Viaggio in Italia - Ago 2016

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Viaggio in Italia

OSSERVATORIO SUL TURISMO DI QUALITÀ

LOMBARDIA E VENETO A CONFRONTO

ITALIA, IL MUSEO DIFFUSO

Faccia a faccia tra gli assessori delle due Regioni leader del turismo italiano. Mauro Parolini e Federico Caner riflettono su temi quali destagionalizzazione e nuove forme di promozione

Avviata la fase due della riforma del Mibact. Rapporto Stato Regioni per la promozione turistica. Strategie di sviluppo, il piano Enit e gli obiettivi da raggiungere Il ministro Dario Franceschini

Una visione unica per la crescita Le leve con cui un settore cruciale come il turismo può fare il definitivo salto di qualità

Gianfranco Battisti, neo presidente di Federturismo

er l’estate 2016 si prospetta un trend positivo del brand Italia con incoming in crescita per i vacanzieri domestici così come di quelli internazionali. Parte da buoni presupposti il mandato del neo presidente di Federturismo Gianfranco Battisti, attuale direttore della Divisione passeggeri nazionale e internazionale dell’alta velocità di Trenitalia, che indica le principali linee d’intervento e le prospettive del comparto.

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TTG VETRINA D’ITALIA La fiera di Rimini dal 13 al 15 ottobre si trasforma nel principale marketplace del turismo d’Italia e tra i primi in Europa. Gli appuntamenti più importanti e le novità dell’edizione 2016

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Un’estate sulla cresta dell’onda L’Italia ritrova la ribalta sulla scena turistica mondiale e la nostra industria dell’accoglienza ringrazia. Con Giorgio Palmucci analizziamo i contorni di questo momento favorevole, che premia la bontà del binomio turismo-cultura n uscita da una primavera favorevole sul piano delle prenotazioni, la rete italiana dell’ospitalità è in transito lungo una stagione estiva che promette altrettanto bene. In primis per una qualità dell’accoglienza valorizzata dai grandi eventi da poco conclusi o in corso, ma anche per il “restringimento” della mappa turistica mondiale determinato dalle ultime drammatiche vicende che stanno dirottando le scelte dei turisti verso le nostre città d’arte e le località marittime. «Il settore alberghiero – osserva Giorgio Palmucci, presidente di Confin-

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Giorgio Palmucci, presidente AICA

dustria Alberghi - sta attraversando una fase di recupero e la presenza degli stranieri è una costante ormai consolidata. Certamente la crisi socio-politica che coinvolge l’area del Mediterraneo e i recenti avvenimenti di cronaca nelle località europee, stanno

inducendo i turisti d’Oltralpe a guardare verso il Belpaese». Anche Enit rileva per quest’estate un andamento positivo sul versante dell’incoming. Come si sta riflettendo sulle performance del nostro sistema alberghiero? «Secondo le nostre stime durante l’estate 2016 il comparto dovrebbe registrare un dato stabile rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato che conforta e conferisce gli stimoli giusti per migliorare sempre più le performance aziendali». >>> segue a pag. 6

ALL’INTERNO Gli italiani riscoprono il Bel Paese Incoraggianti i primi sei mesi dell’anno. I dati del Ciset e l’indagine Enit su 26 mercati internazionali A tavola con la storia Guida d’eccezione, Valerio Massimo Manfredi svela le abitudini alimentari nella colonia romana di Aquileia Formule di rilancio per il turismo Una diversa offerta nei segmenti culturale, enograstronomico e paesaggistico. Il punto di Franco Salvatori e Stefano Consiglio



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Colophon

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti

ITINERARI SUGGESTIVI

Scorcio di Gallipoli

Meraviglie d’Italia con Osvaldo Bevilacqua

Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Sopra, un particolare della necropoli

DESTINAZIONE PUGLIA

di Monterozzi a Tarquinia.

Paesaggi e arte, il fascino del Salento

In alto, Largo del Plebiscito a Montefiascone

Un’offerta e un’esperienza unica di Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti al punto di vista dell’offerta agroalimentare l’Italia è di fatto una ‘potenza’ mondiale. Rispetto agli altri competitor è una potenza apparentemente anomala, che non possiede ‘autostrade o portaerei’, cioè un sistema distributivo diffuso in Europa e/o negli Usa per commercializzare i propri prodotti. Ma in realtà, anche da questo punto di vista rappresentiamo un’eccezione: la nostra rete diffusa di agriturismi costituisce la più originale, efficace e radicata piattaforma di promozione del nostro made in Italy. Si tratta, a ben vedere, di una piattaforma relativamente recente, che è andata formandosi nell’ultimo quarto di secolo fino a raggiungere oltre 22 mila unità e che si è sviluppata ed evoluta soprattutto grazie a quella legge sulla multifunzionalità che ha cambiato nel profondo l’agricoltura italiana. Quando parliamo di made in Italy agroalimentare - è bene rilevarlo - non ci riferiamo a qualcosa di semplice, a un

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prodotto cioè che si avvale di un determinato brand, ma a qualcosa di complesso che contiene nello stesso tempo paesaggio, relazioni, gastronomia, territorio, in buona sostanza un saggio corposo di ciò che gli esperti oggi definiscono marketing esperienziale, e cioè l’impronta più durevole e potente che possiamo lasciare su un consumatore. Gli agriturismi da questo punto di vista sono il miglior veicolo per assaporare quest’esperienza: saldano infatti la tradizione e la cultura della campagna con la qualità di vita e di alimentazione, e con un’offerta

che unisce attività sportivedall’equitazione, al tiro con l’arco, al trekking, al cicloturismo- e aspetti legati al wellness, corsi di cucina, degustazioni ‘guidate’ o attività culturali legate ai percorsi archeologici e naturalistici. È in questa originalità e flessibilità che sta la forza di questo fenomeno peculiarmente italiano: un’offerta che rimane squisitamente artigianale, non ingegnerizzata, e forse proprio per questo in grado di rispondere rapidamente alle esigenze cangevoli dei consumatori, anche dal punto di vista del rapporto prezzo/qualità. Si va, infatti, dall’offerta di alloggio e di pasti completi alla colazione al sacco con la semplice messa a disposizione di spazi per picnic, tende, roulotte e camper, per rispettare le esigenze d’indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali attraverso i mercati di Campagna amica. Si tratta di un’offerta estremamente variegata, a cui si può

accedere attraverso i siti dedicati www.terranostra.it e www.campagnamica.it e anche grazie all’app Coldiretti “Farmersforyou” che mette in connessione gli imprenditori agricoli italiani con i nostri connazionali e con i cittadini di tutto il mondo che vengono in Italia e intendono acquistare prodotti o dormire nelle aziende agricole. Attraverso di essa e i suoi ‘itinerari del gusto’ si possono abbinare le città d’arte agli agriturismi in cui poter soggiornare, i mercati di Campagna amica alle fattorie e ai ristoranti che offrono menù con prodotti acquistati direttamente dagli agricoltori di Coldiretti. È facile comprendere quindi che l’Italia – a suo modo e con caratteristiche specifiche e originali – è riuscita a creare la propria piccola ‘portaerei’ rivolta al mercato interno, ma efficacissima anche nel lasciare tracce profonde nel turismo straniero che si avventura nel cuore dell’Italia e della sua produzione agroalimentare distintiva. ■


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Politiche turistiche

La bellezza che produce ricchezza Distribuzione dei presidi culturali più equilibrata sul territorio e sostegno all’Enit nella promozione estera del brand Italia. Sono le ultime mosse del Mibact, impegnato nella partita che vale il rilancio del nostro sistema turistico oprindentenze uniche annunciate a inizio anno e formalmente insediate ai primi di luglio; 10 nuovi istituti museali e archeologici autonomi e altrettanti nuovi direttori incaricati di tutelarne ed esaltarne il patrimonio; una più intensa collaborazione con le Regioni anche attraverso l’Enit, del quale l’altro giorno è stato presentato il piano triennale incentrato sulla strategia digitale e sulla promozione di un turismo sostenibile. Sono alcuni dei capitoli fondamentali in cui si snoda la “Fase due” della riforma Mibact, varata due anni fa con l’intento di riorganizzare le azioni del ministero in un’ottica di valorizzazione dell’offerta culturale e paesaggistica italiana. «Dobbiamo valorizzare l’Italia come uno straordinario museo diffuso – sottolinea il ministro Franceschini - e puntare a un turismo di qualità, intelligente, colto, che viene in Italia a cercare la bellezza. Non ci interessa il turismo mordi e fuggi che non può riguardare Paesi come l’Italia e che non lascia ricchezza».

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MIBACT, UN RIASSETTO A MISURA DI VIAGGIATORE MATURO Un processo volto ad abbassare un po’ i riflettori sul turista tout court per accenderli sul viaggiatore maturo appassionato di arte e storia, ridisegnando secondo una moderna articolazione territoriale i presidi del ministero. Specialmente quelli archeologici, che passano dalle precedenti 17 soprintendenze alle 39 nuove soprintendenze unificate, a cui si sommano quelle speciali del Colosseo e di Pompei. «Con questo atto – spiega Franceschini – compiamo un altro passo avanti nel riassetto del Mibact realizzando una distribuzione dei presidi più equilibrata ed efficiente, definita in base al numero di abitanti, alla consistenza del patrimonio culturale e alla dimensione dei territori. Ogni nuova soprintendenza parlerà con voce unica ai cittadini e alle imprese, consentendo a entrambi di rapportarsi con l'amministrazione in modo più semplice e con una notevole riduzione degli oneri burocratici». A orchestrare le manovre di riordino del tessuto culturale e turistico però, dovranno essere innanzitutto le Regioni alle quali «la riforma del titolo V - ricorda il mi-

Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo

Galleria delle carte geografiche, Musei vaticani

nistro - assegna la competenza istituzionale su questa materia». Tuttavia, prosegue Franceschini, «già adesso c’è una condivisione di una prospettiva con le Regioni, specie sul tema della promozione dell’immagine dell’Italia all’estero. Dobbiamo finirla con la consuetudine per cui ogni regione si fa promozione da sé all’estero e, per fortuna, da parte degli assessori regionali c’è disponibilità ad andare in questa direzione». La stessa peraltro che il dicastero romano percorre attraverso iniziative promozionali orientate verso i Paesi a più alto potenziale in chiave di futuro incoming.

PIANO ENIT E MISSIONI PER PROMUOVERE IL BELPAESE Tra questi un posto di rilievo spetta sicuramente alla Cina, dove nei giorni scorsi Franceschini e il ministro della cultura asiatico hanno tenuto a battesimo la nascita del Forum Italia-Cina, che permetterà di aumentare collaborazioni bilaterali tra musei, teatri, fondazioni, grandi festival ma anche di favorire scambi di esperienze e tecnologie nella tutela e restauro dei beni culturali. «Il Forum culturale Italia Cina – commenta il ministro – è uno strumento che mancava e che saprà rispondere alle tante attese che il mondo culturale cinese ripone nel nostro Paese. Abbiamo gettato le basi per una collaborazione culturale e turistica a tutto campo, che servirà a cementare il sentimento di ammirazione reciproca e millenaria iniziata da Marco Polo e Matteo Ricci». Al consolidamento della nostra immagine turistica in tutti i mercati di riferimento – da quelli tradizionali dell’Europa e del Nord America a quelli emergenti dell’Asia e del Centro America - guarda invece il nuovo Piano triennale di Enit, presentato l’altro giorno dai vertici dell’agenzia nazionale del turismo e salutato con favore dal titolare del Mibact. «L’Enit prosegue nella sua azione di rilancio – sostiene Franceschini - con il nuovo piano triennale e con un aumento significativo delle risorse disponibili, che dopo una lunga stagione di tagli tornano a crescere. Le linee di azione e gli obiettivi fissati dal piano sono il frutto di una visione intelligente nella quale la strategia digitale gioca un ruolo determinante nel promuovere un turismo sostenibile e diffuso su tutto il territorio nazionale». Un turismo, conclude, «capace di coinvolgere i potenziali visitatori nella scoperta di un patrimonio straordinario che rende unico il nostro Paese». ■ Giacomo Govoni


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Rispetto alla presidenza di Renzo Iorio, vi saranno elementi di continuità e-o discontinuità nel suo mandato? Quali sono i suoi principali obiettivi? «Ritengo che un sistema di rappresentanza abbia il compito di portare avanti progetti e visioni costruttive per la competitività del Paese, agendo, come ha fatto sinora Federturismo, da stimolo per tutto il settore. È importante affidare un ruolo rilevante ai territori perché sul territorio si costruisce la governance del turismo italiano. Più progetti svilupperemo a favore dell’attrattività dei territori, più valore genereremo per le imprese, anche promuovendo progetti trasversali con aziende di altri settori di Confindustria. Il nostro capitale turistico è più alto che in altri Paesi; l’Italia deve recuperare il gap sul rapporto qualità-prezzo e avvicinarsi a quello dei suoi diretti competitor attraverso la digitalizzazione della catena del valore, il superamento della stagionalità della domanda, la formazione del personale turistico e la qualità delle infrastrutture». Bastano i Tax Credit del governo per la digitalizzazione e la riqualificazione delle strutture alberghiere italiane? Quali le priorità in questo senso? «I Tax Credit rappresentano delle importanti opportunità per sostenere la competitività del settore e per consentire alle aziende di recuperare parte delle spese sostenute per migliorare i sistemi informatici e le attività di promozione on line, così come per l’acquisto di mobili e componenti d’arredo, per le spese di ristrutturazione edilizia, per l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’efficientamento energetico. I fondi messi a disposizione dal governo, benché limitati rispetto alle esigenze del comparto, vanno nella giusta direzione. È però opportuno rendere strutturale la misura del tax credit sugli investimenti, aumentando le risorse stanziate e superando il meccanismo del click day». I nodi del trasporto e della mobilità sono stati da anni indicati come ostacoli allo sviluppo del turismo nel nostro Paese. Alla luce della sua esperienza professionale, quali ritiene siano i passi da compiere ancora su questi fronti per accrescere la nostra competitività? «L’accessibilità è l’elemento chiave per sostenere e sviluppare la domanda turistica. Per questo è necessario potenziare l’efficienza infrastrutturale e la qualità dei servizi, perché chi compra un pacchetto turistico oggi non acquista solo un soggiorno, ma un pacchetto di servizi integrati. Per il turista non conta più la distanza, ma il modo con cui si raggiunge una destinazione. È quindi essenziale migliorare il sistema dei trasporti, favorendo sempre più l’integrazione tra le diverse modalità».

Gianfranco Battisti, neo presidente di Federturismo

POLITICA TURISTICA Destagionalizzare, razionalizzare e decentrare sono le parole chiave indicate da Evelina Christillin, presidente dell’Enit. Cosa si attende Federturismo dalla rinnovata agenzia? E condivide le linee guida proposte? «L’auspicio è che la promozione della destinazione Italia nel mondo possa tornare a contare su un Enit trasformato, il cui obiettivo è concentrarsi sul racconto del Paese e sull’ottimizzazione dei tanti investimenti dispersi in singole attività promozionali e missioni che, fino a oggi, non hanno portato a risultati concreti per il nostro turismo. Un settore centrale per

le prospettive di crescita dell’Italia come il turismo non può essere lasciato senza un supporto strutturato che tenga il passo dei nostri competitor Francia e Spagna. Il cambio di passo e di costi annunciato può essere la vera opportunità per realizzare una nuova visione che prevede, tra l’altro, tra le priorità dell’Agenzia maggiori investimenti in tecnologie digitali da noi assolutamente condivisi. Mi sembra, quindi, che si stia partendo con le giuste premesse». Cosa condivide dell’idea del governo circa il piano strategico per lo sviluppo del turismo? «É fondamentale che ci sia una visione strategica unica, attraverso il lavoro portato avanti da tutti, un Piano nazio-

Tra le priorità c’è l’ammodernamento delle strutture e delle infrastrutture, la crescita dell’attrattività del nostro Paese e un processo di innovazione tecnologica nale del turismo dotato di risorse adeguate che ci consenta di competere con tutti i maggiori paesi concorrenti e di accompagnare lo sviluppo del settore con una serie di investimenti pubblici e privati adeguati, grazie a una politica unitaria in cui tutti gli operatori del settore potranno muoversi in modo coerente. Tra le priorità assolute, c’è l’ammodernamento delle strutture e delle infrastrutture legate al turismo, con interventi in linea con i criteri di sostenibilità ambientale, la crescita dell’attrattività turistica basata sulla valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale e territoriale del Paese e un processo di innovazione tecnologica. Tutte linee d’intervento importanti per lo sviluppo del Paese. Le perplessità risiedono come sempre nella capacità d’implementare le azioni in tempi coerenti con le dinamiche del mercato». La regolamentazione della sharing economy è un tema caldissimo in questo momento in Italia. Come interagire con l’ospitalità alternativa? «La sharing economy sembra un processo inarrestabile: dal 2011 a oggi, i numeri sono più che triplicati in particolare nell’ambito del turismo, delle attività ricettive, dei trasporti e dell’alimentazione e si stima che nel 2025 varrà 570 miliardi di euro. La recente pronuncia della X Commissione del Senato sulla parity rate che consente a tutte le imprese turistico-ricettive di poter proporre alla propria clientela condizioni di prezzo migliorative rispetto a quelle praticate dai portali di

prenotazione online anche sul proprio sito web è una decisione fondamentale, per regolare al meglio il mercato e per tutelare le condizioni di corretta concorrenza tra le imprese. Introduce, tra l’altro, una regola valida per tutti gli operatori, in modo analogo a quanto avvenuto in Francia e in Germania che determina un equilibrio essenziale nella concorrenza tra i paesi. Sono, quindi, soddisfatto di questo ulteriore passaggio che auspico possa essere definitivamente adottato a breve». I flussi turistici sono in costante crescita nel mondo. Cosa deve fare l’Italia per fare un definitivo salto di qualità nel settore, a partire dalla promozione, considerando le sue ben note potenzialità? «Per raggiungere il vantaggio competitivo sulla concorrenza, le imprese turistiche devono essere consapevoli che non basta più agire sulla leva del prezzo e garantire servizi di qualità, ma occorre considerare le esigenze dei nuovi turisti e adeguarsi ai mutamenti introdotti dalle nuove tecnologie. Occorre prestare maggiore attenzione al social media marketing, un nuovo modello di promozione turistica, diversificare i mercati, innovando il linguaggio online e rafforzando l'immagine del brand e della destinazione. La standardizzazione è finita e gli operatori turistici devono lavorare per la definizione di un prodotto completo che richieda proposte flessibili, dinamiche e motivazionali e per facilitare la promo commercializzazione. Questo significa che è necessario strutturare le risorse e i servizi turistici tramite linee-cluster di prodotto, in linea con le nuove motivazioni dei turisti che cercano sempre più esperienze uniche». ■ Francesca Druidi


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Analizzando i flussi turistici, la fascia dell’alta gamma è quella che risente meno delle oscillazioni congiunturali. Com’è variato l’appeal degli alberghi italiani di lusso ultimamente e quali ospiti si mostrano più sensibili all’esperienza di soggiorno a 5 stelle? «La crisi economica mondiale ha colpito soprattutto la classe media lasciando pressoché invariate le abitudini di viaggio dei turisti appartenenti alla fascia alto spendente. Le strutture legate al segmento upscale hanno mantenuto inalterato il proprio business investendo sia a livello strutturale che adeguando l’offerta in base ai nuovi trend. Attenzione all’ecosostenibilità, personale sensibile e

Giorgio Palmucci, presidente AICA

formato secondo le necessità culturali di una specifica clientela, cura nei dettagli dell’interno, capacità di vendere un prodotto attraverso siti internet responsive sono i punti sui quali gli alberghi di lusso esprimono il maggior impegno, per mantenere e ampliare una porzione di mercato attenta ai più piccoli dettagli». Nella scelta della destinazione e della struttura ricettiva, l’incidenza del canale online cresce a ritmo sostenuto. Quali progressi sta compiendo la filiera alberghiera italiana su questo fronte? «Purtroppo siamo ancora orfani di una propaganda unitaria che promuova all’estero il prodotto Paese nella sua interezza. Uno dei più grandi problemi che le nostre aziende si trovano ad affrontare è la capacità di farsi trovare attraverso i canali online. C’è ancora tanto scetticismo rispetto agli strumenti digitali e poca chiarezza sui controlli nei confronti delle grandi Olta. Per sensibilizzare e incentivare un’accelerazione nei confronti dei servizi digitali, lo stesso Mibact ha messo a disposizione delle aziende il Tax credit digitalizzazione che favorisce sia le imprese ricettive che le Adv e i To, prevedendo riduzioni fiscali per il recupero delle spese sostenute per tutte le attività ricomprese dall’informatizzazione

