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GOLF

Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO IV | N. 23 | MARZO/APRILE 2014 | EURO 7

TODAY WWW.GOLFTODAY.IT

VIVI LE EMOZIONI DEL GRANDE GOLF

45 PROPOSTE PER UN ANNO DA CAMPIONE

COSÌ LA TUA STAGIONE SARÀ INDIMENTICABILE

ISSN 2039-7046

TEMPO DI MAJOR

TRA I MILLE COLORI DI AUGUSTA, VA IN SCENA IL MASTERS


I NUOVI BIG BERTHA E BIG BERTHA ALPHA GENERANO UN NUOVO TIPO DI LUNGHEZZA. Il nuovo Big Bertha Driver permette di posizionare il peso nel posto giusto per una maggiore distanza. Il nostro innovativo sistema di regolabilità del peso e la possibilità di modificare il centro di gravità permettono di gestire al meglio lo spin, ottimizzare l’angolo di lancio e massimizzare la distanza. Scopri Bertha Long sul nostro sito callawaygolf.com NON PUOI DISCUTERE CON LA FISICA.

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Matteo Manassero | Callaway Staff Player


2014 Callaway Golf Company. Callaway, the Chevron Device, Big Bergha and Big Bertha Alpha sono Marchi e/o Marchi registrati della Callaway Golf Company. Matteo Manassero gioca Big Bertha.


l’editoriale

MA L’USGA A COSA SERVE? Se lo è chiesto, con disarmante spontaneità, Thomas O’Toole Jr, neo presidente della storica Associazione. Che ha spiegato con precisione i compiti di questo organismo D I

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n Italia si parla dell’USGA sempre solo a metà giugno o poco prima, in occasione dell’US Open, il Major organizzato proprio dall’United States Golf Association. In particolare si parla di Mike Harris, il sadico uomo che detta le linee per la preparazione di campi impossibili. Poco o nulla si sa dei presidenti che si sono succeduti negli anni. Per una volta, a fine gennaio, alla riunione annuale dell’associazione, il neo eletto Thomas O’Toole Jr ha incentrato una buona parte del suo discorso inaugurale cercando di evidenziare esattamente i compiti dell’USGA, mettendo in mostra una grandissima onestà intellettuale. Per una struttura vecchia di 120 anni potrebbe sembrare curioso ricordarlo ma, oltre alle sue funzioni tradizionali, deve affrettarsi a risolvere alcuni problemi urgenti (in particolare la lenta perdita del numero di golfisti). Senza nascondersi dietro un mignolo e con una lucidissima - e sincera - visione della realtà, O’Toole si è preso in carica uno dei compiti principali dell’USGA, una delle tre organizzazioni negli USA. Anche se a volte hanno interessi sovrapposti, i mandati individuali sono completamente differenti. Perché il golf, a differenza di altri sport, non ha un capo supremo in grado di decidere azioni concertate. Ogni organizzazione deve capire autonomamente che cosa possa fare meglio. Il golf sarebbe più facile da governare se si trattasse di una società moderna. Per carità, chiariamo: non intendo che il golf debba essere quotato con tanto di titolo Nasdaq o che lo scopo primario sia di massimizzarne il valore per gli azionisti. Questo si potrebbe pensare solo per pochi, selezionatissimi circoli. Una gestione intelligente potrebbe aiutare a superare alcuni degli eccessi del golf, come i green troppo veloci, i campi troppo bagnati perché i giocatori vogliono vedere i percorsi verdi, il gioco lento e la scarsità di posti per bambini e principianti. Storicamente, O’Toole ha detto nel suo discorso che i due scopi fondamentali dell’USGA sono di organizzare campionati “esemplari” (come l’US Open maschile e femminile) e di scrivere e amministrare le regole del gioco in collaborazione con l’R&A. Negli ultimi anni, l’USGA ha martellato su un terzo scopo principale, ovvero migliorare i propri servizi a supporto del gioco. Ecco quindi gli sforzi di ricerca sulle superfici erbose o mantenere i percorsi con meno acqua e con altre risorse. L’USGA dorme sonni tranquilli da un punto di vista economico: 300 milioni di dollari in banca e ricavi nell’ultimo anno di 157 milioni dollari, derivanti per lo più dall’US Open e dai diritti televisivi. A partire dal 2015, quando il suo nuovo contratto di dodici anni con Fox Sports entrerà in vigore, l’USGA incasserà in media quasi novanta milioni di dollari l’anno dalla televisione, più del doppio di adesso. Per tradizione, l’Associazione è conservatrice, quindi non opererà certamente in modo troppo radicale. Ma O’Toole ha promesso di impegnarsi a rendere il golf più accattivante per tutti. Ha individuato minoranze, donne, juniores e giocatori con disabilità. Con estrema lucidità e sincerità, O’Toole ha dichiarato: “Il gioco ha un patrimonio notevole di elitarismo che va superato.

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Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre mancanze come organizzazione, sia nel passato che nel presente”. E ha deciso di incaricare esperti “veri” con pieni poteri. Cosa potrebbe essere in grado di realizzare un’unica autorità di golf ipotetica? Potrebbe costringere i professionisti del PGA Tour a giocare più velocemente. Potrebbe chiudere i campi da golf in perdita e organizzarli al meglio per le comunità con corsi di lusso per chi può permetterselo, ma a medio prezzo per fanatici bassi di handicap, brevissime clinic per golfisti occasionali o principianti e brevi corsi divertenti per bambini e principianti. La PGA of America, con i suoi 28.000 soci fra club e professionisti-insegnanti, ha il rapporto più vicino ai golfisti dilettanti e dovrebbe essere il loro più grande sostenitore. Renderli cioè golfisti felici, con più lezioni, orari di gioco più elastici. Accadrà? In America, io penso di sì. Anche se la struttura guazzabuglio del golf è difficile da organizzare. Agire e non solo parlare è utile per far pensare tutto il mondo, in crisi come gli USA. Ormai è arcinoto che giocando a golf si sviluppano le relazioni d’affari. Certo, stando insieme in campo per quasi sei ore (ormai i tempi si sono dilatati a questo punto) ci si conosce, si passa automaticamente al “tu” facendo nascere rapporti di business dalle cifre impressionanti. Teniamo conto in primis che il golf è lo sport più praticato al mondo: 69 milioni di praticanti, oltre 34mila campi e un giro d’affari che supera i 70 miliardi di euro all’anno. Questi numeri erano superiori ma la crisi economica è riuscita a intaccarli (anche se di poco); inoltre incalzano le nuove destinazioni come il Brasile dove, a partire dal 2016, il golf tornerà a essere disciplina olimpica. Ma lo sa qualcuno dei non addetti ai lavori in Italia che il golf tornerà dopo un secolo alle Olimpiadi? Non vorrei ripetermi su quanto già scritto da più parti sul golf italiano e su quanto viene fatto per il suo sviluppo e la sua comunicazione. Ma il golf è business anche perché per gestire o costruire un club servono risorse e organizzazioni importanti. Dalla ricerca Protiviti, che da alcuni anni inquadra lo status del golf in Italia, il fatturato medio per un club a 18 buche è di 1 milione e 800 mila euro, con 34 addetti, inclusi i servizi esterni. Il mix dei ricavi vede prevalere il contributo delle quote sociali (tra il 50 e il 60 per cento), ma beneficia del contributo dei giocatori occasionali con i loro ingressi giornalieri, che in media incidono per il 15-20% sul conto economico, arrivando fino a valori di molto superiori nelle zone turistiche. Senza dimenticare i 25 milioni di turisti golfisti nel mondo che si spostano per giocare per un valore stimato di 43 miliardi di euro. Quanti vengono in Italia? Il Pil italiano per il turismo occupa il 4% del totale. Non golfistico, totale proprio. Il che lascia assolutamente stupefatti vista l’offerta senza limiti del nostro Belpaese. Anche se l’iter burocratico per un progetto è di cinque-dieci anni, è necessario coniugare la componente sportiva con ricettività, cultura ed enogastronomia anche - e soprattutto - nei periodi di bassa stagione. Ma questo si sa da anni e anni. Si muoverà qualcosa? Se esiste un Mr O’Toole nostrano sarà in grado di agire con consapevolezza? N mp.gennaro@golftoday.it MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 5


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L’editoriale MA L’USGA A COSA SERVE?

Se lo è chiesto, con disarmante spontaneità, Thomas O’Toole Jr, neo presidente della storica Associazione. Che ha spiegato con precisione i compiti di questo organismo di Maria Pia Gennaro

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THE STARTER L’editoriale BUON ANNO DIGITALE

Durante il 2014 vogliamo sfruttare le nuove tecnologie per vivere insieme a voi il golf in mille modi diversi. Abbiamo molti progetti, prepara la sacca e seguici... di Federico Silva

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L’opinione di... Ian Poulter E SE FACESSI POKER?

Tutti i giocatori hanno almeno un motivo per vincere ogni Major. E anch’io ho le mie ragioni per ciascuno dei quattro tornei. Non so come finirà, ma di sicuro ci provo

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Il Tour di Silvio TIGER, LASCIATI ANDARE

Invece di ostinarsi su troppe questioni tecniche, il campione americano farebbe meglio a giocare con maggior istinto. Meno meccanica, più sentimento. Come una volta di Silvio Grappasonni

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L’opinione di... Gianluca Vialli CHI MAL COMINCIA...

Un esordio zoppicante di stagione non vi deve abbattere. Eccovi qualche suggerimento per invertire subito la situazione. E togliervi di nuovo parecchie soddisfazioni a cura della Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport

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PRIMENOVE

Notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

6 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

Golf Today, Numero 23, Marzo/Aprile 2014

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I tornei EFFETTO “VERDE MASTERS”

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Le grandi interviste di Golf Today ALLA RICERCA DEL COLPO PERFETTO

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I campioni QUEST’ANNO CI PROVO DI NUOVO

Bellezza, storia e gloria s’incontrano ogni aprile ad Augusta. In questo speciale angolo della Georgia questi elementi si fondono per creare una settimana di pura magia del gioco di Maria Pia Gennaro

Sean Foley, affermato allenatore di molti big, ha sempre avuto un unico obiettivo: trovare lo swing assoluto. E trasmette questo suo anelito anche ai giocatori che allena. I quali, provandoci, nel frattempo vincono ovunque

A inizio 2013 Jordan Spieth è uno sconosciuto giocatore, nelle retrovie del World Ranking. Poi, durante la stagione, vince sul Tour, centra un paio di Top Ten, incanta alla FedEx Cup, risplende alla Presidents Cup... di Art Stricklin

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I dossier 45 GRANDI IDEE CHE RENDERANNO SPETTACOLARE IL TUO GIOCO NEL 2014

Ok, su alcune cose abbiamo simpaticamente (e volutamente) calcato la mano. Ma tra qualche disinvolta assurdità, eccoti una serie di consigli che possono veramente rendere utile e divertente ogni tuo ingresso al club di Stuart Hood

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I dossier PAZZO E FANTASTICO GIOCO

Le caratteristiche del terreno e le condizioni meteo, per quanto avverse, non possono imbrigliare la voglia di giocare. Ecco nascere campi dove mai ti saresti aspettato di trovarli. Magari improbabili e un po’ improvvisati, ma pur sempre con le loro buche pronte a ogni sfida di Duncan Lennard

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I tornei GLENEAGLES PROSSIMO VENTURO

Continua il nostro processo di avvicinamento verso l’evento dell’anno. Vi proponiamo immagini, ricordi e le ultime novità sulla Ryder Cup che si terrà in Scozia dal 26 al 28 settembre di Maria Pia Gennaro

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I dossier 42 METRI IN PIÙ

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L’ILGA VENT’ANNI E NON SENTIRLI

Un’attrezzatura superata si riflette pesantemente sullo score. I driver sono molto più lunghi rispetto a una decina di anni fa. Ferri e putter, più precisi. In altre parole: smettila di buttare via colpi di Joel Tadman

L’Associazione delle Ladies italiane festeggia l’importante anniversario con una novità: la partnership con Golf Today. Segui quindi sulla nostra rivista le tante gare e iniziative del golf in rosa nazionale di Minnie Maestro

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MidAmateur ESORDIO A DONNAFUGATA La tecnica di Golf Today COSÌ TRASFORMO IL TUO GIOCO

La scorsa incredibile stagione di Henrik Stenson ha un segreto: un radicale cambiamento dei fondamentali, ottenuto attraverso piccoli dettagli. Che ora il campione svedese ti svela... di Henrik Stenson

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Il Senior Tour di Tino UNA FINALE DA LEGEND

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I circuiti OGNUNO HA IL PROPRIO “MAJOR”

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GolfMercato ARRIVI E PARTENZE

In attesa di maggio, quando ripartirà il Senior Tour, ripercorriamo come si è chiuso la scorsa stagione. Con i tre giorni sull’Isola di Mauritius all’insegna del gioco e delle attenzioni di una struttura di eccellenza di Costantino Rocca

Come vivono il Challenge Tour tre nostri professionisti già abituati al circuito maggiore? Ce lo raccontano essi stessi in prima persona, svelandoci desideri e obiettivi di Roberto Tartara

Contratti, accordi, collaborazioni, trattative, trasferimenti, passaggi: le gare si vincono anche “a tavolino”, seduti a bordo campo di Ale Marcoli


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Fuori limite RENATO PARATORE

di Francesca Panelli

Golfanatici UN RIBELLE IN CAMPO

Nessun problema di tecnica o di putting: per Giorgio Mastrota (hcp 11 dopo solo un anno di gioco) la vera difficoltà in campo è l’etichetta. “Cerco di controllarmi. Ma sono esuberante e caciarone” di Savina Sciacqua

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I viaggi di Golf Today UNO SWING BRITISH STYLE

La Cornovaglia racchiude in sé lo spirito più originale del golf, da vivere con eleganza, educazione e signorilità: sui links tipici di queste zone, insieme a vento, avvallamenti e bunker micidiali, entrano solo i gentiluomini di Nicolò Porta

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I viaggi di Golf Today LA TERRA PROMESSA

Lo scorso anno il Portogallo è stato nominato “migliore destinazione golfistica d’Europa”. A influire sulla votazione, la strepitosa offerta dell’Algarve: quaranta campi, ciascuno diverso dall’altro, attirano i giocatori di tutto il mondo. Che trovano in questa regione un vero paradiso golfistico di Chiara Griffa

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Le grandi città REAL MADRID

La capitale spagnola è dotata di campi impegnativi ed emozionanti, ricchi di grande tradizione e atmosfera regale. Percorsi illuminati dalla presenza, ovunque, ell’indimenticabile Ballesteros. Per giocare nella storia di Nicolò Porta

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I resort LA GIOIA DI VIVERE... UNA VACANZA SPECIALE

Con 60 anni di storia alle spalle, dal 2004 Club Med ha deciso di intraprendere un percorso evolutivo verso l’alta gamma, rimanendo sempre fedele alla sua missione originale: creare felicità di Chiara Griffa

8 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

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COSA C’È?

a cura di Tony Calder

I resort GOLF AD ALTA SEDUZIONE

Il Club di Asiago offre ai suoi ospiti la possibilità di vivere un’esperienza golfistica a tutto tondo: dal gioco al gourmet, passando per un’antica dimora in cui soggiornare e una SPA in cui rilassarsi. Una location unica, assolutamente da provare. Come consiglia Edoardo Molinari di Chiara Griffa

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SHOWROOM

Primavera, prime vere sfide. In campo, per sentirsi ad Augusta. E in Club House, per confrontare score e impressioni di gioco. Con eleganza e signorilità. Caratteristiche tipiche di chi sa scegliere come presentarsi

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Immobiliare 18 BUCHE A UN DRIVE DAL MARE

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L’angolo dell’architetto IL GOLF DELL’UOMO COMUNE

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Il preparatore atletico ADDOMINALI E DINTORNI

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Club Fitting MISTER “GIOCO SU MISURA”

Situazioni di gioco sempre diverse nella dolce cornice della macchia mediterranea. Oltre a un complesso residenziale accogliente e silenzioso. In altre parole, una felice parentesi dalla frenesia della città di Valerio Ventura

Ecco come si realizza un campo integrato nel territorio. Con un obiettivo: mantenere la naturalezza della zona di Alvise Rossi Fioravanti

È inutile lavorare sulla tecnica dello swing se poi la tua rotazione è un po’ limitata. Per rimediare, ci sono piccoli esercizi che ti permettono grandi miglioramenti di Sergio Manenti

Il club fitter è una figura professionale essenziale per chi vuole migliorare il suo gioco. Ma chi è esattamente e cosa fa? Scopriamolo insieme a Carlo Parodi, esperto piemontese di bastoni personalizzati a cura della Redazione

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L’ATTREZZATURA LA VETRINA HITECH DREAM Correva l’anno 1990

GOLF TODAY è

GOLF TODAY è media partner di


Mensile - Anno IV, Numero 23 - Marzo/Aprile 2014

GOLF TODAY www.golftoday.it

Direzione e redazione: Via Piero della Francesca 51 - 20154 Milano tel. 02.31830101, fax 02.31830115, e.mail: redazione@golftoday.it Direttore Responsabile: Maria Pia Gennaro (mp.gennaro@golftoday.it) Redazione: Chiara Griffa (c.griffa@golftoday.it), Nicolò Porta (n.porta@golftoday.it), Alberto Zampetti (a.zampetti@golftoday.it) Art Director: Andrea Mantica (www.emmegrafica.mi.it) Special Contributors: Silvio Grappasonni, Sean Foley, Ian Poulter, Henrik Stenson, Costantino Rocca, Gianluca Vialli. Hanno collaborato: Tony Calder, Gianni Davico, Donatella Delfino, Stuart Hood, Duncan Lennard, Minnie Maestro, Sergio Manenti, Ale Marcoli, Francesca Panelli, Alvise Rossi Fioravanti, Savina Sciacqua, Art Stricklin, Joel Tadman, Roberto Tartara, Valerio Ventura. Responsabile viaggi e turismo: Roberto Rocca Rey Fashion Consultant: Francesca Scandola Fotografie: Howard Boylan, James Cheadle, Getty Images, Mark Newcombe, Riccardo Tagliabue, Turespaña, Giada Zucchi Frua. Fotografia di Copertina: Getty Images. Marketing e Comunicazione: Claudia Murri (c.murri@golftoday.it) Web Content Manager: Alessandro Bellicini (a.bellicini@golftoday.it) Stampa: Tiber S.p.A. Via della Volta 179 - 25124 Brescia, tel. 030.3543439, fax 030.349805 Distribuzione: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. Via Bettola 18 20092 Cinisello Balsamo (MI), tel. 02.660301, fax 02.66030320 Abbonamenti Utilizzare il modulo di richiesta posto all’interno. L’abbonamento verrà attivato a partire dal primo numero utile successivo alla data della richiesta. Gli abbonamenti possono avere inizio in qualsiasi periodo dell’anno. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del D. leg. 196/2003, scrivendo a: Golf Today, Via Piero della Francesca 51 - 20154 Milano. Arretrati Costo arretrati a copia: il doppio del prezzo di copertina. Prima di inviare i pagamenti, verificare la disponibilità delle copie arretrate al numero 02.31830101. La richiesta contenente i dati anagrafici del richiedente dovrà essere inviata via mail a redazione@golftoday.it, oppure via posta a Golf Today, Via Piero della Francesca 51, 20154 Milano, dopo avere effettuato il pagamento mediante bonifico bancario intestato a Editoriale Amen Corner S.r.l. c/o Banca Passadore IBAN IT54N0333201600000001112684 (inviare copia della distinta insieme alla richiesta). Concessionaria esclusiva per la pubblicità

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Un colpo da Oscar: l’ambita statuetta arriva sui green grazie all’attore Matthew McConaughey, che è un grande appassionato di golf. L’americano è stato insignito del premio come miglior attore protagonista con il film Dallas Buyers Club. Nella stessa categoria ha vinto anche il Golden Globe. Tra un premio e l’altro, trova il tempo di “spiegare” la linea a Greg Norman...

foto Getty Images

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Registrazione al Tribunale di Milano con il numero 85/2011 del 10.02.2011, ISSN: 2039-7046.


ALZARE IL LOFT O ESSERE LASCIATI INDIETRO. Viene sfidata una delle convinzioni più radicate del golf. Come può aumentando il loft aumentare la distanza? Il segreto e’ un CG più basso e spostato in avanti. Una folle scoperta che ha portato SLDR al #1 sul Tour.

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©2014 Taylor Made Golf Company Limited. #1 Driver in Golf claim based on combined 2013 wins and usage on the PGA, European, Japan Golf, Web.com, Champions, and LPGA Tours, as reported by the Darrell Survey Co. and Sports Marketing Surveys, Inc. Driver claim based on 2013 tour testing. #1 Driver on Tour claim based on usage since the 2013 WGC-Bridgestone Invitational, as reported by the Darrell Survey Co.


theSTARTER

MA DOVE S’È CACCIATA...?

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o scorso primo gennaio sono entrate in vigore tre nuove decisioni, 59 modifiche a decisioni pre-esistenti e una decisione re-numerata. Cambiamenti voluti dal Royal and Ancient e dall’United States Golf Associaton, i due organi che governano il gioco, con l’intento di rendere il golf e le sue regole sempre più chiare e precise. Tra le nuove varianti figura l’abolizione della prova tv, quell’occhio che diventa tanto più indiscreto quanto più la palla finisce in posti inconsueti, come è successo anni fa a Wade Ormsby (in foto) o l’anno scorso a Tiger Woods. La nuova decisione (la 18/4) recita che “anche nel caso in cui le nuove tecnologie (Tv HD, registrazioni eccetera) mostrino che una pallina abbia lasciato la propria posizione originaria spostandosi in una nuova, il movimento non sia ritenuto vero, salvo che non sia facilmente visibile a occhio nudo al momento dello spostamento”. N

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Warren Little – Getty Images

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l’editoriale

BUON ANNO DIGITALE

Durante il 2014 vogliamo sfruttare le nuove tecnologie per vivere insieme a voi il golf in mille modi diversi. Abbiamo molti progetti, prepara la sacca e seguici... D I

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E D E R I C O

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ome forse non tutti voi sanno, questo è il nostro secondo numero di Golf Today del 2014. Il primo, quello di Gennaio/Febbraio, è stato pubblicato solo in edizione digitale. Lo potete leggere con la nostra app, naturalmente gratuita, scaricabile dall’App Store Apple e da Google Play, o sul nostro sito, www.golftoday.it. È stato il primo test in Italia di rivista di golf soltanto digitale e credo sia stato un successo, dal momento che abbiamo registrato oltre 6000 download. Non sono certamente numeri stratosferici, ma noi golfisti siamo ancora una community piccola, in cui la tecnologia sta entrando lentamente ma inesorabilmente. Internet cresce e noi con lei. Il 2014 dovrà essere un anno ancora più digitale per noi. Stiamo rinnovando completamente il sito che sarà pronto entro la fine di marzo. Qui le novità saranno tante e le funzioni multimediali permetteranno a tutti di interagire in modo più diretto con la Redazione, con le nostre gare, con i nostri atleti e con i contenuti che produciamo. Facebook, twitter e, dal 2013, anche Pinterest e Instagram sono tutti i social dove ci potete trovare sempre aggiornati. *** Poi abbiamo stretto un’alleanza con WebGolf, www.webgolf.it. Per chi non lo sapesse, WebGolf è una piattaforma social dedicata ai golfisti, la prima in Italia, dove poter giocare e scommettere con i propri compagni di golf anche fuori dal campo. WebGolf è partner della Federazione Italiana Golf, dalla quale ottiene - previa autorizzazione di ogni golfista - i nostri dati di gioco. Grazie a

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questi dati si possono fare sfide da lontano, monitorare i nostri miglioramenti, fare mini tornei su campi diversi, scoprire come stanno migliorando i nostri amici. In pratica un tool in più per soddisfare la nostra passione golfistica. In ultimo, hanno introdotto una serie di scommesse virtuali, pagate in web-coin con le quali sfidarci sulle tutte le gare del PGA Tour e dello EuropeanTour. Questa è una collaborazione chiave per Golf Today. Noi puntiamo a essere non solo la rivista di riferimento, il sito più visitato, il miglior organizzatore di gare (saranno quasi 600 quest’anno), ma anche la community dei golfisti: la 19esima buca davanti al tuo computer. *** Tanto lavoro, pur in momenti economici davvero difficili. Però il nostro mondo se ne sta accorgendo. Lo scorso 2 marzo, nel corso dell’Italian Golf Show 2014,alla Fiera di Parma, ci hanno premiato come “Media Innovativo” con il Golf Town Award. Certo, non è il Premio Pulitzer; ma è la dimostrazione, pur piccola, che le nostre idee - e il modo in cui le mettiamo in pratica - stanno piacendo e sono viste per quello che vorremmo: giovani, innovative e di rottura rispetto al passato. *** In ultimo, l’ennesimo ringraziamento alla nostra meravigliosa squadra, che cresce ancora quest’anno con Nicola negli eventi e Franco nel commerciale. Sono orgoglioso del nostro piccolo prodotto editoriale e dell’energia che tutti mettono in campo per il successo. Spero che siate contenti anche voi... N

Il nostro editore con il “Golf Town Award”, insieme allo staff della nostra Web Tv. 14 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


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l’opinionedi... Ian Poulter

E SE FACESSI POKER?

Tutti i giocatori hanno almeno un motivo per vincere ogni Major. E anch’io ho le mie ragioni per ciascuno dei quattro tornei. Non so come finirà, ma di sicuro ci provo

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lla fine della passata frontale del green; oppure - se il tuo drive stagione, nei quattro non ha preso la pendenza - giocare un altro eventi della “Final wedge delicato e preciso. L’altra cosa che Series” al termine della Race apprezzo di Augusta è la mancanza di lie to Dubai, ero 40 sotto il par piatti; quindi in queste ultime settimane grazie ai 68 par 5 che ho che mancano alla gara mi piace esercitarmi giocato in quelle quattro parecchio da lie in pendenza; in salita, in settimane. Quando hai questo “ritorno” discesa e laterali. Giocare da questi lie deve dalle buche lunghe, è quasi garantita la diventare quasi naturale, in modo da sapere contention e la Top 15 in ogni gara. esattamente - di conseguenza - come La mia performance in quelle settimane reagirà la pallina. Non c’è bisogno di dire mi ha portato a capire che, per me, una tra le armi migliori sono proprio i par 5. «Pinehurst è sempre Una convinzione che ho un po’ diverso quando si tenuto ben presente nella tratta dell’US Open...». preparazione di questa stagione. I Major del 2014 saranno, come sempre, settimane delicate e importanti per la mia carriera. Sono già molto concentrato sul primo Major, il Masters. Per di più, non c’è campo al mondo in cui i par 5 siano più decisivi dell’Augusta National. Di conseguenza, molta della mia preparazione è stata indirizzata verso la costruzione di una strategia per le quattro buche lunghe (la 2, la 8, la che trascorrerò anche diverse ore a 13 e la 15) e la pratica “religiosa” dei colpi praticare sui putt lunghi. Se riesci a fare che so che dovrò fare bene. Questo sarà due putt su green con quelle pendenze, il mio decimo Masters e sono determinato puoi farlo ovunque. a riscattare la prestazione dell’anno scorso, quando ho mancato il taglio per la prima PINEHURST: RITORNO ALLE (SUE) ORIGINI volta nella mia carriera. L’US Open a Pinehurst sarà divertente. Pinehurst è sempre un po’ diverso quando si tratta dell’US Open. LA MIA TATTICA PER AUGUSTA Quest’anno, inoltre, c’è anche il fatto che le Se giochi in difesa con un lay up alla donne giocheranno il loro US Open la 15, per esempio, hai bisogno di precisione settimana dopo di noi. In realtà, poiché il con il wedge su quel green scivoloso. La 13 nostro torneo non è limitato ai soli è spesso raggiungibile, anche per me, se giocatori uomini, in teoria c’è la possibilità riesco a fare un bel drive, subito dietro che qualcuna si qualifichi per entrambe le l’angolo; poi un ferro lungo, o un ibrido, settimane. Stavo guardando in TV la gara diventa il bastone decisivo. E alla 8, di in cui il grande Payne Stewart sconfisse nuovo, il drive è cruciale perché devi Phil Mickelson, a Pinehurst nel 1999; e evitare il bunker sulla destra; dopo, è tutta ricordo di aver giocato abbastanza bene, questione di appoggiarsi alla distanza dalla nel 2005, nonostante abbia finito ben al di quale vuoi approcciare. E, alla 2, è di nuovo sotto della media. Il campo, che è il il caso di infilare un legno 3 all’entrata 16 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

disegno più famoso di Donald Ross e ha più di cento anni, di recente ha subìto una radicale ristrutturazione a cura di Bill Coore e Ben Crenshaw. Non l’ho ancora visto di persona ma, da quanto ho sentito, sono stati scoperti molti dei paesaggi originali e il rough molto curato è stato rimpiazzato da waste area in sabbia. A quanto sembra, questo significa che il campo è oggi molto più simile a com’era cento anni fa. Le landing area sono molto più generose, il che significa che il campo è diventato molto più strategico, con più opzioni sia dal tee che dalle linee di approccio. Adesso dobbiamo solo sperare che l’USGA non renda vano questo lavoro rivoluzionando il percorso con fairway stretti e rough spesso intorno ai green.

OPEN: UNA FORMA D’ARTE L’ultima volta che l’Open è stato al Royal Liverpool, nel 2006, ho segnato 75 e 76 mancando il taglio; quindi spero che vada molto meglio questa volta, anche perché sono arrivato terzo e nono negli ultimi due Open. Ed è il Major che aspetto maggiormente nell’anno. Adoro il fatto che potresti dover colpire un ferro 4 a 150 metri: una distanza che io normalmente prendo con un ferro 9. Questa è una sorta di forma d’arte; e se fai bene è estremamente soddisfacente e gratificante.

PGA CHAMP, RISCATTO DI QUELLA RYDER L’ultimo Major è infine a Valhalla, in Kentucky; ha già ospitato il PGA Championship nel 1996 e 2000, in cui io però non ho giocato. Ma Valhalla ha anche accolto la Ryder Cup 2008, l’unica sconfitta europea in questo secolo. Sono sicuro che il campo verrà preparato molto diversamente in agosto; e ci sarà qualcuno di noi, che era nella squadra europea quella settimana di cinque anni e mezzo fa, che spererà in un risultato più felice. N


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ilTourdiSilvio

TIGER, LASCIATI ANDARE

Invece di ostinarsi su troppe questioni tecniche, il campione americano farebbe meglio a giocare con maggior istinto. Meno meccanica, più sentimento. Come una volta D I

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crivo subito dopo l’Honda Classic e il mio primo pensiero va a Tiger Woods che non ho visto per niente bene, anche se tutto ciò che riguarda lui è un discorso che va su altri binari rispetto a tutti gli altri giocatori. Su di lui è sempre difficile fare previsioni. L’ho visto giocare tanto male e quasi sempre in difficoltà. I primi giorni tirava forte e nulla faceva presagire il mal di schiena in agguato. Un golfista del suo talento deve giocare con l’istinto. Ma ora è troppo concentrato sulla tecnica, sembra estremamente attento a troppe questioni teoriche e quell’istinto che lo distingueva a inizio carriera (certo, aveva anche vent’anni in meno) sembra che sia quasi azzerato. Gioca con un 98 per cento di meccanica e il 2% d’istinto. Credo che il suo pensiero sia di modificare totalmente lo swing, in virtù del pensiero: “Devo cambiare, sennò mi spacco. Ho già avuto troppi guai e devo trovare un modo di giocare il più a lungo possibile senza rompermi”. Non è possibile che non riesca a trovare un modo di giocare prendendo almeno tre fairway a giro, invece di zero come ho visto nell’Honda. Ora va fuori linea anche con i ferri... E tutto questo pur giocando benissimo nel 2013. Ma un supercampione del suo calibro, che ha vinto cento tornei, nei Major non crollerebbe nelle ultime giornate, come invece ha fatto recentemente. Se si ha uno swing troppo meccanico, non si riesce a gestire la pressione (e lui ne ha addosso tanta, anche perché è all’asciutto da cinque anni). Per il resto, negli USA c’è un livellamento generale verso l’alto e un grandissimo ricambio con moltissimi nuovi ragazzotti talentuosi che si stanno mettendo in mostra, come Harris English, Patrick 18 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

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Reed, Russell Henley, Jimmy Walker, Webb Simpson. C’è solo un problema: è difficilissimo riconoscerli, sono tutti uguali. *** Venendo a noi europei - dove il range dei forti si è molto ringiovanito - Rory McIlroy sarà il nuovo Numero Uno. È vero che si è mangiato scioccamente l’Honda, dando ragione a chi sostiene che tatticamente non sia il massimo. Però a me piace molto, anche se gioca un golf difficilissimo: sempre a manetta. Non è facile. Il suo swing non ha una meccanica

semplice e, se si inceppa qualcosa, può fare dei gravi danni. Resta il fatto che è l’unico riconoscibile fenomeno europeo. E ha un enorme margine di miglioramento. Sarà il nuovo Numero Uno. Però scordiamoci che possa ripetere il dominio di Tiger Woods. Secondo me, nei prossimi anni ci sarà un ricambio ai vertici del World Ranking di un giocatore diverso a settimana, considerato che un Tiger - o comunque un dominatore - nasce ogni quarant’anni. Nicklaus è del 1940, Tiger dell’85, il prossimo nascerà intorno al 2025 e noi non lo vedremo neanche. Abbiamo davanti un

periodo con tanti giocatori forti. In molti vincono, anche grazie alla quantità enorme di gare dei diversi Tour; ma non ci sono quelli che si distinguono dalla massa. Questo è il golf moderno. Non dico che sia meglio o peggio, ma che è questo. Negli USA è spaventoso pensare quanti siano i giocatori in grado di vincere ogni torneo. Ma anche in Europa ci sono molti giovani che stanno emergendo, anche se possiamo dire che la stagione non sia ancora cominciata. Sono finite le gare in Sudafrica alle quali, a parte alcuni casi, hanno partecipato tutte le seconde linee. Infatti, vincono quasi sempre solo i giocatori del posto, su campi che ben conoscono. Si è messo in luce Victor Dubuisson: è forte, ma deve ancora stabilizzarsi e dimostrare il suo valore. In fondo ha vinto solo un torneo, in Turchia, anche se alla grande. In Arizona avrà avuto anche fortuna, però ciò che ha fatto nelle ultime buche è stato straordinario. Tira molto bene la palla e non bisogna dimenticare che per arrivare in finale ha eliminato fior di campioni. *** Matteo Manassero sta risolvendo il problema con la palla nuova e piano piano si sta abituando; invece Chicco Molinari è già fortissimo. Mi piace molto Jason Day, anche se tira sempre a manetta; mi piace Oosthuizen, anche se non lotta e non è abbastanza cattivo. Quando c’è battaglia, lui perde. C’è anche Schwartzel. Ma entrambi, pur avendo vinto un Major ciascuno, sono molto lontani dai livelli di Goosen e di Els. In questo scenario, son convinto che stiamo per assistere a un bellissimo Masters, perché McIlroy, Mickelson, Day e Woods (come fai a non metterlo?) sono agguerritissimi e, ovviamente, fra i favoriti. Buona visione e buon divertimento! N


l’opinionedi... Gianluca Vialli

CHI MAL COMINCIA...

Un esordio zoppicante di stagione non vi deve abbattere. Eccovi qualche suggerimento per invertire subito la situazione. E togliervi di nuovo parecchie soddisfazioni A

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ono solito trascorrere il periodo natalizio in Sudafrica, dai parenti di mia moglie. Le vacanze sono ormai un ricordo; ciò che, invece, non ho assolutamente dimenticato è quanto mi è accaduto sui campi da golf. Non mi riferisco a una esperienza specifica o a un episodio particolare (che ne so?: una hole in one; o venir colpito e affondato da un teeshot un po’ storto, piuttosto che a una serie di prestazioni che mi hanno fatto alzare l’handicap da 7, giorno del mio arrivo, a 9, quando sono partito). Mi riferisco, invece, al fatto che in Sudafrica ho giocato, nel complesso, sotto tono. In Sudafrica il sistema di certificazione e controllo dell’handicap è più logico e trasparente rispetto a quello utilizzato in altri Paesi, Italia compresa. I giocatori, regolarmente iscritti a un circolo, vengono forniti di una Handicap Card molto simile a una carta di credito. E fin qui, niente di strano. La differenza sostanziale con il modello italiano è che tutti gli score devono essere registrati personalmente dal giocatore su uno dei terminali di cui sono dotati tutti i campi. In pratica, nel momento in cui si effettua la prenotazione di un tee off time, il sistema esige che il giocatore inserisca il numero di colpi “tirati” per completare il giro. E non c’è differenza tra una partita amichevole (esistono?) tra quattro amici o quella più importante del proprio circolo: ogni score conta e va registrato. Poi, attraverso un calcolo abbastanza complicato - fatto di scarti e di medie - viene assegnato l’handicap. Questo per evitare che certi furbetti si nascondano dietro handicap farlocchi, maturati in competizioni giocate agli albori della “carriera” e mai adeguati al loro reale livello di gioco. *** Personalmente, giocare al di sotto del mio normale livello mi fa arrabbiare tantissimo. Come capita a tanti dilettanti, le aspettative di gioco e l’eccitazione prima 20 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

di una partita - quando, magari, il campo pratica ci ha regalato sensazioni positive sono sempre spropositate. A volte, dopo un pessimo giro, mi capita di rientrare a casa e riversare un po’ del nervosismo e della frustrazione accumulati sul campo sugli incolpevoli membri della mia famiglia. Una situazione imbarazzante, che uno psicologo dovrebbe aiutarmi a risolvere! *** Dopo una attenta e approfondita analisi di quanto successo in Sud Africa e dei motivi di un tale inaspettato tracollo (in fondo sono un ex sportivo professionista e allenatore di calciatori), ho maturato alcune convinzioni che vorrei condividere. G Giocare troppo non sempre fa bene. Io, dopo sette giorni consecutivi a 18 buche al giorno, sono andato in stato confusionale. G Se, come me, siete più vicini ai quaranta che ai trenta (49!), state alla larga dai giovani maestri di ultima generazione, che insistono nel tentativo di insegnarvi il metodo Sean Foley. Io ci sono cascato ed anche adesso mi viene il mal di schiena solo a pensarci. Lui, Mr. Foley, è anche un tipo simpatico e sicuramente originale (potete rendervene conto anche dall’intervista che trovate a pag. 46). Ma il suo metodo non è per tutti. G Nei momenti più bui, quando il morale è sotto i “chiodi”, prenotate una lezione con il vostro vecchio maestro, e chiedetegli

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S P O R T

una revisione dei tre fondamentali dello swing. Se postura, grip e posizione della palla sono corretti, molti dei vostri errori scompariranno quasi magicamente e senza troppe sofferenze. G Tenete gli occhi fissi sulla pallina sia durante il backswing che al momento dell’impatto. Da quando mi sforzo di farlo con continuità, evitando di controllare la posizione della testa del bastone a metà del take away, ho nettamente migliorato la qualità dell’impatto sulla palla. G Spendete una mezz’ora del vostro tempo in campo pratica e registrate con tutta la accuratezza possibile le distanze che mediamente fate con i vostri wedge. Mezzo colpo, tre quarti e colpo pieno. Tre distanze per tre/quattro ferri fanno dodici distanze alle quali fare riferimento per i colpi al green. È incredibile come la consapevolezza di poter colpire la pallina con una certa precisione a una determinata distanza aumenti considerevolmente le probabilità di un up and down. Scrivetevi sullo shaft dei vostri wedge con un pennarello indelebile le tre distanze che avete calcolato in campo pratica. G Interrogate il vostro maestro per scoprire i segreti della pre-shot routine. In particolare, indagate sui processi mentali, i pensieri necessari per posizionarsi sulla palla nelle condizioni migliori per effettuare un buon colpo. La routine per un golfista è come un mini riscaldamento per un calciatore e non ci sono dubbi che influisca in maniera evidente sulla prestazione. Per esempio: si mira alla bandiera o a un punto - magari la cima di un albero - situato molto più lontano ma esattamente sulla linea di tiro? A cosa diavolo conviene pensare un attimo prima di premere il grilletto? *** Spero che queste esperienze (condivise con grande umiltà) possano esservi utili nei momenti di sconforto e vi aiutino a ricostruire la autostima indispensabile per giocare un golf di discreto livello. Io torno in campo pratica. La stagione è cominciata. Alla prossima. N


PRIMENOVE EVENTI TOUR

Giocare o non giocare? MOLTI TOP PLAYER HANNO RIDOTTO IL PROPRIO CALENDARIO GARE PER IL 2014. ECCO PERCHÉ “MENO” ULTIMAMENTE È DIVENTATO “PIÙ”

tre volte nel 2013, sente che giocare un tale numero di gare in una stagione gli provoca degli alti e bassi nella forma, mentre giocarne 18 o 19 gli permetterebbe di performare al meglio ogni volta. A giudicare dalla stagione 2013 di Adam Scott e Steve Stricker, Mickelson può avere ragione. Scott, che “ha spostato la sua attenzione sui grandi eventi” qualche anno fa, ha giocato solo 16 gare del PGA Tour l’anno scorso, assicurandosi comunque il suo primo Major, 4,8 milioni di dollari in vincite e il Numero 2 del mondo. Stricker, invece, che ha scelto il part-time per “passare più tempo a casa”, ha giocato solo 13 eventi, con il peggior finish 38mo e guadagnando più di 4,4 milioni di dollari. A essere cinici si potrebbe dire che, con tali montepremi in palio, i giocatori di oggi non devono per forza giocare così spesso. Il Numero 1, però, non è d’accordo: “Si chiede molto ai ragazzi dall’Open Championship in poi”, dice Tiger Woods. “Ci sono il WGC-Bridgestone, l’US PGA e i play-off della FedEx. È molto golf”. Aggiungi il finale di stagione con la Race to Dubai e arrivi alla fine di novembre: le star europee hanno giocato 11 eventi “da non perdere”, in 5 Paesi, in 17 settimane. Qual è dunque la soluzione? Tiger crede che sia

“come fa Stricker”. Questo forse non aiuta il gioco a crescere, ma per Woods quando ci sono i top player il divertimento è assicurato. Per noi sarebbe meglio ridurre il numero di gare finali, complesse e multiple, e sparpagliare i grandi eventi durante tutto l’anno. I giocatori rimarrebbero più freschi e i fan avrebbero più opportunità di vederli al meglio. Twitta la tua opinione con @GolfToday_it! N

GIOCARE O RIPOSARE? Chi ha giocato di più e chi di meno nel 2013? NOME Soren Kjeldsen Jorge Campillo Matthew Baldwin Brendan De Jonge Tiger Woods Bob Estes Adam Scott Steve Stricker

TOUR EVENTI VINCITE European 33 532.750 euro European 32 299.672 euro European 31 324.121 euro PGA 30 1.795.244 dollari PGA PGA PGA PGA

17 16 16 13

l 28 aprile è in programma al Golf Club Il’evento Monticello la “Pro-Am del 40º”, sportivo ideato per celebrare il 40mo anniversario del club. I festeggiamenti prevedono inoltre un evento più mondano, una cena di gala, in programma per giugno. Alla gara sono stati invitati i migliori professionisti italiani e tutti quelli che hanno lavorato negli anni a Monticello. Ha già confermato la sua presenza Costantino Rocca ed è prevista inoltre la partecipazione dello “special guest” Matteo Manassero, che ha accettato l’invito a titolo di amicizia visto il suo legame con il club dove si allena con Alberto Binaghi (nella foto, i due insieme alla vittoria di Wentworth nel 2013). N

8.553.439 dollari 769.717 dollari 4.892.611 dollari 4.440.532 dollari

aglierò circa il 25% dei miei eventi nel 2014”, aveva “T rivelato Phil Mickelson. Il suo motivo? La consistenza. Mickelson, che ha giocato 24 gare e ha vinto

ALLA PRO AM ANCHE MANNY

IPSE DIXIT

«Il mio livello di gioco è talmente basso che sono costretto ad assumere contemporaneamente tre caddie: uno che cammini nel rough di destra, uno in quello di sinistra e uno in mezzo al fairway. A dire la verità, quello in mezzo al fairway non ha molto da fare». DAVE HILL

22 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf FIERE

PARMA CAPITALE DEL GOLF. UN PREMIO ANCHE PER NOI

NECROLOGIO

Jos Vanstiphout

IL GOLF PIANGE IL PRIMO GURU DELLA PSICOLOGIA GOLFISTICA on troppo tempo fa l’idea di un N professionista di golf che usasse un mental coach era ridicola. Poi è arrivato

Jos Vanstiphout. Il guru belga, che è mancato a dicembre per un infarto all’età di 62 anni, è stato quasi deriso quando è approdato all’European Tour nel 1996. “La gente pensava che fosse uno scherzo, un maledetto scherzo”, disse poco dopo. “Non credevano in ciò che dicevo. Semplicemente non erano interessati”. Ma lui è stato perseverante e sei anni dopo gli stessi giocatori facevano la fila per la sua attenzione. “La morte di Jos è devastante”, ammette Ernie Els, che ha iniziato a lavorare con Vanstiphout nel 2001 e ha vinto il suo primo Open un anno dopo. “Il suo approccio era unico, per me era brillante. Abbiamo vinto insieme una cosa come 25 gare in poco tempo”. Tra i golfisti influenzati dalla genialità del musicista diventato venditore

pubblicitario prima e mind coach dopo ci sono anche Retief Goosen, che ha portato a vincere due US Open, e Thomas Levet, che ha fatto diventare giocatore di Ryder Cup. Il successo del belga è stato significativo anche se si pensa che non ha mai avuto una formazione ufficiale. Tutto quello che sapeva sulla psicologia del golf l’aveva imparato leggendo il libro “The Inner Game of Golf”. Els crede che la forza di Vanstiphout fosse quella di mantenere le cose semplici. “È stato molto onesto quando ne ho avuto bisogno”, dice il giocatore sudafricano. Per esempio, quando Els segnò 60 al Royal Melbourne, Vanstiphout non ne rimase stupefatto. “Disse: Io e te sappiamo che avresti dovuto segnare 58!”. Anche se non era sul Tour da diversi anni, l’eredità di Vanstiphout vive grazie ai tanti “performance coach” che oggi pattugliano i campi pratica di tutto il mondo. N

IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI VANSTIPHOUT CON LE SUE STESSE PAROLE “Ciò che cerco di fare è prendere un qualsiasi giocatore e portarlo a diventare il Numero Uno del Volvo Order of Merit, ma bisogna essere realisti. Puoi far correre un asino ma non puoi fargli vincere una corsa di cavalli. Quando Thomas (Bjorn) venne da me l’avrei classificato circa 182mo sul Tour in fatto di forza mentale. Ma abbiamo lavorato duramente e tutti hanno visto i benefici. Ai ragazzi sul Tour non interessa cosa facessi prima (il fatto che non ha avuto una formazione ufficiale, ndr). Pensi che si interessino a un diploma, uno stupido pezzo di carta? (Retief) Goosen ha fatto più

soldi negli ultimi sei mesi che negli ultimi cinque anni: pensi che gli interessi? A Ernie Els importa qualcosa delle qualifiche? Ciò che dicono alla fine di ogni mese è: Grazie mille Jos, ecco il tuo assegno!”.

olf Town, dopo le precedenti G esperienze realizzate in importanti città italiane a partire dal 2005, ha

trasformato Parma, dal 1 al 3 marzo, nel punto d’incontro della golf community nazionale, realizzando una vera e propria Golf-City dedicata alle aziende e alle novità del mercato, con tavole rotonde, incontri e ospiti importanti. Un successo di numeri (con seimila spettatori) e di consensi, di espositori e visitatori. Lo scopo era quello di creare un’interazione positiva e un’atmosfera di interscambio fra le oltre 65 aziende e i 130 marchi presenti. Il cuore della fiera è stato il driving range indoor con 10 postazioni, il putting green, i simulatori, l’area hospitality e tutti i box con le novità, a cominciare dall’attrezzatura, che ha presentato una stagione tecnologicamente rivoluzionaria. Ha giocato un ruolo determinante l’anteprima italiana di Tank Cruiser di

Golf Franco Chimenti, che ha parlato di “sfide, prospettive e azioni del golf italiano” toccando anche l’argomento dello sviluppo turistico per il quale si sono mobilitati anche i comitati regionali di Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto, che a Parma hanno presentato la loro offerta promozionale e i vari progetti per favorire la conoscenza del gioco tra i giovani, la novità più interessante del momento. “Golf Town ha avuto coraggio e in qualche modo deve lavorare con noi”, ha promesso il presidente in previsione dell’impegnativo trittico organizzativo dell’Open d’Italia, quest’anno al Golf Torino, nel 2015 al Parco di Monza per l’Expo e all’Olgiata nell’anno olimpico. Tra gli ospiti che sono intervenuti a Parma anche il mister del Parma FC Roberto Donadoni con alcuni membri della squadra, e i campioni del mondo di Spagna 1982 Antonio Cabrini e Giancarlo

Odyssey-Callaway, “il putter più tecnologico al mondo”, che Matteo Manassero avrà in sacca quest’anno. Negli stand ha avuto anche grande successo l’assistenza dei tecnici specializzati nel fitting. È stato un programma a 360 gradi, studiato anche per le famiglie, per far conoscere il golf e la sua realtà con momenti di approfondimento e progettualità ma anche di dialogo, svago e contenuto sociale. Naturalmente anche con un interesse istituzionale, come l’atteso incontro con la stampa del presidente della Federazione Italiana

Antognoni. Costantino Rocca, presidente della PGA italiana, ha firmato il libro autobiografico della sua bella storia e ha ricevuto un meritato Oscar alla carriera. Col clamoroso terzo posto che a 34 anni gli ha permesso di guadagnarsi la carta per l’European Tour, Marco Crespi è l’Oscar 2013. Premio Speciale della giuria dei Golf Town Award a Golf Today, riconosciuto come media più innovativo grazie al suo sistema integrato di editing, servizi e web tv. Un sistema che “ha molte potenzialità di crescita”. Il premio è stato ritirato dal nostro editore, Federico Silva. www.italiangolfshow.it N MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 23


PRIMENOVE TOUR

A 16 anni si è troppo giovani per il Tour? LA NEOZELANDESE LYDIA KO È PASSATA AL PROFESSIONISMO A 16 ANNI. MA È DAVVERO PRONTA PER QUESTA STRADA?

