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“CARO DIARIO, VORREI UNA CITTÀ…” Franchi Edoardo Secondaria Arconate 3B

Caro Diario, oggi ti scrivo perché voglio raccontarti quello che mi è successo: … mentre stavo facendo un tema sulla città che vorrei ho raccontato liberamente tutto quello che mi passava per la mente, sono un po’ preoccupato per come sarà il giudizio della Prof., provo a raccontartelo e…, anche se so che non sarà possibile, mi piacerebbe sapere la tua opinione. Io vorrei una città perfetta dove tutte le persone vivono felici e contente, dove persone di tifoserie diverse si abbracciano e si congratulino senza eccessive rivalità ed odio reciproco. Vorrei una città dove ci sia lavoro per tutti e non una città piena di persone disoccupate. Vorrei che i bambini possano correre felici nei parchi, non per strada. Mi piacerebbe che questa città fosse vicina sia ai monti sia al mare, un mare di acque pulite e cristalline, con barche piccole e grandi che non inquinano. Il mare sarebbe meglio se fosse senza scogli così le barche non correrebbero il rischio di urtarli ed affondare…. Sarebbe bello anche che in questa città le persone non usassero le auto ma i mezzi pubblici così diminuirebbe l’inquinamento. Nella mia città immaginaria cancellerei del tutto le malattie ed il dolore che provocano. Vorrei una città dove la scuola è gratuita fino all’Università, vorrei, vorrei… vorrei una città dove non ci siano ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri, forse così tutti vivrebbero un po’ meglio. Ecco questa è la città che vorrei, tu cosa ne pensi? Pensi piacerà alla Prof. e magari anche ai giudici di Tangram? Adesso ti saluto, ormai si è fatto tardi, ti prometto che tornerò a scriverti presto! Ciao, Edo


QUI TUTTO È MUSICA! Martina Rivelli Secondaria Arconate 3C <<I numeri cominciano con un, due, tre, l’amore comincia con te e me, le lettere cominciano con a, b, c, e Musicopoli comincia qui!>> Il vostro sindaco, Giorgio Doremi Questo è il cartello che c’è davanti a casa mia, all’ingresso della città. Adesso possiamo partire. “Do, mi, sol! Sol, fa, mi, re, do, do+!” Questa è la mia odiosa sveglia, che mi fa balzare nel letto ogni mattina con la sua fastidiosa melodia. “Non ho proprio voglia di andare a scuola” canticchio tra me e me. Da quando mi sono trasferita qui, la scuola non è un dispiacere anzi, devo dire che è quasi un piace! Adesso scendendo frastornata dal letto, mi preparo per andare a prendere il pullman. Arrivo alla fermata e, come al solito, il pullman è in ritardo. “Eccolo! E’ arrivato!” urlano tutti. Salgo in questa specie di “treno dei deportati” e trovo i miei migliori amici. Il motore si accende e i tubi di scappamento emettono note e dolci melodie, e l’atmosfera è allietata dal suono della musica. “Ciao Lucy! Hey Nick! C’è anche Roby!” ed ecco che urlando come una pazza, faccio una figuraccia. I miei amici mi rispondono: “Ciao Bella!”. Scendendo dal pullman troviamo un gruppo di cantanti di strada, come spesso ci capita, e subito ci mettiamo a ballare e a cantare con loro. Ma adesso è suonata la campanella e dobbiamo entrare a scuola, la Music-Star Accademy. Le materie sono le solite: tante ore di musica, molte lezioni di ballo e di teatro e tutte le altre materie in minor misura. Non racconto come si svolgono le lezioni nella nostra scuola, preferisco soffermarmi sui divertimenti di questa città. Il nostro bar preferito è il Music and Chips, qui se vinci una gara di ballo che viene organizzata ogni mezzogiorno, ti aggiudichi il pranzo gratis. Nick è bravissimo e spesso riesce a vincere, condividendo con noi il suo premio. Un altro luogo che amiamo molto frequentare è il Dancing Park, dove gli alberi cantano e tutti ballano qualsiasi cosa. Io adoro la danza moderna e vengo qui ogni pomeriggio perché ballare è la mia vita. Noi ci alleniamo sia per il canto sia per la danza al teatro St. Note, questi sono i luoghi principali, insomma… “Tutto qui è musica” questa può essere la caratteristica che distingue la mia città dalle alte. E’ un normale paese, solo che per le strade al posto della gente indaffarata che va al lavoro, ci sono musicisti e ballerini. La normale routine è resa meno noiosa grazie a nuove melodie e passi coinvolgenti. Tutto ciò che ha un gradevole suono qui c’è ed è per questo che da qui non me ne vorrei mai andare.


LA CITTÀ CHE VORREI Giulia Ammattatelli Secondaria Arconate 2C Io fino ad ora ho visitato città come Milano, Napoli e Potenza ed ho notato che, in ognuna di queste, la gente non si sente sicura. A Milano la gente dopo le otto di sera ha paura di uscire di casa e in metropolitana la borsa va tenuta stretta perché si ha sempre paura di essere derubati. A Napoli ed a Potenza l’immondizia è ovunque e nessuno se ne occupa. Io vorrei una città dove niente di tutto ciò sia presente. La mia città dovrebbe sorgere in campagna, sui colli toscani o in un luogo qualunque dove non ci sia inquinamento, ma tanto verde. Nella mia città non ci dovrebbero essere grattacieli che richiamino un alveare, ma solamente villette e cottage inglesi, dove ognuno possa avere il proprio giardino a curare. Nei negozi avrebbero libero accesso gli animali, perché anche loro hanno dei diritti, e le uniche strade presenti sarebbero le piste ciclabili perché l’utilizzo delle bici, non solo diminuisce l’inquinamento ma migliora anche la salute. Abolirei la moneta perché fino ad ora è stata motivo distruzione e avidità. In questa città ognuno metterebbe a disposizione della comunità il proprio talento e nessuno verrebbe escluso. La scuola sarebbe divertente per tutti: verrebbero utilizzati metodi di insegnamento diversi e ci sarebbe un’aula diversa per ogni materia. Non pretendo che nella mia città siano tutti amici, ma, solo che ci si rispetti e che si superino le antipatie, che si risolvano i litigi e che non esista la povertà perché tutti sono ricchi di virtù. Desidererei che ognuno, al risveglio, fosse felice di come ha passato la giornata precedente e che prima di addormentarsi , pensi al bello della vita. Non pretendo che siano tutti perfetti, ma che ognuno conosca i propri difetti ed impari a migliorarli. Nella mia città renderei importanti festività che adesso non vengono considerate, come la giornata dell’amicizia e quella della terra. In questi giorni, ognuno dovrebbe fare qualcosa per migliorare l’ambiente in cui vive. Mi piacerebbe vivere in questa città perché sono stanca di sentire al telegiornale parlare solo di furti, omicidi o suicidi. Sono stanca di sentire persone lamentarsi, ma non fare mai niente per migliorare la situazione.


QUAL È LA CITTÀ PERFETTA? Cafiero Gabriele Secondaria Arconate 2C Driiin-finalmente la campanella era suonata, avevo già lanciato i libri di italiano e storia nello zaino, indossato il giubbotto da una sola manica, messo in equilibrio il cappello sulla testa e stavo già uscendo dalla classe a passo spedito, ero pronto per uno splendido pomeriggio. Infatti veniva a casa mia il mio migliore amico, avremmo giocato e fatto merenda, sarebbe stato veramente un grande pomeriggio. Finché, come un’arpia dalla voce stridula, la prof disse: -Per domani, farete un bel compito sulla città che vorreste!L’ avrei voluta strangolare, con entrambe le mani, aveva rovinato il mio pomeriggio! Ero arrabbiato con la prof e la mia ira era incontrollabile anche contro gli stupidi temi che ci rifilava. Alla fine, però, tornando a casa, pensai che se avessi preso un 4, avrei solo aggiunto una rabbia ulteriore a quella che già avevo, così mi misi a scrivere. Sembrava che la mia immaginazione fosse difettosa, passavano ore e non avevo un prodotto. Alla fine ira, stanchezza, tristezza e altri stati d’animo si fusero in un’unica cosa: il sonno. Mi svegliai, la mano di mia madre mi accarezzava, una carezza che poi divenne una cosa più forte, uno schiaffo, erano le 9 di mattina, ed ero in ritardo per le lezioni e, senza il tema, ero “messo male”. Mi stavo per alzare dal letto, quando, fu lui a sollevare me: si inclinò, lasciandomi scivolare dolcemente su un cerchio luminoso, che fece salire dal fondo i miei vestiti e me li mise sul corpo. Con lo zaino già preparato, uscito dalla mia cameretta, un nastro trasportatore mi portò in cucina, dove si trovava mia madre che batteva il piede come per dirmi:-Muoviti a fare colazione-e indicava, una specie di forno a microonde, con lampadine allungate una blu e una rossa. L’oggetto iniziò a parlare:-Bip, prendere cubettopresi un cubetto grigio, che si trovava di fianco al forno e la misi all’interno. -Bip, digiti la località della sua colazione. -Digitai America, e si materializzò, al posto del cubetto, bacon croccante, prosciutto, latte al cacao e uova strapazzate. Mia madre, invece, digitò Francia e si materializzò un croissant fumante e un caffè. Finita la colazione, uscii di casa e mi accorsi che quella da cui ero uscito non era un palazzo qualunque, era l’Empire State Building! Non solo, c’erano anche la Torre di Pisa e la torre Eiffel, il Cremlino e la Piazza Rossa, le Piramidi, la Porta di Brandeburgo, la Città Proibita cinese, e altri monumenti provenienti da tutto il mondo! Lessi un cartellone pubblicitario: GLOBO CITY,TUTTO IL MONDO IN UNA CITTA’! Tutto il Mondo aveva spostato tutti i suoi beni culturali in una città! Stavo ammirando il castello di Hogwarts perché, nella città, avevano ricostruito anche i luoghi fantastici, ma mia madre mi strattonò e mi trascinò in auto, e che auto! Niente ruote: era a levitazione magnetica! Sapevo che in Giappone c’erano treni-prototipi, a levitazione magnetica, ma non pensavo che avessero già prodotto anche delle auto. Attraversammo la città velocemente, superammo la zona di S.Pietroburgo, quella del Cairo, finché mia madre arrivò alla zona dei grandi fiumi, Senna, Nilo, Danubio, tutti in un solo posto, ma la cosa più stravagante era ciò che c’era sotto. Sott’acqua si trovavano miliardi di negozi, Mc Donald, Burger King, boutique varie di profumi e vestiti, Game Stop, Toys, cinema, teatri, librerie, la biblioteca con tutto il sapere del mondo. Le persone camminavano sbirciando le vetrine colorate, con tutta tranquillità, mentre degli enormi condizionatori fornivano ossigeno all’acqua permettendo così di passeggiare all’interno. Quella visione finì quando si passò dalla zona dei fiumi, a quella dei vulcani, spenti o attivi al cui interno si trovavano le grandi industrie. L’inquinamento prodotto veniva semplicemente assorbito dalle pietre vulcaniche, che erano permeabili ai gas. Grandi industrie e nessun inquinamento! Superata anche la zona industriale con la nostra automobile, arrivammo all’ultima zona prima della scuola. Ero elettrizzato, non vedevo l’ora di sapere cos’altro ci fosse in questa città e chiesi a mia madre che rispose:-La discarica- Il Mondo mi crollò addosso. Sarebbe stata troppo bella una città senza discarica, quindi immaginavo già la visione di milioni di rifiuti, quando invece mi apparve tutt’altro: una specie di catena di montaggio. Un rullo trasportatore trascinava in avanti i rifiuti pressa e ne uscivano trasformati: uscì un’auto, una trave di ferro, una finestra, un water. Tutti gli oggetti della vita quotidiana erano prodotti attraverso il riciclo! Ma ormai quel viaggio fantastico era finito, mi aspettava la scuola, non avevo il tema e prevedevo un 4 e allegata una bella sgridata della mamma. Arrivai davanti a scuola che, ovviamente era l’unica cosa non cambiata, e salutai la mamma che sfrecciò via. Titubante spinsi la porta ed entrai. Non ci potevo credere! Un enorme corridoio con nastro trasportatore mi portò davanti al mio armadietto che si aprì da solo sentendo la mia voce e fece ricadere i quaderni sulla mia


mano. Il nastro continuò a trasportarmi fino alla mia classe. Nell’ora di geografia ci portarono fuori, era la lezione sulla Cina perciò visitammo il quartiere della Città Proibita. Nell’ora di scienze prendemmo il bus-razzo e andammo sulla luna, mentre nell’ora di educazione fisica ci portarono allo stadio olimpico ad allenarci. Mi stavo allenando con i miei compagni a calcio, quando sentì una voce altisonante:-SVEGLIATI!- All’improvviso aprii gli occhi, c’era mia madre che mi lanciava i vestiti, e lo zaino e disse:-Muoviti, sei in ritardo! Mangiai i soliti corn-flakes nel latte, e salii sulla solita “Panda” della mamma. Stavolta c’era la solita città, la solita scuola e il solito 4,che mi meritavo. Il sogno era finito. Entrai in classe strascicando i piedi, triste come non mai, non per il 4 che avrei preso di lì a poco, ma perché uno dei miei sogni più belli era appunto un sogno e non realtà. Così, mischiando le frasi, invece di dire alla prof “Non ho fatto il tema”, dissi ciò che stavo pensando ovvero ”Non esiste la città perfetta”. Bè la prof mi fece un applauso, disse che era un ragionamento molto profondo perché una città non sarà mai perfetta per tutti i suoi abitanti, anzi ognuno vedrà più facilmente i difetti che le virtù. Così, grazie ad un sogno, presi 10 e scoprii qual è la città che vorrei: la città in cui vivo perché... OGNI COSA HA UN PREGIO E’UN DIFETTO.


LA CITTA’ CHE VORREI Daria Casadio Secondaria Arconate 2C Questa è la storia di una ragazza di nome Rebecca che, con l’aiuto dei suoi amici, dei suoi genitori e della scuola cambiò il mondo in meglio… Mamma! - Cosa c’è Rebecca? - Non trovo più il mio peluche! - Non preoccuparti, è già nello scatolone dei tuoi giochi. Vediamo, le candele sono lì, i mobili sono sul camion dei trasporti. - Ok, ma mamma. - Il tuo peluche è sistemato e ora lascia stare la mamma, su, da brava. Il servizio da tè l’ho preso… - Mamma, il papà ci aspetta, dobbiamo andare! - Sì, arrivo, fammi finire in sala - Suppongo che Dropstone mi mancherà, con tutti i suoi parchi, le sue colline, mi mancherà anche il coniglietto di Tommaso e pure il cagnolino della signora Bianchi … Eh sì, cambiare casa è triste, ma può diventare un’avventura. Rebecca, infatti, era tutta gasata all’idea di cambiare casa e di conoscere nuovi amici. Ma quando arrivò a Star City, una città dal nome bizzarro ma allo stesso tempo invitante, restò profondamente delusa: era una città grigia, triste e piovosa. Casa sua era piccola e affacciata su un grattacielo altissimo. Il giorno dopo andò a scuola, respirando solo smog e polveri sottili. Entrò in classe timidamente e si presentò ai compagni. Molti non la ascoltavano neanche, ma Sara e Marco, curiosi di conoscerla meglio, avevano le orecchie spalancate. All’intervallo si presentarono a Rebecca come ragazzi curiosi e amanti della natura. Passarono molti giorni prima che Rebecca invitasse a casa sua i suoi nuovi amici e molti mesi prima che facessero una gita a Dropstone. Che bello questo paesino di campagna, non pensavo potesse mancarmi così tanto l’erba! Marco e Sara visitarono la solare Dropstone sotto la guida di Rebecca e ne rimasero estasiati. Tutto il mondo dovrebbe essere così, a partire da Star City. Sara, mi hai dato un’idea! Se convinciamo il sindaco a cambiare Star City …… … Il mondo avrà un nuovo polmone! – rispose Rebecca con ironia azzeccata. Mancavano pochi chilometri a Dropstone ma per i tre ragazzi sembravano anni luce. Appena davanti al municipio Rebecca si fece coraggio ed entrò per prima. Fu accompagnata fino all’ufficio del sindaco dalla signorina Lisette, di origine francese. Era la segretaria del sindaco e, dopo aver bussato, accompagnò i tre ragazzi davanti alla scrivania del signor Rossi. Subito li colpì un nuvolone di fumo grigio, ma, fortunatamente, Lisette aprì la finestra per “ossigenare” la stanza. Il signor Rossi stava spaparanzato sulla sua poltrona con un sigaro in bocca. - Ditemi marmocchi, cosa ci fate nel mio ufficio? - Buon pomeriggio signor sindaco. Io sono Rebecca e loro sono i miei amici Sara e Marco. Siamo venuti qui per farle notare che la nostra città è inquinatissima. Non cresce più l’erba e la gente si ammala per l’aria sporca. Inoltre molta gente si lamenta perché ha notato che qui … - BASTA! Smettetela con questa storia della natura dell’ambiente, non sono cose che vi riguardano! Siete troppo piccoli per capire che i soldi sono la cosa più importante al mondo e che la natura non vale niente! Questa città sta benissimo: è ricca ed è bella. Molti prima di voi sono venuti da me, persone importanti fissate con questa ridicola storia dell’erba, degli animali eccetera, ma se ne sono andati a mani vuote perché io ho detto NO! E ora Lisette li sbatta fuori, ha capito?!? - Beh, ecco … NO. Questi poveri bambini hanno ragione: se andremo avanti così le conseguenze saranno catastrofiche! Lei è davvero senza cuore come dicono, sa cosa faccio? MI LICENZIO! E ora venite con me ragazzi. WOW! La signorina Lisette, da persona mansueta si è trasformata in una leonessa agguerrita che ha sfogato tutta la sua rabbia addosso al sindaco. E dovevate vedere che faccia faceva il signor Rossi! Ma il bello deve ancora venire perché Rebecca aveva registrato tutto!


- Cosa ne facciamo di questa registrazione Rebecca?- chiese Sara - Sentite la mia idea: che ne dite se la facciamo sentire in pubblico? Non per cattiveria, ma per far sentire a tutti i cittadini di Star City com’è veramente questa città! L’idea piacque a tutti e così fu fatto: fecero sentire la registrazione alla radio, al telegiornale cittadino fino ad arrivare a quello mondiale! Tutti i “pezzi grossi” di tutti i paesi del mondo si riunirono per discutere mentre a Star City si proclamò uno sciopero generale di fronte al municipio. Spinto da tutti i cittadini, il sindaco accettò la proposta di Rebecca: rinnovare la città, rendendola moderna e non inquinante. La città fu ribattezzata con il nome di “Green City” ed ecco spiegato il perché: divenne la più verde e più pulita città del mondo; Sui tetti delle case venne messa l’erba per non inquinare, e la stessa cosa fu fatta sui mezzi pubblici; Le auto sparirono e al loro posto comparvero biciclette e moto ad energia solare; Non si usavano più i telefoni e al loro posto comparve un grosso tubo sotto terra che funzionava un po’ come il postino, infatti qui scorrono miriadi di lettere che finiscono in ogni casa della città tramite “canali” secondari; Vennero eliminate le centrali nucleari e al loro posto comparvero grossi aerogeneratori trasparenti per non rovinare il magnifico paesaggio che si godeva da tutti i palazzi della città; Sugli edifici più alti vennero poste grandi ventole che funzionano da purificatori nel caso l’aria si sporcasse un po’ e in questo modo riapparve il sole; Le case si scaldavano di inverno grazie al fuoco prodotto bruciando il “ Ghiaccio secco” (che si trova in natura) in caminetti che ricavavano l’acqua e la fornivano poi alle docce, alle lavatrici e persino ai rubinetti! D’estate in casa non faceva caldo perché le finestre lasciavano entrare calore fino al limite di venticinque gradi centigradi (avevano un filtro interno che tratteneva il calore intenso e lo trasformavano in luce per le lampadine, che utilizzano pochissima energia). Tutte le città del pianeta videro i benefici di questi e altri cambiamenti e decisero così di adeguarsi a loro volta, rendendo la Terra PULITA E NON INQUINATA.


QUESTO È QUEL CHE VEDO E CHE PENSO Diego Nespoli Secondaria Arconate 2C Le città di oggi sono tutte inquinate, piene di ladri e quartieri malfamati, governate da politici e sindaci "ballisti” che fanno promesse ma che non mantengono mai. Ad esempio, dicono che fra sette giorni le strade saranno asfaltate, e dopo sette giorni le strade hanno più buchi di prima, oppure dicono che tolgono l’ IMU, però aggiungono una tassa dall’ altra parte. La città nella quale vorrei vivere è una città ecologica, senza macchine e moto. Qui vorrei vedere persone sempre allegre e che vanno in bicicletta perché si preoccupano per l’ ambiente, e non persone che vanno in auto e fumano perché se ne fregano della natura. Vorrei un città senza politici, dove un capo non c’ è, dove le regole le rispettano tutti, e non una città dove i politici “fanno a botte” per essere eletti sindaci. Nella città che vorrei la scuola c’ è, però uno va a scuola solo quando c’ è la materia che gli interessa e non deve quindi sopportare tutte le materie noiose. Nella città che vorrei il lavoro lo si trova sempre e le ditte non falliscono mai, non come nelle altre città, dove tutti sono in cassa integrazione o senza lavoro. Nella città che vorrei le case sono fatte di legno e con un tetto di paglia, non in mattoni o cemento armato. Vorrei un città dove i fiori non sono calpestati, una città fiorita, dove le persone si amano, e non si odiano e fanno la guerra. Vorrei una città senza incidenti, dove le persone stanno attente e si preoccupano della propria vita e non fanno a gara per vedere chi va più veloce quando c’ è il semaforo rosso. Nella città che vorrei ci sono molti oratori ed immensi campi, dove i bambini possono giocare liberamente con i loro amici, e non sono costretti a giocare su giochi sfasciati in oratori che cadono a pezzi. Vorrei una città dove le persone sono altruiste e generose, e non esistono i ladri. Nella città che vorrei gli animali devono essere liberi e tranquilli, e non come succede ora, vivere in gabbie piccolissime o essere uccisi senza pietà solo per sport, come la caccia. Nella città che vorrei non ci sono case di riposo, ma terme e centri benessere dove gli anziani possono ringiovanire e non esistono luoghi dove i vecchietti sono maltrattati dalle badanti o tenuti in case di riposo dove mangiano solo pastina e si annoiano tutto il tempo. Nella città dove vorrei vivere non ci sono ospedali ma acque miracolose con le quali i malati ringiovaniscono subito. Nella città che vorrei tutti rispettano ed aiutano i ”barboni” e nessuno pensa di poter dar loro fuoco per puro divertimento. Vorrei una città dove tutto costa poco, e non città dove tutto costa caro e mancano i soldi per andare a fare la spesa. Vorrei una città senza razzismo e non città dove gli uomini di colore vengono disprezzati e maltrattati perché la gente pensa che, avendo la pelle di colore diverso, vanno in giro ad ammazzare la gente. Vorrei una città con lavoratori onesti, che lavorano seriamente, non timbrano il cartellino e poi vanno a bere al bar con gli amici. Vorrei una città senza orfanotrofi , con persone dal buon cuore che adottano i bambini rimasti orfani, e dove i prigionieri vengono impegnati in lavori utili. Questa è la città che sogno e nella quale vorrei vivere.


