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Psicologia di Comunità Giornale della Società Italiana di Psicologia di Comunità Anno XIV, Numero 22

Gennaio 2011

Newsletter

Editoriale - di Bruna Zani È finito il 2010, un anno difficile per la vita democratica del nostro Paese, pieno come non mai di luci e di ombre: in questi giorni molti si sono cimentati nel tradizionale compito di “Fine anno”, consistente nel tracciare le vicende più significative della vita sociale e politica a casa nostra e nel mondo, nella dimensione locale e globale. Lascio quindi a commentatori esperti il loro mestiere e preferisco volgere lo sguardo verso i compiti che ci aspettano nel nuovo anno. Accenno solo brevemente a lla c.d. “ R if o r m a dell’Università”: dell’Università” La legge è stata appena approvata, tra proteste e malumori forti, di studenti arrabbiati, di docenti preoccupati (si sono definiti così un centinaio di docenti dell’Ateneo di Bologna in un documento ufficiale), di precari indignati. Ma che lezione hanno dato al Paese i giovani, con la loro partecipazione numerosa, attiva, creativa, appassionata e impegnata

(a dispetto di tutte le teorie sul disengagement giovanile)! Adesso c’è chi sta già pensando ad un referendum abrogativo, chi ha dichiarato che continuerà la protesta in altre forme, chi si accinge a individuare tutti i possibili spazi di miglioramento o almeno di negoziazione offerti da diverse formulazioni generiche presenti nel testo. Non è questa la sede per fare delle disamine approfondite, ma penso che la Sipco (certamente nella sua componente accademica) possa promuovere un dibattito sul tema o comunque debba essere attenta e partecipe alle vicende dell’università, intesa non solo come contesto lavorativo della maggior parte degli attuali soci, ma anche come luogo di formazione delle future generazioni di psicologi di comunità. Personalmente credo che occorra leggere l’articolato con attenzione, esprimere le diverse voci di dissenso in modo costruttivo, per ridefinire, tra gli altri punti,

ruolo e funzioni degli organi accademici in modo rispettoso dell’autonomia universitaria. Un tema che è già entrato nel dibattito da qualche tempo, ma che nel 2011 riceverà la consacrazione ufficiale riguarda gli indicatori del benessere: benessere il progresso e la crescita di una società si misureranno non solo mediante il tradizionale indicatore economico del PIL (Prodotto Interno Lordo), ma con altri indicatori in grado di comprendere e calcolare il benessere di un Paese e dei suoi cittadini. L’iniziativa riguarderà non solo l’Italia, ma altri paesi europei, e di oltre oceano, come Messico, Australia. Enrico Giovannini, Presidente ISTAT, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica il 28.12.2010, afferma che scopo di questi indicatori è di offrire un’alternativa per poter comprendere questioni che sfuggono quando l’unico parametro usato è quello del PIL. “Il progres-

SIPCO - SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOLOGIA DI COMUNITÀ PRESIDENTE: DIRETTIVO:

BRUNA ZANI (BOLOGNA) ANGELA FEDI (TORINO) - DONATA FRANCESCATO (ROMA) BIANCA GELLI (LECCE) - ELENA MARTA (MILANO) RAFFELLO MARTINI (MILANO) PATRIZIA MERINGOLO (FIRENZE) CAROLINA MESSINA (PALERMO) - ALESSIO VIENO (PADOVA)

Sommario Report dei convegni

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Condividere le esperienze

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Interventi: Il self empowerment

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La ricerca “giovane” si racconta: i dottorandi

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Appuntamenti: Bologna, 18 York, Reggio Emilia, Padova Riviste, newsletter e libri

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Notizie di rilievo: • 8th European Congress of community Psychology • Appuntamento Padova • Uno sguardo alle altre newsletter


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Editoriale

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so di una società non si deve misurare soltanto col metro monetario. Peraltro ad alcuni fenomeni rilevanti non si può assegnare un prezzo e quindi essi non sono misurabili come si fa oggi col PIL, ma andranno usate metriche non monetarie”. Nei primi 6 mesi ci sarà una consultazione pubblica on line aperta agli esperti, alla società civile e ai singoli cittadini per raccogliere i contributi sull’importanza delle dimensioni del benessere maggiormente rilevanti per la società italiana. Verrà istituito anche un tavolo presso il CNEL composto dalle parti sociali per discutere le dimensioni del benessere, ad es. la salute, l’ambiente. Nella seconda fase, i tecnici proporranno i migliori indicatori statistici per ciascuna dimensione, scegliendo tra dati esistenti, quali la speranza di vita, il tasso di disoccupazione; mentre “per altri temi candidati a far parte dello schema definitivo, come il grado di coesione sociale, la partecipazione dei cittadini alle associazioni di volontariato, oppure la litigiosità nei tribunali, bisognerà sviluppare nuovi indicatori” (corsivo mio). In un’altra parte del giornale, viene precisato che lo stato di salute di un Paese sarà il risultato dello stato psicofisico delle persone che vi risiedono, del loro grado di istruzione e della conoscenza, del mondo del lavoro, del benessere, dell’ambiente, dei rapporti interpersonali e della partecipazione alla vita della società. Accanto a questi indicatori saranno inserite altre valutazioni, come il

senso di insicurezza dei cittadini, l’equità, la sostenibilità. Ho preferito riportare le parole direttamente da un quotidiano per mostrare da un lato come i “nostri” temi siano diventati parte dei discorsi comuni, uscendo dall’ambito specialistico della psicologia, in cui sono stati abbondantemente studiati; ma dall’altro come i “referenti tecnici” consultati siano economisti e statistici. È pur vero che inventore dell’indice del benessere è l’economista Amartya Sen, peraltro un autore che è anche nostro punto di riferimento, ma credo che gli psicologi di comunità, che da anni conducono ricerche in merito, possano e debbano dare un contributo significativo (e diventare più visibili). Un ulteriore punto riguarda il dibattito sullo psicologo di base. base In realtà non se ne è parlato molto, anche se esiste alla Camera dei Deputati una proposta di legge n. 3215 del febbraio 2010 riguardante la “Istituzione della figura professionale dello psicologo di base”. È prevedibile, anzi auspicabile, che questo testo non giunga mai alla discussione nella sua formulazione attuale, in quanto è un pasticcio incredibile di funzioni,

ruoli e competenze (basti pensare che possono essere iscritti agli elenchi degli psicologi di base anche gli iscritti all’ordine dei medici e degli odontoiatri! testuale così recita l’art. 3). Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dott. Palma, ha già fatto presente questa “svista” in una nota ufficiale. Al di là di queste amenità, l’argomento merita attenzione, in quanto potrebbe essere una figura con competenze specifiche anche di psicologia di comunità, preposto all’attuazione di interventi di prevenzione sul territorio e all’individuazione di quelle situazioni di disagio che rischiano di trasformarsi in vera a propria patologia psichica e a fare da tramite fra l’utenza e i servizi sanitari. Vogliamo parlarne? La salute della psicologia di comunità: comunità la nostra disciplina continua il suo cammino, lento ma tenace e persistente, dentro l’accademia e sul campo. Questo mio convincimento è legato in parte anche all’Assemblea di Torino, in cui la novità maggiore è stata rappresentata dalla presenza attiva e partecipata dei “giovani”. I giovani che hanno portato le loro esigenze di formazione, le loro proposte e i loro desiderata. Il lavoro dei giovani (dottorandi, assegnasti, specializzandi) è prezioso per noi, perché ci propongono tematiche di approfondimento su aspetti nuovi e meno nuovi, ma visti con occhi disincantati.


Nella sezione della Newsletter dedicata alla “Ricerca giovane”, questa volta è Agostino Carbone, dottorando presso l’Università Federico II di Napoli, che ci presenta il suo progetto di ricerca. In questo numero, trovate alcuni commenti su iniziative svolte nel secondo semestre dello scorso anno, a Cesena, Roma, Napoli. L’iniziativa più “partecipata” è stata ovviamente legata al convegno SIPCO di Torino del 16-17 settembre: oltre alle riflessioni di alcuni partecipanti, vi è il resoconto delle organizzatrici, Norma De Piccoli e Angela Fedi, a cui va il nostro ringraziamento più sincero per aver fatto di Torino un’occasione preziosa di incontro, discussione e confronto. Nella Newsletter trovate ancora un commento, o sarebbe meglio dire, un “Diario di bordo” su Puebla (convegno e dintorni), da parte di Caterina Arcidiacono, che ha saputo cogliere a suo modo le suggestioni paesaggistiche, antropologiche e culturali di un Paese così sontuoso e povero, prostrato e ribelle, festoso e martoriato, come il Messico. Tra gli appuntamenti del 2011, presentati ampiamente nelle pagine seguenti, ricordo: - la conferenza internazionale multidisciplinare PIDOP (Processes Influencing Democratic Ownership and Participation) a Bologna, 11-12 maggio,sponsorizzata da SIPCO e AIP sezione psicologia sociale. Il tema è più che mai attuale “Engaged citizens? Political participation and civic engagement among youth, women, minorities and migrants”. Verranno riportati i primi risultati della ricerca che vede coinvolti 8 team universitari di altrettanti paesi europei, ma

vi sarà spazio anche per altri contributi (ne sono giunti circa una cinquantina, tra cui anche di soci Sipco). Si preannuncia quindi un evento interessante e stimolante.

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- il convegno di Padova (23--25 giugno): (23 giugno) si tratta dell’VIII incontro dedicato alla Prevenzione nella scuola e nella comunità, centrato quest’anno su: “Qualità in Azione”. Si tratta di un appuntamento biennale consolidato, un punto di riferimento fermo nelle nostre agende. Vi ricordo che nel corso del convegno è prevista la annuale Assemblea dei Soci SIPCO. Un grazie agli organizzatori, Massimo Santinello e colleghi, per concederci l’ospitalità. - l’8° European Congress of Community Psychology della Società Europea di Psicologia di Comunità, che si svolgerà a York (1516 settembre) avrà come tema “Community Psychology, critical issues” (a questo congresso dedicheremo un’attenzione speciale nel prossimo numero della Newsletter).

