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GOLF

Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO II | N. 14 | OTTOBRE 2012 | EURO 7

TODAY WWW.GOLFTODAY.IT

La rivista de Numeri i Uno OPEN D’ITALIA

ANEDDOTI E CURIOSITÀ CHE NON HAI VISTO A TORINO

L’ARTE DELLO SWING

FLUIDO, ELEGANTE, PULITO: ECCO I MAESTRI DEL MOVIMENTO PERFETTO

GARY WOLSTENHOLME

SONO PASSATO PRO. A 48 ANNI!

ISSN 2039-7046

MISSIONE COMPIUTA

U N A R I M O N TA P R O D I G I O SA E L A RY D E R C U P R E STA I N E U R O PA


www.peyrano.com

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l’editoriale

IL POKER DEL PRESIDENTE

Per la quarta volta, Federgolf sceglie Franco Chimenti alla sua guida. Un segno di continuità tra la sua grande dedizione e i nuovi impegni che lo attendono in Federazione. Con un occhio (e il cuore) già rivolti a Rio D I

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foto Cristiana Casotti

oker per il professor Franco Chimenti, che è stato rieletto per la quarta volta presidente della Federazione Italiana Golf. Chimenti, candidato unico, ha ottenuto il 92,9 per cento dei voti (2.476 voti su 2.665), ben più del 55% che gli serviva per regolamento. Sono mancati in pochi fra gli aventi diritto: presidenti di circolo, professionisti, rappresentanti dei tecnici e degli atleti dilettanti con 325 aventi diritto al voto, pari al 94% del circoli, per 2.750 voti. Un lungo applauso dell’Assemblea ha confermato il plebiscito, dopo un discorso come sempre coinvolgente, a tratti divertente (“Se mi rieleggerete..., in effetti non ho nessun contendente), ma concreto. Il Presidente ha posto l’accento sul momento di crisi che sta attraversando il nostro Paese e che colpisce anche il golf (anche se ha affermato che i tesserati “sono più o meno gli stessi dell’anno scorso”). Per questo motivo si è reso disponibile ad accompagnare all’Istituto di Credito Sportivo – con il quale è stata recentemente siglata una convenzione – chiunque voglia investire nel proprio circolo. La Fig attuerà anche una sua personale “spending review” ponendo grande attenzione alle spese poiché ha ricevuto un contributo dal Coni inferiore del 20 per cento rispetto agli altri anni, in seguito ai tagli apportati dal Comitato Olimpico. E, a proposito di Olimpiadi, Chimenti è in prima fila per l’evento che vedrà esordire nuovamente il golf nel 2016 a Rio de Janeiro. Fra i programmi del Presidente c’è anche l’apertura di altri centri tecnici volti alla formazione non solo di maestri ma anche di atleti dilettanti; l’intento di velocizzare i tempi della giustizia sportiva, a oggi elefantiaci; e di limitare il tesseramento libero, utile per l’avviamento al golf ma abusato da chi se ne approfitta per anni. Lo aspettano quattro anni difficili, di duro lavoro, a cui – sappiamo – non si sottrae mai, per confermare i cambiamenti proposti e i molti altri progetti che comporta la gestione di una Federazione, ormai divenuta importante anche grazie ai successi dei nostri giocatori. “Sono il dirigente sportivo con la maggiore anzianità di servizio”,

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ama ripetere Chimenti, che siede in Giunta Coni dal 2004, ha un passato come Presidente della Lazio (che ha sempre nel cuore) ed è Preside della Facoltà di Farmacologia all’Università La Sapienza, di cui è anche professore di Chimica Farmaceutica. Molti suoi sogni sono volti al Brasile, ma ne parleremo in un’altra occasione. Per il momento citiamo le sue parole: “Comincia oggi un quadriennio particolarmente importante per il golf, al termine del quale il nostro sport tornerà finalmente ai Giochi Olimpici. Insieme al nuovo Consiglio, il mio impegno principale sarà quello di portare nelle condizioni migliori gli atleti azzurri a questo storico appuntamento, per rappresentare l’Italia al più alto livello possibile. Nello stesso tempo, lavorerò per tutelare gli interessi legittimi dei circoli e favorire l’ulteriore sviluppo del golf nel nostro Paese”. *** In seguito alla riforma dello Statuto predisposta su indicazione del Coni dal Commissario ad acta Giulio Napolitano, i consiglieri sono stati ridotti da 15 a 10, di cui sette nominati dai circoli, due dagli atleti (Marco De Rossi per i dilettanti e Marco Durante per i professionisti), più un tecnico, Vittorio Mori. Anche il Collegio dei Revisori di Conti è sceso da cinque a tre membri: Andrea Valmarana e due che saranno nominati dalla Giunta del Coni. Dodici i candidati al Consiglio per i sette posti e grande lotta anche se, alla fine, i voti dei componenti hanno mostrato coesione di idee e di vedute. Fanno parte del nuovo Consiglio direttivo: Celso Lombardini (1.281 voti), Paolo Casati (1.274), Antonio Bozzi (1.113), Andrea Pischiutta (1.057), Giovanni Collini (910), Antonio Bulgheroni (882) e Giovanni Paolo Risso (756). Un grande lavoro li attende per sviluppare i molti temi che il golf porta con sé: dallo sviluppo del turismo ai circoli; dall’Open d’Italia (che non è poco) all’attenzione ai bilanci; dallo sviluppo dell’attività fra i giovani alla battaglia contro le “truffe” (chiamiamole così). L’elenco è lungo e seguiremo da vicino il lavoro svolto. Nel frattempo, complimenti a tutti gli eletti e, soprattutto, per dirla alla Galliani, buon lavoro! N mp.gennaro@golftoday.it OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 3


ilsommario 22

Golf Today, Numero 14, Ottobre 2012

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L’editoriale IL POKER DEL PRESIDENTE

Per la quarta volta Federgolf sceglie Franco Chimenti alla sua guida. Un segno di continuità tra la sua grande dedizione e i nuovi impegni che lo attendono in Federazione. Con un occhio (e il cuore) già rivolti a Rio di Maria Pia Gennaro

10 12 14

The Starter CHE ROTTURA DI PALE The Starter UN CUORE GRANDE COSÌ L’opinione di... John Huggan IL LATO OSCURO DELLA RYDER

La confusione nel processo di selezione, la farsa della bandiera, il patriottismo ostentato e i capitani primedonne: anche questo è Ryder! Complimenti all’Europa che ha vinto. Ma dobbiamo fare qualche considerazione

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L’opinione di... Ian Poulter CHE ANNO FANTASTICO

Tre Top 10 su quattro Major, poi la qualificazione per Medinah e la vittoria della grande sfida. Certo, lasciarmi scappare l’occasione a Kiawah è stata una delusione, ma la Ryder Cup mi ha compensato di tutto

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EverGreen ULTIMO DRIVE, COLORATO D’AUTUNNO

Il momento, il più tardi possibile, arriva per tutti. Smettere con questo gioco non è facile. Ma può diventare una fantastica occasione per rivivere un’intera vita di emozioni e di passione. Non è magia, è Golf! di Marco Mascardi

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Il Tour di Silvio SAPER VINCERE È UN’ARTE

Tutti abbiamo visto la Ryder Cup in tv e tifato per quella rimonta incontenibile. Ma quanti sanno capire come si è reso possibile un epilogo tanto emozionante? Ecco un’analisi tecnica che spiega molti dettagli. Piccoli, ma decisivi di Silvio Grappasonni

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L’opinione di... Gianluca Vialli SE IL CALCIO IMPARASSE DALLA RYDER...

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Mid Amateur SE CHIUDI BENE, VINCI

I tornei DISPIACE SE CE LA TENIAMO NOI?

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Mid Amateur ULTIMA FERMATA, ROMA

Mai nella storia della Ryder abbiamo assistito a un finale tanto rocambolesco: sotto di ben quattro punti, il team di Olazabal è riuscito nella disperata impresa di un ribaltone che sembrava impossibile. Forse gli Usa si erano illusi. Certamente non avevano fatto i conti con i nostri ragazzi. Tutti quanti, compreso un Molinari dannatamente calmo e micidiale di Robin Barwick

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Mid Amateur UNA TAPPA PER SOGNARE

64

I circuiti GIRO DI LOMBARDIA

66

La PGAI LA SETTIMANA PIÙ BELLA DELL’ANNO

68

Gli eventi FOURBALLS DIVENTA GRANDE

70

I circuiti SCHOLTÈS C’EST CHIC

72

I dossier È SEMPRE L’ORA DELLA VITTORIA

Tutti parlano della fantastica rimonta europea (e il suo relativo successo), ma nessuno ha sottolineato l’emozione e la forza della cerimonia di apertura. In “altri” sport non succede a cura della Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport

28

I tornei OPEN, TE QUIERO

Il Royal Park I Roveri (preparato in modo splendido) ha ospitato un’edizione leggendaria del nostro Open. Gonzalo FernándezCastaño l’ha fatta da padrone, Manassero ha infiammato addetti e tifosi, il pubblico si è appassionato e divertito. Quattro giorni dedicati a chi ama questo sport di Maria Pia Gennaro

34

I tornei SFIDA NELLE ALPI

Lo scozzese Richie Ramsay sconfigge avversari, maltempo e campo in un’edizione dell’Omega European Masters dal sapore siberiano di Maria Pia Gennaro

38

I campioni CERCASI MAJOR DISPERATAMENTE

Mai come quest’anno Adam Scott è andato vicino a un titolo maggiore. La costanza mostrata nei quattro tornei è strabiliante; ma il tonfo all’Open Championship è altrettanto sorprendente. Eppure il ragazzo c’è, ha maturità e carattere. In altre parole, un protagonista della prossima stagione di Robin Barwick

44 60

PRIMENOVE

Notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

Mid Amateur CHE ELEGANZA QUESTO SWING

Il fortunato circuito fa tappa a Is Molas con il sostegno di una prestigiosa griffe. Un riuscito connubio tra sport e fashion, che ha acceso la competitività dei partecipanti di Maria Pia Gennaro

4 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Non si intende solo uscire bene dalle ultime buche, ma di avere una buona occlusione dentale. Lo ha insegnato una nuova tappa del circuito, che ha unito score e postura di Maria Pia Gennaro

Cura della persona e benessere di scena nella capitale, a contorno di una gara combattuta e appassionante. Che ha spianato la strada alla finale di Maria Pia Gennaro

Un campo splendido in una cornice incantevole ha entusiasmato i partecipanti della tappa alessandrina. Che sono stati conquistati dalla bellezza del percorso e coccolati dai servizi del circolo di Maria Pia Gennaro

28 gare di qualificazione, 3.500 partecipanti, 84 finalisti, un match-play e due ingressi in Formula Uno: ecco, in sintesi, il felice svolgimento di un challenge molto... energetico

Sono in arrivo i nuovi campioni della PGAI: assoluto, femminile e seniores. Verranno tutti incoronati in una nuova location, il Golf Colline del Gavi

Seconda edizione di uno dei principali appuntamenti per gli amateur della capitale. Tanti premi e la voglia di fare del bene

Prima la Croisette, poi champagne a fiumi: due tappe all’insegna dell’eleganza francese di Chiara Griffa

Da anni Rolex affianca tutte le più importanti manifestazioni del nostro sport(e di molti altri). A partire da Arnold Palmer, sotto la sua Corona si sono scritte pagine di emozioni intense e di trionfi esaltanti. Una storia che non ha mai fine di Chiara Griffa


Impianti fotovoltaici. La vera alternativa.

SOSTENIBILE

AFFIDABILE

VANTAGGIOSO


ilsommario

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79

I dossier CHE VITA DA CADDIE!

Credevi che assistere i campioni fosse solo campi prestigiosi, alberghi da sogno, aerei privati, fama e soldi a palate? Non è proprio così. Ci vuole fortuna, tenacia, e perseveranza. Oltre a un bel po’ di faccia tosta di Peter Masters

87

I dossier CHI HA AVUTO IL MIGLIOR SWING DI SEMPRE?

Alcuni tra i migliori coach inglesi analizzano la tecnica dei grandi nomi del gioco. Il più bravo è Ben Hogan. Ma anche gli altri hanno molto da insegnare. Soprattutto a te di Kit Alexander

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Sulla strada per Rio SUA ALTEZZA, SERHIJ BUBKA

Con la prossima edizione, il golf torna a essere sport a Cinque Cerchi. Manca tempo, ma noi iniziamo a prepararci. Con questa nuova rubrica che – di tanto in tanto – ci svelerà i retroscena della nostra disciplina nell’Olimpo degli sport di Maria Pia Gennaro

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Golfanatici “SONO UN ETERNO PRINCIPIANTE”

Campione in campo (da calcio) lo è stato per anni. Ma Giancarlo Antognoni ammette che sui fairway le cose stanno diversamente. Per cui “vada come vada”... di Savina Sciacqua

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C’era una volta PROVACI ANCORA, SAM

Un po’ eccentrico, magari poco formale (in campo a piedi nudi e con vistosi cappelli colorati), ma che campione e che signore: sette Major, 82 tornei e un’infinità di secondi posti. Tra cui, uno molto particolare di Isabella Data

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I campioni LA SECONDA VITA DI GARY

Dopo aver dominato per anni i ranking dilettantistici, l’inglese Wolstenholme è ora una colonna dell’European Senior Tour. Ma non è tardi “passare” a 48 anni? Lui è convinto di no. E rilancia di Kit Alexander

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La tecnica di Golf Today COSÌ PRENDI SEMPRE IL FAIRWAY

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La strategia QUI GIOCANO TUTTI I GRANDI

Uno dei migliori giovani dell’European Tour ti spiega come puoi migliorarti di Thorbjorn Olesen

Alla scoperta dell’affascinante Percorso Rosso di Monticello, che ha ospitato grandi gare internazionali e tutti i campioni più famosi. Un tracciato che richiede calma, concentrazione e tecnica. E che offre continue sorprese di Costantino Rocca

6 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

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I viaggi di Golf Today SAPORI D’ORIENTE

Myanmar, ovvero: la calma come ragione di vita. Qui si vive ancora con le abitudini e le tradizioni contadine tramandate di padre in figlio, non ci sono cellulari e il sarong è preferito ai jeans. Il tutto intriso da una spiritualità che permette di cogliere ancora i valori della vita. Anche il golf ha un gusto diverso di Alberto Benazzi

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I viaggi di Golf Today IO MI FERMO QUI

Già basterebbero il mare trasparente, le spiagge di talco, l’eleganza e le attenzioni dell’hotel. Mettici pure un 18 buche tecnico e gratificante ed ecco che il Lemuria Golf Resort diventa il posto dove ogni giocatore vorrebbe vivere. Leggere per credere di Alessandro Bellicini

116

Weekend Perfetti BENVENUTI A BORGO

Fuga dalla città in cerca dell’ultimo sole per 48 ore di golf e relax alle porte del Salento. Dove la sontuosa ospitalità di Borgo Egnazia fa da cornice al magnifico percorso del San Domenico di Roberto Rocca Rey

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I resort IL PARADISO AL DI LÀ DEL MARE

Con un affascinante spostamento in barca scopri le meraviglie di un campo da golf immerso nella natura tipica di Mauritius. Con qualche passo su un ponte di legno arrivi in un’oasi di benessere dal sapore francese. Anche questo è Le Touessrok di Chiara Griffa

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SHOWROOM

Scende la temperatura, ma non la tua voglia di giocare. Con queste proposte nella tua sacca d’autunno porti in campo anche lo stile e l’eleganza. Per 18 buche combattute, ma sempre di classe

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I motori LA DOPPIA ANIMA DI KORANDO

Dopo il riuscito diesel dello scorso anno, il crossover di SsangYong debutta in versione benzina e GPL. Un modello versatile e molto appetibile. Che ha diverse carte da giocare in un segmento comunque difficile di Marco Del Bo

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IN VETRINA I progetti INVERNO AD AGADIR

Grande promozione riservata agli associati SMARTGOLF che giocano gratis le due gare del Gran Premio Marocco

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IL NEGOZIO L’ATTREZZATURA

Lo psicologo E FAI PIÙ ATTENZIONE...

Un rumore improvviso dietro al green, che distrae dal colpo. Alla buca precedente, un compagno di gioco che parlava. Prima ancora, una preoccupazione di lavoro. Che partita impegnativa. Ma tu giochi tranquillo, perché sai come restare sempre concentrato di Davide Milone

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Green Power IN CAMPO, A VOLO D’UCCELLO

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Sfida il direttore QUANTO NE SAI DI GOLF?

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Correva l’anno 1932

Recependo le raccomandazioni dell’Unione Europea per tutelare la biodiversità, la FIG ha mappato gli “altri frequentatori” dei circoli. Ne è risultato un prezioso registro con indicazioni incoraggianti di Sabrina Verde

In campo sei sicuramente un campione. Ma a teoria come sei messo?

GOLF TODAY è media partner di


Mensile - Anno II, Numero 14 - Ottobre 2012

GOLF TODAY www.golftoday.it

Direzione e redazione: Via Lentasio 7 - 20122 Milano tel. 02.49528190, fax 02.49528191, e.mail: redazione@golftoday.it Direttore Responsabile: Maria Pia Gennaro (mp.gennaro@golftoday.it) Redazione: Chiara Griffa (c.griffa@golftoday.it), Nicolò Porta (n.porta@golftoday.it), Alberto Zampetti (a.zampetti@golftoday.it) Art Director: Andrea Mantica (emmegrafica.mi.it) Special Contributors: Silvio Grappasonni, Thorbjorn Olesen, Ian Poulter, Costantino Rocca, Gianluca Vialli. Hanno collaborato: Kit Alexander, Enzo Baiardo, Alberto Benazzi, Robin Barwick, Tony Calder, Isabella Data, Marco Del Bo, John Huggan, Duncan Leonard, Marco Mascardi, Peter Masters, Davide Milone, Savina Sciacqua, Sabrina Verde. Responsabile viaggi e turismo: Roberto Rocca Rey Fashion Consultant: Francesca Scandola Fotografie: Alberto Benazzi, Howard Boyland, Cristiana Casotti, Matt Howell, Pons, Claudio Scaccini, Getty Images. Foto di Copertina: Getty Images Marketing e Comunicazione: Claudia Murri (c.murri@golftoday.it) Web Content Manager: Alessandro Bellicini (a.bellicini@golftoday.it) Stampa: Tiber S.p.A. Via della Volta 179 - 25124 Brescia, tel. 030.3543439, fax 030.349805 Distribuzione: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. Via Bettola 18 20092 Cinisello Balsamo (MI), tel. 02.660301, fax 02.66030320 Abbonamenti Utilizzare il modulo di richiesta posto all’interno. L’abbonamento verrà attivato a partire dal primo numero utile successivo alla data della richiesta. Gli abbonamenti possono avere inizio in qualsiasi periodo dell’anno. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del D. leg. 196/2003, scrivendo a: Golf Today, Via Lentasio 7 - 20122 Milano. Arretrati Costo arretrati a copia: il doppio del prezzo di copertina. Prima di inviare i pagamenti, verificare la disponibilità delle copie arretrate al numero 02.49528190. La richiesta contenente i dati anagrafici del richiedente dovrà essere inviata via fax al numero 02.49528191, oppure via posta a Golf Today, Via Lentasio 7, 20121 Milano, dopo avere effettuato il pagamento mediante bonifico bancario intestato a Editoriale Amen Corner S.r.l. c/o Banca Passadore IBAN IT54N0333201600000001112684 (inviare copia della distinta insieme alla richiesta). Concessionaria esclusiva per la pubblicità

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È fatta, la Ryder è vinta. Ma quanta sofferenza fino all’ultimo anche per Chicco, che alla fine ha imbrigliato Tiger Woods.

foto Getty Images

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theSTARTER

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CHE ROTTURA DI PALE

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poi c’è chi si lamenta affermando che una mosca sta ronzando mentre approccia... Matteo Manassero all’Open d’Irlanda riesce a giocare mentre sta atterrando un elicottero a pochi metri da lui. Complimenti alla sua capacità di concentrazione (e alla sua pazienza)! N

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theSTARTER

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foto Andy Lyons/Getty Images

UN CUORE GRANDE COSÌ

È

lui l’uomo della Ryder Cup 2012, l’edizione più emozionante, più appassionante, più coinvolgente di sempre. Ian Poulter ne è stato l’emblema, trascinando la squadra col cuore e la grinta e conquistando quattro punti su altrettanti incontri disputati. Ha così premiato Olazabal che l’ha scelto come wild card e ne è stato ampiamente ripagato. N

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l’opinionedi... John Huggan

IL LATO OSCURO DELLA RYDER

La confusione nel processo di selezione, la farsa della bandiera, il patriottismo ostentato e i capitani primedonne: anche questo è Ryder! Complimenti all’Europa che ha vinto. Ma dobbiamo fare qualche considerazione

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i sorgono delle domande e non è la prima volta che succede, nella mia vita professionale. Adesso è la Ryder Cup che mi preoccupa. O, almeno, certi aspetti della sfida biennale tra due team, composti ognuno da dodici giocatori, che pretendono di rappresentare l’Europa e gli Stati Uniti d’America. Lasciamo perdere la cronaca di questa recentissima edizione (trovi il servizio e gli approfondimenti più avanti, a pag. 22) e analizziamo quattro aspetti che mi rendono un po’ perplesso.

Westwood, Hanson, Kaymer e Garcia. Aggiungici i successivi due della lista “Mondo” – Poulter e Colsaerts – e avrai il team. Lo stesso team. Che perdita di tempo!

2. LA BANDIERA “EUROPEA” La bandiera dell’Unione Europea – blu a stelle gialle – è stata “sequestrata” dal team del Vecchio Continente e sventolata a ogni Ryder Cup da un po’ di tempo a questa parte. Ma cosa farà l’insieme dei cervelli dell’European Tour quando un giocatore proveniente da un Paese non

1. IL PROCESSO DI SELEZIONE EUROPEA Negli anni, da che le gare sono diventate sempre più competitive e quindi qualcosa per cui valga la pena preoccuparsi, l’European Tour, nella sua saggezza non infinita, ha continuamente cercato di aggiustare il sistema con cui vengono identificati i dodici giocatori incaricati di sfidare questi dannati Complimenti a Ollie yankee. Il che va bene, nel e al suo/nostro team. senso che ottenere un tale Ma c’è qualcosa che non convince ancora. compito è chiaramente cosa ambìta, ora che qualsiasi edizione è generalmente decisa per un punto o due. Ma ecco il appartenente all’UE (Norvegia, Islanda o punto: l’intero processo è diventato troppo Svizzera) farà parte della squadra? Non so complicato e/o contorto. Nel giorno in cui cosa scommettere... sono stati designati i primi dieci giocatori della squadra europea, i migliori 12 europei 3. CHI RAPPRESENTANO I TEAM? nel World Ranking erano: Luke Donald, In ogni Ryder Cup, i team contrapposti Rory McIlroy, Lee Westwood, Justin Rose, pretendono di rappresentare “l’Europa” e Graeme McDowell, Martin Kaymer, “gli USA”. Ma non è così. La realtà è che Francesco Molinari, Sergio Garcia, Ian la sfida è combattuta da due squadre che Poulter, Peter Hanson, Paul Lawrie e rappresentano rispettivamente l’European Nicolas Colsaerts. Contemporaneamente, i Tour e il PGA Tour: un fatto che rende 10 giocatori del team identificati dal nullo e vuoto lo sbandierato patriottismo. sistema vigente (e leggermente Solo quando un nativo europeo non confusionario), che considera i punti delle membro dell’European Tour (come lo liste “Europa” e “Mondo”, erano: McIlroy, svedese Carl Pettersson) o altri nativi McDowell, Rose, Lawrie, Molinari, europei che giocano negli Stati Uniti 14 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

(come lo scozzese Martin Laird e l’inglese Brian Davis) saranno tutti potenziali giocatori di Ryder Cup, allora tutti potremo davvero ritenere che la squadra rappresenterà l’Europa. Ma nessuno parla di “ET vs PGAT”, come in effetti è. Se si riconoscesse questa situazione, la nazionalità dei partecipanti sarebbe irrilevante e quelli come Ogilvy, Scott, Cabrera, Jaidee e Oosthuizen sarebbero dei potenziali giocatori. Naturalmente questo non accadrà mai, perché il PGA Tour ha inventato un’altra manifestazione “succhiasoldi” chiamata Presidents Cup per coloro che sono nati fuori da Europa e USA. In altre parole, amici, è tutta questione di soldi.

4. IL RUOLO DEI CAPITANI Ai primi di settembre (quindi prima che si giocasse la Ryder) ho avuto modo di scambiare qualche parola con Fred Couples, che per due volte ha avuto il ruolo di capitano non giocatore nella Presidents Cup. Quando gli ho chiesto cosa ne pensasse dell’incarico che era stato chiamato a ricoprire (assistente del capitano Davis Love III), l’ex vincitore del Masters è scoppiato a ridere. “Non starò sul tee a consigliare a qualche giocatore che bastone usare. Sia che vinciamo noi o gli altri. I capitani ricevono troppe critiche quando perdono e troppo credito quando vincono”. Il che può essere un piccolo shock per ex-leader come Colin Montgomerie e Paul Azinger, che hanno trasformato la loro presenza come capitani di Ryder in un lavoro full time, sia prima che dopo la gara. Un cinico, a questo punto, potrebbe quindi concludere che la cosa abbia più a che fare con un reddito che sale piuttosto che con la vittoria di un trofeo. Ma non posso commentare. Ai lettori di Golf Today l’ardua sentenza... N


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ITALIAN BRAND 1959


l’opinionedi... Ian Poulter

CHE ANNO FANTASTICO!

Tre Top 10 su quattro Major, poi la qualificazione per Medinah e la vittoria della grande sfida. Certo, lasciarmi scappare l’occasione a Kiawah è stata una delusione, ma la Ryder Cup mi ha compensato di tutto

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on ho ancora centrato un Major, ma la mia forma di quest’anno dimostra che uno dei “Big Four” non è poi così lontano. Alla fine, il PGA Championship è stato una delusione e il Wanamaker Trophy in questo momento non è in bella mostra sulla mensola del mio camino. Ma non puoi essere troppo deluso quando finisci terzo in un Major. Inoltre, non potevo davvero sperare in una partenza migliore all’ultimo giro! Avevo visto che le prime tre buche erano ottime chance di birdie, ma fare birdie al volo nelle prime cinque buche, e poi di nuovo alla 7, è stato qualcosa di speciale e meraviglioso. È stato un gran colpo portarmi così in alto; e semplicemente una vergogna perdermi nel finale. Il mio terzo giro in +2 (74) è stato particolarmente frustrante, perché le condizioni erano perfette per fare score. Tra l’altro è successo dopo il venerdì, in cui ho giocato uno dei miei migliori giri di golf. Poteva essere anche solo un 71, ma il forte vento (a quasi 60 km/h) ha reso le

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cose incredibilmente difficili, come 41 score di 80 e più (e un paio oltre il 90) possono provare. Ho guardato le statistiche e Rory ha giocato i par 5 meglio di me solo per un colpo (-8, invece del mio -7); ma mi ha distrutto sui par 3 (-3, contro il mio +2). Due di questi erano dei veri mostri (213 e 217 metri rispettivamente); aggiungi un po’ di vento e puoi capire il problema. Tutti noi programmiamo la stagione intorno ai Major e quest’anno penso di aver dimostrato di essere vicino a conquistarne uno. Oltre al mio terzo posto a Kiawah, il settimo ad Augusta e il nono al Lytham hanno significato che ho raggiunto la Top 10 in tre dei quattro Major. Non posso proprio lamentarmi!

Einstein per capire che Rory ha imparato una grande lezione dalla sua disfatta di Augusta l’anno scorso. Inoltre – cosa forse ancora più impressionante – ha vinto i suoi primi due Major con un distacco totale di 16 colpi. Nessuno ha mai fatto una cosa del genere, nemmeno Tiger Woods o il grande Jack Nicklaus!

*** Dopo l’ultimo Major, mi sono concentrato sulla Ryder. Anzi, passo indietro: quando sono tornato a casa da Kiawah, ho conosciuto il nuovo membro della nostra famiglia. È un Labradoodle (un incrocio tra un labrador e un barboncino) che si chiama Enzo ed è molto dolce. I bambini, come puoi *** immaginare, sono entusiasti. E, infine, La vittoria da record di Rory a Kiawah Bentley, l’altro mio cane, ha un “fratellino” significa che è il secondo più giovane di con cui giocare. Questioni familiari a parte, sempre a vincere due Major dai tempi della dopo l’ultimo Major mi sono concentrato guerra. La sua impressionante vittoria per sulla Ryder. Ho sempre programmato che otto colpi ha superato di una lunghezza il il PGA Championship fosse l’ultimo precedente record, per il margine più evento importante che avrei giocato nel ampio, appartenente a Jack Nicklaus (PGA processo di qualificazione per la grande Championship 1980). Non ci vuole sfida, pertanto mi ha fatto piacere aver giocato così bene. Sono rientrato automaticamente nelle picks e ci sarei rimasto Medinah. a azione Poulter in davvero male se non fossi L’inglese, con la sua grinta, è stato determinante per la stato scelto. La forza grande rimonta dell’Europa. dell’Europa è tanto impressionante (c’erano sette europei nella Top 10 di Kiawah) che avrei preferito non dover dipendere dalle picks del capitano. Alla fine, sappiamo come è andata. A Kiawah eravamo tutti concordi sul fatto che Olazabal sarebbe stato un leader perfetto, un capitano davvero stimolante. Del resto, anche quando ha fatto il suo breve discorso di Valhalla, gli è bastato alzarsi in piedi per ottenere che la stanza fosse in completo silenzio. Tutti erano pietrificati. È una persona fantastica e lo ha dimostrato a Medinah. N


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ULTIMO DRIVE, COLORATO D’AUTUNNO Il momento, il più tardi possibile, arriva per tutti. Smettere con questo gioco non è facile. Ma può diventare una fantastica occasione per rivivere un’intera vita di emozioni e di passione. Non è magia, è Golf! D I

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icordo abbastanza bene il tempo in cui anticipavo il piacere di potermi unire a persone più abili di me, nel gioco del Golf. Non era poca gente. Ma neanche troppa. Quando ho preso in mano il primo club da Golf, in Italia giocavano sulle cinquemila persone, o forse meno. E sessanta milioni in tutto il mondo. Così, si poteva immaginare che il drive di almeno quaranta milioni di persone al mondo potesse essere più lungo del mio di almeno venti metri. Bastava però che mi scappasse dalle mani un drive di almeno centosessanta metri e io, quel giorno, di colpo potevo pensare di aver giocato meglio non solo dei tre amici che si limitavano a mettere insieme la nostra solita partita; ma mi sentivo proiettato in avanti rispetto ad almeno altri venti milioni di giocatori. Una gioia incontenibile che, purtroppo, ho provato sempre con minore frequenza. Ormai, stante la distanza più che marmorea del mio drive, immutabile appunto come una statua, non mi restavano che fugaci piaceri, come l’imbucare da fuori green un pitch, oppure un “7 a correre” di miracolosa energia. Più rari i colpi per mettere la palla in green da lontano, nei pressi dell’ombra protettrice della bandiera. La competizione che, nel segreto del mio cuore, mi opponeva vittoriosamente ad almeno venti milioni di golfisti è la ragione che, in realtà, mi ha consentito durante l’intera esistenza di sopportare la costante mediocrità del mio Gioco. Senza piangere. Ma tutto non dura all’infinito, nella vita. Ricordo, dunque, con estrema precisione, magari un po’ dolorosa, il giorno in cui cominciai a pensare che forse era venuto il momento di smettere di giocare a Golf. Era una parte della mia vita che si chiudeva. E non è stata cosa da poco. Il Gioco del Golf è una faccenda complessa. Mi spiego: sto parlando del mio Gioco del Golf, che non è stata mai un’attività sportiva. Mai. Semplicemente era un modo di vivere, un modo d’essere. Devo ammettere che durante la durata di una partita più della metà del 18 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

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tempo l’ho spesa a guardarmi intorno. Non tanto per rilevare le trappole che il percorso poteva riservarmi, ma solo per procurarmi il piacere di rendermi conto di quanto fosse bello il luogo nel quale mi trovavo. La cosa si faceva intrigante proprio in autunno, quando un bel campo da Golf diventa addirittura bellissimo. Il colore dominante passa dal verde cupo al rossiccio e il ricamo delle foglie si fa sempre più vario, perché alcune cominciano a cadere e lasciano dei vuoti, attraversati qui e là dai raggi quasi metallici d’un sole basso. E i raggi cadono sull’erba creando chiazze di luce. È a questo punto che, camminare sul fairway di erba ancora forte dà a ogni passo una certa dignità quasi regale. Momento di grande emozione. Non c’è nemmeno vento, a parte un lieve stormire di fronde, a incrinare quel silenzio dorato. Tace anche il caddie. Da questo punto di vista, la Lombardia di Monza o di Montorfano diventa una terra felice come la Toscana dell’Impruneta e di tutti i luoghi dove si è stati capaci di far crescere alti e forti alberi di fogliame ricco e fitto. In certe ore, specie al tramonto, l’albero fa scendere sull’erba del campo un’ombra lunga. L’aria si muove appena, ma si rinfresca quel tanto che i più infilano il pullover. Ora, tutti sentono che la giornata sta per finire. È l’attimo di comprenderlo. In tanta vera bellezza, le anime garbate capiscono perché si gioca a Golf. Non ho mai deciso di smettere di fumare la pipa, né di bere Martini. Ora ho deciso di smetterla con il Golf. Ho scelto il vecchio campo di Sanremo, per decidermi. Una bellezza di luce e di tepori. Qui ho alzato il

mio ultimo drive. Ho ringraziato così il buon Dio del Golf, per il bene che mi ha voluto. Nei tempi più lontani, ricordo il silenzio dei fairway. Gli uomini del tempo, credo di ricordare, parlavano sottovoce anche perché non parlavano di solito a voce più alta nemmeno altrove. Le signore, d’altro canto, erano delle signore. Riuscivano persino a sorridere senza far rumore, e le più attente ai modi adeguati si coprivano un attimo la bocca. Sui campi i giocatori erano tutti eleganti. Gli uomini usavano camicie più spesso bianche, o in quel cotone a disegni quasi vivaci che si chiamava Viyella. E usavano maglioni abbondanti a grossi disegni a quadrati, in genere sul nocciola. Le signore portavano gonne larghe, pieghettate a raggiera di flanella grigia, più o meno pesante a seconda dei momenti. Vestiti con cura, i giocatori non avevano mai né freddo né fretta. Si trattavano con cura anche l’un l’altro. Limitati al minimo, i complimenti. Queste persone giocavano rilassate. Non facevano fatica, come chi fa dello sport. Giocavano per divertirsi, tutti insieme. Come se prendessero tutti insieme una tazza di te. Non c’era un premio per chi finiva prima. Poi tutto cambiò. I giocatori cominciarono a parlar forte, le donne arrivarono in calzoncini da spiaggia. Alcuni cominciarono a scrivere la parola “golf” con l’iniziale minuscola. Io, a 86 anni, ho capito che non potevo più giocare come una volta. Così, preferisco ricordare quel Golf che mi ha riempito così bene una vita. E me lo rivedo di quando in quando. N marcomascardi@gmail.com


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SAPER VINCERE È UN’ARTE

Tutti abbiamo visto la Ryder Cup in tv e tifato per quella rimonta incontenibile. Ma quanti sanno capire come si è reso possibile un epilogo tanto emozionante? Ecco un’analisi tecnica che spiega molti dettagli. Piccoli, ma decisivi D I

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uesta edizione della Ryder Cup è stata la gara più bella di tutti i tempi, ancora superiore a qualche edizione del Masters. È stata davvero insuperabile. Ecco qualche spunto di riflessione, a partire da un punto che ritengo importante: i capitani. Olazabal ha avuto due facce: da un lato è stato molto bravo nel decidere gli abbinamenti dei singoli, ma tatticamente nei doppi ha fatto alcune scelte che trovo discutibili. A mio avviso con il parco giocatori che aveva a disposizione, avrebbe potuto schierarli meglio. D’altro lato, e me l’ha confermato anche Francesco Molinari, è stato straordinario nel motivarli la sera prima dei singoli, quando tutte le speranze sembravano perdute. Davis Love III, invece, è stato grandioso negli abbinamenti dei doppi, ma ha fatto l’errore di credere che il sabato sera la coppa d’oro fosse già nelle sue mani. Questo è uno sbaglio che non si dovrebbe mai, e ribadisco mai, fare. *** Bubba Watson non può scatenare tutto quel pandemonio sul tee della 1 perché alla fine rischia di deconcentrarsi. Soprattutto se si ha di fronte un giocatore come Luke Donald che ti manda quattro down dopo sette buche. E come recuperi poi? Non è stata una dimostrazione di grande intelligenza... Un altro errore fatto dagli americani è stato credere che “tanto ci sono i miei compagni: io perdo, ma vincerà qualcun altro”. Nella squadra ci sono quattro rookie, ma non è un motivo per partire così scarichi e deconcentrati, anche perché sono comunque giocatori di alto livello, perfetti come concentrazione nei doppi tanto quanto erano completamente con le pile a terra nei singoli. Il match più bello è stato quello fra Mickelson e Rose che ha visto entrambi 20 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

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esprimere un altissimo livello di gioco: dieci birdie e un eagle in due con colpi pazzeschi. Mi sono anche immedesimato in Francesco Molinari, uscito per ultimo, che sapeva di dover recuperare una situazione pressoché disperata e, come se non bastasse, contro un certo Tiger Woods. Quanta pressione! Se mi fossi trovato nella sua situazione, penso che avrei fatto air shot! *** Poulter è stato assolutamente meraviglioso. Vedere quella sua grinta in una bolgia infernale che ti tifa contro, è stato meraviglioso. Ian non era in forma, ha sbagliato tantissimi colpi sulla destra per il tipo di swing che lo porta sempre a fare slice.

Ma nel vincere, di testa, quattro punti su quattro, è stato ineguagliabile. Ottimo anche Garcia, un giocatore che “fa spogliatoio”. Male, invece, Hanson; e anche Westwood, che però ha fatto il suo dovere quando è stato necessario in singolo. Ha battuto Matt Kuchar nel momento decisivo, giustamente punito per la mancanza di fair play su quel putt di 30 centimetri non concesso. L’americano è un personaggio senza carattere, un anonimo ragazzone Usa che, sportivamente, ha il carisma di un semaforo. A Love sarebbero serviti più giocatori con carattere, come Zach Johnson ad esempio. Ma quello che offre il golf americano oggi come oggi, sono i Dustin Johnson (almeno è fisicato) e i Jason Dufner, dall’aria non particolarmente simpatica e socievole, la

pancia, il triplo mento... ma che tirano benissimo la palla. Dufner è una pubblicità al contrario per il golf, ma ha un movimento perfetto, sempre con le braccia libere, impossibile vedergli fare un colpaccio. Certo, mancano i personaggi come una volta erano i Couples, i Davis Love III eccetera. Ho trovato disastrosi Tiger (mezzo punto), Stricker (0 punti), Furyk (1 punto) che ritengo abbiano affossato la squadra: un punto e mezzo in tre!. E qui trovo altre colpe del capitano, perché se alcuni giocatori te li sei trovati perché qualificati meritatamente (Snedeker, ad esempio, che ha fatto un solo punto; ma te lo potevi aspettare), altri li hai scelti e, quindi, significa che li ritenevi decisivi, in forma e in grado di portare alla squadra punti preziosi. *** Lo so che è difficilissimo farlo: però perseverare facendo giocare Tiger in foursome è pura follia. Ha un tipo di gioco per il quale il solo, per assurdo, che potrebbe giocare con lui è Mickelson. Ma abbiamo già visto che, non essendosi simpatici, è assolutamente impossibile. Love ha convocato Stricker per abbinarlo a Woods; ma ha un tipo di gioco che non regge, a meno che Tiger non gli prenda sei fairway (e gliene ha preso uno solo), perché non è in grado di fare i colpi di recupero ai quali ci ha abituato l’ex numero uno. Infine, l’ultimo sbaglio del capitano è stato quello di far riposare il sabato pomeriggio Mickelson e Bradley, una fantastica coppia che non aveva da anni. I due hanno espresso un gioco grandioso e gran carattere di gara. Direi quasi a livello di Seve e Ollie dei tempi d’oro. Probabilmente l’ha fatto perché era convinto di avere già vinto. Conseguentemente ha inserito altri giocatori per farli ruotare ma, se vuoi farlo, sostituisci Tiger nel foursome. N


l’opinionedi... Gianluca Vialli

SE IL CALCIO IMPARASSE DALLA RYDER...

Tutti parlano della fantastica rimonta europea (e il suo relativo successo), ma nessuno ha sottolineato l’emozione e la forza della cerimonia di apertura. In “altri” sport non succede A

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gni due anni aspetto settembre per la Ryder Cup, il terzo evento sportivo mondiale dalla fama planetaria. Il giorno prima della cerimonia di inaugurazione sentivo alcuni numeri: la manifestazione viene trasmessa in 180 Paesi ed entra in mezzo miliardo di case! Devo dire che la guardo con grande piacere, perché ho la fortuna di seguirla da spettatore neutrale. Ovviamente ci tenevo tantissimo che vincesse l’Europa, per via di Molinari; ma al tempo stesso mi sarebbe piaciuto che vincessero gli Usa, perché ho un debole per gli americani. Mi sono simpatici, trovo che siano figure particolari e mi intriga la sostanza che esce dalle loro interviste, che li fa risultare come idoli. Ormai lo sapete: in mio Idolo, quello con la “I” maiuscola, è Tiger Woods, anche se mi piacciono altri giocatori statunitensi. Poi mi capita di pensare che se non ci fossero stati gli americani oggi parleremmo con accento tedesco... Pertanto, per via di questa mia “ambi-tifoseria” il pareggio sarebbe stato il mio risultato preferito; ma sono contento della rimonta e della vittoria europea. *** La Ryder Cup è bella perché per tre giorni il golf, disciplina individuale per eccellenza, diventa uno sport di squadra. Cambiano le dinamiche psicologiche, il modo di vivere il torneo, e il capitano deve guidare un team e non una serie di individui. Queste situazioni le ho vissute per anni e anni rapportate al calcio e non al golf. La sfida è di un’importanza straordinaria perché tutte le persone coinvolte – giocatori, caddie, organizzatori – sanno che gli obiettivi sono due: l’aspetto sportivo, di battersi al massimo per vincere la sfida; e lo sforzo per rispettare l’etichetta ed esprimere i valori dello sport. L’unica pecca per me sono i tifosi un po’ troppo “calcistici”.