CIOCCOLANDIA Clara Sbrò Secondaria Arconate 2C Quel giorno mi svegliai tardi, mentre la mamma già mi chiamava: - La colazione è pronta ed il latte si sta già freddando- Mi alzai, ma mi sentivo strana, così guardai la mia sveglia sul comodino. Sembrava stessi sognando: la mia adorata sveglia era diventa un tortino con le lancette ed il mio letto soffice pan di spagna con il cuscino ripieno di buonissima crema al burro. Mi strofinai con forza gli occhi e pensai che quando li avrei riaperti sarebbe tornato tutto come era prima e che quello che era successo era solo frutto della mia immaginazione, ma era tutto vero. quell’ attimo durò ben poco perché dovetti sbrigarmi o avrei fatto tardi a scuola. Infilai con fretta i libri fatti di cioccolato nello zainetto e feci in tempo a bere solo un sorso di quel delizioso latte con il nesquik. Appena uscita di casa mia, mi voltai per vedere se fosse tutto al suo posto ,ma mi accorsi che l’ intera città era composta da torte, dolci, caramelle e cioccolato e che le strade erano dei grandissimi tappeti elastici. La città non era più come prima e dovevo darle un nome, ma non doveva essere un nome qualsiasi, doveva essere un nome un po’ strano come la città, che cogliesse a pieno il suo aspetto. Si sarebbe chiamata CIOCCOLANDIA. La giornata era bellissima, come era bellissimo andare a scuola saltando su quegli immensi tappeti elastici insieme alle mie compagne di classe e vedere sulle distese immense di campi i cagnolini a forma di tostapane. Il fiume della città si era trasformato in un fiume di nutella ed i pesci erano diventati enormi caramelle. In testa continuava a girarmi una domanda:- E la scuola come sarà? Sarà bella come nei miei sogni’I miei occhi si spalancarono nel guardare la scuola, una grandissima struttura che si reggeva grazie ai bastoncini di caramello ed ad accoglierci non c’era il preside, ma Willy Wonka. Le scuole medie insegnavano come fare la nutella mentre i licei insegnavano come fare i twix. Niente di questa città aveva un senso.- Chi aveva creato tutto questo? Perché? Perché tutto quello che mi sarebbe piaciuto lo trovavo in questa città?Ma c’era una domanda molto importante:- Dato che tutto si era trasformato in dolci, i dolci, com’erano?E proprio mentre stavo assaggiandoli, tutto svanì, mentre la mamma mi chiamava per la colazione, il latte si stava freddando, le lancette tornavano alle h. 7.00 e tutta la giornata stava ricominciando. Così scoprii che era tutto un sogno e che quello che avevo visto sarebbe rimasto soltanto nei miei sogni, ma nei miei sogni migliori.


LA CITTÀ CHE VORREI Ceriotti Noemi Secondaria Arconate 1A È Sabato pomeriggio, fuori piove e sono annoiata. Dalla cucina si diffonde in tutta la casa un profumo di cioccolata, cannella, fragola e vaniglia perché la mia mamma sta preparando dei dolci. Accendo la televisione e il mio sguardo cade sul nome del programma “la città che vorrei”. Mi pongo una domanda: <<Ma io che città vorrei?>> Sicuramente una città senza smog, auto e inquinamento; una città dove l'ambiente fosse più che importante, dove la pace regni. Un'idea mi passa per la testa: ma certo, una città dolce! Candy City, una città piena di leccornie e squisitezze, dove l'aria sia pulita anzi profumata e zuccherosa. Mi sento trasportare in Candy City: mi ritrovo in un deserto di zucchero filato rosa con sfumature bianche, allora vado a cercare aiuto. Intravedo una capanna di cioccolato al latte, biscotti al cioccolato e zucchero a velo che scende dal cielo. Intorno a me si diffonde l'intenso profumo di biscotti appena sfornati che avvolge, pervade la casetta, e l'intenso profumo mi trasporta davanti alla porta di marzapane. Mi avvicino con cautela alla maniglia di cioccolato, la rosicchio: “Che squisitezza!”. Subito dopo, torno in me e busso alla porta, mi apre uno strano ometto gommoso color rosso che rimbalza. Mi mostra, con quelle ditine appiccicose, un trenino fatto di vermetti caramellosi: è una ferrovia. Si siede vicino a me una giovane signora di cioccolato e noccioline, non resisto più alla tentazione di mangiare tutto il treno zuccheroso quando, per fortuna, improvvisamente e senza sapere come, sono arrivata in città. Che bella! Le macchine sono caramelle gommose con le ruote di bastoncini di liquirizia arrotolata che sfrecciavano a massima velocità e alimentate a zucchero. Viaggiando lasciano nell'aria nubi di zuccherini che si diffondono nel cielo. La strada è fatta di ciambelline ripiene di cioccolato. È tutto fantastico e non me ne andrei per nulla al mondo da qui. Ma all'improvviso sento una voce è la mia mamma che mi dice: <<Svegliati Noemi, ti ho preparato la merenda>>. Apro gli occhi e scopro di aver sognato tutto. Che sogno meraviglioso e che merenda... da sogno!


LA CITTÀ CHE VORREI Ezzembergher Angel Secondaria Arconate 1A

Un giorno me ne stavo in casa tutta sola, senza nessuno con cui giocare così decisi di pensare a una città tutta nuova in cui mi piacerebbe vivere. Nella mia fantasia la città ha un prato molto grande e verde attraversato da un piccolo ruscello che scorre dietro ai cespugli e c’è tra il verde una piccola cascata che trova la sua sorgente da una montagna. C’è anche il mare: limpido e cristallino, non troppo profondo e, al posto dei sassi, sul fondale c’è la sabbia morbida come una coperta di lana. Come in ogni altro posto dove c’è il mare c’è anche la spiaggia; pulita con la sabbia morbida. Un bagno pulito e profumato come quelli degli alberghi di lusso e, in fondo alla spiaggia, un bar che vende bibite e molte altre cose buone. Ci sono anche le docce con l’acqua calda e fredda. Nella città in cui mi piacerebbe vivere c’è una pasticceria con tantissimi dolci e torte di tutti i tipi e, in centro, la miglior gelateria di tutto il mondo, con gelati di svariati gusti di cui non si conosce nemmeno l’ esistenza e in cui si possa mettere sopra tutto quello che si vuole. Una pizzeria in cui si può cenare come in un ristorante normale oppure mangiare una pizza o portarla via per gustarla a casa propria o in compagnia delle amiche o con la famiglia. Una boutique con dei vestiti bellissimi che sono in vendita e che non si possono trovare in nessun altro posto. Il McDonalds dove si può mangiare o giocare, con una sala giochi davvero bella, in compagnia di amiche e amici. La città che ho in mente è grande anche più di New York con molti palazzi e con molte case incantevoli. Quando l’ho immaginata mi sono messa subito a disegnarla, ed era bellissima, con il mare, la spiaggia e tutto quello che ho pensato e descritto. Certo quella in cui vivo è molto meno affascinante, ma la cosa davvero eccezionale è che con la fantasia posso vivere dove desidero.


LA CITTÀ CHE VORREI Monolo Pietro Secondaria Arconate 1A

Un giorno, i miei genitori, dovettero andare all’estero per lavoro ed io mi recai dai miei nonni. Non avevo niente da fare, ero annoiato. Allora incominciai a frugare nello sgabuzzino dei nonni. Trovai un baule all’interno del quale c’ era un libro che si intitolava “ La città che vorrei “. Mi misi a leggerlo e da quel giorno passò tutto più velocemente che mai. Arrivò il momento che il libro finì ed allora chiesi a mio nonno chi avesse scritto quel romanzo ed egli mi rispose che l’autore era proprio lui. Il tempo scorreva lentamente, quando, anche a me venne in mente di provare a scrivere un libro che parlasse della città che vorrei. La mia città è proprio come il nostro mondo solo più piccolo. Gli ospedali però non ci sono perché nessuno si ammala, tutti sono immortali e nessuno conosce il dolore. La cassetta della posta non esiste perché tutto è avanzato e tecnologico. Le poste si inviano unicamente via mail. Il mondo virtuale e il canale internet sono gli unici che le persone conoscono e utilizzano. Ci sono discoteche, però in mezzo alla strada, gratuite, luoghi di aggregazione spontanea anche perché, i lampioni che affiancano le vie illuminandole, la sera lampeggiano con luci stroboscopiche colorate. La musica si diffonde nell’aria 24 h su 24, suonando canzoni di tutti i generi. I negozi sono pieni di vestiti di marche costose e famose che tutti si possono permettere di comperare. Ogni abitante possiede una villa che comprende la palestra, la piscina interrata e il campo da tennis. Di fianco ad ogni abitazione c’è una statua che rappresenta il proprietario e tutta la sua famiglia. In questa città tutti sono felici e amici. Nessuno conosce l’odio, l’invidia, la gelosia. Questa è la città che ho immaginato e vorrei dire una cosa a chi leggerà il mio libro . . . . scrivetelo anche voi, ideare qualche cosa che non esiste sarà un’emozione fantastica perché potrete sprigionare liberamente la vostra fantasia.


LA CITTÀ CHE VORREI Rolfi Giovanni Secondaria Arconate 1A

Tutto ebbe inizio quando il mio bis nonno nel 1907 scrisse un libro su una città fantastica e misteriosa che solo lui aveva avuto la fortuna di scoprire ed assaporare. Era così straordinaria e lo aveva entusiasmato tanto che ne parlava continuamente. Le avventure narrate si sono tramandate fino a me e i racconti mi hanno incuriosito molto. Finalmente un giorno mio padre mi regalò il libro intitolato proprio LA CITTÀ CHE VORREI che comincia così: è una città tutta fatta di pasta, dove le strade sono una lunghissima distesa di tantissimi spaghetti messi uno accanto all’altro. Il tronco degli alberi è un maccherone gigantesco, all’estremità superiore del quale, si diramano un numero imprecisato di rami grandi e piccoli, di tantissimi spaghetti; le foglie sono una piccolissima pastina ma, la cosa più “buona” sono i frutti, piccoli e succulenti pezzetti di ragù. Gli uccelli e le farfalle sono fatti di una pasta a forma di farfalla e uccello (a seconda dell’animale) ma, il particolare più bello, è che sono di un tipo speciale di pasta, leggerissima, fatta apposta per poter volare. In riva al mare ci sono delle piccolissime conchiglie, dolci e buonissime da mangiare. Le lumache, invece di lasciare una striscia di bava, lasciano un gustosissimo sughetto di zucchine. Le chiocciole, di mille colori, hanno un guscio a forma di spirale anch’esso molto buono da mangiare e la loro striscia di sugo è condita ed insaporita dall’aggiunta di un pizzico di peperoncino che lasciano ovunque vadano. Le macchine, anziché espellere fumo dalla marmitta, diffondono nell’aria un’infinità di pezzettini di basilico che poi si trasformano in un delizioso pesto. Il libro racconta di tantissime avventure avvenute in quella città: la storiella dell’uomo che si mangiava il marciapiede, o quella della vecchietta che rosicchiava le ruote delle automobili; di Giovanni, che ingoiava i deliziosi sassolini del vialetto della casa del vicino, e moltissime altre ancora! Quanto mi piacerebbe esistesse davvero! E oggi, che sono un po’ più grande, mi domando se il mio bis nonno l’avesse vissuto davvero… se l’avesse sognato… o se avesse bevuto un goccetto di troppo!!!


LA CITTÀ CHE VORREI Poli Alessandro Secondaria Arconate 1A

Esistono già tante belle città con le loro caratteristiche: New York con i suoi grattacieli, Firenze con i suoi monumenti, Tokyo con le sue architetture futuristiche, ma io, se potessi crearne una a mio piacere, la vorrei diversa. La città che vorrei sarebbe naturalistica e un po’ primitiva, con un mare come quello dei caraibi cristallino, pulito e con tante specie di pesci. A ridosso del mare delle palme con appese dondolanti amache. Come abitazioni dovrebbero esserci delle palafitte sul mare costruite con il pavimento in vetro cosicché si riuscisse a vedere sempre il fondale marino con i suoi infinti pesci e coralli colorati con tinte diverse. E ogni palafitta dovrebbe avere uno spazio aperto dove potersi rilassare in tutta serenità e tranquillità Mi piacerebbe ci fosse uno scivolo che partisse da ogni singola casa e con il quale si potesse scivolare direttamente all’interno di un ristorante a 100 metri di profondità sott’acqua. Me lo immagino tutto in vetro come un gigantesco acquario. Al posto delle abitazioni e dei grattacieli contemporanei penserei, oltre che alle palafitte, anche a delle case sull’albero completamente in legno così non si inquinerebbe l’ambiente. Tutti respirerebbero aria fresca, pulita e ossigenata, che farebbe solo un gran bene, al posto di respirare lo smog che inquina l’aria delle nostre città e la rende dannosa per l’uomo. Per spostarsi si userebbero unicamente carrucole e liane. Un'altra cosa che desidererei; e credo che anche i mie compagni la condividano, è che non ci fosse la scuola, bensì un luogo in cui istruirsi senza compiti, verifiche, interrogazioni e note, regole da rispettare; magari una scuola di sopravvivenza all’aperto a pieno contatto con la natura. Dietro alle bellissime coste azzurre vorrei una foresta come quella amazzonica con tantissime varietà di specie animali e vegetali. Colori e profumi sarebbero un toccasana per tutti gli abitanti della mia fantastica città. Oltre la foresta ci dovrebbe essere una grande catena montuosa sulla quale si possa sciare tutto l’anno e praticare gli sport invernali senza sosta. Che bello!!! Questa sarebbe la città che vorrei ma so bene che è un progetto irrealizzabile, con la tecnologia che avanza così velocemente poi, sarebbe molto faticoso per l’uomo riadattarsi alla vita primitiva. Ecco perché credo che questo progetto si possa avverare solo nella fantasia di chi legge questo semplice testo.


LA CITTÀ CHE VORREI Giallo Kevin Secondaria Arconate 3A

Una mattina non fu la solita sveglia a risvegliarmi ma un forte bagliore proveniente dal soffitto. Caddi dal letto come un sacco di patate e, mezzo assonnato, cercai di aprire gli occhi. Non era casa mia!!! Ero in una piccola stanza fatta, parte di rami e parte di legno e cemento. Attraverso una fessura fra due rami penetrava una forte luce che faceva risaltare i pochi soprammobili presenti nella stanza. Uscii subito dalla camera, l'intera casa era illuminata dall'esterno, non c'era un lampadario ma l'abitazione aveva uno stile moderno, la luce esaltava quadri, apparecchi elettronici e altro, qua e là, si trovavano vasi con fiori e piante, era la casa più graziosa che avessi mai visto. Ero consapevole di essere nel sogno più strano di questo mondo, allora decisi di godermi l'avventura fino alla fine. Mia madre era in cucina a lavare i piatti non mi feci notare e uscii subito dalla porta d'ingresso, come la aprii la luce fu fortissima e mi ricoprii un'aria fresca, pulita, insolita. Aprii gli occhi e mi si presentò un fantastico paesaggio, la mia casa era in cima ad un albero do circa 300 metri. Davanti a me si trovava una città fatta di altissimi alberi imponenti, ogni casa e ogni edificio si fondeva con la vegetazione; le abitazioni erano sopra, sotto e dentro gli alberi, uomo e natura erano una sola entità , in cielo splendevano ben tre piccoli soli che infondevano un calore reso più tollerabile dal lieve vento che mi accarezzava il volto. Dalle case non usciva fumo, nel cielo c'era solo il vapore causato dalle imponenti cascate che sgorgavano dalla cima degli alberi ; esse riempivano piccoli e grandi laghi nei quali sguazzavano bambini e bambine, l'acqua era fresca, cristallina e limpida tanto che si vedevano i piccoli pesci che nuotavano fra le gambe dei bagnanti. Il cielo era così chiaro che si riusciva a scorgere qualche piccolo pianeta. Un sistema di scale permetteva di arrivare ai piedi della grande quercia. All'interno di questo spettacolo della natura si trovavano negozi uffici e molte altre cose... Mi fermai ad un negozio nel quale vendevano giocattoli .La commessa ,un po' stupita dalle mie domande mi disse ”E' il 21 dicembre del 2075 ed è proprio una bella giornata qui a TRIPIETRA”. Quindi era quello il nome della città Tripietra. Corsi subito alla base dell'albero. Il cielo era solcato da uccelli e volatili di ogni genere e animali di ogni tipo sgambettavano e strisciavano sul terreno, le macchine non emettevano fumi e funzionavano a pannelli solari che sfruttavano l'energia di tre soli. Raggiunsi di corsa la piazza centrale (lo spettacolo più bello e imponente a cui abbia mai assistito).Delle decorazioni dorate sul terreno si congiungevano al centro dove si ergeva l'albero, probabilmente più alto di Tripietra; un'enorme quercia della quale non si scorgeva quasi la cima. Il verde e la natura dominavano il paesaggio, si udivano gli schiamazzi dei bambini che giocavano nei numerosi parchi presenti nella città ma il suono più armonioso era il leggero fluire dell'acqua del grande fiume che attraversava Tripietra. Tutto funzionava grazie all'energia fornita dai tre soli e tutto funzionava con la tecnologia adattata alla natura. Tutti erano felici, sereni, e nessuno andava di fretta. Ma ad un tratto sentii un rumore simile ad uno sgradevole suono. Aprii gli occhi, ero sdraiato nella mia stanza, niente natura, niente verde e per di più dovevo andare a scuola. L'aria era pesante come se fosse sporca, non vedevo l'ora che arrivasse la sera per riaddormentarmi. Non vedevo l'ora di tornare a TRIPIETRA.


LA CITTÀ CHE VORREI Donato Francesca Secondaria Arconate 3C Lontano, in un angolo della Terra dimenticato dalle carte geografiche e da Google Map, si trova una piccola città, molto diversa da tutte quelle che conosciamo noi: -RESPECTLAND-. L’unica regola per vivere in questa città è quella di rispettare tutti e tutto; tutti sono uguali fra loro e hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. In questo luogo convivono pacificamente persone di diverse etnie: non esiste alcuna forma di razzismo. A Respectland non esistono rabbia e violenza, guerre e rivalità. Quando per la prima volta sono arrivata a Respectland, la caratteristica che mi ha meravigliato è stata l’aria profumata che trasmetteva un senso di serenità e allegria. Un’altra caratteristica che mi ha subito colpito sono state le case, tutte di forme e di colori diversi che però erano fra loro in perfetta armonia, tutte erano accomunate da un giardino ben curato di un verde vivace. Anche le strade erano ben tenute e confluivano nella piazza centrale: ‘’Place de l’amititiè’’. Quando ho raggiunto la piazza, sono rimasta sbalordita vedendo numerosi negozi e ristoranti che vendevano prodotti provenienti da ogni parte del mondo e tanti bambini di ‘’colori’’ diversi che giocavano e chiacchieravano gioiosamente e senza problemi fra loro. Ben presto mi sono accorta che a Respectland anche l’ambiente era molto rispettato, infatti non esisteva inquinamento e per produrre corrente venivano utilizzate l’energia eolica e solare (perfino Internet funzionava con questo tipo di energia!). Passeggiando per una delle tante vie di Respectland mi hanno incuriosito molto i cartelli che vietavano di abbandonare gli animali e subito ho pensato ‘’Come sarebbe bello se anche nel mio paese fosse così!’’. Volendo saperne di più su come vivesse la gente in questa città, ho cercato l’ufficio turistico e lì una gentile ragazza mi ha spiegato che lì la vita dei cittadini è basata sull’aiuto reciproco e sulla solidarietà nei confronti degli altri. Su questo principio è costruita la società di questa città. Sono rimasta sbalordita da questa risposta e ho cominciato a pensare se tutto ciò potesse essere applicato anche nella nostra società. Respectland è una città troppo bella per essere vera, però, magari in futuro anche noi e le nostre città potremmo provare a cambiare seguendo questo esempio.


