Viaggi - Maggio 2017

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Viaggio in Italia OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

FORUM REGIONI

METE TOSCANE

Le formule dell’ospitalità proposte da tre regioni a forte vocazione turistica: Toscana, Campania e Piemonte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 8

Si apre la stagione estiva all’insegna di arte, cultura, mare, spiagge, enogastronomia, affascinanti borghi antichi e paesaggi ameni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 12

Alla ricerca della bellezza nascosta Il volto più autentico dell’Italia, storie e territori raccontati da Osvaldo Bevilacqua

Il giornalista e conduttore Osvaldo Bevilacqua

na trasmissione da record, Sereno Variabile, e un’eredità di conoscenze ed esperienze del patrimonio umano, paesaggistico, culturale e sociale del Paese che l’autore e conduttore Osvaldo Bevilacqua ha racchiuso nel volume L’Italia nascosta (edito da Rai Eri). «È una grande emozione entrare nella storia mondiale della televisione come il giornalista che conduce un programma ormai da 39 anni senza interruzioni; il Guinness è arrivato quando avevamo raggiunto i 36 anni di

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SPECIALE SARDEGNA LO SPETTACOLO DELLA NATURA Alla scoperta dell’isola dove il tempo sembra sospeso: mare cristallino, spiagge uniche e incontaminate, paesaggi mozzafiato, tradizioni millenarie e sapori antichi per vivere esperienze meravigliose

ALL’INTERNO

Una task force della Cultura Tutelare i rispettivi tesori artistici e farne uno strumento di incontro tra popoli. È l’impegno assunto dai ministri intervenuti a marzo nel primo G7 della cultura a Firenze. Una sfida che l’Italia dei musei e dei borghi affronta da protagonista Reggia di Caserta Rinascita e programmi ambiziosi per lo straordinario complesso monumentale del Vanvitelli Lucca Summer Festival Serate magiche con artisti di valore internazionale dove la musica di qualità è protagonista assoluta

ome impostazione e come finalità ricorda da vicino la Carta di Milano, sottoscritta dagli operatori del pianeta food in occasione di Expo. Solo che stavolta il patrimonio da difendere non è alimentare, ma culturale. E il teatro dell’intesa non è più quello del capoluogo lombardo, ma di Firenze. Dove a fine marzo, nel

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corso del primo G7 della cultura nella storia, i ministri dei sette Paesi più potenti del mondo hanno assunto l’impegno di rendere la cultura uno strumento di dialogo tra i popoli, proteggendo i rispettivi tesori dalle minacce arrecate dall’uomo e dalla natura.

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Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini


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TE ITALIANO


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Colophon

UN TOUR TRA LE BELLEZZE ITALIANE L’incanto di Toscana, Campania e Sardegna: tre regioni da vivere e da gustare

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Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

In senso orario: la fiera Antiquaria di Arezzo, la spiaggia di Cala Luna in Sardegna e Paestum

>>> Segue dalla prima continuità». Lo storico appuntamento di RaiDue con i viaggi compirà, l’anno prossimo, i suoi “primi 40 anni”. «Abbiamo percorso 17 milioni di km, come essere andati 44 volte sulla Luna e aver fatto 421 volte il giro del mondo. Contenere tutta l’esperienza in un volume è praticamente impossibile. Non a caso, l’editore mi aveva commissionato 200 pagine e abbiamo superato le 300. Ci vorrebbe un’enciclopedia ben articolata». Bevilacqua invita a essere più viaggiatori che turisti: andare oltre il monumento, il già noto, e catturare la vera essenza di un luogo, anche e soprattutto attraverso il dialogo con le persone che lo abitano e ne custodiscono storie e segreti. Che ritratto farebbe di questa Italia nascosta? Che cosa sfugge allo sguardo, spesso superficiale, di visitatori stranieri ma anche e soprat-

tutto italiani? «Il ritratto è senz’altro positivo. È un’Italia che non si riesce nemmeno a immaginare, fatta di situazioni uniche, paesaggi urbani e naturali, personaggi incredibili che meriterebbero il podio. A stranieri e italiani sfuggono l’essenza, il Dna dei luoghi, le atmosfere autentiche che si possono percepire solo parlando con la gente! Sfugge meno agli stranieri, quelli che hanno deciso di vivere in Italia, a volte nei borghi più sconosciuti. Quanti ne ho incontrati, a centinaia. E, tutti, indistintamente, venissero da New York, Londra, Cina, Argentina o Australia, sono stati stregati, folgorati da questo nostro Paese che, spesso, noi per primi denigriamo o apprezziamo poco dando, forse, per scontato: la grande storia, la cultura, le civiltà che l’hanno attraversato, l’immenso patrimonio archeolo-

gico e artistico che scorre nelle vene degli italiani». Difficile dare conto in maniera sintetica di anni di viaggi lungo il Bel Paese, il libro offre un percorso personale declinato a livello regionale. Quali fattori hanno inciso in questa scelta? «Ho scelto di “scegliere” alcune storie toccanti, personali o divertenti che, in qualche modo hanno contribuito con le loro iniziative anche estreme o curiose, ad accrescere l’immagine del nostro Paese. È l’Italia che non ti aspetteresti, dove le persone si impegnano per il proprio territorio e per gli altri, come Caterina Bellandi, un angelo sceso dal cielo, che con il suo taxi Milano 25, ereditato dal marito morto di tumore, effettua corse gratuite per l’ospedale a favore dei familiari e dei bambini malati di cancro. È l’Italia dove un giovane commercialista, trasferitosi a New York, dopo qualche anno rinuncia al successo per tornare nella sua terra, l’Umbria, e proseguire il mestiere di suo padre, il pastore, con più di 200 pecore portando il suo entusiasmo giovanile e incrementando la piccola azienda con la produzione di yogurt e formaggi innovativi. O di due architetti, anche loro sulla strada del successo all’estero, che hanno recentemente deciso di tornare sui Monti Dauni, in provincia di Foggia, un luogo incantato ancora troppo poco conosciuto, e riunire una cooperativa di giovani per promuovere il turismo locale, accogliendo visitatori italiani e stranieri in luoghi unici come ad esempio il Museo Ecclesia>>>


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stico Diocesano. Un altro esempio di Italia nascosta è il lavoro dell’Associazione Pane e Salute che nell’antico borgo di Orsara di Puglia fa rivivere la tradizione del forno a Paglia con degustazioni e laboratori». Quali altre storie l’hanno colpita? «Quella di Felice Pedroni, un emiliano analfabeta e intraprendente che in Alaska ha scoperto un filone d’oro nel fondo di un torrente e per anni ha continuato a estrarre oro. Grazie a lui nasce Fairbanks, una nuova città. Diventa ricchissimo, ma il richiamo della sua terra, Fanano, piccolo borgo nell’Appennino modenese, è più forte. Si innamora di una maestra che, incomprensibilmente, rifiuta la sua proposta di matrimonio. Per lui è la fine. Ma c’è anche Topolino, simpatico personaggio che allietava i turisti con la sua chitarra e le canzoni napoletane. Lascia la sua Ischia per aprire un ristorante a Londra. La sua cucina conquista Peter Sellers e Lady D, l’indimenticabile principessa che, addirittura, lo ricorda con affetto nel suo libro di memorie. Anche lui, naturalmente, tornato a casa nell’isola della salute!». “Perle” che meritano di essere svelate, sotto il profilo delle tradizioni, del paesaggio? «Il paese San Pellegrino in Alpe, diviso

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Primo Piano a metà tra Garfagnana ed Emilia, santo compreso. E poi la Laguna di Grado e i suoi isolotti, dove vive Witige Gaddi, viaggiatore del mondo che si è fermato in uno dei tradizionali cason senza energia elettrica. Amante del vento che soffia in laguna e delle sue atmosfere uniche, Witige pratica la caccia e la pesca, ricevendo chi viene a trovarlo, vip inclusi. Non posso dimenticare Volterra, con il suo sale e la Fortezza Medicea che ospita la casa di reclusione, un carcere modello i cui detenuti sono impegnati in diverse attività lavorative. Famosissime le Cene galeotte, un ciclo di cene aperte al pubblico realizzate da detenuti e chef professionisti il cui ricavato viene devoluto in beneficienza. Straordinarie sono le storie del monument man italiano Pasquale Rotondi, storico dell’arte che salvò 10mila opere dal saccheggio dei nazisti (a lui è dedicato un premio a Sassocorvaro nelle Marche) e quella dei Re di Tavolara, al largo della costa della Sardegna. La famiglia Bertoleoni gestisce da sempre l’unico ristorante della piccola e incontaminata isola; quando Carlo Alberto di Savoia attraccò con il suo panfilo nel 1836 presentandosi come Re di Sardegna, Paolo Bertoleoni rispose di essere il sovrano di Tavolara. Un titolo di cui poi fu davvero insignito da Carlo Al-

SEMPLICEMENTE RAVENNA La bellezza e la grande importanza dei suoi monumenti senza tempo richiamano ogni anno migliaia di turisti. Il punto di vista di Mirko Mambelli na delle città con più monumenti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Ravenna è un piccolo scrigno di cultura e storia, tra i più fulgidi esempi di arte bizantina. In una città con questo pregio è essenziale un’offerta ricettiva dinamica, in grado di fare da punto di riferimento per le meraviglie da visitare nel centro storico. È il caso dell’Albergo Ristorante “I Cherubini”. «Situato in posizione strategica per ogni tipo di esigenza – dice Mirko Mambelli, titolare della struttura – l’albergo è vicino a sette degli otto monumenti storici dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco: il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, il Battistero degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la

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Cappella Arcivescovile, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di San Vitale e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Inoltre, siamo a cinque minuti di macchina dal Pala De Andrè, dove si svolge il Ravenna Festival e altre importanti manifestazioni sportive. L'albergo dispone di 18 camere e il nostro ristorante offre la tipica cucina romagnola in un ambiente semplice, ma caloroso e accogliente. In definitiva, il nostro è un piccolo hotel, indicato soprattutto a giovani, studenti e a tutti coloro che amano Ravenna, senza tante pretese». ■ Remo Monreale L’Albergo Ristorante “I Cherubini” si trova a Ravenna icherubinisrls@gmail.com www.facebook.com/icherubini.icherubini

2017 ANNO DEI BORGHI

Bisogna promuovere la cultura del borgo e valorizzare questo invidiabile patrimonio tutto made in Italy. Sereno Variabile s’impegna da anni a raggiungere questo obiettivo berto e certificato direttamente dalla Regina Vittoria d’Inghilterra. Tonino Bertoleoni, attuale re di Tavolara, continua a gestire con i suoi figli il ristorante. Parlando di tradizioni, non si può trascurare la manifestazione “A chiena” - ossia la piena - nel Comune di Campagna nel salernitano. Il fiume Tenza straripa dal suo letto naturale e inonda la città attraverso un “corso” artificiale per una sorta di rito purificatorio. Intrisi di ironia anche il Festival dei Brutti organizzato a Piobbico (con il conferimento del premio “No-bel”) e la Festa dei cornuti a Ruviano». Il 2017 è l’Anno dei Borghi per l’Italia. È un approccio lungimirante quello intrapreso dalle istituzioni del turismo? «Per quanto riguarda i borghi, di cui è

prevalentemente costituito il Paese, siamo in ritardo di almeno venti anni. Ho avuto un sussulto quando ho appreso che il competente ministero aveva scoperto l’importanza dei borghi su cui, da più di trenta anni, Sereno Variabile ha incentrato la sua struttura e programmazione. Certo che bisogna promuovere la cultura del borgo e valorizzare questo invidiabile patrimonio tutto made in Italy, anche come freccia in più al nostro arco sul mercato internazionale. E, ripeto, Sereno Variabile e tutte le reti Rai, da anni ormai, sono fortemente impegnate su questo rilevante tema. Per me far conoscere l’Italia nascosta ai tanti stranieri che guardano Rai World è vero servizio pubblico». ■ Francesca Druidi



>>> continua dalla prima

UNA MAGNA CARTA A DIFESA DEI PATRIMONI CULTURALI Lo hanno fatto apponendo la loro firma in calce alla “dichiarazione di Firenze”, un atto che segna una svolta cruciale nella scelta della comunità internazionale di occuparsi anche di beni culturali, ribadendo l'importanza di un'azione comune e coordinata per rafforzarne la tutela. «Questo documento – spiega il ministro Franceschini – ci impegna su una serie di temi, il primo dei quali è la salvaguardia del patrimonio culturale nel mondo, insidiato dal terrorismo e dalle grandi calamità naturali. Da cui deriva il sostegno all’iniziativa dei caschi blu, delle task force nazionali, oltre che l'impegno a implementare le recenti risoluzioni delle Nazioni unite che prevedono la presenza di una componente culturale anche nelle missioni di peacekeeping. Dunque anche durante le crisi in corso». Cultura come veicolo di diffusione di pace e di fratellanza dunque o, come si legge nelle righe iniziali della dichiarazione, «quale nesso straordinario tra il passato, il presente e il futuro dell’umanità», di cui preserva l’identità e la memoria alimentando la tolleranza e il rispetto delle diversità di tutte le nazioni. «In un momento in cui le paure della globalizzazione spingono a rinchiudersi e ad avere paura dei diversi – sottolinea Franceschini - parlare di cultura come strumento di dialogo e di incontro mi pare un passo molto importante». TUTTI PAZZI PER I NOSTRI MUSEI, MA SPUNTA LA “TEGOLA” SUPERDIRETTORI Ma di cultura si può e si deve parlare anche in termini di risorsa economica, specie in un paese come l’Italia che in ambito storico, artistico e architettonico vanta una leadership indiscussa. Lo dimostra l’escalation di visitatori che negli ultimi tre anni hanno affollato i nostri musei statali, portando il totale degli ingressi dai 38 milioni del 2013 ai 45,5 milioni dell’anno scorso. «E nel 2017 andrà ancora meglio» assicura Franceschini, galvanizzato dai risultati record registrati durante l’ultima giornata della Liberazione. «Rispetto al 25 aprile dell’anno passato – osserva i primi dati provvisori segnalano una crescita del 28 per cento dei visitatori e del 33 per cento degli incassi nei musei statali». Gli aumenti più significativi hanno riguardato molte re-

altà collaudate o protagoniste di un importante rilancio come il Parco archeologico di Paestum, in rialzo del 66 per cento, o la Reggia di Caserta progredita del 76 per cento. Ma anche «siti di norma meno interessati dal turismo culturale - ci tiene a rimarcare il ministro - come gli scavi di Ostia Antica saliti del 212 per cento, l’Anfiteatro di Santa Maria Capua a Vetere con un +307 per cento o il Palazzo Ducale di Sassuolo cresciuto del 60 per cento». Numeri che premiano l’eccellenza del nostro circuito museale e mitigano in qualche modo la “doccia fredda” arrivata l’altro giorno dal Tar del Lazio, che ha bocciato le nomine di cinque dei nuovi venti direttori dei supermusei. «Una figuraccia dell’Italia davanti al mondo, per la quale faremo appello al più presto al Consiglio di Stato», avverte il ministro. ANNO DEI BORGHI, PRESTO GLI STATI GENERALI Amareggiato da una sentenza che rischia di ridimensionare gli effetti di un’articolata azione riformatoria portata in questi tre anni avanti dal Mibact, con importanti novità tra le quali l’istituzione dell’Art Bonus e il battesimo dei cosiddetti “anni tematici”. L’anno scorso quello dei Cammini, quest’anno quello dedicato ai borghi, che investe su un’offerta turistica slow, puntando a promuovere viaggi esperienziali e destinazioni complementari a quelle delle grandi città universalmente note. «Ci stiamo adoperando al massimo – afferma il ministro - per fare in modo che l’Anno dei borghi diventi una grande sfida nazionale, capace di dare frutti molto importanti al territorio. Sono tante le iniziative in programma, per raccontare tradizioni e cultura di luoghi meravigliosi». Tra le più significative, nell’ambito di una strategia complessiva che coinvolge Enit, Anci e 18 Regioni italiane impegnate parallelamente nel progetto “Viaggio italiano”, si segnalano la realizzazione di un “Atlante dei Borghi d’Italia, il riconoscimento di borgo “smart” assegnato alla comunità locale più virtuosa sul fronte dell’innovazione dell’offerta turistica e l’imminente convocazione degli Stati generali dei borghi, che tracceranno un primo bilancio di questi dodici mesi all’insegna dei piccole gemme nascoste che custodiscono l’identità culturale del nostro Paese. ■ Giacomo Govoni



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Regioni a confronto

L’estate bussa, l’Italia è pronta Turismo slow, valorizzazione delle località minori, vacanze open air. Sono le formule di ospitalità attraverso cui tre regioni big dell’incoming come Piemonte, Toscana e Campania stanno diversificando la loro offerta in un’ottica di integrazione con gli attrattori principali. In vista di una stagione estiva che, stando al trend delle prenotazioni, si annuncia promettente

on quali risultati si è aperto il 2017 per il turismo locale e, in termini di performance ricettive, quali circuiti territoriali stanno consolidando la loro capacità attrattiva rispetto all’anno passato? ANTONELLA PARIGI «Non disponiamo ancora dei dati completi sull’andamento dei flussi in Piemonte nei primi mesi del 2017, ma i segnali per un’altra ottima annata già ci sono. A partire dalla stagione sciistica, per cui gli operatori del settore hanno registrato un aumento del-

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le presenze fino al 30 per cento. Un risultato reso possibile anche dalle politiche attuate dalla Regione, in particolare con l’istituzione della “Settimana dello sport”, che nel mese di febbraio ha permesso a migliaia di studenti e alle loro famiglie di recarsi nelle nostre valli. Dati positivi arrivano anche da Torino dove alcuni grandi eventi, come il Salone Internazionale del Libro, hanno confermato la forte attrattività della città». STEFANO CIUOFFO «Il 2017 si è aperto molto bene e nel periodo di Pasqua le nostre città d’arte, complici il clima fa-

vorevole e i ponti, sono state prese d’assalto. Le strutture delle città d’arte e delle località balneari si sono riempite al 7080 per cento e i fatturati hanno fatto registrare incrementi tra il 4 e il 9 per cento rispetto al 2016. Anche sul resto del territorio è andata bene, con fatturati cre-

ANTONELLA PARIGI

«Tra i segmenti più apprezzati le nostre montagne, il distretto dei laghi e le mete culturali, Torino in testa. Al contempo stiamo scommettendo sul turismo slow, dal cicloturismo ai cammini»

Antonella Parigi, assessore al Turismo della Regione Piemonte

sciuti mediamente del 2.4 per cento. Tuttavia non mancano zone d’ombra, come nel caso della montagna e delle terme. I tassi di saturazione degli hotel, b&b e agriturismi toscani sono comunque sempre superiori alla media nazionale. Se l’Italia ha viaggiato infatti attorno al 42 per cento, la Toscana si è attestata su un ottimo 60 per cento». CORRADO MATERA «Aspettiamo i dati certi, ma le prime informazioni che arrivano dai territori e dagli operatori fanno pensare a un grande anno per il nostro turismo. Dopo le flessioni dovute al crollo della capacità di spesa, gli italiani hanno ripreso a viaggiare già dallo scorso anno, e nel 2017 in modo consistente. Il grande balzo dei turisti stranieri, che ci rende la regione più “internazionalizzata” del Sud, ci condurrà verso un robusto segno più a fine anno. Napoli e Salerno sono le destinazioni che stanno tirando la volata all’intera Campania, ma la nostra carta vincente è l’ampiezza del portafoglio di offerta: cultura, natura, mare, archeologia e arte contemporanea, tradizione, cibo e stile di vita». Quali offerte turistiche stanno riscuotendo il maggior gradimento tra i vostri ospiti e, in chiave di promozione territoriale, su quali percorsi state scommettendo come Regione? A.P. «Uno dei territori più in crescita è quello delle colline del sud del Piemonte: Langhe e Monferrato si stanno affermando come mete turistiche a forte vocazione internazionale. Più in generale, tutto il settore enogastronomico rappresenta ormai un’eccellenza del nostro turismo su cui, come Regione, stiamo investendo molto. A partire dal Bocuse d’Or, prestigiosa competizione internazionale di cucina di cui ospiteremo le selezioni italiane ed europee. Tra i segmenti più apprezzati anche le nostre montagne, il distretto dei laghi e le mete culturali, Torino in testa. Al contempo stiamo scommettendo sul turismo slow, dal cicloturismo ai cammini. Di recente abbiamo infatti introdotto la categoria alberghiera di “posto tappa” e ampliato l’albergo diffuso». S.C. «Mare, arte e cultura in Toscana la fanno da padrone, ma stiamo mettendo in atto politiche di diversificazione dell’offerta puntando su esperienze legate alle tradizioni enogastronomiche o a percorsi rivolti alla scoperta dei mestieri e del “fatto a mano”, in quanto l’artigianato artistico in Toscana ha delle vere eccellenze. Abbiamo lanciato il sito www.toscanaovunquebella.it per raccontare la nostra regione in ogni suo comune e a breve sarà online il nuovo portale del turismo www.visittuscany.com, che ambisce a mettere a sistema quanto fatto fino a oggi su questo tema dai vari enti, dotandolo così di una banca dati di informazioni ineguagliabile. Coming soon!».


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STEFANO CIUOFFO

«Mare, arte e cultura la fanno da padrone in Toscana, ma stiamo puntando su esperienze legate alle tradizioni enogastronomiche o a percorsi rivolti alla scoperta dei mestieri e del “fatto a mano”, in quanto l’artigianato artistico in Toscana ha delle vere eccellenze»

Stefano Ciuoffo, assessore al Turismo della Regione Toscana

C.M. «Il mix di offerta determina la nostra leadership nel Mezzogiorno e i 18 milioni di presenze turistiche in Campania: oggi vince chi ha più da offrire perché il turista possa costruire l’esperienza di viaggio più vicina ai propri sogni e possibilità. Di sicuro i nostri grandi attrattori continuano a crescere grazie anche alla capacità di valorizzarli in modo moderno: straordinari i risultati di Caserta e Paestum, in questo senso. Come Regione, in linea con la strategia nazionale approvata dal Mibact, stiamo lavorando per lo sviluppo turistico delle destinazioni minori della Campania, delle sue aree interne, dei borghi autentici, delle aree protette e dei parchi, in un’ottica di forte integrazione con gli attrattori principali».

La qualità dei collegamenti infrastrutturali incide molto sulla capacità ricettiva di un territorio. Con quali interventi recenti avete qualificato la vostra rete territoriale e quali i prossimi in agenda? A.P. «Sicuramente l’aeroporto di Caselle è cresciuto molto negli ultimi anni, aumentando i voli diretti con località in Spagna, Germania, Danimarca e Russia. Anche la rete ferroviaria nazionale e regionale e le compagnie di autobus, pur con alcune criticità, collegano in modo capillare le destinazioni turistiche piemontesi. Ma se ragioniamo in un’ottica internazionale, gli spostamenti interni in Piemonte risultano davvero alla portata di tutti: andare da Torino al lago Maggiore, o dalle Langhe al Monginevro, è paragonabile, per distanze e tempi, al tragitto tra Londra e i suoi aeroporti». S.C. «Ci sono importanti novità dal punto di vista aeroportuale, con nuove tratte aperte con la Russia, la Germania, la Cina e gli Emirati Arabi che sono senza dubbio nuove occasioni. In tal modo puntiamo a consolidare la vocazione internazionale di questa regione». C.M. «Proprio in questi giorni e per la prima volta, la Campania ha approvato un complesso piano di mobilità turistica in una logica policentrica, che si prefigge di far muovere i turisti sul territorio in modo efficiente e sostenibile. Alta velocità con Frecciarossa fino al Cilento, treni storici per collegare i maggiori attrattori culturali, vie del mare con

traghetti speciali dalle città ai centri minori, bus turistici in costiera. Un impegno forte della Regione, che sperimenteremo in maniera capillare quest’estate e renderemo stabile sulla base dei riscontri che avremo dall’utenza». Nelle vostre terre la Pasqua ha registrato grandi numeri sul piano dell’incoming. Con quali prospettive vi preparate alla stagione estiva e a quali strategie di accoglienza state lavorando? A.P. «Per l’estate stiamo lavorando su diversi fronti, intanto per confermare le ottime presenze registrate nel 2016 sulle nostre montagne. Anche nei mesi estivi infatti le valli sono teatro di festival, manifestazioni, ma soprattutto ospitano una ricca offerta legata all’outdoor che richiama turisti e visitatori sia italiani che internazionali. Un altro nostro punto di forza, come detto, è costituito dalle colline Unesco, Langhe-Roero e Monferrato, mentre tra le mete tradizionalmente più attrattive restano i laghi. A unire il tutto è la proposta di un turismo esperienziale e a misura d’uomo, sempre più ricercato dai turisti».

