sfocate e pallidi di persone senza nome. Negli anni ‘60, ‘70 e nei primi ‘80 si è creato cosi una sorta di memoria familiare sociale: iconografia famigliare nell’era analogica. Come un formato cinematografico per uso domestico il Super-8 è stato lanciato sul mercato nel 1965 dalla Kodak. Le telecamere erano facile da maneggiare per dilettanti e i prezzi per le pellicole, telecamere e proiettori erano accessibili. Questo e non da ultimo il fascino inconfondibile delle


riprese ha lasciato che il materiale diventasse in brevissimo tempo un mezzo di comunicazione di massa. Questo periodo è durato dalla metà degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta. Principalmente tre società (Ufa, Piccolo, Marketing-Film) offrivano migliaia di filmati Super-8 di classici del cinema e film di successo (più tardi furono chiamati Blockbuster) - ma in versioni modificate, cosi i film venivano rimontati per poter stare su una, due o tre bobine. Questi filmati sono stati distribuiti attraverso negozi di fotografia e case di vendita per corrispondenza, pionieri nel consumo privato di film di oggi. Tuttavia a prezzi elevati: ogni metro costava all’incirca 1.500 Lire. Così ci si arrivava velocemente a 140.000 – 200.000 Lire per un film di 120 metri. Quindi chi volesse portarsi a casa cowboys che sparano, studentesse nude, Laurel & Hardy o Topolino doveva sborsare cifre enormi. Fino a quando il formato video alla metà degli anni ‘80 non giungeva alla supremazia nel settore della cinematografia amatoriale eliminando gradualmente i film Super-8. Con l’avvento del video VHS questo mercato è crollato quasi del tutto circa nel 1982. I filmati sono diventati merce da mercato delle pulci o regalati in quantità da cestini del bucato. Nel frattempo film come “Star Wars” hanno di nuovo raggiunto il loro prezzo originale. L’aspetto distintivo di queste immagini però è rimasto. Il fascino discreto del Super-8 non è solo nelle immagini un po’ sfocate e così lusinghiere, ma anche nella malinconia che emanano. Quando il cinema, la pubblicità devono evocare i tempi passati, è frequente l’uso cinematografico di sequenze Super-8. Martin Bruckmanns ritrova il tempo passato, la nostalgica malinconica che ne deriva nei suoi colori e nelle strutture tattili. Della sequenza infinita sceglie il singolo fotogramma, portando la scena oltre il momento nel campo visivo e rendendo l’inconscio ottico emozionalmente visibile. Assegna cosi alla volatilità del film una traccia microscopica della vita.

Lo sguardo analitico di Martin Bruckmanns sui dettagli nascosti nel film, la selezione dei suoi forti e sensibili motivi e la loro sottile fusione offrono al osservatore una abbondanza di spazio per interpretazioni e ricordi. Sono immagini e ricordi di un’epoca passata. Quello che Martin Bruckmanns raccoglie qui e mette in mostra è molto più di un prodotto di scarto della cultura di massa. Nei singoli fotogrammi mostrati risuona un rumore sentimentale. Si tratta di un ultimo avvampare prima che i proiettori si fermano definitivamente.

Exhibitions: 2019 “Grenze-Fotofestival”, Verona - Italy, coll 2019 “Abstract-Opera Astratta”, Busto Garolfo (Mi) - Italy, coll 2018 “NoPhoto”- Paratissima, Turin - Italy, coll 2018 “MemoriesNoMemories”, shortlisted with “Russian Memories”, Florence - Italy 2016 “Kunsthalle Czarnetta”, Vignale Monferrato - Italy, coll www.martinbruckmanns.it info@frames8.com www.frames8.com

27


Natascia Rocchi Natascia Rocchi Natascia Rocchi

28

Biografia Natascia Rocchi

Bile Gialla

(Cesena, 1977) Si laurea in Giurisprudenza di Urbino specializzandosi in diritto di famiglia ed esercitando la professione di avvocato per alcuni anni. Nel 2005 inizia a praticare la fotografia di moda e collabora con alcuni marchi di calzature per la realizzazione di campagne fotografiche e di comunicazione e poi si appassiona al concettuale grazie alla frequentazione di fotografi e circoli fotografici della sua zona. Nella sua fotografia prevalgono ritratti e autoritratti, elementi naturali e collage. Ha esposto in numerose mostre italiane e ha pubblicato su riviste d’arte. Tra i suoi lavori più noti, Instabili, suddiviso in vari capitoli (Teste scambiate, Freaks, Ripetenza, Variabilità genetica di un fenotipo, Storia di un atomo instabile, Fratellanza, Sorelle), Anna, LatoPerLato, Sedie volanti, Questa è una storia di vestiti e il recentissimo Bile Gialla.

