Viaggi in italia apr 16

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Viaggio in Italia OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

METE INTERNAZIONALI

CONFINDUSTRIA ALBERGHI

Il turismo non si ferma. L’analisi del presidente dei tour operator Luca Battifora, rivela le destinazioni a medio e lungo raggio preferite quest’anno dagli italiani

I punti di forza e le debolezze del sistema ricettivo italiano. La rivoluzione tecnologica una opportunità per le imprese del settore. Il punto del presidente Giorgio Palmucci

Cultura e turismo tornano a produrre Una nuova impronta alla strategia di attrazione turistica

Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo

o aveva già scelto nell’aprile del 2013 l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta, affidandogli il dicastero che cura i rapporti con il Parlamento. Lo ha voluto nella sua squadra di governo anche l’attuale premier Matteo Renzi che, dieci mesi più tardi, ha consegnato a Dario Franceschini le chiavi del ministero dei Beni e delle attività e culturali. Era il 22 febbraio 2014 e da quel giorno sono trascorsi più di due anni, tempo sufficiente per passare in rassegna il lavoro svolto finora dal suo ufficio ministeriale e trarne un parziale bilancio.

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TESORI D’ITALIA, EMOZIONI DA VIVERE La grande e pervasiva bellezza italiana, fatta di paesaggi straordinari, città d’arte, ospitalità e antiche tradizioni enogastronomiche. Un viaggio percorrendo luoghi magici, spesso poco noti, con guide d’eccezione p. 42

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Incoraggianti segnali di ripresa

ALL’INTERNO

Molti i visitatori che in questi mesi sono stati richiamati in Italia, in particolare dai grandi eventi. «I nostri operatori stanno dando segnali di maturità e crescita» osserva Renzo Iorio, che esprime ottimismo sui flussi di visitatori previsti per la prossima stagione un biennio di “traini” quello che l’industria turistica italiana sta attraversando da diversi mesi a questa parte. Prima quello dell’Expo milanese, che tra maggio e ottobre scorso ha messo il nostro Paese in cima al taccuino dei viaggiatori internazionali. Poi quello del Giubileo, che poche settimane più tardi ha spostato i riflettori su Roma ponendola per un anno al centro della cartina mondiale dei pellegrinaggi. «In realtà sono due eventi non confrontabili, sia per durata che per tipologia», sostiene il presidente di Federturismo Renzo Iorio, tuttavia rappresentano due banchi di prova per mi-

surare il grado di attrattività dei nostri territori e la capacità di accoglienza del tessuto ricettivo nazionale. Partiamo da Expo. A pochi mesi dalla chiusura, riusciamo a quantificare il reale impatto che la manifestazione ha avuto sulla nostra rete dell’ospitalità? «Sul piano economico, l’aspetto importante da segnalare è la crescita del 10 per cento dell’occupazione degli alberghi nell’area milanese e del 18 per cento dei prezzi medi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

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Renzo Iorio, presidente nazionale di Federturismo

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Giubileo 2016 In cammino verso Roma. Franco Cardini e Rino Fisichella Federterme Le prospettive del termalismo per Costanzo Jannotti Pecci Prima classe Il segmento più alto del turismo ne parla Giorgio Caire di Lauzet



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Colophon

TURISMO CONGRESSUALE “Innovazione, concretezza e competitività” p. 12

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

FILANTROPIA Gli amici della bellezza fiorentina p. 38

Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi Osvaldo Bevilacqua, conduttore

Consulente editoriale Irene Pivetti

della trasmissione televisiva Sereno Variabile

Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

ITINERARI Alla scoperta del Bel Paese con Osvaldo Bevilacqua p. 42

Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Roma, c’è voglia di cambiamento di Alessandro Zucconi, presidente dei Giovani albergatori di Roma iventare presidente del Comitato Giovani albergatori di Roma, cioè degli albergatori under 39 inscritti a Federalberghi Roma, significa lavorare per il futuro ma sempre con una nota di leggerezza. Il mio programma di mandato vuole consolidare quanto di buono abbiamo espresso in questi ultimi anni, a partire dalle iniziative legate alla formazione, divenuta ormai essenziale per chi opera in un settore come l’ospitalità professionale che si fa sempre più competitivo all’interno di un mercato che oggi ha assunto connotazioni globali. Tra gli altri obiettivi programmatici, l’impegno a rafforzare il dialogo già esistente con tutte le Istituzioni locali e quello finalizzato a creare occasioni ad hoc per scoprire le zone meno conosciute della città, soprattutto nell’ottica di poterle poi “condividere” con i nostri ospiti. Organizzeremo quindi visite guidate a luoghi come le Domus patrizie di Palazzo Valentini o il Tempio Pitagorico di Porta Maggiore. Infine, non potranno venir meno le attività mirate a consolidare l’amicizia spontanea che esiste tra noi colleghi con delle serate di puro svago.

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Nella mia visione, tra le criticità “turistiche” di Roma deve annoverarsi, dal punto di vista promozionale, la poca conoscenza “esterna” delle sue enormi bellezze al di là del centro storico: la quantità e il target dei flussi verso la Capitale potrebbero incrementarsi se si lavorasse di più per far conoscere al mondo anche tanti suoi angoli, per così dire meno noti, ma dall’indiscusso appeal. La storia è infatti disseminata ovunque qui: esistono monumenti di grande interesse da via Appia Antica a via Casilina, l’Eur e quartieri come Ponte Milvio e il Delle Vittorie po-

trebbero essere metà di escursioni culturali, come anche la cosiddetta Città consolidata, dal quartiere Flaminio alla Città Giardino. Accanto alla scoperta dei suoi volti ancora offuscati dalla fama dei monumenti più celebri, sarebbe però anche necessario che la Città eterna diventi sia più vivibile sia più vissuta. Il centro, ad esempio, è ormai invaso da pizzerie e friggitorie e, alla fuga dei residenti, fa da contraltare la sparizione del suo tessuto commerciale e quindi anche culturale più caratteristico, a tutto vantaggio di un impersonale mordi e fuggi. Il Giubileo avrebbe dovuto essere foriero di un positivo vento di cambiamento, ma così finora non è stato. Dalle altre città d’Italia molti visitatori esitano a venire per motivi di sicurezza, mentre nel resto del mondo la gente è poco informata della “romanità” di questo evento, che può ormai essere vissuto in qualunque chiesa del globo visto che di Porte Sante ne sono state aperte in ogni continente. Al movimento turistico questo Anno Santo non ha insomma portato gli attesi risultati, se non, in negativo, un esponenziale e incontrollato aumento di posti letto in tutta la città. ■


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Politiche turistiche Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo

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«La rinascita di Pompei, il riavvicinamento dei cittadini al patrimonio culturale nell’appuntamento fisso delle domeniche gratuite e il record assoluto di 43 milioni di visitatori nei musei e nei siti archeologici statali raggiunto nel 2015». Sono questi i tre fiori all’occhiello che il resoconto biennale del Mibact mette in evidenza, soffermandosi sui risultati concreti conseguiti sotto il governo Franceschini dal giorno dell’insediamento a oggi. «Più risorse pubbliche, considerevoli agevolazioni fiscali per incentivare il mecenatismo, 500 assunzioni a tempo indeterminato, nuove misure di tax credit con più fondi per il cinema, la nascita dei caschi blu della cultura. Questi – sottolinea Franceschini – sono alcuni dei principali traguardi ottenuti in due anni intensi e impegnativi che hanno realizzato un’autentica rivoluzione nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale nazionale». FONDI CULTURA, IL PORTAFOGLIO CRESCE Entrando nel dettaglio degli interventi messi a punto in questa prima fase del suo mandato, Franceschini pone l’accento sull’incidenza economica che le scelte ministeriali hanno avuto, con un bilancio della cultura tornato quest’anno per la prima volta sopra i 2 miliardi di euro. «Non accadeva da 8 anni – osserva il ministro –

INTERVENTI DI RECUPERO

Nei luoghi d’interesse di primo piano quali la Domus Aurea, Villa dei Misteri di Pompei, il Museo nazionale d’Abruzzo e la Reggia di Caserta e questo aumento di risorse segna la fine della lingua stagione dei tagli e la crescita del 27 per cento dei fondi a disposizione del Mibact». Una strategia orientata a restituire a cultura e turismo il ruolo di leve economiche del nostro Paese, rilanciata anche all’inizio dell’anno con l’assegnazione di 300 milioni di euro per il restauro e la messa in sicurezza dei musei nel biennio 2016-2017. «A questo – prosegue il ministro - si aggiungono le risorse europee: il Piano obiettivo nazionale 2014-2020 ha assegnato 490 milioni di euro per la tutela del patrimonio culturale e il sostegno alle in-

dustrie creative nelle 5 regioni del Sud Italia». Altro provvedimento che ha favorito il flusso di denaro privato verso iniziative di sostegno al patrimonio pubblico è quello dell’art-bonus, introdotto in via transitoria due anni fa per poi essere stabilizzato e reso permanente. Un credito di imposta per le donazioni a favore della cultura che ha contribuito a incentivare nuove forme di mecenatismo. «Musei, monumenti, siti archeologici, teatri e fondazioni lirico sinfoniche stanno approfittando di questa misura – spiega Franceschini - che dalla sua introduzione ha portato oltre 2000 mecenati a donare quasi 63 milioni di euro a circa 450 realtà del panorama culturale nazionale». POTENZIATA LA VOCAZIONE TURISTICA E poi c’è il capitolo turismo, strettamente connesso al tema della valorizzazione culturale della nostra Penisola, sul quale il Ministero ha lavorato sia a livello territoriale che centrale. Nel primo caso, portando a termine interventi di recupero di luoghi d’interesse di primo piano quali la Domus Aurea, per il cui restauro sono stati investiti 13 milioni di euro, e la Villa dei Misteri di Pompei, con i suoi splendidi affreschi finalmente restituiti al pubblico. O ancora, la riapertura del Museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila e il raddoppio del percorso della Reggia di Caserta. Nel secondo caso, attraverso la definizione articolata di un nuovo modello di turismo sostenibile e digitale, per rilanciare ulteriormente una domanda internazionale ripartita con ottimo piglio nel 2015 anche grazie all’effetto traino esercitato dall’Esposizione universale. «L’incremento degli arrivi e l’aumento della durata dei soggiorni registrati l’anno scorso – osserva il ministro – mostrano che questa strategia di turismo garantisce uno sviluppo economico sociale a lungo termine e si abbina a pieno alla naturale vocazione ad accogliere del nostro Paese. Un metodo solido che ha come fine la promozione dei territori e la valorizzazione di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno dell’Italia un circuito di bellezza straordinariamente diffuso». ■ Giacomo Govoni


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>>> continua dalla prima

Un trend confortante che ha coinvolto in modo significativo anche l’ospitalità non tradizionale, se si considera che solo su Milano gli alloggi offerti sulle varie piattaforme tipo Airbnb sono stati circa 6 mila. L’Expo ha poi irradiato un’attività anche nelle province lombarde e piemontesi che hanno avuto tassi di crescita a doppia cifra, Varese addirittura del 40 per cento. Sotto questo aspetto anche l’Alta velocità, che ha permesso a città come Bologna o Torino di trovarsi a 45-50 minuti dalla sede dell’evento, ha inciso positivamente». E a livello di sentiment degli operatori? «Dalle indagini che abbiamo richiesto come Assolombarda e condotte attraverso il sistema TrustYou che misura il grado di soddisfazione degli ospiti e la reputazione alberghiera, la clientela è stata particolarmente soddisfatta della gentilezza del nostro personale con un dato di 90/100. Stesso dato per la qualità delle attrazioni turistiche di Milano, mentre il rapporto qualità-prezzo delle strutture ricettive ha

Renzo Iorio, presidente nazionale di Federturismo

ottenuto 87/100. Le valutazioni meno positive riguardano solo la dotazione fisica delle strutture ricettive, come ad esempio la qualità dell’arredamento o dei televisori in camera, ma in termini di capacità di accoglienza si è colto un segnale di maturità e crescita da parte degli operatori». Dall’Expo al Giubileo. Come sta raccogliendo l’Italia la sfida del turismo religioso, anche in chiave di future

strategie di destagionalizzazione? «Per quanto riguarda gli alberghi, Roma ha avuto una partenza lenta, addirittura in ribasso rispetto all’analogo periodo del 2015, per via di due fenomeni: il primo è certamente la ricaduta degli attentati di Parigi e la paura delle persone ad andare in luoghi indicati come potenziali obiettivi. Al contrario sono cresciute, spesso anche a doppia cifra, destinazioni apparentemente secondarie come Torino, Genova, Bologna, Napoli e Salerno. Febbraio sta un po’ cambiando la tendenza su Roma, col 6 per cento di crescita rispetto a febbraio scorso. Il secondo fenomeno è la crescita molto rilevante dell’offerta di alloggi non convenzionali, che in ottica alberghiera ridimensionano i risultati collegati all’evento giubilare». Per valore, i viaggi rappresentano il settore leader in Italia in ambito web. Quali progressi hanno compiuto le nostre imprese sul piano dell’e-tourism? «Il turismo è il settore più influenzato dal web nelle decisioni d’acquisto. L’Italia è leader nel senso che è la destinazione più

cresciuta grazie a internet. Per contro, un nostro limite competitivo fortissimo rispetto ad esempio a Spagna e Francia, è la mancanza di una comunicazione Paese efficiente, in grado di raccontarne le bellezze. Non la fa lo Stato, non la fanno le Regioni e non la fa l’Enit. Allo stesso modo, non sono italiane le piattaforme che vendono servizi di turismo come Booking o Expedia e, cosa ancora più grave portano fuori dall’Italia valore aggiunto e ricchezza». Quali strumenti occorrono per potenziare la capacità digitale del nostro tessuto ricettivo? «È determinante trovare dei correttivi a questa situazione, che si sviluppi un piano digitale. Serve una sensibilità digitale in primis da parte del Governo, che vada molto al di là dell’aiuto economico introdotto dal ministro Franceschini col bonus. È di primaria importanza che il Paese scelga una volta per tutte come raccontarsi». L’altro ieri Parigi, ieri Bruxelles, domani chissà. Che scenari si prefigurano per il nostro turismo, sia incoming che outcoming, a seguito di questi tragici episodi? «Difficile fare previsioni. È evidente come nell’immediato l’impatto emotivo sia fortissimo. Parigi ne sta avvertendo ancora pesantemente gli strascichi, così come Istanbul che tra gennaio e marzo ha visto crollare la clientela russa su cui poggia quasi tutto il suo incoming. Per non parlare di mete come la Tunisia, azzerate o quasi. Quanto agli scenari, oggi per fortuna non vediamo un calo strutturale della propensione al viaggio, quanto piuttosto una riflessione maggiore sulle destinazioni con uno spostamento dalle grandi capitali a città “secondarie”. Il vantaggio dell’Italia è di essere una destinazione con più peculiarità locali, che attirano una platea di nazionalità più vasta ed eterogenea. Per questo ci aspettiamo stagione positiva anche se naturalmente non pari al 2015, sul quale incide molto l’effetto Expo». ■ Giacomo Govoni

Digitalizzazione, risorsa per le imprese ricettive Prosegue l’iter di riqualificazione degli alberghi italiani. Un percorso che non può permettersi di ignorare la dimensione legata all’informatica e al web, sia sul fronte strutturale che promozionale. L’analisi di Giorgio Palmucci innovazione tecnologica sta influenzando in modo massiccio il comparto turistico, richiedendo nuovi sforzi al settore alberghiero sul fronte della promozione, dei servizi al turista e dell’ammodernamento informatico. Lo strumento messo a disposizione dal governo, il Tax credit digitalizzazione, può aiutare le imprese del comparto a ridurre il gap tecnologico e guadagnare posizioni rispetto ai competitori internazionali, ma serve molto di più. Giorgio Palmucci, numero uno di As-

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sociazione italiana Confindustria alberghi prende in considerazione i benefici per il sistema ricettivo italiano di questo provvedimento, allargando lo sguardo fino ad esaminare le altre criticità del settore. La ricerca Hotels & Chains in Italy 2016, presentata alla Bit e alla quale ha collaborato anche Confindustria alberghi, delinea le evoluzioni nel nostro sistema ricettivo. Quali restano i punti di forza e di debolezza dell’accoglienza italiana? «Il settore alberghiero italiano sta cam-

biando lentamente e bisognerà attendere ancora qualche anno prima che si profili un assetto nuovo e più vicino agli standard dei competitor europei. Il nostro comparto deve tener conto dei mutamenti in atto, dotandosi di tutti quegli strumenti in grado di anticipare tendenze e opportunità che possono arrivare anche attraverso gli investimenti internazionali. L’offerta ricettiva italiana conta un patrimonio di strutture dislocate in modo capillare su tutto il territorio e riqualificare quanto già esistente è un buon sistema per offrire


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Politiche turistiche un prodotto che soddisfi le esigenze di una clientela sempre più attenta alla cura dei dettagli. Purtroppo, paghiamo lo scotto di una promozione frammentaria e si avverte la mancanza di un ente che ci rappresenti all’estero in maniera organica. Molto spesso le attività di marketing sono gestite dalle singole realtà territoriali che investono autonomamente in attività promo-commerciali. Restano così spesso fuori tutte quelle destinazioni “minori” che, non disponendo dei fondi necessari, faticano ad affacciarsi sul mercato». Confindustria alberghi è impegnata a far conoscere le opportunità legate al Tax credit digitalizzazione. Quali sono oggi le principali esigenze di ammodernamento informatico delle imprese ricettive italiane, anche dal punto di vista della promozione che passa sempre più dalla rete? «Il cliente che soggiorna nelle nostre strutture sta cambiando la sua fisionomia, è sempre più connesso e la scelta dell’albergo è anticipata da una ricerca capillare sulla rete. Social network, siti di recensione, portali di prenotazione on-line sono i canali più diffusi e consultati dal viaggiatore. Diventa imprescindibile la capacità di saper proporre il prodotto alberghiero anche attraverso l’e-commerce, rendendo il sito aziendale una vetrina capace di attirare l’attenzione del potenziale ospite. Tra l’altro, il settore ricettivo si confronta con un’offerta internazionale sempre più competitiva e diversificata. Pertanto, elevare la qualità dei servizi offerti adattandoli a nuove metodologie informatiche può aiutare a confermare la propria presenza sul mercato. Per questo, occorre intervenire in termini di restyling strutturale e di potenziamento destinato alle tecnologie mediatiche affinché gli ospiti

TAX CREDIT

Giorgio Palmucci, presidente AICA, Associazione Italiana Confindustria Alberghi

possano continuare ad apprezzare il servizio made in Italy. Tutto questo è possibile grazie anche agli incentivi che lo Stato mette a disposizione delle aziende attraverso i Tax credit». In che misura il Tax credit ristrutturazione e digitalizzazione può sostenere l’azione di riqualificazione? Cosa vi attendente dal governo per sostenere sia le imprese ricettive che il settore turistico in generale? «Il Tax credit digitalizzazione prevede 15 milioni di euro per le imprese ricet-

Vanno nella giusta direzione, ma servono un incremento delle risorse e il consolidamento della misura per più dei 3 anni attualmente previsti

tive e in parte alle agenzie di viaggio e ai tour operator, sotto forma di minor tassazione, il recupero delle spese sostenute nel periodo 1 gennaio 2014 - 31 dicembre 2016 per tutte le attività dall’informatizzazione alla promozione on line. Il Tax Credit Ristrutturazioni consente, invece, alle sole imprese alberghiere esistenti al 1 gennaio 2012, di beneficiare di un credito di imposta pari al 30 per cento delle spese sostenute per interventi di riqualificazione edilizia, eliminazione delle barriere architettoniche,

efficientamento energetico e acquisto di mobili e complementi di arredo effettuati nel periodo dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. 220 milioni di euro lo stanziamento complessivo. L'intervento va certamente nella giusta direzione, ma sono necessari un incremento delle risorse e il consolidamento della misura per un periodo ben più lungo dei 3 anni attualmente previsti. A riguardo, come Confindustria alberghi abbiamo già sollecitato governo e Ministero e confidiamo che gli ottimi risultati di questa prima fase di applicazione portino a una risposta positiva». La regolamentazione della sharing economy è un tema caldissimo in questo momento in Italia. Qual è la posizione di Confindustria alberghi per quanto attiene l’ospitalità alternativa? «Da sempre sosteniamo la concorrenza e il libero mercato, cosi come le nuove forme d’offerta che attirano nuovi target turistici ma l’accelerazione “dell’ospitalità alternativa” di questi ultimi mesi, in assenza di un adeguato quadro normativo, sta preoccupando gli operatori. La situazione sta sfuggendo di mano e la distribuzione delle competenze tra Regioni e Stato centrale non aiuta certo a fare chiarezza. L'emergenza che si sta creando spinge nella direzione di un complessivo riordino della normativa turistica e, in particolare, dell’offerta ricettiva, con un riequilibrio che - da un lato - alleggerisca il carico di burocrazia che grava sulle forme più consolidate e - dall’altro - definisca un quadro chiaro in termini di sicurezza, trasparenza e fiscalità, anche per le nuove formule, che garantisca competitività all'offerta nazionale e una corretta concorrenza tra gli operatori». ■ Francesca Druidi

Il turismo non si ferma Luca Battifora, numero uno dell’Associazione dei tour operator italiani, commenta il trend delle destinazioni privilegiate, in un momento delicato per il settore viaggi iaggiare al tempo degli attentati. In uno scenario caratterizzato da un livello di attenzione permanente, per non dire crescente, al turismo non si rinuncia, ma si delinea una nuova mappa delle località scelte dai turisti e soprattutto si impone l’esigenza di avere informazioni più dettagliate sulla sicurezza delle mete. Per questo, comunicazione e flessibilità sono le parole d’ordine oggi per i tour operator che devono affrontare le incertezze del quadro geopolitico attuale e i nodi del settore, tra cui l’entrata in vigore dell’obbligo di fornire le garanzie assicurative e-o finanziarie a copertura del ri-

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schio d’insolvenza o fallimento dei tour operator. Ne parla Luca Battifora, presidente di Astoi Confindustria Viaggi. Quali sono i segnali per il turismo organizzato per il 2016, guardando anche all’anno appena trascorso? «Il trend delle prenotazioni è in miglioramento, dopo un inverno che ha fortemente risentito del timore causato dagli eventi terroristici di novembre. L’andamento dei consumi relativo al settore viaggi, in questi anni segnati dalla forte instabilità geopolitica, è stato spesso altalenante. Ci conforta il fatto che i numeri dimostrino che gli italiani non intendono rinunciare al loro stile di vita


e alle meritate vacanze». In che misura gli eventi legati al terrorismo internazionale stanno influenzando la geografia del turismo? Quali sono le mete “alternative” che stanno emergendo? «Le richieste dei turisti e le successive prenotazioni finalizzate, si sono in parte spostate su destinazioni di lungo raggio come ad esempio Usa, Canada, Caraibi, Maldive, Thailandia o Giappone per quanto riguarda una fascia di passeggeri medio-alto spendente. Per chi, viceversa, ha esigenze di budget contenuti, è possibile orientarsi su viaggi in Italia, Europa continentale, Spagna e Grecia». Quali sono le contro-misure adottate dai tour operator per affrontare la situazione di globale instabilità, penso ad esempio a pacchetti e polizze che prevedono la cancellazione del viaggio senza penali? «In primis la comunicazione: la criticità è dovuta a fattori più emotivi che oggettivi; i Paesi che presentano reali rischi per l’incolumità dei turisti sono una minima parte e non rientrano nelle programmazioni dei tour operator. Un altro importante aspetto è legato alla massima flessibilità con adeguate garanzie assicurative e tanta informazione aggiornata in tempo reale sulle mete trattate». Quali restano i trend di viaggio degli italiani registrati dai tour operator? «Dividendo il mercato in settori, secondo la distanza, nel corto raggio Spagna, Italia e Grecia sono le più richieste. Per il lungo raggio ad ovest Usa, Canada e Caraibi, ad est Maldive, Seychelles, Madagascar, Zanzibar, Thailandia e Giappone che sta prendendo sempre più piede. Stanno registrando buone performance anche le crociere con sensibile incremento delle prenotazioni e, per viaggi di nozze in particolare, Australia

Luca Battifora, presidente Astoi Confindustria Viaggi

e Polinesia risultano sempre richieste in maniera costante». Il fondo di garanzia e la nuova direttiva Ue in materia di pacchetti turistici sono alcuni dei nodi caldi da affrontare. Quali le principali sfide e priorità per Astoi – Confindustria Viaggi sotto questi fronti? «Ciò che Astoi – Confindustria Viaggi fa è ottemperare a quanto viene chiesto da una norma eccessivamente generica che si presta, pertanto, a interpretazioni soggettive, in assenza sul mercato di strumenti adeguati sia di natura finanziaria che assicurativa. Astoi però sarà in grado di fornire ai propri associati, entro la scadenza richiesta, una soluzione adeguata e funzionale, siamo al lavoro con assoluta priorità su questi temi per tenere fede alla nostra mission e tutelare i nostri associati». ■ Francesca Druidi

TREND DI VIAGGIO

Nel corto raggio Spagna, Italia e Grecia sono le mete più richieste; per il lungo raggio Usa, Canada, Caraibi, Maldive, Seychelles, Madagascar, Zanzibar, Thailandia e Giappone


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Turismo religioso

Il Giubileo si è messo in moto Primi due mesi in sordina, poi da febbraio in avanti è arrivato il cambio di passo. L’Anno Santo della misericordia ritrova slancio e pellegrini che, nonostante la delicata fase internazionale, mostrano di non avere paura fedeli a mettersi in viaggio malgrado le tensioni di matrice terroristica. «Non possiamo farci paralizzare dalla paura, che è poi ciò che vogliono gli autori degli attentati. In questo senso devo riconoscere che il Giubileo straordinario della Misericordia si sta svolgendo in un clima di sicurezza, e di questo deve ringraziare le autorità impegnate a garantirla. Un clima che dà a tutti i pellegrini una serenità per poter svolgere i propri momenti di preghiera».

alcolando il calo della capacità di spesa turistica specie in ambito domestico, i timori seminati dagli attentati che hanno colpito grandi capitali europee come Parigi e Bruxelles e il taglio volutamente decentrato che Papa Francesco ha conferito a questo Anno consacrato alla misericordia, i risultati prodotti finora dal Giubileo sono tutto sommato incoraggianti. Fugato il rischio di flop che aleggiava sull’evento religioso al termine di un primo mese deludente sul piano dell’accoglienza, nel 2016 il Giubileo si è gradualmente messo in marcia, stimolando un risveglio dei flussi di pellegrini verso Roma e verso l’Italia.

