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GOLF

Mensile – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 – LO/MI

MENSILE | ANNO I | N. 5 | AGOSTO/SETTEMBRE 2011 | EURO 7

TODAY WWW.GOLFTODAY.IT

PGA CHAMPIONSHIP

L’ultimo Major che tutti desiderano

APPUNTAMENTO A CRANS

con i migliori del mondo

IMPARA A TIRARLA ALTA

e avrai la potenza di Bubba Watson

ISSN 2039-7046

Darren Clarke

L’uomo della pioggia ha incantato il mondo

La rivista de Numeri i Uno


Carpisa DOPPIA 20/07/11 10.27 Pagina 1

ManasseroAnn GolfToday doppia indd 1


Carpisa DOPPIA 20/07/11 10.27 Pagina 2

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Omega 18/07/11 12.54 Pagina 1


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l’editoriale

ACQUA ALTA AL ROYAL Al Royal St George’s c’è stato un concorrente sgradito: la pioggia. Che, su un campo già difficile, ha irriso il gioco di tutti e messo in difficoltà chiunque. Teniamolo presente, prima di giudicare i nostri campioni

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i sono molti modi per giocare lo stesso colpo su un links”, parola di Ricky Fowler che ha così sintetizzato quella parte del golf, sconosciuta ai più, che compendia il vero Gioco, la vera essenza dello sport nato proprio su questo genere di campi. Un links può essere brutale, perfido, punitivo, inarrivabile, crudele; ma è comunque sempre giusto. Sembra palese, ma non lo è affatto: se giochi bene ti premia, se non colpisci bene la palla ti punisce. Il tutto secondo una ben precisa tattica di gioco, che dev’essere applicata alla lettera. Inutile pensare di far battere la palla in asta e stopparla. Meglio estrarre goniometro e righello e decidere dove farla battere e rotolare verso il green. Sui links l’intelligenza entra in gioco come non mai, molto più della tecnica e della potenza. A condire il tutto, e a rendere le cose ancora più difficili, ci si mette sovente anche il vento, senza il quale un links non sarebbe tale. Ma senza il quale, soprattutto, non sarebbe lo stesso un Open Championship. Al Royal St George’s ci si è messa anche l’acqua a complicare le già difficili condizioni. E qui diventano basilari l’aiuto del caddie e l’atteggiamento del giocatore: il caddie è fondamentale per mantenere asciutta l’attrezzatura (mai usare uno straccetto nuovo che non assorbe a sufficienza l’acqua) e tutto quanto contenuto nella sacca; e il giocatore deve adeguarsi alle condizioni atmosferiche e mai contrastarle. Ecco perché Watson ha giocato così bene nell’inferno del terzo giorno: sorrideva al campo. Ci sono anche alcuni lati tecnici che hanno un impatto sui risultati. Con la tuta da pioggia il timing e il ritmo dello swing cambiano. Si finisce per accelerare il movimento, l’acqua si frappone tra la faccia del bastone e la palla, il rough diventa intricato, umido e pesante. Nel rough l’erba avvolge la pipetta e la palla può andare ovunque. La chiave è quella di adeguarsi mentalmente, di non aspettarsi di chiudere in 67 perché non succederà. A Royal St George’s Edoardo Molinari si è trovato alla 4 a giocare nel secondo giro driver e ferro 7; mentre nel terzo, con la partenza avanzata di quasi 30 metri, driver e legno 3 e avere ancora 35 metri per raggiungere il green. Lo stesso alla 10, dove invece del driver e 52º ha dovuto giocare il sabato driver e ferro 2! La 14, il par 5, con il vento da sinistra, era semplicemente orribile: Grégory Havret ha fatto 10. Vorrei spendere una parola per i “golfciofili”, ovvero quella categoria di persone che, sentendosi come tutti gli italiani dei commissari tecnici, hanno sempre pronta una buona parola per i nostri giocatori se non si rendono autori di un’ottima prestazione. Mi limito a fare mia una frase detta da un grande saggio: “Prima di criticare entrate dentro alle corde, non state fuori”. Capisco che ultimamente siamo stati “male” abituati, che siamo reduci da risultati clamorosi; ma non si può pensare che ogni settimana si possa vincere. Basta parlare di crisi! Guardiamo anche il giardino degli altri e non solo il nostro orticello: ogni grande campione, pur se tale, ha degli appannamenti o, per meglio dire, dei momenti in cui non ottiene risultati, anche allenandosi e impegnandosi come

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Clarke e il suo caddie studiano la tattica durante il secondo giro dell’Open Championship.

foto Getty Images

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sempre. Gli alti e bassi nel golf sono all’ordine del giorno, quindi continuiamo a sostenere i nostri giocatori. In fondo è il nostro mestiere, tifiamo e facciamo sentire il nostro affetto: è il modo migliore per tornare a gioire. Un’ultima osservazione, per me molto triste. Non si è sentita per nulla l’assenza di Tiger Woods. Da maggio non pratica per via dell’infortunio ai legamenti e al tendine d’Achille e ha mancato il secondo Major consecutivo. Sto maturando la convinzione che dietro all’annunciato malanno ci sia molto di più. Nel senso che temo si stia minimizzando un infortunio molto più grave, e da qui a pensare che il fatidico record di Jack Nicklaus non venga battuto il passo è breve. Quando Jack ha vinto il suo ultimo Major aveva 46 anni, Tiger ne ha 35, quindi ha ancora davanti a sé 40 possibili Major. Praticamente ne deve vincere più di quanti non ne abbia vinti in carriera il suo rivale Mickelson. Se però non si rimette in pista al più presto, oltre ai danni fisici si aggiungeranno – se già non ci sono – anche quelli psicologici. Se è così credo che ci siamo definitivamente persi per strada il più grande campione di sempre. u mp.gennaro@golftoday.it AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 3


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Mensile - Anno I, Numero 5 - Agosto/Settembre 2011

Darren Clarke esulta durante il giro finale dell’Open Championship: al 20mo tentativo, il trofeo è finalmente suo.

GOLF

TODAY www.golftoday.it

Direzione e redazione: Via Lentasio 7 - 20122 Milano tel. 02.49528190, fax 02.49528191, e.mail: redazione@golftoday.it Direttore Responsabile: Maria Pia Gennaro (mp.gennaro@golftoday.it) Redazione: Chiara Griffa (c.griffa@golftoday.it), Nicolò Porta (n.porta@golftoday.it), Alberto Zampetti (a.zampetti@golftoday.it) Art Director: Andrea Mantica (emmegrafica.mi.it) Special Contributors: Nadia Bengala, Darren Clarke, Luke Donald, Pat Goss, Matteo Manassero, Geoff Ogilvy, Ian Poulter, Costantino Rocca, Gianluca Vialli, Bubba Watson. Hanno collaborato: Tony Calder, Gianni Davico, Marco Del Bo, Gierre, John Huggan, Jock Howard, Peter Jacobsen, Brian Keogh, Giorgio Lamperti, Veronica Lanza, Duncan Lennard, Marcella Magliucci, Carlo Manca, Marco Mascardi, Peter Masters, Massimo Messina, Robert Morrison, Savina Sciacqua, Valerio Scorza, Sabrina Verde. Responsabile viaggi e turismo: Roberto Rocca Rey Fashion Consultant: Paola Ronchi Fotografie: Howard Boylan, Tony Calder, Streeter Lecka, Angus Murray, Pino Polesi, Claudio Scaccini, Carlo Torchio, Getty Images. Foto di Copertina: Getty Images Marketing e Comunicazione: Claudia Murri (c.murri@golftoday.it) Web Content Manager: Nicolò Porta Stampa: Tiber S.p.A. Via della Volta 179 - 25124 Brescia tel. 030.3543439, fax 030.349805 Distribuzione: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. Via Bettola 18 20092 Cinisello Balsamo (MI), tel. 02.660301, fax 02.66030320 Abbonamenti Utilizzare il modulo di richiesta posto all’interno. L’abbonamento verrà attivato a partire dal primo numero utile successivo alla data della richiesta. Gli abbonamenti possono avere inizio in qualsiasi periodo dell’anno. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del D. leg. 196/2003, scrivendo a: Golf Today, Via Lentasio 7 - 20122 Milano. Arretrati Costo arretrati a copia: il doppio del prezzo di copertina. Prima di inviare i pagamenti, verificare la disponibilità delle copie arretrate al numero 02.49528190. La richiesta contenente i dati anagrafici del richiedente dovrà essere inviata via fax al numero 02.49528191, oppure via posta a Golf Today, Via Lentasio 7, 20121 Milano, dopo avere effettuato il pagamento mediante bonifico bancario intestato a Editoriale Amen Corner S.r.l. c/o Banca Passadore IBAN IT54N0333201600000001112684 (inviare copia della distinta insieme alla richiesta). Concessionaria esclusiva per la pubblicità

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Registrazione al Tribunale di Milano con il numero 85/2011 del 10.02.2011, ISSN: 2039-7046.


SHOW ROOM: GALLERIA DEL CORSO 2, MILANO - TEL. +39.02.76318496

Jacob Cohen 20/07/11 10.30 Pagina 1

GOLF EDITION

PRO - AM JACOB COHテ起

GOLF CLUB COURMAYEUR A ET GRANDES JORASSES 3 SETTEMBRE 2011


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ilsommario

Golf Today, Numero 5, Agosto/Settembre 2011

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66 editoriale 3 L’ACQUA ALTA AL ROYAL

Al Royal St George’s c’è stato un concorrente sgradito: la pioggia. Che, su un campo già difficile, ha irriso il gioco di tutti e messo in difficoltà chiunque. Teniamolo presente, prima di giudicare i nostri campioni di Maria Pia Gennaro

10 THE STARTER 16 Tourbillon DARREN, PERMETTI QUESTO GIRO?

Giocare con Clarke è istruttivo e divertente: un colpo, un consiglio, una risata... Lui è davvero disponibile. E anche al Royal St George si è sempre mostrato sereno e tranquillo. Fino alla vittoria di Matteo Manassero

opinione di... Ian Poulter 18 L’L’ULTIMO TRIONFO DI SEVE

Dietro la mia vittoria al Volvo World Match Play c’è un maestro d’eccezione: Ballesteros ha ispirato ogni mio colpo

di... Geoff Ogilvy 20 L’ILopinione FASCINO DELLA STRATEGIA

Da cosa giudico i campi? Dalla fantasia che richiedono. E non è detto che quelli lunghi e difficili siano automaticamente anche i più belli

22 EverGreen QUANTO È GRIGIO QUESTO GREEN

26 ILAtorneiTEMPESTA PERFETTA

È stata quella nella quale Darren Clarke si è trovato perfettamente a suo agio, domando il Royal St George’s. La sua è la quarta vittoria in un Major di un nordirlandese, dopo Fred Daly, Graeme McDowell e Rory McIlroy. E la dodicesima di un giocatore diverso dall’ultimo successo di Woods di Maria Pia Gennaro

34 PRIMENOVE

Notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf

tornei 46 IGLORY’S LAST SHOT

dossier 60 IPOPULAR REPUBLIC OF GOLF

Lo sviluppo del nostro sport nel Regno di Mezzo è un vero boom o un probabile flop? Viaggio nel Celeste Impero alla ricerca della verità di Chiara Griffa

Grandi Interviste di Golf Today 66 LeL’UOMO DEL DESTINO

Geniale o arrogante, avveduto o spregiudicato, lungimirante o fortunato. Comunque lo si giudichi, una cosa è certa: George O’Grady è la persona che ha rivoluzionato il Tour europeo e lo ha portato ai vertici mondiali. E ora sta gettando le basi per un futuro ancora più felice. Per l’intero ambiente del golf di Maria Pia Gennaro

All’Atlanta Athletic Club ci si gioca l’ultima possibilità dell’anno di conquistare un Major: è “l’ultimo colpo per la gloria”, come è soprannominato il PGA Championship. Che presenta un avversario particolarmente temibile: le torride temperature della Georgia di Maria Pia Gennaro

72 INONcampioni CHIAMATEMI RAGAZZINO

tornei 50 IAPPUNTAMENTO A CRANS

74 ILEcampioni SETTE MERAVIGLIE DI RORY

I campioni più affermati si ritrovano a inizio settembre in Svizzera per l’Omega European Masters, il torneo che di anno in anno diventa sempre più prestigioso. Al punto che in questa edizione sono attesi... di Maria Pia Gennaro

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I tornei UN TRIBUTO RIUSCITO

“The Italian Sensation” racconta un po’ di sé, parlando di soldi, serpenti e... donne! di Jock Howard

Come si fa a passare dal disastro di Augusta alla gloria del Congressional in appena due mesi? Ecco i pilastri su cui McIlroy ha costruito il suo (prontissimo) riscatto di Brian Keogh

VOI LA LINEA 78 IApersonaggi

L’uso disinvolto (e di solito errato) dei termini golfistici denota il degrado del nostro Gioco rispetto alla sua tradizionale eleganza. Anche questo è un segno dei tempi di Marco Mascardi

Si è disputata la quarta edizione della Pro-Am i Tre Moschettieri, voluta per ricordare tre icone della nostra storia golfistica e onorata da grandi campioni. Noi c’eravamo. Ecco come è andata di Nicolò Porta

Non solo quella che offre ai colleghi del TG5, ma soprattutto quella che segue in green per imbucare: così Giuseppe De Filippi racconta la sua passione per il golf. Una passione per la verità a fasi alterne. Ma sempre vissuta con grande divertimento di Maria Pia Gennaro

di... Gianluca Vialli 24 L’TIopinione ASPETTO A TORINO

dossier 56 IFACCIAMO LUCE SULLA R&A

LA BELLEZZA DEL GOLF 82 Golfanatici

Appuntamento al Royal Park I Roveri per la Pro-Am della Fondazione Vialli e Mauro, che per l’ottavo anno trasformerà il campo da golf in un tappeto rosso. Ma vediamo cosa succede nel backstage a cura della Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport

6 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

È la prima istituzione con cui vieni in contatto, quando studi le regole. Ma sei sicuro di sapere davvero di cosa si tratta? Su di essa, infatti, c’è molta confusione. È il momento di fare un po’ di chiarezza di John Huggan

Per Nadia Bengala, Miss Italia ’88, tornare sul tee dopo vent’anni è stato come riaprire un vecchio baule: all’improvviso ha riscoperto mille emozioni dimenticate di Nadia Bengala, a cura di Savina Sciacqua


Viaggi di Atlantide 22/07/11 09.46 Pagina 1

Isola di

Porto Santo Portogallo

Porto Santo è una splendida isola portoghese ubicata vicino a Madeira, e conosciuta anche come “isola dorata” per la sua lunga spiaggia di sabbia bianca e fine, dove trascorrere una vacanza all’insegna del relax, dello sport e del benessere.

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ÌÌÌÌ L’Atlantis Club Vila Baleira è un hotel 4 stelle dotato di ogni comfort e servizio. La sua ubicazione garantisce di godere a pieno delle bellezze naturali dell’isola, che fanno da cornice a una vacanza nell’ultimo paradiso dell’Atlantico.

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83 VitaAMOdiLAClubCURA DEI PARTICOLARI

Da sempre attivo nel mondo dello sport, Antonio Bulgheroni guida oggi con esperienza il Golf Club Varese. Che rinnova, pur mantenendolo nelle condizioni originarie. Soci a parte, che sono in gran crescita di Nicolò Porta

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La tecnica di Golf Today I SEGRETI PER FARE SCORE

Un connubio perfetto tra l’esperienza del coach e le capacità del campione: ecco l’anno magico di Luke Donald. Che ora ti svela come scendere in campo da vincitore di Peter Masters e Duncan Lennard

di Golf Today 90 LaCOSÌtecnica SI VINCE L’OPEN

Forse non lo sai, ma una rotazione ampia e armoniosa delle spalle garantisce colpi più lunghi e precisi. È quanto ha fatto Darren Clarke a Sandwich. Prendi esempio... di Darren Clarke

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La tecnica di Golf Today VITA DA BOMBER

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La strategia CRANS TEST

Cerchi la distanza? Non pensare troppo e mettici istinto. Come ti suggerisce Watson in queste pagine di Peter Masters

Vuoi metterti alla prova su un vero percorso da campionato? A pochi passi dall’Italia, sul campo che ospita l’European Tour, c’è da divertirsi di Costantino Rocca

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I viaggi di Golf Today PROFUMI D’ORIENTE

Alla scoperta di Bangkok e Phuket: non sarà un caso che Tiger Woods, di madre thailandese, sia stato consacrato sui campi di questo Paese lussureggiante e gentile che ambisce a diventare una meta privilegiata per il golf d’inverno di Roberto Rocca Rey

viaggi di Golf Today 106 IGIOIELLI ARABI

Ras Al Khaimah è un Emirato sconosciuto ai più, in netta ascesa nel turismo grazie a due splendidi percorsi. Ti consigliamo di visitarlo prima che venga preso d’assalto. Noi l’abbiamo fatto. Ed ecco le nostre impressioni di Tony Calder

resort 112 IINTO THE WILD

Alla scoperta del Golf Resort di Is Arenas, un luogo dove perdersi nella natura e ritrovarsi in campo di Nicolò Porta

8 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

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114 I18resortEMOZIONI

fitting 138 Club PALLA, PALLA DELLE MIE BRAME

116 GOLFTROTTER

139 SFIDA IL DIRETTORE 140 ISTOprogetti LAVORANDO PER VOI

Il Royal Golf La Bagnaia si snoda dolcemente sulle colline dalle quali si può ammirare Siena. Le sue buche sono uniche, tutte diversamente affascinanti: parola di un grande esperto di Chiara Griffa

Brevi suggerimenti per girare il mondo con sacca e bastoni a cura di Marcella Magliucci

di Golf Today 119 IUNOviaggiSWING NELLA STORIA

Saperla scegliere in base al proprio gioco significa cambiare le sorti di una partita di Giorgio Lamperti

La sostenibilità economica di un impianto è fondamentale per la sua riuscita. Io mi occupo di valutarla per poi destinare i finanziamenti del Credito Sportivo di Carlo Manca

Anche la Grecia si converte al golf e avvia un grande progetto turistico sulla Costa Navarino. Già messo alla prova dai capricci delle star. Che, però, sembra apprezzino... di Roberto Rocca Rey

142 GreenPower AVIFAUNA: UNA NUOVA RICERCA

120 SHOWROOM

143 IlSTOPchiropratico AI DOLORI DIFFUSI

128 IN VETRINA 130 L’ATTREZZATURA motori 132 ISIAMO SULLA BUONA STRADA

l’anno 144 Correva 1930

Dal soffocante caldo estivo alle rinfrescanti brezze del primo autunno: così in campo sei un campione di eleganza e classe. Perché anche l’abito fa il golfista

Prosegue l’impegno di BMW a favore dell’ecosensibilità, con la Casa tedesca che firma una berlina di lusso ibrida: la ActiveHybrid 7 è un salotto di pura potenza di Marco Del Bo

circuiti 135 ISEMPRE PIÙ VIRTUAL

TouristGolf pensa alle vacanze estive dei suoi associati con due nuove sorprese, tutte da scoprire

preparatore atletico 136 IlATTENTO A DOVE METTI I PIEDI

Con il caldo estivo, la fascite plantare si affaccia sui fairway più frequentemente. Non è un problema, se sai come evitarla di Massimo Messina

Biodiversità nei campi da golf. La nuova sfida della Federazione di Sabrina Verde

Circa due milioni di italiani soffrono di fibromialgia. Di cosa si tratta e come si può curare? di Robert Morrison

GOLF TODAY è media partner di


Paul Picot 18/07/11 12.58 Pagina 1

YA C H T M A N 3 I D E A

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C O N C E P T

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Solo un cerchio ed una linea retta. Non servono altri elementi decorativi per tracciare uno stile che rimarrĂ  immutato nel tempo. Dopo 25 anni il concetto innovativo di orologio subacqueo resta fedele all'idea originale e diventa icona di stile. Yachtman 3 presenta una lunetta in zaffiro che crea, insieme al vetro, un'ampia superficie inscalfibile. Subacqueo 200 mt. Pulsanti e corona a vite. Movimento automatico day-date. Quadrante nero o blu, lunetta in tre versioni: nera/blu - nera/bianca - blu/gialla. Cinturino caucciĂš e bracciale metallo. Anche in versione solo tempo. www.paulpicot.ch

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10 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


foto Getty Images

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OMAGGIO AL GRANDE CAMPIONE

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on poteva mancare, all’Open Championship, un ricordo della leggenda del golf. Entrando al Royal St George’s l’immagine di Seve sembrava dare il benvenuto con la carica che l’ha sempre contraddistinto. Lo spagnolo ha dominato per ben tre volte il Major più antico della storia e anche Darren Clarke, appena incoronato vincitore, ha voluto omaggiare personalmente il grande campione. u

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12 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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GOLF BOYS L e star del PGA Tour hanno fatto un singolo rap per beneficenza. Ecco i giocatori di Ryder Rickie Fowler, Hunter Mahan e Bubba Watson, in compagnia del loro amico Ben Crane, nella stravagante e simpatica versione dei Golf Boys. Il quartetto si è unito per registrare un singolo, intitolato “Oh Oh Oh”. Uno degli sponsor di Crane, Farmer’s Insurance, ha accettato di donare mille dollari ogni 100mila visite su YouTube. Appena 24 ore dopo il suo lancio, il video – in cui i quattro si scatenano, ballano e cantano in abiti decisamente improbabili – è stato visto più di 600mila volte. Il loro più grande fan è Ian Poulter, che si è detto dispiaciuto di non averne fatto parte. Forse un giorno vedremo la versione europea, con Poults, Westwood, Rory e G-Mac... u

OH OH OH (THE GOLF BOYS) OH OH OH BEN CRANE:

SWING IT LIKE A BOOMERANG-TANG COME AROUND ROUND WANT TO HIT THE TOP TOP

HUNTER MAHAN: CHIP PUTT YOU KNO W WHAT’S THE BIG WHOP WHEN I PLAY MY GAME THEN I MAKE MY MOMMA PROUD RICKIE FOWLER: SMASH BANG YOU’VE GOTTA HIT THE BALL FAR THEN THE CROWD GOES “OH” THEN YOU HEAR THE “OH LA LA LI” BUBBA WATSON: TWEET, TWEET, I WANT MY BIRDIES ALL DAY LONG LET THE BOGEYS GO AND SAY HEY OH OH OH

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TRIS D’ASSI

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foto Getty Images (x2)

l prato c’è, ed è anche rasato. Però c’è una rete e lo spazio è ridotto: siamo a Wimbledon, nella St Andrews del tennis, e per un Major. Ma stavolta Rory McIlroy è uno spettatore e non un primattore come gli capita da tempo. Il vincitore dell’US Open (a destra, in compagnia di altri due “mostri sacri” dello sport, Andy Murray, sulla sinistra, e John McEnroe, al centro) ha seguito la semifinale e la finale del famoso torneo. Con suo grande rammarico, però, non è riuscito a incontrare il suo idolo Rafa Nadal, né lo ha visto vincere. u

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DARREN,PERMETTI QUESTO GIRO? Giocare con Clarke è istruttivo e divertente: un colpo, un consiglio, una risata... Lui è davvero disponibile. E anche al Royal St George si è sempre mostrato sereno e tranquillo. Fino alla vittoria D I

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A T T E O

ari amici di Golf Today, sono appena tornato dall’Open Championship e, visto che ho avuto la fortuna di giocare molto spesso con Darren Clarke, che in Kent ha conquistato il suo primo Major, vi voglio raccontare qualcosa su di lui. Se non ricordo male abbiamo fatto insieme almeno una quindicina di giri. La prima volta è stata a Dubai ed ero ancora amateur. Ricordo che Darren mi disse, in quell’occasione, che se fosse potuto tornare indietro avrebbe impiegato il doppio del tempo a puttare e approcciare, sul gioco corto insomma. Sono rimasto davvero colpito. Non mi aspettavo che un vincente come lui potesse pensare una cosa del genere. Da lì in poi abbiamo giocato insieme un sacco di volte. E credo che il suo gioco sia eccezionale! Anche a Wentworth, al BMW PGA Championship, Darren ha giocato in maniera veramente unica, da tee a green. Ovviamente, ogni tanto, ha quelle giornate in cui sul putt imbuca pochissimo; e questo lo penalizza. Ma nelle condizioni difficili, ad esempio con il vento, è ancora uno dei più forti tra i primi 50 al mondo (tra i quali è entrato a far parte con la sua vittoria all’Open, arrivando al 30mo posto). Ha un controllo di palla eccezionale! E anche potenza e distanza. Chi l’ha visto in televisione in questi giorni l’ha trovato sempre sorridente e tranquillo; pensa che il sabato, quando ha giocato con Lucas Glover, hanno passato tutto il tempo a parlare del Canada e delle vacanze. Ecco, secondo me ha cercato un po’ di gestirla come “una passeggiata”, cioè non si è preso troppo sul serio. Si vedeva da come si mostrava. Anche se, sinceramente, lo immaginavo diverso all’ultimo giro. Ha imbucato tutti i putt che doveva imbucare e non ha fatto niente di incredibile; ma ha giocato un gioco eccezionale, in quel vento fortissimo! 16 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

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A N A S S E R O

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M A G E S

Matteo con Darren al Royal Park I Roveri, lo scorso giugno. Sotto, invece, con Ryan, l’inseparabile caddie.

Con un’esperienza di vent’anni di British Open, ha capito che per lui questo era il modo migliore per vivere la gara; che non doveva provarci troppo, in maniera intensa. E poi lui è fatto così, gli piace ridere e scherzare in campo; pensa che a Wentworth a un certo punto si era messo a raccontare le barzellette su un tee dove c’era da aspettare... Comunque, da quando l’ho conosciuto è cambiato; le volte che ho giocato con lui

quest’anno è stato diverso, forse anche perché è entrato un po’ di più in confidenza con me. L’anno scorso sembrava più serio e cupo, ma io mi sono sempre trovato bene con lui, l’ho sempre visto sereno; e, poi, lui mi tratta benissimo! Addirittura, dopo Wentworth, era venuto a farmi i complimenti e a dirmi che, secondo lui, per me quella era stata una settimana importantissima, e che se avevo bisogno di chiedergli qualcosa, delle situazioni in cui mi ero trovato, potevo andare a parlarne con lui. Darren aiuta molto i ragazzi; l’ha fatto con Rory e lo fa anche un po’ con me. Non si arrabbia, rispetta il lavoro altrui; ogni tanto può apparire un carattere difficile ma io mi son sempre trovato bene. Dopo la sua grandiosa vittoria al Royal St George’s non l’ho sentito, ma lo vedrò al WGC (Bridgestone Invitational, in Ohio dal 4 al 7 agosto). Sono certo che comincerà a giocare molto più tranquillamente adesso, e continuerà a fare bene; con il gioco che ha si merita davvero di essere nella Top 50, e poi dopo tutto quello che ha passato... Non importa se ha 43 anni (il prossimo 14 agosto), ragazzi, Darren ha un gioco eccezionale! u


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l’opinionedi... Ian Poulter

L’ULTIMO TRIONFO DI SEVE Dietro la mia vittoria al Volvo World Match Play c’è un maestro d’eccezione: Ballesteros ha ispirato ogni mio colpo

L’

ambiente del golf è più triste dopo la morte di Seve. Al suo funerale, mi ha addolorato molto vedere la lunga marcia funebre, con i suoi figli che trasportavano mestamente l’urna e l’intero villaggio di Pedrena presente, a significare quanto contava per i suoi concittadini. Ma l’influenza di Seve è arrivata molto più lontano della Spagna. Il suo carattere unico, un misto di carisma e fascino, ha contagiato tantissime persone in tutto il mondo. Sono stato fortunato a poter giocare con lui in qualche occasione: c’era sempre qualcosa da imparare, anche solo guardandolo inventarsi dei colpi impossibili intorno al green. Ricordo Ian Poulter al Royal St quando ho giocato con lui nei primi due George’s firma autografi giri dell’Open 2006 al Royal Liverpool e, ai tanti fan che l’hanno anche se quello fu il suo ultimo Open seguito durante l’Open. Championship, si vedeva che non aveva perso il suo magico gioco corto. L’ho ammirato così tante volte quando ero ma non ottenevo risultati, anche se penso – giovane, specialmente in Ryder Cup; e, guardandomi indietro – che forse sono crescendo, è sempre stato uno dei miei stato troppo duro con me stesso. In effetti punti di riferimento. Ci sono stati avevo solo bisogno di rilassarmi un po’ per parecchi anni in cui lui e José Maria far girare meglio le cose. Durante la Olazabal sembravano invincibili in Ryder. settimana al Finca Cortesin ho battuto sia Il matchplay è sempre imprevedibile: ma Luke Donald sia Lee Westwood; e l’ho potevi leggere negli occhi degli americani fatto macinando risultati, più che giocando come si aspettassero già di perdere quando brillantemente. In effetti durante quella venivano estratti contro la coppia in cui settimana sono incappato anche in qualche c’era Seve. Ricordo benissimo i suoi brutto colpo; però sono riuscito a tirarne match singoli nel 1995 all’Oak Hill contro alcuni davvero buoni al momento giusto. Tom Lehman. Era lì che vedevi Per quella vittoria ho ricevuto messaggi veramente quanto i suoi colpi di recupero molto belli; e forse il migliore è stato fossero validi, perché riusciva a rimanere quello di Paul Azinger che ha twittato: in gara anche quando non trovava il “Vorrei aver potuto giocare con Ian Poulter fairway dal tee. Recentemente, all’asta di in un matchplay o in Ryder, una volta nella Seve a Wentworth, ho comprato il suo vita. Per me lui è il migliore”. Alla fine di putter: avrà un posto di prestigio in casa quella settimana non vedevo l’ora di giocare mia. E quando ho vinto il Volvo World l’Open, anche se non sono un grande fan Matchplay a maggio, la prima cosa che ho del Royal St George’s. So che i links non cercato sul trofeo è stata il suo nome. Era sono mai completamente “giusti” e trovo ripetuto cinque volte! che i rimbalzi strani e gli stance un po’ goffi in cui puoi imbatterti su quel percorso lo *** rendano un tantino esagerato. Sono stato in Kent un paio di volte per provare il campo La vittoria al Volvo Matchplay è stata e cercare di conoscerlo meglio. Ma dopo un molto importante per me, perché i mesi primo giro sotto il par, venerdì ho segnato precedenti, a essere onesti, sono stati un orribile 78 (il clima non ha aiutato!) che alquanto deludenti. Sentivo di giocare bene 18 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

mi ha impedito di proseguire. Peccato, ci tenevo a fare bene “in casa”. *** Ho saputo che la delegazione spagnola è rimasta fortemente dispiaciuta per non aver ottenuto l’assegnazione della Ryder Cup 2018 e presumo che per Germania, Olanda, Portogallo e Svezia sia lo stesso. Ma io sono molto felice che abbia vinto il National di Parigi. È un tracciato fantastico e, una volta che avranno rinnovato l’hotel, sarà meraviglioso. Il percorso è stato uno dei primi “stadi” mai costruiti e le ultime quattro buche forniscono il perfetto “finish” a qualsiasi incontro matchplay. La 15 è una specie di “piccolo par 4”, con un green a isola e pin position davvero temibili. La 16 è un pericoloso par 3, dove hai bisogno di un ferro medio o corto davvero preciso. E poi le ultime due buche sono veramente lunghe, sebbene siano par 4. La 18, soprattutto, fa trattenere il fiato fino all’ultimo, perché ti richiede un ferro lungo verso il green a isola davvero calibrato, altrimenti sei in acqua. Non vedo l’ora! Nel 2018 avrò 42 anni, ma spero tanto di ottenere la mia settima presenza in squadra. u


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l’opinionedi... Geoff Ogilvy

IL FASCINO DELLA STRATEGIA Da cosa giudico i campi? Dalla fantasia che richiedono. E non è detto che quelli lunghi e difficili siano automaticamente anche i più belli

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ran parte della gioia che provo giocando a golf è data dalla possibilità di trascorrere il mio tempo in posti stupendi. E testare personalmente i campi. La mia trepidazione sale al massimo quando entro in un club. Idealmente non c’è cancello o guardia: sono libero di parcheggiare la mia auto e accreditarmi al pro shop, andare nello spogliatoio a cambiarmi le scarpe e incamminarmi verso il campo pratica, con qualche bastone per riscaldarmi. Infine, parto dalla 1 e non rientro in club house finché non ho giocato tutte le 18 buche. Sul campo cerco interesse strategico e varietà nelle buche. Mi dà fastidio quando i quattro par 3 sono tutti quasi lunghi uguali. Ed è lo stesso quando i quattro par 5 sono tutti raggiungibili in due colpi o tutti fuori misura in due. E ancora, provo la stessa sensazione quando troppe buche corrono nella stessa direzione, o quando si tratta di dogleg molto simili tra loro. Un buon test deve trovare varietà. È bello giocare una buca facile, certo; non mi piacerebbe il golf, se tutte le buche fossero veramente ardue. Troverei qualcos’altro da fare. Ma è divertente anche incappare in qualche buca difficile, fosse anche solo per ricordarci che quelle facili sono, appunto, facili. Perché lo sono, ovviamente, in relazione a quelle più impegnative. Quando parlo di “interesse strategico” intendo che esiste più di un modo di giocare una buca, e nessuno di questi necessariamente dev’essere quello corretto. O quello sbagliato. L’Old Course a St Andrews è pieno di “interesse strategico” e l’ultima buca è una tra le più stimolanti. Il che è ironico, visto che il fairway è largo 90 metri, non ci sono bunker e l’enorme green è relativamente piatto. C’è solo una grande e profonda depressione di fronte al green: la Valley of Sin. Ma è tutto ciò di cui hai bisogno. Se la bandiera è molto vicina all’avvallamento, la buca guadagna subito un immenso “interesse strategico”. Arrivare in fairway è la parte facile. Ma devi capire dove vuoi andare. Puoi fare un lay up a, diciamo, 90 metri, lasciare un 20 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

colpo pieno e fermare la palla oltre la valle. È una tattica legittima, che ho usato più di una volta. Oppure, puoi tirare un driver o un legno 3 corto, prima della depressione, lasciando un approccio a correre o un putt alla bandiera. O cercare di drivare in green. O, ancora, se il vento è giusto, colpire sulla sinistra verso il tee della 1 e fare di tutto per eliminare la valle dal secondo colpo. Sono già quattro opzioni: e tutto per una depressione. Altre buche sono sicuramente anche più interessanti, ma la 18 dell’Old Course è strategia pura. È semplice, eppure divertente. Quasi tutto il percorso è così.

difficile” sia necessariamente anche più coinvolgente. Mi pare chiaro che queste persone traggono un piacere perverso dalle situazioni in cui perfino i professionisti non riescono a fare par. O quando perfino i migliori dal tee non possono volare i bunker del fairway. Questi tracciati, su cui in teoria dovrebbe essere divertente competere con i migliori giocatori al mondo, per me diventano subito noiosi. Capisco rendere un percorso impegnativo e snervante: è il golf. Ma farlo diventare difficile con la lunghezza, la ristrettezza e il rough alto non fa per me. Non mi

Geoff Ogilvy alla 18 dell’Old Course a St Andrews: la considera una tra le buche più strategiche al mondo.

Generalmente, più vai vicino ai bunker, più sarà facile l’approccio. L’Old Course sarebbe davvero una passeggiata se, su tutti i fairway, potessimo far atterrare la palla vicino al bunker più profondo. E sarebbe vero il contrario se la palla arrivasse lontano dagli stessi bunker. Da quei punti, infatti, nessuno può fare par. È il percorso strategico per eccellenza. Dall’altro lato della medaglia, però, troppi percorsi da campionato cadono nella stessa trappola. I responsabili della loro preparazione perseguono l’idea che un percorso “lungo e

fraintendere: dà soddisfazione consegnare un buono score su un percorso lungo e difficile. Ma è anche opprimente. Il che porta all’ultima domanda del mio personale test sulla qualità di un percorso: mi piacerebbe tornarci e giocare di nuovo il lunedì dopo una gara? Purtroppo, 95 volte su 100 la mia risposta è: “No!”. Ma è il parametro più vero: guidando verso il campo, voglio sentire entusiasmo e trepidazione; guidando verso casa tutto quello che vorrei fare è girare la macchina per tornare indietro e giocare ancora. u


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everGreen

QUANTO È GRIGIO QUESTO GREEN L’uso disinvolto (e di solito errato) dei termini golfistici denota il degrado del nostro Gioco rispetto alla sua tradizionale eleganza. Anche questo è un segno dei tempi D I

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eggo la frase: “sul green de Le Golf National, a Guyancourt nei pressi di Parigi”, nella notizia della partecipazione dei Molinari e di Manassero all’Open di Francia 2011 (e di Gagli). Intanto: ci si dimentica di ricordare, per inciso, che è la stessa gara vinta sullo stesso campo a fine giugno 1993 da, primo italiano, Costantino Rocca (che, due mesi prima, a Lione, aveva vinto già un altro Open, il V33 du Grand Lyon, proprio il primo aprile. A quel tempo, Costantino era molto costante, più di infiniti altri, nel vincere o nel mettersi in luce nelle gare importanti). D’altra parte, dire “sul green” è una sciocchezza: il National ne ha almeno diciotto. Non sono mai riuscito a dimenticare tuttavia che, all’esame “da giornalista”, un candidato italiano scrisse nel suo compitino “diciotti” perché - come spiegò agli esaminatori - “era plurale”. Roba da calci nel sedere, che però furono evitati al giovane malcapitato. Peccato, ma non mi sorprende. Magari, il ragazzo ha poi fatto una splendida carriera. Chissà oggi che cosa scrive di bello; anzi, per restare in tema, di singolare. Per parlare del National basterebbe dire “sui fairway”. Insistere sul concetto di “green” sarebbe come annunciare che una certa partita di calcio avverrà “nell’area di rigore di San Siro”, senza pensare nemmeno un attimo che le aree di rigore sono almeno due e che “grande come un campo di calcio” (cioè: enorme) è diventata una specie di unità di misura, all’interno della quale, appunto in tutta la sua estensione, avvengono gli incontri tra i footballer. Quindi, basterebbe dire: “sul percorso de Le National di Parigi”. Il solito uso improprio della parola “green” è dovuto all’ignoranza del Golf e, ovviamente, dell’inglese. Ma il Golf è disatteso persino da quelli che, per guadagnarsi uno stipendio, dovrebbero cercare di imparare qualcosa senza crogiolarsi nella loro evidente ignoranza. La più evidente è in un’altra parola: “car”, che nell’inglese più corrente sta per 22 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

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“automobile”. Invece, l’automobilina che si usa sui campi di Golf è detta “cart”, carrettino, con la “t” finale, talché il modo di dire inglese “to put the cart before the horse”, equivale all’italiano “mettere il carro davanti ai buoi”; anche se, in questo caso, renderebbe di più l’idea, in italiano, il carro davanti ai somari. Ma pensiamo a cose più liete. Per esempio, il famoso fazzoletto che Weekend nel 1973 aveva pubblicato come gadget d’un numero della elegantissima rivista. Il termine “pubblicato” ricorda quel fazzoletto che, in occasione del Grand National, un abile artigiano inglese stampava con la scena dell’arrivo e i colori delle casacche dei fantini davano agli intenditori l’esatta classifica finale, sempre diversa, ovviamente, ogni anno. Weekend si limitò, a tutto il 1973, all’elenco dei golfisti più bravi. Oggi rileggere quei nomi, alcuni dei quali ho ricordato (ed erano i più straordinari giocatori dilettanti italiani di Golf ), mette davvero i brividi. Perché i nomi citati, in realtà non si potevano leggere quasi da nessuna altra parte (salvo gli annuari del Gioco, i rari mensili analoghi e i risultati esposti nei Club). I giornali quotidiani, nemmeno a pensarci.

Edoardo Molinari al Golf National durante l’Open de France di inizio luglio.

La parola “privacy” non era ancora di moda tra la gente comune, anche se molti meno banali degli altri la praticavano con molta eleganza (solitudine, isolamento, ritiro, luogo appartato). Nessuno attentava alla privacy di nessuno, in pratica. Un certo numero di nomi li si poteva leggere magari nei listini di Borsa. I giocatori bravi ovviamente si conoscevano fra loro, giocavano quasi sempre solo fra loro. Qualche volta si sposavano persino tra loro. Ma erano, appunto, affari loro. Era ancora lontano il tempo delle veline e dei calciatori, dei blue jeans e delle calze corte sui campi di Golf, dette, appunto, mezze calze. Il 1973, a pensarci bene, è un tempo che potremmo considerare molto lontano. Il tempo in cui, per fare un’ipotesi, pochi comperavano Weekend perché un numero limitato di persone sapeva pronunciare quella parola correttamente, e sapeva che cosa significasse e, cosa più importante ancora, che cosa potesse rappresentare davvero nella loro vita privata, anzi: molto privata, diciamo privatissima. Un personaggio singolare, nei circoli più esclusivi, era il Maestro. Tre di loro (Aldo Casera, Ugo Grappasonni e Alfonso Angelini) erano così bravi nel vincere gare anche importanti all’estero da meritarsi persino una singolare identificazione. Li chiamavano “i tre Moschettieri”. Erano non solo dei campioni di Golf, ma anche di estremo garbo, educazione squisita, eleganza. I loro allievi, in genere, erano persone di alta qualità, che finivano con l’assorbirne facilmente lo stile contenuto. Ricordo Tullio Scarso, a Venezia. Non era più molto giovane, quando l’ho incontrato. Ma aveva un cortese modo d’essere, senza età. Mi insegnò come uscire dai bunker quasi senza parlare. Uomo di poche parole, mimava lo swing, accompagnando il gesto sottovoce, con il suo dolcissimo accento veneziano. In flanella bianca i calzoni, un golf bianco da cricket e il passo senza fretta del vero signore. Certamente, è accaduto qualcosa nel Golf. Da allora. u marcomascardi@gmail.com


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IL TALENTO DI MCILROY GUADAGNA IL PRIMO MAJOR.