S.C. «Il trend è positivo e le prospettive pure: a tre mesi dal debutto della stagione estiva il 50,4 per cento delle strutture ricettive toscane registra già un numero di prenotazioni pari a quelle del 2016, anno record per il turismo toscano, e nel 17,3 per cento dei casi siamo persino maggiore. Da un’indagine di Toscana Promozione Turistica, a trainare la stagione estiva saranno le località balneari dove il 23,4 per cento degli alberghi ha già più prenotazioni dello scorso anno. Protagonisti di questa crescita, ancora una volta, i turisti stranieri (+2.9 per cento). Vogliamo puntare molto sul far scoprire il volto della Toscana meno conosciuta, fatto di piccoli borghi e campagne con una natura da vivere, legandola al turismo all’aria aperta: sport, escursionismo e cammini». C.M. «L’estate è già iniziata con la Pasqua, segno importante della destagionalizzazione del nostro turismo. Nell’era digitale, l’accoglienza turistica continua ad aver bisogno di un sistema territoriale in grado di stringere la mano ai turisti e farli sentire a casa. Una rete di informazione turistica capillare sul territorio, integrata e digitalizzata, che accompagni i visitatori in ogni angolo della Regione. La stiamo creando con i comuni della Campania e con tutto il mondo turistico locale, lavorando sia sulle infrastrutture che sul capitale umano: da questa estate avvieremo un’implementazione dei servizi sia in termini di quantità che di qualità».


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Estendendo ulteriormente la prospettiva, quali obiettivi di programmazione turistica avete fissato entro fine anno e che sostegno vi aspettate dai partner istituzionali, Enit in testa, per raggiungerli? A.P. «Gli obiettivi di quest’anno seguono quelli che ci siamo dati sul medio periodo: aumentare la quota dei visitatori stranieri e la percentuale di Pil regionale prodotta dal settore turistico. Per questo stiamo lavorando insieme alla Dmo Piemonte Marketing e a tutte le istituzioni del settore per sviluppare nuovi prodotti turistici e rafforzare i segmenti già “maturi”. Enit rimane sicuramente un

Corrado Matera, assessore al Turismo della Regione Campania

partner strategico, con cui stiamo portando avanti importanti collaborazioni. Quello che ci aspettiamo, a livello complessivo, è di individuare progetti comuni e strategici su cui lavorare in rete, evitando di disperdere energie e risorse». S.C. «Il ruolo di Enit deve essere ancora più incisivo perché un coordinamento nazionale delle politiche e strategie sul turismo è necessario. Non è efficiente nel suo complesso avere 20 o più azioni parallele per ogni regione. Speriamo che dopo la “rinascita” si vada verso un rinnovato impegno di coordinamento e di promozione, investendo le risorse adeguate per questo comparto vitale per la nostra economia». C.M. «Il turismo è un sistema che coinvolge una pluralità di soggetti: vince chi è in grado di giocare la partita in modo organizzato. È questo il nostro obiettivo per il 2017: migliorare la nostra governance, aumentare la collaborazione tra pubblico e privato, lavorare in sinergia con le altre Regioni del sud. Al di là degli esiti referendari, le Regioni hanno voglia di lavorare insieme sul turismo e chiedono allo stato centrale, Enit in primis, di fare da orchestratore. La competizione internazionale è talmente dura che solo come Italia possiamo vincerla, specie in alcuni mercati emergenti e sterminati». ■ Giacomo Govoni

CORRADO MATERA

«Oggi vince chi ha più da offrire. I nostri grandi attrattori continuano a crescere grazie anche alla capacità di valorizzarli in modo moderno: straordinari i risultati di Caserta e Paestum, in questo senso»



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L’offerta toscana

Vi presento la vera cucina La proposta gastronomica toscana unisce terra e mare, per questo è tra le più apprezzate nel nostro Paese e all’estero. Con Paolo Petroni scopriamo da vicino le ricette tipiche, basate su «cotture semplici e gusti schietti» la penna narrante della Toscana a tavola. Quella adorata da Pellegrino Artusi, padre dell’unità enogastronomica italiana che non a caso scelse Firenze per scrivere il suo celebre manuale La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. E quella che lo scrittore Paolo Petroni, dal 2015 anche presidente dell’Accademia italiana della cucina, racconta da decenni in periodiche riedizioni aggiornate de La grande storia della vera cucina toscana, contribuendo a celebrarne l’eccellenza. «Artusi è stato senz’altro il più famoso divulgatore della cucina regionale – sostiene Petroni – ma tra i viventi che oggi continuano ad alimentarne la fama mi piace ricordare i pistoiesi Aimo e Nadia Moroni, che a Milano da molti anni offrono una cucina toscana di gran classe». Cos’ha di tanto peculiare la cucina toscana da averla spinta ad approfondirne la cultura e le tradizioni? «La risposta più facile e vera è che essendo io toscano, con padre di Lucca e madre di Firenze, è la cucina che amo di più e che conosco meglio. Ma è altrettanto vero che questa cucina è amata non solo dai toscani ma ovunque nel mondo. Nelle grandi città in Italia e all’estero i primi ristoranti

È

vato nuova vita e quindi le ho inserite nel libro. Ci sono invece le ricette cosiddette moderne o innovative che negli ultimi trent'anni hanno avuto un certo successo. Nella nuova edizione sono presenti alcune "innovative" ricette che ritengo meritino una pubblicazione perché fondate su solide tradizioni e perché ovviamente anche buone. Alcuni esempi sono le triglie al cartoccio, gli spaghetti al vino rosso, le pappardelle al sugo di mare, la trippa in zimino, il tonno del Chianti». Il titolo del suo libro parla di “vera” cucina toscana, presupponendo quasi l’esistenza di una “finta”. In questo senso, ci sono falsi miti legati alla proposta gastronomica toscana che vanno sfatati?

Paolo Petroni, presidente dell’Accademia italiana della cucina e autore de Il grande libro della vera cucina toscana

ad aprire con grande successo sono stati proprio quelli con cucina toscana, che si fonda su ingredienti di prima qualità, cotture semplici, gusti schietti, decisi e piacevoli. E soprattutto una grande varietà di proposte dal mare fino alle montagne». Attorno a quali ingredienti-pilastro si sviluppa la cucina toscana? «Sicuramente i fagioli quali i cannellini, il Sorana, lo Zolfino di Pratomagno, lo Scritto di Lucca, il Giallorino della Garfagnana, sono ingredienti preziosi per molti piatti toscani. Assieme al pane casalingo toscano, al cavolo nero, alla cipolla rossa e altre verdure, elementi essenziali per minestre e zuppe insuperabili. Per non parlare della morbidissima trippa venduta dai trippai a tutte le ore a Firenze e la celebre bistecca alla fiorentina. Come

sanno tutti i frequentatori di trattorie toscane gli antipasti con crostini di fegatini, salame toscano, prosciutto casalingo e i primi piatti con la pappa al pomodoro, la ribollita e le penne strascicate sono la base del menù toscano tipico dell'entroterra». Quali sono i luoghi, i locali, dove ancor oggi è possibile fare esperienza dei sapori autentici della cucina toscana? «Non esprimo mai pareri sui ristoranti e di malavoglia consiglio locali, sia perché cambiano cuochi e gestione e sia perché non tutti hanno gli stessi gusti. Ma per stavolta qualche citazione posso farla. A Firenze Da Burde, la Buca Lapi, la Buca dell'Orafo. A Fiesole Tullio a Montebeni. A Lido di Camaiore l'Arcano del mare, a Greve in Chianti Da Padellina, a Livorno la Barcarola, a Lucca la Buca di Sant'Antonio, a Prato Baghino, a Terranuova Bracciolini l'Acquolina a Viareggio da Miro». Nel corso degli anni, lei ha aggiornato il suo libro con ricette nuove e moderne. Quali nuove declinazioni hanno integrato il patrimonio culinario toscano ultimamente? «Quando parlo di ricette nuove, mi riferisco alle diverse edizioni che si succedono dagli anni Ottanta. Infatti tante preparazioni conosciute solo a livello locale o addirittura presso poche famiglie, hanno tro-

«L'aggettivo "vera" del titolo non deve intendersi come contrario di "falsa" o "finta”, quanto come sinonimo di genuina, autentica, originale, sicura e corretta. Purtroppo infatti molti testi gastronomici regionali sono scritti da autori poco preparati sul versante della cucina o della storia delle tradizioni, ma anche la maggior parte dei ristoranti propone piatti lontani dal buon gusto e dalla tipicità. Basta vedere cosa si legge e si trova in merito alla trippa alla fiorentina, alla ribollita, alle pappardelle sulla lepre, ai tortelli di patate, ai pici e persino alla bistecca alla fiorentina». Mettiamo che lei debba ospitare un caro amico a casa sua e voglia raccontargli con un pranzo la vera Toscana: cosa gli preparerebbe? «Se il caro amico venisse a casa mia d'estate, al mare, gli farei assaggiare dei muscoli ripieni alla viareggina, poi dei maccheroni (quadrati di pasta fresca) al sugo di cacciucco e un saporito scorfano alla livornese, chiudendo con una scarpaccia dolce zucchini alla camaiorese. Se invece venisse in inverno a Firenze gli preparerei dei crostini di fegatini e milza e insalata di trippa, un assaggio di ribollita con olio nuovo del Chianti e un’arista con l'osso al forno con patate e rapini saltati in padella. Chiusura con biscotti di Prato e Vinsanto». ■ Giacomo Govoni


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L’archistar dei sapori dotti che, di stagione in stagione, come in un rito compongono i miei piatti assieme ai prodotti toscani». Quali sono gli ingredienti toscani d’elezione che rendono esclusivi i suoi menu e quali caratteristiche devono avere per adattarsi alla sua proposta gastronomica? «Nella selezione dei prodotti del nostro territorio c’è una continua ricerca basata sul gusto e il cibo salubre, dal nord al sud della Toscana. L'agnello di Zeri, il farro della Garfagnana, i fagioli di Sorana, gli asparagi della Maremma, la frutta e

gusti riconoscendo in lettura e in assemblaggio tutti gli elementi che compongono il piatto. Terza regola: il cromatismo e la composizione architettonica, in quanto ogni singolo ingrediente è il tassello geometrico per poter risaltare nel piatto la propria espressione di gusto. Specie in termini di assemblaggio, l’impatto visivo attira l'attenzione e induce a osservare il piatto». A rendere l’Arnolfo una delle cattedrali toscane del gusto è anche una carta di vini eccezionale. Quali sono le etichette territoriali che esaltano meglio la sua cucina? «Ne cito tre su tutte: il Capannelle Chardonnay 2013 di Gaiole in Chianti, Siena; il Chianti Riserva Berardo 2010 Castello di Bossi Castelnuovo Berardenda, Siena; il Brunello di Montalcino Le Ragnaie Vecchie vigne 2010 Montalcino, Siena». La stagionalità è uno dei tratti distintivi delle sue ricette. A tal pro-

gli ortaggi della Val di Chiana, la Cinta senese di Renieri, il pesce dell’arcipelago toscano, la chianina selezionata da Simone Fracassi in Casentino, le anatre mute, le faraone, il Piccione, il pollo del Val d’Arno di Laura Peri, le farine del Podere Forte macinate a pietra in Val d’Orcia, l’olio extra vergine di Franco Bardi e potrei continuare. Qui non ci fermiamo mai, siamo in continua rilettura ed evoluzione». Le regole base che presiedono alla preparazione di ogni singolo piatto: riuscirebbe a individuare le prime tre che lei segue? «La prima regola è preservare la materia prima, lavorando senza contaminazione e cercando di trasformarla mantenendo sempre il gusto integro. La seconda regola è l'originalità, che consiste nell'abbinare con guizzo di idee le materie prime con nuovi elementi, per esaltarne i

posito, può svelarci un piatto “primavera-estate” che si può gustare nel suo ristorante in questo periodo? «Ve ne svelo due, uno per stagione: i tortelli di carciofi in primavera e il piccione all'ostrica e lamponi in estate». ■ Giacomo Govoni

Originalità, composizione cromatica e geometrica dei piatti, rispetto delle materie prime. Sono le tre regole auree alla base delle ricette di Gaetano Trovato n tempio della cucina con la C maiuscola e aspirata, tipica di quella Toscana che sa incantare gli occhi con i suoi paesaggi ed emozionare il palato con i suoi piatti gustosi e artistici. Curati con la perizia di uno scultore come Arnolfo di Cambio, architetto del XIII secolo a cui oggi è intitolato il ristorante Arnolfo a Colle Val d’Elsa, autentica boutique gastronomica decorata dalle due stelle Michelin portate in dote da Gaetano Trovato. «L’arte e l’architettura del maestro colligiano – spiega lo chef - si riflette causalmente e casualmente, in modo indiretto e diretto, sulla mia cucina». In quali aspetti principali si rispecchia e in che modo la passione per le forme e le geometrie si rinnova nella composizione dei suoi

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Lo chef Gaetano Trovato

piatti? «Innanzitutto nell’idea di base di progettare un piatto scegliendo materie prima di alta qualità, secondo l’approccio seguito appunto anche da un architetto di eccellenza quale Arnolfo di Cambio o Arnolfo di Lapo che dir si voglia, elevandole con forme geometriche e architettoniche per esaltarne la bellezza equiparandola al gusto. Quindi Arnolfo Ristorante non vuo-

le essere solamente esperienza filosofica di cucina, ma una vera scienza sempre alla ricerca dell'esaltazione della materia prima per trasmetterne passione, amore e gusto». Sebbene all’età di sei anni fosse già a Colle Val d’Elsa, lei è nato in Sicilia. Cosa resta della sua matrice iso-

lana nel suo stile culinario e nella scelta dei prodotti? «Resta la famiglia Trovato con mamma Concetta protagonista, una donna determinata che da sempre mi ha trasmesso l'amore per il cibo e quindi anche i valori della terra ''natia’’. La Sicilia, la grande terra con ortaggi freschi in ogni momento dell’anno, gli intensi gusti, capperi e origano di Pantelleria, le lenticchie di Linosa, agrumi profumatissimi, mandorle di Avola, pistacchi di Bronte, olio extra vergine di oliva della tonda Iblea e di Nocellara del Belice. Questi sono tutti pro-

IL TEMPIO DELLA CUCINA

Presso il ristorante Arnolfo si rivive la Toscana che sa incantare gli occhi con i suoi paesaggi ed emozionare il palato con i suoi piatti gustosi e artistici, curati con la perizia di uno scultore


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L’offerta toscana n’abbuffata di concerti lunga un mese e mezzo, fino alla chiusura trionfale di settembre sulle note di “I can’t get no Satisfaction”. Sarà una parata di grandi stelle della musica quella che a partire dal prossimo 14 giugno sfilerà al Lucca Summer Festival, una delle vetrine cult dell’estate italiana che ogni anno propone una line up ricca di artisti di caratura mondiale, con i nomi più cool del panorama musicale. Sullo splendido palcoscenico di Piazza Napoleone, avvolto nella magica cornice medievale della città toscana, si avvicenderanno anche quest’anno celebri artisti della scena pop e rock internazionale per festeggiare il ventesimo anniversario del festival, oltre che i 500 anni delle storiche mura che cingono Lucca.

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COLPACCIO ROLLING STONES, DI NUOVO IN ITALIA 3 ANNI DOPO ROMA Celebri o addirittura leggendari come nel caso dei Rolling Stones, super ciliegina sulla torta di compleanno del festival, che faranno scalo in Italia il 23 settembre con il tour “No filter” a distanza di tre anni dall’ultima loro apparizione italiana al Circo Massimo di Roma. Un colpaccio a sorpresa per l’edizione 2017 della kermesse lucchese, reso ufficiale nelle scorse settimane attraverso l’annuncio di Keith Richards. «Ehi ragazzi, arriviamo. Ci vediamo lì» ha commentato il chitarrista della mitica rock band, mettendo la parola fine a mesi di rumors sulla loro possibile partecipazione. «I Rolling Stones al Summer Festival – esulta Mimmo D’Alessandro, patron del festival - erano sono uno dei miei sogni. E a volte i sogni diventano realtà». Per il loro concerto, i cui tagliandi distribuiti in prevendita sono letteralmente evaporati un’ora dopo l’apertura dei botteghini, verrà allestita una maxi arena lunga 52 metri e profonda 24 sullo sfondo delle Mura, ricavata nell’ex campo Balilla in grado di ospitare 55 mila spettatori, di cui circa 2000 a sedere. Un evento destinato a entrare nella storia di una manifestazione che nei suoi primi vent’anni di vita ha visto transitare autentiche icone della musica quali Bob Dylan, ospite d’eccezione nella prima edizione del Summer festival, Elton John, The Eagles, David Bowie, Mark Knofler più diversi numeri uno di “produzione autoctona” come Eros Ramazzotti, Zucchero, Francesco Guccini, Pino Daniele e Laura Pausini.

Lucca festival, una Summer stellare Scatterà il 14 giugno e chiuderà col botto il 23 settembre, col concerto-evento della storica rock band capitanata da Mick Jagger. Un programma da urlo, per celebrare il ventennale come meglio non si può

LUCCA, LATINA PER UNA NOTTE COL TORMENTONE “DESPACITO” Ma quello del glorioso quartetto britannico, definito anche dal primo cittadino Alessandro Tambellini «un evento straordinario per Lucca, senza alcun precedente», non è l’unico colpo ad effetto messo a segno dagli organizzatori del Summer. I quali, proprio nelle ultime settimane, hanno annunciato la presenza in città di un altro big musicale del momento, da quasi tre mesi in vetta alla classifica dei singoli più venduti con oltre 500 milioni di stream per il brano e più di 1,5 miliardi di visualizzazioni per il video. Stiamo parlando del cantante portoricano Luis Fonsi e del suo clamoroso tormentone “Despacito” che riecheggerà tra le mura lucchesi il 28 luglio, in una delle due date italiane attesissime dagli appassionati di ritmi latini. L’ultima perla che va a decorare un calendario della rassegna già tempestato di artisti e interpreti di lusso, ai quali prossimamente potrebbero aggiungersene altri. «Il cartellone del ventennale è aperto - chiarisce D’Alessandro e resterà aperto fino al 23 settembre, pertanto non escludo che potranno esserci altre sorprese». A cominciare dalla guest star, al momento ancora top secret, che si alternerà sul palco nella notte magica dei Rolling Stones. «Sarà una star di livello internazionale – preannuncia il promoter - ma siamo ancora alla fase embrionale». ■ Giacomo Govoni

Un cartellone irripetibile Quattordici serate di musica d’autore, ma anche di tributi, duetti esclusivi e risate. Come quelle che promette di regalare il 29 luglio il trio di toscani doc formato da Panariello, Conti e Pieraccioni, unici “intrusi” all’interno di un cartellone per il resto interamente musicale. Si partirà il 14 giugno con l’accoppiata Green Day-Rancid, due band simbolo del punk anglosassone che faranno ruggire gli amplificatori e scatenare le migliaia di fan attesi sotto il loro palco. Il 4 luglio toccherà al gruppo Usa degli Imagine Dragons, seguiti l’8 luglio dal duo Lauryn Hill e Kamasi Washington, rispettivamente ex voce dei Fugees e illustre jazzista. Il giorno successivo sarà la volta del grande maestro Ennio Morricone, che incanterà Lucca con le sue colonne sonore, lasciando l’11 luglio il testimone agli artisti rivelazione Rag’n’Bone Man e LP. Ventiquattrore più tardi, a salire sul palco di Piazza Napoleone saranno Erykah Badu e Mary J Blige. Il 13 e 21 luglio suoneranno note italiane, prima in salsa rap con J-Ax e Fedez poi con Il Volo che omaggerà i tre tenori. In mezzo, ovvero il 15, il pop melodico di Robbie Williams. Il rush finale sarà affidato a Mark Lemore e Ryan Lewis di scena il 22 luglio, a Kasabian il 23, a Luis Fonsi il 28 e (dopo l’intermezzo comico toscano del 29 di cui sopra) alle sonorità elettroniche dei Pet Shop Boys il 31 luglio. Ultimo appuntamento prima del gran finale del 23 settembre firmato “pietre rotolanti”.


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Garfagnana, meta di viandanti Fernando Turri ci fa da guida in questo angolo di Toscana, da sempre terra di passaggio per pellegrini e commercianti. E oggi la sua natura rigogliosa e l’importanza della sua storia continuano ad attrarre migliaia di viaggiatori

Fernando Turri con lo staff dell’Hotel Ristorante La Lanterna di Castelnuovo di Garfagnana (Lu) www.lalanterna.eu

no scrigno di natura, verde e genuinità racchiusa tra l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane. La Garfagnana si sviluppa lungo il corso del fiume Serchio, dove su ogni poggio, e sulla sponda di ogni lago, fiume o torrente, spicca un campanile con la sua pieve in pietra. Di colore verde smeraldo, la Garfagnana è ricca di faggete e fitta di secolari castagneti, interrotti da terrazzamenti coltivati da attività rurali a conduzione familiare. Percorrendo le piccole stradine che uniscono paesini e caratteristici borghi montani, queste attività, con il calore e l’accoglienza tipica dei garfagnini, hanno saputo conquistare i cuori dei migliaia di visitatori, facendo scoprire loro le tradizioni culturali come i canti del maggio e i tipici sapori di questa terra: dal farro al miele, dalle castagne ai funghi porcini, fino ai formaggi. Ed è qua che, cinquanta anni fa, Fernando e Silvia Turri decisero di dare inizio alla loro attività di ristorazione prima, e di albergo oggi. «La naturale conseguenza della nostra passione – dice Fernando Turri – e l’innata ospitalità del territorio, hanno dato le origini a l’Hotel Ristorante La Lanterna, conservando però l’identità della conduzione familiare. La struttura, in ottima architettura toscana, dispone di 30 camere, un’incantevole piscina a corredo di un parco rigoglioso e ben curato. Poi il ristorante, con piatti sapientemente preparati da Silvia, lo chef, che con quel giusto pizzico di personali-

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TRA FUNGHI E FORMAGGI Fernando Turri, contitolare dell’Hotel Ristorante La Lanterna, accenna ad alcuni dei piatti più diffusi in Garfagnana. «Tra le pietanze da sempre presenti sulle tavole dei garfagnini – dice Turri – troviamo il minestrone di farro, la farina dolce di castagne (in dialetto farina di neccio), il pane di patate e i sublimi pecorini d’alpeggio. Nel periodo tra giugno e luglio, ma soprattutto in settembre e ottobre, la natura ci dona il fungo porcino che, passando dalle abili ed esperte mani della mamma Silvia, diventa un antipasto con bruschette ai funghi e polenta di Formenton 8 file con funghi trifolati, oppure un magnifico risotto ai funghi, o maccheroni ai funghi grattugiati. Oppure, ancora, possono accompagnare una tagliata di manzo e gli immancabili funghi fritti».

tà, rispetta la tradizione Garfagnina». In prossimità di Castelnuovo di Garfagnana (277 m. s.l.m.), capoluogo della valle e paese ricco di iniziative così com’è vivace centro di scambi commerciali e artigianali, l’Hotel Ristorante La Lanterna si distingue per la sua posizione tranquilla e riservata «offrendo un indimenticabile soggiorno – continua Turri –. Molte sono le iniziative che compongono la nostra offerta turistica con una seducente varietà di proposte, sia per una vacanza in fami-

glia, che per un week-end romantico, per un momento all’insegna del benessere e relax alle vicine terme di Bagni di Lucca, che per escursioni giornaliere alla scoperta dei tesori garfagnini». La Garfagnana è da sempre terra di passaggio per viandanti che per commercio o religione, attraversavano il passo di San Pellegrino in Alpe che congiungeva l’Emilia Romagna alla Toscana. «Ed è in questo luogo – spiega Turri –, da sempre vocato all’ospitalità, che l’Hotel Risto-

rante La Lanterna offre, sia ai turisti che scelgono la Garfagnana come meta per le loro vacanze, che ai viandanti contemporanei, un’accoglienza delicata e professionale. Fin dal vostro arrivo in albergo, alla hall riceverete le attenzioni necessarie per cominciare nei migliori dei modi il vostro soggiorno. Il personale addetto, contraddistinto per la gentilezza e la professionalità, è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie per le escursioni e suggerimenti sui luoghi interessanti da visitare. Ma qui anche inverno si possono trovare comfort e relax al tepore del nostro caminetto. Adiacente alla hall, il bar è il luogo ideale per un aperitivo, o per un drink a fine pasto da sorseggiare sia ai tavoli all’interno, che sotto al pergolato sulla terrazza, godendosi il tramonto sulle Alpi Apuane. A disposizione degli ospiti, 30 camere di cui 2 junior-suite, 26 camere doppie o matrimoniali, e due camere singole con letto francese, tutte molto confortevoli e arredate in maniera sobria ed armonica. Particolare attenzione è stata dedicata ai diversamente abili con due camere a norma di legge. Dalla primavera all’autunno, un rigoglioso parco fiorito fa da cornice alla piscina con idromassaggio e una sauna per un momento di benessere e relax. Infine, c’è un’area per bambini con piccolo parco giochi». L’Hotel Ristorante La Lanterna ha avuto le sue origini con la ristorazione, che ancora oggi rappresenta un punto di eccellenza. «La cura e l’attenzione per i prodotti locali, con uno sguardo sempre attento alla genuinità dei prodotti, ha reso celebre il nostro ristorante. I piatti proposti, seguendo la stagionalità, sono espressione della cucina tipica toscana ma principalmente sono i prodotti tipici locali, e vengono proposti nei nostri menù sia con ricette tradizionali che con una più sfiziosa originalità». ■ Remo Monreale


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L’offerta toscana Tra le Alpi Apuane In un territorio punteggiato da borghi, castelli medioevali e versanti ripidi che degradano verso il mare è possibile riscoprire la cucina tradizionale toscana. La parola a Antonio Barsaglini e Alpi Apuane grazie alla particolare morfologia, con le valli profondamente incise e i versanti maestosi, disegnano una cornice paesaggistica d’inarrivabile bellezza. L’esposizione e la diversa natura delle rocce inoltre hanno dato vita ad ambienti diversi e contrastanti che ospitano una flora e una fauna incredibilmente varia. Arrampicato sulle colline sopra la Versilia, all’interno del Parco delle apuane, sorge la trattoria Il mattarello che propone una cucina tipica del territorio assieme a piatti che reinventano la tradizione. La storia di questo accogliente locale a conduzione familiare inizia nel 2012. «A gestire il locale siamo io e mia moglie Sabrina – dice Antonio Barsaglini -. Lei sta ai fornelli e io mi occupo di seguire i clienti in sala. Entrambi lavoriamo da venticinque anni nel mondo della ristorazione e cinque anni fa abbiamo deciso di costruire qualcosa che rispecchiasse totalmente la nostra idea di buona cucina». La trattoria propone una cucina genuina e casalinga. «La nostra è una cucina semplice ma con una accurata ricerca in termini di materie prime. Non abbiamo quasi niente di già preparato, cerchiamo di fare tutto noi, dagli antipasti ai dolci, dalle paste alle salse. Sul menù non troverete però solo piatti della tradizione, ma anche pietanze di nostra invenzione, pensate per esaltare i prodotti che la nostra straordinaria terra ha da offrire». Gli ingredienti sono acquistati da fornitori locali e sono tutti di prima qualità. «I prodotti arrivano dalla Versilia e dalla Garfagnana, da qui arrivano anche le farine. Per preparare la pasta fatta in casa e le panzanelle, ritagli di pasta fritti in olio caldo, utilizziamo la farina “petra” integrale e macinata a pietra».