HAPPYLAND E … LA REALTA! Maltagliati Marika Secondaria Arconate 3B

Mi svegliai su un prato verde smeraldo, illuminato da un sole alto e splendente che mi riscaldava la pelle. L'aria era fresca e pulita, sentivo il rumore di una cascata molto lontana da me. Mi alzai e andai verso quel suono dolce che solo l'acqua sa produrre. Quando arrivai, davanti a me, scorreva in modo lento un fiume; il rumore della cascata era più vicino di prima, ma ancora lontano. L'acqua di questo fiume era trasparente. Al di là di esso si estendeva un prato da dove provenivano delle voci allegre e divertite. Decisi di attraversare il fiume e di raggiungere quelle voci. Quando le raggiunsi vidi due bambini che si rincorrevano. Questi appena mi videro smisero di giocare e mi vennero incontro sempre con la stessa allegria di prima. La bambina fu la prima a parlare e mi chiese: “ Come ti chiami? E da dove vieni?”. Me lo chiese con tanta sicurezza e gentilezza che gli risposi nello stesso modo e le raccontai come fossi arrivata in quel prato. A quel punto il bambino si avvicinò di più e mi prese per mano e lo stesso fece la bambina. Mi dissero: “ Fidati di noi”. Li seguii e arrivammo davanti a una piccola casetta di campagna, con le pareti giallo pallido e il tetto di un colore simile alla terra cotta, ma più scuro. Mi portarono all'interno e mi dissero: “ Benvenuta a Happyland!”, e il bambino continuò: “ Io sono Mark e lei è mia sorella Catherine, questa è casa nostra”. In casa non c'era nessuno a parte noi tre e mi venne da chiedere: “ Dove sono i vostri genitori?”; “ Sono al lavoro” mi rispose Catherine e aggiunse: “Vai a farti un bagno caldo e quando hai finito vestiti con i vestiti che troverai appesi appena esci dalla vasca.” Quando finii il bagno , come aveva anticipato Catherine, trovai appesi davanti a me un vestito giallo che mi arrivava sopra le ginocchia, un coprispalle rosa antico abbinato con delle all star dello stesso colore. Mi vestii e scesi. Mark e Catherine mi aspettavano in fondo alle scale con il giubbino e mi dissero all'unisono: “ Metti il giubbino. Ti facciamo fare un giro per Happyland!”. Appena usciti, sentii profumo di erba appena tagliata provenire dai campi. Ci avviammo verso una piccola strada e poco dopo giunse un autobus. L'autobus profumava di deodorante per ambienti alla menta,era pulito e non c'erano gomme da masticare sotto i sedili. Arrivati a destinazione abbiamo camminato per un po' e siamo giunti in una piazza. Mark cominciò a spiegare come una guida di un museo: “ Questa è la History Place, è stata chiamata così perché tutti i monumenti che ci sono in questa piazza sono stati edificati per raccontare e far ricordare un evento della storia di Happyland”. Nella History Place oltre ad aver notato i monumenti di cui mi aveva appena informata Mark, mi accorsi anche che era piena di gente felice che chiacchierava serenamente e passeggiava senza fretta. Proseguimmo per una stradina sterrata, costeggiata da palazzi con decorazioni stravaganti , alcuni con decorazioni tipiche francesi , altri con decorazioni tipiche inglesi del 1800 e altri ancora, moderni, con dipinti che sembravano tridimensionali. Questo insieme di architetture diverse una vicina all’altra era d’impatto, ma era anche armonioso. I portoni di questi palazzi erano preceduti da marciapiedi larghi un metro e mezzo. Catherine, prendendo il posto di suo fratello, divenne una guida, e iniziò a parlare: “ Questa è la Mixed Architectures Street. Questa via è stata chiamata così per via dell’ insieme di stili architettonici che ci sono. Inoltre, come puoi notare, sono un misto di architetture tradizionali, antiche e moderne”. Finito di osservare la Mixed Architectures Street, camminammo per un’altra trentina di minuti e arrivammo davanti a un edificio circolare. “ Questo è il Circle teather, il suo nome deriva dal fatto che è rotondo. Esso è stato edificato sul luogo dove molti anni fa c’era un antico anfiteatro greco.” Spiegò Mark. Proseguimmo per altri dieci minuti e iniziai a udire delle voci che ridevano e urlavano di gioia, erano voci di bambini che giocavano, così chiesi:” Dove stiamo andando?” “ Sorpresa …”. Dopo aver camminato ancora arrivammo sotto un arco fatto con rami d’albero fini intrecciati con appeso un cartello che diceva:” Benvenuti al Garden of the relax”. Il Garden of the relax era una distesa verde enorme recintata, piena di bambini che giocavano, c’era anche il camioncino dei gelati e di fianco un piccolo bar. Al centro di questa distesa c’erano quattro altalene di cui due erano senza protezione per i bambini e due con la protezione; c’erano pure due Scivoli uno più alto in metallo e uno più basso in plastica rossa. Ci fermammo al camioncino dei gelati e ci riposammo un pochino su una delle panchine che c’erano ogni cinque metri. Dopo esserci riposati, attraversammo il giardino e all’uscita imboccammo un’altra via dal nome “History of the cinema Street”. All’inizio non capivo perché si chiamasse così, ma poi camminando per quella via notai edifici dedicati alla storia del cinema, ai creatori del cinema, alle prime pellicole e ai grandi successi. Finita la


“History of the cinema Street” girammo a destra in una via che questa volta si chiamava:” History of the music Street”. Intuii, in base al nome simile alla via precedente, che si trattava di edifici dedicati alla storia della musica, con edifici dedicati ai compositori più famosi di ogni genere di musica. Poi visitammo il comune, le scuole e altre strutture per i cittadini di Happyland. Pensai:” Anch’ io vorrei una città così, dove tutti vanno d’accordo e tutti i luoghi sono puliti, ordinati e recano memoria del passato”. Ad un tratto però sentii qualcuno che mi chiamava in modo brusco e ad alta voce. Sbattei le palpebre per un paio di volte e mi ritrovai in classe, con i miei compagni che ridevano. Guardai alla finestra e rimasi un po’ delusa: tutto era diverso da Happyland, ero tornata alla realtà, ero tornata ad Arconate.


LETTERA DA UNA CITTÀ … DA SOGNO Macchi Anna Paola Secondaria Arconate 3B

Arconate,1 Marzo 2013 Caro Giò, ti scrivo questa lettera per raccontarti un sogno meraviglioso. Ieri sera prima di andare a dormire mio papà mi ha chiesto com’era la città in cui volevo vivere. Sono rimasta un po’ stupita a questa domanda perché non è abitudine di mio papà porgere quesiti di questo genere e soprattutto mi chiedevo perché mi avesse chiesto ciò. Ci ho pensato un attimo, ma non mi veniva in mente niente, non riuscivo a spiegarmi cosa volesse realmente chiedermi mio papà. Così gli ho risposto che non lo sapevo e a quella risposta si è alzato dal mio letto ed è andato via. Nel letto, mentre aspettavo di prendere sonno, ho ripensato a quale risposta avrei potuto dare a quella domanda , ma poco dopo sono crollata nel sonno. Mi sono svegliata in un posto diverso, non era la mia camera, ero in un’altra stanza. Sono uscita un po’ spaventata, ma appena ho aperto la porta di quella casa sono rimasta meravigliata: mi trovavo in un paesino solare, accogliente e allegro. Sono uscita e ho cercato qualcuno per capire dove mi trovavo e ho notato subito dei ragazzi che giocavano in un parchetto, ho cominciato ad andare verso di loro, ma poi mi sono bloccata pensando a come avrebbero reagito quei ragazzi vedendomi; io ho sempre pensato di avere un buon carattere, ma tutti mi hanno sempre preso in giro per il colore della mia pelle: io così scura, in un paese dove tutti hanno la pelle chiara. Mi sono fatta forza e sono andata da loro. Subito mi sono presentata e loro mi hanno salutato con un sorriso e dopo essersi presentati a loro volta, abbiamo fatto subito amicizia. Non so dove mi trovavo ,ma finalmente mi giudicavano per il mio carattere e non per il colore della mia pelle! In quel momento mi sono svegliata e sono andata a raccontare il mio sogno a mio papà e gli ho detto che quella era la mia risposta alla sua domanda della sera precedente: la città in cui averi voluto vivere era quella dove le persone sanno vivere in pace e senza pregiudizi e nessuno viene emarginato solo perché ha un aspetto fisico o il colore della pelle diverso dagli altri. Questo è stato il mio sogno, e spero che un giorno questo si realizzi ovunque nel mondo. Tu cosa ne pensi? Qual è la tua città dei sogni? Ora ti saluto un abbraccio e un caloroso saluto

la tua Anna


LA MISSIONE DI SUSANNA E BOLLA Arioli Susanna Secondaria Arconate 3B

“La mia città è inquinata, ci vivono persone sgarbate, antipatiche e ingiuste verso gli altri; ci sono pochi spazi d’aggregazione per bambini e ragazzi che, non conoscendo altre persone, rischiano di diventare come gli adulti: seri, soli ed egoisti”. Così pensa Susanna, una ragazzina che, sfortunatamente, vive in una città non ecologica. “Peccato che non si possa cambiare tutto questo!” Continua a pensare. Ma dopo qualche giorno qualcosa cambia perché andando in montagna con i propri genitori, Susanna conosce un orsetto lavatore che le dice: “Ciao Susanna! Mi chiamo Bolla e sono venuta per aiutarti a cambiare la tua città! Hai visto come gli uomini l’hanno ridotta? Certo che inquinano tantissimo! Vieni, ti faccio vedere una cosa!” Insieme si recano nella tana di Bolla e attraverso una ghianda magica, vedono come potrebbe diventare la città se gli uomini continuassero ad inquinarla e a sfruttare oltre misura la natura: inquinatissima, abitata da gente scorbutica e antipatica, piena di odio e infelicità. Così Bolla interviene e dice: “Susanna tu vorresti vivere in una città così?” La ragazza le risponde: “No! Non possiamo andare avanti così!” “Allora, insieme a me potrai ripulire la tua città per renderla migliore e abitata da persone amiche, socievoli e cordiali! Ci stai?” “Ok Bolla andiamo a curare la mia città! Facciamo che finalmente sia a misura d’uomo!”. Così dalla mattina seguente cominciano a lavorare. Bolla le chiede: “Secondo te come possiamo cambiare la tua città?”. “Innanzitutto bisogna che le fabbriche e le auto funzionino ad energia pulita”. A quel punto Bolla, con un colpo della sua magica spugna, ripulisce e chiede: “Che altro possiamo fare?” “Guarda Bolla, in questa città non si riesce a circolare con i mezzi puliti perché non ci sono piste ciclabili o corsie preferenziali! Le strade sono sporchissime e poi ai bambini e ai ragazzi servirebbero degli spazi di aggregazione: cinema, palestre, piscine e parchi!”. Così Bolla con un colpo del suo spazzolone bio esaudisce anche queste richieste. Infine Susanna dice: “Bolla, adesso arriva la parte più difficile: cercare di convincere le persone a collaborare, a essere più cordiali, simpatiche e serene. Dobbiamo far capire loro che è inutile la presenza di antifurti nelle case perché tutti dobbiamo rispettarci e d’ora in poi non ci sarà più malvagità né malvivenza”. Così, con un po’ di fatica, Bolla riesce a rendere la città un’unica grande realtà ecologica, abitata da persone simpatiche e collaborative, perché è solo così che deve essere una città a misura d’uomo. Questo tipo di città venne usata come modello per modificare tutte le altre sul nostro pianeta e tutto questo è accaduto grazie all’amore verso la Terra e verso le persone di Susanna e Bolla.


DOVE SEI, CITTÀ CHE VORREI? Danile Francesca Secondaria Arconate 3B

Quella sera Anna era stanca più del solito, aveva da poco finito di cenare e stava guardando disinteressata il telegiornale e pensava: "Che noia, sempre le solite notizie." Anna si stava per addormentare, quando ad un certo punto, ci fu un servizio che catturò la sua attenzione: parlava di città inquinate, di mezzi pubblici non adatti ai disabili e di un uomo che aveva ucciso il suo vicino di casa. Anna si riprese dalla noia e dal sonno, si sentiva arrabbiata, in collera verso il mondo, non capiva perché non potesse esistere una città dove vivere in armonia con la natura e gli altri esseri umani. Dalla rabbia spense la televisione, andò a lavarsi e a mettersi il pigiama e poi si mise sotto le coperte. Mentre fissava il buio, prima di addormentarsi non riusciva a smettere di pensare al servizio alla televisione e prima di cadere addormentata bisbigliò assonnata: «Che bello se potesse esistere una città diversa! La desidero immensamente...» Tutto ad un tratto, Anna sentì la sveglia, aprì gli occhi, guardò fuori dalla finestra e vide un delizioso vialetto di alberi; ella sorrise, dopo poco pensò: "Alberi? Da dove sono usciti?". Confusa si recò in bagno per lavarsi e cambiarsi, poi in cucina, per la colazione. Tutto era strano, il notiziario dova notizie positive. Il loro vicino di casa, che il padre di Anna odiava, era in salotto a parlare gioiosamente con i suoi genitori. Anna, sempre più stupita , uscì di corsa di casa, si mise a camminare e notò che era tutto così...perfetto! Le strade erano ben asfaltate e un uomo in carrozzina salì senza difficoltà sull'autobus. Anna iniziò a darsi dei pizzicotti, sentiva male, allora tutto era vero! L'aria era così fresca, c'erano fontanelle in ogni parco e gli uccellini cinguettavano. Anna camminava, guardava tutto meravigliata, dopo poco tempo incontrò un gruppo di ragazzini, che generalmente avevano un comportamento arrogante e allora ad ella venne l'istinto di scappare, ma le si avvicinò una ragazza del gruppo e appoggiando la sua mano sulla sua spalla, le disse sorridendo: «Ciao Anna! Ti va di venire con noi? Stiamo andando al centro per anziani, gli leggeremo a loro dei libri di avventura, per allietare la loro giornata!», Anna fissò meravigliata la ragazza e poi disse: «Dici sul serio?», «Mi pare ovvio! Ho la faccia di una che scherza? Ormai andiamo ogni fine settimana!», Anna si toccò la fronte, non era bollente, non aveva le allucinazioni, era un buon segno, ricambiò il sorriso della ragazza e le disse «Magari la settimana prossima, ho delle commissioni da fare, mi dispiace...», «Non ti preoccupare! Ci vediamo, ciao Anna» le disse la ragazza sorridendo allegramente, rassicurandola e se ne andò col resto del gruppo. Anna, dopo essersi data l'ennesimo pizzicotto, decise di andare a visitare la città. Vide, meravigliata, che tutti i ciclisti avevano il casco, la cosa era piuttosto strana, prima neanche i motociclisti lo mettevano.


Ogni casa possedeva pannelli fotovoltaici e dove un tempo c'era un ammasso di rifiuti, ora c'era una collinetta verde, non c'era smog nell'aria e le automobili erano elettriche. Anna andò in un parco, c'era un'area apposita per i più piccoli e una solo per i cani, così da poter giocare in pace e non infastidirsi a vicenda. L'uomo conviveva tranquillamente con la natura, nel parco c'erano animali di ogni genere, erano rispettati, ben trattati e loro, quasi come per rigraziare l'uomo e non erano aggressivi. In quella città tutti si rispettavano, nessuno era discriminato per il colore della pelle o per la sua religione e provenienza. Anna vide un ragazzino della sua stessa età, di origine indiana, che spesso dei bulli della sua scuola prendevano di mira, ebbene ora passeggiava con loro, insieme parlavano, ridevano, sembrava quasi che fossero amici da sempre. La fratellanza regnava sovrana con la serenità, la felicità e la pace. Infine Anna si appoggiò su una panchina, si sentiva un po' stanca e le dolevano un po' le gambe e così cadde addormentata con un bellissimo sorriso sulle labbra, il suo sogno si era avverato nel giro di poche ore, come non si poteva non essere felici? Poi però sentì la sua sveglia, Anna assonnata e confusa si alzò dal letto, spaesata, guardò fuori dalla finestra e vide le solite cose: il cielo grigio, gli alberi che sembravano morti, o forse lo erano, gli uccelli muti e tristi. Udì la voce di suo padre, provenire dal salotto, che, come al solito, imprecava contro il vicino di casa che aveva parcheggiato l'automobile davanti al cancello di casa, impedendo il passaggio. Anna sospirò, chiuse gli occhi e disse: "Dove sei, città che vorrei?".


LA MIA CITTÀ DEI SOGNI… Rosano’ Elisa Secondaria Arconate 3A

È difficile immaginare una città senza inquinamento perché lo smog offusca quasi i pensieri. È infantile immaginare una città colma di caramelle, perché servirebbero troppi dentisti. È eccentrico immaginare una città in cui tutti siano devoti a me, perché sarei sempre al centro dell’attenzione. È semplice immaginare una città senza persone bugiarde e false perché in questo mondo ce ne sono fin troppe. Vorrei una città in una posizione soleggiata, ma non troppo calda per non rischiare la siccità e vicino al mare per essere sempre in vacanza. Mi piacerebbe avere una casa grande, anche se mi servirebbero sette giorni per pulirla, un immenso giardino con tanti fiori, sperando che in futuro non si presenti un’allergia al polline e una piscina talmente grande da ospitare tutti i miei amici. Possibilmente in un paese dove non ci sia la crisi economica, per non diventare una dei tanti disoccupati. La mia città dei sogni dovrebbe avere per noi ragazzi tanti servizi pubblici, così da non rimanere rintanati in casa durante il pomeriggio. Teatri, cinema, parchi e campi sportivi dovrebbero essere al centro dell’interesse politico della mia città. Vorrei un centro commerciale, non troppo grande, dove fare shopping con le vere amiche, ma soprattutto trovare delle amiche che ti sappiano voler bene veramente. Una piscina comunale aperta a tutti, con l’acqua non troppo fredda e senza troppo cloro per riuscire ad andare sott’acqua senza l’utilizzo degli occhialini. I politici che governano lo Stato dovrebbero fare l’interesse di noi cittadini e non il loro, come succede in questo periodo di crisi economica. Le persone che abiteranno la mia città dovrebbero essere cordiali, socievoli e rispettare la legge. Mi piacerebbe uscire di casa senza dover chiudere le inferriate e mettere l’antifurto, ma lasciando la porta aperta sapendo che nessuno entrerà per rubare qualcosa. I vicini di casa dovrebbero salutare e non abbassare la testa e far finta di niente quando ti vedono. Tutte le fonti energetiche dovrebbero essere ecosostenibili, per un mondo più pulito. Vorrei essere sindaco di questa città, anche se frequento ancora le scuole medie. Sarebbe proprio bello se ognuno avesse una propria città in cui tutto rispecchi la nostra personalità e le nostre passioni. Purtroppo so che in questo mondo reale non potrà accadere mai, ma sognare non è ancora vietato.

“ LE CITTA’ SONO COME I SOGNI, PIENI DI DESIDERI E PAURE.” Italo Calvino


PAZZELANDIA Vignati Sofia Secondaria Arconate 3C

Salve a tutti, io sono la guida turistica della città di Pazzelandia. Questa città è la più bella che abbia mai visitato e soprattutto è la più strana. La maggior parte degli abitanti sono ragazzi, mentre i loro genitori si trovano nella città confinante, chiamata Vecchilandia dai ragazzi del posto. In questa città c’è il mare che è una cosa “fuori dal mondo” tanto bello che assomiglia a quello dei Caraibi in cui si vede il fondale e la spiaggia, ha una sabbia indescrivibile, come quella nei film… Il clima è sempre caldo, per questo i ragazzi vanno in giro tutto l’anno in maglietta o canottiera e con pantaloncini corti. In questa città non ci si annoia mai, perché c’è sempre qualche cosa da fare, per esempio, di sera ci sono sempre feste e soprattutto la cosa più bella, secondo me, è che i ragazzi sono tutti uniti e amici, si aiutano molto fra di loro e non si comportano come bambini dell’asilo. Infatti, qui c’è solo una casa, di dimensioni enormi, nel centro del paese, affacciata sul mare. Questa è una breve descrizione della città, ci sono domande? Le mani si alzarono e così inizia a rispondere. - Ma le scuole dove si trovano?-. - le scuole non esistono in questa città i ragazzi nascono “imparati”.- I ragazzi quanti anni devono avere per stare in questa città?-. - I ragazzi possono iniziare a fare parte di questa città dai 10 ai 18 anni-. - Come si comportano i ragazzi in una città senza genitori?-. - Benissimo direi, sono molto bravi e, come ho già detto, si rispettano tantissimo-. Ci sono altre domande?I visitatori risposero di no, nessuna altra domanda e ringraziarono per la descrizione di questa favolosa città “non c’è di che!” risposi.


