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Psicologia di Comunità Giornale della Società Italiana di Psicologia di Comunità Anno XV, Numero 27

Giugno 2013

Newsletter

Editoriale - di Patrizia Meringolo Una newsletter per essere presenti tra i nostri soci e le nostre socie, per presentarsi a chi ancora socio non è ma potrebbe trovare buoni motivi per esserlo, per farsi leggere da chi casualmente è venuto in contatto con noi ma che speriamo di incuriosire e forse anche appassionare. Una newsletter cartacea, formato che sta diventando sempre più desueto – perso tra i tablet e le apps – ma che forse non ha perso la sua funzione, più ingombrante sicuramente di un file, ma con una presenza diversa agli occhi e magari anche alla testa e al cuore. Un oggetto cartaceo si vede e si tocca, si perde e si ritrova, si ritaglia e si scambia, con una concretezza che il digitale sta perdendo. Ci trovate comunque in una dimensione un po‟ ridotta rispetto agli scorsi numeri, e nel nostro caso la colpa non è della crisi, alla quale possiamo impu-

tare molte cose, ma non questa. Anche nella nostra associazione i modi di esprimersi stanno rapidamente cambiando. Abbiamo un sito gradevole ed efficiente, che risponde a molte esigenze. Ne sono una testimonianza la ricchezza dei contenuti proposti e delle news diffuse, i mater i a l i o f f e r t i all‟informazione e al dibattito e le stesse lettere che ci arrivano attraverso i contatti. Abbiamo sperimentato forme di rapporto con i soci più “moderne”, come i social network, con risultati non sempre ottimali: nei mesi scorsi abbiamo infatti subito un pesante attacco alla nostra pagina Facebook, “violata”, resa ingovernabile e quindi infestata da contenuti non congruenti. Finalmente il problema è stato risolto, con un lavoro non indifferente da parte di tutti, ma stiamo cercando modalità che ci permettano di ricrearla con maggiori garan-

zie. Non siamo stati i soli, ad avere problemi di questo tipo. Aggregazioni e enti molto più robusti di noi hanno subito danni del genere, a dimostrazione di quanto possano essere fragili le nuove reti di contatto e di comunicazione. Passando al piano dei contenuti di questa newsletter: come vedrete leggendola, le proposte di incontro non mancano. L‟uscita in stampa è per il Convegno Smart Community che si svolge a Padova, in cui la SIPCO è presente e che sente un appuntamento anche suo, ricco di proposte e di temi stimolanti per tutti, con uno speciale workshop sul tema della valutazione empowering, proposto e dedicato in primo luogo ai giovani psicologi di comunità, che speriamo vedano soddisfatte le loro esigenze formative. Il prossimo appuntamento sarà il convegno dell'ECPA - European Community Psychology Association (5-

SIPCO - SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOLOGIA DI COMUNITÀ PRESIDENTE: DIRETTIVO:

PATRIZIA MERINGOLO (UNIVERSITÀ DI FIRENZE) MAURA BENEDETTI (UNIVERSITÀ DI ROMA) AGOSTINO CARBONE (UNIVERSITÀ FEDERICO II NAPOLI) TERRI MANNARINI (UNIVERSITÀ DEL SALENTO) ELENA MARTA (UNIVERSITÀ CATTOLICA DI MILANO) LUANA VALLETTA (UNIVERSITÀ DI BOLOGNA) RAFFAELLO MARTINI (MARTINI ASSOCIATI MILANO) LOREDANA VARVERI (UNIVERSITÀ DI PALERMO) ALESSIO VIENO (UNIVERSITÀ DI PADOVA)

Sommario Report dei convegni

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Post it

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Appuntamenti

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Schede bibliografiche

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Notizie di rilievo Prossimo convegno ECPA a Napoli 5-7 novembre 2013


segue dalla pag. 1

Editoriale

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7 novembre 2013) a Napoli, per il quale sono bandite 8 mini-borse di studio destinate ai soci “juniores”, che la SIPCO mette a disposizione come incentivo per la loro partecipazione ad attività scientifiche, nella consapevolezza che spesso – soprattutto per i più giovani – le difficoltà economiche possono costituire un ostacolo reale a frequentare percorsi formativi. Notizie più dettagliate e aggiornate sono pubblicate sul nostro sito www.sipco.it Vi segnalo, in questo numero, una riflessione interessante sulle core competencies dello psicologo di comunità, ripresa dalla newsletter della SCRA (Society for Community Research and Action). È un documento ancora provvisorio ma può essere uno strumento utile per riflettere su quali competenze siano necessarie per il lavoro dello psicologo di comunità, su cui basare – ad esempio – gli obiettivi dei programmi di formazione. Dedichiamo, inoltre, come di consueto, uno spazio privilegiato alle indicazioni di lettura, con le recensioni di libri pubblicati di recente che hanno incontrato il nostro interesse e che passiamo a voi come occasioni di approfondimento. Troverete anche resoconti di convegni su temi che talvolta sfuggono ai lettori meno attenti, come quello

sulla promozione del benessere del bambino o quello di ClubHealth, un appuntamento noto a chi si occupa di nightlife e comportamenti a rischio nei contesti di divertimento, ma un po‟ meno diffuso nei circuiti più tradizionali della psicologia. Cerchiamo insomma di diffondere informazione non banale, pescando, tra le notizie che ci avete segnalato o che sono state “scoperte” dallo staff redazionale, quello che riteniamo valga la pena valorizzare per il suo approccio, esplicito o implicito, di psicologia di comunità. Ci siamo posti tuttavia il problema di come proseguire il lavoro della newsletter: quale periodicità, quale formato, quali contenuti privilegiare. Abbiamo aperto una vivace discussione tra noi, nella redazione e nel direttivo della SIPCO, che porteremo ai soci durante l‟Assemblea che si riunirà a Padova, sulla validità stessa di questa forma di comunicazione. Portiamo quindi anche questo tema alla vostra attenzione, chiedendovi proposte e suggerimenti operativi all‟assemblea dei soci, che vorremmo partecipata e ricca di stimoli. Auspicando collaborazione e contatto sempre maggiore con tutti e tutte voi, certi di aver occasione di vedervi personalmente in uno dei prossimi eventi comunitari, carissimi saluti.


Club Health Conference a San Francisco 28/30 Maggio 2013 Scrivo queste poche righe sul volo da San Francisco a Washington DC. Si può dire che inizi ora il mio periodo all‟estero del dottorato. Fino a ieri, infatti, mi trovavo a San Francisco per l‟ottava edizione della Club Health Conference. Questo convegno, che si tiene ogni due anni, raccoglie i massimi esponenti, sia accademici che non, della ricerca e degli interventi di prevenzione ai rischi alcol-droga correlati nei contesti del diverti-

avvalso della collaborazione di alcune organizzazioni del territorio. Quest‟anno i principali partner locali sono stati la Drug Policy Alliance, un‟organizzazione che a livello nazionale intende promuovere una riforma in termini meno repressivi della legislazione statunitense in tema di sostanze psicoattive, e DanceSafe, un‟organizzazione no profit con diverse sedi negli Stati Uniti e in Canada che, grazie all‟ausilio di

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siringhe usate con siringhe sterili ne è un esempio tutt‟oggi esistente) e viene oggi riapplicato per i nuovi consumi e abusi sia dell‟alcol che delle sostanze illecite. I sostenitori di questo approccio, che alcuni considerano preventivo, altri no, ritengono che, specialmente per alcune sottopopolazioni a rischio (i tossicodipendenti, alcune sottopopolazioni giovanili, ecc.), sia poco efficace tentare di modificare i

