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Nozze Anno 2013 - Numero unico

d’oro

Edizione straordinaria

Pronunciarono il “sì” cinquanta anni fa. Oggi come allora sono mano nella mano e sorridenti, Vi sveliamo qual è il loro segreto

Vincenzo e Tina: storia d’amore d’altri tempi


Nel 1963

Per sposarsi scelsero la chiesa dei Salesiani

Cinquanta anni fa nozze da favola Pronunciarono il fatidico “sì” il 31 agosto 1963

V

incenzo Romanazzi e Tina Crugno hanno incrociato per la prima volta i propri sguardi che erano ancora ragazzini. Con i tempi e le modalità in voga sul finire degli anni ‘50 hanno costruito un rapporto che è naturalmente

sfociato nel matrimonio. Il 31 agosto 1963 (esattamente 50 anni fa) era un sabato. Una tipica giornata di fine estate che ha segnato per sempre l’esistenza di due giovani che hanno, sin da subito, inseguito il proprio sogno: costruire una fami-

glia numerosa che un giorno potesse dare loro tanti nipoti e un mare di soddisfazioni. Vincenzo, brindisino doc s’è lasciato conquistare dalla bellezza di Tina e dalla sua dolcezza. Lei, colpita dagli occhi talmente belli da sembrare

truccati, ha poi scoperto nel suo uomo tante doti invidiabili. Innanzitutto la bonta d’animo, la riservatezza e il desiderio di far felice la famiglia. Un’accoppiata che è risultata subito vincente e ben gradita a tutti coloro che gravitavano attorno.


I cognati ricordano con piacere le tante tavolate di famiglia, le occasioni in cui ci si stringeva un po’ di più per godere delle feste e della voglia di stare insieme. In questo Vincenzo e Tina sono stati maestri. La loro casa è sempre stata aperta, nel bene e nel male. Le foto che arricchiscono questo giornale sono una lampante testimonianza, inoltre, della loro solarità. Super affiatati, sempre col sorriso sulle labbra e circondati dal calore e dal clamore dei propri cari. Vincenzo e Tina sono sempre stati così. Anche in occasione delle nozze d’oro, momento simbolico e molto significativo, sapranno trasmettere positività a tutti coloro che li circonderanno. Anche questo è un insegnamento. Non solo la trasmissione dei valori... anche la trasmissione della positività è importante per due genitori come loro che non tralasciano mai nulla, soprattutto quando si tratta di rendere felici i propri “bimbi”. Il 31 agosto 1963, dopo la funzione religiosa alla chiesa dei Salesiani, il ricevimento fu organizzato presso il mitico Pic Nic,alla Sciaia e fu un gran divertimento. Proprio come cinquant’anni dopo. Loro sono sempre lì, sorridenti, mano nella mano e con la consapevolezza di avere le carte giuste da giocare per essere “capifamiglia” eccezionali. Col dono naturale di essere genitori e nonni insuperabili.

S CATTI P rIVATI

INSIEmE fElICI

Tra il serio e il faceto. L’allegria e l’ironia hanno sempre fatto parte della famiglia Romanazzi. Lo testimonia bene la foto qui sopra.

Il

gIOrNO dEllE NOzzE


lE I

Ecco quali sono le caratteristiche che hanno colpito il marito

Tina, una salentina doc con il sorriso facile T

Nata a Surano si trasferì a Brindisi quando aveva 12 anni ina è nata in un giorno d’estate del 1941. Il suo paese d’origine si chiama Surano, a 44 km da Lecce, nel basso Salento. Con i tratti tipicamente mediterranei (e salentini) ha conquistato il suo Vincenzo in breve tempo. Le sue doti migliori gliele riconoscono proprio i figli. La descrivono come autoritaria ma al tempo stesso dolce. Talmente dolce da essere ormai un punto di riferimento per i figli. Ha avuto la grande capacità di essere una mamma aperta e disponibile, ma di irrigidirsi quando era il caso. Il tutto per difendere ed educare le proprie creature. Anche ora, ormai mamma e nonna, sa tirare fuori, al momento opportuno, il pi-

