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i si deve convincere − dice lo storico Enzo Ciconte − che la storia delle mafie non è una questione di povertà e di sottosviluppo, ma di ricchezza; che la mafia non è solo una storia di criminali, ma la storia dello Stato; che le mafie non sono un problema soltanto del Mezzogiorno, ma dell’Italia, dell’Europa, del mondo intero; e infine che le mafie, lo si voglia o no, hanno dei valori». Accompagnati da questo viatico come avvertimento a non cadere in facili analisi, entriamo così nel regno della mafia. Delle mafie. CAPITOLO 1

LA MAFIA, LE MAFIE Corleonesi che si travestono da mafiosi per carnevale… Questa foto, scattata da Franco Zecchin (pagina a sinistra), evidenzia l’umorismo dei siciliani nel mostrare gli accessori tipici di Cosa Nostra: la coppola e il fucile a canne mozze. Quelli della Calabria (foto accanto) inneggiano alla vendetta.


12 CAPITOLO 1

La ’Ndrangheta calabrese Protetta dalla sua immagine di organizzazione criminale arcaica e tranquilla, con metodi vagamente medievali, una mafia domina oggi la scena italiana: la ’Ndrangheta calabrese. Ha soppiantato la sua consorella siciliana Cosa Nostra sia a livello nazionale che internazionale. La sua discrezione, la sua scelta di un basso profilo, la sua reticenza nell’occupare la scena mediatica, unite appunto al suo preteso arcaismo, le hanno permesso di crescere nell’ombra. Di organizzarsi e prosperare. Lontano dai riflettori. Evitando il più possibile gli assassinii spettacolari “alla corleonese” e gli scandali. Insomma, attirando poco l’attenzione. Eppure… si tratta di una mafia estremamente pericolosa, classificata nel 2008 dall’amministrazione americana come una delle cinque società criminali più temibili al mondo, che gestisce l’80% del traffico di cocaina. La sua forza? La sua organizzazione in locali (gruppi di una cinquantina di affiliati), ben insediati nelle zone più sensibili di traffico; e la sua reputazione di affidabilità totale (dato che paga in contanti le partite

San Luca, anonima cittadina nel cuore dell’Aspromonte calabrese – 4100 abitanti −, è il santuario della ’Ndrangheta. Da qui partivano i rapitori dei ricchi eredi dell’Italia del Nord, e qui tornavano per nasconderli in grotte inaccessibili, aspettando che venisse pagato il riscatto che li avrebbe liberati. Ed è ancora qui che le donne mafiose facevano le vivandiere. È qui, infine, che la polizia ha scoperto nel 2007 una rete di tunnel sotterranei, con stanze confortevoli, cucine e frigoriferi pieni, dove si nascondevano i latitanti, i “fuggitivi”. Una seconda San Luca 20 metri sotto terra.


LA MAFIA, LE MAFIE 13

di droga o armi e non è indebolita o delegittimata dal fenomeno dei “pentiti”). La sua inevitabile forza sul mercato dell’illegalità le deriva, quindi, dal carattere rigorosamente familiare della sua organizzazione: quando un ’ndranghetista viene arrestato, è impensabile che parli, se non per dichiarare la propria identità, perché non tradirebbe soltanto i suoi alleati e complici, ma anche i parenti più prossimi, i fratelli, i figli o i nipoti. Il sangue del suo sangue. La presenza internazionale della ’Ndrangheta è saltata agli occhi di tutti con il massacro di Duisbourg (15 agosto 2007), a causa del numero dei morti (sei), della loro età (per lo più adolescenti) e del fatto che i mafiosi abbiano potuto agire senza nessun problema nella tranquillissima Germania, a più di 2000 chilometri dalla capitale della ’Ndrangheta, situata a San Luca, nella Calabria profonda. Ci si è perciò resi conto che i criminali calabresi avevano investito seriamente all’estero (specialmente in Germania, con più di trecento pizzerie, e in Belgio, con un intero quartiere di Bruxelles). Già nel 1998 la ’Ndrangheta era stata coinvolta in un traffico di combustibile nucleare destinato allo Zaire, poi nel 1999 in un traffico d’armi ed esplosivi a favore dell’IRA irlandese e nel 2004 a favore dell’ETA basca. Trasporta e produce cocaina grazie ai suoi rapporti privilegiati con le AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), il braccio armato del narcotraffico colombiano, e le FARC. È diventata particolarmente abile nell’arte del riciclaggio. E ha scelto di investire nel mattone.

Il ristorante Da Bruno,

gestito da mafiosi calabresi a Duisbourg, è diventato famoso il 15 agosto del 2007 per una sanguinosa vendetta della ’Ndrangheta. Gli abitanti stupiti lasciano un Warum? (“Perché?”) sul luogo del crimine (foto in alto), mentre la stampa tedesca dedica le prime pagine all’avvenimento (foto a sinistra). È la prima volta che la criminalità organizzata calabrese sconvolge l’ordinato mondo germanico. Ma gli investigatori italiani accusano le autorità locali, che già non avevano disegnato una mappa degli investimenti mafiosi in Germania, di avere sottostimato la gravità di questo crimine.


MAFIA, MAFIE  

Uomini e donne d’onore, pizzo e pizzini, gerarchie e connivenze, attentati e maxiprocessi: un agile e illuminante libro-inchiesta che svela...

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