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insieme scuola&territorio

Anno 8 - Numero 3 • giugno 2008

Periodico dell’Ottavo Circolo Didattico di Sassari Direttore Gian Luigi Casiddu Direttore responsabile Giovanni Gelsomino

I colori dell’assenza di Augusto Sechi QUANDO LEGGERE SIGNIFICA ASCOLTARE di Marcello Fois Il libro di Augusto è un libro che mi costringe in qualche modo a dichiarare in atto una situazione che io sentivo già da tempo in Sardegna, cioè l’idea della scrittura come strumento per raccontare, per spiegare, per conoscerci e per dire chi siamo, per dire come siamo, per esportare raccontando il nostro valore più assoluto che è la varietà e la diversità e la magnificenza dei linguaggi, e anche la capacità che abbiamo di non farci colonizzare ma di colonizzare il linguaggio. Molti di noi stanno cercando di raccontare questa terra lavorando sul parlato, sui modi di dire, sui sistemi e sui linguaggi vari. L’ha fatto anche Sergio Atzeni, magnificamente, facendo

parlare ragazze, ancora una volta, in Bellas Mariposas. L’hanno fatto altri. E l’ha fatto Augusto ne I colori dell’assenza. I colori dell’assenza è un libro da ascoltare, non è un libro da leggere. Questa è una caratteristica che accomuna molti autori dell’ultima generazione in Sardegna, cioè l’idea che la novità consiste nell’abbracciare in qualche modo una tradizione, la novità consiste nel ritornare all’idea che quando si è imparato a scrivere attraverso i racconti che si sono ricevuti, il minimo che si può fare è quello di restituire racconti, è quello di restituire una ➽➽ segue a pagina 2

Tutti a casa... e buona lettura! ELLISS

E

IN PRIMO PIANO

SCUOLA E TERRITORIO I valori vincenti della collaborazione di Gian Luigi Casiddu

i sono entrato quando avevo sei anni e da allora ci sono rimasto ininterrottamente. Adesso, compiuti i regolamentari anni di servizio, mi accingo a lasciare la scuola. È una grande fortuna per me avere a disposizione, e poterne fare per una volta un uso personale, ➽➽ segue in ultima pagina

C

di Giov L’ amo anni G r e per vita, na elsomi sce a s la lettura che no ei mes , americ i . E ’ s t a assicur ano ano de gl to ll propri figli già a Boston Uni infatti prova i esperti, dure diventa versity to gr az rà tutt all’ età re più S i e c h d a o i d o s l of Me u n r e c e a la ei mes bravi a prova d d i nte icin ep scu amare ell’ utilità d ola e li agevo er almeno tre e, che legger studio ei lib e devo lerà ve v r so il s olte la settim fiabe ai S p e g n e n o e s s e r e i g ri, della loro u ana cce e in re la tv , creare nitori. Per far sostituibilità sso da adulti. , li farà . Con lo al L’ e l’ a P.S. Il n propri figli, t tmosfera giu meglio, spieg una aggiunt nnesima sta, sfr a: enendo ostro d a l’ esp uttare i l r i erto, d a farli i g i e n nte las b a pensio r n o a che il c vrebbe ccio” . cia “ ne. o P r velegg Sapendo di u per raggiunti ensate che si ntatto fisico c o:” iare a a trop on i na su imiti voglia, lungo col fav a passione pe di servizio” . po? P o r il ma che la re gli a er lui la gius scuola re dei venti. ta C u u i piace guriam lui man n pò le ma o p e d n i nch sar cherà m olto all erà . E’ certo e, non ce ne a scuol a. Augu invece che ri.


insieme Editoriali

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➽➽ continua dalla prima pagina scrittura che sembra una voce che ti sta raccontando una storia Non è semplice come sembra, anzi. Riprodurre il flusso, la musica, il ritmo del parlato è spesso un’operazione dal punto di vista della scrittura complicatissimo. Talmente complicato che a volte sarebbe più facile fare come molti esordienti incapaci fanno, cioè scrivere libri mostruosamente complicati e paradossalmente complessi. Perché noi sappiamo, per genetica e per tradizione, quanto costi invece la semplicità, la sobrietà, la secchezza, e qualche volta ci viene fatto di imitare invece complicazioni altrui, che non ci stanno bene, che vestiamo male, che non sappiamo scrivere, non sappiamo raccontare, e così via. Quindi rifiutare questa forma, questa complessità che non ci appartiene, potrebbe essere un primo modo magari per descriverci meglio, per raccontarci meglio agli altri. Senza vergogna e senza complessi di inferiorità, perché non ce ne meritiamo e non ce n’è bisogno. I colori dell’assenza è una storia da ascoltare, una testimonianza, se vogliamo chiamarla così. E’ una testimonianza che è tanto più interessante quanto più si infila dentro una categoria che sta diventando molto precisa in questa generazione di scrittori che è, in qualche modo, il libro per sottrazione. Tutto quello che è importante in questo libro non è scritto, però è importante proprio perché il lettore, nel dialogo, nel parlare con questa ragazza, riesce a capire tutto quello che lei non dice, tutto quello che lei non vorrebbe dire, esattamente come ci succede col vicino, come ci succede con le persone che amiamo. Dove una frase ha valore di per sé, ma anche rispetto al tono con cui viene espressa, rispetto al leggero tremolio della voce e così via. I libri non sono corpi vuoti, non sono vasi da riempire: sono appartamenti da abitare. Uno dentro un libro deve entrarci, togliersi le scarpe. Perché bisogna stare molto comodi dentro un libro. Deve abitarci, deve trovare il suo angolo dentro quest’appartamento, perché un bravo scrittore non è un operaio dispotico che ti fa la casa come vuole lui, ma è un operaio che ti chiede come vuoi la casa e ti prepara un appartamento dentro il quale molta gente possa essere comoda e possa stare tranquilla. I pessimi scrittori no. I pessimi scrittori scrivono, come dire, scrivono appartamenti preconfezionati, tutti uguali, dappertutto si vada. Sono come quei grandi alberghi, quelle grandi catene alberghiere per cui essere in Kenia piuttosto che in Francia è assolutamente identico. Ecco, quella è la brutta letteratura, dal mio punto di vista, l’idea che uno dentro un libro non possa prendersi nemmeno cinque minuti per togliersi le scarpe e farlo suo, in qualche modo, ma debba abitare un posto che è uguale per tutti, dovunque si sia. Non è così indifferente da dove si viene, non è così indifferente la lingua che si parla. Non sono così indifferenti le storie che si sono ascoltate, non sono indifferenti le facce che si guardano, non sono indifferenti i posti in cui si vive. Tutto questo deve entrare nella letteratura, tutto questo deve entrare nei libri che contano, perché nei libri che non contano tutto questo è indifferente. Quindi se ci lasciamo convincere che tutto questo è indifferente rischiamo di copiare dei brutti libri e non invece di produrre la nostra letteratura. Ma non in senso banalmente campanilistico, ma solo in senso di pari dignità e apertura. Questo è un libro che ha una biografia, che ha una storia, che ha un nome e un cognome. E’ un libro che

ha cominciato a camminare, con le sue gambe, come succede ai veri libri. A differenza di quello che spesso ci dicono mistificando, i veri libri sono degli alpinisti, sono degli atleti, e per lo più fondisti. I velocisti non funzionano mai in letteratura, vengono sempre superati da quintali di fondisti. Per cui questo è un libro da fondista, è un libro che dura. Fintamente breve. E’ strano a dirsi, però a volte i libri molto brevi possono essere immensamente lunghi, perché ti rimangono in testa, perché c’è molto da dire, c’è ancora molto da raccontare, ancora molto da riflettere dentro quei libri. Quindi questo è un libro che ha preso il suo zaino, ha messo le sue scarpe migliori, ed è andato. Ha trovato il suo editore che l’ha ben irrorato, l’ha spinto in giro, in casa di lettori che a loro volta hanno trovato la loro casa dentro questo libro. La letteratura è un rapporto costante, è un flusso con-

"Appena un libro finisce nelle nostre mani, è nostro, proprio come dicono i bambini: «È il mio libro»... parte integrante di me stesso. È forse questa la ragione per cui così difficilmente restituiamo i libri che ci vengono prestati..." (Daniel Pennac) I COLORI DELL’ASSENZA di Augusto Secchi Fratelli Frilli Editori

La storia raccontata in questo romanzo è la storia di un’assenza. Assenza che la protagonista rievoca “giocando con i colori”, leggendo, riempiendo di parole le pagine che leggerete. Ma è anche la storia di un incontro sconvolgente con il magico mondo dei colori. Colori che infrangono il cerchio della malinconia, aprono una breccia nel carattere ostinato e caparbio di Cinzia. Colori che danno ritmo al racconto e che ritroverete nel viso e nei capelli di Mario, strano e trascinante professore di educazione artistica. Li ritroverete nei quattro sacchi, la magica tenda quadrata che risveglia corse in

tinuo, è un imparare continuamente da quello che si legge, senza presunzioni e senza l’idea stessa della didattica. Un libro è magnifico quando uno legge e quasi non capisce che sta leggendo, ma lo sta assolutamente vivendo. Quando uno comincia a ragionare più di tanto sulla storia che sta leggendo, quando deve trovarsi delle ragioni di accettazione, già il libro è meno bello. Un libro bello è come un’identità bella, una casa che si vive, e basta, e di cui non si parla mai. Perché identità è quel che sei, non è quella cosa che ti raccontano, non è quello che vogliono che tu sia, ma, semplicemente, quello che sei: come parli, come mangi, come balli, come annusi, come guardi il tuo vicino. Quindi questo è un libro nato a Siniscola, ma è un libro che può tranquillamente viaggiare, viaggiare per il mondo. Proviamo a prepararci e a preparare abbastanza bagagli perché qui è pieno di gente che può viaggiare per il mondo, basta solo che sia convinta di poterlo fare. C’è una brevissima poesia di Emily Dickinson che qui riassumo e che dice: molto spesso noi non ci rendiamo conto di poter toccare il cielo perché abbiamo paura di essere re. Quindi smettiamo di aver paura di essere re e andiamocene in giro per il mondo. Anche un libro come questo ci aiuta a viaggiare meglio e ci dà un insegnamento sul fatto che la nostra strada non è necessariamente quella del folklore, non è necessariamente quella, come dire, del duru-duru. Qualche volta è anche quella della pari dignità. Abbiamo moltissime cose da dire, quindi diciamole. Marcello Fois

spiaggia, abbracci mai dimenticati, la memoria. In ogni pagina c’è un esplosione di colori e una tensione verso il fare Arte “così, come capita, senza regole”. La vera protagonista di questa storia è la creatività, quel luogo sottile che Cinzia vuole trovare e che nel suo particolare vocabolario chiama “battito di ciglia”. Un piccolo battito colorato capace di risvegliare grandi emozioni.

