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Osservatorio sul lusso Il ministro

SISTEMA MODA ITALIA

Carlo Calenda

Ha creato sinergie nel mondo della moda e sostenuto una robusta strategia di investimenti. Carlo Calenda definisce obiettivi e aspettative del suo ministero

ANTEPRIMA LINEAPELLE Le ultime tendenze del gusto conciario alla fiera di Milano dal 21 al 23 febbraio. Molto attese le preview di Londra (24 gennaio) e di New York (1-2 febbraio)

Indagine sui rischi della categoria di Giuseppe Aquilino, presidente Federpreziosi

n occasione della giornata nazionale 2016 “Legalità mi piace”, organizzata da Confcommercio lo scorso novembre, la nostra Federazione – che rappresenta oltre 8 mila imprese della filiera orafa gioielliera e argentiera - ha presentato i risultati di una ricerca promossa con il dipartimento Brain and behaviorial sciences dell’Università degli studi di Pavia per verificare se anche nell’ambito del settore orafo gioielliero, tra i più esposti a gravi fattori di rischio con 442 rapine e furti solo nel 2014, si avverte la preoccupazione per episodi criminosi e le conseguenti ricadute che tali eventi possono avere sugli

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VICENZAORO BRILLANTI NOVITÀ Tra i primi trade show internazionali dedicati al settore jewellery. Un format unico nel suo genere alla fiera di Vicenza dal 20 al 25 gennaio. “The Responsible Gold” è il tema di questa edizione p. 4

Fashion hub, trendsetter e musica

ALL’INTERNO Tessuti di Biella Identikit e prospettive del più antico distretto tessile d’Italia

Brand italiani e internazionali, giovani emergenti, eventi e progetti all’insegna dell’innovazione, dello stile e della ricerca. Con i suoi saloni invernali Pitti Immagine invita a esprimere se stessi con “Pitti dance off”, rivelando le molte sfumature della moda e della maglieria

Pianeta fashion Il valore e le potenzialità del made in Italy, ne parla Mario Boselli

i è rinnovato, dal 10 al 13 gennaio, l’appuntamento con Pitti Uomo, la kermesse fiorentina giunta alla sua 91esima edizione dedicata alle anticipazioni moda uomo per l’autunno inverno 2017-2018. In programma dal 25 al 27 gennaio, sempre negli spazi della Fortezza da Basso, Pitti Immagine Filati, la manifestazione internazionale di riferimento del settore dei filati per maglieria che si impone come laboratorio di ricerca ma anche osservatorio per le nuove tendenze del lifestyle globale. Protagonista di questa 80esima edizione, l’anteprima mondiale primavera-estate 2018 delle collezioni di filati per maglieria con

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© LaPresse

Jewellery design Il gioiello come forma artistica, l’opinione di Alba Cappellieri

Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine

buyer provenienti da tutto il mondo e designer dei marchi più importanti del fashion business in cerca di suggestioni creative. Pitti Dance Off è il

tema-guida dei saloni invernali di Pitti Immagine, in virtù della poliedricità di stili che accomuna danza e moda. «Pitti Dance Off - afferma Agostino Poletto, vice direttore generale di Pitti Immagine - è un invito a esprimersi, a esprimere il proprio corpo e il proprio stile. Perché è questo che avvicina da sempre il mondo della danza a quello della moda: l’essenza ultima della diversità e della libertà dello stile personale». Il tema della danza invaderà scenograficamente la Fortezza da Basso a ritmo della street dance e al passo dei suoi contest, con scenografie e un allestimento curato dall’architetto e >>> segue a pag. 28


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Colophon PREZIOSI Lo sviluppo della filiera del gioiello italiano. Il punto di Gabriele Aprea p. 6

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici

Gabriele Aprea, presidente © LaPresse

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

del Club degli orafi Italia

DESIGN E CREATIVITÀ I gioielli di Carla Riccoboni p. 10

GIOVANI TALENTI L’estro di Giuseppe Buccinnà p. 26

Relazioni internazionali Magdi Jebreal Le creazioni della collezione

Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Alphabet della designer e ricercatrice orafa Carla Riccoboni

>> Segue dalla prima operatori al dettaglio e sulle loro famiglie. Il progetto ha avuto come principale finalità la rilevazione delle condizioni di benessere occupazionale dei gioiellieri che operano nei punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale e che sono quotidianamente esposti a condizioni di lavoro potenzialmente critiche, in quanto caratterizzate dal rischio di violenza verbale e fisica, nonché di furti nelle loro diverse declinazioni e rapine. Ulteriore interesse è legato al fatto che, mentre alcune categorie professionali risultano già tutelate nei confronti di questa tipologia di rischi - come ad esempio chi opera nel contesto bancario – per realtà commerciali meno strutturate ad oggi non è prevista alcuna specifica procedura in termini né preventivi né riparativi. Quella dei gioiellieri è sicuramente una di queste, se si considera che ben il 90 per cento delle 17.732 attuali attività del dettaglio che risultano operanti in Italia sono a conduzione familiare. Si è lavorato su un campione nel-

l’ambito del commercio dei preziosi costituito per il 79,6 per cento da uomini e il 20,4 per cento da donne con età media 52 anni e circa 26 anni di anzianità lavorativa, prevalentemente proprietari o con uno o più dipendenti. L’ubicazione dei punti vendita risulta prevalente in zone centrali e in vicinanza di altri negozi in centri urbani con una densità non superiore ai 500 mila abitanti (78,3 per cento). Il 49,5 per cento dei partecipanti all’indagine ha subito furti o rapine mentre il 22,4 per cento ha subito sia furti che rapine. In generale gli eventi criminosi dichiarati risultano risalire a due anni or sono con un recente calo in linea con quanto evidenziato sia dall’indagine condotta da Confcommercio-Gfk Eurisko che da Federpreziosi Confcommercio: secondo le rilevazioni di quest’ultima, effettuate da Format research, nel 2014 i furti in gioielleria hanno registrato una diminuzione del 17,5 per cento, anche se non esistono indicazioni per poter affermare che sia diminuita la violenza degli attacchi conto le gioiellerie o che

non sia addirittura aumentata. Chi ha subito furti o rapine dichiara maggiore disforia generale - vale a dire disturbi dell’umore, inquietudine, frustrazione, tendenza a reazioni eccessive - ma anche maggiore capacità di affrontare gli effetti di eventi traumatici e, ritenendo di avere una maggiore capacità di reazione individuale, non ricerca sostegno sociale. Chi è stato vittima sia di furti che di rapine manifesta naturalmente in maniera più evidente tutti i sintomi post-traumatici e a fronte di più eventi, ricerca maggiormente sostegno sociale. A questo proposito si hanno esperienze dirette di come avvenimenti criminosi abbiano impatto prevalentemente sui collaboratori, mentre il gioielliere titolare ha intrinseche caratteristiche professionali che implicano grande capacità di reazione. Quello che è emerso con grande evidenza dall’analisi delle risposte fornite è l’eccezionale resilienza della categoria, la capacità di reagire sia fisicamente che psicologicamente alle conseguenze della violenza subita. Na-

turalmente permane forte il senso di insicurezza, di disagio e di preoccupazione, ma la categoria continua a reagire in maniera estremamente positiva. Un esempio del forte senso di coesione e di collaborazione è dato dal fatto che, in forma pressoché spontanea, si è generata nella categoria una rete di comunicazione in chat via WhatsApp – in alcuni casi collegata con le Forze dell’ordine – per tenere informati in tempo reale tutti i colleghi. Secondo i dati della ricerca che dal 2007 viene condotta da Confcommercio- Gfk Eurisko sui fenomeni criminali quattro imprenditori su cinque hanno adottato almeno una misura di sicurezza per proteggersi dalla criminalità e le indicazioni scaturite dalla ricerca dell’Università di Pavia lo confermano. I sistemi utilizzati sono: vigilanza privata 61,9 per cento, allarmi 97,4 per cento, telecamere a circuito chiuso 97,4 per cento, telecamere collegate con la centrale 40,8 per cento, illuminazione 86,6 per cento, serramenti blindati 92,1 per cento. ■


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Preziosi

Boutique sì, ma responsabile exhibition group, la società fieristica nata dall’integrazione tra Rimini fiera e Fiera di Vicenza, «che eredita lo straordinario lavoro svolto da Fiera di Vicenza con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente lo show, migliorare l’offerta dei servizi e rafforzare la presenza di operatori internazionali, generando valore per tutti i pro-

cenzaOro, mettendo in evidenza in modo chiaro e inequivocabile il target di riferimento, il posizionamento e il gruppo d’acquisto di ogni azienda presente. Nello specifico, Icon accoglie le boutique più prestigiose e gli store delle grandi metropoli mondiali, Look ospita invece le aziende legate ai tradizionali distretti industriali orafi rivolgendosi a negozi, catene, grossisti e private label. Creation è il distretto riservato alle aziende e ai designer che lavorano su ricerca e progettazione innovativa, nel campo della moda e degli accessori. Essence è dedicato ai componenti del gioiello e a diamanti e gemme. Se Expression si concentra su visual merchandising, packaging e strategie di comunicazione per il settore orafo e gioielliero, Evolution aggiorna su materie prime e macchinari utilizzati nelle diverse fasi di lavorazione dei minerali preziosi. «A sottolineare la fiducia nei confronti di Italian exhibition group e la crescente capacità attrattiva di VicenzaOro, saranno presenti

tagonisti della filiera». Nel 2015 la manifestazione ha introdotto il layout innovativo The boutique show per rispondere meglio alle richieste del mercato e rendere la fiera ancor più competitiva. La riorganizzazione dell’offerta espositiva in 6 distretti ben riconoscibili - Icon, Look, Creation, Expression, Essence ed evolution - consente di ottimizzare l’esperienza di Vi-

i grandi marchi storici, nuovi brand internazionali e top buyer esteri provenienti da tutte le aree strategiche per il comparto orafo-gioielliero», sottolinea Corrado Facco. «VicenzaOro January 2017 sarà dunque un imperdibile appuntamento per sviluppare business, ma anche un aggregatore e promotore di tutti i principali asset del mondo jewellery, dai temi della Csr all’innovazione,

VicenzaOro torna dal 20 al 25 gennaio con l’edizione invernale della fiera del gioiello che presenta i prodotti, le nuove collezioni e le innovazioni di più di 1500 brand provenienti da 36 Paesi

he Responsible Gold il tema di VicenzaOro January, la boutique internazionale del gioiello che si terrà a Vicenza dal 20 al 25 gennaio 2017. La manifestazione, nata oltre 60 anni fa, approfondisce la responsabilità sociale d’impresa nel comparto orafo gioielliero, declinata nei suoi diversi aspetti quali valore della tracciabilità̀, commercio etico, tutela dell’ambiente, salvaguardia del diritto-dovere al lavoro e difesa della salute. L’edizione di gennaio di VicenzaOro, tra i primi appuntamenti del calendario fieristico internazionale, si conferma vetrina privilegiata per mostrare le nuove collezioni e anticipare i trend dell’anno attraverso un fitto calendario di eventi e convegni pronti a coinvolgere i visitatori attesi, tra buyer, giornalisti, opinion leader e trend setter in arrivo da più di 120 paesi. «Negli ultimi anni VicenzaOro ha saputo evolversi e posizionarsi tra i primi trade show internazionali dedicati al settore jewellery. Una trasformazione attuata attraverso la configurazione di un format unico al mondo, capace di integrare il ruolo di performante piattaforma di business della manifestazione con quello di autorevole think tank della gioielleria, fornendo contenuti e informazioni di qualità sulle tendenze e le dinamiche del mercato», spiega Corrado Facco, direttore generale di Italian

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dal design alla produzione, dai nuovi trend alla cultura del gioiello». Non mancherà un importante programma di incoming internazionale grazie al supporto di Ice, nell’ambito del progetto di promozione della produzione orafa del made in Italy. Oltre 500 buyer profilati e provenienti dai principali mercati di riferimento saranno ospitati durante la manifestazione e guidati durante i propri percorsi d’acquisto. Oltre al filo conduttore rappresentato dalla Corporate Social Responsibility, sviscerato nel corso di due convegni, uno organizzato in collaborazione con Cibjo, la Confederazione mondiale della gioielleria, e l’altro con il Comitato etico di Assogemme, la manifestazione accenderà i riflettori su altri aspetti fondamentali del mondo del gioiello quali l’innovazione, le tendenze, la produzione (ci sarà The design room, una selezione di designer indipendenti internazionali che esporrà le proprie collezioni), la distribuzione e lo storytelling con la seconda nuova edizione del Museo del gioiello per il biennio 2017 – 2018. T-Gold, il Salone internazionale ospitato nel distretto Evolution, è dedicato alle tecnologie usate per aumentare la qualità dei processi di progettazione e realizzazione del gioiello. Per quanto riguarda le tendenze, oltre al seminario condotto dall’Osservatorio indipendente di forecasting mondiale del gioiello e dei preziosi si terranno workshop della durata di 30 minuti Buying trails Icons & Essentials. In programma anche gli Andrea Palladio International Jewellery awards e Now next: un’area dedicata alle anticipazioni di prodotto degli espositori che saranno presenti alla prossima edizione di Now durante l’edizione di settembre. Not ordinary watches, lanciato per la prima volta lo scorso settembre, è dedicato al mondo degli Independent watch brands. Interessanti i talk curati da Federpreziosi che indagheranno il tema della “Gioielleria 4.0” con tutte le evoluzioni che interessano il comparto e la professione. ■ Francesca Druidi

