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Un nuovo modo di intendere economia, territorio e ambiente

Un altro pallet è possibile A cura della Redazione

“L’etica deve diventare una convenienza”: viaggio all’interno di un’impresa dove ci parlano di valori e di rispetto dell’ambiente, di impresa sociale e di una filiera che al principio ha il bosco e alla fine un cittadino consapevole ed evoluto che pretende un altro modo di produrre e quindi di trasportare

Un particolare del piazzale esterno della Palm da cui escono circa 2,5 milioni di pallet/anno. A lato Primo Barzoni (a destra), presidente e amministratore delegato, e Massimo De Bernardi, direttore commerciale. Per Barzoni: “in Italia le materie prime più rare sono l’etica e la conoscenza”

I

l futuro era accanto a noi da una trentina d’anni e non ce n’eravamo accorti. Ha l’odore del legno e il profumo dell’etica posta a basamento dell’agire: dicono che la storia la fanno i visionari, uomini e donne animati da una fede e capaci, magari con l’aiuto del sano pragmatismo di chi li cammina accanto, di tradurre in atti qualcosa che va oltre, o viene prima - fate voi - di margini e profitti. Talvolta i profeti e i visionari conquistano la scena, spezzano le catene dell’ovvio, capovolgono le prospettive. Quando li incontri ti accorgi subito che c’è qualcosa di diverso in loro, un “diverso” orgogliosamente sbandierato. L’odore del legno alla Palm (vedi box) ti accompagna ovunque. Gli uffici sono arredati utilizzando i pallet come materia prima, le pareti sono coperte di poster che esaltano l’eco-compatibilità e il valore sociale dell’impresa. La fabbrica ha un cuore hi-tech, con macchine di ultima generazione, robot antropomorfi, personale al lavoro davanti a PC che governano la produzione di circa 2,5 milioni

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di pallet/anno declinati in 2.300 diverse tipologie. Ma la Palm non è un’azienda come tutte le altre soprattutto perché c’è lui: Primo Barzoni, padre falegname, nove fratelli di cui otto attivi in azienda, una vision che si riassume in una frase: “in Italia le materie prime più rare sono l’etica e la conoscenza”. Ci

troviamo a Viadana (MN), in quello che una volta era il distretto della pioppicoltura: la politica ha preferito incentivare altre colture (il mais, il riso) e così un paesaggio è scomparso ma una tradizione non si può cancellare, resta nel DNA delle persone che il legno continuano a lavorarlo: “oggi la maggior parte della materia prima

100 milioni circa i pallet prodotti ogni anno in Italia

15 / 20%

la quota di pallet prodotti in base a capitolati certificati (stima Conlegno)

La materia prima giunge in azienda in tavole e travetti di diverse dimensioni che si trasformano in pallet di ogni tipo, dal tradizionale EPAL al modello personalizzato e progettato su misura in funzione dell’uso e del settore

- racconta Massimo De Bernardi, direttore commerciale - proviene da foreste certificate estere, Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia… Fornitori che ci garantiscono qualità, foreste eco-sostenibili, tracciabilità”. La materia prima giunge in azienda in tavole e travetti di diverse

dimensioni che si trasformano in pallet di ogni tipo, dal tradizionale EPAL al modello personalizzato e progettato su misura in funzione dell’uso e del settore: “ci occupiamo di pallet da sempre - dice Barzoni - ma furono le riunioni dei primi mesi a tracciare la rotta, quando con sorelle e fratelli ci chiedemmo

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TECNOLOGIA 69 che cosa volessimo fare da grandi.” La risposta fu sorprendente: “fare pallet in modo diverso. Pallet etici”. La famiglia condivide il progetto e la trasparenza paga “in un settore, quello del pallet, che può apparire

tutto tranne che trasparente, noi offriamo ai clienti, ma soprattutto al consumatore finale, uno strumento in linea con gli obiettivi di maggiore responsabilità ambientale e tracciabilità che i vari utilizzatori

declamano. Ma a che serve ammantarsi di una patina ecologista se poi, nelle scelte concrete, si continuano a privilegiare “i pallettari”, i protagonisti del traffico di pallet clandestini e non certificati?”.