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La cucina della trattoria rispetta la stagionalità degli ingredienti. «Cerchiamo sempre di usare prodotti di stagione e provenienti dalle nostre zone. Durante l’autunno e l’inverno siamo in grado di offrire ai nostri clienti prelibati piatti a base di tartufo bianco e funghi porcini freschi». Il mattarello è in grado di soddisfare le richieste più diverse. «Servendoci di materie prime freschissime e di altissima qualità possiamo accontentare anche i palati più esigenti. Abbiamo anche pensato un menu vegetariano e vegano che non va certo a discapito del gusto». Per accompagnare al meglio le pietanze, il locale dispone di una ricca selezione di vini. «Abbiamo una carta dei vini con circa una sessantina di etichette tra rossi, bianchi e bollicine. Abbiamo scelto di puntare soprattutto su vini delle nostre zone e stiamo cercando nuovi prodotti per ampliare la nostra offerta di vini biologici». ■ Antonella Romaniello

Sul lungomare di Viareggio Nella splendida cornice del centro storico della città toscana è possibile gustare i piatti della tradizione preparati con passione e amore. La parola a Marco Artizzu

ita sulla costa settentrionale della Toscana, Viareggio fa parte della famosa Riviera della Versilia e gode di uno splendido lungomare che offre diverse possibilità di svago, tra negozi, locali, impianti sportivi, testimonianze storiche e bellezze paesaggistiche. Nei pressi del caratteristico centro storico e a due passi dal lungomare sorge il piccolo e accogliente Ristorante Pino in cui gustare la cucina toscana e mediterranea. Passione, cura, know-how e contaminazione sono gli elementi che caratterizzano il ristorante. «Mio padre Pino ha maturato anni di esperienza lavorando nei migliori locali d’Italia – racconta lo chef Marco Artizzu -. Dopo tanto impegno ha voluto aprire un ristorante tutto suo e ci è riuscito anche grazie al fondamentale sostegno di mia mamma Patrizia che ha sempre avuto fiducia in lui».

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Trattoria Il Mattarello ha sede a Torcigliano (Lu) www.trattoriailmattarello.it

Alfredo Berti, chef del Ristorante Pino di Viareggio (Lu) - www.ristorantepino.it

Il ristorante propone piatti di mare sardi e mediterranei. «Sono originario della Sardegna e dunque la mia cucina è ispirata dai piatti tipici della mia terra rivisitati: la fregola sarda, linguine con scampi, calamaretti e bottarga di Cabras o ancora l’aragosta alla catalana. Ma non c’è solo la Sardegna sulla carta, c’è ancora tanto mare: spaghetti con le cicale o con le arselle, pesce nostrale e frittura di paranza». Ristorante Pino ha sulla carta anche un’offerta di piatti a base di pesce crudo. «Siamo così certi della freschezza e della bontà del nostro pesce da proporlo anche crudo: scampi, gamberi, cicale, carpacci e tartare, il tutto accompagnato da oli superiori dalle importanti etichette». La materia prima scelta per la preparazione delle pietanze è di primissima qualità. «Il pesce che serviamo in tavola è acquistato direttamente dalle barche dei pescatori viareggini e per gli altri ingredienti ci serviamo da fornitori assolutamente fidati che ci assicurano la freschezza e la qualità dei prodotti. Inoltre siamo attenti alle stagionalità degli ingredienti, quindi il nostro menù può variare a seconda del periodo dell’anno». Nel locale è tutto studiato per far sentire gli ospiti a proprio agio. «Il ristorante è curato in ogni dettaglio e ad accogliere i clienti è mia mamma Patrizia, sempre sorridente, che in un attimo indica loro il tavolo e racconta le specialità della nostra cucina. Vogliamo che i nostri ospiti possano trascorrere qualche ora in totale tranquillità, riscoprendo il gusto e la gioia di mangiare insieme». L’arte della buona cucina è un valore che si tramanda di padre in figlio. «Mio padre ha voluto insegnare questo mestiere a me e allo chef Alfredo Berti affinché si possa continuare la tradizione di famiglia». ■ Antonella Romaniello


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Napoletanità d’esportazione Le pietanze tipiche partenopee trovano terreno fertile in tutta Italia. A Viareggio, presso la pizzeria Il Pachino, è possibile gustare piatti caratteristici della tradizione napoletana iareggio è conosciuta in tutto il mondo soprattutto per i suoi colori che diventano più intensi nel periodo del noto carnevale. È in quell’occasione, infatti, che, in concomitanza con i festeggiamenti in maschera e con i veglioni, i rioni di cui la città è composta prendono vita. Nei cinque rioni cittadini - il quartiere Campo D’aviazione, Torre del Lago, Marco Polo, Darsena e Croce Verde - è consuetudine organizzare sfilate di carri amatoriali come una sorta di richiamo o citazione della principale attrazione cittadina. In uno di questi quartieri noto con l’appellativo di vecchia Viareggio, conosciuto perché in passato era abitato quasi esclusivamente dalla comunità partenopea immigrata in Toscana, ha sede una pizzeria che ha fatto della napoletanità il suo vessillo. In tutta Viareggio solo qui infatti è possibile gustare la famosa pietanza tipica campana. «La pizza è quella tradizionale alla napoletana: soffice e con il suo bel cornicione – spiega Fabrizio Giovannini, titolare della struttura -. La lievitazione della pasta è perfetta, l’uso degli ingredienti equilibrato. Proponiamo, inoltre, alcune interessanti variazioni sul tema della Margherita classica: come l’uso della mozzarella di bufala affumicata che conferisce un sapore particolare alla pizza». Pizzeria Il Pachino è aperta dal 1998 e si è distinta sin da subito come una delle migliori della zona perché contrariamente alla moda locale ha immediatamente puntato sulla preparazione della pizza napoletana. «Un posto che gli appassionati del genere non possono lasciarsi sfuggire – aggiunge – dal momento che nel resto della Versilia la pizza viene presentata bassa-bassa, una sfoglia di pasta e quasi mai lievitata al punto giusto». Il Pachino, forte di lunga tradizione territoriale, ha fatto della scelta di prodotti genuini e della lunga lievitazione naturale il suo punto di forza. «Facciamo lievitare gli impasti da 24 a 72 ore – continua - ottenendo un impasto morbido e a cornicione alto. Il risultato è una pietanza che incarna le caratteristiche della pizza tipica napoletana ed è anche altamente digeribile». Tra le peculiarità che rendono unica la pizzeria Il Pachino vi è la continua ri-

L’INCANTO DELLA VERSILIA Mare, spiagge, pinete e montagne convivono racchiusi in pochi chilometri, tra ricchezze floristiche, testimonianze artistiche e cucina ricercata. La parola a Eleonora Domenici

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arina di Pietrasanta gode di un paesaggio meraviglioso e incredibilmente vario, con i suoi cinque chilometri di spiaggia, il mare limpido, rigogliosi giardini, parchi e pinete ai piedi delle Alpi Apuane. La città è anche famosa per il marmo, estratto a Carrara e qui trasformato in opere d’arte. È diventato costume che tutti gli artisti di fama internazionale che lavorano a Pietrasanta lascino almeno un bozzetto delle loro opere, conservate poi nella gipsoteca cittadina. Ogni estate inoltre vengono organizzate indimenticabili mostre a cielo aperto che sono diventate un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di scultura. A Tonfano, località balneare di Marina di Pietrasanta che ospita numerosi locali mondani storici, si trova il ristorante La Conchiglia dove è possibile gustare piatti tipici della cucina mediterranea. Passione, know-how e continua ricerca sono gli elementi che caratterizzano il ristorante. «Il nostro è un tipico ristorante di cucina toscana marinara – spiega la direttrice del locale Eleonora Domenici -. Il menu è semplice ma assolutamente ben curato, inoltre ad accogliere i clienti ci sono collaboratori preparati, dinamici e sorridenti. Io invece sono sempre pronta a fornire informazioni sui piatti e a consigliare i giusti abbinamenti di vino o birra». Il locale offre una selezione di piatti semplici eppure ricercati. «Abbiamo scelto di rivisitare la tradizione e di vestirla di novità. Partiamo da ingredienti semplici per creare piatti elaborati, mettendo particolare cura nell’impiattamento così che le nostre pietanze non siano solo buone da mangiare ma anche belle da vedere». La conchiglia offre un menu diverso ogni

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Il Pachino ha sede a Viareggio www.pizzeriapachino.it

cerca di prodotti particolari in grado di arricchire di nuovi gusti una pietanza per tanti versi eccessivamente tradizionale conferendole sapori inaspettati. Patanegra, burrata pugliese, bufala campana Dop, lardo di colonnata, nduja di Spilinga, acciughe del cantabrico e naturalmente pomodoro pachino Igp sono solo alcuni degli ingredienti con cui viene arricchita la pietanza. «In menù abbiamo pizze e piatti fatti in collaborazione con chef e possiamo contare su una carta delle birre fra artigianali e belga che conta quasi cento etichette». ■ Albachiara Re

Ristorante La Conchiglia si trova a Tonfano – Marina di Pietrasanta (Lu) www.laconchiglia.org

due settimane. «Proponiamo nuovi piatti ogni quindici giorni, questa scelta è dovuta anche alla varietà del pescato che compriamo direttamente dai pescatori locali. Siamo poi molto attenti alla stagionalità degli altri prodotti, verdure e carni che compriamo da fidati produttori del posto. Oltre ai piatti della tradizione marinara offriamo anche un’ottima pizza a lievitazione naturale, preparata cioè con il lievito madre». Il ristorante dispone di un’ampia selezione di vini e birre artigianali adatti ad accompagnare le diverse pietanze. «Abbiamo una carta dei vini con circa venti etichette, si tratta soprattutto di vini toscani. Inoltre disponiamo di una vasta selezione di birre artigianali, italiane e straniere, particolarmente adatte per accompagnare le pizze». ■ Antonella Romaniello


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L’offerta toscana

Forte dei Marmi, bella e strategica iovane ma ricco di fascino, il comune di Forte dei Marmi è stato istituito nel 1914 e si estende su un tratto di mare da Marina di Pietrasanta a Cinquale in Toscana. È certamente conosciuto come una delle principali località marittima di villeggiatura della Versilia e prende il nome dall’omonimo fortino che sorge al centro della città. Il centro urbano è caratterizzato da un forte presenza di verde mentre la spiaggia è interamente composta da sabbia finissima di color oro. La città, oltre a rappresentare una rinomata attrattiva turistica balneare, rappresenta anche un ottimo punto di partenza per escursioni o per visite nei siti culturali che si trovano nei dintorni. I centri di Pietrasanta e di Camaiore ne sono un perfetto esempio: i due borghi storici ad alta vocazione turistica sono situati a pochi chilometri. Sebbene collocati nell’entroterra entrambi si affacciano sul Mar Ligure offrendo così la possibilità di apprezzarne le coste o, in alternativa, effettuare un tour tra gli innumerevoli antichi palazzi, chiese, botteghe artigiane e ristoranti all’aperto in cui gustare i piatti della tradizione locale. Non distano molto, poi, alcune tra le più belle città d’arte della Toscana: sia Firenze che Lucca e Pisa sono facilmente raggiungibili in breve tempo in auto o in treno mentre Massa e Carrara sono ancora più vicine. Ognuna di queste è l’ideale per una giornata diversa tra monumenti e opere d’arte che fanno parte della storia della Toscana. A meno di un’ora di auto, o partendo direttamente

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LA CUCINA

Privilegiamo i prodotti tipici del territorio a chilometro zero per consentire ai visitatori di apprezzare le qualità della Versilia in ogni sua sfaccettatura

Un soggiorno in questa località non è solo sinonimo di turismo balneare. Come racconta Rita Salvatori: «Numerose sono le attività che qui si possono realizzare: escursioni sulle Alpi Apuane o visite nelle città d’arte»

L’Hotel Miramare ha sede a Forte dei Marmi (Lu) - www.miramarehotel.org

dal pontile di Forte dei Marmi con il traghetto, si raggiungono le Cinque Terre. Il luogo, insignito della denominazione di patrimonio dell’Unesco, è formato dai cinque borghi marinari di Riomaggiore, Manarola, Vernazza, Corniglia e Monterosso incastonati tra cielo e mare. Ognuno caratterizzato da un proprio fascino personale che si assapora nelle strette e ripide vie del centro e sui sentieri panoramici più a monte tra cui la famosa Via dell’Amore. Ma la Versilia non è solo mare. Da Forte dei Marmi si può partire alla scoperta di passeggiate e percorsi trekking sulle vicine Alpi Apuane. Queste cime regalano splendidi scorci paesaggistici sulle valli e i boschi circostanti. Particolarmente interessante è il sentiero ad anello tra Stazzema e il Rifugio Forte dei Marmi da cui si può ammirare la parete a strapiombo del Monte Nona e la grande mole del Monte Procinto, creduto per anni di origine diabolica per via della particolare conformazione totalmente verticale. Sono allo stesso modo suggestive anche le escursioni in mare, allontanandosi dalle coste è possibile praticare la pesca sportiva e divertirsi con la moto d’acqua oppure visitare il bellissimo arcipelago toscano in barca a vela o a motore. Si potranno così ammirare le isole Elba, Pianosa, Montecristo, Capraia, Gorgogna, Giannutri e Giglio. L’hotel Miramare è una piccola perla incastonata nel cuore della Versilia. La struttura ricettiva si trova in una zona residenziale della città, circondata da ville e riparata da freschi pini. A pochi passi dal mare e a soli dieci minuti dal centro rappresenta il luogo ideale da cui partire per intraprendere escursioni o visite nelle città d’arte. L’ambiente piacevole, fresco e rilassante è il biglietto da visita dell’hotel che mette a disposizione dei clienti una terrazza adibita a solarium con spazio relax e doccia. Le camere disposte su due piani sono semplici ma dotate di ogni comfort: tutte con bagno, telefono e TV. Al piano terra dietro la reception troverete il bar e due sale molto confortevoli per ricche colazioni e gustosi pasti. «Una buona cucina casalinga con specialità sia di terra che di mare vi accompagnerà durante il vostro soggiorno» racconta Rita Salvatori, titolare della struttura ricettiva. «Privilegiamo i prodotti tipici del territorio a chilometro zero per consentire

ai visitatori di apprezzare le qualità della Versilia in ogni sua sfaccettatura». La pasta viene infatti realizzata a mano rispettando la tradizione e le specialità di carne e pesce servite assecondando le ricette tipiche. «Lo chef cucina anche pietanze vegetariane, light o per celiaci. Da provare le nostre gustose lasagne senza glutine». La struttura centrale offre oltre ad un ampio giardino, una zona attrezzata per bambini, un servizio noleggio bici e un parcheggio gratuito ad uso esclusivo dei clienti. «Gli animali di piccola taglia sono i benvenuti – continua Rita Salvatori -. Raggiungerci è facilissimo ma altrettanto facile sarà muoversi alla scoperta della nostra regione. Le più belle città toscane sono a portata di mano: Firenze si trova ad un’ora di distanza mentre Pisa e Lucca a 30 minuti, Siena a due ore in auto». ■ Luana Costa

IL BED & BREAKFAST A pochi passi dall’hotel Miramare vi è il bed & breakfast Ortensia, una piccola villa bifamiliare degli anni ’60, gli anni d’oro di Forte dei Marmi. La villa si trova a soli 400 metri dal mare, lungo una piccola strada poco trafficata persino in piena estate. Il giardino che la circonda sui tre quarti è sempre ben curato e offre un’immagine fresca e rilassante che allieterà ogni soggiorno.


Viaggio in Italia Pag. 19 • Maggio 2017

Delizie per gli occhi e il palato Spiagge di grandi dimensioni e ricoperte da sabbia soffice e fine, comfort, servizi e acqua bassa e cristallina. Marina di Pietrasanta è questo ma anche tanti deliziosi sapori. La parola a Simone Checchi arina di Pietrasanta è un tranquillo paesino di mare della Versilia, caratterizzato dallo splendido lungomare, dalle spiagge spaziose e dall’acqua cristallina e bassa in cui anche i più piccoli possono fare il bagno in

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tutta tranquillità. Molti gli stabilimenti balneari attrezzati con grande cura per regalare agli ospiti vacanze confortevoli e in totale relax. Proprio all’interno dello stabilimento numero 28, denominato Stella Bianca, sorge il Ristorante Marea. «Il nome “Marea” identifica anche molto altro – racconta Simone Checchi -, cioè la nostra volontà di fare bene, di impegnarci ogni giorno per migliorare il modo di fare ristorazione, identifica l’enormità di piaceri e sapori che la nostra terra ha da offrire. Marea è inoltre l’anagramma di amare, perché solo trasmettendo passione e dedizione possiamo far star bene i nostri clienti». Il locale nasce dalla volontà di comunicare lo stile di vita di questo territorio. «Abbiamo voluto creare un ristorante che rispecchiasse il nostro modo di fare ristorazione, il nostro gusto e la nostra idea di bellezza. Gra-

zie a un’importante esperienza maturata negli anni ci siamo riusciti e ci impegniamo affinché i nostri ospiti possano trovare tutto quello che noi stessi pretenderemmo di avere in termini di qualità e servizio». Il ristorante è accogliente e luminoso. «Abbiamo una sala principale panoramica, sfruttata anche per ricevimenti ed eventi di ogni tipo, una saletta laterale più riservata e inoltre, con l’arrivo della bella stagione, allestiamo la sala all’aperto, dove organizziamo eventi con musica dal vivo e serate a tema». Quasi tutte le pietanze sono interamente realizzate nella cucina del locale, volutamente visibile dalla sala principale perché rappreRistorante Marea ha sede a Marina di Pietrasanta (Lu) www.ristorante-marea.it

senta il cuore pulsante del ristorante: «sempre attenta alla stagionalità dei prodotti, la nostra cucina offre piatti della tradizione versiliese rivisitati e alleggeriti nonché nuove proposte, e accostamenti insoliti». Da provare, i ravioli di branzino alla crema di scampi, la mousse di pesce e le splendide catalane di scampi, sparnocchi e astice. Al ristorante Marea niente è lasciato al caso, tanto meno la cantina: «“L’Italia in un bicchiere” è la nostra filosofia: vogliamo avere le migliori referenze del nostro territorio a tavola, bianchi e rossi. Selezioniamo le nostre etichette dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, passando per la Sardegna, con particolare attenzione per i prodotti toscani. Da non dimenticare la nostra selezione di bollicine dall’Italia e dalla Francia». ■ Antonella Romaniello


Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 20

L’offerta toscana Una località ambita Il mare è tra i motivi per cui moltissimi turisti, ogni anno, scelgono la Toscana. Tra le mete più suggestive c’è Follonica dove si trova l’Hotel Parrini

DALL’ALTO DELL’ARGENTARIO Viste mozzafiato, spiagge paradisiache, mare e monti a distanza di pochi chilometri: con Antongiulio Trucchi visitiamo un lembo di terra unico, in cui anche la cucina è un’attrazione uesta penisola all’estremo Sud della Toscana, affascina per la varietà dei suoi paesaggi. Siamo in Maremma e, in particolare, sul promontorio dell’Argentario, dove si passa da scorci aridi a colline in fiore, dai monti al mare in pochi chilometri. Ci fa da guida in questo splendido contesto, Antongiulio Trucchi, titolare del Bar Ristorante Al Pozzarello che si trova a Porto Santo Stefano (Gr). «Iniziando dalle spiagge si possono trovare La Feniglia, La Giannella e Ansedonia – dice Trucchi –, consigliatissime anche per i bambini vista la loro vastità. Se invece si vuole qualcosa di più selvatico ci sono le imperdibili baie e cale dietro l’Argentario, dove dalla spiaggia si passa alla scogliera e ai ciottoli, come Cala grande o Mar Morto: posti difficili da raggiungere a piedi, ma che vale la pena visitare magari affittando una barca. Da non perdere sicuramente l’Isola del Giglio e Giannutri. Poi, per vedere l’altro aspetto di questa terrra, ci si può addentrare all’interno fino alla caratteristica Pitigliano, passando per Sovana e Saturnia, perchè un bagno alle terme è un’esperienza da fare. Anche i resti della città di Cosa sono sicuramente particolari. Agli amanti della natura, invece, consiglio il parco dell’Uccellina, dove una passeggiata a cavallo o in bicicletta potrebbe riservare belle sorprese. Un neo della nostra zona sono le terme dell’Osa un posto non solo sottovalutato, ma del tutto abbandonato: un impianto termale dalle grandi potenzialita ormai lasciato a morire». La cucina proposta dal ristorante gestito da Trucchi non si ferma alle abitudini del posto. «Sulla nostra terrazza, con vista sull’incantevole baia del Pozzarello, in un ambiente semplice e informale si può gu-

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lle porte dell’estate, la Toscana si conferma già meta dei record. A tre mesi dal debutto della stagione estiva il 50,4 per cento delle strutture toscane ha già registrato un numero di prenotazioni pari a quelle del 2016, anno record per il turismo toscano, e nel 17,3 per cento dei si presenta addirittura a un tasso maggiore. La regione rimane, quindi, una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo perché è possibile trascorrere periodi di vacanza potendo godere non solo del mare, ma anche dei luoghi di montagna o collina, delle terme etc. Questi i dati che emergono dall’indagine congiunturale condotta, per Toscana Promozione Turistica, da “SL&A turismo e territorio” su un campione di circa 900 imprese durante il mese di aprile. Tra le mete più scelte c’è Follonica, una delle zone più belle ed emozionanti della costa. In questo splendido scorcio naturale, direttamente affacciato sul Golfo di Follonica e sulle isole dell’arcipelago romano, sorge l’Hotel Parrini. «L’albergo è situato direttamente sul mare, tramite un passaggio interno si accede alla spiaggia privata. A 50 metri si trova la pineta, dove ci sono un campo di mini golf, uno da tennis, una pista di pattinaggio e il parco dei divertimenti per i bambini. A 20 metri inizia l’isola pedonale centrale. In pochissimi metri c’è, quindi, tutto ciò che rende una vacanza indimenticabile e all’insegna del relax» spiega il proprietario Maurizio Parrini. L’atmosfera che si respira all’Hotel Parrini è informale e rilassata: l’intimità della casa di famiglia incontra l’eleganza di un albergo. Infatti, a tal proposito, Parrini ricorda che: «L’hotel Parrini offre sempre un

