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GOLF TODAY

L rivistaa Nume dei Uno ri

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2012

Grand’Italia si fa in sette ISSN 2039-7046

Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO I | N. 8 | DICEMBRE 2011 | EURO 7

LUKE DONALD La stagione d’oro del re del Ranking

IN BUCA A INDY... ...o in miniera, nel deserto, in mezzo al mare: ecco i green più assurdi del mondo

VITA DA CADDIE Sempre in prima linea, nel bene e nel male


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l’editoriale

YANI,CHI ERA COSTEI? Nessuno (tranne noi) si è accorto che la simpatica Tseng ha rivoluzionato il golf in rosa. Zitta zitta, a soli 23 anni ha fatto cose che i grandi campioni si sognano. Perché allora questo silenzio?

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n Italia, la cosa sta passando sotto silenzio. Nessuno ne parla, a parte l’ottimo Nicola Montanaro (l’addetto stampa di Federgolf, cioè la voce ufficiale della Federazione), che puntualmente dà notizia dei suoi trionfi nei comunicati federali; e noi di Golf Today (che già a pag. 12 del numero scorso avevamo anticipato qualcosa). Ma a parte queste eccezioni, in Italia nessuno si fila Yani Tseng. Eppure sta dominando il golf mondiale. Non altissima, faccetta tonda ridente, americana d’adozione, la giocatrice di Taiwan ha cambiato rapidamente il golf femminile. Dall’incertezza della possibile noia dovuta al prepensionamento di dominatrici del calibro di Annika Sorenstam e Lorena Ochoa, si è passati a qualcosa di speciale e storico in men che non si dica. Quando Yani Tseng, a 22 anni, 6 mesi e 8 giorni ha vinto il Women’s British Open a Carnoustie, in Scozia, e ha sollevato il trofeo col suo sorriso da ragazzina, stava mettendo in pratica qualcosa di gigantesco per il futuro del golf femminile: nessun professionista - uomo o donna che sia - ha avuto un impatto maggiore e più improvviso. Mai! Difendendo il titolo britannico femminile vinto l’anno scorso, la Tseng ha raccolto il suo quinto Major in carriera e il quarto in due stagioni. Nessuno nel golf professionistico ha vinto così tanto e così in fretta. Nemmeno Tiger Woods o Jack Nicklaus. A un mese dal suo 23esimo compleanno, nella sua quarta stagione sul Tour, è a un terzo della strada per eguagliare il record di 15 titoli del Grande Slam detenuto dalla grande Patty Berg. Dietro alla capofila, vantano titoli Mickey Wright (13), Louise Suggs (11), Babe Zaharias Didrikson e Annika Sorenstam (10), vale a dire i più grandi nomi della storia rosa di questo sport. La Sorenstam aveva 32 anni quando nel 2003 vinse il suo quinto titolo Major, l’LPGA Championship. Tiger Woods 24 quando ha vinto il suo quinto, il PGA Championship del 2000. “Sono davvero felice, ma voglio vincere di più”, ha affermato senza mezzi termini la simpatica Yani nella conferenza stampa post torneo a Carnoustie. Non c’è niente da suggerire per il futuro a Tseng, che ha la stessa capacità di incutere il sacro timore nelle sue rivali che aveva Woods quando regnava incontrastato sul PGA Tour. È impossibile sottovalutare la sua presenza in campo, non bisogna minimizzare la sua bravura. Se lei gioca, è favorita per vincere. Se è in classifica, è da temere. Incarna proprio la figura di cui il golf femminile aveva bisogno. Per la cronaca, Yani ha 17 vittorie da pro, tra cui nove titoli nell’LPGA Tour. Dopo aver vinto tre volte l’anno scorso, quest’anno vanta 11 tornei conquistati (fra cui due Major) in sette diversi Paesi. Ha vinto il campionato LPGA con 10 colpi di vantaggio. Vent’anni separano il primo titolo Major di Berg e l’ultimo. Al ritmo attuale, Tseng potrebbe raggiungerne trenta. Perfezionista fino all’esasperazione, si racconta che perseguiti Gary Gilchrist, l’insegnante sudafricano che la segue da 18 mesi,

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Sorride Yani Tseng dopo la conquista (lo scorso ottobre) del Sunrise LPGA Taiwan Championship.

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chiedendogli in continuazione: “Come posso migliorare ciò che ho fatto oggi? C’è qualcosa che avrei potuto fare meglio?”. Capito il tipo?... *** Faccio tanti auguri di cuore a tutti i nostri lettori e in modo particolare a tutti quei golfisti che mi rallegrano con la loro simpatia. Non credo esistano categorie di appassionati come gli amanti del nostro sport, persone in grado di sfornare decine e decine di battute a raffica per sdrammatizzare che mi fanno immensamente divertire. Detto fra noi: adoro chi mi fa ridere! Voglio regalarvene due di altrettanti carissimi amici, che valgono l’annata. La prima è di una persona che non aveva mai partecipato agli incontri pre-comunione del figlio per non perdere nemmeno una gara. Al momento della cerimonia, incontra necessariamente il sacerdote che, viste le ripetute assenze, lo ammonisce dicendogli: “Non l’ho mai vista in chiesa!”. Il mio amico, con freddezza (e una buona dose di realismo), non ci pensa un attimo e risponde: “Beh, nemmeno io lei sul campo da golf!”. L’altra è di una carissima amica che, avendo giocato per molti anni a ottimi livelli, ha praticamente abbandonato per colpa del lavoro e delle delusioni per un infimo gioco corto. Ogni tanto, per lavoro, le “tocca” giocare e, se la incontraste, la riconoscereste subito perché ha due refrain che ripete razzolando sui fairway: “Ma stavo così bene in ufficio...”. Il secondo è ancora migliore: “Ogni volta che gioco, mi ricordo perché ho smesso!”. Grazie a loro e a tutti i giocatori che rallegrano le mie trasferte, che mi ricordano che il golf è un gioco, una passione, una sana malattia ma non certamente una questione di vita o di morte come, purtroppo, sempre più persone sono portate a pensare, prendendosi troppo sul serio. Auguri a tutti! N mp.gennaro@golftoday.it DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 3


Mensile - Anno I, Numero 8 - Dicembre 2011

GOLF

O capitano, mio capitano: sarà Dodo Molinari a guidare gli azzurri alle Olimpiadi di Rio 2016.

TODAY www.golftoday.it

Direzione e redazione: Via Lentasio 7 - 20122 Milano tel. 02.49528190, fax 02.49528191, e.mail: redazione@golftoday.it Direttore Responsabile: Maria Pia Gennaro (mp.gennaro@golftoday.it) Redazione: Chiara Griffa (c.griffa@golftoday.it), Nicolò Porta (n.porta@golftoday.it), Alberto Zampetti (a.zampetti@golftoday.it) Art Director: Andrea Mantica (emmegrafica.mi.it) Special Contributors: Alberto Binaghi, Luke Donald, Retief Goosen, Raphael Jacquelin, Matteo Manassero, Geoff Ogilvy, Ian Poulter, Costantino Rocca, Gianluca Vialli. Hanno collaborato: Kit Alexander, Enzo Baiardo, Danilo Balbinot, Alberto Benazzi, Stefano Boni, Kevin Brown, Nigel Brown, Gianni Davico, Marco Del Bo, Nicolò Formenti, Paul Forsyth, Gierre, Peter Jacobsen, Marcella Magliucci, Paul Mahoney, Marco Mascardi, Massimo Messina, Luca Salvetti, Savina Sciacqua, Joel Tadman. Responsabile viaggi e turismo: Roberto Rocca Rey Fashion Consultant: Paola Ronchi Fotografie: Alberto Benazzi, Howard Boylan, Cristiana Casotti, James Cheadle, Gordon Moir, Claudio Scaccini, Getty Images Foto di Copertina: Getty Images Marketing e Comunicazione: Claudia Murri (c.murri@golftoday.it) Web Content Manager: Alessandro Bellicini Stampa: Tiber S.p.A. Via della Volta 179 - 25124 Brescia, tel. 030.3543439, fax 030.349805 Distribuzione: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. Via Bettola 18 20092 Cinisello Balsamo (MI), tel. 02.660301, fax 02.66030320 Abbonamenti Utilizzare il modulo di richiesta posto all’interno. L’abbonamento verrà attivato a partire dal primo numero utile successivo alla data della richiesta. Gli abbonamenti possono avere inizio in qualsiasi periodo dell’anno. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del D. leg. 196/2003, scrivendo a: Golf Today, Via Lentasio 7 - 20122 Milano. Arretrati Costo arretrati a copia: il doppio del prezzo di copertina. Prima di inviare i pagamenti, verificare la disponibilità delle copie arretrate al numero 02.49528190. La richiesta contenente i dati anagrafici del richiedente dovrà essere inviata via fax al numero 02.49528191, oppure via posta a Golf Today, Via Lentasio 7, 20121 Milano, dopo avere effettuato il pagamento mediante bonifico bancario intestato a Editoriale Amen Corner S.r.l. c/o Banca Passadore IBAN IT54N0333201600000001112684 (inviare copia della distinta insieme alla richiesta). Concessionaria esclusiva per la pubblicità

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Registrazione al Tribunale di Milano con il numero 85/2011 del 10.02.2011, ISSN: 2039-7046.


ilsommario

Golf Today, Numero 8, Dicembre 2011

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26 editoriale 3 L’YANI, CHI ERA COSTEI?

Nessuno (tranne noi) si è accorto che la simpatica Tseng ha rivoluzionato il golf in rosa. Zitta zitta, a soli 23 anni ha fatto cose che i grandi campioni si sognano. Perché allora questo silenzio? di Maria Pia Gennaro

opinione di... Gianluca Vialli 22 L’TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI

In uno sport tendenzialmente individuale, hanno senso le gare a squadre? Certo, perché emergono valori come il senso del gruppo e lo spirito di corpo. Qualità che oggi non sono così scontate a cura della Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport

I tornei 10 THE STARTER 24 COPPA AMERICA Tourbillon 14 CADDIE, CADDIE DELLE MIE BRAME... 26 IANDcampioni THE (GLOBAL) WINNER IS... opinione di... Ian Poulter 16 L’BELLY PUTTER, ODIO E AMORE Come si sceglie questa figura importantissima? In base alla sua esperienza, al suo carattere e al suo carisma. Ma soprattutto, a seconda del feeling. Perché è una decisione davvero personale di Matteo Manassero

Chi non lo può vedere, chi non ne può fare a meno: il puttone divide le opinioni dei golfisti, pro e non solo. La questione è aperta. Come, del resto, anche tante altre faccende

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L’opinione di... Geoff Ogilvy LA VERA VITTORIA DI SQUADRA

Che sia un piccolo torneo tra amateur o un importante evento di pro, c’è qualcosa nel gioco per team che lega i partecipanti per sempre. E questo è il risultato più bello. Al di là di qualsiasi successo

20 EverGreen L’INTELLIGENZA E IL SAPERE

Tra una cinquantina d’anni il progresso ci porterà in un mondo totalmente nuovo, ma la conoscenza resterà sempre alla base del pensiero intelligente. Sul campo da golf come sulla Luna di Marco Mascardi

6 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

La scuola Usa è più viva che mai e si porta a casa la World Cup, con un gioco regolare che ha la meglio su tanti favoriti del pronostico di Maria Pia Gennaro

Luke Donald ha dominato il 2011 con una superiorità imbarazzante. Arrivato al top del ranking a maggio, da allora guarda tutti dall’alto. E sembra che non abbia alcuna intenzione di smettere. Lo vedremo a Dubai... di Nicolò Porta

30 PRIMENOVE

Notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

tornei 46 ICONCLUSIONE À LA CARTE

Per la settima volta consecutiva il San Domenico Golf ha ospitato il Grand Final del Challenge Tour, ultimo viatico per il 2012. Sono molti i giocatori da tenere d’occhio nella prossima stagione. Anzitutto i nostri sette uomini d’oro. E, a seguire, gli europei vincitori di Major di Maria Pia Gennaro

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I campioni TRE STORIE DA RICORDARE

Accanto ai tanti bei risultati italiani, culminati nella cornice del San Domenico Golf, durante questa stagione ci sono stati tre momenti che, tifo a parte, vanno riconosciuti come intensi e bellissimi. La grande storia del golf è fatta anche di piccoli particolari di Maria Pia Gennaro

52 IILdossier CAMPIONE E LA SUA OMBRA

Non ci sono solo i pro in campo. Ciascuno di loro ha al fianco un “angelo custode” che lo consiglia e lo guida. La professione del caddie è impegnativa, faticosa, a volte ingrata. Spesso sconosciuta. Ma sempre bellissima. E se ti piacerebbe diventare uno di loro, qui inizia il tuo corso di Maria Pia Gennaro

60 IORAcampioni VOGLIO LA TOP 20

Simon Dyson ha sempre le idee chiare: quest’anno voleva vincere un torneo e ne ha centrati due. Ora si è imposto di scalare il ranking (e magari giocare la Ryder). E poi il sogno americano. È la scommessa di un uomo che ha un modo tutto suo di vivere il golf. Anzi, di vivere e basta di Nigel Brown

limite 64 Fuori NON SO STARE ZITTA: È UN PROBLEMA? Due mesi fa ha vivacizzato (e stravinto) il Sicilian Ladies Open. Oggi si confessa a Golf Today. Parole in linea con il suo carattere schietto ed estroverso di Paul Forsyth

tornei 66 IRYDER PROSSIMA VENTURA

A poco meno di un anno dal torneo, José Maria Olazabal anticipa progetti e intenzioni con cui sta preparando la prossima sfida agli Usa. Uno sguardo sul futuro senza dimenticare il recente passato: è la prima dopo Seve, sempre presente nei cuori di tutti. E del nostro capitano in modo particolare di Paul Mahoney

70 Golfanatici VOGLIO DIVENTARE UN VERO GIOCATORE Dimenticati i problemi con il minigolf, Enrico Lo Verso ammette di sentire il richiamo del fairway. Al punto che forse un domani... a cura di Savina Sciacqua


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76 di club 72 VitaGARLENDA, LA TUA SECONDA CASA

Far sentire i propri soci in famiglia è l’obiettivo primario del circolo ligure. E il suo Presidente lo dimostra con entusiasmo di Chiara Griffa

punto di... 74 IlPROFESSIONISTA IN CINQUE MOSSE

“Voglio arrivare in Nazionale”: una richiesta che può spiazzare i genitori. Che, però, non sono soli. Federgolf, infatti, ha messo a punto un programma di supporto per sostenere i giovani. Ecco come fare per entrare nel vivaio di Alberto Binaghi

dossier 76 ICERTO CHE CI ARRIVO

94 viaggi di Golf Today fitting 106 IQUELLA MERAVIGLIA COSÌ VICINA 136 Club È TEMPO DI REVISIONE Sospesa tra passato e futuro, l’isola di Hainan si appresta a diventare il centro più stimolante del golf orientale. Tra grattacieli in vetrocemento e zattere in legno, si sta infatti sviluppando un progetto grandioso, che entro due anni darà vita a 23 nuovi campi. Dieci sono già pronti. E sono fantastici di Alberto Benazzi

Golf Today 112 IUNviaggiGIROdiNELL’EDEN

Spiagge bianchissime e mari cristallini, vallate rigogliose e vegetazione tropicale: in Giamaica la natura è ancora regina, lussureggiante e affascinante. Ovvio che, in questo contesto, i campi da golf siano un piccolo angolo di paradiso di Nicolò Porta

Metro alla mano, abbiamo dimostrato una verità che nessuno vuole sentire: la maggior parte dei golfisti è convinta di avere uno yardage molto superiore a quanto poi, nella realtà, riesce a fare. Una sopravvalutazione delle proprie capacità che spesso si traduce in score inguardabili. Sarebbe meglio un po’ di modestia, per poter correre ai ripari di Kit Alexander

114 GOLFTROTTER

tecnica di Golf Today 83 LaI SEGRETI DEL GIOCO CORTO

di Golf Today 117 IPERviaggiPOCHI? NO, PER TUTTI!

Vuoi abbattere per sempre il tuo score? Un team di campioni ti insegna come cavartela in ogni situazione. Giocarla per credere di Joel Tadman

tecnica di Golf Today 94 LaIL ROUGH NON È PIÙ UN PROBLEMA

Hai mancato pesantemente il fairway? Coraggio: gli ibridi moderni permettono di raggiungere il green anche da posizioni impensabili. Ma da soli non bastano, bisogna anche sapere come fare. E Jacquelin ora te lo spiega di Raphael Jacquelin

98

La strategia UN GIOIELLO FRA I GRATTACIELI

Contornato dallo skyline di Dubai, il Majlis Course ospiterà, la prima settimana di febbraio, la 23ma edizione del Dubai Desert Classic di Costantino Rocca

Brevi suggerimenti per girare il mondo con sacca e bastoni a cura di Marcella Magliucci

Qualità a prezzi competitivi: ecco il catalogo “Golf & Benessere” proposto da I Viaggi di Atlantide. Per vacanze personalizzate accessibili a tutte le tasche di Chiara Griffa

118 SHOWROOM

Sportivo ma elegante, per tutti i giorni ma di classe. È l’abbigliamento invernale indossato a Villa d’Este, uno dei circoli più chic e di tradizione d’Italia

motori 126 ILANCIA DI SALVATAGGIO

La nuova Thema rappresenta il punto di svolta del brand torinese, da cui iniziare una nuova storia dopo l’accorpamento Usa. Il gusto italiano e la tecnologia americana si fondono in questa ammiraglia che promette meraviglie. E le mantiene... di Marco Del Bo

100 IILdossier PERCORSO PIÙ PAZZO DEL MONDO 128 LA VETRINA DI NATALE preparatore atletico 134 IlARTICOLAZIONI SENZA PROBLEMI Se dovessi giocarci, temi di non passare indenne l’Amen Corner di Augusta? O di schiantarti al Congressional? Allora guarda queste 18 buche, che abbiamo scovato in giro per il mondo per prenderci un po’ in giro. Ma non troppo: esistono davvero! di Kevin Brown

8 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

L’artrosi è una patologia comune e il golfista non ne è esente. Ma non per colpa del gioco che, al contrario, è un buon metodo di protezione di Massimo Messina

A fine stagione è il caso di dare una controllata all’intera sacca. Per mantenere l’attrezzatura sempre al livello del tuo gioco. Che cambia, anche se non te ne accorgi a cura di Peter Jacobsen

137 SFIDA IL DIRETTORE Power 138 Green IMPARIAMO DALLA HOME OF GOLF

Non è solo un arbusto: il “gorse” è un elemento fondamentale per il gioco e un tratto distintivo dei links. Ma va gestito con estrema cura, perché è capace di crescere tanto da invadere il campo di Stefano Boni

139 UN ANNO CON GOLF TODAY I circuiti 143 ANTOGNOLLA: ULTIMA CHIAMATA PER I CARAIBI Ecco i 12 vincitori della 13ma Finale nazionale del TouristGolf Visa Cup. Per loro, dopo le “fatiche” della qualificazione, un biglietto per Santo Domingo

l’anno 144 Correva 1965

GOLF TODAY è media partner di


theSTARTER

10 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


È QUI LA FESTA?

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foto Stuart Franklin / Getty Images

ission Hills’ Blackstone Course ad Hainan Island, in Cina: tutto è pronto, mancano pochi istanti all’inizio della cerimonia di apertura dell’Omega Mission Hills World Cup. Gli invitati sono ai tavoli e il Comitato d’onore è schierato sul palco per lo speech iniziale di rito. A cui è seguito uno spettacolo entusiasmante e molto curato, ricco di coreografie colorate e fuochi d’artificio, ed esaltato sapientemente dal megaschermo sul palco e dai riflessi sull’acqua. A pag. 24 trovi il report del torneo... N

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theSTARTER

BUON NATALE, AMICI LETTORI

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foto A. Messerschmidt / Getty Images

razie a tutti i nostri lettori che, mese dopo mese, ci hanno seguito tutto l’anno. Qualcuno ci ha scritto, molti ci hanno letto, tutti ci hanno sostenuto. Abbiamo cercato di offrirvi un giornale bello, completo e diverso. E abbiamo anche “una sacca” di buoni propositi per l’anno nuovo, per un Golf Today sempre più ricco. Appuntamento quindi con il numero di marzo, per quanto riguarda il giornale. Il sito online, invece, vi aspetta ogni momento, sempre aggiornato con notizie e novità.  La Redazione

12 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


tourbillon

CADDIE,CADDIEDELLEMIEBRAME... Come si sceglie questa figura importantissima? In base alla sua esperienza, al suo carattere e al suo carisma. Ma soprattutto, a seconda del feeling. Perché è una decisione davvero personale D I

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n compito delicato che “aspetta al varco” ogni professionista è la scelta del proprio caddie. Si tratta di una decisione molto importante, da prendere con la giusta calma e le corrette valutazioni, visto il ruolo fondamentale di questa figura, come puoi renderti conto leggendo il lungo dossier a pag. 52. La scelta, va detto subito, è molto soggettiva. È una questione di discrezione personale, del singolo giocatore in base al suo gioco e, soprattutto, al suo carattere. In effetti, non ho mai conosciuto due golfisti che cercassero le stesse caratteristiche nel proprio caddie. Guardando questa figura in modo superficiale, può sembrare che il suo lavoro sia sempre lo stesso: portare la sacca e offrire il bastone al giocatore. Ma questa convinzione è assolutamente limitata, perché ogni caddie ha un proprio modo di comportarsi: c’è chi è portato a parlare molto e chi, al contrario, è maggiormente riservato; oppure, chi ha una visione di gioco più completa e chi più analitica. Senza dimenticare quanto conta anche il modo in cui comunica con il suo giocatore. Tutti aspetti, comunque, che in campo si notano alla perfezione. In fondo, l’unica possibilità per conoscere veramente un caddie è vederlo all’opera: dalle decisioni che prende riesci a comprendere come lavora, come si comporta in campo e che tipo di carattere ha.

sicurezza; non di una soluzione alternativa. Analizziamo anche un’altra circostanza: il caddie deve sapere che non sempre il giocatore riesce a prendere una decisione chiara. Possono esserci molti fattori a influire sul momento: la tensione di una gara importante, la consapevolezza di dover uscire bene da una buca difficile, la pressione... Il caddie ha il compito di aiutare il giocatore a sciogliere ogni dubbio, a decidere con sicurezza, ma senza imporsi perché l’ultima parola resta comunque al giocatore.

*** Dal mio punto di vista, il caddie in campo mi deve lasciare molta libertà. Anzitutto, voglio al fianco una persona con cui sdrammatizzare la tensione, scherzare e confrontarmi, chiacchierando di tutto un po’ (e non solo di golf ). Poi, quando c’è da tirare il colpo, il mio caddie deve ovviamente essere preparato in tutti gli aspetti che riguardano il colpo stesso e si deve porre come consulente, perché ne ho davvero bisogno: questo significa che preferisco una parola in meno,

*** E sulle linee? Anche lì si gioca il rapporto. Ci sono caddie bravissimi a leggerle, altri che si offrono per farlo e altri, infine, che non si fidano a farlo al giocatore. A fronte di questo, anche i giocatori hanno le loro preferenze: c’è chi vuole assolutamente far da sé e chi invece gradisce un’altra opinione. Io, in generale, le leggo da solo; ma quando magari inizio a far fatica con il green o con il verso dell’erba, mi va di chiedere un parere. N

14 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Sopra, terminata la collaborazione con Ryan McGuigan, Manassero si è appoggiato ai consigli dell’allenatore Alberto Binaghi. A sinistra, Dave McNeilly. Matteo si è riservato di decidere a fine anno se confermare o meno il britannico.

piuttosto che una in più, che mi lasci libero di scegliere il bastone che voglio giocare. A volte una parola di troppo, anche se detta in buona fede per tranquillizzare il giocatore, in realtà deconcentra o induce maggiori dubbi. Ma io, quando sono certo che “quel” bastone è giusto, perché lo “sento” giusto, ho bisogno dell’approvazione del mio caddie, per avere


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l’opinionedi... Ian Poulter

BELLY PUTTER,ODIO E AMORE Chi non lo può vedere, chi non ne può fare a meno: il puttone divide le opinioni dei golfisti, pro e non solo. La questione è aperta. Come, del resto, anche tante altre faccende

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on sono sicuro che tu lo sappia, ma il primo belly putter risale agli anni Sessanta. Una licenza per “body pivot putter” fu rilasciata a Richard Parmley nel 1965 e Phil Rogers lo utilizzò per primo sul PGA Tour alla fine di quel decennio. Quest’anno, Keegan Bradley ci ha vinto un Major, il PGA Championship ad agosto; e poi, nell’arco di poco tempo, ci sono state altre vittorie ottenute utilizzando il “puttone”, tra cui le due di Webb Simpson e quella di Adam Scott al Firestone. Se poi guardiamo il Senior Tour, c’è da non crederci a vedere quanto venga adottato. Questa moda recente è stata lanciata dall’ex capitano di Ryder Cup Paul Azinger. Il quale, intorno alla fine degli anni Novanta, iniziò a vacillare con il suo putter; lesse allora il libro di Dave Pelz in cui il guru del putt suggeriva di tenere puntato lo shaft del bastone nell’ombelico durante tutta la durata del colpo, per ottenere un risultato migliore. Trovato un nuovo putter che raggiungesse perfettamente il suo ombelico, Azinger iniziò a imbucare da qualsiasi distanza. Anche Phil Mickelson ha iniziato a usarlo. Certamente Phil è sempre stato uno che ama sperimentare l’attrezzatura. Ha avuto un lob wedge con 64 gradi di loft, quattro o cinque wedge diversi nella sacca, due driver... una volta ha anche giocato un US Open senza il driver. Mi sembra di ricordare che quando i puttoni fecero la loro comparsa, R&A e USGA dibatterono a lungo in merito alla loro legalità nel caso che un giocatore li avesse utilizzati per droppare la palla. Al giorno d’oggi è una pratica comune: sono accettati in buona fede e la maggior parte di coloro che li utilizza spesso li usa proprio per droppare la palla. Del resto, adesso che qualcuno è riuscito a vincerci un Major, sarà molto difficile che vengano dichiarati non regolamentari, cosa che implicherebbe la vittoria di Keegan Bradley non più legittima. Personalmente, a me il puttone non è mai piaciuto e non ne sono un estimatore. Chiamatemi “tradizionalista” o “conservatore”, però quello non è golf. Anche se non c’è dubbio che sia il puttone sia il belly putter abbiano reso migliori molti 16 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Anche Phil Mickelson, da sempre attratto da ogni novità, ha adottato il belly putter.

puttatori mediocri, bisogna sottolineare che sono anche meno affidabili, perché, proprio per la loro natura, lasciano meno feeling nelle dita; per non parlare del fatto che quando c’è vento sono molto meno stabili. Ad ogni modo, un paio di anni fa ne ho provato uno, perché ero curioso. Ma mi sono bastati cinque colpi per scartarlo. Non ne ho mai usato uno in gara e - per come stanno le cose in questo momento - non riesco neanche a immaginarmi con un bastone del genere. Recentemente Donald ha affermato che non gli piacciono i belly putter e spera di non aver mai bisogno di usarli; ecco, io la penso esattamente come lui! *** Sempre a proposito delle evoluzioni tecnologiche, molti oggi sostengono che la palla vada troppo lontana. Citano posti come St Andrews o i classici campi inglesi come The Berkshire e Sunningdale, sostenendo che sono diventati quasi ingiocabili per i professionisti moderni, per via della loro scarsa lunghezza. Ma anche qui, io la penso diversamente. Basta dare un’occhiata alla

forza e alle modalità di allenamento dei giocatori di oggi, che sono radicalmente diverse da quelle di 10/15 anni fa. Finché qualcuno non farà uno studio dettagliato sulla testa dei bastoni e sulle velocità della palla generate dieci anni fa e lo confronterà con i risultati di altrettanti studi relativi a oggi, non si avrà una risposta definitiva. Riconosco che la palla è uno dei fattori di queste nuove “infinite” distanze, e probabilmente una manciata di metri in più se la fa; ma ci sono altri fattori alla base delle nuove distanze. Giocatori come Dustin Johnson, Gary Woodland, Bubba Watson e Robert Garrigus tirano molto forte e molto lontano. La velocità delle loro palle può superare i 280 km/h. Ma io, che non ho la loro potenza, sfioro pur sempre i 260 km/h. Non vorrei sfidare le ire delle autorità del golf, ma io invece della distanza vorrei la palla meno stabile in aria. Questo significherebbe un aumento di spin e obbligherebbe i giocatori a dare un effetto a ogni colpo, rendendo le cose molto più difficili. Così, credo che il golf avrebbe un fascino infinitamente superiore... N


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l’opinionedi... Geoff Ogilvy

LA VERA VITTORIA DI SQUADRA Che sia un piccolo torneo tra amateur o un importante evento di pro, c’è qualcosa nel gioco per team che lega i partecipanti per sempre. E questo è il risultato più bello. Al di là di qualsiasi successo

E

sistono diverse gare nel golf a squadre. Fino a un paio di mesi fa erano state giocate la Walker Cup, il Seve Trophy e la Solheim Cup. Ultimamente, invece, si sono svolte quella che ritengo la più importante, cioè la Presidents Cup, e la World Cup. Come molti amateur, ho giocato spesso gare a squadre in gioventù; a Melbourne, c’è quello che chiamiamo “Pennant Golf”, un campionato diviso in gironi da 7/8 squadre ciascuno. Tutti team importanti, ma il Girone Uno è la grande sfida tra quelle più quotate. Ciò che mi è rimasto più impresso della mia vita da dilettante è racchiuso proprio in questi match davvero galvanizzanti. Non c’è nulla di più bello che giocare con un tuo amico e, che si vinca o che si perda, farsi un paio di birre a fine giro. Anche ora, nonostante passi gran parte dell’anno in America, sono rimasto in contatto con tutti quelli con cui ho partecipato a questi eventi. C’è qualcosa nel gioco a squadre che lega i partecipanti per sempre. Il passo successivo, per restare sempre in Australia, è giocare nelle State Series, dove squadre da sei giocatori per ogni Stato si sfidano per una settimana a livelli molto competitivi. Non scorderò mai l’emozione che provai quando tirai il ferro 5 cercando di vincere il match (al mio debutto) per lo Stato di Victoria: sembrava che gli altri ragazzi contassero solo su di me per far bene, ma purtroppo la palla si fermò a pochi centimetri dalla buca. Da quando sono diventato pro, ho giocato molto meno in gare di questo tipo. Poiché ero ancora troppo giovane per prendere parte alla vecchia Dunhill Cup a St Andrews, le mie apparizioni si sono limitate alla Presidents Cup, che ho disputato due volte, a Montreal e San Francisco. Entrambe sono state esperienze bellissime, sia dentro sia fuori dal campo. Ho notato che il legame che si è creato in queste occasioni era molto simile a quello che avevo vissuto da dilettante; forse perché non si gioca per soldi, ma non sono sicuro che sia questo a fare la differenza. Quando sei parte di una squadra, l’unica cosa che ti interessa è vincere, il che non è affatto 18 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

semplice. Anzi, giocare per un team è una delle cose che provoca più tensioni e nervosismo. Non si vorrebbe mai deludere gli altri e ci si sente responsabili per tutti. Prima di debuttare alla Presidents Cup, qualcuno mi fece notare che le relazioni che avrei instaurato con i compagno di squadra sarebbero durate per sempre. Così ho iniziato a prendere sul serio - veramente sul serio - qualsiasi cosa facessero gli altri, anche se si trattava di ragazzi con cui non avevo mai passato molto tempo prima dell’evento. È strano vedere come l’alzarsi tutte le mattine alle 5 e mettersi in fila sul

e fece un discorso. Un altro lo imitò. C’erano lacrime che scendevano da ogni posto. In quel bus ho visto cose che sarebbero inimmaginabili per una gara individuale. Il golf a squadre fa questo alle persone, anche a coloro che hanno auto di lusso in garage e la piscina in giardino. Li porta dove - con il golf “normale” - non si potrà mai arrivare. I giocatori della squadra internazionale del 2003 parlano ancora oggi del golf grandioso giocato da Tiger Woods ed Ernie Els prima del poi annullato play-off della Presidents Cup in Sudafrica. Si stava facendo buio ed

Ancora oggi si parla del gioco di Ernie Els e Tiger Woods alla Presidents Cup 2003: golf allo stato puro!

bus possa creare un legame tra le persone. Ed è stato ancora più strano vedere che tutti, la sera, avremmo bevuto un paio di birre in più rispetto al solito. Non nominerò nessuno - quello che succede nella stanza della squadra rimane nella stanza della squadra - ma ho visto giocatori molto famosi emozionarsi per questa Coppa. E questo è quel genere di momento che ricordi molto più rispetto al gioco effettivo. Faccio un esempio. Quando eravamo stati stracciati dagli americani nel foursome, sulla strada di ritorno all’hotel, un ragazzo si alzò

entrambi fecero un colpo incredibilmente difficile, un putt in doppia pendenza per rimanere in partita. Quello fu golf allo stato puro. Forse questa è una della cose più belle e speciali del golf a squadre: alla fine della giornata non contano i soldi, c’è solo la passione. E gli spettatori possono realmente accorgersi che il comportamento dei giocatori è autentico. Si tratta di golfisti che vogliono a tal punto la vittoria, o un punto, da farsi male. Non c’è niente di meglio di questo. Quando vinci, naturalmente. N


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L’INTELLIGENZA E IL SAPERE

Tra una cinquantina d’anni il progresso ci porterà in un mondo totalmente nuovo, ma la conoscenza resterà sempre alla base del pensiero intelligente. Sul campo da golf come sulla Luna D I

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n programma televisivo molto intelligente si regge, appunto, sulla più che viva intelligenza di Giovanni Bignami, che ha appena scritto un libro di forte interesse. L’argomento riguarda tutto quello che c’è ancora da inventare sul nostro pianeta. E per rendere la cosa più appetibile, questo vero divulgatore ha fissato anche un termine: il 2062. L’anno in cui la cometa di Halley tornerà a farsi vedere dalla gente di questa Terra. Cometa da sempre celeberrima, passa dalle nostre parti ogni 76 anni. Per dirla in breve, si mostrerà di nuovo fra cinquant’anni. Io non ci sarò più, e mi spiace. Entro quella data, però, sarà di uso comune il teletrasporto, comunicheremo non più con il telefonino, ma con il telepensiero e altre piacevolezze del genere. Comprese le energie meno costose per l’ambiente, in quantità infinita e gratuite. Il progresso è sempre stato tenuto in gran conto dalla gente. Almeno così si crede. Andammo sulla Luna il 20 luglio 1969. Molta gente oggi ha però solo una vaga idea di questo avvenimento. Che si è ripetuto varie volte. Fra un crescente e vivace disinteresse dell’intera umanità. Tant’è vero che pochi ricordano quanti altri uomini sono tornati sulla Luna da quella famosa sera d’estate che bloccò il mondo intero davanti ai televisori per veder compiere a Neil Armstrong quel suo primo “piccolo passo”. La gente non sa più che, da allora, dopo Armstrong ed Edwin “Buzz” Aldrin, altri dieci hanno rimesso piede lassù. L’oblio è caduto persino su Michael Collins che fece tutto il primo viaggio, ma non scese dall’Apollo 11 perché doveva solo parcheggiarlo, fino al ritorno, in orbita lunare. L’umanità non conosce molto della storia dell’umanità, pur facendone parte. Quindi, non mi stupisco che, specie i più giovani golfisti, non ricordino i grandi nomi della grande storia del Golf. Ed è un brutto segno. L’ignoranza non ha mai portato a nulla di buono. La società si difende, infatti, 20 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

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A R C O

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bocciando, almeno a scuola, i più tenaci nel rifiutare anche il minimo sapere. Troppa gente gioca, giochicchia, dice di essersi appassionata al Golf, ma non arriva al massimo sacrificio di leggere qualcosa, per rendersi davvero conto di cosa sia veramente il Golf, e quale sia lo spirito del Gioco. E con quale animo si dovrebbe affrontarlo, o meglio: viverlo. Si preferisce far finta di sapere e si tira avanti così. Basterebbero i due Tom Morris a farci leggere storie davvero belle. Tom Morris il Vecchio era il padre di Tom il Giovane. Vinse il British Open Championship negli anni 1861 e ’62, nel 1864 e nel 1867. L’anno dopo, nel 1868 e poi nel 1869 e poi ancora nel 1870 e nel 1872, l’Open fu vinto dal figlio, che ebbe però un tragico destino. Nel 1975, alla fine d’una gara, sul campo di Berwick, che come di consueto padre e figlio avevano vinto, al giovane Tom fu portato un telegramma: la moglie, sposata da appena un anno, era gravissima, a casa a St Andrews. Il ragazzo allora noleggiò una veloce barca a vela (non c’erano treni, nessuna carrozza sarebbe potuta arrivare prima), ma non appena lasciò la banchina, giunse a terra un altro telegramma: la giovane moglie e il bambino erano morti. Questo accadde nel settembre. Proprio il giorno di Natale, Tom Morris il Giovane, a soli 24 anni, morì di crepacuore. Nella bella cattedrale di St Andrews (dov’era nato) una tomba lo ricorda. È davvero un bel monumento, che merita una visita. Il Golf è fatto anche di queste cose. A questo punto, ecco un aneddoto divertente, a proposito di padri e figli, proprio per capire che la storia del Golf è importante. Percy Allis vinse l’Open d’Italia nel 1927 e nel 1935, suo figlio Peter Allis lo vinse invece nel 1958. Il padre partecipò tre volte alla Ryder Cup, Peter il figlio invece otto. Ci volle proprio un giornalista di un grande giornale italiano che, volendo a tutti i costi trovare al Golf un merito che non aveva, scrisse, più o meno, che il Golf non conosceva limiti d’età. Tradito dal fatto che padre e figlio avessero la stessa iniziale del nome,

fece tutto un mucchio e fu lieto di asserire che un grande campione come P. Allis aveva vinto l’Open d’Italia nel 1927, l’aveva rivinto nel 1935 e ancora nel 1958, nell’arco di trentuno anni. Il Golf, annotava con soddisfazione l’entusiasta ma anche un po’ incapace giornalista, era davvero uno sport che si poteva praticare anche in non fresca età. E con un bel vantaggio per la salute. Sciocchezze del genere non fanno male a nessuno, ma siamo sempre da capo. Io spero solo che qualcuno si vergogni un po’. È anche vero che i buoni libri sul Golf e la sua storia sono generalmente in inglese, per evidenti ragioni di mercato. Tuttavia, un testo che sarebbe bene conoscere, tradotto da quel gentiluomo che fu Pier Luigi Mancinelli, architetto di grandi percorsi in Italia e specie all’estero, è proprio “Golf, la storia di un’ossessione”, che David Stirk mise insieme con infinita precisione. Una precisione che oggi si direbbe “chirurgica”, secondo una tragica moda di questo tempo. David Stirk, inglese di bel sapere, era infatti chirurgo, per dirne una. Ma viveva da gentleman, prima di tutto. Il libro è stato stampato in italiano da Mursia. A pagina 51 dell’edizione rilegata c’è un ritratto del Duca di Windsor del 1924, quando Sua Altezza era solo il Principe del Galles, ma era in compenso il Captain del Club di Sunningdale. Come si noterà anche su altre immagini di giocatori di rango, gli uomini portavano grandi pullover sopra la camicia, ma chiudevano il colletto con la cravatta e la solita spilla a stringerne le punte. Non avevano caldo e neppure freddo. Erano tutti well dressed, secondo un dress code che non costava fatica a nessuno. Era così, e basta. Ricordo d’aver scritto, una volta, questa domanda: perché, sui campi di Golf, in questo Paese, in estate hanno caldo solo i maleducati? Questa volta, nessuno rispose. Nemmeno gli sciagurati. N marcomascardi@gmail.com


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l’opinionedi... Gianluca Vialli

TUTTI PER UNO,UNO PER TUTTI In uno sport tendenzialmente individuale, hanno senso le gare a squadre? Certo, perché emergono valori come il senso del gruppo e lo spirito di corpo. Qualità che oggi non sono così scontate

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*** Per i professionisti, la formula più tradizionale di gioco è la Medal, o Stroke Play in Inghilterra, nella quale per quattro giorni il tuo competitor è il campo e ci si prepara cercando di mantenere grande continuità. Ogni anno, poi, ci sono le gare a squadre, come la Ryder Cup o la Presidents Cup, che in un certo senso avvicinano noi dilettanti alle sfide con gli amici e in questo caso il match-play è una formula molto più aggressiva nel senso che giochi contro l’avversario. Per i pro non è un grande problema cambiare formula perché molti di loro, soprattutto gli americani, sono abituati alle sfide universitarie testa a testa. Per alcuni di loro il problema è rappresentato dal giocare per una squadra. Il golf è uno sport individuale, come il tennis (che ha sì la Coppa Davis, ma per il resto è proprio 22 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

foto Ryan Pierse / Getty Images

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on riuscirò mai a farmi una ragione del perché, quando parlo con persone che non hanno mai giocato a golf, le opinioni siano sempre le stesse: “È uno sport per vecchi”, oppure “Il golf è noioso”. Affermazioni davanti alle quali rimango sempre più perplesso. Perché io considero il golf una tra le discipline più complete e competitive, per tre ragioni. La prima è rappresentata dalla sfida con te stesso, dalla necessità di tenere sotto controllo le tue emozioni, per non permettere loro di condizionarti; la seconda è la lotta contro l’avversario, che ti mette pressione; e la terza, infine, è data dal fatto che giochi anche contro il campo, un “avversario” che necessita di una tattica di gioco, che dev’essere gestito e dai cui ostacoli (bunker, acqua, pendenze, distanze) non devi farti intimorire. Trovo che il golf sia lo sport ideale per chi ama la competizione, altro che noioso. Senza tralasciare che fa anche bene a livello fisico (per le lunghe camminate) e a livello sociale (permette di godere la compagnia degli amici e di approfondire conoscenze).

Il team americano in una posa simpaticamente alternativa al termine della Presidents Cup.

l’esempio dell’uno contro uno). In queste gare, invece, nessuno gioca più per se stesso ma per un team e rappresenta un gruppo. Qui l’atteggiamento mentale è diverso, come per i tennisti in Davis o gli sprinter in atletica leggera per la staffetta 4x100, dove bisogna fare i cambi giusti per far vincere la propria squadra ed è necessario avere uno spirito coeso. Proprio per questo spirito di gruppo, spesso abbiamo visto l’Europa - che ha maggior senso della squadra e giocatori che si conoscono meglio - battere gli Stati Uniti, considerati comunque più forti. Negli incontri di doppio, invece, è bellissimo l’adattamento dei due golfisti al gioco del compagno che non vuoi

deludere; e quindi il destino è nelle tue mani, quanto nelle sue. Il fatto che il golf possa offrire un grande spettro di modi di gioco è un altro dei pregi che chi non lo conosce non può apprezzare. Ho visto la Presidents Cup e sono felice che Tiger stia tornando a livelli accettabili. Mi sono fatto l’idea che non possa e non voglia ritornare il Numero Uno al mondo, ma concentri tutti i suoi sforzi nel vincere i Major, facendo la corsa su Nicklaus. In fondo, ultimamente abbiamo visto diventate i migliori al mondo due giocatori come Luke Donald e Lee Westwood che non hanno mai vinto un Major. Scalare il World Ranking credo che ora interessi relativamente poco a Tiger Woods! N

PASSO DOPO PASSO, CONTRO LA SLA “Correre fa bene e aiuta a fare del bene”: è questo lo slogan della Milano City Marathon, la staffetta che si svolgerà il 15 aprile, “alla quale ho deciso di partecipare - ginocchia permettendo - per contribuire alla raccolta fondi a favore di AriSLA”, assicura Gianluca Vialli. Il percorso sarà diviso in quattro frazioni, così da permettere anche ai meno allenati di partecipare. “Invito tutti a partecipare sotto l’egida della Fondazione Vialli e Mauro, in modo da passare una bella giornata di sport sostenendo in modo concreto anche la ricerca scientifica contro la sclerosi laterale amiotrofica”, raccomanda ancora Gianluca. Le iscrizioni sono da effettuare entro il 12 febbraio con una quota di 120 euro a team, di cui 40 verranno direttamente riconosciuti alla Onlus prescelta dalla squadra. Chi concorrerà per AriSLA potrà “aumentare” la propria taglia di partecipazione da “S” (120 euro) a “M” (160) fino a “L” (200) e avere in regalo la maglietta Pro AriSLA. Per le modalità di iscrizione: info@fondazionevialliemauro.com.


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DI

iTORNEI

MARIA PIA GENNARO –

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COPPAAMERICA La scuola Usa è più viva che mai e si porta a casa la World Cup, con un gioco regolare che ha la meglio su tanti favoriti del pronostico. Per l’Italia, campione uscente, una prova altalenante. Per molti altri una lunga serie di errori

1º STATI UNITI

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l ventiquattresimo successo americano è arrivato puntuale, giustificato sia dal gioco espresso sia dalla cabala, che indica il “24” come il numero della stretta di mano (ovvero la solidarietà di squadra) e della regola e persistenza nel significato positivo; mentre in quello negativo c’è la testardaggine con la quale Kuchar e Woodland non hanno mai mollato. Il golf americano sta tornando e i suoi alfieri, dopo il successo nella Presidents Cup, hanno fatto di tutto per dimostrare che non è vero che gli europei sono superiori. Dai e dai, alla fine ci sono riusciti (dopo un digiuno durato undici anni) sul percorso del Mission Hills Resort, ad Hainan Island in Cina. Era infatti il 2000 quando l’imbattibile Tiger Woods, con il sostegno di un David Duval 24 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

non ancora dedito allo snowboard, aveva portato in Usa la World Cup. Con il successo di Matt Kuchar e Gary Woodland gli Stati Uniti sono arrivati a quota 24, vale a dire pressoché irraggiungibili. I due hanno iscritto il loro nome sull’enorme coppa d’oro, al fianco di quelli di Arnold Palmer, Jack Nicklaus, Gary Player, Tiger Woods, David Duval, Davis Love e Fred Couples. FAVORITI E “UN PO’ DISTRATTI” È stata anche una gara ricchissima, che ha visto le 28 nazioni partecipanti contendersi un montepremi di 7,5 milioni di euro, di cui 2,4 al team vincitore. In un campo largo, senza rough ma contornato da enormi masse laviche, hanno vinto i picchiatori, abituati a giocare su tracciati con simili caratteristiche, avvezzi a green senza pendenze impossibili, veloci ma non eccessivamente. Questo non toglie merito ai vincitori; al contrario, sminuisce la prova degli avversari favoriti, tutti affiatatissimi e ben rodati e, nonostante questo, tutti (nessuno escluso: né Irlanda o Sudafrica, né Inghilterra o Germania) soggetti a momenti di irregolarità e di distrazione che alla fine si sono dimostrati decisivi.

BENE GLI USA La gara degli statunitensi è stata regolare ed è culminata con uno spettacolare -6 in foursome, con il quale hanno annientato gli avversari più temibili, apparsi veramente appannati nell’ultimo giro. A cominciare dagli irlandesi, dati da tutti per favoriti e al comando per due giorni. Alle meraviglie tecniche e all’affiatamento dei due “Mc”, si è sostituita nell’ultima tornata una vaghezza e un’inconcludenza strana per due vincitori di Major che hanno ceduto clamorosamente dopo essere partiti al comando nel turno conclusivo con due colpi di vantaggio su americani, sudafricani e tedeschi. Fra l’altro, in campo, a contendere il successo agli americani, c’erano ben cinque vincitori di Major. Che sono stati messi tutti in fila da due giocatori forti, ma non fortissimi, che in questa stagione hanno collezionato un solo successo (Woodland nel Transitions; mentre Kuchar ha superato i quattro milioni di dollari di vincite senza nemmeno un successo). Crollo anche dei sudafricani, nonostante le preferenze dei bookmaker: il campione Masters Charl Schwartzel e quello Open Louis Oosthuizen non sono riusciti a trovare il giusto equilibrio e hanno avuto due giornate infelici – la terza Louis e la quarta Charl – che hanno compromesso la prestazione


Derksen e sicuramente un buon gioco, ha chiuso al quarto posto insieme all’Australia, protagonista delle prime due frazioni, in cui è stata al vertice, e alla Scozia, penalizzata dall’andatura lenta nel terzo giro.

