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Viaggio in Italia

In allegato al quotidiano

il Giornale

OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

MERCATINI DI NATALE

CITTÀ EUROPEA DELLA CULTURA

Prelibatezze gastronomiche, oggetti di artigianato e tanti eventi in un tour che comprende i mercatini di Brunico, Merano e Rovereto . . . . . . . . . . . . p. 12

Matera si è aggiudicata il titolo di Capitale europea della cultura del 2019. Come si sta preparando all’evento?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 41

È necessario un cambio di passo

ostituendosi sempre più ai canali tradizionali di informazione turistica, internet ha radicalmente cambiato il modo di viaggiare, trasformando l’organizzazione della vacanza, diminuendo i costi e permettendo al consumatore, in piena autonomia e senza vincoli, di cercare le risposte alle proprie esigenze. Puntare sulle nuove tecnologie oggi è diventata una necessità ma può diventare anche un’opportunità perché l’Italia torni tra i big del turismo. I dati dimostrano, infatti, che il nostro Paese accusa un forte ritardo nella vendita dei servizi turistici tramite il web. «Premesso che il sistema ricettivo italiano precisa il ministro per i Beni e attività

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BIT 2015: VIAGGI NEL LUSSO Dal 12 al 14 febbraio torna la fiera punto di riferimento internazionale per gli operatori del turismo. L’edizione 2015 propone una nuova area espositiva esclusiva dedicata al luxury travel p. 8

>>> segue a pag. 3

E-Tourism, risorsa dell’Italia Ottimizzare l’uso di internet e dei social media. Attuare politiche di promozione unificate, senza sprechi e sovrapposizioni. L’analisi del presidente di Federturismo Renzo Iorio approvazione del decreto su turismo e cultura ha rilanciato l’esigenza di rafforzare un settore chiamato a trainare l’intero sistema italiano e, invece, ancora frenato da problematiche strutturali e ritardi nelle politiche di valorizzazione. Renzo Iorio, numero uno di Federturismo, punta su riqualificazione, digitalizzazione e soprattutto su un’azione coordinata per la promozione della destinazione Italia sui mercati internazionali. L’Italia soffre ancora la competizione delle altre destinazioni, soprattutto europee, anche se le previsioni parlano di un aumento delle presenze straniere extraeuropee nel no-

L’

stro Paese. Cosa fare per recuperare le posizioni perdute? «Nonostante l’assenza di un’adeguata e strutturata visibilità del nostro Paese sul web e la carenza di competitività legata all’assenza delle necessarie riforme strutturali, i turisti stranieri continuano a voler visitare il nostro Paese. Lo confermano gli 831 milioni di presenze registrate nel 2013, così come l’aumento del 3 per cento delle spese dei viaggiatori stranieri rispetto all’anno precedente, per un importo complessivo pari a 33 miliardi. Tra gli europei, rimangono i tedeschi i primi ad >>> segue a pag. 4

ALL’INTERNO Tesori d’Italia Ci�à d’arte, borghi antichi e itinerari nel bel Paese consigliati da Osvaldo Bevilacqua Sapori di Puglia Le eccellenze agroalimentari incoronano Lecce e il suo territorio “Ci�à del gusto” Il fascino di Roma Una passeggiata nella Ci�à eterna accompagnati da Roberto Gervaso


Viaggio in Italia Pag. 3 • Dicembre 2014

Colophon OSPITALITÀ

PRESEPI A NAPOLI I personaggi di San Gregorio Armeno

Un’Italia a misura di straniero, parla Bernabò Bocca p. 4

Direttore responsabile

PIAZZA NAVONA Festa della befana p. 29

Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Consulente editoriale Irene Pivetti

Direzione marketing Aldo Radici

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it

FESTIVITÀ Natale in casa Salemme p. 30

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Relazioni internazionali Rabi Hasnioui

Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it

Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Tiratura complessiva: 350.000 copie

Diffuso alla

>>> Segue dalla prima culturali e turismo, Dario Franceschini - è caratterizzato per circa il 70 per cento da imprese con meno di 30 camere e che la gran parte di loro ha affidato la loro commercializzazione alle Olta (Booking, Venere, Expedia), il 43 per cento delle imprese ricettive non va oltre la vendita del 5 per cento dei propri servizi sul web, mentre nell’area Euro la media delle imprese ricettive che vendono servizi online è del 57 per cento». Basterebbero questi due dati per dare una idea di quanto dobbiamo fare per colmare il nostro ritardo. «Sì. Oggi oltre l’80 per cento dei viaggiatori usa internet, quasi il 30 per cento si avvale del proprio smartphone per individuare, selezionare e acquistare un viaggio; inoltre, nel mondo sono 2 miliardi gli utenti connessi e nel 2050 saranno 50 miliardi. Considerato questi numeri, non ci può sfuggire l’urgenza di promuovere e sostenere la digitalizzazione del turismo. Il primo passo per vincere questa

sfida è stata la creazione del Laboratorio per il turismo digitale (Tdlab)». Se 30 anni fa l’Italia era la prima scelta del turismo mondiale, ora è al quinto, dopo Francia, Usa, Cina e Spagna. Quali le proposte perché l’Italia torni a essere la prima destinazione scelta dagli stranieri e quali i passi necessari verso il cambiamento? «Dobbiamo agire su cinque fondamentali punti per il rilancio della nostra economia turistica e culturale: irrobustire il tessuto imprenditoriale favorendo l’aggregazione e la fusione d’imprese turistiche ricettive per migliorarne la qualità e la competitività sui mercati internazionali; favorire la raggiungibilità e la fruibilità dell’immenso patrimonio culturale e naturalistico-ambientale, attraverso un piano nazionale della mobilità e dell’intermodalità dei servizi di trasporto; sostenere la digitalizzazione del settore turistico-culturale interve-

nendo a favore delle imprese, ma anche lavorando sull’interoperabilità dei dati e delle informazioni pubbliche; riorganizzare e accorpare gli enti, rendendo efficiente il rapporto con le regioni e le destinazioni nella logica d’integrare turismo, cultura, prodotti tipici e artigianali; investire nell’alta formazione specializzata per la gestione e promozione dei servizi turistici e culturali delle destinazioni. L’Italia ha bisogno di una nuova generazione di destination manager capaci di organizzare, gestire e promuovere i territori». Malgrado il forte potenziale di attrazione turistica e la durata della stagione balneare maggiore rispetto al resto d’Italia, il Mezzogiorno è l’area che presenta la minor quota d’introiti dall’estero. Quali le cause di questo ritardo e in che misura occorre potenziare i trasporti e i collegamenti low-cost? «Dei turisti stranieri che visitano l’Italia solo il 5 per cento raggiunge il Mezzogiorno in aereo (è il 45 per cento nelle regioni costiere spagnole) e solo 34 milioni dei 146 milioni di passeggeri che transitano annualmente negli aeroporti italiani si concentrano nei 13 scali meridionali. Per svilupparne l’economia turistica e culturale, occorre rendere il Sud raggiungibile e accessibile, dunque, bisogna sostenere sistemi integrati di mobilità. Non penso solo a porti e aeroporti, ma anche alla valorizzazione a fini turistici della rete ferroviaria. È mia intenzione favorire la realizzazione di servizi ferroviari dedicati ai turisti e progettati anche per sostenere la crescita di nicchie di mercato, come ad esempio il cicloturismo. Abbiamo l’alta velocità, possiamo avere l’alta panoramicità». ■ Renata Gualtieri


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Politiche del turismo

>>> continua dalla prima

alimentare le maggiori entrate per turismo (15 per cento del totale), seguiti dai francesi (+4,5), e risultano in forte crescita le spese di americani (+11 per cento) e russi (+11,5). Per raggiungere il vantaggio competitivo sulla concorrenza, le imprese turistiche devono essere consapevoli che non basta più agire sulla leva del prezzo e garantire servizi di qualità, ma occorre considerare le esigenze dei nuovi turisti e adeguarsi ai mutamenti introdotti dalle nuove tecnologie. Gli operatori turistici devono lavorare per la definizione e la comunicazione di un prodotto completo, che richiede proposte flessibili, dinamiche e motivazionali». Il commissariamento dell’Enit mostra le criticità di gestione del settore. Quali restano i principali nodi da risolvere? «Il malessere del nostro turismo è da attribuire in gran parte a una burocrazia improduttiva che si trascina un’eccessiva fiscalità, all’assenza di una politica chiara e incisiva e a un disordine istituzionale. A ben guardare, sono le stesse ragioni alla base del modesto sviluppo degli investimenti diretti dall’estero, che rendono poco attraente il nostro Paese ai grandi investitori internazionali. Per affermarsi il turismo necessita, innanzitutto, di un chiaro riferimento di contesto e di visione paese da cui possano derivare strategie pubbliche e private sinergiche. Con la trasformazione dell’Enit in ente pubblico

Renzo Iorio, presidente di Federturismo

economico, ci auguriamo che si possano finalmente utilizzare le risorse oggi in gran parte disperse dalle Regioni, per la promozione della “destinazione Italia” sui mercati internazionali. Tutto questo in attesa del fondamentale passaggio sul Titolo V teso a riportare la governance del settore allo Stato centrale e a una politica Paese». Ritiene che la creazione del Laboratorio digitale del turismo del Ministero deli beni culturali e turismo possa contribuire in modo concreto a sostenere il settore? «L’istituzione del Laboratorio digitale per il turismo da parte del Mibact è un passo importante per il recupero di competitività dell’intera filiera, per generare nuove im-

prese e opportunità di lavoro. La definizione di una strategia digitale per il settore turistico attraverso l’e-tourism è un’opportunità irrinunciabile per la crescita delle imprese turistiche, così come sviluppare una promozione coordinata del nostro Paese, creando piattaforme social di racconto, condivisione e aggregazione dei prodotti. Credo sia, tuttavia, fondamentale che la trasformazione dell’Enit e il lavoro del Laboratorio digitale viaggino di pari passo con una strategia e visione unitaria per arrivare rapidamente a un’agenzia efficace e in linea con le nuove esigenze e caratteristiche del mercato». La strada della rete presenta anche delle insidie. Cosa pensa dell’istrut-

toria dell’Antitrust sui portali Expedia e Booking che sfavorirebbero le piccole e medie strutture ricettive? E sulla questione delle false recensioni online che coinvolge il sito Tripadvisor? «È importante che si chiariscano le relazioni tra gli operatori alberghieri e le agenzie di viaggio online, i comparatori di prezzi e gli aggregatori di recensioni. Prima di tutto nell’interesse del consumatore e della corretta concorrenza tra imprese. Le nuove tecnologie hanno sconvolto la distribuzione nel mondo turistico e si è assistito alla concentrazione in mano a pochi soggetti Olta (On line travel agency) di una parte di traffico estremamente rilevante, con conseguente dinamica sui margini, sovente opposta all’assunzione del rischio di impresa. Tutelare la trasparenza verso il consumatore è nell’interesse di tutti». ■ Francesca Druidi

Un’Italia a misura di straniero Promozione della destinazione Italia, semplificazione e modulazione dell’offerta sulla base dei mercati più ricettivi. L’analisi di Bernabò Bocca opo un’estate deludente (+0,1 per cento di pernottamenti tra italiani e stranieri, determinato da un -0,6 per cento degli italiani e un +0,9 degli stranieri), le aspettative degli albergatori italiani per la chiusura dei conti del 2014 non sono tra le più rosee. Pesa la stagnazione delle presenze, combinata al calo dei prezzi degli alberghi certificato da Istat nei mesi di agosto e settembre. «Tutto il settore si muove con fatica, zavorrato da mille vincoli burocratici e da una pressione fiscale senza eguali – ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – ma la situazione di difficoltà è particolarmente grave nelle località prevalentemente orientate al mercato italiano, funestate da una stagione all’insegna del maltempo e della crisi economica». Per questo le imprese turistiche italiane sono sempre più impegnate a intercettare nuove quote della domanda internazionale. Ne è un esempio concreto il decalogo di raccomandazioni “Russian friendly”, presentato lo scorso settembre nell’ambito del “Forum sul turismo italo-russo” e rivolto al sistema ricettivo e turistico italiano. Si tratta di accorgimenti – dal formare personale russofono al tradurre il sito web in russo – tesi a incentivare i già promettenti flussi turistici provenienti dalla Russia.

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ATTENZIONE AI MERCATI Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi

La crescita dei turisti stranieri in Italia è stata costante in questi ultimi anni e ha parzialmente bilanciato la crisi della domanda interna. Su quali fattori (infrastrutture, marketing) e tipologie di prodotto turistico, bisognerebbe far leva per migliorare la nostra offerta a livello internazionale? «Tutti i fattori da lei indicati sono fondamentali e non ve n’è uno più importante dell’altro. L’estate 2014 è sta-

L’Italia deve rendere sempre più facile l’arrivo di turisti dai paesi Brics ta sicuramente da dimenticare, ma ovviamente non tutta da ‘buttare’. Gli stranieri hanno continuato numerosissimi a scegliere il Bel Paese per i loro soggiorni e questo significa che l’Italia è ancora e sempre una delle mete turistiche più ambite al mondo. Da qui dob-


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biamo ripartire, nella speranza che quanto prima, anche il mercato interno possa riprendere quello slancio indispensabile per un completo recupero delle posizioni perse nella classifica dei Paesi a maggiore vocazione turistica». Quali altri mercati, oltre a quello russo, il turismo italiano dovrebbe “corteggiare” maggiormente in ottica futura? «L’Italia deve rendere sempre più facile l’arrivo di turisti dai paesi Brics, caratterizzati da un’economia forte ed emergente. Quindi semplificazione dei visti turistici, ma anche maggiore attenzione da parte delle imprese ricettive ad accogliere questa clientela che porta con sé esigenze peculiari e abitudini da conoscere e assecondare. Ecco, l’iniziativa Russian friendly è proprio l’esempio di come dovremo comportarci anche con la clientela che proverrà, in misura crescente, dal Brasile, dall’India, dalla Cina e dal Sudafrica. Oltre che dalla Russia ovviamente». Come sarebbe necessario rimodulare l’azione di promozione turistica all’estero da parte dello Stato e delle Regioni? «Promozione, promozione e promozione è la parola magica. Affiancata a grandi eventi quali Expo 2015. Ma nel realizzare i grandi eventi dovremo arrivare a una semplificazione delle procedure e a una trasparenza degli appalti, insomma a fenomeni meno problematici di quelli che hanno caratterizzato e ancora caratterizzano un mega evento quale quello lombardo, per cui i lavori sono ancora in corso e milioni di biglietti già venduti». In base all’esperienza di Federalberghi, se e in che misura la tassa di soggiorno può danneggiare ulteriormente la competitività del sistema turistico italiano, se pensiamo agli aumenti a Roma? «La tassa di soggiorno in un certo qual modo esiste in tutti i principali siti turistici del mondo. Quello che non va è l’importo che in Italia è stato fissato con il caso eclatante di Roma, è la tempistica dell’applicazione, quasi sempre a stagione turistica iniziata e a contratti firmati con i tour operator, e l’eccessiva diversificazione delle norme di applicazione da comune a comune». ■ Francesca Druidi

Le sfide dei tour operator italiani Maggiore attenzione alle esigenze delle imprese dell’organizzazione e intermediazione turistica. La invoca il presidente di Astoi Luca Battifora

iene il mercato dei tour operator in Italia. «Assistiamo ad un lieve calo dei viaggiatori, compensato però da un incremento del prezzo medio del pacchetto di viaggio pari al 4 per cento», spiega Luca Battifora, presidente di Astoi (Associazione tour operator italiani) di Confindustria, commentando i più recenti dati diffusi da Gfk sull’estate 2014. «Il mercato non cresce – prosegue Battifora – ma si spostano i numeri e ciò a causa di una politica di gestione oculata dei rischi d’impresa da parte degli operatori ». Qual è il bilancio che può trarre dell’estate 2014 e quali sono state le mete privilegiate in Italia e all’estero? «L’estate alle spalle ha avuto un andamento altalenante ma, a conti fatti, buono. Registriamo una performance positiva dell’Italia con le sue coste e le sue isole, Sardegna in primis, e del Mediterraneo con Spagna, Grecia, Tunisia; il Mar Rosso sta progressivamente recuperando. Gli italiani confermano anche il proprio amore intramontabile per gli Usa, gli Emirati Arabi e, per quanto riguarda le destinazioni balneari, i Caraibi e l’Oceano Indiano». È stato eletto a maggio alla presidenza di Astoi. Quali sono le priorità per i tour operator italiani? «Le sfide sono molteplici e si combinano alle opportunità. Basti pensare alla rivoluzione tecnologica che incide così profondamente sul mondo dei viaggi, con i social network sempre più orientati al marketing. Il sistema aziendale dei viaggi organizzati è costituito in Italia da un totale di circa 11mila imprese che occupano più di 40 mila addetti. In questi ultimi due anni, durante i quali abbiamo visto alternarsi tre diversi ministri del turismo, abbiamo svolto un’intensa attività di lobbying evidenziando ripetutamente ai nostri interlocutori istituzionali le numerose criticità bisognose di un correttivo. La sensazione avvertita è che non ci sia alcuna consapevolezza delle caratteristiche del comparto da noi rappresentato; eppure tour operator e agenzie di viaggi sono aziende italiane che generano posti di lavoro, che pagano le tasse in Italia (a differenza di alcuni big player dell’on line), che hanno bisogni specifici e necessitano di risposte altrettanto specifiche. La nostra priorità è dare voce alle urgenti istanze di questo comparto».

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Come l’Associazione sta affrontando con la Farnesina la questione della sicurezza dei viaggi verso le mete a rischio? «La nostra Associazione dialoga costantemente con i più alti rappresentanti del ministero degli Affari esteri e con l’Unità di crisi della Farnesina. Il lungo e costruttivo dialogo in atto ha prodotto considerazioni condivise in merito alla necessità di ridisegnare modi e interpretazioni delle informazioni fornite dalla Farnesina, con l’unico obiettivo di assicurare trasparenza ai consumatori e sostenibilità operativa alle aziende della filiera (agenzie di viaggi, tour operator, vettori charter)». Cosa non va oggi? «Sono troppe le differenze non solo tra paese e paese, ma anche all’interno di una stessa destinazione in diversi momenti storici, per poter classificare livelli di rischio standard univoci e trarre da questi comportamenti operativi omogenei per il settore. Da qui la decisione, presa da Astoi in accordo con l’Unità di crisi, di avviare un percorso di dialogo volto a ricercare gli strumenti idonei per gestire in modo più funzionale le criticità generate dalla rapida trasformazione dei criteri di rischio, che sempre più dinamicamente interessano le destinazioni turistiche». Come si può migliorare la promozione della destinazione Italia? «È innegabile che l’Italia sia uno tra i brand più forti al mondo. Nonostante questo, però, il nostro Paese perde posizioni nel ranking internazionale ed è ormai alle spalle di destinazioni cui non abbiamo

Luca Battifora, presidente Astoi Confindustria Viaggi

davvero nulla da invidiare. Difettiamo, quindi, di una strategia per promuovere il nostro marchio. È giunto il momento di ripensare al nostro modo di fare promozione, superando la frammentazione che vede la titolarità del turismo affidata esclusivamente alle Regioni. Urge una riforma del Titolo V che riporti la materia turistica in capo allo Stato, perché ormai ci si muove su uno scenario fortemente globalizzato ed è impensabile procedere in ordine sparso. Purtroppo, fino ad ora, così si è fatto innescando un enorme spreco di risorse pubbliche che non ha prodotto alcun risultato realmente apprezzabile». ■ Francesca Druidi


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Politiche del turismo

Un mondo di turisti Le Americhe e l’Asia-Pacifico sono state le destinazioni internazionali più gettonate dai turisti nei primi mesi del 2014. Ma l’Europa resta il continente più amato on cessa di crescere il turismo mondiale. Nel primo semestre 2014, gli arrivi internazionali sono aumentati del 4,6 per cento e ben 517 milioni di turisti si sono riversati nelle destinazioni dei cinque continenti dall’inizio dell’anno: 22 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2013. L’ultimo barometro diffuso dall’Organizzazione mondiale del turismo (United Nations World Tourism Organization) rileva come a fare la parte del leone siano state le Americhe, mostrando l’incremento più rilevante (+6 per cento), seguite da Asia-Pacifico e dal vecchio continente (entrambi +5 per cento). Ad attrarre i visitatori sono stati, in particolare, l’Asia meridionale e il Nord Europa (+8 per cento), poi il Nord-Est asiatico e l’Europa mediterranea (+7 per cento). «Questi risultati dimostrano che il turismo sta consolidando i trend positivi degli ultimi anni, con tutto ciò che questo implica per lo sviluppo e le opportunità economiche a livello mondiale», ha commentato Taleb Rifai, il segretario generale dell’Omt, l’organizzazione internazionale leader del sistema delle Nazioni Unite in materia di viaggi e turismo. «Nonostante le sfide geopolitiche ed economiche – ha aggiunto Rifai – il numero degli arrivi di turisti internazionali è aumentato del 5 per cento su base annua dal 2010, una ten-

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denza che si è tradotta in una ripresa dell’economia, dell’occupazione e delle esportazioni». Fino a oggi, i dati riflettono le previsioni elaborate dall’Omt all’inizio dell’anno: per tutto l’esercizio 2014, gli arrivi internazionali dovrebbero crescere dal 4 al 4,5 per cento nel mondo, superando la previsione a lungo termine fissata dall’organizzazione per il 3,8 per cento su base annua nel periodo 2010-2020. FOCUS DESTINAZIONI L’America del nord, del centro e del sud, insieme al Messico, hanno registrato un incremento di turisti stranieri del 6 per cento, mentre i Caraibi del 5. Per quanto riguarda il Sud America, i Mondiali di calcio in Brasile hanno favorito l’andamento della zona: il fatturato generato dal turismo internazionale ha segnalato un incremento del 10 per cento nei primi mesi dell’anno, con un picco corrispondente alla manifestazione. Il trend da anni positivo si conferma nei primi mesi del 2014 in Asia Pacifico, nello specifico nell’Asia del Sud (+8 per cento di arrivi) e in quella del Nord (+7). Questa regione può beneficiare di una crescita economica sostenuta, di un flusso continuo di investimenti in infrastrutture e di misure più morbide sulla concessione dei visti. L’Europa (+5 per cento) si conferma il continente più visitato al mondo, mantenendo il trend incoraggiante del 2013 grazie alle per-

formance dell’Europa del Nord (+8 per cento) e di quella mediterranea (+7). Il numero di turisti internazionali aumenta del 3 per cento in Africa, consolidando la ripresa dei flussi nell’Africa del Nord (+4 per cento). Tuttavia, questi dati potrebbero facilmente risentire dell’epidemia di Ebola e delle paure legate alla propagazione del virus che potrebbero limitare i viaggi verso il continente africano. Per quanto riguarda il Medio Oriente, si stima che gli arrivi di turisti internazionali siano diminuiti del 4 per cento; una cifra da valutare con prudenza, avendo a disposizione dati piuttosto limitati per questi territori. SPESA TURISTICA In base al report diffuso dall’Omt relativo al primo semestre 2014, prosegue il rialzo della spesa turistica nei Paesi a economia avanzata. La spesa turistica è aumentata per italiani e australiani (+8 e +7 per cento), mentre per gli americani l’in-

4,6% Turismo mondiale Gli arrivi internazionali sono aumentati nei primi sei mesi del 2014, in base all’ultimo barometro dell’Unwto

cremento si attesta al 5 per cento. I numeri relativi a Francia e Canada mostrano un aumento del 3 per cento. Nei mercati emergenti rallenta, invece, la spesa turistica: +16 per cento per la Cina contro il +26 per cento del 2013 e solo +4 per i russi rispetto al balzo del 25 per cento dello scorso anno. In occasione della Giornata mondiale del turismo, istituita proprio dall’Omt e celebrata il 27 settembre scorso, si è posto l’accento sul rapporto tra turismo e sviluppo comunitario; il segretario generale dell’Onu Ban Kimoon ha sottolineato come «la capacità del turismo di strappare le persone dalla povertà, promuovere l’emancipazione di genere e contribuire a proteggere l’ambiente» lo abbia reso uno «strumento essenziale per raggiungere un cambiamento positivo nelle comunità di tutto il mondo». ■ Francesca Druidi

