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I MIGLIORI FILM DELLA NOSTRA VITA Collana diretta da Enrico GiacovElli

Agli amori perduti, ovunque siano e qualsiasi cosa stiano facendo.


LA LA LAND [2016] di

DAMIEN CHAZELLE SIMONE TARDITI


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LA LA LAND DI DAMIEN CHAZELLE

Cognome

Chazelle

Nome

Damien

nato il

19 gennaio 1985

a

Providence, Rhode Island (Stati Uniti)

FilmograFia Guy and Madeline on a Park Bench (2009) Whiplash (2013, cortometraggio) Whiplash (2014) La La Land (2016) First Man – Il primo uomo (First Man, 2018) The Eddy (2020, serie tv, 2 episodi)


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LA CARTA D’IDENTITÀ DEL REGISTA

LA LA LAND (2016)

Regia: Damien Chazelle; soggetto e sceneggiatura: Damien Chazelle; fotografia: Linus Sandgren; scenografia: David Wasco (art direction: Austin Gorg; set decoration: Sandy Reynolds-Wasco); costumi: Mary Zophres; montaggio: Tom Cross; musica originale: Justin Hurwitz; casting: Deborah Aquila, Tricia Wood. interpreti e personaggi: Ryan Gosling (Sebastian Wilder), Emma Stone (Mia Dolan), John Legend (Keith), J.K. Simmons (Bill), Rosemarie DeWitt (Laura Wilder), Finn Wittrock (Greg Earnest), Sonoya Mizuno (Caitlin), Jessica Rothe (Alexis), Callie Hernandez (Tracy), Tom Everett Scott (David), Damon Gupton (Harry), Josh Pence (Josh), Nicole Coulon (fidanzata di Josh), Jason Fuchs (Carlo), Miles Anderson (Alistair), Olivia Hamilton (Bree), Anna Chazelle (Sarah), Marius De Vries (Clyde), Meagen Fay (madre di Mia), Bruce Davison (padre di Mia), John Hindman (Frank), Valarie Rae Miller (Amy Brandt), Zoe Hall (Chelsea), Bunny Levine (cassiera del cinema Rialto). origine: Stati Uniti produzione: Summit Entertainment, Black Label Media, Marc Platt Productions, Impostor Pictures, Gilbert Films, TIK Films. distribuzione: Lionsgate (USA), 01 Distribution (Italia). prima proiezione: 31 agosto 2016 (Mostra del Cinema di Venezia) durata cinematograFica: 128 minuti Formato: 2.55:1 (CinemaScope)


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LA LA LAND DI DAMIEN CHAZELLE

plot Los Angeles, anni ’10 del xxi secolo. Nel bel mezzo di un ingorgo autostradale si incontrano e si mandano a quel paese due giovani aspiranti artisti: l’attrice Mia Dolan [emma stone] e il pianista Sebastian Wilder [ryan gosling]. Sicuramente partiti con il piede sbagliato, si ritroveranno ancora e poi ancora. Dopo una delle solite giornate negative nella caffetteria in cui lavora, Mia corre all’ennesima audizione per una parte che non avrà. Nonostante il morale a terra, viene convinta dalle sue coinquiline ad andare a una festa esclusiva dove potrà conoscere gente del mondo di Hollywood. L’operazione non va a buon fine e Mia, lasciata la festa, è costretta a tornare a casa a piedi dopo che la sua automobile è stata portata via dal carro attrezzi. Sulla via del ritorno viene però letteralmente conquistata dal suono di un pianoforte proveniente da un ristorante: a suonare è Sebastian, il ragazzo che qualche scena prima ha mandato elegantemente al diavolo con il dito medio. Scopriamo qualcosa di più sul musicista e sulla sua frustrazione nel dover suonare canzoncine natalizie per sbarcare il lunario. Le note che hanno rapito Mia hanno tuttavia una venatura jazz, la musica che Bill [J.K. simmons], il proprietario del locale, ha vietato a Seb. Di conseguenza, Seb viene licenziato. Quando Mia gli si avvicina per complimentarsi, finisce per prendersi soltanto una spallata da lui, che se ne sta andando via di gran carriera. I due si sono riconosciuti, ma non si sono ancora parlati. Bisogna aspettare ancora qualche mese per un nuovo e fortuito incontro, questa volta a una festa in piscina dove Seb è impegnato con una band e Mia prova invano a tessere legami con persone importanti. Verso sera, Seb e Mia si ritrovano a passeggiare sulla collina continuando a stuzzicarsi a vicenda ma desiderosi di rivedersi quanto prima. Il giorno dopo Seb fa una sorpresa a Mia sul luogo di lavoro e trascorrono insieme le ore successive conoscendosi meglio: lui le confessa la propria passione assoluta per il jazz (vorrebbe aprire un club), lei il proprio sogno di diventare una stella del cinema. Si danno appuntamento per una proiezione di Gioventù bruciata, ma devono abbandonare la sala a causa di un guasto tecnico e finiscono all’Osservatorio Griffith dove si danno il primo bacio. Adesso vivono insieme, e si fanno forza a vicenda: lei lascia l’impiego di barista e si dedica alla scrittura di uno spettacolo teatrale, lui si fa assumere in un locale di musica jazz. È qui che si imbatte in Keith [John legend], che gli propone di entrare in una band in procinto di registrare un