2º INGHILTERRA

2º GERMANIA

4º AUSTRALIA

4º OLANDA

4º SCOZIA

4º IRLANDA DEL NORD

finale. Fra i team favoriti è terminato alla piazza d’onore quello inglese di Ian Poulter e Justin Rose, rimontati in seconda posizione dal ritardo accumulato grazie al 63, miglior punteggio foursome della settimana. Insieme a loro, i due tedeschi (malgrado un giro finale privo di bogey,

alcuni lunghi putt e grazie a un miracoloso approccio imbucato da Cejka), che hanno ottenuto così il loro miglior piazzamento di sempre. Note di merito per l’Olanda, che con un giro un po’ pazzo (otto birdie e quattro bogey per il 68, -4), un paio di approcci e un’uscita dal bunker imbucati da

LA CLASSIFICA FINALE

Omega Mission Hills World Cup of Golf – Mission Hills Resort , Cina. 24-27 novembre 2011 1º Stati Uniti (Matt Kuchar/Gary Woodland) 2º Inghilterra (Ian Poulter/Justin Rose) Germania (Martin Kaymer/Alex Cejka) 4º Australia (Richard Green/Brendan Jones) Olanda (Joost Luiten/Robert-Jan Derksen) Scozia (Stephen Gallacher/Martin Laird) Irlanda del Nord (Graeme McDowell/Rory McIlroy) 17º Italia (Francesco ed Edoardo Molinari)

64 66 65 61 64 63 63 67

70 69 71 70 71 69 68 69

63 68 61 67 64 69 64 64

67 63 69 69 68 66 72 74

264 266 266 267 267 267 267 274

-24 -22 -22 -21 -21 -21 -21 -14

E I MOLINARI? L’Italia, dopo una partenza in salita con il 19mo posto, ha effettuato una buona rimonta e nel terzo turno si è posta in condizioni di puntare almeno al podio, essendo in settima posizione e a cinque colpi dalla vetta. Ma nel foursome, che avrebbe dovuto essere il punto di forza dei fratelli Molinari, le cose si sono messe subito di traverso con un bogey alla prima buca, dove gli azzurri avevano trovato sempre il birdie. Hanno immediatamente reagito con un birdie, ma un doppio bogey alla 8 ha tolto ogni chance di alta classifica. Nel rientro c’è stata una nuova reazione con due birdie, vanificati purtroppo da altrettanti bogey nell’ultima parte del tracciato per il 74 finale. N

17º ITALIA

World Cup, si cambia Ken Chu, presidente e CEO di Mission Hills, ha confermato il cambiamento del format della World Cup, a partire dal 2013, per adeguarsi al regolamento delle Olimpiadi dove il golf farà il suo rientro nel 2016 con i Giochi in Brasile. Il torneo darà punti al World Ranking per la prima volta e terrà conto anche di una classifica individuale, assente da quando la vinse Woods nel 1999 in Malesia. Durante la settimana della gara Chu, coadiuvato dal fratello minore Tenniel, vice presidente di Mission Hills, ha intavolato numerose riunioni con la Federazione dei Golf Tour, tra cui il PGA Tour Commissioner, Tim Finchem, e il suo omologo dell’European Tour, George O’Grady. “La Federazione”, ha fatto sapere, “rilascerà una dichiarazione congiunta sul regolamento completo quando saranno state confermate ufficialmente le modifiche, che saranno ‘fantastiche’”.


iCAMPIONI

ANDTHE (GLOBAL) WINNERIS... Luke Donald ha dominato il 2011 con una superiorità imbarazzante. Arrivato al top del ranking a maggio, da allora guarda tutti dall’alto. E sembra che non abbia alcuna intenzione di smettere. Lo vedremo a Dubai... DI

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l golf ha trovato un nuovo Numero Uno. Luke Donald ha dettato (la sua) legge nel 2011 vincendo quattro gare tra European e PGA Tour, mettendo in fila un’innumerevole serie di Top 10 e dominando le rispettive Money List, cosa mai riuscita a nessun altro prima d’ora. Gli è mancato solo un Major. Ma non è detto che nel 2012... Nel frattempo, noi di Golf Today vogliamo tributare un omaggio al giocatore inglese, ripercorrendo in questa rapida carrellata la sua stagione straordinaria. N

23 OTTOBRE

Donald&Donald

n’s Partiamo dalla fine: la vittoria dello scorso 23 ottobre al Childre Florida Miracle Network Hospitals Classic al Walt Disney World Resort in ana, americ List Money nella hip leaders la Donald Luke a ha garantito gli fare A n. Simpso Webb rio lasciando così dietro di sé il diretto avversa o Paperin cui tra Disney, Walt di aggi person i ente, ovviam onori di casa, N Duck). (il cui vero nome è, curiosamente, Donald

29 MAGGIO 27 FEBBRAIO

Il primo successo

La prima vittoria stagionale di Luke Donald al WGC Accenture Match Play Championship a Marana, in Arizona. Il 27 febbraio Luke alza la Walter Hagen Cup dopo aver battuto Martin Kaymer in finale per 3 e 2. N

26 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Il nuovo Numero Uno

I festeggiamenti con le bollicine dopo la vittoria del BMW PGA Championship a Wentworth, il 29 maggio. È la seconda vittoria stagionale di Donald, ottenuta alla prima buca di play-off dopo aver terminato i quattro giri alla pari con Lee Westwood. In questa giornata Luke è diventato il Numero Uno del mondo. N


29 MAGGIO

Vittoria dedicata a lei

Durante la premiazione del BMW PGA Championship Luke si lascia andare a un gesto bello e intimo: solleva felice (come tante volte ha fatto ogni padre) la sua piccola Elle Georgina, nata nel 2010. Donald è sposato dal 2007 con la splendida Diane Antonopoulos. L’11 novembre scorso la coppia ha avuto la seconda figlia, Sophie Ann, nata pochi giorni dopo la scomparsa del padre di Luke. N

10 LUGLIO

Non c’è il due senza il tre

Castle Stuart Golf Links, Inverness, Scozia: Luke centra la terza vittoria e al The Barclays Scottish Open alza il suo terzo trofeo dell’anno. È la seconda vittoria stagionale sull’European Tour, che sembrava poter essere un buon presagio per l’Open Championship, in calendario di lì a una settimana.. N

13 LUGLIO

Avversari, mai nemici (anzi...)del mondo non ha mai

Nonostante sia un uomo molto riservato, il Numero Uno e la sua nascosto due cose di se stesso: la disponibilità verso i suoi tifosi di mercoledì amicizia con Sergio Garcia. Qui i due sono ritratti nel giro di prova e l’altra. N buca una tra afi autogr siglano mentre ’s, George St 13 luglio al Royal

DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 27


iCAMPIONI

ANDTHE(GLOBAL) WINNERIS...

5 OTTOBRE 14 AGOSTO

Che fatica...

ionship Luke si deterge sul secondo tee, durante l’ultimo giro del PGA Champ sua la ato conferm ha nno quest’a anche che Major all’Atlanta Athletic Club, Bradley. fama di caldo soffocante. Il titolo va a sorpresa all’americano Keegan N ottavo. i nandos posizio 10, Top un’altra casa a Dalla Georgia, l’inglese porta

Nel nome di Seve

E questo è un momento che conta. Forse in modo relativo, per la spiccia cronaca sportiva. Ma il valore emotivo dell’evento è di portata enorme. In occasione del Madrid Masters, Donald gioca la Pro-Am in compagnia di Javier Ballesteros, il figlio maggiore dell’indimenticabile Severiano, scomparso il 7 maggio di quest’anno. È il 5 ottobre e i due posano sul primo tee dell’Encìn Golf Hotel. N

20 OTTOBRE

L’ultima sfida

E siamo tornati là dove eravamo partiti, cioè a Lake Buena Vista in Florida, per il Children’s Miracle Network Classic. Durante i primi due giri Luke ha giocato in team con Webb Simpson, diretto avversario (e pure davanti a lui) nella corsa alla leadership della Money List del PGA Tour. Luke Donald ha a disposizione un solo modo per scavalcare Simpson: vincere questo torneo. Indovina come è andata a finire... N

28 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


primenove TALENTI

notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

Bravo Nino!

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ino Bertasio, 23enne nato a Zurigo e cresciuto golfisticamente a Gardagolf, ha vinto il Campionato Nazionale Open (65-65-72-67 269), la più longeva gara italiana giunta alla 72ma edizione, che ha concluso il Pilsner Urquell Pro Tour al San Domenico Golf. Raccontaci la tua stagione. È cominciata benissimo con una vittoria nella mia prima gara da pro (ndr: il Cimar Open Samanah di febbraio in Marocco). In seguito i risultati sono stati altalenanti, qualche buon torneo e altri meno, di fatto non consoni alle mie aspettative. Ma fortunatamente è arrivata la vittoria nel Campionato Nazionale Open, che mi ha ridato fiducia e addolcito la stagione. San Domenico è il trampolino di lancio per la tua carriera? Sinceramente non credo; ciò non toglie che questa vittoria sia stata molto

30 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

importante. Non nego faccia piacere aver aggiunto il mio nome a un trofeo ricco di tanti giocatori dal palmarès di sicuro successo (Gagli, Tadini, Pavan, Dassù, Canonica). C’è stato un momento in cui hai capito che avresti vinto? Mai avuto certezze, nel golf. La storia insegna che non si può mai essere sicuri di niente. Però ero consapevole, fin dal primo giro, di essere in gran forma perché mi ero preparato molto bene. Ti era già successo di chiudere con un play-off? È stata la prima volta, non mi era ancora capitato di vincere in questo modo. È sicuramente un’esperienza forte, e ha contribuito il fatto di averla vissuta da vincitore. Avresti preferito vincere nei giri regolamentari? Sia io che il mio avversario, Niccolò Ravano, abbiamo avuto le chance per farlo ma nessuno dei due è riuscito a sfruttarle. Il destino ha voluto che fosse il play-off a decidere le sorti del torneo. Il Campionato Nazionale era tra i tuoi obiettivi stagionali? Sinceramente no, avrei voluto far meglio sul Challenge Tour ma purtroppo, per vari motivi, così non è stato; ciò non toglie che vada orgoglioso di questa vittoria. Programmi per il prossimo anno? A gennaio sarò impegnato nella Qualifying School asiatica, dove spero di poter giocare tutta la prossima stagione. Obiettivo primario? Cercare di ottenere un successo su un Tour importante, ma soprattutto trovare più continuità durante l’intera stagione. Qual è il motivo del successo dei giocatori italiani? Boom del golf, aiuti dalla FIG o è solamente un momento felice? Innanzitutto ringrazio la Federazione che ci sta dando un grande sostegno. Inoltre, la sana competizione tra di noi aiuta a crescere e motivarci, ci sprona a ottenere sempre maggiori risultati. Era da tempo che a livello internazionale, nei circuiti amateur, arrivavano successi ed era abbastanza prevedibile – era solo una questione di tempo – che prima o poi si trasformassero in altrettante vittorie nei circuiti professionistici. N Gierre

lettiper voi COME GIOCARE A GOLF “CONVINCENTEMENTE” Questo appassionante libro è l’ennesima prova – e ce n’è bisogno, eccome – che il golf parte dalla nostra testa e lì arriva. La preparazione tecnica e quella mentale vanno infatti di pari passo: ed è lodevole che a dircelo siano due autori nostrani e non i soliti guru americani (anche se di Bob Rotella e di Patrick Cohn non ce ne sono mai abbastanza!). Ovviamente la tecnica è importante, ma è incredibile osservare quanto la testa possa interferire con lo swing, o al contrario facilitarlo. A condizione, però, che ci si renda conto che non esistono fallimenti, ma solo risultati: convinzione che fa vivere i momenti difficili come sfide da affrontare e non come disgrazie da evitare; orientamento mentale che porta entusiasmo e permette di superare gli inevitabili ostacoli. Lo dicono bene gli autori: “Le persone di successo provocano gli eventi, non stanno passivamente a osservare ciò che accade loro o attorno a loro”. Roberto Cadonati – Andrea De Giorgio, Come giocare a golf ConVincenteMente, Varese, 2008, 154 pagine, 25 euro

LA MIA VITA TRA ROCK E GOLF Alice Cooper, rockstar di caratura internazionale, racconta in questo libro la sua vita, nella quale il golf ha assunto da molto tempo una parte preponderante: dapprima come cura da malattie ben peggiori e serie (la dipendenza dall’alcool su tutte), per poi divenire una gioia in sé e per sé considerata fonte di felicità interminabile. Tant’è che la rockstar afferma più volte che le 18 buche sono ormai una sua abitudine quotidiana. La traduzione dei termini golfistici lascia a tratti a desiderare, ma il racconto del suo rapporto con il golf è scorrevole e impreziosito qua e là da aneddoti, come l’amicizia che lo legava a Ely Callaway, il fondatore dell’omonima casa produttrice. Una prospettiva insolita ma appassionata e competente sul mondo del golf. Alice Cooper, con Keith e Kent Zimmerman, La mia vita tra rock e golf, Edizioni Presso, 2011, con illustrazioni, 232 pagine, 18 euro Gianni Davico


DENIS PUGH

PGAI

The art of coaching

È

in programma a Verona il 14 e 15 dicembre la nona edizione del Seminario Annuale della PGA Italiana, un appuntamento di rilievo per la formazione di tecnici e coach desiderosi di stare al passo con le evoluzioni del gioco. Le richieste di chi pratica sono sempre più complesse e gli addetti ai lavori sanno che organizzare al meglio il proprio lavoro consente una maggiore competitività, così come la preparazione è un tratto distintivo della professionalità. Mai come oggi, i coach devono essere sempre più evoluti e competenti. Le performance sportive hanno raggiunto picchi incredibili e le prestazioni non sono mai state analizzate come al giorno d’oggi. Il campione del terzo millennio si circonda di veri e propri team di esperti (coaching team) e nulla viene tralasciato: aspetti fisici, emotivi, sociali, nutrizionali. E gli strumenti utilizzati sono sempre più precisi e sensibili. Se il cammino di un campione nasce con i primi passi nel mondo dello sport, lo si deve a un’alfabetizzazione motoria precisa,

tracciata da coloro che di sport si occupano professionalmente: maestri, allenatori, coach, addetti ai lavori che a quel campione hanno saputo trasmettere un patrimonio di conoscenze e di emozioni insostituibile. Si tratta infatti di persone che a loro volta hanno dedicato la propria vita allo sport: l’hanno praticato, vissuto, ne hanno capito i segreti e gli aspetti più significativi. È un mondo particolare, fatto di passione, di giornate intere trascorse sul campo, di confronti con i colleghi, di formazione a più livelli, di scambi e di esperienze. Il Seminario di quest’anno è rivolto soprattutto a quanti vedono il proprio lavoro come un’“arte”, quella di occuparsi degli atleti, di capirne le esigenze, di costruire per loro dei percorsi mirati, di orientarne gli obiettivi, di essere in grado di dare loro delle risposte precise e puntuali. Per essere dei coach migliori è necessario affrontare altri ambiti, oltre a quello della tecnica. Vi sono aspetti metodologici (comunicare nel modo giusto, individuare la tipologia di apprendimento, capire se il

Le foto di questa pagina, ricordo di alcuni seminari PGAI, sono di Cristiana Casotti come quelle del servizio sulla Pro Week pubblicato su Golf Today di novembre.

IAN RANDELL

CHUCK COOK

KARL MORRIS

HANK HANEY

fisico dell’atleta è in grado di raggiungere determinate prestazioni), sociali e ambientali che condizionano fortemente il raggiungimento dei traguardi auspicati. John Wooden, grande coach dell’NBA, sosteneva che “Chi non si prepara, si prepara a fallire”. Mai come oggi, la preparazione del coach può fare la differenza. La conoscenza dell’uomo-atleta in tutte le sue manifestazioni, saperne capire le caratteristiche, guidarne la crescita tecnica, pianificarne gli eventi competitivi, assecondarne le fasi di crescita fisica e muscolare, facilitarne l’adattamento a tutte le difficoltà che l’agonismo sportivo presenta sono terreno ormai comune per ogni allenatore. Il Seminario PGAI di quest’anno punta proprio a questo. Di supporto ci saranno come sempre alcuni specialisti. Tony Bennett e David Colclough della PGAE, Martin Toms della Birmingham University of Sport, Paul Hurrion, uno dei migliori Putting Coach d’Europa e Silvio Grappasonni, da tempo inestimabile alleato dei Seminari PGAI. A Verona si parlerà anche del progetto di ricerca europeo Golf Stand, di condotta e deontologia professionale con l’avvocato e collega Marco Durante, delle nuove frontiere del club fitting insieme a A.C.K.S. Clubmakers, dei più innovativi strumenti didattici proposti dalle migliori aziende sul mercato come il K-Vest e delle prospettive professionali aperte nell’ambito manageriale e turistico dai nuovi programmi del Campus di Lucca. N Luca Salvetti DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 31


GARE

primenove

L’ULTIMA VOLTA AD AGADIR

I

GREEN

Udine è “Geo Certified”

I

l Golf Club Udine ha ricevuto a novembre la Certificazione Ambientale Geo (Golf Environment Organization, di cui è partner anche la Fig), riconosciuta a livello internazionale dalle maggiori autorità del golf come R&A, Ryder Cup, FEGGA, PGA, EGA, European Tour e da Università, enti di ricerca e associazioni ambientaliste come il WWF Internazionale. Il Circolo, dopo aver raggiunto la Certificazione “Impegnati nel Verde” nel 2005, ha continuato a occuparsi seriamente di ambiente (preservando anche la cicogna bianca che nidifica in zona - nella foto un posatoio), sviluppando una politica di gestione eco-sostenibile del percorso e della club house. Gli obiettivi raggiunti riguardano l’inserimento armonioso e coerente nel paesaggio circostante, i consumi idrici al di sotto della media rispetto a percorsi situati in simili contesti ambientali, la manutenzione del tappeto erboso attuata preferendo metodi agronomici e ricorrendo ai fitofarmaci solo in caso di patologie manifeste (non in via preventiva), la cura del patrimonio arboreo e

la coibentazione della club house per ridurre i consumi invernali e la non climatizzazione per ridurre i consumi estivi (sostituita dalla ventilazione). N

GARE

NO ALCOL, PIÙ SICUREZZA E MOLTO SPORT

A

GARE

50 anni di Tee d’Oro: è record!

È

la gara per dilettanti più vecchia che esiste in Italia: si tratta del Tee d’Oro che si disputa a Barlassina e che quest’anno ha festeggiato la sua cinquantesima edizione. Era infatti il

32 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

l circuito Valtur 2011, uno dei tornei più ambiti tra le gare amateur, si è concluso al Villaggio di Agadir, da anni una delle mete più amate nel panorama turistico golfistico grazie ai suoi quattro campi di indiscussa levatura tecnica: Golf du Soleil, Les Dunes, Golf Royal e il più recente Golf Ocean. La settimana della finale è stata improntata al “tuttogolf”, tra gare e prove campo. Dopo il 19mo Trofeo Valtur disputato il 19 ottobre al Golf Les Dunes (il tracciato con più tradizione) si è giocata l’ultima tappa del circuito, nonché ultima possibilità di accedere alla finale del giorno successivo. La vita del villaggio è stata accompagnata da un clima mite apprezzato da tutti gli ospiti, che dopo il golf si attardavano a bordo piscina. Una parola va spesa anche per l’animazione, che ha dimostrato con lo spettacolo “Viva l’Italia”, preparato in onore dei 150 anni dell’Unità nazionale, l’ottimo livello di professionalità. La gara conclusiva del 22 ottobre ha visto incoronare Lorenzo Sartori, nella prima categoria medal, Andrea Pradella e Andrea Bogianchino nelle altre due divisioni Stableford. La manifestazione ha celebrato anche la conclusione di un lungo periodo al Villaggio Agadir di Valtur, che ufficialmente abbandona questa struttura dopo anni di eccellenza nella fuga dai freddi inverni italiani. Chissà quale sarà la nuova destinazione offerta per il Marocco e quella per la Finale del circuito 2012... N

lontano 1961 quanto Tullio Patscheider, già socio del circolo lombardo, istituì la gara nel suo amato club dando il “la” a una tradizione che si è consolidata negli anni. Infatti sono stati poi moltissimi i soci che si sono fatti promotori di altre gare. Per anni la competizione si è giocata su 36 buche medal, ma quest’anno Peg, Walter e Igor Patscheider (nella foto) hanno deciso di ampliarla a 54, sempre medal, su tre categorie e ben 120 iscritti hanno festeggiato sotto il sole sfidando il vento insistente. Complimenti ai “tosti” che hanno conquistato i bellissimi premi in palio. Li elenchiamo senza discriminazioni perché comunque, a nostro parere, oggi che è quasi impossibile trovare gare medal nei calendari, portare a termine le 54 buche è già di per sé una vittoria. Bravi quindi Alberto Santagostino, Nicola Russo, Renato Guazzoni, Onorato Fiorentini, Sergio Barbasio, Giorgio Brugora, Amedeo Biraghi, Alberto Croze e Alberto Negrisoli! N

ll’Ugolino si è svolta la seconda edizione di Security Street Golf Cup, un bell’evento riservato ai ragazzi under 18 collegato alla sicurezza stradale, ideato dall’Associazione Lorenzo Guarnieri, fondata dai genitori di un ragazzo deceduto un anno fa a Firenze a soli 17 anni in un incidente stradale causato da un uomo ubriaco e sotto l’effetto della droga. L’evento, patrocinato da Coni e FIG, è stato pensato per avere un forte richiamo fra le regole stradali e quelle del golf. Il campo si è trasformato in una vera e propria strada con cartelli di divieto di sosta, curva pericolosa, stop, strisce pedonali per attraversamento dei golf car, dei carrelli per le sacche o del pubblico, i tee di partenza divenuti coni stradali, lo starter un agente della Polizia stradale e i premi rigorosamente caschi omologati. Una bella iniziativa come le altre dell’Associazione, tra cui il progetto “David” per ridurre la mortalità stradale causata da incidenti. www.lorenzoguarnieri.com N


LETTURE

primenove

ROMA CAPUT VINI

N

UTILITY

Come... sfruttare al meglio il tempo tra due colpi Usa in modo costruttivo il momento in cui ti dirigi verso la palla o un’altra buca con queste dritte

PULISCI I FERRI E GLI SPIKE Facce sporche e groove fangosi riducono lo spin che generi e influiscono sulla distanza. Prenditi il tempo necessario per assicurarti che i tuoi ferri siano puliti in modo da rendere al meglio. Inoltre, verifica che lo siano anche i tacchetti per aderire bene al terreno durante lo swing.

RISCALDA E SCIOGLI I MUSCOLI È molto semplice raffreddarsi durante le lunghe attese tra due colpi – specialmente nei mesi più freddi – quindi cerca di tenere i muscoli riscaldati e sciolti facendo stretching e swing di prova. Ti aiuterà a evitare infortuni e a rendere meglio quando riprenderai il gioco.

egri racconta la straordinaria storia del vino a Roma, che ha il suo momento cruciale nel II secolo a.C. quando, prima solo bevanda di lusso per patrizi, diventa vinum, nutrimento e piacere di massa. Dalle osterie di Roma alle feste sfrenate a Pompei, dalla scelta di esportare le coltivazioni in tutte le regioni dell’Impero all’epoca del proibizionismo, un racconto divertentissimo e una ricostruzione storica accurata, per scoprire che il vino sta a Roma come la Coca-Cola sta agli Stati Uniti e per appurare con certezza che tanti celebrati vini di oggi, italiani e francesi, sono nati per mano degli antichi romani. N

INIZIATIVE

CAMPUS GOLF & TOURISM ACADEMY

A

ENERGIZZA E IDRATA Molti dilettanti non bevono e non mangiano quando giocano a golf. Ma questo può causare cali fisici e di concentrazione che rendono più difficile terminare il giro. Porta sempre con te nella sacca molta acqua e degli snack energetici come noccioline o banane. 34 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

RISCALDA LA PALLINA Il freddo impedisce alla tua palla di esprimere il massimo del suo potenziale. Quindi le regole invernali prevedono che tu possa marcare la palla sull’erba tagliata e tenerla al caldo in tasca mentre aspetti di giocare. Inoltre, puoi usare due palline e alternarle (fredda/calda) a ogni buca. N

nche in Italia, e più precisamente a Lucca, c’è la possibilità di diventare “club manager europeo”. La Fondazione Campus di Lucca è infatti sede della Campus Golf & Tourism Academy, scuola ideata per offrire corsi di formazione manageriale avanzata a responsabili di campi da golf e di strutture turistiche ricettive, da oggi anche primo ente italiano a rilasciare ufficialmente crediti formativi della CMAE (Club Manager Association of Europe). Questa associazione no-profit, che riunisce i membri coinvolti nel management di sport club, centri benessere e fitness situati in tutta Europa, ha riconosciuto l’eccellenza accademica dei corsi organizzati da Campus Golf & Tourism Academy, per la loro rispondenza alle dieci principali caratteristiche del club manager del futuro, inserendoli nella lista dei corsi riconosciuti a livello internazionale. La CMAE pone particolare importanza sulle attività formative non solo per chi già ricopre il ruolo a vari livelli, ma anche per coloro che aspirano a ricoprirlo in futuro. L’obiettivo, messo in atto attraverso la collaborazione con Università ed Enti formativi in tutta Europa, è quello di creare e far crescere manager competenti e qualificati in grado di dirigere club di ogni genere. La sede della Fondazione Campus sarà, quindi, sede italiana della CMAE dove si potrà sostenere l’esame per il conseguimento del prestigioso titolo. www.campusgolf.it N


TURCHIA - Belek

MAROCCO - Agadir

PORTOGALLO - Turcifal

Hotel Riu Kaya Belek *****

Hotel Timoulay ****

CampoReal Golf Resort & Spa *****

NOVEMBRE 2011 5 giorni / 4 notti

NOVEMBRE - DICEMBRE* 2011 5 giorni / 4 notti

NOVEMBRE - DICEMBRE* 2011 4 giorni / 3 notti

Partenza da Milano, Venezia, Bologna e Roma

Partenza da Milano, Bologna e Roma

Partenza da Milano, Venezia, Bologna e Roma

da

€ 590

per persona

ALL INCLUSIVE 2 GREEN FEE

da

€ 590

per persona

MEZZA PENSIONE 2 GREEN FEE

da

€ 470

per persona

PERNOTTAMENTO E PRIMA COLAZIONE 2 GREEN FEE

Quote a persona da riconfermare al momento della prenotazione. La quota non comprende: tasse aeroportuali, quota d’iscrizione € 49. *Partenze fino al 14 Dicembre 2011.

golfebenessere@iviaggidiatlantide.it

www.iviaggidiatlantide.it


GREEN

primenove

ANCHE ST ANDREWS LINKS È “GEO CERTIFIED”

S

INIZIATIVE

Il golf inizia tra i banchi

I

l 24 e 25 ottobre il Golf Club della Montecchia ha ospitato la seconda edizione del Progetto Scuola Golf, corso di formazione, perfezionamento e aggiornamento sul golf a scuola. Il corso è stato organizzato dal Comitato Regionale Veneto della Federgolf in collaborazione con il Golf della Montecchia, le delegazioni regionali del Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige e dell’Ufficio Scolastico del Veneto sotto il patrocinio della Regione, della Provincia, dei Comuni di Padova e Selvazzano Dentro, del Coni Regionale e Provinciale. L’apertura dei lavori è spettata al presidente del Comitato Veneto Golf, Stefano Mazzi, che ha illustrato i motivi che hanno spinto la Federazione a intraprendere un percorso in collaborazione con la scuola e ricordato il valore altamente formativo della disciplina sportiva. “Oggi il golf, con i suoi 65 milioni di praticanti, è uno degli sport più popolari e dai Giochi di Rio 2016 entrerà nella famiglia olimpica. Per aumentare la base di praticanti, la Federazione ha introdotto il tesseramento libero e ora entra nella scuola

con un progetto volto a far conoscere il golf, in particolare ai 110 professori che hanno aderito all’iniziativa”. La Federgolf organizza corsi di sei ore presso i circoli o nelle scuole, al termine dei quali i ragazzi vengono inseriti in gruppi sportivi scolastici. Il percorso prevede quindi 20 ore di lezione per gruppo cui fa seguito un osservatorio in collegamento con l’attività giovanile federale. Il progetto è realizzato in collaborazione con Kinder+sport e vi sono ammessi gli alunni delle classi quarta e quinta elementare, secondarie e triennio di quelle di secondo grado. Lo step successivo è l’inserimento nel club dei giovani dei circoli e la partecipazione all’attività giovanile federale. Il tutto a spese della Federazione mentre alla scuole spettano i costi di trasporto. La presentazione si è conclusa con lo speach della professoressa Barbara Dal Moro che presso il reparto pediatrico dell’Ospedale di Padova ha ideato il progetto “Golf in Corsia”, laboratorio linguistico che coniuga inglese e attività sportiva destinato ai pazienti lungodegenti. N

FIGD

IL GOLF SECONDO CAMILLA

C

amilla Bernini, golfista italiana trasferitasi da qualche anno negli Stati Uniti, è stata incaricata dal Montgomery County Community College di allenare la squadra femminile dell’Università a partire dal 2012. Nata nel 1959, Camilla ha subìto l’amputazione di un braccio a seguito di un gravissimo incidente stradale. Ha iniziato a giocare a golf nel 1983 e ha continuato a farlo anche dieci anni dopo, nonostante l’incidente.

36 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

È stata la prima tesserata della Federazione Italiana Golf Disabili, della quale fa ancora parte, e ha un carnet di oltre 200 titoli. Nel 2006 è diventata insegnante pro e ora questo prestigioso incarico conferma il suo valore sportivo e umano. Da anni, la FIGD ricorda che il golf è l’unico sport che permette a disabili e normodotati di gareggiare insieme. E l’incarico di Camilla è la dimostrazione che si può andare anche oltre. N

t Andrews Links è diventata la prima sede Open a ottenere la prestigiosa certificazione GEO in riconoscimento del suo impegno per un golf eco-sostenibile. Nella foto Peter Dawson, CEO di R&A, e George O’Grady, CEO dell’European Tour, affiancano il General Manager del St Andrews Links Trust, Euan Loudon, che riceve il riconoscimento da Jonathan Smith, CEO di GEO. N

FIERE

VIAGGIARE CON LA SACCA

S

i è conclusa la 14ma edizione dell’International Golf Travel Market, l’annuale appuntamento promosso da IAGTO (associazione mondiale degli operatori turistici del golf). Si tratta della più importante fiera internazionale sul turismo golfistico. Quest’anno si è svolta a Belek, in Turchia, scelta per la sua rapida ascesa come destinazione golfistica, mentre l’anno prossimo sarà in Algarve, dal 12 al 15 novembre. Alla fiera di Belek era presente anche una delegazione italiana che ha presentato il progetto della candidatura di Como come prossima sede per IGTM 2013. La Regione Lombardia, il Comitato Regionale FIG e la Provincia di Como si stanno impegnando a fondo per portare in Italia questa manifestazione dedicata a uno dei settori più in crescita e ricchi di opportunità come quello del turismo golfistico. In occasione di una conferenza sul tema tenutasi al GC Milano, Costantino Rocca si è proposto come testimonial “a costo zero” per promuovere questa iniziativa e tutte quelle che potranno portare allo sviluppo del turismo golfistico in Italia. Nel frattempo, IGTM ha reso noti i risultati di due interessanti ricerche condotte in merito. La prima ha evidenziato che per il 52% dei golfisti inglesi (il più ampio mercato golfistico europeo) l’aumento dei costi di trasporto per le attrezzature sportive negli spostamenti aerei ha un enorme impatto sulla decisione se volare all’estero o rimanere “in casa” per una pausa di golf. L’altra ha riportato invece che per il 70% dei golfisti inglesi il passaparola è il fattore più influente nella scelta della destinazione di una vacanza con la sacca, seguito dalle riviste di settore, le raccomandazioni dei pro e i blog on line (Trip Advisor è la fonte più referenziata). Con questi dati la ricerca ha evidenziato l’importanza sempre crescente dei social media nella scelta delle mete. I percorsi nella zona, il prezzo e se il golf è incluso nel pacchetto sono i fattori che influenzano questa scelta. Inoltre, i giocatori con basso hcp sono quelli che viaggiano di più sulle lunghe distanze (USA ed Emirati Arabi Uniti). www.igtm.co.uk N


In tutte le boutique golf Decathlon è presente un’area test, con simulatore e putting green, e sono disponibili i seguenti servizi:

Nelle Boutique e Proshop Golf, la migliore offerta delle marche specializzate e l’esclusività della marca Inesis. Cerca il negozio più vicino a te: Decathlon Castenedolo

Decathlon Bologna

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Via Dritta snc 25014 Castenedolo (BS) Tel. 030 9672749

Via Tito Carnacini 5/7 c/o CC Meraville 40127 Bologna Tel. 051 6333387

Foro Bonaparte, 74/76 20129 Milano - Tel. 02 80509755

Decathlon Rozzano Via Sandro Pertini 10/12 20089 Rozzano (MI) Tel. 02 57506818

Decathlon Porta di Roma Via delle vigne nuove c/o CC Porta di Roma 00139 Roma Tel. 06 87074316

Decathlon Moncalieri Corso Savona 67 10024 Moncalieri (TO) Tel. 011 6474471

Decathlon Prato Via delle Pleiadi n.89 c/o Parco Prato 59100 Prato Tel. 0574 527411

Decathlon Mestre Via Don Peron 12 30174 Mestre (VE) Tel. 041 5020360

cambio grip

Decathlon Fidenza Via San Michele Campagna 43036 Fidenza (PR) - Tel. 0524 687943

Decathlon Busnago Via Italia snc adiacente CC Globo 20874 Busnago (MB) - Tel. 039 8946445

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NUOVA APERTURA

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ASTE

primenove

ST ANDREWS ANNI TRENTA

L TOUR

ilpungiglione

Non chiamatemi

cliente V

orrei innanzitutto ringraziare tutti i conoscenti e amici che manifestano il loro entusiasmo per Golf Today e mi dicono di seguire con interesse gli argomenti di questa mia rubrica che, visto il nome, tende a essere provocatoria. Sono proprio queste persone che spesso mi danno spunti per nuovi argomenti e questo mese... udite, udite... il mio pungiglione è rivolto ai professionisti di circolo. Personalmente, ho molti amici che si dedicano con impegno a questa professione e proprio con loro ho voluto confrontarmi su alcuni aspetti che hanno condiviso. Innanzitutto, insegnare lo swing per formare un golfista non basta. Troppo spesso in campo si trovano persone erranti che rallentano il gioco senza che vengano sfiorate dall’idea di cedere il passo, che segnano e contano i colpi vicino alla bandiera a buca terminata, con carrelli lontani dall’uscita del green, raccolta di palle in gioco credute abbandonate eccetera... Insomma, l’etichetta! Amici Maestri, iniziate a insegnare il golf in tutti i suoi aspetti. Durante le cacce all’handicap quasi nessuno sa come compilare uno score, figuriamoci come contare i punti Stableford! Spiegate, soprattutto ai neofiti, che il bello del golf è la sfida con se stessi e con il campo, spiegate che la vera differenza rispetto ad altre discipline consiste nel fatto che ci si “autoarbitra” (conosco persone che barano anche quando giocano da sole). La cosa che però più mi ha colpito è che alcuni di voi utilizzano il termine “cliente” anziché “allievo”. In nessuna disciplina sportiva esiste questo termine che trovo aberrante perché indice di interesse primario all’incasso, e poi caso mai al miglioramento dell’allievo (non riesco proprio a definirlo “cliente”). Sono consapevole del fatto che molto spesso alcuni di noi prendano lezione senza ascoltare minimamente ciò che tentate di insegnare e quindi, rendendovi conto che è tempo perso... incassate e basta. Allora, cari amici professionisti, se vi capitasse di incontrarmi su un “tappetino”, vedendomi giocare, ditemi che non ho nessuna speranza, ma vi prego, non chiamatemi “cliente”. Enzo Baiardo

38 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

TOP 10: I DRIVER PIÙ LUNGHI DEI DUE TOUR

S

tatistiche relative a European e PGA Tour 2011 al 15 novembre.

EUROPEAN TOUR 1. JOHN DALY

288,7 mt

2. ALVARO QUIROS

284,8 mt

3. PELLE EDBERG

282,7 mt

4. DANIEL VANCSIK

282,1 mt

5. SEUNG-YUL NOH

278,7 mt

a litografia disegnata da Henry George Gawthorn negli anni Trenta per la celebre St Andrews (“The Home of the Royal and Ancient Game”, come indica la scritta sotto l’immagine) è certamente uno dei più famosi manifesti di sempre a tema golfistico. Il pezzo (cm 75 x 64), che si trova in eccezionali condizioni di conservazione, sarà battuto all’asta Bolaffi di mercoledì 14 dicembre 2011 e partirà da una base di 15mila euro. I poster dedicati ai campi da golf più rinomati sono sempre estremamente rari e particolarmente contesi dai collezionisti europei e americani. L’asta Bolaffi manifesti si terrà a Torino e proporrà in catalogo 300 affiches d’epoca, a soggetto cinematografico e pubblicitario. Il poster di St Andrews sarà l’unico dedicato al golf, all’interno di una sezione dedicata a sport e turismo che annovera manifesti dedicati a famose località italiane e straniere come Capri, Taormina, St Moritz e Zermatt, nelle vicinanze delle quali si trovano anche rinomati campi da golf. www.bolaffi.it N

PGA TOUR 1. J.B. HOLMES

279,8 mt

T2 . DUSTIN JOHNSON

276,1 mt

T2. BUBBA WATSON

276,1 mt

4. ROBERT GARRIGUS

274,2 mt

5. GARY WOODLAND

271,9 mt

TOUR

TOP 10: L’ABBIGLIAMENTO PIÙ USATO SUL CAMPO 1. Footjoy, 52% Dalle scarpe alle tute da pioggia, dai cappellini alle polo. Tutto in una moltitudine di stili differenti. 2. Ashworth, 51% Lo stile classico che va al passo con i tempi. 3. Adidas, 50% Stile, funzionalità e alte prestazioni. 4. Nike, 48% Alcuni dei prodotti più cool in commercio. 5. Ping, 40% Per tutti i gusti. 6. Callaway, 31% Un campionario esploso nel 2011. 7. Sunderland, 30% Il brand scozzese, manco a dirlo, specializzato in antivento e tute da pioggia. 8. Proquip, 26% Fornitore ufficiale dell’abbigliamento da pioggia della Ryder Cup. 9. Cutter & Buck, 25% Il brand americano per eccellenza, classico e tradizionalista. 10. Galvin Green, 24% L’azienda svedese produce le migliori antivento in commercio.

CURIOSITÀ

NIKON E IL GOLF

A

fine ottobre il Circolo Golf Torino è diventato la “location” per le riprese di alcuni spot sulla nuovissima nata della Nikon, la Nikon1, una macchina fotografica di nuovissima generazione che potrebbe diventare utile ai golfisti. L’apparecchio, infatti, è semplice da usare e con ottiche intercambiabili. Ma, soprattutto, è in grado di scattare 60 fotogrammi al secondo, permettendo di creare un “effetto stroboscopico” attraverso il quale analizzare la posizione del golfista attimo per attimo al momento del tiro, da ogni posizione. Le riprese sono state effettuate sui tee delle buche 1 e 7 e sul green della 6, tutte del percorso Blu. N


GARE

Vecchie glorie vs. giovani talenti C

hi gioca a golf da qualche anno sa chi era Mario Pinzi, per anni deus ex machina di tante edizioni dell’Open d’Italia, amico di tutti i pro, allegro romanaccio con tutte le caratteristiche caratteriali della sua città natale. Dopo la sua scomparsa, Riccardo Tirotti e Fabrizio Prato, general manager del resort Castello della Castelluccia, hanno deciso di colmare parzialmente il vuoto lasciato dando vita, l’anno scorso, a una gara a lui intitolata. E quest’anno, l’European Pro Amateur Memorial Mario Pinzi ha bissato il successo, raccogliendo consensi entusiastici fra tutti coloro che hanno vissuto le tre splendide giornate incorniciate da un sole quasi primaverile. Tutto ha avuto inizio il 13 novembre con lo Skin Game inaugurale, che ha messo in campo un field stellare. Delle due squadre in gara una rappresentava il glorioso passato del golf e l’altra il futuro. Costantino Rocca, Manuel Pinero, Josè Maria Canizares, Emilio Rodriguez e Mark Stevenson hanno incrociato i ferri con Lorenzo Gagli, Alessandro Tadini, Marco Crespi, Gregory Molteni ed Emanuele Canonica in una gara-esibizione seguita da una cornice di pubblico che ha superato le 200 persone, che hanno seguito buca per buca sottolineando con ovazioni i colpi di tutti i partecipanti. È stato uno spettacolo fantastico vedere giocatori di questo livello ancora tutti impegnati, chi nel Senior Tour chi sul Tour europeo, divertirsi e scherzare fra loro in un

clima di grandissima amicizia e umanità che ha coinvolto tutti! Dopo i grandi drive di Lorenzo Gagli ed Emanuele Canonica, i ricami di Manuel Pinero e Josè Maria Canizares e la semplicità di gioco di Costantino Rocca e Ale Tadini, il risultato ha decretato la vittoria a sorpresa (ma mica tanto...!) dei “vecchietti” per 1 up. Il giorno dopo, sul difficile percorso delle Querce preparato in modo eccellente per l’occasione, un’altra giornata di sole ha fatto registrare la prima posizione di Marco Crespi, già vincitore della prima edizione, inseguito da vicino da Ale Tadini e Gregory Molteni, Emanuele Lattanzi e Costantino Rocca. Prima dell’ultima giornata, nelle splendide sale del Castello della Castelluccia si è tenuta la cena di gala cui hanno partecipato oltre 150 persone fra giocatori, sponsor e personaggi famosi. Nel corso della serata, dopo i ringraziamenti che Fabrizio Prato e Riccardo Tirotti hanno voluto tributare a sponsor, giocatori e amici, Cecilia Fiorucci, in nome di Fiorucci Spa, ha voluto omaggiare Rocca, Pinero, Canizares, Canonica e Quiros con un prezioso Cartier. Rocca ha poi dedicato un pensiero dolcissimo alla figura di Mario Pinzi cui era molto legato. Nella seconda e conclusiva giornata, i pro e le loro squadre si sono affrontati in un finale entusiasmante a Castelgandolfo, preparato alla perfezione anche se con posizioni di bandiera definite dallo stesso Rocca... un po’ cattivelle! Con una splendida

rimonta, l’ha spuntata Alessandro Tadini con un totale di 139 (70-69), che per un solo colpo ha tolto la possibilità di bissare il successo a Marco Crespi (68-72), comunque splendido secondo. Al terzo posto Gregory Molteni con 142 (71-70) e al quarto Emanuele Lattanzi con 142 (68 -74). Al vincitore è andato un assegno di 2.800 euro. Nella gara a squadre, supremazia del team di Molteni (con Alberto Di Domenico, Paolo Rossi e Francesco Simon) con 133 colpi, seguita dalla squadra di Marco Crespi (130 colpi con Marco Bizzarri, Alberto e Claudio Alibrandi) e da quella di Alessandro Bandini con lo stesso score. Vincitori del driving contest maschile Flavio Montrucchio, che con una vera bomba ha vinto un culatello offerto da Fiorucci, così come Chiara Bandini per la classifica femminile. Nel nearest to the pin il grande Much Mair ha messo la pallina a 20 cm dall’asta aggiudicandosi una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondisanti del 2005 messa in palio da Alessandra Biondisanti. Al termine della premiazione Canizares, Pinero e Rocca hanno voluto dedicare ancora bellissime parole a Mario Pinzi trasmettendo grande emozione fra i numerosi presenti; anche Stefano Betti, presidente della PGA italiana, ha ricordato la sua figura e ha concluso con un grande elogio per la splendida organizzazione dell’evento, invitando a ripeterlo nel tempo. www.europeanproam.eu N

Dall’alto in senso orario: Pinero in campo e le sue parole su Mario Pinzi; la premiazione con Betti, Tirotti, Prato, Fiorucci, Marco Zanetti e Pierpaolo Loppi; Cecilia Fiorucci premia i pro; Rocca sul tee, con Gagli e durante la premiazione, la squadra di Molteni prima qualificata; Tadini vincitore; Canizares in campo. Sotto, il field con gli organizzatori.


primenove

TOUR

I pro migrano a Sud Jupiter Island sta rimpiazzando Orlando come base preferita da molti giocatori del Tour

J

ack Nicklaus si è trasferito a Lost Tree Village a North Palm Beach, in Florida, nel 1965, fuggendo dagli inverni dell’Ohio e stabilendosi nel Sunshine State, come viene chiamato questo Paese in cui non esiste tassazione sul reddito. Anni dopo, Greg Norman e Nick Price l’hanno seguito nella vicina Jupiter Island. Ma è stato solo nell’ultimo paio di anni che la striscia di terra da Palm Beach Gardens a Hobe Sound sulla costa sudorientale della Florida ha soppiantato Orlando come l’indirizzo più di moda nel golf professionistico. Che si tratti di star come Tiger Woods e Luke Donald o giocatori del calibro di Tom Gillis e Kris Blanks, Jupiter e i suoi dintorni sono invasi dai professionisti. Rory McIlroy stava cercando casa qui alla fine dell’estate. I campioni Major Louis Oosthuizen e Charl Schwartzel affittano all’Old Palm Golf Club a Palm Beach Gardens. Il manager Andrew (Chubby) Chandler spera di

40 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

fondare un’altra Isleworth o Lake Nona, le due comunità di Orlando, golf club e area residenziale, famose per la loro popolazione golfistica. Woods prima chiamava Isleworth “casa”. Oggi ha un complesso di cinque ettari da 54 milioni di dollari su Jupiter Island, con quattro green di pratica di differenti varietà di erba. Ma perché questa migrazione di massa? Gli argomenti di vendita sono: l’accesso all’Oceano Atlantico, golf club di alta gamma che non applicano fee di ingresso per la maggior parte dei soci campioni e un clima più moderato rispetto alla Florida centrale. “A Orlando ci sono diversi laghi. Ma non sono l’Oceano”, ha detto Woods. “Jupiter è veramente una zona meravigliosa in cui vivere”. Il Medalist Golf Club di Norman conta oggi 29 pro del Tour come soci, compresi Woods e Rickie Fowler. Il Bear’s Club di Nicklaus ne ha 15, tra cui Ernie Els e Michelle Wie. Uno dei soci più recenti è il campione PGA Keegan Bradley. Questi

due club potrebbero organizzare una loro Tavistock Cup, la sfida annuale tra i pro dei quattro club con presenza massiccia di stelle del golf come Isleworth e Lake Nona. Gli amanti dello yachting come Dustin Johnson sono attratti dal fiume Loxahatchee. Di recente il giocatore si è infatti trasferito in una casa sul fiume completa di molo, seguendo Camilo Villegas, Steve Marino e Mark Calcavecchia, che abitano in zona. N


Ci sono telemetri GPS. E poi c’è il nuovo

JUNIOR

Blue Kids for Albatross Disabled Golf School

A

inizio ottobre il Castello di Tolcinasco ha ospitato Blue Kids for Albatross. I ragazzi delle Associazioni Albatross Disable Golf School di Crema e Sipario di Firenze hanno disputato una gara con formula Louisiana a squadre accompagnati da quelli di Blue Kids. A seguire i giovani giocatori, per le nove buche executive, sono stati i professionisti Laura Mantegazza e Giorgio Bordoni, che da sempre partecipano alle manifestazioni dell’Albatross Disable Golf School. L’ha spuntata la squadra composta da Costanza Gabriele (Albatross), Niccolò Allievi, Viola Vago e Valentina Pagni Frette con 23 colpi. La seconda classificata con 24 è stata quella composta da Lorenzo Lucii (Albatross), Nicholas Calvi, Eleonora Pensa, Lorenzo Galasso e Lorenzo Moschet. Infine, terzi con 25, Nomita Marri e Andrea Folossi (entrambi Albatross), Luca Portelli, Beatrice Bonifati e Luca Romanò. In contemporanea si è svolta una gara di putting green alla quale hanno preso parte gli atleti diversamente abili non ancora pronti ad affrontare il campo. Per tutti i ragazzi Blue Kids e i loro genitori è stata un’esperienza unica, dove, al di là dei risultati, è stato l’aspetto umano a vincere. La premiazione delle due gare ha visto gli atleti ricevere splendidi premi offerti da Tiffany & Co. Una giornata in cui tutti si sono veramente divertiti, riscoprendo il vero spirito del golf che ha saputo abbattere le barriere che nella vita di ogni giorno fanno purtroppo sentire questi ragazzi troppo spesso “diversi”. Il prossimo anno la manifestazione verrà sicuramente ripetuta, come affermato dal presidente del circolo, Mauro Romanò. La settimana successiva si è poi svolta la gara conclusiva del Blue Kids Tiffany Cup, in cui i ragazzi hanno dimostrato la loro passione e l’impegno nonostante un po’ di malinconia per la chiusura dell’annata. Nella categoria 93/97, si è classificato al primo posto Andreas Parth con 32 colpi; seconda Eleonora Pensa con 42. Nella categoria 98/00 è salito sul gradino più alto del podio Nicholas Calvi, con l’ottimo score di 26 colpi e, a seguire, Lorenzo Carresi con 31; terzo Ruggero Ganz con 32. Nella categoria delle quattro buche, si è distinta Francesca Moscovini con 20 colpi; secondo, battuto sulle ultime distanze, Daniel Calvi sempre con 20; infine Andreas Varley con 21. Il 22 ottobre, sempre a Tolcinasco, si è svolta la premiazione finale del circuito con l’assegnazione degli ambitissimi premi “Tiffany Challenge 2011”. Ai vincitori dei Challenge, Francesca Moscovini per la categoria femminile e Ruggero Ganz per quella maschile, è stato assegnato un “buono speciale” messo in palio per il terzo anno consecutivo da Tiffany & Co. e spendibile presso il negozio di Milano in Via della Spiga. Blue Kids è molto felice dei risultati ottenuti in questi anni, ma ancora di più nel constatare quanto amore ed entusiasmo questi ragazzini mettono nel golf, come veri piccoli campioni pronti anche a perdere, ma soprattutto a stare insieme uniti dalla grande voglia di divertirsi. È proprio a loro che vanno i complimenti dell’Associazione, soprattutto ai vincitori delle varie tappe. Ma il grazie più grande va a Tiffany & Co, che oltre ad aver supportato l’Associazione offrendo bellissimi premi in ogni gara, ha condiviso gli stessi valori e princìpi impartirti ai ragazzi. Inoltre Blue Kids ringrazia tutti i circoli che hanno ospitato le varie tappe del circuito e formula a tutti i più sinceri auguri per le prossime festività! E arrivederci al 2012! www.bluekidsgolf.com N Raffaella Banchero (Tiffany & Co.), Giorgio Bordoni, Mauro Romanò e Ruggero Ganz.

