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Gorizia News & Views Anno 2 - n. 3 Marzo 2018

NON FACCIAMO DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO Tendone addio, una nuova “casa” per i migranti di Vincenzo Compagnone

SOMMARIO

Smontato e ripartito per Roma il tendone installato per tre mesi scarsi nel parco dell’Istituto Contavalle a Sant’Anna, Curia e Caritas - nel momento in cui stiamo per andare in stampa – stanno studiando una sistemazione pag. 1 alternativa per dare un riparo ai richiedenti asilo fuori convenzione, ovvero Tendone addio, una nuova “casa” ai “nuovi arrivi” in città, tenendo anche conto del perdurare del freddo. Ci per i migranti sono un paio di opzioni in ballo: probabilmente quando leggerete queste righe l’operazione si sarà già concretizzata. Noi di Gorizia News & Views pag. 2 auspichiamo la soluzione più logica, che caldeggiamo da tempo: l’utilizzo di Yousof e Renato, quando lo sport diventa un’ala dello stesso edificio del Contavalle, ormai largamente sottoutilizzato. riscatto sociale Tant’è vero che le donne in condizioni di fragilità ospitate oscillano ormai fra pag. 3 le tre e le cinque unità. Metà edificio è vuoto, sono numerose le camere da poter sfruttare e si potrebbe addirittura riattivare la mensa. La struttura, lo Palazzo Attems, dopo i “russi” una grande ribadiamo, è di proprietà della Curia e i costi di gestione sarebbero dunque monografica dedicata ad Altieri alquanto limitati. pag. 4 Negli ultimi giorni di febbraio si è cercato invano di prolungare la permanenza della tensostruttura riscaldata nel parco. L’”autorizzazione in precario” Il fenomeno delle migrazioni ai raggi X tra concessa dal Comune – così era stato detto – sarebbe scaduta dopo tre mesi, storia e attualità il 13 marzo. Ma gli inflessibili uffici comunali, in piena ondata di gelo, hanno pag. 5 fatto sapere che il “fuori tutti” doveva scattare prima: il 5 marzo, calcolando i termini dal giorno in cui era stato apposto il primo chiodo. La Caritas ha Le pagelle del mese dovuto cominciare lo sgombero della struttura a partire dal 28 febbraio e Marzia Spessot, la dottoressa dei Vip lunedì 5 il tendone è “volato” a Roma, dai Medici senza frontiere. all’ospedale San Raffaele di Milano In pratica la tensostruttura, allestita per fronteggiare l’emergenza-freddo, è pag. 6 stata svuotata nel giorno più freddo dell’anno. Il giorno successivo, primo marzo, è caduta su Gorizia la prima neve del 2018, come ampiamente previGli studenti del Sid stagisti sto dal meteo. nella Commissione richiedenti asilo 45 persone (fortunatamente negli ultimi giorni si erano diradati i flussi in raccontano la loro esperienza: le storie dei migranti ci hanno segnato arrivo) si sono sparpagliate in città. La rigidità delle temperature è stata pari a quella degli uffici comunali, “sordi” alle richieste di prorogare almeno di pag. 7 un mese l’apertura del tendone formulate dal prefetto Marchesiello, dall’Ar15mila preziosi volumi della cidiocesi e dal responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’Aas, GianBiblioteca statale isontina ni Cavallini, preoccupato per l’emergenza sanitaria. Ha scritto su Facebook digitalizzati e messi a disposizione Lucia Calandra, una delle volontarie: “Non è stato umano togliere un riparo gratuitamente su Google a questi ragazzi. Alcuni di loro hanno la febbre e i tipici problemi legati La Bora vince la battaglia alla stagione invernale. Già durante il giorno sono costretti a vagare senza meta avvolti dal freddo, non permettiamo che lo facciano anche di notte. E’ pag. 8 ovvio che in tutti i modi troveremo una soluzione grazie, come sempre, alla Robert Frank: “l’America fotografata Caritas e, in quanto volontari, saremo presenti per tutto ciò che può servire, da uno svizzero” ma non dimentichiamoci che non parliamo di oggetti senza valore: queste, prima di tutto, sono persone” pag. 9 Chi viveva in tenda è stato così provvisoriamente, in attesa di una nuova Persi 10 mila abitanti in 47 anni, “casa”, ospitato in strutture Caritas (prima fra tutte la sede di piazza San il ruolo (possibile) dei migranti Francesco), ma anche dalla società civile. pag. 10 E’ chiaro che gli arrivi non si fermeranno. Il fenomeno è strutturale, e come tale va affrontato. Lo spostamento della Commissione per l’esame delle Reportage della visita al Liceo scientifico richieste di asilo da Gorizia a Trieste, che dovrebbe eliminare il principale “Duca degli Abruzzi” di Gorizia pull factor per i migranti, per ora resta un miraggio: ci penserà il prossimo pag. 11 governo. A poco sembra finora servire il potenziamento dell’Unità Dublino per il ricollocamento dei richiedenti asilo nei Paesi di primo accesso: su 200 La politica non è roba da dilettanti potenziali partenti da Gorizia, appena in 8 sono saliti sulla corriera della pag. 12 Questura. Gli altri hanno presentato ricorso al Tar. Passeranno parecchi mesi. In giugno scadrà anche la concessione per il Campo San Giuseppe VIAGGIO NELLA SANITA’ GORIZIANA di via Grabizio: si pensi per tempo a una soluzione (proroga di un anno?) -3Gastroenterologia, il servizio autonomo al altrimenti altri 96 posti letto andranno persi e la situazione si farà davvero San Giovanni non esiste più critica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA 1


