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GREEN ECONOMY E SVILUPPO SOSTENIBILE Periodico indipendente di informazione Anno VI www.greenvoice.eu • N.4/DICEMBRE 2011

PRIMO PIANO

COMPETITIVITÀ

MOBILITÀ

Europa: più integrazione, più democrazia

Efficienza energetica: pompe di calore, eccellenza italiana

Nuove tecnologie per le città: esperienze e sperimentazioni

PAGINE 2 e 3

PAGINA 5

PAGINA 10

EDITORIALE

L’Europa batta un colpo. Con la determinazione e la lungimiranza delle origini. In questo numero raccontiamo con la passione di sempre le migliori storie green intercettate in giro per il Belpaese. Lo facciamo con una squadra sempre più competitiva: per usare una metafora calcistica, all’inizio dell’anno con la proprietà avevamo costruito un gruppo ben assortito con ambizioni da metà classifica, poi, nel frattempo, al nucleo iniziale si sono aggiunti dei nuovi pregevoli collaboratori e ormai aspiriamo alla zona Champions. In questo numero sia il primo piano che lo speciale trattano di questioni europee. L’Europa che nelle ultime settimane è entrata prepotentemente nella nostra agenda politica. Da pochi giorni il Governo Monti ha adottato in consiglio dei ministri la cosiddetta “manovra salva Italia”. Ci ha colpito un’affermazione terribile con cui il neo premier ha accompagnato la presentazione pubblica del decreto: “i mercati sono bestie feroci”. La dichiarazione mette in evidenza un conflitto quasi ineluttabile tra le esigenze delle élite finanziarie e le necessità popolari. In quest’ottica l'attuale crisi non rappresenta un fenomeno passeggero ma un passaggio nell'evoluzione del capitalismo occidentale, che tende a ridistribuire la ricchezza verso l'alto, a indebolire le istituzioni democratiche e a concentrare il potere nelle mani di pochi individui. Questo fenomeno continuerà a influenzare la nostra vita a lungo. Ci sarà bisogno d’Europa. Attualmente però la costruzione europea è come quella ragazza di buona famiglia che dice di essere “incinta solo un po’”. Ma come è noto non si può essere incinta a metà. Così o decidiamo un ritorno alle valute nazionali e un pieno recupero della sovranità di ciascuno Stato membro oppure occorre che l’Europa batta un colpo. Tanto per capirci: il patto di bilancio sancito nel vertice di Bruxelles della notte tra l’8 e il 9 dicembre 2011 non è il colpo che aspettavamo.

Adesso o mai più

«In Europa c’è un grave vizio d’origine: avete la banca centrale, ma non esiste un’autorità che possa decidere le politiche fiscali o emettere bond. Così, in situazioni di crisi come quella attuale, non si capisce chi abbia il potere di prendere le decisioni necessarie» Christopher Sims, Nobel per l’economia

SPECIALE

PATTO DEI SINDACI

Un’esperienza europea che dà buoni frutti, a partire dalla Provincia di Pescara

DA PAGINA 11


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Primopiano

A fine Settecento in America c’erano 13 Stati che battevano moneta, contraevano debito e decidevano le loro politiche fiscali. I costituenti, che in larga parte erano creditori dei vari Stati, decisero che il governo centrale avrebbe rilevato l’intero debito dei 13, ottenendo in cambio anche l'accentramento delle politiche economiche

SCINTILLE

L’Europa come l’incompiuta di Schubert

EUROPA • RIGORE E SOLIDARIETÀ

Ci vorrebbe proprio una Banca Centrale Europea

GERENZA EDITORIALE GREEN VOICE SRL P.IVA/CF 10955471007 REA 1267234 DIRETTORE RESPONSABILE Giovanni Assogna direzione@greenvoice.eu REDAZIONE Corso Trieste, 16 - 00198 Roma Tel. 0685304252 Fax 0685301878 Segreteria di redazione: Cristina Babbi segreteria@greenvoice.eu MARKETING E PUBBLICITÀ Francesca Iannone marketing@greenvoice.eu GRAFICA Massini Del Borrello STAMPA Industrie Tipografiche Sarnub Cavaglià (BI) HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Francesco Andreani Stefano Cicerani Francesco Dragonetti Francesca Iannone Bimestrale iscritto al n. 110/2011 del Registro della Stampa di Roma. Distribuzione gratuita in abbonamento postale e eventi. Questo periodico è aperto a quanti desiderino collaborarvi ai sensi dell'art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana che così dispone: "Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione". La pubblicazione degli scritti è subordinata all'insindacabile giudizio della redazione, che può anche apporre modifiche ai testi per ragioni editoriali; in ogni caso, non costituisce alcun rapporto di collaborazione con la testata e, quindi, deve intendersi prestata a titolo gratuito. Notizie, articoli, fotografie, composizioni artistiche e materiali redazionali inviati al giornale, anche se non pubblicati, non vengono restituiti.

Alla fine di febbraio del 2010, al principio della crisi del debito sovrano greco, il ministro dell'Economia tedesco, Rainer Bruederle, affermò che ciascun Paese dell'Eurozona avrebbe dovuto, per prima cosa, “mettere ordine in casa propria" prima di chiedere aiuto ad altri. Il ragionamento non farebbe una piega se non fosse che durante le emergenze finanziarie a volte conviene intervenire prima e successivamente fare in modo che si faccia ordine, altrimenti il rischio di contagio è molto alto. Ma comunque l’affermazione fu utile a chiarire quella che sarebbe stata la linea politica dei tedeschi sulla questione. Oggi, a quasi due anni dalle dichiarazioni di Rainer Bruederle, i Paesi più indebitati stanno svolgendo il proprio compitino a casa non senza sacrifici e profonde lacerazioni sociali. Ma così è. L’adozione del decreto salva-Italia ha avuto un immediato effetto benefico sul famigerato spread, gli interessi da pagare agli acquirenti dei titoli del debito pubblico finalmente sono scesi. Ma d’altro canto l’austerità imposta dalla manovra presumibilmente porterà ad una iniezione di liquidità immediata e un impoverimento generale del sistema Italia: i cittadini ridurranno consumi e risparmi; le aziende diminuiranno produzione e investimenti, la PA domanderà meno prodotti e servizi. In poche parole calerà la domanda aggregata e con essa i redditi familiari e d’azienda, che significherà però anche calo del gettito fiscale. Il rischio è che ci si trovi di fronte al fenomeno del cane che si morde la coda. Dunque occorre anzitutto riconoscere che la crisi è profonda, di sistema e non passeggera o congiunturale o limitabile ad un Paese, perciò anche le risposte non possono che essere altrettanto intense e ampie. Questo per dire che non si fa prima "ordine in casa" e poi per l’Europa si vedrà, ma che le due cose o si fanno in contemporanea, con un nuovo Trattato europeo più solidale e democratico, o ambedue

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naufragheranno. Per cui ci aspettiamo che l’Unione Europea, spinta dall’asse franco-tedesco, perché no, decida di riformare strutture e obiettivi. A tal proposito ci sembra profondamente esplicativa un’intervista pubblicata su La Stampa dell’11 ottobre a Christopher Sims e Thomas Sargent, insigniti, il giorno precedente, del Premio Nobel per l’economia. Interpellato sulla crisi europea, Sims risponde: «Uno degli studi che abbiamo fatto parlava proprio delle premesse precarie dell’unione moLa Germania a febbraio 2010 all’inizio della crisi greca: prima cosa, “mettere ordine in casa propria" netaria. C’è un grave vizio d’origine: avete la banca centrale, ma non esiste un’autorità che possa decidere le politiche fiscali o emettere bond. Così, in situazioni di crisi come quella attuale, non si capisce chi abbia il potere di prendere le decisioni necessarie. Le prospettive dell’euro sono cupe, se non aggiungerete presto alla banca centrale un’autorità capace di emettere eurobond e coordinare le politiche fiscali». A quella

di Sims, fa seguito un’analoga riflessione di Sargent: «Quando furono creati gli Stati Uniti, alla fine del Settecento, le condizioni dell’America di allora erano simili a quelle dell’Europa di oggi. C’erano tredici Stati che avevano tutti il potere di battere moneta, contrarre debito e decidere le loro politiche fiscali, a fronte di un governo federale estremamente debole. Questi Stati potevano addirittura decidere le proprie regole nel settore del commercio estero, esponendo l’America a forti penalizzazioni da parte di Londra. I padri fondatori, che in larga parte erano creditori dei vari Stati, scrissero la Costituzione proprio allo scopo di correggere questo vizio di fondo. Il governo centrale si fece carico dell’intero debito dei tredici Stati, che in cambio persero l’autonomia economica assoluta che avevano avuto fino a quel momento». Dunque, secondo i due autorevoli economisti una soluzione ci sarebbe, non dovremmo inventare nulla. Ci sarebbe anche un’alternativa: uscire dall’area euro, tornare alla lira e recuperare la piena sovranità sulla politica monetaria e su quella economica. Ma questo è un altro film.

202020 • SVILUPPO SOSTENIBILE

Un’occasione da non perdere per la crescita e l’occupazione Il raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020 sul fronte dei settori toccati dalla green economy vale oltre 110mila posti di lavoro e un monte stipendi da 2,6 miliardi ogni dodici mesi di qui ai prossimi dieci anni. È il risultato di un’analisi elaborata da Althesys, società specializzata nella consulenza strategica. Nell’ultimo biennio, ricorda Althesys, il comparto green è stato uno dei pochi in crescita in Italia: a fronte di un aumento medio del fatturato dell’industria pari al

14% (fonte Istat), il settore delle Fer (Fonti di energia rinnovabili) ha più che raddoppiato il giro d’affari, arrivando a circa 13 miliardi di euro complessivi. Un valore che equivale all’1,07% del Pil. E se non bastasse IR Top, una società di consulenza specializzata nelle pubbliche relazioni con investitori finanziari ha affermato in una recente ricerca che il fatturato della nostra “economia verde” sarebbe superiore al resto d’Europa del 35%. Dati che meritano attenzione.

L’incompiuta di Schubert non fu mai completata e ancora oggi gli studiosi di musica non ne capiscono le ragioni a quasi duecento anni dalla sua scrittura. Oggi l’euro appare in una condizione simile. I punti di debolezza della valuta europea sono diversi. Intanto esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, con l’effetto di portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell'Eurozona, che non sono più sovrani. Poi l'Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all'emissione, dunque è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno. I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è l’"Ability to pay", cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana.

L’attuale aggressività dei mercati contro i Paesi UE più deboli, ma fra poco presumibilmente toccherà anche agli altri, è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di "Ability to pay". Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l'Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri peggiori degli attuali. In tutto ciò la BCE ha l’obiettivo di controllare l'andamento dei prezzi mantenendo il potere d'acquisto nell'area dell'euro. Troppo poco in un momento come questo, troppo poco per la sorte di circa 500 milioni di europei.


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Primopiano

INTERVISTE • IL FUTURO DELL’EUROPA

Più integrazione economica e più democrazia Nuovi obiettivi e nuovi strumenti per la politica UE @ Carlo Fidanza L’euro, una moneta senza uno Stato. La gente comune ancora si chiede: la sua introduzione è stata vantaggiosa o svantaggiosa? Gli italiani hanno subito un tasso di cambio assolutamente sproporzionato ma la scelta dell'Euro ha consentito una maggiore stabilità. Ora però per salvare l'Euro serve una politica economica europea, una politica finanziaria e fiscale condivisa, serve una Bce che possa fungere da prestatore di ultima istanza e garantire quindi i debiti degli Stati dell'Eurozona, attraverso funzioni tipiche delle banche centrali quale l'emissione di denaro in particolari circostanze e per periodi limitati. Senza questi passi avanti l'Euro rischia davvero e l'Europa con esso. Su quali temi ha concentrato il suo impegno nel Parlamento Europeo in questi anni? Mi sono occupato principalmente di trasporti e di turismo. Sono stato relatore sulla nuova strategia europea del turismo, una nuova competenza dell'Unione che vuole promuovere e coordinare misure per far crescere in termini di competitività e sostenibilità un settore fondamentale per il PIL europeo. Quattro direttrici: attenzione per i nuovi mercati per attirare nel nostro continente decine di milioni di nuovi potenziali turisti; tecnologie, per migliorare la capacità delle nostre PMI di settore e delle nostre destinazioni di stare sul mercato del web; formazione delle figure professionali maggiormente orientate alla managerialità, alle tecnologie e ai nuovi mercati; diritti dei consumatori, per poter usufruire di servizi classificati in maniera chiara e comparabile in tutti i paesi Ue e per viaggiare sicuri in casi di eventi eccezionali piuttosto che di fallimenti di tour operators. Ora, nella mia veste di membro della Commissione Agricoltura, mi sto concentrando sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che ci vedrà impegnati in duri negoziati. Occorre un sussulto d’Europa. Facciamo un giochino: come la immagina nel 2015? Mi auguro un'Europa fuori dalla crisi. Trattati riformati, vera condivisione delle politiche economiche e fiscali senza più bisogno di direttòri franco-tedeschi, una Banca centrale che sia realmente tale, una propria agenzia di rating. Mi immagino un'Europa ancora più grande e democratica, attraverso l'elezione diretta del Presidente della Commissione. Sogno un'Europa che parli con una voce sola nel mondo, che sappia governare i fenomeni migratori senza scaricarne il peso su pochi paesi più esposti, che sappia mettere ordine nel commercio internazionale e difendere le sue aziende dalla concorrenza sleale dell'Est, che sappia sviluppare una propria politica energetica comune. Insomma, un'Europa con un'anima e con un'identità. La green economy già è una realtà e potrebbe diventare un fattore di sviluppo determinante. Cosa ne pensa? Assolutamente si. L'Europa in questo sta dando un forte impulso, con normative all'avanguardia e obiettivi ambiziosi. Anche la Cina che ha ignorato questi aspetti per anni ha ora iniziato un piano di riconversione sostenibile impressionante. Questa è la frontiera non già del futuro ma del nostro presente. Sia nei trasporti che nell'agricoltura, le due materie che seguo maggiormente, l'attenzione alla sostenibilità è ormai un codice di lettura imprescindibile per ogni legislazione europea.

Carlo Fidanza, 35 anni, è uno dei più giovani europarlamentari europei, si occupa di trasporti e turismo; Giuseppe Ragusa, 36 anni, è docente di econometria alla LUISS di Roma e partecipa al network RENA. Due brillanti esponenti del mondo istituzionale e accademico riconosciuti a livello internazionale

CARLO FIDANZA

GIUSEPPE RAGUSA

@ Giuseppe Ragusa L’euro, una moneta senza uno Stato. La gente comune ancora si chiede: la sua introduzione è stata vantaggiosa o svantaggiosa? A seguito dell'ingresso nella moneta unica l'Italia ha perso la capacità di condurre una propria politica monetaria, cioè di stampare moneta e influenzare il tasso di interesse e il tasso di cambio. In Italia questi strumenti sono stati nel passato impropriamente usati per nascondere le deficienze del sistema economico e in particolare della bassa competitività delle imprese. Le successive svalutazioni della lira negli anni 70 e 80 hanno consentito alle nostre aziende di conquistare larghe fette di mercato estero. Il continuo ricorso alla “svalutazione competitiva” ha drogato il sistema produttivo, rendendolo dipendente da una politica monetaria accomodante e ha disincentivato l'innovazione tecnologica dei processi produttivi. Chi ritiene che la bassa crescita dell'economia italiana sia da attribuire all'Euro è in errore. Grazie alla moneta unica la nostra economia ha beneficiato di un costo del debito pubblico e di un tasso d'inflazione inferiori a quelli che avrebbe altrimenti dovuto sopportare. L'Euro ha dato all'Italia dieci anni di condizioni economiche ideali per migliorare la competitività del sistema produttivo con profonde riforme strutturali, ma la nostra classe dirigente non ha capito che si trattava di un’opportunità da cogliere. L’Italia sta facendo ordine in casa propria. Cosa ne pensa della manovra salva-Italia del Governo Monti? La manovra “salva-Italia” non è assolutamente la migliore delle manovre possibili. Ma è forse la migliore delle manovre che si potevano mettere in cantiere in poche settimane, dopo anni in cui decisioni importanti sono state rinviate dagli esecutivi che hanno preceduto il governo Monti. La manovra è ancora troppo sbilanciata verso aumenti di tasse e le misure sul lato della crescita si limitano alla defiscalizzazione dell'IRAP. Dobbiamo comunque ricordarci qual è l'obiettivo del provvedimento: far capire ai nostri partner europei che l'Italia è motivata a rimanere nell'Euro, costi quel che costi. La riduzione dello spread di 200 punti nei due giorni successivi al varo del decreto testimonia che almeno questo obiettivo è stato raggiunto. Occorre un sussulto d’Europa. Facciamo un gochino: come la immagina nel 2015? L'Europa del 2015 sarà sulla buona strade verso gli USE, gli United States of Europe. Bisogna essere ottimisti per necessità: senza maggiore integrazione economica e senza strumenti di rappresentatività democratica ai processi decisionali, il disegno europeo non potrà stare in piedi. La green economy già è una realtà e potrebbe diventare un fattore di sviluppo determinante. Cosa ne pensa? La green economy è già un fattore di sviluppo fondamentale. Anzi, è il solo fattore di sviluppo che può trainare l'economia dei paesi avanzati fuori dalle secche della stagnazione. Quello che manca è il coraggio di incentivare la green economy attraverso regole molto più stringenti di quelle attuali sulle emissioni inquinanti. Spero che l'Europa del 2015 abbia il coraggio di imporre in tempi relativamente brevi degli standard di emissioni zero per i veicoli e dei parametri di autosufficienza energetica per le abitazioni dell'Unione.

3 STRATEGIE CONTINENTALI IN UN MONDO CHE CAMBIA 2020 La strategia Europa 2020 punta a rilanciare l'economia dell'Unione Europea nel prossimo decennio. In un mondo che cambia l'UE si propone di diventare un'economia intelligente, sostenibile e solidale. In pratica, l'Unione si è posta cinque ambiziosi obiettivi – in materia di occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale e clima/energia – da raggiungere entro il 2020. Ogni Stato membro ha adottato per ciascuno di questi settori degli obiettivi nazionali e corrispondenti interventi concreti.

BCE E FMI La Banca Centrale Europea non può prestare denaro agli Stati. Non è contemplato dai compiti, dallo Statuto e dai trattati. Ma una ipotesi alternativa potrebbe esserci: si potrebbe fare un giro, frutto di una complessa negoziazione, con la Bce che dà soldi al Fondo Monetario Internazionale e quest’ultimo che li gira agli Stati. È una via che dovrebbe o potrebbe essere percorribile, rispettando le competenze. Ovviamente sarebbe necessario un assenso degli USA, principale finanziatore del FMI. Staremo a vedere.