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CAMPIONATI

primenove

SFIDA TRA PRO

I

GARE

Tricolore al World Golfers Championship

l settimo Campionato Veneto Professionisti si è svolto al Golf Albarella il 14 e 15 novembre. Trenta i pro iscritti, che hanno giocato con formula Pro-Am a coppie con un dilettante. Ha vinto Andrea Signor (70 67), seguito da Joon Kim (68 70), Matteo Zaretti (71 69) e Giorgio Grillo (71 70), promotore dell’evento, alla pari con Kevin Smille. Giro avvincente dei due leader in finale, pari fino alla 15 prima che Signor segnasse birdie alla 16 e alla 18. Bella prova di Zaretti con tre birdie e nessun bogey. N

TOUR

SICILIA ANIMA DEL GOLF

L

D

alla qualificazione italiana, il 6 giugno al Golf Club Milano, aspettavamo questo momento con trepidazione: la cerimonia ufficiale di apertura del World Golfers Championship allo Zimbali Resort di Durban, in Sudafrica. Rappresentare il proprio Paese in una competizione internazionale è un’emozione unica: con Lorenzo Dussoni, Alessandro Marchese, Liliana Stepanova e Mavi Tomasella (Veronica Pons, qualificata, non è potuta venire con noi) siamo stati i portacolori dell’orgoglio golfistico italiano in una sfida contro altre 25 nazioni, su quattro diversi percorsi di gioco situati nell’area di Durban. Nella manifestazione parallela, il “World Golfers Invitational”, hanno partecipato per l’Italia Paola Baruffaldi e Carlo Farina. Dopo due giornate di prova campo, utili per ambientarsi su percorsi tanto diversi dai nostri, ci siamo resi conto che il vento a raffiche ci avrebbe dato del filo da torcere. I risultati sono stati mediamente alti, salvo l’ottimo 67 di Liliana, e alla fine della prima giornata l’Italia era al terzo posto. I quattro percorsi, Prince’s Grant, Zimbali, Durban e Umlhali, hanno tutti 42 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

caratteristiche molto particolari, ma tutti ugualmente – e incessantemente – battuti da un vento che porta molte palline nei posti meno indicati. Così, alla fine del secondo giorno, ci ritroviamo sesti e noni alla fine del terzo. Uno scatto di orgoglio, complice anche il bel 68 di Mavi, ci ha riportati infine in settima posizione! Ha vinto la Thailandia, davanti a Cina e Sudafrica che, unica, aveva schierato in campo due squadre. Nel corso della serata finale, viene reso noto che l’evento resterà in questo magnifico Paese anche nei prossimi tre anni. Dopo un’intensa settimana di golf e una visita fugace alla maestosa Cape Town, allo splendido campo dell’Arabella Country Club e alle Table Mountains, siamo tornati, consapevoli di aver vissuto una bellissima avventura – impegnativa! – e sperando di tornare presto in questo grande e generoso Paese, per continuare l’esplorazione di una delle mete golfistiche tra le più ambite del mondo. Ad H19, che ha firmato con l’eleganza dei suoi capi quest’avventura, va un sincero ringraziamento. www.worldgolfers.com N Danilo Balbinot

a seconda edizione del Sicilian Open si svolgerà dal 29 marzo al 1 aprile 2012 al Verdura Golf & Spa Resort di Sciacca. “Anche se la gara precederà di poco il Masters, faremo tutto il possibile – si è impegnato il presidente federale Chimenti – per favorire la partecipazione più nutrita e qualificata possibile dei giocatori italiani”. L’abbinamento siciliano di sport e turismo ha prodotto un incremento del 75% nelle presenze di visitatori e appassionati di golf, con una crescita del Pil locale del 10%. Le strutture piene quasi al 50% durante il periodo invernale certificano la riuscita del progetto e dell’obiettivo di destagionalizzare il turismo in Sicilia. Questa crescita è un primo incoraggiante dato che nei prossimi anni potrà ancora aumentare, con l’inaugurazione di nuovi complessi: Taormina Golf Resort, San Leonardo a Carlentini, Monasteri Golf Resort a Siracusa. Su questo aspetto ha insistito Chimenti, sottolineando “il golf come leva per il turismo e quindi per l’economia nazionale”. Il presidente ha annunciato anche che nel 2012 l’Italia ospiterà, probabilmente a Torino, un’altra gara internazionale, inserita nel calendario dell’Asian Tour. Che andrebbe ad aggiungersi al Ladies Open 2012 e a una nuova tappa dell’European Tour nel 2013. Del Verdura ha parlato anche Sir Rocco Forte in occasione di un incontro all’Hotel De Russie di Roma, complimentandosi con l’architetto Neil Cameron per essere riuscito a posizionare 18 buche sul mare in perfetto stile links e annunciando che Luca Nardi sarà il nuovo presidente del club siciliano. N

JUNIOR

SARANNO FAMOSI: LA FINALE

S

aranno Famosi Kinder 2011 ha laureto i suoi campioni tra i 125 ragazzini della finale al Golf Club Città di Asti. Il torneo, riservato agli under 12, è stato organizzato dal Comitato Piemonte FIG in collaborazione con Kinder Ferrero. Prima della premiazione Fabio Malfatto, presidente del circolo, ha consegnato a Gian dell’Erba, rappresentante dell’Associazione Amici dei Bambini Cardiopatici, un assegno con la cifra raccolta nel corso della manifestazione. Com’era nelle aspettative della vigilia, a dominare la finalissima sono stati i giovani portacolori del Golf Club Pinerolo che hanno vinto entrambi i campionati (maschile e femminile). Ottime anche le prestazioni dei giovanissimi del Des Iles Borromées, La Romanina, Orbassano e Cherasco. N


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GARE

primenove

UN PREMIO DAVVERO ESOSO

I

EVENTI

La montagna è servita!

I

migliori chef del mondo si incontrano sugli sci in Alta Badia. Ritorna, dal 22 al 27 gennaio 2012, la settima edizione di Chef’s Cup Südtirol, un appuntamento gourmand e lifestyle che raduna i protagonisti della migliore cucina nazionale e internazionale in una cornice mozzafiato. Al centro di questa tradizionale festa sono i Dolo”Mitici”, i tre chef stellati dell’Alta Badia: Norbert Niederkofler (nella foto), ristorante St. Hubertus due stelle Michelin, Fabio Cucchelli, ristorante La Siriola, e Arturo Spicocchi, ristorante La Stüa de Michil una stella Michelin, che ospiteranno amici e colleghi provenienti da tutta Italia e dal mondo. Il parterre di gara della Gran Risa – la

rinomata pista della Coppa del Mondo di Sci – vedrà sfidarsi i campioni dei fornelli alla S. Pellegrino Ski Cup: un originale parallelo di sci inaugurato dagli ex campioni della Nazionale. Giusto il tempo di tagliare il traguardo e gli ospiti verranno coinvolti in un divertente test drive sulla neve alla guida delle ultime nate in casa Audi, per poi cimentarsi con Colmar nel golf Pitch & Putt sulla neve. Infine, grazie a Nespresso, i partecipanti daranno sfogo alla loro fantasia nella realizzazione di un set creativo sul caffè e la tavola. Non mancherà la tradizionale cena di gala a scopo benefico, il cui ricavato quest’anno verrà devoluto all’Associazione Dynamo Camp, il primo camp in Italia di terapia ricreativa. N

n concomitanza con la fiera mercato del tartufo di Ovada si è svolta a Villa Carolina la ormai tradizionalissima Coppa del Tartufo, due giorni di gara a coppie. Pregiati tartufi bianchi (nonostante i prezzi astronomici di quest’anno) sono stati assegnati alle prime coppie netto e lordo sia di sabato che di domenica e alle coppie (netto e lordo) vincitrici della combinata sui due giorni. N

TV

ACCORDO SKY-PGA TOUR

I

più importanti tornei del circuito americano, a cominciare dalla Presidents Cup, fino al 2014 saranno trasmessi in esclusiva su Sky (anche sul tablet con Sky Go). Oltre mille ore di grande golf andranno a sommarsi alla programmazione attuale, che comprende European Tour, i quattro Major, Ryder Cup e WGC. www.sky.it N

UTILITY

18 BUCHE O CAMPO PRATICA?

È

arrivato il grande freddo. Durante l’inverno è più consigliabile fare un giro in campo o allenarsi al driving range? Abbiamo valutato gli aspetti positivi di entrambe le opzioni:

18 BUCHE

1 2 3

Scenografia: i percorsi in inverno si trasformano, i colori cambiano e l’atmosfera è magica. Difficoltà: i tracciati si allungano, diventano più difficili e offrono sfide diverse.

Attesa: la notte prima del giro in campo è densa di emozioni, con la speranza di svegliarsi in una bella giornata di sole.

CAMPO PRATICA

1 2 3 44 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Allenamento: è il modo migliore per preparare la stagione in arrivo. Conoscenza: in campo pratica si ha più possibilità di conoscere se stessi e il proprio gioco. Tempo: due ore sono sufficienti, in campo serve molto più tempo. N


iTORNEI

CONCLUSIONE ALACARTE Per la settima volta consecutiva il San Domenico Golf ha ospitato il Grand Final del Challenge Tour, ultimo viatico per il 2012. Sono molti i giocatori da tenere d’occhio nella prossima stagione. Anzitutto i nostri sette uomini d’oro. E, a seguire, gli europei vincitori di Major DI

MARIA PIA GENNARO -

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CLAUDIO SCACCINI

C

on il successo di Andrea Pavan nel Grand Final by Scholtès dell’European Challenge Tour, le vittorie azzurre sono arrivate a nove. Ai due titoli del giocatore romano vanno aggiunti quelli conquistati nell’European Tour da Matteo Manassero (Malaysian Open), nel LET da Diana Luna (German Open e Swiss Open), nell’Alps Tour da Marco Crespi (Open Le Fonti e Flory Van Donck Open) e da Cristiano Terragni (Feudo di Asti Open) e nell’EPD Tour da Nino Bertasio (Cimar Open Samanah). Inoltre, Matteo Manassero a inizio anno ha fatto parte della squadra europea vincitrice del Royal Trophy contro la rappresentativa asiatica. Non ci si può lamentare certamente; anche se questa stagione non è stata all’altezza

della precedente, dove i successi nell’European Tour sono stati quattro. È la sinusoide del golf: non possiamo pensare di vincere sempre, soprattutto quando ognuno dei nostri tre moschettieri ha avuto qualche problema. Per Francesco Molinari si è trattato di poca concretezza a inizio dell’anno quando non riusciva a trasferire in campo il grandissimo lavoro fatto in allenamento. Per Matteo Manassero si è trattato di una crisi dovuta all’aver avuto tutto e subito. Fantastico per noi tifosi, un po’ meno per lui che ha avuto bisogno di metabolizzare e si è trovato spiazzato. Poco male, l’esperienza insegna ma soprattutto fa crescere e maturare. Edoardo Molinari penso abbia patito il cambiamento di swing e la grande stanchezza accumulata in


La grinta di Lorenzo Gagli: per il toscano, sei Top 10 e un re-ranking vincente. Prossimo obiettivo: Dubai.

ricchi, è riuscito dopo il re-ranking a prendere parte a più gare. In pratica, su 24 disputate ha mancato il taglio sono in quattro prove, ottenendo ben sei Top Ten ed entrando nei 60 che giocheranno il Dubai World Championship.

A sinistra, Andrea Pavan durante il Grand Final by Scholtès e, sopra, premiato da Aldo Melpignano. due anni no-stop nei quali ha sempre giocato. Purtroppo queste negatività hanno avuto conseguenze sul World Ranking. Manassero ed Edoardo Molinari sono usciti dai primi 50 e Francesco è sceso al 38mo posto e, a meno di clamorosi risultati

a Dubai per Matteo e Dodo, purtroppo potrebbero rimanere esclusi dai Major (Masters a parte per Dodo). La grande gioia è arrivata da Lorenzo Gagli che, partito con una categoria che non gli consentiva di partecipare ai tornei più

PAVAN: ESORDIO DA CAMPIONE L’anno prossimo l’Italia avrà sette rappresentanti nel massimo circuito continentale. Grandissimo Andrea Pavan, secondo nel ranking finale del Challenge, dopo aver iniziato la stagione con la sola categoria dell’Alps Tour, capofila delle tre prossime new entry del tour maggiore. Un successo ottenuto grazie al gioco, alla preparazione e alla maturità acquisita all’Università americana. Andrea ha conquistato il torneo più prestigioso della stagione proprio nel circolo che rappresenta dopo aver vinto ad agosto il Norwegian Open. Un insieme di emozioni a non finire, nel Grand Final del Challenge Tour disputato al San Domenico, per la lotta con Tommy Fletwood - giocatore di cui sentiremo parlare non poco e che gli italiani conoscono da quando è stato sconfitto nei quarti di finale del British Amateur da Manassero - tenuto a distanza con freddezza e determinazione fin sull’ultimo ® DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 47


iTORNEI

CONCLUSIONE ALACARTE

A sinistra, una simpatica posa di Alessandro Tadini. A destra, un concentrato Federico Colombo. ® putt. “Non potevo sperare di meglio dalla

mia prima stagione professionistica”, ammette Pavan. “Nel corso dell’anno credo che sia stato fondamentale soprattutto essere riuscito a puttare bene nelle gare che

Numeri da Grand Final

3 7

i vincitori di più tornei presenti: Sam Little, Benjamin Hebert e Edouard Dubois.

le volte consecutive che il San Domenico Golf ha ospitato il Grand Final del Challenge Tour.

10 12 14

i giocatori che hanno disputato il Grand Final anche nel 2010. i giocatori fra gli iscritti che ambivano a diventare il Numero Uno del 2011.

le nazioni rappresentate: Australia (con 1 giocatore), Austria (1), Danimarca (1), Inghilterra (15), Spagna (1), Francia (8), Germania (1), Irlanda (1), Italia (3), Norvegia (2), Portogallo (2), Scozia (2), Sudafrica (3) e Svezia (2).

21 24 45

i giocatori presenti con un totale di 38 vittorie sul Challenge Tour. i giocatori (su 45) che hanno militato in precedenza nell’European Tour. i giocatori in gara per venti carte.

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hanno fatto la differenza e che mi hanno portato così in alto nel ranking. A inizio stagione non avrei mai creduto di poter arrivare subito sul Tour e ora i miei programmi sono orientati verso il calendario. Volo in Sudafrica per una gara di ‘riscaldamento’ in vista dei due Open del Tour di inizio stagione. E poi... avanti!”. COLOMBO: NEL NOME DELLA REGOLARITÀ Federico Colombo è invece l’emblema della regolarità: otto Top 10 nella stagione (19 tornei disputati) e un undicesimo posto al San Domenico che lo proietta in settima posizione. Dalla sua, la forza di carattere e la fidanzata “portafortuna” Camilla. “Me la porto sempre in valigia”, ironizza Federico, “mi tranquillizza nel modo giusto. Sono soddisfatto della stagione, magari mi è mancata la vittoria: ci sono andato vicino, ma in quelle occasioni ho sempre avuto dei momenti in cui le cose non sono girate nel verso giusto. Tuttavia con le Top 10 ottenute e la carta per l’European Tour non posso certo lamentarmi. Spero di essere pronto per il Tour, ho già disputato diversi tornei, le prospettive sono buone e sono riuscito a vedere come funziona”. TADINI: DENTRO PER UN SOFFIO L’ultima delle “carte” che spettavano ai primi venti dell’ordine di merito l’ha

guadagnata, dopo una gara tirata e sofferta, Alessandro Tadini, 19mo al traguardo e, appunto, 20mo nel ranking, con 62.630 euro. Se nel 2008 furono solo 1.560 euro a impedirgli di rimanere nella massima categoria, con l’ultimo giro ne sono bastati 801 in più del francese Anthony Snobeck per ritornare “alla grande”, come ha commentato a caldo. “Meglio non poteva andare con l’ultimo posto disponibile. Eravamo tutti raggruppati in pochi euro e dopo due anni di gavetta ho ripreso la carta. Ora spero di ripartire bene nella stagione e mi impegnerò al massimo”. Tadini è stato con il batticuore fino all’ultimo: “Ogni colpo era fondamentale”. Dopo aver perso la carta europea nel 2007, averla riconquistata nel 2008 e persa nuovamente nelle stagioni 2009 e 2010, in terra pugliese si è preso una bella rivincita, soprattutto con se stesso. “Anche un po’ di fortuna a volte aiuta! Ho cambiato allenatore e con Binaghi sono migliorato molto nella qualità del lavoro, avendo aggiunto costanza nella preparazione. Mi sono impegnato molto anche in allenamenti specifici nel corso dell’anno sul gioco corto ma devo migliorare ancora con il putter. Mi sento carico e positivo per affrontare le nuove sfide che mi aspettano. Mi impegnerò anche in palestra, con un lavoro programmato che già mi aveva aiutato nello swing l’inverno scorso”. N


iCAMPIONI

TRE STORIE DARICORDARE

Accanto ai tanti bei risultati italiani, culminati nella cornice del San Domenico Golf, durante questa stagione ci sono stati tre momenti che, tifo a parte, vanno riconosciuti come intensi e bellissimi. La grande storia del golf è fatta anche di piccoli particolari DI

MARIA PIA GENNARO GE T T Y IMAGES

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CHARL SCHWARTZEL “I fondamentali sono alla base di quei famosi quattro birdie” “I cinque princìpi fondamentali sui quali lavoro ogni volta che mi alleno sono: grip, posizione, postura, ritmo ed equilibrio. Questo è ciò che mio padre mi ha insegnato quando ho preso per la prima volta in mano un bastone a quattro anni. Se posso controllare e assicurarmi che tutte queste parti dello swing siano corrette, sono certo che sentirò bene il colpo. Inoltre, mi sento sicuro anche grazie allo staff che mi circonda. Anzitutto l’agenzia ISM, che mi rende la vita facile facendo in modo che io possa solo pensare a giocare; e poi il mio fisioterapista e formatore, Cornel Driessen, che mi ha assicurato equilibrio e stabilità dal punto di vista fisico. Mentre nel sostegno psicologico mio padre e mia moglie sono fondamentali, così come il mio caddie Greg Hearmon, con me dall’inizio dell’anno e con il quale ho ottenuto due vittorie. È un ragazzo molto sicuro di sé e questo è ciò di cui ho bisogno in campo”. N 50 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


DARREN CLARKE “Con l’età mi ero ammorbidito. Ma ora penso di infiammarmi subito, come un tempo” “Ho avuto una stagione con tanti bassi e due picchi, iniziata con un 81 in aprile in Marocco. Il mio manager Chubby Chandler mi consigliò di prendere tre settimane di vacanza, che ho trascorso con i miei figli alle Bahamas. Due settimane dopo ho vinto a Mallorca, la prima vittoria dopo tre anni. Prima dell’Open mi sono rimesso in contatto, dopo un anno, con Bob Rotella, l’uomo che ha aiutato Padraig Harrington a vincere tre Major. Ero reduce dal lavoro con un altro psicologo e, non contento, al St George’s avevo al fianco anche Mike Finnigan. Ciò che mi ha cambiato la vita è stato anche ritornare a Portrush dopo aver vissuto qualche anno a Londra, con i miei figli e la mia fidanzata Alison Campbell. Lì, con loro, ho ritrovato pace e stabilità”. N

RORY McILROY “Ho imparato che se lavoro sodo alla fine vengo ricompensato” La svolta in settanta giorni: da un pomeriggio di metà aprile quando sul tee della 12 ad Augusta, con la testa fra le mani, si era reso conto di aver gettato al vento quattro colpi di vantaggio e il primo Masters, alla caldissima di quella domenica pomeriggio di giugno (era il 19), in cui ha esorcizzato i demoni e conquistato l’US Open. “Subito dopo il Masters avevo detto a me stesso, ai media e a tutti che per vincere bisognava imparare a perdere”, ci aveva confidato una sera. “Semplicemente non ero pronto ad approfittare dell’occasione. Avevo già subìto la pressione della Ryder Cup, ma iniziare le ultime nove buche di un Major in vantaggio è tutt’altra cosa. Ora il mio obiettivo è quello di finire la stagione a ridosso di Luke (Donald, ndr) nel World Ranking e cercare di vincere ancora uno o due tornei”. Obiettivo pienamente raggiunto perché, dopo che gli abbiamo parlato, ha vinto lo Shanghai Masters e con il quarto posto nell’HSBC World Championship si è installato al secondo posto nel WR. N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 51


iDOSSIER

ILCAMPIONE

ELASUA

OMBRA Non ci sono solo i pro in campo. Ciascuno di loro ha al fianco un “angelo custode” che lo consiglia e lo guida. La professione del caddie è impegnativa, faticosa, a volte ingrata. Spesso sconosciuta. Ma sempre bellissima. E se ti piacerebbe diventare uno di loro, qui inizia il tuo corso DI

MARIA PIA GENNARO –

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he siano in tuta bianca o in bermuda e maglietta sono sempre e comunque riconoscibili. Sono i caddie, quelli veri, con la “ie” finale e non la “y”. Sono il supporto morale e fisico del giocatore, il suo psicologo in campo, il braccio non armato, la mente, l’aiuto, il sostegno, la protezione, l’amico, il difensore, lo stratega. Un compendio di personaggi costantemente al fianco dei campioni in campo, cui si deve una qualche parte di un successo o di una sconfitta. Tutti li notano e molti di loro sono famosi anche più di certi professionisti; ma non vanno assolutamente considerati come degli “schiavetti”, costretti a sobbarcarsi oneri e fatiche per veder vincere (nella migliore delle ipotesi, ovviamente) qualcun altro. È molto riduttivo pensare che il loro compito sia solo quello di camminare al fianco del golfista, mettendolo in condizione di potersi esprimere sempre al meglio delle proprie possibilità. Le cose non stanno

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proprio così: una vittoria in un Major non assicura loro certamente la Claret Jug o una Giacca Verde, ma li ripaga. Molto. Al punto che taluni guadagnano molto più di alcuni professionisti. SI GUADAGNA PIÙ DI UN PRO (A VOLTE) Tanto per capirci, nei primi sei mesi del 2006 Tony Navarro, caddie di Adam Scott (allora; oggi è con Tom Lehman), aveva incassato 442.548 dollari; Allistair Matheson, che lavora con Geoff Ogilvy, 337.888. “Per cinquant’anni abbiamo pagato la nostra quota”, sostiene Dennis Cone, presidente dell’Associazione Professionale dei Caddie (APC) riferendosi all’underpayment dei caddie rispetto agli standard attuali. “Ora è una professione seria”. Tanto che molti caddie, come Damon Green che porta la sacca di Zach Johnson dal 2004, hanno iniziato come giocatori di golf professionisti, per poi cambiare mestiere. Green ha giocato sul ®


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ILCAMPIONE ELASUAOMBRA ® Nike Tour nel 1994 e nel 1995, ma i suoi

guadagni come caddie in quell’anno (367.716 dollari) sono stati maggiori di quanto avesse mai incassato come professionista. Questo è nulla in confronto a Steve Williams, che per un decennio (1999-2009) è stato lo sportivo che ha guadagnato di più in Nuova Zelanda. E non ci sono stati All Blacks che tenessero. Il suo guadagno (medio!) a stagione era stimato in 1,27 milioni dollari. Se fosse stato un giocatore del Tour invece che un caddie, quel guadagno lo avrebbe messo nella Top 75 e anche meglio. Come mai un “semplice” caddie riesce a raggiungere cifre così astronomiche? Si parte da uno stipendio base di 1.000 dollari a settimana, cui va aggiunta una cospicua percentuale (che può anche superare il 15 per cento) sugli incassi del golfista che accompagna. Pertanto, se il giocatore è una star quasi imbattibile (com’è stato, ad esempio, Tiger

Woods), il calcolo è presto fatto. Esistono diversi tipi di contratti. Da 500 a 700 sterline a settimana, cui si aggiunge il cinque per cento per il superamento del taglio, il sette sulla vincita e il dieci quando si entra nella Top Ten. Oppure, se le percentuali sono inferiori, c’è un “rimborso spese” più consistente. Oltre a questo, c’è un salario base che copre le settimane in cui il caddie non lavora, visto che nessuno gioca tutti i tornei dell’anno ma soprattutto va a premio in tutti quelli che gioca. Ma se pensi che sia tutto troppo facile ti sbagli di grosso. Perché in uno sport come il Golf, dominato da rituali scaramantici e superstizioni di ogni genere, il caddie è il capro espiatorio per eccellenza di un golfista perdente. E per chi si ritaglia un ruolo da “gatto nero” (è sufficiente anche un semplice tiro sbagliato) c’è poco da fare. ALLENATORE, CONSIGLIERE E... PARAFULMINE Un buon caddie può agire come amico e allenatore in campo, sia che si tratti di lettura dei green, della selezione di un club,

Da porta bottiglie a portabastoni La storia del caddie si perde nel tempo e alcuni aspetti sono tuttora solo supposti. Sono comunque molti gli aneddoti relativi a questa figura. E alcuni, a distanza di tempo, hanno dell’incredibile Il termine “caddie” deriva dalla parola francese “le cadet”, che significa “il ragazzo” o il più giovane della famiglia, il “cadetto”. La parola inizia a girare nella lingua inglese nel 1610 e “caddie” (o “cadie”) appare poco dopo, nel 1634. Secondo una teoria, alcuni “cadetti” militari francesi furono portati in Scozia da Maria Stuart nel 1561 per supportarla nella sua passione golfistica. Sia come sia, i termini “cady”, “caddy”, “cadie” o “caddie” nelle città scozzesi del XVIII secolo vennero utilizzati nel significato di “portiere” o “fattorino”, particolarmente usato per la distribuzione di acqua prima dell’avvento delle comodità moderne. Lo Shorter Oxford Dictionary inserisce questo termine dal 1730, abbinandolo appunto a “fattorino” o “portiere”. Solo a partire dal 1857 lo stesso dizionario declina il termine sui portatori di bastoni da golf. Il primo nome di caddie noto è quello di Andrew Dickson, diventato un ClubMaker a Edimburgo che, da ragazzo, nel 1681, offrì i suoi servigi al Duca di York nelle sue partite al Leith Links. Non si è mai raggiunto un accordo sull’etimologia del termine “Fore!”. Lo Shorter Oxford Dictionary registra il suo primo utilizzo nel 1878 come un grido di allarme per le persone di fronte a un colpo da golf. Attualmente ci sono due spiegazioni per le origini del termine: poiché le palline da golf erano costose, i giocatori impiegavano i “Forecaddie” piazzandoli nella zona in cui sarebbe presumibilmente atterrata la palla, in modo da ridurre il numero di quelle perse. Una seconda spiegazione deriva dalle prove di battaglia con i moschetti quando, durante le esercitazioni, si avvertiva chi stava davanti di tenere la testa bassa, urlando appunto “Fore!”.

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Quando i circoli di golf iniziarono a organizzarsi, richiesero via via sempre più dipendenti con precise mansioni, tra il personale addetto alla manutenzione del percorso (“keeper of the green”), uno o più professionisti e un eterogeneo gruppo di caddie. Il loro numero era relativamente alto, dato che ogni giocatore ne aveva due: uno portava i bastoni a braccia (le sacche da golf comparvero dopo il 1890) e l’altro (il fore-caddie) che lo precedeva per guardare dove andasse a finire la palla. Stando alla cronaca del tempo, la descrizione di una partita di golf del 1870 narra che uno dei giocatori, effettuato un buon drive, si stupì nel vedere il suo fore-caddie che “si strofinava lo stomaco”. Pensava che volesse comunicargli a gesti qualcosa; ma in realtà il ragazzo era stato semplicemente centrato in pieno dalla palla inaspettatamente lunga. I caddie erano normalmente ragazzi che volevano guadagnare qualche soldo; si diceva che assomigliassero molto ai loro padroni, anche perché spesso indossavano i loro abiti smessi. Poiché passavano la maggior parte del tempo a vedere giocare a golf, i più giovani imparavano velocemente a maneggiare un bastone nel modo migliore. Al punto che chi mostrava un vero e proprio talento, e il giusto entusiasmo, poteva addirittura venire assunto come pro dal keeper of the green che aveva potere assoluto sui caddie, sui professionisti e su tutti coloro che lavoravano sui links, fungendo da supervisore nella manutenzione del campo.

di una correzione dello swing o semplicemente di comprendere quando parlare e quando tacere. Non è una vita semplice e certamente è molto “nomade”, cosa che rende difficile avere una famiglia e, se c’è, la si frequenta non più di un mese all’anno. Sono quasi - “quasi”, non “del tutto” - finiti i tempi in cui i caddie per risparmiare si accampavano in tende erette nei pressi dei campi di gara dove allestivano una sorta di villaggetto in cui vivevano e cucinavano festeggiando a birra. Ora si uniscono in gruppi e affittano piccoli appartamenti dove si accatastano, ma almeno non sono esposti a ogni condizione climatica. Molti caddie sono ex giocatori che non hanno mai sfondato; altri provengono dai circoli; altri ancora hanno iniziato per casualità, come ad esempio Ronan Flood, cognato di Padraig Harrington, o Christian Donald fratello di Luke. Gente comunque sempre di esperienza. Che, però, potrebbe non bastare: non sempre le cose vanno bene. “I caddie sono i capri espiatori quando il gioco non gira bene”, conferma Walter ®


Quell’incredibiledivorzio, improvviso e inaspettato A luglio Tiger Woods licenzia Steve Williams, l’unico che gli è sempre stato al fianco anche nei momenti peggiori. Stupore. Sgomento. E poi tanto veleno

Quanti esoneri quest’anno Tra un giocatore e il suo caddie si instaura un personalissimo e unico clima di fiducia reciproca su cui si basa il loro rapporto professionale. Un legame che può essere favorito da rapporti di consanguineità (Luke Donald per anni ha impiegato il fratello Christian come caddie) o di conterraneità (Fanny Sunesson porta la sacca al connazionale Henrik Stenson). Ma che resta comunque fragile: basta un ferro sbagliato o un’indecisione tangibile su una linea (soprattutto se determinanti ai fini di un risultato) per mandare all’aria anni e anni di collaborazione. E nel 2011 di cambiamenti ne abbiamo visti parecchi... Caddie licenziato

Giocatore

Nuovo Caddie

Steve Williams

TIGER WOODS

Joe LaCava

Joe LaCava

DUSTIN JOHNSON

non ancora stabilito

Gareth Lord

ROBERT KARLSSON

Alistair McClean

Christian Donald

LUKE DONALD

Gareth Lord

Craig Connelly

MARTIN KAYMER

Colin Byrne

EDOARDO MOLINARI

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Christian Donald (passando attraverso il fratello Philip)

Antonio Garbaccio

Jorge Gamarra

FRANCESCO MOLINARI Jason Hempleman

Ryan McQuigan

MATTEO MANASSERO non ancora stabilito

?

Si è vendicato con i fatti Steve Williams, il caddie del Numero Uno al mondo per dieci anni, considerato di conseguenza il migliore fra i portabastoni e ignominiosamente licenziato da Tiger Woods a metà luglio con una mail asettica. Sono così svaniti i ricordi di tanti successi, dell’amicizia che ha portato Tiger in Nuova Zelanda a fargli da testimone di nozze, per lasciare posto a un comprensibile rancore. “Guardando indietro, mi rendo conto di aver sprecato gli ultimi due anni della mia vita per colpa sua”, attacca Williams, 47 anni, fisico possente e carattere infiammabile, che al fianco di Woods ha vinto 72 volte, compresi 13 Major. “Negli ultimi 24 mesi, Woods ha giocato poco e male ed è stato spesso infortunato. Ma ero pronto a rimanere al suo fianco, indipendentemente da tutto. Pertanto la sua decisione mi sorprende molto. Capisco che queste cose facciano parte del gioco, ma vengo allontanato dopo essergli rimasto incredibilmente leale nel periodo più difficile della sua vita”. Williams aveva ripreso a lavorare - durante la pausa di Tiger - con Adam Scott, ovviamente previo accordo col datore di lavoro fisso; pare che la cosa non abbia reso felice Woods ed ecco così il licenziamento e la trasformazione in capro espiatorio. Il piatto della vendetta va consumato caldo e appena due settimane dopo Williams ha portato al successo Adam Scott al Bridgestone Invitational. Alla fine della gara, Williams - primo caddie ad andare in onda sulle tv di tutto il mondo - si è tolto un bel sassolino dalla scarpa: “Ho fatto il caddie per 33 anni e questo è stato il più bel weekend della mia vita”. Una frecciata ovviamente indirizzata a Tiger. Nulla, comunque, se paragonato all’infelicissima (e anche un bel po’ incivile) uscita che Williams si è permesso all’annuale cena dei caddie a Shanghai (e della quale poi si è scusato sul proprio sito). Battibecchi che danneggiano l’immagine di un uomo che, peraltro, è molto attivo in svariati campi: ha una fondazione benefica; nei periodi morti di lavoro partecipa a gare di speedway (che si può permettere grazie ai molti introiti); da dieci anni trascorre tutti i weekend facendo il caddie al Paraparaumo Beach, il circolo vicino a casa. Steve ha giocato (e bene) a golf, scendendo fino a 2 di handicap. Ma il gioco non lo divertiva e così decise di intraprendere la carriera di caddie per rimanere all’aria aperta: lui, kiwi puro, abituato ai grandi spazi, non avrebbe mai e poi mai ridotto i suoi orizzonti a quattro mura di un ufficio. Lavora con i più bei nomi: Peter Thomson, Mike Clayton, Terry Gale, Ian Baker-Finch, poi il sodalizio con Greg Norman fino a metà 1989 e con Ray Floyd per un decennio. Finché, durante il Doral Open‘99, riceve una telefonata da Tiger Woods...

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ILCAMPIONE ELASUAOMBRA ® “Cricket” Pritchett, un caddie da Hall of

Fame che ha portato la sacca a Charles Coody nella sua vittoria al Masters 1971. “Ricordo che due anni prima di vincere, Coody era avanti di un colpo al Masters. Mi chiese che bastone avrebbe dovuto giocare di secondo alla 17 e io gli suggerii

Phil Mickelson e Jim Mackay, due amici in campo Per capire davvero l’anima di Jim “Bones” Mackay, caddie con istruzione universitaria, iper-professionale, è necessario partire da un terremoto. Mackay era al 15mo piano del Golden Nugget di Las Vegas quando la sua camera d’albergo ha cominciato a ondeggiare. John Wood, caddie di Hunter Mahan e compagno di stanza di Mackay, si è svegliato e si è girato dall’altra parte. Ma Wood è di Sacramento, per cui abituato alla terra che sobbalza. Non così Mackay, che è cresciuto in Florida. Schizzato fuori dal letto si è precipitato a prendere la sacca di Mickelson e ci si è avvinghiato. Visibilmente scosso, si è rivolto al suo compagno di stanza, chiedendogli: “Woody, che cosa facciamo adesso?”. Wood racconta ancora oggi, ridendo, che “il primo pensiero di Jim è stato per la sacca di Phil”. Quasi tutti i grandi campioni del Tour hanno avuto almeno due caddie. Quasi; perché Mickelson ne ha avuto uno solo: Jim “Bones” Mackay, famoso negli States al pari del “suo” giocatore. Bones, 45 anni, possiede una straordinaria etica nel lavoro. “Lui non beve, non fuma e non è mai arrivato in ritardo da quando l’ho conosciuto”, racconta Mickelson. Ha uno straordinario legame con il gioco e quando il suo “capo” è inattivo, Mackay gira da una parte all’altra del Paese mettendo alla prova il suo 2

di giocare il ferro 6. Lo prese, ma finì in bunker e lì affondò anche il nostro rapporto professionale. Però il bastone era giusto; era il colpo a essere sbagliato”. Coody richiese nuovamente i servigi di Pritchett nel 1971, quando - ironia della sorte - si ripresentò la stessa scena: dopo 16 buche, Coody era di nuovo in vantaggio di un colpo. “Gli ho detto di giocare il 6”, ricorda Pritchett. “Fece birdie e vinse. Era il bastone giusto in entrambe le volte”.

di handicap, ma anche testando i campi dove un giorno giocherà Phil. Nello stesso modo in cui Bones pensa a Lefty, Phil pensa a lui. Sono l’unica coppia che contravviene alla norma non scritta in base alla quale è meglio che giocatore e caddie non si frequentino fuori

dal lavoro. Ma loro sono i rispettivi migliori amici, sin dai tempi dell’università. Un esempio valga su tutto: nel 2008, Tom Mackay, il fratello minore di Jim, si è sposato nel Vermont. La cerimonia era in programma il sabato del Deutsche Bank Championship vicino a Boston, gara alla quale Mickelson avrebbe partecipato. Ovviamente Phil ha lasciato libero il suo caddie, ma Jim non ha accettato: ha tirato la sacca, ha affittato un aereo che l’ha portato in tempo alle nozze, ha festeggiato, ha ripreso l’aereo e la mattina seguente era nuovamente sul suo posto di lavoro. Questa è fedeltà. Mackay ha accompagnato Mickleson per otto Presidents Cup e altrettante Ryder ed è stato al suo fianco in tutti e quattro i Major, nei 38 tornei vinti sul PGA Tour e nei due trionfi in Europa. Mickelson ha guadagnato circa 60 milioni sul Tour ed è lecito ritenere che Mackay abbia incassato almeno il 5/10 per cento di tale somma. Più difficile dare un prezzo al loro cameratismo. La prima volta che Mickelson e Mackay sono andati a giocare a golf insieme, Bones ha cercato di prendere la sacca di Mickelson, ma senza successo. “Lui non mi ha permesso di portarla dal parcheggio alla club house, perché era il mio giorno libero”, ricorda Jim. Phil e Amy gli hanno presentato la moglie, Jen Olsen, e quando Mickelson gioca all’estero, Mackay vola con lui. Grazie alla loro lunga e radicata solidarietà, Mackay è spesso riconosciuto e salutato in pubblico come se fosse Lefty stesso.

E le donne? Poche, ma toste

Begay III, prima di essere assunta nuovamente da Nick Faldo con il quale ha condiviso anche la data delle nozze, nel luglio 2001. Fanny è riuscita a trovare uno spazio importante in un mondo dove predominano gli uomini. Non per altro, ha un carattere, una forza e una determinazione prettamente maschili: il suo “stand still, please” per richiamare gli spettatori che disturbano, mette i brividi; così come l’abbiamo vista, sacca in spalla, spostare una piantana di un metro cubo in cemento con una sola mano. Ma c’è anche un altro aspetto, che va oltre il portare la sacca a Stenson: il rapporto di mental coaching con Martin Kaymer, iniziato sette anni fa quando il tedesco era ancora amateur. Ed è proprio grazie a Fanny che Kaymer ha ottenuto il Wanamaker Trophy. Il tedesco ha recentemente ribadito in un’intervista rilasciata a Mark Garrod sullo Scotsman, che per lui Fanny è stata determinante nella crescita della sua carriera: “Fanny ed io ci conosciamo da tempo”, ha affermato, “e spesso mi ha spiegato la gestione dei percorsi, le strategie e diverse esperienze che ha avuto con Nick Faldo. Tutto molto interessante per la mia maturazione. Quando ho giocato la scuola di qualificazione, l’ho chiamata e mi ha dato preziosi suggerimenti per certi tracciati”.

Bionda, robusta, muscolosa, svedese di Karlshamn, Fanny Sunesson è diventata una delle più famose caddie al mondo, facendosi largo in un ambiente prettamente maschile. Diventata famosa per il decennio in cui ha portato la sacca di Nick Faldo (conquistando quattro Major), da febbraio 2007 accompagna Henrik Stenson. Nata in una famiglia di golfisti, ha iniziato all’età di 15 anni giocando a livello amatoriale, e ha deciso di farsi avanti sul Tour convincendo Jaime Gonzalez a sceglierla come caddie nel 1986. A lui sono seguiti Howard Clark durante il 1980, prima che Nick Faldo le chiedesse di unirsi a lui alla fine del 1989. Fanny è stata la prima caddie che ha sdoganato le sponsorizzazioni per i portabastoni: i suoi guadagni, infatti, non le derivano solo da fissi e percentuali, ma anche dal rappresentare un reggiseno per sportive, un brand di scarpe, una marca di abbigliamento, una di attrezzatura e le bretelle per portare la sacca. Fanny Sunesson ha accompagnato anche il campione spagnolo Sergio Garcia, sia pur per appena otto tornei prima di essere licenziata per scarsa forma, in seguito al taglio mancato al The Players Championship. Due brevi periodi con Fred Funk e Notah

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NUMERI IN CRESCITA Fino alla fine degli anni Ottanta la maggior parte degli eventi si svolgeva a breve distanza l’uno dall’altro, e questo contribuiva a mantenere bassi i costi di trasporto e di alloggio. Oggi, il Tour si svolge a livello internazionale. Ciò significa che le spese di viaggio e alloggio possono moltiplicarsi, al punto che si stima che il 25 per cento della retribuzione se ne vada in spese di trasferta. Nonostante questo, ®


Incredibile, ma vero

Durante la prequalifica del Ladies European Tour, Martin Kaymer ha fatto da caddie all’ex fidanzata Alison Micheletti.

Bill Murray, il simpatico attore americano, ha (dignitosamente) portato la sacca di Scott Simpson, suo caro amico, nel corso del Motorola Western Open.

Sai cos’è... ...la Caddie Connection? Si tratta di una gestione innovativa di caddie online con sede a San Diego che lavora in collaborazione con molti club privati e resort di fascia alta della California e Las Vegas. Nel futuro, il progetto è di ampliare i servizi in tutto il Paese. Info: www.caddieconnection.com ...la Par Mate? È una bella e procace (e preparatissima) ragazza caddie, che non passa certo inosservata. Esiste un gruppo ufficiale, itinerante, prenotabile via internet, che svolge perfettamente il mestiere. Con l’aggiunta di un incontestabile fascino. Info: http://www.walters golf.com/par-mates-caddy-program.asp

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LEE WESTWOOD E BILLY FOSTER Sono unitissimi dentro e fuori dal campo, sarà un’unione difficilmente scalfibile.

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Dall’erba di Wimbledon, il campione di tennis Andy Roddick è passato al sacro green di Augusta, impegnato al servizio di Zach Johnson nel corso del Par 3 Contest.

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FRANCIS OUIMET E EDDIE LOWERY La coppia resa famosa dal film Il più bel gioco della mia vita, in cui il ragazzino porta al successo nell’US Open 1913 il suo giocatore nonostante i contrasti familiari.

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ANNIKA SORENSTAM E TERRY McNAMARA È il caddie più famoso nell’LPGA Tour per due ragioni: in primo luogo è indubbiamente valido. E, in seconda istanza, è sempre stato al fianco della Sorenstam. DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 57

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ILCAMPIONE ELASUAOMBRA ® i numeri di chi desidera intraprendere

questa carriera sono in aumento. Nell’ultimo decennio, con i suoi programmi di formazione (avviati nel 1997), la PGA ha formato più di 10.000 caddie, con iscrizioni in aumento ogni anno. LE MANCE? DA 50 DOLLARI A UNA FUORISERIE Anche per i dilettanti il caddie è la persona incaricata di portare la sacca con i bastoni di un giocatore, fornendogli inoltre consigli sulla strategia di gioco da

seguire e supporto morale. Un buon caddie conosce il percorso che si sta affrontando e le difficoltà che presenta, nonché quale sia la strategia migliore per affrontarlo. Il caddie di solito non è dipendente del club golfistico, ma un lavoratore autonomo e non percepisce alcun compenso direttamente dal circolo. Molti campioni hanno iniziato la propria carriera proprio svolgendo questo ruolo. I nuovi caddie dei dilettanti si impiegano inizialmente sostituendo chi si ritira o lavorando nei circoli importanti, dove possono fare una vita abbastanza buona. “Quanto guadagni è direttamente proporzionale a quanto lavori”, spiega Dan Costello, vice presidente di

All’inizio è dura, ma poi...

Sacrifici, ma anche soddisfazioni: così Antonio “Tunz” Garbaccio, caddie di Dodo Molinari, fotografa il suo lavoro Come è iniziato il tuo rapporto con Dodo? Edoardo mi ha contattato a giugno chiedendomi se avevo voglia di provare questa esperienza per un paio mesi estivi. E da lì è iniziata l’avventura: i due mesi sono diventati sei, e siamo arrivati alla fine dell’anno. E ora vedremo... Quali sono le difficoltà maggiori di un caddie? Penso di cavarmela abbastanza bene nel fare da caddie visto che sono sempre stato un giocatore. Ho cercato di imparare da chi ha più esperienza, di guardarmi attorno e di capire come funziona questo ambiente. La cosa più difficile è il fatto che, nonostante caddie e giocatore siano grandi amici, è meglio per entrambi fare vite separate. Quindi ho dovuto farmi delle amicizie “da caddie”, passare tutta la settimana con i miei colleghi, viaggiare per conto mio. Io e Dodo siamo sempre insieme, tutto il giorno sul campo, la sera è meglio staccare. Se capita di andare a cena insieme volentieri, altrimenti ognuno si fa la sua vita. Come ti trovi con gli altri colleghi? In America sono stato con altri caddie molto simpatici, tra cui quello di Francesco Molinari, Jason Hempleman, e quello di Thomas Bjorn, Gareth Lord, che avevo

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® FRED COUPLES E JOE LACAVA

Hanno parlato di baseball, football, hockey (e talvolta anche di golf) per oltre 20 anni. Ora LaCava è al fianco di Woods, dopo aver lavorato con Dustin Johnson. 58 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

conosciuto in Giappone e che mi ha aiutato veramente tantissimo in questi mesi. Loro sono molto tranquilli, ma fanno cene da 200 dollari... devo trovare una via di mezzo, anche se va detto che mi diverto molto.