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E vorrei concludere con l’incitamento di Edgar Morin a riscoprire due parole: “solidarietà e responsabilità, in senso etico ma anche politico”. Non c’era forse bisogno di scomodare il filosofo per ricordarci questi due temi, che per noi sono impegni basilari, parte ormai del nostro “corredo”: ma mi è sembrato ben augurante ricordare questo “gigante del pensiero contemporaneo”, che alle soglie dei novant’anni, sta scrivendo un nuovo libro … sulla Speranza! “Da restituire ai giovani che sentono di aver perso il futuro”. Buon 2011 a tutti

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Torino: 8o Convegno nazionale S.I.P.CO. 1616-17 settembre 2010

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L’ottavo convegno nazio- quella italiana, riteniamo gia di Torino) si è struttunale S.I.P.CO. “Problemi abbia particolarmente rata attorno alle comuniumani e sociali della con- connotato il convegno di cazioni dei tre relatori: vivenza” si è svolto a Tori- Torino. In diverse occasio- Piero Amerio, past presino il 16 e il 17 settembre ni, dalle plenarie alle ses- dent della S.I.P.Co e socio 2010, con il solito entu- sioni tematiche, hanno onorario sia della S.I.P.Co siasmo e ricchezza di con- preso attivamente parte sia dell’A.I.P. – divisione tributi che hanno caratte- studiosi e professionisti Psicologia Sociale, Giurizzato anche i convegni dalla provenienza eteroge- seppe Berta, direttore del delle edizioni precedenti. nea: amministratori pub- Centro di ricerca EntER su Il Convegno si è aperto blici, operatori dei servizi Imprenditorialità e Imcon una mezza giornata sociali e dei servizi sanita- prenditori dell'Università organizzata in collabora- ri, operatori del terzo set- Bocconi e Massimo Santizione ed in contiguità con tore, sociologi, economi- nello, Direttore del Dipartiil convegno nazionale sti… oltre che, ça va sans mento di Psicologia dello della sezione di Psicologia dire, psicologi (universitari Sviluppo e della SocializSociale dell’Associazione e non). Questa presenza zazione dell’Università Italiana di Psicologia (la eterogenea ha, da un lato, degli Studi di Padova. mattinata di apertura del confortato sull’utilità di Riprendiamo dalla sintesi Convegno S.I.P.C.O. costi- proseguire su questa stra- presentata da Piero Ametuiva la mattinata di chiu- da che crea occasioni di rio l’obiettivo generale sura del Congresso A.I.P.). confronto interdisciplinare della tavola rotonda: “La L’organizzazione congiun- e interprofessionale, situazione attuale del ta dei due eventi nazionali dall’altro è stata anche nostro Paese presenta ha consentito notoriamente una maggior problemi piuttoosmosi tra gli sto preoccupanstudiosi delle ti sia sul piano due disciplistrutturale (…), ne, offrendo sia sul piano un’occasione delle pratiche di di incontro e vita quotidianascambio tra mente vissute aree tematidalle persone. che e di inteIndividuati alcuresse trasverni di tali problesali alle due mi, la tavola discipline, rotonda si procome si può pone (…) di faAssemblea SIPCO; da sinistra: Gelli, Marta, Zani, Fedi ben vedere vorire una diconsultando gli Atti del espressione della rete che scussione sul contributo Convegno (consultabili on- il “gruppo torinese” ha che gli psicologi sociali e line nel sito di S.I.P.C.O. costruito, e sta continuan- di comunità possono porwww.sipco.it - Area do- do a costruire, con il terri- tare ad una loro «lettura», wnload). Come verrà chia- torio locale. sulla base delle comperito tra breve, l’anima in- Anche le sessioni plenarie tenze sviluppate, delle terdisciplinare della comu- sono state pensate su ricerche effettuate o in basi, c o n corso, delle collaborazioni nità degli psicologi di co- q u e s t e munità italiani non si fer- l’obiettivo di focalizzare la intrattenute con altri camma però alla psicologia riflessione su tematiche pi delle scienze sociali, e/ cogenti per la nostra epo- o con servizi, organizzaziosociale. Il Convegno, come tradi- ca. ni ed enti pubblici e privazione, si è strutturato in La prima sessione plena- ti”. tre sessioni plenarie, in ria, prevista congiunta- Alle tre comunicazioni 11 sessioni tematiche e in mente con l’AIP è stata succitate, si sono succe7 Simposi, per un totale di “Persone, relazioni e dina- duti tre interventi preordipiù di 80 comunicazioni e miche strutturali in un nati; quello di Carmencita quasi 40 poster (suddivisi presente problematico”. Serino, docente di Psicoloin tre aree tematiche) e la La Tavola Rotonda, coordi- gia sociale presso partecipazione di circa nata da Norma De Piccoli l’Università di Bari, quello (che, essendo la coordina- di Paolo Barcucci, Presi200 persone. Il carattere di interdiscipli- trice del Convegno hanno dente dell’Ordine degli narità che ha, da sempre, anche portato i saluti a Psicologi della Regione caratterizzato la psicologi- nome di tutta la Facoltà e Piemonte e Segretario del a di comunità, e non solo il Dipartimento di Psicolo- Consiglio Nazionale dello


Ordine degli Psicologi e quello di Roberto Burlando, docente di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Un “bel mix” scientifico, che ha sollecitato riflessioni dimostrando come le contaminazioni interdisciplinari aprano orizzonti e prospettive che meriterebbero un tempo di riflessione più ampio di quello previsto all’interno di una tavola rotonda. La seconda, in ordine temporale, tavola rotonda, coordinata da D o n a ta Fr an c es ca to (Università di Roma La Sapienza) ha avuto per tema “Giovani invisibili nelle comunità locali? Riflessioni, interventi e politiche sociali”. Si sono quindi succedute le seguenti comunicazioni: Bianca Gelli (Università di Lecce) Dall'invisibilità alla visibilità dei giovani nella partecipazione politica, Eugenia Scabini (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Giovani e scambi intergenerazionali in famiglia e nella comunità, Bruna Zani (Università di Bologna), La partecipazione sociale e le pluriappartenenze: giovane, donna, immigrato. Ha chiuso la tavola rotonda un interessante intervento del collega argentino Saul Ignacio Fuks (Universidad Nacional de Rosario – Argentina) dal titolo “Salòn de belleza: Te hacemos el bocho”, un chiaro ed efficace esempio di intervento “comunitario”, in cui anche un “salone di bellezza” può costituire un “setting privilegiato” attraverso cui sviluppare un intervento di prevenzione sulle gravidanze adolescenziali. Infine la terza tavola rotonda si è focalizzata sul tema “Nuove forme di convivenze urbane: dall’housing sociale alla

Anne Brodsky durante la sua lecture

partecipazione civica”, coordinata da Norma De Piccoli e da Raffaello Martini (Martini Associati). Le comunicazioni hanno approfondito i seguenti temi: Dal mix abitativo al mix sociale: un transito non scontato - Manuela Olagnero (Università di Torino, Dipartimento di Scienze Sociali); Come sostenere lo sviluppo di comunità: l’esperienza di una fondazione - Antonella Ricci (Compagnia di San Paolo); Abitare la città frammentata - Nicola Solimano (Fondazione Michelucci – Fiesole - Firenze). A partire da una riflessione sugli esiti della crisi in termini di nuove forme di convivenze sociali, e a fronte di un aumento, in Italia, di progetti e di esperienze di housing sociale, si è dibattuto, tra altro, sul fatto che la risorsa rappresentata da accompagnamento ad una convivenza solidale tra vicini o nei quartieri non può prescindere dalla presenza di progetti sostenuti politicamente e finanziariamente, spesso in partnership tra enti locali e soggetti privati. A questo proposito è doveroso segnalare, anche con un po’ di “orgoglio locale”, che la Compagnia di San Paolo, già da qualche anno, ha formalizzato il suo interesse e impegno sul tema con il Programma Housing, teso non solo a finanziare progetti innova-

Infine, è con grande piacere che ricordiamo che è stata nostra ospite la collega statunitense Anne Brodsky (University of Baltimore County). La sua lecture “When empowerment isn't enough: An argument for multi-level resilience in the face of extreme power inequalities” ha messo in luce la potenzialità del concetto di resilience applicato a contesti di partecipazione ad alto rischio come quello della resistenza delle donne afghane. Infine, prima di congedarci dopo questo “tour convegnistico” durato 4 giorni (per coloro che hanno stoicamente seguito i lavori del Congresso di Sociale e quello di comunità) è stato consegnato il premio al miglior poster che una scelta giuria di esperti ha individuato nel lavoro di Pietro Berti, dal titolo Mettiti nelle mie ruote!”. A questo proposito va un sentito ringraziamento all’Associazione Culturale Es-Empowerment Sociale di Palermo che ha voluto fortemente premiare, anche con un apprezzato riconoscimento economico, un lavoro scientifico sul tema del disagio. Al termine della premiazione ci siamo salutati, dandoci appuntamento al “consueto” appuntamento patavino di giugno 2011. In queste poco più di mille parole abbiamo presentato una sintesi schematica di ciò che è stato il Convegno di Torino. Non possiamo certo qui narrare di quello che è successo nei singoli simposi e sessioni tematiche, né tanto meno come i non torinesi si siano trovati in bar e trattorie intorno alla sede congressuale. Abbiamo cercato di organizzare un convegno che, in qualche modo, rispecchiasse il nostro modo di vivere

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segue dalla pag. 5 questi spazi: una Università in centro Città a misura “di piede”. Per questo abbiamo voluto offrire, per chi lo voleva, la possibilità di usufruire dell’ascensore sulla mole Antonelliana, vicinissimo alla sede del Convegno, come occasione, auspichiamo piacevole, di “svago senza impegno”; per questo abbiamo previsto la cena sociale nella sede del Circolo dei Lettori che, oltre ad essere un pretesto per “toccare con mano” l’architettura e gli interni di un tipico palazzo d’epoca torinese, è, per

“noi intellettuali torinesi”, una sede a cui siamo affezionati, poiché vi vengono svolte iniziative culturali interessanti e degne di nota. Cogliamo qui l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno collaborato, direttamente o indirettamente, alla riuscita, auspichiamo positiva, del convegno. Tutti i colleghi che hanno coordinato Simposi o Sessioni tematiche; il Direttivo S.I.P.C.O., e soprattutto la sua Presidente, Bruna Zani, per il sostegno nelle fasi nodali; ai membri del Laboratorio di

Psicologia Sociale di Psicologia di Comunità di Torino Un particolare ringraziamento va ai collaboratori non strutturati (Ceccarini Luana, Fassio Omar, Greganti katiuscia, Maltese Francesco, Rollero Chiara, Viola Erica) che, in vari modi, hanno regalato il loro tempo per rendere concretizzabile un progetto comune. Norma De Piccoli e Angela Fedi