Report convegni

mento notturno come discoteche, bar, ecc. Quest‟anno, per la prima volta, è approdata negli Stati Uniti e, non a caso, ha scelto San Francisco, città decisamente progressista e famosa per i suoi locali e l‟intensa vita notturna. Anche alcune delle precedenti edizioni si sono tenute in località rinomate per la presenza di un‟intensa attività legata al divertimento notturno, come Ibiza e Rimini. L‟ente promotore del convegno è stato il Centre for Public Health della John Moores University di Liverpool nel Regno Unito che, come di consueto, si è

giovani volontari “pari”, intende ridurre i danni correlati al consumo di sostanze nei contesti del divertimento notturno. Vista anche la natura dei partner, è abbastanza chiaro che, in generale, l‟approccio del Club Health Conference e della maggior parte dei partecipanti, nei confronti del consumo e dell‟abuso di alcolici e sostanze psicoattive, è decisamente orientato alla riduzione dei rischi e del danno. L‟approccio della riduzione dei rischi e del danno nasce con il boom del consumo di eroina degli anni „70-80 (lo scambio di

consumi di sostanze e, allo stesso tempo, che la maggior parte delle conseguenze negative legate alle sostanze sia da imputarsi non tanto agli effetti della sostanza in sé, ma alla presenza di adulteranti nonché alle conseguenze della criminalizzazione del consumo e all‟esclusione sociale dei consumatori (stigma, difficoltà di ottenere un lavoro, carcerazione, ecc.). In termini pratici, quindi, questo approccio intende ridurre al minimo i rischi e i danni potenzialmente conseguenti al consumo e all‟abuso. Per esempio, la trasmissione di malattie Pagina 3


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Report convegni

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sessualmente trasmissibili o gli incidenti alcol-droga correlati. Al suo interno Club Health Conference vede la compresenza di diverse anime. In primo luogo una più di stampo accademico, interessata a individuare i fattori di rischio e di protezione e a valutare l‟efficacia degli interventi, l‟altra più operativa interessata in special modo a condividere esperienze e interventi sul campo. Non mancano piccole organizzazioni di volontariato o, come si è detto, organizzazioni che fanno pressione in termini di modifica delle politiche sull‟alcol e le sostanze, così come rappresentanti del mondo del divertimento notturno, come gestori di locali e dj. L‟area accademica vede una certa presenza di ricercatori dell‟ambito della salute pubblica, ma non mancano psicologi, sociologi, educatori e nursing. Questa compresenza di diverse professionalità è certamente uno degli elementi più stimolanti ed arricchenti del convegno, anche se, a volte, mette in evidenza le differenze di approccio. Un esempio è quello degli interventi di comunità (“community-based”) diffusi nell‟approccio della Salute pubblica, ma che nulla hanno a che fare con quello che la psicologia di comunità intende per ricerca-intervento nella comunità (“communitycentered”). Nei primi, infatti, la “comunità” è solo intesa

come il contesto di a z i o n e ( c o m e “schoolbased” per gli interventi nelle scuole) e non vi è nulla di partecipativo né obietTavola rotonda tivi di empowerment e riduzione dell‟esclusione e altri presenti) e sia le delle disuguaglianze so- dimensioni culturali legaciali. Credo che la psicolo- te, per esempio, al machigia di comunità abbia smo, siano elementi ancomolto da dire e possa ra più potenti. dare un grosso contributo Ci tengo, infine, a segnalain questa direzione. re anche un‟interessante L‟organizzazione del con- tavola rotonda dal titolo vegno è stata quella tipica “Nightlife managment in che vede l‟alternarsi di the U.S. Are we there sessioni plenarie con rela- yet?” sul tema della getori e tavole rotonde alter- stione delle aree del divernate a sessioni parallele. timento notturno. La tavoSebbene ammessi, i po- la rotonda ha visto discuster sono poco valorizzati tere diversi esperti, tra cui e non esiste una vera e Jim Peters, presidente di propria sessione poster. I un‟organizzazione che fa poster erano appesi nella consulenza alle amminisala dove si sono tenuti i strazioni comunali in tercoffee break e questo ha mini di sviluppo e gestiofavorito la loro visibilità. ne delle aree del divertiCome ormai consuetudine mento, e Angela Turner, a Club Health, l‟evento c h e ha portato sociale per i partecipanti l‟esperienza della città di si è tenuto presso una Edmonton in Canada. discoteca, il Monarch. Entrambi i contributi che Tra i contributi da segna- ho portato al convegno, lare c‟è quello della un poster e una presentaprof.ssa Kathryn Graham, zione, trattavano il tema del Centre for Addiction dei quartieri del divertiand Mental Health di Lon- mento notturno e raccondon in Canada, che ha tavano l‟esperienza in uno presentato i risultati di dei quartieri ad alta conanni di ricerche sul tema centrazione i locali notturdella violenza fisica e ses- ni della città di Milano. suale, e del consumo di alcol nei locali notturni. Il A breve sul sito del convecontributo ha inteso mo- gno saranno disponibili le strare come nella spiega- presentazioni dei relatori zione della sia delle sessioni plenarie, violenza nei che di quelle parallele. locali notturni, h t t p : / / il consumo di www.clubhealthsf2013.or alcolici sia g/ solo una comp o n e n t e , Giovanni Aresi mentre sia le c a ra t te r is t iche delle persone coinvolte (vittima, aggressore/i

Banchetto di giovani volontari


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Si è tenuto il 20 maggio a Bologna una giornata di studio sul progetto Kids in Places Initiative (KIPI). Il progetto nasce nella primavera del 2012 da una collaborazione internazionale tra Università, Enti pubblici e privati canadesi e italiani impegnati nello scambio di conoscenze e competenze mirate alla promozione del benessere dei bambini attraverso politiche basate su evidenze, programmi e buone pratiche. Obiettivo della giornata era far conoscere il progetto nei suoi aspetti operativi e nelle sue potenzialità, in particolare ai servizi pubblici e del Terzo settore che si occupano di infanzia. Il progetto KIPI rappresenta uno sforzo congiunto intersettoriale e multidisciplinare. I partner incoraggiano la partecipazione di chiunque abbia un legittimo interesse riguardo al benessere dei bambini e sia disponibile a lavorare in collaborazione. Finanziato dal Social Science and Humanities Research Council del Canada, Kipi è coordinato a livello internazionale da Stefania Maggi, docente alla Carleton University (Ottawa) e responsabile del Programma di Child Studies, può contare su una partnership che coinvolge, oltre a Carleton University, l'Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia Romagna

(Referente Augusta Nicoli), il Dipartimento di Epidemiologia - Salute pubblica dell'Ausl di Cesena, L‟AUSL di Parma, Bologna e Modena e il Dipartimento di Psicologia dell'Università d i Bolog na (referente Bruna Zani). I principali obiettivi del progetto sono: - analizzare le politiche sociali, sanitarie e scolastiche (in particolare congedi parentali, sistemi educativi per la prima infanzia) di comunità, Province e Regioni canadesi e italiane; - condurre un‟analisi comparativa della salute in età evolutiva dei bambini residenti in comunità del Canada e dell‟Italia-Emilia Roma gna a ttrav ers o l‟Early Development Instrument (EDI). Messo a punto da Dan Offord e Magdalena Janus della McMaster University, l‟ EDI è un questionario che viene compilato dalle insegnanti della Scuola dell‟infanzia nel momento in cui i bambini si preparano ad entrare nella scuola primaria. Il questionario contiene domande sulla salute fisica, sulle competenze sociali e comunicative, sulla maturità emotiva e sullo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini. Fornisce una misura del benessere dei bambini e del loro grado di preparazione per la scuola; - creare profili di comunità dettagliati che offrano

un‟analisi approfondita di come la salute, l‟educazione, il contesto sociale, economico e culturale in Canada e in Italia siano correlati alla salute e al benessere dei bambini che vivono in quelle comunità. In Emilia Romagna è in corso la realizzazione dello studio pilota per la validazione dell‟EDI. I dati raccolti tramite l‟EDI consentiranno di individuare se in una particolare comunità scolastica o territoriale ci sono delle aree di vulnerabilità più marcate, ad esempio quartieri dove i bambini stanno peggio, o zone nella quali ad esempio i bambini stanno meglio di quanto ci si può attendere ad esempio in base agli indicatori di status socioeconomico. Le informazioni raccolte con l‟EDI rappresentano un primo passo per decidere come/dove allocare le risorse disponibili e pianificare interventi per l‟infanzia. Una descrizione più dettagliata del progetto e dei prodotti realizzati fino ad‟ora si può trovare a questo indirizzo: http:// assr.regione.emiliar o ma g na . i t/i t/ a r e e _ a t t i v i t a / partecipazioneinnovazione-sociale/ comunita-equita/progettiinternazionali/ kidsinplaces/intro