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A CURA DI FRANCESCO DRAGONETTI, GIORNALISTA

Competitività

• dragonetti.francesco@gmail.com

BIRRA • INDUSTRIA VERDE

Chi beve birra, promuove l’innovazione Carlsberg Italia, seguendo la sua mission, ha deciso di diventare ancora più “verde” utilizzando fusti in PET riciclabile, che consentono di effettuare la spillatura senza aggiungere CO2 Un locale, le battute con gli amici, il suono delle risate. E in mezzo al tavolo la birra, protagonista di molte delle nostre serate. E protagonista di un grande sforzo in termini di innovazione da parte di Carlsberg Italia che negli ultimi tempi sta puntando molto su una svolta green nelle tecniche di produzione. A partire dall’utilizzo dei fusti in PET, che consentono di effettuare la spillatura senza aggiungere CO2. Spieghiamo meglio: PET sta per polietilene tereftalato, materiale completamente riciclabile, che si usa ad esempio per realizzare quei boccioni trasparenti, che vediamo spesso negli uffici, in cui è contenuta l’acqua potabile. La birra di Carlsberg, d’ora in poi, la troveremo in questi recipienti (in un PET sviluppato appositamente), e non più nei fusti metallici. Ciò permetterà una qualità più elevata della birra, una conservazione migliore del liquido, che potrà rimanere nel contenitore chiuso per un limite massimo di nove mesi invece che di sei. A questa importante innovazione ne è collegata

Quanto è “verde” il mondo dei birrifici italiani? L’industria birraria italiana è sicuramente un settore molto sensibile alle tematiche ambientali e negli ultimi anni ha posto un’attenzione sempre maggiore agli aspetti di sostenibilità, intervenendo soprattutto nelle fasi del ciclo produttivo sia per eliminare sprechi sia per ottimizzare l’uso delle risorse con risultati importanti. Che ruolo hanno i birrifici artigianali nell’economia nazionale ed internazionale? Il grande sviluppo dei birrifici artigianali in Italia non può che essere letto con grande favore sia da un punto di vista strettamente economico, in quanto si tratta di imprenditori che decidono di entrare sul mercato per giocare la loro partita, sia perché dimostra la grande vitalità del segmento birra. Il movimento dei birrifici artigianali (ormai quasi 400 su tutto il territorio italiano) ha sicuramente contribuito ad alzare la soglia di attenzione sul prodotto birra, troppo a lungo misconosciuto e poco considerato nonostante la lunga storia e la cultura che lo contraddistinguono. Perché bere la birra? La birra può essere considerata una bevanda-alimento, in quanto contiene sostanze importanti per l’organismo (acqua, sali minerali, vita-

direttamente un’altra, che riguarda la spillatura. I nuovi fusti permettono infatti di spillare la birra comprimendo con aria il fusto, in modo che la birra mantenga naturalmente il livello di anidride carbonica. Niente più bombole di CO2, niente più emissioni. Grazie a questi fondamentali accorgimenti, Carlsberg Italia è stata la prima azienda del settore birra ad ottenere l’EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) da parte dello IEC (International EPD Cooperation). I benefici della politica adottata dal produttore italiano sono stati verificati ponendo a confronto, attraverso lo strumento dell’LCA (Life Cycle Assessment), l’utilizzo dei fusti in PET e dei fusti in acciaio: i risultati si sono visti sotto ogni aspetto, eccone alcuni. Consumo totale di risorse: -44%; utilizzo totale di energia: -21%; potenziale di effetto serra: -28%; emissioni in atmosfera -31%; potenziale di acidificazione -11%; rifiuti generati -19%; rifiuti pericolosi generati -47%. Sono dati che si inseriscono in una “tradizione ecologica” di Carlsberg Italia. Essa

detiene infatti la certificazione ISO 14001, che testimonia il rispetto di determinati parametri in ogni fase del progetto produttivo. Il controllo dei consumi interviene sia nell’utilizzo dell’energia, sia nel recupero del calore disperso in sala cottura, mentre per ciò che concerne l’orzo viene utilizzato il Null – Lox, non OGM e coltivato con uso ridotto di fertilizzanti. Proseguendo su questa strada, nel 2010 è arrivata l’EPD un ulteriore riconoscimento, un traguardo, ma soprattutto un punto di partenza perché ha permesso di affrontare in modo scientifico i passaggi su cui è importante investire tempo, risorse ed attenzione. Quest’anno ad esempio, l’azienda di origine danese sta predisponendo una nuova certificazione, allargandola anche ad altri brand del suo portafoglio. Carlsberg Italia, insomma, non vuole fermarsi e anzi, fa dell’innovazione il suo punto di forza. Ora però smettete di pensare, potete ricominciare a bere la vostra birra lasciata sul tavolo. Senza CO2.

INTERVISTA • ALBERTO FRAUSIN

I birrifici italiani all’insegna di sostenibilità e responsabilità Alberto Frausin, esperto e appassionato di largo consumo, ha costruito una lunga carriera al vertice di aziende italiane e multinazionali: Kraft, Star, SC Johnson, Ferrero e Manetti & Roberts. In anni più recenti è stato AD di Zambon e del Gruppo Galbani. Attualmente è AD di Carlsberg Italia e Presidente di AssoBirra.

mine, aminoacidi, maltodestrine, enzimi, antiossidanti, fibre) che la rendono un utile complemento di un’alimentazione sana ed equilibrata. Inoltre è leggera, dalle poche calorie: un bicchiere di birra chiara contiene 68 calorie, quasi come un succo di arancia (66), meno di quelle di un calice di vino rosso (94) e di un soft drink (129). Questo amore per la birra è testimoniato da un dato chiaro: 3 italiani su 4 bevono birra, soprattutto a pasto! Cosa si può fare, ancora, per far si che diminuiscano gli incidenti stradali dovuti all’alcol, specie tra i giovani? Come AssoBirra la nostra posizione è sempre stata molto chiara: innanzitutto bisogna educare ad un consumo responsabile, dare informazioni utili ed efficaci affinché le persone possano attuare comportamenti consapevoli e responsabili. Bere birra in maniera moderata e consapevole è un piacere, compatibile con uno stile di vita sano di una persona adulta. La campagna collettiva di comunicazione “Birra gusto naturale”

(www.birragustonaturale.it) mira ad affermare una più diffusa conoscenza e cultura di prodotto sul piano della salute, del gusto e del consumo responsabile, nella consapevolezza che chi impara a bere meglio, nel segno della qualità, è già sulla strada di un consumo moderato e consapevole. Inoltre nel 2007 è stato avviato il Programma pluriennale “Guida tu la vita. Bevi responsabile” (www.beviresponsabile.it) con lo scopo di aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sui rischi connessi all’abuso e all’uso scorretto delle bevande alcoliche, focalizzandosi su alcune situazioni specifiche di rischio come alcol e gravidanza, alcol e guida, alcol e giovani. Ciò detto, per ciò che riguarda questo argomento specifico, il messaggio che veicoliamo ormai da diversi anni è semplice e lascia poco spazio a dubbi: “O bevi o guidi”, ovvero niente alcol per chi deve mettersi alla guida.

ARTIGIANI

Birra a km 0. Ma quanto è buona!

STANISLAO SBINI

È una birra fresca, giovane, nata nel 2005 a Borgorose, un piccolo paese in provincia di Rieti, ai confini con l’Abruzzo, dalle mani di Leonardo Di Vincenzo. La Birra del Borgo è una di quelle realtà note ai veri intenditori, un prodotto intriso di passione e di originalità, i due veri cavalli di battaglia del brand reatino. La ricetta sembra essere assolutamente vincente. Sono ben ventisei le birre prodotte, divise in quattro categorie: “Le Passioni”, “Le Stagionali”, “Le Bizzarre”, “Le Trentatre”. Ognuna di queste racchiude un particolare: “Le Passioni” sono quelle birre realizzate grazie a ricette storiche, che Di Vincenzo ha usato come base per studiare ed amare sempre di più il suo mondo. “Le Stagionali” portano nomi di città o festività particolari (ad esempio la 25dodici ricorda il natale), e sono quindi adatte in determinate occasioni; “Le Bizzarre”, invece, sono come l’oroscopo: per ogni mese ce n’è una. Infine “Le Trentatre” si ispirano a delle locuzioni caratteristiche della lingua italiana. L’elemento importante, dal punto di vista ecologico, sta nel fatto che il mercato della Birra del Borgo ha un raggio relativamente corto, locale. Viene distribuita soprattutto nel Lazio, con evidenti vantaggi dal punto di vista delle emissioni, sia in fase di produzione che, soprattutto, al momento del trasporto. Leonardo Di Vincenzo è quindi un imprenditore “a chilometri zero”, produttore di una birra italiana al cento per cento. I valori base di questa realtà sono la creatività, testimoniata dalle numerose ricette con cui vengono preparate le birre, il coraggio, necessario per farsi largo tra i grandi produttori, e la comunicazione, fondamentale in un mondo sempre più mediatico. Queste tre caratteristiche hanno permesso a Di Vincenzo di ottenere numerosi premi e di essere riconosciuto a tutti gli effetti un produttore ad alto tasso di sostenibilità. E poi bisogna assaggiare una Birra del Borgo per capire le ragioni di tanto successo. Provare per credere.


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Competitività

POMPE DI CALORE • COAER

ROBUR/1 Riqualificare il patrimonio impiantistico, monitorare i consumi energetici, aumentare l’efficienza, migliorare il comfort ambientale. Perciò il Comune di Milano è intervenuto sul complesso di uffici di via Amari dove Robur ha installato una centrale termofrigorifera, con pompe di calore a gas ad assorbimento, oltre a dei pannelli solari termici per la produzione di acqua calda. L’adozione di questo mix ha portato in un anno a ridurre l’immissione in atmosfera di circa 17 tonnellate di anidride carbonica e di 8 TEP.

ROBUR/2 Ogni giorno all’Istituto Montessori di Sulbiate (MB) accedono circa 580 alunni, dai tre ai quattordici anni. Il calore è garantito da Robur attraverso una centrale di generazione del calore basata su pompe di calore aerotermiche a gas, integrate da moduli a condensazione per esterno. Il rispetto dell’ambiente è garantito da un impianto che ottiene rendimenti elevati e una riduzione delle emissioni di ben 28 tonnellate all’anno in meno rispetto a un sistema tradizionale, ovvero una differenza di 9 TEP.

Efficienza e comfort nel rispetto dell’ambiente La pompa di calore è un’apparecchiatura impiegata per il riscaldamento di un fluido - aria o acqua - che deve il suo nome al fatto di trasferire calore da una sorgente a bassa temperatura (aria, acqua, terreno) a una sorgente a temperatura più alta, così come una pompa solleva un fluido da una quota inferiore a una superiore. Per avere un’idea di che cosa sia una pompa di calore basta pensare al frigorifero domestico: se mettiamo una mano dietro al nostro frigorifero sentiremo “caldo”. Questo perché il frigorifero sottrae calore dagli alimenti, mantenendoli freschi, e lo disperde nell’ambiente della cucina attraverso la serpentina che si trova esternamente sulla parte posteriore. Per funzionare una pompa di calore solitamente utilizza energia elettrica, ma l’energia che trasferisce all’interno dell’ambiente sotto forma di calore è maggiore di quella che consuma, garantendo così un notevole risparmio. Solo il 25% dell’energia è elettrica, mentre il 75% è prelevata dall’ambiente. La pompa di calore sfrutta, infatti, il calore gratuito e illimitato immagazzinato nell'aria, nell'acqua superficiale, nelle falde acquifere sotterranee e nel terreno. Siccome trasforma in energia utile il calore, altrimenti inutilizzato, fornito dal

Co.Aer. chiede strumenti di sostegno all’investimento e un nuovo sistema tariffario elettrico sole all’ambiente, è considerate una fonte “rinnovabile” per questa quota parte di energia (Direttiva RES), contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi 202020 assegnati dal Consiglio dell’UE agli Stati membri: riduzione del 20% dei consumi energetici, riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra e raggiungimento del 20% (17% per l’Italia) della produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020. La

pompa di calore in estate può invertire il funzionamento e trasferire il calore dall’edificio verso l’esterno, rinfrescando gli ambienti: con un unico impianto è quindi possibile soddisfare le esigenze della climatizzazione estiva, invernale e della produzione di acqua calda per usi sanitari. Inoltre, l'adozione di un impianto di climatizzazione con pompa di calore fa crescere la classe energetica dell'edificio, permettendo il raggiungimento di classi elevate tanto nelle nuove costruzioni quanto in quelle esistenti. Nonostante tutti questi vantaggi, le pompe di calore non hanno ancora avuto l’ampia diffusione che

meriterebbero, soprattutto nel settore residenziale. Gli ostacoli sono attualmente dati dal costo di investimento iniziale e da un sistema tariffario elettrico penalizzante. Una penalizzazione contro la quale l’associazione dei costruttori di apparecchiature e impianti aeraulici Co.Aer. sta combattendo da anni, chiedendo che vengano attivati strumenti di sostegno che agiscano in due direzioni: la riduzione del costo di investimento, con forme di incentivazione snelle e dirette al consumatore che diminuirebbero i tempi di ammortamento, e la riduzione del costo di esercizio, rivedendo i sistemi tariffari dell’energia. Se questi strumenti di sostegno verranno attivati, le pompe di calore - di per sé già oggi più convenienti in termini di risparmio sui costi di esercizio rispetto ai tradizionali impianti di riscaldamento a combustione - lo diventerebbero ancora di più: scegliendo la tecnologia della pompa di calore l’utente farebbe una scelta ambientalmente corretta, riducendo i consumi energetici senza rinunciare al comfort, e otterrebbe un ulteriore risparmio economico.

INTERVISTA • FERRUCCIO DE PAOLI

Robur, quando l’impresa raggiunge l’eccellenza attraverso l’innovazione L’Architetto Ferruccio De Paoli dal 2006 è responsabile delle attività strategiche in ROBUR SpA, società che studia, sviluppa e produce interamente in Italia sistemi di riscaldamento ad alta efficienza e basso impatto ambientale. Ecco l’intervista. Cosa vuol dire efficienza per Robur? Efficienza per Robur significa poter offrire un servizio immutato in termini di comfort consentendo nel contempo di ottenere una riduzione dei consumi energetici e dei costi di gestione correlati, senza dimenticare la riduzione dell’impatto ambientale. La sfida è molto ardua, anche perché le soluzioni più semplici ed immediate sono già state adottate dalle precedenti generazioni. Oggi si devono migliorare le prestazioni delle tecnologie in termini di efficienza, rispettando nel contempo i vincoli normativi, e occorre soddisfare anche la giusta necessità di fornire un servizio di provata affidabilità ad un costo in linea con quello che il mercato è disposto a riconoscere per il servizio offerto. Quali sono le applicazioni più interessanti di questi ultimi anni? Molte sono le innovazioni che Robur ha sviluppato nel settore della termotecnica. Sicuramente oggi l'innovazione tecnologica che sta raccogliendo i maggiori consensi nazionali ed internazionali è quella relativa alle pompe di calore ad assorbimento ali-

Una soluzione tra le più avanzate per riscaldare gli ambienti, ovvero le pompe di calore ad assorbimento alimentate a metano che utilizzano fino al 40% di energie rinnovabili. Oggi a disposizione per imprese, alberghi e PA; domani anche per l’edilizia residenziale mentate a gas Robur GAHP. Questa tecnologia viene oggi riconosciuta come la soluzione in grado di portare la maggior quantità di energia rinnovabile negli edifici per la funzione di riscaldamento e di produzione acqua calda sanitaria, siano essi nuovi o già esistenti: proprio questa caratteristica di estrema compatibilità con il mercato della riqualificazione edilizia (retrofit in presenza di termosifoni ad alta temperatura e della necessità di servizio

acqua calda sanitaria) risulta essere il principale fattore di successo. A livello globale quali sono i mercati in maggior crescita? Tutti quei mercati caratterizzati da una forte attenzione per l’ambiente e per la riduzione dei consumi energetici rappresentano ottime opportunità per la tecnologia GAHP. In questo momento i mercati del Nord Europa sono in fase di forte crescita. Il mercato italiano, nonostante il momento di difficoltà del settore delle costruzioni, guarda con interesse alle soluzioni proposte da Robur per via della facilità di installazione e per la capacità di valorizzare l'edificio (salto di classe energetica). Ci anticipa le innovazioni su cui state lavorando? L'azienda sta investendo in programmi di ricerca per una sempre maggiore diffu-

FERRUCCIO DE PAOLI

sione della tecnologia ad assorbimento sia in applicazioni di solo riscaldamento che in applicazioni combinate (condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria), con una taglia di prodotti adatti alle imprese, agli alberghi e alla pubblica amministrazione. Il futuro sarà riuscire a rendere più facilmente fruibili i vantaggi della tecnologia ad assorbimento per l'utente finale e per l’applicazione residenziale.


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CLOUD COMPUTING

Su privacy e sicurezza dati, adelante con juicio Con il termine cloud computing si suole indicare un insieme di tecnologie informatiche che consentono di utilizzare risorse hardware o software in remoto. L’applicazione di tale tecnologia consente a una determinata organizzazione di “virtualizzare” i propri strumenti tecnologici creando delle macchine virtuali e facendo sì che a tutte le applicazioni e servizi si possa accedere in modalità web. Nonostante il termine sia piuttosto vago e sembri essere utilizzato in diversi contesti con significati differenti tra loro, si possono distinguere tre tipologie fondamentali di cloud computing: SaaS (Software as a Ser-

vice): consiste nell'utilizzo di programmi in remoto, spesso attraverso un server web. Questo acronimo condivide in parte la filosofia di un termine oggi in disuso, ASP (Application Service Provider); PaaS (Platform as a Service): è simile al SaaS, ma, invece che uno o più programmi singoli, viene eseguita in remoto una piattaforma software che può essere costituita da diversi servizi, programmi, librerie, etc.; IaaS (Infrastructure as a Service): utilizzo di risorse hardware in remoto. Questo tipo di Cloud è quasi un sinonimo di Grid Computing, ma con una caratteristica imprescindibile: le risorse vengono utilizzate su richiesta o domanda al momento in cui un cliente ne ha bisogno, non vengono assegnate a prescindere dal loro utilizzo effettivo. Il sistema del cloud computing prevede tre fattori distinti: il fornitore di servizi (cloud provider): offre servizi (server virtuali, storage, applicazioni complete) generalmente secondo un modello "pay-per-use"; il cliente amministratore: sceglie e configura i servizi offerti dal fornitore, generalmente offrendo un valore aggiunto come ad esempio applicazioni software; il cliente finale: utilizza i servizi opportunamente configurati dal cliente amministratore. I sistemi di cloud computing vengono criticati principalmente per l'esposizione degli utenti a rischi legati alla sicurezza informatica e alla privacy, alla continuità del servizio offerto, alla difficoltà di migrazione dei dati in caso di cambio del gestore. Come disse il cancelliere Ferrer ne I Promessi Sposi: Pedro, adelante con juicio.