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Come sempre, la cerimonia d’apertura è stata straordinariamente affascinante. Mi piace l’idea che sia molto formale, a volte troppo; però a Medinah hanno dato un tono anche casual rispetto a qualche anno fa, quando sembrava la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Ora, forse per via delle recessione, si guarda più alla forma che alla sostanza, nel senso che contano principalmente gli “speech” dei capitani. Sia Olazabal che Love III sono stati meravigliosi nello stile dei messaggi che hanno trasmesso e nel modo in cui l’hanno fatto, con ironia e sentimento. Si percepiva un’atmosfera emozionale. Mi immagino - e mi scuso, ma non posso non fare paragoni - una finale di Coppa Italia con la cerimonia e gli allenatori che presentano le squadre: “Questi sono i miei 11 contro i tuoi 11, cerchiamo di divertirci domani”. Mi piacerebbe che nel calcio fosse così. Si sente sempre il profumo della tradizione, con gli inni e le bandiere; però la presenza, ad esempio, di Justin Timberlake ha mostrato la volontà di renderla al passo con i tempi. Per una volta, poi, si vedono anche le pettinature dei giocatori che siamo abituati a vedere sempre col cappellino; io

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non sapevo che taglio avesse Kuchar... E nel caso di qualcuno è imbarazzante notare la linea dell’abbronzatura a metà fronte. Mi diverto anche a valutare le divise, che a volte non mi sembrano particolarmente eleganti... Suggerirei al prossimo capitano di farsi consigliare da Marco Semino, vero “arbiter elegantiae”. *** Vorrei chiudere ricordando uno dei nostri eventi che si è svolto alla Bagnaia, appena dopo l’Open d’Italia. Un posto incantevole vicino a una città meravigliosa come Siena, in un resort dove c’è tutto: piscina, Spa, cavalli, sale conferenze, ristoranti. Abbiamo scoperto un posto che soddisfa tutte le esigenze e che mi sento di consigliare a chiunque per un lungo weekend. Anche a chi abbia il partner non appassionato di golf. Faccio i complimenti alla Bagnaia per la grande organizzazione e li ringrazio dell’accoglienza. Alcune notizie a margine dell’evento: anzitutto, abbiamo raccolto 50mila euro, il che è bellissimo. In secondo luogo, ho giocato con Cabrera Bello che ha siglato il record del campo. E, per finire, tanto per cambiare, non ho vinto. Ma questa non è una notizia! N

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DISPIACE SECE L

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Mai nella storia della Ryder abbiamo assistito a un finale tanto rocambolesco: sotto di ben quattro impossibile. Forse gli Usa si erano illusi. Certamente non avevano fatto i conti con i no


A TENIAMO NOI? DI

ROBIN BARWICK –

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GE T T Y IMAGES

punti, il team di Olazabal è riuscito nella disperata impresa di un ribaltone che sembrava stri ragazzi. Tutti quanti, compreso un Molinari dannatamente calmo e micidiale


iTORNEI

DISPIACE SE CE LA TENIAMO NOI?

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uando il sole si è alzato, nell’ultima domenica di settembre, sulle antiche querce del Medinah Country Club e sulle loro foglie brillanti dei colori dell’autunno, la tranquillità dell’aria era rotta dai cori risuonanti “Usa, Usa, Usa...”. I sostenitori europei, assiepati intorno al primo tee, erano più pacati, più melodici, con l’inno ufficiale della squadra di calcio del Liverpool “You’ll never walk alone” (“Non camminerai mai solo”) a salutare ognuno dei dodici giocatori mentre si recavano alla prima buca per iniziare i loro match singoli. Mai canzone poteva essere più appropriata. Ma per il nostro Francesco Molinari, incaricato dell’enorme compito di sfidare Tiger Woods nell’incontro di punta, c’è stato un trattamento particolare: sul motivo di Winter Wonderland (una popolare canzone natalizia statunitense) Chicco è stato accolto con queste parole: “There’s only one Molinari, There’s only one Molinari. There used to be two, But now it’s just you. Walking in a Molinari wonderland...”. Messo in italiano non rende altrettanto, ma in America faceva il suo bell’effetto sentire: “C’è solo un Molinari, C’è solo un Molinari. Erano in due, ma adesso ci sei solo tu. Camminando nel paese delle meraviglie di Molinari...”. Il che ha portato una ventata di ottimo e necessario humor nella più intensa e piena d’attesa atmosfera di quella giornata.

IL RISULTATO IMPENSABILE DI UNA GIORNATA INCREDIBILE Gli americani hanno affollato Medinah, pronti a celebrare la gloria della Ryder Cup. Ma poi l’Europa ha ottenuto l’impensabile, con il risultato più sorprendente e imprevedibile negli 85 anni di storia della manifestazione. Ci sono stati diversi momenti famosi per l’Europa in Ryder Cup, ma ciò che è successo a Medinah, con la più grande rimonta mai vista in trasferta, è forse la giornata più indimenticabile per il Vecchio Continente nell’intera storia della gara. Non solo hanno vinto otto dei dodici match singoli nel giorno decisivo della competizione, indossando i colori del rimpianto Seve Ballesteros, blu e bianco; ma sono anche andati un passo oltre, quando Molinari si è assicurato il mezzo punto definitivo contro Woods. L’Europa non ha solo mantenuto la Ryder Cup contro ogni aspettativa, ma l’ha vinta nettamente, con uno score finale di 14,5 a 13,5.

FENOMENO POULTER Il team europeo è arrivato indietro (10-6) ai singoli; e poco prima della conclusione del secondo giorno di gara, lo score era ancora più pesante (10-4) prima che le due coppie Luke Donald – Sergio Garcia e Ian Poulter – Rory McIlroy guadagnassero gli ultimi due punti nei fourball. Durante gli incontri del sabato, l’Europa sembrava galoppare verso una sconfitta umiliante, fino a un improvviso punto di svolta. Il momento, da annali del golf, si è concretizzato quando l’inglese Poulter ha realizzato una sfilza di cinque birdie per completare il suo incontro (con Rory McIlroy) contro Jason Dufner e Zach Johnson. Il duo americano era due buche in vantaggio, ma Poulter non si è arreso. Ha messo il turbo, li ha risucchiati e ha portato in mondovisione un gioco mozzafiato. Poulter era già un giocatore collaudato di Ryder. Il suo record, nelle tre precedenti apparizioni, era di 8 vittorie e 3 sconfitte. Ma a Medinah è diventato il

Sopra, vincitori (Martin Kaymer) e vinti (Jason Dufner). Sotto, il nostro Chicco non si fa certo intimorire dai bunker della 10.


cuore emozionale del team, come ben testimonia anche lo Starter a pag. 12. E come si può ben capire dalla frase che Lee Westwood ha detto, scherzando, la domenica sera, con la Ryder Cup sicura tra le mani europee: “Abbiamo rivisto il processo di qualificazione per la prossima Ryder: saranno nove qualificati, due picks del capitano, e Poulter!”

MOLINARI VS WOODS Alla fine, il destino della Ryder Cup 2012 è arrivato negli ultimi due incontri individuali. Il tedesco Martin Kaymer, che è arrivato a Medinah con una forma incerta e aveva giocato solo una gara prima dei singoli, ha colpito il più regolare dei putt da 1 metro e mezzo sul green finale, sconfiggendo Steve Stricker e tenendo salda la Ryder Cup in Europa. Ma il capolavoro se lo è inventato il nostro Chicco, che pur schiacciato da una pressione palpabilissima ha trovato la forza e il coraggio per strappare quel preziosissimo mezzo punto all’ex Numero Uno del mondo. Quando Chicco ha raggiunto il decisivo green della 18 in due ottimi colpi, è stato Woods a cedere alla pressione, concedendogli il putt. È stato un momento di gloria mondiale per Molinari, un momento che si ricorderà per sempre. “Sono molto orgoglioso del modo in cui ho giocato queste ultime buche”, ha raccontato Molinari a Golf Today proprio sul green della 18, dedicandoci giusto poche battute mentre i festeggiamenti esplodevano tutto intorno. “Ho cercato di non guardare il tabellone, ma ho capito subito che sarebbe stato un incontro decisivo. Ho mancato

LA TESTIMONIANZADI LANGER

IL TEDESCO, ULTIMO CAPITANO PRIMA DI OLAZABAL A VINCERE IN CASA USA, HA CONDIVISO EMOZIONI E SENSAZIONI CON I GIOCATORI EUROPEI. PAROLE CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA RISCOSSA

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rima di questa Ryder, il tedesco Bernhard Langer è stato l’ultimo capitano a guidare l’Europa in una vittoria sul suolo americano, a Oakland Hills nel 2004. Langer era a Medinah, a rappresentare Mercedes-Benz, auto ufficiale della Ryder Cup, e alla vigilia della competizione, insieme a Tom Lehman, il capitano USA nel 2006, hanno intrattenuto le tribune con un amichevole Nearest to the Pin. In uno shoot out su cinque colpi, sul percorso secondario di Medinah, Lehman (a sinistra nella foto) ha sconfitto Langer (a destra) 3-1, per la gioia del pubblico di casa. “L’entusiasmo qui è fenomenale”, ha raccontato Langer, che ha parlato ai componenti del team di Jose Maria Olazabal negli spogliatoi il mercoledì. “La Ryder Cup è un evento

qualche putt, come anche Tiger; ma ne ho imbucato uno stupendo alla 14. Dopodiché è stata solo questione di tirare avanti e provarci il più possibile, con attenzione ma anche con grande passione. Sono fiero di me, ma soprattutto sono orgoglioso dei miei compagni di squadra”. McIlroy ringrazia, forse ironicamente, il pubblico troppo “calcistico” dopo la vittoria contro Bradley.

QUEL MEZZO PUNTO IN PIÙ Alcuni giornali hanno poi aperto un dibattito chiedendosi se Molinari avrebbe dovuto o meno concedere il punto a

unico: ci sono più emozioni che in qualsiasi altra gara. Ti entusiasmi per tutto, ed è anche peggio per il capitano, che vede e sente ogni cosa, ma non può fare nulla. Tutti i capitani sono dei giocatori; e noi siamo abituati a giocare a golf, a essere attivi e parte dell’azione. Ma qui in Ryder Cup ti trovi nel mezzo e non puoi provare nemmeno un colpo. Speri solo che i tuoi ragazzi facciano bene, cerchi di ipotizzare gli accoppiamenti migliori, fai di tutto perché la tua squadra riesca a giocare al massimo livello, ma poi non ti resta che guardare. Questa è la Ryder. Un’atmosfera fantastica e, una volta che è iniziata dal primo tee, non si ferma per tre giorni. Ogni colpo e ogni putt. È come un Major, ma moltiplicato per quattro, dall’inizio alla fine”.

Woods sul fairway della 18, una volta che Kaymer aveva già assicurato il 14 all’Europa. Per fortuna non è successo. Come Chicco stesso ha spiegato la sera: “Il capitano mi ha detto che ‘salvare’ la Ryder non era la stessa cosa che ‘vincerla’. Pertanto mi ha raccomandato di rimanere concentrato e di fare il mio meglio. Ed è quello che ho fatto”. Molinari ha avuto il coraggio di vincere l’ultima buca dell’ultimo match della Ryder Cup 2012, come la ciliegina sulla torta di un recupero prodigioso e imprevedibile. Così gli annali non riporteranno che si è trattato di un pareggio, 14-14, con i detentori salvati dal regolamento; ma piuttosto che Molinari ha vinto l’ultima buca, per la vittoria europea, 14,5-13,5. Sono differenze. Bye bye Usa. N Articolo scritto grazie al supporto di Mercedes-Benz, auto ufficiale di Masters, Open Championship, PGA Championship e Ryder Cup. La nuova Mercedes Benz City Golf App è ora disponibile.

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I MILLE COLORI DI UN TIFO VIVO E SINCERO

La “terza squadra” è sempre il pubblico: appassionato, colorato, fantasioso. Uno spettacolo nello spettacolo

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Castaño, che ha appena imbucato alla 18, viene raggiunto subito dalla moglie Alicia: l’Open è loro.

OPEN, TE QUIERO iTORNEI

Il Royal Park I Roveri (preparato in modo splendido) ha ospitato un’edizione leggendaria del nostro Open. Gonzalo Fernández-Castaño l’ha fatta da padrone, Manassero ha infiammato addetti e tifosi, il pubblico si è appassionato e divertito. Quattro giorni dedicati a chi ama questo sport DI

MARIA PIA GENNARO –

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FOTO DI

CLAUDIO SCACCINI, CRIST IANA CASOT T I

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Anche il“fuori gara”non era male TRA LE MANIFESTAZIONI COLLATERALI ALLA GARA DI TORINO, TRE EVENTI HANNO AMMALIATO E COINVOLTO GLI SPETTATORI. CON I NOSTRI GIOCATORI SEMPRE IN PRIMA LINEA

Il resto del podio: sopra il sudafricano Garth Mulroy. Sotto un curioso gesto di Matteo Manassero.

A LEZIONE CON GLI AZZURRI La Clinic del Team azzurro è stato il primo dei tre eventi speciali di Torino. Tanti appassionati hanno seguito Lorenzo Gagli, Andrea Pavan e Federico Colombo, giocatori della Nazionale Professionisti, in campo pratica con Massimo Scarpa, team manager della formazione. A parte Gagli, a riposo per una contrattura alla spalla, gli altri due azzurri si sono esibiti in alcuni dei loro colpi da repertorio. Tutti e tre hanno poi

risposto alle tante domande del pubblico, aprendosi in autoanalisi sul proprio gioco. “Il mio swing è cambiato e ho avuto qualche problema, ma adesso il mio gioco è tornato ad alto livello”, ha assicurato Gagli. “Passare pro non è stato facile, sto lavorando sullo swing e sui colpi al green”, ha ammesso invece Colombo. Pavan, attorniato da uno stuolo di ammiratrici, ha infine confessato: “Tendo a portare il bastone dall’esterno e questo mi condiziona soprattutto nel gioco lungo”.

QUANTO CI PIACE MATTEO Venerdì è stato il giorno dell’”assolo” di Matteo Manassero in campo pratica. Una miriade di ragazzini si è schierata compostamente seduta a cerchio dietro alla postazione in cui si trovava il loro idolo. Matteo ha dimostrato ancora una volta la sua indole affettuosa e gentile: ha risposto alle loro domande, ha eseguito su richiesta colpi perfetti, ha firmato autografi, scattato foto e soprattutto ha lasciato che i più coraggiosi

provassero a tirare impugnando (molto corti) i suoi ferri. Una dimostrazione di forte empatia con i più piccoli, forse memore della sua (recente) carriera da giovane dilettante. L’emozione più grande alla domanda di una ragazzina: “Quando hai capito che il golf era lo sport giusto per te?”. Risposta, dopo qualche minuto di silenzio pensieroso: “Vorrei dire quando ho iniziato con la Nazionale, ma non è così. Dentro di me ho sempre saputo che il golf era la mia strada”.

SFIDA IN FAMIGLIA Sabato due fratelli si sono sfidati sul green della 18 da cinque tee, uno più stravagante dell’altro. Erano Chicco e Dodo Molinari che, nonostante i risultati non proprio brillanti in gara (il primo aveva appena segnato un +3 di giornata e il secondo non aveva passato il taglio), si sono lasciati andare in una gara di simpatia oltre che di approcci, prendendosi in giro a vicenda. In testa Dodo già dal primo tee, i due fratelli hanno eseguito approcci

difficilissimi senza mai perdere l’allegria e la voglia di scherzare, di fronte a un folto pubblico in tribuna. Alla fine ha vinto... Matteo Manassero, chiamato per tirare dall’ultimo tee previsto, una pedana allestita sulla terrazza del Villaggio Ospitalità proprio in mezzo alla gente. Ebbene, dopo i colpi un po’ corti dei due Molinari, Manassero per poco non ha imbucato la palla, confermando la sua ottima forma, ribadita l’indomani con il terzo posto. (Chiara Griffa)


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OPEN, TE QUIERO

L

a festa del golf italiano è stata pari alle aspettative per molti motivi. Innanzitutto un field di tutto rispetto e prestigio, che ha visto scendere in campo tre giocatori di Ryder Cup, due vicecapitani e i condottieri delle ultime due edizioni, Olazabal e Montgomerie. Questi hanno guidato i tanti bei nomi che non si vedevano in campo dall’edizione del 2003 a Gardagolf, dove il parterre fu inarrivabile e dov’erano presenti anche loro. Da Ballesteros a Langer quell’edizione è stata storica, insieme a Torino 1999 divenuto famoso come l’“Open di Pininfarina”. A quelle edizioni, ora, si è aggiunta questa, la quarta volta del Royal Park, dove la classifica parla chiaro: solo grandi nomi nelle prime nove posizioni, a cominciare dal vincitore che ha bissato il successo del 2007. Gonzalo Fernández-Castaño è reduce da una buona stagione che ha segnato il solo rammarico della mancata qualificazione per la Ryder Cup. Liberatosi dal pensiero della sfida, ha dato il meglio di sé cogliendo il sesto successo in carriera. E questo nonostante fosse arrivato a Torino solamente il mercoledì, perché il maggiore dei tre figli ha iniziato la scuola. Due i colpi di vantaggio definiti solo alla 18, perché le ultime nove buche sono state un’altalena di emozioni concentrate sul match-play fra lo spagnolo e Gareth Mulroy, 34enne sudafricano già noto per la sua vittoria nell’Alfred Dunhill Champonship del 2011. “La mia seconda vittoria in questa gara”, ha affermato Castaño, “ha un sapore speciale perché arriva al termine di un duello avvincente con un gran giocatore come Mulroy. Il field del torneo era altissimo, perciò questo successo mi dà grande fiducia per il finale di stagione. Ho avvertito grande calore intorno a me, al punto che mi sembrava di giocare a Madrid”.

MANASSERO SCATENATO. E ANCHE GLI ALTRI La bella notizia per noi è il terzo posto di Matteo Manassero, che gli è valso il premio offerto dal Presented Sponsor CartaSi. Deciso nel gioco corto, complice lo sfolgorante sorriso, Matteo ha regalato emozioni compiendo una vera prodezza nel weekend con due giri in 65 (lo score più basso delle ultime 36 buche con 16 birdie e un doppio bogey), che gli ha ridato grande sicurezza dopo alcune prestazioni opache. Matteo ha catalizzato l’attenzione dei tifosi, a cominciare dai bambini di cui è l’idolo. “Dell’Open mi resterà uno splendido ricordo”, ha assicurato il campione 30 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Il linguaggiosegretodel campo IL FRUSCIO DEL ROUGH Se stavi a bordo fairway, avvertivi l’arrivo dei fan dei Molinari e di Manassero dal terrificante fruscìo di mille passi nel rough. Un rough morbido, domato da un’estate torrida, perciò propenso a inchinarsi, mormorando gentilmente, al passaggio umano. Con tanta folla, il sussurro si trasformava in un’onda sonora generata da uno sciame di cavallette. Biblico. SORA ACQUA Torrente (Ceronda), rii secondari, rogge: tanta acqua, bellissima, dalla corrente ora forte e vigorosa, ora più tranquilla e chiacchierina, caratterizza lo splendido percorso di Trent Jones Sr. Il gorgoglìo dell’acqua segue ovunque spettatori e giocatori e spesso, nel magico momento di massimo silenzio prima di un colpo, è l’unico, maestoso legame tra pubblico e giocatore. Suggestivo.

magistralmente avvolte in croccanti stagnole e sonore carte oleate. Sul volto dei volontari con la paletta “Silenzio” si dipinge la disperazione ogni volta che, nel silenzio agghiacciante della routine, si avverte distintamente (e sonoramente) lo scartoccìo assassino di un ricco panino. Occorre un nuovo cartello, il prossimo Open: “Please, don’t scartocc!”. Irritante. OSPITALITÀ DA STADIO Bello il villaggio ospitalità, anche se logisticamente più adatto a una partita di calcio. Peccato che fosse a ridosso del green della 18, dove i giocatori sentivano ogni bisbiglìo. Più volte è stato chiesto di non applaudire durante le innumerevoli presentazioni e premiazioni che si sono svolte, salvo poi sentire il volontario che urlava “Silenzio!” mentre i giocatori puttavano e... sbagliavano! Il golf: lo sport della tranquillità... Rimediabile. (Isabella Data)

ACCENTI SACCENTI Un unico sentimento nel “golfer people”: “Quel colpo io l’avrei fatto meglio”. “Bisognava andare più a destra”. “No, puntare più sulla sinistra”. “Lì andava un mezzo colpo”. “È stato lungo”. “Non ha visto quella pendenza”...: in piemontese, in toscano, emiliano, milanese, ligure e anche in lingue straniere, non c’è golfista che non ne sappia più dei pro. Caotico (ma anche simpatico). PULCINI E GALLINE Impagabile il pigolìo dei bimbi che aspettano al varco, all’uscita della 18, i pro che hanno chiuso il giro del giorno, per chiedere di tutto, autografi, pallina, visiera, cappellino, mappette. Più il pro è conosciuto e amato, più il pigolìo dei pulcini si trasforma nello schiamazzo tipico delle galline faraone, per innalzarsi di volume sino ad assurgere al grado di chiasso degli sciuscià napoletani o terzomondisti. Teneri (e appiccicosi). PLEASE, DON’T SCARTOCC! Ultimo giro, ora di pranzo, i big sono appena partiti o stanno partendo dalla 1. Urge seguirli. Il pubblico golfista si è adeguatamente attrezzato, razziando gli ultimi panini del bar o portando abbondanti provvigioni da casa. Queste ultime, in particolare, sono

Tra il serio e il faceto, il lavoro dei volontari è stato come sempre immane e prezioso.


Frammenti e momenti della quattro giorni torinese. A sinistra, il gallese Bradley Dredge e, più in basso, il francese Gregory Bourdy (3º). A destra, Gonzalo Fernández-Castaño.

® veronese. “Alla vigilia non ero in gran

forma, mentre ora posso dire di aver visto crescere moltissimo il mio livello di gioco. Senza dimenticare il sostegno eccezionale ricevuto dal pubblico. Il seguito di tifosi mi ha dato la carica per giocare al massimo”. Seguito come merita anche Francesco Molinari, penalizzato purtroppo da un pesante 76 nel terzo giro, dovuto a un calo di concentrazione e a stanchezza. Chicco rimane sempre un grande e l’attenzione del pubblico glielo ha dimostrato, regalandogli quelle soddisfazioni in casa propria che giustamente stramerita. Bellissimo Open anche per Lorenzo Gagli (27mo) che ha

ben sopportato, nonostante un persistente dolore a una spalla, la pressione comprensibile del mantenimento della carta. Martin Kaymer e Nicolas Colsaerts, con il quinto posto, hanno fatto onore al nome, alla Ryder Cup e all’invito ricevuto, con buone prestazioni e facendo sfoggio di bel gioco, potenza e carisma.

UN CAMPO PERFETTO Impagabile la preparazione del tracciato, che ha retto benissimo alla torrida estate e alle alte temperature nei giorni di gara. L’umidità del weekend ha reso soffici i green e meno scorrevoli i

fairway favorendo risultati bassissimi con il vincitore a quota -24 e nessuno dei 74 che hanno superato il taglio (caduto a -4) a finire sopra il par. Una situazione che ha divertito il (divertente) pubblico, un po’ meno numeroso rispetto alle scorse edizioni con il vantaggio che così si potevano seguire anche i match più interessanti senza ritrovarsi in decima fila dietro a una muraglia umana. Ora attendiamo con ansia l’edizione numero 70, che sarà degnamente festeggiata, e non diciamo nulla di quanto abbiamo riscontrato di negativo. In fondo, è stata una grande festa! N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 31


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OPEN, TE QUIERO

SPAZZARUGIADAINASPETTATO N el mondo anglosassone sono chiamati “Dew Sweepers”, cioè “spazzarugiada”. Sono quei giocatori che, al terzo o al quarto giro di una gara di professionisti, sono costretti a partire la mattina presto perché, pur avendo superato il taglio, si trovano nella parte bassissima della classifica. Sono quei giocatori che non hanno pubblico, non sono ripresi dalle telecamere, non sono sotto la lente d’ingrandimento dei giornalisti. Di loro nessuno parla, di loro nessuno si accorge. Ma sono anch’essi giocatori, come chi vince la gara, come chi fa il record del campo. E, anche se non sono star, sono comunque in un qualche modo eroi, perché alzarsi la mattina presto, andare in campo pratica quando c’è ancora poca luce, giocare senza nessuno che applaude le prodezze, consapevoli che – se tutto andrà

UN ESEMPIO DA IMITARE

Da tempo abbiamo parlato del Parco di Roma come il più fertile vivaio del golf italiano. Anni di lavoro sui giovani stanno portando i meritati frutti. All’Open d’Italia due dei sei dilettanti selezionati erano proprio del circolo romano: Renato Paratore e Giorgio De Filippi (recente vincitore dei Campionati Nazionali Medal). I due hanno rappresentato anche l’Italia nei Campionati del Mondo in Turchia. È un più che giusto riconoscimento per un club che da anni ha attuato la politica del golf rivolto ai giovani, che non ha lesinato energie e risorse a favore delle nuove leve. Tutto questo sta pagando con i molti titoli arrivati. Non solo: al Parco di Roma lo spirito di circolo – quello vero e sano – è vivo più che mai. Sono venuti in molti fino a Torino ad applaudire e sostenere i propri giocatori, coordinati da uno straordinario Claudio Amendola (nella foto) che guidava la claque: una lezione di sportività rara nel golf italiano e un esempio da imitare nei confronti di due ragazzi puliti che sanno onorare la maglia azzurra che portano e che, oltre alle famiglie, devono la loro educazione sportiva anche al circolo.

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bene – il premio sarà di qualche centinaio di euro in più, richiede davvero tanta forza interiore. Nell’ultima giornata dell’Open d’Italia ho deciso di seguire i due spazzarugiada di turno. Sono stato fortunato. Ho avuto a che fare con Josè Maria Olazabal (nella foto sopra a sinistra)e Ignacio Garrido (foto a destra), mica due Carneadi qualsiasi! Si sono alzati alle 5,15 (cinque e un quarto di mattina!), hanno fatto colazione in club house (era troppo presto per il breakfast nell’albergo dove alloggiavano), alle 6,45 sono andati in campo pratica (prima era troppo buio), hanno fatto un po’ (ma proprio un po’) di putting green e alle 7,30 erano sul tee di buon umore. Proprio mentre Garrido si accingeva a effettuare il primo colpo, l’orizzonte davanti è stato incendiato dal sole che sorgeva. Il sole: lo starter di Garrido e Olazabal.

A seguire i due eravamo solo io e il manager di Olazabal. C’era un silenzio irreale: su udiva distintamente il rumore del camion che puliva la strada a due chilometri di distanza, la colonna sonora era data dai corsi d’acqua che incontravamo. È stato fantastico: a un certo punto ho pensato di essere all’interno di un romanzo di Buzzati, invece che all’Open d’Italia. Coloro che, invece, erano consapevoli di essere all’Open erano Garrido e Olazabal i quali, da professionisti esemplari, si sono impegnati come se in competizione ci fosse il primo posto, hanno mostrato (pacata) soddisfazione per i birdie e palesi arrabbiature per i colpi non perfettamente riusciti (in effetti più Olazabal di Garrido). Sono veramente contento di avere seguito quei due spazzarugiada a quell’ora, in quel contesto magico: sono entrato in un angolo del golf sconosciuto ai più. Ma è stato tutto vero o me lo sono sognato? Guardo la pallina con l’autografo di Olazabal: è stato tutto vero! (Tony Calder)


S

Esulta lo scozzese Ramsey dopo aver imbucato alla 18: ha conquistato Crans (anche il sole applaude). 34 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


FIDA NELLE ALPI iTORNEI

Lo scozzese Richie Ramsay sconfigge avversari, maltempo e campo in un’edizione dell’Omega European Masters dal sapore siberiano DI

MARIA PIA GENNARO –

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GE T T Y IMAGES

I

primi tre giorni di gara non avrebbero potuto essere più simili all’inverno. Gelo, pioggia, vento, nebbia (con relative sospensioni), fairway fradici, giocatori intirizziti e temperature che non hanno mai superato i 5 gradi. Strano per la splendida località svizzera che ospita il torneo dal 1939 preparato, come d’abitudine, con l’attenzione al minimo particolare. Peccato per il Villaggio Commerciale, rinnovato e ampliato, dove il programma dell’intrattenimento era foltissimo e ricco di appuntamenti, sia per i giocatori che, nonostante arrivassero dalla Scozia, si sono trovati catapultati in un frigorifero, sia per il pubblico, che è arrivato in massa solo la domenica quando finalmente è uscito il sole. Il field era come sempre di ottimo livello con le stelle di Ryder Cup Paul Lawrie (che ha risentito nel finale della stanchezza della lunga stagione), Peter Hanson, Greg Norman (un po’ “âgé” ma sempre in grado di mostrare colpi straordinari), Colin Montgomerie, Rich Beem, Brendan Grace, il capitano di Ryder Cup e tutti e quattro i vicecapitano con Jiménez su tutti che, dopo un primo giro in 77, ha chiuso in 66 per l’11ma piazza. Con loro sono scese in

campo tutte le nuove leve dell’European Tour (Manassero, Lewis, Willet, Fleetwood, Wattel, Olesen e altri) che sono assolutamente da seguire. La prima cosa che Richie Ramsay ha fatto dopo aver chiuso il giro finale in 66 colpi per vincere l’Omega European Masters con quattro colpi su Fredrik Andersson Hed, Marcus Fraser, Romain Wattel e Danny Willett, è stata di ringraziare la sua fidanzata. Ramsay l’ha conosciuta ad Hazeltine nel 2006 in occasione del suo successo nell’US Amateur e si sposeranno il 21 settembre proprio nel circolo che ha visto nascere la loro storia d’amore. “Non penso che avrei potuto vincere senza di lei perché mi ha sempre sostenuto”, ha detto lo scozzese. È proprio per questo nuovo successo (in precedenza si era aggiudicato il South African Open nel 2009) che Ramsay ora vorrebbe gareggiare nel PGA Tour. “Certo che in Europa mi sento a casa ma ora con la nuova famiglia cambiano le prospettive”, ha dichiarato emozionato mentre si stringeva al petto il trofeo dove sono incisi nomi di grandi campioni come Bob Charles, Nick Faldo, Seve Ballesteros e Sergio Garcia, e fra le mani reggeva l’assegno di 350mila euro. N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 35


iTORNEI

SFIDA NELLE ALPI

MA CHE FREDDO FA..

Il green della 18 (a sinistra) nascosto da una spessa coltre di nebbia: è il terzo giro e il gioco viene inevitabilmente sospeso. Qui sotto, alle prese con temperature da autunno inoltrato: Richie Ramsey. Più in basso: Norman, Stenson, Mikko Ilonen e Casey.

SCELTE PESANTI

L’Omega European Masters è organizzato in collaborazione con l’Asian Tour, che dispone di 30 posti per i suoi giocatori. E i primi due pro rimasti esclusi sono stati Andrea Pavan e Federico Colombo. Facendo il classico giochino dello scaricabarile per la responsabilità delle scelte, l’European Tour e il Promoter hanno abilmente droppato i nostri due giocatori decidendo di attribuire gli ultimi inviti a disposizione (tenuti nella speranza di offrirli dopo Gleneagles a giocatori di nome) al pro locale Francisco Valera e a Kristoffer Broberg, stella emergente del Challenge Tour. Abbiamo trovato queste preferenze assolutamente discutibili, soprattutto se operate in questo periodo della stagione quando si stringono i tempi per il mantenimento della carta e bisogna approfittare di ogni occasione possibile. Non dico questo perché sono rimasti coinvolti due giocatori azzurri. Avrei pensato la stessa cosa in ogni caso, però trovo che dare la possibilità di giocare al maestro locale, ben lontano - da anni - dai circuiti, e a un giovane emergente (pur se fortissimo ma che si è già conquistato la possibilità di giocare nel circuito maggiore con le tre vittorie nel Challenge) sia irresponsabile e molto, molto ingiusto.

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CERCASI i CAMPIONI

MAJOR DISPERATAMENTE Mai come quest’anno Adam Scott è andato vicino a un titolo maggiore. La costanza mostrata nei quattro tornei è strabiliante; ma il suo tonfo all’Open Championship è altrettanto sorprendente. Eppure il ragazzo c’è, ha maturità e carattere. In altre parole, un protagonista della prossima stagione DI

M

ROBIN BARWICK –

entre Rory McIlroy cavalcava il fairway della 18 dell’Ocean Course di Kiawah Island con in pugno il titolo del PGA Championship (suo secondo Major), per Adam Scott si profilava ancora una volta una “quasi vittoria”. Con alcuni colpi sbagliati su un tracciato che non perdona il minimo errore e con un McIlroy irrefrenabile, l’australiano si è dovuto accontentare di un undicesimo posto a parimerito, con 11 colpi di ritardo rispetto al vincitore. “È stata una bella settimana”, racconterà comunque il trentaduenne in conclusione del torneo. “Se avessi giocato meglio le ultime buche del terzo giro e non mi fossi trovato all’inizio del quarto troppi colpi dietro ai leader, probabilmente oggi

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GE T T Y IMAGES

E

MERCEDES-BENZ

pomeriggio avrei potuto lottare per il titolo”. Insomma, non deprimersi per gli errori, ma analizzarli per migliorare.

ALLA CACCIA DI UN MAJOR Adam Scott, numero 5 del World Ranking al momento di questa intervista (realizzata nella tenda ospitalità MercedesBenz sulla buca 18 dell’Ocean Course), ha affrontato il torneo di Kiawah Island con un misto di emozioni: da una parte la forza e la consapevolezza di aver dimostrato quanto avessero torto coloro che pensavano alla fine della sua carriera dopo la débâcle a Lytham tre settimane prima; dall’altra la frustrazione di dover aspettare ancora otto mesi prima di poter lottare

ancora una volta per un Major (che poi sarà il primo della nuova stagione). “I Major definiscono la carriera di un giocatore”, sostiene. “Io addirittura pianifico il mio anno golfistico basandomi su quelle quattro settimane. Dal primo gennaio, la mia concentrazione si focalizza sulla preparazione del Masters; dopo penso solo all’US Open e così per gli altri due Major. Il mio obiettivo, durante questi tornei, è quello di trovarmi sul tee della 1 sicuro del mio gioco. E per ottenere questo la mia preparazione mentale è fondamentale”. Nulla è paragonabile a un Major ed è questo il motivo per cui negli ultimi anni Scott ha rinunciato ad alcuni tornei del Tour: nei primi quattro mesi del ® OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 39


iCAMPIONI

CERCASI MAJOR DISPERATAMENTE

® 2012 ha giocato solo cinque gare. È vero,

altre circostanze (come l’operazione alle tonsille e la cancellazione di due tappe alle Hawaii) lo hanno costretto; ma il suo motto è: “Meno, per ottenere di più”.

L’IMPORTANZA DI UNA PAUSA (PURCHÉ SIA FATTA BENE) “La più grande paura che un giocatore ha quando non partecipa a tornei per tre settimane è quella di essere meno competitivo alla ripresa. Se, però, si riesce a superare questo blocco, ci si rende conto che concedersi una pausa non può che creare benefici”, ammette Scott. “Il segreto

è rimanere concentrato e seguire rigide regole di allenamento anche se si è lontani dal Tour. Passare più tempo a casa senza grandi distrazioni è veramente molto produttivo. L’essermi preso una pausa dalle gare e aver lavorato molto duramente a casa mi ha dato una spinta psicologica e fisica: non solo sono tornato ancora più affamato di vittoria, ma la consistenza del mio gioco è notevolmente migliorata portandomi a sfruttare molto più il mio istinto. Corpo e mente hanno iniziato a lavorare all’unisono. Questo è stato il modo migliore per prepararmi ad affrontare i Major”.

TECNICA E FANTASIA Mentre il suo coach attualmente è il cognato Brad Malone, il suo primo insegnante fu proprio suo padre Phil, che

Alcuni momenti di Adam rubati durante lo scorso Masters. A sinistra è con il caddie Steve Williams.

lo seguì fino a quando non si trasferì a 19 anni negli Stati Uniti e non decise di affidarsi all’esperienza di Butch Harmon. “Da ragazzino e nei primi anni di professionismo, Adam era un giocatore molto istintivo”, ricorda oggi il Signor Scott, che segue tuttora il figlio sul Tour. “Poi diventò molto più tecnico, per poi tornare a basarsi sul suo istinto. Ora che Adam è diventato un giocatore più maturo, si è reso conto quanto la tecnica sia meno importante rispetto all’istinto. L’esempio perfetto è Bubba Watson che, nonostante non abbia un gioco costruito su basi tecniche, riesce a eseguire colpi meravigliosi e a ottenere vittorie importanti. Lo stesso discorso vale per il compianto Seve. La storia, del resto, ci ha mostrato come moltissimi giocatori di alto livello, che si siano dedicati interamente alla tecnica, hanno perso completamente la fantasia di questo gioco”.

UNA INVIDIABILE COSTANZA I risultati ottenuti nei Major del 2012 danno ragione alla teoria del Signor Scott: non solo Adam ha passato il taglio in tutti e quattro i tornei (non gli succedeva dal 2006), ma ha addirittura registrato piazzamenti interessanti. Ottavo al Masters (dove un putt sbagliato gli ha negato la possibilità di battersi con Watson per il titolo); secondo all’Open Championship, dopo aver dominato la gara per 68 buche; 15esimo all’US Open (ed è il risultato peggiore. Buttalo via!...); e 11esimo al PGA Championship. La media dei risultati ottenuti da Scott lo porta a ottenere una nona posizione. Mai nessuno, tranne McDowell nel 2010, ha ottenuto piazzamenti così alti nei quattro Major dello stesso anno. “Adam ha raggiunto un livello di gioco così alto che è pronto per vincere le gare più importanti”, afferma con sicurezza (e comprensibile orgoglio) suo padre. “Deve solo imbucare qualche putt in più”. “Penso che la sconfitta dell’Open mi abbia dato la spinta di cui avevo bisogno”, gli fa eco Adam. “Mi è sempre stato detto di avere le capacità per vincere un Major. Fino a quando però non ti trovi fisicamente in quella situazione, non ci credi al 100 per cento. L’esperienza dell’Open mi ha dimostrato che sono pronto, anche se non sono riuscito a conquistare il titolo”.

QUEL FINALE IMPREVEDIBILE E DANNATO Già, l’Open. L’Open Championship di Adam Scott certamente non si dimenticherà mai. Prima di arrivare al Royal Lytham, ha passato dieci giorni ad allenarsi nella bellissima cornice di Crans ® 40 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


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iCAMPIONI

CERCASI MAJOR DISPERATAMENTE

® sur Sierre. Poi, durante il Major, il suo

gioco era buono e gli score dei primi tre giri (64, 67 e 68) lo hanno portato in testa di quattro colpi sul nordirlandese McDowell. All’inizio del quarto giorno Scott sembrava troppo sicuro e concentrato per farsi scappare la vittoria. Ha mantenuto saldamente il comando e, quando ha imbucato il putt per il birdie alla 14, tutti avevano già chiaro in mente chi avrebbe abbracciato la Claret Jug. Addirittura nessuno ha dato particolare importanza ai putt sbagliati per il par alla 15 e alla 16. Ma poi Scott ha mancato il green alla 17 e ha perso un altro colpo, facendo in modo che Els - autore di un ottimo giro in 4 sotto il par - fosse a un solo colpo da lui. Dopo un

come quest’anno. Ma non ci ho messo molto tempo per riprendermi”.

AL TELEFONO CON GREG La storia di Scott a Lytham può essere riassunta nelle parole di Darren Clarke, vincitore dell’edizione precedente, che proprio su quel tracciato fu molto vicino a vincere il titolo nel 2006: “Il golf professionistico è durissimo e può far cadere in qualsiasi momento. Quando si gioca su un campo così impegnativo come il Lytham, anche solo il più piccolo errore o distrazione può buttarti fuori dal torneo in un attimo. Il gioco del golf dà e toglie molto; e inevitabilmente ti porta a cadere prima di avere successo”. Dopo il torneo, Scott ha programmato una settimana di vacanza, tornando a Crans, un posto dove poter passare qualche giorno per ricaricare le batterie. “È un posto meraviglioso”,

riconosce Adam, che durante l’anno vive a Nassau (Bahamas). “È uno dei luoghi che preferisco al mondo. Per un australiano andare sulle alpi svizzere e ammirare il paesaggio mozzafiato è una cosa meravigliosa. I paesini della valle sembrano città giocattolo. Amo molto quel posto e la mia casa lì”. Durante quei giorni di vacanza, Scott ha evitato di rispondere alle varie telefonate ricevute. Tranne a una, che gli ha fatto molto piacere: quella ricevuta da Greg Norman, suo idolo fin da quando era bambino, vincitore dell’Open nel 1986 e 1993, ma anche protagonista di cadute clamorose durante i giri finali di tornei importanti “È stato bellissimo ricevere la telefonata di Greg Norman. È mio grande amico e tifoso e si è assicurato che stessi bene. Mi ha detto di non mollare e di tornare ad allenarmi come prima”. Scott ha già tracciato dietro di sé una lunga strada di successi; ma certamente ha ancora una grande carriera che lo aspetta. E i risultati dei Major di quest’anno lo dimostrano inequivocabilmente. N Articolo scritto grazie al supporto di Mercedes-Benz, auto ufficiale di Masters, Open Championship, PGA Championship e Ryder Cup. La nuova Mercedes Benz City Golf App è ora disponibile.

primo colpo alla 18 nel bunker del fairway, una buona uscita e un approccio, Scott aveva ancora un putt di poco più di quattro metri da imbucare per poter accedere al play off con Els. Ma purtroppo un altro errore gli è costato il titolo. “Sinceramente in quel momento ero talmente sotto shock che non mi sono reso conto della situazione”, ha raccontato successivamente il giovane australiano, ammettendo anche di non aver mai guardato un video di quell’Open. “È successo tutto così in fretta: in un attimo ho perso tutto, avendo anche giocato bene. È particolarmente frustrante aver perso partendo dalla posizione in cui ero. Ma in fondo, a pensarci bene, ho lasciato quel Major esattamente come tutti gli altri: a mani vuote. Ne ho finiti altri in modo deludente, anche se ovviamente non sono mai stato così tanto vicino a vincerlo 42 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Momenti di gioco, ora più rilassati ora concentrati, ad Augusta. Sotto, una potente “distrazione”.


Sarà un successo.