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Cinzia Albanesi Pagina 5


Istituzione penitenziaria e profili professionali: seminario a Palermo Il 14 Marzo 2013 il Teatro Gregotti, dell‟Università degli Studi di Palermo, apre le porte agli studenti in occasione del ciclo seminariale “Istituzione penitenziaria e profili professionali. Prospettive e buone prassi”. Per la preparazione si è impegnato un gruppo di giovani universitari dell‟associazione studentesca P.S.C., Psicologia Scienza e Cultura, la quale opera all‟interno dell‟Ateneo palermitano nell‟ottica di fornire spunti di riflessione e approfondimento che possano integrare i contenuti accademici, ampliandone i focus di indagine e le prospettive. Il seminario è stato coordinato per gli aspetti scientifici dalla dott.ssa Maria Garro (ricercatore in Psicologia Sociale) e dalla dott.ssa

difficile e complesso lavoro dei tanti operatori che si muovono all‟interno dell‟istituzione penitenziaria, con lo scopo di avvicinare realtà professionali e istituzionali apparentemente distanti tra loro e la cui sintesi si riconosce nell‟operare per la progettualità del benessere e della dignità della persona. La location non è casuale: l‟Ateneo come luogo di formazione di giovani professionisti del sociale che presto si cimenteranno con le difficoltà in esso insite può intendersi quale luogo ancora “neutrale” in quanto a prerogative e assunti professionali che devono potersi de-formare nel corso delle rispettive carriere per apprendere il nuovo. Il seminario ha visto la

si auto avverano”. Non manca di evidenziare ciò anche il direttore del Dipartimento di Psicologia Stefano Boca che nel suo intervento discute di come le categorie sociali alle quali apparteniamo siano divise che indossiamo e che possono diventare prescrittive nella interazione sociale con gli altri. Gli interventi della prima giornata hanno affrontato le specificità del ruolo del “funzionario della professione giuridicopedagogica” (così è stata, recentemente, rinominata la funzione pedagogica nel carcere), ponendo l‟accento sul difficile rapporto di fiducia reciproca che si deve stabilire con il detenuto; in particolare, la delicata questione tra custodia e trattamento dovrebbe poter andare al

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le esperienze

Cdl Scienze e tecniche psicologiche

Cinzia Novara (ricercatore in Psicologia Dinamica) in qualità di docenti garanti. Numerosi docenti della Facoltà di Scienze della Formazione e altrettanti esperti del settore di riferimento sono intervenuti arricchendo l‟iniziativa e fornendo agli studenti un ricco bagaglio di informazioni dettagliate. Il ciclo seminariale, nato dall‟idea di avviare una riflessione congiunta tra accademici, studenti e professionisti, si è svolto su quattro dense giornate (14-15-21-22 marzo 2013) articolate in sessioni plenarie e laboratori esperienziali. Con esso si è reso visibile il Pagina 6

partecipazione di 50 studenti provenienti dai corsi di laurea triennale in Psicologia e magistrale in Scienze dell‟educazione. Durante la plenaria di apertura il prof. Gioacchino Lavanco argomenta circa la rilevanza che la rieducazione e il reinserimento sociale del detenuto assumono, sia per educatori e psicologi chiamati a lavorare sinergicamente a tali scopi sia per la comunità tutta, la quale deve fare i conti con le rappresentazioni sociali e i pregiudizi che, se non abilmente contenuti, rischiano di convogliarsi in farraginose “profezie che

di là dell‟organizzazione quotidiana del vivere secondo misure restrittive per riconoscere un momento di riflessione profonda della propria esistenza, e ripensarsi “altro e altrove”. Il laboratorio esperienziale del pomeriggio ha rappresentato un‟occasione per cogliere e inquadrare le problematicità professionali degli operatori che, quotidianamente, si interfacciano con la realtà carceraria, attraverso la straordinaria testimonianza del dott. La Face che ha condotto il laboratorio fondendo abilmente la narrazione di esperienze


esperienze personali a valutazioni di casi clinici, ancorandosi a richiami teorici. Le plenarie che sono seguite nella seconda e terza giornata hanno permesso di concentrarsi e interrogarsi, rispettivamente, in merito alla condizione delle donne e dei pazienti psichiatrici sottoposti a regime di detenzione. Sul primo punto, la prof.ssa Angela Maria Di Vita ha introdotto i numerosi contributi che partendo dalla disamina del concetto di devianza femminile e dell‟immagine sociale a essa correlata sono approdati all‟analisi della normativa sui circuiti penitenziari nella sezione femminile, senza con ciò dimenticare la responsabilità di sostenere la genitorialità anche in contesti dove la fragilità dei legami rischia di fare della detenzione femminile un‟afflittività aggiuntiva. Si

rarie facendo anche riferimento a progetti che su questa scia sono stati realizzati in ambito territoriale e regionale. La mattina del 22 marzo gli studenti hanno avuto modo di visitare gli istituti penitenziari della città: la Casa Circondariale Ucciardone, antica fortezza borbonica (diretta dalla dott.ssa R. Barbera) e la Casa Circondariale Pagliarelli (diretta dalla dott.ssa F. Vezzana) le cui direzioni si ringraziano per avere accolto e reso possibile l‟iniziativa. Due strutture differenti e distanti tra loro ma per molti aspetti simili: microcosmi ignoti e a volte ignorati, conosciuti solo attraverso la restituzione data dal mondo cinematografico e osservati per mezzo di particolari filtri ottici legati all‟immaginario collettivo. Continui rumori di chiavi e di cancelli che davanti e dietro di noi si aprivano e

to in merito al loro immaginario di vita una volta scontata la pena, al modo in cui la comunità li avrebbe accolti, a ciò che pensavano potesse sostenerli e aiutarli. Tante, d‟altra parte, quelle taciute per discrezione, per non infrangere e rispettare un silenzio pregno di “non detto” ma fatto di sguardi e sospiri. È stata una mattinata densa, ricca di emozioni, per alcuni aspetti vagamente surreale: un‟occasione unica che, come un ciclone, ci ha invaso di pensieri ed emozioni finanche contrastanti. Nel pomeriggio, il laboratorio di chiusura ha lavorato quindi sul “vissuto”, ripercorrendo quanto in quei giorni, soprattutto durante quella mattina, è stato detto, visto, esperito. L‟assetto di focus group, misto all‟abile maestria delle conduttrici nella

Gramuglia Aurelio Cdl Scienze e tecniche psicologiche

è voluto altresì indagare lo stato dell‟arte degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) – sessione coordinata dalla dott.ssa Bongiorno – approfondendone le evoluzioni storiche e sociali e riportando anche lavori concreti ed esperienze di arte terapia svolte presso il reparto di Psichiatria della Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo. Infine, in occasione dell‟ultimo incontro in plenaria, il prof. Giuseppe Ruvolo e Francesco Pace hanno affrontato il tema del benessere organizzativo nelle istituzioni carce-

richiudevano, infinite porte e sbarre frammentavano ogni immagine che si proiettava davanti ai nostri occhi: cosi, step by step, accompagnati dalle autorità e dagli agenti di polizia penitenziaria, ci siamo inoltrati all‟interno di questi edifici le cui mura ci narravano storie. Durante il percorso di visita abbiamo incontrato detenuti dediti alle attività laboratoriali quali pittura, ceramica, grafica e ci è stata data anche la possibilità di incontrare e dialogare con qualcuno di loro. Molte le domande poste da noi studenti, soprattut-