CALENDARIO 2017: RINNOVAMENTO STRATEGICO

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uove date per l’edizione di VicenzaOro September 2017, che rispetto al passato sarà posticipata e si svolgerà dal 23 al 27 settembre, per soddisfare le esigenze della distribuzione europea e internazionale e anche per riagganciarsi alla strategia del Tavolo Nazionale del Sistema Moda Persona. Cambio di date anche per VicenzaOro Dubai, il Salone della gioielleria mondiale organizzato da DV Global Link LLC, società partecipata da Fiera di Vicenza e da Dubai World Trade Center: lo Show nella città del Golfo si sposterà da primavera ad autunno inoltrato, nei giorni 15-18 novembre 2017, al fine di supportare le relazioni di business in un periodo di alta stagione per le vendite per la macro regione di riferimento. Proprio il nuovo concept di VicenzaOro Dubai che, nel 2017, si trasformerà in VOD - Dubai International Jewellery Show, sarà presentato durante l’edizione di gennaio. VincenzaOro parteciperà in marzo all’Hong Kong International Jewellery Show, in giugno al JCK di Las Vegas e in agosto all’India International Jewellery Show di Mumbai. ■


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Preziosi

Le nuove sinergie dell’oro Elaborare strategie congiunte di business, diffondere la cultura di impresa e di mestiere. È il doppio binario su cui opera il Club degli orafi, a favore di un tessuto produttivo dotato di «un heritage e di un saper fare unici», sostiene Gabriele Aprea

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Prendiamo spunto dal titolo del convegno e interpretiamo dunque il passato, partendo da quello più recente. Da che 2016 esce la filiera italiana del gioiello? «La filiera del gioiello italiana esce dal 2016 ulteriormente indebolita dal quadro macroeconomico e sociale che caratterizza ormai quasi tutti i principali mercati mondiali. Le aziende italiane, pur forti di un heritage e di un saper fare unici al mondo, hanno sofferto i limiti legati a una dimensione aziendale media molto contenuta e a una cultura d’impresa inadeguata a competere in uno scenario complesso. Alti livelli di indebitamento, sistemi di governance empirici, bassa capacità di pianificazione e controllo completano il quadro delle medie imprese del gioiello». Quali modelli produttivi e distributivi stanno reggendo l’impatto con una stagione economica non certo favorevole?

zare le risorse, è necessario per la sopravvivenza delle aziende, specie se piccole. A livello distributivo lo scenario cambia molto a seconda della dimensione delle imprese. Le vendite online assumono una dimensione significativa per i brand più noti, mentre per le aziende che realizzano prodotti unbranded stentano a delinearsi opportunità concrete. Restano le fiere e la distribuzione wholesale attraverso negozi multibrand ove tuttavia i dealers dimostrano una minor propensione all’acquisto di gioielli classici a causa della bassa marginalità che non rende profittevole questa tipologia di prodotto». Nel 2015 erano state le performance estere a consentire all’industria orafa italiana di chiudere in positivo. Com’è andata l’anno scorso e quali mercati continuano a trainare la domanda delle nostre creazioni?

«A livello di prodotto, reggono le aziende in grado di ritagliarsi una nicchia di mercato ove poter primeggiare. Oggi non basta essere bravi, bisogna essere i migliori nella nicchia che si decide di presidiare. Fare meno e meglio, focalizzando gli obiettivi su cui indiriz-

«La preview fornita dall’Ufficio Industry studi e ricerche di Intesa San Paolo, con cui il Club degli orafi collabora da diversi anni, attesta che nel 2016 le imprese del settore orafo hanno dovuto confrontarsi con un mercato interno ancora debole mentre l’export ha sofferto

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igenerare l’intera industria orafa, “chiamando alle armi” tutti i principali attori della filiera del gioiello per realizzare interventi mirati e congiunti in favore del comparto. In questo quadro rientra l’accordo siglato lo scorso settembre tra Fiera di Vicenza e il Club degli orafi nell’ambito dell’ultima edizione del 2016 di VicenzaOro. Un protocollo d’intesa attraverso il quale le due realtà si riconoscono reciprocamente quali interlocutori preferenziali per rafforzare la propria attività e impatto sul contesto globale. «Nel concreto spiega il presidente del Club degli orafi Gabriele Aprea - la Fiera di Vicenza ci ha messo a disposizione un desk informativo che ha il duplice scopo di fornire un punto di appoggio ai nostri soci e informazioni sulle attività del Club a quanti ne fossero interessati». Quali ulteriori sviluppi prevede questo accordo? «Sempre nell’ottica dello sviluppo di sinergie tra gli stakeholder della filiera, sabato 21 gennaio la Fiera ospiterà il nostro convegno dal titolo “La filiera del gioiello italiana: Interpretare il passato per orientare il futuro” in cui, oltre ai nostri soci più prestigiosi tra cui Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria, per la prima volta interverranno congiuntamente i rappresentanti delle principali associazioni di categoria, quali Federorafi, Federpreziosi e Cibjo. Il tutto supportato da ricerche che saranno presentate dalla dottoressa Trenti di Intesa San Paolo e dal dottor Achille, senior partner della società di consulenza internazionale Mc.Kinsey & company».

Gabriele Aprea, presidente del Club degli orafi Italia

del calo della domanda in diversi mercati di sbocco tradizionali quali Cina, India, Russia, Medio Oriente. L’incremento del 5,7 per cento delle vendite verso gli Stati Uniti non ha compensato il calo degli altri mercati, per cui il dato tendenziale complessivo dell’export delle imprese orafe italiane dovrebbe flettere nell’ordine del 6 per cento circa. In prospettiva quest’anno si attende che a una stabilizzazione della crescita dell’export verso gli Usa si unisca la ripresa del mercato russo, con l’auspicio che possa far da volano ai vicini paesi dell’Est Europa». L’impegno del vostro Club nella diffusione della cultura orafa si traduce anche nella promozione di un’ampia offerta formativa. Su quali tematiche la state focalizzando? «L’impegno del Club nella formazione nasce dalla consapevolezza che oggi più che mai nessun dettaglio può essere trascurato, in quanto vitale per le continuità delle imprese. La formazione parte quindi da due temi principali, la cultura di impresa e la cultura di mestiere, per poi articolarsi nelle loro varie declinazioni. Riguardo alla cultura di impresa, ad esempio, lavoriamo su temi legati alle forme giuridiche delle imprese, ai modelli di governance, al passaggio generazionale, alle competenze in termini di strategia di bilancio; spingendoci fino a individuare e proporre strumenti software adatti a trattare alcuni aspetti gestionali. Per quanto riguarda la cultura di mestiere, organizziamo workshop che di volta in volta affrontano l’intero percorso del prodotto, dalla nascita, alla commercializzazione, alla comunicazione». ■ Giacomo Govoni


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Preziosi Per Alba Cappellieri, alla direzione del Museo del Gioiello di Vicenza, non esiste il gioiello universale e assoluto, ma diverse concezioni dello stesso, legate ai significati che il prezioso assume nei differenti contesti storici, socio-economici e culturali

Alba Cappellieri, docente e direttore del Museo del Gioiello di Vicenza

narie fibule, pettini, gemelli, fibbie e numerosi altri gioielli funzionali; la sala Bellezza, curata da Nicolas Bos, ci ricorda il ruolo del gioiello come ornamento grazie ai preziosissimi capolavori floreali dell’Art nouveau e deco. Le tre sale successive sono dedicate alle principali discipline che intersecano il gioiello: arte, moda e design,

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Visioni eterogenee curate rispettivamente da Helen Drutt English, Stefano Piaggi e da me e Marco Romanelli. Le ultime due sale: “Icone” a cura di Paola Venturelli e Futuro a cura di Odo Fioravanti, mettono a confronto i grandi gioielli del passato con gli scenari del futuro. Un percorso avvincente ed emozionante che dimostra come non esista una definizione unica e universale del gioiello, ma diverse interpretazioni legate al tempo, alla cultura, allo stile, in sintesi alla storia dell’uomo». I gioielli riflettono il tempo in cui sono creati. Quali identificano lo stato attuale dell’arte orafa? «La contemporaneità ha introdotto idee diverse di preziosità: oggi preziosi non sono soltanto i materiali, ma anche le idee. Credo sia questa la principale innovazione che gli artisti del Novecento hanno portato al gioiello: accanto alle grandi gemme ci sono materiali non preziosi, ma impreziositi dall’innovazione e dalla creatività». “Brilliant! I futuri del gioiello italiano” è il titolo della mostra che ha curato per la Triennale di Milano. I gioielli selezionati sono emblematici degli scenari che riguardano i preziosi made in Italy. Come descriverebbe a grandi linee questi orizzonti? «Con Brilliant! il gioiello è ritornato nelle Triennali internazionali dopo un assenza di oltre quarant’anni. Ho analizzato i principali scenari futuri del gioello secondo 5 parole chiave: l’alta gioielleria della “Manifattura Mirabile”, i gioielli interattivi delle “Tecnologie preziose”, l’eleganza della “Bellezza quotidiana”, le sperimentazioni artistiche dell”Avant craft” fino alle sfide del 3d Printing della “Creatività collettiva”. Sono i capolavori del gioiello italiano, quelli che il mondo ammira, che qui assumono il valore di exempla da tramandare alle prossime generazioni, in un pluralismo di linguaggi che interseca il gioiello all’arte, al design, alla moda e alle nuove tecnologie».

In che modo le nuove tecnologie digitali stanno influenzando il design del gioiello, ma anche la commercializzazione e la comunicazione dello stesso? «Seppure in ritardo rispetto ad altri oggetti, le nuove tecnologie cambieranno radicalmente la percezione del gioiello, sia come prodotto che nei processi di vendita, distribuzione e comunicazione. Grazie all’open source e alle tecnologie additive come il 3d printing è possibile

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a capacità italiana di coniugare manualità e mente, artigianalità e innovazione. La vocazione manifatturiera. La contaminazione con altre arti e discipline. Lo sviluppo di materiali e tecnologie innovative. Questi elementi definiscono scenari presenti e traiettorie future per il gioiello italiano, visto non più come semplice ornamento, ma come espressione artistica compiuta, frutto di una visione, di un progetto, di un’emozione o di un’esperienza. Ne parla Alba Cappellieri, professore di design del gioiello al Politecnico di Milano e principale studiosa del settore in Italia, dal 2015 è presidente della Women jewellery association Italy. Lei è il direttore del Museo del Gioiello di Vicenza, che racconta l’arte del gioiello rinnovando biennalmente l’esposizione. Può farci una veloce carrellata dei gioielli più significativi allestiti per i prossimi due anni? «Il Museo del Gioiello di Vicenza presenta il gioiello nelle sue diverse accezioni e nelle nove sale il visitatore potrà ammirare gioielli radicalmente diversi, per significato, valore e contenuti. Si comincia dalla prima sala, a cura di Glenn Adamson, il gioiello “Simbolo”, dove abbiamo oggetti unici come la corona e il pettorale della Madonna del Monte Berico, simboli di devozione; la seconda sala è dedicata alla “Magia” a cura di Maria Cristina del Mare, con antichissimi amuleti e talismani; segue il gioiello “Funzione” curato da Alessandra Possamai con straordi-

creare, produrre, vendere e comunicare direttamente attraverso la rete mutando, di fatto, il rapporto tra progettista, produttore e consumatore. Questo scenario permetterà anche all’artigiano di arrivare sul mercato, a patto, però, che sia un artigiano digitale. Al Politecnico di Milano abbiamo dedicato un corso di perfezionamento per i nuovi materiali e le nuove tecnologie del gioiello per permettere agli orafi di conoscere le innovazioni e ai designer di approfondire questo oggetto straordinario». Quali le tendenze che oggi si registrano nel mondo del jewelry, considerando le mutate abitudini dei consumatori e la varietà dei prodotti a disposizione? «In un mondo post materialista, in cui tutti abbiamo tutto e anche di più, il consumatore cerca valori, che possono essere quelli dell’alta manifattura o quelli delle nuove tecnologie, eternità o effimero, ma con grazia, eleganza e qualità, doti che non mancano di certo al gioiello italiano». ■ Giacomo Govoni

AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL MUSEO DEL GIOIELLO

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rimo in Italia e uno dei pochi al mondo dedicato esclusivamente ai preziosi, il Museo del Gioiello, collocato all’interno della Basilica Palladiana di Vicenza (edificio storico del XVI secolo, Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1994), ha registrato 34mila visitatori in circa due anni di attività (l’apertura è avvenuta il 24 dicembre 2014). Dieci esperti del gioiello

e dell’arte da tutto il mondo curano la rinnovata selezione di 400 creazioni in un allestimento di assoluta eccellenza e prestigio internazionale che animerà il Museo per il prossimo biennio 2017-2018. A introdurre il visitatore nel percorso conoscitivo sulla gioielleria – attraverso il format espositivo delle nove sale - è l’opera di Giampiero Bodino, il collier “Rosa dei

venti”, scelto dal direttore del Museo Alba Cappellieri poiché concentra due qualità essenziali del gioiello italiano, bellezza e manifattura. Un progetto, il Museo, ideato e lanciato da Fiera di Vicenza, gestito da Italian exhibition group (Ieg), la nuova società fieristica nata dall’integrazione tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza, in partnership con il Comune di Vicenza. ■


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Preziosi ioielli come segni, ritmi, scritture, tracce di memorie collettive. Fili conduttori della ricerca di Carla Riccoboni sono l’attenzione rivolta alle sequenze geometriche e il recupero di antichi repertori, come le 2500 madre-forme (prototipi necessari alla costruzione degli stampi) della ditta Angelo Tovo salvate dalla distruzione dalla designer di Bassano del Grappa grazie all’interessamento di Nadir Stringa, appassionato collezionista di utensili e strumenti della civiltà contadina e della tradizione artigianale. Dal 1979 Carla Riccoboni presenta le sue creazioni in prestigiose mostre e atelier italiani e internazionali; una nuova occasione per ammirare le sue creazioni è la mostra “Scatenata” organizzata da Alba Cappellieri sul tema della catena, dal 27 al 30 gennaio a Fiera Rho Milano in occasione dell’edizione di gennaio 2017 di Homi; mostra che troverà presto una location milanese. Carla Riccoboni racconta il suo percorso artistico e professionale all’interno della più ampia cornice del design contemporaneo. In che modo le tradizioni e le tecniche orafe del territorio vicentino hanno ispirato e guidato la sua ricerca come designer? «Quando, negli anni 70, sono arrivata in Veneto, non conoscevo le tecniche e trascorrevo molto tempo nei laboratori delle aziende con

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Sistema di forme Dalla tradizione orafa arriva lo stimolo a sperimentare nuove applicazioni in chiave contemporanea e realizzare gioielli unici e innovativi. L’esperienza creativa della designer Carla Riccoboni cui lavoravo come designer. Era molto importante per me seguire la realizzazione dei miei progetti e osservare sia le lavorazioni manuali, sia le possibilità offerte dalle macchine. Quando sono entrata nella fabbrica di Balestra 1882, allora leader per la produzione della catena industriale, ho notato un’enorme creatività sugli aspetti tecnici, soprattutto da parte degli operai: ingegnosissime forme stampate per ridurre il numero delle saldature, per risolvere piccoli problemi di finitura, per realizzare meglio e più velocemente. Il laboratorio e le tecniche di lavorazione sono stati fondamentali per la mia creatività e per tutta la mia produzione successiva. In laboratorio ho imparato a conoscere la materia e a sviluppare dei proget-

ti in termini di logica e di economia, dove la forma è sempre strettamente connessa alle tecniche di produzione (ieri la meccanica, oggi il taglio laser), come nella collezione “Alphabet”, un sistema di gioielli fatti di catene senza saldature che continuo a sviluppare negli anni». Perché è stato importante recuperare le madreforme dello stampato vicentino per il suo lavoro? «Le madreforme sono le attrezzature di base necessarie a realizzare lo “stampato“, una tecnica che permette di dare volumi importanti a lastre sottilissime di metallo prezioso conferendo loro anche una grande solidità. È una tecnica antichissima che deriva dallo sbalzo e dal cesello e che sfrutta le proprietà meccaniche (malleabilità) dei metalli preziosi. Attualmente, nessuna tecnica digitale raggiunge risultati paragonabili alla leggerezza, alla semplicità e ai costi dello stampaggio. In nome del progresso c’è il rischio di dimenticare e disperdere saperi e valori che sono anche tipici del nostro territorio vicentino. Le madreforme conservano anche un repertorio di forme, archetipi e simboli religiosi o laici, utilizzati per realizzare pendenti, orecchini, anelli: un’oreficeria popolare, legata alle tradizioni e alle feste, molto diffusa nella prima metà del XX secolo e nel dopoguerra. Con queste forme simboliche ho realizzato negli ultimi anni una serie di superfici a texture ottenendo effetti preziosi, artigianali, mai identici; ogni pezzo è unico». Quali sono le prospettive e le criticità per un designer oggi? «Il mondo dell’oreficeria è una realtà un po’ anomala rispetto ad altri settori: rapida nell’accogliere le innovazioni tecnologiche, ma più lenta e prudente nell’innovazione della forma. Più propensa a trasformare il gioiello in un accessorio-moda che a valorizzare le qualità specifiche del prodotto. La sperimentazione e il design contemporaneo di alta qualità si sono sviluppati fuori dalle aziende tradizionali italiane, nell’ambito dell’autoproduzione, un fenomeno estesosi negli ultimi 20 anni in tutta Europa e di cui io stessa sono stata una pioniera. Si tratta di designer che si sono trasformati in imprenditori di sé stessi, iniziando a produrre e a vendere direttamente le loro collezioni. I designer-imprenditori

hanno lavorato soprattutto sul prodotto, aprendo nuove strade, testando e mostrando le enormi potenzialità di vendita per un mercato alternativo, traversale, colto. L’attuale crescita esponenziale delle proposte e la competitività di un mercato sempre più globalizzato pongono nuove sfide». Quali? «Richiedono prodotti interessanti e innovativi, ricchi di identità e di storia, all’interno di un sistema di produzione, comunicazione e vendita coordinato e unitario, come solo un’azienda strutturata può organizzare in modo efficiente ed economico. Credo sia arrivato il momento di unire competenze, capacità, risorse tra designer e aziende in una sorta di creatività collettiva cedendo, ad esempio, ad aziende strutturate produzioni che erano di nicchia, ma sono maturate nel gusto collettivo. Come afferma Domenico de Masi, ”i leader che oggi realizzano le rivoluzioni tecnologiche non sono geni, ma coordinatori, il cui talento non sta nell’inventare quanto nell’orchestrare, combinando il lavoro di creativi e manager”. Io mi considero

una creativa e credo che il futuro richieda di progettare e realizzare delle forme non come singoli gioielli ma come sistema di variazioni in grado di essere sviluppato e personalizzato anche da altri, clienti compresi, e su questo sto orientando anche la mia ricerca». ■ Francesca Druidi

Alcune creazioni delle collezioni Madreforme e Alphabet. Entrambe della designer e ricercatrice orafa Carla Riccoboni


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Preziosi

Brillantezza d’autore Brand italiani e internazionali di gioielleria scelgono il palcoscenico di VicenzaOro January per il debutto di nuove collezioni, collaborazioni e strategie di comunicazione, confermando la capacità della manifestazione di anticipare le tendenze e i cambiamenti dei gusti e del mercato

Aaron Shum

Antonini Antonini, il marchio di alta gioielleria fondato nel capoluogo lombardo nel 1919, parte alla grande nel 2017 con una nuova immagine di brand e una nuova campagna advertising curata da Lola Toscani, figlia del celebre Oliviero e consulente di strategie per la creatività e la comunicazione, con la collaborazione della stylist Ellen Mirck e della fotografa Henrik Blomqvist. Il rilancio dell’immagine del marchio, diretto da Sergio Antonini e indossato da molte

star sui red carpet di tutto il mondo, coincide con il debutto della nuova collezione a VicenzaOro January, ma coinvolgerà anche alcune collezioni precedenti quali Black&White, Matera (omaggio alla futura capitale della cultura europea 2019), Siracusa (il cui elemento di ispirazione è la geometria) e una selezione di pezzi unici della linea Haute couture extraordinaire. ■

Fondata nel 1985, Aaron Shum Jewellery è pioniere della gioielleria in Hong Kong. Il brand di alta gioielleria lancia a Vicenza la collezione Jermaine Jackson Fine Jewellery, nata in collaborazione con la leggendaria pop star americana, fratello maggiore di Michael e membro dei Jackson 5 nonché solista di successo. «I gioielli, come la musica, trasmettono gioia e amore. Non dimentichiamoci di questo potere», racconta il cantante Jermaine Jackson a proposito delle ispirazioni per le due collezioni “The arabesques collection” e “The circles of life collection”, dove ogni pezzo è un piccolo capolavoro di sintesi tra design ricercato e qualità della materia prima. ■

Djula

Rivière Gioielli

L’audace marchio parigino sarà presente a VicenzaOro con lo stile anticonformista e glam rock infuso dal direttore creativo e fondatore Alexandre Corrot, capace di rivoluzionare i codici della gioielleria contemporanea grazie a campagne di advertising che non lasciano indifferenti. Scelto da star della musica e del cinema come Taylor Swift, Rihanna, Jennifer Lawrence, Jennifer Lopez e Céline Dion, il marchio ha festeggiato nel 2016 i suoi primi 20 anni di attività, aprendo a Parigi una boutique esclusivamente dedicata all’alta gioielleria che si affianca alle collezioni più accessibili che hanno reso famoso il marchio. ■

Le creazioni della piccola ma interessante Maison romana di gioielli Rivière attendono la fiera di Vicenza come un’importante vetrina per accrescere la propria visibilità. La filosofia della Casa è chiara: un gioiello è prima di tutto l’incontro con la sublime bellezza della natura, del colore, della luce e dell’unicità delle pietre preziose. Design, artigianato e gemmologia convergono nella collezione di bestseller in mostra a Vicenza Savoir-faire, dove natura e conoscenza si incontrano per definire nuove regole, da indossare con eleganza, e con la raffinatezza di chi conosce le regole. La collezione è impreziosita da anelli in oro giallo e bianco con ebano inciso a mano, inserti di oro e diamanti; bracciali con perle di Thaiti e oro; e sfere di ebano e oro. ■


Liu Jo Luxury Liu Jo Luxury, il brand nato nel 2006 dalla partnership tra il marchio d’abbigliamento Liu Jo e Nardelli Luxury, coniuga moda e gioiello dando forma a orologi e bijoux glam, raffinati e sempre in linea con i trend di stagione. La società è cresciuta a ritmi esponenziali in questi anni diventando una case history di successo nel mondo dell’orologio e del gioiello fashion italiano. Liu Jo Luxury mostra a VicenzaOro le sue nuove collezioni di orologi e gioielli per uomo e donna. ■

Panos & Savas Panos & Savas, brand di alta gioielleria greco che dal 1979 rappresenta la massima espressione della tradizione orafa ellenica, esporrà a VicenzaOro January la linea di Polytimo. Gli anelli della collezione, eleganti geometrie di diamanti e oro giallo, sono realizzati con antiche tecniche artigianali greche, garanzia di eccellente qualità, in materiali e pietre preziosi. ■


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 14

Preziosi

A servizio dell’oreficeria L’azienda Gallorini, specializzata nella produzione di leghe e polveri per saldatura, festeggia il suo primo decennale coniugando l’esperienza artigianale dei gioiellieri aretini con la tecnologia industriale are che la tradizionale produzione orafa di Arezzo, una delle più antiche e rinomate d’Italia, risalga indietro nei secoli fino ai pregiati monili etruschi. Gioielli che colpiscono ancora oggi per la finezza della lavorazione, a cui, nel XIV secolo, si sono affiancate le produzioni delle botteghe orafe che fiorirono nella città toscana. A partire dal retaggio di questa antica tradizione, all’inizio del Novecento è nato un vero e proprio distretto produttivo, composto da tante piccole e medie imprese, laboratori orafi specializzati nella realizzazione di pez-

P

zi unici o piccole serie di oggetti preziosi. Così il comparto orafo aretino è diventato uno dei settori produttivi più importanti della provincia. Mentre le tecniche sono e restano artigianali, con la predilezione di antichi procedimenti manuali per operazioni come sbalzo, incisione, traforo, microfusione o stampo, l’uso di macchinari moderni si è diffuso negli ultimi anni, diventando un aiuto insostituibile per realizzare tecniche e lavorazioni tramandate di generazione in generazione. Proprio in questo settore, grazie alla volontà del suo fondatore

