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LUCIANO BONOMI da Mercato Irlandese a Polifemo Opere 1987 - 2008


Tra la scultura ed il disegno, cioè tra la seconda e terza dimensione, si apre uno spazio proprio dell’immaginazione più che dell’ambiguità. Tommaso Trini Corriere della Sera, 1975 …si allineano nelle teche i personaggi e gli archetipi smontati di miti millenari stravolti, nella loro simbologia, dalla dissacrante vivisezione dell’ironia e del dubbio. Lisa Belotti Milano, 1977 Ed allora è una gamma di riferimenti che appare, e sono bandiere, carri, ecc. Terry Grimley, Arts Editor The Birmingham Post, 1988 In un’epoca in cui così di rado ci si sente di interloquire con certo umorismo di grana grossa sempre in agguato in tanta musica ed arte contemporanea, fa piacere vedere gente sogghignare involontariamente davanti alle sculture di Bonomi. Clare Cooper Birmingham, 1990 Numerosi artisti hanno trattato nei secoli un soggetto come Salomè, raramente però con una vena così ironica e gentile come quella che Bonomi riesce a conferirgli. Jo Digger Walsall Museum and Art Gallery, 1990


LUCIANO BONOMI Opere 1987 - 2008 Contra’ Pescherie Vecchie 29 | 36100 Vicenza Tel/Fax: +39 0444 324476 info@galleriaghelfi.com www.galleriaghelfi.com

da Mercato Irlandese a Polifemo

Con il patrocinio di:

Acciaierie Valbruna S.p.A World leader manufacturer stainless steel, nickel alloy and titanium www.valbruna-stainless-steel.com

Catalogo realizzato in occasione della mostra

LUCIANO BONOMI Opere 1987 - 2008

da Mercato Irlandese a Polifemo Progetto grafico StudioCudicio

In copertina: 1993. I cacciatori del sabato sera, cm 62x48x17 Esposizioni: London Art Fair, Londra, 1994. Pubblicato


... Itaca tieni sempre in mente. La tua sorte ti segna quell’approdo. Ma tu non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni, che vecchio tu finalmente attracchi all’isoletta, ricco di quanto guadagnasti in via, senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca ti ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca.

… Keep Ithaka always in your mind. Arriving there is what you are destined for. But do not hurry the journey at all. Better if it lasts for years, so you are old by the time you reach the island, wealthy with all you have gained on the way, not expecting Ithaca to make you rich. Ithaka gave you the marvelous journey. Without her you would not have set out. She has nothing left to give to you now. And if you find her poor Ithaka wont’ have fooled you Wise as you will have become, so full of experience you will have understood by then what these Ithakas mean.

Costantin Kavafis, 1911 dal poema Itaca / from the poem Ithaka 5


Temi e variazioni / Brendan Flynn,

"Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l’ambiente" Umberto Boccioni / Manifesto della scultura futurista

Direttore del Dipartimento di Belle Arti del Museo e della Galleria d’Arte di Birmingham, Regno Unito

Ogni paese li ha. Sono individui scomodi che tracciano il proprio solco creativo indifferenti alle mode, destinate a passare, dell’arte contemporanea. Luciano Bonomi è uno di questi, un artista impetuoso che ha perseguito la sua vocazione con dedizione quasi gioiosa. Si iscrisse ai corsi di disegno e pittura presso la Scuola degli Artefici dell’Accademia di Brera, ma poi fu attratto istintivamente dall’idea di fare lavori a tre dimensioni. Non potendosi trasferire ai corsi di scultura cominciò in modo indipendente a creare piccoli pezzi brasati in ottone ed argento, spesso usando altri materiali come legno, pietra e tessuto. L’artista che lo influenzò maggiormente fu Fausto Melotti (1901-1986), anche lui uscito dall’Accademia di Brera dopo aver conseguito una laurea in ingegneria elettronica. Le sue sculture in filo e lamierino d’ottone furono un’ispirazione per Bonomi e lo spinsero a sperimentare tecniche similari di costruzione. Cominciò con barrette saldate a creare strutture autoportanti su cui venivano fissate altre forme. Melotti stesso fu un grande ammiratore dei magnifici mobiles in filo e lamina metallica che sembravano incarnare un ideale quasi classico di armonia spaziale e formale. Anche Picasso e Giacometti avevano esplorato il potenziale della costruzione in filo saldato o brasato, cosa che costituiva collaudati illustri precedenti. Diversamente da marmo e pietra, il filo non definiva lo spazio con l’uso di masse ma attraverso una trama geometrica, un equivalente tridimensionale del disegno prospettico. La mitologia, la Bibbia, Hollywood, la politica, le corse dei cavalli sono uno stimolo per l’ampia e spesso irriverente immaginazione di Bonomi. Le sue strutture e figure ritagliate hanno la stessa pregnanza e l’energia espressiva del disegno. È un narratore di racconti, come l’orefice itinerante dell’Età del Bronzo e del Ferro per i 6