Rory McIlroy ha catturato il suo primo Major, lo US Open Championship 2011, affidandosi alle scarpe FJ Sport, per stile e comodità, ed al feeling superiore del guanto Pure Touch

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l’opinionedi... Gianluca Vialli

TI ASPETTO A TORINO

Appuntamento al Royal Park I Roveri per la Pro-Am della Fondazione Vialli e Mauro, che per l’ottavo anno trasformerà il campo da golf in un tappeto rosso. Ma vediamo cosa succede nel backstage A

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rmai ci siamo. Ma prima di salire sul primo tee voglio raccontarti qualche retroscena del nostro grande evento. Innanzitutto vorrei dire che organizzare una Pro-Am di un certo livello è un po’ come organizzare un matrimonio. Sono necessari almeno una decina di mesi di preparazione. Per prima cosa bisogna trovare una location adatta, e noi siamo sempre stati molto fortunati: Royal Park I Roveri, Bogogno, Castelconturbia e di nuovo il Royal Park. Tutti campi magnifici. E poi quest’anno torniamo dove abbiamo cominciato, sul campo che ha ospitato le ultime tre edizioni dell’Open d’Italia, sul tracciato in odore di Ryder Cup: speriamo che riescano a ottenerla! È un campo difficile, con una splendida club house: è la location giusta. Poi bisogna scegliere la data; a noi sarebbe piaciuto il giorno dopo la finale dell’Open d’Italia, ma quest’anno non è stato possibile a causa della prossimità dell’US Open; speriamo che l’anno prossimo cambi qualcosa... Comunque abbiamo scelto il 5 settembre, subito dopo l’Omega European Masters a Crans-Montana e prima del KLM Open in Olanda, che sono due date importanti per il Tour europeo. Come in tutti i matrimoni, gli ospiti sono fondamentali. E noi dobbiamo dire grazie, per il suo aiuto di cui non possiamo fare a meno, a Peppo Canonica, che gestisce i rapporti con i professionisti: persone fantastiche che supportiamo negli spostamenti e nella logistica. Sono sempre tutti molto carini e gentili, a disposizione per qualsiasi cosa; fanno tutto ciò che è nelle loro possibilità per rendere gradevole la giornata ai dilettanti. Poi ci sono i nostri ex colleghi calciatori. La beneficenza è una cosa bella e negli anni è sempre più sentita; i personaggi famosi ricevono moltissimi inviti per eventi come il nostro e noi siamo davvero grati perché, nonostante il tempo per loro sia poco, siamo fortunati a poterli annoverare tra i presenti. 24 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

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Ma soprattutto ci vogliono i “patron”. Quest’anno abbiamo un nuovo Main Sponsor, R.F. Celada: dopo Kia e i fratelli Cristina (che parteciperanno all’edizione nel ruolo di amici della Fondazione) un nuovo amico filantropo, che sappiamo essere all’altezza. Organizzare un evento così grande non è semplicissimo e noi non potremmo farlo senza i nostri angeli custodi, le ragazze della Fondazione, l’ufficio stampa, i volontari. Tutte persone che si mettono a disposizione per rendere l’evento di qualità. Certo, a volte ci sono delle difficoltà, per combinare le esigenze di chi partecipa per motivi filantropici e accontentare tutti; ma possiamo contare su veri amici, che sanno mediare tra le nostre esigenze e quelle di chi ci aiuta con grande generosità. Una cosa cui teniamo molto è la qualità, per dare visibilità all’evento e invogliare così sponsor, pro e celebrità a trascorrere la

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giornata con noi. Questo, ovviamente, ha un costo, che noi però cerchiamo di contenere, per poter dare in beneficenza tutto quello che raccogliamo senza troppe spese. A proposito, la raccolta quest’anno sarà destinata sia al progetto di ricerca sulla SLA che all’ospedale IRCC di Candiolo (To). Se la forza di una squadra si vede nelle difficoltà, possiamo dire di aver superato la crisi del settimo anno: anche se durante la passata edizione abbiamo avuto problemi con il tempo, siamo riusciti comunque a creare un evento di successo. Alla fine della giornata riceviamo sempre un sacco di complimenti, che accettiamo quasi con imbarazzo, perché in realtà abbiamo trovato un meccanismo per fare qualcosa di buono, che ci impegna concretamente, divertendoci. In fondo abbiamo il tempo per farlo e per questo ci riteniamo fortunati. Quindi, perché non donare un po’ della nostra fortuna a chi ne ha bisogno? u

TI RIVELIAMO LA LISTA DEI VIP E DEI PRO IN ARRIVO Nel precedente numero di Golf Today ti abbiamo svelato qualche anticipazione sul parterre de roi della Pro-Am Fondazione Vialli e Mauro in programma il 5 settembre al Royal Park I Roveri. Adesso, invece, possiamo darti un vero scoop. Abbiamo infatti scoperto la lista completa (o quasi) dei tee time. Tra i probabili VIP abbiamo notato i nomi di Andrea Agnelli, Valerio Staffelli e i calciatori (o ex) Nicola Berti, Johan Cruyff, Alex Del Piero, Roberto Donadoni, Pavel Nedved, Cristian Panucci, Alexandre Pato e Andrea Pirlo (ancora in pending), Michel Platini, Michelangelo Rampulla, Mauro Tassotti, Marco Van Basten, Gianfranco Zola e addirittura, forse, Pep Guardiola. La formazione dei professionisti vedrà invece scendere in campo, tra gli altri: Rafael Cabrera Bello, Alejandro Canizares, Stephen Gallacher, Manuel Lara e Pablo Martin, oltre ai “nostri” Peppo Canonica, Lorenzo Gagli, Silvio Grappasonni, Francesco Molinari e Costantino Rocca. Lo starter ufficiale sarà un aeroplanino di Breitling che darà il via alla gara, al termine della quale inizierà una lunga serata di grande festa. Info: www.fondazionevialliemauro.com

Gianluca Vialli e Massimo Mauro offrono l’evento più atteso di fine estate.


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Darren Clarke è riuscito a mettere d’accordo tutti i fan, che nei modi più simpatici hanno espresso il loro tifo anche sotto la persistente pioggia. 26 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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iTORNEI

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PERFETTA È stata quella nella quale Darren Clarke si è trovato perfettamente a suo agio, domando il Royal St George’s. La sua è la quarta vittoria in un Major di un nordirlandese, dopo Fred Daly, Graeme McDowell e Rory McIlroy. E la dodicesima di un giocatore diverso dall’ultimo successo di Woods DI

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l 12 luglio 1690 è una data chiave per l’Irlanda del Nord. Si tenne infatti una battaglia decisiva che sancì il predominio dei coloni scozzesi e inglesi (protestanti) sui nativi irlandesi (cattolici). Questi ultimi erano stati depredati delle loro terre da

MARIA PIA GENNARO –

FOTO

GE T T Y IMAGES

Oliver Cromwell, privati dei diritti civili e politici e della libertà religiosa: per riconquistarseli strinsero un’alleanza con il re cattolico Giacomo II, che era stato deposto dal Parlamento inglese nel 1688 ed era sbarcato in Irlanda nel tentativo di farne

la base di partenza per la riconquista del regno d’Inghilterra. Le sue armate vennero però sconfitte da quelle del protestante Guglielmo III d’Orange, che si assicurò il dominio indiscusso sull’isola e, l’anno dopo, divenne il nuovo re d’Inghilterra e

d’Irlanda. Da allora, “King Billy” è diventato un personaggio simbolo per gli orangisti e per i protestanti irlandesi in generale, che lo ritengono un eroe senza tempo, perché ha sancito il loro predominio che dura nei secoli. Dopo questa 140ma edizione dell’Open Championship non mi stupirei se la festa nazionale venisse spostata di cinque giorni, al 17 luglio, giorno della clamorosa vittoria di Darren Clarke; oppure al 14 agosto, data della sua nascita. AMATO DA TUTTI Darren Clarke è il campione che ha messo d’accordo tutti i tifosi. Dico tutti perché anche molti americani – nonostante ci fossero Mickelson e Johnson in ➤ AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 27


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iTORNEI

LATEMPESTAPERFETTA

➤ contention – desideravano ardentemente la

Sotto, i primi tifosi di Clarke: i genitori con Alison. A destra, Mickelson e Chubby.

Per gli spettatori sadici la buca ideale è stata la 4, un par 4 lungo 449 metri con il secondo bunker più profondo di Gran Bretagna (dopo quello della 6 del St Enedoc, in Cornovaglia). La 4 è stata la buca più difficile, con una media di 4.52, con 16 birdie, 227 par, 177 bogey e altri 33 risultati più alti del doppio bogey. La più facile, invece, è stata la 7, il par 5 di 510 metri con 19 eagle, 202 birdie, 192 par, 38 bogey, 2 doppi bogey.

vittoria del nordirlandese. Perché Darren è l’uomo amato dal popolo, l’uomo che la vita ha duramente provato con la sofferenza e la morte della moglie Heather, che l’ha lasciato nell’agosto del 2006 con due bambini, Tyrone e Conor, di 8 e 6 anni. La rinuncia a molti tornei per stare vicino alla moglie ha più volte commosso il mondo; ma il momento in cui si sono usati più fazzoletti è stato quando Clarke, che aveva accettato la wild card per la Ryder al K Club sei settimane dopo la scomparsa di Heather, ha vinto il suo punto nel singolo e tutti i giocatori, americani compresi, l’hanno stretto in un interminabile abbraccio. Quell’immagine è rimasta negli occhi di tutti i golfisti veri. LA DAMA BIONDA Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, ne sono convinta da tempo. Così, dietro la rinascita (personale e golfistica) di Darren Clarke c’è l’ex Miss Nord Irlanda, un’avvenente signora bionda che l’ha riportato alla vita dando stabilità alla sua famiglia. Merito di tutto è di Graeme McDowell, che gli ha combinato un appuntamento al buio un anno fa; ed è scoppiato l’amore. Tranquillo, rilassato, Darren è tornato 28 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

al successo lo scorso maggio nell’Iberdrola Open a Maiorca e ha continuato la sua felice stagione raggiungendo l’apice al St George’s. La sua splendida settimana è stata anche allietata sia dalle cene nella casa presa in affitto dall’International Sports Management (dove uno chef di prima categoria allestiva raffinati banchetti dietro indicazione del boss Chubby

Chandler), sia dai tifosi che l’hanno sostenuto come non mai. La rinascita del nordirlandese è dovuta anche alle “chiacchierate” con Bob Rotella e ai suoi consigli per essere paziente, caratteristica che non l’ha mai contraddistinto. Non poteva esserci vincitore più amato, incitato, desiderato, tifato. Non una persona del pubblico non si augurava il


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successo di Darren: del dolce padre di famiglia che non ha voluto i figli vicino a sé perché riteneva che si sarebbero divertiti di più a giocare a golf a Portrush; del marito che cinque anni e mezzo fa abbandonò le gare per stare vicino alla moglie malata; del combattente che, due mesi e mezzo dopo la sua scomparsa, prese parte alla Ryder Cup diventandone pedina fondamentale; dell’ennesimo eroe nordirlandese che il 17 luglio ha fatto scorrere fiumi di Guinness nel suo Paese. UOMO DA LINKS Il suo gioco è da links. Non per niente è nato a Dungannon, dove il padre Godfrey era greenkeeper. Il ragazzone venne iniziato, proprio per le sue doti fisiche, al rugby. Però era un po’ lento – ci ha raccontato il padre – e così è passato al golf. Con gran successo e con una tecnica che, nella tempesta di Sandwich, si è rivelata perfetta. Moltissimi giocatori si trovano a loro agio su fairway levigati, magari contornati da filari di querce o pini, con un lieve venticello che non disturba il ritmo del gioco. Clarke, invece, è fisicamente strutturato per combattere sui links, è un uomo perfetto per adeguarsi agli elementi. Prendi, ad esempio, lo swing di Luke Donald: è tutto ritmo e bilanciamento. Non cambia mai, colpo dopo colpo, con un finish sempre uguale perfettamente equilibrato, in posizione controllata. Guarda il suo swing e capirai che è cresciuto su un parkland course. Osserva invece quello di Clarke e vedrai che anche il vento viene sconfitto. Si scaglia sulla palla con una tale forza che la terra trema e le palline hanno paura. E GLI ALTRI, TUTTI DIETRO Tutto questo non è Dustin Johnson, quattro volte vincitore sul PGA Tour, che si è trovato tre volte in lizza per il successo in un Major (precedentemente all’US Open e nel PGA Championship del 2010), ma per motivi diversi non è mai riuscito a cogliere il successo. Qui i links e gli elementi hanno avuto la meglio su di lui, così come su Mickelson, terminati secondi. Ricky Fowler, il 22enne nippo-cheyenne, sperava potesse essere questa la sua prima vittoria, divertendosi dopo aver preso spunto da Tom Watson, seguito in tv prima della partenza: “Ho visto che si divertiva nonostante le condizioni atmosferiche e mi sono ispirato a lui”, ha raccontato. Ha fatto bene; nella pioggia e nel vento, strapazzato dagli elementi, si è concentrato maggiormente e ha dato il suo meglio chiudendo col miglior risultato di giornata. ➤

Squadra che vince... “CHUBBY” CHANDLER, MANAGER È con lui da quando è passato al professionismo, ovvero da 21 anni. Clarke è stato il suo primo cliente. Chubby al momento della vittoria era certamente più commosso del suo pupillo. JOHN MULROONEY, CADDIE Ha la stessa età di Darren e, prima di lui, aveva fatto da caddie a Olazabal e Howell. Sono insieme da maggio, quando Darren si è subito affermato nell’Iberdrola Open. ALISON CAMPBELL, FIDANZATA Ha due figli come Clarke e sa stare molto vicina ai bambini, senza volersi sostituire alla mamma. È una donna molto determinata e gestisce la sua agenzia di modelle a Belfast. BOB ROTELLA, PSICOLOGO Medico americano che ha fatto molto per altri Open Champions come Padraig Harrington e David Duval. Domenica mattina ha accompagnato Darren in campo pratica.

A proposito di Darren... Nato a Dungannon (Irlanda del Nord) il 14 agosto 1968 e professionista dal 1990, Clark vanta 21 successi in carriera. Con queste curiosità w Nessun giocatore aveva mai vinto l’Open dopo la 15ma partecipazione. Per Clarke è stata la ventesima. w Ora potrà giocarne altri 18, fino al compimento dei 60 anni. w Sei Top 10 in 53 Major giocati prima di questo, compreso il secondo posto nell’Open del 1997. w Dalla 111ma posizione nel World Ranking è risalito alla 30ma. w Balza al sesto posto nel Race to Dubai. w Oltre alle 900mila sterline del primo premio, incassa un bonus di due milioni di sterline dal suo sponsor Dunlop. w Spende 25mila sterline all’anno per i suoi sigari. AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 29


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A Sandwich abbiamo imparato che... w Rickie Fowler ha il gioco per vincere su un links. w Il golf è ancora uno sport fantastico anche senza Tiger Woods. w Sergio Garcia ha riscoperto il piacere di giocare ed esprime il gioco che lo rendeva appassionante.

w I giocatori inglesi non sono così forti sui links come tutti pensavamo. w McIlroy deve imparare a giocare nel vento. w Tom Watson è sempre un grande. Ha affrontato le intemperie col sorriso sulle labbra e nemmeno tanto coperto! E poi abbiamo scoperto che sarebbe un’ottima babysitter: dopo Manassero nel 2009 ha fatto il “nonno” a Lewis.

Dall’anno prossimo i patron dell’Open Championship (“sponsor” è un termine che alla R&A aborrono) passeranno da cinque a sette: Ralph Lauren, che vestirà i marshall e gli official come già avviene a Wimbledon, e Mastercard si aggiungeranno a Rolex, Doosan, HSBC, Mercedes e Nikon.

McIlroy, McDowell, Garcia, Donald, Watson, Lewis e Molinari: alcuni degli attori del 140mo Open.

➤ DELUSIONI “A PIOGGIA”

w Non c’è limite al peggio: bastava guardare le calzature del caddie della Silver Medal Tom Lewis. w Se ad Atlanta dovesse vincere un giocatore della ISM, si dovrà coniare il “Chubby’s Slam”. Infatti dopo Schwartzel, McIlroy e Clarke, al manager più famoso del mondo ora manca il successo nel quarto Major della stagione. 30 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

A proposito dello psicologo più famoso del golf bisogna dire che dovrà segnare molti appuntamenti con Graeme McDowell. Con il quale si è già incontrato più volte, ma forse non abbastanza perché la frustrazione e la delusione che, per sua stessa ammissione, ha dichiarato di aver provato sono state enormi e, tornato a casa, dove ha seguito le ultime due giornate al calduccio con una tazza di tè

in mano, deve aver rimuginato molto sul black out che l’ha colpito nel secondo giorno. L’Open ha sbattuto la porta in faccia, con enorme delusione per loro e per i britannici, a Luke Donald e Lee Westwood. Per il Numero Uno al mondo è stata confermata la regola che chi vince la settimana precedente non vince l’Open e Luke ha pagato duramente il misero gioco messo in mostra nelle ultime quattro buche.


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iTORNEI

E gli azzurri?

LATEMPESTAPERFETTA

Solamente Edoardo Molinari ha continuato la striscia positiva nei Major passando il taglio e classificandosi 66mo. Questo nonostante il fatto che, come tutti, abbia subìto la sua brava “Campagna di Russia” nel vento e nel gelo, anche se ha dichiarato che la sfida lo ha divertito. Dodo ha iniziato bene; poi le condizioni climatiche hanno avuto il sopravvento anche perché è sempre stato in campo nei momenti peggiori. Non hanno superato il taglio, invece, Matteo Manassero (per due colpi) e Francesco Molinari. Il primo ha onestamente dichiarato di non aver giocato al meglio e conseguentemente di non essersi meritato nulla. Per il secondo, un po’ di rammarico in quanto non vede concretizzato il tanto lavoro svolto e quello che ancora farà. Ma ci sta. Ci sono alti e bassi nella carriera di ogni campione e ben presto verrà ripagato.

LA CLASSIFICA FINALE 140th Open Championship – Golf Club Royal St George’s, Sandwich, Kent – 14/17 luglio 1º 2º 2º 4º 5º 5º 5º 8º 9º 9º 9º 12º 12º 12º 15º 16º 16º 16º 16º 16º 16º

Darren Clarke Dustin Johnson Phil Mickelson Thomas Björn Chad Campbell Rickie Fowler Anthony Kim Raphaël Jacquelin Simon Dyson Sergio Garcia Davis Love III Lucas Glover Martin Kaymer Steve Stricker George Coetzee Richard Green Fredrik Jacobson Zach Johnson Charl Schwartzel Webb Simpson Y.E. Yang …

66º Edoardo Molinari

Nir Usa Usa Den Usa Usa Usa Fra Eng Esp Usa Usa Ger Usa Rsa Aus Swe Usa Sa Usa Kor

-5 -2 -2 -1 0 0 0 +1 +2 +2 +2 +3 +3 +3 +4 +5 +5 +5 +5 +5 +5

68 70 70 65 69 70 72 74 68 70 70 66 68 69 69 70 70 72 71 66 71

68 68 69 72 68 70 68 67 72 70 68 70 69 71 69 71 70 68 67 74 69

69 68 71 71 74 68 70 71 72 74 72 73 73 72 72 73 73 71 75 72 73

70 72 68 71 69 72 70 69 70 68 72 74 73 71 74 71 72 74 72 73 72

275 278 278 279 280 280 280 281 282 282 282 283 283 283 284 285 285 285 285 285 285

Euro 999.540 474.782 474.782 288.756 201.759 201.759 201.759 144.378 115.873 115.873 115,873 86.997 86.997 86.997 75.521 62.194 62.194 62.194 62.194 62.194 62.194

Ita

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69 74 76 78 297

13.383

Un gioco inconsistente così come, poco concreto, è stato anche quello di Westwood, atteso al varco nella sua prima vittoria in un Major e che invece ha lasciato il campo scuro in volto, in perfetto accordo con il cielo di Sandwich. A loro due non resta che allenarsi per l’ultima occasione dell’anno. Mega delusione per Rory McIlroy che ha realizzato un solo giro sotto il par e che, per sua stessa ammissione, non ama giocare con cattive condizioni climatiche di vento e pioggia. È un campione; ma è anche strano visto che viene, come Clarke, da un Paese dove il vento la fa da padrone e i links pure. La sua palla alta al Royal St George’s gli ha procurato non pochi problemi. SOLO IN QUATTRO SOTTO IL PAR In ogni caso il links, come sempre, ha avuto la meglio. Inizialmente si è pensato che così non fosse, però alla fine le cifre parlano chiaro: 28 giocatori sotto il par dopo il primo giro, 17 dopo il secondo, sei dopo il terzo e quattro alla fine. È stata una bellissima edizione coronata da uno splendido pubblico per nulla intimidito dalla pioggia, che non sentiva il freddo e ha affollato le collinette ai lati dei fairway: 180mila spettatori nella settimana. Non ci resta che attendere ora la prossima edizione e dire: “Well played Darren, see you at Royal Lytham St Annes!”. I festeggiamenti si sono sprecati per tutta la notte ma l’ultimo annuncio in sala stampa è stato: “C’è dello champagne offerto da Darren Clarke”. Chi altro ci avrebbe pensato, se non lui? u

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iTORNEI

LATEMPESTAPERFETTA

GLIEROISILENZIOSI DELDIETROLEQUINTE Storie di uomini e donne normali, che aiutano a scrivere la Storia del torneo

S

cozzese del Nord – abita a cinque miglia da Castle Stuart – SANDRA ROSS dal 1979 ha perso solo un Open, nel 1991, perché si trovava in Australia. Da quando un’amica le ha chiesto se voleva accompagnarla a fare la volontaria, Sandra, una ex insegnante di educazione fisica, ha sempre lavorato al tabellone della sala stampa. “Il mio campione preferito è Severiano e non solo perché ha vinto il primo Open nel quale ho lavorato; ma proprio per quello che ha fatto per questo gioco”, ci ha raccontato in un (raro) momento di pausa. “Quest’anno speravo che vincesse Luke Donald ma non ha superato il taglio; così ora tifo Clarke e McIlroy. Il nostro lavoro è cambiato molto negli anni e l’avvento dell’elettronica se da un lato lo rende più semplice, dall’altro obbliga a più controlli per evitare che vengano posizionati numeri errati. Con me lavorano nove persone, di cui sette sono

Ecco cosa fare per diventare volontario Ci sono più di venti occupazioni diverse per le quali è possibile fare richiesta per l’Open Championship del 2012 al Royal Lytham & St Annes. Basta visitare il sito www. gandalinks.co.uk e compilare il modulo di richiesta per avere la possibilità di prendere parte alla storia dell’evento. È inoltre possibile visitare www.opengolf.com e cliccare su “Informazioni” per maggiori dettagli.

1 2

Fai la domanda al più presto. L’interesse è alto e i posti di lavoro vanno via molto rapidamente.

Verifica la presenza di alloggi a prezzi accessibili non appena fai la domanda e prenota subito, quando accetti il lavoro.

3

Non limitare le scelte di lavoro o corri il rischio di non ottenerne alcuno. Ti divertirai ugualmente, qualsiasi attività ti verrà assegnata, farai nuove amicizie e respirerai un’atmosfera unica.

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Anche se è estate, devi essere preparato a qualsiasi condizione atmosferica. Per cui predisponi un abbigliamento “a strati”, che abbini impermeabili e crema solare. E ricorda di portare con te scarpe comode. 32 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

Sandra Ross al tabellone: un’immagine che si ripete dal 1979.

donne e alcune di loro sono con me da più di vent’anni. Per la prima volta quest’anno tre di noi sono stati pagati e la R&A ci ha offerto anche l’alloggio”. KIRSTY MILLER ci racconta che del suo primo Open se ne parla ancora. Modella e scrittrice di moda e bellezza, la Miller ha iniziato a Carnoustie nel 1999 perché aveva bisogno di un lavoro estivo vicino a casa (ad Angus). Si è innamorata del golf in quell’occasione e ora ritorna ogni anno. Kirsty adesso conosce bene questo sport, ma come esordiente 16enne è stata vittima di un tragico errore in campo pratica. Lei ride raccontando ciò che accadde: “Uno dei posti di lavoro in campo pratica è quello di sistemare i cartelli con i nomi dei giocatori mentre si allenano; ma io allora non sapevo chi fossero! Per aiutarmi, i miei colleghi mi spiegarono che avrei trovato i loro nomi sulle rispettive sacche da golf. Dopo qualche giorno credevo di aver acquisito una certa padronanza e non chiedevo più aiuto. Anzi, dovendo chiamare un

giocatore, ho colto l’occasione per mostrare le mie conoscenze davanti a golfisti, allenatori e caddie: dopo la verifica sulla sacca ho dichiarato ad alta voce che si trattava di Ben Hogan! Inutile dire che non ho mai vissuto un momento peggiore, la mia gaffe è stata anche segnalata in diversi giornali nazionali!”. Ma questo non l’ha demotivata e quest’anno era presente per la 13ma volta, sempre in campo pratica. Ora conosce benissimo i giocatori che, a loro volta, la riconoscono. “La cosa migliore del lavorare all’Open sono tutte le persone meravigliose che ho incontrato. Ho avuto la fortuna di conoscere molti dei migliori giocatori al mondo”. Uno dei lavori più ricercati è portare il tabellone in campo con i risultati e lo scrittore di golf CLIVE AGRAN ha avuto la sua prima occasione a 55 anni e 183 giorni, a Troon nel 2004. “È stata l’esperienza più divertente che abbia mai vissuto in campo. Essere dentro le corde era una vera emozione, come chiacchierare con i giocatori. Mark O’Meara mi ha stretto la mano, mi ha ringraziato e mi ha dato una palla. Michael Campbell me ne ha date due autografate. Solo un giocatore, di cui non faccio il nome, non ha voluto darmi la sua pallina. Probabilmente perché aveva avuto una giornata storta; o, forse, le stava esaurendo!”. Negli ultimi cinque anni RICHARD STEWART ha lavorato come conducente dei golf car che portano i giocatori in campo pratica. 23 anni, a Turnberry, nel 2009, ha avuto Tiger Woods come passeggero. “Ogni volta che Tiger lascia la club house ha tre car a disposizione: un paio di ragazzi completamente equipaggiati Nike si sistemano sulla prima, la polizia nell’ultimo buggy e Tiger con il suo caddie in mezzo. È stata una strana sensazione guidare sapendo che una delle persone più famose di questo ambiente era accanto a me. Lo ricordo molto gentile e desideroso di parlare. Gli chiesi dove abitasse e lui chiese a me del mio lavoro e se mi stavo godendo la mia settimana. Mi ha fatto fermare prima del previsto, mi ha stretto la mano e ringraziato”. Quest’anno al Royal St George’s Stewart ha lavorato per la R&A come controller nei giri di pratica. u


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primenove notizie, eventi & curiosità dal pianeta golf BUSINESS

Un connubio divino

L

oglio di Sopra è un’azienda dell’Oltrepo Pavese che dal lontano 1895 produce vino di ottima qualità, in particolare Bonarda, Barbera, Riesling Italico e Pinot Nero, riservando grande attenzione alla selezione delle materie prime. Il vino è infatti prodotto con l’impiego di uve provenienti da vigneti coltivati dall’azienda stessa, nel rispetto di

tecniche colturali a basso impatto ambientale. Da qualche tempo l’antica etichetta lombarda ha deciso di sposare il golf rifornendo alcuni dei più prestigiosi club italiani. L’azienda ha inoltre creato “Golf & Wine”, una linea di vini, e una grappa, esclusivamente dedicata al nostro sport (foto di Matteo Ferrari). www.logliodisopra.comu

lettiper voi PAPER TIGER È la storia, narrata in prima persona, del tentativo di un golfista non professionista con un handicap intorno al 10 di entrare nella mitica Q-School. Trecento e passa pagine di emozioni, patimenti, errori, miglioramenti, delusioni e speranze. Il risultato finale è abbastanza scontato; ma non è nel risultato il punto di forza di questa narrazione. Lo snodo del libro è infatti nei progressi che l’autore fa rispetto al suo swing, nei maestri che incontra, nei pensieri che lo accompagnano: nel suo viaggio alla ricerca del suo personalissimo Santo Graal. Tom Coyne, Paper Tiger. An Obsessed Golfer’s Quest to Play with the Pros, Gotham Books, 2007, 328 pagine, 12,01 euro

WOMEN

Miss in green

I

l golf femminile fa scintille. Ma non solo sul campo. Matia Maffiuletti, la bella campionessa portacolori del Franciacorta Golf Club, ha vissuto un’esperienza davvero speciale. “Un giorno è arrivata in Federazione una mail proveniente dall’organizzazione di Miss Italia, che invitava alle selezioni per la categoria dedicata a Miss Italia Sport”, racconta ancora un po’ emozionata. “Ho pensato: perché no?”. E così Matia si è presentata

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alla giornata dedicata alle qualifiche lombarde, prefinali nazionali del concorso di bellezza, approfittando di una giornata libera dagli allenamenti. Con lei un’altra ventina di ragazze, tra cui solo una realmente professionista, nel ciclismo. Con un sorriso dolcissimo e due occhi incredibilmente azzurri dice: “Alla fine ha passato le selezioni una ragazza che fa fitness come hobby. Mi dispiace dover dire ‘ci ho provato ma non ho vinto’, però è stata una bella esperienza, diversa dal solito!”. In realtà le hanno chiesto di partecipare ancora a qualche selezione, ma Matia ha preferito declinare l’invito per dedicarsi interamente agli allenamenti, che le occupano gran parte delle giornate. “Lì c’è qualcosa di enorme: trucco, abiti, preparazione, foto. Non ho proprio tempo!”. E così Matia è volata a Londra per le prequalifiche del British Open. Con un’esperienza in più nel cuore e tanta voglia di vincere. u

THE FINE GREEN LINE L’autore, giornalista di golf per il “Wall Street Journal”, racconta la storia di “the Year”, l’anno che ha dedicato all’obiettivo di diventare professionista di golf e partecipare alla famigerata Q-School. Obiettivo che Newport raggiunge, ma con risultati assolutamente disastrosi: 56 colpi sopra il par nelle quattro giornate di gara, al punto che la PGA gli manda una lettera in cui lo prega di non ritentare più l’avventura, a meno che la sua abilità golfistica non migliori in maniera molto significativa. Ma nonostante la debacle, il libro è scorrevole e piacevole da leggere: una lettura deliziosa e – non da ultimo – una buona metafora della vita. John Paul Newport, The Fine Green Line. My Year of Golf Adventure on the Pro-Golf Mini-Tours, Braodway Books, 2000, 336 pagine, 15,47 euro Gianni Davico


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CIRCUITI

Più bello non si può

L

o Yonger & Bresson Pro Am Tour 2011 ha concluso la sua seconda riuscitissima edizione in modo strepitoso. Ci facciamo raccontare com’è andata da Cristina Chiabotto, la bellissima madrina del tour. Com’è nata questa esperienza? Casualmente e inaspettatamente con una semplice telefonata... Ma sono felice di aver accettato e di essere stata parte di questo bellissimo tour. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza! Conoscevi Yonger & Bresson? Non conoscevo questo grande marchio: è stata una bella scoperta; lo trovo facile da indossare in qualsiasi occasione perché elegante e allo stesso tempo sportivo. Ci sono molti modelli in commercio adatti a ogni singola persona. In tre parole direi stiloso, moderno e contemporaneo. Giochi a golf? O ti è venuta voglia di provare? Non ho mai avuto modo di giocare a golf... anche se sono sempre stata affascinata da questo mondo così pieno di classe e precisione. Devo dire che grazie a questa

esperienza è nato un interesse. E non escludo una nuova passione... Cosa ne pensi del golf in Italia? Come sei stata accolta nei circoli in cui sei stata? Penso che il golf sia uno sport speciale, che sa raccogliere più generazioni. Per me rappresenta fascino e stile. Ho avuto la fortuna di toccare i più bei circoli d’Italia e devo dire che sono rimasta colpita dalla loro straordinaria accoglienza. Il tuo ricordo più simpatico? Tra i ricordi più belli porto con me lo spirito e l’entusiasmo di tutti i golfisti; la loro voglia di divertirsi con grinta e determinazione. Lo Yonger & Bresson Pro Am Tour 2011 ha fatto tappa, per la prima volta, al Royal Park I Roveri. Ad aggiudicarsi la gara piemontese con 127 colpi la squadra capeggiata da Giorgio De Peri, affiancato da Gianni De Peri, Massimo Ferrari e Daniele De Agostini; il primo posto nella classifica individuale è stato invece conquistato da Matteo Delpodio con uno score di 69 colpi.

L’ultimo appuntamento dell’anno si è giocato infine al Golf Club Milano. Qui 52 squadre si sono sfidate sul campo prima di trascorrere un’ottima serata con cena placée (per 450 persone!) e la band di Umberto Smaila, che con la sua travolgente simpatia ha attirato ai piedi del palco una folla scatenata. Hanno trionfato in gara e in premiazione i componenti della squadra capitanata da Marco Donghi, Riccardo Baccarini, Andrea Persegoni e Danilo Ruggiero, che ha chiuso con 129 colpi. Nella classifica individuale Pro si è invece posizionato al primo posto Paolo Terreni con 66 colpi, davanti a Federico Colombo, uno dei nostri giovani emergenti che sta facendo molto bene sul Challenge Tour. Tra i tanti partecipanti in gara anche Valerio Staffelli e la proette Matia Maffiuletti. Insieme al Title Sponsor Yonger & Bresson, hanno supportato Global Sports in veste di sponsor del torneo British Telecom, CBS Outdoor, Sisal e Cadey. Partner del circuito sono stati l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo, Abarth, MG.K vis, Biscaldi, Giulio Barbieri e Truzzi. Appuntamento al prossimo anno! www.proamtour.it u

AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 35


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TOUR

primenove

“THE BARCLAYS” FINO AL 2016

B

GARE

Solo per veri eroi

G

rande successo alla “24 ore golf Tonino Lamborghini”, maratona golfistica che si rinnova ogni anno sui green del Golf Club Augusto Fava di Cento. Giunto alla terza edizione, l’evento ha portato 160 giocatori a confrontarsi con intensità e passione in cinque gare, di cui tre in notturna, su un campo strettamente tecnico. “Una manifestazione unica – ha spiegato il presidente Paolo Montanari –, una due giorni dedicata al golf che mette i giocatori alla prova nella gara individuale, negli approcci, nel putt, nella gara a coppie e in notturna. È un torneo denso di divertimento e splendidi premi, organizzato

grazie alla disponibilità di alcuni soci”. Tutte le competizioni sono state accompagnate da buffet di prodotti tipici emiliani, intrattenimenti organizzati per divertire bambini e adulti e dalla disponibilità di un fisioterapista per tutta la durata del torneo. Al termine sono stati consegnati ai vincitori premi di prestigio, messi in palio dallo sponsor ufficiale Tonino Lamborghini e dagli altri, tra cui Macè, Bazzopoli ed Erallestimenti. Un vero successo, tanto che il club sta valutando se spostare già dal prossimo anno l’evento a settembre per ampliarne ancor più la partecipazione. www.24oregolf.it u

BENEFICENZA

La vita è un dono

I

l IV Trofeo Davide Carbone si terrà sabato 24 settembre presso il Golf Club Lecco. Si tratta di una gara in memoria di Davide, scomparso nel 2007 per una rarissima malattia ereditaria del metabolismo delle proteine. I suoi genitori hanno fondato l’associazione ONLUS “La vita è un dono”, in memoria di Luca, Simone e Davide Carbone, per studiare e combattere l’Acidemia Propionica. Le parole che Davide ha scritto nel suo ultimo lavoro in classe sono un insegnamento e uno stimolo perché, se la vita è un dono, è importante cercare sempre di proteggerla, anche quando sembra impossibile. “Secondo me la vita può essere definita un dono che ci viene dato da Dio e dagli altri e noi dobbiamo viverla fino in fondo e al meglio. È sbagliato pensare che la vita sia brutta solo perché si è in difficoltà o non si riesce a fare qualcosa. La vita è infinita

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perché viene da Dio”. Davide ci credeva e dobbiamo crederci tutti. www.lavitaeundono.org u

arclays ha esteso la sua sponsorizzazione dell’omonimo torneo del PGA Tour fino al 2016. L’azienda di servizi finanziari sarà title sponsor del “The Barclays”, in programma quest’anno per il 25-28 agosto a Plainfield Country Club nel New Jersey, per altri cinque anni. La gara ruoterà tra quattro diversi percorsi nell’area metropolitana di New York, compreso il Bethpage Black, due volte ospite dell’US Open. Nel 2013 si giocherà al Liberty National Golf Club a Jersey City, poi al Country Club Ridgewood a Paramus e a Plainfield nel 2015, prima di tornare nuovamente a Bethpage. u

BUSINESS

GOLF E REAL ESTATE

I

l golf è tra i fattori trainanti del mercato degli immobili di pregio; sono infatti aumentati dal 5 all’8 per cento i club collegati a progetti di sviluppo immobiliare. “Un resort con campo da golf annesso è una vera e propria infrastruttura per il territorio, oltre che un’attrattiva per gli acquirenti di immobili di pregio”, dichiara Martino de Rosa, fondatore e amministratore delegato di WIISH, Worldwide Independent Investments Services Holding, società di investimento che opera nella pianificazione e sviluppo di iniziative di valore, tra cui resort e servizi di ospitalità esclusivi, campi da golf e club house. “Il golf non solo stimola il turismo ma invoglia anche gli sportivi, specialmente stranieri e generalmente high-profile, all’acquisto di seconde case di pregio nelle adiacenze dei migliori campi”. Ma c’è ancora tanto da fare nel nostro Paese, per far rendere al meglio questa importante leva di sviluppo. Solo il 26% dei circoli a vocazione turistica, come rilevato dall’analisi di Protiviti, metterebbe, infatti, a disposizione un’offerta completa in termini di strutture e servizi di ricezione. “La nascita di un campo da golf genera centinaia di posti di lavoro, con benefici che si estendono a tutto l���indotto: alberghi, ristoranti, locali, musei, artigianato locale, aziende vitivinicole e agroalimentari. In alcuni casi, attraendo turisti e nuovi abitanti, si ridà perfino vita a borghi e territori che negli anni sono stati abbandonati dalla popolazione locale a favore delle città”. u

TOUR

CON IL GROOVE PIÙ PRECISI

S

i potrebbe pensare che drive di 300 metri siano il pane quotidiano sui Tour professionistici, ma le statistiche sulle distanze medie del 2010 suggeriscono qualcosa di diverso. I nuovi groove, se da un lato hanno tolto distanza, dall’altro hanno dato qualche ricompensa in più per quanto riguarda la ricerca del fairway. u

Nationwide Tour

269,3 metri

PGA Tour

269,3 metri

European Tour

261,1 metri

Champions Tour

250,1 metri

European Senior Tour

236,7 metri


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CIRCUITI

Che fantastica esta fiesta!

L

a festa del Golf e del Sole continua... La seconda, terza e quarta tappa del Golf & Sun Trophy powered by Un Altro Sole si sono concluse con successo sui campi di Castelconturbia, Bogogno e Varese (quale migliore location per chiudere in bellezza?). Castelconturbia ha ospitato per il secondo anno consecutivo la Festa Caraibica del Golf e, come a Bogogno e Varese, i vincitori hanno molto apprezzato i piatti in ceramica dipinti a mano dall’artista cubano Adrian Cuba Valdes, che hanno dato un tocco di novità al momento delle premiazioni. Tutte le gare sono state accompagnate da un bel sole (e non poteva essere diversamente per questo torneo!) e, dopo la premiazione, sono stati offerti cocktail rinfrescanti a base di rum Cubay (mojito o daiquiri) insieme a squisiti gamberi cubani offerti da CubaMar, importatore di prodotti ittici e rum. La festa

dopo le premiazioni è stata allietata dalla splendida musica suonata dal maestro pianista Nelson Betancourt e dalla sua cantante (e nessuno voleva più andare via...). Agli oltre 500 partecipanti al circuito, alla consegna degli score presso il gazebo di accoglienza, Hollywood Fashion Store ha regalato a tutti palline e tee logati mentre Park to Fly Malpensa ha offerto buoni sconto per una settimana di parcheggio e un avvolgimento bagaglio gratuito... per essere subito pronti a partire per una vacanza di Golf e Sole scegliendo una delle destinazioni, a Cuba o Repubblica Dominicana, proposte da Un Altro Sole, a tariffe interessanti consultabili sui siti: www.golfandsun.it e www.unaltrosole. com. Prossimamente saranno presentate le novità per il circuito Golf & Sun 2012. Hasta La Vista!!! u

I PREMI Ai primi di 1ª categoria la catena Viva Wyndham Resorts ha offerto un soggiorno All Inclusive al Viva Dominicus Beach a La Romana, Repubblica Dominicana. Ai primi lordi Un Altro Sole Tour Operator, principale sponsor del circuito, ha regalato un volo A/R per La Romana con volo speciale diretto da Malpensa. Ai secondi netti di prima categoria, così come ai vincitori di tutti i premi di seconda e di terza categoria e dei premi speciali, FreeNet Viaggi ha offerto un buono vacanza per 4 persone valido per una settimana di soggiorno in Residence in Italia con destinazione a scelta tra le strutture convenzionate. Per i premi di abilità, Nearest to the Pin e Driving Contest, e per i premi ad estrazione, Hollywood Luxury Fashion Store e ALV by Alviero Martini hanno messo in palio: sacche Callaway o Mizuno e abbigliamento Polo R.L. (Hollywood); trolley e tracolle unisex della linea Urban (ALV). I RISULTATI Castelconturbia – 25 giugno 1ª categoria: 1º netto Lorenzo Barbero, 39; 1º lordo Michele Ortolani, 32; 2º netto Sandro Cristianini, 39 (nella foto con David Bermudez, organizzatore della gara). 2ª categoria: 1º netto Marco Peres, 39; 2º netto Gianni Provasoli, 38. 3ª categoria: 1º netto Alex Simonotti, 40; 2º netto Lorenzo Clerici, 40. Premi speciali: 1º lady Nicole Besana, 36; 1º senior Paolo Zanini, 37. Bogogno – 3 luglio 1ª categoria: 1º netto Pierandrea Sabbadini, 41; 1º lordo Michele Tesoro Tess, 31; 2º netto Craig Zysk, 36. 2ª categoria: 1º netto Piercarlo Gera, 39; 2º netto Massismiliano Merlo, 38. 3ª categoria: 1º netto Roberto Leucci, 44; 2º netto Rolando Gantes, 38. Premi speciali: 1º lady Paola Fabbrini, 36; 1º senior Maurizio Torricelli, 37. Varese – 10 luglio 1ª categoria: 1º netto Emanuele Coscia 41; 1º lordo Claudio Grazioli, 34; 2º netto Davide Marangon, 40. 2ª categoria: 1º netto Carlo Mario Angelini, 42; 2º netto Claudia Maretzky, 42. Premi speciali: 1º lady Corinna Tovaglieri; 1º senior Antonio Marzoli.

AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 37


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ENGLAND

primenove

IO POSSO ENTRARE

I

BENEFICENZA

McDonald per i piccoli pazienti

S

i è svolta il 24 giugno, presso lo Sheraton Golf Parco de’ Medici Hotel & Resort a Roma, la seconda edizione del Torneo di Golf e Asta di Beneficenza Ronald McDonald, organizzato dalla Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia e l’Associazione del Bambin Gesù. Trentatre squadre si sono alternate per vincere la coppa di questa louisiana quattro palle e i fantastici premi messi in palio per l’Hole in One. 350mila euro: è il ricavato totale raccolto durante la serata che, a seguito della premiazione a bordo piscina, è proseguita con la cena e l’asta di beneficenza. Tra i protagonisti d’eccezione Annalisa Minetti, cantante e atleta, che si è esibita per il pubblico con tre suoi nuovi brani musicali ricchi di energia e passione, Serena Rossi, giovane attrice emergente, che si è prestata in qualità di originale battitrice d’asta, e la fantastica Michelle Hunziker, che ha donato il suo personale Tapiro d’Oro e si è prestata a un simpatico intervento, accendendo una guerriglia da parte degli ospiti presenti, corollato da un caloroso

ringraziamento della fantastica showgirl, e Giovanni Paolo Risso, presidente del Golf Club Rapallo e amministratore delegato della Cambiaso & Risso, tra gli sponsor dell’evento. u Veronica Lanza

scrizioni aperte per il miglior amico dell’uomo al Goodwood Golf Club, in West Sussex. Il club ha introdotto un inusuale progetto associativo per il 2011 che accoglie gli amici a quattro zampe dei soci. La “Kennels Dog Membership” costa 50 sterline – tutti i proventi vengono donati alla Battersea Dogs and Cats Home – e tra i benefit include una ciotola personalizzata, squisitezze gustose ma sane su richiesta, l’accesso in club house accompagnati dal proprietario e mappe stagionali per suggestive passeggiate all’interno dei 12mila acri della tenuta di Goodwood. Andrew Grahame, general manager del complesso, ha detto: “Abbiamo pensato che fosse originale e divertente e, su un piano più pratico, molti dei nostri soci hanno un cane quindi perché non dar loro l’opportunità di utilizzare la nostra proprietà per le loro passeggiate diurne al posto che dover correre a casa?”. u

GOSSIP

DROGATI DI ADRENALINA

I

l golf è uno sport piuttosto tranquillo ma questi pro si divertono così:

w Darren Clarke – Ha bocciato un triciclo

motorizzato contro il muro del suo garage qualche minuto dopo averlo ricevuto. w Tiger Woods – Ha vinto una gara di macchine

truccate guidate da celebrità in Nuova Zelanda nel 2006 scaldandosi precedentemente con un bungee jumping da 135 metri. w Kenny Perry – Ha un enorme dragster e sei

muscle car con impianto a protossido di azoto. w Andrew Coltart – Tra i suoi hobby le Harley-

Davidson. w Robert Gamez – È un drogato di montagne russe. w Richard S Johnson – Prima di essere rapito dal

golf lo svedese prendeva in giro i golfisti facendo skateboard dietro al suo percorso locale. w Miguel Angel Jimenez – La passione per le

macchine gli ha fatto guadagnare il nomignolo di “Il Meccanico”. w Fred Couples – La sua macchina preferita

è la Cadillac Escalade; possedeva anche quattro Shelby Mustang. u CUCINA

IL GOLF È SERVITO

D

all’Asolo Golf Club parte un’iniziativa per scoprire il golf attraverso un tour alla riscoperta dei sapori tradizionali: Golf’Eat. Fino al 30 settembre per ogni consumazione nei nove locali aderenti all’iniziativa riceverai un timbro sulla tua Golf’Eat Card. Potrai così partecipare all’estrazione di una crociera MSC e weekend all inclusive presso l’Asolo Golf Resort. Con la Golf’Eat Card potrai anche usufruire di green fee, lezioni ed entrate in piscina gratuiti. Un evento che, attraverso i sapori trevigiani, si propone di far conoscere la struttura di Asolo. www.facebook.com/GOLFeat-2011 u

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SPORT

18mabuca

Un golf davvero speciale

N

ella magnifica cornice dei Giochi Mondiali Estivi Special Olympics (dedicati ai diversamente abili mentali) ad Atene si sono ritrovati più di 7.000 atleti, 25.000 volontari, 40.000 familiari e 3.000 tecnici, in un tripudio internazionale di gioia e colori; tra loro 120 golfisti provenienti da 30 Paesi si sono confrontati sull’erba di Glyfada, il golf club greco più antico. Un’organizzazione precisa e puntuale ha permesso una fantastica accoglienza. L’avventura dei nostri atleti speciali inizia così, in questo splendido setting. L’adrenalina si fa sentire, lo spirito di competizione accentua le espressioni dei sentimenti: alla fine, tra vincitori e vinti, qualche lacrimuccia fa capolino sul green. Alla conclusione delle sei prove i golfisti azzurri hanno fatto valere la propria preparazione, frutto di tanto lavoro: il

secondo posto di Marco Capra e il terzo di Alberto Zemello sono stati una gran bella soddisfazione. La mia impressione, nelle vesti di coach, è che questi ragazzi ce l’abbiano messa tutta, nel percorso di avvicinamento all’evento e nelle gare stesse, dando fondo a tutte le loro capacità ed energie; mi auguro di poter continuare con loro il percorso intrapreso tempo fa, che porterà sicuramente ad altri risultati che influenzeranno positivamente le loro esistenze. Il mio auspicio è che venga data a un numero sempre maggiore di aspiranti la possibilità di accedere al mondo Special Olympics; questo ambizioso progetto potrà realizzarsi solo attraverso una potente sinergia tra gli organi di informazione, le Federazioni e le istituzioni: tutti insieme possiamo concretamente migliorare la vita di queste persone. Ne abbiamo avuto prova proprio in questa occasione, con la FIG che ci ha fornito le divise, Callaway e Maxi Sport le attrezzature basilari e siamo confidenti in una futura collaborazione con la P.G.A.I. per quello che concerne la parte tecnica. Nel mio piccolo, voglio ringraziare personalmente chi ci ha dato una mano: i golf club Il Laghetto e Paradiso del Garda, la cui ospitalità è stata di fondamentale importanza nel percorso di preparazione che ci ha portato ad Atene. Invito tutti a visitare il mio sito www.valeriogolf. com per aderire al progetto My Golf ONLUS. u Valerio Scorza

GARE

L’Ambrogio del Milano

A

mbrogio è uno dei punti fermi del Golf Club Milano. Sempre presente e disponibile da tutta una vita. Ora che è in pensione non riesce a lasciare la sua “casa” e per i soci cui è affezionatissimo organizza da alcuni anni la Coppa “Ambroeus” (36 buche Medal). Quest’anno si sono affermati in prima categoria Giovanni Broglia (136) davanti a Paolo Ciambella (141) e Michele Fossati (143); in seconda Ernesto Bergomi (141) ha superato Roberto Palvarini (141) e Marzia Gelpi (143); in terza invece ha vinto Gretchen Romig (77) davanti a Edoardo Paneroni (73) e Pierluigi Maestro (72). Primo lordo Nicholas De Pedrazzi (147); migliore tra le ladies Paola Rezzani (71), tra

gli Under 18 Andrea Cola (69) e tra i seniores Diego Spinelli (72). I migliori della seconda giornata sono stati infine Alessandro Negri (67), Massimo Como (70) e Guido Colombi (36). u

La pazienza è la virtù dei forti! C

hiunque, dopo 355 tornei del PGA senza alcuna vittoria (solo 10 podi e il 57% di tagli) avrebbe smesso con il golf per passare a qualcosa di maggior soddisfazione, curare l’erba del prato di casa o tagliare la siepe; ma la grande occasione, ovvero il momento del riscatto, arriva per tutti. Per i giocatori professionisti, l’atto decisivo arriva sempre sulla 72a buca, la 18a del quarto round, quella finale. Così è stato anche per Harrison Frazar, 40enne americano di Dallas, pro dal ’96 cui, dopo 15 anni di attesa, si è presentata l’occasione della vita. Il nostro eroe giocava in assoluta tranquillità, d’altra parte cos’aveva da perdere? Procedeva in surplace, non si era appesantito di alcun bogey nell’ultima giornata, anzi a dire il vero ne aveva fatto solo uno negli ultimi tre giri, per il resto par e birdie, quindi un gioco attento e scrupoloso. Harrison si è presentato sull’ultimo tee di partenza tranquillo, doveva solo giocare come aveva fatto sulle ultime 21 buche (cinque birdie e 16 par). Inoltre su questo par 4 di 415 metri del TPC Southwind di Memphis, difficile buca finale, dogleg sinistro con acqua che “rompe” nei primi due tiri e che richiede gran precisione, partiva con un colpo di vantaggio sull’avversario, tal Robert Karlsson, non certo uno degli ultimi arrivati, anche se mai vittorioso in USA, nonostante le 11 pesanti vittorie nell’European Tour. Sulla 18a buca, il pubblico assiepato sulle tribune, attendeva impaziente di incoronare la vittoria del “giocatore che non vince mai”. L’ultima buca è quella dove tutto diventa complicato: il putter sembra leggero e ingestibile, la linea da seguire sul green è idealmente disegnata ma c’è sempre il filo d’erba a scombussolare i piani e la concentrazione lascia il passo a mille pensieri che si susseguono nel momento cruciale. In questa occasione, non è stato il putt a tradire, ma un inopinato terzo colpo. Frazar, a differenza di Robert Rock all’Open d’Italia, che ha gestito con molta intelligenza e prudenza la buca finale, con il terzo colpo ha cercato la bandiera invece del centro green, finendo nel rough alla sinistra della buca a pochi passi dall’acqua. Cosa sarà passato nella mente del giocatore quando ha capito che la traiettoria disegnata dalla pallina in cielo non puntava sull’obiettivo? Avrà sperato in un refolo di vento che correggesse l’errore? Oppure avrà rivisto, come in un film, i fotogrammi di tutte le opportunità già perse in carriera? Bisognava solo sperare nell’errore dell’avversario: quante volte era capitato a lui di fare degli errori! Peccato che il campione svedese con il terzo colpo era in green a circa tre metri dalla bandiera e con un perfetto putt, a differenza di quelli in precedenza giocati, centrava la buca e ipotecava il playoff. Così era scritto! A Frazar non è riuscito il miracolo e nonostante un buon approccio, non ha potuto che accostarsi alla bandiera e accontentarsi del bogey con relativo playoff. Qui a Memphis il pubblico sugli spalti non stava assistendo al film “La maledizione della prima luna” ma a un’ennesima replica de “La maledizione dell’ultima buca”, per Frazar la 356a? Come è finito il playoff? Beh non ci crederete! Sapete a cosa è servita l’unica buca extra giocata? A darci la possibilità di raccontare la nostra storia. Questa volta il putt l’ha sbagliato Karlsson, dalla breve distanza. Tutto è bene quel che finisce bene; non ce ne voglia Robert, ma Harrison, tornato a casa, ha riposto nel garage le cesoie per la sua siepe, la taglierà ancora qualcun’altro...almeno per i prossimi 355 tornei. Gierre

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ENGLAND

primenove

RORY E I BAMBINI DI HAITI

L

CONCORSI

A colpi di swing

L

a Swing Competition è il concorso del Donnafugata Golf Resort & Spa rivolto ai golfisti che vogliono “mettersi in gioco”. Si può partecipare fino al 30 settembre: i migliori swing caricati come video sul profilo facebook del Resort saranno premiati con green fee e notti omaggio. Per partecipare al concorso è necessario aggiungere fra le proprie amicizie di facebook il profilo del Donnafugata Golf Resort & Spa e poi caricare il video di un proprio swing dal titolo: Donnafugata Swing Competition. I

tre migliori, votati dal Direttore del Golf, saranno così premiati: per il vincitore un soggiorno di quattro notti per due persone in camera doppia B&B, al secondo un pernottamento per due persone in camera doppia B&B e al terzo un green fee. Donnafugata Golf Resort & Spa pensa anche ai golfisti più piccoli: d’estate vengono organizzati il Vik’s Club (Very Important Kids, fino ai 12 anni di età) e il Summer Camp, per vivere il golf a misura di bambino. www.donnafugatagolfresort.com u

a maggior parte dei giocatori, il lunedì prima dell’US Open, era in viaggio verso il Congressional o stava perfezionando il proprio gioco sul percorso. Rory McIlroy invece era ad Haiti, con bambini che stanno ancora oggi subendo gli effetti del terribile terremoto dell’anno scorso. Il nordirlandese era lì come ambasciatore dell’UNICEF e ha trascorso la sua giornata in una scuola, insegnando come proteggersi contro l’epidemia di colera, che ha mietuto 5mila vite da ottobre. Rory ha anche visitato una clinica e ha giocato con alcuni bambini in un’area “child friendly” allestita dall’UNICEF a Port-au-Prince. “Non ero preparato a incontrare questi piccoli e sono veramente meravigliato da quanto siano felici. Prima di arrivare qui avevo una prospettiva, ma questa esperienza me l’ha fatta davvero cambiare, rispetto al mondo e alle pressioni del golf. Mi fa sentire fortunato semplicemente a stare qui seduto a bere una bottiglia d’acqua; è una cosa normale che tutti danno per scontata. La possibilità che questi bambini hanno di vivere e divertirsi è importantissima per il loro benessere. Questo spazio dell’UNICEF dà loro la possibilità di giocare con gli amici e di evadere ogni giorno per qualche ora dalla difficile situazione in cui stanno crescendo”. u

BUSINESS

I MEDIA SEGUONO IL GOLF

I SPORT

Giochiamo a trekkingolf?

S

i prova lo swing sotto lo sguardo delle mucche al pascolo. Poi, scarponcini ai piedi, si sale per andare in buca davanti alle guglie delle Pale di San Martino. Il campo, alle porte di San Martino di Castrozza, è il primo tracciato italiano di trekkingolf. Le sue nove buche seguono le piste del comprensorio sciistico, invadono i campi della scuola di sci. Nella regione a più alta vocazione ecologica d’Italia poi, il nuovo impianto è a impatto zero. “La natura offre tutto”, spiega l’ideatore Riccardo Longo. “Noi abbiamo solo realizzato i green con erba riportata”. Il percorso è diviso in due tracciati. Nel primo, a 200 metri dal paese, zona Pra Nasse, sono concentrati tutti i servizi: driving range, pitching e putting green, club house; in più sul campo della scuola di sci sono state realizzate tre par 3 e, nelle vicinanze, sulla pista da fondo, due par 4 e un par 3. Nella zona di Ces ci sono invece due par 3 e un par 5, e due putting green con cinque buche

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corte. Si usa un set di ferri ridotto (7, 9, sand, putt) e tra un’area e l’altra ci si sposta seguendo un sentiero. Questa nuova disciplina (le regole sono quelle del golf ) è innovativa e sostenibile; e ha costi contenuti. www.trekkingolf.it u

l golf sta vivendo qualcosa di magico e irripetibile; l’interesse verso questo sport sta crescendo di giorno in giorno. I risultati dei fratelli Molinari e di Manassero sono il propulsore di questo movimento. E i media sono più presenti che mai. La TV non è da meno: la Rai ha inserito un bellissimo programma in chiaro che porterà i maggiori tornei americani nelle case di tutti. E anche il web segue questa tendenza: Repubblica.it, il secondo sito più cliccato dell’etere, con i suoi due milioni di contatti giornalieri, apre una sezione sul golf intitolata “campo pratica”, con contenuti molto utili per il giocatore e per chi ha deciso di avvicinarsi a questo mondo. All’interno si parlerà di tecnica, alimentazione, medicina, vacanze, gare del Tour e tanto altro. Ci sarà anche una rubrica di Piero Sabellico (docente di tecnica al Centro Federale di Sutri) che, con lo staff dei maestri di Golfprogram, risponderà alle domande degli appassionati. www.repubblica.it/sport/golf u


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Ci sono telemetri GPS. E poi c’è il nuovo

EVENTI

La festa dell’estate

L’

Oasi Golf Club di Aprilia ha regalato ai golfisti del Lazio tre giorni di adrenalina e divertimento, culminati con la festa di sabato 9 luglio. Durante la mattinata si è svolto un Putting Contest gratuito non solo per i soci juniores, ma per tutti gli alunni delle scuole di Aprilia che avevano aderito al Progetto Golf e Scuola sotto l’egida dell’Assessore allo Sport, Pasquale De Maio. Anche i neofiti hanno avuto il loro momento di gloria con un Putting Contest esclusivo, ideato dalla GST, Gestione Servizi e Tecnologie, sponsor della giornata con ben due gare: una classica 18 buche e una louisiana a coppie su nove buche con partenza il pomeriggio. I golfisti che hanno popolato l’Oasi da tutto il Lazio hanno aderito a entrambe le competizioni in gran numero e con entusiasmo, nonostante la calura del periodo, effettuando ben 27 buche fino a tarda serata. La premiazione a bordo piscina, alla presenza del presidente del Comitato Regionale Carlo Scatena, del presidente del Bioparco Carlo Giuntarelli, dei presidenti dei circoli vicini, Marco Zanetti di Castelgandolfo e Massimo Nati di Fioranello, e più lontani come Annamaria Teofili dell’Arco di Costantino, testimoni della grande coesione e del grande affetto che lega i circoli del Lazio, uniti nello sforzo comune della promozione del nostro sport, è stata seguita da una sontuosa cena in piscina con musica dal vivo, karaoke e giochi di prestigio. u Veronica Lanza

GOLFBUDDY W O R L D P L AT I N U M

In un gioco dove la precisione conta, fidati solo del migliore. :: :: :: :: :: :: :: :: :: ::

Capacità di Memoria di 40.000 campi Nessun costo di download Asta Touch ‘n’ Move TFT Touchscreen Immagini Direttamente dall’Alto Misurazione Istantanea TouchPoint Nessun Abbonamento Annuale Campi di Tutto il Mondo Pre-caricati Calcolo del Punteggio Stableford Green Dinamico dal Punto di Approccio

“Per migliorare la gestione del gioco in campo e abbassare gli scores, fidati del tuo GolfBuddy” Denis Pugh, European Tour coach

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ENGLAND

primenove

EFFETTO RORY

È

UTILITY

Come... proteggersi dal sole

L’

esperto di abbronzatura e cura della pelle Mike Taylor ci rivela come rimanere “sani e salvi” quest’estate.

1. OCCHIO AL VENTO Le brezze estive talvolta ci fanno credere che il sole non sia potente com’è invece in realtà; anzi, può essere addirittura peggio. Il vento porta via e brucia i naturali olii essenziali della pelle, facendola così seccare e rimuovendo importantissimi strati di protezione. Oggi esistono anche detersivi in grado di rendere i nostri vestiti più resistenti alla luce del sole.

3. PROTEGGI GLI OCCHI Gli occhiali di bassa qualità rendono semplicemente il mondo più scuro ma non proteggono necessariamente dai raggi UVA e UVB. Quelli di alta qualità non solo ci offrono una buona protezione dai raggi nocivi ma riducono anche i riflessi. Il cappello sarà oltremodo utile per proteggere viso e testa. 4. BERE, BERE E ANCORA BERE... Il corpo perde idratazione attraverso il sudore, causato dall’eccessivo calore. La disidratazione può avere un effetto negativo sulla prestazione fisica e mentale. Cerca di bere almeno mezzo litro, o uno intero, ogni due buche. u

2. CREMA, CREMA E ANCORA CREMA... Le creme solari sono tutte diverse e hanno effetti differenti su ognuno di noi. Controlla come agisce e la sua resistenza perché anche le protezioni più potenti non durano tutto il giorno. Non dimenticare di applicarne un po’ sui lobi delle orecchie e dietro al collo!

stato definito così il risultato del sondaggio “Getting into Golf” commissionato da Burhill Golf & Leisure. Su mille intervistati, il 39 per cento dei ragazzi dai 18 ai 24 anni ha dichiarato che il successo di McIlroy all’US Open ha ispirato in loro il desiderio di voler iniziare a giocare a golf. Da qui è partito un dibattito sull’accessibilità del golf e sulla possibilità per questo sport di attirare nuovi giovani praticanti. Nella percezione comune, infatti, il golf è ancora riservato a “pochi” (il 56% degli intervistati non è a conoscenza dei campi pubblici); ma così si rischia di non notare giovani talenti come Rory. Il primo giorno dell’Open Championship su BBC Radio File Live è stato intervistato Colin Mayes, presidente dell’associazione inglese proprietari di golf club, in merito alla politica del Royal St George’s di non accettare soci femminili. “È chiaro che il golf deve aprirsi a tutti. Dobbiamo incoraggiare famiglie e giovani a giocare, anche con programmi nelle scuole che introducano i bambini a questa disciplina. Questo deve essere il nostro sport!”. u

NEW GOLF

RE DEI VINI E NON SOLO

U

n’estate a tutto swing nel cuore delle Langhe: benvenuti al Barolo Golf Club SSD di Novello, l’avvincente campo nove buche disegnato dal Josè Maria Olazàbal Golf Team & E. Canonica. A pochi km dal rinomato borgo di Barolo, famoso in tutto il mondo per la prestigiosa produzione vinicola, il campo è circondato da un paesaggio affascinante dove vigneti e noccioleti si uniscono agli splendidi panorami montani delle Alpi e del Monviso. Due putting green, sei postazioni al coperto, pitching green, due swing studios e nove buche, sponsorizzate da una casa vinicola del territorio; ultimate nel 2008 fanno parte di un progetto ambizioso che si articola in un percorso da campionato. La club house è un casolare rustico completamente ristrutturato, situato all’interno della proprietà, dove è possibile affittare splendidi appartamenti di charme, per godere di tutte le sfumature che questo territorio ha da offrire. www.barologolfclub.it u

ATTREZZATURA

QUATTRO RAGIONI PER AMARE IL DRIVER Ecco perché il “cannone” è il tuo miglior amico: SUONO – Fai un buon putt o colpisci un ferro perfetto e sarai notato solo dai tuoi compagni di gioco; prendi invece il “cannone” e tutti ti sentiranno. POTENZA – È il bastone più lungo della sacca e sono davvero pochi i giocatori che non amano tirarlo il più forte possibile, reclamando poi la vittoria in distanza sui propri compagni. ESTETICA – Non c’è bastone che sia più “cool”. Che sia il nuovissimo e bianchissimo TaylorMade R11 o il classico Cleveland Launcher, troverai sempre qualcosa che piace all’occhio. TECNOLOGIA – Con il driver puoi diventare un golfista migliore perché le case produttrici investono ogni anno di più nella ricerca costruendo bastoni in grado di colpire la palla sempre più lontana e dritta. u 42 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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TRAINING

Allenarsi fra le nuvole...

I

l Golf Club Crans-sur-Sierre ha aperto il Performance Center, il primo centro europeo di allenamento golfistico in altitudine. Questa infrastruttura di altissimo livello, riconosciuta dall’European Tour e specializzata in biomeccaniche, è a disposizione di tutti coloro che desiderano migliorarsi. All’interno sono presenti tutti i più moderni macchinari di simulazione e rilevamento come il TrackMan, usato sul Tour per il fitting, e il simulatore Bravo2 con 40 campi diversi da provare, il Sam PuttLab e il Dartfish. Nella struttura c’è anche una moderna Accademia gestita da

Angel Gallardo, vicepresidente dell’European Tour. www.golfcrans.ch u

LAVORI NEL GOLF

L♥VE & CARRIAGE

A

dam Scott, Dustin Johnson, Francesco Molinari e Martin Kaymer hanno licenziato i loro portabastoni nel 2011, ma il binomio giocatore-caddie in questi altri casi continua: INSIEME DA... 27 ANNI: JOEY SINDELAR E JOHN BUCHNA Sindelar può non essere un gran nome e Buchna può non essere il più famoso dei portabastoni, ma insieme formano la coppia più duratura del golf. “Si tratta semplicemente del fatto che lavoro con un ragazzaccio simpatico”, dice Buchna, che ha raggiunto Sindelar sul Champions Tour dopo aver guidato il suo uomo in sette vittorie sul PGA. “E poi siamo una squadra. So cosa aspettarmi da lui e lui da me”. INSIEME DA... 19 ANNI: PHIL MICKELSON E JIM “BONES” MACKAY Il mancino ha fatto squadra con Mackay tre settimane prima del suo debutto da professionista all’US Open del 1992 e 19 anni, 38 vittorie, quattro Major e più di 70 milioni di dollari più tardi sono ancora insieme. “Avere Bones alla sacca è stata una delle fortune più grandi della mia vita”, ammette Mickelson. “È un gran caddie e un grande amico”. Quanto? Mettila così, Mickelson e sua moglie Amy hanno presentato Bones alla sua futura moglie Jennifer. INSIEME DA... 12 ANNI (RELAZIONE CONCLUSA): TIGER WOODS E STEVE WILLIAMS L’ex Numero Uno si è preso l’ex braccio destro di Ray Floyd nel marzo del 1999 e in poco tempo l’ha trasformato in: 1. Un’esplosione di aggressività, che ringhia e strappa macchine fotografiche dalle mani di chi non deve. 2. L’uomo sportivo più pagato della Nuova Zelanda. “Mi ha sicuramente aiutato sul campo e fuori”, aveva detto Woods, che ha vinto 13 Major con Williams alla sacca. “Il nostro rapporto è andato oltre la tipica associazione giocatore-caddie. È una persona che considero molto vicina a me”. Peccato che, è notizia del 21 luglio scorso, Tiger l’abbia licenziato, dicendo semplicemente: “È giunto il momento di cambiare”. INSIEME DA... 12 ANNI: JIM FURYK E MIKE COWAN Molti giocatori hanno considerato un uomo finito il movimentato Cowan quando è stato scaricato senza

troppe cerimonie da Tiger Woods all’inizio del 1999. Ma Furyk gli ha dato una possibilità e una dozzina d’anni dopo la loro relazione ha sfornato vittorie a volontà, compreso un US Open e una FedEx Cup. “Jim si comporta in modo leggermente diverso da Tiger, ma è bello lavorarci insieme ed è divertente da seguire”, dice Cowan, che prima di Woods ha trascorso 18 anni con Peter Jacobsen. “Funziona perché dividiamo la colpa 5050”, aggiunge Furyk. INSIEME DA... 12 ANNI: SERGIO GARCIA E GLEN MURRAY Quand’è che non basta un solo caddie? Quando il tuo nome è Sergio Garcia. “Anche se hai un bel rapporto con il tuo caddie, dopo un po’ si appiattisce”, spiega lo spagnolo, che attualmente lavora part time con Murray e part time con Gary Matthews. “Io e Glen siamo buoni amici, ma avere a disposizione anche Gary significa non rischiare la tensione che si crea quando lavori sempre e solo con la stessa persona. Così posso passare il tempo sul campo da golf con due ragazzi con i quali mi diverto”. INSIEME DA... 8 ANNI: KJ CHOI E ANDY PRODGER Hai mai sentito di quell’ex sollevatore di pesi coreano che ha ingaggiato un annoiato caddie inglese? Certo che conosci la storia. E, come tutti, non pensavi potesse funzionare. E invece è così, fin dall’inizio. Questo stravagante duo ha vinto per la prima volta proprio al debutto come squadra (il Linde German Masters del 2003) e continua ad accumulare denaro da allora. “Penso solo che ci amalgamiamo bene”, dice scrollando le spalle Choi, il campione del Players 2011. “Andy conosce il mio gioco e non abbiamo problemi di comunicazione”. INSIEME DA... 7 ANNI: PADRAIG HARRINGTON E RONAN FLOOD Padraig non ha dovuto cercare in lungo e in largo per un nuovo caddie quando si è separato da Dave McNeilly nel 2004. Infatti l’irlandese è rimasto in famiglia. “Ero in pausa lavorativa, così ho acconsentito ad aiutarlo per il resto della stagione”, spiega il cognato Ronan Flood, che ha portato i bastoni di Padraig in tre vittorie Major. “Pensavo di farlo al massimo per sei mesi, ma è andata bene ed eccomi: sette anni dopo, sono ancora qui”. u


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PROGETTI

primenove

GIOVANI TALENTI CRESCONO

O

limpiadi 2016: scoprire e sviluppare il talento nel golf italiano. È questo il tema della Tavola Rotonda in programma al Circolo Golf Bogogno il 9 settembre. L’incontro, ideato da Camilla Dettori, vicepresidente del circolo, si focalizzerà sull’importanza di identificare le caratteristiche del talento nei giovani atleti per poter dare vita a un percorso di crescita che li porti a ottimizzare non solo i risultati ma soprattutto il loro benessere personale. Interverranno Alberto Binaghi, Isabella Maconi, Giorgio Bordoni e Marisa Muzio, portando le testimonianze di chi ha vissuto, allenato, scoperto e accompagnato giocatori di talento nella loro vita sportiva e professionistica. L’incontro è aperto al pubblico ma soprattutto vi parteciperanno Probabili Nazionali, Brevetti, Giovanili, Comitati regionali, Club dei Giovani, Scuole di golf e professionisti. L’intento è quello di dare una prospettiva futura ai giovani golfisti italiani promettenti. Nel corso dell’incontro verranno analizzati anche i risultati della ricerca scientifica sul Flow, lo stato di flusso di coscienza provato dagli sportivi quando performano in modo particolarmente soddisfacente che può dar luogo alla Peak Performance. u

CIRCUITI

Tecnologia + natura = golf

BUSINESS

S

A

i è svolta sul percorso del Golf Club di Carimate la terza tappa, dopo Chervò San Vigilio e Le Fonti, della settima edizione del Trofeo Sharp. Grande partecipazione, nonostante il tempo incerto, con 145 giocatori. Alla premiazione l’AD di Sharp Italia, Aldo Meneghelli, ha ricordato l’attenzione per l’ambiente della società che produce televisori di alta qualità e di bassissimo impatto ambientale. Le gare del torneo sono aperte ai soci dei circoli e ai

clienti Sharp che amano questo sport; non si tratta solo di un momento di competizione, ma soprattutto di giornate di piacevole distensione, lontane dalla routine e dal lavoro, nel rispetto della natura e dell’ecologia. Per questo la partecipazione è sempre molto alta, ma anche per i premi a sorteggio messi in palio da Sharp, fra i quali un bellissimo televisore Quattron 22 pollici. Prossimo appuntamento a Villa d’Este il 17 settembre. u

EVENTI

IL PRIMO QUARTO DI SECOLO

I

l Gardagolf Country Club ha festeggiato il 25esimo anniversario della sua fondazione. Il circolo è riconosciuto come uno dei migliori campi realizzati negli ultimi vent’anni. Il paesaggio mozzafiato è comune a ogni singola buca, anche se la concentrazione è d’obbligo perché il tracciato è tecnico e impegnativo. Nei suoi anni di attività, il Gardagolf ha contribuito alla storia del golf italiano, con un curriculum di altissimo livello che ha visto disputarsi due edizioni dell’Open d’Italia e quattro dell’European Challenge Tour, oltre a decine di Campionati Italiani di varie categorie. “Gardagolf rappresenta l’impegno e la dedizione delle tante persone che hanno creduto in noi, dai soci a tutti quelli che vi hanno lavorato, contribuendo a regalarci uno tra i campi più suggestivi d’Italia”, ha affermato il presidente Franco Tavelli. “È uno dei motivi di maggiore orgoglio della mia carriera nel golf – dichiara Carlo Carozza, direttore – e festeggiare i suoi primi 25 anni mi emoziona e al 44 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

tempo stesso mi stimola a dare sempre di più per rendere questo circolo ogni giorno più speciale”. Il club ha visto crescere fior di campioni, non ultimo Matteo Manassero. Per celebrare insieme ai soci questo importante traguardo è stata organizzata una Pro Am e una serata resa indimenticabile dalla voce di Cheryl Porter, nota artista internazionale. Il compleanno si è poi concluso con uno scoppiettante spettacolo pirotecnico che ha illuminato le rive del Lago di Garda. u

ARCHITETTURA SOSTENIBILE l Golf Club dei Laghi, Ermanno Zuccheri, responsabile dell’Associazione italiana architetti golfisti, ha presentato la relazione sul tema “Landscape architetture - paesaggio, gioco e progetto”. Si tratta di un settore che potrebbe diventare uno sbocco importante per la categoria ma che, a tutt’oggi, non dispone di figure di riferimento. Eppure le ricadute positive sul territorio di una struttura progettata con criteri di compatibilità sono numerose: produce ossigeno grazie alle sue aree verdi che fungono da “polmone” delle aree circostanti; attenua l’inquinamento; attutisce i rumori; previene l’erosione del suolo; offre habitat e riserva per la fauna; con la realizzazione di campi pratica si possono bonificare aree dismesse. Si possono realizzare ottimi campi da golf coniugando aspetti cruciali nell’ambito dello sviluppo urbanistico quali il verde, la sostenibilità e la qualità architettonica e paesaggistica delle città. u

ERRATA CORRIGE

ABBIAMO SBAGLIATO SCARPE

A

pagina 147 dello scorso numero abbiamo commesso un piccolo errore: le scarpe della modella sono di Church’s e non di un altro brand, come erroneamente indicato. Ci scusiamo con i lettori e con l’Azienda interessata. u


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GARE

Nati con la camicia

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econda edizione del Bybiella Invitational and Charity al Golf Club Le Betulle: la gara ha visto protagonisti oltre 100 appassionati golfisti clienti e amici di Bybiella, la sartoria che offre un esclusivo servizio di abiti e camicie su misura a domicilio con i migliori tessuti, da Loro Piana a Vitale Barberis Canonico ed Ermenegildo Zegna. L’atmosfera è stata quella della festa e del divertimento golfistico, una passione, oltre a quella per l’eleganza, che accomuna gli ospiti che si sono lasciati “coccolare” fin dal loro arrivo. Una coppola “su misura” di Barbisio personalizzata col proprio nome, una shopper piena di omaggi offerti dai partner, quattro Aston Martin da ammirare, welcome brunch. E poi premiazione e aperitivo accompagnato dalla voce di Valentina Mey e della sua violinista nel dehors del circolo arricchito da NU-ovo, oggetto di design con divano tricolore di Tisettanta. Per la cena di gala sapori del territorio e musica dal vivo con voce, sax e tastiere in sottofondo durante l’estrazione degli oltre 40 premi della

lotteria benefica. Bybiella ha scelto di sostenere i progetti legati alla Fondazione Maria Bonino cui ha donato al termine della serata l’intero incasso della lotteria. Anna Schneider ed Emanuele Scribanti della Fondazione hanno illustrato il progetto di lotta alla malnutrizione cui sarà destinato il ricavato della serata: si potranno salvare oltre 50 bambini in Etiopia. Uno speciale ringraziamento agli sponsor Aston Martin, Corum, Greene Tweed, Mosquito Magnet, Toscanini e a tutti i partner che hanno offerto i premi della lotteria benefica: Alessi, AON Benfield, ArtFull, AtaHotels, Barbisio, Beretta Salumi, Blackberry, Birra Menabrea, Castello Pozzi Milano, Chiorino Technology, Gaja, Golf Today, Gstaad Palace Hotel, Hotel Desirée, Hobnob, Lindt, Mycrom, Tisettanta, Vezza, Vitale Barberis Canonico. Bybiella continuerà a partecipare a eventi benefici: il prossimo sarà la Pro-Am Vialli e Mauro il 5 settembre nella splendida cornice del Royal Park I Roveri. www.bybiella.com u

il vino del golf

GDR gdrushaj@yahoo.it

GOLF AND WINE

LOGLIO DI SOPRA

EVENTI

Golf sul Lamber

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opo il grande successo della prima edizione, con oltre 200 partecipanti tra professionisti e amateur, e più di 600 spettatori, torna “Golf sul Lamber”, la spettacolare sfida di golf nel pieno centro

di Monza, in programma il 15 settembre. Anche quest’anno la competizione avrà luogo sullo storico Ponte San Gerardino, uno scorcio di paesaggio molto suggestivo, dove verrà installata la postazione di partenza da cui i partecipanti si sfideranno in un’impresa tanto divertente e unica quanto difficoltosa. Per i golfisti verrà posizionata una piattaforma galleggiante a circa 60 metri nel fiume; per i curiosi e neofiti invece, dalla stessa postazione di partenza, l’obiettivo sarà una cesta di quattro metri di diametro, posizionata a circa 40 metri di distanza, sempre nel Lambro. Nella zona adiacente al ponte verrà allestita una Exhibition Area per attività collaterali e promozionali. www.golfsullamber.it u

L’azienda agricola Antonio Faravelli produce vini da oltre cent’anni secondo una tradizione tramandata di padre in figlio. Unendo una consolidata esperienza generazionale alle più moderne tecnologie vitivinicole, ottiene prodotti di alto livello, con una continua ricerca della qualità.

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Folla colorata e tifo acceso: il PGA Championship richiama sempre molti spettatori.

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GLORY’SL All’Atlanta Athletic Club ci si gioca l’ultima possibilità dell’ann soprannominato il PGA Championship. Che presenta un avvers

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L ASTSHOT o di conquistare un Major: è “l’ultimo colpo per la gloria”, come è ario particolarmente temibile: le torride temperature della Georgia

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GLORY’SLASTSHOT

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l PGA Championship – l’ultimo Major dell’anno, che si gioca in agosto – è sempre stato considerato a torto la Cenerentola fra i quattro tornei maggiori. Ma negli ultimi anni ha accresciuto la sua importanza, è ambìto dai giocatori ed è il torneo della perfezione assoluta. È organizzato dalla PGA of America, che qui esprime tutta la sua potenza ed eccellenza, celebrando gli intenti del suo fondatore di sviluppo del gioco e di assistenza ai suoi soci, princìpi con i quali ancora oggi viene condotta l’Associazione. Il torneo ha 93 anni, la stessa età del trofeo famosissimo che porta il nome del suo inventore, che lo donò in occasione della prima edizione del Major disputatosi, sino al 1958, con la formula match-play. Rodman Wanamaker, l’inventore del torneo, non è mai stato con le mani in mano: ha rivoluzionato il concetto dei grandi magazzini, puntando su arredi di pregio ed esposizioni attraenti per incentivare la vendita, quando ereditò le catene dal padre. Persona versatile e avanti con i tempi, introdusse le casse nei suoi supermercati, comprò l’aereo più grande mai costruito all’epoca, fu patrono delle arti religiose, si dedicò alla produzione di organi a canna e per primo trasvolò l’Atlantico fino alla Francia senza soste. Inoltre sponsorizzò gare aeree e mise in scena il primo spettacolo di intrattenimento per i

Il Wanamaker Trophy attende l’erede di Martin Kaymer, vincitore della scorsa edizione.

L’USGA è un’altra cosa Nel 1894, con 41 campi da golf operativi negli Stati Uniti, sono stati organizzati due campionati nazionali non ufficiali per i golfisti dilettanti. Uno si è tenuto al Country Club di Newport nel Rhode Island e l’altro al Golf Club di St Andrew’s nello Stato di New York. Inoltre, St Andrew’s ha ospitato un campionato Open per i golfisti professionisti, in contemporanea con l’evento amatoriale. Nessuno di questi campionati è stato ufficialmente seguito da alcun organo di governo per il golf americano, e questo ha causato notevoli polemiche tra giocatori e organizzatori. Una controversia ha portato alla formazione della United States Golf Association che, nel tempo, è diventata la prima organizzazione formale di golf negli Usa. Dopo questo, il golf è cresciuto diventando rapidamente uno sport di popolarità e di importanza nazionale.

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tifosi prima di un evento sportivo importante. Costruì un’enorme casa a Palm Beach che alla sua morte fu acquistata da Joe Kennedy e divenne in seguito la “Casa Bianca invernale” di John Kennedy. E così via, verso nuovi traguardi; finché non scoprì il golf. Con un cambio di abitudini radicali,

dedicò tutto se stesso allo sviluppo del gioco e alla nascita della PGA of America. NASCE L’ASSOCIAZIONE... Il 17 gennaio 1916, a titolo promozionale, incontrò Walter Hagen e 35 altri forti giocatori dell’epoca (come


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Francis Ouimet e Albert Warren Tillinghast) al Taplow Club di New York City, per un incontro esplorativo che diede poi vita all’idea di una grande associazione, la Professional Golfers Association of America, appunto. In due mesi trovò 82 sostenitori e il 10 aprile di quell’anno nacque l’Associazione dei professionisti americani in un albergo di New York dove, esattamente lo stesso giorno, si sono festeggiati anche i 90 anni. Il primo presidente della neonata organizzazione fu Robert White, uno dei pro più famosi del Wykagyl Country Club e uno dei più noti professionisti di golf del tempo. Non a caso, gli storici di golf hanno ribattezzato Wykagyl “la culla della PGA”. ... E ARRIVA IL TORNEO Tra le prime attività di Wanamaker ci fu la creazione di un Campionato in cui gli statunitensi gareggiassero con i campioni britannici con formula match-play e per questo mise in palio 2.500 dollari e numerosi trofei e medaglie. Il primo PGA Championship è stato giocato al Country Club Siwanoy a Bronxville, New York, con la formula dello scontro diretto (che rimase in vigore fino al 1958, quando si adeguò alla classica formula delle 72 buche). Il vincitore, Jim Barnes, si portò a casa 500 dollari e una medaglia d’oro costellata di diamanti. Quasi un secolo dopo, il vincitore del 2010, Martin Kaymer, ha guadagnato un milione e 350mila dollari. Al campione viene anche assegnato per un anno il Wanamaker Trophy, che è stato donato da Wanamaker stesso, e una replica di piccole dimensioni.

riserva ben venti posti ai professionisti di circolo attraverso le qualificazioni del PGA Professional National Championship, in calendario a giugno. Dal 1968 il PGA Tour è indipendente dalla PGA of America, che rimane l’associazione che principalmente assiste e segue i pro di circolo. Il PGA Championship è anche l’unico Major che consente l’accesso non ai primi 50 bensì ai primi 100 del World Ranking, non altrimenti qualificati. Inoltre ci sono gli ex vincitori, i vincitori degli ultimi cinque Masters, US Open e Open Championship, il Senior PGA Champion in carica, i migliori 15 dell’anno precedente con i parimerito, i primi 70 nella money list del PGA Tour (a partire da una settimana dopo l’edizione precedente fino a due settimane prima del torneo), i componenti

I vincitori per nazionalità PAESE VITTORIE STATI UNITI 76 AUSTRALIA 4 SUD AFRICA 4 INGHILTERRA 2 ZIMBABWE 2 FIJI 2 GERMANIA 1 IRLANDA 1 COREA DEL SUD 1

VINCITORI 54 4 4 1 1 1 1 1 1

dei due team di Ryder Cup, i vincitori dei tornei del PGA Tour della stagione in corso, nonché alcuni invitati a discrezione della PGA. u

David Toms stringe la mano a Phil Mickelson sul green della 18: è il 2001, il PGA è suo.

NUOVE REGOLE E NUOVE DATE Inizialmente giocato, come detto, con formula match-play, il torneo ha visto cambiare il regolamento per esigenze mediatiche e di pubblico, che voleva vedere in campo più contendenti a lottare per il titolo l’ultimo giorno. Anche la posizione nel calendario ha avuto trascorsi ballerini: prima degli anni Sessanta si giocava in luglio, nella settimana successiva all’Open Championship, e ciò rendeva praticamente impossibile ai giocatori gareggiare in entrambi i Major. Nel 1971, il PGA è stato giocato nel mese di febbraio (in Florida) e, per la prima volta dalla sua esistenza, è stato il primo Major del calendario. Da allora, una migliore cooperazione in materia di date fra i maggiori enti del golf ha risolto la questione, spostandolo stabilmente ad agosto. QUALIFICAZIONI: LA CARICA DEI 100 Il PGA Championship è l’unico Major al quale non vengono invitati dilettanti e AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 49


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APPUNTAMENT O I campioni più affermati si ritrovano a inizio settembre in Svizzera per l’Omega European Masters, il torneo che di anno in anno diventa sempre più prestigioso. Al punto che in questa edizione sono attesi... DI

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rendiamo un nome a caso: Costantino Rocca. Chiedigli quale sia uno dei tornei che preferisce e certamente metterà tra i primi tre Crans; anzi, l’Omega European Masters. E non solo perché vi ha trionfato nel 1997. Non è passato anno nel quale non si siano iscritti giocatori di grandissimo livello. Poco importa se sia anno di Ryder o meno. A Crans tutti vengono volentieri, il borgo è invaso da bimbi e bimbetti inseguiti da mamme che si dedicano loro, mentre papà è al lavoro. Infatti i giocatori amano il posto perché è assolutamente a misura d’uomo: nessun lungo trasferimento (certo, le BMW sono a disposizione per portare in albergo i giocatori; però sono trasferimenti di durata

Tra i tanti ricordi sul campo meraviglioso di Crans, la vittoria di Rocca nel 1997 e la targa per ricordare la “magia” di Seve alla 18.

