Viaggi Ott 2017

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Viaggio in Italia OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

METE VALDOSTANE

FACCIA A FACCIA MARCHE

Il fascino della montagna: un viaggio tra le vette più alte d’Europa e valli suggestive con Hervé Barmasse e Edda Crosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 39

La promozione del territorio e le prospettive del turismo marchigiano, il punto di vista di Emiliano Pigliapoco e Alfredo Mietti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 52

Patrimonio culturale e sviluppo turistico Gli ultimi interventi strategici promossi dal Mibact

Il ministro del MiBACT Dario Franceschini

iciassette interventi per un investimento di 65 milioni di euro, che vanno a sommarsi ai 18 del valore di 68,8 milioni già approvati nelle settimane precedenti dal Consiglio superiore dei beni culturali. Integra il paniere di opere inserite nella Programmazione strategica nazionale del Mibact l’operazione “Grandi progetti beni culturali”, che prevede il restauro e la valorizzazione di aree archeologiche, bi-

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TTG INCONTRI 2017 LE VACANZE CHE TUTTI SOGNANO Vetrina del made in Italy turistico e principale punto di riferimento nazionale b2b di settore. Tutte le novità inserite nella 54esima edizione che apre i battenti alla fiera di Rimini dal 12 al 14 ottobre p. 6

La grande stagione del turismo

ALL’INTERNO

In un’estate che ha incoronato l’Italia come regina delle destinazioni internazionali, tutta la filiera turistica ha partecipato alla festa. Dalle strutture alberghiere alle agenzie di viaggi In base ai dati più aggiornati, che stagione estiva è stata per il turismo italiano e rispetto a quali destinazioni si osservano le variazioni più significative? GIANFRANCO BATTISTI: «È stata sicuramente un’estate da record per il turismo italiano, che non ha fatto altro che confermare il buon andamento del primo semestre 2017, chiuso con 9 milioni di presenze in più. Nei mesi estivi sono stati 34 milioni gli italiani in movimento, con una crescita del 3 per

cento rispetto al 2016. Le località balneari sono state le vere protagoniste, con una crescita del 16 per cento rispetto all’anno scorso: in particolare Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna hanno registrato un + 20 per cento ma si sono rivelate buone anche le performance della montagna e delle città d’arte. La vera novità dell’estate si è rivelato l’advance booking (cresciuto del 15 per cento) e, a conferma delle previsioni di inizio Gianfranco Battisti, presidente nazionale Federturismo e Jacopo De Ria, presidente nazionale Fiavet

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Parchi abruzzesi Ospitalità e tutela dell’ambiente, l’opinione di Donato di Matteo Rapporto Federculture Cultura e crescita economica, l’analisi di Andrea Cancellato Focus Sardegna Dati sul turismo estivo e stima per le prossime stagioni



Viaggio in Italia Pag. 3 • Ottobre 2017

Colophon

LA VETRINA DELL’ARTE ITALIANA La proposta della Biennale internazionale dell’Antiquariato 2017 per i collezionisti

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Il segretario generale della Biennale Fabrizio Moretti

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

ITINERARI DEL GUSTO I sapori del territorio rivivono nelle ricette creative degli chef Pietro D’Agostino e Sal De Riso

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Consulente editoriale Irene Pivetti Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Lo chef Pietro D’Agostino

Sal De Riso, chef e pasticcere

>>> Segue dalla prima blioteche, poli museali e attrattori culturali del nostro Paese. Un piano che ribadisce la volontà di scommettere sul patrimonio culturale come volano di sviluppo e promozione dei territori, portando a 35 gli interventi complessivi di recupero, ampliamento e messa in sicurezza di luoghi dall’alto contenuto storico e archeologico e a oltre 3 miliardi di euro il valore dei cantieri della cultura attualmente in corso sul territorio nazionale. «Anche in questo caso – sottolinea il ministro Dario Franceschini - si tratta di interventi straordinari e di grande portata che rispondono a una visione strategica che vede nella cultura il motore per la crescita del Paese. La cultura è una delle leve fondamentali per la crescita economica e lo sviluppo del turismo». CANTIERI DELLA CULTURA, SITI ARCHEOLOGICI IN PRIMA FILA In continuità e sintonia con l’impegno a tutelare i rispettivi “tesori” sottoscritto durante il G7 della cultura di Firenze dai ministri dei sette Paesi più potenti al mondo, la lista dei 18 nuovi cantieri include luoghi della memoria da riqualificare come il Lazzaretto Vecchio di Venezia; parchi della musica da promuovere come quello di Latina; spazi museali da completare come il complesso Santa Scolastica di Bari; scorci di grande fascino architettonico e paesaggistico da restaurare come il castello di Miramare a Trieste o le mura urbiche di Palmanova in provincia di Udine. Senza dimenticare gli splendidi siti archeologici, che assieme ai musei nel primo semestre del 2017 hanno recitato la parte del leone tra gli attrattori culturali del Belpaese. Più di 23 milioni gli ingressi calcolati dall’Ufficio statistica del Mibact fino al 30 giugno di quest’anno, per

un introito complessivo di 88,7 milioni di euro e con un incremento di due milioni di visitatori sul 2016 e di quattro milioni rispetto al periodo pre-riforma. «La rivoluzione museale – osserva Franceschini - continua a produrre i suoi frutti e i luoghi della cultura statali si apprestano a registrare un’altra annata da record. Questo dimostra quanto fosse corretto dare autonomia ai musei, dotandoli di una direzione, un bilancio, un consiglio di amministrazione e un consiglio scientifico. Tutto questo ha permesso una decisa innovazione della gestione con risultati immediati, a partire da una maggiore presenza digitale». DESTAGIONALIZZARE PAGA, I TURISTI STRANIERI PURE Una messa a punto dell’offerta culturale che si accompagna naturalmente a un’escalation dell’incoming turistico verso le bellezze made in Italy. Favorito peraltro dallo sviluppo di un modello di turismo sostenibile che sta incon-

trando il gradimento degli ospiti. «In questo senso – sottolinea il ministro – il 2017 si appresta a rivelarsi un anno magico. Il significativo aumento degli arrivi dall’estero ci conferma che le politiche di destagionalizzazione stanno pagando». Traducendosi concretamente sia in iniziative come l’anno dei Borghi, che segue quello dei cammini e precede quello internazionale del cibo italiano. Ma anche nella diffusione di inedite formule di vacanza slow e green, tra cui si segnala il fenomeno dei viaggi su treni storici lungo tratte ferroviarie non più servite dal servizio di trasporto pubblico locale. Stando ai dati della Fondazione FS infatti, i 59.700 passeggeri accolti nel 2016 sui “binari senza tempo” turistici toccheranno quota 70 mila alla fine dell’anno in corso. Si tratta di turisti in parte italiani e per circa il 40 per cento stranieri che cercano un’esperienza all’insegna del silenzio, dell’enogastronomia, dei percorsi verdi alla scoperta della bella provincia italiana, di località e di borghi a misura d’uomo. ■ Giacomo Govoni

I NUMERI DI UN’ESTATE ROVENTE Momento torrido per il turismo italiano, che quest’estate ha sfondato la soglia dei 40 non solo nella colonnina, ma anche nei miliardi di ricchezza in arrivo grazie alla spesa degli stranieri. È questo il dato più eclatante consegnato dall’ultimo rapporto Mibact alla nostra industria vacanziera, che tra giugno e settembre ha collezionato perfomance in ascesa lungo tutta la filiera. Dagli stabilimenti balneari, che nel periodo estivo hanno accolto 90 milioni di presenze con una crescita del 16 per cento rispetto ai 75,6 milioni del 2016 e un incremento dei turisti stranieri del 5 per cento. Alle strutture alberghiere ed extralberghiere che hanno registrato 48,3 milioni di arrivi e 208,7 milioni di presenze. Agli alloggi privati, saliti del 20 per cento secondo le stime di Airbnb con 3 milioni di arrivi e 15 milioni di presenze. Dinamica estiva con il segno più anche per montagna, città d’arte e campagna con oltre 7 milioni di pernottamenti negli agriturismi, pari a un progresso dell’8 per cento.


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>>> continua dalla prima

stagione, l’aumento del 6 per cento rispetto all’anno scorso delle prenotazioni per settembre». JACOPO DE RIA: «È stata una stagione particolarmente felice per molteplici aspetti. C’è stata una “condizione astrale” particolare per l’Italia. Il mercato interno è stato molto attivo grazie anche alle favorevoli condizioni meteorologiche. In più si registra la richiesta crescente dei Paesi nord europei verso l’Italia, che negli anni precedenti prediligevano le mete del Nord Africa, alcune delle quali per contro hanno perso circa il 90 per cento dei flussi internazionali. Tutta l’Italia ha avuto un incremento positivo con punte significative in tutto il sud Italia e la Toscana». Concentrandoci su arrivi e pernottamenti di turisti stranieri in Italia, da quali aree geografiche si segnalano i trend più favorevoli e come ha risposto il nostro sistema ricettivo in termini di accoglienza? G.B.: «I turisti stranieri sono cresciuti del 3 per cento rispetto all’estate scorsa e si tratta prevalentemente di clienti provenienti dai mercati tradizionali come Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti. I tedeschi hanno preferito il mare, i francesi la montagna e gli inglesi le città d’arte, ma in omaggio

Primo Piano all’Anno dei Borghi sono stati molti gli stranieri che hanno cercato un’esperienza all’insegna dei percorsi verdi e alla scoperta delle aree rurali. La permanenza media dei turisti internazionali è stata di 10 giorni con una preferenza per il pernottamento nelle strutture alberghiere, in particolare a 4-5 stelle, per le quali si è avuto un incremento del 2 per cento che dimostra la vivacità del settore e la capacità di intercettare fette di mercato sempre più ampie». J.D.R.: «Si confermano i mercati tradizionali come la Germania il nord Europa gli Stati Uniti. Da segnalare anche una crescita importante da parte di Paesi come il Brasile, l’India, la Cina e l’Asia in genere. Il sistema ricettivo italiano si è mostrato complessivamente all’altezza, anche se abbiamo il tema delle infrastrutture da adeguare e un turista sempre più esigente e attento a cui rispondere». Da qualche tempo la nostra strategia turistica sta puntando sulla destagionalizzazione, con formule di viaggio incentrate su borghi storici, enogastronomia, open air solo per citarne alcuni. Quali stanno riscuotendo il maggior gradimento da parte degli ospiti? G.B.: «Il turista ama sempre più visitare i piccoli borghi che conservano i ritmi dei secoli passati e che, finora, sono ancora nascosti nonostante il grande patrimonio culturale, paesaggistico e gastronomico che mettono a di-

sposizione. Così come si sta appassionando a conoscere le aree rurali del nostro Paese. È un segnale di quanto negli ultimi tempi stia sempre più prendendo piede la vacanza a contatto con la natura e con i prodotti tipici del territorio: lo testimonia anche l’incremento del 75 per cento del turismo rurale». J.D.R.: «C’è una forte spina da parte delle istituzioni e un investimento anche da parte delle piccole e medie imprese turistiche, anche se è molto difficile proporre le mete alternative alle grandi icone e brand turistici che si sono affermati nel mercato internazionale».

È stato approvato da poche settimane il ddl Concorrenza, che per il settore turismo prevede tra l’altro il via libera alla cosiddetta “norma Booking”. Che impatto avrà sulla nostra filiera ricettiva e, in generale, come avete accolto i correttivi introdotti? G.B.: «Con questo provvedimento gli operatori italiani potranno, come già accade in Francia, Germania e altri Paesi europei, offrire la loro tariffa svincolati dalla parity rate imposta dalle Ota. L’abrogazione della parity rate è una scelta importante per regolare meglio il mercato della distribuzione turistica e per tutelare le condizioni di corretta

UN BINOMIO INDISSOLUBILE Non si può pensare alle Langhe senza associarle alla gastronomia. Selia Promio ci racconta il legame tra cucina e territorio l paesaggio delle Langhe è un susseguirsi di colline, vigneti e noccioleti che offrono bellissimi scenari e prodotti di qualità. Gli agricoltori, i vignaioli, i ristoratori hanno reso questa regione terra di eccellenze, prodotti di vanto per tutto il Piemonte. Selia Promio, insieme al marito, lo chef Massimo Torrengo, porta in tavola i sapori locali nel ristorante La Trattoria del Bivio. Situato nella tranquilla campagna

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Trattoria del Bivio è a Cerretto Langhe (Cn) www.trattoriadelbivio.it

piemontese, nel cuore dell’Alta Langa, il ristorante è circondato da colline e noccioleti. Il nome del locale deriva dalla sua posizione, a metà strada tra due paesi. Ma nella cucina di questo ristorante il Bivio non è luogo di separazione ma di incontro, tra tradizione e innovazione, tra gusto e genuinità. «La Trattoria del Bivio - racconta Selia Promio - nasce dalla grande passione di mio marito per la cucina e dal suo desiderio, dopo anni di lavoro, di intraprendere una nuova avventura aprendo un ristorante tutto suo. Abbiamo ristrutturato una vecchia cascina di famiglia, mantenendo la semplicità ma rendendo l’ambiente accogliente, elegante e raffinato». Il rapporto con il territorio è molto forte e radicato. Nella sua cucina Massimo Torrengo propone pasta e pani fatti in casa, utilizza prodotti locali piemontesi e liguri come tartufo, nocciole e formaggi con cui realizza piatti tradizionali. Accanto a queste ricette c’è anche tanta creatività che dà vita a nuovi piatti come cappuccio e brioches: «É una fonduta di Robiola fresca della zona servita nella tazza da colazione

con tartufo nero e croissant salato ripieno di verdure di stagione», spiega Selia Promio. Forte è anche il legame con la vicina Liguria, regione che regala pesce freschissimo sempre presente in carta. Il ristorante vanta anche una bellissima cantina, immancabile in una terra che deve la sua fama alla produzione vinicola. «Abbiamo utilizzato il vecchio pozzo della casa. Qui conserviamo oltre 600 etichette, i rossi e i bianchi locali, ma anche le migliori produzioni italiane ed estere. Nel “crotin”, una piccola cantina separata, riposano le bollicine, soprattutto locali ma anche una fornitissima scelta di Franciacorta e

Champagne». L’attività di ristorazione che i coniugi Torrengo portano avanti con passione ed entusiasmo è abbinata ad un bed and breakfast composto da sei grandi camere dotate di tutti i comfort e una piscina coperta e riscaldata da utilizzare tutto l’anno. L’accoglienza è familiare ma professionale e Selia ha fatto dell’ospitalità il punto di forza della Trattoria del Bivio. «Vogliamo offrire sempre un servizio di livello. Ci troviamo in un piccolo paese perso nelle Langhe ma anno dopo anno i nostri ospiti tornano a trovarci per condividere insieme le bellezze e i sapori unici di questo territorio». ■ Veronica Carrisi


concorrenza tra le imprese. Con questa decisione si consente all’operatore alberghiero di proporre prezzi e condizioni migliori rispetto a quelli praticati dai portali di distribuzione online anche sul proprio sito web. È inoltre possibile far maggiormente leva sul fatturato e salvaguardare una quota significativa di costi di intermediazione, da poter reinvestire in ammodernamento del prodotto e qualità del servizio per il cliente finale». J.D.R.: «La nuova normativa è stata salutata in maniera senza dubbio positiva dalle aziende che fanno ricettivo e dai tour operator. Tutti si accorgeranno che le agenzie e tour operator che promuovono già le destinazioni italiane all’estero attraverso cataloghi, fiere ed eventi sono l’interlocutore giusto per commercializzare anche tutte le strutture ricettive». Tiene banco la questione Ryanair, che ha impattato in misura significativa sulla mobilità turistica dell’ultimo periodo. Quali interventi strategici possono aiutare a fronteggiare anche vicende spiacevoli come questa? G.B.: «Al di là della vicenda specifica, sul tema della mobilità turistica è importante che nelle scorse settimane il nostro Paese si sia dotato per la prima volta di un piano straordinario che individua nella mobilità una priorità per lo sviluppo del nostro turismo. Le infrastrutture agiscono come ponti fra la domanda e l’offerta turistica e vanno modellate attorno alle caratteristiche del ter-

ritorio in cui si inseriscono. È evidente, inoltre, la necessità di costruire itinerari che coinvolgano anche le località più periferiche mediante un sistema di accessibilità fluente e intermodale. In questo senso, questo piano è un valido strumento di pianificazione». J.D.R.: «Come Fiavet fin dal primo giorno siamo intervenuti a mezzo stampa, scrivendo sia a Ryanair ed Enac chiedendo che ci fosse un ripensamento o una nuova organizzazione del servizio. Sottolineando peraltro, che quando accadono vicende come questa non si tiene quasi mai nel dovuto conto la difficoltà di riprotezione per le agenzie, che sono obbligate a rispettare il programma di viaggio per non incorrere nei diritti di annullamento previsti dal Codice del turismo, con il conseguente obbligo di risarcimento. È evidente comunque che il modello che passa tutto attraverso le piattaforme e il low cost sta perdendo significative quote di mercato». Stando alle prenotazioni e alle analisi previsionali, cosa possiamo attenderci dalla stagione autunno-inverno 2017-2018, sia in termini di incoming che di scelte turistiche dei viaggiatori italiani? G.B.: «I flussi incoming stranieri per la fine del 2017 registreranno una crescita del 4 per cento rispetto al 2016, prevedendosi un incremento anche per il 2018. I Paesi dell’Europa centrale si confermano il principale mercato di origine per l’Italia con una crescita del 2 per cento, ma secondo le stime aumenteranno dell’1,7 per cento anche gli arrivi dall’area mediterranea. Positive le proiezioni invernali per il settore della montagna e le città d’arte dove la domanda interna conferma il trend di ripresa già evidenziato in estate e un interesse rafforzato degli stranieri». J.D.R.: «Per quanto riguarda l’outgoing, dopo una contrazione si avverte una timida ripresa che speriamo possa riconfermarsi con qualche segno più alla fine dell’anno. Per quanto concerne l’incoming, è stata e l’abbiamo toccata con mano, una grande stagione che presumibilmente verrà riconfermata anche in autunno». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 6

I Saloni

Business e innovazione A Rimini si rinnova l’appuntamento con la filiera dell’industria turistica. TTG Incontri è pronto a intercettare le trasformazioni in atto nel mercato e i trend della domanda e dell’offerta, sulla scia di numeri in costante crescita

pportunità di confronto e business. Vetrina del made in Italy turistico e delle principali tendenze del settore. Il quartiere fieristico di Rimini accoglie, dal 12 al 14 ottobre, la 54esima edizione di TTG Incontri, la prima sotto le insegne IEG (Italian Exhibition Group), nuovo player fieristico nato dall’integrazione fra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza. Lanciato da un 2016 di grande successo - 70mila operatori professionali, 1000 buyer da 85 Paesi, 3mila espositori e 130 destinazioni presenti - il più importante marketplace italiano del turismo si prepara a un’altra competitiva edizione, che si svolge in contemporanea con Sia Guest, il Salone dell’accoglienza alberghiera giunto alla 66esima edizione, e Sun, il Salone internazionale dedicato al balneare, campeggi e outdoor, alla 35esima edizione.

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Internazionalità e innovazione TTG Incontri si conferma principale punto di riferimento b2b in Italia, proponendo tutte le novità più interessanti del business turistico. Lo scenario mondiale non potrebbe essere più favorevole: l’impatto economico del comparto è, infatti, cresciuto nell’ultimo anno del 3,3 per cento a livello globale, per un ammontare di 7,6 mila miliardi di dollari (Fonte: Economic Impact Report 2017 del World Travel & Tourism Council). Saranno oltre 130 le destinazioni rappresentate, distribuite nelle consuete 3 aree tematiche: Global Village, The World e Italia. In aumento i buyer - 1500 rispetto ai 1000 del 2016 - di cui una parte specializzati nel prodotto estero. Novità dell’edizione 2017 è poi l’allargamento anche agli enti del turismo della piattaforma di appuntamenti online Meet Your Destination con agenti di viaggio italiani. Numerosi gli enti pre-

senti alla manifestazione, a cominciare dalle new entry Cina, Barbados, Montenegro e municipalità di Tokyo che si aggiunge allo stand del Giappone (che amplierà i propri spazi espositivi). Conferme importanti anche dal fronte dei grossi espositori privati come Valtur, Alba Travel, Uvet-American Express. Tra i nuovi trend della domanda e dell’offerta turistica affrontati da TTG Incontri, c’è la segmentazione della galassia dei tour operator. Debutta, infatti, la nuova Area Specialist (ospitata nel padiglione A4) per i piccoli e medi tour operator: una realtà parallela a quella dei big seller, con professionisti specializzati in pacchetti turistici “à la carte”, costruiti su misura per il turista e con una vasta scelta di prodotto. L’area TTG Next, lo spazio dedicato a innovazione e tecnologia, è anche quest’anno dedicata alle start up. Un luogo che offrirà ancora più occasioni di interazione e confronto con il mondo del web, l’universo social e mobile. Nasce quest’anno il contest #BeTheNext, riservato ai talenti under 35 che si candidano a guidare l’industria italiana del turismo verso nuove traiettorie. Non mancano, infine, le arene TTG Forum

e TTG Travel Agents’. Fra i tanti eventi in programma, è previsto l’approfondimento sulle tendenze online degli italiani nell’acquisto di vacanze: si rinnova per il quarto anno l’appuntamento con la ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo della School of Management del Politecnico di Milano.

Destinazione Italia Quinto Paese nel mondo per capacità attrattiva (con 50,7 milioni di arrivi internazionali), l’Italia vanta un’industria turistica il cui valore si attesta sui 70,2 miliardi di euro (4,2 per cento del Pil), che salgono

a 172,8 miliardi (10,3 per cento del Pil) considerando l’indotto, sulla base dei dati del World Travel and Tourism Council. La fiera accende quindi i riflettori sulle regioni del Bel Paese, che avranno a disposizione 3 interi padiglioni (20mila mq) all’interno del quartiere fieristico riminese per presentare le rispettive proposte turistiche ai buyer stranieri (tour operator, agenti di viaggio, specializzati sia in turismo leisure che business) in arrivo da Europa, Nord America e Asia (Germania, Russia, Regno Unito, Olanda e Usa). Su un flusso annuale di turisti che sfiora i 400 milioni di presenze, è il Veneto, con oltre 63 milioni, la regione più turistica d’Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15). Torna, inoltre, per il secondo anno consecutivo il Premio Italia Destinazione Digitale, l’Oscar delle Regioni italiane messo a punto da Travel Appeal, start up che si occupa di comunicazione digitale e big data analytics. Spazio anche ai borghi italiani, un segmento turistico sempre più al centro dell’azione di governo e istituzioni, come dimostrano la recente legge approvata dal Parlamento, il progetto “Borghi d’eccellenza” dell’Enit e l’iniziativa del Mibact di dichiarare il 2017 anno dei borghi. Proprio il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini aprirà l’edizione 2017 di TTG Incontri, che ospita nella giornata augurale la Conferenza sui Borghi d’Italia, curata del FAI, dal titolo “La valorizzazione del Genius Loci dei borghi italiani: esperienze turistiche e narrazione del territorio”. Sono 5568 in Italia i borghi al di sotto dei 5 mila abitanti (il 69,8 per cento dei comuni). La Valle d’Aosta è la regione con il maggior numero (98,7 per cento) seguita da Molise, Piemonte e Trentino. In termini di trend, i movimenti turistici sono tornati a crescere nel 2015 e ancor di più nel 2016, dopo tre anni di calo. Il periodo 2010-2016 ha visto un aumento del 3,3 per cento delle presenze e del 14,4 per cento degli arrivi. Nel 2016 la stima degli arrivi è di 21,3 milioni per quasi 90 mln di presenze (pari a 18,6 per cento e 22,3 per cento del totale). Infine, si segnala l’integrazione della fiera con Sia Guest e Sun anche attraverso il programma di incontri (oltre 150 tra eventi, convegni, seminari) con esperti di settore, testimonial, rappresentanti istituzionali e delle associazioni. Per favorire un matching diretto tra gli espositori di Sia Guest e i responsabili delle strutture alberghiere è, inoltre, in programma un Work Hotel Day. Tra gli incontri, particolarmente atteso è quello con Duccio Canestrini, tra i primi in Italia a occuparsi di turismo in chiave antropologica. La sua conferenza multimediale ripercorrerà alcuni momenti della storia dei viaggi per arrivare agli scenari turistici odierni e all’evoluzione dell’“Homo turisticus”, tra emozioni ancestrali e nuove tecnologie. ■ Leonardo Testi



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 8

A spasso nel Bel Paese

La cultura è una risorsa Da un’adeguata valorizzazione del patrimonio culturale italiano passa il consolidamento di settori chiave per il nostro Paese, dal turismo alla manifattura, soprattutto quella di alta gamma. Ne parla Andrea Cancellato, presidente di Federculture a cultura è destinata ad assumere sempre più un ruolo strategico nella crescita economica italiana. Il vantaggio competitivo rappresentato dal nostro patrimonio di arte e di creatività non va più sprecato ma sfruttato in maniera efficace con nuovi schemi e modelli. Per questo, il Rapporto Federculture edizione 2016 si è concentrato anche sul legame tra sistema cultura e sistema impresa, un dialogo che viaggia su binari di una reciproca utilità: al primo assicura risorse quanto mai necessarie; al secondo porta benefici in termini di reputazione, comunicazione, responsabilità sociale, visibilità e capacità di distinguersi sui mercati internazionali. Basti pensare al bagaglio di valori immateriali che converge nell’etichetta made in Italy. Senza dimenticare le tendenze legate al turismo di lusso, Andrea Cancellato, presidente di Federculture, prende in esame le interrelazioni tra produzione culturale e produzione di alta gamma. Il lusso è sempre più un concetto immateriale che invoca una dimensione esperienziale. Secondo lei, in che modo il turismo culturale e quello di lusso si compenetrano oggi nel nostro Paese? «Il turismo culturale è quello a “maggior valore aggiunto”. Rappresenta non solo la quota più rilevante dell’industria turistica italiana, il 36 per cento in termini di arrivi e il 27 per cento come presenze, ma costituisce anche il segmento turistico più “ricco” in termini di spesa dei viaggiatori: 12,9 miliardi di euro la spesa dei turisti culturali - 131 euro in media per presenza - pari al 58 per cento della spesa turistica e, quindi, il turismo culturale è quello che induce a un consumo di fascia più alta. Ciò vale per i servizi (alberghi, ristoranti, treni, musei e teatri) ma anche per le “cose”. La manifattura italiana è quella di maggior pregio al mondo, il made in Italy è rico-