Tra i quattro fluidi vitali identificati dalla medicina galenica, la bile gialla è relazionata all’archetipo del fuoco e alle sue proprietà. Rappresenta l’umore collerico e irascibile, l’aggressività, la superbia, la spinta ad agire, ma anche la volontà e la leggerezza. La figura dell’individuo con questo temperamento è magra, asciutta, glabra, dotata di agilità e velocità. L’eccesso di bile gialla accende una fiamma che brucia e consuma, e che necessita di essere riequilibrata dagli altri elementi. Ecco perché è ineluttabile l’immersione nell’acqua, liquido che arresta ed estingue l’impeto incendiario, che stabilizza e armonizza la materia ardente. Tuffate dentro vasche battesimali e purificatorie, le immagini composite e solubili di Natascia Rocchi inseguono il pensiero esoterico e indugiano sul concetto di trasmutazione, inteso come cambiamento, passaggio da uno stato all’altro, conversione. Il corpo sottile che si genera dai frantumi disgregati dell’entità fisica sommersa, emerge in tutta la sua potenza assumendo forme autonome, leggere, inaspettate. Arianna Novaga


29


30


31


Alessandro Coccimiglio Alessandro Coccimiglio Alessandro Coccimiglio

Biografia Alessandro Coccimiglio Classe 1972, di formazione Universitaria scientifica ma da sempre attratto dalle arti visive decide di farne la propria professione seguendo diversi corsi di specializzazione in grafica e design. Apre quindi il proprio studio nel 2004. Sostiene con forza di inserire le proprie passioni nel lavoro e tra queste la fotografia che lo appassiona da sempre. Segue quindi workshop e corsi che lo portano a maturare un proprio stile influenzato dai propri maestri e dai sui autori preferiti, prediligendo la fotografia di paesaggio e storytelling. Attualmente si occupa di fotografia commercial/corporate e stampa Fine Art. Dal 2018 Docente di fotografia presso corsobasedifotografia.it In carica come delegato Provinciale FIAF. 32

Archè Il fuoco è l’arché, ovvero il principio da cui sono generate tutte le cose, è la forza primigenia che domina il mondo, da cui tutto proviene e a cui tutto tornerà. Filosoficamente attraverso rarefazione e condensazione si trasforma nei restanti tre elementi, aria, acqua e terra i quali originano così le cose del mondo. Grazie a questi movimenti, le cose del mondo anno inizio e fine nel medesimo elemento, il fuoco. Esso possiede quindi in se la possibilità di rappresentare al contempo la vita e morte, e nel suo essere in perenne movimento muta continuamente pur mantenendosi al contempo sempre identico a sé stesso.


33


Caterina Pecchioli Caterina Pecchioli Caterina Pecchioli

Biografia Caterina Pecchioli Specializzata in fotografia e regia, lavora in modo interdisciplinare con video, performance, fotografia, istallazione, suono, film. Si laurea al Dams di Bologna e all’Accademia Gerrit Rietveld di Amsterdam. I suoi lavori si focalizzano sul rapporto tra individuo e società a partire dallo studio di azioni quotidiane, dinamiche collettive e rapporti di potere. Il processo di lavoro e la forma finale ibridano l’estetica tradizionale e quella relazionale in cui lo spettatore è spesso coinvolto attivamente. Nel 2014 fonda con Elena Abbiatici e Sara Alberani il collettivo artistico e piattaforma partecipativa  Nation25  che affronta in particolare temi legati alle questioni migratorie e organizza il  Nationless Pavilion  alla Biennale di Venezia. Ha esposto in musei e istituzioni nazionali e internazionali tra i quali: Istanbul Biennal - Biennale di Venezia AuditoriumArte, Roma - Centro Internazionale di fotografia, Palermo – Fondazione Marangoni, Firenze - Parc de la Villette, Parigi - MACRO, Roma - MAXXI, Roma -  Festival dei Popoli, Firenze - Short Sharp, Seoul - Instant VideoFestival, Marsiglia – MAAM, Roma - Triennale di Milano – Fondazione Studio Marangoni, Firenze – Contemporanea Festival, Prato – Forum of Live Art, Amsterdam - Arti et Amicitiae, Amsterdam -  SPE Tenuta Dello Scompiglio, Lucca - Ikono Tv - Arte Tv. Con Nation25 ha collaborato con Avenir Institute, Sale Docks, Stalker, Yante (Vienna/Palestina), Kinkaleri, Free Home 34