La carta d’identità Palm nasce nel 1980 e da subito orienta la sua attività e le sue produzioni in un quadro di atti e conseguenti certificazioni che coinvolgono il modo di produrre (ISO 9001 Vision 2000), il valore sociale dell’impresa (Certificazione Valore Sociale), l’abbattimento dell’impatto ambientale (PEFC, LCA pallet km zero, Etichetta ambientale Carboon footprint di filiera e di prodotto, etichetta ambientale EPAL, PalOK, etichetta per il clima di Legambiente). Oggi è una delle principali imprese nella produzione di pallet sia personalizzati che EPAL. Tra le imprese che hanno adottato il Greenpallet® Palm nella versione personalizzata si annoverano Mapei, Megavit, Alce Nero&Mielizia, Pasta Felicetti, Iris-Bio, Levico Acque e molte altre. Palm partecipa dei progetti: “Imprese Amiche dell’Ambiente”, AssoSCAI - Associazione per lo Sviluppo della Competitività Ambientale di Impresa, Rilegno. È associata Assolegno - Associazione Nazionale Industrie Forestali e Lavorazione Legno. Questi i principali parametri di riferimento:

10.000 i pallet mediamente prodotti ogni giorno 2.300 le diverse tipologie di pallet proposti, dall’EPAL per l’interscambio alla paletta personalizzata per usi o filiere particolari

30.000 (circa) in metri quadri. La superficie impegnata tra piazzale materie prime e prodotti finiti, stabilimento e uffici

-30,2% la riduzione delle emissioni Palm nel periodo 2007 - 2012 100% entro il 2020 Palm intende certificarsi quale azienda sostenibile al 100% (impatto ambientale zero) I siti di riferimento ufficiale sono

www.greenpallet.it

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www.palm.it, www.palmdesign.it, www.palm-wp.it,

La produzione avviene tutta interna all’impresa con macchine di ultima generazione: “un pallet realizzato a regola d’arte assicura l’utilizzatore sotto i profili non solo dell’etica, ma anche dell’affidabilità e della sicurezza. Spetta al costruttore spiegare la differenza tra una paletta comprata un tanto al chilo o al metro cubo e una a norma”

Ogni produzione che esce dalla Palm viaggia con un disegno e una scheda tecnica che può certificare anche prestazioni e materiali utilizzati, tramite una certificazione (PalOK) vidimata dal CRIL, Centro Ricerche Imballaggi Legno e Logistica, una srl indipendente creata a questo scopo da enti del settore e produttori (ce ne occuperemo in un prossimo numero - NdR). CRIL certifica caratteristiche materiche e progettuali, portate e prestazioni:

“chi compra un pallet certificato da un ente terzo come il CRIL compra sicuro” - dice Barzoni.

100 milioni di pallet Perché, come i nostri più attenti lettori sanno (vedi: “Tutta la nobiltà dell’umile pallet” - Il Giornale della Logistica - gennaio/febbraio 2013 - NdR) se in Italia, ogni anno, vengono prodotti circa 100 milioni di pallet, solo una quota

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70 TECNOLOGIA del 15/20 per cento segue capitolati rigorosi. E malgrado a giugno 2011 sia stata emanata una precisa norma UNI al riguardo (la numero 11419) si stima che appunto l’80% dell’immesso sia realizzato senza seguire precisi e rigorosi capitolati tecnici di progettazione, realizzazione e gestione. “È un problema culturale - si infervora Barzoni -: un pallet realizzato a regola d’arte assicura l’utilizzatore sotto i profili non solo dell’etica, ma anche dell’affidabilità e della sicurezza. Talora l’ufficio acquisti va educato. Spetta al costruttore spiegare la differenza tra una pa-

letta comprata un tanto al chilo o al metro cubo e una a norma”. “Ai nostri clienti - chiosa De Bernardi - chiediamo quale uso devono fare dei pallet che acquistano. E su queste necessità costruiamo un prodotto su misura, se necessario. A questo punto il cliente può stare tranquillo di posizionare la sua merce su un Green Pallet, un pallet “sano”, certificato, robusto e affidabile non solo perché lo dice il commerciale Palm ma perché lo dimostrano le certificazioni che lo accompagnano”. Il Green Pallet non è “solo” un pallet, “ma uno strumento a favore della so-

Un robot antropomorfo in piena azione: “siamo passati in pochi anni dal percepire il pallet come un male necessario ad apprezzarne la qualità. Oggi siamo approdati ad una fase ulteriore dove si comincia ad apprezzarne la sostenibilità. C’è ancora molta strada da fare ma il cammino è segnato”

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stenibilità ambientale, sociale ed economica, grazie anche a materie prime certificate (legno FSC/ PEFC) e lo vogliamo così perché protegga il benessere dell’uomo, perché sia in armonia con i prodotti che trasporta rendendoli tracciabili in modo trasparente e contribuendo a realizzare una filiera sostenibile e legale”.