Politiche turistiche alla promozione online». Il Mibact sta spingendo molto anche sul binomio Turismo-Cultura. Cosa ne pensa di questa strategia di promozione e verso quali clientele induce il settore dell’ospitalità a prestare maggior attenzione? «Abbiamo accolto con grande soddisfazione quanto riportato da Franceschini durante l’assemblea di Confindustria. In un discorso appassionato, il ministro ha posto come punto centrale del suo intervento l’importanza del binomio Turismo e Cultura attribuendogli la funzione di traino di rilancio per l’economia del Paese. L’Italia detiene un patrimonio artistico, storico e culturale inestimabile e poter veicolare la sua immagine, sia dal punto di vista delle bellezze architettoniche sia evidenziando le località e i paesaggi naturali che la caratterizzano, può sicuramente amplificare l’effetto attrattivo del Belpaese agevolando anche le nostre aziende». Nei mesi scorsi Franceschini ha annunciato che verrà messa mano alla tanto discussa tassa di soggiorno. Quale forma di revisione incontrerebbe il favore delle aziende alberghiere? «La nostra offerta turistica è esposta a un’elevata concorrenza internazionale e questa tassa, già di gran lunga più alta rispetto ai nostri competitor, va rivista o almeno riconsiderata come tassa di scopo! Nulla o quasi è tornato a favore della competitività di un settore che pure, è bene ricordarlo, offre lavoro a tanti giovani, finendo invece per “tappare i buchi” delle amministrazioni locali. Il carico dell’imposta di soggiorno grava in via pressoché esclusiva sulle aziende alberghiere mentre tutte le altre realtà ricettive, extralberghiere e oggi anche gli “affitti brevi”, concorrono molto poco all’incremento del gettito o sono addirittura esentate. Ci aspettiamo che l’intervento non sarà diretto ancora una volta contro le strutture alberghiere che già oggi svolgono, di fatto, l’attività di agente riscossore». ■ Giacomo Govoni

Uno scorcio di Capri

Flussi 2016, Italia all’arrembaggio La scelgono i tedeschi, richiamati dalle spiagge adriatiche. La adorano sempre più i cinesi, che ne riconoscono il supremo valore enogastronomico. E, dulcis in fundo, la riscoprono gli italiani taliani turisti in patria. Tra le principali tendenze che emergono dall’esame dei flussi turistici relativi alla prima metà del 2016 proiettata sulla stagione estiva, la più significativa è che i viaggiatori di casa nostra scelgono il Belpaese. Addio - o per lo meno arrivederci - alle località esotiche o a destinazioni estere più abbordabili come Egitto, Tunisia, Francia e Turchia, oggi al centro di pesanti tensioni di natura geopolitica o terroristica, e largo all’offerta d’arte e balneare italiana che tra maggio e ottobre dovrebbe attrarre il 2 per cento in più del movimento turistico domestico. Lo svela l’ultimo focus congiunturale prodotto da Ciset – Ca’ Foscari di Venezia, che sottolinea anche un buon incremento

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della componente straniera, pari all’1,8 per cento in termini di arrivi e all’1,6 per cento a livello di presenze nel confronto con l’estate 2015. Una crescita complessiva di incoming fotografata anche dall’indagine Enit condotta su ben 26 mercati per verificare l’andamento delle vendite del prodotto-Italia, che registra un aumento delle vendite di pacchetti da parte di quasi il 68 per cento dei tour operator intervistati. Sud Italia, con Puglia in veste di locomotiva, Sardegna e Sicilia, Venezia, Firenze e Capri le destinazioni in vetta alle preferenze dei turisti italiani, ma anche stranieri tra i quali i tedeschi continuano a recitare il ruolo di cliente top per l’estate 2016. Nel loro panel di mete predilette, sempre alta la quota riservata alle località affacciate sull’Adriatico settentrionale quali Bibione, Jesolo e Rimini. Alla Spagna, alla Grecia e al vicino Est Europa come Croazia e Slovenia guarda invece il turista italiano che trascorrerà le vacanze estive fuori dalla Penisola, mentre flette la domanda verso l’Africa mediterranea e il Medio oriente. Oltre al mare e alla storia, l’altra “calamita” made in italy che vede crescere senza sosta il suo potere attrattivo è quella del gusto. Grazie anche all’onda lunga dell’Expo, quest’anno il nostro Paese sarà il più gettonato al mondo per quanto riguarda la food holiday. Lo mette in luce il Food travel monitor 2016 elaborato dalla World food travel association sottolineando in particolare l’apprezzamento dei cinesi, che indicano l’Italia come unica meta enogastronomica al di fuori dell’Oriente. ■ GG



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Speciale TTG

Travel, nuove tendenze e bisogni In un’era sempre più digitale, Ttg Incontri 2016, il marketplace del turismo più importante in Italia e fra i primi in Europa, riafferma il valore dell’incontro diretto con filiera e mercato. Dal 13 al 15 ottobre a Rimini Fiera l’evento che promette di analizzare la domanda turistica e le nuove modalità di consumo

avanti a una platea attesa di oltre 63mila operatori, più di tremila espositori e oltre 1000 buyer provenienti da 85 paesi, la 53esima edizione di Ttg Incontri conferma il suo status di appuntamento imprescindibile per

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l’industria dei viaggi nazionale e internazionale: un’occasione per contrattare, fare networking, attivare nuovi business e far crescere il settore, anche dal punto di vista della formazione. I più importanti attori della filiera scelgono infatti le giornate riminesi, dal 13 al 15 ottobre, per conoscere numeri e tendenze di una domanda turistica in costante evoluzione, i cambiamenti in atto nel comparto nonché le attese dei consumatori dai gusti sempre più diversificati. Ttg Incontri si svolge in contemporanea con Sia Guest, il Salone internazionale dell’accoglienza e Sun, il Salone dell’outdoor: formula innovativa che concentra in un’unica location e in tre giornate tutta l'offerta per il turismo, l’accoglienza e il tempo libero, creando così efficaci opportunità di networking tra chi realizza il prodotto e chi lo distribuisce. LA CINA È VICINA Ttg Incontri 2016 proporrà un’analisi e

un confronto con il mercato turistico cinese in una logica di cooperazione. L’incontro è previsto nella mattinata di venerdì 14 ottobre con la presenza di Dai Bin, presidente di China Tourism Academy, la massima autorità governativa in Cina sui temi del turismo. Quinto mercato incoming per l’Italia, per l’Europa si stima produrrà un movimento stimato fra gli 80 e i 150 milioni di turisti entro i prossimi 15 anni. Nell’ultimo anno, 70 milioni di cinesi hanno fatto viaggi all’estero con una spesa di oltre 215 miliardi di dollari (+53 per cento) e la propensione è destinata a crescere. Anche la Cina si prepara a grossi investimenti e mira a incrementare il numero delle mete visitabili, grazie alla realizzazione di nuove tratte ferroviarie ad alta velocità che passeranno da 19mila a circa 30mila chilometri entro fine decennio. «Metteremo a confronto gli operatori italiani ed europei con i massimi responsabili delle politiche cinesi in tema di turismo -


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RIMINI OLTRE RIMINI La capacità attrattiva della capitale del divertimento non si ferma ai richiami che l’hanno resa famosa in tutta Europa. Sabrina Anelli ne sottolinea le grandi risorse storiche, culturali ed enogastronomiche on solo per il mare, le spiagge e il divertimento che l’hanno resa famosa. Rimini è un’attrazione che va ben oltre l’immaginario costruito negli ultimi cinquant’anni. Ne abbiamo parlato con Sabrina Anelli, direttrice del Rimini Suite Hotel. «In Europa, pochi ancora conoscono Rimini se non solo per lo sviluppo turistico di massa avuto dagli anni 60 in poi – dice la dottoressa Anelli –. Invece, la storia e la cultura della città costituiscono un tesoro da riscoprire. Il centro storico di Rimini presenta numerosi capolavori di epoca romana, come il Ponte di Tiberio, l’Arco d’Augusto e i resti della domus del chirurgo, ritrovata e portata alla luce dai recenti scavi. Oppure le meraviglie medievali come il Tempio Malatestiano voluto da Sigismondo Malatesta, e dove si trova il famoso crocefisso di Giotto e affreschi di Piero della Francesca. Chi soggiorna da noi, in particolare, ha la possibilità di visitare l’entroterra, accompagnato per borghi antichi dal sapore dimenticato: Santarcangelo, San Leo, San Marino e Gradara sono solo alcuni esempi». Un’altra ricchezza da non sottovalutare, sta nell’enogastronomia romagnola. «Non a caso, i piatti proposti presso il nostro ristorante – spiega la direttrice – sono legati strettamente al territorio. Abbiamo seguito una ricerca dettagliata offrendo olio prodotto nelle prime colline di Rimini, marmellate particolari (come pere e zenzero) da abbinare a gustosi formaggi stagionati e non, per non parlare dei Salumi di Carpegna. Poi, come dimenticare la pasta fresca preparata secondo le antiche tradizioni romagnole a mano, dai ravioli alle tagliatelle. Inoltre, collaboriamo

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spiega Paolo Audino, direttore business unit Tourism & Transport di Rimini Fiera Spa - per un confronto che consenta di pianificare sviluppo di business per entrambi i versanti, con un livello di approfondimento mai avvenuto in nessuna fiera al di fuori dei confini cinesi». CAPIRE LA CLIENTELA Verrà analizzato il comportamento dei clienti leisure secondo una nuova prospettiva, quella della psicologia. Ttg Incontri ha stretto una partnership con l’Associazione psicologi dell’Emilia Romagna e con l’Associazione psicologi DiBeneInMeglio, che si occupa da 5 anni di psicologia del benessere e della felicità, per trasferire agli operatori la capacità di conoscere la psicologia del cliente in modo da proporre la vacanza migliore. Due i convegni in programma e la proposta di test che permettono di migliorare le performance degli operatori del settore turistico, in particolare di albergatori, agenti di viaggio, gestori di resort, villaggi o professionisti della di crociere. TURISMI Per la prima volta verrà presentato un focus dedicato al business travel che vedrà la diffusione, a cura di Polimi - Politecnico di Milano, di uno studio appositamente condotto per fotografare il settore e le sue evoluzioni. Verranno analizzati, attraverso numerosi casi di studio, gli strumenti utilizzati dalle aziende italiane per la gestione dei viaggi d’affari e i trend della domanda internazionale. Approfondimenti a Ttg Incontri anche sui temi del turismo accessibile, un mercato da 170 milioni di persone in Europa con limiti nei movimenti, a cura Roberto Vitali di Village 4 All. Verranno presentati dati aggiornati sul turismo legato ai viaggi per le persone con disabilità ma anche le soluzioni per attirare il target e per adattare il prodotto, la spiaggia o la struttura alberghiera agli ospiti con bisogni speciali. Si parlerà, inoltre, di medicina del turismo con l´intervento del professor Walter Pasini, fondatore della Società italiana di Medicina del turismo. Verrà presentata la nuova edizione del manuale per operatori del turismo “Viaggi e Salute nei 5

Continenti”, oltre a fornire indicazioni sui consigli per i viaggiatori in partenza per aree interessate da nuove malattie e-o epidemie, ad esempio la zika. Quello gay & lesbian è un segmento in crescita costante e che secondo Eurisko in Italia vale un giro d’affari di oltre 2,5 miliardi. Se clima, cucina e benessere sono gli ingredienti più apprezzati, l’Italia ha le carte in regola per recuperare il gap che la separa dalle mete mondiali nella risposta a questa domanda. TTG Incontri da dieci anni segue e informa gli operatori sul dinamismo che riguarda il turismo g&l e in collaborazione con AIGTL (Associazione Italiana Turismo Gay & Lesbian) organizzerà iniziative e un approfondimento curato dal giornalista Alessandro Cecchi Paone. SOCIAL & BLOGGING Non c’è discorso sul turismo che oggi possa prescindere dalla diffusione delle nuove tecnologie digitali e dalla promozione attraverso blog e social network. A parlare di questo fenomeno ci sarà lo scozzese Kash Batthacharya, vincitore del Travel Blogger and Vlogger of the Year Award ai Travel Media Awards. Sarà in fiera con Nicholas Montemaggi, per cinque anni digital Pr e responsabile International online media relations della Regione (Turismo). Speaker molto apprezzato in convegni e conferenze di livello internazionale, anche Montemaggi terrà uno speech a Ttg Incontri sempre sul tema del travel blogging e dell’importanza assunta dal fenomeno nell’ambito della comunicazione turistica nazionale e internazionale. L’utilizzo dei social media per il contatto efficace con il cliente sarà, invece, al centro dell’incontro tenuto da Leonardo Bellini, digital marketing &social business advisor. Non mancherà la nuova edizione dell’Osservatorio Digitale del Turismo, redatto dal Politecnico di Milano, sul valore del mercato digitale nel turismo. Verranno presentati in anteprima i dati sulla spesa online degli italiani per i viaggi in Italia e all’estero; analizzati device utilizzati prima, durante e dopo la vacanza; i prodotti più e meno acquistati online e le soluzioni di pagamento adottate. ■ Leonardo Testi

Il Rimini Suite Hotel si trova a Rimini www.hotelrimini4stelle.it

con una cantina vinicola produttrice di vini e spumanti che hanno vinto numerosi premi internazionali». La struttura si trova in una posizione ideale per visitare le bellezze della città rivierasca. «Il Rimini Suite Hotel, nuovo Boutique Hotel 4 stelle con piscina esterna riscaldata, è situato a 80 metri dal mare, vicino alla Fiera di Rimini (circa 2 km) e ai principali parchi tematici (Italia in Miniatura). Nelle vicinanze dell’Hotel, si trova il Parco Acquatico con acquascivoli e piscina, campi da tennis a pagamento, fermata dell’autobus. A tutti i comfort possibili all’interno dell’albergo, come la Presidential Suite, si aggiunge una forte attenzione da parte nostra al benessere di tutte le età: la proprietà dell’Hotel mette a disposizione anche i centri sportivi Garden & Steven Sporting Center e siamo in collaborazione con gli stessi per la realizzazione di percorsi per ciclisti e nordic walking. Infine, stiamo studiando l’attuazione di un centro benessere pensato anche per atleti o sportivi per il rilassamento muscolare». ■ Elena Ricci



Viaggio in Italia Pag. 11 • Agosto 2016

Gli innovatori sociali della cultura Creare nuove forme di turismo e di produzione culturale è un sfida che il sud Italia sta cogliendo con iniziative nate dal basso con l’obiettivo di recuperare e valorizzare siti, luoghi, saperi e tradizioni. Lo spiega Stefano Consiglio Stefano Consiglio, docente di Organizzazione

n nuovo modello di preservazione e fruizione del sistema culturale è possibile, superando l’inflessibilità della burocrazia, l’immobilismo e la scarsità di risorse. Nel volume “Sud innovation. Patrimonio culturale, innovazione sociale e nuova cittadinanza” Stefano Consiglio e Agostino Riitano hanno individuato nelle regioni meridionali case history di successo legate a un turismo sostenibile e responsabile, capace al contempo di creare posti di lavoro e ricadute sul territorio: il Farm Cultural Park di Favara e le Catacombe di Napoli sono tra gli esempi di ri-funzionalizzazione di spazi e luoghi minacciati dal degrado e dall’abbandono. Con uno degli autori, il docente di Organizzazione aziendale presso l’Università Federico II di Napoli Stefano Consiglio, approfondiamo il tema dell’innovazione sociale applicata alla gestione del patrimonio culturale. Si può parlare di direttrici o caratteristiche comuni in queste esperienze positive raccolte nel libro? «I punti in comune riguardano le caratteristiche del contesto all’interno del quale si sviluppano queste iniziative, l’attività che viene svolta per recuperare un patri-

U

monio erroneamente definito minore e le caratteristiche dei promotori. Per quanto riguarda il primo aspetto, abbiamo riscontrato un contesto in linea generale ostile, a partire dalla rete amicale e familiare. Amici e parenti dei promotori più che fornire un supporto hanno quasi sempre manifestato scetticismo e sospetto nei confronti delle iniziative di rifunzionalizzazione. I protagonisti hanno poi sottolineato come le istituzioni pubbliche siano vissute come entità che solitamente ostacolano e rallentano i processi di nascita di questi progetti, rendendo in particolare complessi i meccanismi di affidamento dei luoghi e dei siti abbandonati. Si tratta, quindi, di realtà che nascono in contesti dove non esistono logiche distrettuali». Un altro elemento interessante riguarda la tipologia di attività. «Sì, questi luoghi non sono necessariamente trasformati in musei, ma diventano luoghi di produzione culturale (laboratori di teatro, musica, studi di registrazione, performing art, concerti) e di attività sociali (ad esempio, scuole di italiano per stranieri e servizi di assistenza medica). Per quanto riguarda il profilo dei promotori, si tratta di soggetti estremamente professionalizzati e molto determinati,

NUOVO MODELLO

L’obiettivo è dar voce a chi garantisce l’apertura di luoghi abbandonati generando occupazione, ma che magari non può, non riesce, a raccontarsi

considerando gli ostacoli da superare. Queste sono le caratteristiche delle 12 storie del Sud che abbiamo trattato, stiamo per avviare il progetto di un “atlante” di iniziative simili in tutta Italia. L’obiettivo è dar voce a chi garantisce l’apertura di luoghi abbandonati generando occupazione, ma che magari non può, non riesce, a raccontarsi e a comunicare la propria identità in modo efficace». In che modo la gestione istituzionale del patrimonio culturale delle regioni meridionali dovrebbe prendere spunto da queste realtà piccole ma estremamente significative? «Dietro a queste iniziative ci sono spesso “angeli custodi” che ne favoriscono lo sviluppo. Nel caso delle Catacombe ci sono un parroco molto attivo, Don Antonio Loffredo, e una onlus, L’Altra Napoli, impegnati ad aiutare i ragazzi del Rione Sanità a realizzare questo percorso. Sono convinto che le istituzioni, ad esempio i nuovi musei autonomi, debbano rappresentare soggetti in grado di collaborare e dialogare con chi sul territorio sviluppa queste iniziative. Il solo fatto di riconoscerne l’esistenza, di riunirsi un paio di volte l’anno per valutare insieme a questa realtà percorsi comuni e iniziative, può identificare un elemento di arricchimento per il settore e per le istituzioni culturali del Mezzogiorno e non solo». Quali sono le priorità per una migliore valorizzazione del turismo culturale nel Mezzogiorno? Su cosa puntare? «È un tema che resta caldo. La nascita dal basso di queste iniziative è molto importante. Non si aspetta più che il settore pubblico faccia la prima mossa, non ci si limita a lamentarsi dell’inattivismo di Regioni e Comuni. Si fanno progetti. Il passo successivo è dare loro visibilità e notorietà. Da questo punto di vista, le piattaforme social aiutano molto queste realtà. TripAdvisor svolge probabilmente una funzione comunicativa che l’ente regionale da solo non coprirebbe. Sarà centrale capire quale saranno le azioni dell’Enit recentemente riorganizzato. La nomina di Roberta Milano a direttrice Digitale e Innovazione dell’Ente mi fa ben sperare in questo senso. È necessaria una strategia diffusa: frammentare la promozione e limitarla alle città e alle Regioni probabil-

aziendale presso l’Università Federico II di Napoli. Nelle altre foto, il Farm Cultural Park di Favara

mente non basta, è determinante trovare le modalità più efficaci per sostenere questi progetti a livello nazionale». Che cosa può rappresentare Matera Capitale europea della cultura 2019 per una visione più innovativa della gestione del patrimonio culturale: un modello, un esempio? «La candidatura di Matera nasce anche dall’attenzione verso iniziative che provengono dal basso, dalla partecipazione e dall’inclusione dei cittadini nella gestione e nello sviluppo della programmazione culturale di un territorio. Mi auguro che l’esempio di Matera potrà identificare un modello nel futuro, soprattutto se i gestori attuali dell’evento riusciranno a realizzare il piano presentato in commissione europea. In Italia, purtroppo, viaggiare uniti per raggiungere gli obiettivi prefissati non è semplice. Insorgono spesso problemi sul territorio, con ostacoli che potrebbero mettere a rischio il piano partecipato di Matera capitale europea della cultura. È una prova per i soggetti locali quella di superare le invidie, le competizioni e le visioni parcellizzate riuscendo con uno sforzo di collaborazione a concretizzare quanto previsto, rendendo di conseguenza Matera un buon esempio e modello». ■ Francesca Druidi


Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 12

Marketing turistico

Valorizzare il patrimonio diffuso Comunicazione, formazione e rimodulazione dell’offerta sul segmento culturale, enogastronomico e paesaggistico sono le leve di sviluppo per il turismo di oggi e domani. Un turismo che in Italia non può fermarsi alle ben note città d’arte. L’opinione di Franco Salvatori

Santo Stefano di Sessanio, Abruzzo

econdo l’Organizzazione mondiale del turismo, l’Italia si colloca al quinto posto fra le mete turistiche internazionali (dopo Francia, Usa, Spagna e Cina), mentre la classifica degli introiti la vede al settimo posto con 37 miliardi di euro all’anno (più 4,5 per cento nel 2015 rispetto al 2014). In un contesto globale favorevole all’incremento dei flussi turistici, l’Italia può e deve fare di più, facendo leva sulle potenzialità che tutti le riconoscono. Ad analizzare i punti di forza e di debolezza del comparto turistico italiano è il docente e geografo Franco Salvatori. Come l’Italia deve incrementare la propria competitività sul fronte turistico? «Un passo fondamentale è stato fatto: ricondurre in parte al centro le competenze in materia di turismo. La devoluzione alle Regioni in questo settore ha combinato un piccolo disastro perché le amministrazioni regionali non si sono sapute porre in termini competitivi e di brand sul mercato internazionale. Il brand Italia, invece, si vende benissimo e si articola in una straordinaria varietà di spazi turistici. Ormai si è compreso questo passaggio e ci si è riattrezzati per competere a livello globale avendo un’unica agenzia di promozione, attuando inoltre la riorganizzazione dell’Enit e la redazione del nuovo piano turistico nazionale. Ciò non esclude che i territori non possano o debbano promuoversi singolarmente, ma in via complementare e non principale. L’altro handicap che abbiamo provato a superare, sprecando una quantità notevole di risorse, riguarda la comunicazione. Oggi la comunicazione turistica passa per la rete ed è qualcosa di particolarmente sofisti-

S

cato, che non può risolversi con il fai da te come 10-15 anni fa. Anche in questa direzione, qualche passo avanti è stato fatto, non esaustivo, ma è stato fatto». Per quanto riguarda l’offerta turistica, su cosa dovrebbe puntare il nostro Paese? «Bisogna ristrutturare l’offerta turistica italiana, ancora basata - anche se in regresso - sulle 3 o 4 S (Sea, Sand, Sun e Sex, mare, sabbia, sole e sesso). Oggi è il turismo culturale la carta vincente, la chiave di volta della capacità competitiva italiana. E anche i piani nazionali stanno andando in questa direzione da anni. C’è chi sa vendere il mare meglio di noi, ma sul fronte della cultura l’Italia è tra i migliori detentori al mondo, tra siti Unesco e non solo. Ma è un’offerta che va rimodellata: non possiamo continuare a proporre solo le 5 o 6 note città d’arte e permettere alle grandi navi da crociera di entrare a Venezia, dando l’idea che si possa violentare un ecosistema nonché un sistema culturale fragilissimo. Abbiamo un patrimonio culturale diffuso misconosciuto, ma all’altezza di quello principale. I nostri borghi sono piccoli scrigni ricchi d’arte, di archeologia e architettura. Sono luoghi densi di valori e di aspetti culturali come la gastronomia, l’enologia e la ritualità che, fino a ora, non abbiamo saputo promuovere adeguatamente, con rischi di eccesso di concentrazione sui siti tradizionali. Serve allora una politica di Sopra, Franco Salvatori, docente, geografo e presidente Fondazione ITS Turismo Roma

diffusione territoriale, dove il turismo svolge un ruolo vincente di recupero di un patrimonio che rischia il degrado e l’abbandono della popolazione, se pensiamo alle zone interne montane, appenniniche e collinari». Serve maggiore sinergia tra pubblico e privato? «Lo Stato, il pubblico, può aiutare, incentivare, trovare dei meccanismi di sollecitazione, ma è l’impresa privata che deve farsi carico di trovare nuove forme di turismo competitivo in quanto innovativo. Ci sono degli esempi eccezionali in questa direzione, come la creazione di alberghi diffusi all’avanguardia in Europa - ad esempio quello di Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo - e di agriturismi che sanno combinare il saper mangiare e la produzione del cibo con paesaggi agrari in parte intatti. Il pubblico potrebbe favorire forme di associazione tra queste piccole realtà attraverso meccanismi di defiscalizzazione». Lei è presidente della Fondazione Its Turismo di Roma. Quanto è importante la formazione in questo settore? «Uno degli handicap che hanno riguardato il nostro turismo è la formazione. Il fai da te, l’improvvisarsi operatori turistici, ha funzionato per un certo periodo nell’evoluzione del settore ma non vale oggi che il comparto è diventato estremamente competitivo e dove è la professionalità delle risorse umane a fare la differenza. Il sistema educativo italiano solo di recente si è attrezzato per formare

competenze. L’Università a lungo ha guardato con un misto di snobismo e sospetto al turismo e la domanda di formazione è venuta solo con il tempo, con l’accresciuta importanza del comparto e la consapevolezza del bisogno di professionisti qualificati. All’offerta universitaria si affianca la formazione parallela rappresentata da Fondazione Its Turismo, che sta andando nella direzione giusta con uno scambio scuola-lavoro proficuo e virtuoso, prestando attenzione al sistema produttivo e a chi pratica quotidianamente i mestieri legati al settore». Quali sono le principali competenze richieste? «Innanzitutto, le competenze di rete. L’incontro tra domanda e offerta in campo turistico avviene ormai in rete e attraverso i social network. È fondamentale che i nostri operatori sappiamo perciò muoversi in questo senso. Detto questo, è difficile stabilire una volta per tutte le competenze perché il turismo è un settore in forte e rapida evoluzione, che va in controtendenza rispetto alla crisi economica globale. Una delle caratteristiche di Its è monitorare continuamente il mercato del lavoro, non stabilendo in maniera rigida e definitiva l’offerta formativa - come avviene all’Università - ma aggiornandola di anno in anno, adeguandola alle esigenze mutevoli e dinamiche del comparto. La frantumazione è notevole: nascono “turismi” ogni giorno, basti pensare alla grande diversificazione del turismo degli eventi. Forse in questo momento si rischia un eccesso di domanda di formazione legata al settore culinario, per effetto dell’Expo e dell’esposizione della gastronomia in tv. Flessibilità è comunque la parola d’ordine». ■ FD



Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 14

Regioni a confronto

Le opportunità da cogliere Proposta destagionalizzata, gamma dell’offerta allargata alle clientele dei turismi emergenti, sviluppo di un sistema di promozione integrato con investimenti significativi specie sul versante digitale. In termini di arrivi e presenze il periodo per Lombardia e Veneto è quanto mai propizio: ora sono al lavoro per prolungarlo, migliorando ulteriormente la capacità d’accoglienza dei loro territori Siamo nell’anno successivo a un 2015 da record in termini di incoming turistico nazionale. Attraverso quali punti strategici della programmazione regionale state operando per allungarne l’onda? MAURO PAROLINI: «Nel 2015 il turismo in Lombardia è cresciuto ancor più che nel resto d’Italia. Arrivi e presenze, infatti, hanno fatto registrare un aumento complessivo dell’11 per cento rispetto all’anno precedente. Durante questa legislatura abbiamo impresso una forte accelerazione al settore: c’è una nuova legge, un nuovo modo di gestirlo e soprattutto una più moderna e organica strategia di promozione. Per consolidare l’onda lunga innescata anche da importanti eventi come Expo abbiamo già messo in campo un investimento da ben 60 milioni di euro, tra cui una misura da 20 milioni che punta sulla promozione di tutti quegli ambiti meno maturi e più promettenti della ricca offerta turistica lombarda: turismo religioso, turismo enogastronomico, cicloturismo e turismo legato alle città d’arte». FEDERICO CANER: «In Veneto il 2015 ha segnato il record assoluto di arrivi con 17,2 milioni di pernottamenti. Ci proponiamo di proseguire su questa strada, che nel 2020 si prefigge di arrivare a 20 milioni di arrivi e al 20 per cento di incidenza del “turismo allargato” sul Pil regionale. Obiettivi ambiziosi, ma che danno il senso dell’importanza dell’attività economica del turismo, che è la prima industria del Veneto. I punti su cui stiamo lavorando per raggiungerli sono molti, ma li riassumo in due sostanziali: il prolungamento della stagionalità, per avere turisti che si fermano di più o vengono più frequentemente nelle località venete; la “delocalizzazione”, nel senso di far crescere il turismo nelle destinazioni emergenti, quelle in grado di dare nuove esperienze e ampliare la gamma dell’offerta turistica a più target di clienti». Com’è partita la stagione turistica estiva sul vostro territorio regionale, quali progressi si rilevano rispetto all’estate scorsa e quali località ed eventi stanno generando maggiori flussi in entrata? M.P. «Le prime informazioni parlano di un inizio incoraggiante. Milano e la provincia di Brescia sono le aree turistiche che atti-

The Floating Piers dell’artista Christo

Mauro Parolini, assessore

Federico Caner, assessore

al Turismo della Regione Lombardia

al Turismo della Regione Veneto

rano le percentuali maggiori di arrivi e presenze, ma crescono anche Varese, Sondrio, Como e tutte le città d’arte. Al momento è presto per stilare un bilancio, aspettiamo numeri più consolidati per esprimere un giudizio. Per noi il monitoraggio dei dati è molto importante e per questo con la nuova legge regionale abbiamo istituito presso Éupolis, l’istituto statistico della Lombardia, l’Osservatorio regionale del turismo e dell’attrattività. Questo strumento ci permetterà di condurre analisi e di valutare gli impatti degli interventi realizzati indirizzando le politiche regionali, oltre che conoscere in modo approfondito i trend del mercato interno e internazionale».

F.C. «Dopo un inizio incerto per via di una primavera “capricciosa” dal punto di vista meteorologico, la seconda metà di giugno e il mese di luglio stanno dando buone soddisfazioni. Gli indicatori di prenotazione, specie per i turisti stranieri che programmano con più anticipo le vacanze rispetto agli italiani, sono estremamente positivi per il mare e il lago di Garda. Anche la montagna va bene, aiutata anche dal caldo afoso delle ultime settimane. Tutte le destinazioni del mare, da Bibione a Rosolina, dal Lago di Garda a Malcesine a Lazise e Bardolino, e della montagna, da Sappada a Cortina e Falcade, si sono attrezzate per offrire nuove opportunità di soggiorno, facendo leva

sull’originalità delle proposte e sulla professionalità degli operatori, i nostri punti di forza in grado di differenziarci dalle altre destinazioni italiane o estere». Sul piano della promozione territoriale integrata, Expo ha sottolineato una volta di più l’efficacia dello strumento Fiera anche in chiave di attrattività internazionale. Quali appuntamenti di punta prevede il calendario regionale sotto questo aspetto? M.P. «Abbiamo chiuso da poco il raduno mondiale di Wikipedia in Lombardia a Esine Lario e il The Floating Piers dell’artista Christo che ha portato sul Lago d’Iseo più di 1,2 milioni di visitatori e che ha permesso di proiettare la Lombardia e quest’area turistica nel mondo. Lo scorso maggio abbiamo inoltre proclamato l’Anno del turismo lombardo, una celebrazione ricca di eventi e opportunità tra cui fiere internazionali, iniziative interregionali e non ultimo il palinsesto di manifestazioni su Mantova Capitale della Cultura 2016». F.C. «L’esperienza di Expo è stata indubbiamente importante per comunicare il made in Italy: al Veneto è servita per avere conferma della necessaria integrazione del territorio con le eccellenze turistiche, ma anche culturali, artistiche, storiche e soprattutto enogastronomiche che il territorio stesso sa offrire. Alcune fiere sono


uno strumento utile per far conoscere a 360° le bellezze regionali e la nostra presenza all’Itb di Berlino, al Wtm di Londra e al Ttg di Rimini testimoniano che non saremo alle fiere “di vetrina”, ma in quelle di operatori. Dove la parola d’ordine è fare business, unire alla promozione la commercializzazione, unire il pubblico – in questo caso la Regione - col privato». Altro strumento decisivo in ottica di attrazione turistica è il canale online, su cui gli investimenti mostrano di pagare. Quali progetti state portate avanti in questo campo per aumentare la capacità d’accoglienza del territorio regionale? M.P. «Oggi i social, e più in generale la rete, hanno reso globale la competizione per intercettare il flusso di viaggiatori, contribuendo all’affermazione di un pubblico di utenti più frammentato ed esigente. Da questa consapevolezza siamo partiti per ripensare radicalmente la presenza digitale, la comunicazione e la promozione della Lombardia come destinazione turistica. Abbiamo quindi creato il nuovo brand in Lombardia, un marchio inclusivo, immediato, ottimale per le strategie web, che in pochi mesi, senza alcun investimento in advertising, ha scalato le classifiche delle campagne hashtag su Twitter. Abbiamo lanciato anche #inLombardia365, un programma di engagement 2.0 dedicato a blogger e instagramer organizzato dall’agenzia turistica regionale Explora, per promuovere le aree turistiche lombarde in Italia e all’estero, coinvolgendo alcuni tra i massimi influencer internazionali della rete». F.C. «É uno dei canali di promozione su cui intendiamo investire maggiori risorse economiche e umane. Partiremo con una piattaforma informatica che darà una nuova veste grafica al portale turistico regionale www.veneto.eu e nuovi servizi al turista, con possibilità di visitare il territorio “in mobilità”. Tutto in concomitanza col massiccio impegno anche finanziario della Regione per la diffusione della banda larga. Inoltre metteremo in rete tutti gli uffici di accoglienza turistica regionali, proponendo da un lato una rete di eventi locali, provinciali e regionali, dall’altro sistemi di creazione, da parte delle imprese

Veduta del Lago di Como

venete, di pacchetti di offerta integrati coi diversi prodotti del territorio. Il senso di questa operazione è di arrivare a un sistema moderno di prenotazione delle ospitalità, delle offerte, creando una sorta di “carrello” delle opportunità che vanno dalla camera, al viaggio, allo spettacolo, alla degustazione di prodotti tipici». L’ultimo ritocco inserito nella riforma del titolo V intende riportare alcune competenze turistiche regionali in capo allo Stato. Qualora tale scenario dovesse configurarsi, che ricadute prevede nella sua regione? M.P. «Lo Stato non ha dimostrato grande efficienza nella gestione delle proprie competenze turistiche. Penso all’imposta di soggiorno o alla gestione di Enit e del portale Italia.it, che non hanno brillato certo per efficienza. Le regioni, molte delle quali hanno gestito efficacemente organizzazione e promozione turistica, stanno mettendo in campo iniziative congiunte che superano la parcellizzazione del passato. Anche Enit si sta riposizionando in una logica di collaborazione tra Stato e Regioni che comincerà presto a dare frutti. La collaborazione tra enti è già nei fatti anche a Costituzione vigente. Insomma non si sentiva affatto il bisogno di modifiche centralistiche della Costituzione, che non cambieranno, né tantomeno miglioreranno, la gestione del turismo». F.C. «Non credo assolutamente che la centralizzazione del turismo sia la soluzione ottimale. Che il sistema Paese abbia bisogno di una promozione unitaria a livello mondiale e che alcuni mercati debbano essere affrontati con il brand Italia è fuori discussione, ma ciò può - anzi deve o meglio doveva - essere fatto dal governo senza bisogno di cambiare la Carta costituzionale. Le Regioni hanno più volte chiesto che ciò avvenisse ma in assenza di una posizione unitaria hanno agito con risorse finanziarie e umane proprie, raggiungendo comunque risultati di tutto rispetto. Come Regioni continueremo a batterci quindi per una autonomia operativa che esalti le specificità in una logica comunque di unitarietà». ■ Giacomo Govoni


Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 16

Fascino lombardo

Sulle rive del Lago d’Iseo Immersi nelle magie della Franciacorta e di uno dei laghi più belli d’Italia. Alessandro Ropelato ci accompagna tra bellezze panoramiche, artistiche e specialità enogastronomiche ago e monti, vitigni e colline, ville e castelli, chiese e monasteri, sono queste le attrattive che contribuiscono a fare della Franciacorta un territorio straordinario. Il panorama che si osserva percorrendo la strada o la superstrada che affiancano il lago, riempiono di stupore gli occhi. «Il Lago Sebino, più comunemente chiamato Lago d’Iseo lambisce dolcemente con le sue acque le due rive, quella bergamasca e quella bresciana che sembrano contenerlo come una coppa di vino accoglie il liquido prezioso». A farci da guida è Alessandro Ropelato, titolare dell’Hotel Araba Fenice, che spiega come questi siano «luoghi da far conoscere al pubblico – continua Ropelato – che ancora non è consapevole di tanta bellezza. È vero, al di là dell’ultimo evento, The Floating Piers, nel corso del quale abbiamo peraltro ospitato l'artista Christo, il Lago di Iseo non è famoso come altri laghi vicini e forse proprio per questo ha mantenuto intatto il suo fascino. Inoltre, di bellezza inestimabile, un patrimonio artistico è racchiuso tappa dopo tappa, nell’Abbazia di Rodengo Saiano, nel Convento dell’Annunciata di Rovato e nel Monastero di San Pietro in Lamosa. Questa terra offre infatti suggestivi spettacoli di sé, in ogni stagione. Per non parlare delle specialità gastronomiche e i vini che hanno raggiunto livelli e riconoscimenti in tutto il mondo». Adagiato sulle sponde del Lago d’Iseo, l’Hotel Araba Fenice è un prestigioso albergo, affiliato alla catena “Dimore d’Epoca”, il cui complesso storico risale alla prima metà dell’Ottocento. «La nostra struttura – spiega Ropelato – si pone come location ideale per vacanze rilassanti e romantiche,

TRA VIGNETI E ULIVI DELL’ALTO GARDA

L

Siamo in provincia di Brescia in compagnia di Corrado Becchetti e sua moglie Gabriella, che ci guidano tra le campagne a pochi minuti dal Lago, in cui riscoprire tesori antichi nascosti tra paesaggi d’incanto mmaginate un piccolo borgo agricolo, tra le lussureggianti distese coltivate a pochi minuti dal Lago di Garda. Immaginate vigneti, alberi da frutto e ulivi proprio nel cuore di quella Lombardia che, invece, si pensa industriosa e urbana, nella provincia di Brescia. E per finire, un’antica residenza del XVI secolo, completamente restaurata per restituire il fascino di una casa d’altri tempi. È quanto capita di vedere, e vivere, presso l’Agriturismo Unicorno, i cui spazi prendono posto proprio nella più antica costruzione di Macesina, frazione di Bedizzole (BS). «Al primo nucleo della struttura, edificato nel corso del 1500 – spiega Corrado Becchetti, titolare dell’agriturismo –, fu aggiunta una verde corte alla lombarda. La struttura fu completata nel 1777 dalla luminosa galleria, sorretta da un colonnato in candido marmo locale di Botticino, e dal mansardato del 1779. La casa coniuga il fascino di un ambiente esclusivo con aggiornate tecniche del restauro biocompatibile e l’utilizzo delle più moderne tecnologie di energia rinnovabile». Insomma, la filosofia che ha ispirato i padroni di casa è chiara. «L’idea è di far vivere una vacanza rigenerante – dicono Gabriella e Corrado – immersi nel verde di un’atmosfera salutare, in totale relax. Nelle sale voltate e finemente affrescate al piano terreno, che si affacciano sul portico della verde corte interna, si trova la Locanda della “Chiocciola”. Avvolti in una calda atmosfera si possono gustare i piatti della tradizione del nostro territorio, cucinati in chiave innovativa con i prodotti freschi e con le erbe aromatiche dell’orto di