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nosciuto come il “brand” di qualità. Occorre rafforzare un rapporto che faccia sempre di più meravigliare i nostri visitatori, unendo all’esperienza dei migliori musei quella delle “cose” più belle. In questo campo, il design italiano ad esempio, non siamo secondi a nessuno». Il Comitato Cultura + Impresa, fondato nel 2013 da Federculture, si concentra sul rapporto tra mondo dell’impresa e mondo della cultura. Come si sta declinando allo stato attuale questo rapporto in Italia? «Federculture, grazie anche all’Osservatorio del Comitato Cultura+Impresa, continua a valutare la relazione fra mondo delle imprese e quello della cultura. Siamo tutti consapevoli che “la cultura applicata al lavoro” produce i migliori effetti proprio nel Paese più ricco di beni culturali, di arte e, insieme, di artigianalità, di aziende impegnate a realizzare beni di altissima qualità, con materiali nobili e capaci di applicare le tecnologie più innovative. L’incontro tra cultura e impresa, pertanto, non è forzato, ma nel Dna del nostro lavoro». Nello specifico, le aziende di alta gamma investono sempre più in cultura sviluppando partnership, sponsorizzazioni e progetti innovativi. Con quali prospettive per il comparto dei beni culturali? «Più che una crescita del mercato delle sponsorizzazioni, noi vediamo una crescita nell’investimento diretto delle aziende di “alta gamma” in campo culturale. Vediamo la nascita di Fondazioni, di musei d’impresa, di attività pensate e create all’interno delle aziende. È un

fatto molto positivo, che dà piena consapevolezza agli obiettivi delle imprese in cultura, che fa crescere la “voglia” di cultura nelle imprese, che amplia l’offerta culturale in Italia e spesso produce iniziative anche all’estero. Ciò accresce la reputazione dell’Italia, come Paese attento e impegnato in campo culturale». In occasione della prima Conferenza nazionale dell’impresa culturale si è discusso di cultura della gestione e del fare impresa con finalità di pubblica fruizione. Quali gli scenari più significativi emersi? «È indubbio che stiamo vivendo una grande trasformazione delle nostre istituzioni culturali. Una volta erano templi, archivi dedicati alla ricerca, spesso autoreferenziale, certamente dedicati alla migliore conservazione del nostro enorme patrimonio culturale. Oggi c’è necessità di una visione e di una attività improntata alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale, a dare una risposta più adeguata alla domanda di conoscenza che la facilità nella mobilità ha creato e stimolato. In un quadro competitivo molto più complesso e dinamico che nel passato, le istituzioni culturali devono farsi imprese, devono mobilitare attenzioni ed economie maggiori rispetto al passato, anche perché le risorse pubbliche, invece, diminuiscono, soprattutto in proporzione alla domanda e alle necessità. Essere imprese culturali significa assumere anche il “mercato” come un riferimento, oltre a quelli, sempre presenti, dello studio, della ricerca, della conservazione del bene culturale». Ha definito rinunciatario il ddl che

mira a disciplinare e promuovere le imprese culturali e creative. Quali gli aspetti da migliorare? «Abbiamo, prima di tutto, valutato come importante il fatto che il legislatore abbia voluto dedicarsi a “normare” il settore delle imprese culturali e creative, fra i motori della rinascita del nostro Paese. Però, le imprese culturali e quelle creative non sono la stessa cosa. Le prime attengono principalmente alla conservazione e valorizzazione dei beni culturali comprendendo come musei e teatri, in un’ottica di pubblico servizio anche quando sono in regime “privatistico”, mentre le seconde sono riferite ad attività, magari senza scopo di lucro, di carattere imprenditoriale in campo creativo e culturale spesso a “servizio” delle imprese culturali (ad esempio società di software che progettano “applicazioni” per migliorare la visita di una mostra). Se si fa una legge che ri-

guarda questo specifico ambito di attività, occorre definirlo bene. Inoltre, non bisogna “dimenticare” attività creative di straordinaria importanza come quelle afferenti alle “arti applicate”. Non considerare design e moda fra le imprese creative in Italia, credo non abbia alcun senso. Sono queste le modifiche che, insieme ad Agis, mondo delle cooperative e del terzo settore, abbiamo chiesto al Parlamento nella speranza che vengano accolte. Ne va di un pezzo del nostro futuro». ■ Francesca Druidi


Viaggio in Italia Pag. 9 • Ottobre 2017

Langhe new wave ato dal recupero della Tenuta San Sebastiano, immersa tra i vigneti di Monforte d’Alba, in Piemonte, Réva è un progetto che ha raccolto il testimone della tradizione e non ha avuto paura di reinterpretarla, di portarla avanti, di sperimentare. L’obiettivo è quello di offrire un ponte tra l’accoglienza di lusso e la conoscenza diretta e non mediata della vita quotidiana di questi luoghi, dei loro sapori, della bellezza paesaggistica, delle eccellenze enologiche, gastronomiche, artigianali. Réva non è solo una struttura di ospitalità dove la semplicità diventa lusso e il lusso si fa semplice, accessibile. È una cantina che produce grandi vini di territorio, dai cru più prestigiosi della zona. È un ristorante che ha scelto di cambiare le regole della ristorazione locale. Si tratta di un luogo produttivo e organico, dove gli ospiti possono sperimentare le Langhe in maniera integrale, muovendosi dall’ospitalità alla ristorazione, dalla ristorazione alla produzione del vino, dal vino alle attività sul territorio. Réva è il gusto di vivere una terra unica, a stretto contatto con chi la lavora, la racconta, la ama. «Il nostro obiettivo è coinvolgervi, farvi sentire parte di un progetto» racconta Daniele Scaglia, direttore della struttura. Durante la stagione autunnale, Réva offre ai propri clienti la più autentica delle esperienze di territorio: la ricerca del tartufo bianco d’Alba, il «Re dei funghi», assoluto protagonista della gastronomia locale, che cresce esclusivamente sulle colline del Basso Piemonte. «Non vi offriamo l’esperienza di una camera o di un servizio, ma

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La bellezza di questa zona del Piemonte, assurta a patrimonio mondiale dell’umanità, si intreccia ai prodotti enogastronomici del territorio per offrire ai turisti un’esperienza indimenticabile. Ci accompagna Daniele Scaglia

quella di un mondo pulsante e vivo, da gustare in tutte le sue sfaccettature, senza fretta» continua il responsabile. Le camere non sono dotate di televisore, una scelta che, controcorrente, viene oggi riconosciuta come valore caratterizzante e unico. L’intera struttura, composta di camere, spa, piscina e campo da golf è progettata secondo la filosofia del buen retiro. Un luogo appartato ma non recluso, rilassante ma non vincolante, dove ogni servizio e attenzione è finalizzata a raccogliere le energie e ricaricare il proprio benessere per vivere lo straordinario paesaggio delle Langhe. «Volevamo un luogo dove poter incontrare le persone – aggiunge ancora - non in-

LA SCELTA DEL BIOLOGICO Réva ha scelto un regime 100 per cento biologico per la conduzione dei vigneti da cui si ottengono le etichette. Una scelta che si traduce in pratiche che vietano l’utilizzo di prodotti di sintesi, preservano la biodiversità del vigneto, tutelano la fertilità del terreno e garantiscono una maggiore aderenza del vino al proprio territorio d’origine. Limitare gli interventi chimici e sistemici significa aumentare la presenza in vigna, la cura dei terreni e la meticolosità degli interventi, dalle concimazioni all’inerbimento, dalle potature ai diradamenti, dalla selezione di grappoli alla lotta feromonica contro gli insetti nocivi.

trattenere rapporti di lavoro». Il personale del resort è giovane, vive e conosce le Langhe, ama la propria terra e la rispetta. Altamente professionale, gestisce il rapporto con i clienti in maniera esclusiva, non standardizzata, personalizzando ogni esperienza e modellandola sulle reali esigenze dell’ospite. La vicinanza al comparto produttivo vitivinicolo della cantina e quello gastronomico del ristorante, fa del personale un team di esperti del territorio, da cui attingere segreti e unicità delle eccellenze locali. Réva è un’esperienza di territorio: abbina il relax e i servizi degli hotel di lusso alle caratteristiche di un agriturismo di charme, dove il fascino della campagna si combina con l’accoglienza in strutture e alloggi curati nei minimi dettagli. Unico nel suo genere anche il campo di golf: Un Pitch & Putt da nove buche su due ettari in erba naturale che si snodano fra ondulate colline, boschi e filari. Sullo sfondo, le catena delle Alpi abbraccia le colline con cime innevate, tra cui si staglia il Monviso. Sapientemente restaurata, la struttura di Réva è ricavata da un vecchio cascinale delle Langhe, la Tenuta San Sebastiano. L’architettura è quella di una tipica casa colonica di fine XIX secolo, edificata attorno a una grande aia dove sorgevano gli edifici produttivi: i depositi, le stalle, i granai. Al primo piano, gli attuali locali del ristorante erano l’officina di un fabbro, mentre i piani interrati, utilizzati un tempo come cantina e barricaia, sono stati recuperati come spa di

La società agricola semplice Réva ha sede a Monforte d'Alba (Cn) www.revamonforte.it - www.ristorantefre.it

lusso. «L’unicità dei progetti è costruita dall’unicità delle persone che ci lavorano» continua ancora Daniele Scaglia. «Volevamo negli ambienti la stessa attenzione per la materia e l’artigianato locali». I locali del ristorante nascono dal recupero di una vecchia officina da fabbro, in piemontese fré, dove materie elementari venivano forgiate dopo un estenuante lavoro fisico. Per recuperare questa dimensione artigianale e ancestrale, ogni particolare è stato studiato nei dettagli: tavoli di legno naturale delle valli cuneesi su cui si mangia senza tovaglia; sottobottiglie in cuoio; ceramiche artigianali in gres; chiodi in ferro battuto; argenteria personalizzata. Anche il tatto, al Ristorante FRE, racconta il suo legame con la storia, la natura, gli elementi originali della terra. Il tutto, avvolto in un’atmosfera elegante ma informale, ricercata ma non ostentata, autentica. ■ Luana Costa


Un moderno angolo di paradiso La tendenza degli ultimi anni indica le terme come una delle mete più scelte dagli italiani. Grazie al mix di benessere e salute che offrono, sono sempre più gettonate. È il caso delle Terme del Tufaro, famose per i benefici delle acque sulfuree dell’omonima località

n Italia ultimamente, i poli termali di tradizione storica hanno goduto di un rilancio a livello di infrastrutture e servizi che ha permesso loro di diventare grandi competitor delle terme di ultima generazione, dotate di ogni confort. Tale upgrade è visibile anche a livello di età dei clienti: si è passati da un turismo prevalentemente composto da anziani a uno trasversale. Il pubblico delle terme oggi è composto da famiglie con bambini che utilizzano il soggiorno termale soprattutto per la prevenzione. Le località termali storiche si trovano in regioni quali la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, Toscana, Lazio e Campania. In quest’ultima, nella valle del Tufaro, in provincia di Salerno, sorgono le Terme del Tufaro. «La caratteristica principale delle acque della sorgente Il Tufaro è quella di avere una concentrazione significativa di zolfo e, per questo motivo, vengono denominate “sulfuree”. Le proprietà terapeutiche sono da attribuire allo zolfo bivalente e anche altri cationi e anioni. I composti sulfurei possono essere assorbiti dall’organismo tramite inalazioni, aerosol, nebulizzazioni nelle patologie dell’apparato respiratorio; per

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irrigazioni nelle patologie ginecologiche, per balneoterapia in vasca singola, nelle patologie dermatologiche e nelle patologie osteoarticolari» spiega il proprietario Giuseppe d’Angelo. La possibilità, infatti, di gestire la propria attività entro un’area naturalistica che ha così tanti effetti benefici sulla salute dell’uomo, è ciò che la distingue da altre realtà concorrenti. In più: «Il nostro centro benessere – illustra d’Angelo - offre, inoltre, trattamenti beauty in completa armonia tra termalismo classico e nuove concezioni del benessere. Utilizziamo le acque termali sulfuree, ricche inoltre di litio, selenio e altri minerali antiossidanti, unitamente a prodotti naturali quali: fanghi di peloide, depositi di sali termali e oli essenziali naturali. A ciò si aggiungono trattamenti come bagno turco, sauna, doccia finlandese, percorso Kneipp, sala nebbia, piscina con idromassaggio e cascata cervicale». Le Terme del Tufaro sono la scelta migliore se si vuole sfuggire dallo stress della routine quotidiana. Indispensabili per ripristinare l’equilibrio naturale tra corpo e mente per il nostro benessere psico-fisico. ■ Albachiara Re

Hotel Terme del Tufaro si trova a Contursi Terme (Sa) www.termedeltufaro.it - info@termedeltufaro.it



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 12

A spasso nel Bel Paese

La vetrina dell’arte italiana Con la Biennale internazionale dell’Antiquariato tornano sotto i riflettori il mercato italiano e la figura del mercante d’arte. Fabrizio Moretti racconta le novità di una manifestazione che con la qualità delle sue opere soddisfa le richieste del collezionismo a preso il via lo scorso 23 settembre la trentesima edizione della Biennale internazionale dell’Antiquariato (Biaf) di Firenze, che ha esposto oltre 3mila opere provenienti da oltre 80 gallerie italiane e straniere, selezionate e vagliate da un’autorevole commissione scientifica di esperti internazionali. «Si conferma la continuità di un progetto partito 58 anni fa con i fratelli Bellini, che valorizza il ruolo del mercante d’arte e si concentra sul ruolo fondamentale dell’arte italiana attraverso il mantenimento di una grande qualità e il lavoro di selezione», commenta il segretario generale della Biennale Fabrizio Moretti. «La nostra sede Palazzo Corsini e la città di Firenze sono due posti magici che, sommati all’alta qualità della manifestazione, rendono tutto speciale». Come speciale è stato il nuovo allestimento curato dal designer e scenografo veneziano Matteo Corvino, «elegante e moderno che per dare ulteriore risalto a uno dei palazzi più belli del mondo».

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Contaminazione - La scorsa edizione

della Biennale aveva segnato l’apertura verso l’arte contemporanea della fiera, espressa dall’installazione di Pluto e Proserpina dell’artista americano Jeff Koons, posta sull’arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria. Il ponte tra l’arte antica e quella contemporanea è proseguito quest’anno con l’artista svizzero Urs Fischer in un ambizioso progetto espositivo di Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti, curato da Francesco Bonami, realizzato con la collaborazione di Mus.e e promosso dalla Biennale e dal Comune di Firenze. «L’edizione 2017 ha ampliato poi i suoi confini temporali fino a comprendere il 1989: una scelta perfettamente in linea con la tendenza evidente in tutte le maggiori manifestazioni del settore a livello internazionale che intende favorire un collezionismo che sappia far dialogare opere di epoca anche diversissima, dall’archeologia al contemporaneo, passando per tutti i grandi momenti della storia dell’arte universale», aggiunge Moretti. Panoramica - Ricca e variegata è stata

la proposta della Biennale per i collezionisti. Tra le principali attrazioni, la Galleria Apolloni che ha esposto Buca per le denunce segrete, una lastra in marmo di Verona con epigrafe risalente tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, molto probabilmente proveniente da Venezia, dove queste buche erano in uso per denunciare il contrabbando di grano. Carlo Orsi ha proposto un commesso di pietre dure su ardesia realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze all’inizio del XVII secolo, raffigurante Il ritorno dalla fuga in Egitto, con intarsi in avorio, acero, palissandro e ambra. Per quanto riguarda le opere su carta, da segnalare una collezione di disegni di Gustav Klimt, tra cui una Figura femminile reclinata e appoggiata sui gomiti, studio del 1907-08 messo in relazione con Giuditta II (Salomé), presentata da W&K Wienerroither & Kohlbacher, e un disegno a matita su carta azzurra del Tintoretto (Venezia 1518 – 1594) raffigurante uno Studio di nudo virile. La Galleria Alberto di Castro ha mostrato un gruppo di importanti disegni inediti preparatori per l’esecuzione di un fregio della campana in bronzo della Basilica di San Pietro, ad opera della Bottega di Luigi Valadier. A sfilare, inoltre, un’autentica galleria di ritratti, realizzati con ogni tipo di tecnica e su ogni tipo di supporto, anche su gioiello come evidenzia il cammeo che ritrae il profilo di Luigi XVIl e porta la firma della Marchesa di Pompadour. La Galleria Michel Descours ha proposto, in particolare, Il ritratto dell’attore teatrale Tiberio Fiorilli nel ruolo di Scaramouche di Pietro Paolini, appartenuto al fratello dell’attore. Spazio poi a dipinti a soggetto sacro e profano. Colnaghi ha esposto una serie di Nature morte antropomorfe raffiguranti le Stagioni dipinte da Giovanni Paolo Castelli detto lo Spadino. Tra i dipinti dell’Ottocento si segnala, invece, Il gioco delle bocce di Raffaello Sorbi, pittore fiorentino presentato da Matteo Salamon. Passando al Novecento, la Galleria Francesca Antonacci Damiano Lapiccirella ha puntato su una tela di Cagnaccio di San Pietro, uno dei maggiori iperrealisti italiani: La Lettera (1925). Non sono mancati arredi preziosi e sculture, come un favoloso busto del marchese Carlo Andrea Ignazio Ginori, modellato in porcellana da Gaspare Bruschi per la Ma-

nifattura Ginori di Doccia da Altomani&Sons. Dalla Galleria Botticelli è arrivata la terracotta di Benedetto Buglioni raffigurante Cristo Redentore del 1510-1520. Cultura e mercato - La Biennale di antiquariato di Palazzo Corsini è una delle più importanti vetrine dell’arte italiana capace di attrarre una significativa percentuale di collezionisti italiani ed esteri. Non va trascurata poi la partecipazione di curatori e direttori delle più prestigiose istituzioni museali internazionali: «la Biennale rappresenta anche un momento di scambio culturale e intellettuale. Il lavoro del mercante non è

solo quello di vedere arte, ma di riportare alla luce oggetti che per tanti anni sono rimasti nascosti o di cui si ignorava l’esistenza». Il mercato diventa quindi un importante alleato nella valorizzazione della storia dell’arte. «Nonostante il mercato dell’arte abbia difficoltà nel nostro Paese - aggiunge Moretti - per tutte le pressioni fiscali che lo ostacolano, il numero degli appassionati e degli operatori del settore è molto alto, e così il giro d’affari è sempre buono, anche se potrebbe migliorare. Servirebbero un apparato burocratico più snello e leggero e un drastico abbassamento della tassazione, mantenendo una posizione rigida sull’esportazione delle opere». ■ Francesca Druidi

Una Biennale aperta

Il segretario generale della Biennale Fabrizio Moretti

Tra le iniziative collaterali alla Biennale internazionale dell’Antiquariato di Firenze, c’è stata la mostra “Un incontro tra tardo gotico e contemporaneità: Pietro di Chellino e Pietro Annigoni” con opere della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze che, nell’ambito dei festeggiamenti per i 25 anni di attività, ha esposto a Palazzo Corsini nei giorni della Biaf alcuni tesori della sua preziosa collezione

d’arte. I visitatori della Biennale, inoltre, hanno potuto approfittare di una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”. E lo stesso è avvenuto per i visitatori della mostra di Palazzo Strozzi, che sono riusciti ad ammirare le opere della trentesima Biennale Internazionale dell’Antiquariato a un prezzo ridotto.



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 14

A spasso nel Bel Paese

A Torino come a casa Come vivere appieno una città così coinvolgente in tutta tranquillità, comodamente cullati tra comfort e arte? Al DUPARC Contemporary Suites si può!

usei, fondazioni e palazzi che ricostruiscono una ricca storia e svelano un patrimonio artistico e culturale di prim’ordine. Ma anche tanta arte contemporanea, con opere e istallazioni en plein air, che legano passato, presente e futuro. Capitale italiana del cioccolato e culla dell’aperitivo, Torino è questo e molto di più. Per assaporarne le atmosfere, senza frenesia, meglio scegliere di soggiornare in un punto strategico, in prossimità del centro storico e a due passi da una delle aree verdi più esclusive della città. Ma soprattutto scegliere un luogo dove sentirsi a casa, come il DUPARC Contemporary Suites. «Qui tutto è pensato affinché l’ospite si senta a suo agio - spiega Ezia Peano, responsabile degli eventi e della comunicazione -, questo è il concetto all’avanguardia che ha ispirato nel 1971 i due architetti torinesi Laura Petrazzini e Corrado Levi nella creazione del Residence Duparc, oggi DUPARC Contemporary Suites». L’hotel sorge nei pressi dello splendido parco del Valentino, dove cultura e natura si fondono. Oltre alle bellezze naturalistiche si possono infatti ammirare numerose statue e fontane o partecipare a manifestazioni, eventi e spettacoli. Dalle luminose vetrate a tutt’altezza che caratterizzano le suites del

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DUPARC si gode di una vista privilegiata sia sulla città che sulla collina torinese. E l’arte, assaporata durante le passeggiate da turista, accompagna anche nel relax a fine giornata. «Una straordinaria collezione di opere contemporanee, di grandi artisti come Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto e Le Corbusier, si

WELLNESS

Un momento rigenerante nella zona acqua, composta da vitality pool, bagno di vapore, docce tropicali e saletta relax

store, e al suo racconto di tavolo in tavolo dei vari piatti – illustra Ezia - e grazie allo chef Manuel, che in cucina crea un menu stagionale mediterraneo, abbinando con sapienza ingredienti accuratamente selezionati, piatti autentici della tradizione italiana e un pizzico di creatività». Infine, al DUPARC Contemporary Suites la parola d’ordine è personalizzazione; perchè, si sa, l’agio non è un concetto uguale per tutti. «Su prenotazione si possono noleggiare le DUPARC bikes e posti auto nel parcheggio multipiano interno – conclude Ezia Peano -. È inoltre possibile personalizzare il soggiorno a seconda delle esigenze, con sorprese romantiche, variazioni sugli orari di check-in e checkout e servizi creati appositamente per i nostri ospiti business, con animali domestici e con famiglie numerose». Per sentirsi davvero come a casa. ■ Viola Leone

DUPARC Contemporary Suites si trova a Torino www.duparcsuites.com

estende dalle zone comuni all’interno delle junior suites e degli appartamenti – spiega infatti Ezia Peano -. Nei nostri locali lo stile moderno incontra il comfort cosmopolita in una location unica dove l’arte, l’architettura e il design sono di casa da sempre». Locali davvero ampi quelli del DUPARC, segno distintivo rispetto alle altre strutture dell’ospitalità torinese: i 75 tra junior suites e appartamenti hanno un’ampiezza che va dai 50 ai 120 metri quadrati e sono arredati con elementi di alto design, tutti tesi a garantire il comfort di una casa. E dopo una giornata passata tra natura e musei, cosa c’è di meglio di un tuffo nel wellness? Un po’ di esercizio in una palestra attrezzata con macchinari di ultima generazione, aperta senza interruzioni, o un momento rigenerante nella zona acqua, composta da vitality pool, bagno di vapore, docce tropicali e saletta relax, o tra le mani di un esperto massaggiatore, è quello che ci vuole per riposarsi e tonificarsi in vista di un nuovo tour. Ma anche il gusto vuole la sua parte; non dimentichiamoci che Torino vanta una tradizione culinaria ricchissima e che qui è nato il Salone internazionale del Gusto come anche l’esperienza di Eataly. «Al ristorante DUPARC è possibile vivere un’esperienza molto piacevole, grazie a Maurizio, il ge-

PER TUTTE LE ESIGENZE Tutti gli appartamenti del DUPARC Contemporary Suites si adattano perfettamente alle esigenze delle famiglie. Ma il primo appartamento Family su Torino è ciò che contraddistingue il DUPARC dalle altre strutture ricettive della città. L’Appartamento Family regala ai piccoli ospiti una vera e propria esperienza a dimensione di bambino. Ad accoglierli una cameretta con giochi e libri a loro disposizione e un bagno adiacente con la linea cortesia MammaBaby a loro dedicata. E per garantire anche la tranquillità di mamma e papà, una suite privata con bagno. Ampio 120 metri quadrati, l’appartamento Family è composto, oltre che dalla camera kids con bagno e dalla suite per i genitori, anche da un ampio soggiorno con due divani letto, da una cucina attrezzata, e da un terzo bagno. È caratterizzato da arredi di design, come Vitra e Flos, e da pavimenti in parquet.



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 16

arsi recapitare i migliori vini direttamente a casa, selezionandoli da un catalogo virtuale di etichette di prima scelta e aggirando le limitazioni imposte, ad esempio, dai voli aerei. È una delle formule più recenti messe a punto dall’associazione Movimento turismo del vino, che assieme a Intesa San Paolo ha ideato un servizio di spedizione online per agevolare in particolare gli enoturisti stranieri. Sempre più assetati di conoscere le realtà eccellenti della produzione vitivinicola made in Italy, ma amareggiati al pensiero di rientrare a mani vuote dai loro tour nel Belpaese. «L’ascesa costante dell’interesse dei viaggiatori verso le nostre cantine – spiega Carlo Pietrasanta, presidente del Mtv significa che siamo sulla strada giusta. A noi spetta il compito di accoglierli in maniera perfetta perché oggi i turisti del vino sono più preparati, specialmente gli enonauti». In effetti anche i dati dell’ultima Bit disegnano scenari di crescita per l’enoturismo. Quali sono i trend più incoraggianti e cosa ricercano, oggi, gli wine traveller? «L’incremento del fenomeno enoturistico è ormai un fatto assodato. Negli ultimi tempi la visita in cantina o nel vigneto è diventata quella che una volta si chiamava “gita fuori porta”. Stiamo mettendo a disposizione i nostri luoghi di produzione per assecondare una voglia di scappare dalle grandi città e metterla a servizio del turismo “mordi e fuggi”, quello senza soggiorno. Si intensifica il flusso di enoturisti stranieri, che tornano in Italia anche più volte combinando la visita ai bor-

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Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento turismo del vino

A spasso nel Bel Paese

Decolla l’enoturismo Il vecchio adagio “bere per dimenticare” non vale per l’Italia, dove si viene a “bere per ricordare”. Un sapore, un luogo, un’esperienza. È la matrice emozionale che sta facendo decollare l’interesse dei viaggiatori verso le nostre cantine, come spiega Carlo Pietrasanta

ghi della cosiddetta Italia “minore” a quella nelle cantine. Sia storiche che moderne, disegnate magari da qualche architetto di fama. Penso al Carapace di Lunelli a Montefalco o alla Rocca di Frassinello realizzata da Renzo Piano». In compenso tra i punti deboli legati all’accoglienza enoturistica, si segnala una carenza di formazione degli addetti, viticoltori in testa. Quale impatto sta avendo sul settore? «Se ci riferiamo allo studio sulla formazione in ambito enoturistico condotto dall’Università di Salerno, le strade del vino hanno fallito il loro obiettivo. A quasi vent’anni dalla legge che nel 1999 le ha istituite, quelle che “tirano” davvero non arrivano a dieci. In realtà hanno funzionato quasi tutte finché c’erano i contributi pubblici, poi sono rimaste in pista solo quelle organizzatesi in maniera imprenditoriale: Franciacorta, la strada del Sagrantino, del Prosecco, la zona delle Langhe e Roero per citarne gli esempi più virtuosi. Loro hanno capito che il vino è l’attrattore, ma sono l’identità e lo spirito di accoglienza di una terra a fare la differenza, ciò che il turista ri-

corda rientrando dalle vacanze». Sotto questo aspetto, quali progetti mettete in campo per migliorare l’ospitalità della nostra offerta? «Noi del Mtv ci siamo autoregolati, facendo controllare da un ente terzo la qualità dell’accoglienza nelle nostre cantine. Finora si diceva che la presenza di una Doc o Docg era una condizione sufficiente per fare un percorso enoturistico. Nei fatti però non è così, perché in Italia l’agricoltore in base all’art. 2135 del Codice Civile deve coltivare terra, produrre frutti e venderli, ma non può offrire un servizio enoturistico». Il dibattito in corso sulla legge per l’enoturismo mira a sciogliere proprio questo nodo. Un obiettivo possibile? «Certo, ad esempio regolamentando l’attività enoturistica in deroga all’articolo 2135 per l’agricoltura, così come è stato fatto per altre attività collaterali quali agriturismo, fattoria didattica e contoterzismo. In questo modo si avrebbe non solo una maggior produzione di gettito da parte degli operatori di questo comparto, ma avremmo un personale qualificato appositamente per offrire un servizio efficiente di acco-

glienza degli ospiti». Cantine Aperte, vostro evento di punta, in quali regioni ha riscosso maggior successo e che genere di visitatori ha attratto? «Anche quest’anno Cantine aperte ha confermato il trend di crescita, superando il milione di

presenze. Regioni come Puglia, Abruzzo, Trentino sono andate molto bene e aree come Montefalco o la zona dell’Oltrepo Pavese hanno toccato cifre da paura. Quanto alla tipologia di visitatori, in 25 anni Cantine Aperte ha cambiato pelle. All’inizio erano principalmente sommelier, ristoratori, enotecari. Nel tempo sono arrivate le famiglie e, nell’ultimo biennio, abbiamo assistito a un rinnovarsi del pubblico. Tanti giovani dai 25 anni in su, ospiti attenti, che non vogliono il sermone domenicale dell’enologo, ma vogliono essere emozionati. Noi dobbiamo essere preparati a emozionare con cose semplici, tipo una degustazione mettendo davanti a un bicchiere di vino una ciotola con frutta di stagione». Quali appuntamenti in calendario hanno promosso al meglio la cultura del vino? «Calici di stelle, dal 4 al 14 agosto in tour nelle piazze italiane e a settembre è stata la volta di Cantine aperte in vendemmia, ormai contraltare consolidato di Cantine aperte. Qui i visitatori vengono, raccolgono e pigiano l’uva, fanno il dejeuner sull’erba in mezzo alle vigne e trascorrono l’intera giornata nell’azienda agricola che hanno scelto. Questo è il futuro: recuperare il contatto con la natura e far capire al consumatore cosa c’è dietro una bottiglia di vino». ■ Giacomo Govoni

I NUOVI ENOTURISTI

Specialmente quelli giovani, non vogliono il sermone domenicale dell’enologo, ma vogliono essere emozionati



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A spasso nel Bel Paese Ritorno al passato Il territorio di Reggio Emilia è disseminato di cittadine ricche di storia. Insieme a Barbara Tirelli Prampolini scopriamo come, in questi luoghi, passato e presente si intreccino tra loro erra di sapori, castelli e motori, Reggio Emilia è famosa per i suoi incomparabili prodotti tipici, per la varietà del paesaggio e per l’innata ospitalità dei suoi abitanti. È una città a misura d’uomo, capace di soddisfare tutte le richieste, meta ideale sia per chi ama l’arte, la cultura e il cinema sia per chi è appassionato di motori ma anche per gli sportivi, gli amanti della natura e soprattutto i golosi.

