Viaggi-Marzo 2017

Page 1

Viaggio in Italia OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

POLITICA CULTURALE

FORUM REGIONI

Strategie, riorganizzazione e investimenti per la cultura e il turismo italiano, l’analisi del ministro Dario Franceschini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 10

I piani strategici del turismo di Trentino, Toscana e Lazio. Un confronto tra gli assessori Dallapiccola, Ciuoffo e Smeriglio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 36

Un settore che fa crescere l’Italia di Bernabò Bocca, presidente Federalberghi

e guardiamo al turismo considerandolo un potenziale motore del Paese, credo che ci si ponga nella giusta prospettiva per valutare l’andamento generale che lo caratterizza. Parliamo di un comparto estremamente dinamico, che reagisce molto più di altri ai fattori contingenti quali lo scenario economico globale, la politica, i fatti di attualità e, non da ultimo, la salute dell’ambiente. Attualmente abbiamo di fronte un panorama che appare frastagliato: da una parte la contrazione del mercato che ha imposto un poderoso colpo di freno agli investimenti, rendendo

S

BIT MILANO 2017 LA CAPITALE DEL TURISMO Le proposte dell’industria turistica tornano a Fieramilanocity, nel cuore della città, dal 2 al 4 Aprile. Un’edizione innovativa, da non perdere tre nuovi percorsi: A big of taste, I love wedding e Be tech p. 6

>>> segue a pag. 3

ALL’INTERNO Ville Palladiane Il fascino delle dimore venete, un tour con Guido Beltramini Anno dei borghi Un viaggio tra i più suggestivi borghi del Bel Paese Accoglienza siciliana Il fascino di Catania nelle strutture ricettive di Daria Laurentini

Proteggiamo il nostro patrimonio Assicurare uno sviluppo sostenibile ai siti italiani e agli elementi di eccellenza del sistema culturale, artistico e naturale del nostro Paese è la priorità per Franco Bernabè in bilico il primato italiano Unesco. In testa alla classifica dei patrimoni dell’umanità con 51 siti, il Bel Paese è ora tallonato con 50 siti dalla Cina, che ad ogni modo conta più voci riconosciute per il patrimonio immateriale e orale. Ma, come sottolinea il presidente della Commissione italiana per l’Unesco Franco Bernabè, non si tratta di fare gara sulla Cina, che vanta una cultura millenaria su un territorio molto più vasto di quello ita-

È

Franco Bernabè, presidente della Commissione italiana per l’Unesco

liano, ma di difendere i propri siti, valorizzarli e preservarli. La Commissione, che mantiene un ruolo di coordinamento nel meccanismo decisionale delle candidature per il Patrimonio mondiale dell’umanità e per quello immateriale, assumerà un approccio sempre più propositivo e produttivo di mappatura e selezione, stimolando il rapporto con il territorio per presentare candidature di qualità. Nella relazione programmatica di inizio anno ha sottolineato l’importanza

del ruolo di coordinamento svolto dalla Commissione nazionale. Quali i principali obiettivi? «Più che di coordinamento parlerei di mobilitazione e raccordo. Il sistema Unesco è complesso, richiede un rapporto tra entità governative (ministeri con specifiche competenze sui diversi settori, istituzioni internazionali) e le numerose istanze della società civile. Unesco ha generato e sostenuto la formazione di >>> segue a pag. 8



Viaggio in Italia Pag. 3 • Marzo 2017

Colophon

PERCORSI DANNUNZIANI

A SPASSO NELLA CAPITALE A Roma accompagnati da Gianmarco Tognazzi

p. 44

I luoghi del Vate: Lucia Arbace p. 73

Gianmarco Tognazzi, attore e viticoltore

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

CAPITALE DELLA CULTURA

L’ANIMA DI NAPOLI Un itinerario insolito indicato da Lorenzo Marone

p. 88

Palermo crocevia di saperi

p. 92

Consulente editoriale Irene Pivetti Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Lo scrittore Lorenzo Marone

>>> Segue dalla prima quindi più difficili al nostro interno le politiche di sviluppo per la competitività e l’allineamento agli standard dei nostri competitor internazionali; dall’altra l’attrattività del Belpaese che continua malgrado tutto a richiamare un consistente numero di visitatori. Pensiamo soltanto alle performance del 2016, che ha chiuso con le presenze alberghiere in crescita dello 0,9 per cento rispetto al 2015. A ciò si aggiunga un +1 per cento di lavoratori dipendenti occupati negli alberghi. Poi ancora, il gradimento degli stranieri, che rispetto al 2015 hanno speso in Italia l’equivalente di un +4,4 per cento. Tuttavia chi lavora nel comparto ricettivo rispettando le regole, nel calcolo dei dati ufficiali sa che deve fare i conti con la piaga dell’abusivismo: esiste un sommerso non rilevato fatto da turisti che soggiornano in seconde case e bed&breakfast abusivi, i cui responsabili non pa-

gano le tasse togliendo linfa al ritorno economico reale per la comunità. A questo riguardo, la nostra battaglia punta ad avere la garanzia che, operando nello stesso mercato, le regole siano uguali per tutti. Sappiamo che nel nostro Paese l’offerta può definirsi “senza limiti”, ma va ottimizzata e potenziata anche attraverso quella destagionalizzazione di cui tanto si parla e per la quale tuttavia si fa poco di concreto. L’Italia non è fatta di solo mare, il turismo montano costituisce una delle colonne portanti del settore, con i suoi 48 milioni di pernottamenti ogni anno. Secondo i nostri dati, il 30 per cento dei 15 milioni di italiani che si sono mossi tra lo scorso Natale e la Befana del 2017 ha scelto come meta proprio la montagna. Sono tali e tante le opportunità di svago sui nostri territori che questa destinazione rivela ottime perfor-

mance anche nei mesi estivi. È chiaro che, laddove il turismo va ed è opportunamente sostenuto, si ampliano contestualmente le opportunità di occupazione. Ed è chiaro anche che non basta accontentarsi dei risultati “nonostante tutto”. Molto più utile e fruttuoso per il Paese sarebbe creare condizioni di continuità per accrescere il valore aggiunto del turismo, ricordando sempre che esso poggia le basi su un patrimonio paesaggistico, artistico e culturale che non è delocalizzabile. La programmazione di eventi di grande risonanza resta a mio avviso uno degli strumenti più validi per avere riscontri esponenziali in termini di presenze turistiche. Pensiamo solo ad Expo 2015, o ai Giochi olimpici invernali di Torino nel 2006, o ancora ai mega concerti e alle kermesse sportive di portata mondiale. Il nostro è un turismo che “lavora per l’Italia”, il rischio che non dobbiamo più correre è quello di gestire male una risorsa che può realmente fare la differenza nell’economia del nostro Paese. Chi come me opera da tempo in questo comparto, lamenta la mancanza di una politica nazionale che detti le linee guida del settore. In questa prospettiva è sicuramente di buon auspicio la recente approvazione del Piano Strategico del Turismo relativo ai prossimi sei anni, con cui il Governo intende appunto ridisegnare la programmazione della materia rimettendola al centro delle politiche nazionali. Tra i punti evidenziati vi sono la crescita della competitività e l’innovazione: due elementi di forza su cui investire per gettare ponti verso il futuro. ■




Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 6

I Saloni

Una Borsa integrata e diffusa Nuove date, nuova location, nuove proposte di viaggio, nuove soluzioni per i tour operator. La prossima edizione della Bit 2017 in partenza a Milano il prossimo 2 aprile, è un bouquet di elementi inediti paese si segnala come una delle destinazioni più ambite; Be tech per il digitale, una galassia in continua evoluzione. «In un mondo in cui il viaggio sta diventando sempre più motivazionale – osserva Rettani – il turismo si ‘contamina’ con l’arte, la cultura, la tecnologia, l’enogastronomia. La nuova Bit rappresenta una risposta efficace e in linea con la missione di Fiera Milano: valorizzare il made in Italy attraverso un portafoglio di manifestazioni esclusive di proprietà».

i candida a essere ricordata come una delle edizioni più innovative mai allestite per operatori e visitatori italiani e internazionali. A sipario ancora chiuso infatti, l’edizione 2017 della Borsa internazionale del turismo preannuncia già due importanti novità. La prima di ordine spaziale, con il trasloco dal polo fieristico di Rho - che l’ha ospitata per anni - alla sede originaria di Fieramilanocity, nel cuore del capoluogo lombardo. La seconda temporale, visto che quest’anno la Bit non andrà in scena nel mese di febbraio come accadeva in passato ma ad aprile, per l’esattezza da domenica 2 a martedì 4. Una scelta dettata dalla volontà di integrarsi al massimo col calendario espositivo del territorio milanese, collocandosi in una data strategica compresa tra la fine del MiArt e l'apertura del Salone del Mobile e allineandosi allo stesso tempo con l’operatività dei tour operator. «Sulla scia di quanto già attuato con le settimane della moda, del design, dell’arte e del food – spiega Roberto Rettani, presidente di Fiera Milano Spa – Bit punta a diventare un evento diffuso, che aumenterà la centralità dell’Italia e di Milano nell’industria turistica mondiale, oltre a generare attrattiva e importanti ricadute socioeconomiche a favore di tutti. Basti pensare che a ogni euro di valore prodotto da Fiera Milano, ne corrispondono 4 di indotto turistico sul territorio».

lo di autentica Borsa. Una sfida che siamo pronti a raccogliere, rappresentando l’Italia in un contesto globale dove, nella sovrabbondanza quantitativa dell’offerta fieristica, noi scegliamo di focalizzarci sulla qualità».

S

LAYOUT NUOVO, RUOLO ANTICO: ESSERE LA BORSA DEL WORLD TRAVEL L’obiettivo dunque, è quantomeno duplice: da un canto creare opportunità di business, investendo sugli hosted buyer e rinnovando la piattaforma proprietaria di Fiera Milano Emp– Expo Matching Program, il motore di matching tra domanda e offerta che a Bit 2016 ha consentito di organizzare oltre 16 mila appuntamenti. Dall’altro, delineare i trend dell’industria turistica e fare sistema tra gli attori della filiera, anche attraverso un palinsesto convegnistico allargato. Il tutto in una cornice espositiva inedita, che presenta un layout innovativo tanto sul piano dell’immagine quanto dei contenuti. «Con questa edizione – spiega Corrado Peraboni, ad di Fiera Milano – imprimiamo una decisa svolta al percorso evolutivo di Bit. Gli ultimi anni ci sono serviti per ascoltare le esigenze dei mercati sia col dialogo diretto sia, in modo sistematico, attraverso survey sui decisori del settore. Oggi questo patrimonio di informazioni si trasforma in risposte concrete ed efficaci e ci riporta alle origini, al nostro ruo-

ENOGASTRONOMIA, WEDDING E TECNOLOGIA LE NEW ENTRY Ecco allora che accanto alle quattro aree tematiche tradizionali riservate a leisure, luxury, mice e sport – quest’ultimo esteso per la prima volta da uno a tre giorni – nell’edizione 2017 faranno il loro debutto tre nuovi percorsi di visita progettati in collaborazione con esperti di settore, dedicati ad altrettanti segmenti in rapida crescita: A big of taste per l’enogastronomia, eccellenza italiana per antonomasia; I love wedding per il turismo matrimoniale, nel quale il Bel-

CONVEGNISTICA SUPER E SPAZIO ALLE NICCHIE PROMETTENTI Piattaforme moderne e, nel caso della Bit, volutamente distanti dal taglio generalista dei grandi player concorrenti. Prova ne sia l’apertura di questa edizione al turismo Lgbt, una delle nicchie in assoluto più promettenti del travel che quest’anno avrà un’area dedicata all’interno dei padiglioni di Fieramilanocity. «Si tratta di un segmento molto interessante sia per gli operatori del settore sia per le destinazioni – spiega Magda Antonioli, direttore del master in economia del turismo dell’università Bocconi di Milano - il cui valore a livello mondiale è stimato tra i 195 e i 211 miliardi di dollari l’anno. Gli spazi di crescita sono davvero ampi, in particolare in Italia dove siamo ancora lontani dal capire le necessità della domanda». A guarnire il programma della Bit 2017 infine, ci saranno i morning speedy meeting, incontri di business matching della durata di 20 minuti tra espositori, influencer e travel blogger riproposti dopo il successo riscosso gli anni scorsi. E, come si accennava, un ricco panel di convegni e workshop. Più di 70, articolati in quattro filoni tematici: Formazione, dedicata ad agenti di viaggi e hoteliers; Argomenti caldi, con un atteso focus sugli effetti delle compagnie aeree low cost sui flussi turistici; novità assolute e tecnologia. ■ Giacomo Govoni



>>> continua dalla prima

entità autonome e onlus che operano sul territorio e devono trovare un momento di raccordo con le istituzioni centrali. Il ruolo della Commissione nazionale è più sostanziale che formale; si materializza nella capacità di mobilitare, raccogliere le forze e portare avanti le istanze, promuovendo ciò che viene fatto per la valorizzazione del nostro patrimonio, sia a livello locale che internazionale». La priorità resta la protezione del patrimonio italiano. Le difficoltà di Venezia, Rome, Firenze e Napoli sono ormai note. «Unesco ha fornito un protocollo abbastanza preciso per la tutela dei beni patrimonio dell’umanità, rappresentato da un piano di gestione a sua volta articolato su cinque livelli progettuali (conoscenze, tutela e valorizzazione, valorizzazione culturale ed economica, monitoraggio). È un percorso già ben definito, che mira anche a mantenere il territorio vivo ed economicamente sano. Si tratta di salvaguardare realtà dinamiche, guardando al benessere degli abitanti, di chi vi lavora e ha degli interessi. Se il problema dal punto di vista metodologico ha contorni precisi, all’atto pratico le criticità nei vari sistemi territoriali interessati sono estremamente complesse. Se in alcune località si registra un eccesso di turismo, con la mancanza di sostenibilità economica di tutto ciò che non è legato a questo settore, in altre zone si verifica, invece, il contrario». Cosa manca? «Occorre un punto di contatto tra esigenze del turismo e di valorizzazione e conservazione per raggiungere un equilibrio armonioso. Le città d’arte affrontano il notevole impatto e la forte pressione del turismo su infrastrutture e sistemi monumentali; c’è bisogno di gestire ed equilibrare il flusso rispetto alle esigenze di conservazione e tutela. D’altra parte, con la crescita del benessere a livello mondiale, aumenteranno i visitatori in arrivo da paesi quali Cina e India. Il costante incremento di questi numeri imporrà il tema dell’impatto dei turisti su realtà piccole come quelle italiane, sempre più all’ordine del giorno». La riduzione del numero di candidature da presentare presa dal Comitato del Patrimonio mondiale obbligherà a modificare i criteri selettivi? «L’Italia ha avuto dei benefici notevoli; a metà degli anni Novanta ha costruito un patrimonio di siti Unesco molto rilevante, dimostrando prima di altri paesi maggior sensibilità su questo fronte e capacità di gestire la relazione con l’Unesco. Non dobbiamo però fare le gare a chi ha più siti, dobbiamo tutelare quelli che già sono stati riconosciuti. Nel frattempo, certe tipologie di sito si sono inflazionate e l’Unesco ha difficoltà ad accettarne altre

per il patrimonio dell’umanità, come ad esempio i centri storici. Da qui la candidatura per il 2018 di Ivrea città industriale del XX secolo, patrimonio architettonico e culturale diverso dai siti tradizionali storici come Firenze, Roma e Venezia per l’attenzione allo sviluppo industriale connotato dall’innovazione in termini di design e qualità del prodotto. Servono progetti nuovi, in cui dobbiamo essere bravi a innovare in termini di capacità di predisposizione di idee e progetti che raccolgano le nuove indicazioni dell’Unesco». Il nuovo sito internet della Commissione nazionale (www.unesco.it) apre a una nuova strategia di comunicazione. «Sì, il nuovo sito si propone come un vero hub dinamico a disposizione delle differenti realtà italiane, della Pubblica amministrazione e della società civile per veicolare informazioni sulle attività relative ai settori di competenza dell’Unesco. Sta avendo un enorme successo con livelli di traffico inattesi anche a livello internazionale. Le caratteristiche del sito ne fanno, del resto, uno strumento utile per programmare le visite in Italia. Dalle statistiche sulla distribuzione geografica degli accessi si impongono - oltre all’Italia - Francia, Germania, Stati Uniti ma anche la Russia, con utenti che si soffermano sul nostro sito più a lungo rispetto alla media della rete. Il tempo di permanenza dimostra chiaramente un interesse forte». Il 2017 è l’Anno dei borghi per l’Italia. Come si integra questo progetto di valorizzazione nella visione integrata e collaborativa che la Commissione intende favorire sul territorio attraverso i propri siti? «Date le caratteristiche del nostro Paese e la necessità di decongestionare l’accesso ai grandi siti, la valorizzazione dei borghi italiani - che identificano un importante patrimonio - è fondamentale in una visione equilibrata del sistema turistico e culturale. L’Italia è fatta di borghi, valori e patrimoni diffusi sul territorio; promuovere i borghi significa quindi contribuire a uno sviluppo armonico del Paese, risolvendo in parte i problemi di congestionamento dei siti maggiori». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 10

Politiche turistiche

iurava solennemente al Quirinale, dichiarandosi onorato di guidare «il più grande dicastero economico del Paese». Era il primo atto del “matrimonio” tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e Dario Franceschini, che poche settimane fa ha celebrato il suo terzo anniversario. Trentasei mesi durante i quali il ministro e la squadra del Mibact hanno lavorato per la promozione del patrimonio culturale e artistico nazionale, creando le condizioni per poterlo custodire e proteggere nel migliore dei modi. È lo stesso Franceschini a rivendicarlo, richiamando l’attenzione sugli sforzi profusi per superare il paradigma che in precedenza, a suo modo di vedere, contrapponeva i concetti di tutela e valorizzazione.

G

GRANDI INVESTIMENTI SU MUSEI E PARCHI ARCHEOLOGICI «Il primo esempio di questo cambio di direzione – afferma il ministro – è nella riforma del sistema museale. I musei sono stati il cuore di un’autentica rivoluzione gestionale e tariffaria: da semplici uffici delle Soprintendenze sono diventati istituti dotati di autonomia amministrativa e scientifica e, nel caso dei più importanti, con direttori selezionati attraverso un bando internazionale». Una procedura, quest’ultima, conclusasi a inizio febbraio con la nomina di dieci nuovi manager posti alla guida di altrettanti grandi poli museali e parchi archeologici: il Museo nazionale romano, il complesso monumentale della Pilotta a Parma, il Museo delle civiltà e il Museo etrusco a Roma, il Miramare di Trieste, il parco dei Campi Flegrei a Napoli, il Parco dell’Appia antica, il parco di Ercolano, il parco di Ostia Antica, Villa Adriana e Villa D’Este. Dei dieci nuovi direttori tutti italiani, sei archeologi e quattro storici dell’arte, due (Andreina Contessa e Simone Verde)

Tutela e valorizzazione, un percorso comune Rafforzamento dell’offerta museale, con la nomina di dieci nuovi direttori alla testa di importanti luoghi della cultura, e rilancio di siti eccellenti come Pompei. Sono le ultime mosse del Mibact, al terzo anno “targato” Franceschini

rientrano in Italia dopo un’esperienza professionale all’estero, rispettivamente al Nahon museum of italian jewish art di Gerusalemme e al Louvre-Abu Dhabi. «La

commissione di valutazione presieduta da Paolo Baratta - sottolinea Franceschini ha fatto un grande lavoro, offrendo al direttore generale dei musei del Mibact Ugo Soragni e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. Con queste dieci nomine di grande levatura scientifica sono state riconosciute le eccellenze italiane, con particolare riferimento all’archeologia e alla storia dell’arte». Un passo ulteriore per rafforzare il valore dell’offerta museale italiana e proseguire nel solco molto favorevole tracciato nel 2016, che ha visto i visitatori dei luoghi della cultura statali aumentare di 7 milioni, arrivando al record assoluto di 45,5 milioni di ingressi, con un incremento di 1,2 milioni di visitatori rispetto al 2015 e una crescita complessiva degli incassi pari a 47 milioni di euro. POMPEI, LA RINASCITA PROCEDE NEI TEMPI STABILITI Una crescita nella quale il Sud sta rivestendo un ruolo determinante, con la Campania che anche l’anno scorso ha blindato il secondo posto nella classifica

delle regioni per visitatori grazie agli oltre 8 milioni di ingressi registrati, con un progresso sul 2015 del 14,2 per cento. «La parte del leone – osserva ancora il ministro – la gioca senza dubbio il nostro patrimonio archeologico, considerato che nell’anno appena trascorso sono stati emessi circa 11 milioni di biglietti solo fra Colosseo, Foro Romano, Palatino, Museo archeologico di Napoli, parco archeologico di Paestum e Scavi di Pom-

Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini


pei». Il sito dell’antica città partenopea, in particolare, è al centro di una vera opera di risanamento da parte del Mibact. Avviata a fine 2015 con la messa in sicurezza, il restauro e l’apertura di alcune Domus, proseguita nel segno dell’accessibilità alla fine dell’anno passato con l’inaugurazione di un nuovo percorso facilitato lungo 3 chilometri. E coronata nel fine settimana di San Valentino dalla riapertura straordinaria della Casa dei Casti amanti, ha consentito l’accesso di quasi 4 mila visitatori alla grande insula di oltre 1500 metri quadrati comprendente anche la Domus dei pittori al lavoro. Chiusa al pubblico dal 2010 e richiusa subito dopo questo weekend speciale, per essere

oggetto di un importante intervento di restauro globale, che durerà almeno tre anni. «Prima Pompei era un esempio negativo – dichiara il ministro – il simbolo di una storia di riscatto. La sfida era completare i restauri nei tempi stabiliti: oggi possiamo dire che quella sfida è vinta». Una promozione che giunge anche per bocca della commissaria europea per le politiche regionali Corina Cretu, recatasi in visita al sito archeologico proprio alla vigilia della festa degli innamorati e accompagnata tra le bellezze degli scavi dallo stesso Franceschini. «Il grande progetto Pompei – sostiene Cretu – è diventato un esempio da seguire per l’Europa. Come italiani, potete esserne fieri». ■ Giacomo Govoni

POMPEI

Prima era un esempio negativo, il simbolo di una storia di riscatto. La sfida era completare i restauri nei tempi stabiliti: oggi possiamo dire che quella sfida è vinta


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 12

grandi centri e le città d’arte, che catalizzano la parte più significativa dei volumi turistici legati alle destinazioni estere, si trovano in tutti i Paesi europei. Londra, Parigi, Madrid, Vienna, Atene, Berlino, Praga. Ma il firmamento di piccole località, intrise di valori naturalistici e di memoria storica, disseminato lungo l’intero territorio nazionale, è una ricchezza pressoché esclusiva del Belpaese. Proprio per valorizzare questa peculiarità tutta italiana, a metà febbraio il ministro dei beni culturali e del turismo Dario Franceschini ha aperto ufficialmente il 2017 anno dei borghi, illustrando il dettaglio delle iniziative che lo scandiranno nell’ambito del convegno “La valorizzazione del patrimonio naturalistico, umano, culturale e artistico dei borghi italiani” tenutosi a Castel Sant’Angelo. «Dopo il 2016 anno nazionale dei cammini – sottolinea il ministro - che ha portato un grande successo anche di numeri, era naturale che il 2017 fosse l'anno dei borghi, che sono un patrimonio straordinario del nostro Paese».

I

ITINERARI NUOVI, LONTANI DALLA FOLLA DELLE GRANDI CITTÀ In linea con il Piano strategico del turismo 2017-2022, il progetto dei borghi investe su un’offerta turistica slow, puntando a promuovere viaggi esperienziali lontani dalle grandi città universalmente note e accendendo al contempo i riflettori su nuove mete complementari e altrettanto suggestive. Un palcoscenico unico per quelle piccole e piccolissime capitali di saperi e di arte che possono diventare il cardine per la crescita di un turismo rispettoso dell’ambiente, proprio nell’anno internazionale del turismo sostenibile. L’altra grande ricorrenza legata al 2017 che si propone di costruire nuove destinazioni di viaggio basate su tradizioni, esperienze, emozioni, autenticità, qualità di vita, alternative al solito asse VeneziaFirenze-Roma, ormai a rischio saturazione. «Se tutti vogliono andare solo al ponte di Rialto, agli Uffizi o al Pantheon – sostiene Franceschini - è evidente che questi luoghi non ce la fanno più. Ecco perché non solo occorre, ma vogliamo anche al-

L’anno dei borghi

Alla scoperta dell’Italia nascosta Luoghi meravigliosi. Perle paesaggistiche che custodiscono arti e saperi antichi. Sono i piccoli tesori diffusi, attrazioni principali del 2017, eletto anno dei borghi, che rendono unica l’offerta turistica del nostro Paese

largare i luoghi di attrazione in Italia. Basti pensare ad esempio, che sotto Roma, nel meridione, si reca in visita solo il 15 per cento dei flussi turistici che raggiungono la nostra penisola ogni anno». L’anno dei borghi invece, mira proprio a invertire questa tendenza. Decentrando l’offerta dell’ospitalità e distribuendola negli oltre mille angoli meravigliosi del paesaggio italiano, individuati dal Comitato dei borghi insediatosi nelle scorse settimane e inseriti in una grande mappa interattiva in continuo aggiornamento.

I MILLE VIAGGI TRA I BORGHI, IL VOLANO DELLE REGIONI «Una sfida nazionale» come ha voluto definirla il titolare del Mibact, che infatti coinvolge anche altri portatori d’interesse in materia di promozione territoriale quali Enit, Anci e 18 Regioni italiane. Tutti uniti nella messa in opera di un programma che a sua volta potrà contare sull’effetto volano del progetto interregionale “Borghi-viaggio italiano” coordinato da 14 Regioni con l’Emilia

Romagna nei panni di capofila. La stessa regione, peraltro, che attraverso un recente studio relativo al 2016 ha misurato l’indice di internazionalizzazione nei borghi, calcolandolo attorno al 30 per cento, con 15 milioni di turisti accolti e un indotto di 950 milioni di euro sul territorio. Numeri incoraggianti che potrebbero ulteriormente migliorare grazie alla strategia di sistema adottata dalla piattaforma Borghi-viaggio italiano che raggruppa circa 800 tra borghi e località italiane legate a illustri personaggi della cul-

tura nazionale, in quattro categorie tematiche: i borghi d’Italia, i borghi storici marinari, i borghi delle terre malatestiane e del Montefeltro, le località dei paesaggi d’autore. Una classificazione concepita secondo quello spirito di scoperta - alla base ad esempio dell’antico Grand tour - che aspira a sedurre in primis i cosiddetti turisti “alti”, amanti di un viaggio consapevole e attento al “made in Italy” inteso non soltanto come produzione nazionale, ma come desiderio di avvertire la sensibilità e la storia. Due elementi che tornano a maggior ragione nell’iniziativa “Borghi del cuore” specificamente dedicata alle comunità dei territori colpiti dal terremoto. Per i quali, non potendo per forza di cose essere

promossi come destinazioni turistiche, verranno individuati a livello locale soggetti costituiti da giovani a cui affidare il compito di ambasciatori del "viaggio italiano". Infine, nel paniere degli obiettivi che questo progetto speciale mette nel mirino, ci sono l’organizzazione di un forum nazionale sui borghi, la realizzazione di un “Atlante dei borghi d’Italia” e il riconoscimento annuale di borgo “smart” per la comunità locale più attiva sul fronte dell’innovazione dell’offerta turistica. ■ Giacomo Govoni



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 14

Ristorazione e accoglienza

Culla dei motori e dei sapori Distesa sul mare e sempre rivolta al sole: ecco la Romagna, patria di molte arti ma soprattutto di quella che sazia lo stomaco. Fedele alla tradizione è il ristorante di Amabile Golfari

a Romagna - perché guai a chiamarla Emilia - è terra di motori, di simpatia e, soprattutto, di buon cibo. In Romagna potete ammirare le gesta di Valentino Rossi da uno stabilimento in riva al mare, mentre vi gustate una sacrosanta piadina. In Romagna è sempre estate, e i romagnoli vi faranno sentire sempre ben accolti, in spiaggia come a tavola. Tipica tavola romagnola, per gestione e cucina, è Da Coa, ristorante alle porte della campagna ravennate e ricavato da un vecchio locale di metà Novecento. Lo racconta il titolare, Amabile Golfari. «Il nostro locale è semplice ma ben curato, per comunicare la nostra solidità, affidabilità, e ospitalità, che sono caratteristiche tipiche romagnole. L’ambiente è gradevole, luminoso e arredato in stile rustico: si respira un’aria di cortese familiarità che mette a proprio agio i nostri clienti. D’estate serviamo la cena anche all’aperto e i tavoli sono sistemati in giardino, cosa che dà un’atmosfera molto intima».

L

Punti di forza del ristorante sono la conduzione familiare e la vastità del menu, fedele alla tradizione gastronomica romagnola, con piatti che risultano genuini, piacevoli e mai troppo pesanti. «Abbiamo un’ampia scelta di primi» spiega Amabile Golfari «tutti rigorosamente preparati con pasta fresca fatta a mano, tra i quali: cappelletti al ragù, tortelli con ricotta fresca e spinaci o con burro e salvia, farfalle con crema di peperoni, passatelli in brodo e le tradizionali tagliatelle con arghei. Tra i secondi invece abbiamo: la grigliata mista, il caratteristico fegato di maiale cotto con la rete, il castrato di pecora alla griglia e le polpette romagnole. Buona è anche la scelta dei dolci: torta ai mirtilli mascarpone e ricotta, creme caramel, mascarpone all’ananas e tiramisù». E da bere? Come da tradizione romagnola, vini del territorio: «Proponiamo un’accurata scelta di vini provenienti da cantine della zona, ma anche etichette nazionali. I digestivi offerti a fine pasto invece sono rigorosamente locali: crema di limoncello, di cioccolato, di zabaione e di liquirizia, che lasciano una piacevole sensazione al palato». Da non perdere sono le serate a tema: come “Il venerdì al sapore di mare”, “La cena con le mani” o “La noce da la paella”, ogni primo mercoledì del mese. ■ Giulia Panzacchi Il ristorante Da Coa si trova in località Mezzano (Ra) Fb: ristorante.dacoa ristorantedacoa@hotmail.com

Alla ricerca della qualità Fuori si concedono ai piaceri della tavola, ma per mangiare in casa risparmiano. L’approccio degli italiani alla spesa alimentare si evolve, ma «la qualità dei prodotti rimane un aspetto essenziale», sottolinea Lino Stoppani econdo una recente indagine condotta da Ismea, nel 2016 la spesa alimentare italiana per il fabbisogno domestico ha conosciuto una lieve flessione. Di contro, l’ultimo rapporto sulla ristorazione presentato nelle scorse settimane dalla Federazione italiana pubblici esercizi rileva un incremento del consumo di cibo nei locali pubblici. Una dinamica a prima vista contraddittoria rispetto alla crescente vocazione al risparmio degli italiani, ma figlia di una serie di fattori combinati. «Sale la spesa alimentare del fuori casa - spiega Lino Stoppani, presidente di Fipe - perché cresce la domanda estera, cambiano le abitudini dei consumatori anche per i diversi tempi delle famiglie, e sono anche aumentate le occasioni di consumo per l’incessante sviluppo numerico della rete dei pubblici esercizi». Questo significa che i consumi alimentari in bar e ristoranti non hanno subito gli effetti della crisi? «Solo in parte, nel senso che l’impatto si è avvertito anche nel consumo fuori casa, ma in misura inferiore rispetto a quanto avvenuto in altri importanti Paesi europei. Il modello basato sulla convivialità ha svolto una funzione anticiclica insieme a una segmentazione

S

Lino Stoppani, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio

dell’offerta in grado di rispondere alle molteplici esigenze dei consumatori». Su quali tipologie di ristorazione ricadono principalmente le loro scelte? «In riferimento al mondo del bar, i format di maggiore successo continuano a essere i bar-gelateria-pasticceria e i locali serali. La pizzeria funziona sempre, mentre tra i ristoranti incontrano qualche difficoltà quelli più generalisti, che non hanno una identità chiara sia in termini di tradizione e rapporto col territorio sia in termini di innovazione». Tornando al ridimensionamento

LE SCELTE DEI CONSUMATORI

I format di maggiore successo continuano a essere i bar-gelateria-pasticceria e i locali serali. La pizzeria funziona sempre, mentre tra i ristoranti incontrano qualche difficoltà quelli più generalisti


Viaggio in Italia Pag. 15 • Marzo 2017

della spesa domestica, quali nuovi comportamenti d’acquisto si stanno affermando tra i consumatori? «Confermiamo la validità della rilevazione svolta da Ismea. È una dinamica di lungo periodo che ha assunto ormai

caratteri strutturali. Tra il 2007 e il 2016 le famiglie hanno tagliato la spesa alimentare di 18,4 miliardi di euro a prezzi costanti. Molte le cause che hanno portato al consolidamento di questo fenomeno: razionalizzazione degli acquisti, riduzione degli sprechi,

FOOD & BEVERAGE

Per il suo rilancio occorre accrescere le competenze professionali degli addetti, quelle manageriali degli imprenditori e un modello di offerta più specializzato un approccio più smart verso il cibo che ne riduce le quantità». A quali prodotti della nostra tradizione enogastronomica i consumatori mostrano di non rinunciare a prescindere dal prezzo?

SPESA ALIMENTARE, VOLANO I DISCOUNT Sobrietà negli acquisti, con attenzione però agli aspetti salutistici testimoniata dalla crescita dei prodotti bio, e crescente abitudine a rivolgersi ai discount per riempire i propri carrelli. Sono i principali trend di consumo alimentare che emergono incrociando i dati di Ismea sulla spesa delle famiglie italiane nel 2016, segnalata in calo dello 0,5 per cento su base annua, con quelli dell’outlook di Mediobanca relativo ai bilanci delle più importanti catene distributive operanti in Italia. Due fotografie che rilevano nuovi comportamenti d’acquisto come l’attitudine al risparmio, che si riflette ad esempio nella flessione del 4,8 per cento della spesa per i prodotti freschi, con tagli significativi soprattutto sulla carne, i formaggi e i salumi da banco. E un rialzo parallelo dei prodotti confezionati, in recupero dell’1,8 per cento sui valori del 2015. Una dinamica coerente con l’escalation dei discount sul mercato italiano rilevata dall’indagine di Mediobanca, che sottolinea in particolare i progressi a doppia cifra compiuti nel quinquennio 2011-2015 dai gruppi Lidl, Eurospin, Esselunga e Carrefour.