lavori del quale egli ha un grande rispetto. L’uso delle lamine metalliche e dei fili e la scala ridotta riallaccia infatti il suo operare a quell’antica tradizione. Talvolta egli procede usando disegni preliminari, ma molto più spesso assembla direttamente i pezzi considerando questo metodo di lavoro più “vibrante ed eccitante”. Molte opere di Bonomi sono disposte all’interno di una semplice scatola bianca. L’equivalente del proscenio teatrale, del palco dell’opera all’interno del quale ha luogo l’azione. La scatola inquadra e protegge la delicata costruzione che vi è contenuta, conferendole nel contempo anche una realtà indipendente, un suo proprio mondo. Noi guardiamo dentro queste bacheche trasparenti come attraverso una finestra, ma non possiamo toccare quanto vi è contenuto. Questi contenitori richiamano le scatole dei surrealisti, di Cornell e gli intricati "teatrini" in terracotta di Melotti, ma anche preziosi reliquari medioevali in cristallo. I Racconti del Marinaio (1987 p.17) è una costruzione che poggia direttamente su di una superficie, senza contenitore. Le parti che la compongono: una sirena, una barca, una rete ed un remo, un’amaca ed un’ancora, disposti in fila, dall’albero di maestra al fondo del mare. Quando vengono toccati gli elementi mobili brillano e tintinnano a lungo prima di fermarsi creando meravigliose ombre. Non si tratta dell’illustrazione di un racconto in particolare, ma di ogni racconto che coinvolga il mare come crogiuolo della creazione e della favola. Questo assieme di relitti e figure simboliche, al momento in cui ci costruiamo intorno i nostri racconti, dà libero sfogo alla nostra immaginazione. Quando la vidi per la prima volta, parecchi anni fa, immediatamente la immaginai su scala colossale in qualche spiaggia remota,

mezzo sommerso dalla marea. Gli chiesi se si sarebbe potuto fare. Lui scosse la testa. Impossibile, spiegò, perchè quando fosse stata ingrandita la struttura si sarebbe comportata in altro modo, il peso e la tensione generata l’avrebbero ridotta in pezzi. I suoi lavori non sono modelli, ma assumono una presenza monumentale nelle nostre menti. Il linguaggio visuale di Bonomi si affida ad una semplificazione della forma - un profilo, una figura sottolineata, alberi o uccelli realizzati con singole strisce di metallo piegato. Nello Spirito della Montagna (1987 p.15), il paesaggio e la figure sono unite morfologicamente, il corpo adorno di pini fiabeschi. Le braccia si sollevano in segno di saluto o di minaccia. Bonomi ha sviluppato uno stile personale che, presente da scultura in scultura, dona al suo lavoro un’intima coerenza. Sotto molti aspetti le sue composizioni si possono leggere come moderni pictogrammi. Ascot (1987 p.14) illustra la sua abilità a trasmettere significati con forme minimali, come in un haiku tridimensionale. Immagini di uomini e di cavalli sono contenute dentro la gabbia delicata del padiglione con bandiere e cappelli rivolti in volo verso il traguardo. Completamente in contrasto, invece, è The Grand National Steeple Chase (1991 p.29), in cui una griglia verticale che sostiene un insieme incoerente di teste di cavallo, code e stivali richiama la mischia caotica che si genera presso le siepi note come Becher’s Brook e The Chair. In Solitudine di un vecchio Minotauro (1987 p.16) la figura è frontale, posta su di un trono circondata da un recinto rituale o da un colonnato. Il semicerchio delle corna puntate verso l’alto è un cifrario primitivo – questo è l’uomo-toro – un’entità senza tempo prove-

niente dall’inconscio collettivo e altrettanto potente per i pittori cavernicoli di Lascaux che per Picasso. In guardia ma senza volto, emana una minaccia latente. Aspettando (1988 p.19) richiama invece lo spirito e l’eleganza di Alexander Calder con figure che rievocano banderuole e sonagli e l’uccellino a forma di S. È questa armonia apparentemente facile di forme e linee che rende i lavori di Bonomi così affascinanti. Vi è la presenza di un forte elemento surrealista, la fusione sognante di spazio e tempo, l’inclusione di oggetti trovati e l’attenuazione o mutazione della figura umana. Alcune sue immagini inquietano perchè sfiorano il lato oscuro della natura umana. Una tremenda immobilità circonda Gli Inquisitori (1989 p.23), figure incappucciate sul loro elegante carro che è contemporaneamente una forca. In Miss Salome (1989 p.25) la dinamica, danzante figura della fanciulla contrasta con l’angosciante maschera di morte del santo nella sua cella. Parla di martirio, superbia e dannazione. Il giocoso umorismo dell’artista spesso maschera un messaggio più profondo. NeI Consiglio di amministrazione (1988 p.20) teste decollate giacciono assoggettate al demagogo dominante, l’unico provvisto di mani. La struttura è al contempo tavolo e sedia. La scala riflette la gerarchia di promozione e dipendenza. I Managers (1988 p.21) è una delle poche istallazioni di grandi dimensioni dell’artista. La fila di teste identiche che parlano con le loro immacolate valigette (vuote) e’ un sommesso avvertimento sul rischio della perdita di individualità che l’autoritarismo spesso comporta. In modo scherzoso egli lancia uno sguardo severo sulla natura del potere. La sua simpatia per la cultura popolare emerge invece in lavori come Achy