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davvero breve) e nessuna invasione della privacy da parte dei tifosi, nonostante si conviva gomito a gomito nei ristoranti la sera, da Taillens la mattina per la prima colazione, nei lussuosi negozi, sulla terrazza dello Sporting (la club house), ovunque insomma. E pensare che il montepremi è buono ma non stellare (due milioni di euro). TUTTO ORGANIZZATO CON PRECISIONE SVIZZERA Ben differente, invece, il budget per l’organizzazione di oltre sette milioni, e si vede! Tribune grandi, due villaggi (di cui quello fra la 17 e la 18 è in piccolo simile a quello dell’Open Championship), un villaggio ospitalità stratosferico con

allestimenti di primissimo ordine fra fontane e piante, un catering di altissimo livello, volontari con addestramento da caserma abbigliati Peak Performance. Sembra una battuta ma non lo è, visto che di realtà si tratta: tutto gira come un orologio svizzero sotto l’organizzazione di Yves Mittaz e con la grande esperienza di Gaston Barras, colui che volle, fortissimamente volle, far crescere l’Open e ci riuscì importando gli americani di gran nome che lanciarono il torneo. A loro si affiancano Christian Barras e l’intero paese che, per una settimana, cambia volto con tutti gli abitanti del Plateau che contribuiscono alla buona riuscita dell’evento. Una mobilitazione di massa


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T OACRANS

che raramente si vede; ma che qui funziona perfettamente con la precisione e la pulizia svizzera, per l’appunto. MOLTI I CAMPIONI PRESENTI Fra i campioni maggiormente legati a Crans c’era Severiano Ballesteros, che qui vinse tre volte e si rese autore di colpi memorabili come quello alla 18, che è ricordato con una placca nel rough di destra. Quest’anno, a due mesi dal torneo, avevano già confermato la loro partecipazione giocatori che attirano pubblico da tutta Europa. Il primo a dare la sua adesione, per il terzo anno consecutivo, è stato Lee Westwood (numero 2 mondiale, dopo l’Open) che cercherà di bissare quel successo del 1999 che impreziosì il suo palmarés. ➤

Quattro passi tra le griffe Crans vanta la maggiore concentrazione di griffe fra le più famose al mondo. Dai negozi monomarca “classici” come Hermes, Vuitton, Chanel, Cavalli, Cucinelli, Gucci e Max Mara, alle boutique e ai negozi più sportivi come Alex Sports, dove si trovano tutti i brand più famosi di abbigliamento e attrezzatura sportiva con un occhio di riguardo allo sci e al golf. Molti anche gli antiquari e i negozi di arredamento. Ovviamente, il meglio è rappresentato dalle gioiellerie e orologerie, a cominciare da Cartier, Rolex, Hublot, Ebel, Pomellato, De Grisogno e molte altre che rappresentano tutte le marche più famose al mondo. Per i gourmet, o semplicemente i più golosi, da visitare la Caviar House, la Laterie (formaggio, latte e burro degli alpeggi) e le pasticcerie del paese.

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APPUNTAMENTOACRANS

Un ostacolo d’acqua difende il green della 18 e (nella foto piccola) un insidioso bunker alla 12.

Tra romani e alemanni Il Vallese è uno dei 23 cantoni della Confederazione Elvetica, attraversato dal corso superiore del Rodano e linguisticamente diviso in due all’altezza di Sierre: la parte orientale parla tedesco, la parte occidentale francese. Il nome, “Wallis” o “Valais”, deriva dal latino Vallis Poenina: l’area venne infatti colonizzata dai romani dopo le fortunate campagne di Cesare. Quelle terre elevate dove sgorga il Rodano, che prima erano state adibite solo a pascolo, vennero dissodate dagli Alemanni, che ne fecero patria di vini rinomati grazie alle montagne che guardano a sud e che oggi sono completamente rivestite di vigneti da Sierre sino a Martigny. Decine e decine di piccole aziende, la maggior parte a conduzione familiare, producono il famoso Fendant (oltre ad altri pregiati bianchi) e la Dôle, punta di diamante dei rossi.

Sul sito trovi ogni info w Nome: Omega European Masters w Quando: dall’1 al 4 settembre w Biglietti: giovedì 40.00 - 50.00 franchi (chf)

venerdì 50.00 - 60.00 chf sabato 60.00 - 70.00 chf domenica 60.00 - 70.00 chf weekend 90.00 - 110.00 chf settimana 120.00 - 160.00 chf (la prima cifra indica il prezzo in prevendita, aperta fino al 17 agosto). Per i ragazzi sotto i 16 anni l’ingresso è gratuito. w Alloggio: sul sito www.omegaeuropeanmasters. com, oltre a tutti gli aggiornamenti sul torneo, alla voce “Accomodation” è possibile prenotare un alloggio e scegliere tra vari pacchetti soggiorno predisposti. Per richieste particolari: Agence Immobilier Barras, www.agencebarras.ch

➤ Tornerà “sul luogo del delitto” che lo vide,

solo 18enne, sconfitto al play off da Jean Francois Lucquin, il campione US Open Rory McIlroy, numero 4 al mondo. Nei suoi intenti, ovviamente, la conquista del titolo che allora gli fu sottratto beffardamente. A rafforzare il field il numero 3 Martin Kaymer, vincitore del Race to Dubai 2010, e il neo campione dell’Open Championship, 52 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

Darren Clarke. Non mancherà nemmeno Miguel Angel Jimenez, che conquistò il trofeo lo scorso anno per la prima volta dopo 22 partecipazioni. A CRANS È QUASI “CASA ITALIA” All’entry list si è poi aggiunto il nostro terzetto d’oro in grande spolvero: Edoardo, Francesco e Matteo scalderanno il folto

pubblico italiano sempre presente. Il luogo, peraltro, è sempre stato privilegiato dai nostri: nel 1968 e nel 1969 vinse un giovane Roberto Bernardini che dal Vallese spiccò il volo verso i grandi tornei americani; nel 1971 Baldovino Dassù, neo professionista, realizzò il record del percorso, girando in 61 colpi; poi, come già detto, fu la volta di Rocca, che colse un trionfo inaspettato nel


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UN CAMPO SPETTACOLARE NEL NOME DI SEVE

Parata di star a Crans: in un contesto naturale davvero unico si sfideranno Francesco ed Edoardo Molinari, Matteo Manassero, Lee Westwood, Martin Kaymer, Rory McIlroy, Miguel Angel Jimenez, Josè Maria Olazabal e Darren Clarke. Spettacolo garantito!

1997 quando, partito distanziato da Faldo di sei colpi, li recuperò e attese oltre 40 minuti prima di essere proclamato vincitore. OBIETTIVO RYDER L’Omega European Masters aprirà ufficialmente i giochi per la formazione delle squadre di Ryder Cup. La Coppa d’Oro sarà presente, così come il capitano Josè Maria

Olazabal che qui vinse il suo primo torneo a soli 20 anni, nel 1986, e che qui tornerà a giocare dopo una lunga assenza. Manca poco ormai ma ci aspettiamo ulteriori sorprese da grandi nomi. Per saperlo non è sufficiente consultare internet: bisogna vedere dal vivo. Perché l’Omega European Masters è un’esperienza che vale la pena di vivere. In fondo la Svizzera è dietro l’angolo... u

La località in assoluto più rinomata del Vallese è Crans-Montana, ridente borgo turistico estivo e invernale che deve molta della sua fama ai percorsi sui quali si pratica il golf da quasi cent’anni. Qui, dal 1939, si disputa l’Omega European Masters, l’appuntamento che rientra tra i “Top Events of Switzerland”. Il torneo richiama ogni anno i nomi più importanti del golf europeo e vanta nel suo palmarés nomi del calibro di Severiano Ballesteros, Colin Montgomerie, Lee Westwood, Craig Stadler, Ian Woosnam, José Maria Olazabal, Nick Price (per parlare di un passato recente); e, più indietro negli anni, di Flory Van Donck, Alfonso Angelini, Aldo Casera, Harold Henning, Bob Charles, Graham Marsh e Roberto Bernardini. Una vista unica fa da sfondo ai magnifici fairway del Severiano Ballesteros (18 buche) e del Jack Nicklaus (9 buche, ridisegnate dall’americano 17 anni fa): un panorama eccezionale, che si estende dal Monte Rosa al Cervino al Monte Bianco, fino alle Alpi Bernesi. Le 18 buche del Ballesteros sono un grandissimo percorso da campionato, recentemente rivisitato dal campione spagnolo, che ha ricostruito la maggior parte dei green, ridisegnato alcuni fairway e posizionato bunker in posizioni strategiche. Il tracciato domina l’intero “Plateau” (come viene chiamato l’altopiano sul quale sorge Crans) e da alcuni punti la vista è unica al mondo, quasi ci si trovasse a bordo di un aereo. Il tee della 7 - il par 4 che rientra nella classifica delle 40 buche più belle al mondo - domina l’intera Valle del Rodano a perdita d’occhio. Tra le buche in primo piano c’è la 4, un lungo par 4 dove è essenziale piazzare il drive per poter giocare poi agevolmente al green, in discesa e difeso da tre bunker; il fuori limite sulla destra rende la buca ancora più impegnativa. La 6 è un par 4 indimenticabile perché stretto nella foresta di larici dove gli scoiattoli sono i protagonisti. La 9 è il par 5 più lungo d’Europa: 595 metri di fairway ondulato con un pino all’altezza del secondo colpo e un bunker in fairway, sulla destra, che restringe ulteriormente la pista. La 14 e la 15 sono due par 5 gemelli. Il primo, in discesa, è difficile da raggiungere in due colpi per il lago che, sulla destra, incute timore; mentre la 15, in salita, è in apparenza più facile, anche se il green stretto e lungo ha insidiose pendenze. Divertente, è un percorso giocabile da professionisti come da dilettanti con il medesimo impegno, e può dare grandi soddisfazioni. In più è un campo ideale per seguire le fasi di gioco, perché da molti punti è possibile dominare quattro o cinque buche con un solo colpo d’occhio.

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Alcuni momenti del torneo con (nell’altra pagina) premi, premiati e affascinanti miss.

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N I C O L Ò P O R TA

UNTRIBUTORIUSCITO Si è disputata la quarta edizione della Pro-Am I Tre Moschettieri, nata per ricordare tre icone della nostra storia golfistica e onorata da grandi campioni. Noi c’eravamo. Ecco come è andata

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omenica 17 e lunedì 18 luglio 2011 si è tenuta la quarta edizione di una delle più prestigiose gare dell’anno: la Pro-Am I Tre Moschettieri. L’evento, svoltosi sui percorsi di Bogogno e Castelconturbia e nato per ricordare i tre Grandi del golf italiano, Alfonso Angelini, Aldo Casera e Ugo Grappasonni, ha visto scendere in campo sessanta team composti da un professionista e tre dilettanti. UN PARTERRE DE ROI I percorsi del “Bonora” di Bogogno e “Dei Pini e Delle Querce” di Castelconturbia sono stati preparati in maniera ottimale dai rispettivi staff e hanno ospitato una sfida di altissimo livello, grazie al field di pro e proette che hanno risposto all’invito. Per citarne alcuni: Delio Lovato, Silvano Locatelli, Michele e Stefano Reale, Marcello Santi, Emanuele Bolognesi, Sophie Sandolo, Isabella Maconi e Francois Remesy, due volte campione Open di Francia. Un parterre de roi favorito anche dal main sponsor dell’evento, l’azienda specializzata nella produzione di accessori per bagno e cucina Cristina, che da ormai

tanti anni è impegnata nella promozione di competizioni golfistiche e sa attirare a ogni manifestazione partecipanti di valore, opinion leader e trend setter. Al fianco di Cristina, per la cronaca, hanno contribuito Panasonic, leader nel settore dell’audiovisivo, Banca Galileo e Altea, brand che si occupa di consulenza d’impresa. L’esito finale prevedeva la somma dei risultati conseguiti sui percorsi di Bogogno e Castelconturbia, sia per quanto riguarda la classifica a squadre che per quella relativa alla gara individuale dei professionisti. Originalissima la formula, che prevedeva il gioco in contemporanea su ambedue i campi, realizzabile attraverso la divisione in due gruppi dei partecipanti, con conseguente scambio dei percorsi il giorno successivo. UNA GRANDE FESTA La premiazione della gara si è svolta nello splendido scenario del Golf Castelconturbia e ha inoltre previsto un’infinita estrazione di premi messi a disposizione dagli sponsor. La premiazione è stata seguita da una cena di gala al tramonto offerta in onore dei partecipanti

nell’affascinante cornice della club house del circolo. Al termine delle due giornate di gara ha prevalso, nella classifica a squadre pareggiata, la squadra composta dal pro Joakim Hassan e dai dilettanti Giovanni Longari, Enrico Romagnoli e Stefano Gadaldi, con un punteggio totale di 267 colpi. Alle loro spalle, distanziato di un solo colpo, il team del pro David Carvallo e dagli amateur Bruno Manera, Franca Lusso e Giuseppe Vacchetto. A quota 270, infine, terminavano le 36 buche il pro Stefano Betti, con i dilettanti Paola Comina, Giuseppe Grieco e Ambrogio Ripamonti. Nella classifica scratch, invece, si sono imposti, con il risultato di 270 colpi, il pro Giancarlo Ferrero con Richard Gaj e Guido e Carlo Alberto Ferrero. Nella classifica individuale professionisti, infine, Marco Bernardini si aggiudicava meritatamente il primo posto con un totale di 143 colpi. Dietro di lui, Emanuele Bolognesi (a quota 144) e il giovane Simone Brizzolari (147). A un solo colpo da Brizzolari, un “quintetto” composto da Francois Remesy, Diego Fiammengo, Cristian Lanza, Emmanuele Lattanzi e Pietro Ricci. u


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CLASSIFICA FINALE PRO-AM I TRE MOSCHETTIERI Golf Club Castelconturbia e Circolo Golf Bogogno - 17 e 18 luglio Posizione 1º

1º Lordo

3º 1º Netto di giornata Conturbia 1º Netto di giornata Bogogno

Squadra Joakin Hassan Giovanni Longari Enrico Romagnoli Stefano Gadaldi Giancarlo Ferrero Guido Ferraro Carlo Alberto Ferrero Richard Gai David Carvallo Bruno Manera Giuseppe Vacchetto Franca Lusso Stefano Betti Paola Comina Giuseppe Grieco Ambrogio Ripamonti Mattia Malagutti Mario Cerchiara Massimiliano Colombari Marco Alessandro Poci Francesco Milan Roberto Percivale Francesco Fardelli Francesco Ghirardi

Netto Netto Conturbia Bogogno

Totale Netto

132

135

267

135

135

270

134

134

268

135

135

---

136

---

137

271

135

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Posizione

Professionista

Conturbia Bogogno

Totale

Marco Bernardini

71

72

143

Emanuele Bolognesi

70

74

144

Simone Brizzolari

72

75

147

Francois Remesy

75

73

148

Diego Fiammengo

76

72

148

Cristian Lanza

74

74

148

Emanuele Lattanzi

72

76

148

Pietro Ricci

74

74

148

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iDOSSIER

FACCIAMOLUCESULLA

R&A

È la prima istituzione con cui vieni in contatto, quando studi le regole. Ma sei sicuro di sapere davvero di cosa si tratta? Su di essa, infatti, c’è molta confusione. È il momento di fare un po’ di chiarezza DI

JOHN HUGGAN –

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raticamente tutti, nel golf, hanno sentito parlare del Royal & Ancient Golf Club di St Andrews, l’organismo che dal 1897 produce le regole sul gioco valide per tutti i Paesi del globo tranne Stati Uniti e Messico. E quasi altrettanti pensano di sapere almeno una cosa o due sui 2.500 uomini, o giù di lì, provenienti da più di 40 Paesi del mondo – le donne non sono contemplate, ovviamente – che riconoscono una casa comune nella mitica club house situata subito dietro al primo tee del più famoso links al mondo, l’Old Course di St Andrews. Ma in questa semplice supposizione, quasi tutti si sbagliano. Mentre la maggior parte dei golfisti è a conoscenza del fatto che la R&A gestisce il più antico dei quattro Major, l’Open Championship (e non “British Open”), che l’anno scorso ha celebrato il suo 150esimo anniversario, quando si tratta di spiegare esattamente cos’altro succede negli uffici che vantano senza dubbio la vista più spettacolare nel golf, emerge subito un po’ di ignoranza. Chiariamo subito un paio di cose. Primo, la R&A non possiede l’Old Course. In realtà non possiede alcun campo. Quindi 56 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

non è il caso di chiamare per avere informazioni sui tee time. Secondo, ad oggi esistono due R&A, una leggermente più antica dell’altra. ROYAL & ANCIENT ALLA SECONDA La prima, il suddetto Royal & Ancient Golf Club, esiste dal 1754. La seconda, che è nata più di recente, nel 2004, è il gruppo di società che sotto il nome di “R&A” si occupa dell’ampia gamma di responsabilità prima gestite dal “vecchio cugino”. Entrambe, mentre sono distintamente separate in senso legale, sono così strettamente collegate che la stragrande maggioranza di coloro che appartengono alle innumerevoli commissioni della R&A sono anche soci del golf club. “Nel 2004, il nostro 250esimo anniversario, si è deciso di trasferire tutti gli affari esterni a una struttura collegiale, lasciando il club così com’è adesso”, spiega il direttore generale, Peter Dawson.

“La nostra struttura è questa: la R&A lavora attraverso delle commissioni e uno staff interno. A seconda della materia, varia il grado di controllo che assume la commissione preposta rispetto a quello che appartiene al personale”. Una specie di partito, insomma. La ragione più grande alla base della scissione fu il desiderio di ridurre al minimo il rischio di azioni legali contro i soci del Royal & Ancient. “Oggi sono proprio le srl a essere responsabili”, dice un socio che ha chiesto di rimanere anonimo. “Non era così prima. Quando sei coinvolto in regole, cambiamenti tecnologici e cose simili la possibilità che qualcuno ti faccia causa è sempre dietro l’angolo”. Così, mentre la R&A prosegue nel suo delicato compito di schivare cause legali, i soci del Royal & Ancient sono liberi di portare avanti le varie attività che hanno così ampiamente riempito i loro anni di golf fin dai tempi in cui Old Tom Morris non era neppure nato.


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SELEZIONE NATURALE Diventare socio del Royal & Ancient Golf Club non è cosa facile, sebbene la scelta di non prendere in considerazione metà della popolazione mondiale aiuti senza dubbio il processo di selezione. Per iscriversi al club, un potenziale membro deve essere proposto da un socio attualmente iscritto e appoggiato da altri due (ognuno dei quali deve conoscere il candidato da almeno cinque anni). Una volta che il membro potenziale è accettato dal Comitato del Club, il suo nome va nel “libro” custodito nella Big Room in club house, e i soci sono invitati a sostenere la sua domanda. Ogni potenziale necessita di 30/40 soci sostenitori perché la sua domanda possa essere accettata. È tuttavia possibile il “voto contrario”. I soci sono liberi di scrivere lettere di contestazione sull’idoneità di qualsiasi candidato. Se due o tre dei soci obiettano, il candidato avrà bisogno di 40/50

sostenitori per entrare. Se più di tre soci sono contrari alla sua iscrizione, è molto improbabile che il candidato verrà preso in considerazione. Succede davvero. Recentemente, Sir Fred Goodwin, l’ex direttore generale della Royal Bank of Scotland, è stato rifiutato. Il suo nome è rimasto nel libro per un po’ – sostenuto da Jack Nicklaus, tra gli altri – ma è stato poi rimosso con discrezione non molto tempo dopo il crollo finanziario della RBS. Oggi la lista d’attesa per ottenere l’scrizione è di circa un decennio per i candidati domiciliati nelle isole britanniche, leggermente più breve per chi risiede oltremare. Per questa ragione nessuna domanda proveniente da uomini ultra sessantenni viene accettata. Anche la quota annuale dipende dall’ubicazione del socio. Ci sono tre o quattro “zone di sottoscrizione” solo in Scozia. Ma più lontano una persona vive da St Andrews, meno paga. In termini

numerici, i locali pagano attualmente circa 500 sterline all’anno, i residenti a Londra ne devono sborsare poco più di 400 e i soci oltremare qualcosa come 350. STIAMO LAVORANDO PER VOI Mentre questa complessa procedura di selezione va avanti, il vero lavoro ha luogo nei vari uffici di proprietà della R&A: in club house, oltre la strada, subito dopo l’ex Hamilton Hall (oggi felicemente coinvolto in una tanto necessaria ristrutturazione) e nella Forgan House, sul lato destro del fairway della 18. Secondo Dawson, sono tre le aree principali in cui la R&A concentra i suoi sforzi per portare avanti il miglior lavoro possibile: 1. Gestire campionati eccellenti. “Il ricavato dell’Open ripaga tutto il resto, sebbene otteniamo un piccolo profitto dal British Senior Open. Al momento – escluso il denaro proveniente dalle TV – l’evento è lievemente in perdita. ➤ AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 57


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FACCIAMOLUCESULLAR&A ➤ L’hospitality, gli ingressi e il catering non

coprono quasi le spese. Credo che saremo costretti ad aumentare un po’ i costi per realizzare un grande evento, così che i giocatori e gli spettatori vorranno continuare a venire. È così che la gara diventa interessante per la televisione. Quel denaro, poi, serve per sostenere tutti i nostri eventi amatoriali (ad esempio l’Amateur Championship, il Boys Championship e la Walker Cup), oltre alle attività legate ai regolamenti, e ci permette di devolvere un certo importo ai progetti di sviluppo del golf”. 2. Produrre regole che siano positive per il golf. “Ci sono delle controversie, naturalmente, ma noi facciamo davvero il nostro meglio. E lo facciamo ancora come servizio per il gioco, come ci è stato richiesto in tutti questi anni. Non abbiamo nessun diritto divino di farlo. Ma i circoli ci hanno chiesto di prendere le redini di questo lavoro alla fine del XIX secolo e noi abbiamo continuato a farlo fino a oggi. Se dura da così tanto tempo forse è perché lo facciamo abbastanza bene; e a costo zero”. 3. Lavorare per il golf. “Attraverso le organizzazioni affiliate che abbiamo in 126 Paesi nel mondo stiamo cercando di aiutare il gioco a crescere ovunque. Genuinamente – nel vero senso della parola – cerchiamo di fare il nostro meglio per il golf. Mi chiedo sempre: ‘Questa cosa è giusta per il golf?’; non ‘È giusta per la R&A?’. Non ho mai lavorato in un’organizzazione dove le persone – volontari e staff – fossero veramente così dedite a fare bene il proprio lavoro. Purtroppo non otteniamo molto credito. Ma tutto ciò che cerchiamo di fare ha sempre buone intenzioni. Il golf olimpico è un classico esempio di come la R&A ha pensato – così come altre organizzazioni – a come potesse far crescere il gioco. Anche se un giorno potrà condizionare lo status dei Major. E anche se un giorno potrà condizionare l’autorità

CURIOSITÀ La club house del Royal & Ancient Golf Club non ha un bar. I soci che desiderano un drink richiamano l’attenzione di un cameriere, o cameriera, oppure suonano una delle tante campanelle situate nella Big Room o altrove. E il cibo? Il circolo gode di una meritata reputazione per l’alta qualità dei suoi pranzi. Il locale fish and chips è sempre diffuso, così come l’originalissima specialità della casa che consiste in carne trita e uova strapazzate: un curioso mix, anche per la terra che ha inventato l’haggis (un piatto a base di interiora di pecora cotte nello stomaco dell’animale). 58 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

stessa della R&A sul gioco. L’abbiamo fatto perché è una cosa giusta per il golf”. PUNTO DI VISTA PRO Non tutti sono d’accordo con Dawson, naturalmente. Così come i professionisti del PGA Tour sono raramente fan dell’USGA, i giocatori del Tour europeo si lamentano di quelli che causticamente chiamano “gli amateur”. Dei sei professionisti intervistati per questo articolo, nessuno ha avuto molto di buono da dire sugli sforzi della R&A, soprattutto per quanto riguarda le regole, l’attrezzatura e l’Open. “C’è un’incredibile arroganza intorno alla R&A e a tutto ciò che fanno”, dice un giocatore del Tour felice di essere citato, ma solo in modo anonimo. “Sembra che siano molto riluttanti a considerare il fatto, talvolta ovvio, che potrebbero non agire nel modo giusto”. A questo

proposito, un tema comune tra i pro è la nota squalifica di Mark Roe all’Open del 2003, quando l’inglese e il suo compagno di gioco Jesper Parnevik sono stati buttati fuori per aver erroneamente segnato il loro score sul cartoncino sbagliato. “La R&A sembra fare un buon lavoro quando si tratta di golf amatoriale – d’altronde sono proprio un’istituzione amatoriale – ma quando hanno a che fare con noi troppe delle loro procedure risultano antiquate”, asserisce l’ex giocatore di Ryder Cup Andrew Coltart. “L’incidente con lo score di Mark Roe non sarebbe mai successo sul Tour. Si sono veramente messi in mostra in quell’occasione. È stato un errore che degli amministratori professionali non avrebbero mai potuto commettere”. Il sempre controverso tema della regolamentazione dell’attrezzatura è un ulteriore ambito in cui molti giocatori si


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La Club House più famosa al mondo e, sotto, due simboli R&A: Peter Dawson e la Claret Jug.

sentono imbrogliati dalla R&A. “I produttori li hanno lasciati indietro”, dice un altro pro coperto dall’anonimato. “E non è passato molto tempo da quando la R&A testava le palline con un driver in legno. Insomma: sveglia! Semplicemente, a volte, non sanno cosa stanno facendo. Detto ciò, devo ammettere che il gioco ha davvero bisogno di qualcuno che faccia ciò che fa la R&A. Nessun Tour vuole intromettersi nella gestione delle regole a causa della possibilità di problemi legali in caso di controversia. Vorrei solo che facessero un lavoro migliore”. COME FINIRÀ? Sarebbe comunque sbagliato incolpare solo Dawson di quanto detto finora. “Se fosse onesta, la R&A ammetterebbe che le commissioni di 20/25 anni fa avevano il diritto di dare indicazioni sull’attrezzatura, soprattutto sulle palline”, dice un socio. “Ma non è più il caso, oggi. Non hanno la competenza. Comunque, se potessero esprimere un desiderio, sono sicuro che vorrebbero che il golf fosse diverso da com’è adesso. Condannano profondamente la perdita di qualità nel gioco, soprattutto nel drive. Ma ciò che la R&A realmente odia è l’idea della scissione, con regole diverse per dilettanti e professionisti. È il loro peggior incubo. Se ciò succedesse, i professionisti avrebbero regolamenti diversi e, nel tempo, organismi diversi dedicati alla loro produzione. E quindi, egoisticamente parlando, la R&A potrebbe diventare meno pertinente e/o potente”. u

DONNE E BIRRE I due più importanti e frequentati appuntamenti del Royal & Ancient Golf Club sono il Meeting di Primavera, ai primi di maggio, quando si contende la Spring Medal, e quello d’autunno, che dura tre settimane all’inizio di settembre. Il Meeting d’Autunno comincia con la Calcutta Cup (gara foursome), prosegue con la Queen Victoria Jubilee Vase (singoli a eliminazione diretta) e si conclude con la Autumn Meeting Medal (singoli stroke play). Puntualmente, molto più di 500 soci prendono parte a questi eventi, di cui il più popolare è la Calcutta Cup. È ragionevole supporre, quindi, che una gran quantità di bevande per adulti siano consumate nel corso delle tre settimane. Il secondo sabato dell’Autumn Meeting (dopo la Queen Victoria), il Royal & Ancient gioca l’annuale Town Match contro gli altri circoli locali su entrambi i percorsi Old e New. Quasi sempre le squadre hanno più di 150 componenti. Inoltre, contrariamente alla meritata reputazione del club in fatto di misoginia, si tengono regolarmente Lady Guests Dinner Nights in club house durante tutto l’anno. C’è perfino un evento annuale Mixed Foursomes, alla fine del Meeting d’Autunno. AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 59


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POPULAR REPUBLICOF

GOLF C’

era da aspettarselo. D’altronde una superpotenza in ascesa come la Cina, con la sua popolazione e i suoi spazi sterminati, l’ambizione di voler eguagliare il successo occidentale e la smania di emulare qualsiasi attività e prodotto esistente al mondo, non poteva che approcciarsi anche al golf. I cinesi sostengono perfino che il

Al Mission Hills Golf Club, a fine 2009, i fratelli Molinari hanno conquistato la World Cup. 60 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

Lo sviluppo del nostro sport nel Regno di Mezzo è un vero boom o un probabile flop? Viaggio nel Celeste Impero alla ricerca della verità DI

C H I A R A G R I F FA –

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golf sia una loro invenzione. Che risalga al 945 d.C. e il suo nome originario sia “chuiwan” (colpire la palla). Pare sia illustrato anche su alcuni antichi dipinti e i 10 bastoni in legno che venivano usati, rifiniti con giada, filigrane in oro e decorazioni intagliate, sono incredibilmente simili a quelli odierni...

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Ma origini a parte, lo sviluppo del golf in Cina è una contraddizione enorme che sta alimentando dibattiti da una parte all’altra del globo. Alcuni sostengono che si tratti di un vero boom, un mercato dal futuro florido, un potenziale in forte consolidamento. Altri, invece, parlano di un grande flop, dovuto a cause intrinseche


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al Paese stesso, al suo territorio, la popolazione e la cultura. A scatenare le tante interpretazioni ha contribuito in modo preponderante la conferma del golf come prossima disciplina olimpica: se da una parte la Cina intende assolutamente emergere in quella occasione, c’è chi sostiene che sarà un fallimento. UN’EVOLUZIONE SORPRENDENTE È difficile trovare stime ufficiali sull’andamento del golf nell’impero della Grande Muraglia. A partire dal numero di praticanti, variabile da 500mila a quattro milioni di unità. Stesso discorso per i campi. Oggi ne esistono circa 700 ma per quelli in fase di costruzione o progettazione le stime variano da 200 a 1.000. I sostenitori del boom dicono che in Cina il golf sta facendo passi da gigante. Con l’introduzione dello sport nel 1984 presso il Chung Shan Hot Spring Golf Club progettato da Arnold Palmer ha avuto inizio la lunga marcia di questa antica disciplina nel paese più popoloso al mondo. Con l’avvento del XXI secolo la Cina è diventata il Paese con il più intenso sviluppo golfistico mondiale. Intenzionato a conquistare un posto da protagonista nella famiglia delle nazioni golfistiche sta costruendo, a un ritmo straordinario, percorsi eccellenti. Ed è già sede di tornei

L’Omega Championship 2008 (China Tour) e, sotto, David Leadbetter durante una clinic al Mission Hills.

professionistici di alto profilo. Peter Dawson, presidente della R&A, sostiene che “in Cina il potenziale di sviluppo supera di gran lunga quello di qualsiasi altra nazione e noi ci stiamo impegnando perché la CGA (China Golf Association) concretizzi questo potenziale. Il golf olimpico ha incrementato i programmi per juniores. Ora si impone la necessità di investimenti in impianti sostenibili per gestire al meglio l’incremento della domanda”. La CGA ha chiesto l’assistenza

della R&A per la formazione del personale e l’implementazione delle regole del gioco. Secondo alcune fonti i programmi juniores cinesi hanno introdotto al golf 10mila bambini negli ultimi cinque anni. E oggi la Repubblica Popolare si trova sì alla prima generazione di golfisti professionisti ma già nella seconda fase del processo di sviluppo, che prevede l’incremento degli eventi mondiali (oltre a quelli già consolidati del Tour e a livello dilettantistico come l’Asian Amateur Championship), l’aumento dei ➤ AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 61


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POPULARREPUBLICOFGOLF Yong-Eun Yang, Phil Mickelson,Tiger Woods e Sergio Garcia al WGCHSBC 2009 di Shanghai.

➤ giocatori a livello di base e la formazione di

allenatori, giudici arbitri e green keeper (reclutando i migliori talenti esteri). “Il potenziale di crescita in Cina e nell’Asia intera è tremendo”, ha confermato Joe Steranka, CEO della PGA americana. “Le 11 associazioni PGA più forti nel settore alimentano un bacino economico del valore di 90 miliardi di dollari l’anno. E adesso stanno investendo esperienza e risorse nell’insegnamento e nella promozione del gioco in quest’area del mondo”. Sono già in atto diverse iniziative promosse dal PGA Tour finalizzate allo sviluppo del golf in Cina, come la possibilità di organizzarvi la Presidents Cup nel 2019 (anno del 70esimo anniversario della PRC). I NUMERI PARLANO DI SUCCESSO La Cina, si sa, ama primeggiare. Per questo il golf olimpico ha scatenato l’interesse di politica e mondo economico, 62 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

tanto da dar vita a un vero e proprio boom nella costruzione dei campi. Se nel 1984 esisteva un solo percorso a 18 buche nel Paese, oggi se ne contano 600, di cui 450 costruiti dopo il 2000 e 70 solo nei dintorni di Pechino. Un trend di crescita del 20 o addirittura 30 per cento. D’altronde è in Cina il campo da golf più grande del mondo, entrato nel Guinnes dei primati nel 2004: il Mission Hills di Shenzhen, sei milioni di metri quadrati con 12 percorsi a 18 buche ricavati dai disegni di super campioni quali Jack Nicklaus, Ernie Els e Greg Norman. Sorge a pochi chilometri da Hong Kong ed è stato sede della World Cup dal 2007 (da quest’anno però l’evento è in programma sul nuovo percorso del Mission Hills Group nell’isola di Hainan). Se si pensa poi che la Repubblica Popolare conta quasi 1,3 miliardi di abitanti, è facile parlare di una futura supremazia numerica di campioni.

Insomma, tutto farebbe pensare veramente alla Cina come al nuovo motore per la rinascita dell’industria golfistica mondiale. Grazie soprattutto a tre fattori chiave: oltre a un’economia in veloce espansione, che ha generato una domanda collettiva del gioco, il fiorente tempo libero e l’industria turistica hanno stimolato il desiderio di emulare l’Occidente, anche grazie all’esposizione mediatica trainata da eventi come la World Cup. Negli intenti del governo e dell’economia cinese il golf sarebbe un’ottima leva per il turismo golfistico e lo sviluppo di immobili di prestigio nei dintorni dei campi, con la creazione di resort e complessi residenziali di lusso. L’epicentro del boom golfistico in questo senso è la provincia di Hainan, uno dei luoghi più immacolati del Paese. Qui sta prendendo forma un progetto dalle dimensioni straordinarie. Il Mission Hills Group sta ultimando i lavori di quello che


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sarà il più grande golf club del mondo, con 22 percorsi che si svilupperanno su una superficie pari a 1,5 volte Manhattan. Questo nuovo sito sarà la prossima sede della World Cup e, forse, dell’HSBC Champions. Il governo centrale vuole trasformare Hainan in una destinazione top per il turismo internazionale entro il 2020; dove i golfisti (soprattutto stranieri) potranno giocare sotto una cascata, in una grotta o attorno a un vulcano. Ci sarà persino la riproduzione della grande muraglia. E, ovviamente, ad arricchire l’offerta saranno costruite nuove abitazioni, appartamenti di lusso, hotel, Spa, centri commerciali, bar e ristoranti. UNA TRAPPOLA DI SABBIA Ma lo sviluppo del golf cinese ha basi solide? Bella domanda. A fianco di chi parla di boom c’è chi millanta un vero flop, dovuto ad alcune caratteristiche del Paese

che stanno mettendo a dura prova questa trasformazione e di fatto limitando lo sviluppo. Per prima cosa si parla di soldi, costi e profitti. Inseguendo il miraggio del boom edilizio molti finanziatori hanno acquistato terre a pochi yuan per costruirci campi da golf e soprattutto alberghi e ville. I golf club in Cina hanno portato alla creazione di complessi residenziali di alto livello che coprono un’area di 50mila chilometri quadrati, assolutamente inutili. Ma questi investitori non hanno fatto bene i conti con i costi di mantenimento. Perché se per la costruzione di un campo in Cina si parla di 12,5 milioni di euro, ne servono il doppio ogni anno per portare avanti l’avventura. L’acquisto della terra incide per il 70 per cento sul costo totale della costruzione; la terra è una risorsa limitata e dopo i primi segnali di sfruttamento estremo lo stato ha iniziato a porre dei limiti. Le principali voci che compongono i costi di gestione sono invece: remunerazione dello staff e del management, manutenzione delle strutture, acquisto delle attrezzature; la cura dell’erba, che contempla fertilizzanti, prodotti chimici e irrigazione. Inoltre, i golf club cinesi dipendono al 90 per cento dalle importazioni soprattutto per quanto riguarda tecnologia, attrezzatura, talento professionistico, progettazione e design. Un discorso a parte meritano le tasse. Innanzitutto, essendo considerato un intrattenimento per contribuenti facoltosi, al golf è applicata un’imposta pari al 22 per cento sui ricavi connessi alle iscrizioni. A questo si aggiunge la tassa speciale sulla proprietà dei terreni e sul loro sfruttamento, in media l’8 per cento. A conti fatti, quindi, la misura dell’imposizione che grava sui

bilanci dei golf club è pari al 30 per cento, ben al di sopra del livello medio di tassazione dei semplici profitti derivanti da attività commerciali. Piccola parentesi: il dipartimento dello sport di Pechino ha già predisposto una sostanziale riduzione del fisco per ampliare la platea dei praticanti così da far in modo, entro il 2016, di porre le basi che consentano alla Cina di competere con il mondo non soltanto sui mercati internazionali ma anche sui campi da golf... Costi di gestione alti implicano quote associative salate, con conseguenze ovvie sul numero di praticanti. Già nel 2004 si parlava di fee medi annuali da 35mila euro, ben cinque volte la media degli stipendi. Per questo motivo, da alcune stime ufficiose, sembra che nel 2011 la metà dei club cinesi sia in forte passivo. L’aumento della domanda ha provocato un aumento dei prezzi, che a sua volta ha fatto calare il numero di giocatori risultando in una perdita di profitti. Oltre ai problemi relativi al reddito disponibile e ai costi di gestione, c’è anche da dire che la Cina non può contare su personale qualificato nel ➤

Hu Mu, una promessa del golf cinese. Sopra, la buca 8 del Mountain Course di Spring City e un campo in costruzione.

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La buca 15 dell’Olazabal Course, Mission Hills. ➤ settore dovendo ricorrere all’importazione

del management dall’estero, che è un altro costo enorme. L’inesperienza del mercato del golf è legata anche all’inefficienza della guida governativa, che in alcuni casi si trova di fronte a problematiche nuove dalle quali non sa come uscire. Soprattutto quando si tratta di fronteggiare gli interessi dell’industria golfistica. IN MEDIO STAT VIRTUS La corsa allo sfruttamento delle terre per la costruzione di strutture golfistiche ha fatto parlare i critici di “oppio verde”; il golf rovina i campi che potrebbero essere utilizzati per l’agricoltura. Lo sviluppo affrettato e l’immaturità del mercato hanno portato a uno sfruttamento sbilanciato. Inoltre, la gente teme che questa mania possa provocare ulteriore corruzione politica ed economica, visto che qualche magnate si è già approfittato di fondi pubblici in passato. Così, il pericolo che il governo limiti lo sviluppo per preservare le terre, unito alla politica dei prezzi alti, sta ostacolando non poco la crescita. Certo, c’è una grande curiosità verso il golf; che fa sì che questo settore e il mercato a esso collegato stiano progredendo velocemente in questa parte del mondo. Ma la terra d’Oriente, forse, non è ancora pronta. Mancano le scuole, manca la cultura. In Cina il golf è ancora riservato 64 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

I NUMERI w 120 euro il costo medio di un green fee

giornaliero in Cina w 500mila il numero dei praticanti cinesi

(tre milioni per la CGA) w 10% incremento annuale del numero di praticanti w 87% percentuale maschile dei praticanti w 86% percentuale dei percorsi qualificati come

buoni o eccellenti w 403 media degli iscritti per un campo a 18 buche w 258 persone che lavorano full time in un club

cinese (più di 10 volte il numero di impiegati nell’Europa Occidentale)

CURIOSITÀ w La sottoscrizione annuale in un golf club viene

negoziata privatamente con il socio a seconda del suo valore in termini di affari per il circolo. w Se un cinese su mille giocasse a golf entro il

2030 (il che vorrebbe dire 1,3 milioni di golfisti) ci sarebbe bisogno di 1.700 nuovi campi nei prossimi vent’anni. w Secondo Player, che ha all’attivo nove percorsi

nel Paese “il futuro del golf potrebbe essere in Cina se costruissero anche dei campi pubblici”. all’élite, è uno status symbol che serve a dimostrare la propria identità. Per i cinesi giocare a golf significa essere diventati una società moderna. E di nuovo ecco le due campane: c’è chi parla di un semplice boom

legato al business turistico-commerciale. E chi sostiene che invece il trend attuale ha messo in luce un cambiamento strutturale della società cinese, in cui lo spirito di emulazione sembra ormai non conoscere più limiti. Il risultato? Gli spazi riservati a chi pratica il golf, nonostante i prezzi irraggiungibili, sono sempre più affollati. La soluzione forse sarebbe quella di rendere il golf più popolare, per aumentare il numero di praticanti e di conseguenza la formazione di nuovi campioni in erba. Le autorità cinesi ambiscono a esibire alle Olimpiadi del 2016 una squadra capace di competere con i campioni di tutti quei Paesi “ricchi” che da sempre hanno mantenuto la supremazia nel golf. In ogni caso sembra saggio sostenere che non bisogna avere fretta. Il golf si svilupperà in Cina solo con una stretta collaborazione tra economia, governo e società. E chissà che magari presto non dovremo scrivere di un nuovo Numero Uno dagli occhi a mandorla! u


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leGRANDIINTERVISTEdi

L’UOMO DELDESTINO Geniale o arrogante, avveduto o spregiudicato, lungimirante o fortunato. Comunque lo si giudichi, una cosa è certa: George O’Grady è la persona che ha rivoluzionato il Tour europeo e lo ha portato ai vertici mondiali. E ora sta gettando le basi per un futuro ancora più felice. Per l’intero ambiente del golf DI

I

ncontrare il capo del Tour europeo fa sempre un certo effetto. Sarà perché è così immobile, così controllato, che ti fa venir voglia di fare qualcosa per scuotere la scena. Non trattandosi di una signora, si può dire l’età: ha poco più di 60 anni e i tratti da ragazzino, con i suoi capelli rossicci e gli occhi azzurrissimi ancora da bambino, distanziati: non è difficile immaginare George O’Grady seduto in spiaggia a giocare con secchiello e paletta, anche se è stato nominato “Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico” nel 2010 per i servizi resi allo sport in occasione del compleanno della Regina. Eppure, questo signore sempre gentile è l’uomo che sta rivoluzionando il golf europeo. Quando O’Grady prese il posto di Ken Schofield, il 1 gennaio del 2005, dopo 31 anni di fedele carriera, l’European Tour cominciava a soffrire una supremazia schiacciante degli USA. Alcuni dei suoi migliori giovani giocatori, come Sergio Garcia, Justin Rose e Luke Donald, lasciavano il Vecchio Continente per trasferirsi a vivere in America e la stagione stava diventando stantìa. A lui si devono molte iniziative, ma mi hanno colpito

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MARIA PIA GENNARO –

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l’avvio, nel 1984, dello sviluppo del ramo commerciale dell’European Tour e della fondazione a scopo benefico, nel 1986, del Tour’s Benevolent Trust. SCHIETTO MA DIPLOMATICO Dopo un ottimo pranzo nell’hospitality della Federgolf durante il recente BMW Italian Open presented by CartaSi di Torino, O’Grady mi offre una frizzante, divertente conversazione con la stessa facilità con la quale imburrerebbe del pane tostato. A volte è gentilmente beffardo, come quando, tre anni fa, svicolò un giornalista di un famoso quotidiano che gli chiese se mai Tiger sarebbe diventato socio dell’European Tour e se, tra dieci anni, sarebbe potuto diventare un serio rivale per il Tour americano: “Sì o no”, rispose. Ma aggiunse anche: “Non ho idea delle intenzioni di Tiger, ma ci piacerebbe fare di lui il benvenuto”. E poi, ancora: “Sarebbe la mia fervida speranza che il Tour europeo potesse diventare una seria alternativa all’America. Non rivale; alternativa”. O’Grady è ben consapevole che si possono negoziare alcuni dei più ricchi tornei al mondo, ma occorrono i grandi nomi che

ora giocano in Europa. La crescita iniziata da Seve Ballesteros sta dando i suoi frutti. LA RIVOLUZIONE DI GEORGE Nonostante in America si giochino tre dei quattro Major, il pensiero ricorrente è che oggi l’America stia diventando insicura vista l’espansione dell’Europa sotto la guida di O’Grady. Il dollaro è debole. Le banche e le case automobilistiche non sono più gli sponsor che furono in passato. Nel 2007 il PGA Tour si è tirato indietro da tutti gli eventi del World Golf Championship. E questa è stata una mossa decisamente nervosa. Tim Finchem, capo del PGA Tour, si inventa le gare di fine stagione della FedEx Cup. O’Grady risponde con il Race to Dubai. L’anno precedente il suo ingresso nell’European Tour c’erano stati sette tornei in Spagna, di cui però uno solo veramente di rilievo. “La più grande conquista dell’era Schofield”, spiega O’Grady, “è stata l’aver ottenuto l’accesso ai Major, ai World Golf Championships e al PGA Tour”. In questo modo il Tour europeo era divenuto obsoleto. Improvvisamente O’Grady entra e cambia registro: in soli tre anni aggiunge due tornei in Cina, uno ad Abu Dhabi ➤


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Sorriso accattivante e sguardo al futuro per George O’Grady, qui nel suo ufficio di Wentworth.