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ICT

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Il progetto Custom svela le bellezze italiane Una piattaforma per la cultura e il turismo L’Italia è il Paese della bellezza. Roberto Benigni lo ha ribadito l’8 novembre 2011 dinanzi al Parlamento Europeo dove ha tenuto un intervento tutto centrato sull’esaltazione delle meraviglie d’Italia e dell’ingegno degli italiani, ampiamente dimostrato nella storia d’Europa. Chissà se la Regione Toscana e gli ideatori del progetto Custom sono stati ispirati dalle considerazioni del genio toscano o se si è trattato semplicemente di empatia. Fatto sta che Telecom Italia, Liberologico, Centrica, Scuola Normale Superiore di Pisa e Università di Firenze hanno elaborato il progetto Custom per la creazione di un Culturale Heritage & Tourism Store e dei relativi strumenti di gestione, ovvero una piattaforma per servizi applicativi per la promozione e gestione dei beni culturali e dei servizi turistico annessi. Custom è un tentativo di fornire una risposta basata sull’innovazione tecnologica alle attuali debolezze del sistema della cultura e del turismo italiano. A differenza di altri store globali, la principale peculiarità di CUSTOM consisterà nel rendere disponibili all’intera filiera dei soggetti operanti nel settore dei beni culturali e del turismo-culturale (pubblica amministrazione, aziende di servizi museali, agenzie turistiche, tour operator, system integrator, web agency, ecc.) un ampio set di building-block - moduli semi lavorati –

LA TESTA FRA LE NUVOLE, I PIEDI PER TERRA

dall’alto valore tecnologico per la gestione di tutti i servizi turistico-culturali. L’idea della piattaforma CUSTOM è quindi quella di rendere disponibile a soggetti interessati (enti pubblici e system integrators) prodotti software semi-lavorati, certificati e standard, per la messa in produzione e la gestione dei servizi turistico-

culturali. Una piattaforma, dunque, dove poter acquistare, ad esempio, un CMS-tipo per realizzare e gestire il portale web, uno strumento-tipo per la gestione dei servizi cartografici, strumenti-tipo per la gestione. dell’incoming e per la gestione dei servizi di video-audioguida su mobile e tutti i moduli per le integrazioni richieste.

CLOUD COMPUTING • TUTTI I VANTAGGI

Le piccole e medie imprese il cliente perfetto

Di certo il cloud è una comodità. Hard disk e supporti di memoria mobili diventano superflui. Basta semplicemente un collegamento con la rete. La tecnologia viene chiamata Cloud, come nuvola, ma le server farm sono ben radicate sulla terra e non volanti nel cielo. Per questo diventa importante saper non solo a chi affidiamo i nostri dati ma anche dove sono ubicati e sotto quale normativa. La problematica deriva da una diversa interpretazione tra USA ed UE ma soprattutto dalla normativa americana nota come Patriot Act: se i dati sono depositati sul territorio americano gli organi federali statunitensi possono andare a guardarseli senza chiedervi il permesso ed addirittura, se mal interpretati, inserirvi in speciali liste di osservazione. La risposta più immediata potrebbe sembrare quella di utilizzare un servizio al di fuori del territorio americano, così da non sottostare a questa norma. Ma non è affatto così semplice. Per esempio, il pacchetto Office 365, la suite tra le nuvole di Microsoft, venduto in Europa, a quale normativa risponderà? I dati saranno ubicati sui server irlandesi o su quelli americani di Microsoft? Le norme di riferimento saranno quelle della direttiva europea del 1995 sulla protezione dei dati oppure prevarrà Il Patriot Act americano?

Risparmi sugli investimenti e sui costi di gestione, aumento della flessibilità e della sicurezza e possibilità di utilizzare risorse, competenze ed infrastrutture di qualità a prezzi contenuti. Il cloud computing è uno strumento di razionalizzazione fondamentale per qualunque tipo di organizzazione, ma per le piccole e piccolissime imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano, potrebbe essere un’opportunità ancora maggiore. All’interno del nostro territorio, sarebbero le Regioni del Mezzogiorno a godere dei maggiori benefici. I settori a beneficiare maggiormente sono quelli a più elevato valore aggiunto: i servizi di informazione e comunicazione; le attività professionali, scientifiche e tecniche; e le attività amministrative. Ovviamente presupposto perché tutto funzioni è la banda larga. I servizi su cloud, infatti, richiedono una connessione veloce ed affidabile, tanto che se consideriamo il tasso di penetrazione della banda larga nelle varie Regioni, il vantaggio del Mez-

zogiorno relativo al cloud computing crolla drasticamente. Altri ostacoli sono rappresentati dalla regolazione, in particolare sui temi legati al diritto internazionale e sulla certificazione dei cloud provider; dal divario digitale, c’è ancora troppa poca alfabetizzazione digitale nelle piccole aziende e troppa resistenza riguardo al concedere a terzi i “propri” dati; dalla diffusione del cloud computing nelle PA attraverso incentivi, riuso delle applicazioni e delle infrastrutture, aggregazione di amministrazioni e consolidamento dei data center pubblici.

In Italia si potrebbero coinvolgere 500.000 piccole e medie imprese e 5.000 comuni sotto i 5000 abitanti. Telecom Italia si è organizzata molto bene in tal senso: l’operazione Nuvola Italiana indica un mondo di servizi in grado di semplificare la vita delle imprese pubbliche e private, svincolandole dalla gestione degli aspetti informatici. La Nuvola Italiana comprende infatti l’insieme di infrastrutture e applicazioni che permettono l’utilizzo di risorse hardware e software distribuite in remoto che possono essere utilizzate su richiesta, senza che il cliente debba dotarsene internamente. L’esperienza nella gestione dei Data Center ha permesso a Telecom Italia di acquisire una profonda conoscenza nell’ambito di queste tecnologie, che sono state prima applicate e implementate per usi interni, attraverso un programma di virtualizzazione e consolidamento delle infrastrutture informatiche, e poi lanciate sul mercato in logica “as a service”


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Res Publica

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE • BIG SOCIETY

Il caso anglosassone in tempi di crisi: più responsabilità ai cittadini Nel maggio del 2010 David Cameron si è insediato al numero 10 di Downing street a capo di un governo di coalizione insieme ai liberali-democratici. Da subito si è capito che il suo percorso non sarebbe stato facile, ma il 45enne suddito della Regina ha cominciato a stupirci con proposte politiche suggestive, tutte intimamente connesse la momento storico che stiamo vivendo caratterizzato da una diminuzione delle risorse a disposizione dei governi e dei governati. La prima proposta si può riassumere sotto il nome di big society, una politica che punta a rendere i cittadini responsabili dei servizi locali dando loro il potere che oggi è racchiuso o nelle mani dello Stato o in quelle del mercato. Dunque cittadini consapevoli che si uniscono tra di loro e attraverso organizzazioni civiche cercano di creare un nuovo tipo di società fondata sul perseguimento del bene comune e del soccorso reciproco. Implicitamente si pone in contrapposizione con il big

government, una situazione in cui è forte il potere delle autorità pubbliche che ha ridotto la sfera di autonomia degli individui e dei soggetti intermedi (famiglie, associazioni…) e indebolito la loro capacità di trovare autonomamente una risposta ai propri bisogni. Dunque l’esito del big government sarebbe paradossale: l’azione sociale dello Stato, animata in origine da principi di solidarietà, finisce per generare egoismo ed individualismo diffusi tra i cittadini. La big society rappresenta certamente una strategia che merita attenzione. Un tentativo nobile In Italia, il dibattito sulla big society non è mai decollato perché la maggioranza degli osservatori guarda al progetto con distacco, come fosse frutto di una cultura troppo lontana dalla nostra. I critici vi leggono il solito tentativo di smantellare lo stato e di ta-

della cittadinanza e un compimento della sospirata sussidiarietà. Non si può negare che ad oggi rimane un certo mistero intorno ai reali contenuti di questa idea affascinante. Secondo il modello pensato dal governo anglosassone la big society consta di tre principali elementi: dare più potere alle comunità, inclusi maggiori controlli locali sulla programmazione; promozione dell’iniziativa sociale, in particolare il volontariato e le donazioni; apertura dei servizi pubblici alle organizzazioni no profit. Ora bisognerà verificare come i tre principi si realizzeranno in pratica. La big society rappresenta certamente una strategia che merita attenzione. L’idea di responsabilizzare i cittadini è un tentativo nobile che va aiutato. L’ipotesi che gruppi di volontari, associazioni benefiche occuperanno gli spazi lasciati liberi dal ridimensionamento del ruolo dello Stato, assumendo un controllo di servizi come le biblioteche, la cura del verde e i bagni pubblici è affascinante ma con serietà e realismo, occorrerà sciogliere alcuni nodi, specialmente in tema di responsabilità permanente delle istituzioni, di accesso universale ai diritti da parte dei cittadini e di infiltrazioni mafiose nei territori controllati dalla malavita.

INDICE DI FELICITÀ

PA • STORIA

La nostra big society ha quasi mille anni A Milano già nel 1200 esistevano 10 ospedali nati dall'iniziativa privata e tra questi santo Stefano in Brolo che aveva 500 letti, con la capacità di ospitare 350 lattanti e 150 adulti. Anche Lutero applaudì all’esperienza del Santo Spirito a Roma: "Vi si mangia e beve bene e vi si è serviti con sollecitudine; i medici sono abili, i letti e le mobilia puliti e ben tenuti. Quando un malato vi è condotto, gli si tolgono gli abiti in presenza di un pubblico notaio che li registra; poi si mettono da parte con cura ed il malato viene ricoperto da una veste bianca e deposto in un letto ben preparato. La pulizia

gliare posti pubblici. Tra questi molti provengono da quel mondo progressista che, guarda con favore all'autonoma iniziativa del sociale e che quindi dovrebbero apprezzare l’idea di auto-organizzazione dal basso nel governo di beni comuni. E che invece appaiono spaventati dalla fine del dirigismo e del centralismo amministrativo: la big society sarebbe per loro solo un trucco usato per coprire drastici tagli con la retorica del nuovo civismo. D’altro canto i tifosi della big society vedono in questo approccio un recupero di protagonismo da parte

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è ammirevole". L’Ospedale Maggiore di Milano nato nel 1500 sulla Ca' Granda è ben definito dalle parole di un pellegrino dell'epoca: "l'Ospedale nutre giornalmente 1.600 uomini oltre gli ammalati giacché stanno ivi ragionieri, scrivani, farmacisti, barbieri, fornai, sarti, calzolai". Peraltro, nel 1700 l'Ospedale Maggiore era diventato uno dei maggiori proprietari terrieri della regione grazie ai lasciti per gratitudine della gente. Anche nel settore dell'assistenza sociale si poteva registrare una situazione analoga. Nella Firenze del 1300, dove su 90mila abitanti, 20mila erano poveri, chi si occupava del-

l'assistenza erano le corporazioni delle arti, che dedicavano parte delle loro risorse proprio a questo scopo. Ma il dinamismo sociale non si fermava ai servizi alla persona, basti pensare al caso dei Monti di pietà, alle banche di credito cooperativo, alle casse di risparmio e alle banche popolari.

Il governo britannico, dopo aver imposto ai cittadini del Regno alcuni provvedimenti economici a base di lacrime e sangue, ha messo a punto una lista di dieci fattori di una vita felice su cui basare d'ora in poi le politiche dell'esecutivo. Vai d'accordo con tuo marito o tua moglie? Hai un lavoro che ti soddisfa? Ti fidi dei tuoi rappresentanti in Parlamento? Guadagni abbastanza? Che livello d'istruzione possiedi? Ti preoccupa la criminalità del tuo quartiere? Vai d'accordo con il vicinato? L'elenco è il cardine su cui si baserà l'indice della felicità (General Wellbeing Index o Gwb) nazionale: una serie di parametri che vanno oltre il Pil come aveva suggerito già nel 1968 Robert Kennedy a una platea di studenti dell’Università del Kansas. Cameron ha dato mandato all’istituto nazionale di statistica che per un anno ha lavorato accogliendo le raccomandazioni di due economisti premi Nobel, Joseph Stiglitz e Amartya Sen. Al primo ministro il progetto sta particolarmente a cuore. Cameron ne aveva parlato anni fa a una conferenza di Google quando era ancora all'opposizione: «La felicità non si scambia in Borsa. Nasce dalla bellezza che ci circonda, dalla qualità; dalla nostra cultura e soprattutto dalla forza dei nostri rapporti umani». Quando è andato al potere, il leader Tory ha deciso di passare dalle parole ai fatti. L'indice della felicità è costato 2 milioni di sterline e un anno di realizzazione. Soldi buttati, dicono i critici, secondo cui la felicità di una nazione è impossibile da calcolare. «La sola idea che la contentezza individuale possa essere misurata è, nella migliore delle ipotesi, una follia folle e nella peggiore un'invasione della privacy», ha detto al Daily Mail l'esperta di diritto di famiglia Jill Kirby, direttore dal 2007 al 2011 del Centre for Policy Studies.


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Ricerca e innovazione

Dal mare si possono ottenere quantità enormi di energia. Il Comune di Venezia ci sta provando con i progetti GIANT e WEM: la fase di sperimentazione durerà circa un anno, durante il quale saranno raccolti dati preziosi e i dispositivi verranno via via perfezionati, in modo tale da renderli il più possibile efficienti. La sfida per una città rinnovabile è cominciata.

SOLE E CO2

Antenne metalliche per catturare gli infrarossi

Energia dal mare, un bel sogno che si può realizzare Dal mare si possono ottenere quantità enormi di energia. Almeno questo è il risultato della ricerca presentata nell’ambito della 5° edizione del salone della nautica e del Mare di Roma, il Sea Heritage Day, da Adriano Piglia - Direttore del Centro Studi Safe. La ricerca “Energia dal Mare: solo un sogno?” ha fornito un contributo scientifico di particolare interesse nell’ambito della fiera dedicata al mare. Guardando al pianeta, costituito per tre quarti di acqua, non si possono trascurare le grandi potenzialità di questa risorsa naturale. Il problema serio dell’energia che proviene dal mare è dovuto, come per tutte le altre fonti rinnovabili, alla scarsa densità di energia e quindi ai costi molto elevati, che solo il progresso tecnologico ci permetterà di abbattere. A tal proposito è interessante ciò che sta avvenendo a Venezia dove l’amministrazione comunale sta sperimentando il moto delle onde del mare e della sua laguna come fonte di energia elettrica pulita e rinnovabile. Produrre energia elettrica sfruttando l’ampio moto ondoso del mare e le onde più piccole, ma più frequenti, causate dalle imbarcazioni che transitano in laguna: è questo il rivoluzionario progetto presentato dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin. Il soggetto attuatore è AGIRE, l’Agenzia veneziana per l’energia che ha portato alla realizzazione di tre prototipi per la produzione di energia dalle onde: uno è già stato

posizionato in laguna ad agosto 2011, nel Canale della Giudecca (in centro storico), mentre gli altri due saranno installati in mare entro la primavera 2012, vicino alla piattaforma del CNR I tre sistemi si chiamano, rispettivamente, “Mini GIANT”, “GIANT” e “WEM” e sono realizzati da due aziende italiane che, a titolo gratuito, li stanno sperimentando insieme ad AGIRE. Tutti i prototipi sono costituiti da un galleggiante e da un generatore, che sfrutta il Principio di Archimede (un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto uguale al peso del liquido spostato). In pratica, nel tempo che intercorre tra due picchi dell’onda, il galleggiante si muove dalla massima altezza a quota zero sul livello del mare, per risalire di nuovo al punto più alto e l’energia contenuta nel moto ondoso viene trasformata in energia elettrica pulita e rinnovabile, in grado di alimentare attrezzature ed impianti cittadini. “Mini” GIANT (Generatore Integrato Autonomo Non Tradizionale) è già attivo

ANIDRIDE CARBONICA

lungo il canale della Giudecca ed è stato realizzato appositamente per Venezia perché consente di sfruttare sia il moto ondoso delle imbarcazioni, sia le onde di rimbalzo sulle rive dei canali. Si tratta di un sistema ingegnoso capace di diventare un perfetto microserbatoio di energia per uso domestico. In mare aperto, invece, verranno testati a breve il sistema GIANT, una specie di enorme ”fungo” capace di produrre e immagazzinare 12.000 Kwh all’anno, e il sistema WEM (Wave Energy Module – foto sotto), più impattante e complesso rispetto a Giant, ma in grado di generare 35.000 Kwh all’anno e coprire, ad esempio, l’intero fabbisogno energetico di un asilo. L’energia prodotta dal moto ondoso sarà utilizzata, innanzitutto, sul posto, cioè per l’illuminazione delle briccole in laguna e degli imbarcaderi ACTV in città, ma si stima che, in futuro, possa tranquillamente sopperire al consumo energetico di edifici pubblici e scolastici. La fase di sperimentazione durerà circa un anno, durante il quale saranno raccolti dati preziosi e i dispositivi verranno via via perfezionati, in modo da renderli il più possibile efficienti. Una volta terminata questa prima fase, sarà possibile calcolare la quantità di energia prodotta e, perciò, impiegarla nel modo più adeguato. La sfida per una Venezia rinnovabile è cominciata, un traguardo difficile da raggiungere ma possibile.

Spostare l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di CO2 dal 20 al 30 per cento creerebbe le condizioni per un aumento degli investimenti. È quello che, al contrario di altri studi, sostiene Carlo Jaeger dell'istituto di Potsdam per la Ricerca sull'Impatto Climatico (PIK). - Gli stessi infatti, passerebbero dal 18 al 22 per cento del PIL della UE determinando una crescita dello stesso dello 0,6 per cento annuo e 6 milioni di nuovi occupati. Un impulso decisivo alla crescita economica e all'occupazione oltre che un indubbio miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita.

CARBURANTI • BIOETANOLO

ISOLE • ZERO EMISSION

Benzina dai campi Italiani

Carloforte tutto rinnovabile

Finalmente arriva in Italia un’alternativa al petrolio, il bioetanolo, un carburante verde più pulito e, speriamo, meno costoso della benzina. Una produzione tutta italiana con tecnologia sviluppata nel nostro Paese da ricercatori nostrani – a raccontarlo è l’Ingegnere Guido Ghisolfi del gruppo Mossi & Ghisolfi, durante la Giornata Nazionale del Bioetanolo a Verona. A partire dall’estate del prossimo anno entrerà in produzione un combustibile pulito derivato dalle biomasse di seconda generazione, anche dette bio-

Nel 2014 l’Isola di San Pietro diventerà la prima isola del Mediterraneo a emissioni zero. “Si tratta della punta avanzata di un modello che dovrà sempre più prendere piede e che rappresenta un esempio concreto di quella che sarà la terza rivoluzione industriale”, commenta il guru dell’economia del futuro Jeremy Rifkin. Carloforte, unico centro abitato (con più di 6000 abitanti) dell’isola di San Pietro, nell’arcipelago del Sulcis (Carbonia-Iglesias), ha appena siglato un protocollo d’intesa con il ministero

masse no-food, coltivate su terreni marginali, che non hanno dunque impatto sulle coltivazioni alimentari. Si prevede di produrre 50.000 tonnellate di etanolo pulito attraverso una tecnologia sviluppata sempre in Italia, in provincia di Alessandria. Quattro anni per mettere in piedi una produzione – continua Ghisolfi – che avrebbe potuto partire più agilmente con una politica, da parte del governo, di razionalizzazione degli incentivi alla ricerca e di semplificazione delle procedure burocratiche.