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CaddieMaster, società che gestisce 47 squadre di caddie in golf club come Pebble Beach e Sea Island. “Si può viaggiare tutto l’anno, passando da Pinehurst a Whistling Straits sempre in alta stagione”. In un top club un bravo caddie può guadagnare 1.000 dollari a settimana. Dopotutto, i golfisti pagano 350 dollari per giocare al TPC Sawgrass o 500 a Shadow Creek e non risparmiano certamente 50 o 100 dollari di mancia. Oppure, se sei abbastanza fortunato da chiamarti Steve Williams, puoi avere come “mancetta” la Ford GT da 140mila dollari che Tiger gli ha regalato dopo aver vinto al Doral nel 2005. Un po’ meglio della solita giornata in ufficio, non ti pare?... N

Con chi hai legato di più? Mi trovo bene con Lord, che quest’anno prima di lavorare con Bjorn aveva fatto tre o quattro mesi con Alvaro Quiros e, prima ancora, sei anni con Robert Karlsson. Poi trovo molto gentile e simpatico il caddie di Francesco, Jason. E ancora due o tre argentini con cui ho condiviso la settimana di Crans. Tutto facile, quindi. Fino a un certo punto: c’è comunque un aspetto negativo, dato dal fatto che sono il più giovane e quindi, per me, non è così facile. In più sono nuovo e quindi “rubo il lavoro” a qualcuno. Per questo c’è stata (e c’è ancora) un po’ di diffidenza; ma ho trovato un bel gruppo di gente simpatica che mi ha accolto bene. E questo è fondamentale. Sei anche tu ingegnere come Edoardo, vero? Sì, sono ingegnere. Ho concluso la laurea triennale e mi manca ancora un anno per finire la specialistica. Cercherò di portare a termine gli studi anche lavorando. È una condizione fondamentale, per i miei genitori e anche per Edoardo. Ti pesa stare spesso fuori casa? Assolutamente no. Se non hai voglia di viaggiare, non puoi fare questo lavoro. Sono tranquillo, ho sempre giocato e viaggiato molto. Sono stato in Nazionale dal 2002 al 2009. Certo, quando i soldi non sono più quelli della Federazione ma sono i tuoi, devi cercare di tirare un minimo la cinghia, per quel che si può...

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JIM FURYK E MIKE COWAN Furyk ha vinto l’US Open del 2003 con Mike Cowan, che ha iniziato a lavorare con lui immediatamente dopo il divorzio da Tiger Woods (che aveva iniziato con lui la carriera). “Fluff” in precedenza si era fatto un nome al fianco di Peter Jacobson.

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HUNTER MAHAN E JOHNNY WOOD Il campione americano ha iniziato con Johnny, uno dei caddie più considerati del PGA Tour, un rapporto di lavoro che promette di durare a lungo.


E tu sarai un bravo caddie?

Ti affascina questa mansione? Vorresti farne addirittura la tua professione? Rispondi a queste domande e saprai se la tua vocazione è davvero attendibile FASE 1: SPECIALIZZAZIONE

procinto di puttare, fermati sempre in un punto che non sia sulla sua linea di gioco.

Che tipo di caddie vuoi essere? Come prima cosa devi determinare il tipo di caddie che vuoi essere. Preferisci consigliare il giocatore in tutto e per tutto o diventare un fore-caddie per trovare la sua palla da golf e poi offrire consulenza per la distanza e il club possibile da giocare?

FASE 5: INCARICHI

Accetti ogni compito? Svolgi tutti i compiti tipici di un caddie. Per esempio, rastrella sempre i bunker, aiuta a trovare la palla persa di un giocatore del team e assicurati che i bastoni siano sempre puliti e asciutti, soprattutto quando piove.

FASE 2: PRATICA

Conosci bene il tuo campo? Il primo passo per diventare un bravo caddie professionista passa attraverso la pratica. Molti caddie spesso iniziano in tenera età, magari portati dai padri o nonni nei country club locali. Indipendentemente dall’età, le persone che ambiscono a diventare caddie professionisti dovrebbero iniziare la loro carriera più o meno allo stesso modo. Trova un amico, un collega di lavoro o un parente appassionato di golf e offriti di portargli la sacca. Se riesci a trovare qualcuno che gioca spesso è un grande bonus, dal momento che così diventa più veloce acquisire le regole e l’etichetta del golf nonché concentrarsi realmente sull’apprendimento dello yardage. Da questo imparerai a tracciare un piano di gioco per il percorso e a leggere ogni green. Questi strumenti ti torneranno molto utili in futuro, quando sarai su un nuovo percorso e dovrai conoscerlo il più velocemente possibile.

FASE 6: TEMPO

FASE 3: STUDIO

FASE 7: GARA

Ti rendi conto che dovrai “rinunciare” ai weekend? Se vai ancora a scuola, fai il caddie durante l’estate o nei fine settimana. Lavorare con una vasta gamma di giocatori ti aiuterà anche a imparare come interagire con persone diverse e come aiutarli durante il giro. Il lato mentale è un aspetto enorme del gioco ed essere in grado di calmare il giocatore dopo un doppio bogey o tenerlo concentrato dopo un eagle è una capacità delicata ma determinante nel suo successo o fallimento. Iniziare a lavorare part-time è un ottimo primo passo del tuo viaggio e un valido modo per guadagnare velocemente una sommetta. Non è raro che un buon caddie, con due giri di 18 buche, incassi dai 120 ai 200 dollari al giorno.

Come sei messo con le Regole?

Pronto all’esordio?

Quando sei lontano dal campo, studia bene le Regole, che possono essere il migliore alleato o il peggior nemico di un giocatore. Un’altra opzione è quella di controllare le scuole e le aziende che offrono corsi per la formazione professionale come la Caddie Association, che offre un corso per imparare a casa tutto ciò che devi sapere per iniziare (http://thecaddieassociation.com)

Se tutto ha funzionato bene nel tuo campo da golf e decidi di farne una carriera, devi prendere contatto con i golfisti che cercano di giocare come professionisti. Bisogna cercare di ottenere la sacca di un giocatore che partecipa a un mini tour. Con molti tour competitivi sarai in grado di lavorare per qualche somma decente e non dovrai spostarti troppo lontano da casa. La cosa importante da tenere a mente quando si lavora per i giocatori di mini tour è tenere sempre gli occhi aperti per non farsi sfuggire qualche nuovo talento. In alternativa, si può viaggiare verso i Senior e i tour di secondo e terzo livello.

FASE 4: ETICHETTA

Sai come comportarti in gara? Impara l’etichetta del gioco. Per esempio, non calpestare la linea di gioco in green. E quando un giocatore è in

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TOM WATSON E BRUCE EDWARDS Trent’anni di unione, amicizia e solidarietà terminata con la tragica scomparsa di Edwards dopo una lunga malattia. L’unico “tradimento” di Watson si è avuto in occasione dell’Open Championship allorché Watson, Nicklaus, Palmer e Trevino si sono affidati a caddie locali.

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JACK NICKLAUS E JACK NICKLAUS II Hanno commosso il mondo dopo il successo al Masters nel 1986, l’ultimo dell’“Orso d’Oro”, alla “tenera” età di 46 anni.

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BEN CRENSHAW E CARL JACKSON Quest’anno hanno festeggiato il loro 25mo Masters (il 50mo per Jackson). Memorabile e commovente la scena del 1995, quando Jackson consolò Crenshaw scoppiato in lacrime dopo la vittoria pensando al suo maestro Harvey Penick, scomparso solo cinque giorni prima.


i CAMPIONI

ORAVOGLIO LATOP20 Simon Dyson ha sempre le idee chiare: quest’anno voleva vincere un torneo e ne ha centrati due. Ora si è imposto di scalare il ranking (e magari giocare la Ryder). E poi il sogno americano. È la scommessa di un uomo che ha un modo tutto suo di vivere il golf. Anzi, di vivere e basta DI

NIGEL BROWN –

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imon Dyson è onesto “come una bistecca di manzo e una pinta di birra alla spina”: descrizione di cui ogni uomo dello Yorkshire (una contea nel nord dell’Inghilterra) dovrebbe andar fiero. Ha portato una ventata di aria fresca nel mondo dello sport inglese, in cui le star e i loro agenti sono apparentemente in grado di tenere tutti in pugno (si pensi ad esempio alle vicende del calciatore Wayne Rooney). Con un codice morale più elevato rispetto alla media dei giocatori attuali e un modo di vedere il golf e la vita che lo mette in credito verso il suo sport, Dyson è veramente il lato bello della Gran Bretagna sportiva. Noi l’abbiamo incontrato una mattina mentre passeggiava con il suo cane a Manchester. E la cosa, che può sembrare normalissima, è invece quasi impensabile visto il suo fittissimo calendario, che quasi non gli permette nemmeno qualche giorno tranquillo in casa, con sua moglie Lyndsey, che ha sposato quasi un anno fa. “L’unico piccolo consiglio che vorrei aver ascoltato prima di sposarmi”, racconta, “è questo: ‘Ogni ora, siediti e assicurati che nulla vada perso, perché tutto va veloce e non potrai mai tornare indietro: devi goderti ogni istante’. Sono parole che mi ripeto spesso e che cerco di mettere in pratica, nei limiti del possibile”. Parole che calzano a pennello con il modo di vivere del vincitore

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dell’Ordine di Merito dell’Asian Tour: è ottimista, passionale, aperto e nutre un amore profondo e radicato per il vecchio gioco. Inoltre, nonostante i dieci anni sul Tour, la volontà di continuare a imparare la dice lunga sulla sua umiltà. “VOGLIO MIGLIORARE ANCORA” A inizio anno, sul Tour, si parlava di un possibile “Chubby Slam”, con tutti i quattro Major destinati alla scuderia ISM (diretta appunto da Chubby Chandler). Anche se alla fine i giocatori ISM ne hanno vinti “solo” tre su quattro, tutti hanno pensato che le vittorie fossero contagiose, e presto gli altri membri della squadra avrebbero iniziato a dare il meglio. Oosthuizen, Schwartzel, McIlroy e Clarke hanno iniziato il trend ma Simon Dyson potrebbe essere il prossimo. “È impressionante quanto sia stimolante la vicinanza con i campioni”, afferma Dyson. “Vedi quello che stanno facendo e ne vorresti un po’ anche tu. Questa convivenza ti fa lavorare duro: io sono andato a correre tutte le mattine e tutte le sere, mi sono imposto un regime nutrizionale bilanciato e vado a praticare come mai prima d’ora. Sento che ho il gioco per passare a un livello superiore e dire la mia nei Major. Sperando anche in un po’ di fortuna su quei percorsi... Ad ogni modo voglio migliorare ancora ed entrare ®


“MI PIACE MOLTO IL VOSTRO MANASSERO, HA UN GIOCO MOLTO CURATO. STA CRESCENDO BENE E HA ANCHE UN BUON PUTTING”.

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iCAMPIONI

ORAVOGLIOLATOP20 ® nella Top 20 mondiale”. A fine novembre

2011 era 31esimo nel ranking, dopo aver toccato la 28esima posizione con la vittoria (per la terza volta) del KLM Open di settembre (la sua sesta affermazione sul Tour). Decisamente bene, soprattutto se pensiamo che all’inizio era destinato a tutt’altra carriera. ERA UN QUASI CALCIATORE “Giocavo a calcio”, conferma Dyson, “e mi allenavo molto con il York City Football Club. Ero ‘nipote’ d’arte: mio zio è Terry Dyson, mitico numero 11 del Tottenham Hotspur degli anni Sessanta, che vinse due volte la Coppa d’Inghilterra. Il mio problema, però, era che, ogni volta che scendevo in campo, sognavo di essere su un percorso di golf”. Così, sui percorsi c’è andato davvero. Tra l’altro, oggi è piuttosto critico con il “gioco più bello del mondo”. Sostiene che, mentre i golfisti guadagnano in proporzione al loro impegno e al loro gioco, i calciatori anche mediocri vengono retribuiti in modo sproporzionato. “Gli stipendi nel calcio sono un po’ osceni”, dichiara senza peli sulla lingua. “Se noi ci infortuniamo, non riceviamo neanche un centesimo. Loro si fanno male e continuano a percepire ciò che gli è dovuto da contratto. Onestamente penso che ogni sport dovrebbe basarsi sulle performance

Carta di identità Q Nome: Simon Dyson Q Nato: 21 dicembre 1979 a York, in Inghilterra Q Residenza: Bowden, nella contea di Cheshire Q Stato civile: sposato dal 2010 con Lyndsey Q Interessi: musica, tennis, biliardo e cinema Q Pro: dal 1999 Q Migliori risultati Major: 6º all’US PGA Championship 2007; 9º all’Open 2011 Q Major 2011 Masters: non presente US Open: non presente Open: 9º PGA: 51esimo Q Vittorie – 2011: KLM Open, Irish Open 2009: KLM Open, Alfred Dunhill Champs 2006: KLM Open, HSBC Indonesia Open 2000: Macau Open, Volvo China Open, Omega Hong Kong Open Q Squadre: Vivendi Seve Trophy (2011, 2009 e 2007), The Royal Trophy (2010), Walker Cup (1999)

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dell’atleta, come il tennis o il golf. Il calcio è fuori controllo perché si basa troppo sul valore del giocatore per la società sportiva. Nel nostro caso, i tornei sono programmati sul calendario, sai quant’è il premio in denaro e, se vuoi giocare, giochi; altrimenti, stai a casa. E non dimentichiamoci che nel golf c’è la Ryder Cup: niente soldi ma solo pura passione”. E il golf ha tratto vantaggio da questa poca passione per il calcio. JOSÉ MARIA, ECCOMI... Nonostante il suo finale positivo del 2010, Dyson non è riuscito a strappare un posto per la Ryder Cup giocata al Celtic Manor, che sembrava a portata di mano prima delle qualificazioni. Onestamente ammette che la fortuna non è stata dalla sua parte ma, dopo le sue recenti prestazioni e l’attuale brillante stato di forma, è convinto di poter far parte della squadra di José María Olazábal che andrà a Chicago il prossimo settembre. “Al momento non ci penso, perché voglio restare concentrato su quello che sto facendo”, dichiara. “Ho visto così tante persone dimenticarsi del loro gioco perché ‘distratte’ dalla Ryder Cup, al punto da rovinare tutto iniziando a mancare i tagli... Ovviamente avrei voluto giocare al Celtic Manor. Ero davvero orgoglioso di quanto ci fossi vicino. Quando arriverà la prossima estate e sarà tempo di qualificazioni, sarò pronto: se resti concentrato sul tuo gioco, arrivano le buone prestazioni. Quest’anno, ad esempio, il mio obiettivo era vincere un torneo: ne ho vinti due. È andata molto bene, direi”. IL MIGLIORE È RORY È andata molto bene anche perché ha giocato egregiamente anche in altre prove, sfuggitegli per un soffio: se avesse imbucato un paio di putt in più a Gleneagles e non avesse fatto un terzo giro così brutto in Svizzera, avrebbe potuto vincerne quattro. Sia come sia, Dyson è diventato uno dei giocatori di riferimento dell’European Tour e ha assistito all’esordio di una nuova generazione di giovani talenti davvero interessanti, in grado di colpire la palla dritta come non mai. “Secondo me, McIlroy è quello di gran lunga più impressionante. Sa colpire forte e mandarla lontano. Se sai tirare cosi, non c’è campo in cui tu non possa giocare. E poi ha un temperamento

L’aiuto di Pete Cowen è stato determinante nei successi 2011 di Dyson (il KLM Open e, sotto, l’Irish Open).

incredibile per un ragazzo così giovane. Un po’ come Lee Westwood, che quando cammina sul fairway non sai mai se è quattro sopra o quattro sotto par. Ecco, lo stesso vale per Rory”. Quando si parla di McIlroy, Dyson ammette con onestà di non potergli dare molti consigli. Al contrario, è convinto di poter imparare molto dalla star nordirlandese, nonostante sia più anziano di dodici anni. “Che consigli vuoi che dia a Rory? Ha già raggiunto il Numero Due del mondo, mentre io alla sua età ero arrivato al massimo al 42esimo posto. Ha già vinto un Major e la Ryder Cup, due anni fa ha sfiorato la Race to Dubai e Dio solo sa quanti anni gli restano per farla sua. Dovrebbe essere lui a dare consigli a me...”. IL FUTURO SECONDO DYSON Insomma, un rispetto davvero elegante. Come elegante è la considerazione che Dyson ha del golf europeo in genere. “Mi piace molto il vostro Manassero, un ragazzo davvero simpatico, che ha un gioco molto curato. È dritto, viene avanti bene e ha anche un buon putting. Ho una buona


La sua eccellente condizione ha permesso a Dyson di trovare posto nel team del Vivendi Seve Trophy. Incrociando le dita in vista della Ryder...

impressione anche di Rickie Fowler, anche se in realtà non l’ho seguito a sufficienza per poterlo giudicare; ma quel poco che ho visto è molto incoraggiante. Poi c’è Martin Kaymer: lui è un fenomeno e ha solo 26 anni. I fratelli Molinari sono così divertenti, sono come il giorno e la notte: Edoardo è simile a me, vive di passione e si lascia andare alle emozioni. Francesco è esattamente l’opposto, è l’italiano più quieto e rilassato che abbia mai incontrato. Abbiamo uno sponsor comune che ci ha ospitati per un paio di giorni e abbiamo avuto modo di conoscerci abbastanza bene. È un uomo interessante, ha ‘quel qualcosa’”. IL RICHIAMO A STELLESTRISCE Dyson è chiaramente tentato, se gli venisse data l’opportunità, di seguire Justin Rose, Paul Casey, Ian Poulter e, da poco, anche Rory McIlroy in America sul PGA Tour. Non ha ancora guadagnato abbastanza negli eventi WGC e nei Major per garantirsi la carta del circuito USA; e sebbene abbia migliorato la sua posizione in classifica, non potrà partecipare a tutti gli

eventi in programma. “Capisco bene perché tutti ci vanno”, spiega. “È una sorta di sfida con te stesso: dopo aver giocato tanti anni in Europa ti viene data la possibilità di misurarti in America. È una nuova prova: invece di andare al Paris National o a Loch Lomond, vai negli Stati Uniti a giocare un diverso stile di golf, su campi differenti”. È un po’ come quando un giocatore di calcio va a giocare all’estero, per fare un paragone legato al suo primo (e tradito) amore. “L’anno scorso sono entrato nella Top 50 e ho avuto la possibilità di giocare un po’ fuori dall’Europa, ma non ho mai sfondato. Avrei voluto giocare a Phoenix, fare tre settimane di vacanza e poi andare a giocare ad Augusta e così via. Ma l’unico modo che avrei per trasferirmi stabilmente dall’altra parte dell’Atlantico è quello di ottenere giustamente la mia carta. Anche se credo che non andrò alla Tour School per averla. E poi mi piacerebbe comprare casa in America, anche se al momento non so dove. Magari dove ce l’hanno anche altri ragazzi: metà dei membri dell’European Tour ha una casa là...”.

SEMPRE IN GIRO Insomma, si tratta di viaggi, spostamenti e trasferimenti continui. Dyson se ne rende conto e per questo ha parole di comprensione sia per David Duval che per Sergio Garcia, che hanno voluto entrambi ritagliarsi un po’ di tempo dal golf per pensare maggiormente alla loro vita. “C’è sempre un punto nella carriera di un golfista in cui ci si deve prendere un po’ di tempo per pensare a se stessi. Arrivi a un momento in cui pensi: ‘Mi piacerebbe stare quattro o cinque mesi a casa insieme alla mia famiglia’. È normale. Sergio è sul Tour da quando aveva 17 anni. La gente non ha idea dei chilometri che si è fatto e da quanto tempo manca da casa. Intendiamoci: la nostra è una vita bellissima, ma logorante. Torni a casa la domenica sera e devi subito fare i bagagli per ripartire, senza neanche esserti riposato un secondo. Io, ad esempio, quando riesco prenoto i voli al martedì, in modo da passare almeno un giorno con mia moglie. Ma non sempre è possibile. In tutti questi anni, il periodo consecutivo più lungo che ho passato a casa è stato di quattro settimane. Ma le persone non sempre riescono a realizzare quanto viaggiamo, non capiscono i calendari”. La passeggiata di Dyson con il suo cane volge al termine e di conseguenza anche questa nostra chiacchierata con lui. C’è giusto il tempo per un paio di confidenze: “Il mio golfista preferito di sempre è Davis Love III. Non so spiegare come mai, ma era proprio un figo. Aveva una grande mente golfistica, colpiva la palla a un miglio di distanza in un modo così armonioso. L’ho incontrato un paio di anni fa ed è veramente un bravo ragazzo”. Invece, il migliore amico di Dyson sul Tour è Jamie Donaldson (“senza dubbio il ragazzo più simpatico che abbia mai conosciuto”), un professionista consumato, molto realista e con uno sfacciato senso dell’umorismo. Forse Simon riuscirà a portarne un po’ nella stanza della squadra europea a Medinah il prossimo settembre... N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 63


FuoriLIMITE

NONSOSTAREZITTA:

ÈUNPROBLEMA? Due mesi fa ha vivacizzato (e stravinto) il Sicilian Ladies Open. Oggi si confessa a Golf Today. Parole in linea con il suo carattere schietto ed estroverso DI

S

e tu potessi avere un potere speciale, quale sceglieresti? Vorrei avere la capacità di intuire quando una persona sta mentendo. E poi mi piacerebbe saper respirare sott’acqua, perché sono una pessima nuotatrice. C’è stata una volta che sei stata davvero vicina alla morte? Quando avevo cinque anni, ero al mare con la mia famiglia ed ero seduta su un ciambellone gonfiabile, come quelli che si usano sugli idroscivoli dei parchi acquatici. Ero a circa 25 metri dalla spiaggia quando è arrivata un’onda che mi ha ribaltata. Non so se si sia trattato di risucchio, ma mi sono ritrovata bloccata a testa in giù, con il sedere per aria, e non riuscivo a liberarmi. Stavo annegando. Ho creduto davvero di morire. Da quel momento, non sono mai stata molto “acquatica”. Come ti fa sentire l’amore? È come una droga, perché quando sei innamorata tutto nel mondo ti sembra più luminoso. Ti fa fluttuare nell’aria. E quando non sei innamorata, lo desideri fortemente, ti senti come se dovessi trovare un pezzo di te. Ti senti molto sola, senza l’amore. È insito nell’essere umano, a meno che tu non sia un uomo... Qual è il tuo primo ricordo? Avevo quattro anni e stavo tagliando la carta con delle forbici da adulti. Mi sono tagliata in viso. Ero una piccola bambina felice e mi sono affettata la faccia. Ho ancora un po’ di paura. Il bacio più bello? Potrebbe essere quello dei miei genitori dopo la mia prima vittoria. È qualcosa che mi è rimasto dentro. Entrambi erano lì presenti al mio primo trionfo. Oppure quando lecco la faccia del mio fidanzato come un cagnolino...

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PA U L F O R S Y T H -

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Quale difetto disapprovi di più negli altri? La mancanza di onestà. Anche se si tratta di una semplice e innocente bugia in buona fede, per addolcire le cose. Ma io sono all’opposto: dico sempre la verità. Oh, anche uno che si mette le dita nel naso mentre sta guidando mi dà parecchio fastidio. Come ti travestiresti a una festa in maschera? A una festa di Halloween di qualche anno fa mi sono travestita da Cleopatra. Al momento sono una fan di Ricky Gervais, quindi probabilmente cercherei di travestirmi da lui. Ho pure le forme giuste.

Botta e risposta Il tuo peggior difetto? Probabilmente sono troppo onesta e non so stare mai zitta. Così, spesso, mi metto nei guai. C’è qualcosa che proprio non sopporti? Parlando di golf, la gente che ci mette troppo tempo in campo. Al di fuori, le persone false. Il tuo odore preferito? La pelle del mio fidanzato. Il tuo piacere peccaminoso? Le mie pochette da sera, direi. E il vino. Qual è la parola che usi più spesso? “Fantastico”, “mitico” e tutte le parolacce che puoi immaginare. Golf o sesso: se dovessi scegliere? Darei un taglio al cibo o alla vita, prima di smettere con golf o sesso. Perché sarebbe una vita misera.

Cosa non ti piace di te? Sudo troppo. In faccia. Non molto nelle altri parti del corpo, ma dal viso il sudore mi cola letteralmente sul corpo. E poi ho dei problemi con la mia voce, non riesco a controllarne il volume. Qual è la cosa peggiore che ti hanno detto? Onestamente ci sono così tante cose che mi rendono triste, che mi sono state dette via twitter o email, che non posso ricordarle tutte. Molte di queste si riferiscono al fatto che sono rotonda, un po’ cicciotta. Alcune affermazioni mi fanno piangere. Sono molto sensibile. A chi vorresti chiedere scusa e perché? In realtà, alla maggior parte della gente con cui avrei voluto scusarmi l’ho chiesto. C’è stata una volta in cui avrei voluto non dire una cosa a qualcuno. È successo sul Tour, l’anno scorso. Vorrei tanto non aver mai pronunciato quella frase. Anche se mi sono scusata. Un milione di volte. L’ultima volta che hai pianto e perché? Stavo guardando il film Notorious su Notorious BIG, il rapper. Ho pianto quando Biggy è morto. Peraltro ho pianto dall’inizio alla fine anche quando ho visto Up. I film mi arrivano dentro al cuore. Stai vincendo e sei alla 18. Colpisci male e il drive punta dritto a uno spettatore. Speri che la palla lo colpisca e rimbalzi indietro sul fairway o che lo manchi e vada nei cespugli? Urlo sempre “fore” dopo qualche colpo osceno. Anche se fossi alla 72ma buca e a un colpo dal primo o in testa, lo farei sempre perché è la cosa giusta da fare. Cos’altro potrei fare? Prendere un referee e dirgli: “C’è qualcuno sulla traiettoria della mia palla?”. Sono stata colpita anch’io da una pallina. È successo quando ero piccola. Anzi, in realtà mi sono colpita da sola. Eravamo alle Hawaii e stavo cercando di fare un punch


Ora eccentrica, ora sfacciata, sempre simpatica: Christina Kim è un vero personaggio. Anche fuori dai campi.

con un ferro 4 sotto a una palma che era di fronte a me. Dovevo tenere la palla bassa ma così facendo ho finito per colpire una radice che sbucava dal terreno. La palla è rimbalzata indietro e mi ha centrata in pieno su una gamba. Un dolore atroce, sulle prime ero convinta di essermi rotta qualcosa. C’è qualcosa che ti spaventa? Molte cose. I cervi, ad esempio. Vado sempre in paranoia con gli animali che arrivano di soppiatto, senza fare rumore. Forse perché io sono molto rumorosa. E poi mi spaventa l’acqua. Paradossalmente a volte vorrei prendere il brevetto da sub, ma sono terrorizzata da cosa c’è sotto il mare. Ah, di notte ho anche paura dei salici. Preferiresti essere intelligente e brutta o scema e attraente? Beh... visto che sono intelligente e brutta, sono abbastanza felice di esserlo. Cane o gatto? Quando ero piccola ero terrorizzata dai cani perché mio fratello, che era alto quasi due metri, un giorno fu assalito da un Jack Russell. Adesso amo i cani, ma dipende dal mio umore. Un cane può essere così dannatamente affettuoso. E un gatto può essere così dannatamente distaccato. La verità è che mai vorrei averli entrambi. Il peggior guaio combinato a scuola? Ero una ragazzina ed ero estremamente turbolenta. Preferisco non rispondere a questa domanda... Cosa ti rattrista? I senzatetto, i cani randagi e pensare alla situazione in cui si trova il mondo. Sono molto

fortunata a essere dove sono, perché esistono Paesi in cui la vita è molto difficile. E altri che invece proprio non mi piacciono. Se avessi una macchina del tempo, andresti avanti o indietro? Non mi interessa andare verso il futuro, non voglio proiettarmi nel 2045... Metti che poi salta fuori che non ci sarà un 2045? Invece, mi piacerebbe tornare nel passato e comprendere i cambiamenti che abbiamo fatto come esseri umani. Il medioevo, ad esempio, era così romantico. Puzzolente, ma romantico. Una frase che non hai mai dimenticato. “Goditela”. Me lo ripeto spesso. Mi è sempre piaciuta questa affermazione da agenzia di viaggio. N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 65


“A MEDINAH SPIEGHERÒ AI RAGAZZI COSA SIGNIFICA PER ME LA RYDER CUP. E PARLERÒ CON IL CUORE...”.


RYDER iTORNEI

PROSSIMAVENTURA A poco meno di un anno dal torneo, José Maria Olazabal anticipa progetti e intenzioni con cui sta preparando la prossima sfida agli Usa. Uno sguardo sul futuro senza dimenticare il recente passato: è la prima dopo Seve, sempre presente nei cuori di tutti. E del nostro capitano in modo particolare DI

L

PA U L M A H O N E Y –

a prima persona cui José Maria Olazabal ha telefonato, dopo esser stato scelto come capitano dell’Europa per la Ryder Cup 2012, è stata Seve Ballesteros. L’allievo e il maestro, da sempre uniti per questo braccio di ferro biennale contro gli americani. Seve era a casa sua, a Pedreña, a combattere contro il cancro che poco dopo ce lo avrebbe portato via. Parlarono dei bei tempi trascorsi assieme e ironizzarono sulla sua leadership iperattiva a Valderrama, nel 1997. Del resto, è impossibile parlare della Ryder Cup senza pensare a Seve e Ollie; sarebbe come parlare dei Mondiali di calcio senza pensare all’Italia. Quando Olazabal fece il suo debutto in Ryder Cup nel 1987, al Muirfield Village in Ohio (USA), chi c’era ad aprirgli la strada? Seve: la guida, l’anima gemella. In quell’edizione nacque la più grande e più temuta partnership della storia della gara: su 15 match 11 vittorie, due pareggi e solo due sconfitte. Ancora oggi Olazabal ricorda bene quei giorni lontani. “Ero veramente nervoso”, racconta. “Ma Seve mi sussurrò soltanto: ‘Cerca di fare il tuo gioco, goditi il momento e io mi prenderò cura di tutto il resto’. Tu sapevi,

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JAMES CHEADLE, GE T T Y IMAGES

già sul tee della prima buca, che avresti vinto: il modo in cui parlava, in cui ti guardava e guardava gli avversari, in cui osservava la folla, come si muoveva sui green... ogni secondo con lui era speciale. Come giocava, come si apprestava a colpire ogni palla, la solennità di ogni suo gesto. E lo ha fatto per ogni singolo giorno”. Questo è il motivo per cui la Ryder Cup è così importante per Olazabal. Per tutti quei ricordi condivisi con Seve sotto la luce dei riflettori più intensi del gioco. Quel debutto, del resto, fu speciale anche per l’Europa, visto che vinsero negli Stati Uniti per la prima volta e Ollie osò ballare un flamenco per festeggiare la vittoria. “Me ne vergogno”, ammette sorridendo. “Non sono per niente bravo come ballerino!”. Sarà anche così; ma in quella danza c’erano tutta la passione, la gioia e il colpo di fulmine che era nato con la Ryder Cup. “QUANTO MI MANCA” Nel 2012 si giocherà per la prima volta senza Seve. “Ovviamente mi manca”, confessa Olazabal. “Mi manca il suo desiderio, la sua passione, la sua volontà e la sua determinazione, tutti quegli elementi

che lo hanno reso speciale. Lui non ha mai mollato e ha sempre creduto di poter cambiare le cose, qualunque fosse stata la situazione. Nell’ultima edizione, al Celtic Manor, la sera prima del match parlò al telefono con tutti e sollevò il morale all’intera squadra. Non ho mai sperimentato così tanta energia intorno a un altro giocatore. Ne ho visti di grandissimi, da Jack Nicklaus a Tom Watson e Tiger Woods; ma Seve era speciale, c’era un’aura intorno a lui. Tutti sappiamo quanto fosse importante per il golf europeo e sono sicuro che il suo spirito sarà con noi in spogliatoio anche a Medinah”. UN PRIMO SOPRALLUOGO Olazabal, ora 45enne, un paio di mesi fa è stato a Chicago dove ha presenziato a una cerimonia per festeggiare i 365 giorni che mancano all’evento, occasione in cui ha incontrato anche il capitano americano Davis Love III. Olazabal ha controllato il campo e ha dato un’occhiata alla club house, per assicurarsi che tutto a Medinah sia pronto per il prossimo settembre. Sta pianificando ogni dettaglio, sperando che non si arrivi al controllo ossessivo che ® DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 67


iTORNEI

RYDERPROSSIMAVENTURA ® contraddistinse Colin Montgomerie, il suo

predecessore. Monty, infatti, fece insonorizzare la stanza della squadra, cambiò le porte, ridimensionò i letti e fece fare pantaloni su misura. “È importante che i giocatori siano il più comodi possibile”, conferma José. “E se questo significa cambiare la lunghezza dei pantaloni, lo farò”. Olazabal ha giocato in sette Ryder Cup ed è stato vice-capitano vincitore l’anno scorso per Monty e perdente, nel 2008, per Nick Faldo a Valhalla. Ha imparato dall’esperienza di entrambe le edizioni, sia con Monty sia con Faldo. Monty poteva scegliere tre wildcard; Olazabal ne sceglierà due. “Più scelte hai, meno valore darai al sistema delle qualificazioni”, spiega José che, nonostante abbia vinto due Giacche Verdi al Masters, è sempre stato un convinto sostenitore dell’European Tour. “Oggi abbiamo almeno una ventina di buoni giocatori che possono fare la squadra. È molto diverso rispetto a 15 anni fa, quando potevamo contare su 6/8 giocatori bravi e 3/4 un po’ più scarsi. Lo standard medio si è alzato notevolmente”. Faldo, dal canto suo, aveva tre vice-capitani; Olazabal, invece, ne avrà quattro. “È necessario avere quattro persone che ti aiutino, un uomo per ogni gruppo”. E poi aggiunge, sorridendo: “ Seve era ovunque a Valderrama. Non so se sarò in grado di fare lo stesso!”. IL RISCATTO DI GARCIA Olazabal ritiene che sia ancora troppo presto per scegliere i suoi vice-capitani, ma spera che uno di loro non sia Sergio Garcia. Il 31enne è diventato un simbolo in ogni Ryder Cup dal 1999, anno del suo debutto, ma il suo crollo lo ha relegato a una posizione di vice nella squadra di Monty al Celtic Manor. L’entusiasmo di Garcia era più effervescente che mai in Galles, ma non vederlo giocare è stato stranissimo. “Già, specialmente data la sua giovane età”, concorda Ollie. “Sappiamo tutti che ha passato un momento difficile. Ma per darti una scossa, non c’è nulla come essere lì e non poter giocare. Spero davvero che ce la faccia e le sue due vittorie di fila di quest’anno mi danno molta fiducia. È troppo forte per non riuscirci”. Ollie, peraltro, la sa lunga sui rientri. Lui stesso ha dovuto riprendere dopo una serie di problemi alla schiena e i reumatismi che lo hanno obbligato a letto. Ha sofferto di acciacchi che hanno ostacolato il suo cammino verso i gradi di capitano. Ma ora tutti i dottori sono concordi su 68 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Prima ancora di pensare ai propri risultati, Olazabal ora ha come obiettivo la difesa della Ryder Cup. un suo miglioramento a vista d’occhio. E lui non vede l’ora di essere a Chicago “per sentire i tifosi e vivere tutte le emozioni”. Ammette, però, che non lo entusiasma avere tutte le attenzioni su di sé e dover parlare tutto il tempo ai media. “Mi conoscete”, sostiene sornione, “non sono il tipo che ama parlare troppo”. NON FATELO ARRABBIARE Olazabal è un tranquillo gentiluomo, rispettato in Europa e negli Stati Uniti, che preferisce mantenere un basso profilo

piuttosto che concedere un’intervista dietro l’altra quando è in cima al leaderboard, cosa questa ormai molto rara. Accetta anche questo, sapendo che i suoi giorni migliori sono alle spalle e non si dannerà più per cercare di vincere tutto. Ma cercare comunque un profilo moderato non significa automaticamente avere anche un carattere conciliante. Al contrario, è un combattente da strada, deciso proprio come era Seve. Ma, mentre Ballesteros si infervorava velocemente, José Maria è più riflessivo; solo che quando scatta... si salvi chi può. Nella conferenza stampa dopo la sconfitta di Faldo a Valhalla, per capirci, si andò molto vicino a una scazzottata quando un reporter britannico chiese al capitano se fosse preoccupato dal fatto di poter essere ricordato come un capitano perdente. Prima che Faldo potesse rispondere, Ollie, che gli stava seduto di fianco, con gli occhi iniettati di sangue sparò una serie di “Come ti permetti?” indirizzati verso il giornalista. Lo spagnolo era furente e invitò persino il cronista a seguirlo fuori. Nel cuore di Ollie arde un fuoco con cui rischia di scottarsi chi non lo conosce e viene tratto in inganno dal suo comportamento rilassato.


José Maria Olazabal posa con Davis Love III. Sotto, con il suo “maestro” Ballesteros durante la Ryder del 1991.

QUEL DISCORSO COSÌ MISTERIOSO Ma Davis Love III lo conosce e sa che dovrà aspettarsi una lotta tanto dura quanto leale. Il team europeo, dopo Valhalla 2008, si è fatto un’idea di ciò che Olazabal porterà a Medinah. Il discorso dello spagnolo nello spogliatoio alla vigilia dei singoli della domenica è diventato tanto leggendario quanto segreto. “Non era così importante ciò che ho detto, ma come l’ho detto. Perché veniva dal cuore”, sostiene Ollie. “È il modo in cui sono fatto; sono un sentimentale e a Chicago dirò ai giocatori che cosa significhi per me la Ryder Cup. Parlerò direttamente dal cuore augurandomi di raggiungere i loro; e di riuscire a far dar loro quel qualcosa in più. Ciò che ho imparato è che tutto è bianco o nero. Il grigio non esiste. Questo è il modo in cui è fatta la Ryder e devi conviverci”. NON CI SARANNO PROBLEMI Olazabal e Love concordano che non ci saranno attriti come nel 1991 o nel 1999. “È vero che abbiamo avuto dei problemi, specialmente con Monty”, riconosce Olazabal. “Ma questo ci ha migliorati molto. Il rapporto tra i giocatori dev’essere di massimo rispetto. Un sacco di europei giocano ormai negli States e ci conosciamo tutti meglio. Ormai sono alle spalle gli anni in cui l’atmosfera non era sempre ottimale”. Così non dovrebbero esserci problemi dovuti a un eccessivo patriottismo. “So che a Chicago sarà un casino”, ammette, “ma saranno onesti. Non li giudicherò basandomi su due o tre idioti che diranno la cosa sbagliata al momento sbagliato”. In questa nuova era cordiale della Ryder Cup, Olazabal e Love continueranno la tradizione della festa comune della domenica sera e si lasceranno da amici. “Non fraintendetemi”, avverte però José Maria. “Anche se avremo molto rispetto l’uno dell’altro, saremo comunque molto competitivi e ci daremo battaglia”. Proprio come Seve avrebbe voluto. N


golfanatici

VOGLIO DIVENTARE UN VERO GIOCATORE Dimenticati i problemi con il minigolf, Enrico Lo Verso ammette di sentire il richiamo del fairway. Al punto che forse un domani... A

“A

vevo già problemi con il minigolf, quando da piccolo sfidavo mio fratello e i miei cugini... Figurarsi con il golf vero e proprio!”. A tirare fuori dalla scatola della memoria cosa gli evoca il nostro gioco è l’attore Enrico Lo Verso, tra i protagonisti di Marco D’Aviano, 11 settembre 1683, il film in costume per la regia di Renzo Martinelli, presto al cinema e in Tv. “Avevo dieci anni e abitavo ancora in Sicilia. A Mondello era diventata quasi una moda trascorrere le serate così, tra risate e punti al minigolf; ma non sono mai stato particolarmente bravo, forse perché ho sempre preferito gli sport di squadra. Con gli anni, però, le cose sono cambiate e di recente è subentrata un’altra immagine che mi fa pensare a questo gioco, un riflesso incondizionato attaccatomi da un caro amico, golfista entusiasta. Con lui vado sovente a fare passeggiate sui pendii montani e quando vede una distesa verde, prato o bosco che sia, non riesce a trattenersi e inizia a fantasticare sulla possibilità che quegli ettari vengano trasformati in meravigliose buche e bunker; oppure parte a raccontarmi di un circolo che gli ricorda quel particolare contesto naturale. Il risultato è che adesso, mentalmente, anche io abbino subito il verde al golf”. *** “Anni fa ho provato a tenere un driver in mano e, in un paio di occasioni legate ai consueti inviti dove mi succede di presenziare, mi sono ritrovato su un campo pratica a lanciare palline. Non è affatto facile, ma mi è piaciuto e ho capito che presto o tardi giocherò davvero. Anzi, a dispetto del fatto che sono un attore e solitamente seguo un copione, permettimi per una volta di andare a braccio e raccontarti come immagino il mio golf del futuro. Tanto per iniziare, sarà soprattutto in 70 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

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C I A C Q U A

concomitanza di un momento di ferie: non voglio stressarmi facendo l’equilibrista tra gli orari lavorativi e nemmeno con la necessità di fare risultato. Giocherò a golf per rilassarmi, per godere della natura facendo movimento e avere l’occasione di conoscere gente nuova proveniente da ambienti diversi. Immagino anche che non userò il golf car: mi piace camminare e siccome sono un buon passista non avrò problemi a reggere la fatica di quattro o cinque ore sul campo, nemmeno su quei percorsi tosti, quelli collinari, dove è faticoso tirarsi dietro la sacca tra ‘discese ardite e le risalite’. Male che vada, oltre a qualche bottiglietta d’acqua naturale, metterò in sacca delle buone barrette di cioccolata, che è l’unico alimento che mi restituisce energia immediatamente. Comunque, mi vedo certamente sul tee della 1 con Roberto Ciufoli (l’attore che impersonava il commissario in Notte prima degli esami, ndr), perché siamo soliti fare insieme le esperienze sportive di ogni genere. Con lui, infatti, ho provato anche a giocare a polo (e, tra l’altro, trovo che ci siano diverse similitudini tra queste due discipline). Dopo Ciufoli, mi piacerebbe ripescare un nome dal passato e fare un giro di golf con Paul Newman: reggere allo sguardo di quei suoi occhi di ghiaccio sarebbe comunque un allenamento”. *** “La cosa che mi piace maggiormente dell’ambiente golfistico è il bon ton che

si respira. Sperando che si mantenga sempre. Anzi, se devo farmi un augurio, è proprio quello di iniziare a giocare seriamente prima che le cose cambino anche nei circoli. Perché se quanto ti ho raccontato esprime il mio golf del futuro, il mio modo di vivere nel presente ricalca il golf come è oggi, dove buona educazione, regole e rispetto non sono ancora cadute nel dimenticatoio”. N Enrico Lo Verso


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GARLENDA,LA TUA SECONDA CASA Farsentireiproprisociinfamigliaèl’obiettivoprimariodelcircololigure.EilsuoPresidentelodimostraconentusiasmo D I

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H I A R A

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ichele Scofferi è Presidente del Golf Club Garlenda da un paio d’anni ma ha nella voce la grinta e l’entusiasmo di chi sogna in grande. Il “suo” campo, nell’entroterra di Alassio, ha visto succedersi diversi consigli nel corso degli anni e non sempre ha avuto vita facile. Scofferi è stato incaricato di “ricucire” gli animi dei soci dopo un momento particolarmente difficile e sta rimettendo insieme il circolo con grande determinazione. Con un’idea in mente: far sentire i suoi soci come a casa. In questi tempi di crisi, il vostro circolo sta attuando promozioni particolari? Devo essere sincero (pur con molta scaramanzia!), ad oggi non sentiamo la crisi. Anzi, abbiamo visto incrementare del sei per cento i nostri incassi rispetto all’anno record del 2010. Quindi non abbiamo pensato a misure speciali. Certo, riscontriamo una piccola diminuzione nel numero dei soci, ma credo che sia dovuta all’età media un po’ alta: dopo gli 80/85 anni, alcuni passano da socio effettivo a socio frequentatore. Ma non tutti; quest’anno, alla nostra abituale festa della Coppa degli Auguri, consegneremo una targa d’argento a ben cinque soci che diventeranno onorari in virtù della loro età: 90 anni e ancora giocano a golf! Cosa fate, invece, per i giovani? Abbiamo introdotto una novità importante nel nostro regolamento: l’iscrizione al Club dei Giovani under 18 non è più riservata solo ai figli o nipoti di soci ma è aperta a tutti! E abbiamo avuto un buon riscontro. Ci sono perfino dei ragazzi i cui genitori non sanno nemmeno cosa sia il golf... Lo stesso successo, però, non riusciamo a ottenerlo nella collaborazione con le scuole. Abbiamo sì proposto, attraverso la Regione, alcune visite al nostro club (anche guidate da un maestro), ma purtroppo non abbiamo gli spazi adeguati; in campo pratica ci sono 13 postazioni e non bastano per una scolaresca di 30 ragazzini! Negli anni passati, nella vostra squadra giovanile hanno militato giocatori forti come Matteo Delpodio e i fratelli Durante; e oggi? La squadra giovanile è il nostro chiodo fisso e investiamo parecchio nella sua 72 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

La buca 10 del percorso che si snoda fra ulivi centenari e pini marittimi. Sotto, il Presidente in campo.

preparazione. Direi che oggi è più che discreta, siamo nel gruppo di selezione A2 (prima eravamo in A4) e nella prima fascia del Trofeo Pallavicino. Abbiamo una sessantina di giovani, di cui almeno 15 davvero promettenti, di ogni fascia d’età. Abbiamo anche in preventivo l’acquisto di un mezzo di trasporto per accompagnare i ragazzi alle gare federali: è fondamentale per creare lo spirito di squadra. Il vostro circolo è particolarmente attivo anche con i “giovani” 30enni (la Coppa Ragno insegna). La Coppa Ragno è la testimonianza dello spirito del gioco e del piacere di ritrovarsi. Certo, con 600 soci non si può pretendere di essere tutti amici ma, a parte qualche eccezione, da noi c’è un ambiente ideale. Il nostro impegno è volto a riportare (o, forse, a mantenere) l’idea di un club vissuto come seconda casa. È più difficile che altrove, visto che da noi un buon 50 per cento di soci arrivano da Torino, Milano, Genova... praticamente è un secondo circolo, ma è bello quando vengono da noi per passare il weekend e a trovare gli amici. E noi gli facciamo trovare un club all’altezza: pulito e ben tenuto. A proposito di manutenzione, avete in programma qualche intervento particolare? Il nostro sogno è quello di rifare i green. Ma è difficile da realizzare perché avendo “solo” 18 buche e dovendo chiuderne 9 alla

volta per almeno tre o quattro mesi ci sarebbero dei problemi organizzativi. Quello che facciamo è una minuziosa cura di ciò che abbiamo e quando non sarà più possibile gestire i nostri green “vecchietti” (il più giovane ha 22 anni!), li rifaremo. I fairway invece sono meravigliosi: da due anni non eseguiamo più la chiodatura ma la carotatura e i risultati sono ottimi. Garlenda è un circolo che vive di gare. Siete sempre aperti tutto l’anno? Sì, tranne i mercoledì delle settimane non festive dal 1 ottobre al 30 aprile e 12 giorni a settembre per la manutenzione del campo. Chiudiamo per dare la possibilità di riposare ai nostri ragazzi (da noi lavora uno staff di 23 persone), e anche al campo! Qual è il plus di Garlenda? È un campo delicato, dal clima bellissimo e in cui sentirsi in famiglia. Questo è il presente. Per il futuro sogniamo un settore agonistico più avanzato grazie anche al ricambio generazionale. Ci piacerebbe diventare, tra qualche anno, la culla dell’agonismo in Liguria. Con le nostre strutture (un campo pratica molto tecnico e il golf indoor) vorremmo diventare il punto di riferimento dei giocatori più forti della nostra regione. Abbiamo già dei contatti con uno psicologo sportivo e stiamo pensando anche a un preparatore atletico nella nostra validissima palestra. Le idee in cantiere sono davvero tante! N


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ilpuntodi...