University (Lecce), Archivio Memorie Migranti, lettera27, L’Orientale di Napoli, Villa Romana (Firenze), Pecci, Prato. Ha pubblicato articoli su video arte, fotografia e performance in collaborazione col DAMS di Bologna e l’Università di Siena. www.caterinapecchioli.com www.nation25.com Numeri Dal 2011 ho iniziato a seguire da vicino le migrazioni del Mediterraneo che mi hanno portata a Lampedusa, Pantelleria, Lesbo, Pozzallo dove ho conosciuto molti migranti, visitato i centri di accoglienza, i cimiteri delle carrette e quelli degli uomini, assistito agli sbarchi. È nato da qui un corpus di lavori interdisciplinari tra cui video, disegni, fotografie, di cui la serie “Numeri” fa parte. “Numeri”, serie fotografica di 27 scatti, Lampedusa 2011: sulle tombe dei migranti al cimitero di Lampedusa non troviamo la foto e il nome del defunto, ma solo un numero scritto con uno spray blù. Non conoscendo l’identità di chi non ce l’ha fatta ad attraversare il Mediterraneo, l’unica iscrizione di riferimento sulla tomba è quindi un numero accompagnato a volte dalla data di sbarco. Chi muore nel Mediterraneo resta così un numero, una statistica, un fattore anonimo, spersonalizzato anche nella morte.


35


Chiara Arturo e Cristina Cusani Chiara Arturo e Cristina Cusani Chiara Arturo e Cristina Cusani

Biografia Chiara Arturo Durante gli anni dell’università si concentra sulla fotografia come mezzo espressivo, con un particolare interesse per il paesaggio. Integra la sua formazione nel campo delle arti visive e inizia a partecipare ad alcune esposizioni collettive. Nel 2012 entra in LAB, il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, una masterclass biennale focalizzata sulla ricerca personale che cambia radicalmente il suo approccio alla fotografia. Viene selezionata per la collezione Imago Mundi Art e per “Dimensione Fragile” della Biblioteca Vallicelliana di Roma e inizia alcune collaborazioni, tra cui quella con la Yellow Fish Art Gallery di Montréal (Canada). Dal 2017 è rappresentata dalla Galleria Heillandi di Lugano. Nella sua ricerca personale scava nel paesaggio come scava in se stessa: esplorando temi e condizioni della vita come il transito e la sosta, la grandiosità dei paesaggi materiali e la loro fragilità, analizza poeticamente ciò che la circonda. www.chiararturo.com Biografia Cristina Cusani Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’Università “La Sapienza” di Roma studia fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2012 segue il “Laboratorio Irregolare”, masterclass biennale con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante “Epifanie”, esposta anche durante la XIII edizione del “Fotografia – Festival Internazionale di Roma”. È finalista di importanti premi come l’XI “Premio Cairo” a Milano, il “Premio Francesco Fabbri per le Arti 36

Contemporanee” e “Un’opera per il Castello” ed entra a far parte di alcune Collezioni di Arte Contemporanea come “Imago Mundi Art” e “Dimensione Fragile “della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il “Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea” e nel 2018 vince al “Premio SmartupOptima” una Residenza alla “Fondazione Bevilacqua la Masa”. Attualmente vive e lavora tra Napoli e Roma. www.cristinacusani.it Vicinanze Il progetto “Vicinanze” nasce dalla necessità di confrontarsi per avviare uno spazio di dialogo sul Mediterraneo come luogo dell’attraversamento, in un momento storico di chiusura. Le fotografie sono piccoli studi che si pongono allo sguardo del fruitore in forma di dittico: conversazioni per iniziare un discorso sul confine, sono immagini che fungono da congiunzione. Il Mediterraneo è un mare in mezzo alle terre, che oggi ha perso la sua essenza di soglia: è passato dall’inclusione all’esclusione. Per noi rappresenta il punto di partenza, il grande bacino da cui è nata la nostra cultura, il nostro modo di vedere, sentire, percepire, vivere. È la culla di una cultura dal carattere plurale, dove risiedono le nostre radici. Lavorare sul confine oggi - insieme - significa creare connessione su un argomento che separa. Il tentativo è quello di invertire la lettura del Mediterraneo, come una cartografia in cui le rotte sono più importanti dei limiti. Questo non vuol dire negare l’identità, ma attivare una riflessione per ricreare la relazione


