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QUEEN Jeff Hudson

GREMESE


QUEEN Jeff Hudson

GREMESE


Titolo originale: Queen Copyright © Endeavour London Ltd. 2011 Traduzione dall’inglese: Maddalena Togliani Testo: Jeff Hudson Design: Ros Holder Ricerche iconografiche: Jennifer Jeffrey, Ben Bonarius Editor: Mark Fletcher Redazione: Liz Ihre Produzione: Mary Osborne Tutte le fotografie presenti in questo libro sono state gentilmente concesse da Getty Images. Fotocomposizione: Graphic Art 6 s.r.l. – Roma Stampato in Cina Copyright edizione italiana: GREMESE 2011 © E.G.E. s.r.l. – Roma www.gremese.com Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, registrata o trasmessa, in qualsiasi modo o con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso formale dell’Editore. ISBN 978-88-8440-698-9

Controfrontespizio: Brian May, John Deacon, Roger Taylor e Freddie Mercury – rispettivamente fisico, ingegnere elettronico, aspirante dentista e artista – si dedicano alla loro seconda carriera: fare della propria band la migliore di tutte. Frontespizio: esecuzione di 39 in Danimarca, il 12 maggio 1977. Il logo dei Queen sulla grancassa di Roger fu inventato da Freddie. A destra: più il pubblico era numeroso, più Freddie dava spettacolo, come osservò in modo commovente il leader dei Nirvana, Kurt Cobain, nella lettera che scrisse prima di suicidarsi, nel 1994: «Sembrava amare, gustare l’amore e l’adorazione degli spettatori, cosa che ammiro e invidio profondamente».


INDICE Come tutto ha avuto inizio We Will Rock You

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La forza di restare in campo

96

Chi vuole vivere per sempre

124

The Show Must Go On

146


CAPITOLO UNO COME TUTTO HA AVUTO INIZIO


Nella pagina precedente: Mercury e May. A sinistra e a destra: l’appartamento di Freddie a Shepherd’s Bush, 1969. Prendeva lezioni di pianoforte a scuola, in India (per fare piacere a sua madre), ma come chitarrista era autodidatta.

ORA SONO QUI

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QUEEN

Tutto ebbe inizio con un caminetto. Era l’agosto del 1963 e il rock’n’roll stava cominciando a far sognare i giovani del mondo intero. Lo studente di Feltham Brian May, nato il 19 luglio 1947, desiderava disperatamente una chitarra Fender come quella dei suoi eroi, i Crickets. Le finanze della famiglia non gli permettevano di averla, ma lui non si diede per vinto. Dopo aver realizzato un telescopio insieme al padre ingegnere, Harold, e aver iniziato a sviluppare le proprie fotografie, Brian decise di costruirsela da solo. Ricavò il manico da un caminetto di mogano, la leva del vibrato da una bisaccia per bicicletta e da un ferro per maglia, e usò bottoni di madreperla e molle di motocicletta. Quasi cinquant’anni più tardi, la “Red Special” serba ancora il segreto del suono inimitabile di May. Ora, però, a Brian serviva una band. In seguito allo scioglimento del loro primo gruppo, i 1984, lui e l’amico Tim Staffell si misero a cercare un batterista “tipo Ginger Baker”. Quando lo studente di odontoiatria Roger Taylor superò l’audizione, nacque il nuovo gruppo dal nome, perfettamente calzante, di Smile. Tuttavia, dopo qualche registrazione Staffell lasciò la band e uno dei suoi più ferventi sostenitori si candidò per rimpiazzarlo. Si chiamava Freddie Bulsara.


A sinistra: esecuzione di Killer Queen, novembre 1974. Stranamente, Brian e John appaiono ai lati opposti della scena rispetto al solito.

ARRIVATO DA LONTANO Farrokh Bulsara nacque nell’isola di Zanzibar, in Africa Orientale, allora parte dell’Impero britannico, da Bomi e Jer, il 5 settembre 1946. Quando aveva cinque anni, il lavoro del padre per il governo inglese lo portò temporaneamente a Bombay, in India. Sebbene fossero Parsi devoti – di fede zoroastriana –, i Bulsara desideravano che il figlio continuasse a essere allevato all’insegna dell’anglocentrismo. Così Farrokh fu mandato in un collegio tradizionale, St. Peter’s. Non solo l’inglese puro era l’unica forma di comunicazione accettata, ma vi si giocava a cricket in pantaloni di flanella bianchi ben stirati, e ogni pomeriggio veniva servito il tè. Non c’è da stupirsi che in quell’ambiente Farrokh divenne “Freddie”. Purtroppo, l’amore dei Bulsara per l’universo britannico fu messo a dura

prova quando il governo inglese restituì Zanzibar agli africani. Nel conseguente periodo di agitazione politica, la famiglia fece i bagagli in fretta e furia e scappò a Feltham, sobborgo di Londra. Dopo un mondo fatto di servitori, serenità e sole, il diciassettenne Freddie e sua sorella Kashmira si ritrovarono a vivere come poco più che profughi indesiderati, nei pressi dell’aeroporto di Heathrow. Deciso a mettere un po’ di colore nella sua vita, il ragazzo studiò arte e moda all’Isleworth Polytechnic, prima di trasferirsi all’Ealing College of Art, dove imperava l’ostentazione, in marcato contrasto con la sua naturale timidezza. L’arte, tuttavia, non riuscì a trattenere a lungo l’attenzione di Freddie, che di lì a poco cominciò a seguire le orme di due ex studenti di Ealing, Pete Townshend e Ronnie Wood. Ore intere passate

davanti allo specchio a imitare alla perfezione le mosse del suo idolo, Jimi Hendrix, gli diedero la fiducia necessaria per unirsi agli Ibex, la sua prima band dopo il gruppo della scuola,The Hectics. Periodi proficui con i Sour Milk Sea e i Wreckage gli permisero di migliorare come frontman, ma fu il gruppo del compagno di studi Tim Staffell a colpirlo davvero. Gli Smile avevano una professionalità, un atteggiamento che li rendeva superiori a tutte le altre band del momento. Pertanto, quando Staffell informò Brian e Roger che se ne andava, Freddie era pronto. Non gli restava che convincere gli altri.

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