Taleb Rifai, segretario generale del World Tourism Organization (Unwto)


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Bit 2015

Le nuove frontiere del turismo Dal 12 al 14 febbraio torna la fiera punto di riferimento in Italia per il turismo. L’edizione 2015 della Bit rinnova la formula espositiva e guarda al luxury e alle nuove tecnologie enerare nuove opportunità di business. Questo l’obiettivo di Bit – Borsa Internazionale del Turismo, in programma dal 12 al 14 febbraio 2015 a Fieramilano, che si rinnova, al suo 35esimo anno di attività, con un nuovo concept espositivo più trasversale, organizzato per settori merceologici e non più semplicemente per destinazioni geografiche, articolato in quattro aree: leisure, mice, luxury e digital. Oltre 2mila espositori provenienti da 100 paesi avranno l’opportunità di incontrare oltre 1500 buyer italiani e internazionali, consolidando la vocazione della Bit a primo marketplace tra domanda e offerta attraverso l’inclusione nel pacchetto espositivo di incontri prefissati direttamente presso gli stand. Cresce, rispetto al 2014, il nu-

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mero dei buyer, in arrivo da oltre 70 paesi. Tra i più rappresentati ci sono i paesi Bric, gli Stati Uniti e il Vecchio Continente guidato da Regno Unito, Francia, Germania, Austria e Paesi Bassi. SPAZIO ITALIA Nel 2015 per l’Italia, e per Milano, scatta l’ora dell’Expo, la tanto attesa vetrina per riaffermare sul palcoscenico mondiale le eccellenze del nostro Paese. In quest’ottica, assume ancora più importanza lo spazio destinato a promuovere il turismo culturale ed enogastronomico nella sezione Italia dell’area leisure. Sempre la sezione Italy (pad.11), nella giornata di apertura al pubblico di sabato 14 febbraio, accoglierà l’iniziativa “Destination Sport”, un nuovo spazio espositivo interattivo realizzato in collaborazione con Decathlon Italia e con le regioni. In questo ambiente, i visitatori potranno scoprire le destinazioni italiane all’avanguardia per il turismo sportivo, partecipando a dimostrazioni di alcune specialità (dal trekking all’alpinismo, dal ciclismo su strada al golf fino allo snowboarding) con esperti e testimonial. Oggi, oltre 12 milioni di turisti viaggiano almeno una volta all’anno per praticare un’attività

LA BIT RINNOVA LA FORMULA

Il nuovo concept espositivo sarà più trasversale, organizzato per se�ori merceologici

sportiva e il 78 per cento di loro sceglie l’Italia (in particolare Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia). La Bit ha deciso di non sottovalutare questa tendenza. «Il turismo legato alle passioni personali è in costante crescita – commenta Cristina Tasselli, exhibition manager di Bit – e tra queste lo sport è di gran lunga la più forte, con il 61 per cento di preferenze. Un fenomeno che la nuova Bit ha colto immediatamente e che interpreta, in coerenza con il nuovo concept focalizzato sui segmenti di business, sia nel suo valore esperienziale per i viaggiatori, sia come grande opportunità di sviluppare una promettente nicchia di mercato, in particolare per gli operatori di dimensioni minori». LUXURY WORLD In Cina, India, Russia e Brasile, il segmento del lusso non conosce crisi, anzi, registra una crescita a doppia cifra e per questi paesi l’Italia resta tra le mete preferite. In base ai dati dell’Osservatorio Bit, il turista di lusso si concede in media 4 viaggi all’anno; un numero destinato a salire – in alcuni mercati – se si considerano gli short break. Facile allora intuire il ventaglio di opportunità offerte da questo settore; per questo, la Bit potenzia l’offerta espositiva con il club d’eccellenza Luxury World, uno spazio adeguato per atmosfera e layout a cui si può accedere solo tramite invito. Hotel 5 stelle e di categoria superiore, dimore di pregio, boutique hotel e Spa resort, avranno occasioni per fare business matching con modalità appropriate ad un’offerta di alta gamma. CONDIVISIONE Altra grande novità è l’area Digital World che affiancherà player consolidati e start-up, approfondendo nella Digital Arena alcuni dei temi più attuali, alla luce dell’impatto sempre più determinante delle


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Esperienza Lombardia La Regione, come spiega l’assessore Mauro Parolini, lavora a una riforma che renda ancor più competitivo il sistema turistico lombardo. Oltre l’Expo rasformare i 20 milioni di visitatori attesi per Expo 2015 in effettivi turisti per la Lombardia. Un obiettivo che richiede nuove strategie e un rinnovato modello di offerta turistica. Ne parla Mauro Parolini, assessore regionale al Commercio e turismo, commentando la nuova edizione della Borsa internazionale del Turismo di Milano, prima importante vetrina del made in Lombardy turistico. Cosa rappresenta la Bit per il turismo lombardo, soprattutto nel 2015 in ottica Expo? «Bit 2015 è un appuntamento importante che quest’anno ha saputo rinnovarsi sulla base delle più moderne tendenze del mercato turistico, puntando in modo particolare sull’internazionalizzazione dell’offerta, sull’organizzazione dei prodotti turistici secondo nuove categorie legate al concetto di esperienza e non più di destinazione. Regione Lombardia sarà presente con iniziative specifiche rivolte ai buyer internazionali che stiamo definendo. Per quanto riguarda Expo, a febbraio 2015 molti giochi saranno già stati perlopiù fatti, soprattutto per quanto riguarda i grandi tour operator, ma servirà per un ulteriore scatto in avanti sulle presenze da maggio a ottobre a Milano. E poi sarà fondamentale per le stagioni a venire: potremo dire di aver vinto la partita di Expo, se la grande vetrina dell’Esposizione universale servirà a far tornare i turisti a Milano e in Lombardia nei prossimi anni». È in cantiere una riforma regionale del settore turistico che tenga conto della digitalizzazione e dell’apertura verso i mercati emergenti. Quali i punti cardine sui quali intervenire? «Stiamo lavorando molto intensamente sulla riforma delle regole e degli strumenti di promozione di un settore, quello turistico, estremamente dinamico e in conti-

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nuove tecnologie sull’esperienza di acquisto dei prodotti turistici. L’edizione 2015 della Bit terrà poi a battesimo il primo Congresso annuale del turismo, moderato da Gianni Riotta de la Stampa e da William Ridgers dell’Economist. In esclusiva per Bit2015, Chris Fair della società di consulenza Resonance Consultancy, presenterà una ricerca sulle nuove tendenze del turismo e sui segmenti più promettenti, quali il lusso, lo shopping, il gay&lesbian, per conquistare nuovi target. Una seconda ricerca di “Think with Bit”, il think-tank della Borsa del turismo, sarà dedicata al “Viaggio nel lusso made in Italy”. La condivisione con la community del turismo identifica un ulteriore fattore strategico della manifestazione. «Agli operatori e agenti che hanno ormai assimilato il salto verso l’e-tourism – afferma Cristina Tasselli – occorrono suggerimenti e un supporto efficace per sviluppare strategie innovative. Bit2015 vuole offrire strumenti che li aiutino a sviluppare nuove nicchie di mercato o valorizzare al meglio quelle esistenti». Se nella scorsa edizione oltre 3.600 operatori hanno partecipato a più di 70 eventi, nel 2015 l’accesso a queste competenze verrà facilitato dalla concentrazione degli appuntamenti su un numero ristretto di convegni di altissimo profilo. A questi si aggiungerà un ricco palinsesto di appuntamenti, organizzati da espositori e associazioni di categoria. ■ Francesca Druidi

Mauro Parolini, assessore al Commercio, turismo e terziario di Regione Lombardia

LA RIFORMA DEL TURISMO

punta sull’a�ra�ività del territorio che deriva dall’integrazione tra turismo e commercio, cultura e ambiente


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 10

Bit 2015 La Valtellina e i piatti della memoria I piatti della tradizione enogastronomica valtellinese vengono serviti anche a Milano. L’Osteria I Valtellina apre le porte della sua baita e avvolge con un’atmosfera d’altri tempi

nua trasformazione. La riforma punta sull’attrattività del territorio, che non è fatta solo di turismo ma deriva dall’integrazione tra turismo e commercio, cultura e ambiente. Punteremo sull’innovazione tecnologica, sulla semplificazione, sulla valorizzazione del capitale umano attraverso la formazione delle persone che lavorano nel turismo. Per la prima volta, poi, si prevede una pianificazione strategica di durata triennale. La riforma mira anche a ottenere risorse adeguate per un settore che, da questo punto di vista, è sempre stato penalizzato. Oggi rappresenta una delle principali chiavi di sviluppo per il nostro Paese, e questo richiede investimenti seri, soprattutto per la promozione sui mercati internazionali».

Su quali segmenti modulare l’offerta turistica regionale? «In un mercato globale fortemente concorrenziale, di fronte a una domanda turistica sempre più qualificata, il punto di forza è necessariamente l’unicità, l’esclusività della propria offerta turistica. Per questo, abbiamo predisposto un nuovo posizionamento per il turismo che individua 9 macro aree: arte & cultura, enogastronomia e food experience, natura e green, sport e turismo attivo, fashion, design, artigianato & shopping, terme & benessere, musica, teatro & spettacolo, business, turismo religioso. A ognuna di queste corrisponde una vera e propria “esperienza” turistica, in grado di soddisfare le aspettative del visitatore». ■ Francesca Druidi

La cucina lombarda Dove trovarla? Nella trattoria di Marco Comini, che incurante delle mode non rinuncia a un menù classico e a una cucina fatta secondo i vecchi canoni a proposta culinaria si va uniformando a danno delle specificità locali. Fa eccezione la trattoria Al matarel di Marco Comini, mensa storica di Milano, in un duplice senso: perché esiste dal 1950 e perché conserva l’autentica cucina milanese e lombarda. Incurante delle mode, Comini non rinuncia a un menù classico quanto succulento: risotti, minestrone, tortelli, tagliatelle – pasta fresca di produzione propria – con funghi e tartufi. E ancora, ossobuco in gremolada, rustin ‘negaa, lumache in umido coi funghi, teste di funghi e, immancabili, cotoletta impanata e cassoeula. «Noi compriamo soltanto le materie prime – rivendica Comini –. Tutto il resto nasce nella nostra cucina, che sia un primo, un secondo o un dessert. Cuciniamo secondo i vecchi canoni: non abbiamo inventato niente, però proponiamo l’autenticità. Gli avventori lo sanno e per questo siedono alla nostra tavola e ritrovano ciò che ormai difficilmente si trova altrove. E non mancano i turisti stranieri, che vengono

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embra una baita di gran classe, calda, accogliente e arredata con mobili e oggetti d’epoca, quella che alle porte di Milano, ai bordi del Parco Forlanini, come d’incanto, conduce i propri ospiti in Valtellina. E lo fa attraverso la cucina della memoria e della tradizione valtellinese. All’Osteria I Valtellina, gli ospiti possono mangiare, in estate, in un bellissimo giardino curato con attenzione e amorevole dedizione, e, in inverno, nell’ampia sala dai tavoli rotondi e distanziati, dove a fare da padrona è una stufa d’altri tempi, capace di ricreare quell’atmosfera magica e accogliente che si scopre nelle tipiche baite di montagna. La selezione continua delle materie prime, un’esperienza smisurata e una passione genuina nel preparare i piatti a mano e sempre al momento, rendono ancora più rilassante e apprezzabile il pranzo o la cena degustati nell’Osteria I Valtellina. Dalle specialità di montagna, ai piatti tipici lombardi, dai salumi attentamente selezionati alle verdure coltivate nell’orto della taverna, le pietanze che l’osteria mette in tavola sono tutte accomunate da gusti decisi, freschi, sani e genuini, e sanno conquistare anche i palati più golosi e raffinati. A pizzoccheri, polenta taragna e tzigoiner si affiancano risotti e paste fresche, ripiene e non. Tra questi primi piatti, quelli più serviti nella stagione fredda sono il risotto con fonduta di bitto, zucca e porri; mentre nella bella stagione trova una grande richiesta il risotto al sottobosco, con funghi e bacche, una vera sorpresa sia come gusto e sapori sia come

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presentazione della pietanza. A primi corposi e raffinati, scelti a seconda delle voglie di ciascun ospite, seguono secondi piatti composti da carni e funghi, naturalmente sempre serviti nella stagione adatta. Ma sono in tanti, anche, a richiedere i prodotti tipici della valle, tra cui la bresaola, le slinzeghe, i salamini di cervo e asino e il “violino” di capra, ovvero una sorta di prosciuttino dal sapore molto marcato e particolare. Per finire, l’osteria propone una varietà di dolci rigorosamente fatti in casa, con ingredienti stagionali e quindi sempre diversi a seconda del periodo dell’anno. Un buon suggerimento, infine, per chi varca la soglia di questa casa di campagna milanese, immersa però in un’atmosfera e in un ambiente del tutto valtellinesi, è quello di essere curiosi e chiedere se c’è qualche piatto fuori lista che vale la pena assaggiare: molto spesso, infatti, lo chef della taverna si lascia ispirare dagli ingredienti che trova sul mercato, creando di giorno in giorno piatti nuovi e gustosissimi. ■ Emanuela Caruso

La tra�oria Al matarel, di Marco Comini, si trova a Milano in zona Brera - almatarel@libero.it

a conoscere i sapori milanesi». Fra i clienti abituali dell’Al matarel, da sempre, ci sono politici, industriali, artisti e una nutrita schiera di giornalisti. «A questi personaggi si affianca il grande pubblico, dato che, anche se la frequentazione è illustre, i prezzi sono accessibili e paragonabili a quelli di una buona trattoria». ■ Marco Valerio Messala L’Osteria I Valtellina si trova a Milano www.ivaltellina.it


Viaggio in Italia Pag. 11 • Dicembre 2014

Nel castello mai espugnato Una fortezza medioevale incastonata tra le Alpi, in un magnifico stato di conservazione. È il castello di Pavone, ora attrazione turistica dall’aura fiabesca che costituisce anche un notevole centro d’interesse enogastronomico considerato uno dei più belli d’Italia. Di certo, il castello di Pavone può vantare una conservazione straordinaria che, unita alla posizione privilegiata, ne fa un’attrazione turistica di grande portata. Siamo in Piemonte, alle porte di Ivrea (TO), con una spettacolare vista sulle Alpi. Oggi la fortezza medievale costruita nell’859 ospita un hotel a quattro stelle, ristorante e centro congressi. «Tutte queste strutture – dice la titolare Barbara Laner – sono ospitate all’interno della robusta cinta muraria che domina il borgo. Dentro le mura dal forte impatto scenografico si possono ammirare l’emozionante Cortile Nobile e l’antico pozzo in pietra scolpita, poi sale e saloni di rara

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Bellezza e il parco interno che ospita la mistica chiesetta di San Pietro costruita nello stesso anno». Glorioso maniero, proprietà e dominio di casate diverse, come Ottone, Re Arduino, Savoia e importante feudo vescovile, alla fine del 1800 venne sapientemente restaurato, salvato dal degrado e riportato agli antichi splendori dall’opera di Alfredo d’Andrade. «L’interno – continua Laner – conserva magnifiche stanze affrescate, impreziosite da immagini zoomorfe, simboli araldici e paesaggi, per una suggestiva atmosfera di dimora aristocratica medioevale di lusso e prestigio, ricca di fasti, battaglie, amori, conquiste e curiose leggende. Un castello fortunato, non solo per la sua conservazione: non fu mai espugnato». Il fascino della

IL CASTELLO

Dentro le mura dal forte impatto scenografico si possono ammirare il Cortile Nobile e l’antico pozzo in pietra scolpita

Il Castello di Pavone si trova a Pavone Canavese (TO) - www.castellodipavone.com

location lo rende un luogo ideale per incontri e ricevimenti. «In questo Castello nulla è improvvisato – afferma Laner – o lasciato al caso e gli incontri qui organizzati hanno vantaggi che solo il prestigio, la funzionalità e il fascino di questo ambiente possono offrire. Il ristorante, per esempio, è ben citato nelle guide nazionali e internazionali e può ospitare fino a 400 commensali. La cucina è di eccellente qualità e cura, con una carta dei vini selezionata. L’eleganza degli ambienti e degli arredi è di un’accurata e indimenticabile bellezza. Il Castello di Pavone ha recentemente vinto il premio come miglior ristorante di Torino e provincia, sulla base di 23.000 recensioni analizzate dalla piattaforma TrustYou. Ma il piacere e il calore che il Castello trasmette vengono maggiormente assaporati nel momento in cui si chiude la porta della propria camera. Il nostro Hotel dispone di 27 camere, tutte dotate delle migliori comodità, quali bagno privato, aria condizionata, minibar, cassetta di sicurezza, asciugacapelli, Tv satellitare, set di cortesia e WIFI gratuito. Tutte le camere

UN MATRIMONIO DA FIABA Lo scenario fiabesco del Castello di Pavone, in provincia di Torino, costituisce il contesto ideale per rendere indimenticabile un matrimonio. Così da lasciare gli invitati con il naso all’insù, come spiega la titolare Barbara Laner. «Al Castello di Pavone, da più di vent’anni vengono festeggiati con soddisfazione e successo decine e decine di matrimoni l’anno, poiché la nostra esperienza e staff garantiscono una puntuale e dettagliata organizzazione. Tutto è curato nei minimi particolari, dall’ambiente alla scenografia, dalle portate alle decorazioni, così da offrire e garantire il massimo dello stile, dell’eleganza e dell’efficienza e rendere incancellabili i momenti più impor-

tanti della vita. Diverse sono le sale, di svariate dimensioni, allestite con gli arredi e i decori del Castello, per accogliere fino a 400 ospiti. Per chi preferisce la suggestione del verde e il contatto con la natura, il Castello offre il famoso Parco delle Rose entro le maestose mura. Offriamo la possibilità di composizioni floreali personalizzate a ogni tavolo, un menu stampato sull’elegante cartellina del Castello e personalizzato con dedica agli sposi, musica di sottofondo in filodiffusione sia negli ambienti interni che esterni. E poi, il contesto si presta ad ambientazioni suggestive e panoramiche per riprese video e animazioni a tema storico o fantastico».

sono decorate con affreschi o quadri, e arredi in stile, confortevolmente romantiche, fra le quali ci sono 4 fantastiche Suite e 2 Super Suite». Raggiungere il castello, poi, semplicissimo. «Impossibile sbagliarsi – dice Laner –. Il Castello di Pavone è situato sulla collinetta a dominio del paese di Pavone Canavese, a non più di 400 metri dal casello autostradale di Ivrea sull’autostrada Torino-Aosta». ■ Renato Ferretti


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 12

Mercatini di Natale

Benvenuti al Mercatino dei popoli In Trentino Alto Adige i mercatini natalizi sono numerosissimi, per questo è fondamentale differenziarsi. Rovereto ha deciso di puntare su ciò che più la rappresenta: la fratellanza l Natale dei popoli, il cuore pulsante del tradizionale mercatino di Rovereto, nasce nel 2009. Lo scopo, sin dalla prima edizione, è stato volersi differenziare rispetto ad altri eventi natalizi, puntando su ciò che da sempre caratterizza questa città: la solidarietà, l'impegno al dialogo e alla fratellanza fra i popoli. Rovereto infatti si fregia – e lo sancisce un'apposita legge dello Stato – del titolo di “Città della Pace”. Qui, sul colle di Miravalle, suona ogni sera la Campana dei Caduti “Maria Dolens”, la più grande campana funzionante al mondo, realizzata all'indomani della Grande guerra con il bronzo dei cannoni donato dalle nazioni coinvolte. Non solo mercatino, dunque: ma anche eventi, spettacoli, iniziative concrete di solidarietà, ogni anno con un tema specifico, lo stesso che soggiace alla scelta delle nazioni ospiti. «Quest'anno, per il centenario della Grande guerra, abbiamo invitato alcune nazioni coinvolte in quell'immane tragedia», spiega il vicesindaco di Rovereto e assessore al turismo Gianpaolo Daicampi. Quali le manifestazioni collaterali al mercatino? «Il Natale dei popoli è una formula che pone il tema della solidarietà al centro del suo ricco programma. Accanto al mercatino perciò appaiono molte iniziative che costituiscono l’offerta principale della città. Per gustare meglio il clima natalizio, ci si può concedere uno spuntino o una merenda nei piccoli bistrot che fanno da cornice al Bosco delle meraviglie e scoprire le prelibatezze delle specialità tipiche trentine, altoatesine e austriache. All'interno di una grande tenda è dedicato uno spazio alle tante associazioni di volontariato impegnate in progetti di solidarietà. Fino all'Epifania, ogni giorno è scandito da spettacoli, concerti, incontri pubblici. Infine, una parte del centro storico è dedicata ai bambini e alle famiglie». Cosa rappresenta al meglio il mercatino di Rovereto? «L'icona principale del Natale dei popoli è di certo la bellissima colomba bianca, simbolo di pace, che campeggia in tutti i manifesti ufficiali dell'evento. Poi, l'oggetto che meglio rappresenta l'anima del mercatino, all'interno del programma del Natale dei popoli, è senz'altro una statuina del presepe: ve ne sono decine, disseminate in tutta la città, alcune anche assai pre-

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Alcune immagini del Mercatino dei Popoli e il vicesindaco di Rovereto e assessore al turismo Gianpaolo Daicampi

SOLIDARIETÀ

Qui la differenza è il messaggio di pace, di solidarietà, di dialogo fra i popoli che da sempre è cara�eristico di questa ci�à ziose e rare, prestate da collezionisti. Per quanto riguarda il versante food, ecco lo strudel di mele, il dolce tipico di tutto il Trentino. Ma anche i Probusti, una varietà di wurstel che si realizza artigianalmente solo ed esclusivamente a Rovereto». Le differenze maggiori tra il vostro mercatino e i tanti presenti in Trentino Alto Adige? «Come abbiamo visto, la cornice complessiva in cui si inserisce il mercatino di Rovereto, vale a dire il Natale dei popoli, è unica nel panorama locale e non solo. Quello che marca la differenza è l'equilibrio fra l'aspetto turistico e commerciale, che è proprio dei tradizionali mercatini di Natale, e il messaggio di pace, di solidarietà, di dialogo fra i po-

poli che da sempre è caratteristico di questa città. In questo quadro generale, lo stesso mercatino si differenzia per un’attenzione molto forte alla valorizzazione dell'artigianato locale. E per la presenza di alcuni stand delle nazioni europee ospiti del Natale dei popoli: un'offerta esclusiva del mercatino di Rovereto. Chi visita il Natale dei popoli di Rovereto rimane molto colpito per l'atmosfera che si respira». Qual è l’identikit degli espositori del vostro mercatino e come procedete nell’organizzazione di questa importante manifestazione? «Gli espositori sono in prevalenza locali. Sono soprattutto artigiani: molti offrono bellissimi prodotti realizzati con materiali riutilizzati, accanto naturalmente agli stand dell'oggettistica natalizia locale, all'oggettistica da regalo, alla gastronomia tipica di queste zone. La richiesta è in costante aumento, proprio perché gli stessi espositori si rendono conto dell'unicità della formula di Rovereto, che richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori da ogni parte d'Italia. L'organizzazione di tutto questo, affidata a un Consorzio “Rovereto InCentro” che associa oltre un centinaio di commercianti del centro cittadino, ha inizio molti mesi prima, già dalla primavera, per poter confezionare una proposta che – oltre al Mercatino – vada ad animare la città per oltre un mese e mezzo, da fine novembre all'Epifania». ■ Teresa Bellemo


Viaggio in Italia Pag. 13 • Dicembre 2014

Una tradizione che si rinnova L’immancabile giro tra le bancarelle addobbate a festa delle piazze è un appuntamento che attrae sempre più turisti in Trentino Alto Adige. Davide Moroni ne racconta storia e curiosità