GLI EVENTI DI

PA RT N E R S


PRIMENOVE TOUR

SPONSOR

Il sogno di Pelz

“Pallina di Cristallo, Golf Gourmet” choltès, brand di elettrodomestici da S cucina alto di gamma, ha lanciato con AIGG, l’Associazione Italiana dei

Giornalisti Golfisti, la prima edizione del premio “Pallina di Cristallo, Golf Gourmet” premiando, durante l’Open d’Italia a Torino, il migliore tra i ristoranti coinvolti dal Torneo Challenge dell’Associazione. Il premio è stato istituito da Scholtès per rafforzare la partnership con l’Associazione ed è stato consegnato niente meno che da Matteo Manassero, di cui Scholtès è sponsor ufficiale dal 2010, al Ristorante del Golf Club Cherasco. www.scholtes.it N utti noi saremmo felici di possedere T un green nel nostro giardino. Una cosa piccola, per praticare un po’ di putt e

approcci. Ma il coach del gioco corto di Phil Mickelson, Dave Pelz, è andato oltre. Molto oltre. L’ex ingegnere missilistico della NASA ha raggiunto il nirvana con un sistema di ben sette green sintetici, che coprono quasi due ettari del giardino posteriore della sua casa in Texas, tutte repliche in miniatura di buche famose. L’incredibile struttura di pratica non è aperta al pubblico; solo ai suoi amici e clienti del Tour. Il guru del putting ha una versione mini del famoso par 3 della 17 al TPC Sawgrass, completo di traversine e lago. Ha i green della 12 e 13 dell’Augusta National, con il Rae’s Creek che si snoda di fronte, poi la 14 e la 17 di Pebble Beach e la Road Hole dell’Old Course. Inoltre, c’è

un green di 64 metri per praticare i putt più lunghi e diverse aree di partenza da cui tirare. “È qualcosa che nessuno ha mai avuto, che io sappia. Devi essere un pazzo per fare una cosa del genere”, ha ammesso. “E io sono più pazzo che ricco. È il lavoro della mia vita, quello che ho sempre desiderato fare”. Il 72enne ha poi aggiunto: “Ho sempre pensato che avrei voluto vivere sul campo da golf. Ma mi sbagliavo, volevo vivere intorno al golf”. N 0-43 i record di Mickelson nei Major prima di lavorare con Pelz

TOUR

250mila dollari la cifra per cui Pelz ha venduto la sua idea di putter 2-Ball

Qualis pater...

20 i brevetti americani che possiede Pelz per idee relative al golf

GOLF CLUB

Terme di Saturnia Stay and Play campo da golf toscano IPlay”,lhameraviglioso ideato il Programma “Stay and valido per tutto il 2012 (esclusi

ponti e festività) che prevede: soggiorno minimo di due notti con prima colazione a buffet presso il ristorante Aqualuce affacciato sulla Sorgente Termale, 1

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green fee 18 buche al giorno, uso della Sorgente Termale, Bagno Romano, Sauna, Bagno Turco, Cascate di acqua termale e passeggiata mattutina guidata a partire da 353 euro a persona in camera doppia. www.termedisaturnia.it N

e non fosse che Javier ha i capelli un po’ più lunghi, fa impressione la somiglianza col leggendario papà Severiano Ballesteros. Javier è balzato agli onori delle cronache dopo la sua prima, importante vittoria nell’Abierto di Madrid, torneo per dilettanti nel quale ha recuperato tre colpi nell’ultimo giro. Studente di Legge, una carriera già spianata nel Banco di Santander, istituto di credito di livello mondiale fondato dal suo bisnonno, portata avanti dal nonno e ora da una zia, non dimentica la passione paterna. D’altro canto il DNA non è acqua e Javier ricorda che “Papà mi diceva di giocare con le mie qualità. Ma il golf per me è solo una passione, mi alleno appena posso ma sono molto impegnato con gli studi, che per me sono la cosa più importante”. A 22 anni regge benissimo il peso del cognome che porta e del nome della mamma, Carmen Botin, che ha contribuito a dargli un’educazione rigida. Per il momento cresce bene, anche golfisticamente. Talis filius... N

S

LETTI PER VOI

THE UNSTOPPABLE GOLFER Bob Rotella, guru indiscusso a livello mondiale per quanto riguarda la psicologia sportiva applicata al golf, ci presenta in questa sua ultima fatica riflessioni utili (perché pratiche, immediate e di facile applicabilità) sul rapporto tra gioco corto e mente. L’autore ci insegna a superare le paure che ci prendono quando la palla finisce in un bunker, quando abbiamo un putt da un metro, un chip delicato o un approccio con la palla a pochi metri dal green. E la paura si supera utilizzando la mente per raggiungere uno stato di calma in cui il focus è su una cosa sola: la buca. Le “regole” di Rotella, a ben vedere, sono semplici: rimanere concentrati sull’obiettivo, visualizzare il colpo, vincolarsi alla routine e accettare qualunque risultato si ottenga. Regole immediate, ma la cui applicazione richiede una vita intera: anche questo è il fascino del golf. Bob Rotella, The Unstoppable Golfer. Trusting Your Mind & Your Short Game to Achieve Greatness, Free Press, 2012, EUR 16,92 (rilegato), EUR 9,99 (Kindle)

SAND, WATER & GREEN Un libro decisamente insolito per il panorama italiano, e già per questo l’accogliamo volentieri: Sand, water & green è infatti un volume dedicato all’architettura dei campi da golf. In edizione bilingue italiano-inglese, presenta la storia dell’architettura dei campi da golf e analizza la geometria quale scienza regolatrice delle forme e delle funzioni connesse a un campo da golf. L’ultimo capitolo è dedicato alla disabilità e a come la progettazione può superare l’impasse. Comprendere il pensiero e il ragionamento che stanno dietro ai luoghi che tanta gioia ci danno può essere un passo verso un maggior apprezzamento del campo medesimo; senza dimenticare il fatto che, come sostiene l’autore nella Premessa, “spesso in architettura golfistica siamo di fronte a spettacoli naturali talmente affascinanti che sembra difficile siano stati concepiti da mente umana”. Danilo Redaelli, Sand, water & green. Golf progetto e paesaggio, Maggioli, 2010, 198 pp., EUR 49


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf EVENTI

Uniti per donare un sorriso l 25 settembre si è svolta, nella Iseconda splendida cornice di Gardagolf, la edizione di “In buca per un

sorriso”, Pro- Am benefica a favore della ricerca sulla sindrome di Dravet. Matteo Manassero (testimonial e amico della Onlus veronese Dravet Italia promotrice della gara), Costantino Rocca, Federico Colombo e Silvio Grappasonni erano solo alcuni dei numerosi professionisti che hanno aderito alla causa partecipando con entusiasmo a un evento caratterizzato da allegria e agonismo. L’invito è stato inoltre accolto con piacere da altri sportivi come lo sciatore Michael Mair o l’ex-pilota di

Formula 1 Luca Badoer. “Ho fatto del golf la mia vita e – mi auguro – il mio futuro”, ha detto Manassero. “I successi che ho ottenuto sono il risultato di passione, tenacia e sacrificio, miei e della mia famiglia. Per combattere una malattia come la Sindrome di Dravet, l’impegno e lo sforzo di pochi non bastano: serve l’aiuto di molti. Per questo ho scelto di contribuire come ambasciatore di Dravet Italia. Il mio piccolo sforzo, insieme all’aiuto di tanti altri, può aiutare a vincere questa lotta”. Prima della gara Isabella Brambilla, presidente di Dravet Italia Onlus, e lo staff tecnico scientifico, composto dai migliori esperti di questa

sindrome, il Prof. Bernardo Dalla Bernardina, il Prof. Renzo Guerrini e la dottoressa Charlotte Dravet, hanno spiegato in una conferenza stampa quali sono gli aspetti di questa terribile malattia e come un contributo possa aiutare in concreto la ricerca nel migliorare la vita dei bambini affetti dalla sindrome. In questa occasione è stato anche presentato ufficialmente Dravet Diary, un’applicazione che fornisce strumenti efficaci alle famiglie impegnate nell’assistenza dei propri bambini, per cercare di migliorare la convivenza con la malattia e al contempo fornire ai medici dati precisi e sempre aggiornati per

individuare la strategia di cura più adeguata. Oltre al diario è in corso di realizzazione il Registro della Malattia, un unicum in Europa che si pone finalità di ricerca. A seguire, le squadre sono scese in campo per sfidarsi su una lunghezza di 18 buche con formula Pro-Am due score su quattro; a conquistare il gradino più alto del podio è stata infine la squadra capitanato da Federico Colombo. Alla fine della gara, tutti i partecipanti si sono riuniti sul putting green per un aperitivo seguito dalla premiazione condotta da Silvio Grappasonni e l’estrazione – come sempre guidata dalla simpatia di Giorgio Mastrota – dei premi messi in palio dai numerosi sponsor che hanno appoggiato questa meravigliosa giornata. www.dravetitalia.org N

L’Associazione Dravet Italia Onlus nasce con l’intento di migliorare la qualità della vita dei bambini affetti da una grave e rara forma di epilessia associata a disturbi dello sviluppo neuropsicologico che insorge nel primo anno di vita, conosciuta con il nome di sindrome di Dravet. La malattia comporta per i piccoli pazienti trattamenti farmacologici in grado di limitare in misura variabile le crisi e le loro eventuali conseguenze, ma non di risolvere la patologia in modo definitivo. Grazie alla collaborazione con lo staff tecnico scientifico, la Onlus ha oggi realizzato due importanti progetti che aprono la strada a una mappatura sempre più precisa della malattia, concentrando l’attenzione sull’importanza del monitoraggio costante della sua evoluzione durante le varie fasi della crescita. Tra queste, Dravet Diary è il primo progetto interamente auto finanziato dalla Onlus. Si tratta di un’app scaricabile gratuitamente dall’AppStore e fruibile da pc, smartphone e tablet nella versione web.

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PRIMENOVE EVENTI

Tutti con Chicco na giornata splendida e curata in U ogni minimo particolare in linea col carattere dell’ospite. Stiamo parlando

della quarta edizione della “Glebb & Metzger – Francesco Molinari Golf Cup” svoltasi, come da tradizione, al Circolo Golf Torino – La Mandria, le cui insegne sono portate nel mondo dal Chicco nazionale. Una partecipazione record di 112 giocatori che hanno decretato il successo di questo Invitational sempre più prestigioso, edizione dopo edizione. Francesco è stato a disposizione di ospiti, amici e giornalisti per un fine benefico a favore della “Fondazione Cecilia Gilardi” di cui il nostro campione è testimonial. Interviste, quattro chiacchiere con ospiti,

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un pranzo veloce mentre tutti erano impegnati in campo e due immancabili ore di campo pratica, visto che ha dichiarato: “Alla Ryder gli impegni extra golfistici sono moltissimi, e bisogna far tesoro dell’allenamento nei giorni precedenti”. Terminata la gara, Chicco si è cimentato in una divertente esibizione nella quale ha sfidato il “mago” Marco Berry e l’olimpionico di canoa Lorenzo Carboncini, “nuovo acquisto” del golf e già appassionato. Vincitore della medaglia d’argento a Sydney nel “quattro senza” e quarto nel “due con” a Londra, deciderà a breve se scendere in gara anche a Rio de Janeiro. Non sappiamo cosa sperare: una grande perdita per il

canoismo o un ottimo acquisto per il golf? L’evento, che si è concluso con una cena a cui hanno preso parte oltre 170 persone, è stato reso possibile anche grazie al supporto di sponsor d’eccezione: da AXIS Communications ed Euphon, che hanno messo a disposizione la loro competenza per riprendere e trasmettere in diretta su un grande schermo di 6x3 metri l’arrivo sul green della 7, a Curtiriso, dal Gruppo Paglieri a Il Fior di Loto, da K-Air a Orologi Par Zero, da Raspini Salumi a San Bernardo fino a Erreà, anche quest’anno sponsor tecnico. Aurora Penne ha donato a Chicco una coppia di preziose penne “tricolori” appositamente realizzate quale tributo alle sue performance sportive passate e come augurio per le future. La giornata è stata solo l’ultima di una “tre giorni” in cui si è spaziato dalla

raffinata cucina e si è arrivati al grande golf passando per la beneficenza. Glebb & Metzger ha organizzato una serata gourmand, presso l’Accademia di cucina Food Lab, dove Molinari si è trasformato in cuoco per una serata coinvolgendo i propri amici in una cooking session durante la quale ha preparato originali e deliziose ricette liberamente ispirate ai migliori piatti gustati dal campione nelle principali club house del mondo. Il giorno successivo Francesco ha invece preso parte alla serata di beneficenza a favore della “Fondazione Cecilia Gilardi Onlus” svoltasi presso la Boutique “San Carlo dal 1973”. Per l’occasione, Molinari, a margine della raccolta fondi diretta a favore della Fondazione, ha autografato le scarpe Nike Lunar Swingtip - CG, ideali non solo per il golf, ma anche per lo skate, per il running e per il surf. N


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf SPONSOR

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Chervò sbarca al El Corte Ingles el mese di settembre Chervò ha N inaugurato due nuove aperture all’interno di El Corte Inglés in Spagna.

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A Marbella e Madrid sono nati due nuovi corner che portano avanti il processo di sviluppo dell’azienda anche all’estero. Lo stile chic-tech Chervò viene messo in risalto dal concept dei due corner, che riproducono nello spazio a disposizione i colori, gli arredi e il mood del flagship store di Costermano inaugurato lo scorso marzo. www.chervo.it N

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TOUR

6 (BALL POCKET)

7 (HAT BADGE)

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TaylorMade versione Lytham quattro Major sono un grande business terza volta. 3. il salvagente è un tributo Igiocatori, per i produttori di golf così come per i alla RNLI (Royal National Lifeboat ma nessuno fa quanto Institution fondata nel 1824), che perse 27

GOLF CLUB

Sempre più eccellenza oyal Park I Roveri è il primo campo R d’Italia a ottenere il titolo di Leading Golf Course of Italy, riconoscimento

conferito dall’organizzazione europea The Leading Golf Courses che dal 1999 si occupa di creare una guida autorevole per valutare in modo oggettivo i migliori circoli di golf presenti in un Paese sotto l’abile guida del Managing Director Juan Miguel Ferrer. Attualmente è presente in forma cartacea, Ipad e IPhone, in Svizzera, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e, a partire da settembre, è attiva anche in Italia. Per il primo anno, vanterà quattro circoli nazionali. La sede è al Royal Park I Roveri, che ha già in bella mostra la targa di “Campo Leading”, ovvero la garanzia di qualità assoluta valutata dai “tester” in base a ben 100 caratteristiche. La guida è assolutamente sopra le parti, scevra di ogni influenza di carattere commerciale e assolutamente indipendente. Queste sono caratteristiche

che la rendono unica e assolutamente affidabile. L’obiettivo generale del progetto è quello di creare un sistema di eccellenze che sia funzionale anche al miglioramento e alla crescita del turismo legato al golf in ogni Paese Leading, cosa che potrà essere utile per lo sviluppo dell’Italia come meta per il turismo d’eccellenza. Al momento, su 25 possibili campi Leading preselezionati, ne sono già stati testati 13 in tutta Italia. Tra questi il Royal Park I Roveri è risultato il migliore, non solo a livello nazionale, ma anche nell’Europa continentale, ottenendo un punteggio di poco superiore a nientepopodimeno che Valderrama. Il tutto con voti da 1 a 4 che i tester (1.600 in tutta Europa, rappresentanti di ogni categoria di handicap e sesso), assegnano a 100 caratteristiche fornendo anche commenti e immagini a giustificazione. Su un massimo quindi di 400 punti, il Royal Park ha quasi fatto l’en plein! N

TaylorMade. Negli ultimi anni, la casa manifatturiera ha fornito ai suoi giocatori sacche, cappellini e headcover specifici per ogni Major, ognuno con un design che racconta la propria storia. Ecco la spiegazione del logo usato per il Royal Lytham: 1. il viola sulla corona rappresenta Violet Talbot e la sua stretta amicizia con la Regina Mary, che ha aiutato il Lytham ad assicurarsi il titolo “Royal” negli anni 20. Le tre stelle sulla corona sono in prestito dallo stemma della famiglia Clifton, una delle più importanti del Lytham & St Annes dalla metà del XX secolo. Le dieci punte della corona sono un ricordo del fatto che l’Open Championship è stato al Lytham 10 volte dalla fondazione del club nel 1886. Quella di quest’anno è stata l’undicesima. 2. il vessillo rosso è un’ode alla Champions Belt, il trofeo in palio per l’Open Championship fino al 1870, quando Young Tom Morris lo mantenne in modo permanente dopo aver vinto il titolo per la

uomini di Lytham in un unico salvataggio nel 1886. 4. il mulino a vento è un cenno a uno dei punti di riferimento più famosi della cittadina, il Mulino di Lytham, e un ricordo delle condizioni tipiche di vento che prevalgono sul percorso. Le tre finestre rappresentano la prima buca par 3 del Lytham, l’unico par 3 d’apertura nella rotazione delle sedi Open. 5. le iniziali TL stanno per Tom Lehman, pro del TaylorMade Tour Staff: la sua vittoria a Lytham nel 1996 l’ha reso il primo americano a vincere qui da Bobby Jones 70 anni prima. 6. il magnete e il numero 203 si riferiscono ai 203 bunker del percorso e di come hanno un’attrazione magnetica sulle palline. 7. nel 1969, il potenziale vincitore Tony Jacklin fece un prodigioso drive dalla 18 durante l’ultimo giro. Il commentatore Henry Longhurst rimase in silenzio finché la palla non ebbe finito di rotolare prima di esclamare la famosa frase: “Oh. Che storia!”. N

SPONSOR

Tre star per Ping ing ha annunciato di aver P confermato la sponsorizzazione di tre top player del mondo con nuovi

contratti pluriannuali. Lee Westwood, Bubba Watson e Louis Oosthuizen sono al fianco di Ping fin dall’inizio delle loro carriere. “Personalmente è stato gratificante veder crescere il loro successo confermando il potenziale che abbiamo visto in loro agli albori”, ha

detto John A. Solheim, presidente & CEO Ping. “Il successo nel golf è molto difficile da ottenere, per loro è un riconoscimento al grande lavoro che fanno e noi siamo orgogliosi di aver giocato un ruolo importante nell’aiutarli a raggiungere un livello così elevato, fornendo attrezzatura personalizzata e supporto sul Tour. Ci rappresentano a livello globale in modo esemplare”. I tre giocatori avranno cappellino, sacca e 11 bastoni Ping, compresi driver e putter. N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 47


PRIMENOVE EVENTI

Star del golf sotto il segno di Schüco 28 e 29 luglio si è svolta la quarta Ipiùledizione dello Schüco Open, l’evento importante che si svolge in Germania anche per la qualità del field ricco di star di questo sport. Per “celebrare l’arte del golf”, Schüco, gli ambasciatori del marchio e alcuni dei più importanti giocatori internazionali si sono incontrati al Gut Kaden Golf & Country Club vicino ad Amburgo. Martin Kaymer, Bubba Watson, Dustin Johnson, Álvaro Quirós, Miguel Ángel Jiménez, Pablo Larrazabal,

Colin Montgomerie, Geoff Ogilvy, Ian Poulter, Grégory Havret, Thomas Levet, Peter Hanson, Henrik Stenson, Thorbjörn Olesen e Oliver Wilson sono solo alcuni dei grandi nomi che hanno reso lo Schüco Open un vero spettacolo. Il programma prevedeva, nella giornata di sabato, lo Schüco Match Play, cui hanno preso parte 16 giocatori con formula 4 palle. A seguire l’esclusiva Players’ Night con gli ambasciatori del marchio Schüco. Domenica, 30 professionisti hanno

invece giocato lo Schüco Open 2012 su 18 buche. Si è trattato, a detta di tutti, di una due giorni di allegria e di puro amore per il golf. Il team composto da Martin Kaymer e Bubba Watson ha vinto il prologo dello Schüco Open 2012. In un contesto da sfida all’ultimo colpo, Henrik Stenson, Bubba Watson, Peter Hanson, Geoff Ogilvy, Martin Kaymer, Miguel Ángel Jiménez, Maximilian Kieffer e il dilettante tedesco Benedict Staben hanno sconfitto il Team I per 19.5 - 16.5.

Ma il vero vincitore della gara è stato Henrik Stenson, che ha realizzato il giro in 66 (- 7). “In entrambi i giorni ho visto visi sorridenti intorno ai fairway e lungo l’intero percorso. Sono proprio questi i momenti in cui amo il mio lavoro!”, ha commentato. A minare la sua vittoria ci aveva provato Álvaro Quiros, che però poi ha mancato il putt per il birdie sul green finale e ha chiuso a 67 (- 6). “25mila spettatori sotto la pioggia sono stati un risultato incredibile e hanno reso l’evento un vero successo”, ha commentato Tanja Brinks, direttore marketing globale Schüco. N

TOUR

È questa la pallina del futuro? questa la palla che potremmo È trovarci tutti a giocare tra qualche anno? Si tratta di un prototipo “short”

testato dalla R&A sui dilettanti, che ha caratteristiche di volo simili a quelle di una palla normale, ma non va ugualmente lontana. È stata provata da 90 giocatori in un evento R&A in Svezia quest’estate, e analizzata in diversi dettagli. Il marchio della palla non è stato rivelato, ma un partecipante ha detto che le fossette e lo stile del logo gli hanno dato l’impressione che fosse un prodotto Bridgestone. Un giocatore, che ne ha provate due, ha detto: “Ho 43 anni e sono 2 di handicap, con una velocità della testa del bastone di più di 160 km/h. Dal tee ho un gioco solido e abbastanza lungo (240/250 metri). Ho notato una differenza sostanziale con la palla R&A, soprattutto nel vento – non all’impatto o in volo, ma nella posizione in cui mi sono ritrovato dopo i drive. In buche da drive sembrava di usare un ferro 7, un 5 o addirittura un 4, con la palla R&A. I drive sottovento andavano a 220/230 metri, al massimo. Pensavo di 48 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

aver colpito un gran drive su una buca da 370 metri ma me ne mancavano ancora 157 alla buca. In altre parole, era il golf che giocavo 15 anni fa”. Un altro tester ha detto: “Mezzi colpi facevano sembrare la palla morta e non andavano avanti. Questa mancanza di volo è stata, per me, più evidente negli approcci, in cui colpi

non pieni vedevano la palla atterrare incredibilmente corta. In occasione degli ostacoli d’acqua è stato il caos per tutti noi. Colpi corti avevano risultati fatali. La palla rotolava bene sui fairway tagliati. Erba bagnata o sottile e acqua stagnante, invece, rendevano la rendevano un macigno. Puttare non ha

dimostrato differenze di rotolo o feel”. È chiaro che le istituzioni che regolano il golf sono preoccupate per le palline da un po’ di tempo. L’R&A ha annunciato che stanno studiando palle da golf che fanno distanze ridotte da almeno sette anni, anche se nessuna di queste ricerche è mai stata resa nota. L’R&A ha detto: “Facciamo molte ricerche, e questo è solo uno dei tanti test”. Ma perché utilizzare dilettanti per testare palle “short” quando chiaramente dovrebbero essere i pro a farlo? N COSA VUOLE SAPERE L’R&A Ogni partecipante al test ha dovuto compilare un’intervista prima e dopo il giro, nella quale si chiedeva: Q Qual è il tuo hcp o score medio? Q Qual è la tua distanza media con il driver? Q Che bastone usi da 110, 130, 150 e 170 metri? Si chiedeva anche di dare un grado di valutazione, con una scala da 1 a 5, per: Q Cosa ti dà più soddisfazione: drive lunghi, precisione, buoni approcci, buoni putt o buono score? Q Come hai scelto la tua pallina attuale: per il marchio, il prezzo, la distanza, lo spin o il feel?


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf EVENTI

È l’ora di Dodo alla nascita dell’universo, D presumibilmente e secondo la conoscenza umana, inizia il trascorrere

del tempo. I cambiamenti materiali e spaziali regolati dalla fisica determinano, secondo l’osservazione, il corso del tempo. Tutto ciò che si muove nello spazio si trasforma anche a livello temporale. La percezione del “tempo” è la presa di coscienza che la realtà di cui siamo parte si è materialmente modificata. Nel linguaggio di tutti i giorni spesso si usa il tempo come misuratore di distanze, per indicare la durata di un percorso (come ad esempio: “mezz’ora d’automobile”, “un giorno di viaggio”, “10

minuti di cammino”). L’unità di misura standard del Sistema Internazionale è il secondo. In base a esso sono definite misure più ampie come il minuto, l’ora, il giorno, la settimana, il mese, l’anno, il lustro, il decennio, il secolo e il millennio scanditi dagli orologi, gli strumenti per la misurazione del tempo. Ed è a Edoardo Molinari che abbiamo fatto delle domande sul suo rapporto col tempo nel corso di un incontro con il suo nuovo sponsor, appunto un marchio di prestigiosi contaminuti. Ovviamente svizzeri, i Cimier vengono realizzati nel cuore della confederazione con movimento al quarzo o meccanico

proseguendo una tradizone iniziata nel 1924 e ripresa con entusiasmo e passione da Martin Bårstch, la cui filosofia è che “non possiamo sapere cosa ci porterà il tempo, però possiamo renderlo piacevole”. Un orologio Cimier porta con sé tutte le promesse di un vero prodotto elvetico: dinamicità e modernità, materiali di pregio e qualità, prestazioni e stile. Il campione italiano porterà le insegne della cresta, il logo Cimier, in alto nel mondo e per la presentazione di Dodo a giornalisti, retailer e clienti non c’era location migliore del circolo di Torino dove Edoardo è nato e cresciuto golfisticamente. Una giornata trascorsa in sua compagnia, prima con una golf clinic nella quale si è dedicato a tutti i presenti cui ha dato preziosi consigli, poi per 18 buche dove Edoardo si è diviso fra i vari flight giocando con tutti. N

Cos’è il tempo? Sono molto organizzato e preciso per cui ho un rapporto molto stretto col tempo. In anticipo o puntuale? Direi in anticipo perché preferisco arrivare prima e fare tutto con calma. Mattina o sera? Mattina tutta la vita. Il modo migliore per sfruttare il tempo? Non sprecarlo cercando di vivere ogni minuto facendo il massimo. Cosa significa sprecare il tempo? È una cosa che non mi piace fare perché, con la nostra vita, di tempo libero ne abbiamo pochissimo. Buttare via il tempo significa sprecarlo. Mancano quattro anni alle Olimpiadi, come ti organizzi e come seguirai la tua squadra visto che ne sei il capitano? Credo che tutti noi che giochiamo a un certo livello sappiamo cosa fare per essere pronti e gestirci al meglio, per cui penso di non dare consigli a nessuno. Credo sia fondamentale lavorare bene a casa. Quattro anni sembrano tanti ma in effetti passano molto velocemente quindi penso sia bene iniziare a mettersi sotto sin da subito. Quanto tempo dedichi alla tecnologia? Molto. Appena ho del tempo libero mi piace navigare in internet e sono molto curioso di leggere i “tweet”. Il tuo “twitter” preferito? Direi Luke Donald: lo fa raramente ma quando scrive sono cose importanti. Oltre a Westwood. Tutti e due dicono sempre cose giuste e vere, sanno prendersi in giro... Sono molto divertenti! Per che cosa vorresti essere ricordato? Per l’impegno che metto in ciò che faccio. Come consideri il tempo trascorso a tavola con gli amici? Rilassante, anche perché mi capita raramente e me lo godo. Si parla di tutto staccando la spina, si ride e si scherza... Hai mai regalato un orologio? Sì, più volte, soprattutto ad Annina, mia moglie.

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PRIMENOVE EVENTI

Un bis di solidarietà per la Fondazione Diabete opo il grande successo della prima D edizione (La Pinetina, 13 luglio), la Fondazione Italiana Diabete ha replicato a Monticello la sua Pro-Am a sfondo benefico, organizzata da GOLF@360. La famiglia Zeni, fondatrice della FID, ha voluto nuovamente mettere in campo tutto il suo entusiasmo per promuovere, sensibilizzare e raccogliere fondi a favore del diabete di tipo 1, malattia autoimmune, di cui la Fondazione è il primo attore italiano nel campo della ricerca. Sia lo scopo benefico che la ricchezza dei premi in palio hanno spinto un centinaio di giocatori a recarsi a Monticello in una piovosa mattina di fine agosto. Omaggi personalizzati, profumi Soprani e dolci specifici per diabetici SZ

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hanno già da subito ricompensato lo sforzo dei tanti entusiasti, che sono stati poi accolti da un improvviso sole estivo al momento della partenza shot-gun nel primo pomeriggio. Le squadre si sono affrontate questa volta con la classica formula di due score su quattro sul poco conosciuto ma molto tecnico percorso Blu di Monticello. Ottimi i risultati dei vincitori, e per le prime due squadre classificate prestigiosi orologi Tonino Lamborghini. La giornata si è conclusa con la consueta e ancora più ricca lotteria benefica. Oltre infatti al prezioso supporto di Cargo Nord Spa, la Fondazione ha avuto moltissimi sponsor tecnici che hanno contribuito con i loro prodotti per dar vita al sorteggio di tanti premi fra coloro che hanno

acquistato i biglietti, sia direttamente il giorno della gara, sia via web nei giorni precedenti. Il soggiorno per due al Lawford’s Hotel in Kenya offerto da Malindi Key è stato come sempre il premio più ambito, subito seguìto da buoni per 5mila euro in tessuti pregiati di Fede Cheti, maglie autografate dell’Inter, superlativi salmoni affumicati Alisur e moltissimi altri premi. La giornata si è conclusa festeggiando tutti i vincitori con un rinfresco nella accogliente club house del circolo, sempre sotto l’obiettivo attento del fotografo Enrico Nistri e della Web TV di Golf Today. La Fondazione Italiana Diabete dà appuntamento per i nuovi e tanti eventi in programma per il 2013. www.fondazionediabete.org N

CLASSIFICA PRO-AM FONDAZIONE ITALIANA DIABETE Monticello, 31 agosto 2012 1º Lorenzo Brambilla, Filippo Brambilla, Paolo Lovisetti, Leonardo Gherardi (130). 2º Riccardo Marin, Elena Leonesio, Stefano Mondelli, Federica Cerami (133). 3º Gianluca Baruffaldi, Giuseppe Bellia, Giancarlo Savinelli, Claudio Garbin (133). 4º Enrico Biffi, Giordano Ticozzi, Giuseppe Maggioni, Alberto Varenna (135). 5º Vittoria Valvassori, Nicola Pitrè, Barbara Arlati, Cristian Rusconi (135). Nearest to the pin buca 17: Barbara Arlati (3,14 mt) e Alessandro Iania (1,8 mt). Driving Contest buca 7: Stefano Banfo e Bianca Bossi.


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf ACADEMY

Reale Golf School: next stop “La Fermata” l Golf Club La Fermata si trova a Spinetta Icornice Marengo, all’interno della suggestiva del resort omonimo. A pochi passi

dal centro di Alessandria, è facilmente raggiungibile sia da Milano che da Genova. Il Club si snoda attraverso un paesaggio incantevole ed è dotato di 40 postazioni sull’erba e 20 su tappetini, di cui 10 scoperte e 10 coperte. Un impianto di illuminazione permette di praticare fino a sera anche d’inverno. La scuola golf dispone inoltre di postazioni riscaldate. Nella struttura è presente una buca par 3 per esercitare il gioco corto; un putting green, prevalentemente piano, per un allenamento più tecnico del putting; e svariati bunker con differenti caratteristiche. La scuola si avvale del maestro Andrea Reale, membro della Reale Golf School, con cui si possono fissare lezioni individuali. Saranno inoltre organizzate golf clinic per adulti principianti e per giocatori già esperti. Al Golf Club La Fermata c’è poi la Reale Golf

Academy, la prima scuola in Italia a offrire ai ragazzi fino a 24 anni un programma che ogni anno li seguirà per dodici mesi sotto ogni profilo. L’iniziativa nasce dall’esperienza del pro Andrea Reale, da 15 anni allenatore specializzato di giovani e già maestro di numerosi golfisti di successo; Andrea, insieme allo staff della RGS, seguirà personalmente ogni atleta. Alla base di questo Centro Tecnico c’è la convinzione che ogni golfista deve sentirsi

sempre supportato e motivato dal proprio maestro, condividere gli obiettivi e dare il massimo per raggiungerli. Solo un allenamento serio e continuativo può dare la soddisfazione di conseguire i propri traguardi. La Reale Golf Academy si distingue per essere indirizzata solo a ragazzi con un’attitudine agonistica verso il golf, che verranno seguiti in ogni dettaglio. Nei mesi invernali si investirà principalmente sulla tecnica e, grazie a golf

clinic specifiche, i ragazzi saranno pronti a iniziare la stagione delle gare. Durante la stagione, la preparazione sarà invece legata alla scelta delle gare più adatte, con relative prove campo e allenamenti particolari. Il programma personalizzato, basato su un pacchetto di lezioni individuali, sarà ampliato da dieci giornate di training, circa una al mese, da svolgere insieme agli altri atleti della scuola. Lo spirito di gruppo verrà anche sviluppato tramite la preparazione e la partecipazione ai Campionati a Squadre. A ogni atleta verrà richiedesto un serio impegno: dopo ogni gara il ragazzo si relazionerà con il professionista e dovrà compilare le statistiche di gioco, fondamentali per ottimizzare il lavoro di allenamento. Il programma verrà preparato tra novembre e dicembre, tenendo presente il calendario gare e i singoli impegni dei ragazzi. All’interno del Golf La Fermata è da provare il resort in cui poter soggiornare in occasione di allenamenti intensivi. N


PRIMENOVE EVENTI

Centrato l’obiettivo alla Bagnaia stata una gara entusiasmante È quella che si è svolta al Royal Golf La Bagnaia il 17 settembre: la prima

edizione della Pro-Am La Bagnaia, promossa dal club senese e la Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus. Una giornata all’insegna della solidarietà e del divertimento, di grande successo per la presenza di professionisti molto quotati, alcuni giunti direttamente dall’Open d’Italia, ed ex calciatori come Giancarlo Antognoni, Luigi Sacchetti, Gaetano Fontana e Stefan Schwoch, accanto ai soci fondatori della Onlus, Gianluca Vialli e Massimo Mauro. Insieme a loro, campioni dell’European Tour come lo spagnolo Rafael Cabrera-Bello e Pablo Martin, lo scozzese Stephen Gallacher, gli azzurri Domenico Geminiani, Lorenzo Gagli, Andrea Pavan, Federico Colombo e l’amico della Fondazione Peppo Canonica. Due universi sportivi, il golf e

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il calcio, si sono ritrovati a Siena, uniti per raggiungere un importante obiettivo benefico a favore della ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica. Il ricavato della manifestazione è stato interamente devoluto al finanziamento del progetto PETALS II coordinato dal Prof. Piero Salvadori del CNR Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa, in collaborazione con la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Pisa e dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR di Napoli. Il progetto, vincitore del Bando AriSLA 2010, ha un valore economico di 55.800 euro. A vincere la Pro-Am La Bagnaia è stata la squadra capitanata da Pablo Martin con Andrea Zola, Ivan Consoli e Maurizio Merlo. Nella classifica individuale, il primo dei pro è stato Rafael Cabrera-Bello, che ha stabilito il nuovo record del campo (66 colpi). Dietro di lui Andrea Pavan e Federico Colombo (67 colpi). “La gara è stata entusiasmante

– ha detto Vialli – in una location splendida”. “Speriamo di ripetere questa esperienza in futuro”, ha aggiunto Mauro. Per la realizzazione dell’evento è stato prezioso il sostegno del Main Partner SPE Società Pubblicità Editoriale di Monrif Group, il gruppo della famiglia Monti Riffeser; i Media Partner Sky Sport, QS fascicolo sportivo di QN Quotidiano Nazionale - il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Hanno contribuito, inoltre, al successo dell’evento: Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio Firenze, Banca Etruria, Unipol, Terna, Confesercenti Nazionale, Linea Più – Universo Sport, H19, Clarins Cosmetici, Italforni, Alberto Drudi, presidente Camera di Commercio di Pesaro e Urbino, Gianfranco Santi, presidente Azienda Speciale Terre Rossini e Raffaello, Andrea Pierotti, sindaco di Acqualagna, e le eccellenze enogastronomiche della Provincia di Pesaro e Urbino. Inoltre, per

la prima volta nella suggestiva cornice de La Bagnaia Resort, il sabato precedente la gara si è svolto un concerto di musica classica che ha riunito eccellenti musicisti provenienti da diversi Paesi del mondo, condotti dal carisma della violinista Dora Schwarzberg che ha abbracciato gli ospiti in un percorso musicale davvero affascinante. www.fondazione vialliemauro.com N VINCITORI 1ª PRO-AM ROYAL GOLF LA BAGNAIA Classifica individuale: 1º Rafael Cabrera Bello (66) 2º Federico Colombo e Andrea Pavan (67) Classifica squadre: 1º Pablo Martin, Andrea Zola, Ivan Consoli, Maurizio Merlo (132). 1º lordo: Lorenzo Gagli, Giancarlo Antognoni, Andrea Squarcetti e Alberto Cassano (139). 2º Rafael Cabrera Bello, Gianluca Vialli, Bruno Riffeser Monti, Giovanni Mannucci (136). 3º Federico Colombo, Andrea Riffeser Monti, Matteo Riffeser Monti, Romi Gai (140).


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf CIRCUITI

Una finale“all in one” enerdì 31 agosto e sabato primo V settembre è andata “in scena” la finalissima della Coppa Colmar, il torneo

di golf che ha appassionato più di 1.500 giocatori nelle sue 10 tappe che si sono svolte sui migliori campi da golf della penisola (e non solo). A fare gli onori di casa il presidente di Colmar, Mario Colombo, che ha accolto tutti i finalisti del circuito accorsi per contendersi il titolo di campionissimi. È stata una due giorni intensa, in cui gli ospiti sono stati invitati in un lussuoso motorhome al Golf Club Milano e hanno potuto anche provare il brivido della Formula 1 sul simulatore messo a disposizione da Red Bull, esperienza indimenticabile con il Gran Premio di Monza alle porte (in programma per la settimana successiva). Al Gran Finale sono intervenuti tutti gli amici di Colmar, i testimonial, i co-sponsor e tutti coloro che hanno sostenuto con entusiasmo questo circuito giunto alla sua terza edizione. Tra i testimonial della linea di

abbigliamento dedicata al golf che l’azienda di Monza produce dal 2010 – e che grazie alla tecnologia dei tessuti e alla perfetta vestibilità sta riscuotendo grande successo – Edoardo Molinari ha fatto la sua prima apparizione pubblica dopo l’intervento al polso e prima di giocare la 69ma edizione del BMW Italian Open presented By CartaSi. Insieme al grande Costantino Rocca si è prestato simpaticamente al fuoco incrociato delle richieste di foto e autografi dei presenti, oltre a quelle arrivate dai bambini che li hanno aspettati e ammirati alla Golf School Zappa. Insieme a loro c’erano anche i pro Marco Crespi, Claudio Viganò, Gregory Molteni e gli sciatori Kristian Ghedina, Paolo De Chiesa e Daniela Ceccarelli che, insieme al comico Ale Betti, hanno animato la serata, con la premiazione dei vincitori, una cena di gala e la ormai famosa estrazione di premi messi in palio dagli sponsor. Primo fra tutti, il soggiorno di una settimana per due persone a Le Touessrok sull’isola di

Mauritius, uno dei golf resort più esclusivi al mondo. A seguire i premi messi in palio dai partner che hanno accompagnato i giocatori in queste tappe, tra cui le confezioni del raffinato

cioccolato artigianale Guido Gobino, gli occhiali da sole Serengeti, una fornitura di Red Bull e i magnum di Champagne Ayala distribuito da Meregalli. www.colmar.it N VIAGGI

Il Paradiso del golf uogo veramente incantevole, L il Paradis Hotel & Golf Club della catena Beachcomber è

situato nella zona sud ovest dell’isola di Mauritius. Immerso in un giardino tropicale privato di 150 ettari, stupisce con una spiaggia chilometrica considerata tra le più belle e lunghe dell’Oceano Indiano, dove si possono praticare tutti gli sport acquatici, dalla vela alla pesca d’altura e allo sci d’acqua. L’alta gastronomia negli otto ristoranti soddisfa le esigenze di tutti i palati. Sono inoltre a disposizione Mini Club per bambini dai 3 ai 12 anni con programmi giornalieri e una fantastica Spa by Clarins. Di proprietà del resort è il Dinarobin Golf Club, 18 buche da campionato e, in 20 minuti, sono raggiungibili anche i campi di Bel Ombre e Tamarina Golf, entrambi 18 buche di ottimo livello. Quote a partire da 1.520 euro. www.acentro.it N

OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 53


PRIMENOVE CURIOSITÀ

Triplo ace per George eorge Wilkinson è diventato l’eroe del G Kenilworth GC, vicino a Coventry, dopo aver realizzato tre incredibili hole in one alla stessa

CALZATURE FATTE A MANO CON PELLAMI PREGIATI, MORBIDE E CONFORTEVOLI IMPERMEABILI GARANTITE

buca in quattro settimane. L’82enne ha ottenuto lo straordinario risultato con il suo fidato legno 9 sul par 3 da 128 metri della 7. “Non riesco a crederci”, ha detto il 22 di handicap. “Gioco a golf da 60 anni e non mi ci sono mai nemmeno avvicinato a un ace; adesso ne ho realizzati tre in quattro settimane. Quando sono entrato in club house dopo l’ultimo tutti si sono alzati in piedi e sono scoppiati in un applauso. L’unico problema è che mi sta costando parecchio in drink ogni volta che gioco la buca!”. N EVENTI

USA

UK

SCOTTISH

ITALIAN

Olimpiadi, adidas e il Tamigi na cerimonia per festeggiare il golf come U prossima disciplina dei Giochi Olimpici 2016. Così Dustin Johnson e Sergio Garcia si

sono sfidati il 23 luglio su un green galleggiante posto sul Tamigi, sullo sfondo la celebre torre di Londra, il Tower Bridge. Ai loro piedi le adidas Crossflex, ideate per celebrare il grande ritorno del golf a cinque cerchi. N

CURIOSITÀ

A Torino nasce il Museo dello sport orino sempre più capitale sportiva. T A novembre, nello stadio Olimpico, aprirà il Museo dello sport. Il progetto prevede

IRELAND

ENGLAND

www.fmgolf.it 54 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

WALES

l’allestimento di una mostra, di un punto vendita e di un ristorante. Racconterà, con mostre permanenti e temporanee, le gesta dei grandi dello sport mondiale: Livio Berruti; i fratelli del golf, Francesco ed Edoardo Molinari; gli azzurri campioni del mondo; fuoriclasse della Formula 1 e della boxe, Ayrton Senna e Muhammad Ali; campioni del motociclismo come Marco Simoncelli. All’interno del museo, inoltre, con la collaborazione dei volontari già impegnati nelle Olimpiadi 2006, verrà aperto il primo punto Info sport della città, presso il quale si potranno ricevere notizie su tutti gli appuntamenti sportivi in città. N


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

IPSE DIXIT

«Una palla finirà sempre più lontana se spedita nella direzione sbagliata». M. RYAN

TOUR

Il Pro Tour incorona Quintarelli in Trentino el corso del BMW Italian Open N presented by CartaSi era stato presentato l’Internorm Trentino Dolomiti

TOUR

Orange crush obra ha lanciato il suo driver special edition per Rickie Fowler. C Il giocatore americano è ben noto per il suo abbigliamento arancione che indossa la domenica, e ora Cobra ha lanciato un AMP

driver coordinato dopo aver lavorato fianco a fianco con la star americana (grande esclusa) di Ryder Cup. Dopo aver presentato a novembre 2010 un driver dalla testa bianca, il Presidente di Cobra e Puma Bob Philion è ora eccitato dall’ultima innovativa rivelazione della casa produttrice. “Questo driver speciale rappresenta ciò che Cobra Golf sta portando al gioco, un ambìto pacchetto di performance, innovazione e stile”, ha detto. La special edition è caratterizzata dalla tecnologia Cobra E9, che aumenta la distanza grazie a una maggiore superficie della faccia, così che anche i mezzi colpi possano raggiungere buoni yardage. In realtà la combinazione di questa tecnologia con il design del doppio rotolo aumenta davvero la dimensione dello sweetzone del 30%, concedendo più tolleranza per colpi fuori centro. Gli ingegneri hanno anche spostato 15 grammi di massa più in profondità e indietro nella testa della bastone per aiutare i giocatori ad alzare la palla più facilmente. L’Adjustable Flight Technology rimane, e questo permette ai giocatori di modificare l’angolazione della faccia da due gradi più aperta a due più chiusa, per aiutare a dare la giusta forma ai drive. Il design è caratterizzato dalla testa color arancio brillante e ci sarà anche una confezione coordinata dello stesso colore. “È stato molto divertente lavorare con il team Ricerca e Sviluppo di Cobra su questo driver”, ha detto Fowler. “Abbiamo fatto qualche giro di prova prima di trovare il giusto Sunday Orange e poi abbiamo deciso di usare lo stesso shaft che gioco io sul Tour. Si è dimostrato ottimo nei test e ha un look molto cool. Penso che i fan lo adoreranno”. Il nuovo driver Special Edition Orange AMP costa 329 sterline ed è disponibile nella versione destra per uomini con loft 9.5º e 10.5º, sia stiff che regular. In UK verranno venduti solo 500 pezzi. N

Golf Open, settima prova del Pilsner Urquell Pro Tour inserita in calendario nell’Alps Tour e in programma dal 20 al 22 settembre. Era la seconda edizione del torneo e vi hanno preso parte una sessantina di italiani, sui 132 giocatori del field di alto profilo, con i primi dieci giocatori dell’ordine di merito e 11 nazioni rappresentate. Il Pilsner Urquell Pro Tour si sta rivelando un’ottima vetrina per i giovani e sta mettendo in luce diversi golfisti italiani. E infatti, al Dolomiti, ha vinto Niccolò Quintarelli con 208 colpi (-11). Gli italiani sono stati assoluti protagonisti della gara perché il 23enne veneziano, pro dal 2011, con un giro finale in 65, miglior parziale assoluto, ha avuto la meglio in un convulso finale su altri due azzurri, Alessandro Grammatica e Luca Galliano. Al vincitore è andato un assegno di 5.800 euro (su 40mila di montepremi), che l’ha portato al quinto posto nell’ordine di merito e quindi in “zona carta” per il Challenge Tour 2013, e il Trofeo CartaSi quale primo degli italiani. La gara è stata anche un’ottima vetrina per la Val di Non, divenuta un richiamo per tutti i giocatori della Regione. Il Golf Club Dolomiti, l’unico campo a 18 buche del Trentino, si caratterizza per una doppia anima: le prime nove buche all’interno del bosco, le seconde più aperte con scorci mozzafiato. Sponsor dell’evento è stato per il secondo anno Internorm, produttore austriaco di serramenti. Partner istituzionali: Azienda per il Turismo Val di Non e Trentino Marketing Spa. La Pro Am Rasom Wood Technology ha fatto da prologo con 30 squadre che si sono confrontate con la formula “Par is the amateur’s friend”. Interessante il coinvolgimento del pubblico: oltre all’accesso gratis, gli spettatori hanno potuto partecipare all’estrazione di alcuni premi tra cui un abbonamento al club per tutta la stagione. In occasione dell’evento l’Azienda per il Turismo Val di Non ha inoltre ideato l’offerta “Golf stay and play”: dal 22 settembre e fino a fine stagione soggiornando in Val di Non si gioca gratis al Dolomiti. www.visitvaldinon.it N

IPSE DIXIT

«Il golf è un inutile tentativo di dirigere una sfera incontrollabile verso un buco inaccessibile con strumenti inadatti allo scopo». WINSTON CHURCHILL


PRIMENOVE MID AM GENERATION

UNA DOMANDA, MILLE RISPOSTE

Che cosa ti ha insegnato il golf nella vita di tutti i giorni? MARCO VILLA

accettare gli errori.