I ma anche per convegni, conferenze, meeting e presentazioni, sia per il fascino, l’unicità della struttura e per le numerose escursioni proposte nei luoghi circostanti (Franciacorta, Montisola, Vallecamonica), sia per la posizione strategica. Riaperto nel febbraio 2010, dopo un’attenta ristrutturazione, rivive oggi l’atmosfera degli antichi splendori, in un nuovo contesto, arricchito dai più moderni comfort e servizi (aria condizionata, Wi-Fi e Sky). Al suo interno, sono disponibili 3 sale, tutte con luce naturale, in grado di ospitare da 10 a 170 persone. L’Hotel dispone di 43 camere e propone presso l’adiacente Ristorante “Bella Iseo” con terrazza panoramica direttamente a filo d’acqua piatti tipici del territorio e cucina mediterranea. A completamento dell’offerta sono disponibili piscina scoperta con area solarium a bordo lago, l’antico salone delle feste per eventi e cene di gala, parcheggio privato e noleggio barche e biciclette per escursioni sul territorio». ■ Renato Ferretti

casa, conditi con il finissimo olio extra vergine prodotto dalla molitura delle nostre olive gardesane senza dimenticare le profumatissime confetture Bio fatte in casa con la nostra frutta fresca. Qui si possono assaggiare i nostri vini, amorevolmente prodotti ed estratti da uve di “Groppello”,

L’Agriturismo Unicorno si trova a Macesina – Bedizzole (Bs) www.unicorno.eu

vitigno principe del territorio del Garda Bresciano». Al primo piano servita da una luminosa galleria in cui è ubicata la biblioteca si accede alle 10 magnifiche camere dell'Agriturismo, di grandi dimensioni, arredate con mobili d'epoca e ispirate a temi storici del territorio e della Brescianità in particolare: "La Mille Miglia", "Il Vittoriale degli Italiani, "La Centomiglia Velica", "Le Petit Prince" ispirate al circuito aviatorio di Montichiari del 1912. L'Unicorno è membro di Historic Hotel of Europe e selezionato dalla rivista Condè Nast Johansens finalista a Londra nel 2016 tra le New Comers. Membro nella prestigiosa raccolta Domus Selecta e a Berlino è nella selezione di Escapio "The Unique Hotel in the World". Scelto dal Touring Club Italiano l’Unicorno è tra le strutture consigliate ai soci. ■ Remo Monreale

L’Hotel Araba Fenice si trova a Iseo, località Pilzone (Bs) www.arabafenicehotel.it


Viaggio in Italia Pag. 17 • Agosto 2016

Vivere l’Alta Valle Brembana Dalle zone montane bergamasche ci si deve aspettare luoghi incantevoli e tavole imbandite. Lo raccontano Beatrice ed Emanuela Rossi Alta Valle Brembana è un luogo meraviglioso e incantato, dove la natura regna incontrastata, ma è anche una zona che accoglie con gioia e con svariati intrattenimenti e proposte tutti coloro che arrivano a scoprirla per la prima volta o che tornano desiderosi di rivederla. Oltre a numerose piste da sci alpino e nordico, ci si può avventurare in e piacevoli passeggiate con le ciaspole, oppure si può andare alla ricerca di sorprendenti cascate, o ancora, ci si può completamente immergere nell’incanto del parco delle Orobie Bergamasche, zona di notevole interesse naturalistico. A ridosso di queste terre capaci di stupire e ammaliare si trova l’hotel Corona, situato a Branzi. «I nostri ospiti – spiega Beatrice Rossi, titolare insieme alle sorelle e la mamma della struttura –

L’

amano anche passare le giornate vicino ai bellissimi laghetti alpini naturali nelle zone del Calvi e dei Laghi Gemelli in Valsambuzza, dove vengono accolti da varie cascate. Da vedere è il Pizzo del Diavolo, da cui nasce il fiume Brembo, nei cui dintorni si possono scoprire le rocce incise dal popolo celtico nel 300 a.C. Ma

non finisce qui, perché dal nostro hotel si arriva in pochissimo tempo anche alle nuove terme di San Pellegrino, oppure ai musei dislocati nei vari paesini, e al Mulino di Baresi, segnalato dal Fai. Infine, c’è anche il Cornello dei Tasso, patria degli inventori delle poste». Dunque, un territorio ricco di storia, cultura e attrattive, che va valorizzato con una struttura in grado di soddisfare le aspettative degli ospiti e di guidarli attraverso le meraviglie della Valle Brembana. «Il nostro è un piccolo albergo in stile montano a conduzione familiare – specifica Emanuela Rossi – che agli ospiti offre cortesia, professionalità, relax e buona cucina. Il ristorante della struttura, infatti, è rinomato per la cucina genuina e per le specialità tipiche, mescolate a un pizzico di creatività per sorprendere i palati. Tra i piatti che ogni visitatore vuole

L’ Hotel Corona si trova a Branzi, Valle Brembana (Bg) www.hotel-corona.info

assaporare c’è senza dubbio la polenta Taragna, preparata con il nostro formaggio Branzi e accompagnata da selvaggina, coniglio, funghi e tante altre prelibatezze. La cucina propone anche taglieri tipici ricolmi degli ottimi primi a base di formaggio, come le gocce di polenta Taragna

su crema allo strachitunt o lo sformato al Branzi e speck, i ravioli al paruk e il risotto al pino mugo. I pasti, poi, si concludono con ottimi dolci fatti in casa, la cantina propone vasta scelta di vini bergamaschi e provenienti da tutta Italia». ■ Emanuela Caruso


Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 18

Fascino lombardo

LA PERLA DEL GARDA Un territorio che offre panorami mozzafiato ed escursioni di ogni genere. Glenda e Stefano Ferrari ci guidano alla scoperta di Sirmione e del loro hotel: un luogo informale e al tempo stesso raffinato

Delizie per gli occhi e per il palato Il Desenzano Camping Village, situato sulla sponda lombarda del lago di Garda, offre numerose soluzioni d’intrattenimento in una sola vacanza. Escursioni, nuotate, attività sportive e piatti stuzzicanti oto per le sue acque limpide e trasparenti e per la ricca vegetazione che ne perimetra lo specchio d’acqua, il lago di Garda è la meta preferita per chi ama vivere a stretto contatto con la natura. Sorgono, immerse in un parco che si estende per oltre cinquantamila metri quadrati, villette a schiera, appartamenti e un campeggio situati a mille metri di distanza dal centro storico. Una vacanza a cavallo tra storia e natura è quella offerta dal Desenzano Camping Village, villaggio del Gruppo Club del Sole, ubicato nella zona più suggestiva del lago di Garda. «Il villaggio turistico offre ai propri clienti l'accesso diretto al lago – spiega Stefano Grandi - attraverso un grande prato attrezzato con lettini e una tipica spiaggia in ciottoli, dalla quale è possibile raggiungere un lungo pontile ideale per prendere il sole, immergersi in acqua e, da quest’anno, anche gustare romantiche cene con menù di pesce. Il pontile a lago è uno dei luoghi preferiti dai nostri ospiti per la vista che spazia a trecentosessanta gradi, per la possibilità di scattare splendide fotografie e, da alcuni anni, anche per coltivare la passione del modellismo nautico. Il lago di Garda è famoso nel mondo per la trasparenza delle sue acque. Sin dagli anni Cinquanta il lago, il nostro resort e la nostra spiaggia sono la destinazione preferita di famiglie che possono tranquillamente giocare a bordo dell'acqua o fare il bagno in un ambiente facilmente controllabile e sicuro. L’acqua è infatti limpidissima, tersa e il fondale sabbioso digrada dolcemente». Oltre alla tranquillità offerta dalla location naturalistica, sulle rive del lago di Garda è anche possibile gustare prelibatezze nel ristorante “Dolcevita” completamento rinnovato e praticare

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lle volte sono le cose più semplici a cristallizzarsi in ricordi indelebili. Ed è sicuramente ciò su cui si punta a Sirmione, la perla del Garda. Innumerevoli sono le mete che da qui è possibile raggiungere con poco sforzo alla riscoperta di luoghi culturali. Si potrebbero, ad esempio, citare le Grotte di Catullo, resti di un’imponente villa romana, immersa in un vasto parco archeologico con vista panoramica sul lago; la Rocca Scaligera, la chiesa di San Pietro in Mavino e Palazzo Callas, destinato all’ospitalità di mostre e grandi eventi. Nel cuore di Sirmione, si trovano inoltre Villa Callas, appartenuta al facoltoso imprenditore Giovan Battista Meneghini, marito della celebre cantante lirica Maria Callas, che amava trascorrere giorni di pace in questo borgo ridente. Sulle sponde del Benaco e nei dintorni, facilmente raggiungibili in auto o in battello insistono il Vittoriale degli Italiani, dimora dell’indimenticabile D’Annunzio, l’incantevole Isola del Garda, la Torre di San Martino e Solferino. «Avere una struttura alberghiera a Sirmione ci permette di sfruttare la visibilità che il Lago di Garda ha in tutto il mondo ed è vantaggioso per la vicinanza di parchi divertimento, di mete di interesse storico-artistico quali Verona, Brescia e Mantova, ma anche Venezia e Milano – Glenda, titolare insieme al marito Stefano Ferrari dell’Hotel Miramar situato proprio in riva del Lago di Garda e che gestisce insieme alla sua famiglia

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L’Hotel Miramar si trova a Sirmione (Bs) www.hotelmiramar.it

-. Anche la vocazione turistica del territorio ci aiuta: la collaborazione con i vari uffici informazione ci permette di essere aggiornati e preparati per rispondere alle richieste dei nostri ospiti e di aiutarli ad organizzare il soggiorno, accontentando ogni richiesta». L’hotel infatti propone diverse alternative, cercando di intuire quelle più adatte al cliente di volta in volta, con possibilità di sconti e assistenza nell’organizzazione di escursioni di ogni tipo. «Le proposte del territorio sono molto varie – conferma Stefano – e spaziano tra giardini botanici, parchi di divertimento, escursioni in barca con soste nei principali luoghi di interesse e visite a cantine e frantoi, di cui la zona è ricca. Da questo punto di vista, la posizione della nostra struttura è ottimale: vicinissima al centro di Sirmione e quindi alla vivacità della “perla del lago”, permette però di vivere in un’oasi di tranquillità. Ma il vero obiettivo è quello di fare breccia nel cuore dei turisti offrendo un servizio familiare e al tempo stesso, professionale». ■ Luana Costa

sport acquatici quali la canoa, il padding, il surf, la vela che sono le attività più diffuse o, per i meno sportivi, intraprendere escursioni in barca. «Ai nostri ospiti – continua Grandi - offriamo un viaggio nella grande cucina regionale italiana. Lo chef prepara piatti tipici che i nostri clienti potranno apprezzare su una ampia terrazza panoramica direttamente a lago o in una sala interna con incantevole vista sul pontile, sulla spiaggia e sulla penisola di Sirmione. Molti dei nostri ospiti – aggiunge - desiderano utilizzare il proprio motoscafo per esplorare i dintorni. A tale scopo esiste uno scivolo per piccoli natanti o per imbarcazioni di dimensioni maggiori, una marina con rimessaggio e alaggio per le imbarcazioni in convenzione a cento metri dal residence (cinque minuti a piedi) dove vengono offerti il servizio di alaggio su richiesta, rimessaggio stagionale, annuale o per brevi periodi, così come servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria». ■ Luana Costa

Desenzano Camping Village si trova a Desenzano del Garda (Bs) - www.desenzanocampingvillage.com


Atmosfera familiare Lontano dallo stress cittadino, una vacanza tra vitigni e ulivi secolari. L’agriturismo Canova apre per pochi intimi nel cuore della collina veronese, a stretto contatto con la natura come fare un salto indietro nel tempo, di almeno due secoli, disponendo però di tutte le comodità contemporanee. Una piscina allungata ai piedi di una casa in pietra risalente all’Ottocento situata nel cuore della Valpolicella classica e immersa in vitigni secolari. È l’universo intimo ricreato a pochi passi da Verona e ad una manciata di chilometri dalla sponda veneta del lago di Garda, dall’agriturismo Canova che apre le sue porte ad una ristretta cerchia di clienti. «L’agriturismo è organizzato per ospitare poche persone, sette stanze da letto, disposte su quattro spaziose camere e tre ampi appartamenti, la sala per la prima colazione, la zona dell’ingresso con angoli dove leggere uno dei libri della nostra ristretta selezione o vedere il panorama che siamo lieti di offrire. Un ampio giardino e una grande terrazza estiva dove poter rilassarsi. Ogni particolare è curato con l’obiettivo di creare un’atmosfera di serena familiarità e per trascorrere momenti indimenticabili» spiega Denis Farinazzo che assieme alla moglie Francesca ha deciso di raccogliere la sfida di rimettere in sesto il casolare ottocentesco e dedicarsi alle attività ricettive e alla lavorazione della terra. «La nostra azienda esiste da oltre mezzo secolo – continua - e i terreni erano dei nonni di mia moglie, adesso di proprietà del-

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L’Agriturismo Canova si trova a Negrar (Vr) www.canovavalpolicella.com

la sua famiglia. Si sviluppa su circa sette ettari di terreno coltivato a vite dove portiamo a frutto le uve che, poi, produrranno i famosi vini Valpolicella e Amarone. La clientela che ci visita proviene dalle più svariate nazionalità e questo ci spinge a voler sempre migliorare. Abbiamo avviato quest’anno una piccola produzione di vino e una di olio di oliva delle nostre zone». L’agriturismo, che sorge nel comune di Negrar, può a buon diritto definirsi un intimo boutique hotel, con poche e pregiate camere affacciate su incantevoli colline. Un’ampia terrazza e un giardino curato e circondato da boschi, ulivi, ciliegi, ma soprattutto dai vigneti da cui nascono i vini Valpolicella, Recioto e il rinomato Amarone. Il luogo ideale per apprezzare la bellezza dei luoghi, degustare ottimi vini e gustoso cibo nelle cantine e nei ristoranti tipici della zona, ma anche perfetto punto di partenza per visitare Verona e il lago di Garda. «Saremo ben lieti di suggerire escursioni nelle nostre colline e montagne sia d’estate che d’inverno. Allo stesso modo, sapremo indicare centri dove è possibile effettuare cure termali e naturalmente dove trascorre piacevoli momenti di relax». ■ Luana Costa


I sapori della Valle del Mincio L’Hotel La Bastia con il suo Ristorante alla Fiamma offre un menù riservato e composto da selvaggina, carne, pesce e verdure. Una cucina in cui si fondono gli elementi della tradizione e della fantasia d un tiro di schioppo dal Lago di Garda e a metà strada tra Verona e Mantova sorge il comune di Valeggio sul Mincio, cittadina intrisa di storia e di luoghi da visitare. Parchi botanici, castelli medievali e insediamenti antichi sorgono numerosi per allietare il soggiorno dei tanti turisti che qui vi si recano per trascorrere le proprie vacanze. Tante le mete da raggiungere e la scelta è davvero ampia: «C’è ad esempio il parco Sigurtà considerato il più bel parco botanico d'Italia e il secondo in Europa. Il Castello medievale e Borghetto, considerato uno dei dieci borghi più belli d'Italia con il suo ponte Visconteo, sede annuale del “banchetto del nodo dell'amore” e nelle vicinanze c’è la cittadina di Custoza, dove sulla cima spunta l'ossario, in ricordo di due battaglie combattute nell'Ottocento per la guerra d'indipendenza, ora cittadina famosa produttrice dell'omonimo vino bianco. Potrei consigliare inoltre il Lago di Garda con le sue belle cittadine sulla costa o sulle colline adiacenti dove si scorge un panorama mozzafiato e le altre cittadine storiche del mantovano». A seguire le tracce del tempo del suo territorio è Ennio Macchiella, gestore dell’Hotel La Bastia, punto di riferimento dei turisti grazie alla sua posizione strategica e situato sotto il castello di Valeggio. «A circa venticinque chilometri ci sono le città storiche e d'arte di Verona e Mantova, quest'anno votata come città della cultura europea 2016. Per gli amanti della bici ci sono delle belle piste ciclabili, lungo il Mincio da borghetto fino a Peschiera sul Garda o fino a Mantova o altre cittadine di Verona. Poi per gli amanti del divertimento ci sono i parchi del Garda

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come Gardaland, Movieland, Caneva acquapark e lo zoo safari di Pastrengo. Tutti raggiungibili dall’albergo entro un massimo di quindici chilometri». La Valle del Mincio non solo da visitare ma anche da assaporare, tra i piatti che fanno da base alla tradizione locale «ci sono i famosi tortellini di Valeggio fatti a mano, rigorosamente burro e salvia ma buoni anche in brodo, poi altri tipi di tortelli fatti a mano, tutti buoni da assaggiare assieme». Assieme al vino: «quello bianco tipico viene dall'omonima cittadina di Custoza, poi come rossi crescono bene l'autoctono Corvina, il Cabernet e il Merlot e, verso il lago di Garda,il Bardolino ed il Chiaretto». I gusti cambiano e anche i turisti diventano esigenti: «Il turista adesso mangia meglio, guarda le recensioni sia degli hotel che dei ristoranti, cosa che prima non faceva» conclude Ennio Macchiella. ■ Luana Costa L’hotel La Bastia si trova a Valeggio sul Mincio (Vr) www.hotellabastia.it


Viaggio in Italia Pag. 21 • Agosto 2016

LA RICCHEZZA IN TAVOLA Pearà, spusson, marroni di Monfenera, radicchio trevigiano: il Veneto è una girandola di profumi e sapori che affondano le loro radici nella tradizione r Geox ama mettere la mani in pasta a ogni latitudine la sua impresa lo porti a camminare. Anche se «preferisce cucinare» ciò che coltiva nel piccolo orto adiacente casa «senza pesticidi o sostanze che possano intaccarne la qualità». L’olimpionica vorace di record si sta «perfezionando nelle omelette», essendo le uova in cima al medagliere degli ingredienti con cui cimentarsi tra i fornelli. Infine, c’è il primo cittadino della città del Castelvecchio che «per tutelare la salute mia e degli altri, non avendo mai avuto il tempo di imparare», si tiene lontano dalle

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Mario Moretti Polegato

Flavio Tosi

pentole. Veneto, terra di caratteri forti: Mario Moretti Polegato, Federica Pellegrini e Flavio Tosi. Treviso, Venezia e Verona: un mare di sapori in cui s’immerge il patron della Geox, il trevigiano Moretti Polegato. «Nella nostra provincia ci sono più prodotti Doc che paesi. Questo si riflette in una grande varietà di sapori, colori e profumi che, alternandosi nelle varie stagioni, ci accompagnano tutto l’anno». Una ricchezza che rende il Veneto simile «a una grande tavola specializzata in piatti tradizionali, prodotti tipici e vini realizzati con antichi processi». Con ottime carni e formaggi

Federica Pellegrini

come il Bastardo del grappa o lo Spusson. Nel piatto del sindaco di Verona non manca mai la Pearà, «una salsa calda che accompagna il lesso fatta con pan grattato, brodo di carne, midollo di bue, pepe e formaggio Grana. È una prelibatezza tramandata nei secoli». E se il dovere o il piacere conduce Tosi lontano da piazza delle Erbe, la nostalgia gustativa parla di «Pastisada di cavallo, bigoli con il ragù di carne e a volte anche il luccio del lago di Garda». La stella polare culinaria dell’inventore della “scarpa che respira” è costituita dalle ricette sobrie di sua madre o di sua nonna, ma quando viaggia si adatta. Tanto da cimentarsi in Thailanda nella zuppa di pesce, tom yum kung. Anziché andare al ristorante, «ho fatto la spesa e mi sono messo ai fornelli». E comunque il suo menu ideale è un trionfo del km zero: «Antipasto di “poenta e ciodet” con radicchio trevigiano alla griglia. Come primo, risotto agli asparagi trevigiani. Per secondo, sono un appassionato di spiedo che adoro assieme alle patate del Montello o ai fagioli borlotti nani di cui qui c’è una particolare coltivazione. Come dolce, una torta a base di marroni» cresciuti tra Monfenera e Combai. E i vini? «A “km sotto zero”: tanta è la distanza che separa la mia cucina dall’azienda di famiglia». Oscilla tra Dop e Igp, la tavola di Tosi: ri-

sotto all’amarone o al radicchio rosso di Verona, asparagi con le uova e formaggio Monte Veronese, un buon bicchiere di Soave. E per concludere, sfogliatine dolci di Villafranca. Pasta al pomodoro bollito e carpaccio di carne è l’uno-due di Federica Pellegrini che, per il suo palmares, non sacrifica alcunché: «Non seguo diete rigide. Non abuso di dolci e non bevo alcolici, ma posso aggredire con entusiasmo un’alzata di crostacei e molluschi crudi». Lontana da Spinea tutto l’anno, la nuotatrice ama una «cucina tra oriente e occidente. Con i sapori di terra che si mescolano a quelli di mare». Forte, però, il richiamo «delle zuppe tipiche e dei risotti» a partire da quello al radicchio di mamma Cinzia per cui «scatta l’applauso». Unico tradimento: «la parmigiana di melanzane». ■ Alfonso Pellicola