ha dedicato gran parte della sua vita alla gestione della “cosa familiare” (laddove per “cosa” si intende: casa, figli, marito, pubblic relationship e via discorrendo). Ha sempre mantenuto la grande capacità di organizzare ogni più piccola cosa. Anche in occasione dei suoi 50 anni di matrimonio ha preteso che tutto fosse perfettamente sincronizzato. E’ proprio questo il segreto del suo successo: l’organizzazione e l’abilità nel creare situazioni perfette col minimo sforzo. Nella vita di Tina sono stati due i momenti della svolta: il trasferimento da Surano a Brindisi (attorno ai 12 anni) Uccia e il fratello Rocco, lo e l’incontro col suo principe glio da carabiniera. Ha il suo bel “caratterino”, sanno bene. azzurro. per carità, ma è una sorta di Tanto è determinata, tanto è In entrambe queste circodolce. marchio di fabbrica. stanze ha catturato il cuore Le sorelle Maria, Ippazia, Come ogni buona mamma


delle persone. Così come continua a fare adesso. E poi il giorno delle nozze. Radiosa, con un sorriso apertissimo a mostrare una veste candida e molto ampia. Il bouquet di fiori bianchi in casa e in chiesa ha reso il tutto ancor più leggero e gradevole. La stessa cura Tina avrà voluto tributare in occasione delle nozze d’oro. Ma la veste che maggiormente la impreziosisce è il suo sorriso. Chiunque abbia avuto a che fare con lei, anche solo pochi minuti, sarà pronto a testimoniare la sua positività e la capacità di trasmettere simpatia. Tra questi testimoni, in prima fila, c’è proprio il marito ‘Nzino. Lui, più di tutti gli altri, conosce la dote della moglie di lenire le sofferenze e i momenti no, con le carezze, la dolcezza e la forza tipica delle grandi donne. E’ inutile che gli uomini lo neghino... ma dietro a ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. E questo è uno di quei casi. Magari Tina non sarà mai, materialmente, andata su un cantiere. Oppure, quasi certamente, sui cantieri ci sarà stata senza sollevare pietre o prendere misure. Ma in ogni caso la sua totale dedizione e vicinanza al marito l’avrà fatta diventare una super esperta. E in questo ha aiutato Vincenzo a comprendere, ancor di più, che sul posto di lavoro, quando si hanno subordinati, bisogna avere il cuore buono, essere comprensivi. Tra i successi più grandi di Tina (in quanto mamma e nonna) c’è l’avere l’amore incondizionato di tutti. Nessuno, ma proprio nessuno, può attribuirle qualcosa di antipatico. Impossibile per una come lei, abituata ad alzarsi la mattina e a programmare la sua giornata senza trascurare la missione principale: vigilare su tutto e tutti, per il bene dei figli e dei figli dei suoi figli.

B E ll I S S I mA

O A Tr I m O N I m l E d O N I l gI O r


Ecco chi è il papà, nonno e imprenditore, più ammirato dai colleghi

‘Nzinu, un riferimento per tutta la famiglia ‘N

Vincenzo romanazzi: garanzia di simpatia e serietà zinu. Già solo pronunciarne il nome è una mu-

sica. Se poi si aggiunge l’aggetti vo “zù” il gioco è fatto. Ne viene fuori “Zù ‘Nzinu” (o Zì ‘Nzino come dice qualcun altro). In qualunque modo lo si chiami, Vincenzo Romanazzi è un “numero uno”. E la considerazione non viene dal fatto che a redarre questo giornalino e a commissionarlo siano persone a lui caro, ma è un dato di fatto. Imitato ed apprezzato tra gli addetti ai lavori, ammirato da amici e conoscenti, ma anche osannato dai suoi parenti che lo considerano un punto di riferimento umano. Un po’ per la saggezza, un po’ per l’estrema disponibilità a regalare sorrisi e preziosi consigli. Il primo vagito fu il 19 settembre 1937. Era un sabato. A quell’epoca non sapeva ancora che i suoi grandi amori sarebbero stati tre: la moglie, la famiglia, e l’inter. La sua passione per il pallone s’è trasformata ben presto in attività fisica. Restano iscritte nella storia della famiglia romanazzi le leggendarie partitelle postpranzo. Veri e propri match, pieni di agonismo e inevitabili sfottò. La sua abilità calcistica era pari soltanto alla sua abilità nel condizionare gli altri a cambiare squadra. Un esempio: il figlio Vito, riuscendo a sfuggire al controllo paterno divenne tifoso sfegatato della Juventus. Alla nascita del suo primo-

lu I genito, Vincenzo, l’atmosfera bianconera si guastò. Nonno ‘Nzino, con la sua abilità diplomatica era riuscito nell’intento di convincere il piccolino che la

vecchia signora avesse ormai fatto il suo tempo. Da quei giorni Vincenzo iniziò ad amare il nero e l’azzurro, in perfetta sintonia con il nonno.