«La qualità dei prodotti rimane un aspetto essenziale, anche nella semplicità e genuinità delle ricette e quindi i piatti della dieta mediterranea continuano a essere molto apprezzati. Pertanto pasta, vegetali, olio d’oliva e la pizza restano alla base del nostro modello alimentare». Tra gli indicatori che destano qualche preoccupazione, si segnala il crescente richiamo dei take away che indeboliscono la qualità della nostra offerta alimentare. Attraverso quali iniziative si può limitare l’espansione di questa tipologia di consumo? «Nel provvedimento Scia 2 è stato introdotto il concetto di “eccezione culturale” che offre alle amministrazioni comunali nuovi strumenti di programmazione qualitativa dell’offerta commerciale, rispetto al principio di libertà di accesso, organizzazione e svolgimento di attività. All’ultima assemblea Fipe abbiamo denunciato l’esplosione di take away in Italia, per sostenere e valorizzare un modello di offerta di qualità, coerente con la vocazione delle nostre città, contrastando modelli che producono preoccupanti esternalità negative in termini di rumore, rifiuti e persino di consumo di alcolici». In chiave di rilancio futuro del nostro sistema del food&beverage, su quali strategie bisogna puntare per rendere i luoghi del “gusto italiano” più attrattivi e più vicini ai nuovi desideri dei consumatori? «Partirei da tre elementi principali: le competenze professionali degli addetti, le competenze manageriali degli imprenditori e il rilancio di un modello di offerta basato sulle specializzazioni. Oggi stiamo andando nella direzione opposta, vale a dire quella di un modello orientato alla de-specializzazione nella quale tutti fanno tutto, o meglio, tutti sanno fare poco di tutto». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 16

Ristorazione e accoglienza

Il tesoro termolese Alla scoperta del litorale molisano, e del vicino entroterra, con Maria Campofredano, che porta la sua esperienza professionale per esaltare una grande ricchezza del territorio: il pesce

Recchi FishRestaurant ha sede a Termoli www.recchifishrestaurant.it

l Molise è un concetrato di paesaggi naturali straordinari e piccoli borghi antichi, che insieme alle bellezze delle sue spiagge può vantare un turismo d’eccezione. Da Agnone, Capracotta, Sepino e Boiano, al lago di guardialfiera e al santuario della Madonna di Canneto. E poi Castelmauro e gli altri paesi in miniatura caratteristici e ricchi di storia. Non è un caso che il turismo negli ul-

I

timi anni sia aumentato. Termoli, poi, è certamente la meta più visitata con le sue due spiagge, i vicoli strettissimi, il castello, la cattedrale che conserva i resti dei santi Basso e Timoteo e la chiesa di Sant’Anna. Il Castello Svevo, in particolare, è il simbolo più rappresentativo della città e, con la sua architettura semplice e le sue caratteristiche difensive, lascia supporre che sia stato costruito in epoca normanna (XI secolo). Fra le altre attrazioni, Termoli ha un porto con flottiglia di pescherecci e navi per il collegamento alle vicine Isole Tremiti. E proprio vicino al porto incontriamo Recchi Fish Restaurant, uno dei ristoranti che ha tratto il suo successo da un altro tesoro termolese: il pesce. «La nostra famiglia – spiega Maria Campofredano – è una delle famiglie storiche di armatori, che ha voluto portare il pesce fresco dell’Adriatico sulla tavola.

CUCINARE IL PESCE FRESCO

Il nostro chef Vilson Cekorja e la sua brigata di cucina lo preparano in modo molto naturale, veloce e delicato proprio per farne assaporare il gusto naturale

LINGUINE ALL’ARAGOSTA Ingredienti: 1 aragosta di 1 kg circa, 400 gr di linguine, sale e pepe q.b., 15 pomodori ciliegia, 200 ml di salsa di pomodoro, 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 spicchio di aglio, 1/2 bicchiere di vino bianco secco Procedimento: Fermate la coda dell’aragosta con un elastico all'addome, lessatela in abbondante acqua salata per 15 minuti, toglietela dalla casseruola e lasciatela intiepidire. Con un coltello affilato incidete il dorso del'aragosta partendo dalla testa arrivando fino alla coda, ricavate tutta la polpa che dovrete tagliare grossolanamente. In una padella capiente fate rosolare con 2 cucchiai di olio l'aglio schiacciato, unite i pomodori tagliati a metà, l'aragosta e continuate la cottura a fuoco moderato per 5 minuti. Eliminate l'aglio, sfumate con il vino, lasciate evaporare poi unite la salsa di pomodoro, sale, pepe e continuate la cottura per 10 minuti a fuoco dolce. Nel frattempo lessate in abbondante acqua salata le linguine scolatele al dente e fatele saltare in padella con il sugo di aragosta. Servite con una spolverata di prezzemolo tritato

Dunque, non poteva che avere un obiettivo ben preciso e cioè trattare solo pesce di qualità. Tutti i nostri prodotti sono freschi di giornata e provengono dal territorio, cucinati dai nostri chef in modo molto naturale e delicato proprio per farne assaporare il gusto naturale. Alcuni, poi, sono piatti cucinati a vista, come i rigatoni agli scamponi e gamberoni, spaghetti con cozze vongole e canocchie, maccheroncini con scampi canocchie e pomodorino fresco. Oppure la zuppa di pesce o i pesci da forno come San Pietro, ombrine, pescatrici, rombi. E ancora, seppie fresche con piselli, moscardini, antipastiere fredde assortite e abbinate con verdure di prima qualità. Il tutto abbinato a vini molisani Doc come la Falanghina Molisana, il Fiano, lo Chardonnay, l’Aglianico, la Malvasia, il Pinot e tanto altro ancora». Recchi FishRestaurant rappresenta un nuovo concept di ristorante di pesce a Termoli. «Cerchiamo di condividere la nostra visione sulla qualità del cibo – dice Campofredano –, al di là della nostra missione che è la soddisfazione del cliente. Per questo ci preoccupiamo di reperire solo pesce dell’Adriatico pescato giornalmente. Uno degli aspetti centrali della nostra filosofia sta proprio nel modo di prepararlo: viene cucinato in maniera veloce con ingredienti genuini dai nostri chef sempre pronti e determinati a preparare piatti armoniosi, colorati, pieni di gusto, serviti per deliziare. Uno dei nostri motti è appunto “Fresh, Fast and Tasty”. Infine, possiamo dire orgogliosamente che ogni dettaglio è pensato per fare in modo che all’interno del locale chiunque trascorra un momento da ricordare». Il punto di forza del Recchi, quindi, è la qua-

lità delle materie prime. «La nostra offerta – continua Campofredano – varia a seconda dei prodotti stagionali, delle ispirazioni dello chef e dalla fortuna dei nostri pescatori! Avere un rapporto diretto con il nostro pescatore di fiducia ci permette di servire in tavola il prodotto migliore, per questo i nostri menù di pesce possono variare secondo la stagione o il tipo pesce che troviamo. La filiera corta e l’utilizzo di prodotti del territorio sono imperativi per noi: privilegiamo i produttori locali e seguiamo la stagionalità». Ma non bisogna dimenticare l’importanza che ha rivisitare le ricette all’insegna del gusto e della creatività. «Il nostro chef Vilson Cekorja del rinomato Istituto Alberghiero di Villa S. Maria (Ch) e la sua brigata di cucina sono incaricati per la creazione di menù, ricette, che dovranno garantire un’esperienza sensoriale unica anche per i palati più esigenti. Per questo selezioniamo solo cuochi che hanno una vera passione, che vantano esperienza pluriennale nel settore e che hanno studiato con i grandi chef. Spesso fanno parte della Fic - Federazione Italiana Cuochi, si aggiornano periodicamente. Una squadra selezionata per offrire solo una cucina tipicamente italiana». ■ Elena Ricci



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 18

Ristorazione e accoglienza uardare le stelle è una delle esperienze più ancestrali del genere umano. Che sia fatta per istinto, per interesse scientifico o per puro fascino, sono tanti i viaggiatori che si lasciano alle spalle le città con le loro fonti luminose che abbagliano il cielo stellato inseguendo un’eclissi, una cascata di stelle cadenti o semplicemente il piacere di poter tornare ad alzare gli occhi al cielo e vedere davvero qualcosa. Non serve andare lontano per scoprire ottimi punti di osservazione. In Molise due fratelli, Giovanni e Pasqualino Torzi, con 25 anni di esperienza comune nella gestione di locali del settore dell’accoglienza, ci hanno creduto al punto da creare una struttura ricettiva in una location panoramica perfetta per gli amanti del genere. Nel 2009 è nato così il Parco delle Stelle, hotel, ristorante, sala ricevimenti a Castelmauro in provincia di Campobasso, uno dei centri paesaggistici più affascinanti del Molise, alle pendici del Monte Mauro. Qui, a circa mille metri sul livello del mare, dal 2007 c’è un osservatorio astronomico dotato di uno dei più avanzati telescopi robotizzati d’Italia, meta di gruppi di astronomi professionisti o semplici appassionati. Un ritorno alla natura ma anche al paese natale per i Torzi, che hanno investito nella creazione di una struttura moderna e funzionale che fin dal nome sposa il connubio tra verde e osservazione astronomica come chiave per la valorizzazione del territorio. «Un bosco incontaminato e il profumo dei prati, l’ebbrezza dei sapori e lo sguardo che, seguendo il volo dei falchi, si poggia sulle colline e plana verso il mare: è questo che si osserva dal Parco delle Stelle. Basti pensare che dal giardino belvedere – sottolinea

G

Turismo astronomico nel verde del Molise A Castelmauro, in provincia di Campobasso, l’hotel ristorante sala ricevimenti Parco delle Stelle propone location suggestive e accoglienza attenta ai dettagli in una cornice dal panorama mozzafiato

Parco delle Stelle si trova a Castelmauro (Cb) - www.parcodellestelle.net

Tania Torzi a nome della famiglia – è possibile ammirare il mare dalla costa vastese alle alture del Gargano e, in assenza di foschia, anche le isole Tremiti, il lago Liscione di Guardialfiera e la maggior parte dei paesini del Basso Molise. La struttura

GRANDI EVENTI E WEDDING TOURISM Con quattro menù tematici e una sala per cerimonie interamente rinnovata un anno fa, il Parco delle Stelle è una location ideale per festeggiare i momenti più belli. «Di anno in anno la fetta di wedding sul totale dei banchetti che ospitiamo cresce, arrivando a coprire una percentuale molto rilevante del nostro giro d’affari – precisa Tania Torzi a nome della famiglia – anche se con l’organizzazione di banchetti nuziali siamo ancora in una fase di decollo, con tutti i presupposti per fare meglio e diventare una delle location di punta del territorio regionale, puntando sull’attenzione allo stile, alla qualità del cibo e ai dettagli».

è perfettamente integrata nel contesto in cui sorge e offre pacchetti per la visita dell'Osservatorio Astronomico e per provare l’esperienza del parapendio». Ma amanti delle stelle e degli sport estremi sono solo uno dei target a cui si rivolge il Parco delle Stelle, che propone la suggestione della location in cui è iscritto, lo stile moderno e funzionale delle 13 stanze e delle suite Sole e Luna, la genuinità del ristorante e la ricercatezza della sala ricevimenti a tutti coloro che cercano sì la fuga dalla città, ma con stile. Alberi di ulivo che si alternano a siepi e cespugli, ampi spazi di prato inglese e lunghi percorsi di ciottolato circondano la struttura, che si candida a location ideale per le cerimonie importanti (matrimoni, comunioni, cresime, compleanni e banchetti in genere) e le occasioni informali. «L'attenzione riservata alla qualità e alla genuinità del cibo rappresenta un tratto distintivo della nostra struttura – aggiunge Tania – con il ristorante à la carte in cui è possibile assaporare salumi nostrani, porcini e tartufi neri del posto, oppure pesce fresco o un’ottima pizza in compagnia di amici. Per noi ospitalità vuol dire far sentire il cliente a casa, accontentarlo in ogni richiesta e far sì che il suo soggiorno sia indimenticabile in ogni circostanza. Anche un pranzo informale, in un giorno come un altro, è per noi un’occasione importante da curare con attenzione ai dettagli, anche quando i nostri ospiti sono sportivi giovani, che

si fermano anche per una sola notte per poter vivere l’esperienza del parapendio. In tanti vengono da Roma o dall’Abruzzo per questo sport che dagli abitanti della zona non è molto praticato ma, essendo inserito in tanti cofanetti regalo, riesce a intercettare molti viaggiatori mordi e fuggi, che si spostano quasi sempre da soli o in coppia; a differenza di chi ci sceglie per osservare le stelle, che di solito si muove in gruppi numerosi». ■ Alessia Cotroneo



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 20

Ristorazione e accoglienza

Campitello Matese, l’incanto della montagna Dal sogno della famiglia che creò la prima struttura della valle nasce il family hotel Miletto, tre stelle che offre il meglio dell’ospitalità molisana a due passi dai 40 km di piste per lo scii di fondo, alpino e lo snowboard

Hotel Miletto si trova a San Massimo (Cb) www.hotelmiletto.it

i sono luoghi in Italia che sono rimasti così isolati da conservare intatta la loro bellezza autentica. Scorci di paesaggi impervi, dove l’uomo si è affacciato tardi e non ha potuto segnare con il suo passaggio l’ambiente circostante. In Molise, una delle località che si sono preservate più incontaminate è Campitello Matese, in provincia di Campobasso, una delle mete sciistiche più apprezzate del Centro-Sud. Con numerose cime prossime ai 2.000 metri di altitudine, la più alta delle quali è il Monte Miletto (2.080 metri), scarsa pressione demografica, grande estensione di ambienti naturali relativamente intatti e di eccezionale rilevanza naturalistica, la zona è un paradiso incontaminato per chi desidera trascorrere le vacanze immerso nella natura. In un’area relativamente ristretta si può passare rapidamente dalle pietraie semidesertiche del versante sud-occidentale alle fitte foreste di faggi delle zone centrali, dal canyon del torrente Quirino alle

C

praterie in altitudine del pianoro di Campitello, dalla parete rocciosa del Monte Miletto ai dolci declivi orientali coperti da macchie di ginestre. E nelle giornate particolarmente limpide, dalle vette del Monte Miletto e del Monte Mutria si possono scorgere il Vesuvio e il Mar Tirreno, l’Adriatico e la sagoma scura del Tavoliere pugliese. A Campitello Matese fino agli anni Sessanta esisteva una sola struttura abitativa adibita a soccorso alpino: il Rifugio Iezza, realizzato dall’EPT di Campobasso e gestito da Carlo Muccilli, che per dieci anni è stato il guardiano solitario della condotta idrica che alimentava la centrale elettrica a valle. Un lavoro duro e in completa solitudine, tramandatogli dal padre, che però gli consente di conoscere a fondo le bellezze del luogo, tanto da decidere di investire per valorizzare le sue potenzialità turistiche. Nasce da questo sogno l’Hotel “Lo Sciatore” nel 1971 attualmente gestito da Pierpaolo, successivamente un’azienda zootecnica montana nel 1974 e per completare, l’acquisizione dell’Hotel Miletto insieme al primo genito Salvatore nel 1985,

struttura alberghiera a tre stelle destinata alle famiglie. Immerso in oltre 40 km di piste, l’albergo è il luogo ideale per gli amanti dello sci di fondo, dello sci alpino e dello snowboard, ma anche per gli appassionati di trekking, escursioni in quad, a cavallo e in bicicletta nelle giornate primaverili ed estive. «L’ospitalità dell’Hotel Miletto è fatta di ingredienti semplici ed essenziali – sottolinea Rosanna, discendente del fondatore – come la cortesia, la cura per i dettagli e il desiderio di rendere unico il tempo trascorso insieme. La struttura è dotata di 60 camere, suddivise fra doppie, triple, quadruple e comunicanti, tutte servite da ascensore. L’atmosfera è moderna ed essenziale, lo stile è elegante con alcuni dettagli tipici della montagna come la pavimentazione in parquet nelle camere. L’albergo offre una gamma di servizi studiati per adulti e bambini, un’animazione diurna e serale discreta e non invadente, un’area ludico-ricreativa per i bambini con ampio spazio di giochi, Live bar con angolo tisaneria e degustazione di vini e liquori. La zona benessere dell’hotel, con piscina riscaldata e sauna, è uno degli angoli più piacevoli per rilassarsi dopo un’intera giornata sulle piste che si raggiungono facilmente a piedi. La cucina del Miletto è il nostro fiore all’occhiello – aggiunge Rosanna - fatta di profumi e tradizioni con piatti tipici nazionali e regionali, preparati con materie prime a KM0, tutto nel rispetto dell’economia del territorio. Dalla prima colazione a buffet che definiamo “Miletto breakfast experience”, nasce la nostra passione culinaria che trasmettiamo ai nostri ospiti nel servire prodotti del sottobosco, carni e formaggi, marmellate e tutti i prodotti della nostra terra, avvalendoci anche di aziende locali, molte delle quali ci forniscono anche servizi». ■ Alessia Cotroneo

ESTATE SUI MONTI TRA EVENTI E NATURA l Molise è una terra ricca di tradizioni popolari legate a riti e manifestazioni che risalgono al Medioevo e si riallacciano a culti pagani che in estate attirano appassionati da ogni parte d’Italia che fanno tappa all’Hotel Miletto a Campitello Matese. Qualche esempio? La Festa del grano di Jelsi, appuntamento bicentenario che celebra la cultura rurale con una sfilata di carri decorati con il grano. Oppure la Carrese, tradizionale corsa di carri trainati da una coppia di buoi che si svolge in primavera a San Martino in Pensilis. O ancora la sfilata dei Misteri di Campobasso durante la prima domenica di giugno, una rappresentazione molto vicina al teatro che riveste anche una funzione didattico-narrativa, mentre in occasione del Venerdì Santo c’è la sfilata degli incappucciati, una processione religiosa profondamente legata al folclore locale.

I



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 22

Ristorazione e accoglienza

L’ospitalità si fa arte

Quando l’aspetto estetico e concettuale si unisce al mestiere dell’ospitalità nasce un luogo unico in cui convergono straordinario e ordinario. Umberto Del Noce ci racconta il Boston Art Hotel l Boston Art Hotel fa della bellezza il suo punto di forza e regala ai suoi ospiti un baleno di meraviglia all’interno del loro quotidiano. Tra spazi in cui le opere d’arte rivestono un ruolo fondamentale e camere a tema o realizzate da artisti di fama internazionale, anche l’ospitalità si fa arte. All’ordinarietà del dormire si aggiunge quindi una nota di straordinario, le istallazioni esclusive e il calore dell’accoglienza che sanno regalare un’esperienza di soggiorno unica e un’opportunità di riflessione, per dimenticare la quotidianità e abbandonarsi alla contemplazione di straordinari pezzi unici. Per ricreare un ambiente che sia accogliente e che faccia sentire gli ospiti a proprio agio è necessario costruire un perfetto equilibrio tra opere d’arte e funzionalità degli spazi. «L’arte non è per forza ingombrante, anzi non lo è mai

I

L’ARTE COME CONDIVISIONE

Non solo le camere, ma anche gli spazi aperti a tutti ospitano prestigiose opere d’arte, installazioni permanenti e temporanee

in senso puramente spaziale – spiega Umberto Del Noce, titolare della struttura -. È il pensiero legato a un’opera d’arte che può essere ingombrante, è un’idea che deve penetrare nella mente e rendere di colpo obsoleto quello che ci circonda, la vecchia visione di noi stessi e del mondo. Questa è la nostra speranza, che i nostri ospiti possano dimenticarsi dei problemi e della routine e trovarsi nella bellezza». Per tutti quanti vogliano quindi vivere un’esperienza fuori dal quotidiano, molte sono le camere a tema che ospitano creazioni di grandi artisti. «Nella stanza 116 troverete un alligatore appeso al soffitto, realizzato da Nicola Bolla utilizzando gli assi e le regine di cuori delle carte da gioco. La camera 110 è dedicata a Diabolik: l’armadio è una cassaforte, i lampadari sono torce, il pavimento è una composizione di fumetti del celebre ladro nato dalla penna di Angela Giussiani. Svegliarsi sotto lo sguardo di Eva Kant e del suo amato è un’esperienza unica. La stanza 509 custodisce invece le sigarette trovate nello studio di Picasso oltre che le tempere a lui appartenute, nella 510 troneggiano invece il casco e la tuta di Ayrton Senna, accanto alcuni modellini di auto che il pilota collezionava con passione». Non sono solo le camere a racchiudere preziose opere d’arte. «Anche solo passeggiare per il Boston Hotel permette di ricreare suggestioni continue. I tavoli della sala conferenze sono infatti opere di Flavio Piras, nel bar spuntano tronchi di sughero che danno la sensazione che il giardino prosegua anche all’interno. Il cortile è invece ispirato all’arte povera, tra le luci colorate a forma di goccia e le ombre della magnolia alta sette metri si trovano installazioni come il “Lampadario” di vetro e bronzo di Antonio Trotta che rappresenta una rete da pescatore che racchiude al suo interno decine di cristalli d’acqua». L’hotel, grazie alle sue installazioni, dà agli artisti emergenti la possibilità di far conoscere

IL “GUSTO” DELLA MODERNITÀ I grandi piatti della cultura gastronomica italiana rivivono nel ristorante dell’hotel. «Selezioniamo il meglio delle eccellenze italiane, ricercando produttori indipendenti e realtà locali per portare in tavola paste artigianali, formaggi e salumi del territorio, carni e pescato da presidi di qualità. I nostri piatti sono legati al concetto di moderno, mai però del tutto svincolato dal passato. Rielaboriamo la cucina tradizionale e la arricchiamo con nuovi sapori e tecniche di preparazione».

Boston Art Hotel ha sede a Torino - www.hotelbostontorino.it

la propria arte. «Ospitiamo anche opere di artisti emergenti e abbiamo in progetto di organizzare mostre temporanee che possano dare visibilità a nomi nuovi. L’arte per noi non è solo quella delle grandi firme o delle grandi gallerie, è innanzi tutto qualcosa che deve regalare un’emozione, il suo valore non può quindi essere legato soltanto al riconoscimento accademico». L’arte dunque si rinnova con progetti inediti. «Alcune delle installazioni che ospitiamo, come nel caso delle camere a tema, sono permanenti. Gli spazi comuni dell’hotel vengono invece continuamente rinnovati, ampliati, adattati al gusto e al sentire del momento. L’arte, più di ogni altra cosa, è soggetta a una costante evoluzione e noi cerchiamo di seguire le tendenze e di proporre ai nostri ospiti sempre nuove opere». La mission dell’Hotel Boston è quella di mettere i propri spazi a disposizione non solo dei turisti ma anche degli abitanti della sua città e a tutti coloro siano alla ricerca di un’esperienza fuori dall’ordinario. «Noi pensiamo all’arte come a un patrimonio comune, come un’idea che si rafforza e ha senso solo quando è condivisa, come qualcosa che per vivere ed esprimersi appieno ha bisogno di essere data in pasto al mondo. E noi intendiamo appunto dare in pasto la nostra collezione alla città. Speriamo così che in tutti nasca lo stupore per lo straordinario che si annida dietro l’angolo, magari custodito in un palazzo davanti al quale passano ogni giorno senza però notarlo davvero». Molte le attività promosse per attirare i torinesi negli spazi dell’hotel. «Collaboriamo all’organizzazione di manifestazioni, sponsorizziamo eventi sportivi. E poi apriamo le nostre porte per aperitivi, cene o anche una semplice ma ricercata colazione nel nostro bar». ■ Antonella Romaniello



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 24

Ristorazione e accoglienza

Atmosfera regale La tenuta di caccia dei Savoia situata nel comune di Nichelino in provincia di Torino è una meta imperdibile. Andrea Pavan ci guida tra ambienti settecenteschi e piatti tipici piemontesi a fiabesca tenuta di caccia dei Savoia con gli appartamenti reali, i salotti, le gallerie e il suo esteso parco caratterizzato da aiuole e viali è una meta da non mancare nell’itinerario di viaggio torinese. Posta a circa dieci chilometri dalla centralissima piazza Castello nella località che porta il suo nome, il complesso è composto dalla palazzina di Stupinigi elevata alla dignità reale da Vittorio Amedeo II di Savoia che ne decise la sua trasformazione affidandone i lavori a Filippo Juvarra. Da allora la tenuta è entrata nell’immaginario collettivo come sede di sfarzose feste e prediletta tenuta di caccia dei reali Sabaudi. È all’interno di uno dei suoi cascinali, dove un tempo viveva la servitù, che la famiglia Pavan ha deciso di donare continuità alla storia regale inaugurando nel 1996 il ristorante Sabaudia. Soffitti in trave di legno originali del 1700, pareti bianche nella sala principale e mattoni a vista nella saletta adibita ad enoteca offrono un tocco d’intimità e di eleganza ad un luogo abitato dai “grandi del passato”. In accordo con la valorizzazione degli itinerari turistici, il ristorante propone un ricco menù delle specialità tipiche torinesi. «In un’atmosfera di sobria eleganza in sintonia con i luoghi che ci ospitano – racconta Andrea Pavan – offriamo una vasta gamma di prodotti di stagione di altissima qualità. Protagoniste indiscusse sono le specialità della nostra cucina reinterpretate con un pizzico di creatività». Da segnalare i porcini, gli ovuli e il tartufo bianco d’Alba; da gustare i formaggi piemontesi accompagnati dalle erbe di campo e le ortiche che ben si sposano con la carne di Fassone e, perché no,

L

Il ristorante Sabaudia ha sede a Nichelino (To) www.ristorantesabaudia.eu

con il baccalà. «Non disdegniamo, infatti, i prodotti di pesce accuratamente selezionati quotidianamente e neppure il foie gras francese». Niente di male, quindi, se alla degustazione di pietanze si associa quella dei vini: l’enoteca del Sabaudia possiede, infatti, duecento etichette rappresentative delle migliori produzioni italiane e internazionali e per gli intenditori bottiglie dei più raffinati rum, whiskey e grappe da sorseggiare a fine pasto. «Chi è alla ricerca di un luogo suggestivo – aggiunge Andrea Pavan –, accogliente e raffinato in cui l’ospitalità e lo stile sono uniti alla professionalità, non può non apprezzare il Sabaudia». Situato in una posizione strategica all’interno della tenuta di caccia di Stupinigi, il Sabaudia rappresenta un’oasi di ristoro adatta a rinfrancarsi dalle fatiche dovuta alla lunga escursione

negli immensi spazi reali. «Il locale all’interno è stato profondamente restaurato nel 1996 conservando intatti i soffitti settecenteschi con travi di legno originali, pareti bianche e colorate dai toni caldi del rame nella sala principale. Lo scorso anno il ristorante ha festeggiato il ventesimo anniversario, circostanza che ha rappresentato per tutti un motivo d’orgoglio. Nella piccola saletta adibita a enoteca, invece, si trovano soffitti a volta e mattoni a vista. Vi è poi un’altra sala al piano superiore anch’essa dominata da travi a vista e pareti bianche, dedicata ai piccoli banchetti. Il contesto è importante e l’atmosfera perfetta per apprezzare i piatti della migliore tradizione piemontese e non, genuini e senza troppe rivisitazioni, con l’intento di far gustare i prodotti freschi stagionali scelti giornalmente con cura e professionalità». In-

numerevoli i sapori e le materie prime derivate dal territorio presenti sul menù del Sabaudia. «In particolare - prosegue Andrea Pavan – il nostro assaggio di delizie è un modo ad ampio raggio di scoprire il Piemonte. Questo piatto è stato, infatti, presentato con ottimi risultati all’Expo di Milano 2015. La carne che proponiamo è di razza Fassona, tipica delle nostre parti e ingrediente principale di alcuni piatti forti del menù come la carne cruda tagliata al coltello (ciapulà), il ripieno degli agnolotti di nostra produzione e gli immancabili filetti che proponiamo al formaggio Castelmagno oppure semplicemente alla griglia da gustare con tre diversi sali. La pasta con cui vengono composti i primi piatti è preparata giornalmente da noi a mano con la farina degli antichi grani di Stupinigi come i tagliolini alle trenta uova e come anche gli gnocchi conditi con una crema del famosissimo Plasintif detto anche formaggio delle viole. E infine i dolci, sempre preparati da noi, richiamano il nostro Piemonte: il cremoso al Gianduia, la mousse di zabaione, il bunet, le torte preparate con la farina di Stupinigi e la frutta di stagione. Casomai facendo una visita alla Palazzina di Caccia di Stupinigi non resta che fare un salto qui da noi per provare i nostri piatti». ■ Luana Costa

PER TUTTE LE STAGIONI Al ristorante Sabaudia ogni stagione porta con sé frutti diversi. Durante l’autunno prevalgono piatti a base di funghi: i porcini, gli ovuli e il tartufo d'Alba. L’inverno è arricchito da un carrello di formaggi piemontesi. La primavera profuma di erbe di campo, di ortiche, accompagnate dall’onnipresente pesce fresco e dalla carne di Fassona degli allevamenti piemontesi. Durante l’estate la cucina si alleggerisce, ma rimane ghiotta e sorprendente: il vitello tonnato, il pesce affumicato, il pesce pescato in alto mare.



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 26

Ristorazione e accoglienza

Un angolo di paradiso

Ampi spazi dominati da vegetazione spontanea e un nucleo non distante dalle pendici orientali delle Murge. Corato è la meta ideale per chi ha bisogno di ritrovare un contatto con la natura. La descrive Donatella Belluscio dell’agriturismo Zia Tina n itinerario di viaggio immerso nella storia e a stretto contatto con la natura è quello che accoglierà il visitatore al suo ingresso a Corato, centro nella provincia di Bari. Un borgo situato tra il mare e le pendici orientali delle Murge dove trovò posto il primo nucleo abitativo costruito per difendersi dalle incursioni dei popoli stranieri provenienti dal mar Adriatico. Ampi spazi verdi dominati da una vegetazione spontanea offrono al visitatore la possibilità di ricreare una dimensione essenziale a stretto contatto con la natura e lontana dagli stress della vita quotidiana. La cittadina mantiene ancora inalterata la struttura del villaggio antico costituito da quattro torri realizzate dai Longobardi e da un dedalo di viuzze congiunte ad archi e cunicoli sotterranei, parte della strategia difensiva. Uno scrigno di tesori custoditi dal tempo e caratterizzato da una

U

L’agriturismo Zia Tina ha sede a Corato (Ba) - www.ziatina.it

molteplicità di chiese e giacimenti archeologici: la Chianca dei Paladini, il Dolmen dell’età del bronzo e i Sepolcri di San Magno oltre alla Necropoli di sepolcri a tumulo situata nella contrada omonima. Facilmente raggiungibile e

I DINTORNI

TESORI NASCOSTI

La Chianca dei Paladini, il Dolmen dell’età del bronzo e i Sepolcri di San Magno oltre alla Necropoli di sepolcri a tumulo situata nella contrada omonima

A quindici chilometri da Corato è possibile visitare Trani con i suoi monasteri, le chiese, i palazzi e le piazze storiche che la rendono unica nel suo genere. Alla stessa distanza, ma verso l’interno si trova lo splendido Castel del monte. Anche Trani è sede di uno splendido castello Svevo edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II. A 64 chilometri è situata Matera, bellissima città della Basilicata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1993 e Capitale Europea della Cultura 2019. Un po' più distanti ma sempre ricche di fascino è possibile visitare Polignano a mare e Alberobello: il primo un centro turistico noto come meta balneare, il secondo rinomato per i caratteristici trulli.

assolutamente da non perdere è il Castel del Monte inserito dall’Unesco tra 49 siti italiani del World Heritage List. Un luogo intriso di simbologia e realizzato attraverso un sapiente meticciato di elementi stilistici che mutano dallo stile romanico dei leoni posizionati all’ingresso allo stile gotico delle torri, dall’arte classica dei fregi interni fino alle delicate raffinatezze islamiche dei suoi mosaici. Calato in un simile contesto vi è il casale risalente al 1700 completamente ristrutturato che ospita l’agriturismo Zia Tina. Fanno bella mostra di sé la pietra originaria e la splendida volta della stanza dei tubuli. La struttura ricettiva è abbracciata da una superficie di oltre un ettaro di uliveto specializzato monocultivar “coratina”, da un vigneto a tendone e da una superficie adibita ad orto. Da questo angolo di paradiso parte il progetto di creazione di un’azienda caldeggiato da due giovani con la passione dell’agricoltura e finalizzato alla produzione di olio, di vino, di vari tipi di grano, di frutta e verdura. «Siamo due giovani con la passione per l’agricoltura - racconta Donatella Belluscio -. Mio fratello è laureato in giurisprudenza ed io sono una studentessa di veterinaria. Il nostro progetto era quello di aprire un agriturismo a Corato in un incantevole casale, di cui abbiamo provveduto a completare la ristrutturazione. Abbiamo frequentato corsi specifici per acquisire le nozioni e le competenze adatte a implementare il modello del turismo rurale sul territorio. Per contribuire a realizzare questo progetto è, infatti, necessario formare operatori preparati, capaci di affrontare le inevitabili difficoltà e di riuscire ad attrarre nei nostri bellissimi luoghi moltissimi ospiti non solo di altre parti d’Italia ma anche di altre nazioni». La struttura ricettiva si sviluppa principalmente al piano terra con due piccoli corpi ad uso abitazione. Al primo piano trova posto la stanza dei tubuli mentre al secondo piano la Suppenna Belvedere e la Suppenna degli ulivi. L’agriturismo è un piccolo angolo di paradiso a due passi da Corato e punto di riferimento per organizzare ogni tipo di evento o semplicemente per rilassarsi e rigenerarsi immergendosi nell’ambiente e sfruttandone le risorse naturali. Oltre a rappresentare un ottimo punto di partenza alla scoperta di itinerari storico culturali che coinvolgeranno gli ospiti in percorsi specifici per conoscere, scoprire ed apprezzare i luoghi più interessanti dei dintorni, l’agriturismo offre la possibilità di assaporare gli ingredienti di una cucina sana. «Il nostro obiettivo – specifica Donatella Belluscio – è valorizzare i prodotti e i piatti locali con particolare attenzione alle tipicità appartenenti alla cultura contadina del passato. Il visitatore potrà consumare da noi ortaggi, pasta fresca, condimenti, olio, vino, frutta di stagione provenienti dalla coltivazione diretta aziendale. Delizieranno i palati più esigenti l’olio extra vergine di oliva coratina prodotto nella nostra azienda agricola e utilizzato per i gustosi piatti di pasta fresca locale o gli antipasti della casa. E poi carne, uova e formaggi prodotti dagli allevatori della zona. Gli ortaggi vengono raccolti direttamente dalla padrona di casa nell’orto biologico aziendale. Accompagneranno le pietanze i vini locali prodotti con uve Nero di Troia, Bombino e Fiano». ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 28

Ristorazione e accoglienza

Il vero gioiello della Puglia La Terra dei Trulli ricca di borghi d’arte e incantevoli paesaggi rurali che accarezzano anche le coste, da qualche anno è diventata meta prediletta da turisti di tutto il mondo, attratti anche dai percorsi enogastronomici e culturali. Il caso di Trulli Terra Magica

UNA STRUTTURA CON TUTTI I COMFORT

utignano è un paese che si trova nell’entroterra pugliese, nell’altopiano delle Murge, alle porte della Valle d’Itria. Questo territorio è conosciuto in tutto il mondo per i muretti a secco, i maestosi ulivi secolari e le caratteristiche abitazioni: i trulli, anticamente edificati come ricoveri temporanei nelle campagne o abitazioni permanenti per gli agricoltori. I trulli non sono strettamente legati alla città di Alberobello, ma si trovano anche nelle zone limitrofe, in provincia di Bari, soprattutto nelle contrade e compagne situate nei pressi d’importanti centri abitati come Putignano, città famosa per il Carnevale. In questa bellissima cornice sorge il b&b Trulli Terra Magica, sito in strada comunale San Castaldo a soli 1 km dal centro abitato di Putignano. Ne abbiamo parlato con la proprietaria Micaela Frallonardo. Il nome della vostra attività suggerisce un’atmosfera magica e fuori dal tempo, come raccontereste il vostro b&b? «Trulli Terra Magica è un’attività portata avanti con passione ed entusiasmo da me e da mio marito Beppe. Il b&b non rappresenta solo la nostra attività lavorativa, ma è soprattutto una missione che vogliamo condividere con i nostri clienti. La puglia con la sua cultura, le tradizioni, l’arte e suoi sapori è una terra magica, da qui deriva il nome della nostra struttura. Il plesso è una costruzione, tipica della Murgia pugliese, risalente alla fine del ‘700, posta sulla sommità di una lussureggiante collina. Ristrutturata e arredata, senza rinunciare ai comfort più moderni, l’abitazione abbaglia per i suoi candidi muri dipinti a calce. Un luogo in cui la bellezza del paesaggio circostante si coniuga alla cura degli ambienti, alla gastronomia tipica e all’arte dell’accoglienza, in grado di regalare a tutti gli ospiti, esperienze di viaggio uniche e indimenticabili». Che cose offrite, quindi, ai vostri clienti? «Il b&b vuole essere innanzitutto una seconda casa per chi decide di soggiornare da noi. Trulli Terra Magica è un posto dove il relax è d’obbligo e i ritmi lenti della natura ti avvolgono e ti fanno dimenticare lo stress quotidiano delle grandi città, liberando la mente e l’anima. Offriamo, quindi, un ambiente confortevole, un paesaggio naturale unico e ottimo cibo grazie ai prodotti locali della tradizione tipi-

Il b&b Trulli Terra Magica è una struttura unica e particolare. Le sue stanze sono ricavate all’interno di un complesso di trulli ed ex stalle o ricoveri per attrezzi. Le camere, tutte indipendenti e con bagno privato, sono dotate di ogni comfort come TV a schermo piatto, frigo, pavimento in pietra o legno, armadio/guardaroba, riscaldamento o aria condizionata e arredate per offrire il massimo del benessere ma senza alterare l’autenticità della dimora storica. Tutti gli arredi si contraddistinguono per uno stile country, sobrio ed essenziale.