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Un territorio affascinante e ricco di storia, come ci spiega Barbara Tirelli Prampolini di Corte Bebbi, un piccolo borgo situato ai margini del villaggio di Barco, culla del Parmigiano Reggiano, affacciato sulla campagna a pochi chilometri da Reggio Emilia, che nel corso dei secoli ha vissuto molte vicende e che oggi è diventato un’accogliente struttura ricettiva. «Sin dall’antichità, queste terre erano proprietà della famiglia dei conti Bebbi, che divenne nel tempo una delle casate domi-

nanti a Reggio. Nel Seicento, i signori sistemarono il feudo creando un piccolo borgo che, alcuni anni fa, è stato riacquistato da mio marito conte Giorgio Morini Mazzoli, discendente dei Bebbi, animato dalla volontà di far rivivere questi luoghi rurali ricchi di storia e di fascino. Corte Bebbi si trova infatti vicino al Castello di Canossa, nei territori matildici». I proprietari hanno curato personalmente la ristrutturazione della vasta proprietà, con grande rispetto e attenzione ai particolari. Da un desiderio personale di Barbara nasce l’idea di farne una realtà dedicata all’ospitalità, a gestione completamente familiare: «È un piacere accogliere gli ospiti in casa, condividere gli spazi e raccontare il nostro territorio anche attraverso le ricette dei piatti tradizionali preparati ancora oggi come nei tempi pas-

Corte Bebbi è a Barco di Bibbiano (Re) - www.cortebebbi.it

sati», afferma la proprietaria. Corte Bebbi è un complesso elegante e accogliente: «Abbiamo molti ospiti stranieri – dice Barbara che tornano anno dopo anno felici di trovare una realtà autentica, un ambiente caldo e familiare, che fornisce servizi di alto livello e tutti i comfort». Gli ospiti possono soggiornare in formula bed and breakfast, con prima colazione a base di dolci e marmellate della casa preparati dalla signora Barbara; oppure trascorrere una vacanza a contatto con la natura in uno degli appar-

tamenti di cui si compone la residenza, tutti completamente arredati ed attrezzati. A disposizione degli ospiti c’è inoltre una piccola zona fitness, il giardino, la piscina e una grande terrazza solarium con vista sulla campagna ed i vigneti. I proprietari forniscono volentieri notizie e materiale informativo relativo ai principali itinerari turistici, per permettere a tutti di conoscere i numerosi aspetti che caratterizzano questo territorio dalle innumerevoli anime. ■ Veronica Carrisi



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e si è in cerca di una meta turistica che offra svaghi culturali e bellezze architettoniche da visitare, Verona è sicuramente una delle più importanti. Conosciuta in tutto il mondo per la sua Arena, dove si svolgono spettacoli culturali di ogni tipo, pullula di luoghi e siti da visitare. In essa si riflettono tre epoche storiche: romana, medievale e rinascimentale. Risalgono all’impero romano, l’Arena, il Teatro romano, l’arco dei Gavi. La chiesa di San Lorenzo, il Duomo, Castelvecchio, la Basilica di Sant’Anastasia e la famosa casa di Giulietta sono invece medievali. Il Rinascimento ha reso unica questa città in quanto, da questo periodo, discendono i luoghi più suggestivi: la basilica di San Zeno, la chiesa di San Bernardino, piazza delle Erbe, la chiesa di San Giorgio e il Giardino Giusti. Il Giardino e il Palazzo costituiscono un complesso urbano di grande interesse e bellezza che è stato visitato e celebrato nei secoli da illustri personaggi della storia e della cultura quali Goethe, Mozart, l’Imperatore Giuseppe Secondo e lo Zar Alessandro Primo. Questo magnifico esempio di storia rinascimentale ha una struttura unitaria composta dal Palazzo e dal Giardino che coprono un’area molto ampia. Il Palazzo è il risultato di due interventi fondamentali. Dopo il 1587, Agostino Giusti, colto mecenate e politico realizzò il progetto della costruzione, che comportò l’abbattimento delle preesistenti case trecentesche. Al loro posto venne eretto un grandioso Palazzo con pianta a “L” che si sviluppa su tre registri: il piano terra, il piano nobile, i mezzanini destinati alle stanze di servizio. La facciata originaria è incentrata sul solenne portale d’ingresso, ai lati del quale si aprono finestre in tufo. Il Palazzo è di fattura sanmicheliana, ma si ignora, ad oggi, il nome dell’architetto che concepì la struttura. Un elemento che caratterizza il Palazzo è sicuramente il cortile merlato, coperto da un elegante soffitto a travi squadrate, poggianti su beccatelli di pietra. Dal centro del soffitto pende un grande lampadario esagonale in legno intagliato, opera veneziana della fine del Seicento. Il cortile è delimitato

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A spasso nel Bel Paese

La Verona da scoprire Palazzo Giusti è stato costruito nel XVI secolo e, insieme al giardino, è considerato uno degli esempi più noti di giardino all’italiana. È stato sede, per lungo tempo, dell’Accademia Filarmonica e ha ospitato artisti e regnanti di tutta Europa

Palazzo e Giardino Giusti si trovano a Verona

GLI AFFRESCHI DEL PALAZZO Il Trionfo dell’Aurora fu dipinto da Francesco Lorenzi, superando con grande abilità lo stesso soggetto che Guido Reni fece per il casino Rospigliosi a Roma. Nell’Aurora del Lorenzi i cavalli irrompono e squarciano le nubi e la Dea, attorniata dai Geni e dalle Ore, con musicalità che annuncia il sopraggiungere del nuovo giorno. Le pareti di questa sala sono arricchite con otto riquadri appartenenti alla scuola tiepolesca che mantengono lo stesso soggetto dell’affresco principale chiarendone il tema. Viene raffigurata: la Notte; l’Aurora che riceve la fiaccola di Diana; l’Aurora ed il Tempo; l’Aurora che dirada le tenebre. In altri quattro riquadri, lunghi e stretti, a fianco delle grandi specchiere, la fantasia del Lorenzi trova altri motivi che completano il ciclo pittorico del Trionfo dell’Aurora: l’Abbondanza, la Nobiltà, l’Amicizia, la Scienza, il Merito e la Musica.

verso settentrione e verso occidente da un muro merlato, sopravvivenza di stili architettonici anteriori alla fondazione del Palazzo. Il cortile era adibito a “teatro” per i Filarmonici ed in esso fu rappresentata l’Aminta del Tasso nel 1587. Limitrofo al Palazzo, c’è il Giardino che sorge su un terreno che la famiglia acquistò agli inizi del Quattrocento sulla riva sinistra dell’Adige per installarvi un opificio per la tintura dei panni. Il Giardino Giusti si apre su un vasto “parterre” sistemato ad aiuole geometriche, che comprende la zona in piano e quella in pendenza fino alla Grotta che si apre sotto il Mascherone. La parte più antica

www.palazzogiardinogiusti.it

del Giardino, concepita già nella seconda metà del Quattrocento come “hortus conclusus”, ossia come uno spazio definito, e impostata con gusto geometrico attorno alle fonti d’acqua, è quella in piano, che si concludeva con file di cipressi disposti in quadrati per creare stanze verdi. Nel Settecento, fu soppressa la fila trasversale dei cipressi e il “parterre” venne esteso anche alla zona intermedia, che dà accesso alla collina, in precedenza libera da ogni vegetazione. Verso la metà dello stesso secolo, vennero inserite nel Giardino cinque statue di divinità pagane “Adone, Apollo, Diana, Giunone e Venere”, tuttora esistenti, scolpite dal veronese Lorenzo Muttoni, attorno alle quali furono piantate aiuole a motivi geometrici e volute, secondo la nuova moda dei giardini “alla francese”, con vasiere e cedraie. Adesso il Palazzo e il Giardino sono aperti al pubblico per visite, ma vengono anche utilizzati come location per meeting e congressi, eventi e incontri politici internazionali, concerti, mostre espositive e conferenze. ■ Albachiara Re



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A spasso nel Bel Paese

Rimini, capitale del wedding tourism Dal 2003 a Saludecio, tra il verde delle colline che scendono dolcemente verso il mare, Villa i Tramonti organizza matrimoni ed eventi da favola, puntando tutto su una location da sogno, cucina romagnola e personalizzazione dell’offerta

LA FILOSOFIA

Il nostro fine è quello di regalare alle coppie e ai loro invitati momenti unici e indimenticabili, fornendo ogni servizio che possa rendere il matrimonio davvero speciale

a città del divertimento a città dei matrimoni: punta tutto sul wedding tourism Rimini. Nel luglio scorso la giunta comunale ha approvato il progetto Wedding Destination, per inserire la città della Riviera romagnola tra le destinazioni più attrattive per le coppie di tutto il mondo che intendono convolare a nozze. In questa direzione si inserisce l’inaugurazione della nuova casa dei matrimoni sulla spiaggia accanto al porto, primo passo della strategia di creazione e valorizzazione di location uniche per ogni tipo di matrimoni, spazi suggestivi che si andranno ad aggiungere ai luoghi tradizionali, coinvolgendo angoli di città e provincia fortemente identitari, in-

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clusi monumenti, per celebrare riti civili. In questa stessa direzione guardano anche gli operatori turistici privati, che già da anni hanno scoperto le potenzialità di questa fetta di mercato in forte crescita su scala nazionale. A Saludecio, in provincia di Rimini, Gegia e Sofia Pecci lavorano da quasi un decennio per realizzare il giorno più bello della vita di ogni coppia di sposi a Villa i Tramonti. L’idea nasce nel 1998, quando due giovani innamorati, Andrea e Gegia appunto, si sposano sul prato di fronte alla Villa, all’epoca un casale in rovina. Il romanticismo e il potenziale naturale, dal cielo turchese al mare cristallino all’orizzonte fino al verde delle colline, c’era già tutto, così ben presto cominciano i lavori per trasformare la struttura nel luogo ideale per ospitare il coronamento dei sogni d’amore e nell’autunno del 2003 la villa apre le porte al pubblico. «Da allora, ogni coppia scrive la propria storia tra le mura in mattoncini – raccontano le proprieta-

rie – sotto le antiche travi in legno del salone, tra i prati verdi del parco. Così ogni angolo di Villa I Tramonti racconta un pezzetto di una splendida storia d’amore, rappresenta un giorno di pura gioia, indimenticabile, da racchiudere nel cuore per sempre». La struttura principale è una villa di campagna recuperata da un antico casale circondato da giardini esterni puntellati di aiuole fiorite, oleandri e ulivi secolari. Nei numerosi ambienti interni possiamo trovare sale più intime e raccolte che si alternano al salone principale, con vetrate sul giardino, che può ospitare fino a 250 persone. All’esterno, il profumo inebriante dei cespugli in fiore e gli ulivi secolari rendono, in ogni stagione, la villa una cornice fiabesca. Un gazebo, una dependance per gli eventi più intimi e una terrazza vista mare per cenare sotto il cielo stellato sono altre possibili opzioni per gli ospiti che si vogliono sposare come hanno sempre sognato.

EVENTI 365 GIORNI L’ANNO A Villa I Tramonti non sono solo i matrimoni ma gli eventi a tutto tondo a scandire il calendario. In estate la struttura propone aperitivi al tramonto con concerto, buffet e angolo barbecue, oltre al seguitissimo cinema all’aperto con cena in giardino. Per galà di beneficenza ed eventi culturali di ogni genere, la direzione si mette in gioco collaborando attivamente per la creazione di esperienze ad alto profilo culinario. In inverno la proposta spazia da vari tipi di pranzo domenicale a tema alle degustazioni di vino, con una ricca offerta di festeggiamenti natalizi e party in maschera di carnevale. E per gli amanti del giallo e dei giochi di ruolo, non mancano le cene con delitto, rigorosamente davanti al camino acceso. Gli spazi della villa, infine, si prestano a incontri riservati alle aziende convegni, meeting, cene di lavoro che spaziano dalle occasioni formali al team building.

«Proponiamo ai novelli sposi la possibilità di sfruttare i vari ambienti esterni e interni della Villa – sottolineano Gegia e Sofia Pecci – ambientando ogni fase del ricevimento in una nuova e diversa situazione. Il pranzo può essere servito all’interno del salone in stile tradizionale con arcate bianche e grandi finestre che si affacciano sui giardini, oppure il servizio può essere ambientato in giardino con lunghe tavolate bianche in stile americano. Ogni evento è curato nei minimi dettagli. La base di partenza è sempre un menù che esalta i sapori tipici della cucina romagnola e li fonde con una cucina innovativa e moderna, che attraversa spesso differenti culture». ■ Alessia Cotroneo Villa I Tramonti si trova a Saludecio (Rn) www.villaitramonti.it



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 24

A spasso nel Bel Paese

Vacanze di charme Per chi ama viaggiare e rilassarsi concedendosi un piccolo lusso, le caratteristiche della struttura alberghiera sono fondamentali. Mauro Dellandrea conosce il valore del soggiorno in una dimora storica di pregio na vacanza speciale, in cui concedersi una pausa e viziarsi un po’. Mosse dal desiderio di rendere il proprio soggiorno originale ed esclusivo, sempre più persone si avvicinano al circuito dei palazzi di charme, antiche residenze signorili e ville d’epoca divenuti alberghi e hotel d’eccellenza. Queste strutture ricettive interpretano l’accoglienza come un’arte e offrono servizi di alta qualità, sempre su misura del cliente. Oggi in tutta Italia è possibile soggiornare all’interno di incantevoli relais, location uniche che conservano la propria storia e la propria identità, sempre a stretto contatto con il territorio, che ne aumenta il fascino e il pregio con i propri paesaggi. Nel ricordo degli ospiti, questi luoghi rimangono memorabili. Dall’Emilia Romagna, in particolare dalla provincia di Reggio Emilia, terra di castelli e di antiche signorie, arriva la testimonianza di Mauro Dellandrea, direttore di Borgo Cadonega, una residenza nobiliare del passato che oggi rivive come elegante Relais e Spa. «La nostra struttura è stata realizzata all’interno di una delle più antiche e significative dimore patrizie della collina reggiana. Il palazzo è appartenuto per secoli alla famiglia degli Spadoni, il cui stemma, due spade incrociate, è oggi l’emblema di Borgo Cadonega Relais & Spa. L’edificio troneggia nell’estremità orientale del paese di Viano, e le sue torri si affacciano sulle campagne circostanti. I saloni, le camere e corridoi del palazzo hanno ricevuto un’accurata opera di restauro, per consentire la conservazione di tutti gli antichi elementi architettonici: dalle possenti travi di rovere, ai soffitti di quercia, alle tracce di vecchi affreschi. In queste zone, l’ultimo piano dei palazzi nobiliari era tradizionalmente adibito a colombaia ed accoglieva numerosi nidi artificiali in terracotta. Questa singolare particolarità è stata conservata ed è ancora oggi visibile nella suite, la camera più lussuosa della struttura, denominata, appunto, “Piccionaia”. All’interno del complesso di Cadonega, infine, è anche presente un piccolo edificio che fungeva da abitazione per il custode, con stalle per i cavalli e pollai. Attualmente in questi spazi si trova la Spa, collegata al pa-

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Borgo Cadonega è a Viano (Re) - www.cadonega.it - info@cadonega.it

lazzo padronale da un suggestivo percorso sotterraneo e dotata di idromassaggio, bagno turco, sauna e l’esclusiva Private Spa, un ambiente riservato dedicato alle coppie». Dopo un accurato restauro della durata di sei anni, oggi l’antico Borgo Cadonega è un importante punto di sosta tra i sentieri delle colline reggiane. La struttura si trova infatti al centro di un contesto territoriale di notevole bellezza paesaggistica, ottimo per gli amanti della natura e perfetto per chi desidera visitare le grandi città protagoniste di questo territorio, come Parma, Modena e Reggio Emilia. «Borgo Cadonega si è posto fin dal principio l’obbiettivo di valorizzare un territorio da troppo tempo trascurato», afferma Mauro Dellandrea. «Purtroppo non c’è grande turismo nei piccoli paesi collinari, che sono invece un punto strategico per visitare le grandi città e sono loro stessi circondati da piccole perle turistiche. Sono luoghi ricchi di storia, di castelli, di chiese, di curiosità e di paesaggi che tolgono il fiato». Con l’intervento realizzato a Cadonega, la bellezza della storia e il buongusto dell’antico si uniscono alle più attuali esigenze di accoglienza, creando un riferimento di primaria rilevanza per il mondo dell’ospitalità di alto prestigio nella zona. La struttura si compone di un corpo

IMMERSO NEL VERDE

Il Borgo regala tranquillità e relax a contatto con la natura ed è vicino alle città d’arte di Parma e Reggio Emilia principale, all’interno del quale trovano spazio nove ampie camere, accessoriate con tutti i comfort. Ogni stanza è arredata affiancando mobili di antiquariato e di design moderno, con opere originali di Alinari, Joan Mirò e Valerio Adami. Lo spettacolo che offrono alla vista è quello del borgo e delle colline, facendo entrare l’ospite in contatto con la natura. Dove un tempo c’erano i forni ora si trova il ristorante dell’albergo, dove è possibile abbandonarsi ad un’esperienza enogastromica che rivisita, in chiave moderna, l’antica tradizione della cucina Emiliana. Accanto alle sperimentazioni creative non possono mancare i classici gusti locali, l’aceto balsamico, il Parmigiano Reggiano e i cappelletti. Suite d’eccellenza, menù gastronomici con proposte di qualità e Spa in cui farsi coccolare e vivere un’esperienza suggestiva di relax e benessere. Borgo Cadonega è una struttura esclusiva, in cui ciascuno viene accolto in maniera speciale. Un luogo di sosta in cui rigenerarsi e togliersi qualche sfizio, lontano dalla routine della vita quotidiana. ■ Veronica Carrisi

Benessere e Spa Il Centro Benessere e la Beauty Farm di Borgo Cadonega offrono intimità e servizi di qualità, per permettere agli ospiti di rilassarsi in un’atmosfera assolutamente esclusiva. «Un’iniziativa interessante – racconta Mauro Dellandrea, direttore di Borgo Cadonega Relais & Spa - è la realizzazione di open day dedicati alla cura del corpo, realizzati in collaborazione con esperti del settore. In queste giornate vengono effettuati check up gratuiti e trattamenti che tengono conto dell’unicità di ogni singola persona, per esaltarne la vera essenza».



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 26

A spasso nel Bel Paese

Nella campagna intorno al Lago iamo a pochi minuti di macchina dal Lago di Garda, lontano dai clamori turistici eppure così vicini a tutte le bellezze paesaggistiche più rinomate della zona. Nella campagna del comune di Castelnuovo del Garda, e più precisamente in località Sandrà, incontriamo Elena Ballini e Antonio Spadaro di Passanitello, conduttori di Cà Blanca, una country house con locanda, immersa nel verde e nella serenità. «L’immobile è una tipica casa di campagna locale – dice Elena Ballini –, nella cui zona residenziale sono state ricavate cinque grandi camere matrimoniali con bagno privato, e la sala da pranzo comune, mentre nel rustico adiacente c’è la residenza dei conduttori. Il tutto è circondato da 6mila metri quadri di verde, organizzato in uliveto, orto biodinamico, orto botanico delle spezie e degli aromi, e in atto vi è la piantumazione di un piccolo frutteto, da cui ricavare prodotti da utilizzare anche nella preparazione dei piatti offerti dalla locanda, oltre che a diretta fruizione degli ospiti, i quali possono accedervi liberamente. Una parte del parco sarà piantumata a bosco, e il prato è seminato con essenze odorose particolari, così da creare un piacevole profumo al passaggio. Vi trovano posto anche un piccolo orto botanico e prossimamente un bio laghetto naturale».

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Elena Ballini e Antonio Spadaro di Passanitello raccontano la loro esperienza come conduttori di una country house con locanda, a pochi chilometri dal Lago di Garda. «Tutto calcolato nel minimo dettaglio all’insegna di benessere e naturalità»

Il servizio di country house comprende pernottamento e prima colazione «servita nella sala interna al piano terra, o in esterno durante la bella stagione – continua Antonio Spadaro di Passanitello –. Si può scegliere tra una vasta offerta di prodotti fatti in casa, torte, dolci, marmellate e pane, preparazioni salate, prodotti tipici del territorio, nella filosofia del chi-

FILOSOFIA GASTRONOMICA

Il cibo è una ricchezza e uno scambio culturale, ha un’ anima, oltre che sapore e forma, colore e aroma

lometro zero, oltre a bevande come thè, tisane, caffè, succhi di frutta e latte». La ristrutturazione ha previsto l’utilizzo di tecniche e materiali il più possibile biocompatibili, nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni locali. «Volutamente – spiega Elena Ballini – si sono mantenute le tipicità strutturali e architettoniche originali, ciò nonostante gli impianti si avvalgono di tecnologie volte all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili (solare termico e fotovoltaico) con un minimo impiego di gas da combustione, praticamente a emissione zero. Sono stati previsti sistemi di recupero e riutilizzo dell’acqua piovana, e razionalizzazione dell’acqua sanitaria, le tecnologie adottate per il riscaldamento e il raffrescamento, il cappotto esterno e l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive innovative, sono volte al rispetto ambientale e a un attento risparmio energetico. Inoltre, ogni percorso esterno è fruibile anche da persone con limitate funzioni motorie. La struttura è dotata di adeguata zona a parcheggio per gli ospiti sia della country house, sia della locanda. Gli ospiti possono usufruire degli spazi verdi, organizzati in zone di relax attrezzate, e noleggiare biciclette per escursioni nel territorio limitrofo». Per i due conduttori di Cà Blanca «il cibo è una ricchezza e uno scambio culturale – afferma Antonio Spadaro di Passanitello –, ha un’ani-

Cà Blanca si trova a Castelnuovo del Garda (Vr) www.cablanca.com

ma, oltre che sapore e forma, colore e aroma. Nutrire lo spirito, oltre al corpo, soddisfare l’anima e arricchire la conoscenza: questo è il nostro intento, sperimentare è l’opportunità dei nostri ospiti. Aperta anche a tutti, la locanda offre cene a tema, dalla tipica cucina locale a quella siciliana, orientale, Cherokee, a seconda delle opportunità legate a eventi o a disponibilità e reperibilità di prodotti tipici. La filosofia è quella di utilizzare prodotti di primissima qualità, pasta, pane e dolci fatti in casa, e tutte le pietanze vengono cucinate ed elaborate al momento. Gran parte dei prodotti freschi, sono di produzione propria (ortaggi, frutta e verdura) o reperiti nelle aziende agricole locali, o provenienti da aziende Docg, Dop, e denominazione biologica o biodinamica. La Country House dispone anche di una cantina, ove gli ospiti possono prendere parte a degustazioni organizzate appositamente da produttori di vini e prodotti locali e non, anche su richiesta degli ospiti stessi. La cantina è fornita di un ampio carnet di vini nazionali ed esteri, e di una discreta selezione di champagne e birre nazionali ed estere». ■ Elena Ricci

Ogni camera un viaggio Elena Ballini, alla guida della Cà Blanca insieme con Antonio Spadaro di Passanitello, entra nel dettaglio dell’offerta che si può trovare all’interno della country house veronese. «La struttura è dotata di cinque camere matrimoniali con bagno privato, aria condizionata, tv satellitare e wi-fi gratuito, con la possibilità di un terzo letto aggiuntivo, o culla. La camera situata al piano terreno è fruibile da portatori di handicap con mobilità limitata. Ogni camera e ogni bagno, rappresentano un luogo geografico e culturale particolare. Esistono luoghi che trasmettono emozioni, ed emozioni che lasciano senza fiato: noi facciamo in modo di trasportaregli ospiti in un viaggio di sensazioni, dalla calda Africa Nera al feng shui del Giappone, dalla romantica Tunisia all’avventurosa America dei Pionieri, fino alla rassicurante atmosfera del fine Ottocento Italiano. In pieno relax».



