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Il mosaico dell'amore

C'era un tempo, in una piccola cittĂ di montagna, un falegname famoso in tutte le vallate vicine per la cura e la passione che metteva nel suo lavoro. Non era un tipo socievole, anzi, difficilmente dava confidenza ai suoi clienti, ma nonostante questo le genti venivano da tutti i villaggi vicini per approfittare del suo lavoro. Si diceva persino che i mobili creati da lui possedessero poteri speciali, che il falegname, quando il cliente si presentava a chiedergli un armadio o un letto, leggesse nel suo spirito le qualitĂ  e i pregi del cliente stesso e poi riuscisse a infondere nel mobile 1


richiesto un'anima in sintonia con quella del futuro proprietario. Era naturalmente solo una leggenda, com'è normale che si creino intorno a uomini solitari e riservati, soprattutto se sanno fare il loro mestiere con tanta maestria e passione. Ma il falegname non era disturbato da tali voci, che pure erano giunte alle sue orecchie, forse più che altro ne era divertito perché gli sarebbe effettivamente piaciuto essere capace di tanto. Accadde un giorno, mentre il falegname era fuori dalla sua bottega a piallare una tavola destinata a un ricco pastore, che una sonora risata attraesse la sua attenzione. Era di una fanciulla che pareva si stesse divertendo davvero di gusto. Alzò lo sguardo incuriosito e, proprio affacciato a una finestra di fronte al suo negozio, vide il volto solare di una giovane bionda, che stava parlando a un passante poco lontano da lui: «Non c'è bisogno che si metta in posa o che faccia altro» stava dicendo al bellimbusto che si prodigava in posizioni plastiche per mettersi in mostra «anzi, ora può anche andare, grazie!» e lo osservò mentre questo a malincuore si allontanava. Lo sguardo del falegname incontrò, solo un istante, gli occhi azzurri della ragazza che gli sorrise amabile, prima di riprendere un pennello e cominciare a dipingere un piccolo oggetto che teneva in 2


mano. Per un attimo il falegname senti il corpo attraversato da un fremito. Poi tutto tornò alla normale tranquillità, il falegname riprese a piallare mentre silenziosamente quella giovane dipingeva. Il giorno dopo la scena si ripeté, solo che stavolta non era toccato a un giovane piacente farsi immortalare dalla fanciulla bionda, bensì alla signora Gertrude, che stava passando con il suo carro di frutta. E di nuovo il falegname si scoprì a cercare lo sguardo della ragazza, salvo poi evitarlo all'ultimo momento. Passò una settima e toccò a un cavaliere in livrea, al droghiere dalla bottega vicina, a un mendicante e al parroco del paese. Tutti pian piano stavano finendo immortalati su quelle piccole tessere che la giovane teneva in mano. Tutti tranne il falegname. E, per quanto cercasse di negarlo anche a se stesso, quella esclusione stava cominciando a infastidirlo. E il fastidio aumentava sempre più in proporzione all'attrazione che sentiva crescere nei confronti di quel viso grazioso che ogni giorno appariva alla finestra di fronte la sua bottega. Venne poi il giorno in cui il ricco pastore passò a ritirare il suo tavolo. Non sembrò contento del lavoro, del resto era famoso per il suo pessimo carattere, e accusò il falegname di aver costruito un ta3


volo con una gamba più corta per fargli dispetto. Il falegname provò a difendersi ma questi non volle sentir ragioni, così fu costretto a vendergli un buon tavolo a metà prezzo. Quando l'uomo se ne fu andato, il falegname vide che la pittrice stava immortalando sulle sue strane tele proprio il pastore. A quel punto il falegname cedette alla curiosità e al desiderio di parlarle, e si avvicinò alla finestra: «Scusa se ti disturbo ma ti vedo tutte le mattine dipingere e sono curioso...» «Anch'io ti vedo tutte le mattine lavorare e pensavo che la curiosità non ti appartenesse.» «Effettivamente non di solito, ma devi ammettere che tu dipingi quadri ben strani.» «Non sono quadri, sono le tessere di un mosaico.» e allungò la mano fuori dalla finestra, per lasciar cadere quella che stava dipingendo proprio in quel momento. Il falegname chiuse le mani a coppa e si preparò a ricevere la tessera, che pochi istanti dopo, infatti, cadde. Osservò curioso quel quadrato di legno di quattro pollici, dipinto completamente di nero, ad esclusione di due punti rossi vivissimi. «Non assomiglia al pastore» le disse. «Non assomiglierà al suo viso forse ma lo rappresenta molto degnamente.» Il falegname guardò di nuovo l'immagine: un animale feroce nascosto nel buio. Sì, effettivamente 4