Un approccio olistico - sistemico Lavorare fuori dalle zone d’ombre è una scelta che paga: “sono sempre più numerose le aziende che adeguano i loro comportamenti”. Ma sono scelte compatibili con una situazione di crisi dove pare che il mercato tenda a privilegiare soprattutto il prezzo? “Non bastasse la norma, a partire dal decreto Ronchi e dall’attivazione del CONAI (consorzio che senza fini di lucro si occupa del recupero e del riciclo dei materiali per l’imballaggio - NdR) è l’intelligenza a spingere in questa direzione, una cultura del lavoro sempre più diffusa che enfatizza la ricerca della qualità, il diritto del consumatore a godere di una filiera sana e consapevole”. Il valore della conoscenza entra così nel processo produttivo: si innesta un circolo virtuoso per cui è lo stesso cliente che non si accontenta più di acquistare

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Le frasi Primo Barzoni, Presidente e ad di Palm

“Il mercato oggi chiede alle imprese etica, trasparenza, sostenibilità nelle tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica” “L’impresa responsabile del XXI secolo è quella che sa assumersi la responsabilità delle esternalità: le conseguenze negative di un nefasto modo di produrre devono essere azzerate” “L’impresa è un bene sociale: coinvolgendo tutti gli attori e tutti gli stakeholder deve essere protagonista di un processo di miglioramento continuo tramite l’innovazione e la qualità di prodotti e servizi”

“quattro assi di legno in croce” ma si preoccupa di capire com’è distribuito il peso della merce, la qualità dei materiali, addirittura dei chiodi (vedi al riguardo: “Questioni di pallet” - Il Giornale della Logistica - giugno 2013 - NdR), le migliori modalità di gestione: “la qualità diventa patrimonio dell’utilizzatore, lo stesso utilizzatore che pone massima attenzione al momento di scegliere la materia prima per i suoi prodotti, i migliori subfornitori, i migliori componenti. Oggi sempre più dedica la stessa attenzione a scegliere un bancale di qualità. L’obiettivo dei migliori costruttori, cui mi onoro di appartenere, è contribuire alla crescita di questo circolo virtuoso”. Una crescita che Barzoni individua anche in passaggi culturali: “siamo passati in pochi anni dal percepire il pallet come un male necessario ad apprezzarne la qualità. Oggi, grazie soprattutto al Decreto Ronchi, siamo approdati ad una fase ulteriore dove si comincia ad apprezzarne la sostenibilità.

Se al centro viene posto l’uomo, qualcosa di buono succede sempre C’è ancora molta strada da fare ma il cammino è segnato”. E così l’umile pallet diventa prezioso primo imballaggio “in un approccio olistico - sistemico dove tutto si tiene: conoscenza, etica, qualità, eco-design, eco-produzione, minimizzazione dell’impatto ambientale, riciclo e riutilizzo, rispetto del prodotto trasportato, dei lavoratori e infine e soprattutto per il consumatore e il mondo in cui viviamo”. In un quadro di questo tenore, secondo Barzoni, è ora di coinvolgere l’attore protagonista: il

cittadino. “Il cittadino è parte integrante della filiera non solo per il suo ruolo di consumatore ma anche e soprattutto perché i costi sociali di una cattiva gestione del pallet ricadono su di lui in termini di costi maggiorati e degrado ambientale. Il cittadino deve educarsi a non vedersi più solo come un cliente ma come un co - produttore di un nuovo modello di economia costruito tramite le sue scelte e la forza di imporre alla filiera comportamenti etici. In Italia prospera un mondo parallelo fatto di illegalità e malavita organizzata. Sta al cittadino reagire tramite scelte consapevoli in ogni ambito del suo agire”.

Crisi e valori etici La crisi rischia di mettere in crisi i valori etici perché il costo diventa idolo imperante e le scorciatoie illegali sono alla portata di tutti: “noi siamo la dimostrazione che è possibile costruire un’impresa sana partendo dai valori”. Basta quindi con il circuito malavitoso dei pallet, basta con le vendite (e gli acquisiti) in nero, basta con il malvezzo di utilizzare il lunedì i pallet per trasportare prodotti chimici e il martedì gli stessi pallet per il prodotto biologico. Basta con le imprese che alimentano l’economia criminale: “anche il pallet personalizzato viene sempre più spesso riutilizzato più volte - dice De Bernardi - ma in un circuito controllato. Inoltre non è vero che il pallet personalizzato sia più caro dell’EPAL: nella maggior parte dei casi è vero il contrario. Inoltre, secondo Rilegno, il 70% degli imballaggi in legno viene recuperato e avviato al riciclo”. E così l’umile pallet di cui abbiamo trattato tante volte su queste pagine diventa fine e mezzo di una filiera del valore dove “valore” non va inteso in senso immediatamente economicistico: “il pallet è parte del prodotto finale, ne è un componente essenziale in quanto senza pallet non c’è prodotto: e se il prodotto è realizzato in modo etico così deve esserlo anche il pallet, e viceversa” - dice Barzoni.

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Un altro pallet è possibile  

Il Giornale della Logistica n.4 2013

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