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 28

Itinerari del gusto

In ascolto della terra Attraverso il confronto con l’operato dei produttori vinicoli siciliani si dipana la riflessione di Andrea Zanfi sul sistema vitivinicolo dell’Isola. Tra potenzialità, rischi e contraddizioni el volume Viaggio tra i grandi vini di Sicilia - pubblicato nel 2003 - lo scrittore ed editore Andrea Zanfi aveva intrapreso un viaggio alla scoperta del “cuore pulsante dell’enologia siciliana” attraverso il ritratto degli imprenditori del vino che ne avevano contribuito al rilancio. Questo viaggio è proseguito nel 2015 con Sicilia. L’Isola e il Mediterraneo, storie di amori e vini (SeB Editori) in cui Zanfi raccoglie le testimonianze di 50 cantine dell’Isola e dei suoi “vignaioli”. Rispetto alla sua precedente pubblicazione, se e cosa è cambiato nel settore vitivinicolo siciliano? «Nella mia disamina ho concretamente

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Lo scrittore ed editore Andrea Zanfi

evidenziato in egual misura le aree di crescita e quelle di grande criticità del sistema vitivinicolo siciliano che ha lo hanno portato a uno stallo. Dal 2003 a oggi, i siciliani ne hanno perse di occasioni per affrancarsi veramente per il più importante areale vitivinicolo italiano, senza eccezion fatta per qualsiasi distretto che ne caratterizza l’ampelografia. Studi effettuati sulle reali potenzialità dei sistemi geologici dell’Isola si sono gettati al vento inseguendo i mercati e il loro soddisfacendo. Nel volume Sicilia. L’Isola e il Mediterraneo. Storie di amori e vini traccio alcune linee di quali siano le aree di riferimento per ogni singolo vitigno, in base a studi effettuati da Università e dal sottoscritto, ma purtroppo non sono stati tenuti di conto, con il risultato di avere ovunque imbottigliatori di Nero d’Avola e di Grillo; due vitigni che avrebbero meritato ben altra storia se fossero stati valorizzati solo quelli locati nei loro areali naturali. Così si potrebbe dire di un’altra infinità di vitigni messi a dimora secondo necessità mercantili. La Sicilia è questa, ma nonostante tutto ha delle eccellenze talmente uniche che, pur perdendo colpi sotto l’impeto imprenditoriale, riesce a dare valore al sistema, soprattutto ora che in molti hanno compreso quanto il mercato ricerchi vini fini, verticali, eleganti, ricchi di frutti e non opulenti e grossi». Può identificare dei tratti comuni, dei trait d’union, nei percorsi degli imprenditori siciliani di cui ha rac-

colto la storia? «Ci sono forze emergenti che hanno ben compreso quale sia la potenzialità di un sistema viticolo che, seguito e non addomesticato secondo necessità commerciali, dà sempre e comunque risultati unici. Per il suo clima e la sua morfologia, la Sicilia potrebbe essere il più grande areale vitivinicolo biologico d’Europa, e forse del mondo, dove produrre vini biologici e biodinamici potrebbe essere estremamente facile; un’idea che sta trovando sempre più proseliti. Il trait d’union fra i produttori sta proprio nella presa di coscienza di svolgere la loro attività in una terra magica baciata dal buon Dio». Perché il territorio dell’Etna rappresenta un ecosistema così favorevole alla produzione enologica? «Come tutti i territori vitivinicoli vulcanici, l’Etna rappresenta un ecosistema molto particolare grazie all’altitudine in cui si può coltivare, al clima che facilita le escursioni termiche nel periodo di maturazione dei frutti e al patrimonio genetico e viticolo che qui si è ambientato nei secoli. Se questa “corsa all’oro” non crea disastri, e la limitata superficie vitata dovrebbe esserne garante, forse questo areale riuscirà a non trasformarsi, “annacquando” secoli di storia». La Sicilia è un’isola di grandi dimensioni caratterizzata da una varietà incredibile di vitigni e terroir. Dal Nero d’Avola al Catarratto, dal Nerello Mascalese all’Inzolia, sen-

za fare torto ad alcun vino, quali sono le più significative espressioni dell’enologia dell’Isola? «Ci sarebbe bisogno di dare ascolto alla terra, capire quali siano le sue caratteristiche e lì inserire i vitigni giusti. I grandi Syrah si producono in aree specifiche, così come i Nero d’Avola, il cui nome evoca già una delle poche aree di eccellenza, gesso, terre bianche, povere, e così potrei continuare, ma ne ho ampiamente parlato nel volume sopra citato. Le novità più curiose? Il Catarratto Lucido coltivato in certe zone e in altura da grandi vini bianchi, così come stanno emergendo tentativi di vinificazione in bianco-secco di certe Malvasie che in futuro riserveranno grandi sorprese. Per i restanti vitigni, invito il consumatore a differenziare e non generalizzare la domanda, ma saper dirigere la propria attenzione su areali specifici, al fine di comprendere realmente cosa sia la Sicilia del vino». Qual è la storia di vino che più l’ha colpita lungo il suo viaggio? «Un viaggio nel quale ho aperto principalmente le porte di piccole cantine, dialogando con animi gentili. Alcuni dei quali erano dei veri contadini, gente che ha compreso che il vino si fa nella vigna e non nei salotti. Non saprei quale storia sia stata più affascinante e anche se tendessi a pronunciare un nome, eviterei di farlo per non fare un torto a chi mi ha aperto la porta e raccontato la sua storia di vita». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 30

Itinerari del gusto

Una storia d’amore Una cucina ricercata ma accessibile, quella di Pietro D’Agostino, che affonda le sue radici nell’Isola con ingredienti esclusivamente prodotti sul territorio e si innalza grazie alla passione e alla creatività dello chef stellato

el decennale della stella Michelin per La Capinera di Taormina, lo chef Pietro D’Agostino inaugura la sua nuova creatura, Kistè, a Casa Cipolla, uno dei rari esempi di stile del tardo Rinascimento siciliano a Taormina. «Kistè è un nuovo contenitore gastronomico in cui sperimentare un diverso modo di vivere la tavola e regalare a tutti, tutti i giorni, gusti e piaceri di una cucina d’autore, ricercata ma senza troppi fronzoli», spiega Pietro D’Agostino, raccontando la formula easy gourmet che contraddistingue la nuova proposta. «Questo non significa che il menù cederà il passo all’improvvisazione: l’idea è quella di raccontare la bella storia d’amore con la cucina». I suoi piatti si nutrono delle eccellenze enogastronomiche siciliane. Quali materie prime privilegia e quanto è importante oggi questa località degli ingredienti? «La mia cucina è come la mia Sicilia: solare, fresca, ricca di tradizione e moderna. Come un mix di creatività e innovazione, memoria e territorio: piatti vivaci eppure essenziali, pensati e voluti secondo il quasi “religioso” rispetto delle stagioni della terra e del mare e seguendo la mappa delle materie prime coltivate, prodotte, realizzate con cura e rispetto. La Sicilia va scoperta in lungo e in largo alla ricerca di prodotti assolutamente dop e igp, unici per le loro caratteristiche e per l’habitat nel quale sono stati coltivati. Un viaggio del gusto, nelle suggestive serre delle calde terre più a sud dell’Isola, dove si coltiva il pomodorino di Pachino, pila-

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Lo chef Pietro D’Agostino

stro della dieta mediterranea, o ad Avola dove crescono rigogliosi robusti mandorli che regalano la tipica cultivar della ‘bianca Pizzuta’. Nel Ragusano, la terra delle mozzarelle di bufala e del caciocavallo e a Giarratana, dove si raccoglie la tipica cipolla rossa. Per spostarsi ancora nel Trapanese, per far scorta di sale di Mothia o di aglio di Nubia. Sull’Etna, con il suo fertile sottobosco e le distese di Nocellara, da cui nasce olio straordinario. Le isole minori regalano poi altri straordinari sapori, come i capperi di Salina o l’Occhio di Pernice di Pantelleria». Come nasce l’idea di proporre alcuni di questi prodotti con un suo marchio? «Ci si innamora degli ingredienti, della memoria che riaffiora dai sapori e si finisce per amare anche chi porta a tavola le emozioni in un piatto. Con questo spirito ho scelto personalmente alcune eccellenti materie prime per una selezione dei migliori sapori siciliani, gli stessi utilizzati nella mia cucina, da gustare dentro il locale o da portare a casa. Nasce così, e con lo spirito che abbraccia ricercatezza e semplicità, la proposta di prodotti con l’etichetta “IO Pietro D’Agostino”. È la linea di prodotti che esprime il mio mondo, l’essenza del lavoro fatto insieme ad appassionati produttori che esprimono ogni giorno il loro amore per l’Isola e per i prodotti: un olio Nocellara dell’Etna, uno zibibbo secco dop “La Piana della Ghirlanda” di Pantelleria, un grillo, due mieli di Zafferana Etnea (Sulla selvatica e Fico d’India) e una pasta, mezzo pacchero, realizzata con grani siciliani. C’è la ricerca e c’è soprattutto il piacere di condividere l’unicità di alcuni prodotti che sono l’espressione di gusto e qualità della Sicilia». Quali sono le reminiscenze della tradizione culinaria siciliana, così ca-

ratterizzata dalle sue dominazioni storiche, che più la influenzano oggi? «La Sicilia che racconto nei piatti è la terra che tante popolazioni hanno vissuto e dominato: siamo il cuore del Mediterraneo e, in questo senso, la Sicilia è la sintesi di una tradizione che è stratificazione di tante culture e lo è anche in cucina. Dai greci ai romani, passando per gli arabi, gli spagnoli, i francesi, ognuno di loro ha lasciato qualcosa di sé, che poi si è inevitabilmente innestato». Come avviene la rielaborazione con l’innovazione? «Un nuovo approccio con la materia prima è fondamentale, riscoprendone l’essenza, gli elementi più genuini e le peculiarità che la collocano in un determinato territorio, sia dal punto di vista geografico che storico-culturale. La materia prima ha riconquistato una sua identità e un suo protagonismo nelle pietanze che ri-

sultano ora più semplici nell’elaborazione, ma più ricercate nell’interpretazione di ingredienti e accostamenti, tanto più che ora gli standard qualitativi si sono alzati tantissimo». Si parla di memoria che riaffiora dai sapori: qual è la Sicilia che emerge dalla sua cucina? «Immagino la Sicilia come l’Isola dei sapori e della bellezza, una terra del cibo di qualità, della cultura, della natura e dell’accoglienza, in un tripudio di colori: l’azzurro del mare, il nero e il rosso dell’Etna, il verde delle ricche vegetazioni, il giallo oro delle immense distese di grano. Uno spettro di colori che si rispecchia anche nella nostra cucina: semplice, generosa, sana. Nei miei piatti ci sono alcuni ingredienti che non possono mancare mai: il pesce azzurro dello Jonio, per cominciare, che è un toccasana per la salute». Quanta attenzione viene dedicata all’abbinamento con i vini dell’Isola? «La Sicilia sta vivendo un boom dell’enoturismo e dei flussi di presenze nelle sue cantine, immerse in paesaggi straordinari che rendono il territorio un immenso giacimento di biodiversità che si accompagna alla bellezza dei luoghi. Questo ha fatto sviluppare anche una certa sensibilità nei confronti dei vitigni autoctoni: Racina di vento, Inzolia nera, Dunnuni, Fiore d’arancio, Nivureddu, Racinedda e Tintorè, sono soltanto alcune delle oltre 60 varietà di vitigni presenti nella nostra terra. E credo che un buon inizio per questo tour alla scoperta del vino siciliano sia la conoscenza dei luoghi e della loro storia: la terra, il sole, il vento, l’acqua, il territorio, sono le forze della natura di cui si nutre la vite. L’arte della coltivazione della vite, qui in Sicilia, consiste proprio nel saper gestire queste forze vitali. Riuscirci significa produrre uve e quindi vini di qualità, senza dover ricorrere ad altri fattori esterni per sopperire a carenze o eccessi». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 32

Itinerari del gusto

Bello e dal sapore casalingo Secondo Gino Fabbri «un dolce si mangia prima di tutto con gli occhi». Ne deriva che nella sua preparazione la cura estetica è la regola numero uno. Purché sia abbinata a ingredienti di qualità che richiamino la tradizione ezzo secolo abbondante di vita professionale trascorsa tra torte, biscotti, ciambelle e brioche. Dietro il bancone della sua mitica pasticceria “La Caramella” nel bolognese, nelle vesti di presidente dell’Accademia dei maestri pasticceri italiani dal 2012 e con la ciliegina sulla torta speciale che lo chef Gino Fabbri consegnò direttamente nelle mani del Papa in occasione del Giubileo del 2000. Conquistando l’allora pontefice Giovanni Paolo II «grazie all’abbinamento dell’amarena tipica del mio territorio con il cioccolato fondente al 70 per cento e l’aggiunta del croccantino alla mandorla, per la prima volta inserito all’interno di un dolce che gratificava il palato». Ci levi subito una curiosità: da allora ha continuato a riproporla o è rimasta un “pezzo unico”? «Nonostante gli anni, la sua complessità e il suo essere più adatta alla degustazione che al consumo, la torta Giubileo continua a essere presente nella nostra vetrina dei dolci. Un dolce d’effetto per la presentazione, ma anche un dolce a cui sono affettivamente molto legato. Per cui ci tengo a mantenerla invariata nella sua essenza, dando modo a tutti di poterla conoscere». Restando tra i suoi dolci del cuore, si ricorda quale l’ha fatta innamorare di questo mondo goloso e qual è il primo che ha adagiato nel suo banco pasticceria? «A farmi innamorare di questo mestiere sono stati i grandi dolci che vedevo preparare in casa fin da piccolo: fiordilatte, torta di riso e zuppa inglese in primis. Poi negli anni grazie alla mia professione mi sono appassionato soprattutto al mondo dei lievitati e per me oggi la brioche è l’emblema della colazione perfetta e non

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mi stanca mai. Anzi, mi fa venir voglia di rimangiarla il giorno dopo. Il primo dolce che appoggiai in vetrina nel 1982 quando aprii la pasticceria insieme a mia moglie Morena fu una millefoglie allo zabaione, ancora oggi un dolce attualissimo». Lei è bolognese doc. Quali ingredienti e creazioni ricorrenti del suo repertorio raccontano meglio il gusto della sua terra e il suo legame con essa? «Gli ingredienti che ricorrono nelle mie ricette sono quelli del mio territorio: ciliegie, amarene, riso, pere, mele e la nostra mostarda. Di conseguenza sono legato anche ai dolci, quasi tutti secchi, preparati con questi ingredienti come crostate, ciambelle o biscotti. Nella mia pasticceria non mancheranno mai la torta di riso, le raviole, la pinza, la ciambella casalinga o una “semplice” torta di mele. Dolci della tradizione casalinga che credo sia fondamentale riprendere e rinnovare in chiave

Gino Fabbri, chef e pasticcere

moderna». Scelta materie prime, tecnica, tradizione sono elementi basilari per preparare un dolce di qualità. Dovendo aggiungere la cura estetica a questa lista, che posizione le assegnerebbe? «Assolutamente il primo posto: un dolce si mangia prima con gli occhi e proprio per questo deve essere bello, deve colpire. Poi ovviamente va preparato alla perfezione, senza trascurare la tradizione: per affezionarci a un dolce abbiamo bisogno di confrontarlo alla nostra memoria, a quello che abbiamo già mangiato prima e soprattutto da piccoli. La tradizione va solo rinnovata ma mai stravolta fino all’esagerazione, nemmeno a livello estetico. È sempre un gioco di equilibri e di scienza». Da presidente dell’Ampi con un polso aggiornato sui nuovi talenti, quali tendenze si stanno affermando

nel panorama dolciario? «Come prevede anche il nostro statuto, sono convinto che i prodotti migliori si ottengano soprattutto con le grandissime materie prime che il territorio spontaneamente ci fornisce. Purtroppo la tendenza attuale è di esasperare la ricerca del naturale per andare verso una pasticceria preparata con ingredienti apparentemente naturali che però di naturale o sano hanno poco: nell’era dove internet e i social ci potrebbero fornire tutte le conoscenze, non c’è mai stata così poca voglia di informarsi su ingredienti e prodotti con cui ci nutriamo. E il pubblico è comunque disposto a pagare qualcosa in più per prodotti che in realtà non rispecchiano così alla lettera un concetto di salute e naturalezza». In questi giorni è diventato un tormentone lo spot della bimba che chiede a mamma “una colazione che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e golosità”. Lei come le risponderebbe? «Leggerezza e golosità sono due parole astratte e dall’interpretazione soggettiva. Per essere goloso, un buon dolce deve essere perfetto negli equilibri e quindi anche leggero, ma gratificare e lasciare la voglia di essere gustato ancora. Se poi per leggero ci si riferisce alle calorie, allora consiglio alla bimba di mangiare solo una mezza porzione di quel dolce purché sia preparato con ottime materie prime». Lei dedica il suo tempo a preparare dolci per gli altri. Ma parlando delle sue preferenze, quale dolce non si stuferà mai di mangiare? «Io non mi stancherò mai di mangiare una buona ciambella casalinga. Semplice ed essenziale anche alla vista, ma perfetta fin da piccoli per tutta la giornata: al mattino con latte e caffè, a merenda o dopocena accompagnata da un buon vino dolce. Il segreto sta sempre negli ingredienti con cui viene preparata perché la vaniglia e il limone ci devono essere: sono i dettagli a esaltare la semplicità». ■ Giacomo Govoni



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 34

Itinerari del gusto

L’ambasciatore della Costiera amalfitana Guarnendo gran parte delle sue ricette con prodotti tipici della zona, Sal De Riso ha portato i sapori della sua terra alla ribalta internazionale. E mediatica, nella cucina più popolare della tv italiana ieci anni fa la cittadinanza onoraria di Salerno, l’anno scorso il titolo di “Magister Civitatis” in occasione del Capodanno bizantino di Amalfi. Due riconoscimenti di notevole prestigio che, uniti alla nomina a Cavaliere della Repubblica ricevuta tre anni fa, celebrano l’eccellenza professionale dello chef patisserie Sal De Riso per diverse ragioni, ma per una in particolare: la capacità di promuovere i prodotti e le tipicità del suo territorio, facendosi ambasciatore dei sapori e dei profumi della Costiera amalfitana. «Anche in ogni ricetta che preparo in tv – spiega De Riso che da tempo cura una rubrica fissa ne “La Prova del cuoco” – cerco di dare visibilità alla mia terra, utilizzando gli straordinari prodotti picentini tra cui la nocciola Igp di Giffoni». Quali tratti del suo stile creativo esprimono questa impronta territoriale in maniera più compiuta? «Per me la Costiera amalfitana è stata e continua a essere un pozzo di idee. Mi ha dato la possibilità di attingere a grandi ingredienti generosamente donati dalle sue terre, offrendomi inoltre spunti fondamentali in termini di cultura gastronomica. E quindi anche a livello di filosofia e di pensiero». L’alta qualità della materia prima è

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un suo chiodo fisso. Come avviene la selezione degli ingredienti e quali peculiarità devono avere per “entrare” nei suoi dolci? «Io mi avvalgo di fornitori locali che ogni anno mi garantiscono prodotti a regola d’arte. Penso alla ricotta, ai limoni Amalfi Igp, ai fichi bianchi del Cilento, alle nocciole Giffoni. Tuttavia spesso vado a seguire di persona la lavorazione della ricotta per controllarne la cremosità, o lo stato di maturazione di albicocche e pesche. Anche le more le acquisto da un coltivatore locale così come le castagne, che prendo a Tramonti o Scala. Una volta pronta, la frutta viene portata nel mio laboratorio dove la laviamo, tagliamo e la surgeliamo in scatole da 5 o 10 kg. Alcuni prodotti come le pere li faccio lavorare fuori per ragioni di spazio e tecnologie, ma in genere li lavoro diret-

tamente così ho la garanzia del processo di preparazione, con qualità selezionata a monte». Una sezione speciale del suo repertorio creativo è riservata a confetture e creme, con una delle quali ha persino sfidato “sua maestà” la Nutella. Cosa rende le sue conserve tanto gustose? «Per le creme da spalmare io utilizzo la nocciola Giffoni Igp e l’olio extra vergine d’oliva Dop delle colline salernitane. Le nocciole, intere o spezzate, mi arrivano tostate da un fornitore che mi garantisce la tracciabilità e vengono trasformate nel mio laboratorio. Vengono lavorate con l’aggiunta di zucchero, cacao e circa l’8 per cento di olio extra vergine che è l’unico grasso aggiunto e non ha nulla a che vedere con l’olio di palma o simili. Solo prodotti del territorio dunque, come i limoni di Amalfi, che utilizzo quando faccio le creme al limone anidre leggermente alcoliche per la farcitura dei miei panettoni». Quest’estate si è letto di una principessa saudita che ha attraccato a Salerno apposta per assaggiare i suoi dolci. Con quali specialità l’ha sedotta e, a proposito, come va la richiesta dai mercati di quelle zone? «In realtà non è la prima volta che succede. Durante un tour della costa italiana, la principessa Reem ha

LE MATERIE PRIME

«Mi avvalgo di fornitori locali che mi garantiscono prodotti a regola d’arte. Penso alla ricotta, ai limoni Amalfi Igp, alle nocciole Giffoni»

Sal De Riso, chef e pasticcere

ormeggiato a Salerno con uno yacht di circa 80 metri e si è fermata appositamente perché aveva sentito parlare dei miei prodotti. Mi ha ordinato la torta di ricotta e pera e la delizia al limone non solo per i 12 ospiti che aveva a bordo, ma anche per tutto l’equipaggio di 55 persone. Riguardo al mercato orientale, abbiamo diversi ordini in particolare dall’Arabia Saudita e dagli Emirati per matrimoni e ricevimenti importanti. Negli anni ci siamo organizzati con i voli da Fiumicino per spedire i prodotti che mi commissionano». Parliamo dello Sal De Riso chef televisivo. In che modo si è avvicinato a questo mondo? «È stato un colpo di fortuna, perché quando iniziai la mia attività, a 20-21 anni, ebbi l’occasione di andare in tv dove eravamo ospiti come Minori, mio paese natale. L’amministrazione comunale di allora scelse una

ventina di persone per raccontare mestieri e tradizioni del posto e io andai come pasticcere, presentando una torta al limone con la fontana di Minori in zucchero al centro. Quello fu il trampolino di lancio che mi portò a partecipare a programmi come Uno Mattina e i Fatti Vostri. Finché, circa 15 anni fa, mi chiamò la produzione di Antonella Clerici per presentare il meglio della pasticceria di Amalfi. Dopo poche ore firmavo un contratto Rai». Com’è cambiato l’approccio della sua clientela da quando la vedono in tv? «Non è cambiato: l’unica differenza è che ora molti vengono in pasticceria per verificare se quello che preparo dal vivo è buono come in tv». Ultima domanda a bruciapelo, come quegli amici che si presentano a cena senza preavviso: un dolce “last minute” da preparare al volo e lasciarli a bocca aperta? «Molto dipende dalle materie prime che si hanno a disposizione nel frigorifero. Comunque se uno ha del pan di spagna, preparando una crema pasticcera al profumo di limone inzuppata con l’alchermes può realizzare una buona zuppa inglese “last minute”, servita magari con una meringa flambata sopra al momento». ■ Giacomo Govoni






Viaggio in Italia Pag. 39 • Ottobre 2017

Avvicinarsi alla vetta Alla scoperta dei tesori della Valle d’Aosta, dalle sue cime agli itinerari più incontaminati, con uno dei volti più noti e apprezzati dell’alpinismo italiano e non solo, Hervé Barmasse. L’amato Cervino, le valli meno battute dal turismo, l’emozione di stare ad alta quota resciuto ai piedi del Cervino, figlio, nipote e pronipote di guide alpine, la montagna pulsa nel Dna di Hervé Barmasse, ex promessa dello sci e oggi uno degli scalatori più forti al mondo. Erede di quei valori dell’alpinismo classico che dopo Reinhold Messner sembravano essere ormai venuti meno, Hervé (ospite fisso anche nella nuova edizione di Kilimangiaro su Rai3) ama trasmettere e comunicare la cultura della natura e della montagna. Attraverso il suo sguardo, scopriamo qualcosa di più del suo paese, Valtournenche, e della Valle d’Aosta. Alcune delle sue imprese sono proprio legate alla montagna di casa, la “Gran Becca”. Come apprezzarla al meglio, anche da semplice visitatore? «Per me il Cervino è qualcosa di più di una montagna. È stato come un fratello maggiore che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso di vita. Sul Cervino ho imparato a muovermi come alpinista, ho fatto qui le prime esperienze per poi portarle in giro per il mondo attraverso le mie spedizioni. Una montagna anche scuola, quindi. Il suo fascino unico al mondo, la bellezza di questa piramide perfetta, la rendono speciale agli occhi di tutti, anche a chi probabilmente non avrà mai l’occasione di scalare la più semplice via normale. Il consiglio, anche per chi non scala, è quello di recarsi alla base di questa montagna e ammirarne lo spettacolo. La guida francese Gaston Rébuffat scrisse che nessuno di fronte al Cervino rimane indifferente. È una montagna che entra, penetra in modo emozionale nel cuore». Meglio il versante svizzero o quello italiano, giusto per non entrare in competizione? «Le montagne non appartengono a uno Stato o all’altro, appartengono alle persone che le scalano e se ne innamorano. Il mio consiglio è fare un giro attorno alla montagna: delle quattro pareti in realtà ce ne sono solo tre visibili passando da Breuil-Cervinia a Zermatt. La parete ovest rimane nascosta, per cui si è obbligati a un’escursione per poterla ammirare. Il Cervino è una montagna molto bella e differente da qualsiasi lato e punto di vista la si guardi». I panorami della Valle d’Aosta hanno come sfondo le montagne più imponenti delle Alpi. Quale itinerario consiglierebbe? «Per chi vuole fare alta montagna e avvicinarsi all’esperienza sopra i 4000 m, consiglio sempre di cimentarsi in un’escursione facile sulla vetta del Breithorn, che fa già

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Hervé Barmasse, alpinista e guida alpina

parte del Massiccio del Monte Rosa. È una gita dove non servono capacità tecniche, ma che permette di avvicinarsi all’ambiente dell’alta quota, con i grandi ghiacciai e il profilo enorme delle vette. Sul Monte Rosa sembra quasi di trovarsi sull’Himalaya come dimensione delle montagne e c’è un colpo d’occhio anche sul Cervino. Dopo questa prima esperienza, se ne possono fare altre di avvicinamento, ad esempio in Valle d’Aosta è molto bello andare sul Gran Paradiso, non solo perché entriamo in un Parco ma perché di nuovo è una montagna che ti porta a 4000 metri. Le difficoltà tecniche sono simili a quelle del Breithorn, ma la gita è più lunga e prevede obbligatoriamente il

pernottamento in rifugio. Per chi vuole spingersi oltre c’è il Monte Bianco e poi il Cervino, che rimane - passando per la via normale - uno dei percorsi più difficili. Normalmente, gli alpinisti che scalano tutte le 82 vette delle Alpi oltre i 4000 metri di altezza tengono per ultimo il Cervino. L’unicità della sua fisionomia è confermata dal fatto che, caso unico al mondo, il suo nome è usato per descrivere altre montagne del mondo: il Cervino della Patagonia è il Fitz Roy, il Cervino del Pakistan è il K2 o il Masherbrum». Le mete da non perdere in Valtournenche. «Consiglio sempre l’escursione al Monte Pancherot che offre una bellissima vista sul Cervino e sul Massiccio del Monte Rosa. Un’altra zona molto interessante da visita-

re per gli appassionati di trekking è quella compresa tra Cheneil e Chamois: una traversata unica, descritta nella letteratura alpina già alla fine del XVIII secolo come zona incantevole per passeggiare tra boschi, praterie e con lo sfondo mozzafiato garantito dal Cervino. Io ci vado a correre e ad allenarmi». Nel resto della regione, c’è un luogo in cui ama ritornare? «Ci sono delle valli che mi attraggono ancora, per quanto ormai le conosca da anni, perché più selvagge e meno turistiche, senza grandi stazioni sciistiche o strutture ricettive. Tra queste, Valle di Champorcher, Val di Rhêmes, Valgrisenche, luoghi unici, i cui abitanti conducono un’esistenza ancora fortemente scandita dai ritmi della montagna. Sono valli che soprattutto mantengono un’affascinante asprezza. Champorcher è la valle del Re, perché fu meta prediletta di Vittorio Emanuele II, che a Dondena possedeva la riserva reale di caccia. La Val di Rhêmes è una meta imperdibile d’inverno per gli appassionati di sci di fondo: percorrere questa valle sulla pista offre panorami di intensa bellezza». Quali specialità enogastronomiche rappresentano meglio la Valle d’Aosta? Dove mangiare in regione? «La fontina è qualcosa di impareggiabile, che va mangiata rigorosamente in Valle d’Aosta per riconoscerne il sapore originario. Il vino valdostano è diventato un prodotto pregiato che inizia a essere apprezzato in tutto il mondo. Negli ultimi anni, infatti, la qualità è aumentata e il vino sta acquisendo una propria identità rispetto al vicino Piemonte. Anche la qualità della ristorazione è buona in Valle d’Aosta. Consiglio anche di salire nelle valli e provare la cucina nei piccoli borghi e frazioni perché si possono scoprire espressioni enogastronomiche particolarmente interessanti». ■ Francesca Druidi


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 40

Speciale Valle D’Aosta

Un brand da valorizzare I trend sono più che positivi per il turismo della Valle d’Aosta. Ma occorre potenziarne l’offerta e l’immagine attraverso sinergie di sistema e sfruttamento del potenziale del digitale. L’analisi di Confindustria Valle d’Aosta

di interesse storico-artistico, mostre e passeggiate nella natura o nei vari mercatini per assaggiare le tante specialità valdostane». Quali restano i punti di forza ma anche di criticità del sistema di accoglienza e ospitalità della regione? «Punti di forza sono le peculiarità della Valle: natura, qualità del territorio, enogastronomia, accoglienza e strutture ricettive che offrono servizi di qualità e una buona professionalità degli operatori. Dobbiamo rafforzare il nostro brand, destagionalizzare la stagione turistica e garantire un’offerta sempre più legata alle nostre tradizioni e al territorio per differenziarci e soddisfare le

Edda Crosa, direttore Confindustria Valle d’Aosta

ancano i dati di agosto e inizio settembre, ma si preannuncia un’altra estate da incorniciare per il turismo della Valle d’Aosta dopo la stagione boom del 2016. «Il turismo continua a registrare un trend in crescita, grazie anche a un’offerta sempre più diversificata e di qualità, sia per la passata stazione invernale, sia per quella estiva che ha registrato a luglio un +3 per cento rispetto al 2016, il migliore degli ultimi 10 anni», riassume Edda Crosa, direttore Confindustria Valle d’Aosta.

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Cammino Balteo È il nome creato per l’itinerario del progetto Bassa Via, che farà da cornice a un’offerta integrata di territorio del fondovalle e della media montagna. Il progetto è finalizzato a uno sviluppo sostenibile delle località di media e bassa quota in una logica di delocalizzazione e di destagionalizzazione dei flussi turistici. Il Piano di Marketing di questo nuovo prodotto è stato approvato ad agosto 2017 dalla Giunta regionale su proposta dell’Assessorato del turismo. «L’Assessorato ha scelto di superare il semplice concetto di itinerario per valorizzare complessivamente la destinazione Bassa Via – ha dichiarato l’Assessore Restano –. La nostra analisi sui punti di forza e di debolezza ha confermato le potenzialità turistiche del territorio e le opportunità che questo progetto offre a turisti e operatori del settore».