C’è qualche under 18 davvero bravo abbastanza per giocare sul Tour?

PRO

CONTRO

È un po’ come chiedere se il sole è caldo. Nel gioco femminile, Lydia Ko è quarta nel World Ranking e l’anno scorso ha vinto su tre Tour. Tra gli uomini, ci sono talenti come il 14enne cinese Guan Tianlang, che l’anno scorso ha passato il taglio al Masters.

Gli hawaiani Michelle Wie e Tadd Fujikawa sembrava dovessero diventare dei campioni Major da teenager. La Wie arrivò quarta al Kraft Nabisco nel 2004 - a 14 anni - e Fujikawa si qualificò per l’US Open a 15 anni. La Wie è passata al professionismo a 16 anni ma oggi, otto anni dopo, è 64ma nel World Ranking e ancora aspetta di vincere un Major. Anche Fujikawa è diventato pro a 16 anni e dopo 7 il suo miglior risultato sul PGA Tour è un 19esimo posto.

Il limite di età dei 18 anni potrebbe essere un danno per la carriera?

La storia recente suggerisce di sì. Nel gioco maschile, Matteo Manassero ha vinto due dei suoi quattro titoli da minorenne. Tra le donne, sia la Ko che l’americana Lexi Thompson hanno vinto gare del LPGA prima dei 17 anni. Questi giovani sono bravi, quindi hanno l’età giusta. Restringere il numero di gare che possono giocare è ingiusto.

E gli altri sport come si comportano?

Il tennis è l’esempio più pertinente. Come PGA e LPGA Tour, l’ATP e il WTA consentono ai giovani di giocare un numero limitato di gare. Ma mentre per i circuiti di golf c’è un numero fisso di gare per chiunque sotto i 18 anni, i circuiti di tennis cambiano le regole al crescere del giocatore, permettendo ai più bravi di giocare un calendario pieno dai 16 anni. Se il golf introducesse un sistema del genere consentirebbe ai giovani talenti di approcciarsi gradualmente alla vita del Tour.

La presenza di giovani stelle aiuta i Tour?

Non c’è dubbio che un giovane fenomeno con la carta sul Tour attiri l’attenzione. Inoltre, il LPGA Tour conta solo 28 eventi. Gli sponsor sarebbero entusiasti dell’incremento di interesse, pubblico e media che una rivalità tra giovani stelle come la Ko e la Thompson potrebbe creare.

Il limite legale dell’età minima non serve a proteggere i Tour contro l’esborso a favore di giovani talenti; esiste per proteggere migliata di talenti minori dall’inseguire un sogno prima di esserne pronti. Come disse il Commissioner dell’LPGA Tour un paio di anni fa: “Non voglio creare dei fenomeni mondiali che a 14 anni debbano scegliere tra scuola e golf. Non sarebbe giusto”. Chi propone di prendere esempio dal tennis ci spinge a guardare lo sviluppo di Rafael Nadal, Boris Becker, Serena Williams e Maria Sharapova: tutti hanno cominciato prestissimo e hanno goduto di una lunga e florida carriera. Ma chi pensa a “rivelazioni” come Jennifer Capriati e Anna Kournikova, sparite nel nulla dopo i 19 anni? Certo, aprire le porte ai teenager farebbe vendere più biglietti nel breve periodo, ma non è una strategia di lungo termine. Ko, Tianlang, Thompson e la 17enne inglese Charley Hull hanno il potenziale per “vendere” i loro Tour per diversi decenni. Se viene loro permesso di svilupparsi correttamente. Se fanno troppo, troppo giovani, e si bruciano, venderanno solo per pochi anni. N

JUNIOR

JR ORANGE BOWL E PORTUGUESE INTERNATIONAL: IRRESISTIBILE RENATO ncora un grande successo per il golf A italiano: Renato Paratore ha vinto il Portuguese International Amateur

Championship con 281 colpi (68 69 74 70, -7), superando con un par alla prima buca di spareggio l’inglese Nicholas Marsh. Un momento magico per l’atleta del GC Parco di Roma, che in precedenza aveva fatto suo - con 275 colpi (67 67 71 70, -9) - anche il 50mo Junior Orange Bowl, la prestigiosa manifestazione giovanile che si è svolta sul percorso del Biltmore Golf Club in Florida. In quella gara, l’azzurro, con un birdie finale, ha distanziato di un colpo il tedesco Dominic Foos e il venezuelano Jorge Garcia (276, 24 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

- 8). Paratore, che è stato al comando sin dal primo giro, ha cominciato il round finale con due colpi di vantaggio su Foos; dopo un lungo testa a testa fatto di birdie e bogey, il 17enne romano, tesserato per il Parco di Roma, ha chiuso in 70 conquistando il titolo a distanza di 34 anni dall’impresa di Marco Durante, che si era imposto nel 1979, e iscrivendo il suo nome su un albo d’oro che, tra gli altri, annovera i nomi di Tiger Woods (1991), Mark Calcavecchia (1977) e Camilo Villegas (1999). “Sapevo che sarebbe stato difficile vincere - ha detto Paratore - perché Dominic e Jorge sono due ottimi giocatori e ho dovuto

veramente faticare per venirne a capo. Credo che la chiave del match sia stata il putt che ho imbucato alla buca 13 per salvare un difficile par e, in quel momento, anche se subito dopo è giunto un bogey, ho capito che potevo farcela. Sono veramente felice”. Il romano ha ottenuto la nona vittoria individuale stagionale dei dilettanti azzurri. Da rimarcare anche la prova di Migliozzi, che è stato leader insieme a Paratore e a Pereira dopo la prima frazione, e che poi è rimasto sempre a ridosso della vetta. Il 16enne portacolori della Montecchia si è anche reso autore nel turno di apertura di una hole in one, centrando con un solo

colpo la buca 14 (par 3, 146 metri) utilizzando un ferro 8. Nel torneo femminile la Liti ha realizzato un 73 (+2) con due birdie e quattro bogey. I tre azzurri erano accompagnati dall’allenatore Alberto Binaghi. N


PRIMENOVE MID AM GENERATION

UNA DOMANDA, MILLE RISPOSTE Che cosa ti ha insegnato il golf nella vita? LORENZO CLERICI Di tutte le piacevoli caratteristiche di questo sport, penso che il golf mi abbia offerto l’occasione di accrescere la conoscenza della natura umana. Sono molto curioso, amo girare diversi campi da golf, giocando il più possibile con team di compagni sconosciuti. Trovo piacevole e rilassante “scoprire” nuove persone condividendo la stessa passione. Il tempo di 18 buche è quello giusto per creare quella “relazione temporanea” che mi diverte e mi intrattiene senza necessariamente essere impegnativa. MASSIMO MAGGIONI Parlare di etica in un Paese come questo, oggi, non è facile e non sempre è produttivo. Parlare di etica quando giochiamo le gare di circolo non sempre è naturale e positivo, ma la grande scoperta del golf, per uno come me che veniva dal tennis e non scendeva in campo se non in presenza di un arbitro, è stata proprio l'etica, la necessità di dare un giudizio a una propria azione, comparata con un benchmark forte come sono le regole del golf, e decidere indipendentemente se l'azione compiuta sia conforme a tale benchmark o se sia passibile di penalizzazione. Sperimentare in un giro di golf quanto facile sarebbe trovare un compromesso tra la propria voglia di fare bene e il lie della palla, e decidere ogni volta per giocare la palla come si trova, è un'esperienza di una bellezza e di una purezza difficile da spiegare, che irraggia riflessi di bellezza anche sulla vita di tutti i giorni. N

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TOUR

Un Tour mondiale all’orizzonte?

L’ESPANSIONE DEL PGA TOUR IN CINA È L’INIZIO DELLA FINE PER L’EUROPEAN TOUR E LA NASCITA DI QUALCOSA DI PIÙ GRANDE E PIÙ BELLO? el 1996 Tiger Woods disse due N parole e cambiò il mondo del golf per sempre. Nel 2013 potrebbe aver fatto lo stesso. “Hello, world” è stata l’espressione che ha usato quando è diventato professionista 17 anni fa. “Libero professionista” è stata invece quella che ha usato rispondendo a una domanda che lo criticava per aver mancato il WGC-HSBC Champions per giocare una sfida-esibizione contro Rory McIlroy. Perché queste parole sono state così importanti? Semplice. È stata la prima volta che Woods ha tenuto un discorso sul fatto che possa non essere felice lavorando nei parametri dei Tour di golf esistenti. E subito è venuto fuori che non era il solo. L’ATTUALE RETE DEL PGA TOUR PGA Tour

Web.com Tour

PGA Tour Canada, PGA Tour Latinoamerica, PGA Tour China

Ernie Els e Charl Schwartzel si sono chiesti se aveva senso continuare ad aderire ai vincoli della partecipazione all’European Tour, pur giocando un calendario globale. E mentre Rory McIlroy non ha mostrato pubblicamente la sua infelicità, ha twittato: “Tutti pensano che un tour mondiale sarebbe positivo per il golf? Io penso che sarebbe grandioso”. Il gioco si sta quindi avvicinando al World Tour che Greg Norman per primo suggerì nel 1994? Matt Kuchar ha pochi dubbi. “Vedo assolutamente la trasformazione in qualcosa di simile a un tour mondiale”, ha detto il numero 11 del mondo. “Nell’ultimo anno le cose sono cambiate velocemente... alla fine forse diremo

tutti che Greg aveva ragione”. Per dare ancora più fuoco alle fiamme, il commissario del PGA Tour Tim Finchem sembra stia sviluppando un business model a più livelli che si potrebbe facilmente trasformare in un circuito di golf globale. Prima è arrivato il PGA Tour Latinoamerica, poi il PGA Tour Canada e adesso, più significativa ancora, un’espansione oltremare con il lancio del PGA Tour China. Questi circuiti “alimentatori” sono il primo passo verso l’inaugurazione di una trasformazione del mondo del golf? Finchem dice di no, ma sicuramente sarà questione di tempo prima che Tiger dica: “Hello, World Tour”. Twitta la tua opinione con @GolfToday_it! N IL PROSSIMO PGA TOUR? PGA WORLD TOUR

PGA Tour America

PGA Tour Europe

PGA Web.com Tour, PGA European Challenge Tour, PGA Sunshine Tour, PGA Tour of Australasia, PGA Japan Tour, PGA Tour Asia

PGA Tour Latinoamerica, PGA Tour Canada, PGA Tour China, PGA Tour India, PGA Tour Middle East North Africa, PGA Tour United Kingdom, PGA Tour Continental Europe, PGA Tour Russia


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PRIMENOVE GOLF CLUB

NEVE E LAVA NON FERMANO IL GOLF AI PIEDI DELL’ETNA l Picciolo Etna Golf Resort & Spa di golf a 18 buche in terra siciliana, già sede Iproprio Castiglione di Sicilia è adagiato (per tre anni consecutivi: ’95-’96-’97) del ai piedi del vulcano, patrimonio Sicilian Ladies Italian Open, il Picciolo dell’Unesco. È uno dei pochi campi italiani, aperto 12 mesi l’anno, con 18 buche disegnate nella pietra lavica e percorsi snodati tra uliveti, noccioleti e vigneti in fiore. La vista dell’Etna impreziosisce lo scenario golfistico del Picciolo, adatto al gioco 365 giorni all’anno. I 650 metri sul livello del mare e l’estrema vicinanza al Golfo di Catania assicurano temperature amabilmente fresche nel caldo dell’estate e tiepide nelle belle giornate invernali. Il centro benessere di 900 mq invita al relax incondizionato, la cucina stuzzica il palato con ricette stagionali e territoriali, l’ospitalità si compone di 113 tra camere e suite, tutte con vista sui vigneti, frutteti e boschi che circondano la struttura e si inerpicano sull’Etna. Primo campo da

Etna Golf Club è collocato in un anfiteatro naturale sul versante settentrionale della montagna, all’interno del Parco dell’Etna. Il campo è un par 72 e si snoda su un percorso di 5.870 metri, offrendo driving range, putting e pitching green. Le buche, disegnate all’interno della scura pietra lavica, residuo dell’eruzione del 1916, sono un progetto dell’architetto Luigi Rota Caremoli, che ha saputo sfruttare al meglio i 44 ettari di terreno collinare e gli ostacoli tecnici in esso inseriti. Le prime buche attraversano il vecchio noccioleto, poi si procede fra gruppi di ginestre, forsizie e ciuffi di margherite fino ad arrivare alla zona dove il terreno vulcanico diventa protagonista. Le ultime buche terminano proprio dinanzi alla club house. Dalla

terrazza della grande casa rosa, colore tradizionale delle ville padronali situate alle falde del vulcano, la vista spazia verso la cime scura di lava e il verde dei monti Nebrodi. Il Picciolo Etna Golf Resort & Spa propone soggiorni a partire da 40 euro a persona a notte e l’innovativo trattamento benessere per

golfisti, Golf Sitting Massage, che può essere effettuato direttamente in campo pratica su una sedia ergonomica, a con manovre specifiche di origine shiatsu per eliminare eventuali strappi muscolari causati dallo swing (15 euro; durata 15 minuti). www.ilpiccioloetnagolfresort.com N

Scuola dello Sport del Coni Lombardia. Brevi sessioni mirate, in gruppi di 8-10 persone, della durata di circa tre ore con l’assistenza di maestri per gli aspetti tecnici. Per iniziare, la scelta può andare su temi semplici come “la gestione del putt” o “costruire una routine efficace”. Ognuno può poi approfondire altre aree di suo interesse.

per migliorare l’equilibrio energetico, fisico e mentale orientato al gioco del golf nei suoi tre componenti base: coordinazione, concentrazione, timing. I trattamenti sono realizzati attraverso l’impiego di macchinari di nuovissima concezione che utilizzano impulsi audiovisivi ed elettromagnetici e sono totalmente passivi.

EQUILIBRIO ENERGETICO Un’altra interessante convenzione è quella stipulata con QUANTUM QI, titolare del metodo QI &GOLF. Si tratta di un metodo appositamente sviluppato

POSTURA E PROPRIOCEZIONE Un altro aspetto che con l’avanzare dell’età può influire sulle nostre prestazioni sportive e non solo è il progressivo ridursi del nostro senso dell’equilibrio. Anche in questo settore Logos ha provveduto con un accordo con il Centro Postura e Propriocezione di Como che utilizza le apparecchiature Delos per la valutazione del sistema propriocettivo e posturale e la sua riprogrammazione.

LOGOS

BENESSERE A TUTTO CAMPO... DA GOLF E NON SOLO he giocare a golf faccia bene alla C salute, alla longevità e allo spirito è cosa nota, come è cosa nota che per

praticarlo con soddisfazione, soprattutto con l’avanzare degli anni, siano utili una buona forma fisica, un atteggiamento mentale positivo e un’attrezzatura adatta alle caratteristiche del giocatore. Dal 2013 è presente anche in Lombardia LOGOS - Libera Organizzazione Golfisti Seniores, nel cui DNA al piacere del sano agonismo golfistico si aggiunge l’attenzione per il “Ben-Essere” dei propri soci. Il suo motto “Agonismo e Convivialità” ben esprime questo concetto e una ricerca svolta tra i soci dopo il primo anno di attività conferma, con un indice di gradimento di 4,20 su un massimo punteggio di 5, la bontà dell’azione. Logos nel 2014, oltre a offrire un calendario gare ricco di opportunità di gioco singolo, in coppia e in squadra in circoli importanti in Italia e all’estero, includendo l’indispensabile convivialità dei dopo gara, si fa anche parte attiva nel ricercare quanto di meglio offra il mercato in merito a forma fisica e atteggiamento mentale, oltre alla relazione con i propri strumenti di gioco per proporre ai propri soci ottimi specialisti a condizioni vantaggiose. 28 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

PSICOLOGIA DEL GOLF E MENTAL TRAINING Per utilizzare al meglio le capacità tecniche acquisite e giocare con soddisfazione, una “testa vincente” è senz’altro una componente fondamentale. Logos offre quindi ai propri soci una speciale convenzione per sessioni di Mental Training con lo Psicologo del Golf e Mental Coach Armando Pintus, docente anche presso la

IL CLUB FITTING Attrezzatura e abbigliamento coronano il bagaglio indispensabile del buon golfista e in quest’area Logos offre nuove tecnologie e competenze di professionisti del settore. I tesserati potranno rivolgersi a “Golf e non solo” per la misurazione dei parametri dinamici e delle capacità di gioco per capire come e dove intervenire per migliorare le proprie performance golfistiche. (Donatella Delfino) www.logos-golf-lombardia.it N


PRIMENOVE TOUR

Il golf ha bisogno di video referee? DOPO UNA STAGIONE PIENA DI CONTROVERSIE SULLE REGOLE, È ORA DI DARSI ALLA TECNOLOGIA E ADOTTARE UN ARBITRO CHE CONTROLLI IL GIOCO ATTRAVERSO IMMAGINI VIDEO?

PRO

CONTRO

Il gioco ha bisogno di arbitri...

In base al numero di incidenti con le regole della passata stagione, sì. Prendi il droppaggio sbagliato di Tiger al Masters. Un video referee avrebbe potuto allertare i giudici in campo, che avrebbero potuto imporre la penalità prima che Tiger finisse il giro, così non avrebbe mai firmato uno score errato e la questione sarebbe stata gestita più rapidamente.

I video referee vanno bene per qualche sport ma non per il golf, soprattutto nei Major. Per correttezza ci dovrebbe essere una videocamera e un video referee per ogni giocatore, per ogni colpo di ogni giro. Dato che la maggior parte degli eventi del Tour inizia con un field di circa 156 giocatori, che ci mettono almeno quattro ore e mezza per completare le 18 buche, non è economicamente e logisticamente fattibile.

I golfisti non sanno più le regole...

Giudicando la scorsa stagione, sembra vero. Durante l’Abu Dhabi Championship, sia Martin Kaymer che Tiger Woods hanno creduto, sbagliando, che Woods potesse droppare liberamente da un lie incagliato in un cespuglio. Non poteva e la penalità di due colpi l’ha visto mancare il taglio. Simon Dyson, invece, dice di non ricordare azioni illegali quando ha messo a posto uno spikemark al BMW Masters.

Per ogni brutto incidente c’è una bella storia che dimostra che la maggioranza dei giocatori conosce, rispetta e amministra le regole. Nel 2012, il pro americano Blayne Barber si è squalificato dalla Q School del PGA Tour perché non era sicuro di aver rastrellato una foglia in un bunker. E Brian Davis si è dato una penalità di due colpi dopo che “forse aveva toccato un impedimento sciolto” nel 2010, regalando a Jim Furyk il titolo del Verizon Heritage.

Altri sport hanno dimostrato come l’occhio della TV possa migliorare le cose...

Nel rugby si usano i video referee per pronunciarsi su passi e mete. I giocatori di tennis usano la tecnologia per verificare se i giudici di linea abbiano correttamente dichiarato la palla dentro o fuori. Il calcio ha introdotto l’occhio video per la linea del goal e il cricket usa i filmati per determinare no-ball e rivedere i fuorigioco. E allora perché noi ci ostiniamo a non usare la tecnologia che abbiamo a disposizione, fornendo così ai detrattori del golf un argomento in più per non apprezzare questo sport.

La tecnologia video non è impeccabile. La squadra indiana di cricket si è rifiutata di usare il sistema di revisione delle decisioni perché crede che sia fallibile e, visto il numero di decisioni sbagliate prese durante la scorsa estate, hanno assolutamente ragione. Anche il tempo è un problema. Le sfide di rugby possono essere ritardate di 3 o 4 minuti mentre il video referee prende una decisione. Ma visto che il ritmo del golf professionistico è già mortale, vogliamo veramente renderlo ancora più lento?

La presenza dei video referee potrebbe aiutare i Tour e i giocatori...

Simon Dyson, Padraig Harrington e Camilo Villegas sono stati squalificati per aver firmato score sbagliati dopo che spettatori TV hanno accusato violazioni delle regole. I video referee potrebbero imporre due colpi di penalità invece che squalificare i giocatori. Inoltre, il sapere di essere osservati porterebbe i giocatori ad amministrare le regole più scrupolosamente.

Vogliamo veramente modificare il codice etico golfistico dell’autocontrollo? No, ecco perché R&A e USGA hanno cercato di diminuire il potere delle camere TV HD aggiungendo il test “dell’occhio nudo” alle regole 2014-2015. Quindi adesso, la palla non si è mossa se il movimento non è stato ragionevolmente percepibile “ad occhio nudo”. Il golf è un gioco onesto giocato da persone oneste, e il fatto che siamo noi stessi a sovrintendere alle regole è un motivo di orgoglio e non un segno di debolezza. N

TOUR

TOP GUN uattro dei giocatori più Q importanti dell’Abu Dhabi HSBC Golf Championship - Luke Donald,

Matteo Manassero, Sergio Garcia e Paul Casey - si sono sfidati sul famoso circuito Yas Marina, sede dell’annuale Etihad Airways Abu Dhabi Grand Prix di Formula 1, per il primo “Yas Run Trophy”, il giorno prima dell’inizio della prestigiosa gara all’Abu Dhabi Golf Club. N 30 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


LETTI PER VOI

PRIMENOVE IL BAROMETRO I VINCITORI E I VINTI DEL PIANETA GOLF DI GENNAIO...

OK

PATRICK REED In continua ascesa, il 23enne texano si è assicurato la sua seconda vittoria sul PGA Tour, questa volta all’Humana Challenge.

ARNOLD PALMER A 40 anni dalla sua ultima vittoria sul PGA Tour, Arnie ha guadagnato 40 milioni di dollari nel 2013 grazie a diversi contratti di licenza. Tiger è sempre al top con 83 milioni nel 2013. BERNHARD LANGER Un impressionante meno 22 su 54 buche ha visto l’immortale tedesco vincere il suo primo evento del Champions Tour. A 56 anni.

KO

STEVE ELKINGTON Un altro mese, un altro tumulto su twitter per Elk; questa volta un battibecco pubblico con il re del social Ian Poulter. Sempre e solo un vincitore. RONAN FLOOD Il caddie di Padraig Harrington è collassato al Volvo Champions per disidratazione e gastroenterite. Il fotografo Pat Cashman ha preso il suo posto alla sacca. STEWART CINK Il suo solido primo giro 1 sotto al Sony Open a Honolulu è stato messo in ombra quando si è tolto il cappello e ha esibito un terribile segno dell’abbronzatura. È diventato “virale”. N 32 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

TOUR

Gioco lungo vs gioco corto

LE NUOVE STATISTICHE RIAPRONO L’ANNOSO DIBATTITO SU COSA SIA PIÙ IMPORTANTE l drive per stupire, il putt per vincere: è stato per lungo tempo il mantra del Iprofessore professionista di golf. Ma per quanto sarà ancora così? Alla fine del 2013 il della Columbia Business School Mark Broadie ha studiato i dati

forniti da ShotLink, il programma di stat del PGA Tour, e ha provato a smentire questa affermazione. “Quando confronto i top player sul PGA Tour trovo che il gioco lungo contribuisce per due terzi al loro successo; il gioco corto e il putt per un terzo”, ha detto Broadie, l’autore di “Tutti i colpi contano”. Riassunta con la lunghezza di un tweet, la sua affermazione ha guadagnato significato quando Zach Johnson ha vinto il Tournament of Champions. “Zach ha ottenuto 0,01 nel putting e ha vinto”, ha twittato Edoardo Molinari. “Un putting medio con un grande gioco lungo fanno vincere le gare”. Hanno ragione Broadie e Molinari? Il gioco lungo è davvero la componente più decisiva? Sì e no, dice Peter Sanders, il guru delle statistiche di Johnson. “Ho analizzato golfisti per 25 anni e ho scoperto che in media tutti effettuano lo stesso numero di colpi con il gioco corto (dai 45 metri in giù) così come con il gioco lungo”, dice. “Da questo punto di vista il gioco è equo, ma voglio dare credito alle opinioni del professor Broadie sostenendo che la frequenza e la gravità degli errori nel gioco lungo fa la differenza tra giocatori bravi e non. Tuttavia, parlando dei giocatori con cui lavoro, alcuni sono buoni nel lungo e deboli nel corto, altri il contrario. Quindi è un errore generalizzare”. Sanders generalizza invece sui segreti per vincere un titolo. “Evitare gli errori è fondamentale”, dice. “Poi: i green in regulation, i putt da 1-3 metri e i colpi salvati con il gioco corto. In ogni gara del Tour che ho studiato, il vincitore ha totalizzato in media più del 70% quando ho combinato queste tre stat. Quindi, per me, è questo il segreto del successo”. N

GOLF FLOW A partire dal lavoro svolto con i “suoi” giocatori - Matt Kuchar, Justin Rose e Camilo Villegas tra gli altri -, Valiante esamina il concetto di flow dal punto di vista sportivo e offre poi una serie di consigli utili per gestire al meglio la nostra mente sul campo. È soprattutto degna di nota l’ultima parte del volume, Ten Keys to Flow on the Course, per i suggerimenti pratici che contiene. Molto interessanti, in particolare, le sue osservazioni a proposito del ritmo: il golfista dovrebbe dimenticarsi completamente della meccanica durante il gioco per concentrarsi in maniera pressoché esclusiva sul ritmo, sia complessivo di un round di golf che dei singoli colpi (routine inclusa). Il ritmo è infatti una delle chiavi che portano a uno swing più efficace, a punteggi più bassi e in ultima analisi a un’esperienza di livello superiore, ovvero verso quell’elusivo flow che è una sorta di Santo Graal di ciascun golfista. Gio Valiante, Golf Flow: Master your mind, Master the course, Human Kinetics, 2013, 229 pp., EUR 17

UNDERSTANDING GOLF Questo libro, sequel ideale di The Mad Science of Golf di cui si era parlato nel numero di giugno 2013, illustra i passi da compiere per abbassare il nostro score. Il tutto senza cambiare la nostra attrezzatura, senza cambiare lo swing e senza la pretesa di scagliare la palla più lontano. Il punto è la selezione e l’esecuzione di ciascun singolo colpo. La maniera più semplice e veloce per abbassare il proprio score consiste infatti nello sviluppare alcune, precise, abilità di gioco: la selezione del colpo, la selezione del bastone più indicato per quel colpo specifico, il formarsi nella mente di un’intenzione precisa e positiva, una corretta posizione di set up e il focus su uno swing semplice e senza pensieri. Il volume si fa apprezzare anche perché è scritto nello stile diretto caro all’autore: niente fronzoli, solo sostanza. Philip Moore, Understanding Golf. Learn to significantly lower your average score without hitting the ball farther, changing your swing, or buying expensive golf clubs, Dog Ear Publishing, 2013, 168 pp., EUR 13 N Gianni Davico


DISTANZA. CONTROLLO. TOLLERANZA. AI NUOVI I25 NON MANCA NULLA.

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PRIMENOVE CIRCUITI

READY TO SWING? a Coppa Colmar, uno degli L appuntamenti golfistici più attesi dagli appassionati di questo sport, torna

GOLF CLUB

UDINE PRESENTA IL SUO PRIMO TRAGUARDO lluminato da un sole splendente, il Icampo Golf Club Udine ha inaugurato il nuovo pratica, una struttura innovativa e tecnologicamente avanzata che, per le sue caratteristiche, ha da subito appassionato ed entusiasmato il numeroso pubblico presente. Al taglio del nastro il presidente, Gabriele Lualdi. La nuova area si sviluppa per oltre 33mila mq in cui si evidenziano due distinte strutture: una dedicata al gioco lungo e una al gioco corto, entrambe dotate di un moderno impianto di irrigazione. L’edificio per il gioco lungo si sviluppa su due piani con 10 postazioni al piano terra coperte e altrettante sull’erba. Le postazioni sono illuminate, in parte riscaldate, e c’è un’area chiusa riservata al simulatore. Al piano superiore ci sono 13 postazioni in erba sintetica. La struttura è dotata di servizi igienici, distributore di palline e parcheggi per cart. Inoltre esiste un’area contrapposta unita da strade di collegamento che consente la presenza di 35 praticanti in contemporanea.L’area dedicata al gioco corto, estesa su una superficie di oltre 3mila mq, si caratterizza invece per la presenza di due putting green rispettivamente di 250 e 500 mq, di un’area pitching-chipping green e bunker per la pratica dei colpi corti, medi e lunghi. Il simulatore PGM, 34 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

Professional Golf Machine, offre al giocatore un ambiente di gioco il più vicino possibile alla realtà, sia per quanto riguarda l’impatto grafico e visivo sia per la tecnica di gioco. Infatti ripropone in modo fedele campi come St Andrews e il Blue Monster (a breve Valderrama e Augusta). Il simulatore permette al giocatore di allenarsi sui campi più belli del mondo e di testare le attrezzature golfistiche, oltre a essere un luogo in cui il gioco non è influenzato dalle condizioni atmosferiche. Il nuovo campo pratica rappresenta solo il primo di una lunga serie di interventi che la nuova proprietà del club attuerà nei prossimi mesi, per arrivare, nel 2016, con una struttura completamente rinnovata e dotata di un complesso ricettivo di alto livello e di un centro di riabilitazione sportiva. Lualdi ha anche presentato il nuovo pool di maestri composto da Luciano Tavarini, head pro, Roberto Ranzo, maestro federale, e dall’assistente maestro Lorenzo Scotto. Presenti all’evento anche il noto scrittore Paolo Maurensig, appassionato di golf e autore del libro “Il golf e l’arte di orientarsi con il naso”, e la punta di diamante del Golf Club Udine, Elena Virginia Carta, la campionessa 17enne distintasi, anche di recente, a importanti competizioni internazionali. www.golfudine.com N

sui green dei migliori percorsi italiani ed europei. A partire dall’ultimo week end di marzo sono previste dodici tappe, tra grandi classici - la partenza a Carimate, Paradiso del Garda e, ovviamente, Madonna di Campiglio -, grandi ritorni Cortina D’Ampezzo ad agosto - e trasferte in Europa - a Barcellona e in Austria a giugno, Chamonix e Cannes rispettivamente a luglio e settembre. Gran Final, come sempre, l’ultimo week end di settembre al Golf Club Milano, per una due giorni a tutto golf, ma non solo. Oltre a tutti i vincitori del circuito si ritroveranno al Milano testimonial e amici di Colmar, per una giornata di gioco e una serata di gala che concluderà come sempre in modo spettacolare una stagione che si preannuncia intensa e soprattutto ricca, visti anche i premi che i tanti co-sponsor hanno messo a disposizione. Vini Coppo, Occhiali Bollé, Putt Wilson, lattine Red Bull e poi cofanetti Smartbox, cioccolato Gobino, la

possibilità di avere per tre mesi una Kia in comodato d’uso in caso di hole in one e quella di vincerne una se questo colpo dovesse realizzarsi in finale. Per lo stesso colpo, il Long Beach Resort mette in palio una settimana a Le Touessrock a Mauritius. Tante anche le attività a corollario, sul sito Colmar e sui social network. Soprattutto su Facebook, dove si troverà sempre il resoconto del fine settimana di Paolo De Chiesa, con il quale sarà anche possibile interagire praticamente in diretta, commentare e taggare le foto. Ma anche su Instagram, chi di volta in volta posterà la migliore/più bella/più spiritosa #facciadacolmar riceverà a ogni tappa un regalo in più. Infine, ma non meno importante, prosegue durante tutto il circuito l’attività di charity intrapresa dallo scorso anno in favore della Cooperativa La Meridiana per appoggiare il progetto “Slancio”, che sostiene una casa di cura per persone in stato vegetativo o colpite da malattie neurologiche e neuromuscolari invalidanti. www.coppacolmar.it N

JUNIOR

UN NUOVO PICCOLO FENOMENO lla sua prima competizione A internazionale la giovane speranza del golf italiano, Flavio Michetti,

portacolori del Golf Village di Porto Recanati (Macerata), ha di nuovo impressionato gli addetti ai lavori. Il giocatore fermano, dieci anni, allenato dal maestro italo-britannico Daniel De Colle, ha ottenuto un quinto posto in classifica generale alle qualifiche mondiali Under

10 della US Kids, svoltesi nei giorni scorsi a Tampa, in Florida, piazzamento che gli consente l’accesso alla finale che si terrà il prossimo luglio sul famosissimo percorso di Pinehurst, in Sud Carolina. N


Distributore per l’Italia: DISTRIBUTION GOLF SAS – Via Cenisio 46 Milano – www.distributiongolf.it – info@distributiongolf.it

12-13 ANNI 11 ANNI 10 ANNI 9 ANNI 8 ANNI 7 ANNI 6 ANNI

The Barclays. Il che non è particolarmente degno di nota, ma il dispositivo che ha usato per filmare lo è. Horschel stava provando i Google Glass, un computer portabile in arrivo a metà 2014 che potrebbe rivoluzionare il modo in cui giochiamo a golf. I Google Glass si adattano al viso come un paio di occhiali. Li puoi controllare con la voce, i movimenti della testa o toccando la montatura con le dita. Possono sia realizzare che riprodurre foto e video; e supportano una app che potrebbe potenzialmente cambiare il gioco. “Le app da occhiali mostrano informazioni su una lente senza disturbare la visuale”, spiega lo sviluppatore di GolfSight Paul Goldstein. “Così i golfisti possono vedere video o scoprire distanze senza distogliere lo sguardo dal percorso”. Ti basta dire “Inizia un giro di golf” e l’app ti mostra la distanza da fronte, retro e centro green su una lente. “Queste informazioni in tempo reale

porranno fine alla necessità di caddie e dispositivi GPS”, crede Goldstein. Ancora più sorprendente: il GPS è solo una delle funzioni. “Con questi occhiali posso anche registrare il momento in cui colpisco la palla e poi riprodurlo per vedere se tengo la testa bassa all’impatto”, svela uno degli “esploratori” (ovvero tester avanzati del prodotto) dei Google Glass, Derek Ross. La stessa funzione ti permette di vedere il punto in cui il tuo bastone entra nella sabbia nei colpi dal bunker, e di scoprire quanto si muove la parte inferiore del tuo corpo durante lo swing. Altri vantaggi non puramente informativi comprendono: poter scattare e condividere foto della buca che stai giocando, tornare indietro e rivedere i punti salienti del tuo giro e segnare il tuo score nei tuoi occhiali. Tutto questo suona piuttosto rivoluzionario, ma è solo l’inizio. “La vera bellezza dei Glass è che hanno il potenziale di continuare a evolversi”, dice Goldstein, “E più riscontro abbiamo dai golfisti, più possiamo lavorare per migliorare il gioco”. www.google.co.uk/glass N

5 ANNI

d agosto dell’anno scorso il professionista del A PGA Tour Billy Horschel ha registrato un video in cui camminava verso il campo pratica e giocava al

4 ANNI

SARANNO LA FINE DEI DISPOSITIVI GPS, E DEI CADDIE?

I bastoni progettati su misura per tuo figlio, per età e altezza

Occhiali che cambiano il gioco


PRIMENOVE ATTREZZATURA

GOLF CLUB

Berignano porta il Made in IL ROYAL GOLF LA Italy al Japan Golf Fair 2014 BAGNAIA PRESENTA

l marchio italiano si è presentato al Iproposte Japan Golf Fair 2014 con differenti che vanno incontro anche alle

esigenze del mercato asiatico e dei suoi golfisti. Berignano ha riscontrato un enorme interesse da parte del pubblico, sia sull’abbigliamento che sugli accessori, il tutto realizzato in Italia esclusivamente con prodotti italiani. La novità assoluta è stata la presentazione del prodotto “KeepZero”, la polo che ha rivoluzionato le precedenti tecnologie dedicate alla traspirazione del corpo del golfista, oltre

ad essere piacevolmente indossabile per tutto il giorno. C’è stato anche il ritorno al cotone per quanto riguarda i pantaloni uomo e donna, per freschezza e comfort grazie alla particolare tessitura e il giusto fitting. Le scarpe Berignano, costruite in modo artigianale, mantengono il fascino del classico ma sono pensate per l’uso sportivo e per essere indossate comodamente sui campi. Sul sito berignano.it e i social network Facebook e twitter tutti gli aggiornamenti dei prossimi eventi. N

LA NUOVA STAGIONE opo aver salutato gli appassionati D sportivi con un’avvincente finale dei Campionati Italiani, che lo ha incoronato

come punto di riferimento per gli amanti del golf, la Bagnaia si presenta all’appuntamento della nuova stagione con un calendario ricco di tante gare e importanti iniziative. Anche se giovane, questo percorso ha già ospitato eventi di respiro internazionale, come la Pro Am della Fondazione Vialli e Mauro e il 74º Campionato Nazionale Open, il torneo più longevo nel calendario italiano e il secondo per importanza dopo l’Open d’Italia, vinto lo scorso novembre da Alessio Bruschi: “Il percorso, malgrado la grande quantità d’acqua caduta, ha tenuto egregiamente. È ottimo sotto tutti i punti di vista, inserito in un contesto spettacolare, dalle strutture molto ricettive e che merita di ospitare altre manifestazioni di rilievo”.

Il tracciato, disegnato da Robert Trent Jones Jr., è lungo 6.101 metri (par 71) e si snoda in collina, con dislivelli dolci, ampi fairway e green abbastanza piccoli e ben difesi da numerosi bunker. Ogni buca annovera almeno cinque differenti tee di partenza in grado di soddisfare sia i neofiti che i giocatori più esperti. Il campo è impreziosito da suggestivi laghi e da una maestosa club house dalla quale è possibile godere un’esclusiva vista su tutte le 18 buche e sulle torri di Siena. Perfettamente inserito nella tranquillità delle colline senesi, il Royal Golf La Bagnaia rappresenta una meta esclusiva per il golfista che decide di passare le proprie vacanze in Toscana. Merito di una natura incantevole, dell’inconfondibile stile firmato Robert Trent Jones Jr e dell’altissimo livello di cura e di manutenzione del manto erboso. www.labagnaiaresort.com N

FOOTGOLF

GRANDI RISULTATI GIÀ DALLE PRIME GARE ex campione del Genoa e della Rep. L’ Ceca Tomáš Skuhravý ha vinto la prima tappa di Footgolf 2014 a Tirrenia.