37


Erica Belli e Matteo Spertini Erica Belli e Matteo Spertini Erica Belli e Matteo Spertini

Biografia Matteo Spertini Graphic designer e un fotografo documentario. È  laureato all’Accademia di Brera e ha un master alla John Kaverdash in fotografia documentaria. La partecipazione e il rovesciamento dei rapporti autore-soggetto sono elementi centrali nel suo lavoro.  La sua opera indaga spesso contesti di fragilità ed emarginazione sia essa intesa come geografica, sociale, economica.  È  autore insieme a Paolo Grassi e a Christian Parolari di “L’Europa deporta”, Ombre Corte, Verona 2016. www.matteospertini.com Biografia Erica Belli Fotografa ed educatrice dell’immagine, da anni lavora a contatto con l’arte visiva nelle sue varie sfaccettature. Si forma all’Istituto Italiano di Fotografia e al CFP Bauer, dove consegue un master in photo editing e ricerca iconografica. Si occupa di fotografia documentaria ed utilizza il mezzo fotografico come spunto per analizzare il proprio quotidiano. Con mezzi analogici, strizza l’occhio alla fotografia vernacolare per dare sfogo all’iconografia che più la rappresenta, sbagliata e familiare.  Si interessa di arte tera38

pia e crede fortemente nell’uso terapeutico ed educativo delle immagini. Spunti di viSta È una sfida alla struttura verticale e unidirezionale dell’informazione, in cui il soggetto viene spesso raccontato senza avere voce in capitolo. In temi oggi roventi e dibattuti come immigrazione, integrazione e frontiere, un rovesciamento del linguaggio e dei rapporti autore-soggetto risulta essenziale. Le foto presentate sono il frutto di un laboratorio tenutosi al CPIA2 (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) di Cinisello Balsamo (Milano) volto a riflettere sull’immaginario di un gruppo eterogeneo di dodici ragazzi di nazionalità diverse. Un percorso di ricerca, di narrazione e di analisi critica dell’iper-utilizzo contemporaneo dell’immagine. Il risultato del primo incontro dei ragazzi con la fotografia analogica, hanno scattato infatti con macchine usa-e-getta, è una distruzione dell’immagine monolitica dello straniero in Italia. Una messa in discussione della fruizione da social network dell’immagine. Un’indagine sincera, a tratti ingenua, del loro quotidiano.


39


Filippo Tommasoli Filippo Tommasoli Filippo Tommasoli

Biografia Filippo Tommasoli Filippo Tommasoli (1990) è un fotografo, filmmaker e documentarista italiano con base a Verona. Laureato in Lettere Moderne e Linguistica all’Università degli Studi di Padova, si è formato come professionista e come persona all’interno dello studio fotografico della sua famiglia (Studio Tommasoli, attivo a Verona dal 1906), integrando questa formazione sul campo con un Master in Antropologia Visuale (Etnodramma - Scuola di Cinema Documentario) e una Masterclass in Visual Storytelling in New Media (tenuta da ICP - New York presso Camera – Torino). Accanto all’attività professionale, porta avanti da qualche anno una ricerca artistica personale incentrata sul linguaggio fotografico, focalizzata sul rapporto tra realtà e finzione, tra verità e rappresentazione. Ha avuto l’opportunità di esporre sue opere in diverse mostre collettive e personali, tra cui: 2009, Human Rights, Belvedere di San Leucio, Caserta - acquisizione dell’opera da parte del Museo d’Arte Contemporanea di Caserta; 2010, Human Rights, Campana della Pace, Rovereto; 2017, VIBRASONICA, mostra personale presso La Feltrinelli di Verona; 2019, Eravamo in Due, Fonderia XX.9, Verona.