Augusto Secchi è nato e vive a Siniscola dove insegna presso le scuole medie. Quando le sue bambine glielo consentono dipinge, suona, scrive. È laureato al Dams di Bologna con una tesi su Vincent Van Gogh. Al suo ritorno in Sardegna ha pubblicato “Il raccontatore di balle”, saggio minimalista su un tipico individuo da ricevitoria del totocalcio con annesso bar. Nel 2001 ha vinto il Premio Gramsci con il racconto “Il suo nome uguale identico”. L’anno successivo ha vinto il Premio Città di Cagliari con il racconto “Mi chiamo Antine e amo il mare”. Il suo svago preferito è quello di tempestare di lettere le redazioni di quotidiani e riviste. Questo è il suo primo romanzo.


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Regole e scuola insieme

DALLA CONTRADDIZIONE DEL PRESENTE ALLA PROSPETTIVA FUTURA

Emergenza educativa Di Anna Pina Vasa urgenza educativa, che va imponendosi a livello planetario come sfida e condizione di sopravvivenza non solo dell’umanesimo ma della stessa umanità, impone riflessione, tensione e impiego di energie. Lo stesso pontefice, a più riprese e in modo tanto accorato quanto lucido, ha attirato l’attenzione su questa vera e propria emergenza. L’educazione è stata, nel corso della storia, costantemente operante, seppur spesso in balia di avverse condizioni, equivoci, contraddizioni di ogni genere. Ricordiamo, da un lato, come in Italia, negli anni ‘70’80 del secolo scorso, fossero in tanti a sostenere che la finalità della scuola dovesse essere quella di istruire e socializzare ma non di educare; dall’altro, spesso sommariamente e maldestramente, l’idea di educazione si sia fatta coincidere con quella di istruzione, riducendo praticamente tutto il processo di umanizzazione di una persona alle modalità di assimilazione delle conoscenze trasmesse didatticamente; impegno, quest’ultimo, di fondamentale importanza, ma evidentemente più riduttivo rispetto al precedente, che descrive il compito educativo propriamente inteso. E tutto questo, mentre la scuola iniziava a sperimentare la fatica della sua inadeguatezza dinanzi ai nuovi linguaggi e alle nuove esigenze che le indicavano l’improbabilità di riformarsi. Sui successivi tentativi di riforme, e relativi esiti, non possiamo ora soffermarci. Consideriamo, invece, per un attimo che l’emergenza educativa si è imposta nel momento in cui le scienze dell’educazione hanno acquisito autonomia e sono andate con decisione differenziandosi: le figure dei professionisti dell’educazione si sono moltiplicate, non c’è settore che sfugga all’attenzione educativa. Se ci cimentassimo, ad esempio, ad elencare gli ambiti di competenza (educazione ambientale, politica, affettiva, sociale, alla salute, artistica, ecc...), ci fermeremmo subito, scoraggiati dall’impossibilità di completare l’elenco. Come mai? Perché l’educazione, in quanto dato-dimensione sempre presente negli inventari di ogni esistenza individuale e di ogni gruppo, di tutte le generazioni ed epoche storiche, nonché di qualsiasi tentativo dell’uomo di comunicare con gli altri attitudini ed intuizioni, di trasmettere saperi e abilità pratiche, di elabo-

L’

rare schemi di organizzazione sociopolitica o economica, di diffondere le diverse concezioni del bello, del vero e del giusto, di esprimere gli esiti di speculazioni filosofiche o di analisi matematiche, investe in sé ogni aspetto della vita individuale e sociale. Quanto acennato è, di per sé, innegabilmente positivo. In che cosa consisterà mai, allora, questa emergenza e da cosa è stata determinata? Penso che la stretta relazione biunivoca tra educazione e realtà sociale, nello strutturarsi della società complessa, nell’affermarsi della globalizzazione economica, nell’affievolirsi delle ideologie, nell’oscurarsi dei tradizionali assetti valoriali, abbia visto il prevalere di ognuna di queste istanze rispetto alla riflessione educativa. Nel momento in cui i grandi scenari andavano frantumandosi, erano necessarie risposte di ricompattazione e di senso riguardo all’esistenza umana e alla storia, che evidentemente non sono state pertinenti. Poiché in ambito educativo vi è una forte corrispondenza fra dimensione individuale e sociale, l’inizio del nuovo millennio ha fatto registrare una crisi planetaria che, partendo dall’individuo, ha investito le organizzazioni politico-economiche, arrivando a interessare i diversi sistemi di conoscenza e a minacciare la vita stessa del nostro pianeta, a causa di uno sviluppo tanto grandioso quanto cieco. In questo panorama si sono levate parecchie voci, che hanno indicato proprio nell’educazione l’ultima frontiera per l’umanità. Un urgente bisogno di ragionevolezza e di significato è esploso e vede molti impegnati nella riflessione pedagogica. Il rischio di una conferma definitiva di quello che Franco Frabboni definisce “il devastante avvento de soggetto-massa” è concreto e sufficientemente agghiacciante. Egli stesso, tuttavia, provvede a contrastarlo, formulando un’ipotesi di chiaro stampo personalista sulla formazione concepita come lo spazio di quella “fabbrica irrinunciabile di costruzione esistenziale del soggetto-persona”. Se si prescinde dall’opzione per la persona, così cara al primo personalismo e punto focale delle sue attuali eredi (le pedagogie della persona), risulta impossibile parlare di educazione universale. In quest’ottica, ogni processualità educativa, e la stessa scuola, sono

intese come conquista e attuazione di libertà della persona. Da qui, la possibilità di una comunicazione che si sviluppi all’interno di relazioni stabili e significative, non minacciate dai nuovi stili comunicativi virtuali che prescindono dalla relazione, e perciò capaci di accoglierne la grandiosa portata nel presente. Un presente, però, che richiami la necessità di un passato e sappia vedere nel futuro orizzonti di significato. La frammentazione delle esperienze individuali e collettive, la rapidità dei cambiamenti apportati dalle conquiste tecnologiche (hanno superato, prima volta nella storia, la velocità della ricerca scientifica), le enormi contraddizioni dell’attuale assetto planetario, le derive narcisistiche e le eclissi di significati, hanno praticamente destrutturato l’identità personale e quelle collettive. Questioni importanti si affacciano continuamente alla coscienza, talvolta smantellandone altre di uguale importanza. Ma l’estrema difficoltà di unificare la realtà e lo smarrimento crescente sembrano non lasciare spazio alla costruzione di un nuovo assetto planetario. Da qui l’emergenza educativa. Se l’educazione è una prassi attraverso la quale i gruppi umani intervengono su se stessi intenzionalmente per indirizzarsi verso mete individuate, allora essa rimane l’ultima frontiera possibile. Il personalismo e le pedagogie della persona, così, costituiscono un punto di riferimento imprescindibile per gli educatori, e non solo. Il personalismo ha rappresentato la tutela di un umanesimo che seppe garantire l’originalità e l’irriducibilità della persona umana; oggi potrebbe contribuire (anche tramite l’apporto delle pedagogie della persona) a rifondare un nuovo umanesimo, che sappia fare sintesi della ricca contraddizione del presente, elevandola a valida prospettiva futura.


insieme Sport

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LE ATTIVITÀ MOTORIE E SPORTIVE ALL’8O CIRCOLO “GALILEO GALILEI” Di Domenica Mura PROGETTO GIOCO IMPARO L’anno scolastico, che sta per terminare ha visto il nostro Circolo impegnato in vari laboratori di motoria e gioco-sport che ha coinvolto tutte le 25 classi dei vari plessi scolastici. Vediamo nel dettaglio la tabella illustrativa. LE MANIFESTAZIONI PREVISTE E REALIZZATE SONO RIPORTATE DI SEGUITO: SCUOLA V.WASHINGTON V.WASHINGTON V.WASHINGTON