Il villaggio dei Mulini In uno dei borghi più belli d’Italia, Loredana Peretti ci invita a scoprire gli scorci suggestivi dei mulini di Borghetto, che si sposano con i riflessi del fiume Mincio

ino a qualche anno fa erano in pochi a conoscerlo. Immaginate un piccolo borgo disteso sulle sponde del Mincio, che in tempi antichi faceva da vera e propria porta tra Veneto e Lombardia, e che dell’acqua del fiume faceva la propria forza non solo per il passaggio naturale che offriva, fondamentale per lo sviluppo dei commerci nei secoli passati. La forza

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motrice dell’acqua era altrettanto preziosa per gli abitanti di Borghetto, oggi frazione di Valeggio sul Mincio (VR), e così, eccolo: un villaggio di mulini, dove tuttora si possono trovare grandi ruote sui lati di alcune costruzioni. Grazie allo stato di conservazione eccezionale e al fascino elegante del paesaggio dato dal fiume, Borghetto oggi è uno dei borghi più belli d’Italia. Il ponte Visconteo, una diga for-

tificata della fine del 1300 o il castello sulla collina del XIV secolo, sono solo alcuni esempi delle piccole meraviglie che si possono trovare qui. Ma il suo vero fascino sta nell’architettura comune che distingue tutto il borgo e che si sposa con i riflessi del fiume. Tutto ciò è stato riscoperto da qualche anno portando il turismo a nuovi livelli. Un esempio è dato dall’attività svolta dai coniugi Loredana Peretti e Giacomo Paini, che nella seconda metà degli anni novanta hanno deciso di ristrutturare i mulini e trasformarli in una struttura ricettiva d’eccellenza. «Non a caso il nome scelto è “Il Borghetto Vacanze nei Mulini” – dice Loredana –. Ogni edificio aveva le sue caratteristiche e opportunità, il mulino più antico che abbiamo ristrutturato è del 1400 e nonostante le tante difficoltà che presentavano, abbiamo puntato su un lavoro che prevedesse materiali di recupero, anche se vent’anni fa

Il Borghetto Vacanze nei Mulini si trova a Borghetto, Valeggio Sul Mincio (Vr) www.borghetto.it

ancora non se ne parlava. Un’altra linea guida che abbiamo seguito, poi, sta nell’idea di un’arte povera, che donasse leggerezza e calore domestico, senza soffocamento prospettico». La struttura si sviluppa all'interno di sei mulini: la reception si trova nel mulino più antico dove si effettuava la pilatura, e le suite sono state ribattezzate secondo la loro caratteristica più evidente: la Mansarda, la Lavanda, la Pala, la Cascata, le Rocche e il Camino. Forse la più richiesta è la Cascata, con una caratterizzazione paesaggistica più marcata. Si tratta di una delle suite più panoramiche, che deve il suo nome a un piccolo salto d’acqua su cui affaccia un balconcino a forma di “prua”. Insomma, un piccolo gioiello. ■ Renato Ferretti




Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 24

Tradizione e storia

A tavola c’è l’essenza della Roma antica L’archeologo Valerio Massimo Manfredi racconta le abitudini alimentari dei romani distinguendo tra la cucina umile e l’alimentazione ricca delle classi superiori quileia è identità e memoria di una storia che ancora oggi si ritrova nei ristoranti, nelle piazze o nei caffè della città. «Tutte le nostre terre – commenta l’archeologo Valerio Massimo Manfredi – sono fortemente romanizzate e le nostre lingue e tradizioni ne sono una prova ineludibile». A conferma di ciò basta ricordare la rassegna enogastronomica del luogo “A tavola con gli antichi romani”. «Tutte le volte che ho fatto delle conferenze ad Aquileia ho trovato un pubblico molto partecipativo, è quell’interesse comune che si trova si trova spesso tra la gente nel nostro Paese». La colonia romana di Aquileia fu fondata nel 181 a.C. divenendo un punto di partenza per la spedizioni esplorative militari. Ma come si nutriva l’esercito romano? «Il pane o la focaccia cotta sulla brace erano alla base della loro alimentazione, poi, se capitava l’occasione, avranno anche avuto provviste diverse. Gli uomini dell’esercito portavano con sé il grano in chicchi, perché più facilmente trasportabile, lo pestavano, lo macinavano e poi lo impastavano volta per volta. Non utilizzavano farina perché con l’acqua e l’umidità poteva corrompersi. Prova ne è il fatto che cento anni prima durante la spedizione di Lucullo in Asia minore, essendo venuto a mancare il grano ed essendosi dovuti nutrire di carne, ci fu una specie di epidemia di dissenteria perché la carne, già difficile da digerire, si deteriora facilmente». Aquileia era anche un centro di soggiorno invernale per le legioni dell’esercito romano, ma anche residenza imperiale. Quali erano i cibi più ricorrenti nella cucina degli antichi romani? «Da una parte vi era una cucina più povera ma più sana, non adatta per un esercito in massa, che prevedeva i formaggi, le verdure, le uova, la frutta e i legumi, molto utilizzati durante le spedizioni e buoni per fare delle zuppe che avevano anche un contributo proteico. Mentre per l’alimentazione delle classi superiori, dal Corpus di Apicius, abbiamo notizia di una cucina evidentemente di ispirazione orientale, molto speziata che prevedeva l’utilizzo di salse, fatta di carni molto elaborate, ripiene e di cacciagione. Il famoso garum era una salsa micidiale per i nostri gusti di oggi e pesante da digerire. Sulla

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Calore friulano a chilometro zero In un’ex casa colonica trasformata in agriturismo raccogliendo l’eredità degli antichi “hospitalia”. Qui la tradizione, unita alla sensibilità contemporanea, è la protagonista

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi. Sotto, Il patriarcato di Aquileia

Fortuna Maris, una nave trovata nell’entroterra ferrarese, ho visto di persona, che a bordo c’erano ossa di maiale su cui si distingueva bene l’uso del falcione; quasi sicuramente erano animali vivi che stavano a bordo e che venivano macellati volta per volta. Già nell’Anabasi di Senofonte si racconta di romani che, quando potevano farlo, acquistavano nei villaggi. In Oriente per esempio trovavano il vino di Palma, che però faceva venire il mal di testa, mentre nella parte orientale dell’Anatolia, compravano la birra». Cosa resta oggi delle ricette di Apicio, il più antico cuoco di Roma? «Un’usanza che resta, in alcune parti d’Italia è quella di concentrare il mosto fino a farne una specie di crema densa, che poi si aromatizza. Era un dolcificante a buon mercato, nutriente. Nel manuale di Apicius c’è una ricetta che dice “perna cum sapa acida”, quindi questo sapa esisteva. Augusto invece, ritornando all’alimentazione romana, mangiava caseum bubulum manu pressum, che potrebbe essere qualcosa di simile alla mozzarella, ed effettivamente i romani preferivano i formaggi freschi». ■ Renata Gualtieri

ccoglienza e sapori locali, per portare dalla terra alla tavola, dagli agricoltori ai turisti, i frutti di una terra che ha ancora tanto da offrire. In Friuli, da più di ottocento anni, si sperimentano forme di ospitalità che mixano calore familiare e riserbo alpino. Una tradizione che risale agli antichi hospitalia che accoglievano i viandanti sulla via Crescenzia o del Tagliamento, sulle cui rotte si cementavano scambi culturali su cui si sarebbe plasmato lo spirito mitteleuropeo. Tra paesaggi incontaminati e i reperti di una tradizione artistica ricca di testimonianze, tra affreschi, mosaici, codici miniati, roccaforti e borghi medievali, spiccano buon cibo e buon vino, da sempre sinonimo di convivialità. Ed è su questo “tesoro” che puntano gli operatori turistici e della ristorazione, incluso l’agriturismo Casa Rossa ai Colli, un’oasi di tranquillità perfettamente iscritto nelle bellezze di Ragogna, a due passi da San Daniele del Friuli, in provincia di Udine. Nata come casa colonica nel 1906 per volere dei conti di Porcia, l’attuale agriturismo è sopravvissuto a due guerre e un terremoto, per poi vivere una nuova vita, dal 2001, abbellita e trasformata in agriturismo. «Immersi nel caratteristico paesaggio collinare – racconta la titolare Alessandra Negretto - sia che ci si riposi nelle confortevoli camere in caldo legno, sia che ci si rilassi nel solarium del panoramico giardino, sia che si gustino i piatti del territorio, il piacere è identico: assaporare un’atmosfera ricca di pace e amichevole calore. La Casa Rossa ai Colli è nata dalla volontà di raccontare, coinvolgendo i sensi, la nostra storia, le tradizioni e l’unicità del territorio friulano con le sue eccellenze».

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Casa Rossa ai Colli si trova a Ragogna (Ud) www.casarossaaicolli.com

Nelle camere matrimoniali dai pavimenti in legno e dai soffitti con travi a vista e nella rustica sala del camino il tuffo nel passato e nella tradizione friulana è un’esperienza da vivere, con tutti i plus del confort e la sensibilità pet friendly. «Tutto ciò che si trova nell’agriturismo è al 100 per cento friulano e a chilometro zero – precisa la proprietaria–. La cooperativa Par Plase, di cui la Casa Rossa ai Colli fa parte, gestisce il ristoro. I soci, che conferiscono i loro prodotti, disponibili alla vendita, condividono la stessa filosofia: naturalità, artigianalità e rispetto per questo territorio unico. Il menu pensato dal nostro chef Manuel Marchetti, insieme allo staff, propone piatti semplici della tradizione friulana reinterpretati con creatività. Sapori tipici, ma sempre originali, garantiti dalla selezione dei migliori prodotti locali, nel rispetto della stagionalità, della qualità e della naturalezza». ■ Alessia Cotroneo



Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 26

Itinerari suggestivi

A spasso nel Belpaese Alla parola turismo preferisce il termine “viaggio”. Osvaldo Bevilacqua, con la trasmissione Sereno Variabile, ha raccontato vite e storia delle tante straordinarie località che visita, dal nord al centro al sud è il turismo estivo, quello invernale, sportivo, culturale, religioso, enogastronomico. E l’eccellenza italiana nel settore è fatta di tanti imprenditori che hanno creduto nell’industria turistica, e rischiato in proprio. Il turismo è il presente e il futuro: i giovani pongono in cima alla loro lista dei desideri il viaggio, giustamente, perché il viaggio vuol dire esperienza. «E mentre la politica si è sempre disinteressata del turismo come fonte di crescita e sviluppo, molto hanno fatto i media – ricorda Osvaldo Bevilacqua –, offrendo spazio alle tematiche del territorio, contribuendo a promuovere l’intero settore. A quale territorio si sente più legato e perché? «Tarquinia, dove mio padre veniva a realizzare i suoi dipinti, città etrusca famosa per la sua necropoli, per il museo, il più prestigioso al mondo sulla civiltà etrusca, e per la splendida città medievale con le sue torri e le antiche chiese. Tutta la zona della Maremma laziale e della Tuscia si caratterizza per un’alta vocazione turistica. Se negli Usa avessero una località con le stesse bellezze artistiche e culturali questa meta garantirebbe almeno 100 milioni di turisti l’anno. Tutto il Viterbese può vantare bellezze paesaggistiche e naturalistiche di assoluto pregio: la natura, con

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Sopra, Largo del Plebiscito a Montefiascone

i suoi boschi e i suoi laghi, Bolsena e Vico, i Monti Cimini, località come Montefiascone, Tuscania, Civita di Bagnoregio. Viterbo è stata la prima provincia italiana a ottenere l’Emas, un riconoscimento di eccellenza nella tutela ambientale da parte dell’Unione europea. È indispensabile creare un tavolo di lavoro al quale dovrebbero partecipare tutti per superare la cronica mancanza di mezzi, ma anche la noncuranza e lo scarso interesse». Da giornalista-viaggiatore qual è l’itinerario ideale, passando in tre tappe da nord a sud al centro? «La Via Francigena: l’itinerario che veni-

TURISMO E NATURA

La meta perfetta è rappresentata dai parchi nazionali che in Italia hanno una grande tradizione. È il caso del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e del Gran Paradiso

va percorso nel medioevo dai pellegrini che attraversavano l’Italia da nord per raggiungere Roma; in molti poi proseguivano verso sud per imbarcarsi verso la Terra Santa. Lungo questo tracciato incontriamo Fidenza, Pietrasanta, Lucca, Siena, Radicofani, Acquapendente, Viterbo per poi giungere sino in Puglia. Consiglierei di percorrere parte del tragitto a piedi. La Via Francigena non ha nulla da invidiare al più noto cammino di Santiago di Compostela, e rientra tra i grandi itinerari del Consiglio d’Europa. Per tutti coloro che si sentono viaggiatori nel profondo dell’animo potrei suggerire un’alternativa, la Via Carolingia: l’itinerario percorso da Carlo Magno da Aquisgrana per recarsi a Roma, dove papa Leone III lo incoronò Imperatore del Sacro Romano Impero». Quale delle sue “interviste impossibili” è rimasta più impressa nella sua memoria? «L’intervista a Francesco II di Borbone con la quale abbiamo raccontato i fasti architettonici e artistici della corte borbonica con le splendide immagini del Palazzo Reale di Napoli e della Reggia di Caserta. Nonostante sia passato alla storia come un personaggio negativo per aver perduto il trono, di fronte alle truppe di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II, Francesco nel corso del suo regno varò diverse riforme in favore della popolazione e avviò un processo di industrializzazione. E poi l’intervista a Napoleone che è stata ricostruita all’Isola d’Elba». Il turismo in che misura influisce sul processo di sviluppo economico dell’Italia? «Da 40 anni a questa parte il turismo è stato considerato dai politici come la cenerentola della “cosa pubblica”: non a caso un referendum ha cancellato, nell’Italia che era il primo paese turistico al mondo, il Ministero del Turismo e con il passaggio delle attività turistiche alla competenza del-

Osvaldo Bevilacqua

le Regioni le cose non sono molto migliorate. Nei paesi emergenti invece il turismo, volano dell’economia, è una vera e propria industria. L’Italia potrebbe vivere di solo turismo, questo contribuisce per poco più del 12 per cento alla formazione del Pil italiano. In Italia si calcola che siano circa 2 milioni i giovani che potrebbero accedere a questo comparto per trovare lavoro o sviluppare business, ma occorre che lo Stato e le Regioni facciano degli investimenti, ad esempio sulla formazione». Qual è la meta perfetta per un turismo che guarda alla natura, alle attività all’aria aperta, alla tutela dell’ambiente e alla genuinità delle tradizioni? «La meta perfetta è rappresentata dai parchi nazionali che in Italia hanno una grande tradizione. Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, insieme a quello del Gran Paradiso, è il parco di maggior storia e tradizione e si estende su una superficie di circa 49 mila ettari. È famoso nel mondo per la conservazione di particolari specie faunistiche dando rifugio e ospitalità al camoscio d’Abruzzo, all’orso bruno marsicano, al lupo appenninico. Il Parco è portatore di sviluppo sostenibile, mantenimento delle tradizioni, cultura, tu-


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tela del territorio, e tutto questo si realizza nell’ambito di un paesaggio antropizzato, perché ci sono anche borghi incantati, ricchi di storia e tradizioni, come Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena». Qual è la piazza più pittoresca che ha visitato? «L’Italia è tutta una piazza. Da quella di San Marco a Venezia a Piazza del Campo a Siena, dalle splendide piazze di Torino alla Piazza Ducale di Vigevano, fino a Piazza dei Martiri a Carpi. O ancora piazze misconosciute, che scopriamo con Sereno Variabile: ad esempio Piazza della Bollente ad Acqui Terme nel Monferrato, detta così perché vi sgorga acqua bollente a più di 70 gradi centigradi. Una leggenda narra che i bambini appena nati fossero portati alla fonte per esservi immersi, meritando l’appellativo di “sgaientò”, ossia scottati, e quindi pronti ad affrontare la vita». Le è stato consegnato il premio “Navigare informati”. Come la sua trasmissione ha contribuito a promuovere la cultura del mare? «L’Italia è il Paese degli 8 mila km di coste, è una penisola, è costellata da magnifiche isole, le maggiori e gli arcipelaghi di quelle minori, perciò la cifra di Sereno Variabile è sempre stata caratterizzata dalla presenza del mare. Che

Sopra, piazza della Bollente, Acquiterme. A destra, un particolare della necropoli di Monterozzi a Tarquinia

non è solo turismo, ma anche attività economiche, pesca, diporto, trasporti, e su tutto vigilano coloro che io chiamo gli “angeli del mare”, cioè la Guardia Costiera. Durante i primi anni di Sereno Variabile ho polemizzato molto con i giornali tedeschi. All’epoca gli interessi della Germania nel settore turistico immobiliare in Grecia e Spagna erano molto forti, perciò si assisteva campagne denigratorie contro l’Italia; qualcuno ricorderà la copertina dello Spiegel nel 1977 con il piatto di spaghetti e la pistola dei terroristi. Ma l’aspetto che in assoluto mi disturbava di più era lo slogan “visitate l’Italia prima che gli italiani la distruggano”, perché era vero!».