Tantissime cose, ma la più importante è sicuramente quella di essere tenace e saper

GIORGIO BEROLDI

Mah, che forse se avessi praticato meno magari adesso sarei sposato? A parte le battute e non volendo scadere in luoghi comuni devo dire che mi è capitato spesso di pensare a quanto sia stato fortunato a poterlo praticare (credo che se non avessero costruito un golf davanti al campo da tennis dove giocavo forse adesso sarei anch’io a dire che è un gioco per vecchi...). Gareggiare, giocare, visitare posti incantevoli, tutto ciò è bello, emozionante, intenso come tutte le grandi “passioni”. Per rispondere alla domanda forse posso dire che mi ha insegnato a non lamentami troppo dei problemi della vita di tutti i giorni, visto che c’è gente meno fortunata di me. Posso anche aggiungere di aver scoperto che non tutti sono quello che sembrano e che quindi è meglio aspettare “qualche giro” prima di giudicare. RODOLFO PESATI

Mi ha insegnato che quando sembra fatta ti frega; ma anche che quando tutto gira male, basta poco per riprenderti. Quindi, mai abbassare la guardia!

56 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

CURIOSITÀ

DIAMO I NUMERI

Not Important People n ricco calendario gare caratterizza U da anni e anni il Golf Club di Crans. Peccato che, negli ultimi anni, si siano

ALL’OPEN D’ITALIA

moltiplicate le gare a invito riservate a pochi eletti. Così, quasi per gioco, nove anni fa è nata la Coupe N.I.P de Crans su idea di Stefano Pini Prato. Una gara che ogni anno cresce sempre più, con richieste di partecipazione che iniziano ad arrivare mesi prima. Aumentano esponenzialmente anche gli sponsor che elargiscono omaggi di grande pregio: Salvatore Ferragamo, Hedge Invest, tornabuoni Arte, Idascratch, Gianni Butti, Restaurant Le Cervin, Boecker Steilmann, Terme di Saturnia, Verdura Golf & Spa Resort, Gallia Palace Hotel, Golf Hotel Punta Ala, Acaya Golf Resort, Argentario Golf Resort & Spa, Hotel Roccamare, Torre Maizza, Hotel Cala del Porto, Hotel La Bussola, Antica Torre di Via Tornabuoni, Acentro, Golfcenter, Golf Today, Golf Club Crans-sur-Sierre, Toscana Resort Castelfalfi, Golf Club Punta Ala e Bellettini Golf Shop. Tutti i resort hanno offerto soggiorni e green fee e poco importa i nomi dei vincitori: tutti, ma proprio tutti gli 82 partecipanti sono stati premiati durante la bellissima cena alla Bergerie du Cervin offerta da Julius Bar. Pini Prato è ripartito subito con l’organizzazione

410

volontari che hanno inviato l’adesione

280 la media giornaliera al lavoro

DICIASSETTE i componenti della troupe di Sky

DUE

della gara dell’anno prossimo. Golfisti Non Importanti, fatevi sotto: la richiesta è alta, la location splendida, il divertimento assicurato e i premi golosi! N

TOUR

Tadini e la quarta vittoria lessandro Tadini ha vinto, dopo una A lotta serrata, l’ECCO Tour Championship, torneo del Challenge Tour che si è svolto in Danimarca ad agosto. Si è trattato della sua quarta vittoria, che l’ha proiettato al nono posto del Ranking. “Sono molto, molto felice. Ho giocato incredibilmente bene questa settimana, soprattutto sul green. Ho meritato di vincere il torneo. Spero di poter mantenere questo feeling per gli eventi prossimi e per il resto della stagione. Quando sono arrivato in Finlandia tre settimane fa, non avevo fiducia del mio swing. Ma lentamente l’ho ritrovato dopo un sacco di pratica. Spero di poter continuare a salire ancora più in alto in classifica”, ha dichiarato dopo la vittoria. Dopo aver giocato in modo altrettanto valido le gare successive, Alessandro Tadini è al

gli albatross nella storia del torneo. Boyd nella quarta giornata alla 8 e Steve Webster nella terza del 2011, alla 11

79

i giorni di stop di Dodo Molinari per l’intervento al polso

313

giornalisti e fotografi accreditati

15.000 panini confezionati (e mangiati!) nella settimana

momento ottavo nella classifica del Challenge Tour, posizione che gli garantirebbe la carta per l’European Tour 2013. In bocca al lupo! N

DUEMILA pasti giornalieri preparati da Patrizia Cerva, gestore del Royal Park


IL PUNGIGLIONE

notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf TOUR

Oscurità al vertice bbiamo catalogato le presenze ai A Major dei Numeri Uno del mondo e ne è emersa una interessante statistica.

Luke Donald ha ottenuto un indesiderabile “asterisco” all’ultimo US Open, registrando per la decima volta da quando è nato l’Official World Ranking nel 1987 la situazione che vede il No. 1 mancare il taglio in un Major.

L’asterisco, però, è ancora più vergognoso perché, al contrario di Greg Norman (3) e Tiger Woods (2), che come lui hanno totalizzato più di un taglio mancato da Numeri Uno, Donald (2) l’ha fatto in sole cinque partenze. La tabella sotto riporta le apparizioni nei Major dei Numeri Uno e dimostra il dominio di Norman e Woods.

Ma, considerando la grandezza di questi giocatori, gli 11 che hanno partecipato ad almeno un Major da No. 1 hanno totalizzato un record impressionante, con una sola stupefacente eccezione. Ben sette di loro hanno una media score sopra il par, con lo stesso Donald a +22 nelle sue cinque partecipazioni. Solo Tiger Woods è di gran lunga sotto par con un fenomenale -114 registrato nei suoi 48 Major giocati da miglior giocatore al mondo. N

TIMELINE: I NO. 1 NEI MAJOR SONO CAMBIATI 17 VOLTE DAL 1987

TABELLA: I NO. 1 NEI MAJOR (IN ORDINE CRONOLOGICO)

EVENTI

Divertente, turistico e democratico il golf di “Street Golf”, l'evento “on È the road”, che ha trasformato la Città Alta di Bergamo in un divertente e

straordinario 9 buche. Migliaia gli spettatori che hanno seguito le gesta sportive di 168 giocatori per le vie dello splendido borgo rinascimentale che, sabato 22 settembre, ha offerto uno scenario unico e incantevole, trasformando le vie storiche in lunghi fairway, gli incroci e le piazze in green occasionali. Piazza Vecchia, salotto buono della Bergamo storica, è diventata tee della 1, green della 9, area ospitality e location naturale per la premiazione e il buffet

che ha fatto da epilogo al bizzarro evento golfistico. Molti i curiosi e i turisti entusiasmati dalla manifestazione, che ha dato loro modo di visitare e conoscere le vie più caratteristiche di Città Alta, che per l'occasione ha visto un'ottima e professionale partecipazione delle attività commerciali confermando quanto il golf sia non solo un'attività sportiva ma anche un incredibile strumento turistico. Quattro bastoni – ferro 8, pitch, sand e putter – un buon numero di palline di gommapiuma, (studiate appositamente per evitare danni) e tanto agonismo erano gli unici elementi a disposizione dei giocatori che hanno occupato i soli

cinque podi disponibili di questa Louisiana stravagante e fuori dal comune . L'obiettivo primo di “Street Golf” è quello di avvicinare il pubblico al gioco del golf, portandolo fuori dai tradizionali club e puntando alla massa, per sfatare l'idea di sport d'élite. Numerose le aziende sponsor ufficiali: Allianz Bank, Immobiliare Percassi, Audi Bonaldi, F.lli Beretta, UBI Assicurazioni, Serafino Consoli, il Polaresco Residence, Green Island, Cap Gomme, Mazzoleni & Partners, Golf4, Metal Group, Il Pianone Ristorante, Mulberry&Murier, Progetto Giardino,La Marianna, LVF. www.streetgolf.it N

AIUTATEMI!! ci risiamo! Al ritorno dalle vacanze, il E Pungiglione torna con le sue rimostranze su ciò che accade nel nostro mondo, sempre

più bistrattato da personaggi che purtroppo per disinformazione – o, peggio, per menefreghismo – creano danno e disagio a tutti coloro che amano non solo il gioco in quanto tale, ma la correttezza e il rispetto per persone e cose che contraddistingueva il golf. Perché mi riferisco al passato? Perché, ormai, in quasi tutti i campi che regolarmente frequento, compreso il mio, non faccio che alzare pitch-mark sui green, riparare quando possibile divot eccetera. Nota per i bifolchi: i pitch-mark sono quei buchi che la vostra palla lascia sul green e i divot sono quei lembi di fairway grandi come delle fiorentine che non rimettete al loro posto. Mi auguro che a questi maleducati, durante una gara, la palla finisca dentro un divot e, arrivati in green, abbiano sempre un pitch-mark sulla linea di tiro. Purtroppo, però, a volte capita anche a me e, quando succede, non finisco mai di ringraziare con parole mie questi “signori”. Ma cosa vi costa? Vorrei spiegare a costoro che il danno non è solo golfistico, ma anche economico per il circolo. Ore di manutenzione in più per il personale a fine anno pesano sui bilanci spesso già precari. In vacanza, nel campo dove mi sono recato il giorno di ferragosto, ho contato una media di 8-10 pitch-mark sui green, ma non solo, intorno alle buche, sembrava avessero arato. Al rientro al mio campo, sul green della 1... stessa cosa! Non parliamo poi del gioco lento! Nessuno pretende che si facciano tiri lunghi e dritti, tuttavia, con piccoli accorgimenti, si può essere più veloci. Comunque, la grande notizia è che cedere il passo a chi è più veloce non è un disonore, ma un semplice atto di cortesia. Tralascio ovviamente le urla o il rumore in genere, mentre altri stanno tirando, senza parlare di un giocatore che si è presentato sul tee in tuta; sì, proprio in tuta e scarpe da jogging, cosa da indurre Marco Mascardi a strapparsi uno ad uno i suoi monumentali quanto preziosi baffi. In conclusione, quello che temo è che tutto questo altro non sia che lo specchio di quel che accade quotidianamente nella nostra società, a prescindere dal golf. Forse, se ognuno di noi si impegnasse almeno in campo, a rispettare e a far rispettare queste elementari regole di civiltà, tutti ne trarremmo dei benefici. I circoli, per ragioni di cassa, o di scarsa disponibilità di personale, non intervengono quasi mai, quindi va tutto demandato ai singoli. Mi piacerebbe che si potessero inserire domande sull’etichetta all’esame sulle regole per i neofiti, e, durante la Caccia all’handicap, almeno un membro della commissione sportiva vigilasse a scopo educativo su queste cose. Non voglio ammettere che abbia ragione il Direttore del mio circolo, quando sostiene che per questi problemi, ormai, è una battaglia persa. Golfisti di buona volontà, a costo di risultare antipatici, intervenite! Aiutatemi! Enzo Baiardo OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 57


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CHE ELEGANZAQUESTO SWING

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Il fortunato circuito fa tappa a Is Molas con il sostegno di una prestigiosa griffe. Un riuscito connubio tra sport e fashion, che ha acceso la competitività dei partecipanti

Una giornata all’insegna dell’amicizia e della cordialità. Ma anche di una curiosa sfida tra giocatori sardi e quelli in arrivo dal continente.

C

ome mancare a un appuntamento che ormai è un must? Da tutta Italia sbarcano in Sardegna tanti Mid per disputare il Trofeo Castangia, sponsor tradizionale del Mid-Amateur Golf Trophy sin dal suo inizio. Alberto Grilletti, titolare del punto vendita di Cagliari inaugurato più di 150 anni fa, è alla sesta generazione alla guida dell’azienda, nella quale molto è rimasto inalterato: la ricerca della perfezione nei dettagli, l’eleganza inconfondibile dei modelli, l’orgoglio di servire una clientela raffinata e cosmopolita. Un marchio che ricorre nelle lettere di Antonio Gramsci, vive in pieno il miracolo economico italiano e arriva di slancio ai giorni nostri. Hollywood lo

60 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

scopre nel 1987: Michael Douglas, il cinico finanziere di Wall Street (il famoso film di Oliver Stone) buca lo schermo e conquista un Academy Award con indosso un indimenticabile doppiopetto Castangia. Anche oggi sono tante le icone dello spettacolo, della politica e dell’economia che, in tutto il mondo, affidano l’immagine del proprio successo a un capo firmato Castangia.

CI SI GIOCA LA RYDER Ed eccoli i Mid schierati al via per la quattro giorni che li ha visti incuranti della torrida estate italiana, per la “loro” gara e per la Ryder Cup Is Molas, consueta sfida – su tre giornate da coltello fra i denti – che

vede opposti i giocatori del Continente agli isolani e che ha visto i sardi tornare al successo dopo due anni. Esordio fra i finalisti per Alessio Aiana, che si confronterà a Barlassina il prossimo 16 ottobre per conquistare l’ambitissimo posto sull’aereo per la settimana da favola al Constance Belle Mare Plage The Resort a Mauritius. N MidAmateur Golf Trophy 2012

XXXIII TROFEO CASTANGIA

Golf Club Is Molas, 12 agosto 1º Alessio Aiana, 63; 1º lordo Aldo Miglior, 74; 2º Marco Gnalducci, 71; 2º lordo Stefano Banfo, 78; 1º lady Carolina Scotti, 73.


Da sinistra: Francesco Basani, Niccolò de Lucis ed Edri Baggi premiata da Liana Aschini.

foto Pons

A sinistra, il ricordo di una splendida giornata. Qui sopra, Claudio Ramazzotti insieme a Liana Aschini.

SE CHIUDI BENE,VINCI

Mid AMATEUR

DI

MARIA PIA GENNARO

Non si intende solo uscire bene dalle ultime buche, ma di avere una buona occlusione dentale. Lo ha insegnato una nuova tappa del circuito, che ha unito score e postura

G

rande successo a Bogogno per il Trofeo Brux, new entry del MidAmateur Golf Trophy, nel primo appuntamento del fitto calendario del dopo vacanze. In campo moltissimi nomi fra i pilastri dell’Associazione, alla caccia di un posto in finale. A parte Paula Cabella, solida giocatrice del confinante Castelconturbia che respirava l’aria di casa, sono andati a premio volti nuovi che scenderanno in campo a Barlassina per il posto in finale. Score di tutto rilievo MidAmateur Golf Trophy 2012

TROFEO BRUX

Circolo Golf Bogogno, 2 settembre 1º Claudio Ramazzotti, 67; 1º lordo Niccolò de Lucis, 71; 2º Francesco Basani, 71; 2º lordo Marco Gironi, 76; 3º Paula Cabella, 72; 1º signore Edri Baggi, 77.

nonostante le molte difficoltà del tracciato Bonora che, una volta in più, si è dimostrato un test impegnativo anche per i Mid, il cui livello di gioco è sempre elevatissimo.

IL BITE DEL RISCATTO Alla tenda ospitalità, sempre ottimamente allestita e luogo di ritrovo dopo il gioco, oltre a degustare lo spumante Valdo, i tecnici di posturometria di Brux hanno effettuato test gratuiti ai partecipanti. In moltissime discipline sportive a livello professionistico è posta l’attenzione da parte degli specialisti sull’importanza di eseguire un’accurata analisi dentale negli atleti per evidenziare la presenza di un’occlusione non equilibrata che può compromettere la postura e la qualità della prestazione. Infatti, quando l’occlusione dentale è identificata e

riequilibrata con l’uso di un bite, ne consegue un immediato miglioramento della postura a tutto vantaggio di una migliore coordinazione motoria e una riduzione degli infortuni muscolari. Non solo i professionisti possono trarne beneficio; ma soprattutto chi pratica un’attività sportiva amatoriale, e ha una risposta meno rapida nel compensare la presenza di una para funzione, può immediatamente riscontrare, durante la pratica sportiva, un aumento della resistenza e della concentrazione a tutto vantaggio dell’efficienza, del risultato e del benessere. Ecco perché è fondamentale, per chiunque voglia ottenere beneficio dalla propria attività sportiva, eseguire una valutazione dell’occlusione dentale perché, con una spesa misurata, il beneficio può essere impagabile. N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 61


ULTIMA FERMATA,ROMA

Mid AMATEUR

DI

MARIA PIA GENNARO

Cura della persona e benessere di scena nella capitale, a contorno di una gara combattuta e appassionante. Che ha spianato la strada alla finale

Protagonisti di giornata (da sinistra): Marco Villa, Lorenzo Dussoni, Liliana Stepanov, Andrea de Cicco. Nelle sue tende ospitalità, lo sponsor ha offerto utili accessori per la cura e l’igiene personale.

I

l Parco di Roma non poteva che registrare il pienone per il Trofeo Koh-I-Noor, sia perché questa è stata l’ultima possibilità prima della finale del 26 ottobre sia perché l’importanza della sede e la location a pochissimo dal centro della Capitale era un’occasione da non perdere. La sfida è stata decisamente molto sentita da tutti i partecipanti. La lotta per il successo è arrivata sul filo di lana per Liliana Stepanov, che ha siglato lo stesso score di Mario Bazzucchi e Lorenzo Dussoni, mentre nel lordo l’olgiatino Andrea De Cicco ha battuto per un sol colpo Antonio Scalera. A tutti sono andati gli omaggi dello sponsor

62 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

oltre agli ambìti cesti a estrazione, sempre offerti dal padrone di casa Koh-I-Noor, l’azienda del “Made in Italy” che racconta l’ambiente bagno come un mondo di benessere e design.

L’ARTE DEL BAGNO Nato nel 1930, il brand si è esteso con la produzione di spazzole per capelli, pennelli da barba, specchi da trucco e tutto quanto occorre per la cura della persona. Nel 1995 prende vita la divisione Arredo Bagno, con prodotti disegnati dallo studio interno e ideati per durare nel tempo e trasmettere allegria. Il tutto grazie al

sapiente utilizzo delle materie plastiche dalle mille forme e colori, leggerezza, igienicità, resistenza all'abrasione e ai graffi. Colore ma anche capacità sensoriali: texture, finiture, rilievi, effetti di trasparenza e opacità. N MidAmateur Golf Trophy 2012

TROFEO KOH-I-NOOR

Golf Club Parco di Roma, 8 settembre 1º Liliana Stepanov, 71; 1º lordo Andrea De Cicco, 75; 2º Mario Bazzucchi, 71; 2º lordo Antonio Scalera, 76; 3º Lorenzo Dussoni, 71; 1º signore Antonella Raco Barchiesi, 74.


I premiati al termine di una tappa combattuta e, a destra, Martino Scavini, Gianmario Rossi, Mario Villa e Giuliana Colavito.

A sinistra: Camilla Dettori, Niccolò de Lucis, Piercarlo Gera e Roberto Gallavresi. Sopra: Giulio Ghisolfi, Angelo Mascolo e Luca Ceresoli.

UNA TAPPAPER SOGNARE

Mid AMATEUR

DI

MARIA PIA GENNARO

Un campo splendido in una cornice incantevole ha entusiasmato i partecipanti della tappa alessandrina. Che sono stati conquistati dalla bellezza del percorso e coccolati dai servizi del circolo

“F

airway come moquette di gran pregio, green meravigliosi, velocissimi ma morbidi, un disegno divertente e intrigante”: queste le parole di un partecipante al Trofeo Golf Valcurone, sedicesima tappa del MidAmateur Golf Trophy svoltasi sul giovane MidAmateur Golf Trophy 2012

TROFEO GOLF VALCURONE

Golf Club Valcurone, 16 settembre 1º Giulio Ghisolfi - Angelo Mascolo, 66; 1º lordo Giuliana Colavito - Mario Villa, 70; 2º Martino Scavini - Gianmario Rossi, 67; 3º Stefano Banfo Paola Sordelli, 67; 1º coppia mista Piercarlo Gera Camilla Dettori, 69.

ma già perfetto campo che copre un’area di 75 ettari a Momperone, in provincia di Alessandria, a soli 40 minuti da Milano e Genova. Voluto dalla comunità montana delle valli Curone, Grue e Ossona è nel cuore della valle, zona di tartufi, pesche, fragole, vini di qualità e tante altre prelibatezze culinarie.

QUELLA IRRESISTIBILE SPA E dopo il golf sul campo vario e sempre diverso nulla di meglio di una Day Spa multifunzionale e dotata di piscina esterna, solarium, idromassaggio con mini Spa, tepidarium, bagno turco, sauna, wasser paradise, cascata di ghiaccio, docce emozionali, aroma e cromoterapia, sala

relax, tisaneria, area benessere ed estetica, area fitness, per una perfetta realizzazione del detto “mens sana in corpore sano”. Ma un corpo sano ha anche bisogno di nutrimento ed ecco il club pronto a sfamare anche i più golosi con i prodotti del territorio e della regione. In club house si respira il profumo del tartufo e quello del vino Timorasso, in un campionario di aromi che invogliano e soddisfano. Sono in molti che hanno deciso di trascorrere il weekend o addirittura trasferirsi nel Borgo Antico, nel Borgo Nuovo o nel Borgo Corona. Tre residenze, alcune delle quali ancora da ultimare, che hanno permesso a costruzioni abbandonate di riprendere vita dopo anni di abbandono. N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 63


GIRO DILOMBARDIA iCIRCUITI

28 gare di qualificazione, 3.500 partecipanti, 84 finalisti, un match-play e due ingressi in Formula Uno: ecco, in sintesi, il felice svolgimento di un challenge molto... energetico

cinque buche in ogni prova del Regionale. Le ultime cinque buche di una gara sono quelle dove statisticamente il livello di gioco diminuisce, cala la concentrazione e si commettono più errori. È il momento di maggiore stanchezza fisica e l’ultima buca diventa un miraggio. È proprio in questo momento che Red Bull entra in campo e aiuta nello sprint finale: in questo caso, mettendo in palio un premio d’eccezione per il vincitore assoluto del torneo, per vivere da protagonista le emozioni della F1.

SPRINT FINALE

Il vincitore durante la premiazione e (sotto) una foto di gruppo con le otto ragazze che hanno fatto da caddie ai finalisti.

I

l Circuito Golf Lombardia, challenge patrocinato dalla Regione Lombardia, dal Comitato Regionale Lombardo della Federazione Italiana Golf e dalle Province Lombarde, ha decretato i suoi vincitori. Il Regionale Golf Lombardia è stato il primo circuito regionale italiano dedicato ai golfisti non professionisti che, sfruttando la caratteristica del golf di far giocare insieme (ponderando con il sistema dell’handicap) neofiti ed esperti, ha voluto dare a tutti i golfisti la possibilità di diventare dei veri e propri campioni. Le 28 gare di qualificazione, che si sono giocate in tutti i circoli della regione con almeno 18 buche, coinvolgendo oltre 3.500 partecipanti, sono iniziate lo scorso 17 marzo a Villa d’Este e sono proseguite fino al 4 agosto a Varese. Gli 84 finalisti decretati in tutta la regione si sono poi ritrovati per la finalissima che si è svolta il 31 agosto e 1 settembre al Golf Brianza Country Club di Usmate (Mb).

QUESTI I VINCITORI Il primo giorno si è svolta una fase di pre-qualifica della finale, che ha selezionato i migliori otto giocatori che hanno poi disputato un match-play il sabato. All’ultimo round sono arrivati il monzese Franco Guerrieri e il comasco Salvatore Figini; la vittoria è andata a Guerrieri. A 64 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

vincere invece l’edizione 2012 del Regionale Golf Lombardia è stata Anna Maria Grossi, che si è aggiudicata, oltre all’esclusiva sacca da golf Ping personalizzata, anche due biglietti per il Gran Premio di F1 a Monza messi in palio da Red Bull. Una sinergia voluta: in concomitanza con il circuito Golf Lombardia si è giocato un altro importante trofeo, il Red Bull Final 5, una gara nella gara che ha premiato i giocatori che hanno realizzato il miglior risultato sulle ultime

Red Bull Final 5 è l’unico format ideato per premiare i golfisti che concludono nel miglior modo l’ultima parte di una gara, realizzando il più alto punteggio proprio nelle ultime cinque buche finali. E, come campo di gara, è stato scelto il challenge

Regionale Golf Lombardia con le sue gare disputate con formula Stableford solo sulle ultime cinque buche in categoria unica, mantenendo il proprio handicap di gioco. In ogni tappa è stato incoronato un finalista Red Bull Final 5 e tutti i premiati si sono dati appuntamento al Brianza per la sfida finale. Il Regionale Golf Lombardia è stato anche un ottimo veicolo di visibilità per le numerose strutture golfistiche presenti nella regione, con l’intento di valorizzare il territorio lombardo. N


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LA SETTIMANA PIÙ

laPGAI

BELLA DELL’ANNO Sono in arrivo i nuovi campioni della PGAI: assoluto, femminile e seniores. Verranno tutti incoronati in una nuova location, il Golf Colline del Gavi

PGAI WEEK 2012 PROGRAMMA DELLA SETTIMANA Q LUNEDI 22 24º Campionato Seniores PGAI – 1º giro 15º Ladies PGAI Championship – 1º giro Formula pro-am 1 pro/1 am Q MARTEDI 23 24º Campionato Seniores PGAI – 2º giro 15º Ladies PGAI Championship – 2º giro Formula pro-am 1 pro/1 am Q MERCOLEDI 24 Pro-Am del 36º Campionato della PGA Italiana Formula pro-am 1 pro/3 am Q GIOVEDI 25 36º Campionato della PGA Italiana – 1º giro Q VENERDI 26 36º Campionato della PGA Italiana – 2º giro Taglio a 40 giocatori

I tre campioni PGAI 2011: Andrea Maestroni (maschile), Diana Luna (ladies) e Costantino Rocca (seniores).

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opo quattro splendidi anni al Golf Margara, la ormai tradizionale settimana della PGAI Italiana, la PGAI Week, si trasferisce al Golf Colline

IL CIRCOLO OSPITANTE Il Golf Colline del Gavi sorge a Tassarolo, tra Piemonte e Liguria, nel cuore delle colline del Gavi, note per la produzione del famoso vino bianco dalle quali il club prende il nome. Immerso nel verde, tra incantevoli vigneti e circondato da bellezze naturali e artistiche, è il luogo ideale per godere appieno del tempo libero. Spazi aperti, prati, sentieri da percorrere a piedi, in bici o a cavallo, luoghi di interesse storico e imperdibili itinerari enogastronomici fanno da cornice al percorso golfistico. Le buche sono di elevato livello tecnico e seguono uno sviluppo naturale, sfruttando i dolci saliscendi e la morfologia del terreno tra foreste, colline, corsi e bacini d’acqua. Q PERCORSO 18 buche da campionato 6.380 metri par 73 9 buche executive 1.895 metri par 31 www.golfcollinedelgavi.com

del Gavi, dal 22 al 27 ottobre. La manifestazione quest’anno sarà imperniata sui Campionati dell’Associazione: maschile, femminile e seniores. Per la PGAI si tratta di una nuova occasione per confermare l’importanza del suo ruolo nel panorama golfistico nazionale, grazie alla presenza e al supporto dei suoi campioni. Nei 36 anni di storia del Campionato PGAI sono state scritte pagine importanti del golf italiano. Basta scorrerne l’albo d’oro per trovare tutti i migliori giocatori che lo scenario professionistico nazionale ha saputo produrre in oltre 50 anni di attività: da Roberto Bernardini – primo campione PGAI nel 1977 – a Baldovino Dassù, Costantino Rocca e fino a Francesco Molinari, grande protagonista dell’edizione 2009. Un Campionato di grande tradizione, che ha toccato tanti circoli e regioni italiane, da Albarella al San Domenico, da Sanremo a Is Molas, tanto per citarne solo alcuni. Nel loro costante viaggio per la

Q SABATO 27 36º Campionato della PGA Italiana – 3º giro

penisola, i Campionati PGAI approdano quest’anno sulle colline tra Piemonte e Liguria, sullo splendido percorso di un circolo giovane e dinamico che con grande entusiasmo ha voluto condividere con PGA Italiana il suo primo appuntamento importante con il golf professionistico. La PGAI Week avrà inizio lunedì 22 ottobre con la disputa del primo giro del 24mo Campionato Seniores e del 15mo Campionato Femminile, al quale parteciperanno tutti i migliori giocatori italiani over 50 – a cominciare da Costantino Rocca, defending champion e al suo primo Campionato da Presidente PGAI – insieme alle nostre proette. Quindi il martedì il secondo e ultimo giro dei due Campionati e l’assegnazione dei titoli Seniores e Ladies PGAI 2012. La tradizionale Pro-Am del Cioccolato del Golf Colline del Gavi farà da preludio al 36mo PGAI Championship, un torneo di lunga tradizione il cui albo d’oro è stato firmato da nomi eccellenti del golf italiano. Al via, naturalmente, saranno ancora una volta i migliori pro nazionali, a cominciare proprio da Costantino Rocca. Si aspettano quasi tutti i tournament player e, in particolare, Andrea Maestroni, il campione uscente. Il torneo si svolgerà sulla distanza di 54 buche, con taglio dopo le prime 36 che lascerà in gara i primi 40 classificati e i pari merito. Il montepremi minimo sarà di 34mila euro. N Per informazioni: www.pga.it


Andrea Pinca - Andrea Giovannone

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La rivista dei Numeri Uno


FOURBALLS DIVENTA GRANDE

gliEVENTI

Seconda edizione di uno dei principali appuntamenti per gli amateur della capitale. Tanti premi e la voglia di fare del bene

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ono stati 120 i golfisti che si sono ritrovati il 9 settembre al Circolo del Golf di Fioranello per il Trofeo FourBalls, gara a coppie giunta alla seconda edizione. Per confrontarsi in campo, certo, ma anche per uno scopo benefico: sostenere la Onlus “Divento grande”, organizzazione che si prende cura di oltre sessanta ragazzi autistici. Fortemente voluta dai due ideatori, Paolo Giorgi e Edoardo Monaco, e ottimamente coordinata da Valeria Brunetti, la manifestazione ha confermato gli straordinari numeri del debutto. Partner come Energas Engineering, Heussen e Caravaggio Feeling, con

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technical partner del calibro di Decathlon e Callaway, uniti alla competenza della Jamboree Dreamservice, società organizzatrice dell’evento, hanno permesso alle oltre sessanta coppie di darsi battaglia con la formula “quattro palle la migliore” sugli stretti fairway del circolo romano dando vita a quello che si preannuncia come un evento in cui nei prossimi anni sarà difficile mancare.

I RISULTATI SUL CAMPO… A imporsi, al termine di una lunga giornata di sole, i golfisti di casa Matteo Granatelli e Federico Ranelletti, che con uno score di 67 lordo, tre sotto il par del


campo, hanno battuto i detentori del trofeo Piervito Di Bernardino e Andrea D’Onghia (68). Premiati anche i primi e secondi netti delle due categorie di gioco: Riccardo Carbone e Giacomo Gazzellone sono i due giovani vincitori del netto della prima; Antonio Gazzellone e Han Quang quelli di seconda. Il driving contest maschile è stato appannaggio del bombardiere Andrea D’Onghia, che al lungo par 4 della 15 si è lasciato un wedge come secondo colpo; il femminile è stato vinto da una dritta e precisa traiettoria di Natalia Polikarenkova alla buca 7. Hanno ricevuto premi messi in palio da Enoteca Cinti anche i vincitori dei nearest to the pin su tutti i cinque par 3 del percorso. A premio nel misto anche i coniugi Fabio e Carla Carbone, che si sono aggiudicati un corposo premio offerto da Stelio Malori, marchio di calzature presente con vari punti vendita sul territorio romano.

…E QUELLI BENEFICI In apertura, un’immagine che ricorda tutti gli sponsor che hanno supportato la seconda edizione del Trofeo FourBalls; nella foto sotto, invece, i tre organizzatori della gara. In questa pagina, momenti di gioco e la premiazione con l’ambìta coppa.

Insieme al risultato agonistico, importante è stato il contributo devoluto alla Onlus “Divento grande”, grazie alla generosità dei partecipanti. Nata alla fine del 2010 dall’iniziativa di un gruppo di

padri di bambini autistici, la Onlus è oggi un bel gruppo di genitori che ha deciso di attivarsi direttamente per realizzare un supporto concreto a favore dei ragazzi affetti da questo disturbo, organizzando attività sportive, terapeutiche, ricreative ed educative in grado di stimolare positivamente i ragazzi in un percorso di crescita. L’iniziativa benefica è stata sostenuta anche dal presidente della Federazione Italiana Golf Lazio, Carlo Scatena, intervenuto alla premiazione dei vincitori, testimoniando così la vicinanza della Federazione alle iniziative che coniugano la passione per il golf all’impegno sociale. Ospite d’eccezione al buffet che ha concluso la giornata il capitano non giocatore delle Nazionali maschile e femminile di tennis, Corrado Barazzutti, che è stato omaggiato dal presidente del circolo Alessandro Fedeli con la tessera onoraria del club. L’appuntamento è per il prossimo anno, sempre la seconda domenica di settembre, quando gli appassionati romani torneranno a sfidarsi per il challenge messo in palio dagli organizzatori: una splendida coppa che andrà al giocatore che per primo riuscirà a vincere tre edizioni del Trofeo. N


SCHOLTÈSC’EST CHIC

iCIRCUITI

DI

C H I A R A G R I F FA

Prima la Croisette, poi champagne a fiumi: due tappe all’insegna dell’eleganza francese

D

opo le tappe estive tenutesi sui campi Le National e Port Bourgenay, il circuito Scholtès Golf Trophy 2012 ha concluso con successo la sua esperienza francese con altre due tappe che si sono svolte nel mese di settembre in due zone celebri del Paese d’oltralpe. Per primo, il bellissimo Royal Mougins Golf Club, resort nel cuore della Provenza a soli 10 minuti da Cannes. Un campo molto bello ma anche piuttosto impegnativo, immerso in un paesaggio rilassante caratterizzato dagli ulivi e dal terreno a terrazze dallo spirito tipico provenzale. Qui, una splendida giornata

ancora estiva ha accolto i 100 partecipanti che hanno giocato con formula shot gun. Al termine delle 18 buche c’era ad attenderli l’accoglienza gastronomica della Club House Scholtès, con piatti deliziosi preparati rigorosamente sfruttando la versatilità del brand: un’idea originale, quella di portare direttamente sul campo da golf una cucina allestita con elettrodomestici di alto livello, completamente funzionanti e a disposizione di chef stellati in grado di realizzare non il solito aperitivo ma ricette da haute cuisine. Idea che ovunque ha saputo catturare l’attenzione dei presenti,

che hanno continuamente affollato la Club House Scholtès in attesa di degustare un piatto indimenticabile. Come in tutte le tappe francesi del torneo, ai vincitori della gara è stato assegnato, insieme al premio, anche un voucher valido per un weekend per due persone all’Argentario Resort Golf & SPA. Lo stesso voucher è stato inoltre estratto a sorte. La giornata al Royal Mougins si è poi conclusa con un aperitivo in perfetto stile Côte d’Azur. La settimana dopo è stata la volta del suggestivo Golf de Reims - Champagne, un club dal sapore medievale situato presso lo Château des Dames de France a Gueux,

Il Royal Mougins Golf Club si trova nel cuore della natura provenzale, immerso nell’atmosfera tipica della Costa Azzurra: un mondo di golf e benessere in cui Scholtès ha portato un ulteriore tocco di charme con la sua cucina alto di gamma e i tanti premi in palio per la gara, apprezzatissimi da tutti i partecipanti. 70 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


Scholtès a Reims: un connubio perfetto tra cucina gourmet, realizzata grazie ai componenti del brand, e ottimo champagne. Una giornata di agonismo e allegria, vissuta dai tanti soci del club che si sono ritrovati a “brindare” a questo circuito di successo. Credit foto: Claudio Scaccini

piccola località a 150 km da Parigi. Qui si è svolta la penultima tappa dello Scholtès Golf Trophy 2012, in attesa del gran finale in programma il 14 ottobre al Royal Park I Roveri. Delle tappe che si sono giocate oltralpe, quella di Reims è stata la più caratterizzata da un’intensa vita di club. Infatti, a differenza degli altri tre campi prescelti – Le National, Port Bourgenay e Royal Mougins – il Golf de Reims è un vero e proprio circolo in cui i tanti soci affollano già dal sabato la club house per vivere il weekend in famiglia o con gli amici. Un’atmosfera davvero perfetta per fare da sfondo alla convivialità che le tappe del circuito sponsorizzato da Scholtès hanno saputo portare sul green! In questo contesto unico – il club è nato nel 1928 dalle case produttrici di champagne della zona di Reims ed è ancora oggi associato ad alcuni dei più celebri marchi di bollicine come Mumm, Moet & Chandon,

Pommery, Ruinart, Taittinger e Veuve Clicquot – una giornata autunnale ha accolto i partecipanti alla gara e i tanti soci che hanno trascorso la giornata al circolo. Anche a Reims, Scholtès (che per rendere ancora più ricca la giornata ha organizzato una golf clinic per alcuni suoi ospiti) ha premiato i vincitori con un voucher per l’Argentario Resort Golf & SPA, mentre in premiazione sono stati

estratti altri due buoni soggiorno, uno come sempre offerto dall’Argentario e uno dall’hotel ristorante di alta classe La Grenouillere, di proprietà di Gauthier. In attesa del suo ultimo appuntamento, il circuito Scholtès Golf Trophy 2012 ha messo in scena, con queste ultime tappe francesi, due gare entusiasmanti che hanno appassionato i partecipanti e riscosso un grande successo. N

ROYAL MOUGINS GOLF CLUB, SABATO 15 SETTEMBRE  Prima categoria: 1º Desmond Baum, 1º lordo Stéphane Lucas, 2º Michel Benatar, 3º Victor Pagis. Seconda categoria: 1º Benoit Bourassin, 2º Serge Bottin, 3º Kyosti Koponen. Terza categoria: 1º Merete Frickmann, 2º Doortje Le Blanc, 3º Steen Ishoy. Premi speciali: 1º ladies Merete Petteroe, 1º seniores Januz Czernilewski. Driving contest maschile: Jordan Benatar. Driving contest femminile: Caroline Savary. Nearest to the pin: Dominique Pierrisnard. GOLF DE REIMS  CHAMPAGNE, DOMENICA 23 SETTEMBRE  Prima categoria: 1º Dominique Savreux, 1º lordo Emmanuel Gallet, 2º Vincent Feneuil, 3º Thomas Gustin. Seconda categoria: 1º Thierry Dellemme, 2º Nathalie Ober, 3º Gérard Lehmann. Terza categoria: 1º Julien Evrard, 2º Guillaume Hiltgen, 3º Knut Clasen. Premi speciali: 1º ladies Mathilde Berweiler, 1º seniores Thierry Colin. Driving contest maschile: Julien Evrard. Driving contest femminile: Maryvonne Brochet. Nearest to the pin: Boris Zeimet.