PROFESSIONISTAINCINQUEMOSSE “Voglio arrivare in Nazionale”: una richiesta che può spiazzare i genitori. Che, però, non sono soli. Federgolf ha messo a punto un programma di supporto per sostenere i giovani. Ecco come fare per entrare nel vivaio DI

ALBERTO BINAGHI,

ALLENATORE E RESPONSABILE TECNICO SQUADRA AZZURRA MASCHILE

“C

ari mamma e papà, vorrei tanto diventare un giocatore di golf. Mi potete aiutare?”. Questa ipotetica lettera la potrebbe scrivere qualunque ragazzino innamorato del golf. La base per il successo parte proprio da questo: i genitori. Tutti sanno che quello del genitore è il “lavoro” più difficile al mondo e quello con le maggiori responsabilità ed è per questo che lo ritengo di vitale importanza per la carriera del giovane atleta. Il supporto che si crea tra Fig e genitori è quindi biunivoco: i genitori aiutano la Federazione e la Federazione aiuta i genitori, ripagando i loro sforzi con il massimo dell’aiuto. Infatti, la Federazione negli ultimi anni ha investito moltissimo sui giovani e sta svolgendo un enorme lavoro, facendo passi da gigante e

possibili sui Tour maggiori, sia maschili che femminili. Per riuscire in questo intento, la Fig ha messo a disposizione degli atleti uno staff molto competente di professionisti. Ma serve anche qualcos’altro per partire con il piede giusto, per via dei problemi logistici costituiti dalle location dei club. Pochissimi sono infatti i campi facilmente raggiungibili da un ragazzo di 12/13 anni (con la bicicletta o i mezzi pubblici) ed è quindi indispensabile l’intervento dei genitori. Investimento di tempo più che di denaro. Con questo intendo dire che se un bambino dimostra di essere dotato, la Federazione farà in modo di garantirgli tutte le opportunità di allenamento e gioco possibili e si sostituirà alla famiglia nella gravosa parte economica.

appassionate di golf, che non hanno fatto mancare loro nulla dal punto di vista del tempo a loro dedicato in chiave sportiva. Uno dei ricordi più emozionanti della mia adolescenza è sicuramente l’attesa di papà sul green della 18 che, finita la gara, ci portava a fare 9 buche dal tee delle donne. È importante che i genitori comprendano che il livello di educazione fornito dal golf è superiore a quello fornito da altre attività ludiche. I ragazzi sono messi a contatto con diverse tipologie di età, dai coetanei ai più grandi, agli allenatori e, molto spesso, a compagni di gioco adulti. E questo dà loro la possibilità di crescere e maturare più velocemente. Basti pensare al rispetto delle regole e all’etichetta, che sono i fondamentali del gioco del golf.

offrendo una possibilità unica ai ragazzi. Uno sforzo ripagato dagli ottimi risultati del settore dilettantistico, dai successi dei Molinari, di Manassero, di Gagli e dei neopromossi Pavan, Colombo e Tadini. L’obiettivo di tutto il movimento è quello di aiutare gli atleti a esprimere il 100 per cento del proprio potenziale, educarli dal punto di vista sportivo e mentale e, fine ambizioso, quello di portare quanti più pro 74 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

PRIMO PASSO: LA DISPONIBILITÀ DEI GENITORI Alla base del successo di un ragazzo ci sono quindi i genitori. È fondamentale la disponibilità della famiglia a rinunciare a parte del proprio tempo libero per portare i ragazzi a giocare e inseguire il loro sogno. Gli esempi più lampanti sono i fratelli Molinari e Matteo Manassero, che sono cresciuti in due famiglie molto

foto Getty Images

foto Getty Images

Alberto Binaghi guida gli ultimi passi dell’amateur Matteo Manassero verso il professionismo: siamo ad Augusta, è il 2009.


foto Claudio Scaccini

SECONDO PASSO: LA PREPARAZIONE DEL MAESTRO Il secondo step, estremamente importante, è rappresentato dal maestro di circolo. Non solo deve essere preparato, ma deve essere anche guidato dalla passione per l’insegnamento verso i giovani, trovare il tempo di portare l’allievo in campo e non limitarsi alla singola lezione settimanale. TERZO PASSO: L’ATTEGGIAMENTO DEL CIRCOLO La terza cosa da tenere presente è il circolo di appartenenza. È fondamentale che il club non esalti i ragazzi dopo i primi successi, ma li aiuti mettendo a loro disposizione un efficiente Club dei Giovani, che insegni loro i fondamentali dello swing e del gioco corto. QUARTO PASSO: L’INTERVENTO DELLA REGIONE Infine, va sottolineata l’importanza della Regione. Dopo gli sforzi del circolo, sta al settore regionale occuparsi dei ragazzi, del loro miglioramento e della loro crescita. A proposito, cito gli sforzi di Gino Pellizzari che ha svolto e sta svolgendo un grande lavoro per la Regione Lombardia. Gino ha tanta passione e l’entusiasmo di un ragazzino, oltre che idee all’avanguardia. Il Comitato Regionale Lombardo oltre ad allenare fisicamente i ragazzi, controlla anche che vengano svolti gli allenamenti a casa, testando gli atleti più volte. Ancor più importanti sono gli incontri organizzati fra genitori, circoli e psicologo sportivo. Il genitore ha così la possibilità di informarsi su quale sia il miglior modo di interagire con il proprio figlio (in campo sportivo, ovviamente). QUINTO PASSO: L’ARRIVO IN NAZIONALE Se i passaggi precedenti sono stati rispettati, il ragazzo arriva in Nazionale intorno ai 14 anni, con una buona personalità e già pronto per le competizioni di livello internazionale. Il lavoro del mio staff consiste nell’individuare dal parco Brevetti i ragazzi più dotati, allenarli attraverso un intenso programma di corsi invernali, portarli ai vertici dei ranking amateur e prepararli al difficile passaggio al professionismo, dove verranno affidati alle esperte mani di Massimo Scarpa, responsabile tecnico della squadra nazionale professionisti. Per concludere quindi direi: diamoci da fare e cerchiamo di dare ai ragazzi la possibilità di allenarsi anche durante la settimana, quando i campi da golf sono praticamente vuoti. La Federazione è pronta ad aiutare ogni famiglia e il primo passo non tocca a noi... N

Alberto Binaghi, qui recentemente ritratto a Varese, invita i genitori a sostenere la passione dei propri figli per il golf.

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CERTOCHE CIARRIVO! “Ci arrivo, ci arrivo...”: grazie a questa certezza, moltissime palline sono in acqua o nella sabbia. 76 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Metro alla mano, abbiamo dimostrato una verità che nessuno vuole sentire: la maggior parte dei golfisti è convinta di avere uno yardage molto superiore a quanto poi, nella realtà, riesce a fare. Una sopravvalutazione delle proprie capacità che spesso si traduce in score inguardabili. Sarebbe meglio un po’ di modestia, per poter correre ai ripari DI

KIT ALEXANDER


A volte, la discrepanza tra la distanza che si crede di poter raggiungere e quella effettivamente coperta è imbarazzante.

L

a scena l’hai vissuta spesso, ammettilo: con un gran bel drive hai preso il centro del fairway e, mentre cammini verso la palla, il pensiero di un birdiecapolavoro ti balena per la mente. Alla peggio - ti convinci - fai par. Appoggi la sacca e dai una veloce occhiata al paletto dei 150 metri, che è giusto un paio di metri dietro di te: “148 metri, perfetto”, dici tra te e te per farti forza. Prendi in mano il tuo ferro 6, tanto sai che con quel bastone ne fai almeno 145 di metri. Colpo perfetto, contatto solido e palla verso l’asta. Con grande soddisfazione la segui in volo, con il tarlo del birdie che ormai è prepotente nella tua mente e pregusti già un dolce atterraggio a un metro dalla buca. Solo che... la palla è corta; è dannatamente corta. Altro che un metro dalla buca; sei a cinque metri dal green e a ben venti dall’asta. Un approccio a correre così e così, un putt da due metri che prende il bordo e un tap-in. Esci dal green con un cinque, pensando a come hai fatto a trasformare un’ottima occasione da birdie in un fastidioso bogey. La risposta è semplice e impietosa: non hai la minima idea delle

distanze che sai fare e basi il tuo gioco su quelle che “credi” di saper fare. E questo si ripercuote sempre sul tuo score. Moltiplica l’esempio fatto per le 18 buche e ottieni un risultato disastroso. A parziale consolazione sappi che sei in buona compagnia: sono moltissimi, infatti, i giocatori che non sono per nulla certi delle loro distanze. IL TEST DELLA VERITÀ (AMARA) Questa analisi crudele deriva da un test che abbiamo fatto durante l’estate, quando abbiamo confrontato la “teoria” e la “pratica” di nove giocatori, con handicap tra 4 e 28. Anzitutto abbiamo chiesto loro quanto contassero di coprire con il pitch, il ferro 7 e il driver. Dopo un adeguato riscaldamento abbiamo fatto tirare loro cinque colpi con ogni bastone e registrato la media delle varie distanze. Poi siamo passati al confronto della media realizzata con la loro previsione dichiarata in precedenza e... apriti cielo: nessun giocatore ha azzeccato le tre distanze entro cinque metri, anche se va detto che i risultati hanno dimostrato quanto la conoscenza delle proprie effettive capacità sia realmente

collegata all’handicap. I due giocatori che hanno indovinato due distanze su tre sono entrambi hcp 5; al contrario, i due giocatori che non hanno indovinato nessuna distanza sono stati i due handicap più alti (20 e 28). Su un totale di 27 previsioni, solo cinque erano entro i cinque metri da quanto dichiarato. Un range di cinque metri a prima vista potrebbe sembrare troppo severo, ma talvolta fa la differenza tra un putt per il birdie e una palla in bunker. Come ogni golfista ben sa, i margini sono sempre piccolissimi, altro che cinque metri. Continuiamo? Ok: quattro giocatori su nove erano fuori di almeno 10 metri nella previsione del ferro 7, e questo significa scegliere un bastone completamente sbagliato in campo. Un giocatore, peraltro bravo, ha cannato addirittura di 17 metri! Aumentare la precisione e la consistenza con i ferri medio-lunghi è fondamentale per scendere di handicap. Infine, la maggior parte dei nostri tester ha sbagliato per eccesso, molto eccesso, anche le distanze con il driver. E in alcuni casi (si pensi ad esempio a un dog-leg), questo può essere un errore molto grave. ® DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 77


iDOSSIER

CERTOCHECIARRIVO!

Conoscere bene le tue reali capacità con ogni ferro ti permette di ridurre score e handicap. ® E TU TI SEI MAI POSTO IL PROBLEMA?

Il nostro test è per forza di cose “amatoriale” e un po’ improvvisato, dal momento che il campione esaminato (nove giocatori) è davvero esiguo. Ma è indicativo di una mentalità diffusa. Non abbiamo certo la pretesa di formulare giudizi, ma vogliamo solo invitarti a riflettere sull’importanza di conoscere bene le tue reali distanze, che di solito non sono mai quelle che pensi di riuscire a fare. Sembra che la maggioranza dei giocatori non abbia un’idea precisa del proprio “yardage” e, se anche lo conosce per qualche bastone, per l’intera sacca è notte fonda. Il numero di giocatori che usano il GPS è in costante crescita, ma questo si

rivela assolutamente inutile se non si sa quanto si è in grado di fare con una buona approssimazione. È inoltre importante capire che “essere lunghi” non significa necessariamente “essere forti”; quindi lascia tranquillamente il tuo ego in club house. Si tratta solo di mandare la palla in buca col minor numero di colpi possibili e questo va a braccetto con la consistenza e la conoscenza del proprio gioco. Qualunque sia il tuo livello, se hai ben presente la distanza che fai con ogni bastone, giocherai meglio, sarai più sicuro e il tuo handicap si abbasserà. Ti abbiamo convinto? Allora scopri nella pagina di destra come conoscere le tue distanze per migliorare davvero il tuo score. N

Questi i risultati del nostro test... Giocatore hcp N.R. C.T. P.C. S.M.C. D.A. R.A. I.B. S.B. I.C.

28 20 16 16 11 10 5 5 4

PITCHING WEDGE Distanza in metri prevista raggiunta 68 63 90 99 90 102 122 126 108 94 95 95 104 99 108 104 122 118

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FERRO 7 Distanza in metri prevista raggiunta 108 93 126 136 126 130 144 162 144 136 126 133 135 134 135 132 144 157

DRIVER Distanza in metri prevista raggiunta 135 141 182 170 180 191 225 206 191 187 191 184 207 206 207 202 207 234

...e queste le medie dei pro Bastone Driver Legno 3 Legno 5 Ibrido Ferro 3 Ferro 4 Ferro 5 Ferro 6 Ferro 7 Ferro 8 Ferro 9 Pitching Wedge

Distanza in metri 243 219 207 203 191 183 175 165 145 144 134 123


SEMPRE PRECISOIN 5MOSSE

1. USA LA TECNOLOGIA SEMPRE PIÙ PRECISO Usare un GPS implica sapere sempre le distanze perfette. Con il tempo e l’allenamento ti aiuta a pianificare la strategia per ogni buca.

Scoperto l’errore, passiamo alla correzione: segui queste indicazioni e il tuo score ti ringrazierà 2. CONOSCI TE STESSO

3.TIRA LUNGO UN FERRO IN PIÙ Se sei incerto tra due bastoni, scegli il ferro più lungo. Non c’è motivo di usare quello più corto: la maggior parte degli ostacoli sono davanti al green, non dietro.

SII ONESTO Porta sempre con te l’elenco delle tue distanze. E basati solo sulla loro media, non sulle migliori che hai raggiunto.

4. SII VERSATILE

5. PIANIFICA IL GIOCO TUTTO CONTA Non sottovalutare i cambi di elevazione, di vento, di temperatura. Ogni condizione, insomma. Abituati a registrare sia le distanze estive sia quelle invernali. E portale in campo con te (v. punto 2). E, ovviamente, pratica anche quando c’è vento, non solo quando il tempo è bello.

GIOCA CON LA TESTA Conoscere bene le tue distanze ti permette di evitare gli ostacoli. A volte, stare 15 metri corto ti offre un fairway più largo.

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CERTOCHECIARRIVO!

Tra laser e GPS anche la scienza è sul tee Non è necessario essere dei campioni per beneficiare della tecnologia. Oggi telemetri e software aiutano davvero tutti nelle prestazioni, indipendentemente dal proprio livello di gioco. Ma si basano sempre su un valore di partenza, che devi conoscere: la tua distanza

C’

è uno strumento che negli ultimi anni ha contribuito in modo determinante a migliorare il gioco di molti golfisti. Il telemetro al laser è spesso parte integrante della sacca ed è in grado di levarti ogni dubbio. Non c’è niente di peggio che tirare un colpo perfetto, dritto all’asta, e vederlo cadere venti metri corto (o lungo). Con il laser, invece, hai la certezza che, con un buon colpo, troverai la

Una volta che conosci bene le tue reali distanze, laser o gps diventano strumenti di grande aiuto.

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palla vicina all’asta. Al contrario, se non sei sicuro delle distanze (sia quella che ti manca alla buca sia quella che sai coprire) può accadere di tutto. Molti infatti decidono la loro strategia basandosi su una valutazione spesso errata delle distanze e il gioco si fa inevitabilmente impreciso. Il laser elimina tutti questi problemi. In seconda battuta, si può ripiegare su un GPS, che però non ha la stessa valenza del

telemetro. Mentre quest’ultimo è più adattabile e fornisce l’esatta distanza del colpo da eseguire, il GPS offre solo la distanza dall’inizio, dal centro e dal fondo del green e pertanto non è ottimale se si vuole cercare la bandiera. A fronte di ciò, però, il GPS è più indicato per gli handicap più alti: è più semplice da usare e non richiede la mano ferma che invece è necessaria per il laser. N


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ISEGRETIDEL GIOCOCORTO Vuoi abbattere per sempre il tuo score? Un team di campioni ti insegna come cavartela in ogni situazione. Giocarla per credere J O E L TA D M A N – F O T O D I J A M E S C H E A D LE E H O WA R D B O Y L A N D DI

Q

ual è la differenza tra un forte amateur e un pro del Tour? Forse quei dieci metri in meno dal tee? O quel paio di green in regulation in più a giro? Elementi che certamente aiutano, ma non fanno una differenza così marcata. Ciò che separa i pro del Tour dal resto del mondo è la loro abilità di fare score. E con questo si intende la loro capacità di salvare il par quando il bogey sembra ormai certo, o restare sotto par giocando tutt’altro che bene. Come fanno? Proviamo a capire da vicino i loro “segreti”, analizzando le statistiche dei bravissimi dell’European Tour nel gioco corto (aggiornate al 23 novembre). Segui i consigli di Luke Donald, Retief Goosen, David Horsey, Rhys Davies e Alvaro Quiros e vedrai il tuo score “dimagrire” parecchio. N

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ISEGRETIDELGIOCOCORTO

SETUP

LUKE DONALD

Mettila vicina, anche da un lie difficile Nel gioco corto, il Numero Uno del mondo Luke Donald è tra i migliori in assoluto. Gli approcciatori più bravi sono in grado di usare il bounce del wedge e il pieno loft del bastone. Con il suo coach americano Pat Goss, Donald ha lavorato sull’anticipo della faccia del bastone rispetto alle gambe all’inizio del downswing. Ha inoltre migliorato il suo impatto, cercando prima la palla e poi il terreno, con il bounce del wedge che sfiora la superficie del campo. Provaci anche tu.

Schiena e shaft paralleli Per sfruttare il bounce e il loft del bastone è importante posizionarsi in avanti. Inoltre, io impugno il bastone leggermente più corto. Nota come l’angolo della mia colonna vertebrale combacia con l’angolo di inclinazione dello shaft, cosa fondamentale quando si approccia.

IMPATTO LUKE DONALD STATISTICHE 11* RO EU PEAN TOUR 20 .3% (5º) 76 n: tio la Green in regu (1º) Media score: 69.24

Sfrutta il bounce Nell’approccio, porto il bastone dall’alto del backswing al basso attraverso l’impatto, accarezzando il terreno davanti alla palla con il bounce: è molto importante venire verticali per permettere al loft del bastone di creare il loft del colpo.

MANTIENI IL LOFT Per mantenere il bastone in piano, uso solo le braccia. La faccia del bastone è rivolta verso l’alto. Ti faccio notare che ho mantenuto il polso sinistro nella stessa posizione in cui era nel momento dell’address. RESTA FERMO Durante il backswing, cerco di rimanere il più fermo possibile. Il mio petto ruota pochissimo durante il movimento delle braccia. Sfrutta la testa del bastone per traslare il peso attraverso il colpo. 84 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


RETIEF GOOSEN

POSIZIONE

Fuori dal rough Anche i migliori del mondo mancano i green. E quando questo succede, le statistiche indicano che nessuno è migliore di Retief Goosen. Forse questo è dovuto al suo desiderio di mandare in delirio il pubblico con uno splendido colpo di recupero. “Credo che sia perché adoro la sfida”, sostiene. “La chiave sta nel scegliere il colpo giusto in relazione al lie ed essere un buon puttatore”. Se sei finito nel rough alto, non basta tirare fuori la palla; è importante farlo bene. Per prima cosa, “The Goose” ti fa vedere come.

RESTA CONCENTRATO Focalizzati sulla palla. Molti amateur alzano la testa e fanno un top. Mettiti in una stabile posizione di partenza, con una leggera apertura delle ginocchia verso l’esterno (ma appena accennata) e limita al massimo il movimento del corpo.

Non avere fretta Il lie detta il tipo di colpo da giocare. Perciò, studialo bene. Devi giocare il colpo che dia il risultato migliore, non necessariamente quello che sembra più bello. Io, ad esempio, cerco di evitare il lob dal rough alto perché non posso sempre garantire un buon impatto.

BACKSWING

Tieni i polsi davanti Fletti i polsi all’inizio del backswing. Questo aiuta a rendere più verticale l’angolo d’attacco e aumenta la velocità del bastone. Io provo sempre ad aumentare la velocità della faccia del bastone. Cerca uno swing più veloce rispetto a quando sei in fairway. Fai più o meno come se fosse un colpo dal bunker.

TIENI FORTE IL GRIP Posiziona la palla al centro dei piedi con la faccia del bastone leggermente aperta perché tenderà a chiudersi. Io faccio resistenza girandomi attraverso l’impatto grazie alla maggiore pressione del grip.

RETIEF GO STATISTICHE EURO OSEN PEAN TO Up&Down: 66.1% UR 2011 (1 Putt per giro: 28,2 º) (1º) Putt per Green in regulation: 1.7 One putt per giro 19 (3º) : 6,57 (6º)

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ISEGRETIDELGIOCOCORTO

SCELTA

Adesso falla rotolare “L’approccio a correre di solito non richiede necessariamente l’utilizzo di un determinato bastone”, assicura Goosen. “Quando sono intorno al green ci sono almeno quattro o cinque bastoni che posso usare in relazione al lie, la posizione della buca e le pendenze davanti a me. Invece vedo troppo spesso gli amateur puntare su un’unica scelta, che certamente funziona in alcune situazioni, ma non necessariamente in tutte. In altre parole, ogni circostanza ha il suo colpo...”.

L’IMPORTANZA DELL’IMPATTO Un buon impatto garantisce un buon colpo. Migliorando l’impatto diventerai più consistente perché lo spin e il rotolo diventeranno più prevedibili. Il movimento è lo stesso del putt.

Lascia stare il loft Intorno al green, la maggior parte degli amateur che vedo nelle Pro-Am usa solo il sand wedge, anche dal fringe. Invece, da un buon lie e con tanto spazio per lavorare la palla, falla rotolare molto con un ferro 7.

SETUP

Grip corto uguale controllo Ricorda sempre di impugnare il bastone molto corto. Questo ti permetterà maggior controllo e starai così più vicino alla palla. Io arrivo ad avere il mio pollice destro in fondo al grip.

BACKSWING MAGGIOR ROTOLO Posiziona le mani leggermente in avanti e mantieni la posizione anche all’impatto spingendola in avanti. La palla coprirà almeno l’80 per cento del tragitto verso la buca.



Simile al putt L’approccio a correre non richiede un angolo di attacco verticale con l’azione dei polsi. L’angolo dev’essere molto più debole e la tua azione di conseguenza dev’essere molto più simile a quella del putt, controllata dalle spalle.

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Così puoi fare la differenza “Una cosa che ho notato negli anni”, racconta Goosen, “è la tendenza degli amateur a cercare putt corti. Quando poi la situazione si fa seria, spesso li sbagliano a causa della mancanza di esperienza. Prendi questa buona abitudine: cerca di imbucare indipendentemente da quanto sia distante l’ultimo putt. Solo perché sono corti, non significa che siano facili!”.

SEGUI CON GLI OCCHI Nei putt corti muovo gli occhi, non la testa. Pertanto, seguo la linea del putt solo con lo sguardo. Questo mi aiuta a mantenere l’allineamento del bastone.

UNA RACCOMANDAZIONE Una volta che ti sei assicurato di esserti allineato bene, non manipolare la faccia del bastone o il colpo a destra o a sinistra, perché ti renderà incostante. Aggiusta il tuo allineamento solo nei putt corti.

ALLINEAMENTO



Tieni ferma la testa Quando giri la testa per guardare il putt, il tuo allineamento e la percezione di esso possono essere alterati poiché il tuo sguardo non viene da dietro la linea. Tieni ben presente questo “fuori asse”, che invece spesso viene sottovalutato.

COLPO

Sii dolce La chiave nei putt corti è mantenere un movimento dolce, lento e costante unito a una forte solidità. Mai accelerare. Tenere la testa sopra la palla dopo l’impatto aiuterà a mantenere il putt square.

BELLY PUTTER

Prova con quello lungo Ho scoperto come aumentare la mia consistenza dai tre metri in giù grazie al belly putter. Ho trovato più facile mantenere il putt in linea. Lo uso ormai da un anno e mezzo ed è diventata la parte migliore del mio gioco, lo raccomando a chiunque.

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ISEGRETIDELGIOCOCORTO DAVID HORSEY

Tre elementi da non dimenticare Puoi imparare davvero molto dalla semplice ed efficace routine di David. Gli amateur spesso si perdono in troppi tecnicismi, mentre se lasciassero semplicemente “andare” il putt senza troppe paranoie, migliorerebbero parecchio. Le tre cose che devi considerare sono: il tuo colpo, la lettura del green e il pace. I tre elementi fondamentali del putting dalla distanza.

PUNTO DI VISTA Non è necessario guardare direttamente dietro la buca in linea con la palla. Guarda piuttosto dietro la buca in linea con quello che tu pensi sarà il percorso della palla verso la buca. Questo ti aiuterà a visualizzare il percorso - e il pace - del colpo.

SETUP

QUELL’ULTIMO METRO Guarda prima da davanti poi cammina intorno al lato basso del putt e vai fino a dietro la buca. Io faccio così per capire meglio i movimenti della palla nell’ultimo metro. Tieni le spalle square Per creare il giusto arco del colpo è cruciale avere le spalle square. Mi posiziono con la palla appena più avanti del centro dei piedi e la colpisco dal basso verso l’alto in modo da farla rotolare al meglio. PERCHÉ DAL BASSO? È importante che negli ultimi due metri la linea sia corretta perché, rallentando, la palla prenderà più pendenza. Guardando dal lato basso avrai una migliore sensazione della pendenza, in salita o in discesa.

POSIZIONE

Usa l’occhio dominante Il mio occhio dominante è quello sinistro quindi lo posiziono esattamente sopra la palla. Al contrario, coloro il cui occhio dominante è il destro dovrebbero portare la palla leggermente più indietro. Questa tecnica mi permette di allinearmi in un modo più corretto. 88 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


FAI UN PAIO DI PROVE Mi piace fare una prova di swing guardando la palla e, subito dopo, una seconda prova guardando la buca. In questo modo mi assicuro che la lunghezza del mio swing sia corretta e acquisisco un’impressione utile per la distanza.

DAVID HORSEY STATISTICHE EUROPEAN TOUR 20 Putt per giro: 28.9 11 (10º) Putt per Green in regulation: 1.7 52 (14º)

ALLINEAMENTO GIOCO DI POLSO Mi piace sentire i polsi solidi durante tutto il colpo, anche nei lunghi putt; questo mi aiuta a controllare la velocità. In questo modo è solo la lunghezza dello swing che decide la velocità del putter.

Sfrutta la linea Non tutti i giocatori lo fanno, ma io utilizzo una linea sulla palla che punto dove voglio che parta il colpo. È importante fidarsi della linea che hai scelto. E ti aiuta a non ripensarci una volta che sei sulla palla.

GRIP

Prova il doppio overlap Mi piace il doppio overlap perché posiziona le spalle square, aiutandomi a semplificare il colpo e renderlo più consistente. Provalo: all’inizio potresti perdere un po’ di feeling, ma nel lungo periodo migliorerai senz’altro.


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ISEGRETIDELGIOCOCORTO RHYS DAVIES

Un birdie dietro l’altro Il gallese Rhys Davies è considerato uno dei migliori puttatori del Tour e, se ti capita di vederlo in azione, non perdere l’occasione di studiare bene il suo gioco. Il ritmo e il flusso del suo putting sono unici e sono qualcosa cui ogni dilettante deve aspirare. Un gioco corto eccezionale che ha contribuito al suo primo trionfo al Trofee Hassan II l’anno scorso, insieme a cinque Top Ten.

IL GIUSTO PACE Sono convinto che puttare sia solo una questione di pace. Anche dalla corta distanza hai molte più possibilità di imbucare se la velocità del putt è quella giusta; e questo non cambia se il putt è in salita o in discesa.

LETTURA DEL GREEN

IL GIOCO DELLE PENDENZE Un buon pace “ingrandisce” il bersaglio. Con un putt in piano l’ideale è passare la buca di 40 cm. Questa distanza diminuisce in discesa e aumenta in salita.

Sii preciso e concentrato Sii molto preciso con il punto in cui vuoi che vada il colpo, non si tratta solo di andare verso la buca e, per giunta, dalla parte migliore: devi concentrarti proprio sul punto in cui vuoi che la palla entri in buca. Fissalo, presta attenzione a ogni eventuale minima imperfezione del terreno e colpisci. Se sei concentrato, abbatti il margine di errore. 90 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


RHYS DAVIES STATISTICHE EUROPEAN TOUR 20 Putt per giro: 29.2 11 (33º) Putt per Green in regulation: 1.7 67 (41º)

CONTROLLA L’AZIONE Devi mantenere invariata la posizione delle braccia, controllando l’azione solo con le spalle. Questo mi aiuta a tenere il putter vicino al terreno colpendo la palla dal basso verso l’alto.

VIA OGNI TENSIONE Un buon colpo non ha tensioni di sorta. Se stai troppo piegato, rischi di risultare troppo teso. Invece, stai alto con le braccia distese in modo naturale: sarai molto più fluido.

LA POSIZIONE DEGLI OCCHI

Fissa la palla dall’alto Mi piace mettere gli occhi esattamente sopra la palla. O appena all’interno, ma proprio di poco. Invece se sei troppo piegato o le tue ginocchia sono troppo flesse, gli occhi si allontanano dalla pallina e non riesci a guardarla al meglio.

LA POSIZIONE DELLA PALLA

Fai come se fosse un driver Io tengo la palla in una posizione simile a quella che uso con il driver perché mi piace colpirla dal basso verso l’alto per farla rotolare bene. Infatti, se la palla è troppo indietro è facile schiacciarla, causando dei rimbalzi.


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ISEGRETIDELGIOCOCORTO

BACKSWING

ALVARO QUIROS

La sabbia non è un problema Tutti sanno che lo spagnolo Alvaro Quiros è famoso per le sue lunghe distanze. Ciò che molti invece ignorano è che è anche uno dei migliori dal bunker. La sua predisposizione sulla sabbia l’abbiamo notata anche all’inizio di quest’anno, con la vittoria al Dubai Desert Classic, la sua quinta vittoria sull’European Tour. Ci ha dato qualche consiglio...

ALVARO QUIROS STATISTICHE 11 EUROPEAN TOUR 20 Up&Down dal ) bunker: 52,4% (97º

Tieni il peso a sinistra Durante il backswing, il peso declina sul lato sinistro in relazione al punto di contatto con la sabbia, che dovrebbe essere intorno ai 5 cm prima della palla. Spezzare i polsi mi permette di dare velocità alla faccia del bastone attraverso l’impatto.

ALL’APICE

Controlla il piano dello shaft La lama è molto aperta e crea così il massimo loft per superare i bordi che troviamo sul Tour. È altrettanto importante il piano dello shaft, guarda come punta alla palla. Quindi tutto ciò che faccio è raccogliere la palla ruotando il corpo.

IMPATTO TIENI LO SHAFT VERTICALE Generalmente il mio setup prevede la palla appena più avanti e il peso appena declinato a sinistra. Nota come lo shaft sia quasi verticale e la faccia del bastone aperta di 30°.

COMANDA IL BOUNCE La posizione del peso crea il corretto angolo di attacco per la faccia del bastone attraverso la sabbia. La posizione di palla, shaft e faccia del bastone è collegata, in modo che il bounce e la soletta agiscano correttamente. 92 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Tieni bassa la lama Io cerco sempre di mantenere il mio ginocchio sinistro flesso attraverso l’impatto. Questo mi aiuta a mantenere il peso sulla parte sinistra e tiene bassa la lama attraverso la sabbia, dandomi un punto di contatto consistente dietro la palla, insieme al cuscinetto di sabbia che la lancerà fuori dal bunker.


NUOVI PRODOTTI 2011 laTECNICAdi

ILROUGHNONÈ PIÙUNPROBLEMA Hai mancato pesantemente il fairway? Coraggio: gli ibridi moderni permettono di raggiungere il green anche da posizioni impensabili. Ma da soli non bastano, bisogna anche sapere come fare. E Jacquelin ora te lo spiega DI

RAP HAEL JACQ UELIN –

L’

FOTO DI

H O WA R D B O Y L A N

avvento degli ibridi ha reso la vita molto più facile ai golfisti (amateur o pro che siano). Ecco un esempio lampante: siamo circa a 185 metri, con la palla in un fitto rough. “Quando sono arrivato sul Tour, nel 1998, in questa situazione avrei dovuto tirare un ferro 2 o un 3, ma in quelle condizioni e con quei materiali sarebbe stato difficile riuscire a ottenere un contatto solido e un volo efficace. Oggi, con la testa compatta e rotonda del mio TaylorMade Rescue, è tutta un’altra storia. Ovviamente non posso cercare l’asta, ma con qualche piccolo aggiustamento tecnico potrò vedere la palla arrivare fino in green. E, con il giusto bastone e questi consigli, lo puoi fare anche tu”. N

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CERCA UN ANGOLO D’ATTACCO PIÙ VERTICALE E CONTROLLA LA FACCIA DEL BASTONE Oggi il design dei rescue permette di poter schiacciare la palla e vederla comunque decollare parecchio; non male quando c’è l’erba che rallenta molto la velocità.

POSIZIONA LA PALLA INDIETRO Se fossi in fairway posizionerei la palla più o meno in centro, favorendo leggermente il lato sinistro. Ma da un lie così complesso come il rough, la muovo di qualche centimetro più indietro, fino a che non raggiunge il centro del mio stance o, addirittura, oltre la metà verso destra. Questo anticipa l’impatto nell’arco dello swing e rappresenta il modo più facile ed efficace per avere un angolo più verticale. In aggiunta, sposto leggermente il peso sulla parte sinistra del corpo.

IL SEGRETO È TENERE FLESSA LA SCHIENA Per eseguire correttamente questo colpo, è necessario comprendere la relazione che esiste tra l’angolo della schiena e l’angolo d’attacco. Durante lo swing, le spalle ruotano sull’asse della colonna vertebrale. Più è dritta la schiena, più piatto sarà il movimento delle spalle e quindi lo swing. Ma non è ciò che ci serve in questo caso, in cui l’angolo d’attacco deve invece essere verticale. Questo deriva solo da un movimento più stretto e, quindi, da una schiena più piegata. Qui utilizzo uno shaft tra le mie spalle per dimostrare la necessità di una rotazione più stretta. Nel backswing, mentre le mie spalle ruotano intorno alla colonna vertebrale, la spalla sinistra si porta sotto il mento.

Impugnando il rescue, questo angolo di rotazione vede il bastone iniziare la salita più verticalmente, ideale per creare un avvicinamento alla palla dall’alto.

IMPUGNA CORTO Cerco di impugnare il bastone leggermente più corto, accorciando il rescue di due o tre centimetri. Questo porta due vantaggi chiave: 1. Mi offre più controllo, che è importante quando il rough chiude la faccia del bastone all’impatto. Inoltre stringo con più forza la mano sinistra per ovviare allo stesso problema. 2. Mi obbliga a piegarmi di più sulla palla e un angolo della schiena maggiore permette un bastone più verticale. Che è proprio ciò che ci serve per tirare fuori la palla da questa situazione.

Nel downswing, può succedere di raddrizzarsi e perdere questo angolo d’attacco, nella “frenesia” di portare la palla fuori dal rough. Fare questo, però, comporta un appiattimento del piano dello swing. Pertanto, cerca di mantenere la schiena sempre piegata per tutto l’arco dello swing, allenandoti con un bastone tra le braccia, come in foto.

Un altro trick è cercare di mantenere il bacino all’infuori; se sparisce sotto i tuoi fianchi, significa che l’angolo della schiena è andato perduto. E con lui, pure quello d’attacco. DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 95


NUOVI PRODOTTI 2011 EVITA ONDEGGIAMENTI DEL CORPO I movimenti laterali – che spostano la tua testa durante lo swing – sono un altro aspetto che appiattisce il tuo swing. Ricordati che il tuo bastone deve schiacciare la palla, non sollevarla. Io cerco un movimento di sola rotazione, senza spostamenti verso destra; il mio peso rimane equamente distribuito per tutto il backswing, senza mai preponderare verso la parte destra. Inoltre, mi piace fare uno swing compatto. Un backswing troppo lungo potrebbe compromettere gli angoli del corpo così importanti all’address. Portare le mani molto oltre l’altezza dell’orecchio destro non ti servirà a nulla.

RESTA IN LINEA Gli spostamenti laterali possono essere utili dal tee, quando devi colpire la palla dal basso. Ma se cerchi un impatto verticale, ruota intorno a un punto fisso.

COSÌ SUPERI IL FASTIDIO DELL’ERBA Per un colpo veramente efficace da questo lie, la tua azione deve resistere alla forza dell’erba che proverà a chiuderti la faccia. È necessario avere i polsi solidi, come in un punch shot. Lo sentirai mano a mano che ti avvicinerai all’impatto verticale. Dopo il contatto, cerca di ampliare lo swing, regola peraltro sempre valida per una buona azione attraverso la palla. Diciamo che non è molto diverso dallo schiacciare un wedge, dove l’ampiezza del colpo c’è solo dopo l’impatto.

PRE-IMPATTO Tieni un downswing stretto, man mano che ti avvicini alla palla.

POST-IMPATTO Ecco l’estensione: darà potenza al tuo colpo.

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TECNOLOGIA

ACCORCIA IL FOLLOWTHROUGH Favorisci il punch accorciando il followthrough; sfrutta quella pressione extra nella mano sinistra fermando le mani all’altezza del collo. Accorciare il followthrough in questo modo è un ottimo metodo per mantenere verticale l’angolo d’attacco, poiché aiuta a schiacciare la palla dopo l’impatto mantenendo basso il finish.

QUELLA FACCIA COSÌ “SIMPATICA”

PER FARLA BREVE Comincia lo swing avendo già bene in mente l’idea di accorciare il followthrough: ti manterrà basso e fermo.

Raphael utilizza il Rescue TaylorMade R11. Il Rescue R11 è dotato della Flight Control Technology, che permette al giocatore di decidere l’angolo di lancio con un set-up personalizzato aggiustando il loft di un grado. La faccia sottile e leggera della testa del bastone favorisce la velocità nello swing. “Questo rescue è uno dei bastoni più semplici con cui lavorare la palla”, ammette Raphael, “e questo grazie ai pesi neutrali”. Inoltre, il colore bianco contrasta con l’erba, rendendolo uno dei più facili in commercio. Il bastone è disponibile nelle versioni da 16º, 18º, 21º e 23,5º con lo shaft Aldila Rip o con versioni TP per i migliori giocatori.

LA SACCA DI RAPHAEL

I Driver: TaylorMade R11, 9.0º I Legno 3: TaylorMade Burner Superfast, 15º I Utility: TaylorMade 11 TP, 18º I 3-PW: TaylorMade, Tour Preferred MC I Wedge: TaylorMade, xFT TP 52º e 58º I Putter: TaylorMade Ghost Maranello 8 I Palla: TaylorMade, Penta TP I Scarpe: Adidas Tour360 ATV

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laSTRATEGIA

DI

C O S TA N T I N O R O C C A –

FOTO

GETT Y IMAGES

UNGIOIELLO FRAIGRATTACIELI Contornato dallo skyline di Dubai, il Majlis Course ospiterà, la prima settimana di febbraio, la 23ma edizione del Dubai Desert Classic

I

l Majlis Course, percorso di punta dell’Emirates Golf Club, è per me un campo fantastico, che evoca ricordi stupendi. I primi anni in cui mi è capitato di giocarci, mi sembrava di essere in quei deserti americani dove generalmente ci

sono solo il verde del campo da golf che crea contrasto con il giallo della sabbia, una club house, un hotel e nient’altro. Ora, invece, pur essendo sempre nel deserto, ti vedi circondato dai grattacieli e ti sembra quasi di trovarti a New York.

Le buche 9, 12 e 17 del Majlis Course sono le buche chiave del percorso, sia per fare risultato che per prendere fiducia e coraggio per vincere. Quindi, a tutti gli audaci... buon divertimento! N

Qualche curiosità

Considerato uno dei 100 migliori campi al mondo, il Majlis Course ospita il Dubai Desert Classic dal 1989, quando l’European Tour approdò per la prima volta in Asia. Il campo è stato anche il primo costruito a Dubai interamente in erba e il suo albo d’oro vanta nomi di grandissimo prestigio fra cui sei vincitori di Major come Seve Ballesteros (1992), Ernie Els (1994, 02, 05), Fred Couples (1995), José Maria Olazábal (1998), Mark O’Meara (2004) e Tiger Woods (2006, 08). Ecco qualche numero sul famigerato evento: Q Tiger Woods è l’unico giocatore, con Ernie Els, ad aver vinto più volte.

L’americano ha partecipato sei volte, mentre il sudafricano 12, con tre successi e nove Top 3 non terminando mai oltre l’ottava posizione. Q Ernie Els detiene il record del percorso con 61, segnato nel giro d’apertura del 1994. Q Il più giovane vincitore è Rory McIlroy, che vinse nel 2009 a 19 anni e 273 giorni, il più vecchio Mark O’Meara a 47 anni e 54 giorni. Q Dal 1989 il torneo ha avuto 19 vincitori di 12 diversi Paesi. Q Il campione in carica, lo spagnolo Alvaro Quiros, 65mo dopo il primo giro, ha effettuato la più grande rimonta nella storia del torneo andando a vincere con -11. Dopo 36 buche si trovava a otto colpi dal leader. Q L’edizione del 2011 ha registrato un record inconsueto che si è ripetuto solo due volte nella storia dell’European Tour: in ogni giro è stata realizzata una hole in one. David Howell, Keith Horne, Raphael Jacquelin e Alvaro Quiros hanno centrato rispettivamente la 7, la 4, la 7 e la 11 in questo ordine. La volta precedente era stata in occasione del Mediterranean Open del 1991. Q In cinque occasioni il vincitore è stato deciso al play-off: nel 1989 Mark James ha sconfitto Peter O’Malley, nel 1992 Seve Ballesteros ha avuto la meglio su Ronan Rafferty, nel 1997 Richard Green ha battuto Greg Norman e Ian Woosnam, nel 2006 Tiger Woods non ha dato scampo a Ernie Els e nel 2010 Miguel Angel Jiménez ha superato Lee Westwood. Q Il taglio più basso è stato a -3 mentre il più alto a + 5.

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LA PIÙ IMPEGNATIVA

LA PIÙ COMPLESSA

LA PIÙ DELICATA

Buca 9 Par 4, 423 metri ANALISI È un par 4 dog-leg da sinistra a

Buca 12 Par 4, 427 metri ANALISI Qui è il vento a dettare le

Buca 17 Par 4, 328 metri ANALISI Penso che sia allo stesso tempo

destra, dove è determinante piazzare bene il primo colpo. Il green ha una pendenza verso sinistra in direzione di un ostacolo, perciò è fondamentale la strategia dal tee.

regole, quindi è decisiva la strategia che deciderai di adottare. A sinistra c’è un ostacolo d’acqua e a destra il deserto.

la buca più facile e quella che ti permette di vincere o perdere il torneo.

TATTICA La scelta del bastone dal tee dipende dalla tua potenza ma anche dalla precisione. Si va da un ferro 2 al driver, per avere un secondo colpo con ferro 5 o 6, fino a un ferro 7 per i più potenti e precisi. Vista la difficoltà del green è facile fare birdie ma anche doppio bogey...

TATTICA Il green è leggermente in salita perciò, per fermare la palla, ti è richiesto un secondo colpo con una traiettoria alta. Nonostante non vi siano ostacoli intorno al green, quest’ultimo è molto delicato a causa della difficile lettura delle pendenze.

TATTICA Per i giocatori più potenti, il green è raggiungibile già con il primo colpo, che può garantire un eagle; ma nel caso in cui dovessi mancare il green, la palla può finire nel rough, da cui è difficile uscire agevolmente. Considera che, se hai tre colpi di svantaggio dal primo in classifica, puoi avere ancora una chance di raggiungerlo grazie al par 5 della 18.

Il percorso originale fu costruito in un angolo di Dubai donato dallo sceicco Rashid Al Maktoum.


iDOSSIER

ILPERCORSOPIÙ PAZZODELMONDO Se dovessi giocarci, temi di non passare indenne l’Amen Corner di Augusta? O di schiantarti al Congressional? Allora guarda queste 18 buche, che abbiamo scovato in giro per il mondo per prenderci un po’ in giro. Ma non troppo: esistono davvero! DI

KEVIN BROWN

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Diverse buche hanno la vista sul mitico ovale.

1

Brickyard Crossing a Indianapolis, Indiana (USA) Buche 7, 8, 9 e 10

VIA, DI CORSA...

Questo quartetto di buche si trova all’interno dell’anello più famoso del mondo dei motori, il circuito di Indianapolis. Fanno parte di un selettivo tracciato disegnato da Pete Dye, le cui restanti 14 buche sono alle spalle della pista: si tratta del Brickyard Crossing Golf Resort che - a detta dei giocatori - offre grandi soddisfazioni. “Molti non si rendono conto di trovarsi all’interno di una pista, su un percorso che ha ospitato diversi eventi di golf negli anni”, racconta il direttore Jeffrey Williams. “Nonostante ci troviamo all’interno di un circuito, c’è persino un insidioso ostacolo d’acqua sul par 3 da 173 metri della buca 7”. La curiosa abbinata “drive e motori” di Indy non è comunque l’unica. Senza dover per forza attraversare l’Oceano, di fianco al nostro altrettanto famoso autodromo di Monza (che condivide il record di vetustità proprio con Indianapolis), si trova il campo del Golf Club Milano. Q Vorresti giocarci? Green fee: 90 dollari, compreso

buggy con GPS. Info: www.brickyardcrossing.com

2

Belgrade Lakes a Belgrade, Maine (USA) Buca 3, par 5, 411 metri

ALL’ETÀ DELLA PIETRA

Ovunque sono presenti i segni di Indianapolis. Perfino sul putting green.

Giocando qui ti sentirai Fred Flinstone. Il percorso è circondato da rocce vive e macigni enormi, pesanti “ostacoli” di sasso che fiancheggiano soprattutto il fairway e il green della buca 3. Se prendi i massi, non hai la minima idea di dove possa rimbalzare la palla, ma generalmente mai dove avresti voluto mandarla. “Realizzare questo percorso è stato un incarico inusuale, visto che eravamo in una foresta lastricata di rocce e spuntoni, molti dei quali grandi come automobili”, ricorda il progettista Briton Clark. “Sistemarli, rimuoverli o spostarli è stato un lavoro titanico; ce n’erano a migliaia! Ma formavano un contesto unico e splendido, assolutamente interessante”. Non c’è da meravigliarsi quindi se hanno impiegato quasi tre anni a realizzare il campo. Q Vorresti giocarci? Green fee: 125 dollari compreso

®

buggy. Info: www.belgradelakesgolf.com

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iDOSSIER

ILPERCORSOPIÙ PAZZODELMONDO

Punta Mita: finalmente in green. Tu, però, ci puoi arrivare solo con un anfibio.

102 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011


Il green della 4 a Dunkerque ha una forma adorabile (e solo quella).

Il Belgrade Lakes è disseminato di rocce e massi.

®

3

Pacifico Golf Course a Punta Mita, Messico Buca 3B, 181 metri

LÀ, IN MEZZO AL MAR...