breaky heart (1991 p.28) in cui alcune teste in fila sono posizionate come i bersagli di un tiro a segno in un luna park, mentre sotto, un solitario cowboy sta in piedi crivellato di colpi. Poi abbiamo alcune opere che l’artista definisce le sue “bestemmie bonarie”. Giuditta (1994 p.37), rappresenta la colossale e nuda eroina mentre strappa la testa a un piccolo Oloferne col cappello a cilindro, come una bambina nell’atto di distruggere la sua bambola. Nella Pesca miracolosa (1996 p.43) i santi pescatori sono rappresentati nell’atto di tirar fuori dall’acqua una sirena, non menzionata nel Vangelo di San Luca (5 : 1 - 11). Se l’arte si potesse paragonare alla musica, nel caso di Bonomi, si tratterebbe di opera. C’è più di un tocco di Barocco nelle sue composizioni. Egli comprende l’importanza del chiaroscuro e della tensione teatrale, il momento significante da cui dipende il dramma. Nel Figliuol Prodigo (1987 p.22), il padre discende come un angelo ad abbracciare il figlio pentito con un gesto catartico. La storia biblica è interpretata con grande slancio ed umanità. La mitologia classica è una profonda miniera di ispirazione per Bonomi che plasma il suo lavoro con un senso di fondamentale continuità tra passato e presente - nella convinzione che nulla è nuovo e che la mitologia è un commento in codice sulla condizione umana, altrettanto importante per noi quanto lo fu per i nostri antenati. Siamo noi che abbiamo ereditato il suo repertorio di forme archetipe. Per citare le sue parole: “L’arte primitiva è da sempre intorno a noi. Certe forme di base persistono da migliaia di anni. Ciò che è seguito ai primi graffiti non è stato altro che una variazione sul tema”. In contrasto con la complessità e la contraddit-

torietà del mondo moderno, per la netta demarcazione del mondo mitologico non c’è posto per il malinteso, la realtà della condizione umana viene mostrata com’è. Per dirla con le stesse parole dell’artista, “La mitologia è stata capace di agire come un filtro e un depuratore. Nel mondo moderno, c’è poco tempo per vagliare ed ancora meno per lasciar decantare”. Il ruolo dell’artista è quello di cercare una via per setacciare e rivelare cosa giace sotto la confusione e la disattenzione della vita di ogni giorno. Nel Cavallo di Troia (2006 p.54) le facce clonate, a becco dei guerrieri si sentirebbero a casa su di un vaso miceneo, con i loro rigidi corpi metallici in contrasto con i sinuosi, delicati contorni del cavallo. L’immagine senza tempo di uomini che vanno in guerra ha per noi una risonanza quando assistiamo ai macelli senza fine dai nostri schermi televisivi. La leggenda di Romolo e Remo (1997 p.44) è chiaramente riassunta dai due fanciulli che succhiano dalla lupa, con il piccolo Romolo che già brandisce una spada per trucidare suo fratello. Potrebbe essere una metafora perfetta per il futuro dell’umanità dal momento che il mondo scivola verso “la guerra per le risorse” che, si dice, caratterizzerà questo secolo. Una Piscina pericolosa (2006 p.55) è un soggetto squisitamente contemporaneo in cui sono sfruttate con abilità le caratteristiche dei materiali per rappresentare l’acqua infestata da squali, l’elasticità della pedana e il tuffatore allarmato che si rende conto troppo tardi di cosa l’aspetta sotto. Il personaggio può essere visto come un moderno Icaro che balza verso la propria rovina? No. Talvolta l’artista desidera parlare del mondo odierno – senza un filtro o un depuratore.