Tra i pregi di papà Vincenzo e nonno ‘Nzinu c’è il non aver mai “abbandonato” la famiglia nonostante il lavoro assorbisse gran parte del suo tempo e delle sue energie.


Questo è un dono prezioso, bisogna riconoscerlo. I figli hanno sempre avuto la fortuna di averlo presente, nella buona e nella cattiva sorte. Di lui hanno anche apprezzato la morbidezza con cui imponeva la sua azione di padre. Vincenzo ha sempre saputo dosare bastone e carota. In linea di massima s’è sempre rivelato più accondiscendente con i figli rispetto alla moglie. Ma nonostante questo, Vito, Maristella e Luana hanno fatto il diavolo a quattro pur di non deluderlo. Il carattere riflessivo e la grande operatività erano già doti visibili quando il piccolo Vincenzo giocava tra le mura della casa di famiglia in via provinciale per San Vito. Tutto quel talento da bravo ragazzo si palesò da subito quando conobbe la sua Tina. Fu da allora che la loro unione prese la forza che conosciamo adesso. ‘Nzinu e Tina non hanno mai litigato platealmente. Non hanno mai rischiato di incrinare la reciproca fiducia e non hanno mai perso di vista la strada maestra. L’educazione dei figli e l’estrema abnegazione per il lavoro. Vincenzo Romanazzi (l’imprenditore e il costruttore) è divenuto, ben presto, il “numero uno”. Un gioco da ragazzi per lui.


fO T O

d I g ru P P O

uNA fAmIglIA NumErOSA E AffIATATA

V

incenzo, Tina, Vito, Maristella, Luana, Antonio, Marzia, Maria Chiara, Cristina, Francesca, Gloria e Vincenzo. Dodici nomi per una famiglia unita, ammirata e, soprattutto, sempre sorridente. Date un’occhiate alle foto accanto a questo articolo. Le espressioni sono sinceramente divertite. E’ sempre stato così in casa

Nelle foto “ufficiali” figurano in dodici e sono sempre allegri

Romanazzi. La lealtà innanzitutto e poi la voglia di stare insieme. Non importa quale sia il pretesto: basta stare insieme e coltivare il bene più prezioso, la famiglia. Ma per famiglia deve anche

intendersi quella allargata a fratelli e sorelle. E allora alle già citate sorelle (e fratello) di Tina deve aggiungersi la schiera di sorelle e fratelli da parte di Vincenzo. Rosetta, Franco, Lina e

Anna. Loro, più degli altri, conoscono l’affabilità di Vincenzo e dell’adorata moglie Tina. E l’affiatamento tra i due “sposini” è sempre stato lampante, in ogni circostanza. Anche ora che hanno rinnovato il “sì” davanti al Signore sono sorridenti e complici. A compattarli ancora di più sono le umane vicende


della vita. I successi e le difficoltà sono un aspetto della stessa medaglia. Vincenzo e Tina, l’hanno compreso subito: sin dal primo momento in cui, 50 anni fa, si sono donati l’anello nuziale. Nel momento stesso in cui pronunciarono il fatidico “Sì” diedero inizio a una delle saghe più interessanti (e numerose) della città. E non finisce qui. I figli stanno crescendo; i nipoti anche. Presto l’allegra brigata diverrà ancor più corposa e i nonni saranno “a capo” di una famiglia modello, numerosa e sempre sorridente. E ci saranno, ancor più numerose, le serate in cui Vincenzo si siederà in mezzo ai suoi cari e, col suo fare, a cui è impossibile dire di no, prenderà a raccontare... raccontare... parlare.. parlare.. e spiegare. Racconterà, magari, che quando lui e Tina si sposarono, lui concluse il pranzo nuziale chiedendo una lauta porzione di spaghetti aglio e olio. Un episodio lontano nel tempo ma sempre vivo tra coloro che frequentano casa Romanazzi. Da quel 1963 di

acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Ma, oggi come allora, Vincenzo e Anna sono orgogliosi della scelta fatta.