40

Purificazioni È un’opera di videoarte costituita da uno schermo verticale in cui si ripete un video in loop. Il video rappresenta un ambiente totalmente sfocato, cromaticamente giocato sui toni chiari. Dal fondo dell’immagine una figura avanza verso lo spettatore, camminando. Lentamente diventa a fuoco, per poi continuare il suo percorso sfocandosi nuovamente. Si susseguono in tutto quattro figure, una alla volta: un ragazzo, una ragazza, un uomo e una donna di età avanzata. Ognuno ha delle sue caratteristiche estetiche per quanto riguarda l’abbigliamento e un suo modo particolare di avanzare (per esempio, uno sarà bendato, un altro trascinerà un oggetto, ecc), che ne identificano simbolicamente la personalità. Il concetto principale è la messa a fuoco dell’obiettivo come metafora della purificazione (legame tra l’etimologia greca di fuoco e la sfera lessicale italiana legata alla purificazione), intesa qui come il momento di passaggio nel quale si riesce a mettere a fuoco la propria personalità. Più in generale, il videoarte cerca di descrivere poeticamente la situazione esistenziale di ognuno di noi: un’indeterminatezza totale in cui si riesce a trovare un punto di messa a fuoco, per poi perderlo nuovamente in poco tempo.


41


Gian Marco Sanna Gian Marco Sanna Gian Marco Sanna

Biografia Gian Marco Sanna Nasce a Roma nel 1993, inizia a sperimentare con la fotografiaa all’età di 17 anni grazie alla passione trasmessa dal padre. Studia presso la Scuola Romana di Fotografia, dove acquisisce le tecniche dall’analogico al digitale, e successivamente frequenta la D.O.O.R. academy sperimentando nuove tecniche di fotografia documentaria. Ha frequentato diversi workshops con Ricardo Cases, Federico Clavarino, Max Pinckers, Antonio M. Xoubanova, Rafal Milach. Dal 2015 al 2017 ha lavorato al progetto fotografico “Malagrotta”, nella zona ove è presente la discarica più grande d’Europa. Nel 2016 ha fondato il collettivo L.I.S.A. con il quale lavora principalmente a fanzine fotografiche. A fine 2017 la casa editrice Urbanautica ha pubblicato il libro MALAGROTTA, presentato a Parigi a Novembre alla Mi Galerie ed esposto a Roma presso 001 durante l’evento “passeggiate fotografiche romane” organizzate dal MIBACT. A Febbraio è stato esposto presso la galleria Lombardi Arte di Siena. Finalista al Premio Marco Pesaresi 2018 Finalista al Premio Voglino 2018 Finalista Emerging Talents 2018 www.lookinsideyourselfand.com www.gianmarcosanna.com 42

Agarthi Il lago, luogo affascinante e misterioso sul quale aleggiano numerosi miti e leggende. Diversi sono i fatti di cronaca che parlano di persone scomparse nel lago e mai ritrovate, l’ultimo avvenuto nel 2007, dove un uomo con i suoi 2 bambini scomparve. Credenze popolari ci riportano al mito della porta di Agarthi, situata sull’isola Bisentina, (una delle due isole presenti nel lago), punto di contatto tra il mondo terreno e quello parallelo, è un regno leggendario che si troverebbe all’interno della Terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918). Il concetto su cui si basava Emerson era legato alla teoria della Terra Cava, un argomento molto popolare nel campo dell’esoterismo e della letteratura dove a distanza di secoli presumibilmente Dante Alighieri scese, fra i pochi prescelti, pronto a perlustrare quel regno sotterraneo ed a riceverne quell’ energia detta VRYL. Ho lavorato per 4 anni sul mistero che avvolge il lago e sulle leggende del posto, indagando tra realtà e fantasia. Il lavoro si basa appunto sul territorio dell’Etruria che potrebbe essere un punto di passaggio, di “Porta, di varco” verso qualcosa di indefinito e misterioso. Sembra che uno di questi tunnel si trovi proprio sull’isola Bisentina sul lago di Bolsena. Gli Etruschi consideravano l’isola il cuore spirituale di tutta la nazione etrusca che custodiva i loro segreti.