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servizio ricercato e personalizzato cercando di soddisfare completamente ogni cliente. Le camere sono state recentemente ristrutturate e sono dotate di ogni comfort, come wi-fi, minibar, aria condizionata. L’albergo è, inoltre, dotato di una spiaggia attrezzata, ristorante panoramico sul mare e servizio bar». Questa struttura fa vivere ai propri clienti la Toscana al cento per cento. Godendo delle bellezze naturalistiche, il cliente riesce a conoscere anche un’altra delle eccellenze toscane: il cibo. «Il servizio ristorante prevede un’ampia selezione di piatti a base di pesce e specialità maremmane nel servizio à la carte. Per i clienti con l’arrangiamento di pensione offre un menù con tre scelte sia nei primi sia nei secondi piatti, sempre con piatti a base di pesce. Il buffet delle insalate, della frutta e dessert è a disposizione a pranzo e cena» conclude Maurizio Parrini. ■ Albachiara Re

Il Bar Ristorante Pizzeria Al Pozzarello si trova a Santo Stefano – Loc. Pozzarello (Gr) www.alpozzarello.com

Hotel Parrini si trova a Follonica (Gr) www.parrinihotel.com

stare la nostra cucina – spiega Trucchi –, che grazie all’estro di mia madre la cuoca, si ispira alla tradizione siciliana e sarda con rivisitazioni dei piatti poveri locali, come la Panzanella di Pesce o la Pappa al pomodoro con le vongole, piatti che proponiamo insieme ai primi con i prodotti stagionali. Penso, ad esempio, alle linguine con vongole, asparagi, carciofi e bottarga, oppure allo spaghetto cozze pomodorini freschi e zenzero. Nel menu adesso abbiamo uno spaghetto cozze e pecorino che è una modifica del cacio e pepe romano. Poi, naturalmente, proponiamo i classici, dallo spaghetto alle vongole tagliolini allo scoglio e frittura. Il piatto della casa è cozze, vongole, rucola, pachino e olive: un piatto fresco di nostra invenzione. Il tutto da abbinare con l’ansonaca vitigno autoctono o il vermentino toscano da cantine come Santa Lucia e Bruni, validi prodotti dall’ottimo rapporto qualità prezzo». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Pag. 21 • Maggio 2017

Nella terra dei Luni

cantine hanno trovato nuova vita e oggi ospitano il ristorante del resort specializzato nella cucina tipica. Veri piatti di punta sono i testaroli al pesto, realizzati a mano, e l’agnello di Zeri, comune dove si concentra l’allevamento e la produzione della pecora zerasca. Entrambi sono prodotti agroalimentari tradizionali toscani e presidi Slow food. Il resort è posizionato a margine del campo da golf ed è circondato da uno splendido parco con ulivi, cipressi e castagni secolari. L’albergo dispone di 26 camere, ristorante, bar, piscina e centro wellness. «Il centro benessere – spiega Stefano Bardini - è stato progettato per essere un tutt’uno armonico con il paesaggio che circonda l’hotel, lungo tutto il percorso ci accompagnano gli stessi elementi naturali che ritroviamo intorno a noi nelle passeggiate sul lungofiume». La Locanda Cà del Moro “suggestivo ristorante con camere” come definito dalla guida Michelin, offre agli ospiti del Resort, un’alternativa accattivante al ristorante dell’hotel. «Ricavato, dopo un accurato restauro, da un’antica fattoria, è circondato da un castagneto secolare che farà da sfondo

La Lunigiana è un’area posizionata tra la Liguria e la Toscana. Del primo territorio beneficia in termini di costa mentre della seconda in termini naturalistici e paesaggistici na terra antica è quella conosciuta con il nome di Lunigiana a cavallo tra la Liguria e la Toscana. Localizzato nella valle del fiume Magra e circondato dalle cime dell’Appenino toscano-ligure-emiliano il luogo è ideale per lunghe escursioni in bici, in moto o a cavallo. Gli itinerari che qui vengono proposti calcano le vie dei pellegrini medioevali, raggiungono le sorgenti dei torrenti di montagna, attraversano il silenzio delle foreste di castagni. Vi sono, ad esempio, le escursioni a piedi lungo il torrente Gordana, i tour di mezza giornata con bici a pedalata assistita alla scoperta di borghi, castelli medievali e paesaggi d’Appennino nella Valle del Bagnone o il più avventuroso canyoning con salti, tuffi e calate con corda nelle limpide acque del torrente Bagnone. Con facilità si possono raggiungere le Cinque Terre, il rinomato tratto di costa della riviera ligure di Levante, considerato una delle più suggestive attrattive costiere italiane. Da non perdere poi il Museo delle statue stele dove, nel castello del Piagnaro a Pontremoli, trova posto il più antico e misterioso patrimonio di questa terra. Si tratta di monumenti di età preistorica recuperati in varie epoche e in diverse località raffiguranti in maniera stilizzata personaggi maschili e femminili accompagnati da alcuni elementi caratterizzati del loro armamento o da monili. A pochi passi, in una posizione tranquilla e appartata, circondata da prati dolcemente degradanti verso il fiume, il Resort Cà del Moro è un angolo di vera pace per chi desidera trascorrere le vacanze immerso nella quiete della campagna senza però rinunciare ai comfort di un resort. La struttura fino al 1985 ha assolto alla funzione di casa colonica abitata dai contadini del luogo e successivamente è stata ristrutturata dando vita a un angolo adatto a chi ama l’atmosfera riservata e accogliente di una villa di campagna. Molti degli spazi inizialmente adibiti a stalle e

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INCONTRI DI LAVORO E RIUNIONI Il Cà del Moro Resort è stato strutturato in modo da soddisfare le esigenze di un mercato, non solo turistico, ma anche commerciale. Pur essendo situato in posizione tranquilla, è a soli 2 km dal centro storico di Pontremoli ed a 3 km dall’uscita dell’autostrada A15 Parma-La Spezia. La posizione strategica di Pontremoli “porta della Toscana”, le consente di essere facilmente raggiungibile (1 ora e mezza circa) da città quali Milano, Parma, Genova o Firenze, così come essere il punto di partenza per veloci escursioni sulla costa (30 km) o sull’Appennino (10 km). Oltre ai servizi tradizionali, il Cà del Moro Resort offre alla sua clientela d’affari, una sala per meeting ampia e attrezzata, completamente informatizzata, e inoltre la connessione Internet direttamente dalle camere, gratuita, 24 ore su 24.

Il Cà del Moro Resort ha sede a Pontremoli (Ms) www.cadelmororesort.it

alle vostre romantiche cene sul prato, a lume di candela. Nelle suggestive cantine in pietra, o all’aperto sull’aia, potete gustare i deliziosi piatti proposti dai nostri chef, i quali, ai classici della tradizione contadina lunigianese, associano un’attenta ricerca delle novità più invitanti e una rigorosa selezione di vini». Un’ antica casa colonica restaurata in modo ammirevole, circondata da un grande prato e da castagni secolari, farà da cornice ai ricevimenti. La locanda dispone di numerose sale interne ricavate nelle antiche cantine a volta, di una veranda esterna e di grande giardino. È possibile organizzare i ricevimenti su misura offrendo la possibilità di scegliere tra le proposte organizzative, avendo cura di ogni dettaglio, dalla scelta del menù, all’apparecchiatura più elegante, ai vini sapientemente abbinati, ai fiori freschi e gli arredi esterni più consoni per il tocco finale al giorno speciale. Per un pò di relax all’aria aperta è poi disponibile il golf club: «Il nostro campo, 4 buche + campo pratica, immerso nella campagna lunigianese, si sviluppa lungo il corso del fiume Verde e ha come sfondo il borgo medioevale di Pontremoli. Ci definiamo un campo scuola, poiché in vacanza ci sono le migliori condizioni di apprendimento: in assoluta tranquillità, sotto la supervisione di un professionista, è possibile migliorare le prestazioni oppure provare per la prima volta ad avvicinarsi a questo magnifico sport adatto a tutte le età». ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Pag. 23 • Maggio 2017

Alla scoperta dell’anima toscana L'amore per la propria terra, il rispetto della stagionalità e la scelta di essere indipendenti anche per le materie prime. Francesca Vierucci racconta la sua esperienza imprenditoriale in un paradiso non solo paesaggistico e parole spesso enfatiche che i visitatori usano per descrivere il nostro territorio, potrebbero far nascere dubbi in chi non è mai stato qui. Ma credetemi, non si tratta di esagerazioni». Francesca Vierucci, titolare dell'hotel Poggio ai Santi, introduce così quell’angolo di Toscana in cui si trova la sua struttura: quel litorale nel livornese che guarda da vicino l’Isola d’Elba. «Poggio ai Santi – dice Francesca – è un luogo dove la natura generosa ha incontrato un gruppo di persone rispettose e innamorate della propria terra. Le nostre scelte aziendali sono filtrate dall’etica di un progetto ampio e molto articolato, legato ai ritmi della vita, all’autenticità, alla condivisione, al rispetto del territorio e del pianeta, alla perenne ricerca di una sostenibilità autentica e sentita. La fortuna ha voluto inserire questo luogo in un contesto mozzafiato di orizzonti di macchia mediterranea e di mare fino alle montagne corse, di biodiversità rigogliosa, di passato ricco di storia e civiltà eccezionali come quella etrusca». Ovunque i parchi naturali proteggono spiagge, golfi, scogliere nascoste e boschi ricchi di ogni genere di vita. «Ma non mancano borghi antichi – sottolinea Francesca –, intatti e amati si accovacciano su ogni collina. Le stradine di campagna corrono fino al mare, attraversando i vigneti dove si producono i grandi Super Tuscan come il Sassicaia, l’Ornellaia, Antinori, il Tignanello. Nei pressi delle più belle canti-

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Poggio ai Santi si trova a San Vincenzo (Li) www.poggioaisanti.com www.ristoranteilsale.com

IL BENESSERE AL CENTRO Convinti che uno stile di vita sano sia una scelta vincente per la persona, Poggio ai Santi propone dei pacchetti soggiorno volti al benessere globale del cliente, affiancato da un’équipe di importanti professionisti nel settore alimentazione e fitness, che hanno come finalità il raggiungimento e mantenimento del benessere globale della persona, intesa come unione di mente e corpo. «Questi programmi sono rivolti a vari tipologie di persone – spiega la titolare dell’hotel toscano Francesca Vierucci –e adattati alle loro esigenze: a chi desidera mantenersi al meglio, a chi desidera rimettersi in forma con il movimento e a chi già pratica attività motoria, a chi desidera raggiungere la propria forma fisica, a chi desidera guardarsi con occhi diversi e ascoltarsi profondamente, alleggerirsi e lasciarsi andare. Tutti i protocolli prevedono un colloquio iniziale per la raccolta dei dati anamnestici, test di valutazione e conseguente programma condiviso di alimentazione e di attività fisica personalizzati».

UN CONTESTO MOZZAFIATO

Orizzonti di macchia mediterranea fino alle montagne corse, biodiversità rigogliosa e un passato ricco di storia ne d’autore: Petra e Rocca di Frassinello firmate da grandi maestri quali Renzo Piano e Mario Botta. I piccoli, ma grandi, artigiani e produttori di eccellenze di ogni genere, si nascondono invece timidi in questa terra che li coccola, forse un po’ ritrosi e per niente“commerciali”, ma di sicuro riserbano autentiche e rare chicche da scoprire». Di questo tutta la “gente” di Poggio ai Santi si nutre per trovare ogni giorno, tutta l’energia per coltivare, condividere e sviluppare il suo progetto. «La scelta di convertire in biologico l’azienda agricola oltre 20 anni fa, di autoprodurre quasi tutto quello che viene usato nelle cucine, di salvaguardare varietà di frutti e ortaggi in via di erosione genetica, di lasciare grandi spazi aperti ad animali in difficoltà: tutto fa parte di una filosofia ben precisa che abbiamo adottato, a dispetto di qualsiasi immediato tornaconto economico. È una scelta etica, oltre che evidentemente lungimirante, che ci ha portato a rendere la struttura autosufficiente a livello energetico, oltre che sul piano delle materie prime usate nelle cucine. Non a caso, le nostre pietanze sono preparate con le materie prime prodotte nei campi dell’azienda: le verdu-

re, la frutta antica e gustosa, i cereali, l’olio extravergine di oliva, le uova e le carni degli animali di bassa corte si ritrovano quotidianamente nei piatti del ristornante “Sale” e del bar agricolo botanico “SAL8”, preparati con cura per una clientela sensibile e attenta al proprio benessere e al buon vivere, sempre». Lo spazio e il silenzio sono il vero lusso raro nel mondo di oggi. «Per i clienti del Relais – continua Francesca Vierucci – le suite sono state individuate, senza avarizia nei metri quadri, in tre edifici diversi, distanti tra loro, ciascuno con il proprio fascino

e le proprie peculiarità. Per salvaguardare al massimo il relax, le camere sono state pensate solo per gli ospiti da 12 anni in su. La fattoria, la scuderia e la villa rispondono a criteri di orientazione e ventilazione che utilizzano tutte le risorse del clima locale - mite in inverno e rinfrescato in estate dalla brezza marina. Il grande giardino che degrada dolcemente fino ad integrarsi naturalmente con la bellezza delle colline toscane ma con lo sfondo del mare è la parte che più stupisce in questo luogo. Angoli segreti, che inducono alla meditazione spontanea, si succedono uno dietro l’altro. Passeggiate fra olivi pluricentenari e querce maestose stimolano i buoni pensieri e le profonde riflessioni». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 24

Un tour in Campania

La scommessa è il modello Felicori Tamponare l’emorragia di visitatori e rilanciare l’immagine per anni appannata della splendida Reggia di Caserta. L’artefice del rilancio è il direttore Mauro Felicori, che tra criticità e sfide ha obiettivi ambiziosi per il futuro del sito

aria alla Reggia di Caserta è cambiata. La rinascita del gioiello barocco campano, realizzato dal Vanvitelli su incarico di Carlo III di Borbone, è riflessa in un 2016 da record, con 681.021 visitatori registrati al 31 dicembre (+37 per cento) e oltre 4 milioni di incassi con un +50 per cento rispetto al 2015. Merito di Mauro Felicori, dirigente per trent’anni del Comune di Bologna che dall’8 ottobre del 2015 guida la Reggia di Caserta, a seguito della riforma Franceschini sul sistema museale italiano e la nomina dei direttori tramite bandi internazionali. «Il bene culturale non deve essere solo conservato e tutelato. Può creare lavoro, ricchezza, contribuire alla diffusione del sapere», ha dichiarato al Mattino Mauro Felicori, ricevendo a Vico Equense il premio Capo D’Orlando per il management culturale. Non sono mancati gli ostacoli per Felicori, soprattutto all’inizio della sua avventura, con l’ormai famoso esposto sindacale inviato al ministero dei Beni culturali contro il direttore che “lavorava troppo”, ma l’operazione di rilancio di uno dei beni più preziosi e, al contempo, più sottovalutati del nostro Paese non è arretrata di un centimetro. Smantellare le cattive abitudini, correggere le inefficienze e inaugurare un nuovo corso, con la consapevolezza che senza promozione non esiste tutela. Queste le linee guida del direttore bolognese, che con dedizione e determinazione ha messo in campo un programma di alleanze e accordi tutti i soggetti del territorio, istituzionali e privati, per creare un sistema che valorizzi la Reggia, ma anche la città, l’area e i suoi patrimoni. I risultati gli stanno dando ragione, perché ad aprile 2017 si conta un ulteriore incremento delle presenze: 141.763 contro le

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Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta

99.206 dello stesso mese del 2016 (+43 per cento). Era dal 2002 che non si segnalavano tanti visitatori alla Reggia; un dato a cui si affianca l’aumento del 72 per cento degli incassi rispetto all’anno scorso. Un’altra scommessa vinta da Felicori è stata la riapertura, per la prima volta dopo 25 anni, del complesso monumentale a Pasquetta, che ha combattuto il rischio vandalismo e riscosso enorme apprezzamento da parte del pubblico. Sono state, inoltre, disposte altre aperture straordinarie in occasione di alcune festività che cadono nel tradizionale giorno di chiusura, il martedì, per andare incontro alle esigenze del ritrovato appeal di residenza e parco. Primo passo in avanti nel ripensamento delle tariffe è stato compiuto con l’istituzione del biglietto “Parcoday”, che permette di accedere al Parco Reale e al giardino inglese, senza dover acquistare il ticket integrato con cui si possono visitare anche gli appartamenti. Il ticket dal costo di 8 euro (4 euro ridotto) si acquista soltanto presso la biglietteria di Corso Giannone, accesso privilegiato per l’ingresso e l’uscita dal Parco. Tra le iniziative messe in

campo c’è poi “Borbot”, acronimo di Borboni e Robotica, primo assistente virtuale per turisti in uso in un museo italiano creato da una start-up casertana. «È un risponditore automatico intelligente - spiega Felicori che si adatta alle domande, legato a Facebook, un modo per dare informazioni veloci ed efficaci attraverso i social». Tramite la chat della pagina Facebook della Reggia vanvitelliana, Borbot risponde a tutte le domande che gli vengono rivolte, come ad esempio gli orari di apertura e di chiusura e altre opzioni utili alla visita guidata. Molti sono i progetti per il futuro della Reggia, che ha ospitato ad aprile la due giorni di iniziative organizzate dall’Arre, acronimo di “Association des Résidences Royales Européennes”, il network internazionale che riunisce le più importanti residenze reali. «Importante sprovincializzare i beni culturali», ha affermato il direttore Felicori. Il sito era socio da diversi anni di Arre, ma nei fatti inattivo. «Ed era uno sbaglio, perché nel circuito c’è una grande opportunità di scambio di idee ed esperienze». L’apertura internazionale è fondamentale,

ma altrettanto importante è la gestione della quotidianità. «Dopo aver completato il restauro delle facciate e di due cortili interni- elenca Felicori al Corriere del Mezzogiorno- apriremo i cantieri per il restauro del tetto, degli altri due cortili interni e del piano nobile liberato dall’Aeronautica militare, che ospiterà in sede permanente, una volta ultimati i lavori, la mostra Terrae Motus. Inoltre completeremo tutti i dispositivi per la videosorveglianza esterna e interna, potenzieremo la manutenzione del Parco Reale e continueremo a prendere contatti con aziende private che vogliano investire sulla Reggia, pronti a cogliere ogni opportunità che dovesse presentarsi». Nodo critico resta l’accessibilità del sito: «abbiamo bisogno di collegamenti ferroviari migliori con Roma e Napoli. Inoltre, la Regione deve iniziare a promuovere le eccellenze del territorio; abbiamo la mozzarella di bufala, nella Reggia c’è la nuova sede del Consorzio della Dop, mancano però iniziative importanti che la promuovono». Felicori non ha mai nascosto di voler tagliare il traguardo del milione di visitatori, aprendo sette giorni su sette e la sera d’estate. Il mito di Versailles con i suoi sette milioni di visitatori non deve essere irraggiungibile. «La Reggia di Caserta è la storia di una rinascita, grazie a un lavoro anche legislativo, all’impegno della struttura e al fatto che si è tornati a destinare risorse pubbliche per finanziare opere di recupero», ha dichiarato il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini. Il recupero della Reggia di Caserta è un tassello del piano di valorizzazione di quelle destinazioni italiane ancora poco note in ambito internazionale o non inserite efficacemente nei circuiti turistici tradizionali. «Il bilancio del ministero è cresciuto del 40 per cento, siamo tornati sopra i due miliardi e sono state fatte scelte molto forti sulla tutela del patrimonio culturale. Quando sono arrivato al Mibact c’erano 37 milioni per investire sul patrimonio vincolato, ora ci sono 2 mld già finanziati – tra fondi Cipe, fondi europei e fondi del bilancio ordinario – di lavori già partiti o che stanno partendo. La risposta a tutte le paure del nostro tempo – conclude Franceschini – è investire in conoscenza e cultura». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 26

Un tour in Campania

Castel Volturno e la sua tradizione Tra bellezze architettoniche e naturali, in questa località l’accoglienza si fa storia. Antonella Gesmundo racconta le tradizioni di questo territorio unico

ttraversato da venticinque chilometri di spiaggia, da dieci di pineta e da una fitta rete di canali, il territorio di Castel Volturno è un piccolo paradiso paesaggistico e naturale ricco di testimonianze architettoniche e di folclore. Il comune si trova in una posizione strategica, da qui sono agilmente raggiungibili Napoli, Caserta, i Campi Flegrei, l’antica città di Liternum, le isole del Golfo di Napoli e di Gaeta. E ancora non lontano sorgono le città archeologiche di Pompei ed Ercolano. È in questo straordinario contesto

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BELLEZZE NATURALI E ARCHITETTONICHE

Siamo vicini ai più importanti siti archeologici e monumentali campani e alla riserva naturale Wwf, habitat di flussi migratori di uccelli provenienti dall’Africa

Albergo Scalzone ha sede a Castel Volturno www.albergoscalzone.com

che sorge l’Albergo Scalzone. «Ci troviamo circondati da luoghi stupendi e per questo proponiamo un ricco programma culturale con visite guidate presso i più importanti siti archeologici e monumentali campani – racconta Antonella Gesmundo -. Inoltre a meno di una decina di chilometri dall’albergo, alla sinistra del fiume Volturno, sorge l’oasi dei Variconi, riserva naturale Wwf e habitat di flussi migratori di uccelli provenienti dall’Africa, tra questi i fenicotteri rosa». Molte anche le occasioni per praticare sport. «Sempre nelle vicinanze è possibile praticare equitazione, golf, tiro a segno, tiro a volo e regate. C’è poi una pista di kart e la possibilità di praticare aeromodellismo». L’arte dell’accoglienza si riflette nell’architettura della struttura. «Abbiamo volutamente mantenuto i canoni e i dettami architettonici degli anni Settanta, in questo modo siamo riusciti a cogliere il giusto compromesso tra semplicità e funzionalità. Il nostro albergo tuttavia rispetta gli attuali standard di comfort, abbiamo ventiquattro camere dotate di impianto di condizionamento, televisori a schermo piatto e wi-fi. Offriamo anche un servizio di baby sitting e un parcheggio dedicato ai nostri clienti». L’ospitalità è per l’albergo Scalzone una tradizione di famiglia da tre generazioni. «Sono l’attuale responsabile alla direzione e amministrazione dell’hotel, sono arrivata a coprire questa carica dopo aver conseguito una Laurea in Economia e Com-

mercio e dopo aver completato la mia formazione presso uno dei più importanti e prestigiosi studi di consulenza fiscale e tributaria napoletana. Mi sono impegnata con passione nella gestione dell’attività di famiglia così come mi hanno insegnato i miei genitori e accolgo l’ospite riservandogli le cure che si devono a un vecchio amico di famiglia». Da ottant’anni la famiglia Scalzone si impegna nel promuovere la storia di un territorio dalla storia antichissima. «È stato nonno Armando a comprendere le infinite possibilità di questi luoghi, a quei tempi poco più di un acquitrino, ricco però di una fauna varia tale da attirare l’attenzione venatoria di molti appassionati. Quest’avventura cominciò con un piccolo chalet, sulla foce del fiume Clanio, luogo conosciuto per la particolare fauna fluviale. Lo chalet diventò così ben presto un punto d’incontro per cacciatori e pescatori provenienti da ogni parte del mondo. Il nonno si ritrovava poi spesso a cucinare il bottino di caccia per i suoi clienti». È quindi da uno chalet che ha origine l’albergo Scalzone. «Il piccolo albergo sorgeva in prossimità di uno dei casini di caccia lungo i Regi Lagni, un reticolo di canali che si estende in tutta la zona del casertano. Questi luoghi, un tempo territori di caccia dei Borboni, sono stati frequentati per pratica venatoria da molte altre famiglie nobili anche in seguito. È durante gli anni Sessanta che sul territorio iniziano a sorgere altre strutture ricettive che hanno contribuito a far diventare Castel Volturno una destinazione per le elite politiche, artistiche e culturali». ■ Antonella Romaniello

UNA PASSIONE OLIMPICA La tradizione venatoria della famiglia Scalzone rivive nelle gesta olimpiche dei suoi membri. «Angelo Scalzone, record del Mondo e record olimpico, è stato medaglia d’oro alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Poi suoi figlio Roberto ha conquistato il titolo di campione mondiale del tiro con calibro 20. Ora spetta ad Angelo Jr, Alfonso ed Andrea, rispettivamente medaglia d’argento ai campionati mondiali italiani di tiro al piattello, medaglia di bronzo ai mondiali di canottaggio, pallanuotista in serie A con il circolo Posillipo, portare avanti la tradizione di famiglia».