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Themes and variations / Brendan Flynn,

"Let us open up the figure like a window and enclose within it the environment in which it lives". Umberto Boccioni

Curator of Fine Art Birmingham Museum and Art Gallery

Every country has them – those awkward individuals who plough their own creative furrow without regard to the passing fashions of the contemporary art scene. Luciano Bonomi is one of them, a compulsive artist who has pursued his vocation with an almost joyful dedication. He entered the Brera Academy to study drawing and painting but was instinctively attracted to the idea of making three-dimensional work. He could not transfer to the sculpture course but independently began to create small welded pieces in brass and silver, often incorporating other materials including textile, stone and wood. The artist who influenced him most directly was Fausto Melotti (1901-1986) who had also graduated from the Brera Academy as an artist after first training as an engineer. His delicate brass wire and foil sculptures inspired Bonomi to experiment with similar construction techniques. He began using welded rods to create self- supporting linear frameworks to which forms could be attached. Melotti himself was a great admirer of Alexander Calder’s beautifully crafted mobiles of wire and thin metal that seemed to embody an almost classical ideal of formal and spatial harmony. Giacometti and Picasso had also explored the potential of welded or braised wire construction so it had a well established aesthetic pedigree. Unlike marble and clay, it did not define space through mass but by a geometric network – a three dimensional equivalent of perspective drawing. Mythology, the Bible, Hollywood, politics and horseracing are the stimuli for Bonomi’s wide ranging and often irreverent imagination. His frameworks and hand cut forms have all the urgency and expressive energy of drawing. He is a teller of stories, like the itinerant goldsmiths of the Bronze/Iron Age for whose works 8

he has a great respect. His use of metal foils and filaments and the portable scale of his work connect him with that ancient tradition. He sometimes works from preliminary drawings but more often assembles the works direct, for him, “the most exciting and thrilling way of working”. Many of Bonomi’s works are contained within a simple white box. It is the equivalent of the theatrical proscenium or operatic stage within which the tableau is presented. The box frames and protects the vulnerable construction within but also gives it an independent reality – a world of its own. We gaze into this capsule as through a window, but we can’t touch its contents. These containers recall the surrealist boxes of Cornell and Melotti’s intricate terracotta “teatrini”, but also the precious, crystal-sided reliquaries of the Middle Ages. Sailors Tale (1987 p.17) is free standing, without a box. The component parts: mermaid, boat, net and oar, hammock and anchor, are arranged in tiers from mast head to sea-bed. Mobile elements shimmer and tinkle as the framework is touched, taking an hour to settle. It casts wonderful shadows. It is not an illustration of any one tale, but represents every tale with the sea as the crucible of creation and fable. This beachcomber’s collection of symbolic figures and flotsam gives rein to our imaginations as we compose our own narratives around them. When I first saw this work many years ago, I at once imagined it on a colossal scale sited on some remote shore, half submerged by the incoming tide. I asked him if it could be done. He shook his head. It was impossible, he explained, because when enlarged the structure would behave differently – the weight and stress would tear it apart. His works are not maquettes

but they take on a monumental presence in our minds. Bonomi’s visual language relies on the reduction of form – the simple profile, outlined figure, trees or birds composed of single strips of bent metal. In Spirit of the Mountains (1987 p.15), the landscape and figure are morphed together, the body adorned with storybook pines. The arms are raised in salutation or menace. He has developed a personal formal style that is consistent from sculpture to sculpture giving his work an inner coherence. In some respects his compositions can be read like modern pictograms. Ascot (1987 p.14) illustrates his ability to convey meaning with minimal form, like a three dimensional haiku. Human and equestrian forms are contained within the delicate cage-work of the pavilion with pennants and hats flying at the finishing post. In stark contrast is The Grand National Steeple Chase (1991 p.29), the vertical grid supporting a disjointed array of horse heads, tails and boots recalling the chaotic melee of The Chair and Becher’s Brook. In Solitude of Old Minotaur (1987 p.16) the figure is frontal and enthroned within a ritual precinct or colonnade. The upturned crescent of the horns is a primeval cipher – this is the man/bull – an ageless entity from the collective unconscious as potent for the cave painters of Lascaux as for Picasso. Alert but faceless, it radiates latent menace. In contrast, Waiting (1988 p.19) recalls the wit and elegance of Alexander Calder in forms redolent of wind vanes and chimes and the little s-shaped bird. It is this seemingly effortless harmony of form and line that makes Bonomi’s work so compelling. There is a strong surrealist element in his work – the dreamlike conflation of space and time, the inclusion of found objects and the attenuation or mutation of the human figure.