LETTERA DA UN PAESE CHE NON C’È Puma Elisa Secondaria Arconate 3B

BeautyfielD, 01-03-2013 Caro Gionny, come stai? Spero tutto bene. Ti scrivo per raccontarti com’è il paese in cui vivo. Sono a Beautyfield. E’ tutto stupendo qui, non è come il paese in cui abiti tu. Nel mio paese possiamo andare in giro tutti i giorni a qualunque ora senza che ci siano persone cattive che ti possono rapire o farti del male; non ci sono pericoli, non ci sono i “pirati della strada” che ti possono investire, perché magari hanno bevuto un po’ troppo, o si sono drogati; il mio paese non è come il tuo. Nel mio paese ci sono strutture e associazioni che aiutano i non vedenti, i sordi, e tutte le persone che hanno degli handicap, così anche loro possono divertirsi, viaggiare come i normo-dotati perché alla fine non sono diversi da noi; noi siamo tutti uguali e tutti crediamo in questa uguaglianza di diritti. Il mio paese non è come il tuo. Nel mio paese tutti i bambini e i ragazzi vanno a scuola con voglia di studiare, perché il loro lavoro è quello di studiare e non di lavorare dodici ore al giorno nei campi o in una fabbrica senza essere pagati; il mio paese non è come il tuo. Nel mio paese tutti gli adulti hanno un lavoro fisso con uno stipendio uguale per tutti, cosicché tutti possono avere pari possibilità e condizioni di vita, senza differenze tra ricchi e poveri. Nel mio paese non ci sono ladri, assassini, mafiosi, drogati, spacciatori,.. Il mio paese non è come il tuo. Nel mio paese non c’è la povertà, la guerra, la tristezza ma c’è la pace, il rispetto, la gioia, la felicità. Nel mio paese non c’è l’inquinamento perché per spostarsi le persone usano la bicicletta ed auto ecologiche; il mio paese non è come il tuo. Nel mio paese ognuno aiuta chi ha bisogno; il mio paese non è come il tuo. Il mio paese è perfetto! Ma ad un tratto ecco il suono di una sveglia e mi rendo tristemente conto che tutto è stato un sogno e che il mio pese perfetto non esiste. Ti sarebbe piaciuto vivere in un posto così, vero? Speriamo che un giorno tutti i paese del mondo diventino come il paese che ho sognato! Ciao Gionny, scrivimi presto, con affetto la tua amica Elisa. Inviata da Windows Mail


IL FANTASTICO VIAGGIO SU ARRET Felisi Sara Secondaria Arconate 3C

Quella sera mi svegliai, avevo dormito tutta la giornata! Andai in bagno, mi lavai i denti, mi pettinai i capelli e andai a fare colazione, questa sera mia mamma mi aveva preparato un' ottima colazione: pane sul miele e delle arance di spremuta. Poi, finito di mangiare mi tolsi i vestiti da giorno, mi misi i vestiti da notte e andai a Aloucs. Mi diressi sul sub e alle 20:25 arrivai a aloucs... ero in ritardo! Tutti i miei compagni avevano già i libri per terra e uno di loro stava già leggendo, allora entrai in classe molto rapidamente ma sentii la prof urlare: “? Arrivare di l' ora questa sembra ti ma”, io subito mi scusai e andai a sedermi al mio posto. Oggi la prof doveva interrogare ma io non avevo studiato e non volevo prendere un'altra sufficienza! Allora mi misi velocemente a leggere il capitolo ma subito la prof mi chiamò, mi interrogò e con mia grande sorpresa presi 5! mia mamma sarà contenta! All'ora di pranzo la campanella smise di suonare e alle 16:05 arrivai a casa, accesi la televisione, mi sedei a tavola e mangiai una fetta di torta, l'insalata con la carne e il pomodoro alla pasta. Mentre finivo di mangiare informai mia mamma del 5, lei orgogliosa di me mi disse che quel giorno sarei potuta andare con le mie amiche all'Ocrap Comunale. Mentre andavo all'Ocrap vidi uno strano essere, aveva la pelle rosa, dei capelli marroni e non camminava come noi... camminava in avanti! Subito mi affrettai a chiedergli: “?Chiami ti come e sei chi” ma questo strano essere si limitò a guardarmi con uno sguardo interrogativo, come se non avesse capito cosa dicevo. Rifeci la domanda e questa volta sussurrò: “Non...non capisco...chi sei e dove mi trovo?”.Io lo guardai, questo organismo a pelle chiara cosa aveva detto? Mi girai un attimo per guardare che ore erano dal nostro elinapmac, era tardi, dovevo tornare a casa! Allora mi rigirai ma la strana creatura era sparita e perplessa tornai a casa, arrivata mi diressi subito in camera, feci molte ricerche e scoprii che lo strano linguaggio della stana creatura si chiamava “Italiano”. Scoprii inoltre che l'Italiano invertiva le parole, quindi quell'organismo aveva detto “? trovo mi dove e sei chi...capisco non...non”, quindi cercava aiuto! Feci ulteriori ricerche e scoprii che l'organismo veniva da uno strano pianeta, chiamato “Terra”. Mettendo la parola al contrario usciva la parola Errat: il nostro pianeta, quindi andando con questa logica se noi siamo degli inamu, al singolare onamu, loro quindi sono degli umani, quindi quello strano essere era un umano. Quindi quella sera studiai la loro lingua così che la notte seguente avrei potuto cercarlo e parlargli. La sera dopo mentre mi dirigevo a aloucs vidi dietro a dei sacchetti della spazzatura una cosa rosa, mi avvicinai e vidi l'umano, quindi dissi subito nella sua lingua: “Non avere paura, io mi chiamo Arorua, so chi sei tu e da dove vieni” lui quatto quatto si avvicinò e mi disse: “Tu mi capisci?” io risposi: “si, certo”, lui quindi si affrettò a chiedermi: “Dove sono? Chi siete voi? Come faccio a tornare a casa?”. Allora io risposi: “Sei su Arret, noi siamo inamu, però non so come potrai a tornare a casa...”. Aggiunsi “ però potresti stare da me, faremo ricerche e scopriremo il modo per tornare nella tua terra”. Lui semplicemente annuì, e mi seguì. Arrivati a casa accendemmo subito il mio retupmoc e trovammo molte notizie e scoprimmo che noi viviamo in un universo parallelo e per tornare indietro dovevamo trovare una pietra che toccandola e dicendo: “Da Arret a Terra” avrebbe fatto passare qualsiasi umano o onamu da un universo all'altro. La notte dopo avremmo quindi cercato la pietra, adesso dovevamo andare a dormire. La sera dopo ci svegliammo e ci dirigemmo subito a cercare la pietra. Iniziammo a cercare nel rab della città, ma il signor Bob non sapeva niente di questa pietra, proseguimmo, illuminati dalla luce della luna e arrivammo a aloucs, ma non trovammo niente; allora andammo nella nostra airezzip, chiedemmo a Bor, egli sbalordito dell'insolita domanda, ci disse che si trattava di una pietra molto potente e che se ne poteva trovare un frammento in un libro, allora attraversammo tutto l'ocrap, sempre fiorito, con alberi dal fusto verdissimo e foglie marroni come la terra, era un posto davvero fantastico dove tutti i bambini si divertivano, giocando a palla, rincorrendosi o arrampicandosi sugli alberi. Arret è davvero un posto bellissimo, ma adesso dovevamo andare in airerbil, dovevo aiutare l'umano! Entrati in airerbil, cercammo un libro che parlasse della pietra; quindi cercammo nei libri di rocce, senza però nessun successo. In alto vidi un libro, si chiamava Arret. Mi affrettai a prenderlo e, appena lo aprii, cadde un pezzo di pietra che l'umano raccolse. Ci guardammo e lui mi disse: “Prima di andarmene voglio vedere Arret”. Allora io risposi: “Vieni con me...”. Lo portai sullo scoglio più alto di Arret a vedere un alba bellissima, ci sedemmo ad osservare il meraviglioso mare giallo e la schiumosa sabbia blu. Ci girammo e osservammo la città, gli edifici risaltavano nel chiarore della mattinata, gli illeccu iniziarono a cinguettare, si


intravedeva l'airezzip, il rab, la aloucs, la airerbil e l'elinapmac, il nostro paesino era piccolo, ma fantastico e davvero speciale. Alle 8:00 le campane suonarono, l'umano mi guardò e disse: “E' ora che io vada.” Ci guardammo, ci abbracciammo e lui sussurrò: “Da Arret... a... Terra”. E subito sparì. Spero che gli sia piaciuto venire qui, sentire gli uccellini cinguettare, visitare luoghi “al contrario” diversi dalla sua solita vita, insomma... cambiare un po'. E anche se saremmo diversi da loro siamo normali e su Arret regna la pace, perché non esiste la guerra, regna la tranquillità perché non esiste la confusione. Spero si rivedere questo piccolo umano e spero che mi farà visitare la sua terra, con le sue meraviglie e le sue fantasie, con i suoi popoli e le loro usanza, per cambiare la vita di tutti i giorni.


METROPOLIS Sciarrabba Martina Secondaria Arconate 3C

C’era una volta una città triste e inquinata dal fumo maleodorante degli scarichi delle auto ,dei tecnologici e moderni mezzi di trasporto e dalle fabbriche .Questa era la città di Metropolis, ormai gli orticelli e i bei prati verdi erano svaniti soffocati dall’inquinamento. Le strade erano spoglie dei bellissimi alberi ma il problema più grave era il fatto che la gente era triste e con tanta malinconia nel cuore. Mentre stavo passeggiando vidi un piccolo furfante che stava rubando una brioche e un succo di frutta .Quel bambino con il suo sorriso smagliante sembrava proprio che fosse la persona più felice e positiva che avessi visto nella città. Uscì dal negozio con quello sguardo da furbetto e contento ,ma quando il proprietario uscì per rincorrerlo, il bambino cominciò a scappare come un fulmine .Il proprietario si mise a inseguirlo ,ma il piccolo ,ad un certo punto, afferrò il mio braccio e mi disse : “Corri, corri e seguimi” ….Non ebbi altra scelta e cominciai anche io a correre con lui. Ci fermammo dietro ad un bellissimo albero verde. “Io mi chiami Jonny, tutti mi chiamano il furbacchione e abito qui nell’unico albero verde della città, ma non so perché sia l’unico verde! E tu, come ti chiami?”. Decisi così di raccontare un po’ di me. Jonny mi disse che lui era l’unico ragazzo che cercava continuamente delle soluzioni e che nessuno si interessava di migliorare le condizioni della città, per trasformarla in una splendido ambiente ecologico. Inoltre Jonny mi raccontò che la città era sempre stata bella e sana fino a quando Croxser, il sindaco di Metropolis la aveva trasformata in un incubo. Jonny mi raccontò che da quando era rimasto orfano viveva nell’albero. Egli decise di ospitarmi lì. Giorno e notte pensavamo a delle soluzioni, a un rimedio per il grande problema della città, ma la domanda più grossa che ci ponevamo tra i numerosi dubbi da tanto tempo era: “Perché solo l' albero di Jonny è verde???”. Andammo a dormire e dopo un attimo egli si alzò dal letto dicendo “Ho trovato la soluzione!!!”.Mi alzai subito e Jonny arrivò ai piedi del letto con il mio cappotto. Andammo in città e appendemmo dei grandi volantini con scritto “Rispettar l'Ambiente noi dobbiamo altrimenti le conseguenze noi paghiam; responsabili dobbiamo essere così l'energia può esser risparmiata.” Tornammo all’ albero con la speranza che i cittadini di Metropolis capissero una volta per tutte il messaggio che Jonny da tanto voleva trasmettere. Il mattino seguente andammo in città e come per magia la gente era più felice e camminava per le strade leggendo attentamente il nostro volantino, ma la cosa più bella era che la città era verde e pulita! Jonny pensò che tutto questo fosse accaduto per magia ,forse per la voglia di cambiare questa città, il suo impegno era stato ripagato! Tornammo all’albero e capimmo allora perché l’albero di Jonny era l’unico verde, perché era stato l’unico a credere che la città sarebbe potuta cambiare! Infine il sindaco Croxser venne allontanato e finalmente Metropolis tornò una bella e felice città verde, pulita e, insomma, la città ideale!


BEAST CITY Grossi Samuele - Mombrini Elia Secondaria Arconate 2B

La città ideale si dovrebbe chiamare “beast city”. Questa grande città comprende tutta l’America del Nord. Beast City dovrebbe avere una grandissima piazza con tanti fiori, piante e negozi dove offrono prodotti gratis. Ci dovrebbe essere un gran parco che corrisponde a tutta la pianura padana e avere un campetto a 5, uno da 9 e uno da 11, il terreno dei campi sarebbe fatto di zucchero verde, e le porte di twix. Ci dovrebbero essere anche due campi da basket fatti di erba al gusto di menta, uno da pallavolo fatto di zucchero filato e la rete fatta di cannelloni alla crema, e anche quattro campi da golf fatti di zucchero filato. Le macchine profumerebbero di cioccolato al latte e le ruote di torta alla panna, le case sono cannoli siciliani alla crema e al cioccolato fuso con il tetto di gelatina alla fragola. Le strade al posto dell’ asfalto sarebbero di cioccolato fuso, gli alberi di pastas foglia. La scuola non esisterebbe, le monete sarebbero ringo e i dollari sono degli oro chock giganti. Le persone sono dei robot. Noi vorremmo vivere in questa città!!


LA CITTA’ CHE VORREI Alba Francesco - Canegrati Jacopo Secondaria Arconate 2B

La mia città ideale deve essere di dimensioni non troppo grandi e non troppo piccole. Non una metropoli ma neanche una semplice città di provincia. Deve essere piena di viali alberati e parchi ma anche di moderni palazzi e bellezze artistiche che attirino turisti. Deve avere un’area di ritrovo dove gli abitanti confluiscano per la vita diurna e notturna una zona con bar, pub, ristoranti e negozi, cinema , ci devono essere anche grandi centri commerciali. Insomma una città dove ci si può divertire, però, deve anche essere una città di cultura con università, biblioteche e grandi teatri. Deve anche promuovere lo sport, deve essere dotata di palazzetti sportivi stadi piscine palestre e altre strutture dedicate ad altri sport come il tiro a segno o il basket. Dovrebbe trovarsi sulla sponda di un lago o costeggiare il mare promuovendo il turismo estivo. Dovrebbe avere un clima mite, i trasporti devono essere efficienti e devono essere disponibili anche tram e metropolitane oltre agli autobus. I servizi sanitari devono essere efficienti e disponibili a tutti. Non ci devono essere troppe enormi industrie ma solo industrie molto lontane dai centri abitati che servino solo per soddisfare le necessità della popolazione infatti vorrei che questa città si autosufficiente, nelle zone di campagna ci devono essere grandi fattorie e allevamenti dove gli animali vengono allevati in condizioni umane non come spesso succede cioè in piccole gabbie senza cibo ne acqua la polizia deve essere efficiente e non ci devono essere violente, delinquenti ne ingiustizie non ci devono essere differenze di ceto economico o discriminazioni per origine o colore della pelle. Deve avere ottime vie di comunicazione e buoni rapporti con le città confinanti. Non de diffondersi nell’aria smog e altri tipi di inquinamento grazie a depuratori e controllo del traffico, la mia città ideale deve essere ben governata da persone che garantiscano il benessere e la felicità di ogni singolo cittadino e risolvere qualsiasi problema. Ma questa città soprattutto deve essere una città libera dove ogni cittadino può dire la sua e dove nessuno grazie al suo potere, alla sua importanza e alla sua ricchezza venga favorito o possa mettere i piedi i testa ai comuni cittadini. Questa è la città che vorrei ma anche se so che è molto improbabile che un giorno possa esistere una città così ma nonostante ciò continuo a crede che un giorno quando sarò adulto o vecchio una città così possa esistere.


LA GRANDE ZUFURO Pisoni Giacomo - Tanzilli Stefano - Ukmar Filippo Secondaria Arconate 2A

In una lontana galassia esiste una metropoli di circa tre milioni di abitanti di nome Zufuro. L’attività principale su cui si basa la città è il turismo. Zufuro è stata costruita sulle coste dell’oceano Namecciano e quindi possiede molte attività di svago estive che attirano numerosi turisti da tutto il pianeta come: parchi acquatici, piscine, alberghi, pedalò gommoni, moto d’acqua, sci d’acqua e canoe. Il turismo non è soltanto balneare ma anche sciistico: infatti è presente un grande luogo al coperto dove si può sciare, pattinare o giocare con la neve. Zufuto ha risolto il problema dell’inquinamento , tipico delle metropoli, invitando le persone a muoversi a piedi, in bicicletta o con i pattini. Per lunghe distanze si utilizzano automobili che non funzionano con la benzina, bensì con l’idrogeno solare. Pur essendo popolosa, gli abitanti anche se non si conoscono , si salutano cordialmente. Insomma, sono tutti amici! Proprio per questo motivo , nessuno fa qualcosa per fare dispetto all’altro. Le strade sono molto pulite: niente giornali, cartacce per terra perché ognuno sa che starebbero male . I cittadini sono molto civili e rispettano le regole e le leggi: non ci sono rapine, furti e incidenti. Nei casi eccezionali ad ogni infrazione c’è una multa molto ‘salata’. La città ha molti parchi verdi nei quali si può passeggiare, divertirsi e incontrarsi con gli amici. In ogni parco c’è sempre un piccolo laghetto con pesci rossi, oche e cigni. Sugli alberi, invece, si annidano scoiattoli e pettirossi. In ogni parco è presente una zona dedicata ai bambini: ci sono altalene, scivoli, castelli e dondoli. Le abitazioni sono tutte carine villette con un piccolo giardino. A Zufuro non esiste la povertà: sono tutti ricchi e contenti. Le persone non si stressano per arrivare in ufficio. Zufuro ha anche molti centri sportivi in cui i cittadini si possono divertire e rilassarsi facendo sport. Ci sono corsi per ogni età e per ogni sport: dal calcio al cricket. Zufuro è anche famosa per il Viale della moda. In questa famosa via ogni anno si tengono numerose sfilate organizzate dai più famosi stilisti. Nel viale della moda ci sono numerosi negozi d’abbigliamento molto conosciuti che attirano numerosi turisti. Questa via termina in piazza Manduria dove c’è la famosa basilica di San Vincenzo. È costruita in marmo bianco, è ricca di numerosi affreschi e mosaici raffiguranti gli episodi del vangelo e della vita del santo. Noi abitiamo ad Arconate. Speriamo che in futuro prima o poi diventi così bella e funzionale come Zufuro.


DIAMOND CITY Russo Diego - Chandrasekera Dilshani - Spina Cristoforo - Plaku Afrodita Secondaria Arconate 2B

C’era una volta su una delle Isole Egadi una città, che gli abitanti del luogo definivano “speciale”, di nome Diamond City. In quella città incidenti, disastri naturali come i terremoti, non accadevano mai. Se una persona sbagliava, non veniva sgridata duramente ma al contrario veniva incitata a riprovare e fare del suo meglio. Gli alberi erano tutti “sempre verdi” e quindi le foglie non cadevano mai; la cosa fantastica di questi alberi è che durante le varie stagioni le foglie cambiavano colore... I ricchi accoglievano con gioia ed amore i poveri, facevano a loro dei regali senza che essi lo chiedessero e non volevano niente in cambio; i regali erano, per esempio, vestiti, scarpe... gli pagavano anche visite mediche se non potevano permettersele. Tutti gli abitanti di Diamond City erano gentili, altruisti e ospitali verso il prossimo e anche molto ospitali per gli “stranieri”. La città era piena di miniere di diamanti, quindi la gente del paese aveva abbastanza soldi per vivere tranquilla, senza problemi con tasse o rate della casa. I bambini giocavano in giardino, nei parchi, all’oratorio... invece che giocare al computer o guardare la televisione tutto il giorno. I politici non rubavano, non c’erano problemi di ristrutturazione perché i soldi non mancavano. Le scuole erano amate dai bambini e dai ragazzi, perché il sapere era il più grande dei tesori. I giovani erano gentili verso gli anziani; i genitori erano sempre orgogliosi dei propri figli. Non c’era neanche un randagio in giro per la città, se qualcuno trovava un animale abbandonato lo portava dal veterinario per controllarlo, e se stava bene o se lo portava, lo regalava ad un amico o ad un parente oppure lo portava in un posto dove si prendevano cura degli animali...tutti amavano agli animali.


LA CITTÀ IDEALE Rivolta Luca Secondaria Arconate 2B

C’era una volta nelle colline emiliane una cittadella di nome Cuki. Questa città era magnifica e piena di tesori da scoprire. Le macchine erano fatte di zucchero filato, le ruote di pizza, le montagne invece di cioccolato. Dai vulcani, a ogni eruzione, escono getti di salsa al pomodoro. I fiumi sono fatti di coca-cola, le nuvole sono fatte di sorbetto al limone congelato, la luna di formaggio, il sole è fatto di crema pasticcera. I pilastri delle case sono fatti di cannoncini alla crema e le case stesse sono di millefoglie. Il municipio è fatto di crema catalana e la Ferrari è la Ferrero. Gli appartamenti sono di tiramisù. I sassi sono fatti di patate, la neve è fatta di panna . la pioggia è fatta di aranciata e la grandine è fatta da ghiaccioli al limone zuccherato. E miei cari lettori tutto esisteva con la più perfetta armonia ma soprattutto è molto importante che ci sia una fabbrica che produca tutti i cibi del mondo.


LA CITTÀ CHE VORREI Buratti Alessandro Secondaria Arconate 1A

Se dovessi essere scelto come l’ideatore di una città immaginaria, mi piacerebbe pensare ad un luogo ricco di servizi e ambienti dove la gente si possa ritrovare, non solo per necessità, ma anche per trascorrere del tempo rilassandosi e divertendosi. Con la fantasia si può spaziare, creare e descrivere; questa nuova città fantastica a cui sto pensando potrei chiamarla “Mangionia”. Ecco come la dipingerei: Mangionia è una piccola cittadina che si trova sulla costa nella regione di Mangiabene. La regione di Mangiabene è famosa al mondo per i suoi moderni ristoranti e i suoi abitanti sono tutti esperti di cucina. Ed è infatti proprio nella cittadina di Mangionia che si trova il più famoso ristorante, inserito in questa innovativa città che somiglia molto ad un piccolo paesino. Partiamo da una lunga strada in salita, al termine della quale si arriva ad una piazza con una fontana, dove si vedono tre ristoranti e due bar. La fontana è arricchita da molti giochi d’acqua e lampade colorate che, soprattutto di sera, richiamano tante persone ad ammirarla. Proseguiamo il nostro viaggio, svoltando a sinistra in un’altra strada, questa volta in discesa, costellata da pub, pescherie, negozi di dolci e tanti altri negozi di ogni genere. Si giunge in piazza della chiesa. La piazza è davvero molto bella con il suo campanile maestoso e la pavimentazione a scacchi colorati e la chiesa imponente completamente dipinta di giallo. Di fronte alla chiesa c’è il più importante ristorante della città. È molto moderno, con la sala esterna interamente in vetro, davvero accogliente grazie alla musica di sottofondo e risponde a tutte le esigenze dei clienti che qui si possono sbizzarrire potendo scegliere tra una vasta scelta di menù. Dalla piazza poi si diramano numerose stradine minori. Si prende la prima a destra e, dopo essere andati avanti qualche centinaio di metri, si trova il municipio immerso nel verde del giardino comunale, con una grande sala ad accesso libero dove si possono fare tanti giochi di società, un grandissimo cinema multisala e tantissimi posti dove consumare stuzzichini veloci e alternativi. Proseguendo sempre dritto si arriva ad un laghetto circondato da alberi e da palazzi. I palazzi sono immersi nel verde con tanti angoli attrezzati per pic-nic e giochi per bambini. Da qui si diramano due strade minori. Se si va a destra si incontra un piccolo supermercato e poi un altissimo palazzo di colore verde: è l’ospedale di Mangionia, con numerose camere e altrettanti laboratori medici. All’altezza dell’ospedale la strada svolta a destra. Si prosegue seguendola per circa 300 metri, poi si svolta a sinistra in una via molto stretta dove le onde del mare fanno eco e finalmente si arriva sulla spiaggia. Dalla spiaggia si vede il retro dell’ospedale, l’edificio più alto della città. Qui si trovano due ristoranti molto costosi dove si mangia solo pesce, ma sono poco frequentati. A differenza del resto della costa, la spiaggia di Mangionia è sabbiosa e ogni anno si organizza il torneo di castelli di sabbia. Se esistesse davvero, ci andrei e la consiglierei ai miei amici perché è una città piena di vita e di servizi, il mare è pulito e trasparente e la maggior parte dei ristoranti è economica e ci si mangia molto bene. Se volete venire con me, vi auguro un buon viaggio!