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dell'Ambiente che punta all'abbattimento delle emissioni inquinanti attraverso un mix di rinnovabili e innovativi sistemi di controllo e di risparmio energetici. Secondo Rifkin “le isole sono all'avanguardia della terza rivoluzione industriale perché i costi energetici sono altissimi e sono quindi più interessate a sviluppare localmente fonti di energia rinnovabile, di cui sono ricche come sole, eolico, geotermico, maree. La Sardegna sia un punto di riferimento”.

Per salvare il nostro pianeta dalla emissioni di CO2 la soluzione sta nella luce del Sole. In particolare, in quella infrarossa che costituisce più di un terzo di quella che arriva sulla Terra. Un gruppo di ricercatori della Rice University è riuscito a mettere a punto una nuova tecnologia in grado di catturare e trasformare la luce infrarossa in corrente elettrica. Si tratta di nanoantenne di metallo in grado si superare i limiti dei tradizionali pannelli fotovoltaici che per un 'gap di banda' non riesce a catturare la luce alla lunghezza d'onda dell'infrarosso. Per ovviare a questo inconveniente i ricercatori dell'università texana, che hanno pubblicato lo studio su Science, hanno attaccato una nanoantenna metallica 'specializzata' nell'interazione con gli infrarossi al silicone, dimostrando che questo procedimento può estendere la generazione di elettricità anche a queste lunghezze d'onda: 'Finora non c'è mai

stato un metodo per catturare gli infrarossi con il silicio, ma noi abbiamo dimostrato che è possibile spiegano gli autori - ora non vediamo l'ora di vedere quanto questo aumenterà l'efficienza dei pannelli solari'. Il meccanismo fisico alla base della scoperta si basa sui 'plasmoni', delle onde di energia che percorrono l'antenna e che decadendo danno vita a degli 'elettroni caldi'. Sono proprio questi a superare il gap di banda e a dar vita alla corrente elettrica. "Il trucchetto – ha spiegato Ezio Puppin, presidente del Consorzio Interuniversitario Scienze Fisiche della materia - sta proprio nell'utilizzare particelle metalliche piccole che permettono di sfruttare un meccanismo complicato che si basa sui cosiddetti 'plasmoni di superficie". "Questo tipo di sperimentazioni – sottolinea Puppin – si fanno facilmente. Sono cioè più veloci, meno costose e soprattutto meno pericolose". Non c'è infatti nessun confronto con la realizzazione di un impianto nucleare. Per realizzare una centrale ad hoc – spiega lo scienziato – ci vogliono all'incirca quindici anni e diversi miliardi di euro, senza contare le implicazioni sulla sicurezza". E nel caso italiano un paio di referendum in cui gli elettori si sono espressi chiaramente. La ricerca appare promettente, la possibilità di aumentare l’efficienza dei pannelli fotovoltaici è un obiettivo che porterebbe vantaggi evidenti.


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Mobilità sostenibile

INFOMOBILITÀ • CONCERTO

In città la mobilità funziona meglio se in Concerto Un progetto per un impiego consapevole e ottimizzato dei trasporti in ambito urbano di merci e persone. Con la partecipazioni di enti locali, PA, aziende e cittadini Carlo Maria Medaglia è un brillante e dinamico ricercatore italiano non più 30enne, non ancora 40 enne, che non è fuggito all’estero. E questa è già una buona notizia. In origine fisico, poi ricercatore con collaborazioni in diversi centri di ricerca nazionali e internazionali (ISAC-CNR, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima; NASA, National Atmospheric and Space Administration; ESA, European Space Agency…), oggi professore aggregato di Interazione Uomo-Macchina ed Usabilità e Sistemi e Tecnologie per la Comunicazione presso l’università di Roma “La Sapienza” e coordinatore dei laboratori scientifici del CATTID all’interno dello stesso Ateneo, nonché componente di numerosi gruppi di lavoro in Commissione Europea sulle tematiche del RFID, dell’internet delle cose e dell’e-inclusion. Tra le varie attività nell’ultimo anno ha assunto la responsabilità del Progetto Concerto. L’iniziativa nasce dalla considerazione che su tutto il territorio nazionale i centri urbani soffrono dell’incremento

Pisa è una delle città italiane più note all’estero a causa del meraviglioso patrimonio culturale sintetizzato dalla torre più famosa al mondo. Ma nel vasto universo dei ricercatori Pisa è nota perché sede di alcune tra le più importanti istituzioni universitarie d'Italia: l'Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant'Anna e numerosi altri istituti di ricerca. Uno che questi luoghi li conosce angolo per angolo è Paolo Lanari: nel 1992 ottiene la laurea in Scienze dell’informazione all’Università di Pisa e poi svolge per alcuni anni attività di ricerca presso il CRIBeCu - Centro di Ricerche Informatiche alla Scuola Normale Superiore. A seguire è socio fondatore di Liberologico Srl, azienda IT che dal 2005 progetta e sviluppa INeS, la prima suite per la completa gestione dei processi di mobilità urbana, offerta confluita nel 2011 in Mobisys Srl - startup focalizzata sulle tecnologie innovative per la mobilità e la logistica urbana - di cui è amministratore delegato. “Con Mobisys progettiamo e realizziamo prodotti innovativi per la gestione della mobilità, del trasporto, della logistica, delle concessioni ed altre cose della città soggette a controllo”. Così Paolo Lanari sintetizza l’offerta della sua azienda, che va incontro

costante di livelli di inquinamento e di traffico. Una delle cause principali di tali disagi ambientali e sociali è dovuta alla crescita continua dei trasporti su gomma in un territorio nazionale caratterizzato da centri storici e d’arte e da luoghi di rara importanza naturalistica, per i quali oggi si rendono necessarie soluzioni tecnologiche e organizzative che possano consentire una sempre maggior disponibilità di servizi e una miglior condizione sociale e ambientale. Per questo il progetto vuole dare un impulso ad una nuova politica dei trasporti attraverso la realizzazione di un sistema condiviso per il controllo e la gestione del traffico in zone dal valore storico, culturale, naturalistico. Concerto si pone quindi i seguenti obiettivi operativi: ottimizzare gli spostamenti all’interno del territorio cittadino/provinciale favorendo l’utilizzo di veicoli con elevato standard di eco-sostenibilità; realizzare, a partire dalle piattaforme operative esistenti, un sistema per il supporto deci-

sionale nella gestione della mobilità delle persone e delle merci; sviluppare un sistema integrato in ambito urbano di controllo dell’intera supply chain; garantire l’interoperabilità tra i centri di gestione della mobilità delle diverse aree territoriali esistenti attraverso una standardizzazione dei servizi e dei modelli gestionali; sviluppare sistemi tecnologicamente avanzati e pervasivi per il controllo e il monitoraggio dei flussi di movimentazione; recepire la segnalazione di guasti, incidenti o eventi in grado di alterare la normale viabilità e avviarne l’iter di soluzione coinvolgendo le parti, interne all’amministrazioni o esterne ad essa. Un progetto ambizioso che vanta un ulteriore elemento interessante: in un Paese dove spesso i localismi sono un freno allo sviluppo di processi innovativi su scala nazionale, in Concerto prevale una logica collaborativa, tanto che vi aderiscono enti di ben nove regioni (Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia e Sicilia). E questa è un’altra buona notizia.

INFOMOBILITÀ • MOBISYS

Tecnologie innovative per mobilità e logistica urbana Un ricercatore, Carlo Medaglia, responsabile di un progetto di ricerca, ed un imprenditore, Paolo Lanari, a capo di un'azienda, tutti e due impegnati per modernizzare la mobilità e la logistica urbana attraverso la sperimentazione e l'applicazione di tecnologie innovative alle esigenze delle amministrazioni locali sul tema della mobilità: infomobilità; sistemi autorizzativi per gli accessi nelle zone a traffico limitato; attività di controllo su autorizzazioni e concessioni; sanzionamento delle procedure irregolari; vendita e riscossione servizi, concessioni, sanzioni. I prodotti messi in campo da Mobisys per rispondere a queste esigenze sono: INeS – cloud, suite cloud di moduli software per la gestione dei processi della mobilità, della logistica e delle concessioni, con servizi di pagamento e riscossione via web e mobile; Mobility card, carte HF/UHF/QR Code ottimizzate per l'identificazione di veicoli,

persone, vettori trasporto, merci, pagamenti e ricariche; Rfid uhf gate: ingressi taggati con moduli RFId-UHF per il tracking e il monitoring di merci, veicoli e persone; Rfid handhel: palmari industriali dotati di stampanti portatili, o smartphone, con software specifico per il controllo e il sanzionamento; Parking spots sensor: sistema di rilevamento dell'occupazione del singolo stallo di sosta; Tap&Park, mobile application per il pagamento della sosta e i servizi di infomobilità. Una gamma di prodotti/servizi in grado di sostenere una strategia ambiziosa in tema di mobilità cittadina, che permette a Mobisys di affermarsi in diversi contesti locali, spesso attraverso aziende in house che si occupano di mobilità. Per Alessandro Fiorini, direttore di PisaMo spa “grazie all'innovativa soluzione fornita da Mobisys, abbiamo ridotto del 60% le presenze agli sportelli e praticamente azzerato i contenziosi con i cittadini”. A Pisa patrimonio culturale e mobilità fanno rima con innovazione.

RECENSIONI

Italia e ferrovie: un bell’intreccio. Un tributo affascinante al popolo del treno

L’autore del libro è Amedeo Gargiulo, direttore generale al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e commissario straordinario di Governo per la realizzazione delle metropolitane di Roma. Da piccolo inizia a seguire nei cantieri il papà ingegnere, esperto di sistemi ferroviari, da grande scrive questo bel libro che recensiamo: un po’ narrazione, un po’ pubblicazione tecnica, ma soprattutto un tributo al mondo e al popolo del treno e a tutto ciò che esso evoca. Questo testo coglie l’intreccio interessante e robusto tra la storia dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia e lo sviluppo della storia delle ferrovie. Il testo ha certamente un rigore storico e tecnico ed è diviso in capitoli in una logica di fondo a carattere cronologico. Ma è anche godibile in termini di lettura d’assieme quasi fosse un romanzo; tutto ciò reso possibile da riferimenti di carattere culturale, di commoventi eventi della storia italiana. Non c’è dubbio che le ferrovie hanno contribuito in maniera determinante all’unità del nostro paese inteso come popolo, come unificazione di linguaggio, di cultura, di economia. Analogamente non c’è dubbio che con l’Unità d’Italia è partito l’incipit reale allo sviluppo di una rete che prima non esisteva se non per alcune iniziative sporadiche. Ne deriva una storia affascinante di ingegno, di grande sviluppo industriale, ma soprattutto di varia umanità perché al fondo la storia e lo sviluppo lo fanno gli uomini singolarmente e come popolo. E’ da sottolineare la capacità dell’autore di tenere unito il passato con un grande futuro; quanto descritto dell’evoluzione degli ultimi vent’anni in termini di logica trasportistica e di evoluzione tecnologica è un’ottima piattaforma per comprendere la genesi e l’utilità di una serie di opere inaugurate di recente o in avanzata fase di realizzazione. In sintesi un libro con un fascino particolare, godibile sia come lettura d’insieme sia come singoli capitoli dedicati ad epoche e sottosistemi specifici.


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PATTO DEI SINDACI

202020: 100% economia verde

I

l Patto dei Sindaci è un’iniziativa che parte dall’Unione Europea nel 2008 in occasione della settimana europea dell’energia sostenibile, per coinvolgere le città europee verso la sostenibilità energetica e ambientale. Ufficialmente prende il nome di “Covenant of Mayors”: un accordo tra i sindaci d’Europa per ridurre le emissioni inquinanti del 20% entro il 2020, con particolare riferimento alla CO2, attraverso una maggiore efficienza energetica, un maggior ricorso alle fonti di energia rinnovabile e ad appropriate azioni di comunicazione e promozione. Ad oggi i Comuni appartenenti al territorio dell’UE che hanno aderito all’iniziativa sono oltre 3.000. La crescita continua dei numeri del Patto segnala l'interesse sempre maggiore che istituzioni europee, governi nazionali, e sopratutto autorità locali, rivolgono al tema della lotta al cambiamento climatico. Il superamento di quota 3.000 iscritti tra i comuni del Patto, evidenzia in particolare il successo di un modello di governance innovativo, che mette al centro il territorio e, attraverso un impegno volontario, rende le amministrazioni locali i primi attori delle strategie UE su efficienza energetica ed energie rinnovabili. Günther Oettinger, commissario responsabile per l'Energia, ha commentato: “Il Patto dei sindaci è ormai un elemento centrale della politica dell’UE in materia di energia sostenibile. Le regioni e le città stanno dimostrando che lottare contro i cambiamenti climatici è tra le strategie più efficaci per la ripresa economica. Gli investimenti legati alla riduzione delle emissioni di CO2 e all'efficienza energetica creano posti di lavoro che, per loro stessa natura, non possono essere delocalizzati”. Considerati gli ottimi risultati, l’iniziativa è stata allargata a

territori extraUE: dopo l’adesione della città argentina di Usuhaia, la città più a sud del mondo, due nuove realtà extra UE aderiscono al Patto dei Sindaci, in rappresentanza di due probabili aree di espansione del Patto: Salé, in Marroco e Polotsk in Bielorussia. Grazie al progetto “SURE”, nell’ambito del programma CIUDAD, le due città verranno assistite nella procedura di adesione e nella stesura dei Piani d’Azione, dalle città di Friedrichshafen in Germania e Murcia in Spagna che condivideranno con loro le proprie esperienze. In aggiunta saranno sviluppate una serie di azioni di comunicazione per promuovere l’uso sostenibile dell’energia. Ma non finisce qui: attraverso la pubblicazione di un bando EuropeAid l’UE ha stanziato 2.5 milioni di Euro con lo scopo di garantire assistenza tecnica

per l’adesione al Patto alle città e amministrazioni locali di Azerbaijan, Armenia, Bielorussia, Moldavia, Georgia, Ucraina, Tajikistan, Kygyzstan, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan. L’impegno del Patto dei Sindaci per l’Est Europa e l’Asia Centrale si concretizzerà a breve anche con l’apertura di un ufficio “CoMO EAST” che supporterà le amministrazioni locali nello sviluppo di politiche energetiche sostenibili. Tornando a noi risulta importante sottolineare il forte impegno dei comuni italiani e del sistema delle province per il Patto, infatti dei 3052 comuni europei aderenti al Patto quasi la metà, 1405, sono italiani. D'altra parte bisogna anche notare come i Piani d'Azione per l'Energia Sostenibile effettivamente elaborati ed inviati alla Commissione Europea sono ad oggi circa 800, dei quali 200 pro-

Günther Oettinger, commissario per l'Energia, ha commentato: “Il Patto dei sindaci è ormai un elemento centrale della politica dell’UE in materia di energia sostenibile. Gli investimenti per la riduzione delle emissioni di CO2 e per l'efficienza energetica creano posti di lavoro che, per loro stessa natura, non possono essere delocalizzati

venienti da comuni Italiani. In questo contesto possiamo affermare senza tema di smentita il ruolo strategico che le Province Italiane sono chiamate a giocare come Coordinatori Territoriali, per contribuire a tradurre in risultati concreti il grande entusiasmo dimostrato dai Comuni italiani nei confronti dell'iniziativa. Dopo aver fatto registrare un tasso di partecipazione record in Europa come Coordinatori Territoriali, sono infatti ben 43 le Province Italiane che hanno aderito al Patto, il sistema delle Province ha lanciato una serie di nuove iniziative. In questo speciale in particolare presentiamo le azioni poste in essere dall’amministrazione provinciale di Pescara che si è distinta per aver articolato una strategia di accompagnamento tecnico amministrativo dei Comuni del territorio che si distingue per efficacia ed efficienza. Dalla creazione dell’Osservatorio insieme con l’ANCI e con la collaborazione dell’ Università degli studi “G. D’ Annunzio”, al bando pubblico per la selezione di una lista di professionisti a disposizione dei Comuni per la realizzazione dei SEAP, al progetto Comune per favorire interventi di efficientamento energetico. L’esperienza appena citata è sintomatica: in un Paese in cerca di identità e di vocazione il Patto dei Sindaci dimostra un dinamismo dal basso che occorre valorizzare al più presto.


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PATTO DEI SINDACI PROVINCIA DI PESCARA

Il Piano EnU per l’accompagnamento dei Comuni

INTERVISTA • ANGELO D’OTTAVIO

Connettere e informare cittadini, associazioni e imprese Quale è stato il percorso della Provincia di Pescara fino ad oggi nell’ambito del Patto dei Sindaci? Il percorso è iniziato il 4 maggio 2010 a Bruxelles con la sottoscrizione dell’accordo con la Commissione Europea, che ci ha accreditati del titolo di “struttura di supporto” e ci ha delegato a rappresentarli nell’attività di presentazione del programma e di assistenza ai comuni della Provincia. Poi, il 22 maggio, dopo soli 18 giorni passati in giro per i Comuni, abbiamo riunito tutti e i 46 i comuni nella Sala Tinozzi a Pescara in una giornata indimenticabile: 46 fasce tricolori per l’adesione. Da quel giorno, i Comuni, hanno iniziato ad approvare nei Consigli il Patto e si sono impegnati ad attuare la strategia 2020 per tramite dei loro rispettivi Piani Energetici Comunali (SEAP) che costruiscono l’ossatura del programma insieme con i Bilanci Energetici Comunali (BEI). Sotto il controllo della Provincia. Quali sono gli elementi di novità che stanno caratterizzando l’azione della Provincia di Pescara in questo ambito? La Provincia di Pescara, grazie alla disponibilità e collaborazione della Regione Abruzzo, prima con il Presidente Gianni Chiodi e poi con l’Assessore Mauro Di Dalmazio ha elaborato diverse azioni. Con un modello di governance altamente innovativo abbiamo messo a disposizione di ogni Comune un Energy manager che, in pochi mesi, ha dapprima realizzato il Bilancio Energetico, individuando i consumi di ogni

Età 44 Luogo di nascita Millesimo (SV) Luogo di residenza San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE) Web www.comune.sanvale ntino.gov.it/ilsindaco .html Qualcosa di lui Papà con orgoglio di Rosa Maria Dal 2008 Sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE). Dal 2009 Assessore alla Provincia di Pescara con delega a Sviluppo Territoriale, Innovazione, Energia, Agricoltura, FAS, Informatica, Cluster. Dal 2010 delegato regionale Borghi Autentici d’Italia. Interessi e hobbies Appassionato di tutto ciò che è innovazione; ama il suo paese e suoi concittadini

Comune, e poi sostenuto i comuni per la redazione dei piani di Intervento (SEAP). A seguito dei SEAP sono stati programmati i primi interventi che la Regione Abruzzo, per tramite della Provincia di Pescara, ha finanziato e che ad oggi sono completi almeno nel 50% dei comuni: efficentamento energetico degli edifici e della pubblica illuminazione, produzione di energia da fonti rinnovabili. Questi interventi sono stati valutati dalla commissione del concorso cha ha assegnato la vittoria al Comune di Brittoli, con un intervento di cappotto termico, e ha menzionato i comuni di Turrivalignani e di Cugnoli per la qualità degli interventi progettati. Il 29 novembre 2011 il Sindaco, Domenico Velluto, ha ritirato il riconoscimento a Bruxelles dalle mani di Pedro Ballesteros, direttore del Patto dei Sindaci della Commissione Europea.