Yousof e Renato, quando lo sport diventa riscatto sociale di Eleonora Sartori

M.M.A., tre semplici lettere che racchiudono molto di come mediatore culturale e tuttofare. Inoltre, sapendo più. Innanzitutto un vasto assortimento di tecniche di che spesso mi devo assentare per gli incontri di MMA combattimento (M.M.A. sta, per l’appunto, per Mixed in diverse città italiane, Lorenzo Tortora, il titolare, mi Marzial Arts), acquisite e applicate assieme a concentraconsente di lavorare con turni flessibili”. E’ proprio una zione, meditazione e respirazione. “Chi pensa si tratti storia a lieto fine quella di Yousof, anche se sarebbe susolo di prestanza fisica non conosce la disciplina – diperficiale pensare che egli non abbia incontrato ostacoli chiara Renato Subotic – fondatore del progetto M.M.A. lungo il suo percorso, a cominciare dal suo arrivo a GoFriuli Fight Team con sede, assai precaria ma fortunarizia. “Per diversi giorni ho dormito all’aperto, al Parco tamente ancora per poco, della Rimembranza e suca San Canzian d’Isonzo. cessivamente nella jungle, Oltre all’aspetto atletico e prima di entrare al Cara, e psicologico, ce n’è un altro anche il viaggio per arrivaancora più importante: re in Italia è stato lungo e quello sociale. “Per molti faticoso. E’ durato circa sei dei ragazzi che alleno, la mesi e ho attraversato l’Iran, pratica di questa disciplina il Pakistan, la Turchia, la è una forma di riscatto, il Bulgaria, la Serbia, l’Unghemezzo con cui dimostrano ria e l’Austria. In Afghanialla società di esserci e di stan ho lasciato i miei cari, valere”. Forse inizialmente è mia madre e i miei fratelli stato così anche per Yousof che sento spesso al telefoHassanzada, venticinquenne no”. La buona volontà ha afghano di Khost arrivato premiato Yousof, che sin dai tre anni fa in Italia, a Goritempi della jungle, quando zia per la precisione, dalla mangiava alla Madonnina. Rotta Balcanica. Yousof, dava una mano nella preRenato Subotic e Yousof Hassanzada campione imbattuto della sua categoria, parazione e somministrazione dei pasti, già nel suo paese aveva dimostrato una predisposizione ma ha avuto anche la fortuna di incontrare una persona per il combattimento (si era cimentato nel wrestling), come Renato Subotic, che gli ha consentito di allenarsi ma è proprio a San Canzian, grazie all’incontro con in modo completamente gratutito. “Oggi sono diversi i Renato e all’allenamento, che ha acquisito e perfezionaragazzi che provengono dal Cara e che considerano queto le tecniche di questa disciplina. In realtà Yousof alle sto sport un’occasione per impiegare il proprio tempo, Arti Marziali Miste ci è arrivato per caso, seguendo un le proprie energie e anche per dare un senso alla propria caro amico che già le praticava. Entrambi all’epoca erano vita”. Sono arrivato in Italia a tre anni - continua Renato ospiti del Cara di Gradisca d’Isonzo e ci sono voluti dei - e sin da piccolo ho cominciato a praticare diverse discipermessi specifici e, soprattutto, l’encomiabile generosità pline marziali. Mi sento di aver avuto un’occasione ed è di Renato per permettere anche a Yousof di coronaquella che voglio dare a questi ragazzi”. Oggi attorno alla re il suo sogno. “Yousof ha subito dimostrato di avere realtà gestita da Renato, che sforna numerosi campioni tutti i requisiti per diventare un campione, soprattutto in diverse categorie, gravitano più di 60 atleti, tanto che la determinazione – continua Renato –. Era disposto l’Associazione Friuli Fight Team può essere considerata a percorrere in bicicletta tutto il tragitto dal Cara alla a tutti gli effetti un fiore all’occhiello nel panorama delle palestra a San Canzian d’Isonzo, anche con il freddo e arti marziali. “Ancora oggi abbiamo alcune difficoltà il buio dell’inverno”. Dopo aver ottenuto la protezione legate alla palestra in cui ci alleniamo, con bagni all’esussidiaria, si aprono per Yousof le porte dello Sprar: sterno e senza riscaldamento, ma fortunatamente le un’ottima notizia se non fosse che è costretto a trasferirsi cose stanno per cambiare perché finalmente potremo a Lecce. Non senza difficoltà, si trasferisce nel capoluogo trasferirci in un locale più adeguato alle nostre esigenze, pugliese ma lascia il suo cuore a San Canzian d’Isonzo. sempre a San Canzian d’Isonzo”. Una bella notizia anche La passione, tuttavia, è troppo forte e coraggiosamente per Renato Subotic, a riprova che il bene che si fa, se si dopo qualche mese Yousof, con lo “zampino” di Renato ha la pazienza di aspettare, ritorna sempre indietro. che non si era rassegnato ad aver perso uno dei suoi atleti migliori, lascia lo Sprar e la sicurezza che esso ©RIPRODUZIONE RISERVATA garantisce, prende il treno e ritorna a quella che ora egli considera a tutti gli effetti casa sua. Per quanto forte sia Yousof e importanti i risultati raggiunti con l’MMA, il reddito che proviene dalla pratica professionale di questa disciplina non è sufficiente per mantenersi: sono necessari un lavoro e un tetto sopra la testa. Sempre grazie alla sua buona volontà, ma anche all’aiuto di Renato che tanto lo aveva sollecitato a ritornare, Yousof trova una sistemazione presso la struttura “Al Ponte” di Fiumicello, albergo storico che dopo il cambio di gestione ha deciso nel 2016 di dedicarsi, oltre all’attività classica di ristorazione, all’accoglienza di giovani richiedenti asilo senza genitori, ricavando una sala ricreativa all’interno della taverna. “Sono molto contento di questa sistemazione – dichiara Yousof – e del lavoro che svolgo al suo interno, Allenamento Friuli Fight Team 2


Palazzo Attems, dopo i “russi” una grande monografica dedicata ad Altieri di Eliana Mogorovich Da circa vent’anni alla guida di quelli che ancora vengono indicati come Musei Provinciali di Gorizia, Raffaella Sgubin sta vivendo con grande soddisfazione il successo della mostra “La Rivoluzione Russa. L’Arte da Djagilev all’astrattismo” che da dicembre ha portato a Gorizia visitatori da tutta Italia facendo tornare a splendere le sale di Palazzo Attems dopo l’assestamento seguito alla chiusura della Provincia. In quel momento i musei sono passati sotto l’egida dell’Erpac, (Ente Regionale per il patrimonio culturale), con una ridefinizione del ruolo della stessa sovrintendente che, dal novembre 2016, è stata chiamata a dirigere il Servizio Musei e Archivi storici dello stesso Erpac, servizio che oltre ai Musei Provinciali comprende le varie sezioni del Museo Provinciale della vita contadina “Penzi” di San Vito al Tagliamento. “Ci sono state delle criticità in questo passaggio – ammette Sgubin – ma è fisiologico che accada così. Si tratta di un percorso che porta a ragionare ormai in un’ottica regionale, perché i luoghi della cultura assegnati sono disseminati in un’area che spazia fra Gorizia e il Pordenonese. Il primo banco di prova per il nuovo corso sono stati le mostre dedicate a Maria Teresa d’Austria e alla Rivoluzione russa, il progetto Cross the Border, i corsi di formazione per il personale. Last but not least, il nuovo ente ha delle capacità finanziarie atte a cantierare importanti progetti. Nel complesso di Borgo Castello, per esempio, si opererà per l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

to”, ma nasce da un progetto di studio condiviso con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, il Centro Studi delle Arti della Russia e da un fitto scambio con le istituzioni museali moscovite. Quanto alla scelta delle opere, i curatori, Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, osserverebbero che il grado di notorietà dipenda dalla conoscenza della materia. Ed è indubbio che, al di fuori di una cerchia di specialisti, la conoscenza dell’arte russa è mediamente superficiale, circoscritta ad alcuni autori. Il pregio di questa mostra non è quello di rassicurare il visitatore mostrandogli opere che conosce già, secondo il cliché delle mostre sull’Impressionismo, ma di fargli conoscere cose nuove, presentando i contesti, evidenziando i nessi o le sfasature tra segni visivi diversi. Al risultato concorre un apparato multimediale spettacolare nell’installazione all’ingresso e didatticamente impostato nei contenuti consultabili sui touch screen. Recentemente ha perso suo padre Eraldo: quanto ha contato per lei il suo spessore culturale? Moltissimo. Ma non vorrei far torto agli altri membri della famiglia: sono cresciuta in un ambiente stimolante, fin da piccola sono stata portata nei musei e sottoposta a spiegazioni che definire esaustive sarebbe riduttivo. Un capitolo a sé stante è quello della cultura friulana, cui mio padre si era votato anima e corpo coinvolgendo tutta la famiglia. Enorme è stato il suo lavoro per la scuola. Mi fa male leggere delle disavventure della media Perco, di cui papà è stato per tanti anni preside. Pensi che ne aveva documentato con un video la nascita a partire dalla posa della prima pietra… Ma padre ha sempre avuto una grande apertura a tutte le culture: padroneggiava tedesco e francese, ha studiato inglese, sloveno e russo laureandosi proprio in Letteratura russa, con una tesi su Pushkin. Il mio grande rammarico è proprio il fatto che non abbia potuto vedere la mostra sulla Rivoluzione russa. L’avrebbe amata moltissimo.

Cosa pensa dell’idea tante volte ventilata della costituzione di una rete museale cittadina? Ogni bene, come tutte le iniziative volte alla collaborazione. Una rete museale vede un punto qualificante nella realizzazione di un biglietto unico: obiettivo desiderato da tempo, sia da me che dal Direttore della Fondazione Coronini . Gorizia vanta molte frecce al suo arco e una promozione comune delle sue attrattive, con un biglietto unico ben calibrato, può accrescerne le potenzialità nel campo del turismo culturale.

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Inizialmente c’erano stati rapporti tesi con gli artisti goriziani: si sono ammorbiditi? Direi di sì. A quel tempo gestivo anche la Galleria Spazzapan e mi pareva che quello dovesse essere lo spazio d’elezione per l’arte contemporanea. Ma poi ho compreso l’immenso valore simbolico di Palazzo Attems per gli artisti goriziani. Ecco perché nella programmazione intercaliamo rassegne storiche a mostre dedicate ai contemporanei. Cito Franco Dugo, Paolo Figar, Massimiliano Busan, Sergio Pausig, Giancarlo Venuto, Mario Di Iorio, Enzo Valentinuz… E il prossimo, naturalmente: Sergio Altieri, a cui dedicheremo una grande mostra monografica al termine della rassegna sulla Rivoluzione russa. Veniamo appunto alla mostra sulla Rivoluzione russa. Qualcuno ha parlato di opere poco note… Palazzo Attems. Nel tondo Raffaella Sgubin, direttrice dei Musei Provinciali

Beh, la genesi è chiaramente legata al centenario della Rivoluzione, tema poco frequentato in Italia, malgrado la sua rilevanza storica. Quella ospitata fino al 25 marzo a Palazzo Attems non è peraltro una mostra “a pacchet3


Il fenomeno delle migrazioni ai raggi X tra storia e attualità di Manuela Ghirardi

L’emigrazione è un fenomeno che riguarda tutte le popolazioni del nostro pianeta, le quali sono suddivise in etnie, ovvero comunità, come spiega il linguista e accademico Fiorenzo Toso, “caratterizzate da omogeneità di lingua, cultura, tradizioni e memorie storiche, stanziate tradizionalmente su un determinato territorio”. Il concetto di razza è stato invece sconfessato da molti antropologi e storici. Nonostante l’idea della “razza” sia stata strumentalizzata per avallare teorie razziste di ogni tipo, la verità è che non poggia su alcuna base scientifica dimostrabile: nel nostro DNA i geni infatti possono arrivare da tutto il mondo non solo per motivi ereditari ma, secondo gli ultimi studi, anche esterni, ovvero esiste il “trasferimento genico orizzontale”, un fenomeno tramite cui batteri e virus possono condividere i propri geni, rendendoli parte integrante di un altro DNA, a riprova del fatto che le migrazioni possono svolgersi davvero ovunque!