CLASSI

INSEGNANTE

3 A T.P. 3 B T.P. 4 A T.P. 4 B T.P.

POLO GIUSEPPINA FADDA SIMONETTA MESSINA RACHELE TANCHIS M. ANTONIETTA

5 A T.P. 5 B T.P.

VERA BALLORE

ATTIVITA’ BASEBALL BASEBALL BASEBALL MINIVOLLEY

CORDEDDU FABRIZIO NALI PAOLO GALLERI GIANPAOLO CORDEDDU FABRIZIO NALI PAOLO GALLERI GIANPAOLO

5 C T.P.

AMADU MARGHERITA CUCCU MARILENA

1 A T.P.

RASSU LAURA

V. ROCKEFELLER V.CIVITAVECCHIA

2 A T.P. 2 B T.P. 2 A T.P.

SORO MARINA

V. CIVITAVECCHIA

2 B T.P

MURA GRAZIA

V.CIVITAVECCHIA

CADDEO EUGENIO

V.CIVITAVECCHIA

3 A T.N. 3 B T.N. 5 A T.P.

ATT.MOTORIA CONI ATT.MOTORIA CONI ATT.MOTORIA CONI ATT.MOTORIA CONI MINIVOLLEY

GINESU PAOLA

MINIVOLLEY

V. GENOVA

1 A T.P.

BERTELLI M.LUISA

V. GENOVA V. GENOVA

1 B T.N 1 C T.N. 3C T.P.

LUGLIE’ IMMACOLATA

ATT.MOTORIE CONI ATT.MOTORIE CONI MINIVOLLEY

V. GENOVA V. GENOVA

4 A T.N. 4 B T.N. 4 C T.P

MURA DOMENICA

LING. CORPO

MAMBRINI ANNALISA

CECCA EMANUELA

LING. CORPO

MAMBRINI ANNALISA

V. GENOVA

4 D T.P

BELLA PAOLA

LING. CORPO

MAMBRINI ANNALISA

V. GENOVA

5 A T.N. 5 B T.N.

NONNIS GIOVANNA

MINIVOLLEY

GALLERI GIANPAOLO

V.WASHINGTON

V. ROCKEFELLER

GIACOBONI SABRINA

ZICHI ALESSANDRA

BASEBALL

ISTRUTTORE ESPERTO/A CORDEDDU FABRIZIO NALI PAOLO CORDEDDU FABRIZIO NALI PAOLO

MINIVOLLEY

SAI ROBERTO SAI ROBERTO SAI ROBERTO SAI ROBERTO GALLERI GIANPAOLO MANCA PIETRO SAI ROBERTO SAI ROBERTO GALLERI GIANPAOLO

MANIFESTAZIONE INTERCIRCOLI: GALILEO GALILEI - SAN GIUSEPPE - SCUOLA MEDIA N°3 - SCUOLA MEDIA N°11 IL GIORNO DEI DIAMANTI - LABORATORIO DI GIOCO SPORT BASEBALL - SOFTBALL ISTRUTTORI: FABRIZIO CORDEDDU - PAOLO NALI

PALESTRA PALASANTORU - VIA VENEZIA - 8 MAGGIO - Ore 8,45-13,30 SONO STATE COINVOLTE: N° 7 CLASSI- TOT. N°139 ALUNNI –IST. GALILEO GALILEI N° 2 CLASSI TOT. N°44 ALUNNI - IST. SAN GIUSEPPE DURANTE LA MANIFESTAZIONE SI SONO ASSEGNATI DUE TITOLI: 5a EDIZIONE DEL TROFEO”BATTI E CORRI” PER LE CLASSI 3 a -4 a -5 a 2° TROFEO “HIT AND RUN” RISERVATO AI RAGAZZI DELLE SCUOLE MEDIE N°3 E N°11

.

CLASSI PARTECIPANTI 3^A 3^B 4^A 4^B 5^A 5^B 5^C TOTALE

SCUOLE V. WASHINGTON V. WASHINGTON V. WASHINGTON V. WASHINGTON V. WASHINGTON V. WASHINGTON V. WASHINGTON

INSEGNANTI

N° ALUNNI

SIMONA FADDA GIUSEPPINA POLO RACHELE MESSINA M. A. TANCHIS VERA BALLORE VERA BALLORE M. AMADU - CUCCU M.

20 18 21 21 21 20 18 139


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Sport insieme

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FESTA FINALE PROGETTO: IL CONI VA A SCUOLA

CAMPETTO V. GENOVA - 27 MAGGIO - Ore 9,15 -12,00 CLASSI SCUOLE PARTECIPANTI 1^ A V. ROCKEFELLER 2^A V. ROCKEFELLER

ISTRUTTORE: SAI ROBERTO

SONO COINVOLTE: N °8 CLASSI- TOT. N°174 ALUNNI

INSEGNANTI

N° BAMBINI LAURA RASSU 16 MARINA SORO 26

2^B

V.ROCKEFELLER

MARINA SORO

24

PROGRAMMA: SI REALIZZERANNO PERCORSI E GINCANE DOVE SI METTERANNO IN EVIDENZA GLI SCHEMI MOTORI DI BASE , L’IMPEGNO PERSONALE E LA VOGLIA DI DIVERTIRSI

2^A

V. CIVITAVECCHIA GRAZIA MURA

16

2^B

22

APPUNTAMENTO PER QUESTE CLASSI IL 30 MAGGIO AL PALAZZETTO DELLO SPORT PER DIMOSTRAZIONI DI ATTIVITA’ SPORTIVE DA PARTE DELLE VARIE SOCIETA’, ORGANIZZATE DAL CONI

1^A

V. CIVITAVECCHIA SABRINA GIACOBONI V. GENOVA MARIA LUISA BERTELLI V. GENOVA IMMACOLATA LUGLIE’ V.GENOVA IMMACOLATA LUGLIE’

1^B 1^C TOT .CLASSI 8

21 25 25 N°174

CAMPETTO V. GENOVA - 3 GIUGNO - Ore 9,15 -12,30 CLASSI SCUOLE INSEGNANTI PARTECIPANTI 5^A V. CIVITAVECCHIA PAOLA GINESU 3^A 3^B 5^A 5^B 3^C TOT .CLASSI 6

V. CIVITAVECCHIA EUGENIO CADDEO V. CIVITAVECCHIA EUGENIO CADDEO V. GENOVA GIUSEPPINA MOLLA V.GENOVA GIUSEPPINA MOLLA V.GENOVA ALESSANDRA ZICHI

N° BAMBINI 19

FESTA FINALE GIOCO-SPORT MINIVOLLEY ISTRUTTORI: GIANPAOLO GALLERI –PIETRO MANCA

23 23 15 14

SONO COINVOLTE: N °6 CLASSI - TOT. N° 117 ALUNNI

PROGRAMMA: SI REALIZZERA’ UN TORNEO AMICHEVOLE TRA SQUADRE

23 N° 117

FESTA FINALE ATTIVITA’ CREATIVE E DANZA INS. ANNALISA MAMBRINI

SONO COINVOLTE: N °2 CLASSI - TOT. N° 49 ALUNNI PROGRAMMA: SI REALIZZERA’ UNA SERIE DI COREOGRAFIE A TEMA SCELTE DAI BAMBINI

LE ATTIVITA’ MOTORIE NELLE SUE VARIE SPECIALIZZAZIONI SONO FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO E LA CRESCITA DEL BAMBINO SIA DAL PUNTO DI VISTA FISICO CHE INTELLETTIVO.

PALESTRA V.GENOVA - 6 GIUGNO - Ore 9,30-12,00 CLASSI SCUOLE PARTECIPANTI 4^A 4^B V. GENOVA

INSEGNANTI DOMENICA MURA

N° BAMBINI 49


insieme proposte

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Una scuola

per l’estate

di Rosa Folcarelli

nche quest’anno siamo arrivati alla fine delle lezioni, inizia il bel tempo, tempo di divertimento, di mare, di vacanze. Ci si può finalmente riposare, niente più sveglie frettolose, niente più discussioni con i figli per accelerare i ritmi e non far tardi. E arrivato il tempo della tranquillità e della rilassatezza. Certo questo clima di distensione è necessario, serve a riposare, a staccare la spina Ma, come deve fare una famiglia che da un giorno all’altro si trova a casa i bambini per quasi tre mesi? Si ricorre a sistemazioni provvisorie, di anno in

A

anno diverse e non sempre congeniali alle aspettative dei ragazzi e dei genitori. Alla luce di tali fatti, mi chiedo: perché non organizzare delle attività all’interno della scuola anche dopo la sua chiusura? Così i nostri figli non verrebbero “ sistemati di qua e di là” ma rimarrebbero in un ambiente a loro familiare, con la presenza di persone e luoghi conosciuti, evitando l’inserimento in luoghi e situazioni nuove, non sempre tollerate. Così la scuola potrebbe occupare il loro tempo con attività extrascolastiche come i laboratori, da svolgersi nei mesi estivi,

VISTI DA VICINO di Angelo Piquereddu TEMPO DI BILANCI: MOLTI PESI MOLTE MISURE Con la fine dell’anno arriva anche per i genitori il momento della verifica: il questionario di valutazione del servizio scolastico attende di venire compilato. Un momento di concentrazione, e via a barrare caselle. Riempirle una dopo l’altra non è complicato, ma fermarsi a considerare tutto un anno scolastico nei vari aspetti, più difficile. Ci chiediamo se il lavoro dei mesi trascorsi sia stato compiuto al meglio, ma abbiamo la mente già rivolta all’anno successivo. Chissà se i progressi compiuti in nove mesi sono stati quelli auspicati, la vita del genitore è perenne domanda sulla scelta ed il comportamento migliore, e mentre i figli avanzano senza posa, noi cerchiamo di proteggere il più possibile il cammino. Mentre proviamo ad incasellare un anno di lavoro in qualche decina di righe,

quando la scuola è giunta al suo termine. In questo modo i ragazzi potrebbero seguirne più di uno, per un tempo più lungo, apprendendo più informazioni ma soprattutto frequentandoli con maggior serenità non avendo alle spalle una giornata scolastica. Con la bella stagione è più facile organizzare attività sportive da svolgersi all’aria aperta o passeggiate per la città, o piccole gite nei dintorni. Giocando si potranno rafforzare le nozioni e colmare le piccole lacune, così da iniziare il nuovo anno scolastico senza aver dimenticato ciò che si era imparato. Non so, se ciò sia possibile, ma ciò che più conta, ciò che è importante è non sentirsi abbandonati dalla scuola da un giorno all’altro. Certo si sa la scuola finisce, che si va in vacanza. Però, penso, che la possibilità di continuare ad usufruire della stessa struttura anche nel periodo estivo, dia continuità alle abitudini dei nostri bambini e tranquillità a noi genitori. Pensare ad una scuola che garantisca un tale servizio, a una scuola che si avvicini alle esigenze delle famiglie, a una scuola che gestisca il tempo dei nostri figli affidati a mani sicure e capaci, mi fa sentire bene. Ma!!!! E’ un’utopia….. Però, perché non fantasticare?