P

L’OSPITALITÀ

Volendo trattare i miei avventori non come semplici clienti, offro un buongiorno casalingo. E cosa c’è di meglio di una colazione con torte appena sfornate o con marmellate fatte in casa? ca pugliese». Leggendo commenti su chi si trova a soggiornare da voi, ma anche visitando il vostro sito, una sezione particolare è dedicata alla colazione. In cosa consiste? «Volendo trattare i miei avventori come ospiti e non come clienti, provo a offrire un buongiorno casalingo. E cosa c’è di meglio di una colazione con torte appena sfornate o con marmellate fatte in casa? I nostri prodotti sono assolutamente genuini: latte e caffè di pregiata qualità, pane casereccio degli antichi forni di Putignano, frutta fresca della nostra campagna e altre prelibatezze del territorio pugliese. Voglio coccolare i miei clienti e concedere loro un risveglio inaspettato». Vi trovate in una posizione invidiabile: ad appena

1 km da Putignano, vicini ad Alberobello e nel pieno dell’entroterra delle Murge. Come fate a valorizzare il territorio che vi circonda? «La nostra clientela è variegata. Vengono da noi stranieri, ma anche italiani che sono curiosi di scoprire la nostra stupenda regione. Io e Beppe siamo sempre entusiasti nel consigliare itinerari per visitare al meglio il territorio circostante. Possiamo proporre visite guidate, escursioni, percorsi enogastronomici e una lista dei più bei borghi e nel periodo estivo le più belle spiagge da visitare. Per i clienti più sportivi, organizziamo anche passeggiate in bici, escursioni in barca alla scoperta delle meraviglie della costa. Per quelli più curiosi, invece, abbiamo a disposizione delle attività molto interessanti come cooking class, visite ad aziende vitivinicole etc. La valorizzazione per noi passa, pertanto, per una promozione sapiente delle nostre bellezze. Trulli Terra Magica si trova al centro tra l ‘entroterra e la costa, alle porte della Valle d’Itria, vicinissima alle mete di maggior interesse turistico, quali Alberobello, Polignano a mare, Monopoli, Ostuni e ad appena 50 km da Matera. Lecce è a solo un’ora e un quarto». ■ Albachiara Re

Micaela Frallonardo, titolare del b&b Trulli Terra Magica sito a Putignano www.trulliterramagica.com



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 30

Ristorazione e accoglienza

Il “gelo” sotto il sole di Polignano Nell’antica gelateria di Mario Campanella, il Super Mago del Gelo, tra le ricette dei prodotti tipici che accompagnano da generazioni turisti e cittadini golosi, a caccia dei sapori autentici di questo angolo di Puglia pochi passi dal mare, assediati dalla canicola e baciati dai raggi del sole, il freddo del gelato, delle bevande e dei dessert è la soluzione più frequente per combattere la sete. A Polignano a Mare, perla del litorale barese che ha dato i natali a Domenico Modugno, quella del gelato è una tradizione che si perpetua da generazioni sull’onda di varie invenzioni originali molto apprezzate dai turisti e non solo. Tappa obbligata nel tour del gusto della zona è la gelateria di Mario Campanella, il Super Mago del Gelo, una delle più antiche della città. La sua origine risale al 1935, quando il Cavaliere Giuseppe Campanella, venditore di mandorle, dopo vari anni di viaggi a piedi da Conversano a Polignano, scelse di stabilirsi sulla costa e nel suo carrettino ambulante inventò “le grattose”. Da lì al primo piccolo laboratorio artigianale il passo è stato breve, ma il vero e proprio successo commerciale del Bar Gelateria di Piazza Garibaldi si deve al figlio Mario, che a sua volta inventò nel 1965 un prodotto molto amato: il caffè speciale, preparato con caffè, panna, scorza di limone e Amaretto del Supermago del Gelo. Negli anni la creazione è diventata un vero e proprio prodotto tipico, inserito tra i must have dei turisti che d’estate prendono d’assalto la cittadina

A

L’OFFERTA

Caffè speciale su ricetta del 1965, gelati artigianali preparati con ingredienti selezionati, granite di caffè espresso con panna o di sola frutta fresca di stagione sono i prodotti di punta della bella stagione

Mario Campanella il Super Mago del Gelo si trova a Polignano a Mare (Ba) www.mariocampanellailsupermagodelgelo.it

per ammirare il suo mare cristallino e le sue splendide falesie. Ma non è l’unica invenzione della gelateria: sono tante le ricette innovative che il gelatiere ha ideato e dedicato, fin dal nome, alla famiglia. Scoprirle è come sfogliare le pagine dell’album di famiglia: la torta gelato Anastasia (per la figlia maggiore) a base di gelato al caffè con panna; la coppa Maria Cristina (per la figlia minore) con caffè, panna e San Marzano; la coppa Tina (dedicata alla moglie) con panna, cioccolato, noccioline, cacao e l’amaretto del Super Mago e infine la torta gelato Mario Campanella, dedicata dalle figlie al papà, con gelato al cioccolato e panna. Molto apprezzate anche la degustazione della coppa del Super Mago del Gelo a base di gelato al caffè con panna e caffè espresso dolce o amaro, e la coppa primavera a base di panna, fior di latte, amarene e succo di amarene. «Siamo famosi per il caffè speciale inventato nel 1965 da mio padre – racconta la titolare del Super Mago del Gelo, Anastasia Campanella – ma in tanti vengono a trovarci anche per i gelati artigianali preparati con ingredienti selezionati da me personalmente, di altissima qualità, per le granite di caffè espresso con panna fresca o di sola frutta fresca di stagione (a seconda dei periodi, preparate con: gelsi neri, fichi d’india, mandorle fresche a pezzetti, fioroni, fichi, melograni, fragole) ma anche per l’amaretto del Super Mago ottenuto da mandorle dolci tritate, per i liquori e per la pasticceria. Mio padre era un alchimista e

un genio della comunicazione, non dormiva mai, perché la notte la passava a pensare e a partorire idee brillanti. Aveva voglia di successo, sperava che i suoi gelati fossero ricordati». Inventiva e strategia, dunque, dietro a ogni creazione come nella scelta di inserire all’interno del locale quadri, luci, oggetti di tutto il mondo e le fotografie dei grandi nomi dello spettacolo e della musica italiana e internazionale che durante le vacanze a Polignano passavano ad assaggiare le specialità del Super Mago del Gelo da Pippo Baudo a Gianni Morandi, da Monica Vitti a Michele Placido e Lina Wertmuller, senza dimenticare, Domenico Modugno, ovviamente, che nei suoi “ritorni a casa” non mancava mai di passare alla gelateria. «Nel corso dei tanti anni di attività il Bar Gelateria Campanella è riuscito a bilanciare con pazienza e amore i vari ingredienti che danno vita agli innumerevoli gusti dell’ottimo gelato fatto alla vecchia maniera, quella artigianale. Adesso, aggiunge Anastasia Campanella, con mia madre e mia sorella Maria Cristina ci siamo ripromesse di tramandare “le dolci invenzioni” originate dallo spirito creativo di nostro padre, indimenticabile maestro gelataio, facendo gestire il bar gelateria da Mimmo Modugno, sensibile e dinamico imprenditore di Polignano a mare». ■ Alessia Cotroneo

RICETTE SPECIALI PER “DOLCI” VACANZE Il caffè speciale di Mario Campanella nasce da un connubio di sapori inventato dal gelataio su ispirazione di alcuni amici greci che nel 1965 gli suggerirono di preparare un amaretto realizzato con le mandorle dolci. Da qui comincia a profilarsi l’idea, che si affina fino a diventare negli anni un prodotto richiesto al punto tale da sconfinare in altri bar della cittadina, di cui è diventato un po’ la bevanda tipica. Gli ingredienti sono semplici: caffè, zucchero, scorza di limone, panna e amaretto del Super Mago. Proprio il sentore di limone, retrogusto inconfondibile, è il sapore che si imprime nella mente di chi lo assaggia. E difficilmente si dimentica.



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 32

Ristorazione e accoglienza

Convivialità in un trullo Il Ristorante Pizzeria La Mia Terra a Monopoli, a pochi chilometri dal mare, dalle Grotte di Castellana, da Alberobello e dallo ZooSafari di Fasano, offre atmosfere caratteristiche e cucina mediterranea nel rispetto della tradizione ici trulli e dici Puglia. Queste caratteristiche strutture abitative sono universalmente riconosciute come il simbolo turistico per antonomasia della Puglia, più ancora del mare cristallino, del barocco di Lecce e degli uliveti secolari. Negli ultimi venti anni, si sono moltiplicate le ristrutturazioni e gli ammodernamenti dei vecchi trulli in disuso e delle masserie storiche, valorizzate e trasformate in strutture d’accoglienza per ospitare le frotte di turisti che hanno scelto la regione come una delle mete più amate del turismo balneare italiano. Sulle colline di Monopoli, in provincia di Bari, a pochi chilometri dal mare e in una triangolazione logisticamente perfetta per raggiungere le Grotte di Castellana, Alberobello e lo zoo safari di Fasano, a fine anni Ottanta due fratelli, impegnati da sempre nel settore della ristorazione all’estero, hanno trovato i loro quattro trulli del cuore. E hanno deciso di tornare a casa, ristrutturare l’antica struttura in abbandono, cambiare la destinazione d’uso e concretizzare il loro sogno di offrire il meglio della tradizione gastronomica pugliese. Nasce così il Ristorante Pizzeria La Mia Terra dei fratelli Giorgio. Un ritorno alle radici, celebrato fin dal nome del locale. «Ci siamo innamorati a prima vista della struttura, del panorama che si affaccia su una zona panoramica puntellata di uliveti secolari estesa fino al litorale di Monopoli, famosa per il suo centro storico e per le sue meravigliose spiagge, e abbiamo deciso di tornare a casa, a fare quello che sappiamo fare meglio – racconta Vito Onofrio Giorgio, uno dei titolari –. Certo, le difficoltà non sono mancate per trasformare un vecchio casolare di trulli e stalle in una struttura moderna, soprat-

A OGNI ZONA IL SUO SAPORE

D

I TURISTI

necessitano di attenzioni particolari, la loro soddisfazione è un’occasione incredibile di crescita per i singoli esercenti ma anche per l’immagine turistica del territorio

Ristorante Pizzeria La Mia Terra si trova a Monopoli (Ba) www.ristorantepizzerialamiaterra.com facebook.com/LaMiaTerradiGiorgioVitoOnofrio

tutto burocratiche per cambiarne la destinazione d’uso. Ci è voluta tanta pazienza e determinazione per arrivare, nel 1993, all’apertura». Il ristorante, in cui lo stile rustico delle costruzioni tradizionali e la raffinatezza dei dettagli si fondono per accompagnare il cliente in un viaggio nelle atmosfere, prima ancora che nei sapori, dell’antica Puglia, coniuga ospitalità e accoglienza, offrendo menù di cucina mediterranea nel pieno rispetto della tradizione locale pugliese e italiana. Quali sono i piatti principali del vostro menù? «Offriamo ai nostri clienti il meglio della cucina mediterranea; trovandoci a pochi

chilometri dal mare ma comunque in collina, abbiamo la possibilità di offrire specialità di mare, di terra e di selvaggina, a parte i piatti tipici come orecchiette alle cime di rapa e purè di fave con cicoria. Inoltre, grazie alla vasta presenza di ulivi secolari che producono oli rinomati di alta qualità, in tutte le nostre preparazioni usiamo olio extravergine d’oliva del posto, oltre a ortaggi locali a km 0 e latticini rinomati come la famosa burrata di Putignano e le mozzarelle di Gioia del Colle. Per gli amanti della pizza, poi, il ristorante offre una vasta scelta di friabili pizze farcite, cotte in forno a legna». Che tipo di turisti frequentano il vostro ristorante, a che target vi ri-

La Puglia è una terra in cui i sapori del mare e quelli della terra si fondono per creare ricette in cui gli ingredienti della cucina mediterranea sprigionano tutto il loro potenziale, celebrando la tradizione gastronomica locale. Il territorio, in larga parte pianeggiante, produce in abbondanza grano, uva e olive. I farinacei, l’olio e il vino sono dunque immancabili protagonisti delle antiche ricette pugliesi. «La cucina regionale è abbastanza omogenea – sottolinea Natale Giorgio, l’altro titolare del Ristorante Pizzeria La Mia Terra dei fratelli Giorgio di Monopoli – anche se cambiano delle piccole abitudini come l’uso dell’aglio, che tende a diminuire man mano che si scende dal Tavoliere alla Penisola Salentina, fino a cedere completamente il posto alla cipolla nella cucina gallipolina».

volgete? «La nostra clientela stabile è soprattutto del posto e dei paesi limitrofi, ma negli ultimi anni l’afflusso di turisti in zona è stato notevole sia dall’Italia che dall’estero, e molti desiderano provare le nostre specialità. Certo, in generale il cliente italiano è molto più esigente: vuole sapere cosa mangia nel dettaglio, è più attento alla qualità delle materie prime...e anche al prezzo. C’è chi pensa che i turisti siano clienti di passaggio che non torneranno mai più e non necessitano di attenzioni particolari. Noi la pensiamo in modo esattamente opposto: i turisti sono i nostri principali biglietti da visita. Un turista soddisfatto parlerà bene di noi e consiglierà il locale e più in generale il territorio nelle loro città d’origine. I turisti sono un’occasione incredibile di crescita per i singoli esercenti ma anche per l’immagine e la vocazione turistica dell’area». Il wedding tourism e l’organizzazione di banchetti quanto incidono sul vostro giro d’affari? «Si tratta di un segmento in crescita esponenziale. Negli ultimi anni ci siamo concentrati soprattutto su piccoli ricevimenti, feste, banchetti, in un ambiente tranquillo, genuino e sincero all’interno ma soprattutto nel giardino e nel gazebo esterno». ■ Alessia Cotroneo





Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 36

Regioni a confronto

Campioni dell’ospitalità destagionalizzata Per tre territori regionali che della proposta turistica e sostenibile fanno un punto di forza, il 2017 Anno dei Borghi cade a pennello. Trentino, Toscana e Lazio lo salutano con favore, facendone un pilastro dei loro piani strategici dell’accoglienza che puntano a dare continuità alla dinamica di crescita dei flussi in entrata registrata negli ultimi mesi

ome si è chiuso il 2016 per il turismo territoriale, quali progressi si rilevano rispetto all’anno precedente e quali località ed eventi stanno generando maggiori flussi in entrata? Michele Dallapiccola: «L’anno scorso hanno alloggiato in alberghi e strutture complementari 5,7 milioni di turisti, circa 275 mila in più rispetto al 2015, con un aumento di circa 914 mila pernottamenti, facendo segnare il miglior risultato di sempre. Gli arrivi hanno segnato un rialzo del 6 per cento negli alberghi e del 9,3 per cento negli esercizi complementari: quelli italiani, poco più di 4 milioni, sono cresciuti del 6,6 per cento e gli stranieri del 7,1 per cento. Sono dati molto confortanti, frutto di

C

una coralità di intenti e di attività promossa dalla Provincia attraverso i suoi organismi di governance del settore, quali il board commerciale e il Tavolo azzurro, accompagnati al forte impegno di Trentino marketing». Stefano Ciuoffo «L’anno scorso è andato bene, con un incremento del 3 per cento rispetto al 2015. Le mete di tre quarti dei turisti che scelgono la Toscana sono le città d’arte e la costa. La presenza italiana invece migliora del 2,8 per cento, sempre rispetto alla media nazionale. L’offerta si sta diversificando, rispondendo a nuove esigenze motivazionali del turista: eventi sportivi, attività all’aria aperta come la riscoperta di antichi cammini religiosi da percorrere in bicicletta o a piedi come la via Francigena o la visita in uno dei no-

stri parchi naturali. Sale anche la spesa turistica che, nel 2016, ha fatto segnare un rialzo del 12 per cento. Il tutto per un business che vale oggi 8 miliardi di euro». Massimo Smeriglio «Dai dati provvisori che abbiamo a disposizione, emerge una tendenza in miglioramento rispetto al 2015 di oltre il 10 per cento, sia per quanto riguarda il turismo interno che gli arrivi dall’estero. Si tratta di dati che devono essere certificati e disaggregati

L’OFFERTA TRENTINA

Oltre lo sci, passeggiate o ciaspolate nei parchi naturalistici del Trentino con guide alpine; facili escursioni per raggiungere rifugi o malghe aperte anche in inverno

Michele Dallapiccola, assessore al Turismo della Provincia autonoma di Trento

per provincia, ma il dato generale è indubbiamente incoraggiante». Quanto incide la componente straniera sul totale del vostro incoming, come si articola e quali proposte turistiche del vostro “palinsesto” culturale e paesaggistico gradisce maggiormente? M.D. «La distribuzione delle presenze per provenienza conferma in testa la Germania con un incremento dell’8 per cento annuo. Seconda è la Polonia che cresce dell’1,6 per cento, seguita dai Paesi Bassi. Siamo riusciti ad agganciare nuovi mercati valorizzando settori attrattivi quali l’enogastronomia, dove abbiamo diversificato il ventaglio delle offerte anche alla luce della difficile stagione invernale che sta vivendo il Tirolo. Oltre lo sci, in questo periodo dell’anno molte altre le attività outdoor incontrano il favore dei nostri ospiti: passeggiate o ciaspolate nei parchi naturalistici del Trentino con guide alpine; facili escursioni per raggiungere rifugi o malghe aperte anche in inverno. Ricordo poi le produzioni del territorio, protagoniste di un calendario di oltre 200 eventi che da gennaio a dicembre permetterà di scoprire da vicino il mondo dei sapori trentini». S.C. «Gli stranieri sono cresciuti di un buon 1,5 per cento sulla media nazionale. Vuoi per la congiuntura internazionale, vuoi per la varietà delle nostre proposte tra cui i percorsi enogastronomici unici come “Vetrina Toscana”, progetto portato avanti da Regione e Unioncamere Toscana. Negli ultimi anni stiamo assistendo all’emersione massiccia di nuove destinazioni regionali non ancora interessate dal turismo di massa. È il caso della Maremma o di Volterra, che l’anno scorso hanno superato il milione di presenze. Trend dettati dalle esigenze di un turismo evoluto che cerca esperienze inedite come quelle che possono offrire la via Francigena, amatissima dagli statunitensi, o le spiagge selvagge dell’Isola d’Elba, sempre più richieste dai tedeschi. Sono toscane, inoltre, le prime due destinazioni italiane più amate dai divers di tutto il mondo: Monte Argentario e arcipelago toscano». M.S. «La componente straniera è preponderante in percentuale, ma anche il turismo interno cresce e in riferimento al 2016 più di quello straniero. Sul podio dell’incoming sia nel 2015 che nel 2016 restano primi i turisti statunitensi, seguiti da Regno Unito e Cina. Chiaramente va fatto un distinguo tra Roma e resto del Lazio. Riguardo al gradimento, stiamo lavorando e riscontrando buoni risultati rispetto all’incentivazione di un turismo sensibile e attento alle peculiarità dei piccoli borghi di cui la nostra regione è ricchissima. Le principali richieste che abbiamo individuato ri-


I NUMERI DEL TURISMO TOSCANO

L’anno scorso è andato bene, con un incremento del 3 per cento rispetto al 2015. Le mete di tre quarti dei turisti che scelgono la regione sono le città d’arte e la costa

Stefano Ciuoffo, assessore al Turismo della Regione Toscana

guardano poi il turismo culturale, ambientale e balneare. Dai mercati si conferma inoltre forte l’interesse per il made in Italy e per i prodotti locali dell’artigianato e dell’enogastronomia». Sul piano della promozione territoriale integrata, lo strumento fiera gioca un ruolo strategico in chiave di attrattività internazionale. Quali appuntamenti di punta prevede il calendario locale? M.D. «In un ipotetico percorso di riposizionamento dell’offerta fieristica da marketplace a fiere-evento, il Trentino potrebbe valorizzare alcuni punti di forza relativi alla sua immagine, al patrimonio artistico-culturale, all’enogastronomia, al territorio. Realizzare pacchetti di offerta integrati destinati al

pubblico delle fiere internazionali avrebbe il vantaggio di aumentare i visitatori e di allungare la permanenza media dei partecipanti ed eventuali accompagnatori. Ciò detto, ritengo che Expo Riva Schuh, Expo Riva Hotel, Expo Riva Caccia pesca ambiente, il Trentino dei bambini, Idee Sposi e La Casolara rappresentino gli appuntamenti fieristici più importanti nella nostra provincia». S.C. «Negli ultimi anni stiamo assistendo a una rivalutazione generale del ruolo delle fiere come strumento di visibilità per destinazioni turistiche come la Toscana, oltre che in termini di ritorni commerciali per gli espositori. Ma al di là di singole situazioni più o meno positive, la fiera rimane comunque un momento importante per farsi vedere e conoscere. Essere presenti a eventi come la Itb di Berlino o la Wtm di Londra significa presentare la propria offerta a un pubblico altamente qualificato e tornare a casa con alcuni contatti chiave che possono risultare molto utili nelle successive fasi di lavoro. M.S. «Ci siamo concentrati su alcuni appuntamenti internazionali che riteniamo strategici come l’Atm di Dubai, l’Itb di Berlino, il Mitt di Mosca, l’Imex di Francoforte, l’Imex di Las Vegas, il Wtm di Londra e l’Ibtm di Barcellona. Nell’ambito delle fiere nello stand della Regione Lazio sono previsti desk per i


vari operatori turistici che svolgono incoming sul territorio». Altro canale decisivo per attirare turisti è il web, su cui gli investimenti mostrano di pagare. Quali progetti state sviluppando in questo campo per aumentare la vostra capacità d’accoglienza? M.D. «A fine 2015 Trentino marketing ha lanciato la piattaforma Visittrentino. Rinnovata nei contenuti e dal forte impatto visual, racconta il territorio attraverso blog tematici, immagini, video, contenuti esperienziali. Un investimento fondato su una strategia di distribuzione dei contenuti in rete, ma in primis sui social media, che ha prodotto risultati importanti. In uno scenario in trasformazione, l’esperienza degli ospiti sul territorio è centrale per la promo-

Massimo Smeriglio, assessore al Turismo della Regione Lazio

zione della destinazione nel mondo digitale, sempre più legata a opinioni e recensioni sui social. Attraverso Trentino marketing stiamo rinnovando il modo di raccontare il territorio per intercettare i nuovi “turisti digitali” con linguaggi a loro più confidenziali». S.C. «Il 2016 ha visto svolgersi a Firenze “Ecosistemi digitali”: iniziativa promossa dal Mibact e dalla Conferenza delle Regioni, con la Toscana come capofila, che il giorno dopo la Borsa del turismo online e in un’ideale prosecuzione del dialogo, ha radunato istituzioni ed enti che si occupano di turismo per analizzare e avanzare nuove progettualità in un settore in profonda mutazione con l’avvento del web. Per quanto riguarda gli strumenti, come Regione abbiamo lanciato nel corso dell’anno il progetto multimediale Toscana ovunque bella, col portale www.toscanaovunquebella.it che si affianca al portale ufficiale www.intoscana.it per raccontare in modo innovativo ogni comune e angolo del territorio toscano». M.S. «Con i canali social di VisitLazio (Facebook, Twitter, Instagram, Google+, Pinterest, YouTube) arriviamo direttamente al consumer finale offrendo spunti per destinazioni turistiche e incuriosendo con argomenti che vanno dalla natura alla cultura, passando per i Cammini di fede, l’enogastronomia, lo sport e i borghi. Abbiamo attivato da poco un canale LinkedIn rivolto esclusivamente agli operatori del settore. Sentiamo forte la necessità di instaurare un

LA COMPONENTE STRANIERA NEL LAZIO

è preponderante, ma anche il turismo interno cresce e in riferimento al 2016 più di quello straniero. Sul podio dell’incoming sia nel 2015 che nel 2016 restano primi i turisti statunitensi


Viaggio in Italia Pag. 39 • Marzo 2017

Tra le vie di Dante

rapporto B2B per creare sinergia nel turismo, condizione fondamentale per aumentare la capacità di accoglienza sul territorio». A livello di marketing territoriale e dell’ospitalità, su quali percorsi e su quali nuove formule di turismi state focalizzando la programmazione regionale futura? M.D. «Assolutamente sul turismo delle esperienze vere legate al nostro territorio. La comunicazione di marca è la sua identità, quella in cui il turista trova il senso della sua vacanza intesa come inversione dei paesaggi, dei ritmi, della quotidianità urbana. Il Trentino ha tanto da offrire: da Garda ai ghiacciai, dalle Dolomiti Unesco alla sua storia peculiare. Lo sci, che tiene grazie ai mercati dell’Europa centro-orientale, è un prodotto maturo da almeno 15 anni e in generale assistiamo a una perdita di peso dei “monoprodotti” del nostro boom turistico. Il Trentino affronta questo cambiamento radicale destagionalizzando, attraverso una ricerca costante sulle tendenze della domanda. Inoltre, è strategico migliorare l’accessibilità al Trentino: vettori aerei, ferroviari, transfer, trasporti interni da orientare alla mobilità turistica». S.C. «Il 2017 è l’anno di Pistoia capitale italiana della cultura e quindi certa-

mente molte novità ed eventi e ci saranno grazie a questo. Tra i tanti, segnalerei “Architetture del vino” (www.winearchitecture.it), progetto che crea un prodotto turistico per gli amanti del vino che potranno visitare 15 ‘cantine d’autore’ realizzate in Toscana da architetti di fama internazionale. Vere e proprie opere d’arte contemporanea che custodiscono dei vini più rinomati al mondo. Si coniugano così le visite con degustazioni in queste speciali cantine che aprono le loro porte in via eccezionale». M.S. «A fine dicembre abbiamo presentato il piano ‘Lazio emozioni fuori porta’, che prevede innanzitutto una serie di bandi per la promozione di comuni, di manifestazioni storiche e culturali e dei borghi di straordinaria bellezza che caratterizzano le nostre province. A inizio febbraio è arrivata poi l’approvazione da parte del Consiglio regionale della legge sui cammini, che riconosce l’importanza del sistema degli itinerari storici, religiosi e culturali nella nostra regione. Ci sono poi gli eventi internazionali come la Ryder Cup e l’adesione al Convention Bureau, con cui finalmente consegniamo alla città di Roma e alla Regione un’unica struttura per tutti i grandi eventi congressuali». ■ Giacomo Govoni

Ripercorrere i passi della musa ispiratrice Beatrice o fare una sosta in piazza Felicita, in uno dei tanti locali all’aperto. Firenze è una città capace di stupire allo svoltare di ogni angolo. Ci accompagnano Monica Serafini e Alessandra Favaro dell’osteria La Beppa Fioraia elimitato dal fiume Arno e da una parte delle antiche mura arnolfiane, il rione di San Niccolò rientra in uno dei settori politico-amministrativi che suddividevano Firenze in quattro aree. A pochi passi dal Ponte vecchio attraversando via Guicciardini sorge la nota piazza Felicita, punto di ritrovo durante le giornate estive per la presenza di numerosi locali all’aperto. Il quartiere trasuda storia ad ogni angolo, qui è possibile ammirare una grande varietà di chiese, molto antiche, che hanno subìto numerose ristrutturazioni nel corso del tempo. Attraversando via de’ Bardi il visitatore sentimentale potrà ripercorrere i passi di Beatrice, musa ispiratrice e donna profondamente amata da Dante trovando, infine, ristoro nel percorrere la strada che dal quartiere San Niccolò risale fino a piazzale Michelangelo, dove si trova l’osteria Beppa Fioraia. Un luogo in cui i sensi troveranno sicuro appagamento sia per l’originalità dei piatti proposti, frutto di una puntuale rivisitazione sulla tradizione culinaria locale, che per l’atmosfera accogliente con una vista rilassante su un uliveto srotolato oltre le mura. «Gli ambienti accoglienti e calorosi sono lo sfondo di una cucina vivace e innovativa che fa di ogni pasto un’occasione speciale» raccontano Monica Serafini e Alessandra Favaro, titolari dell’osteria. Un ambiente capace di mantenere un perfetto equilibrio tra il moderno e il “casereccio” rispecchiando in questo il principio adottato nella composizione dei piatti. «Gli ingredienti della tradizione toscana – aggiungono – rappresentano il punto di partenza del viaggio attraverso il gusto che ogni giorno proponiamo ai nostri clienti. La cucina è per noi, grazie al nostro giovane chef Leonardo Borghesi, una passione da vivere fino in fondo non limitan-

D

L’osteria La Beppa Fioraia ha sede a Firenze www.labeppafioraia.it

doci a ciò che ormai in cucina appare scontato. Proprio con Leonardo, infatti, nasce il piacere di giocare con il gusto, riscoprire il valore dei piatti tradizionali e sorprenderci dello spazio infinito aperto dalla possibilità di osare. Sono le sorprese a rendere più gustosa la vita: così i primi con la pasta fatta in casa, i secondi con l’armonia degli accostamenti e la ricerca di delicatezza e sapore e, infine, i dolci con il tocco originale capace di offrire qualche piacere in più. In cucina possiamo vantare i nostri marchi di fabbrica come, ad esempio, i famosi taglieri e la bistecca alla fiorentina o ancora la pizza servita a cena e le insalate speciali: un menu studiato per tutti palati». Vessillo della storia in un rione storico, anche il nome della rinomata osteria trae la sua origine da una figura nota nella Firenze popolare dell’800. La Beppa, fioraia all’epoca in attività nel quartiere, divenne un’istituzione e entrò nell’immaginario collettivo come una persona capace di «far star bene tutti, semplicemente con un sorriso e con un fiore. A noi piace pensare di essere custodi di questa eredità». ■ Luana Costa


Nel cuore delle Dolomiti L’arte dell’ospitalità e un panorama unico contraddistinguono l’offerta dell’Hotel Canada. A raccontare i segreti di una vacanza ideale è Cecilia Maffei

er respirare l’atmosfera caratteristica di un tipico borgo antico e trascorrere un soggiorno tra natura, relax e tradizione la meta adatta è Pinzolo, un piccolo centro vicino a Madonna di Campiglio, nel cuore delle Dolomiti del Trentino Alto Adige. In questa cornice si trova l’Hotel Canada che, con le sue ottanta camere comode e confortevoli, il giardino, il garage privato, il centro wellness, la piscina coperta per le famiglie, l’area fitness per gli adulti e i servizi di un albergo a quattro stelle è la soluzione ideale per chi ha voglia di passare una vacanza tra coccole e attività, con la possibilità di scoprire le emozioni di un territorio ricco di sorprese. Hotel Canada consente a tutti i suoi clienti di scoprire la tradizione culinaria alpina. A curare con grande attenzione e professionalità tutti i pasti è lo chef Marco Cerritelli. «La cucina della Val Rendena è strettamente legata ai prodotti della natura alpina – spiega Cecilia Maffei -. Noi abbiamo saputo utilizzare magistralmente le preziose materie prime locali, sviluppando una gastronomia ricercata, reinterpretando e valorizzando l’esclusività di questi prodotti di eccellenza. L’offerta gastronomica è poi completata da una vasta proposta di vini trentini». Tutte le

P

Hotel Canada ha sede a Pinzolo (Tn) www.hotelcanada.info

camere sono arredate in rovere secondo lo stile alpino. «Le nostre camere sono dotate di tutti i comfort e concepite per far sentire a proprio agio i nostri ospiti. Le stanze hanno inoltre un balcone panoramico dove potersi rilassare in tutta tranquillità». Il territorio di Pinzolo offre infinite possibilità a chi desidera praticare un po’ di movimento. «In estate la Val Rendena è l’ambiente ideale per esperienze di ogni genere: dal trekking al mountain bike, dal golf al parapendio. Lo stesso vale per l’inverno, quando la neve ricopre il paesaggio è infatti possibile praticare sci alpino o di fondo, passeggiare con le ciaspole, cimentarsi in corse con le moto da neve o ancora pattinare sul ghiaccio. L’hotel si trova a soli duecentocinquanta metri dai molti e moderni impianti». Hotel Canada gode di un paesaggio di straordinaria bellezza, circondato dalle Dolomiti del Brenta, le cui pittoresche guglie sono tutelate come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. «L’albergo sorge in un territorio esclusivo, a ovest confina con le Dolomiti ed è collegato a sud con la Valle dei Laghi e la zona bresciana che a nord comunica con la Val Rendena e con la Val di Sole. La dettagliata rete di sentieri che passano da Pinzolo consente poi di raggiungere numerosi rifugi posti a quote anche molto elevate, l’ideale per tutti gli appassionati di montagna». ■ Antonella Romaniello




Viaggio in Italia Pag. 43 • Marzo 2017

Firenze gluten free Non solo monumenti, piazze o cattedrali, il capoluogo della Toscana si caratterizza anche per la sua cucina tipica, oggi disponibile anche per celiaci, al ristorante pizzeria Lorenzo de’ Medici ella centralissima piazza del Duomo, a due passi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore perimetrata dal campanile di Giotto e dal museo dell’opera del Duomo, sorge un edificio quasi altrettanto storico e ideale per concedersi una sosta dalle fatiche delle esplorazioni turistiche. Il ristorante, pizzeria Lorenzo de’ Medici riflette, nei suoi ampi spazi interni, i valori della “toscanità” ma

N

reinterpretati in chiave gastronomica. Nel menù i turisti in vacanza desiderosi di assaporare i piatti tipici regionali avranno così a disposizione un’ampia scelta. Nel ventaglio di antipasti si annovera il lampredotto e la fettunta toscana; pici del Chianti al cinghiale tra i primi piatti, ma è nella sezione dedicata alle carni che si mostra il vero volto di Firenze: l’ossobuco, la trippa con fagioli, la bistecca alla fiorentina e, di recente, arricchisce il menù anche la bi-

stecca Chianina. La vera particolarità del ristorante ubicato nel centro storico di Firenze, è la presenza di pietanze adatta ai celiaci in un numero altrettanto vasto e variegato. Ogni piatto e ogni pizza inserita nella carta è disponibile anche nella versione senza glutine. «La nostra pizzeria – spiega Mirco Carotti – possiede un’area separata e adeguatamente attrezzata per la preparazione della pizza senza glutine, la cui cottura richiede l’osservanza di precise regole. La preparazione di una pizza senza glutine non è una cosa semplice, non solo perché le farine devono essere al 100 per cento senza glutine e devono quindi seguire un iter diverso che richiede un po’ di esperienza, ma soprattutto perché è necessario attenersi a precise regole di pulizia che impongono la separazione degli ambienti e degli ingredienti». Lorenzo de’ MeIl ristorante pizzeria Lorenzo de’ Medici ha sede a Firenze - www.firenzesenzaglutine.it

dici è un ristorante caratteristico non solo nel menù ma anche per location che si richiama alla Firenze più verace. Persiane in legno, lanterne tipiche, pavimenti in pietra, la sala della pizzeria denominata “piazzetta” è stata ideata per rievocare il paesaggio di un piccolo paesino: «L’arredamento offre un salto indietro nel tempo – spiega Mirco Carotti -, un ritorno a una Firenze più antica e avvolgente. Questa sala è concepita come uno spazio aperto su via del Giglio, un angolo ideale nelle calde giornate dell’estate fiorentina o per una cena romantica in un ambiente accogliente senza dover cedere alla calura. Abbiamo deciso di ristrutturare questa sala aprendola sulla strada non solo per differenziarci dagli altri ristoranti. Firenze è una bellissima città ed è giusto che i nostri ospiti possano godersi uno squarcio di via del Giglio, comodamente seduti gustando un piatto toscano, accompagnato magari da un buon bicchiere di vino rosso». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 44

A spasso nella Capitale

«Seguitemi, Amici miei» Gianmarco Tognazzi ci accompagna alla scoperta dei bar e dei ristoranti più caratteristici di Roma. Una guida d’eccezione per svelarci gli angoli magici della Capitale, dove i ricordi vanno a braccetto con il gusto

risate, cinema e buona tavola. Così è cresciuto Gianmarco Tognazzi, che nella convivialità ha trascorso l’infanzia e in cucina, praticamente, ci è nato. Con papà Ugo che sperimentava ricette per blandire i palati dei commensali e lui che alzava o abbassava il pollice, nei panni di fidato assaggiatore personale. Una passione per il cibo e in particolare per il vino che l’attore romano ha ereditato e coltivato, rinnovandola nella Tognazza Amata. Tenuta di famiglia fondata e custodita come un tesoro dal padre e trasformata in azienda agricola dal figlio. Accompagnatore ideale, dunque, per un viaggio tra i sapori della ristorazione capitolina. Buongiorno Gianmarco e grazie per aver accettato di farci da Cicerone in questo

A

Gianmarco Tognazzi, attore e viticoltore

tour. Partiamo dalla colazione: in quale angolo di Roma ci porta per gustare delle ottime paste, immersi al contempo in uno scenario “da film”? «Buongiorno a voi, è un piacere per me essere la vostra guida gastronomica per la Capitale. A colazione, inizierei da un piccolo bar, per noi della famiglia Tognazzi un vero punto di riferimento: il Caffè Perù, gestito da Alfredo, a via di Monserrato, vicino a Piazza Farnese. Un classico caffè di quartiere, che ti fa assaporare ancora una Roma che non c’è più. E poi c’è Il Baretto a via del Babuino, in cui i ragazzi che lo gestiscono ti fanno sentire a casa tua e ti coccolano con un ottimo caffè e fragranti cornetti e maritozzi tutte le mattine».