Note a margine dai “giovani” convegnisti

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Il 16 e il 17 settembre si è svolto a Torino l’ottavo Convegno Nazionale di Psicologia di Comunità. Il convegno dal titolo “Problemi umani e sociali di convivenza” è stato un importante momento di incontro tra tutti i partecipanti, dove è stato possibile approfondire diverse tematiche. Durante la prima mattinata il convegno si è aperto in contemporanea con il convegno di psicologia sociale organizzato dall’AIP. Un primo tema esplorato è stato quello della epistemologia della ricerca. In tale ambito è stata considerata la validità delle scelte epistemologiche di fondo, i temi ricorrenti della autoriflessione sia dei partecipanti che dei ricercatori, l’utilizzo di metodologie più o meno innovative come il video feedback e l’integrazione dei metodi qualitativi e quantitativi. Tra i temi più classici della psicologia di comunità, ampio spazio è stato dedicato ai contributi che hanno indagato le diverse forme e le diverse influenze della partecipazione. Il tema della partecipazione è stato presentato attraverso le variabili psicosociali che sembrano influenzare tale processo

nei giovani, ritrovando nell’identificazione, nel senso di comunità e di efficacia l’influenza in tale processo senza prescindere comunque dalla importanza della specificità del contesto e dell’impegno delle persone nei movimenti sociali. Alcuni contributi hanno poi valutato la partecipazione giovanile nel coinvolgimento politico e quanto questi processi possano ridurre il disimpegno politico dei giovani. Un altro tema ampiamente affrontato durante il convegno è stato l’interesse all’ambito delle organizzazioni, i cui temi hanno riguardato sia la qualità lavorativa e il benessere del lavoratore sia la qualità organizzativa del luogo di lavoro. Rispetto al primo, i temi principalmente affrontati sono stati quelli di qualità e vulnerabilità del lavoro e l’empowerment. Il secondo dibattito ha spesso posto in evidenza la difficoltà della definizione di organizzazione in termini di comunità lavorativa, riproponendo il dibattuto tema della definizione di comunità. In ultimo i temi si sono diversificati toccando i principali temi di interesse che ha da sempre caratterizzato la psico-

logia di comunità passando dalla prevenzione dei comportamenti a rischio, in cui alcune sessioni hanno trattato la molteplicità dei comportamenti a rischio e le diverse modalità di intervento sul fenomeno, l’integrazione sociale, esaminando il valore dell’appartenenza sociale e dell’identità. Sicuramente da ricordare l’intervento di Anne Brodsky, che ha trattato il fenomeno di empowerment in Afghanistan, mostrando la difficoltà di poter promuovere un processo di crescita in contesti fortemente limitanti la libertà umana e in tal caso femminile. Il contributo ha lasciato ampi spunti di riflessione sul binomio individuo-contesto, ponendo ancor più in evidenza l’inestricabile relazione esistente e la necessità di modellare l’intervento considerando tutte le variabili socio culturali di appartenenza. Ampio spazio è stato dedicato alle sezioni poster dove sono stati toccati i temi su: la riabilitazione, l’integrazione psichiatrica, la partecipazione, la prevenzione dei comportamenti a rischio e la promozione del benessere. Bruna Porretta


Puebla: 22-5 giugno 2010. Appunti di viaggio… di Caterina Arcidiacono

Un congresso internazionale si completa nei vissuti di partecipanti con l’esperienza degli incontri e del Paese. Voglio perciò riportare in forma di breve diario il mio impatto con la realtà messicana. 6 giugno Ore 9 a.m. in Zocalo “Plaza de la Costitution” che in tutti i paesi messicani ha lo stesso nome, forse a segno della sua centralità nella realtà simbolica locale. Mi guardo intorno in attesa di Bret Kloos del South Caroline e e Mark Aber dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign: due americani stranamente ritardatari. Nel frattempo sopraggiungono inattesi e puntuali, Wolfgang Stark e David Vossebrecher con una collega tedesca. Coppie di giovani adolescenti del luogo giocano tra loro in un rituale di coppia evidentemente condiviso, talché nessuno dei passanti presta loro attenzione. (Cfr. foto 1-23-4 ) Una teenager con occhi bendati attraversa la piazza guidata dal suo ragazzo. Sembrerebbe un esercizio di coppia per la fiducia. Vorrei saperne di più. Poco dopo un ragazzo robusto tentenna bendato sotto la guida di un’altra ragazza. Wolfgang Stark racconta di come questo stesso esercizio lo fa fare ai suoi studenti, ma in questo caso il partner senza benda sembra avere la consegna di non dover dare istruzioni. Stark racconta una varietà

di variazioni sul tema. Il gioco mi sembra efficace e allora la mia fantasia vede i 250 studenti del mio laboratorio di psicologia di comunità darsi appuntamento nella maestosa piazza Plebiscito di Napoli in un grande addestramento collettivo alla fiducia in se stessi nell’altro e alla città. Il tempo incalza, ci avviamo a piedi alla stazione dei bus per Cholula archeologica. Stark compra alla bancarella di un mercato popolare-pseudo cineseocchiali da sole. Assicuratami che i due colleghi tedeschi abbiano un coltellino da viaggio, cerco delle guava, frutto che ho appreso a mangiare con passione in Egitto, ma non è stagione; compro una papaia matura, la frutta più cara del banco; più avanti acquisto anche un kilo di mango rosso, e un chilo di mango messicano per il gruppo: prezzo totale 2 pesos, cioè, in euro, circa 2centesimi. Partiamo con il bus di linea e preparo per tutti la frutta. A Cholula saliamo anzitutto alla Madonna de los Remedios, santuario del 1594 posto sopra l’alto del colle che si compone della più grande piramide del mondo, la Piramide di Tepanapa che misura 500 metri per lato ed è alta 64 metri. È considerata la struttura più grande mai costruita dall'uomo, con i suoi 4,5 milioni di metri cubi. Sulla sua sommità, dove una volta si trovava il tempio, ora si trova la chiesa cattolica dedicata a Nuestra Señora de los Remedios, Nostra Signora dei Rimedi. L’accesso è attraverso una larga scala che ascende alla sommità del colle: venditori ambulanti di bibite, grilli, frutta,colorati prodotti d’artigianato ne occupano i larghi scalini; donne accucciate a terra tessono

da un piccolo telaio tradizionale che si poggia sulle anche; donne intrecciano la paglia; bambini vendono colorati animaletti di cartapesta. Fiori, incenso, folla, famiglie intere appoggiate alle pareti del sagrato ci introducono in una vissuta e intensa atmosfera religiosa di tradizione cattolica. Inizia la Messa con canti, musica e devota partecipazione. Dal fervore che anima i presenti, è evidente che La Madonna de los Remedios deve essere ritenuta veramente potente! A quanto ci dicono, attira fedeli da tutto il paese. Fuori al tempio, piccole edicole trasportate fin lì sono poggiate a terra, pronte per la processione. Un gruppo musicale che prepara gli strumenti e fuochi d’artificio segnano l’incalzare della festa. Piccole famiglie messicane, protette da ampi ombrelli per la pioggia si proteggono dal sole poggiate ai contrafforti del Santuario. Più sotto, proprio davanti ad una struttura scaliforme dell’antica piramide i volatore (danza rituale con più di 2500 anni di storia) colorati scendono da un albero della cuccagna, con una precisa ritualità accompagnata dal rullo dei tamburi e del flauto. Un uomo nudo con la testa e il corpo ricoperti di piume ed alle gambe una guarnitura di bacche che ne fanno risuonare i passi, aprono una danza a noi incomprensibile. Coppie con e senza bambini si mettono in fila per ricevere una benedizione dal “santone” vestito di piume. Il rito ha la stessa solenne partecipazione di quello a cui abbiamo appena assistito nella Chiesa de los Remedios. Siamo tutti presi dalla musica e dalla ritualità in cui ci troviamo inseriti. Io con Mark Aber, ci inseriamo

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nella fila di coloro che aspettano la benedizione. Brett ci prende in giro: “Vogliamo forse diventare una coppia!” Stiamo al gioco e mettiamo le nostre intenzioni sul futuro benessere di ognuno e della CP che condividiamo. Non siamo forse la president elect della ECPA e il president della SCRA! Continuo a comprare frutta e a offrirla, questa volta è già pulita e tagliata: cocco con salsa piccante, papaia e ancora mango. Il caldo mi debilita, ma resisto. Il contrasto tra l’area archeologica della grande Cholula e la sovrastante continuità liturgica popolare inducono pensieri sulle forme e i modi della colonizzazione spagnola. La ritualità indios e quella cattolica sembrano convivere tra gli stessi attori sociali. Il caldo non demorde, ma la visita dell’area archeologica sottostante non può essere cancellata. In fondo è stata lei che ci ha indotto a raggiungere Cholula. Lo spazio è ampio. La struttura antica è scavata solo per un lato. I camminamenti interni sono al momento temporaneamente ostruiti. Il piccolo museo, relativamente povero. Faccio fatica a entrare in una dimensione precolombiana, in quanto il santuario cattolico ne copre e oscura le vestigia. Dietro, subito vicino al piccolo sentiero che porta all’area archeologica, un ospedale psichiatrico del 1910 segnala i propri 100 anni di attività: la rigidità novecentesca della costruzione, grate ad ogni finestra, l’assenza di ogni relazione visibile con l’esterno, ci indicano piuttosto la memoria della ospedalizzazione forzata. José Ornelas, mi ha in realtà, brutalmente esplicitato che forse i cunicoli delle piramidi adiacenti alla struttura avessero tra l’altro avuto finalità custo-

dialistiche-punitive dei reclusi. Mi sembra un ulteriore segno della forza del potere e della volontà di cancellazione e negazione dei vinti che il Paese esprime e non riesco a darmene conto. Proseguiamo per un altro luogo famoso, sempre vicino a Cholula, Santa Maria de Tonantzintla dove le decorazioni lignee rappresentano indigeni all’interno della struttura della Chiesa. Qui l’oro barocco si sposa ai bassorilievi lignei raffiguranti indios. Insomma nativi con anima, i quali, rispetto ai neri d’Africa, hanno molto prima di questi ultimi ottenuto il riconoscimento del diritto di averne anche loro una. Non entriamo nella disquisizione sul diritto all’anima, ma pare che abbia animato il dibattito sulla evangelizzazione dei neri. I segni della forte presenza domenicana sono evidenti. Tuttavia, come afferma l’antropologa Marinella Borruso, i predicatori delle Americhe esprimono la dimensione più libertaria dell’Ordine, insomma la minoranza costretta ad apostolizzare le Indie para de là, piuttosto che ascendere in Spagna ai vertici dell’establishment monastico. I domenicani predicatori hanno evangelizzato l’intero Paese, ma l’impressione è che la cultura indios più che sopravvivere, viva ancora in parallelo, allo stesso tempo negata e riconosciuta. La severità della costruzione e la ricchezza barocca degli interni ha la sua apoteosi in Puebla. Lo splendore barocco della Cappella del Rosario del tempio di Santo Domingo in Puebla si ritrova nelle tante pale d’altare barocche tutte in oro, che nelle Chiese più periferiche si accompagnano a statue lignee che esprimono una religiosità popolare semplice e stupefatta.