Ha dichiarato di essere molto attento all’alimentazione. Come sceglie i suoi “fornitori speciali”? «Ogni volta che nel corso dei miei viaggi scopro un prodotto nuovo, di qualità, lo acquisto e me lo faccio spedire direttamente a casa. Il mio fornitore di pane si trova a L’Aquila, è lo storico forno di Prata. Un altro tipo di pane mi arriva invece da un forno che opera da 200 anni a Bracigliano, in provincia di Salerno. Gli agrumi mi arrivano dalla Sicilia, il miele me lo spe-

disce Silvano, un massaro di Norcia. Per non dimenticare la pasta prodotta con un grano macinato e impastato a freddo, che viene trafilata al bronzo; e poi l’olio prodotto nelle terre della Liguria, dell’Umbria, della Toscana, della Sabina, della Puglia. E, infine, Sua Maestà il “Nero”, un parmigiano speciale dalla buccia nera che viene prodotto sulle colline emiliane dal mio amico Rino, che qualche anno fa ha vinto addirittura le Olimpiadi del formaggio in Francia». ■ Renata Gualtieri

A lezione di turismo Sulla riviera più famosa d’Italia per scoprire cosa c’è oltre al mare, il divertimento e le attrazioni culturali, che spieghi il grande successo di questo territorio. L’esempio di Silvia Giometti a riviera romagnola non ha bisogno di presentazioni. Il punto più alto del divertimento, non solo estivo, si raggiunge qui, tra Cattolica, Rimini e Riccione, e con un’offerta turistica che va oltre il balneare: si pensi al bellissimo borgo di Gradara (PU) e il suo castello medievale, che avrebbe fatto da sfondo alla coppia Paolo e

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Francesca cantata a Dante, oppure alla vicina Urbino. E le attrazioni continuano sul piano dello sport, con l'Autodromo di Santamonica, denominato Misano World Circuit Simoncelli, uno dei più famosi autodromi d’Europa, oppure con il moderno e innovativo Riviera Horses Resort di San Giovanni in Marignano, il luogo più adatto della riviera romagnola a ospitare cavalli

e cavalieri. Ma, forse, dove davvero si realizza il motivo dietro al successo di questo territorio, è nelle strutture ricettive e nella loro gestione. Si prenda, ad esempio, l’Hotel Relais San Giovanni. L’albergo non si trova nei centri nevralgici della riviera più affollata, ma in un punto strategico a pochissimi chilometri dalla costa di Cattolica. Eppure attira ogni anno schiere di affezionati che qui si trovano a casa. «L'Hotel nasce dal recupero di una Casa padronale di fine Ottocento – dice Silvia Giometti, titolare dell’hotel –, oggi attrezzata all'avanguardia con le più moderne tecnologie. Arredata con gusto ed eleganza per gli ospiti che cercano il meglio, è una piccola realtà di lusso, esclusiva ed elegante: la cornice ideale per chi viaggia per lavoro o per organizzare un evento prestigioso. Lo splendido giardino, la piscina esterna riscaldata, la SPA "Prima Rosa", la Saletta Polivalente "GeckoHomeCinema", sono i servizi elegantemente messi a disposizione. Inoltre in estate, sempre a uso esclusivo degli ospiti, la spiaggia privata numero 31 di Gabicce Mare. E poi, possiamo definirla la location perfetta per matrimoni, battesimi, eventi aziendali e ricorrenze

L’Hotel Relais San Giovanni si trova a San Giovanni in Marignano (Rn) www.sangiovannirelais.it

speciali, per rendere il tutto indimenticabile». Nelle 13 camere del Relais San Giovanni si trovano tutte le comodità che ci si aspetta da un hotel il cui obiettivo è coccolare il proprio ospite. «Sono tutte dotate – precisa Giometti – di condizionamento ad aria/riscaldamento, telefono, Tv Sat e Mediaset Premium, wi-fi, cassaforte, minibar, doccia, asciugacapelli, accappatoio e ciabattine. Inoltre, sono disponibili suite anche per famiglie. Il menu della colazione è ricco e abbondante: propone sia la classica colazione italiana che il meglio della colazione salata continentale. Infine, per un relax totale, il centro benessere "Prima Rosa" è a disposizione su prenotazione, con bagno turco, doccia emozionale, ampia vasca idromassaggio per dieci persone, zona relax con tisane». ■ Elena Ricci


Dalla brace alla pizza Lo “Sciatore” e il “Fuoripista” offrono i sapori tipici valdostani e due diverse specialità: carne alla brace e pizzeria di qualità, in unico locale on c’è visita a Courmayeur che si rispetti se non si effettua una breve sosta per assaporare le specialità tipiche locali. È dagli anni ottanta che la storica pizzeria “du Tunnel” gestita dalla famiglia Grosso si è imposta come punto di ritrovo più in voga per gli amanti della pizza ed è da quell’esperienza che è nata l’idea di esportare i medesimi sapori nel piccolo ma suggestivo villaggio di Dolonne. La pizzeria Fuoripista ha trovato, quindi, spazio al fianco del ristorante Lo Sciatore con menù a base di carne: stessa gestione, stessa cucina. «I due locali sono comunicanti – spiega Angelo Grosso - ma offrono due sale con ambienti distinti: il ristorante più raccolto ed elegante, la pizzeria più “easy” e adatta a famiglie e piccoli gruppi». Lo Sciatore e il Fuoripista si trovano nel romantico borgo di Dolonne, a due passi dalla nuova telecabina che conduce alle piste del comprensorio sciistico e a pochi minuti di cammino dal centro di Courmayeur. E i menù sono di tutto rispetto: «L'impasto della pizza, lungamente lievitato, sottile e fragrante e realizzato con farina biologica tipo 0 e integrale – continua Grosso - fa da base ad una selezione di specialità locali e ad ingredienti selezionati come la fontina dop, la mocetta valdostana, il formaggio caprino, il prosciutto cotto alla brace di S.Oyen, le salsicce di maiale nero allevato allo stato brado, oltre che ingredienti più classici ma sempre con un occhio alla qualità». Le specialità alla brace, invece, accolgono

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i visitatori in una vetrina all’ingresso della sala ristorante, posta al piano superiore: «Alla base del progetto – spiega ancora - la volontà di costruire un’offerta altamente specializzata in carni di grande qualità, sapientemente cotte alla brace senza dimenticare la tradizione valdostana ed i prodotti locali. Le specialità alla brace sono ormai rinomate tra gli assidui frequentatori del fine settimana e negli ultimi anni apprezzate anche dai turisti internazionali che frequentano la stazione nel periodo invernale. La carta offre Fiorentine e costate di razza Chianina certificata, il filetto Chateabriand, il galletto ruspante, il maiale nero allevato allo stato brado, l’angus argentino, la tartare di scottona italiana allevata ad erba medica, oltre che prodotti tipici locali, come taglieri di salumi e formaggi, zuppe e polente della tradizione valdostana, senza disdegnare alcuni classici della cucina italiana come le paste fresche fatta in casa e qualche piatto dal sapore più mediterraneo, il tutto accompagnato da una buona selezione di etichette e da una invitante carta di dolci fatti in casa». ■ Luana Costa

Il Ristorante Lo Sciatore e la pizzeria Fuoripista si trovano a Courmayeur (Ao) www.losciatore.com


Viaggio in Italia Pag. 29 • Agosto 2016

Una gemma nel cuore delle Alpi Tutto il comfort di un'esperienza esclusiva in un luxury boutique italiano della Valle d'Aosta raccontato da Giuseppe Atolli el cuore della Valle d'Aosta nord-occidentale, a due passi dal confine con la Francia, ci si può concedere una pausa di qualche giorno per ammirare il Monte Bianco da vicino, coccolati da tutti i comfort di un'ospitalità senza pari. Nira Montana, ultima gemma della collezione di Nira Hotels&Resorts inaugurata nel dicembre 2014 a La Thuile, vi regalerà una vacanza indimenticabile, sia che decidiate di soggiornarvi nella stagione invernale, per approfittare dei 160 chilometri di piste da sci alpino e da fondo, sia che vi torniate d'estate, da amanti delle passeggiate d'alta quota e della mountain bike. Giuseppe Atolli, responsabile di questo luxury boutique hotel italiano, ci offre qualche spunto interessante per un viaggio esclusivo fra le vette più alte d'Europa. «Nira Montana, dotato di 55 camere e suite su tre piani, vanta un sofisticato design di legno e pietra ed è stato volutamente arredato con uno stile che ricorda quello tradizionale delle case della valle. L’equilibrio è reso evidente dagli accessori: i comodini ricavati da ceppi d’albero, le teste di cervo in resina bianca e il ferma-tende in legno sottolineano come ogni dettaglio sia stato disegnato per dar vita all’esperienza di una baita contemporanea». Uno stile unico, che guarda alla contemporaneità inserendosi perfettamente nella cornice naturale che lo ospita. Analoga attenzione è stata rivolta alla sostenibilità am-

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Nira Montana Hotel & Resort si trova a La Thuile (Ao) www.niramontana.com

bientale: «Le soluzioni che abbiamo adottato massimizzano il contenimento energetico attraverso l'uso di materiali e prodotti d'eccellenza offerti dal mercato ad isolamento termico» spiega Atolli. Ma torniamo ai comfort che vi vizieranno per tutta la durata del vostro soggiorno: «Per coloro che desiderano godere di un'esperienza gastronomica gratificante c'è il ristorante Stars, inserito fra i migliori della Valle d'Aosta nella Guida de L'Espresso 2016 – continua il titolare di Nira Montana -. Lo Stars Bar & Lounge, con l’ampia cantina e il dehors a disposizione, sarà invece il vostro ritrovo perfetto se desiderate bere qualcosa in compagnia après-ski o dopo una faticosa passeggiata: i nostri cocktail esclusivi sono ispirati all'atmosfera frizzante e naturale delle montagne che ci circondano». E se volete prendervi cura di voi con trattamenti di bellezza, dovrete per forza approfittare del Nira Spa&Wellness: «I nostri trattamenti, pensati per soddisfare le differenti esigenze della clientela, utilizzano una linea di prodotti [comfort zone] e vengono applicati in tre sale differenti, una beauty room e un'area dedicata a manicure e pedicure». ■ Sara Corno


Cucina di montagna Tra i monti di Courmayeur alla riscoperta dei sapori naturali. Al ristorante Pierre Alexis ogni piatto viene realizzato interamente “in casa” e proposto assecondando l’estro dello chef

gni piatto un’opera d’arte. Prezioso perché composto non solo con prodotti di prima qualità ma anche con la passione di chi applica, nella preparazione di ciascuna pietanza, la stessa dedizione di un’artista alle prese con la sua creatura. «Ci mettiamo veramente l’anima in questo lavoro» spiega Monica Robaldo, titolare assieme a suo marito, lo Chef Stefano Marchetto, del ristorante Pierre Alexis a Courmayeur. La struttura, situata nella nota località sciistica, da quattro anni è gestita dalla coppia. «Abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’attività privata dieci anni fa – racconta Monica Robaldo – abbiamo gestito il Ristorante "le Vieux Lyskamm" ad Antagnod in Val d'Ayas per 5 anni, in seguito siamo stati a Pollein- Aosta per tre anni e poi abbiamo deciso di tornare a Courmayeur dedicandoci alla gestione di questo locale storico». Le mura rispecchiano appieno lo stile otto-

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Il ristorante Pierre Alexis 1877 si trova a Courmayeur (Ao) www.pierrealexiscourmayeur.it

centesco, epoca a cui l’edificio ristrutturato risale, con volte di mattoni a vista. «La particolarità della nostra cucina è la scelta delle materie prime, possibilmente locali. Tutti i prodotti utilizzati sono freschi e di prima qualità. Ci serviamo, infatti, da aziende con queste caratteristiche e scegliamo i prodotti in base alla stagione. Utilizziamo molto i formaggi, i salumi e quando è possibile capretti, agnelli e manzo. In primavera, invece, proponiamo piatti realizzati con erbe spontanee o la trota salmonata affumicata. Ma preferiamo variare spesso il nostro menù aggiornandolo ogni mese». Tutto rigorosamente “fatto in casa”: «la pasta, ad esempio, viene preparata in casa, tagliatelle, tagliolini, ravioli, pappardelle e le carni cotte a basse temperature. Così come il pane, i dolci e le salse: non c’è nulla che venga acquistato già preparato». E le pietanze spaziano dai sapori tipici del territorio a quelli più classici. Meta di turisti per lo più durante la stagione invernale, il ristorante ospita visitatori provenienti dal Nord Europa oltre gli italiani che affollano la stazione sciistica. ■ Luana Costa



Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 32

Itinerari suggestivi

Votati al benessere Coniugare le consuetudini locali alla ricercatezza nel campo del relax è la scommessa del Romantik Hotel Jolanda Sport che, forte delle tradizioni e dei piatti tipici, ha intrapreso la via del comfort

RELAX A PRÉ SAINT DIDIER Terme, resort, spa, ottimo cibo e vita a contatto con la natura. È possibile trovare tutto questo ai piedi del Monte Bianco. L’esperienza di Paola Telloli

ostituita da vallate e sentieri montani, punteggiata da castelli medioevali e ruderi di città romane in attesa di viaggiatori desiderosi di scoprirne i tratti caratteristici, la Valle d’Aosta, la regione più piccola d’Italia, offre ai propri visitatori molteplici sfaccettature. I piatti tipici della tradizione, ad esempio, ma soprattutto strutture ricettive dotate di ogni comfort, capaci di appaiare le usanze millenarie ai lussi e alle comodità di ultima generazione. È il caso del Romantik Hotel Jolanda Sport una delle prime strutture ricettive alberghiere della comunità Walser che negli anni ha rinnovato i servizi per offrire maggiori comodità. Il benessere, il relax, lo sport e le attività montane sono, infatti, il piatto forte dell’hotel che ha fatto del proprio centro benessere un’icona, un ambiente perfetto per chi è alla ricerca di relax. «Il centro benessere – spiega Annamaria Corsico - costruito con travi e legni antichi è dotato di piscina con idromassaggio, sauna finlandese, biosauna, bagno turco, palestra e una zona beauty dove mani esperte eseguono trattamenti specializzati, rigorosamente con prodotti naturali, bagni aromatizzati nella vasca idromassaggio della principessa e rilassatissimi bagni di fieno. Trattamenti per il relax, la pelle, il recupero sportivo capaci di rendere il soggiorno ancora più piacevole. Dal prossimo inverno – continua la titolare - il centro benessere verrà ampliato per poter rispondere ancora meglio alle esigenze dei nostri clienti. L’offerta verrà ampliata aggiungendo un’ampia vasca idromassaggio, il bagno di vapore e il bagno salino, il tutto coordinato in un ambiente perfetto per chi vuole rilassarsi».

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L’hotel dispone anche di un ottimo ristorante, la carta dei vini è ricca e le etichette coprono un’ampia territorialità: «La cucina dei nostri chef conquista quasi tutti i palati, anche i più esigenti. Da noi scopri l’amore per la natura e la genuinità dei prodotti. Le mocette, il lardo sono acquistate dai produttori locali così come i formaggi, di cui la Valle d’Aosta vanta una lunga tradizione. Tutti i tipi di pasta, come tagliatelle, tagliolini, pappardelle, fusilli, maccheroni, ravioli e gnocchi sono preparate dai nostri chef. Diversissime qualità di pane vengono preparate e cotte secondo l’antica tradizione. La scelta di “fare tutto in casa” dipende dalla volontà di esprimere al meglio il pensiero comune per cui in montagna c’è “l’aria buona e si mangia sano”, il tutto coniugando l’atmosfera rustica ed elegante dell’Hotel ad una cucina ricca e raffinata ma genuina». ■ Luana Costa Romantik Hotel Jolanda Sport si trova a Gressoney – La Trinité (Ao)

n piccolo angolo di pace da cui si riesce ad ammirare il Monte Bianco in tutto il suo splendore, circondati da panorami suggestivi e perennemente accompagnati dalla presenza forte ma discreta dei suoni, dei profumi e dei colori di un paesaggio mozzafiato. Così si presenta agli ospiti l’hotel QC Termemontebianco, il resort quattro stelle delle rinomate Terme di Pré Saint Didier. Come racconta Paola Telloli, direttore dell’hotel, «Il QC Termemontebianco gode di una posizione unica e rappresenta il luogo ideale dove rigenerarsi e prendersi cura di se stessi, concedendosi momenti di relax e armonia con la natura durante tutte le stagioni dell’anno». Le cose da fare, vedere e vivere sono così tante da riuscire a soddisfare i desideri e le necessità di chiunque. «Siamo a pochi passi dalle rinomate mete sciistiche di Courmayeur e La Thuile e dagli incantevoli sentieri della valle. Inoltre, grazie alla funivia del Monte Bianco Skyway è possibile vivere un’esperienza unica, raggiungendo Punta Helbronner a 3466 metri». Alle bellezze naturali si affiancano poi quelle offerte dai servizi dell’hotel e delle Terme di Pré Saint Didier. «Ogni weekend il nostro albergo si trasforma in uno yoga recovery, dove gli

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www.hoteljolandasport.com L’hotel QC Termemontebianco si trova a Pré Saint Didier (Ao) - www.qctermemontebianco.it

appassionati di questa disciplina o gli ospiti in cerca di relax possono riscoprire l’autentico benessere dato dall’armonia tra mondo interiore e mondo esteriore. L’Alpine Spa interna al resort, poi, è un ambiente che mettiamo a disposizione dei visitatori che vogliono prendersi cura del proprio corpo con trattamenti, idromassaggi, saune e percorsi olfattori. Infine, le Terme di Pré Saint Didier sorgono a soli due km dal resort – l’accesso è compreso nel soggiorno – e offrono un percorso con oltre quaranta pratiche termali, tra cui vasche idromassaggio, vasche con cascate tonificanti, stanza del sale, saune interne ed esterne e bagni a vapore aromatizzati». Il QC Termemontebianco, dunque, accoglie e vizia i propri ospiti in vari e diversi modi, non per ultimo con la buona cucina portata in tavola al Le Restò, il ristorante del resort aperto a cena. «Oltre a colazioni abbondanti e a base dei prodotti tipici e locali, il ristorante propone cene servite in un ambiente dove si incontrano poesia, amore per il territorio e innovazione. Tra i piatti più apprezzati: timballino alla tipica zuppa valpellinentze con pane nero, fontina e verza; costoletta di vitella alla valdostana con crudo di Saint Marcel e fontina d’alpeggio; tagliolini al nero di montagna, burro alle erbette dell’orto con fonduta di ortiche e ricotta salata». ■ Emanuela Caruso


Viaggio in Italia Pag. 33 • Agosto 2016

Ritemprare il corpo e lo spirito Situato nella valle di Cogne, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il wellness hotel La Madonnina del Gran Paradiso è un punto di riferimento nel campo del benessere tare comodamente seduti in una jacuzzi esterna termo-riscaldata a una temperatura di 38 gradi ammirando i circostanti rilievi del Parco Nazionale del Gran Paradiso, è possibile. Il mercato del relax è in costante espansione e ha trovato un solido appiglio nella piccola regione Valdostana, che ha trasformato il seg-

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mento in un vero e proprio fattore di richiamo. I turisti che raggiungono le località situate ai piedi delle Alpi sanno già quel che vogliono: cura dello spirito e del corpo in un’unica soluzione. Ed è ciò che il wellness hotel La Madonnina del Gran Paradiso ubicato nella valle di Cogne, è in grado di offrire: passeggiate solitarie tra i sentieri del parco e un buon centro benessere per ritemprare la mente e il fisico dallo stress quotidiano. «La struttura è dotata di trenta camere di diversa tipologia – spiega Federica Limana che gestisce l’hotel insieme alla sua famiglia - e tutte godono di una splendida vista sul Prato di Sant’Orso. Il nuovo centro benessere rispecchia l’armonia dell’architettura tipica valdostana: legno antico e pietra sono gli elementi decorativi che privilegiano. Il centro benessere è dotato di piscina interna con acqua riscaldata a 31 gradi, vasca idromassaggio realizzata in loco, a 12 posti, sauna finlandese con vista esterna, bagno turco, doccia emozionale, casca-

ta di ghiaccio, sala per il relax e tisane calde, e una splendida jacuzzi esterna con acqua riscaldata. Due cabine massaggi singole e una doppia per i trattamenti di coppia; anche per il centro benessere la scelta è quella di utilizzare prodotti naturali a base di fieno, e fiori che troviamo nei nostri prati di montagna, elementi ricchi di principi attivi. Questa struttura è adatta sia per le coppie che per le famiglie che desiderano concedersi un periodo di relax in contesto autentico in grado di rendere memorabile il proprio soggiorno. Chi soggiorna in mezza pensione ha inoltre a disposizione un menu alla carta molto vario, con un’ampia scelta di piatti per tutti i gusti». L'albergo La Madonnina del Gran Paradiso Wellness Hotel si trova a Cogne (Ao) www.lamadonnina.com

è entrato a far parte del Marchio di Qualità del Parco, uno strumento di identificazione che l'Ente Parco assegna a operatori del settore turistico alberghiero, artigianato e agroalimentare impegnati in un percorso di qualità e sostenibilità, per garantire ai consumatori la provenienza dal territorio del Parco, la qualità delle lavorazioni, un'accoglienza all'insegna del rispetto per l'ambiente oltre che della cortesia e delle tradizioni locali.«Oltre alle innumerevoli attività sportive che si possono svolgere nel Parco Nazionale del Gran Paradiso – conclude la titolare -, La Madonnina del Gran Paradiso Wellness Hotel offre ai propri ospiti la possibilità di dimenticare la macchina per tutto il periodo del loro soggiorno offrendo in utilizzo gratuito comode biciclette elettriche a pedalata assistita o, per veri sportivi, mountain bike». ■ Luana Costa


Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 34

Itinerari suggestivi

Un soggiorno da fiaba Un’enoteca, un ristorante e una suite inaugurata ad agosto hanno trasformato un antico maniero valdostano in un luogo da vivere a tutto tondo, senza rinunciare ai sapori e alle esigenze del presente

UN VIAGGIO NEL TEMPO Cheneil è un borgo alpino che conserva ancora intatto il fascino degli anni ’20 e si caratterizza per la sua particolare posizione, raggiungibile con un incredibile ascensore panoramico. Ne parliamo con Michel Bich

n Valle d’Aosta, terra di manieri e montagne, c’è un’antica dimora che da qualche anno ha spalancato le porte al turismo e all’ospitalità. È il Castello di Avise, antica cassaforte eretta nel 1492. Il passare dei secoli ha aggiunto il fascino dell’antico alla residenza nobiliare, mentre la vicinanza con la vicina località sciistica di Courmayeur Mont-Blanc ha esaltato le potenzialità di fruizione di una location unica che, ben lungi dal chiudersi in se stessa, ha scelto di trasformarsi in un luogo da vivere, oltre che da visitare. Per secoli il Castello di Avise è stato proprietà di privati, poi 25 anni fa, la svolta: una parte della struttura è stata acquistata dal Comune, che ha indetto un bando per affidarne la gestione a privati. Così, da un paio d’anni, al piano terra la sala con il camino ospita l'Enoteca "Signori di Avise", mentre al primo piano, tra la sala delle mensole e la sala della cassaforte, il ristorante "La Chiave del Gusto" regala per due sere a settimana (giovedì e venerdì) una cornice fia-