Il green della buca 3B, soprannominata “Coda di balena”, si trova nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico ed è l’unico al mondo a essere ricavato su un isolotto naturale. Dai back tee, la palla deve volare per 181 metri sull’acqua e tu puoi arrivarci solo a nuoto con il putter tra i denti (ma non ti conviene) o con un buggy opportunamente taroccato (cioè anfibio e a sei ruote), quando c’è la bassa marea. Jack Nicklaus, l’autore, descrive la buca 3B come “probabilmente il miglior par 3 che io abbia mai disegnato; spero che sia una buca indimenticabile per chi la gioca”. Stai tranquillo che non te la dimentichi, sia che la tua palla finisca tra i pesci o centri il green. Dal tee potresti tremare dalla soggezione, ma l’opzionale (eppure tutti la giocano!) 3B ha handicap 15 e non richiede che un colpo dritto e lungo circa 165 metri. E che ci vuole... Q Vorresti giocarci? Green fee: 210 dollari.

Info: www.fourseasons.com/puntamita/golf

4

Golf du Dunkerque a Dunkerque, Francia Buca 4, par 5, 459 metri

SULLE ORME DELLA STORIA

La storica cittadina costiera nella Francia del Nord, teatro della famosa battaglia nel 1940, è dominata dall’acqua e dalle pareti di roccia. Così, il creativo course designer francese Robert Berthet ha voluto richiamare nel disegno del tracciato locale gli elementi costitutivi di una fortezza. E ci è riuscito. Il green a isola della buca 4 è protetto da un muro in mattoni sagomato a cuore, che tu amerai o odierai, a seconda che ti salvi o meno una palla lunga (oltre c’è l’inevitabile tuffo in mare) o se ti concederà un rimbalzo fortunato o no. È una delle 27 buche del percorso di Le Vauban, a Dunkerque, e ha messo alla prova moltissimi golfisti negli ultimi quattro anni, da quando cioè sono state aperte le ultime nove buche di Berthet.

Il piede sinistro di Nicole, a Macon La Salle.

in Francia, dove ha voluto rendere un originale omaggio golfistico alla sua amata Nicole Jobert. Il percorso richiama infatti una figura femminile, con una precisione maniacale ai dettagli: alcuni tee multipli rappresentano i bottoni di un vestito aperto sulla schiena (“Sono un francese, dopo tutto. Amo la moda”, ha detto con un sorriso); altrove, un green riproduce accuratamente la mano sinistra di Nicole, mentre un altro è il suo piede, con cinque bunker per le dita; sulla spalla destra, il rough rappresenta una tunica e i cespugli a fianco creano l’effetto di una camicia increspata. Alla buca 15, a forma di gamba, i golfisti più maliziosi intravedono anche una calza con giarrettiera,

Queste tre sono ancorapiù divertenti Discovery Bay, Washington (USA) Fino a poco tempo fa i giocatori al par 3 della buca 2 prendevano la mira da una piattaforma sopraelevata fatta di legno: era il posto di lavoro di un boia! Stone Harbor, New Jersey (USA) Conosciuto come “roccia stonata” il green a isola della 7 par 3 era fiancheggiato da insidiosissimi bunker seghettati, ispirati alle vicende mitologiche degli Argonauti. Che però in pochi conoscono. E mantenere il green e i dintorni si è dimostrato troppo problematico. Naples Grande, Florida (USA) Non molto tempo fa potevi letteralmente volare al par 3 della 17 (160 metri): non per nulla si trattava di una piattaforma di decollo e atterraggio per gli elicotteri. Questa pacchianata è stata eliminata quando il club è stato rilevato dai nuovi proprietari.

Q Vorresti giocarci? Green fee: 38 euro in settimana e

48 nei weekend. Info: www.golf-dk.com

5

Golf de Macon La Salle a Macon, Francia Tutte le 18 buche

QUI IL GIOCO SI FA SEXY...

L’eccentrico progettista francese Robert Berthet “ne ha combinata un’altra” a Macon, nel cuore della Borgogna,

L’impegnativo par 3 della 7 allo Stone Harbor.

spettacolare illusione ottica realizzata con erba di varie lunghezze. Per giocare anche con la fantasia. Q Vorresti giocarci? Green fee: 35 euro in settimana e

41 nei weekend. Info: www.golfmacon.com

6

Elephant Hills a Victoria Falls, Zimbabwe Tutte le 18 buche

...E QUI SI FA SELVAGGIO Il nome, la “Collina dell’elefante” è già una promessa. Questo percorso di Gary Player è sbalorditivo e toglie il fiato. E non solo perché si trova a un tiro di schioppo (anzi, meglio: a un buon drive consistente) dalle famose cascate Vittoria; ma proprio perché sei immerso nella vera savana africana e hai la concreta possibilità di incontrare la collezione più selvaggia di ostacoli, compresi enormi elefanti, antilopi sfuggenti, feroci coccodrilli o inquietanti facoceri. Ci sono tantissimi bunker e ostacoli d’acqua (che entrano in gioco in otto buche), ma è il gioco allo stato brado a essere veramente indimenticabile. Altro che safari... Q Vorresti giocarci? Green fee: 24 dollari

per gli ospiti del resort locale e 32 per gli esterni. Info: www.elephanthillsresort.com

7

Aberdeen Golf & Country Club a Boynton Beach, Florida (USA) - Buca 4, par 5, 555 metri

ALLA CONQUISTA DELL’ISOLA

È conosciuta come “la bella e la bestia” questa incredibile buca che misura da 277 a 555 metri a seconda di quale degli otto tee scegli per giocare. Certo, avrai già visto dei green a isola (già quello di Punta Mita di cui ti abbiamo parlato è davvero micidiale), ma qui è il fairway a essere su un’isola. Una traiettoria corta è parecchio rischiosa in questo avventuroso dog leg a destra. Dai back tee, il fairway si trova a circa 180 metri proprio in mezzo a un lago. E sebbene misuri 73 metri di lunghezza per 27 di larghezza, dal tee sembra molto più piccolo e minaccioso. Il designer Desmond Muirhead racconta in merito: “Dagli anni Sessanta, quando abbiamo iniziato a costruire buche con acqua, non ho mai enfatizzato l’isola come ho fatto qui. Il fairway comunque è dotato di sponde perimetrali, vicine all’acqua, per mantenere in gioco le palle ben colpite. Quindi è molto meglio giocare l’isola”. Q Vorresti giocarci? Niente da fare: è un percorso

riservato ai soci. Se vuoi accedervi, devi iscriverti. Info: www.aberdeencountryclub.com

®

DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 103


iDOSSIER

ILPERCORSOPIÙ PAZZODELMONDO Sopra: Shinyo ha un green a forma di pesce che sembra nuotare. Sotto: un dog leg in green? Certo, al Chardonnay GC.

Fossil Trace è lo Stonehenge dei campi da golf.

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Chardonnay Golf Club a Napa Valley, California (USA) - Buca 8, par 3, 138 metri

TUTTA DISCESA. DIFFICILE

Dal tee sopraelevato non puoi permetterti di farti distrarre dalla bellezza della vista tutto intorno perché hai bisogno di prendere la mira benissimo, altrimenti addio par. Il green, fenomenale, incredibilmente lungo 114 metri, ha sei livelli e anche un dog leg da superare. La discesa è complessa. “Indipendentemente da quale dei cinque tee decidi di giocare, devi comunque prendere decisioni chiare”, assicura il general manager Roger Billings. “Dallo stesso tee, infatti, puoi dover scegliere anche tra quattro possibili bastoni da giocare a seconda della posizione della bandiera. Il green mette davvero alla prova e dà ai giocatori diverse opzioni, tra cui quella di puntare fuori e sfruttare le pendenze per dirigere la palla in buca. Ma bisogna saperlo fare”. Questo par 3 è stato selezionato come una delle “18 buche più divertenti in America”. Q Vorresti giocarci? Green fee: da lunedì a giovedì da

54 dollari; venerdì da 62; weekend da 70. Info: www.chardonnaygolfclub.com

9

Fossil Trace Golf Club a Golden, Colorado (USA) Buca 12, par 5, 498 metri

UNA BANDIERA NELLA PREISTORIA

È lo “Stonehenge” del golf. Enormi massi ricchi di fossili invadono il fairway che termina con un green nascosto. Con il drive arrivi in centro fairway e ti trovi davanti a una scelta delicata: giocare sopra o intorno ai macigni di pietra? Del resto devi evitare l’impressionante parete di sasso sul lato sinistro, dove puoi scorgere i resti fossili di palme preistoriche o le impronte di triceratopi. Il green è protetto da un lungo bunker tutto intorno. “Alcuni golfisti lo amano, altri lo odiano. Ma, per fortuna, i primi sono di più”, spiega sornione l’assistente pro PGA Adam Finch.

è la più caratteristica: è ispirata ad Apollo, dio delle arti, e ha un green a forma di pesce che sembra fluttuare nel cosiddetto “laghetto di Apollo”, sormontato da una zona erbosa a forma di ventaglio con tutte le pieghe. Richiede un colpo potente e un (bel) po’ di fortuna. Q Vorresti giocarci? Green fee: 11.000 Yen (102 euro)

in settimana; 17.000 (158) nei weekend. Info: www.golf-in-japan.com

In Inghilterra ci vuole fegato Chart Hills, Kent Il bunker “Anaconda” serpeggia virtualmente lungo tutto il lato destro della buca 5. St Enodoc, Cornovaglia Il par 4 della 6 è dominato dal gigantesco bunker “Himalaya”. È il più grande d’Europa. Moray GC, Lossiemouth Durante l’atterraggio i jet da caccia della RAF volano così vicini che puoi vederne i rivetti sul fianco. Su un tee puoi persino sentire il calore (e il rumore assordante) dei motori. Lahinch, Co Kerry, Irlanda L’Old Course è pieno di par 3 ciechi. E alla 4 (par 5) devi addirittura superare una collina, l’imponente “Klondike”. Brocket Hall, Herts Il green della 18 (par 5) del percorso Melbourne lo raggiungi solo attraversando in barca il lago.

Q Vorresti giocarci? Green fee: 75 dollari, compreso

buggy in settimana; 79 nei weekend. Info: www.fossiltrace.com

11

Old Works ad Anaconda, Montana (USA) Buca 7, par 3, 217 metri

TUTTI IN MINIERA

È una buca conosciuta come “Il cumulo”, perché è stata costruita su un vecchio cumulo di scarti (una volta infatti era una fiorente miniera). E perché la tua palla potrebbe finire dentro a un cumulo di fango, dopo questa buca corta ma impegnativa. Un fango nero, infatti, “protegge” la maggior parte dei fairway e dei green di questo disegno di Jack Nicklaus e la buca 7 non fa eccezione. “Questa roba nera è un prodotto secondario del processo di estrazione minerale”, spiega l’assistente pro Chip Dunleavy. “In realtà è molto più scivolosa della sabbia normale e per colpire bene la palla devi tenere la faccia del bastone sempre square”. Alcuni resti della miniera si possono vedere dalla buca, che solitamente viene giocata contro vento e può richiedere dal ferro 6 al driver! Questo posto giaceva in stato di abbandono fino al 1983, quando sono iniziate le opere di bonifica. Sei anni dopo, un consorzio locale ha deciso di costruirvi un percorso di golf di prima classe. E nel 1994 sono iniziati i lavori dell’Orso d’Oro, anche simbolo del club. Q Vorresti giocarci? Green fee: da lunedì a giovedì:

48 dollari; da venerdì a domenica: 55. Info: www.oldworks.org

12

Coober Pedy Opal Fields Golf Club a Coober Pedy, Australia del Sud - Tutte le 18 buche

OVUNQUE TI GIRI, IL DESERTO

A circa 850 km da Adelaide, trovi uno dei campi da golf più singolari al mondo: un 18 buche completamente senza erba. Coober Pedy ha aperto nel 1975 e qui devi combattere polverosi green in terra rossa, rocce enormi, massi e grandi mucchi di detriti. Forse è meglio provarlo in tarda giornata per evitare il caldo intenso e il sole del deserto sudaustraliano. Infatti molti golfisti optano per il golf notturno, disponibile a richiesta per un minimo di quattro giocatori. Q Vorresti giocarci? Green fee: 40 euro.

Info: www.cooberpedy.sa.gov.au

10

Shinyo Country Club a Gifu, Giappone Buca 7, par 3, 184 metri

AL COSPETTO DI APOLLO

Desmond Muirhead, senza dubbio il più innovativo designer inglese di campi da golf, ha creato questo tracciato basandosi sui miti dell’antica Grecia. La buca 7 104 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

A St Enodoc, alle prese con Himalaya, il bunker più grande d’Europa.

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Meri-Lapin Golfklubi a Tornio, Finlandia Buca 6, par 3, 115 metri

GREEN DI FRONTIERA 1

Il percorso si trova nella parte settentrionale della Finlandia, ma solo in parte... Gioca qui e attraverserai il


confine tra Finlandia e Svezia quattro volte, soprattutto sul green della 6, dove potrai puttare da un Paese all’altro! Il green è poi sormontato da un grande arco rosso, a segnare la frontiera. Inoltre, tirando una pallina dalla Svezia alla Finlandia, andrai avanti di un’ora per via della differenza di fuso tra i due Paesi. Se stai pensando di provarlo, è meglio che ti muovi per tempo: la stagione golfistica è decisamente corta in questa parte del mondo e i mesi più confortevoli per giocare sono luglio e agosto.

Chi tira un drive e chi getta l’ancora, a Sentosa in Singapore.

meglio non andare a recuperare la palla”, raccomanda il sergente Corbin, un uomo coraggioso, di stanza alla base, che di tanto in tanto ha affrontato gli ardenti 175 metri di questa buca. Ma finché si tratta di perdere una pallina... A Corbin un giorno è andata peggio: “Una volta ho provato un nuovissimo bastone da 400 dollari, ma mi è scappato di mano ed è finito nel rough. Il che ha significato che ho dovuto lasciarlo lì”. Se vuoi andare tu a recuperarlo, è tuo! Q Vorresti giocarci? Non farlo!

Q Vorresti giocarci? Green fee: 40 euro.

Info: www.golf.fi/mlgk

14

Farmstead Golf Links a Calabash, Carolina del Nord (USA) - Buca 18, par 6, 701 metri

GREEN DI FRONTIERA 2

Il caso finlandese, per quanto inusuale, non è però l’unico. Troverai una cosa simile su questa buca lunghissima: l’ultimo fairway è davvero infinito, così lungo che il tee shot lo fai in Carolina del Sud e il putt in Carolina del Nord, stato confinante. Q Vorresti giocarci? Green fee: tra 64 e 84 dollari.

Info: www.farmsteadgolflinks.com

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Coeur d’Alene Resort Golf Course a Coeur d’Alene, Idaho (USA) - Buca 14, par 3, 86-182 m

LA BUCA SE NE VA...

Il punto più caratteristico di questo impressionante tracciato del designer Scott Mills è la buca 14, l’unico par 3 fluttuante al mondo, con un green su un’isola spostabile e raggiungibile solo con la “Putter Boat”, un’affascinante imbarcazione a disposizione dei giocatori. Q Vorresti giocarci? Il pacchetto “The Floating Green

Summer” comprende sistemazione in hotel e un giro di golf, a partire da 189 dollari per persona. Info: www.cdaresort.com/golf

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Camp Bonifas nella Joint Security Area, Corea Buca 1 (e unica), par 3, 175 metri

PER UOMINI VERI (O TOTALMENTE PAZZI)

Camp Bonifas è una base militare delle Nazioni Unite,

Grandi designer e sfide impossibili Ross McMurray Q Il par 3 della 19, in cima a una montagna al Legends Resort, in Sudafrica (v. Golf Today nº 6 pag. 72). Q Il Palmetto Hall, disegnato da Bob Cupp in South Carolina, con le sue forme geometriche, rigorosamente squadrate, e le linee rette. Tom Mackenzie Q Delhi Golf Club: “Ha un enorme tempio dietro a una coppia di green e accanto a un tee. È come tornare indietro nel tempo”. Q Cleveland GC, Redcar, Inghilterra: dietro alla buca 8 c’è un altoforno e, quando è in funzione, tutto il cielo diventa rosso e sembra che tuoneggi in continuazione. Q Sentosa, Singapore: si gioca in mezzo a un porto commerciale tra gru per la movimentazione dei container e navi cargo in banchina.

posta in una zona messa in sicurezza a cuscinetto tra le due Coree. È uno tra gli ultimi “simboli” della Guerra Fredda. Al di là dell’importanza (o meno) strategica, qui è stato ricavato un singolare campo da golf, formato da una sola buca par 3, nota per essere la “più pericolosa del mondo”, come l’ha definita il magazine Sports Illustrated: nonostante le bonifiche, infatti, la buca è tuttora totalmente circondata da campi minati e non è raro il caso di fuori limite terminati con un’esplosione. Solo il personale militare della base gioca in questa rarità di campo, che ha un tappeto erboso artificiale. “È dannatamente pericoloso. Se fai gancio nel rough, è

La meravigliosa isola green del Coeur d’Alene.

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Nullarbor Links, Australia Tutte le 18 buche

ADESSO C’È DA CAMMINARE

Hai bisogno di moltissimo tempo e altrettanta resistenza per affrontare il Nullarbor Links, il campo da golf più lungo del mondo: 1.365 km (sì, hai capito bene!) con la buca 1 a Ceduna, nella parte meridionale dell’Australia e la 18 a Kalgoorlie, due distretti dopo, verso occidente. In mezzo, incredibilmente, ci sono altre 16 buche con tanto di green e tee da giocare, disseminate tra le piccole città lungo la Eyre Highway o perfino in prossimità di semplici motel. L’equivalente golfistico di una maratona, nonché l’esperienza di una vita. Q Vorresti giocarci? Green fee: 60 dollari.

Info: www.nullarborlinks.com

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La Jenny a Le Porge, Francia Tutte le 6 buche

METTI A NUDO IL TUO GIOCO

Giacca e cravatta qui non sono sicuramente richieste. La Jenny è un resort naturista sulla costa occidentale della Francia e... sì, devi veramente giocare come mamma ti ha fatto. È quasi sicuramente l’unico percorso di questo tipo e devi spogliarti di tutta la tua attrezzatura per affrontare le sei buche, che comprendono quattro par 3 e due par 4 al fianco di un ampio putting green, vicino ai pro del posto che controlleranno accuratamente il tuo swing. Forse non è conforme alle regole R&A sull’abbigliamento ma La Jenny ha un suo regolamento interno: i golfisti possono fotografare solo i propri familiari e amici. Però è permesso indossare il guanto da golf (e solo quello). Q Vorresti giocarci? Green fee: il campo è aperto solo

agli ospiti del resort. Info: www.lajenny.fr N

Opal Fields è un po’ diverso da Augusta...

Non è un campo dove iniziare a spararla ovunque... DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 105


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QUELLA MERAVIGLIA COSÌ

VICINA TESTO E FOTO DI

ALBERTO BENAZZI

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Sospesa tra passato e futuro, l’isola di Hainan si appresta a diventare il centro più stimolante del golf orientale. Tra grattacieli in vetrocemento e zattere in legno, si sta infatti sviluppando un progetto grandioso, che entro due anni darà vita a 23 nuovi campi. Dieci sono già pronti. E sono fantastici

S

ono seimila anni che l’uomo abita quest’isola, seimila anni di riti, tradizioni e modi di vivere, alcuni dei quali, giunti fino a oggi, convivono con le tecnologie e la modernità più recenti: siamo ad Hainan, nella Cina tropicale dove, percorrendo pochi chilometri, si può fare un balzo nel tempo di mille anni. Situata nel Golfo del Tonchino, al largo delle coste vietnamite di fronte a Macao, l’isola di Hainan è la più grande della Cina e il suo nome significa “a sud del mare”. Ha una superficie di 33.920 kmq (circa il doppio del Lazio) ed è ricoperta da una lussureggiante vegetazione che dalle alte montagne dell’interno si distende fino alle

bianche spiagge di sabbia finissima lambite dalle acque turchine del Mar Cinese meridionale. Di poco a sud del tropico del Cancro, Hainan è attraversata dal 20º parallelo, quello che ruotando il mappamondo ritroviamo insinuarsi tra le isole di Haiti e Cuba. UN TEMPIO DELLA VACANZA Il clima mite, la particolare morfologia del territorio e la straordinaria offerta turistica hanno fatto dell’isola uno dei luoghi “cool” per le vacanze di manager e uomini d’affari asiatici. Il rapido e recente sviluppo avvenuto negli ultimi anni è immediatamente percepibile all’arrivo: alti

palazzi si stagliano contro l’azzurro del cielo, ordinati nelle loro architetture futuribili scintillanti d’acciaio e cristallo, in linea con il fatto che da sempre il sole e tutto ciò che lo riflette hanno affascinato le genti d’Oriente. L’operosa Cina, dopo millenni di silenzioso lavoro, ha scoperto il riposo, la vacanza, il divertimento e ha saputo sublimarli con meticolosità ed efficacia come solo gli orientali sanno fare. In poco più di un ventennio questa terra ha registrato una crescita economica tra le più imponenti e rapide, a livello mondiale, degli ultimi duecento anni. Oggi Hainan è una sorta di tempio della vacanza, con tutte le più importanti catene alberghiere ®

Frammenti di vita quotidiana sull’isola di Hainan, tra spiagge immacolate e caratteristici villaggi su zattere. La capitale Haikou è sovrastata dalla statua di Buddha più grande al mondo, con i suoi 108 metri d’altezza.

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QUELLAMERAVIGLIACOSÌVICINA ® presenti nelle baie dell’isola con grandi e

lussuose strutture, pronte ad accogliere nel massimo comfort non solo i clienti cinesi, ma anche russi, americani ed europei curiosi di saggiare l’offerta turistica del grande gigante giallo. IL DOMANI È QUI La Cina si apre al mondo e il mondo sbarca in Cina. Anche le insegne del pollo fritto del Kentucky o dell’hamburger dal nome scozzese s’illuminano in bella mostra tra quelle multicolori dei ristoranti di ogni tipo e degli innumerevoli negozi e locali che invitano allo shopping o al divertimento serale nelle sfavillanti e pulite strade dei centri urbani. Sono oltre una decina i grossi centri China Duty Free dove le grandi griffe di abbigliamento e profumeria, o le ultime novità dell’elettronica, possono essere acquistate - garantite originali! - a prezzi scontati. Anche la spiritualità è pensata in grande: ad Haikou, la capitale dell’isola, la statua di Buddha più grande del mondo sovrasta la città con i suoi 108 metri d’altezza. Una Cina che viaggia ad alta velocità, come il treno che, a 250 km/h, collega le 15 nuovissime stazioni dell’isola. Una corsa verso il futuro che non disdegna di apprezzare il lusso e il senso estetico che per millenni hanno accompagnato la storia di questo popolo. Ma ad accrescere il fascino di Hainan, oltre alla bellezza del territorio, è il forte contrasto tra passato e presente, con le tradizioni delle 39 minoranze etniche che popolano l’isola efficacemente rappresentate in forma spettacolare all’interno dei parchi tematici realizzati per i turisti, tra danze e canti in stile Broadway. IL FASCINO DELLA NORMALITÀ Ma è tra la gente comune che l’isola mostra ancora il suo volto vero e affascinante: è sufficiente uscire dai centri urbani per ritrovare scenari atavici. Inoltrandosi nell’entroterra verso i parchi naturali delle montagne, attraverso la foresta pluviale s’incontrano piccoli villaggi di capanne dove lo scorrere del tempo è rimasto immutato, panni stesi ad asciugare al sole, frotte di bambini che si rincorrono vociando, uomini accovacciati a pescare pazientemente sulle rive dei fiumi con in testa il doˇu lì, il tradizionale cappello circolare di paglia. Qui l’eco dei motori si spegne e sono ancora i neri bufali asiatici ad aiutare il lavoro quotidiano, trascinando l’aratro immersi nel fango delle risaie o trainando carretti stipati all’inverosimile su 108 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

Hainan è un posto di contrasti affascinanti, tra i palazzi moderni e la semplicità degli abitanti.

A Sanya si è sviluppato un brulicante villaggio sull’acqua. Ovunque, l’odore caratteristico del pesce steso a essiccare.


Sullo sfondo di un mare cristallino, in tutta l’isola la natura è rigogliosa e lussureggiante.

strade ripide. Anche sul mare si serbano gli antichi costumi: lungo la costa sud, nelle vicinanze della città di Sanya, le vie intorno al porto sono pregne dell’odore forte e caratteristico del pesce posto al sole a essiccare su centinaia di tavole davanti alle case. Poco più in là, un luogo brulicante di vita veramente inusuale, la comunità dei pescatori senza casa che abita sulle barche ormeggiate ai pontili e affiancate l’una all’altra, fino a creare un vasto villaggio galleggiante completo di botteghe, ambulatorio medico e perfino un ristorante su chiatte, dove è possibile gustare pesce freschissimo di ogni tipo. I grandi e luminosi edifici turistici si vedono lontani all’orizzonte, lontanissimi comunque, dalla vita semplice e frugale di queste genti che sorridono cordialmente ignare di regalarci, con il loro quotidiano, una delle emozioni indimenticabili di questo viaggio. 50 KM DI PERCORSI Ventidue percorsi di golf entro il 2013: questo l’obiettivo che si sono posti gli amministratori di Hainan. E poiché chi ben inizia è a metà dell’opera, dieci li ha già completati il gruppo Mission Hills Group, la compagnia nata nel 1992 e che in pochi anni è balzata all’attenzione del mondo golfistico internazionale per la costruzione, nella Cina continentale, a Shenzhen, di dodici campi di altissimo livello tecnico. I singoli progetti, affidati allo studio Schmidt-Curley, sono stati disegnati con la consulenza di “maestri” del calibro di Jack Nicklaus, Nick Faldo, Greg Norman, Ernie Els, Annika Sorenstam, David Duval, José Maria Olazabal, Jumbo Ozaki, David Leadbetter, Pete Dye, Zhang Lian Wei e Vijay Singh, che hanno legato il loro nome ai vari percorsi. Anche ad Hainan, Mission Hills Group si è affidato allo studio Schmidt-Curley, con risultati altrettanto brillanti: il golf è situato nella parte nord dell’isola nelle vicinanze della capitale Haikou. Il resort è una vera cittadella che ingloba, oltre a diversi ristoranti e caffetterie, la gigantesca club house provvista di una moderna Spa, un cinema, una sala da bowling e un’attrezzatissima nursery. A ridosso del lussuoso hotel, si trova poi un parco termale dove le calde acque sorgive vengono usate per il relax e le terapie. Tutti servizi di ottima qualità, che sono comunque un complemento all’attività principale che al Mission Hills di Haikou è indubbiamente il golf: oltre cinquanta chilometri di “piste”, non intendendo qui una località sciistica ma la lunghezza complessiva dei percorsi, che ricoprono un’intera vallata di origine vulcanica. L’ufficio del caddie master è una ®

Le impronte dei grandi Come succede sul marciapiede di fronte al Grauman’s Chinese Theatre, al numero 6925 di Hollywood Boulevard, anche al Mission Hills viene richiesto alle star internazionali dello sport e dello spettacolo di lasciare l’impronta delle proprie mani a testimonianza del loro passaggio. Fra le tante già esposte in club house, quella di Colin Montgomerie, Catherine Zeta Jones, Greg Norman e Hugh Grant (nella foto). L’occasione di riunire tante stelle attorno al green è data dallo Star Trophy, una Pro-Am a scopo benefico che si svolge ogni anno.

Anchein Cinatiameròpersempre Noi ci siamo arrivati dopo la pubblicazione del libro Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia. Ma ad Hainan da secoli gli innamorati si promettono amore eterno attaccando ai ponti, al posto dei nostri lucchetti, messaggi legati a tintinnanti campanelli.

Corna facendo... Anche se la corsa della Cina verso la prosperità è frenetica e (pare) inarrestabile, i cinesi non tralasciano di affidarsi a ogni sorta di amuleto per garantirsi fortuna e benessere: ovunque le bancarelle dei venditori ambulanti sono stipate di portafortuna di ogni forma e colore. Ma ad Hainan hanno voluto andare oltre, installando un enorme monumento che rappresenta un possente toro nell’atto di caricare. Niente di mistico o di spirituale, ma solo un più prosaico omaggio beneaugurante al simbolo usato nelle borse valori per indicare i mercati in fase di rialzo.

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QUELLAMERAVIGLIACOSÌVICINA ® sorta di stazione per bus in miniatura e ad

attendere i giocatori ci sono una frotta di giovani caddie e lunghe (e ordinate) file di golf car sotto i cartelli che indicano la direzione per raggiungere il percorso scelto. Complessivamente il Mission Hills di Haikou offre centottanta buche disseminate di profondi bunker e insidiosi laghetti, con green indecifrabili e ampi gibbosi fairway che si insinuano sull’antico fiume di lava. La flora rigogliosa e le nere rocce bruciate costituiscono un rough veramente infernale, ma la manutenzione meticolosa e lo splendido design rendono questo luogo un paradiso per golfisti, insomma il luogo ideale per un ritiro ‘mistico’ con sacca e bastoni. N

La 15 del Blackstone e, sotto, le “indicazioni” per il green. A fianco, greenkeeper in azione.

Ogni percorso, una sfida Sono dieci (al momento) i campi a 18 buche, e tutti splendidi, sui quali confrontarsi a Hainan. Otto sono da campionato e due sono executive par 54 molto intriganti e degni di ospitare un pitch and putt World Championship. Sono molto diversi tra loro e non c’è una buca uguale all’altra Q Blackstone: considerato “il gioiello della corona”, è nato per rendere la vita dura ai pro del Tour. Su questo percorso lo scorso 24/27 novembre si è disputato l’Omega Mission Hills World Cup.

Lo Stone Ruins ricorda i grandi percorsi del passato. Qui è ritratta la 9, un passaggio delicato.

Q Stone Outback: ispirato ai campi australiani e ai loro grandi bunker. Q Stone Ruins: il campo “vintage” che ricorda i grandi percorsi del passato, come quello del Chicago Golf Club. Q Stepping Stone: il primo degli executive, dove se la palla non è in green è meglio giocare una provvisoria. Q Lava Fields: distrae dal gioco regalando panorami di rara bellezza. Q Meadow Links: qui i prati riportano alle atmosfere degli US Open della East Coast. Q Stone Quarry: il “regno dei tre putt”, con i guai che cominciano quando la palla arriva in green. Q Double Pin: in questo secondo executive course, ogni green ha una doppia bandiera: una posizionata da Open e una da caccia all’handicap. Una bella sfida con la propria ambizione. Q The Preserve: il percorso che premia il gioco ragionato e punisce i presuntuosi. Q Shadow Dunes: alte dune di sabbia e green molto estesi sono la caratteristica di questo campo, dove è indispensabile mettere la palla in bandiera per evitare putt lunghissimi. 110 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

L’insidiosa 12 dello Stepping Stone. È un percorso impegnativo, che non perdona nulla.


Come, dove, quando... Q Come arrivarci: da Milano Malpensa voli

giornalieri Etihad Airways per Pechino, con scalo ad Abu Dhabi (www.etihadairways. com). Da Pechino ad Haikou voli giornalieri Air China (www.air-china.it). Q Documenti: passaporto con almeno sei mesi

di validità residua e una pagina intera libera, visto d’ingresso da richiedere all’Ambasciata Cinese a Roma o al consolato di Milano (www.turismocinese.it). Q Valuta: la moneta cinese è chiamata

Renminbi, che significa “moneta del popolo”. L’unità monetaria del renminbi è lo yuan che, a sua volta, si suddivide in 10 jiao. A fine novembre 2011, uno yuan equivale a 0,118 euro (con un euro hai 8,445 yuan). Q Carte di Credito: accettate negli alberghi e

nei Duty free shop. Q Fuso orario: sette ore in più rispetto

all’Italia. L’orario varia di un’ora, 6 ore in più, in presenza dell’ora legale in Italia. Q Clima: l’isola ha un clima subtropicale, con

una temperatura media annua di 24 gradi e con oltre 300 giorni di sole. Da giugno a ottobre le piogge sono più frequenti anche se prevalentemente sotto forma di brevi acquazzoni serali.

In alto, la statua di Tiger Woods accoglie i golfisti. Indicazioni sullo stimpmeter, un bar e caddie in attesa.

Q Igiene e sanità: non è richiesta alcuna

vaccinazione, ma è consigliabile - come in ogni viaggio - una piccola scorta di analgesici e di medicinali contro il raffreddore e i disturbi gastrointestinali. Q Abbigliamento: estivo informale. La giacca è

obbligatoria la sera nei ristoranti dei resort. Q Dove dormire: The Ritz-Carlton a Sanya, nel

Sopra, i green del Double Pin hanno tutti la doppia bandiera. Qui, la 3 del Preserve, molto ondulato.

sud dell’isola. È una struttura elegante e confortevole che propone soggiorni in stanze, suite o ville con piscina privata, che si affacciano su una bianca spiaggia tra prati ben curati e palme da cocco. Il resort dispone di otto ristoranti, sette piscine e la Spa più grande di Hainan, servizi che lo rendono oltremodo esclusivo (www.ritzcarlton.com). Mission Hills Resort, le grandi dimensioni, le lussuose 500 stanze e le 18 suite (di cui quattro presidenziali, da 350 mq) ne fanno una vera golf town corredata di tutti i servizi. Nella club house trovi due ristoranti e un lounge bar, che si aggiungono agli otto punti di ristoro sparsi per il resort con offerte culinarie che spaziano dalla cucina giapponese a quella internazionale. È presente un vasto pro shop, una galleria di negozi e tutto quanto si possa desiderare per ingannare il tempo o rilassarsi tra un percorso e l’altro (www.missionhillschina.com).

Q Dove mangiare: l’offerta è vastissima e

sull’isola vi sono diversi ristoranti con grandi acquari dai quali si può scegliere il pesce che si vuole cucinato. La cosa migliore è lasciarsi guidare dal proprio appetito e assaggiare un po’ di tutto senza pregiudizi.

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In Giamaica il golf è molto diffuso e i campi sono curatissimi. Qui siamo all’Half Moon GC.

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DI

N I C O L Ò P O R TA

UNGIRONELL’EDEN Spiagge bianchissime e mari cristallini, vallate rigogliose e vegetazione tropicale: in Giamaica la natura è ancora regina, lussureggiante e affascinante. Ovvio che, in questo contesto, i campi da golf siano un piccolo angolo di paradiso

V

a bene: la Giamaica è famosa per il fumo, per la squadra di bob più simpatica delle Olimpiadi, per il reggae e per il rhum. Ma a noi che alle canne preferiamo lo shaft, al bob il car, al reggae lo schiocco di un drive perfetto e al rhum una birra con i compagni di gioco al termine di un giro, cosa offre questa fantastica terra caraibica? Il golf, in Giamaica, è arrivato con i coloni inglesi ed è cresciuto di pari passo con la cultura locale fino a diventare uno degli sport preferiti a livello nazionale. L’isola offre diversi campi, sia a 9 sia a 18 buche, per tutte le necessità e con prezzi accessibili a chiunque. I percorsi a disposizione dei turisti sono dodici, una quantità decisamente superiore a quella di qualsiasi altra isola dei Caraibi, a conferma dell’affetto che gli abitanti di questo Paese colorato nutrono per il nostro sport. UN PO’ GOLFISTA, UN PO’ TURISTA Ovviamente, già che si è dall’altra parte

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del mondo, non ci si può limitare a giocare. Questa è una terra tutta da scoprire, che incanta e da cui lasciarsi rapire: immense distese di boschi, vallate verdi e rigogliose, corsi d’acqua che portano la vita e formano panorami unici, cascate da risalire dal mare, spiagge orlate da palme, una variopinta vegetazione tropicale e ovunque il refrigerio della costante, leggera brezza di mare che i giamaicani chiamano “Doctor Breeze”. E poi ci sono le città, da visitare e da vivere. Montego Bay, dopo la capitale Kingston, è la più importante. Contraddistinta da uno stile internazionale, è ricca di hotel, negozi, ristoranti e musei per cogliere la cultura giamaicana più autentica. Ma, soprattutto, è anche il luogo dove il golf è più florido. Nelle vicinanze si trovano infatti i due campi più famosi: il Tryall Golf Course e il White Witch Golf Course, percorsi di livello mondiale aperti a tutti, a parte il periodo di alta stagione in cui il Tryall viene riservato ai soci. La scelta è comunque vastissima e spazia da percorsi da campionato ad altri

che si distinguono per incomparabili panorami o per la natura più selvaggia. SABBIA FINE E ACQUA TRASPARENTE Ocho Rios, nome che evoca la ricchezza d’acqua della località, sulla costa settentrionale, oggi è un importante porto turistico e angolo paradisiaco per un perfetto e intimo soggiorno balneare; eleganti negozi di moda e ristoranti per tutti i gusti, incorniciati dalle prime colline che portano alla catena montuosa delle Blue Mountain. Negril, situata sulla punta occidentale dell’isola, è famosa per la sua spiaggia bianca (la Seven Miles Beach) e il suo mare cristallino. L’atmosfera è informale, i locali molto caratteristici. Negril è una destinazione giovane e attraente, mito della generazione hippy degli anni Sessanta. Anche qui, la natura è sovrana, pure sul campo da golf. Se al Negril Hills la pallina ti finisce nella palude, lasciala lì: l’acqua è infestata di coccodrilli, meglio non disturbarli.


CULTURA E COLORI E su tutto, il mito di Bob Marley, della fede Rasta, del movimento di liberazione: uomini e attività che hanno reso la Giamaica la patria del reggae e dei diritti civili. Che, nel 2012, celebrano una importante ricorrenza: il 50mo anniversario dell’Indipendenza. Un motivo in più per trascorrere qui le vacanze: nel corso dell’anno si susseguiranno moltissime iniziative di carattere culturale, artistico, musicale, legate al rispetto ambientale e umano, per un soggiorno non di solo mare (e che mare!). N

Si parte da qui Jamaica Tourist Board Italy, Ente per il Turismo della Giamaica via Nazionale 243, 00184 Roma tel. 06.48901255 - 06.48901256, sergat@rmnet.it, www.visitjamaica.com, www.jtbonline.org. PressTours.it È un tour operator tra i più attivi sulla Giamaica. Il sito offre tutte le notizie necessarie per organizzare al meglio il proprio viaggio: informazioni sulle destinazioni, i dettagli di ciascun hotel, contenuti multimediali, gallerie fotografiche e tour virtuali, fino a idee di viaggio dinamiche con cui, in pochi clic, si può conoscere il preventivo del proprio viaggio con disponibilità reali e le migliori offerte in ogni momento.

In ogni angolo, musica live (rigorosamente reggae) e un’ospitalità sempre contagiosa.

Otto campi, tutti da provare 1. Negril Hills Golf Club, Negril 5.790 metri, www.negrilhillsgolfclub.com 2. Half Moon Golf Club, Montego Bay 6.509 metri, http://halfmoon.rockresorts.com/ activities/golf.asp 3. Cinnamon Hill Golf Club, Montego Bay 6.068 metri, http://cinnamonhilljamaica.com 4. Tryall Club, Montego Bay 6.192 metri, www.tryallclub.com 5. White Witch Golf Course, Rose Hall 6.142 metri, www.whitewitchgolf.com 6. SuperClubs Golf Club, Runaway Bay 6.230 metri, www.superclubs.com 7. Breezes Runaway Bay Golf Course, Ocho Rios 6.281 metri, /www.breezes.com/resorts/ runaway-bay 8. Sandals Golf & Country Club, Ocho Rios 5.770 metri, www.sandals.com/golf

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golftrotter

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brevi suggerimenti per girare il mondo con sacca e bastoni Di buon Grado

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lima mite e grande golf trovano la loro sintesi perfetta nei due pacchetti invernali proposti dal Golf Club Grado. Per un weekend di tutto relax da non perdere “Short Golf Break”, che include tre notti con colazione nelle suite del resort Tenuta Primero, con magnifica vista sulla darsena privata oppure sul campo da golf, due green fee sul percorso Championship del Golf Club Grado, una cena di benvenuto e una cena degustazione al Ristorante Gourmet “Al Casone”. Il costo a persona in camera doppia parte da 280 euro. Per chi invece desidera una pausa più lunga, “Winter Golf Break” offre ben sette notti con colazione nelle suite del resort Tenuta Primero, cinque green fee, una cena di benvenuto e una cena degustazione. Il costo a persona in camera doppia parte da 605 euro. Info: www.tenuta-primero.com N

Green in Patagonia

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ostruito nel 1940 dall’architetto Alejandro Bustillo, il Llao Llao Hotel & Resort Golf-Spa è uno spettacolare cinque stelle lusso immerso nella natura della Patagonia. Incastonato nel centro del Lake District, alle spalle del Nahuel Huapi National Park e incorniciato dalle cime del Cerro López, Capilla e Tronador, è indiscutibilmente l’indirizzo d.o.c. per i golfisti che desiderano scoprire alcuni dei green più spettacolari dell’Argentina. Belle e molto mosse, le 18 buche par 70 del tracciato di proprietà del resort danno vita a fairway sinuosi e lunghi, caratterizzati da numerosi ostacoli d’acqua e circondati da alberi secolari. Per scoprire le meraviglie di un soggiorno in questo angolo di Paradiso, il resort presenta dei pacchetti golf che comprendono un pernottamento con prima colazione, due green fee per stanza al giorno e libero accesso alla Spa. Il tutto a partire da 265 dollari a stanza (mountain room) fino a 2.000 (lake suite). Info: www.llaollao.com N

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Il barocco abita qui

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lima perfetto nei mesi più freddi, le più belle città barocche situate a pochi minuti di macchina dalla propria stanza, un’immensa Spa a disposizione e due tracciati 18 buche, firmati da Gary Player e Franco Piras, che hanno ospitato il Sicilian Open. Queste sono le caratteristiche che fanno del Donnafugata Golf Resort & Spa l’indirizzo ideale per una vacanza invernale. Per assaporare a

pieno il fascino di questi luoghi, approfittando dell’ospitalità esclusiva targata NH, si può scegliere il pacchetto “4” Sicilia Golf Package, che comprende quattro notti con prima colazione, due green fee, due cene, un light lunch alla 19th Hole Golf Club House e un accesso alla Spa, a partire da 450 euro a persona in camera doppia. Per chi desidera un soggiorno più lungo, c’è l’offerta “7” Sicilia Golf Package che include sette notti con prima

colazione, cinque green fee, tre cene, due light lunch alla 19th Hole Golf Club House e due accessi alla Spa, a partire da 860 euro a persona in camera doppia. Info: www.donnafugatagolfresort.com N

Dolce Golf

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uite Golf”: questa è l’offerta che l’Old Course Hotel Golf Resort&Spa riserva ai suoi ospiti a partire dai primi giorni del 2012. Meta d’elezione per tutti coloro che amano sacca e bastoni, questo cinque stelle lusso di fama internazionale invita i golfisti ad approfittare del soggiorno di tre notti in una delle prestigiose suite dell’hotel che danno diritto a un green fee per l’Old Course, uno per il Duke’s e, da gennaio, anche a uno per le spettacolari 18 buche del Kingsbarns Links. Compresa nell’offerta anche la possibilità di usufruire di 50 minuti presso la lussuosa Koheler Water Spa dell’hotel e di due cene: una presso The Road Hole Restaurant (AA Rosettes) e l’altra presso the Sands Grill. Il costo del pacchetto parte da 2.100 sterline a persona. Info: www.oldcoursehotel.co.uk N

Mezza Luna d’autore

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mmerso in una natura incontaminata e affacciato sulle calde acque del mar dei Caraibi, l’esclusivo Half Moon Hotel, situato a pochi chilometri dalla pirotecnica Montego Bay, è un concentrato di lusso e charme. Realizzato in stile coloniale e fornito di tutti i comfort high-tech che solo uno storico cinque stelle può offrire, il resort dispone anche di uno spettacolare tracciato 18 buche par 71, disegnato da Robert Trent Jones Jr nel 1970 e rimodellato da Roger Rulewich nel 2004. Ideale per un lungo break dal grigiore invernale, l’Half Moon offre ai golfisti la possibilità di approfittare del pacchetto Total Golf Experience che include golf illimitato, una scatola di palline logate, transfer da/per l’aeroporto, colazione, cena e drink al bar dell’hotel. L’offerta è valida per un soggiorno minimo di tre notti e il costo parte da 605 dollari a notte a camera. Info: www.halfmoon.rockresorts.com N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 115


golftrotter

Swing caliente

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6.247 metri del percorso di proprietà del Marbella Club Hotel, disegnati da Dave Thomas tra le colline che sorgono a ridosso del mare della Costa del Sol, sono un’assoluta sorpresa ad uso esclusivo degli ospiti del Marbella Club Hotel Golf Resort&Spa, ex residenza privata progettata dal Principe von Hohenlohe, situata tra Marbella e Porto Banus. I patiti dello swing non potranno esimersi dal sottoscrivere il pacchetto “Play as Much as you Want” che include green fee illimitati sul percorso di proprietà dell’hotel e un soggiorno con champagne buffet breakfast. Il costo è di 170 euro per persona al giorno. Info: www.marbellaclub.com N

Un gioco a cinque stelle

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ue spettacolari 18 buche par 72 disegnati da Dave Thomas corrono lungo un terreno mosso, caratterizzato da numerosi ostacoli d’acqua e punteggiato da alberi secolari, amplificando il fascino del Four Seasons Resort Provence, esclusivo cinque stelle lusso situato alle porte di Fayence, un piccolo villaggio arroccato alle spalle di Nizza. Per non perdersi un break di grande charme e golf indimenticabile si può approfittare dell’offerta Stay&Play che comprende un soggiorno di una notte in una delle executive suite del resort, con prima colazione e un green fee a testa, a partire da 425 euro per stanza a notte. Info: www.terre-blanche.com N

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i VIAGGIdi

DI

C H I A R A G R I F FA

PERPOCHI?NO,PERTUTTI! Qualità a prezzi competitivi: ecco il catalogo “Golf & Benessere” proposto da I Viaggi di Atlantide. Per vacanze personalizzate accessibili a tutte le tasche

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l golf per I Viaggi di Atlantide: destinazioni di alta gamma con un occhio al prezzo e taylor-made. Su questa filosofia si basa il monografico Golf & Benessere, giunto alla sua seconda edizione, sempre aggiornato e completo, perché abbraccia diverse categorie di prezzi senza però fare mai a meno della qualità. Inoltre, nota distintiva dell’offerta è la possibilità di scegliere tra viaggi a pacchetto o vacanze costruite ad hoc, scegliendo la

In alto, una struttura di Tenerife; qui sopra, Seychelles e Saturnia; in basso, il Portogallo.

meta, il periodo e non solo. Per questo nel catalogo non sono riportati i prezzi, perché ogni preventivo viene studiato al momento a seconda delle esigenze del cliente e modulato in base alle sue preferenze. Potenzialmente sarebbe possibile scegliere qualsiasi destinazione in cui sia presente un campo da golf ma, poiché la specializzazione è uno dei punti forti de I Viaggi di Atlantide, le proposte sono state concentrate su alcuni prodotti meglio riconoscibili. Il catalogo comprende quindi una selezione di mete nazionali e internazionali, tutte accomunate da una caratteristica: i resort e le strutture ospitanti sono tutti di alto livello, 4 o 5 stelle, targettizzati per un pubblico specifico ed esigente come quello di chi gioca a golf. Che

però non sempre è alla ricerca del lusso più sfrenato, così I Viaggi di Atlantide ha deciso di caratterizzare il suo mercato con proposte vantaggiose, in cui promuovere il golf a prezzi ragionevoli. Il concetto di base è che il golf non implica necessariamente una vacanza costosa. Da qui la scelta di garantire un ottimo rapporto qualità-prezzo. Le due caratteristiche che non mancano mai in queste offerte sono ovviamente il golf e il benessere: le strutture ospitanti offrono tutte al loro interno, o nelle vicinanze, uno o più campi, oltre a centro benessere e Spa. Il catalogo è suddiviso in tre parti: la prima selezione riguarda Europa e resto del mondo, la seconda l’Italia e la terza i “Golf Special Tour”. Questi sono itinerari

con caratteristiche particolari che oltre a golf e benessere offrono un ulteriore plus, come l’enogastronomia per il Portogallo o la full immersion negli USA, dove l’alta concentrazione di campi in pochissimi kmq permette di girare su diversi percorsi senza doversi spostare troppo. I Viaggi di Atlantide propone un’America alternativa alle solite mete battute dai golfisti, ovvero il Michigan, la Virginia e l’Indiana. Gli Special Tour proposti non sono molti, ma sono tracce di viaggio per piccoli gruppi davvero interessanti, in cui è anche possibile lasciare libera la durata del viaggio. Tra le altre mete selezionate dal catalogo non manca l’isola di Porto Santo, proposta come sempre in esclusiva, in cui sono presenti due strutture, il 4 stelle Vila Baleira e il 5 stelle Pestana, dove è possibile organizzare una vacanza golf a prezzi davvero competitivi. Tra le destinazioni di punta per l’inverno c’è la Turchia (novità del catalogo), le Canarie, il nord Africa, Kenya, Seychelles, Mauritius ma anche Italia, dove rifugiarsi nel relax delle terme. I Viaggi di Atlantide garantisce attenzione e professionalità al servizio del golfista con la presenza di un comparto aziendale dedicato e un direttore tecnico, maestro di golf, che supervisiona tutte le offerte ed è il punto di riferimento per tutte le problematiche specifiche. Grazie a lui la divisione golf del tour operator organizza ogni anno molteplici tornei e golf clinic. Per dare proprio a tutti la possibilità di regalarsi, o regalare, un’indimenticabile vacanza all’insegna del golf e del benessere. Per informazioni e cataloghi: www.iviaggidiatlantide.it N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 117


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showroom

Sportivo ma elegante, per tutti i giorni ma di classe. È l’abbigliamento invernale indossato a Villa d’Este, uno dei circoli più chic e di tradizione d’Italia

Styling Paola Ronchi Foto Claudio Scaccini

Lei: giacca, camicia e pantaloni LUCIANO BARBERA. Lui: giaccone, camicia, pantaloni e cappello LUCIANO BARBERA.