In questa fase sta partendo un’attività di informazione ai comuni sulle opportunità offerte dalle società ESCO che provvedono, per conto del committente, ad effettuare gli interventi finanziandoli e recuperando nel tempo l’investimento effettuato. Cosa si aspetta dalla strategia che state portando avanti? Visto l’impegno dei Sindaci confidiamo che anche le imprese e i cittadini contribuiscano a costruire un futuro all’insegna della sostenibilità. Poi contiamo sul sostegno della Regione Abruzzo: la strategia dei Poli d’Innovazione che sta caratterizzando l’attività della Giunta regionale, e in modo particolare, del Vice Presidente, Alfredo Castiglione, associata al lancio delle reti d’impresa nel settore dell’energia e della sostenibilità possono rappresentare una grande opportunità per il fitto tesimprese del territorio di implementare un sistema produttivo in linea con l’economia verde. 202020. Sogno o realtà? Sono convinto che ce la faremo. Molto dipenderà da quanto saremo capaci di trasferire l’informazione sul territorio tra i cittadini, le associazioni, le imprese. Nelle scuole medie della Provincia abbiamo avviato il concorso Un futuro da protagonisti con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani studenti sui temi della sostenibilità e delle rinnovabili, in continuità con Energiochi iniziativa di successo della Regione Abruzzo. Nuovi progetti in campo per il futuro? Progetti per ottenere ulteriori risorse; liberalizzazione delle reti del metano, in modo da raggiungere le zone ancora non servite e creare ulteriori entrate per le PA da reinvestire nel settore delle rinnovabili; Piano Energetico di Distretto (PED), un tentativo di integrare sull’area vasta le diverse strategie delle amministrazioni comunali.

Una delle definizioni dell’Abruzzo è regione verde d’Europa e stavolta gli amministratori regionali, in primis Chiodi e Di Dalmazio, devono essersi immedesimati per davvero nel motto, perché mai le risorse destinate all’efficientamento energetico erano state così cospicue: 35 milioni di euro per i Comuni del territorio per azioni finalizzate al risparmio e alla produzione di energia rinnovabile. Una scelta strategica che già sta dando i suoi frutti. La Provincia di Pescara, come struttura di supporto, ha approvato il Piano EnU per l’accompagnamento tecnico-amministrativo dei comuni nelle attività di predisposizione dei SEAP (Sustainable Energy Action Plan), secondo le indicazioni fornite dalla cabina di regia istituita dalla Regione Abruzzo, per la gestione dei Fondi POR FESR in materia di risparmio energetico. Più in dettaglio, l’ Assessorato all’ Energia ha implementato un modello molto interessante: ha provveduto, attraverso un bando pubblico, a stilare un elenco di professionisti qualificati, veri e propri energy manager, che è stato messo a disposizione dei Comuni che hanno aderito al Piano EnU, per fornire al Comune stesso sostegno per la redazione del SEAP; successivamente la Provincia sulla base delle adesioni raccolte, ha formato un elenco di soggetti qualificati; ogni Comune ha scelto dall’ elenco il proprio fornitore con cui ha stipulato una convenzione alle condizioni indicate nel bando, dandone comunicazione alla Provincia che vigila sul rispetto degli accordi tra professionista e Comune e sulla realizzazione degli interventi proposti. Infine la Provincia di Pescara, una volta approvato e sottoscritto il Piano EnU da parte dei comuni firmatari del Patto, provvederà a trasferire ai comuni un finanziamento iniziale, in quota parte del costo concordato con il professionista qualificato. La restante somma verrà erogata a presentazione e accettazione ufficiale del SEAP. Una buona pratica da riproporre in altre realtà provinciali per garantire trasparenza e qualità.


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PATTO DEI SINDACI Dopo la sottoscrizione del Patto dei Sindaci con i 46 Comuni, la costituzione dell’Osservatorio provinciale per l’Energia, le iniziative dirette che la Provincia di Pescara ha realizzato, sta realizzando e sta progettando per dare il proprio contributo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 nell’ambiente, parte il progetto Comune protagonista, un’iniziativa che mette al centro dell’attenzione l’impegno di ognuna delle 46 amministrazioni comunali che hanno sottoscritto il Patto dei Sindaci e si sono impegnate ad attuare politiche di salvaguardia dell’ambiente. Il Concorso Comune protagonista è stato presentato le scorse settimane in Provincia dal presidente Guerino Testa, dal vicepresidente della giunta regionale Alfredo Castiglione e dall’assessore provinciale all’Energia Angelo D’Ottavio. “Il progetto – ha spiegato D’Ottavio rappresenta una delle azioni di sensibilizzazione che la Provincia di Pescara, in collaborazione con la Regione Abruzzo che ha messo a disposizione circa 3milioni e 350mila euro, ha approvato con lo scopo di raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto. La strategia 2020 (i 46 comuni e la Provincia di Pescara si sono impegnati con l’UE a ridurre almeno del 20% le emissioni di CO2 e ad aumentare

PROVINCIA DI PESCARA • PROGETTO “COMUNE PROTAGONISTA”

Efficienza energetica. Nuove opportunità per 46 Comuni La Regione Abruzzo e la Provincia di Pescara insieme per promuovere la sostenibilità del 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili) coincide con l’obiettivo da raggiungere e la Provincia di Pescara ha attivato, per giungere a questo risultato, l’OPE (Osservatorio provinciale per l’Energia) in collaborazione con l’Università D’Annunzio e l’Anci e ha messo a disposizione dei Comuni le risorse necessarie per pianificare strategie e interventi funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Si tratta solo di un primo passo per la salvaguardia dell’ambiente, ma è un successo tutto abruzzese tant’è che in questi giorni una delegazione dell’Ocse visiterà l’Abruzzo perché in Europa non esiste una regione che abbia fatto queste perfomance”, ha aggiunto D’Ottavio. Il presidente Testa ha sottolineato che “il concorso si incastra con la mission dei 46 interessi Co-

muni che portiamo avanti con ottimi risultati. Inoltre, per la prima volta abbiamo istituito l’assessorato all’Energia proprio per puntare l’attenzione su un tema fondamentale per il nostro futuro”. Castiglione ha evidenziato poi che “la Provincia di Pescara si sta distinguendo rispetto ad altre realtà, segno che quando le risorse vengono utilizzate bene e ben gestite vuol dire che le amministrazioni lavorano nella giusta direzione”. Anche Mario Crivelli coordinatore dell’Anci, ha espresso soddisfazione “per l’accelerazione sui tempi che sembravano lunghi e invece già si stanno avendo ottimi risultati in materia di energia”. I 46 progetti che i 46 Comuni hanno presentato a valere sui finanziamenti che la Regione Abruzzo ha messo a disposizione per realizzare interventi di efficientamento ener-

OPPORTUNITÀ • 1

OPPORTUNITÀ • 2

Programma ELENA European Local Energy Assistance

Programma IEE Intelligent Energy Europe

La Commissione europea e la Banca europea degli investimenti (BEI) hanno lanciato un’iniziativa per concedere aiuti alle autorità locali e regionali per effettuare investimenti su ampia scala nei settori dell'efficienza energetica, delle fonti di energia rinnovabili e del trasporto urbano sostenibile. ELENA quindi aiuterà, tramite una assistenza tecnica, le città e le regioni a elaborare e attuare progetti, per ottenere finanziamenti esterni. L'assistenza tecnica, potrà essere fornita ad un ente locale o regionale o ad altro organismo pubblico o un consorzio di enti pubblici dei

Il Programma Intelligent Energy Europe IEE ha l’obiettivo di finanziare due tipologie di progetti: 1) Progetti di promozione e diffusione: a) studi strategici basati su analisi condivise e sul monotoraggio dell’evoluzione del mercato e delle tendenze in materia energetica; b) creazione, estensione o riorganizzazione di strutture e strumenti per lo sviluppo energetico sostenibile compresa la gestione energetica locale e regionale e lo sviluppo di prodotti finanziari e di strumenti di mercato adeguati; c) iniziative promozionali volte ad accelerare la penetrazione sul mercato di

paesi partecipanti al programma. Condizione chiave per l’eleggibilità dei progetti è che questi contribuiscano agli obiettivi di riduzione di CO2 fissati nella "Covenant of Mayors" e ai risultati da raggiungere in materia di clima ed energia dell’ obiettivo 202020. Il progetto sarà finanziato nell’ambito del programma CIP Energia Intelligente Europa II (EIE) e per il suo primo anno di funzionamento è previsto un budget di 15 milioni. Le richieste di finanziamento possono essere presentate entro il 2011, fino ad esaurimento fondi. Gli attori eleggibili a partecipare al programma sono gli enti lo-

cali, le autorità regionali e le agenzie pubbliche dei Paesi eleggibili nel Programma EIE II (i Paesi UE più Norvegia, Islanda, Lichtenstein e Croazia). Lo strumento può essere molto utile per sostenere e sviluppare la progettualità di quegli enti locali e regionali interessati a raggiungere l’obiettivo 202020.

getico saranno valutati da una commissione composta da docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e dell’Anci. Con questo progetto i sindaci e le amministrazioni in generale, diventeranno gli attori principali di una serie di best practices che determineranno un doppio effetto: il primo di stimolo al sistema delle imprese oltre che ai cittadini rispetto ai temi della sostenibilità, e il secondo rafforzerà, ancora di più, la strategia d’immagine della Regione Verde d’Europa. Al tema saranno dedicati spazi web, sul sito della Provincia e sui siti dei comuni che aderiranno all’iniziativa, per mostrare ogni singolo intervento e saranno organizzati, sempre per i Comuni che aderiranno all’iniziativa, momenti di confronto in ognuna delle municipalità al fine di presentare il progetto realizzato e il Piano energetico che l’amministrazione ha approvato. Con questo progetto il Comune diventa davvero protagonista della strategia di Kyoto, protagonista nel costruire un futuro verde. Il progetto proseguirà fino alla completa realizzazione dei 46 interventi e si concluderà quando tutti i Comuni che hanno condiviso questa scelta avranno completato le operazioni e i risultati saranno mostrati a tutti i cittadini.

sistemi e attrezzature energetici sostenibili ed a stimolare investimenti; d) sviluppo di strutture di informazione, istruzione e formazione, promozione e diffusione delle migliori pratiche anche tra i consumatori; e) monitoraggio dell’attuazione e dell’incidenza dei provvedimenti legislativi e di sostegno comunitari; 2) Progetti di prima applicazione commerciale di tecniche, processi, prodotti o prassi, innovativi d’interesse comunitario la cui dimostrazione è già stata conclusa con successo, al fine di favorirne l’uso e la diffusione sul mercato. Tra gli obiettivi: migliorare la sostenibilità, sostenere

gli investimenti in nuove tecnologie in termini di efficienza energetica, eliminare gli ostacoli non tecnologici che frenano l’adozione di modelli efficienti, incoraggiando il miglioramento delle capacità delle istituzioni. Il finanziamento totale del Programma per il periodo 2007 2013 é di 730 M di Euro.


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dicembre 2011

A CURA DI STEFANO CICERANI, CONSULENTE IN GESTIONE DEI RIFIUTI

Second Life

• stefanocicerani@gmail.com

FILIERA AUTO • NORMATIVA 1

Rifiuti metallici: in arrivo il nuovo Regolamento europeo Nel 2011 la novità di maggior rilievo nel settore del recupero dei rottami metallici è stata la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE del 8 aprile 2011 del Regolamento (UE) n. 333/2011 del Consiglio del 31 marzo 2011, con il quale vengono definiti i “criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici cessano di essere considerati rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio”. Il Regolamento prende in considerazione i rottami di ferro, acciaio, alluminio e leghe ed è direttamente applicabile in tutti gli stati dell’Unione europea a partire dal 9 ottobre 2011. Esso rappresenta uno dei criteri previsti dalla direttiva 2008/98/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 205/2010 che modifica il D.Lgs. 152/2006,

teriali recuperati uscivano dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti e diventavano “materie prime seconde”, terminologia ora di fatto non più in uso. Il Regolamento ha la finalità di fare chiarezza sulla delicata fase di passaggio da rottame-rifiuto a rottame-materia recuperata, stabilendo i requisiti tecnico-gestionali che gli operatori devono rispettare per Il nuovo regolamento deve responsabilizzare gli operatori e aiutare a fare chiarezza

per la cessazione della qualifica di rifiuto (cfr. art. 184ter del D.Lgs. 152/2006). Proprio con il D.Lgs. 205/2010 era stato abrogato l’art. 181-bis del D.Lgs. 152/2006 che definiva i requisiti in base ai quali i ma-

Addio pneumatici abbandonati: parte la raccolta e il recupero prelievo da oltre 15.000 punti di generazione di PFU. La raccolta è in linea con il target del 25% del totale che dovrà essere raggiunto entro fine anno. La rete è costituita da 16 imprese regionali di raccolta che si avvalgono di 60 sub fornitori. 7.000 le missioni di automezzi effettuate ad oggi. Il materiale raccolto viene consegnato a 30 imprese di frantumazione. Per il fine vita la via maestra resta ed è il riciclaggio (recupero di materia) per la produzione di polverini e granulati, da avviare nel mercato dei bitumi. In secondo luogo è previsto il recupero di energia (termovalo-

poter qualificare i propri prodotti come vere materie recuperate. Tali requisiti sono delineati in maniera dettagliata negli allegati I (rottami di ferro e acciaio) e II (rottami di alluminio). Di particolare interesse sono le novità introdotte con gli artt. 5 e 6: l’art. 5 riguarda la dichiarazione di conformità (All. III) che il produttore o l’importatore deve stilare per ogni partita di rottami e trasmettere al detentore successivo della partita stessa; l’art. 6 introduce quale elemento essenziale la presenza di un sistema di gestione della qualità, da sottoporre a verifica con cadenza almeno triennale, richiedendo così implicitamente importanti requisiti di organizzazione e qualità dell’azienda. L’obiettivo è l’ottenimento di una gestione attenta, documentata e sottoposta a verifiche costanti dei processi operati e dei rottami in ingresso ed in uscita, in un’ottica di qualità dei prodotti, ambientale e di sicurezza (radioattività, componenti pericolose nei rottami) sempre più elevata. Sempre in questa chiave

si inserisce l’elemento della qualifica e della formazione del personale operante, che deve rispondere a requisiti documentati e verificabili al fine di essere in grado di determinare le caratteristiche e la conformità dei materiali anche solo attraverso il controllo visivo degli stessi. Da un punto di vista operativo sono richiesti monitoraggi di tutte le fasi operative: materiali in entrata ed in uscita, controlli -anche analitici- di qualità, formazione e qualifica degli addetti alle varie fasi di lavorazione e tracciabilità completa del ciclo del recupero, anche quando interessa soggetti diversi. Diventano quindi fondamentali tutte le registrazioni che attestino il rispetto di tali requisiti per ogni attività e fase di lavoro. È auspicabile che quanto introdotto, oltre a responsabilizzare gli operatori, aiuti a fare chiarezza nel delicato processo di recupero dei rifiuti metallici sgombrando il campo da interpretazioni ed applicazioni dei disposti normativi da parte di imprese e organi di controllo, in passato non sempre univoche ed oggettive.

FILIERA AUTO:IL FLUFF

FILIERA AUTO • NORMATIVA 2

Un altro importante pezzo del recupero della filiera dell’auto si chiude. Con l’emanazione del DM 11 aprile 2011, n. 82 è finalmente partito il recupero degli pneumatici fuori uso. Obiettivo di raccolta per il 2011 nel Paese: quasi 100.000 tonnellate di PFU, pari al 25% dell’immesso al consumo, quota che dovrà diventare il 100% (380.000 ton) entro il 2013. In occasione di Ecomondo 2011, Ecopneus, la principale organizzazione di settore, ha relazionato in un convegno circa lo stato dell’arte dei primi mesi di operatività. Nei primi due mesi Ecopneus ha ricevuto 12.000 richieste di

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rizzazione) in impianti già autorizzati. Gli pneumatici fuori uso non ricostruibili sono ritirati gratuitamente da Ecopneus presso i produttori e i detentori di questi rifiuti contattando telefonicamente l’Organizzazione, che provvederà alla consegna degli stessi a centri di stoccaggio autorizzati. Un altro tassello di un mosaico complesso.

Il recupero dell’auto a fine vita pone degli obiettivi ambiziosi di riciclaggio. L’auto del futuro sarà più leggera, con minor presenza di sostanze pericolose e componenti plastiche maggiormente tracciabili. Obiettivi raggiungibili a patto che si prenda in considerazione l’intero ciclo di vita del rifiuto, compresi gli scarti dei processi di riciclaggio. L’errore è spesso di non voler affrontare il nodo della questione. Il recupero sta in piedi a due condizioni: un mercato per i prodotti ottenuti e sistemi di smaltimento certi per gli scarti. La filiera dell’auto ha un privilegio: il 70% in peso del veicolo è costituito da metalli, per cui in condizioni normali il saldo positivo del conto economico è certo. Resta da capire che fare degli scarti di lavorazione del processo di riciclaggio, il cosiddetto fluff-auto che è composto da plastiche di scarto ed inerti, cioè materiali (tappetini, sedili) presenti all’interno dell’auto che non possono essere recuperati per motivazioni tecniche o economiche. Più volte il tema dello smaltimento di questo materiale ha messo in difficoltà l’intero settore, rischiando di bloccare la filiera del recupero. Il ricorso alla discarica (circa 500.000 ton/anno) è oggi l’unica possibilità esistente sul mercato, per un rifiuto che ha tuttavia elevate potenzialità in termini di recupero energetico. Un quantitativo che se avviato a recupero energetico, consentirebbe di produrre energia e centinaia di posti di lavoro qualificati. Un tipico caso per il quale le opzioni sono discarica o recupero energetico. Una scelta strategica cruciale per il settore, oltre che per un Paese che nei futuri piani di riconversione industriale dovrà affrontare nel concreto i problemi smettendo di nascondere la testa sotto la sabbia.