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album e andare in tour. Seb inizialmente rifiuta, poi però accetta, anche per poter mettere da parte un po’ di soldi per sé e per Mia. Ma la conseguente lontananza provoca una spaccatura nella loro relazione. Così, dopo una litigata senza esclusioni di colpi, si dividono. In seguito all’apparente fallimento dello spettacolo finalmente messo in scena, Mia ritorna a casa dei genitori in Nevada. Seb riceve la telefonata di un’addetta ai casting: la sua ex ragazza è stata scelta per un ruolo cinematografico importante, ma nessuno riesce a rintracciarla. Ci riesce Seb, che la convince a tornare con lui a Los Angeles per il provino che determinerà una svolta nella sua carriera. Tutti e due sanno che la loro storia è finita, ma sanno anche che un po’ si ameranno sempre. Cinque anni dopo, Mia è diventata un’attrice di successo internazionale e ha sposato un altro uomo, David [tom everett scott], da cui ha avuto una bambina. Una sera marito e moglie finiscono per caso nel jazz club che Seb è riuscito ad aprire e quando il musicista nota Mia tra la folla suona al piano, forse per l’ultima volta, la canzone che la fece innamorare. Ripercorriamo il tempo che hanno trascorso assieme e quello che avrebbero potuto trascorrere se soltanto si fossero concentrati di più sulla felicità anziché sul raggiungimento dei propri obiettivi di lavoro. Infine si salutano, forse per sempre, con un muto scambio di sguardi e sorrisi.

Si raccomanda di guardare questo film, come tutti i film, in lingua originale, con o senza sottotitoli, per gustare le voci, i rumori, le musiche e i dialoghi originali, immancabilmente traditi dalle versioni italiane.

N.B. Il simbolo [ nelle didascalie delle immagini o, in mancanza di didascalie, all’interno delle immagini stesse indica che un fotogramma di film originariamente a colori è stato riprodotto per esigenze editoriali in bianco e nero.

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INTRODUZIONE

Tra la laguna e le stelle

Ho sempre pensato che l’ego di chi scrive un libro non autobiografico debba essere confinato all’interno dell’introduzione e di lì non uscire. Queste prime pagine devono essere dunque un recinto in cui l’autore può far pascolare se stesso, concedendosi il lusso – in seguito non più tollerabile – di utilizzare la prima persona singolare. Un ricordo importante mi lega a La La Land dal momento che l’ho visto in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016. Film d’apertura. Non si è trattato solo della mia prima volta al festival, ma è stato anche il primo banco di prova per «Vero Cinema», il progetto di critica cinematografica che ho fondato nel 2014. Perciò, con l’ausilio di una vecchia agenda, posso facilmente individuare il giorno esatto in cui ho guardato il film: la mattina del 31 agosto in sala Darsena, alla seconda proiezione stampa. Nelle settimane precedenti era stato venduto bene, come un grande omaggio ai musical in Technicolor, e l’accoglienza al Lido è stata poi complessivamente calorosa. La stessa press conference di Damien Chazelle, Emma Stone e i produttori (pare che Ryan Gosling, assente, fosse impegnato sul set di Blade Runner 2049, le cui riprese si stavano svolgendo in Ungheria) ha in qualche modo dato il via al successo commerciale che il film avrebbe avuto: simpatia, sorrisi, giornalisti entusiasti e recensioni positive propagatesi come un’onda mediatica con i social network. Non succede sempre. Senza ambire a superare i vecchi classici, La La Land è un atto d’amore nei