Viaggio in Italia Pag. 27 • Maggio 2017

Tra luoghi storici e sapori particolari Dalla Reggia al Duomo, a Caserta sono tanti i luoghi di interesse culturale. Lo chef Luca D’Esposito ci guida tra le bellezze della zona con un’attenzione particolare ai piatti tipici sapientemente rivisitati esidenza reale più grande al mondo e dichiarata nel 1997 dall’Unesco patrimonio dell’umanità, la Reggia di Caserta è certamente una meta da non perdere se ci si trova in visita nella città campana. Oltre al palazzo di proprietà dei Borbone di Napoli, il sito vanta un parco di dimensioni notevoli: tre chilometri dispiegati su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del giardino all’italiana, collegano a questo il giardino all’inglese. Proseguendo, si raggiungono facilmente la vicina Piazza Vanvitelli e il Duomo di Caserta. La prima, considerata il cuore della città , è divenuta un luogo di incontro per moltissimi giovani che si riversano nelle stradine limitrofe ricche di Lounge bar e locali di tendenza. Avendo la possibilità di spostarsi ulteriormente si possono raggiungere facilmente il Real Sito di San Leucio con la sua antica fabbrica di seta ancora attiva e il suo Belvedere, il borgo di Casertavecchia con la sua Cattedrale e i resti del castello medioevale. Uno spettacolo da non perdere sono i Ponti della valle, al secolo Acquedotto Carolino, ancora oggi

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TRA TIPICO ED ETNICO

Se oggi mangiamo quello che mangiamo è anche grazie ad altre culture che hanno introdotto prodotti e tradizioni nuove nei nostri territori

O’ Tianello ha sede a Caserta www.o-tianiello.it

in funzione per rifornire d'acqua la Reggia vanvitelliana. Imperdibile, infine, l'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, famoso per aver dato vita alla rivolta dei gladiatori con il suo museo. Al limitare del centro storico fuori dal caos del centro cittadino e a due passi dalla stazione ferroviaria sorge, in un palazzo di fine '800 costruito completamente in tufo il ristorante O’ Tianello. Una struttura dall’ambiente caldo e familiare dove si fondono alla perfezione le materie prime locali, i sapori della tradizione e un pizzico di innovazione. L’idea di realizzare il ristorante è dello chef Luca D’Esposito che nel 2011 grazie all’aiuto della sua famiglia e dopo molte esperienze professionali all’estero decide di mettersi in proprio. La passione per la cucina nasce da piccolissimo, quando armato di grembiule aiutava il nonno Antonio ad impastare e preparare il pranzo per la famiglia. «La giornata tipo parte alle otto di mattina con una visita all’orto biologico gestito dall’associazione Leo Amici, dove seleziono personalmente le verdure e i prodotti spontanei dei nostri colli - racconta lo chef -. Da lì si passa direttamente in cucina dove, con l’aiuto dei miei collaboratori, lavoriamo con il massimo rispetto le materie prime per dar vita a piatti che siano espressione della terra che ce li ha donati. Tutto questo senza tralasciare il rapporto con i clienti ai quali cerchiamo di trasmettere il nostro amore per il territorio e raccontiamo di tutte le bellezze che esso nasconde». I clienti apprezzano molto la stagionalità del menù, la qualità

della materia prima e il modo innovativo di proporre i piatti che uniscono sapori e consistenze in perfetto equilibrio. «Un prodotto che di certo non manca mai nella mia cucina è la carne di bufalo, che viene proposta in diversi modi: da crudo a marinato, da grigliato a brasato. Immancabili le paste fresche tutte preparate a mano con semola rimacinata di Senator Cappelli, senza dimenticare il “Tianiello” il ragù classico napoletano cotto nella tipica pentola di terracotta che dona il nome al locale. Un’altra tipicità che non ci facciamo mai mancare sono i salumi di maialino di razza casertana preparati da un piccolo salumificio in zona». L’amore per la qualità e per il territorio si percepisce scendendo in cantina. «Chi visita la nostra cantina, può scoprire prodotti sconosciuti al grande pubblico ma figli di chi, come me, vuole in tutti i modi far emergere le qualità e i sapori della nostra terra». L’influenza dell’esperienze estere si esprime nella composizione dei piatti: «L’approccio ad un pubblico più internazionale, la scoperta di tradizioni locali tra le più disparate, la possibilità di assaggiare prodotti fino a quel momento per me sconosciuti hanno ampliato la mia visione di cucina e caratterizzato il modo di interpretarla. Il territorio rimarrà sempre il mio punto di riferimento da cui partire per creare nuovi sapori. Se oggi mangiamo quello che mangiamo è anche grazie ad altre culture che hanno introdotto prodotti e tradizioni nuove nei nostri territori. Fatto tesoro dell’esperienza in giro per l’Italia e l’Europa era nata in me la voglia di esprimere questi concetti nel mio territorio. Da qui nasce l’idea, grazie anche all’aiuto

IL PERCORSO Durante gli anni all’istituto Alberghiero di Teano, Luca D’Esposito accompagna gli studi teorici con la pratica lavorando nei ristoranti della zona. Terminati gli studi ha una proposta di lavoro dalla Toscana. Non ci pensa due volte e arrivato a Monticello Amiata presso il ristorante “Sotto l’insegna della luna piena” insieme allo chef Luigi Malasomma scopre un approccio alla cucina completamente nuovo: prodotti stagionali, lavorazione delle materie prime, rispetto dei tempi della lavorazione. Dopo circa un anno gli viene proposto di andare in Olanda, dove amplia le sue conoscenze di cucina internazionale e impara a lavorare in un ambiente multietnico dove la cucina si arricchisce delle varie culture della brigata. Lasciata l’Olanda, D’Esposito decide di mettersi alla prova in nuove realtà europee. Da qui la voglia di nuove esperienze in Spagna e Portogallo. Al ritorno in Italia decide di confrontarsi con i sapori forti tipici del Triveneto, fino a decidere di ritornare a casa e dare vita al suo sogno.

della mia famiglia, di creare un luogo in cui tradizione e innovazione si incontrino e si fondano in un nuovo modo di concepire il gusto». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 28

Un tour in Campania

La fabbrica dei sapori Il progetto del Saporificio nasce dall’idea del giovane chef Alessandro De Crescenzo, rientrato in Italia dopo una lunga esperienza di formazione e lavoro all’estero

I CARATTERI Qualità, freschezza, estro, territorio: è questo il mix utilizzato nella cucina di Alessandro De Crescenzo, chef del Saporificio, ristorante casertano di recente inaugurazione. Il menù viene rinnova di continuo in base agli ingredienti di stagione. Da non perdere è la visita alla cantina che attraverso un percorso apposito è capace di riempire di emozioni.

na passione che nasce dall’attenzione verso il territorio e che si esprime in una multiforme varietà di pietanze. La storia di riscatto di una terra può passare anche attraverso l’impegno di giovani che non si danno per vinti e decidono, dopo essersi formati all’estero, di ritornare nei luoghi di origine facendosi portatori di energie fresche e progetti innovativi. È da queste premesse che nasce l’idea del Saporificio, un luogo dove la creatività e l’innovazione si incontrano dando vita alla fabbrica dei sapori. Altro concetto cardine del progetto che affonda le sue radici a Caserta è la riconoscibilità: «La nostra cucina è ricerca, ma senza note ossessive. Le materie devono essere riconoscibili e lo sono nei loro mille modi di rinascere. I nostri sono sapori rivisitati con rispetto, che strizzano l’occhio all’innovazione, ma che ti fanno sentire a casa» racconta Alessandro De Crescenzo, chef di qualità e punto d’avvio di un’idea ambiziosa divenuta in breve tempo realtà. Qual è stato il suo percorso professionale e quale la sua percezione del futuro? «La storia personale e quella professionale spesso si incontrano in un incrocio di emozioni che fa pensare al destino. Mi sono trovato a lavorare, molto giovane, in importanti cucine internazionali, in Australia e in Lussemburgo, e grazie a queste esperienze che hanno segnato profondamente la mia formazione, mi ritrovo oggi a esercitare con amore un lavoro che riesce a essere anche una grandissima passione. Grazie a questa spinta emotiva ho la possibilità di ricevere gratificazioni dai miei clienti, dal lavoro di gruppo con il mio staff e di guardare al mio territorio con ottimismo e con entusiasmo». Come nasce l’idea del Saporificio? «Il Saporificio è un racconto, un viaggio e per me è anche una casa. Nelle prime fasi, quando si è riflettuto sul nome da dare al mio progetto, ci lasciavamo guidare dal concetto di “fabbrica di sapori”. Questo nome, Saporificio, racconta in maniera esaustiva il mio approccio al lavoro e la mia

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Alessandro De Crescenzo, chef del Saporificio di Recale (Ce) www.saporificiocaserta.it

idea di cucina. Mettiamo al primo posto l’interpretazione soggettiva degli ospiti e l’emozione suscitata dai piatti ed è particolarmente interessante il confronto di idee e di percezione dell’esperienza. La location del Saporificio ci aiuta molto a raccontare un’idea eclettica di cucina: la struttura che ospita il Saporificio è di tre piani e accoglie gli ospiti in diverse atmosfere. La sala Total White, la Grotta/Cantina è un ambiente rustico e al contempo chic che ci piace possa raccontare la nostra cucina già dal primo impatto». Quanto le esperienze all’estero hanno influenzato la sua cucina? «In termini di food l’Italia primeggia in maniera indiscutibile e sono indissolubilmente legato ai sapori della mia terra. Avere però una visione su altri mondi e altri modi di concepire la cucina è stato sicuramente un elemento di ricchezza. Cerco ogni giorno di esprimermi attraverso il mio lavoro e di dare voce a quella scintilla creativa che vive in

ognuno di noi. Non è sufficiente essere un bravo esecutore o un bravo ideatore di piatti, bisogna essere entrambi e annovero questo tra i miei obiettivi». Dal sito web del ristorante si evince una grande attenzione all’utilizzo di prodotti locali. Quali sono gli ingredienti che al Saporificio non possono mai mancare? «Sicuramente l’Olio Evo, i Pomodorini Vesuviani del Piennolo Dop, le Olive di Gaeta, la Mozzarella di Bufala Campana Dop, la Pasta di Gragnano Igp, ma potrei continuare ancora perché il mio territorio, la Campania, è una terra ricca di prodotti antichi che devono essere rispettati e che siamo felici di celebrare. Al Sud, abbiamo la fortuna di attingere da un patrimonio prezioso sul quale poter costruire le nostre idee». Cosa, insieme ai suoi piatti, fa del Saporificio la “Fabbrica dei Sapori”? «Mi piace pensare al mio ristorante come un luogo di dialogo, dove sia possibile trascorrere del tempo insieme alle persone con le quali si sceglie di mangiare. Mi piace che i clienti non siano disturbati dalla musica ma che siano accompagnanti dalle note, perché è anche attraverso l’atmosfera che si struttura un’esperienza culinaria. Abbiamo un approccio ai dettagli quasi maniacale. Il servizio è uno degli aspetti fondamentali di un ristorante di successo perché il cliente deve sentirsi a casa propria. Altro aspetto fondamentale a cui dedichiamo particolare attenzione sono i vini: ci piace coinvolgere aziende del territorio che riescono a garantirci un accompagnamento dei piatti in grado di raccontare, insieme alle pietanze, la nostra idea di gusto». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Pag. 29 • Maggio 2017

Caserta e i suoi piaceri “da Re”

Francesco Lanzante ci porta alla scoperta della città famosa per la sua Reggia e negli immediati dintorni, in cui si nascondono località poco conosciute ma «in grado di confermare la nostra identità, i nostri sapori e le tradizioni» uesta zona è ricca di posti, che spesso portano a prolungare il proprio weekend di vacanza o a ritornarci. Parliamo di Caserta e della sua provincia, che vanta piccoli gioielli come San Leucio, con il suo piccolo borgo e l’antico opificio, Caserta Vecchia e il suo borgo medievale, Santa Maria Capua Vetere con l’anfiteatro romano, Capua con il suo museo, Sant’Angelo in Formis e tante altre piccole località poco glitterate. «Ma sicuramente in grado di confermare la nostra identità, i nostri sapori, il nostro folclore e le tradizioni». Parla così Francesco Lanzante, alla guida del gruppo alberghiero Reggia Hotels. «A formare questo piccolo ma dinamico gruppo – dice Lanzante – sono l’Hotel Style Caserta, l’Hotel Europa Caserta, il San Leucio Resort e Sh Residence. La filosofia che anima la nostra gestione si basa sulla massima attenzione che dedichiamo al cliente. Nel nostro settore, tutti i prodotti sono effimeri, variabili, seguono la moda. L’unica parte permanente è il cliente con le sue necessità. Mettiamo in atto processi e azioni volti

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LA REGGIA VANVITELLIANA

Il Re di Napoli Carlo di Borbone volle che venisse costruita in modo da reggere il confronto con quella di Versailles

Il Gruppo Reggia Hotels ha sede a Caserta www.hoteleuropacaserta.com

alla soddisfazione dei loro bisogni, perché questo è ciò che resta e ciò che conta. La nostra strategia mira in modo lungimirante a predisporre un’offerta sul mercato che possa rivolgersi a più target». Le strutture capitanate da Lanzante si inseriscono in un’offerta ricettiva che mira, quindi, a esaltare l’esperienza che il casertano offre ai propri visitatori. «Certamente uno dei simboli del territorio è la Reggia Vanvitelliana – ricorda Lanzante –. Il Palazzo reale di Caserta fu voluto dal Re di Napoli Carlo di Borbone, il quale ordinò che venisse costruita una reggia tale da reggere il confronto con quella di Versailles, ma non a Napoli, bensì nel vicino e più sicuro entroterra casertano. Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e diede inizio subito alla progettazione del palazzo, commissionatogli con l’obbligo di farne uno dei più belli d’Europa. La reggia, definita l’ultima grande realizzazione del Barocco italiano, fu terminata nel 1845 (sebbene fosse già abitata nel 1780), risultando un grandioso complesso che ricopre un’area di circa 47mila metri quadrati». Ma Caserta non è solo la sua reggia. «Caserta Vecchia è una meraviglia da scoprire, a partire dal Duomo (finito nel

LA COSTRUZIONE DI UN SUCCESSO Ambizioso e dotato di un forte spirito di sacrificio, Francesco Lanzante cresce e si forma nell’ambito giurisprudenziale. Decide poi di abbandonare la carriera di avvocato e nel 1997 intraprende una nuova sfida professionale, sposando un mestiere a lui del tutto sconosciuto, quello dell’ospitalità. Portiere di notte prima, segretario turnante di ricevimento e Deputy Manager poi, Francesco costruisce il suo bagaglio culturale, ottenuto grazie alla scuola Accor (nota catena internazionale), e fonda su questo il presupposto del suo attuale successo. «Nel 2011 – dice Lanzante – lascio il Gruppo Accor per cominciare la mia avventura nella gestione diretta dell’Hotel Europa di Caserta. La struttura riguadagna così notorietà sulla piazza e diventa un competitor a tutti gli effetti rispetto al compset cittadino. Seguono poi nel giro di pochi anni, Sh Residence, l’Hotel Style di Caserta, il Ristorante La Loggetta e infine il San Leucio Resort. In poco tempo, abbiamo creato e affermato il Gruppo Reggia Hotels, di cui ne costituisce sicuramente la chiave di volta. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al supporto dell’intera compagine societaria: Luigi Nigro, Valentina Riccio, Lucio D’alessio, Antonietta Nigro, Rosa Zitiello, Mariella Cacciatore».

1153), senza dubbio l’edificio religioso più bello e importante della città. È uno degli episodi più felici di architettura romanica campana giunti fino a noi e ha un altissimo valore artistico e storico poiché si configura come risultato della fusione di diversi stili: il siculo, il normanno, l’arabo e infine il romanico». Lanzante, poi, passa a una descrizione più dettagliata dei singoli alberghi del Reggia Hotels. «L’Hotel Europa Caserta nasce, o meglio “rinasce”, con la nostra gestione – afferma l’imprenditore campano –, con l’intento di rivolgersi e fidelizzare due tipi di clientela: quella business, che alloggiando nel nostro albergo in centro città ha il vantaggio di fare due passi nel centro storico dopo una giornata di lavoro, e quella leisure, cioè le famiglie che durante l’anno e nei week end organizzano gite e visite nella nostra città». L’Hotel Style Caserta, ancora, è una graziosa struttura di piccole dimensioni, totalmente ristrutturata e curata nel minimo dettaglio. «Ideale per chi non ama il caos dei grandi alberghi – continua Lanzante – è situato nel centro città, risulta un’ottima location per chi viaggia in treno grazie alla vicinanza con la stazione ferroviaria. Accogliamo clientela business, coppie in viaggio culturale e quanti desiderano momenti di relax, grazie alla meravigliosa Suite Deluxe con vasca idromassaggio. L’Sh Residence si rivolge, invece, a studenti e lavoratori che hanno bisogno di una dimora per un periodo temporale indefinito, solitamente molto più lungo di quello di un turista o di un uomo d’affari. Infine, il San Leucio Resort Caserta è il nuovo nato, la punta di diamante. Si tratta di una dimora storica in cui crediamo molto e su cui puntiamo per fondare un’offerta variegata. Ci rivolgiamo a coloro che desiderano pianificare un week end di evasione, lontano dallo stress e dai ritmi frenetici della città e del lavoro e non solo . Con ognuno dei nostri hotel, il nostro desiderio è di lasciare un ricordo nel cuore di chi ci viene a trovare, il sapore della nostra terra, lo stesso che trasmettiamo con una cucina semplice, sana e fondata su ingredienti nostrani». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 30

Un tour in Campania

Fra le meraviglie della costiera ivere la Costa d’Amalfi, scoprire la natura del Parco dei Monti Lattari e dei suoi sentieri, entrare nella storia di Pompei ed Ercolano, dedicarsi allo shopping o alle Luci d’artista di Salerno, ammirare la tradizione delle pregiate ceramiche di Vietri, provare la dolce vita di Capri. È solo un assaggio di quanto si può vivere a Corpo di Cava, la frazione più antica di Cava de’ Tirreni (Sa). «Si tratta di un borgo medievale a 400 metri sul livello del mare, circondato dalla natura e a soli sei chilometri dalla Costiera Amalfitana». A parlare è Lucia Scapolatiello, titolare dell’Hotel Scapolatiello: «Nasce nel 1821 come locanda che ospitava i giovani aristocratici europei in viaggio per il Grand Tour – ricorda Scapolatiello –, che includeva la visita della vicina Abbazia Benedettina. Ancora oggi la sua posizio-

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Quella che prende il nome da Amalfi è una zona che offre anche di più rispetto allo spettacolo naturale e culturale della costa. Ce ne parla Lucia Scapolatiello, che indica alcuni degli itinerari complementari a quelli più conosciuti

CORPO DI CAVA

LA CITTÀ Cava de’ Tirreni, a pochi minuti dall’Hotel, si caratterizza per l’intreccio di storia e modernità da esplorare camminando attraverso il borgo porticato, «che - dice Scapolatiello – ultimamente abbellito e riqualificato, è scenario di incontro e di cultura, di arte e di storia». Lungo il corso principale si alternano poi botteghe di artigiani e moderni negozi di moda. Corpo di Cava e l’Abbazia Benedettina, visitabile a soli 100 metri a piedi dall’Hotel, sono fortemente legate alla storia della città. Infatti, quando il centro della vita amministrativa ed economica del Corpo di Cava si trasferì dal villaggio fortificato verso valle, sorsero numerose botteghe sormontate dai famosi portici, la cui funzione era quella di proteggere le merci dalle intemperie. Iniziò così a formarsi Borgo Scacciaventi, origine e tuttora caratteristico cuore pulsante della città di Cava de’ Tirreni.

Un borgo medievale a 400 metri slm, circondato dalla natura e a soli sei chilometri dalla Costiera Amalfitana

ne strategica consente in poco tempo di raggiungere le più interessanti destinazioni della Campania. Le nostre camere sono arredate in modo classico e perfettamente inserite nello scenario in cui sorge la struttura, tutte dotate di Wi-Fi, cosi come gli spazi comuni. Il nostro ristorante “Locanda 18.21” offre l’opportunità di apprezzare l’amore e l’arte per una tradizione culinaria famosa in tutto il mondo. L’hotel dispone inoltre di una piscina panoramica, di un centro benessere con sauna e bagno turco, di terrazzi caratterizzati da panorami e da viste mozzafiato, dove col bel tempo vengono servite la colazione, il pranzo o la cena. Il grande parco privato, in cui l’hotel è im-

L’Hotel Scapolatiello si trova a Corpo di Cava, fraz. Di Cava de’ Tirreni (Sa) www.hotelscapolatiello.it

merso, permette rilassanti passeggiate e letture». L’atmosfera che si respira nel borgo circostante accompagna gli ospiti in un viaggio esperienziale caratteristico. «La rocca, da cui ha preso origine la città – spiega Scapolatiello –, sovrasta il complesso dell’Abbazia Benedettina fondata nel 1011 che ha dato vita al nome con cui ci si riferisce all'antico borgo, la “Badia”. L’Hotel Scapolatiello da sempre assume un fascino particolare agli occhi di visitatori appassionati di storia, natura e paesaggio. Il Borgo cir-

costante era l’antica sede del “corpo” dei magistrati del territorio che divenne un villaggio nel 1092 per volontà di San Pietro I, quando vi si trasferirono gli abitanti della vallata, tra cui magistrati del territorio e funzionari dell'Abbazia. Il 5 settembre 1092 a Corpo di Cava giunse anche il Papa Urbano II che consacrò l’Abbazia Benedettina. Nello stesso anno il villaggio fu circondato da mura con tre porte ed otto torrioni di difesa, per salvaguardare i cittadini dagli attacchi dei briganti. Le fortificazioni furono nel tempo demolite e ricostruite da Manfredi, Re di Napoli e Sicilia, figlio di Federico II, che nel 1265, durante la guerra tra Svevi ed Angioini, vi si rifugiò». Oggi il borgo conserva ancora la quasi totalità delle mura di fortificazione del XI e XIII sec. «Ogni anno, nella prima settimana di settembre, in occasione della “Festa Medioevale” –

dice Scapolatiello –, il Borgo del Corpo di Cava torna a rivivere la magia di quell’età di mezzo che ancora oggi attrae i nostri sensi con la forza dei suoi contrasti: colori sgargianti e atmosfere cupe, fastose cerimonie e lamentevole povertà, rozza baldoria e dolce religiosità». I gusti tipici della cucina Mediterranea padroneggiano sulle tavole della Locanda 18.21. «Adoriamo proporre ricette nel rispetto del miglior prodotto locale attentamente selezionato. Il sapore dei piatti tipici della cucina mediterranea, poi, si arricchisce del fascino di una vista panoramica mozzafiato. Ogni giorno alimenti freschi e genuini vanno a comporre piatti tipici della cucina Mediterranea. Il nostro staff di cucina è estremamente attento, inoltre, anche alle esigenze degli ospiti che devono seguire regimi alimentari ben precisi come i celiaci». ■ Renato Ferretti




Viaggio in Italia Pag. 33 • Maggio 2017

Scoprendo la provincia di Caserta Bellona, in provincia di Caserta, sorge un suggestivo borgo: Triflisco. Noto con l’antico nome di Sicopoli, è un piccolo centro meta di numerosi turisti che dalla città ricercano il relax in un posto semplice, caratteristico, ricco di storia. Tra le bellezze di questo centro vi sono: la Piazzetta dei Mulini, sede di mulini funzionanti fino agli anni ’60; i Savoni, sorgenti d’acqua alle quali, fin dai tempi degli antichi romani erano attribuite importanti proprietà salubri; il Ponte Annibale, costruito dalle truppe di Annibale per raggiungere il fiume Volturno e poi ricostruito dopo i danni della Seconda Guerra Mondiale. Si trova, inoltre, in una posizione strategica poiché, in poco tempo, è possibile raggiungere la Reggia di Caserta, il Belvedere di San Leucio e la Basilica di Sant’Angelo. In questo splendido crocevia di arte, bellezze naturalistiche e tradizione sorge il ristorante Antica Sicopoli. Ne abbiamo parlato con il proprietario Cesare Di Grazia. Che tipo di cucina offrite ai vostri clienti? «Il nostro motto è “ricercata semplicità”. Ci impegniamo ogni giorno ad unire la genuinità della tradizione culinaria a piatti ricercati e ben studiati. Vogliamo far convivere passato e moderno. Il nostro menù, infatti, riflette in pieno le caratteristiche del luogo che ci circonda: piacevolezza naturalistica e attenzione all’esclusività, valori che cerchiamo di tramandare dall’inizio della nostra attività di famiglia». Qual è il vostro piatto più rappre-