L’interno di Puebla con le sue Chiese, così come il gran complesso di San Domingo di Gutman, roccaforte dei missionari dominicani a Oahaca che visiteremo nei giorni seguenti, e così la vicina cosiddetta strada dei Domenicani segnata da antichi conventi (Con Donata Francescato e Bill Mebane abbiamo visitato i più rinomati: san Domingo di Yanhuitlan, san Pedro e san Paulo di Tepascolula, San Juan di Coixtlahuaca), rappresentano roccaforti della infiltrazione, penetrazione, resistenza e dominazione cattolica nelle terre degli indios di diversa lingua tradizione e cultura. Percorrere la ruta de los Dominicos, ci riporta alla penetrazione dominicana e alle sue vicende: il Santuario di Teposcolula con una basilica a cielo aperto per accogliere provvidamente gli indios, ahimè troppo timorosi e riluttanti ad entrare nel convento fortezza! La religiosità popolare e contadina, la cultura del dolore della Vergine addolorata, segnata dal vaiolo, con tuttavia una dolorosa e dignitosa sofferenza che ricorda una amica di recente scomparsa di cancro nei suoi ultimi giorni. Sono tutte manifestazioni comprensibili in un paese in cui la morte regna nei riti popolari e nelle iconografie luttuose dei templi. Sorprendente, invece, la silenziosa presenza della cultura araba che permea i più imponenti artefatti. In Puebla, la preziosa cappella del Rosario, circondata da una balaustra in maiolica policroma di chiara fattura araba. E così le Chiese domenicane con le finestre bifore come i capitelli e le colonne del Duomo di Amalfi o, sempre vicino a Cholula la chiesa barocca di San Francisco di Acatepec con facciata in ceramica policroma del 1600.


I tetti e le facciate maiolicate che ricordano tanta architettura moresca. Insomma sarebbe da studiare come la colonizzazione spagnola si sia nutrita di musulmani, mori in fuga e predicatori libertari. Insomma una colonizzazione che ha allontanato dalla madre patria presenze sgradite. Questa non vuol essere una dissertazione stilistica, ma il tentativo di guardare un Paese riconoscendo i segni della gestione del potere e i suoi effetti per la popolazione. Insomma un accesso al territorio messicano nello spirito del congresso di Puebla di CP. Per quanto riguarda i cibi, anche qui piatti di antica cucina prespagnola governano gli usi alimentari: tacos, tortille e fagioli convivono con mole (salsa di cioccolato per le carni), chapulines (grilli fritti) nonché il più famoso guacamole, pasticcio di avogadro con salsa piccante e le squisite tamales, pasta di mais dolce o piccante in foglie di mais, meno rinomate a livello internazionale. Tequila, margarita, e il pregiato Metzcal di Oahaca, tequila fatta dal cuore dell’agave (maguey), fanno entrare il Messico nella tradizione alcolica internazionale. Ma è il pulque, la bevanda degli indios lo champagne messicano, ricavato sempre dall’agave, ma già in epoca preispanica. Anche a Tepozlan, è venduto in locali separati, quasi a segnare l’antica origine religiosa. Si caratterizza

per il più leggero lece de miel, la prima spremitura o per i più usati pulque dai sapori di frutta; ma, in genere si tratta di una bevanda reperibile solo nei luoghi più remoti e lontani dal 20 secolo: A Guernavaca, città di vacanza delle elite culturali di città del Messico, infatti, non sono stata in grado di trovarne agevolmente. Mariachis, musica gioiosa romantica popolare messicana accompagna le feste; ce ne è di tutte le qualità. Maritza Montero ne ha una particolare competenza, e spiega la sua origine dai canti per feste e matrimoni: sembra un misto di stornelli popolari nostrani e musica da operetta. Messico: pa trimonio dell’umanità, testimonianza dell’esercizio del potere sui più deboli e della rivolta collettiva nel nome della libertà. Hidalgo, Benito Juarez, eroi della rivoluzione nazionale, frate l’uno educato dai sacerdoti l’altro. Paese del Chiapas povero e irredentista, nazione di decine di lingue e comunità indios, dove lo spagnolo messicano è la lingua nazionale che non sostituisce, ma accompagna gli idiomi locali. Resti di maestose strutture azteche e zapoteche, sui quali è stata eretta la presenza spagnola attraverso la presenza dominicana, sono da sfondo. Si narra che a Puebla esistessero centinaia di templi indigeni, sostituiti da altrettanti luoghi di culto cattolico.

La guerra delle insegne ha marcato l’intero territorio: nel nome del Dio misericordioso venivano asserviti i fedeli delle cruenti divinità locali. A Oahaca, la grandiosità del complesso religioso eretto sull’altopiano di Monte Alban è stato superato dalla grandiosa fortezza del complesso claustrale dominicano. Per strana ironia della storia, dominicani libertari invisi all’autorità religiosa della madre patria sono stati inviati alla edificazione delle Indie. Maestranze musulmane via mare hanno portato nelle americhe l’iconografia araba. Lussureggianti altari barocchi e austere strutture gotiche ricche di elementi architettonici di chiara origine araba unite alla colorata creatività espressiva della cultura locale fanno del Messico un patrimonio della storia delle culture della umanità e della loro sincretica interazione. Le vergini dolorose oranti, la vergine creola di Nostra signora della Guadalupa scandiscono il rapporto tra vita e morte. L’ubiquitaria presenza della morte, è rappresentata dalla catrina, elegante e allegra signora dell’aldilà, sempre ingioiellata e truccata, dall'aria amabile con fiori che le ornano i capelli. E una rivisitazione di un antico rito presente nei tanti riti che esorcizzando la morte, ne neutralizzano il potere e la rendono sopportabile. Il rapporto con la morte è inalterato e vivo nella ritualità quotidiana. Il rito delle offrendass unisce la religiosità cattolica con la tradizione preispanica. Nel giorno dei morti, i familiari del Defunto apprestano una sorte di altarino in cui lo rappresentano e inscrivono oggetti a lui cari, insieme al cibo da lui prediletto (…). La versione estesa di questo articolo si trova su www.sipco.it

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Il giorno 25 novembre si è riggi a settimana in ma- preside della Facoltà di tenuto a Cesena, Cesena nell’aula niera completamente gra- Psicologia e Bruna Zani, magna della Facoltà di tuita. Negli anni il progetto Presidente della Società Psicologia il seminario dal si è ampliato, ha coinvolto Italiana di Psicologia di titolo La comunità rifles- tutte le scuole medie del Comunità ed ha portato il sa. Potenzialità della leva Comune, è entrato a far suo contributo l’Assessore civica per il benessere parte della programmazio- alla Pubblica Istruzione e scolastico. scolastico ne zonale. alle Politiche giovanili del Il seminario era rivolto a: Tutti (scuola, comune, comune di Cesena, Elena referenti degli enti locali, servizi, famiglie) ricono- Baredi. Barbara Leonardi, dirigenti scolastici, inse- scono che il Cerchio Magi- psicologa e coordinatrice gnati, operatori sei servizi co è una risorsa importan- del progetto, ha presentasanitari (psicologi, educa- te, ed oggi - sostiene Bar- to l’esperienza e ha introtori, assistenti sociali…), bara Leonardi coordinatri- dotto il filmato realizzato operatori dei servizi comu- ce del progetto - “è arri- dai giovani stessi che donali destinati ai giovani, vato il momento di mette- cumenta come loro hanno studenti e docenti della re a sistema l’attività e vissuto l’esperienza. Facoltà si Psicologia inte- ampliarla, cogliendone a Matteo Gaggi, Dirigente ressati alla psicologia pieno le potenzialità”. del Settore Servizi Sociali scolastica e alla del comune di Cepsicologia di cosena, ha illustrato munità. la collocazione del Il seminario è p r o g e t t o stato organizzato nell’ambito delle nell’ambito dei politiche giovanili. giovedì di PsicoloNella seconda gia dall’Università, parte del seminadalla SIPCO, dal rio ha avuto luogo comune di Ceseuna tavola rotonda na e da ARCO, dal titolo: Scuola, società che gesticomunità solidale. sce per conto del Riflessioni attorno comune il progetal tema della parto “Il cerchio matecipazione giovaDipinto di Tommaso Chiappa, Indigeni dell'urbe gico” . Il seminanile e del benesserio ha preso spunto dalla Il seminario ha avuto il re scolastico. esperienza del Cerchio duplice obiettivo di porta- Alla tavola rotonda, coorMagico realizzata a Cese- re l’attenzione su un pro- dinata da Elvira Cicognani, na che, sin dalle sue origi- getto di comunità che ha hanno partecipato Elvio ni, si è proposto di pro- grandi potenzialità e nello Raffaello Martini, psicolomuovere cittadinanza e stesso tempo di contribui- go di comunità di Martioffrire una risposta alle re alla ricerca dei volontari niAssociati, Graziano Pini, difficoltà scolastiche ed per l’anno in corso e an- sociologo coordinatore del educative di ragazze e che di promuovere un programma di prevenzioragazzi preadolescenti. confronto tra i soggetti ne del disagio negli adole“Il cerchio magico” è nato che fino ad oggi hanno scenti e nei giovani del nell’ambito dell'iniziativa partecipato al progetto: il comune di Forlì e Jaime finanziata dalla legge 285 Comune (assessore pub- Amaducci, dirigente scuoed è stato realizzato nel blica istruzione e politiche la secondaria di secondo comune di Cesena ininter- giovanili), la Scuola grado “Anna Frank”. rottamente da 10 anni. Il (dirigente di una delle Per tutti il seminario ha progetto si propone di scuole medie più grandi rappresentato una occacoinvolgere giovani da 18 della città e che partecipa sione di riflessione su un a 29 anni in attività di sin dalle primissime edi- tema importante per la sostegno a ragazzi e ra- zioni), l'Università (i cui salute dei giovani e degli gazze preadolescenti. studenti vedono nel Cer- adolescenti e per la vita Tutti gli anni ci sono stati chio Magico una buona della comunità locale. a Cesena circa 25-30 gio- opportunità di tirocinio vani volontari che si sono pratico nell'ambito della Raffaello Martini impegnati da novembre e psicologia di comunità). maggio per circa 2 pome- Il seminario è stato introdotto da Fiorella Giusberti,


Cesena: studenti ed esperti discutono sui temi della camorra “Le parole della camorra” è il titolo dell’iniziativa promossa dalla Facoltà di Psicologia di Cesena nell’ambito del format “I giovedì di psicologia”, tenutosi l’11 dicembre scorso presso l’Aula Magna della Facoltà. Prendendo spunto dalla proiezione del video dell’intervista a Roberto Saviano realizzata da Fabio Fazio nel marzo 2009, l’intento era di promuovere, con il contributo di alcuni esperti di discipline e ambiti professionali diversi, una riflessione sulla comunicazione che circonda il fenomeno delle mafie in particolare nei quotidiani e nei programmi televisivi.