EUROPA

ABITANTI CHE VIVONO ALL’ESTERO

Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, UK, Norvegia, Svezia, Finlandia, Grecia, Belgio, Olanda, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Turchia

Tra il 3% e il 9%

Portogallo, Irlanda, Polonia, Croazia, Montenegro, Bulgaria, Moldavia, Ucraina, Lettonia, Bielorussia, Romania, Lituania, Estonia,

Tra il 10% e il 19%

Macedonia, Albania

Tra il 20% e il 30%

EUROPA

messicani). L’America latina quasi in tutti i casi vede più del 5% dei suoi abitanti lasciare il proprio paese per trasferirsi all’estero, con un’Argentina e un Venezuela che attraggono circa 2 milioni di stranieri.

Tra il 10% e il 20%

Italia, Portogallo, Finlandia, Macedonia

Tra il 6% e il 10%

Polonia, Slovacchia, Ungheria, Albania, Bulgaria, Moldavia, Turchia, Romania, Lituania

Fino al 5%

PROVENIENZA DEI MAGGIORI GRUPPI STRANIERI

Germania

Polonia, Russia, Kazakhstan, Turchia, Romania

Francia

Algeria, Marocco, Portogallo

Spagna

Romania, Marocco, Colombia, Ecuador

Italia

Romania, Albania, Marocco

UK

India, Polonia, Pakistan, Irlanda

Turchia

Siria, Bulgaria, Germania

Grecia

Albania

Ucraina

Russia

In Asia la maggior parte dei paesi si attesta attorno a un tasso di immigrazione ed emigrazione minore del 5%, quasi sempre meno di 5 milioni di persone. Kazakhstan e Georgia hanno un tasso di emigrazione che supera il 15%, mentre in Russia vi è una presenza numerosa di ucraini, kazaki e uzbeki per un totale di quasi 12 milioni di persone. Molti sudcoreani vivono in Giappone, come parecchi cinesi, i quali formano un’ampia comunità anche in Corea del Sud. Curiosamente circa 50.000 stranieri vivono in Corea del Nord tra cui alcuni piccoli gruppi provenienti da Stati Uniti, Canada, Australia e Inghilterra. L’India ospita invece molti bengalesi, pakistani e nepalesi. L’Australia riporta un 28% di presenza straniera con un folto gruppo di inglesi, neozelandesi e cinesi con quasi 7 milioni di persone.

STRANIERI CHE VI ABITANO

Francia, Germania, Austria, Spagna, UK, Irlanda, Norvegia, Svezia, Grecia, Belgio, Olanda, Croazia, Slovenia, Montenegro, Ucraina, Lettonia, Bielorussia, Estonia

PAESI AREA EUROPEA

Sono pochi gli stati africani con un fenomeno di emigrazione superiore al 5% della popolazione residente (Marocco, Tunisia, Mali, Eritrea, Somalia, Burkina Faso, Repubblica del Congo, Namibia, Zimbabwe) e non tanti superano il milione di emigranti (Marocco, Algeria, Egitto, Sudan, Somalia, Kenya, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo). I paesi che attirano più del 5% di immigrati sono il Sud Africa (da Inghilterra, Mozambico, Lesotho, Zimbabwe), la Repubblica Centrafricana, la Costa d’Avorio (quasi 2 milioni di persone, molti da Burkina Faso e Mali), il Gabon (circa 15%, oltre 260 mila persone), la Repubblica del Congo e, per i motivi che ben conosciamo, la Libia. La domanda alla quale le economie più forti devono rispondere riguarda il ruolo che vorranno ricoprire all’interno delle dinamiche mondiali: continueranno ad essere “il sogno americano”, il polo di attrazione dei movimenti migratori? Oppure si adopereranno affinchè anche gli altri paesi possano offrire stabilità ai propri abitanti?

Guardando al numero di persone presenti nei vari stati si nota che i paesi economicamente piu forti dell’area europea accolgono quasi sempre sopra i 5 milioni di stranieri, con la Germania che arriva ai 12 milioni, un trend che accomuna gli stati dove si ritiene di poter trovare lavoro grazie alle maggiori possibilità offerte dal mercato. La stessa cosa accade per esempio nel continente americano, ovviamente in scala diversa, con Canada e Stati Uniti che ospitano rispettivamente 8 milioni di persone (quasi il 22% della popolazione) e 46 milioni di immigrati (quasi il 15% della popolazione, di cui 12 milioni sono

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Le pagelle del mese: chi sale e chi scende di Vincenzo Compagnone Maria Grazia Ziberna, presidente Anvgd Gorizia – Se Regione Fvg – Tutt’altro che esemplare il comportamento della Regione (ignoriamo chi sia il è vero che Il Giorno del Ricordo, in memoria responsabile per cui ci tocca generalizzare) in delle vittime delle foibe e dell’esodo, richiede occasione del Giorno del Ricordo. Innanziuna composta riflessione su quanto la violentutto non concede il patrocinio alla celebraza e l’odio non risparmino nessuno, men che zione all’Auditorium, pur inviando l’assessore meno gli innocenti, la sorella del sindaco ne Sara Vito (voto: 7.5) a tenere un misurato e interpreta lo spirito con il giusto equilibrio. apprezzato intervento di saluto. Poi chiede Un intervento molto calibrato il suo, durante agli organizzatori quasi 700 euro per alcune la cerimonia all’Auditorium, basato su una rigorosa adeore d’uso della struttura e infine lascia spento l’impianto renza alla verità storica (a differenza del presidente della di riscaldamento costringendo gli ospiti a trascorrere Lega Nazionale Luca Urizio, inutilmente polemico e la serata intirizziti per il freddo polare. E così si capisce decisamente fuori tema nell’inneggiare agli “eroi della anche perché la bellissima “bomboniera” di via Roma Decima Mas”). Politically correct. Voto: 8. ormai non la utilizza quasi più nessuno. Voto: 4. L’anonima vigilessa – Gli studenti che attraversavano le strisce in viale Oriani, lo scorso 8 febbraio, devono accendere un cero a questa rappresentante della Polizia locale che, per evitare un probabile investimento da parte di un automobilista in stato di alterazione (era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti) non ha esitato a buttarsi letteralmente sul cofano della macchina per bloccarla. A dimostrazione che il mestiere è ingrato per la scontata equazione vigili=multe, ma contempla all’occorrenza anche un encomiabile servizio al cittadino. Coraggiosa. Voto: 9.

Francesco Piscopo – Spiace inserire nella lista dei “cattivi” il simpatico capogruppo consiliare della lista “AiutiAmo Gorizia”, peraltro protagonista in negativo di un paio d’ore da teatro dell’assurdo andate in scena nell’ultimo Consiglio. Autore di un’interrogazione che prendeva di mira sul piano personale un “rivale” dell’opposizione di centro-sinistra, cambia idea per tre volte sull’opportunità di discuterne il contenuto in seduta segreta. Gli urlacci di Franco Zotti – voto: 7(ebbene sì, quando occorre elogiamo anche un leghista) – riportano alla realtà lui e altri consiglieri decisamente un po’ confusi. Una ripassatina il regolamento non guasta. Voto: 5.

Paola Rossato, cantautrice – La gestazione non è stata semplice, ma Paoletta nostra sta finalmente per coronare il suo sogno: il primo album di brani tutti composti da lei, una sorta di “Greatest hits” che le sono valsi numerosi premi a partire dalla deliziosa “Ballata piccola”, è ormai quasi pronto. Lo ha annunciato sul suo profilo Facebook (la data prescelta è il primo aprile, e non sarà uno scherzo) e ora non resta che attendere un grande evento per la presentazione pubblica. Siamo certi che Igor Komel, il nostro amato boss del Kulturni Dom, non si lascerà sfuggire l’occasione: il pienone è assicurato. Voto: 8.