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È SEMPRE L’ORA DELLA VITTORIA iDOSSIER

Da anni Rolex affianca tutte le più importanti manifestazioni del nostro sport (e di molti altri). A partire da Arnold Palmer, sotto la sua Corona si sono scritte pagine di emozioni intense e di trionfi esaltanti. Una storia che non ha mai fine DI

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C H I A R A G R I F FA –

olex e il golf: una storia di valori profondamente condivisi nel tempo. Tanto da sentire spesso che “il golf è Rolex e Rolex è il golf”. Un legame, nato negli anni Sessanta, intessuto di passioni e princìpi comuni. Rolex ha sempre creduto nel carattere unico del golf e l’ha sostenuto in ogni modo, affiancandosi ai giocatori più celebri e sponsorizzando praticamente tutti i più prestigiosi eventi al mondo. Alla base di questa relazione così forte e speciale c’è una passione bruciante. Che, peraltro, traspare in modo bello ed evidente nelle parole con cui Gianpaolo Marini, CEO di Rolex Italia, ci ha accolti al BMW Italian Open presented by CartaSi, uno degli eventi cui Rolex presta il proprio sostegno. Avrebbe dovuto essere un’intervista ufficiale. Ma la comune passione per il gioco abbatte ogni

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FOTO

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formalismo e ne è nata una chiacchierata piacevole e spontanea in cui abbiamo ascoltato una storia fatta di tradizione, stile ed eleganza.

THE KING E LA CORONA “Tutto è nato negli anni Sessanta, dal mitico incontro, organizzato dall’agenzia McCormack, tra Rolex e Arnold Palmer. È stato amore a prima vista”, ha esordito Marini. Un amore che non si è più dissolto: Palmer è diventato il primo golfista testimonial Rolex, sfoggiando - nel lontano 1967 - un Oyster Perpetual d’oro. E quando l’orologio è diventato parte integrante del suo abbigliamento, è diventato anche un elemento tipico dello stile golfistico moderno. Oggi, a distanza di tanti anni, The King è ancora un testimone autorevolissimo del brand svizzero, di cui

ROLEX

riconosce l’impegno profuso nel golf: “Rolex ha fatto, e fa ancora, davvero tanto per il nostro sport”. Dopo Palmer sono arrivati altri campioni. Quello che è iniziato come un feeling personale si è allargato, soprattutto nel mondo americano e anglosassone; e poi, seguendo le orme del successo del golf a livello internazionale ed europeo, è arrivato anche in Italia, con le prime sponsorizzazioni, negli anni Ottanta, della Pro-Am di Monticello.

TRADIZIONE E STILE Alla base di questo binomio così longevo c’è un gran numero di valori condivisi. “Primo tra tutti la tradizione, che fa parte del mondo Rolex così come del golf”, riprende Marini. “Poi un certo stile nell’approcciare il pubblico e lo spirito di intraprendenza. Il giocatore di golf cerca ®


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UN CIRCUITODI SUCCESSO

Tradizione, cura del dettaglio e unicità. Parole che risuonano nella storia di Rolex e si traducono in realtà sui green dei più prestigiosi campi da golf di tutto il mondo. In Italia la Maison sponsorizza un celebre torneo per amateur che è giunto quest’anno alla sua 17ma edizione. Il Circuito Rolex Golf 2012, per il decimo anno organizzato dalla Clara Garcovich Events and Public Relations, ha avuto inizio il 17 marzo scorso al Castello di Tolcinasco e - dopo undici tappe approderà alla finale del 6 ottobre nell’incantevole Verdura Golf & Spa Resort. Ad accompagnare Rolex in questo esaltante percorso sono come sempre i rivenditori autorizzati di riferimento per le singole tappe e i consolidati partner con i loro prodotti d’eccellenza: Donnafugata, Acqua Panna e San Pellegrino e Antica Gelateria del Corso. “Questo circuito ci ripaga da più di quindici anni”, racconta Gianpaolo Marini, CEO Rolex Italia. “Per ogni edizione ci confrontiamo con l’organizzazione Clara Garcovich per inserire qualche novità, ma la formula adottata, che si basa sulla partnership con i concessionari Rolex locali, ci sembra vincente. La fidelizzazione con la location è ottima in termini di ritorno. E il fatto che la gara sia assolutamente riservata ai soci crea un forte legame. L’unica variabile riguarda i campi, che possono cambiare insieme ai rivenditori autorizzati. Negli ultimi cinque anni abbiamo avuto una grande sorpresa: richieste incredibili anche in situazioni geografiche nuove, di provincia o da campi giovani. Ci siamo così allargati in località inesplorate dal golf come ad esempio San Donato, all’Aquila, scelto anche per manifestare la nostra solidarietà alla città così duramente colpita dal terremoto. Così come l’anno prossimo credo che faremo tappa a Modena. Amiamo spingerci nei club che non fanno parte dei grandi circuiti di sponsorizzazione e abbiamo piacevoli sorprese in termini di riscontro di pubblico”.

PRECISOFINO IN FONDO

È ben noto che Rolex sponsorizza anche spedizioni di esploratori che attraversano il globo da un estremo all’altro. Non volendo apparire come un mero marchio di lusso, Rolex ha voluto farsi conoscere come un’azienda che cerca di conquistare il mondo, letteralmente. E a suon di record: il primo orologio da polso water resistant e, a seguire, modelli in grado di scendere sempre più in profondità. Nel gennaio del 1960 Rolex scortava il batiscafo sommergibile Trieste nella storica immersione condotta dalla Marina statunitense nella Fossa delle Marianne, raggiungendo il fondo dell’oceano a una profondità di 10.916 metri. A distanza di più di cinquant’anni, a marzo, il famoso regista James Cameron, in collaborazione con National Geographic, ha realizzato l’immersione in solitaria più profonda della storia nella stessa Fossa. Due imprese titaniche accomunate da un solo nome: Rolex. 74 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

iDOSSIER

È SEMPRE L’ORA DELLA VITTORIA

® sempre di migliorare la propria

performance; anche Rolex non si accontenta del successo di un prodotto, ma cerca di migliorarlo sia nella tecnica che nell’immagine, pur mantenendo il suo stile, che ha fatto il suo successo nel tempo, per cui un orologio di cinquant’anni fa oggi è ancora attuale nelle sue linee”. Questo valeva negli anni Sessanta e vale ancora oggi. “Per l’idea di tradizione, siamo legati agli stessi valori di un tempo e non vogliamo tradirli; riteniamo che siano ancora validi in un mondo che, dal punto di vista della tecnologia, ha fatto passi incredibili. L’unica novità rispetto al passato è la ricerca ancora più forte dell’eccellenza, che è un altro dei valori inseriti nelle nostre tipologie di immagine”.

BENVENUTI ALL’OPEN Valori come “precisione”, “cura” ed “eccellenza” hanno portato Rolex, negli anni Settanta, a supportare anche l’Open Championship. La Maison svizzera è oggi uno dei sei Patron del torneo e, inoltre, gode di un rapporto datato con la R&A, avendo sponsorizzato dal 2003 la pubblicazione delle “Regole del golf”, il vangelo ufficiale di ogni giocatore (dal Numero Uno del ranking all’ultimo esordiente del circolo più remoto), distribuito in tutto il mondo in milioni di copie. Le parole di Peter Dawson, direttore esecutivo R&A, sono inequivocabili:

“Rolex è un fantastico supporter del golf. Credo che sia ormai uno degli elementi che costruiscono l’identità della gara. Anzi, per i nostri spettatori e giocatori, Rolex è parte integrante dell’esperienza Open”.

NON UNA GARA, MA TUTTO IL MOVIMENTO Poi ci sono gli altri Major, il Masters e l’US Open, legati alla “Corona” svizzera, così come i World Golf Championship. Solo Rolex, infatti, tra tutti gli altri sponsor di golf, è partner di praticamente tutti gli eventi più rilevanti del settore, siano essi maschili, femminili o di squadra, come la Ryder Cup quando la gara si svolge in Europa, la Presidents Cup e la Solheim Cup. Insomma, da quel 1967 dell’esordio con Arnold Palmer, Rolex ha ampliato il suo impegno nel golf perché ha saputo cogliere l’affinità con questo sport, nella sua dedizione alla distinzione. La relazione tra Rolex e il golf è ormai vantaggiosa per entrambi ed è diventata una puntuale partnership internazionale. “Ci sentiamo partner di tutto il movimento e lo tocchiamo con mano in eventi come questo Open: ci ritroviamo in completa armonia, in un ambiente foriero di unicità, insieme a co-sponsor con i quali siamo impegnati anche in altre discipline o in eventi in altri Paesi. Con un forte abbinamento di idee con la Federazione e l’organizzazione. E questo si riflette nel riscontro del pubblico, che quasi si aspetta di vedere il nostro nome sul percorso di ogni evento di golf. È una bella soddisfazione”, ammette Marini. Con una presenza così capillare, l’impegno del brand è enorme. “La visibilità è data


UNA STORIADI MILLE TRIONFI

Q Anni Trenta: Rolex si lega al settore degli sport automobilistici. Q Anni Cinquanta: si avvia ufficialmente la partnership con il mondo delle regate. Ma Rolex vanta da tempo una relazione privilegiata con il mare e con coloro che decidono di avventurarsi in esplorazioni acquatiche. Q 1957: nasce il connubio con l’equitazione, dove l’eccellenza deriva dal calcolo impeccabile dei tempi, la precisione e la grazia. Q 1959: inizia il coinvolgimento nel Daytona International Speedway; poi la presenza come Official Timekeeper della 24 Ore di Le Mans, la gara di resistenza conosciuta in tutto il mondo in cui la ricerca della perfezione assoluta porta a stabilire record sempre più alti. Q 1968: Rolex entra nello sci nel 1968, anno in cui JeanClaude Killy diventa testimonial; anche qui i valori condivisi sono coraggio, determinazione e precisione. Q 1978: Rolex viene scelta come Official Timekeeper del celebre torneo di Wimbledon: è l’inizio di una collaborazione esclusiva che oggi può contare anche sui nomi di Roger Federer e Caroline Wozniacki (nella foto).

La presenza di Rolex sui green è un “puntuale” simbolo di eleganza, entrato nel DNA del golf. dall’evento stesso. Una volta che il nome è abbinato a una manifestazione come un Major, il Masters o l’Open, è difficile staccarsene. Ma bisogna avere un’attenzione sempre maggiore, perché il pubblico richiede, da questo abbinamento, una presenza sempre più attiva, fattiva e di stile. La stessa che si aspetta dal nostro marchio e dal nostro prodotto”.

non gioca a golf, vedendo il nostro marchio sul percorso del campo, riesce a immaginare che, possedendo un Rolex, potrebbe sentirsi parte di questo mondo unico. Il golf, da questa ricerca, appare quindi il punto più focale di quello che volevamo ottenere. Ovvero dare l’impressione, a chi possiede un Rolex, di entrare in un certo mondo, anche se non ne fa parte”.

UNICITÀ, NON ESCLUSIVITÀ

L’ICONA DEL LUOGO MITICO

Un impegno, pertanto, davvero consistente. Che instilla una domanda: è possibile quantificare il ritorno di immagine che una così massiccia campagna di sponsorizzazioni comporta? La risposta di Marini arriva puntuale, come i suoi cronografi: “Ogni tanto ci poniamo questo problema. Ma non l’abbiamo mai quantificato in termini economici: non fa parte del nostro DNA valutare l’impegno dello sforzo pubblicitario con il suo ritorno. Fortunatamente, le cifre e i fatturati mondo ci confortano sul fatto che tocchiamo i giusti target e valori. Qualche anno fa abbiamo commissionato a un’agenzia specializzata nel settore la valutazione dell’abbinamento tra sforzo pubblicitario, promozionale e di sponsorizzazione di eventi sportivi con il nostro prodotto. Ci ha confortato molto. Stiamo investendo nei giusti obiettivi che ci legano al target desiderato. Inoltre, abbiamo riscontrato risultati positivi soprattutto nel golf. Secondo questa indagine, affiancandoci a uno sport così esclusivo diamo un’immagine di unicità ma non di esclusività. Mi spiego meglio: anche chi

L’originalità e l’unicità di contesto nel quale lo sport si svolge rappresentano anche il parametro più importante nella scelta delle discipline a cui Rolex decide di affiancare il proprio nome. Deve trattarsi di una disciplina che fa sentire il pubblico parte di un certo ambiente, assimilabile al prodotto altrettanto unico Rolex, ma che non sia esclusivo nel senso letterale del termine, perché vorrebbe dire escludere dalla partecipazione una parte di potenziali clienti. Deve essere una disciplina che si svolge in un ambito di nicchia e in un’atmosfera di tradizione, come ad esempio l’equitazione o il tennis: non per niente Rolex è, da 34 anni, il principale sponsor di Wimbledon. E questo crea un’immagine di “luogo mitico” dove si svolge un “evento mitico”. Stesso discorso per il Masters: anche se non è permesso esporre immagini in campo, il mondo sa che Rolex ne è sponsor. “Non è facile, perché non si ha un ritorno immediato. Ma un ritorno c’è e si sente negli anni. Altrimenti non avremmo raggiunto i successi che il pubblico ci attribuisce”, commenta Marini. ®

TRA SCIENZAE ARTE

Al di fuori dello sport, Rolex porta avanti un grande impegno nella cultura e nella filantropia. Un chiaro esempio sono i premi dedicati alle “ingegnose imprese”, che vengono assegnati ogni due anni a coloro che si ingegnano nello studiare particolari settori della scienza non seguiti dai grandi gruppi di ricerche, progetti che “nascono dallo spirito di intraprendenza personale del concorrente e che portano a risultati originali e straordinari. Ci leghiamo molto al mondo dei giovani. Soprattutto a quelli che portano avanti un loro percorso scientifico di ricerca e di beneficio per l’umanità”, ci spiega Marini. Con il cuore rivolto alla tradizione e lo sguardo al futuro, Rolex dà molta importanza alla ricerca e al progresso. “Siamo anche più aperti al pubblico. Una volta eravamo più riservati, più attenti alla privacy del nostro mondo. Oggi capiamo che se non comunichiamo, anche con i mezzi tecnologici attuali come internet e la tv, può essere più difficile approcciare le nuove generazioni. Lo facciamo però senza mai stravolgere il nostro atteggiamento conservativo”. Sono diversi i progetti ideati da Rolex per incoraggiare la ricerca nelle scienze, nelle arti e nell’educazione, tra cui i più celebri sono il Rolex Awards for Enterprise e il Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative. Fin dalla sua nascita, Rolex ha sempre incoraggiato l’eccellenza individuale e, in linea con questa tradizione, oggi fornisce il suo contributo alle Arti di tutto il mondo, dal Teatro alla Scala di Milano alla Royal Opera House di Londra. OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 75


Credit: Rolex / Fadil Berisha

Credit: Rolex / Chris Turvey

18BUCHE CON...

In ordine rigorosamente alfabetico ecco i campioni che Rolex affianca sui green di tutto il mondo LORENA OCHOA ARNOLD PALMER GARY PLAYER ADAM SCOTT WEBB SIMPSON ANNIKA SORENSTAM YANI TSENG CAMILO VILLEGAS TOM WATSON TIGER WOODS

Qui sopra, Hans Wilsdorf, il fondatore di Rolex. La sua “Corona” è oggi presente nei maggiori appuntamenti internazionali.

Credit: Rolex / Chris Turvey

PAUL CASEY NICOLAS COLSAERTS LUKE DONALD RICKIE FOWLER RETIEF GOOSEN TREVOR IMMELMAN MARTIN KAYMER MATTEO MANASSERO PHIL MICKELSON JACK NICKLAUS

Credit: Rolex / Chris Turvey

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È SEMPRE L’ORA DELLA VITTORIA

® TESTIMONIAL E STAR

DUE MODELLIDA BIRDIE

Nel golf sono due i Rolex che sono diventati dei veri e propri punti di riferimento. A livello pubblicitario, l’immagine focale è affidata al Day-Date, il più tradizionale, la vera essenza del lusso, realizzato solo in oro o platino (foto in alto). Poi c’è il classico Datejust (in basso), il primo orologio da polso con la data, disponibile invece in acciaio e oro. 76 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

E per quanto concerne le sponsorizzazioni individuali? Il carisma dell’atleta è solo uno dei messaggi promossi da Rolex nella scelta dei suoi ambasciatori, insieme alla devozione per l’eccellenza, l’amore per il gusto e per la bellezza, l’integrità e la costante ricerca della perfezione. Rolex è sinonimo di eccellenza e il suo incessante impegno è evidente dal calibro delle figure cui si affianca. Dal campione di tennis Roger Federer alla star reale inglese dei concorsi ippici Zara Phillips, dalla campionessa americana di sci Lindsey Vonn al campione del mondo di vela Paul Cayard, Rolex si allinea continuamente ai migliori. E questo è ancora più palese nel golf. La Maison svizzera a oggi sponsorizza più di 15 dei migliori giocatori al mondo, tra cui Tiger Woods, Luke Donald, Adam Scott e Webb Simpson nella Top 10 del World Ranking. Senza dimenticare i “Big Three” – Gary Player, Arnold Palmer e Jack Nicklaus – tre pilastri fondamentali della sponsorizzazione fin dagli anni Sessanta. “I nostri testimonial sono scelti in base all’esperienza del nostro comparto sponsoring e marketing. Anche in questo caso valutiamo nella persona lo spirito di intraprendenza. Il nostro testimonial ideale è giovane, motivato, ha una sua originalità nel comportamento sportivo e deve saper trasmettere un

messaggio di serenità, educazione e stile. Tra i nostri ambasciatori sicuramente Matteo Manassero è uno dei miei preferiti, ma amo molto Phil Mickelson: è l’unico giocatore che porta il Rolex al polso quando gioca. “È mancino e lo indossa a destra”, racconta Marini, che annota scherzosamente: “Oltretutto si tratta di un modello abbastanza delicato. Ma lo porta sempre ugualmente, forse gli porta fortuna!”.

LA LEGGENDA DEL NOME Per concludere, chiediamo a Marini di svelarci l’origine del nome e della scelta della corona nel logo. “Si tratta di una storia mitica. Il fondatore, Hans Wilsdorf, non ha mai scritto il motivo per cui scelse questo nome e questo simbolo. Forse, ma si tratta di tradizioni orali, il nome Rolex è stato scelto perché facile, comprensibile e pronunciabile in tutte le lingue allo stesso modo. Non facendo riferimento al nome di una famiglia o del costruttore, non dava adito a interpretazioni errate. Per quanto riguarda la corona, invece, sempre secondo la leggenda, dal momento che le prime esperienze dell’inizio secolo scorso si sono svolte in Gran Bretagna, pare sia stata scelta per gratificare la Corona inglese dell’opportunità di poter avere i primi successi qui. Forse Rolex è l’acronimo di ‘Royal Excellence’ ma non è sicuro, perché non ve n’è evidenza scritta”. Leggende e ipotesi a parte, resta per certo che il claim “Una corona per ogni successo” rende perfettamente lo spirito Rolex e la sua ambizione a puntare sempre al top. N


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CHE VITA DA

CADDIE! Credevi che assistere i campioni fosse solo campi prestigiosi, alberghi da sogno, aerei privati, fama e soldi a palate? Non è proprio così. Ci vuole fortuna, tenacia e perseveranza. Oltre a un bel po’ di faccia tosta DI

PETER MASTERS –

FOTO DI

M AT T H O W E L L , G E T T Y I M A G E S


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CHE VITA DA CADDIE!

L’eclettico Lorne Duncan si sposta solo con il suo camper. Per pagarsi le trasferte, lo carica con le sacche dei giocatori. 80 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


N

ick Faldo era davvero sconvolto: il suo caddie, solitamente, non si accovacciava mai dietro di lui per leggere i putt. Ma all’improvviso eccolo lì, a fissare intensamente la linea. “Cosa stai combinando?”, gli chiese. “Niente. Volevo solo sapere cosa ne pensavi”. Il caddie in questione era Dave McNeilly e il torneo era il Phoenix Open. McNeilly, in trent’anni di carriera, ha portato la sacca a molti tra i più grandi campioni; ma ricorda bene questo piccolo equivoco anche se oggi ci ride su. Torniamo indietro di trent’anni, il che probabilmente è una buona cosa, visto che questo pasticcio avrebbe causato molti problemi se fosse accaduto in tempi più recenti. Faldo aveva bisogno di almeno un birdie nelle ultime tre buche per passare il taglio ed era tornato in campo la mattina presto a causa di una sospensione per poca luce. Quello che non sapeva era che il suo caddie conosceva già il putt che stava per affrontare. “Quando abbiamo lasciato il campo, la notte precedente”, racconta Dave McNeilly, “mi sono incontrato con Lorne Duncan, il caddie di Corey Pavin, che era nel team dietro a Faldo. Abbiamo deciso di andare a tirare qualche putt e ci siamo recati alla 16 nell’oscurità. Qui abbiamo trovato la moneta di Nick e Duncan ha tirato un putt mentre io lo analizzavo. Il putt sembrava dritto ma scendeva due dita a destra”. I due hanno preso altri appunti, provando diversi putt sugli ultimi due green, finché finalmente le guardie di sicurezza li hanno buttati fuori dal campo. Quando Faldo, guardando il suo putt da quattro metri, comunicò a McNeilly che avrebbe tirato al bordo destro, il caddie rispose prontamente: “No, Nick; fidati di me. Devi giocarla fuori dal bordo. Di più o meno due dita”, rispose il suo caddie. “Dovete ricordare che Faldo era un incredibile puttatore”, spiega McNeilly. “Se conosceva la linea, allora il putt sarebbe entrato. Anche da quattro metri. Ovviamente, il putt entrò e dietro di noi qualcuno esultò: era Duncan”. Alla 17, Faldo si trovava a sei metri dalla buca. McNeilly gli disse che il putt aveva una doppia pendenza e di mirare un dito fuori a sinistra. Entrò di nuovo. Un caddie sul fairway esultò. Faldo passò il taglio per due colpi.

L’ELASTICO DI FALDO I caddie sono pieni di aneddoti che raramente vengono divulgati. A volte però si tratta di fatti non del tutto reali. Il Daily Mail ad esempio una volta scrisse di un incidente tra McNeilly e Faldo. Ma si

trattava di un episodio del tutto inventato, uno scherzo che puntava a stuzzicare l’attaccamento di Faldo al denaro. “Stando al racconto, un giorno io mi sarei presentato da lui molto disordinato, con una suola della scarpa staccata e la calza che spuntava fuori”, spiega McNeilly. “Faldo tirò fuori dalla sacca alcune banconote da 100 e da 50 dollari, arrotolate con un elastico. Sfilò l’elastico e me lo porse: ‘Prendi, tieni attaccata la suola con questo’”. Fu solo tempo dopo, quando McNeilly ormai lavorava con Padraig Harrington, che un giorno ricevette un fax da John Simpson, il manager di Faldo, che gli chiedeva chiarimenti, poiché il Daily Mail voleva lumi sull’autenticità della storia. Ovviamente gli disse che si trattava di un fatto inventato.

UNA VITA SEMPRE IN CAMPER Essendo rimasto nel giro per oltre trent’anni, Lorne Duncan è una delle facce più riconoscibili sul Tour. Ma non è tanto la faccia a renderlo famoso, bensì la sua abitudine di calzare sempre e solo sandali, a ogni ora del giorno. Quanti ne conosci che non possiedono nemmeno un paio di scarpe e di calze? Non sembra però che, di lui, se ne ricordi Tom Watson. Si incontrarono la prima volta all’Open a Birkdale nel 1983, quando Duncan lavorava per Craig Stadler. Watson vinse il torneo, con il celebre epilogo del ferro 2 alla 18. La scorsa estate, al St George’s, Watson giocò con Tom Lewis, la giovane stella inglese per cui lavorava Duncan. “Eravamo sul tee della 5”, se la ride Duncan, “e Watson mi chiese: ‘Allora, siete imparentati tu e Tom?’. A pranzo parlai al suo caddie, che dovette intervenire per ricordargli chi fossi. Fu divertente. Gli dissi che non era stato il ferro 2 a impressionarmi; ma il colpo prima. ‘Hai ragione’, mi rispose, ‘ho fatto esplodere quel drive’”. Duncan è conosciuto anche per essere un grande supporter di Amnesty International. “Fanno un grande lavoro”, sottolinea, “fate in modo di menzionarli”. È stato McNeilly a convincerlo a venire in Europa, raccontandogli dello spirito di cameratismo. “È forse uno dei motivi che spinge la gente a fare questo lavoro, insieme al viaggiare. Ma dopo alcuni anni comincia a diventare pesante”, ammette Duncan, che vive in un camper. “L’ho comprato quattro anni fa, ma mi sembra che ne siano passati almeno venti”. Il camper lo porta ovunque o, almeno, ovunque può, e ®

CON WOOSIEAD AUGUSTA

Per i profani, il caddie è una figura sottovalutata, un semplice portasacca. Invece, è ben di più: è la macchina, la mappa, l’esperto, il tifoso, lo psicologo e il primo arbitro. Il caddie sa tirar fuori il meglio da un giocatore, proprio come un fantino che sprona il suo cavallo. Phil Morbey (sopra in una foto del 2010) ha 41 vittorie con nove giocatori diversi al suo attivo. La sua vittoria più famosa è quella del 1991 ad Augusta, quando lavorava con Ian Woosnam. Quando Woosie imbucò il putt vincente, ebbe come prima reazione quella di esultare; la seconda, subito dopo, fu di liberarsi dal goffo abbraccio di Morbey. “Mettimi giù, stupido bastardo”, furono le prime parole del nuovo Masters Champion. Morbey, conosciuto anche come “Wobbly” (cioè “traballante, instabile”) perché difficilmente riesce a camminare dritto (l’alcol non c’entra), decise di diventare caddie intorno ai 12/13 anni al Selby Golf Club dello Yorkshire. Il pro all’epoca era David Jagger, un uomo conosciuto per i suoi lazzi. Jagger gli fece sostenere un finto esame per il quale gli nascose due blocchi di cemento nella sacca. “Era dannatamente pesante”, ricorda ancora oggi Morbey. “Non sapevo che ci fossero due blocchi di cemento. Non mi sono lamentato per paura di fallire”. Wobbly e Woosie hanno vinto 27 volte e hanno costruito un’amicizia che dura tutt’oggi. Il loro capolavoro resta quel trionfo ad Augusta.

OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 81


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CHE VITA DA CADDIE!

® compensa i soldi della benzina trasportando

a bordo le sacche degli altri giocatori. Con 75 euro a sacca, riesce a coprire i costi del viaggio. Spesso in autostrada incontra i Tour Truck dei grandi marchi, che gli suonano il clacson quando lo riconoscono: del resto, lui non va mai oltre gli 85 km/h e viene immancabilmente superato da questi giganti della strada.

AGENTE SEGRETO (E NASCOSTO) Non tutti i caddie viaggiano come Duncan. Molti dei “top” si spostano in aereo, viaggiando tanto in economy quanto in business class, specialmente quando volano in America. Ma non è stato sempre così: abbondano le storie di colore e folklore in merito ai vari modi con cui i caddie si spostavano dal punto A al punto B. Dave Renwick (60 anni l’anno prossimo), che ha vinto cinque Major con tre giocatori differenti, ad esempio ben si ricorda di quando prese un treno in Belgio, dopo aver passato troppo tempo in un bar, e si ritrovò in Svizzera quando invece sarebbe dovuto essere a Parigi. Oppure, John O’Reilly: lavorava sul Tour negli anni Settanta e una volta fece il viaggio da Dublino a Berlino (per il German Open), in piena guerra fredda, con un’avventura da agente segreto. Finì i soldi scommettendo d’azzardo sul traghetto per Liverpool, ma salì comunque sul treno. Recuperò un biglietto bussando alla porta del bagno, fingendosi il controllore. L’uomo all’interno fece scivolare il suo biglietto sotto la porta e O’Reilly lo fece suo. Si infilò sul traghetto

Craig Connelly con Paul Casey: un incontro casuale ha portato i due a lavorare insieme per molti anni. 82 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

per l’Olanda e si nascose in una sacca per superare la dogana del blocco comunista. “Quando arrivarono i poliziotti per controllare i passaporti, trattenni il fiato finché se ne andarono” ha scritto O’Reilly nel suo libro The Life of O’Reilly.

MA QUANTO MI COSTI Risolto, in un modo o nell’altro, il problema del trasferimento, resta quello

dell’alloggio. Un luogo sicuro e conosciuto dove andare è sempre apprezzato nella vita di un caddie. Quando Renwick lavorava sul PGA Tour, era sempre pieno di contratti. Non c’era posto, negli Stati Uniti, dove non potesse trovare una sistemazione. In Europa, una stagione costa intorno ai 35mila euro. McNeilly affronta una trentina di eventi all’anno e ammette che una settimana gli costa intorno ai 1.500 euro. Alcune destinazioni presentano più rischi di altre, dal punto di vista delle spese. Pareggia appena quelle dell’US Open; ma i viaggi in Oriente o in Cina spesso sono una perdita. Il compenso di solito è concordato in una quota per la settimana a cui si aggiunge una percentuale del premio. Il che significa, di questi tempi, che se si trova un buon giocatore si possono fare “un mucchio di soldi”, come afferma Renwick. Bello, ma un po’ generico. Duncan, invece, è più preciso. Al momento è il caddie di Johan Edfors con un contratto base.

DAVE O’REILLY SI NASCOSE IN UNA SACCA PER SUPERARE LA DOGANA DEL BLOCCO COMUNISTA. «QUANDO ARRIVARONO I POLIZIOTTI PER CONTROLLARE I PASSAPORTI, TRATTENNI IL FIATO FINCHÉ SE NE ANDARONO».


Tre tra i più noti caddie del Tour: da sinistra, Craig Connelly, Dave McNeilly e Phil Morbey.

Prende mille euro a evento e la sua percentuale del montepremi dipende dal piazzamento in classifica: cinque per cento per un piazzamento sotto i primi dieci; 7,5 per una Top Ten; e 10 per una vittoria. “Non abbiamo ancora vinto, ma spero che succeda presto”, si augura Duncan.

DALLE STELLE ALLE STALLE Gli anni migliori per Duncan sono stati quelli al fianco di Jasper Parnevik. Lorne si ricorda di cinque settimane sul PGA Tour in cui guadagnò oltre 50mila dollari. Ma non è stato sempre così; Jasper poteva essere anche crudele. “Ero già stato scaricato qualche volta in precedenza, ma quella è stata la peggiore”, racconta Duncan alludendo a quando Parnevik oltrepassò il limite all’Hilton Head. Jasper aveva mancato il green alla 17 (la 8 per loro, quel giorno) e lo svedese aveva fatto un brutto approccio, la palla era a due metri. Si levò il guanto con rabbia e lo usò per mandare via alcuni insetti sulla linea del putt. Nessuno notò nulla e alla fine del giro era comunque contento per aver chiuso con un eagle/birdie che lo teneva in gioco nel weekend. Ma, al controllo degli score, a Parnevik fu chiesto dell’incidente del guanto. I suoi compagni di gioco, incluso Tiger Woods, non avevano visto nulla. Così i giudici andarono a cercare Duncan. “Non hai visto nulla di strano

oggi a proposito delle linee di Jasper?”, gli chiesero. “Oh, intendi alla 17?”, rispose Duncan. Fu sufficiente per comminare a Parnevik due colpi di penalità e la conseguente uscita dal torneo. Parnevik non la prese bene. “Sei licenziato”, fu tutto quello che Duncan sentì. “Può succedere di tutto”, ammette oggi. “Un giorno grande odio, l’altro amore eterno. Due anni dopo quell’episodio, Parnevik mi chiamò e mi chiese – come se nulla fosse mai successo – se potevo fargli da caddie alle Hawaii, la settimana dopo. Ci sarebbero stati 35 gradi a Winnipeg. Non me lo feci ripetere due volte. In più, si era offerto di pagarmi addirittura il volo!”.

SEMPRE IN ORDINE E MOLTO VERSATILI

C’è un pregiudizio che vuole i caddie un po’ trasandati, con la barba incolta e maleducati; ma non è affatto così. Vent’anni fa questo stereotipo poteva avere qualche fondamento, ma oggi le cose sono radicalmente cambiate e il mondo dei caddie annovera presenze di ogni estrazione economica e sociale. Ad esempio, Colin Byrne (venti vittorie e un Major con Retief Goosen), che ora lavora con Tom Lewis, cura una rubrica fissa sull’Irish Times. Tim King, caddie di Richard Bland, è il figlio di un professore di Oxford e ha abbandonato un impiego alle Borse di New York e Londra per amore del green. Il caddie oggi è una figura acculturata, versatile e sempre in ordine.

TUTTI ALL’ASILO A proposito di questa abitudine altalenante di amore e odio, c’è un altro episodio famoso. Nell’emozionante mondo del golf professionistico, quando si soffre insieme, si creano grandi legami. Ma possono scoppiare anche improvvisi fuochi d’artificio. Renwick ricorda ancora, come se fosse ieri, la scenata con José Maria Olazabal. Solo che era il 1992. Si ricorda tutto: il luogo, l’evento e tutto quello che fu detto in seguito. La coppia stava litigando alla 10 di Valderrama e fu a quel punto che Renwick decise che ne aveva avuto abbastanza. Lasciò la sacca di Ollie per terra e abbandonò il percorso in lacrime. Ora, Renwick non è proprio un piagnucolone. “Ero davvero arrabbiato”, rievoca. “Non è facile lavorare per José Maria e io non ne potevo più. Lui era infuriato e si fece prendere dalla rabbia”. Quella stessa notte Renwick ricevette una telefonata da Sergio Gomez, il manager di Olazabal, che lo informava che lo spagnolo voleva parlargli. “Andai in camera sua e ci fu un chiarimento. Mi voleva ancora come suo caddie. E io accettai”. Fatti simili, per quanto deplorevoli, sono abbastanza comuni sul Tour. È come essere all’asilo.

UNA BUGIA A FIN DI BENE La relazione tra caddie e giocatore pertanto può variare molto, dall’amichevole® OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 83


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CHE VITA DA CADDIE!

® e immediata a quella professionale e

asettica. Inutile dire che quelle più fruttuose sono le più intime. Ronan Flood e Padraig Harrington sono più di una famiglia: Ronan è sposato con la sorella della moglie di Padraig. “So che il rapporto deve essere professionale, ma qui si va ben oltre”, ammette Ronan. “Non abbiamo mai litigato in campo, anche se qualche volta abbiamo discusso animatamente. Ma mai di golf: parliamo di tutto e ognuno ha le sue opinioni che difende e argomenta. Quindi, durante la partita si può discutere anche in modo vivace. Forse questo è uno dei motivi per cui la relazione funziona”. Harrington, dal canto suo, è ben conscio dell’importanza del suo caddie. “Non avrei vinto l’Open a Carnoustie senza di lui. Quando si avvicinava il disastro, mi rimetteva in carreggiata con ogni esortazione possibile: ‘Un colpo alla volta’, ‘Non è finita’, ‘Non sappiamo con quanto

«NON È FACILE LAVORARE PER OLAZABAL E IO NON NE POTEVO PIÙ. LO PIANTAI LÌ, SUL CAMPO. MA LUI MI VOLEVA ANCORA COME SUO CADDIE. E IO ACCETTAI».

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si vincerà’ eccetera. Non sono certo di aver sentito tutti i suoi incoraggiamenti, ma mi ha aiutato molto a ritrovare la concentrazione. Alla fine gli dissi che aveva avuto molta più fiducia di quanta ne avessi avuta io. Mi rispose che non era vero e che anche lui si era via via convinto che avremmo perso l’Open, ma doveva comunque dirmi qualcosa. Insomma, durante la gara mi mentì. E in quello fu davvero brillante”.

QUESTO LAVORO È UNO SPASSO Più si è a contatto coi caddie, più si capisce come ciascuno abbia una storia e un background diversi. Craig Connelly ha iniziato la sua carriera a 14 anni a Loch Lomond, dove guadagnava 100 sterline a giro. Il suo viaggio è iniziato nel Ladies Tour ma è solo nel 2004 che ha sfondato, e per di più partendo non da un campo da golf, ma da un addio al celibato. Uno degli invitati conosceva Paul Casey e lo invitò a unirsi alla festa per distrarsi dal mancato taglio allo Scottish Open. I due si conobbero e poco dopo Casey propose a Connelly di fargli da caddie al BMW International. Finirono in terza posizione: era nata una nuova partnership. “Cosa può non piacere? Viaggio per il mondo, sono coinvolto in un gioco fantastico, è finanziariamente remunerativo e lavoro 25/30 settimane all’anno”, ammette Connelly felice.

MA SIGUADAGNA TANTO?

Se parti con il presupposto di fare soldi, rimarrai deluso. È vero che i caddie migliori riescono a portare a casa quasi 300mila euro a stagione (ma non in tutte le stagioni. E comunque si tratta di poche eccezioni); ed è vero che Steve Williams raggiunse il milione lavorando con Tiger Woods. Ma Tiger resta unico e, al momento, ineguagliabile. Se cerchi i soldi, allora non andrai lontano. Le motivazioni sono altre. Molti di questi ragazzi amano il golf e amano la vita da nomade. Hanno una passione professionale. Se non possono vincere, tifano per il loro miglior amico e non per il giocatore che preferiscono.

“La gente ci guarda preoccupata mentre portiamo le pesanti sacche. Ma non deve dispiacersi: è uno spasso”. Quando Casey dovette fermarsi per infortunio, Connelly portò avanti un altro lavoro importante, aiutando Martin Kaymer a vincere l’US Open a Whistling Straits, nel 2010. Quell’anno ha guadagnato più di ogni altro scozzese sull’European Tour, caddie o giocatore che fosse.

BISOGNA SAPERSI IMPORRE Che cosa rende un caddie davvero bravo? C’è un gran numero di risposte valide, incluso essere puntuali, affidabili e professionali. Non basta essere in grado di portare una sacca che pesa venti chili, mantenere i bastoni puliti, il giocatore deterso e conoscere ogni distanza da qualunque punto del percorso alla bandiera. C’è anche una cosa sulla quale concordano tutti. “Non bisogna essere uno ‘yes man’”, raccomanda Renwick. “Devi imparare a importi, costi quel che costi. Un top player non vuole qualcuno che sia d’accordo con lui in tutto e per tutto. Devi essere convinto e avere ragione”. Una volta Duncan piantò la sacca davanti alla palla di Parnevik, finché quest’ultimo non decise di ascoltarlo e giocare un ferro 8. Così, la palla atterrò al centro del green. Lo stesso Duncan un’altra volta discusse con il giovane Alejandro Cañizares. Lo ricorda con affetto dato che lo spagnolo era (ancora) un po’ ingenuo e si basava spesso su Duncan, per via della sua esperienza e competenza strategica. Sia come sia, in Marocco, Cañizares aveva finito il giro di prova di uno dei campi del torneo e aveva deciso di fare altre nove buche con gli amici per scommettersi qualcosa. Ma Duncan si rifiutò categoricamente di seguirlo, poiché non aveva ancora visto il secondo percorso e voleva prendere un po’ di appunti. “Sii coerente. Prendi una decisione e non abbandonarla. Questo infonde sicurezza”, raccomandano in coro tutti i caddie più affermati. E se lo dicono loro... N


Un momento di relax per Dave Renwick, che in carriera ha seguito Vijay Singh (foto a sinistra), JosĂŠ Maria Olazabal e Adam Scott.


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CHI HA AVUTO IL MIGLIOR SWING DI SEMPRE? Alcuni tra i migliori coach inglesi analizzano la tecnica dei grandi nomi del gioco. Il più bravo è Ben Hogan. Ma anche gli altri hanno molto da insegnare. Soprattutto a te DI

KIT ALEXANDER –

FOTO

GE T T Y IMAGES

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CHI HA AVUTO IL MIGLIOR SWING DI SEMPRE? MICKEY WRIGHT

CHE CLASSE, CHE GRINTA

BACKSWING SENZA SFORZO Non c’è sforzo nel creare ampiezza nella fase di salita. La Wright evita di alzare eccessivamente il braccio sinistro all’apice e pertanto non necessita di correzioni di sorta in discesa.

James Ridyard ama la sua potenza e la sua eleganza

M

ickey Wright è probabilmente la più grande golfista di tutti i tempi. Ben Hogan affermò più volte di non aver mai visto uno swing migliore, sia tra gli uomini sia tra le donne. Questa è la convinzione di chi è considerato come il miglior colpitore di palla di tutti i tempi. La Wright ha collezionato novanta vittorie e tredici Major in una carriera stroncata da un infortunio a 34 anni. Non si vince così tanto senza uno swing che funzioni a perfezione anche sotto pressione. Gli swing più efficaci sono dolci, aggraziati e potenti. La Wright incarnava perfettamente tutte e tre le qualità. Ma dietro a questa aggraziata facciata esteriore, c’era una tecnica sopraffina nell’impattare la palla in continuazione e con grande potenza. I due punti chiave erano le linee pulite e convenzionali del piano e l’azione dei polsi attraverso la palla. Il percorso delle mani durante il backswing era uniforme. Non c’era alcun tentativo di creare ampiezza, piuttosto profondità, cosa che impediva di alzare troppo il braccio sinistro. Questo le permetteva un downswing in linea con il backswing senza necessità di correzione. L’attraversamento è una lezione per tutti, con un angolo di 90 gradi formato dal braccio sinistro e lo shaft, che si carica mentre i fianchi si muovono verso il bersaglio, spostando tutto il peso verso il piede sinistro. Questa carica continua del polso sinistro elimina ogni chance dell’azione dei polsi verso la palla: se si carica da una parte, non si scarica dall’altra. Un avvertimento: la faccia del bastone dovrà rimanere aperta con quest’azione e bisogna assicurarsi che si chiuda al momento dell’impatto. N

MICKEY WRIGHT  Epoca: 1950-1960 Vittorie in carriera: 90 - Major: 13 88 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

MOVIMENTO COORDINATO Mickey crea un angolo di 90 gradi tra il braccio sinistro e lo shaft che continua a caricarsi nella transizione mentre i suoi fianchi si muovono attraverso il bersaglio, spostando il peso verso il piede sinistro.