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leGRANDIINTERVISTEdi

L’UOMODELDESTINO ➤ (un torneo che nell’ultima edizione ha

attirato un pubblico di gran lunga superiore a quello del Bob Hope in America), introduce i tornei in India e Corea e, con un colpo di scena, si inventa il Race to Dubai, una stagione interminabile con un finale del valore di 80 milioni di sterline in cinque anni. Il programma di sviluppo è ben lungi dal dirsi finito. Il Tour ha di recente stretto una collaborazione con Sport Axem, una società che opera nel Golfo, e

Quanta grinta, alle prese con un bunker durante la Pro-Am prima dell’Omega European Masters di Crans nel 2008.

sembra probabile che l’Arabia Saudita verrà presto aggiunta ai tornei nel deserto. “Siamo ancora in trattativa... È fattibile... Vedremo...”, dice e non dice il solito George. Questa espansione, però, solleva alcune questioni di etica. O’Grady ammette: “Il golf ha in sé un’energia incredibile, abbatte le barriere, è una forza del bene che ha sconfitto anche molti pregiudizi contro Dubai e il mondo del lavoro saudita. Non conosco il quadro completo, ma lavoriamo solo con chi agisce legalmente. Anche in Cina ci sono infinite possibilità di sviluppo”.

UNA MARCIA IN PIÙ. FORSE DUE Questi sono argomenti da uomo d’affari e non sorprende sapere che O’Grady, nato a Singapore ed educato in una scuola privata nel Somerset, è un ex agente di borsa ed ex dipendente della Esso. Ma ha anche quello che gli americani chiamano “una marcia in più”. Il Tour sta formando sempre più partnership a lungo termine con grandi imprese, in particolare nel ricco Golfo petrolifero, a dispetto di chi parla di crisi anche in quella parte di mondo, come una garanzia contro l’instabilità di quelle banche che prima fornivano una quantità enorme di


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Fowler e molti altri. Una differenza è che tutti i giocatori dell’European Tour devono viaggiare moltissimo. In questo momento siamo fortunati, al punto da avere una grande varietà di ragazzi straordinari che ogni settimana si spostano da un Paese all’altro, dall’Europa al Sudafrica, dall’Australia alla Malesia. I giocatori europei, inoltre, sono molto popolari in America. L’Italia ha quella che può essere definita una superstar, Matteo Manassero; e anche la Spagna annovera un giocatore idolatrato dagli statunitensi, Alvaro Quiros, che è popolarissimo. La stessa cosa vale per i giocatori inglesi: Ian Poulter, Lee Westwood, Justin Rose; e per quelli svedesi, Karlsson, Hanson e Jacobson. Tutti questi ragazzi hanno imparato, con l’esperienza del Tour, ad adattarsi ai diversi luoghi e ai differenti modi di giocare. E poi abbiamo i nostri Tiger Woods in Rory McIlroy o Martin Kaymer, due giocatori giovane e brillanti.

sponsorizzazioni sulle due rive dell’Atlantico. “C’è bisogno di partnership per sopravvivere”, taglia corto il capo dell’European Tour. “Il mio predecessore aveva venduto una quota della società per la progettazione dei campi, che abbiamo ripreso in casa. Così, se vogliamo entrare in affari con qualcuno come l’Estates Jumeirah, ora è possibile”. Questo permette di fare anche altre ipotesi: “Potremmo sviluppare il nostro percorso per la Ryder Cup, non c’è dubbio su questo”. Quindi lo sviluppo di un posto come The Grove, appena fuori Londra, sarebbe un’opzione? The Grove sarebbe molto interessante. Che cos’è cambiato dallo scorso decennio e cosa cambia ogni dieci anni? Tutto è iniziato molti anni fa, con Severiano Ballesteros, la vera e propria ispirazione dell’European Tour. Il suo

carisma trascinava il gruppo e ha dato tantissimo per il nostro circuito. Se Tony Jacklin era il “generale”, Severiano era l’ispirazione. Tony ha vinto l’Open e l’Us Open, Severiano è andato in America e ha vinto il Masters, mandando un messaggio ai giocatori europei come Faldo e Lyle, che avrebbero potuto fare lo stesso. Ora c’è Manassero, è il suo momento e staremo a vedere cosa riuscirà a raggiungere. Dopo tutti questi anni, l’ispirazione di Matteo è lo stesso Severiano che ha dimostrato di potercela fare. Matteo, a 18 anni, sta già dimostrando a tutti i giovani golfisti del mondo che tutto è possibile. Perché oggi il Tour europeo è così superiore al PGA Tour e ha giocatori più carismatici che vincono più Major? Nel PGA Tour ci sono altrettanti buoni giocatori con grande carisma, come Bubba Watson, Dustin Johnson, Rickie

Vi siete ispirati al PGA Tour? L’imitazione è la forma più sincera di adulazione e abbiamo preso molte idee differenti quando siamo andati negli Stati Uniti, e anche nella collaborazione che abbiamo instaurato. Credo che lo sviluppo dell’International Federation of Tours e del World Golf Championships ora rappresenti l’élite del gioco, visto che i nostri hanno avuto modo di qualificarsi per entrare nel field. Da una parte mi viene in mente l’osservazione che ci fanno spesso: “Si tratta sempre solo dei migliori e si rendono i ricchi sempre più ricchi”. Dall’altra, però, se si guarda il numero di “nostri” giocatori in vetta alle classifiche e da quanto tempo, o se pensiamo a Edoardo Molinari, che dal Challenge Tour in un solo anno è entrato nel team di Ryder Cup, questo significa che la possibilità c’è davvero per tutti. Ci sono state recentemente delle polemiche sul fatto che se si è nella Top 50 del mondo si possono giocare tutti i tornei che si desiderano. Pensi che sia una buona idea? Se non lo credi, perché non dovrebbe funzionare? Un bel po’ dei nostri migliori giocatori ha sollevato la questione. Penso che si debba bilanciare sempre rispetto alla forza del proprio Tour, e sentire di dover assumere un impegno verso di lui. Abbiamo alzato il numero degli eventi minimi a 13. Dobbiamo seguire i programmi dei vari giocatori e pensare che, dei primi quattro al mondo, due non sono associati al PGA Tour, anche se sono molto richiesti. Non formano una lobby potente al momento, ma penso che sia nostro dovere ascoltarli. ➤ AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 69


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leGRANDIINTERVISTEdi

L’UOMODELDESTINO ➤ Posso conoscere il tuo pensiero sulla possibilità di un tour mondiale in futuro, cui si arriverebbe come unica organizzazione? C’è questa possibilità. Poiché non ci sarà spazio per le date, dovremo assolutamente trovare un punto d’incontro. Non sarà così semplice come afferma qualcuno ed è un progetto che, comunque, riguarda un futuro non prossimo.

Quale aspetto dell’European Tour è in maggior sviluppo in questo momento? Direi che stiamo cercando, con successo, di consolidare la nostra posizione nel mondo intero e di aumentare il nostro portfolio, tenuto anche conto del difficile periodo economico mondiale. Stiamo inoltre rafforzando i rapporti con le federazioni di ogni Paese. Cerchiamo di unire tutti quanti sotto una stessa bandiera, cosa che tra l’altro sta già accadendo:

giocatori, amministratori, federazioni, media... tutti quanti fanno parte dell’European Tour, che è di tutti. Non è il mio Tour, non è quello di Colin Montgomerie; è il Tour di tutti! Vorremmo che diventasse un tesoro comune. E poi guardiamo alle Olimpiadi, che ispireranno i giovani delle prossime generazioni come mai prima d’ora. Nel frattempo proseguiamo nella nostra mission di sviluppo del golf. Così abbiamo avuto modo di utilizzare il World Golf Championships per far crescere il gioco in alcuni mercati del mondo. L’European Tour deve rispondere ai desideri del golf del resto del mondo e incoraggiare gli italiani, gli spagnoli, i francesi e tutte le nazioni in via di sviluppo dove andiamo. Non è un caso che ci siamo concentrati sui Paesi arabi in determinati periodi dell’anno. Hanno vantaggi esclusivi in termini di clima e alta qualità dei campi. Parimenti, abbiamo dovuto riconsiderare quanto concerne alcuni Paesi come George O’Grady durante il discorso ufficiale di presentazione del BMW PGA Championship.

Spagna, Marocco e altri. Quando parlo di dettaglio intendo che seguiamo attentamente il principio di sviluppare il gioco ovunque andiamo. E quindi anteponiamo questo alle date scelte per lo svolgimento dei tornei. Quando ci incontrammo per la prima volta, nel ’74, c’erano poco più di una ventina di tornei all’anno. Non credi che le gare ora siano diventate davvero un po’ troppe? Ci sono molti più giocatori ora. L’European Tour risponde alle loro necessità. Quando abbiamo scelto la data per l’Open d’Italia è stato difficilissimo, perché molti tornei la richiedevano. La Russia vuole entrare nel Tour, come lo vogliono molte nazioni dell’Est Europa. Solo i tornei Major non cambieranno le loro date, che sono assolutamente perfette sotto tutti i punti di vista. Con chi ti piacerebbe giocare 18 buche? Wow, questa sì che è una domanda a bruciapelo! Direi Tony Jacklin per quello che ha fatto per il golf nel mio Paese; e poi lo conosco molto bene. O il businessman scozzese Hugh Hendry e poi Nelson Mandela, anche se non sono sicuro che sappia giocare a golf. Quali sono le qualità prese in considerazione nella scelta di un capitano di Ryder? Noi lasciamo la scelta ai giocatori, rispettando le loro opinioni. Comunque un criterio fondamentale nella scelta è dato dal rispetto di cui il capitano scelto gode da parte dei giocatori. Colin e Josè Maria testimoniano questa scelta. Colin potrebbe nuovamente essere capitano? Non sono io che posso dirlo. Ritengo che Colin sia stato un capitano eccezionale. Ma ci sono tanti ottimi giocatori e grandi uomini che meritano questo ruolo e nei prossimi anni avranno la loro possibilità: Darren Clarke, Paul McGinley, Thomas Bjorn, Padraig Harrington, Sergio Garcia (che è ancora troppo giovane, ma sarà un grande capitano in futuro). Per quale motivo sei così affezionato al BMW PGA Championship? L’abbiamo creato noi; si può dire che l’abbia creato io molti anni fa con gli sponsor. Ne sono molto affezionato, come lo sono a BMW per l’impegno che ci ha messo e che mette in Europa e in America e per quello che fa per il golf in generale. Riesci a giocare ogni tanto? Qualche volta. Il mio handicap ora è 15, una volta ero 5. Come te, anche io

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O’Grady con Manassero. In basso, con Peter Dawson, Edwin Moses e Ken Schofield, il suo predecessore.

America, Rickie Fowler ha grande talento, ma gli manca qualcosa. Immaginiamo anche un giovane giocatore cinese, che parteciperà alle Olimpiadi e trascinerà in questo sport tanti giovani connazionali (e non). Fra 10/15 anni potranno accadere cose straordinarie.

adoro giocare per rilassarmi, la domenica mattina presto a Wentworth o Sunningdale. Nel 1974, quando hai iniziato, quante persone lavoravano all’European Tour? In totale, 15. Adesso siamo circa 140, oltre all’European Tour Production che ha 1.800 persone, collaboratori compresi. Per ciascuno, alla base ci dev’essere l’amore per il Tour. Non siamo guidati dal denaro, ma dalle persone che hanno fiducia in quello che facciamo e nello sviluppo di quello che è un vero e proprio business. Nella tua esperienza, chi è il giocatore con maggiore talento che hai visto? Per l’ispirazione, sicuramente Severiano Ballesteros; quello che faceva lui non l’ho mai visto fare a nessuno. In termini di abilità tecnica, direi Nick Faldo; quando giocava bene, rendeva questo gioco facile

come nessun altro. E poi Tiger Woods: il suo talento è difficilmente eguagliabile, dai ferri lunghi al gioco corto, straordinario. E ora, invece, è chiaro a tutti: Manassero è unico. La sua personalità è incredibile. L’ho visto conoscere i giocatori britannici, Lee Westwood, Ian Poulter, Paul Casey, Justin Rose, e come trasporta tutti quanti con la sua freschezza è davvero magnifico. Il golf è in grande sviluppo: basti pensare a Rory McIlroy o a Ryo Ishikawa, che ha 19 anni e sta facendo cose pazzesche. In

Ho parlato con diversi giocatori: molti rumors sosterrebbero che Tiger si sia ritirato a causa non tanto di problemi fisici, quanto psicologici. Io so che è infortunato e non do peso a queste dicerie. I giocatori potrebbero essere a conoscenza di qualcosa che io non so; ma ho parlato anche con il manager di Woods, che mi ha confermato il suo infortunio. Quante telefonate ricevi ogni giorno? (Ride) Una marea. Però comunico tantissimo anche tramite sms ed email. Vivo con il cellulare in mano. u AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 71


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iCAMPIONI

NONCHIAMATEMI “The italian Sensation” racconta un po’ di sé parlando di soldi, serpenti e... donne!

RAGAZZINO DI

S

ei mai stato davvero vicino alla morte? Ho avuto un brutto incidente in macchina con mio padre. Stavamo tornando dopo aver giocato a golf sul Lago di Garda, era domenica sera. È successo tutto in un attimo e all’improvviso, il caos: una gomma che scoppia, la vettura che sbanda, quella davanti a noi che inchioda e noi che gli finiamo addosso. Siamo stati davvero molto fortunati. Se tu avessi un potere speciale, quale sarebbe? Mi piacerebbe saper sparire. Sarebbe fantastico essere invisibile, perché potrei andare ovunque e fare qualsiasi cosa, e nessuno potrebbe vedermi. Se avessi una macchina del tempo andresti indietro o avanti? Andrei avanti di 50 anni. Sono curioso di vedere che 68enne sarò e quanti Major avrò vinto... Il primo ricordo? È molto confuso, avevo due o tre anni: mentre guardavo la tv a casa cercavo di imitare lo swing di Costantino Rocca. Qual è la tua peggior abitudine? A volte sono pigro, ma ci sto lavorando. Faccio anche scrocchiare le mie nocche, cosa che qualcuno trova fastidiosa. E qual è invece quella che più ti disturba degli altri? Le persone maleducate e arroganti. Non hanno scuse. Chi ammiri di più al mondo e perché? Rory McIlroy. Ma prima di tutto Seve Ballesteros. Sono stato molto fortunato a incontrarlo quando avevo quattro anni, ho giocato con lui e ci siamo divertiti negli approcci a correre. E fuori dal golf? Ho massimo rispetto per i geni come Albert Einstein; scienziati pazzi, molto intelligenti.

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J O C K H O WA R D –

FOTO DI

CARLO TORCHIO

Il primo momento felice della tua carriera? All’Open del 2009, quando Peter Dawson ha detto: “La Silver Medal per il miglior Amateur va a Matteo Manassero”. Ho solo risposto “Grazie”. C’è niente che ti spaventa? I serpenti! Fortunatamente non mi ci sono mai trovato vicino ma li odio. Idem per i ragni. Sono anche un po’ claustrofobico, quindi non mi piace stare in spazi ristretti. Se potessi cambiare qualcosa del tuo passato cosa cambieresti? La vita è così breve che mi piacerebbe poter recuperare un po’ del tempo che ho sprecato. L’ultima volta che hai pianto e perché? L’anno scorso ho avuto un momento di tristezza pensando al futuro. Stavano succedendo così tante cose che ero quasi scosso; ma non è durato molto. Il tuo piacere peccaminoso? Mangiare torte al cioccolato. Mia mamma ne fa di meravigliose!

Botta e risposta Il tuo soprannome “Manny” è solo un’abbreviazione del tuo cognome? Dopo l’uscita del film L’era glaciale la gente ha iniziato a chiamarmi così: spero non per la somiglianza! Che attore vorresti che ti impersonasse in un film che racconta la tua vita? Matt Damon. È il mio preferito. Preferiresti essere intelligente ma brutto o scemo ma attraente? Intelligente e attraente! Cane o gatto? Cane. Ho un bastardino, Peppe. Qual è la tua macchina preferita? La BMW. Ma anche la Mini non è male.

Qual è la cosa più costosa che hai comprato? Il mio Apple l’anno scorso. Mi piaceva un sacco guardarci i film. Adesso però mi hanno regalato l’iPad… Cosa ti rende triste? Quando devo studiare ma non ho il tempo perché devo praticare. L’odore che preferisci? Vado matto per l’odore della benzina. Quando arrivo al distributore scendo dalla macchina e respiro a pieni polmoni. È un po’ preoccupante, vero?! C’è una frase che qualcuno ti ha detto e che non dimenticherai mai? Sempre all’Open del 2009, quando Stewart Cink si alzò per ricevere la Claret Jug, ricordo che Tom Watson si girò verso di me e disse: “Arriverai anche tu lassù un giorno”. Anche se vivrò 100 anni non dimenticherò mai questa frase. Pensi mai ai soldi? Cerco di non farlo. A volte è difficile perché c’è molto denaro nel golf. Ma sto imparando che se mi concentro su quello che faccio i soldi arriveranno. Cos’hai provato a essere il più giovane partecipante al Masters? È stata una settimana molto speciale. Passare il taglio nonostante un gioco non ottimale il venerdì è stato il massimo; e anche avere la mia famiglia lì con me. È un posto meraviglioso. Ho imparato così tanto durante quella settimana. Praticare con Tom Watson e giocare con Lee Westwood, l’ex campione Masters Mike Weir, e poi Chad Campbell e Dustin Johnson: è stato grandioso. Hai avuto tutta la settimana giovani ragazze carine alle calcagna? Che spettacolo! Però non ho ricevuto proposte di matrimonio. Forse pensavano che fossi troppo giovane per loro... ma non lo sono! u


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i CAMPIONI

LESETTEMERAVIGLIE

DIRORY Come si fa a passare dal disastro di Augusta alla gloria del Congressional in appena due mesi? Ecco i pilastri su cui McIlroy ha costruito il suo (prontissimo) riscatto DI

U

na profonda consapevolezza dei suoi mezzi era ben presente in lui; ma Rory McIlroy ha perfezionato la sua opera d’arte con pennellate di genio mentre infrangeva dodici record sulla strada della vittoria dell’US Open. Il suo trionfo (ne abbiamo parlato diffusamente sul numero scorso) sorprende solo per il fatto che sia arrivato subito dopo il disastro di Augusta. Il ventiduenne, allora, assicurò che avrebbe imparato dai suoi errori. E settanta giorni dopo ha mantenuto la promessa, combinando tecnica, tattica e abilità mentale e diventando il più giovane vincitore del Major americano dopo un certo Bobby Jones. Com’è possibile un simile miracolo sportivo? Certamente Rory ha classe ed esperienza, nonostante la sua giovane età. Ma la batosta psicologica presa al Masters è stata comunque violenta: buttare via in mondovisione la gara, dopo averla dominata per tre giorni, ti svagona addosso un bel po’ di critiche e interrogativi. Al punto che, all’US Open, tutti lo attendevano al varco della quarta

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BRIAN KEOGH –

FOTO

GE T T Y IMAGES

giornata, augurandosi che non concedesse il bis di Augusta. McIlroy, al contrario, ha dimostrato di aver superato quell’episodio, confinato in un’occasione persa che fa parte del gioco. Com’è riuscito ad arginare tanto brillantemente e tanto velocemente una simile legnata? Ne abbiamo parlato proprio con lui e abbiamo individuato sette momenti chiave ai quali il campione nordirlandese si è aggrappato. Sette fattori che lo hanno letteralmente salvato.

1

AUTOSTIMA: È IL SUO VERO SEGRETO Alcuni giocatori crollano sotto il peso delle aspettative ma il desiderio di McIlroy di riguadagnare presto fama e gloria lo hanno fatto resistere. Nel senso buono del termine, è un arrivista: da ragazzo amava mostrare il suo talento facendo roteare i bastoni dopo i suoi colpi e cercando volti d’approvazione tra la gente, come a dire: “hai visto cos’ho appena fatto?”. Padraig Harrington, forte di tre vittorie Major, sostiene che McIlroy

ami l’attenzione del pubblico tanto quanto una star del cinema ama i riflettori dello star system. “In effetti lui è sempre stato la famosa ‘grande promessa’ e la pubblicità martellante lo ha sempre coccolato”, spiegava il giocatore irlandese già alla fine della scorsa stagione. “Sarebbe stato imbarazzante se dopo tanto rumore non fosse venuta fuori la vera superstar. Nell’European Tour, lo scorso anno, era la nuova stella nascente. Ora lo è anche in America: è la progressione naturale di un campione completo”.

2

ATTREZZATURA: LA CONOSCE ALLA PERFEZIONE Rory è sempre stato molto meticoloso sulla sua attrezzatura, sin da bambino. Il fitter Derek Murray, World Clubmaker del 2010, ricorda un ragazzino di 12 anni a un Irish Amateur che ricordava tutto, ma proprio tutto, dei bastoni che componevano la sua sacca, a differenza di un gruppo di 16enni ➤


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Sorride maliziosamente Rory McIlroy durante l’ultimo giro all’US Open: c’è aria di vittoria...

Da sinistra: Foto di rito tra Stuart Cage (a sinistra) e Andrew “Chubby” Chandler (a destra). Un momento durante il giro finale dell’US Open. Faccia a faccia con JP Fitzgerald, il suo caddie. Il 22 giugno, al suo rientro a casa, esplode la festa dei tifosi a Belfast, ai quali mostra il Trofeo, meritatamente innaffiato di champagne.

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iCAMPIONI

LESETTEMERAVIGLIE DIRORY ➤ teoricamente più formati. “Come parte

dell’allenamento, incoraggiavamo i ragazzi a capire al meglio i loro bastoni e volevamo che sapessero tutto degli shaft e delle specifiche tecniche”, ricorda Murray. Il quale chiese poi a ognuno di compilare una scheda con i dati della propria sacca e il giovane McIlroy fu l’unico a completare tutti i campi previsti. “È impressionante che un ragazzino di 12 anni conosca e comprenda tutte quelle specifiche tecniche”. McIlroy ha fatto un solo cambiamento nella sua sacca tra i due Major: ha infatti modificato il suo legno 3 910F con quello vecchio, il 906F2s. Il vecchio legno 3 da 13.5° si è dimostrato un valore aggiunto, come si augurava qualche settimana prima dell’Open: “Ho messo il vecchio legno 3 nella sacca: è un gran vantaggio perché va più lungo e posso raggiungere distanze di 250 metri, perfetto per l’US Open Championship”. Detto e fatto!

3

PUTTING: BISOGNA CORRERE SUBITO AI RIPARI Ad Augusta il putt di McIlroy fu una tra le maggiori cause del disastro. Rory non si è perso d’animo e, dopo aver analizzato la situazione, ha applicato grandi cambiamenti con Dave Stockton. Ha cambiato il grip, ha allungato il putter e ha modificato la routine. Risultato: all’US Open ha fatto solo una volta tre putt, alla 71esima buca, e ha mantenuto una media putt di 29.75. Impressionante!

4

MENTE: MAI RIMUGINARCI TROPPO Pensare troppo non è mai stato un problema per McIlroy, che resta un giocatore di puro istinto. Così non ha neppure cercato aiuto psicologico al Congressional. Rory fu avvicinato dal mental coach Bob Rotella durante il torneo, che gli chiese se avesse voglia o bisogno di fare due chiacchiere. “No grazie, Doc; sono in formissima!”, lo liquidò velocemente McIlroy. Fa sorridere pensare che Rotella ricevette la stessa risposta anche da Graeme McDowell, a Pebble Beach, dodici mesi prima.

5

STRATEGIA: CHE CAMBIAMENTO DA INIZIO ANNO All’inizio della stagione McIlroy decise che doveva migliorare nella strategia e abbassare la media score nei par 5. Mentre distruggeva i par 4 al Congressional giocandoli 11 colpi sotto, ha giocato i tre par 5 in cinque sotto, confermando il miglioramento. “Sono concentrato, cercando di prendere buone decisioni e di fare ottimi colpi”, affermò Rory alla vigilia dell’ultimo giro all’US Open. “È tutto ciò che sto provando a fare: lasciarmi andare nel momento appena prima del colpo e non pensare ad altro”.

6

CADDIE: STIMA RECIPROCA Il caddie di McIlroy, JP Fitzgerald, fu pesantemente criticato per il suo comportamento passivo al Masters. Parecchi rumor lo vedevano ormai lontano da Rory, ma il team del

Due momenti di quel maledetto ultimo giro al Masters, in cui McIlroy buttò una gara già vinta.

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giocatore ha risolto ogni problema e si è assicurato che tenesse McIlroy tranquillo e rilassato tra un colpo e l’altro al Congressional. “Un’altra cosa, tra le tante, che ho imparato ad Augusta”, racconta Rory, “è che non avevo parlato abbastanza con JP durante l’ultimo giro. E non necessariamente di come stesse andando la partita. Anzi, fare due chiacchiere su argomenti totalmente diversi per me è la cosa migliore. Mi distrae e porta la mia mente a non fossilizzarsi sul gioco. Mi è molto utile parlare con JP: e all’Open non ho ripetuto l’errore di Augusta”.

7

FAMIGLIA: IL PRIMO PSICOLOGO Il non avere i suoi genitori Gerry e Rosie ad Augusta ha fatto la differenza. Al Congressional, al contrario, Rory faceva colazione con suo padre ogni giorno. “Ad Augusta non era proprio così. Parlavamo al telefono, certo, ma è diverso che farlo faccia a faccia. Con mio padre posso parlare di tutto e condividere cose che mi vergognerei a raccontare agli amici. È di grande aiuto, quindi, sedersi con lui e spiegargli come mi sento e come affronterò la giornata. Lui è sempre molto positivo. Avere determinati pensieri in testa è davvero utile, andare là fuori e ripensare alle sue parole, che magari mi ha appena detto, mi favorisce molto”. u


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Un 54ยบ e passo sicuro: Giuseppe De Filippi entra in campo con la stessa determinazione che ha in tv.

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iPERSONAGGI

AVOILALINEA Non solo quella che offre ai colleghi del TG5, ma soprattutto quella che segue in green per imbucare: così Giuseppe De Filippi racconta la sua passione per il golf. Una passione per la verità a fasi alterne. Ma sempre vissuta con grande divertimento DI

MARIA PIA GENNARO –

C’

è modo e modo di entrare nelle case altrui. Chi fa sempre come fosse a casa sua, forse troppo; chi è molto intimidito e “ingessato”; chi, infine, lo fa con garbo, senza disturbare ma con simpatia e quella giusta dose di familiarità che bilancia il tutto. È con questo atteggiamento che Giuseppe De Filippi, proprio all’ora più delicata, quella di cena, entra in milioni di case italiane conducendo il TG5 di cui è caporedattore. Pacato ma incalzante, contenuto ma interessante, elargisce le notizie del giorno. Come pensi che ti descriverebbe una persona che ti conosce molto bene? Penso potrebbe dire che sono un buon conversatore. E poi che sono una persona che sa ascoltare e questa dote mi viene ricambiata e mi aiuta a creare buone amicizie. Quali sono le ricompense che ti aspetti nella tua carriera e perché l’hai scelta? Ho già avuto molto. La soddisfazione più grande è aver visto nascere il TG5 insieme a Enrico Mentana e ad altri miei colleghi e di averlo accompagnato fin qua. È stata una grande gratificazione aver diretto e lanciato Class-CNBC della piattaforma Sky, così come mi dà piacere scrivere commenti editoriali sui giornali nei quali posso dire la mia. Spesso, infatti, in tv si hanno tempi e vincoli diversi rispetti ai commenti scritti sui giornali; così mi è possibile approfondire tramite la lingua scritta certi ragionamenti. È vero che stai coinvolgendo nel golf anche parte della redazione? Faccio molti proseliti. Posso dire di aver convinto due conduttori, Chiara Geronzi e Lorenzo Montersoli, e mi sto “lavorando” un altro paio di colleghi. Noi giornalisti facciamo spesso orari particolari

FOTO DI

CLAUDIO SCACCINI

e finiamo magari per essere liberi durante il giorno. Ho sprecato anni quando conducevo l’edizione della notte e andavo a lavorare alle 18. Molti di noi sono liberi in quelle ore e non hanno difficoltà a trovare il tempo per giocare a golf. Come hai iniziato a giocare? Portato dalla famiglia all’Acquasanta, dove mio padre era socio pur non giocando. A metà degli anni Settanta noi tre fratelli abbiamo iniziato. Il tuo rapporto con il golf è stato a fasi alterne, vero? Da ragazzino ero abbastanza appassionato, anche se non sono mai stato serio. Mi sento ancora in colpa per non aver consegnato lo score in un Campionato Cadetti e mi hanno squalificato. Prendevo poche lezioni e frequentavo pochissimo il campo pratica. In più, a 17 anni abitavo dall’altra parte di Roma, non avevo il

Botta e Risposta w Socio a? Roma Acquasanta. w Handicap? 11,2. w ”Gioco” o “Sport”? Entrambi gli aspetti, perché qualunque attività con regole è un “gioco”. E il fatto che si pratichi all’aria aperta, facendo movimento, lo rende uno “sport”. w Colore delle scarpe? Bianche con inserti marrone. w Abbigliamento tecnico o quello che capita? Ho trovato dei pantaloni fantastici di tutti i colori nella grande distribuzione ai quali mi piace abbinare magliette dei circoli assortite. Questo è l’anno del colore, mi diverte molto. w Con che frequenza giochi? Tanto, quest’anno. Vado in

motorino e dovevo prendere tre autobus; così ho abbandonato. Sono rientrato per caso quando mi trovavo in Garfagnana e ho visto alcune persone che giocavano su un campetto di tre buche. Mi è tornata la fantasia ma sempre con un approccio non troppo serio: solo adesso, al contrario, ho voglia di impegnarmi. Poi sono molto fiero di mio nipote che è forte nella sua categoria: quando gli faccio da caddie mi sento importante. Roma, la tua città, è in gara per ospitare le Olimpiadi del 2020: chi vorresti vedere come italiano in gara? Visto il regolamento direi tutti e tre gli italiani, i due Molinari e Manassero, due di diritto e altri due che diventeranno forti ora delle Olimpiadi. Chi hai conosciuto dei tre moschettieri? Non ho avuto modo di incontrare i due Molinari anche se ho avuto il piacere di annunciare al TG alcune delle loro vittorie. ➤

campo pratica quattro o cinque volte a settimana durante l’ora di pranzo (è un’ottima dieta!). E in campo due. w Matteo, Francesco o Edoardo? Non voglio fare preferenze: apprezzo la grinta di Edoardo, mi diverte il fenomeno Matteo e ammiro molto la volontà di Francesco. w Campo preferito? Is Molas e l’Acquasanta. w Ferro preferito? Ultimamente mi sono appassionato al gioco corto. Mio nipote mi ha regalato un 54º che mi diverte. w Punto debole? Non sono molto potente. w Punto di forza? Sono diventato più regolare. w Car, carrello elettrico o sacca in spalla? Carrello normale, sono

un talebano del camminare. w Formula preferita? Medal. E poi trovo affascinante il foursome, che si gioca raramente e fa migliorare perché si è sempre sotto pressione. w Quale sarebbe la tua partita ideale? Bob Dylan, Elvis Costello e Paolo Conte. w Pratica: sì o no? Sì. Ho scoperto il golf a dieci anni, ho smesso a 16 e ho ripreso a 46: solo ora mi sono accorto che è divertente, perché si possono riprodurre le stesse sensazioni che si hanno in campo. w Putting green? Sì, ma soprattutto mi alleno facendo approcci con un secchio di 40 palline. w Bevanda preferita in campo? Acqua. Tantissima.

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iPERSONAGGI

AVOILALINEA ➤ Matteo l’ho conosciuto durante una golf

clinic e ho ricevuto da lui alcuni consigli sul gioco corto. Mi ha impressionato: non c’è modo per dire quanto è perfetto. Ha doti non visibili di primo acchito. Mi sembra un finto calmo e lo è diventato nel modo giusto. Se sbaglia dei colpi si stizzisce, ma in modo intelligente e produttivo. Ha una determinazione straordinaria: più gli va storta più si carica e ciò è incredibile. Ha un controllo del gioco eccezionale e un giusto approccio alla competizione . Tutto ciò lo rende perfetto per la promozione del golf. Vedo al mio circolo i ragazzini che scatenano lo spirito di emulazione: impazzirebbero per un suo cappellino, si esaltano a pensare a lui. Matteo farà sfracelli! Leggi libri di golf? No, mi sono divertito anni fa con Woodhouse. Libri scritti negli anni Trenta

con personaggi attualissimi anche ai giorni nostri: il lento, il truffaldino, il pignolo... Qual è la miglior dote per un golfista? L’ho scoperta da poco: essere onesti con se stessi. Se tu ti favoleggi che hai sbagliato perché qualcuno ha starnutito, non fai un passo avanti. Invece la pallina non fa altro che parlarti: tu devi solo starla a sentire. Qual è il risultato che ti ha dato maggiore soddisfazione? Aver ricominciato a 17 di handicap ed essere sceso in pochi mesi a 11. Solo gioco o anche paesaggio? Anche paesaggio. Sono molto sensibile alla bellezza della natura, ai profumi in tutte le stagioni dell’anno. Il golf è una delle poche attività della nostra civiltà moderna che permette di vedere il passaggio delle stagioni. Forse se ne accorge, in parte, chi va a caccia; ma non ci va tutto l’anno.

Dove tieni le coppe? Come tutti i golfisti: sparpagliate e accatastate fra Roma e la casa al mare. Per questo preferisco il piattino: occupa meno spazio. Finisce la partita: doccia o spaghetto? Spaghetto! Gioco verso le 9 e adoro godermi gli spaghetti post giro. Qual è la parola o frase che dici più spesso in campo? Parlo alla palla: “vola” o “cadi”. Talvolta durante lo stesso tiro. Quante volte hai pronunciato il fatidico: “ho capito tutto”? Prima lo dicevo una volta alla settimana. Ora non lo dico più, anche se ho capito quali errori fondamentali devo evitare. Come ti vedi da qui a dieci anni da golfista? Spero di mantenere questi livelli continuando con il divertimento di adesso. E di avere sempre qualche giovane campione da seguire. u

De Filippi al lavoro durante un’intervista a Manassero. Ci sta anche qualche consiglio tecnico.

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LA BELLEZZA DEL GOLF Per Nadia Bengala, Miss Italia ’88, tornare sul tee dopo vent’anni è stato come riaprire un vecchio baule: all’improvviso ha riscoperto mille emozioni dimenticate D I

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cioccolato. E, anche se il mio passato di modella e attrice farebbe pensare a una donna attenta e misurata nel cibo, la verità è un’altra. Si gioca a golf per stare bene e pertanto non ha senso farsi mancare qualcosa. E poi, se io ho fame devo mangiare, e non vedo perché dovrei rinunciarci soltanto perché tra la buca 9 e la 10 non c’è granché tempo. Tra i personaggi della storia o contemporanei, vorrei poter fare una partita in special modo con tre nomi. Antonio De Curtis, ossia Totò, perché è stato uno dei pochi attori che sin da piccola non mi ha mai delusa, con lui mi sono sempre divertita e ancora adesso guardo e riguardo i suoi film e rido come fosse la prima volta. Giocando con lui sarei certa di mantenere il buon umore. Poi sceglierei Albert Einstein e Sai Baba, per me il massimo dell’intelligenza e il massimo di umanità. Ma al di là dei sogni, credo che mio malgrado sarò costretta a restare lontana per un po’ dai circoli golfistici; ho infatti iniziato un nuovo mestiere e mi auguro quello che accade ai bravi golfisti: di andare lentamente, imbucando ogni volta al primo colpo”. u (a cura di Savina Sciacqua) foto Pino Polesi

“A

me il golf fa pensare al trasloco che ho concluso da poco e durante il quale non ho buttato via niente”. Esordisce così Nadia Bengala, Miss Italia 1988, oggi imprenditrice impegnata – insieme al compagno – nell’ideazione e realizzazione di eventi e format per la televisione. “Vent’anni fa mi ero avvicinata all’idea di giocare, grazie a un amico che aveva provato a coinvolgermi; poi, però, non se n’era fatto nulla. Ma, proprio come accade quando non riesci a disfarti di una vecchia mensola, prima o poi capita che si crei l’occasione per un nuovo utilizzo. Così è successo al mio golf. All’epoca, sinceramente, avevo provato un senso di noia e l’avevo subito accantonato senza però scartarlo a priori; tant’è che quando, dopo vent’anni, mi hanno invitata a riprovare, ho accettato al volo. È stato come se avessi lasciato chiuso quel vecchio baule della nonna, fino al giorno in cui mi ha creato una nuova curiosità. A ripropormi il golf sono stati sia i titolari di un famoso brand di costumi legato a Miss Italia, sia Daniela Berti, la creatrice della Celebrity Golf Cup. Mi è venuto naturale accettare. Avendo però sempre poco tempo a disposizione, ho deciso di partecipare soltanto alle gare a carattere benefico, qual è quella di Telethon. Ma so già che appena “diventerò grande” mi dedicherò al golf. Com’è possibile d’altronde non coglierne l’appeal? Le location sono splendide: paiono disegnate da Van Gogh talmente sono invitanti quelle distese di prati verde intenso, curate e ricche di alberi maestosi, quei paesaggi rurali che mi ricordano la gioia di Heidi dove la gente non urla, ma parla sottovoce invogliando al relax e a una calma giocosa. Inoltre, camminare è una grande opportunità per ossigenare il fisico, per staccare dalla frenesia dei computer e rivalutare la fatica, curandosi della propria salute. Io sono più brava per fortuna che per tecnica; non solo perché ho la classica

fortuna del principiante, ma soprattutto per il fatto che sono portata naturalmente, il mio swing pare sia ottimo e anche in green me la cavo. Ho l’istinto della golfista: così almeno sostiene chi mi ha impartito i fondamentali. Sul campo non mi faccio mai mancare una bevanda isotonica e il

Nadia Bengala, nata a Siracusa nel 1962, è un volto noto della nostra televisione. Terminati gli studi, a vent’anni è una modella molto richiesta da fotografi e Maison di prestigio. Dopo pochi anni comincia ad apparire anche in televisione, inizialmente come valletta in alcune puntate del programma televisivo “Ok, il prezzo è giusto!”, condotto da Iva Zanicchi. Nel frattempo partecipa alle selezioni di Miss Italia, concorso che vincerà a settembre 1988. Il suo fascino supera i confini nazionali e nel 1989 partecipa a Miss Universo. Ritiratasi definitivamente dalle passerelle (con il riconoscimento di Miss Italia più bella del decennio), nel luglio ’91 partecipa accanto ad Alba Parietti e Oreste Lionello al varietà “La piscina” su RaiTre. L’anno dopo conduce “Gran Galà” su Retequattro e “Sognando Broadway” su RaiUno accanto a Pippo Baudo. Poi è la volta delle fiction (“Un inviato molto speciale”, su RaiDue con Jerry Calà), degli spot e del cinema, con un paio di film, prima di approdare nuovamente sul piccolo schermo come opinionista nel programma “L’Italia sul 2”, condotto da Milo Infante e Monica Leofreddi, o partecipante (nel 2005) al reality show “Ritorno al presente”, condotto da Carlo Conti.