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gestione del gruppo, ha offerto a tutti la possibilità di esprimere le proprie opinioni e sensazioni, condividerle, verbalizzarle, visualizzarle concretamente e quindi rielaborarle ed interiorizzarle dissipando le eventuali tensioni, frustrazioni e punti oscuri che la visita presso gli istituti aveva, inevitabilmente, suscitato. Le restituzioni fatte dagli studenti in seguito, per mezzo di un elaborato scritto in cui, tra le diverse domande di natura strettamente teorica si cercava di indagare anche il loro grado di soddisfazione generale e Pagina 7


Elisa Mazzola Cdl Scienze della Formazione continua

specifico, mostrano chiaramente quanto il profondo significato di questa esperienza abbia dato a tutti quanti la possibilità di vedere l‟altra faccia delle cose, o forse, semplicemente, di vedere la stessa faccia con una cognizione e in una prospettiva adesso nuova. Lo stesso è percepibile dal contenuto

delle cartoline che gli studenti hanno scritto immaginando di indirizzarle a un loro conoscente che non avesse partecipato alle attività del seminario; in questo report di tutte le cartoline realizzate se ne presentano solo tre, per ovvie ragioni di “spazio”. Lasciamo questo teatro, che dietro le nostre spalle

si chiude, certi di aver vissuto e condiviso un‟esperienza arricchente, emotivamente carica e professionalmente feconda. Simona Vitrano

La rubrica per raccogliere idee progetto, proposte di intervento e informazioni di interesse collettivo Post it

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Riprendiamo qui un documento pubblicato su “The Community Psychologist”, la newsletter periodica della SCRA (Society for Community Research and Action) lo scorso autunno. Il documento, precisano alla SCRA è provvisorio e non ancora approvato dall‟A.P.A., ma si pone come uno strumento di riflessione rispetto a quali competenze debbano essere fornite/maturate/ acquisite dagli psicologi di comunità. Lo proponiamo all‟attenzione dei soci in forma breve e tradotta (l’originale è scaricabile a questo indirizzo http:// www.scra27.org/ documents/tcp/tcp2012/tcpfall2012pdf) per rilanciare in Sipco una riflessione, iniziata da Donata Francescato nel 2007 (http:// www.scra27.org/ documents/tcp/tcp2007/ tcp07fallp).

Le “competenze per la pratica” non rappresentano uno standard di accreditamento, ma una cornice all‟interno della quale stabilire quali competenze sono necessarie per il lavoro dello psicologo di comunità. Probabilmente, si legge nel documento, non ci sono programmi formativi (ad es. universitari), che permettono di s v ilu ppa rle/ a c qu is irle tutte e integralmente ma ciascun programma formativo in psicologia di comunità può integrarne una parte e svilupparla in modo caratterizzante. Di cosa parliamo in specifico? Di cinque aree di competenza che raggruppano 18 core competencies. a) Principi fondativi: rappresentano i valori e le prospettive della psicologia di comunità e le capacità di applicarli. 1. Prospettiva ecologica : s i riferisc e all‟abilità di articolare e

applicare prospettive ecologiche multiple e livelli di analisi ecologica nel lavoro dello psicologo di comunità. 2. Empowerment: si riferisce all‟abilità di articolare e applicare la prospettiva di empowerment collettivo, di sostenere le comunità che sono state marginalizzate rispetto alla possibilità di accedere alle risorse e di prendere parte alle decisioni della comunità. 3. Competenze cross culturali e socioculturali: si riferisce all‟abilità di valorizzare, integrare e costruire ponti tra molteplici identità, culture e prospettive. 4. Costruzione di partnership e processi di inclusione di comunità: si riferisce all‟abilità di promuovere rappresentazioni autentiche e rispetto per tutti i membri della comunità e agire per legittimare l‟esistenza di prospettive


diverse e divergenti su questioni di comunità e sociali. 5. Pratica etica e riflessiva: attenzione costante alla dimensione etica del proprio lavoro, farsene carico e esplicitarla. b) Sviluppo e gestione di programmi di comunità 6. Gestione, implementazione e sviluppo di programmi di comunità: si riferisce all‟abilità di lavorare in partnership con gli stakeholder locali per pianificare, sviluppare, implementare e sostenere nel tempo programmi in setting di comunità. 7. Prevenzione e promozione della salute: si riferisce all‟abilità di articolare e implementare una prospettiva preventiva e implementare a livello di comunità programmi di prevenzione e promozione della salute. c) Capacity building a livello di organizzazioni e di comunità 8. Mentoring e leadership di comunità. Leadership è qui intesa come l‟abilità di stimolare le capacità degli individui e dei gruppi di sviluppare capacità di leadership, attraverso un processo collaborativo che impegna, sollecita le energie e mobilizza le persone e i gruppi su temi consensualmente ritenuti importanti in quella comunità. Il mentoring è inteso come la capacità di aiutare i membri della comunità a individuare le loro capacità personali, le risorse sociali e strutturali che possono usare e sviluppare per promuovere empowerment, leadership e impegno comunitario. 9. Processi di piccolo e grande gruppo: si riferisce alla capacità di intervenire in gruppi piccoli e grandi per aiutare i gruppi comunitari a lavorare in gruppo produttivamente. 10. Sviluppo, reperimento e potenziamento di risorse: si riferisce

all‟abilità di identificare, acquisire e valorizzare le risorse umane e materiali, incluse le caratteristiche positive della comunità e il capitale sociale. 11. Consulenza e sviluppo organizzativo: si riferisce all‟abilità di accrescere la capacità di un organizzazione di perseguire i suoi obiettivi. d) Cambiamento sociale e di comunità 12. Sviluppo di collaborazioni e coalizioni. Riguarda l‟abilità di aiutare i gruppi con interessi/ obiettivi comuni a fare insieme ciò che non possono fare da soli. 13. Sviluppo di comunità. Riguarda l‟abilità di aiutare una comunità a sviluppare una visione e a intraprendere azioni per diventare una comunità sana, sostenibile, auto organizzata. 14. Organizzazione di comunità e community advocacy. Si riferisce all‟abilità di lavorare in modo collaborativo con i membri della comunità per aiutarli ad acquisire il potere d migliorare le condizione della propria comunità. 15. Analisi e sviluppo di politiche pubbliche e advocacy. Equivale a abilità di comunicare/lavorare con i policy makers per incidere sulle politiche pubbliche. 16. Educazione, informazione, marketing sociale, disseminazione e promozione della consapevolezza pubblica. Si tratta di essere capaci di comunicare a vari tipi di pubblico per favorire processi di advocacy o rafforzarne le competenze e la consapevolezza, riducendo la “necessità” della psicologia di comunità. e) Ricerca di comunità 17. Ricerca partecipata. L‟abilità di lavorare con i partner della comunità per pianificare e condurre ricerche che soddisfino requisiti di scientificità, che siano appropriate

al contesto e comunicare i risultati in modi che aiutino la comunità a perseguire i propri scopi. 18. Valutazione. Capacità di collaborare con membri e leader di organizzazioni/comunità per migliorare i programmi e l‟accountability (capacità di rendere conto dell‟uso delle risorse impiegate) dei programmi nei confronti di stakeholder e sponsor/finanziatori.