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Lei: maglia girocollo POLO RALPH LAUREN, pantaloni EMPORIO ARMANI, giacca ALLEGRI, sciarpa BURBERRY, cappello BURBERRY BRIT, stivali BRUNELLO CUCINELLI.

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Lui: camicia JECKERSON, pantaloni GIORGIO ARMANI, sciarpa e cintura BURBERRY.

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Lei: trench doppiopetto con maniche in pelliccia BURBERRY LONDON, calze e scarpe BRUNELLO CUCINELLI.

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Lui: camicia e pantaloni BURBERRY BRIT, piumino senza maniche POLO RALPH LAUREN, cappello BORSALINO. Lei: cappottino a maniche corte PIAZZA SEMPIONE, mini abito con cappuccio in pelo e calze BRUNELLO CUCINELLI.

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Lui: pantaloni e camicia D&G, maglia e scarpe BRUNELLO CUCINELLI, calze BURLINGTON. Lei: maglia POLO RALPH LAUREN, pantaloni PIAZZA SEMPIONE, stivali BRUNELLO CUCINELLI.

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showroom

Lui: camicia, golf e piumino senza maniche BRUNELLO CUCINELLI, pantaloni BURBERRY BRIT, driver TAYLORMADE.

Modelli: Beatrice Models Management Grooming: Lina Montanari Si ringrazia per l’ospitalità: Circolo Golf Villa d’Este Per l’attrezzatura: Golf’us

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DI

iMOTORI

MARCO DEL BO

LANCIADISALVATAGGIO La nuova Thema rappresenta il punto di svolta del brand torinese, da cui iniziare una nuova storia dopo l’accorpamento Usa. Il gusto italiano e la tecnologia americana si fondono in questa ammiraglia che promette meraviglie. E le mantiene...

L

a nuova Thema segna un nuovo capitolo nella storia leggendaria del marchio Lancia, poiché si tratta della prima ammiraglia globale che unisce il meglio dei due mondi. Thema nasce infatti sulla base della nuova Chrysler 300 realizzata sulla piattaforma a trazione posteriore LX del Gruppo Chrysler. Come la prima Thema del 1984, anche questa vettura affronta il segmento di mercato più difficile e prestigioso, con l’ambizione di offrire una vera alternativa e una nuova

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svolta. La nuova Lancia Thema è la proposta per chi ricerca un’esclusività più personale, fatta di maggior calore, maggiore artigianalità e maggiore temperamento. CINTURA ALTA E PROPORZIONI CLASSICHE Esternamente, la nuova Thema presenta le proporzioni classiche sviluppate secondo uno stile dalla forte personalità (lunghezza: 5.066 mm; altezza: 1.488 mm; larghezza: 1.902 mm; passo: 3.052 mm),

come molto caratterizzante è la griglia frontale che fonde, in un unico disegno, il logo Lancia con le barre orizzontali, esprimendo precisione e rigore formale. Il profilo della nuova Thema è caratterizzato da una linea di cintura alta che, unitamente alla distribuzione dei tre volumi e alle forme scolpite, accentua le sue proporzioni classiche e inconfondibili. Allo stesso tempo, il frontale importante si congiunge con le linee del tetto per fondersi nel “trequarti” del posteriore dove spiccano le


inconfondibili fanalerie che ne completano la perfetta silhouette. PLANCIA IMMEDIATA ED ELEGANTE Una volta seduti alla guida possiamo subito identificare la raffinatezza dei materiali e delle forme che trova il giusto complemento nell’elevato livello qualitativo raggiunto. La plancia è impreziosita da cromature discrete e da un cruscotto dal design innovativo a doppio cluster (elementi circolari) con illuminazione Sapphire Blue, tonalità che ritroviamo anche nell’illuminazione a LED dell’abitacolo. Al fine di assicurare un comfort “best-in-class”, i sedili sono stati progettati con una nuova architettura (che include una sospensione a serpentina); quelli anteriori sono dotati di regolazione lombare a quattro posizioni con attuatori di direzione alto/basso, avanti/dietro e variatore di densità nella parte inferiore dei sedili, nello schienale e nelle imbottiture, per un maggiore comfort durante la regolazione. DUE MOTORIZZAZIONI MOLTO INTERESSANTI Progettata per fornire potenza ed efficienza tanto in città quanto nelle lunghe percorrenze, la nuova Lancia Thema propone due diverse motorizzazioni a sei cilindri, tutte con trasmissione automatica e trazione posteriore: si parte da un motore a benzina V6 Pentastar da 3.6 litri, con una potenza di 286 CV e cambio automatico a otto rapporti, per arrivare a una motorizzazione diesel V6 da 3.0 litri, disponibile con due livelli di potenza: 190 e 239 CV, entrambe con cambio automatico a cinque rapporti. La prima proposta, il benzina Pentastar V6 di origine Chrysler Group, si avvale delle tecnologie più innovative per rispettare la normativa Euro 5 che gli consentono di raggiungere una potenza di 286 CV e una coppia massima di 340 Nm a 4.650 giri/minuto. Così equipaggiata, la nuova Thema può raggiungere la velocità massima di 240 km/h e ha un’accelerazione 0-100 km/h in

CARTA D’IDENTITÀ Q Modello: Thema 3.0L V6 Multijet II Q Cilindrata: 2.987 cm³ Q Potenza: 140 CV Q Coppia massima: 440 Nm Q Accelerazione: 0-100 km/h in 9,7 s Q Velocità massima: 220 km/h Q Emissioni di CO2: Euro 5 Q Consumo combinato ciclo UE: 7,2 l/100 km

7,7 secondi. Un risultato ottenibile anche grazie al nuovo cambio automatico a otto rapporti ZF. La seconda soluzione, il diesel Euro 5, è declinata in due versioni: da 190 CV di potenza (a un regime di 4.000 giri/min) e da 239 CV (sempre a 4.000 giri/min). Il nuovo motore 3.0 V6 è dotato di un cambio automatico a cinque rapporti. La versione 239 CV ha una coppia massima di 550 Nm a un regime di 1.8002.800 giri/minuto, mentre la versione 190 CV ha una coppia massima di 440 Nm a un regime di 1.600-2.800 giri/minuto. Così equipaggiata, può raggiungere la velocità massima di 230 km/h con accelerazione 0-100 km/h in 7,8 secondi (per il 239 CV) e di 220 km/h e 9,7 secondi (per il 190 CV). UN SALOTTO OVATTATO E AVVOLGENTE La comodità della nuova Thema rispecchia pienamente le aspettative: parlare di vero e proprio benessere mentre si è in viaggio significa circondare guidatore e passeggeri con tecnologie che ne garantiscano il più elevato comfort acustico e climatico. Da qui la necessità di trasformare l’ambiente interno in un salotto ovattato e avvolgente. Per raggiungere questo obiettivo, Lancia ha messo a punto una serie di tecnologie costruttive che contribuiscono in modo significativo a trasformare anche il più semplice spostamento quotidiano in un’esperienza di viaggio, perché un “grande viaggio” non è fatto solo di “partenza” e “arrivo”, ma è un susseguirsi di emozioni lungo il tempo che scorre. Sinonimo di scelta senza compromessi per chi guida (ma anche per chi ha il piacere di viverlo come passeggero), è il sistema di serie Uconnect Touch, un sistema infotelematico con lo schermo touch-screen più grande del segmento (8,4 pollici), che mantiene i passeggeri connessi con il mondo esterno. Si tratta di una tecnologia che spazia dal sistema di navigazione touch-screen al climatizzatore bizona, consentendo di controllare i sistemi dell’abitacolo al fine della totale sicurezza e comfort. A partire dall’allestimento Platinum, inoltre, la nuova Thema offre di serie l’esclusivo sistema di navigazione Garmin, che è abbinabile a un impianto audio Premium dotato di nove speaker più subwoofer (per un totale di 506 watt di amplificazione), a richiesta su allestimento Platinum e di serie sulla versione Exeuctive. Oppure, sempre su quest’ultimo allestimento, è disponibile, come optional, un impianto audio Harmon Kardon, dotato di 19 speaker più subwoofer per un totale di 900 Watt di amplificazione. N DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 127


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per la casa. Se non sai cosa mettere sotto l’albero, ecco alcune proposte eleganti e funzionali. Per lei, per lui, Tanti oggetti di charme proposti da marchi prestigiosi e qualche idea originale e innovativa. dimenticare Ce n’è per tutti i gusti: per chi cerca un capo esclusivo e chi invece vuole l’avanguardia, senza campo gli appassionati di golf che, anche a Natale, (si) regaleranno qualcosa di nuovo da esibire in

VHERNIER “Un anello per salvare una piccola vita”: è il Pirouette in argento e oro rosa, serie limitata di mille pezzi. 970 euro di cui 450 devoluti all’Ospedale pediatrico St. Damien di Haiti in collaborazione con la Fondazione Francesca Rava. www.vhernier.it

CHERVÒ Dotati di tecnologia brevettata Wind-Lock, realizzati con tessuti speciali e grazie a fodere con membrane elastiche o a trame supercompatte, i piumini Evermore e Magon fermano il vento e il freddo. Modellati per garantire la massima libertà di movimento. www.chervo.it

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BAGLLERINA Novità geniale proveniente dalla Francia: ballerine realizzate interamente in pelle, che si piegano in una pratica pochette ed entrano facilmente in borsetta. Anche in versione Natale, rosse con decorazioni scintillanti. Da 99 euro. www.bagllerina.com

AURORA PENNE Per chiudere con stile i festeggiamenti di Italia 150, ecco un trittico in edizione limitata della Penna Y. 1.861 pezzi, acquistabili solo all’interno di un astuccio in similpelle con interno personalizzato. Stilografica verde, sfera bianca e roller rosso. 325 euro. www.aurorapen.it

DELSEY Una nuova generazione di bagagli rigidi di alta gamma. La collezione INBOX è in policarbonato tecnico ad alta densità, solida ma leggera. Il guscio esterno è in tinta metallica spazzolata (rame, metallo e nero) ed è munito di quattro ruote multidirezionali. 209 euro. www.delsey.com


JACOB COHËN Cinquetasche versione Christmas. Riflessi argentei per la donna, con bottoni a effetto diamantato, cuciture ed etichette in cavallino tono su tono. Per lui, raffinati in lana esclusiva Carlo Barbera, Loro Piana, Vitale Barberis Canonico ed Ermenegildo Zegna. www.jacobcohen.it

FEDELI Ideale per l’inverno, cardigan lavorato a costa inglese, in cashmere 100% a sei nobili fili con cappuccio e tasche foderate in cashmere felt. Made in Italy come tutti i prodotti del marchio, che ricerca dettagli di stile come i bottoni in corno e il laccetto al collo in suede. www.fedelicashmere.com

ROLEX Il Day-Date II nasce per distinguersi. In oro giallo, bianco ed Everose 18 ct. o in platino, è l’orologio dell’uomo che cerca eleganza classica e tecnologia d’avanguardia. Degno erede dell’Oyster Perpetual, è l’emblema di una ineguagliabile maestria. www.rolex.com/it

HERMÈS Toolbox: nuovo formato extra large in vitello color cognac, con tracolla, tasche interne e rivestimento in tela; 5.500 euro. Illico: piccola con sottile tracolla decorata da una fibbia importante, rubata dalle 24 ore; 4.400 euro. www.hermes.it

TISETTANTA Nu-ovo: nuovo nella funzionalità e uovo nel design. È il primo mobile contenitore per l’uomo. Un nucleo polifunzionale e poliedrico, adatto alla dimensione domestica, all’outdoor e al benessere. Suddiviso in otto spicchi di cui due mobili, ha una struttura esterna in legno trattato con eventuale guscio di rivestimento. www.tisettanta.com

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AUDEMARS PIGUET Il Millenary 4101 cattura la curiosità. E corona il sogno di ogni appassionato d'orologeria: far uscire la meccanica di pregio dalla cavità della cassa. E che cassa! L’ ovale voluttuoso e aristocratico che rende unica la collezione. www.audemarspiguet.com

TUUM Gli anelli della collezione Origine sono in argento brunito e bronzato, oro giallo, rosa e bianco con brillanti incastonati. Quello in argento è anche accompagnato da una catena intervallata con pietre dure. I gioielli riportano il Padre Nostro in italiano o in latino. www.tuum.it

NESPRESSO La nuova Lattissima+ combina un espresso eccellente con una morbida schiuma di latte, ancora più esagerata grazie alla funzione “One-touch”. Il ripiano scorrevole permette di usare anche le mug. Disponibile in quattro colori da 279 euro. www.nespresso.com

LACOSTE Il Coccodrillo regala per Natale una special edition legata al design “Happy Chic” di Jonathan Adler. L’edizione 2011 della serie Holiday Collector’s è caratterizzata dal coccodrillo oversize ricamato con le fantasie dei cuscini di Adler. Il packaging è un cuscino vero ricamato ad ago. 125 euro. www.lacoste.com

BERTO SALOTTI Tweety: un nuovo modo di pensare il comfort e la bellezza. Una poltrona di design elegante e ironica. Con la sua forma iconica e avvolgente, si propone come rifugio per il relax o punto di osservazione del mondo, grazie alla base rotante a 360º. www.bertosalotti.it

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COLMAR Perfetti per Natale i modelli Originals. Per lui: piumino super light in poliammide effetto opaco trattato idrorepellente. 295 euro. Per lei: piumino ultraleggero stampato all over effetto lucido trattato idrorepellente. 310 euro. www.mmcol.it


GOLF COURSES: GREAT BRITAIN AND IRELAND È la nuova pubblicazione fotografica di David Cannon. Il libro, di grandi dimensioni, è stampato in edizione limitata con pagine pieghevoli che si estendono fino a un metro. Oltre 300 immagini dei cento e più spettacolari campi da golf oltremanica.195 dollari. www.rizzoliusa.com

SCHOLTÈS La cavé a vin S3, compatta e versatile, può ospitare 24 bottiglie in soli 45 cm e garantisce il mantenimento delle condizioni ideali per la conservazione del vino: temperatura (grazie al termostato elettronico), assenza di vibrazioni, livello di umidità, circolazione dell’aria e isolamento dalla luce. www.scholtes.it

ARGENTERIE GIOVANNI RASPINI Creazioni di glamour, frutto di un’erudita creatività. Dal 1972 tutti i modelli del marchio, rigorosamente Made in Italy, vengono eseguiti a mano. Per Natale, dalla preview 2012: girocollo Farfalle 109 euro. Bracciale 262 euro. Orecchini 122 euro. www.raspini.it

NIKON Un rivoluzionario sistema fotografico: velocità, precisione, innovazione e portabilità. Con il sistema autofocus e lo scatto continuo più rapidi al mondo, oltre a modalità di ripresa innovative, obiettivi compatti e accessori, la gamma Nikon 1 ridefinisce ciò che una fotocamera digitale può fare. www.nital.it

NICWAVE In tessuto elasticizzato di flanella scozzese, il modello Wall (SCSZ) della linea Classic punta su un taglio classico e dettagli sartoriali. Protagonista dell’ultima campagna, con la sua vestibilità slim fit offre lo stesso stile e comfort di un abito realizzato in atelier. 180 euro. www.nicwave.com

GB8 Tante idee natalizie colorate e in caldo cashmere: cinture, cravatte, sciarpe e berretti; e poi borse, bustine e borsoni viaggio in lana cotta personalizzabili. Oltre a maglioncini e cinquetasche in tessuti pregiati e colori di tendenza. www.gb8.it

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PING Il nuovo Rain Cape protegge completamente la sacca nelle condizioni più avverse. L’accesso ai bastoni è garantito da una doppia zip superiore e da altre aperture laterali. 45 euro. www.ping.com

MANTYS Un modo innovativo per spostarsi sul campo. Invece di usare un volante, fa leva sul peso del guidatore. Le ruote non rovinano il terreno e anche le salite non sono un problema. La batteria garantisce 36 buche. www.mantys.com

INESIS Per le giornate di brutto tempo c’è il completo da pioggia TD Tour. Giacca e pantaloni sono in tessuto altamente performante, anche in condizioni estreme, garantito Novadry. 140 euro. www.inesis.com

PUTTING ALIGNMENT SYSTEM Permette di controllare l’allineamento delle spalle e la posizione degli occhi sulla palla. Sfruttando i binari gialli, si può praticare il putting “drittissimo”. Molto usato dai pro. 60 euro. www.neversaygolf.com

ECCO GOLF STREET È una sneaker, è una scarpa da golf. Creata con un design alla moda dal tocco retrò, garantisce il massimo comfort unito alla tecnologia delle scarpe da golf più avanzate, con materiali traspiranti. www.ecco.com

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CLEVELAND GOLF Dopo il bianco, nel 2012 la tendenza sarà il nero. I nuovi ferri CG Black sono studiati per i giocatori che cercano distanza e giocabilità. Con una faccia in titanio più larga e sottile per il massimo C.O.R. e distanze straordinarie. 699 euro. www.clevelandgolf.com


Andrea Pinca - Andrea Giovannone

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ilpreparatoreatletico

ARTICOLAZIONI SENZA PROBLEMI L’artrosi è una patologia comune e il golfista non ne è esente. Ma non per colpa del gioco che, al contrario, è un buon metodo di protezione D I

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opo anni di gioco e di gesti ripetuti, una tra le problematiche che possono sorgere in un golfista è l’artrosi. Augurandoci che non succeda mai, vediamo comunque di cosa si tratta. In termini poco scientifici, ma comprensibili, possiamo definirla come la degenerazione della cartilagine di una articolazione, che spesso si accompagna con conseguenti fenomeni di infiammazione locale. L’artrosi è detta “primaria” quando insorge per fattori genetici; e “secondaria” quando è causata da traumi, interventi chirurgici o problemi meccanici trascurati nel tempo. Entrambe le tipologie possono manifestarsi a danno di una sola articolazione (artrosi localizzata) o in più sedi (generalizzata). Si tratta di una patologia piuttosto diffusa che colpisce circa il 10 per cento della popolazione (golfista o non golfista), percentuale che sale al 50% tra gli ultrasessantenni. MOLTE FORME, STESSI SINTOMI Qualsiasi articolazione può venire colpita dall’artrosi, ma alcune sono più vulnerabili di altre (e quindi ben note a tutti). A seconda della sua localizzazione, l’artrosi prende nomi diversi: “cervicale”, se interessa le vertebre del collo; “lombare”, se colpisce quelle della schiena; “coxartrosi”, quando è l’anca a farne le spese; “gonartrosi”, quando trafigge le ginocchia (e qui il fattore “peso” gioca un ruolo determinante). I sintomi sono inequivocabili: si inizia con una fastidiosa dolenzia locale che presto lascia il posto a un dolore sempre più vivo, soprattutto durante il movimento dell’articolazione colpita. Poco dopo subentra la limitazione funzionale, che può degenerare in una vera e propria rigidità. Qui si innesta anche una progressiva deformità della parte lesa. QUESTI I RIMEDI Purtroppo il processo è irreversibile, ma può essere comunque contenuto e controllato. L’esame radiografico 134 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

I piegamenti su ginocchia sane, per quanto frequenti, non le logorano.

convenzionale rappresenta tuttora la metodica più utilizzata per la valutazione e la diagnosi delle patologie osteo-articolari, artrosi compresa. L’esame permette di controllare lo stato degli eventuali osteofiti presenti (che sono escrescenze di tessuto osseo causate dall’accumulo di calcio sulla cartilagine articolare), la calcificazione dei tessuti e lo stato generale dell’articolazione. Rappresenta il punto di partenza per il trattamento che, come scopo principale, ha quello di cercare di controllare il dolore e migliorare nei limiti del possibile la funzionalità. L’approccio dapprima è assolutamente non invasivo, con il ricorso ai farmaci Fans (dall’effetto antinfiammatorio e analgesico), alla fisiochinesiterapia e alla mobilizzazione attiva in assenza di carico (bici da camera, nuoto...). Se fosse necessario, si può passare a un trattamento più invasivo, con infiltrazioni in loco di corticosteroidi o di acido ialuronico; o chirurgico, con un’artroplastica o una vera e propria protesi al posto dell’articolazione ormai resa inutilizzabile. LA PREVENZIONE SI FA IN CAMPO Dopo esserci spaventati a sufficienza, mettiamoci tranquilli: il golf causa l’artrosi? La risposta è semplice: no. Ogni attività fisica fatta in modo costante e non esasperato è un ottimo metodo preventivo di una lunga serie di disturbi. Il corpo umano, infatti, è l’unica “macchina” che si rovina se non la si usa. Se proprio vogliamo vedere nel golf un remoto fattore di concausa (ma siamo nel campo delle

ipotesi), possiamo ricordare che le ginocchia sono sollecitate dai frequenti piegamenti per leggere la linea o dall’aumento di peso per un intero giro con la sacca sulle spalle (comportamenti che peraltro sono facilmente ovviabili). Ma da qui all’artrosi delle ginocchia, ce ne passa... Se mai ti capiterà di avere problemi alle articolazioni, non dare la colpa al golf ma ringrazia questo sport per averti ritardato il più possibile l’insorgenza della patologia. N Il professor Massimo Messina è laureato in scienze motorie-preparazione atletica, osteopatia e massofisiokinesiterapia. È preparatore atletico, osteopata e massofisiokinesiterapista di Matteo Manassero, osteopata e massofisiokinesiterapista della Nazionale Italiana di golf e pratica calcio, ginnastica aerobica, maratona e triathlon. Informazioni: massimessina@libero.it, www.messinasas.com. IN COLLABORAZIONE CON IMMUN’ÂGE

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È TEMPO DI REVISIONE A fine stagione è il caso di dare una controllata all’intera sacca. Per mantenere l’attrezzatura sempre al livello del tuo gioco. Che cambia, anche se non te ne accorgi A

C U R A

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on l’inverno e il freddo diminuendo (o fermandosi del tutto) l’attività, arriva il momento di controllare i bastoni. È un’abitudine di cui non si parla spesso, perché si ritiene – sbagliando – che un check-up della propria attrezzatura sia necessario solo ai giocatori di alto livello. Pertanto ti chiedo: quando è stata l’ultima volta che hai fatto controllare i tuoi bastoni? Il lie e il loft saranno ancora uguali a quando hai comprato i ferri? Il loft del driver è ancora giusto? Come detto, c’è la falsa convinzione che la cura dei bastoni serva solo ai buoni giocatori. Questa è una valutazione del tutto infondata, poiché l’attrezzatura ha la sua importanza a tutti i livelli di gioco. Lavorando ormai da diversi anni con le squadre nazionali italiane, ho notato quanto i ragazzi e le ragazze diano finalmente molta importanza alla loro sacca, molto più che in passato. Ultimamente ho visto dei ragazzi che necessitavano di alcuni controlli sui bastoni e, valutando insieme, abbiamo apportato delle modifiche (flessibilità e lie) che si erano rese necessarie per via di cambiamenti intervenuti nello swing. Si tratta di atleti seguiti; perché un normale amateur non dovrebbe avere lo stesso trattamento? La dotazione, infatti, deve essere adatta alle proprie caratteristiche; ed è per questo che la cura e i controlli devono essere fatti almeno una volta all’anno. Spesso, infatti, con la pratica sia dai tappeti che dall’erba si possono avere piccoli spostamenti delle teste (lie e loft). Qualcosa di impercettibile, magari invisibile a occhio nudo, ma molto chiaro ai delicati sensori dei software di rilevazione. Il mio consiglio, quindi, è che porti i tuoi bastoni in un club repair per farli controllare. Questo, però, è solo il primo passo. Perché, se hai avuto miglioramenti nel tuo gioco oppure hai praticato tanto rispetto al passato, potrebbe essere il momento di “fare le cose per bene”, con una seduta di club fitting. Tieni presente che questo è il periodo migliore, dal momento che hai ancora memorizzato

136 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

colpo e la traiettoria è più dritta di prima. Grazie ancora, ciao Carlo C.

nei muscoli lo swing di tutta la stagione e non ti sei ancora dedicato agli sport invernali. Ricordati che il club fitting non è finalizzato solo all’acquisto ma anche al controllo di ciò che stai giocando. Per cui ti aspetto per una sessione di fitting! Controlla sul sito www.intergolf.it le date disponibili. A presto! *** Ciao Peter, ti volevo ringraziare per la tua risposta, che ho letto su Golf Today. Devo dirti che, ancora prima di leggerla, ho seguito le tue indicazioni di fitting e ho acquistato il driver 910 D2 Titleist. È quasi un mese che lo gioco e devo darti proprio ragione, mi trovo benissimo e sono proprio contento, ho più controllo del

*** Salve, in previsione di un acquisto di nuovi ferri, essendo alto 1,91, con hcp 24,5 avrei bisogno di una sessione di fitting e vorrei sapere dove e quando ci sarà qualche giornata dedicata a questa attività e raggiungibile da Latina. Grazie Ugo B. Ciao Ugo, a Roma c’è il mio collega Alvaro Brunella che sicuramente ti può aiutare. Ecco la sua email: alvaro.brunella@intergolf.it. A presto, Peter

ILNOSTROESPERTOPERTE Hai un dubbio riguardo la tua attrezzatura? Una domanda che ti assilla? C’è una questione che ti piacerebbe approfondire? Scrivi a redazione@golftoday.it, specificando nell’oggetto “Rubrica Club Fitting”. Peter Jacobsen, responsabile Club Fitting Italia, è a tua disposizione per ogni precisazione o consiglio.


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QUANTONESAIDIGOLF? In campo sei sicuramente un campione. Ma a teoria come sei messo? T

i piacerebbe poter mettere in sacca una confezione di 12 ProV1 Titleist? E il cappellino originale e autografato del nostro Matteo Manassero? Rispondi esattamente alle tre domande qui sotto e potrai avere questi due splendidi regali.

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A QUANTI ANNI SERGIO GARCIA È DIVENTATO CAMPIONE SOCIALE AL CLUB DE CAMPO DEL MEDITERRÁNEO, DOVE HA VINTO IL CASTELLÓ MASTERS? A. 13 B. 12 C. 16 D. 14

2

QUANTI MAJOR SONO STATI VINTI DA GIOCATORI CHE HANNO UTILIZZATO UNA PROV1 O UNA PROV1X? A. 12 B. 34 C. 23 D. 19

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QUAL È IL NOME DEL TROFEO DESTINATO AL VINCITORE DELL’ORDER OF MERIT DEL SENIOR EUROPEAN TOUR? A. Tom Morris Trophy B. John Jacobs Trophy C. Gary Player Trophy D. Harry Vardon Trophy

RICORDATI CHE: Q Solo il PRIMO lettore che risponderà esattamente alle tre domande riceverà in regalo una scatola di 12 ProV1 Titleist e il cappellino originale autografato da Matteo Manassero, offerti da: Intergolf srl, via Podere la Vigna 2/4 - 20019 Settimo Milanese (Mi) tel. 02.89456400, fax 02.89456408, www.intergolf.it Q Per rispondere è necessario inviare una mail a: redazione@golftoday.it, indicando nell’oggetto “Sfida il Direttore”. La mail deve riportare, oltre alle risposte alle tre domande, anche il nome e cognome del lettore e l’indirizzo (per la spedizione del regalo). Q ATTENZIONE, IMPORTANTE: si può scrivere solo a partire dalle ore 15.00 di martedì 13 dicembre. Eventuali mail arrivate in precedenza NON verranno prese in considerazione. Q Il nome del vincitore verrà avvisato per e.mail e pubblicato sul prossimo numero di Golf Today.

In bocca al lupo!

Così il mese scorso... Questa la soluzione dei quesiti di novembre: 1. Quanti successi vanta l’Europa nella Solheim Cup? A. Quattro 2. Chi era la capitana europea nella edizione 2011? A. Alison Nicholas 3. Dove si giocherà la prossima edizione della Solheim, nel 2013? A. Colorado Golf Club Complimenti ad Alessio Albasini di Dimaro (Tn), che ha risposto esattamente alle 15:00:04 del 15 ottobre e riceverà il regalo offerto da Intergolf.


GreenPower

IMPARIAMO DALLA HOME OF GOLF Non è solo un arbusto: il “gorse” è un elemento fondamentale per il gioco e un tratto distintivo dei links. Ma va gestito con estrema cura, perché è capace di crescere tanto da invadere il campo D I

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1. La buca 7 dell’Old Course: nel 2009 il colpo dal tee risultava cieco, in previsione dell’Open 2010 la visuale è libera. 2. Lo sviluppo di un arbusto in meno di due stagioni. 3. Una duna del Jubilee Course prima e dopo l’intervento. 4. Prima e dopo la rimozione del gorse.

C

hiunque abbia giocato sui links britannici non può fare a meno di ricordare i bush, quelle aree arbustive sempre pronte a ricevere un colpo fuori linea. L’elemento preponderante di questi cespugli, insieme al brugo e all’erica cinerea, è il gorse o ginestra spinosa. Questo arbusto, oltre a essere funzionale al gioco, rappresentando un notevole elemento di difficoltà (ne sa qualcosa Tom Lehman, che nell’ultimo giro dell’Open del 1996 rischiò di perdervi la pallina e il vantaggio accumulato), è importante dal punto di vista paesaggistico, soprattutto nel periodo estivo, quando dà luogo a fioriture di colore giallo che attraggono numerose farfalle. Dal punto di vista naturalistico, inoltre, fornisce riparo a piccoli mammiferi nei confronti di predatori come il gheppio e lo sparviero.

NON SOLO BELLO E UTILE Il gorse è però altamente invasivo, a causa della sua elevata capacità di crescita. Si tratta quindi di una risorsa che va gestita con attenzione: per questo il St Andrews Links Trust ha intrapreso, su ognuno dei suoi sette percorsi, un programma specifico di “gorse management” seguito dal Superintendent Gordon Moir. “Da sempre controlliamo questa pianta, a causa della sua aggressività. Ma cinque anni fa, in collaborazione con lo STRI (l’Istituto di ricerche sui tappeti erbosi 138 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

sportivi), abbiamo definito un piano specifico in merito”, sostiene Moir. Un programma che comprende la potatura di ringiovanimento degli arbusti su base triennale (cimati a 15-30 cm), ma anche operazioni più drastiche, come la rimozione (come avvenuto alle buche 4, 6, 7 e 14 dell’Old Course e su numerose dune). PERCHÉ ELIMINARLO La rimozione del gorse ha diverse funzioni. Per quanto riguarda il gioco può servire a liberare la visuale da tee a green, come nel caso della buca 7 dell’Old Course. Inoltre, in diversi punti lungo il percorso, la rimozione ha creato maggiore spazio per il deflusso degli spettatori, come alla 14. Dal punto di vista ambientale, liberare le dune dalla ginestra spinosa significa riportarle alla loro condizione originaria, in cui la sabbia, tornata alla luce, serve allo sviluppo di numerose specie di rettili, insetti e uccelli. Laddove il gorse è stato rimosso, viene seminato un mix di graminacee. Con gli anni l’arbusto invaderà nuovamente l’area, instaurando un ciclo perpetuo di colonizzazione floristica. Un risultato che va a tutto vantaggio della conservazione dell’ambiente e della biodiversità, senza dimenticare che i residui di potatura ed estirpatura vengono trasformati in compost, insieme a quelli di taglio del tappeto erboso.

IMPARIAMO ANCHE NOI Come spesso succede di fronte ai cambiamenti, questi interventi hanno riscosso qualche critica, ma lo staff del St Andrews non si è fatto trovare impreparato. “Abbiamo investito molto nella comunicazione”, ci spiega Gordon Moir, “con newsletter mensili e annuari. Inoltre, abbiamo invitato i comitati dei nostri percorsi e quelli dei circoli limitrofi, oltre a proprietari di alberghi e tour operator, a partecipare alle presentazioni dello STRI”. Così facendo anche i più scettici hanno dato il proprio appoggio. Inoltre, a St Andrews sono stati intrapresi anche programmi anche per la gestione dell’erica e del brugo, per il controllo dell’erosione costale delle aree che si affacciano sul mare e sull’estuario dell’Eden, e per la creazione e il mantenimento di corridoi per la fauna. Una lezione che possiamo importare anche in Italia: tutti i circoli che individuano uno o più interventi con valenza ambientale e funzionali al gioco possono, con un’opportuna campagna informativa, ottenere un ritorno d’immagine non trascurabile. N Stefano Boni è dottore agronomo, Superintendent diplomato SNG-FIG e collaboratore FIG.


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Dodici mesi in diretta dai campi più importanti del mondo: tornei prestigiosi, eventi imperdibili, campioni famosi, successi travolgenti, sconfitte brucianti. E poi la tecnica per migliorare il tuo gioco, i posti più belli al mondo dove imbucare, la moda per vivere da protagonisti, le notizie dei circoli, l’attrezzatura migliore, le Pro-Am più seguite...

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UNANNOCON GOLFTODAY TU VUÒFA L’AMERICANO Con una prestazione eccezionale Rory McIlroy dimentica Augusta, Open. sbriciola ogni record e agguanta l’US Una settimana straordinaria con una supremazia imbarazzante, che ha riportato in Irlanda del Nord il titolo americano. ) ringraziano (e Gli europei applaudono – MARIA PIA GENNARO

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ieci giorni dopo il Masters, Chubby a Chandler si è recato a Belfast di trovare Rory McIlroy. Si aspettava a trovarsi davanti un ragazzo moralmente accolto pezzi, invece il ragazzino l’ha chiedendogli il motivo dello sconquasso non aveva mediatico creato dal fatto che ho vinto il Masters. “In quel momento il capito che Rory aveva già superato quello possibile shock; anzi, che forse raccontato shock non c’era mai stato”, ha la calma con l’agente dei campioni. Infatti, i affrontato aveva la quale McIlroy alle ortiche il giornalisti dopo aver buttato sulla suo primo Major la diceva lunga Si era tranquillità interiore del ragazzo. in anche fatto fotografare con Schwartzel privato che giacca verde a bordo dell’aereo Malesia. Per li ha portati dalla Georgia alla Open è in tradizione l’ultimo giro dell’US del Papà concomitanza con la (locale) Festa due papà e per il secondo anno consecutivo ai figli la nordirlandesi, che hanno dedicato in più propria vita, hanno ricevuto qualcosa di campione della classica cravatta: il titolo

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americani degli Stati Uniti, quello cui gli che per la tengono maggiormente, quello prima volta li ha incoronati campioni per planetari. Gerry McIlroy, che a golf assecondare il desiderio di giocare è del piccolo Rory, faceva tre lavori, per tre rimasto dietro le corde, nell’ombra, dopo che giorni; salvo uscire allo scoperto putt per il figlio ha imbucato l’ultimo mentre abbracciarlo e tenerselo stretto parte del neo Da score. lo firmare a andava nessun campione nessuna scena di giubilo, per gesto di esultanza eccessivo, nemmeno enorme scaricare l’adrenalina. Solo un viso. sorriso che gli ha illuminato il sulle Immediatamente dopo è comparsa sue spalle la bandiera nordirlandese, aveva esattamente come un anno prima del giusto fatto il padre di G-Mac. Si tratta un Paese onor di patria per il Nord Irlanda, con di soli un milione e 680mila abitanti che in due una superficie di 13.843 kmq anni ha schiantato la supremazia mai era americana umiliandola come ® edizioni. accaduto nelle precedenti 110

ISTANTANEE

iTORNEI

DACRANS In uno dei tornei dal field più ricco in Europa spunta il danese Thomas Bjorn, che fa suo l’Omega European Masters. Pubblico enorme. Scenario spettacolare. Organizzazione perfetta. Questo è Crans DI

THOMAS BJORN

2011 è stato una stagione straordinaria, culminata con il successo scozzese dopo cinque estenuanti buche di play off, che evidentemente non hanno influito né sul fisico né psicologicamente. Anche a Crans, a cinque buche dalla fine sembrava che si profilasse all’orizzonte un nuovo play off. Ma il rush finale di Bjorn è stato impressionante: birdie alla 14, eagle alla 15 e di nuovo birdie alla 17 e alla 18, per mettere a tacere tutti gli inseguitori. Bjorn guida la troupe degli over 40 che combattono strenuamente le nuove leve emergenti. “Non devono cadere nell’errore di considerarci giocatori sul viale del tramonto”, ha ironizzato (ma non troppo) in conferenza stampa. “Guardate Darren

Il danese ha fatto 13!

o Jimenez: hanno ottenuto i loro migliori successi passata una certa età. Mi sarebbe piaciuto che anche la gara della settimana scorsa servisse come prova di qualificazione per la Ryder Cup. Purtroppo non è così e allora ce la metterò tutta a partire da ora per rientrare in squadra. Mi piacerebbe!”. Per ultimo, Bjorn ha reso il giusto tributo a Ballesteros durante la premiazione, al termine del video trasmesso sul megaschermo. “Seve è stato tutto per il golf”, ha commentato con un filo di voce decisamente commossa. E detto da un giocatore ottimo ma introverso, con pochi amici e decisamente poco simpatico, è un gran riconoscimento. N

44 | GOLF TODAY | OTTOBRE 2011

MARIA PIA GENNARO –

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OTTOBRE 2011 | GOLF TODAY | 45

Mr. Peter Dawson alla scrivania del suo ufficio di St Andrews: da qui guida il golf mondiale.

RVISTEdi leGRANDIINTE

IL CUSTODE

DELGIOCO foglia che Peter Sui links di tutto il mondo non si muove apprezzato ora Dawson non voglia. Personaggio ora vigila sullo (più spesso) criticato, il presidente dell’R&A regolamenti a volte Spirit of the Game. Con protocolli e ragione discutibili. Ma sempre dettati da una DI

JOHN HUGGAN -

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Com’è dirigere l’R&A nel XXI secolo? un eter Dawson ama dire che ha la Dipende. Un momento trattiamo house, migliore vista del golf. Dalla finestra problema dettagliato della club più televisivi del suo spazioso ufficio nel palazzo quello dopo il contratto di diritti dell’R&A, del golf famoso del Gioco, la club house con gli americani. La cosa migliore 18 di St è di che si appoggia sul green della è la gente che ci lavora. Generalmente del golf. anche la Andrews, lui guarda verso il tempio supporto e collaborativa; ma ha ha faccia bene Ma non è tutto oro ciò che luccica: comprensibile esigenza che tu nella c’è la presidiato al periodo più tumultuoso il tuo compito. Comunque non divulgando storia del club per soli uomini, che si trova nel mondo della maldicenza discutere e regole per tutto il mondo. Per politica o gli sgambetti dell’industria golfistici dell’immenso spettro dei problemi questo aiuta molto il mio lavoro. le di tutti i giorni - l’inesorabile avanzamento È dovuto al fatto che fondamentalmente troppo della tecnologia, le regole forse persone ci mettono passione e si divertono? la complicate e controverse, le Olimpiadi, Credo che la gente Assolutamente. l’Open e sia discriminazione praticata dall’R&A, voglia che il golf abbia successo il nostro che i - Dawson ha accettato di incontrare diretto in modo efficiente. Vogliono è, le sue validi. giornalista. Da buon politico quale tornei, i giocatori e i campi siano ed E ® parole sono un misto di franchezza Non vogliono alcunché di negativo. trattato. evanescenza, a seconda del tema

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leGRANDIINTERVISTEdi

AGENTE SPECIALE “Tiger? Non mi pronuncio”. E poi ancora: “Le E anche: “Sono stato un giocatore mediocre, date del Tour spesso sono messe a caso”. ma È un fiume in piena “Chubby” Chandler oggi molti fanno i miei stessi errori”. è diventato un vero campione nella gestione che, dopo una modesta carriera da pro, degli atleti. E oggi può definirsi, a ragione, il massimo esponente del golf mondiale. Con moltissimi aneddoti da raccontare DI

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HOWARD BOYLAN, GETT Y IMAGES

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Un’agenzia internazionale e multidisciplinare che oggi permette a Chandler di fare molti più soldi, gestendo la vita fuori dal campo dei giocatori, di quanti ne abbia mai guadagnati in tutta la sua vita sul campo. “Chubby” (nemmeno i familiari più stretti lo chiamano Andrew) si è seduto con noi per parlare di golf, di vita e di tutto ciò che c’è in mezzo. Come sempre, l’ex campione del British Youths (un titolo che, per caso, lui e Westwood hanno vinto sullo stesso campo, il Glasgow Gailes, a distanza di 21 anni) si è impegnato, in modo divertente e affascinante, nel fornire le sue personali opinioni in merito a un ambiente di cui è diventato il massimo esponente.

Un uomo impegnato: Chubby Chandler fotografato in esclusiva all’International Sports Management nel 2010.

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64 | GOLF TODAY | MAGGIO 2011

MAGGIO 2011 | GOLF TODAY | 65

iCAMPIONI

TOURBOMARTIN con una velocità impressionante a il tedesco si è imposto scalando il ranking Arrivato al professionismo in sordina, pensare che voleva fare il calciatore... Ryder Cup. Ora è il Numero Uno. E suon di trionfi pesanti: Tour, Major, DI

uando, quasi cinque anni fa, Martin non Kaymer divenne professionista, anzi, molte persone se ne resero conto; forse nessuno. I primi mesi dell’allora in ventunenne Martin, nato a Dusseldorf e privi di Germania, furono infatti anonimi mediocre, successi rilevanti; sembrava un del tempo come tanti. Ma con il passare di essere (molto poco, per la verità), dimostrò bravura di un tutto fuorché mediocre: se la che ottiene, golfista si misura dai risultati migliori Kaymer è senz’altro uno tra i infatti, l’ex al mondo. Alla fine del 2005,

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JOHN HUGGAN –

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(“Sono giocatore del Fortuna Dusseldorf di sempre stato una punta, un cacciatore aveva già gloria”, ammette con un sorriso), del team grandi piani in mente: far parte il europeo della Ryder Cup, diventare e vincere numero uno del Ranking europeo anni dopo, un Major. Poco meno di cinque Stati Uniti ha il nuovo campione Open degli sua realizzato tutti i propositi della Non fare”. da personalissima lista delle “cose ciò, il 27 solo ma, come corollario a tutto Numero Uno febbraio è diventato anche il al meglio per del mondo. “Mi sono preparato

“Tra l’altro, la nuova stagione”, racconta. periodo negli potrei anche passare un certo prendere Stati Uniti, ho l’opzione di poter davvero. parte al PGA Tour”. Niente male Oggi sappiamo che l’appellativo al “meteora” non si addice per niente ascesa da ventiseienne tedesco, in rapidissima a vincitore di giocatore del Challenge Tour Major e Numero Uno. PARTENZA BRUCIANTE parte Tornando al 2006, Martin faceva Un anno del Tour professionistico tedesco.

aveva per lui Kessler, il suo coach giovanile, il Tour definiti: dopo si era già qualificato per progetti a lungo termine ben –e è che non maggiore europeo, con una brevissima “Il vantaggio maggiore di Martin – sosta nel due volte”. dominata a livelli imbarazzanti commette mai lo stesso errore 14 eventi del Challenge. Per la cronaca, nei l’ex Tour tedesco nei quali prese parte, IN CAMPO A DIECI ANNI vinse sei volte dove Austrian Amateur Champion Kaymer è cresciuto a Dusseldorf, gli anni maggiore – mentre gli otto tornei del Challenge con il fratello Philip – di due top four. papà portarono una vittoria e cinque venne introdotto al golf dai genitori, disarmante Rina. “Ero davvero sorpreso”, dice con Horst e la scomparsa mamma diverso in anni”, dieci avevo modestia. “Il mio piano era molto quando “Ho cominciato credevo me e mio origine. Dopo la Qualifying School ricorda Kaymer. “Mio padre portò tedesco, poi che avrei fatto un anno nel Tour fratello in un campo pratica pubblico. di arrivare da tre o quattro un paio nel Challenge prima A quell’epoca lui giocava già di ‘percorso andavamo nell’European Tour. Una sorta anni. Peraltro sia io che Philip il tutto in un la normale’. Ma alla fine ridussi il calcio, e poi, ovviamente, c’era per matti dai sorpreso impegnati, anno”. Non fu il solo a essere scuola. Eravamo quindi molto stato tra calcio e suoi progressi. Anche se è sempre finché a 15 anni dovetti decidere del a essere considerato come uno dei gioielli golf: le mie attività stavano iniziando non fu mi misero di panorama amateur tedesco, Kaymer un po’ troppe e i miei genitori Ma Gunter mai il miglior giocatore in patria.

68 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2011

Il bellissimo PGA Catalunya Resort ospiterà a dicembre lo Stage Finale della Q School 2011.

iDOSSIER

VOGLIOGIOCARE

SULTOUR DI

Prendere la carta per il massimo circuito europeo significa intraprendere un mestiere che rende milioni. In molti ci provano, in pochi ci riescono

MARIA PIA GENNARO

54 | GOLF TODAY | NOVEMBRE 2011

E

C H I A R A G R I F FA –

FOTO

G E T T Y I M AG E S – U N

RINGRAZIAMENTO

SP ECIALE A

CARLO BORDOGNA

I

l talento. L’allenamento. La passione. Giornate intere a tirar palline, lezioni, campo. L’esame, le gare, i giri a Nepi. E poi sei “pro” e hai di fronte due possibilità: diventare un maestro o giocare sul Tour. I giovani che si avvicinano al golf sono sempre di più, grazie all’esplosione del nostro sport aiutata anche dai fenomeni italiani e non solo. Ma come si fa ad arrivare lassù in alto, nell’Olimpo del golf? Prendere la carta per il Tour può rivelarsi una strada lastricata d’oro. Ed è questo il motivo per cui il golf moderno presta grande attenzione ai giovani talenti. Ma non tutti ce la fanno; e tra quelli che ce la fanno, non tutti sono destinati a sfondare. Primo, è necessario rinunciare all’amateur status e decidere che sono più interessanti le vincite in denaro che quelle in argento. Poi, è utile disporre di un agente che sappia raccogliere più inviti possibile a partecipare alle gare. In questo modo le playing opportunity

Argomento

Nr. Pag.