Tornerebbero a scegliersi altre mille volte. Tornerebbero mille volte davanti all’altare per giurarsi reciproco amore. Senza rinnegare neanche un secondo di tutto il tempo vissuto insieme. Il ricevimento offerto ad amici e parenti è, senz’altro, un’occasione preziosa per rilanciare il loro sentimento e per mostrare a tutti il vero segreto della felicità: prendere per mano la persona amata e camminare per anni, fianco a fianco, senza mai arrendersi davanti alle difficoltà. Vincenzo e Tina, un esempio di incredibile costanza nel mantenere sempre viva la più importante delle fiamme: l’amore


Vincenzo e Tina

Anche nei momenti “no” la positività è preziosa

Insieme non li ferma proprio nessuno C

Nel bene e nel male continuano a costruire affetti

i sono delle volte in cui i sogni diventano realtà. Ci sono delle volte in cui i sogni restano tali. E poi ci sono le volte in cui tutto quello che vorresti è continuare a sognare. Nessuno può togliere i sogni a qualcun altro. Questo è certo. Quando la sorte o le circostanze ti puntano il dito contro senti di essere abbandonato a te stesso. Solo.... col tuo “vuoto” bagaglio di ricordi, di sacrifici e di sogni.

Ma invece, proprio quando i castelli crollano (insieme alla certezze) accade qualcosa di magico. Senti che le energie residue si danno appuntamento nella tua testa. E’ come se sentissi una lunga scossa... qualcosa di concreto ed elettrico che non permette alle negatività di avere la meglio. Ed è qui che inizia la risalita. La sensazione di smarrimento scompare e lascia spazio alla consapevolezza di essere buono, giusto e di

aver onorato persino le umane debolezze, accettando di convivere con quelle più perdonabili. La vicenda di vita di cui ci occupiamo è l’esatta proiezione di tutto questo. Ne conosciamo l’inizio, ne conosciamo lo svolgimento ma non ne conosciamo la fine. Qualunque essa sia, abbiamo già assistito al trionfo di un uomo che ha fondato tutto se stesso e la propria famiglia sulla dignità, sull’onestà e sul legittimo desiderio di difendere i propri

sacrifici. Non deve esserci stato un solo giorno, da quel maggio, in cui ogni energia non sia stata tesa a dimostrare a se stesso e agli altri di essere nel giusto. Il tutto con la consapevolezza di essere spalleggiato, sostenuto e sospinto dal più importante dei carburanti: l’affetto e l’amore dei propri cari e delle proprie persone di fiducia. Vincenzo e Tina sono la vera “difesa” giudiziaria. E’ quello che hanno costruito che regge tutto


quello che ne consegue: la voglia di lottare, di dimostrare la propria correttezza e serietà. E’ sulla famiglia che si fonda tutto. E le parole delle famiglie a volte non passano dalle labbra. Viaggiano attraverso gli sguardi, i gesti, le pacche sulla spalla. Persino le lacrime sono le parole migliori per dire “noi ci siamo”. Giorno dopo giorno il castello di Vincenzo e Tina resiste.. anzi, si fortifica. Parallelamente agli scossoni esterni, continua a ingigantirsi. Il fossato è sempre più ampio. A nessuno è permesso disturbare i sogni di chi dimora nel castello. Con la testa alta e la schiena dritta Vincenzo e Tina percorrono il cammino con la gioia di avere tutti i figli accanto. Come armigeri corazzati fanno scudo e sorridendo affrontano a muso duro ogni singola giornata. Con la consapevolezza che i propri sogni sono intoccabili. Figuriamoci quelli degli altri... quelli dei propri genitori. Nelle pagine che avete appena sfogliato e letto c’è tutto il segreto della felicità. Non sarà quella assoluta e non sarà quella definitiva. Perché quella deve ancora arrivare. Magari tarderà, ma arriverà, come estrema soluzione e premio di una condotta di vita a cui tutti dovrebbero ispirarsi. Una vita di lavoro, di passione e di umana comprensione. Senza mai cedere alla convinzione di essere sbagliato o perdente. C’è molto da imparare da voi, Vincenzo e Tina. Ma il miglior insegnamento ce lo date ogni giorno, mano nella mano nelle bufere, sostenute dagli splendidi figli.

VINCENzO E TINA: INTImITà E COmPlICITà

Inseparabili da cinquant’anni. Da quel sabato 31 agosto 1963 non è cambiato nulla: medesimo amore e medesima voglia di coltivare un nucleo familiare grande e affiatato


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