Stefano Gallorini, l’azienda aretina opera da dieci anni, specializzata nella produzione e distribuzione di leghe e madri leghe per oreficeria, polveri per la saldatura, oltre alla consulenza tecnica e tecnologica. Oggi sono i figli di Stefano Gallorini, Carlo e Luca a guidare l’azienda. Professionalmente cresciuti di pari passo con la ditta. «L’evoluzione dell’azienda di cui festeggiamo quest’anno il primo decennale – racconta Luca Gallorini, sales manager e insieme al fratello Carlo proprietario dell’impresa di famiglia – ha seguito la fase di transizione che ha attraversato la tradizione orafa aretina. Siamo partiti da una realtà quasi artigianale e negli anni ci siamo trasformati in una realtà industriale vera e propria, grazie a investimenti in tecnologia produttive e conoscenze tecniche. Nostro padre Stefano, ha messo al servizio dell’impresa la sua lunga esperienza nel settore ampliando la sua offerta al mondo dell’oreficeria. Così i servizi di consulenza tecnica e tecnologica che già offriva sono stati affiancati dalla produzione di madri leghe e polveri saldanti, che hanno saputo trovare nel mercato un’accoglienza positiva. Generalmente un gioiello non è quasi mai d’oro puro ma è composto di oro e altri materiali che ne modificano le caratteristiche per ottenere migliorie in settori specifici». Il segno distintivo della Gallorini è l’utilizzo di materie prime di qualità e dei macchinari più moderni a disposizione, che, unito alla competenza e alla tradizione dei maestri orafi aretini, consente all’azienda di offrire prodotti sempre più tarati sulle singole esigenze del cliente, in ge-

IL CATALOGO

A quello di serie, composto da circa 150 prodotti, se ne sono aggiunti nel corso degli anni più di 400, frutto di personalizzazioni e realizzazioni su misura

nere il medio-piccolo produttore di gioielli che desidera far fare un salto di qualità alla propria produzione. «Il territorio aretino e la sua tradizione – spiega Carlo Gallorini – per noi sono un grande motivo di orgoglio e un vantaggio professionale. Siamo in contatto con un ricco background di esperienze orafe, in più la presenza di uno dei più noti banchi di metalli preziosi, ci garantisce la possibilità di rifornirci di materie prime di qualità molto alta. Per quanto riguarda la stretta collaborazione che instauriamo con i clienti, invece, l’offerta dei nostri prodotti parla da sola. Al nostro catalogo di serie, composto da circa 150 prodotti tra leghe e polveri di saldatura, se ne sono aggiunti nel corso degli anni più di 400, frutto di personalizzazioni e realizzazioni su misura nei cinque continenti. La vita di un’azienda

Gallorini ha sede a Capolona (Ar) - vwww.gallorini.it

è fatta di tanti piccoli traguardi, per lo più quotidiani. Molto spesso, sono proprio questi ultimi che determinano la possibilità di continuare ad esserci nel corso degli anni. Il nostro im-

pegno e la nostra passione ci hanno permesso di crescere e migliorare costantemente, giorno dopo giorno, portandoci oggi a festeggiare il decimo anniversario». ■ Alessia Cotroneo

ESPERIENZA ARETINA, MERCATI INTERNAZIONALI I prodotti dell’azienda toscana Gallorini Snc attraversano, letteralmente, i cinque continenti. I mercati esteri rappresentano i naturali sbocchi di produzione dell’impresa, presente in oltre trenta Paesi nel mondo e molto attiva nelle fiere internazionali di settore. «A marzo saremo ad Hong Kong – annuncia il product manager Carlo Gallorini – nel 2016 siamo stati a Mosca, Istanbul, Kostroma, in India, oltre che a Vicenza Oro ed in molti altri paesi. L’Asia rappresenta il mercato trainante per la nostra azienda in questo momento, ma ci sono mercati emergenti anche in medio oriente. Anche nell’ambito della consulenza tecnica e tecnologica siamo in grado di assistere clienti in tutto il mondo. Se un cliente in Sud Africa vuole cominciare a produrre, per esempio, fedi, siamo in grado di fornire indicazioni tecniche e know how al personale».


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 16

Preziosi

I gioielli e la microfusione È il processo intermedio tra il progetto e la sua realizzazione finale. Un lavoro complesso che richiede esperienza e tecnologie avanzate, «anche se solo a un livello artigianale si riesce a ottenere la qualità più alta»

tando valore all’oggetto, ne incrementa il prezzo finale. Il nichel era il materiale che rendeva il colore più chiaro per l’oro bianco. Il palladio ha la stessa funzione nella lega senza le controindicazioni di intolleranze e allergie che invece il nichel portava con sè. Non a caso c’è stato un intervento legislativo per cui le produzioni in nichel si sono notevolmente ridotte. Ma si continua a ricercare nuovi materiali: ultimamente si lavora abbastanza con ceramica e titanio, quindi alleggerendo ulteriormente i pezzi». ■ Renato Ferretti

a creazione di un anello, di una collana o un orecchino, richiede non solo creatività, ma lunghe fasi di lavorazione che coinvolgono professionisti e competenze diverse. Una di esse è la microfusione che nella filiera produttiva, si trova tra la progettazione di un modello e la fase finale della sua finitura, trasformando, con un processo di fusione a cera persa, l’oggetto da cera a metallo prezioso. Parliamo di questo step basilare nel processo, con Giuseppe Arfini, titolare della MI.VA Srl, società che si occupa di microfusione da decenni, in uno dei comprensori orafi più attivi d’Italia: a Valenza, in provincia di Alessandria. «Lo scopo del lavoro, fin dal 1989 – premette Arfini –, è il raggiungimento di un alto livello di qualità del prodotto, con macchine e tecnologie d’avanguardia, per soddisfare l’evoluzione e le varietà delle richieste. La nostra filosofia di lavoro, rispecchia un mix di tradizione artigianale del nostro qualificato team e una continua ricerca di risultati sempre migliori con l’ausilio dei macchinari e delle avanzate tecnologie di cui oggi disponiamo. Questo insieme ci ha permesso effettivamente di arrivare a un servizio che soddisfa le esigenze di mercato e a ottenere certificazioni di qualità per processi produttivi da organi di controllo del settore». Quindi nonostante il progresso inarrestabile, le mani del professionista continuano ad avere un’importanza

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TENDENZE E MATERIALI

Negli ultimi anni una grossa fetta del mercato si è spostata sul palladio come sostitutivo del nichel

NUOVE TECNOLOGIE, NUOVI STUDI

cruciale. «Noi facciamo una microfusione su livelli artigianali – afferma Arfini –, magari su pezzi unici spesso di una complessità molto maggiore rispetto a pezzi semplici come una classica fede matrimoniale o a una medaglietta, che possono facilmente essere prodotte con macchine a controllo numerico. Il vantaggio che ha una produzione artigianale come la nostra sta nella possibilità di seguire il singolo pezzo, con una cura e una precisione altrimenti impossibili. Quasi la metà del nostro lavoro riguarda la realizzazione di pezzi unici o a bassa tiratura». Negli ultimi anni, Arfini ha notato diversi cambiamenti all’interno del comparto. «Uno fra tutti – spiega il titolare della società piemontese – sta nelle nuove possibilità tecnologiche a monte del lavoro, cioè in quella fase di progettazione che precede i processi di cui, invece, ci occupiamo noi. L’avvento dei disegni al Cad, con cui si può modificare più volte lo stesso progetto in un breve lasso di tempo, la realizzazione custom è diventato uno dei fattori che più si è evoluto rispetto al passato. Si può disegnare lo stesso modello anche in diverse versioni e poi chiedere un’ulteriore modifica all’ultimo momento: prima non era così semplice applicare variazioni allo stesso progetto». Tra i materiali, l’oro ricopre ancora la maggior parte della produzione «arrivando anche al 90 per cento della stessa – continua Arfini –. L’altra parte di fusione è dedicata all’argento, usato ancora moltissimo nella progettazione di modelli, per la sua facilità di lavorazione, costi contenuti e ottimi risultati finali. Negli ultimi anni, però, una grossa fetta del mercato si è spostata sul palladio come sostitutivo del nichel. Si tratta di un metallo prezioso (sui 24 euro al grammo) che, appor-

Giuseppe Arfini, titolare della valenzana MI.VA Srl, si sofferma sulle nuove possibilità high tech nella creazione di gioielli. «Le stampanti 3d hanno permesso di contenere i prezzi e i tempi in fase di progettazione – dice Arfini –. Un esempio sono le parti non strutturali di un oggetto che ora possono essere realizzate lasciandole cave al proprio interno e questo, come è evidente, incide molto sul peso e conseguentemente sul prezzo finale. Questo non ci coinvolge in modo diretto, perchè il passaggio di cui ci occupiamo noi è quello successivo che porta dal modello in cera al prodotto in metallo. Ma, seppur in modo indiretto, questa tecnologia ci riguarda da vicino perchè i modelli in cera che ci vengono cosegnati hanno caratteristiche diverse dalle cere tradizionali, obbligandoci, in fase di preparazione, a modificare anche singolarmente i parametri di fusione».

La MI.VA ha sede a Valenza (Al) - www.mivamicrofusioni.it


Osservatorio sul lusso Pag. 17 • Gennaio 2017

L’eterno valore del classico Matteo Soprana, l’ultimo di quattro generazioni di orologiai di Vicenza, racconta il fascino di pendole antiche e creazioni d’oreficeria che inseguono la perfezione per tramandarla ai posteri a storia del lusso viaggia nei secoli attraverso la perfezione di gioielli e orologi. Muti interpreti del cambiamento dei gusti e delle tendenze, sono la rappresentazione plastica delle mode delle élites, della passione per il bello, certo, ma anche per la precisione estrema, declinata in purezza, eleganza e rintocchi. Non a caso, col mutare dei gusti, orologi e gioielli sono sempre rimasti status symbol per eccellenza delle classi abbienti, oltre che oggetti storici, sintesi delle abilità artigiane e tecnologiche delle varie epoche. «La storia permette di capire attraverso i gioielli e gli orologi le evoluzioni della tecnica e della moda» sottolinea Matteo Soprana, l’ultimo di quattro generazioni di orologiai e gioiellieri di lusso attivi a Vicenza dall’inizio del secolo scorso. Alfredo iniziò nel 1910, Adolfo nel 1948, Stefano nel 1977 e Matteo nel 2007. La loro storia familiare riflette cento anni di progressi nell’arte orologiaia e ancora oggi prosegue battendo il tempo dei suoi clienti. Non a caso il motto dell’orologeria vicentina, impegnata da anni anche nell’organizzazione di eventi pubblici, mostre e pubblicazioni, legate all’orologeria e al gioiello antico, è una dichiarazione d’intenti: il tuo tempo è più prezioso. «L’orologio – spiega Soprana – assieme alle armi è sintesi delle conoscenze tecniche dell’uomo. Oggi, infatti, è l’atomo che descrive sia l’apice nelle armi sia la massima precisione nella misurazione del secondo. Una parte importante della ricerca sul tempo la dobbiamo a Galileo o meglio alla sua applicazione dell’isocronia del pendolo. Per trecento anni il pendolo ha guidato la storia della precisione del tempo. Questi tre secoli di storia hanno prodotto bellissimi orologi che oggi grazie a un attento restauro meccanico ed estetico possono segnare il

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OGGETTI SENZA TEMPO

La pendoleria Soprana è al servizio della grande orologeria offrendo un attento restauro dei pezzi antichi che ne garantisca il loro corretto funzionamento

anche le collezioni Calamai, Damiani, Sattler, Junghans, MeisterSinger, Muhle-Glashutte, Omega, Paul Picot, Rodania e Vertu – i gioielli e i diamanti non sono da meno, sia nel campo del contemporaneo, con infinite variazioni sul tema, dal classico al minimale, per soddisfare gusti e curiosità, sia nell’ambito più ricercato dei gioielli antichi e dei pezzi unici. «Grazie alla collaborazione con l’orafo Giovenzio Posenato – continua il proprietario proponiamo gioielli a marchio, pezzi unici inspirati all’estro dell’artista, ovvero all’idea di un cliente o fatti seguendo le forme e le proporzioni di una determinata pietra preziosa. Straordinari manufatti realizzati interamente a mano, di una rara e preziosa arte orafa che segue lavorazioni antiche e ormai dimenticate, coltivata da pochissimi. Con Giovenzio ci si è dedicati anche alla ricerca di quello che mancava a Vicenza, un simbolo, un’icona che per il turista o per lo stesso vicentino rappresentasse questa piccola città gioiello. Ne è uscita una linea di orecchini, pendenti, bracciali con il marchio Loving Palladio, rappresentanti un piccolo pezzo della nostra Basilica Palladiana, la serliana, un logo tanto semplice quanto perfetto per ricordarci di Palladio e di quanto ricca di storia e arte è la nostra regione». ■ Alessia Cotroneo