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vitadiclub

AMO LA CURA DEI PARTICOLARI Da sempre attivo nel mondo dello sport, Antonio Bulgheroni guida oggi con esperienza il Golf Club Varese. Che rinnova, pur mantenendolo nelle condizioni originarie. Soci a parte, che sono in gran crescita D I

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l momento, in Federazione, stiamo vivendo un periodo esaltante sia al maschile che al femminile. Ciò che fa più piacere è vedere elementi come Gagli che si affermano con successo in modo definitivo nell’European Tour”. C’è meritata soddisfazione nelle parole di Antonio Bulgheroni, che divide la sua passione per The Game tra la qualifica di responsabile delle squadre azzurre e l’incarico di presidente e guida del Golf Club Varese. Due impegni vissuti con entusiasmo e responsabilità, soprattutto “in casa”, a Varese, dove Bulgheroni sta portando avanti un lavoro di sapiente “innovazione nella tradizione”, per salvaguardare lo spirito del circolo pur adattandolo alle esigenze di oggi. Quali sono i principali problemi che incontra il presidente di un circolo sotto la Sovrintendenza delle Belle Arti, come succede a Varese? La Club House è un monumento storico, patrimonio importantissimo; quindi qualsiasi intervento (tegole, grondaie ecc.) deve passare sotto l’approvazione della Sovrintendenza. Questo comporta una burocrazia piuttosto lunga e costi più elevati. Quali sono stati i cambiamenti apportati sotto la tua presidenza? E quali, invece, avete in programma di effettuare? Per quanto riguarda il campo abbiamo cercato di mantenerlo con le sue caratteristiche originali. Sappiamo che non è più un percorso da Open, me è molto delicato: non dimentichiamo che il record è ancora di Alberto Binaghi, con 66 colpi. Ci siamo quindi concentrati sulla cura dei particolari, la qualità di fairway, green e bunker. E poi sui tee box, con i fiori e tutto ciò che può rendere migliore il campo. Per la Club House invece abbiamo recuperato la vecchia chiesa: abbiamo ripristinato i muri antichi, sasso per sasso, in modo completo e la arrederemo secondo lo stile del circolo. Abbiamo anche messo a posto i tetti e ora ci occuperemo di rifare gli spogliatoi. Tutto questo, cercando di rendere il club più accogliente per soci e ospiti. Nella presidenza di Varese, hai avuto vantaggi dai tuoi precedenti incarichi sportivi? Essendomi sempre dedicato allo sport

(attivo laddove ho potuto e dirigenziale quando sono stato chiamato in causa), non posso dire che la presidenza di Varese sia un incarico “nuovo”. È un impegno molto simile ad altri che ho già vissuto, in relazione alla Federazione e nei rapporti con i soci. A proposito di soci, qual è il loro andamento? C’è un incremento? Se sì, da dove arrivano? Godiamo di una situazione particolare. Da quattro anni abbiamo un Junior Team con 75 ragazzi del quale andiamo molto orgogliosi, dopo che il nostro Giacomo Garbin ha vinto i Campionati Nazionali Cadetti, il primo risultato dopo tanti anni di insuccessi a livello giovanile. Inoltre abbiamo il vantaggio di avere alcuni campi pratica vicini pieni di neofiti. E coloro che desiderano giocare frequentando un circolo vengono da noi. Direi quindi che la nostra situazione soci è molto positiva. Avete in mente di ospitare un evento importane a breve? Siamo sempre stati pronti a ospitare

eventi, compatibilmente con le strutture tecnico-sportive e la disponibilità dei soci del circolo. Dobbiamo preservare il campo per loro, visto che abbiamo solo 18 buche. Abbiamo recentemente ospitato i Campionati Mid Am, i Campionati italiani Senior di doppio e in futuro, se ci saranno occasioni, le sfrutteremo in base alle disponibilità del circolo. Una volta Varese era fortissima sia come team maschile che femminile. Ora com’è la situazione? E cosa fare per incrementare il numero dei buoni giocatori? Al momento abbiamo degli ottimi giocatori amateur a livello nazionale, nonostante la loro età sia avanzata. Stiamo preparando il cambio generazionale con molti giovani che si affacciano prepotentemente con il loro handicap a rivendicare un posto nella nostra squadra. Presenteremo quindi sempre un team maschile amateur molto competitivo. Avevamo delle ragazze ma purtroppo, per ragioni familiari e di età, si sono un po’ allontanate e abbiamo avuto un buco di qualche anno. Al momento ne stanno crescendo alcune ma abbiamo bisogno ancora di qualche anno per consolidare la loro forza e verificarla nelle competizioni più importanti. Come responsabile delle squadre azzurre come vedi la maschile e la femminile ad oggi? Nel Challenge abbiamo ottimi ragazzi e nell’Alps ce ne sono una ventina. Questa per me è la base migliore per fare bene. L’obiettivo della Federazione è avere, nel giro di qualche anno, sette o otto giocatori sull’European Tour. Per quanto riguarda le ragazze, ora siamo aggrappati ai successi eclatanti di Diana Luna. Ha ottenuto subito delle splendide vittorie dopo la pausa per la maternità. E poi ci sono la Sergas, la Zorzi e la Cavalleri: speriamo che riescano a ritornare a fare ciò che facevano un tempo. Personalmente, sono soddisfatto e cerco di lavorare per coordinarmi con tutto il team nazionale. Stiamo andando bene e siamo convinti che in pochi anni avremo delle bellissime soddisfazioni. u AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 83


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laTECNICAdi

ISEGRETI PERFARESCORE Un connubio perfetto tra l’esperienza del coach e le capacità del campione: ecco l’anno magico di Luke Donald. Che ora ti svela come scendere in campo da vincitore DI

P ETER M ASTERS E D UNCAN LENNARD S TREETER LECKA E A NGUS M URRAY

FOTO DI

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IL FANTAS 2011 DI LUTICO KE

FEDEX C RACE TO D UP: 6º WORLD UBAI: 1º VOLTE NE RANKING: 1º LLA T MEDIA SC OP TEN: 1º ORE: 2º


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ILLEONESIÈSVEGLIATO La scorsa stagione Luke sembrava quasi intimidito dagli avversari. Durante un inverno di intenso lavoro il suo coach ha saputo trasformarlo: e adesso Donald guarda tutti dall’alto del ranking DI

PAT GROSS – COACH DELLA NORTHWESTERN UNIVERSITY, AL FIANCO DI LUKE DONALD DAL 1997

E

ro così fiero di Luke al Masters perché per la prima volta ha tirato fuori il vero lottatore che c’è in lui. Ho sempre saputo che fosse speciale, ma far emergere il vero Luke è stato un percorso lungo e difficile. Per un po’ di tempo, sentivo che c’erano due Donald: uno che batteva tutti in Ryder Cup; e l’altro che a ogni torneo importante perdeva un’occasione. Ad Augusta, finalmente, è stato diverso. E spero di dovermi abituare al Luke visto in quell’occasione. Grande prestazione, ha dimostrato di non voler mollare mai, quando invece – prima – troppe volte nei Major si era dimostrato timido. Ad aprile, però, era diverso: quando l’ho visto domenica non sembrava per niente tentennante. Si vedeva che si stava divertendo. Dava il massimo e credeva in ciò che faceva. Ha giocato con sicurezza. E i birdie sono arrivati. Mi ha impressionato molto, ad esempio, la sua pronta reazione al colpo in acqua alla 12. L’ha affrontato e ha fatto birdie alla 13, 15, 16 e 18. Ad Augusta ho davvero rivisto il Donald delle Ryder Cup; quello titubante e tentennante sembrava sparito. IL PUNGOLO DELLA RYDER La Ryder Cup gli ha sempre fatto un certo effetto, perché per lui significa molto.

Non c’è altro giocatore più fiero di farne parte. Quando gioca la Ryder, Luke è un’altra persona. La sua energia è interminabile e ha l’adrenalina a mille ogni momento. La sua cattiveria agonistica è impressionante. Credo che ora la parte più aggressiva di quel Luke sia trascesa in molti momenti del suo gioco. All’inizio della stagione ero molto soddisfatto del lavoro

“AD AUGUSTA FINALMENTE SI È VISTO IL DONALD CHE VOLEVO” fatto durante la pausa invernale. Aveva giocato la FedEx Cup, la Ryder Cup e si era spostato moltissimo durante l’anno; pertanto la pausa gli ha fatto benissimo. Si è preso un mese libero, evitando le tentazioni di giocare alle Hawaii, a Torrey Pines e a Pebble Beach, tutti tornei dove ha sempre fatto bene. Questo dimostra quanto ci tenesse a tirare fuori il meglio di sé.

Q U E L

N U O V O

1. Luke ha sempre avuto la tendenza a sedersi un po’ troppo. Controlliamo, pertanto, che non pieghi troppo le ginocchia.

2. Tenere le mani all’interno e il bastone all’esterno permette a Luke di portare il ferro più in alto all’apice.

S W I N G

3. La faccia del bastone non è più aperta all’apice, conseguenza di aver indebolito il grip nella mano sinistra.

PICCOLI AGGIUSTAMENTI DI TECNICA Tengo spesso d’occhio il suo address e durante l’inverno abbiamo lavorato molto su questo. La schiena dev’essere dritta e mi assicuro ogni volta che sia ben in linea senza esagerare con la flessione delle ginocchia, poiché in passato Luke tendeva a “sedersi” troppo su di esse. Ha progressivamente indebolito il suo grip nella mano sinistra per evitare che il bastone si chiudesse troppo all’apice del backswing. L’aspetto su cui ho insistito di più è lo stacco (e quindi le mani all’interno e il bastone all’esterno), per raggiungere una posizione più alta all’apice. Luke, infatti, aveva la tendenza a chiudere la faccia del bastone, inarcando il polso sinistro. Abbiamo cercato di eseguire l’esatto contrario, il che apre la faccia. Inoltre, abbiamo anche provato ad aumentare lo spazio tra le sue braccia, sempre all’apice del backswing. Luke qualche volta ha fatto dell’overswing con alcuni bastoni, specialmente il driver. Quando riuscirò a fargli fare lo stesso swing con driver e ferro 6, mi riterrò soddisfatto. Ridurre la lunghezza del suo backswing lo aiuterà a tenere il movimento in piano. LA SEQUENZA MIGLIORE Ho letto che Luke è preoccupato di essere corto, però non ne abbiamo mai parlato. Ho sempre pensato che la sua distanza fosse più che sufficiente. Abbiamo lavorato molto sulla sequenza, cercando di fargli anticipare la parte inferiore del corpo mentre termina il backswing. La rotazione, in questo modo, è più efficace. Si tratta di muovere leggermente la gamba sinistra e girarci sopra. C’è voluto tempo e pazienza, anche perché dovevamo partire dal set-up: non voglio vedere i suoi fianchi iniziare lo swing, ma i suoi piedi. Piedi, ginocchia, fianchi: questa è la miglior sequenza. u

C O S Ì

4. La parte inferiore del corpo che parte prima nel downswing permette a Luke di tenere il bastone in linea.

P E R F E T T O

5. All’impatto, Luke carica la gamba sinistra e la fa girare per il follow through.

6. Non vedrai mai Luke perdere l’equilibrio: il suo bilanciamento è perfetto e parte dal set-up.

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ISEGRETIPERFARESCORE

COSÌ SUPERI OGNI OSTACOLO

COLPISCI IN AVANTI, NON IN ALTO! E LASCIA CHE IL LOFT FACCIA IL SUO LAVORO

PROBLEMA: FAR ALZARE LA PALLA

Questo diffuso malinteso porta ad altri problemi e peggiora la situazione. Quando i dilettanti hanno paura di sbagliare arretrano nello stance perché credono (errore!) che l’impatto sia più pulito. Qui enfatizzo lo sbaglio con la palla sul piede destro: ma ho visto molti giocatori fare addirittura di peggio. La faccia del bastone, scendendo rapidamente e avendo minor corsa, ha una finestra troppo piccola per il contatto perfetto.

Per eseguire bene questo colpo, la palla deve alzarsi relativamente in fretta e fermarsi presto dopo aver toccato il green. Molti amateur, però, eseguono questo colpo in maniera errata. Invece che fidarsi del loft, fanno di tutto per alzare la palla. Questo modo di giocare fa fare loro un movimento di mani a “scavetto”, con la faccia che supera le stesse mani all’impatto. Risultato: flappe e top.

✘ Mettere la palla arretrata rispetto allo stance chiude la faccia del bastone. Questo è l’effetto che ottieni quando il bastone è parallelo al suolo. Controlla di non essere mai in questa posizione, le chance di successo sono a zero. Il loft è andato perso e la palla partirà bassa e forte; esattamente il contrario di quanto dovresti ottenere. 86 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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SOLUZIONE: NON OSTACOLARE IL LOFT

✔ ✔ Con i moderni wedge non c’è bisogno di aiutare il bastone ad alzare la palla se si esegue un movimento che preservi il loft. Il bastone si prenderà cura della traiettoria, non dovrai far altro che tirare. Quindi prova a posizionare la palla leggermente più avanti per garantire al bastone di arrivare all’impatto con il suo naturale loft.

✔ A questo punto si tratta solo di fidarsi del loft e applicarlo alla palla. Continua la rotazione del corpo nel follow through; se fermi la rotazione, le mani potrebbero sovrapporsi e rovinare tutto.

Con la palla più avanti nello stance troverai più facile ruotare il bastone in modo naturale. Adesso la faccia del bastone guarda verso il cielo. Hai finalmente del loft con cui giocare.

Ho una dritta da darti per evitare che le mani si girino (e di conseguenza far partire la palla più bassa e più forte): la mano destra rispecchia la faccia del bastone quindi, finché guarderà in alto, anche la faccia del bastone sarà posizionata in modo corretto. Questo è un ottimo metodo per essere certi di non modificare il loft all’impatto.

I NUMERI DI LUKE: UP&DOWN – 2006: 65.35% (3º) – 2007: 57.43% (97º) – 2008: 62.70% (5º) – 2009: 62.85% (20º) – 2010: 65.41% (3º) AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 87


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ISEGRETIPERFARESCORE

MA DAL BUNKER DEVI FARE IL CONTRARIO

ABBIAMO VISTO COME NELL’APPROCCIARE NON DEVI MAI GIRARE LE MANI. NELLA SABBIA, INVECE... Se si approccia dall’erba e si permette al bastone di sorpassare le mani, si rischierà un colpo pesante o un top. In bunker, però, non si deve colpire la palla: la si fa partire dalla sabbia. Qui si cerca la sensazione opposta di quella precedente, si permette al bounce di lavorare e il loft viene aumentato. Io cerco questo release facendo qualche cambiamento al set-up.

LE CHIAVI DEL SET-UP 1. Muovi la palla leggermente avanti nello stance, sul tallone sinistro. Questo, oltre che incoraggiare il feeling delle mani che sorpassano il bastone, ti aiuterà a colpire la sabbia prima della palla. 2. Accertati che lo shaft sia indietro e le mani appena dietro la testa. Nota come questo abbassi la soletta del bastone posizionandola nella posizione perfetta per passare sotto la sabbia. Inoltre aggiunge loft al bastone, aiutandoti ad alzare la palla maggiormente.

ECCOTI LA TECNICA CORRETTA AL “RALLENTY” 1. I divot profondi mostrano che il bounce ha fatto il suo lavoro, aiutato dalle posizioni di mani e bastone descritte in precedenza. 2. La palla sale rapidamente, dimostrando che il loft era molto al set-up. 3. La faccia del bastone è davanti alle mani, mostrando un release pieno.

Come nell’approccio, il colpo qui necessita di altezza e quindi il loft è fondamentale. Attraverso la palla il bastone non deve ruotarsi: quindi appena dopo il release il bastone guarda ancora in alto. Questo aiuta il bounce, così il bastone scivolerà invece che infossarsi nella sabbia. I NUMERI DI LUKE: BUNKER – 2006: 63.64% (1º) – 2007: 57.72% (13º) – 2008: 50% (98º, infortunio al polso) – 2009: 64.43% (1º) – 2010: 66.39% (1º) 88 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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NUOVI PRODOTTI 2011 laTECNICAdi

COSÌSIVINCE L’OPEN Forse non lo sai, ma una rotazione ampia e armoniosa delle spalle garantisce colpi più lunghi e precisi. È quanto ha fatto Darren Clarke a Sandwich. Prendi esempio... DI

DARREN CLARKE –

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rima dell’avvento della regola sui groove nel 2010, si vedevano spesso professionisti giocare il classico colpo hop-and-stop dai 30 o 40 metri; la palla faceva un gran rimbalzo, per poi inchiodarsi subito al secondo, in teoria all’altezza dell’asta. Ma con i nuovi groove a V, questo colpo è cambiato. La palla si ferma sempre dopo il secondo rimbalzo, ma dopo aver rotolato qualche centimetro. Il che non è del tutto negativo. Come molti professionisti, io cerco di usare il backspin solo quando ne ho bisogno; il più delle volte è più semplice metterla vicina con un colpo che rotola molto. Vediamo quindi come fare per sfruttare al massimo i nuovi groove. u

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NON BLOCCARE LE SPALLE Non tenere bloccate le spalle in questo tipo di colpo: risulterebbe debole, inconsistente. È importante, invece, ruotarle.


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IN COLLABORAZIONE CON

www.taylormadegolf.eu GIOCALA PIÙ INDIETRO I pro del Tour si addressano per colpire la palla dall’alto verso il basso. Questo perché un leggero angolo d’attacco verticale aumenta il contatto tra i groove e la palla. Più è netto il contatto tra palla e faccia del bastone, migliore risulta il controllo. Io gioco la palla un pochino più indietro nello stance, poco oltre i bottoni della mia maglia. Questo crea una naturale inclinazione del bastone in avanti che facilita l’attacco verticale. Ricorda che la correlazione tra mani, bastone e palla dev’essere mantenuta e preservata durante tutto lo swing.

DEVI GIRARTI, NON FLETTERTI La differenza principale nell’approccio tra un professionista e un amateur sta nel modo in cui si usano le spalle

AMATEUR

ATTENTO ALLE MANI Se tieni le mani leggermente in avanti riesci a promuovere un attacco verticale.

Ecco come approccia un dilettante. Le spalle si muovono verticalmente su e giù, la spalla sinistra scende nel backswing e si alza dopo l’impatto. Questo crea una linea d’attacco errata: la faccia del bastone che sale e scende difficilmente avrà un contatto ottimale con la palla. Al contrario, è praticamente impossibile creare il contatto tra palla e groove e averne il controllo.

PRO Le spalle dei pro, invece, lavorano ruotando; esattamente come in un mini-swing. Il miglior modo per affinare questa tecnica è posizionarsi un bastone tra le spalle e girare, come mostrato sopra. Devi sentire la spalla destra che ruota intorno a te nella salita e che si gira dopo l’impatto. Questa azione rotatoria preserva gli angoli creati al set up, permettendoti di applicare un consistente attacco alla palla.

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NUOVI PRODOTTI 2011 RUOTA IL BUSTO Il colpo che sto giocando qui è relativamente corto, intorno ai 30 metri. Ciò nonostante le mie spalle hanno ruotato fino a puntare al bersaglio. Il fatto che le mie mani e le mie braccia siano di fronte al mio petto dimostra che l’azione delle mani è stata quasi nulla; ho colpito la palla con la rotazione di spalle e busto. Questo dona ritmo, consistenza e angolo d’attacco.

GIRO COMPLETO

NON TEMERE IL LOFT

Anche in un colpo di soli 30 metri devi cercare una rotazione completa delle spalle.

Ora, con il bastone in mano, cerco semplicemente di ripetere l’azione delle spalle descritta nella pagina precedente. I miei avambracci seguono in modo naturale la rotazione delle spalle e di conseguenza lo fa anche la faccia del bastone, che punta verso il cielo. Questo mantiene inalterato il loft del bastone e ti permette di sfruttare il bounce. Molti amateur hanno paura del loft, ma con il set up degli angoli corretto non c’è nulla da temere.

NON ALZARE LA TESTA Negli approcci non bisogna mai portare la testa del bastone ad alzarsi dopo l’impatto. È un disastro che porta a flappe o top. Purtroppo molti amateur fanno esattamente questo, cercando di alzare la palla. È un azione che va di pari passo con il sali-scendi delle spalle che abbiamo visto nelle pagine precedenti. Invece, prova quel set up, prova a fare una piccola zolla dopo la palla e fidati del loft del bastone. I wedge sono quelli che ne hanno di più. 92 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011


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TECNOLOGIA

ANCHE IL RITMO INFLUENZA LO SPIN In un colpo dove necessito di molto spin cerco di colpire la palla più seccamente, con un’azione corta e compatta. Un ritmo rapido aggiunge spin. Al contrario, se desidero far correre la palla eseguo uno swing ampio e leggermente più morbido. La tecnica e, soprattutto, gli angoli restano gli stessi. Prova e sperimenta gli effetti della velocità dello swing sullo spin; è divertente e dà ottimi risultati per il tuo gioco.

QUEI WEDGE CHE CAMBIANO FACCIA Darren utilizza quattro wedge: il pitching wedge dal set dei suoi TaylorMade MB 2011, più un 50º, 54º e un 58º xFT. La gamma xFT offre la possibilità di interscambiare la faccia in modo da permettere al giocatore di cambiare i groove consumati senza dover sostituire il bastone. Attraverso i suoi studi, TaylorMade ha dimostrato come l’efficacia dei wedge crolli di pari passo con la qualità dei groove. L’inserto è posizionato in modo calibrato, praticamente senza tolleranza, e forma un’area di impatto perfettamente piatta, permettendo la consistenza e il controllo ricercati dai migliori giocatori del Tour.

AGGIUNGI UN LEGGERO TAGLIO Mi piace sentire che gioco i miei chip con un leggerissimo elemento di spin, mi aiuta a controllare meglio la palla. Lo spin non deriva dal tagliare la palla da fuori a dentro (il naturale piano dello swing in questi colpi è esterno-interno) ma dall’address leggermente aperto. Qui punto un pochino a sinistra con le linee del corpo mentre la faccia del bastone punta invece all’asta. Da qui si tratta di fare semplicemente la mia normale azione con le spalle e mantenere i polsi leggermente rigidi all’impatto per rafforzare il contatto.

LA SACCA DI DARREN n Driver: TaylorMade R11 9º Shaft Grafalloy Project X-8A4 n Legno 3: TaylorMade R9 13º Shaft Grafalloy Project X-8A4 83-X n Ibrido: TaylorMade, Rescue 09 TP 17º. Shaft Grafalloy Project X-HA1100-S n Ferri: TaylorMade Tour Preferred MB (3-PW) n Wedge: TaylorMade 50º, 54º e 58º xFT n Putter: Titleist Scotty Cameron n Palla: TaylorMade Penta TP

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laTECNICAdi

VITADABOMBER DI BUBBA WATSON

Cerchi la distanza? Non pensare troppo e mettici istinto. Come ti suggerisce Watson in queste pagine T E S T O R A C C O LT O D A

PETER MASTERS –

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H O WA R D B O Y L A N

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ubba Watson non è un normale professionista. È uno showman. Non ci sono tanti giocatori nella storia del golf che hanno avuto un approccio così poco ortodosso al gioco. Lui non pratica, non ha mai fatto una lezione e se è un drive dritto con un pelo di draw che cerchi, allora dimenticatelo: qui il gioco si chiama powerslice. “La vedi quella casa?”, chiede con simpatica sfrontatezza Bubba, puntando 130 metri a destra del fairway appena salito sul tee per il suo primo scatto di questo servizio. È chiaro che non vede l’ora di farci vedere di cosa sia capace. “Riesco a far andare la palla sopra quella casa e poi farla tornare verso il fairway. Stai a guardare...”. I ragazzi che posizionano le luci si fermano mentre Bubba si addressa. I suoi piedi non mirano alla casa, ma alla sua destra e, mentre muove il bastone, il movimento che esegue è fluido, prima dolce e lento, poi veloce, velocissimo, quasi fosse un pescatore che lancia un’esca. La palla parte verso la casa ed è altissima. Non curva subito ma, appena l’effetto fa presa, inizia a girare verso sinistra in modo spaventoso, come un frisbee che trova il vento. Il tempo di volo è di almeno sette secondi, prima che la palla atterri in fairway a 300 metri di distanza. Bubba sembra soddisfatto. “Amo il mio slice”, confessa. “Taglio qualsiasi colpo e non mi ha mai causato danni. Non riesco proprio a capire perché la gente passi così tanto tempo a cercare di liberarsene. Del resto i migliori di tutti i tempi ( Jack, Tiger, etc.) giocavano tagliando la palla...”. u

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ILE IMPOSSEILBLA PALLA U T, SEGUIORLEAQA TEDDDYIESCOT

LA PARIL SUO CAD Bubba, vorare con la palla la a to ia iz se o in rtis “Quando h a capire da dove pa meno lo stesso. o ca ti iù fa p o re v p che face sem ane prima o set-up è perché il su volute diverse settimlio dire: a volte Ci sono ve guardare. Vog stra che sapessi do vola così tanto a de pena la palla in campo solo ap riappare di atterrare!”. prima


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CONCENTRATI SU DOVE MIRI Con il driver, cerco solo di mettere la palla in gioco. Ovunque in fairway va bene. Se va anche lunga è un bene, ma non è il mio primo obiettivo quando mi addresso. L’assoluta priorità è tenere la palla sul fairway. Punto. Se i dilettanti avessero questo obiettivo, non si caccerebbero in tutti i guai in cui finiscono.

OFF SET

Ho creato il mio driver in modo da non andare mai a destra. Non voglio fare né gancio né draw. Il bastone è stato realizzato per uno slice. Nella foto puoi vedere come la faccia sia naturalmente aperta. Il mio grip ha sotto dodici strati di nastro che sono stati posizionati proprio in modo da avere la faccia del bastone aperta di due gradi.

GRIP SPESSI

Uso dei grip spessi perché mi danno delle ottime sensazioni. Ne sono così abituato che quelli normali ormai mi sembrano scomodissimi. La gente dice che grip così grandi rallentano molto le mani durante la discesa, ma io non ne sarei così sicuro...

A OGNI OBIETTIVO, LA SUA POSIZIONE PALLA BASSA

COLPO NORMALE

LA “BOMBA”

Il tee è sempre alto. Da una posizione del tee così puoi giocare qualsiasi colpo tu voglia; dalla palla bassa alla bomba. Quando ho bisogno di un colpo basso metto le mani leggermente più avanti, in modo da far risultare il bastone più chiuso.

Io sono molto lungo, anche se non do il 100 per cento ogni volta. Non sempre sfrutto tutta la mia potenza per mantenere il mio swing morbido e ritmato. Questo è il segreto della distanza. In buone condizioni meteo, so di poter superare dei bunker anche a 290 metri. Con il tempo brutto, invece, arrivo a 260.

Se è la distanza ciò che cerchi, “darci a manetta” non è la soluzione migliore. Ciò di cui hai bisogno è di tirarla molto alta ed è qui che cambia il set-up. Essendo mancino, sposto leggermente il peso sulla parte sinistra del corpo e la spalla destra si alza. Inoltre, cerco anche un ritmo più rapido.

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laTECNICAdi

VITADABOMBER

NON ESISTONO COLPI DRITTI 1 2 3 Quando mi addresso, che sia un driver o un ferro al green, non esistono colpi dritti. Dritto, per me, è la cosa più difficile in assoluto. Guardo sempre come poter eseguire il mio colpo con un arco. E attacco la bandiera. Se l’asta è nascosta dietro a un bunker, immagino un colpo a giro per cercare di prenderla.

Quand’ero bambino, praticavo con palline di plastica. Ci giocavo in casa tutto il tempo, tirandole basse o alte, in gancio o in slice. Era molto difficile riuscire a farle muovere in aria, quindi bisognava esagerare molto il modo in cui veniva effettuato il colpo. Ecco perché ora trovo così facile manovrare la palla.

Mi piace il rosa e il mio shaft è dipinto apposta di questo colore. È un vecchio biomatrix così duro che non si piega. Bisognerebbe davvero fare uno swing fortissimo per fare gancio: quindi è impossibile. Più lo shaft è duro, più è difficile agganciare i colpi.

3 2 1 UN MISSILE A 320 ALL’ORA VELOCITÀ DELLA ANGOLO PALLA (km/h) DI LANCIO “La Bomba” 307 16º Colpo normale 292 7º Il primo anno sul Tour 313/318 16º

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SPIN 1.900/2.000 2.400 1.800/2.000

VOLO (m) 300 270 315

DISTANZA (m) 310 280 330

“Quando Bubba arrivò sul Tour nel 2006, non aveva un colpo sicuro ed era solito tirare solo delle grandi bombe. Ci capitò, addirittura, di registrare una palla a 320 km/h. Generalmente, più forte colpisci la palla, più spin le imprimi; ma lui sembra un’eccezione a questa regola. Le caratteristiche del suo spin sembrano essere rimaste sempre le stesse e dato che non ne imprime molto, deve mandarla parecchio in aria per avere quella distanza”. MATT ROLLINS, PING TOUR MANAGER


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CON QUESTO DRIVE SONO SICURO Ogni giocatore ha bisogno di un colpo di cui si può fidare sempre; un drive da poter eseguire quando è sotto pressione. Come ho detto, prendere il fairway è la priorità per ogni drive; ma qualche volta, quando conta davvero, ci vuole un colpo sicuro al 100 per cento. Per me è la palla smorzata. Ha un volo più basso, 20 metri di slice e raggiunge in media i 270. Il mio swing in questo caso è volutamente più lento: di solito la velocità media della testa del mio bastone è di 210 km/h, mentre con la smorzata non arriva ai 200.

Faccio sempre e solo un taglio: voglio che vada da destra a sinistra. In relazione alle necessità, sarà alta, bassa, con poco taglio o quasi dritta. L’unica cosa che non voglio è una palla che va a destra.

BOTTA E RISPOSTA

Così esplode la Bomba Non ti dà fastidio avere uno shaft rosa? Perché mai? Se ti do 50 metri con uno shaft rosa, i fastidi sono tuoi... Quando scegli la “Bomba” capita di vederti fare una piroetta. Perdere l’equilibrio non è un modo per diventare inconsistenti? Qualche volta il mio swing è così veloce che mi sposta dalla classica posizione del finish. Questo non significa che abbia perso l’equilibrio. Ovviamente questo è fondamentale per un buono swing, ma non sono d’accordo con chi mi accusa di perderlo: non ha senso avere una posizione statuaria alla fine dello swing. Pensa a Gary Player: gli capitava di camminare in avanti appena colpita la palla, ma nessuno si sognerebbe di sostenere che non avesse equilibrio. Ci sono così tanti modi per fare uno swing... Pensa a Tiger, a Vijay, Lee Westwood, David Duval, Sir Nick Faldo. Tutti Numeri Uno del World Ranking, ma tutti swing diversi uno dall’altro. Ti sei mai fatto un video per vedere il percorso del bastone? No, mai. Perché dovrei farlo? Quante palle tiri quando pratichi? Io non pratico, mi scaldo e basta. Tiro qualche colpo per riscaldarmi e preparare il mio corpo. Se quel giorno però ho tirato male il ferro 9 o il 7, allora faccio qualche colpo per vedere se la cosa può migliorare, tutto qui. Se mi dovessi vedere in campo pratica per più di un’ora, faresti meglio a venirmi a prendere e dirmi di smetterla. Quindi non sei preoccupato di

gomiti, linee del corpo, piani dello swing e quant’altro? E perché mai dovrebbero preoccuparmi queste cose? Molti amateur se ne preoccupano. E c’è anche una marea di ragazzi che se ne preoccupa troppo. Queste storie tecniche non fanno per me. I tuoi piedi stanno tantissimo a destra del bersaglio. Mi piace così, mi ci trovo e per me non è un problema. Ma dev’esserci qualcosa a cui far riferimento. L’unica cosa a cui penso è al momento dopo aver colpito la palla: la vado a cercare e vedo se è in gioco o no. E nelle Pro-Am? Ti chiedono tutti del tuo swing? Spesso. E questo è un problema degli amateur: pensano troppo. I professionisti sono i migliori del mondo e pensano al loro swing. Ma non in campo; mai! Pensiamo a come affrontare il percorso e alla strategia giusta per attaccare le 18 buche. Stop. Non pensiamo alla tecnica; e chi lo fa spreca moltissime energie. Gli amateur annebbiano la loro mente con troppi pensieri, al punto da non riuscire più a giocare. Hai giocato su molti links? Due Open. E prima, quando ho preso il diploma, sono andato in Irlanda e ho giocato 12 campi in 14 giorni. Ballybunion, Royal County Down, Lahinch, Waterville... di base ho cercato i migliori. È stato magnifico. È difficile per noi americani venire in Europa e giocare i links una volta all’anno, non siamo abituati e ci vuole tempo per adattarsi. u

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laSTRATEGIA

CRANSTEST Vuoi metterti alla prova su un vero percorso da campionato? A pochi passi dall’Italia, sul campo che ospita l’European Tour, c’è da divertirsi DI

N

on solo passeggiate, scalate, pesca, nuoto nei laghetti, tennis, parapendio e quant’altro: Crans è soprattutto golf! E questo da maggio a ottobre, da oltre 100 anni. Qui sono infatti disegnati un campo bellissimo dove si disputa

C O S TA N T I N O R O C C A

l’Omega European Masters, un 9 buche rivisitato da Jack Nicklaus, un altro 9 buche par 3 per i principianti a Supercrans e un altro a Noah, a una manciata di chilometri dal Plateau. Il panorama, l’aria frizzante, il vedere la palla che vola più del

solito (siamo a 1.500 metri) invogliano al bel gioco. Molte le competizioni organizzate nei mesi di luglio e agosto e tantissimi gli italiani che, da anni, affollano la località per giocare al fresco su un vero campo da campionato. u

Quell’incredibile -18 Correva l’anno 1997 e tre settimane prima della Ryder Cup Rocca andò, come sempre, a Crans, un posto che ha sempre amato molto e dove si è sempre fatto raggiungere dalla famiglia. Dopo tre giri dove ha espresso un buon gioco (72, 64 e 68), nel quarto partì un’ora prima del leader Nick Faldo, che aveva cinque colpi di vantaggio su di lui. Il bellissimo 62 finale mise sotto pressione gli inseguitori, mentre Tino li osservava tranquillamente in televisione dal divano della players lounge. Nessuno riuscì a eguagliare il suo -18 e terminarono alle sue spalle Robert Karlsson (che la settimana prima aveva vinto a Monaco) e Scott Henderson. Una curiosità: Rocca fu seguito da David Cannon, il famoso fotografo di golf dal grande intuito (e profonda conoscenza del gioco) fin dalla prima buca. Quando Cannon parte con qualcuno significa sempre che c’è qualcosa nell’aria... E per Tino fu vittoria.

Costantino Rocca ha trionfato a Crans nel 1997 e (sopra) celebra la sua vittoria sul podio. Del campo disegnato da Ballesteros, ama particolarmente la buca 7 (a destra, uno scorcio), che definisce “una cartolina” del percorso. Nell’altra foto: Rocca alle prese con i bunker della 14.

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LA PIÙ SPETTACOLARE

LA PIÙ DECISIVA

LA PIÙ DELICATA

Buca 7

Buca 14

Buca 16

ANALISI

ANALISI

ANALISI

Questa buca per me è la “cartolina” di Crans: è stata rifatta dopo la mia vittoria del 1997, anno in cui feci un eagle. Prima aveva un green rialzato piatto, difeso frontalmente da due bunker. La distanza non è variata ma ora il green è molto più difficile e fatto su tre “gradini”, con out dietro e a destra e dei bunker a sinistra che rendono molto delicata l’uscita, dato che si trovano a 15 metri dal green.

Questo par 5 in discesa ti dà la possibilità di arrivare con due colpi in green. Può essere la buca chiave che determina la vincita o la perdita di un Open. È accaduto, infatti, molte volte che il laghetto a destra vedesse naufragare le speranze di alcuni papabili al successo. Per contro, molte volte ci sono stati eagle determinanti.

È uno dei cinque par 3 del tracciato che, per gli amateur, con la partenza arretrata, viene giocato come un par 4. La difficoltà maggiore è data dal green sollevato sulla parte sinistra e a due livelli, quasi sempre molto duro e veloce. Delicata anche la posizione di bandiera corta a sinistra.

Par 4, 303 metri

TATTICA Si gioca un legno 3 oppure con un ferro 5 o 6 corto sulla sinistra e un sand wedge. Sia dal tee di partenza che dal green si ha una vista spettacolare. È senz’altro una buca in cui devi fare birdie.

Par 5, 544 metri

TATTICA Attenzione all’out sulla destra. La zona di atterraggio del driver è in discesa e, se ben preso, la palla tende a rotolare molto. Sul secondo colpo si ha un ostacolo d’acqua frontale e l’out dietro al green. Su un buon drive, però, si gioca un ferro abbastanza corto.

Par 3, 209 metri

TATTICA Dal tee la visuale del green è protetta da due pini a sinistra e a destra, a una distanza di cinquanta metri circa, che rendono questo colpo molto difficile quando c’è vento contrario o laterale. Noi pro, in assenza di vento, giochiamo un ferro 4 o 3, ma dobbiamo fare attenzione a non chiuderlo perché sulla sinistra c’è un bunker che diventa particolarmente insidioso quando l’asta è posizionata a sinistra.

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i VIAGGIdi

PROFUMID’ORIENTE Alla scoperta di Bangkok e Phuket: non sarà un caso che Tiger Woods, di madre thailandese, sia stato consacrato sui campi di questo Paese lussureggiante e gentile che ambisce a diventare una meta privilegiata per il golf d’inverno DI

O

rmai sfebbrata dall’influenza provocata dalle Camicie Rosse, la Thailandia torna a candidarsi come meta d’eccellenza per il turismo invernale in cerca di sole. E se è vero che gli scenari tropicali non sono un suo appannaggio esclusivo, è certo che è molto difficile eguagliare lo straordinario mix formato dalla sua cucina, dalla sua cultura amichevole e misticheggiante e dalla qualità dei servizi, offerti pressoché ovunque a un costo molto vantaggioso. Se poi aggiungiamo la scoperta che le sue giungle nascondono duecento campi da golf, non resta che decollare appena il termometro minaccia di scendere

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ROBERTO ROCCA RE Y

di pari passo con il nostro umore. Pertanto noi di Golf Today ti proponiamo un itinerario non solo golfistico di un decina di giorni, che inizia, ovviamente, dalla capitale Bangkok. La quale non sarà stupefacente come Shanghai o intrigante come Hong Kong; ma è facile, piacevole, sicura da girare e sorprendentemente dinamica, con i suoi indirizzi cult per una movida orientale non più ossessivamente e ambiguamente illuminata dalle luci rosse. PIÙ PRECISIONE CHE POTENZA Il golf? Solo attorno alla capitale vi sono 35 campi: noi abbiamo scelto

l’Alpine, tra i più belli e prestigiosi, a una mezz’ora d’auto con transfert organizzato dall’albergo. Relativamente giovane, ma già teatro di importanti vittorie di campioni come Tiger Woods, l’Alpine è un ondulato e lussureggiante giardino tropicale, irto di ostacoli d’acqua (qui un tempo c’erano solo risaie) con fairway raramente in piano e green molto veloci. Disegnato da Ron M. Garl con un occhio a Myrtle Beach, richiede più precisione che potenza. Menzione particolare per le caddie, tutte rigorosamente in divisa, con cappello a falde larghe per proteggersi dal sole e in guanti bianchi. Conoscono alla perfezione ➤


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Volti e colori delle vie di Bangkok, tra commercio e spiritualitĂ . Sopra a destra, il Meridien Hotel.

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Due scorci dell’Alpine Golf, un ondulato giardino tropicale irto di ostacoli d’acqua.

➤ il percorso e ai punti di ristoro, ogni tre

buche, estraggono dal car un seggiolino pieghevole e improvvisano un massaggio alle spalle indolenzite dei giocatori. UNA CENA STELLARE E la sera? Due ristoranti pressoché unici al mondo sono issati in cima a due grattacieli: sono Sirocco, al 63mo piano del Dome, e il Vertigo, al 61mo dell’ancor più lussuoso Hotel Banyan Tree (ma forse è meglio il primo, con un palco per la musica 102 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

dal vivo allestito vertiginosamente sotto le stelle); entrambi permettono di cenare dominando da 200 metri d’altezza il tappeto di luci di Bangkok. Per chi, invece, desidera soprattutto una buona cena orientale, il Face offre squisiti piatti thai (ma anche indiani o giapponesi) in un labirinto in legno di salette sopraelevate, vasche e piante tropicali; mentre il Pandanus è un elegante punto d’incontro per i giovani della Bangkok bene. Più informale, caotico e festoso è invece l’ambiente di Khao San,

la città universitaria, affollata di giovani backpacker di tutto il mondo, in un bailamme di ristorantini, pub, disco e bar con musica dal vivo. NEL CANYON DI TIGER Spesi tre o quattro giorni a Bangkok, si può partire alla volta di Phuket, un’ora di volo a sud, e delle sue spiagge tropicali. Nonostante sia una capitale balneare fin troppo affollata, ti proponiamo di abbandonare almeno per un paio di giorni


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iVIAGGIdi

PROFUMID’ORIENTE Tra incensi e sete preziose Scelto per il soggiorno un albergo come il Meridien, nuovo e molto elegante con il suo sofisticato design minimalista, ci si può riprendere dal jet lag dedicandosi subito alla scoperta dei templi di Wat Arun, sull’altra sponda del fiume Chao Phraia, e poi scegliere se passeggiare in una autentica e pulsante Chinatown, fare shopping (ma solo nel weekend) nell’immenso mercato di Chatuchak (3.000 bancarelle dove, tra ogni genere di paccottiglia, si scovano piccoli tesori di design moderno in tema di abbigliamento) o nel celebre mall Siam Paragon (l’altro, adiacente ed egualmente famoso, il Central World, è stato danneggiato dalle Camicie Rosse ed è in via di ristrutturazione), per finire poi con la boutique di Jim Thompson, indiscusso re delle sete orientali e di sofisticati accessori per esaltarne le preziosità.

Al Blue Canyon di Phuket puoi scegliere tra due percorsi. “Fantastici”, parola di Tiger Woods.

il richiamo del mare e di regalarti una eccezionale esperienza golfistica sullo sfondo del Mar delle Andamane. Dove? Al Blue Canyon Country Club, che vanta due percorsi memorabili. Il primo è il Canyon Course, firmato nel ’91 dal giapponese Yoshikazu Kato sul terreno di una ex piantagione di caucciù e celebrato da Tiger come “uno dei percorsi più belli dove ho mai giocato”. Il Canyon costituisce una sfida fatta di green velocissimi, fairway ondulati, con molti colpi da tirare in salita

(il che richiede sia potenza che controllo) e molte buche ingannatrici che ti faranno tirare più a sinistra o più a destra di quanto non sia saggio fare. Leggendaria la buca 13, un par 4 che corre lungo un canyon colmo d’acqua: il primo ad arrivare in green, con un solo colpo da 270 yard, volando sopra la chioma degli alberi che proteggono la bandiera sottostante, è stato proprio Tiger Woods. Di recente solo Goosen lo ha eguagliato. Sul Canyon si va rigorosamente a piedi, proprio per

rispettare il clima da Campionato che lo contraddistingue. IL PAR 4 PIÙ DIFFICILE È QUI Solo apparentemente più facile il secondo percorso, il Lakes, firmato dallo stesso architetto giapponese, con 17 buche su 18 interessate da ostacoli d’acqua; se c’è vento, è strage di palline. Per consolarsi, qui il car è permesso. La buca più bella è la 18, considerato il par 4 più difficile d’Asia per prendere il green in regulation. A supporto ➤ AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 103


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iVIAGGIdi

PROFUMID’ORIENTE

Il Red Mountain Golf Club è stato ricavato dalla riconversione di una miniera di alluminio.

➤ di questi splendidi campi, un ristorante

molto semplice e una deliziosa ed elegantissima foresteria con poche stanze, a un prezzo molto conveniente rispetto alla loro qualità. Identico discorso vale per la Spa. IL GREEN? È LÀ SOTTO... Se poi vuoi aggiungere emozioni su emozioni, Phuket permette di scoprire almeno un altro campo straordinario e relativamente nuovo: il Red Mountain, ricavato da una vecchia miniera di alluminio. Ambiente ipermoderno e percorso stupefacente, quasi acrobatico, con sapiente alternarsi di grandi bunker, pareti di giungla e autentiche voragini (come alla 11, un par 3 ventoso con il centro del green 135 metri sotto i tuoi piedi!). Qui stanno costruendo un lussuoso resort. Nell’attesa, si può soggiornare in uno dei tantissimi hotel a ridosso delle vicine spiagge. u

Come, dove, quando... w Come arrivare: la Thailandia è un Paese servito da molti tour operator;

ma è anche molto agevole costruirsi viaggi del tutto individualmente. Noi ti segnaliamo entrambe le opportunità: in ogni caso il volo può avvenire con Thai (www.thaiair.com), che parte da Milano o Roma e compie il volo in 11 ore. Un biglietto di andata e ritorno può costare circa 1.000 euro, ma ti consigliamo di controllare sul sito la tariffa aggiornata a seconda del momento in cui desideri partire. Per i golfisti appaiono molto più convenienti le “Royal Orchid Holidays”, combinazioni offerte da Thai sul proprio sito: sono componibili su misura, con trasferimenti organizzati, tee time e caddie fee garantiti e trasporto gratuito della sacca. Puoi scegliere, per esempio, quanti giorni dedicare a Bangkok, in quali campi e quante volte giocare, e completare la tua vacanza con un altro breve soggiorno a Phuket o magari a Chiang Mai, nel Nord del Paese. Impossibile pertanto, tra tante combinazioni, elencare prezzi in dettaglio. Ovviamente tutti questi itinerari sono modificabili e dilatabili a piacere. Info: tel. 02.75397500 o www.thaiair.com.

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w Clima: è tropicale, dunque caldo e umido, dominato dal regime

monsonico. Di fatto ha due sole stagioni, quella umida estiva, tra maggio e ottobre; e quella secca, invernale, tra novembre e aprile. I mesi tra marzo e maggio sono i più caldi dell’anno. w Dove dormire: a Bangkok abbiamo scelto il Meridien. Prezzi, offerte e info su www.lemeridien.com. w Dove mangiare: sia allo Sirocco (www.vipbangkok.com) che al Vertigo (www.banyantree.com/en/bangkok), i due ristoranti sulla terrazza dei grattacieli, a Bangkok, si cena con 40 euro, vini esclusi: più che il cibo saranno la vista e l’ambiente a rendere indimenticabile la tua serata. Al Face (www.facebars.com), invece, una squisita cena thai non supererà i 30 euro; stessa cifra per il Pandanus (50 Soi Nunta, Sathorn 1 Rd), indirizzo chic piuttosto difficile da trovare: fatti portare dal tassista. Quelli che abbiamo segnalato sono tutti ristoranti eccellenti e quindi decisamente cari; ma ovunque a Bangkok si può cenare piacevolmente con 10/20 euro. w Dove giocare: il sito dell’Alpine, a Bangkok, è www.alpinegolfclub.com. I campi visitati a Phuket sono stati il Canyon e il Lakes, entrambi su: www.bluecanyonclub.com. Info sul Red Mountain, infine, su www.redmountainphuket.com.