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SAN PIETRO, IN 3 MESI E MEZZO QUASI 3 MILIONI DI PELLEGRINI A sottolinearlo è monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che in riferimento agli esiti raccolti dai primi 100 giorni, esprime una moderata soddisfazione. «Cento giorni non sono sufficienti per fare un bilancio, ma al massimo una prima verifica del cammino giubilare. Nonostante le difficoltà legate alla realtà capitolina e alle vicende internazionali che hanno contribuito non poco al rafforzamento della sicurezza, abbiamo avuto una consistente presenza dei pellegrini nella città di Roma e in particolare nella zona di San Pietro». Quasi 3 milioni, per l’esattezza 2,8 milioni, i fedeli e i turisti che fino a metà marzo hanno varcato la Porta Santa della basilica vaticana, generando numeri che tra l’altro non includono i tassi di affluenza registrati nei luoghi di culto limitrofi alla principale chiesa pontificia. «Questa è la cifra di cui al momento abbiamo una certezza sicura – aggiunge il monsignore, alla testa del Comitato organizzatore dell’Anno Santo – ma non possiamo ancora quantificare le presenze che ci sono state nelle altre basiliche romane Santa Maria Maggiore, San Paolo Fuori le Mura, San Giovanni in Laterano e al Santuario del Divino Amore, non comprese nel calcolo».

Monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione

all’11 febbraio. Oltre mezzo milione i pellegrini che hanno affollato l’Urbe per vedere da vicino il corpo del celebre frate cappuccino e partecipare alle celebrazioni preparate in suo onore. «Si è trattato un momento storico importante per tutta la chiesa – commenta Fisichella - che vede in questo santo il segno concreto e tangibile di come Dio usa misericordia. L’altissimo numero di devoti accorsi a salutarlo dimostrano che il popolo cristiano è affezionatissimo a questo grande santo». A questo appuntamento clou nel calendario giubilare si è sommato un miglioramento generale delle condizioni di sicurezza della Capitale, che col passare delle settimane ha indotto sempre più

FISICHELLA: «FRANCESCO HA COLTO L’INTIMO DELLE PERSONE» In attesa di conoscere i dati definitivi relativi alle liturgie pasquali, annunciati in ulteriore rialzo visti i 150 mila fedeli intervenuti nell’area di San Pietro soltanto nella domenica delle Palme, ora si scommette sui prossimi appuntamenti di punta segnati sul calendario dell’Anno Santo. A cominciare dal Giubileo dei ragazzi e delle ragazze in programma il 23 aprile, che si prepara ad accogliere una fiumana di giovanissimi provenienti da tutto il mondo. Al di là dell’aspetto strettamente numerico, sottolinea tuttavia Fisichella, «il Giubileo sta andando molto bene perché viene vissuto con passione: la gente prega, partecipa, mostra come l’intuizione del Papa abbia colto l’intimo delle persone». Questo testimonia che la forza di questo evento straordinario, insiste il monsignore, non risiede nei numeri che con l’arrivo della bella stagione sono stimati comunque in progressivo aumento, ma «dall’intensità con cui come si sta vivendo questo Giubileo, non solo a Roma ma in tutti i Paesi dove sono aperte circa diecimila porte sante, dalla Siria, al Libano, all’Iran, alla Mongolia». ■ Giacomo Govoni

FLUSSI, PADRE PIO E SENSO DI SICUREZZA LE CHIAVI DI VOLTA A un dicembre negativo e un gennaio sottotono in termini di visitatori, è seguita dunque un’inversione della dinamica turistica il cui punto di svolta è coinciso probabilmente con la traslazione delle spoglie di Padre Pio da Pietrelcina a Roma, dove sono rimaste dal 3

I PRIMI 100 GIORNI

Nonostante le difficoltà legate alla realtà capitolina e alle vicende internazionali, c’è stata una consistente presenza di pellegrini nella città di Roma e in particolare nella zona di San Pietro


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L’esperienza del pellegrinaggio È l’anno del Giubileo straordinario della misericordia ma anche dei cammini della fede, tra svago e religione. Il senso del viaggio è cambiato nel corso dei secoli, come ricorda Franco Cardini

Lo storico e scrittore Franco Cardini

l pellegrinaggio, come ha sottolineato Papa Francesco, è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. Quale significato assume il pellegrinaggio nella storia del Giubileo e nel mondo contemporaneo? A darcene una lettura è lo storico, scrittore e giornalista Franco Cardini. Che significato storico assume oggi un Giubileo straordinario dedicato al tema della misericordia? «Viviamo un periodo critico determinato dal fatto che, nel mondo globalizzato, le contraddizioni, le ingiustizie e le sperequazioni sono venute a galla. Gli ultimi dati dell’Onu sulla concentrazione della ricchezza rivelano un’enorme disuguaglianza: il 10 per cento del genere umano possiede, controlla o comunque gestisce il 90 per cento delle ricchezze del suolo e del sottosuolo e si guarda bene dal ridistribuirle in qualche modo. Questa sperequazione, a vantaggio di una minima parte dell’umanità, è la radice di tutti i mali; altri possono essere gravissimi come il fondamentalismo musulmano, ma vengono di conseguenza. Tutto ciò chiama in causa la misericordia, ossia porsi il problema degli altri come se fosse il proprio. Abbiamo bisogno che chi ha in mano il potere economico, politico e finanziario si ponga il tema dell’immedesimazione negli altri, della capacità di compassione e di tradurla in gesti concreti, mirati alla ridistribuzione della ricchezza. Non servono più semplici palliativi». Qual è stato lo sviluppo nella storia dei pellegrinaggi giubilari? «Il Giubileo è per il mondo ebraico un momento di pacificazione generale degli uomini fra loro e di remissione dei debiti;

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pensiamo, ai giorni nostri, alla richiesta di abolizione dei debiti contratti dai paesi poveri nei confronti di quelli ricchi. L’elemento di remissione dei debiti è fondamentale nella cultura religiosa ebraica e anche in quella cristiana e musulmana: si deve fare il possibile per aiutare il debitore a rimettersi in una condizione di umana sopravvivenza. È questo elemento alla base del Giubileo e anche del pellegrinaggio che tradizionalmente è un fatto penitenziale, ben espresso dalla stessa esperienza del viaggio che, un tempo, era pericoloso e costoso; affrontarlo comportava notevoli disagi, oltre che il concreto rischio di non tornare. Il Giubileo cristiano è stato organizzato nel 1300 da Bonifacio VIII che voleva riportare l’attenzione dei cristiani su Roma, tanto più che Gerusalemme era ormai stata riconquistata dai musulmani e i tentativi di riprenderla attraverso le crociate erano andati delusi. Bonifacio VIII ha, quindi, avuto l’idea di spostare l’attenzione dei cristiani da Gerusalemme a Roma, convogliandoli sulla capitale della cristianità occidentale a vantaggio del prestigio della Santa Sede e suo personale. C’è anche un grande progetto politico di Bonifacio VIII dietro al Giubileo, un progetto che apparentemente fallisce, con lo scontro del papa con il re di Francia e l’oltraggio di Anagni. Il discorso del rapporto tra Santa Sede, Roma e cristianità riprende però peso e, quando i papi ritornano a Roma alla fine del Trecento, prosegue la tradizione del pellegrinaggio».

Si assiste a una riaffermazione della centralità di Roma. «Grazie al Giubileo, tutti i cristiani d’occidente sono obbligati a venire almeno una volta nella vita a Roma, rimettendola dunque al centro della vita culturale e intellettuale del mondo medievale. In questo senso, il Giubileo è uno degli atti di fondazione della nuova cultura umanistica, che a sua volta avrebbe aperto le porte alla straordinaria civiltà del Rinascimento. C’è un rapporto ininterrotto tra l’invenzione di Bonifacio VIII e il rinnovamento rivoluzionario del pellegrinaggio come fatto di misericordia con Papa Francesco. In questo anno santo, i pellegrini non sono tenuti a lucrare l’indulgenza plenaria a Roma, ma possono vivere il Giubileo nella propria diocesi, con meno pericoli e un minor dispendio di risorse materiali ma con gli stessi risultati spirituali. La rivoluzione di Papa Francesco consiste nello spostare l’attenzione da Roma alle periferie del mondo, dove si colgono meglio i problemi dell’umanità». Anche grazie al Giubileo, è stata rilanciata la Via Francigena, sempre più frequentata. «La Via Francigena è un remaking del cammino di Santiago di Compostela, la strada dei pellegrini divenuta molto battuta sin dal X-XI secolo. C’è stato un forte rilancio del Cammino tra Ottocento e Novecento, grazie anche alla lungimiranza del governo spagnolo che, dopo la guerra civile del 1936-39, voleva far uscire il

Paese dall’isolamento attraverso un rilancio specifico dei luoghi, della tappe e delle tradizioni del pellegrinaggio verso Santiago. Sulla base di questo modello, operatori turistici e religiosi, oltre che storici e studiosi, hanno pensato di valorizzare il tratto italiano della strada, o per meglio dire del fascio di sentieri, che nel mondo medioevale collegava Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela, rappresentando lo snodo centrale delle grandi vie della fede. Dalle Alpi nord occidentali, la Via giunge a Roma passando il Po a Piacenza e attraversando la Toscana fino in Puglia. Il pellegrino ideale proveniente dal nord percorreva la Via per dirigersi a Roma ed eventualmente proseguire verso i porti pugliesi, dove s’imbarcava per Gerusalemme. Si trattava di un asse portante del pellegrinaggio, ma anche un asse stradale e socio-economico. Oggi il discorso è ripreso in chiave turistica, con un turismo religioso che risponde alle esigenze contemporanee, ma presenta anche in maniera pronunciata un elemento portante che, se non proprio devozionale, può definirsi certamente culturale». Come consiglierebbe di vivere questa esperienza? «Consiglierei di viaggiare in modo intelligente alla ricerca dell’arte e della fede religiosa per capire con occhi diversi quanto è successo nel passato. L’esperienza del pellegrinaggio e del turismo religioso può aiutare ad arricchire e a coltivare l’orizzonte culturale. La nostra società ha abbassato molto la guardia da questo punto di vista, lo dimostrano le difficoltà di vivere le attuali congiunture internazionali». Lei non studia solo i pellegrinaggi, ma è anche pellegrino. Qual è il viaggio che l’ha colpita maggiormente? «Di viaggi ne ho fatti molti e mi hanno colpito pellegrinaggi apparentemente considerati minori dove, invece, c’è una partecipazione anche popolare molto forte. Penso ai pellegrinaggi che anche oggi si fanno al Santuario di San Michele del Gargano, a Chartres e Mont Saint-Michel in Normandia, nei quali non c’è solo un afflusso quantitativo di pellegrini ma ci sono motivazioni forti nei pellegrini che li rendono delle vere e proprie esperienze spirituali». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Pag. 11 • Aprile 2016

Mice, destinazione Italia sempre ai vertici

Un progresso del 5 per cento nei prossimi tre anni. È la stima di crescita attesa per il turismo congressuale, favorito nel nostro Paese dalla visibilità ottenuta dal semestre di Expo. L’analisi di Carlotta Ferrari

Carlotta Ferrari, presidente del Convention Bureau Italia

uasi 310 mila eventi, per un totale di 25 milioni di partecipanti e di oltre 38 milioni di presenze complessive. Sono i risultati prodotti dal sistema congressuale italiano nel corso dell’anno 2014, l’ultimo a disporre di una fotografia definitiva relativa all’andamento del settore che «purtroppo sconta la mancanza di un Osservatorio nazionale istituzionale della meeting industry». A sottolinearlo è Carlotta Ferrari, presidente del Convention Bureau Italia, che tuttavia ricorda come «quest’anno Federcongressi&eventi, in collaborazione con l’Alta scuola in economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha promosso l’Oice, Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi» impegnato in questi mesi nella raccolta dei dati per presentare il report 2015 nella prossima estate. Il 2015 per l’Italia è stato l’anno dei grandi eventi. In attesa degli esiti definitivi, che sensazioni trapelano tra gli operatori del congressuale rispetto alle performance degli ultimi mesi? «Premesso che la raccolta dei dati 2015 è in corso e risulta quindi prematuro fare un’analisi economica, posso comunque anticipare alcuni trend che, al momento, indicano un aumento del fatturato per il 47 per cento dei rispondenti e degli investimenti a favore del congressuale per il 58 per cento Il 2015 sembra quindi già essere un anno positivo. Non dimentichiamo poi che è l’anno che ha visto Milano protagonista con Expo, evento che ha sicuramente dato visibilità internazionale al nostro Paese. In generale, si stima che il set-

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tore avrà una crescita del 5 per cento nei prossimi 3 anni. Sulla base delle indagini condotte finora, sappiamo inoltre che Firenze è la città che vede prevalere gli eventi internazionali su quelli locali e nazionali. Milano risulta invece la città che ospita i maggiori eventi associativi internazionali, seguita da Roma, Torino e Bologna». Si è riaperto nelle scorse settimane il tavolo congiunto tra Enit e Mice Italia. Quali attività mette in cima alla sua agenda d’interventi? «La riapertura del tavolo congiunto per il congressuale è di per sé un fatto positivo, visto anche il momento di profonda riorganizzazione che l’Ente del turismo sta attraversando. Il tavolo porterà avanti ciò per cui era nato, affiancando il più possibile Enit nelle attività di promozione. Come soggetto privato, il Convention Bureau Italia ha la facoltà di attrarre un gran numero di operatori privati e di offrire sponsor ma, soprattutto, parliamo la stessa lingua dei buyer internazionali che ci vedono come un riferimento. La nostra volontà rimane quindi quella di lavorare insieme a Enit, di cui l’Italia ha un forte bisogno».

Dal calendario degli appuntamenti riservati alla meeting industry l’anno scorso è sparita la Btc. Come state lavorando per mitigarne il contraccolpo? «L’assenza di Btc non ha generato particolari contraccolpi ma è certamente un grande peccato che non esista più una fiera italiana della meeting industry. D’altro canto, il mondo della promozione, anche degli incontri one to one si è profondamente evoluto e forse Btc non è riuscita a stare al passo. Nel 2016 Bit ha fatto un tentativo per sopperire alla mancanza di Btc prevedendo un’area Mice, ma io sono convinta che ci sia spazio per un market place nuovo e innovativo per presentare al meglio l’offerta italiana. Vedremo cosa ci riserverà il futuro». A febbraio del 2015 siete entrati a far parte dell’alleanza che aggrega i convention bureau nazionali d’Europa. Quali iniziative avete avviato in questo primo anno per rilanciare l’attrattività delle destinazioni del Vecchio continente? «Siamo stati chiamati a far parte dell’alleanza dei Cb nazionali europei dalla Germania perché l’Italia è considerata una parte importantissima della meeting in-

dustry europea e, in generale, l’Europa attrae più del 50 per cento del business. Avere un’alleanza significa riuscire a fare squadra nella contrattazione alle principali fiere internazionali e aggredire meglio mercati complessi e lontani. Per questo stiamo avviando alcune ricerche condivise su mercati quali la Cina e abbiamo appena firmato un Memorandum of understanding che formalizza l’alleanza. Siamo felicissimi di questo riconoscimento internazionale che, se si può dire, è quasi arrivato prima di quello nazionale». Social, web advertising e comunicazione digitale stanno rivoluzionando il pianeta turismo. Come li sta sfruttando oggi l’industria del Mice e, in generale, quanto peseranno sulla sua competitività in proiezione futura? «La rivoluzione Web ha cambiato completamente le strategie di vendita nel turismo, l’approccio ai mercati e ha anche molto disintermediato, in particolare nel leisure. Nel Mice questa rivoluzione non ha ancora avuto lo stesso impatto, forse perché si tratta di un segmento nel quale l’incontro b2b è ancora estremamente importante. Rileviamo comunque che anche negli eventi i social sono diventati uno strumento fondamentale per promuoversi come sedi per eventi, creare engagement negli eventi e aumentare l’interesse verso i grandi congressi. La competitività futura dipenderà largamente dalla capacità delle destinazioni di investire in maniera strategica nel web advertising e nella comunicazione digitale. Cbi ha fin da subito posto massima attenzione alla propria immagine online e non è un caso che proprio dal nostro portale arrivino gran parte delle richieste per eventi». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 12

Turismo congressuale

Le sfide della meeting industry La convention nazionale di Federcongressi&eventi è stata l’occasione di incontro e di confronto per il settore Mice italiano. Parole d’ordine: innovazione, concretezza e competitività irare un provvisorio bilancio dei progetti avviati e soprattutto delineare un’agenda di priorità per l’immediato futuro. È l’impegno di Federcongressi&eventi, l’associazione delle imprese e dei professionisti che lavorano nell’industria italiana dei convegni, congressi ed eventi, che si è riunita a Bologna, dal 31 marzo al 2 aprile, per la nona Convention nazionale, guidata dal presidente Mario Buscema, giunto alla fine del primo anno del suo secondo mandato. Action – #concretiecompetitivi è stato il titolo dell’evento, realizzato con il contributo del nuovo Convention & visitors bureau di Bologna (nato come divisione di Bologna Welcome), a sottolineare il focus del programma proiettato sulle leve di competitività per la meeting industry italiana: concretezza, evoluzione, innovazione, centralità del networking e delle idee.

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getti di punta se non il più importante in assoluto, che stiamo sostenendo con tutte le nostre energie, soprattutto attraverso l’indefesso impegno della nostra vice presidente Carlotta Ferrari (Firenze convention bureau), che del Cb Italia è la guida». Un altro interlocutore strategico per Federcongressi è la commissione Ecm (educazione continua in medicina), insediatasi a gennaio presso il ministero della Salute, con la quale verrà approfondito il confronto già avviato.

DIALOGO ISTITUZIONALE «Uno dei nostri principali interlocutori per la promozione della destinazione Ita-

PRIME TENDENZE DELL’OICE L’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi (Oice) identifica uno degli obiettivi principali di Mario Buscema. Raccogliere ed esaminare i numeri del settore è fondamentale per avere un quadro generale della situazione e stabilire adeguate linee di azione. Ma si registrano ancora sacche di resistenza. «Stiamo ora raccogliendo i dati del 2015, da presentare entro giugno 2016, e devo dire con forza che siamo un po’ amareggiati perché le risposte non sono ancora in linea con le nostre aspettative, e

lia nel mondo l’Enit», ha dichiarato il presidente Mario Buscema inaugurando l’assemblea dei soci, «dopo un lungo periodo di commissariamento e la trasformazione in ente pubblico di diritto privato, finalmente il 16 marzo ha riavviato il tavolo di coordinamento del turismo congressuale; tra l’altro il nostro ex coordinatore delle attività associative Gianni Bastianelli è stato nominato direttore operativo. Ciò ci rassicura sulle buone possibilità di interazione col Convention bureau Italia, uno dei nostri pro-

soprattutto ci sono riserve nel comunicare i dati economici, cosa che invece è prioritaria. Quello economico è un dato fondamentale, perché è l’analisi economica che ci consente di delineare strategie e fornire alle istituzioni le informazioni che ci chiedono». La consigliera esecutiva Gabriella Gentile ha illustrato i primissimi risultati emersi dalla nuova indagine, condotta attraverso questionari distribuiti a 6100 sedi (erano 5.785 nel 2015) con l’obiettivo di censire tutte le tipologie

di eventi con almeno 10 partecipanti. L’attività di rilevazione, partita il 1 marzo, terminerà entro fine aprile. Dai primi, parziali, dati emerge che, nel 2016, rispetto al 2015 nel 74 per cento dei casi le tariffe sono rimaste invariate, nel 14 per cento aumentate e nel 12 ridotte. Il fatturato risulta al 47 per cento in crescita, al 41 invariato e solo al 12 in diminuzione. Più preoccupante lo scenario degli investimenti: il 42 per cento degli operatori non ne effettua nessuno, mentre si dedicano risorse a infrastrutture e servizi (29 per cento nel 2016, 21 nel 2015); strutture (22 nel 2016, 23 nel 2015); tecnologie (35 per cento nel 2016, 39 nel 2015) e risorse umane (13 per cento nel 2016, 18 nel 2015). L’elemento negativo è dato soprattutto dal 78 per cento dei rispondenti che non è disponibile a fornire dati sul fatturato. FORMAZIONE E RESPONSABILITÀ SOCIALE Tra le eredità di Expo Milano 2015, c’è la maggiore attenzione al tema dello

spreco alimentare. Per l’Italia questo orientamento si traduce nella nuova legge sul recupero delle eccedenze (alimentari e non solo), approvata dalla Camera dei deputati e ora approdata al Senato, che mira a ridurre gli sprechi rendendo più semplice e conveniente per le imprese donare le eccedenze. La relatrice della legge, Maria Chiara Gadda, è intervenuta alla Convention per spiegare le linee guida del provvedimento, in linea con il progetto Food for Good che Federcongressi&eventi ha

Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi

avviato l’anno scorso in collaborazione con le onlus Banco alimentare ed Equoevento. Altro ambizioso progetto dell’associazione è Pcco Academy, che vuole formare i Professional congress organizer (Pco) al rinnovo tecnologico e delle competenze. SGUARDO AL FUTURO La nona assise nazionale è stata arricchita dalla possibilità di sviluppo di opportunità di business tra imprenditori e professionisti, grazie a sessioni di speed dating b2b (brevi incontri individuali), dalla prima cerimonia di consegna degli Fce Awards, volti a premiare le best practice dei soci di Federcongressi&eventi e da una serie di testimonianze significative, tra cui quella di Alessandro Rimassa, fondatore di Tag innovation school – Talent garden, che ha dimostrato come oggi sia fondamentale per le imprese, e la società tutta, confrontarsi e adeguarsi alle opportunità offerte dall’innovazione digitale, intercettando le esigenze del mercato, per non soccombere definitivamente. «Tanti spunti», ha considerato Buscema, «che evidenziano la forza dei tre capisaldi della nostra industria: le idee, l’innovazione, l’incontro. Per vincere bisogna comprendere nuovi paradigmi, nuovi sistemi, e intuire tutte le soluzioni che trascendono le nostre culture e le nostre mentalità. La nostra industria, che di mestiere favorisce l’unione fra le persone e lo scambio delle esperienze, si impone davvero quale strumento principe per questo obiettivo, e con orgoglio annuncio che da oggi Federcongressi&eventi lavorerà a fondo per favorire le partnership tra le aziende, tra tutte le aziende, in primo luogo tra quelle piccole o piccolissime che compongono la nostra filiera e che da sempre sono la principale risorsa dell’economia italiana». ■ Francesca Druidi



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Turismo termale

Sforzo sinergico per le terme italiane Il patrimonio termale diffuso in tutta Italia rappresenta una risorsa per l’economia la salute e il turismo del nostro Paese da valorizzare in maniera sempre più integrata e con percorsi innovativi. L’analisi di Federterme opo anni di buio, il termalismo italiano vede la luce in fondo al tunnel e guarda al 2016 per il consolidamento della ripresa. A fornirci numeri e tendenze è il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci. Nel 2015 il termalismo ha offerto qualche segnale d’inversione di tenden-

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Il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci

za. Quale è lo stato dell’arte del settore? «Si sono registrati timidi segnali positivi nell’ultimo trimestre dell’anno che speriamo possano essere consolidati alla ripresa primaverile. In questo caso si può dire: “se son rose fioriranno”. Il consuntivo 2014 rilevato annualmente sui bilanci delle imprese termali al 31 dicembre indica un fatturato annuo diretto per le sole prestazioni termali di circa 800 milioni di euro, che arriva a più di 1,5 miliardi, considerando i servizi ad esso correlati (alberghiero, ristorazione, commercio). Presto avremo il consuntivo 2015 e ci auguriamo che possa trovare conferma l’inizio della ripresa, anche se sul territorio l’andamento delle terme italiane si presenta a “macchia di leopardo”, per la presenza di aziende con storia e dimensioni diverse, prevalentemente piccole e medie. Le aziende termali, presenti in tutta la penisola e nelle isole, sono circa 400, in 20 regioni e 170 Comuni; l’occupazione interessa oltre 60mila addetti, tra quelli diretti e quanti lavorano nell’indotto».