Si avvicina l’ora di pranzo e ci piacerebbe assaggiare le specialità della cucina romana: dove possiamo prenotare e che menu ci consiglia? «A pranzo vi posso portare Al 34, un ristorante storico tramandato da più generazioni che si trova in via Mario de Fiori, al 34 appunto. Cucina tipica romana e non solo, buona selezione delle materie prime e dei vini. Un posto che può sembrare turistico, ma dove ci si ritrova a mangiare bene. Se volete assaggiare un menu tipico vi consiglio: il trionfo di carciofi (carciofi alla giudia, alla romana, alla piastra e insalata di carciofi), un raviolo di porchetta alla cacio e pepe e una buona coda alla vaccinara o lo stinco con patate. Come dessert obbligatori il sorbetto, fatto artigianalmente con la frutta di stagione». Passiamo all’aperitivo o, come si dice oggi, apericena. Fondamentale è che ci siano buoni vini, di cui lei è produttore e intenditore. Qual è la zona migliore della città per consumarlo e quale vino sceglierebbe? «L’apericena è diventato un rito abbastanza diffuso su Roma, specie tra i giovani e nelle zone universitarie. Se mi chiedete, invece, dove bere buoni vini abbinandoli a del buon cibo vi porto

all’Enoteca Guerrini dal 1958. Un’enoteca storica su Viale Regina Margherita dove bere bene sia drink che vini, compresi quelli de La Tognazza tra l’altro, e mangiare anche gourmet. Dall’aperitivo passi alla cena con estrema facilità e non delude mai le aspettative». Un buon ristorantino per la cena, volendo anche fuori dal centro storico, a cui si sente legato da qualche ricordo personale? «Se parliamo i ricordi personali, non posso non citare Benito al Bosco il ristorante a Velletri, dove sono cresciuto e dove mio padre era letteralmente di casa. Ogni volta che vado a mangiare da Benito, rivivo gli anni della mia infanzia. Altra cena da favo-

la si può gustare al Casale della Mandria, agriturismo a Lanuvio, non distante da casa mia, dove si mangiano ottimi piatti fatti in casa con materie prime coltivate da loro, birra compresa, e soprattutto una carne biologica di ottima scelta (non me ne vogliano vegani e vegetariani). La bellezza di questo posto consiste nel fatto di essere immersi nella natura e nell’arte. Il proprietario Giuseppe, che è uno scultore, ha trasformato il suo giardino e i campi in una sorta di esposizione en-plein-air suggestiva e magica. Rendendolo il ristorante ideale per la classica gita fuori porta della domenica». Rientrando invece nel cuore di Roma, in quale locale possiamo fare un’esperienza gastronomica sopra le righe? «Mantenendoci su Roma, dietro Piazza di Spagna in via Mario de Fiori c’è il ristorante Dillà, un angolo dal gusto un po’ retrò in cui poter assaggiare la cucina raffinata dello chef Andrea Misseri, che ama rivisitare i piatti classici e studia delle sperimentazioni fusion veramente notevoli. La cornice è speciale a due passi dalla piazza più famosa di Roma, ideale anche per una cena romantica». Il nostro tour volge al termine, ma magari possiamo darci la buonanotte da qualche parte. Quale cornice romana crede rappresenti la migliore conclusione a questa splendida giornata a passeggio tra le bellezze della Capitale? «Visto che abito a Velletri, tornando verso casa una tappa per una buona bevuta e una chiacchierata in compagnia è l’Hopificio, a piazza Cesare Baronio. Ambiente giovane e cordiale, un po’ scanzonato, atmosfera vintage e una buona scelta di birre accompagnate da stuzzicherie originali creati dallo chef». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Pag. 45 • Marzo 2017

Sapienti rivisitazioni Olio d’Oliva propone una cucina semplice, basata su tecnica e professionalità consolidate, originale e allo stesso tempo costruita sulle tradizioni del gusto italiano. La parola a Donatella Aprea are ristorazione in Italia significa riuscire a costruire un perfetto equilibrio tra una buona capacità di gestione imprenditoriale e sensibilità per il gusto. Equilibrio che il ristorante Olio d’Oliva ha saputo costruire grazie a un attento lavoro di ricerca, alla passione per la cucina e a un know-how consolidato. Il ristorante offre un ampio ventaglio di alternative pensate per assecondare il cliente in base ai gusti e al prezzo. Nella preparazione dei piatti nulla viene lasciato al caso, ogni pietanza esalta e rispetta i sa-

F

Il ristorante Olio d’Oliva ha sede a Roma (RM) www.ristoranteoliodoliva.com

pori tradizionali senza però prescindere dalla continua ricerca a favore di una cucina che risulti nuova e che sappia quindi stare al passo con i gusti e le esigenze contemporanee. Il locale sorge in una zona periferica di Roma, circondata da molti altri ristoranti storici e di nuova apertura, è stato quindi necessario differenziare la proposta. «Ab-

biamo voluto ricreare una cucina che non fosse solo appariscente, ma anche di elevata qualità – spiega Donatella Aprea -. I nostri piatti trovano una solida base nella tecnica e nell’abilità di preparazione, abbiamo riletto la tradizione gastronomica italiana rispettandone gli aspetti principali. Abbiamo inoltre scelto di non seguire le tendenze del momento e di utilizzare solo prodotti certificati e garantiti del nostro territorio». La genuinità di questa scelta è rappresentata anche dal nome del ristorante. «Non esiste nessun altro ingrediente così

fondamentale in cucina, e allo stesso tempo purtroppo spesso trascurato, dell’olio extravergine di oliva. I nostri piatti sono appunto semplici come l’olio e di qualità come l’olio, da ciò nasce Olio d’Oliva». I clienti di Olio d’Oliva non si sentono ospiti, ma ritrovano nel locale la familiarità della propria casa. «Ci impegniamo affinché chiunque entri nel nostro ristorante si senta accolto e assolutamente a proprio agio. Proponiamo loro quello solo quello che appaga anche noi: la nostra musica preferita, i piatti che ci convincono di più e i vini prodotti da aziende di cui possiamo condividere il modo di lavorare. Offriamo ai nostri clienti gli stessi prodotti che utilizzeremmo per fare felice la nostra famiglia, ci riforniamo solo da aziende del territorio che conosciamo e con cui abbiamo un rapporto di fiducia da tempo».

Molte e differenziate le proposte di Olio d’Oliva. «Nel nostro menu potete trovare piatti a base di carne o pesce, vegetariani e senza glutine. Siamo onesti con i nostri ospiti, per questo motivo sconsigliamo la nostra cucina alle persone fortemente celiache. Per quanto siamo molto attenti alla pulizia, non possiamo garantire in maniera assoluta che non ci sia una contaminazione degli ingredienti». Il ristorante ha pensato a due diverse proposte: il “menu tranquillo” ideale per chi ama i sapori tradizionali della cucina italiana e il “menu mosso” che offre più spunti creativi. «Ogni piatto richiede un diverso procedimento di preparazione, variano sia gli ingredienti fondamentali sia il tipo di guarnizione. Tutte le pietanze vengono cucinate quando arriva l’ordine e spesso il nostro chef segue l’estro del momento. I nostri clienti restano sorpresi perché, pur ordinando sempre lo stesso piatto del menu, ogni volta c’è qualcosa di diverso». Il locale organizza spesso eventi di degustazione. «Colgo l’occasione per invitare tutti alle nostre degustazioni durante le quali intervengono i produttori delle materie prime da noi usate così che possano rispondere direttamente alle curiosità dei nostri clienti e possano spiegare in che modo gli ingredienti vengono prodotti». Olio d’Oliva non utilizza lampade di stazionamento o forni a microonde, tutte le pietanze sono cucinate quando l’ordine arriva in cucina per garantire un piatto di straordinaria qualità che conservi tutte le proprietà organolettiche dei cibi. «Per noi è molto importante che ogni cliente possa godere del miglior trattamento possibile, per questo in alcuni casi non riusciamo a soddisfare ogni tipo di richiesta. Questo è dovuto al fatto che proponiamo piatti più semplici e altri che richiedono una preparazione più elaborata e quindi più tempo, concentrazione e serenità nell’esecuzione. A volte la richiesta di piatti diversi, tutti di complicata esecuzione, può metterci in difficoltà, chiediamo dunque ai nostri clienti di essere pazienti con noi». La qualità richiede tempo. «I clienti che ci apprezzano e che continuano a venirci a trovare condividono la nostra stessa filosofia, sanno che il nostro è un servizio “artigianale” che, come tutti i prodotti artigianali, richiede tempo ed è sempre diverso dal precedente». ■ Antonella Romaniello

GLI OBIETTIVI Il ristorante chiede la collaborazione dei clienti per migliorare il suo servizio ogni giorno di più. «Ci impegniamo quotidianamente perché tutto possa andare per il meglio, ciò nonostante a volte qualcosa va storto. Per questo motivo facciamo affidamento su tutti i clienti, perché possano farci partecipi delle loro osservazioni. Ogni riscontro, positivo o negativo, ci aiuta a crescere professionalmente. Gli apprezzamenti ci danno la forza per andare avanti e le critiche ci permettono di migliorare».


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 46

A spasso nella Capitale

A Roma, tra i cowboy della Maremma Edoardo Cardarelli spiega chi sono i “butteri” e come la loro tradizione gastronomica, tipica della Maremma, abbia conquistato il palato dei romani «con carni scelte, allevate secondo l’abitudine della bassa Toscana» i chiamano “butteri” e sono pastori a cavallo famosi per la genuinità della loro cucina. Tipici della Maremma, ecco i cowboy nostrani, una tradizione ben più antica di quella americana che ha prodotto una cultura gastronomica di tutt’altro spessore. Vent’anni fa hanno portato il loro “attacco” a Roma e hanno poco a poco conquistato la Capitale, grazie alla lungimiranza della famiglia Cardarelli, che ha aperto il Ristorante I Butteri, appunto, non lontano dal quartiere Parioli. «Possiamo dire di essere il punto di riferimento dei “carnivori” a Roma – dice Edoardo Cardarelli – e, non a caso, abbiamo allestito una location spaziosa in stile country che offre un ambiente accogliente e originale dove trascorrere delle indimenticabili e gustose serate. I Butteri da sempre accontenta gli amanti della buona cucina con un menu ricco, proposto con professionalità da uno staff cordiale e amichevole». La specialità? Carne di prima scelta, ovviamente. «“Non accettate bistecche dagli sconosciuti” – spiega Cardarelli – è il motto de I Butteri per la qualità delle carni scelte, che rappresenta un’assoluta garanzia per i numerosissimi frequentatori del ristorante. In particolare il locale è nato dalla passione della nostra famiglia per la carne e la cucina toscana. Da noi si possono

S

LA GLORIOSA BUTTERA

Si tratta di una bistecca di controfiletto di carne chianina, autentica specialità del nostro ristorante

PIZZA, GRIGLIA & CO. Il Ristorante I Butteri si trova a Roma www.ibutteri.it

trovare tagli di razza chianina e maremmana, accuratamente selezionate presso i migliori allevamenti dell’Italia centrale, e allevate come richiede la tradizione nella bassa Toscana: allo stato brado. Ma anche, per gli esterofili, carne argentina, danese e texana. Particolare attenzione viene posta sulla preparazione. Presso I Butteri è possibile scegliere il pezzo e il taglio tra l’ampia esposizione disponibile: la fiorentina, la bistecca, il filetto, l’angus, l’entrecôte e la gloriosa Buttera, bistecca di controfiletto di Chianina, autentica specialità del nostro ristorante. Ogni piatto viene servito al tavolo su una piastra per mantenere la carne gustosa e calda, fino all'ultimo morso, accompagnata da ottime patate arrosto e, perché no, da una bella bottiglia di Chianti o di Morellino di Scansano». Oltre alla carne, all’interno del menù sono presenti «antipasti maremmani, i crostini, le bruschette, i fritti o gli ottimi affettati, taglieri contenenti prosciutto toscano e salame di cinghiale, oppure la mozzarella di bufala e altri formaggi – continua il titolare del ristorante romano –. I clienti hanno la possibilità di scegliere tra tante specialità e delizie come le pappardelle al ragù di cinghiale, i bucatini all’amatriciana, tagliatelle al ragù, fettuccine ai funghi porcini, ravioli alla Buttera ma anche tanti primi della tradizione romana. I Butteri è anche pizzeria, sia napoletana che romana: con una certa

attenzione all’impasto, I Butteri non hanno nulla da invidiare alle migliori pizzerie della Capitale per l’ampia scelta e la bontà delle pizze sfornate. Pizze per tutti i gusti e anche “pizze pazze” per i palati più particolari, incluse quelle dolci alla frutta, alla nutella e alla crema. E per chiudere in bellezza i tanti dessert presenti nel menù con una menzione doverosa per il fantastico tiramisù fatto in casa. Inoltre, I Butteri riserva un comodissimo parcheggio convenzionato custodito per i propri clienti, a pochi passi dal ristorante, e l’opportunità, per chi lo volesse, di seguire in diretta tutte le partite di calcio sulla pay tv del campionato di serie A e della Uefa Champions League. Siamo aperti sette giorni su sette dalle 12.30 alle 15.00 a pranzo, dalle 19.30 alle 02,00 a cena. La prenotazione è gradita, in particolar modo per la cena».

Edoardo Cardarelli, titolare del Ristorante I Butteri, si sofferma su una specialità che si può trovare nel locale romano, nato per essere punto di riferimento per i “carnivori” ma che non disdegna una buona pizza, anzi. «Pizze per tutti i gusti – dice Cardarelli –, preparate sia alla napoletana (alta) che alla romana (bassa). Con particolare attenzione all’impasto, I Butteri non hanno nulla da invidiare alle migliori pizzerie della Capitale per l’ampia scelta e la bontà delle pizze sfornate. La pizza viene preparata con un impasto a lievitazione naturale per 24 ore miscelato con sapienza e maestria da esperti pizzaioli. Impastata con farine pregiate di frumento e di soia, con la sola aggiunta di acqua, sale e olio extravergine di oliva, nel pieno rispetto della migliore tradizione italiana, e garantendo allo stesso tempo un’alta digeribilità».

Visto il notevole riscontro ottenuto in questi anni, la famiglia Cardarelli ha inaugurato lo scorso giugno I Butteri Burger. «Si tratta di un locale che si distingue per la varietà e qualità degli hamburger proposti, accompagnati dalle migliori birre artigianali, e per la possibilità di mangiare gustose pizze su taglieri preparate con farine ad alta digeribilità». ■ Remo Monreale



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 48

L’offerta lombarda

La storia della pasticceria italiana È l’ultimo portabandiera di una storia di alta pasticceria che dura da oltre 170 anni. Andrea Besuschio racconta come è nato il suo amore per i dolci e con quanta cura e passione lo coltiva e lo rinnova ogni giorno Italia doveva ancora proclamarsi unita che la sua pasticceria, boutique storica dei dolci che “regna” su Abbiategrasso da oltre 170 anni, esisteva già. Andrea Besuschio, figlio d’arte di una famiglia che dal 1845 dedica la sua vita ad addolcire quella degli altri, è oggi il timoniere di una maison dolciaria tra le più longeve della provincia milanese e dell’intero panorama nazionale. Entrato in azienda come addetto alla vendita, nel tempo Besuschio si è fatto contagiare dalla passione e dal richiamo del laboratorio creativo, diventando l’ultimo protagonista di una storia racchiusa nel libro I Besuschio pasticceri dal 1845, pubblicato nel 2015. «Un libro – spiega lo chef - che parla della nostra famiglia, un progetto a cui tenevo molto, per il profondo legame che si è tramandato in generazioni in generazioni per questo lavoro».

L’

Andrea Besuschio, pasticcere

Lei appartiene a una famiglia legata al mondo della pasticceria da quasi due secoli. Chi le ha trasmesso l’amore per i dolci e quali tracce del suo “albero genealogico” restano nel suo stile creativo? «Essere la quinta generazione di una famiglia di pasticceri è un onore e una responsabilità enorme. La passione per

questo lavoro non è arrivata subito. Quando sono entrato in attività, è stata mia zia Giuseppina a introdurmi dapprima nell’ambito commerciale. Dopo aver rivoluzionato ciò che c’era, sono passato alla produzione affiancando mio padre, il quale mi ha trasmesso tanto di quello che so. Io invece spero di essere un riferimento, come lo è stato mio padre, per mio figlio Giacomo che da poco è entrato a lavorare in questa “grande” famiglia». Dalle sue note biografiche si apprende che la sua specialità, e passione, è il cioccolato. Da cosa deriva e in quali sue ricette questo ingrediente trova la massima esaltazione? «Il cioccolato mi ha incuriosito fin da subito. Era un prodotto che, quando ho iniziato il mio percorso, nessuno conosceva in laboratorio e nessuno lavorava. Così, per riuscire a distaccarmi dal lavoro di mio padre, ho iniziato ad approfondire l’argomento e ho scoperto che la possibilità di creare con il cioccolato sculture, praline dal cuore croccante e cremosi, mi dava la possibilità di esprimermi e dare forma e gusto alla mia passione». Il suo lavoro quotidiano è fatto anche di tanta ricerca e sperimentazione. A quali recenti creazioni ha dato vita la sua attenzione costante a

questo aspetto? «La ricerca e la sperimentazione sono fondamentali nel nostro lavoro, soprattutto in questo periodo. La gente è attenta a ciò che consuma, ci sono più problematiche di tipo nutrizionale. E quindi dobbiamo essere sempre aggiornati. Laddove si hanno le capacità e le conoscenze tecniche è più facile rendere concreti i nostri progetti. Quando e dove applico questa ricerca e sperimentazione? Direi quotidianamente, nel senso che essere a contatto con il pubblico ogni giorno è già una spe-

tica oggi sembra la caratteristica principale per ogni cosa. Un dolce ben presentato e decorato attira subito l’attenzione, ma anche gli altri elementi sono di fondamentale importanza. Nei prodotti che propongo, mi sforzo per curare tutti questi ingredienti in egual misura e spero di riuscirci». Nel suo repertorio creativo sono presenti anche dolci per chi soffre di disturbi alimentari. Quali prodotti in particolare ha ideato per questa tipologia di clientela e che riscontro stanno avendo? «Questo è un “problema” molto importante e difficile da affrontare. Creare prodotti per celiaci ad esempio nel nostro laboratorio non è sempre possibile per le contaminazioni. Cerchiamo però dove possibile di creare delle ricette che possono gustare anche coloro che hanno piccole intolleranze. Di recente abbiamo realizzato, partendo da una vecchia ricetta storica datata 1934, un biscotto fatto di farina di riso e di mais del nostro territorio. Realizziamo anche biscotti senza zucchero e senza burro. Gelato di sola frutta». Domanda classica, ma inevitabile: qual è il dolce che preferisce mangiare in assoluto e qual è invece quello che ama di più preparare? «Il mio dessert preferito è la “New Saint Honoré”. Mi ricorda la mia infanzia, anche se il dolce che propongo oggi è diverso. I piccoli accorgimenti e la tecnica usata, rendono questo dolce ancora più

NEW SAINT HONORÉ

È il mio dessert preferito. Mi ricorda la mia infanzia, anche se il dolce che propongo oggi è diverso. I piccoli accorgimenti e la tecnica usata, rendono questo dolce ancora più goloso rimentazione». Sapienza tecnica, scelta delle materie prime, tradizione, sono alcuni degli elementi basilari per conferire qualità a un dolce. Dovendo ordinarli per importanza, che posizione assegnerebbe alla cura estetica del dolce e perché? «L’occhio vuole la sua parte! La cura este-

goloso. Mi riconosco molto in questo dolce. Se devo essere sincero non ho un dolce che più di tutti amo preparare. Mi piace creare, sperimentare nuovi prodotti e nuovi abbinamenti, a volte anche audaci. Ogni giorno creare dolci da viaggio, paste lievitate, mignon e dessert monoporzioni sono il mio lavoro». ■ Giacomo Govoni


A cena sui Navigli A Milano, un’antica marmeria ospita oggi un ristorante di alto livello che offre un selezionatissimo menu a base di carne e presta particolare attenzione alle materie prime i Milano, si sa, sono famosi i Navigli: attualmente zona di locali e vita notturna, ma una volta luogo di ben altre attività. Nei secoli scorsi, infatti, lungo i Navigli si trasportavano i marmi che sarebbero serviti a costruire monumenti ed edifici, non ultimo il Duomo. Questi ultimi venivano trasportati lungo i canali verso apposite officine, dette marmerie, in cui si provvedeva alla lavorazione finale. Oggi, tutte queste marmerie sono abbandonate o in disuso; ne esiste una però, che sopravvive, anche se con altro scopo. Mirko Benzi, traendo spunto dalla storia del luogo, ha creato all’interno di essa un ristorante di ottimo livello, con il nome di “Antica Marmeria di Mirko” nel quale si possono assaggiare prelibati tagli di carne, salumi, formaggi e paste fresche, il tutto ricercato e supervisionato dallo stesso Mirko, che racconta il suo locale. «Il mio locale era un’officina, una marmeria, in cui venivano tagliati i marmi, trasportati dalla cava di Candoglia, ancora oggi funzionante e utilizzata per la costruzione del Duomo di Milano. Nel retro del cortile c’è ancora adesso l’unica officina abilitata al restauro dl Duomo. Il menu dell’Antica Marmeria è improntato sulla carne: cotta su griglia carbone argentino, con forno Josper, o anche con cottura sottovuoto, per alcuni prodotti come il galletto, le costine, e la Pluma iberica». Uno dei punti di forza del ristorante è la fitta e selezionatissima rete di fornitori, scelta personalmente dallo chef Mirko, che spiega: «sono convinto che esistano ancora produttori caseari e allevatori che producono i loro prodotti allevando bestiame

D

L’ Antica Marmeria di Mirko si trova a Milano, in zona Porta Genova www.anticamarmeriadimirko.com

con criterio e buon senso, nel rispetto in primis dell’animale e poi scegliendo accuratamente i prodotti usati per la conservazione, certo che tutto ciò si ripercuote sul prodotto finale. Quindi, prima di acquistare un prodotto, che sia carne o formaggio, mi documento attentamente sul fornitore. Questo ha poi riscontri positivi sul palato del cliente. Non utilizziamo carne derivata da animali cresciuti con allevamenti intensivi, anzi l’80 per cento dei nostri prodotti viene da animali allevati allo stato brado. Così come i formaggi, che arrivano da colture piccole; vado a prenderli io sul Lago di Arona, da un allevatore che ancora porta le bestie in alpeggio come i salumi che vengono presi solo da piccoli distributori. Non utilizziamo prodotti pronti al consumo, facciamo tutto noi, così abbiamo la garanzia di quello che portiamo in tavola. Come tutto il resto, anche la verdura è quella che ci arriva giornalmente». Ad un buon piatto di carne si accompagna sempre un buon bicchiere di vino, e la cantina dell’Antica Marmeria di Mirko è ampia e variegata trattandosi di «poco più di 100 etichette di rossi e una ventina ulteriore tra bianchi, prosecchi e champagne - racconta ancora Mirko - ogni vino della nostra cantina è di ottimo livello e se piace al cliente l’abbinamento è fatto». A questo punto, per un’ottima cena in zona navigli, diamoci appuntamento all’Antica Marmeria di Mirko. ■ Giulia Panzacchi


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 50

L’offerta lombarda

La cucina fusion regionale Al Ristorante Santa Virginia di Brera si respirano, e si gustano, le radici siciliane, pugliesi e milanesi del proprietario Francesco Sciacca, che insieme alla sorella-socia Virginia e allo chef Diego Pecchia propone una cucina italianissima ma innovativa l cibo per l’italiano medio è innanzitutto godimento dei sensi che trascende la sopravvivenza e si trasforma in arte culinaria. Come per le correnti pittoriche, sono innumerevoli le tipologie di cucina su cui si confrontano ogni giorno gli chef e tanti gli stili e le contaminazioni possibili. Dai macrobiotici ai crudisti, dai vegetariani ai vegani, dai carnivori ai fruttariani, il cibo si è ridotto in molti casi a pretesto, quasi a credo alimentare da difendere a tutti i costi, spesso a discapito dell’effettiva consapevolezza di cosa c’è nel piatto. Esaltazione a parte, fusion è la parola magica, anche per le cucine regionali italiane. E proprio dalla contaminazione tra ingredienti, ricette, sapori nascono i menù del Ristorante Santa Virginia. Aperto dal lunedì al sabato nel vivace quartiere milanese di Brera, il ristorante mette a disposizione dei suoi clienti un menù che esalta lo spirito e i prodotti di tre diverse cucine regionali: quella siciliana, quella pugliese e quella milanese. Tre scelte che riflettono le radici equamente tripartite del proprietario Francesco Sciacca, professione cuoco, passato dall’altro lato della barricata, alla gestione, per realizzare il suo sogno. «L’amore per la cucina deriva dalle mie tre radici “milanesiculopugliesi” – racconta Francesco Sciacca – dal ricordo delle orecchiette con le braciole di mia nonna, dei cannoli e della pasta con le sarde che mi portava a mangiare mio padre. La passione per la convivialità è l’altra eredità delle mie radici e il motore di questo meraviglioso

I

Il Ristorante Santa Virginia si trova a Milano www.ristorantesantavirginia.it

paese che è l’Italia. Da qui nasce la cucina del Ristorante Santa Virginia che è italianissima, innovativa ma senza alcuno stravolgimento delle sue materie o della sua logica. La mia formazione professionale mi permette di non tralasciare alcun passaggio di quello che avviene nel ristorante, dalla spesa al conto». Contrariamente a tanti colleghi che passano dalla sala alla cucina, il percorso del proprietario del Ristorante Santa Virginia è stato inverso: dalla cucina alla sala. Dopo esperienze di vario tipo nel settore del turismo e dell’accoglienza, infatti, Francesco Sciacca ha trasformato la sua passione per la buona tavola in una professione frequentando il corso del Gambero Rosso a Roma, dove si è classificato primo su 36 partecipanti. «Ho fatto parte dello staff che ha curato l’apertura di Unico, in Fiera a Milano, con lo chef Baldassarre – racconta – per poi passare un meraviglioso periodo con lo chef Bartolini all’Hotel Devero; poi il Petit, la Cantina di Manuela, il Sans Souci, il Pulcinella a Montecarlo e il Verdura Golf Resort in Sicilia. Alla fine ho deciso di creare qualcosa di mio, che dicesse qualcosa di me. Da qui nasce il ristorante inaugurato a gennaio 2017, una reminiscenza antica e familiare fin dall’insegna, Santa Virginia, che combina il soprannome e il nome di mia sorella, che è anche socia e direttrice artistica del ristorante. In famiglia l’abbiamo sempre chiamata “Santa”, ma chiunque la conosca sa che è anche e soprattutto un diavoletto. Di fatto, Virginia ha ispirato estetica e tendenze col suo stile inconfondibile». A dare forma, sapore e consistenza ai cibi nella cucina del Ristorante Santa Virginia è lo chef Diego Pecchia. Il ristorante La Terrazza di Milano, il Just Cavalli Café e soprattutto l’Hotel Principe di Savoia a Milano, dove ha incontrato quella che più di tutti è stata la sua mentore, lo chef pluristellato Paola Budel, sono state le sue palestre professionali. Dall’incontro tra due sensibilità così diverse

LA PROPOSTA

Non vogliamo stupirvi con elaborate definizioni o presentazioni sbalorditive: quello che leggete nel menù è quello che trovate nel piatto, proprio come ve lo aspettate. Solo più buono

MENÙ AL RITMO DELLE STAGIONI Al Ristorante Santa Virginia la cucina italiana con i suoi ingredienti principali è al centro di tutto. Ma per valorizzare una ricetta, il primo passo è l’acquisto di prodotti freschi e rigorosamente stagionali, per conservare nel piatto i profumi, la salinità e la genuinità degli ingredienti al naturale, come spiega il proprietario Francesco Sciacca: «Il nostro menu, composto da piatti di carne e pesce ma anche proposte vegetariane, cambia tutti i mesi e si rinnova seguendo la nostra fantasia e l’ispirazione del momento. In più proponiamo sempre anche uno o due piatti del giorno a completare l’offerta. La nostra carta dei vini è studiata per corrispondere alla perfezione alla nostra cucina e, pur non essendo un’enoteca, tentiamo sempre di avere una proposta che possa soddisfare tutti i palati. Il nostro ristorante rispecchia il quartiere con cui dialoga; o nostri clienti tipo sono artisti, giornalisti, professionisti che frequentano Brera e che chiedono il meglio».

eppure così simili nel modo di concepire la cucina, quella dello chef Pecchia e del gestore con una prima vita da cuoco Sciacca, nasce il menù del Santa Virginia. «La nostra proposta culinaria parte da uno stile mediterraneo, prettamente italiano ma aperto alle sperimentazioni; cotture a bassa temperatura e sottovuoto si uniscono a una ricerca approfondita della qualità e al rispetto della materia prima e della stagionalità. Al Santa Virginia – concludono – non vogliamo stupirvi con elaborate definizioni o presentazioni architettonicamente sbalorditive: quello che leggerete nel menù è quello che troverete nel piatto proprio come ve lo aspettate. Solo più buono». ■ Alessia Cotroneo


Viaggio in Italia Pag. 51 • Marzo 2017

Uno sguardo sul Medio Oriente Giulio J.Chen ci parla del suo El Jadida, un locale d’ispirazione araba, con cucina marocchina e libanese, che permette di vivere un’esperienza sensoriale baciati dalla mezza luna n’atmosfera da mille e una notte, la magia del Medio Oriente e l’antica tradizione culinaria dell’“altro” Mediterraneo. No, non siamo a Marrakech nè a Beirut, ma a in zona Bocconi a Milano. Eppure all’interno di El Jadida è possibile assaporare tutti gli elementi tipici d’ispirazione araba. Anzi, in questo senso si può

U

dire che quello del titolare Giulio J.Chen sia il locale capostipite nell’ambito. «Abbiamo aperto quasi vent’anni fa – dice Giulio J.Chen – e proponiamo un’offerta completa dall’aperitivo alla cena e dopocena, oltre a un intrattenimento danzante. Aperto sette giorni su sette, è realizzato con uno stile che ricorda i migliori locali mediorientali, con cuscini, tappeti e divani fatti realizzare ap-

positamente da artigiani del Marocco. Il locale ha una capienza di 200 persone, con diverse sale modulabili per l'organizzazione di feste ed eventi aziendali». Da El Jadida si vive un’esperienza culinaria molto particolare. «Il menù – spiega Giulio J.Chen – è dedicato alle tradizioni gastronomiche marocchine e libanesi, che rispettano i dettami della cucina indicati dalla legge islamica, sinonimo di controllo della filiera, delle regole di igiene, di sicurezza, della tipologia di servizi offerti e delle materie prime. In particolare, la cucina libanese è ricca di piatti a base di carne e di ricette che sfruttano largamente cereali, verdura e frutta. Tipico di questa tradizione è il classico “mezze”, una selezione di antipasti in versione tapas con cui solitamente si comincia la cena: tra le specialità più conosciute ci