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Solidarietà

VIS

PALESTINA

Vicini ai più piccoli con la cooperazione per i diritti degli ultimi

Una presenza costante al fianco delle comunità locali

L’Africa non gioca! Campagna del Vis In Angola per realizzare strutture per l’infanzia

Il VIS è presente in Palestina dal 1986 e, al fianco delle locali comunità salesiane, si è occupato principalmente di educazione a beneficio dei giovani palestinesi. Il VIS sta portando avanti diversi progetti che ruotano attorno a due strutture esistenti: la comunità Salesiana di Betlemme; il convento Salesiano di Cremisan. La prima gestisce il forno salesiano che distribuisce prodotti da forno gratuiti; la scuola tecnica salesiana, centro di formazione professionale per giovani; il centro artistico salesiano. La seconda porta avanti il progetto di rilancio della azienda vitivinicola di Cremisan.

L'Africa è un Continente vasto, con 53 Paesi dalle diverse caratteristiche e con molti denominatori comuni: guerra, carestia, povertà, infanzia negata. Di Africa si parlerà sempre di più nei prossimi anni, oggi, noi, vogliamo iniziare a parlarne iniziando dal gioco. "L'Africa, non gioca!" è una campagna del VIS di raccolta fondi che pone l'attenzione sull'infanzia in tanti Paesi del Continente africano ed unisce Danilo Gallinari e Rino Gattuso, due grandi sportivi, alle speranze dei bambini africani. Sportivi che hanno fatto del gioco il proprio mestiere, giovani che hanno studiato, ma anche giocato. I bambini africani non vanno a scuola, spesso lavorano e non conoscono il gioco che aiuta lo sviluppo psicologico e sociale. Così il VIS in Angola ha deciso di intervenire in maniera concreta: sette strutture tra asili nido, centri di accoglienza diurni e notturni dove ospitare i bambini a rischio e ragazzi di strada di Luanda, la capitale angolana. Il pallone ha da sempre accompagnato il metodo educativo di Don Bosco: il gioco di squadra sollecita il ragazzo al sentimento di solidarietà, di condivisione, di responsabilità verso l'altro. In tutte le scuole ed istituti tecnici dei Salesiani, di ogni parte del mondo, a fianco alle aule si trova un campo da calcio e un canestro sul quale i ragazzi si allenano, disputano una partita o semplicemente giocano. Una scuola, un campo da calcio, un canestro per giocare a basket e un pallone possono contribuire a far diventare migliaia di bambini dell'Africa campioni della propria vita. Al VIS giocare fa rima con educare.

Il VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, è un Organismo Non Governativo (ONG) con Special Consultative Status presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite, costituitosi nel 1986. S'ispira ai principi cristiani e al carisma di Don Bosco e fa capo al Centro Nazionale Opere Salesiane - CNOS. I progetti di cooperazione allo sviluppo sono quasi esclusivamente di tipo educativo, basati sul recupero dei ragazzi di strada, la loro alfabetizzazione e socializzazione, la difesa dei diritti umani e la promozione della donna, la formazione professionale e l'avviamento al lavoro dei giovani più poveri ed emarginati. Un altro ambito dell’attività di cooperazione consiste nel sostegno di microimprese o cooperative di produzione e commercializzazione, attività che il VIS realizza appoggiandosi alle missioni dei padri salesiani che sono presenti, con scuole e centri di formazione professionale, in oltre 120 paesi del Sud del mondo. www.volint.it

dicembre 2011

ASIA

BURUNDI

L’AVSI a sostegno delle missioni salesiane

Una testimonianza di volontariato per non rimanere indifferenti

In Asia il VIS provvede, nell’ambito delle sue attività istituzionali, al sostegno delle numerose opere missionarie salesiane presenti: la missione di Utrail in Bangladesh; le missioni di Battambang, Phnom Penh e Sihanoukville che si occupano dei bambini lavoratori in Cambogia; la scuola professionale di Hong Kong e il centro per i malati hanseniani di Macau; i centri per l’infanzia di Madras, Calcutta, Shillong, Krishnagar, Bombay-Matunga in India; la missione di Alotau in Papua Nuova Guinea; la missione di Sampran in Thailiandia; la missione di Futumaka a Timor Est; la missione di Negombo in Sri Lanka; il progetto K'Long in Viet Nam.

In Burundi il VIS è presentedal 2001 a sostegno delle attività del Centro della Cité des Jeunes Don Bosco di Buterere che accoglie ragazzi e ragazze, tra gli 8 e i 21 anni, con attività sociali, educative e formative. Luca, uno dei giovani ha scritto un racconto di cui pubblichiamo un breve e significativo stralcio. “Un giovane ragazzo cui la lebbra ha mangiato i piedi chiude le mani chiedendomi l’elemosina. Altri ragazzini di strada, vestiti di cenci lacerati si toccano il ventre. Mi chiedono cibo. Io alzo le mani in entrambi i casi. Inclino la bocca come a dire: “Non ho nulla, sorry”. È falso. Ho nella tasca interna dei pantaloni ben stretti circa trecento dollari. Nella conversazione tra me e me lascio emergere che nella vita non ci si può mai confrontare veramente a fondo con la disperazione se non ci si casca dentro. L’ho vista mille volte in questi mesi, nelle sue forme più allucinanti, cerco solamente di non restare indifferente.”

AD HAITI RINASCE LA SPERANZA

L’angoscia, lo sconforto poi il desiderio di ricominciare A seguito del terremoto del 12 gennaio 2010 quasi tutto sembrava perduto, ma ricominciare è possibile. Dalle piccole grandi cose Un vecchio detto popolare dice “piove sul bagnato” come ad indicare che le disgrazie spesso non vengono mai sole. A volte la saggezza del popolo ritorna, come a giudicare la realtà che viviamo. Certo è che l’isola di Haiti negli ultimi decenni si è sempre distinta come uno dei luoghi più poveri e disgraziati del pianeta e dopo il terremoto del 2010 la situazione è ulteriormente sprofondata. La presenza dei Salesiani di Don Bosco ad Haiti risale al 1936, da sempre incentrata nel tentativo di dare un’educazione ed una formazione professionale ai ragazzi di strada. Dal terremoto in poi le attività tradizionali sono state affiancate da nuove iniziative di solidarietà. A seguito del tragico evento il VIS ha assistito le vittime del terremoto fornendo riparo in tende, una costante assistenza di cibo e acqua potabile, un accompagnamento sanitario e la protezione e il sostegno dell’infanzia attraverso il supporto scolastico e una serie di attività ludico-ricreative. Seguendo un approccio partecipativo si è stabilito insieme al Comi-

tato e all’Assemblea stessa delle persone sfollate la soluzione migliore per realizzare il ritorno ad una vita dignitosa. Circa 159 famiglie hanno scelto di beneficiare di un sostegno per la casa mentre per le altre 49, proprietarie di una casa o di un terreno, si è invece provveduto alla riparazione dei danni o alla costruzione di una piccola piece. Le famiglie hanno poi ricevuto, in base alle loro richieste e necessità, materassi, utensili da cucina. Inoltre, per le famiglie più vulnerabili e quelle in affitto si è stabilito insieme e provveduto all’avvio di attività generatrici di reddito, prevalentemente, il piccolo commercio. Gli esiti di tale lavoro quotidiano trovano il miglior risultato nelle parole di una donna haitiana alla fine del percorso: “sono cardiopatica, ora riesco a comprarmi i medicinali che mi servono e a pagare le tasse scolastiche per i miei figli”. La signora ora riesce a fare delle cose tanto normaliquanto importanti, riesce a prendersi cura della sua salute e dell’istruzione dei figli. Cose ovvie e scontate altrove, ma non qui ad Haiti.

LE DATE DEL VIS 1986 Fondazione 1988 Riconoscimento come organismo di cooperazione da parte del Ministero Affari Esteri 1990 Trasferimento della sede operativa da Torino a Roma 1996 Costituzione dei comitati regionali ed interregionali 2000 Riconoscimento della personalità giuridica 2007 Iscrizione presso la Prefettura di Roma nel Registro delle persone giuridiche 2009 Riconoscimento dello status di organismo consultivo nell’area dei diritti umani da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)

PER DONARE Conto Corrente Postale - 88182001 Banca Popolare Etica - IT70F0501803200000000520000 Donazioni con carta di credito su volint.it/vis/donazioni Codice Fiscale per 5x1000 - 97517930018 VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Via Appia Antica 126, 00179 Roma Tel. 06.516.291 Fax 06.516.292.99 www.volint.it - vis@volint.it - Facebook.com/ongvis


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dicembre 2011

Il mondo in breve

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A CURA DI FRANCESCO DRAGONETTI, GIORNALISTA ● dragonetti.francesco@gmail.com

EUROPA

In Scozia traghetti ecosostenibili

EUROPA

logrammi. Il progetto di solarizzazione dell'amministrazione provinciale di Taranto prevede l'utilizzo di lastrici per una potenza complessiva che ammonta a circa 4 megawatt. Ad aggiudicarsi la realizzazione di questi impianti è stata la società Svicat Energy. Della gestione dell'appalto si occuperà la ditta 'Solar Green Technology'.

Parigi e Londra si tingono di verde

EUROPA

Ad Atene decolla il sistema solare In Scozia il trasporto marino sarà più ecosostenibile: in arrivo per i collegamenti con l'arcipelago delle Ebridi la prima flotta al mondo di ferry boat ibridi. Secondo quanto riporta la Press Association, i cantieri navali Ferguson hanno firmato un contratto da 22 milioni di sterline con il governo scozzese per la costruzione di traghetti elettrici e diesel. Questi traghetti, che saranno in grado di trasportare fino a 150 passeggeri e 23 automobili, saranno alimentati da un piccolo generatore diesel che ricaricherà a sua volta delle batterie elettriche: una novità assoluta in campo mondiale. Il progetto sarà completato entro il 2013.

EUROPA

Basta ai sacchetti di plastica Secondo una consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea, il 70% dei cittadini Ue vuole il bando su sacchetti plastica usa e getta non biodegradabili. A dirlo è Legambiente che, tramite il suo responsabile scientifico Stefano Cianfani, spiega: “La legge italiana è diventata un esempio virtuoso da seguire a livello internazionale. Con buona pace dell'associazione italiana ed europea dei produttori di plastica - ha proseguito - la strada del bando è la migliore da seguire per ridurre la diffusione degli inquinanti sacchetti. Ora, però il nostro Parlamento approvi al più presto il disegno di legge per bandire anche i sacchetti di plastica tradizionale con gli additivi chimici”.

ITALIA

A Taranto l’istruzione è verde In 28 scuole e due sedi universitarie della provincia di Taranto saranno installati impianti fotovoltaici che consentiranno di risparmiare 10 milioni di euro di risparmio in venti anni e garantiranno minori emissioni di anidride carbonica pari a 55 milioni di chi-

Un sistema solare di 8,05 MW, provvisto di moduli Suntech STP 280-24/Vd, andrà a coprire un terzo della domanda di energia dell'aeroporto di Atene in Grecia. Si tratta del progetto aeroportuale più grande del mondo. Il progetto, che è stato realizzato dal partner di Suntech, Biosar, è stato completato a luglio 2011 e inaugurato in questi giorni. L'Aeroporto Internazionale di Atene (AIA) è uno degli aeroporti più attivi del Sud Europa con, attualmente, 21 milioni di passeggeri all'anno, con un'espansione futura fino a 50 milioni, e la fornitura di energia da fonti energetiche rinnovabili saranno supportate dal nuovo sistema solare Suntech.

EUROPA

Spagna e California: energia solare...senza sole 24 ore su 24 La risposta a una delle principali critiche alle energie rinnovabili, cioè la loro intermittenza, viene dalla Spagna: l'impianto a concentrazione Gemasolar, inaugurato in Andalusia è riuscito a fornire energia per 24 ore consecutive, riportano i costruttori. La centrale da 19,9 Megawatt, la prima di dimensioni commerciali a sfruttare questa tecnologia, concentra i raggi solari grazie a 2650 specchi 'puntati' verso la cima di una torre di 130 metri. Il calore viene immagazzinato nei depositi di sali fusi, che permettono la produzione di energia elettrica in notturna o in assenza di sole. L'impianto genera l'energia necessaria a più di 27mila case, risparmiando 30mila tonnellate di CO2 l'anno. Lo stesso consorzio iniziarà presto la costruzione di altri due impianti simili a Cadice, ognuno da 50 Megawatt. Ma il record di Gemasolar ha già un concorrente: in California la BrightSource Energy ha chiesto le autorizzazioni per costruire un impianto da 750 Megawatt nel deserto vicino a Blythe.

Conferenza mondiale sul clima a Durban Un accordo che coinvolge anche i paesi emergenti Via libera alla tabella di marcia che porterà all'adozione di un accordo globale salva-clima entro il 2015 per entrare in vigore dal 2020. Lo ha deciso la 17/a Conferenza mondiale sul clima a Durban, in Sudafrica, che ha trovato anche un accordo per il Kyoto2 dopo il 2012. Per l'accordo globale si inizierà a lavorare già a partire dal prossimo anno attraverso un gruppo di lavoro ad hoc in base alla "piattaforma di Durban". Per quanto riguarda il Kyoto2 dopo il 2012, riguarderà sostanzialmente l'Europa e pochi altri paesi industrializzati, visto che Giappone, Russia e Canada da tempo hanno annunciato il loro no alla fase 2 del Protocollo. “L'accordo - ha commentato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che nei giorni scorsi ha partecipato personalmente alla trattativa - supera i limiti del Protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale offrendo all'Europa, e soprattutto all'Italia, la possibilità di costituire la 'piattaforma' per lo sviluppo con le grandi economie emergenti, Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica". Nel "pacchetto Durban" approvato dalla Conferenza, anche il via libera all'operatività del Fondo Verde per aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere azioni contro il riscaldamento globale: 100 miliardi di dollari al 2020. La tabella di marcia con l'accordo mondiale e il 'ponte' di Kyoto2 ha come principale obiettivo quello di portare dentro la lotta comune ai cambiamenti climatici le nuove economie come Cina, Brasile e India. La partita è importante anche nei confronti degli USA che non hanno mai ratificato il primo periodo di Kyoto. Il presidente della Conferenza, Maite Nkoana-Mashabane, ha detto: "Abbiamo fatto la storia".

ITALIA

Arriva la bicicletta ultraecologica Si chiama eBike, è la bicicletta elettrica della Smart, riciclabile al 100%, presentata in anteprima nazionale a Viterbo, nell'ambito del convegno 'Ecoincentriamoci'.. L'eBike, in commercio dalla metà del 2012, è dotata della funzione di recupero di energia e ha un ingresso per smartphone, che una volta montato sul manubrio funge da cruscotto, con tanto di tachimetro e navigatore. L'assistenza alla pedalata, fornita

Due monumenti si preparano alla svolta ecologica. Sono la Torre Eiffel e il Tower Bridge di Londra. A Parigi, la ristrutturazione sarà effettuata tra il 2012 e il 2013 al primo piano del simbolo della capitale francese e prevede, tra le altre cose, la ricostruzione delle sale di ricevimento e di conferenze e del padiglione dei servizi per i visitatori. L’obiettivo principale è la riduzione dell’impatto ambientale. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto sarà fatto ricorso al solare termico, all'eolico, all'idroelettrico e alla raccolta delle acque piovane, aggiungendo un impianto di illuminazione a led. La ristrutturazione costerà 25 milioni di euro e durerà 18 mesi. Anche il Tower Bridge intraprende la strada «green». In vista delle Olimpiadi di Londra del 2012 , è stato infatti approvato il piano per il rifacimento dell’illuminazione che, grazie alla General Electirc, consentirà la riduzione del 40% dei consumi di energia elettrica del ponte e permetterà a cittadini e visitatori di apprezzarne al meglio le bellezze architettoniche anche durante la notte.

ITALIA

a Follonica la geotermia fa guadagnare 850 euro a testa

MONDO

Dal 2012 la Cina andrà a risparmio La Cina eliminerà gradualmente le vecchie lampadine a incandescenza entro cinque anni, sostituendole con quelle a risparmio energetico. Secondo quanto riporta la Commissione nazionale cinese per lo sviluppo e le riforme (Ndrc) il paese vieterà l'importazione e la vendita di lampadine a incandescenza da 100 Watt o superiori dal primo ottobre 2012. Il divieto sarà imposto anche su quelle da 60 Watt o superiori a partire da ottobre 2014, da 15 Watt dall'ottobre 2016. La Cina è il più grande produttore mondiale sia di lampadine a risparmio energetico che di lampadine ad incandescenza e questo piano avrà un impatto globale.

MONDO

2010: record di emissioni di Co2 da una piccola batteria agli ioni di litio da 36 Volt e 9,6 Ah, che può essere ricaricata in due ore, viene automaticamente disattivata quando si raggiunge la velocità di 25 chilometri orari.

l'atmosfera 33,5 miliardi di tonnellate di CO2, con un aumento del 5,9% rispetto al 2009 e del 4,5% rispetto al record del 2008. I principali imputati sono sempre gli stessi : Stati Uniti e Cina. Per quanto riguarda gli Usa, le emissioni sono cresciute del 4% ma, grazie alla crisi economica, sono rimaste in termini assoluti sotto il record registrato nel 2007. La singola fonte energetica che ha fornito il maggiore contributo è il carbone, che ha fatto registrare una crescita delle emissioni dell'8%.

In quanto a emissioni di CO2, il 2010 ha battuto ogni record, secondo i dati preliminari del Centro di informazione e analisi del diossido di carbonio (Cdiac) del dipartimento dell'Energia statunitense: sono stati immessi nel-

Altro che «bolletta zero», il consuntivo del primo anno e mezzo di consumo energetico del condominio più ecologico e risparmioso d'Italia ha sorpreso tutti. Nelle venti villette costruite a Follonica in via Aldo Moro non solo non si è pagata la bolletta per riscaldamento, refrigerazione estiva e illuminazione esterna, ma si è guadagnato anche un bel po' di soldi. Quanti? Circa 17 mila euro che, diviso per venti famiglie, fanno 850 euro di guadagno a testa. Il condominio è stato costruito utilizzando e integrando più tecnologie: un impianto fotovoltaico ad altissima efficienza, materiali isolanti e l'utilizzo della «geotermia a bassa entalpia», un sistema che utilizza il calore della terra per mantenere negli appartamenti una temperatura costante di 23 °. La cosa più interessante dell'impianto è la doppia funzione caldo/freddo che in inverno mantiene il calore e in estate dà la sensazione di abbassare la temperatura senza avvertire l’effetto “aria condizionata”.