Serenella Ferrari, consigliere comunale Forza Italia (?) – Partecipa al corteo di Casa Pound e interviene al Parco della Rimembranza tessendo (anche lei) l’elogio della Decima Mas. Sa un po’ di deja vu, ma lasciamo perdere. Informiamo invece la consigliera museal-delegata che Simone Di Stefano, segretario del movimento neofascista, ha detto: “Berlusconi ha calato la maschera, fa parte anche lui del teatrino dei partiti”. Nonno Silvio, dal canto suo, ha perentoriamente affermato in tv: “Certo che sono antifascista, il fascismo è morto e sepolto”. Sull’opportunità della partecipazione alla sfilata e su ciò che ha detto si sono già espressi altri. Noi alla Ferrari chiediamo solo: ma il suo partito qual è? Voto: no comment.

Marzia Spessot, la dottoressa dei Vip all’ospedale San Raffaele di Milano L’ultima sua apparizione in tv è legata alle cure dei pazienti feriti nel drammatico deragliamento del “treno dei pendolari”, a Pioltello, che nel gennaio scorso ha provocato tre morti e una cinquantina di feriti. Ma sono tutt’altro che rare le occasioni in cui sul teleschermo appare il volto di una delle “eccellenze” isontine nel campo medico: Marzia Spessot, cormonese, per anni responsabile del Pronto soccorso e ora alla guida della Medicina d’urgenza dell'ospedale San Raffaele di Milano. Nel suo reparto sono passati personaggi del mondo della politica (fra cui Silvio Berlusconi), dello spettacolo e dello sport, ma lei preferisce parlare del suo impegno quotidiano a fianco dei pazienti «normali», delle persone «che - spiega - si sentono però in un certo senso rassicurate dal fatto che nello stesso ospedale vengono curati anche i vip». Laureata nel 1986 alla Normale di Pisa dopo essersi diplomata al Liceo Classico di Gorizia, Marzia Spessot lavora dal 1991 al San Raffaele. Dalle nostre parti, dove ha ancora familiari e amici di gioventù, torna ogni tanto per brevi periodi di ferie. E’ doveroso sottolineare che la sua vita professionale non si esaurisce però tra le mura di uno degli istituti di cura italiani più famosi e rinomati: il San Raffaele infatti, oltre ad ospedale, è anche istituto di ricerca e organizzazione non governativa impegnata in

progetti di cooperazione internazionale. E nell'ambito di questa intensa attività all'estero, Marzia Spessot compie frequenti viaggi nei Paesi scelti come partner. E’ stata, tra l’altro, in Iraq, nel Kurdistan, in Brasile (con missioni anche nelle favelas, dove la popolazione non è servita dall'assistenza sanitaria) e in Cina, dove l'équipe medica di cui faceva parte si è occupata di organizzare ex novo un pronto soccorso nella regione a Nord di Pechino. «Uno degli aspetti che mi piace del San Raffaele – ama rimarcare la dottoressa Spessot - è il fatto che si tratta anche di un grande istituto di ricerca, è sede universitaria e di qui passano tanti studenti. E c'è soprattutto lo spirito legato all'idea di porre l'uomo al centro della pratica medica: utilizziamo le tecnologie più moderne, ma al il nostro operato è sempre focalizzato sulla persona, come voluto dal fondatore don Luigi Maria Verzé». La presenza di vip all’ospedale milanese – come dicevamo - è all'ordine del giorno visto che il San Raffaele ha al suo interno tutte le specializzazioni. «Quando a Milano ci sono visite di capi di Stato la nostra Medicina d’urgenza e il pronto soccorso vengono allertati e si effettuano anche sopralluoghi preventivi per sapere come muoversi in caso di emergenza». (vi.co.) 5


Gli studenti del Sid stagisti nella Commissione richiedenti asilo raccontano la loro esperienza: le storie dei migranti ci hanno segnato

di Timothy Dissegna “È necessario che in la veridicità delle pafuturo venga attivata una role dei richiedenti. Mi commissione per ogni è capitato di svolgere provincia per velocizzare diverse ricerche, la più le pratiche, ma in attesa interessante riguardava la che ciò avvenga chiediacondizione degli hazara mo che la commissione a Quetta, in Pakistan, di Gorizia venga trasferita che mi era stata richiesta altrove per alleggerire le per studiare il caso di un presenze in città”: così richiedente e grazie alla dichiarava, nello scorquale ho acquisito diverse so luglio, il sindaco di informazioni su questa Gorizia Rodolfo Ziberna. minoranza etnica”. Ma da allora l’istituzione non ha ancora lasciato la Carol è rimasta molto Prefettura (né il trasloco a soddisfatta della sua Trieste è previsto in tempi esperienza. “Forse – brevi), continuando ad esaminare le richieste di asilo, spiega - perché non mi sono limitata a svolgere il lavoro coadiuvata in minima parte della sotto-sezione di Udine d’ufficio ma ho approfondito alcune tematiche che mi creata di recente. colpivano particolarmente. Inoltre ho cercato sempre di leggere interamente le interviste svolte dai commissari, Nel corso di questi anni, la presenza dell’organo diretto anche quando i decreti erano già stati redatti. Mi aspetdalla Prefettura ha dato la possibilità a molti studenti del tavo di poter assistere a qualche intervista, ma ci hanno corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche spiegato che non era possibile per motivi di privacy e di svolgervi uno stage di tre mesi, prezioso sia per la per non mettere ulteriori pressioni sui richiedenti asilo, Commissione (che è stata così “irrobustita” nell’orgache spesso affrontano il colloquio con molto timore”. nico) sia per i ragazzi che hanno potuto capire meglio Dispiacere per quest’ultimo punto condiviso anche da le complesse dinamiche del riconoscimento di asilo. Ilaria: “Le aspettative sono state soddisfatte in parte, Abbiamo parlato con alcuni di loro. Dice Ilaria Dal Pio perché nell’idea che mi ero fatta sarei stata più a contatLuogo: “Ho fatto domanda per il tirocinio – ci racconta to con i richiedenti asilo. È stato comunque un lavoro – perché avrei avuto la possibilità di mettere in pratica i molto interessante, che ha rivelato quanto complicata miei studi e le mie conoscenze, entrare in contatto con il sia la questione dei migranti, delle commissioni, della mondo del lavoro e soprattutto perché il tema dell’immiprocedura di richiesta di asilo e come quanto questo grazione mi è sempre stato molto a cuore e in futuro mi tema venga spesso non approfondito e non trattato con piacerebbe lavorare in questo campo”. Anche Carol Pigat la dovuta attenzione”. partiva con un forte interesse per la tematica: “Appena ho saputo dell’opportunità di poter svolgere un periodo I tirocinanti hanno potuto comunque conoscere molte di tirocinio presso la Commissione ne ho approfittato. storie di migranti, come spiega ancora Ilaria: “Ho avuto Ho pensato potesse essere utile per approfondire il tema la possibilità di entrarvi in contatto attraverso la lettura dell’immigrazione, ora così attuale, e un modo per studei verbali delle audizioni, le quali avvenivano in presendiarlo dal punto di vista di chi si occupa direttamente di za del richiedente, dell’interprete e del membro della queste persone”. Commissione. Per ovvie ragioni non è possibile entrare nel dettaglio delle storie, ma molte di queste mi hanno Varinia Merlino era interessata “a sapere come funziona segnato, soprattutto per l’età dei ragazzi, per quello che il procedimento di richiesta di asilo da quando una perhanno dovuto sopportare nei loro Paesi e durante il sona presenta la domanda fino all’audizione e alla deciviaggio affrontato per arrivare in Europa”. “Tra i problesione.” Cosa ti veniva richiesto? “In commissione avevo mi più grandi – osserva Carol - c’è sicuramente il numeil compito di assistere l’ufficio amministrativo. Princiro elevato di domande che la Commissione deve gestire. palmente ci occupavamo (noi studenti, ndr) di rivedere i Oltre alle domande di asilo bisogna considerare i ricorsi, decreti il giorno dopo l’audizione e di impaginarli su un le richieste di correzione di dati anagrafici e i rinnovi dei decreto preimpostato a seconda del risultato - diniego, permessi di soggiorno. Per poter svolgere tutte queste protezione sussidiaria, protezione umanitaria, status di mansioni servirebbe sicuramente molto più personale”. rifugiato -. Ma ci occupavamo anche dell’archivio, della preparazione dei C3, dell’aggiornamento della banca dati Su cosa abbia lasciato questo stage a chi l’ha svolto, la in Access, della correzione dei decreti con errori, della risposta di Varinia riassume il pensiero di tutti gli interricerca di informazioni sui paesi di origine dei richievistati: “Maggiori conoscenze delle leggi che regolano la denti asilo”. Incarico identico per Ilaria, che aggiunge: “I concessione della protezione internazionale o il diniego. due compiti principali e più interessanti erano la stesura Ho imparato ad usare e aggiornare la banca dati dei dei decreti e l’attività di ricerca: una volta svoltasi l’aurichiedenti asilo. Ho i mezzi necessari per cercare notizie dizione con il richiedente asilo e presa la decisione sulla aggiornate sui paesi di origine dei migranti e, in generichiesta, dovevamo redigere il decreto finale basandoci rale, grazie a questo tirocinio ho imparato molto sulla sul verbale dei colloqui. Quanto all’attività di ricerca, ci procedura di asilo in Italia”. veniva chiesto di informarci sulla locazione precisa di alcuni villaggi, piccoli paesi da cui i richiedenti dicevano ©RIPRODUZIONE RISERVATA di arrivare e sui fatti di cronaca avvenuti, per verificare 6