Gioielli art déco, art nouveau e belle époque

Soprana si trova a Vicenza - www.soprana.com

tempo nelle nostre abitazioni. Il pendolo per le sue dimensioni crea un orologio che (grazie all’estetica) si fonde con l’arredo, ma con una peculiarità che nessun altro oggetto d’arredo possiede: “la vita”. La pendola in realtà ha un fortissimo legame con l’uomo, con la ricarica essa restituisce con il movimento del pendolo l’indicazione del tempo e del suono: è un oggetto vivo che chiede relazione. Tu lo carichi e lui ti restituisce tempo e suono. La pendoleria Soprana è al ser-

vizio della grande orologeria offrendo un attento restauro che ne garantisca il funzionamento. La pendoleria ospita anche produzioni attuali sia industriali che artigiane e personalizza con un attento restauro l’orologeria pubblica (campanili) riportandola nelle nostre case. Sono presenti nel nostro negozio orologi regolatori d’epoca sia a colonna che a muro e pendole da tavolo, italiane, francesi, inglesi e austriache». Se gli orologi fanno la parte del leone nella gioielleria Soprana - oltre alle pendole antiche sono disponibili

Fascino e sapienza orafa, originalità e memoria storica: i gioielli antichi offrono una straordinaria occasione di vivere le emozioni di epoche passate scoprendo il segreto di un’eleganza senza tempo. I pezzi del periodo postclassico sono molto rari, fragili, spesso dispersi come bottino di guerra. La moda è un altro pericolo: le giovani donne tendevano spesso a rimodernare i gioielli di famiglia. Malgrado tutto, è giunto fino a noi un numero sufficiente di gioielli da rappresentare l’intero arco storico, in particolare l’Ottocento. «La gioielleria Soprana ha sempre dedicato un’attenzione particolare alla gioielleria antica – precisa Matteo Soprana – andando a ricercare preziosi e particolari manufatti e offrendo alla clientela una scelta ampia tra orecchini, anelli, spille, bracciali e pendenti negli stili art déco, art nouveau e belle époque».


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 18

Fashion

Sistema Moda, fare squadra per vincere

Mettere in vetrina l’eccellenza dei nostri marchi, attraverso una vision integrata che investa sulla formazione e offra la ribalta ai talenti creativi. È il perimetro strategico nel quale il Mise si batte per la leadership del fashion italiano

a ideato e tenuto a battesimo il primo Comitato della moda e dell’accessorio italiano, ha destinato ben 40 miliardi sui complessivi 261 previsti dal Piano straordinario del made in Italy al comparto tessile e abbigliamento, si è impegnato nel riordino del palinsesto fieristico. Ma soprattutto - ed è questa la virtù principale che la filiera nazionale del fashion riconosce al lavoro del ministro Carlo Calenda - ha saputo creare consenso e sinergie, aggregando i brand e presentandoli, forse per la prima volta, come Sistema Italia. Il tutto in un arco temporale relativamente breve, durante il quale il titolare del Mise (riconfermato in carica dal governo Gentiloni) ha sviluppato una robusta strategia di investimenti a favore del tessile-abbigliamento-moda, tale da renderlo la figura istituzionale di riferimento del secondo settore italiano più esportato al mondo dopo quello meccanico. «Dal 2015 fino al 2018 – spiega Calenda – abbiamo già assegnato e assegneremo risorse al Sistema Moda pari a 8 volte la media di quanto è stato investito nel quinquennio precedente. Il primo blocco di attività è servito a rafforzare altre importanti manifestazioni in Italia, sul modello di quanto fatto con Pitti Uomo, per il quale il Governo ha stanziato 2 milioni di euro l’anno, dal 2014 al 2017».

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PROMOZIONE SISTEMA MODA, STOP ALLA FRAMMENTAZIONE La visione di fondo, che negli ultimi mesi ha animato ogni singola iniziativa di promozione delle maison italiane, ruota sostanzialmente attorno a due assi prioritari. Il primo è la valorizzazione della nostra eccellenza manifatturiera e artigianale, tradottasi nel potenziamento del profilo internazionale di saloni quali Milano Unica per quanto concerne i tessuti, di Filo per i filati e di theMicam per le calzature, con

l’obiettivo comune di farli diventare leader espositivi per i rispettivi ambiti specialistici. Il secondo, ancora più importante, punta al superamento della frammentazione tipica del settore, che in passato ha penalizzato il fashion system italiano rispetto ai concorrenti internazionali. «Così come si è mosso fino a oggi - sostiene il ministro – il sistema moda non può funzionare. Non esiste che tutti facciano tutto slegati l’uno dall’altro, senza ragionare in un’ottica organica. Prendendo il caso di Milano Unica, la fiera dei tessuti, è inaccettabile ad esempio che non sia la più forte del mondo, visto che il Belpaese detiene il primato nel settore». Un discorso che naturalmente non vale solo per il capoluogo lombardo, ma chiama in causa la totalità degli operatori domestici del tessile-abbigliamento, concentrati in prevalenza nelle altre due “capitali” della moda, Roma e Firenze. Sullo sfondo di quest’ultima, e precisamente in occasione del lancio dell’edizione numero 90 di Pitti Uomo, il responsabile del Mise ha annunciato che dal 2017 il calendario della moda Milano-Firenze sarà completamente integrato. «In Italia bisogna focalizzarsi sulle cose che funzionano. Pitti è una di queste, ma la sua leadership è garantita per un anno. Il che significa che ogni anno la sfida va rilanciata e migliorata: da qui la scelta di integrare il calendario di Milano e Firenze, perché non possiamo far venire i buyer nel nostro Paese tante volte». FORMAZIONE, ALZARE IL LIVELLO DELLE NOSTRE SCUOLE DI DESIGN Gli altri fronti su cui il ministero tiene in caldo nuove progettualità riguardano poi sostenibilità, nuovi consumatori e formazione. Sui primi due, Calenda si è detto pronto in più occasioni a investire nuovi fondi purché la filiera della moda, sulla scorta delle istanze espresse anche dalle associazioni che la rappresentano

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

come Smi, Altagamma e Fiamp, «ci fornisca la lista della spesa e ci dica cosa deve essere fatto». In campo formativo invece, l’obiettivo numero uno è quello di predisporre un piano integrato capace di rafforzare le scuole di moda e design per alzarne il livello e poter competere con i prestigiosi istituti stranieri come la Central St. Martin school di Londra. Nel frattempo procedono senza intoppi i progetti con la grande distribuzione Usa, resi possibili grazie allo stanziamento di altri 20 milioni di euro per il 2016. «Fino a oggi – conclude il ministro - abbiamo stretto accordi con Saks, Nordstrom e Harvey Nichols per portare negli scaffali americani i marchi italiani poco o affatto conosciuti, che da soli non avrebbero avuto la forza di penetrare un mercato esigente come quello americano. Adesso dobbiamo continuare su questa strada, lavorando in un’ottica globale, facendo emergere i talenti creativi e uscendo definitivamente da una mentalità troppo spesso provinciale». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 20

Fashion

Dalla fotografia alla moda, in un unico percorso Franco Ferraro racconta il suo personalissimo modus operandi a cavallo tra due forme artistiche. Da una foto a una collezione il passo è meno lungo di quanto si possa immaginare. Il risultato? L’internazionalità della proposta i sono espressioni artistiche nate per definizione spurie. Si pensi al cinema, che ha bisogno del teatro, della musica e della fotografia, solo per citarne alcune, o alla canzone d’autore che alla musica aggiunge la poesia, e l’elenco potrebbe continuare ancora molto. La moda non è un’eccezione, perchè si inserisce nella vita sociale del quotidiano e a questa prende e restituisce, in un continuo scambio, in un flusso costante di ispirazione reciproca. Lo sa bene Franco Ferraro, attuamente alla guida della piemontese Child, che spiega il suo personale percorso creativo, che vede nella fotografia un punto di partenza per arrivare alla summa espressa nelle proprie collezioni. «Da giovane, durante gli studi frequentavo i fotografi di Epoca aiutandoli talvolta nei lavori in esterni – ricorda Ferraro –. Ho iniziato a lavorare negli anni sessanta con Agnona, azienda leader in Italia per la produzione di tessuti e abbigliamento moda.

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COLLEZIONI INTERNAZIONALI La ditta Child (acronimo dei nomi dei tre figli di Franco Ferraro: Chiara, Ilaria, Davide) è nata nel 1974, dopo un’esperienza creativa e manageriale di dieci anni presso le Lanerie Agnona, oggi acquisita da Ermenegildo Zegna. Nei primi anni, la società cura le produzioni di grandi couturier come Dior e Givenchy, per poi dare spazio alle proprie personali collezioni riscuotendo subito un notevole successo. Prima con il prêt-à-porter femminile Franco Ferraro, poi con la collezione maschile Franco Ferraro Uomo, il marchio made in Italy riesce ad imporsi anche su scala internazionale, tanto da esportare oggi più del 95 per cento delle collezioni in Usa, Europa, Australia e soprattutto in Giappone e Corea dove è presente con ben 80 boutique.

Qui fondai e diressi la rivista e house organ “Agnona” che illustrava le collezioni prodotte, chiamando a collaborare giovani fotografi di moda che diventarono poi famosi come Gian Paolo Barbieri, Oliviero Toscani, Bob Krieger, Ugo Mulas, Aldo Ballo, Alberto Rizzo». Quindi, come si può definire la sua cifra stilistica? «La caratteristica del nostro prodotto è l’internazionalità: le nostre collezioni cioè, pur tenendo conto delle ultime influenze-moda italiane, hanno uno stile internazionale che può essere apprezzato sia da una cliente di Tokyo che da una di New York o Melbourne. Più in generale, i nostri sono tessuti naturali e di pregio, strutturati e rifiniti con estrema cura dei dettagli, uniti a una raffinata sensibilità estetica. Tutto ciò dà vita a collezioni di un gusto equilibrato, tra il casual e il classico, per una produzione artigianale che non supera i 35-40mila pezzi l’anno». Come vi relazionate a quei fattori che determinano la moda contemporanea? «Io e mio figlio Davide viaggiamo molto e spesso annotiamo, con l’aiuto di una piccola macchina fotografica sempre con noi (una piccola Lumix 5), la moda in strada dei giovani nei vari paesi che visitiamo. Al ritorno ci consultiamo con mia figlia Chiara, la stilista della collezione, e introduciamo gli elementi che ci sembrano interessanti e innovativi». Molto forte è la vostra attenzione alle innovazioni tecnologiche. Quali sono le novità per il vostro marchio? «Con la collezione maschile presente a Pitti Uomo l’anno scorso, abbiamo lanciato un blazer innovativo chiamato Colibrì che pesa 300 grammi, si può infilare in una piccola borsa 24 ore insieme ai documenti, per viaggi “leggeri” in qualsiasi paese del mondo con climi anche molto umidi. Ingualcibile, all’arrivo a destinazione si può indossare immediatamente, per un incontro d’affari o una cena elegante. Realizzato in un tessuto speciale, ottenuto sviluppando la nanotecnologia in campo tessile, unisce i vantaggi del cotone a quelli della fibra sintetica: traspirante, con rapida asciugatura dell’umidità, antipiega e leggermente stretch per il massimo comfort. Ma non è l’unico». A cosa siriferisce? «In particoare a Solaris, una serie di giubbotti e giacche riscaldabili con tecnologia d’avanguardia che presenteremo all’edizione di Pitti di quest’anno. Si tratta di un sistema di generazione di calore che si attiva con piccolo pulsante sul petto che consente la selezione fra tre diverse intensità di calore: high, medium e low. Il sistema è collegato tramite plug usb a batterie portatili alloggiate all'interno del capo. La tecnologia riscaldante è inserita in tre strati di tessuto. Il primo è un tessuto stampato in Terahertz, che contribuisce a riflettere la temperatura del corpo. Il secondo

è costituito da una fibra soffice al tatto che trattiene il calore. Il terzo, in alluminio non tessuto, isola ulteriormente, mantenendo lo stato termico. È ideale per attività sportive all’aperto». A quali nuove soluzioni state lavorando? «Per il medio periodo ci dedicheremo a sviluppare e allargare l’utilizzo del nostro sistema di riscaldamento dei capi, sconfinando in altri settori che non siano soltanto la moda. Inoltre, vorremmo cercare di trasformare i tessuti in fibre naturali (cashmere, lana, alpaca, mohair) che noi amiamo in particolar modo, in tessuti “tecnici”, cioè con caratteristiche tecnologiche che valorizzando i vantaggi dei tessuti naturali ne accrescano le possibilità di impiego». ■ Renato Ferretti