Per inaugurare la stagione sportiva di questa innovativa disciplina non ci poteva essere modo migliore: una bellissima giornata di sole, un golf club storico e molto accogliente, ma soprattutto tanti giocatori, ben 95 (record per un torneo di Footgolf in Italia) provenienti da molte regioni, che si sono sfidati su un percorso nuovo e intrigante, disegnato magistralmente per creare il giusto mix tra strategia, forza e tecnica. Nel meraviglioso Golf Club Colline del Gavi, invece, sulle 18 buche di Footgolf permanenti ricavate nel campo executive, 76 giocatori hanno partecipato alla seconda tappa del Campionato Italiano di Footgolf 2014, in una giornata 36 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

in cui ancora una volta hanno trionfato il divertimento e lo spirito di aggregazione, favorito anche da un tempo che fortunatamente è stato clemente. Ancora un ex-professionista si è aggiudicato la seconda tappa, l’ex-bomber della Fiorentina Paolo Monelli (111 presenze e 26 gol in A con i viola), che negli anni 80 ha calcato i campi di Serie A e Serie B. www.federfootgolf.it N

TOUR

TORNA IN INGHILTERRA UNA DELLE GARE PIÙ SENTITE DEL TOUR l Volvo World Match Play Isull’International Championship 2014 si giocherà Course del London Golf Club, dal 15 al 19 ottobre. Nell’anno del suo 50mo anniversario dall’edizione inaugurale, vinta da Arnold Palmer a Wentworth nel 1964, il Volvo torna a un field di 16 giocatori con un

montepremi di 2,25 milioni di euro, di cui 650mila per il vincitore. I partecipanti si qualificheranno attraverso nuovi criteri e verranno divisi in quattro gruppi da quattro nella prima fase della gara, per poi continuare con quella a eliminazione diretta, nel week end, con i migliori due per gruppo. La gara durerà cinque giorni a partire dal mercoledì. Promotori dello spostamento di data e del ritorno in UK, i primi due giocatori qualificati hanno subito confermato la loro partecipazione: il campione in carica, Graeme McDowell, e il vincitore della Race to Dubai e della FedEx Cup 2013, Henrik Stenson. N


PRIMENOVE PROMO

VANTAGGI ESCLUSIVI SOLO CON NOI

G

olf Today Card è la prima card del golfista italiano. Con l’intento di creare un prodotto che rispecchiasse le caratteristiche del nostro brand - giovane, dinamico, vivace, energico, in costante aggiornamento, creativo, estroso e d’impatto - abbiamo deciso, per il 2014, di lanciare la Golf Today Card, e di essere così la prima rivista italiana di golf a promuovere una “tessera fedeltà” di agevolazioni e scontistiche presso i Circoli e le Aziende Partner del progetto.

La card sarà omaggiata a tutti coloro che quest’anno sottoscriveranno l’abbonamento a Golf Today, a chi parteciperà alle gare del Golf Today Pro Experience e ad altri eventi da noi organizzati; la card sarà inoltre - a breveacquistabile on line al prezzo di 20 euro; avrà validità annuale, sarà personale e non cedibile. Perchè abbiamo deciso di creare la Golf Today Card? Principalmente per omaggiare i nostri più affezionati lettori con sconti riservati sui green fee dei principali Golf Club Italiani e agevolazioni sui servizi forniti dai Partner commerciali. Ma non solo. Perchè la Golf Today Card è un regalo che vogliamo fare ai nostri appassionati, per partecipare a eventi speciali dedicati solo ai tesserati. Infine, Golf Today Card vuole essere anche un aiuto ai Golf Club per generare fatturato e incrementare i green fee anche in giorni o periodi dell’anno di bassa affluenza. www.golftoday.it N

IPSE DIXIT

«Papà - chiese un ragazzino molto acuto accompagnando il genitore in un giro di golf - ma perché in questo gioco la palla non deve mai entrare nella buca?». HERBERT V. PROCHNOW

38 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

IL MIO COLPO MIGLIORE

APP

Ian Poulter, CONDIVIDI LE l’eroe di Medinah, TUE MIGLIORI si racconta PERFORMANCE l putt per il birdie alla 18 di ll Square, il nuovo social network “I A Medinah è stato il colpo della mia per golfisti, ha lanciato una app che carriera finora. È stata tutta questione di permette ai giocatori di condividere e concentrazione e di visualizzazione della mia linea, dovevo semplicemente andare avanti ed eseguire il colpo. Non devi pensare che puoi mancarlo, ma sapere che lo imbucherai e basta. Non pensavo a chi c’era lì presente o a come avevo colpito il putt alla 17, ero concentrato solo su quel colpo. In quei casi, se pensi ad altre cose, lo manchi. Se pensi a imbucare, imbuchi. Ecco come mi comporto con questo tipo di putt. Ed ero piuttosto felice quando la palla è entrata. Ho imbucato, ho vinto il punto e ho dato alla squadra la possibilità di vincere la Ryder Cup. Mi sono goduto il momento, e a ragione, perché è stato un putt grandioso e puntuale”. NB Il putt di Poulter quel pomeriggio a Medinah ha portato l’Europa a un più gestibile ritardo di 10-6 alla Ryder Cup 2012. Alla fine la nostra squadra ha mantenuto la coppa. N

MOVIES

All’Argentario il set di un film

“I

o e mio fratello”, diretto da Alessio Maria Federici, ha per protagonisti attori celebri come Raoul Bova, Luca Argentero, Sergio Assisi e Carolina Crescentini. A febbraio alcune scene del film sono state girate sul percorso dell’Argentario Golf Club e in vari ambienti dell’Argentario Resort (nella hall e nel centro benessere), inoltre a Porto Ercole sono stati allestiti dei fuochi d’artificio per la scena di Capodanno. Per le comparse sono stati reclutati circa 140 aspiranti attori e all’Argentario staff e soci sono stati “catturati” dalla curiosità. Il film uscirà verso fine anno. N

confrontare le proprie esperienze di gioco in tutto il mondo. L’app per iPhone, che si può scaricare gratuitamente dall’App Store, permette ai giocatori di connettersi con gli amici, caricare foto e video, postare commenti e ricevere notifiche istantanee, tutto registrato su una bacheca personale. Il lancio prova dell’app al PGA Merchandise Show di Orlando ha stabilito una nuova piattaforma globale per i golfisti. Patrick Rahme, co-fondatore e CEO di All Square, ha detto: “All Square connette il potere della passione per il golf su una piattaforma social gratuita, accessibile e coinvolgente, disegnata esclusivamente per i golfisti. Questi amano parlare dei campi che hanno giocato, dell’ultima attrezzatura che hanno acquistato e di consigli sullo swing. L’app di All Square permette loro di condividere queste cose istantaneamente con gli amici, sul campo e fuori, ovunque si trovino nel mondo”. Nuove funzioni sono in fase di test, per capire cosa piace maggiormente ai golfisti. Una di queste è “Rate my swing”, per caricare il video del proprio swing dall’iPhone per ricevere i commenti e il giudizio degli amici in tempo reale. Un’altra funzione che verrebbe apprezzata dai giocatori è la lista dei golf club, da commentare e recensire. www.allsquaregolf.com N

DIAMO I NUMERI

IL BMW PGA CHAMPIONHIP 2014

60 edizioni

DIECI sotto l’egida della casa automobilistica tedesca

35

aperte a tutti; prima il torneo era riservato ai giocatori britannici

-17

il risultato del primo vincitore, Ken Bousfield, che conquistò il premio di 400 sterline

-10

il risultato di Manassero, vincitore di 791.660 euro

1984 anno dal quale si gioca stabilmente sul West Course di Wentworth

TRE

vittorie di fila (1998-2000) per Colin Montgomerie

20

anni per Manassero, vincitore l’anno scorso, il più giovane campione di sempre


EFFETTO

iTORNEI

“VERDEMASTERS” Bellezza, storia e gloria s’incontrano ogni aprile ad Augusta. In questo speciale angolo della Georgia questi elementi si fondono per creare una settimana di pura magia del gioco DI

MARIA PIA GENNARO -

FOTO

GE T T Y IMAGES

U

na strada verso l’immortalità lunga 6.766 metri. Il primo fremito si ha all’atterraggio all’Hartsfield-Jackson di Atlanta dove, nonostante le 145 miglia di distanza, l’aria è già permeata di “verde Masters”. La strada, attraverso paesi e paesini del profondo Sud yankee, non è noiosa come potrebbe facilmente esserlo. L’adrenalina già scorre nelle vene e rende le due ore di tragitto piacevoli e divertenti. Una delle cittadine che s’incontrano poco prima di Augusta si chiama Monticello, mischiando l’aria di casa con l’esotismo del posto. Tutto a base di golf! E poi... ecco Washington Road: un lunghissimo e largo viale tipicamente americano, dove i fast food e i motel si rincorrono punteggiati da centinaia di bagarini che cercano e offrono biglietti d’ingresso. Seguendo le indicazioni per i parcheggi, poi, non è difficile superare senza accorgersi il gate 4, l’ingresso dei giocatori, il viale delle magnolie.

TRA FASCINO E MERCHANDISING Magnolia Lane è la più famosa strada d’accesso a un golf. È lunga 330 metri, un viale alberato antico di 150 anni con gli alberi ritti come sentinelle. Ogni pianta potrebbe raccontare una storia del Masters. Le magnolie portano alla club house, al di là della quale si stendono i fairway. Quando David Feherty, un ex giocatore europeo di Ryder Cup, arrivò ad Augusta per il suo debutto al Masters, voleva andare direttamente a fare il giro di prova. Poi ha 40 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

dato uno sguardo intorno a sé e ha chiesto un golf cart in modo da concentrarsi sulla guida e non essere distratto da quanto lo circondava. Il commentatore irlandese non è stato l’unico a stupirsi per la qualità, la tranquillità e la diversità del percorso. Qualsiasi visitatore la prima volta ha molto da scoprire, anche alcune delle tradizioni. Gli spettatori sono chiamati “Patron” e ogni anno portano i loro seggiolini pieghevoli che sistemano dietro al green preferito o lungo i fairway. Se abbandonano la sedia, nessun problema: nessuno porterà loro via il posto. Magari torneranno con i rinfreschi, rigorosamente con il logo del torneo e in carta o plastica verde. Al golf, infatti, non entra nulla di commestibile che non abbia il logo del Masters, per la gioia dei collezionisti che tornano a casa con i bicchieri delle bibite gassate, le tazzone in carta del caffè, i tovagliolini dei panini, le bustine dello zucchero e del dolcificante, le bottigliette di acqua. Il tutto, mi raccomando, con ordine e senza fretta, perché le regole sono precise e la prima di queste è: “non correre”. Nel 2006 un telecronista della BBC rischiò l’espulsione ®

Il green della 13, ultima delle tre micidiali buche che costituiscono l’Amen Corner, passaggio temuto e fantastico verso la Giacca Verde.


iTORNEI

EFFETTO “VERDE MASTERS”

® perché camminava con una “fretta

eccessiva” dal green della 18 al suo compound.

OGNI VOLTA È LA PRIMA Il Masters si distingue anche per il fatto che si gioca nello stesso luogo ogni anno, mentre gli altri tre Major sono itineranti. I biglietti tendono a rimanere in famiglia, tramandati di generazione in generazione. Ho seguito tre edizioni del torneo, ma ogni volta è come fosse la prima: nulla diminuisce la gioia e la pace che il posto mi trasmette. Anche il paese è pervaso da un fremito speciale. La maggior parte dei ristoranti incassa durante la settimana del torneo l’80 per cento di tutto l’anno (una volta, una cameriera mi aveva raccontato che distribuendo consigli incassava circa 10mila dollari di mance nella settimana) e gli abitanti si rifanno delle spese di mantenimento delle proprie ville in stile Tara affittandole a giocatori e turisti. Qui pochissimi vanno in albergo. I golfisti “veri”, quelli che sanno di gioco, affittano le case: è un’abitudine che accade anche in altri tornei, ma qui diventa un “must”. 42 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

OGNI METRO, UN ANEDDOTO Gran parte della magia di Augusta deriva dalle storie di eventi sul campo da golf che sono entrati nella storia. La Leggenda Bobby Jones e Clifford Roberts hanno iniziato molto presto a far parlare di loro, trasformando un frutteto in un campo da golf all’inizio degli anni Trenta. Già nel secondo Masters, nel 1935, Gene Sarazen realizzò “il colpo di cui si è parlato in tutto il mondo”, quando ha imbucato il secondo per l’albatross alla 15. E poi gli aneddoti su Gary Player, tre volte vincitore, che faticò moltissimo prima di essere invitato; o il brutto momento di Roberto De Vicenzo, che perse a favore di Bob Goalby per non aver controllato lo score. Niente avrebbe potuto essere più commovente della vittoria di Ben Crenshaw nel 1995, sei giorni dopo la scomparsa del suo venerato allenatore, Harvey Penick. E poi ci sono

stati giorni di grande gloria per noi europei, quando i giocatori del vecchio Continente fecero “filotto”: Sandy Lyle (1988), Nick Faldo (1989 e 1990), Ian Woosnam (1991), Bernhard Langer (1993) e Josè Maria Olazabal (1994). La terza vittoria di Nick Faldo, nel 1996, è arrivata dopo l’indimenticabile rimonta dell’inglese di sei colpi nell’ultimo giro, favorita dalla débâcle di Greg Norman.

QUI LA TIGRE INIZIÒ A GRAFFIARE Qui è iniziata la carriera di quasi tutti i grandi e per ultimo di Tiger Woods che vinse nel 1997 con 12 colpi di vantaggio (e altri 21 record polverizzati) il suo primo Major da professionista. Phil Mickelson è emerso come il suo più grande rivale e poi c’è stato l’arrivo di Rory McIlroy, il giovane irlandese che ha sperperato quattro colpi (e ha chiuso con un 80 finale) nel 2011. La sua risposta agli psicologi dilettanti, che non vedevano come avrebbe potuto risollevarsi, è stata la vittoria nell’US Open due mesi dopo. I punti d’interesse al Masters sono


I LIKEIKE

Tra i simboli di Augusta c’è l’Eisenhower Tree. O, meglio, c’era. Lo scorso 16 febbraio è stato rimosso, in seguito ai danni subiti durante una tempesta di neve che ha investito la Georgia. La sua storia è nota: sarebbe rimasto per sempre un albero impiccione, ma anonimo, nel bel mezzo della 17, se non fosse stato preso di mira dagli strali (e dai colpi!) di Dwight Eisenhower, 34simo presidente USA, che impattava sempre in quel tronco invadente. Non ci fu mai nulla da fare: l’allora presidente del circolo Clifford Roberts declinò le reiterate richieste di abbattimento e l’albero ha troneggiato per anni in tutta la sua maestosità (anche se non entrava più in gioco), diventando un’icona per ogni appassionato e uno tra i posti più visitati e noti del circolo. Poi, il mese scorso, più che le petizioni presidenziali poté il Generale Inverno, che - incurante della costernazione di tutti - ha ucciso

l’Ike’s Tree, come tutti lo avevano soprannominato. “Ci rendiamo conto che la perdita dell’Eisenhower Tree è una notizia difficile da accettare”, ha commentato Billy Payne, presidente di Augusta e del Masters. “Abbiamo chiesto aiuto a tutti i migliori agronomi, ma purtroppo tutti ci hanno spiegato che non era più possibile alcun recupero”.

A TAVOLA,TRA IRRIVERENZA E SOGGEZIONE

Gli alberi sono protagonisti: a sinistra The Big Oak e a fianco la Magnolia Lane. infiniti e coprono molti aspetti di questa “cattedrale dei sogni”. Gli applausi si rincorrono tra i pini e il rombo per Ben Hogan è stato sostituito dai tuoni per Jack Nicklaus, poi dai “roar” in “Versione Tiger” e, forse quest’anno, dalla Roary Roar.

AMEN CORNER, CROCE E DELIZIA Nessun albero potrebbe raccontare storie più interessanti della vecchia quercia sul prato, davanti alla clubhouse. È enorme e molto vicina al tee della 1 e chiunque la sceglie come luogo d’appuntamento. Qui puoi incontrare Gary Player che chiacchiera con Rory McIlroy o Adam Scott insieme a Tiger Woods. C’è sempre qualcuno che fotografa (nei giorni di pratica) e si attarda nei pressi delle due targhe, quella di Jack Nicklaus (tra il fairway della 16 e della 17) e quella di Arnold Palmer (alla fontana dietro il tee della 16), che celebra la sua 50ma apparizione e i quattro successi. Ma il pezzo forte del campo è l’Amen Corner, il posto più lontano dalla club house composto da un diabolico par 4 (la 11), seguito da un delicato par 3 (12) e un pericoloso par 5 (13). Qui è dove i giocatori possono sfuggire momentaneamente alla folla rimanendo fra gli alberi maestosi, i ®

Partiranno solo trenta inviti quest’anno per i componenti di un club estremamente selezionato i cui componenti, a parte uno (il presidente dell’Augusta National), sanno cosa significa vincere il primo Major dell’anno e lo onorano nel Champions Dinner. Era il 1952 quando Ben Hogan decise che sarebbe stato bello riunire intorno al tavolo da pranzo, il martedì sera, tutti i possessori della Giacca Verde. La tradizione - la parola preferita in un Masters, che ancora adesso soffre chiaramente della sua relativa giovinezza rispetto agli altri tre eventi del Grande Slam - vuole che il campione in carica scelga il menu e paghi il conto per qualsiasi intruglio proponga. Nel corso degli anni sono stati offerti dall’hamburger al barbecue, dalle alci arrosto alle enchiladas, in una vasta gamma di prodotti alimentari che mostravano, quasi tutti, le note del Paese del campione ospitante. Nel 1998 l’allora 22enne Tiger Woods volle cheeseburger, patatine fritte e frappè. Ben Crenshaw non sorprese optando per il Texas Barbeque. Mike Weir presentò alce arrosto. Il piatto principale di Bernhard Langer fu Weinerschnitzel. Nick Faldo scelse zuppa di pomodoro seguita da pesce e patatine e José Maria Olazabal volle la paella. Sandy Lyle fece servire, ovviamente, haggis, purè di patate e rape. Il discorso attorno al lungo tavolo nella club house tende a essere tutt’altro che formale. Da quando Crenshaw ha assunto il ruolo di ospite dopo

la scomparsa di Byron Nelson, sette anni fa, la riunione è spesso irriverente verso i grandi del golf. Nessuno in questi giorni rimpiange l’umorismo osceno di Sam Snead - “Slammer” era famoso per la mancanza di gusto dei suoi racconti - ma le battute pungenti non mancano. “L’atmosfera è cambiata drasticamente rispetto a vent’anni fa”, sottolinea il campione 1982 Craig Stadler. “Non ci sono più Claude (Harmon) o Sam a raccontare barzellette tutta la notte. È più una riunione d’affari ora. Ma è sempre un piacere”. Non mancano le prese in giro. Come l’anno scorso, quando Mickelson provocò a voce alta il notoriamente permalosissimo Faldo durante la foto ufficiale, chiedendogli come mai fosse così corto nonostante un fisico possente. “Quando avrai vinto l’Open Championship con -19 a St Andrews, potrai parlare. Io gioco il golf vero, quello che va giocato”, rispose Faldo punto sul vivo. Ma Phil ebbe l’ultima parola: “Sì, sei lungo come mia moglie”. Più spesso, tuttavia, il sentimento più comune è la soggezione. “È sempre un’emozione, guardando lungo quel grande tavolo, vedere ragazzi di 40 e rotti anni dai nomi altisonanti”, ammette Sandy Lyle, il campione del 1988. “Insieme ad Arnold, Gary, Jack”. E aggiunge Mark O’Meara, che ha vinto nel 1998. “Per un ragazzo che lavava le auto al Mission Viejo Country Club, è inebriante. La prima volta non ho aperto bocca di fronte a quei ragazzi”.

I vincitori europei del Masters, ritratti prima del Champions Dinner nel 1995. Da sinistra, Sandy Lyle, Bernhard Langer, Ian Woosnam, Josè Maria Olazabal, Seve Ballesteros e Nick Faldo.

MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 43


iTORNEI

EFFETTO “VERDE MASTERS”

® mulinelli del vento, circondati dall’acqua del

Rae Creek. Seve Ballesteros, due volte vincitore, si innamorò di Augusta al primo sguardo, incantato da cornioli, azalee e dalle sfide che il percorso gli ha proposto. Amava così tanto Augusta che quando ha formato la sua società l’ha chiamata “Amen Corner”.

UNA MAGIA UNICA E IRRIPETIBILE

Il tifo al Masters è sempre pittoresco e fantasioso. Sotto, i libretti con la descrizione del percorso.

Perché Augusta è così speciale? Perché aspettiamo e viviamo il Masters come una festa? Perché questo tracciato è venerato? Perché è diverso da tutti gli altri Major. Perché ogni volta che varchi i cancelli ti si chiude la gola. Per il pubblico. Per le regole. Perché tutto quello che circonda la gara è magnetico. È inspiegabile, non si possono tradurre in parole sensazioni così forti. Qui ogni cosa emoziona, compresi i cocktail, ovviamente chiamati Azalea, o gli sciroppi di menta sorseggiati da belle ragazze in abiti estivi, offerti sotto gli ombrelloni a righe bianche e verdi. N

A LEZIONEDALL’ORSO D’ORO Jack Nicklaus è sempre molto disponibile verso i giocatori. “Perché anch’io sono stato aiutato”, racconta. E chi segue i suoi consigli... La sua eredità non ha bisogno di essere sottolineata. Jack Nicklaus ha un posto d’onore sui libri di storia (e dei loro successori ad alto contenuto tecnologico), con i suoi record al Masters: sei vittorie, l’ultima a 46 anni, quattro secondi posti e 15 tra i primi cinque, 163 giri e quasi 12.000 colpi. E questo è solo un accenno. I suoi successi ci vengono continuamente ricordati ogni volta che ci si chiede se Tiger Woods batterà mai il suo record di 18 Major. E ora che è diventato starter onorario continua a dispensare consigli con la sportività che lo ha sempre contraddistinto. Charl Schwartzel e Rory McIlroy testimoniano che le visite da Nicklaus li hanno ispirati verso le vittorie e Luke Donald ha più volte dichiarato che l’Orso d’Oro è la sua migliore guida. Nicklaus ha anche trascorso del tempo con Trevor Immelman prima che vincesse il Masters, e con Martin Kaymer prima del PGA Championship. Si può chiamare “l’influenza Nicklaus”? Nella ferma convinzione delle proprie capacità, Jack non si è mai preoccupato del fatto che condividere il proprio sapere avrebbe potuto ritorcersi contro di lui. Tom Weiskopf, terminato due volte alle sue spalle nel Masters, ha un famoso detto: “Noi sapevamo che Jack stava per batterci e lui sapeva che stava per battere noi”. “Si va al di là della fiducia in se stessi”, garantisce Jim Flick, l’insegnante che ha lavorato con Nicklaus per anni. “Jack ha un profondo amore per il gioco e sa che è un gioco. Ma si rende conto di quanto sia difficile. Apprezza la sfida e cerca di mettere insieme i tasselli come in un puzzle”. È stato importante il momento in cui ha consigliato a Tiger di alleggerire la 44 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

pressione sul grip in modo che il bastone potesse oscillare più liberamente durante lo swing. Woods conferma: “Uno dei miei ricordi preferiti è il giro di prova con Jack e Arnold nel 1996. Jack fu disponibilissimo con me e rispose a ogni mia domanda. Questa è una delle cose più interessanti del Masters: che i giocatori più anziani trasmettono le loro conoscenze ai più giovani”. Perché Nicklaus è sempre stato così disponibile?

“Ho avuto un sacco di aiuto quando ho iniziato il Tour”, spiega l’Orso d’Oro. “Anche Sam Snead si è preso cura di me, un sacco di gente mi ha aiutato”. Sebbene Palmer e Nicklaus abbiano avuto i loro momenti di tensione quando Jack ha iniziato a dominare, “Arnold mi ha preso sotto la sua ala”, ricorda Nicklaus. “E pure Gary Player, nonostante non fosse molto più grande, e Ben Hogan, quando ero ancora un dilettante. Byron Nelson pure. Hanno dato molto di se stessi e ho imparato da tutti loro. Così, quando questi giovani ragazzi arrivano e vogliono consigli, sono felice di aiutarli. Non voglio morire con la mia esperienza, se posso aiutare qualcuno a migliorare. Augusta non è un campo facile da conoscere. Io non costringo nessuno, ma la mia porta è sempre aperta”. E l’eredità continua ad aumentare.


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ALLA RICERCA DEL COLPO PERFETTO

leGRANDIINTERVISTEdi

Sean Foley, affermato allenatore di molti big, ha sempre avuto un unico obiettivo: trovare lo swing assoluto. E trasmette questo suo anelito anche ai giocatori che allena. I quali, provandoci, nel frattempo vincono ovunque

D

ietro le performance dei più affermati professionisti c’è sempre lo zampino di un bravo allenatore. Che, nel caso di Lee Westwood, Hunter Mahan, Justin Rose, Tiger Woods e di diversi altri giocatori del PGA Tour, si chiama Sean Foley, canadese di Burlington (Ontario). Avrebbe potuto tranquillamente ritagliarsi una discreta visibilità tra i pro: bravino, è bravino. Ma la carriera del giocatore non lo ha mai attratto quanto, invece, il desiderio di diventare allenatore dei top player. Una folgorazione avuta a soli 16 anni, guardando David Leadbetter lavorare con Nick Faldo. Detto e fatto. Oggi, a quarant’anni, è un’autorità ricercata e rispettata. Raccontaci del tuo passato da giocatore. La mia carriera si basa totalmente sulla ricerca del colpo perfetto. Mio padre mi ha portato in campo pratica la prima volta quando avevo dieci anni. Ho tirato solo qualche colpo; ci siamo tornati nuovamente dopo tre giorni e da quel momento non ho pensato ad altro, quasi in maniera ossessiva. Del resto, l’obiettivo di tutti i più grandi giocatori al mondo è simile: loro cercano il giro perfetto. Quando hai cominciato a pensare di poter diventare un coach? Ricordo che a 13 o 14 anni andai con mio padre al Canadian Open e lì incontrammo Butch Harmon e David Leadbetter. Dissi: “Ecco cosa voglio fare da grande”. Mio padre fraintese e pensò che volessi fare il giocatore come Greg Norman o Nick Faldo. In realtà volevo insegnare. Sei famoso per il tuo approccio scientifico all’insegnamento. Da dove deriva? Una delle mie prime lezione fu con Gregg McHatton, uno studente del famoso libro di Homer Kelley, The Golfing Machine. Inoltre mio padre è un chimico

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quindi sono sempre stato a contatto con la scienza. Ero pieno di domande. Leggevo Golf Digest ma anche articoli che dicevano che se sei alto dovresti avere uno swing verticale e se sei basso dovresti averlo più piatto. Poi guardavo la tv e vedevo giocatori alti con uno swing piatto. Non capivo. Qui è cominciata la mia ricerca, cercando di sbarazzarmi di tutti i dogmi e le teorie e provando a farmi un’opinione concreta basata sui fatti. Hai analizzato le teorie e i metodi anche di altri coach? Conosco a memoria teorie e tecniche di praticamente chiunque. Anche se mi hanno appiccicato addosso l’etichetta di “scienziato” (tipica di questa nuova generazione di coach che si basano sulla scienza), ammiro molto il lavoro di Harvey Penick o Percy Boomer. Apprezzo molto chiunque faccia il mio mestiere anche se non capisco perché se un gruppo di coach lavora con un certo metodo, allora tutti gli altri siano per forza sbagliati. Dacci una descrizione di “swing” e cosa significa insegnarlo. Lo swing non è altro che il modo con cui tu porti una superficie piatta a impattare su un oggetto sferico, cercando di fare in modo che quest’ultimo schizzi via prendendo una traiettoria quanto più dritta possibile. E non è semplice. Se hai una velocità di swing di 190 km/ora e fai dieci grandi swing con un driver, sappiamo comunque che mancherai quattro fairway: è statistica. Sbaglia il punto di impatto per un solo dimple e la palla andrà 15 metri a destra. Quali sono i punti cardine delle tue teorie di insegnamento? Vorrei dire: riconoscere che l’impatto sulla palla è una scienza esatta. Tutto il resto dello swing è opinione. Io pongo

l’attenzione sulle mani e sulle braccia perché sono il volante dell’azione motrice, sono gli elementi che maggiormente entrano in gioco nel controllo della faccia del bastone. E la faccia del bastone è il nocciolo di tutto, poiché è clamorosamente responsabile della direzione del colpo. Puoi avere lo swing migliore del mondo - come, ad esempio, Justin Rose o Sergio Garcia - ma se all’impatto hai la faccia del bastone aperta di otto gradi la palla andrà inevitabilmente a destra. In tanti mi hanno chiesto cosa penso dello swing di Jim Furyk. La risposta è una sola: quando vedo Jim, vedo il quarto posto nella Money List di tutti i tempi. Punto. Nel momento critico dell’impatto, Furyk è tra i più consistenti giocatori della storia. Il suo stile sarà discutibile, ma i risultati sono ineccepibili. Cosa intendi con “stile”? Hai il bastone across? Ti sposti a destra nel backswing? Per esempio, Calvin Peete fa il backswing come lo farebbe un pollo ma nessuno tirava la palla dritta come lui. Ciò che era importante che accadesse nell’impatto, accadeva. Pertanto, preferisco concentrarmi sulle dinamiche dello swing, come le forze di reazione del terreno e altri fattori tecnici. Cosa sono le forze di reazione del terreno? Sono l’essenza della potenza di uno swing. Ciò che crea energia è come stai sul terreno e come riesci a ruotarti facendo pressione su di esso. Non è una mia idea, è una teoria provata. La ragione per cui una certa teoria, prima o poi, passa di moda è semplicemente dovuta al fatto che siamo tutti diversi. Il mio lavoro sta nello scoprire il DNA di un giocatore e spiegargli che la sua posizione d’impatto è unica. Raccontaci com’è cominciata la tua carriera. Tra i 18 e i 21 anni non ho fatto altro che insegnare a chiunque il metodo The


Golfing Machine. Due ragazzini su dieci imparavano, tre capivano qualcosa e gli altri cinque li mandavo dallo psicologo sportivo. Se Homer Kelly avesse l’opportunità di riscrivere quel libro con le conoscenze e la scienza di oggi, quell’opera diventerebbe la bibbia del golf. Cos’altro ha influito nella tua carriera? Quando ho cominciato, avevo clienti per sole 15 ore a settimana. Ma ne lavoravo ottanta, regalando ore di lezione, solo per imparare a insegnare. Quelle ore mi hanno insegnato ad ascoltare. E questa è una dote importante, perché tutti gli allievi ti aiutano sempre - pur senza rendersene conto - con le loro questioni. Cosa ricordi di quei primi tempi? Ammetto che non ero bravissimo: ero pieno di ragazzini che si impegnavano duramente e facevano esattamente tutto quello che dicevo loro. Ma i risultati non arrivavano e loro non miglioravano. Nella mia carriera credo di aver distribuito almeno 15mila dollari in risarcimenti a persone cui ho peggiorato la situazione. Ma non potevo vivere con questa tremenda sensazione e senso di colpa. Non ho mai voluto deludere nessuno. Cosa ti spinge a continuare a insegnare? Uno dei miei libri preferiti è Man’s Searching For Meaning di Victor Frankel, uno psicologo ebreo imprigionato ad Auschwitz. Mi ha fatto capire che la vita è fatta di propositi e sono questi che ci spingono ad andare avanti. Per me, il proposito è insegnare e ispirare. Quando hai cominciato ad accettare altre metodologie di insegnamento? Quando ho cominciato a insegnare sul PGA Tour e avevo quasi trent’anni. Ho passato molto tempo in campo pratica chiedendo ai vari giocatori se potevo filmarli. Praticamente ho i video di quasi tutti i giocatori del PGA Tour degli ultimi otto anni. Ho così compreso che, anche con tanti swing differenti, all’impatto i giocatori sono tutti simili. Poi, analizzando a fondo i vari video, ho scoperto che alcuni giocatori avevano caratteristiche fisiche che contrastavano con ciò che io sapevo delle conseguenze sul volo della palla date dal corpo. Mi sono chiesto il motivo. Mi sono confrontato con tecnici, chiropratici e ortopedici. Ho sempre voluto andare a fondo delle questioni e questo mi ha portato ad accogliere diverse posizioni di competenza. Come ottieni tutte queste informazioni? Gli esperti con cui mi consulto mi danno cose da leggere. Inoltre ho sempre avuto un buon intuito nel capire quando certe cose funzionano bene. Poi credo di essere abbastanza intelligente e testardo ® MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 47


leGRANDIINTERVISTEdi

ALLA RICERCA DEL COLPO PERFETTO

Sean Foley e Tiger Woods. Per il coach canadese, lavorare con il campione americano è molto stimolante.

«HO SPESO ALMENO 15MILA DOLLARI IN RISARCIMENTI A PERSONE A CUI HO INSEGNATO MALE. NON HO MAI VOLUTO DELUDERE NESSUNO». ® nell’applicarmi. Quando guardo le persone

che mi hanno aiutato, vedo dove eravamo prima e dove siamo adesso: tutti all’apice di carriera nei diversi settori. Ben oltre al punto in cui eravamo quando ci siamo conosciuti. La più grande parte del mio lavoro è far comprendere ai giocatori che tutto parte da dentro di noi, non da dall’esterno. Cosa intendi dire? Un giorno un giocatore è venuto da me e mi ha detto: “Tu fai le cose per beneficenza e questo ti fa sentire bene, non è vero?”. Ho risposto: “No, non è vero. Al contrario, io mi sento già bene e di conseguenza faccio cose per beneficenza”. Un giorno, qualche anno fa, restai bloccato nel traffico; ricordo la mia scocciatura e frustrazione. Pochi giorni dopo, incappai nuovamente in un ingorgo e pensai: “Potrebbe essere una buona occasione per sentire i miei e sapere come stanno”. Com’è possibile che io abbia avuto due reazioni così radicalmente diverse nella medesima circostanza? Da quel momento ho smesso di dare importanza alle situazioni e al contesto delle cose. Come sono cambiati i tuoi metodi di insegnamento? Ho avuto la fortuna di incontrare il dottor Craig Davies, un chiropratico 48 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

canadese. Mi ha insegnato l’anatomia e la fisiologia. Mi ha fatto vedere come lavorano i vari segmenti del corpo impegnati nello swing. Sono rimasto con lui per oltre due ore e il giorno dopo ho reso oltre ottomila dollari ad allievi non soddisfatti: avevo insegnato alle persone movimenti che non avrebbero potuto fare fisicamente. Riconobbi con umiltà che uno dei motivi per cui non miglioravano era dovuto a errori miei. Quali errori, nello specifico? Avevo provato a far generare maggiore velocità del bastone attraverso il movimento di braccia e mani. Il problema è che siamo convinti che siano mani e braccia a generare la velocità, poiché durante il downswing e all’impatto li vediamo effettivamente muoversi con grande rapidità. Se però analizziamo un putt, per una distanza media di circa tre metri al braccio dell’atleta è richiesta un’escursione di soli 45 centimetri. Il braccio, in altre parole, non può lanciare una pallina oltre i venti metri senza il supporto della rotazione della parte superiore del corpo. Per cui non sono le braccia, per quanto rapidamente si muovano, a creare velocità. Un altro errore commesso è questo: avevo notato che alcuni ragazzi si infortunavano mentre imparavano

a giocare a golf. Ho cercato di capirne il motivo. Il confronto con specialisti in chinesiologia e con chiropratici mi ha fatto capire che questi ragazzi flettevano troppo la schiena perché la ruotavano poco. L’intervento correttivo, pertanto, non andava fatto sulla flessione della colonna vertebrale, come si sarebbe potuto credere; ma sulla sua causa, cioè sulla rotazione - che era scarsa - del bacino. Confrontarmi con i vari specialisti ha cambiato il mio metodo. Non sei su Twitter, facebook e non hai un sito web. Come mai? Il mio lavoro necessita di tranquillità e uno dei mezzi per ottenerla è evitare distrazioni di sorta: non voglio farmi influenzare dal mondo esterno. Se diventassi “social”, perderei molto tempo nel seguire profili e situazioni che non hanno senso nella mia vita. È vero: forse farei più soldi. Ma avere più soldi non è necessariamente sinonimo di felicità. Sono stato in bancarotta e sono stato ricco: in entrambi i casi non ero tranquillo. E cosa ti angosciava, principalmente? La consapevolezza di crescere in un mondo di paragoni. Un tuo compagno prende un 9, tu invece solo 6. Il tuo amico gioca bene a basket e tu, invece, no: cresciamo tutti pieni di insicurezze. Io mi


sono liberato da questi timori perché ho accettato chi sono. L’opposto dell’insicurezza è l’arroganza, che altro non è che un meccanismo di autodifesa per nascondere le verità che abbiamo dentro. Ho scoperto che appena ammetti le tue fragilità, agli altri non interessi più. Ma essere vulnerabili non è un difetto e ho capito che se avessi voluto crescere davvero, avrei dovuto fare anche cose che mi avrebbero reso antipatico. Cosa pensi del ruolo dello psicologo nello sport professionistico? Conosco molti psicologi preparati, ma a tutti manca qualcosa. Mi piacerebbe chiedere a ciascuno di loro: “Sei qui per aiutare il tuo giocatore a giocare meglio o per farlo sentire meglio quando gioca male?”. Quando vedo uno dei miei ragazzi in difficoltà, mi avvicino, lo abbraccio e lo rassicuro: “Hai idea di quanta esperienza ti lascerà questo momento difficile? Tutto questo è fantastico”. Ci credi davvero? Al 100 per cento. Guardo indietro a tutti i periodi difficili della mia vita e non sarei la persona che sono oggi, se non avessi dovuto lottare e soffrire. Mi ha permesso di crescere e mi ha dato un “faretto” per vedere cosa stavo facendo in modo errato. Mi sono trasferito tante volte quando ero giovane, ogni due anni. Per me ogni due anni era come un nuovo primo giorno di scuola. Le ho provate tutte per farmi un nome e per essere accettato da tutti. Intorno ai 20 anni ho avuto una grossa crisi d’identità e non sapevo più chi fossi. Oggi gli swing si assomigliano quasi tutti. Cosa ne pensi? Ogni swing è unico. Però, pensa ai sollevatori di peso che vanno alle Olimpiadi: i loro movimenti non sono molto diversi tra loro. Tutti loro hanno qualche diversità nel grip o nell’azione, ma muovono tutti gli stessi muscoli necessari e hanno i corretti angoli del corpo. Anni fa, Dick Fosbury ha rivoluzionato il salto in alto e ora tutti si sono adattati al suo metodo. Ci sono ancora tanti golfisti che non hanno fatto il cambiamento “modello Fosbury”. Io ho imparato molto guardando le altre discipline sportive. I giocatori più affermati devono per forza soffrire per diventare ancora più forti? Se siamo a nostro agio, non miglioriamo. Se stiamo già bene, non siamo stimolati a farlo. Per come la vedo, noi abbiamo una “comfort zone” da una parte e migliaia di altre possibilità dall’altra: noi stiamo in mezzo. La maggior parte di noi si accontenta della tranquillizzante comfort zone per paura di soffrire o per evitare fastidi. Un po’ come

quando restiamo immobili sulla battigia e non riusciamo a buttarci in acqua: ma una volta che ti getti, hai effettivamente freddo per pochi secondi. Poi ti diverti e ti penti per tutte le volte che non lo hai fatto. Quale sarà il prossimo grande cambiamento dell’insegnamento? Credo che sarà legato alle neuroscienze, che ci permetteranno di comprendere cosa avviene all’interno del cervello in fase di apprendimento o, altrettanto importante, di capire come lavora il cervello durante una prestazione ai massimi livelli. Sono davvero affascinato da alcuni Servizi di Intelligence o Corpi di Forze Speciali (come il Mossad, la SAS o i Navy Seals): molti militari sostengono che essere in guerra sia molto più facile che fare addestramento. Questi ragazzi vengono spinti al limite della sopravvivenza, e sono solo alla fase di addestramento. Perché non allenarsi con la stessa mentalità? In questo modo si diventa davvero pronti a tutto. Che relazione c’è con il golf? La pratica della maggior parte delle persone fornisce loro una percezione errata delle proprie reali capacità. Cosa facciamo in campo pratica, del resto? Giochiamo per sentirci meglio; utilizziamo i bastoni che preferiamo, cercando di evitare situazioni che ci mettono in difficoltà. È facile tirare cinquanta ferri 7 in campo pratica: ma cosa fai quando alla 1 hai un ferro 3 con la palla in discesa e l’asta dietro un bunker? Magari sono settimane che non tiri un colpo così e se sbagli ti convinci di avere qualche problema di swing. Ma la verità è che non avevi la minima idea di come fare quel colpo. Avresti dovuto rendere il piano dello swing più piatto, ma non lo sapevi. Se sapessimo praticare in un modo efficiente, in campo il gioco non sarebbe tanto mentale. Swing: quale è stata la più grande scoperta tecnica che hai fatto? Quando ero un ragazzino. Giocavo male e facevo solo pull-gancio. Il mio maestro pensava che dovevo avere delle zolle che puntassero a destra del bersaglio perché, sosteneva, venivo troppo dall’esterno. La verità era proprio il contrario. La faccia del mio bastone era chiusa e il percorso del mio bastone era troppo “interno-esterno”. Poi sono andato al Canadian Open e mi sono posizionato all’atterraggio del driver che prevedeva un colpo di 130 metri verso il green. Ero perfettamente sulla linea di tiro. Ho così scoperto che i divot delle palle vicine all’asta puntavano tutti a sinistra. Solo una palla finì nel bunker di sinistra, quella di Tom Lehman, e puntava dritta sull’asta. Continuo a chiedermi perché volevano che i miei divot puntassero a destra...

Hai altri miti da sfatare? Ho studiato con il professor Mark Broadie, della Columbia Business School. Ha appena pubblicato un libro, che si intitola Every Shot Counts. Ha appena dimostrato che il comune detto “drive for show, putt for dough” (grossolanamente: il drive ti rende spettacolare, ma è il putt che ti fa vincere) non è poi così vero. Negli ultimi cinque anni, i cinque giocatori più lunghi hanno una posizione media in Money List intorno al 21esimo posto. E i cinque più dritti dal tee, intorno al 120esimo. I 10 più precisi con i ferri, hanno una media del 13esimo posto nel World Ranking e i 10 migliori puttatori sono al 62esimo posto nel mondo. Lo stesso discorso vale per il gioco corto. Da 30 metri, il giocatore medio del Tour ha una media colpi di 2,52; da 100 metri, ha una media di 2,72. Perché, allora, praticare due ore al giorno per guadagnare 0,2? Molti potrebbero non essere d’accordo. Mark Broadie ci dà le prove di questo, che derivano da centinaia di variabili differenti, incrociate creando algoritmi incredibilmente complessi. Ha tradotto nel golf esattamente ciò che fa ogni giorno per il mercato delle azioni. Ho sentito diversi ®

IL TRACKMANLO USO COSÌ

Utilizzo il TrackMan ormai da sei anni. Ricordo il feeling positivo che ho provato subito, quando mi è stato spiegato il suo funzionamento. E, anche se sembra paradossale, oggi lo uso proprio per non essere troppo tecnico. Ecco un esempio: se dovessi vedere Justin Rose che colpisce il suo driver quattro gradi più verticale del solito, potrebbe andare bene in determinati colpi o certe condizioni (ad esempio, un corto par 5 in discesa in condizioni meteo ottimali); ma non sarà efficiente per quanto riguarda la distanza di volo della palla con il driver. Se riesco a far tirare a Rose un driver di quattro gradi meno verticale, lui coglierà immediatamente la percezione di come debba essere il corretto impatto. Capirà subito cosa voglia dire “quattro gradi più verticale” e come sentire l’angolo d’attacco. Il TrackMan ti permette di capire come (e se) funzionano determinate dinamiche nello swing. Prima non si poteva fare nulla di tutto ciò. (Sean Foley)

Foley e Justin Rose mentre analizzano i colpi al TrackMan.