15mila preziosi volumi della Biblioteca statale isontina digitalizzati e messi a disposizione gratuitamente su Google

di Vincenzo Compagnone Dalla soffitta della Biblioteca statale isontina di via Mana. Inoltre, Google fornirà alla Bsi le copie digitali per meli a uno scanning center del Lazio, in una località il renderle disponibili anche su altre piattaforme, oltre a cui nome viene tenuto segreto per motivi di sicurezza. E’ sostenere ogni onere finanziario. L’icona per la consultapartito il mese scorso, a bordo di un Tir che ha staziozione verrà posizionata in SBN accanto alle informazioni nato per una mattinata davanti all’ex seminario Wenderesistenti. bergico, mentre gli addetti della cooperativa Il grande “Per una biblioteca archiviale e di conservazione come la carro effettuavano il lavoro di trasporto e carico, il primo nostra – rileva ancora il direttore della Bsi – l’inserimenstock di rari e preziosi volumi “goriziani” che saranno to in “Google Books” significa balzare all’avanguardia messi a disposizione di Google – il più famoso e utilizmondiale nel campo della cultura. Ma anche un ritorno zato motore di ricerca su Internet – e quindi consultabili alle origini, visto che, nei secoli, la Biblioteca è stata il on line entro la fine del 2019. La singolare operazione è punto di riferimento per un impero di lingue e culture avvenuta sotto il controllo dei vigili urbani per quel che diverse, quasi antesignana della globalizzazione senza riguarda la viabilità e davanti agli occhi incuriositi di confini di Google”. molti passanti che, magari, hanno pensato per un moEcco, quando si parla di Gorizia come “città della cultura mento che a Gorizia si stesse perpetrando l’ennesimo… e della storia”, in una vocazione a livello internazionale, scippo. non andrebbero mai dimenticate autentiche eccellenze “In tutto – spiega il direttore della Bsi, Marco Menato, forse non sempre valorizzate come meriterebbero, quali si tratta di 15mila libri pubblicati prima del 1877 non appunto la Biblioteca statale isontina. coperti da copyright facenti parte del Fondo gesuitico e della Biblioteca asburgica, la Studienbibliotkek. In feb©RIPRODUZIONE RISERVATA braio, alla presenza di un operatore del centro di scannerizzazione, è stato imballato in venti cassoni vuoti arriLa Bora vince la battaglia vati dal Lazio il primo lotto di 5mila volumi che, dopo le di Marta di Benedetto operazioni di digitalizzazione, ci verranno rispediti. Altri due trasporti, sempre da 5mila libri ciascuno, saranno In questi giorni di bora intensa ci sembra interessante effettuati in maggio e in novembre. Nel gennaio del 2019 rievocare un episodio storico svoltosi nel 394 d. C. nei riavremo a Gorizia tutto questo imponente patrimonio, pressi di Aidussina, dove fu il vento a vincere una celebre contenente milioni di dati estremamente importanti battaglia. e preziosi. Basti pensare, per esempio, agli incunaboli L’esercito dell’imperatore cristiano Teodosio era partito stampati fra il 1400 e l’inizio del 1700, e al semplice fatto da Costantinopoli e dopo tre mesi di marcia attraverso la che non esiste in Italia un Fondo asburgico ricco come il penisola balcanica si era accampato ai piedi del Nanos. Il nostro”. generale franco Arbogaste con l’aspirante al trono EugeE’ motivo di grande orgoglio per Gorizia il fatto che la nio, entrambi pagani, alla testa delle loro milizie avevano Biblioteca statale isontina sia l’unica istituzione del Friuinvece attraversato a tappe forzate la pianura padana. Si li-Venezia Giulia e una delle poche in Italia (subito dopo schierarono l’un contro l’altro nella piana del Vipacco Roma, Firenze e Torino) a essere stata scelta per parte(allora chiamato Frigido) nei pressi di Aidussina. cipare al progetto “Google books”, una monumentale Erano in ballo il trono imperiale, le vite stesse dei conoperazione a livello mondiale in partnership con la bitendenti ma anche le sorti del cristianesimo. blioteca pubblica di New York, la biblioteca del CongresLa battaglia divampa il 6 settembre 394. I soldati di so e alcuni enti universitari di prim’ordine come Harvard Arbogaste, più numerosi e ben preparati, hanno subito e Stanford. Punto di raccordo in Italia è il Ministero la meglio: le avanguardie di Teodosio sono sbaragliate, le per i Beni e le attività culturali. L’obiettivo del progetto, sue truppe si danno alla fuga. Solo la notte salva l’esercito avviato nel 2005 e al quale hanno aderito prestigiose cristiano. istituzioni americane ed europee, è rendere disponibili L’indomani mattina lo scontro riprende violento ma per in rete gratuitamente una quantità enorme di libri unici: Teodosio la situazione diventa sempre più critica. Ecco allora levarsi una bora impetuosa alle spalle “Secondo i nostri calcoli – hanno affermato i responsadell’imperatore e scompigliare il campo di battaglia: bili del motore di ricerca – ne esistono sul pianeta circa folate violente sollevano nugoli di polvere che acceca i 130 milioni, ed è nostra intenzione digitalizzarne la soldati pagani; le frecce e i giavellotti che essi lanciano si gran parte entro il 2020. Al momento ne sono stati già smorzano a terra senza raggiungere l’esercito cristiano. messi in rete oltre un milione ”.Un progetto che si Al contrario, i dardi cristiani sono favoriti dal vento e configura, insomma, come una versione aggiornata della colpiscono con maggior forza il nemico. biblioteca universale, una sorta di Alessandria 2.0. Teodosio attacca e i pagani sono costretti a ritirarsi rovi“Sono testi senza vincolo di argomento o di lingua – nosamente e a disperdersi. Eugenio muore combattendo rimarca Menato – nella scelta dei volumi da mettere a mentre Arbogaste si toglie la vita. disposizione siamo stati liberi, salvo rispettare poche e I fatti sono raccontati con enfasi dal poeta latino Claudio semplici regole tecniche: le pubblicazioni devono essere Claudiano, che così descrive infine il campo di battaglia: in buono stato di conservazione, di misure standard, né “Le nevi alpine si tinsero di rosso e fumò il Frigido, le troppo grandi né troppo piccole. Sono esclusi i manocui acque cambiarono colore e si sarebbero arrestate per scritti, le incisioni, i disegni”. la moltitudine dei cadaveri se il fiume di sangue non ne Accanto ai volumi del Fondo gesuitico e della Biblioteca avesse accelerato la corrente.” asburgica ci saranno svariate opere, da Petrarca a Galilei, dall’Illuminismo al XIX secolo. La digitalizzazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA comprenderà tutte le pagine fino alla quarta di coperti7


Robert Frank: “l’America fotografata da uno svizzero” di Felice Cirulli

Robert Frank è nato in Svizzera nel 1924, da una famiglia di origini ebraiche. Si trasferì negli Stati Uniti nel 1947. La sua attività lavorativa si sviluppò tutta nel campo della fotografia, all’inizio come assistente di studio e poi come fotografo freelance dedicandosi prima alla fotografia di moda e successivamente cercando di approcciare il settore del fotogiornalismo. In questa veste effettuò diversi viaggi in varie zone del Sud America e dell’Europa. La svolta avvenne nel 1955 quando, a seguito dell’ottenimento di una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim, cominciò a realizzare il suo “sogno fotografico” THE AMERICANS che fu pubblicato prima in Francia e successivamente negli Stati Uniti.

portano”. Questo scrisse Jack Kerouac a proposito di The Americans alla fine degli anni cinquanta.