HUNTER MAHAN

ROTAZIONE MORBIDA E CONTINUA

GUARDA I POLSI... Quando si trova con il braccio sinistro parallelo al terreno nel backswing, l’angolo che si viene a creare è perfetto. Questo dimostra la corretta azione dei polsi.

Ian Clark esalta il ritmo dell’americano

C

...E ATTENTO AI FIANCHI Quando Mahan comincia il downswing, si notano i fianchi che si spostano verso il bersaglio. Ricorda: prima si spostano i fianchi e poi si ruotano.

oloro che seguono il PGA Tour conoscono bene Hunter Mahan. Purtroppo è ricordato anche per la flappa in Ryder Cup, ma da quel momento si è riscattato vincendo molti tornei e salendo nella top ten del ranking mondiale. La maggior parte di chi guarda Mahan è meravigliata dal suo ritmo e dal timing regolare dall’inizio alla fine. Comincia il suo swing senza fretta e questa sequenza iniziale gli dona un’apparenza docile; prima la faccia del bastone, poi le braccia e infine il busto si girano senza azione di polsi. Ci sono due movimenti che è importante che gli amateur ricordino per migliorare il loro impatto. In primo luogo, quando Mahan ha il braccio sinistro parallelo al terreno nel backswing, si nota come lo shaft e il braccio formino l’angolo corretto. Questo dimostra come abbia spezzato i polsi nel modo giusto e il suo braccio sinistro è nella stessa posizione in cui era nel set-up. La sua testa è immobile. Invece, quando qualche amateur prova a fare uno swing più ampio si sposta dalla palla e non spezza a sufficienza i polsi causando dei brutti colpi. In secondo luogo, quando Mahan comincia il suo downswing si nota come i suoi fianchi si spostino verso il bersaglio. Da metà della discesa, il fianco sinistro, il ginocchio sinistro e il piede sinistro sono tutti in linea. Questo prova che il downswing è cominciato con lo spostamento laterale dei fianchi prima di iniziarne la rotazione. Troppi giocatori cominciano il downswing ruotando i fianchi, causando un allontanamento delle braccia dal corpo e forzando il bastone a venire dall’esterno. Ricorda quindi di spostare i fianchi e poi ruotarli. N

HUNTER MAHAN  Epoca: in attività Vittorie in carriera: 8 - Major: 0 OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 89


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CHI HA AVUTO IL MIGLIOR SWING DI SEMPRE? GENE LITTLER

COSÌ PULITO, COSÌ MODERNO

Adrian Fryer ammira la sua azione bilanciata

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on ho mai visto uno swing di Littler dal vivo ma avevo delle foto in un libro quando ero giovane. Lui era allora quello che Luke Donald è oggi. Lo chiamavano “Gene, the Machine.” Il suo swing era neutrale e in piano, con un set-up ortodosso in un’era in cui molti giocatori avevano movimenti inusuali. Tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta i giocatori avevano modi di giocare tutti loro. Non avevano dei modelli e la tecnologia di oggi per analizzare lo swing. Imparavano solo a colpire la palla e questo dava vita a una grande varietà di swing. All’apice, la faccia del suo bastone combaciava con il piano delle braccia. Il piano delle braccia e delle spalle erano corretti e gli angoli del corpo molto bilanciati. Littler aveva uno swing moderno per il suo tempo. Se si paragonasse il suo swing a quello di Donald si riscontrerebbero molte somiglianze, specialmente riguardo all’equilibrio. I dilettanti possono imparare molto dalla posa e dall’equilibrio del finish. Molti invece pensano che lo swing finisca all’impatto e sono così ossessionati dalla palla che non si interessano a ciò che accade dopo. Questo è molto sbagliato. È fondamentale raggiungere un finish equilibrato e vedere la palla come uno dei punti che determinano la forma dello swing. Raggiungere un finish equilibrato e in piano ti aiuterà ad avere sempre lo stesso ritmo. Con uno swing troppo veloce è impossibile mantenere l’equilibrio. L’abilità nel mantenere il finish è un buon indicatore della tua capacità di produrre velocità senza perdere qualità. N

GENE LITTLER - Epoca: 1950-1970 Vittorie in carriera: 47 - Major: 1 90 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

ROTAZIONE BILANCIATA All’apice, la faccia del bastone di Littler è la stessa del piano delle braccia. A sua volta, il piano di braccia e spalle è corretto; tutti gli angoli sono perfettamente bilanciati.

CURA IL FINISH Esiste una velocità ottimale dello swing che permette il massimo del risultato. Cerca di eseguire un follow-through bilanciato in ogni swing che fai.


BEN HOGAN

IL SEGRETO DEL POLLICE SINISTRO

Luther Blacklock ricorda un piccolo enorme cambiamento VOLO DI FANTASIA Hogan insisteva che la distanza fosse irrilevante se non si sapeva controllare la traiettoria della palla. Quindi poteva tirare colpi alti sulle bandiere corte e dei colpi bassi su quelle lunghe.

PARTICOLARI DA DIFFERENZA Un piccolo dettaglio può avere un grosso impatto sullo swing, quindi è importante lavorare sui piccoli particolari, come ad esempio il pollice sinistro “corto” su cui Hogan ha lavorato per anni, prima di vedere i risultati.

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el 1949 Ben Hogan scrisse un libro intitolato Power Golf; e nel 1957 scrisse il manuale The Modern Fundamentals of Golf. Durante gli otto anni intermedi, Hogan ha lavorato ininterrottamente sul suo swing fino a renderlo praticamente infallibile sia in efficacia sia dal punto di vista estetico. Quello che i dilettanti dovrebbero imparare dal percorso di Hogan è che il miglioramento nel golf si guadagna con fatica nel tempo. Non ci sono scorciatoie per perfezionarsi in modo permanente e a lungo termine. All’inizio della sua carriera, Hogan era afflitto da un gancio secco dal tee. Dal 1957 distese meno il pollice sinistro e ridusse la lunghezza del backswing. Lo swing più corto e più controllato lo rese capace di giocare un power fade con il driver e lavorare la palla in due modi con i ferri: avrebbe fatto un fade con l’asta a destra e un draw con l’asta a sinistra. Hogan disse che le lunghezze sono irrilevanti se non si sa controllarne la traiettoria; il pollice più corto insieme al backswing gli permisero di tirare colpi alti ad aste corte e colpi bassi ad aste lunghe. Passò dal combattere un gancio su ogni tee shot al poter colpire la palla “dritta come una spada”, guadagnandosi dagli scozzesi il soprannome di “Piccolo Uomo di Ghiaccio”. Se potessi dare una sola lezione a ogni dilettante a proposito di Hogan, consiglierei il pollice sinistro corto che corre dritto lungo il grip, leggermente spostato a destra. C’è un’enorme differenza tra l’overswing di Hogan del ’49 e quello controllato del ’57, ma la ragione fondamentale di tale cambiamento risiede nel piccolo dettaglio del pollice sinistro. È sorprendente come questi cambiamenti richiesero anni per avere un effetto, quindi mettiti il cuore in pace, sapendo che anche Hogan ha dovuto avere pazienza. I piccoli dettagli sono vitali; mai sottovalutarne gli effetti. N BEN HOGAN  Epoca: 1930-1960 Vittorie in carriera: 68 - Major: 9 OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 91


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CHI HA AVUTO IL MIGLIOR SWING DI SEMPRE? ERNIE ELS

QUEL MOVIMENTO COSÌ NATURALE Mark Bull sottolinea la coordinazione di Big Easy

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utto quello che fa Ernie Els è in assoluta corrispondenza con i princìpi fisiologici di biomeccanica. E il fatto che lui l’abbia fatto per oltre trent’anni indica che il suo swing è sempre stato all’altezza di tutte le competizioni di più alto livello. Non a caso, mentre molti dei suoi colleghi sono incappati in vari infortuni, finora Els non ha mai subìto incidenti di rilievo. Allo stesso modo, a differenza di altri giocatori, Els si è trovato molto raramente in periodi di cattiva forma o gioco. Questo è dovuto anche alla sua tecnica, a come sa posizionarsi sulla palla, a come sa controllare la sua rotazione e alla consistenza del suo movimento. Partendo da una posizione meravigliosamente bilanciata al set-up, i suoi fianchi rimangono stabili mentre ruota. Inoltre, la schiena gira bene senza sforzi o tensioni di sorta. Questo permette di non dover compensare con mani e braccia e crea energia tra corpo, braccia e bastone. Durante il downswing, il peso scivola dolcemente sulla parte sinistra del corpo e la parte inferiore ruota mantenendo controllo e postura all’impatto e una efficacissima sinergia tra braccia e busto. Bisogna sottolineare come Els riesca a compiere tutto questo movimento con una naturalezza ottimale: ha una prodigiosa abilità di accelerare i diversi distretti corporei in momenti giusti ma diversi, in un’unica soluzione fianchi-busto-bracciamani-bastone. Questa dote gli permette di essere efficiente, adattabile, ripetibile e naturale. Quattro vittorie nei Major, del resto, dimostrano come il suo swing funzioni anche sotto pressione. Els è la dimostrazione di quanto sia importante la posizione all’address e una buona rotazione nel back e nel downswing. N

ERNIE ELS  Epoca: in attività Vittorie in carriera: 64 - Major: 4 92 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

ROTAZIONE FLUIDA E NATURALE Il bacino di Els rimane molto stabile mentre ruota durante il backswing. Inoltre, la sua colonna vertebrale ruota agilmente e senza sforzi eccessivi. In questo modo il suo swing è davvero naturale.

L’IMPORTANZA DELLA POSIZIONE I problemi di piano e percorso del bastone nascono da limiti di posizione e, di conseguenza, da una rotazione del corpo insufficiente e da uno scarso controllo. Partire bene garantisce una maggiore consistenza dello swing.


QUESTO ILNOSTRO VERDETTO Chi è il migliore tra i cinque grandissimi che abbiamo analizzato? Ecco il parere di Joel Tadman

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ono pienamente d’accordo con le analisi proposte dai miei colleghi coach nelle pagine precedenti ed è davvero difficile scegliere uno swing “migliore”, in mezzo a gesti tanto perfetti. Una volta ho sentito Pete Cowen asserire che: “La strada per il successo è sempre in costruzione”. Mi piace questa frase perché dimostra che anche i più grandi giocatori accettano l’imperfezione del loro swing. I giocatori hanno varie opinioni in merito a cosa renda perfetto lo swing. Per me, un grande swing è quello che permette errori prevedibili e sotto controllo. Gli ingredienti di un buono swing sono quindi una posizione all’address bilanciata, atletica e neutrale, un buon piano e sincronia tra corpo e bastone in tutto il movimento. I giocatori che preferiscono un fade, specialmente dal tee,

normalmente avranno dei lie più giocabili in caso di errore, perché la faccia del bastone subisce minor rotazione e il release è meno aggressivo. Un giocatore attuale che dimostra tutte queste qualità in abbondanza è Louis Oosthuizen. Il campione sudafricano ha, a mio parere, uno dei più sottovalutati e tecnicamente superbi swing di oggi; e mi meraviglia che nessuno dei miei amici coach lo abbia indicato. Ad ogni modo, ognuno dei cinque giocatori di cui si parla in questo articolo ha qualcosa da insegnare. Se proprio dovessi scegliere il migliore, seguirei le indicazioni di Luther Blacklock: Ben Hogan! La sua abilità di controllare il volo della palla non era seconda a nessuno e ha tutti i requisiti per essere un grande swing. Anzi, il migliore della storia del golf.

E PERCHÉ NONTIGER WOODS?

Mark Bull ci spiega il motivo per cui alcuni grandi nomi non sono stati scelti

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a una prospettiva biomeccanica, Tiger Woods e Jack Nicklaus presentano casi simili. Sarebbe difficile includere lo swing di Woods nella lista dei migliori perché la sua tecnica è divisa in quattro spezzoni: prima di Harmon, con Harmon, con Haney e con Foley, i quali applicano differenti aspetti tecnici. Avremmo dovuto selezionare una parte della sua carriera e considerarla, analizzandola, come assoluta. Da un punto di vista biomeccanico, le due variabili che cerco in uno swing sono l’abilità di fare qualunque colpo con qualunque bastone e avere un’azione senza sforzo. Woods, come lui stesso ha ammesso, ha spesso avuto difficoltà con il driver e a fare determinati colpi. In secondo luogo, sia lui che Nicklaus hanno sofferto d’infortuni; il ginocchio e il tallone d’Achille per Woods e la schiena e i fianchi per Nicklaus. Per di più, la postura di Nicklaus è cambiata significativamente negli anni. Un’ottima postura è importante poiché le perdite di equilibrio sono la causa di grande difficoltà nel migliorare lo swing; pertanto una brutta posizione sulla palla è inevitabilmente alla base di compensazioni nello swing. La grande dote di queste pagine è che sono puramente soggettive. E scegliere solo cinque tecniche, tra le centinaia di meravigliose che si sono viste nel golf negli anni, comporta che alcuni giocatori meritevoli “non passino comunque il taglio”. Peraltro ci sono fantastici giovani giocatori in ascesa con degli swing meravigliosi, come ad esempio Danny Willett, Jason Day e Harris English. Quindi il futuro dei grandi swing è in buone mani.

Aver escluso Tiger Woods può lasciare qualche dubbio. In realtà, l’americano, che resta comunque un campione, ha avuto troppe fasi di gioco diverse.

MEGLIO L’EFFICACIA CHE L’ESTETICA La filosofia di Pete Cowen si basa sui risultati

La cosa più importante non è la qualità del colpo; è l’efficacia, specialmente quando si è sotto pressione. I grandi giocatori conoscono i loro errori (al contrario dei dilettanti). È per questo che Tiger sta giocando così bene al momento; Sean Foley gli ha donato uno swing che gli permette di sapere dove sbaglia; ma due anni fa non sapeva se sarebbe stato trenta metri a destra o a sinistra. Se dovessi descrivere il miglior swing al mondo sarebbe la combinazione dell’estetica di Rory McIlroy e Louis Oosthuizen, la stabilità di Lee Westwood e l’efficacia sotto pressione di Jack Nicklaus e Tiger Woods, perché hanno vinto più Major. Ma è come guardare un quadro. Le persone possono guardare la stessa cosa e si può pensare che sia orribile o allo stesso tempo stupenda. Il golf ha una porzione artistica, ma ciò che realmente conta è l’efficacia sotto pressione. Quello che mi piace vedere nei giocatori è la loro efficacia, non quanto siano eleganti o quanto fosse bello il loro ultimo colpo. Nicklaus non aveva uno swing particolarmente bello, però brillava per efficienza. Conosceva i suoi limiti e sapeva sempre come giocare sui suoi punti di forza: se non drivava particolarmente bene un giorno, usava il legno 3. I giocatori efficaci sanno sempre come vincere. Tutti i giocatori possono vincere quando stanno giocando veramente bene, ma i grandi giocatori vincono anche quando non sono al loro meglio. La maggior parte delle persone non sa come migliorare e si giudica sempre sul miglior colpo; quindi si convincono di sbagliare perché i loro colpi non sono mai all’altezza del colpo migliore. Ovviamente non è così. I bravi coach rendono i loro giocatori più efficaci, minimizzando gli errori e limitando i danni dei loro colpi peggiori.

OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 93


sullastradaperRio

SUA ALTEZZA, SERHIJ BUBKA

Con la prossima edizione, il golf torna a essere sport a Cinque Cerchi. Manca tempo, ma noi iniziamo a prepararci. Con questa nuova rubrica che – di tanto in tanto – ci svelerà i retroscena della nostra disciplina nell’Olimpo degli sport DI

S

erhij Nazarovicˇ Bubka è considerato unanimemente il più grande di tutti i tempi nella specialità del salto con l’asta, del cui record mondiale è ancora oggi il detentore con la misura di 6,14 metri. Dal 1999 è membro del Comitato Olimpico Internazionale e dal 2001 è vice presidente della IAAF (l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera). Che differenza c’è tra un’Olimpiade vissuta come atleta e una vissuta come membro del Comitato? Una differenza enorme ma, allo stesso tempo, anche molti punti in comune. Un atleta è responsabile solo per la sua performance mentre un membro del CIO è responsabile (e non poco) anche verso gli altri: i suoi colleghi atleti olimpici, gli spettatori, i media, il pubblico televisivo, gli sponsor. Inoltre, i campioni olimpici sono sempre sotto i riflettori; milioni di persone li seguono in tutto ciò che fanno. I membri del CIO fanno un grande lavoro, che a volte è più complicato e richiede non meno esperienza, capacità e conoscenze rispetto a quello degli atleti. Ma quello che fanno rimane dietro le scene. La gente vede solo la punta dell’iceberg. La scelta di ammettere il golf alle Olimpiadi non è stata unanime. Al contrario, ha superato di soli due voti il quorum necessario dei 2/3, a conferma di un certo dibattito. Quali sono stati i punti di maggior disaccordo? E quali, invece, i criteri a favore, che poi hanno prevalso? Il golf vanta un’enorme audience in molti Paesi del mondo. La sua inclusione nel programma olimpico attrarrà sicuramente appassionati e sponsor. Avremo anche l’opportunità di introdurre il golf in quei Paesi in cui è ancora sconosciuto. Questi sono stati i criteri principali di valutazione per la sua ammissione. Ci sono state, però, delle perplessità in merito: tra queste, la sua immagine “aristocratica”, che comporta tradizionalmente una debole accessibilità per ampie fasce di pubblico. Ma la nostra idea è che lo status olimpico possa aprire la strada per moltissimi nuovi appassionati e principianti.

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MARIA PIA GENNARO

Secondo lei, se segue il golf, quali sono le caratteristiche di questo sport che possono entusiasmare il pubblico? Il golf è un’ottima attività all’aria aperta, che richiede una buona forma fisica e resistenza. Cammini, respiri a pieni polmoni, comunichi con gli amici, pensi, ti concentri: questo è per me il golf. Una cosa che amo di questo sport è che puoi impararlo e praticarlo a qualsiasi età. Anche se inizi tardi, puoi giocare bene. Tutti questi fattori attraggono milioni di persone di tutto il mondo sui green di ogni posto. Il golf è certo solo per il 2016 e, al momento, non è stato rieletto per il 2020. Peraltro, una sola apparizione sarebbe un po’ una contraddizione, per cui tutto lascia pensare a una conferma. Qual è la sua previsione per il 2020? Come si comporta di solito il Comitato Esecutivo con le “matricole”? L’inclusione di un nuovo sport nel programma olimpico è sempre una sorta di esperimento. Necessita di cambiamenti, non solo nello stesso sport ma anche nella programmazione e nella logistica delle Olimpiadi. Sappiamo bene che un campo da golf necessita di ettari di terreno; dovremo quindi capire se gli ospiti dei futuri Giochi avranno certe caratteristiche. In generale, dobbiamo vedere se il golf passerà l’esame delle Olimpiadi 2016 – e degli anni precedenti della preparazione – prima di decidere il suo futuro. I maligni sostengono che sull’ingresso olimpico del golf abbia influito anche la posizione di Swatch Group che, attraverso la controllata Omega Watches, è sia title sponsor di alcuni grandi eventi nel golf sia, soprattutto, main sponsor dei Giochi. Smentiamo ufficialmente le malelingue? Posso solo dire che il CIO agisce sempre in accordo con lo statuto e gli interessi del movimento olimpico. Sono sicuro che ha avuto ragioni sufficienti per prendere questa decisione e vedremo presto con i nostri occhi i risultati positivi dell’inclusione del golf nel programma dei Giochi olimpici.

Quanto le pesa l’Olimpiade persa per il boicottaggio dell’Unione Sovietica a Los Angeles ’84? Sia il boicottaggio del 1980 che quello del 1984 sono stati prima di tutto delle tragedie per la generazione di grandi atleti che sono stati derubati della chance di vincere una medaglia o semplicemente di prendere parte ai Giochi. Parlo in prima persona e per l’esperienza di amici e colleghi. Questi boicottaggi sono diventati una lezione dalla quale il movimento olimpico può solo imparare. L’immagine delle Olimpiadi ha sofferto molto a quei tempi. Ma grazie agli sforzi di tante persone – soprattutto di Juan Antonio Samaranch – a partire dai Giochi successivi a Los Angeles ’84 il movimento olimpico ha subìto enormi cambiamenti in positivo, portando a ciò che abbiamo oggi: una grande celebrazione di sport nonché il più importante evento sportivo del globo. Lei ha gareggiato durate la gestione Samaranch che, per quanto contestato, ha comunque risanato il CIO dal punto di vista finanziario, aprendo i Giochi ai pro e agli sponsor. Come è cambiato lo spirito olimpico, rispetto a quando partecipava lei? Il contributo più importante di Juan Antonio Samaranch nella storia dello sport è stato quello di aggiornare le Olimpiadi e portarle al passo con i cambiamenti globali. Coinvolgendo atleti professionisti e grandi sponsor, di fatto ha salvato il movimento olimpico dal declino. Samaranch ha agito in modo brillante, sapendo combinare i valori delle Olimpiadi proclamati da Pierre de Couberten con uno show grandioso e spettacolare. Oggi siamo atleti superstar, conosciuti in tutto il mondo grazie alla copertura televisiva. Possiamo contare su un’enorme promozione dei valori delle Olimpiadi e un supporto fantastico dai nostri sponsor. C’è ancora molto da fare per noi, ma in merito a quanto ha fatto Samaranch posso sicuramente affermare che è stata una vera rivoluzione nello sport, rivoluzione che ha consacrato al successo questo appuntamento quadriennale. N


Un elegante e impettito Bubka durante un impegno istituzionale. Il russo è membro del CIO.


golfanatici

“SONO UN ETERNO PRINCIPIANTE” Campione in campo (da calcio) lo è stato per anni. Ma Giancarlo Antognoni ammette che sui fairway le cose stanno diversamente. Per cui “vada come vada”... D I

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iriamo indietro il calendario di qualche decennio, ritorniamo al 15 ottobre del 1972 e alla profetica frase della voce roca di Sandro Ciotti che, commentando alla radio la partita di serie A Verona-Fiorentina, disse: “Oggi ho visto esordire un campione”. Si riferiva a Giancarlo Antognoni e fu buon profeta. Campione del Mondo in Spagna nel 1982, 73 presenze in nazionale, l’ambìto Premio Golden Foot nel 2010, una carriera ad altissimi livelli. Un mondo – quello del calcio – che l’allora magro diciottenne dalla falcata elegante e dalla facilità a tirare con entrambi i piedi non ha mai abbandonato. Infatti, segue le nazionali giovanili. E anche la sua performance golfistica è iniziata con la complicità del calcio. “Durante i Mondiali in Argentina, nel 1978, ero in ritiro in una struttura che aveva il campo da golf, per cui venne naturale cimentarmi sul tappetino del campo pratica. Ma non mi prese per niente, avevo altro per la testa. Soltanto otto anni fa, allo scoccare quindi dei miei 50 anni, ho ripreso in mano i ferri. Ma non inseguo certo i risultati”. Un campione “non competitivo”: è un po’ difficile da credere. So di non avere responsabilità e aspettative, se non le mie. In fondo non è il mio mestiere, è solo lo sport della mia maturità. Dove colloca i suoi esordi in Patria? Ho iniziato all’Ugolino di Firenze, dove mi portò Picchio (soprannome del centrocampista Giancarlo De Sisti, ndr). 96 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

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A V I N A

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C I A C Q U A

Poi mi sono spostato al Golf Poggio dei Medici, dove mi hanno fatto socio onorario e dove adesso gioco ogni volta che posso. Sono due campi splendidi, ma in particolare mi piacciono i par 3 di Poggio, bellissimi e adatti al mio gioco da eterno principiante. Ci fa un parallelo tra il calciatore e il golfista? Penso che puttare per andare in buca sia come andare in gol: resta l’emozione più

divertimento, adotto il principio del “vada come vada”. Una gara in cui si è divertito molto? Mi piacciono le rimpatriate con gli ex colleghi di calcio come è accaduto a Kiev durante il recente Campionato Europeo di calcio. Ho giocato in un torneo di golf, una Louisiana con altri ex calciatori. Per la Francia, ad esempio, c’era Michel Platini; per la Germania Stefan Reuter e Karl-Heinz Riedle con i quali ero in flight insieme all’altro rappresentante italiano Massimo Bonini, e così via. Ha vinto Andriy Shevchenko e noi non siamo nemmeno andati a premio. Come preferisce vestire in campo? Adoro essere elegante e ci riesco con Conte of Florence. Mi vestiva quando ero alla Fiorentina e lo fa anche adesso che mi cimento sul green. Ci racconti la sua sacca. Ci sono bastoni che uso pochissimo, ad esempio i legni e il drive, che è quello che mi fa imbestialire. Tra i ferri, patisco il 5. E mentre il 4 non lo prendo mai in mano, il 2 non l’ho neanche voluto comprare, l’ho subito ritenuto superfluo.

grande. Forse per questo mentre putto sono tranquillo e concentrato. Per quante buche mantiene la concentrazione? Al massimo per le prime nove, poi mollo; a meno che non stia giocando benissimo. In pratica, diventano giornate negative tutte quelle che iniziano male. Ma siccome voglio che resti un

Le cose migliori del suo golf? Una domanda di riserva? Le cose peggiori del suo golf. Il vento e i bunker. Il primo, perché potendo scegliere preferisco sempre la pioggia proprio come mi accadeva giocando a calcio. I secondi, perché non riesco a uscirne mai; quindi, è meglio non finirci dentro o per me quella diventa una buca fallimentare. N


c’eraunavolta

PROVACI ANCORA, SAM!

Un po’ eccentrico, magari poco formale (in campo a piedi nudi e con vistosi cappelli colorati), ma che campione e che signore: sette Major, 82 tornei e un’infinità di secondi posti. Tra cui, uno molto particolare D I

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uando si affermò al secondo posto dell’US Open del 1937, sua moglie lo incoraggiò. Poi la cosa si ripeté nel 1947 e nel 1949. Sempre secondo. Una iattura? Una maledizione! Il bello è che Audrey, sua moglie, glielo dovette ripetere anche nel 1953, quando, per la quarta volta, Sam Snead giunse secondo all’US Open. Però, quella volta, Sam le disse: “Ho vinto sette Major, mi basta e avanza!”, e lasciò perdere quella follia di continuare ad arrivare eterno secondo all’Open americano, quello cui tutti i suoi fan tenevano di più. Sam Snead era nato in Virginia, USA ad Ashwood nel 1912. Giusto cento anni fa. Per la precisione il 27 maggio. Sesto su sei fratelli, Samuel Jackson Snead fu uno dei Top Player del mondo per almeno quattro decadi. Vinse 82 gare del PGA Tour inclusi i sette Major di cui sopra: tre volte nel Masters Tournament (’49, ’52, ’54), tre PGA Championship e un mitico “The Open”, nel 1946. Il suo swing era il più bello dell’epoca, era un “perfect swing”, archetipo di potenza e di armonia. Eppure era un autodidatta; come tanti campioni di golf del secolo scorso, era venuto su dalla gavetta, iniziando la sua avventura nel mondo del golf a sette anni, facendo il caddie a Hot Spring , nel golf vicino alla cittadina dove era nato. A questa località e al suo circolo di golf, The Homestead, rimase legato tutta la vita. Pur essendo un grande atleta, molto dotato nella corsa e nel salto, la sua peculiare, grande qualità come grande giocatore di golf (nel 2000, due anni prima di morire, venne giudicato il terzo più grande golfista di ogni tempo, dopo Nicklaus e Ben Hogan) era il ritmo. Aveva un grande orecchio per la musica, suonava ad esempio banjo e tromba a orecchio in modo eccellente. Per lui il ritmo dello swing era una cosa essenziale, basilare. Da ragazzo, preferiva andare per il campo da golf a piedi nudi e, quando perdeva il ritmo, si toglieva scarpe e calzini e... lo recuperava! Fece ricorso a questa sua àncora di salvezza per ben nove buche durante il Masters del 1942. “I try to feel oily”, diceva per tradurre

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S A B E L L A

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questa sensazione di ritmo e armonia che caratterizzava il suo perfect swing. Era molto amato dagli appassionati dell’epoca, che lo seguivano con affetto anche per l’impatto che la sua immagine popolare aveva sui media dell’epoca. Sam Snead era un po’ il John Daly di quegli anni; amava esibire cappelli di paglia con grandi nastri colorati dal grande e simpatico impatto visivo. Insomma, in un ambiente golfistico ancora molto formale e paludato, Sam si distingueva per la sua simpatia, i suoi vistosi cappelli campagnoli e i suoi piedi nudi sul campo! Era anche un signore, un campione attaccatissimo alle vittorie, ma egualmente al suo

onore di gentleman, lui che veniva da una famiglia di modeste condizioni. Nel 1952, al Jacksonville Open, diede forfait piuttosto che giocare un play off di 18 buche con un giocatore giunto a pari merito. Perché era stanco? Perché sapeva di perdere? Niente di tutto questo. Durante il secondo giro, Sam aveva ricevuto un ruling a lui favorevole su un drive atterrato dietro a un paletto del fuori limite. Il ruling, a quanto si sa, era corretto, perché era stata fatta una modifica sulla segnatura del campo dopo le prime 18 buche che non era stata notificata in modo appropriato ai giocatori alla ripresa della seconda giornata di gara.

Dichiarò Sam: “Io voglio essere tranquillo sulla cosa. Non voglio che nessuno pensi che io abbia tratto vantaggio dal ruling anche se questo era corretto.” La faccenda si chiuse lì, con un secondo posto. Provaci ancora Sam!, vien da dire, pensando a un esempio così bello di rara correttezza. N


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LA SECONDA VITA DI GARY i CAMPIONI

Dopo aver dominato per anni i ranking dilettantistici, l’inglese Wolstenholme è ora una colonna dell’European Senior Tour. Ma non è tardi “passare” a 48 anni? Lui è convinto di no. E rilancia DI

KI T ALEXA ND ER –

FOTO DI

H O WA R D B O Y L A N

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G E T T Y I M AG E S


iCAMPIONI

LA SECONDA VITA DI GARY

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uando Gary Wolstenholme è passato al professionismo nel 2008, a 48 anni – con l’idea di giocare nel Senior Tour appena raggiunti i 50 – è stata la fine di un’era. Wolstenholme era l’ultimo vero amateur britannico, con un curriculum, inoltre, senza precedenti: due Amateur Championship, dieci punti nelle sei apparizioni di Walker Cup, 87 vittorie e 218 apparizioni nella nazionale inglese, oltre a un’infinità di altri traguardi. Ora, che è entrato nell’élite dei Seniores, ha già lasciato il segno nei ranking dove ciò che conta è il denaro: nel 2011 ha ottenuto il titolo di Rookie of the Year e nel 2012 ha conquistato

due vittorie. Il passaggio al professionismo ha cambiato la vita di Gary Wolstenholme. Da amateur, ha scritto il suo nome sui libri di storia del golf con una carriera irripetibile. Infrangere record però non paga le bollette e il 52enne ha dovuto vivere con la madre fino a che non ha trovato il successo (immediato) sull’European Senior Tour. Da quando ha vinto alla fine del 2010 il Casa Serena Open, la sua seconda gara da pro, Gary ha guadagnato più di 400mila euro e si è comprato una casa nuova.

È BELLO, MA NON È FACILE “Per la prima volta in vita mia ho portato a casa un po’ di soldi”, racconta ironicamente Wolstenholme. “E finalmente ho la possibilità di togliermi qualche sfizio. Se si considera che prima, lavorando, guadagnavo intorno ai 25mila euro, ora ho l’opportunità – se gioco bene, lavoro duro e mi tengo in forma (i tre aspetti chiave) – di guadagnare molto di più”. Wolstenholme ha esordito alla grande sul Tour e la scommessa di passare al professionismo in età avanzata ha decisamente pagato. Ma ci tiene a mettere in chiaro che la vita sul Tour non è tutta rose e fiori, come molti credono. “Tutti pensano che sia uno spasso, che io abbia una donna diversa in ogni 100 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

«SE AVESSI AVUTO UN BUON COACH, SAREI DIVENTATO UN TIGER WOODS BIANCO».

Sopra, durante il Mallorca Senior Open, a maggio. Sotto da sinistra: al Masters 2004, di nuovo a Mallorca e alla Walker Cup 1995.

porto e guadagni milioni. Bene (anzi, male): non è così. O, per lo meno, potrebbe essere vero per alcuni, ma non per me. Mi diverto, questo è certo. È la sola cosa in cui sono veramente bravo e mi dà l’opportunità di fare qualcosa della mia vita. È necessario guardare il quadro generale e capire il significato della vita di ognuno.

INDIMENTICABILE MEDAGLIA D’ORO

La vittoria dell’Eisenhower Trophy per GB&I nel 1998 in Cile, nella squadra che includeva Luke Donald, è il momento di cui Wolstenholme va più orgoglioso. “Ho marcato un 67 nell’ultimo giro, sotto tanta pressione”, ricorda. “Mi sono trovato con la medaglia d’oro al collo e l’inno nazionale che suonava alle mie spalle. A guardarmi c’erano Sergio Garcia, Henrik Stenson, Peter Hanson, Matt Kuchar, Trevor Immelman e tutta l’elite del golf dilettantistico”.

QUANDOSCONFISSI WOODS “Ho giocato per l’Inghilterra dal 1988 e nel 1995 ho giocato la mia prima Walker Cup. Nel mio primo match avevo davanti il giocatore americano più forte, Tiger Woods. Vinsi e la mia squadra agguantò il trofeo con un margine record. Sarò ricordato come colui che ha ‘domato la Tigre’: lo voglio scritto anche sulla mia tomba”.

Per me, è trovarle uno scopo e raggiungere i risultati che mi pongo, cioè vincere il più possibile e portare il mio nome negli annali del golf, dilettantistico e professionistico”.

ABITUATO A VINCERE La fama di Wolstenholme e i suoi successi non sono contestabili. Le 218 apparizioni in nazionale, le quattro vittorie in Walker Cup e i dieci punti conquistati (in sei apparizioni) per GB&I sono tutti record che non saranno mai abbattuti. Ha vinto 87 titoli individuali incluso l’Amateur Championship nel 1991 e nel 2003; ha battuto Tiger Woods in Walker Cup nel 1995 e ha giocato in un paio di Masters, US Open e Open Championship. L’abitudine a vincere se l’è portata anche al professionismo. Ha vinto il titolo di Rookie of the Year 2011, l’Australian Senior Open, il Mallorca Senior Open e il Benhavis Senior Masters. “Il premio come Rookie of the Year è un altro successo che ho conquistato battendomi con degli ottimi giocatori. Tim Thelen e Mark Mouland erano gli altri due che se lo giocavano con me; sono riuscito a batterli e conquistare il quarto posto nell’Ordine di Merito. Il mio obiettivo è quello di finire nei top ten dell’Ordine di Merito e, se ci riuscirò, vorrà


La prima vittoria, il Casa Serena Open 2010.

dire che avrò compiuto qualcosa di grande. Il livello dei migliori venti giocatori del Senior Tour è davvero altissimo. Se riuscissi a rimanere nei top ten nei prossimi cinque o sei anni e ce la facessi anche a vincere qualche torneo, potrei dire che la mia carriera è stata davvero un successo”. Il più grosso cambiamento nella vita di Wolstenholme è la ricerca di un livello di consistenza che duri ogni settimana.

“Per un dilettante finire 20esimo o 30esimo non cambia nulla. Ora invece fa una grande differenza. Faccio ancora molta fatica a impegnarmi al massimo se non mi sto giocando la vittoria. Del resto, mi piace la pressione; vivo per quella”.

“MI PIACE LA PRESSIONE” Dati i successi ottenuti nella sua breve carriera professionistica e dopo aver

battuto fenomeni come Ian Woosnam, Sam Torrance o Barry Lane, sarebbe normale pensare che non rimpianga l’idea di non essere passato prima al professionismo. Ma Wolstenholme non è il tipo che guarda al passato. “Non era un’opzione. Non pensavo di passare al professionismo a 50 anni, ma è andata così. Un po’ di circostanze hanno combaciato e mi sono trovato senza altre possibili scelte. A 18 anni avevo 23 di handicap, più o meno giocavo 33 o 34. E non ho mai avuto il supporto finanziario necessario”. Per Wolstenholme, pertanto, il golf è sempre stato solo un divertimento, non una fonte di guadagno. “Mi divertivo a rappresentare il mio Paese da dilettante. È stata la cosa più grande e importante della mia vita”. Wolstenholme è convinto che se da giovane avesse avuto la disponibilità economica necessaria e un buon coach, sarebbe stato in grado di avere un forte impatto sia sul Tour europeo che sul PGA. “Ho dimostrato di essere in grado di competere e vincere tornei con costanza in tutta la mia carriera. Con il senno di poi è una cosa meravigliosa e sono certo che con il giusto coach – non ne ho mai avuto uno fino a quasi trent’anni – sarei potuto diventare un Tiger Woods bianco!”. N

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laTECNICAdi

COSÌ PRENDI SEMPRE

IL FAIRWAY Uno dei migliori giovani dell’European Tour ti spiega come puoi migliorarti DI

THORBJORN OLESEN

L

a vittoria in aprile al Sicilian Open – la prima della mia carriera sul Tour – è stata la ricompensa al duro lavoro nelle mie ultime due stagioni. I risultati sono stati spesso incostanti, con tre terzi posti l’anno passato uniti a molti tagli mancati. Sono piuttosto lungo dal tee, ma mi sono subito accorto che la mia precisione con il driver lasciava qualcosa a desiderare. Avevo bisogno di prendere più fairway, quindi ho posto rimedio. E anche tu puoi imparare dai miei miglioramenti. N

THORBJORN OLESEN Q Anni 22 Q Guadagni European Tour 1.060.166 euro Q Vittorie European Tour 1 Q Statistiche È entrato nell’elite del golf europeo dopo la vittoria al Sicilian Open, dopo il brillante anno da rookie che gli ha concesso il 48esimo posto nella Race to Dubai.

102 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


NON ANDARE ACROSS

Guarda queste tre posizioni all’apice del backswing: una non mi piace. Ma le altre due sono ok!

NO

SBAGLIATO

In questa posizione sono across e il bastone mira a destra del besaglio. È questo che ho cercato di eliminare dal mio swing. Staccare il bastone all’interno può portarlo in questa posizione con il gomito destro troppo largo.

RENDI PIÙ AMPIO LO STACCO

La mia tendenza è sempre stata quella di staccare all’interno. Questo porta a brutti errori, ma ho sempre saputo di dover staccare il bastone più in linea per trovare maggiore consistenza. Non mi interessa ora staccare anche leggermente all’esterno.

MEGLIO

Un sacco di gente chiama questa posizione “laid off” perché il bastone punta a sinistra del bersaglio, ma a me non preoccupa molto. È molto più semplice per me sganciare il bastone da questa posizione verso la palla.

RIMANI IN EQUILIBRIO

Alcuni dicono che non bisogna colpire dall’alto, ma io inizio la mia azione in discesa piuttosto in fretta. Questo è solo un punto di riferimento rispetto all’inizio del backswing che avviene con le gambe e i fianchi. L’equilibrio è fondamentale per riuscire a trovare la velocità giusta che ti permette il tuo corpo. Io sono convinto che la potenza proviene sia dall’azione delle gambe che dalla rotazione della parte superiore. Per mantenere questa solidità passo molto tempo in palestra.

TIENI LE SPALLE SQUARE

Se parti in leggero anticipo è più facile trovare un’ottima posizione all’impatto. La faccia del driver segue un naturale percorso in linea verso la palla, il bastone è davanti a me e le spalle sono square all’impatto. Io credo in uno swing a due piani. In questo modo hai un angolo d’attacco più verticale nel backswing rendendolo più piatto verso la palla.

PERFETTO

A me piace molto questa posizione all’apice, con il bastone che punta in linea con il bersaglio. Qui puoi vedere come il gomito destro sia più connesso al corpo. Da qui, posso girarmi bene verso la palla, tenendo le braccia davanti al corpo. OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 103


QUI GIOCANO laSTRATEGIA

DI

C O S TA N T I N O R O C C A

TUTTI I GRANDI

T

rovo che il Percorso Rosso di Monticello sia affascinante, giustamente da sempre tra i più belli d’Italia, soprattutto ora che a 40 anni dalla sua inaugurazione sono cresciute le piante ed è diventato un test che mette alla prova. Ha ospitato per ben sette volte l’Open d’Italia, vinto nella prima edizione da Billy Casper nel 1975. Tutti i campioni più importanti hanno giocato su questo meraviglioso par 72 di 6.410 metri, fra i quali Greg Norman e io, che deteniamo con 63 l’attuale record del campo. Il disegno americano, ideato da Jim Fazio e Baldovino Dassù, è stato modificato con il restyling di Graham Cooke, che l’ha reso

104 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

più moderno, avvincente e conforme alle aspettative per un campo di grande fama. Su tutte, la prima che salta all’occhio è il grande green, unico per la 9 e la 18.

QUELLA RIMONTA TRIONFALE

Era il lontano 1989, per la precisione il 18 maggio. Sotto un sole meraviglioso, Costantino Rocca illumina ulteriormente la grande folla che, anche per quei tempi, invadeva Monticello inseguendo i giocatori e facendo rimbombare i fairway. Con un 63 finale, Costantino rimonta di ben 34 posizioni e si classifica in 12ma posizione nell’Open d’Italia targato Lancia, che vide il successo di Ronan Rafferty il quale, con un 65 finale, beffò per un colpo Sam Torrance. Quella fu la prima grande prestazione del nostro campione che partecipò a tre tornei dell’European Tour superando due tagli. Dall’anno successivo entrò stabilmente a far parte del Tour e iniziarono ad arrivare i successi che tutti conosciamo.

Alla scoperta dell’affascinante Percorso Rosso di Monticello, che ha ospitato importanti gare internazionali e tutti i campioni più famosi. Un tracciato che richiede calma, concentrazione e tecnica. E che offre continue sorprese Mi sono sempre divertito a giocare a Monticello e torno sempre volentieri per l’ambiente, l’atmosfera e la simpatia con cui si viene accolti. N


LA PIÙ INGANNEVOLE Buca 3

Par 4, 169 metri

ANALISI – Buca corta ma con il green a fagiolo orizzontale. Buca delicata

che dipende dalla posizione della bandiera. Con la bandiera lunga a destra diventa impegnativa per la presenza del gradino e per l’albero, sempre sulla destra, che difende il green con i bunker attorno. TATTICA – Con l’asta corta a sinistra, consiglio un ferro 7 o 8. Mentre se lunga è da ferro 6 o 7, secondo la potenza del giocatore.