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Il mondo in breve

EUROPA

Un finanziamento esiguo per l’eolica

ITALIA

Nasce il primo agrodistretto in Lombardia. Ecco gli obiettivi. I pannelli solari, il biogas, il bioetanolo: insomma, tutto quanto fa kilowatt purché la sorgente sia ecologica e rinnovabile, soprattutto agricola. I campi e i boschi aiuteranno a colmare il nostro fabbisogno di energia? Verso questo orizzonte si muovono circa 70 aziende lombarde (ma qualcuna anche dal Piemonte) che hanno dato vita al primo distretto agroenergetico d'Italia. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato aiutare i produttori, ma anche il legislatore a correggere le storture del mercato e ad afferrare in pieno le nuove opportunità tecnologiche; dall'altro arrivare al 2020 avendo coperto grazie al green power il 10% del nostro bilancio energetico.

MONDO

Rapporto Aie: più 20% di CO2 entro il 2035 L'Agenzia internazionale per l'energia ha pronosticato che le emissioni di gas serra aumenteranno del 20% entro il 2035, portando il riscaldamento globale verso i 3,5 gradi centigradi. "La porta dei due gradi", obiettivo fissato dalla comunità internazionale, "è chiusa" se i governi non si impegnano in nuove iniziative entro il 2017, si legge nell'ultimo rapporto annuale dell'Agenzia. L'aumento del 20% delle emissioni di Co2 porterebbe le emissioni dei 15 anni dal 2010 al 2035 a rappresentare i tre quarti di quelle degli ultimi 110 anni, scrive l'Aie.

dicembre 2011

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Per la prima volta il Parlamento Europeo ha votato a favore della creazione di una linea di finanziamento esclusivamente dedicata alla ricerca e allo sviluppo dell'energia eolica, assegnando a questa voce 1 milione di euro nel bilancio europeo 2012. Si è quindi trattato di uno stanziamento poco più che simbolico. Ma comunque significativo, perché la linea di finanziamento rientra nel Piano strategico per lo sviluppo tecnologico (Set Plan, adottato nel 2007) che mira ad accelerare la messa a punto e la diffusione di nuove tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, utili ad aumentare la sicurezza energetica dell'Europa e a migliorare la competitività dell'apparato industriale europeo.

bilità di riserve mondiali. Negli ultimi anni - si osserva nel rapporto si è manifestata una rapida crescita della domanda di molti metalli con conseguenze importanti sul piano dell'approvvigionamento determinate anche dalla concentrazione geografica di alcune di queste riserve. A risentirne è stata soprattutto l'Europa dove lo sviluppo di molte tecnologie avanzate dipendono in misura pressoché totale dalle importazioni di materie prime.

Lo sviluppo di alcune tecnologie a basse emissioni di carbonio potrebbe essere compromesso dalla carenza di alcuni metalli. L'allarme arriva dall'Istituto Energia e Trasporti del Centro Comune di Ricerca (JRC - Joint Research Centre) della Commissione Europea, che ha condotto uno studio specifico sull'approvvigionamento dei metalli fondamentali per sei tecnologie a basse emissioni, e precisamente: nucleare, eolico, solare, bioenergie, Smart Grids e cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). La conclusione dello studio è che cinque metalli (indio, gallio, tellurio, neodimio e disprosio) si trovano in una situazione di rischio particolarmente elevato, in termini di disponi-

MONDO

Finalmente anche Algeri ha una metropolitana mento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane. Il progetto, al quale il Ministero contribuisce per 1.325.800 euro, sarà realizzato con la partnership di Enel Ingegneria e Innovazione, Enel Distribuzione, Mercedes-Benz Italia, Università di Pisa, Università del Salento, CEI-CIVES, Igeam Developpement Durable.

EUROPA

Quando l’eccellenza è italiana. Dall’energia solare a quella chimica Allo scopo di sostenere le attività di ricerca più promettenti nel settore della trasformazione di energia solare in energia chimica, il Consiglio Europeo della Ricerca, nell'ambito del premio "Starting Grants", ha assegnato un finanziamento di 1,5 milioni di euro alla ricercatrice italiana Elisabetta Collini per aprire un laboratorio in cui sviluppare i processi della fotosintesi tramite molecole artificiali in grado di produrre energia elettrica. Il progetto avrà una durata di 5 anni, l'obiettivo è di ottenere i primi risultati sperimentali nell'arco di 18 mesi, e poi approfondirli negli anni successivi.

EUROPA

Anche i metalli rischiano l’estinzione

sostanze non riutilizzabili, in alcuni casi dannose, come il tellururo di cadmio.

ITALIA

Ecolight riciclerà i nostri pannelli solari Dove vanno a finire i nostri pannelli quando si rompono o semplicemente smettono di funzionare? In Germania, per essere recuperati nell'unico centro attrezzato per farlo. Da oggi, però, il riciclo dei moduli fotovoltaici diventa anche made in Italy. Se aumenta il numero dei moduli fotovoltaici, cresce anche quello dei pannelli che smettono di funzionare e devono essere smaltiti. Fino a oggi, per essere riciclati, dovevano essere spediti in Germania; con Ecolight e la collaborazione di SeVal Divisione Ecologia e di Csr - Centro Servizi Raee, l’Italia potrà provvedere da sé al riciclaggio delle materie prime e allo smaltimento delle

La prima linea metropolitana Algerina è stata aperta al pubblico il primo novembre. In costruzione da quasi tre decenni, la prima fase della Linea 1 della metropolitana collega Hai El Badr nel sud-est a Tafourah Grande Poste nel centro della città. La linea di 9,2 km parte dall'interno e poi le curva seguendo la costa. Sviluppato da Entreprise Metro d'Alger, la linea è gestita da RATP ElDjazaïr con un contratto di otto anni. Mentre i primi tunnel sono stati scavati da imprese locali, un contratto chiavi in mano €380 milioni per il completamento delle opere civili, fornitura di sistemi di E & M e allestimento è stato assegnato nel gennaio 2006 ad un consorzio guidato da Siemens che comprende CAF e Vinci Construction.

ITALIA

L’efficienza energetica nelle città per la mobilità elettrica è l’obiettivo del progetto PRIME L’efficienza energetica nelle città è l’obiettivo del progetto PRIME Tre milioni di euro per lo sviluppo della mobilità elettrica. A tanto ammontano gli stanziamenti pubblicoprivati di P.R.I.M.E., progetto cofinanziato dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito del 'Bando per il finanzia-

MONDO

Buone notizie per la foresta amazzonica Il disboscamento nell'Amazzonia brasiliana nel settembre scorso è calato del 43% rispetto al settembre del 2010. Lo ha annunciato l'Istituto brasiliano di ricerche spaziali (Inpe), che monitora la regione amazzonica con due satelliti. L’area devastata in settembre è stata di 258 chilometri quadrati, rispetto ai 447 del settembre 2010. Quasi la metà del disboscamento è stato rilevato nello stato del Mato Grosso, che da anni guida le classifiche della devastazione ambientale assieme al Parà. I dati annuali della deforestazione in Amazzonia per il 2011 sono abbastanza incoraggianti, con una riduzione media del 31% rispetto al 2010 e del 39% rispetto alla media degli ultimi dieci anni.


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dicembre 2011

Il mondo in breve

ITALIA

MONDO

Non solo pomodori. Le serre di Agroverde produrranno energia elettrica

A Singapore il primo pannello solare galleggiante

L’integrità delle foreste è minacciata Ogni minuto distrutti 10 ettari

costruirà il suo primo sistema solare galleggiante nelle calme acque del bacino occidentale di Tengeh. L’innovativo progetto pilota è stato studiato e promosso dal Consiglio per lo sviluppo economico (EDB) e dall’agenzia nazionale dell’acqua (PUB) per superare gli attuali vincoli imposti dal territorio, ampliando lo sviluppo del fotovoltaico. Il progetto, battezzato Reservoir Tengeh, prevede la messa in funzione entro il 2013 di 2 MW fotovoltaici, abbastanza per alimentare 450 monolocali. Realizzarlo richiederà un investimento di 8,6 milioni di dollari da parte del neo formato partenariato pubblico-privato.

Ogni minuto vengono distrutti 10 ettari di foreste nel mondo, l'equivalente di oltre 20 campi di calcio. E in 15 anni, tra il 1990 e il 2005, vanno perduti 72,9 milioni di ettari. Lo stima la Fao, che abbassa del 32% le rilevazioni del 2010, grazie a nuove elaborazioni realizzate con tecnologia satellitare. A fronte di una drastica riduzione del patrimonio forestale, che colpisce 14,5 milioni di ettari l'anno, gli studi del 2010 non rilevano correttamente l'aumento delle aree guadagnate dalla vegetazione tra riforestazione ed espansione naturale. Queste nuove foreste, invece, portano la superficie boschiva totale a 3,69 milioni di ettari, il 30% delle terre emerse. Questa è l'unica buona notizia della Fao, che rivela come la distruzione dei polmoni verdi abbia accelerato nel tempo, aumentando dai 4,1 milioni di ettari l'anno tra il 1990 e il 2000 ai 6,4 milioni di ettari tra il 2000 e il 2005. Discorso simile per le foreste di montagna. L'integrità delle foreste di montagna è minacciata dall'aumento delle temperature, dagli incendi, dall'incremento demografico e dall'insicurezza alimentare ed energetica. Lo spiega la Fao (Agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) in un nuovo studio dal titolo Mountain Forests in a Changing World (Le foreste di montagna in un mondo che cambia, ndr) pubblicato per la Giornata Internazionale della Montagna dell'Onu, che si celebra l'11 dicembre. Le montagne - si legge nel rapporto- forniscono il 60% delle risorse di acqua dolce mondiali, nonostante coprano solo il 12% della superficie terrestre. Inoltre le foreste montane ''intrappolano'' un'enorme quantità di CO2 e proteggono le comunità locali dai disastri naturali.

Sta per nascere a Gela il più grande "polo agro - energetico serricolo - fotovoltaico" d'Europa, della potenza di 80 megawatt. Tutta energia pulita che la cooperativa floro-orto-frutticola "Agroverde", di Gela, produrrà grazie agli impianti che verranno realizzati su una superficie di 230 ettari nelle contrade "S. Antonio", "Cappellaia" e "Bruca", a est della città, con un investimento di 110 milioni di euro, il 35% del quale sarà coperto dai contributi previsti dal "contratto di programma". I pannelli saranno posti a copertura delle serre, che, sotto, daranno prodotti ortofrutticoli, sopra, corrente elettrica a inquinamento zero. Al comune di Gela andrà il 3% degli introiti derivanti dalla vendita dell'energia elettrica. Il gestore della rete, Terna, realizzerà la centrale di ricezione in contrada "Zai", tra Gela e Butera. Soddisfatto il sindaco di Gela, Angelo Fasulo, che con il presidente dell'Agroverde, Stefano Italiano, sono stati i fautori dell' iniziativa.

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EUROPA

ITALIA

Berlino - fotovoltaico. Un binomio vincente per quasi 30mila famiglie

Venezia è la città meno “insostenibile” di tutta la penisola

Dovrebbe aprire entro l’anno il parco fotovoltaico più grande d’Europa. Con una potenza istallata di 91 MW l’impianto, ormai quasi completo, sorge presso l’ex base aerea Brandenburg-Briest dove sta per essere completato il montaggio di 383mila moduli solari suddivisi in tre diversi siti che saranno in grado di coprire i bisogni energetici di circa 22.500 famiglie, ha specificato il gigante tedesco del fotovoltaico Q-Cells. Due delle tre istallazioni, per un totale di 60 MW, sono state acquistate da una società di investimenti di Amburgo, la LUXCARA, mentre il terzo è stato comprato da una società di Berlino, la MCG Group

La XVIII edizione del rapporto “Ecosistema urbano” mostra i risultati del monitoraggio annuale condotto da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con il Sole 24 Ore sulla qualità ambientale dei centri urbani. Questo l’insieme degli indicatori: aria, acque, rifiuti, trasporti e mobilità, spazio e verde urbano, energia, politiche ambientali pubbliche e private. La ricerca è stata realizzata suddividendo in tre gruppi i comuni capoluogo in base alla popolazione: 15 città grandi (con popolazione superiore ai 200.000 abitanti), 44 città medie (con popolazione tra 80.000 e 200.000 abitanti) e 45 città piccole (con popolazione inferiore a 80.000 abitanti). Questa tipologia di suddivisione ha permesso di realizzare un confronto tra gruppi di città omogenei rendendo più significativo il paragone tra i valori degli indicatori pro capite calcolati. Le più virtuose per questa edizione sono risultate Venezia, Bolzano e Belluno; mentre alla fine della classifica si collocano le città del sud.


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Way of life

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A CURA DI FRANCESCA IANNONE, CONSULENTE MARKETNG

TENDENZE • MICROCASE

Sei single? La casa si adegua e diventa uovo o cubo La casa-uovo o la casacubo? C’è solo l’imbarazzo della scelta. il ventiquattrenne cinese Dai Haifei ha elaborato un progetto sostenibile per far fronte alla mancanza di spazio e agli elevati affitti della città di Pechino. Una casa a forma di uovo, che rassomiglia a una piccola grotta su ruote da trainare anche a mano. Dai Haifei ci è andato a vivere! Dopo soli due mesi è diventato una celebrità visto che non paga più affitto né abbonamento del bus, perché l’ha sistemata vicino al suo ufficio e questo gli ha permesso di risparmiare. Con soli 712 euro il giovane designer ha realizzato un micro-alloggio con materiali naturali e riciclabili, costituito da un intreccio di bambù all’interno, e sacchi cuciti tra loro all’esterno. All’interno dei sacchi ci sono semi d’erba pronti a germogliare per mimetizzare la casa oltre che a fornirle una sorta di isolamento. La Egg House è anche dotata di pannelli solari che forniscono energia all’unica lampada presente, mentre un’apertura nel tetto permette l’accesso della luce del

GOOD NEWS Nasce a Villasor, a 25 chilometri da Cagliari, il più grande parco serricolo al mondo che produce energia fotovoltaica per 10mila famiglie sarde e ospita colture ortofrutticole di qualità, melone, anguria, zucchina romanesca, finocchio e, fiore all'occhiello, i "frutti dell'amore", ovvero la rosa da bacca richiestissima in Olanda. Coinvolte cinque cooperative che daranno lavoro a 90 persone per la commercializzazione e vendita dei prodotti, garantendosi una sicura fonte di reddito.

sole durante il giorno. E fin qui tutto è perfetto, salvo scoprire che … la nostra cellulacasa è priva totalmente tanto di cucina quanto di un bagno! Ben diversa è invece la situazione che ci si presenta entrando nella più sofisticata casa-cubo, opera di ingegneria presentata ad aprile al Festival della Scienza di Edimburgo. Il progetto ideato dall’architetto Mike Page dell’Università irlandese di Hertfordshire offre comfort e vivibilità, racchiusi in soli 9 mq. Costruito interamente con materiali ecosostenibili, produce energia quanta ne utilizza. Grazie ad un particolare impianto di compostaggio, non è inoltre necessario alcun impianto di fognatura. Gli spazi sono disposti ad incastro. Ideato su due livelli, attraverso un sistema di mini scalini che li collega, al piano inferiore presenta, nella zona giorno, un salottino con un piccolo divano-letto da dove è possibile vedere la tv, su uno schermo led a parete, e un tavolo con sedie su misura. Al piano superiore, ci sono doccia, wc, lavatrice, cucina e un piccolo letto a una piazza e mezza. In 3 metri di larghezza per 3 di lunghezza e 3 di altezza The Cube, una vera trasformazione della concezione dello spazio abitativo, è perfetto sia per un single che per una coppia.

RIFIUTI • ABITUDINI

CONSUMATORI • ETICHETTE

Agli esordi della civiltà greco-romana i rifiuti lastricavano le strade

Più trasparenza sulle etichette di ciò che arriva sulla nostra tavola

La prima raccolta dei rifiuti, attestata da documenti certi, nasce ad Atene 2500 anni fa. Il governo della città decretò che i rifiuti dovessero essere trasportati almeno un miglio al di là delle mura. Va detto che non parliamo certo di rifiuti paragonabili a quelli che produciamo noi oggi: si trattava per lo più di rifiuti organici che venivano utilizzati per nutrire gli animali, ceneri dei focolari per lavare i panni ed escrementi usati come concimi, tutti rigorosamente "riciclati”. Anche nell'antica Roma il problema della spazzatura e della pulizia della città era molto sentito. Già nel VI secolo a.C. fu avviata una delle prime grandi opere di urbanizzazione relativa alla questione dei rifuiti: la costruzione della Cloaca Massima, la più grande condotta fognaria della città in cui venivano gettati tutti i rifiuti che non si potevano riutilizzare. Nonostante la Cloaca, tuttavia, il problema della spazzatura domestica non fu mai davvero risolto a causa dell'assenza di un sistema fognario capillare, che servisse cioè ogni abitazione. Giovenale ricorda che era abitudine dei cittadini gettare i rifiuti organici e le deiezioni dalla finestra, a scapito del mal-

Grandi cambiamenti per il comparto alimentare che a partire dal 22 novembre 2011 dovrà adeguarsi alle nuove normative europee riguardanti le etichette dei prodotti alimentari. Si tratta dell’ultimo regolamento che la Comunità ha deciso di varare per semplificare l’identificazione delle caratteristiche dei cibi che finiscono sulla tavole dei consumatori dei Paesi Membri. Tra le principali novità c’è l’introduzione (finalmente obbligatoria) della tipologia degli olii vegetali, la tabella nutrizionale e l’obbligo di rendere le diciture comprensibili, a partire dai caratteri tipografici che non potranno più essere “miniaturizzati”. E non finisce qui. La lista degli ingredienti di alimenti contenenti allergeni dovrà essere adeguatamente compilata e si potrà utilizzare una nuova simbologia (quella del semaforo) per contrassegnare gli alimenti troppo grassi, dolci, ecc. Purtroppo, però, il regolamento potrà essere applicato entro 3 anni, mentre l’adeguamento delle informazioni nutrizionali entro 5: questo significa che sui banchi del supermercato potremo trovare alimenti con vec-

capitato che transitava dabbasso. In età imperiale si decise di nominare dei curatores viarum con il compito di occuparsi della pulizia e della manutenzione delle strade e di costruire delle latrine, i cosiddetti bagni pubblici. Ciò contribuì ad un miglioramento della situazione per quanto riguarda le deiezioni, ma i rifiuti continuarono ad ammassarsi inesorabilmente ai bordi delle strade. Un esempio in questo senso è Monte dei Cocci, nel quartiere romano di Testaccio, una vera e propria collina venutasi a creare con l'ammassarsi nel corso dei secoli dei cocci delle anfore giunte già rotte in città dalle navi commerciali che arrivavano a Roma risalendo il Tevere.

chie etichette nutrizionali fino al 2016. Anche l’obbligatorietà dell’indicazione del paese d’origine dovrà attendere per essere recepita: per le carni suine, ovine caprine e il pollame l’obbligo scatta entro 2 anni dalla pubblicazione del regolamento sulla gazzetta ufficiale. E se per caso non foste sicuri di aver capito bene cosa scrivere su queste iperscrutate etichette e soprattutto come interpretarle correttamente, potrete consultare il sito ilfattoalimentare o scaricare gratuitamente “L’Etichetta”, un pratico e-book scritto da Dario Dongo che analizza, spiega ed esemplifica la comprensione della nuova normativa in tutti i suoi aspetti ad uso e consumo del produttore e a tutto vantaggio del consumatore.