Percorrendo in lungo e in largo il territorio degli Stati Uniti con la sua macchina, impresse sulle sue pellicole gli ambienti, i luoghi e i volti dell’America di quel tempo. Solo 83 immagini in bianco e nero delle migliaia di fotografie scattate, finirono sul suo libro al quale Jack Kerouac fece la prefazione:

Disse: “Il bianco e il nero sono i colori della fotografia. Per me simboleggiano l’alternarsi di speranza e disperazione a cui l’umanità è da sempre sottoposta. ”

Le sue foto erano una sfida alle regole formali utilizzate fino a quel momento. Le sue immagini rappresentavano allora, e continuano a raccontare, uno spaccato assolutamente oggettivo, ma non per questo privo di enfasi emotiva, dell’America degli anni 50, erano uno specchio nel quale gli americani non volevano guardarsi. Da questo lavoro uscì l’immagine di una nazione triste, malinconica, difficile e divisa. L’eroismo comunicato attraverso la finzione cinematografica e televisiva impallidiva di fronte alla cruda quotidianità descritta dai suoi scatti.

Il suo libro segnò uno spartiacque nella definizione del ruolo della fotografia di reportage e del modo di interpretarla. La critica inizialmente lo stroncò, sia per motivazioni culturali (la sua distanza dai canoni estetici dell’epoca e la sua vicinanza a modelli sociali controcorrente) che per motivazioni politiche (venne sospettato di essere comunista).

“…Dopo che hai visto quelle immagini finisci per non sapere se sia più triste un jukebox o una bara. Perché lui fotografa ininterrottamente bare e jukebox – e i misteri dell’intermediazione, come il prete negro accucciato chissà perché sotto la pancia liquida e lucente del Mississippi a Baton Rouge, all’imbrunire o alle prime luci dell’alba, con una croce bianca di neve e i suoi incantesimi segreti, mai sentiti fuori del bayou. Oppure quella sedia in un caffè, col sole che entra dalla finestra e la avvolge di un alone sacro. Non avevo mai pensato che fosse possibile fissare tutto questo sulla pellicola e ancora meno che le parole potessero descriverne la meravigliosa complessità visiva…”

L’America raccontata da Frank è un’America privata del “suo sogno” che si vede sprofondare nella sua reale condizione fatta di tensioni razziste, di divario fra ceti ricchi ed agiati e ceti poveri e sottratti alla serenità e alla felicità. Attraverso i suoi bianchi e neri imperfetti, sfocati, storti, le sue ombre cupe e vuote e le sue luci bruciate ci regala la sua “visione” spontanea e istintiva di un mondo reale ma “nascosto sotto il tappeto” del consumismo sfrenato, della bellezza estetica e del benessere riservato ai fortunati. La bellezza delle sue immagini sta nell’incompiutezza del racconto visivo, nel voler lasciare all’osservatore il compito di completare il quadro secondo la sua capacità di immaginare ciò che non si vede. La sua dedizione alla fotografia cessò negli anni sessanta quando volle dedicarsi alla cinematografia, ma con scarsi risultati. Tornò alla fotografia negli anni 70 ma cambiando completamente stile e finalità. La sua vita familiare fu funestata dalla prematura morte di entrambi i suoi figli. Disse: “Credo che alla gente piaccia il libro perché mostra loro quello che pensano, ma di cui non parlano”.

Il suo stile, ancora prima della sua consacrazione alla storia della fotografia era già differente rispetto al cliché dell’epoca: le sue erano fotografie “imperfette” e “irrituali”, fuori dai canoni estetici consueti: soggetti mossi e sfocati, tagli dall’apparenza casuale. La sua fu definita una “fotografia sciatta”: fu questo il motivo per cui non fu accolto dall’Agenzia Magnum che invece predicava l’idea di una fotografia tecnicamente impeccabile e ben definita, Capa considerava le sue foto “troppo orizzontali per riviste verticali”.

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Frank disse:” le mie foto non hanno un inizio e una fine. Stanno nel mezzo” “Chi non ama queste immagini, non ama la poesia, capito? Se non ami la poesia va’ a casa e guarda la tv con i cowboy col cappello da cowboy e i poveri cavalli gentili che li sop-

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Persi 10 mila abitanti in 47 ani, il ruolo (possibile) dei migranti di Vincenzo Compagnone

E così, in tema di calo demografico a Gorizia, siamo arrivati ai minimi storici. Il dato aggiornato al 31 dicembre 2017 parla di 34.408 iscritti all’anagrafe. In dodici mesi, si sono persi altri 334 residenti, che sono decisamente parecchi (un anno fa si era registrato un -270). Il raffronto con uno degli ultimi anni d’oro, il 1970, è impietoso: allora la città contava 43.918 residenti. Il che significa che in 47 anni Gorizia ha perso quasi 10 mila abitanti. La popolazione nostrana è ormai pari a quella che vive a Monfalcone, dove i dati dell’anagrafe sono più bassi ma non tengono conto dei domiciliati non residenti (lavoratori della Fincantieri, per lo più bengalesi e bosniaci): non è un azzardo dire che a “Monfi” vivano 33-34 mila persone. E intanto Nova Gorica continua una rimonta (32 mila abitanti circa) già in odor di sorpasso. Al di là del saldo negativo fra nascite e decessi, non è difficile individuare la causa principale di un declino demografico che appare inarrestabile: la fuga dei giovani in cerca di lavoro. Tempo addietro Francesco Fain, sul Piccolo, ha raccontato la storia di Cristian Tomasetti, il professore goriziano che, a Baltimora, fa parte di un team che ha sviluppato un algoritmo matematico utile in chiave di prevenzione dei tumori. Ma, personalmente, basterebbe citare l’esodo di uno dei gruppi più affiatati che abbia mai visto: la cerchia d’amici di mio figlio che si ritrovavano per una grigliata o per vedere una partita su Sky. Uno abita e lavora a New York, un altro a Londra, un terzo a Belfast. Solo l’ultimo è rimasto “in zona”: giornalista, scuola Messaggero Veneto (la chiusura della redazione di viale 24 maggio andrebbe ricordata quando si parla di pezzi che Gorizia ha perso) adesso vive e scrive a Pordenone. Intendiamoci: lo spopolamento non è un fenomeno solo goriziano, ma qui sembra assumere connotazioni sempre più marcate: non si trova lavoro per l’ormai quasi totale deindustrializzazione e per la crisi del commercio, vittima dei megacentri e dell’incapacità di rinnovarsi. Eppure Gorizia primeggia nelle classifiche sulla qualità della vita. Potenzialmente una città “attrattiva”, insomma, ma solo per bambini e per anziani (come testimonia lo storico “mezzobusto” Rai Demetrio Volcic, che trascorre una serena vecchiaia nella sua casa di via Dante). In termini economici, il calo demografico significa un impoverimento, sia per la mancanza di manodopera sia per i costi sempre più elevati di mantenimento degli anziani. Ecco perché gli immigrati possono diventare una risorsa: alimentano le forze produttive e contribuiscono alla conservazione del welfare. Lo ha capito la Germania, aprendo all’immigrazione, anche se selezionata: ma è di personale qualificato che il loro sistema produttivo ha bisogno. Diversa la situazione dell’Italia, dove la maggioranza dell’occupazione offerta è qualitativamente povera e a basso grado d’istruzione. E spesso gli italiani più scolarizzati la rifiutano. I migranti che si sono fermati a Gorizia, dal 2014 a oggi, si contano sulle dita delle mani. Eppure attraverso i richiedenti asilo arriva una nuova forza lavoro giovane, con un livello di formazione per lo più basso. Al quale può essere interessante rispondere recuperando pezzi di mercato del lavoro e di competenze in via di sparizione nel campo edile, agricolo e dell’artigianato (a San Pier d’Isonzo anche i richiedenti asilo frequentano, ad esempio, la scuola per ceramisti). Ci piacerebbe allora che i nostri “redattori”, come Ismail (che ha appena ottenuto il permesso di soggiorno e dal Nazareno è passato allo Sprar di Aiello per proseguire il percorso d’integrazione), non partissero per altri lidi.