Some of his images are overtly disturbing and touch upon the dark side of human nature. An eerie stillness surrounds The Inquisitors (1989 p.23) with the hooded mesh figures on their dainty cart that is also a gallows. In Miss Salome (1989 p.25) the dynamic, dancing figure of the girl is contrasted with the brooding death mask of the saint in his prison cell. It speaks of martyrdom, hubris and damnation. The artist’s playful sense of humour often masks a more profound message. In The Board (1988 p.20) disembodied heads lie enthralled below the dominant demagogue – the only one with hands. The framework is table and chair simultaneously. The staircase reflects the corporate structure of advancement and dependence. The Managers (1988 p.21) is one of the artist’s few large scale installations. This row of identical talking heads with their stainless (empty) brief cases is a gentle warning about the loss of individuality that authority often entails. In a light-hearted way, he casts a cold eye on the nature of power. His fascination with popular culture comes across in works like Achy breaky heart (1991 p.28) the heads on the upper tier like targets in a fairground shooting gallery. The lonesome cowboy stands below them riddled with holes. Then we have what the artist refers to as his “kind hearted blasphemies.” Judith (1994 p.37) depicts the colossal, naked heroine pulling the top-hatted head from a tiny Holophernes like a child smashing a doll. In Miraculous Draught (1996 p.43) the saintly fishermen are about to haul in a mermaid not mentioned in the gospel of St. Luke (5 : 1 - 11). If art aspires to the condition of music, in Bonomi’s case it is opera.

There is more than a touch of the Baroque in his compositions. He understands the importance of light and shade and dramatic tension – the significant moment upon which the drama depends. In The Prodigal Son (1987 p.22), the father descends like an angel to embrace his repentant child in a moment of catharsis. He interprets the Biblical story with great gusto and humanity. Classical mythology has been a deep mine of inspiration for him. Informing his work is a sense of the fundamental continuity of past and present – a conviction that nothing is new, that mythology is an encoded commentary on the human condition as relevant to us as it was to our ancestors. We have inherited its repertoire of archetypal forms. He writes: “The art of the primitives has always been around. Certain basic shapes have persisted for thousands of years. What followed after the first graffitis is nothing more than a variazione sul tema”. In contrast with the complexities and contradictions of the modern world there is no place for misunderstanding in the clear cut world of mythology where the realities of the human condition are laid bare. In his own words, “Mythology has been able to work as a filter and a decanter. In our modern world there is little time for filtering and much less for decanting”. It is the role of the artist to find a way of sifting and revealing what lies beneath the clutter and distraction of daily life.

with the boys suckled by the wolf, the infant Romulus already wielding a sword to slay his brother. It could be a perfect metaphor for the future of mankind as the world slides towards “the battle for resources” which, we are told, will characterise this century. A hazardous pool (2006 p.55) is a purely contemporary subject deftly using the qualities of the materials to convey the surface of the shark infested water, the springiness of the board and the startled diver realising too late what lies beneath. Perhaps the figure can also be seen as a modern Icarus who leaps to his ruin? No. Sometimes the artist wants to speak about the everyday world – without the filter and decanter.

In The Trojan Horse (2006 p.54) the uniform, beaked faces of the warriors would be at home on a Mycenaean pot, their rigid stick bodies contrasting with the sinuous, delicate contours of the horse. But the ageless image of men going to war has a resonance for us as we watch the endless butchery on our TV screens. The legend of Romulus and Remus (1997 p.44) is neatly summarised 9


Epigrammi / Giovanna Grossato

Mito, teatro, sacre scritture, poesia, letteratura, storia, politica, cronaca e poi ancora poesia sono i telai su cui i personaggi di Bonomi si arrampicano, ad articolare i loro discorsi e i loro racconti, le rappresentazioni, le sferzate, le canzonature beffarde o bonarie sui tic del mondo, epigrammi dalla sintetica icasticità. L’altro aspetto attraente dei lavori di Bonomi è quello della loro realizzazione tecnica che riesce a renderli sempre straordinariamente coerenti e aderenti al tema che propongono. Nelle soluzioni adottate dall’Artista si individua subito la felicità inventiva, la sagacia nell’aver saputo piegare e rendere duttile al pensiero la materia, di aver risolto la particolarità fisica del medium; si condivide con lui la soddisfazione di applicare piccole invenzioni intelligenti per dare slancio a una figura, proporzioni ad

un sistema, stabilità a una gabbia entro la quale i personaggi recitano la loro parte. Ogni storia, poi, si sviluppa esattamente secondo un copione convincente, moderno, originale ma nello stesso tempo tal quale ce lo potremmo immaginare entro le quinte di un teatrino di pupi, familiare archetipo nell’orchestra di un teatro greco o sul set di un film neorealista o nelle sequenze saettanti in bianco e nero di una pellicola degli anni Venti. Ogni personaggio è perfettamente calato nella sua parte o riesce ad interpretarne una propria seguendo la convincente regia di Luciano Bonomi. Quello che conta in queste sculture sono le parole, i gesti, gli sguardi, i movimenti, concentrati a raccontare e a raccontarsi; tutto è animato, gesticola nelle corrusche vibrazioni del metallo. Tutto, anche l’occhio

Epigrams / Giovanna Grossato

minaccioso di Polifemo (2008 p.67) che rotea la sua grossa pupilla e si agita di rabbia e repressa irrequietezza, appollaiato sopra la sua gamba da trampoliere, mentre di sotto, fuori campo, piccolo ma infinitamente coraggioso Ulisse gli risponde ingannevole (o ironico?): “Il mio nome è Nessuno”.