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leGRANDIINTERVISTEdi

ALLA RICERCA DEL COLPO PERFETTO

® giocatori borbottare, dicendo: “Non ha mai

dovuto imbucare sotto pressione”. Ma che razza di ragionamento è questo? Pertanto, in conclusione, imbucare non è poi così importante? Se facessi una gara di putt con Justin Rose, Hunter Mahan o Lee Westwood potrei forse batterli tre o quattro volte su dieci. Ma se andassimo sul driving range e facessimo una gara di ferri 3, non ci sarebbe gara: io non ho la forza per competere con loro e non posso neanche ottenerla. In altre parole: ci sono 15 corridori alla pari con Usain Bolt dopo 40 metri; ma nessuno è alla sua altezza arrivati ai 100 metri. Come mai? È presto detto: nello stesso momento in cui lasciano i blocchi di partenza, i suoi concorrenti passano in svantaggio; Bolt è alto 198 centimetri, ha bisogno di meno falcate per compiere lo stesso tratto, i suoi piedi toccano il suolo meno spesso e subisce meno attrito. Ben Johnson faceva 50 falcate in 100 metri; Linford Christie, 46; Bolt, solo 42. Ben Johnson forse sviluppava più potenza, ma essendo alto “solo” 175 centimetri, era in svantaggio. Che consiglio daresti a chi voglia migliorare il putting (in altre parole, a tutti i golfisti)? Imparate a leggere bene i green. Spesso i giocatori non provano neanche a migliorarsi. “Puttare è solo feeling, Sean”,

I metodi “alternativi” di Sean Foley lo hanno reso il coach più richiesto.

«LO SWING NON È PER NULLA SEMPLICE: SBAGLIA IL PUNTO DI IMPATTO PER UN SOLO DIMPLE E LA PALLA TI ANDRÀ 15 METRI A DESTRA». sostengono. E io rispondo, “Certo, e leggere i green è pura matematica: una pendenza è una pendenza”. Qual è la cosa che più ti appassiona nel lavorare fianco a fianco con i migliori giocatori del mondo? Ho la grande opportunità di imparare da loro. Per esempio, un giorno parlavo con

Ian Poulter: “Poults, i miei ragazzini fanno fatica col gioco dal bunker. Tu come ti comporti quando sei in difficoltà?”. Mi ha risposto: “Vado in bunker con un ferro 9. Rendo appositamente tutto più difficile, in modo tale da rendere il colpo più facile”. Queste informazioni non hanno prezzo. N

“ECCO COSA PENSODEI MIEI ALLIEVI” JUSTIN ROSE

Un miglioramento impressionante Justin Rose è l’esempio perfetto della perseveranza. Quando è venuto da me era più o meno 80simo nel World Ranking. Cominciava ad avere grosse difficoltà. Poi abbiamo lavorato con costanza e ora ha raggiunto un livello e una consapevolezza incredibile. Fa le cose con grande consistenza e sono certo che figurerà tra i primi al mondo per moltissimo tempo.

TIGER WOODS

Ti batte sempre. Ma con classe

È un bravo ragazzo che tratta tutti molto bene. È facile e molto stimolante lavorare con lui, anche se ormai è in grado di fare quasi tutto da solo. Ha un’enorme pazienza, è molto maturo e il suo “quoziente intellettivo golfistico” è imbarazzante. Ama condividere informazioni con altri giocatori e non lesina complimenti. Secondo Lee Westwood nessuno è più veloce di lui nell’apprezzare un colpo: “Ben fatto” oppure “Che putt fantastico”. A Tiger piace batterti. Ma gli piace farlo con classe.

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LEE WESTWOOD

Un uomo pieno di valori

Stiamo ancora imparando a conoscerci, ma ho già notato un cambiamento nel giocatore. Lee è riuscito a mantenere un livello golfistico altissimo pur restando, nel contempo, un padre e un marito sempre presente. Inoltre è un uomo pieno di valori. Tutti si chiedono se vincerà mai un Major. Io penso che sia solo una questione di motivazione e a 40 anni non è facile trovarla. Di certo, però, il gioco non gli manca. (Sean Foley)


I professionisti europei tornano in Italia per la San Domenico International Pro-Am

Masseria Cimino

Masseria San Domenico

Borgo Egnazia

SAN DOMENICO INTERNATIONAL PRO-AM 8 - 9 - 10 MAGGIO 2014

L’ultima novità in calendario della PGA Europea arriva in Puglia. Dall’ 8 al 10 Maggio, i migliori PGa Pro europei scenderanno in campo per aggiudicarsi un montepremi di €40,000. A chi intende vivere un’esperienza a 360 gradi, il gruppo San Domenico Hotels propone 3 strutture uniche e straordinarie, tutte a pochi passi dal golf.


QUEST’ANNO CI PROVO DI NUOVO DI

i CAMPIONI

ART STRICKLIN

A inizio 2013 Jordan Spieth è uno sconosciuto giocatore, nelle retrovie del World Ranking. Poi, durante la stagione, vince sul Tour, centra un paio di Top Ten, incanta alla FedEx Cup, risplende alla Presidents Cup e termina la galoppata al posto 22 della classifica mondiale. In un solo anno ha bruciato le tappe tra lo stupore di tutti. A parte lui: “Ho un piano. E nel 2014 voglio riconfermarmi”

È

ancora troppo giovane per bere alcolici negli Stati Uniti. Ma sicuramente il 20enne Jordan Spieth avrebbe diritto a un piccolo bicchiere di champagne celebrativo, se guardiamo alla passata stagione. E quest’anno dovrà giocare davvero molto bene, se vuole fare meglio della sua prima stagione da pro. Nel 2013 infatti è diventato il più giovane giocatore degli ultimi 82 anni a vincere una gara del PGA Tour e ha guadagnato la cifra più cospicua di sempre (3,8 milioni di dollari) per una stagione da rookie. Ha iniziato l’anno senza status, dovendosi qualificare ogni settimana per le gare; e l’ha finito settimo nella FedEx Cup. All’inizio del 2013 era 807mo nel World Ranking; alla fine era 22mo. Ed è stato anche il più giovane americano di sempre a far parte della squadra vincente di Presidents Cup.

universitaria di successo, senza alcun contratto di sponsorizzazione da parte di un circolo e senza status per alcun Tour, è sembrata una cosa tipica di chi si sia bevuto troppo di quell’alcool che ancora non potrebbe bere.

UNA SICUREZZA CHE ARRIVA DA LONTANO “Ho molta sicurezza in me stesso”, racconta Spieth con un sorriso. “Ho sempre avuto una grande fiducia nelle mie capacità. Quando ho preso la decisione di diventare pro molte persone mi hanno detto che era una scelta sbagliata. Ma io avevo il mio piano d’azione”. Un piano che, in effetti, si è dimostrato incredibilmente vincente. La sicurezza di Spieth gli deriva da un’impressionante carriera da dilettante, in cui ha vinto l’US Junior Amateur sia nel 2009 sia nel 2011. Nel 2010 è stato invitato

DAL LICEO ALLA PRESIDENTS A maggio 2011 Spieth giocava ancora nella squadra di golf del suo liceo, con compagni che spesso faticavano a scendere sotto l’80. Dopo soli due anni, a ottobre 2013, giocava al fianco di Tiger Woods e Phil Mickelson alla Presidents Cup: un bel salto, non c’è che dire. Inoltre, nel suo primo giro di pratica a fianco del Numero Uno del mondo, ha fatto una hole in one, giusto per attirare l’attenzione. Quando Spieth ha deciso di passare al professionismo a dicembre 2012, è stato un balzo di fede e una grande scommessa: già la maggior parte delle volte avventurarsi nel competitivo mondo del Tour è un passo difficile; ma addirittura farlo dopo aver fallito il secondo Stage della Qualifying Jordan Spieth, School, nel mezzo di una carriera qui insieme a Phil Mickelson, incantato dalla Presidents Cup. | | 52 GOLF TODAY MARZO/APRILE 2014

a giocare il Byron Nelson Championship dove, a 16 anni, ha passato il taglio ed è arrivato settimo a pari merito dopo il terzo giro, finendo poi al 16mo posto. Nel 2012, è stato il dilettante che ha fatto il punteggio migliore all’US Open dell’Olympic Club. Più tardi, in quello stesso anno, ha preso parte alla squadra americana di Walker Cup che ha perso 12-14 contro il team GB&I al Royal Aberdeen. Spieth è stato messo misteriosamente in panchina il sabato mattina (una decisione di cui oggi il capitano Jim Holtgrieve si è pentito), prima di vincere due punti e mezzo su tre.

UN ANNO DAVVERO “A MILLE” “Ho sempre voluto essere il miglior golfista junior d’America, il miglior dilettante del world ranking e il golfista Numero Uno del mondo”, afferma deciso,


«QUANDO HO PRESO LA DECISIONE DI DIVENTARE PRO MOLTE PERSONE MI HANNO DETTO CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA. MA IO AVEVO IL MIO PIANO D’AZIONE».

ma senza spocchia. “E volevo fare tutto questo il più velocemente possibile”. Dodici mesi sono abbastanza ? Spieth ha raggiunto i primi due obiettivi in questo lasso di tempo. E spera di raggiungere il terzo entro la fine della stagione. Bisogna sottolineare che mentre Spieth racconta tutto ciò, non lo fa in modo arrogante o da spaccone, come Mohammad Ali agli esordi, pieno di enfasi e bravate. Jordan parla dolcemente, in modo misurato; ma realmente convinto. È abbastanza sicuro che il suo sogno accadrà presto. ®

CON RORY, AMICI E AVVERSARI “Rory ha un talento incredibile, ma la cosa più impressionante è quanto sia maturo come persona e come atleta”, racconta Jordan Spieth, che conferma una bella amicizia con McIlroy, al di là del loro antagonismo in campo. “Si è spesso preso delle colpe dai media, per me immeritatamente; è un bravo ragazzo, è molto serio. Siamo diventati amici e abbiamo giocato un paio di giri di pratica insieme. L’anno scorso ha cambiato totalmente la sua attrezzatura e io credo che sia stato troppo presto per lui. Ma è un mio parere, sia chiaro. Lui sa fare le sue scelte”.

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iCAMPIONI

QUEST’ANNO CI PROVO DI NUOVO

Spieth in azione durante il secondo giro all’Open di Muirfield: un 44simo posto che gli ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

® PIEDI PER TERRA E TESTA SULLE SPALLE

Un altro pregio di questo giovane è che ha i piedi ben saldi a terra: è educato, rispettoso e cordiale; pur mantenendo il fresco entusiasmo della giovinezza. Vive ancora vicino ai suoi genitori, a Dallas, in Texas (USA); e ha la testa sulle spalle proprio grazie alla sua famiglia e a un’affiatata cerchia di cari amici. Gli Spieth sono sempre stati sportivi: ieri, il papà di Jordan giocava a baseball al college e la mamma a basket; oggi, Jordan è un campione di golf e suo fratello minore Steve gioca nella squadra di basket della Brown University. Ma è Ellie, la sorellina disabile di 12 anni di Jordan e Steve, ad attirare le attenzioni di tutta la famiglia. E anche se non comprende a fondo quello che Jordan ha ottenuto sul campo da golf, sa ricambiare queste attenzioni. “Ellie mette tutto in prospettiva per me”, racconta Jordan. “È sempre felice per le piccole cose. E io non rimango troppo deluso per un putt mancato o una palla bagnata. Passare il tempo con lei è quello che ricorderò sempre. Mi mantiene umile e con i piedi a terra. Sento di avere una vocazione a ripagare le persone come Ellie”. Per questo, Spieth si assicura di portare a sua sorella un piccolo regalo o un souvenir ogni volta che va via. Non a caso Ernie Els è il suo modello di vita per eccellenza: non tanto per i Major che ha vinto, ma soprattutto per la cura e l’amore che gli ha permesso di raccogliere milioni per la sua Fondazione che aiuta i bambini autistici, come il proprio figlio Ben.

di nuovi. Dopo aver mancato il taglio al suo primo evento, il Farmers Insurance Open, deve essersi effettivamente chiesto se la sua decisione di passare al professionismo fosse stata davvero saggia. Ma non ha avuto tempo di rispondersi: lo hanno fatto le due Top 10 (sul Web.com Tour, a Panama e in Colombia), ottenute subito dopo e, soprattutto, il secondo posto a pari merito nel più blasonato Puerto Rico Open. Eravamo a marzo e sette giorni dopo quella gara è arrivato settimo a Tampa Bay e ha ottenuto una speciale membership temporanea per il PGA Tour, che ha portato a facili inviti dai suoi sponsor. Un nono posto all’Hilton Head in aprile gli ha fatto poi guadagnare una piena esenzione per la stagione 2014. A maggio è arrivato settimo al Colonial, prima di qualificarsi per l’US Open in una gara su 36 buche a giugno. Sull’onda della

UN MIGLIORAMENTO CONTINUO La scorsa stagione è stata un continuo migliorare per Spieth. Ha raggiunto i suoi obiettivi così spesso e così velocemente che ha dovuto continuamente programmarne

DODICI MESI DI SCALATA CONTINUA

In un solo anno Jordan Spieth è arrivato alla 22sima posizione nel World Ranking. Non male se si pensa che è partito dal posto 807... WORLD RANKING

508

GLI ALBORI SUL WEB.COM TOUR Dopo aver mancato il taglio nella sua prima gara (Farmers Insurance Open) ha ottenuto due incoraggianti Top 10 sul Web.com Tour, a Panama e in Colombia. 54 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

RUNNERUP Arriva secondo al Puerto Rico Open in marzo, guadagnando l’assegno più cospicuo della sua vita fino a quel momento: 308mila dollari. 276

215

sicurezza, le cose hanno continuato a galoppare sempre di più.

PRIMO CENTRO SUL TOUR A luglio 2013 è diventato il primo Under 20 negli ultimi 82 anni a vincere sul PGA Tour, con l’affermazione al John Deere Classic. Forse pensava solo di registrare un’altra Top 10, quando ha teatralmente imbucato dal bunker all’ultima buca, accedendo al play off con David Hearn e Zach Johnson. L’approccio di quest’ultimo alla prima buca di spareggio ha sfiorato la buca. Alla quarta, sembrava dovesse vincere Hearn (Spieth si era già tolto il cappello dietro al green ed era pronto a stringergli la mano), ma il canadese ha mancato la buca da un metro e mezzo. Alla fine ha vinto Spieth alla quinta buca di spareggio. Questo ha significato, oltre alla qualifica per il Masters 2014, che

LA CARTA PER IL TOUR 2014 La sua terza Top 10 sul Tour principale arriva in aprile all’RBC Heritage a Hilton Head, e gli dà piena esenzione per la stagione 2014, all’età di 19 anni. 175

MEMBERSHIP TEMPORANEA Una settimana dopo, un’altra Top 10 sul Tour principale (settimo al Tampa) gli fa guadagnare una speciale membership temporanea per il PGA Tour, di conseguenza non ha limiti agli inviti degli sponsor. Tempo per rilassarsi? Zero!

140 IL PRIMO MILIONE Poco dopo aver superato il milione di dollari nei guadagni di stagione in giugno, segna birdie in tre delle ultime quattro buche della gara di selezione per l’US Open, qualificandosi per Merion.


stagione o addirittura cercare di fare meglio, se possibile”. È stato il primo giocatore dopo Tiger Woods a guadagnarsi in una stagione la carta piena per il Tour partendo da una posizione di “no status”: è ovvio che ci si aspetta molto da lui.

MAJOR: DELUSIONE E RISCATTO

Hole in one alla Presidents Cup: si congratula pure (e non avrebbe potuto fare altrimenti) il Numero Uno Tiger Woods. Spieth ha dovuto cancellare in fretta i suoi piani per il weekend e volare subito a Edimburgo per l’Open a Muirfield. Ancora comprensibilmente sotto shock, la sua frase più straordinaria in conferenza stampa dopo la vittoria è stata: “Sono un po’ preoccupato, perché ho solo polo a maniche corte per andare in Scozia”. Per la cronaca, va detto che il soprannome di Spieth all’Università del Texas era “Meteorologo” per la sua inspiegabile capacità di azzeccare sempre le previsioni del tempo e fare i bagagli di conseguenza.

UNA CRESCITA INCONTENIBILE Un mese dopo l’Open, Spieth ha sfiorato di nuovo la vittoria, lasciando il play off di due buche a Patrick Reed al Wyndham Championship. Ne è seguita un’incredibile corsa nei Play Off della FedEx Cup (dove finì 19mo, quarto, 16mo e secondo) e alla

fine è arrivato l’ingresso nel team di Presidents Cup. Non contento di finire così, ha terminato l’anno giocando in un evento WGC a Shanghai e all’esclusiva gara di Tiger in California. Va da sé che alla fine di un anno tanto straordinario, l’attenzione mediatica nei confronti di Spieth sia cresciuta esponenzialmente. Era passato dal nulla all’essere miliardario in un battito di ciglia.

ORA DEVE CONFERMARSI Il problema adesso è che quest’anno Spieth deve cercare di fare meglio. O, almeno, confermarsi. Come ha detto il suo compagno di Presidents Cup Steve Stricker, la sua sfida più grande quest’anno dovrebbe essere ripetere la sua impressionante corsa. “Ha fatto incredibilmente bene l’anno scorso”, ribadisce Stricker. “È riuscito a emergere in modo prepotente. Ma la vera sfida, adesso, è riconfermarsi durante questa

SCRIVE LA STORIA In luglio diventa il giocatore più giovane degli ultimi 82 anni a vincere sul PGA Tour, imbucando dal bunker alla 72ma buca del John Deere Classic e vincendo il play off. 59

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QUASI UN’ALTRA VITTORIA Avrebbe dovuto vincere di nuovo, questa volta al Wyndham Championship, quando il drive di Patrick Reed alla seconda buca di spareggio vola a due metri dalla linea del fuori limite. Ma Spieth arriva secondo. 36

L’OPEN A MUIRFIELD Dopo la sua vittoria, Spieth deve cancellare il suo weekend di vacanza e volare immediatamente in Scozia, per giocare l’Open. Un giro di pratica con Rory, un primo giro in 69 e il piazzamento finale al 44mo posto.

“Adesso devo cercare di dare seguito alla passata stagione”, ammette Spieth, che si rende conto delle aspettative su di lui. “Per me il 2013 è stato fenomenale. Ciò che ho ottenuto l’anno scorso è stato più di quanto potessi mai sognare. Anche se, onestamente, i Major mi hanno lasciato l’amaro in bocca”. Già, i Major: Jordan ha fallito la qualificazione al Masters, ha mancato il taglio all’US Open e al PGA Championship e ha concluso 44mo all’Open. “Queste gare le aspetti dall’inizio dell’anno. Ti prepari per queste prove. Giochiamo per vincere i Major. Ne sono uscito un po’ deluso. Stavo giocando così bene prima di queste gare, in campo e in pratica, e poi non ce l’ho fatta in nessuna delle quattro”. Con la sua vittoria sul PGA Tour al John Deere, Spieth si è già qualificato per il Masters del mese prossimo. E, data la sua posizione nel world ranking, sembra sicuro di giocare negli altri tre Major, a Pinehurst, Hoylake e Valhalla. “Non puoi approcciarli diversamente dalle altre gare”, spiega. “Non puoi cambiare il tuo punto di vista, anche se sai che sono diverse. Vincere un Major può essere una svolta nella carriera e nella vita. Penso che tutti lo sappiano, ma devi comunque approcciarle nello stesso modo”. Il 27 luglio Spieth compirà 21 anni. Quindi, se vincesse l’Open a Hoylake, sarebbe ancora legalmente troppo giovane per bere champagne dalla Claret Jug; ma se vincesse l’US PGA Championship, un mese dopo a Valhalla, aspettiamoci che recuperi i brindisi persi direttamente dal Wanamaker Trophy. Alla salute (del bel gioco)! N

SOGNI DI CALIFORNIA Finisce la stagione ottenendo un invito all’elitario evento di Tiger (solo 18 giocatori) a Sherwood, dopo un’altra Top 20 all’evento WGC di Shanghai. È tempo di prendersi una pausa, dopo aver depositato 3,8 milioni di dollari in banca. 24

22 DIVERTIMENTO FEDEX Un’incredibile corsa nei play off della FedEx Cup (19mo, quarto, 16mo e secondo) termina con un altro secondo posto al Tour Championship. Poi ottiene tre punti su quattro nella squadra vittoriosa di Presidents Cup. MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 55


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GRANDI IDEE CHE RENDERANNO SPETTACOLARE IL TUO GIOCO NEL iDOSSIER

Ok, su alcune cose abbiamo simpaticamente (e volutamente) calcato la mano. Ma tra qualche disinvolta assurdità, eccoti una serie di consigli e indicazioni che possono veramente rendere utile e divertente ogni tuo ingresso al club DI

STUART HOOD

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1.GIOCA SULL’ULTIMISSIMO CAMPO INGLESE... In Italia abbiamo ottimi campi e strutture all’avanguardia. Ma è l’Inghilterra la vera patria del nostro Gioco. Nel 2014 in Gran Bretagna aprirà un solo campo a 18 buche, il Cathedral Course a Ramside Hall, vicino a Durham. È un par 72 lungo 6.583 metri. “Abbiamo in programma di aprire le prime 9 buche a luglio e le altre 9 a settembre”, racconta l’architetto del campo, Jonathan Gaunt. “Diverse buche sono costruite su una collina e pertanto in alcuni punti il paesaggio è molto esposto; ma il percorso è stupefacente e la vista eccezionale. Puoi vedere l’Angelo del Nord (una scultura contemporanea che si trova a 16 km dal campo) dal tee della 15 e la Cattedrale di Durham dalla 16”. Gaunt è ovviamente di parte; ma i nostri “cugini” di Golf World, che hanno effettivamente testato il tracciato, ci hanno confermato che il campo è veramente eccellente. Presenta diversi par 4 difficili e numerosi ostacoli d’acqua, ma la buca che tutti ricorderanno è la 12 (par 3): “È stata paragonata alla 12 di Augusta”, ci hanno garantito. Info: www.ramsidehallhotel.co.uk

2....O SU QUELLO PIÙ ANTICO DEL MONDO Siamo sempre in Gran Bretagna, per la precisione a Musselburgh, in Scozia. Prove documentali rivelano che al Musselburgh Old Links si giocava già nel 1672. Aggiungici il fatto che abbia ospitato sei Open Championship e sicuramente penserai che il


colorito, con capitoli dai titoli indicativi: “Vita sul bus dell’ubriaco”,“Vincere in grande e perdere ancora più in grande”, “La puttana sopravvive agli arresti domiciliari” e altre amenità del genere. Tra le rivelazioni, veniamo a sapere che una volta John perse al gioco 1,65 milioni di dollari in una notte a Las Vegas, mentre un’altra urinò sulle pareti di casa allorché l’imbianchino sbagliò colore.

Musselburgh sia un campo privato impossibile da giocare. Ma non è così. È un percorso 9 buche aperto a tutti; e giocare costa solo 13 sterline, cioè poco più di 15 euro. Info: musselburgholdlinks.co.uk

3.CHIEDI CONSIGLIO AD HANK HANEY Quando la tua palla va sempre a sinistra e non ne capisci il motivo, a chi ti puoi rivolgere? Ad Hank Haney, su twitter! Non stiamo scherzando: l’ex coach di Tiger Woods dà veramente consigli attraverso il suo account. Sintetizza i tuoi problemi in 140 battute, twitta con @hankdhaney e poi aspetta: ci vorrà qualche giorno, ma il coach spesso risponde. Ovviamente devi scrivere in inglese...

4.VAI A LEZIONE DA BUTCH HARMON Butch Harmon è stato nominato insegnante Numero 1 al mondo più volte di quante tu abbia fatto un doppio bogey dopo un birdie. La sua lista di “allievi” comprende Phil Mickelson e Dustin Johnson, ma anche tu puoi prendere una lezione da lui. Ti costerà cara, ovviamente: a partire da 2.100 dollari avrai due giorni di lezione con lui e il suo staff di pro alla Butch Harmon School of Golf di Las Vegas e un pernottamento di tre notti al Caesar’s Palace. A cui devi aggiungere i costi del viaggio. Info: www.butchharmon.com

5.GIOCA SUL PUTTING COURSE PIÙ SPETTACOLARE CHE CI SIA Il Punchbowl Course, a Bandon Dunes, in Oregon (USA), apre a maggio e rappresenta senza dubbio la più grandiosa esperienza di golf che qualsiasi giocatore possa mai vivere con un putter in mano. “Qui trovi ogni tipo di putt che puoi immaginare; e, probabilmente, anche qualcuno che non hai mai nemmeno sognato”, sorride Tom Doak, che ha disegnato il diabolico putting course da 18 buche. Ok, è un po’ lontano; ma già che sei lì, potresti anche giocare gli altri tre percorsi, tutti classificati nella Top 50 dei campi americani. Info: www.bandondunesgolf.com. Se, però, non riesci ad andare fino in Oregon, puoi diventare il re del putt qui: Q Himalayas, St Andrews: questa avventura di putting tutto saliscendi è unica al mondo. È anche insolitamente economica (un paio di sterline), divertente, facile e veloce da girare. Info: www.visitstandrews.com. Q Gidleigh Park, Devon: questo rilassante short test serpeggia, sempre in condizioni perfette, in un contesto di erica e acqua davvero meraviglioso e comprende buche lunghe fino a 45 metri. È gratuito per gli ospiti del Hotel. Info: www.gidleigh.com Q Amberley Castle, Sussex: posta all’ombra delle torrette di un castello del primo XII secolo e circondata da due laghetti pieni di pesci, questa gemma da 18 buche è al suo apice tra luglio e agosto. Free per i residenti e gli ospiti dell’hotel. Info: www.amberleycastle.co.uk Q Mount Juliet, County Kilkenny, in Irlanda: questo percorso sensazionale è la sede dell’Irish National Putting Championship. Mini bunker e laghetti fanno da ostacoli; interruzioni delicate fanno da grattacapo. Info: www.mountjuliet.ie

6.EVITA I CATTIVI MAESTRI Bisogna ammettere che il matrimonio di John Daly con la quarta moglie Sherrie Miller è stato decisamente complicato. La vita stessa del giocatore americano, del resto, è stata abbastanza movimentata, tra problemi di alcolismo, cause legali e dipendenza dal gioco (quello d’azzardo, non il golf!). A noi italiani un brutto colpo lo inflisse - ma qui siamo in ambito sportivo, ci può stare nel 1995, quando sconfisse al playoff il nostro Costantino Rocca al British Open. Come spesso accade con le star, la ex Signora Daly ha pensato bene di spiattellare ai quattro venti i retroscena di una relazione burrascosa. Ne è uscito un libro

7.SCEGLI BENE IL TUO SET DI BASTONI Non credere a tutto quello che leggi sul fondo del tuo bastone. “Anche se ci sono le lettere PW incise sul fondo della maggioranza dei pitching wedge, in realtà dovrebbe esserci scritto 9”, rivela il produttore di bastoni su misura Tom Wishon (www.wishongolf.com). “Una volta un pitching wedge era 48º o 49º, oggi è più probabile che sia 41º o 42º”. Perché, quindi, devi fare attenzione? Perché il tuo sand wedge è ancora 54º o 55º, il che vuol dire che hai molto loft e una lacuna di distanza nel tuo set. “Di solito, se hai un gap di più di sei gradi tra il pitching e il sand wedge, ti costerà qualche colpo”, continua Wishon. “Per questo voglio avvisare tutti i giocatori di controllare l’esatto loft dei propri pitching e sand. Se la differenza è meno di sei gradi, può andare bene. Altrimenti è necessario colmare la lacuna con un gap wedge”. Una seduta di fitting per verificare la tua situazione ti toglierà ogni dubbio.

8.ORGANIZZA LA TUA RYDER CUP Mettere insieme la tua Ryder è semplice e divertente come guardare quella vera. Scegli il o i campi su cui vuoi giocare, recluta 8, 12, 16, 20 o 24 amici, dividili in due team, eleggi i capitani, concorda gli handicap, inventa la maglia delle due squadre e ci sei quasi. Effettua il sorteggio per il primo giorno, prendi qualche birra e lascia che il gioco abbia inizio.

9.VAI A VEDERE IL FILM SU BALLESTEROS Lo sappiamo: di solito i film sul golf sono orrendi. Ma “Seve”, il lavoro di Stephen Evans, sarà diverso. Racconta in modo delicato e documentato la vita del golfista più carismatico della storia, con un mix di filmati girati da attori e veri documentari del grande uomo. Un docu-film avvincente, il cui backstage abbiamo già raccontato (v. Golf Today nº 15 pag. 52), che uscirà nelle sale nel corso dell’anno.

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10.PROVA IL MINI GOLF PSICHEDELICO Hai letto bene. Nascosto sotto un Cafè a Gorlitzer Park, a Berlino, si trova il Schwarzlicht Minigolf. Per 5,5 euro ti danno gli occhiali 3D e ti guidano al primo tee, per un’esperienza di golf bizzarra attraverso cinque stanze, 18 buche e una serie infinita di dipinti ultravioletti. Ogni buca è divertente e alcune opere d’arte sono incredibili. Curioso. Simpatico. Info: www.indoor-minigolf-berlin.de

11.SEGNA IL 26 SETTEMBRE

Q Turnberry, Ayrshire: Ailsa e Kintyre, da 180 sterline Q Carton House, Co Kildare: Montgomerie e O’Meara, 79 sterline Q Fairmont St Andrews, Fife: Kittocks e Torrance, 115 sterline Q Celtic Manor, Gwent: Montgomerie e Roman Road, da 69 sterline Q The Lodge at Prince’s, Kent: Prince’s (golf illimitato), 110 sterline Q The Belfry, Warks: Derby e PGA National, 89 sterline

È il primo giorno della Ryder Cup, a Gleneagles. Chiedi le ferie per tempo!

17.VAI ALL’ITALIAN OPEN...

14.FAI SEMPRE UN PO’ DI STRETCHING

12.VAI IN CAMPO CON L’HOVERCART Grande notizie: il caddie/hovercraft, tipo quello di Bubba Watson, esiste davvero. E, ancora meglio, è disponibile per l’uso/noleggio al pubblico: 175 dollari per 18 buche. Lo trovi in Ohio (USA) al Windy Knoll Golf Club. Buon viaggio. Info: www.windyknollgolfclub.com

13.GIOCA IN UN RESORT INGLESE DI PRIMA CLASSE Te l’abbiamo detto: la vera patria del golf è l’Inghilterra e se vuoi essere un vero giocatore devi, almeno una volta nella vita, metterti alla prova su un campo inglese. Un weekend veloce all’insegna della tua passione. Pensi che sia troppo costoso prenotare i migliori golf resort di Inghilterra e Irlanda? Ti sbagli: se combini un paio di giri veloci e una notte in hotel, puoi ottenere interessanti facilitazioni in posti fantastici come questi: 58 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

L’allungamento muscolare è importante come riscaldamento prima di un giro e per favorire il cool down alla fine delle 18 buche. Impara a prenderti cura dell’elasticità e della flessibilità di muscoli, articolazioni e legamenti. Deve diventare un’abitudine: il tuo score ti ringrazierà. Ricordati di non forzare mai l’estensione, non devi raggiungere la soglia del dolore ma allungarti in modo naturale. Con il tempo e la pratica imparerai a riconoscere i segnali del tuo corpo. Anche in campo, di tanto in tanto, datti una “tiratina”. Essere elastici permette di avere uno swing più rotondo e armonioso.

15.GIOCA PER BENEFICENZA È risaputo che donare rende felici. Noi sappiamo che anche giocare a golf rende felici. Quindi perché non combinare le due cose almeno una volta durante questo 2014? Golf e charity, del resto, sono sempre stati alleati. Pensaci. E fai la tua parte.

16.SCOPRI LA TUA VERA DISTANZA Colpisci venti palline con ogni bastone e traccia i colpi col GPS o un’app specifica. Ignora i due colpi più lunghi e i due più corti e calcola la media degli altri 16. In un pomeriggio avrai un’indicazione molto reale della tua distanza con ogni bastone. Una consapevolezza che, in gara, può salvarti lo score.

Per noi italiani è l’evento più importante della stagione. L’Italian Open, 71sima edizione, quest’anno, inoltre, ha un’importanza agonistica particolare: è l’ultima gara ad assegnare i punti per la classifica di qualificazione alla Ryder Cup di Gleneagles, nonché l’ultima occasione per i giocatori ancora “in bilico” di farsi notare dal capitano Paul McGinley che, due giorni dopo la conclusione del torneo, comunicherà le sue Wild Card. Segnati dunque in agenda che dal 28 al 31 agosto devi essere presente al Circolo Golf Torino La Mandria, che ospita la manifestazione per il secondo anno consecutivo. Vivere sul campo, in prima persona, un evento dell’European Tour è un’occasione da non sprecare: il field dei giocatori è estremamente qualificato (tanto più quest’anno, con la Ryder dietro l’angolo) e il gioco espresso è di livello altissimo. Una giornata al “Torino” può realmente insegnarti molto, oltre a farti divertire. Noi di Golf Today ovviamente saremo presenti. E ti aspettiamo...

18....E SEGUI PURE I MAJOR La trasferta a Torino per l’Italian Open (28/31 agosto) è obbligatoria. Poi, puoi seguire anche i quattro Major, che garantiscono sempre emozioni palpitanti. I tre tornei americani, al di là dell’oceano, te li guardi in tv. Se, invece, volessi essere presente al British Open (17/20 luglio), sappi che è piuttosto caro, a meno che non prenoti presto: fissa subito un hotel economico a Liverpool mercoledì 16 luglio e spendi 65 sterline (poco meno di 80 euro) per guardare la gara il giovedì, che è sempre il giorno migliore per gli spettatori. Se, oltre a guardare, vuoi anche giocare a golf, visita www.englandsgolfcoast.com al più presto. Propone pacchetti speciali per la settimana dell’Open.

19.VAI IN PALESTRA In campo pratica affini fondamentali e tecnica. Ma è in palestra che metti a punto il tuo “motore”. Non è necessario fare tanto, è sufficiente qualche seduta purché fatta con costanza e regolarità. Entra in palestra, spiega al trainer che giochi a golf e vuoi un workout di supporto al tuo gioco. L’istruttore valuterà il tuo stato di forma, i tuoi obiettivi e definirà un programma di allenamento su misura per te. E ricordati: in palestra il “fai da te” è pericolosissimo.


20.ALLUNGA IL TUO DRIVE

“Per guadagnare metri preziosi devi semplicemente avere un angolo di attacco positivo”, assicura Joe Miller, ex campione mondiale (e oggi europeo) di Long Drive. “La maggior parte degli amateur colpisce la palla in basso; invece, il segreto per ottenere grandi distanze è tenere la palla in volo il più possibile, cosa che ottieni colpendo la palla nella parte alta dello swing. Per aiutarti a raggiungere questo obiettivo, prova allora queste tre cose: anzitutto, poni la palla su un tee alto (io, ad esempio, ne uso uno di 10 cm); in secondo luogo, allinea la palla con l’alluce del tuo piede e non con il tallone; infine, fletti un poco l’angolo della colonna vertebrale quando stai per impattare. Questo ultimo punto ti darà l’angolo di attacco positivo di cui hai bisogno per far rimanere la palla in volo di più e, quindi, farla atterrare più lontana. Attenzione però: se segui la procedura in modo corretto, potresti iniziare a colpire la palla troppo alta. Se succede, niente panico: diminuisci di un paio di gradi il tuo driver”.

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Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO IV | N. 23 | MARZO/APRILE 2014 | EURO 7

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COSÌ LA TUA STAGIONE SARÀ INDIMENTICABILE

21.ABBONATI A GOLF TODAY

Questo giornale arriva anche al tuo club, ma spesso non lo trovi perché - ci dicono un po’ tutti i Circoli - va a ruba TEMPO DI MAJOR in poco tempo. Per assicurarti la tua copia personale vai sul nostro sito www.golftoday.it, resisti alla tentazione di incantarti sulla nostra web tv, e procedi alla sottoscrizione dell’abbonamento per 10 numeri a 50 euro. Non perderai più alcun numero. Poi torna pure indietro a goderti i vari video del nostro insuperabile Alessandro Bellicini e del suo staff. ISSN 2039-7046

presto, metti in sacca sei o sette bastoni e provaci. Se diventi abbastanza bravo potresti partecipare allo Speed Golf World Championship 2014 a Bandon Dunes il 25 ottobre. Attenzione però: lo standard è incredibilmente alto. Il vincitore dell’anno scorso, Rob Hogan, ha segnato 77 e 79 in 39’31” e 41’24”.

24.SFIDA IL CAMPO PIÙ LUNGO AL MONDO bastone. Un sogno che, però, costa quasi 20mila dollari. Fortunatamente molti maestri lo usano per le loro lezioni o clinic e ci sono alcuni centri che offrono questo servizio. Info: www.intergolf.it

23.GIOCA LO SPEED GOLF Ecco il perfetto antidoto alle cinque ore di golf. Speed golf è una gara in cui il tuo tempo è importante quanto il tuo score. Devi girare il campo il più velocemente possibile, correndo tra colpi e buche. Un giorno svegliati

Dimentica l’idea di una tranquilla camminata. Il Nullarbor Links in Australia non è certo una passeggiata. Il campo, 18 buche par 72, è lungo 1.365 km e corre lungo la soleggiata Eyre Highway, da Kalgoorie (ovest) a Ceduna (sud). “Giochi una buca in ogni città toccata dalla strada. Alcune buche sono ricavate in prossimità di locande o motel a bordo strada”, spiega Alf Caputo, il Course Manager. Gli ostacoli includono serpenti, corvi, canguri e il terreno accidentato dell’outback australiano. Il green fee costa 70 dollari australiani (46,5 euro). Info: www.nullarborlinks.com

TRA I MILLE COLORI DI AUGUSTA, VA IN SCENA IL MASTERS

22.PRENOTA UNA SESSIONE CON IL TRACKMAN Lee Westwood ci crede ciecamente. E anche Ian Poulter. Pure Justin Rose. E, con loro, altri 160 top pro. A cosa? Semplice: al più eccellente strumento di training, un computer che analizza ogni singolo dettaglio del tuo swing e del tuo volo di palla, permettendoti di vedere esattamente dove devi migliorare con ogni

25.TRASFORMA IL TUO PUTT CON UN GRIP PIÙ SPESSO Sul green sei messo male? Prima di cambiare il tuo putter (ma è davvero colpa del bastone?) prova un grip oversize, come hanno fatto Jason Dufner e Miguel Angel Jimenez. “Un grip più spesso ti fa puttare con i pollici paralleli”, rivela il top coach Denis Pugh. “Forse ti ci vorranno un po’ di aggiustamenti, ma ti aiuterà a migliorare i tuoi colpi, perché ti consente di colpire la palla con meno rotazione della faccia”.

«Il segreto per ottenere grandi distanze è tenere la palla in volo il più possibile», parola di Joe Miller. MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 59


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45 GRANDI IDEE CHE RENDERANNO SPETTACOLARE IL TUO GIOCO NEL 2014

possa fare se vuole godere davvero al massimo del suo gioco. Già comprare bastoni standard senza chiedere consiglio è un errore. Se poi non li personalizzi nemmeno, cambia sport. Una seduta di fitting, al contrario, deve diventare un’abitudine per ogni giocatore.

28.FAI UN GIRO CON UN SOLO BASTONE

26.GIOCA DI NOTTE “Organizziamo 4 palle la migliore o Louisiane a squadre in notturna, in circoli di tutto il Paese”, assicura Mark Goodwin, direttore della Night Golf Company. Giocare di notte - un esperimento tutto inglese (da noi, al momento, non sono note iniziative del genere; se vuoi provarci devi andare là) - è, a detta degli organizzatori, davvero divertente. Sicuramente è stravagante; ma perché non provarci almeno una volta? “Costa circa 20 sterline e la maggior parte dei club è più che felice di accogliere i partecipanti”. Ok. Ma come si fa a vedere al buio? “Illuminiamo i fairway di 4/6 buche come alberi di Natale: mettiamo una serie di luci verdi a led intorno ai green, usiamo bandierine speciali visibili da 350/450 metri e consegniamo delle palline dotate di due led al centro”, prosegue Goodwin. “È tutto molto visibile. Ma sono le palline a lasciare stupefatti: grazie ai led puoi vedere la loro scia di volo, uno spettacolo davvero suggestivo che, di giorno, è impossibile”. Info: www.thenightgolfcompany.com.uk

27.PERSONALIZZA LA TUA ATTREZZATURA Non essere superficiale: il fitting non è solo per i grandi giocatori, ma è la cosa migliore che qualsiasi golfista

Per quanto possa sembrarti assurdo (e, in effetti, lo è), prova a fare 18 buche usando sempre e solo lo stesso bastone. Bubba Watson l’anno scorso ci ha provato e ha segnato 81 al Pelican Hill Golf Club, in California, con un ibrido 20º Ping. Purtroppo tu non sei Bubba Watson e quindi avresti serie difficoltà a girare con un ibrido 20º. Ma giocare 18 buche con un ferro 7 ti insegnerebbe molte cose. “In termini di gioco lungo, usare un solo bastone ti obbliga a pensare a strategie alternative di gestione del campo”, spiega Mike Walker, top coach dell’European Tour. “Ma il beneficio principale si vedrebbe nel gioco corto. Hai bisogno di una buona tecnica per approcciare con un ferro 7, quindi giocare un intero giro con quel bastone ti sarebbe davvero d’aiuto”.

29.POSA NUDO PER UN CALENDARIO DI BENEFICENZA Non ridere. Quest’anno le socie del Greenacres Golf Club, in Nuova Zelanda, hanno realmente posato come mamma le ha fatte per raccogliere fondi per il loro circolo, in occasione del suo 75mo anniversario. Si tratta del Sharpies/Greenacres 2014 Ladies Calendar (erano definiti “sherpies” gli appartenenti a bande giovanili suburbane, diffuse in Australia negli anni Sessanta e Settanta). Non è noto il ricavato dell’operazione.

30.PORTA SUL GREEN I GOOGLE GLASS I Google Glass dovrebbero arrivare intorno a metà anno, ma Derek Ross, un tester appassionato di Big G, ha già potuto provare i “computer da testa” sul campo da golf. Ha scoperto che sono grandiosi per fare foto del campo (basta guardare in direzione del paesaggio che vuoi catturare e dire “scatta”) e per registrare i propri colpi, in modo da poter verificare quanto si sia allineati e quanto si mantenga la testa sulla palla. Inoltre, Golfsight e iCaddy - le prime due app del prodotto - verranno rilasciate a breve. La prima ti permette di produrre un video con i momenti clou di ogni tuo giro; e la seconda mostra le distanze e suggerisce il bastone da usare, come se fosse il tuo caddie in carne e ossa.

31.PARTI PER UNA CROCIERA DI GOLF Smettila di cercare voli economici, lamentarti delle tariffe sui bagagli e agitarti per i transfer. La nuova moda per le vacanze di golf è via mare: Golf Plus Cruise è un operatore specializzato in crociere esclusivamente (ed esclusive) per golfisti. Porta i giocatori in destinazioni come Bay Hill, Bermuda e Dubai, per una vacanza all’insegna di swing, ferri e dimple, con intrattenimenti anche per tutta la famiglia. A catalogo anche viaggi più abbordabili nel bacino del Mediterraneo, ovviamente sempre a tema golf. Info: golfpluscruise.com 60 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


32.VIENI A “GIOCARE” SULL’EUROPEAN TOUR Ok: 230 euro per giocare sul West Course di Wentworth a dicembre (o più di 400, per giocarci a giugno) possono essere un pochino esagerati. Ma se cerchi bene, potrai scoprire che ci sono anche ghiotte occasioni per metterti alla prova sui campi del circuito europeo 2014. Ecco qualche suggerimento per provarci: Q Royal Aberdeen, ad Aberdeen, in Scozia (in foto): sede dell’Aberdeen Asset Management Scottish Open. Green fee da 70 sterline (84 euro); info: www.royalaberdeengolf.com Q Le Golf National Albatros, a Guyancourt, in Francia: sede dell’Alstom Open de France e della Ryder Cup 2018. Green fee da 70 euro dalla fine di marzo; info: www.golf-national.com Q Clube de Golfe do Santo da Serra, a Machico, Isola di Madeira, in Portogallo: sede del Madeira Islands Open. Green fee da 110 euro; info: www.santodaserragolf.com Q Oceanico Victoria, a Vilamoura, in Portogallo: sede del Portugal Masters. Green fee con pacchetti da 231 euro (compresi giri all’Oceanico Old e Oceanico Millenium); info: www.oceanicogolf.com

33.ADOTTA LA PALLA ADATTA Forse non sapevi che il 75 per cento dei golfisti ha una velocità di swing minore di 170 km/h, ma la metà di loro usa una palla che è disegnata per un veloce professionista del Tour. Trovare la palla giusta per la velocità e le caratteristiche del tuo swing può darti 10 metri extra di distanza nel drive e ti può aiutare a realizzare colpi più precisi su base più regolare. Bridgestone, Titleist e Srixon propongono un servizio personalizzato per le palline attraverso i loro siti web, oltre a demo day in cui potrai trovare la tua pallina grazie ai simulatori.