siamo obbligati a riflettere un momento sugli aspetti della vita scolastica che abbiamo affrontato di slancio nei mesi trascorsi, cercando di trarre esperienza per il futuro. Poniamo sulla bilancia tutto ciò che di positivo abbiamo avuto modo di constatare, aggiungiamo la tolleranza perché nessuno è perfetto, e rischiamo di ottenere la scuola del paese delle favole; ma la realtà non è così. Come sia in realtà la scuola dove i nostri figli compiono un tratto importante del loro percorso formativo, non è facile da valutare: le aspettative individuali sono diverse, spesso mancano termini di riferimento su cui misurare. Forse, la struttura portante del nostro rapporto con la scuola è la fiducia: fiducia nell’istituzione, nel valore della cultura, nella preparazione e nell’entusiasmo delle persone che ci lavorano. Certo, una fiducia né cieca né flebile, ma senza non potrebbe esistere alcun rapporto con la scuola; e, tratte le somme, ricarichiamo la fiducia per il nuovo anno, ripromettendoci di partecipare costruttivamente, se fosse il caso anche criticamente, ma sempre per cercare di migliorare la vita della scuola e dei nostri ragazzi.


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poesia insieme

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DUOS AINEDDOS ISCHOLANOS di Salvatore Murru, noto “Veleno” (Pubblicazione segnalata dal Comitato di quartiere Rizzeddu-Monserrato)

UN’ISCHOLANU PRO FADA OH…DESTHINU FUDI TONTU MEDA DE SAMBENADU JAMAIASI AINU E IN BANCU SU VICINU LU JAMAIANA CONCA DE PEDRA TOSTHA COMENTE PEDRA DE BAINU (PURU TRAINU) CANTU SU BANCU FIDI TONTU NO ISCHIAT FAGHER MANCU CONTU.

CARRELA SU MASTHRU ISPIEGHENDE TABELLINA ISSE E CUMPANZU E BANCU PARIANA IN VETRINA PUNIDOS IN PUNIZIONE A MANERA PRO LOS AGGIUARE C’A’ FINI PISEDDOS LOS ANA ISOLADDOS CHE AINEDDOS. IN ISTHUDIU SIN SUN DISTHINTOS PARIANA INNAMORADOS A FINE ANNU A’ NA FATTU BRINCOS

TANTU SU PROSSIMU ANNU SI FINI ACCIAPPADOS SEMPRE UMPARE DE CARRELA COLTHURA A RICCU AINU, S’AINEDDU E SU BURRICU…

me sembra che sia necessario ritrovare un più saggio equilibrio e concedere

A

ai ragazzi il tempo di essere ragazzi: che abbiano tempo di giocare senza la necessità di dimostrarsi campioni; che possano passeggiare in un giardino e

raccogliere foglie secche per il gusto di esplorare l’autunno, senza essere a fare cataloghi per una ricerca scolastica; che possano andare con il nonno a raccogliere castagne e mentre riempiono il loro sacchetto sentire qualche antica storia, senza doverla registrare per un tema d’italiano”. Carlo Maria Martini Coloro che inseguono tutte le mode, accontentano tutti i capricci e sono attratti da ogni pubblicità finiscano per essere sazi fino alla noia e mentre hanno tutto e potreb-

JUGHIAT SA CONCA DA UNA CALDHELLINA SU CALVEDDU IN

CA’ FINI TOTTOS DUOS BOCCIADOS A SU MASTHRU LI DANA SOS SALUDOS DE SA LEZIONES PAGU CUNVINTOS MENZUS FUDI SA LIBESTHADE IN PIATTA E CARRELAS IN BIDDA A JOGARE.

bero fare tutto si riducono a non avere voglia di fare niente. Quante energie buttate via e quante frustrazioni per i genitori!

Il cardinale emerito Carlo Maria Martini

AJU NDAIT SU MASTHRU A RACCUMANDARE A TOTTUS SOS ISCHOLANOS DES ISTHUDIARE PRO’ NO DIVENTARE UNU DISASTHRU CUSSU FUDI SU CUNSIZZU DE MASTHRU (PURU FIDI) LEZZIDE TITTU PURU SU JORNALE LEZZIDE MEDA E PONIDE IN RISALTHU PERAULI DIFFIZILE DE CUMPREMENTARE PO NO DIVENTARE CONCAS DE CRASTHU.


insieme racconti per l’estate

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La gobba del cammello di Rudyard Kipling

N

arrerò ora, nel secondo racconto, come spuntò la gobba al Cammello. All’inizio del mondo, quando tutto era ancora nuovo, e gli Animali avevano appena incominciato a lavorare per l’Uomo, viveva, in mezzo al Deserto Ululante, un Cammello, che era proprio un gran fannullone, tanto che mangiava rametti e pruni, tamarischi e altre erbe, che poteva trovare nel deserto senza scomodarsi troppo; e quando Qualcuno gli rivolgeva la parola, rispondeva: - Bah! - solo: - Bah! - e nient’altro. Perciò, un lunedì mattina, il Cavallo andò da lui, con la sella sulla schiena e il morso in bocca, e disse: - Cammello, ehi, Cammello, vieni fuori a trottare come tutti noi. - Bah! - fece il Cammello; e il Cavallo se ne andò e lo riferì all’Uomo. Poi andò da lui il Cane, con un pezzo di legno in bocca; e disse: Cammello, ehi, Cammello, vieni a stanare la selvaggina come tutti noi. - Bah! - fece il Cammello; e il Cane se ne andò e lo riferì all’Uomo. Poi andò da lui il Bue, con il giogo sul collo, e disse: - Cammello, ehi, Cammello, vieni ad arare come tutti noi. - Bah! - fece il Cammello, e il Bue se ne andò e lo riferì all’Uomo. Sul finire del giorno l’Uomo chiamò a raccolta il Cavallo, il Cane e il Bue e tenne loro questo discorsetto: - O miei Tre, sono molto spiacente per voi (con il mondo ancora tutto nuovo); quel Fannullone nel deserto non vuol proprio lavorare, mentre ormai dovrebbe già essere qui come voi; per cui sono costretto lasciarlo solo, e voi dovrete lavorare il doppio per supplirlo. Ciò irritò molto i Tre (con il mondo ancora tutto nuovo); ed essi si riunirono al confine del Deserto a congiurare; e venne anche il Cammello, più indolente che mai, ruminando erba, e rise loro in faccia. Poi fece: - Bah! - e se ne andò. Allora arrivò il Genio che ha in custodia Tutti i Deserti, avvolto in una nube di polvere (i Geni viaggiano sempre in questo modo, perché è Magia), e si fermò a parlare coi Tre. - Genio di Tutti i Deserti, - disse il Cavallo, - è giusto che qualcuno se ne stia in ozio con il mondo tutto nuovo? - No di certo, - rispose il Genio. - Ebbene, - soggiunse il Cavallo, - c’è un

animale in mezzo al tuo Deserto Ululante, con lungo collo e lunghe gambe che non ha fatto ancora niente da lunedì mattina. Non vuole trottare. - Ohibò! - esclamò il Genio; - per tutto l’oro dell’Arabia, ma questo è il mio Cammello! e che scusa trova? - Dice: “Bah!” - disse il Cane; - e non vuole andare a stanare la selvaggina. - Dice qualcos’altro? - Solo: “Bah!” e non vuole arare, - disse il Bue. - Benissimo, - fece il Genio; - se avete la

Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane (Emily Dickinson)

pazienza di aspettare un minuto lo farò sgobbare io. Il Genio si avvolse nel suo mantello di polvere, andò nel deserto, e trovò il Cammello più indolente che mai, che rimirava la sua immagine riflessa in una pozza d’acqua. - Mio lungo e indolente amico, - disse il Genio, - ho sentito sul tuo conto cose che ti fanno poco onore. È vero che non vuoi lavorare? - Bah! - rispose il Cammello. Il Genio si sedette, col mento fra le mani, e si accinse ad escogitare qualche grande incantesimo, mentre il Cammello continuava a rimirare la sua immagine riflessa nell’acqua. - Tu hai costretto i Tre a lavorare il doppio da lunedì mattina, e tutto per colpa della tua insopportabile pigrizia - disse il Genio, e continuò a pensare incantesimi col mento fra le mani. - Bah! - fece il Cammello. - Non lo ripeterei più se fossi in te, - disse il Genio; - potresti dirlo una volta di troppo. Fannullone, voglio che tu lavori. E il Cammello ripeté ancora: - Bah! - ma non aveva ancora finito di dirlo, che vide il suo dorso, del quale era così orgoglioso, gonfiarsi e gonfiarsi finché si formò su di esso una grande, immensa, traballante gob-bah. - Vedi cosa ti è successo? - disse il Genio; - questa gobba te la sei voluta proprio tu, con la tua pigrizia. Oggi è giovedì, e tu non hai fatto ancora nulla, mentre il lavoro ha avuto inizio lunedì. Ora devi andare a lavorare. - Come è possibile, - protestò il Cammello, - con questa gobbah sulla schiena? - Anzi, è fatta apposta, - replicò il Genio, - perché hai perso quei tre giorni. Ora potrai lavorare per tre giorni senza mangiare, perché puoi vivere a spese della tua gobbah; e non ti venga in mente di dire che non ho fatto niente per te. Esci dal deserto, vai a raggiungere i Tre, e comportati bene. E sgobba! E il Cammello andò a raggiungere i Tre, e sgobbò, nonostante la gobba. E da quel giorno in poi il Cammello ebbe sempre la gobbah (noi, ora, la chiamiamo gobba per non offenderlo); ma non è ancora riuscito a recuperare i tre giorni che ha perso all’inizio del mondo, e non ha ancora imparato a comportarsi come si deve.