Quali sono le prospettive in vista dell’importante stagione invernale? «Le prospettive per quest’inverno sono buone. La Valle è una delle regioni protagoniste grazie a comprensori sciistici all’avanguardia, dotati di impianti moderni e sicuri e di innevamento artificiale, che ci consentono di garantire la sciabilità anche in presenza di precipitazioni irregolari, un vero paradiso per gli amanti degli sport invernali, dove è possibile praticare lo sci in tutte le sue declinazioni. E per chi non pratica lo sci, l’offerta turistica è ampia, da una salita con la Skyway a 3500 metri, al relax delle terme e piscine delle strutture ricettive, visite a monumenti e siti

esigenze e i bisogni di una clientela via via più esigente. Tutto questo è possibile con azioni coordinate e integrate con la promozione turistica che deve coinvolgere tutti gli operatori istituzionali ed economici, dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria, al commercio e naturalmente al turismo». Quali tendenze e riflessioni sono emerse dal recente incontro delle imprese ricettive con TripAdvisor? Come si sta cogliendo la sfida della digitalizzazione e dei social network? «TripAdvisor rimane il sito di recensioni più conosciuto, con ben 390 milioni di visitatori unici ogni mese e 435 milioni di recensioni, ma oggi i social network e i blog turistici consultabili per pianificare un viaggio o scegliere una struttura alberghiera sono davvero tanti e frammentati e diventerà sempre più difficile controllarli e seguirli. È molto positivo che Tripadvisor abbia deciso di confrontarsi con gli operatori per comprendere i reali bisogni dell’offerta alberghiera italiana, grazie alla collaborazione con Confindustria Alberghi. Nell’incontro, la responsabile ha cercato di aiutare le imprese nella gestione della loro reputazione online sul sito, rispondere alle loro domande e dimostrare quanto TripAdvisor possa essere utile al loro business. I social media hanno un ruolo importante nelle decisioni di acquisto e non vanno vi-


Viaggio in Italia Pag. 41 • Ottobre 2017

sti come una minaccia per il turismo; si tratta di un grande canale di promozione e di uno strumento per incrementare il proprio business, ma le imprese devono sempre più riflettere sul ritorno di immagine, visibilità e reputazione che ne avrà la loro azienda. Il web, nel bene e nel male, riduce drasticamente i tempi e i passaggi e nel giro di pochi secondi una recensione negativa può fare “il giro del mondo”». Una delegazione cinese ha di recente visitato la regione. Quali allo stato attuale sono i paesi potenzialmente più interessati alla proposta turistica valdostana, oltre ai tradizionali visitatori europei? «Nel piano strategico del Cammino balteo per rilanciare la bassa Valle, la Regione punta a consolidare i mercati italiani (Lombardia, Piemonte e Liguria) con l’obiettivo di espansione verso Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Veneto. Per quanto riguarda il mercato estero, l’obiettivo è il mantenimento per Francia e Svizzera e l’espansione verso

Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Giappone, con un occhio rivolto a Russia, Polonia e Nord America. Aprirsi a un mercato nuovo presuppone però la conoscenza approfondita del profilo dei viaggiatori, della loro lingua, di abitudini, tradizioni, esigenze, preferenze, del tempo a disposizione e del potere di spesa in modo da preparare adeguatamente gli operatori ad ospitare nuova clientela». Quali priorità individua per potenziare e valorizzare il settore della regione, anche in ottica extraeuropea? «La maggior parte dei turisti stranieri arriva in Italia per ammirarne i paesaggi artistici e culturali offerti dalle grandi città d’arte, attratti anche dai prodotti made in Italy e dall’enogastronomia, dal famoso Italian lifestyle. Non tutti gli stranieri conoscono le piccole realtà come la Valle d’Aosta, che conta su un paesaggio di montagna affascinante e su luoghi ricchi di storia e tradizioni. Due stranieri su tre considerano cultura e food le principali motivazioni del viaggio in Italia. La Valle d’Aosta ha delle eccellenze - natura, cultura e cibo - che possono incontrare l’interesse degli stranieri e dobbiamo valorizzarle con un’azione corale investendo sul brand, mettendo le imprese turistiche nelle condizioni migliori per operare». ■ Francesca Druidi

LE ALPI DELLA GRANDE CUCINA Siamo ad Arvier, un piccolo borgo incastonato tra le montagne a pochi chilometri da Aosta. E qui incontriamo Alberto Glarey, ultimo esponente di una tradizione gastronomica preziosa mmaginate un piccolo borgo sulle Alpi e una locanda d’altri tempi, che accoglieva viandanti magari stanchi e infreddoliti. Non è difficile: cinema e letteratura ci hanno abituato ad ambientazioni suggestive, quasi fiabesche, come queste. Se pensate, poi, che questo tipo di scenari siano più che comuni in Valle d’Aosta, allora restringiamo il cerchio e se, infine, aggiungete una stella Michelin ottenuta grazie al talento di una cuoca straordinaria, allora siete sicuramente ad Arvier (Ao) e più precisamente tra i tavoli della Cantina du Clou. Oggi si chiama così come quando fu fondata nel 1882, anche se negli anni '60 è stata Ristorante della Stazione, e fu grazie al genio di Vera Milliery che la Valle d’Aosta ottenne il suo primo riconoscimento da parte della guida gastronomica tuttora più importante del mondo. Erano gli anni sessanta e tra i suoi habitués c’era anche l’allora presidente Saragat, oltre ai tanti altri personaggi di spicco del panorama nazionale. Oggi, a portare il peso e l’onore di tanta eredità è il figlio della cuoca, Alberto Glarey, che vive della stessa passione. «Onorato di poter portare avanti la tradizione di famiglia – dice Glarey – propongo un mix di storia e contemporaneità, dando sempre priorità ai prodotti delle mie montagne. Al mio cliente propongo sempre due menù: in uno prevalgono i piatti più legati alla tradizione, l’altro invece è più legato alla stagionalità dei tanti prodotti della regione. La maggior

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parte delle ricette in carta sono il puro frutto della mia fantasia. E non ho usato l’aggettivo “rivisitato” di proposito, perché a mio modesto parere è inflazionato e poco significativo per quanto riguarda ciò che preparo». Glarey passa a raccontarci alcuni dei piatti che si possono trovare in un menù tipico della Cantina. «Un esempio - spiega Alberto - potrebbe essere il petto d'anatra femmina di origine francese, fasciato in un velo di pancetta (della salumeria artigianale Segor) cotto al forno e avvolto nel fieno fiorito, accompagnato da un purè di porri di montagna. Oppure, le tagliatelle verdi saltate con burro al tartufo fatto da me, sbriciolata di salsiccia di vitello fresca e cruda, scaglie di formaggio “Pastorella” della valle del Gran San Bernardo. E, ancora, gnocchi di patate viola di montagna fatti in casa, mantecati con burro d’alpeggio, crema di asparagi freschi, listarelle di prosciutto Dop di Bosses e formaggio “Vecio” valdostano. Un altro esempio tra i secondi è il filetto di cervo cotto in padella con erbe di montagna accompagnato da polenta macinata a pietra, confit maison di cipolle d’alta quota, lamponi e Petite Arvine dell’azienda Feudi San Maurizio. Infine, i vini: non trascuriamo bottiglie nazionali e non, ma proponiamo un’ampia scelta di vini del territorio e di vitigni autoctoni». ■ Renato Ferretti Alberto Glarey della Cantina du Clou di Arvier (Ao) - leclouarvier@libero.it


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Speciale Valle D’Aosta

Valorizzare i prodotti del territorio La Valle d’Aosta è un piccolo “terroir” che stupisce per la ricchezza di prodotti di altissima qualità, talvolta poco conosciuti ai suoi stessi abitanti. Vini estremi, formaggi e salumi secondo le tradizioni locali. I consigli del Saint-Vout Arco d’Augusto sorge nel cuore di Aosta e rappresenta sicuramente il simbolo della città. Il Saint-Vout Café ha trovato il proprio nome ispirandosi alla Sua denominazione in epoca medioevale. Gli storici hanno dato a questo appellativo una doppia valenza: Santo Volto, per la presenza di un’immagine lignea del volto di Gesù poi sostituita con un crocifisso, e Santo Voto, in quanto meta di processioni religiose. «Abbiamo pensato a questa attività come ad un punto di ritrovo per tutte le eccellenze valdostane. Una vera e propria collezione enogastronomica del territorio valdostano, introvabile nella grande distribuzione, per poter dare la possibilità al turista, ma anche alla clientela locale, di trovare facilmente, risparmiando tempo, la produzione di piccole realtà artigianali che fanno della qualità la ragione della loro esistenza» spiega il responsabile aziendale. «Quale maniera migliore di fare conoscere queste produzioni se non proponendole ad ogni ora del giorno in un’offerta che parte dalle colazioni, con l’utilizzo esclusivo di prodotti freschi di pasticceria e latteria. Siamo l’unica caffetteria a proporre brioches dolci e salate di giornata, biscotti e torte fresche, accompagnate da caffè e cappuccini, anche al latte di capra valdostana, e yogurt freschi di produzione esclusivamente locale. In tarda mattinata, cambiamo volto, offrendo all’aperitivo, unitamente alle classiche proposte nazionali, vini e birre artigianali valdostane». Circa duecento tipi di vini e trenta di birre, tappezzano le pareti ed i soffitti del Saint-Vout. A quest’ora, compaiono le prime proposte dei prodotti valdostani più conosciuti, cioè le quattro Dop locali: Fontina, Fromadzo, Lardo d’Arnad e

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Jambon de Bosses. Per il Lardo, proponiamo esclusivamente produttori che impiegano un minimo di 4 mesi per la stagionatura, rifuggendo da lavorazioni industriali di poche ore. Lo Jambon de Bosses è invece l’unica tipologia di prosciutto crudo nella nostra offerta per dare certezza alla clientela: la certezza di un prodotto inimitabile. Ai quattro prodotti più famosi della Val d’Aosta, si affiancano poi decine di formaggi di piccoli produttori, puntando molto su caprini e pecorini di svariate stagionature, nonché prodotti da macellazione fresca e insaccati. Al Saint-Vout si possono trovare verdure di produzione locale, fresche per le insalate, cotte sotto vuoto a bassa temperatura come contorno o trasformate in morbide vellutate in accordo con la stagionalità, ma anche pasta all’uovo fresca artigianale con sughi locali, crespelle ai sapori valdostani, taglieri misti e ancora tartare, roastbeef e hamburger di bovino valdostano, fonduta, raclette e orologi di formaggi valdostani. «Al Saint-Vout ci siamo resi conto, che pur essendo la Val d’Aosta un territorio molto piccolo, vi è una molteplicità di piccole produzioni spesso sconosciute anche alla clientela locale. Saltuariamente, tuttavia, esse necessitano di gusti diversi per spezzare la routine. Abbiamo così selezionato poche chicche provenienti da altre regioni italiane che non trovano concorrenti in Valle, in quanto non ne esiste produzione: la mozzarella di bufala campana di Aversa, il prosciutto cotto in crosta di pane di Trieste, la mortadella artigianale di un piccolo e rinomato produttore di Bologna, il prosciutto d’oca di Udine, lo speck altoatesino pluripremiato di Chiusa. Una girandola di novità che stupiscono sempre per la ricercatezza e l’originalità e che non sono

Saint-Vout Cafè ha sede ad Aosta - www.saint-vout.com

paragonabili a ciò che normalmente si può reperire in Valle nelle loro rispettive categorie». Ad ognuna di queste è abbinabile una delle quindici etichette sempre diverse proposte al bicchiere: «Crediamo che una rotazione rapida delle nostre proposte favorisca la diffusione e la conoscenza di piccoli produttori che difficilmente trovereb-

Un anno di attività Il Saint-Vout Café Œnothèque Fromagerie et Produits du Terroir compie il primo anniversario: è stato infatti aperto al pubblico il 21 ottobre del 2016. È situato all’ingresso del centro storico di Aosta, di fronte al monumento simbolo della città, l’Arco d’Augusto, e punta la sua offerta su piatti semplici e gustosi a chilometro zero, senza dimenticare vegetariani e celiaci. Iniziato il servizio di pranzo, vi è la possibilità di usufruirne ininterrottamente fino a sera: la cucina resta infatti aperta senza soluzione di continuità fino agli aperitivi serali ed alla cena.

bero una platea così ampia ed eterogenea come la clientela del Saint-Vout». Ed è proprio l’abbinamento vino, birre, salumi, formaggi il tema ricorrente delle serate di degustazione organizzate periodicamente al Saint-Vout. Ovviamente accompagnate da musica live di formazioni locali. Un capitolo a parte merita il sidro di mele. «In una regione ricca di questo frutto come la Val d’Aosta, la rinascita di questa antica bevanda poteva esserne solo la logica conseguenza». Inizialmente proposta nella sua versione originale, quindi una bevanda semplicemente fermentata, ora viene presentata utilizzando tecniche enologiche, come il metodo Charmat ed il metodo Champenoise, o di distillazione come per il Vermouth o l’Acquavite di sidro di mele. Il Saint-Vout ha infatti trovato un partner per promuovere il ritorno sulle scene di un nuovamente grande futuro protagonista: il sidro. Il Saint-Vout termina l’offerta con i liquori tipici della tradizione valdostana: grappa e genepy, cui gradualmente produttori locali, aggiungono nuovi infusi-novità. ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Pag. 43 • Ottobre 2017

L’offerta che non ti aspetti Tra meraviglie paesaggistiche e culturali della Valle d’Aosta, incontriamo Monica De Santis e lo chef Demetrio Pansera, che hanno vinto la loro scommessa: proporre fantasie di pesce fresco, proprio ad Aosta na storia antichissima che ha lasciato segni indelebili. La Valle d’Aosta non esaurisce le proprie attrattive nel suo spettacolo naturale. Certo, gli impianti sciistici rinomati, il trekking o lo skyway del Monte Bianco si sommano a meraviglie come il Parc Animalier (un parco faunistico che si estende per 3 ettari a 880 metri di altitudine nel comune di Introd) e di conseguenza davvero non si possono ignorare le bellezze paesaggistiche della regione. Al tempo stesso, però, visitare Aosta significa avere la possibilità di apprezzare l’antico foro romano, l’arco di Augusto, la bellissima cattedrale risalente all’XI secolo, senza contare i diversi musei storici. «Per non parlare dei borghi antichi disseminati lungo tutto il territorio». A parlare è Monica De Santis, titolare di un

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Ristorante Panza Chijna si trova ad Aosta Facebook: Ristorante Panza Chijna

AI PIEDI DEL CERVINO Siamo a Breuil Cervinia, tra le località sciistiche più famose d’Europa, in compagnia di Elena Neyroz e Federico Maquignaz che ci spiegano la loro idea innovativa di resort

ristorante la cui scommessa è alquanto singolare: servire pesce, cercandone l’eccellenza, in una delle regioni montuose e più lontane dal mare dell’intera penisola. E il modo che De Santis e suo marito Demetrio Pansera, lo chef, hanno scelto per affrontare la sfida parte proprio dal grande rispetto che provano per le tradizioni locali. «Nei piccoli paesini che si trovano nei dintorni – dice De Santis – si usano ancora prodotti e abitudini del passato: sono cose che andrebbero valorizzate. Proprio per questo motivo, Demetrio usa i gusti e i profumi valdostani abbinandoli a quelli della sua terra, la Calabria. Non a caso il nostro menu degustazione varia sempre in base alle sue idee e voglia di scoprire». La filosofia alla base del ristorante Panza Chijna, quindi, si può dire una sorta di crossover che non ha paura di unire suggestioni e ingredienti anche lontanissimi fra loro. «Sicuramente – spiega De Santis – quella di Demetrio rispecchia la cucina mediterranea con cui è cresciuto, ma realizza piatti eccellenti anche con materie prime tipiche valdostane come la selvaggina, unendo il tutto con vini provenienti dai posti più disparati d’Italia. Tra i piatti più apprezzati ci sono gli antipastini a degustazione, con frutta e verdure che lo chef abbina senza oscurare e alterare il sapore del pesce. Ovvia-

fitness) rendendo il resort unico nel suo genere. I materiali utilizzati nella struttura sono di grande impatto: una grande travature in larice “taglio fiume” soregge il tetto a più falde ricoperto da tre tipologie diverse di lose. La pietra è la grande protagonista: luserna antica posata nel pavimento dell’entrata, massi di granito accuratamente sagomati per le colonne, il contorno delle finestre e i piani d’appoggio, e infine il granito verde valdostano estratto dalla cava di Verrayes che dona all’ambiente un calore caldo e accogliente». Le grandi vetrate con vista mozzafiato sul Cervino e les Grandes Murailles trasmette una sensazione di completa pace e libertà. «Grandi camini a bocca aperta regalano un piacevole benvenuto mettendo in risalto i paviIl Saint Hubertus si trova a Breuil-Cervinia (Ao)

na posizione esclusiva, in una pinetaspettacolare e con una vista mozzafiato sull’imponente Cervino, pur a soli cinque minuti dal centro del paese. Breuil Cervinia, una delle località sciistiche più rinomate in tutta Europa, al confine con la Svizzera e nel cuore delle Alpi Occidentali, si presenta con un comprensorio sciistico incomparabile, tra i più grandi e spettacolari d’Europa: 350 chilometri di piste si snodano tra stupende montagne (tra cui Cervino e Monte Rosa) e collegano le località italiane di Cervinia e Valtournenche con la svizzera Zermatt

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nello ski area Matterhorn Ski Paradise (Cervino in tedesco è detto Matterhorn). Proprio qui si trova l’elegante Saint Hubertus Resort pensato per esserequalcosa di unico da Elena Neyroz e Federico Maquignaz. «Perciò abbiamo cercato la collaborazione dell’architetto geniale Savin Couelle – dice Neyroz–, con il quale abbiamo condiviso il progetto e la costruzione del resort passo dopo passo. Disegnato con sobria eleganza, abbina agli esclusivi appartamenti un servizio alberghiero di alto livello (ristorante, bar, champagneria, biblioteca, piscina con acque termali, private spa, sala

www.sainthubertusresort.it

mente, prepariamo anche i classici, come il polpo alla mediterranea, gli spaghetti alle vongole o il risotto ai frutti di mare. Ma, poi, si possono trovare invenzioni sbalorditive come come la lamellata di seppie con fiammiferi di zucchine e bottarga, su una musse di patate al nero». E per chi si stesse chiedendo come si risolve il problema del rifornimento di pesce fresco in Valle d’Aosta, la risposta è semplice. «Non usiamo rappresentanti, perchè in quel caso i costi sarebbero troppo elevati per i nostri clienti: siamo noi ad andare direttamente al mercato. E così ci assicuriamo anche la massima qualità». ■ Remo Monreale

menti artigianali in olmo – continua Federico Maquignaz –. I lavandini dei bagni sono tutti scavati in un pezzo unico di marmo, sempre diversi nelle loro forme e tipologie di marmi. Non manca infine un tocco d’arte grazie ai famosi scultori Francois e Nicolas Thevenin, che hanno realizzato in acciaio, lampade sculture ed inciso su acciaio opere d’arte. E poi, tra le ampie volte, muri di pietra, un grande camino centrale e lumi di candele, si apre un piacevolissimo ristorante con piatti della grande ristorazione italiana e valdostana alleggeriti e rivisitati. Il nostro Chef Mario Corsinovi sceglie personalmente dai piccoli produttori materie prime eccellenti, naturali e genuine, e propone nei suoi menù con paste ripiene, rigorosamente fatte a mano con cura estrema: un’ampia selezione di grande qualità». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 44

Speciale Valle D’Aosta

IL BUON RISTORO Ai piedi dei giganti delle Alpi esistono realtà locali che hanno fatto della commistione tra tradizioni culinarie diverse il proprio punto di forza. Qui i prodotti a chilometro zero si miscelano sapientemente alle ricette toscane

denominata non a caso la riviera delle Alpi per l’elevata capacità attrattiva del suo territorio che calamita visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa. Saint Vincent è, infatti, il principale motore turistico della Valle d’Aosta per l’alta qualità delle strutture ricettive e degli impianti sportivi. La zona rappresenta un formidabile richiamo, in particolare, per gli amanti degli sport invernali. La moderna stazione di sci e di sport del colle di Joux, distante solo dieci chilometri dal borgo e dagli alberghi, si offre alle famiglie e a tutti coloro che senza difficoltà desiderano passare alcune ore sugli sci attorniati da un paesaggio mozzafiato che si estende ininterrotto fino alla vista del Monte Bianco. Ma lo sviluppo della cittadina è legato anche alla presenza di uno dei più famosi casinò ritenuto tra i più grandi d’Europa, il Casinò de la Vallée, e per la sorgente di acqua dotata di virtù terapeutiche scoperta nel 1770 da un abate naturalista. Anche durante l’estate l’attrattiva esercitata dal ricco patrimonio naturale, che invita i visitatori a intraprendere escursioni all’esplorazione degli innumerevoli e incantevoli percorsi nel verde delle valli, è apprezzabile. La cucina tipica rappresenta poi una ragione in più per raggiungere le vette aostane. Nella zona pedonale di Saint Vincent ha sede, infatti, un piccolo gioiello della cucina valdostana che offre contaminazioni con la cucina toscana. Qui al Petit Bijou la scelta e la preparazione della carne arev ne è un fulgido esempio. Il prodotto tipico, derivante dall’allevamento di una razza tipicamente valdostana e proveniente da un modello essenzialmente tradizionale e rispettoso del territorio e del suo ambiente, viene servita alla griglia o brasata e accompagnata da altre specialità tipiche del territorio o della

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Tutto il fascino di un borgo tra i monti Per gli amanti della montagna, Chatillon è una meta imperdibile se ci si trova in Valle d’Aosta, capace di offrire bellezza e svago in tutte le stagioni. Franco Guardabene ci parla di questa località tutta da scoprire

Il Petit Bijou ha sede a Saint Vincent (Ao) www.ristorantepetitbijou.it

a Valle d’Aosta è la destinazione ideale per chi desidera trascorrere una vacanza in montagna all’insegna del relax e della natura. Tra i luoghi di questa regione capaci di coniugare l’incanto dei paesaggi di montagna, gli echi della storia e le emozioni degli sport ad alta quota c’è Chatillon. Un territorio ricco di storia e di tradizioni: attraversata dalla Via Francigena, in epoca medievale la città divenne un ricco feudo, come testimoniano i tre castelli che caratterizzano il suo paesaggio. Inoltre, a ottobre Chatillon diventa capitale valdostana del miele con la sagra dedicata a questo prodotto, evento che richiama ogni anno molti visitatori. L’ospitalità è il fiore all’occhiello del borgo di Chatillon, come ci racconta Franco Guardabene, che insieme alla sua famiglia gestisce la Locanda Cervino. «Le attività che si svolgono a Chatillon sono diverse e coinvolgono tutti i mesi dell’anno. In estate si possono fare bellissime escursioni, mentre in inverno gli impianti sciistici permettono a tutti di divertisti. E il paesaggio offre in ogni stagione visuali mozzafiato. La Locanda Cervino è posizionata in un punto strategico del nel centro cittadino, non lontano dalle terme, dalle piste da sci e da Saint Vincent con il suo casinò». La struttura è a conduzione fami-

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tradizione toscana. Si possono trovare, ad esempio, i pici, pasta fresca fatta artigianalmente e tipicamente toscana. La vera particolarità del Petit Bijou è infatti questa contaminazione tra le due culture enogastronomiche capace di offrire pietanza che utilizzano solo ingredienti a chilometro zero e in grado di esaltare la qualità del prodotto finale. Proprio nel rispetto di questo principio il menù offerto varia costantemente proponendo piatti preparati con le specialità di stagione. L’ambiente, poi, caldo e colorato crea un’atmosfera intima e cordiale adatta alla degustazione di piatti particolari accompagnati da una completa e ricca carta dei vini: ben 56 etichette sono presenti nella cantina del Petit Bojou, che comprendono vini regionali di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Toscana, Abruzzo e champagne francesi. ■ Luana Costa

gliare con un ambiente che ricrea l’atmosfera e il calore tipico di uno chalet valdostano. I locali sono ricavati da una vecchia stalla e da un fienile e oggi ospitano due sale da pranzo e cinque camere da letto, ciascuna con il nome e il colore di un fiore alpino. «Le camere – spiega Franco Guardabene - sono pensate per conciliare un ambiente tradizionale con tutti i comfort di una struttura di livello». Oltre a quello alberghiero, la Locanda Cervino offre anche un servizio di ristorazione: «Il ristorante è legato alla cucina tipica della Valle d'Aosta, alle sue pietanze e ai suoi vini. Ogni piatto racconta la storia della regione tenendo fede alla tradizione e alle ricette che li hanno mantenuti genuini fino ad oggi. Anche per questo il nostro locale è stato premiato dalla prestigiosa guida del Gambero Rosso», afferma Guardabene. Fiore all’occhiello della Locanda Cervino è la pizzeria, dove vengono preparate pizze dagli abbinamenti davvero speciali. In un contesto che unisce le bellezze esclusive della natura, la comodità della posizione e la genuinità di sapori tradizionali, la Locanda Cervino permette ai suoi ospiti di vivere pienamente la Valle d’Aosta. ■ Veronica Carrisi

Locanda Cervino è a Chatillon (Ao) www.locandailcervino.it



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 46

Abruzzo da scoprire Assessore della Regione Abruzzo ai Lavori pubblici, urbanistica, parchi, riserve e montagna, Bartolomeo Donato Di Matteo

Il cuore verde dell’Europa L’Abruzzo dei parchi, luoghi ricchi di fascino e di biodiversità. Un patrimonio da tutelare e valorizzare, anche e soprattutto dopo l’emergenza incendi del 2017. L’intervento dell’assessore regionale ai Parchi Di Matteo re parchi nazionali, uno regionale e una rete di oasi e riserve, compresa un’area marina protetta. L’Abruzzo è l’area naturalistica per eccellenza nel cuore del vecchio continente, con circa un terzo del proprio territorio sottoposto a tutela. Custodisce quella che viene definita l’antologia del paesaggio euro-mediterraneo, con un’estrema varietà di ambienti e habitat

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- dal mare all’alta quota - e specie vegetali e animali, molte delle quali rare. C’è lo storico Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, inaugurato nel 1922 e riconosciuto dallo Stato nel 1923; ci sono i parchi del Gran Sasso e dei Monti della Laga e quello dell’aspra e imponente Majella. C’è il Parco regionale Sirente-Velino e altre aree suggestive come la Riserva Zompo lo Schioppo con la sua cascata, ritenuta da molti la più

spettacolare della regione; il vallone di San Martino e le sue gole; la Riserva del Lago di Penne, dove sono avviati alcuni importanti progetti di conservazione della fauna. Dare una nuova spinta propulsiva ai parchi e alle aree protette, che rappresentano non solo il cuore pulsante del territorio ma anche il motore dello sviluppo e della crescita delle aree interne, è l’obiettivo della Regione. Lo spiega l’assessore ai Parchi Bartolomeo Donato Di Matteo. Il capitale naturale abruzzese è stato duramente colpito dagli incendi, dalla siccità e, in precedenza, dal maltempo invernale e dal terremoto. Qual è la situazione ora e quali sono le prossime mosse dopo aver chiesto lo stato di emergenza? «L’incendio è stato devastante per la nostra regione. In questo momento si sta ultimando la ricognizione del danno e sono in atto studi che portino alla rigenerazione dell’ambiente floristico e faunistico danneggiato. Si stanno prendendo in considerazione due ipotesi per la rige-

nerazione, analizzando se dovrà avvenire per vie naturali o attraverso la rigenerazione manuale con nuove ripiantumazioni di essenze autoctone» La Regione è fortemente impegnata nel rilancio del sistema parchi, attraverso eventi di promozione come il Green Box e l’apertura di una linea di finanziamento dei progetti di tutela e valorizzazione delle aree protette. Quali sono le linee di azione per il prossimo futuro? «L’assessorato regionale ai Parchi e riserve sta organizzando, entro gennaio del 2018, una conferenza delle aree protette in cui verrà condiviso un programma sul quale si delineeranno le linee guida per l’incentivazione e il rilancio del Sistema Parchi e Aree Protette regionali. Nel frattempo siamo impegnati a concludere progetti per circa 8 milioni di euro che interessano le aree Sic (Siti di interesse comunitario) e le riserve, al fine di incentivare l’attrazione turistica nelle aree protette e negli habitat dei siti comunitari». A che punto è l’iter per la legge regionale sulle aree protette dopo le proposte di modifica delle associazioni ambientaliste? «Proprio in questi giorni verrà riproposta la legge regionale sulle aree protette, all’attenzione della Giunta regionale, che ne delibererà l’articolato». Cosa rappresenta il Piano del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un documento atteso da oltre vent’anni? «Con l’approvazione del Piano del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga vengono eliminate le misure di salvaguardia per cui c’è molta più certezza per i Comuni e, di conseguenza, per gli operatori all’interno del Parco. Parlo sia dei privati cittadini che delle aziende. Il Piano è un documento che l’Abruzzo attendeva da 24 anni e lo scorso 6 giugno è stata una data storica per la nostra regione. Il Piano del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è stato assoggettato a lungo a un regime di salva-


guardia imperniato su soli divieti. Come effetto di tale condizione sfavorevole, che si è protratta nel corso del tempo, il Piano del Parco è stato vissuto soltanto attraverso obblighi stringenti o limitazioni, che hanno finora ostacolato, se non addirittura precluso, lo sviluppo dei territori interessati. Il Piano costituisce il perno fondamentale della gestione dei territori comunali all’interno dell’area, in funzione dell’attuazione e tutela nell’interesse pubblico naturalistico». C’è un parco o una riserva che segnalerebbe in particolare? «I parchi nazionali sono molto impor-

tanti, ma l’attenzione in questo momento vorrei ricadesse sul Parco regionale Sirente Velino. Il Parco del Sirente è stato creato come area di circa 2mila ettari nel 1970 dall’allora ministero dell’Agricoltura e foreste. Successivamente, la Regione Abruzzo ha istituito il Parco naturale regionale del Sirente Velino (legge regionale 13 luglio 1989 n. 54) con una dotazione finanziaria di circa 8 miliardi. Oggi il Parco attende un salto di qualità e in questo momento ha bisogno di maggiori energie e visibilità rispetto agli altri parchi statali». ■ Francesca Druidi

Il Parco naturale regionale del Sirente Velino Si estende su 50.288 ettari in provincia dell’Aquila, a cerniera fra la conca aquilana e la Marsica, ha sede a Rocca di Mezzo e interessa 22 comuni. Distante poco più di un’ora da Roma, il Parco è dominato dal Sirente e dal Velino, massicci che offrono ai visitatori numerosi motivi di interesse, al pari della Majella e del Gran Sasso: le pareti rocciose difendono le vette più alte, i ghiaioni sono ricchi di rare specie botaniche. Note agli sciatori per la presenza delle piste di Ovindoli e Campo Felice, queste montagne sono molto apprezzate anche dagli escursionisti. Oltre a specie e habitat naturali preziosi, il Parco conserva interessanti tracce del suo passato: aree archeologiche, torri e castelli, borghi medievali, conventi e chiese rurali sono ancora oggi ben conservati e si possono incontrare e ammirare attraversando l’intero territorio.