LA CITTÀ CHE VORREI Rappo Daniele Secondaria Buscate 2B

Buscate, 19 marzo 2013 Caro Riccardo, come stai? Ti mando questa lettera per farti immaginare la città che vorrei, quella ideale per me. Sai, il mio paese è molto piccolo rispetto ad alcuni grandi centri, a me piacerebbe che fosse più sviluppato e più grande. Intorno al paese sarebbe bello se ci fossero immensi boschi che colorassero il paesaggio dando già un pizzico di piacere solo alla vista del mio nuovo paese. Sarebbe anche bello se il mio paese si dedicasse soprattutto all’ agricoltura e alla vita in mezzo ai campi che io amo per quell’ aria particolare che “sfuma” il paesaggio, dove le case diminuiscono per dare spazio ai campi coltivati. Mi piacerebbe avere anche un centro vinicolo e un centro dedicato all’ allevamento di bovini e ovini; le strade sarebbero più adatte al paesaggio se non fossero asfaltate e quindi lasciate come la natura vuole proprio come sui monti. Insomma, la mia città sarebbe uguale a un paesaggio di montagna, silenzioso e tranquillo in cui la maggior parte delle persone diventerebbe abili contadini che lavorano la terra seminando, zappando, raccogliendo e abili allevatori che si prendono cura dei propri animali ricavando prodotti di alta qualità, come latte, formaggio e burro. Questa è la città che vorrei, la città perfetta per me. E dimmi, Riccardo, tu come immagineresti la tua città ideale? Scrivimi presto, con la risposta, Daniele


LA CITTÀ CHE VORREI Landini Erika Secondaria Buscate 2B

Buscate 19/03/2013 Cara Gloria ti scrivo per dirti che mi manchi molto, mi piacerebbe poter stare ancora con te e confidarti i miei sogni e i miei desideri. Sai da qualche giorno penso alla mia città e credo che ci sia qualcosa da cambiare; ad esempio sarebbe forte avere un campo sportivo che in estate potrebbe diventare il posto dove ritrovarsi con gli amici. Sarebbe bello se la scuola avesse una piscina dove svolgere gare di nuoto per confrontarsi con altre scuole. Vorrei una città dove si potesse liberamente andare a spasso con gli amici senza correre troppi pericoli, una città che si preoccupasse dell’ambiente, una città che prendesse a cuore i problemi della gente, una città colorata, una città più “amica”, dove tu conosci tutti e tutti conoscono te, una città piena di piccoli negozi. Vorrei una città più colorata dove ogni casa avesse un colore diverso e dove di sicuro non ti perderesti. Vorrei una città più pulita e accogliente, magari che avesse una pista da pattinaggio, un bel cinema e anche un centro dove svolgere attività per le persone anziane. Una città che avesse una casa di riposo in modo che non ci fosse bisogno di cambiare paese. Vorrei poi uno spazio per l’arte e la creatività, per esempio tutti quei tristi e grigi muri dove progettare e dar vita a splendidi disegni. Una città dove ci fosse un teatro, una città dove ognuno potesse coltivare un piccolo orto, magari proprio all’interno dei parchi. La mia città avrebbe anche qualche punto di ritrovo per i più bisognosi, posti al coperto e disponibili per le persone che non hanno una casa, posti dove, d’inverno, i senzatetto possano avere una minestra calda e un letto dove dormire. Penso che se tutti ci impegnassimo qualcosa riusciremo ad ottenere, non solo per come io vorrei la mia città ma anche secondo i punti di vista di altre persone. E tu Gloria, come vorresti la tua città? Scrivimi presto per esprimere le tue opinioni e le tue emozioni riguardo questa mia idea. Spero che anche a te piacerà questa cosa e mi appoggerai. Un bacio grande Erika


LA CITTÀ CHE VORREI Grassi Giorgia Secondaria Buscate 2B

Capitol City, 19 marzo 2013 Caro Paul hei… come stai? Ti sei divertito nel tuo ultimo viaggio in Canada? Dato che nell’ultima lettera mi hai parlato di cosa vorresti aggiungere o cambiare nella tua città, allora oggi ti scriverò delle mie idee per rendere migliore Capitol City. Bhe… per prima cosa vorrei che ci fosse un posto solo per noi ragazzi, un posto semplice , magari con un bar, dove poter parlare tranquillamente tra amici, poi un campo da calcio o pallavolo. Sai, sarebbe divertente! Immagina un posto dove noi giovani possiamo incontrarci e giocare tutti insieme! Sarebbe fantastico! Da poco è arrivata una compagna nuova, questo posto sarebbe utile per fare amicizia… Mi piacerebbe, inoltre che ci fosse una piscina (diciamo che questo è il sogno di tutti i ragazzi) molto grande, per andare a farsi una nuotata con gli amici e insegnare a nuotare a chi non è capace… Secondo me, se ci fosse, sarebbe stracolma di gente! Pensa se, quest’estate quando verrai a trovarmi, potessimo andare a farci un po’ di vasche e anche qualche gara! (Ovviamente vincerei io!). Come avrai notato l’estate scorsa, qui non ci sono molti negozi…ecco mi piacerebbe ce ne fossero di più! Così potrei andare a fare shopping con le mie amiche! Questo sì, che è il sogno di ogni ragazza! Ma voi maschi non potrete mai capire!! Un’altra cosa molto utile sarebbe avere un luogo dove lasciare le bici e le moto, un posto che fosse sorvegliato, anche perché ci sono troppi ladri in giro e quindi sarebbe fantastico avere un posto del genere! Sai com’è, se mi rubano la bici, i miei mica me ne comprano un’altra! Poi vorrei un cinema…oh sì, il cinema mi piacerebbe molto! Certo non un multisala, no, no, quello sarebbe troppo! Basterebbe un cinema con una sola sala, dove tutti, dai più piccoli ai più grandi potessero andare ogni tanto a vedere un film. Magari ci sarebbe pure un piccolo bar, dove prendere una bibita e i popcorn… Sarebbe un grande punto di ritrovo! Come tu sai, sono una ragazza molto golosa quindi mi piacerebbe che ci fosse un negozio che vendesse solo ed esclusivamente caramelle di ogni tipo. Gnamm!! Le mangerei tutte quante io!! Ah, ah, ah!! Però poi, forse mi caccerebbero dalla città! Riguardo la mia scuola, beh… la dipingerei tutta! Magari di un bel blu; sì, sì, mi piacerebbe vedere un bel blu intenso che mi circonda… Certo molto meglio del grigio topo! Poi vorrei che ci fossero gli armadietti dove mettere tutti i libri, senza così doverli portare avanti e indietro nella cartella. Bhe…so che pretendo che a Capitol City cambino molte cose, ma qualcosa dovremmo fare! Insomma così ci divertiremmo tutti molto di più, perché comunque incontreremmo gli amici e stringeremmo nuovi rapporti. Sicuramente sarebbe un grande cambiamento per tutti. Secondo me la città diventerebbe un po’ più “viva”!! Adesso direi che questa lettera si è fatta un po’troppo lunga e non vorrei rischiare di annoiarti. Spero di ricevere presto tue notizie. Saluta tutti! Baci. Giorgia


LA CITTÀ CHE VORREI Battioli Riccardo Secondaria Buscate 2B

Buscate, 20/03/2013 Caro Daniele come stai? Ti ricordi quella volta in cui sei venuto a casa mia e ci siamo annoiati moltissimo? Non riuscivamo a trovare un modo per divertirci e siamo stati costretti a rimanere tutto il giorno davanti la televisione. Ripensando a quell’episodio, riflettevo che sarebbe bello se nella mia città ci fosse un grande spazio all’aperto, con un campo da calcio, uno da pallavolo e una palestra dove giocare anche quando c’è brutto tempo. Almeno la prossima volta che mi verresti a trovare potremmo occupare il tempo divertendoci e conoscendo nuovi amici. Nella mia città vorrei anche che ci fossero strade più pulite, contornate da aiuole di molteplici colori, panchine per sedersi e chiacchierare con gli amici e nella piazza principale una grande fontana, dove zampilli l’acqua e nei giorni sereni rifletta i colori del cielo. Sarei felice se ai lati delle strade ci fossero tanti piccoli negozi, dove poter acquistare ciò di cui si ha bisogno, seguendo i consigli di simpatici venditori e senza recarsi fuori città. Mi piacerebbe che in centro, vicino agli edifici più importanti, si trovasse un grande cinemateatro, per poter assistere , nel tempo libero, a rappresentazioni teatrali o a film con gli amici; sarebbe un’occasione in più per stare in compagnia, senza rimanere in casa davanti a un videogioco o alla TV. Vorrei anche che nella mia città ci fosse un museo di scienze naturali; io infatti adoro le scienze e quello sarebbe un modo per approfondire le conoscenze acquisite a scuola e scoprirne di nuove. Mi piace molto anche la storia, soprattutto quella antica, sarei felice di avere un museo archeologico, con reperti degli uomini primitivi e rappresentazioni di scene della loro vita. Un’altra cosa che penso ci debba essere in una città perfetta, sono buoni collegamenti con le città circostanti, facilitando così anche gli spostamenti dei ragazzi verso gli Istituti superiori e permettendo loro di incontrare gli amici che non vivono nella loro stessa città. Questa è la città che vorrei ! Anche se ciò di cui ti ho scritto sono solo dei miei desideri , spero che alcuni di essi si possano concretizzare. Se anche tu vorresti cambiare alcune cose della tua città, scrivimi e raccontami tutto. Adesso ti saluto e insieme a te anche la tua famiglia. Un abbraccio da amico. Riccardo


UNA CITTÀ DI PACE, SOLIDARIETÀ E PULIZIA Grisolia Giorgia Secondaria Buscate 2A

Buscate, 14-03-2013 Cara Daniela, come già sai abito in una bella città, Buscate e qui c’è tutto quello che serve per vivere bene. Ma…pensavo…se dovessi abitare in una di quelle città, là dove sono ancora visibili parecchi segni che la guerra ha lasciato : case o addirittura quartieri distrutti, o semplicemente una città dove vivono molte persone disagiate, povere o con problemi di salute, ecco, se io fossi un’ abitante di quel paese, allora penserei… La città che vorrei dovrebbe avere enormi prati, dove in primavera sbocciano centinaia e centinaia di fiori colorati che, se visti dall’alto, darebbero a chiunque l’idea di un vasto arcobaleno. Le persone, ammirando questo bel panorama, capirebbero l’importanza di mantenere sempre pulito l’ambiente e allora i cittadini, spinti dalla buona volontà incomincerebbero a fare la raccolta differenziata per proteggere la natura. Nella città che vorrei, i ragazzi e i bambini dovrebbero avere spazi per poter giocare, incontrarsi e divertirsi come : parchi giochi, piscine e campi sportivi. Tra di loro non dovrebbero esserci problemi e litigi legati alle varie nazionalità o alle diverse situazioni economiche. Ma per far sì che ciò avvenga tra i ragazzi, dovrebbero essere i genitori e gli adulti in generale a dare un buon esempio ai più giovani, che imparerebbero così a convivere e collaborare tra loro. Infatti, secondo me, il comune stesso dovrebbe mettere a disposizione una sorta di palazzo, dove le persone veramente povere possano trovare almeno un letto dove dormire e un bagno, ovviamente se non gratis, a un prezzo inferiore rispetto alle abitazioni comuni. Inoltre si potrebbe istituire una mensa spaziosa, nella quale molte di quelle persone possano trovare ogni giorno qualcosa da mangiare. Penso che ciò, anche se non eliminerebbe del tutto i disagi sociali, aiuterebbe sicuramente molti cittadini. Nella città che vorrei, dovrebbero anche esserci strutture utili a chi è in difficoltà, come per esempio : ospedali attrezzati adeguatamente per poter assistere i malati, case di riposo per gli anziani e centri per accogliere i bambini disabili. Se in questa città tutti facessero il proprio dovere, ovvero : mantenere pulito l’ ambiente e aiutarsi l’un l’altro, tutti contribuirebbero a fare di questa città un luogo ideale, nel quale molti uomini vorrebbero vivere. Tanti saluti dalla tua amica Giorgia.


UGUALI PER IMPORTANZA, MA DIVERSE NELL'ELEGANZA Reggiani Michela Secondaria Buscate 2A

Buscate, 14 marzo 2013 Cara Giulia, vorrei parlarti di due città che mi stanno molto a cuore: una rappresenta la mia infanzia ed è Busto Arsizio, mentre l'altra rappresenta una parte delle mie origini, questa cittadella si trova in Brasile ed è Abaìra. Queste due città sono uguali per l'importanza che hanno per me, ma in realtà sono totalmente diverse: Busto è una città abbastanza inquinata, sulle cui vie scorrono molte auto, quindi bisogna stare molto attenti quando si attraversa una strada, mentre tutto il contrario accade ad Abaìra, che è una città molto tranquilla, nella quale ci sono poche auto, quindi è poco inquinata a livello atmosferico ed anche dal punto di vista luminoso. I bambini ad Abaìra possono giocare tranquillamente nelle strade, invece questo a Busto non si può assolutamente fare! Anche la scuola è molto diversa ad Abaìra, che contrariamente a quella di Busto è molto piccola. Le case, in Abaìra, sono abbastanza grandi e confortevoli, ma alcune sono un po' mal ridotte, mentre a Busto le case sono molto belle e confortevoli, a parte qualche casa un po' vecchiotta. La gente è molto socievole in entrambe le città, forse ad Abaìra anche troppo. Ti sembrerà un sogno, cara Giulia, ma con il meglio di queste due città, vorrei crearne una terza che dovrebbe avere poco inquinamento, quindi poche automobili e poche luci, così potrei vedere le stelle in cielo e nella quale i bambini possano giocare liberamente; poi dovrebbe avere le scuole italiane e le case di Busto. Le persone dovrebbero essere molto socievoli e sempre pronte ad aiutare il prossimo, soprattutto le famiglie bisognose. Questa è la città che vorrei! Secondo te sarebbe una bella città? Secondo te potrebbe funzionare? Pensaci, aspetto con ansia la tua risposta. La tua amica Michela


LA CITTÀ MODELLO Miramonti Alice Secondaria Buscate 2A

Buscate, 14/03/2013 Cara Martina, ti scrivo questa lettera per parlarti della città che vorrei. La città che vorrei è una città senza inquinamento, senza quell’ immondizia che viene lasciata sui bordi della strada, quei sacchetti bianchi in mezzo a tutto quel verde che viene quasi soffocato dai tanti rifiuti, una città che si impegni a fare la raccolta differenziata. La città che vorrei è una città dove i bambini possano correre felici senza alcun pericolo, senza aver paura di uscire fuori di casa e andare a divertirsi, con più spazi verdi dove potersi trovare a parlare e a giocare. Una città con delle piste ciclabili dove ognuno sia libero di andare in giro, dove magari poter insegnare al proprio figlio ad andare in bici in un luogo sicuro. È una città dove tutti hanno gli stessi diritti, dove il razzismo non esiste, dove tutti siamo uguali anche se con caratteri diversi. Una città dove dovrebbe esserci una struttura per i più sfortunati, magari un luogo dove dare loro qualche vestito, qualcosa da mangiare e un letto dove dormire tranquillamente in un posto caldo, dove sentire l’ affetto di una famiglia che ti vuole bene. In questa città le persone vivono in piena tranquillità in un luogo in cui non si deve aver paura di nulla, un luogo dove crescere i propri figli in piena sicurezza, facendo loro imparare come rispettare la città e le persone intorno. Tutti possono fare la differenza anche solo con un piccolo gesto, come buttare le carte negli appositi cestini, invece di gettarle a terra e se tutti facessero questo gesto, la nostra sarebbe una città pulita. Non so se questa città esista solo nei miei sogni ma, se esistesse, sarebbe una città modello da cui dovremmo imparare il “giusto” stile di vita. Spero che anche tu, come me, condivida questo tipo di idea e spero che con questa lettera io ti abbia fatto capire come migliorare la nostra città anche con piccoli gesti. La tua cara amica Alice.


RICICLANDO SI VIVE MEGLIO Battioli Fabio Secondaria Buscate 2A

Buscate, 14/O3/13 Caro Stefano, è da un po' che non ci vediamo, per cui ho deciso di scriverti. L'altro giorno mi è accaduto un fatto straordinario: mio padre mi ha regalato un piccolo viaggio sul l' elicottero di un suo amico e ho visto , sorvolandola, quanto sia bella la mia città, anche se , a mio giudizio, mancano delle strutture e parchi per renderla ancora più bella ed efficiente . La città che vorrei deve essere ecologica e rispettosa della natura , quindi dovrebbe avere , ai lati delle strade, piante e coloratissimi fiori profumati che, oltre a rallegrarla impedirebbero di farci sentire l' odore dello smog. Ci vorrebbero anche tre addetti alla manutenzione delle aiuole e dei bellissimi parchi. Questi ultimi dovrebbero essere ricchi di giochi per bambini , in modo che si possano rilassare dopo una lunga giornata e, per i più grandi, nel parco ci dovrebbe essere una zona con delle panchine e con un campetto da calcio per ritrovarsi con gli amici . La città che vorrei dovrebbe avere cinque strutture importanti : la prima è una casa di ristoro per gli anziani che altrimenti , se privi di parenti ,dovrebbero rimanere nelle proprie case, da soli ; la seconda costruzione è un centro di recupero per tossicodipendenti , per fare in modo che anche loro riescano a reinserirsi nella comunità , visto che oggi purtroppo molti giovani fanno uso di stupefacenti ; la terza struttura è un canile, per fare in modo che non ci siano più cani randagi, perché anche i cani hanno diritto di essere felici e non devono vivere per le strade, cibandosi di spazzatura ; la quarta struttura è una specie di hotel, o meglio casa accoglienza, per persone in difficoltà, perché, come ho già detto, tutti hanno il diritto di ricevere del cibo caldo o dormire in un letto confortevole; la quinta costruzione è un centro sportivo che raccolga in un’ unica struttura un campo da pallavolo , un campo da calcio , un tendone da tennis , una piscina , una pista da skateboard e una palestra con una sala pesi attrezzatissima. Per spostarsi in modo ecologico nella mia città ci vorrebbero solo filobus e si dovrebbe favorire l’uso di biciclette oppure movimento a piedi, inserendo molte piste ciclabili e sistemando i marciapiedi. Inoltre, per impedire che si sviluppi il fenomeno dello sfruttamento minorile , nella mia città sarebbe opportuno che per le strade girassero poliziotti, così non ci sarebbe più pericolo e non solo per i piccoli. Inoltre, visto che la città è lo specchio delle persone che la vivono, credo che l’elemento essenziale nella mia città sia la gente , che deve avere sempre un sorriso sul volto. Ora ti saluto... … il tuo caro amico … Fabio Battioli


LA MIA CITTÀ IDEALE Raja Hussain Arbaz Secondaria Buscate 2A

14/03/2013 Caro Leo, se tu potessi immaginare la tua città ideale, come sarebbe? La mia città ideale dovrebbe essere spaziosa e soprattutto serena, dovrebbe avere diverse strutture sanitarie come ospedali, scuole accessibili a tutte le persone, anche a quelle affette da disabilità e anche a persone con problemi di tossicodipendenza, favorendo il loro reinserimento nella società. La mia città non dovrebbe essere inquinante e dannosa per l' ambiente. Questa città dovrebbe adottare delle misure ecologiche, per esempio i cittadini dovrebbero fare la raccolta differenziata e limitare al massimo il consumo di energia e acqua, la città dovrebbe essere igienica in tutti i suoi ambienti senza essere consumista. Le strade e le vie dovrebbero essere poco frequentate dai veicoli a motore eliminando al massimo l' inquinamento atmosferico ed acustico. La città che vorrei dovrebbe essere pronta ad accogliere persone provenienti dall' estero senza discriminazioni di alcun genere, in quanto questi individui favorirebbero un arricchimento culturale. Questa città dovrebbe impegnarsi a fare il bene dei cittadini. Nella mia città le persone dovrebbero riuscire a muoversi liberamente e comodamente. In questa città dovrebbe esserci una zona verde per esempio un parco dove i bambini possano giocare, dovrebbero esserci anche un oratorio, una palestra, un campo da calcio e pallavolo, accontentando sia i ragazzi che le ragazze che vi potrebbero giocare e socializzare con altri coetanei. Questa città dovrebbe tirar fuori la vera essenza e il carattere delle persone. Questa città dovrebbe proteggere gli adolescenti e i bambini dalla violenza, dai soprusi e dallo sfruttamento. La gente in questa città dovrebbe tutelare l' ambiente e migliorarlo rendendolo sano, in modo da viverci serenamente. Ho finito di proporti la mia città ideale, ora tocca a te. Ciao Leo alla prossima.