34.VISITA LA PIÙ BELLA 19maBUCA AL MONDO Breaking News: l’esperienza culinaria più grandiosa nel golf non è un panino alla bouvette. È una cena al MB Restaurant al Ritz Carlton Abama Golf & Spa Resort di Tenerife, che ha appena ricevuto la sua seconda stella Michelin.

35.PROVA UNO SWING DA BRIVIDO Ok, non possiamo garantirti che diventerai un campione di snow golf. Ma possiamo assicurarti che che in Val d’Isère dal 27 al 30 marzo prossimi va in scena il Val d’Isère Winter Golf 2014, dove giocare a golf sulla neve delle montagne francesi. Info: www.valdisere.com

36.SCOPRI LA SVEZIA PRIMA DEGLI ALTRI Il Paese è stato di recente nominato “Undiscovered Golfing Destination of the Year” agli International Association of Golf Tour Operators (IAGTO) Awards. La Svezia conta 480 percorsi, compresi i magnifici Bro Hof Slot, Barseback e Halmstad. Insomma, se stai programmando le tue ferie estive all’insegna del bel gioco, tieni presente anche questa eventualità.

La 8 (par 3, 134 metri) del Royal Aberdeen GC, il campo scozzese che ospita lo Scottish Open. MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 61


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45 GRANDI IDEE CHE RENDERANNO SPETTACOLARE IL TUO GIOCO NEL 2014

37.RISCALDATI CON UNA FASCIA ELASTICA Gli scienziati della Sheffield Hallam University, in Inghilterra, hanno recentemente completato uno studio sugli effetti che diversi programmi di riscaldamento hanno sulle performance dei più grandi golfisti al mondo. Hanno testato la lunghezza e la precisione dei tee shot di 15 giocatori dopo tre diversi tipi di warm up e hanno scoperto che, mentre questi non hanno impatto sulla precisione, influiscono invece parecchio sulla distanza. Infatti, i golfisti che hanno fatto un riscaldamento pre gara anche di soli dieci minuti mediante una fascia elastica hanno colpito la palla 13 metri più lontana.

40....E QUESTE GOLF WAG

Q Paulina Gretsky: l’account Instagram della fidanzata di Dustin Johnson è uguale a quello del golfista. L’unica differenza è che lei ha più foto di baci, drink e bagni di sole. Q Amanda Dufner: la dolce metà di Jason Dufner carica fantastici scatti “dietro le quinte” di suo marito al lavoro. Q Lindsey Vonn (in foto): quasi il 90% dei suoi upload riguarda lo sci o il lavoro. Ma se vai oltre, troverai alcun perle che riguardano il suo ragazzo Tiger Woods colto di sorpresa.

42.COMPRA UN PAIO DI PANTALONI “ELEGANTI” Ogni golfista ha bisogno di un paio di pantaloni un po’ “originali”, da indossare in occasione di un weekend di festa o di vacanza o di beneficenza. Nell’ultima collezione Loudmouth puoi trovare i Paint Balls, i Crak! o i Merlot&Chardonnay. A tua scelta, secondo la fantasia e l’umore del momento. Info: uk.loudmouthgolf.com

43.FAI UN GIRO IN AZERBAIJAN

38.AMMIRA IL PERCORSO

Non vedi il motivo per farti una vacanza in Azerbaijan? Considera, allora, che il Paese di recente ha aperto il suo primo campo da golf. Il National Azerbaijan Golf Club è un par 72 lungo 6.393 metri e ha aperto lo scorso autunno. È situato vicino alla capitale Baku e sembra spettacolare. I green fee devono ancora essere confermati per il 2014.

Un recente studio americano ha chiesto a 2.000 golfisti cosa li rende felici durante un giro. Stranamente la risposta non è stata un buon ritmo di gioco o un colpo riuscito bene. Le tre risposte più votate sono state, in ordine crescente: uno score buono, un disegno del campo interessante e, in cima alla classifica, buone condizioni del tracciato.

44.SCOMMETTI CHE TIGER VINCERÀ DI NUOVO UN MAJOR 39.SEGUI QUESTI GIOCATORI SU INSTAGRAM...

Q Dustin Johnson: un’affascinante galleria fotografica della vita che faresti se tu fossi uno sportivo di prima classe che viaggia per il mondo con la sua fidanzata modella. Q Rickie Fowler: un quarto delle foto sono relative al golf, un quarto agli sponsor, un quarto alle sue macchine e un quarto al suo amore per gli sport estremi. Q Jordan Spieth: il PGA Tour Rookie of the Year è un vero professionista quando si tratta di postare foto. Alcuni dei suoi colpi in campo sono eccellenti. Q Keegan Bradley: l’ex campione US PGA ama postare foto di tramonti, scarpe e cose con su scritto il suo nome. Non molto costante; ma pubblica le immagini più bizzarre, assolutamente da vedere. Q Michelle Wie: la maggior parte delle proette del LPGA Tour riempie il proprio account con immagini di cani e cene di gala. La Wie è diversa. C’è molta grande azione sul campo e tanto humour. Q Ben Crane: un minuto posta una foto in memoria del grande Payne Stewart e un minuto dopo uno scatto dei costumi di Halloween della sua famiglia. 62 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

41.DIVENTA UN VERO “EXPERT GOLF” Dal 1º gennaio 2014 gli smartphone possono essere utilizzati in gara come dispositivi per la misurazione della distanza. Questa condizione è comunque subordinata al fatto che nelle regole locali il circolo consenta l’utilizzo dei dispositivi per la misurazione della distanza. Insieme all’applicazione GPS, però, non ne devono essere installate altre che infrangano le regole. Alcune app GPS, infatti, danno consigli sul bastone da usare e sono quindi ancora vietate. “Expert Golf” rappresenta un’importante eccezione in quanto è assolutamente conforme alle regole.

Non ne ha più vinti dal 2008 ma i Major quest’anno si giocheranno ad Augusta, Pinehurst No.2, Royal Liverpool e Valhalla. Woods ha vinto il Masters ad Augusta nel 1997, 2001, 2002 e 2005. Ha vinto l’Open al Royal Liverpool nel 2006. L’US PGA a Valhalla nel 2000. Ed è arrivato terzo all’US Open a Pinehurst nel 1999 e secondo nel 2005. “Quest’anno sarà buono”, ha affermato il Numero Uno. “Non vedo l’ora di giocare sui quei quattro campi, mi piacciono e ovviamente ci ho già giocato bene”.

45.ASCOLTA DUE DJ SHOCK: POULTER E STENSON Due nuovi e dinamici presentatori stanno per invadere le onde radio. Henrik Stenson e Ian Poulter hanno firmato un accordo di collaborazione con SiriusXM, una piattaforma radio satellitare. Stenson si propone di offrire agli ascoltatori “un semplice sguardo sulla vita in campo e fuori”; mentre Poulter vuole parlare di tutto, dalla Formula 1 alla moda. “Chi mi conosce”, ha sottolineato Poults, “sa che non ho mai ritrosìe nel condividere le mie opinioni. Quindi per me tenere una mia trasmissione radio sarà molto divertente”. Li puoi ascoltare online su www.siriusxm.com. Fluent english required. N


Un paesaggio arido e brullo ospita le 18 buche del Coober Pedy GC. Siamo in Australia. O, forse, sulla luna.

PAZZO (E FANTASTICO) GIOCO

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Le caratteristiche del terreno e le condizioni meteo, per quanto avverse, non possono imbrigliare la voglia di giocare. E allora ecco nascere campi dove mai ti saresti aspettato di trovarli. Magari improbabili e un po’ improvvisati, ma pur sempre con le loro buche pronte a ogni sfida DI

D

eserti e monsoni, vulcani e ghiacci... non importa quanto possa essere selvaggio il nostro pianeta. Per quanto un posto sia effettivamente inospitale, noi troveremo sempre il tempo, l’energia e la voglia di creare un golf club. Mandare una pallina verso una buca con un bastone regala così tante emozioni che la gente non si ferma di fronte a nulla pur di farlo, anche dove non cresce erba o dove il sole spacca le pietre o, al contrario, la pioggia non cade mai. Insomma, un qualsiasi posto è comunque pur sempre buono per giocare, anche se magari non sarà curato come l’Augusta National o non sarà storico come St Andrews. Una certezza che ha fatto disegnare campi in posti davvero curiosi o, addirittura, impensabili.

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DUNCAN LENNARD –

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GE T T Y IMAGES

IL PIÙ INSOLITO COOBER PEDY GC: OVUNQUE TERRA, SPINE E ROCCE a Coober Pedy, in Australia Bisogna ammettere che subito dopo il Giudizio Finale un giro di golf non sarebbe in cima alla lista di priorità su qualsiasi agenda. Ma se qualcuno decidesse di progettare un percorso da golf post nucleare, questo assomiglierebbe moltissimo al Coober Pedy GC, nell’omonima cittadina dell’Australia meridionale che sorge in un’area desertica e conta quasi 2mila abitanti. Le 18 buche si appoggiano sulla crosta rocciosa di un paesaggio così brullo e arido che è stato

utilizzato per girare alcune scene della trilogia post apocalittica “Mad Max”. Sui suoi fairway arsi e polverosi, le temperature solitamente raggiungono i 40º. Non c’è acqua e nemmeno erba; in realtà, se qualcosa prova a crescere, la gente del posto la tira via. “Diventa tutto spine e cespugli ed è impossibile da tagliare perché ci sono troppe rocce in giro”, spiega il presidente del club Kim Kelly. In effetti il terreno cosparso di sassi è stato la fonte d’ispirazione di una delle regole locali più usate: il droppaggio libero dalla roccia. La regola però ha comportato l’ignobile (e pesante) tattica di portarsi delle rocce nella sacca e usarle per darsi un aiutino quando ci si ingarbuglia negli irremovibili cespugli di Eremophila. I green neri,


brullo, ma ci divertiamo un sacco sul nostro percorso”. Q Green Fee: 20 dollari Q Info: www.cooberpedy.sa.gov.au

IL PIÙ BAGNATO SHILLONG GOLF CLUB: UNO SWING TRA I MONSONI a Meghalaya, in India Se non ami la pioggia, non ti lamentare con la brava gente di Cherrapunji (nell’est dell’India), il posto più piovoso al mondo. Qui vien giù, ogni anno, dieci volte tanto la pioggia che cade di media nello stesso periodo in tutta Europa. A 56 km da Cherrapunji c’è lo spettacolare - anche se leggermente inzuppato - Shillong Golf Club. Anche se le precipitazioni non sono altrettanto eccessive, il territorio è comunque soggetto agli stessi sistemi di precipitazioni, che includono monsoni da

chiamati indicativamente “Graffi”, sono una miscela di sabbia rossa, olio motore e polvere (come quella di una strada sterrata compatta). Ognuno dei 56 soci del club è dotato di un attrezzo lungo due metri e mezzo che da un lato fa da rastrello per i propri passi verso la buca, dall’altro è una pipetta tonda che appiana le strisciate, i “graffi” appunto. Il percorso serve una comunità di 3.500 persone, che si è creata quasi istantaneamente nel 1915 quando nel posto venne scoperta l’opale. Due terzi dei locali vive sottoterra per fuggire dal calore: non a caso “Coober Pedy” è la traduzione aborigena di “buca sottoterra dell’uomo bianco”. A oggi circa il 95 per cento dell’opale di tutto il mondo proviene dall’Australia; e l’80% di questa arriva da Coober Pedy. Il golf club utilizza gli scarti prodotti dalle miniere per riparare i fairway. “A volte puoi vederci dentro delle opali, dei pezzetti sfuggiti ai minatori”, aggiunge Kelly. “Ma finora valevano solo qualche dollaro”. Kelly conviene che il percorso non sia granché da vedere. “La prima volta che vedi questo posto, pensi: Mio Dio, che campo... Ma dopo un paio di giri, capisci che stai affrontando le stesse battaglie (approcci sbagliati e slice) di qualsiasi altro golfista in qualsiasi altro campo del mondo. Tutto è riarso, secco e

maggio a settembre. “Le nuvole monsoniche dalla Baia del Bengala si dirigono attraverso le pianure del Bangladesh verso la catena montuosa del Khasi, alta 1.300 metri e caratterizzata da una serie di profonde gole”, spiega Ranganath Thota, creatore della piattaforma web Golfgaga. “Le nuvole salgono velocemente, si raffreddano e creano la pioggia. Tantissima pioggia”. Ma questo non ferma i soci, che, impassibili, cercano di giocare anche durante la stagione dei monsoni. “Guardiamo le previsioni e cerchiamo di pianificare il nostro golf”, ride Ranganath. Inevitabilmente la maggior parte dei green è rialzata, aumentando la difficoltà del percorso. L’erba locale, molto resistente, indurisce il terreno, favorendo lo scolo dell’acqua. Necessariamente, a Shillong si gioca quasi sempre con le regole invernali. Non ci sono golf car e il caddie costa poco più di un euro. Q Green fee: 500 rupie (6 euro) Q Info: http://shillonggolfclub.golfgaga.com ®

Una bella giornata di sole si trasforma all’improvviso in un torrente d’acqua. La stagione dei monsoni è un vero incubo per i giocatori dello Shillong GC.

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PAZZO (E FANTASTICO) GIOCO

Il tee è in cima a un baratro e il green è 30 metri più in basso: il tutto al cospetto imponente dell’Himalaya.

®

IL PIÙ ALTO HIMALAYAN GOLF COURSE: AL COSPETTO DEL GIGANTE a Pokhara, in Nepal Trovarsi alla buca 3 dell’Himalayan Club è una delle esperienze più intense che il golf possa offrire. Il tee è in cima a un baratro, mentre il green è 30 metri più in basso, sul pianoro di un canyon. In mezzo ci sono 370 metri di poesia sottoforma di cascate, scimmie, bufali selvaggi, gerani selvatici e un incredibile fiume alimentato dalla neve e cosparso di sassi. E lo sfondo 66 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

di questo scenario è la catena montuosa più imponente al mondo. Un doppio bogey, qui, non sembrerà poi tanto vergognoso. L’Everest non è visibile dal percorso (è a circa 320 km, in direzione Ovest), ma ben sette delle sue vette alte più di 6mila metri lo sono. Incredibilmente progettato attraverso 90 metri di canyon, il campo è sui contrafforti della catena dell’Annapurna. E la 3 non è nemmeno la buca più avvincente. Questo titolo solitamente va alla buca 6, un par 5 con il green su una minuscola isoletta ellittica, che biforca il fiume Bjiaypur. Il percorso, portato a 18 buche nel 2012, è stato aperto

nel 1998 da un ex impiegato dell’esercito inglese e MBE (Member of the Order of the British Empire), il Maggiore Ram Gurung. “Sono tredici le buche all’interno del canyon”, ci racconta. “Sembra di giocare in uno stadio: gli abitanti del villaggio e chiunque altro ti guarda dall’alto. Ma anche dal fondo del canyon hai una visione molto chiara dell’Annapurna. Aggiungici il fiume, lo sciaquìo delle sue acque, le pareti del canyon, le aquile che volano in alto... e sai di giocare in un posto speciale”. Speciale lo è di certo, visti i commenti - più o meno tutti in linea - dei turisti che hanno giocato sull’Himalayan. “La prima cosa che ti


rado sotto ai 12. Ma in qualsiasi momento tu stia giocando (e con qualsiasi score) percorrerai il sentiero verso la 18 vivendo uno dei più sorprendenti round di golf della tua vita. Q Green fee: 50 dollari Q Info: www.himalayangolfcourse.com

IL PIÙ PERICOLOSO MERAPI GOLF: QUI IL GIOCO È ESPLOSIVO a Yogyakarta, Indonesia

Dopo l’eruzione del vulcano Merapi, il sottostante golf venne ricoperto per due terzi da 15 cm di cenere.

colpisce è che qualcuno abbia davvero costruito un campo da golf qui, in questo posto”, sostiene l’amateur inglese John Minney. “La seconda è quanto divertente sia giocare su questo campo, per il terreno così unico”. Per Minnay l’erba ispida frena molto la palla: “Ti aspetti sempre un brutto lie, anche perché i fairway sono in genere tagliati dal bestiame e dai bufali. E i green sono quasi impossibili da leggere, perché hanno una peluria dovuta al fatto che l’erba cerca il sole”. Sebbene si trovi ai piedi dell’Himalaya, Pokhara ha un clima subtropicale. In estate ci sono in media 27 gradi; in inverno la temperatura scende di

I green al Merapi sono piccoli e ben protetti, ma sono l’ultimo dei tuoi problemi. Il campo si dipana sulle pendici del vulcano più attivo dell’Indonesia, il Monte Merapi, tra i suoi sentieri di sfiato, sul versante Sud. Il percorso è a meno di 8 km dal picco del vulcano, altro 3mila metri. Durante l’ultima grande eruzione (ottobre 2010) circa un terzo del tracciato è stato imbiancato da detriti e uno strato di cenere, alto in certi punti fino a 15 cm, ha devastato le buche (nella foto a lato). Sono stati necessari oltre tre mesi per ripristinare la giocabilità. Di conseguenza, il golf a Merapi sarebbe una faccenda perfino esilarante, se non ci fosse da preoccuparsi realmente: distribuiti lungo il campo ci sono gli allarmi di emergenza. E inquietanti segni delle precedenti eruzioni alberi morti soffocati dalle ceneri o cespugli mezzi bruciati - spiccano in continuazione sul verde lussureggiante. Ma soprattutto il percorso, progettato a 760 metri di altitudine, offre quasi continuamente viste

panoramiche sul portentoso, inquieto e fumante cratere. Statisticamente, il Merapi erutta ogni due o tre anni; ma potrebbe scoppiare in qualsiasi momento e, se dovesse farlo, sarebbe meglio che tu avessi un piano di fuga valido e rapido. “Con il bel tempo il Monte Merapi sembra così vicino, quasi di fronte al tuo viso”, racconta il direttore del club Drs Sukirman. “Puoi vedere tutte le trame e le depressioni sui suoi fianchi. Ma è costantemente monitorato; quando il suo stato diventa pericoloso chiudiamo il campo. Se lo stato cambia repentinamente suoniamo l’allarme, uno dei quali è mobile, e affrettiamo la gente verso le macchine parcheggiate in vari punti del percorso, che sono preparate per trasportare tutti in sicurezza. Certo, è una situazione precaria; ma il fascino eccitante di giocare a golf qui è proprio questo rischio”. Q Green fee: 577mila rupie (35 euro) Q Info: www.merapigolf.co.id

IL PIÙ FREDDO HORNAFJORDUR GOLF CLUB: TUTTO È INCONTAMINATO a Höfn, in Islanda Il remoto porto di pesca di Höfn, nel sud est dell’Islanda, ha solo qualche negozio, un paio di hotel e poche centinaia di abitanti. Ma ha un suo golf club; e le sue 9 buche offrono un’esperienza stupefacente e surreale. Sulle montagne circostanti troneggia la cappa di ghiaccio più larga d’Europa, il ghiacciaio Vatnajokull. Con ®

Solo poche centinaia di abitanti a Höfn, in Islanda. Che però non hanno rinunciato al loro 9 buche.

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PAZZO (E FANTASTICO) GIOCO IL PIÙ ARIDO CLUB DE GOLF RIO LLUTA: ® un’estensione di oltre 3mila mq, occupa SERVONO 15 BASTONI quasi un decimo della superficie del Paese. ad Arica, in Cile “La prima sensazione che ti colpisce sul campo è la natura indisturbata”, racconta l’amateur Hans-Peter Lallinger. “Il ghiacciaio, l’estuario e le montagne, l’aria pura... è tutto così incontaminato. La seconda cosa è che il tracciato è fantastico”. Höfn è protetta da enormi barriere di sabbia, l’estuario è bloccato. Questo ha permesso la progettazione di un campo che proietta in modo temerario tee e green al di fuori del fiordo. “Ti sembra quasi di camminare sul mare”, prosegue Lallinger. “C’è persino una strada rialzata, lunga 140 metri, che collega il green della buca 3 al tee della 4”. Al 64º parallelo Nord, l’Hornafjordur GC non è ancora all’altezza del Circolo Polare Artico. Ma il golf notturno è speciale in estate, sotto i riflessi delle aurore boreali se sei fortunato con le date. Il prezzo per questo incanto? 15 euro. Per tutte le buche che vuoi. Q Green fee: 15 euro Q Info: 003544782197

Il deserto di Atacama è talmente arido, che è necessario disegnare i fairway con linee di gesso.

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La maggior parte di noi non guarda nemmeno nella buca quando raccoglie la palla. Sappiamo che la palla è lì dentro, ci si deve solo chinare e raccoglierla. Al limite cercarla velocemente e distrattamente, con un gesto ormai abituale. Ma al Club de Golf Rio Lluta devi essere un po’ più attento: non ci sono molti posti per gli scorpioni che vogliano ripararsi dal sole del deserto di Atacama e quindi una buca di 10 cm è perfetta. Arica, la città dove sorge il club, in pieno deserto, è il centro abitato più arido della terra. Da 50 anni cadono, in media, appena 7 mm di pioggia all’anno. Secondo gli ultimi dati meteo, l’Atacama è il posto più asciutto del mondo (con un’eccezione, forse, per le valli asciutte di McMurdo, in Antartide) ed è virtualmente sterile perché è protetto dall’umidità, da entrambi i lati, dalle montagne delle Ande e dalle montagne litoranee. La sua piovosità media è di 0,08 mm annui e addirittura, prima del 1971, in questo deserto la pioggia non era mai caduta in 400 anni. Il deserto di Atacama è 50 volte più arido della Death Valley della California. Tutto ciò non ha fermato l’entusiasmo dei locali che si sono creati un loro percorso a 18 buche, che oggi conta cento soci. Dall’alto, il campo sembra una serie di linee di Nazca disegnate da un ubriaco: su ogni buca una serie di linee disegnate con il gesso marca i fairway, spesso dog-leg. All’interno di queste hai il lusso di giocare da un tappetino. Esci dalle linee tracciate e dovrai giocare la palla dal suo lie. Ecco perché il club ha inventato una regola locale che permette un 15mo bastone, più precisamente un vecchio ferro che non ti importa che sbatta sul terreno di arenaria. Il Club de Golf Rio Lluta non ha ostacoli regolari, quindi i soci hanno dovuto improvvisare. Alcune pietre dipinte di blu delimitano ipotetici ostacoli d’acqua, alcuni dei quali con inquietanti (e improbabili) pinne di squalo. Le pietre verdi sono, invece, gli alberi, a parte un paio di palme scheletriche importate da Arica e piantate ai bordi. In questo paesaggio monocromatico, i green sono visibili solo in virtù del fatto che sono più scuri, in quanto costituiti da un miscuglio di conchiglie, sabbia e olio motore. “Fanno puttare bene”, assicura il socio Leonardo Jimeno, “sono solo un po’ lenti”. Q Green fee: 15 euro Q Info: 005658223377 N

UNICOAL MONDO

Shiskine è il ritorno al golf di una volta. Disegnato dal primo campione Open, Willie Park, nel 1896, ha solo 12 buche, strappate al mare sull’Isola di Arran. Per molti appassionati è un pellegrinaggio: l’ambientazione, lo scenario, i colpi ciechi dal tee e al green (in qualche caso nella stessa buca)... non troverai nulla di simile da nessun’altra parte del mondo. Il percorso miscela in modo sapiente dossi, avvallamenti e ruscelletti: difficilmente troverai altri tracciati altrettanto suggestivi. Green fee a partire da 22 sterline, www.shiskinegolf.com.

Rotorua GC Rotorua GC

QUATTRO CAMPI PER GENTE TOSTA

Q Rotorua GC (Rotorua, Nuova Zelanda): ostacoli davvero insidiosi su questo percorso: pozze di fango ribollente, solfatare e geyser. È zona geotermica, e si vede. www.rotoruagolfclub.co.nz Q Amazon GC (Iquitos, Perù): qui giochi tra le palme, i piranha e le tarantole della foresta pluviale. www.amazongolfcourse.com Q Ushuaia GC (Ushuaia, Argentina): il campo da golf più a sud del mondo, tra fiumi glaciali e le foreste della Terra del Fuoco. Siamo a 55º Sud. www.tierradelfuego.org.ar Q Lofoten GC (Gimsøy, Norvegia): gioca con il sole di mezzanotte nel Circolo Polare Artico, a 68º Nord. www.lofoten-golf.no


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Continua il nostro processo di avvicinamento verso l’evento dell’anno. Vi proponiamo imma

UN GIOCO ELEGANTE E PATINATO

SULLA SCALA DEL SUCCESSO

Ed Hodge è nato e cresciuto vicino a Gleneagles dove ha fatto il caddie, prima di lavorare al resort. È stato giornalista sportivo per quotidiani e periodici scozzesi per 11 anni e, dal 2011, lavora per la Scottish Golf Union come PR & Media Executive. Dal suo amore per quei luoghi è scaturito ”Jewel in the Glen: Gleneagles, Golf and The Ryder”, pubblicato alla fine dell’anno scorso e prodotto in collaborazione con The Gleneagles Hotel. Si tratta di un libro elegantemente rilegato che celebra il golf in uno dei periodi più memorabili della sua storia e che dedica un ampio spazio anche alla Ryder Cup. Un’opera rivolta non solo ai fan del golf, ma per tutti gli appassionati di sport, da leggere come conto alla rovescia per la resa dei conti dell’attesissimo incontro tra Europa e Stati Uniti. Per Hodge scrivere il libro è stata la realizzazione del sogno di una vita: 240 pagine con copertina rigida suddiviso in 14 capitoli con 160 meravigliose immagini e interviste a circa 80 persone, compresi i grandi del golf, stelle dello sport, personalità locali e celebrità mondiali, tra cui Jack Nicklaus, progettista di The PGA Centenary Course che ospita la Ryder Cup. Ha un significato speciale il secondo capitolo, in cui si narra del match del 1921 a Gleneagles, considerato il precursore della moderna Ryder Cup. Marjorie Mackie, nipote di James Braid, progettista del King e Queen Course è tra i collaboratori del capitolo. Casa editrice Birlinn, http://www.birlinn.co.uk/ Jewel-in-the-Glen-Arena.html

“È passato un anno e mezzo da quando sono stato nominato capitano. Ho gioito di ogni secondo per il mio ruolo, il tempo è volato e ormai mancano solo sei mesi all’inizio della sfida. Mi impegnerò al massimo, tanto quanto ho notato che si stanno impegnando i giocatori europei che seguono il mio consiglio di cercare di dare il meglio di sé”, Paul McGinley.

GALEOTTOFU IL PUTT

Nel 1991, a Kiawah Island, Bernhard Langer sbaglia il putt decisivo che avrebbe consegnato la coppa agli europei. Per lui la (comprensibile) disperazione assoluta. Sono in molti a ritenere che su quel green siano anche iniziati i problemi di putting che ne hanno poi compromesso la carriera. 70 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


SSIMO VENTURO DI

MARIA PIA GENNARO –

FOTO

GE T T Y IMAGES

gini, ricordi e le ultime novità sulla Ryder Cup che si terrà in Scozia dal 26 al 28 settembre

QUELLA GRINTA CHE TRASCINA

Pochi incarnano lo spirito di squadra più dell’inglese Ian Poulter. Occhi iniettati di agonismo, assoluta determinazione, sana cattiveria sportiva. Tutto ciò accade quando Ian sente scorrere il “sangue” della competizione. Nell’ultima edizione, a Medinah, è stato decisamente l’uomo squadra.

PIÙ FORTEDEL DOLORE

Al K Club, nel 2006, capitan Ian Woosnam ha deciso di attribuire a Darren Clarke una pick dopo soli due mesi e mezzo dalla tragica scomparsa della moglie.

LA COPPATRA I BANCHI

AMBIGUONICK

La Ryder Cup è molto più che solo golf. Dopo il lancio del Ryder Cup Educational Resource dedicato agli alunni dalle elementari al liceo nel Perthshire, gli studenti di tre istituti scozzesi beneficeranno di una borsa di studio messa a disposizione dal Ryder Cup Commitee. I 12 studenti selezionati riceveranno mille sterline all’anno per i prossimi cinque anni, con le

L’irlandese l’ha ripagato con uno splendido gioco, battendo nei singoli Zach Johnson per poi scoppiare in un pianto dirotto. Tom Lehman, capitano americano e vero gentleman, si è affrettato ad abbracciarlo. Il golf è anche questo: avversari, ma sempre signori.

quali concorrere alle spese di vitto e alloggio. Le borse di studio sono state messe a disposizione all’Università di Stirling, per corsi di laurea Stirling Management School; alla Queen Margaret University, per ospitalità, turismo e gestione di eventi; al Perth College UHI, per Hospitality Management Course. Si completa così la serie di impegni educativi che perseguono iniziative di perfezionamento, realizzati da Ryder Cup Europe.

Nick Faldo è il giocatore che ha rappresentato l’Europa per il maggior numero di volte (11) ma detiene anche il record del peggior capitano europeo di sempre. A Valhalla, nel 2008, ha collezionato scelte sbagliate e non è stato in grado di creare lo spirito di squadra. Sembrava quasi si disinteressasse dell’evento. Esemplificativa l’immagine scattata nella giornata dei singoli: girava per il campo insieme al figlio Mattew, come uno spettatore qualunque.

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42 METRI IN PIÙ iDOSSIER

Un’attrezzatura superata si riflette pesantemente sullo score. I driver sono molto più lunghi rispetto a una decina di anni fa. Ferri e putter, più precisi. In altre parole: smettila di buttare via colpi DI

Q

uanti anni hanno i tuoi ferri? La media ci dice che un giocatore cambia i suoi bastoni ogni cinque anni. Se questo è il tuo caso, sappi che - senza rendertene conto - stai buttando via un sacco di colpi. Se poi sono addirittura più vecchi, ti stanno trascinando nel baratro. Negli ultimi dieci anni, infatti, la tecnologia ha fatto così tanti passi in avanti che non essersi messi al pari equivale a tirare nei boschi di proposito. Questo è un dato di fatto.

DRIVER: UNA VERA RIVOLUZIONE Prendiamo, ad esempio, i driver. Nessun bastone è cambiato così radicalmente quanto “il cannone”. Se sei convinto che il tuo vecchio modello del 2005, con il quale peraltro giochi benissimo, sia perfetto per te, ti stai sbagliando: sul mercato c’è qualcosa che ti può aiutare ancora di più, perché ogni anno escono soluzioni nuove e sempre più performanti. Dal 2004 ogni Casa costruttrice ha migliorato il proprio effetto molla, perfezionato il posizionamento del centro di gravità e aumentato il momento di inerzia. Gli shaft sono più lunghi e gli sweetspot sono più grandi. 72 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

J O E L TA D M A N –

FOTO DI

H O WA R D B O Y L A N

FERRI: QUI SONO METRI Lo stesso discorso vale per i ferri, la cui tecnologia si è molto evoluta. Le suole scorrono meglio sul terreno, i centri di gravità ottimizzati permettono di alzare la palla più facilmente, le facce sono disegnate per offrire più velocità e le nuove modifiche dei loft faranno risultare un tuo vecchio ferro 7 lungo come un nuovo ferro 9. Non ci credi? Negli anni Ottanta il loft medio di un ferro 7 era 38º. Oggi, invece, la media si aggira intorno ai 32º. A parità di colpo con uno swing a 136 km/h, un grado di loft in meno riesce a produrre da uno a tre metri di distanza in più. Una differenza di sei gradi può portare a perdere oltre 15 metri.

È TUTTO DIVERSO Poi ci sono gli ibridi. Dieci anni fa, meno di un golfista su 12 ne aveva uno. Ora la metà dei giocatori li ha in dotazione. Materiali leggeri, facce performanti, slot canalizzatori di potenza e design delle suole calibrati ti aiutano molto nel migliorare il tuo gioco. Per i legni da terra vale lo stesso (lo Steelhead di Callaway, uscito nel 1998, era di 137 cc; quelli di oggi sono di 200 cc): grazie ai loro

centri di gravità abbassati, ti aiutano ad alzare molto la palla anche dai lie più sfavorevoli. Persino i putter non sono mai stati così facili: inserti, design, materiali e fitting hanno reso l’”arte” del green molto più facile negli ultimi dieci anni.

UN NUOVO MODO DI GIOCARE “I bastoni di legno di una volta erano fatti di materiali densi e pesanti. Oggi, questo non è più golf”, spiega Ed James, uno dei fitter di Casa Ping. “I bastoni oggi sono disegnati per aiutare i golfisti e sono anche più robusti e duraturi. Le teste vuote di oggi ci permettono di posizionare il peso dove vogliamo”. Da quando le limitazioni del 2004 hanno posto dei paletti per quanto riguarda il cosiddetto “effetto trampolino”, le case produttrici di materiali si sono dovute ingegnare per trovare nuovi metodi per migliorare le prestazioni dei loro prodotti. La nuova serie G di Ping testimonia l’avanzamento tecnologico degli ultimi dieci anni. “L’evoluzione della serie G è la dimostrazione di come la nostra ricerca scientifica è stata poi applicata all’ingegneria per migliorare i nostri prodotti”, racconta il dottor Paul Wood, direttore del reparto di progettazione in ®


VECCHI LEGNI

Alcuni giocatori usano ancora i legni in persimmon! Ma i legni di cinque anni fa oggi sono già obsoleti.

VECCHI FERRI

Offset minimi e facce piccole li rendono complicati e i loft deboli perdono distanza.

VECCHI DRIVER

I primi driver in metallo sono più corti e offrono prestazioni infinitamente inferiori rispetto a quelli di oggi.

VECCHI PUTTER

Oggi offrono poco feeling e un piccolo sweetspot per colpacci fuori dal centro.

VECCHI WEDGE

I groove consumati non fanno scorrere più acqua e sporco sulla faccia del bastone, perdendo spin e precisione.

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iDOSSIER

42 METRI IN PIÙ

Negli anni, loft e angoli d’attacco sono cambiati radicalmente.

Le lame ormai non perdonano nulla.

Sembra impossibile che alcuni giocatori usino ancora questi bastoni. Eppure succede.

«I BASTONI OGGI SONO DISEGNATI PER AIUTARE I GOLFISTI». ® Ping. “Ogni driver della serie G ha un

centro di gravità più basso per migliorare al massimo la traiettoria, per distanze sempre maggiori. Abbiamo anche continuamente aumentato il momento di inerzia (MOI) per aiutare il giocatore nei colpi fuori dal centro; e, per finire, le ultime ricerche

tecnologiche ci hanno portato a innovazioni interessanti, come lo shaft TFC che permette alla testa di essere leggermente più pesante, per aumentare la lunghezza media dei colpi”.

UN ESEMPIO ILLUMINANTE Per capire come tutto ciò si traduca in pratica, è interessante un esperimento che Ping ha fatto in casa propria in merito ai benefìci dell’evoluzione tecnologica. Ha invitato tre giocatori, con hcp da 9 a 15, nel suo quartier generale di Gainsborough proprio per studiare come venisse rivoluzionato il loro gioco dopo il passaggio dai loro vecchi bastoni a un nuovo set di Ping. Questi tre golfisti sono stati selezionati per i loro vecchi bastoni: chi aveva un legno 4 tenuto insieme da nastro adesivo, chi un driver che altro non era che un ferro 1 appena più largo; e chi delle lame così sottili da potercisi radere. Dopo un incredibile guadagno di ben 42

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I risultati dell’esperimento voluto da Ping sono impressionanti.

metri con il suo nuovo driver G25 (rispetto al suo più antico Bi-Metal Ben Sayers), uno dei giocatori coinvolti ha commentato: “In questa sessione di fitting ho tirato due dei colpi più belli che ho mai fatto con il mio vecchio bastone: ciò nonostante, è incredibile quanto il G25 vada molto più lontano”. Golfista avvisato... tragga le sue conclusioni. N


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VENT’ANNI…E NON SENTIRLI laILGA

DI

MINNIE MAESTRO

L’Associazione delle Ladies italiane festeggia l’importante anniversario con una novità: la partnership con Golf Today. Segui quindi sulla nostra rivista le tante gare e iniziative del golf in rosa nazionale

È

proprio così, senza accorgercene siamo arrivate a questo fantastico traguardo: 20 anni dalla nascita di questa Associazione tutta al femminile. Stento quasi a crederci; e pensare che l’Ilga è nata quasi per gioco nel lontano 1994, per volere di un gruppo di intraprendenti signore, tra cui vorrei ricordare Lio Selva e Rosanna Puricelli - pluridecorata giocatrice a livello nazionale e internazionale, per anni presidente della nostra Associazione - accomunate dalla voglia di creare qualcosa di diverso, che permettesse anche a noi donne di emergere in questo mondo golfistico fino ad allora rivolto soprattutto agli uomini. In questi anni siamo cresciute, sia come numeri che come livello agonistico; infatti possiamo annoverare tra le nostre socie giocatrici che negli anni passati hanno dato lustro a questo sport: Emanuela Braito, le sorelle Marina ed Eva Ragher e Antonella Manuli, per citare solo le più conosciute. Anche tante giovani si sono avvicinate alla nostra Associazione, e questo è un bene: una ventata di gioventù è sempre piacevole da respirare sui campi da golf. L’entusiasmo negli anni è cresciuto,

LA GOLFISTADELL’ANNO 2014 In tutte le gare del 20º Trofeo Ilga saranno assegnati dei punti alle prime dieci classificate di ogni categoria, secondo il seguente criterio: 1ª classificata 2ª classificata 3ª classificata 4ª classificata 5ª classificata

20 punti 15 punti 12 punti 10 punti 8 punti

6ª classificata 6 punti 7ª classificata 4 punti 8ª classificata 3 punti 9ª classificata 2 punti 10ª classificata 1 punto

Al termine del 20º Trofeo saranno premiate le vincitrici di ogni categoria. In caso di cambiamento di categoria nel corso dell’anno la giocatrice manterrà i punti acquisiti nelle categorie precedenti. Ai fini della classifica finale la categoria di appartenenza sarà quella dell’ultima gara a cui avrà partecipato acquisendo punti. In caso di parità sarà premiata la giocatrice che avrà ottenuto i punti nel maggior numero di gare. In caso di ulteriore parità sarà premiata la giocatrice che avrà ottenuto il punteggio più alto nel maggior numero di gare. In caso sussistesse ancora parità il premio sarà sorteggiato. La “Golfista dell’Anno” 2014 sarà premiata in occasione della Finale al Golf Club Bergamo il 9 ottobre.

76 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

il piacere di poter giocare su percorsi considerati tra i più belli d’Italia ha fatto crescere la voglia di stare insieme, i ricchi e numerosi premi che ogni anno i nostri sponsor ci offrono fanno sì che le nostre premiazioni a fine gara siano sempre un momento di festa in cui anche chi quel giorno non è stato in grado di esprimere un gioco ad alto livello possa consolarsi con un bel premio ad estrazione. Anche nel 2014 abbiamo voluto ripetere l’iniziativa nell’ottica di cercare di coinvolgere sempre più donne - “porta un’amica”, ovvero una nostra socia può portare alle gare un’amica che non abbia fatto parte in passato della nostra Associazione, affinché possa toccare con mano l’atmosfera conviviale che si respira all’Ilga. Il nostro calendario anche quest’anno si articolerà in 20 tappe, di cui 13 riservate al Trofeo Ilga, e le premiate delle varie categorie saranno invitate a ottobre alla finale al Golf Bergamo; disputeremo poi il nostro Campionato nella bellissima cornice di Gardagolf, avremo gare con formula 4 palle, louisiana a 2 e 4 giocatrici, per terminare a metà ottobre la nostra stagione al Golf Club Milano, con la consueta e molto apprezzata gara con formula Pro Am e a fine giornata ci ritroveremo a festeggiare tutte insieme questo nostro fantastico anniversario. Ma la novità più importante di questo 2014 è che l’organizzazione delle nostre gare sarà affidata a Golf Today Sports e Golf Today sarà quindi la rivista portavoce ufficiale della nostra Associazione. Vorrei ringraziare in modo particolare gli amici editori di questo giornale che hanno creduto nella nostra realtà e hanno

accettato di supportarci in questa avventura: noi cercheremo in tutti i modi di non deludere le loro aspettative. Come per l’anno passato, il Consiglio Direttivo ha deciso di sostenere un’associazione benefica, quella che si rivolge ai malati della sindrome dell’“X Fragile”: vendendo alle nostre gare i biglietti per l’estrazione di premi appositamente messi a disposizione, potremo alleviare con il ricavato le sofferenze di queste persone. Oltre alle tappe del circuito ufficiale, avremo poi le gare del Minicircuito Piemontese, che ormai da tanti anni ci affianca con entusiasmo e, la prima settimana di giugno, la Ladies Week al Donnafugata, per chi vorrà anticipare in questa splendida location la stagione estiva tra sole, mare e golf. Non ci resta quindi che attendere la prima tappa al Golf Club Garlenda, per poter cominciare una nuova stagione spero per tutte ricca di successi e soddisfazioni. N MINICIRCUITO PIEMONTESE 2014 27 Feb. La Filanda Stbl 2 cat.: Socie ILGA e amici 10 Apr. I Ciliegi Stbl 2 cat.: Socie ILGA e amici 14 Giu. I Girasoli Stbl 2 cat.: Socie ILGA e amici 03 Lug. Cavour Stbl 2 cat.: Socie ILGA e amici 26 Ago. L’Alpino “Coppa dell’amicizia di Etta e Silvia” - Louisiana a coppie 2 cat.: Socie ILGA e amici 27 Set. Barolo Louisiana a coppie 2 cat.: Socie ILGA e amici LADIES WEEK Dal 1° all’8 giugno al Donnafugata Golf Resort. Per regolamento e prenotazioni: www.italianlga.it


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ESORDIO A DONNAFUGATA I

Mid-Amateur, si sa, sono veri golfisti: amano questo sport e lo fanno in tutte le condizioni possibili perché la passione è forte e fa parte del gioco! Detta questa grande verità, è altrettanto vero che tutti coloro che hanno aderito alla tradizionale prima trasferta della stagione sui due bellissimi tracciati di Donnafugata hanno dovuto far ricorso al loro carattere sfidandosi nel vento forte e, a tratti, sotto la pioggia. Come sempre, però, gli score sono stati molto buoni a dimostrazione del sempre alto livello di gioco dei partecipanti. Il circolo siciliano è ormai facilmente raggiungibile ed è il Resort a 5 stelle con l’aeroporto più vicino in Europa. Dista infatti solo 5 km dallo scalo di Comiso, riaperto recentemente, ed è raggiungibile con voli Alitalia da Roma e Milano. GARA DI DOPPIO, 18 buche 4 palle la migliore medal - Links course, 1 marzo – 1º Luca Schiaretti Massimo Maggioni 65; 1º lordo Mario Villa - Giuliana Colavito 73; 2º Niccolò De Lucis - Alessandro Baccarini 67; 3º Claudio Mattioda - Lorenzo Clerici 68; 1º coppia mista Martino Scavini - Silvia Valli 73. GARA DI SINGOLO, 18 buche medal - Parkland course, 2 marzo – 1º Tina Olmo 72; 1º lordo Giorgio Beroldi 75; 2º Davide Devenuto 72; 2º lordo Giuliana Colavito 77; 3º Luca Schiaretti 72; 1º signore Camilla Gera Dettori 76. 1. Giuliana Colavito. 2. Giorgio Beroldi. 3. I vincitori. 4. Martino Scavini, il direttore del Golf Sebastiano Torrisi e Silvia Valli. 5. Alessandro Baccarini e Niccolò De Lucis. 6. Lorenzo Clerici e Claudio Mattioda. 7. Giuliana Colavito e Mario Villa. 8. Camilla Gera Dettori. 9. Luca Schiaretti e Massimo Maggioni. 10. Davide Devenuto. 11. Tina Olmo.

