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Massimo Izzi, architetto romano, studia da molti anni il mondo dell’immaginario e del fantastico. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, tra i quali I mostri e l’immaginario (Basaia, 1982); La radice dell’uomo – Storia e mito della Mandragora (Ianua, 1987); il Dizionario illustrato dei mostri (Gremese, 1989) e, con Antonino Anzaldi, Storia illustrata universale dell’immaginario – Miti, leggende e chimere di tutto il mondo (L’Airone, 1995). Lavinia Petti, laureata in Lingue e letterature straniere, vive a Napoli. Giovane promessa della narrativa italiana, ha pubblicato il racconto La terza era (Tabula Fati, 2006). Gli scrittori e le loro storie sono creature solitarie, ma i libri pubblicati sono frutto di un lavoro di gruppo. E le persone che ne hanno fatto parte meritano di essere ricordate. In primis la casa editrice Gremese, per aver dato inizio a un’avventura che sogno da quando ho memoria. Ringrazio di cuore Simonetta Santamaria, che ha la macabra tendenza di cibarsi della paura altrui. Senza di lei, la mia sarebbe rimasta una dolce illusione. Grazie a mio fratello e ai miei genitori, che sopportano il caos della mia mente e della mia camera. Grazie a Maria Teresa Petti per il materiale fornito, e anche per un altro motivo che mi ha proibito di rivelare, poiché tiene più alla sua reputazione di umana che a quella di fata. Grazie a Flavio Tringale, per i suoi disegni e i suoi meravigliosi quadri, che a volte ispirano e altre traggono ispirazione dalle mie storie. Infine, devo il mio ultimo ringraziamento a Massimo Izzi: realizzare un libro a quattro mani è una sfida più per l’orgoglio di uno scrittore che per la complessità di una simile operazione. È stato il miglior compagno che potesse capitarmi in un viaggio simile e il più esperto narratore di leggende che avrò mai l’onore di conoscere. E se non bastasse, la sua biblioteca è quanto di più vicino ci sia, in questo mondo, al puro incanto. Lavinia Petti Copertina, progetto grafico e fotocomposizione: www.lamelaverde.it Crediti delle immagini (dove non altrimenti indicato): illustrazione ispirata a La Fata-farfalla di Alain Robet (p. 1 in alto, a sinistra); Fatina su ramo, da una carta postale – illustrazione di Erlé Ferronière (copertina al centro, a destra e p. 1 al centro, a destra); illustrazione ispirata a Dressing the Fairy di Warwick Goble (p. 6); Flavio Tringale (pp. 16, 20, 83, 117, 170, 174, 178, 182); fatina bretone – Coll. Izzi (p. 17 al centro); illustrazione di Virginia Frances Sterrett da Old French Fairy Tales di Sophie de Ségur, 1920 (p. 17 in basso a destra); illustrazione ispirata al manifesto di Jules Chéret (1836-1932) per un balletto in due atti, La Fata della Roccia, di Arnad Silvestre e Francis Thome, 1894, Quimper, Musée départemental breton (copertina al centro, a sinistra e p. 17 in basso a sinistra); White Butterfly, Stephen Mackey (p. 19); La Fata dei Fiori di Nocciolo – Acquarello di Cicely Mary Barker da Flower Fairies of the Winter (ed. orig. 1923), London, Penguin Books, 1990 (p. 23 in alto); La Fata del Prugnolo – Acquarello di Cicely Mary Barker da Flower Fairies of the Winter (ed. orig. 1923), London, Penguin Books, 1990 (p. 23 in basso a sinistra); La Fata del Bucaneve – Acquarello di Cicely Mary Barker da Flower Fairies of the Winter (ed. orig. 1923), London, Penguin Books, 1990 (p. 23 in basso a destra); Archenzo – Wikimedia Commons (p. 31 in basso); Ironman11 – Wikimedia Commons (p. 32 in basso); illustrazione ispirata a Sirena negli abissi di Jack Shalatain (p. 44); Gaston Bussière, Les Nereides, 1902 (p. 45 al centro); russianculture.wordpress.com (p. 53); illustrazione ispirata a Preparazione di un filtro di Alain Robet (p. 57); Irishcelticjewels.com (p. 62); Jorunn – Wikimedia Commons (p. 64); Amphis – Wikimedia Commons (p. 65 al centro); Titania sleeping in the