43


Gianni Mazzesi Gianni Mazzesi Gianni Mazzesi

Biografia Gianni Mazzesi Fotografo e Shiatsuka, integra nei sui lavori sempre più il videoloop fotografico, il ready made ed altre forme artistiche come la sound art e la ceramica. Attratto dalla found photography e dagli archivi fotografici, si specializza all’Istituto di Fototerapia psicocorporea a Bologna. È attivo dal 1994 a teatro con ‘‘Le Belle Bandiere’’ fondato da Elena Bucci e Marco Sgrosso. Formatore di Teatro nelle Terapie con il Teatro Nucleo di Ferrara, ha seguito il corso di ceramica con Fosca Boggi, alla Scuola d’Arte Ramenghi di Bagnacavallo. Ha al suo attivo personali e collettive a Ravenna, Roma Macro Testaccio, Lucca Photo Lux OFF, a Torino per Lens Based Art Show, a Seravezza Fotografia, a Catania, Barcellona, Verona, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, a Milano e a Paternò, al MAW di Sulmona, alla Galleria SanVitale 41 di Massa Lombarda, alla Cascina Farsetti a Roma, a Bologna per Art Night City di Arte Fiera, a Faenza, Forlì, allo Spazio Porpora di Milano ed è stato finalista al Premio Nocivelli nel 2016. È socio fondatore di GRANA, con il quale sta presentando TerritoriOmbra a Mestre e vicepresidente di CRAC Centro Ricerca Arte Contemporanea in Romagna, con la quale cura mostre, progetti, 44

workshop e riqualificazioni di luoghi in disuso. Nel 2015, insieme a Maria Giovanna Morelli, crea il Collettivo Instabile Morelli Mazzesi, con il quale ha esposto a Londra per ARTROOMS, al SI Fest di Savignano sul Rubicone nel 2017 e lo scorso anno alla Galleria Santevincenzidue per Arte Fiera a Bologna e al Festival di Land Art “Terrena”. Estinzioni di massa, o anche olocausto faunistico. Definizioni tanto crude quanto adatte a riassumere quanto in atto sul pianeta, dove dagli anni Settanta ad oggi l’uomo ha eliminato il 60% delle popolazione di animali selvatici. Negli ultimi 40 anni l’attività umana ha prodotto la scomparsa del 60% dei mammiferi, rettili, pesci e uccelli presenti in natura. Delle specie si sono addirittura estinte, come il rinoceronte albino. Sfruttamento intensivo dei terreni, inquinamento dei mari, contaminazione dell’aria: l’attività umana ha distrutto gli habitat naturali indispensabili alla sopravvivenza delle specie animali. Poniamoci di fronte a questo fuori fuoco, molto a fuoco. Appunto.


45


Ioan Pilat Ioan Pilat Ioan Pilat

Undercover red Ho creato un’opera dal forte impatto cromatico ed emotivo per indagare il tema della passione, dell’amore, della follia, della passione che brucia dentro. Un cuore rosso dipinto sul volto come emblema di quell’istinto animale  che, in determinate situazioni e acceso da determinate circostante,  da dentro ci muove e ci trasforma.  Può prendere le sembianze dell’amore ossessivo, della collera, della passione violenta… In qualsiasi sfumatura è comunque un fuoco che si accende dentro e ci infiamma. Il rosso è fuoco, ed è questo forte sentimento che ci tormenta, un impulso non controllabile che ci domina. Qualcosa di animalesco che ci infiamma il volto. Esattamente come quando per rabbia, o vergogna, arrossiamo. www.ioanpilat.it 46


47


Irina Unruh Irina Unruh Irina Unruh

result. After (the kidnapping) I took some pills, I felt in coma and I became an invalid (chronically emotional distress). I want to ask him - How is your life going? My life is broken… I am lonely… Sick... “ writes a 37-year-old woman from Kyrgyzstan who became a victim of the practice “Ala Kachuu” more than a decade ago. And this practice is still ongoing. “Alu Kachuu” (in Kyrgyz “to take and run away”) means bride kidnapping. It appears particularly in rural parts of the country although Kyrgyzstan outlawed it in 2013. Nowadays 13,8 per cent of women aged under 24 married through some forms of coercion according to the latest available data in Kyrgyzstan. `I am Jamilia` portraits different women of different ages and from different parts of Kyrgyzstan. Each women has her own story. But all of them have one in common: they all have been kidnapped to get married. `I am Jamilia` represents just a few women with this experience. Mainly in rural areas bride kidnapping still appears to be socially legitimized and surrounded by a culture of silence and impunity. `I am Jamilia` shall not only give voice to those women who became victims of bride kidnapping I am Jamilia furthermore it shall emphasis on the glimmer of “He liked me, the man who kidnapped me, but hope for a change. Despite the stories of trageI DID NOT like him. I could not imagine me with dy all these women found their own way how they him, couldn’t imagine at all. And I blame my couscontinued life after being kidnapped. Nonetheless in, she wanted me to get married. I could not imall of them did not loose hope that bride kidnapagine my life there and with him. And here is the ping will one day belong to the past of Kyrgyzstan.