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In questa zona della Campania, sorgono dei tipici borghi in cui il tempo sembra essersi fermato. Per godersi pienamente questa visita turistica, è necessario assaporare le prelibatezze enogastronomiche del territorio, come quelle del ristorante Antica Sicopoli

Cesare di Grazia del ristorante pizzeria Antica Sicopoli di Bellone (Ce) - www.anticasicopoli.it

sentativo? «Il menù del ristorante presenta diverse sfaccettature e peculiarità culinarie. In ogni piatto mettiamo passione, dedizione e non manca mai un pizzico di sperimentazione, dalla cucina al forno. La pizza Antica Sico-

LA STRUTTURA DELL’ANTICA SICOPOLI Il ristorante è composto da tre sale in stile rustico-moderno, caratterizzate dall'eleganza e dall'armonia dell'arredo. La struttura in legno, le tonalità calde delle pareti e l’ingresso illuminato creano un ambiente so e accogliente. Le tre sale sono ambienti distinti, ciascuno con una propria identità stilistica, data dalla presenza di specifici oggetti d’arredo. Ogni sala è curata, ma dallo stile semplice e caratteristico adatto a valorizzare ricevimenti, eventi e meeting aziendali. All’esterno della struttura vi sono due ampi giardini. Il giardino situato all’ingresso del ristorante dà il benvenuto agli ospiti con un caratteristico gazebo ad angolo e spazi verdi in cui trascorrere piacevoli momenti in compagnia. L’altro giardino è predisposto per il divertimento dei bambini con giochi e animazioni.

poli è la nuova leva del nostro menù. La pizza che ha il suo segreto nell’impasto, in cui il lievito madre e l’abbinamento alle farine del molino Pasini, concorrono a creare un prodotto finale dal sapore autentico, un impasto privo di ogni traccia di gommosità, e altamente digeribile, grazie alla lunga lievitazione». Non una semplice pizza. È arricchita da particolari abbinamenti gourmet? «Ci piace definirla “Pizza da chef”, perché si colloca in un panorama enogastronomico completo dove abbinamenti con birre e vini la rendono un piatto culinario d’eccellenza. Sia le farciture che gli abbinamenti, sono firmati dagli chef di Antica Sicopoli. Accostamenti arditi d’ingredienti di prima qualità s’inseriscono nella tradizione in un’ideale sintesi tra pizzaiolo e chef, tra forno e fornelli. Menzione d’onore tocca al nostro cornicione, alto ma leggerissimo nell’impasto, una fragranza che evoca l’odore del pane del passato, una sofficità che diventa gusto con un impasto che si scioglie in bocca. Non una semplice pizzella, quindi, come direbbe Totò». L’accenno precedente al background familiare, fa intuire che la vostra è un’attività che si tramanda da generazioni. Come nasce, pertanto, il vostro ristorante? «Tutto ha inizio dal desiderio di Fernando, mio padre, di mettere in pratica il suo know how, appreso in anni di esperienza. Insieme alla grande passione per il mondo culinario e al forte amore per la natura e i suoi prodotti ha deciso di intraprendere questa at-

tività. Il legame con il territorio e la volontà di esaltare il suo valore ha guidato mio padre con forza nel creare la realtà di Antica Sicopoli. L’espressione autentica della sua passione che mi ha trasmesso giorno dopo giorno. Ho deciso perciò di continuare l’attività di famiglia, e insieme, con mio padre, perseguiamo un nostro personale obiettivo: innovare per rafforzare la tradizione». In cosa consiste questa “tradizione innovativa”? «Rappresenta perfettamente l’anima del nostro ristorante. Da una parte, troviamo un figlio che apprende dall’esperienza del proprio padre e, dall’altra, un papà che si affida alle capacità e all’entusiasmo del figlio in un rapporto di collaborazione che ha radici forti perché animate dallo spirito di squadra, e dall’idea che non ha limite la conoscenza. Il locale cresce valorizzando la storia del luogo, le sue radici, e si rinnova attraverso il confronto di due generazioni che si completano, convergendo verso un unico obiettivo: sfruttare le certezze della tradizione per dare vita alle potenzialità dell’innovazione». Per finire, cosa volete trasmettere a chi decide di mangiare al Ristorante Antica Sicopoli? «La cucina è esperienza, sensazione, un intreccio di emozioni che risvegliano i sensi. Vogliamo, quindi, lasciare ai nostri clienti il bel ricordo di un’esperienza culinaria. Non solo cibo, dunque, ma un percorso di sensazioni che si declina nella degustazione dei nostri piatti e nell’accoglienza ai nostri clienti». ■ Albachiara Re


Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 34

Sardegna da vivere

Agricoltura, leva di rilancio Puntare su produzioni che tengano conto delle potenzialità dell’Isola e consentano a chi investe nella terra di avere una giusta remunerazione. Tra criticità e prospettive, le priorità per il settore primario indicate dall’assessore regionale Pierluigi Caria

a Sardegna è una delle prime regioni a partire con il pegno rotativo, forma di garanzia sul formaggio a media e lunga stagionatura. «Si tratta di uno strumento finanziario studiato dalla Regione e messo a disposizione delle imprese che servirà a superare questa congiuntura del mercato e dare quindi la giusta ricaduta sul prezzo del latte ai produttori primari: i pastori», evidenzia l’assessore all’Agricoltura Pierluigi Caria, che illustra le prossime sfide per il comparto. Quali restano i principali nodi legati alle attività agricole e zootecniche sarde, in particolare sul fronte del settore ovicaprino? «Il fiore all’occhiello delle produzioni delle campagne sarde è il formaggio pecorino. La Sardegna, con i suoi 3 milioni di pecore, produce circa il 65 per cento del latte ovino nazionale (in media negli ultimi 10 anni 300milioni di litri a stagione), mentre con le 280mila capre ci si attesta su circa il 43 per cento del totale nazionale. Poco più della metà del latte ovino sardo viene trasformato in Pecorino romano Dop, la più importante eccellenza dell’export nazionale del comparto, con una produzione che negli ultimi anni ha superato i 300mila quintali, ma con una forbice di sicurezza per la tenuta del mercato che non dovrebbe superare i 250mila quintali. In Sardegna sono poi presenti altri due marchi Dop: Pecorino sardo e Fiore sardo. Lo sforamento delle produzioni ha portato nell’ultimo biennio a un dimezzamento del prezzo di vendita del Pecorino ro-

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L’assessore all’Agricoltura Pierluigi Caria

mano e quindi a una riduzione di oltre il 50 per cento del valore del latte pagato ai produttori primari: i pastori. La Regione, su alcuni aspetti in collaborazione con il Governo, ha messo in campo diversi strumenti per far fronte al calo delle entrate delle oltre 11mila aziende ovicaprine». Quali? «Dal sostegno all’accompagno delle pecore a fine carriera, circa 3,5 milioni di euro, all’acquisto governativo del pecorino da distribuire agli indigenti, circa 4,1 milioni. Ci sono, inoltre, le misure di carattere finanziario con la riduzione dei tassi di interesse per le imprese di produzione e di trasformazione che si recano negli istituti di credito per avere liquidità. E poi interventi come il pegno rotativo sui pecorini Dop (dove vengono messe a garanzia dei prestiti le forme di formaggio) e il Pecorino bond, di classico carattere finanziario». A che punto è il riconoscimento dell’Organismo interprofessionale del latte ovino sardo (Oilos)? «L’Organismo interprofessionale latte ovino sardo (Oilos) è nato in Sardegna poco prima dello scorso Natale con la

sottoscrizione di un atto da un notaio da parte dei maggiori portatori di interesse della filiera: organizzazione dei produttori (pastori), cooperative e industriali privati di trasformazione e commercializzazione. Alla firma, ma a solo titolo consultivo, hanno partecipato anche le rappresentanze delle associazioni agricole di categoria e i Consorzi di tutela dei pecorini isolani. Nelle prossime settimane è previsto il riconoscimento ufficiale da parte del Mipaaf. L’Oilos è stata incaricata dalla Regione di seguire l’acquisto del pecorino da destinare agli indigenti con uno stanziamento di 14 milioni di euro». Dai progetti “Terra ai giovani” alle diverse Misure del Programma di sviluppo rurale ai bandi per la pesca, con quali interventi si muoverà l’Assessorato nei prossimi mesi? «Il progetto “Terra ai giovani” è stato un successo: abbiamo assegnato 10 lotti per un totale di 651 ettari, a fronte di 128 domande presentate. A breve replicheremo con un secondo bando su cui gli uffici stanno già lavorando per reperire le terre che la Regione non utilizza. A oggi sono già stati individuati oltre 350 ettari. Sul versante della Pesca e acquacoltura, negli ultimi due mesi, abbiamo pubblicato 25 bandi con una dotazione finanziaria di quasi 17 milioni e 400mila euro. Le risorse vengono dal Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), cofinanziato al 50 per cento dall’Unione europea, al 35 per cento dallo Stato e al 15 per cento dalla Regione. Per quanto riguarda il Programma di sviluppo rurale in questi ultimi mesi si sono chiusi i bandi sulle misure 6.1, il Primo insediamento dei giovani in agricoltura, e 4.1, sugli investimenti per le aziende. Interventi tanto attesi al punto che, nel primo caso, sono giunte oltre 3mila domande e la dotazione iniziale di 20 milioni di euro è stata integrata da altri 20 milioni. Entro l’estate saranno pubblicati tutti i rimanenti bandi». L’agricoltura sarda guarda sempre più al biologico. Si può assecondare il trend di crescita?

«Molte aziende sarde non sono certificate biologiche, nonostante buona parte di esse abbiano tutte le caratteristiche produttive ed etiche per fare del comparto un settore che rispetta i più alti parametri sul benessere degli animali e sulla biosicurezza degli allevamenti. Il motivo è legato al fatto che la Sardegna è penalizzata nell’acquisto di mangimi o concimi non convenzionali, poiché sull’Isola sono pochi a produrre tali prodotti certificati. Non rimane, quindi, che procurarseli dalla penisola con costi che salgono vertiginosamente. Ciononostante, risultano iscritti nell’elenco regionale degli operatori biologici della Sardegna 2056 produttori primari (che non effettuano trasformazione del prodotto); 132 produttori/preparatori (che trasformano il prodotto dell'azienda) e 95 preparatori (trasformatori puri). Complessivamente, le aziende iscritte sono 2.283».

Grande successo per i vini sardi all’edizione 2017 del Vinitaly. Come garantire più competitività al settore vitivinicolo dell’Isola? «La 51esima edizione del Vinitaly è stata un successo per la delegazione sarda, rappresentata da 98 aziende di cui 72 inserite nella Collettiva regionale e 22 giunte a Verona per proprio conto. Dei 441 premi assegnati, ben 39 sono andati alla Sardegna. Il comparto vitivinicolo sardo è cresciuto enormemente negli ultimi vent’anni. Un passo in avanti soprattutto sul versante della qualità, che ha portato le nostre aziende a confrontarsi alla pari con i grandi nomi nazionali ed esteri. Sul piano del sostegno agli investimenti per le aziende vitivinicole, nella legge Finanziaria 2017, abbiamo stanziato 750mila euro che integrano la dotazione comunitaria (circa 1,5 milioni di euro ad annualità). Come Regione crediamo nelle enormi potenzialità del comparto, che tanto deve ancora dare. Siamo ottimisti poiché molti giovani si sono affacciati e si stanno affacciando a questo mondo con entusiasmo, conoscenze e tanta voglia di fare». ■ Francesca Druidi



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Sardegna da vivere SULLA SPIAGGIA DI BOSA MARINA Situato sulla punta estrema a nord della Sardegna, questo tratto di costa è rinomato per i fondali bassi e la sabbia dorata. Qui ci accoglie Giovanni Solinas, titolare del ristorante l’Essenza del Gusto di Nanni Solinas a grande spiaggia di Bosa Marina è situata nella costa occidentale del centro-nord della Sardegna nella provincia di Oristano ed è rinomata per il mare dai fondali bassi e la sabbia medio fine, in alcuni punti dorata, che la rende adatta ad un turismo familiare. La limpidezza delle sue acque la collocano inoltre ogni anno ai primi posti tra le migliori spiagge italiane, conferendole puntualmente le “5 vele” di Legambiente. Il litorale si distende per circa un chilometro ed è dalla torre aragonese situata in cima al colle dell’isola rossa che si riesce a cogliere il suo fascino nella sua complessità. La costa è dotata di stabilimenti balneari, luoghi di ristoro e numerose attività di svago: giochi da spiaggia, sport marini come il kite surf e il wind surf, il noleggio di natanti, gite in barca ed escursioni subacquee. È in questo suggestivo quadro che si trova un ristorante, sito al primo piano del Residence Chelo, composto da due piccole sale, una terrazza con vista mare collegata alla sala interna, anche questa con vista in quanto dotata di ampie vetrate. «La nostra filosofia è far sentire l’ospite a casa propria, cercando di trasmettergli la passione per l’arte della cucina e dell’ospitalità - spiega Giovanni Solinas, titolare del ristorante l’Essenza del Gusto di Nanni Solinas -. La mia è una cucina creativa ma mediterranea. La considero polivalente poiché amo combinare gli antichi sapori con una moderna ricerca offrendo al contempo un trattamento individuale e personalizzato ai nostri ospiti, con lo scopo di assecondare tutte le esigenze alimentari e culturali. Attraverso i miei piatti – continua - vorrei comunicare e trasmettere la vocazione per questo mestiere, percorrendo sentieri un po’ insoliti tracciati su di una carta geografica immaginaria che alla fine ci riporta a casa, alle origini, ai piaceri noti della nostra tavola». La struttura si contraddistingue per gli ambienti

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Tra terra e mare Lo scrittore Alessandro Molinari Pradelli ci accompagna alla scoperta dei gusti e dei sapori inconfondibili della Sardegna. Prodotti e ricette tipiche, il cui comune denominatore è il carattere mediterraneo di un territorio unico a cucina sarda è espressione di un territorio unico, che conosce asperità e ostacoli. «Il popolo sardo è indissolubilmente orgoglioso dell’Isola, così la chiamano, così si chiama», racconta il giornalista e scrittore Alessandro Molinari Pradelli, autore di numerosi volumi in materia enogastronomica, tra cui La cucina sarda in oltre 450 ricette, (edito da Newton Compton), in cui Pradelli svela le caratteristiche di una cucina dai due volti, «dove terra e mare convivono con orgoglio, e la pastorizia e il pescato si incontrano felicemente in tavola, espressione verace del lavoro e del rispetto della personalità delle genti sarde».

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e gli arredi sobri e silenziosi, impreziositi dal ciliegio rosso che fanno da cornice alla sala interna e ad alcuni particolari quadri fissi alle pareti. Tovaglioli e tovaglie sono di color écru, le pareti di un tenue giallo pastello. La cucina è diretta dal titolare e dai suoi fiorenti e stimolati ragazzi. «Siamo rientrati sulla nostra isola – racconta ancora Giovanni Solinas - per rilevare un’insegna storica della Sardegna golosa e darne opportuno seguito: il ristorante Chelo. La rinomata struttura è ora sotto la mia guida e quella di Antonietta Congiu, responsabile di sala e addetta alle pubbliche relazioni. L’attività è indipendente ed è stata ribattezzata con il nome di Essenza del Gusto di Nanni Solinas». ■ Luana Costa

Essenza del Gusto di Nanni Solinas ha sede a Bosa Marina (Or) www.essenzadelgustodinannisolinasristorantechelo.com

PRODOTTI UNICI - «Mi ricordo ancora il primo incontro con la Bottarga, detta anche buttariga, una delizia del palato dove le origini ancestrali si perdono, introvabili: parliamo di uova di muggine, più noto come cefalo, e di tonno, conciate con sale. I Comuni di Carloforte, Alghero e Cabras vantano un riconosciuto primato nella lavorazione. La bottarga si può gustare durante tutto l’arco della giornata: spalmata o spolverizzata su fette di pane la mattina appena alzati, ma anche cucinata in bianco o con il pomodoro per servirla come clamoroso condimento per la pasta, oppure consumata con succo di limone e olio extravergine, nel rispetto della freschezza e della stagionatura». Come spiega Alessandro Molinari Pradelli, tra la fine dell’estate e gli inizi di settembre i pescatori prendono le femmine più grosse; le uova vengono estratte dal ventre, facendo attenzione a conservare intatta la membrana che le racchiude. Adagiate su una tavola di legno stagionato per la salatura, le bottarghe sono coperte da un’altra tavola di legno per la pressatura, con l’ausilio di sassi abbastanza pesanti da comprimere le sacche e permettere al sale di essere assorbito, in un periodo che varia dai 10 ai 15 giorni. La bottarga viene fatta asciugare all’aria per qualche giorno e poi stagionata in locali freschi e ventilati dove assume la colorazione di un intenso rosso ambrato. «La conservazione è la fase più delicata, nella quale si adoperano certi accorgimenti, come rivestire il panetto di bottarga con cera vergine, da togliere facilmente al momento del consumo».

Il giornalista e scrittore Alessandro Molinari Pradelli

SPECIALITÀ CASEARIE - «Il formaggio in Sardegna è sinonimo di allevamento e pastorizia, attività indispensabili per custodire e rigenerare la terra», evidenzia il giornalista. Molti i prodotti della tradizione casearia isolana: «formaggi di pecora e capra, come la ricotta brozzu, ricotta conservata in forma, prodotta con il siero a cui si aggiunge sale fine e poco latte acido. Non mancano il Fiore Sardo (formaggio ovino a pasta dura e friabile), il Provolone e il Pecorino sardo, da servire stagionati o anche arrostiti allo spiedo, con la pasta che fonde e s’ammorbidisce». Particolarità gastronomica sarda è certamente il Casu Marzu o Casu becciu o casu gompagadu (formaggio stramaturo, cacio vecchio o marcio), il cosiddetto formaggio dei vermi, dove la mosca casearia depone le uova all’interno della forma, lasciandovi le larve. «Il sapore è forte e piccante conferma l’autore - per gli estimatori è qualcosa da non perdere. I cultori della specialità usano ammorbidire la pasta interna forando la crosta con un trivellino, versando quindi alcune gocce d’olio


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e richiudendone il foro appena scavato. La pasta, con il tempo, si fa morbida, quasi burrosa. Avendolo assaggiato in una cantina sotterranea, sono tra coloro che spendono elogi smisurati: è stata un’esperienza indimenticabile per la nobiltà contenuta nel sapore e nel profumo del Casu Marzu, gustato al massimo del piacere con un calice di Malvasia di Bosa o Vernaccia abboccata».

L’ISOLA IN TAVOLA - Molti primi piatti sardi sono ormai apprezzati anche fuori dall’Isola. «Mi riferisco alla fregula, confezionata con semola discretamente grossa, che si usa cucinare sia asciutta che in brodo, al pomodoro o con le arselle, i fagioli o sedano e patate, insaporito dal lardo pestato, odoroso d’aglio e prezzemolo. Altra specialità sono i malloreddus, gnocchetti di pasta di semola impastata con acqua tiepida leggermente salata; da cui un serpentello di pasta sottile, da dividere e passare sui bordi di un cesto per decorarli. Volendo, nell’impasto c’è chi usa aggiungere zafferano in polvere. Da condire con pecorino fresco e zafferano tostato e ridotto in polvere. Quelli alla campidanese, sono conditi con sugo di salsiccia e pomodori; oppure, a mazza frissa, come li servono nel territorio di Martis, nel Sassarese, con panna di latte intrisa nella semola fine. Terminando con la zuppa gallurese (suppa cuata), dove gli ingredienti – pane, formaggio, brodo di carne ed erbe aromatiche – ben ricordano la vita dei pastori; con altre zuppe di mare o di grano cotto - de trigu cottu -, specialità tradizionale del comune di Santu Lussurgiu, in provincia di Cagliari». I secondi di pesce e di carne, basati sulla pastorizia e sulla cacciagione «sono indimenticabili e squi-

siti per quanta devozione e rispetto portano in loro. Le carni amano la cottura all’aperto, sulla griglia o conficcata negli spiedi, con il fuoco a reggere il potere e le mani abili dei cucinieri. Il carattere delle genti è vero, inspiegabile come l’abboccato pastoso dei grandi vini rossi, da accompagnare alle carni appena arrostite, odorose di mirto e di terra». DOLCE OSPITALITÀ - L’ospitalità sarda raggiunge l’apice a fine pasto, «con vassoi di paglia decorati con tovagliette e pizzo, ricchi di pasticcini a pasta di mandorle, di confetti multicolori, di seadas (sebadas): raviole ripiene

di formaggio fresco, semola, olio d’oliva e succo di limone, da friggere nello strutto e da rivestire di miele di corbezzolo e zucchero. Indimenticabili nel sapore e nello sguardo le Tiliccas de mendula e meli, ripieni di mandorle e miele, colorati con traggera (perline o confettini multicolori). Siamo in Gallura e nel Logodurese, quando, a volte, le mandorle si sostituiscono con i malli di noci e la saba (sapa) al miele. Non andiamo in cantina perché scopriremmo i digestivi, dall’amaro di cardo ai liquori di corbezzolo, more e melograna; esagerando con i gradi dell’acquavite Filu ‘e ferru». ■ Francesca Druidi


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Sardegna da vivere

Angoli suggestivi La città di Capoterra è l’ideale per una vacanza lontano dallo stress quotidiano e per ritrovare un contatto con la natura. Per la sua particolare conformazione offre vedute mozzafiato

osizionata a metà strada tra i monti e il mare, la città di Capoterra sorge nel sud della Sardegna. Per la sua particolare conformazione è in grado di offrire paesaggi mozzafiato e angoli suggestivi. Basti pensare a Monte Arcosu, l’oasi naturale protetta più grande d’Europa, al Lido di Maddalena Spiaggia, le zone umide dove si possono ammirare i fenicotteri rosa, al centro residenziale montano di Poggio dei Pini e alle altre tante località nate allo scopo di fuggire dalla città per ritrovare una dimensione sicuramente più a misura d’uomo. È qui che il 10 agosto 2001 nasce l’Arcadia un’attività che punta a una rivisitazione in chiave moderna della cucina mediterranea accostando prodotti tipici e non del territorio, come ci spiega il proprietario Andrea Garau. Quali sono gli itinerari imperdibili da consigliare a un turista in viaggio dalle vostre parti? Ci sono delle mete nei dintorni sottovalutate? «Dal punto di vista ambientale Capoterra offre paesaggi di notevole interesse, dalla riserva naturalistica di Monte Arcosu che gravita nelle vicinanze del paese ai bellissimi prati della zona di Santa Lucia. Identità e storia si materializzano nella chiesetta romanica di Santa Barbara de Montes, situata sulle pendici orientali dei monti di Capoterra. All’interno del paese si segnala per storia e tradizione la parrocchiale di Sant’Efisio mentre nei rilievi vicini alla frazione di Poggio dei Pini svetta l’osservatorio astronomico, frequentato da equipe di scienziati. Nella località Lido di Capoterra si trova la Maddalena spiaggia, largamente frequentata nel periodo estivo». Quali sono i vini locali più blasonati su cui puntate da abbinare ai piatti proposti? «Il giusto abbinamento tra i piatti serviti e il vino rappresenta da sempre la chiave di volta di un pranzo ben riuscito. Consigliamo pertanto di accompagnare un antipasto di polipetti confit in salsa rossa aromatizzata all’habanero con un

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Vermentino di Sardegna Doc quale Giunco, della cantina Mesa, situata nel Sulcis-Iglesiente. Con la caratteristica fregola sarda mantecata in salsa di crostacei con sfumature di bottarga proponiamo Opale, un Vermentino sempre della cantina Mesa che si presta abilmente ai primi piatti con sapori forti. Mentre per un secondo di terra suggeriamo un filetto di manzo brasato al moscato passito di Pantelleria Dop con mele caramellate da accostare al Terre Brune, un Carignano del Sulcis, prodotto di punta della cantina di Santadi». Quale potrebbe essere il menù ideale da proporre a un visitatore per fargli “assaporare” il vostro territorio e quali le caratteristiche principali di ogni portata scelta? «Proponiamo a un visitatore che vuole assaporare il nostro territorio un menù ottenuto con prodotti locali rivisitati in chiave moderna e originale dal nostro chef. Suggeriamo come antipasto una terrina di carasau con cuore morbido di dolce sardo e paté di melanzane e pomodori nostrani su cremina di pecorino fuso semi stagionato; a seguire Culurgiones Fonnesi saltati al ragù di cin-

ghiale con spezie di bosco. Come secondo costine d’agnello in umido saltate con uova marinate al limone. A chiusura un dolce tipico sardo: la Seadas. Per concludere il pasto suggeriamo inoltre un liquore, il Mirto di Sardegna, molto popolare nella nostra isola. La caratteri-