Sono intervenuti, oltre ai rappresentanti degli enti locali, il massmediologo Roberto Grandi, Professore presso l’Ateneo bolognese, che ha offerto un’analisi delle modalità attraverso le quali i media (quotidiani) trasmettono informazioni sugli eventi che coinvolgono la camorra, soffermandosi anche sulla valutazione della prima puntata della trasmissione “Vieni via con me”. Un secondo intervento è stato quello di Gioacchino Lavanco, che ha proposto un’analisi psicologica della fenomenologia mafiosa e illustrato alcune linee di intervento volte all’inserimento lavorativo

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dei minori coinvolti dalle organizzazioni mafiose. Da ultimo, l’intervento di Calogero Germanà, questore della Provincia di Forlì-Cesena, da sempre in prima linea nella lotta alla mafia e collaboratore di Paolo Borsellino (nonché – come abbiamo scoperto – antica conoscenza di Gioacchino Lavanco), il quale, in una veste un po’ inconsueta, ha saputo proporre anche a lcu n i mo me n ti d i “leggerezza”. L’evento ha riscosso un notevole successo, in particolare fra gli studenti, accorsi numerosi, intervenendo attivamente anche con riflessioni personali e domande ai relatori.

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Palermo: incontro con Eugène Enriquez 26 novembre 2010

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“Una buona parte degli sforzi dell’umanità si infrange nel tentativo di trovare un accomodamento vantaggioso (tale che dia felicità) tra le pretese individuali e quelle civili della collettività” (Freud, 1929; pag. 586). In Totem e tabù (1912-13) Freud considera il progresso come il contraltare della aggressività umana, in grado di neutralizzarla in vista di una sicurezza comune. Sarà la I Guerra Mondiale a smentire tale posizione, mostrando al mondo e allo stesso Freud che le società regrediscono trovandosi a vivere periodi di vera e propria barbarie. Dovremmo, allora, rinunciare all’idea di una comunità non violenta? Si apre con questo interrogativo il seminario organizzato a Palermo da Gioacchino Lavanco sui temi della violenza. L’incontro con Enriquez obbliga a prendere le distanze da visioni monocromatiche che vogliono pulsione di vita e pulsione di morte irrimediabilmente l’ u n a l’ o p p o s t o dell’altra. Anche nella prima può esserci una quota di ambiguità tale da farci amare la nostra patria ma cadere nella trappola del nazionalismo. Ad esempio, alcuni studi recenti mettono in relazione come l’elevato senso di comunità possa rafforzare il senso di coesione interno ad un gruppo ma anche il rifiuto dell’outgroup, quindi eventuali forme di intolleranza etnica. Non di meno nella pulsione di morte possiamo rintracciare componenti positive che hanno a che fare con lo sviluppo dell’assertività e l’esplorazione dell’altro e del suo ambiente di vita. Purché non orientata alla distruzione e rottura dei legami, che però può essere altrettanto nociva della dipendenza da essi. Entrambe le pulsioni pos-

sono cioè esprimere la loro utilità in base alle situazioni concrete nelle quali ci troviamo, esse sono storicizzate. Il tentativo di trasformare la violenza in forme mimetiche è pur vero che non sempre funziona. E questo ci obbliga ad una rivisitazione di termini ormai noti se non obsoleti come quello di pulsione, che oggi abbandoniamo per quello più flessibile e multifattoriale di motivazione, come sottolinea Giuseppe Ruvolo nel suo intervento. La discussione prende qui le mosse per spostarsi dal piano della violenza individuale a quello della vio-

lenza organizzativa, facendo chiari riferimenti alla violenza implicita in sistemi di produzione che vivono nella contraddizione dell’individualismo e del valore degli altri. Il fallimento di coniugare queste tendenze ci mette davanti alle problematiche tutte moderne di mobbing, di stress lavoro correlato, di sfruttamento del lavoro. Passando alla scena delle comunità non è mancato il riferimento alla spettacolarizzazione della violenza “di piazza” che deborda dalla ben nota ritualizzazione di forme di aggressività.


Probabilmente, dietro essa si nasconde il bisogno collettivo di fronteggiare insieme la violenza, di farsene carico istituzionalmente e collettivamente. La citazione che fa Salvo Vaccaro de La società dello spettacolo spiega bene questo aspetto: la violenza esibita nella piazza, quindi che vediamo sulla scena è diventata una dissimula-

zione dell’osceno, poiché i filtri individuali per decodificarla vengono meno. Per il singolo tollerare il peso della violenza è diventato insostenibile, anche perché la coscienza individuale, manipolata da voci massmediali che esaltano il valore individuale come autoriferito ma mai come valore delle persone, tutte, sposta continuamente i suoi confini ben lontani

dal bene comune. Una nota in chiusura alla simpatia di Eugène che, a fronte della portata della sua teoria, si è rivelato un interlocutore semplice, diretto, appassionato al confronto, fortemente apprezzato, anche in questo senso, dagli studenti che hanno preso parte all’incontro.

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Cinzia Novara

Napoli: resoconto dell'incontro con Saul Coco Fuks - 13 settembre 2010 Il 13 settembre 2010 Saul Coco Fuks ha tenuto il workshop dal titolo: Creare contesti riflessivi e di dialogo nella comunità, iniziativa della Scuola di dottorato in Scienze psicologiche e pedagogiche dell’Università Federico II di Napoli, organizzata dalla Prof. Caterina Arcidiacono. Coco Fuks ha lavorato con il gruppo costituito da studenti, dottorandi e ricercatori utilizzando un metodo che ha favorito la attivazione, la esplicitazione e la condivisione delle dinamiche per creare consapevolezza delle competenze da utilizzare nel lavoro in contesto. La dimensione riflessiva e quella simbolica hanno accompagnato tutto il percorso del gruppo attraverso diversi momenti di lavoro: individuali, di coppia e di gruppo. Gli oggetti del lavoro sono stati le competenze personali e professionali e gli strumenti a cui ognuno attinge per il lavoro sul campo. Il lavoro è stato diviso in diverse fasi. Inizialmente Fuks ha voluto rassicurare i partecipanti richiamando la dimensione ludica che il gruppo si apprestava ad attivare, definendo le regole del gioco e ricordando a ciascuno la possibilità di recedere dal coinvolgimento in qualsiasi momento. Scotto di Luzio

Silvia (dottoranda) alla domanda sull’aspetto significativo del workshop racconta: il prof. Fuks ci ha posto alcune domande sulle competenze e sugli strumenti che ciascuno utilizza nel proprio lavoro e dopo aver risposto individualmente per iscritto, ha chiesto di formare delle coppie lasciando un tempo per confrontarsi non sui contenuti delle risposte, bensì su come sono state affrontate le domande. Il come è il punto focale del lavoro dello psicologo in quanto consente di riflettere sul processo che crea significato del nostro fare. Per lo psicologo di comunità ciò vuol dire anche porre attenzione alla costruzione di condivisione, di sinergie al fine di poter agire in un contesto relazionale nel quale generare teorie e cambiamento. Alle coppie e successivamente al gruppo è stato chiesto di individuare una metafora che potesse rendere l'idea di quanto avesse generato l’incontro con l’altro. Le metafore e poi il disegno hanno facilitato l’espressione del lavoro di riflessione, rendendo accessibile il passaggio dal piano simbolico a quello cognitivo. L’ultima parte della giornata è stata dedicata all’esplicitazione del modello teorico di riferimento

a sostegno del metodo utilizzato. Di Napoli Immacolata (Ph.D) afferma: è stato un workshop stimolante, soprattutto per chi non è avvezzo ad usare metodologie che creano momenti di riflessione sulla esperienza soggettiva dei partecipanti. Il gruppo è il luogo in cui poter generare cambiamento, uno strumento trasformativo che agisce attraverso la comprensione delle dinamiche psicosociali e può favorire il dialogo. Quest’ultimo diviene sempre più un aspetto centrale del nostro lavoro, pensando soprattutto alla società attuale in cui il comunicare è divenuto rumore di sottofondo delle relazioni e con difficoltà si trasforma in forma di incontro e di dialogo, in costruzione di consapevolezza. La costruzione del contesto costituisce la base per l’esplorazione delle risorse, della possibilità di condivisione con l’altro e di esperire l’osservazione e l’ascolto di sé che costituiscono i punti di forza di questo lavoro. Soltanto dopo aver affrontato queste fasi si può passare alla sistematizzazione delle teorie emergenti e alla individuazione di strumenti rispondenti ad una data realtà contestuale.

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Fortuna Procentese Pagina 13


Roma: intercultura e trasformazioni sociali. Il ruolo della ricerca, dell'associazionismo e del sindacato

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L’iniziativa del 30 novembre 2010 ha voluto aprire all’incontro con quella psicologia sociale che si muove nell’obiettivo della trasformazione della società in cui viviamo; si tratta di una ricerca che ha a cuore l’intervento e che promuove la collaborazione di tutte le forze sociali. Una ricerca scientifica che si colloca insomma, nel sociale, una psicologia “situata” mirata all’affermazione dei principi della giustizia sociale, della promozione dei diritti fondamentali e della cittadinanza. L’opportunità è nata dalla pubblicazione del volume Ricerca interculturale e processi di cambiamento. Il volume, edito dalla casa editrice Melagrana (onlus per la pace) di Caserta, è curato da Caterina Arcidiacono e Filomena Tuccillo, promotrici insieme alla SIPCO, all’Associazione Italiana di Psicologia sociale e alla Fondazione Mediterraneo, di questo incontro tra chi, oggi, nelle università italiane e nella società civile studia e ricerca i fenomeni culturali per comprendere la società contemporanea e le sue trasformazioni. Il focus del volume è sul tema della migrazione: nei luoghi di lavoro, nelle relazioni locali, in quartieri e paesi, nel posto di lavoro, nella scuola. il volume tuttavia ha come obiettivo il proporre ai ricercatori e agli operatori sociali cosa significa mettere in piedi una ricercaintervento, un progetto in cui l’altro sia protagonista e non oggetto passivo delle indagini altrui. L’intento è di far acquisire al ricercatore la capacità di parlare con le persone, reperirne i suggerimenti e dare loro voce. I cambiamenti del mercato globale, le nuove forme

di partecipazione e creazio n e d i c o ns e ns o (internet, e nuovi media) chiedono alle organizzazioni sindacali di ripensare le forme della aggregazione e della militanza. Speriamo che questo dibattito possa essere una occasione per progetti di ricerca condivisi sulle nuove frontiere della cittadinanza e rappresentanza. Intervento di Serena Donelli: Donelli: Non si parla con gli sconosciuti Il titolo di questo breve intervento è anche il titolo del collage che si trova sulla copertina del libro che ha ispirato questo incontro. Intorno al perso-

naggetto perplesso e intristito, ci sono figure un pò inquietanti, dominanti, che hanno tutta l'aria di giudicarlo e osservarlo senza benevolenza. Figure del pregiudizio, custodi degli stereotipi con cui osserviamo l'Altro" ma anche noi stessi. Immagini delle forme mentali consolidate che da un lato ci guidano, ma dall'altro a volte anche rendono la vita difficile agli altri e a noi stessi. L'incontro di oggi è stato reso possibile da un lato dal fatto che degli psicologi sociali hanno cercato come calare il loro lavoro