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La redazione

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OLTRE LA CRISI IX CONGRESSO EUROPEO DI PSICOLOGIA DI COMUNITÀ Costruire Comunità in un'ottica critica: promuovere giustizia, equità e benessere. 7-8-9 Novembre 2013 - Napoli

…analizzando la crisi della convivenza

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

Il IX Congresso Europeo di Psicologia di Comunità (9° ECCP) si terrà a Napoli dal 7 al 9 Novembre 2013. L’evento è organizzato dalla Società Europea di Psicologia di Comunità (ECPA) e dal Laboratorio INCOPARDE (www.incoparde.unna.it) dell’Università Federico II in collaborazione con la Fondazione Mediterraneo e la Società Italiana di Psicologia di Comunità (SIPCO). Il Congresso, in continuità con i precedenti incontri biennali (York 2011, Parigi 2009… sino a Roma 1996), si propone, in relazione alle domande sociali attuali, di riflettere sulla crisi finanziaria e sociale che sta colpendo molti Paesi e sul capitalismo che sta distruggendo le comunità, pregiudicando il benessere di molti individui. Nel Congresso si discuterà di modelli e metodi dell’intervento che la Psicologia di comunità propone per far fronte alle diseguaglianze, alle ingiustizie sociali dovute ad una distribuzione del potere iniqua. Abbiamo organizzato una call for paper con differenti topics al fine di raccogliere strategie di ricerca e/o intervento rispondenti a problematiche specifiche sia per la propria fenomenologia che per la caratterizzazione locale. Il nostro interesse è quello di sviluppare approcci della Psicologia di comunità per la promozione di opportunità (social capabilities) e di nuove strategie locali e globali per affrontare i problemi della disoccupazione e dell’inefficacia in generale, che rende difficile uno scambio entro i sistemi di convivenza. Stiamo quindi proponendo di riflettere sulla reificazione dell’effetto “diffusione della crisi” sui processi di empowerment che oggi, diversamente da prima, riguardano intere Nazioni, Governi, che si trovano a dover lavorare secondo standard da raggiungere, in breve tempo e in fretta, per accontentare la Finanza. Prendiamo ad esempio la Grecia, Cipro, o l’Italia come luoghi in cui la desiderabilità di vivere in questi luoghi per condizioni climatiche, ambientali, culturali, storiche, è stata compromessa dalla crisi della democrazia, dal potere incompetente che ha reso tali luoghi oggetto di svalutazione interna e estera, nonché di emigrazione. È la crisi de Mediterraneo?! Di cosa parla la crisi? Di quale crisi della convivenza? Con quali effetti emozionali e sul reale? Come psicologi attenti allo sviluppo, ci troviamo a dover lavorare quotidianamente con una delusione che limita l’onnipotenza dei nostri “clienti”: scoprire che le risorse sono limitate, e che lo sono sempre state. Limite che se considerato, diventa l’unico modo per stare dentro la realtà e quindi dentro processi di sviluppo.

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Vorremmo utilizzare il convegno come setting in cui diventi possibile declinare entro le varie realtà cittadine e nazionali euoropee gli effetti e le cause dell’impoverimento dovuto dalla crisi. Abbiamo per l’appunto invitato a partecipare e a condividere i loro interventi molti dei nostri colleghi nazionali e internazionali, che si sono occupati della questione “convivenza sociale” secondo modelli e interventi collettivi, entro le discipline psicologiche e sociali (Gender Studies, Colonial Studies, Arts, Economics, Politics).

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Sino ad ora, hanno confermato la loro partecipazione: Mark Aber (US), Jagdt Bergold (Germany), Donata, Francescato, (Italy), Liz Cunninghan and Carl Walker (Brighton, UK), Susanna Helm (Hawai,US) Rebecca Lawthom ( Manchester, UK), Christopher Sonn (Australia), Josè Ornelas (Portugal), Francisco Vincent (Global Journal of Community Psychology). Siamo in attesa di ulteriori adesioni. Oltre alle tradizionali attività di divulgazione scientifica abbiamo messo in programma degli incontri con attività di sviluppo locale nella cornice napoletana: progetti di intervento sociale ma anche di tutela del patrimonio storicoartistico quali Napoli sotterranea, San Gregori Armeno, Cimitero delle Fontanelle, e molte altre ancora. Per incentivare la partecipazione la SIPCO ha messo a disposizione dei giovani associati 8 mini-borse che ricoprono la quota di iscrizione la possibilità di partecipare for free come volontario (per partecipare inviare una mail a agostino.carbone@unina.it entro il 31 agosto). Per info http://www.9eccp2013.org Vi aspettiamo numerosi

Appuntamenti Agostino Carbone per il comitato organizzativo

Incontri Iniziative Scambi culturali

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Titolo notiziario

Incentivi per la partecipazione ad attività scientifiche La ricerca "giovane" si racconta

Appuntamenti Incontri Iniziative

Bando per l’attribuzione di 8 mini-borse finalizzate a promuovere la partecipazione al IX Congresso Europeo di Psicologia di Comunità BEYOND THE CRISIS BUILDING COMMUNITY AND CRITICAL VISIONS TO ACHIEVE JUSTICE, FAIRNESS AND WELL-BEING

Napoli 5-7 Novembre 2013 www.9eccp2013.org

Scambi culturali La Società Italiana di Psicologia di Comunità - SIPCO mette a disposizione dei Soci Junior 8 mini-borse per partecipare al IX Congresso Europeo di Psicologia di Comunità che si terrà a Napoli dal 5 al 7 novembre 2013. Le mini-borse coprono la quota di iscrizione al Congresso.

Chi può partecipare? Tutti i soci Junior (fino ai 34 anni di età), regolarmente iscritti alla SIPCO per l’anno 2013

Scadenza: 30 Giugno 2013 Gli interessati dovranno inoltrare la scheda di iscrizione qui allegata insieme a un Curriculum Vitae a info@sipco.it I nomi dei vincitori saranno comunicati via e.mail e pubblicati sul sito internet della SIPCO www.sipco.it entro il 31 Luglio 2013. Pagina 12 Pagina 12


SCHEDA INFO

Anno XV, Numero 27

La/Il sottoscritta/o............................................................ nato/a ................................................il ...................... residente in via……………………………….....Città................Cap.......... Domiciliato in via ............................Città..............Cap......... Telefono........................EMail.................................. laureato/a in .........................................voto.........../110 il................Tit. Tesi......................................................... Relatore........................................................................ formazione post lauream...................................................... .................................................................................... esperienze professionali nel campo della Psicologia di Comunità .................................................................................... .................................................................................... .................................................................................... attualmente svolge attività di ……………………………………………………………. .................................................................................... .................................................................................... con la qualifica di ............................................................ Conoscenza delle lingue (quali, livello, eventuali certificazioni) … ................................................................................. ............................................................ ……………………………………………………………………………………………………………… Appuntamenti LETTERA MOTIVAZIONALE Descrivere in 500 parole come questo incentivo potrebbe promuovere il tuo sviluppo professionale, rispetto alle esigenze lavorative e alle aspettative.

Incontri Iniziative Scambi culturali

CV Allegare un sintetico Curriculum vitae in formato europeo (max 3 pagg.) in cui si evidenzi la partecipazione ad attività formative e le esperienze professionali. INFO PRESENTAZIONE (per i candidati che abbiano inviato un paper/ poster): - Titolo della presentazione - Tipo di presentazione - Lista degli autori della presentazione - Numero di presentazioni in cui si è coinvolto - Abstract(s) PARTECIPAZIONE A CONVEGNI Indicare se in passato si è preso parte a convegni SIPCO o ECPA

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T. Mannarini, M. Roccato, Il Mulino Bologna, 2012

Schede bibliografiche

Schede bibliografiche

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Negli ultimi anni i testi italiani sui conflitti locali e ambientali, tra i quali si annoverano anche i cosiddetti casi «Nimby» (Not In My Back Yard, Non nel mio giardino), cui è dedicato questo volume, sono andati moltiplicandosi. Dalla fine degli anni ‟90 a oggi sono aumentate le pubblicazioni che, sotto forma di articolo scientifico o di volume, hanno offerto letture e analisi dei casi di protesta contro la costruzione di opere e impianti controversi. Perché dunque un altro libro sull‟argomento? L‟intento che ha guidato la stesura di questo volume è stato quello di dire su un tema noto, caldo, di attualità, qualcosa di meno noto, facendo luce su processi e dinamiche che, nella letteratura scientifica sull‟argomento, non sono stati finora molto approfonditi. A questo scopo ci si è serviti dei paradigmi di lettura della psicologia sociale, tanto trascurati quanto produttivi per questo filone di indagine. Tale chiave interpretativa è stata sino a oggi poco utilizzata nello studio delle opposizioni locali, esaminate prevalentemente sul piano sociologico e su quello politologico. Lo sguardo psicosociale che permea il volume permette di cogliere un ulteriore e complementare livello di