Quali previsioni per il 2016? «Ci aspettiamo un cambio di passo sostanziale rispetto al recente passato e che torni il sereno sulle terme italiane. Il settore è stato pesantemente colpito dalla crisi economica, avendo subito una contrazione del fatturato per cure, nel periodo 2008-2013, di almeno il 15 per cento; meno del 3 per cento all’anno, dal 2008. Sono stati mesi e anni difficilissimi per la minore disponibilità di risorse finanziarie delle famiglie, con una forte contrazione anche dei periodi di soggiorno da parte degli utenti termali, con pesanti ricadute negative sull’intero sistema economico che gravita intorno al turismo termale. Tale situazione ha determinato anche il sostanziale blocco degli investimenti per ammodernamenti e ampliamenti delle strutture termali, per nuove strutture ricettive o la ristrutturazione di quelle esistenti. Ciononostante, si è registrato un crescente e fiducioso interesse, in particolare da parte delle persone che si avvicinano per la prima volta all’esperienza termale e scoprono


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concreti benefici terapeutici e spazi di relax e di benessere termale, di alta qualità e professionalità. Un apprezzamento soprattutto degli italiani, con una crescente presenza di maschi e un significativo abbassamento della loro età». Cosa significano per il settore i 27 milioni di euro stabiliti dalla Legge di Stabilità per garantire le cure termali nel triennio 2016-2018? «Innanzitutto, il riconoscimento, da parte di Governo e Parlamento, al sistema termale italiano di aver realizzato un modello di welfare che ora stanno cercando di imitare anche in Europa, per la sua capacità di saper trovare appropriate risposte terapeutiche a basso costo alle esigenze del Servizio sanitario nazionale, sia sul versante del trattamento di numerose patologie croniche che su quello riabilitativo,

FOTOGRAFIA DEL TERMALISMO perano nell’industria termale circa 400 aziende, comprese le realtà che, pur disponendo di uno o più stabilimenti, esercitano quale attività principale la ricezione alberghiera. Il 46,8 per cento di esse si trova nelle regioni del Nord, il 15,1 per cento in quelle del Centro e il rimanente 38,1 per cento in quelle del Mezzogiorno. Le imprese termali si concentrano in Campania e Veneto, i territori più ricchi di sorgenti di acqua sulfurea con i Campi Flegrei e i Colli Euganei. Significativi gli standard qualitativi dei servizi erogati alla clientela: più della metà della capacità ricettiva è assorbita, infatti, da strutture di categoria superiore (4-5 stelle), dotate di aree verdi, impianti sportivi, centri benessere nonché spazi destinati a mostre, convegni e ricevimenti. Oltre 60mila gli addetti, diretti e dell’indotto. Largo spazio alla ricerca scientifica termale con la Fondazione Forst che, dal 2003, investe le risorse raccolte dalle terme in programmi e progetti di ricerca con oltre 5 milioni già impegnati nella medicina termale. ■ FD

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tenendo conto del vincolo di spendere meglio le risorse pubbliche disponibili. Analiticamente, si deve distinguere: 15 milioni di euro sono stati destinati a un aggiornamento del tariffario delle cure termali, che viene concordato tra stato, regioni e imprese, tenendo conto degli aumenti (per le aziende) dei costi di produzione dei servizi termali; gli altri 12 milioni sono stati destinati all’Inps e all’Inail, per consentire loro di continuare a erogare le specifiche prestazioni economiche, per la disabilità e la riabilitazione». Quali interventi richiede il comparto per rafforzare la ripresa? «Azioni coordinate e incisive di promozione integrata dell’offerta termale italiana, coordinando gli interventi di Enit e delle Regioni per fare massa critica». Come affrontare le sfide del futuro? «Le imprese termali si sono, da tempo, avviate sulla strada di operare insieme per fare rete e realizzare la promozione integrata della risorsa termale con le altre tipiche della destinazione. Ricorrono, inoltre, alle grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie Ict, sia per la produzione dei servizi termali sia per un rapporto nuovo di ascolto e soddisfazione delle esigenze e aspettative del cliente, paziente o turista del benessere termale. Ma prioritariamente bisogna sciogliere lacci e lacciuoli che continuano a ritardare e appesantire l’operatività delle terme (con effetti perversi sulla competitività) e bisogna sgombrare il campo dalla pretesa illegittima e palesemente irragionevole di applicare – in sede di rinnovo delle con-

cessioni – anche alle attività termali la Direttiva Bolkenstein. È inapplicabile perché il suo ambito di operatività è escluso per le strutture sanitarie quali le terme, come attestato sia dal Governo che dalla Commissione europea». Quali i punti di forza del sistema termale italiano? «Il sistema termale del nostro Paese è basato sull’utilizzo di un ricco patrimonio di acque minerali, con caratteristiche chimico-fisiche e terapeutiche diverse, presenti su tutto il territorio nazionale. L’Italia dispone di un’articolata rete di imprese, omogeneamente operanti su tutto il territorio, che offrono prestazioni all’avanguardia, di riconosciuta elevata reputazione, all’altezza di quelle presenti nel resto d’Europa e nel mondo. Tale risultato è diretta conseguenza degli investimenti in ricerca attivati anche grazie all’istituzione della Fondazione per la ricerca scientifica in materia termale, alimentata con il contributo della quasi totalità delle imprese del settore (www.fondazioneforst.it). Altro punto di forza è la tutela della qualità termale; secondo la legge che regolamenta il settore (L.323 del 2000) sono terme solo le strutture che utilizzano acque termali, con regolari concessioni minerarie e accredito del Servizio sanitario nazionale. L’autorizzazione

all’apertura è precedente all’accreditamento. Le località termali rappresentano un asset rilevante anche per il sistema turistico nazionale (pari a circa il 5 per cento del turismo italiano) in grado di favorire significativi processi di destagionalizzazione attraverso la combinazione di fattori quali la consolidata tradizione di cura, l’offerta di “benessere termale” e i vari attrattori di cui i territori termali sono normalmente dotati». In questo quadro, quali prospettive si profilano per il settore? «Il termalismo rappresenta una risorsa determinante per vaste aree del Paese per le quali il comparto costituisce il principale traino economico ed occupazionale. L’evoluzione del mercato di riferimento, con la nuova offerta termale e di benessere termale proveniente dai sistemi di altri Paesi europei ed extraeuropei e capaci di realizzare politiche commerciali e di marketing fortemente aggressive, rende necessario consentire al termalismo nazionale di poter continuare a competere ad un livello paritario e quindi appare ormai indifferibile dare concreta attuazione al progetto di rilancio del settore termale del nostro Paese, in una più complessiva ottica di valorizzazione delle economie locali». ■ Francesca Druidi


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 16

Natura e relax "3 giorni di benessere" o ancora, una giornata di cure e trattamenti (night&day wellness) con il pernottamento la sera precedente». L’invecchiamento è un processo naturale e inarrestabile della nostra vita, sottolinea Joëlle Vassal, «Fermare il tempo che trascorre non è possibile ma rallentarne invece il cammino sì. La medicina della prevenzione ha compiuto, in questi ultimi anni, significativi passi in avanti sul tema dell’invecchiamento, anche grazie alla maggiore attenzione sui danni provocati dallo stress ossidativo e agli studi metodologici-scientifici nell’area della prevenzione. In questo senso, lo staff medico di Villa Paradiso e de La Maison du Relax ha fra l'altro collaborato con il Premio Nobel per la Medicina, Professor Luc Montagnier. Fondato sulle più moderne acquisizioni in campo diagnostico e terapeutico, il programma well aging si basa su un pool di esami biochimici di grande rigore scientifico. Esami che forniscono un quadro molto dettagliato dello stress ossidativo che colpisce il paziente». Dall’osservazione dei dati emersi con l’applicazione del programma, lo staff medico di Villa Paradiso e La Maison du Relax ha compiuto ulteriori e importanti passi in avanti. «Infatti – continua la signora Vassal –, alla valutazione dello stress ossidativo per ottenere risultati ancor più efficaci si sono aggiunti altri parametri valutativi tra cui la lettura del Dna, attraverso i quali è possibile ora predire quali sono le patologie verso le quali è aumentato l’indice di rischio. L’associazione fra i risultati delle

Salute e benessere sul Lago di Garda Con Joëlle Vassal sulle rive del lago più suggestivo del Nord Italia, la cui bellezza fa da scenario a soggiorni all’insegna della prevenzione e del benessere. «Verso un percorso dedicato alla cura di se stessi, con rigore scientifico» n uno degli scenari più suggestivi della penisola, alla ricerca non solo della bellezza, ma dell’equilibrio interiore. Siamo a Gardone Riviera (BS), sulle rive del Lago di Garda, in compagnia di Joëlle Vassal, che ha fondato nel 1988 Villa Paradiso e nel 2001 la Maison Du Relax. «Più precisamente – premette la signora Vassal – la prima è gestita da me, mentre le mie figlie, Christel e Marion, si occupano della seconda. Entrambe le strutture, però, condividono la stessa filosofia e lo stesso “stile”, per così dire, nella gestione. In particolare, Villa Paradiso Clinical Beauty viene considerata come uno dei luoghi più frequentati dai cultori del benessere, la cui filosofia è quella della prevenzione. Villa Paradiso, infatti, nasce con questa mission: un percorso dedicato alla cura di sé, con programmi personalizzati delineati dall'équipe medica. Da questa esperienza è poi nata la Maison du Relax: relax e benessere sono i due ingredienti che caratterizzano questa struttura. È il primo Relais Benessere in Italia, che applica le stesse metodologie di cure di Villa Paradiso, con visita medica quotidiana, trattamenti personalizzati, un'alimentazione all'insegna della cucina salutistica e che propone all'ospite, non solo il tradizionale soggiorno settimanale, da lunedì a domenica, ma anche con la formula

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analisi sul Dna e le diagnosi elettroniche, biochimiche e di performance (analisi ambientali sugli stili di vita, forza muscolare, apparato respiratorio, etc.) porta quindi alla definizione di parametri individuali che permettono di definire una terapia personalizzata che intende migliorare lo stile di vita “prevenendo e predicendo” eventuali e future patologie». Tra i primi ad associare i concetti salute e bellezza in un'unica mission, Villa Paradiso e La Maison du Relax continuano ancora oggi a non limitarsi alla semplice cura esteriore ma rafforzano il loro percorso alla ricerca del benessere interiore. «Diagnostiche evolute, cure all'avanguardia ma ben collaudate, attenzione alla compatibilità delle cure – spiega –, ci hanno permesso di soddisfare le esigenze della clientela più attenta ma allo stesso tempo di guidarla in un mondo emozionale, ma pieno di insidie, come quello della medicina estetica. La medicina estetica funzionale si preoccupa di diagnosticare e curare i disturbi energetici e quelli di regolazione che sono spesso alla base dei principali inestetismi. Valutazione Vega, valutazione morfologica-posturale, valutazione delle masse corporee, mesoterapia, bio-rivitalizzazione, chirurgia non ablativa, sono solo alcuni dei sistemi utilizzati».


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Villa Paradiso Clinical Beauty e La Maison Du Relax si trovano a Gardone Riviera (BS) - www.villaparadiso.com

L'IMPORTANZA DI UNA SANA E CORRETTA ALIMENTAZIONE

ANTI-AGING

Fermare il tempo che trascorre non è possibile, ma rallentarne il cammino invece sì L'équipe tecnica di Villa Paradiso Clinical Beauty e de La Maison du Relax è composta da circa 35 operatori qualificati sia nell'area estetica sia nell'area masso-fisioterapica e che da tempo condividono la filosofia scientifica delle due strutture. «Alle manualità sempre più raffinate – continua Joëlle vassal – si associano, come da nostra consuetudine, le tecnologie più aggiornate, all'avanguardia e le apparecchiature più innovative. Il programma di cure e trattamenti è quindi sempre ricco di contenuti altamente tecnologici, pur mantenendo inalterata la nostra tradizionale predisposizione a fare in modo che ogni soggiorno si trasformi in una vacanza indimenticabile, sia per il corpo sia per la mente e lo spirito. La valutazione dermocosmetica viene affidata a uno staff di 20 estetiste, tutte altamente qualificate. I trattamenti effettuati nel reparto beauty sono sempre e comunque coordinati e costantemente controllati dal reparto medico».

Villa Paradiso e la Maison du Relax, avvalendosi di tecnologie d'avanguardia, rimangono sempre fedeli alla filosofia "prevenire è meglio che curare". «Missione con la quale sono nate le nostre due strutture e che oggi continuano a seguire, anche grazie al successo ottenuto in questo lungo e positivo percorso iniziato nel 1988. L'équipe medica, formata da nove professionisti, tutti esperti nei vari campi della prevenzione, della medicina complementare e della medicina estetica, pur privilegiando l'approccio naturale, più consono alla cura dei disturbi funzionali, utilizza anche le metodiche analitiche tipiche della medicina convenzionale. Da questa integrazione scaturisce quella Metodologia Olistica che ci ha sempre contraddistinto». La titolare di Villa Paradiso, poi, passa a una descrizione più dettagliata delle due strutture. «Una location situata sulle rive del lago di Garda, con un ampio giardino, una piscina esterna e una interna, che viene utilizzata anche per l'acquagym. Villa Paradiso si propone all'ospite con 33 camere, di cui 1 suite, 2 superior, 2 comfort, 2 deluxe, 6 junior suite, tutte con vista lago. Ogni camera racchiude in sé elementi e particolari che la rendono unica e dotata di aria condizionata, cassaforte, collegamento wireless e televisore. Una sala di conversazione con Tv satellitare e postazione Wi-fi, un'accogliente zona bar e naturalmente la confortevole area trattamenti, con ampie cabine per estetica e fisioterapia, una sala relax, un'avvolgente "zona acqua", due palestre e altri suggestivi spazi. La Maison du Relax, invece, si presenta come un’esclusiva bomboniera lontano dallo stress, con le camere che si affacciano direttamente sul lago: 13 mini suites, affacciate sul lago, un affascinante gazebo per cenare all'aperto e, sempre esternamente, un'area vista lago dedicata al cardio-fitness. Per quanto riguarda la cucina, lo chef propone un'alimentazione salutistica e creativa, di ispirazione mediterranea». ■ Remo Monreale

Joëlle Vassal, fondatrice di Villa Paradiso e de La Maison du Relax, spiega l’impegno delle due strutture in fatto di cucina. «Una sana alimentazione nasce da un attento e costante lavoro di squadra che vede impegnati sia gli chef, sia lo staff medico. Ricette dai sapori mediterranei si coniugano perfettamente con le più recenti acquisizioni nel campo della nutrizione e con le più attuali tecniche di creatività culinaria. Da tutte queste sinergie è scaturito un menu che, sempre rispettoso dei ritmi stagionali, riesce a soddisfare anche i gusti della clientela più raffinata. I menu proposti seguono due linee fondamentali. Un primo menu ipocalorico, composto da circa 800-1000 Kcal quotidiane, dedicato a chi vuole ritornare alla piena forma fisica e riacquistare l'equilibrio di peso, oppure iniziare, sotto il controllo del medico, un regime ipocalorico che comunque dovrà essere successivamente seguito a domicilio. In questa proposta vengono preferite le proteine delle carni bianche, del pesce di mare o di lago, insieme alle verdure di ogni tipo. Un secondo menu, di tipo riequilibrante e disintossicante, composto da calorie variabili da caso a caso, è rivolto invece a chi vuole mantenere la propria forma fisica senza evidenti necessità dimagranti. Un terzo menu è invece prescritto in base a precise valutazioni che differenziano il fabbisogno calorico a seconda della morfologia dell'ospite. Massima attenzione viene dedicata al mantenimento delle caratteristiche nutrizionali degli alimenti con metodi di preparazione non aggressivi», conclude la signora Vassal.


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 18

n percorso fra cultura e tradizioni, cui fa da sfondo l’incanto del Lago di Garda. Visitare i litorali del lago significa ritrovarsi a pochi chilometri da città la cui importanza culturale si pone su un piano internazionale, come Brescia, Verona, Mantova, Bergamo. Ma non è tutto. Il Lago di Garda è un enorme territorio con una varietà di offerte turistiche ampissima, dallo sport ai parchi divertimento, dalle discoteche alle escursioni, le terme, il relax, l’arte e l’architettura. Ne parliamo con Paolo Piva, titolare dell’Hotel 4 stelle Villa Capri che si trova a Gardone Riviera (BS). «L’Hotel Villa Capri – precisa Piva – gode di una posizione privilegiata anche per coloro che desiderano approfittare della vacanza sul lago per lasciarsi affascinare dalle coinvolgenti opere liriche e teatrali, previste nei programmi di due dei teatri più incantevoli della zona: il Teatro del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, e l’Arena di Verona. Il Vittoriale, tra l’altro, è anche il museo più visitato in Lombardia. Direi che sul Lago non ci si può annoiare». Tutto il lago, con i suoi paesi, le sponde e il suo entroterra, è spettacolare e offre bellezze in ogni suo angolo. «La Gardesana, per esempio – continua Piva –, è una strada particolare, caratterizzata da curve e gallerie uniche, come la Forra, la strada che sale a Tremosine e che passa in un vero e proprio canyon. Ma, oltre alle meraviglie paesaggistiche, le attività possibili sul territorio sono davvero numerose. Basti pensare allo sport. In particolare, l’Hotel

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L’Hotel 4 stelle Villa Capri si trova a Gardone Riviera (BS) - www.hotelvillacapri.com

Natura e relax

Uno specchio prezioso Paolo Piva ci accoglie a ridosso delle rive del Lago di Garda. Uno dei punti turistici più famosi d’Italia, non soltanto per le bellezze naturalistiche ma anche per «gli interessi culturali di grande rilevanza»

Villa Capri gode di una posizione molto fortunata per gli appassionati del golf. Ci troviamo, infatti, nelle vicinanze (non più di un’ora e mezza di auto) di 14 diversi campi regolamentari, tra cui spiccano molti dei nomi più rilevanti a livello internazionale. Alcuni di questi offrono partico-

IL TURISMO DELLA ZONA Paolo Piva, titolare dell’Hotel 4 stelle Villa Capri, ci parla del tipo di turismo che negli ultimi anni si è affermato sul Lago di Garda. «Prima di tutto – spiega Piva – si tratta di un turismo stagionale, che parte dalla primavera, di solito con la Pasqua, fino a ottobre. Sono questi i mesi migliori per una vacanza sul Garda. E la parte dei padroni la fanno i turisti stranieri: tedeschi e austriaci principalmente, ma anche svizzeri, inglesi e olandesi. L’italiano, si sa, preferisce per le sue vacanze il mare, ma non disdegna il Lago nei romantici weekend. Questi sono gli aspetti che hanno sempre caratterizzato il nostro lavoro negli anni. Ciò che, invece, sta cambiano riguarda la ricezione. La maggiore offerta e la maggiore concretezza anche di altri tipi di accoglienza (B&B, appartamenti, ville), hanno portato gli albergatori a un’attenzione ancora superiore alle esigenze del cliente e quindi a una migliore offerta di servizi».

lari convenzioni per i nostri clienti». Tutto ciò dà un piccolo indizio di quanto ci si può aspettare dal Villa Capri. «La nostra – spiega il titolare dell’albergo – è una struttura di lusso che si trova tra Fasano e Gardone Riviera, un Hotel esclusivo a 4 stelle Bed & Breakfast, che si affaccia direttamente sul Lago di Garda offrendo un’incantevole vista e un confortevole soggiorno a tutti i suoi clienti. A due passi dal Vittoriale di Gardone Riviera, è l’ideale per chi desidera una vacanza all’insegna del relax ma anche della cultura. Hotel Villa Capri è provvisto di piscina con sdraio su prato verde direttamente a bordo lago, con parcheggio privato. Tutte le camere sono dotate di bagno o doccia, wc, terrazzo o balcone, aria condizionata, TV satellitare, asciugacapelli, cassaforte, telefono, mini bar con una selezione di bevande offerte dall’hotel e linea cortesia alle essenze di agrumi biologici». Piva sta cercando gradualmente di trasformare il Villa Capri in un Bio Hotel. «Lentamente stiamo aumentando l’offerta di cibi biologici, perché crediamo che l’attenzione a cosa mangiamo sia fondamentale. Non solo Bio, ma anche attenzione ai clienti che hanno bisogno di una dieta particolare, cercando di preparare loro piatti gustosi. Sempre riguardo alla cucina, offriamo un servizio di camera e colazione mentre il nostro ristorante offre una cucina leggera, principalmente piatti freddi, ma anche portate più sostanziose come le grigliate di pesce. Per la cena il ristorante chiude e la-

L’ENTROTERRA

La Gardesana è una strada con curve e gallerie uniche, come la Forra, che passa in un vero e proprio canyon

sciamo che i nostri ospiti godano degli ottimi ristoranti nei dintorni. Infine, le nostre camere spaziose ed eleganti offrono una vista meravigliosa, con balcone privato ideale per godersi lo spettacolo che la natura ci regala. Varie tipologie di camere, dalla Standard alla Junior Suite, riescono ad accontentare i gusti dei nostri clienti». ■ Elena Ricci



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Luxury travel

Il lusso si fa esperienza Il luxury tourism si è ormai conquistato un posto al sole all’interno del settore. Per certificare, sviluppare e diffondere il segmento più alto del mercato turistico italiano è nata un’associazione. Ne parla il presidente Giorgio Caire di Lauzet

LUXURY, NUMERI E TREND un mercato in crescita, quello del lusso, che nei prossimi sei anni vedrà i consumatori crescere di 80 milioni. Passeranno, infatti, dai 400 milioni del 2015 ai 480 milioni del 2022. Il mercato globale del lusso varrà 290 miliardi di euro in più rispetto al giro d’affari attuale, toccando quota 1100 miliardi di euro. I consumi di lusso personale ed esperienziale saliranno dagli 845 miliardi di euro dello scorso anno ai 1135 miliardi di euro del 2022 (escludendo automobili e yatch). Sono i dati che emergono dalla terza edizione di True-Luxury Global Consumer Insight, lo studio realizzato da The Boston Consulting Group (BCG) in collaborazione con Fondazione Altagamma. La ricerca prende in considerazione più di 10mila consumatori, con una spesa media in beni di lusso superiore ai 21mila euro all’anno. Tra questi, il 30 per cento spende una media superiore ai 40mila euro all’anno. Sono i valori immateriali a definire l’agenda del consumatore del lusso, in particolare qualità, esclusività, artigianalità e sostenibilità. Il 28 per cento dei consumatori si dimostra ormai saturo di prodotti di lusso personale, privilegiando lo “swapping” (scambio di prodotti) e la ricerca di esperienze, soprattutto con i viaggi. Tra le tendenze della ricerca, spicca l’identificazione del target dei Millennial come orizzonte futuro del mercato. I Millennial identificano la generazione di consumatori dai 18 ai 34 anni, globali, altamente digitalizzati e sensibili al valore della sostenibilità. Milano sale la classifica e si piazza terza tra le città preferite dai fruitori del lusso nel 2016. ■ FD

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Giorgio Caire di Lauzet, presidente di Prima classe Italia

otellerie e viaggi sono destinati ad avere sempre maggiore rilevanza nel mercato del lusso, se è vero che i consumatori stanno progressivamente spostando le proprie spese dai beni personali al campo delle esperienze. Del resto, le stime dell’Organizzazione mondiale del turismo dell’Onu (Unwto) parlano chiaro: i viaggiatori del luxury rappresentano il 3 per cento del totale. Cogliere le notevoli potenzialità di questo segmento e lanciare l’eccellenza esperienziale-turistica sono gli obiettivi di Prima classe Italia, associazione aderente a Federturismo-Confindustria, i cui soci operano in diverse categorie: dimore e immobili di pregio, hotel 5 stelle, chef stellati, organizzatori di eventi; operatori d’arte e di servizi, quali compagnie di elicotteri. Il presidente Giorgio Caire di Lauzet indica i piani per il 2016 dell’associazione, impegnata sui fronti del marketing associativo e della divulgazione sugli organi di informazione italiani ed esteri delle realtà eccellenti italiane del segmento del lusso, rendendo maggiormente consapevole la politica. Se l’Italia è la destinazione preferita dal 9 per cento dei turisti del lusso, cosa rende il nostro turismo esperienziale unico e distintivo rispetto a quello di altri Paesi? Cosa cerca questa tipologia di turista? «I turisti del lusso vengono in Italia perché ci sono ancora realtà in grado di coniugare professionalità e charme con location uniche e strutture affascinanti. Questi fattori, legati anche alla storicità dei luoghi,

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fanno sì che il turista straniero riesca a provare quello che in pochi altri luoghi del mondo è possibile: l’emozione dell’origine della bellezza». Quali fattori oggi frenano lo sviluppo dell’alto profilo italiano, nell’ambito di una crescita globale del segmento del luxury? «I fattori ostacolanti sono molteplici. Innanzitutto, la mancanza di attenzione del mondo politico, di scuole professionali all’altezza di quelle estere e di un vero dibattito economico e culturale sull’importanza del segmento del turismo Luxury per il nostro Paese. A incidere è anche la disattenzione degli organi di stampa sulla cultura del lusso come risorsa e sul riflesso in termini occupazionali e di crescita che questa può avere sull’economica nazionale. Ultimo elemento, e non per importanza, è la cecità sul valore di traino del segmento Luxury sulla crescita del livello qualitativo dell’intero settore turistico. Il turismo in Italia ha necessità di una scossa e la nascita della nostra associazione deve rappresentare lo stimolo per nuovi investimenti finalizzati alla radicale trasformazione dell’intera offerta». Prima Classe Italia sta mettendo a punto un nuovo protocollo di parametri specifici per verificare il possesso di reali requisiti di eccellenza tra le imprese associate. Come sta procedendo la redazione di questo documento, ma soprattutto quali sono le linee guida che definiscono il requisito di eccellenza? «L’eccellenza rappresenta l’elemento conduttore dell’intera iniziativa. Non mi dilungo su qualità, efficienza e lusso perché li ritengo ormai scontati. Non parlo delle stelle attribuite perché sono autocertificate. Parlo, invece, dell’emozione che il turista deve leggere negli occhi di chi opera

nel settore e dell’orgoglio di cui deve sentirsi pervaso nella sua mansione. Questo vuol dire recuperare il “valore del lavoro“; recuperare la voglia di formazione, crescita, evoluzione, valorizzazione del concetto “si può fare meglio, sempre e comunque”. In sintesi, sentirsi parte integrante di un grande sogno che diventa realtà nel quale il cliente entra varcando la soglia delle nostre strutture ricettive o dei luoghi esperienziali ai quali accede. In pratica, i requisiti del protocollo riguardano tutti gli elementi che compongono l’offerta dell’Italia eccellente, catalogati con specifici requisiti ed elementi di controllo oggettivi e misurabili che saranno oggetto di audit veri e propri e che “certificheranno” l’appartenenza a Prima Classe Italia. Ciò a vantaggio sia dei turisti che avranno un punto di riferimento dell’eccellenza esperienziale italiana oggettivamente e periodicamente verificata, che degli associati». Con quali azioni è possibile promuovere ulteriormente il brand di destinazione Italia? «Le politiche infrastrutturali sono di fondamentale importanza. I francesi, diversi secoli fa, istituirono un ministero che iniziò a occuparsi del brand destinazione Francia; abbiamo molto da imparare e tanto di più da offrire. Abbiamo bisogno di reale supporto politico a livello internazionale, dalle Ambasciate sino a tutte le organizzazioni istituzionali che possano dare un supporto per valorizzare il potenziale italiano. Credo anche che uno dei grandi problemi dell’Italia sia l’abbondanza gratuita di bellezze diffuse su tutto il territorio che ha portato a “vivere di rendita” per secoli. Ora che ogni Paese a livello globale tende a promuovere al massimo le proprie caratteristiche per competere sullo scenario internazionale, è venuto il momento di organizzare le nostre risorse e proporci

sullo scenario mondiale con un’offerta chiara e distintiva, specialmente nel segmento trainante e aspirazionale del lusso. Non ritengo esista una vera e propria strategia vincente, ma visto il “problema” dell’abbondanza, inizierei a semplificare e selezionare per ogni categoria e per ogni area geografica le esperienze eccellenti da promuovere, poche ma realmente uniche e distintive, per poi utilizzarle come traino per valorizzare man mano anche tutti gli altri elementi di ogni territorio». ■ Francesca Druidi



Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 22

Ad alta quota

Valanga azzurra su Trafoi Alte montagne coronate da soffici manti nevosi, monti ghiacciati che incorniciano un panorama unico. Il campione Gustav Thoeni, il cittadino più famoso del piccolo villaggio del Trafoi, alla scoperta di scenari da favola e magnifiche piste, tra leggende e antichi gioielli medioevali uesto posto è magia. Scenari da favola che stuzzicano la fantasia e soddisfano il desiderio d’avventura. «Per famiglie che cercano la tranquillità, a sciatori che apprezzano la natura intatta e sciare in mezzo ai boschi su piste non affollate e amano mangiare in rifugi tipici nel silenzio della montagna». Gustav Thoeni indimenticato pluricampione del mondo e olimpico consiglia una vacanza nei luoghi che hanno fatto da scenario alle sue prime discese sugli sci. Il posto ideale per un tranquillo soggiorno invernale tra lo stupore e la meraviglia di essere immersi in una natura più che affascinante. Le piste di Trafoi sono piccole, belle e molto soleggiate e facilmente fruibili, senza lunghe code agli impianti di risalita. Perché un vero sciatore non premia la lunghezza di una pista, ma la sua qualità. La sua carriera da professionista parte proprio dal suo paese natio Trafoi. Su quali piste amava trascorrere le sue giornate e quali sono un sogno per gli sciatori? «Passo volentieri le giornate insieme ai miei nipotini sulle piste di Trafoi con la vista mozzafiato sui ghiacciai dell’Ortles e dello Stelvio. La zona sciistica è piccola, ma il panorama è gigantesco. Quando ero un atleta sciavo con grande piacere in Val Gardena, che alla mia epoca era l’unica località dotata di piste da gara da coppa del mondo. Le piste che rappresentano un sogno sono quelle intorno all’Ortles (TrafoiSolda - Passo Stelvio) dove si scia tutto l’anno e quelle infinite delle Dolomiti». Tra antichi castelli, silenziosi conventi e cittadine medioevali, quanto c’è di antico e quanto di moderno nella sua terra? «Nella nostra zona ci sono gioielli culturali come il Castel Coira, l’abazia di Monte Maria e anche la città medioevale Glorenza, preservati sino ad oggi. Allo stesso tempo alcuni architetti hanno portato molta modernità nei nostri edifici, solo per fare alcuni nomi cito Matteo Thun o Werner Tscholl. Anche nell’hotel Bella Vista a Trafoi abbiamo effettuato alcuni rinnovamenti, preservando però gli elementi tradizionali e combinandoli con l’architettura moderna. Enormi vetrate che mostrano la bellissima vista si accompagnano a caminetti aperti, in stile moderno». La montagna è regno di miti e leggende. Quale racconto si nasconde dietro le tre fontane del Trafoi? «Trafoi viene dal latino “tres fontes” e le tre fontane a fondo valle di Trafoi sono

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Gustav Thoeni, pluricampione del mondo e olimpico di sci alpino

un santuario circondato da montagne alte oltre le 3.500 metri. È un posto magico dove già i celti e i romani si esercitavano. Era anche terra di eremiti e oggi in quei luoghi ognuno può sentire l’energia delle montagne. Si dice che l’acqua delle tre fontane sia magica e quando si bevono tutte e tre le acque che nascono dall’Ortles si possono esprimere desideri. Esistono tante leggende e anche miracoli attorno questo santuario». Uno scenario su cui domina incontrastata la natura. Quale percorso suggerirebbe per un’escursione ideale

in questo paradiso bianco? «Una ciaspolata nel parco nazionale nel bosco fino alle tre fontane oppure una più impegnativa fino al rifugio forcola a Trafoi». L’ambiente alpino è una fucina di sapori. In quale tempio del gusto riesce ad assaporare i piatti tipici della terra altoatesina? «La cucina della famiglia Trafoier a Castelbello nel ristorante Kuppelrain, che porta anche una stella Michelin. Naturalmente i nostri piatti tipici si possono gustare in moltissimi posti, anche nei rifugi e negli alberghi e in molti luoghi la cucina

si è anche evoluta e improvvisamente i sapori alpini si sono incontrati con quelli mediterranei. Un connubio perfetto». I vini di questa zona sono conosciuti in tutto il mondo. Quale è la loro particolarità e quale vino servirebbe ai suoi ospiti? «Il rosso che amo di più è il Lagrein Scuro, un vino molto corposo e fruttato che esiste solo in Alto Adige. La mia cantina preferita è quella di San Michele di Appiano, dove producono vini bianchi fantastici, per esempio il Sauvignon St. Valentin, è stato premiato per 15 anni di seguito con i tre bicchieri del Gambero Rosso». Con la sua fama a livello internazionale e l’impegno della sua famiglia quanto ha contribuito alla crescita del turismo in Alto Adige? «Negli anni 70 – 80 insieme alla valanga azzurra sicuramente ho contribuito alla promozione dello sci. Tanta gente ci seguito in questo sport e ha cominciato a trascorrere le sue vacanze invernali in Alto Adige. Così naturalmente le stazioni sciistiche e le strutture ricettive si sono sviluppate e oggi il turismo in combinazione con l’agricoltura è la base per tenere popolate le nostre vallate e i paesi di montagna». ■ Renata Gualtieri


Viaggio in Italia Pag. 23 • Aprile 2016

La mia Valtellina Santa Caterina. Un paesino di montagna che sembra incorniciato in una cartolina. Dove si può trascorrere una vacanza fuori dal tempo e dentro la tradizione. A descriverla, Deborah Compagnoni na calda accoglienza nei piccoli alberghi storici e nelle locande, punti di ristoro per i viandanti che transitano da e per il Passo dello Stelvio, dove è possibile trovare ancora ospitalità e tradizione. Nell’Alta Valtellina, infatti la tradizione vuole che sia la famiglia a gestire locande, ristoranti o alberghi. Qui d'inverno si pratica discesa e sci di fondo, mentre d'estate si possono percorrere numerosi sentieri che portano ai piedi delle montagne del gruppo Ortles-Cevedale. Nel paese di Santa Caterina Valfurva, in Valtellina, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio è di casa la campionessa di sci Deborah Compagnoni e proprio attraverso di lei scopriamo luoghi sapori del territorio. Quali scenari suggestivi offre il maestoso Parco dello Stelvio? «Il paesaggio del Parco Nazionale abbraccia una corona di montagne che arrivano quasi a 4000 metri, diverse dalle Dolomiti, meno rocciose e fatte di ghiacciai e di creste innevate. È una zona abbastanza difficile da raggiungere però ne vale la pena visti i paesaggi unici che offre. Particolarmente suggestiva è la Val Zebrù, verdissima, e priva di insediamenti umani, fatta eccezione per le piccole baite. Il Passo Gavia e il Ghiacciaio dei Forni, simile ai ghiacciai himalaiani, è uno più grandi d’Italia e d’Europa». In quale località dell’Alta Valtellina si può trascorrere una vacanza fuori dal tempo, divertendosi

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Deborah Compagnoni

e scoprendo il fascino della montagna, e godere di un contatto esclusivo con la natura e con la storia? «Sicuramente a Santa Caterina perché è un paesino di montagna che sembra incorniciato in una cartolina e il fondovalle non intaccato dalle costruzioni. Il paese è molto piccolo, non serve l’automobile, si va con la slitta, è tutto a portata di mano, sia gli impianti di risalita che i servizi». A quale pista da sci è particolarmente legata? «A Santa Caterina una pista è stata intitolata a me in occasione dei campionati del mondo del 2005. È lunga e impegnativa, è tra le piste nere. Poi c’è la Pista dell’Alpe, dietro la montagna, posizionata in un luogo soleggiato e in

Un’oasi di pace in Alto Adige Brigitte Waldner ci racconta delle tante attività possibili nella sua Merano, e ci accoglie in un rifugio di serenità immerso nel verde

praticamente impossibile t r ov a r e un’area così ricca di proposte e possibilità per i visitatori, paragonabile a quella di Merano e dintorni». Introduce così il suo Alto Adige Brigitte Waldner, che insieme alla sorella Christine gestisce il Gartenresidence Zea Curtis. E per le sorelle Waldner una delle caratteristiche più interessanti della loro struttura sta proprio nella zona strategica in cui si

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trova e che permette diverse attività. «Trekking, mountain bike, golf, sci, cultura, shopping: ogni giorno si può fare qualcosa di nuovo. Ci troviamo a soli pochi minuti a piedi dal centro storico della nostra cittadina termale, una posizione ideale per trascorrere vacanze all’insegna dell’attività e del dinamismo a Merano». Ma il Residence Hotel risalta anche per altri elementi, come la grandezza e la bellezza del suo giardino. «Il Gartenresidence Zea Curtis rende davvero onore al suo

nome – spiega Brigitte Waldner – : i nostri ospiti possono vivere piacevolissimi soggiorni vacanza in un giardino mediterraneo di 4000 metri quadrati. È come avere una camera nel verde, in cui rilassarsi tra le coperte, in piscina o nell’idromassaggio con acqua calda, perdersi tra le pagine di un buon libro o lasciar vagare i pensieri. Disponiamo di un’ampia piscina calda nell’unica pietra di quarzite argentea, preziosissima per l’elevato contenuto di terra silicea, oppure la Jacuzzi esterna e quella in-

una valle incantata. A Bormio c’è la pista Stelvio, su cui ho gareggiato, una delle più difficili al mondo, molto conosciuta per le tante gare di coppe del mondo». La Valtellina che opportunità offre agli sportivi? «La Valtellina è come una U ampia. Le sue vigne sono patrimonio dell’Unesco perché quei terrazzamenti sono frutto di un lavoro incredibile. È stato faticoso mantenere quel tipo di coltivazione a quelle condizioni. Bormio ha una storia molto bella. Gli antichi romani la frequentavano perché avevano scoperto le terme e ancora oggi sono visibili le antiche grotte da loro utilizzate. Poi c’è Livigno che è una zona extra - doganale vicino alla Svizzera, con un’utenza di turisti stranieri e la Val Di Mello conosciutissima dagli alpinisti, perché decorata da bellissime rocce granitiche su cui ci si può arrampicare». Nei piatti della zona come si coniugano sapori, genuinità e la buona qualità delle materie prime? «Per tradizione la cucina valtellinese è curata nei minimi dettagli e utilizza solo ingredienti di qualità. È indicata come una cucina un po’ pesante, anche se uno dei piatti più conosciuti è la bresaola che in realtà è dietetica». Quale piatto tipico e buon vino le ricorda particolarmente la sua montagna? «Le tagliatelle con la farina di farro e i mirtilli, condite con burro mandorlato e bitto, tipico formaggio valtellinese. Il vino più conosciuto è il Sassella, mentre il più importante è lo Sforzato». ■ Renata Gualtieri

terna, o la piccola spa con varie saune. E per i più piccoli, offriamo un grande parco giochi con altalene, sabbia, trampolino, rete per arrampicate, slackline e molto altro. Inoltre, fino al 15 giugno regaliamo ai nostri ospiti la Merano Card». Lo Zea Curtis propone appartamenti da 2 a 7 persone e camere con un buffet per la prima colazione ricco di specialità regionali. «Panini freschi e croissant – continua Waldner –, caffè profumato, formaggi e salumi dell’Alto Adige, marmellate e succhi fatti in casa: il modo migliore per iniziare la giornata. La nostra terrazza e il nostro giardino sono ideali per gustare una tazza di cappuccino e una fetta di torta, magari a metà pomeriggio. I diversi ristoranti vicini allo Zea Curtis propongono condizioni vantaggiose per i nostri

Gartenresidence Zea Curtis si trova a Merano (BZ) www.hotelmerano-zeacurtis.com

ospiti e ottimi aperitivi». Infine, il reparto benessere. «È una piccola oasi. La sauna, il bagno a vapore, la cabina a raggi infrarossi, l’idromassaggio e la sala relax permettono di trascorrere momenti di pace e serenità indimenticabili. Per coronare il momento di cura di sé ci si può concedere un benefico massaggio, affidandosi a mani esperte o coccolare tutti i sensi con lo Yoga». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 24

Ad alta quota

Vivere la Val Venosta In Trentino c’è tutto quello che serve per una vacanza da sogno, dall’ospitalità allo sport, dalla storia al silenzio della natura. Lo racconta Stefan Pircher ove quasi duemila anni fa passava la via Claudia Augusta, oggi sorge Rablà, una frazione del comune di Parcines, non lontano da Merano. Un paese caratterizzato da frutteti, vigneti e agricoltura, ma anche da paesaggi indimenticabili, case storiche e vicoli stretti, pietre miliari e attrazioni per lo svago e lo sport. Se ci si ferma a Rablà, non si può non alloggiare all’hotel Rössl, che da oltre quarant’anni guida i suoi ospiti alla scoperta di una natura incontaminata e di un divertimento sfrenato e adatto a tutti i gusti. «Il turista che vuole passare del tempo in Val Venosta – spiega Stefan Pircher, responsabile della struttura – può trovare tutto quello di cui ha bisogno per trascorrere una vacanza o un weekend di relax. In un microcosmo in cui la natura viene onorata, rispettata e impreziosita da quei servizi agli ospiti che il nostro hotel fornisce, ci si può dedicare a qualsiasi tipo di attività. Sono imperdibili i numerosissimi itinerari atti alle escursioni a piedi lungo i sentieri ben battuti dalla valle a Merano, che si raggiungono facilmente anche servendosi delle funivie. Le piste dove potersi divertire con gli sci o lo snowboard sono, inoltre, tra le più rinomate d’Italia e l’arrampicata rimane una delle attività più forti della zona, tanto che a Bolzano, presso la palestra Salewa sono disponibili corsi specifici proprio per i turisti o i visitatori amanti di questo sport. Un’altra perla altoatesina, infine, sono le lunghe piste ci-

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clabili che percorrono l’intero territorio e che regalano belle giornate all’aperto». Le cime vertiginose delle Dolomiti, i laghi affascinanti come quello di Resia, il parco naturale del Gruppo Tessa, i campi da golf, la città di Merano con le sue terme sono solo alcune delle meraviglie che renderanno impossibile

dimenticare un soggiorno in queste zone. «Ai nostri ospiti interessati maggiormente all’aspetto storico e culturale di questa bellissima terra che viviamo ogni giorno – continua Pircher – proponiamo mete differenti rispetto a quelle dedicate allo sport e allo svago fisico. A Rablà, per esempio, non può mancare una visita al Mondotreno, la più grande installazione digitale di ferrovie in miniatura d’Italia. Sul lago di Resia è possibile, invece, ammirare il campanile romanico sommerso, emblema indiscusso della regione; non lontano da qui, poi, sorge il Castel Coira, tra i più imponenti castelli rinascimentali delle Alpi e documentato già a partire dal 1256. E che dire dell’“oro bianco della Val Venosta”, il marmo di Lasa, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo e uti-

ACCOGLIENZA

L’obiettivo è fare sentire i visitatori a proprio agio, come a casa, quindi offriamo una serie di servizi che sappiano prendersi cura degli ospiti

lizzato per realizzare chiese, musei ed edifici». Nel territorio dei sentieri delle rogge, dunque, le cose da fare, ammirare e fotografare non mancano di certo, così come neanche l’attenzione verso il benessere dei turisti. «L’hotel Rössl è perfetto per raggiungere tutte le destinazioni più gettonate e rinomate, ma lo è anche per passare giorni di tranquillità e quiete. Accogliamo i visitatori con la nostra tradizionale ospitalità e li facciamo sentire a proprio agio, come fossero a casa loro o appartenenti alla nostra stessa famiglia e, di conseguenza, offriamo una serie di servizi che sappiano prendersi cura degli ospiti. In primis camere e suite accoglienti e spaziose; poi una piscina dove prendere il sole e leggere un buon libro, una vasca naturale in cui entrare in contatto con la natura e provare l’effetto benefico del calore dell’acqua, la sauna e i massaggi, e ancora il giardino dove chiacchierare e stare in compagnia oppure rilassarsi circondati dai frutteti e riscoprire il valore del silenzio». ■ Emanuela Caruso

L’Hotel Rössl si trova a Rablà, Merano (BZ) www.roessl.com

Per tutti i gusti Immaginate di essere in vacanza, persi tra paesaggi mozzafiato e un buon profumo di pane fresco che vi sveglia al mattino. Un relax e una tranquillità che stuzzicano la fantasia e il palato di chi si ferma al ristorante dell’hotel Rössl, dove si è convinti che non si possa stare davvero bene in vacanza, lontano dallo stress quotidiano, senza gustare anche piatti prelibati e vini raffinati. Quello proposto al Rössl è un ristorante dalle mille sfaccettature, con ricchi piatti della tradizione altoatesina per gli amanti dei sapori tipici, squisite specialità internazionali per chi preferisce assaggiare gusti diversi, e portate leggere per gli appassionati della cucina mediterranea. Perché soddisfare le preferenze degli ospiti e regalar loro un incontro memorabile tra cibo, natura e relax resta l’obiettivo più importante per lo chef Felix.


Viaggio in Italia Pag. 25 • Aprile 2016

A Merano, la belle époque L’anima ospitale e sfarzosa di Merano accoglie turisti e visitatori riportandoli indietro nel tempo e regalandogli un’esperienza unica. Lo racconta Astrid Eisenkeil imperatrice Sissi ne visitò i magnifici palazzi e le affascinanti case signorili; Franz Kafka rimase ammaliato dall’atmosfera brillante e nobile di una città che, seppur circondata da valli e monti, ha saputo dar forma ad ambienti unici e ricercati. Merano, città termale d’eccellenza e secondo centro più abitato del Trentino Alto-Adige, riesce ancora oggi a incantare ogni visitatore che, proprio come artisti, poeti e reali, ricerca un luogo entusiasmante,

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rilassante e dal grande carattere. In mezzo ai profumati giardini in fiore e alle imponenti montagne, avvolta in un clima mite capace di accogliere ospiti e turisti, la città propone una ricchezza artistica disarmante. La via medievale dei Portici, il quartiere Steinach, il Kurhaus, il Museo delle Donne e il Teatro Puccini sono solo alcune delle meraviglie della città e proprio qui, nei pressi del ponte Passirio, di fronte alla passeggiata che si snoda lungo il fiume, nel cuore della città e proprio difronte alle Terme, si trova l’hotel Meranerhof,

struttura gestita dalla famiglia Eisenkeil. «Ogni particolare del nostro hotel – commenta Astrid Eisenkeil, titolare della struttura – ricrea l’atmosfera magica della Belle Èpoque e gli sfarzi dello Jugendstil. Gli ospiti vengono accolti con calore e grande ospitalità, perché è il loro benessere che ci interessa più di ogni altra cosa». Lo stile classico delle linee sobrie, dei colori caldi e naturali e degli arredamenti artistici si unisce a una serie di servizi volti a coccolare chiunque soggiorni al Meranerhof. «Le camere e le suite van-

L’hotel Meranerhof si trova a Merano (BZ) www.meranerhof.com

tano uno charme particolare e molto rilassante, la cucina propone specialità mediterranee e tirolesi e l’ampia area wellness con piscina coperta permette di prendersi cura del proprio corpo e della propria mente. Nell’oasi wellness si trovano anche sauna, bagno turco, reparto fitness e beauty; inoltre, in estate vengono aperte le finestre verso il giardino e gli ospiti assaporano l’ebbrezza di vivere a diretto contatto con una natura incontaminata e quasi fiabesca». Rendere realtà ogni desiderio degli ospiti, così come soddisfare il bisogno di relax e quie-

te o di immersione nella natura, è ciò che guida l’attività della famiglia Eisenkeil, che mette a disposizione dei propri clienti una variegata offerta di attività. «La nostra città permette di sentirsi più vicini al cielo, basta scegliere una delle escursioni sui nostri bellissimi monti. L’anima termale di Merano, poi, dona un relax indiscusso, mentre il carattere storico di cui sono impregnati i vicoli, le vie e gli edifici rimanda a tempi passati da riscoprire con gite in bicicletta o lunghe passeggiate. Golf e sci, infine, non mancano mai». ■ Emanuela Caruso

Tra terreni scoscesi Un territorio prezioso, ricco di storia. Da salvaguardare e valorizzare. Stefano Craffonara ci accompagna tra le valli e le bellezze naturali del Trentino siste una strada in Trentino capace di competere per fascino e suggestione con la Route 66, la storica highway U.S.A. caratterizzata da cactus, canyon e orizzonti sconfinati. Si tratta della Statale 48, ma si sviluppa attorno a valli e paesini montani, sovrastata da una delle bellezze naturali più affascinanti al mondo, le Dolomiti. Dalla provincia di Bolzano verso est, passando per la Val di Fassa, arrivando in Veneto attraverso il Passo del Pordoi, a oltre duemila metri d’altezza. Un tracciato ricco di storia, cultura e tradizione, dalle molteplici potenzialità turistiche, come da tempo hanno intuito le strutture più organizzate presenti

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lungo il percorso. È il caso dell'Hotel Ancora, nato nel lontano 1880, quando nella SS 48 si fermavano le diligenze per il cambio dei cavalli, prima di proseguire per gli angusti passi Pordoi e Falzarego. Il nome dell’ho-

tel, infatti, evoca l’antica concezione di sosta, di approdo in un porto sicuro e piacevole, dove potersi riposare prima di affrontare le difficoltà di ogni giorno. La struttura vuole oggi coniugare quei valori con uno spirito innovativo, con l’obiettivo di restituire il giusto valore al concetto di vacanza. L’Ancora è uno uno degli hotel maggiormente attrezzati in zona per servizio, cucina e disponibilità nei confronti della propria clientela, negli ultimi anni sempre più qualificata ed esigente. «Le camere sono molto confortevoli, dotate di tutti i moderni accessori». Stefano Craffonara, titolare della struttura, descrive con soddisfazione la sua attività. «Curiamo la cucina nei minimi dettagli, per la preparazione di piatti tipici locali e nazionali utilizziamo materie prime di qualità, a chilometro zero, tutte provenienti dalla vicina Valle di Fiemme». Un impegno ecologico e salutista riscontrabile già dalla prima colazione, dove oltre al buffet viene preparato giornalmente anche un angolo biologico, fiore all’occhiello dello staff. «Un momento ormai irrinunciabile per i tanti clienti orientati su sport e attività fisica - spiega Craffonara -. La nostra missione è far vivere all’ospite un sog-

giorno all’insegna del benessere a 360 gradi, fargli conoscere posti indimenticabili, difficili da raggiungere da solo». Forte dell’alta qualità dei servizi offerti, la gestione dell’hotel, condotta dall’intera famiglia Craffonara, ha elaborato un’efficace strategia di marketing. «Abbiamo messo a punto un pacchetto all inclusive. Oltre a piscina, sauna, bagno turco, idromassaggio e spa, i nostri ospiti hanno accesso gratuito a tutti gli impianti di risalita della valle di Fiemme. L’offerta prevede inoltre l’utilizzo illimitato delle biciclette, sulla pista ciclabile di 30 km o nei sentieri di montagna. E ancora visite gastronomiche, passeggiate ed escursioni adatte a tutti, bambini compre-

Ancora Hotel si trova a Predazzo www.ancora.it Facebook: Hotel Ancora Predazzo

si». Oltre all’Ancora, il gruppo gestisce e coordina in Val di Fiemme altre quattro strutture di recentissima costruzione: il Kristall, il Predazzo, il Lagorai e il Color Home Suite Apartments. ■ Stefano Russello


SUDTIROLO DA RISCOPRIRE Tobias von Mörl ci guida sulla strada del vino, in quell’Alto Adige che non è solo turismo sciistico, ma offre attrazioni e relax in ogni stagione. Ecco come si presentano San Michele Appiano e i suoi dintorni

anorami e visioni. E, sempre, la natura accanto. Ogni stagione, in Alto Adige, presenta un suo fascino particolare. Vicoli angusti, ampie vallate, montagne meravigliose, laghi cristallini: c’è molto da scoprire. Uno dei posti più interessanti è Appiano, nel cuore della Strada del vino, da visitare nel periodo che intercorre tra la Pasqua e tutti i Santi, probabilmente il momento migliore per fare un'escursione. Castelli, fortezze, il museo del vino e quello della mummia del Similaun (Ötzi), famosa in tutto il mondo, per non parlare delle innumerevoli enoteche con degustazione. A parlarne è Tobias von Mörl, contitolare dell’Hotel Ansitz Tschindlhof, che si trova proprio a San Michele Appiano. «Il vino è cultura. Nel corso dell’anno Appiano offre diverse manifestazioni di richiamo internazionale che sottolineano la centenaria tradizione del più grande comune vinicolo del Sudtirolo. Le feste campestri e di paese sono davvero affascinanti e gli eventi sportivi e culturali molto particolari». La struttura guidata dalla famiglia von Mörl si inserisce in questa cornice d’eccellenza. «Abbiamo cercato di creare un ambiente distensivo e raffinato. Adagiata nell’idilliaco panorama di frutteti e vigneti, la storica residenza è riuscita a conservare un

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L’Hotel Ansitz Tschindlhof si trova a San Michele Appiano (BZ) - www.tschindlhof.com

suo profumo tutto particolare. Ai nostri ospiti si apre di fronte un nuovo orizzonte. Un’atmosfera rilassante, tutta da godere, nella quale viziamo chi sceglie di stare con noi. In fondo, è importante concedersi una parentesi di assoluto benessere, in un’oasi di pace come il Tschindlhof, che fa anche da ritrovo per gourmet. Presso di noi si può alloggiare, mangiare e ricaricarsi, tutto sotto un unico tetto. Anche l‘intimità romantica del nostro parco, con i suoi cedri secolari, regala ore tranquille». Ogni ospite della struttura troverà ciò che più gli si addice. «Ci si può godere la nostra piscina con il grande prato – continua von Mörl –, oppure il parco con i cedri antichissimi, ideale per rilassarsi. Per non parlare della vista meravigliosa sulle montagne e sulla città Bolzano. Il nostro team è pronto a soddisfare tutti i desideri. E alla sera ci si può accomodare nel nuovo bar del Tschindlhof e provare vini locali e italiani. Infine, l‘amore per il dettaglio e per la tradizione hanno per noi un grande valore: tutte le camere sono dotate di minibar, telefono, Sat TV, vasca da bagno o doccia, cassaforte, asciugacapelli, grande parcheggio». ■ Elena Ricci



Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 28

Itinerari suggestivi La sala da pranzo di Palazzo Reale a Torino

Le ricette dei sovrani Piatti della tradizione rivisitati in chiave regale. Laura Rangoni racconta cosa si preparava nelle cucine di corte e quali specialità amavano i re

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l rapporto dei Savoia con il cibo potrebbe in cene erano, infatti, servite “in piedi”, ovvero ogni comprima istanza apparire non tanto dissimile mensale poteva servirsi a piacere, mentre in altre occasioni da quello presente in altre corti – spiega era previsto che i partecipanti si sedessero e fossero serviti dai domestici. All’inizio del ballo erano ofLaura Rangoni, autrice del liferti zuccherini, violette caramellate, sorbro A tavola con i re. I Savoia. betti, granite, cioccolata, pasticcini e meStorie, curiosità e misteri sabaudi –. Cibi raffiringhe. Verso la mezzanotte invece veniva nati, ricette mediate dalla tradizione franservita la cena vera e propria, che consicese, con qualche tipicità. La provenienza steva nel famoso risotto alla piemontese dei cuochi di casa Savoia, dal Medioevo a con tartufi, rifreddi, paté, pasticcini salati, tutto il Settecento, spesso era di origine pocrostini di cacciagione, galantine, formaggi. polare, così si assiste a un curioso fenoIl tutto abbondantemente innaffiato con meno: spesso i piatti raffinati sono una elaLaura Rangoni, ottimi vini. Tuttavia, tra i Savoia ve ne borazione fantasiosa, dovuta alla giornalista e scrittrice sono stati alcuni cagionevoli di salute, cosovrabbondanza di ingredienti disponibili, di piatti che nascono poveri». La cucina ricca risente molto stretti quindi dai medici di corte a diete particolari». Quali prodotti in particolare amavano i Savoia e però anche delle mode. E la moda, in fatto di cibo, veniva esclusivamente dalla Francia. «In quel periodo – continua quali ricette inventarono? la scrittrice – il modello parigino era ampiamente seguito «Dai documenti, pare che una delle cose preferite da da numerose corti che facevano di tutto per emulare la no- quasi tutti i Savoia fossero i tartufi. L’imperatore Carlo V biltà francese. Feste sfarzose, musiche, teatro, diverti- ebbe occasione di mangiare il tartufo bianco d’Alba nel menti en plen air, e naturalmente la cucina, entrarono a far 1537 quando occupò la città. Nel 600 spesso i Savoia mandavano omaggi di tartufi ai potenti del mondo: Luigi parte delle consuetudini». XIV, Luigi XV e Maria Teresa d’Austria li hanno apprezCome venivano preparati i banchetti reali? «La cucina dei Savoia era sfarzosa in particolare quando si zati al punto che si rivolsero spesso ai Savoia per esserne riforniti. I Savoia erano anche golosi di dolci, in particotrattava di offrire banchetti o balli. La tavola era apparecchiata in un salone vicino a quello del ballo con vasi di fiori lare di cioccolato. La madama reale Giovanna Battista nel freschi, candelabri d’argento e porcellane finissime. Alcune 1678 concesse a Giò Antonio Ari il privilegio di vendere

IL PIEMONTE SVELATO Riccardo Veglia ci accompagna alle porte delle Langhe, un luogo ricco di cultura, storia, paesaggi imperdibili ed eccellenze enogastronomiche famose in tutto il mondo una delle aree più rinomate del mondo per la sua ricchissima cultura e le tante varietà gastronomiche. Siamo nel punto d'incontro tra le Langhe, il Roero e quello che un tempo era il Marchesato di Saluzzo, una zona ricca di storia e luoghi da visitare e che fu teatro di molti avvenimenti. Proprio in questa zona, patria di una produzione vitivinicola d’eccellenza e dove si possono trovare specialità come le nocciole delle Langhe, il tartufo di Alba o i formaggi Toma e Raschera, sorge l'Hotel Il Campanile. «La nostra struttura – dice Riccardo Veglia, titolare dell'hotel – è la meta ideale per chi desidera una vacanza lontana dal trambusto della città, ma vicina a luoghi storici di grande interesse. Ricavato da un convento, l'Hotel Il Campanile ne conserva la struttura, rintracciabile nelle 15 stanze disposte su due piani: raccolte e confortevoli allo stesso tempo. L’arredamento antico è coevo al periodo storico della nascita del convento». Uno dei punti di forza dell'hotel è sicuramente l’offerta gastronomica. «Il Ristorante “Il Campanile” propone una cucina tipica

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pubblicamente la cioccolata. Pare che costui per sdebitarsi abbia inventato per la madama i diablotin, gli antenati dei cioccolatini a forma di pastiglia. Nel 1854 Giovanni Vialardi ne codificava la ricetta: «Fate fondere 60 grammi di buon cioccolato raschiato con 60 grammi di zucchero e tre cucchiai d’acqua. Appena fuso, ben liscio, bollendo adagio, versatelo a gocce grosse sopra la tavola di marmo a forma di caramelle, lasciatele raffreddare, staccatele e servitevene». I diablottini rappresentano ancora oggi una tradizione importante in Piemonte, tanto che se ne contano diverse versioni. E, come è ovvio, dato il territorio che si trovavano a governare, erano quasi tutti molto interessati al vino. Una ricetta particolare è quella del ratafià. Il duca Emanuele Filiberto aveva la passione della distillazione e lui stesso si occupava personalmente di confezionare liquori, rosoli e ratafià. In occasione delle nozze di sua sorella Margherita con il re di Francia Enrico II, inviò diversi regali tra i quali liquori e vini piemontesi fatti da lui. Il re li giudicò ottimi e più volte chiese che gliene fossero mandati altri. Pare che Emanuele Filiberto distillasse personalmente una particolare ratafià al garofano per sua moglie». ■ NMM

Bardonecchia, la Perla delle Alpi Claudia e Luca Nervo illustrano le possibilità ricettive di una delle mete montane più affascinanti del Piemonte na piccola cittadina che unisce il fascino della montagna e le comodità della città. A ragione Bardonecchia, nell’Alta Valle di Susa, è considerata la Perla delle Alpi. Meta turistica d'élite fin dall'inizio del Novecento, ha raggiunto la massima notorietà ospitando le gare di Snowboard delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e l’attività sportiva è una costante per

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L'Hotel Ristorante Il Campanile si trova a Frazione Veglia di Cherasco (CN) www.hotelilcampanile.com

Il Residence Les Lacs si trova a Bardonecchia (TO)

info@hotelilcampanile.com

www.bardonecchiaresidence.it

del territorio garantita dalla professionalità e competenza del nostro chef. La passione per la tradizione e la ricercatezza di prodotti di ottima qualità, sempre freschi e controllati, assicurano la genuinità dei piatti e la riuscita dei vostri incontri gastronomici. Il menù offre un'ampia scelta tra antipasti, primi piatti fatti a mano e secondi accompagnati da gustosi contorni». ■ Renato Ferretti

tutto l’anno. Ma è anche una delle mete montane ideali per le famiglie. In un luogo con tali attrattive non può mancare un sistema ricettivo di prim’ordine. Una delle strutture di riferimento è il Residence Les Lacs, gestito da Claudia e Luca Nervo. «È una struttura di recente costruzione - dice Luca -, composta da 14 appartamenti arredati in modo semplice e confortevole, con lo stile tipico montano. Gli alloggi offrono ambienti caldi ed accoglienti, e sono tutti dotati di angolo cottura attrezzato. Variano da monolocali con 2 posti letto, a monolocali e bilocali fino a 4 posti letto. Il residence si trova nel centro di Bardonecchia, dove è possibile passeggiare il tardo pomeriggio dopo lo sci o la sera dopo una gustosa cena in uno dei ristoranti convenzionati con il residence e scelti da noi. Gli impianti di risalita sono raggiungibili utilizzando i mezzi pubblici gratuiti, la cui fermata dista solo 20 metri dalla struttura. Infine, la posizione del residence è anche comoda per chi arriva in treno, la stazione ferroviaria si trova infatti a 150 metri di distanza dalla struttura». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Pag. 29 • Aprile 2016

Nell’Alta Val di Susa Con Alberto Mittica e Santina Benente alla scoperta di Bardonecchia e del territorio montano circostante, tra i suoi tesori e le ricchezze gastronomiche il cui blasone non ha ancora la fama che meriterebbe

© Foto di F Ceragioli

iamo nella conca di Bardonecchia, che si apre al centro di un grande anfiteatro di cime elevate, molte delle quali superano i 3.000 metri. Il suo borgo incantevole si trova a 1300 metri all’incrocio tra le valli di Rochemolles, del Frejus, della Rho e di Melezet con la Valle Stretta. L’antico nucleo abitato di Bardonecchia è costituito dal cosiddetto Borgovecchio, raccolto attorno alla Chiesa Parrocchiale di S.Ippolito, ed è stato recentemente oggetto di interventi di riqualificazione che lo hanno portato agli antichi fasti. Uno splendore riconosciuto anche sul piano culturale e artistico, come testimonia la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Ippolito e a San Giorgio di notevole interesse storico per l’arredo interno. All’esterno la chiesa si presenta con due campanili: oltre a quello ottocentesco, sul lato sinistro è ancora conservato l’antico campanile romanico, di epoca assai precedente. Sulla piazza della Chiesa si affaccia il Museo Civico: museo etnografico che raccoglie molte interessanti testimonianze della cultura materiale locale, oggetti, mobili e attrezzi nonché antichità di carattere religioso. Offre uno spaccato della vita

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PIZZA AL TEGAMINO

Tipica piemontese, o più precisamente torinese, e si presenta più piccola e più alta, con un impasto molto più soffice

Il ristorante Mitica Ciau si trova a Bardonecchia (TO) www.lamiticaciau.it

e della cultura della gente di montagna, legate all’economia agricola e pastorale prima dell’avvento del turismo. Come in ogni piccolo paradiso della penisola, anche Bardonecchia offre delle specialità enogastronomiche uniche, la cui degustazione porta il visitatore a vivere pienamente l’esperienza dell’incontro con la valle. Uno dei ristoranti che meglio esprimono la cucina locale è La Mitica Ciau, in cui lo chef Alberto Mittica e la responsabile di sala Santina Benente, mettono tutta la loro arte. «Dopo aver avuto un piccolo chalet sulle piste da sci sempre a Bardonecchia – racconta Mittica – abbiamo deciso di comprare La Ciau, locale storico in via Medail. Dopo 6 mesi di ristrutturazioni abbiamo aperto seguendo sempre la stessa filosofia di cucina e servizio: la cucina è tipica piemontese, in chiave moderna ma senza colpi di testa, il pane, la pasta e i

L’ACQUA, TESORO DELLA VALLE Fondamentale anche nella preparazione delle più svariate ricette, tradizionali e meno, l’acqua è uno dei grandi tesori della Val di Susa. L’acqua ha modellato, inciso e trasformato con la sua forza il territorio e costituisce una delle più importanti risorse e ricchezze del territorio: se da una parte è una risorsa paesaggistica di grande richiamo, dall’altra è simbolo di purezza e qualità dell’ambiente. In qualunque stagione si percorrano le montagne dell’Alta Val Susa si scoprono sorprendenti scenari: piccoli laghi che assumono il nome dai colori della loro acqua – lago verde, lago bianco, lago nero, lago dei sette colori – sorgenti e ruscelli limpidi, cascate d’acqua cristalline. La stessa acqua sgorga fresca e limpida dalle fontane cinquecentesche diffuse nelle borgate, dalle rustiche fontane sui sentieri e sulle mulattiere in quota. Rende possibili le meravigliose fioriture primaverili, colora i boschi e le foreste d’alto fusto con tutte le tonalità di verde. Torrenti tranquilli o impetuosi ospitano gli appassionati degli sport d’acqua viva (canoa, kajak, raing, hydrospeed, canyoning) e gli amanti della pesca sportiva».

dolci sono tutti fatti da noi. Santina ci tiene molto all’ospitalità per ogni singolo cliente. Il locale è aperto tutte le sere dalle 17 con l’aperitivo e gran buffet per poi proseguire la serata fino alle 23 con il ristorante. Dal 20 luglio al 20 agosto saremo aperti anche a pranzo». Tra le specialità proposte da La Mitica Ciau c’è la pizza al tegamino. «È una pizza tipica piemontese, o più precisamente torinese, e si presenta più piccola e più alta, con un impasto molto più soffice. Abbiamo deciso di proporla al turismo così esteso nella nostra valle, proprio perché come tradizione si stava perdendo. A Bardonecchia siamo i primi a farla. Poi ci sono i grandi classici della nostra zona, come la farinata o la polenta, che fa parte della tradizione montana e che proponiamo in diversi modi. Tra questi c’è la polenta con salsiccia alla piemontese, quindi non con il pomodoro ma con il sugo d’arrosto, o quella con lumache e burro d’Alpeggio. Infine, seguiamo molto la stagionalità. Infatti, il menù cambia secondo le stagioni, così come, più in generale, facciamo molta attenzione alla scelta delle materie prime: i fornitori sono molto selezionati, sicuramente devono essere affidabili nella qualità e nel servizio». E poi, non poteva mancare il vino. «Abbiamo una grande passione enologica e non a caso proponiamo una cantina con più di 300 etichette. In più, offriamo una vasta scelta di vini alla mescita grazie all’azotatrice, un macchinario che permette di stabilizzare la bottiglia aperta per una ventina di giorni, quindi possiamo aprire anche bottiglie di elevatissimo pregio. Oltre ai vini della Val di Susa la carta del vino del nostro ristorante spazia per tutte le regioni italiane e annovera anche etichette francesi». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 30

Itinerari suggestivi A destra, Enrico Bassignana, giornalista e scrittore Sotto, il monumento ai caduti del Frejus

La magia di Torino Uno degli aspetti più misteriosi della città di Torino è rappresentato dalla sua nomea di città magica. Il giornalista Enrico Bassignana spiega l’origine di questa tradizione e racconta alcuni aneddoti molto singolari a tradizione magica di Torino si basa su tradizioni e leggende che raccontano la storia di luoghi ben precisi della città. Guida alla Torino incredibile, magica e misteriosa è il titolo del libro scritto da Enrico Bassignana, giornalista scettico sull’occultismo ma curioso: «Sono nella posizione di quella guida turistica che incontrai a Glamis, il castello più infestato della Scozia. Quando le domandai se avesse già visto un fantasma, mi rispose: “Non ancora”». Come nasce per Torino la fama di città magica? «Le ragioni sono diverse, più o meno fantasiose. Metterei in elenco la geografia (città che nasce dall’incontro di due grandi fiumi, il Po e la Dora Riparia), la storia (l’attenzione dei Savoia per le arti oscure, ma anche l’ospitalità data a occultisti e spiritisti soprattutto tra il 1850 e il 1870), i personaggi (Nostradamus e, più di recente, Gustavo Adolfo Rol), il cinema (si pensi ai film di Dario Argento, dalla “Casa del bambino urlante” in poi) ma anche i mass media, che

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sul mito della Torino magica spesso hanno accreditato bufale fuori misura». Quali sono i più singolari luoghi considerati magici a Torino e qual è il motivo del loro fascino? «Sono quelli in cui può avvertirsi una relazione causa-effetto tra le forze che animerebbero la città, o dove si racconta si manifestino fantasmi e altre entità ultraterrene». Quale percorso consiglierebbe a chi vuole visitare Torino attraverso la tradizione magica? «Direi che è d’obbligo partire dalla chiesa della Gran Madre, dove la statua della Fede guarderebbe al luogo dov’è nascosto il Santo Graal. Farei tappa alla Mole Antonelliana, che altro non sarebbe che un gigantesco talismano capace di irradiare energia benefica sulla città. Poi sosterei al centro della cancellata che separa piazza Castello dalla piazzetta Reale: tra le statue dei due Dioscuri ci sarebbe una sorgente di energia benefica, mentre nel sottosuolo si favoleggia ci sia la misteriosa Grotta Alchemica. Altrettanto obbligata è una sosta

in piazza Solferino, dove la Fontana Angelica altro non sarebbe che un trattato di simbologia massonica. E, per finire, approderei al “cuore nero” della città che batte in piazza Statuto». Quali sono gli aneddoti particolarmente misteriosi legati a luoghi di Torino che non tutti conoscono? «Tutte le storie legate alla figura del boia, per esempio. Si racconta che, per spregio, i panettieri gli porgessero le pagnotte voltate al contrario. E quando giunse da corte l’ordine di “trattare il boia come ogni altro cliente, o altrimenti diventare clienti del boia”, ci fu chi inventò una pagnotta che fosse sempre al contrario. Sarebbe questa l’origine del pan carrè. In tema di diavolo, se si guardano dall'interno le arcate della chiesa di San Lorenzo, in piazza Castello, ecco apparire immensi volti satanici. E ancora: molti portoni cittadini sono sormontati da volti mostruosi, con la lingua penzoloni: sarebbero “guardiani di porta”, il cui compito è respingere al mittente eventuali influenze nefaste». ■ NMM

ACCOGLIENZA PIEMONTESE Un viaggio tra le verdi colline torinesi, accompagnati dalle prelibate pietanze dello chef Ugo Fontanone ell’area metropolitana di Torino, si estende in parte in collina e in parte in pianura il territorio di Moncalieri, primo comune per popolazione dopo il capoluogo e città di grande ricchezza storica e geografica. Tra i corsi del fiume Po, del torrente Sangone e del torrente Chisola, i richiami alla storia di Moncalieri spingono i turisti ad ammirare il ponte dei “Cavalieri Templari”, il castello della città, spesso legato al destino dei Savoia, e i paesini dei dintorni, anch’essi carichi di emozioni e attrazioni. Proprio tra questi, abbarbicato su una delle colline del Po, a 400 metri sul livello del mare, c’è Revigliasco. Conosciuta per essere il paese natio di Alessandro Baricco e per aver rivestito un ruolo importante durante gli anni prima romani e poi medievali della nostra Italia, Revigliasco è oggi una buona meta turistica in cui riscoprire gli antichi splendori della storia, respirare la vita di un territorio collinare e

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fluviale e assaporare piatti di una cucina ricercata, genuina e saporita come quella proposta alla Taverna di Frà Fiusch. «Ai nostri ospiti – racconta Ugo Fontanone, chef del ristorante – proponiamo una sorta di viaggio nel tempo: nel tempo delle stagioni, della ricerca e della cottura. In altre parole, un viaggio culinario e dell’ospitalità, per ritrovare il sapore dello stare insieme, del mangiare cibo sano e gustoso e del bere un buon bicchiere di vino mentre si osservano le meraviglie di un territorio che non smette mai di stupire». In un ambiente raffinato e accogliente, con ampie vedute sulle colline di Revigliasco e la natura circostante, lo staff del Frà Fiusch mette in tavola vari percorsi culinari, ac-

La Taverna di Frà Fiusch si trova a Revigliasco Torinese, Moncalieri (TO) Facebook: Fra Fiusch - Instagram: frafiusch

comunati tra loro dalla genuinità degli alimenti, dai richiami alle ricette tipiche della zona e dalle pregiate materie prime utilizzate. «Alcuni dei piatti maggiormente serviti – continua Fontanone – sono il vitello tonnato della tradizione, il timballo di animelle in foglia di cavolo verza, i primi con

fegatini di pollo e salsiccia, il ragù di coniglio abbinato alle fave fresche, la creme bruleè e il gelato al blu di capra. Cerchiamo di soddisfare ogni preferenza e di offrire ai nostri ospiti un momento conviviale gioioso e gustoso, che lasci qualcosa, un’emozione, una sensazione». Ai piatti succulenti e capaci di deliziare qualsiasi palato, la Taverna di Frà Fiusch affianca un’ampia scelta di vini. «Dal Barolo al Barbaresco, dal Nebbiolo al Barbera d’Alba, dal Grignolino al Dolcetto di Dogliani cerchiamo di trovare il vino adatto ad accompagnare la vacanza, la sosta o la riscoperta dei tesori del territorio torinese». ■ Emanuela Caruso



Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 32

Itinerari suggestivi Banchetti di corte

Emanuele Filiberto di Savoia

Emanuele Filiberto di Savoia ripercorre la storia dei regnanti d’Italia attraverso un insolito viaggio nell’enogastronomia avole imbandite curate in ogni minimo dettaglio, dove la luce degli sfarzosi lampadari si rifletteva sulla cristalleria, sulle porcellane e sull’argenteria in attesa delle portate più ricercate. Così si presentavano le sale da pranzo dei palazzi reali in occasione dei ricevimenti che i sovrani d’Italia organizzavano nelle occasioni più importanti. Il cerimoniere di corte proponeva direttamente al sovrano i menù scelti in vista dei pranzi ufficiali. E i pasti di famiglia, nonostante la loro semplicità, prevedevano le specialità preferite dal re. Una cucina raffinata ma legata alla tradizione del nostro paese, con menù che si ispiravano alle ricette regionali e alla gastronomia europea. La cucina era un aspetto importante della vita di palazzo in quanto le scelte culinarie servivano anche per far conoscere agli ospiti stranieri la varietà dei piatti italiani. «Dal 1890 – racconta Emanuele Filiberto di Savoia – si è dato molto spazio alle ricette di ogni regione d’Italia per far conoscere al gotha mondiale le prelibatezze di ogni angolo d’Italia».

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Cosa caratterizzava e come si svolgevano i ricevimenti in Casa Savoia? «I ricevimenti ufficiali avevano un menu particolarmente ricercato. Dal regno di Vittorio Emanuele II a Umberto I, da Vittorio Emanuele III a Umberto II, i ricevimenti erano una sorta di parata della cucina: un abbinamento tra la “veste”, ossia il cartoncino, particolarmente curato nella grafica, la cura nella preparazione della tavola, con le migliori porcellane e argenterie di corte, e l’aspetto culinario. Quest’ultimo dal contenuto gastronomico elevatissimo e di grande interesse prendeva spunto dalle migliori ricette europee. Tutto nei pranzi di corte era cadenzato da un rigido cerimoniale diretto dal maestro di cerimonie». Re Umberto II era un amante della cucina? Come venivano scelti i menù di corte? «Mio nonno amava la cucina del territorio, le ricette regionali. Spesso di nascosto dal suo entourage andava a cena nelle trattorie torinesi o nella campagna romana. Ma in genere in Casa Savoia si prediligevano piatti semplici per i pranzi di

famiglia, mai più di tre portate. Soprattutto con Re Vittorio Emanuele III che era conosciuto per i suoi menu estremamente leggeri. Famoso era il suo amato filetto di trota alla Brin, in pratica una trota al vapore con una salsa leggera al vino bianco. A corte i menu dei pranzi ufficiali erano proposti dal cerimoniere di corte direttamente all’attenzione del sovrano». Ci sono ricette particolari a cui è legata la storia della sua famiglia e perché? «In Casa Savoia si è sempre dato ampio spazio alle ricette savoiarde e piemontesi. In modo particolare alla selvaggina. Le quaglie al vino bianco con il saute di patate era uno dei piatti preferiti da Re Vittorio Emanuele III, mentre il brasato al barolo era un piatto molto amato da Umberto I. Dal 1890 si è dato molto spazio

alle ricette di ogni regione d’Italia per far conoscere al gotha mondiale le prelibatezze di ogni angolo d’Italia». L’Italia è per molti il paese con la cucina più variegata. Qual è il suo rapporto con l’enogastronomia italiana e quali sono i suoi piatti preferiti? «Amo la cucina italiana di ogni regione. Ammetto di essere un grande appassionato di pasta, in modo particolare di spaghetti con le vongole. Dopo il mio rientro ho visitato ogni provincia italiana e mi sono reso conto che la nostra cucina è la più variegata del mondo, oltretutto è anche quella qualitativamente migliore grazie alla materia prima del territorio e all’abilità dei cuochi». Prima di venire in Italia conosceva i piatti della tradizione italiana? Quali specialità invece ha conosciuto girando l’Italia? «Conoscevo bene i piatti italiani perché a casa si è sempre mangiato italiano. Ma in Italia ho potuto assaggiare le prelibatezze della tradizione territoriale che era difficile riprodurre all’estero perchè il segreto spesso è nella materia prima. Pensi anche alla pizza, basta l’acqua diversa e cambia completamente il sapore». Sua moglie è francese e lei italiano. In famiglia quale cucina predomina? «Quella italiana assolutamente!». ■ NMM

Sulle Alpi Graie

UN ANGOLO BAVARESE, IN ITALIA

Milena Berthod ci ospita a Rhemes, in una delle più suggestive e incontaminate valli del Gran Paradiso

Wurstel, spatzli, knodel, sauerbraten, strudel e l’immancabile birra straordinaria che il mondo le invidia: siamo in Baviera? No, in provincia di Cuneo

el cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, immerso nella fiabesca valle di Rhemes, dominata dal massiccio calcareo della Granta Parey, sorge una confortevole residenza estiva e invernale, che proprio dal noto monte delle Alpi Graie prende il nome. «Il nostro hotel tre stelle Granta Parey si trova ai piedi degli impianti di risalita e dell’anello per lo sci di fondo lungo 14 km – chiarisce Milena Berthod, titolare della struttura – ed è quindi adatto sia per chi vuole dedicarsi ad attività come trekking ed escursioni, uscite in mountain bike, arrampicate o passeggiate con le ciaspole, sci di fondo e di discesa ed escursioni alpinistiche». Al Granta Parey, 33 camere offrono agli ospiti tutto ciò di cui necessitano per trascorrere una vacanza all’insegna del relax. Oltre a stanze, sale e salette con camino sempre acceso per coccolare la clientela, l’hotel Granta Parey dispone di un ristorante in cui è possibile trovare una cucina tipica valdostana. «Serviamo piatti raffinati – continua an-

a Baviera, con i suoi profumi, i suoi sapori intensi e inconfondibili, il suo folklore, ha forgiato l’immaginario di molti. Ma non è necessario oltrepassare le Alpi. C’è chi ha deciso di portare quel pezzo di Germania direttamente in Italia. Il Munchen Platz, si trova più precisamente a San Chiaffredo di Tarantasca, in provincia di Cuneo. In un ambiente tipico, gli ospiti sono accolti da personale affabile e preparato, in costume tradizionale, che saprà consigliare la migliore scelta tra la nuova gamma di birre (presidio Slow Food) rigorosamente bavaresi. Qui si servono tutte le specialità tipiche, come lo stinco, il wurstel, spatzli, knodel, sauerbraten, strudel e molto altro. E poi, le particolari birre alla spina, in bottiglia oppure spillate direttamente dal fusto. Numerosi sono gli eventi programmati durante l’anno dal Munchen Platz. Tra gli altri, da non perdere è la "Bierwoche", o settimana della birra, prevista per la seconda metà di giugno, e, in autunno, l'ormai collaudata "Oktoberfest", giunta all’undice-