Si accendono gli alberi di Natale I numeri crescono anno dopo anno: quello dei mercatini natalizi dell’Alto Adige è sempre più un vero e proprio fenomeno. E anche il 2014 segna un record di visitatori onostante la neve poco abbondante e gli impianti chiusi, durante i weekend dell’Immacolata in decine di migliaia hanno raggiunto le ormai tipiche tappe dei giorni dell’Avvento. Solo a Merano nella tre giorni dell’Immacolata sono arrivati migliaia di pullman e camper. È con il sindaco della seconda città altoatesina, Günther Januth, che parliamo di questa manifestazione che ogni anno non perde occasione di rilanciare senza però mai slegarsi dalla tradizione. Non a caso il souvenir del mercatino di Merano non può che essere «uno dei bellissimi addobbi natalizi che si trovano tra le bancarelle. Oppure una statuina di legno intagliato. O, perché no, anche qualche prelibatezza gastronomica, come lo speck o il pane dell’Alto Adige». Molti artisti come Dalla, Fiorucci, Roversi hanno collaborato con il mercatino di Merano. «Gli artisti sono coinvolti nel progetto “Alberi di Natale Merano – Collezione 2014”, ideato e curato dalla designer bolognese Laura Villani. Ognuno di loro ha ideato le decorazioni di vari alberi che sono esposti attualmente lungo tutto il centro storico di Merano. In poche parole hanno donato alla città di Merano le proprie idee artistiche per andare ad arricchire culturalmente e artisticamente il periodo caratterizzato dai Mercatini di Natale». Come mai avete scelto di declinare una serie di eventi in chiave green? «Sono diversi anni che con Alto Adige Marketing e gli altri mercatini originali dell’Alto Adige si lavora in chiave green. Negli scorsi anni sono state adottate nu-

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Il sindaco di Merano Günther Januth

merose misure ecosostenibili come la raccolta differenziata dei rifiuti, il risparmio energetico e gli incentivi alla mobilità sostenibile. Tutto questo ha portato a raggiungere nel 2014 la certificazione ufficiale di “Green event”. Siamo convinti che questa sia la direzione giusta che garantirà nel tempo una maggiore qualità della nostra manifestazione». Se dovesse scegliere, quali prenderebbe a icone del Mercatino di Merano? «Direi tutti i prodotti tipici locali: lo speck, il pane, le marmellate, l’artigianato locale di qualità. Insomma tutto il made in Südtirol». Cosa differenzia il vostro rispetto ai tanti mercatini presenti in Trentino Alto Adige e nel Sudtirol? «Sicuramente la location suggestiva: lungo il fiume, con la splendida facciata del Kurhaus che fa da sfondo e rende l’atmosfera assolutamente magica. E poi l’attenzione e la cura ad ogni minimo dettaglio». ■ Teresa Bellemo

l periodo natalizio in tutta Europa è scandito dai tradizionali mercatini che aprono i battenti circa un mese prima di Natale nelle piazze di alcune città e cittadine, offrendo specialità enogastronomiche e artigianali. In Italia è il Trentino Alto Adige la patria di questi appuntamenti che attirano ogni anno sempre più turisti, anche nei più piccoli paesi, grazie alla varietà di prodotti, spettacoli e animazione. Ed è proprio la portata scenica di ogni mercatino a incuriosire i visitatori. «Quelli altoatesini – spiega Davide Moroni, autore di diverse guide turistiche che ha avuto modo di visitare e conoscere i principali mercatini europei – hanno inevitabilmente una matrice più germanica di quelli trentini, non solo per il tipo di decorazioni, ma anche per la varietà dei prodotti offerti». Dove è nata la tradizione dei mercatini natalizi? «Occorre fare una premessa: buona parte dell’estetica e della ritualità del Natale in realtà ha ereditato la tradizione di celebrare San Nicola il 6 dicembre: all’iconografia del santo si ispira lo stesso Babbo Natale. Quindi, le tracce più antiche di questa tradizione - che risale addirittura a fine '400 - si ritrovano in Germania: quello di Norimberga è considerato il mercato più antico. Non è un caso, quindi, che i più caratteristici in Italia siano quelli delle Dolomiti e, in particolare, dell’Alto Adige. Va comunque precisato che esiste un altro filone, quello legato ai presepi, dove invece è l'Italia centro-meridionale a vantare una primogenitura». In Trentino Alto Adige ormai ogni località ha il suo mercatino. Quali sono

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i più antichi e quali caratteristiche li differenziano? «La tradizione più antica è sicuramente quella dell’Alto Adige, in particolare di Bolzano e Merano. Il capoluogo ha inaugurato una tradizione che inizialmente era rigorosamente limitata al periodo dell'evento, e quindi terminava il 23 o il 24 dicembre. Merano, invece, ha inaugurato la consuetudine di proseguire fino all’Epifania (in Alto Adige la befana non esiste ma si celebrano i re Magi, ndr). A queste due località negli anni si sono aggiunte Bressanone, Vipiteno, Trento, Levico Terme, Arco, Rovereto e una miriade di piccoli centri. Accanto alle diverse specialità gastronomiche, va ricordata la vasta produzione di creme e oli cosmetici o salutisti estratti da erbe e principi vegetali. Inoltre, a Bolzano ogni anno vengono messe in vendita la tazza e la palla di Natale di quella specifica edizione, oggetto ovviamente di collezionismo». ■ N.M.M.


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 14

Mercatini di Natale

Mercatino made in Brunico l mercatino di Natale è solo una delle tante attrazioni del periodo natalizio a Brunico. L’atmosfera infatti si riscalda ogni giorno grazie a concerti, spettacoli teatrali ed eventi speciali che le tante associazioni offrono nel periodo d’Avvento. È così che sia i cittadini sia gli ospiti possono godere appieno dell’atmosfera del Natale. «Per noi è importante riuscire a trasmettere un’atmosfera accogliente e familiare che ricorda come veniva celebrato il Natale in passato» sottolinea Roland Griessmair, sindaco della città del Sudtirol. Non si tratta dunque di illuminazioni più belle, dell’albero di Natale più grande o delle decorazioni più preziose, il Natale, per Brunico, è un momento di riflessione e raccoglimento. Un esempio è dato dai corsi che si tengono prima di Natale al mercatino, durante i quali è possibile imparare a cucinare con le proprie mani alcuni piatti tipici della cucina tirolese, come ad esempio quello per imparare a fare lo Zelten, un dolce a base di frutta secca e noci che si prepara appunto nel periodo natalizio. «I partecipanti apprezzano molto questi corsi e sono felici di portare a casa la ricetta per preparare questa prelibatezza». Il corteo tradizionale dei Krampus è un’attrazione molto caratteristica. Cosa rappresenta per la vostra città? «Ogni due anni a Brunico si tiene la tradizionale sfilata dei Krampus. Anche quest'anno oltre 400 Krampus sfileranno per il centro di Brunico, facendo rivivere antiche tradizioni. La sfilata è una tradizione che risale al 17simo secolo ed era originariamente diffusa in tutto l'impero asburgico, ma fu vietata durante il periodo dell'Inquisizione: all’epoca, vestirsi con queste maschera dall’aspetto diabolico, era punibile con la morte.

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L’usanza di San Nicolò, invece, arriva dai monasteri. Il Santo visitava i bambini accompagnato dai Krampus, premiandoli se erano stati bravi e consegnandoli ai Krampus se erano stati cattivi. A Brunico arriveranno per la sfilata oltre 35 gruppi di Krampus provenienti da tutta la regione alpina e molti indosseranno costumi intagliati a mano ereditati dai loro nonni». Cosa deve assolutamente acquistare un visitatore come souvenir del mercatino di Brunico? «Il nostro mercatino di Natale offre quasi esclusivamente prodotti regionali e tipici, per questo raccomandiamo in particolare l'acquisto di speck e salsicce, la tipica grappa dell’Alto Adige, il formaggio di produzione propria e i piatti tipici da gustare in loco come le patate della Pusteria al cartoccio, i Tirtlan o i Plattlan con i crauti». Quali le icone del mercatino di Brunico? «Dal punto di vista gastronomico, senza dubbio le buonissime patate della val Pusteria al cartoccio, cucinate sul momento sono davvero ottime! Un altro simbolo del nostro mercatino è la sua porta d’ingresso. Qui i visitatori sono accolti e ricevono informazioni su come si viveva tradizionalmente il periodo delle feste a Brunico grazie a un personaggio, nonna Clara, che racconta al nipote come si celebrava un tempo il Natale. Vorrei ricordare, inoltre, il padiglione natalizio allestito al parco Tschurtschenthaler. Nel padiglione di legno si possono ammirare dal vivo dimostrazioni di antichi mestieri e due aziende tradizionali di Brunico offrono i loro prodotti: il lanificio Moessmer e la tessitura artistica Ulbrich». Cosa differenzia il vostro rispetto ai

La maggior parte degli stand viene proprio dal paese o dalle zone limitrofe. Solo così si può garantire un’atmosfera autentica e vicina al Natale di un tempo

NONNA CLARA

È all’ingresso e accoglie i visitatori spiegando loro come si viveva tradizionalmente il Natale a Brunico tanti mercatini presenti in Trentino Alto Adige? «A Brunico abbiamo voluto dare risalto a un ambiente semplice e familiare. Come già accennato, i visitatori potranno farsi un'idea di come fosse il Natale un tempo ed entrare appieno nel vero spirito del Natale con prodotti originali e dal grande valore. Diamo, inoltre, molta importanza a un’organizzazione sostenibile dell’evento. Per la seconda volta, il mercatino di Natale di Brunico vanta anche quest’anno la cer-

Roland Griessmair, il sindaco della ci�à di Brunico

tificazione “Green event”. Ciò significa particolare attenzione per l'ambiente, una particolare attenzione alle regole della raccolta differenziata e una maggiore efficienza energetica per l'operatore e il fornitore del servizio. Tutta l’illuminazione del mercatino è stata commutata a Led con un risparmio energetico di oltre il 70 per cento». Qual è l’identikit degli espositori del vostro mercatino? C’è molta richiesta? Come e quando vi organizzate? «La maggior parte degli espositori provengono dalla val Pusteria e da Brunico. Questo è molto importante per noi e permette ai visitatori di conoscere i produttori locali e gli imprenditori della zona ed è possibile verificare di persona che la maggior parte dell'offerta è regionale. Il Marketing città di Brunico, in qualità di organizzatore, riceve ogni anno molte richieste di partecipazione al mercatino. È importante, però, per fare una buona scelta, seguire alcuni semplici criteri di selezione: prodotti autentici, decorazioni di qualità, raccolta differenziata dei rifiuti. L'organizzazione del mercatino di Natale dell’anno successivo inizia subito dopo la fine del mercatino in corso. Le azioni pubblicitarie iniziano a maggio, la selezione degli stand partecipanti avviene a giugno e nel corso dell’intero anno si pensa sempre a novità e migliorie, si può dire che i lavori per il mercatino non finiscono mai!». ■ Teresa Bellemo


Viaggio in Italia Pag. 15 • Dicembre 2014

APPLICAZIONI CREATIVE Personalizzare qualsiasi oggetto con le nuove tecnologie digitali. Uno spazio in cui visionare le miriadi di applicazioni che possono nascere da un’idea Fondere l’arte del grafico-stampatore – quindi manualità e creatività – con le potenzialità delle nuove tecnologie. Per far conoscere il mondo della grafica e della stampa anche ai privati. È questo il compito di Fe Shop, reparto di Fe Group – presente da 30 anni e forte nel settore del packaging – che si rivolge solo al target B2c. «L’obiettivo – illustra Cristina Fedrizzi, del direttivo del reparto – è rendere unico ogni oggetto del cliente. E, nel prossimo futuro, promuovere corsi di formazione per la manualità e la tecnologia, in modo che ogni persona possa creare da sé dei pezzi unici». Dunque Fe Shop è un negozio di prodotti completamente personalizzabili, dove regnano la creatività e le idee. «Lavoriamo su numerosi prodotti – anche già posseduti dal cliente –, come fotoquadri, fotolibri e cornici fotografiche, gadget personalizzabili come tazze e cuscini, fino ai prodotti all’ultima moda, come le cover per tablet e smartphone. Tutti rigorosamente personalizzabili con immagini, foto, scritte o composizioni creative». Fe Shop realizza naturalmente anche prodotti a stampa più tradizionali, come biglietti da

www.fegroup.it - www.feshop.it

visita, calendari, carta intestata, packaging particolari e figure tridimensionali in cartone o in altro materiale cartotecnico. «Oltre allo showroom di Bolzano, offriamo i nostri prodotti e servizi attraverso il sito Internet. Lo spazio dello showroom, però, nasce soprattutto come ambiente in cui visionare e toccare con mano prodotti campione e scoprire, col supporto dello staff, le miriadi di applicazioni creative che possono nascere da un’idea». ■ V.D.

L’ospitalità di Lenka e Christian Pircher, famoso per essere il più giovane cuoco stellato dell’Alto Adige. E una vista panoramica sulla val d’Adige

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L’hotel Kirchsteiger si trova a Lana (BZ) www.kirchsteiger.com

Ritrovare uno stato di bellezza e vitalità. Angelika Schmid suggerisce una sosta rigenerante presso la pluripremiata Villa Eden Leading Health Spa di Merano, in Alto Adige

Fe Group Srl ha sede a Bolzano

L’Alto Adige nel piatto na stube tipica, tutta di legno, un ambiente di classe, di tono raccolto e con servizio curato. Si presenta così l’hotel Kirchsteiger di Lenka e Christian Pircher. La struttura sorge a Foiana, nel comune di Lana, in provincia di Bolzano, località circonda-

Un lusso familiare

ta dal bosco e da alberi di mele, a una quota di 750 metri con vista panoramica sulla val d’Adige. «La nostra – racconta Christian Pircher, in qualità di più giovane cuoco stellato dell’Alto Adige – è una cucina tradizionale, creativa, moderna e raffinata, con grande attenzione alle materie prime, in particolare a tutto ciò che di meglio può dare il territorio». L’hotel ospita non uno, ma due ristoranti: la Stube Osteria e la Stube del Buongustaio. «Oltre al menù à la carte, che delizieranno il vostro palato con piatti raffinati della cucina mediterranea o tradizionale – tutti preparati con prodotti assolutamente freschi e pregiati della regione –, vengono proposti anche menù a degustazione di quattro o sei portate». Ad accompagnare egregiamente il pasto, contribuisce la cantina curata da Lenka, che raccoglie oltre 300 etichette di vini selezionati. «Siamo aperti tutto l’anno perché in tutte le stagioni questa terra ha qualcosa da offrire: armonia, riposo e sogni a occhi aperti». ■ V.G.

Villa Eden Leading Health Spa ha sede a Merano (BZ) - www.villa-eden.com

armonia fra corpo-mente-anima è fondamentale per sentirsi in forma. Nella splendida cornice altoatesina di Merano, la pluripremiata Villa Eden Leading Health Spa perfeziona la sua filosofia di “lusso familiare”, dando la sensazione di ritrovarsi a casa, però con tutti i comfort di un albergo di classe, nonché gli elevati standard di un health resort fra i più prestigiosi in Europa. «Da oltre trent’anni – afferma la titolare Angelika Schmid – il nostro obiettivo è sempre lo stesso: far raggiungere agli ospiti grandi risultati, che consentiranno loro di mantenere un alto livello di qualità di vita, guadagnando in salute, benessere, vitalità e spirito. Se vogliamo che il nostro corpo sia un veicolo comodo per il nostro viaggio nella vita, dobbiamo prendercene cura e fare in modo che le tossine non prendano sopravento. Questo termine va inteso in senso ampio, non si tratta solo di “veleni” in senso stretto, ma anche di onde elettromagnetiche, emozioni negative. Oppure fattori di per sé innocui, ma che diventano tossici quando introdotti in quantità eccessiva – per esempio, un’alimentazione ipercalorica e ricca di grassi, povera di vitamine e minerali». Uno dei programmi di Villa Eden è dedicato proprio al calo-peso: lo scopo è ottenere un corpo in equilibrio e uno stile di vita sano

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grazie a corrette abitudini alimentari, movimento, disciplina, dedizione e conoscenza di ciò che il corpo, e non solo il nostro corpo, richiede. «Per far questo, naturalmente, va coinvolto anche lo spirito. Pensare positivo significa, innanzitutto, credere intensamente che ciascuno ha una dote, una qualità che aspetta solo di essere risvegliata. Ci affanniamo ogni giorno nella ricerca di ciò che può renderci felici, senza sapere che le risorse di cui abbiamo bisogno per realizzare tutti i nostri sogni albergano dentro di noi. Noi cerchiamo di far capire ai nostri ospiti che è possibile migliorare qualsiasi aspetto della propria esistenza attraverso un orientamento positivo alla vita, in quanto siamo noi che costruiamo e determiniamo il nostro futuro». Risultato ultimo dei percorsi di Villa Eden è il raggiungimento di uno stato di bellezza e vitalità. «La prima non va intesa solo come una mera espressione esteriore. La bellezza è l’espressione dello star bene con se stessi. Sentirsi belli facilita i rapporti interpersonali, è indispensabile per una vita sociale ed è importante per l’equilibrio psicologico. La vitalità, poi, è l’equilibrio armonico fra corpo e anima ed è una condizione indispensabile per la salute. Se sussiste tale armonica sinergia, l’individuo riuscirà ad affrontare con maggiore slancio tutte le pressioni interne ed esterne». ■ Vittoria Divaro


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 16

Alto Adige

Nella valle dei sentieri Tra terreni scoscesi Attività all’aria aperta, panorami mozzafiato, relax, benessere e buona cucina si incontrano nella Valle Isarco, a Villandro. Lukas Egger descrive le vacanze da sogno in Alto Adige

Lungo i quali si arrampicano piccoli vigneti e i viticoltori, insieme ai tralci, fino a 950 metri di altitudine. Armin Gratl racconta la valle Isarco La Cantina produ�ori Valle Isarco, società agricola cooperativa si trova a Chiusa (BZ) www.cantinavalleisarco.it www.eisacktalerkellerei.it

Il Granpanorama Hotel Stephanshof si trova a Villandro (BZ) - www.stephanshof.com

sul lato soleggiato della “valle dei sentieri”, la Valle Isarco, chiamata così perché attraversata da antichissimi percorsi che da secoli si inoltrano in boschi, vitigni e prati capaci di incantare chiunque, che sorge il paese di Villandro. Situato al centro, nel cuore pulsante, dell’Alto Adige, offre svariate attrazioni ed è capace di soddisfare qualsiasi necessità di svago e relax, anche grazie alle strutture ricettive di cui dispone. Tra queste il Granpanorama Hotel Stephanshof, un quattro stelle ideale per chi voglia passare una vacanza a contatto con la natura e dedicata al benessere. «Dal nostro albergo – commenta Lukas Egger, titolare dell’hotel – è possibile affrontare i numerosi itinerari escursionistici, bellissimi in estate a piedi o in mountain bike, e altrettanto magnifici in inverno, percorsi con le racchette da neve. Inoltre, tutte le principali città turistiche – Chiusa, Bressanone, Bolzano e Merano – si trovano nelle immediate vicinanze di Villandro e sono perciò facilmente raggiungibili. Agli amanti degli sci o dello snowboard, poi, offriamo un servizio navetta gratuito che porta i nostri ospiti presso i comprensori sciistici più rinomati delle Dolomiti. Alle svariate attività proposte affianchiamo la possibilità di godersi il meritato riposo in totale relax, nelle nostre camere e suite dotate di ogni con-

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fort e di balcone con vista panoramica sulle Dolomiti e sulla Valle Isarco». Lo Stephanshof è molto attento anche alle esigenze dei più golosi e, ogni mattina, prepara un grande buffet per la prima colazione, seguito da un buffet benessere pomeridiano in cui è possibile deliziare il palato con frutta, minestre, snack freddi altoatesini e tradizionali dolci fatti in casa. Il menu della sera, invece, prevede quattro portate a scelta, tra varie specialità altoatesine, servite a lume di candela. Per chi, poi, volesse dedicarsi al benessere del proprio corpo e rigenerare il proprio spirito, lo Stephanshof mette a disposizione un reparto spa. «Il nostro hotel – conclude Lukas Egger – dispone di una piscina coperta e di una all’aperto, di un solarium, di una Whirlpool, di una vasca Kneipp e di varie tipologie di sauna: alle erbe alpine, al pino mugo e all’aperto. Molto apprezzato è anche il centro benessere, dove poter ricevere massaggi, diversi trattamenti e bagni della prestigiosa linea di vinaccioli Vinoble. Un servizio particolare è stato, inoltre, pensato per le coppie, che potranno usufruire di un reparto benessere privato con sauna, Whirlpool e lettini d’acqua riservati. Grazie all’azione tonificante e benefica dell’acqua e di speciali tecniche di contrazione e distensione muscolare, i nostri ospiti potranno recuperare energia e tranquillità». ■ E.C.

aestose montagne, antichi masi, castelli e monasteri. Però anche villaggi, magnifici castagneti e soprattutto vigneti terrazzati, che con i loro ordinati muriccioli in pietra punteggiano lo scenario della valle Isarco, uno dei paesaggi naturali più suggestivi dell’Alto Adige. «La nostra gente – racconta Armin Gratl della Cantina produttori Valle Isarco, società agricola cooperativa con sede a Chiusa, in provincia di Bolzano – è abituata a lavorare terreni prevalentemente scoscesi, mantenendo e curando, fino a 950 metri di altitudine, vigneti

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anche di minuscole dimensioni. Ed è appunto e soprattutto questa specificità geomorfologica – che si traduce in specificità ampelografiche – che suscita rispetto e mantiene vivo l’attaccamento nei confr onti di una natura assolutamente unica». Rispondendo alle caratteristiche locali del terreno di coltura, i soci della cantina si sono specializzati nella produzione di vini bianchi. «Ogni anno produciamo circa un milione di bottiglie, per il 90 per cento vini bianchi. L’eleganza e il carattere di questi vini sono l’orgoglio dei viticoltori e gli autentici ambasciatori dell’eminenza vinicola della Valle Isarco». ■ V.G.