spiegazione, che si colloca nel punto di intersezione tra il piano intrapersonale e il piano della relazione sociale (includendo in quest‟ultima tanto la relazione interpersonale quanto quella fra i gruppi). Da questo particolare punto di osservazione è possibile sia capire come i cittadini, gli stakeholder e i decisori organizzano la loro percezione degli eventi e degli altri, la loro valutazione dell‟ambiente sociale e degli altri attori coinvolti nel conflitto e il loro comportamento, sia comprendere l‟interazione tra il mondo individuale e il mondo sociale nelle circostanze date. In definitiva, la prospettiva psicosociale consente, a nostro avviso, di aprire letture esplicative parzialmente inedite delle mobilitazioni locali contro le opere indesiderate, portando in primo piano le implicazioni che il mondo socioc o g n i t iv o e sociosimbolico ha per l‟organizzazione dei comportamenti degli attori. Come argomenteremo, i problemi sollevati dalla localizzazione delle opere potenzialmente sgradite ai residenti sono complessi e incerti, e ad essi è opportuno avvicinarsi integrando informazioni, valori e punti di vista collocati a diversi livelli e che coinvolgono molteplici attori e istituzioni. Nel volume cercheremo di leggere le opposizioni locali mettendone in luce gli aspetti positivi e negativi, non perché aderiamo aprioristicamente a una posizione terzista – quanto mai lontana dal nostro approccio – ma perché questo ci insegnano i risultati delle ricerche empiriche condotte sul tema, quando vengono condotte e lette con occhio attento, imparziale e onesto. Cercheremo di mostrare che, se si hanno in mente ragioni di efficienza e di giustizia sociale, non ci sono alter-

native sensate, oneste ed efficaci diverse dall‟affrontare i conflitti locali mediante processi decisionali trasparenti, flessibili, costruiti in funzione del qui e ora tecnologico, economico, sociopolitico e valoriale cui si riferiscono. Sosterremo, in definiva, che si tratta di comprendere e di gestire le opposizioni, non di stigmatizzarle: non di sottovalutarle, ma di prenderle sul serio, ascoltandole, negoziando con loro e impegnandosi a prendere il buono che c‟è nelle loro istanze anche quando sembrano (e magari sono effettivamente) inaccettabili.

(dalla premessa)


A. Zamperini, P. Meringolo, a cura di, Carocci Roma, 2012

Propongo alla lettura un testo dedicato alla figura dello psichiatra fiorentino Andrea Devoto. I motivi di questa scelta non risiedono nell‟autopromozione (il volume è stato curato da Adriano Zamperini e da chi scrive), ma su due considerazioni: la prima riguarda l‟importanza del tema delle istituzioni totali, sul quale è importante non abbassare mai il livello di attenzione; la seconda è legata al fatto che la storia, il pensiero, le opere di questo studioso hanno tracciato, nel corso degli anni, percorsi di lavoro che sono al centro delle attività della Fondazione che da lui prende i nome, attiva nel campo delle marginalità e della esclusione con un approccio di psicologia di comunità. Sono percorsi che si dipanano da un nucleo tematico relativo alla recinzione, laddove i recinti vanno dalle tragedie storiche dei lager al contenimento istituzionalizzato del disagio psichico e di tutti gli indesiderabili della società contemporanea. Il volume offre percorsi di analisi e riflessione che si irradiano quindi da un comune nucleo: la segregazione di esseri umani. Espressione di un potere di esclusione capace di assumere molteplici aspetti, dai campi di con-

centramento al contenimento istituzionalizzato del disagio psichico, dal dispositivo carcerario al forzato dislocamento spaziale dei migranti. Ne scaturisce un dialogo con i tanti “fuori norma” e “fuori luogo” che sono presenti nella storia e continuano a esserlo, loro malgrado, sullo scenario della contemporaneità. Il primo contributo, dedicato agli studi sull‟ospedale psichiatrico, ripercorre le tappe dell‟istituzione manicomiale. È un tema questo da non dare per scontato nella cultura contemporanea, di fronte a tanti vuoti di memoria e a preoccupanti proposte di controriforma. Segue quindi un altro aspetto peculiare dell‟opera di Devoto, il tema dei campi di internamento, declinato con un‟ottica non usuale, quella della spacial social psychology, che coniuga la rielaborazione critica dei concetti di città e di “campo”. Vengono quindi presentati due saggi che portano il tema in altre due realtà di oggi: quello sul carcere, il “carcere mondo” e l‟analisi dello stato penale che si va sostituendo allo stato sociale, nel quale gli istituti di pena contengono le paure sociali e le sofferenze degli internati; e quello sui migranti, portatori di uno stigma che li segna per generazioni e passibili di essere recintati a livello materiale e simbolico. E infine l‟analisi delle attività della Fondazione And r ea D ev o t o og g i: l‟approccio empowering che la contraddistingue tra le altre istituzioni di Terzo Settore, i presupposti teorici che ne sono alla base, i campi di intervento e le premesse per le attività future. Scrivere di esistenze recintate non vuol dire solo parlare di biografie segna-

te da stigma, ma anche comprendere come ogni società costruisca una peculiare geografia sociale attraverso barriere, muri, sbarre, filo spinato. Appoggiandosi su tale premessa, quindi, il focus è su quella parte di umanità considerata “spazialmente eccedente”, con la consapevolezza che la memoria è azione. Non pratica di archiviazione del passato, ma prospettiva per agire nel presente, cambiando il futuro.

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Patrizia Meringolo

Schede bibliografiche

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E. Cicognani, C. Albanesi, a cura di, Aras edizioni Fano, 2013

Schede bibliografiche

Schede bibliografiche

Il volume nasce con l‟intento di raccontare un progetto di ricerca-azione partecipata realizzato a Santarcangelo di Romagna con la finalità di promuovere il coinvolgimento e la partecipazione attiva degli adolescenti nella comunità locale, attraverso un percorso di ricerca e l‟elabora-zione di proposte per migliorare la condizione giovanile nel territorio. Il volume è articolato in tre parti. La prima parte illustra la cornice teorica e metodologica del progetto. Il Capitolo 1, descrive le diverse prospettive che hanno orientato il lavoro con i giovani negli ultimi

F. Signani, Este edition Ferrara, 2013

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La denominazione „medicina di genere‟ rappresenta in sanità una nuova parola d‟ordine che in questo momento è sulla bocca di tutti, fa tendenza e corre il forte rischio di essere usata a sproposito. Nel chiedere cosa significhi davvero un termine tanto di moda,

decenni, i modelli teorici di riferimento del progetto elaborati in ambito psicologico, e le ricerche che ne sostengono la validità scientifica ed euristica. Il reciproco riconoscimento e la rinegoziazione dei legami e dei rapporti tra generazioni, sono elementi cruciali per promuovere lo sviluppo positivo e l‟empowerment delle nuove generazioni. Il Capitolo 2 descrive il modello della ricerca-azione partecipata, i principi su cui è basato e le tecniche con le quali può essere applicato nel lavoro con adolescenti e giovani. Il Capitolo 3 analizza i giovani nella società contemporanea, a partire dalle riflessioni e dalle proposte culturali elaborate primariamente in ambito pedagogico. La seconda parte del volume descrive gli approcci e le metodologie di lavoro già in uso nel contesto nel quale abbiamo proposto il nostro progetto di ricercaazione partecipata. Il Capitolo 4 riporta la storia dell‟associazione “Ora d‟Aria”, nata nel 2000 con lo scopo di diventare il soggetto attuatore delle politiche giovanili a San-

tarcangelo e dello omonimo Centro Giovani, sorto per iniziativa della associazione. Nel Capitolo 5 vengono presentati gli ambiti di lavoro e i progetti realizzati a Santarcangelo dalla locale équipe di educativa di strada in tre anni di attività. Gli autori raccontano di un metodo costruito sul campo, che ha saputo valorizzare nel tempo il lavoro di rete e la flessibilità. La terza parte è dedicata alla presentazione del progetto “Giovani protagonisti” in tutte le sue articolazioni. Il Capitolo 6 descrive il contesto santarcangiolese attraverso la stesura dei profili di comunità. Il Capitolo 7 illustra le tappe di sviluppo e realizzazione del progetto, attraverso una cronologia dettagliata degli eventi più significativi. Il Capitolo 8 prende in esame il progetto, la sua evoluzione e i punti di snodo fondamentali valutando il processo e i suoi esiti. Senza trascurare il punto di vista dei partner e dei GAS.