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Il Castello di Avise, con enoteca, ristorante e suite, si trova ad Avise (Ao) www.signoridiavise.com

besca alle cene. Inoltre, da agosto 2016, una suite con scala a chiocciola esterna in pietra offre agli ospiti, in 45 metri quadri, zona notte, soggiorno, cabina armadio, servizi, bagno turco e bio-sauna in legno di cirmolo. Un ulteriore, indispensabile, tassello per far rivivere un bene storico guardando al passato ma anche alle esigenze del presente, come spiega il gestore della struttura Lisa Montesel: «La Valle d’Aosta è piena di castelli chiusi o adibiti a musei, quello di Avise è l’unico con locali gestiti da privati per far vivere a tutto tondo un’esperienza di fruizione fuori dall’ordinario. Per noi ospitalità significa presenza discreta ma costante, atmosfera familiare e vivibile, in cui tutto è fatto per essere toccato e vissuto, non messo in vetrina. Ma data l’importanza del luogo, siamo voluti partire in sordina, dapprima con l’enoteca, un anno fa con il ristorante e adesso con la suite». L’utenza estremamente eterogenea pare apprezzare. Nelle sale con affreschi e quattordici mensole di legno scolpite con figure alla moda quattrocentesca, animali e mostri, è possibile incontrare turisti russi e operai appena usciti dal cantiere, famiglie del luogo e coppie in cerca di atmosfere romantiche. Non a caso il Castello di Avise è scelto anche per matrimoni ed eventi, nonché per il connubio tra buon vino e buona tavola dell’enoteca, che propone una selezione di vini al bicchiere valdostani e dell’arco alpino, e del ristorante che ogni mese propone un menù diverso che accosta prodotti del territorio ad altri della tradizione Italiana. ■ Alessia Cotroneo

sistono luoghi che conservano ancora un fascino fuori dal tempo, in cui la natura incontaminata regala ancora emozioni indimenticabili. Ne è un esempio Cheneil, frazione di Valtournanche, un antico borgo alpino a guardia di un alpeggio di montagna a 2100 metri di altezza, con vista sull'inconfondibile sagoma del Cervino. Cheneil è situato in una conca, dunque non è facilmente raggiungibile; ma proprio questa caratteristica contribuisce a mantenere intatta quell’atmosfera d’altri tempi tanto cara ai turisti che ogni anno raggiungono il borgo alpino. Gioiello della conca è l’Hotel Panorama al Bich di Michel Bich: «Il nostro hotel è tuttora non raggiungibile in auto, ma da questo mese è collegato alla vicina area parcheggio di La Barmaz dal nuovo ascensore inclinato panoramico. Anche se non ci sono testimonianze scritte, l'albergo ha iniziato la propria attività già nel 1926 grazie all'intuizione e alla determinazione di Vittorio Bich, il mio bisnonno. Già all'epoca e nonostante la sua posizione distante dalle vie di comunicazione, l'albergo era molto innovativo. Infatti era dotato di elettricità e acqua corrente, telefono e riscaldamento». Nel tempo la famiglia Bich ha cercato di conservare intatto lo stile della struttura, apportando le modifiche necessarie a rendere l'albergo più confortevole, preservando comunque il carattere caldo dei rifugi di montagna. «Il nostro obiettivo oggi è sicuramente quello di mantenere viva l’attività nel rispetto della tradizione che ci ha portato fino ad oggi, ma, guardando al futuro, sarebbe bello poter arricchire l'esperienza dei nostri ospiti offrendo nuove attività stagionali come le passeggiate a cavallo

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e nuovi servizi permanenti come una zona benessere con vista sul Cervino». L’idea di ospitalità dell’Hotel Panorama è ben definita: «Soggiornare nel nostro hotel significa staccare dalla vita frenetica e dal caos cittadino per immergersi in un'oasi di pace nella quale godere di un panorama spettacolare e una natura incontaminata. La clientela è costituita da appassionati della montagna di tutte le età, amanti della natura e del trekking. L'escursionismo infatti è la principale attività che caratterizza la nostra zona e Cheneil fa parte della serie di panoramiche terrazze, conosciuta come Gran Balconata del Cervino, che si sviluppa su entrambi i lati della Valtournenche. Tra le mete più frequentate raggiungibili a piedi da Cheneil possiamo citare le vette della Becca d'Aran, Roisette, Gran Tournalin, Trécarré, e i centri abitati di Chamois e Breuil-Cervinia». ■ Giulia Panzacchi

L’Hotel Panorama al Bich si trova a Cheneil, frazione di Valtournanche, in Valle d’Aosta cheneil@libero.it


All’ombra del Monte Rosa A 1385 metri d’altitudine, in uno dei borghi valdostani più suggestivi. Siamo a Gressoney-Saint-Jean con Giancarlo De Fabiani, che ci racconta la sua esperienza alla guida del residence Ruetoreif

n contesto scenografico d’eccezione, con una vista spettacolare sul ghiacciaio del Lyskamm e con meraviglie paesaggistiche come il Lago Gover a pochi passi dal centro abitato. Gressoney-Saint-Jean, che si erge a 1385 metri di altitudine, è uno di quei borghi italiani da riscoprire, su cui il massiccio del Monte Rosa sembra vegliare, impreziosendo lo sfondo. Tra le possibilità di soggiorno in questo splendido angolo di Val d’Aosta, spicca il Residence Ruetoreif. «Situato a 600 metri dal caratteristico centro di Gressoney Saint Jean, in direzione di quel Castel Savoia ex residenza estiva della Regina Margherita – indica Giancarlo De Fabiani, titolare della struttura –, il residence si trova in una zona tranquilla e offre il miglior compromesso per una vacanza di sport e relax. I 16 appartamenti sono arredati in stile montano, con accostamenti di pietra e legno, caminetti a legna, travature e boiserie per dare l'impressione al visitatore di stare in una "baita" di lusso. Un’ottima cucina propone giornalmente piatti pronti tipici da asporto e, settimanalmente, una grigliata nella nostra zona barbecue, un'occasione per vivere la natura che circonda la nostra struttura. La piccola zona wellness

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Il Residence Ruetoreif si trova a Gressoney-SaintJean (Ao) - www.ruetoreif.com

con idromassaggio, sauna e bagno turco, con la sauna a legna invernale esterna, sono lo spunto per momenti di piacevole relax. Se poi si ama la vita attiva, le E-Bike possono essere prenotate per entusiasmanti tour sui sentieri di cui è ricca la valle. Infine, una volta a settimana viene organizzato un tour accompagnato con aperitivo in baita». Gli alloggi vanno dal monolocale a tre posti letto al bilocale con mansarda da sette «tutti con bagno e servizi autonomi – continua De Fabiani – arredati in legno massello. Le cucine sono dotate di angoli cottura a convezione, forno elettrico e a microonde e lavastoviglie. Nella dotazione è previsto il set completo di stoviglie, biancheria da cucina, bagno e camera. I bagni dei tre bilocali più grandi e più caratteristici per esposizione e finitura, sono forniti di vasca idromassaggio. Sono inoltre in dotazione TV color con impianto di antenna satellitare e SKY, sia nel soggiorno che in camera, impianto di filodiffusione e caminetti a legna. Possibilità di connessione gratuita wi-fi, oltre che di segreteria per stampe laser ed inoltro email e fax». Il figlio del titolare, Francesco, miglior punteggiato della squadra nazionale di sci nordico italiano, quando non impegnato nel circuito di Coppa del Mondo, può illustrare agli ospiti l'attività in svolgimento per la stagione in corso. ■ Remo Monreale


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Itinerari suggestivi La Valle di Champorcher È in un contesto naturalistico meraviglioso, fatto di splendidi e suggestivi panorami, che si può passare una vacanza adatta a qualsiasi tipo di desiderio. La parola ad Andrea Costabloz

VISITANDO I VILLAGGI ALPINI Anche le piccole frazioni valdostane hanno tanto da offrire a turisti e visitatori, sia nei periodi invernali che in quelli estivi. La parola a Elena Becquet l culmine della Val d’Ayas, a circa 1700 metri sul livello del mare si scopre Antagnod, un piccolo villaggio del comune di Ayas, ideale per le famiglie e le esigenze di grandi e piccini. Come racconta Elena Becquet, titolare del Residence Le Chalet, nato da una completa ristrutturazione dello storico Hotel Le Chalet, proprio grazie alla famiglia di Elena, i Merlet, «ad Antagnod, così come ad Ayasa, si possono raggiungere in pochi passi sia gli impianti sciistici dedicati ai bambini e a coloro che stanno imparando a sciare sia gli impianti dedicati agli sciatori più esperti, come quelli di Champoluc, da cui poi ci si può spostare verso il bellissimo comprensorio del Monterosaski, che si estende fino ad Alagna». Le attrattive del villaggio, però, non si limitano alle piste da sci, poiché Antagnod permette di visitare i propri edifici di interesse storico. «Tra le cose da vedere e visitare ci sono la chiesa parrocchiale di San Martino, risalente alla seconda metà del XV secolo, e la Maison Fournier, una costruzione tipica in cui è allestita una mostra permanente sull’artigianato valdostano. Piacevoli sono anche le lunghe passeggiate a cui dedicarsi du-

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Il Residence Le Chalet si trova ad Ayas (Ao) www.residencelechalet.com

rante il periodo estivo». E proprio durante la stagione estiva il comune di Ayas organizza eventi per soddisfare le aspettative e intrattenere visitatori e turisti. «Sono tante – continua Elena Becquet – le serate estive dedicate allo sport o alla cultura; inoltre a Champoluc sono state aperte le terme, dove ritrovare il benessere e rilassarsi ai piedi del Monte Rosa. Molti turisti, infine, amano andare alla scoperta dei castelli valdostani, poco distanti dal nostro residence, e del Forte di Bard». Oltre a svariate attività, il Residence Le Chalet offre ai propri ospiti sette appartamenti di varie metrature, arredati in tipico stile alpino e caratterizzati da una particolare attenzione a comfort e praticità. «Conquistiamo la nostra clientela anche grazie agli squisiti piatti proposti all’interno della birreria brasserie Sans Souci, anche definita piccolo ristorante. Anch’essa nata da una completa ristrutturazione del vecchio ristorante, presenta una cura dettagliata per la scelta degli arredi e una boiserie in legno di cirmolo dal profumo inconfondibile. Il menu portato in tavola è semplice ma prelibato: il piatto forte sono i panini, dove il sapore di materie prime selezionate si fonde al gusto del pane per gli hamburger fatto in casa secondo la ricetta dei famosi buns americani». ■ Emanuela Caruso

egli ultimi anni il turismo di montagna è cambiato profondamente. Ormai, non si cerca più una località in particolare dove trascorrere la propria vacanza, piuttosto si individuano quei luoghi dove poter svolgere le proprie attività preferite. Che ci si voglia avventurare in lunghe ciaspolate, in giri in mountain bike o in freeride, o sfidare se stessi in attività di trekking, ci sono zone che riescono a proporre una vasta quantità di intrattenimenti, come l’Hotel Beau Sejour, situato nella Valle di Champorcher, la prima sulla sinistra entrando in Valle d’Aosta. «I nostri ospiti – commenta Andrea Costabloz, titolare della struttura – hanno l’imbarazzo della scelta quando si parla di servizi offerti o di attività con cui trascorrere il proprio tempo. Nella nostra valle ci sono, per esempio, tantissimi itinerari spettacolari e interessanti da scegliere come mete per escursioni e gite: il Santuario della Madonna delle Nevi al lago Miserin, situato a oltre 2500 metri d’altezza e da cui sgorga anche il torrente Ayasse, che percorre interamente la Valle di Champorcher e rappresenta una riserva di pesca alla trota; il parco regionale del Mont Avic e il parco nazionale del Gran Paradiso; e ancora la Valle della Legna, un luogo bello e intatto dal punto di vista naturalistico». L’Hotel Beau Sejour è inoltre poco distante dalle piste da sci del comprensorio Monterosa Ski e si pone, quindi, come struttura adatta alle esigenze degli sportivi, delle famiglie e di chiunque ami vivere all’aperto, a diretto contatto con la natura. «Il nostro albergo, con le sue 25 camere – conclude Andrea Costabloz – accoglie gli ospiti con calore, facendoli sentire come a casa loro e viziandoli con ogni tipologia di confort. Inoltre, ne conquista i palati con i prelibati piatti proposti nel nostro ristorante. Per esempio, a chi

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desidera assaporare i gusti tipici del nostro territorio, offriamo menu studiati e genuini: taglieri di salumi e formaggi tipici della Valle d’Aosta, crespelle alla Valdostana, zuppa valpellinenze – realizzata con pane, cavolo e fontina gratinata al forno – fonduta di fontina Dop, e tris di umidi locali – ovvero salsiccia, funghetti e carbonada – con polenta concia. A ogni piatto, poi, affianchiamo vini rossi locali, come Gamay o Torrette, o vini bianchi ricchi di minerali e sapidità, tra cui Chardonnay, Muscat de Chambave e Blanc de Morgex». ■ Emanuela Caruso

L’ Hotel Beau Sejour è a Champorcher (Ao) www.beausejourhotel.eu



Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 38

Itinerari suggestivi

La filosofia della buona tavola “L'uomo è ciò che mangia”. Da questo presupposto parte l’esperienza gastronomica offerta nel locale di Micaela Massucco, nel cuore di Courmayeur

na vera filosofia di vita quella del Sunny Side Restaurant, struttura ubicata all'interno dello Sport Center di Courmayeur, e che ha deciso di plasmare i propri servizi attorno alla clientela. «La nostra sala – spiega Micaela Massucco - è molto ampia, ma altresì versatile e in grado di trasformarsi a seconda delle richieste. Si può costruire su misura ogni evento o occasione particolare. Tutti i nostri clienti possono, inoltre, usufruire di tutte le attività e servizi che il forum offre, dalla pista di pattinaggio, al muro di arrampicata, ai campi da tennis, alla palestra, per finire nel relax del centro benessere. La struttura concede di creare ogni singolo evento a seconda di quello di cui i clienti hanno bisogno. Inoltre ci si può rilassare nei nostri salotti bevendo un dissetante cocktail o gustando un buon piatto cucinato dal nostro chef, i bambini possono giocare nella zona attrezzata con gonfiabili e giochi». Il ristorante situato ai piedi del Monte Bianco ha una specifica fiosofia di vita: «“L'uomo è ciò che mangia” – spiega ancora Micaela Massucco citando Ludwig Feuerbach -. Da questo motto parte il nostro lungo viaggio verso la genuinità, poichè per noi è essenziale preservare la salute dei nostri clienti. Considerato il fatto che viviamo oramai in un mondo in cui non si riesce più a dare una vera identità agli alimenti, vogliamo essere sicuri di ciò che diamo da mangiare ed è così che facciamo particolare attenzione ai cibi essenziali sul-

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PICCOLA, GRANDE COGNE la nostra tavola: verdura, carne e pane. Il pane viene prodotto in casa dai nostri chef, la verdura viene coltivata direttamente nel nostro orto in estate, tenendo conto di ciò che la terra permette di far crescere e viene acquistata da produttori a chilometro zero negli altri periodi dell'anno, e per la carne ricerchiamo i nostri partner in base alla metodologia di allevamento, prediligendo le colture non intensive». Il locale è aperto sia a pranzo che a cena, ed è stato studiato ponendo particolare attenzione alla cura dei piatti e della materia prima. Si cerca così di unire piatti della tradizione tipica valdostana a quelli tipici italiani, rivisitati dallo Chef Valerio Veneroni, proponendo così un menù che riesce ad accontentare i più svariati gusti. Accostata alla cucina, è possibile trovare anche la pizzeria, la quale offre pizze con impasto a lunga lievitazione e solo con prodotti di qualità. Una buona cantina con vini, che spaziano dai tipici della zona, ai più importati della nostra penisola, accompagneranno le vostre pietanze. ■ Luana Costa Sunny Side Restaurant si trova a Courmayeur, MontBlanc - www.sunnysidemontblanc.com

Ai piedi del Gran Paradiso, la cima italiana più alta interamente situata in territorio nazionale, si gustano ottimi piani e vini altrettanto saporiti. Emanuele Comiotto parla della sua brasserie ncastonato ai piedi del massiccio del Gran Paradiso, Cogne è il comune più esteso della Valle d’Aosta. Ricco di bellezze naturali e forte del viavai di turisti dovuto agli impianti sciistici, offre innumerevoli opportunità al visitatore che voglia vivere appieno l’esperienza valdostana. «Agli ospiti che si recano nel nostro ristorante – spiega Emanuele Comiotto, titolare della Brasserie Les Pertzes di Cogne – consigliamo di visitare il Parco Nazionale Gran Paradiso, di cui la nostra città è considerata la piccola capitale, o i Prati di Sant’Orso, tutelati sin dal 1939 in quanto una delle meraviglie naturali del nostro territorio. Ci si può inoltre dedicare agli sport invernali grazie alle numerosissime cascate di ghiaccio e ai vari tracciati per sciare o fare snowboard, o ancora impegnarsi in piacevoli escursioni alpinistiche e passeggiate tra i boschi durante il periodo estivo». E dopo attività così intense, a diretto contatto con la natura e la storia di questi luoghi magnifici, cosa c’è di meglio che sedersi a un tavolo in un ambiente accogliente e deliziarsi il palato gustando piatti prelibati? «La nostra brasserie – continua Emanuele Comiotto – nasce nel 1993 e mette a disposizione degli ospiti sia la sala ristorante che un dehors coperto dove poter mangiare o prendere un aperitivo in compagnia, respirando l’aria buona e fresca di Cogne. L’ambiente del locale è caldo e ospitale e punta a far sentire i clienti come a casa. L’arredo è semplice ma curato, tutto in le-

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La Brasserie Les Pertzes si trova a Cogne (Ao) - www.brasserielespertzes.it

gno scuro e boiserie, l’atmosfera familiare e rilassante grazie anche alla presenza di un caminetto e di un’illuminazione diffusa». La Brasserie Les Pertzes è, dunque, un luogo dove stare in pace, rigenerarsi, mentre si gustano cibi saporiti e vini deliziosi. «In cucina vengono impiegati solo ed esclusivamente ingredienti freschi e di stagione e il menu proposto prevede piatti tipici valdostani e piemontesi, con varie specialità di Cogne, come la fonduta accompagnata con crostini di pane e polenta o la crema di Cogne servita come dessert. Tra i piatti maggiormente apprezzati dai nostri ospiti ci sono la robiola di capra caramellata e servita su una piccola insalatina di noci, crostini di pane e riduzione di aceto balsamico; i tagliolini di farro con ragù d’anatra e profumati all’arancia; la polenta taragna accompagnata con funghi porcini freschi trifolati; tutti i formaggi valdostani e le marmellate in agrodolce. Ogni piatto è accompagnato dagli ottimi vini conservati nella nostra cantina». ■ Emanuela Caruso


Arte e lusso Fuec, Tera, Air, Eva: sono le quattro suite tematiche che la Maison de Dolphe offre ai suoi visitatori. Tutte diverse per garantire l’unicità del soggiorno, ma con un comun denominatore: i dipinti d’autore

ncor prima che un soggiorno di lusso, un’esperienza sensoriale irripetibile. Come in un’opera d’arte capace di ricreare mondi immaginari e suggestivi, così a La Maison de Dolphe si plasmano ambienti unici, ideali per trascorrere momenti esclusivi. Il riferimento all’arte non è casuale dal momento che lo chalet nasce dal sapiente intreccio di lusso e arte. Al suo interno vi è, infatti, allestita una galleria d’arte che accoglie i dipinti dell’artista internazionale, Gabriele Maquignaz. Ogni suite possiede un leitmotiv ed accoglie i dipinti della collezione del pittore che spazia tra una notevole vastità di soggetti: da volti stilizzati ad animali primitivi, da totem a figure ancestrali e mitiche, da montagne (in particolare il Cervino) a paesaggi fantastici e composizioni astratte, a opere di stile concettuale