Viaggio in Italia Pag. 17 • DIcembre 2014

Colori, aromi e odori officinali Da piccola fattoria di montagna nel corso degli anni il maso si è trasformato in un paradiso biologico che merita di essere visitato, complici anche le Dolomiti che ne fanno una cornice ideale dare il via alla storia di Pflegerhof è stata un’idea pionieristica: coltivare erbe biologiche e deciderlo nel 1982. Da più di trent’anni ormai le erbe vengono coltivate miste tra di loro. È in questo modo che restano sane e si completano reciprocamente. Con molto amore, abilità contadina e buona volontà, i prodotti erboristici vengono coltivati dal seme al prodotto finale direttamente nel maso della famiglia Musler, in un paradiso di colori, aromi e odori nell'idilliaco San Osvaldo, a Castelrotto. È qui che i prodotti Pflegerhof vengono confezionati in un ciclo chiuso. Solo così i singoli passaggi di lavoro, dalla raccolta delle semenze fino al prodotto finale, vengono effettuati quasi tutti a mano e direttamente al Pflegerhof. Erbe e fiori, tisane, condimenti, miscele di spezie, cosmetici, prodotti be-

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Martha Musler titolare del maso Pflegerhof che si trova a Sant’Osvaldo (BZ) www.pflegerhof.com

nessere e sciroppi. Un mondo completamente naturale e che segue il ciclo delle stagioni. «I semi vengono coltivati d´estate e d´autunno, mentre vengono seminati d´inverno. Mentre le piantine crescono nella serra riscaldata, in primavera i campi vengono seminati e d´estate si fa la raccolta in maniera molto delicata». Spiega Martha Musler, titolare del maso. È proprio grazie a questo metodo di lavoro e all'esperienza acquisita negli anni di coltivazione che Pflegerhof garantisce prodotti biologici di prima scelta. Non solo, anche la varietà è un’altra freccia nella faretra dell’azienda altoatesina. Sono più di 500, infatti, le varietà di piante che popolano gli oltre 20mila metri quadri del maso della famiglia Musler (nel 1982 erano solo 100) e ogni anno aumentano con novità e particolarità sempre diverse. Ma iniziare non è stato di certo facile «C’erano diversi investimenti da fare: sistemare il giardino, acquistare svariati macchinari fondamentali, costruire una serra per le piantine e un negozio per la vendita, oltre al maso erboristico. È qui che sono cresciute 300 piante differenti, medicinali e aromatiche». Un paradiso bio che merita di essere visto con i propri occhi, complici anche le Dolomiti che ne fanno una cornice ideale. «Durante le visite raccontiamo la nostra storia e portiamo i visitatori nei campi,

così anche loro possono conoscere i diversi modi di coltivazione e le diverse piante, per poi finire con una breve spiegazione sui metodi di trasformazione. Ci teniamo molto ad avvicinare i clienti a tutte le nostre varietà di piante. Un prodotto di qualità si può ottenere solo grazie all’elaborazione curata e a tanto amore e vorremmo trasmettere tutto questo ai nostri visitatori». Questa specie di trasparenza è evidente non solo nei prodotti Pflegerhof, ma anche nei cinque principi aziendali di cura e riguardo dell’ambiente, del paesaggio e del maso; di buone maniere e onestà con collaboratori e clienti; di varietà erboristica; infine, di validità e genuinità dei

IL METODO

Erbe e fiori, tisane, condimenti, miscele di spezie, cosmetici, prodo�i benessere e sciroppi. Un mondo completamente naturale e che segue il ciclo delle stagioni prodotti curativi. Da come nel 1982 è nato tutto e da come sta proseguendo l’avventura una cosa è evidente della famiglia Musler: la curiosità. «Ogni anno la nostra impresa si è allargata. Portiamo continuamente piante nuove dalle nostre esperienze all’estero e da alcuni anni posso condividere questa passione con mia figlia

UN ERBARIO QUASI COMPLETO Il castel Rovereto, vicino al Pflegerhof, risale probabilmente al 12esimo secolo e pare che fosse un posto di guardia per Castelvecchio, il comune dove sorge l’azienda. Il suo nome, Pflegerhof, risale proprio alla storia del territorio. La costruzione che porta questo nome si trova infa�i in diversi paesi dell’Alto Adige, di solito vicino a una fortezza o a una rovina, probabilmente perché un tempo serviva ad alloggiare il personale del castello. Una storia secolare che quindi rivive in Pflegerhof e nelle 500 differenti piante del luogo ed esotiche che vengono coltivate nei campi del maso. Un assortimento che parte dalla A come Ananassalbei, (salvia di ananas) per finire con la Z di Zitronen-

strauch, (arbusto citrico). Qui non si trovano solo piante aromatiche e medicinali, ma anche piante profumate e piante ornamentali. E poi 40 tipi di menta (menta al mojito, menta alla fragola), i quasi 50 tipi di salvia, (salvia citrica, salvia affumicata) e 20 tipi di basilico (dal basilico all’anice fino al basilico alla cannella). Inoltre un’ampia varietà di piantine che vengono usate per o�enere tè, spezie, composti, cuscini alle erbe, succhi e sciroppi. Tu�o questo su 2 e�ari di campi. Una forza che ha preso vigore anno dopo anno e che ha permesso a Pflegerhof di diventare la più grande impresa altoatesina che riesce a vivere grazie alla coltivazione di piante. L. A.

Cornelia». Forse è anche merito di questi principi se Pflegerhof è non solo il primo, ma anche il più vasto maso per la coltivazione di erbe in Alto Adige, e lo sarà sempre di più, dato che da qualche anno una parte del campo è stato coltivato a terrazze, il che permette una migliore e più facile raccolta. ■ Luisa Accorsi


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 18

Alto Adige Fra le Dolomiti

Ospitalità Altoatesina

Per gli amanti della montagna e dei suoi sport. Manuela e Manfred Mölgg, appassionati di sci agonistico, vi invitano nel loro residence

Godere del lusso di una sistemazione di classe e assaporare piatti realizzati con ingredienti sani e naturali. Questo è ciò che la Val d’Adige offre ai suoi ospiti. Ne parla Otto Mattivi

ivere la grandiosa esperienza delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Montagne amate da chi apprezza la solennità delle cime e gli sport invernali. Proprio la comune passione per lo sci agonistico ha spinto Manuela e Manfred Mölgg a condividere nuovi obiettivi e a creare il MÖLGG. Dolomites Residence. «Ci siamo ispirati alla natura e al concetto di ecosostenibilità – racconta Manuela Mölgg –. Per questo il residence è stato realizzato con le tecnologie di Casaclima Nature A. E poi impreziosito da lussuosi particolari». Infatti, grande attenzione è stata prestata all’atmosfera e all’arredamento. «Abbiamo adottato un’architettura alpina moderna – prosegue Manfred Mölgg –, con materiali di alta qualità e una lavorazione perfetta fin nei minimi dettagli, per offrire la piacevole sensazione di essere a casa». Ciascuno dei dieci appartamenti del residence porta il nome di una località che ha visto festeggiare Manuela e Manfred per un podio o un premio particolarmente significativo, conquistato sugli

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Il MÖLGG. Dolomites Residence ha sede a San Vigilio di Marebbe (Plan de Corones) (BZ) - www.moelgg-dolomites.com Hidalgo Suites & Restaurant ha sede a Postal (BZ)

sci. «Per iniziare al meglio una giornata di sport fra le montagne – conclude Manuela –, proponiamo ai nostri ospiti una tipica colazione altoatesina con marmellate fatte in casa, succhi, torte e pane freschi, una raffinata selezione di formaggi e salumi di fornitori locali e squisite müsli». ■ V.G.

DAL LEGNO DELLE MONTAGNE Pietro Rubatscher racconta il mestiere del falegname, una vera tradizione nell’Alta Badia. Dal legno massello al legno di cirmolo Una zona montana ricca di tradizioni, l’Alta Badia, dove le creazioni in legno non sono mai mancate. Qui la famiglia Rubatscher porta avanti l’esperienza artigianale della lavorazione del legno massello, soprattutto del legno di cirmolo, conosciuto e richiesto per le sue proprietà benefiche. «Siamo grandi amanti della natura e della sua purezza – spiega Pietro Rubatscher – e teniamo tanto all’alta qualità. Anche per questo non lavoriamo mai in serie, bensì solo su richiesta del committente e su misura. La produzione varia dal singolo mobiletto fino all’arredamento completo e al rivestimento di pareti e soffitti, includendo anche la posa di pavimenti in legno».

Alcune realizzazioni della Rustikal di Pietro Rubatscher di Pederoa, La Valle (BZ) www.rustikal.it

A questo si somma un’apposita linea per il wellness. «Il nostro compito è soddisfare la committenza in tutte le sue richieste, sottolineando dettagli, finiture e particolari. Per questo, al di là della lavorazione del legno, curiamo anche la progettazione generale, particolare e dettagliata delle proposte che riceviamo. Questa prevede anche suggerimenti per la scelta dei materiali più

adatti alle diverse applicazioni, anche con materiali aggiuntivi che arricchiscano le attese più ricercate. Per esempio, i nostri mobili possono essere decorati con intagli fatti a mano o disegnati e dipinti con pitture floreali (sempre a mano). E la nostra gamma comprende pure torniti di vario genere – per esempio ringhiere per scale – realizzati su richiesta». ■ V.G.

www.restaurant-hidalgo.it - www.hotel-hidalgo.it - www.metzgereimair.com

aciato dal sole della Val d’Adige e situato alle porte della rinomata cittadina di Merano, Postal è il punto di partenza ideale per andare alla scoperta delle svariate bellezze dell’Alto Adige, dai paesaggi incantevoli ai sapori forti e avvolgenti delle pietanze culinarie. Proprio in questo paesino si trova l’Hidalgo Suites & Restaurant, che il prossimo anno festeggerà i 35 anni di attività. Come spiega Otto Mattivi, titolare del ristorante: «la nostra missione è sempre stata quella di regalare agli ospiti un viaggio esclusivo alla scoperta dei sapori autentici e genuini della cucina mediterranea, ma anche di far scoprire e conoscere i metodi innovativi di cottura della carne. Hidalgo è, infatti, un Grill Restaurant capace di distinguersi dagli altri ristoranti grazie a una cottura sana della carne e del pesce. Utilizziamo l’Hidalgo Special Grill a 800°C: in fase di cottura non vengono impiegati né grassi né olio, ma solo il grasso stesso della carne o del pesce che, cotto con un tempo di azione estremamente rapido, crea una crosta croccante, lasciando però il cuore della carne morbido e gustoso. E anche il pesce rimane del suo sapore naturale. L’ultima novità in cucina, poi, riguarda la linea Dry Aged Beef. La carne d’allevamento locale viene frollata a secco per sei settimane in una cella di sale dell’Himalaya dal nostro macellaio locale Mair di Terlano. Così facendo, la frollatura avviene in un ambiente secco e sanificato e la carne diventa squisitamente sapida». Ma Hidalgo non è solo un ristorante, in quanto mette a disposizione dei propri ospiti anche 20 suite spaziose e moderne, in cui alloggiare in tranquillità e godendo di ogni tipo di confort. «I nostri appartamenti – conclude Otto Mattivi – crea-

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no una simbiosi perfetta tra l’assoluta intimità di una suite di lusso e il servizio esclusivo di un hotel di prima classe. Tutti gli appartamenti possono vantare dotazioni all’avanguardia, tessuti pregiati e arredi di elevata qualità. Inclusi nel servizio offerto ci sono, tra gli altri, una ricca e gustosa colazione a buffet, un posto auto coperto, attrezzatura golfistica o da sci, collegamento internet gratuito, cucina completamente attrezzata, pulizia del locale e biancheria da letto e da bagno. Gli ospiti, inoltre, possono decidere di rilassarsi nella terrazza privata della propria suite, oppure di passare il loro tempo nel parco-giardino con vista sulla vallata. Nel nostro giardino mediterraneo cresce anche la rosa Hidalgo, coltivata da noi, con il suo colore rosso carminio e il suo intenso profumo». E nel 2015, l’Hidalgo Suites & Restaurant realizzerà il progetto di costruzione di un centro benessere con piscina, sauna e uno studio yoga. ■ Emanuela Caruso


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 20

Tradizione emiliana

L’arte (contemporanea) nel piatto Non c’è da fidarsi di uno chef magro. Suona così il titolo dell’edizione americana del primo libro di Massimo Bottura. Ci scherza su, ma non c’è da preoccuparsi, nel cuore dello chef c’è sempre il tortellino ever trust a skinny Italian chef” – in italiano “Vieni in Italia con me” – è il primo libro di Massimo Bottura ed è uscito il 26 ottobre. Il volume si snoda lungo la sua carriera venticinquennale e rende omaggio ai suoi successi e all'evoluzione dell'Osteria Francescana. All’interno, 48 ricette accompagnate da testi che svelano le ispirazioni, gli ingredienti e le tecniche di Bottura, ma anche un percorso filosofico, nel quale lo chef ci introduce al concetto di tradizione in evoluzione: ecco allora il bollito misto emiliano trasformarsi nello skyline minimalista di Central Park e l'ossobuco assumere i tratti essenziali di uno yin yang. Chi conosce il mestiere di Bottura sa bene che le influenze sono chiaramente artistiche, non solo nelle presentazioni ma anche nella vera e propria creazione e ideazione del piatto. Sono proprio queste in-

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fluenze che spiegano anche il dialogo, che fa da incipit al libro, tra lo chef e uno degli artisti italiani più noti, Maurizio Cattelan. È da qui che partono e si diramano le contaminazioni e le ispirazioni che poi danno vita a piatti come Oops! Mi è caduta la crostatina al limone. Ma nel cuore dello chef tre stelle Michelin, nonché presenza perenne nei primi tre posti della 50 Best Restaurants, c’è appunto la tradizione, più precisamente quella emiliana e modenese. La chiave di volta però è chiara: non si tratta di un’accezione nostalgica, conservativa, ma evolutiva e di rinascita.

Come cambia il suo menu a mano a mano che cambiano le stagioni? «Le stagioni mostrano nuovi prodotti, dando nuovi stimoli e riportandomi a ricordi differenti. È fondamentale seguire il più possibile la qualità del prodotto e la piacevolezza del pasto che sono indissolubilmente legate al passare delle stagioni».

Un’atmosfera d’altri tempi

Tornare indietro nel tempo, quando incontri e mondanità rispecchiavano ritmi più rilassati di quelli attuali

n ottimo servizio nel cuore di Modena, in un ambiente elegante e rilassante. È quello che si vive presso il Canalgrande Hotel di Modena, struttura ricettiva che sorge nell’omonima via. «L’atmosfera che si respira immediatamente quando si entra nella hall è di altri tempi – spiega il direttore Milva Varani –, quando gli spazi dedicati agli incontri e alla mondanità rispecchiavano altre esigenze, meno frettolose di quelle attuali. Gli affreschi sfarzosi, i grandi quadri che rappresentano la nobiltà modenese ed europea dell’epoca, i ricchi tendaggi e i salotti fanno subito percepire una sensazione unica al-

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l’ospite che soggiorna nell’albergo». Durante la bella stagione, a tutto questo si aggiunge la possibilità di rilassarsi in uno splendido giardino, fra alberi secolari e fiori. Oppure si può degustare un aperitivo sulla grande terrazza, anche questa affacciata sul giardino. «Tutte le camere – continua Varani – sono elegantemente arredate in stile classico, però dotate dei più moderni confort. Non è quindi un caso se molti personaggi di fama internazionale, anche del mondo dello spettacolo, sono spesso ospiti del Canalgrande». ■ V.D. Il Canalgrande Hotel si trova a Modena www.canalgrandehotel.it

Photo ©Paolo Terzi

LA TRADIZIONE

È un punto di partenza che le nostre idee rendono contemporanea


Viaggio in Italia Pag. 21 • Dicembre 2014

Lo chef tre Stelle Michelin Massimo Bottura.

Nella terra dei tortellini e del balsamico Una posizione comoda per fare base nell’emiliana Modena. Franco Tonelli vi invita a un soggiorno nell’Hotel Estense er gli appassionati della cultura e del buon cibo, visitare Modena è un’occasione unica per conoscere una città di grande fascino e bellezza. Percorrendo le sue vie e attraversando le sue piazze, sono numerose le attrazioni per la vista – dai pre-

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L’ Hotel Estense ha sede a Modena

Photo ©Paolo Terzi

www.hotelestense.com

è una collezione di campanili, di famiglie, di tradizioni narrate a�raverso i nostri pia�i

«L’Italia è divenuta famosa grazie alla qualità dei propri prodotti e tutti dovrebbero esserne consci senza doversi sentire vincolati a mantenere la tradizione in una teca da museo, è la nostra consapevolezza che rende viva la tradizione».

Nella sua cucina che spazio occupa la tradizione? Come la comunica a chi assaggia i suoi piatti? «Ho un menu che si chiama Tradizione in evoluzione: la tradizione è un punto di partenza che le nostre idee rendono contemporanea».

L’autunno significa anche comfort food. Ne ha uno a cui è particolarmente legato? «Sicuramente i tortellini».

Come spiegherebbe l’Italia a chi non c’è mai stato e cosa farebbe vedere a chi accetta il suo invito? «L’Italia è una collezione di campanili, di famiglie, di tradizioni narrate attraverso i nostri piatti. Un territorio da

L’ECCELLENZA EMILIANA I pia�i della tradizione emiliana si alternano a sapienti rivisitazioni, nel ristorante più amato da Pavarotti

L’ITALIA

Tantissimi ristoranti hanno una carta abbastanza statica. Lei cosa ne pensa?

stigiosi palazzi ai monumenti carichi di storia. Su tutto, poi, volteggia la magica atmosfera della terra dei tortellini e dell’aceto balsamico. Una posizione comoda per fare base nella città emiliana è l’Hotel Estense di Franco Tonelli, che si trova in posizione strategica a pochi passi dal centro di Modena. «La struttura ricettiva – racconta Tonelli – è attiva fin dagli anni Sessanta. Nel 2000, poi, abbiamo commissionato una radicale ristrutturazione, per rendere l’hotel adeguato alla domanda moderna di ospitalità. La nostra offerta è full optional, ovvero tutti i servizi sono compresi nel prezzo della camera: colazione internazionale a buffet, tv satellitare, parcheggio interno, copertura Wifi. Inoltre, da quest’anno, il ristorante interno, gestito da Persepolis, propone una cucina etnica di ottima qualità. E anche quest’ultimo elemento, contribuisce alla proposta di una ristorazione alberghiera fuori dagli schemi e particolarmente gradita ai visitatori esteri». ■ Vittoria Divaro

scoprire pezzo per pezzo perché come diceva Soldati, la cucina è il modo migliore per scoprire un territorio perché in essa c’è tutto: l’agricoltura, la geografia, la pesca e la pastorizia oltre che l’artigianato».

Dal 1970 la famiglia Clò è al servizio della tradizione gastronomica modenese e sono trascorsi 24 anni da quando nella campagna modenese è stato inaugurato il ristorante Europa 92. Di grande fama e prestigio, il ristorante, fortemente voluto, amato e assiduamente frequentato dal grande maestro Luciano Pavaro�i, è da sempre un punto di incontro di buongu-

Sembrate molto diversi – lei molto serio mentre Maurizio un po’ pazzoide -. Com’è nato il dialogo con Cattelan? Quali sono gli spazi in cui arte e cucina si sovrappongono? «Maurizio è un artista che ho sempre amato molto, comprai i suoi “Turisti” nel 1997, ora alcuni suoi piccioni sono esposti nel mio ristorante. Chi avrebbe mai pensato allora che Maurizio sarebbe diventato un’icona dell’arte contemporanea e io uno dei riferimenti della cucina? L’arte è una delle mie fonti di ispirazione più grande: a Modena non abbiamo paesaggi di montagna né abbiamo il mare. Quello su cui ci affacciamo è un paesaggio di idee e di arte contemporanea da cui mi faccio continuamente influenzare per creare i miei piatti». ■ Teresa Bellemo

Cesare e Luca Clò, del ristorante Europa 92 di Modena www.ristoranteuropa92.com info@europa92.it amministrazione@europa92.it

stai e amanti dei sapori tipici modenesi. È proprio dall’amicizia con il maestro Luciano Pavaro�i, che nasce nella vecchia cascina del ‘600 questo ambiente confortevole, intimo ed accogliente in cui nulla è lasciato al caso e dove è anche possibile ospitare gruppi per meeting e convention, in una sala appositamente attrezzata. L’ampia veranda e il suggestivo giardino sono la cornice ideale per matrimoni e cerimonie. La cucina che viene proposta a�inge alla tradizione della gastronomia modenese, ma non disdegna escursioni in altre regioni, nel pieno rispe�o di una cultura gastronomica di alta professionalità, che presta particolare attenzione ai prodo�i stagionali e una cura scrupolosa nella ricerca dell’alta qualità della materia prima. Assolutamente da menzionare sono i trenta tipi di dolci, serviti in bella vista su due carrelli dal patron del locale Cesare Clò. Interessante e a�uale la carta dei vini nazionali, curiosa e innovativa la carta dei Lambruschi e degli Champagne, il tu�o rigorosamente selezionato da Luca Clò, che propone alla clientela il perfe�o abbinamento con i pia�i scelti. ■ C.G.


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 22

Atmosfere emiliane

Accoglienza “made in Emilia” Efficienza, stile e cordialità. Due strutture a confronto, diverse per ambienti e atmosfere, ma entrambe fiori all'occhiello dell'accoglienza turistica emiliana. Le racconta Stefano Cremonini erra di buon cibo, tradizioni storiche, eventi e giovialità, l’Emilia è da sempre nota per la sua capacità ricettiva e per offrire al turista un’accoglienza speciale. Caratteristiche che si ritrovano in molte strutture del territorio. In particolare, tra le provincie di Bologna e Ferrara, a pochi chilometri di distanza l'una dall'altra, si trovano due strutture alberghiere che rappresentano da anni i fiori all'occhiello dell'accoglienza turistica “made in Emilia”: il Residence Hotel White Palace di Cento, e l'Hotel Della Pieve a Pieve di Cento. Entrambe gestite da Stefano Cremonini, sono radicalmente differenti per ambienti ed atmosfere ma tutte e due sono funzionali sia al breve che al lungo soggiorno. «Nella loro diversità – sottolinea Cremonini – il Residence Hotel Residence White Palace e l'Hotel Della Pieve hanno in comune quelli che si possono definire i punti cardine dell'accoglienza turistica: qualità dei ser-

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Il Residence Hotel White Palace si trova a Cento, e l'Hotel Della Pieve a Pieve di Cento www.whitepalace.it www.hoteldellapieve.com

vizi offerti, personalità, comfort e cortesia». Il White Palace è situato a pochi passi dal centro di Cento, moderno e dinamico in puro stile residence «è un hotel concepito per soddisfare le esigenze di una clientela variegata e, oltre all'accoglienza classica del turismo da vacanza e familiare, diviene anche un importante punto di riferimento per chi viaggia per lavoro. Caratteristiche principali e valore aggiunto di questa struttura imponente alla vista, sono l'ottimo confronto qualitàprezzo delle offerte personalizzate, la cortesia e la rinomata professionalità dello staff e la capacità di risposta alle esigenze del cliente». L'Hotel Della Pieve, invece, sorge in un’antica casa patrizia, oggetto di recenti interventi di ammodernamento, armonicamente collocata nella cornice architettonica del suggestivo centro di Pieve di Cento. «Si presenta come una location ricca di personalità dalle atmosfere intime, calde e confortevoli nel-

la quale il trinomio ambienti- cortesiaqualità del sevizi offerti rende il soggiorno una piacevole parentesi di relax per il turista, o un efficiente e funzionale ambiente di confronto e incontro per il professionista in viaggio di lavoro. L'hotel dispone infatti di una piccola e caratteristica sala dove è possibile organizzare pranzi e cene di gala oltre a piccoli meeting e incontri aziendali». È anche grazie a realtà come queste, per certi versi gemelle pur radicalmente differenti per struttura e dimensione, che l'Emilia vanta da sempre la fama di terra accogliente e calorosa: «I nostri alberghi – conclude Cremonini – non rappresentano solo un’offerta di servizi e professionalità, ma rispecchiano quel calore umano, quella cortesia e, non ultima, quella visione del concetto di accoglienza che si allontana dal freddo del prettamente commerciale, e sfocia nel piacere di vivere e “condividere” momenti insieme al visitatore». ■ Carlo Gherardini

L’ECCELLENZA NELLA TIPICITÀ L’alta qualità si sposa con la cucina casalinga. Attraverso un’accurata selezione delle materie prime, rigorosamente in linea con la tradizione del territorio. La filosofia di Rino Zanasi fatare il mito del ristorante di alto livello che propone pia�i complessi, sicuramente di qualità, ma poco accessibili. Da questa idea nasce la filosofia di Rino Zanasi, che nel suo ristorante, la Taverna dei Massari a Pieve di Cento, ha voluto dimostrare come l’alta qualità possa sposarsi tranquillamente anche con la cucina casalinga. Un’alta qualità intesa sia come selezione delle materie prime, quindi dei pia�i, che come piacere dello stare a tavola, del sentirsi a casa in un’atmosfera

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raffinata. «La qualità della materia prima, lavorata con fantasia e professionalità dallo chef, è alla base della ricercatezza dei nostri pia�i – afferma Rino Zanasi che ha intrapreso quest’avventura insieme alla compagna Ingrid Fiumara –. Una qualità che affonda le proprie radici nel legame con il territorio. La stessa cifra cara�erizza l’eccellente lista dei vini, sui quali spicca il Lambrusco di Sorbara». In quali pia�i in particolare si fanno sentire di più le origini della vostra osteria?