Biografia Irina Unruh

From German ancestors born in Kyrgyzstan, in a small village close to the capital Bishkek, Irina Unruh always kept intense memories of her childhood during the Soviet Union time. In 1988 at the age of 9 years her family immigrated to Germany. There she fnished her school and university education. After university she went several times abroad and worked mostly as a German teacher in diferent countries. For fve years she used to live and work in Rome until August 2018. There she began to expand her passion for photography and started to develop seriously in the feld of documentary photography and participated in courses with well-known photojournalists, including Monika Bulaj. Over the time she returned regularly to Kyrgyzstan, to fnd out more about this fascinating and unknown country, with the eyes of an adult. Since 2015, Irina Unruh started to portray it photographically and to work on two long-term projects.

48


49


Letizia Ortolani Letizia Ortolani Letizia Ortolani

questa e la conseguente impossibilità di una sua resa oggettiva. Parlando della traduzione della città in immagine, non si può non considerarne la sua attuale dimensione online, comprensiva di diversi aspetti, quali la condivisione, la diffusione, la riduttività e la soggettività. Ecco che @maybevenice_project propone una destabilizzante g(io)grafia della città di Venezia, sfruttando un mezzo come Instagram: una geografia data dalla somma di inquadrature fotografiche geolocalizzate arbitrariamente secondo le percezioni e il vissuto di Letizia o., in cui gli utenti del social, più o meno consapevolmente, si troveranno a muoversi. Questa operazione artistica diventa pretesto per suggerire una presa di coscienza collettiva rispetto alla superficialità con cui guardiamo l’urbano attorno a noi. Questo manuale, così come la messa in mostra @maybevenice_project di @maybevenice_project e i workshop collegaAugè, Calvino, Debord, Basilico, Pistoletto, La Pieti, non vogliono limitarsi a presentare il progetto, tra, Sophie Calle e Gea Casolaro, sono solo alcuni ma cercano soprattutto di mantenerlo aperto e tra gli autori, architetti fotografi e artisti che hanno offrirlo a quanti più fruitori della città possibili. La posto importanti riflessioni in merito al concetto riflessione sull’operato è infatti accompagnata di luogo e agli emergenti nonluoghi; in quale delle dalla proposta di semplici consigli ed esercizi che, due categorie possiamo collocare la città? A paradoperando il mezzo fotografico e Instagram, tire dall’ultimo secolo, l’arte lavora sempre di più vogliono educare lo sguardo rendendolo più apnella e per la realtà urbana, spesso evidenziando erto, attento e curioso rispetto alla città. l’importanza della soggettività nella fruizione di

Biografia Letizia Ortolani

É nata e cresciuta a Verona, in una grande famiglia e immersa tra tele e pennelli della madre. Dopo il liceo, si è spostata a Milano conseguendo la laurea triennale in Comunicazione e Psicologia; lì, il percorso di studi e gli stimoli offerti dalla grande città, l’hanno avvicinata sempre di più all’aspetto visivo della comunicazione e, insieme alla passione per la grafica, coltiva anche quella per l’arte contemporanea. A gennaio 2019 si laurea alla magistrale in Creatività e design della comunicazione preso lo IUSVE di Mestre, portando come tesi il lavoro qui presentato; un progetto che combina il mondo della comunicazione social a una riflessione artistica.

50


51


Simone Franzolini e Gianluca Gemmani Simone Franzolini e Gianluca Gemmani Simone Franzolini e Gianluca Gemmani

Biografia Simone Franzolini

FAOS

Nasce a Rimini il 23 giugno 1996. Durante il conseguimento del diploma in ragioneria manifesta un acceso interesse nei confronti delle arti visuali. Comincia la sua formazione grafica e fotografica da autodidatta. Questo interesse lo porterà a frequentare per 1 anno la Libera Accademia di Belle Arti di Rimini e per 3 anni IUSVE, sede di Verona. Nel contempo, durante gli ultimi 4 anni si è occupato, come freelance, di fotografia di moda, video e progettazione grafica cooperando con agenzie, studi e liberi professionisti.