Magari non diventeranno sindaci, come Sadiq Khan, pakistano e musulmano, a Londra, ma a loro, e ad altri migranti, Gorizia piace. E faranno di tutto per trovare un lavoro e fermarsi qui. Non ruberanno niente a nessuno. Vi posso garantire che, al contrario, ci arricchiranno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Gorizia News & Views è reperibile in forma cartacea nei seguenti punti di distribuzione: Biblioteca statale isontina di via Mameli, Kinemax di piazza Vittoria, librerie Leg, Voltapagina e Ubik di corso Verdi, Kulturni Dom di via Brass, Casa delle Arti di via Oberdan, bar Torino di corso Italia, Bar Boni di piazza Municipio, bar Aenigma di via Nizza, atrio del Municipio, negozio Il Laboratorio di piazza Vittoria, Wienerhaus di piazza Cesare Battisti, tabacchino Da Gerry di via Rastello. E’ consultabile on line all’indirizzo:

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Web Coast Non esiste un Grande Vecchio che manovra per realizzare quello che gli xenofobi chiamano “sostituzione etnica”. Nel 1950 l’Africa aveva meno degli abitanti dell’Europa. Nel 2050 ne avrà il triplo. La demografia europea è destinata a cambiare e milioni di europei nei prossimi anni saranno di origine africana. (Emma Bonino, Facebook). Oggi si usa il termine “ambaradan” per indicare qualcosa di complesso, incasinato. Pochi sanno che deriva da Amba Aradan, altopiano in Etiopia dove i fascisti uccisero 20 mila etiopi per conquistarlo. Ecco come li aiutavano a casa loro. Era il 15 febbraio 1936. (Dottor Giancarlo, Twitter). La condanna all’ergastolo in Turchia di illustri scrittori e giornalisti in relazione al fallito golpe di un anno e mezzo fa è una vergogna non solo per Erdogan e il suo regime di fatto, ma per tutti i paesi che fingono di non vedere quello che sta succedendo nel lembo orientale dell’Europa. Continuiamo a girarci dall’altra parte mentre Ankara muove guerra ai curdi o reprime ogni forma di dissenso interno, e continuiamo a pagare Erdogan a suon di miliardi perché tenga sigillata la rotta orientale dei migranti. Basta saperlo: si chiama complicità. (Enrico Mentana, Facebook). Ventitrè primari in pensione – cardiologi, dermatologi, radiologi, urologi, nefrologi – si alternano nella sede dell’Auser di Borgomanero (Novara) per prendersi cura di chi ha problemi di salute e non ha i mezzi per pagare. Nel 2017 hanno visitato oltre 1500 persone. Gratis. Angeli senza le ali. (Ivan Zazzaroni, Twitter). Sparatoria nel liceo in Florida, 17 vittime. Ancora una strage agevolata dalle armi facili. L’omicidio è la terza causa di morte tra gli adolescenti (15-19 anni) negli Stati Uniti. Nessuna scuola dev’essere un luogo pericoloso per un bambino, (Unicef Italia, Twitter). 9


Reportage della visita al Liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia di Ismail Swati e Rafique Saqib Siamo stati invitati al Liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia dalla nostra cara amica, la professoressa Antonella Testa, per un incontro con i suoi studenti che frequentano il terzo anno dell’istituto di piazza Divisione Julia. Lo scopo dell’incontro era quello di dare agli studenti una serie di informazioni e spiegazioni sui migranti arrivati dal Pakistan e dall’Afghanistan a Gorizia.

Abbiamo anche detto agli studenti che proveniamo da una società maschilista, dove il posto delle donne è ancora considerato in casa e sfortunatamente le donne non sono così indipendenti come nelle società europee. In relazione a questo, un altro studente ha chiesto informazioni sulle accuse di molestie sessuali e altri crimini commessi dai migranti. A questo abbiamo risposto che la maggioranza dei migranti sono cittadini assolutamente rispettosi della legge, ma certo ci sono alcune mele marce che portano vergogna alla nostra comunità. Tuttavia, non è giustificato nemmeno usare un pennello per dipingere tutti i migranti come criminali. Abbiamo aggiunto che insegniamo educazione civica al Nazareno parlando proprio dei temi relativi alle molestie sessuali e alle leggi italiane contro la droga e la violenza per diffondere la consapevolezza tra gli altri richiedenti asilo. Alla fine, qualcuno ha chiesto se i migranti saranno in grado di trovare lavoro in Italia data la situazione economica del paese. Abbiamo risposto che certamente non è facile trovare lavoro in questo momento in Italia, ma ci sono migranti che lavorano nell’agricoltura, nella ristorazione e in altri settori. Se i nuovi arrivati non troveranno lavoro, probabilmente si trasferiranno in altri Paesi dove potrebbero esserci prospettive migliori. La migrazione è un fenomeno globale e non dovremmo preoccuparci troppo delle previsioni apocalittiche perché la migrazione è un processo organico; quando non ci sarà più lavoro in un Paese a un certo punto le persone smetteranno di venire. “Certamente anche molti di voi studenti – abbiamo rimarcato – potrebbero andare in altri Paesi dopo gli studi per trovare posti di lavoro migliori in futuro”.

Il personale e gli studenti sono stati piacevolmente sorpresi quando hanno trovato due uomini dall’aspetto sud-asiatico, un po ‘ troppo grandi per essere studenti, che aspettavano nell’atrio della loro scuola. Ma anche noi, a dire il vero, siamo stati sorpresi nel vedere così tanti trofei esposti, per lo più vinti in manifestazioni sportive: pensavamo che una scuola “scientifica” fosse piena di studenti con gli occhiali alle prese con strani esperimenti, che di certo non hanno nulla a che fare con lo sport… Naturalmente stiamo scherzando. Passando invece all’ incontro, diciamo subito che si è protratto per circa due ore, iniziatecon una presentazione e il benvenuto da parte dei docenti, la professoressa Testa e il professor Slote. Per prima cosa, una studentessa facente parte di uno scambio culturale con la Cina, Hong Yue, ha illustrato la vita nella sua città, con particolari molto interessanti. Pensate che la regione in cui vive è più popolata dell’Italia e della Spagna messe insieme. Gli studenti si sono dimostrati, poi, curiosi di sapere quanto è dura la vita studentesca e quali sono le aspirazioni e gli obiettivi delle giovani generazioni della Cina.

Tutto sommato, è stata una discussione molto fruttuosa. Non ci aspettavamo un livello di domande così precise e intelligenti da parte di ragazzi di 16 anni. Abbiamo anche trovato gli studenti aperti e franchi nell’esprimere le loro opinioni. Erano curiosi e avevano un approccio positivo nel problem solving. Abbiamo ringraziato gli studenti e gli insegnanti per la bellissima opportunità che ci è stata offerta e li abbiamo invitati a partecipare alle nostre attività in futuro.

Successivamente la parola è passata a noi. Abbiamo iniziato con una breve introduzione sull’Afghanistan e sul Pakistan e abbiamo parlato della nostra istruzione e del lavoro nei nostri paesi e del perché siamo qui in Italia. Abbiamo discusso del sistema di asilo europeo e di come funzionano le procedure per ottenere la protezione internazionale. Abbiamo spiegato i motivi per cui siamo fuggiti dai nostri paesi e siamo venuti qui in cerca di un rifugio a causa della situazione di insicurezza e di una guerra civile di lunga data in Afghanistan; operazioni militari continue e mancanza di sicurezza nelle regioni limitrofe del Pakistan; crescente fanatismo religioso, terrorismo, persecuzione delle minoranze, violenti conflitti politici, etnici e religiosi, censura e violazione dei diritti umani da parte dello stato del Pakistan contro voci dissenzienti.

In conclusione, siamo ottimisti sul fatto che se l’energia e il potenziale della gioventù vengono utilizzati in modo costruttivo, un futuro più luminoso è all’orizzonte. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbiamo sottolineato che una buona parte di noi è composta anche da migranti economici, costretti a lasciare le loro case a causa della povertà e della sovrappopolazione nella nostra regione. Poiché non esistono altri modo per ottenere un permesso di lavoro, si finisce per chiedere asilo politico in Europa. Dopo questa prima parte è stata la volta di una sessione di domande e risposte in cui gli studenti ci hanno posto domande molto interessanti. Per esempio un ragazzo ha chiesto perché non ci sono donne con noi e abbiamo spiegato che a causa del pericoloso e costoso viaggio, gli uomini preferiscono lasciare la propria famiglia alle spalle e farla venire più tardi se e quando riescono a trovare una sistemazione fissa nella loro meta europea.

Ismail e Saqib con gli studenti del Liceo Scientifico Duca degli Abruzzi

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La politica non è roba da dilettanti

Il Libro del mese

La versione di Barney di Mordecai Richler

di Renato Elia Ogni professione ha un suo percorso scolastico non indifferente, ore di scuola e di gavetta per poter giungere alla meta.