Franco Ferraro, titolare della Child, con sede a Serravalle Sesia (Vc) con il figlio Davide responsabile commerciale della ditta. www.francoferraro.com


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 22

Fashion

Soffia un vento orientale Investire sulle energie fresche della moda italiana, prenderle e accompagnarle nei mercati che domani faranno la differenza. È la miglior strategia di promozione del made in Italy secondo Mario Boselli, che scommette sul Far East uno dei padri storici della couture italiana, col pallino dei giovani. I soldati semplici della moda, che tuttavia per creatività e spirito di innovazione il cavalier Mario Boselli considera comparabili con la prima generazione di stilisti che hanno fatto grande il made in Italy. Un patrimonio di talento che domani potrà fare le fortune del sistema nazionale del fashion, ma che oggi fatica a spiccare il volo. «Questa è una piccola tragedia - osserva il presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana – perché a volte certi giovani sono anche più validi di alcuni veterani. Il punto è che il mondo è cambiato, la concorrenza è enorme e l’offerta è sterminata. Emergere in questa situazione diventa proibitivo perché occorrono grandi risorse manageriali, umane e finanziarie molto difficili da mettere in campo per un’impresa giovane». Con quali iniziative si può tutelare un serbatoio così fertile di giovani? «L’unica cosa che si può fare è aiutarli. Riguardo al mercato domestico, la Camera della moda li aiuta soprattutto a Milano. Personalmente, in qualità di presidente onorario con delega sui mercati esteri, cerco il più possibile di portarli nelle piazze lontane perché hanno molto più bisogno di essere accompagnati dei grandi brand già affermati». Le piazze vicine invece si chiamano Milano, Roma, Firenze. Come stanno reggendo il confronto con le altre capitali internazionali della moda? «Intanto farei una precisazione. Le fashion week confrontabili con Milano sono tre, tutte fuori dall’Italia: Londra, New York e Parigi. Milano è l’unica vera fashion week uomo-donna che si tiene due volte, per un totale di quattro volte l’anno. Firenze è un luogo di eccellenze per le fiere, dove Pitti

È

Mario Boselli, presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana

rappresenta il contenitore principe. Roma è ancora un'altra realtà, dove a una piccola percentuale di alta moda si affiancano i giovani talenti, rappresentando di fatto un incubatore di creatività emergente. In definitiva, l’Italia ha una ricchezza diffusa che si articola lungo tutta la Penisola. A differenza di altri Paesi come la Francia dove moda, mostre, sfilate, fiere convergono tutte a Parigi». Il calendario integrato Milano-Firenze, al via quest’anno, esprime la volontà di cambiare la strategia promozionale del comparto in un’ottica organica. Quale vantaggi può trarne il nostro fashion system? «Si tratta di un segnale positivo, anche e soprattutto per i brand che ragionano per linee. È chiaro che a Milano ci sono le prime linee, mentre una realtà importante di seconde linee si riconosce in Firenze, dove trovano spazio anche i brand dimensionalmente più contenuti. Quindi c’è una complementarietà tra Milano e Firenze che in questa integrazione di calendario trova una soluzione ottimale». I nuovi consumatori, detti Millenials, sono il target a cui le grandi maison

mondiali della moda guardano per consolidare le loro quote di mercato futuro. Su quali leve deve puntare il made in Italy per sedurli? «I Millenials, che includono le generazioni X e Y, stanno crescendo in modo smisurato soprattutto nel Far East. Quindi parliamo di Cina, Korea e tutta l’area che ricade nella Greater China. Non a caso è stato scientificamente provato che l’influenza prevalente della moda, fino all’inizio degli anni Duemila appannaggio del mondo occidentale, dal 2005-2010 si sta spostando nel mondo orientale. Rispetto al quale, Italia e Francia nel segmento alto sono due riferimenti imprescindibili». Nella mappa globale, Cina e Paesi Arabi sono due direttrici chiave verso cui accrescere la presenza del nostro settore moda. Come ci collochiamo oggi in queste aree e quali opportunità si stanno aprendo? «È vero sono due direttrici chiave, ma

molto diverse. Nei Paesi Arabi ci sono relativamente pochi consumatori rispetto alla Cina, ma molto abbienti e potenti. In Cina invece oltre ad alcuni grandi ricchi, c’è una classe media emergente di 400 milioni di cinesi che oggi figurano non consumatori, ma che nel giro dei prossimi 5-10 lo diventeranno. Dovendo scegliere, io andrei in Cina per via di un serbatoio di possibile clientela senza eguali». Da qualche mese è in pista il Comitato della Moda e dell’accessorio, istituito per definire linee guida e azioni di sostegno al comparto. Come si può sfruttare e su quali progetti ritiene si debba concentrare? «Lo strumento è importante e, a quanto ne so, proseguirà anche sotto il governo Gentiloni con il coordinamento del sottosegretario Scalfarotto. Io mi limito a dire una cosa: attenzione alle ammucchiate. Il rischio è che si stemperino alcune caratteristiche che magari è bene tenere focalizzate. Nei 15 anni in cui ho ricoperto l’incarico di presidente della Camera della moda ne ho sempre tutelato la specificità rispetto ad altre organizzazioni e istituzioni. Perché a mio giudizio la Camera non è solo produzione, motivo per cui non la vedo in Confindustria, e neanche solo distribuzione. In altre parole, e senza alcuna polemica, collaborazioni sì, ma appiattimenti no». ■ Giacomo Govoni

Macchinari all’avanguardia La qualità dei prodotti trae origine da attrezzature adatte a rispondere alle esigenze d’innovazione richieste dal mercato. La Pajusco Tecnologie è depositaria di un’esperienza unica nel settore delle macchine per la conceria a concia delle pelli è un’arte che per raggiungere il massimo delle sue potenzialità deve poter far affidamento su un valido sistema di attrezzature. Pajusco Tecnologie, società operante da oltre 40 anni nel vicentino, è in grado di offrire un ampio spettro di tecnologie a supporto dei processi di concia. L’azienda si occupa, infatti, di realizzare bottali, aspi, bottali a follonare e ogni tipologia di macchina completamente automatizzata e unica nel suo genere. Il punto di forza della società, infatti, risiede nella possibilità di adattare la tecnologia alle esigenze del cliente: «Pajusco – spiega Olimpio Storti – è sinonimo di sicurezza e di affidabilità garantita dalla scelta dei materiali più pregiati e dalla minuziosa lavorazione ma anche da un’accurata fase di testing, durante la quale i bottali e le automazioni vengono collaudati da un team di esperti che ne attesta l’idoneità prima di procedere alla spedizione». L’installazione delle apparecchiature avviene solo per mano dei tecnici aziendali, i quali curano nei minimi dettagli la realizzazione del progetto: il macchinario e i locali all’interno dei quali

L

La Pajusco ha sede a Montebello Vicentino (Vi) www.pajusco.com

verrà installato. «Questo modo di operare assicura un vantaggio – continua Storti – in produzione oltreché sicurezza e affidabilità durante ogni fase di utilizzo. I nostri servizi proprio per questa ragione sono apprezzati in tutto il mondo». L’azienda può contare su un settore ricerca particolarmente robusto e specializzato nello studio di tecnologie innovative da proporre agli operatori di settore. Nel campo della concia delle pelli la Pajusco Tecnologie possiede prodotti unici poiché frutto di un processo di progettazione predisposto con il solo obiettivo di rispondere alle esigenze dei clienti. ■ Luana Costa


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Fashion

Outfit esclusivi Scopo della sartoria è proporre creazioni uniche. Le giacche realizzate in numero limitato sono sicura garanzia per il cliente di indossare articoli alla moda ma fuori dal circuito dello stile globale. Il punto di Alberto Dalle Carbonare na moda che prende le distanze dalla massificazione dilagante e che punta a distinguersi. Il mood di Nationality, brand di successo ideato dall’azienda di abbigliamento vicentina Sportex, viene definito come “unexpected sport chic” proprio a voler sottolineare il connubio tra eleganza e comfort. La donna è il fil rouge del brand, sin dalla sua nascita, costantemente valorizzata attraverso la creazione di collezioni di giacche testimoni di un’eleganza che si radica nella qualità

formità - racconta Alberto Dalle Carbonare, fondatore e Ceo della società -. Nationality è un brand creato da Sportex e si distingue per eleganza e ricercatezza. Questo marchio è il frutto di anni di ricerca delle migliori soluzioni da adottare, a partire dai materiali agli accessori fino alla vestibilità e alla resistenza; tutto rigorosamente made in Italy. Chi decide di indossare un capo Nationality sa che sta portando un prodotto progettato da una mente italiana, confezionato con abilità da mani italiane e passato sotto il controllo di occhi italiani: è solo

delle materie prime, nella ricercatezza delle lavorazioni e nell’attenzione al dettaglio. «Nationality propone uno stile accattivante, autentico pensato per la donna che vuole dare un tocco distintivo al proprio abbigliamento perché, in un periodo in cui la moda è sinonimo di stile globale, la nostra azienda vuole offrire la possibilità di distinguersi dall’uni-

questo il vero made in Italy. Il tempo necessario per la ricerca e la creazione è ciò che rende queste giacche un prodotto esclusivo. I nostri articoli sono, infatti, commercializzati nelle più prestigiose boutique del mondo: Europa, Canada e Giappone sono solo alcuni esempi di paesi che hanno riconosciuto la grande qualità di questi capi». Ultimo nato di una fa-

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Unexpected sport chic Nationality è una collezione di giacche, realizzate interamente in Italia, perfette per la donna che ricerca lo stile, la qualità dei materiali e l’attenzione ai dettagli, senza rinunciare ad un look pratico e funzionale. In un periodo in cui la moda è sinonimo di stile globale, Nationality diventa scelta consapevole

di distinguersi dall’uniformità. Una tradizione di famiglia che nasce dall’esperienza maturata nei tessuti e che si tramanda con una profonda conoscenza della materia prima, creatività e maestria. I capi Nationality sono diversi gli uni dagli altri, una sorta di ‘produzione in serie di capi unici’.

Nationality, brand di Sportex ha sede a Vicenza - www.nationality.it

miglia che da oltre quarant’anni lavora nel mondo dei tessuti e della moda, Nationality è un brand che rispecchia il territorio in cui si colloca: il Nord Est italiano. Vicenza, una città famosa nel mondo per la bellezza dell’architettura del Palladio, si è distinta nel corso degli ultimi trent’anni per la capacità imprenditoriale dei suoi abitanti, per i quali il lavoro è davvero un valore fondamentale e la sostanza deve prevalere sulla forma, sempre. Nationality è quindi figlio di questo contesto e riassume questi valori nelle creazioni sartoriali. «Il filo è l’origine di tutto – aggiunge il fondatore – da esso nasce il disegno e l’originalità del tessuto dal quale ogni pezzo viene creato. E noi di Nationality ci teniamo molto a seguire direttamente ogni fase di questo processo perciò, da fieri sostenitori del made in Italy, pretendiamo che ogni capo venga ideato e prodotto qui, dove abbiamo la sede, nel cuore della provincia di Vicenza». L’azienda ha ormai superato i dieci anni di attività ed ancora oggi mantiene nei suoi prodotti il cuore del progetto: l’unicità di ogni capo. «Dall’eccentricità della decorazione esterna, che ha caratte-

rizzato il brand alla sua nascita, si è passati alla numerazione - limitata a 99 esemplari - che caratterizza oggi l’interno di ciascuna giacca. Un dettaglio che testimonia ulteriormente la qualità del brand fatta di attenzione ai particolari, ricercatezza delle materie prime e profondo know-how produttivo». Novità 2016 è la giacca Tricot che conferisce morbidezza a linee perfette rendendola un capo adatto anche nell’utilizzo quotidiano. ■ Luana Costa


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Fashion MODELLARE L’ARCHITETTURA DEL CORPO Considerato tra i migliori interpreti emergenti del “total made in Italy”, Giuseppe Buccinnà racconta il suo percorso creativo. Da possibile ingegnere a modellista lanciato verso una luminosa carriera nel pianeta fashion