spesso si teme di essere denigrati. Il testo propone una serie di analisi utili a chiarire la differenza tra la medicina di genere, interpretata come esempio di terza cultura, e la medicina delle donne, tra la medicina delle differenze bio – sessuali e la medicina „su misura‟; confronta l‟uso dei termini sesso e genere per introdurre ai concetti di identità e di human continuum (le tipologie sessuali che intercorrono tra maschio e femmina), che apprezzano la diversità umana. Nel rispondere al quesito se il genere è considerato un fattore che determina la salute delle persone, prende in considerazione esempi che portano a nuove interpretazioni di ciò che si intende per „sanità pubblica‟,

con possibili applicazioni nelle politiche. Esamina i progressi della ricerca bio - medica e della medicina, prefigurando scenari di equità attenti alla salute dell‟uomo, ma anche a quella della donna. Gli effetti negativi dell‟ipermedicalizzazione vengono trattati in modo divulgativo e ampio, mettendo in condizioni di addentrarsi nei meccanismi del mercato della salute.

(dall’introduzione)

Decisori, protagonisti della società, medici, infermieri, operatori della sanità, insegnanti e studenti, potranno trovare materiale, arricchito da schede monografiche, per approfondimenti delle specifiche aree d‟azione. (dalla quarta di copertina)


E. Sidoti, a cura di, Piccin Nuova Libraria Padova, 2012

La Sanità, oggi, incontra sempre maggiori difficoltà a sostenere la molteplice e diversificata domanda di salute e ad arrivare al cuore del tessuto sociale e alla interpretazione in tempo reale dei reali bisogni dell‟individuo e della comunità. La salute, sintesi di componenti e determinanti diversi, tende ad uscire dal campo di azione strettamente medico e a proporre in primo piano altri determinanti fondamentali di tipo sociale, economico, culturale, in una visione olistica della persona. I grandi problemi legati attualmente alla tutela della salute sia nel mondo occidentale che in quello in via di sviluppo, portano ad una differente valutazione della validità esclusiva dello sviluppo tecnico -scientifico della medicina che appare insufficiente ad affrontare globalmente i problemi del miglioramento della salute individuale e collettiva e della qualità della vita. Ampio e controverso dibattito occupa oggi la valutazione della reale efficacia dei progressi ottenuti in campo medico: da più parti, voci competenti, sembrano dimostrare con accurate analisi che la sola “cura” pur con i migliori risultati ottenibili, appare insufficiente a risolvere i problemi connessi al “prendersi cura”. Ad essa bisogna opporre interventi educativi, i soli che possano contribuire ad elevare le conoscenze e le competenze e a gestire il mante-

nimento e la promozione della propria salute. Promuovere la salute è un compito la cui natura è essenzialmente educativa così come la prevenzione del rischio. Per un buon risultato educativo è necessario produrre una comunicazione efficace e i cui effetti siano duraturi: sono richieste, pertanto, profonde competenze in campo pedagogico. La capacita di assumere comportamenti e stili di vita corretti fanno ritenere ineludibile l‟attribuire un ruolo decisivo alla educazione permanente per accrescere la health education e la gestione della propria salute. L‟approccio pedagogico alla salute in un periodo in cui l‟80% della patologia è di tipo cronico, correlata a non corretti comportamenti e stili di vita, appare momento di grande opportunità per una partecipazione responsabile alla gestione della salute. La patologia cronica richiede un approccio diverso rispetto a quello pur necessario ed efficace della patologia acuta. Ed anche una diversa formazione degli operatori sanitari. Forte è la richiesta, anche dagli ambienti della medicina, di inserimento pedagogico. Appare necessaria una collaborazione tra cultura sanitaria e cultura pedagogica . Gli obiettivi formativi qualificanti elencati nella tabella ministeriale per la classe L19 indicano che i laureati in Scienze dell‟Educazione devono acquisire “conoscenze teorico pratiche per l‟analisi della realtà sociale culturale e territoriale e competenze per elaborare, realizzare, gestire e valutare processi educativi al fine di rispondere alla crescente domanda educativa espressa dalla realtà sociale e dai servizi alla persona e alle comunità”…..per svolgere “attività di educatore……. nelle strutture pubbliche e private che erogano servizi

sociali e sociosanitari… servizi di educazione ambientale”. Oggi si presenta più forte che mai la domanda di salute e di vivibilità ambientale. I determinanti del malessere sono oggi non solamente di natura sanitaria, ma economici, sociali e ambientali. La comunità produce povertà, difficoltà di comunicazione/relazione, devianza, disagio fisico e mentale, violenza sulle donne, disabili, migranti. Si pone il problema della assistenza agli anziani a fronte di una non guaribile patologia cronica, il problema dei costi della salute. E assistenza è anche “care” cioè supporto globale. Si richiede trasformazione nella erogazione dei servizi sanitari, attenzione verso il cittadino/ utente e non più suddito/ malato. La salute appartiene sempre più al suo legittimo proprietario. E il cittadino, sempre più competente e informato, vuole essere partecipe delle scelte che condizionano il suo divenire sociale, e delle scelte sociali che condizionano la sua salute. La maggior parte della patologia attuale, specie nel mondo occidentale, è una patologia cronica, non guaribile e oggetto di cure soltanto sintomatiche. Ad essa bisogna opporre interventi educativi, i soli che possano contribuire ad elevare le conoscenze e le competenze e a gestire il mantenimento e la promozione della propria salute. Interventi educativi che modificando i comportamenti, possano indurre allo sviluppo e al mantenimento dell‟auspicato benessere fisico, mentale e sociale. All‟educatore il compito, gravoso e lento, di educare a mantenere e promuovere la salute. A patto di acquisire le conoscenze, le competenze e le abilità necessarie. (...) (dall’introduzione)

Anno XV, Numero 27

Schede bibliografiche

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Rivista di psicologia di comunità n.2/2012

Psicologia di comunità

2/2012

Abitare sociale e reti di prossimità, FrancoAngeli, Milano Schede bibliografiche

Schede bibliografiche

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Abitare sociale e reti di prossimità intende proporre una riflessione sul tema dell‟abitazione e sugli interventi, vuoi realizzati in questi ultimi anni in Italia, vuoi auspicabili, volti a favorire coesione sociale e a sviluppare senso di comunità. Le politiche per la casa di quest‟ultimo decennio hanno posto una attenzione particolare ad individuare strategie innovative per rispondere ai bisogni abitativi delle fasce più deboli, cercando di evitare la “ghettizzazione residenziale”, conseguente alla sistemazione in anonimi complessi abitativi di edilizia pubblica di famiglie o singoli con problematiche psico-socio-economiche di vario ordine. Per rispondere, almeno parzialmente, ai bisogni abitativi conseguenti ai grandi flussi migratori che hanno caratterizzato specialmente le città industriali tra gli anni ‟60 e ‟80, sono state destinate risorse economiche, sia pubbliche sia private, per la costruzione di nuove strutture residenziali.Questo ha creato, in molti casi, uno sviluppo edilizio indiscriminato e, soprattutto, poco progettato da un punto di vista