Uscito nel 1997, questo libro ha ispirato l’omonimo film del 2010 che in Italia ha avuto particolare successo. Oltrepassate le cento pagine si impara ad apprezzare le continue digressioni del protagonista e il suo spirito caustico, che di politicamente corretto non ha proprio nulla. Burbero, egoista e un po’ arteriosclerotico, man mano che invecchia Barney Panofsky decide di scrivere un’autobiografia per difendersi dall’accusa di aver assassinato il suo migliore amico dopo averlo trovato a letto con la logorroica Seconda Signora Panofsky, da cui tra l’altro avrebbe già voluto divorziare. Barney comincia la sua carriera matrimoniale a Parigi, dove tra alcol, fumo e Bohémiens, in seguito ad una strampalata convivenza impalma un’artista squilibrata con risultati tragici. Lo ritroviamo in Canada il giorno del suo secondo matrimonio: è proprio qui che incontra la terza moglie, Miriam, di cui si innamora immediatamente e perdutamente con buona pace della Seconda Signora Panofsky. Con ciò non crediate che vi abbia raccontato molto di questo libro e se decidete di leggerlo lo scoprirete da voi. Un consiglio: si tratta di una lettura adatta a persone dotate di pazienza e sarcasmo ma se siete cinici sarà amore al primo rigo.

Assistiamo da qualche decennio che la professione del “politico” è stata sostituita da una massa di persone capaci di tante parole, a volte prive di significato politico a volte prive di documentazione storica. Fare politica è uno dei lavori più complessi che l’essere umano è chiamato a eseguire, la Politica non è per tutti perché necessita di saperi allargati, di esperienze acquisite in diversi campi, la conoscenza delle miserie umane e tanto altro. A chi dareste in mano la carovana “umana” che deve attraversare il deserto per giungere alla prossima oasi, unico posto vitale? Sicuramente a chi ha acquisito tutto l’esperienza necessaria, una esperienza che viene da lontano quando i giovani camminavano insieme agli anziani imparando, riconoscendo i pericoli, i percorsi adatti e le costellazioni. Un’acquisizione del sapere lenta ma profonda, perché non si può scherzare con la Vita. Chiedete ad un chirurgo quando studio ed esperienza deve avere prima di cominciare il suo operare…. Ora assistiamo a giovani, che grazie a qualche aiutino, si ritrovano a governare molte delle amministrazioni locali e nazionali, ragazzi con poco esperienza e senza nessuna preparazione politica, dove la “Storia” si conosce per sentito dire o per aver letto solo alcune pagine di alcuni libri.

TOP FIVE

Voltapagina, consigli per gli acquisti Fiori sopra l’inferno, di Tuti Ilaria L’occhio del faro, di Bakkeid Heine

Troppe emozioni e poca ragionevolezza saranno sufficienti a portare le prossime generazioni all’oasi della Pace condivisa?

L’isola senza memoria, di Villalta Gian Mario Una scrittura femminile azzurro pallido, di Werfel Franz Il fascismo eterno, di Eco Umberto

Rassegna Cinematografica 2018 “Animamente” da lunedì 5 marzo a lunedì 16 aprile (tutti i lunedì con l’eccezione del lunedì di Pasqua) h. 17.00, Kinemax, Gorizia Film proposti: 5 marzo, La prima cosa bella (Paolo Virzì) 12 marzo, I nostri ragazzi (Ivano De Matteo) 19 marzo, Il capitale umano (Paolo Virzì) 26 marzo, I ragazzi stanno bene (Lisa Cholodenko) 9 aprile, American Beauty (Sam Mendes) 16 aprile, Il nome del figlio (Francesca Archibugi) INGRESSO LIBERO

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VIAGGIO NELLA SANITA’ GORIZIANA - 3 -

Gastroenterologia, il servizio autonomo al San Giovanni non esiste più di Vincenzo Compagnone Naturalmente non mettiamo qui in discussione la professionalità degli attuali operatori, ma quel che ci sembra sia venuto a mancare è il rapporto medico-paziente: fino a qualche anno fa chi voleva sottoporsi a un’endoscopia digestiva o trovava il dottor Benedetti, oppure la Orzes, mentre ora… chi lo sa (a meno di non chiedere un costoso esame privato scegliendo quindi, in tal caso, il medico).

Sembra quasi che, in concomitanza con l’uscita di un nuovo numero di Gorizia News&Views, l’ospedale di Gorizia perda, o sia in procinto di perdere, un altro pezzo. Ad aggiungere una nuova tessera al mosaico del progressivo impoverimento del San Giovanni di Dio è, in realtà già dallo scorso gennaio (ma le notizie fanno un po’ fatica a filtrare) la scomparsa – di fatto – del servizio autonomo di Gastroenterologia, quello che fino a qualche anno fa poggiava sulle spalle di due medici molto stimati ed esperti: il dottor Elvio Benedetti (responsabile) e la dottoressa Nicoletta Orzes.

Resta poi il solito interrogativo: perché tanti medici lasciano il San Giovanni per andare a lavorare in strutture convenzionate o private? Le “sirene” di queste ultime sono tanto forti oppure l’arrivo o la permanenza a Gorizia è diventata problematica? E’ nota la “crisi” che ha attraversato, per esempio, il reparto di Urologia (del quale parleremo in un’altra occasione) dopo l’addio di validissimi specialisti quali i dottori Rolando Bertè e Massimo Capone. Ma si potrebbero fare molti altri nomi…

Il primo è andato in pensione già nel 2014, e ora svolge attività libero-professionale alla Salus di via Cascino. La seconda, che era affiancata dalla dottoressa Tiziana Del Bianco, si è dimessa volontariamente il 31 dicembre scorso e, dal 15 gennaio, effettua prestazioni endoscopiche (gastroscopie, colonscopie, rettoscopie) al Policlinico Città di Udine nonché visite private in ambulatori di Gorizia, Trieste e Ronchi. Una perdita importante, quella della dottoressa Orzes, anche perché alla brava specialista originaria del Bellunese faceva capo il centro di riferimento per le persone affette da celiachia (una malattia intestinale causata dall’intolleranza al glutine), con in carico centinaia di pazienti, che è stato momentaneamente sospeso.

Gorizia News & Views Non facciamo di tutta l'erba un fascio Reg. Trib. Gorizia n. 1/2017 dd 11/12/2017

Sta di fatto che ora, non essendo in programma sostituzioni, il servizio endoscopico e gastroenterologico è stato completamente rivoluzionato, sotto la responsabilità il primo del primario chirurgo di Gorizia-Monfalcone Alessandro Balani, e il secondo del dirigente dell’ospedale di Palmanova Francesco Comelli.

mensile del Mosaico & APS Tutti Insieme sede Nazareno - Gorizia, via Brigata Pavia 25 gorizianewsandviews01@gmail.com DIRETTORE RESPONSABILE Vincenzo Compagnone REDAZIONE Eleonora Sartori (vice direttore) Ismail Swati Rafique Saqib Manuela Ghirardi Marta di Benedetto Federica Valenta Felice Cirulli Renato Elia Eliana Mogorovich Timothy Dissegna

In pratica, tutti gli esami endoscopici, gastroscopie e colonscopie in primis, vengono eseguiti da medici della Chirurgia del San Giovanni e del San Polo, cinque in tutto, che si alternano a rotazione in ambulatorio e intervengono in caso di emergenze (emorragia gastrica la più comune). Delle visite gastroenterologiche si fanno carico, invece, i medici dell’ospedale di Palmanova, compreso il dottor Comelli e la dottoressa Del Bianco, che devono “coprire” quindi anche Gorizia. Appare un po’ paradossale il fatto che il medico che visita il paziente e gli prescrive, ad esempio, una gastroscopia, non può poi effettuare l’esame diagnostico, a meno ovviamente che il malato non decida di andare a farlo a Palmanova.

STAMPA Cooperativa Sociale Thiel Sede operativa Fiumicello: Via Libertà 11, 33050 Fiumicello (UD) CF e P.IVA 01023280314 N.Iscr. Albo Naz. Coop.: A133094

Un’altra curiosa particolarità consiste nel fatto che, al San Giovanni, le colonscopie vengano eseguite soltanto al mattino, mentre le ore pomeridiane sono riservate alle gastroscopie. In collaboration with: APS Tutti Insieme - www.tuttinsiemegorizia.it Nazareno Optimistic Youth Network and Consorzio Mosaico - SIP Gorizia 2017

https://issuu.com/gorizianewsandviews

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March 2018  
March 2018  
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