Il ristorante Arcadia ha sede a Capoterra (Ca) - www.arcadiacapoterra.com

LOUNGE BAR Una particolare attenzione viene riservata alla scelta delle materie prime prediligendo prodotti locali e biologici e facendo attenzione alla freschezza e alla genuinità del prodotto. Arcadia offre un servizio di american bar, in cui vengono offerti aperitivi e cocktail. Anche qui si svolge il tradizionale happy hour, durante il quale ogni giorno, vengono accostati una serie di stuzzichini che accompagnano gli aperitivi dei clienti.

stica che accomuna le portate sopra citate è l’origine locale dei prodotti che utilizziamo, la loro genuinità e freschezza». Può farci un esempio di uno dei vostri piatti rivisitati su cui puntate rispetto agli altri? «Uno dei piatti su cui puntiamo è sicuramente la trilogia di crudi, composta da tartare di tonno rosso carlofortino, scampi e gambero rosso locale, il tutto servito con delle emulsioni agli agrumi». A due anni di distanza dalla vostra trasformazione da pub a ristorantelounge, quale bilancio potete trarre e quali gli obiettivi futuri? «Il bilancio è più che soddisfacente, non potevo chiedere di meglio. Passare da un piccolo pub a una realtà tutta nuova è stata una vera e propria avventura. Non mi sarei mai aspettato in così breve tempo di riscontrare tanta fiducia da parte della clientela, frutto ovviamente anche del lavoro di tutti i ragazzi che con noi hanno sposato il progetto e che ogni giorno collaborano per portare avanti al meglio il loro lavoro. Per il futuro, innanzitutto speriamo di continuare sulla strada intrapresa, che ci sta regalando grandi soddisfazioni, mantenendo però un occhio sempre vigile e attento al futuro. Ci siamo posti l’obiettivo di incrementare la cucina e allo stesso tempo di diversificare l’attività realizzando un affittacamere, in modo tale da poter offrire ai futuri clienti un servizio a 360 gradi». ■ Luana Costa


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A Capo Spartivento

contaminato di questo tipo. «Come le spiagge di Cala Cipolla e Su Giudeu – indica il titolare della struttura – o la passeggiata verso il rudere ex stazione semaforica, antica stazione di rilevamento meteorologico, che sorge sulla collina antistante il Faro, punto da cui si gode del più ampio panorama sulla costa. E ancora la passeggiata verso un altro rudere, quello dell’ex molo del faro, risalente alla prima guerra mondiale, e verso piccole calette di roccia o sabbia davvero spettacolari. Attività come lo snorkeling e le immersioni nei

Sull’estrema punta a Sud della Sardegna, Alessio Raggio, ideatore e gestore del recupero di Spartivento, ci invita all’interno dell’antica struttura premiata come esempio di recupero di architettura militare e che tuttora domina l’incontaminata macchia mediterranea intorno mmaginate un’area in cui la natura è ancora padrona indiscussa, priva di costruzioni, ricoperta dalla caratteristica macchia mediterranea e circondata da spiagge paradisiache di finissima sabbia bianca. Siamo sulla punta all’estremo Sud della Sardegna, sul promontorio di Capo-Spartivento, località Chia (Ca) a cinquanta chilometri dal capoluogo della regione. E qui, uno dei pochi edifici che troviamo è un antico faro, costruito su una scogliera a picco sul mare e raggiungibile attraverso una strada sterrata, chiusa al pubblico. Oggi, lo stesso Faro è una guesthouse gestita da Alessio Raggio, che anche grazie al recente decisivo ingresso in società di una eccellenza dell’imprenditoria sarda come il socio Massimo Balia, ha consolidato ed accresciuto il suo prestigio internazionale nel mondo delle luxury guesthouse. «Il Faro di Capo Spartivento – dice Raggio – , fu costruito nel 1856 dalla Marina Militare Italiana, mitragliato dagli aerei americani durante l’ultima guerra, fino agli anni ottanta ospitò la famiglia dei faristi. La nostra è una struttura ricettiva che non ha perso la

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sua originale natura di Faro: da più di 150 anni, con la sua affascinante lanterna e il suo fascio di luce rotante fende l’oscurità per illuminare il cammino ai naviganti. È aperto tutto l’anno e d’inverno diventa scenario suggestivo ricco di tempeste e temporali memorabili. Capo Spartivento è stato premiato come esempio di recupero di architettura militare dai vertici della Marina Militare Italiana ed è l'unico Faro d'Italia restaurato e aperto alla ricettività pubblica». L’idea di accoglienza di questo luogo unico consiste nel far sentire gli ospiti a casa propria. «Per questo abbiamo scelto di non ave-

re una carta, un menù, o una reception – spiega Raggio –. Sono il nostro Chef e il nostro Maitre, parlando con gli ospiti, a cercare di “cucire” addosso il pranzo o la cena, facendo assaggiare i migliori vini dell’isola di Sardegna e facendo gustare il meglio della tradizione culinaria, adeguatamente “contaminata” dalla creatività del nostro Chef. Questo Faro è per tutti noi una passione e ben oltre un semplice lavoro. Ed è per questo che che cerchiamo di offrire più che una vacanza, un’esperienza unica». Le attrazioni nei dintorni sono numerose, com’è facile immaginare per un luogo in-

Il Faro di Capo Spartivento si trova in località Chia (Ca) - www.farocapospartivento.com

L’ELEGANZA DEGLI INTERNI Alessio Raggio, titolare della guesthouse Faro di Capo Spartivento, ci guida all’interno della struttura a Chia (Ca). «L’edificio – dice Raggio – si estende su una superficie di 600 metri quadrati. La porta d’accesso ha conservato nell’arco il fregio in ferro con le iniziali del Re Vittorio Emanuele. All’interno, al piano terra, si trova un ampio salone con lampadari rossi in cristallo di Murano. Le cinque volte del soffitto segnano il confine fra gli ambienti separati un tempo da pareti, oggi sostituite da monumentali travi in ferro, che ricordano quelle un tempo usate nelle miniere. Gli ambienti sul fondo della sala ospitano quattro grandi divani in pelle bianca stile Luigi XIV, un antico specchio a parete, un grande camino. Gli ambienti centrali invece fanno da sala da pranzo con un enorme antico tavolo conviviale a 6 posti, su un lato, e sull’altro un tavolo rettangolare in cristallo da 10 posti, con sedie in pelle bianca stile Luigi XIV per situazioni più raccolte. Nello spazio antistante l’ingresso, una scala a chiocciola in ghisa conduce alla vecchia cisterna sotterranea oggi adibita a cantina».

IL FARO

Al crepuscolo, da più di 150 anni, con la sua lanterna taglia l’oscurità per illuminare il cammino ai naviganti meravigliosi fondali marini della zona. Inoltre ci sono varie possibilità di escursione: in mountain bike fino alla spiaggia di Tuerredda, a cavallo lungo la spiaggia di Chia e la laguna, habitat dei caratteristici fenicotteri rosa, in gommone o in barca verso le spiagge non raggiungibili via terra di Capo Teulada, Cala zafferano, Capo Malfatano. E poi in Jeep verso tantissime mete, dai siti archeologici dell’interno dell’isola, alle zone minerarie di Piscinas. Infine, windsurf, surf e kitesurf presso la spiaggia di Chia e il campo da golf in località Is Molas, Pula (20 minuti in auto)». Gli spazi esterni del Faro, sapientemente progettati per fare della struttura il naturale prolungamento del promontorio roccioso, regalano agli ospiti infiniti punti di vista sulla costa circostante. «Frontalmente, il Faro si affaccia sul mare con una pedana rialzata in teak di 200 metri quadrati, il cui cuore è costituito dalla piscina a sfioro di 14 metri per 6, caratterizzata da due idromassaggio Jacuzzi. Ai lati della piscina, gli eleganti salotti in pelle bianca sono l’angolo perfetto in cui consumare la colazione o un aperitivo al tramonto. Nel retro, un enorme ulivo secolare domina il grande giardino, dove trovano spazio un camino di 12 metri e un ampio salotto. L’area centrale, sopraelevata, ospita otto gazebo in cristallo con vista panoramica, dove è possibile consumare il pranzo o la cena». ■ Renato Ferretti


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Sardegna da vivere

Terra autentica e incontaminata Salvatore e Lucia Farina ci accompagnano a Bosa, sulla costa occidentale della Sardegna, in un trionfo di paesaggi spettacolari e sapori di altri tempi bastioni a picco sul mare, le piccole cale pietrose, il paesaggio così terribilmente selvaggio, sono tutti elementi irripetibili di un panorama sorprendente, anche in un’isola ricca di solitudine e silenzi come la Sardegna. Questa volta siamo a Bosa, località turistica della Sardegna Occidentale, un centro dove la natura si è davvero impegnata per rendere emozionante la sua costa. Per una concatenazione di eventi piuttosto singolare, il comune di Bosa è riuscito a mantenere il proprio territorio com’era secoli fa. Superata la Marina di Bosa e qualche piccolo insediamento sul litorale più vicino al centro abitato, si può ammirare un’oasi naturale di incomparabile valore che è diventata negli anni un riferimento importante per i ricercatori di tutto il mondo, grazie a specie animali protette come il grifone e l’aquila del Bonelli. Bosa si trova nella Planargia, la parte occidentale sulla costa della provincia di Nuoro. Il fiume Temo l’attraversa rendendola piuttosto fertile ed è l’unica cittadina fluviale della Sardegna, sorta nella valle del fiume dall’antico impianto romano di Cal-

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ristorante e pizzeria, con particolare attenzione alle intolleranze alimentari. Piatti di mare e di terra, pizza cotta al forno a legna e specialità della casa preparate con ingredienti freschi di prima scelta. E poi, una carta dei vini ricca di proposte regionali e nazionali di alta qualità, ma anche piatti e pizza senza glutine, sono solo alcune delle proposte di qualità del Sas Covas. Infine, la sala ricevimenti, caratterizzata da ambienti ampi, confortevoli e finemente arredati: la cornice perfetta nella quale condividere momenti speciali, così come nelle intime sale del ristorante, dove si respira un’armonia autentica che vi farà sentire a casa». ■ Elena Ricci Il Ristorante-Pizzeria "Sas Covas" si trova a Bosa (Or) www.ristorantesascovas.it

media. Ma le meraviglie di questa terra non sono solo quelle che si prestano allo stupore degli occhi, perchè l’enogastronomia locale è altrettanto stupefacente. Un esempio è dato dal ristorante-pizzeria "Sas Covas", alla guida del quale troviamo Salvatore e Lucia Farina. «Oltre 30 anni di passione per la ristorazione e per l’ospitalità ereditate dai nostri genitori – dice Salvatore Farina – ci hanno portato a dedicarci con amore, professionalità e rispetto a questo affascinante me-

stiere. Il locale si trova a pochissima distanza dal centro di Bosa e accoglie i suoi ospiti con un’invitante cucina, un ambiente elegante e spazioso, uno staff cortese e un impeccabile servizio». Lo stile della cucina è mediterraneo, innovativo, influenzato dagli autentici sapori della Sardegna per rendere ogni pietanza sorprendentemente unica. «Freschezza e genuinità delle materie prime – dice Lucia Farina –sono il segreto alla base del menù di



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A spasso nel Bel Paese

Il fascino del Lago

META INTERNAZIONALE DI TURISMO Il fascino del Lago di Garda e della cittadina di Salò affascinano molto i turisti straniere che spesso scelgono questa zona come meta delle proprie vacanza. L’hotel Villa Arcadio non fa eccezione e infatti la maggior parte degli ospiti che decidono di soggiornare presso questa struttura sono stranieri. In testa ci sono la Germania, l’area scandinava e il Nord Europa nel suo complesso. Negli ultimi anni, inoltre, sono aumentate di molto le presenze statunitensi e di turisti provenienti da tutto il mondo. L’hotel è scelto soprattutto per vacanze turistiche e di benessere, ma anche per meeting aziendali, per i quali vengono messi a disposizione spazi appositi. Visto l’ambiente esclusivo e intimo, molte sono le coppie che scelgono l’albergo per trascorre piacevoli soggiorni romantici.

Eccellenza enogastronomica, bellezze naturalistiche e vita all’aria aperta in pieno relax sono alcune delle caratteristiche che si possono trovare nell’esclusivo resort gestito da Jaana Nakari, Villa Arcadio l 2016 è stato uno degli anni migliori per il turismo bresciano. I dati mostrano una tendenza positiva per quanto riguarda le visite in località come il Lago di Garda e Lago d’Iseo. I turisti sono, infatti, cresciuti rispettivamente del 14,3 per cento e del 13,8 per cento. La geografia dei turisti è, infatti, variegata: tedeschi, olandesi, inglesi, belgi, svizzeri e francesi. Non è difficile rimanere incantati dalle bellezze naturalistiche della provincia bresciana e per chi vuole trascorrere alcuni giorni in totale relax non c’è meta migliore. Tra gli ulivi e boschi, all’interno del Parco Regionale dell’Alto Garda Bresciano, sorge a Salò il resort Villa Arcadio, diretto da Jaana Nakari. L’hotel si trova all’interno di un antico monastero risalente al XIV secolo, ristrutturato con cura e trasformato in un resort d’elite, tanto da essere diventato una delle destinazioni più esclusive sul Lago di Garda. «La nostra villa è unica nel suo stile. I nostri ospiti si possono immergere in un’atmosfera rilassata e raffinata allo stesso tempo, lontana dai cliché e dal turismo di massa»

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L’Hotel Villa Arcadio si trova a Salò (Bs) www.hotelvillaarcadio.it

spiega Nakari. Le stanze solo elegantemente arredate con uno stile dove modernità e tradizione si incontrano. Per gli ospiti sono disponibili: «Sauna finlandese – illustra la direttrice – e un programma completo di massaggi e trattamenti estetici. Si possono anche seguire lezioni di pilates e yoga o usufruire del percorso vita che si estende nel parco della villa. Cerchiamo, quindi, di accontentare i clienti permettendogli di godere dei momenti di relax come meglio credono. Tra i servizi più richiesti, ad esempio vi è il tour sul lago in “Riva Aquarama Special” dove, a bordo di un motoscafo sette posti, si è guidati dal capitano a scoprire le bellezze del lago». Per gli sportivi Villa Arcadio offre svariate possibilità, tra cui i campi da golf: Garda Golf Country Club a Soiano del Lago, Golf Arzaga e Golf Bogliaco. Salò è, però, famosa anche per le bontà gastronomiche come l’olio d’oliva e il vino. A tal proposito, la direttrice di Villa Arcadio sottolinea che: «vogliamo rendere indimenticabili le esperienze di soggiorno dei nostri ospiti, per questo siamo sempre molto attenti alle loro esigenze e ci mettiamo a disposizione per consigliare atti-

vità nella zona. Per chi è interessato al ricco patrimonio gastronomico della provincia bresciana, indichiamo ai nostri ospiti cantine e aziende agricole di nicchia, assolutamente fuori dai percorsi ordinari e che solo un autentico conoscitore del territorio può suggerire». Per quanto riguarda l’olio, prosegue Jaana Nakari: «Invitiamo ad apprezzarlo direttamente presso i frantoi di molitura, dove è possibile degustare olii extra vergine Dop tra i migliori al mondo. Per chi invece è interessato al vino, organizziamo visite guidate presso alcune delle cantine più rinomate, lungo un itinerario fatto di borghi e dolci declivi attraverso i quali si possono raggiungere gli angoli più suggestivi del Lago di Garda. Villa Arcadio si trova vicina alla famosa zona del Lugana e al centro della zona viticola della Valtenesi, dove cresce il Groppello, un raro vitigno autoctono che in rosso diviene Valtenesi Doc e in rosa Valtenesi Chiaretto Doc». I prodotti locali possono essere ritrovati al Ristorante Villa Arcadio, aperto anche per gli ospiti esterni dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 19.30 alle 21.30. Qui lo chef Davide Rangoni, originario della Pianura Padana Veneta, propone la propria cucina valorizzando le eccellenze di tutta Italia in un’atmosfera incantevole con vista sul golfo di Salò. La grande attenzione dedicata al cliente ripaga Villa Arcadio in termini di successo e fama mondiale. Jaana Nakari conclude che: «Soggiornare da noi vuol dire scoprire il territorio del Lago di Garda e vivere in un luogo familiare, lontano dal caos e dalla routine quotidiana». ■ Albachiara Re

ATMOSFERA STORICA

L’hotel è un antico monastero del XV secolo che è stato ristrutturato e trasformato in un resort d’élite



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 44

A spasso nel Bel Paese

Atmosfere “urban chic” Sulla costa marchigiana è possibile assaporare pietanze elaborate con prodotti a chilometro zero. In un’ambientazione in cui nulla è lasciato al caso. Ne parliamo con Erminio e Carlo Giudici

L’Antico Caffè Soriano ha sede a San Benedetto Del Tronto (Ap) www.caffesoriano.it

l’alta presenza di palme a caratterizzare il tratto di costa marchigiana che va da Cupra Marittima al fiume Tronto, passando per Grottammare e San Benedetto del Tronto. La denominazione di Riviera delle Palme gli deriva proprio dalle migliaia di arbusti che arricchiscono la passeggiata a mare conferendole un aspetto a tratti esotico. Se ne contano un totale di circa ottomila di varie specie che costituiscono da tempo una sorta di simbolo cittadino. Nel cuore di quell’ultimo tratto di costa marchigiana esiste un luogo sem-

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pre acceso che sembra essere lì ad aspettare i visitatori. Urban chic nella sua disinvolta immagine a pois, questo italianissimo bistrot, aperto dall’alba a notte fonda, racconta tutta la raffinata sofisticatezza della cultura del nostro Paese, unico nel concepire cibo e amore prodigiosamente in rima. E ci si sente subito così, accolti da un calore casual strutturato con la cura di un servizio old style, che Erminio e Carlo Giudici hanno saputo disegnare, creando un luogo di carattere, in perfetto equilibrio tra ironia ed autorevolezza. Il nome evoca quel Domenico, Mimì, Soriano, celeberrimo “pasticcere” partenopeo della letteratura teatrale, e così anche l’estro ed il colore di un’etica verace che stupisce per la sua semplicità. Provate l’Antico Caffè Soriano al mattino, quando dal vostro angolo di tavolo il viale appare fresco di persone e il

giorno ancora è giovane. E tutto è perfetto: il caffè suadente da Gambero Rosso, il cornetto soffice frutto di una lievitazione rigorosamente naturale, la

MATERIE PRIME

Cerchiamo di utilizzare quanto più possibile prodotti a chilometro zero e solo della massima qualità disponibile

crema fatta solo con latte biologico, il cioccolato artigianale, il burro di Normandia, le marmellate di frutta, delizia a chilometro zero. L’handmade qui è un principio assolutamente sostenibile e vera colonna portante dell’attività ricettiva: «L’abbondanza sarà il nuovo concetto di sostenibilità del futuro racconta Erminio Giudici, cotitolare della struttura -. Ciò che è sostenibile in questo pianeta è abbondante, illimitato». Altro concetto chiave che accompagna il percorso a tratti mistico della cucina è l’energia: «Nel futuro che abbiamo in mente l’energia e le motivazioni delle persone che lavorano sarà comunicazione e condivisione di esperienze». All’Antico Caffè Soriano si può decidere se finire il proprio giornale, ascoltare un po’ di musica, vintage o live. Al Soriano, infatti, la colonna sonora è un must, oppure osservare l’opera d’arte ospitata nella vetrina d’ingresso - dalla figurazione del Seicento alla Pop Art Italiana - uno degli aspetti decisamente più stupefacenti. Artisti di passaggio, famiglie riunite, colleghi in cravatta, comitive fragorose, appassionati solitari, l’Antico Caffè Soriano è il crocevia vivace ed armonico di una varia umanità, che qui si ferma e trova spazio al proprio gusto. Il tempo di un pranzo tradizionale o di una cena creativa con un menù di carne, pesce o vegetariano che varia praticamente ogni settimana, seguendo il ciclo delle stagioni, oppure la pausa di un sushi, affascinante e pregiato per la qualità della materia prima, del riso e delle alghe giapponesi. Ma se è il calice di un buon vino serale che attrae, si resta sorpresi dalla cura affettuosa con cui lo staff del Soriano ha sapientemente costruito la sua cantina, attenta al territorio, con una capatina nell’internazionale, e solidale con quella visione che esalta la parsimonia, la serietà, il rispetto per la terra e per la dimensione umana delle piccole aziende naturali. Così, quando a fine serata le vetrine si illuminano e sui tavolini appaiono foglie di tè e tisane fruttate, servite con la grazia di una cerimonia antica, a volte capita di chiedere quale sia il segreto di una ricetta ambientale così riuscita. «È l’acqua»: l’estetica è davvero un fatto culturale. A questo punto non resta che entrare, scegliere il posto e lasciarvi servire. «È con grande cura che ci approcciamo alla ricerca della materia prima per la ristorazione – ci tiene a precisare Carlo Giu-

dici - privilegiando pesce, carni e verdure fresche provenienti dai vicini mercati. Cerchiamo di utilizzare quanto più possibile prodotti a chilometro zero e solo della massima qualità disponibile. Un esempio è la pasta Mancini, ingrediente principale dei nostri primi piatti. Scegliere di acquistare questi generi alimentari è una scelta più sostenibile per l'ambiente, più economica ed in grado di valorizzare le realtà locali. Abbiamo, inoltre, scelto di servire soltanto acqua del Pescara microfiltrata. L'acqua è un bene di tutti, non la facciamo pagare e non inquiniamo: meno trasporti e meno plastica in giro. Tra i vini, infine, abbiamo scelto di dare maggiore risalto al biologico, al biodinamico e alle triple A». ■ Luana Costa

LA STORIA Dopo anni di esperienze nelle più varie tipologie di locale nel territorio di San Benedetto del Tronto gestendo locali di proprietà ed avviando startup e aziende conto terzi, Erminio e Carlo Giudici hanno deciso di riaprire un locale con investimenti di famiglia. Già segnalati sul Gambero rosso nel 2007 la struttura ha avuto il piacere di poter scrivere pagine degne di nota nella ristorazione a livello mondiale collocandosi tra i migliori ristoratori.