moonlight protected by her fairies di John Simmons (1823-1876) (p. 71); Haabet – Wikimedia Commons (p. 78); White Cat – Wikimedia Commons (p. 82 in alto); Holt – Wikimedia Commons (p. 85); Walt Disney Pictures (p. 112); Warner Bros. (p. 113 in alto); Fox Searchlight Pictures (p. 113 in basso; 116 in alto); Imagine Films Entertainment (p. 114); Universal Pictures (p. 118 in basso); Rainbow (p. 115 al centro); DreamWorks Pictures (p. 116 in basso); Metro Goldwyn Mayer (p. 118 in alto); Miramax Films (p. 119); African Baby Butterfly – ilgirasogno.blogspot. com (p. 125 in alto); Graphicsfairy.blogspot.com (p. 127); Fairyhouses.com (p. 128); Britannica Online Encyclopedia (p. 129); Worldisaround.com (p. 130); immagine di Frank Varty per la copertina di Crossing W., Tales of the Dartmoor Pixies (1890), repr. Newcastle Upon Tyne, Frank Graham, 1968 (p. 149 al centro); Spellcast – Wikimedia Commons (p. 154); Tekstman – Wikimedia Commons (p. 156). L’Editore si scusa di eventuali errori, lacune od omissioni nell’indicazione dei copyright, dichiarandosi fin d’ora disposto a revisioni in sede di eventuali ristampe e al riconoscimento dei relativi diritti ai sensi dell’art. 70 della legge n. 633 del 1941 e successive modifiche. Stampato in Cina Copyright GREMESE 2011© E.G.E. s.r.l – Roma www.gremese.com Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, registrata o trasmessa, in qualsiasi modo o con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso formale dell’Editore. ISBN 978-88-8440-665-1


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GREMESE


,.--"2'. Introduzione Credere nelle fate

Capitolo uno

Come nascono le fate: fra storia e leggenda Il destino nel nome Angeli caduti o avanzi di gigante? Storia mitologica d’Irlanda

Capitolo due

Il Regno delle Fate Dimore nascoste L’aspetto Il guardaroba I ferri del mestiere Giochi e feste

Capitolo tre

I quattro elementi Le fate del fuoco Le fate dell’aria Le fate dell’acqua Le fate della terra

Capitolo quattro Le fate nere

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Capitolo cinque Fate famose Moire, Parche e Norne Morgan le Fay La Dama del Lago Melusina La Regina delle Fate Fate madrine Campanellino

Capitolo sei

Una letteratura fatata

Capitolo sette Le fate nel cinema

Capitolo otto

Le fate nel resto del mondo Africa America Asia Oceania

Capitolo nove

Fotografare le fate (e se fosse vero?) Lâ&#x20AC;&#x2122;inizio della storia Elementare, Watson! Controcanto

Appendice

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Il Re delle Fate

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Bibliografia

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«La luce si sta indebolendo, e se si spegne vuol dire che è morta! La sua voce è così esile che capisco a malapena cosa dice. Dice che potrebbe stare di nuovo bene se i bambini credessero nelle fate! (Si alza e tende le braccia, non sa a chi, forse ai ragazzi e alle ragazze di cui egli non fa parte). Credete nelle fate? Dite in fretta che ci credete! Se ci credete, battete le mani!». J.M. Barrie, Peter Pan

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o credo nelle fate». Alzi la mano chi non ha mai pensato una cosa del genere, immerso nelle pagine di Peter Pan, alla volta dell’Isolachenonc’è. Alzi la mano chi non avrebbe voluto gridarlo, davanti allo schermo che proiettava lo spielberghiano Hook, con un Robin Williams che non vuole saperne di crescere, e che è ormai divenuto un’immancabile tradizione televisiva natalizia. Probabilmente di mani alzate ce ne sono, ma il mondo sarebbe un posto migliore se non se ne vedessero troppe. Perché questa è la natura ultima e più intima delle fate: credere. Le fate appartengono a quello che viene chiamato Piccolo Popolo. Un nome indegno, per una stirpe che annovera un numero indicibile di razze, ognuna delle quali meriterebbe il suo quarto d’ora di notorietà. Non ci sono solo vampiri e maghi in giro: il nostro mondo trabocca di folletti, lepricani, pixies, unicorni, elfi, coboldi, gnomi, troll, nani… e ovviamente di fate. E non parliamo di quelle fatine piccole come libellule, o buone solo a tramutare un pezzo di legno in un pezzo di carne (la specialità di una certa Fata Turchina). Parliamo di quelle creature che forse un tempo esistettero, e che per qualche scherzo del destino hanno visto la loro storia tramutarsi in leggenda, fino a ridursi a una semplice favola della buonanotte che non inganna più nessuno. Purtroppo non troverete trattati, saggi, documenti che vi spieghino per filo e per segno come sono fatte, dove vivono, cosa mangiano, come amano. Sono frutto della fede di singoli individui, figlie di racconti popolari che sommati costituiscono un’immensa epopea che ha sfidato le leggi del tempo. Chi cerca le fate troverà sogni. Al massimo storie e poesie, ma purtroppo c’è ben poco