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L’Hotel Granta Parey si trova a Rhemes-NotreDame (AO) www.rhemesgrantaparey.com

cora Milena Berthod – e prepariamo anche alcuni prodotti senza glutine per chi avesse necessità particolari, offriamo un servizio self-service per chi ha attività programmate e orari da rispettare e merende tipiche per i più affamati e i bambini, nostri graditissimi ospiti». Nel centro benessere dell’hotel, infine, si può usufruire di trattamenti per il corpo, sauna, idromassaggio, bagno turco e palestra. ■ Emanuela Caruso

Munchen Platz si trova a San Chiaffredo di Tarantasca (CN) - www.munchenplatz.com

sima edizione. Quest’anno, poi, si festeggia il cinquecentenario dell’Editto di Purezza, che stabilisce gli ingredienti ammessi per la birra: solo orzo, luppolo e acqua pura. Anche il Munchen Platz festeggia la ricorrenza con tre serate dedicate all'evento, accompagnata dalla specialissima birra Keller, creata appositamente. ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Pag. 33 • Aprile 2016

I sapori delle Alpi Nascosta tra le vette più alte d’Italia si trova Aosta, città dalle mille risorse, soprattutto turistiche. Lo chef Giuseppe Giuliani ci introduce all’avanguardia turistica, e culinaria, del territorio

osta: città tra i monti, ma dal cuore caldo. Un piccolo gioiello incastonato tra le vette più alte d’Italia, che offre attrazioni turistiche per ogni stagione e occasione. Si può sciare su cime maestose o passeggiare nel parco nazionale del Gran Paradiso, ma anche ammirare l’architettura romana e medievale del centro storico. Il cuore di Aosta, insomma, batte per il turismo. E nel settore turistico Aosta investe molto, come testimonia la cura del paesaggio e le numerose iniziative organizzate durante tutto l’anno. Ma come è cambiato il turismo negli ultimi anni, e cosa ha significato per albergatori e ristoratori? Ne parliamo con un professionista del settore: Giuseppe Giuliani. Lo chef Giuliani, proprietario del ristorante omonimo in pieno centro storico di Aosta, ha fondato il suo locale sotto la stella dell’innovazione e dell’originalità. E uno dei punti di forza di questo ristorante riguarda proprio l’atteggiamento verso il turismo; o meglio, un’offerta turistica cosciente del territorio e delle sue tradizioni ma aperta a nuove sperimentazioni. Chef Giuliani, in che modo è cambiato il turismo ad Aosta negli ultimi anni, e quali sono state le modifiche necessarie che si sono imposte per i professionisti del settore? «La realtà della nostra struttura è giovane, sono solo quattro anni che abbiamo intrapreso il nostro percorso. Alla base del nostro core business vi è uno studio dell’offerta nel settore ristorazione del centro di Aosta e una visione su quale tipologia di clientela volevamo andare a colpire con la nostra cucina. Questo ci ha permesso di andare incontro alle nuove tipologie di turismo, più informato, attento non solo al prodotto ma anche alla sua elaborazione e alla comunicazione sia diretta che indiretta. Sicuramente le

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Giuseppe Giuliani, chef e proprietario del ristorante Giuliani di Aosta www.giulianiristorante.com

LA FILOSOFIA

Il requisito principale è l’amore e la passione nel produrre qualcosa che esprima la ricerca della massima qualità

nuove tecnologie e l’utilizzo dei nuovi canali di comunicazione sono indispensabili per un’offerta coerente e professionale». Quali sono gli itinerari che si sentirebbe di consigliare come imperdibili al turista in viaggio dalle vostre parti? «Aosta e la sua valle hanno per natura geografica e storica itinerari che spaziano dalle visite ai castelli medioevali alla scoperta della natura e della montagna con la sua flora e fauna rigogliosa in estate, mentre in inverno si trovano le località sciistiche più rinomate d’Europa. Aosta dal suo ha una storia millenaria e unica nel suo genere, mura romane e un anfiteatro, il criptoportico e altre meraviglie di epoca romana, preromana, neo-

litica e paleolitica. Poche se non nulle sono le mete sottovalutate, una politica del turismo e della valorizzazione del territorio viene attuata ormai da anni». Se Aosta investe sul turismo, il ristorante Giuliani investe sulla qualità delle materie prime e sull’attenzione per il cliente. In che modo scegliete i vostri fornitori e quali requisiti pretendete che soddisfino? «La ricerca è alla base della nostra passione per la cucina, quindi ogni prodotto è frutto di una conoscenza se possibile diretta con il produttore, quando questo è del territorio o prossimo. Osservare la fase produttiva e conoscere la storia di chi produce ci permette di trasmettere ai nostri ospiti, oltre al sapore, anche la cultura del prodotto artigianale e di alta qualità. Il requisito principale che pretendiamo è l’amore e la passione nel produrre qualcosa che non sia mai solo un prodotto, ma una ricerca della massima qualità».

L’innovazione in cucina e nel servizio Il ristorante Giuliani nasce nel 2012 da un’idea dello chef Giuseppe Giuliani. Nel cuore del centro storico di Aosta, questo locale a conduzione familiare accoglie il visitatore con l’eleganza e la raffinatezza, rispecchiando la volontà del fondatore di coniugare una cucina moderna alla ricerca delle materie prime e all’attenzione per il cliente, che viene coccolato con menu fuori dal comune, in grado di stimolare tutte le sfumature dei sensi. La carta dei vini con un’accurata scelta tra etichette locali e un ampio sguardo a tutto lo stivale si completa con l’utilizzo di un’innovativa tecnica di spillatura del vino: il ristorante Giuliani utilizza il sistema Coravin, che grazie a una tecnologia all’avanguardia fa sì che la bottiglia, anche aperta, risulti sempre tappata, e che il vino in degustazione risulti sempre come appena aperto, dando così il piacere al cliente di poter scegliere vini abbinati ai piatti o ai menù.

In cosa consiste la particolarità e l’originalità nella proposta del menu? In cosa si differenzia rispetto al menu turistico? «Abbiamo creato tre percorsi degustativi dove io, in concerto con il cliente, creo quasi su misura una degustazione a mano libera affrontando tre temi. Terra, dove il prodotto del territorio e le sue ricette vengono rivisti in chiave Giuliani Ristorante. Aria, dove si gioca con consistenze e sapori delicati ed eterei. Fuoco, dove si affrontano sapori a contrasto e intense esperienze gustative. La nostra scelta di base è quella di non uniformarci alla proposta del menu turistico neppure nella nostra carta classica, proponendo piatti che si basano su prodotti del territorio, come di altre regioni e da tutto il mondo, abbinati in un caleidoscopio di cucina di ispirazione mediterranea italiana e di spunti di cucina moderna internazionale». ■ Giulia Panzacchi



Viaggio in Italia Pag. 35 • Aprile 2016

I tesori di Cuneo Nella città piemontese, la buona cucina incontra ricchezze paesaggistiche uniche al mondo. Il racconto di Matteo Prato, Emanuele Stellino e Michele Meinero li impianti sciistici più rinomati distano meno di un’ora. Dopo un tragitto che non supera i 60 minuti si possono ammirare la Liguria, la Costa Azzurra e il principato di Monaco. Le Langhe, patrimonio dell’Unesco, si trovano a soli 40 minuti di distanza. Senza dubbio, Cuneo vanta una posizione strategica invidiabile, che la collega a mete turistiche apprezzate da visitatori italiani e stranieri, arricchendone il soggiorno con scorci e atmosfere indimenticabili. Oltre ai centri termali vicini alla città, infatti, Cuneo è percorribile per intero sotto i suoi splendidi portici antichi e offre vedute e panorami mozzafiato sulle adiacenti vallate montane. A esaltare ancor più la bellezza paesaggistica e culturale di questa città ci pensano, poi, le strutture ricettive e di ristorazione come l’Osteria Due Grappoli, che con piatti genuini e saporiti, concede attimi di buona tavola, relax e compagnia ai propri ospiti. «I turisti, i curiosi e i visitatori – spiega Matteo Prato – ci trovano nel centro storico di Cuneo in uno stabile risalente al 700 e caratterizzato da due sale con le tipiche volte a mattoni a vista. Ai nostri clienti, accolti con estrema

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Con la famiglia Fosson nella val d’Ayas, all’ombra di uno dei ghiacchiai più imponenti d’Europa, dove la natura incontaminata di montagna è un tutt’uno con le attività sportive, il benessere del corpo e della mente

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IL BUON CIBO

Tutto ciò che portiamo in tavola è interamente prodotto da noi, dal pane ai grissini, dai dolci alla pasta fresca ospitalità e cordialità, offriamo un itinerario gastronomico fatto di prodotti del territorio, stagionali e genuini. Le materie prime vengono scelte in base alla loro freschezza e alla loro provenienza, preferibilmente nazionale». Per incontrare il gusto e le preferenze degli ospiti, l’osteria permette alla tradizione e all’innovazione di combinarsi e dare così forma a pietanze tipiche ma rivisitate in chiave più moderna. «Tutto ciò che portiamo in tavola – continua Emanuele Stellino – è interamente prodotto da noi, dal pane ai grissini, dai dolci alla pasta fresca. Proprio questa, in particolare, è una

L’Osteria Due Grappoli si trova a Cuneo www.osteriaduegrappoli.it

AI PIEDI DEL MONTE ROSA

delle nostre preparazioni più rappresentative. Dagli agnolotti tradizionali ripieni con stracotto di fassone piemontese al raviolone di ricotta seiras, asparagi e tuorlo d’uovo; dai ravioli con porri di Cervere e patate d’Entraque ai classici tajarin ai 20 tuorli proposti in diverse combinazioni a seconda delle stagioni; tutti i nostri piatti vogliono conquistare il palato di chi viene a trovarci, regalando un’esperienza gustativa unica». Non si può parlare di buon cibo senza menzionare anche un gradevole bicchiere di vino e allora ecco che l’Osteria Due Grappoli offre un’ampia scelta di etichette. «La clientela – conclude Michele Meinero – si affida, generalmente, ai vini più conosciuti o più di moda, ed è quindi complicato consigliare un abbinamento che incontri sia il loro gusto che il sapore del piatto servito, nonostante ciò ci impegniamo a capire le preferenze dei clienti e non di rado li stupiamo con vini eccezionali». ■ Emanuela Caruso

mmaginate di trovarvi in un’accogliente sala da pranzo, al di là delle ampie vetrate, le mille sfumature del bosco e, più in alto, le nevi perenni del Monte Rosa». È solo l’inizio del sogno che Alessandra Fosson, insieme alla sua famiglia alla guida dell’hotel Petit Tournalin in valle d’Aosta, descrive parlando della struttura. «Abbiamo pensato a tutto – continua Fosson – per soddisfare i nostri ospiti, facendoli accomodare a un tavolo imbandito per scegliere, senza fretta, i vini migliori da abbinare alle specialità culinarie proposte dallo chef. E, magari dopo aver assaporato un morbido distillato, concedersi un dolce riposo in una camera immersa nella quiete della montagna. Tra prati verdi e boschi di conifere è attivo un elegante centro benessere: piscine, wellness, Spa, fitness e centro congressi. Abbiamo pensato al nostro hotel come a un salotto, in cui l'ospite sappia trovare la tranquillità e il calore di una baita di montagna. Si trovano, infatti, angoli e salette accoglienti, dove leggere un buon libro davanti a una tazza di tè fumante, oppure rilassarsi guardando la tv. All'esterno, ci si può cullare indisturbati sulle sdraio immersi nel bosco che circonda l'albergo». L'hotel dispone di 19 camere accoglienti e funzionali. «Grande attenzione è stata dedicata alle famiglie – spiega Fosson –, per le quali abbiamo realizzato delle camere mansardate con due o tre letti, per il piacere dei bimbi e la tranquillità dei genitori. Sono inoltre disponibili alcune camere al piano terra per gli animali che si affacciano direttamente sul nostro giardino privato. Per chi desidera rilassarsi in hotel, una vasca idromassaggio ed una sauna sono presenti nel nuovo centro benessere. Lo chef propone piatti tipici della cucina valdostana, ricca di prodotti genuini, per stuzzicare i palati più esigenti con le ricette della tradizione. Molti i prodotti a chilometri zero».

Le attività presenti in Valle d’Ayas in estate sono davvero moltissime. «Trekking, Yoga all’aria aperta, mountain bike, downhill, golf, tennis, parco avventura per grandi e piccoli, corsi di equitazione, parco giochi gonfiabile, pesca sportiva, cangoo jump e inoltre, grazie agli impianti di risalita sempre aperti, c’è la possibilità di raggiungere in giornata le tre valli di Ayas, Gressoney e Alagna oppure, di salire sul ghiacciaio dell'Indren nel cuore del massiccio del Monte Rosa, ammirando le meraviglie della flora e della fauna locale». ■ Remo Monreale

L’Hotel Petit Tournalin si trova a Champoluc Ayas (AO) - www.hotelpetittournalin.it




Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 38

Fascino toscano

I nuovi Medici che “curano” l’arte Composta da filantropi americani e personaggi di spicco del panorama cittadino, Friends of Florence si adopera per rinnovare la bellezza artistica e culturale del capoluogo toscano. Come spiega Simonetta Brandolini d’Adda

n poco più di 15 anni ha raccolto oltre dieci milioni di dollari, impiegati per far risplendere alcuni tesori fiorentini e riconsegnarli alla città e al mondo. Da “vera amica” della bellezza fiorentina, la fondazione Friends of Florence si impegna dal 2000 a risanarne, preservarne e valorizzarne il patrimonio artistico e culturale. Partita senza troppi squilli di tromba su iniziativa della presidente Simonetta Brandolini d’Adda e un gruppo di suoi amici americani, la fondazione ha firmato nel tempo decine di restauri e recuperi e oggi punta a svuotare ulteriormente la sua “lista dei desideri” intervenendo ad esempio nel Museo archeologico di Firenze. «Qui abbiamo già fatto il restauro del cavallo Medici-Riccardi – sottolinea Brandolini d’Adda - ma i progetti nel cassetto sono ancora tantissimi perché il museo dispone di pochi fondi». Com’è nata l’esperienza di Friends of Florence e perché ha scelto di stringere questa amicizia “speciale” proprio con Firenze? «Per ripagarla di tutto quello che mi ha regalato nella vita: dal marito, alla famiglia, al lavoro. Io sono per metà americana e per metà italiana. Sono cresciuta e ho studiato in Usa, ma negli anni Ottanta avevo già iniziato a collaborare come volontaria con la fondazione “Save Venice”, nata a New York nel 1966 dopo l’acqua alta e tuttora esistente. Dopo quell’esperienza mi sono trasferita in Italia e ho cominciato a chiedermi perché non esistesse una simile fondazione a Firenze, che per una

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Simonetta Brandolini d’Adda, presidente della fondazione Friends of Florence

laureata in storia dell’arte come me equivale al paradiso. Abbiamo fatto un po’ di ricerca, la richiesta al governo Usa per la creazione di un “no profit” e in circa sei mesi abbiamo avuto l’approvazione». L’attività della fondazione è alimentata dalle donazioni dei sostenitori. Quanti erano all’inizio, quanti sono oggi e quali nomi illustri annovera? «All’inizio i sostenitori erano soprattutto amici, mia sorella che vive a Washington e altre persone che abitano o hanno studiato in Toscana. Tra i più famosi Sting e sua moglie Trudy Styler, Mel Gibson che ha donato parecchio e poi banchieri, capitani di grandi aziende e i clienti della mia società immobiliare di lusso. Legati alla realtà fiorentina sono molto attivi Piero Antinori, che è anche membro del consiglio di amministrazione, Bona e Ferdinando Frescobaldi, Simone Rucellai. In passato abbiamo avu-

to Franco Zeffirelli, poi c’è il cosiddetto Florence Chapter, un gruppo di anglosassoni che sta qui a Firenze». Come vengono gestiti i fondi raccolti e chi si occupa di deciderne la destinazione? «La scelta dei progetti da adottare spetta al nostro consiglio, composto anche da accademici come il professor Antonio Paolucci e Martin Kemp, tra i più grandi studiosi al mondo di Leonardo Da Vinci. Ci sono progetti individuali, dove un singolo donatore adotta l’intero progetto coprendo tutte le spese necessarie per restaurarlo, poi quelli collettivi come Loggia dei Lanzi con tanti sostenitori in cui ognuno si fa carico di un pezzo». Quali sono i progetti di riqualificazione e restauro più significativi che avete finanziato finora? «Individuarne solo alcuni tra i tanti curati in questi anni è difficile. In ogni caso quello che mi rimane scolpito nella memoria è il primo, ovvero il recupero di tutte le sculture marmoree sotto la Loggia dei Lanzi nel 2002. L’altro, sempre legato alla Galleria degli Uffizi, è il restauro della Sala della Niobe in occasione del nostro 10° anniversario». Invece quelli a cui lei è personalmente più “affezionata”? «A me piacciono quelli più nascosti, tipo gli affreschi nelle lunette del chiostro di Sant’Antonino di San Marco, un’oasi bellissima. O la croce di Figline sull’altare maggiore di Santa Croce, restaurato in situ mentre c’era l’impalcatura per fare l’abside. O ancora, il chiostrino dei Voti

a Santissima Annunziata, dove abbiamo completato la parete nord e iniziato ora la parete ovest. Da poco ultimato è poi il Cenacolo della Badia di Passignano di Ghirlandaio: il nostro primo progetto fuori Firenze realizzato grazie al contribuito degli Antinori che lì hanno le cantine». Tra gli eventi organizzati, quali riscuotono maggior interesse? «Quello che si svolge ogni anno è all’Aspen Institute in Colorado, dove storici ed esperti guidano i partecipanti in un seminario di 3-4 giorni dedicato ad artisti specifici: Dante, Machiavelli e Leonardo Da Vinci. Poi facciamo dei programmi al Chicago Art Institute e alla National Gallery di Washington, come l’ultima mostra “Potere e pathos” ospitata anche a Palazzo Strozzi. Infine stiamo partendo con un programma su Piero Della Francesca che porteremo in diverse località tra cui Monterchi, Urbino e Rimini. È un modo per approfondire la conoscenza degli artisti e delle opere». Proiettandoci nel futuro, quali progetti avete in rampa di lancio? «La lista dei desideri, visibile sul nostro sito, è ancora piena. Di recente, ad esempio, sono stata a San Miniato a Monte col nuovo abate Bernardo per vedere se è possibile avviare un programma di restauro. Altro progetto che mi sta molto a cuore riguarda la sala geografica col bellissimo globo nel Palazzo Vecchio, per il quale speriamo di trovare un gruppo di donatori. Per non parlare dei giardini di Boboli, dove contiamo di fare presto qualcosa di grande». ■ Giacomo Govoni



Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 40

Fascino toscano

Là dove nasce la musica «Gaudio supremo, paradiso, eden, reggia». Così Giacomo Puccini descrive Torre del Lago. È da qui che parte il viaggio del giornalista e scrittore Mauro Lubrani che ripercorre le tappe della vita del maestro, rivisitando i suoi luoghi prediletti uando Puccini si stabilì a Torre del Lago, nell’estate del 1891, insieme a Elvira, il paese era formato da poche case e aveva appena un centinaio di abitanti. «Non era ancora famoso - tiene a precisare Mauro Lubrani, giornalista e scrittore ma qui trovò l’ambiente ideale per comporre le sue opere immortali, grazie anche alla conoscenza e all’amicizia con personaggi semplici, che si riunivano nella capanna poi chiamata il “Club della Bohéme”». L’allegra compagnia era composta da un gruppo di artisti, che, come rivelò il prete del paese, “stentavano molto, come lo stesso Puccini, a mettere insieme il pranzo con la cena”. Diventato famoso, il musicista ebbe sempre Torre del Lago come punto di riferimento della sua vita: “Gaudio supremo, paradiso - così lo descrisse da Londra al suo amico Alfredo Caselli - eden, reggia, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale» abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso, tramonti lussuriosi e straordinari”. Nessun altro luogo fu pari a questo.

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Ci può raccontare un aneddoto curioso della vita di Puccini legato agli ambienti lucchesi e più in generale toscani, dove Puccini trascorse gran parte della sua esistenza e dove compose opere rimaste immortali? «Durante l’estate l’ambiente di Torre del Lago era troppo umido e caldo per permettere a Puccini di portare avanti il suo lavoro. Così, andava alla ricerca di luoghi freschi e tranquilli, dove poter comporre le sue opere. Per diversi anni scelse l’Abetone, dove aveva acquistato il villino “Lo scoglietto”. Un anno, su consiglio del cognato Raffaello Franceschini (quest’ultimo aveva sposato la sorella prediletta Ramelde), prese in affitto la Villa del Castellaccio, a Uzzano, tra Montecatini e Pescia. Qui compose il secondo e il terzo atto della Bohéme, lasciando scritto su un muro le date di conclusione di entrambi. L’originale appunto è ancora oggi gelosamente conservato sullo stesso muro della villa, dove Puccini ricevette anche la visita dell’editore Ricordi, che venne a Montecatini per incontrare Giuseppe Verdi». Dove si ritrova oggi l’atmosfera delle opere pucciniane? «Tutto il mondo pucciniano è inevitabilmente cambiato e quelle atmosfere che lo

aiutarono a comporre le sue opere non esistono più. Molto, comunque, si può ancora cogliere visitando la casa di Torre del Lago - dove la nipote Simonetta conserva gelosamente gli arredi del tempo - e nella casa natale di Lucca, riaperta da pochi mesi al pubblico. Qui si possono vedere, ancora intatti, gli ambienti dove nasceva la grande musica di Puccini. Chiudendo gli occhi ci si può calare nel tempo di allora». A Montecatini sulla scia di una moda inaugurata da Giuseppe Verdi, il maestro incontrava il bel mondo dei musicisti, dei cantanti, dei compositori. Esiste ancora oggi un ritrovo per gli artisti? «Anche Montecatini è cambiata. Il fascino della città termale non è più quello dei tempi in cui si ritrovavano personaggi come Verdi, Boito, Ricordi, Tamagno, Puccini, Mascagni, Caruso, Toscanini e addirittura Leoncavallo vi era tornato a vivere. Basti pensare che un mese prima della sua morte, Puccini incontrò al Grand hotel La Pace Toscanini e Forzano per discutere sulla messa in scena di Turandot». Qual è il luogo che fu più d’ispirazione per le sue opere? «Sicuramente Torre del Lago, grazie alla magica atmosfera del lago Massaciuccoli, costituì una fonte inesauribile per la sua

Mauro Lubrani, giornalista e scrittore

ispirazione e un passatempo ineguagliabile per chi, come lui, era un appassionato cacciatore. Senza dimenticare che qui vi trovava i suoi inseparabili amici». Perché possiamo dire che Lucca in Puccini suscitò sentimenti contrastanti? «Gran parte di questa situazione di dissapore fu provocata dalla fuga d’amore di Puccini con Elvira, donna già sposata e con due figli. Per anni Elvira non fu gradita dai lucchesi e così la coppia dovette rifugiarsi a Torre del Lago. Tuttavia, tutta la famiglia provava una sorta di risentimento verso la città, accusata di avere dimenticato il valore dell’arte musicale del padre Michele. Non a caso, il corpo di Puccini fu sepolto a Torre del Lago, nel 1926, quasi per sottolineare ancora una volta il suo amore per il piccolo paese, oggi famoso in tutto il mondo grazie alla sua musica, ma anche un distacco dalla città natale di Lucca». ■ Renata Gualtieri



Tesori d’Italia Sono migliaia le località italiane, ricche di un patrimonio d’arte, di storia, di cultura, di archeologia unico e irripetibile. Osvaldo Bevilacqua invita a riscoprire queste terre, troppo spesso non adeguatamente valorizzate iceve di continuo lettere, mail, fax, anche telefonate, dall’Argentina, dall’Australia, dagli Usa, dai Paesi europei, da parte di italiani che si sono trasferiti all’estero per lavoro, magari 50 anni fa, e che manifestano l’aspirazione di voler tornare in Italia chiedendogli consigli. Naturalmente non c’è una sola scelta, un’unica meta, si può rispondere citando infinite destinazioni. «Ma c’è una “dorsale” in particolare - sottolinea lo storico conduttore di Sereno Variabile, Osvaldo Bevilacqua - che è stata scoperta oltreoceano e dai nordeuropei, norvegesi e svedesi tra gli altri, che parte dalla Liguria, passa per la Toscana, l’Umbria, le Marche fino ad arrivare all’alto Lazio ed all’Abruzzo, luoghi di cui ci troviamo spesso a parlare nelle puntate della nostra trasmissione». Sono sempre di più i cittadini stranieri che decidono di venire a vivere nella nostra terra, e che a volte aprono anche bed & breakfast, puntando loro stessi sull’attività turistica in Italia. «Gli inglesi hanno dato il via a questa tradizione soprattutto in Toscana e in Umbria, che ormai registrano il tutto esaurito. Territori che sono stati salvati dalla decadenza, luoghi una volta abbandonati per la forte spinta all’urbanizzazione, sono tornati a vivere, a donare bellezza e a produrre benessere. Il più famoso nel mondo è oggi il cosiddetto Chiantishire, ma anche la Ma-