LA PIÙ TECNICA Buca 6

Par 4, 305 metri

ANALISI – Corto par 4 ma delicato sul secondo colpo, con i bunker a difesa del green spostato sulla destra rispetto al disegno della buca. Un colpo a destra può finire nelle piante o essere cieco; a sinistra la buca è difesa dal lago che è volato (in caso di gancio) dai giocatori più potenti che utilizzano il driver. TATTICA – I giocatori lunghi possono giocare il driver e trovarsi con un approccio di 40 metri, mentre i corti giocano il ferro 4 in fairway, per poi avere un pitch pieno o un wedge al green.

Il Golf Club Monticello è un moderno centro polifunzionale all’insegna dello sport di classe.

LA PIÙ DIFFICILE Buca 16

Par 4, 430 metri

ANALISI – Attenzione all’acqua! Un grande lago costeggia sulla sinistra quasi

tutta la buca fino al green, seguendo il disegno di questo impegnativo dog-leg. Sulla destra, la buca è disegnata da una fila di alberi che la separano dalla 11. Il green da certe angolazioni è orizzontale quindi ancora più difficile da prendere. TATTICA – Per i meno lunghi consiglio un legno 3 dal tee seguito da un ferro 6; mentre i più potenti potranno giocare un ferro 2 dalla partenza, giocando maggiormente in sicurezza ed evitando anche i bunker sulla sinistra. OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 105


SAPORI D’ORIENTE iVIAGGIdi

Myanmar, ovvero: la calma come ragione di vita. Qui si vive ancora con le abitudini e le tradizioni contadine tramandate di padre in figlio, non ci sono cellulari e il sarong è preferito ai jeans. Il tutto intriso da una spiritualità che permette di cogliere ancora i valori della vita. Anche il golf ha un gusto diverso TESTO E FOTO DI

Sopra, la Valle dei Templi e le statue votive all’interno di uno di essi. A lato, monaci e novizi. 106 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

ALBERTO BENAZZI


Un tempio edificato sulla sommità di una roccia con il suo caratteristico corridoio di preghiera.

I

l Myanmar (o “Burma”, cioè “Birmania”, come ancora viene chiamato da Stati Uniti e Regno Unito) è uno dei pochi Paesi rimasti a offrire ai visitatori uno spaccato reale di Oriente antico. Circondati da India, Cina e Tailandia, nazioni che negli ultimi decenni stanno conoscendo il progresso più sfrenato, i birmani, rinchiusi entro i propri confini, hanno conservato, come abitanti di un’isola remota, i ritmi, le abitudini e le tradizioni che in queste terre i padri hanno tramandato ai figli per secoli. Yangon, la città principale, sembra sospesa in un’epoca passata, e, nonostante i 4.500.000 abitanti, ha strade poco trafficate e rese silenziose da una severa legge che proibisce l’uso del clacson. Pur concedendo qualcosa alla modernità (i telefoni cellulari, arrivati da poco, sono lo status symbol più ricercato tra i benestanti), i birmani non sembrano affascinati come i loro confinanti dai miti occidentali e i giovani preferiscono il sarong – il lungo pareo che da sempre in questi luoghi cinge la vita di uomini e donne – ai blue jeans.

QUI SIAMO NEL 1373 Le scelte repressive e autarchiche degli ultimi cinquant’anni, certamente contestabili dal punto di vista della salvaguardia dei diritti umani, hanno in qualche modo

opportunità per i locali di guadagnare qualche moneta. Per il calendario tradizionale birmano siamo nell’anno 1373; ed è sufficiente allontanarsi di poco dai confini della città per arretrare di questi 639 anni immaginari e immergersi in un mondo rurale in cui a lavorare nei campi sono gli uomini, le donne e gli animali; nei villaggi di semplici case di legno con i tetti di paglia, l’acqua si attinge dal pozzo; e la sera ci si ritrova all’aperto a parlare della giornata alla luce delle lampade a petrolio. Immagini di vite frugali ed essenziali, vissute con grande dignità, che trasmettono forti emozioni anche se carpite dallo scatto di una foto.

A CASA DI BUDDA Ma non sta solo nella gente la bellezza del Myanmar. Questo è un Paese ricco di storia e di tesori monumentali. A Yangon si trova un’affascinante mescolanza di stili architettonici; coloniali, risalenti al periodo dell’occupazione britannica; e autoctoni, influenzati dalla cultura cinese e da quella indiana. Tra i monumenti religiosi rilevanti, vanni citati la Swedagon Paya, un maestoso stupa (tempio) buddista alto 98 metri, eretto nel XVIII secolo e ricoperto da tonnellate d’oro zecchino e pietre preziose; e l’impressionante Budda disteso (lungo 70 metri) del tempio di Chaukhtatgyi Paya. Non cavalli motore, ma buoi per i taxi del posto.

preservato il Paese da influenze e contaminazioni esterne, a tutto vantaggio di quei viaggiatori che vanno alla ricerca dell’originalità dei luoghi e di quella diversità culturale che in Myanmar sono intensamente percepibili. Anche la grande spiritualità di questa gente ospitale e accogliente si percepisce facilmente sin dall’arrivo. I ritmi lenti e la semplicità dello stile di vita buddista riescono a trasmettere una sorta di serenità che accompagna durante tutto un viaggio dove, finalmente, ci si sente accolti come visitatori e non come

A Mandalay, la città d’oro, costruita nel 1858 dall’ultimo Re birmano Mindon attorno all’omonima collina dove la leggenda vuole abbia soggiornato Budda, si possono visitare uno spettacolare edificio di legno intarsiato, lo Shwenandaw Kyaung, un tradizionale monastero birmano che rappresenta l’unica parte sopravvissuta al rogo dell’antico palazzo reale; la Pagoda Mahamuni, al cui interno si trova un’antica statua del Budda, ricoperta da una miriade di foglie d’oro; e la Kathodaw Paya, conosciuta anche come il libro più grande ® OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 107


QUEI FAIRWAYCOSÌ SORPRENDENTI

L’alternanza di monsoni e siccità rovina molto i campi, nonostante la buona volontà dei circoli che continuano a riprestinare il manto. Si gioca comunque sempre in uno scenario incontaminato

Tra caddie e regole per un buon gioco, ecco come si presenta l’abbordabile Shwe Mann Taung GC.

E

ssendo il Myanmar un Paese con un livello di sviluppo economico molto basso, la presenza dei campi da golf è addirittura inaspettata. Abbiamo selezionato le strutture più interessanti per la storia, il gioco o la collocazione geografica. È importante però segnalare che il clima e le stagioni incidono moltissimo sulla qualità e la manutenzione dei percorsi. Durante il semestre dei monsoni l’acqua cade abbondantemente fino ad allagare green e fairway; mentre nei mesi successivi la siccità mette a dura prova la resistenza dei manti erbosi. Per cui un campo può essere in ottime condizioni in alcuni periodi dell’anno e notevolmente al di sotto delle aspettative di un golfista europeo negli altri. In ogni caso, natura e panorami sono ovunque spettacolari e generosi di emozioni.

YANGON GOLF CLUB: È IL CLUB STORICO

18 buche, par 72, 6.638 metri - Info: www.yangongolfclub.com Il golf ha fatto la sua comparsa in Myanmar proprio in questo circolo, fondato da un gruppo di commercianti e ufficiali inglesi nel 1909. La gestione del club è rimasta ad appannaggio degli inglesi fino al 1954, quando le consegne vennero passate ai birmani. Il percorso, che si snoda lungo le pendici di una collina, durante la sua lunga storia ha subito diverse modifiche passando dalle 6.300 iarde (5.760 m) par 71 del progetto originale alle attuali 7.260 iarde (6.638 m) par 72. Per far fronte ai lunghi periodi di siccità, sono stati ricavati diversi laghetti che contribuiscono a rendere il gioco più divertente e le buche sono state seminate con erba Zoysia Japonica. Il campo si caratterizza, oltre che per gli ostacoli d’acqua, per i green sopraelevati e i piccoli, ma profondi e insidiosi, bunker. 108 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

PUN HLAING GOLF CLUB YANGON: L’ORGOGLIO DEL PAESE 18 buche, par 72, 6.411 metri

Il percorso di 18 buche da campionato, di 7.012 iarde (6.411 m), costruito nel 1999, è stato progettato e realizzato da Gary Player che, sul suo sito web, lo ha paragonato per fascino e difficoltà ad Augusta. Collocato in una splendida baia tra i fiumi Hlaing e Pun Hlaing, quello del Pun Hlaing Golf Club è un campo ricco di ostacoli d’acqua e grandi bunker. Dai larghi fairway ondulati lo sguardo può spaziare sui bellissimi panorami offerti dal fiume ed è possibile scorgere in lontananza la maestosa cupola dorata della pagoda del tempio di Swedagon Paya. Per la sua bellezza e per il prestigio del designer che lo ha ideato, il Pun Hlaing Golf Club è stato definito “l’orgoglio del Myanmar”.

YCDC GOLF CLUB YANGON: DOPPIA SCELTA

Silvery Course: 18 buche, par 72, 6.400 m - Pondy Course: 18 buche, par 72, 6.400 m Il Golf Club YCDC (acronimo di Yangon City Development Committee, Comitato di sviluppo cittadino di Yangon) vanta due percorsi di 18 buche da campionato, disegnati dallo Studio Han Golf Master di Kyi Hla Han, presidente dell’Asian Tour. I due tracciati sono completamente differenti tra loro. Da una parte, il Silvery Course (o Ngwe Taw Thar), un par 72 di 7.000 iarde (6.400 m), aperto nel 1994, che si distende su una vasta piana caratterizzato da larghi fairway e vasti green; dall’altra, il Pondy Course o Myakantha, della stessa lunghezza del Silvery ma con i fairway più stretti ed ondulati e i green indecifrabili. Aperto nel 1996, è salito agli onori delle cronache per aver ospitato due eventi di cartello, con l’Asian PGA, negli anni 1998 e 1999.


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SAPORI D’ORIENTE OCCHIO AL SORPASSO

Sopra, la club house del Pun Hlaing e, sotto, un passaggio e la 18. In basso, l’ingresso del Bagan GC.

In Myanmar, a causa delle altissime tasse sull’importazione delle auto, le poche circolanti sono acquistate usate, di fabbricazione giapponese e risalenti ai primi anni Ottanta. È quindi abbastanza curioso vedere nelle strade solo automobili con almeno 25 anni di età. Essendo i veicoli provenienti dal Giappone, dove si circola mantenendo la sinistra, hanno tutti la guida a destra. Questo, fino a qualche anno fa, non ha creato alcun problema agli autisti locali, in quanto gli inglesi colonizzatori dell’isola avevano introdotto nel Paese l’uso della guida sul lato sinistro della strada. Ma ecco la cosa che rende veramente unico il traffico in Myanmar. Qualche anno fa, in occasione dell’anniversario della liberazione dagli inglesi, per prendere ulteriori distanze dagli antichi invasori, il governo ha pensato di introdurre di punto in bianco la circolazione sul lato destro della strada. Quindi oggi i birmani circolano mantenendo il lato destro della strada pur avendo il volante posto nello stesso lato dell’auto. Quando devono superare un veicolo che li precede, mancando la necessaria visibilità, prima ricorrono a strane segnalazioni usando fari e frecce o agitando le braccia, quindi si lanciano nel sorpasso con manovre da brivido degne di un gran premio di F1.

ALZA UN PO’ LA TESTA

SHWE MANN TAUNG GOLF CLUB MANDALAY: IL PIÙ VIVACE 18 buche, par 72, 6.098 metri

Nella zona del lago Inle, provenienti dalla regione di Kayah vivono alcuni membri della tribù dei Padaung chiamati anche Kayan. Le donne di questa etnia sono conosciute in tutto il mondo con il nome di donne giraffa per le modifiche fisiche provocate dagli anelli di bronzo che, dall’età di cinque anni, cingono loro il collo. Durante la crescita gli anelli vengono incrementati di numero e sostituiti con altri di dimensioni sempre maggiori. Diversamente da quanto si crede, il collo non viene allungato, la pressione degli anelli provoca uno slittamento della clavicola e una compressione verso il basso della gabbia toracica che ne evidenzia la lunghezza. Anticamente questa pratica veniva utilizzata, più che per motivi di estetica, per preservare le donne dalle fauci delle tigri che, come risaputo, attaccano alla gola le loro prede. Oggi questa tradizione tra i Padaung è meno diffusa anche se una parte delle donne continua a utilizzare gli anelli prevalentemente per ragioni estetiche e rituali.

Situato a circa dieci minuti di auto dalla periferia della città, lo Shwe Taung Golf Club si trova alle falde delle venerate colline di Mandalay, punteggiate di templi e pagode. Il circolo è molto vitale e il campo è piuttosto frequentato dai giocatori locali anche durante i giorni feriali. Il percorso, 18 buche da campionato par 72 di 6.669 iarde (6.098 m), è stato inaugurato nel 1975, è piuttosto piatto e affida le proprie difese a qualche raro ostacolo d’acqua, agli alberi che costeggiano i fairway e ai bunker vasti, ma poco profondi, che circondano i green. Una buona opportunità per fare score anche osando colpi che altrove costerebbero cari.

BAGAN GOLF CLUB: UN PUTT IN MEZZO AI TEMPLI 18 buche, par 72, 6.467 metri

Costruito nel 1995, il Bagan Golf Club è il classico esempio di cattedrale nel deserto. Voluto fortemente dai governanti per sfruttare le attrattive turistiche del golf, questo club ha conosciuto il suo momento di massimo splendore nel 1998, quando ha ospitato una tappa dell’Asian PGA. Siamo in una delle zone più affascinanti (ma più aride) del Myanmar e i progettisti hanno dovuto creare gli ostacoli d’acqua costruendo delle vasche in cemento, della dimensione di un bunker, che conservassero l’acqua, dal momento che – diversamente – sarebbe stata rapidamente dispersa nel terreno. Inutile dire che oggi il percorso di 7.073 iarde (6.467 m) par 72, seppur interessante nel disegno e nonostante la buona volontà degli addetti, è piuttosto degradato, vista la scarsità d’acqua e l’assenza di macchinari per la manutenzione. A fronte di questo fatto non proprio trascurabile, bisogna però evidenziare che resta impagabile l’emozione di giocare circondati dalla bellezza e dalla spiritualità dei 5.000 templi buddisti della valle di Bagan. In quanto a suggestione, l’atmosfera è unica al mondo. Nessuno si scandalizzi, ma sarebbe come godere del privilegio di giocare 18 buche nei Giardini Vaticani. OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 109


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SAPORI D’ORIENTE

® al mondo: i quindici volumi che formano il

“tripitaka” (canone buddista) sono infatti incisi su 738 tavole di marmo poste all’interno di altrettante pagode in muratura dipinte in un bianco abbagliante. Mandalay, che è stata l’ultima capitale imperiale, è il maggior centro religioso nazionale, è meta di pellegrinaggi ed è abitata da migliaia di monaci buddisti che ne colorano le strade con le loro tipiche vesti purpuree.

HA STREGATO ANCHE MARCO POLO Da Mandalay ci si può imbarcare su un battello e, seguendo la corrente sul fiume Irrawaddy, si arriva in uno dei luoghi più suggestivi del Myanmar: la valle di Bagan, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Quaranta chilometri quadrati di campagna costellati da oltre 5.000 pagode, quelle restanti delle 13.000 costruite tra il 1044 e il 1287 dal Re Anawratha e dai suoi discendenti, negli stili e nelle fogge più variegati. Assistere a un’alba o a un tramonto sulla valle dalle terrazze delle pagode più alte è uno dei “must” di questo affascinante viaggio. Anche Marco Polo rimase affascinato dalla suggestiva bellezza di Bagan, e la descrisse con queste parole: “Il Re ha voluto costruire queste torri per celebrare la sua magnificenza e, per il bene dell’anima sua, vi dico che a vederle sono le più belle cose al mondo e quelle di maggior valore”.

IL PONTE DI LEGNO PIÙ LUNGO

A 11 chilometri a sud di Mandalay, affacciata sulla sponda del grande lago Taungthaman, sorge la città di Amarapura, la “Città dell’Immortalità”. L’attrazione principale della città è un ponte pedonale in legno costruito nel 1849 con oltre mille tronchi di tek. Il ponte U Bein è lungo un chilometro e duecento metri e vanta il primato di ponte in legno più lungo del mondo. Attraversando le poco profonde acque del lago, lo stretto ponte è un costante brulicare di vita; pescatori, monaci o semplici viandanti a piedi o in bicicletta lo attraversano a ogni ora del giorno in entrambi i sensi. Meta imperdibile del Myanmar, anche per le belle foto che si possono scattare all’alba e al tramonto, è un posto di collegamento talmente importante che due ricchi mercati sorgono presso gli imbocchi della struttura e lungo tutta la sua lunghezza ci sono cinque aree di sosta dove si possono gustare frutta fresca e vino di palma. 110 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Bambini al tempio e una veduta della grande Valle dei Templi: se ne contano oltre cinquemila.

I FIGLI DEL LAGO Ma la capacità di stupire del Myanmar non è ancora esaurita, manca ancora un’emozione: il lago di Inle, uno scintillante specchio d’acqua protetto da una cortina di verdi montagne. Situato a 900 metri d’altitudine, con una lunghezza di circa 20 km per 10 di larghezza, è una distesa punteggiata da giacinti e chiazze di vegetazione che creano vere e proprie isole su cui gli abitanti coltivano frutta, ortaggi e fiori. Questi orti galleggianti si trovano lungo tutta la superficie del lago e sono fissati al fondo con pali di bambù, creando così un labirinto di canali solcati quotidianamente dalle caratteristiche

COME, DOVE, QUANDO...

Q Come arrivare: Thai Airways (www.thaiairways.co.it) parte quotidianamente dall’Italia, il lunedì, mercoledi, venerdi e domenica da Milano Malpensa, il martedi, giovedi e sabato da Roma Fiumicino, per Yangon. È previsto uno scalo a Bangkok prima della seconda tratta per il Myanmar. Q Documenti necessari: passaporto con almeno sei mesi di validità residua, visto turistico da richiedere prima della partenza in agenzia viaggi o all’Ambasciata del Myanmar a Roma. Tel. 06.36303753 - 06.36304056. Q Valuta: Myanmar Kyat (1 Euro = 1.100 MMK) (1 Dollaro USA = 870 MMK). Q Carte di credito: non sono riconosciute dal sistema bancario birmano e sono quindi inutili. Consigliabile portarsi una scorta di valuta che non ecceda il massimale consentito di 2.000 dollari USA Q Fuso orario: in tutto il Myanmar 5 ore e 30 minuti in più rispetto all’Italia. Durante l’applicazione dell’ora legale in Italia, 4 ore e trenta minuti. Q Clima: il Myanmar ha un clima monsonico con tre distinte stagioni, la fredda e secca da novembre a febbraio con temperature medie tra i 20º e i 24º C, la calda e secca a marzo e aprile con temperature medie tra i 30º e i 35º C e la stagione delle piogge tra maggio e ottobre con temperature medie tra i 25º e i 30º C. Il periodo consigliato è tra novembre e febbraio, quando umidità e calore sono meno presenti. Q Igiene e Sanità: è consigliabile munirsi di una scorta di medicinali di uso comune, di repellenti per insetti e di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, una polizza assicurativa che preveda oltre alla copertura delle spese mediche anche l’eventuale rimpatrio d’emergenza o trasferimento del malato in altro Paese. Q Abbigliamento: estivo durante tutto l’anno con qualche capo adatto alla pioggia nella stagione monsonica.

imbarcazioni degli Intha, gli affaccendati abitanti che, con questo ingegnoso sistema, evitarono, secondo la leggenda, di pagare gli alti balzelli che un esoso sovrano pretendeva per ogni metro di terreno coltivato. Conosciuti come “i figli del lago”, questi indigeni vivono in case sospese sull’acqua come palafitte e sono famosi per il modo singolare con cui remano, usando cioè un solo remo spinto da una gamba. Uno straordinario Paese questo Myanmar, da visitare al più presto, prima che anche questa parte di mondo venga conquistata definitivamente dalla tecnologia e dalla frenesia. N Q Shopping: nei mercatini sparsi per tutto il Paese si possono acquistare prodotti veramente artigianali di ogni genere. Vanno menzionati i bellissimi oggetti laccati e, tra le pietre preziose, i rubini “sangue di piccione” delle miniere di Mogok. Q Dove dormire: a Yangon: Chatrium Hotel Royal Lake, un elegante e raffinato complesso situato nel cuore della città in un’ottima posizione per visitare i musei e i monumenti più interessanti (www.chatrium.com). A Mandalay: il Sedona Hotel offre ottimi servizi di standard internazionale e una bellissima vista sul palazzo reale e sulla collina sacra (www.sedonahotels.com.sg). A Bagan: il Myanmar Treasure si trova al centro della zona archeologica della valle ed è composto da tradizionali edifici in pietra rossa con camere accoglienti arredate in stile birmano (www.myanmartreasureresorts.com). Al Lago di Inle: il Paradise Inle Resost è un’affascinante struttura in legno su palafitte, molto confortevole ed è raggiungibile solo in barca (www.kmahotels.com). Q Dove mangiare: a Yangon: in Strand Road 92, The Strand Grill è un ristorante di ambiente coloniale ottimamente preservato, si gusta ottima cucina birmana e internazionale. Sempre a Yangon il Feel Myanmar Food, al nº 124 di Pyidaungsu Yelktha Street, è un locale tipico frequentato anche dai residenti dove condividere, oltre all’atmosfera, la vera cucina tradizionale birmana. A Mandalay: il Green Elephant Restaurant in Yamonar, al Tthiripissayar Quarter, è all’interno di un bel giardino e si pranza in riva al fiume con ottimi piatti locali; durante la cena si può assistere al tradizionale spettacolo di marionette. A Bagan: per chi vuole provare la squisita cucina vegetariana birmana, il posto ideale è The Moon Vegetarian Restaurant, piccolo e accogliente locale informale a nord del Tempio di Ananda. Q Info: www.goldenland-travel.it.


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Già basterebbero il mare trasparente, le spiagge di talco, l’eleganza e le attenzioni dell’hotel. Mettici pure un 18 buche tecnico e gratificante ed ecco che il Lemuria Golf Resort diventa il posto dove ogni giocatore vorrebbe vivere. Leggere per credere DI

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icevo una telefonata del direttore un lunedì mattina e il pensiero va subito al tipico: “Cosa avrò fatto di male?”. Ma pochi secondi di conversazione sono sufficienti per capire che stavolta la fortuna mi ha baciato: c’è da andare a testare le spettacolari 18 buche del Lemuria Golf Resort, la struttura turistica Constance più esclusiva delle Seychelles. Tempo di chiudere la chiamata e sono già in volo, con la Etihad che scopro essere una delle più comode e confortevoli compagnie aeree che il cielo possa offrire. Scalo ad Abu Dhabi, dove il caldo e l’umido non danno tregua neanche ai viaggiatori notturni, e poi cambio per raggiungere Mahé, aeroporto principale delle verdi Seychelles. Un bimotore a elica da venti posti è l’ultimo mezzo che prendo per raggiungere l’isola di Praslin, il mio paradiso terrestre per i cinque giorni del viaggio. Qualche turbolenza nelle nuvole, che nascondono il mare cristallino, mi fa sentire un esploratore vintage, che non vede l’ora di scattare immagini a questi colori da brivido.

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ALESSANDRO BELLICINI

LUSSO E NATURA Le “coccole” by Constance iniziano all’aeroporto di quest’isola. Dobbiamo raggiungere la parte nord-ovest di Praslin per arrivare al Resort ed ecco che un autista gentile ci fa cenno di salire sul Suv dell’albergo. Acqua fresca e tipica salvietta gelata per le mani ci aspettano a bordo. Più che un refrigerio, una salvezza. L’arrivo al Lemuria Golf Resort è sconvolgente: natura lussureggiante, mare cristallino e piante di Coco de Mer a far da cornice a questa struttura a sei stelle. Mirko, italiano (sardo), il responsabile dell’hotel, ci accoglie con un sorriso accattivante e subito mi attacca per la mia abbronzatura “a mozzarella”. Ma mi assicura anche che recupererò in pochi giorni. La scelta delle stanze al Lemuria lascia spazio a tutte le necessità che la coppia o la famiglia incontrano durante un viaggio. Le 88 Junior Suite sono 52mq di gusto e comfort in grado di offrire un rilassante senso di intimità con il giardino tropicale che avvolge queste sistemazioni. Le otto Senior

Suite sono perfette per una famiglia di quattro persone: alloggi che, con i loro 115mq, permettono a genitori e figli il giusto relax della vacanza.

UFFICIALMENTE IN PARADISO La sorpresa arriva quando mi dicono che sarò alloggiato in una delle otto Luxurios Villa. Mi aspettavo una stanza grande e confortevole quando George, il maggiordomo personale della villa nº 3, mi fa cenno di entrare in una struttura da togliere il fiato da 725mq interamente avvolta da una piscina a sfioro vista mare. Ad attendermi a bordo piscina, come benvenuto, un massaggio ai piedi fatto da Maria, che lavora nella magnifica Spa al centro del Resort. I pensieri iniziano a confondersi con il piacere di vivere in una villa per cinque giorni e si rilassano con il massaggio: sono ufficialmente in Paradiso. A coronare l’offerta delle sistemazioni del Resort c’è la Presidential Villa, adatta a una famiglia numerosa per una vacanza VIP. I 1.250mq permettono di godere di piscine


Tra suite e ville (e un mare da cartolina) il Lemuria Golf Resort assicura emozioni indimenticabili.

private, idromassaggi all’aperto e di una spiaggia privata da divi di Hollywood. La Spa, interna, è da pura invidia così come l’arredo delle stanze, affacciate sull’Oceano Indiano con una vista da cinema d’autore.

UN PERCORSO CHE RAPISCE Durante il soggiorno ho provato tutte le strutture del Lemuria. Il campo da golf, 18 buche, è il gioiello e il cuore di tutto il Resort. È un campo tecnico, mosso, divertente e adatto a tutti gli handicap. Questo par 70 è stato di recente riseminato per permettere l’irrigazione con acqua di mare desalinizzata, soluzione tipica dei campi vicino al mare o costruiti su piccole isole come Praslin. Il manto erboso è compatto e resistente; difficile trovare la palla in spiacevoli situazioni, anzi spesso la si trova ben supportata in fairway e in rough. Situazione che rilassa i giocatori in clima vacanziero. Il greenkeeper ci spiega che il campo non soffre mai il caldo e l’umido e che mantiene la giusta colorazione per tutto l’anno. Questo permette un colpo

d’occhio da Open, soprattutto con il taglio incrociato che notiamo specialmente sulla buca 18, un par 5 in discesa verso il mare con un tee-shot delicato ma con un panorama che perdonerebbe anche il peggior doppio-bogey. L’attrazione (anche per i non golfisti) è la buca 15. Un facile par

C’È ANCHEIL TURTLE MANAGER

Un’attrazione davvero singolare del Lemuria Golf Resort è data dalle tartarughe di mare e di terra. Nelle vicine isole (che la struttura propone come escursione) si possono trovare giganteschi esemplari di tartarughe di terra che riposano tranquille tra le mangrovie e si riproducono naturalmente. Più difficile la gestione di quelle marine, che hanno un vero e proprio staff di “Turtle Manager” all’interno della struttura. Il loro compito è di seguire la deposizione delle uova sulle spiagge del Resort e di assicurare che le giovani tartarughe non vaghino per la struttura, inseguendo le luci delle stanze. Questo spettacolo è visibile solo verso febbraio/marzo quando l’isola è nel pieno splendore di clima e vegetazione. Non di rado, comunque, si incontrano le tracce delle tartarughe su tutte le spiagge del Lemuria.

3 in discesa di circa 110 metri che offre la vista sulla spiaggia di Anse Georgette, una delle tre più belle del mondo. Non di rado si possono incontrare sul percorso i “fisher”, i giovani dello staff del golf che si tuffano nei laghetti per recuperare le palle disperse dai clienti, così da offrire un servizio ecologico di recupero in questo paradiso golfistico.

MARE, ARAGOSTE E CHAMPAGNE Dopo il giro, uno spuntino. I tre ristoranti del Resort, di cui uno nella club house del golf, offrono una selezione raffinata per tutti i palati. Da provare assolutamente tutto il pesce fresco rivisitato sapientemente con le spezie del luogo. La cucina seychellese è delicata ma allo stesso tempo saporita, soprattutto se accompagnata dalle pregiate etichette che le cantine del Resort possono offrire. Il vino è per lo più francese; ma non mancano nomi importanti delle nostre uve italiane. Una bottiglia di bianco gelata in riva al mare con gamberi e pescato fresco crea dipendenza dal piacere di vivere e sana euforia. ® OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 113


iVIAGGIdi

IO MI FERMO QUI

® MASSAGGIO DA SWING

Il servizio in questo Resort è impeccabile, sempre. Anche nella Spa centrale regnano eleganza e gentilezza. Qui si possono provare numerose tipologie di massaggi che lasciano spazio poi a zone relax con frutta e thè, dove chiacchierare in tranquillità con la propria compagna o con viaggiatori da tutto il mondo. Assolutamente da non perdere il massaggio ayurvedico a quattro mani, visto il viso rilassato e sognante di chi lo ha provato. Molte comunque le proposte, tra massaggi con pietre calde, aromaterapia, massaggio indiano, thai e shiatsu. Da sottolineare, per noi giocatori, il “Golfer’s Tonic Treatment”, molto apprezzato dai golfisti al termine di una giornata in campo e studiato appositamente per i distretti muscolari coinvolti nello swing.

Due passaggi del percorso: il manto compatto e resistente permette un gioco molto appagante.

UN MARE DI PIACERE E il mare? Non posso parlare dell’acqua e delle spiagge perché solo l’essere lì può restituire le emozioni che ogni viaggiatore prova. “Non ci sono parole” una volta tanto va inteso in senso letterale. La vegetazione che si riflette nel mare e i romantici tramonti sulla spiaggia sono immagini indimenticabili. La sabbia bianca, fine come borotalco, in contrasto con l’abbronzatura che timidamente ho

INVECE,A MAHE...

recuperato, è l’ultima fotografia che voglio portare in Italia. Il ritorno, si sa, è più triste dell’andata, ma un’altra sorpresa mi aspetta in aeroporto. Etihad ha deciso di ospitarci nella Vip Lounge ad Abu Dhabi e da lì il ritorno sarà in business class. A qualche amico ho provato a spiegare le ultime dieci

A Mahé il gruppo Constance ha il Resort in assoluto più grande delle Seychelles. L’Ephelia Resort ricalca i canoni lussuosi del brand di appartenenza, con un arredo più moderno vista la recente costruzione. Si tratta di un Resort 5 stelle, con 267 ville e suite nel cuore di una riserva naturale di 300 acri, all’interno della quale si trova, incontaminata, una delle ultime foreste di

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ore di volo nei letti più comodi del cielo ma ho solo ricevuto invidia e frasi che non posso ripetere. A te, invece, consiglio questa esperienza di volo per raggiungere una delle isole più affascinanti che Dio abbia disegnato e che Constance ha valorizzato con armonia e gusto. N

mangrovie di tutta l’area. È sicuramente più adatto alle giovani coppie che possono godere della Spa più attrezzata dell’Oceano Indiano. Qui il campo da golf non c’è ancora, anche se i progetti parlano di un futuro percorso 9 buche. Molti invece gli sport praticabili, dal beach volley all’arrampicata, più – ovviamente – tutto ciò che il mare può offrire, con canoe e imbarcazioni da scuola e da diporto, diving e snorkelling. Senza dimenticare le quattro piscine del Resort, la palestra attrezzata e i campi da tennis e da squash.


WEEKENDPERFETTI

BENVENUTI A BORGO

Fuga dalla città in cerca dell’ultimo sole per 48 ore di golf e relax alle porte del Salento. Dove la sontuosa ospitalità di Borgo Egnazia fa da cornice al magnifico percorso del San Domenico D I

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O B E R T O

Il mondo è bello, come avrai notato dai report di viaggio che proponiamo in questa sezione del giornale o dalle mete che suggeriamo. Ma l’Italia è ancora più bella, piena com’è di posti di grande fascino. Non è merito del golf, ma di un’orografia unica e fantasiosa, che ci ha regalato – in un unico Paese – vette alpine, colline dolcissime e mari cristallini. Merito del golf, invece, è quello di permettere agli appassionati di questo gioco di gustare tanta bellezza: moltissimi campi

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O C C A

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sono inseriti in scenari incomparabili. A partire da questo mese Roberto Rocca Rey, nota firma del turismo e appassionato giocatore, ti porterà con questa nuova rubrica alla scoperta di alcuni tra i contesti più suggestivi in cui natura e gioco si esaltano a vicenda. Il tutto da vivere in un weekend rilassante e alternativo, per un istantaneo pieno di energia per mente e corpo, senza dover necessariamente volare verso mete esotiche. Iniziamo con Borgo Egnazia... (la Redazione)

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orgo Egnazia, la nostra meta per un caldo week end autunnale, è la più recente creazione della griffe San Domenico che in Puglia comprende la lussuosa Masseria San Domenico e la deliziosa e sofisticata Masseria Cimino attorno al San Domenico Golf Club. Sorto da un nulla costellato di ulivi secolari e inaugurato l’anno passato, Borgo Egnazia è un luminoso borgo costruito in tufo color miele, comprendente hotel e ville private tra grandi piscine e chiazze di bouganville fucsia. Ecco, minuto per minuto, come godere al meglio il nostro fine settimana in questo paradiso.

VENERDÌ: ALLA VOLTA DI BRINDISI Partenza attorno alle 18 alla volta di Brindisi, che si fa preferire a Bari, equidistante da Borgo Egnazia, perché si evita la tangenziale, spesso intasata. Una volta atterrati, non rimarrà che ritirare

UNA SFIDA NEL SOLE (E NEL VENTO)

Alla seduzione di 6.300 metri di fairway color smeraldo costellati di ulivi e all’azzurro del mare al tuo fianco, aggiungi la sfida rappresentata dal vento: ed ecco svelato il carattere del San Domenico che, pur giovanissimo, appare ormai definitivamente strutturato, tanto da essere tappa italiana del PGA European Challenge Tour Grand Final e da aver visto campioni come Dodo Molinari e Martin Kaimer sfidarsi sui suoi green. Impegnative la 3 (un par 3 lungo, con vento laterale), la 16 (un par 5 lungo il mare) e la 18 (per via dell’acqua e di un’ampia waste area sul finale). Quando arrivi alla 7, dai una sbirciata ai reperti archeologici dell’antica Egnazia. Golf car utile, ma non necessario. Green fee: 50 euro per gli ospiti dell’albergo; 40 euro il noleggio della sacca. Info: www.masseriasandomenico.com 116 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


l’auto noleggiata in precedenza e dirigersi a Borgo Egnazia, complesso a cinque stelle distante una cinquantina di chilometri in direzione nord. Potrai cenare direttamente nel bel ristorante Due Camini dell’hotel La Corte, decisamente elegante ma pretenzioso; oppure nel portico della adiacente Masseria Cimino, per una cena squisitamente locale in un silenzio assoluto e coinvolgente.

SABATO: TUTTI IN CAMPO Con un tee time prenotato attorno alle 10, potrai prendertela comoda: se non soffierà il maestrale, il campo si rivelerà relativamente facile, seppur sempre delicato. Col vento, invece, la sfida sarà elettrizzante. Ma in generale lasciati andare al piacere di giocare tra il verde degli ulivi e l’azzurro del mare. Lunch veloce (buone le insalate) al ristorante della club house. A metà pomeriggio varrà la pena fare una breve sosta da Vair, la Spa che – con i suoi 1.800 metri quadri – è tra le più grandi d’Europa ma che, soprattutto, è stata disegnata e progettata da Pino Brescia, architetto e scenografo, già autore degli arredi della Masseria San Domenico. “Vair” significa “Vero” in dialetto fasanese. Come dire che qui, con l’autenticità, non scherzano; e infatti usano solo prodotti del territorio: olio degli ulivi circostanti e

Alcuni scorci di Borgo Egnazia dove raffinatezza e relax sono declinati in ogni minimo particolare.

limoni e sale proveniente dalle saline di Margherita di Savoia. Tra i tanti trattamenti, varrà la pena scegliere quello rilassante per golfisti. Verso le 20 prendi l’auto e dirigiti per cena a Polignano (distante 20 km), dove ti mischierai alla tardiva movida d’ottobre, guarderai il mare addentrarsi nella “lama” (un piccolo canyon alla fine del paese) e potrai gustarti una cena davvero particolare alla Grotta Palazzese (www.grottapalazzese.it, tel. 080.4240677), un ristorante di alto livello ricavato in una grotta a picco sul mare. È caro, ma la location è assolutamente straordinaria: assicurati però di ottenere un tavolo a picco sul mare. Gli appassionati di pesce, invece, preferiscono i tavoli di Tuccino (www.tuccino.it, tel. 080.4241560).

NONSOLO GOLF

Ben pochi campi, in Italia e nel mondo, possono vantare, in un raggio di 100 km, tre siti protetti dall’UNESCO. Nei dintorni di San Domenico trovi, invece, i caratteristici Sassi di Matera; Castel del Monte, con i suoi misteri inviolati; e Alberobello, con i suoi inconfondibili trulli. Ben più vicino a Borgo Egnazia puoi visitare due paesi gioiello: Polignano, arroccata su uno sperone roccioso, famosa per la “lama” (un fenomeno erosivo simile a un canyon che sfocia in mare, nella foto sotto) e per le sue grotte. Più grande e notissima per le sue case dipinte a calce come si usa alle Cicladi, Ostuni è l’ex capitale dei Messapi (un’antica popolazione italica stanziatasi nella “Messapia”, in un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento), ed è considerata una delle porte del Salento. Entrambi i luoghi vantano un mare insignito della Bandiera Blu e hanno una vivacissima e colorata vita serale.

QUESTO WEEKENDCOSTA...

I voli per Brindisi si possono prenotare su Expedia, Edreams o Opodo e costano tra gli 80 e i 100 euro per andata e ritorno. L’auto (da ritirare all’aeroporto di Brindisi) si può vantaggiosamente prenotare su www.enoleggioauto.it, un portale che sceglie automaticamente le tariffe più favorevoli. Per questo week end abbiamo trovato una Panda a una tariffa di 61 euro complessivi. Borgo Egnazia propone ai lettori di Golf Today uno speciale pacchetto comprendente due notti in camera doppia con prima colazione, una cena per due, due green fee e late check out per 448 euro a persona. Per info o prenotazioni, puoi fare riferimento al programma Golf Break 2012 telefonando allo 080.2255000.

DOMENICA: SECONDO GIRO E UN PO’ DI TURISMO Fai presto il check out e poi regalati un secondo giro sul San Domenico oppure goditi una giornata sulla spiaggia di Cala Masciola, magnificamente attrezzata (e riservata a Borgo Egnazia). Prima di avviarti all’aeroporto, hai tutto il tempo per un buon gelato nella splendida piazza di Ostuni e, poi, per perderti nelle viette circostanti. Attorno alle 19, riconsegnata la macchina, puoi imbarcarti alla volta di casa, dove arriverai attorno alle 22, minuto più o minuto meno a seconda della distanza. N OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 117


Con un affascinante spostamento in barca scopri le meraviglie di un campo da golf immerso nella natura tipica di Mauritius. Con qualche passo su un ponte di legno arrivi in un’oasi di benessere dal sapore francese. Anche questo è Le Touessrok DI

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C H I A R A G R I F FA –

FOTO

SUN RESORTS

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esort 5 stelle lusso adagiato su una lunga spiaggia bianca che si affaccia sulla Trou d’Eau Douce Bay, lungo la costa est dell’isola di Mauritius, Le Touessrok è uno dei più romantici al mondo. Qui, la calma e naturale atmosfera di un tipico villaggio mauriziano, caratterizzata dai tetti in paglia, le pietre vulcaniche e la rigogliosa vegetazione, si fonde armoniosamente con uno spirito moderno ed elegante. Sono queste due anime contrastanti e complementari che rendono Le Touessrok davvero unico. L’accostamento di colori vivaci e tenui, come i pavimenti e i mobili in legno scuro


ILAL DIPARADISO LÀ DEL MARE iRESORT

che si stagliano contro i muri in stucco chiaro e i luminosi teli di lino, l’ampio utilizzo di luce naturale che fa vibrare i mosaici, il contrasto tra le linee essenziali e gli elaborati capolavori di artigianato locale: tutto crea un clima di pace e raffinatezza. Ogni dettaglio è studiato alla perfezione; nulla è lasciato al caso. Come il fatto che tutte le 130 suite, spazi ariosi strutturati su più livelli, e le 68 stanze del resort godono di un’impareggiabile vista mare. Come gli ospiti avranno modo di scoprire al loro arrivo, l’unica e assoluta priorità a Le Touessrok è il cliente. Siamo davvero in uno dei “Leading Hotels of the

World”, ideale per la vacanza di coppie e famiglie, che offre un incredibile ventaglio di opportunità, tra cui sport e attività (sci d’acqua, snorkelling, hobie cats, lasers e kayaks, beachvolley, ping-pong e biliardo, oltre a Le Touessrok Golf Course nella vicina Ile aux Cerfs), sei ristoranti e bar, una rinnovata Givenchy Spa e addirittura un servizio di maggiordomo personale disponibile 24 ore su 24. Il resort poi, dal 2005, comprende anche tre spettacolari Villa, con accomodation ultraspaziose ed esclusive che hanno ridefinito il termine “lusso” a Mauritius. N

Le Touessrok al tramonto: il culmine dell’eleganza tropicale, romantica, chic e moderno al tempo stesso. OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 119


Le TouessrokGolf Course DI

MARIA PIA GENNARO

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li amanti del golf vedono qui realizzato il loro sogno: Le Touessrok dispone di uno spettacolare percorso di 18 buche e 72 diversi tee, che permetterà loro di praticare l’hobby preferito durante il soggiorno in questo hotel di lusso. A Le Touessrok si combinano infatti perfettamente mare, snorkelling, bagni di sole sulla candida spiaggia, Spa e golf! Si apprezzerà, molto, persino il tragitto in barca dall’hotel al campo da golf! Progettato da Bernhard Langer, questo percorso si sviluppa lungo 6.476 metri e offre varie opzioni; la maggior parte delle buche presenta una scelta di rischio ma premia i colpi ben realizzati. Gli amanti del golf troveranno uno dei campi da gioco – che occupa un’isola, e non ce ne sono molti, separata dalla terra dalla laguna turchese – diventato fin dalla sua creazione un punto di riferimento internazionale: non a caso è stato eletto uno fra i dieci migliori percorsi del mondo. Sarà per il disegno, per i tee-shot a superare canyon o distese di mangrovie, sarà per la sempre

perfetta manutenzione; resta che questo è un percorso indimenticabile. Anche perché il margine di errore è minimo, perché Langer ha creato fairway molto ampi che vengono mantenuti morbidi; tuttavia, la precisione in partenza è fondamentale. Questa nuova frontiera del golf si adagia discretamente sulla propria piccola isola. Paludi di mangrovie lasciano il posto a tappeti di fairway smeraldo intagliato attraverso una foresta di alberi di banyan, bambù e bouganville, in una riserva naturale che rimane un rifugio per conigli, aironi, fagiani e parrocchetti di Mauritius. Nonostante la superficie limitata, Bernhard Langer ha dato vita a una sfida estremamente suggestiva che mozza il fiato al giocatore, che vede il suo percorso dipanarsi attraverso gole scoscese, cambi di pendenza e approcci intelligenti verso sublimi verdi plateau con affioramenti di roccia vulcanica. È una dura prova, ma bella. Non a caso Langer ha commentato: “Ho avuto l’opportunità di giocare a livello

professionale su scala mondiale. Il campo da golf Le Touessrok occupa la sua isola, circondato da una barriera corallina spettacolare. Aggiungete il blu delle acque cristalline contrapposto al bianco della sabbia finissima e lo sfondo di antiche montagne vulcaniche e non mi viene in mente nessun altro campo da golf comparabile a questo. Un’esperienza davvero unica con 18 buche tutte vista oceano”. L’Iles aux Cerfs ha la sua club house dall’eleganza e lo stile tipicamente mauriziani, una perfetta combinazione fra tetto in paglia e legni pregiati, con un ristorante da 68 posti, un bar e un pro-shop, oltre a spogliatoi e armadietti per la comodità del visitatore. Le Touessrok Golf Course è un sogno per tutti i fan di questo gioco e il punto di partenza ideale per coloro che desiderano avvicinarsi a questo mondo. Un punto di riferimento che delizia il giocatore. Appunto: un’esperienza unica.