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di concreto. Se siete disposti a credere, questo è il libro che fa per voi, perché parla di persone che come voi hanno creduto e le hanno create. In caso contrario… questo libro potrebbe fare comunque al caso vostro, e illuminarvi su come si è passati da un semplice (si fa per dire) concetto filosofico e deistico, il Fato, al miniabito che Trilli sfoggia tanto fiera in tutte le produzioni marcate Disney. È un cammino ben poco battuto, o almeno non in modo omogeneo e lineare. Le fate hanno lasciato indizi sparpagliati lungo il corso della storia e dei paesi di tutto il mondo. C’è chi le ha viste come splendide creature Il Fauno e le Fate, olio su tavola di Daniel Maclise legate a fontane immerse nei boschi, e chi (1806-1870), prima del 1834, da Victorian Fairy invece ha giurato di sentirle gridare di notte Paintings, esposizione alla Royal Academy of nelle case di qualcuno sul punto di morire; Arts, London, 13 novembre 1997 – ci sono fate con le ali, altre con copricapo 8 febbraio 1998.


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imbarazzanti, alcune mezze serpenti e altre ancora che si aggirano nel fuoco del vostro caminetto. E non lasciatevi trarre in inganno da quello che il merchandising ha (dis)fatto per loro: le fate non sono buone, e a dirla tutta non sono cattive. Non più di quanto lo sia il cielo quando ci manda quella pioggia che blocca le strade delle città e intasa le uscite del sabato sera, ma che allo stesso tempo disseta la terra e fa crescere piante e fiori; non più di un’eruzione vulcanica, spaventosa e affascinante nella sua sconfinata potenza. Le fate sono le mani della natura, il suo modo di accarezzare la vita degli uomini, quindi toglietevi dalla testa le classiche immagini di bontà e virtù che hanno loro incollato addosso, come un vestito fuori misura. Sanno essere maliziose, dispettose, invidiose, perfide e molto arrabbiate. E se non hanno la luna storta, possono diventare all’improvviso i vostri angeli custodi. Immaginate un’adolescente in piena crisi ormonale. Ecco, più o meno quello è il carattere delle fate. E se sarete abbastanza pazienti, scoprirete anche perché, secondo alcuni, hanno un umore così variabile; conoscerete leggende antiche di secoli, le trasformazioni che generazione dopo generazione le hanno rese ciò che sono; incontrerete le fate più famose, forse esistite sul serio, forse per finta, o forse in un punto a metà fra i due estremi dell’impossibile e del probabile. Ogni traccia raccolta è assolutamente confutabile, e l’unica certezza che abbiamo è che c’è. Il dubbio è alla base di ogni verità, e se le persone amano narrare certe fiabe e versare fiumi di inchiostro capaci di oltrepassare le barriere del tempo… qualcosa dietro magari può esserci. Deve esserci. Lasceremo a voi decidere se credere o no a queste storie. Ma d’altronde non è nemmeno così importante: la cosa essenziale è che da qualche parte ci sia qualcuno che le racconti, e da un’altra, qualcuno che le ascolti. Questa non sarà esattamente una storia, ma provate ugualmente ad ascoltarla. E se ci riuscite, provate anche a crederci. Ci saranno meno mani alzate, in giro per il mondo, e più ali di fata libere di volare. Nella pagina accanto, La fata Clelia di Leonida Edel. Illustrazione per Il Paradiso delle fate, di Albertina Palau, Firenze, Salani, 1906. A destra, Fata delle caverne, da Henri Durville, Sorts et enchantements – Les fées, Paris, 1950.

Fate  

Un affascinante e sorprendente viaggio alla scoperta delle creature magiche più famose e amate, accompagnato da magnifiche illustrazioni, mo...

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