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GOLFESCAPE TO OPIO - MARRAKECH - DJERBA 16.03 LA ROSSERA 22.03 MOLINETTO 29.03 GOLF BRIANZA 05.04 GOLF DEI LAGHI 12.04 LE VIGNE 13.04 CASTELL’ ARQUATO 19.04 L’ALBENZA 21.04 FRANCIACORTA 27.04 TOLCINASCO 03.05 LA PINETINA 04.05 LA ROSSERA 10.05 LA ROCCA 11.05 GARDA GOLF 18.05 VALCURONE 24.05 LE VIGNE 25.05 FEUDO D’ASTI 02.06 LA ROSSERA 21.06 VALCURONE 22.06 GARDA GOLF 28.06 CHERVO’ 05.07 LA ROCCA 06.07 GARDA GOLF 12.07 LE VIGNE 13.07 VILLAPARADISO 20.07 FRANCIACORTA 27.07 GOLF BRIANZA 03.08 L’ALBENZA 30.08 CHERVO’ 31.08 GARDAGOLF 07.09 VILLAPARADISO 20.09 GARDAGOLF 21.09 CHERVO’ 28.09 MOLINETTO 05.10 GARDA GOLF

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COSÌ TRASFORMO IL TUO GIOCO laTECNICAdi

DI

FOTO DI

La scorsa incredibile stagione di Henrik Stenson ha un segreto: un radicale cambiamento dei fondamentali, ottenuto attraverso piccoli dettagli. Che ora il campione svedese ti svela: forse non vincerai dieci milioni di euro, ma qualche punto dallo score lo levi di certo

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incere la FedEx mi è valso un assegno da 10 milioni di dollari. Ma il vero frutto della mia vittoria non è tanto la cifra incassata, quanto ciò che questa vittoria ha rappresentato: battere i migliori golfisti al mondo in una serie sempre più impegnativa di tornei e finire davanti a tutti. Magari questo può sembrare superfluo; ma vincere la FedEx è il test più alto nel golf, perché è necessario vincerla non una sola volta, bensì tre. Per prima cosa devi giocare ad alto livello tutta la stagione; poi devi giocare ancora meglio ai play-off e infine devi tirare fuori il massimo per reggere alla pressione del torneo finale. Per fare tutto ciò ci vuole una regolarità incredibile, cioè proprio ciò che mi ha cancellato dai ranking nel 2012, quando la mia posizione nella classifica

mondiale era precipitata al numero 224. In queste pagine ti svelerò alcuni degli aspetti base del mio gioco, con cui sono riuscito a risalire nelle primissime posizioni del World Ranking. Aspetti che, prima di avere ricadute sulla mia classifica, mi hanno assicurato un fondamentale supporto psicologico:mi hanno fatto credere di poter riscattare il 2012 e poter arrivare in cima. O quasi. N

HENRIK STENSON MARK NEWCOMBE

NUMERI DA CAMPIONE

Q Età: 38 anni Q Nazionalità: svedese Q Guadagni in carriera: oltre 20 milioni di euro Q Vittorie: 14 Q Posizione nel World Golf Ranking: 3


SWING

CERCA LA MIGLIOR COORDINAZIONE Da quando sono passato pro nel 1998, il mio punto di forza è sempre stato il gioco lungo. Purtroppo, verso la fine del 2011 ho preso senza accorgermene alcune brutte abitudini di postura, che hanno influito pesantemente sul mio gioco: avevo perso tutto il mio equilibrio. Con l’aiuto del mio coach Pete Cowen ho cominciato a lavorare duramente, per correre ai ripari, perché quando si parte con una posizione sbagliata è impossibile muovere il corpo in maniera corretta e si perde sia la coordinazione tra braccia e busto sia

la sincronizzazione tra la parte superiore del corpo e quella inferiore. In pratica tutto lo swing perde efficienza e solidità. Sfortunatamente non esiste una polverina magica che ti faccia tirare la palla dritta e venire fuori da questa situazione è stato complicato e ha richiesto molto impegno. Alla fine però il fatto di essere in cima alla classifica dei green in regulation nel PGA Tour ha dimostrato che il nostro lavoro è stato quello giusto e ha pagato. Ecco come abbiamo fatto; si tratta di piccoli accorgimenti che magari tornano utili anche a te...

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All’address, mi piace sentirmi “sopra e intorno” alla palla. Con questo, intendo dire che le mie braccia pendono lontane dal corpo dandomi la possibilità di avere uno swing sciolto. La posizione sulla palla che avevo prima non mi assicurava tale libertà.

Un buon address mi permette un take-away ben coordinato: le braccia si muovono insieme al busto. La posizione che avevo nel 2011 prevedeva una schiena troppo dritta e braccia vicine al petto: in questo modo compromettevo tutto il mio swing.

Il mio vecchio swing era terribile, le mie braccia erano del tutto sconnesse dalle spalle. Ora tutta la mia azione è ben coordinata per l’intera escursione del movimento La rotazione è buona e permette al backswing di arrivare al suo apice in modo naturale con le spalle ben cariche e l’intero corpo in appoggio in modo ben stabile.

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OSSERVA E COPIA In questa foto si nota quanto compatta e solida sia divenuta la mia azione. Le spalle hanno raggiunto una rotazione di oltre 90 gradi e il bastone non è neanche parallelo al terreno. Questa posizione è la più efficiente possibile: qui nessun movimento è sprecato.

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Come tutti i migliori downswing, il mio comincia con la parte inferiore del corpo. Sposto i fianchi prima di far scendere le braccia. Il bastone che taglia a metà il mio bicipite destro è un buon segno che il piano dello swing è in linea.

Una buona coordinazione mi permette di sfruttare al massimo il contatto con il terreno. Questo significa che il mio downswing può godere di una stabilità ottimale: avvicinandomi all’impatto, le mani e le braccia sono libere di sviluppare molta potenza che, senza una solida base, non esisterebbe.

Un segno indicativo che il follow-through è stato eseguito correttamente è il tappo finale del bastone che punta all’ombelico. Questo comporta un buon release e una buona sincronizzazione in tutto lo swing. Non forzare questa posizione, usala solo per controllare la dinamica del tuo movimento.

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FERRO 3

IMPARA A PRENDERE I FAIRWAY A prima vista, sembrerebbe che prendere tanti green sia merito di un gioco con i ferri impeccabile. È vero, ma in parte: non commettere mai l’errore di sottovalutare





1. SFRUTTA L’APPOGGIO SUL TERRENO I tuoi piedi sono la sola cosa in appoggio al terreno e pertanto le tue gambe risultano un elemento chiave per generare potenza ed equilibrio. Nel mio vecchio movimento, durante il downswing la parte superiore del corpo si spostava troppo in avanti e mi toglieva dalla palla (foto in alto). Questo mi costava caro per quanto riguarda distanza e precisione del colpo. Invece adesso, appena inizio la fase di discesa, come prima cosa penso a serrare bene i piedi a terra (foto sopra), un’attenzione che mi permette quel mix perfetto di stabilità e lunghezza. Lo ammetto: ci vuole tempo per apprendere bene questa dinamica. Ma quando questo movimento farà parte del tuo swing, ti accorgerai cosa significa avere una posizione ottimale che regala potenza. 84 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

l’importanza di prendere - come prima cosa - i fairway. Infatti, è molto più facile tirare un secondo colpo dal fairway che dal rough. Ciò che mi permette di prendere

tanti fairway è il mio straordinario legno tre e due mosse chiave che ho messo a punto. Sono certo che funzioneranno anche per te.


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COSÌ TRASFORMO IL TUO GIOCO 2. ESEGUI IL RELEASE PERFETTO Nella pagina in cui ti ho illustrato la sequenza dello swing, ti ho spiegato che genero velocità con le mie braccia. Se vuoi trarre il massimo dal tuo colpo e trasferire quanta più pressione alla palla, devi dare velocità attraverso l’impatto, non dopo (foto a sinistra). Quando si esagera con il lavoro del corpo, come facevo io, si tende a portare il tappo del grip verso l’obiettivo (foto sotto). Questa è una posizione che porta solo a colpi tagliati.



Dalla teoria alla pratica

ALLONTANA LE MANI PER IL MIGLIOR RELEASE Fai alcuni swing di prova con la mano sinistra in posizione normale e la destra sullo shaft, alla fine del grip. Fai attenzione al backswing: cerca di percepire come le due mani “invitino” il gomito destro a piegarsi sul fianco, man mano che il bastone sale. Dato che la mano destra deve ora

percorrere una strada più lunga, dovrà lavorare più velocemente e con più forza. Facendo questo, avrai un movimento in sincronia con il corpo anche dopo l’impatto. Sentirai come dopo aver superato la palla la sensazione corretta è quella di sentire lo shaft che passa tutto sotto al petto.

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BUNKER

ESCI SUBITO DALLA SABBIA

Alla fine dell’anno scorso mi sono classificato al 134esimo posto nella classifica degli up&down dal bunker. Questo potrebbe suggerire che non sono tra i migliori ma ho imbucato dal bunker a Boston assicurandomi la vittoria del Deutsche Bank e al Tour Championship ho fatto due uscite e putt che mi hanno garantito la vittoria finale. Il fatto di essere bravo dal bunker quando davvero conta è molto più importante che vincere una statistica. Ho una regola infrangibile: tieni la faccia del bastone aperta in tutto lo swing. Lasciami spiegare perché è così importante. 1. APRI LA FACCIA ALL’ADDRESS Sulla palla, posiziona il bastone con la faccia che punta molto a destra del bersaglio. Aprire la faccia aggiunge loft, quindi più alto dovrò tirare, più a destra la faccia del mio sand si aprirà. Inoltre, aprendo la faccia si aiuta a far lavorare il bounce attraverso la sabbia. Una faccia chiusa non farà altro che affondare nella sabbia. Infine, posiziono la palla all’altezza del mio tallone sinistro e il grip punta alla mia cintura.

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2. MANTIENI IL LOFT IN SALITA Una volta deciso il loft è importante non modificarlo. Il trucco è semplice: tira la sabbia dietro la spalla. Come? Accumula un po’ di sabbia sulla faccia aperta del bastone all’address. Se mantieni il loft corretto in salita vorrà dire che la sabbia non sarà caduta, facendotela lanciare dietro la spalla. Se chiuderai a faccia la sabbia cadrà.

3. TIENI IL RELEASE SOTTO LA PALLA Il colpo dal bunker altro non è che uno scavare la sabbia sotto la palla con un movimento verso la buca con una faccia aperta. Questo movimento richiede due fattori chiave: all’impatto con la palla, lo shaft guarda il cielo; al termine del colpo, punta alla cintura. Riuscirai a sentire questa sensazione con un release del palmo della mano che guarda verso il cielo. Attento: non ruotare l’avambraccio o delofterai il bastone facendolo incastrare nella sabbia. MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 87


PUTTING

METTITI IN LINEA Lo scorso anno ho puttato molto bene, ma non è stato sempre così. Per risolvere i problemi bisogna sempre andare alla radice. Il mio lavoro con il coach norvegese Jon Karlsen mi ha fatto scoprire che la questione stava

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nell’allineamento. Mirare bene è fondamentale, anche il colpo perfetto non andrà bene se sei allineato male. Eccoti un piccolo trucco mi ha dato lo slancio per un grande 2013. Osserva il detttaglio delle braccia...

COSÌ TRASFORMO IL TUO GIOCO



OSSERVA LE BRACCIA Il mio problema principale era con gli avambracci. Nella foto vedi il mio vecchio problema, il braccio destra che usciva un po’ mentre il sinistro strusciava contro la maglietta. In questo modo si incoraggia un movimento esterno/interno del putter.



CURA GLI AVAMBRACCI Controlla se i tuoi avambracci sono in linea appoggiandoci il putter sopra (forse dovrai leggermente aumentare l’angolo). Addressati come per puttare con i palmi delle mani che si guardano. Capirai così cosa significhi avere gli avambracci in linea. 88 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


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Media Partner:

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UNA FINALEDA LEGEND

ilSENIORTOURdi TINO

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C O S TA N T I N O R O C C A

In attesa di maggio, quando ripartirà il Senior Tour, ripercorriamo come si è chiuso la scorsa stagione. Con i tre giorni sull’Isola di Mauritius all’insegna del gioco e delle attenzioni di una struttura di eccellenza

ome già anticipato nella scorsa uscita, il calendario European Senior Tour inizia più tardi rispetto al calendario European Tour. Per questo motivo, in attesa del primo torneo di questa stagione, vi racconto gli aneddoti dell’ultimo di quella passata, il MCB Tour Championship Constance Belle Mare Plage, disputato dal 13 al 15 dicembre sull’isola di Mauritius. È uno dei tornei più allettanti, non solo per la splendida location, ma per il prestigio e l’ottima organizzazione. Quindi, nonostante non sia proprio dietro l’angolo (dall’Italia sono circa dieci ore di volo), una

Momenti di gioco e di allegria durante lo scorso MCB Tour Championship, ultima prova del Circuito.

volta atterrati non vi sono rimpianti. Dal 2009 l’MCB Tour Championship è ormai entrato a far parte dei tornei fissi del calendario Seniores, con il numero dei giocatori, rispetto ad altri tornei, limitato ai primi cinquanta dell’Ordine di Merito che partecipano di diritto al torneo, oltre ad alcuni inviti decisi dall’organizzazione.

UN SOGGIORNO DA SOGNO A ospitare i vari giocatori è uno dei main sponsor del torneo, il Constance Hotels and Resort, un brand presente anche in Madagascar, alle Seychelles e alle

Maldive. Il livello delle strutture è veramente molto alto: sia il Belle Mare Plage che il Prince Maurice - due top hotel della catena - sono lussuosi e molto curati in ogni dettaglio, dall’entrata ai fiori sempre freschi in ogni area. La cucina, che per noi italiani è uno dei fattori più importanti per una vacanza, è veramente ottima e varia, grazie alla presenza di chef internazionali. Nelle strutture lavorano circa 300 persone, tutte sempre sorridenti, disponibili e molto professionali. Conosco bene entrambi gli hotel: per il terzo anno ho soggiornato al Prince Maurice, mentre qualche anno fa,

in occasione del Mauritius Open, ero alloggiato al Belle Mare Plage. Non posso che consigliarli entrambi; ma, se proprio devo fare una scelta, soprattutto durante la settimana dell’Open, il Prince Maurice offre più intimità e tranquillità. In più, la presenza della Spa può essere fondamentale per noi giocatori non essendoci, come nell’European Tour, il famoso truck con massaggiatori e palestra. In caso di stiramenti o strappi muscolari non è sempre facile trovare professionisti in loco, ma per fortuna ci sono strutture come queste che offrono uno staff di altissima competenza.

CAMPO TECNICO, FRUSTATO DAL VENTO Quest’anno il tempo è stato ancora più fantastico del solito. Le alte temperature giornaliere erano molto piacevoli per chi stava in spiaggia; un po’ meno per chi giocava e per i cervi che, per la prima volta in diversi anni, ho visto solo in acqua. Il campo sul quale si gioca il torneo è il 90 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014


Colin Montgomerie alla 17 del Legend Course. Sotto, il torneo è anche occasione di incontro tra amici.

Legend. L’ho trovato come sempre in ottime condizioni, molto tecnico, non molto lungo ma con grandi green. Le difficoltà principali sono rappresentate dal vento, che influisce sul controllo della palla, i parecchi ostacoli d’acqua, i fairway molto stretti e la bermuda grass, il classico tipo di erba che si trova in ambienti climatici molto caldi. Per quanto riguarda il mio gioco, sono rimasto soddisfatto: ho combattuto come sempre sino all’ultima giornata e ho terminato quindicesimo, con il mio miglior risultato della stagione. Essendo in pochi giocatori i tee time sono composti da due persone e quest’anno, nonostante avessi un caddie speciale (mio genero!), l’organizzazione ha fornito un cart a coppia. La premiazione è come sempre spettacolare e insolita rispetto ad altri tornei. Viene allestito un palco vicino alla piscina principale del Belle Mare Plage e, con un sottofondo musicale un po’ “discoteca style”, vengono premiati i vincitori dei diversi

tornei di quella settimana. Bisogna spiegare, infatti, che nella stessa settimana si disputa anche la finale internazionale del Circuito Mid-Amateur, che vede la presenza di molti italiani. Il tutto termina alzando lo sguardo al cielo, per il suggestivo spettacolo pirotecnico sull’Oceano.

COMPAGNI DI TOUR Nella prima giornata, dopo parecchi anni, ho giocato di nuovo “in doppio” con Sam Torrance. È sempre piacevole giocare con lui: è tranquillo, ha più o meno il mio ritmo (siamo piuttosto veloci) e non manca di scambiare qualche battuta. Il torneo è stato vinto da Paul Wesseling, grande new entry e rivelazione del 2013 che, centrando quattro tornei, è arrivato primo nell’Ordine di Merito. Pensate che nei suoi 50 anni è sempre stato un insegnante di golf senza aver mai giocato sul Tour: strana la vita, eh? Sono molto contento per lui, è una brava persona e soprattutto saluta sempre. Cosa

che non ha mai troppo contraddistinto Colin Montgomerie, famoso per essere particolarmente serio sul campo di gioco; il Senior però gli ha fatto bene. L’ho trovato più rilassato e più allegro del solito. A livello di score era partito alla grande come al solito, ma nell’ultimo turno ha lasciato il passo al vincitore. L’occasione delle imminenti festività natalizie e della fine dei tornei ha creato un’atmosfera più rilassata anche tra i giocatori. Durante la settimana vengono organizzate varie serate a tema, a cui sovente vi è un’alta partecipazione di noi giocatori e delle nostre famiglie. Ricordo in particolare un barbecue sulla spiaggia seduto a tavola con il grande giocatore e imprenditore vinicolo David Frost; toccante il suo discorso in ricordo di Nelson Mandela, mancato in quei giorni, a cui tutto il mondo deve essere riconoscente per il suo grande operato nella difesa dei diritti umani. Alla prossima e come sempre: buon gioco e buon divertimento! N MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 91


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OGNUNO HAIL PROPRIO “MAJOR”

iCIRCUITI

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R O B E R T O T A R TA R A

Come vivono il Challenge Tour tre nostri professionisti già abituati al circuito maggiore? Ce lo raccontano essi stessi in prima persona, svelandoci desideri e obiettivi

lessandro Tadini, “Muso” per gli amici, ha da pochi mesi compiuto 40 anni. Piemontese, vive a Gozzano, in provincia di Novara, a poca distanza dalle atmosfere soffuse del lago d’Orta e si allena a Castelconturbia e Bogogno. Due strutture di prim’ordine. Da cinque anni il gruppo Nobili (leader nelle rubinetterie) lo sostiene nella sua attività golfistica. Nel 2013, non ce l’ha fatta a mantenere la carta dell’European Tour. “Sono comunque soddisfatto del mio 2013”, spiega Tadini, “ma il livello è sempre più alto. Bisogna confrontarsi anche con giovanissimi professionisti di 16/18 anni e io ormai sono un veterano. Forse, in qualche frangente del 2013, è mancato il giusto atteggiamento mentale e la mancanza di attitudine a giocare per passare il taglio in alcuni tornei. A giugno, all’Open di Francia, ero in buona posizione fino a tre buche dal termine della seconda giornata. Poi ho chiuso con tre bogey e sono uscito dal torneo per un colpo. Nell’Open d’Irlanda sono rimasto fuori dal taglio di nuovo per un colpo, come anche a Monaco di Baviera, nell’Open di Germania. Una stagione gira anche su episodi come questi”. “Muso” quest’anno tornerà a disputare il circuito Challenge (come nel 2010 e nel 2012), con l’obiettivo di arrivare a fine stagione nei primi 15 e ottenere l’ammissione per il 2015 al Tour maggiore. E per continuare a confrontarsi con i più giovani: il primo appuntamento è in Kenia, agli inizi di marzo. Ma forse la sua vera sfida è per il 2024: “Mi piacerebbe arrivare in forma a cinquant’anni per giocare il Senior Tour europeo”, afferma Tadini, con l’attitudine indomita di un innamorato perso del proprio mestiere.

DELPODIO: UN ANNO CHE MI HA INSEGNATO MOLTO Il golf è un gioco fatto di dettagli. “Sto perfezionando lo swing in quei 50 centimetri dopo l’impatto con la palla, nella fase del rilascio del bastone”, taglia corto - a riprova di ciò - Matteo Delpodio. “Oggi gioco bene i punch, colpi con traiettoria bassa. Ma migliorando il rilascio potrò generare colpi più alti, con maggiore backspin e controllo della distanza. Arma indispensabile per competere sui green duri e veloci dell’European Tour”. Torinese, 94 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

giocatori europei su campi molto più difficili del circuito Challenge (dove Doz ha giocato fino al 2012, ndr). E giocando su quei percorsi ho capito come migliorare”. Quest’anno, più maturo e consapevole, giocherà tutta la stagione sul Challenge con l’obiettivo di rientrare subito sul Tour maggiore nel 2015 e un desiderio “tricolore”: vincere una tappa italiana del Challenge.

GAGLI: DAGLI ERRORI SI IMPARA SEMPRE

classe 1985, “Doz” (nickname di Matteo, da una trasferta in Polonia di molti anni fa) si sta preparando con una squadra di stelle: Sergio Bertaina, Alberto Binaghi e Massimo Scarpa. Bertaina è il suo maestro da anni. Ora è affiancato da Binaghi per migliorare il release. Manassero, seguito proprio da Alberto, è tra coloro che lo fanno meglio e Binaghi prova a innestare su Delpodio l’esperienza acquisita allenando il golden boy azzurro. Scarpa, invece, si occupa del putt di Doz. Completa il team Giorgio De Pieri, pro e preparatore atletico. “Quando ho ripercorso il 2013”, prosegue Matteo, “partivo dal presupposto che se c’era stata qualche lacuna, era di natura mentale. Soltanto analizzando i risultati delle singole gare ho capito di dover migliorare la mia tecnica per competere sul Tour”. Una lucidità indispensabile per il futuro della sua carriera: “Il 2013 mi ha insegnato molto. Mi sono confrontato con i migliori

Alle porte dei 29 anni, il fiorentino Lorenzo Gagli non cela il rammarico per la stagione passata: “Provo un dispiacere molto grande per non aver tenuto la carta sul Tour maggiore nel 2014 e dover tornare sul Challenge. Ma niente avviene per caso: quello che è successo servirà a darmi la giusta spinta per migliorarmi”. Il “Lollo” nazionale, considerato uno dei migliori colpitori di palla in circolazione, fa un bagno d’umiltà e si rivede allo specchio: “Tutte le componenti indispensabili a prestazioni di livello (fisica, mentale e tecnica) non hanno funzionato al meglio. Una contrattura ai dorsali mi ha condizionato e in alcune gare forse non ho tenuto fino alla fine, sia di fisico che di testa”. Quest’inverno, però, Gagli ha potuto fare una preparazione più lunga: il circuito Challenge inizia in primavera. “Da novembre mi sto preparando molto bene su tutti gli aspetti. Sono seguito da Philippe Allain per il gioco lungo, Massimo Scarpa per il putt, Peter Longo in palestra e Roberto Re come mental coach”. E anche sui bastoni ci sono novità: “Ho cambiato i bastoni a maggio e avevo scelto canne più pesanti. Adesso sono tornato a un peso più leggero, ma sto continuando a fare dei test per capire se apportare ulteriori modifiche. Intanto sono tornato al driver usato nel 2011, quello col quale mi sono trovato meglio”. Nel 2014 giocherà a tempo pieno sul Challenge, anche se per uno come lui i programmi possono cambiare al volo: “Ad esempio, vincendo il torneo a Madeira si rientra subito sul Tour maggiore”. E fa della filosofia nel rispondere a chi lo critica per i risultati dello scorso anno: “Dagli sbagli s’impara sempre. Il golf è una continua sfida con se stessi e da quella competizione personale occorre sempre ripartire, guardando avanti”. N


FORMULA DI GARA 4 PLM LA MIGLIORE Categoria Unica PREMI 1^-2^-3^ Coppia Netto 1^ Coppia Lordo 1^ Coppia Mista 1^ Coppia Senior PREMI SPECIALI: • “Driving Contest” • “Nearest to the Pin”

PREMIAZIONE CON CENA DI GALA CASINO' DI VENEZIA

DOMENICA 9 MARZO golf club MONTECCHIA Padova

DOMENICA 6 APRILE castello di Tolcinasco milano

DOMENICA 27 APRILE CIRCOLO GOLF ugolino FIRENZE

GIOVEDÌ 1 MAGGIO GOLF CLUB CA' AMATA CASTELFRANCO (TV)

DOMENICA 11 MAGGIO GOLF PRA' DELLE TORRI CAORLE (VE)

DOMENICA 25 MAGGIO VILLA CONDULMER GOLF CLUB MOGLIANO VENETO (TV)

DOMENICA 1 GIUGNO Golf Club Bologna BOLOGNA

DOMENICA 29 GIUGNO CORTINA GOLF CORTINA (BL)

DOMENICA 6 LUGLIO Golf Club VERONA VERONA

DOMENICA 14 SETTEMBRE GOLF CLUB FRASSANELLE PADOVA

DOMENICA 21 SETTEMBRE GOLF CLUB LIGNANO Lignano Sabbiadoro (UD)

DOMENICA 28 SETTEMBRE GOLF CLUB ALBARELLA

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NUOVA SACCA PER MANASSERO

Graham DeLaet, l’eroe canadese dell’ultima Presidents Cup, ha firmato un contratto con Puma per scarpe e abbigliamento, mentre per l’attrezzatura rimane (per ora) con Titleist. Sempre in Casa Puma, Jonathan Blixt e Lexy Thompson hanno prolungato invece il loro contratto con il gruppo Puma/Cobra.

®

CHOI VAIN CALIFORNIA

KJ Choi giocherà con palline, guanto e sacca Cleveland, marchio storico di Huntington Beach (in California), che ha accompagnato a lungo Vijay Singh che, per il 2014, è passato invece a sacca e wedge Hopkins Golf.

®

Callaway è stato il brand che durante l’inverno ha fatto le operazioni di mercato più interessanti. La risoluzione del contratto di Ernie Els ha creato molte opportunità d’ingaggio per il marchio di Carlsbad, a partire dal nostro Matteo Manassero - da tempo immemore giocatore di Titleist e Scotty Cameron - che ha cambiato tutti e 14 i bastoni, dal driver (Big Bertha) al putter (Odissey). Ma il nome più altisonante ingaggiato è sicuramente quello di Henrik Stenson: lo svedese fresco di onorificenze nazionali ha infatti siglato un contratto per l’attrezzatura, e quindi lo vedremo con sacca Callaway, dopo aver lasciato Piretti Putters. Altri contratti chiusi da Callaway sono quello del fenomeno thailandese Kiradech Aphibarnrat e di Lydia Ko, la giovane noezelandese di soli 16 anni, appena passata pro e con già con cinque vittorie all’attivo. Tra le partenze da Carlsbad, oltre a Els, c’è quella di Trevor Immelman, campione Masters 2008, che è passato da Callaway a TaylorMade, insieme allo svedese naturalizzato americano Carl Pettersen.

LA ZAMPATADI DELAET

®

WORLD CUP PER ELS

Maui Jim ha comunicato l’aggiunta di Ernie Els - vincitore di 66 gare pro (il maggior numero di vittorie, rispetto agli altri giocatori della sua generazione) - al suo team di brand ambassador. “Molto prima di diventare ambasciatore per Maui Jim”, ha raccontato Els, “ero uno dei clienti che ha acquistato, nel corso degli anni, parecchi modelli di quei fantastici occhiali da sole. Ecco, mi piace pensare che a volte i migliori rapporti iniziano così, e certamente è questo il caso. Questo è davvero un prodotto di classe mondiale, e sono felice di far parte della famiglia Maui Jim”. Per la cronaca, Big Easy indosserà il modello World Cup. ® 96 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

Q Justin Rose ha confermato che rimarrà TMAG fino al 2018. Q Ernie Els è passato ad Adams (Gruppo TaylorMade) e ciò denota che vogliono puntare su Big Easy come riferimento per i golfisti non più giovanissimi.


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RENATO PARATORE

FuoriLIMITE

DI

F R A N C E S C A PA N E L L I

Sul loro gioco, risultati, carriere, sponsor sappiamo moltissimo. Ma come sono i nostri giocatori fuori dal campo?

L’

ultima cosa che fai prima di dormire. Mi lavo i denti.

sullo stare in campo. Mi ha insegnato un sacco di “trucchetti”.

La canzone della tua vita. Non ne ho una, non seguo tanto la musica.

Cosa volevi fare a 13 anni? Il professionista di golf.

Non rinunceresti mai a... Al golf e alla carbonara.

Cosa c’è sul tuo comodino? Il cellulare e un libro.

C’è un evento o un incontro che ti ha cambiato la vita? Non mi ha cambiato la vita, ma mi è molto servita l’esperienza all’Open d’Italia.

Tre aggettivi con i quali ti farebbe piacere essere descritto. Simpatico, gentile e umile.

Come ti rilassi? Giocando a ping pong a casa con i miei amici o guardando la tv.

C’è qualcosa che la gente non capisce di te e un po’ ti dispiace? No, non credo. Una cosa imparata da qualcuno con cui hai lavorato. Il mio maestro Alessandro Bandini mi ha insegnato la disciplina, mentre da Matteo Manassero ho imparato molto 98 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

Se dovessero fare un film sulla tua vita, chi vorresti che lo interpretasse? Io.

Colore preferito? Il blu.

Il senso più importante? Il gusto. Il programma tv della tua infanzia. Dragon Ball. Il più grande errore commesso. Sinceramente, non saprei. Di cosa hai paura? Ora di niente. Da bambino del buio.

Cosa preferisci nel corpo di una donna? Nulla di particolare. Guardo sia l’aspetto fisico che quello interiore.

Cosa non indosseresti mai? Una gonna.

Il rito del mattino. Mi sveglia il mio cane e io gli do una merendina.

Hai una collezione? Sì, di alzapitch.

Cosa non manca mai nel frigo? Gelato e prosciutto cotto.

Il libro della tua vita. “Open”, di André Agassi.

Il luogo del cuore. Barcellona.

Quanto costa un litro di latte? 1,60 euro? N


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UN RIBELLE IN CAMPO

Nessun problema di tecnica o di putting: per Giorgio Mastrota (hcp 11 dopo solo un anno di gioco) la vera difficoltà in campo è l’etichetta. “Cerco di controllarmi. Ma sono esuberante e caciarone” D I

“H

o iniziato a giocare a golf per catturare l’attenzione di una brava golfista, una splendida donna 17 di handicap, di nome Floribeth, la mamma di Matilde, la mia terza figlia nata lo scorso marzo”, ci racconta Giorgio Mastrota, un noto volto televisivo, che molti legano soprattutto alle migliori telepromozioni. “Ed è stata una doppia sfida: non solo una sfida d’amore, ma anche una sfida caratteriale, perché io amo gli sport estremi”. Certamente il golf non è estremo, ma cambiarle addirittura il carattere... Ci racconti come è andata. È stata una fatica iniziale enorme, poiché arrivo da sport molto attivi e per indole ho bisogno di avere non solo il corpo, ma anche la mente sempre calda. La vera difficoltà nel golf è che mi manca l’adrenalina, nonostante sia riflessivo e sereno: mi fa impazzire fare un colpo ogni cinque minuti. Però la mia iniziale difficoltà alla fine è stata anche il mio vantaggio, perché io tirerei cento palle al minuto, quindi mi sono sempre dato molto da fare in campo pratica. E il tappetino mi piace, mi metto lì e non mi annoia come mi raccontano tanti. Quindi vedere e giocare campi nuovi mi diverte, ma anche il campo pratica non mi dispiace. All’inizio lo facevo con poca scioltezza e molta, molta fisicità. Adesso va meglio e gioco discretamente. Essere diventato di nuovo papà non la distrae? Visto che Floribeth si terrà libera dal lavoro, io mi ritaglierò più spazi. Stiamo molto insieme e lei allatta tra una buca e l’altra, tanto i bimbi si adattano. Ho sempre fatto così, anche con i miei due figli precedenti. Comunque devo ringraziare il tipo di lavoro che faccio perché posso ritagliarmi due, anche tre, mattine alla settimana. Gioco soltanto da un anno e mezzo e sono 11 di hcp: insomma mi ci sono dedicato. 100 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

S

A V I N A

S

C I A C Q U A

Gioca soltanto con Floribeth? Ho incontrato la donna che amo grazie al golf. Ma a questo gioco, in realtà, mi hanno avvicinato due cari amici: Giancarlo Savinelli, che ha anche una linea di abbigliamento golf ed è 3 di hcp; e Stefano Galli, che era il mio maestro di tennis e adesso lo è diventato di golf. Siamo buoni amici e giochiamo spesso insieme. Con Stefano e Giancarlo abbiamo fatto anche

un viaggio da veri golfisti: siamo stati in Thailandia e giocavamo a golf ogni giorno. Troppo! Niente spiaggia, mai. Però mi è servito per migliorare il gioco perché ho fatto tre settimane intensive, giocando sempre e quasi ogni giorno in campi diversi. Tra questi campi c’è quello che a oggi resta il mio preferito, il Red Mountain di Phuket: buche molto ampie, lontane una dall’altra, un campo che ha anche una Golf e montagna: le due grandi passioni di Giorgio Mastrota. A destra, con Matteo Manassero.


importante al massimo una volta al mese, sennò diventa una tristezza limitarsi davanti a quei piatti e a quei profumi! Le capita mai di sognare di giocare a golf? Sognare non proprio. Ma quando mi rilasso e mi metto a ripensare a cosa ho fatto, rivedo nel dormiveglia ogni mia azione e dopo un po’ mi addormento. Diciamo che sogno a occhi semichiusi. Però rivedo soprattutto gli errori e trovo questo molto stimolante, perché cerco di migliorarmi nel tentativo di trovare la mia disciplina, che nel golf non deve mancare e aiuta. Lei è un provetto sciatore. Il freddo e il golf sono un connubio che le è gradito? Anche se amo la montagna, concepisco freddo, neve e pioggia soltanto lì; non gioco e non amo queste condizioni sul campo da golf. La montagna la lego all’alpinismo, al fondo, al trekking, allo sci, non al golf. A dicembre, gennaio e febbraio vado a sciare. E attendo con ansia il bel tempo per giocare a golf. E come se la cava un uomo così esuberante con la classica etichetta golfistica? Male. Sono un poco insofferente alle regole e troppa etichetta mi sta stretta addirittura nell’abbigliamento. Io sul campo sono indisciplinato, sono caciarone, nel senso che mi capita di parlare ad alta voce, fare battute e sorriderne. E noto che a certi golfisti, molto concentrati, il mio modo di fare disturba. Giancarlo mi tira sempre le orecchie per questo. Provo a ridimensionare la mia esuberanza, ma voglio aggiungere che c’è anche un po’ troppa finta etichetta, quella che magari viene trasgredita appena si gira l’angolo. storia perché si trova all’interno di una ex miniera d’argento. Comunque, io amo stare nel verde e trovo il bello in ogni campo, anche in quelli definiti monotoni da tutti.

dall’alto delle vette non ci avevo mai messo piede; ma da quando li frequento ho scoperto nuovi angoli di luoghi che frequentavo da anni.

Cosa ne pensa della sigaretta elettronica sul campo da golf? In effetti cominciano a vedersi molti golfisti che fumano elettronico e credo sia sicuramente meglio per la loro salute; invece, parlando rispetto al contesto golfistico, trovo sia bello evitare quelle fastidiosissime sigarette depositate di fianco al tee di partenza o sventagliate lungo il percorso. Ci ho creduto dall’inizio e proprio perché la pensavo così sono diventato anche socio di un brand di settore.

La cosa più simpatica che le è successa su un campo da golf? Succede ogni volta che faccio una garetta a Gressoney. Siccome il campo ha nove buche, alla fine della 9 è abitudine fare proprio una pausa pranzo e si mangia molto bene, cibi tipici della tradizione montana: non tartare di tonno per capirci, ma spezzatini succulenti, formaggi e polenta. Lì c’è questa tradizione e la pausa dura anche 45 minuti, ma poi faccio fatica a ripartire e la butto in vacca. Quando faccio la gara devo evitare; me lo dice sempre anche Genny Di Napoli, olimpionico e vero sportivo. Lui non mangia niente e beve solo acqua, o acqua con vitamine. Per questo ho deciso di fare una gara

Dove gioca abitualmente? Io gioco alle Rovedine, ma ho casa a Gressoney e a Bormio dove ci sono anche due campi da golf. Pur avendoli visti

Con chi vorrebbe fare un giro di golf domani? Siccome nasco tennista, vorrei giocare con il mio idolo Guglielmo Vilas. Da ragazzino mi piaceva e lo imitavo, proprio come lui tenevo i capelli lunghi e giocavo con la fascia nei capelli. Vilas però fa parte della mia giovinezza. Lo sportivo e viaggiatore che ho sempre ammirato per le sue innumerevoli avventure e per come ha vissuto si chiama Walter Bonatti, un grande alpinista, scalatore e scrittore. Avrei voluto conoscerlo e magari averlo come guida, non solo sulla parete. Una cosa che non le ho chiesto, ma che le fa piacere dire? Io vado sovente in Kenya a Watamu dove un amico ha aperto una scuola, la Rafiki School. Quando posso, lo aiuto: so che siamo bombardati di richieste, ma è un progetto che merita l’attenzione di chi può. N MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 101


UNO SWING DI

iVIAGGIdi

N I C O L Ò P O R TA –

FOTO DI

GIADA ZUCCHI FRUA

BRITISH STYLE La Cornovaglia racchiude in sé lo spirito più originale del golf, da vivere con eleganza, educazione e signorilità: sui links tipici di queste zone, insieme a vento, avvallamenti e bunker micidiali, entrano solo i gentiluomini

L

a Cornovaglia è una terra unica che si tuffa nell’Oceano Atlantico. Non è l’Inghilterra che ci si può aspettare, con tutti i comfort o le architetture moderne di Londra. Qui si fa un tuffo in un passato magico pieno di tradizioni e usi ormai trascinati via dalla modernità e dalla velocità del mondo di oggi. La Cornovaglia non è solo golf, anzi. Il nostro Gioco fa da contorno a una serie

102 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

incredibile di attività che si possono svolgere. La costa sud-ovest dell’Inghilterra è costellata di paesini che fondano la loro economia sul turismo e sulla pesca.

PRESI PER LA GOLA Uno di questi è Padstow, un piccolo porto romantico che si affaccia sulla foce del fiume Camel. Questo splendido villaggio è il ritrovo per gli amanti della

pesca, per le coppie o i gruppi di amici in visita ma, soprattutto, per i gourmet. Padstow è il nido del famoso chef Rick Stein, che possiede oltre dieci locali, tra ristoranti e negozi. Il suo fiore all’occhiello è il The Seafood Restaurant; ma si trovano anche locali più alla mano e altrettanto di livello, come il Rick Stein’s Café o il Rick’s Fish&Chips, oltre alla famosissima


Seafood School, una vera e propria istituzione in Inghilterra.

SURF E CANI Pochi chilometri più a sud si trova anche Newqay, centro di ritrovo per tutti i surfisti d’Inghilterra e non. In questo villaggio si trovano feste, divertimento e tanti giovani; ma è anche il posto ideale per famiglie, date le strutture a disposizione. Questo piccolo spicchio di tradizione inglese è affiancato da una spiaggia sterminata sulla quale brulicano surfisti, coppie, famiglie e cani. Già, i cani: in queste terre, il cane è davvero il miglior amico dell’uomo e non esiste posto in cui una persona non possa entrare accompagnata dal suo amico a quattro zampe; perfino nel campo da golf, a condizione che sia legato al carrello.

L’ETICHETTA DEL GIOCO

QUI VIVI LA VERAESSENZA DEL GIOCO Gli inglesi hanno inventato il golf. E la Cornovaglia incarna, con i suoi percorsi, la tradizione più pura di questo sport. Per un appassionato, giocare qui significa tornare alle origini

I

l golf, come lo intendiamo noi, qui è tutta un’altra cosa. Qui giocherete a golf come non avete mai fatto. Il Golf più puro, come è stato inventato. I campi sulla costa atlantica sono caratterizzati da alcuni aspetti comuni a tutti. Il vento che soffia, sempre, vi farà compagnia e dovrete abituarvi in fretta a giocare “con” lui. La palla, a differenza dei campi italiani, qui rimbalzerà e dovrete tenere conto di ogni dettaglio dei fairway per centrare sempre il centro della pista. Un altro ostacolo importante saranno i bunker, profondi e insidiosi: richiedono una buona tecnica per uscirne indenni. Nonostante tutte le difficoltà che un percorso links può offrire, ogni secondo passato sui suoi fairway sarà indimenticabile. Gli scorci che si godono da ogni angolo dei percorsi che abbiamo provato per voi ci sono rimasti dentro e, con la speranza che un giorno possiate vivere anche voi le stesse emozioni, proviamo a raccontarvi cosa significa giocare il Golf in Cornovaglia.

In Cornovaglia, come in ogni angolo dell’Inghilterra, rispetto e tradizione sono le regole. Regole che non sono molte ma che ogni discendente dei Sassoni pretende ed esige vengano rispettate. L’educazione è alla base di ogni comportamento e, dentro e fuori dal campo da golf, la fa da padrona. Esistono, infatti, delle ®

ST. ENODOC GOLF CLUB: RISERVATO AI MIGLIORI 18 buche, par 69, 5.995 m Info: www.st-enodoc.co.uk

Il St. Enodoc Golf Club sorge vicino alla cittadina di Padstow, è completamente costruito su una collina sabbiosa che domina l’estuario del fiume Camel e guarda verso la baia cittadina. Lo spettacolare percorso Church Course è stato fondato nel 1890 ed è caratterizzato da una moltitudine di colpi ciechi che ne caratterizzano il gioco. La cosiddetta signature hole è la buca numero 6, chiamata “Himalaya”, per via di uno dei bunker più grandi e alti del mondo, che sorge in mezzo al fairway e non offre alcun punto di riferimento per il secondo colpo. Il percorso è piuttosto faticoso e ricco di pendii, proprio perché sorge attorno a una collina. I fairway sono stretti, ondulati e molto difficili da prendere. Il campo, essendo un par 69 di quasi 6.000 metri, è da considerarsi piuttosto lungo e i green sono piccoli e veloci. Nonostante gli scorci che questo strepitoso percorso offre, è maggiormente indicato per giocatori di buon livello data la difficoltà generale che lo caratterizza sommata poi al forte vento che spesso comanda. Quest’anno sarà la sede dell’English Amateur Ladies Open. La Club House è straordinaria, moderna e piena di ogni tipo di attrezzatura, senza contare l’ottima cucina e la grande ospitalità e professionalità del personale.