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 46

A spasso nel Bel Paese

Tra gli agrumeti di Grottammare Nel Sud delle Marche, per un’esperienza turistica inaspettata e dalle mille sfaccettature. Francesca Brutti e Roberto Pazzi raccontano uno dei borghi più belli d’Italia, affacciato su un mare limpido e perso nel profumo degli aranci in fiore

La dimora d’epoca Casa Pazzi si trova a Grottammare (Ap) www.casapazzi.com - info@casapazzi.com

e Marche, data la loro pluralità, non nascondono neppure nel nome la varietà delle proprie proposte turistiche. E nel suo piccolo, il Piceno fa lo stesso. Si prenda, per esempio, Grottammare, uno dei borghi più belli d’Italia, in cui ci guida Francesca Brutti, collaboratrice della dimora storica Casa Pazzi di Roberto Pazzi. «Dapprima ci si conceda del tempo per godere della piccola Grottammare – consiglia Brutti – girovagando per i vicoli e lasciandosi sorprendere dagli scorci e dal profumo delle zagare, proveniente dagli aranceti storici disseminati nel paese. Essi raccontano di un mite microclima inatteso a questa latitudine: un’identità che si manifesta nella presenza, nello stemma comunale, di due piante di arancio. Proprio negli ultimi mesi questo arancio biondo del Piceno, dopo un lungo e attento lavoro, ha ottenuto la sua certificazione e il riconoscimento di prodotto di origine protetta e certificata». Affacciata sul mare e incastonata nelle antiche mura di cinta, Casa Pazzi è una dimora per vacanze, nel cuore del Borgo storico di Grottammare. «Il Palazzo della fine del 1700, con i suoi cinque alloggi differenti per cromie, dimensioni e arredi – spiega Brutti –, è caratterizzato da due suggestivi giardini a terrazza piantumati ad agrumi secolari. La sua particolare posizione e i suoi giardini rendono Casa Pazzi un luogo fuori dal tempo, ideale per assaporare la storia, i sapori e gli aromi del territorio e per partire alla scoperta del sorprendente patrimonio marchigiano. Estensione dell’abitazione privata dell’interior designer Roberto Pazzi, che ne ha curato con perizia e dedizione il restauro, il palazzo storico dispone di suite e appartamenti per vacanze, brevi o più prolungate nel tempo». E proprio da qui si può partire alla scoperta, dell’ancora sconosciuto ai più, va-

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riegato territorio della Bassa Marca. «Dopo aver visitato i luoghi natali degli illustri grottammaresi, Papa Sisto V e Pericle Fazzini, con i musei a loro dedicati, si può scegliere di fare una passeggiata sulla riva sabbiosa o sul tranquillo lungomare, sfruttando la pista pedo-ciclabile che collega Grottammare a Cupra Marittima e a San Benedetto, fino alla riserva naturale della Sentina, a sud. Oppure, si può preferire un bagno nelle limpide acque che, sin dal 1999, sono insignite della Bandiera Blu e di certo, già solo vedendole, si sarà già iniziato a comprendere la bellezza e la ricchezza del territorio Piceno». Se si allarga il raggio di esplorazione, poi, i punti d’interesse si moltiplicano. «Gli amanti della storia e dell’arte –prosegue – troveranno nella poco nota, ma splendida, Ascoli Piceno, testimonianze eccellenti dell’architettura attraverso le evidenti stratificazioni storiche: i monumenti romani come il teatro e il ponte augusteo, le eccellenze medievali della Chiesa di San Francesco, del Duomo e del Battistero, oltre che del travertino della splendida Piazza del Popolo. Un insieme inaspettato che rende unica la città delle cento torri. Imperdibile la visita alla pinacoteca civica con, tra l’altro, le opere dei celebri artisti veneti stanziatisi nelle Marche, come i Crivelli. E da Ascoli scegliere di recarsi a visitare la vicina Offida o uno dei molti piccoli borghi con i loro teatri storici, eccellenza tipica marchigiana, le chiese e le pievi disseminate nel territorio, inaspettate opere arti-

stiche e architettoniche». Chi ama la tavola e il buon vino non potrà non apprezzare le specialità gastronomiche tipiche «le olive ascolane, il ciauscolo, l’anice di castignano e i tipici funghetti dolci, il chichi ripieno, il brodetto alla sambenedettese (frutto della tradizione marinara locale), il tutto accompagnato dai prodotti enologici delle cantine che coltivano e custodiscono gelosamente i vitigni autoctoni, regalando alle dolci colline tra San Savino, Ripatransone e Cossignano, un aspetto affascinante in ciascuna delle stagioni dell’anno. Per gli sportivi, gli amanti del cicloturismo, del trekking o del nord walking, poi, ci sarà solo da scegliere il percorso da cui iniziare». ■ Elena Ricci

TURISMO IN ESPANSIONE Francesca Brutti, direttrice della dimora d’epoca Casa Pazzi, riporta l’evoluzione del turismo nella zona del Piceno. «Di anno in anno – dice Brutti – gli operatori del settore turistico hanno cercato di migliorarsi nel già insito, spiccato spirito di accoglienza tipico marchigiano. La ricerca di servizi più attenti e personalizzati, la premura di restare discreti pur nel vivere l’ospitalità come un’estensione della propria casa e della propria famiglia, permettono un’accoglienza genuina e calorosa anche se rispettosa e professionale. Una ricerca che mostra i suoi primi frutti nella crescente richiesta di visitatori. Nel corso degli ultimi anni sono numerosi gli stranieri che hanno scelto di avventurarsi in questa regione ancora poco nota, apprezzandone forme, colori, profumi e sapori in ogni stagione dell’anno».



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 48

A spasso nel Bel Paese

Affacciata sul mare Porto San Giorgio nella provincia di Fermo è una località nota per le tradizioni culinarie e per alcune manifestazioni folkloristiche che diventano veri attrattori turistici na piccola località balneare conosciuta fin dagli anni 60 come luogo di frequentazione turistica, è Porto San Giorgio che si differenzia da altre città marchigiane più note per la cura della cittadina, della spiaggia e soprattutto per la sua tranquillità. Qui ha sede un’attività di ristorazione che nasce dall’evoluzione di un piccolo “Chiosco – Bar Vela” presente su una delle concessioni più antiche di Porto San Giorgio risalente ai primi anni del dopoguerra. «La nostra cucina unisce armoniosamente tradizione e modernità - spiega Rodolfo Ragaglia, alla guida del ristorante insieme al socio e chef Lorenzo Palmieri -. Riponiamo la massima cura nella scelta delle materie prime, privilegiando la stagionalità e i prodotti delle aziende della nostra terra. Condividiamo appieno concetti come biologico e basso impatto ambientale». In che termini descriverebbe i principi della tradizione marchigiana? «Come è nella nostra tradizione marchigiana, l’ospitalità è un pò aprire la porta della nostra casa e accogliere il cliente come se fosse compagno di tavola. Questo significa offrire non solo i nostri piatti ma anche lo stare insieme e la disponibilità all’ascolto e alla relazione». Quali sono i piatti di punta della vostra attività? «Con la nostra cucina cerchiamo di unire con armonia la tradizione e la modernità. Quando abbiamo iniziato, circa 25 anni fa, il nostro era un menù semplice ma con gli anni, purtroppo o per fortuna a seconda dei casi, le esigenze della clientela sono cambiate e noi ci siamo adeguati, andando avanti con nuove ricette ma sempre nel rispetto assoluto della tradizione. Uno dei nostri cavalli di battaglia è pur sempre il classico ma mai banale spaghetto alle vongole. Perfetto connubio tra pesce povero e spaghetti prodotti

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Lo Chalet Vela ha sede a Porto San Giorgio (Fm) - www.chaletvela.it

LA STORIA Nel 2005 lo storico Chiosco-Bar Vela è stato trasformato in un moderno ristorante, tutto in legno con particolare attenzione ai criteri costruttivi. Infatti nel 2009 è stata una delle nove strutture balneari che in Italia sono state insignite della Bandiera Blu da parte della FEE per la qualità dei servizi e per l’attenzione alla gestione alla gestione ambientale.

con grani delle nostre colline da un pastificio locale. Inoltre possiamo deliziare i nostri clienti con i maccheroncini di Campofilone Igp al nero di seppia, le raguse (specie di lumache di mare) speziate solo con erbe aromatiche di campagna, con una fragrante frittura di paranza e concludere con il nostro dessert di punta che è formato da piccoli assaggi abbinati a prodotti caratteristici di ogni provincia delle Marche». Fate ricorso ai prodotti a chilometro zero? «Ci piace molto andare personalmente a conoscere i nostri fornitori, nelle loro aziende, dando priorità alle piccole realtà di cui è ricco il territorio marchigiano. Ogni volta riusciamo a scoprire nuove aziende in un’area geografica così circoscritta che ci garantiscono comunque un’ottima qualità sia delle materie prime che del prodotto finito».

Come si caratterizza l’offerta turistica del territorio? «L’offerta turistica delle Marche si basa soprattutto sul turismo balneare e noi cerchiamo di fondere i prodotti del mare con quelli delle nostre colline cosicché i nostri clienti possono godere di un’esperienza a 360 gradi. Ai clienti diamo la possibilità di visitare alcune delle aziende dalle quali ci riforniamo, soprattutto produttori di olio e vino, offrendo così l’opportunità di conoscere le tradizioni del nostro meraviglioso territorio». Qual è la provenienza del pesce? «Ci serviamo di pesce proveniente prevalentemente dal mare Adriatico o Tirreno, evitando pescato proveniente da mari esteri. Utilizziamo moltissimo il nostro pesce azzurro ricchissimo di omega 3 e molte altre specie cosiddette povere. Tutti prodotti che sono alla base delle ricette della nostra tradizione. Basta pensare al Brodetto, una zuppa di pesce composto da 13 specie diverse. La tradizione dice che era il piatto più povero dei pescatori e dei marinai in quanto fatto con pesci meno pregiati e rimasti fuori dalla commercializzazione». Il turismo a quale target si rivolge? «Il nostro è un turismo prevalentemente rivolto alle famiglie che trovano qui un ambiente sano, tranquillo, con spiagge poco affollate e ben attrezzate e un ottimo rapporto qualità-prezzo sia per le strutture ricettive che per la ristorazione e le strutture balneari. Tutto ciò viene unito a una sempre maggiore professionalità, innovazione, creatività e a una costante ricerca nuovi prodotti. A titolo d’esempio abbiamo di recente scoperto una nuova pasta contenente solo farine di legumi (fave, piselli, lenticchie e ceci) adatta per i senza glutine e anche per i vegani. Abbiamo cucinato il prodotto al Food di Milano presso lo stand dell’azienda che lo produce che ha sede e terreni all’interno del parco nazionale dei monti Sibillini. In quell’occasione abbiamo realizzato uno show cooking con la pasta di legumi presentando nuove ricette a base di pesce esclusivamente nostrano. Anche questa attenzione permette al nostro ristorante di superare momenti di crisi come quello che stiamo attraversando». Qual è l’identikit del vostro cliente tipo? «Il nostro cliente tipo è tradizionalista, molto attento alle materie prime utilizzate ma amante delle novità e delle innovazioni. Viene conquistato dall’impatto estetico dei piatti e soprattutto alla buona cucina». ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 50

A spasso nel Bel Paese

Tipicità e gusto nelle Marche Prodotti del territorio da degustare e acquistare nell’Angolo delle Delizie di Alfonso Gallo, che dal 2010 propone ai turisti il meglio della tradizione enogastronomica locale in una formula che combina velocità e qualità

o street food mordi e fuggi non gioca più al massimo ribasso, in termini di costi e qualità. Al contrario, si moltiplicano le esperienze di gusto a chilometro zero che valorizzano le eccellenze delle mete turistiche italiane, senza ingabbiare l’esperienza di viaggio in pranzi e cene infinite. Per rispondere alle esigenze del turista in cerca di spuntini veloci, senza rinunciare al gusto e alle tipi-

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cità, si sono moltiplicate le degusterie e le gastronomie nelle principali città turistiche. Delizie da acquistare o da gustare velocemente, per non sottrarre tempo all’esperienza del viaggio. A Numana Alta, cittadina in provincia di Ancona tra l’Adriatico centrale e le pendici meridionali del monte Conero, l’Angolo delle Delizie di Alfonso Gallo dal 2010 risponde alle esigenze di questo segmento del mercato turistico, trasversale alle generazioni, che include comitive di giovani, coppie, famiglie. Delizie e tipicità delle Marche e nazionali sono disponibili per essere acquistate o gustate nell’adiacente gazebo che si affaccia sulla caratteristica piazzetta di Numana, in posizione strategica ai limiti dell’area a traffico limitato vicina al parcheggio. «Dopo una lunga esperienza nel settore enogastronomico – racconta Alfonso – con il mio staff abbiamo voluto creare uno spazio per comunicare lo spirito del territorio e le nostre tradizioni attraverso i prodotti di qualità marchigiani. È nato così l’Angolo delle Delizie, che nel tempo si è

L’Angolo delle Delizie si trova a Numana (An) www.angolodelledelizienumana.it

specializzato anche in consegne a domicilio e spedizioni in Italia, prenotazioni per asporto e a breve anche e-commerce». Per un pasto informale ma prelibato o un aperitivo di qualità si possono gustare o acquistare salumi e formaggi tipici serviti con i migliori vini locali e una selezione di vini nazionali, specialità di gastronomia come la porchetta e la paposcia, panino farcito servito caldo. Non mancano naturalmente sottoli, stuzzicherie sotto vetro e

piccola pasticceria secca. Completano l’offerta pasta secca artigianale dei migliori produttori, olio, miele, e birra artigianale del territorio. Ma quali sono i prodotti più richiesti dai turisti e le tipicità, salate e dolci, che l’Angolo delle Delizie propone ai turisti? «Il ciauscolo (salame marchigiano tipico), vari formaggi pecorini, il vino rosso Conero, lo spaccasassi (una sorta di finocchietto marino che nasce sulle pendici del Conero), la criscia (piadina marchigiana senza strutto, cotta sotto la brace) ma anche la birra artigianale, le ciambelline al vino accompagnate dal vino di visciola, tradizionale vino marchigiano aromatizzato alla ciliegia selvatica, una ricetta antica che, a partire dal Medioevo e dai castelli nobiliari, attraverso la sapienza contadina, è arrivata fino a oggi. Per i cultori della pasta – continua Alfonso Gallo -, proponiamo i vincisgrassi marchigiani, una sorta di lasagna con ragù al pollo che è una chicca dell’Ascolano, e poi ovviamente le olive ascolane, fritte e servire ancora calde. I nostri clienti assaggiano da noi i prodotti tipici e poi li acquistano o se li fanno spedire nelle città in cui risiedono. Sul fronte dei dolci, spicca il tipico lonzino di fico, la “colazione povera” dei contadini di una volta, che si presenta come un delizioso salamino di fichi secchi, avvolto in foglie di fico, da tagliare a fette e gustare con un buon vino di visciola». Un’unica regola guida la selezione dei prodotti tipici, sia in vendita che per la degustazione: «La qualità, insieme alla provenienza, ovviamente. Seleziono accuratamente i prodotti in vendita nel negozio, mentre Daniela serve al gazebo dal primo maggio alla fine di ottobre aperitivi, stuzzicherie e vini locali con menù dedicati e degustazioni. L’offerta dei prodotti viene continuamente arricchita dai tesori enogastronomici che scopriamo grazie ai piccoli produttori locali. I nostri sono prodotti di nicchia, quasi tutti a chilometro zero, che non si trovano nei circuiti della grande distribuzione ma raccontano molto bene le Marche, perché nascono dalla ricchezza del territorio e dalle tradizioni enogastronomiche dei nostri contadini, allevatori e produttori». ■ Alessia Cotroneo

Mare, relax e montagna a Numana Spiagge di sabbia sottile, mare cristallino, relax e montagna. A Numana, cittadina costiera dell’Adriatico centrale, che sorge in provincia di Ancona alle pendici meridionali del monte Conero, la natura è la protagonista. Una natura ancora selvaggia e varia, che alterna piccole baie e spiagge da sogno alla bellezza naturalistica del Parco regionale del Conero.

Il centro storico è racchiuso, a Numana alta, sulla sommità di una falesia a picco sul mare, mentre la zona costiera, Numana bassa, include il porto turistico e una spiaggia che si estende a sud del porto fino alla frazione di Marcelli. A ridosso della scogliera, invece, catturano lo sguardo due baie molto amate dai turisti: la Spiaggiola e la Spiaggia dei frati. Cambia

completamente la conformazione del territorio nella parte interna della cittadina, prevalentemente collinare, mentre nella parte meridionale del comune, che corrisponde ai confini meridionali del Parco regionale del Conero, si trova la foce del fiume Musone, un’area umida di notevole valenza ambientale e naturalistica.



Viaggio in Italia Maggio 2017 • Pag. 52

A spasso nel Bel Paese

Un tuffo in un borgo magico Michele e Monia Carpinone ci portano a Termoli, in un borgo antico fuori dalle mete del grande turismo nazionale, ma in cui si trovano spiagge incantevoli, un mare pulito, cultura e una grande tradizione gastronomica

Il Ristorante Miseria e Nobiltà si trova a Termoli (Cb) miseriaenobilta20.24@gmail.com

n ammaliante borgo vecchio sulla sommità di un promontorio quasi a picco sul mare, una cittadella fortificata, con piccole piazze, vicoli e tra questi Vico Castello, uno dei più stretti d’Europa. Il tutto racchiuso da una robusta cinta muraria e il simbolo della città, il Castello Svevo. Parliamo di Termoli, sulla costa del Molise, una di quelle meraviglie sconosciute al turismo di massa. Eppure, su questo lembo di mare si affacciano 30 chilometri di costa dalla spiaggia di sabbia finissima. E per chi volesse ancora di più, dal porto di questa splendida cittadina ci si imbarca per le Isole Tremiti, conosciute come le perle dell’Adriatico. Un luogo magico dedicato a chi vuole abbandonarsi ai colori della natura e godere della limpidezza delle acque. Ma una vacanza sulle coste molisane non è limitata solo al mare, come ci spiega Michele Carpinone, contitolare del ristorante termolese Miseria e Nobiltà. «Pochi chilometri nell’entroterra permettono al turista di raggiungere paesaggi diversi. I paesi del Molise, quasi tutti

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RICETTA FAVE E CICORIA Mondare le fave decorticate da eventuali impurità, sciacquare e lessarle in acqua bollente. Pulire le cicorie, lavarle e lessarle in acqua bollente. In una casseruola far rosolare uno spicchio d’aglio, unire la cicoria e le fave precedentemente lessate, aggiungere sale q.b. e servire la zuppa in una terrina, versando un filo di olio e.v.o.

costruiti su rilievi, si ergono tra boschi e altipiani ricchi di sorgenti d’acqua. Termoli è una cittadina turistica adatta per lo più a famiglie con bambini, ma purtroppo negli ultimi anni, vista anche la crisi economica, si tratta prinicipalmente di un turismo mordi e fuggi». Ma qui i paesaggi e i borghi antichi non sono l’unica attrattiva: gustare la tradizione contadina millenaria che può vantare il territorio è un vero e proprio privilegio. «Insieme a mia sorella Monia – premette Carpinone – siamo cresciuti nell’attività di famiglia e da qualche anno, abbiamo fatto la scelta coraggiosa di proporre in un paese di mare piatti di terra e pizza nel serale. Noi ci troviamo in una traversa di Corso Nazionale, in un ambiente raccolto e accogliente. La scelta del nome Miseria e Nobiltà nasce dalla semplicità dei nostri piatti che rievocano la

tradizione della cucina italiana meridionale e la nobiltà delle materie prime utilizzate per la loro realizzazione. Non solo, la nostra passione per la cucina, la continua ricerca e la volontà di creare abbinamenti nuovi, danno un tocco in più e originalità ai nostri menù proponendo piatti unici. Con dedizione svolgiamo il nostro lavoro, il nostro obiettivo è quello di gratificare il gusto dei nostri clienti e coccolarli facendoli sentire unici». I menù vengono cambiati giornalmente e stagionalmente e vengono proposti su due lavagne a muro e i piatti descritti da Monia al momento dell’ordinazione. «Un must – dice Monia Carpinone – è la zuppa di “fave e cicoria” dalla tradizione contadina della nostra terra di origine pugliese, molto apprezzata in ogni periodo dell’anno. Oltre a tre tipi di zuppe presenti sul menù, calde o fredde in estate, proponiamo giornalmente due primi utilizzando pasta fresca e tre tipi di carni diverse inserendo sempre due secondi in griglia e uno in umido, utilizzando carni pregiate estere, locali e selvaggina quando disponibile. Per i nostri contorni utilizziamo tante verdure stagionali e legumi. Infine, i dolci: semplici eppure mai banali. Alla sera, con un mix di farine a chilome-

tro 0 e 36 ore di lievitazione, entra nel menù la pizza. Dalle mani esperte di mamma Silvana, da più di 30 anni ecco la delizia per grandi e piccini, con condimenti di alta qualità e con l’uso di verdure rigorosamente fresche». Del loro territorio Monia e Michele Carpinone propongono ottimi vini ma anche birre artigianali e non, ricercate e abbinate ai loro piatti. «Su tutti spicca il Tintilia, un antico vitigno autoctono a bacca nera, che resiste bene al freddo, non molto vigoroso e con una produttività piuttosto bassa. Ha una buona aromaticità e dà origine a un vino nero bluastro. Per quanto riguarda il profilo olfattivo è caratterizzato da note speziate, che si fondono con sentori di frutta rossa. Ottima struttura, in bocca è caldo ed esprime aromi complessi». ■ Elena Ricci

NON SOLO PAESAGGI

Tra le altre attrattive che portano a visitare il borgo una tradizione contadina millenaria e la nostra scelta coraggiosa di proporre, in un paese di mare, piatti di terra e pizza



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A spasso nel Bel Paese

Borghi da scoprire Mete rinomate per il mare e famose anche per nuove forme di turismo, più alternativo. Ma i borghi marchigiani, piccoli gioielli incastonati nell’entroterra, sono noti soprattutto per il cibo. La storia del Ristorante la Torre di Sant’Angelo in Pontano

Ristorante La Torre si trova a Sant'Angelo In Pontano (Mc) f.lligalluccisnc@virgilio.it

ant’Angelo in Pontano è un interessante borgo situato in provincia di Macerata. Come molte città marchigiane, quest’anno è stato colpito dal sisma di agosto ma ha saputo fronteggiare la situazione, uscendone più forte di prima. Molte sono le manifestazioni che si organizzano in questo paese, come il Festival della Musica che ospiterà musicisti olandesi, e le attrazioni da visitare a Sant’Angelo: la Collegiata del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Michele, la Rocca di San Filippo. Monumenti di altissimo valore storico che rappresentano quasi un unicum nella regione. Le Marche, però, sono famose anche per la qualità del proprio patrimonio gastronomico. La cucina di terra incontra quella di mare creando degli abbinamenti originali e gustosi. Gli ambasciatori di questo patrimonio sono i ristoranti e tra questi, il Ristorante la Torre di Sant’Angelo in Pontano è un ottimo esempio di buona ristorazione. «Il Ristorante nasce negli anni 60 – spiega la proprietaria Sara Gallucci – per volontà di mia madre. Non aveva alcuna esperienza, ma una grande passione per la cucina e una profonda conoscenza delle ricette tradizionali marchigiane. Con un pizzico d’incoscienza ha deciso, quindi, di intraprendere quest’avventura che dura, ormai, da quasi 50 anni». La vera forza di questo locale è la dimensione familiare. Si sente l’intimità della cucina di casa propria, ma c’è la raffinatezza e l’eleganza di un ristorante. Come illustra la Gallucci, ciò è dovuto al fatto che: «Siamo un’attività a conduzione familiare. Tutta la famiglia è, infatti, coinvolta nella gestione del locale. In cucina ci siamo io, mia madre

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e mio marito. Mentre in sala ci sono i miei figli e mio fratello. Tutti, però, cerchiamo di dare una mano all’altro senza rispettare troppo rigidamente i nostri ruoli. Abbiamo trasferito l’armonia e lo spirito di collaborazione che si ha in famiglia nel nostro ristorante e, come dimostrato dalla nostra lunga attività, questa scelta è stata la nostra fortuna e il motivo del nostro successo. Il Ristorante la Torre dispone di 60 coperti ed è un locale semplice, elegante e accogliente grazie all’arredamento moderno e ricercato. Il menù è ricco, ma non troppo ampio, e propone ai propri clienti piatti della tradizione interpretati in chiave moderna. A tal proposito, Sara Gallucci sottolinea: «Ci basiamo sulle pietanze tradizionali che mia madre cucina da sempre e cerchiamo di dare quel tocco in più per renderli originali. Ad esempio, abbiamo creato apprezzati accostamenti con cereali e frutta o accompagnando i legumi al pesce. Cerchiamo, inoltre, di proporre sempre un menù stagionale perché le materie prime di qualità fanno

la bontà di un piatto». L’intento del ristorante è anche quello di far riscoprire la tradizione a chi non la conosce. «Puntiamo soprattutto alla cucina tradizionale, ma è il baccalà, che è diventato un pò il nostro cavallo di battaglia, il piatto che ci ha reso famosi in tutta la regione. Altra nostra punta di diamante sono i primi, abbiamo una selezione di ben 14 pietanze e facciamo tutto a mano a cominciare dalla pasta. Nulla è lasciato al caso e fatto con estrema cura e dedizione. Ciò è molto apprezzato dai nostri clienti che, dopo la prima volta, tornano sempre a trovarci» racconta la proprietaria. Nonostante si trovi in una realtà piccola come quella di Sant’Angelo in Pontano, il Ristorante La Torre non manca di essere ambizioso e di pensare a nuove proposte. «Spesso organizziamo degustazioni particolari. Abbiniamo vini del territorio, distillati o altri liquori con le nostre pietanze così da farne comprendere la versatilità. È qualcosa che fa apprezzare meglio il cibo e lascia delle sensazioni piacevoli dopo il pasto. Siamo molto fieri di queste iniziative e molto contenti del fatto che i clienti rispondano sempre in maniera molto entusiasta». Per chi vuole concedersi una pausa in pieno relax godendosi le bellezze naturalistiche delle Marche e pasteggiando buon cibo, il Ristorante la Torre riesce perfettamente a coniugare questi due aspetti. «Le Marche possiedono un capitale inestimabile di flora e fauna, cibo, buon vino, arte e cultura. Scoprire questa regione- conclude Sara Gallucci- vuol dire scoprire borghi come Sant’Angelo in Pontano. Nei nostri piatti vogliamo proprio trasmettere la bellezza delle Marche, coinvolgendo i nostri clienti in un’esperienza unica». ■ Albachiara Re

LA MIGLIORE DELLE PIETANZE: IL BACCALÀ l piatto più rappresentativo del Ristorante la Torre è il baccalà. Nato come piatto della tradizione contadina e popolare, è stato rivalutato come pietanza prelibata. La base da cui parte il ristorante marchigiano è la tradizione. Le ricette della signora Gallucci sono state inserite in un menù degustazione composto da quattro antipasti, primi e secondi tutti a base di baccalà. Molto apprezzato dai clienti abituali, è stato rivisitato in chiave innovativa tramite eventi ad hoc organizzati dallo staff del ristorante per esaltarne il sapore. Quello che ha riscosso più successo è stato il menù degustazione dove ogni pietanza, a base di baccalà, era accompagnata da un particolare tipo di whisky.

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