dentro i fenomeni in osservazione, hanno rimesso in questione ruoli e metodologie. Dall'altro lo ha reso possibile, questo incontro, la disponibilità a partecipare di persone coinvolte nella ricerca, che ai ricercatori hanno dato la loro fiducia (cosa tutt'altro che scontata, come nota Hidouri). E infine dall'apertura culturale di un grande sindacato come la CGIL, capace di vivere al proprio interno anche esperienze innovative. Con Angela Ronga abbiamo già condiviso qualche anno fa un'esperienza nuova e molto speciale, le Marinaie, e oggi sono veramente contenta che il discorso continui in questo contesto. Io non sono una psicologa sociale, ma una psicologa clinica di impostazione sistemica. Come "straniera" mi sono chiesta cosa avevo in comune coi colleghi. Due concetti condivisi e importanti per il nostro tema: sono quello di contesto e quello di co-costruzione di realtà condivise e dei loro significati. Il concetto di contesto mi ha guidato. Nota Arcidiacono proprio all'inizio del suo saggio, che "contesto è un insieme di oggetti e/ o eventi situati nel luogo e nel tempo: delimitato, pragmatico e dinamico: è ciò che tesse insieme, è un'unità culturale". Oggi qui noi stiamo condividendo un luogo, un tempo e pragmaticamente tessendo insieme qualcosa di nuovo, un embrione di unità culturale nuova, spiazzante per tutti, in cui tutti stiamo un po' dentro e molto fuori, ma cercando di osservare cosa nasce da certi accostamenti. Scorrendo i vari saggi e ascoltando, trovo molto importante vedere come


le esperienze di contatto interculturale spingono le persone a varie esperienze. Una è quella di vedere improvvisamente le proprie categorie mentali standone in parte al di fuori, da un nuovo punto di vista. Tutto quello che si sapeva, il modo in cui si pensava, è sottoposto a nuove e imprevedibili tensioni. Lo raccontano la giovane ricercatrice marocchina con la sua esperienza nel centro antiviolenza; e altri intervistati migranti; ma lo raccontano anche i maestri di strada napoletani; o gli psicologi, al lavoro per mettere a punto metodologie nuove. E mi è capitato personalmente nell'esperienza delle Marinarie. Dove ho cominciato in una perfetta logica di confronto tra culture intese come blocchi omogenei e contrapposti/ affiancati: ma poi ho scoperto tante diversità interne delle interlocutrici e ho scoperto con stupore anche la mia estraneità nella mia cultura d'origine: che non è affatto statica o identica a se stessa, ma in realtà anch'essa in turbinoso cambiamento. Un altro aspetto importante è quello della riflessività. Non basta trovarsi in certe situazioni per tirarne fuori conoscenza o per creare qualcosa di nuovo. Vari articoli del libro ce lo dicono chiaramente. Per esempio a scuola ragazzi diversi possono trovarsi a contatto nell'aula senza che per questo ne nasca qualcosa di nuovo; lo stesso per esempio nel rapporto tra datori di lavoro e badanti. Perché qualcosa di nuovo nasca bisogna che il contesto condiviso sia anche pensato e strutturato almeno in parte come "contesto di apprendimento": con momenti in cui si cerca di dare insieme significati almeno in parte condivisi a quello che si sta facendo, sperimentando, condividendo. E a volte può essere anche molto utile qualche

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Da sinistra: D'Alterio, Ronga, Arcidiacono, Mazzara

figura che abbia il compito di facilitare la riflessività. Ma rispetto a questa riflessività, mi pare, i vari articoli segnalano anche una cosa che mi ha colpito: una specie di movimento di va e vieni tra l'apertura all'altro e il ritorno a fare centro in se stessi e nella propria identità. Mi pare di vedere che, perché i processi evolutivi possano andare avanti, c'è bisogno di tutti e due queste oscillazioni. Non tutto e non sempre tutto si può condividere, bisogna anche "poter tornare a casa", ricentrarsi in sé, e poi ripartire. E quell'apparente movimento "indietro" può essere la premessa necessaria per andare oltre. Me l'ha fatto pensare per esempio l'intervento di Hidouri in vari punti; ma anche Bilongo, quando nel suo dialogo col ragazzo italiano si vede che il ragazzo non riesce a entrare in contatto perché gli manca, a lui, una centratura in sé e nella propria cultura di italiano. Ce lo dicono anche certe ricerche di Laura Fruggeri, dove si vede che le coppie miste vivono meglio se entrambi i partner hanno una buona consapevolezza della propria cultura di provenienza. Ma ce lo dice per es. anche il lavoro dei maestri napoletani di Chance: in fondo il loro stesso articolo è un "tornare a casa": non vivere solo l'immediatezza, ma un riprendersi l'esigen-

za di sistematizzarla, di inquadrarla in categorie proprie sia pur mutate. E potrei fare altri esempi. I "ritorni a casa delle parti in gioco", quindi, andrebbero visti non come spia di fallimento di un percorsi tentato, ma come parte utile e necessaria del processo di reciproco adattamento. Questo mi sembra importante. Due ultimi aspetti, che mi sembrano stimolante in un contesto sindacale. Primo, in varie chiavi nel testo ricorrono due termini: conflitto e negoziazione. Secondo: la realtà concreta, nei suoi dettagli, nei suoi inciampi, nella sua faticosa complessità: a questo proposito si pensi a tutto quello che viene detto rispetto alle mille difficoltà pratiche che un migrante deve affrontare. Ma si pensi anche per es. all'esperienza di asilo nido per bambini soprattutto migranti fatta in un quartiere di Milano affrontando le difficoltà e resistenze dei vicini italiani. Perché dico che queste chiavi sono interessanti in un contesto sindacale? Perché penso che il sindacato sia una struttura che, come poche altre organizzazioni, ha una vera e propria cultura del conflitto e della negoziazione. E al tempo stesso ha una tradizione nel curare la realtà concreta in cui la gente vive.

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Sostenere l'empowerment degli educatori per sviluppare l'empowerment di giovani a rischio di esclusione Non di rado l’esclusione sociale nei giovani prende l’avvio da una condizione di powerlessness a cui concorrono sia l’accumulo di esperienze negative, ad esempio nel contesto scolastico, sia una diminuzione della personale competenza “desiderante”, “desiderante” che sembra inficiare la possibilità di intraprendere percorsi di maggiore gratificazione personale. Peraltro se la comunità locale sembra talvolta incapace di accogliere ed accompagnare giovani in questa situazione fuori dai percorsi tradizionali, le risorse sociali – pur disponibili – risultano inaccessibili o poco fruibili da ragazzi che hanno smesso di credere nelle loro capacità e potenzialità.

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

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Nel corso del 2010 il Dicastero ai Giovani del Comune di Lugano (CH) ha avviato una serie di azioni finalizzate alla riduzione del rischio di esclusione sociale nella popolazione giovanile della città ticinese. Le azioni hanno coinvolto gli operatori del Dicastero, le aziende ad esso collegate, nonché alcune istituzioni accademiche del Canton Ticino. I giovani, coinvolti nel progetto, sono stati selezionati dai servizi sociali del capoluogo della Svizzera italiana prevalentemente tra i drop-out scolastici. A ciascuno di loro è stato innanzitutto offerto un periodo di stage presso i servizi al pubblico del Dicastero (biblioteca, medioteca, sportello informativo e di vendita di biglietti per gli eventi organizzati dalla città). Accanto ad esso, sono state attuate diverse iniziative di carattere culturale coinvolgenti l’Università della Svizzera Italiana (laboratorio di

scrittura, laboratorio di analisi testuale). In breve tempo tali iniziative hanno raccolto il favore e la partecipazione attiva dei giovani coinvolti, promuovendo un incremento del sentimento di selfselfempowerment, che in empowerment alcuni casi si è concretizzato in una effettiva rimotivazione allo studio, o in un nuovo interesse verso il mondo del lavoro. Tuttavia, queste iniziative hanno creato una serie di disfunzioni all’interno delle organizzazioni in cui sono state attuate. Le maggiori problematicità riscontrate sono attribuibili da un lato alla difficoltà da parte dei diversi contesti organizzativi ad accogliere un numero consistente di giovani “non lavoratori”, dall’altro lato alla faticosa integra-

zione tra le diverse figure professionali coinvolte nel progetto e nello specifico tra gli educatori con funzione di tutorship e gli operatori del Dicastero. Il nostro contributo è andato a configurarsi come sostegno metodologico all’azione degli educatori e, più in generale, come supporto della funzionalità complessiva del progetto nel contesto della comunità organizzativa degli operatori del Dicastero. Inizialmente abbiamo avviato una serie di incontri di supervisione con gli educatori al fine di soste-

nerli sia nella loro attività di tutorship, sia nel compito di integrazione del loro operato con il funzionamento normale dei diversi settori del Dicastero. In un secondo momento a tali incontri sono stati invitati anche i responsabili dei settori ed è stato coprogettato un laboratorio finalizzato a riflettere sul sistema organizzativo “Dicastero” come facilitatore del processo di empowerment dei giovani in stage. Il modello concettuale che ha ispirato e guidato la progettazione e la valutazione delle diverse fasi dell’intervento è quello del self-empowerment (Gheno, 2005). La specificità del modello consiste nel considerare lo sviluppo di empowerment individuale e sociale come risultante della apertura di nuove possibilità psicologiche dei soggetti coinvolti. Nell’ambito del presente progetto questa peculiarità si è tradotta sia nella promozione di un percorso formativo ad hoc per i ragazzi a rischio quella finalizzato ad integrare nella propria identità professionale competenze tecnico-operative e competenze relazionalieducative. Il progetto proseguirà fino al 2011 e si concluderà con la formalizzazione di un modello di intervento di empowerment sociale attraverso l’inserimento e l’accompagnamento al lavoro. Tale modello verrà codificato attraverso un lavoro di ricerca-valutativa condotto con il gruppo dei tutor e con i referenti dei diversi settori organizzativi coinvolti. Stefano Gheno