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Osvaldo Bevilacqua, conduttore della trasmissione televisiva Sereno Variabile

remma Laziale e la Tuscia sono molto gettonate: le mete sono infinite e non c’è che l’imbarazzo della scelta. E tutto ciò è il simbolo, la rappresentazione, dell’eccellenza italiana: l’antica abitudine italica del sentirsi inferiori agli altri non ha senso, il nostro Paese oggi seduce e affascina migliaia di stranieri, non necessariamente di lingua e cultura italiana, che amano venire da noi, non solo per turismo ma per stabilirsi definitivamente e vivere sulla nostra terra». In quale regione ha apprezzato di più la genuinità e l’ospitalità degli


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abitanti e come si è espressa? «Devo riconoscere che ogni settimana, ovunque andiamo, si manifesta una gara di solidarietà tra la gente comune, che ci accoglie come se ci conoscesse da sempre: con grande ospitalità ci fanno entrare nelle loro case e si mettono a totale disposizione, questo perché sanno che siamo lì per raccontare le loro storie, le loro attività, le loro vite. Questa accoglienza genera in noi commozione; il loro entusiasmo, la loro partecipazione non può lasciare indifferenti, e tutto si ripete ogni volta, in ogni località, dal nord al sud al centro. Per scelta editoriale non intervistiamo mai gli amministratori locali, ma andiamo a ricercare la gente comune, coloro che sono impegnati tutti i giorni in prima linea, ma devo anche riconoscere che spesso incontriamo amministratori che si rendono disponibili senza voglia di apparire, soltanto con l’obiettivo di rendersi utili per la promozione del loro territorio». Quale itinerario consiglierebbe a un curioso viaggiatore? «Per un viaggiatore come me non c’è che l’imbarazzo della scelta, perché l’Italia è un paese baciato dalla fortuna, per la sua storia, per le sue tradizioni, per la sua cultura, e diventa quasi impossibile scegliere una meta piuttosto che un’altra. La via Francigena però potrebbe essere il tracciato ideale per

partire alla scoperta di luoghi, storia, arte, cultura, enogastronomia, curiosità. Se dovessi essere ancora più incisivo, consiglierei di percorrere parte del tragitto a piedi, pernottando in istituti religiosi, in bed & breakfast, nelle abitazioni di gente comune, che garantisce ospitalità e accoglienza; si tratta di luoghi dove spesso ci si deve adattare

con spirito spartano, ma che permettono d’identificarsi con l’animo del pellegrino in viaggio, che spinto dalla fede percorreva fino a 30 km al giorno; un viaggio faticoso però esaltante, sia nel raggiungimento della sognata meta, sia nel tragitto alla scoperta di luoghi sconosciuti e indimenticabili». Qual è invece la piazza più pittore-

sca che ha visitato? «È difficile dare una risposta perché l’Italia è tutta una piazza: i comuni storicamente nascono intorno alle piazze, centri di governo e di commercio, dove si concentravano la vita e le attività quotidiane dei cittadini. E che piazze ci sono nel nostro Paese». ■ Renata Gualtieri

Un borgo da vivere Una finestra che si spalanca sulla rocca, il profumo dei "tacconi allo sgagg", il verde delle colline marchigiane. L'albergo Ristorante La Palomba offre un punto di vista privilegiato su Mondavio e sulle sue tradizioni dagiato su una collina, con vedute che si dispiegano tra l’Adriatico e l’Appennino, il borgo di Mondavio è annoverato tra i 100 più belli d'Italia. La sua posizione geografica strategica, tra l’urbinate e il senigalliese, l'ha reso oggetto di contese fra le nobili famiglie del Rinascimento italiano, dagli Sforza ai Malatesta, dai Piccolomini ai Della Rovere. Tappa d'obbligo per chi vuole vivere un'esperienza a tutto tondo del territorio, tra antiche atmosfere, arte culinaria, cultura e natura, è l’albergo ristorante La Palomba. Ad accogliere gli ospiti la professionalità del-

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la famiglia Cerisoli, a capo dell'impresa dal 1980. «L’albergo dispone di quindici camere, arredate con gusto e dotate dei più moderni servizi, e di alcune dependance a pochi metri dall’albergo – spiega Francesco Cerisoli -. Su un lato le camere si affacciano su di un ampio balcone con una splendida vista sulle colline marchigiane, mentre dalla facciata principale si può ammirare la maestosità della Rocca di Mondavio». La Rocca Roveresca, edificata fra il 1482 e il 1492 per volontà di Giovanni Della Rovere su progetto dell'architetto senese Francesco Di Giorgio Martini, è il simbolo di Mondavio. Capolavoro assoluto dell’architettura militare rinascimentale, oggi è sede del museo di rievocazione storica e armeria. Da non perdere nel mese di agosto la rievocazione storica “Caccia al cinghiale”, con il Banchetto rinascimentale. A proposito di gusti della tradizione, l'albergo La Palomba è apprezzato oltre che per l’ospitalità anche per la cucina di qualità, versatile e tutta al femminile. «Nelle nostre due sale, che possono ospitare oltre 200 persone, potete

L’albergo La Palomba ha sede a Mondavio (PU) www.lapalomba.it

assaggiare tipicità locali marchigiane, insieme alle grandi star della cucina italiana – spiega Cerisoli –. La pasta è sempre fatta in casa e mattarellata a mano, come i caratteristici "tacconi allo sgagg". Si tratta di pasta fatta con farina di fave, condita con lardo e aglio soffritto in padella, grana, prezzemolo e pancetta croccante. Siamo famosi anche per le nostre carni alla griglia, oltre che per i taglieri di salumi e per l'immancabile piadina». Al rispetto per la stagionalità, con prelibatezze a base di tartufo, funghi porcini o cinghiale, si accosta la volontà di rendere la cucina accessibile dav-

vero a tutti. «I vegetariani troveranno un'irresistibile selezione di formaggi pecorini, affinati in casa secondo le antiche tradizioni contadine; per i celiaci o gli intolleranti non mancheranno menù ad hoc, per gli amanti della pizza, pizze cotte nel forno a legna e farcite utilizzando i prodotti locali». ■ Viola Leone


Il manifesto del condottiero mecenate Un incanto ancora ben percepibile, dato da un equilibrio fragile ma perfetto tra classicità e innovazione, tra tutte le arti e le scienze. Questo, secondo la studiosa Marcella Peruzzi, fa di Urbino una città davvero unica, che merita una visita attenta e meditata

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ono nata a Urbino e come la maggior parte degli urbinati mi sento legata a Federico di Montefeltro da una gratitudine che supera la distanza temporale, ormai oltre cinque secoli, che ci separa dal condottiero rinascimentale capace di rendere grande e unica questa piccola città». Così Marcella Peruzzi, autrice del saggio Cultura, potere, immagine. La biblioteca di Federico di Montefeltro, ci parla del suo amore per un personaggio del passato il cui spirito è ancora vivo e presente tra le strade e le mura del suggestivo centro marchigiano. «Se Urbino è patrimonio dell’Unesco ed è tra le prime città italiane a essere note nel mondo – spiega la studiosa – lo dobbiamo a Federico». Quale legame unisce indissolubilmente Federico di Montefeltro alla città di Urbino? «Intorno alla metà del Quattrocento, Urbino per qualche decennio è stata tra le capitali della cultura occidentale, crocevia di avanguardie intellettuali e artistiche. Federico di Montefeltro in quegli anni ha mirato a impersonare l’ideale del signore illuminato, facendo propria la cifra dell’unione nella stessa persona degli ideali della vita attiva e della vita contemplativa, ideali espressi in una delle opere più famose a lui dedicate, le Disputationes Camaldulenses di Cristoforo Landino. Federico ha voluto rendere Urbino un manifesto della sua concezione del principe ideale, condottiero, ma anche mecenate; nei luoghi di Federico a Urbino nulla è casuale, ma ogni elemento concorre a costruire l’immagine del signore che eccelle nelle battaglie e nelle arti». Arrivando a Urbino, qual è il primo luogo che incontriamo che ci riporta alla memoria le gesta federiciane? «Si può accedere in modo suggestivo alla città attraverso una delle numerose opere d’ingegneria civile e militare che l’architetto senese Francesco di Giorgio Martini ha ideato per Federico, una ‘rampa’, cioè una scala elicoidale, che parte dalla zona bassa del Mercatale per arrivare direttamente ai piedi dei Torricini del Palazzo Ducale, formata da scalini bassi e larghi per permettere ai cavalli dell’armata di Federico di arrivare agevolmente fino alle stalle della residenza ducale, oggi restaurata da Giancarlo De Carlo».

Marcella Peruzzi

Qual è il luogo simbolo che racchiude e manifesta le ambizioni di Federico? «Indubbiamente il Palazzo Ducale, che con la sua inconfondibile struttura caratterizza il profilo di tutta la città; il Palazzo è stato costruito mediante un incredibile insieme di opere avveniristiche sia nel campo dell’ingegneria civile sia in quello artistico. Dall’armonioso cortile d’ingresso, opera del dalmata Luciano Laurana, si accede alla sala dove era conservata una delle più preziose e complete biblioteche del Quattrocento, composta di soli manoscritti, molti dei quali particolarmente pregiati, ornati con splendide miniature». Dove ci si deve dirigere se si vuole allargare l’itinerario federiciano al di fuori di Urbino? «Particolarmente interessante può essere un tour delle rocche martiniane. Lo stesso Francesco di Giorgio annota nei suoi trattati di avere più di 130 cantieri aperti nel Montefeltro, tra cui risalta per originalità la rocca di Sassocorvaro, dalla pianta a forma di testuggine. Inoltre si può visitare Urbania, e in particolare il Barco, il luogo di caccia dei duchi, separato dal palazzo ducale di Urbania da un miglio di fiume. All’epoca di Federico tutta la valle veniva allagata consentendo ai principi di spostarsi in barca. Inoltre si può completare il percorso con la visita di Gubbio, l’altra città del ducato feltresco». ■ ME


Viaggio in Italia Pag. 45 • Aprile 2016

Immersi nella bellezza Sergio Di Zio ci accompagna alla scoperta di Loreto Aprutino, tra le attrattive culturali e la cucina tipica del suo hotel e si passeggia lungo le vie costellate di antichi palazzi signorili di Loreto Aprutino, ci si accorge subito come a scandire la vita e il tempo di questo paese siano la religione e la fede. Ai due capi della strada principale, via del Baio, infatti, l’imponente castello Chiola e la chiesa di San Pietro Apostolo, risalente all’incirca al 400, delineano il punto più alto dell’abitato; mentre nella parte più bassa

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del borgo si possono ammirare la chiesa di San Francesco d’Assisi, di fondazione duecentesca, e la chiesa abbaziale di Santa Maria in Piano, al cui interno si rimane abbagliati dalla bellezza del “Giudizio finale”, uno degli affreschi di un più ampio ciclo datato XII-XV secolo. In questo borgo che è la perfetta sintesi tra storia e reliL'Hotel La Bilancia si trova a Loreto Aprutino (PE) www.hotellabilancia.it

gione, tradizione e natura si situa l’hotel La Bilancia, a metà strada tra mare e montagna, tra uliveti e vigneti. «Dalla nostra struttura – commenta Sergio Di Zio, proprietario insieme alla moglie Antonietta dell’albergo – si possono ammirare le campagne pescaresi, il mare Adriatico e le montagne del Gran Sasso e della Majella. Un paesaggio così vario richiama fiotti di turisti, interessati tanto a vivere una vacanza immersi nella natura quanto a scoprire la cultura e le tradizioni della nostra zona». Loreto Aprutino, infatti, non è solo paesaggio e chiese, ma anche un interessante centro culturale, promosso dalla Fondazione dei Musei Civici ed esaltato dal Museo Acerbo di antiche ceramiche di Castelli e dal Museo dell’Olio. «Tra le usanze maggiormente apprezzate dai nostri ospiti, inoltre, c’è senza dubbio la processione di San Zopito, che si svolge da tre secoli il lunedì dopo la Pentecoste e lascia incantati grazie alla famosa genuflessione del bue bianco». Un soggiorno che si rispetti in un paese così ospitale e ricco di personalità non può che essere accompagnato dalla buona tavola con cibi genuini e naturali. «Agli ospiti proponiamo una cucina che rispetta la stagionalità dei prodotti; alle spalle del ristorante è ubicato il nostro orto che fornisce le materie prime per la preparazione delle portate. Pomodori, insalata, fave, piselli, indivia, rape, peperoni, me-

LA MISTICANZA

È un insieme di verdure cotte e poi ripassate in padella con i fagioli “Tondini del Tavo” lanzane e da quest’anno anche i fagioli “Tondini del Tavo”, una speciale varietà di legume autoctono di colore bianco, a buccia sottile, che sa conquistare anche i palati più esigenti. Proprio con questo prodotto realizziamo uno dei piatti simbolo del nostro ristorante, la misticanza, un insieme di verdure cotte e poi ripassate in padella con questi particolari fagioli, il tutto condito con olio extravergine di oliva e peperoni dolci secchi». ■ Emanuela Caruso

Vasto, tra mare e storia Uno dei litorali più suggestivi della penisola, con una ricchezza naturale nei dintorni che va dal più antico parco nazionale alle Isole Tremiti. In compagnia di Raffaella De Francesco e Massimo Cupaioli

cco la Costa dei Trabocchi, con i suoi borghi ricchi di storia e le sue spiagge dorate. È un tratto di costa famoso in tutta Italia per la sua bellezza naturalistica e corrisponde al litorale Adriatico della provincia di Chieti che si estende da Vasto a Ortona. In particolare, il nome deriva dalla diffusione dei trabocchi, complesse macchine da pesca, issate su palafitte e sorrette incredibilmente da una ragnatela di cavi e assi. E in questo con-

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testo, Vasto rappresenta una vera e propria perla, combinando l’attrazione balneare con diversi punti d’interesse culturale e paesaggistico che si trovano nelle immediate vicinanze. Ci accompagnano in questo viaggio, Raffaella De Francesco e Massimo Cupaioli, alla guida della Residenza Amblingh. «Si tratta di una struttura ricettiva – premette De Francesco – ricavata in una dimora del XVIII secolo sulla panoramica Loggia Amblingh, una meravigliosa balconata a picco sul mare,

incastonata fra le stradine del centro storico. Il nome deriva da Guglielmo Amblingh, comandante in capo delle truppe baronali di Casa D'Avalos dal 1723 e ci ricorda quanta storia si respira da queste parti. Ed è un luogo caro ai vastesi perché è l'essenza stessa della nostra città: il golfo e il borgo antico. E un immenso orizzonte: chiunque passi da qui conserva il ricordo di questo panorama. Dalla Residenza Amblingh si vede il Palazzo D'Avalos con i suoi giardini napoletani. Sul filo dell'orizzonte nelle giornate serene potrete ammirare le Isole Tremiti e seguendo il profilo del golfo farete correre lo sguardo verso Termoli e ancora più giù, fino al promontorio del Gargano». Dal centro di Vasto sono facilmente raggiungibili le altre meraviglie di quest’angolo d’Abruzzo. «Una fra tutte la Riserva Naturale di Punta Aderci, la cui spiaggia è stata eletta la terza più bella d’Italia sia l’anno

La Residenza Amblingh si trova a Vasto (CH) www.amblingh.it

scorso sia il precedente. È una riserva di quasi 300 ettari ed è di grande interesse faunistico, botanico e geologico, molto apprezzata dagli appassionati di birdwatching. D'estate, poi, è splendida per bagni e immersioni. È presente un sentiero panoramico, percorribile a piedi o in bicicletta, che la collega alla foce del Sinello, al confine con Casalbordino. Poi, c’è il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il più antico parco della penisola, noto a livello internazionale per la tutela di alcuni animali come il lupo, il camoscio d'Abruzzo e l'orso bruno marsicano. Ma ci sono anche altre località straordinarie, come Punta Penna con la sua splendida spiaggia dunosa e il suo mare cristallino». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 46

Un tour nell’Isola

Mercati del gusto La giornalista e scrittrice Marcella Croce racconta i sapori, gli odori e i colori che sprigionano i più antichi mercati di Palermo mercati storici palermitani sono sorti nei luoghi dove gli arabi avevano i loro mercati mille anni fa». Lo ricorda Marcella Croce, giornalista e autrice di Guida ai sapori perduti. Ma se «il Capo e Ballarò sono ancora vitali, La Vucciria, dopo alcuni lavori eseguiti a Piazza Caracciolo, è stata abbandonata dai clienti abituali e ha perso lo splendore che aveva quando Renato Guttuso la ritrasse nel suo celebre omonimo quadro. Molte botteghe hanno chiuso e in alcune zone ci sono più negozi di scarpe che di alimentari». Il consumo alimentare, del resto, muta in maniera costante e, come sottolinea Marcella Croce, restaurare un mercato è più complesso che intervenire su un palazzo. I più antichi mercati di Palermo – Ballarò, La Vucciria e il Capo – restano comunque importanti cartine di tornasole grazie alle quali ricostruire le più tradizionali espressioni della gastronomia cittadina e, in generale, siciliana. Quali specialità si trovano a Ballarò, La Vucciria e il Capo? «Rispetto al resto della città, nei mercati i macellai, che in Sicilia con perfetto spagnolismo sono chiamati carnezzieri, hanno un maggiore assortimento di frattaglie. Sono “pre-

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libatezze” che discendono dai cibi anticamente in vendita nel thermopolion greco: musso (muso di manzo), peri (piede), scannaruzzatu (esofago), strifizzi, testa di quagliata e centopelli (o librettino), tutte parti dell’intestino molle e della parte superiore dello stomaco, cioè la cosiddetta quarume (o caldume), i piedini di maiale (carcagnola), e le stigghiole, confezionate intrecciando una parte dell’intestino detto ziniero intorno a uno spiedo, costituito da steli di prezzemolo e dalle cime più verdi delle cipolle». Mentre dal pescivendolo? «Regnano il pesce spada e, nel mese di maggio, il tonno fresco. Venditori specializzati vendono il baccalà, altri ancora le sarde sotto sale e le aringhe: la passione siciliana per questi gusti è forse una reliquia del grande successo riscosso in tutto il Mediterraneo dall’antico garum, la salsa che i romani ottenevano lasciando macerare al sole le interiora del pesce. I fruttivendoli vendono numerosi prodotti tipicamente siciliani come le zucchine lunghe oltre 60 cm e i cosiddetti tenerumi, cioè le foglie della stessa pianta, mangiate con la pasta, che costituiscono uno dei piatti tipici dell’estate. Si trovano, inoltre, le melanzane “tunisine”,

più grosse, rotonde e chiare delle altre, le melanzane piccole di 10 cm, le perine, ma anche cedri giganteschi chiamati pipittuna». Prodotti tipici sono anche le olive. «Sì, le olive da tavola sono artisticamente sistemate su bancarelle specializzate: sembrano in equilibrio precario, ma al tempo stesso naturale, divise come sono in munzeddi (mucchietti) incorniciati da rametti di rosmarino, a seconda di fattori come sapore, qualità, provenienza e prezzo. Fra le olive nere, quelle grinzose, dette al fiore o acciurate, parzialmente lasciate maturare sull’albero invece che essere raccolte verdi, sono le migliori. Molto interessanti anche i banchetti per la vendita delle verdure selvatiche, tra cui i finocchietti, essenziali per la pasta con le sarde, normalmente venduti accanto ad altri prodotti dei campi come le lumache (babbaluci)». In che misura ritroviamo oggi la tradizione gastronomica palermitana nei prodotti venduti nei mercati cittadini? «A Palermo c’è un tipo di focaccia particolare detta sfincione. Oltre che nei panifici, è venduto da ambulanti specializzati, detti appunto sfinciunari, che si approvvigionano da un laboratorio vicino a piazza Mon-

La giornalista e autrice Marcella Croce

tevergini. Alcuni stanziano a Porta Carini davanti al mercato del Capo, spingono a mano il loro banchetto o si sono motorizzati con una lapa (Ape) fornita di piastra collegata alla batteria del veicolo, pronta a riscaldare il cibo. Lo sfincione sta allo sfincionaro come le panelle stanno al panellaro, anch’egli spesso motorizzato. Le panelle si inseriscono perfettamente in tutta una serie di cibi di strada che hanno la farina di ceci come ingrediente principale: una “moda” che è stata introdotta e propagata dagli arabi nel Medioevo durante la loro fulminea espansione. Con gli arabi arrivò l’abitudine di friggere e vendere per strada, un costume poi trasferito in piccoli negozi detti friggitorie: le crocchè di patate, dette cazzilli, le verdure in pastella e le melanzane a quaglia ne completano l’assortimento». ■ FD


Viaggio in Italia Pag. 47 • Aprile 2016

Capo Peloro e le sue grazie svelate All’incontro tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, nella punta nordorientale della Sicilia, sorge un parco naturale protetto. Daniela Vinciullo ci guida tra le meraviglie di una location misteriosa e suggestiva

sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e misteriosi non solo del messinese ma dell’intera Sicilia. Siamo all’interno della riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro, un’area ancora poco conosciuta, nonostante la bellezza sbalorditiva dei suoi paesaggi. Capo Peloro costituisce il punto d’ingresso settentrionale dello stretto di Messina, il luogo di incontro tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno e tra correnti fredde e correnti calde. Il moto ondoso e le correnti di mare hanno favorito la formazione di cordoni litorali i quali, con il tempo, hanno racchiuso un ampio strato di mare, dando origine all’attuale conformazione comprendente i due laghi salmastri di Faro e di Ganzirri. Ci fa da guida Daniela Vinciullo, del Residence dei Margi, che si trova proprio all’interno del magnifico complesso lagunare. «La zona che circonda i due antichissimi laghi o pantani – dice Vinciullo –, sin dai tempi antichi è stata sede dei templi pagani che hanno alimentato leggende e misteriosi rituali particolarmente sug-

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Il Residence dei Margi si trova a vill. Torre Faro – Messina www.residencedeimargi.it

MERAVIGLIE NATURALISTICHE

L’area tra Ganzirri e Punta Faro è uno dei sistemi lagunari più interessanti dal punto di vista scientifico gestivi. L’area compresa tra Ganzirri e Punta Faro rimane, tutt’oggi, uno dei sistemi lagunari più interessanti del nostro paese dal punto di vista scientifico, tutelato da un vincolo naturalistico e paesaggistico. Oltre a questo, consigliamo vivamente di visitare altre meraviglie naturalistiche poco distanti, come le Isole Eolie, Milazzo, Tindari, Taormina e il vulcano Etna». Il complesso turistico alberghiero a quattro stelle Residence dei Margi, dunque, sorge in luogo dove il mito si fonde con la realtà, nella punta estrema nord orientale dell'isola. «Situato a Messina – spiega Vinciullo – tra il villaggio Torre Faro, caratteristico borgo marinaro, e la riserva naturale

orientata "Laguna di Capo Peloro", il residence rappresenta il luogo ideale per trascorrere una piacevole vacanza nella magnifica cornice dello Stretto di Messina. Immerso nel verde, avvolto in una magica atmosfera di serenità, il residence dispone di 34 unità abitative formate da luminosi ed eleganti appartamenti bilocali, trilocali e trilocali superior. Ogni abitazione è dotata di accesso diretto, posto auto e angolo cottura. La vicinanza a importanti strutture universitarie e ospedaliere, poi, rappresenta una comoda soluzione come soggiorni fuori sede. I nostri sono appartamenti molto grandi, vanno dai 40 agli 85 metri quadrati». Diversi i servizi offerti. «Abbiamo appartamenti attrezzati anche per persone diversamente abili – continua la titolare del residence –, piscina con sdraio e ombrellone, campo calcetto, verde attrezzato per bambini, anfiteatro. Inoltre, tutti gli appartamenti sono dotati di asciugacapelli, lavatrice, ferro da stiro, lavastoviglie, stoviglie, forno, frigo, tv lcd, telefono, condizionatori inverter, Wi-fi. Infine, in alcuni periodi dell’anno, si organizzano battute di pesca-turismo nello Stretto di Messina». Negli ultimi anni, anche da queste parti si sono modificate tendenze e abitudini turistiche. «Oggi si lavora molto con il web: promozione, lanci e tutta la comunicazione avviene online. Operatori e agenzie non hanno più il peso che avevano una volta e il "fai da te" ha un’incidenza estremamente maggiore. Lavoriamo molto con famiglie, professionisti, tour operator stranieri e agenzie, meno con tour operator italiani. Questi, infatti, lavorano di più con i villaggi che hanno target diversi dal nostro. Il nostro ospite tipico è la famiglia che si muove indipendentemente e che vuole vivere un’esperienza a contatto con la natura. Più in generale, possiamo dire che la tendenza sta nell’abbandono del “tutto compreso”, il turista tende a muoversi secondo le proprie esigenze e seguendo gli stimoli propri. In più, prova a risparmiare, per esempio cucinando in autonomia: i nostri appartamenti sono pensati proprio per queste nuove richieste. Insomma, cresce il partito del “No alle vacanze standard”». ■ Renato Ferretti

ANTICHI MISTERI Lo storico latino Solino ricorda che un monumentale tempio dedicato a Nettuno, fatto erigere da Orione, sorgeva tra il lago di Ganzirri e quello di Faro. Quando i laghi vennero uniti con un canale scavato dagli inglesi nel 1810, si rinvennero interessanti reperti e massicce fondazioni attribuite al tempio di Nettuno, le cui colonne, addirittura, pare siano state adoperate per la costruzione della cattedrale di Messina. A Faro, nella contrada denominata “Margi”, esisteva un terzo lago in mezzo al quale sorgeva un tempio di “ignoto Nume”. Secondo la leggenda, le acque che lambivano l’edificio erano sacre al dio, al punto che non se ne poteva scandagliare il fondo senza incorrere nel pericolo di avere paralizzati gli arti che venivano a contatto con le venerate acque. Di fronte al Pantano piccolo, sorgeva l’antica città di Risa (dal nome della principessa che la governava) che un cataclisma fece sprofondare nel lago.