dell‟ecologia umana; si è così privilegiato l‟aspetto quantitativo (quanti edifici sono in corso di costruzione? quanti alloggi sono ancora necessari? ecc.), a scapito di quello qualitativo (come sono state costruite le abitazioni? quali infrastrutture sono state realizzate nei nuovi quartieri di edilizia popolare? quali modalità di integrazione sociale tra i nuovi quartieri e le aree di edilizia privata?). A partire invece dalla fine degli anni ‟90 circa assistiamo a una inversione di tendenza. Si riducono considerevolmente le nuove costruzioni preferendo riqualificare zone urbane o edifici già esistenti. E anche in quei casi in cui importanti interventi strutturali si rendono necessari (dalla costruzione di nuovi complessi residenziali, all‟abbattimento di edifici di residenza pubblica ormai non più bonificabili) si sviluppa una attenzione a progettare, o riprogettare e riqualificare, zone residenziali considerando che gli aspetti strutturali e quelli sociali non possono essere considerati disgiuntamente. Si sviluppa la tendenza a individuare modalità abitative che mirano a un mix sociale, evitando così il fenomeno della ghettizzazione di cui sopra, attraverso una politica dell‟abitare che favorisca, tra altro, occasioni e opportunità di solidarietà tra vicini, che sviluppi reti sociali territoriali supportive; si tratta in sostanza di considerare che è necessario ma non sufficiente favorire l‟accesso a una abitazione per tutti (per quanto sia un diritto incontestabile), poiché il benessere delle persone è determinato anche dalla qualità della vita residenziale percepita. Queste riflessioni traggono i principali riferimenti epistemologici nella psicologia ecologica di lewiniana

memoria, nella psicologia ambientale (Bonnes, Secchiaroli, 1992) che, sviluppando concetti quali quelli di place attachment e place identity, dimostra come questi siano funzionali al benessere e alla qualità della vita, e nella psicologia di comunità, che si riferisce alla prospettiva ecologica anche nella attualizzazione degli interventi psicosociali, considerando necessario integrare gli aspetti individuali con quelli contestuali, i dati soggettivi con quelli oggettivi. Il luogo di residenza costituisce, o può costituire, la comunità locale di appartenenza, poiché è in essa che le persone trovano i riferimenti non solo sociali e relazionali, ma anche identitari (Fried, 1963; Proshansky, Fabian, Kaminoff, 1983; Breakwell, 1986). Occuparsi dei luoghi in cui le persone vivono significa quindi contribuire a sviluppare il senso di appartenenza al luogo, il senso di comunità, con tutte le implicazioni psicosociali che questo comporta (aumento della percezione di benessere, di qualità della vita e, in certi casi, anche di salute fisica e psichica – Kawachi, Berkman, 2003; Wen, Hawkley, Cacioppo, 2006), anche in considerazione del fatto che il luogo di residenza e, in particolare il quartiere, se ci riferiamo alla vita urbana, costituisce il luogo di più intensa esperienza ambientale nell‟arco di vita di una persona (Fornara, Bonaiuto, Bonnes, 2010). Partendo da queste riflessioni, il presente volume monografico intende presentare un‟analisi interdisciplinare sull‟Abitare Sociale connettendo la riflessione psicosociale con quella socio-politica, intrecciando teorie e concetti con strategie di azione e di intervento.


Il contributo di De Piccoli propone una breve riflessione sulle caratteristiche che connotano la vita urbana e sottolinea alcuni aspetti che hanno caratterizzato gli interventi di riqualificazione urbana ritenuti di maggior interesse ai fini dell‟analisi e dell‟intervento psicosociale. Meringolo e Solimano sviluppano un‟analisi che, partendo dal ricordare alcuni studi prettamente psicosociali sul tema dell‟abitare, specificano il significato che l‟abitare, e l‟abitazione, assume in

riferimento a specifiche categorie: i giovani, i soggetti portatori di fragilità sociali, ponendo infine il focus sulle politiche per la casa e come queste si siano sviluppate in Italia. Il fatto che la politica per la casa includa aspetti che vanno al di là del mero assetto urbanistico dei quartieri, ma ingloba altri aspetti dell‟organizzazione sociale, tra cui l‟esclusione sociale e la convivenza, è tema anche del contributo di Olagnero. Utilizzando a titolo esemplificativo una indagine condotta su una zona

della Città di Torino, il contributo di Olagnero offre occasione per riflettere sulla complessità e sulle difficoltà di costruire relazioni sociali in contesti abitativi caratterizzati da una presenza di un alto mix sociale. Il tema della convivenza è il filo rosso che unisce i contributi di questo numero monografico dedicato all‟Abitare Sociale. (...)

Anno XV, Numero 27

Tratto dall’introduzione di Norma De Piccoli

Il prossimo numero della rivista di Psicologia di comunità n.1/2013 SOMMARIO Presentazione del numero Coppie miste e comunità a cura di Cinzia Novara SAGGI Le famiglie interculturali: tra definizioni e mutamento sociale di Tiziana Mancini, Chiara Panari e Laura Fruggeri Indovina chi viene a cena? Questioni psico-socio-giuridiche nel ciclo vita della coppia mista di Maria Garro, Alessandra Salerno e Daniela Sciortino Coppie miste in Italia e in Spagna. Uno studio sui fattori che favoriscono il senso di comunità dei partner stranieri di Cinzia Novara, Gianluigi Moscato, Floriana Romano, Maria Isabel Hombrados Mendieta

Schede bibliografiche

La sostenibilità della coppia mista tra familiare e sociale di Cinzia Novara e Gioacchino Lavanco Famiglie e coppie miste in Andalusia. Analisi di un fenomeno in costruzione di Octavio Vázquez-Aguado, Nidia Gloria Mora-Quiñones, Pablo Álvarez-Pérez, Manuela A. Fernández-Borrero e Mercedes González-Vélez Le coppie bi-nazionali: norme europee e esperienze nazionali di Paola Panzeri, Gianluigi Moscato, Laura Odasso e Juan Antonio Domínguez NOTE E DISCUSSIONI La Volunteer Motivation Scale per la misura della motivazione autonoma al vo- lontariato: analisi preliminari di Anna Maria Meneghini La narrazione multilineare: una proposta di metodo per la formazione e lo svi- luppo di una comunità scolastica di Luisa Salmaso SCHEDE BIBLIOGRAFICHE di Cinzia Amoroso, Valeria Granatella, Carolina Messina, Valentina Petralia ABSTRACTS Pagina 19


ISCRIZIONE SIPCO 2013 Ringraziando i soci che hanno già rinnovato l'iscrizione alla SIPCO per il 2013, ricordiamo a chi non avesse ancora provveduto a farlo che i dati tramite i quali effettuare il versamento postale o bonifico sono in aggiornamento e saranno presto pubblicati sul sito della Sipco. QUOTE DI ISCRIZIONE SOCI Euro 110,00 (72+38 abbonamento annuale, due numeri, a Psicologia di comunità) ordinari e aderenti Euro 64,00 (26+38 abbonamento annuale, due numeri, a Psicologia di comunità) in formazione. Per velocizzare i tempi di registrazione dell'iscrizione vi preghiamo anche di inviare copia del versamento a: segreteria SIPCO - Società Italiana di Psicologia di Comunità, c/o Dipartimento di Psicologia, via Verdi 10, 10124 Torino oppure via mail a Stefano Tartaglia (stefano.tartaglia@unito.it). Per coloro che volessero diventare soci: occorre la scheda compilata e un Curriculum da inviare al Presidente patrizia.meringolo@unifi.it. L’accettazione verrà comunicata quanto prima, a seguito della approvazione della richiesta da parte del Direttivo.

La/Il sottoscritta/o ....................................................................... nata/o a............………...............................…… il............................ residente in via ............................................................................. Città.............................…......................... Cap...............…............. CF................................................................................................... Telefono

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PSICOLOGIA

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specializzato/a in.......................................................................... esperienze in Psicologia di Comunità ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ che svolge attività di .............................................…….............. con la qualifica di ........................................................................ chiede di iscriversi alla SIPCO. Data........................ Firma..................................................…......

Direttore: Patrizia Meringolo Realizzazione: Gruppo di Psicologia di Comunità dell‟Università di Palermo e di Bologna Tutto il materiale da pubblicare va inviato via e-mail a cinzia.novara@gmail.com Questo numero è stato coordinato da Cinzia Novara e Cinzia Albanesi e chiuso il 20 giugno 2013 I numeri della newsletter sono pubblicati e possono essere scaricati da

Società Italiana di Psicologia di Comunità

www.sipco.it


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