El Jadida si trova a Milano - www.eljadida.it

sono gli involtini di foglie di vite farciti con riso, il tabbouleh, l’Hummus e i falafel. La cucina marocchina, invece, con influenze berbere, arabe, moresche e mediterranee, è ricca di spezie ed erbe, oltre ad utilizzare particolari aromatizzanti come i limoni in salamoia e la frutta secca. Piatti principali sono il tajine a base di carne in umido, cotto nella particolare pentola da cui prende il nome; ed il cous cous, sia in versione di carne, che di mare o per vegetariani». Nel dopocena si possono gustare pregiati champagne, distillati e

cocktail internazionali, oppure provare il classico narghilè. «Questo è disponibile in diversi gusti: dai classici mela e menta a varianti più particolari come limone, fragola, pesca, mango e anguria. Senza dimenticare il nostro the verde alla menta marocchino che serviamo con i vari pasticcini. Ogni sera, infine, vengono organizzati diversi spettacoli di danza del ventre con ballerine professioniste: coinvolgenti, ricchi di scenografie e accompagnati da sonorità arabe sia classiche che contemporanea». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 52

L’offerta lombarda

Lo street food valtellinese E se le specialità gastronomiche venissero proposte in una veste “da passeggio”? Si avrebbe un fast food a tutti gli effetti senza rinunciare a sapori e qualità d’eccellenza. L’esempio di Emma Marveggio e i suoi sciatt

n Italia le tradizioni gastronomiche rappresentano qualcosa a cui si rinuncia malvolentieri. Forse proprio per questo si è sempre visto quanto meno con sospetto l’idea stessa di fast food o street food, i cui nomi tradiscono una provenienza da Paesi la cui cucina è tutt’altro che blasonata. Insomma, esterofili sì, ma se si parla di cibo allora non c’è hot dog e hamburger che tenga: in ogni angolo d’Italia abbiamo specialità di gran lunga superiori. Ma se “cibo da strada” deve essere allora perchè non farlo riproponendo le ricette tipiche del singolo territorio in una nuova veste? È quello che ha pensato Emma Marveggio, valtellinese Doc ora a Milano, e che l’ha portata a creare il primo street food interamente lombardo: nel 2013 nasce così “Sciatt à Porter”. «L’idea è di sdoganare lo “sciatt” (che in dialetto valtellinese è il rospo) – dice Marveggio –, una ricetta messa a punto quasi cento anni fa dalla signora Cicci del ristorante Cerere di Ponte Valtellina. Si tratta probabilmente del primo elaborato gourmet con la farina di grano saraceno e il formaggio casera: lo sciatt è pastella di grano saraceno mischiata ad acqua, sale e grappa, passata attorno a un dadino di casera e che, immersa in olio bollente, frigge fino a far fondere il formaggio. Mondato dagli orpelli secchi fritti, si ottiene un bignè salato ripieno di formaggio fuso che, dalle mie parti, è servito come antipasto con cicoria tagliata sottile». Sciatt à Porter rielabora unicamente la modalità della proposta «e crea un packaging destinato ad andare per strada – continua Marveggio –: un cono di carta paglia contiene gli sciatt e lo consegna-

I

mo con un fiore fresco, come rimando a un ideale centro tavola da passeggio. L’idea è piaciuta, condivisa e raccolta fino a portare il nostro locale a essere presente nelle migliori guide gastronomiche d’Italia. Numerosi sono stati i riconoscimenti che, tuttavia, non ci hanno fatto perdere di vista l’idea principale: dare valore all’origine. Questo si traduce nella ricerca della miglior materia prima utilizzata per tutto il nostro menu. Mangiare da noi è un po’ come portare la tradizione di casa nel centro di Milano». E nel corso di questi tre anni è diventa-

va fantastici e relativi alla stagione rappresentata, cocktail alcolici di nostra composizione e analcolici. In estate, gli gnocchi di mascherpa delle valli del Bitto e il pesce di lago, oltre alle verdure fresche, alla carne salada, al carpaccio e al vitello tonnato della nonna. E ancora: la frutta con i suoi centrifugati, pochi gusti di gelato di altri tempi che aiuteranno ad affrontare il caldo». Quel dare valore all’origine di cui parla la titolare di Sciatt à Porter non riguarda solo la selezione accurata delle materie prime. «È l’anima trainante e il ban-

RIFUGIO METROPOLITANO Emma Marveggio, titolare di Sciatt à Porter, entra nel dettaglio dell’organizzazione nel locale milanese. «Il menu scritto a mano su fogli di carta da macellaio, anche un po’ usati – dice Marveggio –, e il pagamento possibile anche attraverso l’applicazione di una app nel proprio smartphone, sono lì a indicare i perimetri dell'idea alla base della nostra offerta. Il nostro è un rifugio metropolitano, dove la contemporaneità si unisce in modo virtuoso alle tradizioni e a un consumo che ricorda quello di un tempo ormai passato. Da poco, Sciatt à Porter ha girato la boa dei mille giorni di apertura e nel frattempo ha ampliato la sua offerta anche in termini di orario. È aperto da lunedì dalle 7,45 del mattino con la colazione italiana e chiude alle 6 del mattino tutti i giovedì, venerdì e sabato, mentre dal lunedì al giovedì l’apertura é dalle 7,45 alle 24».

to locale della tradizione culinaria valtellinese nella produzione delle pietanze più conosciute. «Le nostre altre proposte comprendono pizzoccheri, polenta taragna, polenta e brasato, spiedo di carne Fassona, tzigoiner, taroz, taglieri con sette tipi di bresaola, salame, pancette, lardo e prosciutto, la trota di fiume, le insalatone libere da comporre con tutti i componenti a scelta, condimenti compresi. E poi dolci realizzati con uova di sel-

LO SCIATT

Pastella di grano saraceno mischiata ad acqua, sale e grappa, passata attorno a un dadino di casera e fritta

chmark del progetto – spiega Marueggio – a cui abbiamo pensato come una reazione alla fase economica negativa in cui viviamo. Dal 2008, la crisi finanziaria ha generato uno scenario per cui la semplicità e i valori tradizionali sarebbero serviti ad attutire le insicurezze: queste hanno inevitabilmente trasformato la società del “bengodi” in un tunnel di opacità. In altre parole, con tutti i mezzi a nostra disposizione, vogliamo dare ai nostri clienti la sensazione di trovarsi a casa nel cuore della movida milanese. Potremmo definire il nostro locale come trasversale, formalmente informale, dove il rispetto, l’autenticità e i valori di una volta fanno da scenario a un’esperienza sensoriale unica». ■ Renato Ferretti

Sciatt à Porter si trova a si trova a Milano www.sciattaporter.it


Viaggio in Italia Pag. 53 • Marzo 2017

Dove si riassapora la storia Nel Vicolo dei Lavandai, a due passi dall’antico lavatoio, il palazzo settecentesco in cui le lavandaie si rifornivano di sapone è oggi il ristorante El Brellin, che conserva intatta l’atmosfera del posto con grandi classici e piatti di ricerca Navigli sono una delle aeree più apprezzate dai milanesi e dai turisti che scoprono nel cuore della metropoli lombarda, non troppo distante dal Duomo, dalle vie dello shopping e dal quartiere della finanza, un angolo della città che custodisce più degli altri la memoria della vecchia Milano, valorizzata da una fitta schiera di locali sorti per lo più lungo il Naviglio Grande, punto di riferimento per aperitivi e cene dal sapore antico ma estremamente modaiolo. Una delle vie più amate, per il pittoresco sapore old style che trasmette, è il Vicolo dei Lavandai, nei pressi della Darsena di Porta Ticinese. L’antico lavatoio usato fino agli anni Cinquanta e tutt’ora visibile ed è una tappa obbligata nell’area, testimone muto di una pagina di storia cittadina, quella delle tante lavandaie che, munite di secchio, arrivavano sul posto, acquistavano il paltun (simile al sapone), l’acqua calda, le spazzole e la candeggina nella drogheria all’angolo e, inginocchiate sul brellin di legno, strofinavano i panni sulle brelle di pietra, ancora visibili nel vicolo. Da anni, la casa settecentesca che ospita-

I

Il Ristorante Cafe’ El Brellin si trova a Milano www.brellin.com

va la drogheria delle lavandaie è diventata il Ristorante El Brellin, che fin dal nome ha voluto testimoniare e mantenere intatta l’atmosfera del luogo, per precisa scelta di Andrea Rossi, proprietario dal 1998. «Dare continuità e mantenere lo stesso spirito di sempre, ma anche assicurare un passo più deciso verso i nostri clienti, in un posto singolare, con personale unico, valorizzando le specialità della cucina milanese e lom-

barda, classiche o rivisitate, ma proponendo anche piatti di ricerca accompagnati da vini rigorosamente doc, è stato fin dall’inizio il mio obiettivo». In giardino nel famoso Vicolo o nelle cinque sale disposte su due piani, tra camini e soffitti a cassettoni, sette giorni su sette la tradizione culinaria milanese si declina per varie tipologie di eventi: pranzi, cene aziendali e informali, con-

ferenze stampa e aperitivi. Tra le specialità proposte, il classico risotto allo zafferano con ossobuco e la classica cotoletta alla milanese, oltre a piatti creativi che fondono la tradizione con l’estro dello chef, con un occhio alla qualità e alla stagionalità delle materie prime. A piano terra il Café d’El Brellin che si affaccia direttamente sull’Alzaia Naviglio Grande, a partire dalle 18.00 con le sue originali boiserie è un set perfetto per aperitivi eleganti e, con la bella stagione, propone dopocena dedicati all’arte e alla musica jazz. ■ Alessia Cotroneo


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 54

L’offerta lombarda IL NORD ITALIA IN UN PIATTO Un ristorante storico in cui, da oltre cinquant’anni, è possibile assaporare la classica cucina piemontese e i piatti della tradizione milanese. Silvia Giuntoli racconta le sorprendenti proposte di Alla Cucina delle Langhe el cuore della movida milanese, nella zona pedonale di Corso Como, sorge il ristorante Alla Cucina delle Langhe che, come suggerisce il nome, ripropone la cucina di langa piemontese e la tradizione culinaria milanese, arricchendo la proposta con piatti della cucina mediterranea. Il ristorante ha acquisito il riconoscimento di attività storica nel 2014 e l’anno seguente la gestione del locale è stata affidata a Silvia Giuntoli che ogni giorno lavora con passione affinché i suoi clienti possano ritrovare nel ristorante un ambiente familiare e accogliente. La cucina offre le classiche ricette del nord d’Italia, ma non solo. «Ci rifacciamo alla tradizione piemontese e lombarda, inoltre proponiamo piatti dal sapore tipicamente mediterraneo - spiega Silvia Giuntoli -. Cerchiamo di proporre ogni settimana nuovi piatti, seguendo la stagionalità dei prodotti e prestando molta attenzione alla qualità delle materie prime». Il locale ha fatto della carne il suo piatto forte. «Abbiamo scelto di incentrare la nostra offerta sulla carne e in modo particolare sulla carne cucinata alla griglia. Tagliate, costate e fiorentine sono tutte di morbida e tenerissima Scottona, macellata a un’età di massimo venti mesi». Il ristorante acquista la carne solo da fornitori fidati, in grado di produrre una materia prima di eccellente qualità. «Non usiamo sottovuoto, compriamo carré interi di Scottona freschissimi da macellai più che fidati. La frollatura delle carni di almeno venti giorni e la freschezza del prodotto hanno reso i nostri piatti a base di carne molto popolari e molto apprezzate da tutti i nostri clienti».

ha sede a Milano (Mi)

La ricerca e la rivisitazione di pietanze tipiche di diversi Paesi è il modo più gustoso per iniziare a conoscere territori lontani. Simone Mambretti ci guida in questo viaggio di sapori n viaggio che si apre alla riscoperta dei sapori caratteristici da un angolo nel cuore di Milano. È qui che innovazione e tradizione si coniugano attraverso la rivisitazione di piatti tipici nazionali e internazionali. Lo scopo è offrire un viaggio sulle ali del gusto rimanendo però comodamente seduti in un ambiente accogliente. «La continua ricerca sul territorio di vini e prodotti della nostra cultura e non solo è ciò che caratterizza la nostra anima» racconta Simone Mambretti, titolare del ristorante El Bechèe, luogo dove l’alchimia delle carni si sposa alla perfezione con i vini più ricercati.La Fiorentina, costate della Schwarzwald, controfiletti urugagi, T-Bone steak irlandesi, punta di petto degli Usa, entrecôte argentina, la Fassona piemontese e i Polli ruspanti nazionali compongono il pregiato menù della griglieria che ha scelto di specializzarsi nella ricerca delle eccellenze nell’ambito delle carni. «Cerchiamo piatti da rielaborare con gusto e ricercatezza – spiega ancora Simone Mambretti – e capaci di ampliare la proposta di tagli differenti da offrire ai nostri clienti». Il menù propone una selezione di piatti talmente ampia da permettere ai clienti di spaziare tra diverse aree geografiche accostando pietanze e sapori altrimenti estranei gli uni agli altri. Un esempio? Il menù propone accanto ai classici della cucina milanese come il risotto con l’ossobuco, la shepherd pie, la soupe à l’oignon, pici toscani al cinghiale e molto al-

U

N

Alla Cucina della Langhe

Ristoro dell’anima

Il ristorante ha saputo conquistare la fiducia non solo dei milanesi ma anche dei molti turisti, soprattutto stranieri, che visitano la città meneghina. «I milanesi vengono da noi per assaporare gli antichi sapori della tradizione che è sempre più difficile ritrovare nei ristoranti. I turisti vengono invece per scoprire il gusto e la memoria del nostro territorio, perché la cultura e la storia passano anche attraverso i patti tipici di un luogo». Un così prestigioso menù non può che essere accompagnato da vini altrettanto importanti. «Proponiamo una ricca scelta di vini di Langa, consigliamo inoltre prestigiosi vini toscani e provenienti da tutta Italia». Il successo del ristorante è frutto dell’impegno di diverse persone. «Grazie alla fantasia del nostro chef Alessandro, alla competenza del direttore Gianni e all’esperienza mia e dei miei soci nel settore della ristorazione, l’ambizione di riportare alla ribalta un locale con tanta storia come questo sta diventando realtà e la soddisfazione dei clienti ci ripaga degli sforzi fatti». ■ Antonella Romaniello

www.allacucinadellelanghe.it

El Bechèe ha sede a Milano - www.elbechee.it

tro ancora. «I nostri clienti apprezzano da anni il modo in cui riusciamo a rielaborare piatti nuovi che rendono omaggio ai prodotti di stagione e che offrono al contempo al nostro chef e socio Eugenio Cozza la possibilità di ampliare il ventaglio di proposte attingendo alla sua creatività ma sempre nel rispetto della tradizione. In un ambiente rilassato ed accogliente siamo sempre pronti ad accogliere ospiti da ogni parte del mondo sia per consumare un pranzo di lavoro equilibrato e di qualità sia per aiutarli a rilassarsi con gli amici e sentirsi un po’ come a casa propria» precisa Simone Mambretti che ha personalmente in cura un’ampia cantina dotata delle etichette più ricercate da abbinare ai piatti di carne. Sono oltre cento le bottiglie di vino italiano selezionate con una sola filosofia: “Noi amiamo così tanto il vino che odiamo chi mangia l'uva”. La cantina è in continua evoluzione per offrire una proposta raffinata e dedicata a coloro che vedono nel vino non solo un valido accompagnamento di piatti ma anche un mezzo capace di veicolare esperienze e storie provenienti da terre anche lontanissime». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Pag. 55 • Marzo 2017

Start, stop e replay

La Milano delle cruditè

Non sono tasti di un vecchio registratore, ma un modo originale per porsi su un mercato già quasi saturo: quello della ristorazione milanese. Ne parliamo con Vincenzo Mangano

Meta indiscutibilmente ambita per chi è alla ricerca delle ultime tendenze nel campo della moda, del business e della ristorazione, la città meneghina offre anche locali specializzati in pietanze di pesce crudo, come I sapori del mare

ra i numerosissimi ristoranti di Milano, vi sarà capitato di imbattervi in qualche nome noto: per esempio “A Santa Lucia”, la prima pizzeria della città; oppure “Torre di Pisa”, storica trattoria, o il ristorante Quattro Mori nel contesto del teatro Dal Verme immerso in un rigoglioso giardino con alberi secolari. Questi nomi noti fanno parte di un gruppo solido, di cui fa parte anche il ristorante Replay. Ne parliamo con uno dei titolari, Vincenzo Mangano. «Il nome è particolare, e questo ci piace molto. È come se fosse la ripetizione di un altro locale, e in effetti è davvero un po’ così. Anni fa, prima che si aprisse questo ristorante, io lavoravo come cameriere al ristorante Charleston non distante da qui, il titolare aprì quest’altro ristorante chiamandolo “Replay”, come se fosse una ripetizione, in qualche modo un’estensione del ristorante da cui partivo». Il ristorante Replay ha un menu molto vasto, che abbraccia anche stili di cucina di varie regioni. «La nostra cucina è un po’ mista, mediterranea ma anche toscana, con la fiorentina, poi pesce, pizza e così via» racconta ancora Vincenzo Mangano. «Il nostro menu offre un’ampia varietà di grandi classici di carne e pesce, rivisitati dal nostro chef in un perfetto equilibrio tra modernità e tradizione, proposte stagionali davvero sfiziose, territoriali e anche vegetariane. Tutto senza dimenticare il nostro primo amore, che è la pizza, cotta esclusivamente nel forno a legna e che prepariamo anche con impasti a base di farina di kamut oppure integrale. Quando è la passione a guidare la mano, tutto ha un sapore unico».

T

Certamente a Milano i ristoranti, di ogni tipo, si sprecano. Cosa distingue allora il Replay? «Una grande esperienza di sapore, da vivere in un ambiente raffinato, accogliente e adatto ad ogni tipo di occasione. Oggi il ristorante si presenta completamente rinnovato nel design e nell’estetica ma non nello spirito. Per una cena romantica, un tranquillo dopo cinema o teatro con gli amici, o un importante pranzo di lavoro, il nostro ristorante è sempre aperto per far sentire i clienti come a casa. Inoltre il nostro ristorante è molto centrale, e come detto si adatta bene ad ogni tipo di occasione e cliente, dal turista in vacanza al manager con una cena di lavoro da organizzare. Ma la cosa più importante è che crediamo che una grande cucina possa nascere da una sola ricetta: qualità degli ingredienti e maestria degli interpreti. Ecco perché curiamo in prima persona la selezione delle materie prime, con l’unico obiettivo di offrire sapori prelibati e piatti per ogni palato». ■ Giulia Panzacchi

Il ristorante Replay si trova a Milano, zona Duomo, angolo corso Vittorio Emanuele www.ristorantereplay.it

ittà poliedrica e dalle mille sfaccettature, Milano rappresenta senza dubbio la meta adatta per chi non si accontenta di un viaggio a senso unico. Punto di intersezione tra le nuove tendenze e i business center, è una città vocata anche all’arte, alla cultura e alla cucina d’eccellenza. Fuori dall’anello del centro cittadino e a due passi dal Museo Civico di Storia naturale, dal Planetario e dalle Torri Rasini è situato un ristorante rinomato per le specialità di pesce. Un approdo sicuro per gli amanti dei cibi freschi e per rinfrancarsi l’animo dalle fatiche delle escursioni. Il locale è piacevole ed accogliente e possiede un giardino esterno capace di ricreare un’atmosfera allo stesso tempo glam e riservata. «L'importanza di un ambiente sobrio e raffinato è il nostro biglietto da visita per chi non ci conosce ma anche per chi da anni ci segue ed apprezza il nostro stile» racconta Veronica Mereu, titolare de I sapori del mare. «Anche se relativamente giovane, il nostro ristorante ha deciso di portare avanti la tradizione della famiglia presente nella ristorazione da più di 30 anni. Nel rispetto del menu abbiamo cercato di dare un’impronta diversa dai nostri pur validi predecessori, cercando di portare la nostra più che trentennale esperienza». Sintomo di freschezza degli ingredienti sono i piatti di pesce crudo serviti con pochissimi ingredienti di base per donare ai clienti il privilegio di assaporare i gusti naturali dei prodotti. Scampi e gamberi crudi, ricci di mare, ostriche e salmone o se si preferisce gli antipasti caldi con le zuppe, le frittelle e la piovra accompagnate da patate. Completano il menu una

C

I sapori del mare si trova a Milano www.isaporidelmare.it

varietà sconfinata di primi e secondi piatti: «Siamo dell’idea di offrire solo il meglio, non lesiniamo assolutamente sulla qualità - spiega ancora Veronica Mereu -. È il nostro motto da anni ed offriamo, quindi, ai nostri ospiti piatti prodotti con materia prima di alta qualità. Infatti siamo talmente certi della freschezza e genuinità degli ingredienti che nel nostro menu non mancano mai portate di cruditè da assaporare al naturale o condite pochissimo, nel rispetto della conservazione del gusto e delle proprietà organolettiche». I sapori del mare è presente da anni nel mercato della ristorazione milanese ed è situato in un incantevole contesto arricchito da un accogliente giardino esterno climatizzato. «La semplicità ma al tempo stesso l’eleganza delle nostre portate unite alla creatività dei nostri chef rendono questo locale un posto unico, adatto a qualsiasi ricorrenza o semplicemente a trascorrere piacevoli momenti in compagnia dei propri amici o del proprio partner». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 56

L’offerta lombarda

Vivere la città L’Hotel Ariston, situato in una posizione strategica e centralissima, è l’alloggio ideale per chi, sia per business che per svago, vuole godersi il meglio di Milano. La parola al manager della struttura, Giuseppe Campanella

omodità e centralità sono le prime cose che si ricercano durante un viaggio. Visitare una città straniera, senza avere riferimenti geografici precisi, diventa difficoltoso se non si alloggia in un hotel situato nel centro cittadino. Il comfort di una struttura alberghiera si misura, quindi, non solo tramite i servizi che offre, ma anche grazie alla sua posizione. Non sono molti gli hotel che possono vantare delle posizioni eccellenti, soprattutto nelle

C

Hotel Ariston si trova a Milano www.aristonhotel.com

grandi capitali europee. Milano, in Italia, è una delle città più visitate non soltanto per le svariate occasioni di svago che mette a disposizione, ma soprattutto perché è un luogo deputato a molte attività lavorative dal profilo internazionale. Nel capoluogo lombardo, sorge l’Hotel Ariston che consente ai propri clienti di usufruire delle attrazioni della città e di alloggiare in

grande comfort. Il manager dell’Ariston, Giuseppe Campanella, racconta che: «Il nostro hotel è un esempio di accoglienza, è la meta ideale per soggiorni turistici e business. Qualità dei servizi, tecnologia e professionalità soddisfano anche la clientela più esigente. Siamo situati nel pieno centro di Milano, in Largo Carrobbio, a 10 minuti piedi dal Duomo, dal Teatro Alla Scala e dai Navigli. E questo fa dell’Ariston uno dei migliori 3 stelle della città, nonché uno tra i più scelti». La struttura è stata completamente rinnovata nel 2015. Dal design minimale, è molto apprezzato perché dispone di molti servizi come: wi-fi gratuito, camere dotate di tecnologie innovative, reception aperta 24 ore su 24 così da accogliere, prontamente, le richieste dei clienti. In merito, il manager sottolinea che: «Ci im-

pegniamo a soddisfare al meglio le esigenze di chi decide di alloggiare presso la nostra struttura. Ciò è ben visibile, a partire dalla nostra colazione continentale che è servita nella sala dedicata e proposta a buffet dove è predisposto anche un “angolo bio” per incontrare le preferenze di tutta la nostra clientela. L’hotel, inoltre, mette a disposizione, gratuitamente, delle biciclette affinché i clienti visitino Milano, rispettando l’ambiente e perdendosi nelle vie del centro, assaporando la vera essenza della città». La posizione centrale è comoda anche per chi vuole raggiungere l’hotel Ariston con l’auto. L’albergo possiede, infatti, un ampio parcheggio e un garage convenzionato. La struttura dell’Ariston è la soluzione ideale per ogni tipo di viaggiatore. Sia che si viaggi per affari che per svago. L’Hotel Ariston coniuga l’ospitalità italiana con uno staff internazionale capace di far sentire a proprio agio clienti provenienti da ogni parte del mondo. L’area cosmopolita di Milano renderà indimenticabile il soggiorno in questa struttura. Business, svago, affari o relax sono esigenze che spingono a viaggiare, ma solo nell’Hotel Ariston di Milano si riesce al vivere il meglio di queste esperienze. ■ Albachiara Re


Viaggio in Italia Pag. 57 • Marzo 2017

IL NUOVO LUSTRO DELLA BRIANZA Alla riscoperta dei sapori lombardi, con lo chef Gilberto Farina, che fa una rapida carrellata delle specialità tipiche di questo straordinario territorio

l meglio di ciò che la tradizione culinaria lombarda ci ha potuto offrire nel corso dei secoli in fatto di sapori e di accostamenti gastronomici: questo è il nostro obiettivo». Gilberto Farina, chef e titolare del Ristorante La Piana, parla così delle intenzioni con cui ha dato vita al suo locale, situato in un angolo discosto e assai tranquillo di Carate Brianza (Mb) e che presenta un ambiente intimo, accogliente, di sobria e sicura eleganza. «La nostra cucina è profondamente legata al territorio – dice Farina – e unisce, in una sintesi armonica, elementi tratti dal repertorio classico regionale, in particolare del milanese, della Brianza e del vicino lago lariano (soprattutto per quanto riguarda il pesce), con sapiente spirito innovativo. Tra le specialità dacui prendiamo ispirazione ci sono piatti come i mitici “missultitt” del lago di Como (agoni salati ed essicati), la “luganega” alla monzese, la Pecora Brianzola. E poi i piatti che sono usciti dal menù domestico, come i nervetti ed il baccalà, alimenti tipici dei giorni di festa delle antiche corti lombarde». Questi sono frutti non solo della passione culinaria dello chef Gilberto Farina, ma della sua attenzione alla salvaguardia di piccole produzioni locali e alla valorizzazione del proprio territorio. «Il tutto – continua Farina – rivisto e ambientato secondo i gusti di una cucina contemporanea raffinata e attenta. Ecco, allora, piatti come i nervetti e cannellini con crema di patate calda, il riso al salto alla milanese, la scaloppa di baccalà in umido con pomodoro, cipollotto e polenta rustica integrale, il lavarello del Lario spinato alle erbe aromatiche, i missultitt del Lario grigliati con polenta rustica inte-

I

Il Ristorante La Piana si trova a Carate Brianza (MB) - www.ristorantelapiana.it info@ristorantelapiana.it www.facebook.com/LaPianaDiFarinaGilberto

grale, lo stracotto d’asino al Barbera con polenta rustica integrale. Davvero superlativo il carrello dei formaggi, con specialità di produttori artigianali altrimenti introvabili. Stesso discorso per la cantina, dove troviamo 450 etichette selezionate ad una ad una dove ampio spazio viene dato alla Carta dei Vini di Lombardia». Diversi sono i riconoscimenti ottenuti dal ristorante di Farina, che nella sua formazione ha potuto lavorare anche ben lontano dalla sua Lombardia, spingendosi fino a Firenze e Londra. «Il nostro fa parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, è membro onorario della “Associazione della Pecora Brianzola”, prodotto tipico la cui produzione è tutelata, ed è insignito come Locale del Buon Formaggio. E poi ci sono tutti i riconoscimenti nelle guide enogastronomiche, tra cui le due a cui sicuramente più affezionati, ovvero la Guida di Slow Food e la Guida Gatti Massobrio». ■ Elena Ricci

A Monza, cucina e design Quando la passione per la buona cucina incontra l’arte del design, nascono autentici gioielli della ristorazione; sapienti mix curati fin nei minimi dettagli, come racconta Barbara Buonanno

er gli antichi romani, Bacco era il dio del vino e del buon cibo, sempre dedito a feste e banchetti. Quale miglior nome, allora, per un ristorante che si propone di spiccare nella selva ormai satura del mercato della ristorazione? Barbara e Cinzia sono due socie in affari che, non più di sei mesi fa, hanno rilevato e completamente ristrutturato un ristorante a Monza, Da Bacco appunto. Quello che caratterizza questo ristorante, e che lo rende diverso dagli altri, è l’unione di buona cucina e design. «Io e Cinzia, la mia socia, per il nostro progetto abbiamo unito la passione e l’esperienza per la ristorazione con quella per il design. Cinzia si occupa di arredamento, l’obiettivo era trasformare il locale, in maniera accogliente, calda ed è stato raggiunto con una ricerca laboriosa, e qualche pezzo un po’ fuori dal comune. In parecchie recensioni questa cosa viene sottolineata e questo ci ripaga moltissimo: quando parlano di noi, citano innanzitutto la qualità della materia prima, e successivamente la scelta dei dettagli». E cominciamo appunto dalle materie

P

Il ristorante Da Bacco si trova a Monza www.dabacco.it

prime: la scelta, per Barbara e Cinzia, è stata fin da subito quella di puntare più sulla qualità che sulla quantità. «Abbiamo cinque piatti per portata, circa spiega Barbara Buonanno -. Ogni giorno inseriamo qualche piatto come “fuori menu” per dare un’alternativa al cliente abituale e per sfruttare al meglio la stagionalità dei prodotti, per lo stesso motivo variamo il menù ogni tre mesi. La nostra è una cucina tradizionale rivista in chiave personalizzata. La cantina, al momento cinquanta etichette, è stata pensata per soddisfare le esigenze di tutti, naturalmente l’idea è di ampliarla anche con vini d’annata». Per quanto riguarda invece l’altra faccia del ristorante, ovvero il design, la scelta è caduta su pezzi che incontravano il gusto delle proprietarie. «La maiolica fa da padrona - racconta ancora Barbara - attorniata da una cornice di legno che la rende più preziosa, questo ha totalmente arredato il locale. Per l’illuminazione ci siamo affidate a un artigiano toscano e i pezzi che abbiamo all’interno sono stati recuperati da vecchie situazioni come studi fotografici. In generale si può dire che il locale dia una vaga idea vintage, anche se non ci siamo ispirate ad un periodo in particolare, la chiave è stata interpretare più stili a modo nostro». I progetti per il futuro di queste due imprenditrici sono molto chiari: «Dobbiamo continuare con questo tipo di mentalità, di approccio. A partire dall’accoglienza del cliente: il nostro obiettivo è che la persona da noi si senta coccolata. Per il futuro il progetto è la costanza nella ricerca delle materie prime, per riuscire a proporre sempre qualcosa di diverso, cercare di non cadere nella banalità vista l’alta concorrenza. Vorremmo essere sempre al passo con i tempi. Questa è un po’ la difficoltà, perché ci vuole conoscenza dei prodotti, dei fornitori, e anche di quello che accade fuori dalla realtà nazionale». ■ Giulia Panzacchi


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 58

L’offerta lombarda

Soggiorni tra natura e benessere A solo sei chilometri dal Lago di Como sorge la Val d’Intelvi, un’area ricca di itinerari rurali e naturalistici. Da qui è possibile per effettuare escursioni o gite in battello sul romantico specchio d’acqua

L’agriturismo Al-Marnich ha sede a Schignano (Co) www.al-marnich.it

a Val d’Intelvi è una valle montana situata in provincia di Como. È una zona tipicamente prealpina con quote non superiori ai 1800 metri ma comunque già abbastanza elevata per poter essere definita montana. Qui sorge l’agriturismo bed and breakfast Al-Marnich, un luogo ameno collocato a quindici minuti dal romantico lago di Como e dotato di una vasta area verde attrezzata per intraprendere percorsi di trekking o dedicarsi alla palestra minifitness. In questa zona è possibile seminare solo alcune tipologie di colture quali le verdure da orto e piccoli frutti e praticare l’allevamento di ovini, caprini e bovini i quali richiedono molto terreno e pascolo a disposizione. L’agriturismo nasce su iniziativa di un imprenditore agricolo milanese, nel lontano 1995, quando decide di acquistare tre cascinali rurali tipici della zona della Valle d’In-

L

telvi. Si tratta di strutture originali della fine XVIII secolo interamente costruiti in pietra calcarea locale e legno. Da questa intuizione prende il via l’avventura di Emanuele Bonfiglio che, da sempre appassionato di animali e di agricoltura, introduce il concetto di agriturismo in questa particolare area geografica. AlMarnich è infatti, il primo agriturismo realizzato in zona e uno dei più antichi di tutta la provincia di Como. Qui è possibile degustare prodotti genuini e specialità culinarie della Lombardia in un ambiente rustico ma accogliente. La struttura possiede, infatti, camere dotate

del caratteristico camino in grado di conferire un’atmosfera intima o di terrazzini panoramici. «Ricordo che al mio arrivo optai immediatamente per l’allevamento di caprini, animali assolutamente adatti alla montagna e ai pascoli scoscesi e irregolari, e per la coltivazione di more e lamponi oltreché di ortaggi da serra. Questa scelta mi permise di poter utilizzare i prodotti per uso interno all’attività agrituristica» racconta Emanuele Bonfiglio. Di produzione propria sono infatti i formaggi caprini freschi o stagionati di vario tipo, i salami di capra, le gustose marmellate di lamponi, more ed uva fragola, il miele di montagna ottenuta da apicoltura nomade, varie tipologie di ortaggi da serra e pollame da allevamento all’aperto di animali da cortile. «Successivamente, continua il suo racconto Emanuele Bonfiglio- riuscii a completare la ristrutturazione delle “ex stalle” contadine e le

trasformai in vere e proprie camere per gli ospiti. Complessivamente sono quattordici ristrutturate in periodi diversi con l’intento di mantenerne il più possibile inalterate le caratteristiche originarie ma con altrettante sfaccettature e particolarità che le rendono una differente dalle altre». L’agriturismo dispone infatti di una camera doppia matrimoniale e di una camera doppia matrimoniale superior con balcone o terrazzo e infine di una camera familiare, tutte realizzate in legno e pietra per ricreare l’ambiente tipico di montagna. Sempre dello stesso tenore la sezione dedicata al ristorante ottenuta dalla ristrutturazione di una delle cascine in pietra al piano terra e composta da cinque salette molto intime realizzate con sasso naturale a vista, un caminetto nella sala principale e in altre due salette da pranzo. Qui è possibile gustare la cucina tipica locale e nazionale incentrata in particolare sui prodotti da agricoltura bio e sull’utilizzo della produzione interna di formaggi, ortaggi e piccoli frutti. «Sono appassionato di agricoltura e di allevamento sin dagli anni 80- aggiunge poi- ma è solo nella metà degli anni 90 che ho deciso di realizzare il mio sogno e intraprendere l’attività agrituristica. Mi trasferii quindi da Milano e creai quindi l’agriturismo Al-Marnich ristrutturando 3 antichi casali rurali». La Val d’Intelvi è particolarmente consigliata per chi è alla ricerca di un weekend o una giornata di svago nel cuore della natura o per chi desidera un soggiorno romantico garantito dalla presenza del camino in camera e dalle

PUNTO DI ARRIVO E DI PARTENZA agriturismo Al-Marnich si può facilmente raggiungere da Milano o da LuganoChiasso in un tragitto di circa un’ora di auto. L’agriturismo è aperto dieci mesi l’anno, chiuso a gennaio e febbraio, e offre un servizio di ristorazione e di alloggio. È possibile effettuare escursioni montane nella zona della valle d’Intelvi, ricca di itinerari rurali e naturalistici. Situato a soli otto chilometri dal romantico lago di Como, offre la possibilità di gite in battello e di visite alle varie ville nobiliari del lungo lago: villa del Balbianello, villa Carlotta e villa Olmo.