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racconti per l’estate

insieme

Il segreto del Colosseo da “Altre storie” di Gianni Rodari

Q

UESTA È UNA STORIA VERA.

UN

PASSERO CRESCEVA IN CASA DI UN VIGILE URBANO AMICO MIO.

TROVATO PER TERRA PRESSO IL CAPOLINEA DEL

28

LO

AVEVA

UNA MATTINA PRESTO: DOVEVA ESSERE CADUTO DAL

NIDO, PERCHÉ NON SAPEVA VOLARE.

IL

VIGILE LO PORTÒ A CASA, LO NUTRÌ, GLI FECE IL NIDO IN UN VECCHIO KEPÌ DI SUGHERO, DI QUELLI CHE I VIGILI

PORTANO D’ESTATE.

LO

CHIAMÒ

SASÀ

E GLI VOLEVA UN GRAN BENE.

Anche il passero gliene voleva. Per esempio, se squillava il campanello e qualcuno entrava in casa, il passero continuava tranquillamente a fare quel che stava facendo: passeggiare sotto il tavolo, becchettare in cucina, esplorare sotto i mobili; ma se entrava il vigile, il passero correva alla porta cinguettando per dargli il benvenuto. Quando la famiglia andava a tavola, il passero s’accoccolava vicino al piatto del vigile e gli beccava i piselli dello spezzatino. Il vigile aveva un bambino di nome Roberto. Anche Roberto voleva bene al passero e il passero gli voleva bene, ma non come al padre. Una mattina Sasà fu trovato morto e Roberto scoppiò in lacrime. - Non piangere, - gli disse il padre. – Ora mettiamo Sasà in questa scatoletta. Tu sta’ attento che nessuno lo tocchi, e dopo pranzo lo portiamo a seppellirlo. Alle due il vigile tornò dal suo lavoro; pranzò con la famiglia, poi, siccome aveva mezza giornata di libertà, prese Roberto per mano, si mise in tasca la scatoletta con il povero Sasà e uscì. Prima però aveva involtato la scatoletta in un robusto foglio di carta da zucchero e l’aveva legata con uno spago in croce. - Vieni, - disse a Roberto. - Dove lo portiamo? - domandò il bambino. – Al cimitero? - No, là non ce lo lasciano mettere. E poi è un passero: sotto terra non ci starebbe bene. - Allora dove? - Vedrai, - disse il vigile. Montarono su un filobus; scesero in centro; aspettarono un autobus e con questo arrivarono fino in piazza del Colosseo. Roberto non aveva mai visto il Colosseo e gli parve così grande che non ci stava negli occhi. Padre e figlio entrarono al Colosseo, fecero il giro della vasta arena su cui un tempo combattevano leoni e gladiatori, salirono sulla prima galleria dove c’è il palco dell’imperatore, salirono sulla seconda galleria e poi sul terrazzino più alto. Di lassù si vedeva tutto l’interno del Colosseo e si respirava un’aria così forte che dava le vertigini. Il vigile si guardò attorno per assicurarsi che i guardiani non lo stessero spiando; poi si tolse la scatoletta di tasca, la infilò in una fenditura tra due massi e la ricoperse di terriccio e di calcinacci grattati lì intorno. Ogni volta che vado al Colosseo mi fermo a guadare i turisti di tutto il mondo che scattano fotografie e si fanno spiegare dai ciceroni i gladiatori, i leoni, i cristiani, gli imperatori, e via dicendo. E mi viene un po’ da ridere a pensare che la cosa più curiosa e gentile di tutto il Colosseo, che è così grosso e così vecchio, è un piccolo passero sepolto lassù lassù nella sua scatoletta avvolta nella carta da zucchero. In ogni cosa c’è sempre un piccolo segreto che i ciceroni non conoscono.


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BREVI STORIE PER UN’ESTATE LUNGA

UNA PROPOSTA DELLE QUARTE CLASSI DI VIA WASHINGTON UNA SIGNORE E UNA SIGNORA Di Alessandra Riu e Lorenzo Van Itterson Una signora anziana di nome Giacomina indossava spesso una gonna rosa di stoffa un maglioncino di lana rosa. Abitava in un palazzo isolato, in un appartamento al secondo piano con due finestre alte e grandi, di fronte ad una collina ricca di vegetazione. La facciata del palazzo era color rosa tenue con delle macchie di muffa verdegiallastra, perchè lì vicino scorreva un fiume. Un giorno la signora Giacomina voleva uscire di casa per comprare un gomitolo di lana, ma l’acqua del fiume copriva il portone e le impediva di uscire, allora risalì nel suo appartamento e preoccupata urlò dalla finestra: - Aiuto, aiuto!!! Un uomo forte, snello e alto stava passeggiando su per la collina, sentì le urla della signora e corse in suo aiuto: prese una scala lunga quattro metri circa, la appoggiò al muro come una passerella e poi ci salì sopra ed entrò nell’appartamento della signora, la prese per mano e le disse: - Venga con me signora la salverò io da questo terrore! Il signore mise dentro una busta tutti i cibi che aveva a disposizione nel frigo e, dopo aver attraversato la scala, esclamò: - Venga a casa mia mi prenderò cura io di lei. Le darò da mangiare, i vestiti, tutto insomma. La signora accettò il suo aiuto: - Mille grazie - e lo abbracciò. Così il signore si presentò. - Io mi chiamo Marco. Anche la signora si presentò: - Io Giacomina. Da quel giorno i due signori diventarono grandissimi amici.

UN COMPLEANNO DA SOGNO Di Alice Castriotta e Andrea Onida Un lunedì pomeriggio delle persone hanno organizzato una festicciola in riva al fiume, perchè era il compleanno di una bambina di nome Martina e hanno invitato tanti bambini. Alla festa c’era una giostra che ruotava su se stessa velocemente; sul fianco destro della giostra c’era una bandiera a tre strisce, due rosse e una bianca al centro. C’erano anche i suoi amici invitati e la sua amica Elisa vestita con una maglietta a maniche corte, una gonnellina e degli stivali. C’erano i suoi compagni di classe: Paolo vestito con una camicia a righe, dei jeans e delle scarpe nere e Giovanni che era molto simpatico che indossava una salopette, una maglietta e un cappello sulla testa. Inoltre c’era Odet, la sua amica del cuore. Durante la festa Martina si è avvicinata a lei e le ha chiesto: - Andiamo insieme su quella barchetta a remi che galleggia sul fiume? - Si, volentieri- le ha risposto Odet. Con la barca si sono avvicinate alla collina dove c’era una cittadina, poi sono scese dalla barca e si sono incamminate a “girare” il paese. Ad un certo punto Martina ha esclamato. - Guarda Odet, questa cittadina è fantastica. Laggiù si vede un parco! E hanno iniziato a giocare, ma dopo un’oretta hanno sentito un profumo di gelato, così si sono incamminate verso la gelateria. Mangiato il gelato Odet ha esclamato: - Guarda laggiù il tramonto, saliamo sui monti e guardiamo il panorama. Lì si sentivano tubare i piccioni, il panorama era stupendo e Martina ha detto alla sua amica:

- Questo è il giorno più bello della mia vita ed è anche il mio compleanno! Ma ora dobbiamo tornare dalle nostre mamme o si preoccuperanno. Così sono risalite sulla barca e appena arrivate dalle loro mamme Martina ha urlato: - E’ la festa più bella della mia vita!!! QUATTRO TORI NEL DESERTO Di Andrea Nurra e Angelo Soddu C’erano una volta quattro tori che vivevano nel deserto del Sahara dove le dune di sabbia erano mosse come le onde del mare, ogni tanto si vedevano delle tracce di sterco e di ruote e la sabbia era luccicante e composta da piccoli granelli che volavano nel vento. I quattro tori un giorno decisero di fare il giro del deserto; questi tori erano molto particolari, perché sul loro manto c’erano delle chiazze che si intravedevano solo alla luce del sole. Iniziarono a camminare, a camminare e a camminare fino a che non arrivarono a un fiume. Cercarono di attraversarlo e quando arrivarono vicino all’altro argine sprofondarono nel fango. Più in là, davanti a loro, si trovava una foresta e sopra un ramo una scimmia schiamazzava come una gallina nel pollaio. Quando vide i tori sprofondare nell’acqua, da un albero della foresta lanciò loro una liana e con essa aiutò i tori ad uscire fuori dal fiume, salvandoli. Subito dopo ripresero a camminare e si avventurarono nella foresta e lì si scontrarono con una colonia di formiche rosse che si attaccarono ai peli dei tori. Gli animali cominciarono a sbattersi da ogni parte: un toro si mise a trottare contro l’altro toro e si scontrarono, un altro si mise a grattarsi contro un albero e l’altro, il più piccolo e anche il