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Radici ben salde in Abruzzo, lo chef stellato Niko Romito è autore di una delle scalate più dirompenti ai vertici della cucina italiana che, oggi, porta oltre confine. Nel complesso Casadonna a Castel di Sangro prendono forma la sua visione e la sua ricerca

Cosa rappresenta il modello Casadonna per l’Abruzzo, il suo sistema di ospitalità, di ristorazione e di alta formazione gastronomica? «Quando ho acquistato Casadonna, non volevo solo trasferire il Reale in uno spa-

Photo Brambilla Serrani

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Un laboratorio per il cibo del futuro Photo Francesco Fioramonti

el 2000 Niko Romito e la sorella Cristiana rilevano la trattoria di famiglia a Rivisondoli. Parte così l’avventura del Reale - entrato nel gotha della ristorazione mondiale dei The World’s 50 Best Restaurants - e del suo chef, oggi tristellato, che a a Castel di Sangro, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, crea un polo consacrato all’accoglienza e all’alta cucina. Il suo codice gastronomico votato all’essenzialità, all’equilibrio e al gusto è in costante evoluzione e guarda lontano: la sfida per il futuro è quella di nutrire con cibo buono e sano la più estesa platea di persone possibile. Quando nel 2007 ha ottenuto la prima stella, ha ricevuto moltissime richieste e sollecitazioni per spostarsi in una grande città. Perché è stato importante stare in Abruzzo e da qui esportare in tutto il mondo la sua concezione di alimentazione e cucina? «Sono un cuoco autodidatta. Ho costruito un mio linguaggio gastronomico originale con un lungo processo di studio e ricerca, ma per farlo ho dovuto capire a fondo le mie radici. Quando dieci anni fa Bulgari mi offrì la direzione del ristorante del Bulgari Hotel & Resort di Tokyo, io rifiutai perché volevo lavorare in Abruzzo, dove sentivo che avrei sviluppato qualcosa di importante. E allora decisi di acquistare Casadonna, ex monastero del Cinquecento che oggi è il centro di tutte le mie attività. La mia cucina è figlia della regione da cui provengo, l’Abruzzo, che per me è sempre stata una grande fonte di ispirazione. Sono partito da qui per poi allargare i miei orizzonti: il viaggio è fondamentale per crescere, ma se non si conoscono a fondo le proprie radici, come si può raccontarle al resto del mondo? Oggi chi va nei Bulgari Hotels di Pechino, Dubai e Shangai (gli ultimi due di prossima apertura) trova il mio ideale di cucina italiana, che dall’Abruzzo si sta espandendo in tutto il mondo».

Abruzzo da scoprire

Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato di Niko Romito

zio più grande, volevo costruire un polo gastronomico. A Casadonna ci sono il ristorante Reale 3*** Michelin, la scuola di cucina professionale Niko Romito Formazione, il laboratorio di panificazione e pasticceria, il vigneto, il frutteto, il giardino di erbe aromatiche e spontanee, le 9 stanze del boutique hotel e un territorio bellissimo da visitare. I riconoscimenti del ristorante Reale hanno aperto la strada a una nuova generazione di cuochi abruzzesi: altri cinque ristoranti hanno guadagnato una stella Michelin, sette dei miei allievi hanno aperto o gestiscono un ristorante proprio qui in Abruzzo. Il nostro esempio ha mostrato che la ristorazione può fare da traino allo sviluppo economico: l’Abruzzo ha una incredibile biodiversità, prodotti enogastronomici eccezionali ed è la regione più verde d’Europa. Se offriamo ai visitatori servizi di qualità e un’esperienza soddisfacente, il turismo può svilupparsi ulteriormente». A quale piatto tipico associa la sua memoria, la memoria della sua terra?

Lo chef Niko Romito

«Il pancotto, un piatto semplice e insieme fondamentale a cui sono molto legato. È un piatto della tradizione contadina e pastorale, quando i pastori con la transumanza trasferivano le greggi dall’Abruzzo alla Puglia attraversando i tratturi (ancora percorribili), portando con sé pane raffermo e formaggio. Ha molte varianti regionali; la versione abruzzese è arricchita con le cime di rapa e una spolverata di pecorino grattugiato. Nel 2004 ho voluto reinterpretarlo, creandone una mia versione moderna che rispetta la tradizione ma accoglie anche elementi di novità». Quanto nel tempo è cambiato il suo rapporto con la tradizione gastronomica abruzzese e l’interpretazione delle materie prime della sua terra? «Il mio lavoro è stato fortemente influenzato dal territorio. Inizialmente con i miei piatti ho rivisitato le tradizioni locali. A mano a mano che la mia cucina


DALL’ABRUZZO AL MONDO

La mia cucina è figlia della regione da cui provengo, che per me è sempre stata una grande fonte di ispirazione

Photo Alberto Zanetti

Ristorante Reale Casadonna

cento del pubblico. L’innovazione sta nel mettere a disposizione di quante più persone possibile il risultato delle nostre ricerche, creando format replicabili su larga scala che sfruttano gli investimenti in ricerca e sviluppo portati avanti al Reale». Il suo progetto Intelligenza Nutrizionale apre nuovi scenari per la ristorazione e la qualità del cibo negli ospedali. Dove sta andando la cucina italiana, almeno dal suo punto di vista? «Vedo molti cuochi impegnati in progetti che hanno una ricaduta sociale e, in generale, una maggiore attenzione al benessere di chi mangia. Credo che una grande responsabilità del cuoco oggi sia di migliorare la qualità della vita di quante più persone possibile, ecco perché è nato Intelligenza Nutrizionale. In futuro andremo sempre più verso un concetto di cibo sano, in grado di “nutrire” chi mangia nel senso più ampio del termine». ■ Francesca Druidi

Photo Brambilla Serrani

è cresciuta, tuttavia, mi sono emancipato sempre di più dalle ricette della regione; ho continuato e continuo tutt’ora a usare la migliore materia prima della mia terra, ma l’Abruzzo per me oggi rappresenta soprattutto un ideale. Un ideale di concentrazione, riflessione, rispetto, verità applicati all’ingrediente. È ispirandomi a questi valori che io cucino e che gradualmente sto formando la mia idea di cibo del futuro. Alcuni piatti della tradizione come il “Torcinello di agnello arrosto con cime di rapa e mosto”, o l”Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato” sono in carta al Reale da anni e rappresentano appieno il carattere “abruzzese” della mia cucina». Il Reale è il laboratorio di ricerca e sviluppo di format e ricette che si estendono poi agli altri suoi progetti. Come avviene per lei il processo di creazione e di innovazione? «Al Reale abbiamo a disposizione le migliori professionalità, le migliori materie prime e la migliore strumentazione tecnica in spazi pensati appositamente per fare ricerca. Spesso si tratta di una ricerca astratta, che non porta direttamente a un nuovo piatto o a un nuovo format, ma che diventa per noi uno strumento di formazione sul campo. Altre volte, invece, la ricerca è finalizzata a progetti specifici come un nuovo menù per SPAZIO (dedicato ai giovani cuochi della Scuola di cucina Niko Romito Formazione a Castel di Sangro, ndr), o un nuovo concept come nel caso di Bulgari. In tutti questi casi, la base di partenza è sempre il Reale, che da luogo elitario per definizione diventa un laboratorio dove mettere a punto protocolli e prodotti in grado di raggiungere il 100 per

Pancotto di Niko Romito


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 50

Abruzzo da scoprire

Accoglienza ad alta quota L’Abruzzo offre numerose mete. Le più suggestive restano quelle di montagna che attirano gli amanti degli sport invernali. Giancarlo Ferrara ci ospita nel suo rifugio, l’hotel Mamma Rosa a Maiella nel suo complesso come massiccio, oltre ad essere, con il Monte Amaro, la seconda vetta degli Appennini viene considerata una montagna unica per il suo spettacolare panorama mozzafiato. Il promontorio possiede due versanti: il primo a nord est, denominato Majelletta, ricade nel territorio del comune di Pretoro Rapino a Chieti mentre l’altro Roccamorice Caramanico nel comune di Pescara. Qui già a 1640 metri di quota dove è situato l’hotel Mamma Rosa, immerso in un’atmosfera suggestiva e in un paesaggio mozzafiato che si distende oltre l’intera vallata abruzzese del territorio chietino e pescarese. Sullo sfondo è visibile una parte del promontorio delle Marche, il Conero, il mare adriatico in tutta la sua estensione e da qui, anche se non sempre, si possono perfino distinguere le isole dell’arcipelago Croato, più di frequente, invece, le isole Tremiti, lo sperone del Gargano ed anche oltre. Dinanzi allo sguardo si estendono, poi,

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tutte le altre vette Abruzzesi-UmbroMarchigiane e Reatine: il Gran Sasso, i Sibillini, il Vettore, i Terminillo. Tra le attività che possono attrarre i visitatori, il territorio offre escursioni a tutti i livelli di quota e senza alcun pericolo. Infatti, nelle zone sentieristiche segnalate, non sono presenti asperità sconsigliabili, l’unica difficoltà risiede nella lunghezza delle escursioni, che in alcuni casi possono protrarsi anche oltre le 12 ore. In questo caso l’unico requisito è l’allenamento e l’abitudine. L’intera area è ricca di abazie risalenti all’epoca di Papa Celestino V. Per citarne alcune, il Santo Spirito a Majella, San Bartolomeo il Legio, la grotta di San Giovanni. Nonostante la collocazione al centro sud, questa è una di quelle poche montagne in cui durante l’inverno, a differenza di quanto si possa pensare, la neve naturale è assolutamente di casa ed è anche senza parsimonia. L’albergo Mamma Rosa vanta una storia antica e consolidata. Venne aperto al pubblico il primo gennaio 1966, e all’epoca era un modestissimo locale, esclusivamente punto di riferimento per escursionisti frequentatori della montagna dell’epoca. Nel corso degli anni successivi, in seguito allo sviluppo

anche invernale della zona, il locale è stato progressivamente ampliato e adattato alle esigenze, e ancora oggi è in via di trasformazione per affrontare in maniera adeguata il continuo mutamento di richiesta turistica. La famiglia Ferrara nel 1964 mise la prima pietra dando origine a quello che oggi è punto di riferimento della località Majelletta. Il nome Mamma Rosa gli deriva da Rosalinda, la matriarca insignita di tale nome da tutti i frequentatori del C.A.I. durante la gestione 1960/1965 del rifugio “B. Pomilio” a quota 1980, per la familiarità e il calore umano con cui accoglieva gli avventizi escursionisti. Da qui l’imposizione degli stessi affinché tale denominazione venisse data all’azienda che stava nascendo. Ancora oggi è la stessa famiglia Ferrara che, cercando di mantenere il più possibile la caratteristica di familiarità e di calore umano, continua la gestione del complesso turistico. «Nei quasi 52 anni di attività dell’hotel Mamma Rosa sono state molte di più le annate con innevamenti mediamente oltre i tre metri di neve e già dai 1300/1400 metri - racconta Giancarlo Ferrara, responsabile dell’albergo -. Le piste sono tutte facili o di media difficoltà, pertanto adatte a tutte le tipologie di clientela: dal prin-

cipiante all’avviato e, perché no, anche a chi è esperto. Anche questa categoria riesce a trovare una sua fetta di puro divertimento. La tipicità della cucina è fatta di ingredienti semplici ma pieni di sostanza: salumi e soprattutto ai formaggi, assolutamente del posto. Non si possono non assaggiare, poi, i primi piatti: le caratteristiche sagne e fagioli, Lu rentrocele, la pasta alla chitarra». La struttura offre inoltre camere confortevoli tutte con servizi interni. «Presso Mamma Rosa c’è anche la possibilità di noleggiare attrezzature da sci e snowboard. Da noi si può inoltre trovare divertimento con l’equipe dell’animazione. La caratteristica della struttura è sicuramente quella di essere un rifugio montano, situato in quota e non in un centro abitato. Il turismo in Abruzzo è vissuto prevalentemente nella stagione invernale e i visitatori accorrono per godere dei servizi e della bellezza della montagna ma la stessa montagna riesce a ritagliare anche una fetta di turismo estivo, essendo la costa abruzzese a soli 30 chilometri di distanza». ■ Luana Costa

Il ristorante L’hotel Mamma Rosa è dotato di due ampie sale in grado di accogliere chi volesse gustare piatti tipici abruzzesi cucinati con cura dallo chef. È possibile degustare primi piatti fatti in casa come ravioli di ricotta, sagne e fagioli, pasta alla chitarra gnocchi di patate, tagliatelle alla pecorara ed alla boscaiola, polenta alla Mammarosa, Lu rentrocele alle quattro carni, tagliolini al tartufo e funghi porcini. In un ambiente di montagna non possono mancare secondi piatti come: arrosto di agnello, caciotta alla griglia, arrosti di vitello al forno, coniglio in porchetta, agnello alla ciff e ciaff, arista di maiale, salsicce di carne e fegato, petto di pollo alla boscaiola.

IL TURISMO

I visitatori amano la bellezza della montagna ma il territorio si ritaglia anche una fetta degli arrivi estivi, essendo la costa abruzzese a soli 30 chilometri di distanza

Hotel Mamma Rosa ha sede a Pretoro (Ch) www.mammarosa.it



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 52

n un’estate 2017 che a livello turistico nazionale ha registrato progressi in quasi tutte le regioni, secondo l’ultimo report Mibact-Enit le Marche hanno segnato il passo. Sulla base degli arrivi e dei pernottamenti, quale bilancio emerge nel dettaglio? EMILIANO PIGLIAPOCO «Le Marche hanno avuto dei segnali molto negativi dagli eventi tellurici dello scorso anno e di gennaio 2017, che ci hanno fatto perdere appeal a livello nazionale e internazionale. Purtroppo la nostra regione ha avuto la maggior estensione degli eventi che si sono ripercossi sulla stagione 2017. A livello di arrivi e presenze stiamo attendendo i rapporti della Regione: diciamo comunque che si è avuta una spaccatura tra nord e sud delle Marche. Le province di Pesaro, Ancona e Macerata hanno sostanzialmente ottenuto i dati dello scorso anno, mentre nelle province di Fermo e Ascoli si sono registrati un calo del 3 per cento e una perdita del fatturato del 5 per cento. A questo si aggiunge un calo di fatturato del 10 per cento dovuto all’abbassamento delle tariffe». ALFREDO MIETTI «Dato il limitato numero di strutture disseminate su un territorio costiero piuttosto esteso la nostra regione storicamente non ha mai avuto flessioni importanti nei momenti difficili, così come non ha mai avuto boom di presenze nei momenti come quello di quest’anno. Si tratta, in questo senso, di una regione molto equilibrata, che non ha registrato il grande boom, ma nemmeno la grande depressione. Quello che gli operatori del settore devono rilevare è che a un segno che si mantiene sostanzialmente positivo riguardo le presenze, dobbiamo registrare un’ennesima flessione riguardo la redditività delle nostre imprese turistiche specialmente nel settore ricettivo». Come sta mutando il profilo del turista che sceglie le Marche come meta di vacanze, e come si stanno adeguando le strutture ricettive locali

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L’offerta marchigiana

L’attrattività della regione per il turista Elevati standard di accoglienza, spiagge dorate del Conero e San Bartolo, benessere a tavola e percorsi religiosi. Sono le motivazioni che, nonostante gli eventi sismici occorsi nei mesi scorsi, hanno permesso alle Marche di non subire particolari contraccolpi in termini di arrivi e presenze. Fondere l’offerta del mare con quella delle colline il prossimo passo da compiere

alle esigenze dei nuovi visitatori? E.P. «Il turista che viene nelle Marche è attento e scrupoloso, sa che nella nostra Regione può trovare tutte le varie tipologie di turismo. Partendo dalle spiagge dorate alle scogliere del Conero e San Bartolo, le più belle colline d’Italia ricche di storia e tradizioni ad arrivare ai Sibillini con tutte le leggende che li rendono ancora più attrattivi e, non ultimo, il turismo religioso con tutti i suoi percorsi che ci rendono unici come regione Marche. Le strutture si stanno adeguando alle nuove esigenze degli ospiti sia italiani che internazionali allineandosi alle loro richieste». A.M. «Nella stagione 2017 abbiamo notato una lieve ripresa di clienti stranieri. Le Marche comunque rimangono meta privilegiata di turisti in cerca di tranquillità e di buoni servizi. In questo senso, notiamo un’organizzazione piuttosto diffusa nell’accoglienza di famiglie con bambini. D’altra parte, proprio su va-

lori come il benessere, anche a tavola, la qualità della vita e un elevato standard di accoglienza, abbiamo costruito la nostra offerta. Tutte prerogative che sempre di più rappresentano il tratto distintivo del turismo marchigiano e che vanno mantenute e consolidate».

Emiliano Pigliapoco, presidente di Federalberghi Marche

Anche grazie al traino di iniziative come l’Anno dei Borghi, le politiche di destagionalizzazione cominciano a pagare. Come si sta ampliando l’offerta regionale in quest’ottica e quali riflessi si avvertono sulla ricettività marchigiana? E.P. «Le Marche sono sempre più attrattive e le innumerevoli iniziative che si stanno preparando per le prossime stagioni sia invernali che estive sono un contenitore culturale molto importante per la nostra Regione. L’offerta ricettiva sta crescendo anno dopo anno cogliendo le nuove esigenze dei viaggiatori, per cercare di farli sentire sempre più a casa loro anche quando soggiornano presso le strutture alberghiere». A.M. «La destagionalizzazione, nelle Marche e in generale, rimane più che altro un desiderio. Anche perché alle ottime iniziative sul territorio se ne dovrebbero aggiungere altre importanti di livello nazionale, fondamentali per de-


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stagionalizzare. Ne sottolineiamo due in particolare: la prima è la rivisitazione del calendario scolastico in modo da prolungare la stagione almeno nel mese di settembre; la seconda è la messa in campo di iniziative importantissime come, ad esempio, i “buoni vacanza” che costituirebbero un incentivo per sviluppare il turismo ovunque sul territorio, per permettere la vacanza ai ceti meno abbien-

Alfredo Mietti, presidente di Assoturismo Confesercenti Marche

ti, ma soprattutto, se usati in determinati periodi dell’anno, per destagionalizzare». A luglio scorso è uscito un bando regionale da circa 2 milioni di euro per la riqualificazione delle strutture ricettive. Come lo hanno accolto le imprese locali e, in generale, in che modo le istituzioni stanno sostenendo la filiera dell’ospitalità marchigiana? E.P. «Questo è un segnale importante. Dopo molti anni e numerose richieste, siamo riusciti a far comprendere agli organi regionali che la riqualificazione

delle strutture alberghiere è determinante per stare al passo con i tempi moderni. Abbiamo organizzato degli incontri presso tutte le province con gli organi istituzionali per far si che tutte le strutture possano utilizzare questi fondi per rendere gli hotel con servizi migliori agli ospiti». A.M. «Come associazione di rappresentanza delle imprese turistiche dobbiamo rilevare che queste iniziative sono senz’altro importanti. Il fatto, però, è che spesso al contributo regionale si affianca anche un ricorso consistente al finanziamento bancario e qui cominciano le dolenti note. Secondo noi, in un’economia di mercato, bisognerebbe fare di tutto per mantenere un sostenuto utile d’impresa. La sola cosa, questa, che può garantire un sostenuto livello di investimenti». In termini di web e sviluppo digitale, a che punto è il sistema marchigiano dell’accoglienza e come lo sostenete in ambito formativo? E.P. «Le nostre organizzazioni sindacali sono sempre più attente al tema del web e organizzano corsi di web marketing, sviluppo delle offerte digitali per strutture alberghiere e corsi di formazione digitale per sfruttare al meglio tutte le occasioni che lo stesso oggi offre alle attività turistiche». A.M. «Il livello della regione Marche è paragonabile al livello di tutto il resto d’Italia. Sempre più la richiesta di informazione prima, e la prenotazione dopo, viaggiano sul web. Semmai in questo settore riteniamo importante che le imprese si adoperino per avere un alto livello nelle recensioni, che poi altro non sono che il moderno passaparola. Confesercenti, grazie ai fondi interprofessionali e alle risorse messe in campo dalla Regione

e da altre istituzioni, realizza periodicamente attività formative legate all’utilizzo del web, sia a livello base che avanzato, per favorire l’informatizzazione delle imprese e lo sviluppo della competitività». Stando alle prenotazioni e alle analisi previsionali, che stagione autunno-inverno 2017-2018 si profila per il turismo marchigiano, sia in termini di incoming che di scelte turistiche dei viaggiatori? E.P. «Ancora fatichiamo a far ritornare nella nostra regione i gruppi turistici della cosiddetta terza età e del turismo scolastico, veri motori della destagionalizzazione anche per via dell’ampia proposta culturale e storica che le Marche offrono. Inoltre necessitiamo di eventi che ci permettano di non far percepire quel senso di paura ancora nell’aria, facendo in modo che tutte le macerie nella zona del cratere siano evacuate e vengano li-

berate le strade per rendere nuovamente quei luoghi “normali” e riportare tutti i cittadini nei territori di appartenenza. Quando questo processo sarà completato allora sì, che si potranno vedere i veri frutti del turismo. Noi siamo pronti a collaborare con gli organi regionali per una programmazione a lungo raggio e ci auguriamo di venire coinvolti per organizzare un vero progetto turistico». A.M. «La regione Marche rimane una regione a vocazione turistica estiva. Vero è che il territorio può vantare eccellenti attrattive anche nell’interno: il problema è che in queste zone di grande interesse paesaggistico, storico e culturale, la consistenza del settore ricettivo è piuttosto debole. È per questo motivo che i turisti nelle Marche si rivolgono più frequentemente alle zone costiere. Serve una visione unitaria, una progettazione condivisa, ma anche, nel concreto, interventi infrastrutturali capaci di assicurare migliori e più rapidi collegamenti tra costa ed entroterra. Solo così potremo promuovere il turismo del mare e quello delle colline come un ‘unicum’ e giocarci la carta, vincente, di essere davvero una regione al plurale». ■ Giacomo Govoni



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Nel verde delle colline marchigiane Morro d’Alba rappresenta una imperdibile meta turistica per gli appassionati della storia e dell’enogastronomia. Come racconta Heidi Romiti: «Il territorio è infatti anche famoso per l’eccellente produzione vinicola»

orro D’Alba, nella provincia di Ancona, ha origini molto lontane. Le sue campagne risultavano già abitate in epoca romana. La cittadina deve infatti il suo nome a “mora” o cippo di confine sull’alba, che segnava la separazione ai tempi del Medioevo tra i territori di Jesi e quelli di Senigallia. Proprio per le sue antiche origini conserva molte testimonianze del passato e vanta un primato: è infatti l’unico borgo italiano fortificato ad avere un camminamento di ronda, la Scarpa, lungo tutte le mura coperto e fiancheggiato da arcate. La città è anche famosa per il complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea, scavate nel corso dei secoli dagli abitanti del paese. Le grotte erano utilizzate in passato soprattutto per la conservazione dei cibi ma all’occorrenza potevano servire come estremo rifugio dalle incursioni nemiche. Qui a Morro d’Alba, nella terra del pregiato vino ros-

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so Lacrima, tra le splendide spiagge della riviera adriatica e le cime delle riserve naturali della Gola della Rossa e di Frasassi, i visitatori possono ricaricare lo spirito e il corpo circondati da vigneti e uliveti. È possibile compiere percorsi enogastronomici alla scoperta degli autentici sapori delle Marche con le sue genuine tradizioni e la sua gioviale e tipica accoglienza. «La nostra scommessa è quella di riuscire a trasmettere le più segrete emozioni che questa terra regala» spiega Heidi Romiti, responsabile della Shanti House, una villa immersa tra le dolci colline marchigiane, il luogo ideale per chi cerca pace e serenità. «Svolgiamo il nostro lavoro con una grande passione e con amore e rispetto per le nostre Marche. Da cento anni desideriamo fare sentire i turisti a casa. Siamo ben lieti di accogliere i visitatori per fargli conoscere la nostra terra generosa, ricca di armoniosi paesaggi, arte, storia, antiche tradizioni mai dimenticate e una cucina prelibata». I dintorni di Morro D’Alba sono infatti ricchi di sorprese. Arte, sto-

ria, natura, manifestazioni e buona cucina sono le attrazioni che il territorio è in grado di offrire. Girovagare tra le dolci colline alla scoperta dei borghi medievali della Vallesina, degustare un buon bicchiere di vino in un’antica cantina, passeggiare in aperta campagna tra coloratissimi vigneti, esplorare le meraviglie sotterranee di un mondo nascosto fatto di caverne suggestive oppure rilassarsi nelle splendide spiagge della riviera. «L’accoglienza per noi è una tradizione di famiglia - continua ancora Heidi Romiti -. La nostra storia comincia nei primi del Novecento quando nei pomeriggi assolati di un’Italia rurale e viva era tradizione prendere

il “caffenetto” nel forno della nostra famiglia in paese. Ben presto il forno divenne ristorante. Nel 1950 la gente accorreva dalla campagna per gustare deliziosi piatti speziati di genuinità in un ambiente semplice ma ricco di cordialità e bontà paesana». Spartaco Romiti venne così soprannominato il Mago della cucina e alcune sue incomparabili specialità a base di cacciagione, peraltro in perfetto abbinamento al vino Lacrima, lo resero ben noto nei dintorni. Quelle ricette e quegli autentici sapori non appartengono solo al passato, oggi come allora, pietanze prelibate “fatte come una volta” sono servite negli stessi ambienti rievocando l’atmosfera di un tempo. «Dalla nostra esperienza e passione per l’ospitalità – aggiunge la responsabile - nasce l’hotel Shanti House: una villa moderna, accogliente con arredi semplici e lineari. Ogni camera è contraddistinta da un colore e dotata di ogni comfort». Camere spaziose e luminose, capaci di ospitare fino a 4 persone. Le suites (mini appartamenti ) sono dotate di un ampio soggiorno con mini-kitchen e area relax, una camera matrimoniale, entrata indipendente e porticato. Consigliate per week end romantici e per famiglie. La struttura è immersa nel verde delle colline marchigiane. L’appartamento più grande ha un ingresso indipendente, è dotato di una cucina e un ampio soggiorno, una camera matrimoniale e una camera doppia. «Il risveglio dei clienti sarà reso migliore dalle torte e crostate fatte in casa, biscotti appena sfornati, marmellate di produzione propria, frutta di stagione, freschissime spremute e centrifughe ma anche squisiti salumi e formaggi locali. Tutti prodotti sani e genuini di provenienza locale. Si organizzano infatti barbecue a bordo piscina per i nostri clienti con carni di origini solo marchigiana e vini esclusivamente locali e ogni pomeriggio è possibile fare aperitivi con stuzzichini di vario genere, direttamente nel giardino della nostra piscina». ■ Luana Costa

Le Terre del Lacrima

Villa Shanti House ha sede a Morro d’Alba (An) www.shantihousedalmago.com

Nel territorio di altri celebrati vini come il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Rosso Conero e il Rosso Piceno, il più famoso prodotto di questo paese sulle colline marchigiane è la Lacrima di Morra d’Alba, un vino molto apprezzato nella regione e in Italia. Oggi la sua limitata produzione è ricercatissima. Riconosciuto a denominazione di origine controllata nel 1985, è conosciuto sin dall’antica Roma.