«Per noi, che proveniamo dal modenese, è molto importante il legame con il territorio e con i prodo�i che offre. Le origini dei nostri pia�i sono radicate nelle specificità della regione in cui viviamo. Il tortellino è forse il pia�o che più di tu�i richiama i profumi e i sapori della nostra terra e fa riaffiorare alla memoria il gusto antico di un cibo semplice cucinato con amore. Tu�e le nostre paste sono tirate a mano da mia mamma Teresa, in un connubio di tradizione e innovazione che è la vera ricchezza del ristorante». Quale vino si può abbinare al tortellino per un accostamento perfe�o? «Direi sicuramente il re del nostro territorio, il Lambrusco di Sorbara. Questo vino esprime un’acidità molto elevata, che si sposa perfe�amente con i cibi grassi, come anche il bollito, un altro pia�o

Rino Zanasi, titolare della Taverna dei Massari di Pieve di Cento (MO) rino_zanasi@yahoo.it

molto gustoso del nostro menu». State pensando di organizzare serate particolari nel nuovo anno? «Abbiamo in programma di dedicare alcune serate all’esplorazione

Il tortellino è forse il pia�o che più di tu�i richiama i profumi e i sapori della nostra terra

dei connubi tra vini e pia�i tipici delle varie regioni italiane. L’idea è quella di creare un percorso enogastronomico non solo a livello geografico ma anche temporale, scegliendo di volta in volta specialità del momento. Nel mese di gennaio, ad esempio, ci dedicheremo alle carni, per proseguire a febbraio con altre rice�e di stagione». ■ Lucrezia Gennari


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 24

Alle porte di Roma

Ricerca, sperimentazione e recupero di vitigni storici dei Castelli Romani Giulio e Fabrizio Santarelli raccontano il loro progetto da vitivinicoltori, in uno dei contesti territoriali più favorevoli dello stivale «e in un castello che ha attraversato tutta la nostra storia dall’età romana fino ad oggi» a un’idea a un progetto condotto con rigoroso metodo scientifico. Obiettivo: recuperare ricerca, sperimentazione e recupero della varietà di vitigni autoctoni storici e internazionali con l'obiettivo di riqualificare la viti-enologia dei Castelli Romani. È quello che è successo con l’azienda vitivinicola Castel De Paolis, di cui ci parlano i titolari Giulio e Fabrizio Santarelli. «Tutto nacque nel 1985 – dice Fabrizio Santarelli – dall’incontro tra mio padre Giulio, allora sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, che era proprietario dell'azienda, con mia madre Adriana e il professor Attilio Scienza, della facoltà di coltivazioni Arboree dell'Università di Milano. Contestualmente venne ristrutturata una vecchia cantina e fornita di moderne tecnologie e impianti di termo condizionamento. L’idea era il recupero delle varietà dei vitigni autoctoni pregiati, abbandonati alla fine del secolo scorso con l'arrivo della filossera, ma anche della scelta di varietà innovative di altre regioni italiane e di origine francese. Per noi era importante coniugare tradizione e innovazione, per questo vennero prodotti tre vini bianchi (Donna Adriana, Frascati Superiore Docg, Frascati Doc Campo Vecchio), due vini rossi (I Quattro Mori e Campo Vecchio) e tre vini da dessert (Frascati Cannellino Docg, Muffa Nobile, Rosathea). Com-

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L’azienda vitivinicola Castel De Paolis si trova a Gro�aferrata (RM) www.casteldepaolis.it

plessivamente otto vini di alta qualità in grado di competere con la migliore produzione nazionale. In particolare, possiamo dire che la magia dei vini Castel de Paolis origina dai pregi dell'area vulcanica». Nel 2005 è stata costruita una nuova cantina con il totale rinnovamento degli impianti. «Dalla vecchia cantina – continua Giulio Santarelli – sono stati ricavati due saloni con vista sulla Basilica di San Pietro, un’ampia cucina e una batteria di raffinati servizi. Realizzata nel 1993 su progetto Enoconsult, è dotata delle più moderne tecnologie ed è stata inizialmente affidata all'enologo Lorenzo Peira. Oggi, viene guidata magistralmente dall’enologo Fabrizio Bono, che, pur proseguendo il sentiero tracciato dai maestri che lo hanno preceduto, lascia la sua firma nel segno dell’innovazione, ascoltando la voce della terra e trasferendo nei vini tutto il carattere delle uve che cura quotidianamente con grande passione». Il territorio del comune di Grottaferrata, unitamente a quelli di Monte Porzio Catone e Frascati, costituiscono la Doc Frascati e l'azienda agricola Castel De Paolis nasce proprio a Grottaferrata, a 270 metri sul livello del mare «godendo – continua Fabrizio Santarelli – di un clima tra i più miti e piacevoli d'Italia. L’azienda sorge sulle rovine del Castello di epoca medievale, dal quale prende il nome, che a sua volta sorgeva su rovine di epoca romana. Ancora oggi, infatti, la cantina dell’azienda può godere della preziosa cisterna romana, nella quale riposano le Barrique con i grandi rossi da invecchiamento. In questo ambiente

OGGI COME IERI

La cantina può godere della preziosa cisterna romana, nella quale riposano le Barrique con i grandi rossi da invecchiamento magico, vengono spesso organizzate delle degustazioni con gli ospiti e con i gruppi turistici che vengono a visitare la Cantina». Grandi gruppi industriali hanno scelto i vini di Castel De Paolis. «Alitalia – dice Giulio Santarelli – nei mesi di agosto, settembre, ottobre 2010 ha inserito i nostri due vini top, il Donna Adriana Igt bianco e il Quattro Mori Igt rosso, nel

menù della classe “Magnifica” di tutte le tratte intercontinentali. Trenitalia, del gruppo Ferrovie dello Stato, ha inserito il nostro Campo Vecchio bianco sui treni dell'alta velocità. E, infine, Costa Crociere, ha scelto i saloni panoramici e il fascino delle cisterne di epoca romana per presentare ai tour operator del Lazio i programmi della compagnia per il 2011». ■ Renato Ferretti

Dalla villa alla fortezza. E alla vigna Breve excursus nella storia di Castel de Paolis, dal prestigio dell’Alto Medioevo ai giorni nostri Castel de Paolis, da cui prende il nome l’azienda agricola guidata da Giulio e Fabrizio Santarelli, è stata una delle fortezze più importanti per il controllo delle campagne romane nell’Alto Medioevo. «Venne costruito sulle rovine di una villa d’epoca imperiale – dice Giulio Santarelli –, in una posizione strategica: permetteva di controllare l’antica strada che univa Roma a Castromoenium. Era uno dei capisaldi creati dai potenti Conti di Tuscolo per difendere i loro possedimenti nelle lotte tra i baroni. Lotte decisive per domi-

nare i pontefici e influenzare le nomine di vescovi e imperatori. Dalla fine del 400 con il consolidarsi dell’autorità dei papi la posizione perde di importanza e i bastioni vengono abbandonati. Nel 1575 il castello viene descritto come “diruto”. È l’inizio di un declino che è proseguito lentamente fino ai nostri giorni: le ultime rovine erano visibili all’inizio del secolo. Il maschio con la porta ad arco era diventato il portale di una vigna, della chiesa era riconoscibile la pianta con il pavimento».


Viaggio in Italia Pag. 25 • Dicembre 2014

Roma policentrica «È difficile vivere a Roma ma è impossibile viverne lontano». È l’aforisma che Roberto Gervaso dedica alla città eterna, della quale ci parla con amore, cinismo e ironia na città che non si stupisce più di nulla, che non è tollerante ma menefreghista, che non è generosa ma calcolatrice. Un ritratto a tinte forti quello che emerge dalle parole di Roberto Gervaso. Lo storico, giornalista e scrittore non ha mezze misure. «Roma è una vecchia baldracca, piena di rughe, verruche, acciacchi e vene varicose, grassa e flaccida. Continua a fare marchette, ma puoi pagarla in cambiali o con un assegno a vuoto, che tanto non succede niente. Ormai ne ha viste talmente tante, e tante ne ha fatte, che è indifferente a tutto. Non può meravigliarsi di nulla una città dove sono passati tutti gli eserciti: può solo vivere alla giornata, alla nottata, lasciar correre. L’importante è che non si turbi il suo equilibrio». Ma, nonostante le sue bassezze, è una città che non puoi fare a meno di amare. Perché è saggia, perché conserva le vestigia di un passato glorioso, perché quando ti siedi nelle sue hostarie ti sembra di en-

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trare in un film di Alberto Sordi e hai la certezza di alzarti con la pancia piena. Il luogo di Roma che ama di più? «Ovviamente il Colosseo, vicino al quale abito. Anzi, è il Colosseo che abita vicino a me!» Un luogo legato a un ricordo? «Via Santa Maria dell’Anima, dove ho abitato dal 1967 al 1972. Avevo la compagnia dei miei trent’anni e una splendida mansarda, che nei momenti felici trasformavo in una garconniere. Lì ho scritto la mia storia d’Italia e dalla scrivania godevo di una vista meravigliosa sulla cupola di Sant’Agnese. È stato senza ombra di dubbio il periodo più spensierato della mia vita. Piazza Navona all’epoca non era ancora quel luna park che è diventata ora; Indro Montanelli abitava al numero civico 93. Mi bastava attraversare la piazza ed ero a casa sua. In quel periodo andavo da lui ogni giorno, erano gli anni in cui lavoravamo insieme». Ha un itinerario meno noto

Sopra, la cupola della chiesa di Sant’Agnese. Sotto, Roberto Gervaso

da suggerire a un turista curioso? «Gli consiglierei di seguire l’Appia antica, lungo la quale si incontrano una natura rigogliosa, reperti archeologici, le catacombe, la splendida tomba di Cecilia Metella e ville meravigliose». Dove batte il cuore più autentico di Roma? «Roma è una città policentrica. Uno dei suoi cuori è sicuramente localizzato in piazza di Spagna; poi c’è un altro centro, che possiamo definire strategico e topografico, in piazza Venezia, perché è da lì che si prendono le misure delle distanze della città. Poi ci sono altri cuori: la fontana di Trevi - forse uno dei più affollati -, piazza Navona, piazza Barberini. Ma la Roma che vogliono vedere i turisti, che è anche la Roma più bella,

“Rivisitare” il mare

Sapori mediterranei

La creatività dell’Hosteria dei pescatori reinterpreta la cucina tipica portodanzese, aprendosi alle tendenze più moderne, ma sempre nel rispetto della materia prima

Angelo Carpita sulle delizie del mercato ittico. «Innumerevoli sono le varietà gastronomiche a base di pesce che l’Italia può vantare»

mata dagli imperatori romani e dai patrizi, Anzio conserva tutt’oggi un fascino unico e resta meta apprezzata per la sua tradizione gastronomica marinara, capace di arricchire la cucina italiana con specialità quali i calamari ripieni e la zuppa portodanzese. Con l’Hosteria dei pescatori, i giovani Nando Vitolo, chef, e Angelo Cristiano, sommelier, hanno saputo rinnovare le ricette della cucina del territorio trasmesse di generazione in generazione, puntando sulla fantasia, sulla serietà professionale ma anche su un’atmosfera accogliente e rilassante. «La cucina – spiegano Nando Vitolo e Angelo Cristiano – ha in questi anni subìto molti cambiamenti, dalla tradizione siamo passati all’innovazione, nel rispetto delle materie prime ispirate dai tempi e dalla curiosità». È il mare a dettare il menù all’Hosteria, ma non solo. «Non c’è linea che prenda in considerazione solo alcuni prodotti, ma libero spazio viene dato agli ingredienti di tutto il mondo e alle interpretazioni che

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e specialità di pesce che si possono trovare lungo le nostre coste non temono confronti. E forse neanche la crisi, come spiega Angelo Carpita, titolare della pescheria il Gambero Rosso di Fiumicino. «La nostra attività – dice Carpita – nasce negli anni sessanta e credo che proprio l'esperienza di questi cinquant'anni ci permetta di offrire le tante varietà gastronomiche di mare che distinguono tutta la penisola. In questi giorni abbiamo inaugurato il reparto dei prodotti cotti e abbattuti, intitolandolo "I Sapori del Mare pronti": dal pesce azzurro marinato ai calamari ripieni alla mediterranea, dal salmone marinato e salmone sotto sale alle lumachine in salsa marchigiana, dal riso farro e gamberetti rosa di Fiumicino all'insalata di polpo verace e polpetti veraci bolliti con odori mediterranei, fino alle acciu-

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Hosteria dei pescatori Via Porto Neroniano 4/6 Anzio - www.hosteriadeipescatori.it

con essi è possibile realizzare in modo creativo. Divertirsi a giocare e a scoprire combinazioni sempre più varie è una delle prerogative che il ristorante vuole portare avanti». L’altra è quella di trasmettere, con il proprio lavoro, l’importanza di mangiare bene, dando priorità alla genuinità e alla freschezza dei prodotti e delle materie prime. ■ R.T.

La pescheria Il Gambero Rosso si trova a Fiumicino (RM) www.gamberorossosrl.it

ghe marinate in aceto di mele e olio extra vergine. I nostri servizi prevedono che il pesce venga consegnato dopo averlo trasformato e deliscato, già pronto per essere messo in cottura. Come si può intuire, la gestione di tanti diversi prodotti non è semplice. Eppure, negli anni, abbiamo incrementato il numero dei clienti, e tutt'oggi i binari che seguiamo sono sempre gli stessi, realizzando un prodotto nel rispetto delle normative, della tracciabilità e della freschezza». ■ E.R.


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 26

Un particolare della Fontana di Trevi di Roma

Alle porte di Roma è quella dove abito io, la Roma antica del Circo Massimo, del Colosseo, della Domus Aurea, delle terme di Traiano, dell’arco di Costantino. La vecchia Roma, invece, la si respira a Trastevere, un rione che io amo molto, ma che ormai è diventato una casba. Roma è l’unica città africana senza un quartiere europeo, diceva Ennio Flaiano. Una descrizione oggi più azzeccata che mai. La capitale è ormai un guazzabuglio di etnie, i romani sono in netta minoranza». Cosa le manca di più di Roma quando è in viaggio? «Tutto, soprattutto il peggio: la confusione, la finta bonarietà, la maleducazione e la falsa tolleranza, di una città che non si meraviglia NELLE HOSTARIE ROMANE più di nulla. Nel racconto di Ennio Flaiano, Un marziano a Roma, quando l’extra terrestre sbarcava in città erano tutti stupiti e curiosi. Poi pian piano è diventato un romano anche lui, e nessuno si accorgeva più della sua presenza. Poi di Roma mi mancano anche le vestigia - il Colosseo, la Domus Aurea, che hanno recin- film di Alberto Sordi; sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni 50 e 60, quando sono nate. Altato perché non hanno i soldi per restaurarla - i rumori, cune purtroppo stanno chiudendo, schiacciate dalla gli odori e i sapori». Dove va a cena e quali sono i piatti che predilige? concorrenza, ma le migliori sopravvivono – almeno «Le hostarie offrono il meglio della gastronomia finché sopravvivono i proprietari - perché si spende romana, e non solo. Sono ancora a conduzione fa- poco, si mangia bene e il servizio è rapido. Sotto miliare, il proprietario sa fare il proprietario e fa casa ho la trattoria Nerone, dove amo cenare. Sono una scenata davanti a tutti se un piatto non è buono frugale, l’abbacchio non mi piace e trovo che la o il servizio si allasca. Al loro interno, tra vecchi fri- trippa sia l’equivalente di una colata di piombo goriferi, pareti in legno, vecchine che fanno capo- nello stomaco. Preferisco ordinare il baccalà alla lino dalla cucina, si respira l’atmosfera dei vecchi romana o gli gnocchi». ■ M.E.

tra vecchi frigoriferi e pareti in legno, si respira l’atmosfera dei film di Alberto Sordi

Dalla campagna genuina Nelle Marche si coltivano e si realizzano alimenti con metodi a basso impatto ambientale e biologici. Si portano così sulle tavole italiane prodotti sani e genuini. Il commento di Gianluigi Luzi ono vasti campi coltivati a cereali e legumi quelli che accolgono chi visita le campagne a cavallo delle province di Pesaro-Urbino e Ancona. Produzioni di eccellente qualità, coltivate nel pieno rispetto dell’ambiente e dell’uomo, che grazie all’abilità dell’azienda Luzi si trasformano in gustosi preparati pronti per essere serviti e mangiati. «Il nostro fiore all’occhiello – spiega Gianluigi Luzi, titolare dell’impresa – è sicuramente la linea “è Pronto!”, una serie di insalate di farro biologico unito a vari tipi di verdure preparate in vaschette monoporzione pronte all’uso. È un modo alternativo per presentare, con soluzioni appetitose e originali, alimenti sani, ricchi di fibre e privi di conservanti e additivi. Inoltre, tali prodotti sono studiati e preparati per poter essere conservati fuori frigo per svariati mesi». A questa serie di pietanze sfiziose e innovative, la Luzi affianca biscotti vegetali privi di grassi e altri ingredienti ani-

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DALLA RETE NAZIONALE

Con il raccolto 2014 la produzione italiana di frumento duro dovrebbe confermarsi sui 4 milioni di tonnellate fonte: www.agricoltura24.com

La Luzi Srl si trova a San Lorenzo in Campo (PU) www.aziendaluzi.it

mali; cereali soffiati; farine integrali di cereali e legumi; diversi tipi di pasta integrale; e farro e orzo perlinati. «Tutti i nostri prodotti sono integrali e macinati a tutto corpo con molino a pietra, l’unico metodo per mantenere inalterata nei cereali la quantità di fibre, minerali e antiossidanti, e preparare così un alimento integro, puro». ■ E.C.


Viaggio in Italia Pag. 27 • Dicembre 2014

Un vino che parla della sua terra La cultura vignaiola di Maurizio Marconi, che fa da guida tra le risorse vitivinicole marchigiane. «Nel cuore delle nostre colline, i vigneti danno vita a uve di estrema personalità, per un vino straordinario come la terra da cui nasce»

Il gruppo Marconi ha sede a San Marcello (AN) - www.marconivini.it

l vino dovrebbe riflettere fedelmente quanto c'è di buono in un territorio. Con questa filosofia l’agrotecnico Maurizio Marconi, titolare del gruppo vitivinicolo anconetano Marconi Vini, cerca di mantenere intatte le tradizioni di famiglia, inserendosi nella più moderna realtà agricola marchigiana. «A queste premesse – continua Marconi – abbiamo affiancato le più moderne tecnologie. Vignaioli da tre generazioni, la nostra famiglia ha da sempre coltivato la vite con la stessa passione e dedizione, per ottenere un vino di grande valore e particolarità, che restituisca le meravigliose caratteristiche della nostra terra. Siamo a San Marcello, uno dei Castelli di Jesi, in provincia di Ancona, nel cuore delle colline marchigiane: qui i moderni vigneti con inerbimento a prato inglese, abbracciati da ginestre e antiche querce, e favoriti dal clima mite e dal fertile terreno argilloso, pro-

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ducono uve dotate di estrema personalità». L’azienda produce e imbottiglia ad oggi sette Doc marchigiane. «Realizziamo diversi vini – dice Marconi –. C’è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc e il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc. Abbiamo il Lacrima di Morro d’Alba Doc, Lacrima di Morro d’Alba Superiore Doc, ma anche il Rosso Conero Doc, Rosso Piceno Doc e il Falerio Pecorino Doc. Poi, ci sono tre vini di Indicazione Geografica Tipica che sono il Passerina Marche Igt, il Marche Rosso Igt e il Marche Bianco Igt. Infine, due spumanti metodo Charmat (Verdicchio e Passerina Brut), due bevande a base di vino e visciole (una base e una selezione), e due grappe (Grappa di Lacrima di Morro d’Alba e Grappa di Visciola)». Per realizzare tutte le varietà di prodotti del gruppo, la struttura societaria si è divisa in due. «Una è agricola – spiega il titolare dell'azienda –, la “Falcone Reale Srl Società Agricola”, che ha in gestione i vigneti, utilizza la cantina e tutte le relative attrezzature, lavora le uve, vinifica, imbottiglia ed etichetta il prodotto finito sia per conto proprio (per la società commerciale del gruppo) sia per conto terzi. L'altra è commerciale, la “Marconi Vini Srl”, che acquista il prodotto finito, in via principale dalla Falcone Reale, e lo commercializza. La produzione principale è di Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e di Lacrima di Morro d’Alba Doc, in minima parte di Montepulciano e altre uve Igt. Per scelta il canale di vendita preferenziale è sin dall’inizio la Grande Distribuzione Organizzata, che ci ha consentito di affermarci come marchio storico, senza però sottovalutare l’Horeca e soprattutto l’estero, che sarà il nostro prossimo traguardo». ■ R.M.

Dalla natura marchigiana Romualdo Cofani sulle attrazioni gastronomiche e storiche di Fabriano, tra natura incontaminata e la bellezza delle altre città d’arte che si trovano in quel fazzoletto di terra tra Marche e Umbria abriano è tra le mete più conosciute del turismo marchigiano: capitale italiana della carta, è rinomata anche come straordinaria città d’arte. Ma Romualdo Cofani, titolare dell’azienda agricola e agrituristica Il Gelso, spiega come questo sia riduttivo. «La natura intorno a Fabriano è straordinaria – dice Cofani – e chiunque sia stato ospite de Il Gelso potrebbe confermarlo. In effetti, è il luogo ideale per una sosta rigenerante. Alle pendici del monte Cucco e a pochi chilometri dalle più belle città d’arte marchigiane e umbre, la nostra struttura offre ristorazione con piatti tipici del territorio e a chilometro zero, pernottamento in comode camere e miniappartamenti tutti con bagno, piscina, giochi per bambini, mountain bike, fattoria didattica, vendita diretta prodotti aziendali, ampio salone per convegni e degustazioni, possibilità di visita alle coltivazioni e all’allevamento. Tra le nostre produzioni aziendali vi è il pregiato salame di Fabriano. In particolare, facciamo

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L’azienda agricola e agrituristica Il Gelso si trova a Fabriano (AN) www.ilgelsoagriturismo.com

parte del Consorzio per la produzione e la tutela di questo prodotto riconosciuto come presidio slow food della tradizione fabrianese. Tra i servizi offerti vi è anche la navetta che accompagna i turisti nelle altre città limitrofe come Genga, con le sue meravigliose grotte di Frasassi, Sassoferrato, Gubbio, Assisi, Ancona, Matelica, Camerino e altre ancora». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 28

Presepi

La Sacra Famiglia e l’Arena Ritorna a Verona l’appuntamento con i 400 presepi provenienti da tutto il mondo, opere ispirate al tema della Natività che diventano protagoniste dell’Anfiteatro areniano a trentunesima Rassegna internazionale del presepio nell’arte e nella tradizione, in scena dal 29 novembre al 25 gennaio nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, ha una media di 80mila visitatori all’anno. Per questa edizione, al 22 dicembre se ne contano già 40mila con un incremento significativo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Sono 400 i presepi e le opere d’arte sulla Natività - precisa il segretario generale della Fondazione Verona per l’Arena Alfredo Troisi - e la formula vincente è che li rinnoviamo ogni anno, presentiamo cioè ai visitatori opere d’arte mai viste prima provenienti da 54 Paesi appartenenti ai 5 continenti. È la Rassegna più magica al mondo e rientra nel Guinness dei primati perché occupa uno spazio espositivo che corrisponde a tutta la parte interna dell’Anfiteatro areniano, per il considerevole numero dei presepi e per l’imponenza della stella cometa che la simboleggia». Da chi è stata più apprezzata nel corso degli anni questa Rassegna e quali le novità principali di questa edizione? «È una rassegna visitata da persone di diversa età e livello culturale proprio per la sua natura popolare, è incentrata sul tema della Natività e questo le consente di avere una grande accessibilità. La vera soddisfazione è però vedere che viene apprezzata anche dai giovani e questo è un buon segno. Le novità di quest’anno sono 400 perché ogni anno presentiamo presepi mai visti prima».