Esiste una memoria antica, di tutti e di nessuno. Tracce sonore, cresciute assieme al materiale terrestre. Un racconto di figure, depositate in un oceano di simboli dispersi nelle nebbie sconosciute. Ad ognuno è dato di viverla per quanto gli spetta: nei sussulti dell’infanzia, nella frenetica adulta nostalgia. L’umanità bambina ha dato i nomi a ciò che ha imparato a riconoscere. Prometeo – è fuoco. L’istante della scoperta, sottratto con violento furto al tempo. Ma metto a fuoco, e subito consumo. Perdo. Conservo. Tempro le immagini in memorie indelebili – tradisco l’immediatezza, Biografia Gianluca Gemmani brucio. Prometeo è il dio umano. L’inventore delle Nasce a Rimini il 5 marzo 1995, consegue il diploinvenzioni. L’avversario diretto di Dio. L’ingegno, ma di liceo classico e nel 2018 si laurea in Filosoche spera l’impossibile nel pericolo fatale. L’arma fia alla facoltà Vita-Salute San Raffaele di Milano e l’armonia. La fiamma della pace, l’astuzia sancon una tesi su Apollo e Dioniso. Attualmente colguigna della battaglia. È tutto questo – tutto conlabora con il quotidiano online Pangea. temporaneamente: fuoco che scopre e uccide. Previdente, sconsiderato. Gli antenati impararono a diradare le tenebre oltre le grotte; Impararono a riunirsi attorno al focolare sacrificale, a tener viva la fiamma; ma impararono anche presto cosa sig nifica giocare col fuoco: il potenziamento illimitato della violenza, la tecnica.

52


53


Valeria Pierini Valeria Pierini Valeria Pierini

Biografia Valeria Pierini

Elegia.

(Assisi, 1984) è un artista fotografa umbra laureata 2017, fotografia digitale Ciò che mi ha mosso, in in comunicazione di massa. La sua ricerca artistiquesto progetto, è la capacità della poesia di disca si muove traendo ispirazione dalla letteratura e tillare le parole, sceglierle con cura e attenzione, dalla filosofia. Le immagini per lei sono una possiproprio come in fotografia dove il mettere a fuoco bilità di vedere e raccontare. Spesso i suoi lavori rappresenta l’esito di una scelta e la creazione di nascono dall’incontro e dall’intervento di terzi un’immagine rappresentativa di un’idea che trova soggetti dove tramite lo storytelling forniscono le in quella porzione di mondo ritratta il modo di parsceneggiature sulle quali poi scattare le foto. Ha lare agli altri. In entrambi i casi, l’attività di messa esposto in numerose collettive e personali in Italia a fuoco è in primis un’attività concettuale e coge all’estero, tiene corsi e workshop in associazinitiva. In questo progetto, l’unica componente oni e scuole e i suoi lavori sono stati selezionati narrativa è l’assonanza visiva tra le immagini, che in molti concorsi e festival nonché ampiamente lavorano tra di loro, come le pitture parietali, segpubblicati. ‘Tabula rasa’ è il suo primo libro, uscito ni minimali e decontestualizzati e di facile lettura. nel 2016, seguito nel 2018 da ‘topografia di una Come fossero immagini archetipe. Ho scattato storia’ pubblicazione sull’omonimo site specific immagini lievi dove i soggetti sono decontestualrealizzato a Foligno e uscito per Add-art edizioni. izzati, come in un sogno, in una visione. Qualcosa che non è epico o narrativo, ma elegiaco, poetico e trasognato. Qualcosa dove non è importante ciò che accade ma quello che compare davanti agli occhi a prescindere dal suo inizio o dalla sua fine, che rimangono entrambi ipotetici.. www.valeriapierini.it 54


55


56


CON IL PATROCINIO

MEDIA PARTNER

CON LA COLLABORAZIONE

57


www.grenzearsenalifotografici.com

Profile for Grenze - Arsenali Fotografici festival

Grenze - Arsenali Fotografici 2019 - Feuer  

Grenze - Arsenali Fotografici 2019 - Feuer  

Advertisement