era una buona rappresentazione di quell'uomo. «Ti spiace riportarmelo su? Ti apro la porta.» disse la giovane sparendo dalla finestra. Il falegname si sentì improvvisamente travolto da un ondata di calore. Non avrebbe certo mai sperato di poter entrare in casa della fanciulla, invece era quello che stava accadendo, ed evitarlo sarebbe stato scortese. Afferrò il coraggio a due mani e avanzò nella stanza pulita e ben curata in cui la ragazza viveva. Lei lo accolse e lo invitò a sedere davanti a una tazza di tè. Il falegname accettò e, dopo aver riconsegnato la tessera del mosaico, prese posto nel piccolo salotto. «Sei brava.» disse nel più totale imbarazzo. «Anche tu.» rispose lei, non meno imbarazzata a dire il vero. Non sapendo dove altro guardare il falegname cominciò a sbirciare tra le tessere che erano appoggiate sul tavolino, così come su ogni altro mobile della casa: c'era un pavone, un prato fiorito, una cascata. «Ma nessuno di questi è un ritratto.» «No, praticamente nessuno» rispose la giovane «dipingo quello che vedo dentro di loro, nell'anima.» «Capisco...» il falegname aveva una domanda ferma in gola e con enorme sforzò la fece uscire: «Ma perché hai ritratto tutti tranne me?»

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La ragazza rise divertita. «Non è affatto vero, tu sei il primo che ho dipinto, appena arrivata in città.» Sì alzò e cominciò a cercare tra le tessere che, per quanto disposte in buon ordine, erano comunque sparse sui vari mobili della stanza. Dopo alcuni minuti la giovane tornò a sedere e porse un piccolo quadrato al suo ospite. Il falegname lo prese tra le mani: il suo viso, stanco per la fatica del lavoro ma sereno, occupava tutta la superficie. «Ma sono io... perché?» «Non sono riuscita a leggerti dentro. Non so perché, forse è che sei una persona molto riservata.» Il falegname tornò a fissare il dipinto, stupito dalla precisione del tratto nonostante le piccole dimensioni dell'opera. «Puoi tenerlo se ti piace, io posso rifarlo uguale.» «Posso davvero? Grazie.» Lei sorrise e il falegname senti il suo viso avvampare. Ma non voleva ancora andarsene: «Posso farti una domanda?» La giovane annuì dolcemente. «Perché dipingi l'anima delle persone?» Lei rise divertita: «È una storia un po' strana. Un giorno andai da una fattucchiera per farmi fare una previsione: cercavo l'amore e non riuscivo a trovarlo. Lei lesse nella sua sfera e mi disse: guarda nel cuore della gente e osserva come sono davvero, 6