Arbaz Raja Hussain. P. S. Sono impaziente di sentire la tua proposta, scrivimi presto.


LA CITTÀ DEI MIEI SOGNI Occhiato Sharon Secondaria Buscate 2A

Buscate 14/03/2013 Cara Miriam, la città che vorrei è una città dove i ragazzi si possano ritrovare per divertirsi e stare insieme senza che nessuno si lamenti, ma non parlo di un semplice oratorio,perché qui da noi c’è, però è aperto solo il sabato e la domenica, invece io, per luogo di incontro, intendo un posto dove si possa andare sempre, senza limiti di chiusura, magari potrebbe essere anche un parco dei divertimenti oppure una piscina, insomma vorrei un posto dove noi ragazzi ci possiamo sentire sempre a nostro agio e dove ci possiamo divertire: secondo me noi adolescenti abbiamo bisogno anche di questo. Magari potrebbe essere un luogo dove ci siano anche i bimbi e noi potremmo giocare anche con loro; se ti dico tutto questo è perché ho due cugini piccoli e so quanto sia piacevole infatti, anche se non lo dimostriamo, a noi ragazzi piacerebbe molto. Però non vorrei solo la comodità di noi ragazzi, ma anche quella degli altri, infatti credo che sia necessario un edificio di accoglienza, dove ci siano delle persone preposte pronte a prendersi cura di senza tetto, ex detenuti oppure ex tossicodipendenti, ma queste persone devono essere accettate per quello che sono, perché molte volte non sono loro a fare del male, ma siamo noi a farne a loro, perché li insultiamo oppure li allontaniamo dalla società; magari in questi posti dovrebbero essere ospitati anche ragazzi con problemi familiari e poi si potrebbero aiutare le famiglie in cui non c’è una disponibilità economica adeguata per arrivare a fine mese. Vorrei che la mia città fosse inquinata il meno possibile e che come fanno anche in altri paesi ci fosse la giornata dedicata all’ambiente, cioè che la scuola del paese si impegni a raccogliere tutte le cartacce e a pulire i parchi. Il paese oltre a essere bello dovrebbe essere anche sicuro. La circolazione delle moto e dei veicoli dovrebbe tenere conto dei limiti di velocità e ci dovrebbero essere anche piste ciclabili e aree pedonali per evitare incidenti e morti sulle strade; però quando parlo di sicurezza non intendo solo quella stradale, ma mi riferisco anche al fatto che non ci dovrebbero essere persone che si permettano di fare abusi su ragazze, perché purtroppo questi sono fatti che succedono spesso, infatti se accendi il televisore ne senti parlare frequentemente, ma tutto ciò non dovrebbe accadere mai. Nella città dei miei sogni un’ altra cosa non dovrebbe esserci e parlo dello sfruttamento minorile: cioè le famiglie stesse che mandano i propri figli a rubare solo perché non hanno soldi, ma io mi chiedo non capiscono che facendo così mettono solo i loro figli in pericolo? E poi scusa, non è più facile andare a cercare un lavoro? È vero che c’è crisi e il lavoro non è più quello di prima, ma penso che se ci si impegna un lavoro si può trovare e in questo modo guadagnare onestamente, che sarebbe la cosa migliore. E la tua città ideale come potrebbe essere? Spero di non averti annoiata con le mie riflessioni, aspetterò con molta ansia una tua risposta. A presto Sharon.


LA CITTÀ CHE VORREI Giudici Alice Secondaria Buscate 1A

La città che vorrei… beh tante volte ci ho pensato, e finalmente posso raccontarla. C’era una volta una città situata dentro un grande vulcano, ormai spento. Questa città si chiamava ‘Vulcanicittà’, era piccola, con pochi abitanti, ma costituita da tanta magia. A Vulcanicittà non c’erano macchine, moto e nemmeno mezzi pubblici, ci si poteva spostare solo in bicicletta o a piedi; sì, era un po’ difficoltoso, ma almeno quando i ragazzini o i bambini andavano in giro da soli, non c’era nessun pericolo, e poi si respirava aria pulita senza smog. La cosa più bella che c’era il parco giochi molto ampio, all’interno c’erano tantissimi giochi magici, se salivi sull’altalena, si spingeva da sola, se andavi sulle girelle, giravano da sole, ma il gioco più bello e avventuroso, era lo scivolo. Sullo scivolo salivi tramite una lunga scala di panna montata e poi scivolavi tramite un fiume di dolcissima cioccolata che ti portava sotto il vulcano, lì c’era un labirinto, e se volevi uscire e ritornare al parco giochi bisognava riuscire a passarlo tutto, solo dopo averlo passato tutto ed essere arrivati alla fine, c’era una lunga scala di caramello che ti riportava su. Il bello di questo parco giochi e che mentre ti divertivi facevi deliziose merende, tu mangiavi ma essendo magico nulla si consumava. In questa città le strade erano fatte di lava ormai spenta e secca, non serviva manutenzione erano sempre perfette; tutti gli edifici erano fatti di gelato di gusti assortiti e dolciumi, per questo i bambini quando andavano a scuola non portavano la merenda, perché potevano mangiare qualsiasi parte dell’edificio scolastico grazie alla magia che c’era a Vulcanicittà. A Vulcanicità c’era tanto amore, tutti erano amici, non c’erano litigi o amarezze, tutti si volevano bene, la gioia e la pace regnavano tra gli abitanti. Insomma, questa è la mia città, la città che ho sempre desiderato, non aggiungerei niente di più, la vorrei proprio così come l’ho descritta, e questo è uno dei miei sogni.


LA CITTÀ CHE VORREI Silvani Alice Secondaria Buscate 1A

C’era una volta una città fantastica, che tutti vorrebbero, una città per tutti i gusti. Era divisa in piccoli paesini e in esso c’erano sempre bambini e genitori felici e mai tristi. C’era il paesino dei bambini piccoli fatto di un mondo di giochi di tutti i tipi, pavimenti morbidi e rimbalzanti e una quantità di dolci in infinita per saziare la loro fame di felicità. In questa città c’era anche il paesino dei genitori che stavano tutto il giorno massaggiati come premio della loro stanchezza nell’accudire ai figli. Essi erano felici non solo per questo ma anche perché lì non si pagava, era tutto gratis così tutti, persino i barboni, potevano permettersi tutto ciò che volevano. Accudivano ai loro figli quando volevano e ne sentivano il bisogno, poi tornavano nel loro paesino. Per ultimo il paesino delle persone senza figli divisa in maschi e femmine. Dalla parte dei maschi regnava il caos. C’era immondizia ovunque, senza una donna che pulisse, ma a loro non interessava. Mangiavano dalla mattina alla sera. Inoltre aveva anche poltrone regolabili trasformabili in un letto singolo auto riscaldante d’inverno e raffreddante d’estate. Con poltrone del genere era fantastico guardare la televisione che non era una televisione qualsiasi . Aveva una visione 3D visibili senza occhiali con una grandezza enorme alta cinque metri per quattro di larghezza con un effetto surround. Le loro trasmissioni riguardavano di solito di sport e di calcio. Mentre la parte delle donne era molto elegante e ricercata. Ogni volta che una signora doveva uscire, era sempre portata da una limousine. In questo paesino c’erano tanti centri estetici per la cura del viso con i più strani metodi al mondo. Per non parlare dei negozi di abbigliamento con i più ricercati intrecci e decorazioni dei vestiti abbinati a scarpe con un tacco molto alto dai trenta ai quaranta centimetri. Ci sono poi un sacco di truccatrici e parrucchieri. Il bello di questa città è che vi si può godere fino in fondo perché qui le persone non muoiono né per malattie né per problemi polmonari provocati dal fumo delle sigarette sconosciute in questa città. Era tutto fantastico fino a quando mi svegliai e mi resi conto che stavo sognando la città che vorrei.


LA CITTÀ CHE VORREI Crespi Matteo Secondaria Buscate 1A

C’era una volta una città meravigliosa, era abitata da milioni e milioni di abitanti poiché questa era veramente enorme. Tutti pensavano “questa sì che è la città che vorrei” e nessuno poteva immaginare che quella città sarebbe diventata un luogo squallido, eppure lo diventò, in che modo? Nessuno lo sa. Una mattina gli abitanti si svegliarono e videro già che la città stava cambiando drasticamente, e così ogni mattina finche la città non fece strani cambiamenti: i ponti splendidi e lucenti divennero diroccati; le strade colorate divennero inaccessibili; i palazzi a pois divennero tristi edifici distrutti e le persone felici e contente divennero malinconica gente di strada. Nessuno avrebbe mai voluto una città così, tutti ora erano miserabili ma c’era una domanda più giusta da farsi << Cos’è accaduto? >> chiese un ragazzino, molti si guardarono intorno vedendo solo montagne di rifiuti, finche un anziano disse: << Ci sono troppi rifiuti e le discariche sono piene, la città che vorrei sarà derisa da tutti >> che nome buffo vero? Propria così questa città si chiamava “La città che vorrei” e, come aveva detto quell’anziano, la città sarebbe derisa da tutti, infatti, spesso venivano turisti e, pensando che fosse meravigliosa, vedendola in quello stato dicevano sempre: << La città che vorrei! Puff! Non la vorrei neanche per tutto l’oro del mondo!!! >> gli abitanti della città erano sempre ottimisti ma neanche il loro ottimismo rimetteva in piedi la città. Allora un giorno il sindaco disse: << Concittadini! Non possiamo più vivere nella menzogna, nessuno vuole questa città quindi il suo nome cambierà: questa è “la città che non vorrei” qualcuno vuole obbiettare? Parli ora o taccia per sempre! >> ci fu un silenzio tombale ma un bambino salì sul palco e disse: << Ma io voglio questa città, ma senza ladri! >> e poi ne salì un altro << Anch’io ma senza gente cattiva >> e poi ne salirono altri e diedero la loro opinione. La gente applaudì ai bambini ma il sindaco non capì ancora come far ritornare la città normale, allora i ragazzi dissero: << Provate a riutilizzare i rifiuti >> fu un’idea splendida talmente meravigliosa che la città fu edificata come prima ma più bella e nacque una nuova tecnica: il riciclo. Ecco, questa è la città che tutti vorrebbero!


LA CITTÀ CHE VORREI Donghi Valentina Secondaria Buscate 1A

Esiste molto lontano da qui una bellissima città di nome Arcoballandia. La città è chiamata Arcoballandia perché le case hanno il colore dell'arcobaleno e perché le persone sono felici e ballano molto spesso. A parte i suoi abitanti, nessun adulto sa come arrivarci e solo i bambini con la fantasia possono raggiungere questo luogo fantastico. Nella città non c'è guerra, perché è perfino contro la legge. L'aria che si respira è pulita e profumata, perché le macchine contengono una speciale sostanza a base di fiori e non inquinano. Comunque di macchine non se ne vedono molte perché la gente preferisce girare in bicicletta oppure a cavallo. Agli abitanti di Arcoballandia piace tanto la natura e a ogni angolo ci sono alberi. Non si tratta di semplici alberi bensì di alberi musicali. Essi sono bellissimi e maestosi, pieni di fiori di ogni colore e frutti profumati in grado di saziare per tutto il giorno. Essi emettono meravigliosa musica attraverso i rami e le foglie e fanno rilassare, divertire e a volte scatenare chiunque ascolti quelle note. Questa musica è in grado di riappacificare ogni litigio e così in questo Paese tutti vanno pienamente d'accordo e vivono in pace. Gli abitanti si ritrovano molto spesso tutti insieme a ballare attorno agli alberi della musica e si trasmettono le conoscenze. Uomini e animali vivono in completa armonia e non esiste il cartello "attenti al cane" perché tutti, anche i cani sono d’indole buona. Le persone si aiutano a vicenda e non esiste invidia, non c'è egoismo e nemmeno la guerra. Anche la natura ad Arcoballandia assume caratteristiche speciali e nei boschi si trovano deliziosi ruscelli e piccole cascate dove gli uccellini si soffermano a giocare e cinguettando raccontano ai bambini fiabe che provengono da tutti i Paesi che hanno visitato nel loro migrar. Le scuole si trovano proprio nei boschi, protette da un semplice tendone perché il clima è sempre mite. Gli alunni fanno lezione per terra appoggiati a cuscini colorati e molto spesso sono gli animali del bosco, tutti parlanti, a tenere le lezioni. La Tartaruga, preside della scuola, grazie alla sua secolare esperienza conosce la storia di tutto il mondo ed anche quella dell'intero universo e sa raccontarla in maniera avvincente. Il lupo cattivo, che in realtà è molto bravo, insegna educazione civica. La gazza ladra, in realtà onestissima, insegna a non rubare e a comportarsi bene. Il maiale è bravissimo a insegnare l'igiene. Il pavone, dotato di una grande umiltà, insegna a non vantarsi. Il bradipo è un validissimo insegnante di ginnastica. L'asino, uno degli animali più intelligenti, ha un metodo infallibile per insegnare la matematica. Il falco, che purtroppo non ci vede molto bene, insegna come superare ogni difficoltà. Altri insegnanti, aiutati dagli animali della foresta, ricostruiscono la storia tramite simpatici teatrini mentre i bambini sono incoraggiati a compiere interessanti esperimenti di chimica dal geniale maestro mosca, che insegna anche come tutto va riutilizzato e niente va buttato. Ad Arcoballandia, come avrete certamente capito, non esistono i pregiudizi e ogni persona è valutata per come agisce e mai per come appare. Qui è molto importante il riposo e tutti amano rilassarsi nuotando nel pulitissimo mare, giocando allegramente con tutti i pesci e gli animali marini, anch'essi parlanti e amici di tutti gli uomini. Il telegiornale, che trasmette sempre notizie belle, è condotto dai bambini stessi che, raccontando le loro giornate, fanno divertire e ridere i telespettatori. In questa città non esistono pericoli e tutti vivono in pace e armonia con la natura e con tutti gli esseri viventi. La natura a sua volta ripaga offrendo fiori e frutti in quantità. Questa è la città che vorrei e che visito nei miei sogni. Anche voi adulti, adesso che conoscete il mio segreto, potrete visitare questa meravigliosa città: basterà ricordarsi i sogni di quando eravate piccini, quando con la fantasia e l'immaginazione potevate fare ogni cosa!


LA CITTÀ CHE VORREI Monelli Sara Secondaria Buscate 1A

C’era una volta una città dei sogni di Rebecca, una bambina di sei anni che voleva tanto bene a tutti. Aveva dei genitori buoni che l’avevano educata molto bene, una notte quando c’erano tuoni, fulmini e un temporale forte, Rebecca corse dalla mamma impaurita che con un abbraccio la tranquillizzò la quale le aveva detto che per non avere più paura poteva dormire nel letto dei suoi genitori, ma soprattutto di sognare qualcosa che le stava a cuore. Rebecca dopo aver sentito le parole della mamma aveva deciso di sognare la città dei suoi desideri: Rebecca voleva solo il bene della gente perché era molto altruista. Poiché era una bambina come tutti, le piacevano i parchi: tutti i bambini dovevano divertirsi andando nei prati a correre, giocare sugli scivoli e sulle altalene colorate. Alla sua mamma piacevano molto i cavalli e quindi con la fantasia si ricordò del suo pupazzo preferito, l’unicorno Betty, immaginò un mondo senza auto ma con gli unicorni, gli abitanti potevano decidere il colore e quando volare oppure no. Anche i postini per far divertire i bambini consegnavano la posta volando e la davano attraverso i camini delle case e a tutti i ragazzi non mancava lo spirito del Natale. A proposito del Natale: era una festa in cui tutti i bambini per credere nella bontà di Babbo Natale dovevano ricevere molti regali e aprirli in famiglia facendo una foto per ricordare il momento. La scuola a Rebecca piaceva molto perché andava solo in prima elementare e quindi non si studiava, però certe volte era stancante, gli orari di uscita della scuola erano diversi in base ai giorni, ma soprattutto ci dovevano essere solo maestre brave e simpatiche che non ti davano brutti voti, ma t’incoraggiavano a studiare. Una cosa che non solo Rebecca amava dopo le lunghe giornate di scuola era il gelato e quindi tutti i gelatai dovevano avere gelati a volontà. Quello che non sarebbe dispiaciuto ai genitori era il non pagare tanto e quindi per tutto l’anno c’erano sempre gli sconti ma Rebecca aveva solo sentito quelle parole dai genitori ma non aveva capito il loro significato. Ma la cosa che desiderava di più era un mondo in cui tutti si volevano bene e amavano le loro case che Rebecca aveva sognato essere fatte di gelato e caramelle anche se in verità la loro città era spaventosa e scura. La mattina seguente aveva raccontato alla mamma il sogno, la quale le disse che se veramente desiderava tutto ciò poteva accadere cambiando il carattere dei cittadini, Rebecca non aveva intuito bene ciò che la mamma le aveva spiegato però dopo alcuni anni riuscì a capire e cambiò il carattere di tutti i cittadini e la città da spaventosa passò allo splendore assoluto e tutto combaciava con il suo sogno, quella città venne chiamata: “La città che vorrei”.


LA CITTÀ CHE VORREI Orvi Lucrezia Secondaria Buscate 3B

E’ un soleggiato giovedì mattina di Marzo. Sono le 7.30 circa e tutti, tranne mamma sono ancora rannicchiati sotto le coperte, al calduccio. Un raggio di sole entra ed illumina la mia stanza ed io, lentamente mi sveglio al dolce cinguettio degli uccellini. Mi do una stiracchiata e dopodiché mi alzo in piedi, ancora assonnata e con gli occhi socchiusi. Mi avvio al piano terra a piccoli passi e passando dinnanzi alla camera matrimoniale, sento papà russare. Una volta giunta in bagno mi lavo i denti, do una sciacquatine alla faccia, mi vesto e mi dirigo in soggiorno. A quel punto mi affaccio alla finestra ad aspettare che le mie amiche arrivino per poi andarcene tutte insieme a scuola, come ogni mattina. Non appena poggio i miei gomiti sul davanzale vengo subito baciata dal sole ed il mio sguardo, di colpo si dirige verso il cielo, che è azzurro e limpido come se fosse una calda giornata estiva. Non c’è neanche una piccola nuvoletta. “se ne vedono poche di giornate così in pieno inverno” penso. Ecco che, in quel momento, vedo i cappotti colorati di Sophie e Giorgia. Allora mi infilo le scarpe, indosso il giubbotto, prendo la cartella e, ancor prima che le due suonino il citofono, mi faccio trovare fuori di casa ed intanto saluto i miei genitori e mio fratello (che va sempre a scuola in auto con papà). Dopodiché ci scambiamo dei sorrisi e Sophie, inizia a parlare in tono allegro ed a raccontare di quanto a fatto la sera precedente. “Sapete, ieri sera, dopo aver concluso i compiti, sono uscita un attimo sul balcone con mia mamma, aspettando il rientro di papà. Mentre chiacchieravamo puntavamo gli occhi al cielo. Osservavamo le stelle e ci sfidavamo ad individuare per prime le costellazioni. Credo di non aver mai visto così tante stelle da queste parti. Il cielo è sempre coperto di nuvolosi e quando non ci sono, a malapena si scorge la luna”. Annuisco. “E’ vero, le troppe luci impediscono alla gente di osservare le meraviglie del cosmo e di concedersi quel meritato relax prima di dormire e sovente, questo scenario è sostituito da grosse nubi nere, ovviamente dovute all’inquinamento”. Io adoro contemplare i corpi celesti, ma raramente mi addormento dopo essere stata accontentata. “Oh eccoci a scuola”. Tutte te entriamo dal cancellone, accompagnate dal chiasso dei ragazzi che, ogni mattina, si affollano e schiamazzano per entrare nell’edificio, chi con entusiasmo, chi con malavoglia, chi ancora frastornato dal sonno e chi nervoso e agitato, perché quel giorno è in programma una verifica, o un’ interrogazione. Una volta salite le scale, confesso di rimanere a bocca aperta. Non credo ai miei occhi! Le pareti della scuola sono completamente riverniciate, i vecchi ferri delle ringhiere sostituiti con dei corrimano nuovi di zecca, degli eleganti faretti al posto delle grandi lampade al neon, porte e finestre del tutto nuove, banchi privi di buchi e segnacci e niente più sedie rotte, bagni puliti e comodi, senza più quelle odiose turche, e la cosa più bella lavagne interattive in ogni aula, il sogno di tutti gli studenti. “Tutto questo è ….. fantastico”. Non dico quante urla rimbombavano nel corridoio, lo stupore sui volti mio e delle mie amiche, la gioia che si respira nell’aria. “Una nuova scuola! Non mi sembra neanche di frequentare quella vecchia!”. Così, con il cuore pimpante di gioia, mi separo dalle ragazze e cammino saltellando verso l mia classe, nonostante la cartella pesante che ho sulle spalle. Più tardi, a casa, racconto quel che mi è successo a scuola e anche Diego riassume con entusiasmo la sua mattinata. Anche mamma sembra soddisfatta di quanto ha sentito: “ci voleva proprio! Ma adesso che volete da mangiare? Immagino la fame cominci a farsi sentire.” Dopo aver consumato una leggera merenda mi cimento subito con i compiti. Verso le diciotto squilla il mio cellulare. La soave voce di Rihanna echeggia nella mia cameretta. Rispondo: “ pronto. Ah ciao Mary. Come! Vorresti che ti accompagni in piazza? Devi incontrare ……… E per che ora dovremmo uscire? Per le diciannove? Beh stasera non ho le lezioni di Karate. Aspetta che chiedo. Si, posso. Allora ci vediamo tra un’oretta. Ciao!” Un’ora dopo, come accordato, la mia amica passa a prendermi e dopo aver scambiato quattro chiacchiere con mia mamma, usciamo ed in sella alla nostra bici, prendiamo la pista ciclabile, oltrepassiamo il ponticello, la scuola, poche pedalate dopo lo stop, ed eccoci in centro. La mia amica, o almeno così mi aveva detto, doveva solo sbrigare una commissione in Parrocchia, dove lavora suo padre, e poi saremmo tornate subito a casa. Di solito alle sette di sera non c’è molta gente in giro. Beh, questione di un attimo. Terminata la faccenda io insisto subito per tornare a casa. E’ quasi calato il sole, è buio, e di sera gira un sacco di brutta gente. Ho paura. Mariafrancesca, però, riesce a persuadermi di fermarci un attimino davanti al bar della piazza a parlare un po’. Ci sediamo su una piccola panchina e con lo sguardo rivolto al tramonto rosso iniziamo a chiacchierare. Nel frattempo osserviamo un po’ viavai del paesello. E’ strano. C’è