Myth, theatre, holy scripture, poetry, literature, history, news, and yet more poetry: these are the canvasses on which Bonomi's characters emerge to articulate their tales and stories, their performances, their rebukes, their derisive or good-natured mockeries of the world's tics, epigrams of graphic concision. Another attractive aspect of Bonomi's works can be seen in their technical realization which manages to render them extraordinarily consistent and relevant to the proposed theme. The innovative deftness, the wisdom of being able to bend the material and render it ductile, and of resolving the physical particularity of the medium, are immediately identifiable in the solutions adopted by the artist; we share with him his satisfaction in applying intel-

ligent little inventions to provide a figure with energy, proportion to a system and stability to a framework within which the characters play their parts. Every story is then developed exactly in accordance with a convincing modern and original script which we can nevertheless equally imagine between the wings of a puppet theatre, a familiar archetype in the orchestra of a Greek theatre, on the set of a neorealist film, or in the flashing black and white sequences of nineteentwenties movies. All the characters fit perfectly into their parts or succeed in interpreting one of their own, under the convincing direction of Luciano Bonomi. What counts in these sculptures are the words, gestures, looks and movements, concentrated on talking and being talked about; everything is animated,

gesticulating in the sparkling vibrations of the metal. Everything, even the threatening eye of Polyphemus (2008 p.67) as he swivels his huge pupil and shakes with rage and repressed restlessness, perched on his wader's legs, while Ulysses, small but infinitely courageous out of the field below, responds deceitfully (or playfully?): “My name is No-one”.


1987. Mercato Irlandese (Omaggio a John Cage). Ottone, argento, cm 40x40x15. Collezione Dudley Museum and Art Gallery, Dudley Esposizioni: Dudley Museum and Art Gallery, Dudley, 1988. Pubblicato 13


1987. Ascot. Ottone, argento, cm 60x25x20. Collezione privata, Italia Esposizioni: Dudley Museum and Art Gallery, Dudley, 1988 14

1987. Lo spirito della montagna. Ottone, argento, cm 50x50x22. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Walsall Museum and Art Gallery, Walsall, 1990. Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991 15


1987. Solitudine di un vecchio Minotauro. Ottone, argento, cm 35x44x17.5 Esposizioni: Dudley Museum and Art Gallery, 1988

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1987. I racconti del marinaio. Ottone, argento, cm 90x118x25 Collezione Wolverhampton Museum and Art Gallery, Wolverhampton, Regno Unito Esposizioni: Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991. Walsall Museum and Art Gallery, Walsall, 1990 Wolverhampton Art Gallery, Walverhampton, 1993. Pubblicato 17


1988. Comizio elettorale. Ottone, argento, cm 54x25x20 18

1988. Aspettando. Ottone, argento, cm 34x55x14 Esposizioni: Dudley Museum and Art Gallery, Dudley, 1988 19


1988. Consiglio di amministrazione. Ottone, argento, cm 70x50x25. Collezione privata, Paesi Bassi Esposizioni: Wolverhampton Art Gallery, 1988. Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1989 20

1988. I managers. Acciaio inossidabile, cm 180x250x100. Collezione privata, Italia Esposizioni: Wolverhampton Museum and Art Gallery, Wolverhampton, 1993. London Art Fair, Londra, 1994. Pubblicato 21


1989. Il figliol prodigo. Ottone, argento, cm 44x48.5x16 Esposizioni: Walsall Museum and Art Gallery, Walsall, 1990. Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991 22

1989. Gli inquisitori sono in cittĂ . Ottone, argento, cm 5x48x21 Esposizioni: Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991. Art First, Londra, 1996 23


1989. Edipo a Tebe. Ottone, argento, cm 65x35x45 Esposizioni: Walsall Museum and Art Gallery, 1990. Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991 Wolverhampton Art Gallery, Wolverhampton, 1993. Pubblicato 24

1989. La signrorina Salomè. Ottone, argento, cm 32x50x15. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Walsall Museum and Art Gallery, Walsall, 1990. Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991; London Art Fair, Londra, 1992. Pubblicato 25


1991. Ulisse è tornato. Ottone, argento, cm 50x35x20. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991 26

1991. Cavallerizzo. Ottone, argento, cm 42x38x13. Collezione privata, Italia Esposizioni: Art First, Londra, 1994 27


1991. Achy breaky heart (da un motivo della country music) Ottone, argento, cm 60x40x16. Collezione privata, Stati Uniti d’America Esposizioni: Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1992 28