TREVOSE GOLF & COUNTRY CLUB: TI SENTI COME A CASA

Championship Course: 18 buche, par 71/72, 6.473 m Headland Course: 9 buche, par 35, 2.771 m The Short Course: 9 buche, par 29, 1.243 m Info: www.trevose-gc.co.uk Questo è un luogo davvero magico dove nulla è lasciato al caso. Il cibo dei ristoranti Constantine (che offre un menu gourmet) e Colt’s (che, invece si concentra sulla tradizione inglese e la porta ad altissimo livello) è davvero da provare, specialmente da coloro che sono convinti che il cibo inglese sia di bassa qualità. Le location stesse dei ristoranti sono splendide, grazie alla piccola Club House che offre una vista mozzafiato sulla Constantine Bay, in pieno Oceano Atlantico. Indimenticabili sono i tramonti che si godono dalla terrazza che sta sul punto più alto di tutta la struttura e dalla quale, oltre all’Oceano, si possono ammirare tutti e tre i percorsi. Il clima che si respira in Club House è informale, molto accogliente e amichevole. Qui ti sentirai davvero a casa, grazie alla sapiente gestione della famiglia Gammon, ormai a capo della struttura da tre generazioni, ovvero sin da quando esiste il Club. Il percorso è davvero fantastico e lascia a bocca aperta chiunque lo affronti. I fairway sono molto larghi e il campo è pensato davvero per tutti: sono infatti presenti tanti tee diversi per soddisfare le esigenze di ogni giocatore. Il vero ostacolo - oltre al vento e all’Oceano che ricorda la sua presenza con la dolce aria salmastra che si respira e con le note delle onde che si infrangono sugli scogli sono i green, che sono grandi e con molte pendenze. Non affrontate il percorso sottogamba. Qui si sono tenuti tornei importantissimi come il Brabazon Trophy nel 2008 e il McGregor Trophy nel 2012.

ROYAL NORTH DEVON: IL PIÙ ANTICO

18 buche, par 72, 6.083 m Info: www.royalnorthdevongolfclub.co.uk Il Royal North Devon, sorto nel 1864, è il primo campo costruito sul suolo inglese. Disegnate da Old Tom Morris, le 18 buche di Westward Ho! sorgono tra il mare e le dolci colline del Devon. Nonostante i 150 anni di età - festeggiati proprio quest’anno - il percorso è tutt’ora moderno e presenta diversi bunker a protezione dei fairway. Il più famoso è quello della 4 ® MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 103


iVIAGGIdi

UNO SWING BRITISH STYLE

® norme che vanno assolutamente seguite

se si vuole andare a giocare a golf in Inghilterra o anche solo visitarla e godere del trattamento ospitale dei locali. Una su tutte: le scarpe in Club House. A chiunque verrà proibito di entrare in Club House con le scarpe da golf o con scarpe che non ® che ormai si vola facilmente perché posizionato a 180

metri dai tee di campionato e non presenta più un pericolo per i professionisti. Il percorso è molto piatto e pieno di mound disegnati dalla natura, ha una lunghezza non particolare ed è assolutamente adatto a tutti i giocatori. Come per la maggior parte dei links storici, è fondamentale affrontare il percorso per la prima volta in compagnia di un socio per apprezzarne al meglio le caratteristiche ma soprattutto per non perdersi nell’infinita ed estesissima proprietà. La più grande particolarità è rappresentata dai greenkeeper. Mantenendo una tradizione invariata da 150 anni, questi altro non sono che pecore libere di brucare e di tagliare i rough. Questo percorso è denso di storia e tradizione che si respira entrando in una Club House che è un vero e proprio museo del golf, con cimeli, bastoni, palle, trofei e oggetti che risalgono fino a duecento anni fa. La struttura della Club House è però relativamente giovane, risale agli anni Cinquanta, dopo che quella originale è stata distrutta dalle intemperie. Una delle tradizioni più singolari è la celebrazione del compleanno del Club. Questo avviene in collaborazione con il Saunton Golf Club e comporta una gara di golf davvero singolare. Partendo dal tee della 1 dell’RND si arriva al green della 18 dell’East Course di Saunton in più o meno 44 colpi passando per l’estuario dei fiumi Taw e Torridge quando c’è la bassa marea. Al Royal North Devon è nato il primo Ladies’ Club al mondo, secondo solo a quello di St Andrews (che però è rimasto solo un putting green).

Sands, alcova di surfisti e famiglie, ed è circondato da dolci colline che si muovono a ritmo del vento che ne spettina i cespugli. Anche la fauna arricchisce il luogo, con le volpi che popolano il Saunton Golf Club. Questi animali hanno ormai perso ogni timore nei confronti dell’essere umano e si avvicinano in cerca di cibo e di compagnia. Il Club stesso è molto impegnato a livello sociale per quanto riguarda la salvaguardia della flora territoriale poiché la zona è di interesse scientifico e, di conseguenza, tutta la struttura è sottoposta a rigidi schemi che prevedono addirittura un controllatissimo, e moderatissimo, taglio dei rough. Il primo percorso nato è l’East Course e ha ospitato alcuni dei tornei più importanti tenuti in Inghilterra (come il British o l’English Amateur Championship). È un percorso molto impegnativo che richiede una grande precisione e altrettanta potenza dal tee per garantirsi dei secondi colpi il meno complicati possibili, anche per contrastare l’azione del vento. Fairway stretti e molto ondulati, green veloci e bunker profondi condiscono un disegno adatto ai migliori giocatori: un vero challenge che però permette a chiunque di divertirsi. Il West è più giovane e semplice ed è composto di molti dog-leg. Come per l’East Course, qui è importante piazzare bene il driver. Ha un disegno tricky e molto spettacolare, specialmente dal tee della 18 che sovrasta tutta la proprietà e ne dona una vista mozzafiato. La buca più divertente è sicuramente la 16, un lunghissimo par 3 in discesa sempre a favore di vento, dove la vera sfida è riuscire a fermare la palla.

BURNHAM AND BERROW: NEI CAPRICCI DEL VENTO

The Championship Course: 18 buche, par 71, 6.332 m The Channel Course: 18 buche, par 70, 5.320 m Info: www.burnhamandberrowgolfclub.co.uk

siano eleganti. Scarpe da ginnastica, ciabatte e scarpe chiodate vedranno un secco “No!” alla richiesta d’ingresso. Non importa chi voi siate. A proposito di educazione: un viaggio in queste zone è consigliato a molti golfisti nostrani, troppo avvezzi a brutte abitudini. Il golf qui è uno sport giocato da gentiluomini; e con “gentiluomo” non si intende la sua estrazione sociale o la capienza del suo ® 104 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

SAUNTON GOLF CLUB: QUI DEVI METTERCI IMPEGNO E POTENZA The East Course: par 71, 6.198 m The West Course: par 71, 5.854 m Info: www.sauntongolf.co.uk

Questa struttura moderna e all’avanguardia è il fiore all’occhiello della Cornovaglia e offre, oltre a impianti all’avanguardia e una Club House di livello internazionale, due percorsi da campionato da 18 buche. La posizione poi è spettacolare: si trova infatti a pochi passi dalla sterminata spiaggia di Saunton

A pochi chilometri a sud di Bristol nasce nel 1890 questo storico campo inglese. È strutturato come un classico links con le prime nove che escono dalla Club House e si dirigono verso nord accanto alla spiaggia. Le seconde tornano indietro all’interno seguendo la strada di Berrow, superano poi la chiesa e si dirigono infine verso la Club House a Burnham. Il disegno è molto spettacolare, presenta qualche colpo cieco ma ogni buon colpo verrà premiato con un risultato positivo. Se il vento vorrà... A farla da padrona qui è Eolo che cambia radicalmente il campo giorno dopo giorno. Chi è socio in questo circolo giura di non aver mai giocato il Championship Course due volte allo stesso modo. Le difficoltà, oltre al vento, sono quelle classiche di un links. Dolci colline affiancano i fairway e ne smuovono i tratti e i velocissimi green rendono la sfida ancor più complicata. In un giro di 18 buche sarà impossibile non usare ogni colpo che ciascuno possiede in sacca: ecco perché è stato sovente scelto come sede di molti tornei amateur e non.


Calendario 2014

18 BUCHE STABLEFORD A 3 CATEGORIE - SPECIALE TOURISTGOLF UNICA

SANTO DOMINGO NEL CORSO DI OGNI SPONSOR DAY

ESTRAZIONE DI UN VIAGGIO A

02 GIU GOLF CLUB LE PAVONIERE 02 GIU GOLF CLUB RIVA DEI TESSALI 08 GIU GOLF & COUNTRY CLUB MONTECATINI 16 GIU GOLF CLUB ARGENTA 21 GIU GOLF CLUB LA BAGNAIA 29 GIU GOLF CLUB MENAGGIO & CADENABBIA LUGLIO 06 LUG GOLF & COUNTRY CLUB CASTELGANDOLFO 12 LUG GOLF CLUB CHERASCO 13 LUG GOLF CLUB GIRASOLI 13 LUG GOLF CLUB CASTELLARO 20 LUG GOLF CLUB CASTELL’ARQUATO AGOSTO 02 AGO GOLF CLUB OASI 03 AGO GOLF CLUB PARCO DI ROMA 06 AGO GOLF CLUB ADRIATIC CERVIA 09 AGO GOLF & COUNTRY CLUB COSMOPOLITAN 28 AGO GOLF CLUB MARGARA 30 AGO GOLF CLUB ALBARELLA 31 AGO GOLF & COUNTRY CLUB MOLINETTO SETTEMBRE 06 SET GOLF CLUB ASOLO* 07 SET GOLF CLUB VENEZIA 14 SET GOLF CLUB VILLA AIROLDI 21 SET GOLF CLUB SERRAVALLE 27 SET GOLF CLUB SAN DONATO OTTOBRE 04 OTT GOLF CLUB CA’ DELLA NAVE 04 OTT GOLF & COUNTRY CLUB CROARA 05 OTT GOLF CLUB LA PINETINA 05 OTT GOLF CLUB MONTE CIMONE 11 OTT GOLF CLUB VILLA CAROLINA 11 OTT GOLF CLUB DEI LAGHI 12 OTT GOLF CLUB TIRRENIA 12 OTT GOLF CLUB UGOLINO 18 OTT GOLF CLUB LE FONTI

MARZO 01 MAR GOLF & COUNTRY CLUB MODENA MODENA 02 MAR GOLF & COUNTRY CLUB FIUGGI TERME FIUGGI 02 MAR GOLF CLUB VICENZA VICENZA 08 MAR GOLF CLUB SANT’ANNA GENOVA 15 MAR GOLF CLUB IL PICCIOLO CATANIA 15 MAR GOLF CLUB IL COLOMBARO BRESCIA 16 MAR GOLF CLUB SAN VALENTINO REGGIO EMILIA 16 MAR GOLF CLUB TERME DI SATURNIA GROSSETO 16 MAR GOLF & COUNTRY CLUB TOLCINASCO MILANO 23 MAR GOLF CLUB CHERVÒ* BRESCIA 23 MAR GOLF & COUNTRY CLUB MIGLIANICO CHIETI 29 MAR GOLF CLUB I FIORDALISI FORLÌ 30 MAR GOLF CLUB RIOLO TERME RAVENNA APRILE MONZA BRIANZA 05 APR GOLF CLUB VILLA PARADISO* 05 APR GOLF CLUB MATILDE DI CANOSSA REGGIO EMILIA 13 APR GOLF CLUB VIGEVANO PAVIA 21 APR GOLF CLUB BOGLIACO BRESCIA 25 APR GOLF CLUB RIMINI RIMINI 26 APR GOLF CLUB TRIESTE TRIESTE 27 APR GOLF CLUB VALDICHIANA SIENA 27 APR GOLF CLUB STUPINIGI TORINO MAGGIO 01 MAG GOLF CLUB ANTOGNOLLA PERUGIA 01 MAG GOLF CLUB ACQUI TERME ALESSANDRIA 04 MAG GOLF CLUB FILANDA SAVONA 04 MAG GOLF CLUB GRADO GORIZIA 04 MAG GOLF CLUB PARCO DEI COLLI* BERGAMO 04 MAG GOLF CLUB POGGIO DEI MEDICI FIRENZE 04 MAG GOLF CLUB BOVES CUNEO 17 MAG GOLF CLUB PUNTA ALA GROSSETO 18 MAG GOLF CLUB MOLINO DEL PERO BOLOGNA 25 MAG GOLF CLUB METAPONTO MATERA MONZA BRIANZA 31 MAG GOLF & COUNTRY CLUB BRIANZA* GIUGNO 02 GIU GOLF CLUB TORRAZZO* CREMONA

PRATO TARANTO PISTOIA FERRARA SIENA COMO ROMA CUNEO TORINO IMPERIA PIACENZA LATINA ROMA RAVENNA PISA ALESSANDRIA ROVIGO MILANO TREVISO VENEZIA PALERMO ALESSANDRIA L’AQUILA VENEZIA PIACENZA COMO MODENA ALESSANDRIA VARESE PISA FIRENZE BOLOGNA

*GIORNATA SPONSOR DAY ESTRAZIONE VIAGGIO

FINALE NAZIONALE 25 OTTOBRE GOLF CLUB SANREMO | FINALE INTERNAZIONALE GENNAIO 2015 SANTO DOMINGO

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UNO SWING BRITISH STYLE

® portafoglio, ma la sua educazione e il suo

comportamento. Ecco perché in campo non vi troverete mai a litigare per qualche maleducato che si ostinerà a non cedervi il passo e, con il suo gioco lento, vi rovinerà la giornata. Chi è più veloce ha la precedenza, punto. E gli inglesi, che lo sanno bene, rispettano religiosamente questa regola. Poi tutti a bere una birra in Club House. È la 19esima buca, forse la più apprezzata dagli inglesi perché permette di ridere, scherzare e bere in compagnia dei propri partner di gioco, ricordando la giornata e prendendosi in giro nell’attesa che arrivi dal campo un fortunato giocatore autore di una hole in one. Perché chi esegue una buca in un colpo solo, non solo dovrà offrire da bere ai propri compagni di gioco ma, una volta giunto in Club House, dovrà dare fondo ai suoi risparmi e offrire un drink a tutti i presenti. È la regola. Va rispettata. N

COME, DOVE, QUANDO...

Q Dov’è: la Cornovaglia è la regione ubicata nell’estremità sud-occidentale della penisola della Gran Bretagna. Q Lingua: inglese. Q Come arrivare: Ryanair offre voli diretti da Milano Orio al Serio verso Bristol; da Roma opera EasyJet. Q Documenti necessari: carta d’identità valida per l’espatrio. Q Valuta: la divisa locale è la sterlina inglese. Al 5 marzo 2014, una sterlina equivale a 1,22 euro. Con un euro hai 0,82 sterline. Q Carte di credito: accettate ovunque. Q Clima: temperato. È freddo nei mesi invernali, ma da marzo a ottobre è ideale per il golf. Q Fuso orario: un’ora in meno.

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Q Periodo consigliato: da maggio a settembre. Q Come muoversi: l’ideale è noleggiare un’auto (ricordandosi che la guida è a sinistra). Q Dove alloggiare. A Saunton: Saunton Sands Hotel (www.sauntonands.co.uk). A Padstow: Trevose Golf Club (www.trevose-gc.co.uk). A Brent Knoll: The Woodlands Country House (www.woodlandshotel.co.uk). Q Dove mangiare: i tempi moderni hanno ormai veicolato la passione per il cibo anche in terra inglese. Tutte le strutture che abbiamo visitato offrono pasti di alto livello che potranno soddisfare palati e tasche di tutti i turisti. A Padstow: uno qualunque dei locali di Rick Stein (www.rickstein.com). Q Info: www.atlantic-links.co.uk; www.viaggiaresicuri.it; www.dovesiamonelmondo.it


LA TERRA PROMESSA iVIAGGIdi

DI

C H I A R A G R I F FA

C

lima ameno e 850 km di spiagge lambite dall’oceano Atlantico fanno del Portogallo una destinazione perfetta per tutte le stagioni. Questo Paese, che vanta le frontiere più antiche d’Europa, offre una grande varietà di paesaggi che si susseguono senza sosta, molteplici attività per il tempo libero e un patrimonio culturale unico, dove modernità e tradizione convivono in armonia. Gastronomia, ottimi vini e un popolo tra i più ospitali completano un’offerta turistica di alta qualità. Ma è l’Algarve, la regione in cui nel XV secolo è iniziata l’epopea marittima che ha portato i portoghesi all’incontro di nuovi popoli, ad accogliere la maggior parte dei turisti che ogni anno scelgono di visitare questa parte di mondo. A loro disposizione, lunghe distese di sabbia protette da alte falesie dai riflessi dorati con piccole insenature racchiuse fra le rocce e un entroterra dove si vive in armonia con la natura, nel rispetto delle tradizioni.

CULTURA, STORIA, BENESSERE E SPORT E poi le città: Silves, che conserva vestigia del passato arabo; Lagos, che ricorda l’epoca delle scoperte; le più cosmopolite Portimão e Albufeira, che offrono svago e divertimento giorno e notte; Tavira, un’autentica vetrina dell’architettura tradizionale; e, infine, Faro, la porta d’entrata della regione, dal bellissimo centro storico. Chi vuole 108 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

rilassarsi trova in Algarve vari tipi di trattamento nei centri benessere e di talassoterapia o nelle terme di Monchique; mentre per fare sport e divertirsi ci sono i numerosi campi da golf, riconosciuti a livello internazionale. Grande è la varietà di sistemazioni, fra alberghi, villaggi turistici e resort, dove i turisti vengono sempre accolti con genuina ospitalità. Nella gastronomia sono rinomati il pesce fresco e i frutti di mare, che vengono preparati alla griglia o in saporite zuppe. Specialità squisite che si assaporano sia nelle trattorie sulla spiaggia che nei raffinati ristoranti stellati Michelin, nei quali gli chef propongono nuove interpretazioni della gastronomia tradizionale.

UNA SCOPERTA DI HENRY COTTON L’Algarve, a sole due o tre ore di volo dalla maggior parte delle principali capitali europee, da quasi trent’anni attrae i golfisti

più esigenti. La provincia più meridionale del Portogallo è famosa per i suoi scenari favolosi lungo la costa e dal tardo autunno alla fine della primavera la stagione è ideale per il golf; gli inverni sono miti e i golfisti del nord Europa possono godersi giornate tiepide e assolate, mantenendo dolce il proprio swing quando i percorsi di casa sono invece ingiocabili. È stato il leggendario Henry Cotton a portare alla ribalta l’Algarve nel golf. A metà degli anni Sessanta, ha disegnato il primo campo da golf della regione. Dagli anni Settanta alla prima metà dei Novanta, poi, i percorsi sono spuntati come funghi lungo tutta la costa sud del Portogallo. Qui, il paesaggio per la maggior parte arido dell’Algarve, familiare ai turisti estivi, lascia il posto a oasi verdeggianti, create e mantenute grazie a enormi sistemi di raccolta e distribuzione delle acque finanziati dallo Stato, oltre a pozzi privati che si insinuano nelle falde


Lo scorso anno il Portogallo è stato nominato “migliore destinazione golfistica d’Europa”. A influire sulla votazione, la strepitosa offerta dell’Algarve: quaranta campi, ciascuno diverso dall’altro, attirano i giocatori di tutto il mondo. Che trovano in questa regione un vero paradiso golfistico

SULLE ALI DEL SUCCESSO

acquifere sotterranee. Le buche rese pericolose dagli ostacoli d’acqua sono quindi molto frequenti nei tracciati della zona. In generale, l’Algarve, con il suo clima mite, le strutture dai prezzi accessibili, gli scenari da togliere il fiato, la gente accogliente e i campi da golf eccellenti, è una meta sicura per vacanze indimenticabili.

PERCORSI RINOMATI E TUTTI FIRMATI Grazie alla sua grande diversità di percorsi, quasi quaranta, l’Algarve è un vero e proprio paradiso per i giocatori di golf. La maggior parte si trova in aree naturali ben conservate, con splendide viste panoramiche. I percorsi sono rinomati in tutto il mondo per la loro qualità e sono stati disegnati da famosi giocatori e campioni leggendari come Henry Cotton, Rocky Roquemore, Arnold Palmer e Ronald Fream. Inoltre, in Algarve ci sono eccellenti professionisti, una vasta e

diversificata gamma di hotel, collegamenti aerei diretti con varie parti del mondo e il trasferimento dall’aeroporto internazionale di Faro ai vari resort è molto agevole. I campi da golf sono distribuiti fra un’estremità e l’altra della regione. L’offerta è ampia e diversificata, ce ne sono in riva al mare, nell’entroterra, in pianura o sui rilievi. Fra Lagos, Sagres e la Serra de Monchique si trovano tracciati dai diversi livelli di difficoltà, con magnifici scenari naturali. La zona più centrale, fra Vilamoura, Quinta do Lago e Vale de Lobo, è una delle più lussuose dell’Algarve e anche una delle meglio attrezzate per la pratica del golf. Qui i campi uniscono buche da links con scogliere, laghi e bunker. Signature hole locale è la 16 del Royal Golf Course a Vale de Lobo, la più fotografata d’Europa: un esigente par 3 in cui tre spettacolari scogli sul mare si interpongono fra tee e green. Notevole anche la buca 6 del Pine Cliffs,

TAP Portugal, compagnia di bandiera del Paese e membro di Star Alliance, ha annunciato che in Italia il numero di passeggeri trasportati è aumentato dell’1,3 per cento rispetto al 2012. Il vettore portoghese ha confermato la rilevanza del mercato italiano incrementando, a partire dall’estate, le frequenze verso il proprio hub di Lisbona. Passeranno infatti da quattro a cinque le frequenze giornaliere da Roma, mentre le frequenze settimanali da Venezia a Lisbona passeranno da sette a tredici. Nello specifico, i sei collegamenti aggiuntivi da Venezia miglioreranno ulteriormente l’offerta a disposizione dei passeggeri per gli short break, grazie alla possibilità di partire da Venezia alle 6:30 del mattino e di rientrare da Lisbona alle ore 19.00. Ma non solo, i nuovi collegamenti da Venezia, di cui tre nightstop, consentiranno migliori coincidenze con il Brasile, un Paese verso il quale, a partire dalla prossima estate, TAP opererà 82 voli settimanali verso dodici destinazioni.

sul ciglio di un precipizio, che richiede un colpo sopra la spiaggia.

TRA EUROPEAN TOUR E ACADEMY Nella parte del litorale chiamata “Sotavento” (“Sottovento”) i campi sono più pianeggianti; ma i tracciati, molto creativi, esigono l’uso di tutti i bastoni nella sacca. ® MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 109


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LA TERRA PROMESSA

® In molti percorsi si trovano disseminati alberi

tipici del posto, come fichi, ulivi, carrubi e querce da sughero. Le viste panoramiche sul fiume Guadiana, sull’Atlantico, sui monti e

sul Parco Naturale di Ria Formosa sono così affascinanti da mettere in serio pericolo la concentrazione del giocatore. I campi dell’Algarve sono veri e propri test per le capacità tecniche dei golfisti più esperti, che devono mettere in pratica le strategie migliori. Molti campi sono teatro

CAMPI DA SOGNOIN PAESAGGI DA FAVOLA Abbiamo provato alcuni campi di questa regione. Le aspettative erano alte, le conclusioni altrettanto: ogni circolo è all’altezza della sua fama. E giocare qui è un’esperienza assolutamente entusiasmante

ONYRIA PALMARES BEACH & GOLF RESORT: TRE CIRCUITI DI CARATTERE

27 buche, par 72, 5.961 m. Info: www.onyriapalmares.com Nell’anfiteatro naturale della Baia di Lagos, Robert Trent Jones II ha disegnato lo splendido Onyria Palmares Golf. All’architetto americano era stato commissionato un 27 buche che massimizzasse il potenziale del suo contesto straordinario. Il risultato è un campo da golf di una bellezza da togliere il fiato, un vero piacere da giocare. Le prime 18 buche sono state inaugurate a ottobre 2010 e le ultime 9 a giugno 2011. Robert Trent Jones II ha disegnato il percorso con in mente le gare più importanti a livello internazionale, ma anche con l’idea di creare un’esperienza di gioco gradevole per i soci e i turisti. Ci sono tante sfide, se le cerchi, soprattutto dai tee bianchi. L’Onyria Palmares Golf è composto da tre circuiti da 9 buche che possono essere giocati in qualsiasi ordine. La genialità di questa rotazione è che, a seconda della sequenza di gioco, ogni esperienza golfistica è differente. Ciascun circuito da 9 buche - Alvor, Lagos e Praia - ha il suo carattere e il suo contesto. Il gioco diventa entusiasmante soprattutto quando le buche lambiscono le spiagge sull’oceano Atlantico. Metà percorso, infatti, si snoda lungo la costa e metà si irradia verso l’entroterra. Spettacolari le prime due buche dall’alto verso il mare, belli i green, anche se molto mossi, e i tee di partenza. I fairway sono ben rasati mentre il rough è piuttosto impegnativo.

SAN LORENZO GOLF COURSE: TOP TEN IN EUROPA 18 buche, par 72, 6.238 m Info: www.sanlorenzogolfcourse.com

Disegnato dall’architetto di golf americano Joseph Lee e aperto nel 1988, il San Lorenzo si trova in una location

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esclusiva e carismatica all’interno del prestigioso Quinta do Lago Resort e della Riserva Naturale di Ria Formosa. Il campo è tra i migliori dieci in Europa (e nella Top 100 del mondo) e rimane impresso nella mente di chi lo gioca per le sue caratteristiche uniche: una combinazione di bellezza naturale, presentazione immacolata e buche impegnative. Il percorso ha un arrangiamento interessante che può essere descritto come un 8, con due circuiti da 9 buche che iniziano e finiscono nei pressi della club house e del corpo centrale del complesso. La maggior parte del tracciato si sviluppa all’interno di una tipica pineta per poi aprirsi su visuali stupefacenti sull’oceano e sulle montagne in lontananza. Giocare al San Lorenzo è un’esperienza memorabile per tutti i livelli di gioco, ma soprattutto per gli handicap bassi. Le buche più spettacolari sono la 7 e la 8, sul mare, e la 9, che si sviluppa con il fairway intorno a un lago. La 18 è la buca finale per eccellenza, bellissima ma estremamente pericolosa. La manutenzione è impeccabile.

PINHEIROS ALTOS GOLF RESORT: AL DI LÀ DEL FIUME, TRA GLI ALBERI 27 buche, par 72 (3x36). Pinheiros, 3.045 m Oliveiras, 2.983 m. Sobreiro,s 3.154 m Info: www.pinheirosaltos.com

Il Pinheiros Altos Golf Resort, situato nella Riserva Naturale di Ria Formosa, è uno dei resort di golf e benessere più prestigiosi d’Europa. Le sue 27 buche da campionato offrono sfide eccitanti e vari gradi di difficoltà. Le 18 buche originali sono state disegnate dall’architetto americano Ronald Fream mentre le ultime 9 sono state create dal designer portoghese George Santana e inaugurate nel 2007. I green, veloci e impegnativi, e i fairway in bermuda forniscono superfici eccellenti su cui giocare. Anche qui il percorso si snoda in tre circuiti da 9 buche che iniziano e finiscono intorno alla splendida club house. Ogni circuito è nominato in

d’importanti tornei internazionali come il Portugal Masters, gara dell’European Tour che si svolge all’Oceanico Victoria dal 2007. Ma l’Algarve è una meta eccellente anche per i giocatori principianti: in tutta la regione esistono infatti varie Accademie di golf di fama internazionale. N

base alla vegetazione originale che domina le buche: pini, ulivi e querce da sughero. Queste piante - e una pletora di uccellini - sono l’attrazione principale lungo il percorso. Una club house sontuosa e un ottimo ristorante completano l’offerta.

OCEANICO GOLF: PERCORSO À LA CARTE

18 buche, par 72, 6.560 m. Info: www.oceanicogolf.com Oceanico Golf vanta un portfolio impressionante che include ben sette percorsi: Oceânico Faldo Course e Oceânico O’Connor Junior, all’Amendoeira Golf Resort; e cinque percorsi a Vilamoura: Oceânico Victoria, Oceânico Old Course, Oceânico Pinhal, Oceânico Millennium e Oceânico Laguna. Noi abbiamo giocato sull’Oceanico Victoria, un campo spettacolare e tenuto alla perfezione. È il più recente progetto di Arnold Palmer in Portogallo ed è considerato uno dei migliori e più sofisticati in Europa. È un percorso da campionato 18 buche par 72 lungo 6.560 metri in cui è stata preservata con estrema cura la natura esistente: le paludi, la vegetazione tipica di carrubi, ulivi e mandorli e i molti laghi, che occupano ben 13 ettari di terreno e che forniscono sia specchi d’acqua che strategici bacini idrici. Con cinque o sei tee per buca, fairway ampi e ondulati, ostacoli d’acqua estesi e bunker ben posizionati, il Victoria premia soprattutto i colpi più ambiziosi. Bellissime le ultime tre buche, tutte intorno ai laghi e con pendenze che virano verso l’acqua. Club house imponente.


UN TEMPO QUIERA TUTTO RISO...

Il golf è oggi così consolidato in Algarve che è strano pensare che il suo primo 18 buche ha solo cinquant’anni anni. Allora, questa regione era molto lontana, geograficamente e culturalmente, dalla capitale e la sua base economica era fondata su pesca e agricoltura. Il turismo era sconosciuto e del golf nessuno aveva mai sentito parlare. Poi le sardine sparirono dalle coste, con un impatto negativo devastante sul settore e sull’occupazione. Il Primo Ministro dell’epoca riconobbe la gravità della situazione e decise di

COME, DOVE, QUANDO...

Q Dov’è: l’Algarve è la regione più meridionale del Portogallo e confina a nord con la regione dell’Alentejo e a est con la Spagna (Andalusia). Il capoluogo è Faro. Q Lingua: di radice latina, il portoghese è la terza lingua europea più parlata nel mondo. Sono molti tuttavia i cittadini portoghesi che parlano l’inglese, il francese e il castigliano. Q Come arrivare: la privilegiata situazione geografica fa del Portogallo un punto di scalo di numerose compagnie aeree straniere, negli aeroporti distribuiti su tutto il territorio nazionale. TAP-Air Portugal (www.flytap.com), la compagnia di bandiera, effettua voli regolari su oltre 75 destinazioni internazionali e assicura i collegamenti domestici tra Lisbona, Porto, Faro e le Regioni Autonome di Madeira e delle Azzorre, nonché tra le isole di Madeira e Porto Santo. Q Documenti necessari: Carta d’Identità. Q Valuta: la divisa locale è l’euro. Q Carte di credito: accettate ovunque. Q Clima: mite in inverno e moderato dal mare in estate. Q Come muoversi: il Portogallo possiede una buona rete viaria. Le autostrade sono di due tipi: quelle tradizionali, a pedaggio, con pagamento in contanti o con carta di credito, che dispongono della cosiddetta "Via Verde", un sistema telepass che consente di addebitare il pagamento sul proprio conto corrente bancario, riservato esclusivamente ai possessori di uno specifico apparecchio di identificazione, da acquistare preventivamente in appositi punti vendita (www.viaverde.pt); e quelle con pedaggi esclusivamente elettronici in cui il sistema di pagamento è solo elettronico e il passaggio degli autoveicoli è registrato attraverso le porte poste all'inizio di vie apposite, identificate dalla dicitura “Electronic toll only” (www.tollcard.pt). Q Dove alloggiare. A Sagres: inaugurato ad aprile 2010, il Martinhal Beach Resort & Hotel è una struttura molto moderna, situata vicino al centro storico e affacciata sulla spiaggia, dove tutte le 37 camere 5 stelle hanno vista mare. Dispone di tre ristoranti,

destinare degli incentivi finanziari a coloro che avessero sviluppato il turismo in zona, creando posti di lavoro. Ad accogliere la sfida fu un certo John Stilwell, la cui famiglia era una delle più grandi produttrici di riso del Paese. Arrivò in Algarve nel 1961 e con l’architetto Leonardo Castro Freire, designer del Ritz Hotel di Lisbona e del Reid’s Hotel a Madeira, iniziò a valutare progetti legati al turismo. Quando qualcuno propose un campo da golf da abbinare all’hotel; Stilwell comprese subito che l’ingrediente principale, oltre a molta terra, era l’acqua. Decise così di cercare una risaia che fosse adatta allo scopo. Creare un campo da golf da ettari di risaie piatte e umide: per chiunque sarebbe stata una sfida troppo grande, ma non per John Stilwell, che di riso ne sapeva abbastanza. Nel frattempo, in Inghilterra, Henry Cotton stava riflettendo su una carriera scintillante di trent’anni nel golf. Il suo carattere forte e la sua ossessione per la tecnica sono stati spesso scambiati per snobismo e arroganza, ma i suoi record parlano da soli. La sua conoscenza della strategia di gioco, unita a creatività e immaginazione, l’hanno portato a disegnare alcuni tracciati molto impegnativi. Il loro incontro è stato inevitabile. A Cotton fu data carta bianca e un sacco di terra su cui lavorare. Due anni dopo, il campo - il Penina Golf Club - era pronto per l’inaugurazione, il primo giugno 1966. Henry Cotton stesso ha più volte affermato che il Penina è stato il suo risultato più grande, quello per cui vorrebbe essere ricordato. A detta di molti, è uno dei pochi veri percorsi da campionato del sud Europa, in grado di attirare giocatori da tutto il mondo. È stato il primo – dei tre – campo di Cotton in Algarve, il suo capolavoro. E l’inizio del boom che ha portato la regione a diventare una delle destinazioni golfistiche più rinomate al mondo.

cinque piscine e una spa ed è concepito soprattutto per le famiglie con bambini, grazie a una serie di ville e appartamenti molto spaziosi e cinque miniclub con assistenza continuativa, oltre a una scuola di golf per i più piccoli. Accoglienza speciale e lusso alla portata di tutti (www.martinhal.com). A Lagos: il Marina Club Lagos Resort è un hotel molto riservato composto da 88 mini appartamenti 3 e 4 stelle studiati per 2, 3 o 4 persone. Ristorante buono, caratterizzato da una piacevole semplicità. Bella e ben attrezzata la piscina e rilassante la spa. Posizione eccezionale, sulla marina affollata di barche, e collegata alla città attraverso un canale. Una struttura molto accogliente (www.marinaclub.pt). A Olhão: situato direttamente in paese, di fronte a Ria Formosa, una delle sette meraviglie naturali del Portogallo, il Real Marina Hotel & Spa è un hotel 5 stelle sontuoso, con 144 camere e splendide terrazze sul mare, due piscine e una spa. Buon ristorante (http://realmarina.realhotelsgroup.com). Ad Albufeira: il Grande Real Santa Eulalia Hotel Resort & Spa, della stessa catena del Real Marina, è altrettanto sontuoso, sul mare, con 344 camere splendide (di cui 155 suite), diversi ristoranti, attività per i bambini, piscine e accesso diretto alla spiaggia di Santa Eulalia, spa, Thalasso. 5 stelle per le famiglie (www.granderealsantaeulaliahotel.com). A Moncarapacho: incantevole resort di campagna, a dieci minuti dalla costa, stupefacente nella sua ricercatezza, il Vila Monte Resort è composto da mini appartamenti e villette - alcune con piscina e giardino privati, perfette per le famiglie - dislocati in vari punti della proprietà e circondati da giardini rigogliosi. Tre piscine (una in ogni complesso), spa e ristorante con cucina gourmet. Atmosfera di pace e di ritorno al passato. Il resort dispone inoltre di tre buche Pitch&Putt, un driving range e diversi putting green con un professionista a disposizione (www.vilamonte.com). Q Info: Ufficio Turistico del Portogallo, Via Paolo da Cannobio 8, Milano. Tel. 02.00629010; mail turismoportogallo@alice.it. www.viaggiaresicuri.it; www.dovesiamonelmondo.it

Martinhal Beach Resort & Hotel

Marina Club Lagos Resort

Grande Real Santa Eulalia Hotel Resort & Spa

Vila Monte Resort

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REAL MADRID leGRANDICITTÀ

DI

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N I C O L Ò P O R TA –

FOTO

T U R E S P A Ñ A


La capitale spagnola è dotata di campi impegnativi ed emozionanti, ricchi di grande tradizione e atmosfera regale. Percorsi illuminati dalla presenza, ovunque, dell’indimenticabile Ballesteros. Per giocare nella storia

D

a un punto di vista golfistico, la Spagna è famosa nel mondo per l’Andalucìa. In queste terre meravigliose sorgono alcuni dei percorsi più affascinanti del mondo, basti pensare allo storico Valderrama o a Finca Cortesin. Non tutti sanno però che la Spagna è una meta golfistica a tutto tondo e ovunque andrete troverete pane per i vostri driver. Come non cominciare dalla capitale? Madrid è una metropoli all’avanguardia e non ha nulla da invidiare a città come Londra o New York. Di molto vantaggioso ha la sua compattezza che la rende semplice e abbastanza rapida da visitare. All’interno si

trovano alcune delle attrazioni che rendono questa solare località famosa nel mondo come Il Museo del Prado, la Puerta del Sol o il Palacio Real.

CENA DI MEZZANOTTE Ma si sa, Madrid non è solo cultura e all’interno dei suoi confini si possono fare moltissime altre esperienze e assaggiare la cultura e l’ospitalità spagnola. Un itinerario ideale vedrebbe, dopo un pomeriggio da turista in giro per i viali alberati, un salto al Santiago Bernabeu a vedere giocare il Real Madrid e, dopo la partita, una cena a base di tapas in uno dei locali che circondano lo stadio oppure un convivio più intimo vicino alla Plaza Mayor. Gli spagnoli

hanno orari diversi dai nostri, posticipano ogni attività di qualche ora e non è strano incontrare persone che vanno a cena a mezzanotte. Questo scompenso con il resto d’Europa ha portato Madrid a essere una città giovane che ama poco dormire. Molti locali sono aperti quasi tutto il giorno e a qualsiasi ora è possibile trovare un locale aperto per fare uno spuntino, una cena o bere un bicchiere di vino Rioja.

SEVE PER SEMPRE Queste attrazioni, unite a centinaia di altre, spingono milioni di turisti ogni anno a visitare le strade di Madrid. La capitale è però conosciuta anche da coloro che amano fare vacanze golfistiche e, se confrontata ®

Scorci di una città magica: sopra, il Palazzo Reale. Sotto, la Porta del Sol; dentro al Mercato di San Miguel; la Plaza de Oriente; il Parco de El Capricho; la Fontana di Cibeles e l’eroe locale (e di tutti) Severiano Ballesteros.

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leGRANDICITTÀ

REAL MADRID

® con l’Andalucia, non offre nulla di meno.

Sui fairway di Madrid si sono giocati alcuni dei tornei più importanti della storia dell’European Tour e alcuni di questi campi

hanno visto la crescita e l’affermazione di molti che hanno fatto la storia. Una storia che, per quelli che amano il golf, è ancora palpabile nell’aria che sa ancora tanto di Severiano Ballesteros. Ogni circolo di Madrid lo ricorda e ne espone le immagini gloriose sui muri con orgoglio, come se

Severiano fosse nato tra quelle mura, e ogni volta che la parola “Seve” viene pronunciata tremano le gambe. Qui il grande Severiano ha trionfato varie volte, compresa l’ultima vittoria della sua carriera avvenuta al Club de Campo Villa de Madrid nel 1995 dove ancora se ne ricordano le gesta. N

SFIDE VERE EDIVERTIMENTO ASSICURATO I percorsi di Madrid sono molto diversi tra loro e permettono appassionanti challenge, indipendentemente dal proprio livello di gioco. Il che significa che qui non ti annoi mai. Accetti la sfida?

EL ENCÍN GOLF HOTEL: ATTENTO AI RIMBALZI

18 buche, par 72, 7.004 m. Info: www.encingolf.com

CLUB DE CAMPO VILLA DE MADRID: GREEN RAPIDI E IMPREVEDIBILI Recorrido Negro: 18 buche, par 71, 6.412 m Recorrido Amarillo: 18 buche, par 71, 6.015 m Info: www.ccvm.es

Il Club de Campo è una delle strutture più spettacolari della città di Madrid. È situato a pochi chilometri dal centro e gode di una vista davvero unica al mondo. Dal tee della 1 del percorso da campionato, il percorso nero, si vede tutta la città comprese la Cuatro Torres Business Area, i quattro grattacieli che costituiscono il centro economico della città. Il disegno del percorso da campionato è stato compiuto nel 1956 dall’architetto spagnolo Javier Arana e nella sua storia ha ospitato innumerevoli tornei amateur e professionisti compresi nove Open de Espana e nove Open de Madrid. Il percorso è piuttosto ondulato, essendo posizionato su una delle tante dolci colline che circondano Madrid, ma non presenta colpi ciechi e non dà mai l’impressione di un gioco casuale. I fairway non sono molto larghi e le piante delimitano bene i confini di gioco. Non è un percorso particolarmente lungo o impegnativo però richiede estrema attenzione, specialmente sui green che sono spesso rapidi e imprevedibili. I par 5 sono raggiungibili in due colpi per i giocatori più lunghi e i par 3 rappresentano la difficoltà maggiore. L’altro percorso, quello giallo, è stato disegnato da Severiano Ballesteros e presenta delle caratteristiche simili a tutti i suoi campi. Green ondulati, fairway stretti che richiedono un gioco preciso e distanze moderate. Entrambi i percorsi sono molto divertenti ma per i giocatori esperti, se si ha solo un giorno a disposizione, si consiglia quello di campionato per provare l’emozione di giocare su un percorso che ha visto innumerevoli tornei professionistici.

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A una mezz’ora di macchina dal centro di Madrid sorge El Encín Golf Hotel. Questa modernissima e nuova struttura prevede un percorso da campionato disegnato dal famosissimo architetto Von Hagge e ne presenta ogni caratteristica tipica. I green dell’El Encín, come in molti altri disegni di Von Hagge, sono enormi e pieni di pendenze. In questo percorso, uniti ai bunker dei fairway e quelli profondi intorno ai green, rappresentano il vero e proprio challenge. È fondamentale essere ottimi puttatori e avere un grande feeling per sfruttare al massimo le possibilità di score che questo percorso offre. Il campo, dai back tee, è piuttosto lungo e impegnativo, specialmente quando tira forte il vento, e spesso accade. I fairway sono però molto larghi e permettono di poter giocare pienamente il driver dal tee. È fondamentale però prestare molta attenzione ai rimbalzi imprevedibili dati dalle gobbe sulla pista che potranno trasformare un gran colpo in un errore. El Encín Golf Hotel non è solo golf. Oltre a un campo pratica all’avanguardia e a una splendida scuola di golf, all’interno dell’impianto è presente una struttura alberghiera situata nella moderna Club House. Questo Hotel a cinque stelle è ideale per chi desidera passare una notte respirando l’aria dei grandi tornei che si sono disputati su questi fairway, come ad esempio il Madrid Masters del 2011.

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Appena fuori da Madrid esiste una vera e propria città privata che appartiene al gruppo bancario di Santander. In questa struttura sono presenti uffici, abitazioni degli impiegati, edifici corporate, palestre e un campo da golf privato disegnato dal famosissimo architetto Rees Jones. Riuscire a giocare in questo percorso non è complicato però richiede un minimo di preavviso. Una cosa è certa: ne vale la pena. Il disegno del percorso da campionato è molto moderno, lungo e difficile, specialmente dai back tee. Basti pensare che la buca 12, lunga 612 metri, è tra i par 5 più lunghi al mondo. Il Golf Santander però permette di essere giocato da tutti grazie all’alto numero di tee box presenti a ogni buca. Offre delle piste larghe contornate da filari di alberi giovani e qualche bunker a difesa dei fairway. I green sono grandi, molto ondulati e, come già accennato, velocissimi. Il campo, ovviamente, è sempre in condizioni straordinarie: i fairway vellutati sembrano tagliati a mano, filo d’erba per filo d’erba e i green sono così veloci e perfetti che sembrano finti. La sfida rappresentata da questo percorso è notevole ma, francamente, non importa. L’esperienza di giocare su questo percorso vale ogni brutto colpo tirato perché il gioco passerà quasi in secondo piano dal momento che sarete immersi in tale paradiso golfistico.