qualcosa di diverso. La gente che passeggia si scambia saluti cordiali e non c’è quella solita freddezza tra “bianchi e neri”. Anche i pochi immigrati sono coinvolti in questo inusuale scambio di affetto. Ci sono persino degli abbracci. Inoltre, contrariamente a quanto ci saremmo dovute aspettare, non ci sono le solite bande di giovani teppistelli, con la sigaretta in bocca e le moto rombanti, bensì dei ragazzi che camminano, sghignazzano, aiutano qualche anziano in difficoltà e discutono tra di loro. E poi, la ciliegina sulla torta, un gruppetto di bambine che, tornando dalla palestra, si avviano verso casa, vicina o lontana che sia. Sembra tutt’un altro paese. “Oggi c’è un tale calore nell’aria. Non ci sono le solite facce diffidenti. E quelle bambine non hanno paura?” Domando, quasi spontaneamente. “Forse la gente ha deciso di abbandonare le cattive abitudini e di impegnarsi ad essere un bravo cittadino. Forse si è finalmente capito il vero senso di questa parola. Ma perché questa domanda? “Sai con tutto quello che si sente in televisione non si può restare indifferenti: ragazze scomparse, donne violentate, crudi episodi di razzismo, gente di colore e non che uccide. La paura non può non venire. La gente deve sempre guardarsi le spalle, fare attenzione a chi parlare vivere sempre nel panico. Per non parlare dell’inquinamento, del poco riguardo che la gente ha nei confronti della sua casa, della nostra casa, della casa di tutti e dei politici, che utilizzano i soldi solo per vivere nel lusso, e lasciano il proprio paese, le persone che vi abitano e le infrastrutture allo sbando. Ma oggi c’è qualcosa di diverso. Le persone si comportano come se si conoscono tutte bene. Non c’è ne terrore, ne indisponenza. E poi stamane la scuola completamente rinnovata ……. E’ come se Buscate fosse cambiata dal giorno alla notte.” E mentre parlo, noto, quasi per caso, le strade e i marciapiedi puliti, senza cartacce, o mozziconi, che risplendono alla fievole luce del sole che ormai si sta nascondendo dietro al crepuscolo per lasciare posto alla luna. E, per completare l’opera, una netta minoranza di automobili rispetto alle biciclette. “Hai ragione, oggi Buscate è diversa, è migliore. E pensare che fino a ieri era una cittadella come tante altre.”- “Già, è vero. E senti che aria buona si respira! Se fossi cieca penserei di essere in montagna: Con un po’ di buona volontà ed impegno si può fare tutto……. Aspetta un secondo.” – “Cosa?”-“Mi è venuto un dubbio. Com’è possibile che un paesello possa fare un tale salto di qualità in una sola notte? Insomma, non cosa fattibile che qualche centinaio di persone ristrutturino una scuola, ripuliscano strade e viottoli per filo e per segno, e tanto meno l’aria, riescano improvvisamente, non solo ad accettarsi e ad abbandonare pregiudizi, ma anche ad abbracciarsi e a diventare così amici. E soprattutto, non è possibile che di colpo i genitori si fidino a lasciare che i propri bambini rincasino da soli. Qui ci si sta comportando come se la cosa andasse avanti da mesi o addirittura da sempre. Solo noi ne siamo estranee. Qui c’è qualcosa che non và, fino a ieri era tutto normale!”- Ad un certo punto sento rimbombare una voce sottile. E’ rivolta a me e mi dice: “Lucry, sveglia sono le sette trenta.” E’ mia mamma. Ed ecco che all’improvviso, tutto si ferma, le immagini cominciano ad ondulare e ad allontanarsi sempre di più da me, fino a quando ……. non apro gli occhi e, come per magia, mi ritrovo nel mio letto, con addosso il pigiama e la testa sul cuscino. “Coraggio, alzati.” Dunque mi alzo e, quasi istintivamente mi dirigo alla finestra. Noto con delusione che c’è ancora il solito cielo grigio, il fumo emanato dalle centrali e la solita sporcizia. Tutto normale. Prendo i miei vestiti e mentre scendo le scale, rifletto: “era soltanto un sogno, un sogno che mi ha mostrato la città perfetta, che tutti dovrebbero prendere come modello. E’ vero, ho solo sognato, ma ciò che ho sognato non è una cosa astratta. E’ una cosa che si può toccare, che si può realizzare. Basta solo che ciascun cittadino, politico, sportivo, imprenditore, si metta una mano sulla coscienza e inizi a rimboccarsi le maniche. Per vivere in una città migliore basta solo che ognuno di noi dia un suo piccolo contributo e lavori seriamente. Tutti dobbiamo darci da fare per costruire una città dove ogni volta che si esca di casa non si debba aver paura di rimetterci la pelle, dove si capisca che il colore della pelle non deve essere fonte di angosce e discriminazioni, ma anche dove gli immigrati rispettino le nostre leggi e tradizioni come noi rispettiamo le loro, dove si abbia più rispetto per l’ambiente e per noi stessi, dove il lavoro sia disponibile per chi merita davvero, dove non si abbia paura di essere donna, dove il divario tra ricchi e poveri non esista e dove i finanziamenti siano utilizzati per garantirci una vita dove scuola e sanità sono all’ordine del giorno, e non per scopi e usi personali dei politici. E se tutte le città fossero così, il mondo sarebbe decisamente un posto migliore.


LA CITTÀ CHE VORREI Carollo Francesca Secondaria Buscate 1B

C’era una volta una città bellissima: c’erano prati verdi e immensi, dove sbocciavano fiori di ogni tipo, tutti colorati. Sugli alberi secolari spuntavano magnolie bianche con sfumature rosee, quasi arrossissero quando qualcuno le ammirava. Poi c’erano laghetti, così limpidi che, quando ci si avvicinava, si potevano vedere benissimo i pesci che nuotavano felici. Attorno ad essi volavano migliaia di libellule colorate, con le ali trasparenti come vetro con delle venature azzurre. I palazzi erano altissimi, riuscivano quasi a fare il solletico al cielo limpido e azzurro. Inoltre luccicavano, come tanti lucci argentati che nuotavano nel fiume. Per le strade, passeggiando, s’incontravano tantissimi artisti: c’era chi suonava la chitarra e chi cantava dolci serenate; c’era chi suonava il sax e sembrava di stare in un locale jazz; c’era anche chi suonava delle canzoni africane e lì, in quelle strade, si riunivano molte persone a ballare, ma tra quella gente c’erano delle vecchiette, che si muovevano come se avessero ancora vent’anni. Nella città regnava la calma e la serenità. Ma un brutto giorno, questa armonia, si spezzò, a causa dell’inatteso e spaventoso arrivo di Muffus Funghirgio: era un essere piccolo, pallido e pieno di punti rossi. Era malvagio, era una spia dei tre fratelli Nulla, Odio e del più temuto dei tre, che non aveva nome, si sapeva solo che era tutto nero con gli occhi verdi e che poteva cambiare aspetto in qualunque momento e che aveva mandato Muffus per distruggere la città. Insieme a Muffus c’era anche Nulla Junior, il figlio di Nulla. In un secondo ciò che c’era di positivo nella città sparì: le libellule volarono via, i laghi si prosciugarono, le magnolie appassirono e gli artisti fuggirono come tutti gli abitanti. Nulla Junior stava facendo scomparire tutto e Muffus faceva crescere la muffa dappertutto. La città non esisteva più, ma, dopo che i due malvagi se ne furono andati, spuntò dalle nuvole, un drago bianco; in groppa ad esso c’era una ragazza dai capelli rossi. I suoi occhi erano dorati e aveva delle ciglia lunghissime. La sua bocca era sempre sorridente, ma appena vide tutta la città deserta, il sorriso le si spense. Scese a terra e raccolse una magnolia appassita e disse al suo drago: “Devono essere passati Muffus e Nulla Junior … Quindi la catastrofe è già iniziata! Senza Nome vuole eliminare la regina, che governa su questo regno. Perché se il suo regno muore …”alla ragazza scese una lacrima, che le rigò il viso “ Morirà anche lei! Dobbiamo salvarla!” Mentre stava per salire in groppa al drago, spuntò, da sotto un sasso, un esserino verde che disse:<< Se la regina vuoi salvare, questa lista dovrai usare.>>. La ragazza, che si chiamava Lilian, prese la lista dove c’erano tre oggetti disegnati. L’esserino disse: << Trova la piuma del Pettiblu, e un passo avanti farai tu!>>. Lilian non esitò un attimo e, presa la lista, salì in groppa al drago, e volò verso la Valle dei Pettiblu. Arrivata alla valle, Lilian trovò, accanto a un nido, una piuma. Lilian corse a prenderla, ma appena l’afferrò, un Pettiblu, pensando che stesse rubando le sue uova, si precipitò verso di lei per ucciderla, ma volò sopra di lei, il suo fedele drago. Lilian così si aggrappò a una zampa del drago, aprì la borsa, per infilarci la piuma, e trovò dentro l’esserino verde che le disse: << Brava! Ora il dente di drago! Trova il dente di drago e solo un oggetto ti aspetta furbetto!>>. Lilian pensò a lungo dove poteva prendere il dente, poi esclamò : << Drago, apri la bocca! Ti staccherò un dente!>>. Staccato il dente al drago, senza ferirlo, notò immediatamente, che la piuma e il dente si unirono e formarono la parte superiore di una chiave. Intanto Muffus e Nulla Junior continuavano a distruggere città bellissime. L’esserino verde, dopo aver visto il pezzo di chiave, disse:<< Questa è la chiave della stanza che appartiene alla regina, dove Senza Nome la ucciderà.>>. Lilian chiese:<< Cosa potrò fare per salvarla?>>. L’esserino rispose: << Quando sarai nella stanza, dovrai semplicemente, urlare un nuovo nome per la regina. Così la salverai e sconfiggerai il male per sempre.>>. Poi Lilian prese la lista: le mancava solo una magnolia fiorita. Allora ritornarono nella città distrutta. Una volta scesa dal drago, Lilian cercò una magnolia. Poi spostò lo sguardo sopra il drago e vide su un albero qualcosa di candido e roseo. Allora si arrampicò, e con la punta di una sua freccia, tagliò uno stelo: era una magnolia in fiore. La magnolia volò dritta sul pezzo di chiave e si trasformò nella parte mancante della chiave stessa. A Lilian brillarono gli occhi per la gioia ed esclamò: << E ora, al castello!>>. Dopo un lungo viaggio arrivarono al castello, ma decisero che solo Lilian sarebbe entrata nella stanza della regina. La ragazza salì le scale e trovò una porta enorme e che riportava un’incisione:<< Camera reale.>>. Lilian prese la chiave, la infilò nella serratura, e girò due volte. Aprì la porta e vide un essere nero con gli occhi verdi che stava per soffocare la regina. Ma Lilian urlò:<< Camilleeeeee!!!>>. In un secondo Muffus, Nulla Junior e i tre fratelli sparirono;


tutta la città ritornò più bella di prima e la regina fu salva. Poi la donna si avvicinò a Lilian e le disse, con voce dolce e rassicurante:<< Grazie.>>. E così vissero tutti felici e contenti, e la città bellissima tornò a splendere come sempre e ritorno ad essere … la città che vorrei.


LA CITTÀ CHE VORREI Mascazzini Chiara Secondaria Buscate 1B

Il fiume di Ribelandia era in pessime condizioni, Lucia non sapeva proprio che fare! Così...un momento, forse è meglio che inizi a raccontare dal principio...! Tanto tempo fa Lucia, una ragazzina come tante altre, viveva in campagna. Alla giovane non piacevano per niente i campi, per non parlare degli insetti, quelli le facevano ribrezzo; ogni volta che una piccola cavalletta o una libellula le si avvicinava cominciava a correre e a strillare. Così un giorno facendo uno dei suoi giri in bici, scoprì l’esistenza di una città di nome Ribelandia, non molto distante da casa sua, ciò che la fece subito innamorare di quel posto era il semplice fatto che lì non c’erano insetti o cose simili. Dopo poche settimane, assieme alla madre, andarono a vivere in quella città, che era veramente splendida. C’erano aree verdi e fiori ovunque, era pulita perché nessuno gettava la carta e i rifiuti per terra; insomma lì Lucia stava proprio bene. La ragazzina crebbe, ma con lei, purtroppo, crebbe anche la sporcizia, tutti gettavano carta, rifiuti e persino gomme da masticare sui marciapiedi, ma questo era nulla in confronto a cosa costruirono solo un paio di anni dopo. Edificarono una fabbrica enorme proprio nei pressi del fiume, rovinando il bellissimo panorama. Un giorno la ragazza stava facendo una passeggiata con le sue amiche quando, con la coda dell’occhio, vide il fiume tutto marrone e pieno di sporcizia, <<La fabbrica!>> esclamo a gran voce Lucia. Infatti la fabbrica stava proprio riversando tutti i suoi rifiuti tossici nel fiume. Lucia, disperata, si mise a correre e corse finché non giunse a casa. Le ore passavano, ma Lucia imperterrita continuava a svolgere ricerche su ricerche per capire come risolvere il problema dello sporco che invadeva tutto il fiume, ma niente, ormai si era fatto tardi, così andò a letto senza nemmeno cenare. La notte non chiuse occhio perché continuava a pensare al fatto che non le piaceva più vivere in una città con un fiume tanto inquinato, era furibonda, ma allo stesso tempo afflitta, provò molte emozioni e non riuscì a dormire. Nel cuore della notte Lucia sentì dei rumori, allora scese dal letto, prese la mazza da baseball di suo padre: era pronta all’attacco! Era sbalordita, davanti a lei aveva un insetto, no, non precisamente un insetto, una strana creatura. La ragazza era a dir poco terrorizzata, così non sapendo che fare, si mise ad urlare, emise un urlo assordante tanto che la creatura si spaventò, ma prese coraggio e disse:<<Ma...sei...sei...impazzita, dico! Vuoi che ci scoprano!?!?!>>. Lucia era allibita e pensò:<<Aiuto, questo mostriciattolo sa anche parlare?>>. Stava per svenire quando lasciò cadere la mazza sul tappeto. La creatura, che era una fatina, ancora tremante, le disse: <<Tieni questo anello, domani alle sei in punto recati al fiume e pronuncia questa formula “oh acquetta, se sai diventare sporca sai anche tornare pulita!”. Lucia seguì il consiglio dello strano essere magico, un fascio di luce viola rapidamente risucchiò la sporcizia e la rinchiuse nell’anello, che da viola divenne marrone; così il fiume ritornò limpido. La notte seguente, la fatina tornò, ma questa volta la ragazza l’accolse calorosamente. La fata le disse << Domani, alle sette in punto recati nel centro della città, punta l’anello dritto davanti a te e pronuncia la formula: ”o rifiuti, bei rifiuti, se voi ve ne andrete la città speciale potrà tornare!”>>. Lucia così fece, la terza notte accadde lo stesso, infatti, la fatina disse:<<Ecco, ora rimane la terza ed ultima prova, far scomparire la fabbrica che ha provocato il disastro! Domani alle otto in punto vai al fiume, chiedi una barca, la più piccola, poi rema fino alla fabbrica e punta l’anello di fronte a te, senza nemmeno parlare l’anello farà da solo, perché ascolterà il tuo cuore>>. Lucia remò e remò ancora, poi fece come le era stato detto, lasciò che fosse il suo cuore a parlare per lei; chiuse gli occhi e quando li riaprì la fabbrica era sparita; così lei andò a dormire con il cuore in pace, pensando che fosse tutto finito. Invece la fata la svegliò e le spiegò che l’anello aveva intrappolato tutta la sporcizia della città, ma che avrebbe dovuto andare nel posto in cui era cresciuta, dove aveva trascorso la


sua infanzia e seppellire l’anello perché solo con l’aiuto della natura avrebbe portato a termine il suo compito. Così la mattina presto, Lucia prese la bici, pedalò e pedalò sino a quando finalmente arrivò nel campo, scelse proprio il campo che lei non sopportava, perché se mai le fosse piaciuto allora non avrebbe mai scoperto Ribelandia e non l’avrebbe mai aiutata a liberarsi dalla sporcizia, così seppellì l’anello, fece molta attenzione, prima lo dispose in mezzo a delle pietre e poi con della terra lo ricoprì di terra. Si alzò in piedi per controllare, quando un mucchio di insetti e piccoli animaletti si avvicinarono al luogo in cui aveva sepolto l’anello. Lucia non fece in tempo a scacciarli che l’anello era sparito. Lucia era stranita, ma non ci pensò a lungo e se ne tornò a casa, nella sua amata Ribelandia tutta pulita. Si recò subito al fiume e guardando quella meravigliosa acqua limpida e cristallina disse: <<Non abbandonerò mai questa città, finché potrò me ne prenderò cura!>>. Lucia fece questa promessa solenne che mantenne per tutta la vita.


LA CITTÀ CHE VORREI Valtolina Benedetta Secondaria Buscate 1B

C’era una volta una ragazza di nome Mary. Aveva gli occhi verdi che brillavano come smeraldi, i capelli lunghi e castani, il viso dolce e carino. Era magra e di media statura. Viveva in città, ma non era molto felice, perché era la città più sporca dell’universo. A Mary non piaceva vivere in quel posto così sporco, infatti, ogni giorno chiedeva alla madre se potevano cambiare casa e la risposta era sempre: <<Piccola mia, anche a me non piace vivere qui, ma non ci sono i soldi per comprare un’altra casa altrove.>>. Così un giorno, Mary decise di partire alla ricerca della città che aveva sempre sognato. La madre non era molto d’accordo, ma la lasciò andare. Quando arrivò in un grande prato verde e pulito, cominciò ad immaginare tutto quello che voleva che ci fosse nella sua città. Tutto ciò che immaginava, diventava così in un attimo ebbe la sua città, che chiamò: “I tuoi sogni”. Quando ebbe finito tornò alla vecchia, gridando che esisteva la città più pulita dell’universo, così la sua d’un tempo si svuotò in un battibaleno. Mister Bad, che odiava Mary, andò a cercare la città realizzata dalla ragazza. Quando la trovò, cacciò via tutti, lasciandola vuota. Mr. Bad disse a Mary che non doveva mai più permettersi di agire con tanta decisione. A lei non importò molto, perché era determinata, infatti, non si arrese. Tutti i giorni andava in città a chiamare la gente e Mr. Bad, sempre più infuriato, andava a riprendersela. Un giorno Mr. Bad perse la pazienza, riprese la gente e lottò contro Mary. Mr. Bad tirò calci, pugni e schiaffi e Mary si accasciò per terra dolente. Ad un certo punto Mary mosse il dito indice e da lì uscì una scintilla rosa, allora mosse nuovamente il dito e ne uscì un’altra, così provò a recitare una formula: <<Che puzza mortale, sei peggio di un maiale!>> e Mr. Bad si trasformò in un maiale. Mary capì che aveva dei poteri speciali così ritrasformò Mr. Bad e poi pronunciò queste parole: <<Dodici mesi ha un anno e tu hai combinato un bel danno, se non ti penti del tuo errore vivrai un orrore!>> e Mr. Bad diventò piccolo come una formica, ma Mary cadde sfinita. Quando arrivò l’ ambulanza non c’era più niente da fare: era morta. Col suo sacrificio aveva salvato la sua o per meglio dire la nostra città.