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GOLF TODAY PRESENTA

GOLFTELEVISION - interviste ai protagonisti dei tornei, ai personaggi, agli addetti ai lavori, agli sponsor - commenti sulle gare - backstage - curiositĂ  - e tanto altro on line su:

www.golftoday.it


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iVIAGGIdi

GIOIELLIAR Ras Al Khaimah è un Emirato sconosciuto ai più, in netta ascesa nel turismo grazie a due splendidi percorsi. Ti consigliamo di visitarlo prima che venga preso d’assalto. Noi l’abbiamo fatto. Ed ecco le nostre impressioni

N

on so quanti abbiano sentito parlare di Ras Al Khaimah, il più settentrionale degli Emirati Arabi Uniti (per l’esattezza è uno Sceiccato). Certamente è meno noto di Dubai o di Abu Dhabi. Se ne deve essere accorto anche lo sceicco Saqr bin Mohammad

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al-Qassimi che, all’inizio di questo millennio, ha pensato che fosse giunto il momento di dare una svolta all’economia stagnante della zona e favorire gli investimenti, dal momento che, malgrado le condizioni fossero tra le migliori (costo della vita molto più basso

che negli altri Emirati, cospicui aiuti fiscali eccetera), fino a quel momento non erano stati molti i capitali arrivati da quelle parti, nemmeno da Dubai e Abu Dhabi. Così, forse per dare il buon esempio, lo sceicco ha deciso di impegnarsi in prima persona. Visto il


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R ABI TESTO E FOTO DI

TONY CALDER

successo del turismo a Dubai prima e ad Abu Dhabi dopo, Saqr bin eccetera ha pensato bene che quello fosse il settore trainante. A una ventina di chilometri a sud della città, sul mare, ha fatto costruire il complesso di Al Hamra, con relativo campo da golf, tuttora in fase di ➤

Scende una suggestiva sera su Banyan Tree Al Wadi, tra i cento resort più belli al mondo.

segue a pag. 110

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Quei percorsi così fallaci

Non lasciarti ingannare dalle apparenze: i fairway in queste zone sembrano facili e regolari, ma spesso sono ondulati e ostici. Serve esperienza, sangue freddo e ottima capacità di calcolo: per un divertimento assicurato Al Hamra Golf Club: percorso per turisti. Ma attenzione... 18 buche; par 72; 6.299 m uomini, 5.317 m donne; www.alhamragolf.com

L’Al Hamra Golf Club è a circa tre minuti di barca dall’Al Wadi Beach Club e a meno di mezz’ora d’auto dall’Al Wadi Desert Resort. La manutenzione del campo è perfetta, per cui è un piacere giocarvi. Il percorso è piuttosto piatto, non difficilissimo ma nemmeno banale. È per turisti, quindi con le prime buche relativamente facili, poi le difficoltà aumentano. L’erba del rough è volutamente tenuta bassa (almeno così mi hanno detto); i bunker non sono profondi e, in ogni caso, la sabbia è morbida; i green sono abbastanza veloci e sentono discretamente le pendenze. Il percorso è vicinissimo al mare, anzi alcune buche (come la 18), lo costeggiano: pertanto il vento, quando soffia, non incontra ripari e ciò ovviamente influisce sulle scelte e sul gioco. Se temi il caldo, puoi giocare anche in notturna (dalle 18.00 alle 22.00), dalla buca 1 alla 7 quindi la 17 e la 18 (3.254 m uomini e 2.630 m donne; par 36). Se vuoi allenarti, oltre al campo pratica, hai a disposizione anche un percorso di 9 buche, tutte par 3. La club house è molto bella e gli spogliatoi sono decisamente puliti. Si può mangiare uno snack al Lagoons Sports Bar con ottima panoramica della buca 18, ma consiglio soprattutto una cena al Zaharas Restaurant (non perderti la stonegrill, carne o verdure alla pioda), sempre con panoramica dell’ultima buca, ma questa volta in notturna.

Rough basso, bunker poco profondi, green veloci: così Al Hamra seduce i giocatori.

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I punti più impegnativi w Buca 3 (par 5; 512 m uomini, 467 m donne): a me è sembrata più difficile di quell’hcp 8 dichiarato: c’è acqua su tutto il lato destro e un altro ostacolo d’acqua un centinaio di metri davanti al green. E 15 metri circa dopo il green c’è ancora acqua. w Buca 10 (par 4; 405 m uomini, 325 m donne): un ostacolo d’acqua ci accompagna lungo tutto il lato sinistro della buca e c’è un canale da superare a circa 70 metri dal green; questo, a sua volta, è discretamente difeso da un bunker, per fortuna non troppo profondo. w Buca 11 (par 3; 162 m uomini, 133 m donne): è il classico par 3 per cui o si arriva in green con il primo colpo o... niente! Il green è su una penisola con acqua davanti, a sinistra e dietro. A complicare le cose, davanti, tra l’acqua e il green, c’è un bunker. w Buca 12 (par 4; 405 m uomini, 326 m donne): acqua su tutto il lato destro. Ma poiché il fairway è piuttosto ampio si può giocare anche con una certa prudenza. Il green non è granché difeso dai bunker. w Buca 18 (par 5; 503 m uomini, 442 m donne): c’è acqua su tutto il lato destro ma per fortuna il fairway è abbastanza ampio perciò non si è costretti a rischiare.


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Poco noto e molto bello: il Tower Links GC è vario, tra buche ondulate e difficili ostacoli d’acqua.

Tower Links Golf Club: qui è davvero una sfida continua 18 buche; par 72; 6.120 m uomini, 5.066 m donne; www.towerlinks.com

Secondo me è un campo poco conosciuto perché non si trova a Dubai, ma è uno dei più belli su cui abbia mai giocato. Il percorso è una sfida continua, tutte le buche sono ondulate (per cui capita poche volte di poter avere i piedi perfettamente in piano), ci sono grandi fairway, bunker a difesa dei green (ma tutti con sabbia morbida), l’erba del rough non è tenuta alta (ma lo è un po’ di più rispetto all’Al Hamra), i green sono veloci. E poi, a rendere le 18 buche ancora più interessanti, ci sono gli ostacoli d’acqua. Tra le 18.00 e le 22.00 al Tower Links si può giocare anche in notturna sulle seconde 9 buche (par 36; 2.909 m uomini, 2.424 m donne. La club house è bella e pulita; gli spogliatoi offrono i comfort necessari, compresa la sauna; perciò, se in campo non hai sudato abbastanza, puoi provvedere. Nel ristorante si può mangiare qualcosa con vista sulle buche 9 e 18. Il Tower Links si trova a circa 15 minuti d’auto dall’Al Hamra GC.

I punti più impegnativi

Ci sono due ristoranti: Sensi (cucina italiana) e Flavours of Asia (soprattutto piatti del sud est asiatico), scegli il secondo. Vicinissima alla club house, all’interno del complesso, c’è una moschea. A me è capitato che, mentre ero alla partenza della prima buca, il muezzin intonasse le sue preghiere; ovviamente non ho capito cosa stesse dicendo, ma da come ho giocato ho dedotto che non ha pregato per me. Lo SG&SC si trova a circa 25 minuti d’auto dall’Al Hamra GC.

I punti più impegnativi w Buca 4 (par 5; 490 m uomini, 465 m donne): il green è difeso da un ostacolo d’acqua; per la strategia di gioco è determinante il secondo tiro. w Buca 6 (par 5; 525 m uomini, 423 m donne): acqua sul lato sinistro negli ultimi 250 m della buca. w Buca 9 (par 4; 353 m uomini, 300 m donne): un ostacolo d’acqua sulla destra ci accompagna per tutta la buca. Le difficoltà sorgono quando si deve attaccare il green che è su una penisola.

w Buca 1 (par 4; 339 m uomini, 286 m donne): buca molto mossa. Un paio di bunker profondi difendono egregiamente il green, che è ondulato e su due piani. w Buca 5 (par 5; 506 m uomini, 456 m donne): subito un ostacolo d’acqua sulla destra. Poi ancora, un centinaio di metri dopo la partenza, dog leg, sempre sulla destra; il primo tiro non può essere troppo prudente, perché – se non è perfetto – rischia di finire tra i cespugli (palla persa). w Buca 6 (par 4; 391 m uomini, 394 m donne): l’ostacolo d’acqua subito dopo la partenza non dovrebbe preoccupare. Piuttosto, fare la scelta giusta sul fairway perché è diviso in due da un boschetto di sette palme (meglio stare sulla sinistra). w Buca 7 (par 5; 540 m uomini, 448 m donne): un waste bunker e un ostacolo d’acqua ci accompagnano lungo tutta la parte destra della buca. Il green è ben difeso da bunker piccoli ma profondi. w Buca 9 (par 4; 381 m uomini, 299 m donne): ostacolo d’acqua (in realtà una depressione con vegetazione) a 150 m circa dal green. Per la strategia di gioco è determinate il primo tiro. w Buca 17 (par 4; 360 m uomini, 334 m donne): un continuo dog leg sulla destra. Se con il primo tiro ci si addressa troppo a sinistra, si rischia di finire nel bunker all’ingresso del fairway o, peggio, in quell’ostacolo d’acqua che ci accompagna lungo tutta la parte sinistra della buca.

Sharjah Golf & Shooting Club: dog leg strategici e insidiosi

9 buche doppie partenze; 6.169 m uomini, 5.324 m donne, www.golfandshootingshj.com In questo campo, tutto sommato abbastanza facile, gli uomini partono dai “bianchi” nelle prime 9 buche e dai “gialli” nelle seconde, le signore sempre dai “rossi”. I fairway ampi spesso permettono un gioco prudente. Le difficoltà sono date da certi dog leg e da qualche ostacolo d’acqua posizionato in modo strategico. Tra le 18.00 e le 21.30 si può giocare in notturna. La club house ha uno stile architettonico particolare (può piacere come no), ma è pulita.

Acqua insidiosa anche al Sharjah GC. Insieme a strategici dogleg, chiede un gioco prudente. AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 109


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iVIAGGIdi

GIOIELLIARABI ➤ sviluppo. Non so quali fossero le

aspettative dello sceicco ma, secondo me, le cose stanno andando abbastanza bene considerato il notevole aumento del flusso di stranieri rispetto a qualche anno fa. DALLA SABBIA DEL DESERTO... Non è tutto: nel Golfo l’ultima frontiera del turismo consiste nei “Desert Resort”, cioè villaggi o gruppi di tende lontani dalla città (roba comunque di lusso, per intenderci). Allora Saqr bin (ancora eccetera) deve essersi chiesto: “Perché non lo facciamo anche noi?”. I capitali non gli mancavano certo; così, in pochissimo tempo, è sorto l’Al Wadi e ne ha dato la gestione alla Banyan Tree Holding, una catena di Singapore specializzata in alberghi esclusivi. Il Desert Resort di Ras Al Khaimah è un autentico gioiello. Occupa un’area di 100 ettari nel Wadi (valle) di Khadeja, 60

Tra una buca e l’altra sul Buggy Per andare in campo gli uomini dovrebbero avere un handicap minimo di 28 e le donne di 36, ma le segreterie non controllano. Il campo pratica c’è in tutti i circoli menzionati e l’uso delle palline è compreso nel green fee. L’Academy c’è in tutti i Club con maestri britannici. Meglio prenotare la partenza con qualche giorno di anticipo: negli Emirati Arabi Uniti, i giorni di weekend sono il venerdì e il sabato, quando i campi sono piuttosto affollati e non è facile giocare (a meno che, appunto, non si abbia prenotato con un certo anticipo). In tutti i circoli affittano sacca e bastoni, tutto materiale di ottima qualità. Partenze: gli uomini iniziano dai “blu” e le donne dai “rossi”. Regole: valgono quelle dell’R&A, oltre a quelle locali ovviamente. Là le distanze sono in yard (a parte all’Al Harma, dove sono espresse anche in metri) e su ogni golf car – che da quelle parti chiamano “Buggy” – c’è il GPS che segnala a quante yard siamo dall’obiettivo (la bandiera, il bunker, l’ostacolo d’acqua eccetera). I waste bunker sono superfici non in erba ma, secondo le regole, non sono ostacoli; perciò si può poggiare il bastone per terra o rimuovere le ostruzioni. I pro shop sono presenti nei circoli menzionati e sono tutti ben forniti (anche di scarpe di una certa misura); fare attenzione ai prezzi, perché alcune cose costano più che in Italia, altre meno e i prezzi variano da club a club.

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Servizi vari del Banyan Tree Al Wadi. Nonostante si trovi in pieno deserto, la struttura è di gran lusso.


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dei quali sono adibiti a parco naturale dove vivono antilopi, gazzelle e cammelli. Ma la parte più impressionante è quella dedicata agli esseri umani: 70 ville e 31 tende, con tutti i comfort di una sistemazione di superlusso, piscina privata compresa. Nel complesso ci sono anche Spa, idromassaggi, possibilità di cure idrotermali, nonché due ristoranti. Com’è andato l’investimento? Benissimo, direi: nei fine settimana (venerdì e sabato) è difficile trovare posto sia in villa che in

tenda; e negli altri giorni non è che il complesso sia vuoto. Nel giro di pochi mesi l’Al Wadi è entrato stabilmente nella classifica esclusiva dei 100 hotel e resort più belli del mondo. Io non credo molto nelle classifiche, ma una collocazione del genere vorrà pur dire qualcosa, o no? ... A QUELLA DEL MARE Il successo ha convinto lo sceicco a investire con un progetto simile anche sulla costa, così su un isolotto privato

Come, dove, quando... w Dov’è: Ras Al Khaimah è a quasi 90 km a nord est di Dubai, circa 50

minuti d’auto. w Documenti necessari: passaporto in corso di validità; al posto di

frontiera viene rilasciato un visto gratuito valido 30 giorni. w Valuta: la divisa locale è il dinaro (AED). Cambiare in banca è molto

difficile, ma se lo fai in albergo ci rimetti almeno il 10 per cento. Si può cambiare al Money Changer, che è all’interno dall’Al Hamra Mall, a circa 15 minuti a piedi dall’Al Hamra GC. w Trasporti: i taxi sono numerosi, economici e con il tassametro

funzionante. Per coprire la distanza tra l’aeroporto di Dubai e Ras Al Khaimah ci vogliono 15/20 euro. w Il periodo migliore: d’estate fa troppo caldo, d’inverno le variazioni

termiche nel deserto possono creare qualche problema; quindi i mesi migliori per una vacanza nella zona sono quelli primaverili e quelli del secondo autunno. w Fuso orario: tre ore in più rispetto all’Italia, due quando da noi vige

l’ora legale.

vicinissimo all’Al Hamra GC, è sorto l’Al Wadi Beach Club, un complesso di 32 ville (le dimensioni sono, più o meno, quelle di un bilocale), con patio privato, piscina privata eccetera. Anche lì andrà bene, ci puoi scommettere. E allora, adesso che ne sai un po’ di più su Ras Al Khaimah, potrai vivere qualche giorno indimenticabile nel deserto e anche giocare a golf in campi che hanno un’unica vera differenza con quelli più celebri di Dubai e Abu Dhabi: il green fee costa molto meno. u

w Abbigliamento: quello casual va benissimo, ma bisogna ricordare che

nei ristoranti dell’Al Wadi Desert non sono ammessi uomini con bermuda e sandali (almeno così dicono). w Lingua: l’inglese è parlato da tutti, o quasi. w Sicurezza: non ci sono problemi di delinquenza e di terrorismo. w Igiene: i problemi igienici sono assenti, ma un po’ di prudenza certo

non guasta. Ricordati che l’acqua del rubinetto non è potabile. w Dove alloggiare: se si vuole vivere un’esperienza forse unica nella vita,

per l’atmosfera che permea tutto l’ambiente e per le sensazioni che si vivono, la scelta non può che ricadere sul Banyan Tree Al Wadi (www.banyantree.com), quello che io chiamo “Desert Resort”. In seconda battuta devo ammettere che anche il Banyan Tree Al Wadi Beach Club è bello, anzi magnifico; ma in riva al mare non ho provato quelle emozioni, quelle magie che ho vissuto nel deserto. Una “navetta” collega il Desert Resort al Beach Club (si scende a due passi dalla club house dell’Al Hamra GC). w Dove mangiare: vorrei consigliare in particolare due ristoranti; il Sands,

all’interno dell’Al Wadi Beach Club, e il Zaharas, nella club house dell’Al Hamra GC. Anche all’Al Waha, uno dei ristoranti dell’Al Wadi Desert Resort, si mangia davvero bene.

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DI

iRESORT

N I C O L Ò P O R TA

INTOTHEWILD Alla scoperta del Golf Resort di Is Arenas, un luogo dove perdersi nella natura e ritrovarsi in campo

Is Arenas è relax: nella bellissima piscina interna o in una delle 78 lussuose suite.

E

pensare che 60 anni fa era tutto deserto. Nel 1951, la costa occidentale della provincia di Oristano era aridissima. Poi, il governo ha svolto un’imponente attività di impianto artificiale di pini marittimi e acacie, con funzione protettiva nei confronti della zona dell’entroterra retrostante destinata all’agricoltura, colpita da alte temperature, aridità e venti salini provenienti dal mare. E adesso, nel cuore della Sardegna, esiste un luogo dove si ritorna alle origini. Dove la tradizione è al centro del presente. Immerso in una giovane ma florida pineta, Is Arenas Golf Resort è una moderna struttura a cinque stelle con campo da golf. La zona dove sorge il resort è un’area naturale protetta di rilevanza ambientale in cui si sposano colori e profumi tipici del territorio. A 400 metri dall’hotel si estende una lunga e incontaminata spiaggia privata di sei chilometri, che si raggiunge attraversando la pineta, circondati dalla macchia mediterranea. L’hotel stesso sembra essere parte dell’ambiente. Le strutture sono più basse della vegetazione e la sensazione è proprio quella di abitare la pineta. Nella corte dell’edificio principale soggiorna una grande piscina con zona idromassaggio, circondata da prati e 112 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

porticati dove rilassarsi o gustare i piatti e le bevande tipiche della regione. Il resort propone 78 camere, suite e golf suite lussuosamente arredate e con tutti i più moderni comfort, oltre a un gran numero di splendide ville in arredamento classico sardo a due passi dalla spiaggia, dalla piscina e dal golf. Inoltre, dedicato alle famiglie, c’è un altro modernissimo impianto costruito in pietra sarda e completo di tutte le comodità: la Foresteria

del Golf. Ma è proprio quest’ultimo il vero fiore all’occhiello: il percorso di 18 buche par 72, integrato nella pineta di 700 ettari che circonda questi affascinanti luoghi. Il disegno e il progetto del campo, affidati allo studio americano von Hagge, Smeleck & Baril, sono iniziati nel 1998 e terminati nell’ottobre del 2000. Il campo è inserito in una cornice naturale mista di pineta e macchia mediterranea, con magnifici panorami tra le colline e il mare.


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Percorrendo le buche si è accolti da pini marittimi e ginepri, che accompagnano il giro con ombre gentili e profumi della terra. Il percorso, da campionato, è molto tecnico e ondulato, e segue le dolci colline antistanti il mare. È però un disegno

estremamente onesto, in grado di dare soddisfazioni sia al buono che al medio giocatore, punendo i colpi sbagliati e premiando quelli buoni. La buca più suggestiva, la signature hole, è la 17. È molto difficile, qui, non farsi distrarre dal

panorama. Il tee degli uomini gode di una vista mozzafiato sulla pineta di Is Arenas e, infine, sul mare. Lungo par 4 in discesa con secco dog-leg a sinistra è circondato dal fuori limite. Accanto al tee della 1 è presente un moderno campo pratica in erba da 50 postazioni. E baciato da una leggera brezza marina, con vista sul Mediterraneo, c’è anche il percorso executive di tre buche, molto divertente. Fanno parte del resort anche alcune strutture situate direttamente sul campo, dove è possibile soggiornare. Si tratta delle 27 residenze della buca 13, splendido par 5 in salita contornato da alberi. Ogni piccola casetta è costruita con pietra sarda, che ne garantisce il perfetto inserimento nella pineta. Sono terminati da poco i lavori di queste villette sviluppate su due piani, con terrazzo, giardino e piscina in comune. Is Arenas Golf Resort è infine facilmente raggiungibile con i trasporti messi a disposizione dall’hotel. Si trova infatti a un centinaio di chilometri da Cagliari: basta quindi pochissimo tempo per raggiungere questo paradiso naturale fatto di tradizione, modernità e comfort. u IS ARENAS GOLF RESORT Loc. Pineta Is Arenas 09070 Narbolia (Or) www.isarenas.it

La Provincia di Oristano Is Arenas Golf Resort si trova nella splendida Provincia di Oristano, uno dei luoghi più affascinanti della Sardegna, soprattutto per il suo valore storico e culturale. Non si può quindi non dedicare parte della propria vacanza alla scoperta delle ricchezze del territorio. Dal resort, ad esempio, bastano pochi minuti per raggiungere Tharros, sito archeologico fenicio-punico che oggi è un museo all’aria aperta, dove fare un vero tuffo nella storia. Un’altra visita da non perdere è al nuraghe Losa, uno dei più importanti documenti dell’età del bronzo in Sardegna, nonchè uno dei meglio conservati monumenti nuragici. Poi c’è la bellissima Torre di Capo Mannu, che domina la baia su cui si affaccia Putzu Idu, un arenile con fondo di sabbia bianca finissima con sfumature tendenti al grigio. La spiaggia, circondata dalle Saline che si trovano immediatamente alle sue spalle, è una meta molto accogliente, soprattutto grazie alle acque molto basse che favoriscono i bagni prolungati dei bambini. Un evento locale imperdibile è la Sartiglia, il tipico carnevale di Oristano, che prevede spericolate corse sui cavalli la domenica e il martedì grasso. Per i gourmet, infine, è d’obbligo una tappa nei dintorni di Cabras, per gustare la bottarga.

Is Arenas è anche: uno swing nella pineta e un tuffo dalla lunghissima spiaggia privata.

Tutte le informazioni e le proposte legate al golf sono disponibili all’indirizzo www.oristanowestsardinia.it

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La buca 18 vista dal tee della 17: l’immagine più rappresentativa del nuovo percorso toscano.

iRESORT

18EMOZIONI Il Royal Golf La Bagnaia si snoda dolcemente sulle colline dalle quali si può ammirare Siena. Le sue buche sono uniche, tutte diversamente affascinanti: parola di un grande esperto DI

A

lla Bagnaia il golf è emozionante. Lo sostiene il famoso progettista americano Robert Trent Jones Jr, autore del disegno dal quale è nato il campo toscano. Del resort a cinque stelle ricavato da uno splendido borgo medievale abbiamo già parlato qualche mese fa. Oggi vogliamo invece raccontare le meravigliose 18 buche che avvolgono la Tenuta. Anzi, vogliamo che a farlo sia colui che queste buche le ha viste nascere e crescere: Sandro Maistrello, direttore del Royal Golf La Bagnaia. Come vi siete trovati a lavorare con Robert Trent Jones Jr? E qual è stato il suo giudizio sul campo dopo la visita in giugno? Lavorare con Robert Trent Jones Jr è stato magnifico. La professionalità dei suoi collaboratori e la sua visione d’insieme dell’opera prima ancora di iniziare i lavori sono sicuramente i punti di forza della sua organizzazione. Tuttavia quando a giugno è venuto a vedere il risultato finale è rimasto molto colpito poiché, ha spiegato, non si aspettava di ottenere un effetto così 114 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

C H I A R A G R I F FA

appagante, emozionalmente parlando. Robert ha prima effettuato un giro in car di tutte le 18 buche e poi ha voluto giocare le seconde nove (aperte dal 1 giugno). Quando è tornato ha manifestato tutta la sua soddisfazione per il risultato ottenuto, tanto da chiedere di inserire la propria firma in calce allo scorecard istituzionale.

Quanto siete intervenuti sul territorio per realizzare il tracciato? Il disegno del percorso ha mantenuto inalterate le caratteristiche orografiche del territorio. Il tracciato si sviluppa fra due colline e addirittura dalla club house, posizionata in cima a uno dei due rilievi, è possibile osservare tutte le 18 buche.

Qual è la signature hole del percorso? E la buca più insidiosa? Ho fatto la stessa domanda a Robert al termine della sua visita ma la risposta non è stata definitiva. Secondo il suo parere non è facile identificare una signature hole a Bagnaia poiché ogni buca è veramente unica e particolare. Tuttavia credo ci sia un’immagine che identifica il nostro percorso: la buca 18 vista dal tee della 17. Un par 5 in salita con 13 bunker e la club house dietro al green. La buca più insidiosa, invece, è certamente la 4 poiché non ha punti di riferimento che aiutino il giocatore a evitare i rischi del grande lago sulla sinistra.

Quanto tempo è stato necessario per i lavori?  I lavori sono iniziati circa tre anni fa e a causa delle copiose piogge del periodo invernale si sono protratti fino all’apertura delle prime nove buche (back nine) avvenuta lo scorso 1 giugno. Ora i programmi sono sicuramente più precisi tanto che non sono previsti ritardi per l’apertura delle altre nove (front nine), prevista per il prossimo 1 settembre. Che tipo di affluenza e di utenti vi aspettate? Il bacino di utenza dal quale attingere i giocatori è ovviamente quello di Siena, una provincia con oltre 500 golfisti che aspettava con molta ansia l’apertura del


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primo campo a 18 buche. Tuttavia la zona è molto frequentata turisticamente e quindi ci aspettiamo anche diversi villeggianti che potranno trovare una sistemazione presso il Borgo La Bagnaia, un raffinato hotel a cinque stelle, oppure potranno alloggiare presso il Borgo di Filetta, un caratteristico bed & breakfast a quattro stelle, entrambi interni al resort. Avete attivato qualche promozione o tariffa speciale per l’estate? Attualmente abbiamo previsto una tariffa unica per il percorso di nove buche pari a 50 euro, tariffa che ci permette di verificare le dinamiche di movimento dei giocatori, capire quali sono le maggiori aspettative e soprattutto poter risolvere le problematiche che emergono nell’apertura

di una struttura nuova. A tutt’oggi i risultati sono molto soddisfacenti e siamo contenti delle valutazioni entusiastiche dei giocatori. Avete in programma di organizzare eventi o campionati in futuro? Il calendario gare ufficiale sarà predisposto ovviamente per il prossimo anno, anche se alcune manifestazioni sono già programmate per il mese di ottobre. Anche questi eventi ci consentiranno di mettere alla prova l’organizzazione e soprattutto il servizio offerto. u LA BAGNAIA RESORT S.S. 223 Siena-Grosseto km 56 56013 Località Bagnaia, Siena Tel. 0577 813000 www.labagnaiaresort.com

Qui sopra, la club house e la buca 12 della Bagnaia, nuova perla del turismo golfistico italiano.

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golftrotter

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C U R A

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A R C E L L A

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A G L I U C C I

brevi suggerimenti per girare il mondo con sacca e bastoni

Benvenuti in paradiso

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e a cinque percorsi 18 buche che si snodano tra gli spettacolari scenari di Verbier, Sion, Sierre, Crans-Montana e Leuk, aggiungiamo quattro divertenti tracciati 9 buche che amplificano il fascino di località magari meno note agli italiani ma altrettanto belle e da scoprire, quali Riederalp, Matterhon e Source di Rhone, otteniamo un totale di 126 buche tutte da giocare nel cuore delle Alpi. Belli, incastonati tra le montagne e divertenti per tutti i livelli di gioco, i campi del Vallese sono considerati tra i più affascinanti della Svizzera. Che siano circondati da castelli medievali (come le 18 buche del tracciato di Sion, ridisegnato da

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Harradine) o che siano cesellate tra i boschi e affacciati su panorami mozzafiato (come nel caso delle spettacolari 18 buche del Severiano Ballesteros di Crans-Montana, che a inizio settembre ospiterà il famoso Omega European Masters), la sfida per i giocatori sarà sempre unica e stimolante. Se vuoi regalarti una vacanza di golf assolutamente impareggiabile puoi sottoscrivere il pacchetto Golf Safari (a partire da 790 franchi a persona) che offre la possibilità di giocare 72 buche in quattro giorni su quattro tracciati diversi. L’offerta comprende quattro green fee per i percorsi di Crans-Montana, Sion/Sitten, Sierre/Sider e Loèche Les Bains e quattro pernottamenti in alberghi tre o quattro stelle. Info: www.vallese.ch u


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Dai sfogo alla tua Passione

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d Ascona, celebre località svizzera affacciata sul Lago Maggiore, l’hotel Il Giardino si presenta come il luogo ideale per regalarsi una vacanza di golf, charme e relax. Piccolo ed elegante, questo cinque stelle della catena Relais&Chateaux invita i suoi ospiti a scoprire il fascino delle sue 54 stanze, 12 suite e dei suoi cinque appartamenti, tutti immersi in un parco secolare, approfittando di un soggiorno esclusivo che annovera tra i suoi punti di forza tre ristoranti (di cui uno, l’Ecco, insignito con due stelle Michelin), un’ottima Spa e la possibilità di godere di numerosi pacchetti golf. Infatti, grazie alla vicinanza con lo storico tracciato di Ascona e con il divertente percorso di Losone, Il Giardino presenta una vasta gamma di offerte dedicate ai giocatori, tra cui l’interessante Passione Golf che comprende sei notti con prima colazione, una cena per due persone a scelta nel ristorante Aphrodite o al Giardino Lounge, un highlight culinario al ristorante Ecco, quattro green fee a persona per il percorso di Ascona o di Losone, un massaggio sportivo e un trattamento a scelta di 60 minuti, sempre a persona. A partire da 2.626 franchi. Info: www.giardino.ch u

Quattro swing tra le palme

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ostruito poco fuori le spettacolari mura rosse della Medina di Marrakech, l’elegante Riad El Miria Palais è un suggestivo cinque stelle immerso nella zona residenziale de La Palmeraie. Realizzato in stile moresco-andaluso e arricchito dalla presenza di mobili e arredi antichi, questo piccolo gioiello di ospitalità dispone di sole dieci stanze e suite ampie e finemente arredate e si presenta come l’indirizzo perfetto per coniugare una vacanza affascinante con il piacere della scoperta di Marrakech e con la gioia di giocare a golf nei quattro famosi tracciati che circondano la città, approfittando di uno sconto del 20 per cento su tutti i green fee (La Palmerarie, Royal Golf, Amelkis e Sammanah Golf Club). Info: www.elmiria.com u

Doppia proposta ad Arzaga

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plendida e antica residenza di campagna convertita in elegante Golf Resort, Palazzo Arzaga si propone come la sintesi ideale per un break estivo fatto di golf, benessere ed escursioni alla scoperta delle meraviglie del Lago di Garda. Immerso in 144 ettari di verde, Palazzo Arzaga ospita due spettacolari tracciati: le delicate e divertenti 9 buche par 36 disegnate da Gary Player tra le colline e i boschi che incorniciano il Resort; e le 18 buche da campionato firmate da Jack Nicklaus II. Per i neofiti è a disposizione la prestigiosa Arzaga Golf Academy dove apprendere i primi segreti dello swing. Ad amplificare il fascino del luogo due ristoranti e una Spa firmata Clarins, dove regalarsi preziosi attimi per se stessi. Fino a fine agosto, il costo per un weekend estivo in questo angolo di paradiso è di 253 euro a notte (per un minimo di due notti) con uno sconto del 10 per cento sui trattamenti Spa e sui servizi di ristorazione. Info: www.palazzoarzaga.com u AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 117


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golftrotter Tra green e coccole

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nuovi trattamenti benessere a base di cellule staminali vegetali firmati Piroche e proposti dall’Hotel Terme Merano, elegante e moderno cinque stelle situato nel cuore dell’omonima cittadina altoatesina, trovano il perfetto alleato nell’adeguata offerta golfistica che caratterizza l’area di Bolzano. Infatti, a soli cinque km dall’hotel si trovano le divertenti 9 buche del Golf Club Lana, mentre basta percorrere una ventina di km per sfidare le 18 buche del Golf Club Passiria. Per approfittare di tee time preferenziali e trattamenti di bellezza e benessere assolutamente unici, l’Hotel Terme di Merano mette a disposizione un

pacchetto che prevede (a partire da 353 euro/pax) due pernottamenti in camera design con prima colazione e cena, un massaggio Body Renaissance (50 minuti), un massaggio bioenergetico al viso (50

minuti), utilizzo della Spa, accesso illimitato e riservato alle Terme Merano e prenotazione di partenze e lezioni nei Golf Club della zona. Info: www.hoteltermemerano.it u

Golf “à la Card”

© Medialounge

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18 buche con il vento in poppa

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on il tracciato di Castelvolturno, la Campania ha finalmente aggiunto il golf tra le sue numerose offerte. Tra gli hotel che meglio si sono attrezzati per permettere agli ospiti di praticare il proprio sport approfittando delle nuove 18 buche del divertente tracciato campano, il lussuoso Regina Isabella Resort&Health Spa di Ischia. Forte di un’eccezionale tradizione di arte culinaria, questo celebre cinque stelle lusso anche quest’anno ha inaugurato la “Rassegna Enogastronomica Regina Isabella” (manifestazione che da sei anni promuove la cucina mediterranea). Un servizio motoscafo/navetta collega, a richiesta, l’hotel con il Castelvolturno Golf Club. Info: www.reginaisabella.it u 118 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

buche disseminate tra le vette di Kitzbuhel e quindici golf hotel: ecco l’offerta golfistica che rende questa celebre località sciistica austriaca una meta irrinunciabile per i giocatori di tutto il mondo. I golfisti potranno approfittare dei fairway e dei green del Golf Club Schwarzsee (18 buche, par 72), del Golf Club Eichenheim (capolavoro 18 buche par 72, firmato da Kyle Phillips), del Grand Tyrolia Golf Club (18 buche par 72, inaugurate nel 2009 e di proprietà dell’omonimo hotel cinque stelle), del Golf Club Kitzbuhel (il 18 buche più antico dell’Austria) e del Landclub Rasmushof (9 buche par 36, difficile e delicato). Per poter sfruttare le convenzioni con gli hotel e gli sconti sui green fee è sufficiente sottoscrivere la Golf-Alpin Chip Card che offre l’opportunità di scegliere tra i 31 partner dell’associazione Golf Alpin del SalzburgerLand e del Tirolo. La tessera è disponibile in due varianti: con cinque o tre green fee da utilizzare a scelta su tutti i campi che aderiscono all’Associazione. Info: www.kitzbuhel.com u


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UNO SWING

iVIAGGIdi

NELLA STORIA Anche la Grecia si converte al golf e avvia un grande progetto turistico sulla Costa Navarino. Già messo alla prova dai capricci delle star. Che, però, sembra apprezzino... DI

ROBERTO ROCCA RE Y

on un migliaio scarso di golfisti militanti e solo sette campi sparsi sulla sua assolata superficie, la Grecia arriva buon’ultima, ma con tanto entusiasmo, tra le potenze turistiche che si convertono al golf. E lo fa con Costa Navarino, faraonico progetto di un armatore visionario, Vassilis Konstantakopoulos, che ha comprato e trasformato un angolo di Messinia, sulla costa del Peloponneso che guarda la Sicilia,

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padrone del Kazakistan e soprattutto del suo petrolio, che ogni giorno, per due settimane, ha pagato una mancia da capogiro al caddie master perché nessuno, ma proprio nessuno, gli toccasse i ferri. Ma è pur vero che Costa Navarino entra a buon diritto tra le mete dove sarà possibile giocare tutto l’anno, anche d’inverno, sotto un sole scintillante, sullo sfondo cobalto dello Jonio.

in un’oasi a cinque stelle, con due hotel di lusso, un campo disegnato da Bernhard Langer e un altro, a firma di Robert Trent Jones Jr, che verrà inaugurato a ottobre. Tanto lusso e tanto spazio, per ora senza rivali in Grecia, significano forse l’addio alle sue immagini più amate e naif, come quelle dei polipi stesi ad asciugare tra i tralci di vite o dei gatti addormentati sulle sedie? In prospettiva, potrebbe sembrare proprio di sì; ma per un Paese sull’orlo del default il turismo dei saccopelisti e delle pensioni non basta più. Certo non è facile, senza tradizione, gestire caratterini come quello della regina Rania di Giordania che, per alloggiare nella suite presidenziale di Costa Navarino, pretendeva di scendere nella vicina Kalamata con il suo jumbo: ma la pista non era lunga a sufficienza e allora si è dovuta “accontentare” di arrivare da Atene in elicottero e poi a destinazione con un corteo di Bentley. Oppure, come quello di Nursultan Nazarbayev, padre

IMMERSI TRA STORIA E NATURA Il Dunes Course, primo signature golf di tutta la Grecia, è un percorso che Bernhard Langer ha voluto rendere accessibile a ogni livello di giocatori: lungo 5.853 metri, ha fairway larghi e rough indulgente. Come dire che è abbastanza probabile uscirne con un buono score a meno che il meltemi, l’isterico vento estivo che qui soffia da Nord-Est, decida di accentuare il tuo genetico slice. E allora sì che son dolori. In generale, è un campo che induce ad ammirare il paesaggio, come alla straordinaria buca 3, un largo par 5 di 492 metri che scende al mare per incontrare il tramonto; o la 6, un par 4 di 272 metri spalancato sul vento e sul vuoto; o, infine, la sontuosa 18, par 5 di 481 metri che porta alla club house dopo aver superato forti ondulazioni del terreno. Ancor più spettacolare, e tutto a ridosso del mare, il Bay Course, ovvero il secondo percorso di Costa Navarino, che Robert Trent Jones Jr ha curato estasiandosi per interagire,

rispettandolo, con un ambiente più o meno uguale a quello descritto nell’Iliade: ben 6.000 ulivi, di cui molti centenari, sono stati sradicati, custoditi in nursery e poi ripiantati lungo il percorso. Curata dall’Università di Stoccolma, questa colossale operazione non ha precedenti al mondo. UN COMPLESSO IN CRESCITA Circa 700 fra stanze e suite dal design modernissimo e a ridosso del golf formano il sontuoso complesso di Costa Navarino. Si dividono tra Westin e Romanos, il primo più adatto a famiglie con bambini, il secondo per coppie e ospiti in cerca di tranquillità. I resort sono a ridosso del golf e dominano una splendida spiaggia molto attrezzata. Sparsi tra ulivi e piscine, una decina di ristoranti, in un’area che però ha ancora margini di miglioramento per onorare il tetto di stelle di cui si fregia. Completano la struttura una lussuosissima Spa (da provare il trattamento per golfisti a base d’olio d’oliva) e il “mondo a parte” di Sand Castle, un mini albergo dove i bambini possono dormire tra mille giochi e percorsi guidati alla scoperta di sport, storia e natura. u

Alla corte di Nestore Vincendo la pigrizia e uscendo dal resort, la vicinissima cittadina di Pilo offre l’emozione di affacciarsi sull’abisso della Storia, cui partecipa da ben 4.500 anni: il re di Pilo era il saggio Nestore, citato nell’Iliade e nell’Odissea, unico di 12 fratelli a salvarsi dall’ira di Eracle e poi aggregatosi alla spedizione contro Troia, dove giocò il ruolo di inascoltato padre nobile. Il suo castello, le cui mura si stagliano ancora quasi intatte su una rupe a picco sul mare, offre uno tra i più spettacolari panorami della Grecia e si affaccia su una meravigliosa spiaggia a semicerchio che il National Geographic, invero esagerando un pochino, ha incluso nella Top List delle dieci spiagge più belle al mondo.

A settembre, offerte speciali Come accade molto spesso, lo specialista Acentro ha l’offerta più vantaggiosa: a settembre, periodo davvero ideale, sette notti in camera doppia con prima colazione, 4 green fee, campo pratica libero, 12 palline omaggio e una polo Chervò per camera costano 1.115 euro a persona. Il viaggio, non compreso, può essere affrontato in traghetto o con i voli di Olympic o di Aegean, il cui proprietario è uno dei soci di Costa Navarino. AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 119


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showroom Dal soffocante caldo estivo alle rinfrescanti brezze del primo autunno: così in campo sei un campione di eleganza e classe. Perché anche l’abito fa il golfista

Lui: polo e maglia LACOSTE, pantaloni e cintura CP COMPANY, scarpe FOOT JOY, calze GALLO, cappello BORSALINO, occhiali MAUI JIM, guanto MIZUNO, ferro PING. Lei: gonna LACOSTE, maglia a V e camicia D&G, calze GALLO, scarpe FOOT JOY, putter ODYSSEY.

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Styling Paola Ronchi Foto Claudio Scaccini

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Lui: pantaloni, golf e camicia TOMMY HILFIGER, scarpe FOOT JOY, calze GALLO. Lei: pantaloni JACOB COHEN, camicia BURBERRY BRIT, maglia in cachemire BALLANTYNE, cappello BORSALINO, scarpe FOOT JOY, ferro PING.

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showroom

Lei: abito in cachemire BRUNELLO CUCINELLI, calze GALLO, stivali AIGLE, occhiali MAUI JIM. Lui: cardigan LUCIANO BARBERA, camicia JACOB COHEN, pantaloni e cintura CP COMPANY, giacca MESSORI, scarpe BLUNDSTONE.

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showroom

Lui: pantaloni, golf e camicia MOSCHINO, scarpe BLUNDSTONE, cappello BORSALINO. Lei: camicia PLAYLIFE, cardigan in cachemire LUCIANO BARBERA, calze GALLO, stivali AIGLE.

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Pantaloni, gilet e camicia POLO RALPH LAUREN, cappello BORSALINO, guanto MIZUNO, putter ODYSSEY.

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Ampio cardigan in cachemire BALLANTYNE, cintura PAUL SMITH ACCESSORIES, cappello BORSALINO.

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showroom Modelli: Beatrice Models Management Grooming: Lina Montanari

Lui: pantaloni, camicia e maglia BURBERRY BRIT. Lei: maglia e camicia TOMMY HILFIGER DENIM, pantaloni RALPH LAUREN.