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INFANZIA

Anche i pannolini sono green. Lavabili o usa e getta, amici dell’ambiente Ogni bambino che nasce fino al momento in cui comincia ad usare il vasino da notte, consuma in media una tonnellata di pannolini, che impiega dai 200 ai 300 anni per degradarsi! Il classico pannolino usa-e-getta, pur nella sua indiscutibile praticità, è un prodotto che di ecologico ha ben poco. La EcoWip azienda italiana che ha scelto di spendere tutte le proprie risorse nello sviluppo di prodotti mono-uso basati sull’impiego di materie prime ecologiche, si muove alla continua ricerca di materiali come il Mater-Bi e il PLA ottenuti da amidi vegetali, il cotone certificato biologico da coltivazioni sudamericane all’interno di un circuito commerciale equo e solidale; la cellulosa proveniente dalle foreste finlandesi coltivate con criteri di sostenibilità ambientale. I prodotti EcoWip sono ipoallergenici, certificati amici dell’ambiente, altamente efficienti, sono realizzati con materie prime naturali e biodegradabili, non hanno additivi chimici e in più sono dermatologicamente testati. Come al solito, con un piccolo sforzo di valutazione, si può passare da un prodotto conosciuto ma assolutamente inquinante ad un pannolino biodegradabile ed anallergico per il bambino. Inoltre è anche possibile scegliere fra pannolini riutilizzati e lavabili e pannolini usae-getta.

Questi ultimi hanno una struttura simile a quelli tradizionali ma sono fatti di materie prime ecologiche e ipoallergeniche. La parte filtrante a contatto con la pelle del bambino è costituita da un biopolimero (per esempio l’Ingeo) e cellulosa, rese impermeabili da uno strato di Mater-Bi. L’uso di questo mix di materiali mantiene la pelle del piccolo fresca e asciutta e non la surriscalda, al contrario dei polimeri sintetici. I pannolini lavabili sono invece costituiti da involucro elasticizzato ai bordi e fatto in fibra biologica con degli automatici o del velcro per fermare i vari strati interni che servono a trattenere le feci e assorbire l’urina del bimbo. La parte interna va buttata mentre l’esterno va lavato. Dal lato economico, i pannolini usa-egetta costano come quelli tradizionali mentre con quello riutilizzabile si risparmia quasi fino a due terzi del prezzo solito!


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dicembre 2011

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Giovani talenti

INTERVISTA

Ogni anno in Italia oltre 65.000 imprese sono coinvolte nel cambio generazionale e il 30% va incontro ad una crisi irreversibile, che mette a rischio oltre 65.000 posti di lavoro. Come noto, le problematiche più intense si affrontano quando l’impresa è di natura familiare e di ridotte dimensioni. Considerando il nostro tessuto industriale, così compenetrato da queste tipologie di aziende, si comprende bene come la situazione appaia particolarmente delicata: tanto che solamente il 15% delle imprese italiane riesce a superare la seconda generazione. E la seconda generazione potrebbe riservare delle sorprese. Marco Brivio proviene proprio dalla tradizionale “fabbrichetta” di famiglia, dove l’educazione al lavoro, al rischio, alla creatività sono pane quotidiano, una sorta di stay hungry, stay foolish pre Jobs in salsa brianzola. Così nel 1995 Marco entra in azienda con la mission di sviluppare nuovi settori: sicurezza, telecomunicazioni e building automation. E da allora non si ferma più. Nel 1998, con l'aiuto del padre, fonda e assume la carica di amministratore unico di BMS srl, azienda che si occupa di impiantistica con lo scopo di evolvere l'azienda di famiglia nel settore dell'impiantistica elettrica. Nel 2003 fonda BMS impianti srl, sempre in ambito impiantistico nel settore industriale con la logica, mutuata dall’informatica, del systems integrator. Nel 2005 fonda Security Store srl, il primo franchising italiano nel settore impiantistico con lo scopo di affiliare installatori. Nel 2009 trasforma BMS srl in holding immobiliare e di partecipazione azionaria con compartecipazioni in dustriali e immobiliari. Il 2011 è un anno ricco di nuove attività, proprio in tempo di crisi, mentre molti imprenditori tirano i remi in barca in attesa di tempi migliori. Da BMS impianti nasce Smartcomm srl, azienda verticale che si occupa di impianti nel settore delle telecomunicazioni, fornitore dei principali operatori telefonici italiani, specializzata nel radiomobile. Insieme ad altre dieci aziende costituisce Infrabuild, la prima rete

Competizione e collaborazione dove meno te lo aspetti

Un po’ hungry, un po’ foolish. Quando il passaggio generazionale è virtuoso La "fabbrichetta" come luogo virtuoso di educazione al lavoro, palestra di sperimentazione e di creatività d'impresa italiana nel settore delle infrastrutture, scelta da Unicredit e Banca d'Italia per lo studio e l'analisi dei rating d'impresa e indicata da Confindustria nazionale come caso di studio al convegno nazionale sulle reti d'impresa. Infine parte Walkstone srl, società attiva nei progetti b2b in rete meglio definita come advanced tecnology lab. Se dovessimo immaginare Marco Brivio da bimbo, fra i banchi di scuola, penseremmo ad uno di quei monelli, svegli, che non stanno mai fermi. Ormai non è più un bimbo, ha 34 anni ma continua a non stare fermo un attimo. Oggi, a fine 2011, nell’intervista ci racconta le nuove sfide per il prossimo anno: internazionalizzare BMS, rafforzare gli investimenti sulla green economy, con particolare riferimento al progetto Verde bio e lanciare una nuova iniziativa nel settore enogastronomico a livello europeo. Forse un po’ affamato, e un po’ folle lo è per davvero. Però alla brianzola.

CARTA D’IDENTITÀ Nome: Marco Brivio Età: 34 Luogo di nascita: Vimercate (MB) Residenza: Verderio (LC) Web: www.bmssrl.it, www.bms-holding.it, www.infra-build.it, www.walkstone.it, www.smart-comm.it Qualcosa di lui. appassionato del suo lavoro e della sua famiglia. La compagna Alexia, la figlia Viola e il jack russel Sally sono la sua fonte di forza e di gioia per proseguire il difficile cammino imprenditoriale. Interessi e hobbies: tecnologie, telecomunicazioni e futuro

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Come hai iniziato l’attività imprenditoriale? Devo tutto alla fantastica opportunità che mi ha dato mio padre, permettendomi di imparare e insegnandomi le parole innovazione ed evoluzione: dobbiamo sempre guardare avanti, evolvendo noi stessi e il nostro modo di fare impresa. Ho proseguito l’attività di famiglia. Come è strutturato il gruppo BMS? Esiste una holding di partecipazione che compartecipa sia le attività immobiliari che quelle imprenditoriali. Tutte le attività del gruppo sono focalizzate a business di filiera molto sinergici tra di loro e comunque fortemente legati alla tecnologia e all'innovazione. I settori di interessi sono: impiantistica, telecomunicazioni, produzione energetica (da fonti rinnovabili), internet, costruzioni (biocostruzioni). Infrabuild rete d’impresa, una scommessa azzardata? Assolutamente no, è un progetto di enorme successo sia mediatico che operativo. A distanza di solo un anno dallo start di infrabuild, abbiamo concretizzato un progetto che prende il nome di "verde bio" che vedrà la realizzazione concreta nei primi mesi del 2012. È un progetto molto importante per tre fattori: innovazione (filiera del bio building ed ecosostenibilità), volume edificato e importi del progetto (circa 20.000 m.cubi e un valore di circa 12.000.000 di euro), filiera operativa per tutti e dieci i componenti della rete. Ciò vuol dire che mettersi in rete funziona. A tuo avviso quali sono le prospettive della green economy? Il futuro sta nelle energie rinnovabili, dobbiamo puntare su di esse, indipendentemente dagli incentivi. Ma green economy non è solo energia: per quanto riguarda le costruzioni, il mercato può riprendere solo con le bio costruzioni, con metodi sostenibili. Chi compra oggi, vuole qualità, costi di gestione certi e comfort. Nuovi progetti in campo per il futuro? Intanto l’internazionalizzazione di BMS impianti con due nuove filiali in Brasile e Iraq. Poi c’è una nuova affascinante scommessa che consiste nella creazione di un nuovo brand take away enogastronomico nelle capitali europee all’insegna del mangiare bene, giusto e locale.


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dicembre 2001

Next, architettura e città

A CURA DI FRANCESCO ANDREANI, ARCHITETTO

I periodi di crisi sono i peggiori per la forma urbana della città e di ogni città, sono periodi in cui la sua vita sempre attiva viene segnata dall’emergenza e dal panico materiale o ideale e si respinge in secondo piano il valore della forma pubblica della città e della sua bellezza. Il problema non è solo non occupare più suolo ma occuparlo con più intelligenza e bellezza

estetici ma anche, si potrebbe dire, nei suoi caratteri etici. Evitare consumo di suolo non può voler dire occupare gli spazi aperti della città, il verde pubblico, il disegno urbano formato e le sue misure, le dotazioni pubbliche che hanno condotto finora la trasformazione regolata e condivisa della città. La densificazione che distrugge la forma urbana sta anche nelle sempre più frequenti inserzioni di grattacieli ed edifici alti nei tessuti consolidati delle città, eccezioni violente senza significato nella forma urbana consolidata e nella sua storia, oggi giustificate in nome dell’ambiente ma già avvenute nella storia della città sotto il nome di pura speculazione edilizia. Dietro idee genericamente ambientali si giunge poi, nella gestione ordinaria del suolo urbano, al paradosso di evitare la realizzazione delle dotazioni pubbliche, eredità positiva della cultura urbana del nostro tempo, solo monetizzandole ai

fini del bilancio comunale. I periodi di crisi sono i peggiori per la forma urbana della città e di ogni città, sono periodi in cui la sua vita sempre attiva viene segnata dall’emergenza e dal panico materiale o ideale e si respinge in secondo piano il valore della forma pubblica della città e della sua bellezza. Se Roma italiana nei suoi primi anni avesse avuto una regola della forma urbana forse il patrimonio del centro storico più bello del mondo sarebbe oggi diverso e non trasfigurato da una crescita senza suolo, da una trasformazione su se stessa. Forse avremmo avuto più quartieri ottocenteschi ed una città più grande, ma diverso sarebbe stato il patrimonio civile della forma urbana e la sua qualità. La negazione della crescita è sempre stata una fattore negativo per la città e per il territorio e la cura e l’attenzione ambientale non può voler dire una forma urbana senza qualità. Occorre riconoscere che la comunità civile e umana cresce ancora e ha bisogno di un disegno che non neghi l’evidenza ma aiuti a migliorare, che il problema non è solo non occupare più suolo ma occuparlo con più intelligenza e bellezza, con nuove strategie che tutelino ciò che è importante e consentano ciò che è necessario, che provino, in un paesaggio più denso, altre tecniche e misure di bellezza, altre disposizioni del nuovo in rapporto con la natura. Consumo di suolo sta su www.inu.it e suwww.legambiente.it/ temi/territorio/consumo-di-suolo

La politica che tradisce l’architettura

GLOSSARIO Nuove e frizzanti parole entrano nel discorso ambientale. Consumo di suolo, fitodepurazione, dorsale bioclimatica, facciata ventilata, tra di esse sorprende una delle definizioni di “buona pratica”: “… è il risultato della combinazione tra sapere e fare; essa consiste in un'azione umana prodotta dal processo di continuo apprendimento che intercorre tra gli attori di una comunità sociale. Si apprende tramite tentativi ed errori che fanno crescere competenza, autonomia e responsabilità, dimenticando come e quando si apprende”. Interessante e profonda, da non dimenticare. Glossario su www.tuttogreen.it/category/ glossario/

ARCHITETTURE • HERZOG

ARCHITETTURE • STUDI STORICI

Roma solare a Lunghezzina

Vitruvio sostenibile

Fin dagli anni ’80 Thomas Herzog si è cimentato in edifici rivolti all’energia del sole, che non rischiano mai i paradossi ambientali tipici dell’architetture “avatar” italiane e spagnole. I suoi edifici sono spesso normali, radicati nella cultura edilizia di un luogo, anche se nascondono un’anima solare importante e intelligente. Umiltà, sperimentazione, passione per il dettaglio e la precisione in architettura trasudano in una bella intervista di Francesca Sartogo dalla quale riportiamo appunti di sano realismo

Imparare da una civiltà rivolta al sole per millenni e dalla sua preziosa esperienza sembra essere il denominatore comune di alcuni studi storici che cercano di superare il frequente pregiudizio di superiorità moderna in fatto di tecnologie. Scrive molte volte Vitruvio di questa cura e attenzione “… i calidari e i tepidari ricevano luce dall’occidente invernale, se però la natura del luogo lo impedirà, per lo meno dal mezzogiorno, in quanto il tempo di lavarsi è stato stabilito soprattutto dal mezzogiorno alla sera”.

“…Si tratta di diffondere maggiormente questi aspetti positivi, piuttosto che andare verso le cosiddette case ad energia zero. In fin dei conti non si tratta di una disciplina olimpica ma di diminuire drasticamente i consumi energetici e di sfruttare le risorse rinnovabili…”. A Roma Lunghezzina sono in costruzione begli edifici solari firmati da Herzog e Fabrizio Tucci, da aspettare con interesse. Intervista a Thomas Herzog su www.eurosolaritalia.org/documenti, www.herzog-und-partner.de

• francescoandreaniarchitetto@gmail.com

LIBERTÀ

Nuove pratiche ambientali: consumo di suolo Nel secondo viaggio alla scoperta di valori e pregiudizi delle nuove pratiche ambientali va argomentata quella che sembra essere una misura condivisa del progetto ambientale e urbano e riportato nella parola spesso pronunciata del “consumo di suolo”. L’inutile consumo di nuovo suolo agricolo sembra essere una qualità ambientale di tale evidenza e senso comune difficile da argomentare e da articolare diversamente. Ma come sempre accade nelle cose del progetto urbano e architettonico dietro ad idee troppo generiche si trovano spesso effetti e conseguenze diverse. Nel pregiudizio corrente il consumo di suolo porta con se la scelta di densificare le città esistenti. Certo la sostituzione edilizia delle aree industriali dismesse è coerente con questa politica del territorio, anche se la misura della sostituzione dovrebbe essere un valore pubblico e condiviso, inevitabilmente speculativo ma moderato. Così come l’ampliamento ragionevole dell’unità immobiliari private nei quartieri di piccole case, previsto da recenti provvedimenti nazionali ma anche da molti piani regolatori illuminati, si orienta nella direzione di un aggiornamento del patrimonio immobiliare che porta al risparmio di nuove abitazioni, di un miglioramento della qualità abitativa della gente senza l’esigenza di nuove costruzioni. Ma il primo dei pregiudizi da osservare e contestare sta in una densificazione che distrugge la forma urbana, non solo nei suoi caratteri

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Da evidenziare anche l’attenzione verso i venti “…orientare la rete viaria in direzione diversa alla direzione del vento nefasto…”. Anche Palladio riporta da Vitruvio la ventilazione forzata, che richiama in qualche modo le facciate ventilate e le dorsali bioclimatiche “…per celti volti sotterranei…conducono poi quel vento fresco per tutte le stanze, otturandole o aprendole a lor piacere più o manco fresco, secondo le stagioni…”. Da approfondire su www.aising.it/pubblicazioni.htm

La mia generazione, la generazione di architetti e ingegneri che hanno studiato negli anni ’80 ha visto molte cose, più di quanto sembra. Tra le molte cose abbiamo visto la trasformazione travolgente e negativa del nostro mestiere. Non è una storia con mandanti e colpevoli conclamati, ma una vicenda in cui l’unica vittima riconosciuta è il lavoro libero dell’architettura. Quando eravamo ragazzi gli architetti erano una categoria difficile e davvero poco raccomandabile, procuratori di approssimazione economiche e di tecniche improbabili, che agitavano nei confronti dei nemici le tariffe professionali come una minaccia, e ottenevano centinaia di milioni per progetti preliminari e definitivi che oggi invece i clienti rivendicano e ricevono gratis, come singolare “auspicio” per il lavoro futuro. Poi due vicende su tutte hanno modificato questa situazione, l’ingresso in campo delle società di ingegneria e il progressivo deprezzamento del lavoro professionale. Riformare le condizioni del lavoro libero, ovvero responsabilità nelle previsioni economiche e giusto corrispettivo Il difficile decreto Bersani ha solo consolidato quanto già avvenuto nel settore privato, annullando le tariffe pubbliche e provocando però un terremoto annunciato nella qualità delle opere pubbliche e nel lavoro di quelli che se ne occupano. Con l’auspicio di qualità nella complessità dei grandi progetti le società di ingegneria hanno invece occupato il campo del lavoro diffuso e minuto, con ribassi paurosi su importi modesti, nascondendo lo sfruttamento dei giovani titolari di partite iva e la partecipazione occulta e interessata di politici e dirigenti industriali. Dopo quello delle mancate leggi di riforma del mondo ordinario dell’edilizia e dell’urbanistica, il secondo dei tradimenti di Berlusconi, da indicare ad uso dei suoi successori, è stato quello di assecondare le indicazioni di grandi imprese e cooperative, che considerano il lavoro libero un costo da ridurre e qualcosa da controllare sotto diversi aspetti, invece di riformare le condizioni del lavoro libero, ovvero la responsabilità nelle previsioni economiche, l’effettiva uguaglianza di gare e bandi pubblici rispetto a quella truffaldina del decreto 163/2006 e il giusto corrispettivo economico. Il lavoro libero di questo e di ogni mestiere è invece un’opzione unica per la vita civile italiana, fatta di un tessuto diffuso di artigiani e di artisti, di sperimentatori e di innovatori, che coltivano nella propria attività l’esercizio del fare bene e con la propria libertà l’aspettativa di idee e la prova del futuro.


Green Voice 04/11 - dicembre 2011  

Il numero di dicembre 2011 di Green Voice, il mensile della green economy e dello sviluppo sostenibile.

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