1991. Grand National Steeple-Chase. Ottone, argento, cm 50x60x12. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 29


1991. Ăˆ nata una stella. Ottone, argento, cm 40x60x18 Esposizioni: Wolverhampton Art Gallery and Museum, 1993 30

1991. Annunciazione secondo Fellini. Ottone, argento, cm 60x59x19. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Midlands Contemporary Art, Birmingham, 1991; London Art Fair, Londra, 1992 31


1993. Il giudizio di Paride. Ottone, argento, cm 50x50x18. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2001 32

1993. Amleto. Ottone, argento, cm 44x48.5x16 Esposizioni: Art First, Londra, 1995 33


1993. Papa (Omaggio a Raffaello Sanzio, Diego Velรกzquez e Francis Bacon) Ottone, argento, cm 45x55x18. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1993. London Art Fair, Londra, 1994. Pubblicato 34

1994. San Pietro. Ottone, Argento, cm 45x35x17. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 35


1994. Arianna ed il Minotauro. Ottone, argento, cm 31x50x15. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1995. Pubblicato 36

1994. Giuditta. Ottone, argento, cm 53x43x16. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, London, 1994. Pubblicato 37


1994. Piccola battaglia navale. Ottone, argento cm 40x40x14. Collezione privata, Regno Unito 38

1994. Trafalgar. Ottone, argento, cm 35x56x13. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 39


1994. Palinuro ovvero l’amante delle stelle. Ottone, Argento, cm 42x30.5x14 40

1994. Nascita di Venere. Ottone, argento, cm 50x50x20 Esposizioni: Art First, Londra, 1998 41


1996. San Daniele. Ottone, argento, cm 40x40x12. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1996 42

1996. Pesca miracolosa. Ottone, argento, cm 55x40x12. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 43


1997. Romolo e Remo. Ottone, argento, cm 35x45x15. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 44

1997. Don Giovanni. Ottone, argento, cm 50x35x25. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 45


1997. Una storia americana. Ottone, argento, cm 35x42.5x17 Esposizioni: Art First, Londra, 1998. Pubblicato 46

1997. Itaca-Troia & ritorno. Ottone, argento, cm 50x50x14. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 1998 47


2001. Il politico. Ottone, argento, cm 35x35x14. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2003 48

2001. La crociera. Ottone, argento, cm 60x45x14. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2003. Pubblicato 49


2001. San Martino. Ottone, argento, cm 40x40x15. Collezione privata, Regno Unito 50

2001. San Francesco. Ottone, argento, cm 45x45x15. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2002. Pubblicato 51


2006. Il postino. Ottone, argento, cm 56x40x17. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2008, Pubblicato 52

2006. Lezione di cardiologia. Ottone, argento, cm 35x30x15. Collezione privata, Italia 53


2006. Il cavallo di Troia. Ottone, argento, cm 54x41x18.5. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, London, 2008. Pubblicato 54

2006. Una piscina pericolosa. cm 41x56x21. Collezione privata, Regno Unito Esposizioni: Art First, Londra, 2008. Pubblicato 55


2006. Il pensionato ed il mare. Ottone, argento, cm 30x50x11 56

2006. Pescando di fronte al Vesuvio. Ottone, argento, cm 34x33x16 57


2006. I nuovi coniugi Arnolfini Ottone, argento, cm 50x39x18.5 58

2006. Attenti ai vigili Ottone, argento, cm 44.5x38x14

2006. Piccolo Parlamento Italiano Ottone, argento, cotone, cm 54x34.5x21 59


2007. Abbaiando alla luna tra Durango e Silverton. Ottone, argento, cm 40x60x20 60

2007. Piscina giurassica (Omaggio a David Hochney). Ottone, argento, cm 50x28x25 61


2008. San Giorgio Ottone, argento, colori acrilici, cm 38.5x40x20

2008/1990. Andalusia (Omaggio a GarcĂ­a Lorca) Ottone, argento, colori acrilici cm 49x38x13 62

2008. Petrushka (Omaggio ad Igor Stravinsky) Ottone, argento, colori acrilici, cm 62x51x27 63


2008. Pettegolezzi da spiaggia. Ottone, argento, colori acrilici, cm 30.5x40x20 64

2008/1992. Il visitatore della domenica. Ottone, argento, colori acrilici, cm 49x48x20 65


2008. Viva Coppi Ottone, argento, cm 37.5x46x15.5 2008. San Zeno Ottone, argento, colori acrilici, cm 62x55x15.5 2008/2006. Fuga da Napoli Ottone, Argento, colori acrilici, cm 45x45x20 66