L’

indimenticabili cene a lume di candela. «L’agriturismo è un luogo unico e speciale- conclude Emanuele Bonfiglio -. In primo luogo perché è una struttura originale e non ricostruita ma soprattutto perché è capace di ricreare un’atmosfera romantica e familiare. L’ineguagliabile vista panoramica sulla valle e la cucina tipica caratterizzata dagli ingredienti dell’agricoltura biologica la rendono certamente una tra le mete imperdibili per chiunque visiti il Lago di Como e le valli circostanti». ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 60

Tesori veneti

Stile Palladio

unicum nell’opera dell’architetto. «Per millenni le case hanno avuto facciata, fianchi, retro - spiega Guido Beltramini -. Poi Palladio inventa la Rotonda. Un cubo con quattro facciate identiche, la semisfera del cielo-cupola, quattro portici sporgenti da cui guardare il paesaggio. Una “nuova specie animale”, mai vista prima. Un progetto costoso e rivoluzionario che pone innanzitutto la sfida dell’ingresso: da quale parte entrare? E poi la sala centrale è coperta da una cupola, cosa mai vista in un’abitazione perché è un elemento associato agli edifici sacri. A rendere unica la Rotonda è poi l’invito costante a guardare il paesaggio intorno a lei: da ognuno dei quattro portici si ammira una vista diversa. L’idea di un panorama da osservare come componente del benessere è una conquista ottenuta grazie a Palladio».

Sorgono attorno a Vicenza 16 delle 23 ville realizzate dal Palladio in Veneto. Opere che appartengono al patrimonio dell’umanità Unesco e hanno valicato i confini nazionali influenzando l’architettura europea e nord americana

a storia artistica di Vicenza è strettamente legata al genio creativo di Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, ammirato in tutto il mondo perché capace di codificare la villa come modello architettonico, economico e sociale. La lezione del Palladio è stata portata da Vicenza oltreconfine, rappresentando un punto di riferimento soprattut-

L

to per aver raggiunto un autentico connubio tra architettura e territorio, uomo e natura. Le nobili famiglie vicentine e veneziane si sono contese l’attività del Palladio e l’eredità dell’artista resta impressa in edifici dalla bellezza classica e universale, sullo sfondo dell’Italia del Rinascimento. Perché le Ville palladiane esercitano in maniera imperitura il loro fascino? Ci risponde Guido Beltramini, di-

LE VILLE PALLADIANE

Affascinano perché sono arte e natura fuse insieme, collocate nella natura ma frutto della qualità del lavoro dell’uomo. Sono il risultato di un progetto di design sociale

rettore del Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio (Cisa). «Perché sono arte e natura fuse insieme, collocate nella natura ma frutto della qualità del lavoro dell’uomo. Rispetto a un palazzo di città, le ville si trovano in una location unica. Sono il risultato di quello che oggi chiameremmo un progetto di design sociale. Si abitava in campagna da sempre, ma Palladio conferisce nuova dignità alle fattorie: ricava dalla tradizione latina l’idea della vita sana all’aria aperta e crea queste case per proprietari che vogliono trascorrere parte dell’anno in campagna per seguire i propri interessi, però intendono farlo in un ambiente che rievochi l’architettura romana antica». Palladio delinea la nuova figura del gentiluomo: «patrizi veneziani che in villa gestiscono i propri affari, leggono classici latini, si tengono in forma con la caccia e mangiano cibo sano sfuggendo al caldo torrido dell’estate. Non si tratta solo di progetti architettonici, è la proposta di uno stile di vita, un nuovo modo di stare in campagna. Per questo motivo, il modello di villa palladiana è stato esportato fuori dall’Italia, basti pensare alle ville inglesi e americane». La Rotonda - Villa Almerico Capra Valmarana, detta “La Rotonda”, è senza dubbio la più famosa e originale tra le ville del Palladio, commissionata dal canonico Paolo Almerico. Una costruzione che è un

Tour - Restando nel Vicentino, Beltramini ci indica le tappe più significative di un percorso che riassuma l’espressione palladiana. «Bisogna partire da villa Godi a Lonedo (Lugo di Vincenza), la prima villa di Palladio, quella che inaugura la sua ricerca, che Luchino Visconti scelse per girare “Senso”. E poi Villa Caldogno (nell’omonimo Comune), attuale sede della biblioteca comunale. La villa affascina grazie anche alle decorazioni di Giovanni Antonio Fasolo e Giambattista Zelotti, che hanno dipinto gli abitanti in belle scene conviviali d’atmosfera rinascimentale mentre giocano a carte, ballano, cenano e fanno musica. Potremmo definirla una macchina del tempo poiché gli affreschi ci restituiscono la realtà del secolo. Oltre alla Rotonda, c’è Villa Poiana a Poiana Maggiore, che con la sua astrazione richiama una villa degli anni 30 del Novecento, e per chiudere villa Pisani a Bagnolo di Lonigo, progettata da Palladio fin dal 1541, data di rientro dal suo primo viaggio a Roma. Si tratta dell’opera più rappresentativa del suo periodo gio-


Viaggio in Italia Pag. 61 • Marzo 2017

vanile, dove l’artista utilizza per la prima volta le possenti volte con i mattoni a vista che sorreggono tutta la mole dell’edificio». Non tutte le ville sono terminate o visitabili internamente. «Dieci colonne giganti isolate al centro di una corte agricola: sono i resti dell’enorme villa Porto a Molina di Malo, rimasta incompiuta, che incuriosiscono per l’immagine di antiche rovine romane che restituiscono. E il villino Cerato a Montecchio Precalcino, capolavoro minimalista palladiano».

Non solo Vicenza - «Rotonda a parte, le ville più belle sono fuori dal Vicentino», sottolinea il direttore del Cisa. «Non si possono perdere villa Emo a Fanzolo di Vedelago (Treviso); villa Barbaro a Maser (Treviso), bella al quadrato poiché il genio del Palladio si aggiunge a quello di Paolo Veronese; la Malcontenta a

Mira (Venezia) e villa Badoer a Fratta Polesine (Rovigo). Di villa Emo resta memorabile il perfetto rapporto tra la parte produttiva della barchessa, lo spazio dedicato al lavoro, e la parte residenziale della villa. Villa Foscari “la Malcontenta” potrebbe essere definita come un’odierna seconda casa, appena fuori

dalla città. Villa straordinaria, è un tempio antico ai margini dalla Laguna, nel passato raggiungibile in barca dalla Serenissima. La sala centrale è probabilmente lo spazio più bello disegnato dal Palladio, caratterizzato da una cupola e da una luce eccezionali». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Pag. 63 • Marzo 2017

Golf e turismo, accoppiata vincente

NON SOLO SPORT E RELAX La posizione dell’Hotel Golf Inn, a pochi metri dalle più belle spiagge di Lignano, località balneare rinomata in tutta Europa, è strategica e offre molte opportunità ai turisti a caccia di brevi gite fuoriporta e mete alternative. Numerose le cantine aperte al pubblico visitabili nelle zone di produzione di vini doc a Aquileia, Grave, Collio e Colli Orientali. Luoghi di produzione che offrono ai visitatori la possibilità di immergersi nelle atmosfere agricole ma anche di assaporare, attraverso degustazioni guidate, le etichette più rinomate del territorio. Per chi al bicchiere preferisce il piatto, poi, c’è San Daniele, con i sui pregiati prosciutti conosciuti in tutto il mondo. Per gli appassionati di storia, invece, sono facilmente raggiungibili le rovine romane di Aquileia, Villa Manin, splendida dimora dei dogi di Venezia, il centro storico di Trieste, con il suo fascino asburgico, la cittàfortezza di Palmanova, i centri medievale di Cividale, Venzone e Spilimbergo.

Chi frequenta i golf club spende in media il doppio del turista tradizionale e chiede servizi di alto livello, che vanno dallo sport all’enogastronomia d’eccellenza, come spiega Sonia Simonato dell’Hotel Golf Inn di Lignano Sabbiadoro on una platea internazionale di 80 milioni di praticanti, il golf, insieme agli eventi e ai tornei annessi e connessi, produce un giro d’affari di due miliardi di dollari all’anno nel mondo. Il dato, diffuso dai nuovi vertici dell’Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo) nell’aprile del 2016, è così interessante da far venire l’acquolina in bocca agli addetti ai lavori, che già da anni hanno scelto di investire in questo segmento di mercato che anche in Italia ha margini di crescita parecchio interessanti, sotto il profilo della ricettività turistica. Nel Belpaese, infatti, il golf è la quinta attrazione sportiva per arrivi, dopo calcio, trekking, sci e ciclismo. Il target di sportivo-turista che frequenta i 385 golf club nazionali o i 104 club a vocazione turistica spende in media fino al doppio del viaggiatore tradizionale e chiede parecchi servizi. E le strutture si sono

C

BEAUTY FARM

Al Golf Inn ci si può crogiolare al calore della sauna, ritemprare tra i vapori del bagno turco, reidratare sotto la doccia alle essenze profumate

Hotel Golf Inn si trova a Lignano Sabbiadoro (Ud) www.golfinn.it

attrezzate, proponendo servizi high level che spaziano dalla perfetta tenuta dei circuiti e dei campi (che può occupare fino a 100 operatori) a salute, bellezza ed enogastronomia, come sottolinea Sonia Simonato, responsabile dell’Hotel Golf Inn situato all’interno del Golf Club Lignano, punto di riferimento per i golfisti provenienti da tutta Europa: «La nostra filosofia di accoglienza è far sentire i nostri ospiti al centro di tutto, perché qui tutto è a portata di mano: dalla colazione con vista sui green al pro-shop per l’abbigliamento e l’attrezzatura, dal pitching green e dal putting green al campo pratica. Dopo la gara o l’allenamento, un’attrezzata beauty farm è pronta ad accogliere gli ospiti. A pranzo o a cena, poi, ci si può ristorare con le deliziose specialità del nostro ristorante, conosciuto per la bontà dei suoi piatti a base di pesce e di carne. Le vicine spiagge di Lignano, così come il centro storico, con i suoi negozi, i locali alla moda, il clima mite e la rinomata vita notturna, completano l’offerta. Ma ci teniamo a sottolineare che all’Hotel Golf Inn di Lignano la vacanza inizia già negli ambienti ampi, luminosi e confortevoli delle camere».

La struttura, a due passi dalle spiagge di Lignano, tra la foce del fiume Tagliamento e verdi distese di pini marittimi, è circondata da un campo da golf a 18 buche visibile da ogni stanza dell’albergo, ciascuna dotata di terrazza panoramica. Tre le tipologie di camere a disposizione per gli ospiti (standard, junior suite e family suite) con tutti i confort: TV satellitare, minibar, aria condizionata e riscaldamento, telefono, connessione internet wi-fi free, cassetta di sicurezza, asciugacapelli, linea cortesia, servizio biciclette. Nel ristorante interno si possono assaporare piatti a base di pesce fresco a lume di candela sotto il portico nelle sere d’estate o in un’elegante sala circondata da ampie vetrate con una suggestiva vista sui green in tutti i periodi dell’anno. Il menù segue il ritmo delle stagioni per esaltare gusti e sapori, con prelibate ricette a base di pesce e di carne, una carta dei vini in grado di soddisfare gli intenditori più esigenti e un bar con spuntini veloci e gustosi per chi non desidera sottrarre troppo tempo al golf. La beauty farm, aperta tutto l’anno, regala attimi di relax dopo una gara o un allenamento. «Il campo a 18 buche, sede anche di competizioni internazionali, è stato concepito in modo da entusiasmare i giocatori più abili e i professionisti – spiega Sonia Simonato – ma da dare soddisfazione anche ai neofiti, che possono disporre di un ampio campo pratica con nove postazioni coperte e usufruiscono di tariffe speciali riservate agli ospiti del Golf Inn. Ma non c’è solo lo sport: al Golf Inn ci si può crogiolare al calore della sauna, ritemprare tra i vapori del bagno turco, reidratare sotto la doccia alle essenze profumate, sciogliere fatica e tensione tra le mani esperte delle nostre massaggiatrici. Solarium, delicati servizi estetici per viso e corpo e un’attrezzata palestra per l’esercizio fisico sono il corollario di questo piccolo tempio dedicato esclusivamente al benessere psico-fisico. E poi una sala lettura e una sala bridge nella Club House arricchiscono l’offerta per il tempo libero». ■ Alessia Cotroneo


Alla porta d’Oriente Mauro e Monica ci portano in Friuli e in particolare ad Aquileia, città di epoca romana dal grande prestigio storico e culturale. «E qui le tradizioni dell’enogastronomia italiana incontrano quelle dell’Europa orientale» ui resti di un’antica strada romana dirigendosi verso Grado, ci si ritrova nella splendida Aquileia, antica città romana di grande importanza anche religiosa, come dimostra la prima croce cristiana ufficiale che qui si trova. Eppure Aquileia non è l’unico tesoro da riscoprire in questo territorio, che giustamente può essere considerato la porta d’Oriente e che dall’Italia fa da accesso verso l’Est Europa. Le lagune di Grado e Marano sono assolutamente da visitare, così come Redipuglia, l’oasi naturalistica della Cona, Palmanova e Grado. Con Mauro e Monica, titolari del Ristorante Pizzeria Antica Aquileia, andiamo alla riscoperta non solo delle attrazioni culturali e artistiche della zona. «Il Friuli – specifica lo chef – possiede una grande storia culinaria, in quanto incrocio di culture: quella italiana, infatti, qui incontra la slovena, la magiara e, più in generale, quella dell’Europa orientale. Anche per questo motivo una caratteristica del territorio da tenere in considerazione è la varietà gastronomica: ogni venti chilometri i sapori cambiano, perché ogni norcineria e ogni latteria modifica in parte la ricetta tradizionale. Il menù che potremmo consigliare a chi si trova qui per la prima volta sarebbe sicuramente composto da affettati e formaggi tipici, come antipasto, il Goulaschsuppe, cioè la zuppa di Goulasch, e un secondo potrebbe essere rappresentato da un piatto di selvaggina con polenta. Poi le patate “in tecia”, con cipolla e pancetta, e lo strudel di mele come dolce». Da diversi anni il Ristorante Antica Aquileia si è specializzato nell’accoglienza di gruppi numerosi, proponendo menù su misura

S

Il Ristorante Pizzeria Antica Aquileia si trova ad Aquileia (Ud) - www.anticaaquileia.it

in grado di soddisfare ogni richiesta. «Non mancano ovviamente serate a tema e piatti stagionali, realizzati con ingredienti genuini e grande professionalità. Il ristorante si trova in una posizione strategica, a poca distanza dagli scavi archeologici e a qualche chilometro dal mare, permettendo di fare una pausa sfiziosa e ristoratrice. Da noi si trova un servizio cortese e accurato, un ampio parcheggio dotato di stalli per pullman e un parco con giochi per bambini. Siamo specializzati nella gestione di gruppi e studenti in quanto disponiamo di 100 posti nella sala interna e 80 posti esterni coperti». Il Ristorante Pizzeria Antica Aquileia offre anche una vasta scelta di pizze cotte nel forno a legna. «Ci sono oltre 40 tipi di pizza tra cui la specialissima “Pizza del Papa”, creata per la visita del Santo Padre ad Aquileia. Si può, inoltre, assaporare la nostra famosa pizza ai 10 Cereali, o piatti a base di pesce come la carbonara di mare e l’antipasto misto freddo e caldo. Elaboriamo i nostri piatti in modo semplice e tradizionale in modo da valorizzare al massimo il loro gusto naturale». ■ Renato Ferretti



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 66

Itinerari liguri

Pescato e mangiato Il vantaggio di una cucina collocata a due passi dal mare è di poter offrire prodotti freschi e un menù sempre vario. Piazza Bresca a Sanremo riunisce una gran quantità di ristoranti situati a breve distanza dal porto, tra questi il Chicco e Rosa pochi passi dal mare e dal centro della città, piazza Bresca è il ritrovo della movida sanremese. L’andirivieni della gente a passeggio e il porto a breve distanza sono i tratti distintivi del luogo cul-

A

to dell’estate. A tratti caotica nei periodi di maggior affluenza, la piazza offre una scelta davvero ampia di bar e ristoranti oltre ad essere meta di artisti e cantanti in occasione del noto festival. Leggermente defilato e per questo in grado di offrire un’ambienta-

zione decisamente più appartata ai turisti in visita, il ristorante Chicco e Rosa possiede un arioso dehor affacciato sulla Via Gaudio. Qui si preparano i piatti della tradizione con prodotti rigorosamente freschi di giornata. Quotidianamente Chicco, al secolo Amilcare Patrone, si reca al mercato per scegliere personalmente la verdura di stagione e valutare il pescato mettendosi successivamente all’opera nel laboratorio della sua cucina. «La ristorazione l’ho sempre avuta nel sangue – racconta Amilcare - e l’approdo nel “porto”, come si può considerare il locale che ho aperto alla Marina, ha dato pace e soddisfazione ad una vita di sperimentazioni che mi ha visto passare dai panni del gourmet a quelli dello sguattero per compiere tutti i passaggi che, a ritroso, partono dalla prima forchettata per arrivare al lavaggio delle pentole. Adesso sono io il capo comitiva – aggiunge – e ho la buona abitudine di cambiare quotidianamente la carta menù». Il consiglio, infatti, è quello di affidarsi alle proposte del giorno legate a filo doppio a ciò che le reti dei pescatori assicurano al loro rientro al porto. «Il pescato è sempre fresco – spiega ancora Amilcare – mentre la carne proviene da allevamenti selezionati del Piemonte o della vicina Francia con garanzia di tracciabilità». Tra i piatti consigliati vi è il calamaro ripieno di flan di carciofi cotto su griglia e presentato su una base morbida di cipolle di Tropea. Da segnalare anche il polpo al vapore passato su griglia rovente e adagiato su cre-

ma di patate cotte nella panna e nel timo. Sorprendenti i paccheri saltati con capesante particolari, senza corallo e di speciale consistenza, gamberi e granella di pistacchio. Completano il menù gli spiedini di spatola sfilettata, spalmata di uno strato sottile di pesto a base di olio, aglio, pistacchio e mandorle, poi arrotolata e infilzata su spiedini con erbe varie e, a cottura ultimata, posati su una delicata coulisse di pomodoro e aglio. Ad esaltare i pregi di ingredienti accuratamente selezionati vi è poi un ricco assortimento di vini provenienti dalle migliori cantine della Liguria. ■ Luana Costa Il ristorante Chicco e Rosa ha sede a Sanremo (Im) www.ristorantechiccoerosa.com


Viaggio in Italia Pag. 67 • Marzo 2017

La Liguria oltre il mare Appuntamenti culturali ed eventi d’importanza internazionale si susseguono durante l’anno, a testimonianza di un territorio meta non solo di turismo balneare. Ne parliamo con Daniela Camera

a Liguria non esaurisce le sue risorse d’attrattiva nei paesaggi incantevoli, le riviere gremite o i borghi d’altri tempi perfettamente conservati. Sono molte le iniziative culturali e d’intrattenimento che rendono l’intera regione meta di turismo anche non necessariamente balneare. Ne abbiamo parlato con Daniela Camera, alla guida de L’Antico Frantoio Doria Resort, immerso nell’entroterra ligure, a metà tra mare e colline, a due chilometri dal mare e dal centro di Imperia. «Gli appuntamenti sono tanti – dice Daniela Camera – e avvengono durante tutto l’anno. Inutile parlare di quelli già arcinoti, come il Festival di Sanremo. Più interessante, invece, menzionare alcuni eventi ingiustamente poco conosciuti. Per esempio, l’incantevole specchio d’acqua mediterraneo della baia d’Imperia è teatro ogni anno, nel mese di settembre, di Vele d’Epoca, appuntamento classico in Riviera nonché una tra le tappe più prestigiose di eventi velici internazionali che attrae attorno a sé tutti gli appassionati del settore. O ancora, il Fe-

L

BELLEZZE NATURALI

Da il meglio di sé in primavera la piccola e ancora selvaggia Costa D’Oneglia, dove sogno e realtà si fondono attraverso l'incanto di cornici senza tempo

SPECIALITÀ REGIONALI Daniela Camera, titolare de L’Antico Frantoio Doria Resort, si sofferma sulle attrazioni enogastronomiche offerte dalla struttura ricettiva imperiese. «Intorno al nostro Resort – dice Camera – si estendono oltre due ettari di ulivi secolari i quali forniscono un eccezionale olio extra vergine di oliva che è utilizzato all’interno del Resort e può essere acquistato da chiunque lo desideri. Per chi è alla ricerca di una vacanza all’insegna del buon cibo e intende scoprire le varietà culinarie che distinguono l’entroterra ligure, troverà qui il perfetto connubio fra tradizioni e nuove scoperte. Il Resort organizza deliziose degustazioni di vini Docg in grotta e a bordo piscina con prodotti tipici liguri e piemontesi».

L’Antico Frantoio Doria Resort si trova a Imperia www.resortanticofrantoio.com

stival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, nato da una felice intuizione del grande Sandor Vegh nel lontano 1964, e che è oggi una delle manifestazioni culturali di spicco di tutta la regione, affermata a livello nazionale e mondiale. Così Cervo, incantevole borgo medievale a picco sul mare che già ospitava artisti come Felice Casorati, Henry Furst, Adalberto Campagnoli, divenne il punto di richiamo di personalità del mondo della cultura e dell’arte». L’Antico Frantoio Doria Resort si trova in una posizione strategica per i brevi spostamenti che permettono di godere di questa offerta culturale. Ma è al centro di un luogo «dove sogno e realtà si fondono attraverso l’incanto di cornici senza tempo – continua Daniela Camera –. Poi, dà il meglio di sé in primavera la piccola e ancora selvaggia Costa D’Oneglia. Rocciosa, offre percorsi a piedi tra ginestre in fiore, ciclamini, orchidee, cascate di gelsomino e bouganville. Ecco perché ognuno dei sette alloggi che compongono l’Antico Frantoio Doria, ha il nome di un fiore e i colori predominanti ne ri-

cordano i toni. Gli alloggi sono arredati con gusto e unicità; una particolare accoglienza familiare, si combina perfettamente con la natura del luogo. Il Resort è frutto dell’attento restauro di un antico frantoio in pietra del 1600, tra vigneti, oliveti secolari, castagneti e boschi, in questo luogo magico si fondono la storia e il moderno. Appena arrivati, si è subito avvolti dal respiro salmastro di questo angolo selvaggio inondato di luce mediterranea». Ogni appartamento è caratterizzato da stili differenti, ricchi di un’eleganza rustica con muri e pietre a vista, combinata con l’ultra moderno e l’old style. «Sviluppati intorno al cortile – spiega la titolare del resort –, ogni appartamento gode di un soggiorno living, cucina completamente attrezzata, una o due camere da letto e bagno. Inoltre ogni alloggio possiede un terrazzo e un giardino privato attrezzato con tavoli, sedie, sdraio per il sole e ombrelloni. La bellissima piscina a sfioro di 90 metri quadrati è all’aperto e la zona circostante é corredata di ogni comfort: area relax con comodissimi divani e poltrone, lettini, sdraio, ombrelloni e tavolini. L’area giochi per i bambini è adiacente alla piscina, protetta e recintata. Insomma, tutto è stato studiato per ricreare quella sensazione di pace e tranquillità tipica di questi luoghi, ma perfetta anche per i più piccini». La struttura guidata da Camera è in un’ottima posizione anche per i più sportivi. «Si può godere di vari sport e attrazioni nelle vicinanze, quali raſting, canoa, arrampicata e MTB. Nelle adiacenze si trovano bellissime e maestose piste ciclabili che percorrono chilometri di strada tra mare e montagna. Inoltre è presente la Grotta Relax che permette di usufruire dei benefici di una vasca idromassaggio con acqua riscaldata e cromoterapia: un ambiente di grande impatto che rimanda a magnifiche sensazioni di benessere». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 68

Itinerari liguri

Alla scoperta del Ponente ligure In Valle Argentina, tra olive taggiasche e il borgo delle streghe di Triora, a Badalucco la famiglia Roi, con l’agriturismo L’Adagio, punta sull’ospitalità unita al suo core business, quello dell’olio extravergine millesimato ra antiche leggende, piccoli borghi e ambiente incontaminato, la Valle Argentina, in provincia di Imperia, è una delle mete turistiche più interessanti del Ponente Ligure. Il suo nome è legato al caratteristico color argenteo delle foglie di ulivi che puntellano questi luoghi, riscoperti negli ultimi anni da tanti turisti italiani e stranieri, attratti dal fascino della natura, dal buon cibo e dal mistero. Qui ogni porzione di territorio ha qualcosa da raccontare: da Taggia, in bassa valle, a circa tre chilometri dal mare, patria dell’oliva taggiasca e di una particolare varietà dei biscotti canestrelli, fino alle architetture medievali di Triora, uno dei borghi più belli d’Italia, dove tutto, tra carrugi, piazze e passaggi di montagna, racconta la storia delle cinque donne accusate di stre-

T

goneria e bruciate sul rogo nel XVI secolo. In mezzo c’è Badalucco, conosciuto come il paese “dipinto” per i murales e le ceramiche che decorano le facciate degli edifici. Ad accogliere i visitatori all’inizio del borgo il Frantoio Roi. Roi è il soprannome che si è guadagnata sul campo, con un lavoro che va avanti da quattro generazioni, la famiglia Boeri, imprenditori d’eccellenza dell’olio extravergine millesimato di alta qualità. Negli ultimi anni, accanto alla produzione olearia, hanno scelto di promuovere il territorio puntando anche sull’ospitalità con l’agriturismo L’Adagio. «Si tratta di due progetti diversi ma che in qualche modo si rafforzano a vicenda – sottolinea Rossella Boeri – perché rac-

IL MEGLIO DEL TERRITORIO

Facciamo provare ai visitatori lo stile di vita di una food valley senza insediamenti industriali, circondata dal verde, culla di prodotti enogastronomici di qualità

contano entrambi il nostro modo di vivere e la bellezza della nostra terra. Olio Roi è l’azienda storica di famiglia dal 1900. L’agriturismo nasce, invece, dall’acquisto di due ruderi ristrutturati nel rispetto dei materiali storici e dell’architettura sostenibile. Nel 2013 abbiamo inaugurato la prima delle due strutture, che ospita le suite. L’anno successivo è toccato alla casa con le stanze, per finire con la Beauty farm “Il benessere dall’ulivo” inaugurata nel 2015». Se il primo impatto è quello di un classico rustico ligure, una volta entrati nell’agriturismo L’Adagio stupiscono gli spazi progettati da Mirko Macciantelli e Marco Macchiavelli del Loſt Design di Bologna. Cinque suites a due livelli, con zona notte e giorno, angolo cottura e balconcino, ognuna legata a un diverso stile di arredamento, e quattro spaziose camere dedicate agli elementi naturali, impreziosite dalle insegne con le illustrazioni originali realizzate dal maestro Sergio Staino. Completano l’offerta, degustazioni d’olio d’oliva, visite al frantoio e all’uliveto, un solarium, un lago naturale, un campo da pètanque, la fattoria didattica e la beauty farm con sauna, bagno turco, idromassaggio e area wellness con bagno tonificante in vasche esterne naturali; il tutto accompagnato dalle proprietà della linea cosmetica esclusiva di Rossella Roi all’olio d’oliva. Al centro dello spazio, in concomitanza con la tisaneria, una scultura che rappresenta l’anima dell’agriturismo: un albero sezionato con fiscoli di frantoio, che simboleggia la nascita dell’agriturismo dall’ulivo. «Ospitalità per noi vuol dire condividere il meglio del territorio con i nostri ospiti, facendo vivere lo stile di vita di una food valley senza insediamenti industriali, circondata dal verde e con prodotti enogastronomici di qualità come il fagiolo bianco presidio Slow Food e l’oliva taggiasca. Un luogo incantato in cui siamo nati e vogliamo che i nostri figli rimangano, in cui ha sede l’unica succursale al mondo della Banca Del Vino Slow Wine di Pollenzo, e poi ancora Montalto, uno dei borghi romantici d’Italia, Triora, il borgo delle streghe, che ad Halloween diventa uno dei punti di riferimento per i festeggiamenti. Il complimento più bello è sentirsi dire che qui da noi ci si sente come a casa pur staccando la spina, a contatto con la natura, dalle preoccupazioni della vita di tutti i giorni». ■ Alessia Cotroneo

L’ORO LIQUIDO DI BADALUCCO

Agriturismo L’Adagio e Frantoio Roi si trovano a Badalucco (Im) www.olioroi.com - www.agriturismoladagio.it

Gli extravergini millesimati di altissima qualità, dei veri e propri cru frutto di una sapiente selezione annuale e territoriale delle migliori olive taggiasche, sono il cuore del marchio Roi. Da quattro generazioni la famiglia Roi gestisce il frantoio immerso tra i colori e i profumi della valle Argentina, nell’entroterra di Sanremo, nel paesino di Badalucco, tra gli ulivi contorti e i muretti a secco, dove l’aria sa ancora di mare ma le Alpi liguri sono a due passi. Da questa magica terra di mezzo dove la fatica antica di secoli dona il suo nettare dorato, l’olio extra vergine di oliva taggiasca parte in direzione dei clienti Roi di tutto il mondo, da Tokyo a New York. Fiore all’occhiello di questo piccolo grande produttore è il Carte Noire, un olio extra vergine di oliva Dop a bassa acidità, ottenuto per sgocciolamento da olive scelte di cultivar taggiasca.


Viaggio in Italia Pag. 69 • Marzo 2017

Il calore di casa

L’ANIMA DI BORDIGHERA

Accoglienza, semplicità e rapporti autentici. Andrea Tagliabue indica come è possibile ritrovare la genuinità all’hotel ristorante Il Caminetto itrovare il calore, i profumi e i sapori di casa a contatto con la natura ligure. È questa la missione dell’hotel ristorante Il Caminetto, villa d’epoca circondata dal verde in località Sant’Anna a Diano Marina, nota meta turistica del ponente ligure, in provincia di Imperia. A 150 metri dalla spiaggia di sabbia finissima e alla stessa distanza dal centro storico, la struttura consente ai suoi ospiti di dimenticarsi dell’automobile- è possibile infatti parcheggiare negli spazi privati dell’albergo- e di trascorrere il soggiorno senza stress, spostandosi a piedi o con i mezzi pubblici tra le località balneari e i dintorni. A coccolare i clienti ci pensa la conduzione familiare della famiglia Tagliabue, i genitori Angelo e Giulia, dal figlio Andrea e da sua moglie Veronika, e dagli altri 4 loro figli di età compresa tra i 24 ai 5 anni. «Abbiamo rilevato nel 2012 la conduzione dell’hotel ristorante Il Caminetto di Diano Marina – racconta Andrea – ristrutturando e dotando di tutti i comfort le otto camere della villa novecentesca. La stessa attenzione l’abbiamo dedicata al ristorante, una realtà storica del luogo che abbiamo rilanciato, dopo un periodo sottotono, proponendo una cucina genuina e semplice, improntata su prodotti tipici della tradizione marinara cucinati dal nostro chef. Proponiamo anche menù a base di carne, esclusivamente Black Angus australiano o di razza piemontese e garronese». All’hotel ristorante Il Caminetto di Diano Marina ogni piatto è preparato con attenzione, le pietanze sono semplici, leggere e gustose, nel rispetto della tradizione ligure, il pesce e le verdure sono sempre freschi, di prima scelta e soprattutto locali, meno che a km zero, per piatti profumati da gustare d’estate in giardino o in terrazza. «Facciamo il pesto, re della cucina ligure, quotidianamente – sottolinea il proprie-

R

Ristorante Il Caminetto si trova a Diano Marina www.ilcaminettodianomarina.it

Nell’incantevole cornice del centro storico è possibile assaporare i piatti della tradizione mediterranea preparati con passione e competenza. La parola a Christian Rocco picco sul Golfo Ligure e con alle spalle le Alpi Marittime, Bordighera è una delle perle della riviera Ligure che grazie alle temperature sempre miti è piacevole da visitare in qualunque periodo dell’anno. Lo straordinario clima di cui gode la città ha reso possibile la crescita di una natura variopinta e lussureggiante che avvolge un’infinità di gioielli artistici e testimonianze storiche e culturali. È nel caratteristico centro storico di Bordighera che sorge La Gritta Bordigotta, un raccolto e accogliente ristorante in cui gustare la cucina mediterranea ligure e italiana. Passione, cura e know-how sono i tratti distintivi del ristorante. «Ho maturato anni di esperienza sotto la guida di prestigiosi chef che mi hanno aiutato a crescere sia professionalmente che umanamente – spiega Christian Rocco -. Dopo tanto impegno e studio ho voluto aprire un locale mio e ci sono riuscito anche all’aiuto di mia moglie Marta che ha sempre creduto in me e mi ha sostenuto in questa sfida». Il ristorante propone piatti liguri e cucina mediterranea. «I nostri piatti sono semplici e allo stesso modo ben presentati, quasi tutti rivisitati ma sempre nel rispetto della ricetta tradizionale. Selezioniamo con cura i nostri fornitori, utilizziamo esclusivamente prodotti italiani locali, rispettando la stagionalità delle materie prime». Lo chef riserva un’attenzione particolare a tutti i suoi ospiti. «Viviamo in una città di mare, di conseguenza proponiamo un menu prevalentemente a base di pesce. Utilizziamo congelato di prima scelta esclusivamente in mancanza del pescato,

A

tario – e tutte le verdure di stagione sono fornite dai contadini degli orti dei dintorni. Prepariamo in casa tutti i dolci e anche la focaccia ligure, la nostra principale opzione salata per la colazione a buffet. Inoltre, su prenotazione, proponiamo menù per celiaci. La nostra offerta si rivolge principalmente a chi non è in cerca di formalità e lusso ma di genuinità, semplicità e rapporti autentici. Il complimento più bello per noi è sentirci dire che a Il Caminetto di Diano Marina ci si sente come a casa. Non a caso, almeno il 50-60 per cento dei clienti del ristorante sono abituali, a differenza dell’albergo, in cui accogliamo ospiti da Nuova Zelanda, USA, Inghilterra, Olanda, Germania, Francia ma anche tanti italiani, soprattutto piemontesi e lombardi». ■ Alessia Cotroneo

La Gritta Bordigotta ha sede a Bordighera Alta (Im) www.lagrittabordigotta.it

preparando ogni piatto sul momento riusciamo a fare tutte le modifiche che ci vengono richieste e siamo in grado di accontentare anche clienti con particolari intolleranze o allergie. Inoltre abbiamo sempre un dolce vegano in carta». Nel locale tutto è studiato per far sentire gli ospiti a proprio agio. «Il ristorante è piccolo ma curato in ogni dettaglio, dal tovagliato alle stoviglie. Tra le luci soffuse è possibile chiacchierare in tranquillità con della buona musica jazz come sottofondo. Tutto è pensato perché i nostri clienti possano trascorrere qualche ora in tranquillità, riscoprendo antichi sapori». Con l’arrivo della bella stagione è possibile consumare i pasti nel dehor del ristorante. «Durante la primavera la già rigogliosa natura di Bordighera esplode in tutta la sua bellezza, regalandoci colori e profumi meravigliosi. Per far vivere ai nostri clienti l’atmosfera magica di questa città unica, durante la bella stagione allestiamo il dehor estivo, gli ospiti possono così assaporare la nostra cucina in pieno centro storico». ■ Antonella Romaniello