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È LA CORNICE

che rende suggestiva la Rassegna, non avrei potuto pensarla in un altro luogo

Alfredo Troisi, segretario generale Fondazione Verona per l’Arena

Come è possibile riscoprire il presepe attraverso il percorso proposto all’interno dell’Arena di Verona e come viene ricreata l’atmosfera del Natale? «Ho avuto l’idea di utilizzare per la prima volta la parte interna dell’Arena, definita l’altra faccia dell’Arena, che ha destato il mio interesse per la sua conformazione costellata da arcovoli simili a grotte. Entrando si è rapiti da questa mostra spettacolo con proiezioni sulla pietra antica romana, in un itinerario molto affascinante; ma è la cornice soprattutto che rende suggestiva la Rassegna, non avrei potuto pensarla in un altro luogo. Le grotte infatti si prestano benissimo a ospitare i presepi provenienti da tutto il mondo. Alla base del percorso c’è uno studio etnografico che permette di passare dalle opere contemporanee a quelle più moderne che si diversificano nelle dimensioni: si va dai piccoli, ai medi, ai grandissimi fino

ad arrivare ai presepi che hanno un frontale di 5 metri». Quali i punti in comune e quali quelli che più differiscono mettendo a confronto la tradizione del presepe in Italia rispetto a quella degli altri Paesi da cui provengono le opere? «Guardando alle diverse etnie e culture, è evidente che tutto ruota attorno alla Sacra Famiglia che è il punto di riferimento centrale in un’opera d’arte sul tema della Natività. I presepisti hanno una fantasia effervescente specie nell’utilizzo del contorno, cioè nella ricostruzione di un borgo, una via, o un paese montano e nella scelta di un punto preciso in cui collocare la Sacra Famiglia. Le differenza principali risiedono comunque nella modalità di rappresentazione dei personaggi e dei territori». Che significato ha la stella che è il simbolo della Rassegna e da quale idea è nata? «Ho pensato da subito a una rassegna di grande livello e di grande attrattività e dunque serviva un grande simbolo. Così è nata la stella che parte dall’interno dell’Arena e si tuffa nello spazio immenso di piazza Bra, è alta 100 metri ed è la più grande archiscultura del mondo, progettata dall’architetto Rinaldo Olivieri: pesa 88 tonnellate e per poterla montare viene impiegata la gru più potente d’Europa. È diventata nel tempo il simbolo della pace e della fratellanza ed è oggetto della curiosità di turisti provenienti da tutto il mondo. È un simbolo dunque assolutamente adatto all’importanza dell’evento. Chi viene qui ha un duplice interesse: vedere questa affascinante stella bianca illuminata e ammirare l’arte in esposizione all’Arena». Quali gli altri importanti progetti come segretario generale della Fondazione Verona per l’Arena? «Un grande impegno è stato profuso nella realizzazione del grande Presepio di piazza San Pietro. La realizzazione ogni anno è affidata a una regione italiana scelta dal Vaticano. Quest’anno è toccato alla città di Verona. Grazie anche alla nostra esperienza acquisita in occasione della rassegna areniana abbiamo realizzato un presepio di 18 metri di larghezza e 7 di altezza con un’ambientazione ispirata all’opera lirica Elisir d’amore e abbiamo inserito in quella ambientazione dei personaggi a grandezza naturale». ■ Renata Gualtieri


Viaggio in Italia Pag. 29 • Dicembre 2014

Genny Di Virgilio, maestro dell’arte presepiale ma San Gregorio Armeno

A Roma la Befana scalza Babbo Natale Il “fenomeno Befana” è diffuso in tutta Italia ma, al di là delle origini di questa tradizione, è nella Capitale che rivive ogni anno, attira la curiosità dei turisti e fa sbizzarrire l’estro dei romani l 21 dicembre scorso la fontana dei Quattro Fiumi è stata illuminata con meravigliosi giochi di luce che assieme a marionette, re magi a cavallo e giochi per i bambini hanno animato Piazza Navona. Riflessi sull’acqua della fontana, l’Obelisco trasformato in Albero di Natale animato e una nuova illuminazione del basamento della fontana berniniana, rendono magica l’atmosfera delle festività natalizie nella Capitale. Momento clou per i romani e non è da sempre stato il mercato dell’Epifania di Piazza Navona, tradizione che richiama il mercato rionale che si svolgeva nella piazza costruita sui resti dello stadio di Domiziano e negli anni ha attirato frotte di turisti curiosi. Un tempo erano davvero numerosissime le bancarelle che presentavano oggetti di artigianato, addobbi natalizi, calze e prodotti della campagna romana, le ciambelle giganti, con gli stand disposti in cerchio, seguendo l’andamento della piazza. Oggi, niente stand commerciali, ma tanti giochi per bambini. Dal 23 dicembre al 6 gennaio, tutti i giorni, dalle 10 alle 18, ci sarà un palco dove saranno messi in scena spettacoli teatrali e musicali, 2 stand dove si potrà fare sport, ci sarà la corsa con i sacchi e un teatro di burattini. Una decisione molto discussa ma che non stupisce se si pensa che Ottorino Respighi, nel suo poema sinfonico Feste romane dedicava a questa festività e alla folla di Piazza Navona lo stornello “Lassateve passà semo romani” per sottolineare l’eccessiva confusione che animava la piazza. Ma fu solo dopo

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Antichi mestieri sempre attuali L’arte presepiale da quattro generazioni vive nel cuore di Napoli. A San Gregorio Armeno si trova la bottega di Genny Di Virgilio e tra i pastori spuntano anche Matteo Renzi e Papa Francesco l’Unità d’Italia che il mercato si spostò in questa sede, prima infatti era ospitato a Sant’Eustachio. Uno scrittore e poeta romano, Giggi Zanazzo scriveva: «nel secolo scorso la “baldoria” si faceva a Sant’Eustachio e per tutte le strade lì intorno. In mezzo a piazza dei Caprettari si faceva “un gran casotto”, cò tutte le bottegucce aperte, dove se vennevano un sacco de giocarelli, che era una bellezza. Certi pupazzari metteveno fora certe befane accusì vere e brutte che a me, che ero allora regazzino, me faceveno gelà er sangue da lo spavento!». La leggenda, tipica della tradizione di Roma e provincia, parla infatti di una vecchia vestita di stracci che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio si reca di casa in casa a consegnare dolci e carbone ai bambini, a seconda della loro condotta, mentre in origine portava doni più modesti come arance, mandarini, fichi secchi, castagne, mele, uva secca. ■ Gloria Martini

al 1830 estro e creatività e una tradizione tramandata da padre in figlio, hanno reso la bottega della famiglia Di Virgilio tappa obbligata per numerosi turisti in visita nel capoluogo partenopeo. Ma è stato il giovane Genny Di Virgilio a introdurre l’innovazione più importante, con la creazione della statuina di attualità a San Gregorio Armeno. «Erano gli anni 90-93, all’epoca di Tangentopoli, quando ebbi questa idea vincente e da allora i politici - spiega il maestro Di Virgilio - non hanno mai abbandonato i miei presepi e continuano a essere una delle mie principali fonti d’ispirazione». Lavorare la terracotta napoletana è ormai un’arte di pochi ma cosa rende i suoi pastori unici nella realizzazione e quali materiali e decorazioni utilizza? «I miei pastori sono esemplari unici e qui risiede la loro particolarità. Nella realizzazione la testina è fatta di terracotta, gli occhi di vetro, mani e piedi di legno mentre il corpo è un fil di ferro ricoperto di canapa e la vestitura di seta di San Leucio». Qual è il personaggio che l’ha più emozionata nel ricrearlo e quale quello che sogna di realizzare? «Su tutti Papa Francesco con il quale ho avuto udienza privata l’anno scorso e in quella occasione gli ho consegnato la statuina che lo raffigura. Tra i miei desideri invece c’è quello di riuscire a consegnare la statuina al presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama». Della sfera politica, culturale e sociale dei nostri tempi. Quale campo è più fonte d’ispirazione per lei e quali le sta-

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tuette dei personaggi più venduti? «Il campo che ci da più soddisfazioni e ci fa divertire è quello dei politici . Quello più venduto è Renzi con la banconota degli 80 euro in mano. Ma tra i personaggi del presepe del Natale 2014 ci sono anche Papa Francesco e Berlusconi con il cane Dudù». Chi non c’è fa di tutto per esserci tra le sue statuine. Può raccontarci un episodio legato a una richiesta curiosa o inaspettata che ha ricevuto? «Una richiesta che mi ha inorgoglito è quella che mi è arrivata l’anno scorso dallo staff del presidente Ban Ki-moon che mi ha chiesto la sua statuina da mettere a New York al Palazzo di vetro e ora so che il presidente la tiene custodita molto gelosamente». Quanta parte dei suoi prodotti esporta e da quali Paesi le arrivano le maggiori richieste? «Vendiamo molto in Italia ma esportiamo in Spagna, Paese che come noi ha un forte culto del presepe, ora ci stiamo spingendo molto anche in America, Ma ho avuto richieste di presepi persino da imprenditori giapponesi». ■ Renata Gualtieri


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 30

Testimonial

Natale a casa Salemme Per chi vive le sue prime notti di Natale a Napoli è impossibile poi dimenticarle. È il caso anche di Vincenzo Salemme, che ricorda le sue tradizioni legate alla Natività

Tra gli archi e i trulli Una struttura alberghiera che mescola il sapore del passato e del presente. Francesco Sinante e lo staff vi invitano a scoprire i dintorni di Alberobello e l’allevamento delle lumache

Vincenzo Salemme, attore e regista Il Victor Country Hotel si trova in contrada Albero della Croce, nel territorio di Alberobello (BA) www.victorcountry.com

apoli ha sempre costruito molta della sua storia attorno al Natale. Lo prende e lo ridà, arricchito con le sue caratteristiche più tipiche. Per questo il Natale di Napoli è ricco, fastoso, colorato, con un presepe ogni anno più allargato, come le tavolate della cena della Vigilia o come quelle del pranzo del giorno di Natale. Vincenzo Salemme fa parte di questa fastosa e festosa città. Attore in primis di teatro, dove ha lavorato con Eduardo de Filippo fino alla sua morte, è poi approdato alla pellicola grazie ai film di Nanni Moretti. La sua carriera di attore cinematografico prosegue fino a culminare alla sua prima regia nel 1998 con “L’amico del cuore”. A Natale sarà sugli schermi nel “Ma tu di che segno sei?” di Neri Parenti. Qui ci racconta del suo Natale, di come lo vive e di come lo ricorda. Quali sono i suoi ricordi legati al Natale? «Una grande famiglia, tutti a casa di mia nonna, la mamma di mia mamma. Le tombole segnate con le bucce dei mandarini o i fagioli. Il braciere acceso col profumo di resina e pinoli. Le risate, gli aneddoti che risalivano a tempi lontani, a un mondo scomparso di uomini forti, fantasmi e vampiri, paura di streghe e spiritelli malevoli». Una sua madeleine legata al Natale. «Mio nonno con la sua camicia bianca abbagliante, il suo sigaro in bocca, il suo profumo di dopobarba usato al mattino, che arrivava fino al rintocco di mezzanotte». Qual è il menù tipico della sua Vigilia e del giorno di Natale? «Minimo comun denominatore il pesce: an-

pochi passi dai trulli di Alberobello, su un complesso di 42 ettari di appezzamenti erbosi disposti a corona, tra muretti a secco e dolci pendii, nel mezzo di una vegetazione davvero unica per il paesaggio pugliese, sorge il Victor Country Hotel. «La struttura – spiega Francesco Sinante – è frutto del recupero di un’antica masseria ottocentesca. Al riuso dei materiali tradizionali – come la pietra viva, il legno e il ferro battuto –, abbiamo accostato il design moderno. Il risultato è un resort con taglio architettonico decisamente particolare, caratterizzato da linee squadrate e ben disegnate e da uno stile Old America che gioca con i toni del blu, dell’arancio, del verde e del viola, ricordando l’architettura coloniale delle case dipinte a mano». Convenzionato con Campagna Amica, il Victor Country Hotel propone una cucina basata sui prodotti tipici delle masserie della zona, come il caciocavallo, il capocollo di Martina Franca, l’olio extra vergine di oliva e i vini della valle d’Itria. «Noi stessi – prosegue Sinante –, negli ultimi anni abbiamo portato avanti la cultura dell’agricoltura biologica e della cucina a chilometro zero, realizzando anche l’orto. E dal 2014, alla nostra proposta culinaria abbiamo aggiunto un’altra delle tradizioni del territorio, avviando un impianto di elicicoltura – per una struttura turistica alberghiera si tratta di un caso pressoché unico». L’allevamento di lumache Helix Aspersa è stato possibile grazie alla collaborazione con l’istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco (CN). «L’area sul-

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tipasti di crostacei possibilmente crudi, spaghetti con le vongole o con le cozze, spigola e capitone fritto e al limone, non deve mai mancare la pizza di scarole. E poi disubbidienza al fegato: insalata di rinforzo, noci e nocelle, fichi secchi e fichi caramellati, struffoli, roccocò, mustaccioli, raffioli semplici e panettone per dimostrare che l'Italia é unica e unita. Il giorno di Natale per fare pace col fegato, lo illudiamo con i tagliolini in brodo. Ma non appena ci casca ricominciamo sostituendo i piatti di pesce con quelli di carne». Una scena di un film che secondo lei incarna lo spirito e l’animo natalizio. «“La vita è meravigliosa” di Frank Capra». Ha recitato in diversi cinepanettoni. Come mai, secondo lei, agli italiani piace così tanto unire il Natale a un film leggero? «Questa è la seconda volta che recito in un cinepanettone. Credo che tutti i periodi di festa nell'immaginario collettivo aspirino a essere periodi di spensieratezza. La risata sembra essere un ottimo antidoto alle paure e alle crisi di ogni genere». ■ Teresa Bellemo

la quale le lumache vivono si estende su circa 5mila metri quadrati e il metodo di allevamento è a ciclo biologico completo. Abbiamo introdotto appositi recinti all’aperto, seminati con verdure adatte alla loro alimentazione. A parte questo, le chiocciole si moltiplicano spontaneamente, rispettando i tempi naturali di crescita. Si tratta dunque di un prodotto gastronomico genuino, con carni prelibate, gustose e fragranti, un buon apporto di proteine (ben 13,4 per cento) e soprattutto senza grassi. Un soggiorno nel nostro hotel può essere così l’occasione anche per provare l’esperienza della raccolta e della degustazione degli squisiti menu che le vedono protagoniste». ■ Luca Càvera

LA STRUTTURA

Al riuso dei materiali tradizionali come la pietra viva, il legno e il ferro ba�uto, è stato accostato il design moderno


Viaggio in Italia Pag. 31 • DIcembre 2014

Il B&b Malù si trova a Polignano a Mare www.bebmalu.it

I sapori antichi di Alberobello E la sua caratteristica e antichissima architettura. Domenico Laera vi invita a una cena nei trulli, dove la genuinità è ancora di casa roprio nell’anno in cui l’Unesco dichiarava il comune pugliese di Alberobello e i suoi trulli patrimonio dell’umanità, Domenico Laera iniziava la sua avventura come patròn del ristorante l’Aratro. «Il mio sogno era quello di mettere a disposizione dei visitatori del paese la passione per la tipicità e la tradizione del territorio di Alberobello. E per questo, la prima iniziativa è stata quella di ristrutturare il complesso di trulli del 1400, situato nel cuore del centro storico di Alberobello, che fino ad allora aveva ospitato la mia enoteca di vini pugliesi. Così, completati i lavori, quel complesso di trulli è diventato la sede del mio ristorante. I suoi interni, nel rispetto dell’antica costruzione, lasciano vedere la struttura conica in pietra viva». Fra i tavoli del nuovo locale, Laera, figlio della terra e della tradizione, ha iniziato dunque a trasmettere ai suoi ospiti tutto quello che genitori e nonni gli hanno tramandato negli anni: l’amore per il territorio. E non stupisce quindi che il ristorante sia arredato come un museo contadino, con alle pareti aratro, ceste, ferro da stiro a carbone,

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Il ristorante l’Aratro si trova ad Alberobello (BA) www.ristorantearatro.it

campanacci, cunzapiatt e capasaun. E naturalmente la cucina è rigorosamente regionale, con piatti unici e genuini come una volta: cavatelli con pomodoro fresco e cacioricotta, fave e cicorie, salsiccia a punta di coltello, cotta alla brace, filetto di maialino, solo per citare alcuni dei piatti del ricco menu dell’Aratro. «In cucina – prosegue Laera – sono stato affiancato dagli chef Giuseppe De Leonardis e Cosimo Zaccaria, capaci di trasformare in succulenti piatti tutti i prodotti della terra che i nostri contadini coltivano nei campi che circondano Alberobello. Anche la cantina è rifornita esclusivamente da produttori pugliesi. In questo modo diamo spazio ai vitigni autoctoni, senza per questo limitare la varietà, infatti abbiamo una carta dei vini che comprende oltre cento etichette diverse. Alla mia esperienza di sommelier, invece, in sala, si sono uniti Cosimo Miraglia e Giovanni Bagordo, che oltre a consigliare su piatti e calici, si occupano personalmente degli ospiti, instaurando un rapporto cordiale e diretto». L’ambiente più suggestivo del ristorante, infine, è la terrazza. «La nostra terrazza è un posto magico. Da qui è possibile scorgere i campanili della basilica e, allo stesso tempo, è possibile toccare con mano le chianche che rivestono i coni dei trulli». ■ Flavio Odoacre

Polignano a Mare, il borgo tra le scogliere Non solo mare cristallino, spiagge e paesaggi mozzafiato, ma anche musica, folclore e tradizioni storiche. Nella migliore atmosfera pugliese una chicca, il Malù ublime connubio tra il mare cristallino e le scogliere del borgo antico, Polignano a Mare è un’oasi da scoprire e visitare in tutte le stagioni, tra trulli, grotte, vicoli storici, terrazze e balconate. A ridosso di un mare premiato con la Bandiera Blu e le 4 vele di Legambiente, nel punto più bello del paese che diede i natali a Domenico Modugno, sorge il Malù Bed & breakfast. La struttura offre una vista mozzafiato con le scogliere a strapiombo sul mare e con un colpo d’occhio straordinario sul borgo antico. «Una delle particolarità del nostro B&b – racconta il titolare Paolo Montalbò – è il fatto che il nome di ogni stanza si ispira alla discografia di Modugno: “Meraviglioso”, “Nel Blu dipinto di Blu”, “Tu si na cosa grande”, “Uomo in Frack” e “La Donna riccia”, e sulle pareti di ogni stanza è riprodotto il pentagramma». Il bianco è il colore predominante della struttura, unito all’azzurro che inevitabilmente richiama i colori del paesaggio circostante, in primis il mare cristallino che, peraltro, si può ammirare dall’ampio terrazzo panoramico. «La nostra formula è pensata per offrire il massimo relax: la terrazza panoramica a strapiombo sul mare, dispone di un solarium naturale attrezzato con lettini e sdraio per coccolare i clienti. Le camere sono disponibili in varie tipologie per rispondere a ogni esigenza: suite con balcone vista mare, deluxe room, doppie con vista mare e standard, doppie uso singola o con due letti. Tra i nostri punti di forza, inoltre, spiccano le prelibate colazioni con frutta fresca di stagione e con le torte e gli yogurt preparati in

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casa». Non a caso, anche quest’anno il B&b Malù è inserito nella prestigiosa Guida Michelin, confermando le precedenti presenze del 2014 e 2013: un piccolo gioiello nel cuore della perla dell’Adriatico che ha avuto il piacere di ospitare anche gli attori della soap opera americana Beautiful impegnata nelle riprese pugliesi. «Polignano a Mare – conclude il proprietario –, non è solo spiagge e paesaggi mozzafiato. È una meta fruibile tutto l’anno, grazie all’avvolgente ospitalità della sua gente, alle sue tradizioni e al folclore. E quest’anno torna anche l’evento legato ai tuffi del Red Bull Cliff Diving. E alla sera si veste a festa con i colori delle scogliere che da millenni tramandano i suoni e il fascino della terra di Puglia». ■ Lucrezia Gennari

SPECIALITÀ

Prelibate sono le colazioni con fru�a fresca di stagione e con le torte e gli yogurt preparati in casa


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 32

Puglia da scoprire

Bari, tra cultura e business Il punto di vista di Cosimo Ranieri sul capoluogo pugliese, centro d'attrazione che va oltre il turismo e le specialità enogastronomiche. «Una città tutta da vivere, caratterizzata da un grande dinamismo economico e culturale»

on è solo capoluogo di una delle regioni italiane più visitate. Alle bellezze paesaggistiche e i tesori culturali che la Puglia offre, si aggiungono una vivacità imprenditoriale, spesso sottovalutata, e una posizione logistica strategica. Tutto questo pone Bari tra le città protagoniste del Mediterraneo, con strutture ricettive all'altezza del compito. Un esempio è dato dall'hotel Villa Romanazzi Carducci, a pochi minuti a piedi dal centro. «La nostra struttura – dice il titolare Cosimo Ranieri – custodisce con grande rispetto la memoria di una nobile residenza del 1885, inserita in un parco lussureggiante». Quali manifestazioni culturali si sono svolte all’interno della Villa? «Premesso che per noi ogni manifestazione è una decisiva opportunità di visibilità e successo sia per noi che per i nostri ospiti, ricordo alcune con un forte impatto mediatico: “Space for you” dello scorso anno, il “Congresso Internazionale sulle Nanotecnologie” del 2005, il “BIC – Ematologia in Progress” di quest’anno, il “Congresso Nazionale dei Notai” del 2002 e un meeting internazionale della Ferrero al quale partecipò persino la Regina del Belgio». Oltre questo aspetto, la vostra è una zona anche molto turistica. «Bari e alcune località nei dintorni racchiudono luoghi che io stesso amo visitare periodicamente e che sono apprezzati da molti visitatori. A Bari è straordinaria la passeggiata che attraversa Piazza Mercantile, la Muraglia e numerosi vicoli di Bari vecchia, con una visita al Castello Svevo e alla Basilica di San Nicola, in particolare. Inoltre per gli amanti del jogging è consigliato il lungomare sud fino alla spiaggia di Pane e Pomodoro. Nei dintorni di Bari penso soprattutto a Polignano a Mare, con i suoi romantici scorci, Alberobello con i suoi trulli, le Grotte di Castellana, Giovinazzo, Trani, Matera, nuova capitale europea della cultura, Castel del Monte, suggestiva dimora dell’Imperatore Federico II. Sono tutti luoghi in cui perdersi nella cultura locale, godendo in par-

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IL CENTRO

Straordinaria è la passeggiata che a�raversa Piazza Mercantile, la Muraglia e numerosi vicoli di Bari vecchia

COSA SERVE ALLA LOCATION IDEALE Cosimo Ranieri, titolare dell'hotel Villa Romanazzi, che si trova a Bari www.villaromanazzi.com

«Cosimo Ranieri, titolare dell'hotel Villa Romanazzi di Bari, spiega l'offerta necessaria a una stru�ura che si prefigge di ospitare eventi anche molto diversi fra loro. «Villa Romanazzi Carducci – dice Ranieri – ha molteplici e raffinate soluzioni per meeting, congressi, piccoli incontri e grandi eventi nazionali e internazionali. Il nostro staff fornisce assistenza dire�a negli allestimenti, nella definizione del menù e nell’utilizzo o�imale delle più moderne a�rezzature audiovisive durante lo svolgimento del meeting. Una parte delle sale si trova nella Villa Rachele, una nobile dimora di fine ‘800, le restanti sono situate nel Giulia Centre, un moderno centro congressi a composizione modulare per soddisfare ogni tipo di esigenza. Infine, appartate, la sala Scuderia e la sala Europa, immerse nel verde del nostro parco. La raffinatezza degli ambienti e l'atmosfera di ospitale cordialità rendono l'Hotel Villa Romanazzi Carducci meta ambita sia per i turisti in cerca di svago, sia per chi viaggia per affari». L'hotel dispone di 126 camere rinnovate nel 2013, di una piscina esterna, di una palestra e di una piccola ma comoda Spa. Parte integrante è il Ristorante Carducci, à la carte con una terrazza all’esterno. Sono disponibili 19 sale con annessi spazi esterni, di cui alcune sono ubicate nella parte antica ed altre nell’hotel, per congressi ed eventi fino a 500 posti a platea, WiFi e ampio parcheggio gratuiti. Inoltre svolgiamo servizi di catering esterno e provvediamo all’organizzazione di escursioni individuali o per piccoli gruppi».