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a debuttato sulle passerelle milanesi a febbraio dell’anno scorso con una collezione donna autunno-inverno, seguita a ruota dalla collezione primavera-estate 2017, presentata all’ultima Settimana della moda del capoluogo lombardo. Varesino di nascita e creativo per vocazione, Giuseppe Buccinnà è un fashion designer giovane, il suo retroterra formativo, fatto di elementi tecnici e di volumi armoniosi, si basa su una logica rigorosamente green. «Il mio non vuole essere un mero esercizio di stile – spiega Buccinnà - bensì una storia, fatta di sfaccettature e asimmetrie, specchio di quel che sento circondato da quel che vivo». A inizio anno ha esordito al Milano fashion week. Quali tratti distintivi del suo stile ha portato in passerella e quali reazioni ha raccolto? «Una moda che esalti il fascino femminile slegandosi dal concetto di corpo; una reinterpretazione di elementi esistenti basata su nuovi strumenti di connessione e destrutturazione. Un approccio modellistico con particolare attenzione verso vestibilità, materiali, forme e armonia delle linee. Le mie performance di presentazione hanno avuto occhi d’ogni genere e non di soli addetti ai lavori. Il tutto ha suscitato reazioni di varia natura e ho cercato, per quanto possibile, di non farmi influenzare né in un verso né nell’altro focalizzandomi sul “domani”». Nel mondo della moda la considerano uno dei massimi interpreti del design made in Italy. Quali elementi ritiene le abbiano consentito di conquistarsi questa “reputazione”? «Riporto una citazione di Goethe: “guardando l’antichità noi non impariamo nulla ma diventiamo qualcosa”. La nostra storia è inevitabilmente intrisa di creatività e la moda non è stata esente da tutto questo. Vorrei poter continuare a lavorare a stretto contatto con artigiani in grado di trasmettermi il bagaglio umano di consapevolezza e di metodo così da poter plasmare nuove forme in grado di decodificare un linguaggio fortemente personale». Lei è uno stilista, con una laurea di ingegneria civile nel cassetto. Cosa c’è di “ingegneristico” nel suo modo di progettare abiti? «Nel caso dei capi si parla di una progettazione a stretto contatto con la pelle, legata al corpo. La progettazione del modellista porta a conoscere l’architettura che sta alla base della creazione di un capo. Per far sì che stia in piedi ci sono accorgimenti che spesso partono dall’anatomia e che sfruttano per necessità alcune regole della matematica. In ogni forma esiste una scelta ben precisa». Della sostenibilità produttiva ha fatto un valore fondante del suo modo di creare moda. Come si riflette questa sua attitudine nella scelta dei tessuti e dei materiali per i suoi modelli? «Cerco di ridurre al minimo ogni tipo di finissaggio sui tessuti partendo dall’esigenze dettatemi dai volumi di ogni singolo capo. Mi vedo come progettista in grado di responsabilizzare distanze ormai inevitabili in una società delineata da forti contrasti. Se la nudità diventasse norma sociale assoluta ci sarebbero nuovi traumi d’affrontare e in questo contesto l’atto sociale è qualcosa a cui l’individuo è costretto ormai a pensare. Siamo chiamati a dover riflettere su concetti di sostenibilità in tutti i settori sociali e la moda, specie in Italia, è giusto che s’interroghi dando soluzioni che ne ottimizzino processi nel più breve tempo possibile». ■

Una creazione della collezione“Rigpa” del fashion designer Giuseppe Buccinnà

Indossare il comfort Il giovane brand fiorentino Crochè esalta l’esperienza dello storico Maglificio Laura Patrizia per produrre collezioni rigorosamente made in Italy, dedicate a una donna dinamica e vivace, immersa nella contemporaneità

na maglieria “materica”, piacevole al tatto e alla vista, punto d’incontro di vari elementi e tessuti, sintesi dell’ispirazione che anima un’intera collezione. Il brand fiorentino Crochè, nato nel 2014, si identifica con questa produzione puntando sulle trame e i punti maglia per formare e definire l’abbigliamento femminile contemporaneo. Parte da qui la selezione dei tessuti e dei filati, che si allarga poi agli accessori e a tutto ciò che occorre per vestire una donna dinamica e vivace, immersa nella contemporaneità, con una costante attenzione ai dettagli e alle linee. Una ricerca che poggia su un’esperienza consolidata ed

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emana made in Italy in ogni sua fibra. Il marchio Crochè è realizzato dai fratelli Marco, Laura e Patrizia Tofani che vantano un’esperienza decennale nel campo della maglieria e della moda. La sede dell’impresa è lo storico Maglificio Laura Patrizia, azienda toscana che da più di 50 anni produce maglieria da donna pregiata per i più importanti brand italiani e stranieri. Fondata dal padre negli anni del boom economico, quella che all’inizio è una piccola realtà produttiva a gestione familiare si afferma e cresce sempre di più nel tempo, unendo capacità manageriali, artigianali e creatività in un contesto geografico, quello fiorentino, che in quegli anni è uno stimolante crogiuolo di idee e nuove proposte di stile. La barra è puntata a dritta, ieri come oggi, sulla tradizione artigianale e un’attenta cura del prodotto che interpreta l’eccellenza della creatività italiana. «Crochè si rivolge alle donne della nuova generazione – spiega uno dei proprietari, Marco Tofani – mantenendosi ancorato

Maglificio Laura Patrizia ha sede a Signa (Fi) www.croche.it www.laurapatrizia.it

alla tradizione dello stile e del gusto italiano. La filosofia del brand prende forma a partire da un concetto che unisce eleganza, praticità e comodità. Fedeli alla nostra storia familiare e aziendale, tutte le nostre creazioni sono interamente realizzate in Italia. Uno staff creativo che lavora senza sosta alla realizzazione di nuove proposte usa le più moderne e aggiornate tecnologie per materializzare collezioni curate nei minimi dettagli, dove la qualità e lo stile rappresentano la chiave di successo. Lo staff stilistico interno svolge un’attività di ricerca continua per consentire ai prodotti di essere sempre aggiornati con l’evoluzione delle tendenze ed allineati alle esigenze dei mercati. La progettazione e la ricerca hanno come punto di forza, la selezione delle materie prime, dei filati e dei tessuti, rigorosamente impostate sul made in Italy. La donna Crochè ama l’indipendenza ma è anche affettuosa, è una donna forte ma sensibile, è competitiva ma al tempo stesso generosa». ■ Alessia Cotroneo


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>>> continua dalla prima

designer Oliviero Baldini. Non rinuncia al leitmotiv nemmeno “Vintage Selection Let’s dance!”, il saloneevento di abbigliamento, accessori e oggetti di design vintage che si svolge in concomitanza con Pitti Filati 80, dal 25 al 29 gennaio 2017 alla Stazione Leopolda di Firenze. A questa 29esima edizione il fashion lab si conferma sempre più integrato al mondo di Pitti Filati interpretando, attraverso iniziative collaterali e una mostra specifica, il tema della disco dance - che ha rappresentato una grandissima stagione della musica e della danza degli anni Ottanta - in stretto dialogo con Pitti Dance Off, fil rouge dei saloni invernali. LE NUOVE VIBRAZIONI DEL MENSWEAR Pitti Uomo ha proposto un format dinamico capace di superare il dualismo tra fiera e fashion week mettendo a punto progetti che uniscono ricerca stilistica, comunicazione e attenzione per il mercato. Protagonisti sono stati le grandi aziende della tradizione che si proiettano al futuro, i nuovi talenti del fashion design e i brand in ascesa, fino ai nuovi mondi del menswear, anche in senso geografico. «Si fa sem-

pre più attenta la selezione dei marchi presenti, con l’obiettivo di rappresentare il top del mercato e in parallelo viene confermato il ruolo della rassegna come piattaforma per il lancio di iniziative speciali di respiro internazionale», ha evidenziato l’ad di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone. Presenti 1.220 espositori, di cui 540 marchi battevano bandiera estera. Special guest è stato lo stilista britannico Paul Smith con la sua nuova collezione, mentre guest designer è stato Tim Coppens, designer belga di stanza a New York. Da segnalare la partecipazione di due big brand internazionali: Z Zegna è tornato a Firenze per l’anteprima ufficiale della collezione disegnata dal nuovo direttore creativo Alessandro Sartori, mentre Tommy Hilfiger ha svelato un’accurata selezione delle sue collezioni uomo autunno 2017 all’interno di una straordinaria installazione alla Sala Ottagonale, fortemente ispirata all’innovazione e alla tecnologia digitale. Al debutto la sezione HI Beauty con il meglio della profumeria artistica internazionale e delle fragranze per la persona e l’ambiente. Largo ai nuovi talenti della scena internazionale, come i coreani Bmuet(te) e Ordinary People (con Kocca, la più importante agenzia governativa che supporta la

© AKAstudio-collective

Fashion

PITTI FILATI 80

A caratterizzare il Salone è l’evoluzione dello spazio ricerca: osservatorio sperimentale dove vengono analizzate e lanciate le tendenze per le prossime stagioni creatività coreana) e il marchio giapponese Sulvam (collaborazione con la Japan Fashion Week Organization). «Pitti favorisce l’incontro tra espositori e buyer coreani - ha spiega l’ad di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone ma presenta anche nuovi punti di vista sulle tendenze. La Corea è molto attenta alla moda. I suoi grandi gruppi delle tecnologie informatiche, come Samsung, Lg, E.land si occupano anche di fashion». Spazio anche all’omaggio all’imprenditore del fashion e fondatore di Kiton Ciro Paone. «Per noi di Pitti Immagine, Ciro Paone è sempre stato un riferimento di simpatia, eleganza, visione e coraggio – ha aggiunto Napoleone – e il suo lavoro un esempio di ricerca e al tempo stesso di salvaguardia della tradizione. Rappresenta il meglio della sartoria contemporanea, e al tempo stesso uno degli imprenditori più illuminati della moda italiana: una storia che parte da Napoli e da qui va alla conquista del mondo. Due o tre cose che so di Ciro sarà un’immersione nel gusto, nella passione e nell'indefessa dedizione alla causa del bello, che attraversano la vita e la carriera di Ciro Paone». LABORATORIO DI CREATIVITÀ A caratterizzare Pitti Filati 80 è l’evoluzione dello spazio ricerca: osservatorio sperimentale dove vengono analizzate e lanciate le tendenze per le prossime stagioni. La tematica approfondita durante questa edizione prende il nome di The Passenger ed è dedicata

al viaggio e a tutti i viaggiatori. Il viaggio è inteso come un momento prezioso da dedicare a noi stessi e agli altri, per conoscere e conoscersi, come libertà di poter essere e fare, oltre i confini e i ruoli del quotidiano. Un progetto espositivo e di ricerca unico nel suo genere, con la direzione artistica del fashion designer Angelo Figus e dell’esperta in maglieria Nicola Miller, e l’allestimento di Alessandro Moradei. KnitClub è l’area di Pitti Immagine Filati che vede protagonisti i maglifici di qualità, una selezione sempre più qualificata di aziende capaci di interpretare le volontà tecniche e creative dei visitatori del salone. KnitClub favorisce una più avanzata integrazione di tutta la filiera, nei tempi del calendario internazionale più consoni per il settore della maglieria, offrendo una valida opportunità di confronto commerciale tra maglifici espositori e buyer, designer e uffici stile dei più famosi brand internazionali di moda che frequentano da sempre Pitti Filati. Al piano inferiore del Padiglione Centrale si trova la sezione Fashion At Work di Pitti Filati, che da sempre riunisce espositori italiani e stranieri impegnati in consulenze stilistiche, progettazione punti e prototipi, stampa su maglia, macchine per maglieria, bottoni e minuterie, accessori e passamanerie, ricami e applicazioni, tintorie e finissaggi, quaderni di tendenza e bureaux de style, sistemi di codifica del colore, sistemi software per il disegno o la confezione. ■ Leonardo Testi


Osservatorio sul lusso Pag. 29 • Gennaio 2017

Alta tecnologia nei filati Un’azienda giovane, dinamica, tesa all’innovazione, dedita alla ricerca e allo sviluppo coniugati alla creatività. Riccardo Ramberti e Arturo Cocco raccontano la continua evoluzione di Ramfil amfil è un’azienda che produce filati termoplastici che si trasformano poi in splendidi tessuti e maglie altamente performanti. L’efficiente parco macchine e l’avanzata tecnologia dei filati permettono alla ditta di soddisfare qualsiasi esigenza dei propri clienti, realizzando tessuti che possono trovare utilizzo in vari settori, dall’arredamento per interni ed esterni al balneare, al giardino. La filosofia dell’azienda è quella di produrre in maniera consapevole, etica ed ecosostenibile, senza per questo rinunciare alla qualità. A questo scopo, Ramfil si è impegnata nello studio della materia prima in collaborazione con prestigiosi Atenei e laboratori accreditati, studio che ha portato alla creazione di formulazioni con polimeri biocompatibili e quindi alla nascita di un filato dalle incredibili caratteristiche e non inquinante, in assoluta armonia con l’ambiente.