30 58 35 56 56 62 46 50 52

CAMPIONI Tom Lewis Luke Donald Simon Dyson

7 8 8

60 26 60

LE GRANDI INTERVISTE Andrew “Chubby” Chandler Peter Alliss Peter Dawson George O’Grady Tom Watson

1 2 4 5 6

64 63 72 67 60

TORNEI REPORT L’MCB Open di David Frost 1 Il Maybank Malaysian Open 2011 di Matteo Manassero 2 Il Masters di Charle Schwartzel 2 Il Sicilian Open di Raphael Jacquelin 2 L’UniCredit Ladies German Open di Diana Luna 3 Il Deutsche Bank Ladies Swiss Open di Diana Luna 4 L’US Open Championship di Rory McIlroy 4 Il BMW Italian Open di Robert Rock 4 The Open Championship di Darren Clarke 5 Il PGA Championship di Keegan Bradley 6 L’Omega European Masters di Thomas Bjorn 6 Il Sicilian Ladies Italian Open di Christina Kim 7 La Pro Week Professional Golf 7 La World Cup di Matt Kuchar e Gary Woodland 8 Il Grand Final Challenge Tour di Andrea Pavan 8

62 30 34 60 32 22 42 50 26 24 44 24 46 24 46

INTERVISTE FUORI LIMITE Billy Foster Francesco Molinari Matteo Manassero Bubba Watson Edoardo Molinari Christina Kim

3 4 5 6 7 8

70 82 72 66 64 64

PERSONAGGI Maria Grazia Cucinotta Pavel Nedved Franz Klammer Domenico Geminiani Cesare Prandelli Josefa Idem Claudio Amendola Mark Roe Marco Berry Giuseppe De Filippi Nadia Bengala Federica Brignone Roy De Vita Greg Norman Renato Paratore Miki Biasion Enrico LoVerso

1 2 2 2 3 3 4 4 4 5 5 6 6 6 7 7 8

76 80 91 122 84 106 84 91 102 78 82 76 88 128 66 82 70

EVENTI E CIRCUITI Trofeo Robe di Kappa Pro-Am Christian Steiner Tourist Golf Visa Cup (finale sul n° 8) Patek Philippe Omaggio al Movimento UniCredit European Golf Cup Golf Clinic Scholtés con Matteo Manassero Tourist Golf Italy Cup MSE, Monaco Shipping Event (preview su n° 1) Pro-Am I Tre Moschettieri Pro-Am Fondazione Vialli e Mauro Rolex Golf 2011 - Finale Nazionale Banca Generali PB Invitational Golf Tour 2011 Banca Mediolanum Golf Cup 2011

2 3 3 4 4 4 4 4 5 6 7 7 7

123 60 190 66 68 70 166 167 54 50 48 50 52

PRESIDENTI DI CLUB Luciano Barbera (Golf Club Courmayeur) Antonio Bulgheroni (Golf Club Varese) Carlo Alfiero (Circolo Golf Roma Acquasanta) Marco Polli (Golf Club Monticello) Michele Scofferi (Golf Club Garlenda)

4 5 6 7 8

88 83 92 83 72

CAMPIONI Lee Westwood Martin Kaymer Rickie Fowler Camilo Villegas Diana Luna Severiano Ballesteros Luke Donald Rory McIlroy Ryo Ishikawa Paul Casey Rory McIlroy Noh Seung-yul Chris Wood

1 1 1 2 2 3 3 3 3 4 5 6 6

64 68 73 72 76 28 72 76 80 78 74 68 84

DOSSIER Come sarà il 2011? Quanto rende vincere un Major? Le sconfitte più clamorose Studiare e giocare a golf all’estero Storia ed evoluzione della palla I campi pratica più inusuali al mondo Professione: agente sportivo 25 anni di World Ranking Le difficoltà del putting Come superare la crisi da gioco

1 52 1 78 2 42 2 82 2 88 2 92 3 88 3 95 3 100 3 110

TOD LUGLIO 2011 | GOLF TODAY | 73

72 | GOLF TODAY | LUGLIO 2011

arlare di golf con Chubby Chandler è sempre divertente. Uno dei più affermati agenti al mondo – ex professionista dell’European Tour, che si definisce “operaio specializzato” di una carriera che ha prodotto una vittoria al Brazilian Open e non molto altro – sa tutti i gossip, ogni novità e ha un’apparentemente inesauribile riserva di aneddoti e storie da raccontare. Naturalmente ha fonti attendibili: Ernie Els, Darren Clarke, Lee Westwood e Rory McIlroy sono solo quattro dei clienti di più alto profilo dell’International Sports Management, la ISM, società che Chandler ha fondato nel 1989 e che rappresenta alcuni tra i migliori atleti al mondo.

1 1 3 3 4 4 5 5 6

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Certamente non se l’aspettava nessuno che a Thomas Bjorn riuscisse il back-to-back. Dopo l’inaspettata vittoria nel Johnnie Walker a Gleneagles della settimana precedente, il danese ha ottenuto la tredicesima vittoria sul Tour (su 369 partecipazioni) nell’Omega European Masters. “Non ho parole”, ha dichiarato il giocatore, che a 40 anni sta riscoprendo una seconda giovinezza. Per lui il

TORNEI PREVIEW Masters Golf Tournament Sicilian Open BMW Italian Open US Open Championship The Open Championship Lo Yardage Book dell’Open PGA Championship Omega European Masters Pro Week Professional Golf

Nr. Pag.

GO È grande la gioia di alzare al cielo il trofeo sullo sfondo dell’enorme Club House del Congressional.

iTORNEI

DI

Argomento

Giocavo fronte a questa difficile decisione. riconosceva nel Fortuna Dusseldorf, che mi cosa non un rimborso spese interessante, fine, però, trascurabile per quell’età. Alla è uno sport scelsi il golf; mi piace perché è tutto individuale: se giochi bene e vinci, male, sei il merito tuo; parimenti, se giochi sono altri dieci solo da colpevolizzare. Non ci aiutano”. ti che squadra di compagni

“IMPARO DAI MIEI ERRORI” ha Come ogni altro golfista, Kaymer – nel 2007 avuto i suoi momenti difficili buttò via, ad esempio, uno Scandinavian bogey alla Masters già vinto, con un doppio detto da 17 dell’ultimo giro – ma, come giorno in cui Kessler, deve ancora venire il passato. ripeterà un errore già fatto in la famosissima A tal fine, Kaymer ha assunto ® mental e Fanny Sunesson come mentore

aumentano. Per conquistare la carta ci sono diverse strade percorribili. La più lunga è quella che parte dall’Alps Tour, 1. VINCERE UNA GARA DELL’ALPS O CHALLENGE TOUR per approdare al Challenge prima (ARRIVO PER INVITO) e all’European Tour dopo. Quella Dopo aver vinto una delle tappe in calendario il principale è invece legata alla Qualifying dilettante ha due possibilità: passare successivo ed entrare nella categoria pro il lunedì School, con i suoi tre stage di selezione. “winner” con accesso a tutte le gare, oppure aspettare In tutti i casi il processo tiene conto stagione per passare pro, continuando la fine della della posizione in classifica o amateur con altri inviti ed entrando a giocare come nell’Ordine di Merito: più si è in ufficialmente nella categoria “winner” a fine stagione alto, per più ci si garantisce l’accesso alle (questa possibilità è molto “british”, l’anno successivo gare sul per dare ai ragazzi Tour. Dei quattro italiani attualmente la possibilità di prendere parte alla Walker Cup). presenti sul massimo circuito europeo, 2. ESSERE INVITATO A UNA GARA DELL’EUROPEAN i fratelli Molinari, Matteo Manassero TOUR Un dilettante può decidere di “lanciarsi” e Lorenzo Gagli, ognuno ha percorso sue possibilità. Ma molto dipende anche se è sicuro delle una strada diversa. Ma dall’anno prossimo curriculum e dal potere del suo manager.dal suo Le gare della altri due giocatori raggiungeranno Q School sono spesso frequentate da i talent scout che osservano i ragazzi proprio per scovare nostri Quattro Moschettieri, Federico particolari talenti. Colombo e Andrea Pavan. E anche 3. ARRIVARE DA ALTRI TOUR PRINCIPALI, loro sono arrivati alla vetta per due strade COME IL SUNSHINE, L’ASIAN O L’AUSTRALIAN ancora diverse. Per non parlare Sono diversi i giocatori europei (specialmente di gli Alessandro Tadini per il quale, svedesi) che tentano questa strada, mentre soprattutto in Asia. Come Simon Dyson, vincitore in Indonesia. scriviamo, non c’è ancora la certezza Singolare il di caso di SSP Chowrasia, che ha fatto una stagione nell’ET.N “fiasco” in Europa, Australia e Asia e poi ha preso la carta in America.

Le strade che conducono alla carta

NOV

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Argomento

Nr. Pag.

DOSSIER Il mercato della contraffazione Alla scoperta del Royal & Ancient Il golf in Cina Come funziona l’European Tour? I tee più assurdi al mondo Come si arriva a giocare sul Tour? Un giorno da professionista “Choking”: giocare sotto pressione Bisogna riscrivere le Regole dell’R&A o no? La vita di un caddie L’illusione dello yardage Le buche più folli

4 96 5 56 5 60 6 54 6 72 7 54 7 67 7 70 7 74 8 52 8 76 8 100

Argomento VIAGGI Koh Samui (Tailandia) Marrakech (Marocco) Nuova Zelanda Mauritius Isole Azzorre (Portogallo) Sun City (Sudafrica) Kent (Gran Bretagna) Repubblica Dominicana Australia del Sud Virginia, Indiana e Kentucky (USA) Evian (Svizzera) Bangkok e Phuket (Tailandia) Ras Al Khaimah (Emirati Arabi) Costa Navarino (Grecia) Mauritius Sardegna (Forte Village) Le migliori mete esotiche per l’inverno Speciale: alla scoperta di Dubai L’isola di Hainan (Cina) Giamaica

UNANNOCON GOLFTODAY

Nr. Pag.

1 1 2 2 2 3 3 3 4 4 4 5 5 5 6 6 7 7 8 8

86 94 98 104 110 147 152 158 122 130 136 100 106 119 102 108 102 107 106 112

iDOSSIER

QUANTO RENDE VINCERE UN MAJ OR?

OLF ATTUALITÀ Le innovazioni del Royal Park i Roveri Matteo Manassero testa il Royal Park i Roveri All’Hazlemere Golf Club, dove Donald ha iniziato Dungannon Golf Club, il campo di Darren Clarke Olazabal presenta la sua Ryder Cup Arrivare in nazionale TECNICA Migliora il tuo gioco con Graeme McDowell Impara lo swing con Adam Scott Metti a punto l’approccio con Ross Fisher Copia il drive di Alvaro Quiros Prendi il fairway con Matteo Manassero Salva il par con Luke Donald Imbuca ogni putt con Dave Peltz Speciale: i singoli bastoni spiegati dai campioni One-plane o two plane? Perfeziona lo swing con Rory McIlroy Un po’ di stretching con Ross Fisher Uno swing come quello di Sergio Garcia Lee Westwood ti spiega il gioco corto Abbasso lo score con Luke Donald Prolunga la tua rotazione con Darren Clarke Aumenta la tua distanza con Bubba Watson Arriva in green con Edoardo Molinari Centra il fairway con Retief Goosen Scegli il tuo wedge con Roger Cleveland Uno swing come Charl Schwartzel Correggi il tuo gioco corto con Dave Stockton Fai più distanza con Martin Kaymer Il gioco corto con i consigli dei campioni Fuori dal rough con Raphael Jacquelin

1 108 3 42 6 80 7 78 8 66 8 74

1 1 1 1 2 2 2 3 3 3 4 4 4 5 5 5 6 6 7 7 7 7 8 8

114 122 129 134 127 133 142 114 127 135 104 108 113 84 90 94 94 96 84 86 88 94 83 94

CAMPI & RESORT La Bagnaia Resort Tuscan Living Golf SPA Tanka Village Golf Hotel Campiglio Argentario Golf Resort & SPA Is Arenas Golf Resort Royal Golf La Bagnaia Terre dei Consoli

Premi in denaro, sponsorizzazioni,

DI

CHIARA GRIFFA –

FOTO

visibilità, gloria: questi trofei sono il

sogno di chi vive di golf. O il loro incubo?

GETT Y IMAGES

GOLF-DOLLARI E GOLF-SPONSOR Dal punto di vista economico si parla di guadagni a sette cifre. Non male, ma in realtà

110 116 166 140 112 114 110

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ilDIBATTITO

QUICI VOGLIONO

LE PALLE

della tecnologia e sulla diffusione del golf? Non l’avvento giocatore. Cosa ha davvero influito sullo sviluppo i campi. E neppure l’allenamento del nei bastoni, né come vengono curati egli stesso ci racconta soggetto principale di questo sport. Come Ma il perfezionamento costante del i siamo incontrati sui famosi gradini del golf. del Royal & Ancient, la Casa Sembrava il posto migliore. ha Del resto, un’intervista con chi sviluppo del caratterizzato e influenzato lo golf merita un’appropriata location. per “Qui è dove tutto ha avuto inizio la nostra me e la mia famiglia”, esordisce fino a leggenda. “Se tornassimo indietro, vedere il metà del XIX secolo, potremmo a giocare con mio bis-bis-bisnonno là fuori, quei lontani Allan Robertson. A partire da abbiamo antenati fino a oggi, in famiglia relazione con sempre avuto una strettissima Il solo ciascuno dei più grandi giocatori. Course che non ha mai giocato qui all’Old modo di è stato Ben Hogan: non c’è stato vinse convincerlo, nemmeno quando Lui aveva l’Open a Carnoustie nel 1953. noi mai”. sempre il controllo su di noi, Davanti alla ricchezza di tanta con così esperienza accumulata giocando c’è da tanti campioni di ogni età, non ha portato stupirsi se chi intervistiamo oggi sviluppo un contributo fondamentale nello gioco. Per fantastico della storia del nostro giornalismo, la prima volta nella storia del Golf. a parlare sarà lei: la Pallina da

C

DI

JOHN HUGGAN

prima un sacchetto di pelle che veniva d’oca. bagnato e poi riempito con piume e la Asciugando, le piume si espandevano di un pelle si contraeva, con il risultato di forma guscio molto compatto all’esterno, pitturato di pressoché tonda e qualche volta bianco. Ebbe lunga vita (era molto del XIX resistente) e durò fino alla metà Percha, secolo, quando arrivò “GP”, Gutta a essere che fu la prima della nostra famiglia fatta in gomma.

Chi sono i tuoi familiari preferiti? il Beh..., in cima alla lista ci sarebbe vecchio sperduto cugino “Hootie”, Lucan. Forse conosciuto anche come Lord del lo conosci meglio come la “Palla al Masters”: avrebbe dovuto presentarsi Major qualche anno fa, per confrontarsi stavano sulle distanze che altri miei parenti durò iniziando a percorrere. Ma non la cosa non neanche un minuto. Spero che sai bene avesse a che fare con le donne; Augusta... cosa pensano delle donne ad Poi metterei la cosiddetta “Cayman”. corta, La sua vita però è stata tristemente disegnata come il suo tempo di volo. Era per i campi pitch&putt. era un Ricordo che Jack Nicklaus ne un gran grande fan, ma non ne fece mai famiglia alla Chi fu il primo componente della tua uso. Forse perché più interessato golf? di partita una a parte colpi. a prendere lunghezza necessaria per i suoi di come John Fu una vecchia prozia delle palline Motivo per il quale personaggi invitati a gare e oggi, la Feathery; un nome appropriatissimo essere a continuano Daly era fatta di (significa “piumato”) dato che

data di competizioni nonostante la loro scadenza sia passata da un pezzo. E i meno apprezzati? il rumore Ho sempre detestato la vista e Top-Flite. di zia Pinnacle. E di sua cugina ma Non solo erano dure come la roccia, Il suono che erano testarde allo stesso modo. del bastone facevano staccandosi dalla faccia era ciò che di più offensivo e irriverente i rendeva poteva essere fatto al golf. Inoltre, giocatori persone che mai avrebbero è venuto concluso nulla di buono. Chiunque una lode fuori con quell’invenzione merita di noi, ma per aver allungato la vita a tante la scelta noi balata eravamo e siamo tuttora imprimere di chi ha tocco e classe e vuole non era spin ai propri colpi. Questo gioco nato con queste intenzioni? Possiamo ipotizzare una “Hall of Fame” nella vostra famiglia? e richiede Sì, certo; ma è difficile entrarci tempo. Una palla deve aver compiuto prestazioni ad imprese speciali o aver fornito altissimo livello per un lungo periodo. entrare L’ultima che ha avuto l’onore di cerchia è la a far parte di questa ristrettissima o no, Titleist Pro V1 perché, che ti piaccia questo sport ha cambiato il modo di giocare arrivo, campi ai livelli più alti. Prima del suo metri erano della lunghezza intorno ai 6.300 Al giorno di norma in tutti i Tour mondiali. arrivando ® d’oggi questa cifra è aumentata,

VITADABOMBER

Cerchi la distanza? Non pensare troppo e mettici istinto. Come ti suggerisce Watson in queste pagine

T E S T O R A C C O LT O DA

PETER MASTERS –

FOTO DI

GRIP SPESSI

Uso dei grip spessi perché mi danno delle ottime sensazioni. Ne sono così abituato che quelli normali ormai mi sembrano scomodissimi. La gente dice che grip così grandi rallentano molto le mani durante la discesa, ma io non ne sarei così sicuro...

BASSA

COLPO NORMALE

Io sono molto lungo, anche se non do il 100 ogni volta. Non sempre sfrutto tutta la per cento mia potenza per mantenere il mio swing morbido e ritmato. Questo è il segreto della distanza. In buone condizioni meteo, so di poter superare dei bunker anche metri. Con il tempo brutto, invece, arrivo a 290 a 260.

LA “BOMBA”

Se è la distanza ciò che cerchi, “darci a manetta” non è la soluzione migliore. Ciò di cui hai bisogno è di tirarla molto alta ed è qui che cambia il set-up. Essendo mancino, sposto leggermente sulla parte sinistra del corpo e la spalla il peso destra si alza. Inoltre, cerco anche un ritmo più rapido.

E IMPOSSIBIL LA PALLA SEGUIRE QUEL

Y SCOTT, A A TEDD LA PAROLSUO CADDIE IL Bubba, a lavorare con “Quando ho iniziatoda dove partisse la palla stesso. a capire più o meno lo facevo fatica set-up è sempre prima che perché il suo diverse settimanedire: a volte Ci sono volute guardare. Voglio sapessi dove così tanto a destra che la palla vola solo appena riappare in campo prima di atterrare!”.

2011

AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY |

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Hainan si appresta a diventare il centro Sospesa tra passato e futuro, l’isola di in grattacieli in vetrocemento e zattere più stimolante del golf orientale. Tra grandioso, che entro due anni darà legno, si sta infatti sviluppando un progetto pronti. E sono fantastici vita a 23 nuovi campi. Dieci sono già

QUELLA MERAVIGLIA COSÌ

ono seimila anni che l’uomo abita quest’isola, seimila anni di riti, dei tradizioni e modi di vivere, alcuni con le quali, giunti fino a oggi, convivono recenti: tecnologie e la modernità più tropicale siamo ad Hainan, nella Cina si può dove, percorrendo pochi chilometri, anni. fare un balzo nel tempo di mille al largo Situata nel Golfo del Tonchino, a Macao, delle coste vietnamite di fronte della Cina l’isola di Hainan è la più grande del mare”. e il suo nome significa “a sud il (circa kmq Ha una superficie di 33.920 da una doppio del Lazio) ed è ricoperta dalle alte lussureggiante vegetazione che fino alle montagne dell’interno si distende

S

VICINA I TESTO E FOTO D

ASSOCIAZIONI Associazioni Mid Amateur

OFF SET

Ho creato il mio driver in modo da non andare mai a destra. Non voglio fare né gancio né draw. Il bastone è stato realizzato per uno slice. Nella foto puoi vedere come la faccia sia naturalmente aperta. Il mio grip ha sotto dodici strati di nastro che sono stati posizionati proprio in modo da avere la faccia del bastone aperta di due gradi.

A OGNI OBIETTIVO, LA SUA POSIZIO NE PALLA

B

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CONCENTRATI SU DOVE MIRI

Con il driver, cerco solo di mettere la palla in gioco. Ovunque in fairway va bene. Se va anche lunga è un bene, ma non è il mio primo obiettivo quando mi addresso. L’assoluta priorità è tenere la palla sul fairway. Punto. Se i dilettanti avessero questo obiettivo, non si caccerebbero in tutti i guai in cui finiscono.

Il tee è sempre alto. Da una posizione del tee così puoi giocare qualsiasi colpo tu voglia; dalla palla bassa alla bomba. Quando ho bisogno un colpo basso metto le mani leggermente di più avanti, in modo da far risultare il bastone più chiuso.

H O WA R D B O Y L A N

ubba Watson non è un normale professionista. È uno showman. Non ci sono tanti giocatori nella storia del golf che hanno avuto un approccio così poco ortodosso al gioco. Lui non pratica, non ha mai fatto una lezione e se è un drive dritto con un pelo di draw che cerchi, allora dimenticatelo: qui il gioco si chiama powerslice. “La vedi quella casa?”, chiede con simpatica sfrontatezza Bubba, puntando 130 metri a destra del fairway appena salito sul tee per il suo primo scatto di questo servizio. È chiaro che non vede l’ora di farci vedere di cosa sia capace. “Riesco a far andare la palla sopra quella casa e poi farla tornare verso il fairway. Stai a guardare...”. I ragazzi che posizionano le luci si fermano mentre Bubba si addressa. I suoi piedi non mirano alla casa, ma alla sua destra e, mentre muove il bastone, il movimento che esegue è fluido, prima dolce e lento, poi veloce, velocissimo, quasi fosse un pescatore che lancia un’esca. La palla parte verso la casa ed è altissima. Non curva subito ma, appena l’effetto fa presa, inizia a girare verso sinistra in modo spaventoso, come un frisbee che trova il vento. Il tempo di volo è di almeno sette secondi, prima che la palla atterri in fairway a 300 metri di distanza. Bubba sembra soddisfatto. “Amo il mio slice”, confessa. “Taglio qualsiasi colpo e non mi ha mai causato danni. Non riesco proprio a capire perché la gente passi così tanto tempo a cercare di liberarsene. Del resto i migliori di tutti i tempi ( Jack, Tiger, etc.) giocavano tagliando la palla...”. N

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laTECNICAdi

iVIAGGIdi

CIRCOLI Circolo Golf e Tennis Rapallo Golf Club Italia

è solo una delle due facce della medaglia. I Major, tra l’altro, con i loro 7,5 milioni di dollari (7,3 per il British Open) non detengono il primato del montepremi più alto tra gli eventi del Tour. Prendiamo il World Golf Championship: a parte l’HSBC Champions (a novembre Francesco Molinari ha ricevuto 1,2 milioni dei 7 di jackpot), in palio c’è un milione di dollari in più. Addirittura due milioni in più per il Players Championship. All’Omega Mission Hills World Cup il montepremi è uguale ma la prima moneta cambia: l’anno scorso i nostri Molinari hanno vinto “solo” 850mila dollari. Otto milioni di dollari per i quattro play-off della FedEx Cup: The Barclays, Deutsche Bank Championship, BMW Championship e The Tour Championship; ma chi ha vinto nel 2010 ha portato a casa lo stesso importo di chi ha conquistato un Major. Numeri a parte, non saranno i tornei più redditizi in ®

I premi per i quattro Major, da sinistra: il Masters, l’US Open, il Wanamaker Trophy del PGA Championship e la Claret Jug dell’Open Championship.

DI BUBBA WATSON

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uardate questi trofei: vincerli è il sogno ricorrente dei giocatori di golf. Ogni anno i migliori professionisti del mondo si sfidano sotto gli occhi di milioni di spettatori, consapevoli del fatto che la loro carriera verrà fortemente influenzata dalla performance sul campo. La storia del golf, infatti, ci insegna che la reputazione dei “grandi” è legata a filo doppio con il numero di titoli Major ottenuti in carriera. Ma perché? Quanto rendono questi trofei così maestosi e così diversi tra loro? Una cosa è certa: la vittoria in uno di quelli che sono universalmente riconosciuti come gli eventi più prestigiosi del golf professionistico mondiale può decisamente cambiare la vita di un giocatore.

lambite bianche spiagge di sabbia finissima Cinese dalle acque turchine del Mar tropico del meridionale. Di poco a sud del dal 20º Cancro, Hainan è attraversata il parallelo, quello che ruotando tra le mappamondo ritroviamo insinuarsi isole di Haiti e Cuba. UN TEMPIO DELLA VACANZA Il clima mite, la particolare morfologia offerta del territorio e la straordinaria uno dei turistica hanno fatto dell’isola manager e luoghi “cool” per le vacanze di e recente uomini d’affari asiatici. Il rapido anni è sviluppo avvenuto negli ultimi all’arrivo: alti immediatamente percepibile

del palazzi si stagliano contro l’azzurro cielo, ordinati nelle loro architetture e cristallo, in futuribili scintillanti d’acciaio il sole e linea con il fatto che da sempre affascinato le tutto ciò che lo riflette hanno dopo genti d’Oriente. L’operosa Cina, ha scoperto il millenni di silenzioso lavoro, e ha riposo, la vacanza, il divertimento ed meticolosità con saputo sublimarli sanno fare. efficacia come solo gli orientali terra ha In poco più di un ventennio questa tra le più registrato una crescita economica imponenti e rapide, a livello mondiale, è Hainan degli ultimi duecento anni. Oggi con una sorta di tempio della vacanza, alberghiere ® tutte le più importanti catene

ALBERTO BENAZZI

di Hainan, tra Frammenti di vita quotidiana sull’isola su zattere. spiagge immacolate e caratteristici villaggi di Buddha La capitale Haikou è sovrastata dalla statuad’altezza. più grande al mondo, con i suoi 108 metri

3 104

GREEN POWER Premio Federgolf per otto circoli L’ecosostenibilità secondo la FIG Biodiversità sui campi da golf Il circuito Impegnati nel Verde Pro e contro della ginestra

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ATTREZZATURA La Guida dei nuovi bastoni 2011

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iVIAGGIdi

LAGUNA BLU C

hi non si innamora di Mauritius? Non appare ancora come venne definita solo le migliaia di turisti che allora, l’affollano alla fine dell’Ottocento: un luogo tutto l’anno, ma anche famosi scrittori paradisiaco, a cominciare dalla sono rimasti incantati dalle sue posizione meraviglie. geografica, splendidamente solitaria Tra tutti, principalmente tre: in oltre a Mark seno alle tiepide acque dell’Oceano Twain (che ne diede la definizione più Indiano. L’origine vulcanica dell’isola famosa: “Dio creò prima Mauritius ha e poi il contribuito alla definizione di paradiso terrestre. Che è la copia un ambiente di avvolgente e spettacolare, contraddistinto Mauritius”), anche Joseph Conrad disse da oltre 300 chilometri di spiagge che è “La perla dell’Oceano, che formate distilla da banchi corallini, da un grande molta dolcezza sul mondo”; mentre altipiano centrale ricco di piantagioni di canna Charles Baudelaire la definì “Una da terra zucchero e da foreste tropicali, profumata e baciata dalle carezze che salgono del sole” sulle pendici di imponenti montagne. e proprio qui trovò l’ispirazione per Di incredibile e rassicurante c’è scrivere la sua prima poesia, A anche la une Dame convivenza, sull’isola, di culture créole. A distanza di oltre cento anni, l’isola profondamente diverse, frutto delle varie

Mauritius, l’isola più grande dell’Arcipelago delle Mascarene, incanta, affascina e ipnotizza. Chi non desidera ritornare dopo averla visitata? Noi abbiamo scoperto il perché DI

MARIA PIA GENNARO –

FOTO COURTESY

ondate di immigrazione provenienti da Francia, Olanda, Sud Africa, India e Cina. Mauritius è un crocevia di etnie che si traduce in una vivace miscela di religioni, dalle manifestazioni rituali più disparate. Per questo qui, in ogni periodo dell’anno, c’è sempre una festa da celebrare. Non esiste altro posto al mondo dove conviva così pacificamente una società multirazziale tanto variegata: un milione di abitanti fra creoli, indiani, africani, europei e cinesi. Ogni angolo di questa terra è ricco di attrattive difficilmente trascurabili, complice una natura megalomane che regala scenari da gigantografia e che, nella maggior parte dell’isola, solletica l’olfatto

C O N S TA N C E H O T E L S E XPERIENCE

con profumi inebrianti come il frangipane o riempie gli occhi con le chiazze rosse simili a fuochi d’artificio dei flamboyant. Mauritius è un’isola da visitare a fondo, da vedere, da vivere. QUEI DUE CAMPI DA SOGNO Mauritius possiede undici campi da golf. I più famosi sono il Links e il Legend Golf, che si trovano lungo la costa orientale e sono sede, ogni anno, del MCB Mauritius Seniors Open. Il Legend, disegnato dal grande campione sudafricano Hugh Baiocchi, è un tracciato poco mosso dai morbidi fairway, interrotti da laghetti e circondati dalla ricca vegetazione locale

alternata, a tratti, ai fiammeggianti flamboyant e ai green dalle oneste pendenze. Ognuna delle 18 buche ha una caratteristica distintiva, con i fairway dislocati nel cuore della foresta originale che terminano in green di velluto. Completamente differente è il Links Course, inaugurato nel novembre 2002 dopo soli nove mesi di lavori. Qui le rocce vulcaniche, dopo essere state macinate, sono servite a far da “base” ai fairway mossi (su questo percorso è obbligatorio l’uso del golf cart) e ai grandi green ondulati. Per il resto, l’architetto Peter Alliss ha deciso che la natura doveva farla da padrona e la selva intricata è lì, pronta, in attesa dei colpi fuori linea. Ma non è da credere che si tratti di un percorso ostico e difficile: è invece piacevole e intrigante, con alcuni dei par 5 raggiungibili in due colpi, i par 3 non lunghissimi e i par 4 divertenti.

®

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STRATEGIA Ad Augusta si vince così Senza segreti a Wentworth I punti difficili del Royal Park i Roveri Come uscire indenni dall’Albatros di Parigi Le insidie di Crans Sui campi del Dunhill si gioca così Primeggiare al Legend Golf Nessun problema a Dubai

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MOTORI Mercedes C63 AMG Audi RS 3 Sportback Peugeot 308 Volvo V60 BMW ActiveHybrid 7 Volvo XC90 Audi Q3 Lancia Thema

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MAGGIO 2011 | GOLF TODAY | 105

iCAMPIONI

QUANTO PUOI MIGLIORARE? G-Mac, insieme al suo entourage, Dopo la sua grande ascesa del 2010, non è che duro lavoro. ci svela il segreto del suo successo, che altro funzionato. E per te? Questi consigli ed esercizi per lui hanno A CURA DI GRAEME McDOWELL

TESTO RACCOLTO DA FOTO DI

BRIAN KEOGH

ANGUS MURRAY/GETTY

Graeme ha essersi trasferito a Portrush. Sì, Graeme portato il suo roppo bello per essere vero e cambiato il suo entourage, ha da differente McDowell è abbastanza onesto gioco a un livello completamente l’allora ha formato una ammetterlo. Quando, nel 2002, grazie anche a Pete Cowen e Masters, suo caddie, 23enne vinse il Volvo Scandinavian partnership formidabile con il a una gara del del suo alla sua quarta partecipazione Ken Comboy. Ma il “segreto vide, prima di segreto. Tour, il pubblico televisivo lo successo” non è un vero e proprio girarsi a parlare avevo imbucare il putt della vittoria, Altro non è che duro lavoro.“Non il con il suo caddie. mai fatto un sacco di cose”, spiega arriva è passato da Pare gli disse: “Jingle bells, il Natale professionista raccontando come è frase “La vero? È alla vittorie presto quest’anno”. un continuo stato di frustrazione dice l’irlandese tutto abbia riportata in modo sbagliato”, di Ryder e Major. “Credo che nulla di simile. ho lasciato ridacchiando. “Non ho detto avuto inizio nel 2007, quando da meno di un diverso Ero sotto pressione e quel putt Chubby Chandler e ho preso per il risultato sempre detto di un metro sembrava impossibile gruppo di lavoro con me. Ho momenti più miei dai che stavo ottenendo”. molto imparato aver a pennello carriere. Peccato, perché la storia calzava bui, e tutti ne hanno nelle loro sua reputazione cosa sto con il personaggio G-Mac e la Cerchi te stesso e ti dici: che che gli scorre E come ci di uomo spietato, con il ghiaccio facendo? Dove voglio arrivare? insieme il nelle vene al posto del sangue. arrivo? Ho così cercato di mettere le giornate è Dopo tutto, è lui che ha giocato miglior team possibile. Pete Cowen Open corto e conclusive del Celtic Manor Wales diventato il mio coach per il gioco 36 buche cose con il mio finendo meno 15, girando le ultime Clive Tucker ha fatto grandi portato a casa duro sulla in 127, e la settimana dopo ha swing. Ho lavorato veramente che non risultati l’US Open a Pebble Beach, cosa tecnica con Clive raggiungendo quarant’anni. tornare a accadeva a un europeo da più di insperati. Non si trattava che la giusta mi strada Ma G-Mac non è uno che si monta giocare il mio golf e sulla portato a casa che ama testa. È l’uomo d’acciaio che ha aveva già messo Pete. È un ragazzo Cup, il è il punto per la vittoria della Ryder del volo della palla e di come parlare Hunter da tutte e due giocatore che ha fatto diventare fondamentale saper farla girare È il guerriero la bellezza Mahan un relitto piagnucolante. le parti. Non sta molto a valutare ultimo giro nel riuscire a che ha sopportato un logorante dello swing, quanto l’efficacia vincendo il all’Andalucia Valderrama Masters far fare alla palla ciò che desideri”. sul suo terzo titolo dell’anno. Il gioco di McDowell è improntato essersi Qui ci In poche parole, è colui che sembra controllo, su se stesso e sul gioco. tre anni, dopo segreti e di trasformato in un fuoriclasse in rende partecipi di alcuni dei suoi allo vostro gioco. essersi guardato bene e profondamente come sia possibile applicarli al ed management specchio, aver cambiato

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114 | GOLF TODAY | MARZO/APRILE 2011

DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 141


15 MARZO: i golfisti trovano al proprio circolo (e in edicola) un nuovo TODAY magazine che tratta ogni aspetto del golf, ma con un linguaggio nuovo, ironico, a volte anche irriverente, ma “Eccomi sul tetto del mondo” sempre preciso e corretto. Poca melassa e tanta sostanza: è nato Golf Today, diretto da Maria Pia Gennaro, che si avvale degli articoli dei famosi Golf World e Today’s Golfer e di una redazione competente, pronta a realizzare dossier e inchieste mai fatte prima.

GOLF

Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO I | N.1| MARZO/APRILE 2011 | EURO 7

La nuo rivistava dei Numeri Uno

Interviste Lee Westwood Martin Kaymer Rickie Fowler

In esclusiva Ian Poulter Geoff Ogilvy Matteo Manassero

ISSN 2039-7046

Martin Kaymer

10 APRILE:“Piacere, Schwarzel”: la Giacca Verde più desiderata al mondo finisce in Sud Africa, sulle spalle di Charl Adriaan James Lindsay Schwartzel, che conquista il Masters. Buona la prova di Woods, che mostra gli artigli; fantastica la gara di Dodo Molinari, che termina 11mo e prenota il biglietto per il 2012. 17 APRILE: due giorni prima di diventare maggiorenne, Matteo Manassero (stra)vince a sorpresa (non troppo, a dir la verità) il Maybank Malaysian Open. È la sua seconda vittoria sul Tour dall’anno dell’esordio. Il veronese regala all’Italia la prima vittoria 2011, entra nei Top 35, è il più giovane vincitore del Torneo ed è il primo italiano a vincerlo.

12 GIUGNO: occhi puntati su Torino, dove va in scena il BMW Italian Open. I grandissimi del golf mondiale si ritrovano al Royal Park i Roveri, preparato in modo perfetto nonostante la fastidiosa (e abbondante) pioggia dei giorni immediatamente precedenti. Moltissimo il pubblico presente, a conferma dell’interesse sempre crescente verso The Game. Vincerà l’inglese Robert Rock, alla sua prima affermazione.

UNANNOCONGOLFTODAY ® Argomento

19 GIUGNO: e vendetta fu: dopo la disastrosa conclusione di Augusta, Rory McIlroy mette a tacere pettegolezzi e malelingue conquistando di prepotenza (4 giri sotto il par) l’US Open Championship. Il nordirlandese vince il suo primo Major e bussa alla Top 4 del Ranking. Mediocre la prova dei nostri: 54esimo posto per Manassero e Dodo Molinari, taglio galeotto per Chicco. 17 LUGLIO: Darren Clarke, il campione amato da tutti (sì, anche dagli americani), rende tutti contenti quando vince un Open Championship bersagliato da condizioni climatiche proibitive, alla faccia dell’effetto serra: pioggia, vento e freddo stravolgono ogni pronostico. Al punto che solo in quattro terminano sotto il par.

7 MAGGIO: l’ambiente del golf e l’intero mondo dello sport in generale piangono la scomparsa di Severiano Ballesteros. Il campione spagnolo si spegne nella sua casa di Pedreña. Presente fino all’ultimo nel “suo” mondo (celebre la sua telefonata ai giocatori durante l’ultima Ryder, con cui li incoraggiò e li caricò), Seve ha rivoluzionato il golf, con intuizioni impossibili e colpi di genio da accademia: non un professionista, ma un poeta dei fairway. Molti gli devono molto.

14 AGOSTO:“l’ultimo colpo per la gloria” lo tira l’americano Keegan Bradley, che conquista meritatamente il PGA Championship. Spenti i riflettori, rimane una coda velenosa di polemiche per un finale ritenuto troppo difficile, che ha sorpreso e sbaragliato molti big. La questione, tuttora aperta, esalta l’impresa di Bradley.

7 GIUGNO: Golf Today raddoppia e il giornale va “in onda”: la nostra web Tv inizia a trasmettere con molti eventi live. A realizzare il progetto viene chiamato Alessandro Bellicini, che non abbiamo ancora capito se è più malato di golf o di tecnologia. Il “Belli” è infatti un ottimo 5 di handicap, è arbitro FIG, frequenta con passione la Scuola Direttori di Golf e lo puoi trovare contemporaneamente (ma come fa?) su tutti i campi dove accade qualcosa di importante, armato della sua fedele (e invidiabile) Canon XF305: interviste, eventi, consigli, e.learning e tanto altro che tu puoi vedere quando vuoi su www.golftoday.it.

24 OTTOBRE: vincendo il Children’s Miracle Network Hospital Classic, ultima gara stagionale dell’US PGA Tour, all’inglese Luke Donald, numero Uno mondiale, riesce l’impresa di recuperare in extremis la leadership nell’Ordine di Merito statunitense. Straordinario il suo giro finale, iniziato dal 14esimo posto e terminato con un 64 (-8) che ha portato il suo score a 271 colpi, cioè -17! Per tutti gli altri è notte fonda. Ora ha l’opportunità di firmare una incredibile tripletta, concludendo la stagione anche in vetta al World Ranking e nella Money List europea.

FITTING L’importanza del fitting Come (e cosa) si fa durante una seduta? Sfatiamo i luoghi comuni del golf Il Trackman analizza ogni tuo colpo La personalizzazione della palla A colloquio con i lettori L’angolo d’attacco La revisione dei bastoni

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PREPARAZIONE ATLETICA L’impostazione di un corretto allenamento La preparazione nei giovani Come si diventa preparatori atletici Gli infortuni più comuni nel golf La fascite plantare Dieci regole per migliorare la prestazione Gli arti inferiori L’artrosi

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PSICOLOGIA Aspetti di Mental Training La pedagogia del golf L’importanza del “dialogo interiore” Impara a dominare lo stress L’ansia da prestazione è un alleato Le analogie tra golf e lavoro

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CHIROPRATICA Eliminare i formicolii L’ernia del disco non è un problema La fibromialgia si può curare Superare il mal di testa

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STORIA DEL GOLF 1973 1995 1999 1975 1930 1974 1955 1965

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NEI iTOR

RINO TO CAPITALEDELGOLF DI

Nr. Pag.

RO – MARIA PIA GENNA

FOTO

DI

Per la terza volta il prestigioso Royal Park I Roveri ospita il BMW Italian Open, il nostro massimo appuntamento di golf. Come si organizza un evento di tale portata? Trasporti, parcheggi, alloggi, sicurezza, volontari, sala stampa, hospitality, sponsor e giocatori: tutto deve integrarsi alla perfezione. Ecco come si fa

T Y IMAGES , LUIGI TOSO, GET CLAUDIO SCACCINI

Folla colorata e tifo acceso: il PGA Championship richiama sempre molti spettatori.

iTORNEI

BENVENUTII N PARADISO DI

Riflettori puntati dal 7 al 10 aprile

sul Masters, il primo Major della stagione

che, per la settantacinque

sima volta,si giocherà sul terribile Augusta

MARIA PIA GENNA RO –

National.Il giardino meraviglioso che

FOTO

GETT Y IMAGES

L’Open dell’anno scorso ha visto l’esordio fra i pro di Matteo Manassero. Ecco il suo primo drive.

n Italia, l’affluenza al torneo più importante dell’anno non è mai 2006 stata eclatante, se si esclude il a Tolcinasco quando, da Milano, arrivarono a frotte la domenica annusando un successo di Francesco Molinari che, poi, è puntualmente arrivato. Il tipico golfista italiano, Coppa si sa, preferisce partecipare alla Fragola piuttosto che marciare ordinatamente seguendo un giocatore dal quale (hai visto mai?) potrebbe persino imparare qualcosa. È paradossale, ma è così. Una tendenza grazie che speriamo si possa invertire dei ai successi dei nostro “3M”, due il quali, Francesco e Matteo (basta al Royal nome!) scenderanno in campo Park I Roveri proprio la settimana prima dell’US Open. è Che dire? L’amor di patria non acqua fresca e loro rendono omaggio l’anno al BMW Italian Open come fece scorso Edoardo, quest’anno impegnato come negli States. Matteo è presente come esordì l’anno scorso quando per professionista. In ogni caso, tanto ansiosi tranquillizzare i numerosi tifosi di vederli calcare i fairway del Congressional, sulla pista di Caselle un aereo privato scalderà i motori i due aspettando di decollare appena con imbucheranno l’ultimo putt. E loro saliranno a bordo gli altri che eventuali partecipanti al Major al avranno deciso di rendere onore nostro appuntamento tricolore. ben Due anni di esperienza hanno ai lavori. rodato il campo e gli addetti hanno Le immagini del Royal Park a fatto il giro del mondo. Del field, è parte i nostri due azzurri (e non di nulla poco), ancora non si sa nulla a per cui, nell’attesa, proviamo Open raccontarti cosa c’è dietro a un attraverso le parole di chi lavora, paga! organizza, è padrone di casa e... Così, abbiamo intervistato alcuni personaggi ben noti nell’ambiente in ogni italiano ma che hanno eguali e, per torneo che si svolge nel mondo quinte” cercare di spiegare il “dietro le abbiamo di un evento professionistico, loro chiesto loro come si svolge il scena un lavoro. Perché per mettere in evento di alto livello è necessario sapere che la complessità organizzativa comprende moltissime voci: del valutazione e organizzazione pubblico, traffico, trasporti, parcheggi, alloggi, sicurezza, volontari, sala stampa, aree ospitalità per sponsor e giocatori. N

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GIUGNO 2011 | GOLF TODAY | 35

nasconde mille insidie

34 | GOLF TODAY | GIUGNO 2011

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i TORNEI

GLORY’S L AS

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iCIRCUITI

ANTOGNOLLA ULTIMACHIAMATAPERICARAIBI Ecco i 12 vincitori della 13ma Finale nazionale del TouristGolf Visa Cup. Per loro, dopo le “fatiche” della qualificazione, un biglietto per Santo Domingo

Tommy Soldi, secondo classificato della terza categoria della Finale TouristGolf Cup.

S

i è conclusa nella strepitosa cornice del Golf Club Antognolla la 13ma Finale nazionale del torneo TouristGolf Cup, patrocinato in Italia da Visa. Ben 77 gli aventi diritto a disputare la prova per tentare il Grand Final dei Caraibi, in programma a Santo Domingo dal 4 all’11 gennaio 2012 sul percorso dell’Estancia. I qualificati avevano guadagnato la vittoria di una delle 60 prove del tour e, successivamente, quella di una delle tre semi-finali interregionali (Poggio dei Medici 2 ottobre, Villa Condulmer 15 ottobre, Margara 23 ottobre), dove solo i primi 10 delle due categorie passavano il taglio di accesso alla Finale. Gli altri componenti del field all’Antognolla erano i nove vincitori del Grand Final dell’anno scorso, che per regolamento hanno ricevuto la wild card a difesa del titolo e, per la prima volta, gli otto austriaci qualificati nel loro Paese grazie alle tappe del tour d’oltralpe. La TouristGolf Cup, come annunciato dal presidente di TouristGolf Cristiano Carrera, si arricchirà nel 2012 con

Gabriele Bollero, secondo classificato della prima categoria della Finale TouristGolf Cup.

l’ingresso di due nuove nazioni: la Slovenia, che ospiterà quattro tappe, e la Germania, che prenderà parte al tour con cinque prove; in cantiere anche Spagna e Portogallo, che comunque rientreranno sicuramente nella prossima edizione della guida turistica dell’Associazione, raccomandata da IAGTO. Durante la premiazione della Finale, Cristiano Carrera ha voluto ringraziare Gabriele Bigini per l’Antognolla, Davide Steffanini per Visa, i cosponsor Roncalli Viaggi e golfmarket.it. Proprio quest’ultimo, portale di shopping on line, è divenuto partner di TouristGolf da quest’anno con prezzi speciali riservati a tutti gli abbonati. Si è concluso anche il ranking “1000Green”, che ha decretato i suoi vincitori: nella classifica “Full Stoke” è stato Salvatore Mandolfo mentre in quella “Championship” Andrea Ortelli. Entrambi, come da regolamento, accederanno direttamente al Grand Final dei Caraibi insieme ai 12 vincitori della Finale nazionale. www.touristgolf.org. N

Finale Nazionale 13mo TouristGolf Visa Cup Golf Club Antognolla, 29 ottobre PRIMA CATEGORIA 1º STEFANO CIOCI 1º LORDO MARCO MANDOLFO 2º GABRIELE BOLLERO 3º LUCA VECCHI FOSSA

36 31 36 34

SECONDA CATEGORIA 1º LUIGI CORBELLA 2º GEORG SCHUMANN 3º LUCA DI GAETANO

34 32 31

TERZA CATEGORIA 1º BRUNO BONOMI 2º TOMMY SOLDI 3º DONATO ZERRILLI

37 34 33

PREMI SPECIALI 1º LADY MARIA FRANCA D’AGOSTINO 1º SENIOR MARCELLO BERTINI

29 31

DICEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 143


correval’anno

1965

A quasi 53 anni, SAM SNEAD vince il PGA Greater Greensboro Open, diventando il più vecchio vincitore del PGA Tour. Si tratta del suo 82mo (e ultimo) successo, l’ottavo nello stesso torneo, un record rimasto tuttora imbattuto in qualsiasi evento del Tour americano.

Q Cambia il regolamento

dell’US Open, che da ora in poi si giocherà su 18 buche al giorno per quattro giorni. Precedentemente si giocavano i due giri finali nella stessa giornata. Q Lo US Women’s Open è il primo torneo femminile che viene trasmesso in diretta nazionale. Per la prima volta vanno in onda (solo) le 18 buche finali. Q Si gioca per la prima volta la Qualifying School del PGA Tour. Vince John Schlee. Q Vincendo il PGA Championship, Dave Marr è il primo giocatore, figlio di un professionista PGA, a vincere il torneo. Q L’australiano Peter Thomson (nella foto a lato durante un’esibizione nel 2004) vince il suo quinto Open Championship.

144 | GOLF TODAY | DICEMBRE 2011

GARY PLAYER è il primo giocatore non americano ad aggiudicarsi l’US Open in 45 anni e consegna l’assegno all’USGA come supporto per lo sviluppo del golf fra gli juniores. Con questo successo Player raggiunge Gene Sarazen e Ben Hogan come vincitori dei quattro titoli Major. I Big Three, JACK NICKLAUS, ARNOLD PALMER e GARY PLAYER terminano rispettivamente primo, secondo e terzo nel Masters, ... ma Nicklaus vince con ben nove colpi di vantaggio. Dopo aver assistito a questo successo, Bobby Jones dichiarò che l’Orso d’Oro “gioca un gioco che non conosco!”.



GOLF TODAY n°8 - Dicembre 2011