2008. Polifemo Ottone, argento, cm 30.5x20.5x12 67


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Biografia • 1939 Nato a Milano • 1963 Laureato in Economia e Commercio, Università Commerciale Luigi Bocconi, Milano • 1975 Diplomato alla Scuola Superiore degli Artefici, Accademia di Brera, Milano • 1978 Kenya • 1984 Nigeria • 1986 United Kingdom • 2003 United Arab Emirates • 2006 Vive e lavora a Latina Mostre personali • 1973 Galleria San Rocco, Seregno • 1974 Centroarte Interspazio, Milano • 1975 Galleria d’Arte Studio A, Milano • Centroarte Multiplo, Marigliano (Napoli) • 1976 Galleria d’Arte Pietra, Milano • 1988 Dream and Geometry, Dudley Museum and Art Gallery, Dudley • 1990 Witty Tales, Walsall Museum and Art Gallery, Walsall • 1991 Drawn in brass, Midlands Contemporary Art, Birmingham • 1993 Metallic Tales, Wolverhampton Museum and Art Gallery, Wolverhampton • 1995 Re-telling the tale, Art First, Londra • 1998 Tales, ancient and modern, Art First, Londra • 2003 Story lines, Art First, Londra • 2008 Novellas, Art First, Londra Mostre collettive • 1972 Giovani Artisti dell’Accademia di Brera, Milano • 1973 Galleria Pilota, Milano • 1974 Galleria d’Arte Moderna Studio A, Milano • Museo Santa Barbara, Mammola, Reggio Calabria • 1975 Galleria d’Arte Moderna Studio A, Milano • Galleria Le Firme, Milano • XI Mostra Internazionale Museo Pagani, Legnano • Scultura+Campagna=Habitat Naturale, Cadorago (Como) • Galleria d’Arte Moderna Cesare da Sesto, Sesto Calende (Varese) • Forme Nuove per Una Città Nuova, Seregno (Milano) • Scultura 75, Villa Reale, Monza • Scultori d’Oggi al festival dell’Unita, Milano • 1977 Presenze 77, Villa Litta, Milano • Teatro di Dario Fo, Palazzina Liberty, Milano • Mostra di grafica e di piccole sculture, Galleria Pietra, Milano • 1989 Mid Art 89, Dudley 70

• Midlands Contemporary Art, Birmingham • 1992 Light weight show, Worcester City Museum and Art Gallery, Worcester • 1993 Articles in Reading, Cole & Cole, Reading • 1997 3 Years on!, Art First, Londra • 1998 Muddies Oafs An exhibition of football. Gallery 27, Londra • 1999 Starting a Collection, Art First, Londra • 2001 Ten Years Celebrity, Art First, Londra • 2006 Twelve Square, Art First, Londra • 2007 Election, Art First, Londra • The Postcard Project, Art First, Londra • 2008 Piccolo formato da collezione, Sermoneta Centro d’Arte e Cultura, Sermoneta • The Postcard Project, Art First, Londra Pubbliche acquisizioni • Comune di Cerano d’Intelvi, Italy • Dudley Museum and Art Gallery, Dudley, Regno Unito • Wolverhampton Museum and Art Gallery, Wolverhampton, Regno Unito Luciano Bonomi è rappresentato nel Regno Unito da: ART FIRST CONTEMPORARY ART Art First, First Floor, 9 Cork Street, London W1S 3LL tel 020 7734 0386, fax 020 7734 3964 info@artfirst.co.uk www.artfirst.co.uk

Finito di stampare nel mese di aprile 2009 presso la Tipografia CTO di Vicenza 71


Grazie per esserti ispirato al mio Mercato Irlandese quando hai realizzato il tuo. John Cage, Compositore New York, 1990 …In altre parole Bonomi li fa vivere in un loro piccolo mondo, un palcoscenico in miniatura sul quale devono recitare… e loro lo fanno alla perfezione. Deborah Dean Worcester Art Gallery and Museum, 1993 …uno scultore arguto, delicato ed immaginativo… John Odgen Birmingham, 1993 …mentre dal punto di vista tecnico denota una perfetta maestria, si anima ora di ironia verso la realtà contemporanea (si veda la giocosa perfidia con cui sono stati definiti i ‘Managers’ nell’omonima opera in acciaio inossidabile)… Enzo Fabiani Pianeta Inossidabile, 1995 C’è un’altra radice iconografica nell’arte di Bonomi, quella che fiorì fino all’inizio del ventesimo secolo, quella dell’arte popolare spesso etichettata naïve o folk. È l’arte delle fiere, dei circhi, degli spettacoli di marionette e dell’intrattenimento musicale… Ma intrinsicamente non c’è niente di naïve o folksy nel lavoro di Luciano Bonomi: che anzi, si potrebbe definire molto consapevole. Katherine Eustace Londra, 2008


Luciano Bonomi  

Mito, teatro, sacre scritture, poesia, letteratura, storia, politica , cronaca e poi ancora poesia sono i telai su cui i personaggi di Bonom...

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