La Catania più autentica Riqualificare edifici del centro storico cittadino e trasformarli in strutture ricettive. L’approccio di Marianna Nociforo e Antonio Spera all’accoglienza turistica nelle città siciliane

na coppia di architetti che, nel centro storico di Catania, propone un nuovo concetto di ospitalità. Infatti, Marianna Nociforo e Antonio Spera, una coppia nella vita e nella professione di architetti, all’attività di studio affiancano l’investimento nell’acquisizione di edifici storici, a volte anche degradati, per riqualificarli e convertirli in strutture ricettive per l’utenza turistica. Sono nate così le due strutture di Habitat Hotel Group: Habitat B&b e Habitat Home. «Di solito scegliamo strutture tipiche – racconta Marianna –,immobili fronte strada con cortile interno. Alla cura di quest’ultimo dedichiamo particolare attenzione, restituendogli la sua funzione di tradizionale cortile mediterraneo, rigoglioso di piante aromatiche. Questi angoli e pareti verdi accompagnano dal cortile fin dentro la nostra proprietà e l’immersione in quest’atmosfera fresca e stimolante è uno dei nostri punti di forza a livello comunicativo». Habitat B&b, in pieno centro e a due passi dal Teatro Bellini, è stato ricavato da un ex opificio di fine Ottocento, dove si lavorava il pesce azzurro. «Pur adottando la formula classica del B&b, abbiamo scelto di arricchirla con una colazione veramente speciale a base di prodotti del territorio, preferibilmente biologici. Struttura più complessa è Habitat Home, che, come suggerisce il nome, consente all’ospite una maggiore autonomia, unita a tutti i servizi e i comfort di un albergo. Infatti, abbiamo scelto la formula dell’appart-hotel: sette appartamenti collocati all’interno di un edificio storico con cortile». Habitat Home si trova praticamente all’interno del mercato del pesce di Catania, luogo che Antonio indica come tappa imperdibile. «Certamente Catania possiede tanti luoghi di interesse, molti che si fanno apprezzare anche nel corso di una semplice passeggiata, come il barocco o gli interventi urbani ottocenteschi. Però, i luoghi più speciali sono quel-

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Habitat B&b e Habitat Home si trovano a Catania www.bbhabitatcatania.it www.habitat-hotel.com

li dove si può respirare la popolarità e dunque la cultura locale. Il mercato del pesce è uno di questi, con i suoi pescatori, pescivendoli e personaggi pirandelliani capaci di trasmettere con una battuta dialettale o un aneddoto un’esperienza autentica di questa città». Per la sua tipicità, le strutture di Habitat Hotel Group attraggono sia il turista italiano sia quello straniero. «Negli ultimi anni si è imposto sempre più il turismo mordi e fuggi, con soggiorni medi di due o tre giorni. Il fatto che le nostre strutture siano inserite proprio nel centro storico e accanto ai luoghi più tipici della vita catanese certamente ci rende un perfetto punto di riferimento per il turista». ■ Elio Donato


Viaggio in Italia Pag. 49 • Aprile 2016

Sulla riviera dei Ciclopi Ad Aci Castello in compagnia di Andrea e Maria Pia Leonardi, che ci guidano sulla costa orientale della Sicilia. Un luogo che ha ispirato miti come quello di Odisseo e grandi narratori come Giovanni Verga

un angolo di Sicilia ricco di storia, non solo un insieme di paesaggi mozzafiato che ha ispirato miti e poeti per migliaia di anni. Siamo ad Aci Castello, in provincia di Catania, che insieme alla frazione di Aci Trezza forma la Riviera dei Ciclopi, dal 2004 è stata istituita “l’Area marina protetta ”. Andrea e Maria Pia Leonardi, titolari del bed & breakfast Blu e il Castello, ci fanno da guida in questo territorio traboccante di cultura. «I nostri faraglioni – dicono Andrea e Maria Pia – sono le mitiche rocce, narrate da Omero nell’Odissea, che furono lanciate dal Ciclope Polifemo contro la nave di Ulisse. Le stesse rocce laviche che caratterizzano la scogliera, poi, sono un monumento naturale, trattandosi dei maestosi basalti colonnari risalenti alla fuoriuscita dalle acque marine dell’Etna. Queste pietre sono la base dell’antichissimo Castello, istallazione militare unica nel suo genere, conosciuta anche come Castello Normanno,

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Il bed & breakfast Blu e il Castello si trova ad Aci Castello (CT) www.blueilcastello.it

ma che in realtà ha attraversato la storia della Sicilia dalle popolazioni pre-greche all’unità d’Italia. Per non parlare della frazione di Aci Trezza, raggiungibile a piedi in pochi minuti, che è il borgo marinaro dove Giovanni Verga ha ambientato i Malavoglia e quindi nel 1948 set naturale del leggendario film “La terra trema” di Luchino Visconti». Il B&B gestito da Andrea e Maria Pia Leonardi si trova in una posizione perfetta per una visita in questa zona. «Siamo a circa 20 minuti dall’Aeroporto Fontanarossa – spiegano Andrea e Maria Pia –, 8 chilometri da Catania, 35 km da Taormina e poco più di un’ora di auto da Siracusa. L’Etna è facilmente raggiungibile in circa 45 minuti. La nostra struttura è sul mare , sul lungomare di Aci Castello, con vista sulla baia e sul Castello Normanno. Abbiamo un ampio terrazzo-giardino, dove viene servita la colazione e all’ultimo piano c’è un solarium con vista panoramica. La struttura è inoltre dotata di parcheggio privato». E come dimenticare l’enogastronomia locale. «La nostra terra ha tanto da offrire da questo punto di vista. La cucina tipica è a base di pesce e i grandi protagonisti dei nostri piatti sono la masculina, base per la “pasta che masculi” e le diverse varietà di piccoli tonni che popolano le coste antistanti. Poi ci sono i ricci di mare dei quali i fondali lavici sono ricchi. Ma sono solo alcuni esempi. Infine, non possiamo non ricordare i vini dell’Etna, gli arancini, i dolci siciliani, cannoli, cassate ed in particolare la granita da gustare in uno dei tanti bar che si affacciano sul mare». ■ Renato Ferretti

Un’emozione reale Un boutique hotel per vivere come in una dimora nobiliare del barocco siciliano. Danilo La Rosa racconta il Manganelli Palace

alla ristrutturazione di un’ala della residenza storica del Palazzo Manganelli di Catania, nel 2007 nasce il Manganelli Palace Hotel. Questo sorge all’ultimo piano del palazzo, già nell’Ottocento residenza degli ospiti dei nobili dell’epoca. E risalgono a quell’epoca gli affreschi che tuttora si possono ammirare in molte delle camere di categoria superior, mentre la suite presenta gli stucchi in rilievo originali. «Il primo nucleo dell’edificio – racconta Danilo La Rosa, CEO presso l’azienda che dirige il Manganelli Palace Hotel – fu costruito dalla famiglia Tornabene nel 1400. Passato alla famiglia Sigona, fu venduto nel 1505 a don Alvaro Paternò, pretore e senatore di Catania, ambasciatore alla regina, al viceré e ai parlamenti riuniti. In quegli anni, il Palazzo aveva un solo piano e in stile catalano. Dopo i danni del ter-

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Il Manganelli Palace Hotel si trova a Catania www.manganellipalace.it info@manganellipalace.it

remoto del 1693, fu ricostruito da don Antonio Paternò VI Barone dei Manganelli, che affidò il progetto agli architetti Alonzo Di Benedetto e Felice Palazzotto. Per l’aggiunta del secondo piano, però, bisogna attendere la seconda metà dell’Ottocento e il saccheggio garibaldino del 1860. Dopo questi fatti, su impulso della principessa Angela Paternò di Manganelli Torresi, gli interni furono riccamente ridecorati secondo il gusto contemporaneo e nuove concezioni architettoniche, con in più il pennello di Giuseppe Sciuti». Oggi, Palazzo Manganelli, perfettamente inserito nello stile barocco del centro catanese, è segnalato su tutte le guide turistiche. «L’odierno hotel offre un’ospitalità di nuova concezione, unendo il classicismo della dimora storica in cui risiede con servizi personalizzati. Questo intreccio fra classico ed eleganza contemporanea crea una ricettività esclusiva. Lo staff è altamente formato per mettere l’ospite al centro di tutto e valorizzare i rapporti umani. Vogliamo trasmettere un’emozione reale». ■ Emilio Macro


Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 50

Un tour nell’Isola

Nel cuore dell’altipiano ibleo Angelo Di Fede ci porta in una Trinacria fiabesca. «Un’antica torre sorta a difesa contro pirati, l’epopea dei Cavalieri di Malta, un’antica famiglia che la usa come Residenza di Campagna. Realtà e immaginazione per una volta coincidono»

iamo a pochi chilometri a Sud di Ragusa, più a Sud di Tunisi, nelle terre di Oriente di una Sicilia diversa, quella dell’altipiano ibleo e della sua natura incontaminata, tra boschi di carrubi e muri a secco. Ed ecco l’Eremo della Giubiliana le cui antiche e spesse mura di pietra cingono e proteggono le corti e i bagli interni. La sua torre bianca si erge e domina l’altipiano che degrada dolcemente verso il mare, lo sguardo abbraccia la costa per miglia e miglia: di fronte visibili nelle giornate limpide di queste latitudini, le isole di Malta. In compagnia Angelo Di Fede, executive manager di questa struttura alberghiera, andiamo alla scoperta di questa magia tutta siciliana. «L’Eremo della Giubiliana – dice Di Fede – è quasi più un luogo della mente che un sito reale, qualcosa immaginato apposta per rifugiarvi lo spirito, in fuga dalle realtà incalzante del nostro tempo. Gli ingredienti ci sono tutti: un’antica torre sorta a difesa delle scorrerie dei pirati barbareschi, l’epopea dei Cavalieri di

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UN’EVOLUZIONE DELLA CUCINA IBLEA

I DINTORNI

Un paesaggio quasi “inglese”, con le masserie e le ville padronali inserite tra muri a secco e le bianche “trazzere” Malta sullo sfondo avventuroso e leggendario della Guerra di Corsa nel Mediterraneo, un’antica famiglia che acquisisce l’Eremo nel settecento e lo utilizza come Residenza di Campagna fino ai giorni nostri, quando l’ultima erede, Vincenza Jolanda Nifosì, decide di restaurarlo e di aprirlo all’ospitalità». Per quanto fiabesco è tutto vero, e la realtà, per una volta, coincide con la nostra immaginazione. «All’Eremo si giunge quasi con sorpresa – continua Di Fede –, dopo aver attraversato un paesaggio così stranamente “inglese”, con le masserie e le splendide ville padronali ordinatamente inserite tra muri a secco e le bianche “trazzere”. Il nucleo del convento è stato restaurato rispettando l’antico impianto, con rigore e cura dei materiali originali, delle antiche pavimentazioni in pietra pece e calcare, e degli arredi. Le camere sono state ricavate nelle cellette dei frati, dotate di ogni comfort, ma arredate con mobili d’epoca siciliani e suppellettili originali di famiglia, che le rendono così diverse da una tradizionale camera d’albergo. L’accoglienza è quella calda e particolare dell’antica residenza di campagna siciliana, con un rituale sobrio e raffinato che coinvolge, facendovi sentire subito a vostro agio. A questo contribuisce sicuramente la gestione diretta dei proprietari, affiancata da un personale attento e professionale che conferisce agli ospiti la più sicura e discreta convivialità». Una vacanza all’Eremo della Giubiliana è di quelle che non si dimenticano. «Si può decidere sia di restare nella pace del-

l’Eremo – spiega l’executive manager –, protetti dalle mura, passeggiando nel parco o lungo i sentieri medievali, immersi anche a dicembre nel tepore di queste latitudini. Oppure, si può sfruttare l’ubicazione strategica dell’Eremo, al centro della Sicilia orientale, come base privilegiata per le escursioni nel territorio: Taormina, Siracusa, Noto, Agrigento, i centri barocchi e i più bei siti archeologici sono raggiungibili facilmente in auto. Infine, c’è da considerare l’unicità del servizio reso dall’aeroporto privato dell’Eremo, che con i suoi aerei consente di effettuare fantastiche escursioni nelle isole del Mediterraneo e in Nord Africa». Di Fede, poi, passa alla descrizione più dettagliata dei servizi offerti dalla struttura. «Ci sono 13 camere, 6 suite e 5 cottage con telefono diretto, frigobar, cassaforte, asciugacapelli, Sky Tv, connessione internet wireless, piscina in giardino, parcheggio privato per auto e aeroplani. Poi, c’è l’Eremo della Giubiliana Experience con tour del Barocco. In particolare, merita una menzione il ristorante “Don Eusebio”: specializzato nell’introspezione del territorio e dei suoi Siti Unesco, l’Eremo della Giubiliana offre ai suoi ospiti una straordinaria esperienza enogastronomica con il suo ristorante, dove un giovane e talentuoso chef siciliano propone una cucina basata sui prodotti del territorio e sulle stagioni, e che riprende in maniera creativa la straordinaria cultura gastronomica dell’aristocrazia iblea». ■ Renato Ferretti

Angelo Di Fede, executive manager dell’Eremo della Giubilana, approfondisce la cucina che l’hotel siciliano offre. «La cucina dell'Eremo – dice Di Fede –, inizialmente basata sulle raffinate ricette dell'aristocrazia dell'Altipiano ibleo e sui prodotti provenienti dalle tenute Nifosì si è evoluta nel 2009 dando vita al Ristorante “Don Eusebio”. Frutto della straordinaria sinergia tra Salvatore Mancini Nifosì (che si occupa delle tenute di famiglia e della ricerca storica delle produzioni e delle materie prime) e lo Chef, il “Don Eusebio” si presenta come una delle nuove e più interessanti realtà gastronomiche dell'Isola. L'accuratissima selezione e scelta delle materie prime del territorio, il controllo diretto delle produzioni e la realizzazione di antiche filiere produttive come la macina nei mulini a pietra di antiche qualità di grano, forniscono allo Chef l'opportunità di proporre ricette uniche per una cucina prestigiosa ma essenziale che mantiene un delicato equilibrio tra tradizione, storia ed evoluzione».

L’Eremo della Giubiliana si trova a Ragusa www.eremodellagiubiliana.it



Viaggio in Italia Aprile 2016 • Pag. 52

Un tour nell’Isola

Nella laguna dello Stagnone

Un Castello tra lo Jonio e l'Etna

Una riserva naturale, le cui meraviglie paesaggistiche sono seconde solo alla sua ricchezza culturale. Rosalba Zito e Graziella Zito ci portano alla scoperta delle attrazioni della costa occidentale siciliana

La Sicilia orientale con i suoi paesaggi romantici, il grande patrimonio artistico, e la sua cucina indimenticabile, nelle parole di Daniele Murabito che invita a un grand tour «tra l’acqua e il fuoco» atura e cultura, presente e passato si sfidano all’ultimo stupore. Oltre che le celeberrime destinazioni come l’Etna e Taormina, la Sicilia orientale offre scenari inconsueti e profondamente diversi tra di loro. Dalle gole rocciose del fiume Alcantara all’incontaminato parco dei monti Nebrodi, che cela alcuni gioielli unici come le rocche dell’Argimusco, megaliti di origine naturale che testimoniano tracce di civiltà arcaiche. O, ancora, il barocco di Catania e il tour delle strade del vino dell’Etna, che con i suoi vigneti e il parco insignito del titolo di patrimonio dell’umanità, rende il nostro comprensorio ancor più ricco e interessante. E come spesso succede negli angoli più belli d’Italia, anche qui la ricezione rispecchia la meraviglia del territorio. Ne è un esempio il Castello San Marco charming hotel & SPA , un'antica dimora circondata da un rigoglioso parco, a pochi passi dal mare. «Un edificio che “profuma” di storia – dice Daniele Murabito –, ma che oggi veste l'abito di un superlativo luogo di accoglienza turistica. La storia del Castello affonda nel diciassettesimo secolo, quando Ignazio Sebastiano Gravina Cruyllas, Principe di Palagonia, procedendo nell'opera di riorganizzazione dell'economia del feudo e delle sue infrastrutture, intraprende la costruzione di un fondaco e di una nuova residenza nella spiaggia di Calatabiano». Oggi dopo più di 300 anni il Castello è stato recuperato e trasformato in superlativo luogo di accoglienza turistica che pone in grande risalto la tradizione vitivinicola delle sue origini. «È un luogo – continua Murabito – che racconta di sé e del suo illustre passato, illuminato da luci calde e mai

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n mare limpido, trasparente, spiagge di sabbia bianca e fine, una cultura che affonda le proprie radici in una storia antica e tradizioni millenarie. Siamo sulla costa occidentale della Sicilia, e più precisamente nei pressi di Marsala, di fronte alla Laguna dello Stagnone, che costituisce una riserva naturale di grande interesse. Tutta la zona è particolarmente ricca di attrazioni e non solo per il turismo balneare, come ci spiega Zito, titolare dell’Hotel Isola di Mozia. «Si prenda Marsala, per esempio. È una città di grande fascino: la nave punica, il parco archeologico con i suoi preziosi reperti, lo storico sbarco di Garibaldi con i suoi Mille, il centro storico, curato e accogliente con i suoi monumenti, le chiese e i musei.

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L’Hotel Isola di Mozia si trova nella Contrada Ettore Infersa, Marsala (TP) www.isoladimoziahotel.com hotelisoladimozia@gmail.com

Tutto racconta la storia di una città dal passato importante e prestigioso. Oppure Trapani, il capoluogo di provincia, con un patrimonio ambientale e culturale di gran valore, che sorge in una zona pianeggiante che si allunga a ridosso del mare e termina con due punte. La prima è occupata dalla Torre di Ligny, edificata nel 1671, dalla quale si gode di una panoramica incantevole della città e delle Isole Egadi, e la seconda da un antico lazzaretto, oggi sede della sezione locale della Lega navale italiana». L’isola, da cui ha preso il nome l’hotel, è sicuramente la più importante tra quelle che formano la laguna. «Il suo ruolo nella storia – continua la titolare della struttura – non è indifferente. Per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, i Cartaginesi la fondarono migliaia di anni fa e la resero un importante scalo commerciale. Ma le principali attrazioni del territorio non si fermano alle bellezze paesaggistiche e culturali. Imperdibili sono le nostre specialità gastronomiche come il vino, i capperi, l’aglio, le arance e l’olio dal sapore magico. La nostra insolita cucina è davvero incomparabile». L’Hotel a tre stelle Isola di Mozia si trova in una posizione ideale per visitare tutta l’area che va da San Vito lo Capo a Selinunte. «Siamo a 5 chilometri dall’aeroporto di Trapani/Birgi, a 8 chilometri da Marsala e a soli 500 metri dalla riserva naturale della laguna. L’hotel propone camere dotate di tutti i servizi e comfort, compreso il wi-fi in tutto l’hotel, una grande veranda che si affaccia su un grazioso giardino, una piscina all’aperto, una spaziosa sala per eventi e meeting che può ospitare fino a 100 persone, una sala per la colazione e buffet con prodotti freschi, servizio bar a bordo piscina, bici, moto e auto, parcheggio esterno gratuito, centro massaggi su prenotazione, e molto altro». ■ Elena Ricci

invadenti che donano un tono morbido e distensivo a ogni cosa, dove nel massimo relax si può godere di una rigogliosa natura, ma soprattutto di servizi curati e sempre in linea con la filosofia di un hotellerie di charme e di attenzioni. Infine, la cucina. Nella nostra terra, gusto e salute vanno a braccetto. La creatività dei nostri chef Giusep-

pe e Isidoro, poi, nati e cresciuti in un pittoresco borgo marinaro, non mette mai in secondo piano il legame con il passato, con quelle squisitezze che si attendevano impazientemente sulla tavola di casa ogni Domenica. Un’accurata selezione degli ingredienti premia le eccellenze del luogo e rende sorprendente anche un piatto gustato più e più volte, mentre il menù cambia ogni sera, perché preparato in base alle squisitezze offerte quotidianamente dal mercato». ■ Remo Monreale

Il Castello San Marco si trova a Calatabiano (CT) nel distretto Taormina - Etna www.castellosanmarco.it



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Atmosfere barocche Katia e Giuseppe La Rosa invitano a scoprire Ragusa Ibla e i suoi dintorni, animati da un fitto calendario di eventi. Fra tradizioni, arte e sapori tipici icoli e scalinate che serpeggiano attorno alle case e alle chiese in stile tardo barocco. È questo il fascino indiscusso di Ragusa Ibla. E in uno dei suoi angoli più fotografati si trova il Duomo Relais, dalle cui finestre sembra di poter toccare la cupola del duomo di San Giorgio. I proprietari del Relais, un palazzetto dei primi del Novecento, ristrutturandolo, ne hanno conservato il tradizionale stile siciliano, utilizzando soltanto materiali locali, come la pece, il cotto smaltato siciliano e la carta da parati con le maioliche. «Allo stesso tempo – spiegano i proprietari Katia e Giuseppe –, non abbiamo sottovalutato l’importanza di introdurre impianti tecnologici, così da contribuire al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni inquinanti». Così, il Duomo Relais accoglie i propri ospiti in una struttura che offre quattro camere: due doppie, una tripla e una quadrupla – tanto le camere quanto la sala colazione e la reception, sono arredate in stile e impreziosite da pezzi tipici siciliani. «Se il visitatore di Ragusa Ibla – proseguono i proprietari – è attratto soprattutto dalla sua storia, dalle sue tradizioni e dalla sua architettura, non meno attraente è l’enogastronomia locale. Basti pensare ai cavati e ravioli alla ragusana, o alla pasta a qua-

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Fra i carrubi e gli ulivi della campagna ragusana. La Famiglia Antoci invita a scoprire il sud est siciliano. Un’esperienza nella tranquillità, fra mare, sapori e luoghi d’arte n un territorio del sud est siciliano protetto da vincolo paesaggistico, si annida una dimora familiare. La posizione è perfetta per gite quotidiane ai luoghi Patrimonio Mondiale dell’Unesco - Ragusa Ibla, Modica, Scicli e Noto, o il mare dalle spiagge libere e sabbiose - ma dove, in pieno contesto agricolo, distanti dal caos della città, il semplice stare in casa è già appagante. Risalente ai primi del Novecento, Villa le Tortore è stata recentemente ristrutturata, unendo i comfort moderni al fascino antico di villa rurale, conservandolo. «Il nostro desiderio – spiega Amalia – è offrire l’essenza della nostra terra in un clima familiare. Così, coniugando funzionalità e tradizione abbiamo ristrutturato quella che è da sempre la nostra casa per condividerla con coloro che vorranno darci la gioia di essere nostri ospiti». Immediatamente, a Villa le Tortore si respira profumo di Sicilia. «Ciò che aspiriamo per i nostri ospiti, oltre a voler riservare loro un’accoglienza che resti impressa nella memoria, è arricchire il soggiorno fornendo suggerimenti e indicazioni che li guidino alla scoperta del fascino e dei sapori locali. Ad esempio, la cena Mediterranea: con ‘scacce’, e prodotti tipici locali controllati. Per 6-8 persone, abbiamo allestito tre camere semplici ma rifinite, con letti in ferro battuto e pezzi d’epoca. In più il soggiorno e la sala da pranzo si aprono su un’ampia terrazza che, fiorita, ombreggiata e attrezzata con barbecue, consente di godere appieno lo splendido panorama sulla campagna circostante sino a perdersi nel mare, sullo sfondo. Inoltre, abbiamo pensato anche ai più piccoli, attrezzando il giardino davanti casa con giochi per bambini, che

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Il Duomo Relais sorge a Ragusa Ibla (RG) - ww.ilduomorelais.com

drettini cotta nel brodo di gallina, o, per i formaggi, al Ragusano Dop e alla provola ragusana. Per quanto riguarda i dolci, oltre a quelli legati alle ricorrenze, non va dimenticato il famoso cioccolato di Modica, nelle sue diverse varietà di gusto. E poi anche i vini offrono eccellenze, come il Nero d’Avola e il Cerasuolo di Vittoria. L’apice della proposta culinaria, tuttavia, si raggiunge per le due festività più importanti dell’anno: Natale e Pasqua. La cena di Natale ragusana richiede un intero giorno di preparazione, durante il quale si fanno grandi quantità di scacce, pane fatto in casa e lo “sfogghiu”, delicata millefoglie farcita con ricotta e salsiccia. Il pranzo della domenica di Pasqua, poi, non è

da meno. Infatti, è tradizione riunirsi tutti insieme qualche giorno prima per poter preparare alcuni piatti esclusivamente tipici del periodo pasquale: i “turciniuna”, le impanate di agnello e le cassate di ricotta». Non sono solo queste due le ricorrenze sentite dai ragusani e dagli abitanti dei territori circostanti. «Tutto l’anno esistono occasioni, appuntamenti e festività locali, spesso animate da rituali particolari. Si inizia con il Carnevale di Chiaramonte Gulfi, seguito dalla tradizionale sagra della salsiccia. A marzo, a Donnalucata, si tiene la sagra della seppia. Per Pasqua, a Comiso, va in scena “’A Paci”, festa caratterizzata dall’incontro fra i simulacri della Madonna e Gesù Risorto. Naturalmente, a maggio, qui a Ragusa Ibla abbiamo la bellissima festa di San Giorgio e molti altri appuntamenti sono previsti fino alla fine di ogni anno: sagre del pesce a Pozzallo e della Cipolla a Giarratana, festa di San Martino e sagra delle frittelle a Vittoria, presepi viventi a Ragusa Ibla, Ispica e Monterosso Almo». ■ Emilio Macro

sono sempre i benvenuti». Al piano terra, Villa le Tortore è anche una fattoria attiva. «I trentatré ettari della tenuta sono popolati da carrubi e da ulivi, ed è possibile incontrare i nostri gatti, mucche al pascolo e qualche asinello ragusano. La vita all’aria aperta, qui, è già di per sé un’esperienza unica, arricchita ancora più dall’ambiente bucolico. Gli unici suoni avvertibili sono quelli della natura e della vita contadina, con i suoi cicli e i suoi animali. Inoltre, grazie all’esposizione a sud e alla vicinanza del mare, a Villa le Tortore persiste un magnifico clima mite durante tutto l’anno». A Villa Le Tortore si sta sviluppando, in questi giorni, il progetto di un agriturismo di accoglienza di charme negli antichi caseggiati rurali. ■ Elio Donato

Villa le Tortore si trova in contrada Palazzola, a 10 Km da Ragusa www.airbnb.com/rooms/178886