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L’offerta marchigiana

Nella Riserva Naturale dell’Abbadia di Fiastra La storia e il rispetto per il territorio e i suoi prodotti tipici si rispecchiano nella proposta culinaria del Ristorante Da Rosa, immerso in 1825 ettari di boschi e terreni: conduzione familiare e sapori antichi

li ingredienti di un piatto son come cavalli: bisogna saperli domare» diceva il celebre chef Gianfranco Vissani. Quando provengono dal territorio, poi, occorre una sensibilità in più, per andare oltre l’affetto per quei luoghi o per superare la scarsa conoscenza e affidarsi, anima, cuore e creatività, ai gusti, alle consistenze e ai profumi che sono in grado di sprigionare. Se poi alzando gli occhi dal piatto la vista è quella dell’antica Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, a Tolentino, in provincia di Macerata, c’è un’ottima ragione in più per portare nel piatto il doveroso rispetto dei luoghi, delle tradizioni e della storia del territorio. Sullo sfondo di una delle abbazie cistercensi meglio conservate in Italia, immersa in 1825 ettari di boschi e terreni della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, che ancora conserva intatte le tracce della vita monastica, nasce, nel 1993, il Ristorante Da Rosa. Appassionata di cucina, esperta conoscitrice delle ricette locali, la sua ideatrice, la signora Rosa, sa cosa significa tributare il giusto riconoscimento agli ingredienti locali e ai piatti della tradizione maceratese. Da sempre i suoi fornitori sono piccoli produttori locali, artigiani dei sapori di una volta che all’ideale del chilometro zero e ai metodi tradizionali di coltivazione, allevamento e realizzazione di salumi, formaggi e semilavorati hanno dedicato, in tempi non sospetti, la loro vita professionale. Negli anni i produttori locali si sono moltiplicati, per rispondere alle richieste sempre maggiori dei turisti tradizionali che approdavano alla Riserva per scoprire i segreti dell’“Ora et Labora”. Ma le scelte, in fatto di fornitori, del Ristorante Da Rosa non sono cambiate. «Continuiamo a fidarci degli stessi fornitori che hanno co-

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minciato con noi – sottolinea Fabio Ghitarrari, che ha preso in mano le sorti dell’attività di famiglia – ci serviamo dai contadini della zona e per quanto riguarda la carne dalla macelleria locale, perché sappiamo che i suoi prodotti sono per la stragrande maggioranza italiani, se non locali e regionali». Quella del Ristorante Da Rosa è una cucina tradizionale e casereccia, che concede molto poco all’innovazione e ancor meno ai mix internazionali. L’obiettivo è la qualità, nel rispetto dei sapori tipici di questo angolo del Maceratese. Via libera, dunque, a gnocchi alla papera (anatra), pappardelle alla lepre, ceci e, ovviamente, vincisgrassi, oltre a una vasta selezione di formaggi e salumi tipici marchigiani, carni cotte alla griglia, contorni e dolci tradizionali, in cui spiccano le crostate realizzate con marmellate casalinghe. Ma non mancano i piatti forti della cucina italiana, come spaRistorante Da Rosa si trova a Tolentino (Mc) www.ristorante-darosa.com

ghetti alla carbonara, penne all’arrabbiata, ravioli. Il tutto annaffiato da vini regionali e una piccola cantina selezionata di etichette nazionali. «I nostri clienti sono per lo più professionisti e turisti – spiega Ghitarrari – che cercano piatti genuini e dai sapori riconoscibili, grandi classici della cucina locale che valorizzano gli ingredienti e i prodotti del nostro territorio, combinati seguendo le ricette tramandate dalla tradizione locale, con un’attenzione ai gusti contemporanei ma sempre un estremo rispetto per il territorio. Per questo al Ristorante Da Rosa i nostri clienti non trovano un menù fisso ma una proposta di piatti tradizionali, affiancati dai menù del giorno, primi e secondi inseriti quotidianamente in base alle disponibilità dei prodotti e alla stagionalità, per dare anche ai clienti più affezionati la possibilità di variare. Certo, poi ogni turista e ogni nazionalità ha i suoi gusti. In base alla nostra esperienza possiamo dire che gli inglesi, nove volte su dieci chiederanno gli spaghetti alla carbonara, mentre tedeschi, francesi e più ancora gli italiani sono incuriositi dalle specialità locali, vincisgrassi e gnocchi di papera, su tutti. Poi la carne mette d’accordo un po’ tutti». Anche gli intolleranti al glutine o al lattosio troveranno una selezione di piatti cucinati appositamente per loro. E al termine del pranzo o della cena, la visita alla Riserva si può concludere con una lunga passeggiata a piedi, a cavallo o in bicicletta. ■ Alessia Cotroneo

LA STORIA DELL’ABBAZIA Il chiostro, l’antica chiesa e il museo del vino sono solo alcune delle tappe obbligate per i visitatori della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Qui l’ideale benedettino di lavoro e preghiera ha segnato profondamente il territorio, arricchendolo di preziose testimonianze. Fondata nel 1142 in seguito alla donazione di un vasto terreno ai Monaci Cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle di Milano da parte del duca di Spoleto, la Chiesa abbaziale dedicata alla Vergine Maria è una monumentale costruzione regolata dalle severe forme cistercensi. A fianco della chiesa è ancora oggi conservato il monastero con il chiostro ricostruito nel XV secolo. Dopo alterne vicende storiche e un lungo periodo di abbandono, nel marzo del 1985 i monaci cistercensi, provenienti anche questa volta da Milano, sono tornati a vivere nell’Abbazia. La loro presenza ha ridato vita all'antico monastero, diventato un punto di riferimento spirituale per il territorio, oltre che una meta turistica molto frequentata.




Viaggio in Italia Pag. 59 • Ottobre 2017

n tutti i borsini turistici che hanno misurato le perfomance ricettive dell’estate 2017, la destinazione Sardegna ha sfiorato l’overbooking. Nei mesi centrali di luglio e agosto, durante i quali trovare un alloggio libero, un tavolo al ristorante o semplicemente uno spazio dove sdraiarsi in spiaggia si sono rivelate missioni al limite dell’impossibile. Ma anche nel primo mese della stagione più calda, che già preannunciava un boom verso l’isola dei quattro mori come non se ne vedevano da tempo. «A giugno ci sono state circa due milioni di presenze – spiega Paolo Manca, presidente regionale di Federalberghi – certificando una crescita tra il 3 e il 4 per cento rispetto allo scorso anno, mentre luglio ha confermato l’andamento dello scorso anno, ossia circa 3,2 milioni di presenze».

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Un’estate d’oro, anzi smeralda Località balneari sold out, alberghi assaltati, boom di stranieri anche a settembre. Nei mesi di alta stagione 2017 la Sardegna è tornata in vetta alle preferenze dei turisti che l’hanno scelta in massa. E anche le stime autunnali sorridono

social media marketing incentrati su Cagliari, Olbia e Alghero. «Si tratta di un bando pilota e innovativo – spiega Argiolas - che mette a disposizione la prima tranche di risorse stanziate dalla legge approvata a luglio, con lo scopo di promuovere la destinazione Sardegna nei mesi finali dell’anno e fino ai primi mesi del 2018. Potremo così valutare da subito, attraverso precisi indicatori di risultato, l’efficacia delle azioni che stiamo intraprendendo nell’ambito di una strategia più ampia finalizzata alla creazione di un sistema integrato del turismo isolano». In attesa di conoscere gli effetti di questa strategia, a prefigurare una stagione autunnale sopra alle attese sono i dati di settembre, che consegnano un +10 per cento di arrivi e presenze rispetto a

BAIE E CALETTE INVASE, TORNANO LE SPIAGGE A NUMERO CHIUSO Poi è arrivato agosto, che grazie in particolare alle prenotazioni last minute piovute dal web ha toccato quota 3,8 milioni di presenze, registrando il tutto esaurito in alberghi, b&b e appartamenti. «Quest’anno non ci sono state le promozioni scontate di gennaio e febbraio come nel 2016 – aggiunge Manca – per cui si è acquistato prevalentemente all’ultimo momento». Tanto da superare le aspettative economiche

Paolo Manca, presidente regionale di

Barbara Argiolas, assessore regionale al

Federalberghi

Turismo

di operatori e commercianti sardi che, senza contare il cosiddetto “turismo ombra” che si consuma prevalentemente in nero nelle seconde e nelle terze case, hanno accolto nel complesso 13 milioni di ospiti. Per il 47 per cento provenienti dall’estero, in particolare da Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito e con un aumento stimato di presenze del 14 per cento rispetto all’estate scorsa. E tanto da sollevare dubbi sulla sostenibilità ambientale di flussi così consistenti, che metterebbero addirittura a repentaglio lo stato di salute dei gioielli costieri che decorano la Sardegna. «Tutti oggi diciamo che è stata una grande estate e sul piano numerico è senz’altro vero – osserva Barbara Argiolas, assessore regionale al Turismo - tuttavia se tu promuovi un’idea di spiaggia selvaggia e poi non hai un centimetro disponibile per

stendere l’asciugamano si rischia l’effetto boomerang. La nostra Isola ha sempre fatto dell’ambiente il suo punto di forza, ma quest’anno ci ha ricordato che le risorse naturali e paesaggistiche non sono infinite, ma si consumano». Motivo per il quale in alcune baie come ad esempio a Cala Birola nel comune di Baunei, nell’ultima estate è ricomparso il numero chiuso per evitare l’assalto senza controllo della spiaggia. «Mantenere il nostro ecosistema in salute – prosegue Argiolas - affinché tra 10 anni i nostri figli e i turisti che verranno d’estate possano godere quella Sardegna incontaminata che tutti ci invidiano è un nostro dovere. Pertanto siamo chiamati a uno sforzo collettivo per governare questo processo: meglio un turista che lascia nell’Isola due euro che cinque che lasciano 50 centesimi a testa».

STRATEGIA FUTURA: BALNEARE SEMPRE AL CENTRO, MA FUORI STAGIONE In altre parole, secondo la delegata regionale al turismo non è più tempo di ragionare su picchi di 50-60 giorni, ma bisogna sviluppare una logica destagionalizzata. Il che non significa per forza scoraggiare il balneare che anzi resta al centro, ma valorizzarne l’attrattività fuori stagione. Elevando la qualità generale dell’offerta sarda e investendo al contempo su attività di promozione e comunicazione sugli aerei come fa ad esempio l’ultimo bando regionale di 10 milioni di euro, destinato a interventi di

dodici mesi fa, con il pienone nei fine settimana non solo nelle zone costiere, ma anche in quelle interne. «Dei 9 milioni di italiani che faranno almeno un giorno di vacanza a settembre – rilevano da Federalberghi Sardegna - oltre 200 mila sbarcheranno nell’Isola e andranno a incrementare le presenze negli hotel e pensioni. Grazie alle temperature più miti rispetto ai Paesi d’origine, arriveranno soprattutto gli stranieri del Nord Europa, ma si segnala anche un buon numero di altre tipologie di viaggiatori: parecchi cicloamatori, escursionisti e chi ha optato per brevi soggiorni in città». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 60

Sardegna da vivere

Ospitalità diffusa Ridare vita a borghi e villaggi attraverso un concetto nuovo di accoglienza turistica, che permette di integrarsi totalmente con il territorio e la popolazione. In Sardegna, Antonio Diego Are ha adottato questo innovativo modello di accoglienza alberghiera

ontano dai grandi resort, dagli alberghi di lusso e dai villaggi turistici, si afferma sempre più un nuovo concetto di struttura ricettiva, una tipologia di albergo assolutamente originale che nasce in località fuori dalle rotte consuete. Questa nuova soluzione viene definita Albergo Diffuso, perché coinvolge l’intero centro cittadino, dislocando le camere e i principali locali della struttura alberghiera in punti diversi del paese. Quello dell’Albergo Diffuso è un modello di ospitalità tutto italiano: è nato infatti nel nostro Paese per valorizzare le realtà più piccole e in difficoltà, quei paesi e borghi antichi, quasi disabitati, che possono ora rivivere grazie a una valorizzazione del ricordo e delle tradizioni più autentiche. La soluzione è concepita per offrire agli ospiti la possibilità di vivere pienamente il centro storico di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, alloggiando in case e camere distaccate non più di 200 metri dallo stabile nel quale sono situati la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. L’autenticità di questa proposta offre più che un soggiorno uno stile di vita, quello quotidiano dei residenti, la cui presenza è considerata componente chiave dell’offerta. Nel panorama dell’ospitalità sarda, l’Albergo Sas Benas rappresenta questa nuova tipologia di struttura alberghiera, un innovativo concetto di hotel, assolutamente moderno e originale, che si unisce a un modello di sviluppo turistico del territorio volto a non creare impatto ambientale. Per creare un Albergo Diffuso, infatti, non è necessario costruire nulla, si recuperano strutture già esistenti, nell’ottica di un’ospitalità che diventa anche sostenibile. Sas Benas nasce nel 2000 nel suggestivo borgo medievale di Santu Lussurgiu, e si compone di tre case padronali ristrutturate e finemente arredate, residenze storiche di pregio, tutte dislocate in punti diversi del centro storico del paese e adibite a camere per gli ospiti, servizi e ristorazione. Il lavoro di ristrutturazione che hanno subito, svolto nel totale rispetto dei materiali utilizzati in passato, ha rido-

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L’Albergo Sas Benas si trova a Santu Lussurgiu (Or) www.sasbenas.it

bali d’epoca. Quella musicale è una tradizione inestimabile del paese di Santu Lussurgiu, che deve essere conservata e tramandata. Questa nuova possibilità di soggiorno calati nella realtà più autentica del luogo di villeggiatura suscita curiosità e interesse da parte dei turisti, italiani e stranieri, maggiormente attratti dalle innumerevoli risorse territoriali, soprattutto in alcuni periodi dell’anno e durante le festività, quando si può gustare appieno l’incanto delle caratteristiche tradizioni del paese. Un aspetto fondamentale è quello gastronomico, che racchiude nelle ricette locali un passato fatto di tradizioni e segreti. Il ristorante di Sas Benas propone una cucina fatta di sapori e saperi locali, con l’intento di valorizzare le risorse del luogo e promuovere i cibi tipici che caratterizzano il paese. La cucina del ristorante è basata esclusivamente sui prodotti genuini del territorio e offre agli ospiti una fusione tra piatti tradizionali ed una spiccata creatività culinaria, riuscendo a conquistare il gusto del pubblico e la classificazione nelle più importanti guide turistiche ed enogastronomiche d’Italia. Ogni piatto parla di una terra e di un popolo che ancora crede nel valore della genuinità, dove il prodotto locale è al centro di tutto, esaltando il valore del lavoro nei campi dei contadini e degli allevatori, che forniscono materie prime di altissima qualità. Il prodotto tipico, il cibo a Sas Benas non rappresenta solo una pietanza ma racchiude un mondo di esperienze, tutto il sapere di una tradizione millenaria. L’esistenza di Sas Benas restituisce dignità e valore allo splendido borgo di Santu Lussurgiu, spopolatosi negli ultimi anni, facendone un piccolo museo a cielo aperto da ammirare ma soprattutto da vivere. La presenza di questa nuovo modello di ospitalità alberghiera allarga gli orizzonti sulle innumerevoli possibilità che la Sardegna è in grado di offrire ai suoi visitatori, scommettendo su un turismo colto e curioso, desideroso di scoprire e valorizzare la storia del territorio e i suoi infiniti prodotti culturali. ■ Veronica Carrisi

PRIMATO LOCALE

nato splendore agli edifici, sia alle facciate che agli ambienti interni. Entrando, è forte la sensazione di potersi riappropriare di un mondo rurale ancora percepibile, rivalorizzato con grande naturalità. Sas Benas parla della Sardegna e di Santu Lussurgiu in ogni momento: dalle materie prime utilizzate per la risistemazione delle case alle pietanze, dalla ricercata cura architettonica e degli arredi al tema musicale. La musica è un valore culturale identitario fortemente radicato nel paese di Santu Lussurgiu, in provincia di Oristano, che vanta tradizioni antichissime di canto polivocale. Il nome dell’albergo in lingua sarda indica un antico strumento musicale a canne. La musica è il filo conduttore dell’esperienza che viene proposta agli ospiti. Santu Lussurgiu ha ospitato per numerosi anni alcune importanti manifestazioni sulla musica antica, eventi che richiamavano centinaia di persone. Per poterle accogliere, si usavano alcune abitazioni del paese appartenenti a privati. Da questo modello spontaneo di ospitalità ha cominciato a prendere vita l’idea dell’Albergo Diffuso. La struttura è arredata con numerosi pianoforti e clavicem-

Sas Benas è il primo Albergo Diffuso nato in Sardegna. È composto da tre edifici storici, con camere dotate di servizi privati, per un totale di 32 posti letto. Le residenze sono un esempio di recupero e riqualificazione dell’edificato storico a fini di ricettività diffusa, in cui la tradizione si unisce all’eleganza degli ambienti. La raffinatezza e la cura dei dettagli negli interni impreziosiscono queste case che raccontano la storia antica e piena di fascino delle famiglie locali.



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 62

Sardegna da vivere

Nel cuore della Planargia L’Hotel Ristorante Al Gabbiano è il punto di partenza ideale per scoprire la regione storica nord occidentale della Sardegna, dove tra mare, trekking, bird watching e buona tavola, la vacanza è assicurata urismo sostenibile e a misura d’uomo, tra mare e colline. Chi pensa che in Sardegna, anche in piena estate, non ci si possa rilassare, dovrà ricredersi. Accanto alle mete balneari più glamour della Costa Smeralda, ci sono enclave di bellezza dove si sente solo il rumore delle onde e del vento. Angoli meno battuti dal turismo

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di massa, che hanno conservato intatta la loro bellezza come la regione storica della Planargia, nella parte nord-occidentale dell’isola, fra l’altopiano basaltico del Marghine, i rilievi vulcanici del Montiferru, le colline e i prati del Logudoro e le incanteHotel Al Gabbiano si trova a Bosa Marina (Or) www.hotelalgabbiano.it

voli spiagge e falesie della Nurra. Qui, tra dolci colline che degradano verso la costa, è possibile ammirare una straordinaria varietà di ecosistemi e assaporare l’aroma del vino Doc Malvasia di Bosa, che in queste terre ha non solo il suo terroir di elezione ma anche la sua storica “casa”, accudito dai vigneron che hanno scelto di dedicarsi alla sua salvaguardia. Per chi vuole percorrere la Strada della Malvasia o anche semplicemente scoprire giorno dopo giorno questo angolo poco noto di Sardegna, l’Hotel Ristorante Al Gabbiano è il punto di partenza ideale. A pochi passi dal mare, nella Baia di Bosa Marina dominata dalla Torre Aragonese che da secoli protegge la foce del fiume Temo, offre un punto di vista inedito sulle imbarcazioni dei pescatori locali che sfilano ogni giorno verso il mare o in direzione della cittadina medievale di Bosa, con i caratteristici colori del pittoresco centro storico e le mura del Castello dei Malaspina. «La maggior parte dei nostri clienti è fidelizzata e ci sceglie ogni anno. Questa estate – racconta il titolare della struttura Pasqualino Deriu – c’è stato anche chi ha festeggiato 30 anni di vacanze con noi! La posizione, l’atmosfera rilassante, la spiaggia sabbiosa, il mare poco profondo, ideale per le famiglie con bambini, l’albergo che rinnoviamo ogni anno sono i nostri punti di forza. Senza contare le specialità marinare

del nostro ristorante, a base di prodotti locali e ortaggi stagionali a chilometro zero, frutto della maestria dello chef Piera Fancellu: azzada di razza cucinata secondo l’antica ricetta tradizionale; fregula sarda con crema di bottarga o funghi porcini e salsiccia di maiale, servita su un letto di pane carasau; cavatelli alle arselle e zafferano; maccarrones neri con zucchine e bottarga; alisanzas al nero di seppia con crostacei bagnati alla Malvasia; ravioli con ripieno di ricotta, ghisadu e pecorino sardo». Poi ci sono i servizi offerti, in collaborazione con strutture e associazioni: birdwatching per osservare l’unica colonia sarda di grifoni, trekking, biking, surf, visite alle cantine per l’unica struttura della zona a poter accogliere le comitive numerose, con trentacinque camere disponibili. ■ Alessia Cotroneo



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uravera è un piccolo centro situato nell’area sud-orientale della Sardegna dotato di una tale ricchezza paesaggistica da renderlo meta indiscussa di visitatori durante l’intero arco dell’anno. È infatti dotato di siti archeologici di inestimabile valore ma controbilancia l’offerta con spiagge bianche e acque cristalline e con una natura selvaggia che induce i turisti all’esplorazione. Allo sguardo di chi percorre la panoramica strada costiera Villasimius-Muravera, dall’alto dei tornanti che scendono verso Castiadas, appare la visione fiabesca di una lunghissima, candida spiaggia incorniciata tra il mare dai mille riflessi e la macchia mediterranea È la spiaggia di Costa Rei, che termina con il promontorio di Capo Ferrato. Si tratta dell’incantevole sequenza di spiagge delle coste muraveresi, alcune delle quali sono circondate da lagune predilette da una ricca varietà faunistica, tra cui i fenicotteri rosa, i polli sultani e i germani reali. Muravera vanta un importante patrimonio archeologico posizionato solo a pochi chilometri dalla struttura ricettiva: i complessi megalitici di Piscina Rei e di Cuili Piras, dove rispettivamente 42 e 46 menhir di granito eretti dai Protosardi ben cinquemila anni fa, indicherebbero le diverse posizioni del sole e della luna all’alba e al tramonto, determinando così solstizi, equinozi e noviluni. La particolarità di Cuili Piras è che la disposizione dei menhir in allineamenti e circoli è identica a quella di altri siti megalitici scoperti in Inghilterra, in particolare a Stonehenge: in entrambi i casi, questi siti hanno avuto la funzione di templi relativi ad antichi culti Druidici astronomico-religiosi applicati anche all’agricoltura. La cucina qui è molto variegata ed essenzialmente legata alle colture del territorio. Muravera offre infatti al visitatore la ricchezza delle eccellenti produzioni agroalimentari la cui punta di diamante sono gli agrumi, celebrati dal 1961 ad aprile attraverso

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Sardegna da vivere

L’essenzialità del lusso Il concetto di glampling come applicazione dell’idea di glamour ad un’offerta turistica quale quella dei camping è stata esplorata in tutte le sue forme in Sardegna, nel progetto di Laura Deiana l’annuale e spettacolare sagra. La gastronomia del territorio si avvale di altri prodotti eccellenti che arrivano dal mare e dall’entroterra: spigole, orate, dentici, mormore, crostacei, mitili, bottarga, porcellini, agnelli, formaggi, miele, liquori di mirto, agrumi e limoncello ma anche pesche, pomodori, favette, angurie, uva e una grande varietà di altri prodotti dell’orto. Il camping villaggio di Tiliguerta situato in località Capo Ferrato, che chiude a nord la rinomata spiaggia di Costa Rei condensa in sé tutte le eccezionali pe-

LA FILOSOFIA L’amore per la natura selvaggia della Sardegna del sud, la costante ricerca della bellezza attraverso il lusso essenziale ed informale delle sistemazioni e degli arredi, la passione per una enogastronomia di qualità - che assume il significato di scoperta del territorio -, la vocazione all’ospitalità intesa come accoglienza e condivisione sono gli ingredienti con i quali è nato il progetto Tiliguerta, un autentico glamping dedicato ai viaggiatori curiosi, indipendenti e attenti ai dettagli, che scelgono una vacanza al mare per soddisfare la propria voglia di lusso e benessere in una cornice glamour.

culiarità isolane in un’unica e ricca offerta turistica adatta ad ogni target ed ogni esigenza. Sono sempre più numerosi coloro che in vacanza ricercano esperienze di autenticità a stretto contatto con la natura ma con un comfort a cinque stelle. Ecco perché sta prendendo sempre più piede una tendenza nata una decina di anni fa in Gran Bretagna: il glamping, ovvero il glamour applicato al camping. «C’è chi concepisce il lusso come una forma di ostentazione - racconta Laura Deiana, responsabile della struttura ricetti-

va -. Qui al Tiliguerta lo connotiamo sotto l’aspetto dell’essenzialità e del comfort. I nostri clienti possono così godere di ampi spazi e della personalizzazione dei servizi in una condensazione tra le caratteristiche specifiche del glamour e dello charme applicate però al segmento turistico del camping. Il glamping è il lusso essenziale vissuto nell’informalità di una vacanza in campeggio attraverso l’utilizzo di architetture leggere integrate nell’ambiente. Il lusso essenziale si accompagna alla sostenibilità ambientale e a Tiliguerta si esprime in diversi modi. Innanzitutto, negli spazi ampi: piazzole che vanno dai 90 ai 150 metri quadrati, case mobili e bungalow ben distanziati affinché i nostri ospiti siano sempre liberi di scegliere se mantenere la propria privacy, oppure condividere lo spazio con altri. Un’altra caratte-

CHILOMETRO ZERO

Il menù offerto da un campeggio glamping dev’essere di altissima qualità. L’attenta selezione di produttori locali si esprime nell’eccellenza di piatti tipici, in alcuni casi rivisitati in chiave contemporanea


Viaggio in Italia Pag. 65 • Ottobre 2017

ESCURSIONISMO L’escursione alla miniera di Monte Narba, a San Vito, è dedicata agli amanti dell’avventura, appassionati di archeologia industriale. A cinque chilometri di distanza dal Tiliguerta, risalendo in bicicletta la S.P. 97 verso la località di Olia Speciosa, all’interno di un terreno privato delimitato a Sud Ovest dalle montagne di Castiadas sorge il complesso megalitico Cuili Piras, formato da 46 menhir che ha contribuito alla ricostruzione dello stile di vita delle popolazioni che abitarono la Sardegna in epoca preistorica. È poi possibile effettuare trekking al Parco dei sette fratelli. L’oasi dei sette fratelli si estende per oltre seimila ettari e si caratterizza per il massiccio centrale con altezze medie di circa ottocento metri la cui cima più alta è costituita da Punta Ceraxia.