poi dipingi la loro essenza sulla tessera di un mosaico. Fallo per mille volte su mille volti e quando la millesima tessera avrai dipinto ciò che esse comporranno sarà il volto del tuo unico amore.» Rise di nuovo. «Ti sembrerò matta, però io ci credo, e ormai mi manca poco.» «Quante tessere devi dipingere ancora?» «Duecento, o trecento, giù di lì.» disse guardandosi intorno e alzando le spalle. Il falegname seguì il suo sguardo e proprio in quel momento realizzò come avrebbe potuto sdebitarsi del regalo e far colpo sulla giovane. La salutò e in gran fratta tornò alla sua bottega. Cominciò a piallare assi e a misurare, oliare cardini e piantar chiodi. Lavorò tutto il giorno successivo e quello dopo ancora e finalmente, il mattino del terzo giorno, si presentò sulla soglia della pittrice. La ragazza, vedendolo, si aprì in un grande sorriso mentre il suo viso diventava rosso per l'emozione. «Un baule! Per me?» «Ho pensato che le tue tessere avevano bisogno di un posto dove stare tutte insieme in bell'ordine. L'ho costruito in modo che ce ne stiano dentro esattamente mille e non una di più. Così quando ti mancherà poco per finirle te ne accorgerai.» Da quel giorno il falegname sempre più spesso andò a trovare la ragazza per osservare come procedeva la sua opera. La gente in paese aveva no7


tato che c'era qualcosa di strano. Il falegname infatti ultimamente ci metteva qualche giorno in più a consegnare il lavoro commissionato però, se possibile, i mobili erano ancora più belli e resistenti di prima, e sembrava davvero che avessero una loro anima. Ma ciò che stupì maggiormente la gente fu che il falegname era diventato stranamente loquace, curioso, interessato alla vita della comunità. Si poteva davvero dire che l'amicizia con quella giovane lo aveva cambiato. E quel cambiamento aveva un nome, che nessuno però osava pronunciare. Venne infine il giorno in cui una strana gioia si diffuse per la strada della falegnameria. La giovane infatti, esultante, cantava dalla sua finestra: «Domani conoscerò il mio destino, domani vedrò il mio amor» intonava a squarciagola. Il falegname, invece, lavorava alacremente ma nonostante lo sforzo la sua mente era a quella voce là fuori e a una speranza ormai neppure troppo celata: che il volto mostrato dalle tessere gli appartenesse. Quando il mattino seguente si alzò, stremato da un sonno popolato d'incubi, provò a prendere gli attrezzi da lavoro ma senza sapere che farne. Non poteva lavorare, non prima d'aver avuto il responso del mosaico. Si sedette sulla sua sedia e attese. Sentì Gertrude passare con il carro di frutta, entrò il mendicante per i soliti spiccioli, venne il prete per le 8


panche nuove della chiesa, ma dalla casa della giovane non proveniva alcuna voce. Sconvolto dagli spasmi dell'incertezza decise di andare da lei. Bussò più volte alla sua porta e solo al quarto tentativo un debole lamento lo invitò ad entrare. Lei era accasciata sul tappeto, il volto in lacrime nascosto tra i cuscini del divano. «Lo hanno rubato» gli disse tra il pianto «forse pensavano contenesse oro, hanno rubato il baule senza neppure aprirlo e le tessere erano tutte lì.» «Tutte e mille?» chiese sconvolto il falegname, che vedeva allontanarsi il giorno in cui avrebbe potuto finalmente trovare la felicità, o la fine. «Ne mancava una, una sola» balbettò la ragazza. Il falegname si paralizzò su quelle parole, folgorato da un pensiero. «Non è vero, avevi finito» disse cercando qualcosa appeso al suo collo «vedi, questa è la millesima tessera» e le mostrò il ritratto che gli aveva regalato lei. La giovane prese il dipinto tra le mani: «Ciò che esse comporranno sarà il volto del tuo unico amore» ripeté come riflettendo. «Come mosaico non è granché» disse il falegname. «Però l'immagine risultante è meravigliosa» concluse la ragazza. Quindi mise i suoi grandi occhi az9


zurri in quelli del falegname e lo baciò. C'è ancora oggi una piccola città di montagna dove vive un falegname famosissimo. Si dice infatti che sappia infondere nei mobili che costruisce un'anima affine ai futuri proprietari. E si dice anche che sua moglie sia così sensibile alla vera natura delle persone tanto da dipingerla poi sui mobili stessi, così da formare tra l'oggetto e il proprietario un legame unico, in grado di superare gli ostacoli del tempo.

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Sartoria fiabesca

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