ticolare dell’eccellenza culinaria di ristoranti e gelaterie artigianali da noi selezionati». Quale tipologia di clientela frequenta più assiduamente la vostra struttura? «Sicuramente la clientela business italiana è predominante da sempre anche grazie ai numerosi eventi congressuali che ospitiamo nelle nostre sale. Inoltre, è in forte crescita la clientela leisure straniera in particolare nei mesi di luglio e agosto. Ritengo che sia stato decisivo il lavoro svolto da Puglia Promozione che ha conferito all’intera regione Puglia la popolarità che merita. Una volta arrivati i primi flussi rilevanti di clienti stranieri, si è verificato un conseguente passaparola di giudizi in generale molto positivi». Quali sono le peculiarità che distinguono il vostro ristorante? «Uno dei piatti che non mi stancherò mai di gustare sono i fagottelli Villa Romanazzi Carducci. Si tratta di pasta fresca di semola di grano duro rimacinata con ripieno di ricotta fresca asciutta, caprino fresco, erba cipollina, sale fino e pepe di mulinello, bagnata in salsa ai ricci di mare. Durante la preparazione la pasta fresca viene stesa, tagliata con un tagliapasta quadrato, ed in essa viene sistemato il ripieno. I fagottelli vengono poi chiusi unendo tutti i lati in un unico punto centrale. Per la salsa, vengono emulsionati con un minipimer ad immersione corallo di ricci marini, brodo di pesce comune, olio extra vergine d'oliva, sale fino, pepe di mulinello, burro chiarificato, cerfoglio e aneto sfogliato. Il tutto viene decorato con germogli di mix di sakura. Come abbinamento suggerirei un “Calaluna” Fiano IGP Puglia delle Cantine Paolo Leo». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Pag. 33 • DIcembre 2014

Un viaggio nella storia Sembra di tornare indietro nel tempo: tra le mura di una dimora storica, gli antichi arredi e i piatti della tradizione. Mario Guarini racconta la Masseria Marzalossa n mezzo a borghi antichi e caratteristici, divenuti poi rinomate località turistiche come Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e la sua “Valle d’Itria” disseminata di trulli e chiesette che creano un paesaggio da fiaba, sorge una masseria del XVII annoverata tra le dimore storiche di

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Puglia. La Masseria Marzalossa, da oltre due secoli di proprietà della famiglia Guarini, è situata a Fasano (BR), in un parco naturale di ulivi millenari a pochi chilometri dal mare e dalla collina. Da queste parti si possono visitare tantissimi luoghi di interesse storico: dagli scavi archeologici dell’antica città di

La Masseria Marzalossa si trova a Fasano (BR) www.masseriamarzalossa.com

Egnathia, porto romano del IV secolo, ai Castelli Federiciani, oltre alle numerose Chiese Romaniche e il Barocco Leccese. «Qui tra i colori, gli odori, i sapori, la splendida marina, le sagre, le feste patronali, le manifestazioni culinarie e culturali è davvero difficile annoiarsi – afferma Mario Guarini, oggi alla guida della Masseria – una vacanza di una settimana è appena sufficiente per cominciare a capire la magia di questi posti». Anche la Masseria Marzalossa è un luogo che profuma di storia: in questa antica dimora oltre ai contadini vivevano nella casa padronale i prelati dalla famiglia Guarini che spesso qui univano alla preghiera e alla meditazione il lavoro dei campi, in particolare al tempo della raccolta delle olive, come testimoniano numerosi ricordi visibili tra le mura della masseria e la sua stessa struttura che tra colonnati e cortili, invita ancora oggi gli ospiti al silenzio, alla meditazione e al totale relax. La Masseria Marzalossa conserva ancora quella magia «Oggi, oltre

che un’azienda agricola che produce olio extravergine di altissima qualità, coltiva i pomodori tra cui i famosi “Pomodori della Regina” che una volta raccolti durano tutto l’inverno e molti altri ortaggi da trasformare in vellutate gustose per gli ospiti – racconta Guarini –, la masseria è una struttura ricettiva che con le sue poche camere ha mantenuto inalterato lo stile e le caratteristiche architettoniche originarie. Mantiene anche le tradizioni culinarie tipiche, la cucina e il ristorante “Oleum” sono esclusivamente dedicati ai nostri ospiti, mentre gli antichi locali che un tempo ospitavano i coloni che qui lavoravano sono stati trasformati in confortevoli suite arredate in buona parte con mobili della locale tradizione artigianale». ■ Carlo Gherardini

Nel cuore della Murgia A metà strada tra mare Adriatico e Mare Ionio, nel verde delle colline pugliesi, tra querce e lecci secolari sorge l’antichissima Masseria Palesi, un complesso monumentale fortificato che conserva perfettamente la sua architettura originaria ltre a splendide coste e mare cristallino, la Puglia offre anche splendidi paesaggi collinari. Nel cuore della regione, sorge il più caratteristico rilievo montuoso del territorio, quello delle Murge. E proprio nel verde della parte terminale della Murgia Pugliese, a pochi chilometri dalla città barocca di Martina Franca, si trova la Masseria Palesi, un complesso monumentale masserizio risalente al XVI e XVII secolo. «In posizione dominante, a circa 450 metri di altitudine, la masseria si trova lungo la strada che un tempo era battuta dai briganti che sostavano abitualmente nelle grotte dell’inaccessibile e affasci-

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nante Bosco dell’Orimini fra Martina Franca e Taranto – racconta Mario Guarini, titolare della struttura –. È per questa ragione che la masseria, nella quale un tempo si allevavano numerosi capi di bestiame, venne dotata di un possente sistema difensivo coperto e scoperto tuttora perfettamente conservato e che ne caratterizza fortemente l’architettura». Il complesso è costituito infatti da un imponente sistema difensivo delimitato da garitte, caratterizzato da un’ampia corte quadrilatera interna, circondata da un ballatoio arricchito da grandi statue lapidee su cui si affaccia la residenza padronale, un elegante palazzo in puro stile barocco e tutt’intorno locali di servizio,

LA MASSERIA

Il complesso si trova al centro di una tenuta di circa 200 e�ari, cara�erizzati da pascoli e boschi con piante di rara bellezza

La Masseria Palesi si trova a Martina Franca (TA)

scuderie, stalle, fienili. «È situato al centro di una tenuta di circa 200 ettari, caratterizzati da pascoli e boschi con piante di rara bellezza alcune delle quali catalogate nel Registro delle Piante Monumentali d’Italia e al suo interno ospita una riserva di caccia privata interamente circondata da un altissimo muro a secco. Qui, tra querce e fragni secolari, si snoda un percorso naturalistico lungo il quale non è raro incontrare mandrie di cavalli allo stato brado». La Masseria Palesi è rimasta un’azienda agricola specializzata nella produzione di grano, orzo e avena di alta

qualità, ma è anche una struttura ricettiva di alto livello: «La vicinanza a città come Martina Franca, nota località turistica frequentata in ogni periodo dell’anno ci ha convinti a fare del corpo centrale della masseria una struttura ricettiva di alto livello nella quale sono state ricavate 8 suite tutte con affaccio sulla corte interna e alcune sul ballatoio, altre 5 suite verranno realizzate in altri spazi della masseria mentre successivamente, come previsto nel progetto, verranno realizzati un campo di polo e di due campi da golf». ■ Lucrezia Gennari


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 34

Puglia da scoprire

Le origini contadine della ristorazione innovativa «Bisogna considerare le radici di un piatto, solo così lo si può riproporre in chiave moderna, usando nuove tecniche di cottura». Rino Barletta parla della nuova cucina pugliese, che vuole essere innovativa e al tempo stesso rispettosa l recupero della propria identità culturale attraverso la ristorazione non si può limitare alla preparazione di un piatto tradizionale come si preparavano in casa una volta. La riscoperta delle origini gastronomiche non è così riduttiva, spiega Rino Barletta, titolare dell'osteria A' Cr'Janz di Putignano (BA). «Se nel preparare un piatto della tradizione – dice Barletta – si considerano le sue radici, il modo in cui venivano coltivati i suoi ingredienti e, in definitiva, si rispettano i principi culinari che reggono il suo equilibrio, allora si possono usare nuove tecniche di cottura che ne possono migliorare la riuscita, fino a spingersi verso presentazioni in chiave moderna. Non è semplice, ma è quello che ci siamo riproposti di fare nella nostra osteria». Com'è stato accolto il vostro progetto? «L'osteria A' Cr'Janz è nata nel 2012, con lo scopo principale di affermare una cultura enogastronomica innovativa in grado di sfatare le dicerie di paese che vedono Putignano come un comune poco orientato alla ristorazione. In questi due anni ci sembra di aver raggiunto l'obiettivo: partiamo dalla ricerca di ricette popolari, utilizzando rigorosamente prodotti del territorio pugliese, con particolare attenzione alle nuove tendenze legate al biologico, a chilometro zero, ma anche rivolgendoci ai vegetariani, ai vegani e ai celiaci». Come avviene la selezione delle materie prime? «Le materie prime le scelgo personalmente facendo il giro dei fornitori locali per una raccolta giornaliera di prodotti freschissimi e assolutamente stagionali. Questo comporta un menù giornaliero variabile, che implementa quello stagionale. In generale, ci ostiniamo nella comunicazione di una cultura alimentare orientata a un consumo più attento ai prodotti sani, biologici e non provenienti dalla grande distribuzione, ma unicamente dai produttori locali per la maggior parte riconosciuti come prodotti dei presidi Slow-food. In particolare, poniamo molta attenzione all'utilizzo di nuove farine come la Senatore Cappelli bio integrale,

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SE L'ARCHITETTURA SEGUE LA CUCINA L'esigenza di giustificare le scelte gastronomiche con la location adatta alla propria filosofia è ormai una prerogativa dei ristoratori più attenti. «Nel nostro caso – dice Rino Barletta, titolare dell'osteria A' Cr'Janz – avevamo bisogno di unire elementi di tradizione e che rimandassero alla natura e al suo rispetto. Non è un caso che l'osteria si trovi in una struttura antica con volti a botte in pietra, anticamente sede di un contadino che nel giardinetto esterno adiacente coltivava il suo orto. Il risultato é la ripresa dell'eredità gastronomica contadina di un tempo, riportata ai nostri giorni in un'evoluzione professionale. La prospettiva di un connubio tra antico e moderno é la stessa che è stata utilizzata per la ristrutturazione del locale e la scelta degli arredi. L'osteria è organizzata in due sale: la prima con 40 posti a sedere, la seconda ospita la cucina a vista e altri 10 posti di degustazione, dove è possibile assaggiare quello che gli chef preparano in tempo reale».

Rino Barletta, titolare dell'osteria A' Cr'Janz di Putignano (BA) gregoriobarletta@gmail.com

di grano arso, canapa sativa, farro, orzo, e molti altri cereali. Utilizziamo e valorizziamo solo carni e verdure di origine locale, estremamente naturali e il più possibile biologiche. Le nostre ricette mirano a non stravolgere tali alimenti per conservarne i valori di territorialità e, ovviamente, il loro inconfondibile sapore». Quale esempio potrebbe fare di nuove tecniche di cottura? «Un esempio è la braceria: abbiamo sostituito la cottura con brace a carboni con un sistema grill vapor, a ridotte emissioni di fumi. In questo modo la cottura della carne non è più invasa da esalazioni cancerogene di cenere, poiché i gradi di cottura non continuano a bruciare come nelle vecchie braci ma si spengono in un raccoglitore ad acqua. Il risultato è una cottura naturale, un sapore non più amaro come prima e una maggiore digeribilità della carne. Come nel caso del nostro filetto di asino locale alla brace con patate novelle croccanti al rosmarino e vinaigrette di verdure. A questo piatto abbinerei un Primitivo ES che presenta un buon residuo zuccherino ma allo stesso tempo un'elevata consistenza e persistenza gusto olfattiva, il tutto equilibrato da una giusta dose di sapidità e tannini». ■ Renato Ferretti

COMUNICAZIONE

Siamo impegnati nella diffusione di una cultura alimentare più attenta ai prodotti sani e non provenienti dalla grande distribuzione


Viaggio in Italia Pag. 35 • Dicembre 2014

Trani e la sua sontuosa ed eclettica architettura ottocentesca Con Savino Cortellino all’interno di uno dei palazzi storici artisticamente più rilevanti della città di Trani, perla dell’Italia meridionale. «Ricchezza che si è rivelata grazie all’impegno di un lungo e minuzioso restauro» ttraverso i secoli, Trani si è sempre distinta come una città di grande fermento culturale, economico e turistico. Una realtà che ha lasciato profonde e suggestive tracce nell’architettura locale, marcata con i diversi stili tipici dei periodi cui appartengono le singole costruzioni. Come nel caso della Cattedrale, detta Regina delle cattedrali della Puglia, esempio di architettura romanica pugliese di epoca normanna e inserita nella lista delle “meraviglie italiane”. Gli esempi si estendono al Castello Svevo, costruzione voluta da Federico II di Svevia nel 1233, e alle numerose dimore storiche. Tra queste, uno degli edifici storici artisticamente più rilevanti è senza dubbio Palazzo Pugliese, riportato recentemente all’antico splendore, e modello straordinario di architettura ottocentesca per eclettismo, particolari decorativi e arredamento. Lo stato attuale è frutto di un lungo e minuzioso restauro durato circa quattro anni, commissionato dall'imprenditore Savino Cortellino, l'attuale proprietario, che ne parla così. «Il palazzo – dice Cortellino – sorge tra le due vie principali del centro di Trani, e prende il nome da Giuseppe Alberto Pugliese, il primo committente, presenza incisiva nel panorama della giurisprudenza tranese negli anni che vanno dalla fine dell'Ottocento alla prima metà del Novecento. L'illustre avvocato commissiona il Palazzo, interpretando i gusti più all'avanguardia dell'epoca e ne ultima la costruzione nel 1890. Abbiamo mantenuto il nome originale per il desiderio di recupero, pur nel cambiamento di funzione del Palazzo, da casa privata a luogo pubblico». Il nuovo titolare dell’opera spiega la nascita e la funzione che all’epoca aveva l’edificio. «Inserito perfettamente nella tipologia delle dimore meridionali di fine Ottocento – spiega Cortellino –, il palazzo rappresenta architettonicamente l'emergere di una nuova classe borghese in tutto il suo fermento economico e culturale. Trani, come altri centri, si arricchisce infatti in quegli anni di abitazioni ubicate al limite del vecchio borgo, composte da un piano

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Palazzo Pugliese si trova a Trani (BT)

IL PALAZZO

www.palazzopugliese.it

Savino Cortellino, titolare di Palazzo Pugliese, illustra le nuove possibilità di uso pubblico del monumento. «Palazzo Pugliese – dice Cortellino – è ora una location ideale per trasformare occasioni importanti in momenti indimenticabili, offrendo soluzioni di grande raffinatezza al mondo dell’arte, degli affari e dell’intrattenimento culturale. Mettiamo a disposizione il palazzo con diversi servizi. È perfetto per mostre, festival, iniziative editoriali e culturali, eventi di carattere imprenditoriale quali conferenze, congressi, sfilate, party aziendali e privati. Ovviamente si presta per la celebrazione matrimoni con rito civile, l’organizzazione di ricevimenti, ma anche per shooting foto aziendali. Offriamo un servizio catering per le colazioni di lavoro, i party privati e le cene di gala, così come assistenza turistica su b&b e hotel, accuratamente selezionati. Organizziamo escursioni nelle più famose località artistiche ed escursioni naturalistiche e siamo al centro di itinerari insoliti, religiosi, culturali, eventi e teatro».

terra per gli alloggi di servizio e di un importante primo piano padronale, particolarmente fastoso, composto di non meno di quindici stanze. Per lungo tempo adibito ad abitazione privata, il Palazzo ha subito diversi cambi di proprietà e piccoli rifacimenti, ma nessun importante restauro prima del 2006». Gli interventi di tipo strutturale, il recupero delle decorazioni originali interne e dei lastricati esterni, nonché degli infissi in legno, hanno riportato alla luce un’antica inattesa bellezza. «I

due ingressi del Palazzo introducono in un ampio androne con volta a botte e portano, attraverso le scalinate di accesso, in tredici esclusive stanze. Gli interni propongono l’eclettismo caratteristico della seconda metà del XIX secolo, anche nell’uso dei colori e nel decoro dell’ambiente. I temi ornamentali sono tratti dalla mitologia e dalla storia di grandi personaggi del passato oppure da quadri celebri ripresi e adattati alle mode del tempo. Palazzo Pugliese si distingue per la raffinatezza

GLI INTERNI

La bellezza dei soffitti è sapientemente accostata alle preziose carte da parati, nella tonalità e nella scelta dei disegni

dei soffitti in cui la grande profondità è ottenuta da immagini, frutto della fantasia dell’esecutore, la cui struttura architettonica rispecchia un sistema comune: “Fasce corpose dai colori robusti variamente trattate, a finto stucco, a grottesche e a greche delimitano lo spazio nell’intento di renderlo compiuto”. La bellezza dei soffitti è sapientemente accostata alle preziose carte da parati, nella tonalità e nella scelta dei disegni. Le porte, anch’esse piccoli capolavori, sono il punto di incontro fra le stanze e ne sottolineano la sorprendente diversità di stili e di colori». ■ Remo Monreale


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 36

Puglia da scoprire

La Puglia svela i suoi segreti più intimi. Sapori antichi da gustare Tra i trulli e le grotte della Valle d’Itria, alla riscoperta di sapori antichissimi, intensi, che devono la propria fortuna al legame profondo con la loro terra. Giovanni D’Ambruoso parla della tradizione casearia pugliese

on è solo la terra del mare cristallino e delle mozzarelle per antonomasia. Tutto questo sarebbe già un buon motivo per visitare le meraviglie pugliesi, eppure c’è molto di più. Proprio nella Valle d’Itria, su quelle Murge meridionali che ospitano i trulli, diventati simbolo dell’intera regione, si trovano segreti gastronomici che in pochi finora conoscevano. Ce ne parla Giovanni D’Ambruoso, alla guida della Delizia Spa di Noci (BA), una struttura casearia in cui si è deciso di riscoprire sapori antichi, da affiancare a specialità come fior di latte e burrata. «Queste sono anche per noi prodotti tipici che parlano della nostra terra – dice

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D’Ambruoso – ma le nostre tradizioni non si esauriscono certo qui. Una delle sensazioni che in questi anni abbiamo cercato di riportare sulle tavole, prima di tutto pugliesi, è quella legata al sapore del caciocavallo Stagionato in Grotta. Questo viene lavorato con latte fresco crudo, raccolto ogni giorno da aziende locali. Il suo nome “di Grotta” trae origine dalla stagionatura, che avviene in grotte naturali ricavate nei sotterranei dell’azienda. Figlio di una paziente attesa di 120 giorni in quella grotta naturale detta “della muffa” che lo rende unico e inconfondibile nel sapore, la particolarità del Caciocavallo di grotta è il gusto aromatico che conquista il palato di chi ama mangiare le cose

buone di una volta». Si conoscono le sue origini? «Senza dubbio è uno dei più antichi formaggi a pasta filata del Mezzogiorno. Conosciuto sin dai tempi della Magna Grecia e poi apprezzato dai Romani, nell’Ottocento veniva imbarcato in grande quantità per le Americhe. Il suo nome, “caciocavallo”, trae origine dalla sua stagionatura. A coppie, vengono stagionati a cavallo di una trave in legno, conservando genuinità e tradizionalità del prodotto. Il segreto del suo gusto intenso sta proprio nella stagionatura fatta in cave naturali, per 120 giorni». Sembra una di quelle specialità impossibili da realizzare in un diverso microclima. «Le caratteristiche organolettiche sono determinate per forza di cose da un contesto, cambiando il quale si tradisce il legame tra un prodotto tipico e la terra in cui è nato. Nel nostro caso, il comprensorio turistico dei trulli e delle grotte è un luogo ideale che permette l'incontro del sapere con il saper fare. I nostri stabilimenti si trovano qui, dove avvengono tutti i processi di lavorazione per mano di mastri casari che, con grande passione trasformano e creano i prodotti a marchio Deliziosa, come bur-

Giovanni D’Ambruoso, titolare della Delizia Spa di Noci (BA). Nelle altre immagini prodotti e fasi della lavorazione dei formaggi www.deliziaspa.com

rata, fiordilatte, nodini, ricotta e caciocavallo Dop». Quali sono le altre novità che avete presentato? «Proponiamo una vasta gamma e ogni anno presentiamo prodotti nuovi o confezioni nuove. Per esempio, ora stiamo proponendo confezioni più piccole, che stimolano l’acquisto. Per la creazione di nuovi prodotti facciamo delle nostre pro-


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NUOVI PRODOTTI Delizia propone delle novità: la burrata all’amarena e al tartufo e il provolone della grotta. La prima viene lavorata a mano e racchiude teneri sfilacci di mozzarella e panna con pezzi di amarena. Delicata nel sapore, è un trionfo di bontà, ottima da gustare come dessert. La burrata al tartufo, invece, è un’eccellenza per i palati più raffinati. Il suo sapore dolce e cremoso incontra il sapore elegante del tartufo. Un’altra eccellenza è il provolone della grotta. Gustoso nel sapore, viene prodotto con l’esclusivo caglio semi-piccante, tuttavia si distingue dal caciocavallo. La stagionatura è di 180 giorni e favorisce così una consistenza morbida e un gusto leggermente piccante. Legato a mano, prende la forma di un pandoro, disponibile in un formato di 4 chilogrammi. In cucina è consigliato sulle bruschette, al forno o alla griglia.

poste, però monitoriamo anche quello che chiede il mercato. Tra gli ultimi prodotti che abbiamo ideato ci sono le burratine all’amarena e al tartufo, che stanno riscuotendo un grande successo. Poi ci sono ancora due prodotti: il provolone della grotta e la piccola confezione del caciocavallo di grotta da 250 grammi». Un altro dei simboli pugliesi è sicuramente la burrata. «È un prodotto caseario che unisce la panna e la mozzarella in un connubio fra

la tradizione artigianale e l’utilizzo della tecnologia. La burrata ha una lavorazione molto particolare e, a differenza degli altri latticini, è ripiena. Un sottile strato di mozzarella racchiude un tenero cuore di panna e sfilacci di mozzarella, quindi, chiusa, forma una sfera di bontà. È ottima gustata da sola come secondo piatto, come condimento o per le più svariate applicazioni culinarie. È un prodotto molto richiesto anche all’estero, soprattutto nei paesi come Germania, Francia, Svizzera, Paesi Ara-

SPECIALITÀ ANTICHE

La particolarità del Caciocavallo di grotta è il gusto aromatico che conquista il palato di chi ama le cose buone di una volta

bi, Spagna, Stati Uniti». Quindi, per voi l’export è una voce importante del bilancio? «Oggi le esportazioni rappresentano circa il 15 per cento del fatturato. Ci siamo affacciati ai mercati esteri soltanto nell’ultimo biennio, attraverso i grossisti e le catene di distribuzione. Oltre ai paesi già citati, stiamo valutando le possibilità offerte dai mercati giapponese e cinese». Quali sono per voi gli elementi più importanti per una produzione d’eccellenza? «Alla base c’è prima di tutto la qualità della materia prima. Lavoriamo esclusivamente latte crudo pugliese, raccolto ogni giorno, direttamente con i nostri mezzi, dagli allevamenti della Murgia barese e tarantina. Tutti i fornitori, con i quali abbiamo storici rapporti di collaborazione, sono rigorosamente selezionati e rinomati per la loro produzione e per la ricchezza dei pascoli. L’alta qualità di questo latte, associata alla lavorazione artigianale e agli esperti casari, esalta la bontà dei nostri prodotti, che sono inoltre tracciati lungo tutta la filiera, per assicurare al consumatore un formaggio controllato e garantito». Si è mai posto un problema di approvvigionamento della materia prima?