SCHEDA DEL CAMPO

Q Nome: Le Touessrok Golf Q Data di apertura: 1 novembre 2003 Q Architetto: Bernhard Langer Q Servizi: club-house con tutti i servizi, spogliatoi, pro-shop e ristorante.

Il contrasto verde/blu è uno degli aspetti tipici del campo, oltre alla club house in stile mauriziano.

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iVIAGGIdi

IL PARADISO AL DI LÀ DEL MARE

Un tocco di eleganza francese nell’isola della natura più rigogliosa. È il benessere a Le Touessrok.

La Givenchy Spa “La bellezza non è più solo un espediente utilizzato nell’arte della seduzione, ma la vera essenza del fascino, dello stile e dell’eleganza. È sinonimo di semplicità e delicatezza”.

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Hubert de Givenchy, fondatore della Maison francese

ietre naturali, piastrelle di porcellana dai toni neutri, muri in stucco color oro chiaro e ovunque tocchi di blu: è la Givenchy Spa de Le Touessrok, una delle più esclusive dell’isola, che riflette lo stile raffinato del marchio francese. Un’altra esperienza unica – dopo quella del golf – un’ineguagliabile opportunità per rilassarsi e riscoprire l’armonia mentale e fisica in un ambiente di puro lusso tropicale imbevuto della più classica eleganza francese. Ci si arriva dalla luminosa lobby del resort, attraverso un ponte di legno che porta alla Frangipani Island, dove si trova, oltre alla nuova Givenchy Spa, anche il Fitness Centre. Esclusivo risultato di un accordo con la famosa Maison francese, per cui lo staff, formato solo dai migliori terapisti locali, utilizza esclusivamente prodotti e trattamenti Givenchy, la Spa si trova nei pressi di una piscina riscaldata, parte integrante della maestosa piscina principale della Frangipani Island. La hall riflette lo stile del resort, con il tetto di paglia e i ricchi legni nazionali. Ma, anche qui, il riferimento al brand francese è subito evidente con il logo 4G Givenchy inserito tra lastre di vetro e retroilluminato, e un mosaico di vetro che risplende con i colori del topazio, dell’oro e, ovviamente, del blu Givenchy. Dalla hall si passa ad aree esagonali che ospitano le stanze per i trattamenti e il relax. L’esagono principale si affaccia su un tranquillo giardino privato illuminato da una vetrata a colori raffigurante l’Albero della Vita. Come in tutte le Givenchy Spa del mondo, ogni stanza

per i trattamenti ha grandi finestre a parete per far entrare più luce naturale possibile e offrire al cliente la possibilità di scegliere tra buio totale, penombra o luce del giorno. I trattamenti sono deliziosamente efficaci e promuovono il relax e il benessere con le tecniche ideate da Givenchy, utilizzando prodotti Swisscare dei Laboratori LVMH sviluppati specificatamente per il brand francese. Trattamenti viso, corpo e massaggi sono disponibili in diverse modalità. I trattamenti viso sono ispirati alle più avanzate tecniche mediche usate nella chirurgia plastica e sfruttano l’efficacia di prodotti No Surgetics per combattere l’invecchiamento della pelle con l’effetto del collagene. I trattamenti corpo sono speciali per purificare, esfoliare e idratare la pelle. I massaggi (è disponibile anche un servizio di massaggio in camera su richiesta) vanno da quello a quattro mani Ylang Ylang (il profumato fiore tipico di Mauritius) all’aromaterapia con olii essenziali; dal tonificante massaggio svedese al Lomi Lomi, detto “loving touch” hawaiano; oltre allo snellente e al drenante, ci sono poi anche la riflessologia plantare e i massaggi sportivi, compresi quelli specifici per i golfisti (pre e post giro). Infine, sono disponibili il famoso Canyon Love Stone Therapy e il più classico massaggio rilassante, oltre ai bendaggi con erbe e alghe per eliminare le tossine e rendere la pelle più tonica e liscia. Terminati i trattamenti, gli ospiti sono invitati a trascorrere piacevolmente il tempo nelle stanze relax. La Givenchy Spa collabora anche con il Fitness Centre adiacente, per combinare programmi di fitness con suggerimenti nutrizionali, di bellezza e salute. All’interno della struttura c’è infine un negozio Givenchy e un salone di coiffeur, manicure e pedicure. Un’esperienza di benessere a 360 gradi davvero unica al mondo.

LE TOUESSROK RESORT Trou d’Eau Douce, Mauritius Telephone + 230 402 7400 Fax + 230 402 7500 info@letouessrok.mu www.letouessrokresort.com

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showroom Scende la temperatura, ma non la tua voglia di giocare. Con queste proposte nella tua sacca d’autunno porti in campo anche lo stile e l’eleganza. Per 18 buche combattute, ma sempre di classe 122 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


Styling Francesca Scandola Foto di Claudio Scaccini

Lei: polo, maglione, pantalone e piumino senza maniche COLMAR, scarpe NIKE. Lui: polo, gilet in tessuto tecnico, piumino senza maniche e pantalone COLMAR, scarpe STUBURT DARREN CLARKE COLLECTION, occhiali MAUI JIM.

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Lei: abito tricot verde in cachemire IDASCRATCH, cosĂŹ come il montone rosso e verde, calze GALLO, scarpe SEVENTY. Lui: camicia e pantalone LACOSTE, giacca in lana e montone FEDELI CACHEMIRE, scarpe GEOX.

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showroom

Abito in maglia LACOSTE, maglia mantella FEDELI CACHEMIRE.

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showroom

Lei: abito GALLO, cappotto double-face in cachemire e tessuto tecnico MOORER, calze GALLO, scarpe SEVENTY, cappello Gb8. Lui: giaccone MOORER, pantaloni ERA MILANO, sciarpa FEDELI CACHEMIRE, scarpe GEOX.

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Lei: look in cachemire IDASCRATCH, stivali GEOX. Lui: giaccone grigio in lana MOORER, pantalone LACOSTE, scarpe GEOX.

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Lei: maglione IDASCRATCH, cappotto e stivali GEOX. Lui: maglione in lana tricot FEDELI CASHMERE, pantaloni ERA MILANO, scarpe GEOX.

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Lei: maglia con zip, piumino senza maniche, pantalone e sciarpa CHERVÒ, scarpe FOOTJOY. Lui: polo manica lunga, gilet in tessuto tecnico e pantalone CHERVÒ, scarpe NIKE.

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showroom

Agenzie Lei: Pop Models srl, www.popmodels.eu Lui: Indipendent Men, www.indipendentmen.it Grooming: Lina Montanari Si ringrazia per l’ospitalità: Meltar Boutique Hotel di Asiago e il Golf Club Asiago

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LA DOPPIA ANIMA DI KORANDO

iMOTORI

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MARCO DEL BO

Dopo il riuscito diesel dello scorso anno, il crossover di SsangYong debutta in versione benzina e GPL. Un modello versatile e molto appetibile, che ha diverse carte da giocare in un segmento difficile

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l più popolare dei modelli SsangYong, la riuscitissima Korando, si rende ora disponibile sul mercato con una gamma allargata che affianca alle motorizzazioni diesel un moderno propulsore 2 litri a benzina che, per andare incontro a una precisa tendenza di mercato, può essere equipaggiato anche con la doppia alimentazione benzina-GPL. Grazie a questa evoluzione, il crossover Korando diventa ancora più appetibile per quella clientela la cui percorrenza annua media non giustifica il ricorso al più oneroso motore diesel e, contemporaneamente, è molto sensibile alle questioni legate alle emissioni e ai carburanti alternativi.

TUTTO DI SERIE Il nuovo motore 2 litri a benzina è un moderno quattro cilindri con distribuzione a quattro valvole per cilindro capace di erogare la potenza massima di 149 CV a 6000 giri/min e la coppia massima di 197 Nm a 4000 giri/min. Le sue emissioni, inoltre, sono in regola con le norme Euro 5. In coerenza con la personalità crossover di questo modello, le motorizzazioni benzina e benzina/GPL sono commercializzate 132 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

esclusivamente in versione a due ruote motrici (trazione anteriore) con un allestimento specifico che corrisponde a un equipaggiamento di alto livello sia come sicurezza sia come comfort e tecnologia. Nel dettaglio, sono compresi: le barre al tetto, cerchi in lega da 16”, fari fendinebbia, impianto audio con comandi al volante e bluetooth, trip computer, cruise control, retrovisori elettrici riscaldati, vetri atermici oscurati, sensori di parcheggio, pomello e volante in pelle e una completa dotazione di sicurezza declinata tra dispositivi elettronici, sei airbag e poggiatesta attivi.

I SEGRETI DELL’IMPIANTO Il sistema di alimentazione a GPL è stato sviluppato in collaborazione fra SsangYong e BRC e gode dello status di “impianto di fabbrica” ossia dell’omologazione “Costruttore Fase 2”. L’impianto adottato sul motore 2 litri del Korando è del tipo Sequent BRC, ossia fornisce il gas a ciascun cilindro attraverso un apposito rail e quattro iniettori specifici in modalità individuale e fasata. Questo sistema garantisce la migliore efficienza della combustione, assicura un

funzionamento più pronto e fluido e rende assolutamente inavvertibile il passaggio dall’alimentazione a benzina a quella a GPL. L’adozione di questo sistema non influisce sulla struttura della vettura e nemmeno sulla capacità del serbatoio carburante originale che resta invariato; il GPL viene infatti contenuto in un apposito contenitore di forma toroidale ospitato nel vano destinato alla ruota di scorta (in questo caso sostituita dal kit di emergenza). Pertanto non viene nemmeno sottratto spazio di carico. Il serbatoio, della capacità nominale di 77 litri e riempibile all’80 per cento, accoglie fino a 61,5 litri di GPL che, in normali condizioni di marcia, garantiscono un’autonomia di circa ben 650 km (vedi ciclo combinato), alla quale si aggiunge quella assicurata dalla benzina contenuta nel serbatoio ordinario.

DAVVERO DI “CLASSY” Per il mercato italiano, Korando viene offerta in una gamma completa in dodici versioni, articolate su due livelli di equipaggiamento, su due tipi di trazione (solo anteriore o integrale), sul tipo di cambio (manuale o automatico a 6 marce)


con alimentazione diesel, benzina e benzina-GPL. La versione “C”, presenta la ricca dotazione vista in precedenza. Il livello superiore, “Classy”, è ulteriormente arricchito dal climatizzatore automatico, dal rivestimento degli interni parzialmente in pelle, dai sedili riscaldabili, dai retrovisori ripiegabili elettricamente e dai cerchi in lega da 18 pollici con pneumatici super ribassati. In questa linea è disponibile anche una versione NAVI.

LINEE DINAMICHE E FIRMATE

C’è un po’ di Italia nella bellezza di questa auto: le linee essenziali e pulite e la cura dei particolari sono firmate dal nostro Giorgetto Giugiaro.

Korando è stata progettata e sviluppata in Europa con la collaborazione stilistica di Giorgetto Giugiaro, prestando particolare attenzione alla qualità e all’estetica accattivante. Con il contributo di uno dei nomi più prestigiosi dell’Automotive Design, la nuova Korando esprime la personalità di un crossover-SUV elegante ed efficiente, in cui il solido e carismatico frontale genera le linee che tracciano la silhouette molto dinamica della carrozzeria. Il cofano alto esprime la capacità di andare ovunque, mentre la mascherina del radiatore a sei lamelle e la forma angolare dei fari conferiscono al veicolo un aspetto elegante e sportivo al tempo stesso. Il paraurti in due tonalità, disegnato per esprimere la stabilità e la robustezza dell’auto, si combina con la griglia del radiatore, l’ampia presa d’aria inferiore e le finiture cromate, dando vita a un vero e proprio modello di potenza e forza. Il design posteriore esprime altrettanta fierezza: una linea definita collega il fanale anteriore a quello posteriore, seguendo i contorni della carrozzeria ed enfatizzando la linea slanciata di Korando. I fari posteriori presentano lenti integrate che appaiono completamente rosse, pur

includendo gli indicatori di direzione e i fari di retromarcia che, una volta in funzione, assumono la colorazione arancione e bianca.

UNO SPAZIO DI QUALITÀ Gli interni di Korando sono un perfetto esempio della sobrietà e della raffinatezza dello stile orientale. Il risultato è un abitacolo che si avvale anche di piccoli dettagli per enfatizzare un ambiente pratico e spazioso. Il cruscotto presenta due ampi quadranti separati da un display digitale. La moderna e uniforme configurazione dei controlli presenta finiture cromate colorate che evidenziano le linee fluide. Particolare attenzione è stata data all’estetica dei controlli principali dell’abitacolo. La tattilità dei pomelli e degli interruttori è stata sviluppata per assicurare l’immediata percezione di ogni comando senza distrarsi dalla guida. Grazie alle misure di passo e carreggiata, Korando garantisce anche ai passeggeri il massimo comfort sia nel sedile anteriore sia in quelli posteriori, dove il pianale piatto non presenta il classico ingombro del tunnel della trasmissione. l sedili posteriori, poi, possono essere ribaltati in modo frazionato (60/40) per fornire diverse opzioni di carico. Il portellone si apre su uno spazioso bagagliaio di 486 litri, completo di un vano sotto il pianale. La copertura del bagagliaio è amovibile e sono presenti un appendiabiti e un gancio per fissare borse o altro. N

CARTA D’IDENTITÀ

Q Nome: Korando C GPL Q Cilindrata: 1.998 cm3 Q Potenza: 147 CV Q Coppia massima: 193 Nm Q Accelerazione: 0-100 km/h: 8,2 secondi Q Velocità massima: 163 km/h Q Classe antinquinamento: Euro 5 Q Consumo combinato ciclo UE: 10,6 l/100 km


invetrina PINEIDER Presentata a Pitti Immagine Uomo 2012, Montenapoleone è una borsa da viaggio sartoriale, in edizione numerata e limitata. Nata dalla sinergia tra due marchi eccellenti nella tradizione artigianale italiana, Pineider per la pelletteria e Larusmiani per i tessuti, questa Boston Bag è proposta unicamente in una nuance di blu. Può diventare un pezzo da collezione con l’impressione a caldo di monogrammi o con la scelta della fodera interna. www.pineider.com CHRIS GIOIELLI Giovane e dinamica realtà nel mercato italiano della gioielleria, è una nuova società ideata da un team giovane e rampante che intende imporsi sul mercato grazie a gioielli di gran lusso ed esclusività rivolti a un target di nicchia. Chris Gioielli si è avvicinata per il primo anno al golf come sponsor ufficiale dell’Open d'Italia 2012, presentando al Villaggio Ospitalità una ricca collezione di gioielli di alta classe. www.chrisgioielli.it GB8 La bellissima Anna Rawson, ex modella e golfista professionista australiana, sceglie di vestire Gb8 sui campi da golf. La giovane maison Italiana, nata con l’intento di creare un prodotto pret-a-porter rigorosamente Made in Italy di alta qualità con caratteristiche di sportswear finalizzato soprattutto al mondo del golf, ha da poco presentato la nuova collezione FW 212-13 (uomo/donna) caratterizzata dall’utilizzo di materiali pregiati 100% italiani. www.gb8.it CHERVÒ Nuova collezione Autunno/Inverno 2012-13, dove stile e tradizione si uniscono a elevate prestazioni tecniche e a dettagli inaspettati, dando vita a un mix inedito per gli amanti di una vita attiva, raffinata, vissuta in luoghi di classe ed esclusivi, dove l’eccellenza è la norma. I nuovi capi sono adatti sia all’attività agonistica che a un sereno relax, ideali per il golf e per il tempo libero. www.chervo.it

COLMAR ORIGINALS Per la donna: espressioni inedite in tessuto di cotone leggerissimo realizzato con filati brillanti e abbinato a colori dallo spirito “winter”. I dettagli come i colli in montone diventano protagonisti. Per lei: giacca in piuma naturale con ampio collo in montone e cintura in vita. 460 euro. Per l’uomo: capi dalla forte personalità con “sfumature rock”, piumini in nylon opaco mixati a fantasie camouflage e note colorate. Per lui: giacca con cappuccio in piuma naturale realizzata in nylon ultra leggero effetto lavato. 355 euro. www.colmar.it

134 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


ERA MILANO Cardigan in lana fantasia a trecce grigio melange e chiusura con alamari in pelle e legno. 139 euro. www.eramilano.it

FARAONE Gemelli Composable realizzati in versione limitata per il torneo Dream&Charme. In oro bianco brunito, diamanti silver e diamanti black, sono ispirati al mondo del golf e realizzati appositamente per sottolineare la collaborazione tra lo storico marchio italiano di alta gioielleria e l’international luxury tour operator che opera nell’ambito di iniziative golfistiche esclusive. www.faraonegioielli.it

SEVENTY Stile metropolitano e anima sportiva per la nuova collezione Autunno/Inverno 20122013. L’uomo Seventy ama capi moderni e funzionali, dalla perfetta vestibilità, e predilige tessuti unici e pregiati. Massima attenzione alla realizzazione delle giacche e dei capispalla con tessuti tecnici e inusuali. Un autentico urban style dai colori naturali in cui il classico grigio e l’intramontabile blu si mixano ai toni del tortora e del fango. www.seventy.it IDASCRATCH Fondata nel 1982 al motto “class not fashion”, è una sartoria maglieria di alta moda che realizza prodotti raffinati, artigianali e confezionati manualmente. I bottoni sono di madreperla, il cachemire e la seta sono della più alta qualità, le asole sono fatte a mano. Ogni pezzo è controllato, talvolta anche fatto sulle misure della cliente e ciò rende Idascratch assolutamente unica. www.scratch.it FESTINA Seducente, raffinata, attraente: è la nuova collezione Dream, una linea di segnatempo al femminile che si esprimono nella dolcezza dei colori pastello. Cinturini, quadranti e lunette esplorano una varietà di fresche tonalità primaverili e l’accostamento di diversi materiali. Disponibili con cinturino di tessuto oppure in poliuretano. Caratteristica speciale di tutti i modelli è la lunetta di cristallo lavorato. 89 euro. www.festina.com

OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 135


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I

niziare l’inverno al sole, sulle spiagge di Agadir, è ormai consuetudine di moltissimi golfisti. Golfacilities organizza quindi, tutti gli anni, in questa accogliente località sull’Oceano, un grande torneo, il Gran Premio Marocco. E anche quest’anno, dal 2 al 9 dicembre, gli amici golfisti sono invitati a concedersi una spettacolare vacanza per partecipare a due entusiasmanti gare di golf e cimentarsi su alcuni dei più bei campi del Paese. La sistemazione è prevista presso lo spettacolare resort cinque stelle Atlantic Palace e le condizioni di partecipazione sono veramente eccezionali. Inoltre, il pacchetto golfista per gli associati SMARTGOLF Club costa esattamente quanto quello del non golfista: 698 euro invece di 845. In pratica, se si considera che il costo effettivo delle due gare è di circa 150 euro, di fatto la settimana ne costa poco più di 500. Il programma prevede sette giorni di soggiorno con trattamento di mezza pensione e tantissimi altri benefìci, fra i quali l’ingresso alla SPA, con hammam, sauna e cardiotraining inclusi nel prezzo. Quindi, anche chi non gioca e vuole rilassarsi al sole godendosi i piaceri del dolce far niente non può perdere questa grande occasione. Essere associati allo SMARTGOLF Club vuol dire godere di privilegi veri studiati appositamente per soddisfare le esigenze dei golfisti. Per chi viaggia: soggiorni a prezzi imbattibili e settimane speciali nelle più belle località turistiche offerte al costo. Per chi desidera giocare nei migliori golf club italiani: tante giornate di gara sempre senza mai pagare il green fee. Per chi desidera acquistare e rinnovare la propria attrezzatura: i migliori prodotti ai

prezzi più bassi del mercato e tanti altri privilegi che saranno annunciati prima della fine dell’anno. Vuoi conoscere nel dettaglio l’offerta per il Gran Premio Marocco e qualche anticipazione sui programmi SMARTGOLF 2013? Visita i siti www.golfacilties.it e www.smartgolf.it e scoprirai quanto è conveniente concedersi questa stupenda vacanza ad Agadir ed essere associati allo SMARTGOLF Club. E inoltre: al golfista che porta un accompagnatore non golfista Golfacilities riconosce un ulteriore sconto. Chiama il numero 06.50.51.38.29 e rimarrai sbalordito! N

PROGRAMMA GRAN PREMIO MAROCCO

Q Domenica 2 dicembre – Arrivo ad Agadir e trasferimento all’Atlantic Palace Resort Q Lunedì 3 – Giornata a disposizione. Eventuale prova del campo Q Martedì 4 – Coppa Atlantic Palace Resort al Golf Ocean (18 buche Stableford 3 cat.) Q Mercoledì 5 – Giornata a disposizione Q Giovedì 6 – Giornata a disposizione Q Venerdì 7 – Gran Premio Marocco al Golf Ocean (18 buche Stableford, 3 cat.) – Premiazioni gare Q Sabato 8 – Giornata a disposizione Q Domenica 9 – Trasferimento in aeroporto e partenza per l’Italia Il programma potrebbe subire variazioni


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D A

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I’M CADDIE È il GPS più piccolo e pratico che c’è! Si può clippare al cappellino, alla cintura o alla sacca e con un solo clic dice in sei lingue la distanza del green! Comprende le mappe di 30mila campi da golf nel mondo. Offerta lancio a 120 euro.

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138 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

SRIXON ZSTAR DRIVER Grazie allo STAR Fitting System questo driver ti permette di modificare in modo autonomo l’angolazione della faccia e i pesi interni della testa del bastone, per aiutarti a realizzare colpi più accurati. Lo STAR Fitting System consente 84 possibili configurazioni di loft, il massimo nel club fitting. Il driver Z-Star di Srixon monta inoltre uno shaft Miyazaki Dromos, disegnato appositamente per bastoni personalizzabili.


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l’attrezzatura CLEVELAND GOLF/SRIXON Congratulazioni a Gonzalo FernandezCastaño per la sua vittoria al BMW Italian Open 2012. Nella sua sacca tutto Cleveland: HiBORE Monster XLS driver (9.5º), Launcher Ultralite FL fairway wood (13º), CG1 Tour irons (4-PW), 588 Forged wedges (52º/ 58º). Gonzalo FernandezCastaño usa inoltre palline Srixon Z-STAR XV e indossa cappello Cleveland e guanto Srixon. www.clevelandgolf.com, www.srixon.co.uk

RUDY PROJECT Stratofly sx™ è la nuova proposta destinata alle donne. Disegnato con un taglio lente half-rim e una montatura ottimizzati per la conformazione del volto femminile, è un occhiale sportivo tecnico e polivalente. Disponibile in quattro colori, si presta bene anche per il golf. Le lenti statiche Rp Optics, intercambiabili a seconda delle condizioni luminose e climatiche con il sistema Quick Change, sono disponibili in versione Smoke, per le giornate moderatamente soleggiate, o Golf, la colorazione ottimizzata per il green. 88 euro. www.rudyproject.it

INESIS La collezione Autunno Inverno 2012 comprende una serie completa di prodotti performanti studiati per la stagione fredda. C’è proprio tutto quello che serve in campo: i materiali – driver, serie e putter 5.0 e la versione TD Tour 901 – l’abbigliamento, con polo tecnica e maglione Warm (in lana e cotone per un’eccellente regolazione termica), il completo da pioggia TD Tour, guanti, berretti e ombrello. Come sempre ottimo il rapporto qualità-prezzo. www.inesis.com BUNKER MENTALITY È la novità dell’anno questa sacca personalizzata con la bandiera Union Jack, disponibile anche in versione donna tutta rosa e arancio e la scritta “Queen of the green” stampata sulla tasca laterale. Stile unico e cinghie da spalla super confortevoli; la sacca pesa solo 2,4 kg! Bunker Mentality è un marchio di abbigliamento nato in Inghilterra per gli appassionati di golf che non amano compromessi. www.bunker-mentality.com DRIVER JPX 825 MIZUNO Belli, facili ma soprattutto potenti. Il concept sviluppato degli ingegneri Mizuno è stato quello di creare un driver che avesse un look aggressivo in grado di generare la più alta velocità possibile con un alto angolo di lancio e basso spin, che sono le condizioni fondamentali per ottenere una traiettoria ottimale per drive lunghi. Particolare attenzione merita la testa del bastone, composta di cinque pezzi. 329 euro. www.intergolf.it

140 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012


lopsicologo

E FAI PIÙ ATTENZIONE...

Un rumore improvviso dietro al green, che distrae dal colpo. Alla buca precedente, un compagno di gioco che parlava. Prima ancora, una preoccupazione di lavoro. Che partita impegnativa. Ma tu giochi tranquillo, perché sai come restare sempre concentrato D I

T

i è mai capitato di venir distratto da un rumore o da un pensiero improvviso proprio mentre stai per eseguire un colpo, magari decisivo? La maggior parte dei golfisti, dilettanti o professionisti che siano, ha provato questa spiacevole esperienza. Quando un elemento distraente irrompe nel gioco accade ciò che di più terribile può succedere: la perdita di concentrazione. O, meglio: non è che la concentrazione si perda del tutto; più semplicemente, il giocatore focalizza la sua attenzione su qualcosa che non ha nulla a che vedere con il gioco e il colpo. L’attenzione non è più direzionata sulla prestazione e il golfista rischia così di eseguire un colpo disastroso. Ma quali sono i fattori “distraenti”? E come possono essere gestiti o annullati?

D

A V I D E

M

I L O N E

affronta bunker o percorsi d’acqua, gioca in condizioni di vento avverse. Molti giocatori si allenano ore e ore in campo pratica, trovandosi poi in gara davanti a situazioni sconosciute e nuove. In questi casi la tensione alta e l’insicurezza faciliteranno la distrazione e saranno terreno fertile per lo sviluppo dei fattori distraenti. Sviluppare dunque maggiore fiducia e sicurezza nel tuo gioco, anche in situazioni difficoltose, ti aiuterà senz’altro ad accrescere la forza nel gestire le distrazioni. Prova anche ad allenarti insieme a un amico “chiacchierone”, imparando a concentrarti sul colpo nonostante la sua presenza o il suo vociferare continuo: tra un colpo e l’altro avrai tutto il tempo di farti distrarre,

FATTORI INTERNI ED ESTERNI Si possono distinguere due tipi di fattori “distraenti”: quelli interni e quelli esterni. I fattori interni sono i “pensieri”, ossia tutte quelle frasi, immagini, ricordi, ragionamenti, eventi e credenze provenienti dal nostro mondo interiore. Sono invece fattori “esterni” quelli che non dipendono da noi: un rumore improvviso, le chiacchiere o la sola presenza del pubblico, il giudizio o lo sguardo di un amico, un green scivoloso, le scarpe troppo strette o un ferro eccessivamente usurato, il vento forte e via dicendo. Tutte situazioni che spostano il focus attentivo lontano dalla prestazione, ossia lontano dall’unico elemento su cui dovrebbe invece rivolgersi l’attenzione.

SI RIMEDIA COSÌ Tra le strategie di Golf Mental Training che ti possono aiutare nel gestire questi fattori, ti consiglio di allenare e replicare in campo le situazioni problematiche e stressanti della gara, per meglio conoscerle. Pertanto, in allenamento prova i colpi difficili che possono verificarsi in gara,

ma in prossimità del colpo – unico e vero momento di concentrazione – dovrai rimanere calmo e focalizzato esclusivamente sul tuo obiettivo. Impara dai grandi campioni: tra un colpo e l’altro chiacchierano con il caddie, sorridono, osservano il paesaggio, si lasciano distrarre; ma in prossimità di un colpo il loro volto cambia, si concentrano, iniziano la routine e niente e nessuno li distoglie dal gioco. Non sono automi o robot; sono semplicemente allenati a concentrarsi quando serve, proprio grazie a una routine automatica e funzionale.

QUESTIONE DI CONCENTRAZIONE Questa concentrazione non è un sogno, ma una condizione raggiungibile da

qualunque giocatore, indipendentemente dal suo personale handicap. Partiamo da due definizioni. L’”attenzione” è la capacità di selezionare determinati stimoli, ignorandone altri. La “concentrazione” è la capacità di prestare attenzione su un certo elemento per un certo lasso di tempo. L’attenzione è governabile: sei tu che, con un atto di volontà, puoi decidere a cosa pensare, se al colpo o a qualcosa che non c’entra nulla con il gioco. Quando ti accorgi di non essere concentrato, sposta immediatamente il tuo sguardo e la tua attenzione su quello che davvero conta nel golf, il colpo. L’attenzione è come il fascio di luce che illumina i cantanti sul palcoscenico e tu decidi dove indirizzarlo. Essere attenti e concentrati comporta un notevole dispendio di energie psico-fisiche. Ecco perché molti giocatori sono già stanchi e affaticati dopo pochissime buche: sono stati completamente concentrati e immersi nella gara anche quando il gioco non lo richiedeva. Questo accade quando un golfista pensa eccessivamente alla strategia e al risultato o a come recuperare un punteggio, anche quando essere concentrati non serve a nulla, cioè tra un colpo e l’altro. Che invece rappresenta un lasso di tempo per rilassarsi, respirare lentamente, osservare il paesaggio, parlare a te stesso in maniera positiva e fiduciosa. È una fase del gioco che ti aiuta a mantenere la calma, a rigenerarti e a prepararti al colpo successivo. In questo modo, ti stancherai molto meno e, soprattutto, sarai concentrato soltanto quando serve. Naturalmente, affinché questi consigli diventino efficaci, è utile allenarti più volte a “staccare e riattaccare la spina” della concentrazione. Soltanto attraverso la loro ripetizione queste operazioni diventeranno automatiche e davvero redditizie sul piano del gioco e della concentrazione. N Il dottor Davide Milone è consulente in Psicologia dello Sport. Per informazioni: 348.4226155, davide.milone@email.it OTTOBRE 2012 | GOLF TODAY | 141


GreenPower

IN CAMPO, A VOLO D’UCCELLO

Recependo le raccomandazioni dell’Unione Europea per tutelare la biodiversità, la FIG ha mappato gli “altri frequentatori” dei circoli. Ne è risultato un prezioso registro con indicazioni incoraggianti D I

S

A B R I N A

V

E R D E

L’

Unione Europea si è posta come obiettivo quello di “porre fine alla perdita della biodiversità e al degrado degli ecosistemi entro il 2020” e la FIG si è impegnata con un monitoraggio scientifico al fianco dell’Università La Sapienza di Roma nel corso del 2011-2012, confermando il suo continuo impegno a favore dell’ambiente e della gestione sostenibile dei percorsi di golf.

I FAIRWAY PIACCIONO Nel complesso, i campi di golf censiti risultano dominati da specie generaliste (merlo, storno, capinera e cornacchia grigia), cioè specie che riescono ad adattarsi ad ambienti alterati dal disturbo umano. Più nello specifico, nei circoli caratterizzati da un’elevata naturalità e da un buono stato di conservazione (per via, ad esempio, della presenza di formazioni boschive o di alberi maturi e di grandi dimensioni, zone cespugliate diversificate, incolti, aree prative naturali e zone umide), si rilevano importanti specie di interesse conservazionistico: o singoli individui o coppie legate a ridotti lembi di habitat relitti o in buona densità, mostrano un chiaro gradimento per la tipica struttura paesaggistica dei golf, caratterizzata dal succedersi di aree prative e aree boschive/cespugliate.

“PERCORSI RIFUGIO” Le specie di interesse conservazionistico risultano legate a una gestione più naturale sia delle aree prative (ad esempio, con il mantenimento di fasce di erba non tagliate e il ridotto uso di prodotti chimici), che delle aree boschive (boschi ad alto fusto, mantenimento di alberi maturi e/o deperenti). E la loro presenza conferma che i percorsi di golf possono costituire un rifugio e una tutela della biodiversità, agendo inoltre come corridoi ecologici per la diffusione e dispersione di queste specie. N Sabrina Verde è Coordinatrice “Impegnati nel Verde”, Federazione Italiana Golf 142 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Aironi guardabuoi sul percorso del Golf Club Panicale e, nel riquadro, una nitticora.

QUESTI I RISULTATI,IN UN BATTITO D’ALI

Q Percorsi di golf italiani coinvolti nella ricerca: 30. Q Specie censite: da 22 a 38. Q Specie nidificanti: 75, di cui 26 non passeriformi (34,7%) e 49 passeriformi (65,3%). Q Specie più diffuse: merlo (100% dei campi), cinciallegra (92,9%), cornacchia grigia (92,9%), colombaccio (85,7%), verzellino (85,7%), rondine (78,6%), capinera (78,6%), fringuello (78,6%), ballerina bianca (71,4%), pigliamosche (71,4%), cinciarella (71,4%), passera mattugia (71,4%) e cardellino (71,4%). Nessuna di queste specie è strettamente legata ad ambienti cespugliati, a indicare che questo tipo di habitat risulta assente o scarso nei circoli di golf e meriterebbe di essere ampliato. Q Specie dominanti: merlo (in otto circoli), cornacchia grigia (7), fringuello (7), capinera (6), storno (5), verzellino (5), cinciallegra (4), scricciolo (4) e usignolo (4). Queste ultime due specie sono legate ad ambienti cespugliati. Nei circoli dove questi ambienti sono ben rappresentati, queste specie possono raggiungere densità elevate. Q Specie più rare ossia trovate in un campo solo: sparviero, poiana, lodolaio, allocco, civetta,

I CAMPI DI RICERCA

rondone pallido, picchio rosso minore, ballerina gialla, cannaiola, cincia bigia, cincia dal ciuffo, picchio muratore e pendolino. Q Specie presenti a priorità di conservazione: 25, con un numero che è variato tra 3 e 12 (GC Argentario in Toscana): rondine (73,3% dei campi), gheppio (66,7%), picchio verde (66,7%), pigliamosche (66,7%), storno (66,7%) e passera mattugia (66,7%). Specie presenti in un solo circolo: falco pecchiaiolo, lodolaio, civetta, assiolo, rondone pallido, picchio rosso minore, cincia dal ciuffo, cincia bigia. Q Specie a priorità di conservazione frequentanti i golf come habitat trofico: airone cenerino, garzetta, falco pellegrino, rondone maggiore. Q Specie inserite nell’allegato I della Direttiva 2009/147/CE: 5; garzetta, falco pecchiaiolo, falco pellegrino, succiacapre, averla piccola. Q Specie incluse nelle categorie 1-3 SPEC (Specie Europee di Uccelli di Interesse conservazionistico): 20. Q Specie Lista Rossa degli Uccelli nidificanti in Italia (LIPU e WWF 1999): 9.

Si ringraziano i seguenti percorsi di golf per la loro collaborazione alla ricerca: Carezza, Castelrotto, Petersberg, Pustertal (Trentino); La Pinetina, Carimate, Franciacorta, Gardagolf, Le Rovedine, Milano, Ponte di Legno (Lombardia); Asiago, Colli Berici, Montecchia (Veneto); Tarvisio, Udine (Friuli); Fiordalisi (Emilia); Argentario, Casentino, Poggio dei Medici, Punta Ala (Toscana); Antognolla (Umbria); Olgiata, Le Querce, Fiuggi, Roma (Lazio); Verdura, Donnafugata, Il Picciolo, Le Madonie (Sicilia).


sfidaildirettore

QUANTO NE SAI DI GOLF? In campo sei sicuramente un campione. Ma a teoria come sei messo? T

i piacerebbe poter mettere in sacca una confezione di 12 Pro V1 Titleist? Rispondi esattamente alle tre domande qui sotto e potrai ottenere un set di palline da vero pro (la bravura però devi mettercela tu). Provaci, dai...

SI È DISPUTATO PER LA VOLTA L’OPEN D’ITALIA? 1. INPRIMACHE ANNO A. B. C. D.

1920. 1925. 1927. 1930.

EDIZIONI DELL’OPEN D’ITALIA SONO STATE SONO TERMINATE AL PLAY-OFF? LE VITTORIE ITALIANE? 2. QUANTE 3. QUANTE A. B. C. D.

Tre. Cinque. Sette. Otto.

A. B. C. D.

Tre. Quattro. Cinque. Sette.

RICORDATI CHE: Q Per rispondere è necessario inviare una mail a: redazione@golftoday.it, indicando nell’oggetto “Sfida il Direttore”. La mail deve riportare, oltre alle risposte alle tre domande, anche Nome e Cognome del lettore e l’indirizzo (per la spedizione del regalo). Q Solo il PRIMO lettore che risponderà esattamente alle tre domande riceverà in regalo una scatola di 12 Pro V1 Titleist gentilmente offerta da: Intergolf srl, via Podere la Vigna 2/4 - 20019 Settimo Milanese (Mi) tel. 02.89456400, fax 02.89456408, www.intergolf.it Q ATTENZIONE, IMPORTANTE: si può scrivere solo a partire dalle ore 15.00 di martedì 23 ottobre. Eventuali mail arrivate in precedenza NON verranno prese in considerazione. Q Il vincitore verrà avvisato per e.mail e il suo nome sarà pubblicato sul prossimo numero di Golf Today.

In bocca al lupo!

COSÌ, IL NUMERO SCORSO... Questa la soluzione dei quesiti di Agosto/Settembre: 1. Quante coppie di fratelli hanno giocato in Ryder Cup? C. Tre. 2. Qual è il percorso che ha ospitato più volte la Ryder Cup? C. The Belfry. 3. Chi è stato più volte capitano della squadra europea alla Ryder Cup? C. Dai Rees. Complimenti a Lucia di Buono di Campobasso, che ha risposto esattamente il 18 settembre alle ore 15.00.01 e riceverà il regalo offerto da Intergolf.


correval’anno

1932

Viene giocata per la prima volta la CURTIS CUP, sfida fra donne dilettanti americane e britanniche. Vincono gli Stati Uniti per 5.5 a 3.5. La star dell’atletica leggera BABE DIDRIKSON inizia a giocare a golf spinta dal giornalista sportivo Grantland Rice durante una pausa nelle Olimpiadi di Los Angeles. Dopo aver conquistato due ori (80 metri e lancio del giavellotto) e un argento (salto in alto), passerà al golf mietendo altri successi fra cui l’US Women’s Open nel 1948. Nel 1938 è stata la prima donna a partecipare a un torneo professionistico maschile, il Los Angeles Open. Dopo molte polemiche per la decisione dell’USGA di rendere le palline più grandi ma più leggere, si decide di alzare il peso a 1.62 once ma di mantenere la grandezza in 1.68 inch. Il Royal & Ancient di St Andrews mantiene invece le dimensioni di 1.62 sia in once che in inch.

HELEN HICKS, la vincitrice dell’US Women’s Amateur nel 1931 passa al professionismo. È la prima donna che diventa proette. Q L’inglese Frank Stableford inventa il nuovo sistema di calcolo dei punti che viene utilizzato per la prima volta in una gara al Wallesley Country Club in Inghilterra. Q Si gioca il primo driving contest a Chicago, dove vince Craig Wood con un drive di 253,5 yard. Q Viene fondata l’associazione di golfisti mancini (American Lefthanders Golf Association) e il suo primo presidente è la leggenda del baseball Babe Ruth. Q Nasce la Titleist, come ramo dell’Acushnet Company.

Doppio successo di GENE SARAZEN nell’US e nel British Open. 144 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2012

Q Si testa il primo golf car, ma passeranno altri vent’anni prima che il suo uso venga legalizzato e le macchinine brevettate.


RENDI PERFETTO IL TUO VOLO DI PALLA E’ un dato di fatto – più è ottimizzata la tua traiettoria di lancio e più lunghi saranno i tuoi drives. Questo è esattamente il motivo per cui i nuovi driver Anser ti SHUPHWWRQRGLDIĆQDUHODWXDWUDLHWWRULDGLYRORVLDFRQOD regolazione del loft sia con la scelta tra 4 shaft di serie ad elevate prestazioni. A differenza di altri driver con la pipetta più grossolana, la pipetta degli Anser è sottile, leggera e non VDFULĆFDQXOODGHOODSHUIRUPDQFH6HQ]DSDUODUHGHOODWHVWD del bastone, a bassa generazione di spin e ad alto angolo di lancio per colpi ancora più lunghi e dritti. Per conoscere il Trajectory Tuning visita un PING Club Fitter.

IL LOFT

Regola il loft del driver di +/- ½° per ottimizzare i tuoi tee shots.

LO SHAFT

LA TESTA

Scegli tra le teste, a basso spin, con loft 8.5°, 9.5°, 10.5° e 12°.

©2012 PING P.O. Box 82000 Phoenix, AZ 85071

Ben 4 shaft di serie ad elevate prestazioni da adattare al tuo gioco.


MATTEO MANASSERO YOUNGEST PLAYER TO MAKE THE CUT AT THE MASTERS YOUNGEST WINNER EVER ON THE EUROPEAN TOUR 2 INTERNATIONAL WINS

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GOLF TODAY n°14 Ottobre 2012