Si ringrazia per l’ospitalità: Golf Club Crans sur Sierre Hotel Guarda Golf HHHHH Per l’attrezzatura: Golf’us

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invetrina Church’s PE 2012: rivisitazione dello storico modello da golf ispirato al tempo libero. Costruzione Goodyear inalterata per un effetto casual ma allo stesso tempo classico. Fondo in gomma colorato in contrasto con le tonalità del guardolo in cuoio e con il materiale della tomaia, in vitello spazzolato o scamosciato. Cuciture hand made e forme arrotondate. www.church-footwear.com

L’azzurro del Mediterraneo e i colori dei fiori che sbocciano: un tono bohémien per le prossime vacanze. La collezione Riviera di A&C si abbina alla perfezione con mini abiti colorati e pelle abbronzata. In metallo placcato argento con pietre semipreziose, filo in cotone con motivo macramè. Cristalli Swarovski e cuore con pietra in vetro sfaccettato. www.ac.no

Classica e moderna, immortale. La nuova collezione Midnight di Harry Winston è dedicata a chi cerca l’eleganza nella quotidianità. Ricavata dall’oro bianco o rosa, la cassa si assottiglia per dare armonia; gli archi, simbolo del marchio, si fondono nelle sue forme con discrezione. Tre modelli, di cui uno rivolto al pubblico femminile, anche impreziositi da diamanti. www.harrywinston.com Le collezioni da sole e da vista Barton Perreira sono sinonimo di lusso. Montature perfette per chi vuole farsi notare; glamour controllato e design meticoloso. La collezione AI 2011 si ispira agli anni ’60 e ’70, alla scena musicale di Chelsea e ai personaggi di classici come “Love Story” e “Gioventù Bruciata”. Brad Pitt, Ben Affleck, Jennifer Gardner hanno scelto di indossare il marchio californiano. www.bartonperreira.com

Dalla collezione PE 2012 di Berwich: pantalone cinque tasche in cotone trattato effetto vintage con tasche laterali alla francese, tasca posteriore a filetto con toppa e asola volante in diverso tessuto; 130 euro. Pantalone in lino con tasche laterali alla francese e tasche a toppa sul retro; 140 euro. www.berwich.com

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Nuova collezione uomo SS 2012 Spring Back di Esemplare nº 61: outfit casual-chic per città e gite fuori porta. Capi outdoor innovativi si mescolano a giacche e shell ispirate alle forme e ai colori del mondo militare. Tessuti resistenti, linee essenziali ma ricche di dettagli funzionali, come multitasche, bottoni semiautomatici, cappucci, interni staccabili. www.esemplare.it

Hummel ha approfittato del tour 2010 “The End” dei Black Eyed Peas per raccogliere bottiglie di plastica e, dopo un’accurata lavorazione, trasformarle in una collezione di abbigliamento e scarpe PE 2011 e AI 2011-12. Allo slogan di “What goes around comes around”, con 240mila presenze e 2.000 kg di plastica raccolta, sono stati prodotti 11.500 capi. www.hummel.dk

Frey Wille, fondata nel 1951 a Vienna, deve il suo storico successo a un team di artisti, orafi ed esperti di fine smaltatura. È l’unica azienda al mondo a creare gioielli artistici smaltati tratti dall’arte decorativa. Le montature sono realizzate in oro giallo o bianco 18 carati, in metallo laminato in oro o palladio. Oltre a gioielli e accessori uomo/donna, anche penne e orologi. www.frey-wille.com

Gli orologi Jaermann & Stübi, brand svizzero official timekeeper del St Andrews Links, sono caratterizzati da una complessità tecnica che incontra i più elevati standard estetici. La collezione Stroke Play è dotata di contatore di colpi per buca, calcolo del punteggio totale, confronto con l’handicap. La Royal Open ha un timer per misurare il giro. Il modello speciale in onore dell’Open Championship è in 18 esemplari, uno per ogni buca dell’Old Course, con statistiche e caratteristiche incise all’interno. Sistema ammortizzante brevettato. www.jaermann-stuebi.com

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l’attrezzatura Dal catalogo Tour Performance 2012 di Adidas Golf ecco la nuova Tour 360 ATV, la scarpa più tecnologicamente avanzata del marchio, che ha fatto il suo esordio ai piedi di Edoardo Molinari durante il recente Open Championship. Il suo punto di forza è l’All-Terrain Versatility, garantita da un’impareggiabile flessibilità anteriore ed elementi di trazione zonale, per adattarsi a ogni superficie e posizione garantendo comfort, equilibrio e stabilità nello swing. 170 euro. www.adidasgolf.eu

La sacca Women’s Deluxe Stand Bag di Cleveland è dedicata alle signore che non hanno bisogno di aiuto sul campo. La tecnologia all’avanguardia garantisce leggerezza e comfort mai provati. I materiali che assorbono gli urti e riducono la fatica offrono un’esperienza nuova. E, in caso, è perfetta anche per il carrello. www.clevelandgolf.com

Power Balance è ideale nella vita quotidiana e nello sport. Il bracciale che garantisce un maggior equilibrio nell’attività fisica è in silicone flessibile che si asciuga istantaneamente, anche dopo sessioni prolungate in campo pratica, ed è molto comodo da indossare e pulire. Anche Ian Poulter, che da poco ne è diventato testimonial, non può più farne a meno. www.powerbalance.com

Nuovo driver Katana, strabiliante per facilità d’uso e resa in campo. Testa e faccia interamente in titanio a spessori variabili, quattro pesi in tungsteno per aumentare il momento d’inerzia e diminuire lo spin laterale. Grazie a questa manifattura d’eccellenza, combinata con uno shaft fatto a mano in Giappone da Graphite Design serie Tour AD (52 gr), la palla si carica di un’incredibile energia. 1.164 euro. www.katanagolf.eu

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L’obiettivo di TaylorMade era semplice: realizzare un putter molto facile da allineare. Il Corza Ghost, bianco, si distingue in modo netto nell’erba. Le tre linee nere sulla corona danno un ulteriore sostegno: è incredibilmente facile capire dove stia puntando. Il foro circolare nella parte posteriore lavora in unione con le tre linee e la palla, facilitando l’allineamento e una mira corretta. www.taylormadegolf.com Etonic presenta Stabilizer II, top di gamma della collezione uomo per pro e appassionati di buon livello. Suola all’avanguardia con sistema Power-Up: combinazione di sei tecnologie che garantiscono stabilità, trazione ed equilibrio. Tomaia in microfibra MicroTech, più leggera e impermeabile della pelle. Fodera in Outlast per una migliore termoregolazione in ogni condizione climatica, con riduzione fino al 40% del calore interno. www.etonic.com

La collezione Travel Bag University di Adidas fornisce l’essenziale senza compromessi. Ogni pezzo, infatti, deve possedere stretti requisiti per poter essere presentato al mercato. Il poliestere Ripstop, le imbottiture, le cinghie e i rivestimenti isolanti garantiscono la più moderna tecnologia, con uno stile senza tempo. www.adidasgolf.com

La polo Aldo di Chervò è dotata di tecnologie Comfort e Pro-Therm che assicurano la massima libertà di movimento durante il gioco e il totale isolamento dagli agenti atmosferici. La natura del materiale conferisce ai capi Pro-Therm® un’elevatissima coibenza termica con il minimo peso e spessore del tessuto, garantendo leggerezza e ingombro limitato. www.chervo.it

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iMOTORI

SIAMOSULLABUONASTRADA Prosegue l’impegno di BMW a favore dell’ecosensibilità, con la Casa tedesca che firma una berlina di lusso ibrida: la ActiveHybrid 7 è un salotto di pura potenza DI

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iamo stati fra i primi a provare la nuovissima ammiraglia ActiveHybrid 7 di casa BMW e abbiamo voluto sperimentarla negli ambienti a lei più congeniali, e cioè in città e nei lunghi percorsi autostradali. Indubbiamente la vettura costruita sulla base della BMW Serie 7 definisce una nuova serie di parametri di riferimento in termini di efficienza nella categoria di lusso: la BMW ActiveHybrid 7 è infatti la prima automobile del mondo nella quale un motore a benzina V8 è stato combinato con un cambio automatico a otto rapporti e un elettromotore, nell’ambito di un concetto mild-hybrid. Grazie all’abbinamento dell’8 cilindri (ottimizzato ed equipaggiato con tecnologia BMW TwinPower Turbo e High Precision Injection) con un elettromotore sincrono a corrente trifase, la BMW ActiveHybrid 7 raggiunge una potenza di sistema di 342 kW/465 CV e una coppia massima di 700 Newton/Metri. SEI SUBITO A 100 Parlando del propulsore provato, evidenziamo l’otto cilindri che eroga una

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MARCO DEL BO

potenza massima di 330 kW/449 CV a un regime motore tra i 5.500 e i 6.000 giri al minuto. La coppia massima del V8 è di 650 Newton/Metri ed è richiamabile tra i 2.000 e i 4.500 giri/minuto. L’impressionante spiegamento di potenza inizia immediatamente sopra il regime minimo.

La risultante rapidità di risposta viene intensificata dalla coppia di spunto messa a disposizione dall’elettromotore. La prontezza di risposta della BMW ActiveHybrid 7 provata, soprattutto nell’avviamento da fermo, determina un’accelerazione finora mai raggiunta né

Un display pieno di energia Una volta seduti al volante e premuto il tasto di avvio, tutto sembra assolutamente uguale alle altre Serie 7. Ma quando si preme il pedale dell’acceleratore, su una schermata posta sul display centrale della plancia è possibile visualizzare un indicatore del flusso energetico. Una grafica a frecce blu visualizza lo stato momentaneo della potenza di recupero e durante le fasi di accelerazione; mentre una grafica supplementare illustra l’effetto di boost (l’incremento) generato dall’elettromotore.


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con i modelli dotati di un propulsore a combustione interna né dai motori ibridi tradizionali. Il valore di accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi avvicina l’ammiraglia al segmento delle automobili sportive di alta classe. Incomparabile è sicuramente la sensazione che prova il guidatore durante la reazione del propulsore ibrido, esente da qualsiasi ritardo.

Piccoli particolari di grande eleganza: styling sinuoso e avvolgente, come da tradizione BMW.

DIAMOCI UNA SCOSSA A tutto ciò si aggiunge la potenza dell’elettromotore, già di per sé un gioiello di tecnologia. Il grande plus di questa nuova serie ActiveHybrid 7 è senz’altro l’adozione delle batterie agli ioni di litio, che rappresentano il miglior sviluppo verso un utilizzo particolarmente intenso e flessibile della corrente elettrica a bordo della vettura. L’energia elettrica prodotta attraverso il recupero deve essere trasferita a un accumulatore in qualsiasi momento e, a seconda della situazione di guida nonché dei ritmi differenti, essere permanentemente disponibile. Inoltre, per affrontare delle distanze lunghe senza fasi di rilascio o di frenata, la capacità d’immagazzinamento ➤

Nell’illustrazione, il “segreto” del doppio motore BMW: 1. Propulsore ad alta efficienza BMW V8 (330 kW/650 Nm) con High Precision Injection e Twin Power Turbo 2. Motore elettrico (15 kW/210 Nm) 3. Cambio automatico a 8 velocità 4. Gruppo elettronico ad alto voltaggio (120 V) 5. Gruppo batteria agli ioni di Litio (120 V/800 Wh) AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 133


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iMOTORI

SIAMOSULLA BUONASTRADA

Accelerazioni brucianti e picchi di velocità oltre i 250: è una berlina dall’anima sportiva...

CARTA D’IDENTITÀ w Cilindrata: 4.395 cm³ w Potenza: 449 CV w Coppia massima: 700 Nm w Accelerazione 0/100 km/h: 4,9 s w Velocità massima: 250 Km/h w Classe antinquinamento: Euro 5 w Consumo combinato ciclo UE: 9,4 l/100 km ➤ deve essere elevata, così da non avere

problemi di approvvigionamento. L’elevato rendimento della batteria agli ioni di litio è stato poi combinato con delle dimensioni compatte di 37x22x23 centimetri e un peso ridotto di appena 27 chilogrammi. Il bagagliaio della BMW ActiveHybrid 7, pertanto, rimane sempre enorme e offre un’invidiabile capacità di carico totale di 460 litri, che mette a disposizione uno spazio sufficiente per ben quattro sacche da golf da 46 pollici. CHE BEL CLIMA Il comfort climatico è molto preciso e anche a vettura ferma funziona in modo davvero gradevole, assicurando sempre condizioni di partenza assolutamente piacevoli. L’impianto di climatizzazione della BMW ActiveHybrid 7, infatti, viene alimentato da corrente elettrica presa direttamente dall’accumulatore di energia ad alto voltaggio. Questa funzione è garantita indipendentemente dall’esercizio del motore a combustione interna. Conseguentemente, l’utilizzo della funzione Auto Start/Stop non comporta nessuna limitazione del comfort. Anche quando il guidatore si trova in coda o è fermo nel traffico di città (l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle durante il test di luglio), è sempre garantita la temperatura desiderata nell’abitacolo. Il climatizzatore automatico di serie, a quattro zone, è attivabile anche 134 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

attraverso il telecomando, così da rendere possibile il raffreddamento degli interni della vettura, magari rimasta parcheggiata a lungo sotto il sole, già prima della partenza. Un sistema davvero efficiente: qualora desiderato, in poco tempo l’impianto è in grado di abbassare la temperatura anche di 30 gradi, creando così un ambiente assolutamente confortevole. TRA SOFTWARE E MASSAGGI Molta elettronica, poi, tra le altre novità di casa BMW, volte sia a migliorare il comfort di guida sia, soprattutto, a elevare i concetti di sicurezza. Segnaliamo i sistemi BMW di assistenza del guidatore ConnectedDrive (come l’avvertimento di cambio corsia, il Lane Departure Warning,

la Speed Limit Info); il sistema di visione notturna BMW Night Vision, con riconoscimento delle persone; la telecamera di retromarcia e il sistema Side View. Il ricco programma di equipaggiamenti della BMW Serie 7 consente poi di personalizzare la vettura secondo le preferenze personali. Gli highlight sono dei sofisticati sistemi di navigazione, audio e entertainment per la zona posteriore, l’ampio tetto scorrevole sagomato, così come i sedili attivi per guidatore e passeggero e i sedili climatizzati con funzione di massaggio per la zona posteriore. Un vero salotto, insomma. Che ci ha instillato un dubbio su questa vettura: è meglio guidarla o esserne trasportati? u


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iCIRCUITI

SEMPREPIÙVIRTUAL TouristGolf pensa alle vacanze estive dei suoi associati con due nuove sorprese, tutte da scoprire

I

soci TouristGolf sono abituati alle novità, ma con la gestione ufficiale del primo campo da golf del gruppo (il Golf Club Carezza, un percorso nove buche situato nel cuore delle Dolomiti) il servizio dedicato al golfista turista per eccellenza sfiora la perfezione. Una bella novità di quest’estate è proprio l’apertura al Golf Club Carezza di una foresteria di nove camere, che offre la possibilità di coniugare vacanze e golf giocando a 1.700 metri di altitudine, in una cornice unica ai piedi del Latemar. Con 110 euro, oltre alla sistemazione in B&B, avrai anche un green fee per 18 buche, per un week end pieno di emozioni. Ma c’è di più. Oggi un socio del club virtuale TouristGolf può trasferire la sua associazione dalla tessera alla speciale carta di credito Visa prodotta dal gruppo Agos-Ducato. Questa migrazione, completamente gratuita, permette al socio di essere esentato dal versamento della

quota sociale annua e di ritrovarsi con tutti i benefit attivati: l’emissione della carta, infatti, prevede la copertura della quota da parte di Visa e Agos, sponsor del torneo ufficiale TouristGolf. A questo punto, con la carta di credito gratuita per sempre in tasca, il socio potrà

chiedere alla segreteria TouristGolf di essere tesserato alla Federazione Italiana Golf al solo costo di 75 euro. La modalità di richiesta della carta di credito TouristGolf Visa è facile: dal sito www.touristgolf.eu bisogna accedere all’area benefit dove si trova il collegamento con l’area protetta di richiesta della carta. Terminata la procedura, un numero di telefono è a disposizione dell’utente per conoscere l’esito. Ricevuta la carta, basta addebitarvi l’importo della tessera FIG. Così si potrà approfittare di tutti i benefici del torneo, dell’abbonamento a Golf Today e di tutti gli sconti della Guida Turistica, che l’anno prossimo (altra novità) si allargherà a Slovenia, Spagna e Portogallo. Buone vacanze con TouristGolf! u

Il Golf Club Carezza è il primo campo gestito direttamente da TouristGolf. AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 135


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ilpreparatoreatletico

ATTENTO A DOVE METTI I PIEDI Con il caldo estivo, la fascite plantare si affaccia sui fairway più frequentemente. Non è un problema, se sai come evitarla D I

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no tra i disturbi più frequenti che in questo periodo molto caldo può colpire il golfista è la fascite plantare. È la più comune causa di dolore calcaneare (tallonite), si manifesta soprattutto tra gli sportivi ed è causata dalla ripetizione continua di eccessivi sovraccarichi a livello podalico. Il caldo di questa stagione, inoltre, è un fattore coscatenante. Cosa succede, di preciso? Nel piede è presente una robusta fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita. Questa fascia si chiama “legamento arcuato” (o “aponeurosi plantare”) e ha il compito di facilitare la distribuzione del peso corporeo sul piede durante la deambulazione. Un compito tanto più delicato in chi cammina molto (proprio come il golfista durante i giri in campo o i runner). In particolare, quando il tallone si solleva dal suolo per ogni passo, l’aponeurosi plantare subisce una distensione. Se, per qualsiasi motivo (traumi, lavoro eccessivo, compressione...) questo legamento dovesse incappare in un’infiammazione, si ha la “fascite plantare”, una fastidiosa condizione che, nei casi più seri, può addirittura impedire la deambulazione. Nella fase iniziale, la fascite plantare tende a coinvolgere l’inserzione dell’aponeurosi a livello calcaneare, causando dolore in quest’area. Con l’accentuarsi del problema, il dolore tende a spostarsi verso l’avampiede migrando lungo tutta la pianta e risparmiando soltanto la punta delle dita. Questo porta il golfista a una situazione di quasi impossibilità di giocare. E quindi è importante conoscere questo disturbo in modo da poter attivare una corretta prevenzione, nonché saperlo riconoscere per tempo, qualora si manifestasse, in modo da porvi pronto rimedio. ALLA BASE, VARIE CAUSE La fascite plantare può insorgere a causa di innumerevoli fattori, spesso combinati tra loro: piedi piatti o cavi, 136 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

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A S S I M O

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E S S I N A

scarpe inadeguate, sovrappeso, obesità, allenamenti inadeguati, frequenti camminate su terreni duri, contratture o debolezza di alcuni muscoli della gamba (come il tricipite, il peroneo lungo, il tibiale posteriore e gli estensori delle dita del piede). Il meccanismo lesivo è presto identificato: in assenza di un adeguato periodo di recupero che ne permetta il riassorbimento, i ripetuti microtraumi di una camminata possono sfociare in un’infiammazione del tessuto connettivo,

con conseguente perdita di elasticità del legamento arcuato che pertanto non si distende più come dovrebbe. Le lesioni legamentose sono tanto più probabili quanto più velocemente viene applicata la forza di trazione. In ambito sportivo sono particolarmente a rischio i golfisti, i corridori di fondo, i saltatori e i calciatori. L’esordio è subdolo: se non trattata adeguatamente o sottovalutata, in caso di reiterazione dei microtraumi, l’infiammazione si estende rapidamente su


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IN COLLABORAZIONE CON IMMUN’ÂGE tutta la fascia, comportando una guarigione più lenta e complicata. Il primo punto sintomatico è l’inserzione del legamento al calcagno. Durante il riposo notturno le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza il legamento arcuato tende ad accorciarsi. Al mattino, non appena ci si alza dal letto, i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto, causando dolore. La sveglia quindi è un campanello d’allarme da non sottovalutare: il dolore è più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, l’acuzie tende a diminuire piuttosto rapidamente, poiché gli stessi movimenti stimolano l’allungamento dell’aponeurosi plantare che, distendendosi, favorisce la regressione del dolore. Il quale, però, può ricomparire all’improvviso dopo una lunga passeggiata, al termine della giornata o dopo le 18 buche.

CON UN PO’ DI ATTENZIONE SI GUARISCE BENE Una volta confermata la diagnosi, a seguito di una visita clinica e raggi X, si può ipotizzare la guarigione e il recupero. Anzitutto è necessario un periodo di riposo: bisogna sospendere per qualche settimana gli allenamenti, astenersi dall’attività sportiva, evitare di camminare eccessivamente o rimanere in piedi troppo a lungo, specie su superfici rigide. Il riposo iniziale aiuta solitamente ad alleviare il dolore e a ridurre l’infiammazione locale. Applicazioni locali di ghiaccio possono essere utili per favorire l’attenuazione di alcuni dei sintomi tipici della fascite plantare come il dolore al tallone. Si possono prevedere cicli di circa 15 minuti, tre o quattro volte al giorno. In abbinamento, alcuni esercizi di stretching aiutano a distendere i tessuti che circondano il calcagno, favorendo la guarigione. Ovviamente, è importante svolgere questi esercizi in modo corretto, perseguendo un allungamento graduale e senza arrivare mai alla soglia del dolore. Se il problema è più grave, il medico curante può suggerire il ricorso a farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), plantari o tutori notturni o terapie particolari (infiltrazioni, onde d’urto, ultrasuoni, ionoforesi, fonoforesi, massaggio o, nei casi davvero seri, chirurgia). NON DIMENTICARE LA PREVENZIONE Come recita il vecchio detto: prevenire è meglio che curare. E poiché per il golfista un episodio di fascite plantare è un fastidio piuttosto seccante (e più frequente di quanto si pensi), si può pensare a un piccolo check up che ne scongiuri l’insorgenza. È sufficiente eseguire un’analisi posturale, un’analisi stabilometrica, analizzare i piedi e le caviglie e, soprattutto, utilizzare sempre scarpe idonee all’attività golfistica. È opportuno anche eseguire con regolarità degli esercizi di stretching, che favoriscono l’elasticità di tessuti e articolazioni. Poi, alle prime avvisaglie o sospetti, non si deve perdere tempo sperando che passi da sé, ma conviene farsi vedere da un’osteopata specializzato. u

Sempre scattanti in tre mosse Il caldo e l’umidità dell’estate possono inficiare le prestazioni in campo e portare un senso di spossatezza e apatìa. Per ovviare a questi fastidi può essere utile il ricorso a integratori specifici. Tra i tanti presenti sul mercato, io generalmente adotto i prodotti che vi presento qui di seguito; li ho usati anche con atleti della Nazionale, con Matteo Manassero, con Alberto Binaghi e con i miei pazienti. E ho sempre avuto ottimi riscontri: sono prodotti utili, studiati e garantiti da un marchio serio. Ovviamente i benefìci si registrano sul medio/lungo periodo di assunzione. w Vibracell: nato come integratore del metabolismo energetico, che favorisce la resistenza fisica e mentale, dà subito – se preso alla mattina – una persistenza per tutto l’arco della giornata sotto l’aspetto sia fisico che di lucidità mentale. Io lo consiglio sia a chi ha un’attività lavorativa molto impegnativa a livello mentale (segretarie, contabili, ragionieri eccetera) sia a chi vive un notevole impegno atletico (come ore dedicate allo sport o come carichi di lavoro). Facile da assumere, ottimo il gusto. w Immun’Âge: nato come antiossidante, combatte l’invecchiamento cellulare e i danni che lo stress ossidativo può causare. Lo stress ossidativo può innescarsi anche in soggetti che lavorano tutta la giornata e non prevedono mai, nell’arco della settimana, momenti di attività fisica. O, parimenti, in coloro che sostengono un impegno atletico eccessivo. Facile da assumere, è anche gradevole. w Wobenzym: nato come difesa immunitaria e come antinfiammatorio naturale, è molto efficace, soprattutto come prevenzione in soggetti molto stressati a livello lavorativo o sportivo. In compresse facili da assumere.

Il professor Massimo Messina è laureato in scienze motorie-preparazione atletica, osteopatia e massofisiokinesiterapia. È preparatore atletico, osteopata e massofisiokinesiterapista di Matteo Manassero, osteopata e massofisiokinesiterapista della Nazionale Italiana di golf e pratica calcio, ginnastica aerobica, maratona e triathlon. Informazioni: info@messinasas.com, www.messinasas.com AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 137


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clubfitting

PALLA,PALLA DELLE MIE BRAME Saperla scegliere in base alle caratteristiche del proprio gioco significa cambiare le sorti di una partita D I

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ai fatto 30, fai 31: che senso ha, infatti, sottoporsi a una seduta di fitting e limitarsi ai bastoni senza “dare un’occhiata” anche alla palla? Un dettaglio cui forse non hai mai fatto caso, ma importante per una personalizzazione davvero ottimale dell’attrezzatura. “In effetti, concentrarsi solo sui bastoni sarebbe un lavoro parziale, incompleto”, conferma Peter Jacobsen, responsabile di Club Fitting Italia, il servizio che Intergolf mette a disposizione di tutti gli appassionati. “Invece, per ottenere davvero il risultato migliore, è opportuno dedicare qualche minuto anche alla scelta della palla più adatta alle proprie caratteristiche di gioco”. ECCO LA MIGLIORE Nulla di trascendentale, sia chiaro, o di particolarmente laborioso (se si è assistiti da un professional fitter). “Quando incontro una persona per una seduta di fitting”, riprende Jacobsen, “non mi limito ai bastoni, ma imposto il colloquio informale iniziale anche in funzione di un corretto ball fitting. Con una serie di domande calibrate, cerco di evidenziare da una parte quale sia la parte forte del suo gioco (ad esempio la lunghezza, la velocità eccetera) e, dall’altra parte, quali siano gli effetti del suo modo di giocare e colpire (come avere più o meno controllo o la precisione). Si tratta di informazioni importanti che, se lette dall’esperienza di un fitter competente, permettono di trovare la palla più adatta alla proprie caratteristiche di gioco”. Dalla teoria alla pratica: in base alla sua competenza, il fitter fa provare (in campo pratica, non al simulatore) al giocatore due o tre palle differenti per elasticità e capacità di compressione, per monitorarne i risultati. Il fine è quello di scartare per gradi le varie soluzioni, fino a trovare la palla che permetta la quantità di spin necessaria, l’angolo di lancio voluto, la compressione corretta; in altre parole, la palla che – in abbinamento con il fitting dei bastoni – permetta il gioco migliore. “Le palle più morbide, ad esempio, danno più controllo sul green”, spiega Jacobsen. “Quelle con minor compressione danno più 138 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

distanza. Sembrano dettagli, ma possono cambiare una partita”. Un lavoro da fare in campo pratica proprio per cogliere le differenze della performance; mezzi colpi, approcci, driver, feeling all’impatto sono punti da tenere presenti per la scelta finale. SERVE A TUTTI Lo scopo del ball fitting è quindi quello di completare un percorso di metodo, iniziato da una personalizzazione dei bastoni, passato attraverso una buona base tecnica del movimento, e terminato, appunto, nella scelta del tipo di pallina da giocare. Un passaggio opportuno per tutti. “Molti sono consapevoli che la personalizzazione possa aiutare; ma, paradossalmente, a volte non si ritiene che sia necessaria”, riprende Jacobsen. “Spesso, per fare un esempio, il giocatore che ha tanti anni di esperienza e ha abitudini

ormai consolidate è convinto che per lui la scelta studiata della palla sia ininfluente, perché il suo gioco è impostato e strutturato. Questo è un errore, perché la customizzazione porta vantaggi a qualsiasi età e a qualsiasi livello tecnico”. Si riesce a migliorare nelle parti del gioco che hanno più incidenza sullo score, tipo il numero di green in regulation o la qualità del gioco corto. Tutto è dovuto (oltre alla capacità tecnica del giocatore) alle caratteristiche elastiche della palla, alla sua capacità di guadagnare velocemente la miglior aerodinamicità in volo e soprattutto nel controllo della quantità di spin impartita. Accorgimenti che chiunque può acquisire con la consulenza di un buon fitter, per esprimersi davvero al meglio ma soprattutto per divertirsi. u (5-continua)

ILNOSTROESPERTOPERTE Hai un dubbio riguardo la tua attrezzatura? Una domanda che ti assilla? C’è una questione che ti piacerebbe approfondire? Scrivi a redazione@golftoday.it, specificando nell’oggetto “Rubrica Club Fitting”. Peter Jacobsen, responsabile Club Fitting Italia, è a tua disposizione per ogni precisazione o consiglio.


139_Sfida_Direttore 21/07/11 21.35 Pagina 139

sfidaildirettore

QUANTONESAIDIGOLF? In campo sei sicuramente un campione. Ma a teoria come sei messo? T

i piacerebbe mettere in sacca delle vere palline da pro? E possedere un oggetto da fare invidia ai tuoi amici? Rispondi esattamente alle tre domande qui sotto e puoi vincere il cappellino originale e autografato del nostro Matteo Manassero insieme a una dozzina di Pro V1 Titleist.

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DI QUALE GRANDE CAMPIONE DEL PASSATO SI DICEVA CHE IL SUO CARATTERE INTROVERSO DIPENDESSE DALL’AVERVISTOMORIREILPADRESUICIDA? A. Ben Hogan B. Gene Sarazen C. Walter Hagen D. Bobby Jones

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QUAL È STATO IL RISULTATO PIÙ ALTO DI UNAVITTORIAALL’OPENCHAMPIONSHIP? A. +46 B. +18 C. +29 D. +35

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DOVESIGIOCHERÀ LASOLHEIMCUP2013? A. Colorado Golf Club B. Montana Golf Club C. California Golf Club D. Idaho Golf Club

RICORDATI CHE: w Solo il PRIMO lettore che risponderà esattamente alle tre domande riceverà in regalo una scatola di 12 Pro V1 Titleist e il cappellino originale autografato da Matteo Manassero, offerti da: Intergolf srl, via Podere la Vigna 2/4 - 20019 Settimo Milanese (Mi) tel. 02.89456400, fax 02.89456408, www.intergolf.it w Per rispondere è necessario inviare una mail a: redazione@golftoday.it, indicando nell’oggetto “Sfida il Direttore”. La mail deve riportare, oltre alle risposte alle tre domande, anche Nome e Cognome del lettore e l’indirizzo (per la spedizione del regalo). w ATTENZIONE, IMPORTANTE: si può scrivere solo a partire dalle ore 15.00 di martedì 23 agosto. Eventuali e.mail arrivate in precedenza NON verranno prese in considerazione. w Il nome del vincitore verrà avvisato per e.mail e pubblicato sul prossimo numero di Golf Today.

In bocca al lupo!

Così il mese scorso... Questa la soluzione dei quesiti di luglio: 1. In che anno non si è giocato l’Open Championship per mancanza del premio? B. 1871 – 2. In questo campo si giocherà la Ryder Cup... B. Golf National – 3. Come si chiama l’allenatore sul gioco corto di Francesco Molinari? C. Mark Roe. Complimenti ad Alessandra Guidi di Meda (Mb), che ha risposto esattamente alle 15:00:00 del 14 luglio e riceverà il regalo offerto da Intergolf.


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iPROGETTI

STOLAVORANDO La sostenibilità economica di un impianto è fondamentale per la sua riuscita. Io mi occupo di valutarla

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hi gioca a golf lo sa. I golfisti vedono il mondo con un occhio particolare. Quando si trovano di fronte a una distesa verde ben curata credono di individuare un campo da golf o immaginano come poterne ricavare uno: lì potrebbe andarci bene il tee, poi il fairway e il green, magari appena oltre quel piccolo corso d’acqua. Devo confessare che anche io non sono stato immune da questo morbo; anni fa nel mio vecchio circolo, del quale ero consigliere tesoriere, avevamo progettato alcune modifiche consistenti al percorso e, in un momento di lucidità, portai mio zio Pietro 140 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

Manca a fare un giro del campo in car per illustrargli il tutto. Lui mi ascoltò con interesse e poi, con spiegazioni rivelatrici su aspetti che non avevo minimamente considerato, mi fece rendere conto del disastro che stavamo preparando. Non era un architetto di golf ma aveva una “certa” esperienza; immagino un architetto cosa avrebbe potuto dirmi. Da allora non mi azzardo a fare un mestiere che non è il mio. Il mio è quello di valutare iniziative nel settore dello sport per le quali sono richiesti finanziamenti al Credito Sportivo. Ecco perché quando vado a giocare su un percorso che non conosco la mia ottica è

quella del bancario che deve valutare la sostenibilità economica dell’impianto. Per prima cosa considero la tipologia del circolo: campo privato, commerciale, turistico, real estate. Poi cerco di capire se le scelte strategiche e progettuali sono state coerenti con la destinazione individuata. In primo luogo l’ubicazione. Il percorso dovrebbe essere posizionato entro 20/30 minuti dal bacino di utenza potenziale, che per un campo privato cittadino è il centro abitato, mentre per un impianto turistico i 30 minuti di distanza (anche 40 o più se ce ne sono altri che fanno sistema) dovrebbero partire da adeguate strutture


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DI

CARLO MANCA

O PERVOI

per poi destinare i finanziamenti del Credito Sportivo

ricettive (se non ce ne sono il fallimento è assicurato). Anche l’accesso è fondamentale: la rete viaria per tutte le tipologie di campo e gli aeroporti per quelli turistici. La topografia è ugualmente importante; un campo da golf troppo faticoso non è certo attrattivo per la media dei golfisti, turisti in particolare. Un terreno roccioso sarà difficile e costoso da modificare mentre uno argilloso difficile da drenare; questo renderà necessari gravosi interventi in corso di gestione. Costi di gestione che sono notevolmente influenzati dalle caratteristiche costruttive. Un campo difficilmente accessibile alle

macchine, bunker con sponda alta soggetti a continue erosioni, tee troppo piccoli per percorsi intensamente frequentati, impianti di irrigazione insufficienti e mal progettati incidono pesantemente sui costi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. La stessa scelta delle essenze per il

Carlo Manca, direttore commerciale ICS, anche sopra durante la tappa del Golf Tour ICS a Punta Ala.

tappeto erboso aiuta a ridurre i costi di gestione; le specie macroterme (per i climi che lo consentono) rendono possibili risparmi di risorse idriche, fertilizzanti ed energia elettrica del 40-50%, l’utilizzo di acque reflue, resistenza ad attacchi di funghi (con quasi azzeramento di fitofarmaci), maggiore resistenza all’usura. Anche la club house gioca un ruolo nella riduzione dei costi, e non solo per la sua posizione rispetto al campo quanto anche per l’ubicazione dei servizi al suo interno. Per un campo turistico con annesso hotel questi potrebbero essere compresi nella stessa struttura ricettiva il cui personale potrebbe essere utilizzato anche per la parte golf (ricevimento, pulizia spogliatoi, bar, ristorazione, eccetera) con conseguente riduzione dei costi. Se al campo non è annesso l’hotel almeno il ricevimento e il pro shop dovrebbero essere un unico ambiente. Tutto ciò non si improvvisa, ma è frutto di una sana pianificazione prima strategica e poi tecnico costruttiva. È in fase progettuale che si creano campi economicamente gestibili. È il momento più importante dell’iniziativa al quale concorrono le diverse professionalità coinvolte, primo tra tutti l’architetto progettista scelto tra quelli specializzati nel settore e attento alla fase gestionale. Meglio un architetto che si adatti a tali esigenze di uno che realizza un percorso “bello ma impossibile”. A ognuno il suo mestiere, come mi fece capire mio zio Pietro quel giorno in car, e io potrò fare meglio il mio, nel valutare i progetti per finanziare il golf con il Credito Sportivo. u


142_Ambiente 21/07/11 21.36 Pagina 142

GreenPower

AVIFAUNA: AL VIA UNA NUOVA RICERCA Biodiversità nei campi da golf. La nuova sfida della Federazione D I

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el mese di giugno la Federazione Italiana Golf ha avviato una nuova ricerca scientifica dal titolo “Individuazione di habitat e specie di importanza comunitaria (avifauna) presenti nei circoli di golf italiani”. Lo studio avrà una durata triennale (2011-2013) e sarà condotto in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, Alberto Fanfani (presidente del Comitato tecnico scientifico di Impegnati nel Verde), con il coordinamento di Marta Visentin (verifier GEO). L’analisi verrà effettuata su 30 circoli italiani distribuiti su tutto il territorio e nel 2011 verranno coinvolti: Carimate (Co), La Pinetina (Co), Le Rovedine (Mi), Milano (Mb), Olgiata (Rm), Le Querce (Vt), Fiuggi (Fr), Roma Acquasanta (Rm), Punta Ala (Gr), Argentario (Gr), Verdura (Ag), Donnafugata (Rg), Il Picciolo (Ct) e Le Madonie (Pa). PERCHÉ UNA RICERCA? Alcuni studi condotti negli Stati Uniti e nel Regno Unito evidenziano che i percorsi di golf “naturalistici” (ossia con piccole ma diffuse aree vegetate) contribuiscono in maniera importante alla conservazione della fauna. Nel 1998 con il First Birdwatching Open fu realizzata la prima check-list delle specie di uccelli presenti nei

Nitticora, specie migratrice gregaria. È presente in quasi tutto il mondo tranne in Oceania. Frequenta zone paludose, fiumi, torrenti e le rive di piccoli laghi. In Italia giunge tra aprile e maggio, per riprodursi. 142 | GOLF TODAY | AGOSTO-SETTEMBRE 2011

Biodiversità: la misura della ricchezza di vita sulla Terra, cioè la variabilità e la varietà degli organismi viventi, degli habitat e degli ecosistemi in cui vivono. Il golf è uno dei pochi sport che ha uno strettissimo rapporto con il paesaggio, non esistono strutture standard, ogni percorso è unico e diverso da tutti gli altri. I tracciati possono difendere e valorizzare il loro paesaggio locale incrementando le aree naturali (boschi, siepi, prati, vegetazione acquatica e altro) e contribuire ad arricchire la biodiversità della Terra. percorsi di golf europei cui partecipò anche l’Italia con otto circoli. Nel 2002 fu condotto uno studio in due aree dell’Italia centrale, nel quale emerse chiaramente come i campi di golf possano aiutare a incrementare le presenze ornitiche nei territori fortemente antropizzati. E nel 2003 i dati sulle comunità ornitiche della pineta di Is Arenas (Or) hanno confermato il ruolo positivo dei percorsi di golf. RISULTATI DELLE RICERCHE CONDOTTE NEI PERCORSI DI GOLF ITALIANI Nei 23 campi indagati finora sono state censite 206 specie ornitiche di cui: w 24 sono incluse nell’allegato I della Direttiva Uccelli 79/409; w 91 sono incluse nell’allegato II della Direttiva Uccelli 79/409;

w 80 sono inserite nella Lista Rossa Italiana

(LIPU e WWF 1999); w 197 sono inserite nella Convenzione di Berna; w 61 sono inserite nella Convenzione di Bonn; w 26 compaiono negli elenchi CITES; w 28 sono Specie di Interesse Conservazionistico

minacciate a livello europeo; w 2 sono Specie di Interesse Conservazionistico

minacciate a livello globale. (spesso la stessa specie è citata in più elenchi di protezione) Tutte le specie rilevate sono strettamente collegate alla presenza di laghi e corsi d’acqua “naturalizzati” (con presenza di vegetazione spontanea sulle rive), di fasce boscate diffuse lungo il percorso e di rough secondari o prati da sfalcio posizionati nelle aree marginali non in gioco. u


143_Chiropratico 21/07/11 21.36 Pagina 143

ilchiropratico

STOP AI DOLORI DIFFUSI

La fibromialgia è una sindrome comune. Circa due milioni di persone ne soffrono in Italia. Di cosa si tratta e come si può curare? D I

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os’è la fibromialgia? Nella comunità medica internazionale non c’è unanime consenso sulla sua definizione. L’American College of Rheumatology ha tuttavia indicato i seguenti criteri che oggi sono ampiamente accettati per la sua diagnosi: w dolore persistente e diffuso in entrambi i lati del corpo, sopra e sotto la vita, da almeno tre mesi; w tensione in 11 punti specifici del corpo su 18 totali (nove bilaterali), inclusi vari gruppi di muscoli, e affaticamento nelle inserzioni dei legamenti; w insonnia; w rigidità al risveglio; w parestesia; w mal di testa. È vero che esiste un’eccessiva facilità nella diagnosi della fibromialgia? Sì. Spesso è considerata una “diagnosi pattumiera” perché viene automaticamente applicata su molti sintomi. Questo però serve soltanto a perpetuare il problema

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perché dare un nome ai sintomi non serve a risolverli. L’approccio chiropratico è diverso da quello tradizionale? Sì. La chiropratica offre un approccio globale. Ogni persona è considerata nella sua interezza ed è valutato lo stato di salute in generale: chimico, fisico ed emotivo. Per esempio, nei casi di fibromialgia si verificano spesso diversi squilibri contemporaneamente. Una depressione (parte emotiva) può portare la persona a mangiare in maniera malsana (chimica). Questo a sua volta può aumentare la depressione e creare disallineamenti scheletrici e dolori muscolari (fisica). Quali sono i trattamenti che usa la chiropratica per trattare la fibromialgia? Ci sono dozzine di tecniche chiropratiche che si sono evolute nel corso del XX secolo, quindi il trattamento varia a seconda del chiropratico. Alla base di tutte le terapie c’è comunque l’obiettivo di mantenere un corretto allineamento della colonna vertebrale.

Come si combatte la fibromialgia con un corretto allineamento della colonna vertebrale? Qualsiasi organo, muscolo, ghiandola e cellula nel corpo dipende dal corretto funzionamento dei nervi spinali. La manipolazione chiropratica delle vertebre specifiche rimuove le compressioni sui nervi spinali. Facendo questo si migliora l’intero stato fisico ed emozionale della persona. Chi prova molto dolore e vuole una terapia potente ma allo stesso tempo sicura e indolore si può rivolgere alla chiropratica? Certo. Tutti i chiropratici, non importa quale tecnica usino, sono preparati per adattare la terapia al singolo paziente. Alcuni individui richiedono un approccio energico mentre altri uno più leggero. Come venire in contatto con un chiropratico preparato e scrupoloso? La cosa migliore è rivolgersi all’Associazione Italiana Chiropratica, che risponde al numero verde 800.017806. u Il dottor Robert Morrison è nato a Staten Island (New York). Ha conseguito il titolo di Doctor of Chiropractic al Western States Chiropractic College (WSCC) di Portland,

Oregon (USA) nel marzo 2001. Dopo la laurea, si è trasferito in Italia, dove ha acquisito sempre maggiore esperienza sia in cliniche private sia in strutture pubbliche convenzionate. Attualmente esercita a Milano, a Padova e a Bari. Ha conseguito il Diploma in Kinesiologia Applicata (D.I.B.A.K.), un titolo condiviso solo con un altro dottore in Italia e con meno di cento persone nel mondo. Fa parte dell’Associazione Italiana Chiropratica (AIC) ed è presidente della sede italiana dell’International College of Applied Kinesiology (ICAK Italia). Info: tel. 02.36551000, www.robertmorrison.it AGOSTO-SETTEMBRE 2011 | GOLF TODAY | 143


144_Correva_Anno 21/07/11 21.37 Pagina 144

correval’anno

1930

BEN HOGAN diventa professionista all’età di 17 anni. Di famiglia non ricca, oltre a studiare arrotondava i guadagni della madre (il padre era morto suicida davanti ai suoi occhi quando aveva nove anni) facendo il caddie al Glen Garden Country Club, a 11 km da Forth Worth, dove vivevano. La sua prima gara è il Texas Open.

Il Grande Slam è l’unico titolo per il quale non ci sono soldi in palio. Eppure qualsiasi giocatore professionista di golf farebbe l’impossibile per conquistarlo: in realtà, è il trofeo che non c’è. Oggi spetta a chi vince, nello stesso anno, i quattro titoli Major: Masters, US Open, Open Championship e PGA Championship. In quest’anno il giovane americano Robert Tyre Jones Junior, più noto come BOBBY JONES, vince da dilettante l’Open degli Stati Uniti e quello di Gran Bretagna, oltre al Campionato Dilettanti americano e quello inglese. Un’impresa senza paragoni.

La SPALDING realizza il primo set di bastoni con shaft in hickory e le prime palline con l’interno liquido, copertura in balata e uno strato di elastici strettamente avvolti.

GENE SARAZEN vince per la quarta volta consecutiva il Miami Open eguagliando il record di Walter Hagen per il maggior numero di successi consecutivi nello stesso evento. Lo stesso record sarà poi eguagliato da Tiger Woods. Sarazen vince inoltre la più alta “borsa” mai offerta: 10mila dollari nell’Agua Caliente Open a Tijuana, in Messico.

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Scholtès 22/07/11 16.54 Pagina 1

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GOLF TODAY n°5 - Agosto/Settembre 2011