Il magazine che si legge per un mese intero

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GOLF TODAY

In ogni numero:  Interviste e profili a personaggi famosi  Report dei tornei più importanti  Tecnica con i maestri più apprezzati  Inchieste interessanti  Viaggi con i nostri inviati E ancora... News, riflessioni dei nostri editorialisti, novità sull’attrezzatura, moda in campo e in club house che rendono GOLF TODAY la rivista più apprezzata dai golfisti italiani

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LA GIOIA DI VIVERE…

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C H I A R A G R I F FA

UNA VACANZA SPECIALE Con 60 anni di storia alle spalle, dal 2004 Club Med ha deciso di intraprendere un percorso evolutivo verso l’alta gamma, rimanendo sempre fedele alla sua missione originale: creare felicità

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nizia qui il nostro viaggio alla scoperta di Club Méditerranée, un viaggio che durerà tutto l’anno e nel quale ci accompagneranno personaggi “speciali” che ci racconteranno la loro personale esperienza in un resort con i tridenti. Ma partiamo dall’inizio. Sono gli anni Cinquanta quando due visionari inventano un concetto inedito di vacanze “Tutto Compreso” con il sogno di offrire ai propri ospiti una cornice idilliaca per rigenerarsi, praticare sport e scoprire il mondo a contatto con la natura e con gli altri. Nasce così il Club Méditerranée. Un brand che da subito ha saputo distinguersi per la sua abilità nel costruire vacanze indimenticabili, divertenti e spensierate.

riservata a pochi ospiti che naviga su rotte affascinanti; i primi ad abbinare alla vacanza la possibilità di praticare qualsiasi tipo di sport e di “riconnettersi” grazie alla partnership con le più celebri maison de beauté. Ma non solo, già dagli anni Ottanta la voglia di esplorare nuove frontiere ha portato il marchio sulla scena internazionale.

IN EVOLUZIONE, MA CON LO STESSO DNA Agli inizi degli anni Duemila, Club Med decide di crescere, con l’intento di riposizionarsi sul mercato con una nuova offerta che si discosti da quella ormai superata di villaggio vacanze. Nasce così la strategia di upscaling nel segmento “haut de gamme”, che si concretizza in un’offerta

PIONIERI IN TUTTO Nonostante le sue origini francesi, Club Med è ormai un business internazionale, che attualmente conta 80 resort in 40 Paesi nei cinque continenti. Dal primo villaggio di capanne inaugurato sulle spiagge delle

Baleari molte cose sono cambiate, ma una è rimasta la stessa: la capacità di arrivare prima degli altri e lo spirito pioniere nello scoprire e insediarsi in luoghi unici. Club Med è arrivato primo in tante cose. Il primo villaggio di capanne e il primo sulla neve, i primi a inventare l’animazione e i miniclub; i primi a ideare un resort sull’acqua, il veliero Club Med 2, una location di alto livello 116 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

personalizzata, raffinata e attenta al dettaglio, costruita su misura con servizi à la carte, e nella realizzazione di resort a cinque tridenti (o spazi a 5T inseriti in resort 4T), con Albion, Mauritius, già nel 2007. I villaggi di capanne, simbolo del modo di vivere la vacanza negli anni Sessanta, lasciano il posto a resort, ville e chalet dotati di tutti i comfort e servizi dedicati.

Emblema dell’offerta di alta gamma, queste strutture rappresentano la nuova generazione Club Med, un nuovo stile di vacanza, un nuovo lusso, quello di vivere esperienze esclusive, ma con lo stesso spirito conviviale.

E TU, LA FELICITA, COME LA IMMAGINI? Per Club Med la felicità è un insieme di vantaggi da offrire ai propri ospiti, perchè partano senza pensieri e tornino a casa arricchiti di esperienze uniche. Per questo propone il più ampio range di destinazioni nei luoghi più incantevoli di tutto il mondo, compresi i più esotici. Inoltre, ogni resort ha un design unico, concepito da grandi architetti per combinare autenticità locale e modernità contemporanea. Grazie a Club Med potrai scoprire nuovi mondi, attraverso escursioni à la carte in piccoli gruppi e gli “Stop over”, circuiti taylormade organizzati grazie all’esperienza di lunga data per immergersi nelle città più affascinanti del mondo (New York e Miami dai Caraibi, Dubai dalle Maldive, Shanghai e Hong Kong da Guilin). Club Med propone inoltre il benessere su misura, con la più grande scuola di sport al mondo (oltre 60 attività dalle più classiche alle più estreme) e un’ampia gamma di offerte per il relax. Infine, è il paradiso dei bambini e dei loro genitori: con 40 anni di esperienza e professionalità, offre spazi dedicati, GO (Gentili Organizzatori) specializzati per “junior” da 4 mesi a 17 anni, programmi ludici e formativi pensati per gruppi di età con formula flessibile.

L’INSOSTITUIBILE SPIRITO CLUB MED Il segreto di un’offerta così speciale è nell’anima del brand. Al centro di tutto c’è la qualità dell’esperienza umana, con uno stile contemporaneo, informale ma raffinato, e GO sempre premurosi ma mai invadenti. Perché lo spirito Club Med è proprio questo: la libertà per tutti, perchè è la via più veloce per la felicità. www.clubmed.it N


cosac’è? VERSO IL GREEN IN TRENO

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egli ultimi anni sono molte le aziende operanti nel settore turistico che hanno fatto ricorso al golf per incrementare il loro mercato. Siccome le idee sono banali se non sono originali, ma accattivanti se propongono novità effettive, il prestigioso treno The Royal Scotsman (che, per chi non lo conoscesse, è sul solco del celebre Orient Express) ha deciso di proporre un itinerario apposta per i golfisti. Dove? In Scozia, ovviamente. Il convoglio prenderà il via da Edimburgo il 18 maggio e toccherà alcuni dei più prestigiosi campi da quelle parti. Si inizia col giocare al Royal Dornoch, che viene presentato

ARNOLD PALMER? TE LO BEVI...

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olti campioni del nostro sport hanno firmato (e firmano) campi da golf, ferri, palline, cappellini, linee di abbigliamento e quant’altro. Due di essi, addirittura, hanno dato il nome ad alcune bevande. Il primo è stato Arnold Palmer, “the King”. In effetti la cosa è nata per caso. Il campione statunitense ha sempre trovato particolarmente rinfrescante e rigenerante un mix di tè freddo e limonata. Nel 1960, durante l’US Open, che quell’anno si teneva al Cherry Hills Country Club a Denver, in Colorado, andò al bar e ordinò, appunto, la sua bevanda preferita. Nel locale c’era anche una donna che, subito dopo, chiese un “Palmer drink”. È così che nel mondo golfistico americano si è cominciato a parlare di “Palmer drink”. Ora la bibita è nota come “Half & Half”, nome con il quale viene prodotta in Arizona e commerciata negli Stati Uniti: sulle confezioni c’è l’immagine, autorizzata, di Arnold Palmer. Anni dopo, John Daly ha apportato una variazione al cocktail di Palmer, aggiungendovi una

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A CURA DI

TONY CALDER

come il più settentrionale tra i percorsi in Gran Bretagna, ma non ditelo agli scozzesi perché, secondo loro, è il campo da golf più a nord della Scozia (l’Inghilterra e il nome Gran Bretagna non c’entrano nulla con loro). Il Royal Dornoch non è solo uno dei più prestigiosi golf club in Scozia, ma è anche un pezzo di storia: infatti sarebbe stato fondato nel 1616 (e per qualcuno addirittura prima), anche se i documenti attestano che le prime 9 buche siano state aperte “soltanto” nel 1877. Il viaggio prosegue poi verso il Castle Stuart Golf Links, l’elitario campo che ultimamente ha ospitato tre Scottish Open. Infine, ci si cimenta sui fairway e sui green del Cruden Bay Golf Club. Non è difficile prevedere che tutti i

viaggiatori (massimo 36 persone) del Royal Scotsman saranno golfisti, perciò con quel viaggio si possono vivere occasioni che capitano poche volte nella vita, come quella di descrivere l’attacco perfetto (da 142 metri) alla bandiera della buca 4, con la palla “data”, e sentirsi apprezzare con un asciutto “Fine”. Il tutto, ovviamente, mentre si sorseggia dell’old scottish whisky (liscio, mi raccomando, non fate inorridire i presenti inquinando il whisky con l’acqua o con il ghiaccio). Purtroppo un viaggio del genere ha costi adeguati all’esperienza di lusso che offre e non è alla portata di tutti; ma chi se lo può permettere non dovrebbe rinunciarvi a cuor leggero. Info: www.royalscotsman.com N

bella quantità di vodka (sembra che la migliore correzione sia con la vodka polacca al limone); al momento, però, questa versione non è in commercio. Quanto a un drink ideale per il golfista, c’è sempre qualcuno alla ricerca di quello giusto, perfetto: così,

c’è chi ha pensato di fare delle correzioni non solo alla bevanda di Palmer ma anche a quella di Daly: “Macché vodka, è meglio la birra. O, in ogni caso, qualcosa al malto”. Così è nata quella che viene chiamata “Arnold Palmer Hard”. A quando la prossima variazione? N


cosac’è? MOON COURSE GOLF CLUB

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l 6 febbraio 1971 è una data storica per noi golfisti: quel giorno l’astronauta americano Alan Shepard, dopo essere atterrato sulla Luna, ha effettuato due colpi di golf. Il primo è stato mediocre (ma non aveva fatto alcun secchiello di riscaldamento), il secondo pregevole. Al momento, è l’unico golfista ad aver giocato

VECCHIO, MA DANNATAMENTE BELLO

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tando ai lettori del magazine inglese Today’s Golfer, il miglior percorso in Portogallo è l’Oceanico Old Course di Vilamoura, a due passi dalla costa sud del Paese, di fronte all’oceano. Si tratta di una conferma: il club dell’Algarve ha ricevuto per la terza volta consecutiva il Today’s Golfer Travel Award, un riconoscimento che il giornale inglese conferisce in seguito alle segnalazioni dei suoi lettori. Il percorso, un par 73 di 6.254 metri disegnato da Frank Pennick, è uno dei campi più antichi della zona, ben noto in tutto il mondo: su un terreno dolcemente ondulato offre al golfista un’esperienza piacevole e stimolante. Di rito (ma inevitabili) le parole di Chris Stilwell, CEO della struttura: “Vincere per il terzo anno consecutivo questo premio è un fantastico riconoscimento al lavoro di tutto lo staff che, anno dopo anno, si è impegnato a mantenere intatti disegno e condizioni del tracciato. In un territorio in cui la concorrenza è molto forte, questo premio spiega perché l’Oceanico Old Course resta ancora il preferito dei giocatori internazionali”. Info: www.oceanicogolf.com N

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in ambiente extraterrestre. Facciamo l’ipotesi, non del tutto campata in aria (visti alcuni studi e progetti anche in fase avanzata), che alcuni uomini dovessero andare ad insediarsi per un lungo periodo lassù e poi volessero giocare a golf. Come fare? Prendere l’astronave durante il weekend e fare due colpi sulla Terra? “Non è necessario”, ha pensato il solito furbacchione, “basta costruire un campo da golf sulla Luna”. L’idea non è così bislacca come può sembrare (a tanti) e c’è chi l’ha presa sul serio: la giapponese Shimizu Construction ha già elaborato un progetto per un bel 18 buche lunare. È vero, non è prevista l’erba.

Ma anche sulla Terra ci sono tanti percorsi non in erba, i cosiddetti desert course, per cui nulla ci vieta di immaginare che prima o poi ci possa essere anche un moon course. Su cui, però, bisognerà fare i conti con la forza di gravità molto ridotta rispetto a quella sulla Terra, cosa che inciderà prepotentemente sul gioco. Quando Shephard ha effettuato il secondo colpo, la pallina è stata in aria quasi trenta secondi ed è atterrata a una distanza di oltre 180 metri (non male con un ferro 6 del 1971): molte regole dovranno essere riscritte e altre aggiunte. All’R&A l’ardua sentenza... N


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Il Club di Asiago offre ai suoi ospiti la possibilità di vivere un’esperienza golfistica a tutto tondo: dal gioco al gourmet, passando per un’antica dimora in cui soggiornare e una SPA in cui rilassarsi. Una location unica, assolutamente da provare. Come consiglia Edoardo Molinari

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na posizione suggestiva, un’oasi di tranquillità e di eleganza, un percorso che ti mette alla prova e servizi di lusso per una golf experience senza confronti: tra quelli di montagna, il campo a 18 buche del Golf Club Asiago è considerato uno tra i più coinvolgenti in Europa. Disegnato dall’architetto Peter Harradine, il tracciato si svolge lungo un percorso dolce e panoramico, senza particolari dislivelli, e garantisce sfida e divertimento. Dopo il gioco, sono protagonisti il buon mangiare e il buon bere al Ristorante Longalaita; il relax in veranda o nell’elegante living; e tante idee di shopping nel raffinato Mountain Store. Per soggiornare c’è il romantico Meltar Boutique Hotel, 4 stelle in un’antica dimora ricca di fascino situata a pochi metri dalla club house e dotata di una Mountain SPA di straordinaria bellezza. La Golf Academy, infine, offre un’ampia gamma di golf clinic e corsi, sia di gruppo

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sia individuali, per migliorare la qualità del proprio gioco, con strutture dedicate in un nuovo campo pratica.

UN CAMPO VARIO E VIVACE Diciotto buche mozzafiato, in uno scenario di dolci rilievi, pascoli verdeggianti, cime innevate, rigogliosi boschi di abeti, faggi e larici: è il Golf Club Asiago che, dopo importanti interventi di rinnovo delle strutture, da due stagioni è luogo di destinazione perfetto per i golfisti che esigono qualità, eleganza e servizi di altissimo livello. Non per niente, il circolo è rappresentato nel mondo del grande golf professionistico da Edoardo Molinari. Il campo ha un andamento estremamente vario, lungo un percorso dolce e panoramico che, tra il verde dei prati e la maestosità di larici e abeti, garantisce comunque di poter giocare la propria palla con i piedi sempre in piano. La buca 14, la “Meltar”, è la più lunga del percorso (un par 5 di 565 metri);

mentre la 2, la “Rosta” che si snoda nel bosco con un leggero dog-leg a sinistra, è certamente la più difficile per via delle rocce che la delimitano, per il greto del torrente da superare e per il green piuttosto piccolo. Ma è sulla 3, la “Panoramica”, che il golfista si incanta: maestosa (par 5 di 490 metri) e affascinante, regala dal tee una vista magnifica che abbraccia gran parte del campo. Tanta bellezza, però, non fa sconti allo score: richiede grande precisione, con un green difeso da un ampio bunker che non perdona il minimo gancio. La 18, la “Lago”, è una bella finishing hole: un par 4 di 433 metri con un leggero dog-leg a sinistra, garanzia di molte sfide e soddisfazioni.

UN CALENDARIO DI GRANDE PRESTIGIO Il Golf Club Asiago quest’anno vanta un calendario gare ricchissimo che comprende oltre sessanta competizioni da maggio a ottobre, con quattro appuntamenti


Sopra, la Club House con il suo putting green. Sotto, la splendida vista che si gode dal resort, il ProShop e una accogliente suite.

È IL CAMPO DEL CAMPIONE

Edoardo Molinari apprezza in modo particolare il tracciato di Asiago. Al punto da esserne un ambasciatore “Giocare ad Asiago è un’esperienza che unisce il divertimento alla sfida sportiva e che consiglio a tutti di provare”, parola di Edoardo Molinari. Il campione torinese ama da sempre questo tracciato, al punto che da due anni è ambasciatore del Golf Club Asiago nel mondo. Quest’anno Molinari ha già confermato la propria partecipazione alla Pro-Am Banca Popolare di Vicenza di fine luglio; a settembre, invece, sarà presente per una golf clinic aperta a tutti coloro che desiderino migliorare il proprio gioco. Un’occasione unica per giocare a golf con il vincitore del Barclays Scottish Open, del Johnnie Walker Championship e della Ryder Cup 2010. Cercando di carpirgli ogni segreto...

clou da non mancare. Il primo è quello con il grande golf internazionale dell’Alps Tour (dal 5 al 7 giugno); si prosegue con il Campionato Italiano Ragazzi (2 e 3 luglio), con la Coppa Rolex (5 luglio) e, infine, con la Pro-Am Banca Popolare di Vicenza (23 e 24 luglio), grande classico del GC Asiago, la Pro-Am con il montepremi più alto, che ogni anno vede la partecipazione di oltre trenta professionisti, selezionati per invito tra i migliori italiani.

LA NUOVA ACADEMY Ma Asiago non è solo gara e agonismo. È anche un’ottima occasione per imparare, per perfezionarsi in una scuola di golf specializzata, con strutture dedicate e finalizzata alla formazione dei giocatori, siano questi neofiti, principianti o esperti. L’Academy dispone di un nuovo campo pratica in cui gli allievi possono esercitarsi in tutti i tipi di colpi: questi hanno a disposizione ben 220 metri di lunghezza ® MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 123


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GOLF AD ALTA SEDUZIONE

® che servono 28 postazioni (di cui sei

coperte), nonché macchinari per la ripresa e la visualizzazione del gesto atletico che assicurano un’opportunità preziosa per facilitare e ottimizzare l’apprendimento della tecnica. Fanno sempre parte della Golf Academy tre nuove buche, zona approcci e putting che vanno ad aggiungersi alle 18 già esistenti, sulle quali i giocatori alle prime armi possono finalmente entrare nel vivo del gioco cimentandosi con swing, drive, approcci e putt alla ricerca della soluzione migliore.

E DOPO IL GIRO?

Sopra, uno scorcio del campo. Sotto, la sala bar permette piacevoli momenti di calma.

Chiuse le 18 buche, si può celebrarle (o dimenticarle) al Ristorante Longalaita, affacciato sul campo e arredato con grande gusto. Il locale prende il nome dalla maestosa trave di legno che lo sostiene in senso longitudinale, vecchia di oltre cent’anni. La cucina è condotta, con maestrìa e passione, dallo chef Danilo Fraccaro, che interpreta la ricchezza della tradizione di una terra ricca di materie prime e prodotti autoctoni, senza dimenticare peraltro le esigenze di un’alimentazione sana, bilanciata e controllata necessaria a chi fa sport. Pasta, pane e dolci sono totalmente prodotti in casa. E la cantina è selezionata da sommelier professionisti e vanta etichette di raro prestigio.

RAPITI TRA RELAX E BENESSERE Il golfista che vuole coniugare la pratica dello sport al relax e al benessere non può perdere l’occasione di soggiornare al Meltar Boutique Hotel, un’antica dimora in cui il lusso della semplicità si fonde con la raffinatezza degli ambienti, mantenendo intatta la magia di antichi silenzi e di armonie naturali. Tutto, al

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LE TENTAZIONI DEL PROSHOP Tutto per il golf ma non solo. L’Asiago Mountain Store offre un’ampia gamma di articoli, dall’attrezzatura con tutte le ultime novità presenti sul mercato a un vasto assortimento di abbigliamento e accessori delle firme più prestigiose per i golfisti più esigenti. Oltre alle marche più note, il Mountain Store propone anche una propria linea di abbigliamento e accessori, preziosi capi in cachemire o in filato di seta e cotone di altissima qualità, borse e sacche di fattura artigianale, oggettistica e complementi d’arredo di grande raffinatezza. N

INFOLINE: Golf Club Asiago Via Meltar 2, 36012 Asiago (Vi) tel. 0424.462721 - fax 0424.465133 www.golfasiago.it - info@golfasiago.it

Meltar, è stato concepito all’insegna dell’armonia, del benessere e della raffinatezza, per offrire ai propri ospiti un’atmosfera intima, accogliente e con ogni comfort. Le 16 tra camere e suite, molte delle quali con una splendida vista sul panorama dell’Altopiano e sul campo da golf, sono calde, accoglienti e perfettamente dotate di tutto ciò che serve a rendere il soggiorno davvero confortevole. Un relax totale, che viene ulteriormente enfatizzato dalle seducenti offerte della Mountain SPA: bagno turco, sauna panoramica con

vista sui boschi, pozza di acqua ghiacciata, due vasche interne per l’idroterapia e una vasca esterna, area relax, zona fitness, salottini per i trattamenti, tisaneria con camino offrono un’esperienza di benessere totale, che rischia (quasi) di superare la passione per il golf. Tra i trattamenti offerti: massaggi rilassanti, energizzanti, linfodrenanti, thai, shiatsu, riflessologia, kobido, candle massage, al fieno, al pino mugo e molti altri ancora, tutti effettuati dalle mani sapienti di terapisti professionali e altamente qualificati.


Grand Final Abu Dhabi 11- 15 Dicembre 2014 Calendario Gare 2014 Golf Club Rapallo - 20 marzo Golf Club Milano - 16 aprile Golf Club Le Fonti - 24 aprile Golf Club Asolo - 8 maggio Golf Club Brianza - 15 maggio Golf Club Ugolino - 22 maggio Modena Golf & C.C. - 29 maggio Golf Club Albarella - 5 giugno Golf Club Chervò - 13 giugno Golf Club Cervia - 19 giugno Golf Club Poggio dei Medici - 26 giugno Golf Club Margara - 11 settembre Golf Club Franciacorta - 18 settembre Golf Club Le Pavoniere - 25 settembre

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Primavera, prime vere sfide. In campo, per sentirsi ad Augusta. E in Club House, per confrontare score e impressioni di gioco. Con eleganza e signorilitĂ . Caratteristiche tipiche di chi sa scegliere come presentarsi Styling Francesca Scandola - Foto di Riccardo Tagliabue

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VA L E R I O V E N T U R A

Situazioni di gioco sempre diverse nella dolce cornice della macchia mediterranea. Oltre a un complesso residenziale accogliente e silenzioso. In altre parole, una felice parentesi dalla frenesia della città

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escrivere un’iniziativa immobiliare potrebbe apparire un esercizio semplice anche per chi non possiede conoscenze specifiche. Invece, presentare ed esprimersi su comprensori golfistici comporta indiscutibilmente la conoscenza di varie dinamiche, tra le quali quelle urbanistiche, architettoniche, commerciali e anche di golf. Grazie a oltre trent’anni di lavoro sul campo, un po’ di questa conoscenza l’abbiamo immagazzinata e cercheremo di presentare con questa rubrica quelli che sono i più interessanti resort golfitici nazionali ed internazionali.

UN’OPERA UNICA Il complesso residenziale/golfistico di cui vogliamo parlare questo mese e con cui aprire questa nuova rubrica è il St. Anna Golf a Cogoleto, in provincia di Genova. Si 134 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

tratta del classico esempio di come la passione per il gioco del golf, unita a una grande capacità e all’esperienza imprenditoriale, possa concretizzarsi in un’opera unica e per molti aspetti quasi irripetibile. Chi conosce la Liguria sa che la sua caratteristica (e, in fondo, la sua bellezza) nasce grazie al connubio maremontagna. Una lingua di terra che per la maggior parte della sua estensione vede la montagna “precipitare” nel mare; e pertanto è poco adatta all’insediamento di percorsi di golf, poiché mediamente un campo a 18 buche richiede 50/60 ettari di terreno per svilupparsi. Inoltre, proprio a causa della sua morfologia, la parcellizzazione delle proprietà è quasi infinita. In questo tipo di contesto, un affermato imprenditore immobiliare - ma prima di tutto un grande appassionato di golf - ha voluto

immaginare e creare un’opera difficilmente ripetibile: il St. Anna Golf. Questo visionario era Mario Valle.

COLLABORAZIONE TRA ESPERTI Con grande pazienza e ostinazione Valle è riuscito ad acquistare da più di un centinaio di proprietari i circa 80 ettari necessari per concretizzare il suo sogno. Una volta raggiunto questo risultato ha messo intorno a un tavolo uno dei maestri dell’architettura italiana, Marco Zanuso, al quale ha affidato il compito di sviluppare la parte immobiliare, e uno dei dieci più famosi progettisti di campi da golf, l’americano Robert von Hagge (che in Italia ha firmato anche Bogogno), a cui ha chiesto il disegno del tracciato. Il risultato di questa fusione/collaborazione è stato un qualcosa di unico. Da parte sua,


tutti diversi, ospitano case tutte differenti tra loro. Così come sono differenti i colori delle facciate, che però si richiamano sempre alla tradizione del posto, come pure i tetti in ardesia e gli intonaci in coccio pesto. Anche il secondo borgo è stato recentemente ultimato e domina il campo da golf dal perimetro a monte; mentre il terzo è in fase di costruzione. Così come per i volumi, anche le unità immobiliari (in particolare nel primo dei tre borghi, quello immerso nel campo da golf e adiacente alla Club House) sono tutte diverse tra loro; ed anche in questo caso la discontinuità è il grande pregio dell’opera.

von Hagge ha predisposto un percorso altamente tecnico, che offre al giocatore scorci di panorama unici, che spaziano ora verso il golfo di Genova ora verso le montagne e il parco naturale del Beigua.

COMODO DA RAGGIUNGERE Il St. Anna Golf dista dal casello autostradale di Arenzano poco più di tre chilometri, tanti quanti sono quelli che lo separano dalla spiaggia di Cogoleto. Dal centro di Milano (suo mercato principale) lo si raggiunge comodamente in 80/90 minuti; da Torino, in meno di due ore. Tante cose devono ancora essere portate a termine in questo complesso prima di poter mettere la parola “fine”; ma, grazie alla sua impostazione, chi ha una casa nel primo borgo già gode della bellezza del campo da golf e del silenzio in cui è immerso. N

Colori e materiali che si rifanno alla tradizione ligure: così si realizza un borgo nel rispetto dell’ambiente.

TRE INCANTEVOLI BORGHI Per quanto, invece, riguarda il lavoro di Zanuso, l’impostazione data al comprensorio residenziale rappresenta la caratteristica peculiare di questa iniziativa, oltre a essere l’intuizione del grande architetto: non un unico insediamento, strutturalmente comodo ma impattante sull’ambiente; non una serie di volumi lungo il perimetro, che avrebbero comportato opere di urbanizzazione eccessive per il tipo di territorio in cui inserirle; ma tre borghi che si rifanno alla cultura urbanistica del territorio e, nello stesso tempo, si adagiano nella valle come se fossero stati lì da sempre. Tanti volumi disuguali e tanti colori diversi pescati tra quelli che da sempre si usano in Liguria. Il primo di questi borghi, forse il più bello in quanto centrale rispetto al campo da golf e prospiciente alla Club House, si rifà all’antico borgo ligure. La “crêuza”, ovvero la stretta via centrale sulla quale i volumi, MARZO/APRILE 2014 | GOLF TODAY | 135


l’angolodell’architetto

IL GOLF DELL’UOMO COMUNE

Ecco come si realizza un campo integrato nel territorio. Con un obiettivo: mantenere la naturalezza della zona D I

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uando un progettista di campi di golf è ancora nella fase cosiddetta “Fase Preliminare del progetto”, le scelte sono ancora allo stato embrionale e così le decisioni da prendere. È il momento più delicato del suo lavoro: un insieme di idee e di inutili teorie affollano la sua mente, le logiche che guidano una corretta progettazione lo perseguitano. Iniziare con un lungo e facile par 4, dove anche un par 5 può andar bene, mentre un par 3 è assolutamente da escludere, sono inutili teorie, perché la buca è già all’80 per cento disegnata dal campo. Pertanto al fine di descrivere questa fase - che precede la successiva “Fase Grafica” - vorrei descrivere l’esperienza da me vissuta insieme a Baldovino Dassù nel progetto per il concorso internazionale del campo federale di Cala Galeria, di cui siamo stati i vincitori. Ricordare questo episodio è mettere in evidenza le molteplici implicazioni e le innumerevoli difficoltà che normalmente precedono i verdi e gli ondulati fairway di un campo a venire. Difficoltà che costringono i progettisti a molte rinunce e che abbassano il livello qualitativo del campo, tanto da determinare grandi differenze tra la “Fase Iniziale” e la “Fase Grafica”.

DUE LINEE DI GIOCO Per quanto riguarda Ponte Galeria, l’emozione di iniziare è stata sicuramente più forte che non nelle altre occasioni e credo anche per il mio amico Baldovino. La posta in gioco era sicuramente molto alta. Aver vinto il concorso per la realizzazione del campo federale significava rendere concrete, con il nostro lavoro, le garanzie di qualità richieste nel bando: un campo che fosse atto alla promozione dello sport del golf e, al contempo, sede per grandi competizioni, tra cui l’Open d’Italia. Una sfida in cui era necessario far camminare in parallelo la strada del campione con quella del principiante. E così Dassù e io abbiamo fatto: due linee di gioco per ogni buca dove possibile, esclusi i par 3 ovviamente. L’area, bellissima, con la sua vastità di 90 ettari, si presentava veramente perfetta per l’iniziativa, ma non ci fu data la possibilità di visitarla, in quanto l’accesso alla stessa 136 | GOLF TODAY | GENNAIO/FEBBRAIO 2014

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era precluso. “Non vi avvicinate troppo”, ci fu detto in sede comunale, “il pastore l’attuale affittuario - ha molti cani e spara agli intrusi”. E così invece di percorrere il terreno passo a passo, come si suole fare per i nuovi campi, abbiamo fatto il nostro incontro con il futuro campo dall’alto della sponda che definisce l’area di golena del Tevere. La prima immagine, molto spoglia, ricavata da internet, veniva contraddetta dalla presenza di maestose piante che, cresciute spontaneamente ai lati di un sistema di canali irrigui, dava un aspetto assai singolare al tutto, stimolando, già a quel primo incontro, il futuro assetto che avrebbe acquistato l’area con il campo.

ELEMENTI SIGNIFICATIVI Ricordo che esternai a Baldovino la mia sensazione e che lo trovai perfettamente d’accordo. Entrambi avevamo captato al volo gli elementi significativi del futuro progetto: alberi di alto fusto e acqua, che contenuta al momento negli attuali canali irrigui, quasi sempre trasversali, nelle fasi del gioco si sarebbe espansa in ampi specchi luminosi a complicare la vita dei giocatori professionisti. In conclusione, un campo molto naturale dove non si prevedevano grandi movimenti di terra, del tutto innaturali in un sito così disteso e pianeggiante e, in linea di principio, poco graditi agli organi di controllo.

UN IMPIANTO SPORTIVO Il bando di concorso, che prevedeva una forte integrazione del nuovo campo con il territorio e quindi con la città, ha fatto sì che il nostro impegno sin dagli studi preliminari prevedesse non un campo di golf chiuso all’interno di un circolo, quanto piuttosto un impianto sportivo estremamente ricettivo e veramente integrato con il territorio. Ma che cosa significava “integrato con il territorio”? Quali erano i campi in Italia che costituivano un esempio a cui riferirci? Praticamente nessuno: tutti campi chiusi, di difficile e costoso accesso. Alcuni molto belli, ma sempre distanti dal concetto di golf dell’“uomo comune”. Per rimanere in ambito europeo, era chiaro che ci dovevamo riferire alla Scozia, dove io ero stato un paio di volte e dove Baldo aveva giocato molteplici competizioni e il messaggio che ci veniva da quelle highland era “continuità”. Nella natura scozzese non c’è in effetti separazione tra un campo di golf e le aree circostanti, a meno che lo stesso non si trovi ai bordi di una città. In Scozia un campo di golf si evidenzia dalla campagna circostante per la presenza delle sole bandiere sui green, peraltro tenute molto basse a causa del vento, e non per la sua peculiare bellezza in rapporto a un territorio, molto spesso sciatto e disordinato, come avviene in Italia. (1. Segue...) N


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ilpreparatoreatletico

ADDOMINALI E DINTORNI È inutile lavorare sulla tecnica dello swing se poi la tua rotazione è un po’ limitata. Per rimediare, ci sono piccoli esercizi che ti permettono grandi miglioramenti D I

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partire da questo numero cercherò di darti piccoli suggerimenti affinché tu possa migliorare la tua condizione atletica - e, di conseguenza, il tuo swing con l’aiuto di piccoli attrezzi, che ti consentiranno di allenarti a casa o in qualsiasi posto che tu decida di trasformare nella tua piccola palestra personale.

SEMPLICITÀ E CHIAREZZA Titleist Performance Institute (TPI), sezione di ricerca del famoso brand, da

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parecchi anni studia i golfisti di ogni categoria ed età, accumulando una quantità di dati enormi che vengono poi studiati e trasformati in informazioni utili sia ai golfisti sia a tutti gli specialisti che lavorano nell’ambiente. Io seguo questa filosofia da ormai sei anni: gli elementi di questa scuola di studio che mi hanno molto colpito sono la semplicità e la chiarezza. Per quanto riguarda la mia specializzazione, cioè il fitness per i golfisti di ogni età, TPI ha creato un protocollo di test molto veloce da eseguire che, nel giro di poco, consente di capire in quale punto dello swing l’atleta sia carente: equilibrio, stabilità, rotazione

eccetera. Ottenuti i dati, preparo un protocollo di lavoro che andrà a colpire questi punti deboli. Per riscontrare i primi miglioramenti bastano poche sedute e ciò accade ad ogni livello, dal principiante al professionista, dal junior al senior. È solo necessaria un poco di costanza. N Sergio Manenti è preparatore atletico della Nazionale Femminile Amateur, TPI 3rd level Fitness Certified, TPI 3rd level Junior Certified, responsabile Fitness Junior Regione Lombardia e Fitness Golf School Zappa e preparatore atletico TPI presso Arzaga e Franciacorta. manenti_sergio@libero.it

E ORA, IN AZIONE...

PRENDI LA PALLA AL BALZO

Questi due esercizi molto semplici ti consentiranno di allenare i muscoli addominali obliqui, fondamentali per tutta l’esecuzione dello swing e soprattutto per il passaggio di energia dalla parte bassa del corpo a quella alta. E quindi alla palla 1. SMASH IN GINOCCHIO CON PALLA ZAVORRATA Partendo dalla posizione di ginocchia a terra, distante da un muro circa due metri e con gli angoli della schiena possibilmente simili a quelli della posizione di address, impugno una palla zavorrata del peso di 1 kg. Da questa posizione, simula dei backswing con la palla in mano e, con una buona velocità, lanciala a terra, riproducendo così il downswing. La palla rimbalzerà a terra, poi contro il muro e tornerà nelle tue mani.

Serie e ripetizioni: 10 lanci a destra e 10 lanci a sinistra.

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2. ADDOMINALI OBLIQUI SUPINI CON SWISSBALL Partendo da posizione supina, con le braccia aperte all’infuori e i palmi a terra, fletti le ginocchia a 90º e appoggia i polpacci alla swissball. Da questa posizione, fai rotolare la swissball a destra e a sinistra con lentezza e controllo del movimento, prestando assoluta attenzione alle spalle che durante le rotazioni non devono mai sollevarsi da terra.

Serie e ripetizioni: 2x20 rotazioni alternate.


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clubfitting

MISTER “GIOCO SU MISURA”

Il club fitter è una figura professionale essenziale per chi vuole migliorare il suo gioco. Ma chi è esattamente e cosa fa? Scopriamolo insieme a Carlo Parodi, esperto piemontese di bastoni personalizzati A

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e prime esperienze di Parodi nel club fitting risalgono al 1989, quando iniziò a collaborare con “by Golfando”, che allora rappresentava la prima azienda in Italia a proporre prodotti italiani customizzati su misura per ogni golfista. Fin dai primi contatti e approcci con i golfisti, Parodi rimase affascinato dal settore tecnico dell’attrezzatura (le teste dei bastoni, gli shaft, lo swing weight eccetera) e da come, cambiando questi elementi, si poteva modificare il volo della palla, il feeling del bastone, il peso della testa. Dal 1995 al 1997, poi, Parodi ha collaborato con Top Flite in qualità di rappresentante, in particolare organizzando i primi demo day, dove i golfisti potevano provare direttamente in campo pratica tutti i prodotti della gamma.

QUATTRO AREE DI INTERVENTO In questi anni, girando tutti i campi della Liguria e del Piemonte, Parodi ha iniziato a capire l’importanza di fittare su misura per ogni giocatore il ferro giusto per le sue caratteristiche. Queste specifiche si possono riassumere in quattro categorie principali: anzitutto, va tenuta presente l’altezza del giocatore, che è un valore determinante per il fitting statico. In secondo luogo, va registrata la velocità della testa del bastone, che ha una ricaduta immediata per il fitting specifico dello shaft. La terza categoria riguarda il controllo del lie, statico e dinamico. E, infine, bisogna studiare il volo della palla, per consigliare la tipologia della testa del ferro o del legno (ad esempio, un centro di gravità più alto o più basso). 140 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

C U R A

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E D A Z I O N E

DAI PRO SHOP A ORLANDO Nel 1998 inizia la collaborazione con Luigi Crevani, titolare di Crevani Golf Shop, che gestisce i pro shop all’interno del Circolo Torino, Cherasco, Villa Carolina e Colline del Gavi. In questi anni Parodi ha partecipato a parecchi training di club fitting presso le sedi europee di Titleist, Ping e Mizuno, dove ha cercato di captare tutte le tecnologie che queste aziende applicano per costruire al meglio i bastoni e renderli più performanti per ogni giocatore. Parodi ha frequentato inoltre nel 2002 un corso di club fitting in Florida presso la Orlando Club Fitting School, dove ha lavorato con i primi launch monitor e radar per analizzare il volo della palla. Tuttora Parodi lavora per Crevani Golf Shop e in particolare a Colline del Gavi e Villa Carolina, dove esegue fitting personalizzati.

I MARCHI PIÙ FITTATI Sicuramente, tra i grandi brand, Ping è quello che offre una scelta migliore per quanto riguarda la personalizzazione dei bastoni: fin dal 1959 ha infatti sempre messo in primo piano l’importanza del grip, del peso e della lunghezza degli shaft. Di tutti gli altri marchi (Mizuno, Cobra, Titleist, TaylorMade, Cleveland e Callaway), Parodi dispone al suo centro prova di tutti i bastoni demo per effettuare comparazioni e test, utilizzando le nuove tecnologie che oggi sono a disposizione per i club fitter, come il TrackMan, che permette di analizzare il volo della palla. Leggendo i dati, qualora non siano in linea con una traiettoria ottimale, è possibile

modificare le caratteristiche del bastone per aiutare il giocatore ad avere un ferro più facile o performante. Con l’aiuto del TrackMan, oltre a riuscire a fittare perfettamente un driver o un set di ferri, si può effettuare anche il ball fitting, analizzando quindi tutte le differenti traiettorie, le caratteristiche di spin e la resa in lunghezza delle varie palle in commercio. Il fitting con il TrackMan serve anche per capire quanti wedge siano necessari nella sacca per coprire tutte le distanze del gioco corto; e quale ibrido inserire per migliorare il gap dei colpi lunghi. Cioè, avere una sacca su misura. N


l’attrezzatura PING KETSCH PUTTER L’azienda americana con sede a Phoenix lancia sul mercato un nuovo e rivoluzionario putter che offre ai suoi giocatori innovazioni tecnologiche mai viste prima. Per favorire una costanza di rendimento, Ping ha sviluppato una faccia del bastone con groove a profondità variabile per garantire un buon contatto con la palla anche in colpi non precisi. www.ping.com SRIXON AD333 TOUR Srixon lancia sul mercato la nuova palla Tour. A tre pezzi, è ideata per i buoni giocatori che desiderano prestazioni da Tour ma non hanno velocità di swing molto elevate. È anche dotata della tecnologia Spin Skin, ereditata dalla Z-Star, che garantisce uno spin ottimale grazie anche allo strato esterno super sottile. www.srixon.com

ECCO BIOM HYBRID La scarpa usata da Fred Couples e molti altri giocatori sul PGA Tour è una delle calzature più avanzate sul mercato. È in pelle di yak, per la massima durabilità e flessibilità, ed è dotata di tecnologie brevettate come la Natural Motion, che permette un perfetto adattamento al movimento del piede per il massimo comfort prima, durante e dopo lo swing. www.ecco.com/golf GOLF PRIDE TOUR VELVET SUPER TACK Golf Pride lancia sul mercato il nuovo modello del grip più usato al mondo, il Tour Velvet. In uscita ad aprile 2014, offrirà, oltre a un design rinnovato, prestazioni ancora migliori. Il Tour Velvet è il grip più vincente sul PGA Tour: il 63% delle vittorie fatte registrare sul circuito americano l’ha visto protagonista. www.golfpride.com

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lavetrina LEISURE SOCIETY BY SHANE BAUM La collezione P/E 2014 è ispirata ad alcuni dei luoghi più esotici del mondo e rende omaggio ai grandi esploratori del passato. Comprende una dozzina di nuove montature che evocano un senso di avventura ed esoticità pur riconoscendo la classicità unica di un’epoca lontana. www.leisure-society.com

ROLEX L’Oyster Perpetual Cosmograph Daytona è l’orologio di riferimento degli appassionati di auto e di velocità. Dotato di una lunetta tachimetrica graduata e di un movimento meccanico ad alte prestazioni sviluppato e prodotto da Rolex, questo cronografo dalla leggendaria affidabilità è lo strumento ideale per misurare il tempo. www.rolex.it AURORA In vista della festa del papà ecco due nuove penne eleganti e fantasiose, un regalo di stile per chi ama distinguersi e collezionare oggetti di valore. Collezione argentata: sobria ed elegante, è una penna intrigante nella sua semplicità. Ipsilon Tricolore: un’edizione speciale realizzata nei colori della bandiera italiana con finiture cromate (trittico 258 euro). www.aurorapen.it

ROUGJ La linea Etaglycan®Age comprende efficacissimi trattamenti cosmetici performanti anti-glicazione studiati per soddisfare le esigenze di tutte le pelli, anche le più mature. Grazie al connubio tra sostanze attive di ultima generazione, come l’Acido Glucuronico in abbinamento all’Acido Jaluronico, o alla Vitamina E, combattono l’invecchiamento cutaneo stimolando la produzione di collagene naturale. www.rougj.com

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COLMAR GOLF Dalla collezione SS 2014. Per lui: piumino superlight a maniche corte, in mini ripstop superleggero con trattamento idrorepellente. Per lei: mini abito senza maniche dal taglio sportivo, in pique in microfibra con proprietà di veloce asciugatura e finissaggio antibatterico, dotato di tecnologia “UV Protection” che abbassa notevolmente l’assorbimento dei raggi solari. www.colmar.it


hi-techdream BOSE Il sistema SoundTouch 30 Wi-Fi è dotato di tecnologia esclusiva a guida d’onda e di un nuovo subwoofer proprietario a emissione profonda. Ricco di suoni e con la forza per diventare il sistema musicale principale di casa, consente di ascoltare in streaming le tue radio preferite e le playlist personali nel modo più semplice possibile. 699 euro. www.bose.it

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GOPRO La videocamera HERO3+ Black Edition è più piccola e leggera della versione precedente, campione di vendite, e offre una migliore qualità di immagine e nuove potenti funzioni per una grande versatilità e comodità. Grazie alla durata della batteria superiore, al Wi-Fi più rapido e a lenti più nitide, è la videocamera GoPro più avanzata in assoluto. it.gopro.com

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correval’anno

1990

L’ORSO È D’ORO ANCHE TRA I SENIOR Jack Nicklaus esordisce nel Senior PGA Tour (che in seguito prenderà il nome di Champions Tour), vincendo il Tradition. Nel Ford Senior Players Championship stabilisce il record per il Senior Tour di -27 sulle 72 buche.

L’IMPRESA DI SIR FALDO Nick Faldo si aggiudica il Masters per la seconda volta consecutiva. In precedenza, la doppietta era riuscita solo a Jack Nicklaus, primo giocatore a realizzare l’impresa nel 1965 e nel 1966. Il 1990 resta un’annata da incorniciare per il campione inglese, che vince anche l’Open Championship. FINALMENTE ANCHE LE DONNE Nasce la Solheim Cup, dal nome del fondatore della Ping, Karsten Solheim. È l’equivalente della Ryder Cup maschile. Il primo incontro ha luogo a Lake Nona, in Florida, e il risultato è nettamente a favore delle statunitensi (in foto), guidate da Kathy Whitworth: 11 ½ a 4 ½. Per Mickey Walker è stata la prima delle quattro volte consecutive in cui ha guidato la squadra europea (con un successo, alla seconda edizione, in Scozia).

IL TRIS DI “NONNO” HALE A 45 anni, Hale Irwin diventa il più anziano vincitore dell’US Open. In precedenza, il giocatore americano aveva già vinto il torneo due volte, precisamente nel 1974 e nel 1979. 144 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2014

Q La PGA OF AMERICA e il PGA TOUR comunicano congiuntamente che non metteranno in calendario circoli privati che adottano politiche discriminatorie nei confronti dei soci. Q Prende vita il BEN HOGAN TOUR come sviluppo del PGA Tour. In seguito prenderà il nome di Nike Tour, quindi di Nationwide Tour. Q Viene uniformato il DIAMETRO delle palline. L’R&A passa da un diametro minimo di 1,62 pollici all’1,68 adottato dall’USGA. Q PHIL MICKELSON vince sia l’US Amateur sia il NCAA Championship.


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Marzo\Aprile 2014