più furbo, restò immobile, così le formiche si staccarono dal suo manto. Gli altri invece avevano ancora attaccate un’infinità di formiche, allora provarono ad imitare il più piccolo e ci riuscirono. I tori erano ormai stanchi, ma si fecero forza, perché sapevano che avevano quasi finito di girare il deserto, infatti mancava soltanto da attraversare una montagna. Detto fatto, i tori iniziarono a salire, quando da sotto una pietra uscirono serpenti di ogni colore: rossi e neri, blu, verdi, gialli, arancioni e viola. Iniziarono a mordere i tori, a sibilare a più non posso e con il loro veleno li immobilizzarono, infine scapparono. I tori rimasero a terra doloranti, uno di loro disse: - Potevamo farcela a finire il giro del deserto, invece quei serpenti ci hanno assalito! All’improvviso sentirono un rumore e videro dei turisti che prima li guardarono e poi li medicarono con bende e garze, infine li portarono nella loro oasi. Il giorno dopo i quattro tori erano già guariti e tornarono nel deserto a correre felici e contenti. DAL FARAONE AZIZ Di Laura Satta e Emanuele Melis C’erano una volta nelle praterie del far West dei cavalli grandissimi chiamati sempre da tutti gli altri animali “la coppia dei caballeros” e un vecchio cane di nome Tobby. Un giorno i cavalli e il vecchio cane decisero di abbandonare le praterie per andare nei deserti dell’Egitto. Durante il cammino scoppiò un forte temporale e loro non sapevano che cosa fare, perché non avevano un riparo. Dopo aver girato tutto per tutto il deserto sotto la pioggia, trovarono un altissimo albero e un cespuglio, restarono riparati lì sotto dalla pioggia,


giugno 2008 fino a quando non finì. Quando il diluvio finì si rimisero in cammino e i cavalli chiesero al cane: - Cane, dove andiamo ora? Il cane rispose: - Visto che siamo nel deserto,andiamo in Egitto. Dopo un po’ di tempo arrivarono in Egitto e trovarono altri cavalil che erano egiziani e che erano i servi del faraone. Essi avevano l’ordine di portare dal faraone tutti gli sconosciuti e così li portarono dal faraone Aziz che era un cammello, per presentarglieli. Il faraone era molto contento di avere come ospiti il cane e i cavalli, perciò li ricevette nella sala delle cerimonie. Il cane e i cavalli lo ringraziarono per l’ospitalità, ma avevano già deciso di andarsene via dall’Egitto e di tornare nelle praterie del Far West. A un certo punto arrivarono i Romani e attaccarono il regno egiziano. Allora il faraone supplicò i caballeros e i cani di restare ancora per aiutarli a sconfiggere l’esercito romano, ma essi gli risposero: - No, non possiamo aiutarti, perché sappiamo quanto è potente l’esercito romano, infatti è formato da animali molto forti, quindi non avete scampo e noi vogliamo sopravvivere, per questo andremo dai Romani. Così si unirono ai guerrieri nemici che iniziarono ad attaccare le abitazioni e le piramidi. Il faraone vedendo che la sua città stava andando in rovina, si dichiarò vinto e i romani si presero tutti i tesori, tutto il territorio egiziano e gli abitanti dell’Egitto come schiavi. Dopo la guerra fra Egizi e Romani i caballeros e i cani ritornarono nel Far West piangenti, ma allo stesso tempo felici di aver vinto la guerra e aver sconfitto l’impero egiziano, anche se avevano fatto amicizia con il faraone. LE TRE GROTTE Di Federica Usai e Ludovico Mura Giacob era un ragazzo di colore e viveva nel deserto africano del Sahara. Un giorno mentre sorvegliava

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racconti per l’estate insieme di acciaio che lo imprigionavano. Tanti tifosi lo acclamavano e Salvatore tutto contento esclamò: -Ci sei riuscito Max! Dopo molto tempo quando tornò a casa Max trovò tanti tifosi che lo adoravano, ma nella cassetta postale trovò una lettera che diceva. “Sei troppo vecchio per continuare la tua carriera di uomo più forte del mondo.” Max rimase sconvolto, anzi pietrificato. Da quel giorno non fece più spettacoli e andò in pensione.

una mandria di tori vide una ragazza con un bambino e la rincorse, perché non aveva mai visto qualcuno in quel deserto. Quando li raggiunse chiese alla giovane: -Come ti chiami? Quanti anni hai? Lei rispose con gentilezza: -Io mi chiamo Lara, ho ventuno anni e lui è mio figlio Rino. Mentre parlavano camminavano verso le stelle gialle oro e splendenti, sotto la luna piena, ma ad un tratto dalle nuvole scese in picchiata un’aquila e con i suoi artigli affilatissimi rapì Lara. Rino pianse tutta la notte, così Giacob gli promise che la avrebbero cercata insieme. Il giorno dopo si misero in cammino col carro trainato dai tori, nessuno sapeva dove mai l’avesse portata. Attraversarono montagne bianche come la neve, e, in una di queste trovarono tre grotte: una verde, una gialla e una rossa. In quella gialla c’erano un mostro piccolo e dei diamanti, se sconfiggevi il mostro potevi prendere i diamanti; in quella rossa c’era una bella fata a propria disposizione e in quella verde l’aquila gigantesca con gli artigli affilati. Lì c’era anche Lara, così decisero di salvarla. Aspettarono che il mostro si addormentasse, poi entrarono, liberarono la ragazza e scapparono prima che il mostro si risvegliasse.

Tutti e tre insieme tornarono nel deserto del Sahara dove si erano conosciuti; lì si sposarono, si costruirono una casa e vissero felici e contenti. L’UOMO PIU’ FORTE DEL MONDO Di Eduardo Sini e Mattia Ennas C’ era una volta un uomo di nome Max che se ne andava in giro per le piazze delle città spacciandosi per l’uomo più forte del mondo, anche se aveva un corpo mingherlino, perciò vedendolo esibirsi con tanta forza la gente rimaneva a bocca aperta. Max aveva un aiutante di nome Salvatore che lo accompagnava. Un giorno Max e Salvatore fecero uno spettacolo in una grande città e, attorno a loro due, c’erano tantissime persone ben vestite che lo acclamavano. Il pubblico gridava : - Dai, liberati da quelle catene d’acciaio! Lui rispondeva : -Ce la faccio! Ce la faccio! Tutti parlavano tra di loro. Alcuni dicevano: -Chissà se ce la fa? Secondo me ce la fa! Altri lo incoraggiavano: -Grida e vai Max! Gli spettatori erano intorno a lui e a Salvatore, Max pensò: “Ce la devo fare, per la fama e per la vittoria! Allora unì tutte le sue forze e riuscì a liberarsi dalle catene

UNA GALLINA PER AMICA Di Chiara Cossu e Nicola Azara Un bel giorno di primavera Mary, una bambina di dieci anni, e la sua amica Paola, una gallina con il piumaggio rossastro striato di verde, affezionata solo ed unicamente a lei, quella mattina si alzarono e uscirono di casa. Passeggiarono per la fattoria, grande e accogliente, da essa si vedevano tutto il paesaggio circostante e dei tramonti meravigliosi . Come ogni mattina si sentivano gli uccelli cantare. Ogni tanto si fermavano per giocare e divertirsi, inventavano tanti giochi e storie con personaggi fantastici, e qualche volta anche un po’ buffi. Dopo essersi stancate decisero di giocare ad acchiapparello e si misero a correre come due pazze: Mary urlava e Paola schiamazzava. Ad un tratto Paola esclamò: - No, basta! Non ce la faccio più! Perché non saliamo su in terrazzo e ci godiamo il panorama? Paola le rispose: - Coocodè, coocodè! La sua amica era d’accordo, così salirono in terrazzo. Stettero lì ferme per ore ed ore a guardare il paesaggio tutto intorno: piccole colline circondavano la fattoria, prati verdi ricoperti da fiori di ogni tipo e colore. Ad un certo punto il sole tramontò e il cielo passava dal giallo, all’arancione, al rosso. Sembrava tutto più bello e fantastico, ma il sole scomparve e il cielo ritornò come prima, meno bello ma pur sempre vivace e allegro. - Le cose belle durano poco disse Mary alla sua amica. - Coocodè - concordò Paola.


insieme dislessia

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Mio figlio non sa leggere... di Letizia Di Nora

lla lavagna c’era scritta una parola, era scritta in grande con delle belle lettere in corsivo, bisognava leggerla… Si doveva andare alla cattedra dalla maestra e dirle la parola all’orecchio, i “bravi” che erano stati in grado di leggerla rimanevano di fianco a lei. La maestra scrutava il volto dei suoi alunni con un sorriso che non riusciva ad infondere sicurezza, le facce degli scolari che le stavano accanto avevano la stessa espressione ironica. Chi stava seduto al suo posto e guardava la lavagna senza vedere una parola di senso compiuto, ma un insieme di strani segni, provava una terribile umiliazione, un senso di impotenza, di malessere come se la testa stesse per scoppiare, niente aveva più senso se non si riusciva a capire il significato di quei segni…..gli altri erano là vicino alla maestra, loro avevano letto! …“ gelatino ” (il più bravo della classe leggeva ad alta voce, scandendo le sillabe) ecco la causa di tanta sofferenza!