Feminism and critical community psychology Profilo Professionale Agostino Carbone è attualmente Ph.D. student in Studi di Genere presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ove ha intrapreso la sua formazione universitaria, accedendo al corso di laurea in Psicologia dei Processi Relazionali e di Sviluppo. La sua passione per la PC si è tradotta nella realizzazione di due tesi di laurea, triennale e specialistica, analizzando le affinità rispetto la Ricerca Qualitativa e la Grounded Theory, potendo guadagnare così il titolo di Dottore in Psicologia Clinica di Comunità a pieni voti. Partecipa all’International Summer School in Qualitative Methods, avvalendosi della sponsorizzazione che la SIPCO ha riservato ai suoi giovani ricercatori. Ha svolto il tirocinio professionalizzante presso il Dipartimento di Scienze Relazionali, presso cui ha la possibilità di portare a termine un’indagine inerente la partecipazione, il senso di comunità e il benessere dei giovani residenti nella provincia di Napoli. In questo arco di tempo, partecipa, inoltre, alla costituzione di IncopardeLAB (www. incoparde.unina.it) un laboratorio dipartimentale di ricercaazione interculturale, di cui è il webmaster. Ha preso parte ad una indagine mirata a comprendere il ruolo delle norme, delle ideologie e delle dinamiche di potere comunitarie nello influenzare i processi decisionali sottesi all’espressione del voto, e in particolare alla scelta di candidati in base alla loro identità e/o orientamento di genere. È stato ospite dell’Università di Miami, luogo in cui, grazie alla guida del Prof. I. Prilleltensky, è entrato in contatto con la Psicologia Critica e la Psicologia della Liberazione, avendo modo di partecipare allo SPEC Team Project, una

ricerca-azione finalizzata alla promozione del benessere comunitario nella contea di Miami. Lo scorso ottobre, inoltre, elaborando un’indagine ecologica inerente le rappresentazioni e il significato del Gay Pride, ospitato lo scorso Giugno a Napoli, è risultato vincitore del primo premio messo in palio dall’ARCIGAY in occasione Convegno internazionale “Omofobia: atteggiamenti, pregiudizi e strategie di intervento”. Dal 2008 è membro dell’European Community Psychology Association, dell’American Society for Action and Research, e non per ultimo, della Società Italiana di Psicologia di Comunità. Progetto di ricerca Feminism and Critical Community Psychology: Research and Action in pursuit of Gender Equity Tutor: prof.ssa Caterina Arcidiacono Il progetto di ricerca prende le mosse dalle questioni ontologiche, epistemologiche, ideologiche e metodologiche che fondano e c o s t r u is c o n o l’architrave degli studi di genere, a partire dalle teorie femministe, alla più recente LGBTQ (Lesbo, Gay, Bisex, Trans e Queer) Psychology. Lo scopo è di rintracciare le comunanze scientifiche, ideologiche, storiche, politiche e valoriali tra Psicologia di comunità e pensiero Femminista al fine di evidenziare e utilizzarne le potenzialità e l’apporto innovativo che ne ha sempre caratterizzato lo sviluppo e la pratica, rivolta al cambiamento.

A partire dalla costruzione di un modello teorico di base, è stata approntata una teorizzazione del “genere”, che lo consideri come costrutto sociale, rifiutando qualunque accezione che tenda a consideralo un fenomeno naturale, intrapsichico, basato sul biologico. Secondo quest’accezione critica, il genere è il risultato di uno specifico periodo storico, socioculturale, e allo stesso tempo, un sistema di categorizzazione sociale (non naturale), che enfatizza e perpetua le differenze e le discriminazioni basate sulle categorie di mascolinità e femminilità. Il progetto di tesi è finalizzato a comprendere, e prevenire, le problematiche esperite dai giovani della comunità omosessuale e transessuale napoletana ponendo particolare attenzione all’impatto dell’ingiustizia sociale LGBT-related, rispetto alla salute e al benessere dei membri che la compongono e dell’intera comunità. Negli ultimi anni è stata osservata una forte relazione tra l’impatto psicologico frutto della oppressione, e l’incremento del rischio di contrarre HIV e di perpetuare condotte sessuali non sicure. L’indagine, che assume le vesti di un’action-research di stampo femminista in quanto finalizzata alla comprensione e allo svelamento dei meccanismi di potere legati alle disuguaglianze di genere, si fonda sui valori del modello “SPEC” (Strenghts, Prevention, Empowerment, Community Based) ideato da Isaak Prilleltensky e Ora Prilleletensky, ovvero cerca di utilizzare i punti di forza della comunità locale in un ottica empowerizzante. La ricerca è condotta in collaborazione con le associazioni locali sensibili alle tematiche dell’omo-transfobia. Per info e contatti: agostino.carbone@unina.it

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La ricerca "giovane" si racconta: I dottorandi

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Convegno

Percezione e comunicazione dei rischi per la salute derivanti da minacce ambientali Bologna, via Filippo Re, 6 8 aprile 2011 h. 9.00 – 18.00 PRIMO ANNUNCIO

Nel mondo contemporaneo si è progressivamente consolidata una consapevolezza pubblica del rischio che induce la società ad assicurare sempre maggiori livelli di sicurezza. Fra i rischi per la salute, un ruolo importante è ricoperto da quelli derivanti da minacce ambientali, fra cui l’assunzione di cibi potenzialmente nocivi, l’esposizione a sostanze tossiche come il radon o l’amianto, i rischi associati all’impiego dell’energia nucleare. Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

Dagli studi esistenti emerge che la percezione del rischio spesso non è associata alla gravità e alla probabilità che esso accada sulla base di una mera stima, ma risulta influenzabile da complessi processi individuali (bias cognitivi) e sociali (le rappresentazioni sociali del fenomeno). In questi scenari la comunicazione del rischio da parte delle Istituzioni riveste un ruolo cruciale. Il convegno, che rappresenta l’evento conclusivo del progetto biennale “Percezione dei rischi per la salute, derivanti da minacce ambientali, con particolare riferimento all’uranio impoverito. Costruzione di un quadro di riferimento per la comunicazione istituzionale”, affidato dal Ministero della Salute, Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), al dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, si propone come occasione di discussione sui temi della percezione del rischio e della comunicazione istituzionale del rischio, in riferimento a tre tipi di minacce alla salute: •

l’uranio impoverito utilizzato a fini bellici

l’influenza H1N1

gli organismi geneticamente modificati (OGM)

Oltre alla restituzione dei risultati del progetto, sono previsti interventi di esperti di fama internazionale, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, tra cui: Britta Renner, Professor of Psychological Assessment and Health Psychology Department of Psychology University of Konstanz, Germany Pagina 18


Bruna De Marchi, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (Isig) Ragnar E. Löfstedt, Professor of Risk Management and Director of King’s Centre for Risk Management, King’s College London, UK Rino Rumiati, Docente di Psicologia Generale, pro-Rettore, Università di Padova Pina Lalli, Docente di Sociologia della comunicazione, Università di Bologna Fabrizio Oleari, Capo Dipartimento Prevenzione e Comunicazione, Ministero della Salute Lorenzo Spizzichino, Ufficio Promozione comportamenti e stili di vita, Ministero della Salute Cristina Nuccetelli, Dipartimento Tecnologia e Salute, Istituto Superiore di Sanità Gianluigi Ferrante, Sistema Sorveglianza Progetto PASSI, Istituto Superiore di Sanità Mauro Palazzi, direttore Servizio Epidemiologia e comunicazione, Ausl Cesena Eva Beneli e Luca Carra, Zadig, agenzia di giornalismo scientifico

Anno XIV, Numero 22

Per l’occasione saranno distribuiti ai partecipanti due volumi contenenti i risultati delle indagini svolte dal Gruppo di Ricerca sulla Comunicazione del Rischio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna: Bruna Zani, Elvira Cicognani, Luca Pietrantoni, Cinzia Albanesi, Paola Villano, Gabriele Prati, Alessandro Picheca, Azeb Lucà Trombetta, Bruna Porretta. La partecipazione è gratuita. È richiesto l’invio della scheda di iscrizione, scaricabile prossimamente dal sito web del convegno: http://www.rischio.unibo.it/ Nel sito si possono trovare documenti e primi risultati del progetto. Entro febbraio 2011 sarà visibile il programma definitivo del Convegno. Per informazioni: Bruna Zani, Responsabile scientifico del progetto CCM: bruna.zani@unibo.it Segreteria organizzativa: Alessandro Picheca alessandro.picheca@unibo.it Bruna Porretta bruna.porretta2@unibo.it

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

Cittadinanza attiva, multiculturalità e immigrazione il 29 e 30 settembre 2011 Reggio Emilia ospiterà il convegno: "Cittadinanza attiva, multiculturalità e immigrazione".

Il call for paper sarà inviato entro il mese di gennaio 2011. Pagina 19


Titolo notiziario

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

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Anno XIV, Numero 22

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

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2nd Announcement and call for papers 8th CONGRESS EUROPEAN OF COMMUNITY PSYCHOLOGY

Appuntamenti Incontri Iniziative Scambi culturali

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...CONTINUA O RIVISTA

Anno XIV, Numero 22

Riviste e newsletter

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A metà gennaio uscirà il nuovo numero della newsletter della Società Italiana di Psicologia Positiva che conterrà tutti gli abstract dei paper presentati a convegni e degli articoli pubblicati su riviste. Crediamo sia una buona occasione per conoscere lo stato dell'arte della psicologia positiva italiana. La newsletter sarà inviata a tutti i Dipartimenti di psicologia e sarà scaricabile dal sito www.psicologiapositiva.it. *** Scarica i numeri arretrati della Newsletter di Psicologia Positiva e tieniti informato sul mondo della psicologia positiva con notizie, recensioni e articoli di approfondimento. La newsletter è un file in formato PDF, leggibile e stampabile con un software gratuito molto diffuso e già presente nella maggior parte dei computer, Acrobat Reader (o altro programma compatibile).

Riviste e

Nel caso il tuo computer fosse sprovvisto di questo programma è possibile scaricarlo da internet all'indirizzo http://www.adobe.com/ oppure http://www.download.com/

newsletter

*** Ultimi numeri della Rivista N. 16 - Marzo 2010 (riservato ai soci) Contiene l'articolo Coaching e psicologia positiva: un'alleanza costruttiva di Giuliano Balgera. N. 17 - Giugno 2010 (riservato ai soci) Contiene gli articoli Appunti per una valutazione positiva e mindful di Gianluca Braga e CorriCheTiPassa: un training per promuovere uno stile di vita positivo di Silvia Sarti.