LA CITTÀ CHE VORREI Vailati Monica Secondaria Buscate 1B

C’era una volta una ragazzina di sedici anni di nome Laura. Era una bellissima ragazza che era ben voluta da tutti. Laura era alta e la sua corporatura era esile, anche se mangiava molto. Aveva dei bellissimi occhi color nocciola che al sole diventavano di un verde smeraldo brillante. Il suo naso era leggermente all’insù e la sua bocca, grande con delle labbra carnose, era sempre colorata di rosa, come il colore delle ninfee. I capelli erano molto lunghi, lisci e di colore castano chiaro con delle sfumature bionde. Era una ragazza gentile e disponibile a prestare favori agli altri; era simpatica ma allo stesso tempo molto timida; i suoi gusti erano delicati: amava i fiori e la natura in generale, infatti, passava la maggior parte delle sue giornate a contemplare la natura che circondava casa sua. Un giorno volle avere una città tutta sua piena di fiori, alberi, laghetti, ma non poteva perché non c’erano città disabitate e non poteva combattere una per ottenere un territorio, perché detestava l’aggressività. Allora decise di costruirsela ,però non aveva abbastanza soldi. Decise perciò di trovarsi un lavoro almeno per guadagnare qualcosa. Trovò un impiego in un bar: era la ragazza che puliva i tavoli e si preoccupava di portare le casse d’acqua e di altre bevande dalla cantina, al piano superiore. La prima settimana andò tutto a meraviglia, ma, dalla seconda, il lavoro iniziò a essere sempre più faticoso. Continuava a portare su e giù le bevande e tutte le volte che tornava a casa era sempre stanchissima. Un giorno, però, stava andando in cantina quando sentì degli strani rumori, come una porta che si stava aprendo. Andò giù per gli altri scalini e vide una cassapanca con il coperchio che si stava sollevando. Quando lo notò, indietreggiò un po’, ma dopo , preso coraggio, andò diretta verso il baule, lo aprì del tutto e vide un tornado che penetrava nel pavimento, e con curiosità, si lasciò avvolgere, lì vide il suo paese con le case diroccate, gli alberi tutti marci e completamente spogli. Era tutto scuro, vi dominavano colori cupi, ma, ad un certo punto, le venne l’idea di costruire lì la città che desiderava tanto. Lavorò instancabilmente da sola, ma ci riuscì. Grazie a lei le case tornarono belle e gli alberi ritornarono in vita con foglie e fiori sui rami; insomma fece rivivere tutto quel paesino. Mentre stava pulendo una casa, trovò una collana e la tenne nella tasca dei suoi pantaloncini. Quando ebbe finito di ripulire tutto il paese, Laura estrasse dal taschino la collana, la guardò bene e osservò il ciondolo. Era un fiore d’oro che se lo dividevi in due parti, leggevi la scritta: “Esegui “ . Capì allora come tornare indietro nel mondo reale o come far andare alcune persone in quello strano mondo. Laura lesse a mente ciò che c’era scritto: “Se nel mondo reale vuoi tornare devi mettermi al collo e saltare. Ma devi ricordare che non potrai più ritornare.” Dopo aver letto quelle parole era indecisa se tornare nel mondo reale oppure rimanere lì, quindi lesse anche le parole che erano scritte nell’altra parte: “Se vuoi far venire qualcuno dovrai far finta di vivere nel futuro. Ma se non ci riuscirai, da sola resterai.” Dopo aver finito di leggere non riuscì più a tener gli occhi aperti e si addormentò. L’indomani mattina si svegliò molto riposata , rifletté sulle parole che aveva letto il giorno precedente, non sapeva se tornare indietro oppure se far venire alcuni amici in quel posto magico. Dopo aver riflettuto lungamente, decise che non voleva tornare indietro, perché sarebbe stato inutile tutto il lavoro che aveva svolto, quindi iniziò ad agire come se vivesse nel futuro, ma non era facile! Allora andò a cercare tra le cianfrusaglie che aveva lasciato da parte quando ripuliva le case. In quelle abitazioni, infatti, c’erano molte bottiglie di vetro, quindi le prese e le lavorò, aveva imparato a lavorare il vetro grazie a suo nonno, che era un vetraio, allora riuscì a costruire una sedia e un tavolino. Il giorno dopo realizzò anche le stoviglie, un lampadario e addirittura alcuni accessori come un fiocco, un braccialetto e una molletta. Il terzo giorno creò delle pareti, le sistemò e finalmente vide la sua “casa” completata. Per vivere come nel futuro doveva comportarsi come nel futuro e allora cominciò a indossare gli accessori che aveva creato e si comportò in modo sofisticato, e ce la fece. Ad un tratto si sentì trasportare e si ritrovò nel mondo reale, prese con sé le persone del suo paese e le porto in quel fantastico mondo dove lei aveva costruito la città dei suoi sogni. Quel paese non era solo bello per l’aspetto esteriore, ma era bello, soprattutto, per il modo in cui era stato costruito, perché l’aveva realizzato una ragazza da sola, col suo impegno, senza neppure un aiuto. Laura da quel giorno fu la ragazza più felice del mondo, perché aveva realizzato il suo più grande sogno e aveva dimostrato che se qualcuno crede in qualcosa e coltiva i propri desideri, alla fine essi riescono a concretizzarsi.


LA CITTÀ CHE VORREI Bighetti Federico Secondaria Arconate 1C

La città che vorrei si deve chiamare “ Delfilandia” . Nel 1800 gli Italiani vagavano per i mari in cerca di terre da colonizzare, trovarono questa isola i cui mari erano popolati da migliaia di delfini e la chiamarono “Delfilandia”. Prima era una povera città perché i ricconi di “Nonsietebenvenuti” avevano rubato tutto , ma adesso quella città è brutta, sporca e senza servizi . Invece “ Delfilandia” è bella, ricca e potente. Questa era un po' la storia della sua creazione , adesso spiegherò come è fatta questa città. E' un isola piccolina con circa 1400 abitanti, dove si trovano tutti i servizi più confort del mondo. Questi pochi abitanti tutti pacifici , con l' aiuto del sindaco di nome Mario Delfino, sono riusciti a creare un' impresa edile che tuttora funziona. Hanno costruito di tutto, ora andremo nello specifico. C'è un grandissimo parco giochi chiamato “ Delfino del Divertimento “ con la principale attrazione la “ Ruota a muso di Delfino “ . Un ospedale molto grande detto “ Dottor Delfino” . Là dentro tutti i pazienti sono abbastanza felici , perché i dottori li fanno vivere in eterno. L' ospedale è suddiviso in vari reparti : il primo “ Curami Bene altrimenti ti saluto” dove vengono curate persone che hanno brutte malattie , dopo il reparto “ è arrivato un altro Piccolo Delfino” è dove vengono trasportati i neonati , e molti altri reparti. Ci sono anche molti ristoranti, ma il più importante è la “ Casa del Delfino” nella cui insegna c'è un delfino con il cappello da chef . Le pietanze sono molto buone e apprezzate dai buongustai . Tutte le gelaterie producono coni a forma di delfino che gusta un gelato a tre piani. Ci sono anche tante case dove neanche il minimo dettaglio è trascurato, perché si può prendere tutto a costo ZERO. Naturalmente non mancano le spiagge piene di tutti i servizi per bambini, adulti e anziani . Per i bimbi ci sono tanti giochi divertenti, oltre al mare. Quando un piccino entra in acqua arrivano i delfini che vogliono giocare con loro. Per gli anziani ed adulti ci sono giochi da tavolo con i quali ci si può divertire accomodati su una poltrona massaggiante; ci sono anche centri termali e di massaggi . Per i ragazzi ci sono campi da volley e da bocce . Insomma " Delfilandia" è una città bellissima, non inquinata, dove vi sono tantissimi servizi per tutte le età . Niente da paragonare con la vecchia città di " Nonsietebenvenuti".


LA CITTÀ CHE VORREI Boselli Leonardo Secondaria Arconate 1C

La città che vorrei ha case basse, senza recinzioni e allarmi, perché la mia città non ha ladri e la gente è buona ed onesta; inoltre la mia città deve essere circondata da prati pieni di fiori. Le strade non hanno buche perché vengono sempre riparate. Nella mia città ci deve essere una grande piazza con delle panchine, ci deve essere sempre festa , musica, bancarelle colorate e bambini che giocano liberamente, mentre gli abitanti si trovano per parlare e prendere il caffè insieme. Il centro deve essere lastricato di pietre perché danno un’atmosfera di calore . Ci devono essere un teatro e un cinema dove vengono proiettati dei film interessanti . Voglio anche un centro sportivo con campi da pattinaggio da tennis e da calcio dove posso giocare con i miei amici e dove tutti possono entrare gratuitamente. Nella mia città ci deve essere anche un centro storico pieno di musei e monumenti importanti. Non ci sono persone povere perché tutti si aiutano a risolvere il problema di ognuno senza chiedere nulla in cambio. Non si possono usare le macchine, ma per combattere l’inquinamento si devono usare solo l’autobus elettrico o le biciclette. Le automobili devono rimanere parcheggiate all’esterno della città dove si possono affittare le biciclette. Ci devono essere tante piste pedonali che passano dal centro e che portano nei campi fioriti, senza pericoli . La mia città si chiama Magnific City.


LA CITTÀ CHE VORREI Cucco Giulia Secondaria Arconate 1B

Molte città non sono “perfette” per questo ora descriverò la mia città ideale. Vorrei una città perfetta e la mia si chiamerà “Fatedi”, la sigla sta per: Fate Arrivare Tutti E Divertiamoci Insieme. Fatedi deve avere: alcune case di riposo per ospitare gli anziani, tanti parco giochi per far divertire i più piccoli e deve offrire lavoro a ragazzi e adulti. Ci possono essere anche scuole, ma sempre con orari corti sia medie, superiori ed elementari e ogni domenica vorrei che ognuno ricevesse almeno quattro caramelle gratis. Molti ragazzi si devono divertire come in ogni paese da favola. Desidererei anche che ci fosse sempre il sole o la neve e che i prezzi delle bollette diminuissero. Tutti vorrebbero vivere a Fatedi, un paese fatto su misura per le famiglie. Un‘altra cosa che odio è il razzismo, sarebbe bello se a Fatedi ci fossero persone italiane, cinesi, giapponesi, australiane e marocchine e che nessuno venisse preso in giro. Per completare la lista, però, manca ancora una cosa: nel mio paese inventato tutto va riciclato.


LA CITTÀ CHE VORREI Karayan Mirko Secondaria Arconate 1B

Senza parlare mi incammino verso una valle verde smeraldo e da lontano vedo già alberi anziani, ma ancora robusti e pieni di foglie colorate di mille colori, mentre dall'altra parte da cui vengo io gli alberi sono tagliati senza più vita. La mia vecchia terra brucia senza ritegno e quindi mi dirigo più convinto verso i verdi pascoli. Guardo il cielo azzurro popolato da una miriade di uccelli tutti diversi fra loro, ai confini della terra, il mare regna sovrano, calmo a tal punto che non si sentono neanche le onde frangersi sulle rocce acuminate. Mi immergo nelle acque del Mar Natura (il più grande mare di questa terra) e vedo pesci, squali, tartarughe e cetacei, tutti in armonia tra loro e anche io non do alcun fastidio all'ambiente. Nei relitti di navi riecheggiano ancora le voci dei passeggeri spaventati, ma ora è tempo di tornare in superficie e di continuare il mio viaggio nel paradiso che io chiamo città Verde. Entro nel tempio dedicato a idee superiori e sfioro i volti greci in pietra realizzati alla perfezione e intanto mi sembra di cavalcare con il grande Alessandro e anche di combattere con il re spartano Leonida e mi vengono in mente dei ricordi di tempi bellissimi che ora provo qua, nella mia città Verde di grande bellezza. Questa è la città che io vorrei, un paradiso naturale.


LA CITTÀ CHE VORREI Lo Bianco Martina Secondaria Arconate 1B

La città che vorrei è molto semplice: sicuramente vorrei che ci fosse più lavoro e, anche se sarà difficile, vorrei che ci fosse meno politica o governo. Vorrei anche che nella città “del futuro” ci fosse meno inquinamento e che fosse una città tranquilla, senza furti o peggio ancora rapine. Una cosa che mi piacerebbe aggiungere, che per me è molto importante, è che nei boschi fosse vietata la caccia e, un’altra cosa che riguarda gli animali, è che le pellicce fossero vietate. Vorrei anche che nel mondo la guerra finisse per sempre e che i bambini non fossero “strappati” alle loro famiglie. Nella mia città “del futuro” vorrei che nei supermercati i prezzi cominciassero a scendere un pochino, perché qui anche la minima cosa può costare tanti soldi. Vorrei anche che tutti i bambini possano avere la possibilità di andare a scuola e di imparare a leggere, scrivere, imparare l’alfabeto, i numeri… I giovani dovrebbero avere la possibilità di trovare un lavoro. Secondo me, in questa città “del futuro”, non ci dovrebbero più essere automobili che funzionano a benzina o a gasolio, ma soltanto automobili che funzionino a batteria. Gli animali non dovranno più essere abbandonati. Il mare dovrà essere pulito e non una superficie piena di spazzatura, altrimenti i pesci di certo non sarebbero in buona salute. Il sindaco di questa meravigliosa città sicuramente non può essere egoista, odiare la natura, odiare gli animali e inquinare il mare, ma deve essere un uomo gentile, altruista, che ama la natura e gli animali!


LA CITTÀ CHE VORREI Nepa Federico Secondaria Arconate 1B

La città che vorrei deve essere senza male, in cui nessuno deve vivere con la paura di essere derubato o di essere ammazzato. Vorrei una città dove i soldi “non finissero mai” e dove tutti fossero retribuiti giustamente, né troppo come calciatori e politici né poco come muratori e lavoratori più umili. Una città dove ognuno deve avere la possibilità di acquistare quello che vuole, quello che più gli serve a un buon prezzo e senza spendere un capitale. Una città dove nessuno fosse abbandonato, né animali né bambini e dove nessuno sia solo, così se si è in compagnia, si ha la possibilità di parlare uno con l’altro e di condividere le emozioni. Una città dove sia possibile andare all’università senza numeri chiusi così nessuno dovrà uscire dalla città e dall’Italia per studiare e per cercare, terminati gli studi, un lavoro. Una città dove non ci siano analfabeti ma dove tutti abbiano la possibilità di andare a scuola, dove nessuno viene insultato per il colore della sua pelle, da ignoranti che portano ai minimi livelli la nostra nazione. Una città piena di posti verdi dove tutti gli animali possano vivere liberamente ed essere felici e dove non esistano canili o altri centri di vivisezione o cura per animali abbandonati perché non ci deve essere nessun animale senza padrone. Una città dove tutte le persone sono uguali, non dove un ricco può dire a un povero quello che vuole, e dove i ricchi non hanno privilegi e vantaggi. Una città dove i ragazzi hanno luoghi e vari locali di ritrovo attrezzati per divertirsi, parlare e giocare. Una città dove nessuno maltratta nessun altro, sia piccoli che grandi. Una città dove tutto il cibo è buono, naturale e genuino e dove ci sono infinite bevande e un piatto per tutti quelli che hanno sete e fame. Una città dove i bambini devono avere dei posti dove giocare bene e tranquilli e dove anche le mamme sono serene per la salute dei propri figli. Insomma la città che vorrei deve essere un posto bello, sano, accogliente, solidale e tranquillo per adulti, bambini e animali.


UN FANTASTICO SOGNO Sbaraini Alessandro Secondaria Arconate 1C

Timmy andò a scuola. In quella città la natura e gli alberi erano soltanto un vago miraggio; solo case, palazzi, e come sempre a un metro di distanza dal suolo era visibile una fitta nuvola di smog. «Bleah, che schifo!» disse Timmy quando si pulì i pantaloni ben impregnati di smog. Uscivano, quando Timmy si puliva, delle nuvolette nere. Entrò in classe, svolse il tema che doveva fare. Doveva andare in bagno: ebbe il consenso del professore e andò. Ma appena entrò nei servizi, sentì un'aria gelida che gli fece venire il mal di pancia, ma non c'era carta igienica, quindi si tenne il mal di pancia. Dopo andò in mensa (tecnicamente era un self-service) e quando fu il suo turno la signora dietro al bancone gli sbatté sul piatto un purè verdognolo. Si sedette a mangiare vicino al suo amico Trevor, e visto che Timmy era maleducato, gli chiese: «Trevor, veramente ti piace 'sta spazzatura?» «Fratello, questa non è spazzatura, certo è salatissimo e aspro, ma è buonissimo!» Timmy rimase disgustato. «Bagni gelidi senza carta igienica, purè disgustosi... Bleah! Beh, almeno sono a casa, e nulla andrà storto!» Eseguì i compiti, e poi cenò. Finito di cenare (visto che non aveva bevuto) chiese: «Mamma, mi dai un bicchiere d'acqua?» «Oh, mi dispiace Timmy, ma l'acqua esce gialla!» Prima di dormire, Timmy disse a suo fratello Phineas: «Secondo me la nostra città è un inferno!» «Già, hai ragione, però... Timmy, so cosa faremo stanotte! Sogneremo la nostra città ideale!» Timmy si addormentò seguendo il consiglio del fratello... ECCO LA MIA CITTÀ IDEALE... Nel sogno, Timmy appare con Phineas in una città stupenda, col sole splendente che rifletteva la rugiada, con dozzine e dozzine di prati, alberi, fiori, con gli edifici con pannelli solari, con macchine elettriche non inquinanti... «Allora -disse Phineas- ti piace questa città Timmy?» «E me lo chiedi? Anzi, non lo avrei mai detto, MA HO VOGLIA DI ANDARE A SCUOLA!!! Sai, vorrei vedere com'è!» «Anch'io Timmy!» Una volta a scuola, per Timmy fu UN VERO PARADISO: per iniziare i bagni erano puliti, profumati, con le finestre socchiuse e con la carta igienica, poi in mensa c'erano purè ed altre prelibatezze mozzafiato... cioè mozzalingua, e Timmy disse al suo compagno Trevor: «Questa sì che è vita!» «Ma Timmy, a me piaceva l'altro purè!» Timmy tornò a casa, e stavolta l'acqua era così limpida da essere impossibile da immaginare. Prima di addormentarsi, Phineas chiese: «Ti è piaciuta questa città?» «Non hai idea di quanto, Phineas! Ma c'è una cosa che non mi è piaciuta» «Che cosa?» «Vedi Phineas, è che questo sogno l'abbiamo vissuto solo noi, ma soprattutto è solo un sogno; dovrebbe tutto ciò, essere realtà. Alberi, prati, erba con la fresca rugiada, è solo un sogno» Con questa storia ho spiegato sì il mondo che vorrei (cioè quello di Timmy e Phineas), ma anche le cose negative: certo, ho calcato la attuale per spiegare la differenza che si noterà se si migliorano queste cose; certo, adesso si migliorano comunque queste cose; ma se si continuerà così, la città che vorrei, anzi, che vorremmo, sarà soltanto un lontano (e magari anche vago) sogno.


LA CITTÀ CHE VORREI Susani Giulia Secondaria Arconate 1C

Il mio paese offre agli abitanti i servizi essenziali così da poter far svolgere alla popolazione i doveri quotidiani, anche se avrebbe bisogno di qualche modifica. Mi piacerebbe che la vecchia industria di tessitura venisse ristrutturata trasformandola in una piscina, offrendo molti posti di lavoro ma anche uno svago per grandi e bambini. Vorrei che venisse costruita una casa-famiglia per anziani soli e per i più bisognosi e poi sarebbe bello costruire un piccolo ospedale, sempre offrendo posti di lavoro ma anche la sicurezza degli abitanti. Mi piacerebbe molto che la scuola iniziasse alle 11.00 così da poter dormire di più la mattina e che finisse alle 15.00 per far cinque ore di scuola e poi gli intervalli dovrebbero durare un quarto d’ora. Mi piacerebbe molto che ci fosse una fabbrica di gelati, caramelle, giochi e altre cose che ogni bambino sogna. Vorrei anche molti negozi di abbigliamento e scarpe, cinema, centri benessere e molti spazi verdi dove correre e giocare in mezzo alla natura. A me piacerebbe moltissimo che noi abitanti ci rendessimo conto che se continuiamo a distruggere e inquinare l’ambiente finiremo a vivere in una discarica. La città che vorrei è questa, ma devo adattarmi a quella reale.


LA CITTÀ CHE VORREI Tomasoni Ivan Secondaria Arconate 1C

La città che vorrei è una città dove tutti convivrebbero pacificamente, bianchi e neri , uomini e donne, bambini e anziani. La città che vorrei dovrebbe avere molte campagne, delle industrie che non inquinano, molti pannelli fotovoltaici e una propria centrale elettrica che va a energia idrica. La città che vorrei dovrebbe avere molti servizi: ad esempio la domenica il Comune porterebbe a pranzo le famiglie che non arrivano a fine mese, oppure un centro anziani , dove chi è solo, anziani e non, rimarrebbe lì anche di notte . Naturalmente tutti questi servizi sarebbero già pagati dalle tasse. Nella città che vorrei ci dovrebbe essere una sola piazza , ma molto grande , con al centro una fontana . Ci sarebbe una sola scuola dove tutti i bambini, dai sei ai tredici anni andrebbero a piedi tutte le mattine accompagnati da un vigile. La città che vorrei non sarebbe divisa in centro e periferia, anzi, sarebbe bello che tutti gli abitanti, una volta al mese si trovassero per bere una cioccolata calda o a giocare a tirarsi i gavettoni, a seconda delle stagioni . Vorrei che permettesse il possesso di armi , ma non ce ne sarebbe il bisogno, dato che si conoscerebbero tutti tra di loro e si fiderebbero gli uni degli altri . Vorrei una città con più servizi possibili e giusto il minimo indispensabile di tasse . Una città con un sindaco onesto, trasparente e che si preoccupasse della propria città. Vorrei una città dove ci fossero chiese, moschee, sinagoghe e templi buddisti, perché è la diversità a renderci unici e forti. Mi rendo conto che queste sono solo fantasie, sogni, ma d’altronde noi uomini siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.


LA CITTÀ CHE VORREI Torretta Elisa Secondaria Arconate 1B

Quando la professoressa ha dettato la traccia del nuovo tema “ la città che vorrei”, ho pensato a una città senza auto, industrie, palazzi... insomma senza il progresso elettronico. Purtroppo, se avessi scritto questo sarebbe diventata una favola. Ma per renderla ideale basterebbe di meno. La città che sogno, infatti, è un posto dove si è liberi di passeggiare con parenti e amici senza che nessuno ti rubi la borsa, il portafoglio o il telefono. Un mondo libero, dove regni la pace e l'allegria senza guerra e ladri, dove non si è costretti ad avere i cancelli e le porte chiusi a chiave. Magari un posto in cui la ricerca per i medicinali si sia evoluta, addirittura per riuscire a guarire una malattia che finora ha causato moltissime vittime. Per renderla ideale ci vorrebbe una lunga distesa di verde dove si possa passeggiare con il cane, con gli amici o coi genitori. Le macchine e le industrie si potranno usare, ma solamente quelle meno inquinanti. Ciò che sogno della “città che vorrei” è che il nostro paese o la nostra città potrebbe essere davvero così: basterebbero solamente più felicità, più amore, più impegno, ma sopratutto il rispetto di se stessi, degli altri e dell'ambiente che ci circonda. Tutto ciò è possibile. Per farlo ci vorrebbe solamente la nostra collaborazione. Una persona sola non può fare nulla ma, noi ragazzi, di tutti i paesi, insieme potremmo cambiare il mondo.


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