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confronti dell’arte – e dell’industria – cinematografica; su questo punto sia i sostenitori sia i detrattori possono essere d’accordo. Dopo Venezia, non ho più ripensato a La La Land e, quando in Italia è uscito nel gennaio del 2017, non sono tornato a vederlo nonostante mi fosse piaciuto. Tuttavia, ricordo perfettamente quanto la gente ne parlasse. Non solo su internet. Ricordo una persona, al bar, consigliare a un’altra di recuperare assolutamente il film e qualche giorno dopo altre due, intente a fare jogging, discutere della scena finale come se si trattasse di una delle cose più belle che avessero mai visto. Zero analisi, solo suggestioni e chiacchiere in libertà. Anche qui: al di fuori dei circuiti bazzicati dai cinefili, non succede sempre di sentir qualcuno parlare di cinema con entusiasmo, soprattutto al giorno d’oggi. È un merito che va riconosciuto a questo film. Ricordo anche quanto La La Land fosse in assoluto il titolo più gettonato dai passeggeri del volo con cui quell’estate mi recavo negli Stati Uniti. Esperienza straniante, quasi godardiana: tanti piccoli monitor con lo stesso film, il cui svolgimento però non avveniva simultaneamente. Un collage di scene diverse da un sedile all’altro. Scene mute, perché ogni spettatore era isolato dagli altri grazie agli auricolari. I protagonisti che ballano sulle colline di Los Angeles e di fianco quei due stessi personaggi intenti a parlare in un locale jazz o litigare durante una cena. Come se La La Land fosse stato scomposto, sequenza per sequenza, sedile per sedile, e chiunque, nell’atto di alzarsi e fare quattro passi per sgranchirsi le gambe, potesse rimontarlo metro dopo metro, display dopo display, assemblandone le varie parti. Forse il futuro dei cinema sarà questo: nell’ultimo disperato tentativo d’illudersi di stare a contatto con il prossimo, non esisteranno più i grandi schermi bensì dei terminali video, uno per poltrona, dentro cui sprofondare e condividere i momenti preferiti con il mondo lì dentro e là fuori. Scrivere un intero volume su La La Land è stata anche l’occasione per affrontare un primo studio su Damien Chazelle, regista che apprezzo molto. Dopo averlo perso (chissà per quale assurdo motivo) alla 32a edizione del Torino Film Festival, il primo suo film che ho visto è stato Whiplash, qualche mese più tardi. Da allora l’ho visto decine di volte e lo reputo uno dei miei


INTRODUZIONE

preferiti in assoluto. In seguito, ho recuperato il suo esordio, Guy and Madeline on a Park Bench, che, con qualche riserva, mi piacque abbastanza anche se così lontano da Whiplash (salvo poi apprezzarlo totalmente una volta chiarito il senso di continuità con La La Land). Nel 2018, infine, ho mancato solo per qualche ora la proiezione di First Man alla Mostra del Cinema di Venezia, avendo deciso di posticipare di un giorno la partenza. Mi sono poi fiondato a vederlo nel primo giorno di programmazione (31 ottobre, Halloween): sala semideserta, silenzio tombale, fuori gran pioggia. Bellissimo. Quattro lungometraggi con tanti elementi in comune. Se La La Land omaggia la Hollywood classica senza provare a copiarla, ma anzi cercando d’innestarsi su quella tradizione per raccontare una storia realistica e attuale, può essere forse il punto di contatto tra un’epoca passata e il pubblico d’oggi che ne ignora l’esistenza? Certamente. In un momento storico in cui la referenzialità nel cinema gioca un ruolo di primo piano, il fatto che questo film possa essere il tramite per scoprirne altri è la chiave di volta per capire quanto sia uno dei titoli più rilevanti tra le grandi e recenti produzioni statunitensi. La maggior parte dei biglietti saranno stati staccati in virtù della storia d’amore tra i protagonisti e per la sognante atmosfera di fondo, questo è indiscutibile, ma La La Land conserverà ancora a lungo un ruolo di primo piano per aver reso accessibile un mondo sconosciuto (quello dei vecchi film) ai più e per aver rinnovato un interesse legato al genere musical. La La Land è solo un contenitore all’interno del quale suggestioni, omaggi, rimandi vengono mescolati insieme e riproposti con un aspetto nuovo? È un film citazionista per un pubblico, quello di oggi, che ama le citazioni e i collegamenti con altri prodotti d’intrattenimento? No. Privando La La Land di tutti gli orpelli, rimane la vicenda di due personaggi che riescono a “farcela” e ad avere successo non per particolari abilità, non per essere i migliori nel loro campo, ma per aver avuto un’influenza l’uno nella vita dell’altra e per essersi fatti forza a vicenda in un mondo spietato dove conta solo chi fa carriera. Un mondo dove regna quell’individualismo che, lo si voglia o meno, è lo specchio del presente.

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Ancor prima del successo internazionale (7 premi ai Golden Globes, 6 Oscar e oltre 400 milioni di dollari al botteghino), La La Land è stato subito accolto come un grande omaggio al cinema classico hollywoodiano. Omaggio reso non da un anziano regista sul viale del tramonto, ma da un cineasta appena trentaduenne che vi ha infuso una multicolore e avvincente modernità. Ragionando su questo film senza rinunciare a gettare uno sguardo ai due lungometraggi precedenti di Chazelle e al successivo First Man, a tema spaziale, il libro offre ai lettori una visione ragionata del suo lavoro e dell’inarginabile cinefilia che lo contraddistingue.

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SIMONE TARDITI (1990) è il fondatore del sito di critica «Vero Cinema» su cui scrive dal 2015. Collabora con alcuni dei maggiori festival europei e ha intervistato numerose personalità del settore. Come i protagonisti di La La Land, ama il jazz e i vecchi film.

978-88-6692-072-4

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La la land libro di Gremese Editore  

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