IN USCITA IL NUMERO 18

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Il nuovo numero della rivista di

Anno XIV, Numero 22

Psicologia di comunità n. 2/2010 Genere, generi e politiche sociali a cura di Bianca R. Gelli

SOMMARIO SAGGI L’asimmetria dei generi come problema politico. Uno sguardo sulle attuali teorie femministe di Bianca R.Gelli Il genere in psicologia sociale: questioni epistemologiche e metodologiche di Bruno Mazzara e Lorenzo Montali L’uomo che non c’era: un’analisi delle produzioni discorsive sulla solitudine delle madri. di Elisabetta Camussi L’auspicata disparità o la costanza di Cenerentola: quando il mondo ideale non contempla l’equità. di Nadia Monacelli e Luca Caricati Il genere della sfera pubblica. Asimmetria o dialogo? di Terri Mannarini Differenze e disuguaglianze di genere tra Nord e Sud d’Italia. Attualità di uno stereotipo. di Norma De Piccoli e Chiara Rollero

Schede bibliografiche

Quando l’empowerment non è abbastanza. Un argomento a favore della resilienza multilivello in situazioni caratterizzate da estreme disuguaglianze di potere. di Anne E. Brodsky e Jill E. Scheibler Sul materialismo corporeo contemporaneo di Rosi Braidotti NOTE E DISCUSSIONI Peer education e prevenzione dell’Aids:più responsabilità verso la propria salute di Mauro Croce, Francesca Cristini, Andrea Gnemmi e Luca Sacchi SCHEDE BIBLIOGRAFICHE di Alessandra Genco, Carolina Messina, Cinzia Novara, Valentina Petralia, Floriana Romano e Loredana Varveri ABSTRACTS

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Stranieri a casa nostra

F. Daveri, Stranieri in casa nostra. Immigrati e italiani tra lavoro e legalità, legalità, Università Bocconi Editore, Milano, 2010

Schede bibliografiche

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Nel suo ultimo libro, Stranieri in casa nostra. Immigrati e italiani tra lavoro e legalità, Francesco Daveri - Professore ordinario di Politica Economica presso l’Università di Parma offre uno spaccato della situazione degli stranieri in Italia e nel mondo. Il proposito è quello di sollecitare riflessioni sui fenomeni dell’immigrazione e dell’inserimento sociale e lavorativo degli stranieri. L’Autore ha utilizzato informazioni reperite attraverso un accurato lavoro di ricerca di materiali, come resoconti di giornali, fonti ufficiali, testimonianze dirette, ecc. Il senso di questo volume è un invito a non patteggiare per credenze pregiudiziali a favore o a sfavore degli stranieri, affinché essi non siano ritenuti né «angeli né diavoli ma solo persone come tutte le altre, capaci di delinquere o di comportarsi civilmente a seconda delle circostanze e del contesto in cui sono inseriti» (p. XV). Il contenuto, ricco di storia delle immigrazioni e emi-

grazioni, offre suggerimenti per comprendere alcune dinamiche macrosistemiche che hanno influenzato i processi migratori a prescindere dall’appartenenza etnica e dall’identità nazionale dei popoli, quindi riguardanti anche gli italiani! La riflessione verte sull’importanza di una gestione consapevole delle politiche del welfare che pensi alle proprie conseguenze nella prospettiva della globalizzazione. Di fatto, negli ultimi dieci anni l’Europa, più dell’America, è diventata terra di approdo degli immigrati. In particolare nel Sud, soggetto da sempre ad emigrazioni, lo sviluppo economico e la diffusione del welfare spingono i popoli dell’Africa e dell’Est -Europa a vedere i paesi europei del meridione come meta per una “vita migliore”; cosicché, dopo il 2000, il numero degli stranieri è cresciuto di cinque milioni rispetto al 20% di aumento avuto durante gli otto anni precedenti. Inoltre, oggi si assiste ad una vera e propria recessione globale a livello planetario e, contemporaneamente, il numero degli stranieri lavoratori nei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) supera i 30 milioni di persone. «Più immigrati, più criminalità», «Gli immigrati ci rubano il welfare», «Gli immigrati ci pagheranno la pensione»: questi sono solo alcuni dei temi contenuti nel testo che, prendendo spunto da luoghi comuni o da timori collettivi, affronta in modo analitico questioni e dubbi più che mai attuali e tangibili. Per esempio, questa impressione che la crisi della disoccupazione sembra aggravarsi in seguito alla presenza di stranieri che “rubano il lavoro” ai nativi

viene commentata dall’autore Daveri per mezzo di dati statistici. Attraverso questi si può osservare che, da un lato, la crisi ha colpito in misura maggiore alcune categorie di lavoratori e soprattutto i giovani, e dall’altro, la percentuale degli stranieri senza lavoro in Europa è di una volta e mezzo superiore a quella dei lavoratori autoctoni, di due volte nel Nord (ad eccezione del Regno Unito). Quindi, la crisi riguarda anche gli stranieri, i quali, però, non beneficiano degli stessi interventi di assistenza e di sostegno socio-economico che il welfare si impegna a gestire in favore dei nativi. In più, rispetto alle credenze che valutano l’aumento di criminalità in Italia dovuto ad un’alta concentrazione demografica di stranieri, l’Autore propone alcuni dati che fanno riflettere sul fatto che non serve ricercare colpe negli immigrati ma nei Paesi di accoglienza: forse, gli stranieri più “propensi a delinquere” preferiscono il nostro Paese – a discapito di altri come, per esempio, la Finlandia – perché esso ha un sistema valoriale e legislativo permeato da una certa cultura all’illegalità e all’informalità, che permette loro questa scelta. Dunque, leggere questo volume vuol dire affrontare – per così dire – con “dati alla mano” la questione delle responsabilità sociali e politiche del welfare che, attraverso la conduzione di interventi legislativi e sociali finalizzati all’integrazione degli stranieri nei paesi di accoglienza, condiziona l’orientamento dei processi di emigrazione o immigrazione a livello planetario. Valentina Petralia


Anno XIV, Numero 22

Maternità in esilio

M.R. Moro, D. Neuman, I. Real Maternità in esilio. Bambini e migrazioni, migrazioni, Cortina, Milano, 2010

Marie Rose Moro nel suo ultimo testo “Maternità in esilio” si sofferma sugli aspetti culturali della genitorialità e sui modelli di cura delle madri straniere. In accordo con i precedenti studi (Moro, 2002), l’autrice adotta un approccio alla perinatalità e alla post-natalità che considera la gravidanza, il parto e il processo di costruzione della genitorialità, caratterizzati da un intreccio di fattori intrapsichici, intersoggettivi e culturali . Nello specifico, gli elementi culturali sono indispensabili in quanto esercitano una funzione preventiva, permettendo a ciascun soggetto di progettare in anticipo come diventare genitore e di attribuire senso e significato alle trasformazioni quotidiane che investono la relazione genitori-figli. La maternità in esilio rappresenta un momento di fragilità per le donne migranti, in quanto la trasparenza psichica, ovvero il processo mediante il quale desideri e conflitti emergono in maniera esplicita, si intreccia con la trasparenza culturale: divengono, infatti, più

leggibili sia i desideri e i conflitti infantili, sia il rapporto che ciascun soggetto ha costruito con la cultura dei propri genitori. L’evento migratorio esige dalle donne un lavoro psichico reso complesso da alcuni aspetti quali l’acculturazione, la solitudine e l’individualismo. La madre, infatti, si trova a dover rielaborare i significati associati alla filiazione in un sistema sociale e culturale di cui non si sente parte attiva. Nello stesso tempo, l’evento migratorio determina delle significative rotture nella rete di supporto, in quanto nel momento iniziatico della gravidanza, viene meno il ruolo delle donne del gruppo di appartenenza, ovvero delle co-madri, che, nelle culture tradizionali è considerato essenziale nella fase di transito alla genitorialità. Ciò implica una notevole difficoltà nell’attribuire un significato all’esperienza della gravidanza. La nascita nella migrazione consente di rilevare squilibri culturali e psicologici che sono presenti nella società ospitante e che intaccano il vissuto delle donne migranti; permette, inoltre, di conoscere e comprendere come esse sono in grado di ricorrere alle loro risorse individuali riuscendo a fare a meno della loro madre. Emergono anche altri aspetti connessi ai diversi modi di concepire la genitorialità e di prendersi cura del proprio figlio. A tale riguardo, Moro utilizza l’approccio transculturale clinico, elaborato a partire dai contributi di Devereux e Nathan, ove l’attenzione è posta su due processi terapeutici che interessano il periodo perinatale. Il primo si propone di offrire supporto alle madri nel fronteggiare l’esperienza migratoria, nel sostenere la vulnerabilità psicologica determinata da due ordini di situa-

zioni: assenza della madre e del sistema famiglia e lo scontro con la diversità dei servizi. Il secondo, invece, implica il lavoro diretto con il neonato, nel corso del quale il clinico lavora con la triade madre -neonato-terapeuta. Il libro presenta una disamina delle esperienze sperimentate da alcune equipe guidate da Marie Rose Moro che si sono interessate al tema della maternità in donne straniere. Vengono narrate le esperienze di chi quotidianamente lavora con madri immigrate, con future madri e con donne sterili. Si tratta delle storie di vita di donne che in terra straniera si trovano a ricostruire la propria identità di donna e di madre, in questo compito è riconosciuta importanza al lavoro della clinica perinatale transculturale che offre al clinico la possibilità di costruire uno spazio nel quale il contesto culturale e le risorse familiari e sociali possano essere riconosciute. «Noi lavoriamo per creare un ambiente psichico che contenga e supporti la donna incinta o quella che vuole esserlo, rafforzando i suoi appoggi interni ed esterni, che possono essere stati indeboliti dal suo stato di trasformazione, ma anche dalla migrazione» (p. 73). Una particolare attenzione è data, anche, alla formazione degli operatori, tema sul quale si sofferma Angela Maria Di Vita nella sua Introduzione, sottolineando la necessità di costruire spazi di reciproco riconoscimento e condivisione di parole intorno all’evento nascita, in cui l’operatore possa cogliere i significati e le difficoltà del divenire genitore in terra straniera, costituendo la prima occasione di contatto delle donne migranti in terra straniera.

Schede bibliografiche

Valeria Pipitone Pagina 27


ISCRIZIONE SIPCO 2011 Ringraziando i soci che hanno già rinnovato l'iscrizione alla SIPCO per il 2011, ricordiamo a chi non avesse ancora provveduto a farlo che è possibile regolarizzare il proprio tesseramento mediante versamento postale o bonifico. Il versamento o bonifico va effettuato sul conto corrente postale n. 11020799 (codice IBAN IT68 Q076 0101 0000 0001 1020 799) intestato a SIPCO - Società Italiana di Psicologia di Comunità QUOTE DI ISCRIZIONE SOCI

♦ Euro 90,00 (52+38 abbonamento annuale, due numeri, a Psicologia di comunità) ordinari e aderenti

♦ Euro 64,00 (26+38 abbonamento annuale, due numeri, a Psicologia di comunità) in formazione. formazione Per velocizzare i tempi di registrazione dell'iscrizione vi preghiamo anche di inviare copia del versamento a: segreteria SIPCO - Società Italiana di Psicologia di Comunità, c/o Dipartimento di Psicologia, via Verdi 10, 10124 Torino oppure via mail a Angela Fedi (fedi@psych.unito.it) Per coloro che volessero diventare soci: occorre la scheda compilata e un curriculum da inviare al Presidente bruna.zani@unibo.it. L’accettazione verrà comunicata quanto prima, a seguito della approvazione della richiesta da parte del Direttivo.

La/Il sottoscritta/o ....................................................................... nata/o a............………...............................…… il............................ residente in via ............................................................................. Città.............................…......................... Cap...............…............. CF................................................................................................... Telefono

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Direttore: Bruna Zani Realizzazione: Gruppo di Psicologia di Comunità dell’Università di Palermo e di Bologna Tutto il materiale da pubblicare va inviato via ee-mail a cinzia.novara@gmail.com Questo numero è stato coordinato da Cinzia Novara e Cinzia Albanesi e chiuso il 10 gennaio 2010 I numeri della newsletter sono pubblicati e possono essere scaricati da

Società Italiana di Psicologia di Comunità

www.sipco.it

Sipco newsletter 22  

Sipco newsletter anno XIV, n. 22 del 15 gennaio 2011

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