«No, la Puglia è la principale regione meridionale produttrice di latte e sul mercato c’è ancora spazio per la crescita e la raccolta. Inoltre, noi diamo anche un altro stimolo ai produttori di latte: infatti acquistiamo con un prezzo fisso più una maggiorazione in base alla qualità prodotta. Così sono gli stessi allevatori che, per incrementare i ricavi, hanno tutto l’interesse di darci un latte qualitativamente migliore». Rifornite anche il canale di ristoranti e pizzerie? «Certamente e anche in questo settore le richieste stanno crescendo, soprattutto grazie al fatto che le pizzerie ormai preferiscono quasi sempre la fior di latte e non più la mozzarella classica di una volta. Molto richiesta è inoltre la mozzarella senza lattosio e stiamo proponendo anche il caciocavallo di grotta, perché nelle migliori pizzerie si iniziano a fare le pizze con questo prodotto eccezionale. È un formaggio dalle origini antiche, che viene tuttora lavorato a mano e stagionato in grotte naturali per 120 giorni, conservando così tutte le caratteristiche che lo rendono unico e inconfondibile: un odore eccezionale e un gusto aromatico che conquista il palato di chi ama mangiare le cose buone di una volta». ■ Elena Ricci


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 38

Puglia da scoprire

Lecce città del gusto Il Salento continua a scommettere sulle proprie vocazioni. Alessandro Candido rivela le potenzialità del territorio a Puglia meridionale è un territorio dalle ricchezze storiche, architettoniche, culturali e ambientali di valore inestimabile. Queste risorse vanno, però, ottimizzate con un percorso di partecipazione che coinvolga operatori, imprese e istituzioni. «Il distretto agroalimentare di qualità jonico salentino» assicura il presidente Alessandro Candido «intende contribuire alla valorizzazione delle risorse culturali, dell’offerta agrituristica ed enogastronomica del territorio». Quali i risultati più importanti ottenuti? «Il distretto quest’anno ha svolto numerose attività. In primo luogo ha realizzato una rete di competenze, promuovendo iniziative e partnership con le aziende e le principali istituzioni che operano sul territorio. Penso all’università, alle organizzazioni di categoria, alla Regione, agli enti locali e a quelle organizzazioni che a vario titolo si occupano del settore agroalimentare e della promozione delle sue eccellenze. Si è lavorato perché il distretto sia la sede naturale per gli incontri e le iniziative che hanno come tema centrale la promozione del territorio jonico salentino e delle sue produzioni di qualità». Dal punto di vista della promozione, quali i prossimi progetti in programma? E quanto considera importante fare sistema come condizione prioritaria per lo sviluppo della competitività dell’area? «La vision del distretto è proprio quella di promuovere un contesto di sviluppo, integrazione e innovazione dell’economia agricola jonico salentina, attraverso la creazioni di reti di imprese che diventano reti di territorio. Numerosi sono i progetti in corso nei quali il distretto è stato promotore o risulta direttamente partner. In particolare, abbiamo investito in ricerca e innovazione, con attenzione al mercato e alle nuove tecniche di commercializzazione che costi-

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tuiscono i principali obiettivi delle nostre imprese, che hanno ragguardevoli livelli di qualità delle produzioni. Interessanti risultano due progetti: uno vede fra i partner otto importanti aziende del distretto e l’UniSalento, che intende realizzare un modello sperimentale di showroom, con nuove e innovative esperienze multisensoriali; l’altro, recentemente presentato nell’ambito del bando regionale Living labs, vede fra i partner il D-Tech e l’Enit e si propone una promozione integrata dei beni culturali e delle eccellenze enogastronomiche dell’area jonicosalentina, utilizzando anche le nuove tecnologie digitali». Dal rapporto col territorio all’estero. Quante delle imprese del distretto hanno deciso di guardare oltre confine e quale il sostegno fornito dal distretto? «Nel nostro distretto le imprese del settore enologico, grazie alla qualità delle produzioni, hanno già raggiunto gran parte dei mercati internazionali: nord Europa, Stati Uniti, Canada, ma in alcuni casi anche Asia e la maggior parte supera il 50 per cento di export

Alessandro Candido, presidente del Distretto agroalimentare di qualità jonico salentino e amministratore delegato dell’azienda vitivinicola Francesco Candido Spa

del volume di affari. Maggiori difficoltà vi sono negli altri settori, compreso quello olivicolo, sebbene alcune aziende riescano a internazionalizzare con successo, ma rappresentano per lo più casi isolati. Uno degli obiettivi principali del distretto è proprio quello, attraverso i processi d’integrazione e di rete, di favorire la internazionalizzazione del sistema». Assieme al presidente del Gambero Rosso, Paolo Cuccia, ha sottoscritto un protocollo d’intesa per la realizzazione a Lecce della Città del gusto. Che opportunità rappresenta per il territorio? E cosa prevede l’offerta formativa e culturale che ne scaturirà? «Il network del Gambero Rosso ha scelto Lecce e il Salento, dopo Roma, Napoli, Palermo, Catania e Torino per la realizzazione della Citta del gusto. Oltre a una nuova e qualificata offerta formativa e culturale, questa iniziativa rappresenta una grande opportunità per il territorio, favorendo la valorizzazione dei suoi prodotti d’eccellenza e i processi d’internazionalizzazione delle imprese. In particolare, nel breve periodo, l’accordo propone un’offerta di formazione professionale, in particolare per gli operatori dei settori inerenti alla ristorazione, all’enogastronomia, al turismo; l’organizzazione di manifestazioni ed eventi relativi al settore enogastronomico, turistico e ricreativo; la realizzazione di un portale della Città del gusto del Dajs con l’intento di presentare le attività della struttura». ■ Renata Gualtieri


Viaggio in Italia Pag. 39 • Dicembre 2014

Un viaggio nel Salento, oltre le spiagge Marianna Corvaglia fa da guida in un territorio che, per quanto conosciuto, nasconde ai più meraviglie culturali e artistiche. «Ecco il Salento dei Messapi, della Magna Grecia e dell'architettura medievale e rinascimentale» l suo mare da cartolina ha conquistato anche i turisti più esigenti. Succede così che pensando al tacco d'Italia, spesso si torni a ricordare la sua importanza storica e culturale: dallo splendore della Magna Grecia ai centri messapici, fino alle meraviglie architettoniche del Medioevo e rinascimentali. Ma ci sono ancora luoghi in cui è possibile rivivere atmosfere antiche in uno degli angoli più visitati d'Italia. Il Salento che ci racconta Marianna Corvaglia, titolare del bed & breakfast Corte Fidele, supera le aspettative di chi lo conosce per la bellezza delle sue spiagge. La sua struttura, infatti, è ricavata in un'antica casa a corte risalente al 1200 circa, nel pieno centro di Ugento, antico borgo "messapico", sulla sto-

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rica "via Sallentina", a 5 chilometri dal mar Ionio e a 15 da Gallipoli e Santa Maria di Leuca. «Non solo – aggiunge Corvaglia – Lecce, detta anche la Firenze del Sud, è ad appena 50 chilometri e Otranto solo a 40. Dunque, Ugento è il posto ideale da scegliere come base per visitare tutta la zona. Essere ospiti del nostro bed & breakfast significa soggiornare in un'abitazione tradizionale, con stanze voltate a botte o a stella e rivolte tutte verso la corte, rivivendo la tranquillità di tempi passati. Il fabbricato è stato ristrutturato nei minimi particolari e conservando gli spazi di un tempo. A disposizione degli ospiti ampie camere singole e doppie dotate di comodo e spazioso bagno, aria condizionata,riscaldamento, tv, phon, arredi in stile».

NELL'ANTICA CORTE Marianna Corvaglia, titolare del bed & breakfast Corte Fidele a Ugento (LE), entra nel dettaglio dei servizi offerti agli ospiti della sua struttura. «Corte Fidele – dice Corvaglia – offre pernottamento e prima colazione in un contesto tradizionale salentino con ampie stanze, con volte in conci di tufo a vista, muri imbiancati a calce. Le colazioni sono abbondanti e sane, con prodotti della nostra terra e rigorosamente biologici. Per l’intrattenimento degli ospiti nella corte, non manca un buon caffè, una bibita fresca, una frisa per fare quattro chiacchiere, o un dopo cena con un buon liquore fatto in casa. Siamo a disposizione per un supporto alla conoscenza del territorio e delle tradizioni locali, suggerendo itinerari turistici, sagre e feste. Offriamo anche corsi per le tradizionali preparazioni gastronomiche (orecchiette, pittule, fichi secchi), e corsi di realizzazione di piccoli manufatti in terracotta».

Il bed & breakfast Corte Fidele si trova a Ugento (LE) - www.cortefidele.it

Il B&B Corte Fidele si trova, dunque, in un contesto storico della tradizione culturale salentina, nel cuore di una località turistica d'eccezione. La città, infatti, è stata uno dei principali centri messapici nel IX secolo avanti Cristo. «Era città-stato – precisa Corvaglia – con una zecca e un esercito propri. Carlo V, nel IV secolo, costruì un proprio scalo portuale sullo Jonio, presso Torre S. Giovanni. Il nostro B&B, inoltre, è situato sulla Via Sallentina, ex Via Traiana e prolungamento della Via Appia. Nei pressi si possono ammirare le mura messapiche, la Cripta ipogea del Crocefisso, le chiese della Madonna di Costantinopoli e della Madonna della Luce. Sulla Via Sallentina è stata rinvenuta la tomba dell’Atleta dipinta, e la statua dello Zeus bronzeo del VI secolo avanti Cristo, capolavoro dell’arte magno-greca. Infine, si possono visitare dolmen e menhir. Ora, il centro storico di Ugento offre scorci tipici e suggestivi con i vicoli, le corti, l’architettura tradizionale, i palazzi, le chiese. Di notevole attrattiva il sistema museale con visite guidate: il nuovo Museo Civico di Archeologia e Paleontologia, la collezione archeologica Adolfo Colosso, il palazzo Rovito, il castello dei Principi d’Amore, e molto altro». Nell'accoglienza della signora Corvaglia si trova una valida guida alla scoperta della regione. «Tra le bellezze naturalistiche – continua la titolare della Corte Fidele – si può visitare il Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento con la pista ciclabile, oltre alle varietà di ambienti naturali della

LA CITTÀ

Nei pressi di Ugento si possono ammirare le mura messapiche, la Cripta ipogea del Crocefisso, le chiese della Madonna di Costantinopoli macchia mediterranea, le serre con gli uliveti secolari, i lidi balneari di Torre S. Giovanni, Torre Mozza, Lido Marini, l’isola di Pazze. Si possono fare escursioni nella nostra campagna per raccogliere i prodotti biologici di produzione propria, che saranno cucinati per una cena di benvenuto, al contempo facendo ammirare il verde degli ulivi secolari. E poi, la musica con il ritmo della pizzica salentina sgombra la mente da ogni pensiero facendo vivere sensazioni uniche nel contesto di feste e sagre». ■ Renato Ferretti


Viaggio in Italia Pag. 41 • Dicembre 2014

UN ANGOLO DI PARADISO A TORRE LAPILLO Vini pregiati, sapori autentici e soggiorni esclusivi. È questa la ricetta dei fratelli Del Prete che a l’Angolo di Beppe offrono serenità e ospitalità a ogni loro ospite.

Matera, città aperta al futuro Prima la candidatura e poi la nomina di Matera a Capitale europea della cultura 2019 aprono per la città dei Sassi eccezionali prospettive di rilancio e sviluppo arà Matera la Capitale europea della cultura del 2019. La designazione, ufficializzata il 17 ottobre scorso, ha premiato il progetto della città lucana, che ha battuto le agguerrite Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena. A fare la differenza è stata la proposta di un modello incentrato sui concetti di “cittadinanza culturale”, di apertura, di condivisione, di sviluppo di competenze e di integrazione strategica delle tecnologie digitali. «Ha vinto la forza dell'innovazione dei nostri progetti, ma soprattutto è stato premiato il cuore di questa città, di questa regione, la meravigliosa Basilicata, e di tutti quei meridionali, pugliesi, calabresi e campani che hanno creduto in questa vittoria», ha dichiarato il primo cittadino di Matera, Salvatore Adduce, subito dopo l’annuncio del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. «Vince Matera. Stravince la Basilicata», ha sottolineato il presidente della Regione Marcello Pittella. «Abbiamo testardamente perseguito e conquistato un obiettivo che sembrava superiore alle nostre forze, proiettandoci in una dimensione europea che consentirà alla Città dei Sassi di essere Capitale europea della cultura nel 2019. In quel ruolo, ne sono certo, Matera si troverà a proprio agio e rappresenterà degnamente il nostro Paese, così come peraltro avrebbero fatto le altre cinque, bellissime città italiane entrate nella short list finale e alle quali va il mio sentito ringraziamento per averci accompagnato in questa sfida esaltante». E Matera vuole vincerla questa sfida, facendo del

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n una delle cornici più belle dello Stivale, il Salento, sorge l’incantevole ci�adina di Porto Cesareo. È a pochi chilometri da qui che si incontra L’angolo di Beppe, un resort a qua�ro stelle che combina la comodità del moderno e l’eleganza del classico. Solo così infa�i questa stru�ura si riesce a inserire in un contesto paesaggistico mozzafiato e conosciuto a livello internazionale. È proprio durante un viaggio in Salento, più precisamente nella rinomata località turistica Torre Lapillo, che Beppe Del Prete si imba�e in una vecchia cascina. Decide insieme al fratello Umberto che qui poteva nascere un angolo particolare e ricercato. Ha iniziato dunque a trasformarla dapprima in un ristorante di lusso e poi in un resort. D’altra parte Beppe e il fratello avevano lavorato a lungo in location simili a San Remo e sulla riviera romagnola, quindi

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Specialità dell’Angolo di Beppe a Porto Cesareo www.angolodibeppe.it

l’ispirazione era lì, pronta per essere colta. «Abbiamo creato L’angolo di Beppe – spiega Umberto Del Prete – nel 1978 e quell’anno si lavorò con successo solo durante i qua�ro mesi estivi. Dall’anno successivo abbiamo fa�o il salto di qualità, iniziando a lavorare a pieno ritmo. Da principio proponevamo pia�i di terra e di carne, comprese le selvaggine, poi decidemmo di trasformare il nostro menù in un tripudio di pesce e oggi proprio il pesce rappresenta il 90 per cento della nostra carta». È proprio per questo, infa�i, che l’Angolo di Beppe è stato recentemente insignito del “Premio Qualità” rilasciato dalla Camera di Commercio di Lecce, per l'altissimo livello della cucina proposta. Merito di pia�i come il pasticcio del marinaio o dei ravioli Apulia ripieni di pesce. Sull’onda del successo è nato anche l’hotel. «Abbiamo prima edificato e aperto un albergo annesso al ristorante e poi abbiamo iniziato due ristru�urazioni del locale originario. È con il secondo intervento che abbiamo rinnovato lo stile del ristorante, richiamando con arredi e colori moderni il tema del mare». Oggi la struttura si compone di un moderno hotel a 4 stelle con 20 camere dotate di tu�i i confort e un altro nuovo albergo, Intervallo Hotel, di notevole qualità, con altre 13 camere arredate con gusto e design. Al terzo piano, un roof garden estivo con solarium. Qualche centinaio di metri più in là, il mare Jonio. ■ Luisa Accorsi

passato e della propria identità le basi sulle quali costruire il futuro, un futuro “open” come riporta il titolo del programma di candidatura, dove un ruolo centrale lo gioca il coinvolgimento dell’intera comunità, delle istituzioni e dei territori: il sostegno non arriva solo dai 131 Comuni della Basilicata, ma anche da molti Comuni della Murgia pugliese e del Cilento campano. «In fondo, sapevamo, sin dal primo momento, di potercela fare – ha proseguito Pittella –. Perché la bellezza millenaria di Matera è qui, sotto gli occhi di tutti. E chiunque, dal turista affamato di novità al visitatore casuale e distratto, non può che restare affascinato di-

Il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, con il ministro Dario Franceschini

I cittadini festeggiano la designazione di Matera a Capitale europea della cultura


Viaggio in Italia Dicembre 2014 • Pag. 42

Matera Capitale

MATERA

Ha vinto la forza dell'innovazione dei nostri proge�i, ma sopra�u�o è stato premiato il cuore di questa ci�à e di questa regione

Pier Paolo Pasolini gira “Il Vangelo secondo Matteo” a Matera nel 1964

nanzi alla bellezza architettonica dei Sassi e alla forza ammaliante dei suoi antichi rioni. Ora che il sogno si è avverato, comincia la vera partita: quella che dovrà fare di Matera un punto di riferimento forte della Cultura europea. Sono certo che l’unità dei lucani saprà fare da sprone all’intera classe dirigente della Basilicata, perché le cose che abbiamo detto di voler fare si facciano veramente. E io sono certo che gli impegni assunti saranno mantenuti». La candidatura a Capitale europea della cultura è riuscita a generare nella popolazione lucana un sentimento non scontato di riscatto, di orgoglio e di voglia di mettersi in gioco (non va dimenticata la questione dei Sassi, definiti una “vergogna nazionale” e poi recuperati e iscritti nel-

la lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco). Dal 2009 si lavora per fare della cultura e dell’innovazione le leve di un nuovo modello sostenibile di sviluppo socio-economico per Matera, la Basilicata e – di riflesso – per tutto il Meridione. «Gli investimenti diretti – ha annunciato all’Ansa il sindaco Adduce – saranno pari a circa 60 milioni di euro. Il primo obiettivo è attrarre gli innovatori, i giovani innovatori, dall’Italia e dal mondo, fermando l'emorragia di giovani lucani». INFRASTRUTTURE CULTURALI Con Matera 2019 vengono ripensate le concezioni di museo e di scuola. Due i progetti bandiera: il primo è l’Istituto DemoEtno-Antropologico (I-DEA), che si pone come prototipo-laboratorio per un’inno-

vativa istituzione culturale del ventunesimo secolo. Si tratta di un sistema di archiviazione e consultazione digitale standardizzato di tutti gli archivi che li rende accessibili a cittadini, insegnanti, studenti, ricercatori, policy maker e curatori di tutto il mondo. L’altro cardine è l’Open Design School che, partendo dall’eredità del distretto del mobile imbottito, permetterà di creare dal 2015 una nuova generazione di designer e artigiani con capacità e competenze necessarie a sviluppare localmente gran parte delle strutture e delle tecnologie necessarie per realizzare il programma del cartellone del 2019. Cinque saranno i principali filoni tematici: “Futuro remoto”; “Continuità e rotture”; “Utopie e distopie”; “Radici e percorsi”; “Riflessioni

e connessioni”, a loro volta declinati in cluster e sviluppati tramite una serie di iniziative di grande, media e piccola scala. TURISMO Gli investimenti destinati a Matera 2019 serviranno anche per creare nuovi posti di lavoro e rafforzare la visibilità e il posizionamento turistico internazionale della città e dell’intera Basilicata. L’obiettivo diventa allora quello di quadruplicare in quattro anni le presenze turistiche, oggi attestate a una quota annuale di 220mila, mirando ad aumentare i tempi di permanenza media a Matera del 30 per cento. Tra le priorità indicate dal primo cittadino c’è la necessità di migliorare la mobilità con l’aeroporto di Bari, situato a 40 minuti dalla città lucana; allo studio c’è un sistema di navette pubbliche su gomma e su ferro che colleghi, a partire dal 2016, Matera e Bari con frequenza oraria. CIAK SI GIRA Il cinema si conferma parte integrante del processo di rinascita di Matera grazie alle opportunità che la settima arte può offrire in termini di visibilità internazionale e ricadute sul territorio. Una mostra a Palazzo Lanfranchi, prorogata fino al 25 gennaio 2015, celebra i cinquant’anni de “Il Vangelo secondo Matteo”, il capolavoro girato nel 1964 da Pier Paolo Pasolini, che ha reso immortale il paesaggio della città lucana. Dopo aver ospitato le riprese di “La passione di Cristo” di Mel Gibson, uscito nelle sale nel 2004, i primi mesi del 2015 vedranno gli antichi rioni Sassi di Matera ospitare un’altra produzione importante: il remake hollywoodiano di “Ben Hur”, diretto dal regista kazako Timur Dekmambetov che includerà tra gli interpreti il premio Oscar Morgan Freeman. ■ Francesca Druidi


Viaggio in Italia Pag. 43 • Dicembre 2014

Tesori d’Italia Sono migliaia le località italiane, ricche di un patrimonio d’arte, di storia, di cultura, di archeologia unico e irripetibile. Osvaldo Bevilacqua invita a riscoprire queste terre, troppo spesso non adeguatamente valorizzate iceve di continuo lettere, mail, fax, anche telefonate, dall’Argentina, dall’Australia, dagli Usa, dai Paesi europei, da parte di italiani che si sono trasferiti all’estero per lavoro, magari 50 anni fa, e che manifestano l’aspirazione di voler tornare in Italia chiedendogli consigli. Naturalmente non c’è una sola scelta, un’unica meta, si può rispondere citando infinite destinazioni. «Ma c’è una “dorsale” in particolare sottolinea lo storico conduttore di Sereno Variabile, Osvaldo Bevilacqua - che è stata scoperta oltreoceano e dai nordeuropei, norvegesi e svedesi tra gli altri, che parte dalla Liguria, passa per la Toscana, l’Umbria, le Marche fino ad arrivare all’alto Lazio ed all’Abruzzo, luoghi di cui ci troviamo spesso a parlare nelle puntate della nostra trasmissione». Sono sempre di più i cittadini stranieri che decidono di venire a vivere nella nostra terra, e che a volte aprono anche bed & breakfast, puntando loro stessi sull’attività turistica in Italia. «Gli inglesi hanno dato il via a questa tradizione soprattutto in Toscana e in

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Umbria, che ormai registrano il tutto esaurito. Territori che sono stati salvati dalla decadenza, luoghi una volta abbandonati per la forte spinta all’urbanizzazione, sono tornati a vivere, a donare bellezza e a produrre benessere. Il più famoso nel mondo è oggi il cosiddetto Chiantishire, ma anche la Maremma Laziale e la Tuscia sono molto gettonate: le mete sono infinite e non c’è che l’imbarazzo della scelta. E tutto ciò è il simbolo, la rappresentazione, dell’eccellenza italiana: l’antica abitudine italica del sentirsi inferiori agli altri non ha senso, il nostro Paese oggi seduce e affascina migliaia di stranieri, non necessariamente di lingua e cultura italiana, che amano venire da noi, non solo per turismo ma per stabilirsi definitivamente e vivere sulla nostra terra». In quale regione ha apprezzato di più la genuinità e l’ospitalità degli abitanti e come si è espressa? «Devo riconoscere che ogni settimana, ovunque andiamo, si manifesta una gara di solidarietà tra la gente comune, che ci accoglie come se ci conoscesse da sempre: con grande ospitalità ci fanno entrare nelle loro case e si mettono a totale

disposizione, questo perché sanno che siamo lì per raccontare le loro storie, le loro attività, le loro vite. Questa accoglienza genera in noi commozione; il loro entusiasmo, la loro partecipazione non può lasciare indifferenti, e tutto si ripete ogni volta, in ogni località, dal nord al sud al centro. Per scelta editoriale non intervistiamo mai gli amministratori locali, ma andiamo a ricercare la gente comune, coloro che sono impegnati tutti i giorni in prima linea, ma devo anche ri-

LA VIA FRANCIGENA

percorsa a piedi, è un tracciato ideale per partire alla scoperta di luoghi, storia, arte, cultura, enogastronomia, curiosità

Osvaldo Bevilacqua, conduttore della trasmissione televisiva Sereno Variabile

conoscere che spesso incontriamo amministratori che si rendono disponibili senza voglia di apparire, soltanto con l’obiettivo di rendersi utili per la promozione del loro territorio». Quale itinerario consiglierebbe a un curioso viaggiatore? «Per un viaggiatore come me non c’è che l’imbarazzo della scelta, perché l’Italia è un paese baciato dalla fortuna, per la sua storia, per le sue tradizioni, per la sua cultura, e diventa quasi impossibile scegliere una meta piuttosto che un’altra. La via Francigena però potrebbe essere il tracciato ideale per partire alla scoperta di luoghi, storia, arte, cultura, enogastronomia, curiosità. Se dovessi essere ancora più incisivo, consiglierei di percorrere parte del tragitto a piedi, pernottando in istituti religiosi, in bed & breakfast, nelle abitazioni di gente comune, che garantisce ospitalità e accoglienza; si tratta di luoghi dove spesso ci si deve adattare con spirito spartano, ma che permettono d’identificarsi con l’animo del pellegrino in viaggio, che spinto dalla fede percorreva fino a 30 km al giorno; un viaggio faticoso però esaltante, sia nel raggiungimento della sognata meta, sia nel tragitto alla scoperta di luoghi sconosciuti e indimenticabili». Qual è invece la piazza più pittoresca che ha visitato? «È difficile dare una risposta perché l’Italia è tutta una piazza: i comuni storicamente nascono intorno alle piazze, centri di governo e di commercio, dove si concentravano la vita e le attività quotidiane dei cittadini. E che piazze ci sono nel nostro Paese». ■ Renata Gualtieri


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