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 70

Itinerari liguri

Il fascino di Sanremo Il suo nome non è legato solo al Festival, al Casinò o ai tanti personaggi illustri che nei secoli le hanno fatto da testimonial inconsapevoli. L’esempio di Mirko Di Carlo spiega le grandi capacità ricettive del suo turismo d’eccezione la città dei fiori, è il Festival della canzone italiana, è il Casinò, è l’arrivo di una classica del ciclismo, ed è da sempre una delle mete turistiche più ambite. Forse questo basterebbe a dare un’idea della grandezza di Sanremo ma in realtà significherebbe sminuirne il valore, almeno in parte. La città si trova in un’insenatura riparata dalle montagne che le dona un clima mite e la rende meta di soggiorni sia estivi sia invernali e anche curativi. Questo l’ha

È

L’Hotel Villa Sylva e la Villa Sylva Suites si trovano a Sanremo (Im) www.villasylvasuites.com www.hotelvillasylva.com

portata a essere uno dei luoghi di vacanza per eccellenza in Italia, tanto da legare a sè, tuttora, grandi personaggi di ogni ambito: dalla politica all’arte, dalla letteratura allo spettacolo. L’ultimo sultano dell'Impero ottomano Maometto VI, Italo Calvino, la zarina di Russia Maria Aleksandrovna, il regista Mario Bava e Alfredo Nobel, l’inventore del celebre premio, sono solo alcuni esempi di personalità di spicco che hanno inscritto il proprio nome nella storia della città. Va da sè che anche le strutture ricettive che qui si possono trovare hanno adeguato il livello del loro servizio al blasone che la città dei fiori si è guadagnata nei secoli. In barba alla facile ironia che spesso si fa sull’ospitalità ligure, i professionisti del

turismo sanremese sono tra i più riconosciuti e apprezzati della penisola. E proprio di fronte a Villa Nobel, dimora del fondatore dell’omonimo premio, troviamo L’Hotel Villa Sylva, esempio di come si è evoluta l’offerta ricettiva. «Si tratta di un elegante hotel 3 stelle – afferma Mirko Di Carlo, titolare dell’albergo – che si trova in una zona residenziale e verdeggiante di Sanremo, a pochi passi dal mare, in prossimità del centro e accanto alla meravigliosa Villa Ormond, sede dell’istituto di diritto internazionale umanitario, che organizza durante tutto l’anno corsi militari e di politica internazionale. È stato ricavato da una classica villa di fine Settecento ed è stato recentemente ristrutturato, conservando però quei dettagli

UNA MODERNA GUEST HOUSE Mirko Di Carlo, titolare dell’Hotel Villa Sylva, presenta un’altra struttura ricettiva sempre nella città dei fiori: Villa Sylva Suites. «Questa è una Guest House situata nel cuore di Sanremo – dice Di Carlo –, accanto al celeberrimo Teatro Ariston. Moderna di nuovissima costruzione, dalle rifiniture curate in ogni piccolo particolare. A pochi passi dal mare in prossimità del Casinò e nella via pedonale dello shopping, le piacevolissime ed eleganti camere di Villa Sylva Suites dallo stile delizioso e ricercato, assicurano un soggiorno più che confortevole. Adiacente alla sala colazione, trovata la zona relax, che con la sua ampia terrazza potrete trascorrere tranquillamente il vostro tempo libero prendendo il sole o leggendo un libro. Le sei piacevolissime camere Villa Sylva Suites sono ampie e luminose proposte per accogliere in assoluta comodità tutte le stanze della struttura hanno il bagno privato con doccia e phon, tv satellitare, telefono, cassaforte e aria condizionata, connessione wi-fi, frigo bar e set bollitore».

preziosi che lo contraddistinguono, come l’ampia scalinata che conduce ai piani superiori, che non solo arreda l’atrio, ma testimonia il patrimonio storico dell’edificio. L’hotel Villa Sylva accoglie i propri ospiti nella pace e nella tranquillità di un verdeggiante giardino di palme e alberi secolari, ed è in grado di offrire un soggiorno che concilia il lusso della modernità a un’atmosfera un po’ liberty e naif. Dispone di 28 camere modernamente arredate dotate di ogni comfort, Wi-Fi, sala lettura e tv, wellness Spa, sala congressi, noleggio bici, parcheggio privato. Inoltre, all’esterno si ha la possibilità di usufruire di un ampio terrazzo e solarium attrezzato». La struttura, per i suoi ampi spazi, è una cornice ideale per ogni tipo di evento privato «colazioni di lavoro, coffee break, brunch, compleanni, banchetti, battesimi, anniversari di nozze, meeting aziendali, cerimonie, feste di laurea – continua Di Carlo –. Il catering è fornito dalla cucina dell’albergo che offre menu internazionali e tipici liguri. Sarete guidati, passo dopo passo, fin dal primo incontro, curando ogni minimo dettaglio e prestando attenzione e passione ad ogni vostra richiesta». Punto forte dell’Hotel Villa Sylva resta il nuovissimo centro benessere. «È un ambiente di assoluto relax ideato per scaricare stress e fatica, per ritrovare concentrazione e serenità lontano da tutto, dai ritmi frenetici del lavoro e dagli impegni di ogni giorno. Sensazioni da dividere con il proprio partner, con la propria famiglia, con gli amici. Nel centro wellness gli ospiti hanno a loro disposizione sauna, bagno turco, doccia cromo terapica emozionale, vasca idromassaggio riscaldata, sala relax e sala massaggi. I programmi personalizzati di bellezza e benessere sono effettuati da personale specializzato, con possibilità di usufruire di pacchetti, abbonamenti e voucher regalo. Da pochissimo inoltre l’Hotel Villa Sylva è diventato partner dell’Istituto Guinot Paris, azienda leader di cosmesi ed estetica nel mondo, in particolare nel segmento luxury delle strutture alberghiere». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Pag. 71 • Marzo 2017

Ristoro con vista A Sanremo, il Lido La Fontana ha puntato da anni sulla destagionalizzazione dell’offerta, proponendo ai clienti locali e ai turisti in partenza o di ritorno dalla Costa Azzurra un ristorante aperto da dicembre a ottobre per pranzi, banchetti e occasioni speciali estagionalizzare l’offerta è il mantra degli operatori balneari che negli ultimi anni hanno investito sull’offerta turistica e ricreativa per tenere aperti i loro stabilimenti il più a lungo possibile, anche dodici mesi l’anno. Perché il fascino del mare si mantiene intatto d’estate come in primavera, autunno e inverno, basta avere i locali attrezzati e la

D

strategia giusta. A Sanremo una delle stazioni balneari più conosciute della cittadina ligure, il Lido La Fontana, già da anni ha intrapreso questo percorso, trasformando la struttura con più di un centinaio di cabine, tre bagnini, due terrazze coperte che durante il periodo estivo cambiano pelle e diventano solarium, in un ristorante riva mare aperto 11 mesi l’anno, da dicembre a ottobre. Merito del

Lido La Fontana si trova a Sanremo - www.lidolafontana.it

clima mite, che consente ai più temerari di cenare a pochi metri dal frangi flutti anche al di fuori della stagione estiva, ma anche della strategia imprenditoriale della famiglia La Bozzetta, che gestisce dal 1995 lo stabilimento. La Terrazza Bar al piano della Ciclabile, chiamata “Sky and Sand” fa da vetrina per il piano inferiore che ospita il ristorante, completamente affacciato sul mare e articolato in due sale: una interna dotata di climatizzatore, caratterizzata da una finestra vista mare di 30 metri, e una esterna, identificata da un’imponente fontana centrale che richiama lo stile dell’antica Roma ed è il simbolo del locale. Sfruttando questi spazi, il ristorante, nato in origine come servizio per

i clienti della spiaggia, è diventato un angolo di ristorazione autonomo, aperto a clientela locale, turistica e soprattutto viaggiatori di passaggio da o di ritorno dalla Costa Azzurra. Grazie alla sua posizione suggestiva, inoltre, negli anni l’offerta si è allargata, comprendendo anche l’organizzazione di banchetti per cerimonie (battesimi, comunioni, matrimoni, addii al nubilato, compleanni) ed eventi in genere. I menù, in cui il mare è il protagonista assoluto delle portate, risentono dell’influsso della cucina e degli ingredienti tradi-

SUL GOLFO DI TIGULLIO A Portofino, la famiglia Gazzollo porta avanti da 150 anni la sua idea di cucina tradizionale fatta in casa con ingredienti semplici e genuini, coniugandola con un’attenzione particolare all’ospitalità on le sue abitazioni dai colori sgargianti, i profumi della macchia mediterranea e la suggestione di carruggi e belvedere a picco sul golfo di Tigullio, Portofino è una delle località turistiche più trendy della riviera ligure di Levante. La cittadina conserva intatto il fascino del borgo marinaro e per la sua posizione strategica, a meno di 40 chilometri da Genova, è facile da raggiungere per i vacanzieri che scelgono la Liguria per le sue bellezze. Qui la tradizione del buon cibo si celebra

C

soprattutto in tavola, con locali storici e prestigiosi che propongono le ricette liguri ai clienti di tutto il mondo, con punte d’eccellenza che risalgono indietro nella storia ben oltre il secolo scorso. Il maggior interprete della storia culinaria di Portofino è il ristorante Lo Stella, fondato nel 1850 dalla famiglia Gazzolo, che ancora oggi lo gestisce, con passione e un occhio sempre vigile al rispetto dei tempi e degli ingredienti della cucina tradizionale. «Siamo orgogliosi di essere l’ottava generazione a proseguire il lavoro nel settore della ristorazione – sottolinea Martina Polo che con il fratello Alessandro è a capo del ristorante – facendo rivivere la passione che il nonno Puppu, la zia “Merce” e i nostri genitori Maurizio e Luisa ci hanno tramandato. Gestiamo il ristorante storico di Portofino ma anche l’ultimo arrivato, aperto da mio fratello a Denver, come ci hanno insegnato. Il nostro metodo di lavoro è lo stesso di cent’anni fa, facciamo tutto noi e sul momento. I pansoti, la salsa di noci, il pesto li preparia-

Il Ristorante Lo Stella si trova a Portofino www.lostellaristorante.com

zionali liguri (prodotti tipici quali carciofi, zucchine, trombette) ma sanno spaziare per assecondare i gusti della clientela internazionale che frequenta la Costa Azzurra. Per cena è possibile gustare anche pizze. Tutte le portate sono accompagnate da un’ampia scelta di vini internazionali. La terrazza “Sky and Sand”, inoltre, nel periodo estivo è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 22, ospitando così colazioni, pranzi leggeri, snack pomeridiani, aperitivi. Nel periodo invernale, l’ampia gamma di offerte è fruibile nel week end. ■ Alessia Cotroneo

mo con le nostre mani, così come il pane, la pasta e i dolci sotto la cura dei nostri chef. Il nostro scopo è di non stravolgere mai la tradizione e fare assaporare cosa vuol dire cucinare con amore le vere ricette genovesi». Al Ristorante Lo Stella di Portofino il fritto è preparato come si faceva una volta, la banalità è bandita dai menù, al contrario della semplicità e delle contaminazioni con la cucina internazionale, ma a piccole dosi. Perché per preparare un buon piatto di pesce appena pescato non servono ingredienti provenienti dai quattro angoli del globo ma sensibilità e attenzione a una filosofia culinaria che rispetta i prodotti a chilometro zero e le loro caratteristiche uniche. Non a caso, i piatti forte del menù sono i ravioli di pesce fatti in casa con pescato bianco e crema di gamberi, il celebre risotto Stella a base di frutti di mare, preparato secondo l’antica ricetta di famiglia, e i gamberi flambati al cognac alla Puppo, ricetta del nonno. Se negli anni d’oro frequentavano il ristorante i personaggi del jet set internazionale (tra gli ospiti più famosi la principessa Soraya, i duchi di Windsor e il Re di Spagna), oggi sono soprattutto i turisti stranieri e sempre più italiani ad affollare i tavoli, alla ricerca del meglio della cucina ligure. ■ Alessia Cotroneo



Viaggio in Italia Pag. 73 • Marzo 2017

A casa del Vate «Gabriele d’Annunzio è ovunque in questa terra». Lucia Arbace, soprintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, ci guida alla scoperta dei luoghi cari al poeta

ileggere alcune pagine di Gabriele d’Annunzio - soprattutto del Trionfo della morte prima o durante un viaggio in Abruzzo è senz’altro da consigliare al viaggiatore più esigente, anche perché la magia delle montagne, delle colline, delle campagne, della costa dei Trabocchi, come precisa Lucia Arbace, soprintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, è fortunatamente tuttora intatta. «A un turista desideroso di riscoprire i luoghi dannunziani suggerisco di fare le escursioni montane; le tappe potrebbero attraversare la Valle del Sagittario, con Anversa, il bel borgo de La fiaccola sotto il moggio, e Scanno celebrata nei Taccuini, e poi dopo una sosta alla straordinaria Abbazia di San Clemente a Casauria, è d’obbligo risalire la Majella, e privilegiare mete come Guardiagrele, Taranta Peligna e Sant’Eusanio del Sangro». Tra questi luoghi, quali andrebbero maggiormente valorizzati e come andrebbero salvaguardate le testimo-nianze dell’abruzzesità di D’Annunzio? «Ho volutamente omesso di citare le città della costa, perché alcune mete turistiche rispec-chiano il tempo di Gabriele d’Annunzio soltanto in parte. Pescara e Francavilla al mare, ad esempio, dove il Vate in compagnia di Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella, Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao e altri intellettuali, frequentava il Cenacolo di

R

Michetti, sono ancora caratterizzate da una notevole vivacità culturale. In Abruzzo c’è molto amore per la propria terra, tanta energia positiva, a dispetto delle catastrofi provocate dai periodici terremoti. Dal punto di vista della valorizzazione e della salvaguardia si spera nel pieno recupero non solo dell’Aquila ma soprattutto dei piccoli borghi che la circondano, che sono poi gli antichi castelli i quali concorsero alla fondazione della città, quasi otto secoli fa». La casa natale è il luogo dove i vi-

sitatori possono rivivere l’infanzia del poeta. Come si presenta oggi? «Direi in maniera ridente e ospitale. Negli ultimi anni abbiamo fatto sforzi notevoli per restituire a questa casa l’atmosfera giusta, determinata da una gradevole accoglienza. Il personale si adopera per trasmettere il senso più recondito di questa casa intrisa di ricordi e affetti, a lungo vissuta dalla madre, Luisa De Benedictis. Gli eventi organizzati nell’arco dell’intero anno sono utili anche per avvicinare la casa natale ai giovani pescaresi. L’ultima edizione della “Notte dei musei” è stata un vero successo, con il record di oltre mille visitatori in poche ore». La prima testimonianza del ritorno in Abruzzo di D’Annunzio è nel 1904, in occasione della rappresentazione della “Figlia di Iorio” al Teatro Marrucino di Chieti. Quali altri luoghi ricordano il legame culturale e affettivo del poeta con la città? «Quello fu il primo vero ritorno trionfale di Gabriele D’Annunzio. In realtà fugaci visite alla madre, alle sorelle, agli amici e ai luoghi più cari sono state innumerevoli anche nei due decenni precedenti. Il Teatro Marrucino di Chieti è ancora oggi la stessa bomboniera del 1904 e saltuariamente sono rappresentate opere di D’Annunzio, oltre a importanti concerti e altre pièce teatrali, con un cartellone di tutto rispetto. Tornando a Gabriele d’Annunzio, non si può ignorare che il Vate è stato un passionale, e luoghi come il Castello di Casoli o l’Eremo dannunziano di San Vito Chietino sono memori delle sue prodezze amatorie». Parliamo ora del D’Annunzio naturalista. Sono famose le sue descrizioni dei paesaggi d’Abruzzo. Quali sono rimasti intatti, tra quelli presenti nell’Alcyone, in Primo vere,

Lucia Arbace, soprintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo

nella Figlia di Iorio o nelle Novelle da Pescara? «L’Abruzzo vanta un paesaggio agrario d’incomparabile bellezza, basta attraversarlo con il trenino che collega Sulmona a l’Aquila e prosegue verso Rieti, o anche con le linee d’autobus che collegano la costa teramana o Pescara a Napoli, attraversando da sud a nord l’intera regione, seguendo il tracciato della Valle del Salto o della Valle Peligna. Se poi si decide di ripercorrere tratti dei percorsi alpestri degli antichi tratturi, si può avere addirittura la percezione che il tempo si sia fermato molto prima della stagione dannunziana. Di segno opposto, invece, l’eccessiva cementificazione della costa a nord di Pescara, che ha cancellato intere aree verdi, senza tuttavia azzerare del tutto il fascino di località come Pineto. Come il litorale di Montesilvano, anche la pineta dannunziana di Pescara ha visto progressivamente erodere i propri spazi ombrosi, ma nel segno di una modernizzazione che può ritenersi ancora accettabile rispetto a ciò che è avvenuto altrove». ■ Renata Gualtieri


Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 74

Percorsi dannunziani n’Italia in miniatura all’interno della quale trovano spazio località sciistiche, tratti di costa mozzafiato e itinerari che ti accompagnano alla scoperta dell’entroterra. L’Abruzzo è un territorio versatile, una regione capace di offrire una variegata offerta turistica commisurata alla reale complessità della sua biodiversità. Pianificare in questo territorio le proprie vacanze significa poter disporre di mete alternative, in alcuni casi anche contrapposte, ma con la consapevolezza di poter cambiare rotta e programma in un istante. Dalle note località sciistiche di Roccaraso-Rivisondoli, Pescasseroli, Passo Lanciano Majeletta, Ovindoli e Campo Felice si può procedere fin sulla costa adriatica o perdersi negli itinerari dell’entroterra alla scoperta di eremi e castelli, cantine, laghi e fiume. È da tanta ricchezza naturalistica che nasce il progetto ideato dal gruppo Gm Hotels, una catena di alberghi che ha fatto dell’Abruzzo la sua base di partenza. Lungo il tratto di costa, ideale per gli itinerari di viaggio delle famiglie, sorgono il Family Hotel Silvi di Silvi Marina e il Residence Belvedere di Scerne di Pineto. Il primo è un family hotel in grado di offrire la vera formula all Inclusive e open bar h24. Un tre stelle direttamente sul mare con piscina, spiaggia privata, animazione per bambini e innumerevoli altri servizi integrati in un’unica tariffa. Il secondo è ideale per le famiglie che non vogliono essere legate ad orari prestabiliti e quindi vogliono vivere la vacanza con la massima libertà. Dispone di 43 appartamenti ed è dotato di una piscina sempre a disposizione degli ospiti. Il residence ospita anche gli amici a quattro zampe e offre un servizio di dog parking. L’offerta turistica è completata poi dall’hotel Le Sorgenti situato a Popoli in provincia di Pescara, un piccolo centro nel cuore dell’Abruzzo che si candida ad essere facile punto di approdo per la stretta vicinanza con l’uscita au-

U

Abruzzo: ospitalità e territorio Questa regione possiede un territorio talmente variegato da rendere possibile la creazione di numerosi itinerari turistici. Località montane possono essere affiancate a escursioni nell’entroterra o a mete balneari. Ci accompagna Giuseppe Carbone

Panorama della città di Popoli Vista da una delle camere dell’ Hotel Le Sorgenti

tostradale e comodo punto di partenza per escursioni di ogni genere, dalla mountain bike al trekking, dal rafting alle ciaspolate ad alta quota. L’hotel si affaccia direttamente sul fiume Pescara, meta ideale per chi ha voglia di scoprire l’entroterra abruzzese. La struttura è accogliente e dispone di un ottimo ristorante aperto a tutti nel quale è pos-

sibile gustare piatti della tradizione rivistati in chiave moderna quali gamberi di fiume e trota. «Il livello dell’offerta turistica in Abruzzo è altissimo - racconta Giuseppe Carbone, gestore degli alberghi e ideatore del progetto che ha condotto in breve tempo alla nascita del marchio Gm Hotels -. Possiamo facilmente abbracciare gli interessi di chiunque

PASSIONE E DETERMINAZIONE

Sopra: Residence Belvedere di Scerne di Pineto (Te) Il sito ufficiale della Gm Hotels è www.gmhotels.it

«Ho iniziato a fare il cameriere a 15 anni e volevo un ristorante, poi ho cominciato a fare il barman e volevo un bar, poi sono passato alla reception e volevo diventare direttore e quando sono diventato direttore volevo un albergo». Così si racconta l’imprenditore Giuseppe Carbone, attualmente titolare del gruppo Gm Hotels: «È la determinazione ad avermi portato oggi a possedere una società di gestione alberghiera e la passione per il turismo ha costruito in me quella sensibilità e forma di rispetto che il nostro territorio merita. Per il 2018 abbiamo in cantiere già numerosi progetti, l’intenzione è quella di continuare sulla strada intrapresa mantenendo come base l’Abruzzo ma strizzando l’occhio anche ad altre regioni».

voglia vivere un’esperienza unica sul territorio e questo è ciò che permette, a chi è desideroso di mettersi in gioco, di investire in una regione che sicuramente saprà ricompensarlo con ottimi risultati. L’Italia – continua l’imprenditore con una lunga carriera alle spalle nel settore ricettivo - è un paese meraviglioso capace di accogliere ovunque un progetto turistico di valore. Certo, alcune destinazioni sono più fortunate di altre ma non è detto che anche in quelle considerate minori non si possano ottenere buoni risultati, sono convinto che dal punto di vista turistico non abbiamo nulla da invidiare ad altre mete più blasonate». L’esperienza maturata in giro per l’Italia e all’estero ha permesso a Giuseppe Carbone di farsi le ossa sperimentando un settore che sarebbe poi diventato un vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera imprenditoriale: «Aver imparato a lavorare in realtà altamente competitive, ti spinge a distinguerti e a pretendere sempre di più da te stesso. Si tratta di un’indiscussa palestra professionale capace di offrire una continua formazione sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista relazionale. Oggi non è più sufficiente promuovere il proprio albergo ma è necessario fare rete e creare sinergie con tutti gli operatori turistici presenti sul territorio. Il filo che lega gli interessi di ciascuno è il marketing e la comunicazione: più si affinano queste strategie, migliori saranno i benefici per la collettività». ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 76

Percorsi dannunziani

Sulla Costa dei Trabocchi Lo chef Fabio Caldora ci guida tra le meraviglie della costa chietina e tra i sapori tipici della grande tradizione enogastronomica abruzzese. «Su questo fantastico belvedere D’Annunzio scrisse uno dei suoi romanzi più noti»

gni spiaggia, tratto di litorale e piccolo paese che si trova qui è diverso, unico, irripetibile. Siamo sulla Costa dei Trabocchi, in Abruzzo, in uno scenario tanto affascinante da aver irretito uno dei più grandi poeti mai vissuti: Gabriele D’Annunzio, non a caso, parla delle meraviglie che si trovano in questo angolo della provincia di Chieti, nel suo celebre “Il Trionfo della Morte”. Il nome dato al litorale deriva dalla grande diffusione del trabocco, appunto, che si può definire come una macchina da pesca costruita su palafitta. Questo paradiso turistico è stato più volte premiato con la Bandiera Blu, per le sue spiagge incontaminate, ma il mare e i paesaggi mozzafiato spiegano solo in parte il numero di turisti presenti ogni anno. Le tradizioni culinarie, infatti, rappresentano un altro grande tesoro custodito nel chietino. Ne abbiamo parlato con lo chef Fabio Caldora, titolare del Ristorante Il Promontorio. «Dopo essermi diplomato presso la prestigiosa scuola alberghiera Ipssar di Villa Santa Maria nel 1999 – premette Caldora –, ho fatto diverse esperienze in ristoranti specializzati nella preparazione del pesce e della carne. Poi, nel 2005, ho deciso di cominciare una nuova avventura rilevando un ristorante chiuso da ormai due anni. Il locale è situato su uno dei posti più sugge-

O

SPECIALITÀ LOCALI

I pesci tipici della costa adriatica per realizzare il famosissimo brodetto o la patata rossa di questa zona adatta per gli gnocchi

Il Ristorante Il Promontorio si trova a San Vito Chietino (Ch) www.ristoranteilpromontorio.it

CHI FA DA SÈ... stivi e incantevoli della costa abruzzese, da cui si gode di una stupenda vista sui trabocchi e della costa Adriatica a San Vito Chietino. Lo abbiamo rinnovato sia negli interni con arredamenti sobri ma allo stesso tempo eleganti, con un trompe-l’oeil all’ingresso che raffigura la veduta che spazia sulla costa adriatica e sia nel menù, ora esclusivamente di pesce. E il nome deriva dalla cornice in cui ci troviamo: il Promontorio Dannunziano, appunto. «Ho voluto dare a questo ristorante – spiega Caldora – un’atmosfera raffinata ma mai eccessiva, per far sì che tutti gli avventori si trovino subito a proprio agio. Questo per me è esattamente l’ambiente adatto alle esperienze sensoriali che cerco di donare ai nostri clienti. Al di là della tecnica, della passione e della professionalità che mettiamo al servizio del nostro lavoro, uno dei tratti distintivi de “Il Promontorio” sta nelle materie prime. Offriamo sempre il miglior prodotto locale come seppie, triglie, spigole, ricciole, sgombri, alici, scorfani, scampi, sogliole, merluzzi, cozze, vongole, ostriche, e tanto altro: sono tutti tipi di pesce che in questo tratto di costa sono facilmente reperibili in base alla stagione. A noi non resta che valorizzarli con abbinamenti ad altri prodotti locali, dalla patata rossa di Pizzoferrato (Ch), una patata autoctona adatta per i tipici gnocchi alla bisque di scampi, al tartufo nero di Quadri con cui facciamo i ravioli, ai crostacei con scampi, pachino e tartufo. Poi c’è lo zafferano de L’Aquila, l’“oro rosso Dop” sempre in carta con chitarrina cozze e zafferano, oppure la zucca gialla e

Una delle caratteristiche de “Il Promontorio” è che, al contrario della maggior parte dei ristoranti, dove lo chef “pensa” esclusivamente a cucinare, qui lo chef è colui che dirige tutto, dai piatti realizzati e presenti nel menù, alla presentazione e organizzazione della sala, ordini, pubbliche relazioni, preventivi. «In effetti – ammette Caldora –, sulle mie spalle grava una grande responsabilità. Certo, ho scelto di circondarmi di molti collaboratori, selezionati per le loro competenze indiscutibili, ma tutto rimane sotto la mia direzione e supervisione. Non è stata una decisione semplice da prendere, ma in questo modo sono sicuro che chiunque entri nel ristorante troverà un forte legame tra i piatti di pesce, il servizio, e l’ambiente, perché ognuno di questi elementi condivide la stessa origine: un pensiero unico».

verza in menù con il fagottino di verza con ricciola e crema di zucca gialla. Un ultimo esempio di portata tipica della nostra enogastronomia prevede le seppie, che nel mese di maggio si sposano con i piselli in uno dei secondi più legati alla tradizione Sanvitese, appunto seppie e piselli». Poi, i dessert. «Con le arance di San Vito Chietino, realizziamo un dessert, chiamato

“lo scoglio di fuori” e dedicato a un racconto di D’Annunzio presente ne Il Trionfo della Morte: il dessert è composto da crema pasticciera all’arancia, crumble al cacao, crostatina, polpa d’arancia e aurum». La sala interna può ospitare circa 60 persone ed è disponibile per buffet, battesimi, comunioni, cresime, cene aziendali, cene romantiche, pranzi di lavoro. «Il nostro staff sa consigliare al meglio sul menù più adatto alla singola occasione e al numero di invitati». ■ Elena Ricci



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 78

Marche da scoprire Estro e tradizione

Nella Riviera delle Palme

Nulla viene dimenticato ma tutto viene trasformato. Questo è uno dei motti della cucina di Errico Recanati, lo chef che rivisita i piatti della sua terra ricordando l’infanzia

Il relax del mare, la possibilità di escursioni nella natura e di visite ad antichi borghi medievali. Marco Nespeca ci accompagna in questo grazioso tratto della costa marchigiana

L

Errico Recanati, chef marchigiano

a sua passione per la cucina nasce dall’esserci nato dentro. E proprio questo gli ha dato l’amore per quei profumi che ricerca ogni giorno, che ravvivano i ricordi lontani dell’infanzia ma che sono sempre presenti e attuali. «Penso subito a mia nonna, che con la sua cucina mi ha trasmesso ricordi di odori e di sapori frutto delle cotture tradizionali marchigiane: il salmì, il potacchio, lo spiedo. Da qui scaturisce la passione per il mio lavoro e la gratificazione più grande giunge alla fine della ricerca, quando tutti gli ingredienti sono in armonia, si esaltano a vicenda, facendo riconoscere ogni singolo elemento senza che l’uno sovrasti gli altri». Parliamo della genesi delle sue ricette e dei suoi piatti. A cosa si ispira? «La fonte è la ricerca sul territorio e sulla storia dei piatti. Parto dai ricordi, dalla terra e dagli abbinamenti che possono esprimere, con particolare attenzione alla stagionalità e a ciò che ogni giorno c’è di fresco. Poi comincio a lavorare sull’idea, ricercando diverse consistenze, utilizzando cotture tradizionali supportate anche da nuove tecniche. Per i nomi invece gioco un

L

a bella stagione sembra già dietro l’angolo e dunque, perché non pensare alla prossima meta per le vacanze estive? La Riviera delle Palme, grazioso tratto di costa marchigiana che ha la sua “capitale” a San Benedetto del Tronto, offre tutte le attrattive della vacanza al mare ma non solo: si può infatti ammirare la natura incontaminata del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, e immergersi nella ricca storia dei borghi medievali disseminati sul territorio. Scegliere San Benedetto del Tronto, quindi, vuol dire scegliere mare e relax, ma non solo. Le opportunità che questa meta offre sono molte e accontentano tutti i gusti: dalla vacanza culturale a quella dedicata al relax. Sul litorale, sono molti gli hotel che offrono alla clientela spiagge bianche, ma anche escursioni di ogni tipo. Un’eccellenza tra questi è sicuramente l’Hotel Sayonara, stagliato in prima fila sul lungomare di San Benedetto del Tronto, di cui parla Marco Nespeca, uno dei membri della famiglia che da decenni possiede l’albergo. «La nostra è una struttura 3 stelle che si distingue per l’ambiente confortevole, ideale per una rilassante vacanza in famiglia.

po’: talvolta sono diretto e utilizzo nomi brevi che siano in grado di sintetizzare il piatto; in altri casi cerco di incuriosire il cliente, facendo scoprire qualcosa dal nome, lasciando però un po’ di curiosità». Qual è il suo rapporto con la tradizione? «Tutto parte da lì, poi ci metto un po’ di estro, cerco di mantenere intatti i sapori magari alleggerendo i piatti dai condimenti più untuosi e ricchi che in passato si era solito usare. Ho attualizzato, ad esempio, i crostini di patè e di caccia che mio nonno cacciatore mi faceva assaggiare da piccolo, proponendo nel mio menu tre patè di diverse consistenze utilizzando la cacciagione con una composta di cipolle e maggiorana, i fegatini di bassa corte con panatura di graniglia di pistacchi e, infine, un patè di fegato d’oca arrostito e farcito di burrata e visciole». Qual è il piatto di carne che più la rappresenta? «Tutto ciò che è carne, cacciagione fa parte del mio dna. Le cotture allo spiedo e alla brace, compreso l’utilizzo della cenere, sono tecniche popolari che amo e cerco di utilizzare sempre con maggiore frequenza. Nel periodo invernale, ad esempio, propongo il coniglio alla brace ripieno di castagne ed erbe di campo, la zuppa di cipolla cotta sotto la cenere con quadratini di faraona e fegato grasso, oppure nella stagione attuale i pennoni con frattaglie di agnello cotte alla brace, la faraona sopra e sotto i carboni o il baccalà cotto sotto la cenere». ■ NMM

L’hotel Sayonara si trova a San Benedetto del Tronto (AP) - www.hotelsayonara.it

Io e mio fratello Armando abbiamo fatto della cordialità, dell’attenzione e della discrezione del nostro staff uno dei punti di forza della struttura. L’eleganza delle aree comuni, come la sala ristorante e la piscina all’aperto, e l’ampiezza delle camere, completamente accessoriate e climatizzate, sono il tratto distintivo dell’hotel Sayonara». Hotel, il Sayonara, che ha anche ricevuto due riconoscimenti ufficiali per il proprio operato: «La nostra struttura è consigliata con l’etichetta ecologica da Legambiente Turismo per lo sviluppo del turismo sostenibile. Pratichiamo azioni per lo sviluppo del turismo sostenibile, attraverso la raccolta differenziata, la riduzione dei consumi di acqua, inoltre nella cucina privilegiamo prodotti tipici a chilometri zero e da agricoltura biologica, adottiamo misure per il risparmio energetico. Inoltre promuoviamo l’utilizzo di biciclette e il trasporto pubblico, e proprio per questo abbiamo ricevuto un riconoscimento da Bike Hotels. Quest’anno infatti, aderiamo all’iniziativa Pendolaria, storica campagna di Legambiente, offrendo agli ospiti che arrivano alla struttura con i mezzi pubblici uno sconto del 5 per cento». Altro punto di forza della struttura è la proposta enogastronomica, a chilometro zero, per coinvolgere gli ospiti nella conoscenza del territorio. «La sala ristorante dell’hotel Sayonara è uno dei nostri punti di eccellenza. Un ambiente climatizzato e confortevole pronto ad accogliere i nostri ospiti per guidarli attraverso un’esperienza gastronomica di prim’ordine. La maestria dello chef, Francesco Zarroli, nella preparazione di piatti della cucina tipica locale, è il valore aggiunto nella proposizione dei nostri menu: ricette semplici ma allo stesso tempo uniche, che passano dal pescato proveniente direttamente dalla tradizione marinara sambenedettese ai prodotti dell’agricoltura delle terre del Piceno». ■ Giulia Panzacchi



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 80

Marche da scoprire

La scelta vegana di Senigallia Per alcuni è una moda, per molti altri un preciso stile di vita: mangiare vegano, però, può rendere difficile una semplice cena fuori. Alessio Morganti, ristoratore marchigiano, racconta come ha pensato di risolvere il problema

olmare un vuoto. E farlo al meglio. Potrebbe sembrare un gioco di parole, eppure è questo che ha ispirato l’apertura di molti locali e ristoranti della ormai non più nuova corrente “vegan”. A Milano, Roma, Torino, e in tutte le grandi città di respiro europeo, è sempre più semplice trovare ristoratori che prestino attenzione anche alle esigenze di chi ha fatto scelte alimentari diverse dalla massa. Ma appena ci si sposta dai grandi centri, per i vegetariani e - soprattutto - i vegani, le cene al ristorante diventano un problema. È il caso, per esempio, di una cittadina di mare in provincia di Ancona: Senigallia. Famosa per il suo mare e la sua sabbia,

C

Alessio Morganti titolare del ristorante Ramaiòl a Senigallia (An) - www.ramaiol.it

finissima e in alcuni tratti di un pittoresco color grigio scuro, la località non è però all’avanguardia per quanto concerne le nuove abitudini alimentari degli italiani. E, dato che il turismo in Italia passa anche dalla tavola, c’è chi ha pensato di colmare questo vuoto. Alessio Morganti, ex grafico di professione, è ora titolare di uno dei pochissimi ristoranti vegetariani della zona: Ramaiòl - Naturalmente Cucina. Cosa ti ha spinto ad aprire questo ristorante? «Potremmo dire che Ramaiòl nasce proprio per colmare un vuoto. Che, neanche a dirlo, è il buco allo stomaco che un vegetariano e soprattutto un vegano si trovano spesso a non sapere come riempire. Trovare, infatti, un ristorante che possa capire le necessità di chi dice no alla carne e ai derivati dallo sfruttamento animale era, e in alcuni luoghi è ancora, un privilegio di cui ci si ricorda a lungo. Dall’essere vegetariano io sono diventato vegano e posso assicurare che andare a cena fuori era un problema. Per questo mi è venuta in mente l’idea di aprire un’attività che rispondesse ai bisogni di chi, come me, ha fatto una precisa scelta alimentare». Hai trovato subito una fitta clientela? «Sono stato sorpreso perché la città ha risposto molto bene. Infatti, la maggior parte dei nostri clienti non è né vegetariana né vegana, ma viene perché apprezza la nostra cucina. In più, molte

persone vengono da fuori, Jesi, Ancona, Fabriano, Pesaro e Fano, segno che si è creato un buon passaparola». Ovviamente, il vostro punto di forza sono i prodotti. Quali usate? «Usiamo solo quelli biologici locali, e i vini sono naturali, biologici e alcuni certificati vegani. Lo stesso discorso vale per le birre che sono artigianali locali e biologiche. L’olio è quello del frantoio di Roncitelli, il pane ce lo for-

nisce un’azienda agricola di Scapezzano. Tutto questo perché chi viene da noi cerca un prodotto specifico, ma ciò non deve incidere sul costo finale. I nostri menù cambiano molto spesso, perché seguiamo i ritmi della natura e anche perché chi sta in cucina deve avere libertà di espressione; la cucina è un'arte e va lasciata libera. Inoltre, proponiamo anche diverse iniziative. Ad esempio, il mercoledì gli appuntamenti dedicati all’arte, con dei critici; serate sul tè e l’abbinamento con i piatti; serate dedicate alla biodiversità e alle specie autoctone di vegetali in via di estinzione o che non si usano più. Questo per due ragioni: la prima è perché ci stimola a fare sempre meglio, la seconda è perché non vogliamo essere un ristorante e basta, ma unire alla cucina, che è cultura, il sapere di ciò che gira attorno a noi». Com’è stato passare dal ruolo di grafico a quello di ristoratore? «È un lavoro che ti impegna tutto il giorno, ma quando vedi che quello che fai piace agli altri, ti senti ripagato e soddisfatto. È questo l’elemento che ti fa superare le difficoltà che ci sono nel gestire un’attività, gli ostacoli che nascono dalla burocrazia. Ho comunque anche del tempo libero per svagarmi, portare avanti le altre mie passioni, come la musica elettronica e soprattutto le mie tre amate figlie». ■ Giulia Panzacchi

LA CUCINA VEGANA: I MITI DA SFATARE Rapidamente ascesa agli onori della cronaca, e negli ultimi anni esplosa come vera e propria moda, la cucina vegana nasce in realtà da uno dei più nobili princìpi. Chi segue questo tipo di alimentazione, infatti, si rifiuta di mangiare animali o prodotti da essi derivati, rifiutando, in realtà, di contribuire allo sfruttamento e ai trattamenti disumani cui questi animali vengono sottoposti, a causa delle esigenze della grande distribuzione, alla salvaguardia del pianeta e alla luce delle ultime dichiarazioni dell’OGM sul consumo di carne, anche per la propria salute. Uno dei miti da sfatare riguardo a questo tipo di alimentazione è la falsa convinzione secondo la quale chi segue questa dieta avrà necessariamente, nel lungo termine, carenze alimentari anche importanti. In realtà, se la dieta è ben pensata e bilanciata, è possibile assumere giornalmente il corretto apporto di proteine, vitamine e carboidrati, anche senza mangiare carne o derivati animali. Come tutti gli stili alimentari deve essere variato e bilanciato e quindi fatto in modo consapevole. Per questo l’alimentazione vegana non è diversa da nessun’altra dieta, se seguita da persone motivate a cambiare.