A

Molte cose sono cambiate da quel giorno di molti anni fa, ma i sentimenti di chi non sa fare ciò che tutti gli altri fanno, più o meno facilmente, non sono cambiati. La sofferenza non cambia rimane la stessa, non si modifica con il passare delle generazioni. Così la scuola per chi non sa, per chi non capisce si trasforma da luogo meraviglioso, dove viene trasmesso il sapere, in luogo di sofferenza. La sofferenza non riguarda solo gli alunni riguarda anche i genitori che vivono insieme ai propri figli gli insuccessi. Per la maggior parte dei genitori, infatti, la scuola è importante, è al primo posto nella vita dei bambini, tutto il resto viene dopo. I problemi, per chi ha un disturbo di apprendimento, emergono

alla scuola elementare anche se spesso vengono sottovalutati e alle volte non riconosciuti, in questo caso la situazione precipita quando si arriva alla scuola media. Gli altri sanno già leggere e scrivere mentre lui invece non ci riesce altrettanto bene…. PERCHE’ ? C’è una risposta facile: deve impegnarsi di più! E’ intelligente, sveglio, ma troppo distratto, si stanca facilmente, non sa stare fermo, la penna gli cade mille volte…. Inizia così una storia che molti bambini, che molte famiglie conoscono bene. Quando non si riesce a capire la ragione dei comportamenti che permetterebbero di intraprendere percorsi adeguati ed efficaci, si cercano soluzioni spesso dannose, anche se decise in buona fede. Si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si puniscono impedendogli di vedere la televisione, di fare sport, di giocare alla play station… ma nulla cambia nel rendimento scolastico, aumenta invece la frustrazione dei genitori e la sofferenza nei bambini.

“La mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperta” Albert Einstein

Una diagnosi tempestiva e fatta da persone competenti è il primo passo per capire, per intervenire, per dare un nome a quelle difficoltà così difficili da interpretare. E’ importante sottolineare che per una diagnosi accurata sono necessarie un certo numero di sedute ed un colloquio iniziale e finale con i genitori. Lo speciali-

sta deve comunicare ai genitori il risultato della sua osservazione, accompagnandolo da una relazione scritta, che naturalmente deve essere inviata alla scuola.

Per favorire l’autostima, che spesso è compromessa, è quindi molto importante che al bambino venga spiegata la natura del suo problema, facendogli capire che non è colpa sua se non riesce bene come gli altri, che però non si tratta di un handicap, che non ha un’intelligenza inferiore (anzi spesso è superiore) ai suoi compagni, che, con gli strumenti necessari, può arrivare tranquillamente dove arrivano gli altri. E’ sempre bene dire al bambino le cose come stanno, facendogli sentire che non è solo, che può contare sui suoi genitori e naturalmente sui suoi insegnanti. La collaborazione tra genitori e insegnanti e uno specialista che imposti un programma di riabilitazione personalizzato, da riadattare periodicamente in base ai bisogni ed ai miglioramenti del bambino, sono fondamentali. Per i genitori scoprire che un figlio è dislessico, se da un lato è una liberazione, dall’altro è una doccia fredda e non per la cosa in sè, ma per l’incomprensione che avvolge la dislessia che oggi è ancora un problema invisibile. Accettare psicologicamente ed emotivamente la realtà è il primo durissimo passo, chi ha vissuto questa esperienza sa bene che non è cosa facile. Documentarsi sui disturbi di apprendimento è

necessario per comprendere il problema e farlo comprendere. Ricercare la collaborazione con la scuola è indispensabile, anche se la fatica che si fa per spiegare continuamente le ragioni dei propri figli è enorme. Anche quando sembra che per gli insegnanti tutto sia chiaro, nei fatti spesso non è così. Troppe volte ci si sente soli, amareggiati, impotenti. Si deve continuamente proteggere i propri figli da un mondo che non li comprende, non li accoglie, che li ostacola e mortifica. Come chiarire che non si sta tentando di giustificare studenti svogliati? Si arriva ai colloqui con il mal di stomaco e si aspetta la fine della scuola come la fine di un incubo. Si ha il peso quotidiano dei compiti, una fatica estenuante, specialmente alle scuole medie e superiori, e che spesso crea non pochi problemi di relazione con i figli. Non bisogna dimenticare che i nostri figli hanno molti insegnanti ma solamente due genitori e che il rapporto con loro è troppo importante per rischiare di incrinarlo! Siamo abituati a pensare ai dislessici come a bambini delle elementari, ma i bambini crescono, diventano adolescenti in una scuola che da troppe cose per acquisite, e poi uomini e donne adulti che se non compresi e sostenuti rischiano di non finire la scuola, e quindi di avere difficoltà anche ad inserirsi nel mondo del lavoro. Spesso la loro intelligenza viene frustrata in lavori di basso livello e di scarsa competenza. In Italia non ci sono ancora studi in merito, ma in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove la dislessia è un problema sociale studiato da circa 40 anni, si sa che se è seguita e compensata nel modo giusto non ci sono problemi. Diversamente i ragazzi, crescendo, si sentono “diversi” e come tali tendono a comportarsi rischiando


giuno 2008 di assumere devianze comportamentali. Fortunatamente però ci sono moltissimi che, nonostante tutti gli ostacoli, riescono a dimostrare quanto valgono. Ne abbiamo grandissimi esempi nella storia, per cominciare da Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Albert Einstein, Walt Disney, John F. Kennedy, Pablo Picasso, Henry Ford, Winston Churchill, Muhammad Ali (alias Cassius Clay) sino ad arrivare a nostri contemporanei come Cher, Tom Cruise, Whoopi Goldberg, Anthony Hopkins, Ashley Scott , Gwen Stefani, Keira Knightley, Orlando Bloom, Mika, Carlo Gustavo XVI attuale re di Svezia solo per citare i più conosciuti, ma l’elenco è molto più lungo. Tutte queste persone diventate famose fanno capire come alcuni processi mentali siano stati vincenti, mostrandoci che è possibile raggiungere dei risultati eccellenti grazie alle caratteristiche che non sono legate a quelle che permettono un apprendimento automatico e fluido della lettura, della scrittura e del calcolo.

La delegata per la sezione provinciale dell’Associazione Italiana Dislessia è Monica Boi che può essere contattata alla mail: sassari dislessia.it e al numero: 347.7862117. A Sassari opera un gruppo di lavoro, per contattarlo ci si può rivolgere a Letizia Di Nora al numero 347.3489672

Le tematiche trattate in questo articolo, e in quelli che lo hanno preceduto, sono tratte e possono essere approfondite consultando i numerosi siti internet e la notevole bibliografia sull’argomento.

dislessia insieme

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DISLESSIA

& FORMAZIONE I

l 7 e 8 aprile si è svolta a Sassari l’iniziativa di formazione volta a creare, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, un docente referente per la dislessia. L’attività ha previsto parallelamente anche una giornata di sensibilizzazione rivolta ai dirigenti scolastici per la presa in carico degli allievi con dislessia da parte della scuola. L’iniziativa ha suscitato notevole interesse e visto una rilevante partecipazione. Per il successo dell’iniziativa sono stati importanti sia la presenza di relatori di indubbia competenza e fama che l’ottimo lavoro di organizzazione svolto in collaborazione dall’Ufficio Scolastico Provinciale con la responsabile AID regionale e la sezione si Sassari, e l’ottima accoglienza riservata al progetto dall’Istituto Tecnico Geometri dove si sono svolte le attività. Promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con l’AID (Associazione Italiana Dislessia) l’iniziativa volta a formare l’insegnante referente, si sta svolgendo in tutte le regioni d’Italia già dal 2006. Come indicato sul sito del MPI l’attività formativa ha lo scopo di sensibilizzare i docenti verso i disturbi specifici di apprendimento (DSA), dotando gli insegnanti di competenze relative alla didattica negli alunni di ogni ordine e grado di scuola, anche relativamente all’uso delle tecnologie informatiche come strumento didattico e compensativo. Il ruolo dell’insegnante referente dovrebbe essere quello di: Programmare per i colleghi momenti di formazione e informazione Attivare uno sportello aperto ad alunni, genitori, insegnanti Predisporre prassi per la gestione della documentazione relativa agli alunni Supportare i consigli di classe nella programmazione di percorsi formativi personalizzati per alunni con DSA Dal 30 aprile 2008 è attiva la procedura di iscrizione per i docenti referenti della Sardegna su Puntoedu Dislessia, progetto nazionale per l’attuazione di un pacchetto formativo in presenza ed on-line sul tema dei disturbi dell’apprendimento. L’offerta didattica presente sulla piattaforma contiene otto aree: Dislessia e discalculia I processi di lettura e scrittura La riabilitazione Dislessia a scuola Strategie di intervento e strumenti Insegnanti e famigliari:i ruoli Normativa Bibliografia Ogni area è strutturata in “attività”, che saranno collegate a materiali introduttivi specifici, al glossario, a sitografie e bibliografie di riferimento.


insieme storia

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LA STORIA GENERALE: PENSARLA DIVERSAMENTE Di Ivo Mattozzi (Università di Bologna)

L

a risposta alla domanda molto ricorrente e ormai diventata un ritornello: “quale storia insegnare, come e perché” può essere articolata e prendere in considerazione diversi metodi e diversi scopi che concorrono alla formazione della cultura storica e del pensiero storico dei cittadini istruiti: sul versante del “come”: a. la ricerca storico-didattica che si coniuga prevalentemente con la storia a scala locale e che mette a frutto la disponibilità di una gamma ampia delle risorse del patrimonio culturale; b. il laboratorio come promotore di una “mente laboratoriale” e di abilità importanti per costruire un rapporto attivo con la storia; c. il lavoro sui testi storiografici (scolastici, divulgativi, esperti) che comporta smontare la struttura delle conoscenze e dei testi e procedere alla loro ristrutturazione in mappe di conoscenze che dimostrino che la conoscenza è costruita da parte degli allievi; d. il lavoro sulle carte geostoriche essenziale per far concepire l’organizzazione spaziale delle informazioni come elemento

