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Guido del Monte

IL MISTERO DI BABBO NATALE


C’era una volta… diciamo che c’è ancora quella volta il venticinque dicembre di ogni anno. Allora ricominciamo: c’è ogni volta un giovane padre che ancora si domanda se Babbo Natale esiste oppure no. In realtà se lo domanda da quando aveva nove anni, ovvero da quando, avendo udito girar sospetti tra i compagni di scuola, s’era rivolto alla sua mamma con la classica domanda recitata tutta d’un fiato: esiste davvero un signore corpulento vestito di rosso con la barba bianca che viaggia sulla slitta nel cielo trainata dalle renne? La mamma lo aveva guardato con dolcezza e gli aveva risposto: “Non lo so, chiedilo a tuo padre”. Era corso dal padre seduto in poltrona a leggere il giornale, aveva inspirato a lungo e tirato fuori di nuovo: esiste davvero un signore corpulento vestito di rosso con la barba bianca che viaggia sulla slitta nel cielo trainata dalle renne? Il padre del nostro giovane padre, sfilandosi gli occhiali aveva riflettuto un poco e poi risposto: “La mamma che dice in proposito?”.


Strano davvero, pensò allora il nostro eroe, qui mi si risponde con una domanda. E decise che avrebbe svolto un’indagine basata sulla logica. Questa fu l’indagine. Se mamma mi risponde alla domanda su Babbo Natale, dicendomi di chiederlo a papà, allora in realtà non mi ha risposto. E perché una mamma non risponde a una domanda? Perché non conosce la risposta o perché non vuole rispondere. Ma se anche papà fa lo stesso o, peggio, mi risponde alla domanda con un’altra domanda, allora è chiaro che o entrambi non sanno se esiste Babbo Natale o sono d’accordo per nascondermi la verità. Passò deciso all’azione. Per prima cosa radunò i suoi genitori in un’unica stanza in modo tale che non potessero sfuggire al suo attento sguardo indagatore. Poi si posizionò davanti a loro e fu pronto per sparare la domanda decisiva su Babbo Natale. All’improvviso, però, divenne incerto, una sottile paura lo attraversò. Lui credeva in Babbo Natale e ci credeva volentieri. Che sarebbe successo se mamma e papà gli avessero confessato che, in realtà Babbo Natale non è altro che i genitori che provvedono a soddisfare i desideri dei bambini? Certo, scoprire la verità è il compito di un bravo investigatore, ma… “Ebbene figliolo, che c’è?” Chiese suo padre. “Niente,” rispose lui, “volevo solo dire che vi voglio tanto bene.” Natale arrivò e portò i doni sospirati. Così passò tanto tempo e tante altre volte fu Natale fino ai giorni nostri. Siamo agli inizi di dicembre del 2012, il nostro eroe è seduto in poltrona, porta gli occhiali e sta leggendo il giornale.


Suo figlio ha nove anni e si diverte con i videogiochi nella stessa stanza. Il giornale non fa altro che parlare del Natale che si avvicina: le spese del Natale, la tredicesima dei dipendenti, il freddo in arrivo per Natale, l’influenza che arriva con il freddo, le vacanze di Natale… A un certo punto si fa coraggio e si rivolge al figlio: “Figliolo. Insomma, Babbo Natale esiste o no?”. “Intendi dire quello che porta i doni pa’?” Gli risponde il giovanotto continuando a manovrare la console. “E chi sennò?” Il figlio schiaccia pause e guarda il padre. Sta un po’ lì a pensare e poi fa: “Non lo so, in verità, se esiste davvero. In classe mia c’è chi dice di sì e chi dice di no. Io però non la vedo come una cosa tanto importante”. “Davvero?” Esclama il genitore. “Sono trent’anni che mi ci arrovello.” Il bambino se la ride e poi attacca il discorso: “Ti dico come la vedo io. Hai presente la nuova schedina del mio videogioco, quella che desidero di regalo?”. “Sì, certo.” Risponde il padre. “Ebbene, devi sapere che al negozio in centro te la vendono con un bello sconto se dai indietro una vecchia schedina che non ti piace più. Allora, se devo spiegare tutte queste cose a Babbo Natale, lo mando nel pallone. Lui ha da farne di giri per accontentare i bambini di tutto il mondo.” “E cosa pensi di fare?” Chiede, curioso, il genitore. “Pensavo di parlarne con te e con mamma invece che con Babbo Natale. In fondo otterrei lo stesso il mio gioco e faremmo un buon affare. Posso credere a Babbo Natale anche se non gli chiedo un dono. Almeno per questa volta.”


“Non è affatto male il tuo ragionamento,” commenta il papà, “ m a dimmi un’ultima cosa. Se davvero facciamo nel modo che hai detto, tu sarai contento, intendo dire nel tuo cuore?” “Certo pa’ che lo sarò. Lo sarò anche di più.” “Perché?” “Perché, dopo tanti regali ricevuti da Babbo Natale, a me piacerebbe tantissimo regalare qualcosa a lui e credo che tanti bambini abbiano questo desiderio. Però, se gli lascio un pacchettino sotto l’albero, che lo porti via con sé quando passa da casa mia, non vedrò mai la faccia che fa quando lo apre. Invece se quest’anno il gioco me lo regalate tu e la mamma, anch’io posso fare un piccolo regalo a voi e guardare tutti i versi che farete la mattina di Natale.” “Affare fatto.” Esclama il padre che un tempo era stato bambino. Così stringe la mano al suo giovane figliolo che è riuscito a risolvere il mistero di Babbo Natale scoprendo che si trova piacere anche nel donare.


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