TILIGUERTA DOG BEACH

È un’area attrezzata in spiaggia completamente dedicata agli amici a quattro zampe, in cui i cani sono liberi di giocare, socializzare, correre senza guinzaglio e fare il bagno ristica del glamping è la bellezza degli arredi e l’attenzione ai dettagli nelle sistemazioni». A Tiliguerta i bungalow superior sono dei piccoli gioielli che fanno convivere armoniosamente elementi della cultura sarda con quelli di culture lontane, africane e orientali. «Offriamo sistemazioni uniche – aggiunge Laura Deiana - che regalano all’ospite l’emozione di farlo sentire a casa, riuscendo, nel contempo, a fargli staccare la spina della quotidianità. Case mobili realizzate con materiali riciclabili ed ecosostenibili, dal design contemporaneo, curate nei minimi dettagli e dotate di ogni comfort per una vacanza da trascorrere prevalentemente all’aria aperta». Qui la ricercatezza di ogni comfort e la cura nei confronti dell’ambiente convivono al punto da aver dato vita a servizi ugualmente privilegiati per i visitatori e per i loro amici a quattro zampe. Al Tiliguerta l’offerta turistica è a dimensione di cane, la struttura è infatti attrezzata per accogliere ogni esigenza. «Gestiamo annualmente oltre un migliaio di animali in ogni stagione – precisa Laura Deiana - offrendo la possibilità ai visitatori di trascorrere le vacanze con il proprio animale domestico. I cani hanno infatti accesso a tutti gli spazi comuni e l’accoglienza riservata loro è in tutto simile alle delicatezze che dispensiamo a nostri ospiti. Il nostro scopo è quello di far sì che un cane trascorra l’intero tempo della vacanza assieme al suo amico umano e che, quindi, non resti chiuso all’interno di una sistemazione mentre il suo proprietario si diverte in spiaggia. Ecco perché abbiamo realizzato la Tiliguer-

ta dog beach, un’area attrezzata in spiaggia completamente dedicata ai nostri amici a quattro zampe, in cui i cani sono liberi di giocare, socializzare, correre senza guinzaglio e fare il bagno». La struttura ricettiva offre inoltre un’animazione specifica con personale formato allo scopo, due piscine e una dog pool, in cui i turisti e i propri animali domestici possono trascorrere giornate di svago assieme. «La differenza non risiede nell’offrire un servizio ma nel possedere uno staff formato e preparato a garantire le medesime cure anche agli amici a quattro zampe». Tiliguerta dog beach è ormai divenuto il punto di riferimento per chi desidera trascorrere una vacanza in Sardegna assieme al proprio amico Fido ed è aperta sia agli ospiti del Tiliguerta Camping Village che agli esterni, cioè a coloro che desiderano trascorrere una giornata al mare, senza soggiornare all’interno del resort. Un altro punto di forza del Tiliguerta è la ristorazione basata sull’utilizzo di ingredienti semplici e a chilometro zero perché coltivati in loco. Questa scelta consente di scoprire i sapori autentici del territorio. I piatti preparati dagli chef si rifanno alla tradizione sarda e alla cucina internazionale per soddisfare ogni palato». Il cibo offerto da un campeggio glamping dev’essere di altissima qualità. L’attenta selezione di produttori locali a Tiliguerta si esprime nell’eccellenza di piatti tipici, in alcuni casi rivisitati in chiave contemporanea, accompagnati da ottimi vini e birre artigianali. Il tutto, nel massimo rispetto dei criteri ambientali. Il menù del ristorante comprende

una serie di piatti gluten free riservati ai celiaci, ma anche menù studiati per vegetariani e vegani. Le pizze sfornate sono autentiche bontà preparate esclusivamente con farine biologiche e lieviti naturali certificati. Tiliguerta apre a maggio e chiude a fine ottobre. Nei periodi da maggio a inizio giugno e dalla seconda metà di settembre alla terza settimana di ottobre gli ospiti godono di un ritmo slow life: tanto relax, passeggiate, escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo in mezzo alla natura, da vivere all’aria aperta come Il Tiliguerta Camping Village ha sede a Muravera (Ca) - www.tiliguerta.com

il tennis, il basket, il calcetto, il ping-pong, il beach-volley, trattamenti ayurvedici per una rigenerazione autentica. L’intrattenimento, tra la metà di giugno e i primi di settembre prevede numerose attività per grandi e piccini: spettacoli, giochi, tornei sportivi, miniclub, escursioni nell’oasi naturalistica di Capo Ferrato, sport, equitazione presso un vicino maneggio e immersioni attraverso un Padi Resort convenzionato, tra i migliori d’Italia, che accompagna gli ospiti in oltre 30 spot, di cui diversi all’interno dell’area marina protetta di Villasimius. E per chi desidera attività più rilassanti e ricerca il benessere a 360 gradi sono previste attività di yoga e pilates, massaggi e trattamenti olistici. «Ci è sempre piaciuto rompere gli schemi – continua ancora Laura Deiana - trasformare le nostre passioni nel lavoro quotidiano, innovare per arrivare ad una relazione felice con il mondo attorno a noi. Il progetto Tiliguerta nasce con l’obiettivo di creare un luogo di benessere in Sardegna, per le persone che lavorano con noi, per i nostri ospiti e per le comunità che vivono nel territorio attorno Costa Rei. Il nostro intento è quello di rendere Tiliguerta un luogo che si autopreservi e preservi l’ambiente circostante, in cui il contatto con la natura diventi il centro dell’esperienza di viaggio. Un rifugio per viaggiatori veri – conclude la responsabile - che qui hanno l’opportunità di rigenerare anima, corpo e mente». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 66

Sardegna da vivere

Profumo di mare e di Malvasia Bosa è un’incantevole città situata nel centro nord della Sardegna. È un luogo ricco di storia e di paesaggi suggestivi dove è possibile praticare innumerevoli attività, come ci suggerisce Marco Mannu dell’albergo diffuso Corte Fiorita

n incantevole borgo dove tradizione e modernità si fondono. La prima indelebile immagine di Bosa è il quartiere storico di Sa Costa, fatto di case variopinte che si inerpicano sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal castello dei Malaspina, risalente al XII secolo. È raggiungibile dall’alto, da dove è possibile ammirare il panorama di tutta la cittadina. Il poetico Lungotemo con il Ponte Vecchio che cavalca il Temo, unico fiume navigabile in Sardegna, accompagna le passeggiate dei visitatori alla scoperta delle antiche concerie, che ricordano le radici di un centro famosissimo in Italia da metà 1800 a inizio 1900 per le produzioni di pellame d’alta qualità. A testimoniarlo anche il museo delle Conce. Bosa è il centro principale della regione storica della Planargia, luogo di tradizione artigianale ed enogastronomica, che accoglie i turisti con un calice di pregiato Malvasia, uno dei vini Doc sardi più amati, e mette in mostra le sue eccellenze: gioielli di corallo, cesti di asfodelo, tessuti, tra cui il filet, nato dall’antico sapere femminile e, non ultimo, il pescato. Nella foce del Temo sorgono il porto turistico fluviale e accanto Bosa Marina, località molto apprezzata e premiata ogni anno dalla Guida Blu di Legambiente. Le spiagge di s’Abba Druche, Managu, Tentizzos e Cumpoltittu completano lo scenario di bellezze costiere, dove i turisti possono immergersi e rilassarsi. Mentre se ti appassionano trek-

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A BOSA

Ci si ritrova immersi nella storia e nella tradizione del borgo medievale più caratteristico della Sardegna, a stretto contatto con il magnifico paesaggio naturale del fiume Temo e a due passi dal mare

valle del Temo e a pochissima distanza dalle acque di un mare che già da molti anni riscuote i massimi riconoscimenti per la sua bellezza e trasparenza. In bici, in auto, in moto o in fuoristrada, l’esperienza turistica a Bosa comincerà ancora prima di arrivare, percorrendo una delle brevi strade panoramiche che collegano il centro ai principali punti di arrivo della Sardegna. Alghero si trova infatti a 52 chilometri, Porto Torres a 70 chilometri, Olbia a 150 o Cagliari posizionata a 170 chilometri. L’hotel Corte Fiorita è un albergo suggestivo con sedi distribuite e perfettamente integrate nel centro storico di Bosa: è un’eccezionale fusione tra tradizione e innovazione, tra alloggi caratteristici e una moderna ospitalità alberghiera. «Nelle nostre molteplici e varie sistemazioni – spiega Marco Mannu – si ha l’opportunità di vivere un’esperienza unica e ci si ritrova immersi nella storia e nella tradizione del borgo medievale più caratteristico della Sardegna, a stretto contatto con il magnifico paesaggio naturale del fiume Temo e a due passi dalle acque cristalline di un mare incontaminato. L’albergo diffuso consente di vivere in prima persona un turismo evoluto e raffinato, di scoprire le tipiche attività del territorio, di usufruire di itinerari culturali variegati, di godere dei magnifici paesaggi della costa occidentale della Sardegna».La struttura alberghiera rappresenta un perfetto punto di partenza per una passeggiata nella vivacità del centro storico, ricco di tesori o la migliore occasione per degustare i pregevoli prodotti tipici o ammirare le pittoresche coste, la valle di Bosa con la famosa strada della Malvasia, i silenti sentieri tra i vigneti e la macchia mediterranea: tutto gli ingredienti che si potrebbero desiderare per trascorrere al meglio una vacanza magica. ■ Luana Costa

L’albergo diffuso Corte Fiorita ha sede a Bosa www.albergo-diffuso.it

LA STRUTTURA king e birdwatching, ecco il parco biomarino di capo Marrargiu e la riserva naturale di Badde Aggiosu e Monte Mannu. Nel centro di Bosa, affacciato sul fiume Temo, Corte Fiorita è un albergo suggestivo e fuori dai soliti standard. È composto da diversi edifici storici distanti tra loro poche decine di metri. «Se sei un viaggiatore che desidera vivere i luoghi che visita, conoscerne la storia e scoprirne la cultura, i profumi e i sapori, da noi troverai quello che cerchi perché a Corte Fiorita si diventa amici e si vive come cittadini di Bosa» precisa immediatamente Marco Mannu, titolare dell’albergo diffuso. Il soggiorno a Corte Fiorita sarà il punto di partenza perfetto per una vacanza a Bosa, immersi nel cuore di uno dei centri storici più suggestivi e integri della Sardegna. Tra il castello Malaspina, il fiume Temo e un mare incontaminato, chi si recherà in visita potrà godere del gusto dei luoghi e della comodità degli ambienti, circostanza che si sposa con la modernità dei comfort. «La nostra missione – continua ancora - è quella di far vivere ai visitatori una vacanza dentro la storia senza mai rinunciare alla comodità».Bosa è infatti una città ricca di storia e di fascino, adagiata sul fondo della

L’albergo diffuso Corte Fiorita dispone di quattro sedi ognuna caratterizzata da uno stile specifico e inconfondibile: le Palme, un edificio originario del Settecento affacciato sul Temo; la Vite e l’Oleandro situati in via del Pozzo e infine le Conce, monumento di archeologia industriale. La formula Residence è l’ideale per chi preferisce il comfort del trattamento alberghiero unito ai pregi dell’essere indipendenti. Ogni appartamento, arredato con il tipico stile bosano, è comodamente attrezzato per garantire grande relax e libertà.


Viaggio in Italia Pag. 67 • Ottobre 2017

Quando il turismo è ecocompatibile Vi sono alcuni luoghi che offrono ai visitatori esperienze particolari. Una di queste è soggiornare nelle pinnettas dell’azienda agricola Is Cheas: suite ispirate alle antiche costruzioni pastorali a forma conica tipiche della Sardegna

LE ATTIVITÀ

i distende all’estremità nord-occidentale del Campidano, a ridosso dei rilievi del Montiferru e a un quarto d’ora dal mare. San Vero Milis è un centro agricolo situato nella provincia di Oristano in Sardegna, famoso per la sua meravigliosa costa. Una grande varietà di paesaggi caratterizza infatti il territorio: dalle campagne coltivate alle dune di sabbia finissima del deserto costiero di Is Arenas, dalle alte falesie calcaree di capo Mannu e di su Tingiosu, paradiso dei surfisti, a vari stagni, tra cui Sale ‘e Porcus, oasi protetta frequentata anche dai fenicotteri rosa, luogo ideale per gli appassionati di birdwatching. Dall’erosione calcarea sono nate alcune delle più incantevoli calette e spiagge della penisola del Sinis. Immersa nel verde della valle dei Giganti di Mont’e Prama tra le bellissime spiagge del Sinis e il massiccio vulcanico del Montiferru, Is Cheas è un’azienda agricola e agriturismo sostenibile ed ecocompatibile, concepita nel rispetto dell’ambiente e della natura. La struttura gode di una felice posizione geografica, in una delle zone più suggestive dell’intera

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LA CUCINA

Le parole d’ordine che muovono l’impostazione e la filosofia della cucina sono territorio, stagionalità ed eccellenza della materia prima. Una passione che si traduce in produzioni di alta qualità e in una cucina originale che non dimentica la tradizione Isola. In breve tempo si possono raggiungere con facilità le più belle spiagge del Sinis ma la struttura è anche a due passi dalle bellezze naturali dell’Oasi di Seu, protetta dal WWF. «Abbiamo scelto di costruire la struttura con materiali ecocompatibili e utilizzando energie rinnovabili, solare e biomassa” spiegano Francesca e Juan Carlos, titolari dell’agriturismo. «Soggiornare nelle nostre pinnettas rivestite di pietre in basalto, sotto una volta di legno e un tetto di frasche è un’ esperienza di autentico relax». Dotate di tutti i comfort le pinnettas godono di un isolamento termico e acustico garantito dall’uso della lana di pecora sarda che restituisce agli ospiti l’atmosfera giusta per ritrovare il riposo naturale. «Ci siamo conosciuti in

Sudamerica» raccontano Francesca e Juan Carlos. «L’incontro delle nostre culture, lo stesso rispetto per la terra, l’attenzione per l’armonia tra l’uomo e la natura, l’amore per gli animali, il buon cibo e il desiderio di utilizzare materiali naturali ha dato vita al progetto. Is Cheas è nata con un grande obiettivo: creare e sviluppare un’attività basata sulla salvaguardia dell’ambiente, conservando la biodiversità e preservando l’alternarsi naturale delle colture. L'azienda agricola è un luogo in perfetta armonia con l’ambiente circostante. In ogni momento i nostri ospiti possono sentire questa terra vibrare di un’energia naturale unica e avvolgente. Ecco perché ogni soggiorno, di breve o di lunga durata, qui si trasforma in un’esperienza di vero benessere perfetta per tutti. Si tratta di un agriturismo, un’azienda agricola innovativa e multifunzionale, pensata per il benessere dei suoi ospiti, all’insegna della sostenibilità, dell’amore per la natura e l’ambiente. Una passione, la nostra, che si traduce in produzioni di alta qualità e in una cucina originale che non dimentica la tradizione». Le parole d’ordine che muovono l’impostazione e la filosofia della cucina sono territorio, stagionalità ed eccellenza della materia prima. Is Cheas è collocata in una posizione ideale sulla linea di confine fra due territori, Sinis e Montiferru, ricchissimi di storia e tradizioni. È da questa terra di confine che l’agriturismo con ristorante

A Is Cheas i cavalli vengono allevati in un habitat naturale e trascorrono al pascolo almeno dodici ore nell'arco di una giornata, l'ideale per far sviluppare le loro molteplici destrezze e capacità sia motorie che cognitive. È possibile portare il proprio cavallo in questo bellissimo ambiente per godere di una vacanza in completo relax senza rinunciare alla propria passione. Juan Carlos organizza abitualmente corsi di doma naturale, di addestramento e salto ostacoli per gli amanti dei cavalli. A Is Cheas si può scegliere di trascorrere le vacanze a cavallo, sia che si abbia già esperienza o che ci si voglia avvicinare per la prima volta a questa meravigliosa disciplina.

Is Cheas ha sede a San Vero Milis (Or) www.ischeas.it

prende i migliori ingredienti per la preparazione dei suoi deliziosi menù. Vero fiore all’occhiello della produzione di Is Cheas è il fungo, conosciuto in sardo anche come antunna o cardolinu e petza, un fungo carnoso dal sapore intenso e selvatico, molto apprezzato nella gastronomia per la sua versatilità. L’agriturismo vanta anche una produzione vitivinicola. Il vino di Is Cheas nasce in una vigna allevata nel massimo rispetto di ambiente e terreno: nessuna concimazione di sintesi e nessun diserbante chimico per ottenere un vino di qualità «I nostri menù sono frutto di un’innovazione costante arricchita da una scrupolosa attenzione verso le buone abitudini alimentari. Seguiamo il ciclo naturale delle coltivazioni, proponendo materie prime che rispettano la stagionalità e la ricchezza del nostro territorio». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 68

Sardegna da vivere

Un tuffo nella natura Gonnesa offre al visitatore uno spettacolo naturale senza pari. Le spiagge lunghe e bianche, i ricchissimi siti archeologici, costituiscono insieme a una variegata offerta enogastronomica basata sui prodotti locali, l’essenza della meta proposta. Elio Ghisu ci guida alla scoperta di questo territorio onnesa è un paese dell’Iglesiente in Sardegna di circa cinquemila abitanti. Sin dal 1300 il centro è stato caratterizzato dall’attività estrattiva e sul territorio resistono ancora oggi resti di questa tradizione. Siti minerari dismessi si trovano immersi nei boschi circostanti e sul monte San Giovanni, dove si trova, ed è visitabile, la grotta di Santa Barbara, incontaminato gioiello della natura, con un piccolo lago, colonne di stalattiti e stalagmiti e arabeschi di aragonite. Oltre che da resti di archeologia industriale, il territorio è punteggiato da siti preistorici, come le domus de Janas, le famose “case delle fate” o “delle streghe”, della tradizione popolare sarda e, soprattutto, il complesso nuragico più importante del Sulcis, il villaggio nuragico di Seruci, scoperto nel 1897 da Ignazio Sanfilippo, è il più importante del Sulcitano, uno dei più imponenti della Sardegna, è costituito da oltre 100 capanne attorno ad una monumentale reggia nuragica. Lo splendido tratto costiero di Gonnesa è lungo tre chilometri, delimitato a nord da un villaggio minerario e a sud da una tonnara del Settecento. Il lungo litorale di sabbia fine e acque cristalline è formato da quat-

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Elio Ghisu, titolare dell’agriturismo L’Orizzonte di Gonnesa (Su) - www.agriturismoorizzonte.it

tro spiagge: Fontanamare, spiaggia di Mezzo, Punta s’arena e Porto Paglia. Anche l’entroterra riserva suggestive sorprese: dalle selvagge e aride colline, altopiani di origine vulcanica e creste scistose. Non sono pochi i ritrovamenti di arenarie del quaternario di Morimenta, dove fra i fossili fu ritrovato un rarissimo esemplare di elefante nano. Collocata in una posizione dove lo sguardo abbraccia tutto il golfo di Gonnesa sino ad arrivare all’orizzonte, l’agriturismo L’Orizzonte è di re-

centissima costruzione ed è vicinissima al mare. Si trova lungo la strada che porta a Portoscuso e in posizione strategica per la visita ai siti del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna come Porto Flavia e Grotta Santa Barbara. Dista pochissimi minuti di macchina, da: 10 minuti dall' imbarco per l’isola di San Pietro, 20 minuti dall’isola di Sant’Antioco, a 9 km da Iglesias e a 13 km da Carbonia, a 40minuti da Piscinas, dove vi sono le dune di sabbia più alte in Europa. «Tutti insieme proviamo a offrire una meravigliosa vacanza - racconta Elio Ghisu, titolare della struttura ricettiva -. Il nostro desiderio è infatti offrire la possibilità di godere di una vera esperienza di vita nell’isola di Sardegna, esplorando il territorio e molti angoli sconosciuti che solo chi ama e vive qui conosce bene, degustando il vero sapore dei nostri prodotti locali». Quali sono le origini dell’agriturismo? Come nasce l’idea di realizzarlo? «È un’azienda che nasce dal frutto del duro lavoro della terra, che viene tramandata nel tempo da diverse generazioni e dall’innato amore e rispetto per la natura. Nei miei progetti per il futuro e anche in quelli di mia moglie è sempre stato presente quello di poter costruire una struttura ricettiva, che immaginavamo potesse sorgere, proprio sopra quella collina, situata in un punto strategico della nostra azienda agricola, dove tante volte, chiacchierando e fantasticando sul nostro futuro insieme, andavamo ad ammirare il sole tramontare, godendo di un panorama mozzafiato. Dove appunto terra, cielo e mare si incontrano, segnando la linea netta dell’Orizzonte e che ci suggeriva il nome per quella che speravamo potesse diventare una nuova opportunità lavorativa: l’agriturismo».

Qual è il punto di forza dell’agriturismo? «La cucina è il punto di forza. Che sia Pasqua, Pasquetta, Natale o l’irrinunciabile cenone di Capodanno, la cucina è la vera protagonista dell’agriturismo. Proponiamo menu tipici e tradizionali basati sui prodotti delle aziende agricole, frutto del lavoro sul proprio territorio proposti per stuzzicare l’appetito dei buongustai. In agriturismo, viene offerta la possibilità di assaggiare ricette della cucina tipica locale spesso integrate da piatti tradizionali retaggio della cultura e dell’esperienza del cuoco. Molti piatti locali sono molto simili per tutte le regioni, ciò che fa la differenza sono poi le produzioni agricole locali, a volte decisamente diverse, che apportano varianti e sapori diversi, in funzione di piccole variazioni su ingredienti e quantità. Dal nostro gregge provengono diversi prodotti come formaggio, ricotta che i visitatori degustano in natura o cucinati secondo antiche ricette della nostra tradizione culinaria. Possono essere trasformati in primi piatti come ad esempio i cruxiones di ricotta e spinaci, conditi con sugo di pomodoro e basilico oppure con burro e salvia o ancora allo zafferano e pecorino. Proponiamo anche gli sfiziosi raviolini fritti fatti di ricotta dolce, crema di ricotta miele e mirto, o le gustose seadas». ■ Luana Costa

IL RISTORANTE Situato al piano terra della struttura, il ristorante si affaccia sulla piscina e sullo splendido panorama del golfo di Gonnesa. La vista spazia dalle ex casette dei pescatori di Porto Paglia fino allo splendido isolotto del Pan di Zucchero. Suddiviso in due sale, accoglienti e luminose, il ristorante dell'agriturismo orizzonte è arredato in stile tipicamente sardo arricchito da grandi vetrate, tetto in legno e pavimento in cotto che con la propria struttura e colore creano un’atmosfera accogliente e suggestiva. Gli arredi, sobri e raffinati nel contempo, comunicano classe ed eleganza. Le vetrate, aperte su un panorama esclusivo, materializzano un contesto da sogno le cui emozioni saranno impossibili da dimenticare. Studiato nei particolari per rispettare i luoghi e la loro storia, rappresenta il simbolo di un’ospitalità familiare.



Viaggio in Italia Ottobre 2017 • Pag. 70

Sardegna da vivere

A chilometro zero Cucinare prodotti di stagione a filiera corta significa mettere nel piatto tutta la pienezza di un luogo, la sua autenticità. In Sardegna, lo chef Daniele Pusceddu ne ha fatto un elemento cardine della propria cucina

ar mangiare sano è una sfida importante per la ristorazione italiana. I consumatori, infatti, sono abituati a trovare al supermercato ogni genere di prodotto in qualsiasi periodo dell’anno e ricercano la stessa disponibilità anche al ristorante. La grande distribuzione tende sempre più a massificare i gusti e per gli chef diventa compito fondamentale rendere la cucina di oggi e di domani, più etica, per le persone e per l’ambiente, accompagnando il cliente alla scoperta di sapori e prodotti locali e stagionali, cucinati in maniera semplice e naturale.

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Nascono così i menù a chilometro zero, in cui vengono utilizzati solo prodotti freschi e di stagione, che mantengono un forte legame con il luogo di produzione e le sue tradizioni. I piatti vengono creati con alimenti di qualità, sani e genuini, perché mantengono intatto tutto il proprio sapore, i colori e i profumi che gli ha donato la terra. Questo porta ad una variabilità della proposta fatta dal ristoratore, e sebbene possa sembrare un limite, è invece garanzia della qualità e della freschezza del prodotto servito nel piatto. Proporre una scelta di cucina a chilometro zero significa accorciare le distanze e prediligere i cibi del territorio, apprezzandone e rispettandone la stagionalità e la bontà genuina. Significa anche preferire la ricchezza della nostra terra e valorizzare il lavoro di chi ogni giorno la coltiva e produce alimenti unici che vengono trasformati in piatti buoni e belli, capaci anche di far scoprire gusti nuovi, tutti nostrani. È questa la filosofia che ispira le creazioni del Ristorante L’Ulivo a Gonnosfanadiga, un paese del Medio Campidano in Sardegna. Lo chef Daniele Pusceddu ci spiega il valore fondamentale che ha per lui fare una proposta di cucina a chilometro zero: «Per noi la territorialità è un fattore imprescindibile. Pensiamo che la nostra terra abbia tantissimo da offrire, prodotti squisiti, di ottima qualità come il pane, l’olio, le olive e ab-

biamo deciso di basare la nostra cucina su prelibatezze come queste. Tutti i prodotti che utilizziamo sono esclusivamente sardi e freschi. L’impiego di ottime materie prime per noi è fondamentale». Il Ristorante L’Ulivo ha aperto nel 2015 da un’idea di Daniele Pusceddu e Maria Carla Pani e dalla loro passione per la cucina. Dopo anni di significativa esperienza nel settore della ristorazione sia in Sardegna che all’estero, hanno deciso di dare vita al proprio sogno e aprire un ristorante, scegliendo di ristrutturare la casa che apparteneva alla nonna di Maria Carla risalente alla fine dell’Ottocento, mantenendo alcuni particolari originali della struttura, come una parete in pietra e ladiri, tecnica di costruzione tipica sarda in terra cruda, il caminetto e gli architravi in marmo originali dell’epoca. «Dopo tanti sforzi, l’aver potuto creare qualcosa di nostro è stato molto gratificante ma anche vedere il cliente soddisfatto, che decide di venire a mangiare da noi spesso e che apprezza il modo in cui lavoriamo, ci riempie di gioia», affermano i proprietari. I piatti dello chef Daniele Pusceddu sono preparati con materie prime rigorosamente fresche: «Non trattiamo prodotti congelati o decongelati e siamo fieri di questa scelta. La mattina andiamo in pescheria e a seconda di quello che è il pescato del giorno creiamo il menù, che per questo motivo cambia molto spesso, a seconda della stagionalità e della disponibilità del prodotto. Promuoviamo i piccoli produttori e ci riforniamo da loro, valorizzando continuamente le eccellenze nostrane. A Gonnosfanadiga la produzione olivicola è di grande qualità ma anche pane, salumi, carni, miele e formaggi sono molto rinomati. L’olio extravergine di oliva ovviamente non può mancare nelle nostre pietanze, ma utilizziamo anche “S'ollu e stincu”, l'olio di lentisco, un prodotto molto pregiato della nostra terra dalle molteplici proprietà. Un esempio è il nostro carpaccio di bue servito con gocce di olio di lentisco, cipolline in agretto e scaglie di pecorino stagionato. Curiamo anche il nostro orto, che ci permette di avere a disposizione prodotti della terra sempre freRistorante L’Ulivo si trova a Gonnosfanadiga (Vs) inforistorantelulivo@gmail.com

schi». Nel menù non mancano piatti della tradizione, preparati con prodotti locali ma reinterpretati con un tocco di modernità. Come gli Arrubiolusu, un dolce della tradizione, accompagnati da una crema alla vaniglia e Fil e’ ferru, la famosa acquavite sarda. Il Ristorante L’Ulivo è una realtà ancora giovane all’interno del panorama della ristorazione dell’isola e il suo obiettivo è quello di crescere sempre di più professionalmente: «Con umiltà e passione vogliamo imparare ogni giorno qualcosa di nuovo - afferma Maria Carla Pani -. Svolgere il proprio lavoro significa sacrificarsi per ottenere il massimo dalle proprie capacità, per soddisfare quelle che sono le esigenze dei nostri ospiti e regalare loro dei momenti di piacere». ■ Veronica Carrisi

Identità sarda Lo chef Daniele Pusceddu del Ristorante L’Ulivo ha scelto di valorizzare le tradizioni della propria terra e i produttori locali. «Utilizziamo ottime materie prime e rivisitiamo pietanze tradizionali in chiave moderna dal punto di vista del gusto, senza snaturare il prodotto. Tra le nostre proposte, il polpo semolato e fritto con crema di ceci della Trexenta; i malloreddus integrali, di un importante panificio del paese, con ragù di galletto, alloro e pomodoro secco; la fregola con muggine marinato, casizolu ed erbette».