PRESENTE A SASSARI IL 23 MAGGIO SCORSO ALLA SCUOLA MEDIA

5/12 RELATORE DEL CONVEGNO SULLA DIDATTICA DELLA STORIA ORGANIZZATO

10 CIRCOLO DI SASSARI. RILEVANTE DAL

LA PRESENZA DELLA SCUOLA PRIMARIA costruttivo delle conoscenze del passato; e. l’approccio ludico che promuove motivazioni ad usare conoscenze e operazioni cognitive. Sul versante del “perché”, non c’è bisogno di soffermarsi: ciascuna delle strategie didattiche elencate mette in moto operazioni intellettuali, operatività, strumenti diversi per la costruzione di conoscenze e perciò produce consapevolezza e conoscenza del metodo storico, del valore dei beni culturali,

dell’uso delle conoscenze storiche, della storicità del territorio... 2. L’elemento che mi sembra più problematico è “quale storia insegnare”. Perciò ad essa tenterò di dare risposte, analizzando il concetto e la struttura di “storia generale” e di “storia generale scolastica”. Sosterrò le seguenti tesi: a. la “storia generale” non è un sottoprodotto della storiografia originale esperta; b. la “storia generale” scolastica ha una funzione di fondazione della cultura storica ed ha un’autonomia dalla storia degli storici; c. la “storia generale” scolastica non è meramente funzionale a fondare la preparazione per proseguire lo studio e la comprensione delle opere degli storici; d. in virtù della sua funzione autonoma essa deve assumere una struttura che riesca a corrispondere agli scopi di formazione di una cultura che non ha bisogno di essere completata con lo studio delle opere storiografiche. e. in virtù della sua funzione autonoma essa deve assumere una struttura adatta a costruire le strutture del pensiero storico;


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f. in conclusione, bisogna inventare nuovi modelli di “storia generale” adatti ai livelli di maturità cognitiva e di conoscenze che gli studenti man mano elaborano nel percorso scolastico; 3. A partire dalla seguente proposta di genealogia della idea di “storia generale” “Dalle Historie come cronache di fatti specifici si passa ora (alla fine del XVIII secolo) alla Geschichte o storia in generale. L’apparire di un singolare collettivo che racchiude in sé la possibilità di tutte le storie particolari permette ora di presentare ogni evento come parte di un tutto o, che è lo stesso, mettere in luce in ogni evento la forma della storia in generale”. Si tratta di prendere in considerazione le seguenti

questioni: la storia degli eventi e dei processi politici è “!a storia generale” o è una delle “storie particolari” o settoriali? come rendere organiche nel modello (non aggiuntive e accessorie) le conoscenze di storia non politica? La linearità cronologica è indispensabile alla costruzione di un buon modello temporale della conoscenza storica? Possiamo costruire una struttura temporale che assicuri la formazione di quadri cronologici intelligenti a prescindere dalla linearità cronologica? la storia generale scolastica strutturata per temi e per problemi deve essere necessariamente inetta a costruire quadri cronologici? come dotare di significato le

VIII CIRCOLO – Via Washington

PROGETTO SCACCHI A SCUOLA

UNA MOSSA AZZECCATA Di Sebastiano Paulesu Anche quest’anno prosegue il progetto degli scacchi nella scuola elementare di via Washington, registrando un sempre crescente entusiasmo dei bambini e degli insegnanti. I primi passi svolti cinque anni fa in due prime elementari trovano coronamento quest’anno nella brillante affermazione, nei Giochi Sportivi Scolastici, delle squadre maschile e femminile che hanno conquistato il titolo di Campioni sardi e che disputeranno la finale nazionale a Jesolo (VE) con buone chances di vittoria! Ma a parte l’aspetto sportivo, il gioco degli scacchi ha dimostrato ben altre potenzialità: tutti i partecipanti ai laboratori di scacchi hanno avuto modo di migliorare le proprie capacità di attenzione, memo-

conoscenze che entrano a far parte della struttura della “storia generale” scolastica? come far valere il rapporto tra conoscenza del presente e conoscenza del passato nella “storia generale” scolastica? come rendere significative le informazioni sui quadri di civiltà per gli alunni della scuola primaria? Come rendere usabili le conoscenze di “storia generale” scolastica? 4. Chi deve costruire una “storia generale” scolastica di nuovo tipo? Sosterrò che questo compito è una responsabilità degli insegnanti. Redattori e autori delle case editrici si adegueranno se gli insegnanti sapranno rinnovare i loro modi di strutturare le conoscenze e i sistemi di conoscenze.

ria, intuito, pianificazione, oltre che altre qualità relazionali, come l’autodisciplina, il rispetto delle regole, la collaborazione coi compagni, il tutto divertendosi, Così è andato sempre crescendo il numero dei partecipanti alle lezioni di scacchi, quest’anno sono circa 60 grazie anche all’apertura dei due laboratori extrascolastici (via Washington e via Genova) e di pari passo è cresciuta anche la loro competenza nel gioco. Grande soddisfazione pertanto anche per me nella veste di Istruttore giovanile Sebastiano Paulesu, dell’Associazione Scacchistica Torres di Sassari, che ho accompagnato i bambini in varie competizioni regionali, individuali e a squadre, e conto di riproporre nuove metodologie ludiche anche nei prossimi anni.


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ULTIMA PAGINA

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LA POESIA

POESIA SONO FELICE Sono felice quando piove E la pioggia scroscia Sono felice Quando saltello nel cielo E gli alberi ricrescono E l’erba è piena di profumi Sono felice Quando il venticello Trascina tutto Nel suo volto leggero

SCUOLA E TERRITORIO I valori vincenti della collaborazione

➽➽ segue dalla prima pagina

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uno strumento come questo giornale, attraverso il quale posso rivolgermi per salutare e ringraziare a tutti quelli con i quali ho condiviso per tanti anni il compito di organizzare il servizio scolastico nelle scuole del Circolo didattico “Galilei” Nel quale compito ho potuto contare ancora sulla fortuna, decisiva, di avere avuto di fronte la faccia giusta della scuola, quella di maestre e maestri professionali, motivati, impegnati oltre il dovere; di impiegati competenti ed efficienti, capaci di operare con autonomia ed iniziativa; di bidelli diligenti, consapevoli, sempre disponibili al “gioco di squadra”, di una rappresentanza sindacale autorevole, concreta e realistica. Ed infine i genitori degli alunni, attenti, collaborativi, pronti al coinvolgimento, al di là dei pur naturali atteggiamenti rivendicativi, capaci di sobbarcarsi per intero il peso di diverse qualificanti iniziative scolastiche.

Periodico di informazione della Direzione Didattica di Sassari 8° Circolo “Galileo Galilei” Via Civitavecchia 65 Tel. e fax: 079.27.14.44 Anno 8 n. 3 - Giugno 2008

In tale contesto è stato abbastanza naturale che nelle scuole del “Galileo Galilei” si sia riusciti, con continuità ed efficacia, a garantire all’esperienza scolastica degli alunni la dovuta qualità ed i migliori risultati nell’apprendimento e nella maturazione, con pratiche didattiche ed iniziative adeguate, attente, aggiornate ed innovative, sostenute dalla costante e doverosa attenzione alle esigenze di verifica dei risultati e alla conseguente riprogettazione degli interventi ed arricchite dalla collaborazione dei familiari e del territorio. Sono state promosse ed ospitate esperienze didattiche ed extracurricolari di grande interesse e valenza, molto spesso con carattere fortemente innovativo, che hanno aperto piste nelle quali poi si sono inoltrate con successo altre scuole e tanti settori dell’amministrazione. Soprattutto, si è riusciti a tradurre dalla teoria alla pratica l’ipotesi sempre presente nella dottrina pedagogica e socioDirettore GIANLUIGI CASIDDU Direttore responsabile GIOVANNI GELSOMINO Redazione Michele Achena, Antonio Deiara, Simonetta Fadda, Isabella Puggioni, Gianni Solinas, Sara Sechi, Barbara Cossu, Angelo Piquereddu,

antropologica ma che stenta ad affermarsi nella effettiva realtà scolastica nonostante abbia ispirato, or sono oltre quarant’anni, l’impianto organizzativo e giuridico degli organi collegiali della scuola: la scuola come comunità, che si costituisce con un insieme di azioni, di relazioni, di disponibilità, di istanze legate al territorio nel quale la scuola stessa opera, che coinvolge negli stessi bisogni ed aspettative e negli stessi progetti i destinatari del servizio scolastico insieme a chi è tenuto istituzionalmente ad erogarlo. Questo giornale, nella quale la presenza di genitori degli alunni è stata fin dall’inizio ampia e qualificata, è un ottimo esempio ma non l’unico. Quello che conta maggiormente, al di là di ciò che si è riusciti a fare nell’integrazione fra scuola, famiglia e territorio, è l’avere messo a punto pratiche positive ed efficaci, modi di rapportarsi adeguati e produttivi, itinerari di progettazione e di esecuzione facilmente ripetibili e migliorabili. Nel dare il naturale sguardo all’indietro, per la piccola parte che mi compete per tali risultati, non posso che essere soddisfatto. Affettuosi saluti e in bocca al lupo. Gian Luigi Casiddu Dirigente del Circolo “Galileo Galilei”

Rosa Folcarelli, Maria Luisa Casiraghi, Immacolata Obino, Anna Sini Tiratura: 2.000 copie Grafica e impaginazione Grafimedia Comunicazione (SS) Stampa T.A.S. - EDES (SASSARI)

Buona lettura a tutti...

Luca Denegri 3° A via Washington

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VOLANTINO SCUOLA