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 82

Marche da scoprire

Tra borghi medioevali e buon cibo La storica Da Adamo Osteria e Locanda rivive nella gestione di due giovani imprenditori, mossi dalla passione per il mestiere dell’accoglienza e da un consolidato know-how. Marco Ciccolini racconta il forte legame tra cucina e territorio el cuore delle Marche, Senigallia si estende dalla costa fino alla splendida campagna rurale, ricca di borghi arroccati sulle colline che custodiscono un inestimabile patrimonio di bellezze storiche e artistiche. I paesaggi, la cultura e le tipicità enogastronomiche rendono questa zona un luogo accogliente e tranquillo da vivere e da riscoprire. Immersa nel silenzio della campagna, a pochi chilometri dalla città e dalla costa, sorge Da Adamo Osteria e Locanda la cui presenza sul territorio da più di settant’anni l’ha resa un punto di riferimento gastronomico dove gustare i piatti tipici della tradizione marchigiana e italiana, per ritrovare gli antichi sapori di una volta. A gestirla da un anno sono due giovani imprenditori con la voglia di diffondere la cultura di un territorio unico, raccontandolo attraverso ricette preparate con prodotti del luogo, tutti di elevata qualità. Ad attendere gli ospiti c’è un ambiente familiare, in cui il piacere del pasto è accompagnato dalla sensazione di ritrovarsi a casa. «La nostra cucina pur rispettando la

N

tradizione è molto curata, siamo quindi riusciti a conquistare anche i palati dei nostri clienti più esigenti – dice Marco Ciccolini -. Acquistiamo solo materie prime delle nostre zone, da fornitori fidati e di cui condividiamo il modo di lavorare, per creare una cucina identitaria che sembrava ormai perduta». L’osteria non fa uso di prodotti surgelati o sottovuoto, tutto quello che viene portato in tavola è preparato dallo staff del locale. «Prepariamo tutto in casa, il pane, le piadine, la pasta e i dolci, o ancora il vino. Controlliamo tutto quello che arriva sulla tavola, così da garantire piatti genuini e sani». Punto di forza del locale è la carne. «Siamo specializzati nella realizzazione di piatti a base di carne alla brace. Anche per l’acquisto della carne, rigorosamente di origine marchigiana Igp, contiamo su fornitori di fiducia con cui collaboriamo da anni e di cui conosciamo il modo di lavorare. Anche i salumi sono di produzione locale». Per accompagnare la ricca offerta di piatti, Da Adamo Osteria e Locanda, oltre a proporre il vino della casa, dispone di un’ampia selezione di vini. «La nostra zona ha una

CUCINA LOCALE

Prepariamo i piatti della tradizione marchigiana e acquistiamo solo materie prime delle nostre zone, da fornitori fidati di cui condividiamo il modo di lavorare

Da Adamo Osteria e Locanda ha sede a Senigallia (An) www.daadamo.it

tradizione vinicola antica, cinque i vini Docg e quindici i Doc prodotti nella nostra regione. Abbiamo scelto di servire solo vini rinomati e tipici del territorio per promuovere la nostra cultura enologica. Lo stesso vale per l’olio, di straordinaria qualità, coltivato nelle nostre belle e generose colline». Per chi volesse trascorrere qualche giorno di relax, immersi nella natura e a pochi passi dalla città di Senigallia e dal mare, il locale mette a disposizione le camere della locanda. «Abbiamo acquisito la vecchia locanda posta sopra il ristorante per offrire la possibilità di soggiornare nella tranquillità delle nostre colline. Le camere sono state ristrutturate tre anni fa, le abbiamo rese accoglienti e dotate di tutti i confort: bagno in camera, aria condizionata e wi-fi gratuita». Nelle soleggiate giornate di primavera gli ospiti possono godere del meraviglioso giardino della locanda. «Abbiamo organizzato gli spazi perché gli ospiti possano consumare all’esterno la colazione, nel giardino è possibile anche consumare le vecchie merende pomeridiane da noi proposte o ancora assaporare un buon bicchiere di vino». La locanda è fornita di impianti ecosostenibili. «Siamo da sempre attenti alla conservazione del territorio e quando abbiamo iniziato quest’attività abbiamo scelto di preservarlo. Per questo motivo abbiamo scelto di installare impianti ecosostenibili che avessero un ridotto impatto sull’ambiente, riducendo così i consumi energetici e gli sprechi. Abbiamo voluto mettere in atto un progetto alberghiero responsabile che contribuisse alla salvaguardia dell’ambiente e che rendesse il soggiorno dei nostri ospiti ecosostenibile senza rinunciare ai comfort».

UNA POSIZIONE STRATEGICA L’osteria e il ristorante si trovano a pochi chilometri dal casello autostradale, dal centro città e dal lungomare, è quindi in una posizione strategica che permette di raggiungere le mete turistiche della zona in pochissimo tempo. «Siamo vicinissimi a Senigallia, una città ricca di testimonianze storiche e bagnata dal mare, e all’entroterra, con i suoi borghi medioevali. Ci troviamo inoltre al centro di itinerari escursionistici da percorrere a piedi o a cavallo e di tour enogastronomici».

La locanda e il ristorante dispongono inoltre di un ampio parcheggio privato. «Abbiamo voluto riservare parte dello spazio a nostra disposizione alla realizzazione di un parcheggio, in questo modo i nostri clienti possono agilmente arrivare da noi e muoversi autonomamente alla scoperta del nostro straordinario territorio». ■ Antonella Romaniello



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 84

Marche da scoprire

Da tempi antichi La provincia di Ancona è un sito archeologico a cielo aperto. Punteggiato da monumenti e siti d’arte oltreché situato a pochi chilometri dalle suggestive grotte di Frasassi. Ci accompagna Alberto Bucci dell’Hostaria della Posta

ra i centri più importanti della Vallesina vi è Jesi, città dal passato glorioso di cui conserva ancora intatte le tracce nei numerosissimi monumenti presenti all’interno della cinta muraria risalente al XV secolo. Un borgo immerso nella storia, punteggiato tuttora da innumerevoli edifici di pregio come le tante chiese, i conventi e il Duomo innalzati per celebrare il patrono protettore della città, i santi e la Madonna. Ma la nobiltà dei luoghi è confermata anche dai palazzi, residenze gentilizie oggi adibite a centri di attrazione per i turisti in visita, e dalle fonti storiche che indicano proprio Jesi quale luogo di nascita dell’imperatore Federico II di Svevia. È qui, su una via percorsa nei secoli da chi proveniente da Roma si recava verso l’Adriatico, che si trova una locanda che oggi come allora offre riparo per la notte ai viandanti. Nel 1898, a Castelplanio, l’Hostaria della Posta nasce come locanda specializzata nella preparazione dei piatti tipici della cucina povera marchigiana ma è nel 1983 che avviene la trasformazione in albergo con il suo trasferimento in un punto strategico da dove facilmente si possono raggiungere i siti turistici. Quale migliore occasione una volta giunti nelle Marche è quella di un’escursione a Genga in provincia di Ancona, dove si trovano le

T

La locanda Hostaria della Posta ha sede a Castelplanio (An) - www.hostariadellaposta.it

suggestive grotte di Frasassi situate all'interno del parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. Cavità carsiche sotterranee all’interno delle quali si possono ammirare sculture naturali formatesi nel corso degli anni dall’unione delle stalattiti e dalle stalagmiti. Un vero spettacolo della natura che fa il paio con le spianate sconfinate del parco del Conero composto da campagne, colline e boschi al-

Siti da visitare Dal 2017 nasce la locanda Hostaria della Posta Country House. Il tipico casale in pietra con torretta è situato in mezzo ad un uliveto in contrada Santa Maria ad Angeli di Rosora, in provincia di Ancona. L’albergo è dedicato a chi ama stare in contatto con la natura e rilassarsi

a bordo piscina assaporando i prodotti tipici marchigiani. Entrambe le strutture si trovano a circa due chilometri di distanza una dall’altra e a circa quindici chilometri dalle grotte di Frasassi, a quindici chilometri da Jesi e 45 chilometri da Ancona.

l’approssimarsi del monte da cui la distesa verde prende il nome. Un territorio lontano dai centri urbani che induce il visitatore al silenzio e lo sprona alla scoperta dei tratti caratteristici dei luoghi. Il cibo resta però il migliore indicatore dei costumi di un popolo e l’Hostaria della Posta è un affidabile custode della tradizione. Negli anni ’50 la signora Luisa ha avviato l’attività di ristorazione preparando i cappelletti tipi-

ci marchigiani fatti a mano anche oggi cucinati esattamente come allora e assurti e vero piatto forte della locanda. «I piatti tipici da noi serviti fin dagli anni 50 - racconta Alberto Bucci, titolare dell’osteria sono le paste fatte a mano come i cappelletti, le tagliatelle, i vincisgrassi e i ravioli. I vincisgrassi, ad esempio è un tipo di lasagna marchigiana, il più usato da sempre in occasione di ricorrenze particolari, nei pranzi di matrimonio e ogni qual volta si voleva fare bella figura con l’ospite. La pietanza conta svariate versioni ma le radici sono maceratesi e le donne di casa lo hanno migliorato introducendo varie modifiche facendolo diventare quella squisitezza che tutti conosciamo. È un piatto che affonda le radici nell’alba dei tempi e chiedendo il perché di questo nome ci si sentirebbe rispondere: “Quando nel lontano 1799 il generale austriaco Windisgraetz, raggiunse

Ancona dove vinse la guerra gli fu proposta questa pietanza e ne andò letteralmente matto! Il cuoco per renderlo ancor più felice battezzò quella specialità attribuendogli il nome del generale ma storpiandolo in vincisgrassi. Tutto ciò però non è vero perché venti anni prima il famoso cuoco maceratese Antonio Nebbia che per primo scrisse un libro di cucina che gli procurò grande fama, aveva riportato la ricetta designando questo piatto con il nome Prince Sgrass, cioè una portata talmente buona e ricca da non sfigurare neppure sulla tavola di un principe. E invece no! Infatti nel 141 a.C., al tempo degli antichi romani, Apicio – continua il racconto Alberto Bucci aveva descritto questa ricetta sul libro “Patina apiciana”, pur essendo all’epoca una portata ben più modesta rispetto a quella odierna e che veniva cucinata dalle nostre donne di casa, infatti, la preparazione non prevedeva l’uso delle interiora di pollo e la besciamella. Ma pensandoci bene un momento “vinci” deriva dal latino “vinculus” (legame) e “sgrassi” dal latino “crassus” (grasso), cioè il nome del piatto vorrebbe semplicemente significare: legati con il grasso!». Tra gli altri piatti tipici che caratterizzano la cucina dell’Hostaria della Posa vi è la Crescia, una specialità umbromarchigiana derivazione della piadina romagnola ma molto più spessa e servita con pecorino, affettati locali e verdure cotte. Arricchiscono il menù infine varie ricette a base di coniglio, bollito misto, maialino al forno e carni in genere. ■ Luana Costa





Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 88

Destinazione Campania

La mia Napoli Napoletano che vive a Napoli, Lorenzo Marone descrive nei suoi romanzi una città densa di stratificazioni sociali e culturali, che ne determinano l’unicità. Da qui un itinerario suggerito dallo scrittore, tra ricordi e misteri una Napoli colta nella sua affascinante complessità, lontana delle convenzioni, quella raccontata da Lorenzo Marone, avvocato convertitosi in una delle voci più interessanti e apprezzate della narrativa italiana. Marone, nato nel capoluogo

È

partenopeo, vive al Vomero dove ha ambientato il suo fortunato esordio La tentazione di esseri felici, che ha ispirato Gianni Amelio per il suo prossimo film in uscita. Nel suo ultimo libro Magari domani resto, edito da Feltrinelli, la protagonista Luce vive nei Quartieri Spagnoli. «Amo raccontare la norma-

lità di Napoli, le vie di mezzo di una città che non conosce l’equilibrio», racconta lo scrittore. «Nei miei primi due romanzi ho parlato di quartieri borghesi, di persone comuni che conducono vite comuni. In ho deciso, invece, di parlare della Napoli popolare, proprio per raccontare come, anche in contesti difficili quali i Quartieri Spagnoli, esistono tante brave persone, famiglie perbene che conducono vite regolari, nella normalità e nella legalità. Amo parlare più del bianco di questa città che del nero, anche perché siamo in pochi a farlo, il nero tira di più». Immagini un visitatore desideroso di scoprire l’anima di Napoli, ma con un giorno solo a disposizione. Quali tappe, non necessariamente quelle più battute dal turismo, indicherebbe? «Se un ipotetico viaggiatore si trovasse alla stazione centrale e avesse un paio d’ore da impegnare, magari in attesa di una coincidenza, potrebbe fare una sola cosa per scoprire l’anima della città: andare al mercato di Porta Nolana. È uno dei tanti mercati di Napoli, quello più gettonato per la freschezza del pesce e dei frutti di mare e quindi fre-

Lo scrittore Lorenzo Marone

quentatissimo la domenica e durante le feste natalizie, quando è ancora possibile assistere alla tradizionale vendita del capitone. È un crogiolo di profumi, colori, voci e volti, un luogo in cui tuttora convivono allegramente le comunità cingalesi, africane e dell’Est europeo, esempio unico di integrazione». Dovendo fare, invece, una concessione agli itinerari più convenzionali, cosa consiglierebbe di fare o vedere a Napoli?

UNA TAPPA OBBLIGATA

è il mercato di Porta Nolana, è uno dei tanti mercati di Napoli, quello più gettonato per la freschezza del pesce e dei frutti di mare. È un crogiolo di profumi, colori, voci e volti


Viaggio in Italia Pag. 89 • Marzo 2017

Alle porte della Magna Grecia

«Se questo ipotetico viaggiatore avesse invece più tempo, avrebbe l’imbarazzo di dover scegliere tra: tre palazzi reali; sette castelli; più chiese di quante se ne contino nella stessa Roma; il più grande centro storico d’Europa (patrimonio dell’Unesco); più di duecento chilometri di cunicoli scavati sotto la città, molti dei quali percorribili; decine di musei, palazzi nobiliari e luoghi di interesse storico, artistico e paesaggistico. A ogni modo, cito tre luoghi più o meno noti al grande turismo, che servono anche a illustrare i misteri, il simbolismo e la fede di questa metropoli unica al mondo. Innanzitutto, il Cimitero delle Fontanelle che, con le sue capuzzelle, mostra ai visitatori il grande culto dei morti. E poi il Monastero delle Trentatré all’Anticaglia (che non sempre è visitabile), il primo monastero che ammise le donne senza dote e, addirittura, le prostitute, le cosiddette “pentite”. Infine, la famosa sedia della fertilità, la chiesa di Santa Maria Francesca ai Quartieri Spagnoli, dove si svolge il mio ultimo romanzo Magari domani resto, all’interno della quale è sorto un museo nella casa che un tempo fu della santa. Qui le donne della città vanno a sedersi per ricevere la grazia di un figlio e le pareti dell’appartamento posto sopra la chiesa sono tappezzate di doni, ringraziamenti e

foto dei bambini nati grazie all’intervento di Francesca». Quali scorci la legano maggiormente alla città? « “Da San Martino vedi tutta quanta la città”, diceva Pino Daniele. Sarà che sono nato lassù, quando ci torno, magari in una bella domenica mattina, con il Castel Sant’Elmo alle spalle, il Vesuvio sulla testa e Spaccanapoli che taglia in due il centro storico sotto di me, mi sembra di essere nell’unico luogo possibile. Castel Sant’Elmo è il più grande castello di Napoli, che svetta con il suo tufo giallo dalla collina del Vomero. Proprio qui, il ventuno gennaio del 1799, fu innalzata la bandiera della Repubblica Napoletana che si era battuta, insieme con i lazzari e il popolo tutto, contro i francesi. E sempre qui furono poi rinchiusi alcuni degli artefici di quella grande e breve rivoluzione». C’è un ristorante che predilige? «A Napoli è praticamente impossibile mangiare male, perché la maggior parte dei ristoranti, trattorie, osterie e cantine sono ancora a conduzione familiare. Lasciatevi guidare dall’istinto fino all’uscio e dall’esperienza dell’oste una volta accomodati. Oppure ordinate il piatto del giorno con un bicchiere di vino sfuso e non ve ne pentirete mai». ■ Francesca Druidi

Lo splendido parco archeologico non è l’unica attrattiva di Paestum. Antonio Monzo spiega come il Cilento custodisca una delle più grandi tradizioni enogastronomiche della Penisola uando si pensa a Paestum, la prima immagine che viene in mente è quella dei templi di epoca greca. E non a torto: il suo parco archeologico è uno straordinario lascito dell’architettura del tempo. La Magna Grecia è sopravvissuta per 2500 anni nella bellezza che a macchia di leopardo si ritrova ancora oggi in tutto il Meridione, ma qui si è conservata in un modo che ha del miracoloso. Oltre ai templi, infatti, un’altra grande attrattiva consiste nel Museo narrante di Hera Argiva, un antico santuario della Magna Grecia dedicato alla dea Era: ospitato in una masseria degli anni Trenta del secolo scorso, è una struttura espositiva che introduce il visitatore alla scoperta di uno dei luoghi più importanti e suggestivi della Magna Grecia. Eppure, Paestum non è solo un tuffo nella gloria del passato. Siamo nel cuore del Cilento, un territorio ricco non solo di arte e cultura: questo è un vero e proprio scrigno le cui specialità enogastronomiche sono ormai note ben al di là dei confini nazionali. Un assaggio lo si ha proprio all’ingresso del parco archeologico, nella Bottega Del Gusto. «Qui è possibile degustare la tipica cucina cilentana – dice il titolare del locale, Antonio Monzo – con prodotti esclusivamente a chilometro zero. Ovviamente, non può mancare l'eccellente mozzarella di bufala di Paestum, oltre ai tanti salumi del Cilento, prodotti a Gioi come la magnifica soppressata (presidio slow food). La pasta che usiamo più frequentemente è quella prodotta a Felitto, paese nei dintorni famoso per i suoi fusilli, e realizzata a mano. All’interno si trovano in vendita gran parte dei prodotti tipici, come le ottime confetture biologiche e i carciofini sott’olio di Paestum». Cinque anni fa Monzo e il suo staff hanno

Q

La Bottega del Gusto si trova a Paestum (Sa) Facebook: La Bottega del Gusto Paestum

aperto con l’intenzione di offrire una vetrina enogastronomica a due passi dal museo nazionale. «Il pubblico – continua Monzo – ha apprezzato molto l’idea e quindi il ristorante è diventato meta di tantissimi turisti. Se dovessi consigliare i nostri commensali, proporrei i fusilli di Felitto con sugo cilentano, fatto semplicemente con pomodori e ricotta salata di bufala. Nella sua semplicità è una vera e propria delizia. Come secondi trattiamo quasi esclusiavamente carni, e soprattutto tagli di bufala che cuciniamo alla griglia. Ma non mancano Chianina, Angus, vitello e fiorentine, che abbiamo scelto per dare una maggiore varietà alla nostra offerta. Per quanto riguarda i nostri vini sono per la maggior parte provenienti da aziende vitivinicole cilentane, la cui base è quasi tutta Aglianico. I dolci sono quelli della famosa pasticceria Sal De Riso che si trova a Minori». ■ Renato Ferretti




Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 92

Un tour nell’Isola

Cultura, Palermo si cinge d’alloro Nominata capitale italiana per il 2018, il capoluogo siciliano si prepara a un anno da protagonista sul piano del richiamo turistico. «Sarà un’opportunità unica per i giovani e per gli investitori» sottolinea il sindaco Leoluca Orlando

accoglierà lo scettro dalla tromba dello Stivale e lo porterà giù, nella punta, per celebrare il suo anno da regina dell’offerta culturale made in Italy. Dopo Pistoia, detentrice del titolo per l’anno in corso, nel 2018 toccherà a Palermo vestire i panni di capitale italiana della cultura. Lo ha annunciato nelle scorse settimane il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, al termine dei lavori della giuria presieduta da Stefano Baia Curioni che ha assegnato la vittoria al capoluogo siciliano. Una corsa appassionante che ha visto Palermo regolare in volata diverse contendenti accreditate come Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Trento, in virtù di un «progetto originale e di elevato valore culturale».

R

UNA CITTÀ ACCOGLIENTE, VOTATA ALL’INCLUSIONE Così recita la prima riga della motivazione che ha indotto i giurati a scegliere la città di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di Natalia Ginzburg come portabandiera della nostra cultura per il 2018, destinandole tra l’altro il milione di euro previsto per la realizzazione del progetto presentato in fase di

permanente e alla creazione di capacità e di cittadinanza» che la comunità palermitana trasmette. Quell’anima moderna e open minded che più di ogni altra, inorgoglisce il primo cittadino. «La cifra culturale più significativa e che rivendichiamo – sostiene Orlando - è la cultura dell’accoglienza. Noi rivendichiamo il diritto di ogni essere umano di essere e restare diverso, ma di essere e restare uguale». PERCORSI CHE RACCONTANO UNA STORIA MILLENARIA Poi ci sono i contenuti squisitamente storici e artistici. Quelli che una città dalle radici millenarie e con un ruolo nevralgico nelle vicende mediterranee dei secoli scorsi custodisce in abbondanza, tra contaminazio-

dei tre centri cittadini. «Ben sette monumenti su nove – sottolinea il primo cittadino Orlando – ricadono nel territorio di Palermo e saranno certamente volano di sviluppo turistico e di nuova economia per il capoluogo e per tutta la Sicilia. I flussi turistici in entrata, di italiani e stranieri, potranno consentire a tanti giovani siciliani di lavorare nel turismo e in tutti i comparti produttivi collegati, ma anche a tanti imprenditori di potere investire sul territorio». RESTAURI E AMMODERNAMENTI, LA CORSA AL 2018 È GIÀ NEL VIVO E l’itinerario arabo-normanno è solo una delle attrazioni attorno a cui si sviluppa il programma da capitale che «avremmo realizzato a prescindere dalla vittoria», precisa l’assessore alla cultura del comune di Palermo Andrea Cusumano, sviscerandone i dettagli. «Nel 2018 – prosegue - verrà potenziata l'edizione del Festival della letteratura migrante, nato due anni fa con oltre 140 autori del Mediterraneo, e inoltre accoglieremo Manifesta, la più grande Biennale di arte contemporanea migrante, declinata sui temi dell'accoglienza. C'è poi il piano di riqualifica de La Kalsa", il waterfront della città, con Francesca e Massimo Valsecchi, tra i più grande collezionisti d'arte d'Europa che l’anno prossimo riapriranno il restaurato Palazzo Butera». Sempre nel 2018, si celebrerà il battesimo dell’ex convento di San Francesco, trasformato in centro di cultura araba e del Mediterraneo. Nel frattempo, sebbene manchino ancora alcuni mesi al cambio della guardia con Pistoia, la marcia di avvicinamento è già partita. Con l’inaugurazione della chiesa restaurata dei Santi Euno e Giuliano, celebrata nei giorni scorsi attraverso il lancio di una mostra

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo

candidatura. «Con questo riconoscimento abbiamo vinto tutti – afferma il sindaco Leoluca Orlando - perché siamo stati capaci, ognuno per il proprio impegno, di narrare la bellezza dei nostri territori». Bellezza che chi ha deciso di proclamare Palermo capitale della cultura non ha rintracciato solamente nel vasto patrimonio storico e artistico con punte di diamante quali il magnifico Teatro Massimo, ma anche nel «grande respiro umanitario, generosamente orientato all’inclusione, alla formazione

ni orientali e tracce del passaggio di numerose civiltà antiche. Una delle eredità più suggestive in questo senso, è rappresentata dall’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù, un percorso di rara bellezza inserito nel 2015 nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Dieci i monumenti principali che ne scandiscono il tragitto, tra i quali il Palazzo Reale, la Cappella Palatina, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o della Martorana, oltre alle cattedrali

speciale dell’artista egiziano Wael Shawky, che restituisce ai palermitani un luogo che giaceva chiuso da oltre 70 anni. «SS. Euno e Giuliano, abbandonata dalla modernità e recuperata dalla contemporaneità – conclude il sindaco Orlando – è un esempio di recupero e di dialogo col territorio. Shawky ci propone un’opera straordinaria che è al di sopra di ogni religione e cultura. E ci dice che Dio esiste, qualsiasi sia il nome che gli diamo». ■ Giacomo Govoni



Viaggio in Italia Marzo 2017 • Pag. 94

Un tour nell’Isola

Catania, tra antico e moderno Affascinante, misteriosa, espressione di un incrocio tra epoche e culture diverse, la città etnea è tra i centri turistici (e non solo) principali di tutto il Bel Paese. Cerchiamo di restituirne lo spirito con l’architetto Daria Laurentini

La Dimora di Sicilia e la Casa D’aria si trovano a Catania www.dimoradisicilia.it www.casadaria.it

nsieme a Palermo è stato, ed è tuttora, il cuore pulsante della Sicilia, uno dei centri culturali, economici e paesaggistici più importanti d’Italia. Ma il fascino di Catania non risiede solo nel ruolo di primo piano giocato nei secoli: quello semmai è una delle tante cause che hanno permesso alla città di sviluppare le sue caratteristiche uniche. Catania è misteriosa eppure solare, proietta luci e ombre proprio come il vicino Etna, pronto a eruttare con potenza devastatrice eppure fonte di una terra ricca, fertile e i cui frutti sono davvero unici. Soprattutto il centro storico della città etnea rispecchia queste contraddizioni, se vogliamo chiamarle così, nel mix di culture e tradizioni di cui è espressione diretta. E c’è chi, in ambito ricettivo, ha cercato di mantenere lo spirito di queste tradizioni che l’hanno caratterizzata fino ai giorni nostri. Come Da-

I

ria Laurentini, architetto e titolare di due strutture: “Dimora di Sicilia” Luxury Residence e “Casa D’aria”. La sua esperienza come albergatrice nasce, in realtà proprio, dalla ristrutturazione che ha realizzato nei due edifici. «Per entrambe le ristrutturazioni – dice Laurentini – ho scelto tecniche antiche, che hanno lo stesso approccio antimoderno, per così dire. Gli intonaci, per esempio, sono stati fatti non con cemento ma con calci e terre vulcaniche: in particolare con l’azolo, di colore nero, e la ghiara, invece rossa. Non a caso, anticamente la malta veniva fatta con la ghiara che somiglia alla pozzolana sia chimicamente che sul piano del colore. Ha caratteristiche che rendono l’ambiente in cui ci si trova più salubre rispetto ad altri materiali e permette alle pareti di “respirare”, aspetto funzionale soprattutto nei muri molto spessi degli edifici antichi catanesi. Da queste parti, in-

fatti, gli intonaci di un tempo erano studiati per permettere all’acqua assorbita di evaporare. Le colorazioni intense di pavimenti e soffitti, in alcuni casi splendidamente affrescati, contraddistinguono entrambe le dimore. «Per questo motivo- spiega Laurentini- molti credevano che sarebbe stato meglio alleggerire il tutto con colori tenui sulle pareti. Io invece ho scomesso sul contrario e ho usato pigmenti di un’intensità simile a quella delle volte, diversamente pavimenti e soffitti sarebbero rimasti in qualche modo separati. Il risultato finale va contro tutte le previsioni di chi credeva nell’alternativa opposta». La Dimora di Sicilia è una dimora storica, come suggerisce il nome, di straordinaria bellezza ed edificata nel XVIII secolo dai duchi Trigona di Misterbianco. «Offre un’ineguagliabile combinazione di antiche atmosfere e confort moderno – continua l’architetto catanese – ed è situata nella centralissima Via Etnea, nei pressi della piazza della Cattedrale. Volte affrescate, pareti decorate, mobili e quadri d’alto antiquariato: in questo si trova il valore della casa. L’insieme permette di vivere immersi in atmosfere magiche. Poi, anche se l’attento restauro ha recuperato ogni traccia del passato, la Dimora è dotata di tutti i moderni confort, come il riscaldamento radiante a pavimento per l’inverno e i condizionatori per le calde giornate estive. Un hammam all’interno della sala da bagno padronale permette di rilassarsi in totale riservatezza. Dimora di Sicilia inoltre offre un servizio personalizzato dal momento in cui si arriva fino all’ultimo minuto della partenza. L’accoglienza dei nostri ospiti per noi siciliani è sacra, ed è arte antica oggi esaltata dalla professionalità. Domestica, cuoco e personal concierge saranno a disposizione dei nostri ospiti». Invece, la Casa D’aria, che si trova nello scenario della bellissima Piazza Teatro Massimo Bellini, è forse meno lussuosa ma è stata oggetto di un restauro altrettanto curato che ha tessuto un legame creativo tra epoche lontane. «L’idea nasce dal desiderio di voler offrire una nuova tipologia di accoglienza. Un piccolo borgo arroccato nei due piani alti dell’edificio storico accoglie gli appartamenti, con un loro distinto carattere. Anche qui, antiche tecniche decorative e pittoriche rivivono in vibranti colorazioni: blu intenso, giallo oro, ocra, terra bruciata. Gli appartamenti, diversi negli arredi e nei decori conservano il gusto e il calore delle nostre case siciliane». ■ Renato Ferretti

DOVE SI INCONTRA LA STORIA

L’

architetto Daria Laurentini indica alcuni dei monumenti più interessanti da visitare a Catania. «Tra questi spiccano le Terme della Rotonda, nel centro storico, una delle strutture termali di epoca romana, del I-II secolo d.C.. Sul sito sorse pure una chiesa di probabile origine bizantina intestata alla Vergine Maria. La singolare struttura architettonica della chiesa che vi si ricavò, una grande cupola sorretta da possenti contrafforti, fece sorgere l’appellativo di Rotonda al complesso ecclesiastico. Poi non può mancare una visita al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” o alla Villa Bellini. Per i catanesi il Giardino Bellini, considerato uno dei giardini più belli d’Europa, è semplicemente ‘a Villa’, luogo di svago, di relax, di passeggiate e d’incontri. La sua posizione è incantevole: da due collinette, che si ergono nel centro e che sono divise da un ampio piazzale, si domina buona parte della città, la distesa del mare e lo spettacolo maestoso dell’Etna. E ancora, Piazza Università, il Duomo dedicato a Sant’Agata, patrona della città, il castello Ursino fondato da Federico II di Svevia nel XIII secolo. Ma per chi volesse immergersi nello spirito tuttora vibrante di Catania, consiglio un giro alla Pescheria, l’antico mercato del pesce, inserito nel percorso turistico per il contenuto di folclore che si respira passando fra i banchi dei pescivendoli: sempre affollati e carichi del vocio incessante dei venditori, qui si respira un’atmosfera davvero unica».