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La Maison de Dolphe si trova a Brusson (Ao) www.lamaisondedolphe.com www.gabrielemaquignaz.com

e filosofico come il “Codice Maquignaz” e il “Pianto di Cristo”. Quest'ultima opera monumentale (3 metri X 7 metri) realizzata nella chiesa di San Francesco e Gualdo Tadino, ora è collocata permanentemente presso L'Arsenale della Pace Sermig di Torino. «Il nostro è un favoloso chalet d’Hotes situato nel cuore della Val d’Ayas – spiega la titolare della struttura ricettiva Nicole Borre -. La rinascita di quest’edificio storico, documento del patrimonio architettonico della Valle d’Aosta, offre oggi un’ospitalità ricercata e di livello. Dalla sua posizione dominante il favoloso lago di Brusson, offre ai suoi clienti un’accoglienza unica. Non si tratta infatti solo di un pernottamento e di una prima colazione, ma di un’esperienza che racchiude al suo interno un viaggio di sensazioni e di emozioni. Il fascino della dimora storica unito al massimo della tecnologia e della ricercatezza vuole far vivere ai propri clienti un percorso sensoriale indimenticabile. Il profumo dei legni antichi, la morbidezza dei tessuti di lana e pelliccia si uniscono alla magia delle innumerevoli opere d’arte dislocate nella struttura». L’armonia che si crea infatti tra dipinti, sculture e oggetti di home design tutti realizzati da Gabriele Maquignaz, artista affermato a livello internazionale nonché marito della proprietaria rendono unico ed irripetibile il soggiorno. «Oltre alle emozioni legate alle favolose vedute e al senso di pace e serenità che questo luogo emana – continua Nicole Borre - non si deve dimenticare il piacere del palato. Una cucina ricercata ma allo stesso tempo semplice e curata proposta dal nostro chef delizierà i buongustai con piatti della tradizione utilizzando prodotti a chilometro zero e specialità internazionali». ■ Luana Costa


Alla riscoperta della Valle del Lys Antico e moderno si abbracciano e infondono nuova linfa vitale alle strutture ricettive della Valle d’Aosta. Ne parliamo con Andrea Martelli hiamata così per il torrente che la solca in tutta la sua ampiezza dopo essere sgorgato da un meraviglioso ghiacciaio, la Valle del Lys è una valle laterale della Valle d’Aosta e rende possibile l’incontro tra i territori di Italia e Svizzera. All’interno di questo scenario paesaggistico dove la natura esalta le proprie qualità migliori, in una posizione strategica per l’accesso al complesso del Monte Rosa – un tempo riservato a pochi eletti, oggi invece centralissimo snodo del comprensorio alpinistico-sciistico Monte Rosa-Ski – sorge lo Chalet du Lys. «Il nostro hotel – spiega Andrea Martelli, direttore dell’attività – è una delle ultime novità tra le strutture ricettive della valle del Lys. Frutto del recupero di un vecchio edificio costruito nella seconda metà dell’Ottocento, lo chalet fonde in maniera armoniosa il vecchio e il nuovo, espandendo questo equilibrio non soltanto alla storia e all’architettura dell’hotel, ma anche a ogni aspetto che lo riguarda». Ad accogliere ospiti e visitatori è un ambiente classico in stile montano, dove legno e pietra dominano, insieme al calore d’altri tempi trasmesso da uno staff giovanissimo che nell’attività svolta nello chalet riversa tutta la passione per un mestiere antico e importante. «L’atmosfera che si respira è quasi quella dei tempi andati. A questa però si affiancano tutte quelle comodità tipiche dei giorni moderni. Stiamo par-

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Lo Chalet du Lys si trova a Gressoney-La-Trinitè (Ao) www.chaletdulys.it

lando di tv satellitare, wifi – che ormai non è più possibile considerare un optional – e centro benessere, dove acque calde e profumi rilassanti permettono agli ospiti di rigenerare anima e corpo. Disponiamo anche di una Stanza del Sale, una sorta di aerosol naturale per aiutare vie respiratorie e pelle a disintossicarsi». Ospitalità, cura della persona e dello spirito, e buon cibo. Sì, perché allo Chalet du Lys si possono gustare ottimi piatti comodamente seduti a un tavolo del ristorante La Grange. «Diretto dal non ancora trentenne, ma già di grande esperienza, chef Massimiliano Giordano – conclude Andrea Martelli –, il nostro ristorante avvolge i visitatori in un ambiente rilassante e raffinato, e propone una cucina capace di esaltare i classici della tradizione valdostana e piemontese, senza però rinunciare ad accostamenti originali e sorprendenti, possibili utilizzando quegli ingredienti che hanno fatto dell’enogastronomia italiana la migliore al mondo». ■ Emanuela Caruso



Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 42

Destinazione Puglia

Masseria Gelsorizzo, ad Acquarica del Capo

Architetture rurali Incastonate nello scenario agrario salentino, le masserie rappresentano una solida testimonianza dei processi storici, culturali ed economici che hanno interessato il territorio e la sua popolazione. Cesare Daquino ci ricorda l’importanza del loro ruolo ecuperate o in stato di abbandono, le masserie sono diventate, in questi anni di crescente interesse verso il Salento, oggetto di interventi di recupero e di curiosità da parte di visitatori e turisti. L’organizzazione economica pugliese del passato, basata sulla pastorizia, la cerealicoltura, l’olivicoltura e le attività

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TAPPA OBBLIGATA

In un ideale percorso alla scoperta delle costruzioni masserizie più emblematiche da visitare è la masseria Giudice Giorgio, oggi adibita a struttura ricettiva

fondiarie in generale, ha ruotato in maniera pregnante intorno a queste strutture, creando in Salento una fitta e variegata trama di insediamenti. Come sottolinea Cesare Daquino, autore del volume Masserie del Salento, pubblicato da Capone Editore, accanto alle tradizionali aziende rurali si identificano «le masserie fortificate, le più rilevanti dal punto di vista estetico e storico. A questa tipologia di masserie si riconducono due funzioni: una certamente legata all’agricoltura e all’allevamento, l’altra alla difesa dai turchi, dai barbareschi e da piraterie di vario tipo». Tra il XV e il XVI secolo si registra, infatti, il maggior numero di dimore dotate di elementi per la difesa di abitanti, provviste e animali. Dalla costa ai piccoli villaggi dell’entroterra, torri costiere, torri-masserie, castelli e case-torre formavano una fitta rete difensiva. Queste masserie possedevano «tutti quegli elementi tipici dell’edilizia fortificatoria: dalle torrette di avvistamento o garitte alle caditoie, dalle feritoie ai ponti levatoi, fino alle guardiole situate agli angoli più alti e alle mura di cinta». A partire dal Settecento, si assiste a un’evoluzione della tipologia costruttiva: le strutture di difesa si fondono con decorazioni ed elementi che rimandano a una frequentazione signorile. Alla casa del mezzadro si associa la dimora stagionale del proprietario della masseria. Oggi, «con il veloce sviluppo del turismo in Salento - aggiunge l’autore - diverse masserie sono state recuperate: da fattorie agricole spesso si trasformano in ristoranti, bed&breakfast,

hotel e residence per accogliere i turisti». Le masserie fortificate sono, in particolar modo, concentrate lungo la fascia adriatica, dal territorio di Brindisi scendendo fino a Otranto, e lungo la costa ionica dal confine con la provincia di Taranto fino al Capo di Leuca. «Gli esempi più significativi delle masserie fortificate si trovano, per tipologia e dimensione, nel territorio di Nardò». Cesare Daquino non ha dubbi nell’indicare la masseria Giudice Giorgio (situata sulla strada Nardò-Avetrana in località Arneo) come tappa obbligata di un ideale percorso alla scoperta delle costruzioni masserizie più emblematiche. Nella scenografica Giudice Giorgio, oggi adibita a struttura ricettiva, trova, infatti, ampia rappresentazione l’edilizia rurale fortificata. «La torre e la presenza di garitte angolari e caditoie, collegate da un corridoio coperto per la difesa a 360 gradi della masseria, rendono la struttura una sorta di castello». Sempre nel territorio neretino si possono ammirare, come suggerisce lo scrittore, la masseria Brusca (Torre Inserraglio), oggi azienda agricola, con la sua cappella settecentesca e i motivi architettonici che cingono le mura del giardino; la masseria Ascanio (località Pittuini) e la masseria Carignano Grande (contrada Carignano), «dall’aspetto armonioso e sobrio», purtroppo in stato di abbandono. Altra concentrazione rilevante di edifici fortificati si individua nel territorio compreso tra la marina di Torre S. Giovanni, Ugento, Presicce e Torre Vado. Interessanti per Cesare Daquino sono anche la masseria del Fano a Salve, nei pressi del sito archeologico “La chiusa”, «che ha integrato solo successivamente elementi di edilizia fortificatoria», la masseria Don Cesare, situata a 500 metri dal mare e la masseria “Santu Lasi”. Da non perdere è la masseria Gelsorizzo, ad Acquarica del Capo, il cui complesso spicca per l’alta torre quadrangolare, l’annessa cripta con decorazioni di gusto bizantino poi dedicata a San Nicola e per la vicina torre colombaia circolare di metà del Cinquecento. ■ FD

Masseria Brusca a Nardò (foto dal volume “Masserie del Salento”, Capone Editore)


Viaggio in Italia Pag. 43 • Agosto 2016

La Grotta della Poesia di Roca Vecchia

Sui luoghi delle leggende Chara Rescio e Walter Stomeo hanno ricostruito molte leggende popolari del Salento, permettendo a turisti e curiosi di rintracciarne i luoghi fondativi alarsi negli usi, nei costumi e nelle tradizioni di un luogo significa vivere pienamente quel territorio attraverso un’esperienza unica e completa. C’è un lato del Salento, meno conosciuto ma non meno affascinante, che attendeva di essere svelato. Ci hanno pensato Chiara Rescio (illustratrice ed esperta in editoria multimediale) e Walter Stomeo (fotografo e videomaker) con il volume Sull’onda delle leggende del Salento, una raccolta frutto di ricerche sul campo, contenente anche una guida multimediale (in allegato c’è il dvd), che consente di raggiungere tutti i luoghi che risultano teatro di antiche leggende. È, infatti, un filo sottile ma resistente quello che sottende alle leggende del Salento, in bilico tra fantasia e realtà. «Torri costiere, insenature, grotte e scogliere che si susseguono partendo da Roca, sulla costa adriatica, fino a S. Caterina sullo Ionio, sono i luoghi che fanno da cornice a questi racconti che oggi è possibile rivivere, visitando quelle stesse località cariche di memoria», spiega Chiara Rescio. Ogni leggenda, prosegue l’illustratrice, affascina per il suo lato misterioso, ma al tempo stesso stupisce per il legame profondo che instaura con il proprio luogo di riferimento. «Come la Grotta della Poesia a Roca, sull’Adriatico, a 15 chilometri da Lecce, dove un’insenatura dall’acqua cristallina nasconde un pas-

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La “guglia di Raimondello” di Soleto

saggio segreto e un tradimento. Oppure a Otranto, dove un antico faro a olio di epoca romana viene chiamato da secoli Torre del Serpente. A Torre Pali, invece, sul versante ionico c’è un piccolo isolotto chiamato Isola della fanciulla, dove si narra che ancora oggi siano custoditi i segreti di una donna». Una sola visita permette di cogliere tutta la suggestione insita in queste narrazioni. «Sono stati nomi come Torre del serpente, Isola della fanciulla o Rupe della dannata a suggerire la pos-

sibile presenza di storie e leggende alla loro origine – specifica Walter Stomeo – e il fatto che questi nomi compaiano oggi sulle carte geografiche, fa subito comprendere quanto siano antiche e radicate sul territorio». Sull’onda delle leggende del Salento è la prima pubblicazione ideata e prodotta dall’associazione culturale Folkolore, fondata nel 2008 proprio da Chiara Rescio e Walter Stomeo, responsabili anche dell’archivio multimediale dedicato alla cultura popolare (www.memoriapopolare.it). L’Associazione propone un nuovo approccio per lo studio e la divulgazione di questi temi, grazie all’utilizzo dei diversi linguaggi visivi e multimediali. «“Si dice sia una leggenda ma è un fatto vero!”, ci siamo sentiti dire spesso – rivela Walter Stomeo –. Sono storie intrise di leggenda quelle che si svolsero in questi luoghi, e la gente le racconta come se fossero quasi dei ricordi personali, a dimostrazione della simbiosi antica tra il territorio e chi lo abita». Le grotte, le torri costiere, le fortezze diroccate rappresentano presenze imponenti e misteriose, che attraverso i secoli, portano con sé ricordi di uomini e donne. «Ma, a volte, i punti di contatto tra le leggende e i luoghi entrano a far parte della vita quotidiana anche senza accorgersene, come a Otranto, dove lo stemma del Comune, utilizzato ogni giorno per timbrare i documenti, raffigura proprio un serpente che si attorciglia su una torre, come

racconta la leggenda». Nel rintracciare possibili motivi comuni nelle leggende che riguardano la costa salentina, Chiara Rescio cita «l’invasione dei Turchi nel XV secolo, che sicuramente ha lasciato una traccia forte nell’immaginario collettivo». A partire dal cosiddetto “Taglione di Otranto” del 1480, in cui decapitarono circa 800 martiri, e proseguendo con gli attacchi dei Turchi che si tramanda si siano susseguiti contro le masserie fortificate, anche lungo il versante dello Ionio, da Leuca a Gallipoli. «Ma qui si sconfina nella storia – precisa l’autrice –. Facendo parte della tradizione orale, queste leggende si presentano come racconti semplici, a volte scarni, non romanzati, che parlano della vita di pescatori e contadini, di nobili e principesse tramandando usi, costumi e rapporti sociali di cui forse non sarebbe rimasta traccia. Spesso trattano temi fondamentali come l’amore, i conflitti, il desiderio, il destino, mostrando così una forte relazione con un altro genere di racconto: il mito». Anche l’entroterra salentino è ricco di storie e leggende della tradizione legate a campanili e fortificazioni. Una delle più conosciute è la leggenda del campanile di Soleto (in provincia di Lecce) detto anche “guglia di Raimondello”. «Si narra – spiega Walter Stomeo – che Matteo Tafuri, medico e scienziato del luogo, con l’aiuto di streghe e grifoni costruì la guglia, alta più di quaranta metri, in una sola notte. Ma, alle prime luci dell’alba, quattro grifoni furono sorpresi agli angoli della guglia, il sole li pietrificò lì per sempre e ancora oggi si possono ammirare». È Chiara Rescio a riportare la particolare “della ricotta e i turchi”, una storia legata al castello di Corigliano d’Otranto e all’astuzia del popolo che, tenuto sotto assedio dai turchi e al limite delle provviste, si ingegnò per evitare di venire conquistati. «Gli abitanti, rifugiatisi nel castello, raccolsero il latte delle donne che avevano partorito da poco, prepararono una ricotta molto grande e la lanciarono sui Turchi che, credendo ci fossero ancora molte provviste e bestiame nel Castello, abbandonarono l’assedio». Walter Stomeo e Chiara Rescio hanno poi ritrovato un racconto raro, quello della “Vecchia Scorticata”, a Martano, un paese della provincia leccese, di cui si hanno le prime tracce nel libro Lo cunto de li cunti del 1600 del napoletano Gianbattista Basile. «Questa storia – conclude Stomeo – come tutte le altre ha attraversato i secoli, passando di bocca in bocca, ed è giunta fino a noi». ■ FD




Viaggio in Italia Agosto 2016 • Pag. 46

Destinazione Puglia OTRANTO – LEUCA Conosciuta come “la perla del Salento” Otranto è «città-cerniera con l’Oriente, una località densa di bellezze storiche e artistiche - le mura, i bastioni, la Cattedrale e il castello - oltre che accogliente e ben tenuta. Uno scenario fortemente suggestivo è offerto poi dal litorale degli Alimini, situato a nord di della città, dominato dalla macchia e dalle dune sabbiose, a ridosso dei laghi omonimi, ricchi di varietà botaniche e animali». Proseguendo verso Leuca, il paesaggio diventa più selvaggio e frastagliato. Meritano una sosta S. Cesarea Terme, con le sue acque sulfuree e i suoi moderni impianti termali, e Castro, facendo ben attenzione a non mancare l’appuntamento con la celebre Grotta della Zinzulusa. Prima di Santa Maria di Leuca, si possono visitare Acquaviva, la Marina di Andrano (Grotta Verde), e Tricase porto.

Da costa a costa Brevi appunti di viaggio per non perdere le spiagge più belle, le località balneari più frequentate e gli scorci della costa salentina. Dall’Adriatico allo Ionio. Seguendo i consigli di Enrico Capone et apprezzato di film e fiction, il Salento sta conoscendo una crescente e definitiva popolarità tra i turisti italiani e stranieri, facendo da traino per tutto il settore in Puglia. Calette, scogli e arenili di grande bellezza, acqua limpida e trasparente, luoghi intrisi di storia e tradizione, decretano il successo della costa salentina, sia adriatica che ionica. A guidarci nelle bellezze di questo territorio è Enrico Capone di Capone Editore, casa editrice specializzata nella storia del Salento e del Mezzogiorno oltre che nella realizzazione di guide turistiche. «Il Salento – sottolinea Capone – gode di un costante passaparola. Fino a diversi anni fa, infatti, non era una meta turistica così nota e ambita. A fare la differenza sono l’accoglienza, le bellezze sia naturali che storico-artistiche, la qualità dell’enogastronomia locale e i prezzi accessibili». A puntellare il paesaggio di entrambi i versanti sono le torri costiere «di protezione, innalzate a difesa dai Turchi», mentre le insenature della roccia proteggono le grotte marine, «preziose testimonianze del fenomeno carsico salentino». È una terra affascinante, il Salento, dove storia e leggenda si rincorrono e confondono. «Si tramanda che, attraverso le grotte, si potesse dalla costa adriatica raggiungere quella ionica e viceversa. Mentre è un fatto storico che le torri costiere fossero in comunicazione tra loro, per diffondere nel modo più veloce possibile i messaggi, come l’arrivo dei Turchi». Prendendo “in prestito” la suddivisione proposta dal volume Il Salento da Ostuni a Leuca (Capone Editore), si percorre la costa salentina, annotando alcune delle mete imperdibili.

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CASALABATE – OTRANTO La litoranea adriatica in questo tratto offre in prevalenza lunghi arenili e una scogliera piuttosto bassa (da segnalare le marine di Torre Rinalda, Torre Chianca, Frigole e San Castaldo, la spiaggia dei leccesi). Pro-

LEUCA – MANCAVERSA La fascia costiera di Leuca, antica sede vescovile, dove si fondono le acque di Adriatico e Ionio, è punteggiata da alcune famose e antiche grotte, risalenti alla preistoria: La Porcinara, la grotta del Diavolo, delle Tre Porte, dei Giganti, alcune delle quali raggiungibili dal mare. Dopo Leuca, si susseguono diverse marine in direzione Gallipoli, tra cui Torre Vado, Torre Pali, Lido Marini, Torre Mozza e Torre San Giovanni, queste ultime tre situate nel territorio di Ugento. GALLIPOLI – PORTO CESAREO Gallipoli, oltre che per la sua bellezza, è oggi frequentata soprattutto dai giovani per la sua intensa movida notturna, concentrata nella Baia Verde. Lasciando Gallipoli, si incontrano note località estive come Santa Maria al Bagno e Santa Caterina. Sulla costa si susseguono torri difensive, tratti alti e rocciosi alternati ad arenili di grande impatto. A caratterizzare una buona parte della costa ionica, ricorda infine Enrico Capone, è il Parco naturale di Porto Selvaggio, «una sorta di paradiso terrestre di acqua cristallina, a cui si accede superando la pineta», tappa imprescindibile prima di arrivare a Porto Cesareo. ■ FD

In apertura le due sorelle a Torre dell’orso. Sotto uno scorcio di Santa Maria di Leuca e a fianco il Castello di Corigliano d’Otranto

cedendo verso Otranto, all’altezza di Roca, la scogliera si fa più alta e frastagliata, arricchendosi di insenature e faraglioni. Una meta non ancora inflazionata, suggerisce Enrico Capone, è «l’area costiera della Riserva delle Cesine, gestita dal WWF, che offre angoli di natura selvaggia e incontaminata - non ci sono, infatti, lidi attrezzati - caratterizzata da una vegetazione palustre lambita da uccelli migratori». La località balneare più frequentata dai turisti Torre dell’Orso, dall’ampia spiaggia bianca e fine, protetta da due alte scogliere e circondata dalla pineta.

LA PERLA DEL SALENTO

Otranto è città-cerniera con l’Oriente, una località densa di bellezze storiche e artistiche - le mura, i bastioni, la Cattedrale e il castello - oltre che accogliente e ben tenuta