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MATERIA PRIMA

È rigorosamente di origine italiana. Utilizziamo solo sostanze consentite dalle normative europee e internazionali, a garanzia di chi utilizza i nostri prodotti Nonostante sia un’azienda giovane, Ramfil vanta una conoscenza pluriennale nel settore. «Quando abbiamo iniziato, abbiamo scelto di circondarci di collaboratori altamente specializzati, i nostri dipendenti hanno tutti un’esperienza di diversi anni in questo settore. L’evoluzione delle tecnologie, la creatività degli artigiani e un’ottima materia prima hanno fatto il resto».Per garantire una maggiore sicurezza dei suoi prodotti, le materie prime utilizzate dalla ditta sono di origine italiana. «Per noi è di fondamentale importanza lavorare con materiali di eccellente qualità, per questo acquistiamo solo merce di origine italiana, prodotta e lavorata interamente nel nostro territorio da abili esperti da noi selezionati. Tutti i nostri tessuti rispettano le normative europee e internazionali e per la lavorazione utilizziamo solo sostanze consentite, a garanzia di chi utilizza i nostri prodotti e a tutela dei nostri clienti». Ramfil è in grado di riprodurre tessuti adatti a qualsiasi esigenza. «Offriamo una vasta scelta e infinite possibilità di abbinamenti di colore e texture. I designer possono rivolgersi a noi per creare tessuti moderni e allo stesso tempo sofi-

Ramfil ha sede a Santarcangelo di Romagna (Rn) e sede operativa in Monticello Conte Otto (Vi) - www.ramfil.it

sticati, possiamo riprodurre qualsiasi stoffa anche con riferimenti a Pantone. Inoltre collaboriamo con studi di progettazione e quindi possiamo elaborare le più svariate richieste dei nostri committenti». Dalla continua ricerca, nasce il marchio Ramprotex. «L’incessante avanzamento della tecnologia dei filati da noi creati ha dato vita a Ramprotex, un tessuto con un alto contenuto tecnologico, pensato per rispondere e soddisfare le esigenze più diverse con l’assicurazione dell’alta qualità del prodotto. Il marchio dà origine a diverse linee di tessuti che si differenziano fra loro per caratteristiche tecniche, colori e design». Tra le linee di tessuto c’è la maglia Ramprotex, formulata con una soluzione biocompatibile rivoluzionaria per i polimeri antibatterici, che si presta a ricoprire negli anni fu-

turi un ruolo importante per lo sviluppo dei tessuti sia per l’esterno che per l’interno. «Si tratta di un tessuto morbido al tatto, dai raffinati intrecci che conferiscono al prodotto eleganza e design, i colori danno poi maggiori forza e carattere al manufatto. Le caratteristiche tecniche sono molte: la maglia è resistente ai raggi ultravioletti, è lavabile a trenta gradi, traspirante, antimuffa e antibatterica grazie a un sistema innovativo e unico». Ramfil utilizza infatti una tecnologia che acquisisce resistenza contro la prolificazione batterica, efficace al novantanove per cento. «Questo tipo di materiale non impiega alcuna sostanza tossica o biocida, la riduzione batterica avviene esclusivamente per effetto fisico e meccanico della superficie a contatto con i batteri. L’azione è batteriostatica e fungistatica, nella plastica è infatti presente lo ione zinco, un oligoelemento fondamentale per il buon funzionamento del nostro sistema immunitario e necessario a duecento processi enzimatici. In poche parole il tessuto è sempre igienizzato durante la sua vita». Lo zinco è anche l’elemento alla base del prodotto creato dall’azienda per la manutenzione, la pulizia e l’igiene dei tessuti. «Per un corretto mantenimento e la detersione dei nostri tessuti, abbiamo creato lo Zinx. A seguito del trattamento, il tessuto non rilascia alcuna sostanza tossica, né organica né inorganica, e mantiene la sua efficacia nel tempo, garantendo una maggiore igiene». Nella linea Ramprotex troviamo anche un rivoluzionario tessuto autopulente. «Selfcleaning è una nuova generazione di tessuto autopulente che si attiva grazie all’energia del sole. È una soluzione particolarmente adatta alle grandi metropoli, spesso molto inquinate». ■ Antonella Romaniello

Accessori moda I prodotti Ramfil trovano ampio utilizzo anche nel campo della moda. «I nostri tessuti sono adatti anche per la realizzazione di diversi accessori: borse, scarpe, portafogli. Stilisti e designer hanno a disposizione un materiale tecnologicamente all’avanguardia e praticamente indistruttibile oltre a infiniti possibili abbinamenti per colore, maglia e texture. E se poi non hanno un progetto definito, ci pensiamo noi a realizzarlo».


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 30

Fashion

Il tessile al servizio dell’alta moda Qual è lo stato di salute del settore in Italia e cosa bolle in pentola nel paese che decide trend e direzioni cui si adatterà il fashion mondiale? Alcune risposte le troviamo nell’esempio imprenditoriale di Alessandro Da Lio. «L’obiettivo è sempre confezionare tessuti e stoffe uniche, per capi d’abbigliamento di gran classe»

alta moda che il mondo ci invidia guida tutto il settore sul piano internazionale. Qui in Italia si prendono le decisioni che determineranno i trend attraverso i continenti, da New York a Tokyo, indistintamente. Ma non è solo una questione di creatività, tradizione o vuoto marketing intorno al marchio made in Italy. È soprattutto grazie alle scelte di base, tutte orientate all’eccellenza, che il fashion italiano rimane re indiscusso del settore. Una di queste scelte sta nell’esigenza di materiali e forniture senza compromessi. E, nonostante la grande recessione degli ultimi anni, il tessile nel Bel Paese continua a dare prova di una superiorità non solo tecnica. Il caso della SellTex, che lavora nell’ambito del tessuto per abbigliamento indirizzato maggiormente verso i produttori di abbigliamento donna, fa da esempio per tutto il comparto. «L’obiettivo – dice Alessandro Da Lio, titolare dell’azienda bresciana – è sempre stato confezionare tessuti e stoffe uniche per capi d’abbigliamento di gran classe. Anche per questo proponiamo sempre colori e fantasie di tendenza per ogni stagione e utilizziamo telai tradizionali con maestria, accompagnati da tecniche innovative di stampa digitale. Inoltre, il negozio mette a disposizione della clientela un’ampia scelta di tessuti e accessori per sartorie, come bottoni, zip e fodere».

L’

MADE IN ITALY

La qualità in termini di filati, disegni, tessuti , modelli, permette al prestigio italiano di essere ancora tale Qual è l’idea di fondo da cui muovete? «La ricerca di sempre nuove combinazioni colori, tessuti e stampe ci porta a viaggiare tra immagini di arte passata e moderna, tra le mille sfumature che la natura offre. Questo fa sì che dietro a ogni tessuto o stampa o colore ci sia sempre una storia che lo ha ispirato. Quindi lo “stile” che contraddistingue i nostri tessuti è il frutto della nostra visione delle cose intorno a noi e della moda che

da queste scaturisce cercando di essere, al tempo stesso, commerciale e unico il più possibile. Ne consegue che i nostri tessuti hanno un’anima, un carattere che li rende riconoscibili». Come descriverebbe la vostra organizzazione interna? «La SellTex ora dispone di una struttura che comprende un magazzino fornito di articoli pronti per la vendita, di una parte di uffici ben organizzata e di uno showroom dove possono essere consultati i diversi campionari. Crediamo molto nel metodo di lavoro che abbiamo adottato sin dal nostro inizio che racchiude lealtà e trasparenza nei confronti dei clienti, dei nostri fornitori e partner. Poi, bisogna considerare anche l’importanza della rete vendita presente in tutto il mondo, che possiamo vantare». In che modo si articola il vostro lavoro? «SellTex sviluppa ogni anno due collezioni di tessuto interamente prodotte in Italia per abbigliamento di alta moda prettamente femminile. Due collezioni che offrono articoli adatti per la primavera/estate e per l’autunno/inverno che ogni sei mesi si rinnovano con continua ricerca per ottenere effetti e disegni sempre nuovi. Queste collezioni vengono da noi ideate e successivamente prodotte grazie alla collaborazione dei migliori tessitori e stampatori comaschi e biellesi». Quali sono nel dettaglio gli elementi principali che vi distinguono sul mercato? «Cerchiamo di distinguerci nel mercato per flessibilità specialmente sui prezzi e per le consegne, generalmente puntuali. È altrettanto importante la disponibilità ad ascoltare le esigenze sempre diverse di ogni singolo cliente. Poi, un altro elemento su cui basiamo la nostra identità sta nella ricerca continua di nuovi materiali, combinazione di trattamenti e processi produttivi per ottenere il cosiddetto “diverso”, quel prodotto che può infondere emozione al cliente e quindi sorprendere, destabilizzare le scelte iniziali e, in alcuni casi, infondere un sano dubbio. E

Un’impronta personale «SellTex nasce il 26 luglio 2004 con poche risorse ma molte idee e soprattutto passione – dice il titolare dell’azienda bresciana Alessandro Da Lio –. Inizialmente situata in Brianza, ha poi visto un trasferimento nel bresciano per avvalersi di nuove collaborazioni e per essere più vicina alle esigenze dei clienti in transito, soprattutto esteri. Dalla prima sede a oggi i cambiamenti che hanno coinvolto la società sono sempre stati in crescita, senza aiuti, anno dopo anno, con difficoltà e gioie siamo riusciti a salire a piccoli passi verso il nostro obiettivo che è sempre stato quello di poter presentare un prodotto ideato e creato in Italia. Per ottenere risultati simili è necessario avere un proprio stile. Nel nostro caso, non inseguiamo il mercato ma certi tipi di donna che possa vestire i prodotti. Quindi, passiamo dalle stampe accese nei colori e vive, agli jacquard con carattere. In effetti, si può dire che non vestiamo una donna minimalista, forse non ancora» ancora, offrendo un’ampia gamma di tessuti senza minimi di metraggio e spesa, e una rete vendita presente in molti paesi Ue ed extra Ue, siamo riusciti a sviluppare lavoro e relazioni continue con clienti e collaboratori, che sono la parte più preziosa del nostro operato. Infine, non bisogna dimenticare l’affidabilità negli impegni presi verso nuovi progetti». Per flessibilità intendete anche produzioni custom made? «Nel tentativo di offrire un servizio sempre più personalizzato, anche nel caso la nostra collezione non dovesse soddisfare le richieste più esigenti, stampiamo e tessiamo a disegno le “emozioni” e la creatività di tutti, con stampe e disegni esclusivi. Il nostro tentativo è di offrire a tutti coloro che scelgono la nostra azienda il maggior numero di soluzioni a fronte di un mercato sempre più


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TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE Alessandro Da Lio, titolare della Selltex, ribadisce alcuni punti chiave della società bresciana e delle sue produzioni. «La nostra è un’azienda tessile – dice Da Lio – forte dell’esperienza e della professionalità maturata dai nostri addetti, che dal 2004 si occupa di produrre e fornire stoffe di alta qualità. Ogni prodotto è il risultato dello stretto connubio di tradizione nella lavorazione dei telai e innovazione nell’utilizzo di moderne tecniche tessili. Entrando nei nostri stabilimenti, si respira l’aria di entusiasmo e giovinezza di cui la Selltex può vantare. L’azienda tessile ha conquistato i mercati internazionali di America, Asia, Australia ed Europa, grazie all’affidabilità e alla pregiatezza dei suoi tessuti. La massima disponibilità ad accontentare il cliente con metraggi di ogni grandezza, l’ampia scelta di articoli pronti a stock e regolari, l’ottimo rapporto qualità/prezzo sono i punti di forza e di distinzione di SellTex. Inoltre, la SellTex può raggiungere chiunque: con il nostro furgone offriamo un servizio di presentazione e vendita in loco presso la sede dei nostri clienti».

vario ed esigente. La sellTex, quindi, dispone di una struttura che comprende un magazzino fornito di articoli pronti consultabili nel nostro show room e collezioni producibili a richiesta. Uniti di seta e polyestere e lana, stampati in diverse qualità, ricamati e cachemire, sono visionabili nella nostra sede. Ovviamente cerchiamo di accontentare il più possibile la nostra clientela, anche per tutti coloro i quali il prezzo è un parametro importante, tessuti scontati provenienti dalle nostre passate stagioni. Con la qualità di sempre a un prezzo più contenuto». Quali sono i materiali innovativi con cui avete lavorato recentemente?

«Abbiamo da poco preso parte allo sviluppo di tessuti con fibre speciali ma in merito non posso aggiungere molto. Quello che posso dire è sicuramente che il tessuto del futuro è interattivo, con esso potremo ottenere uno scambio di informazioni, ricevendo benessere, e potrà aiutarci a vivere meglio la nostra realtà quotidiana, informandoci e guidandoci. L’innovazione va cercata sui materiali verso diversi usi e applicazioni con vere e proprie innovazioni di campo su settori considerati tabù per il nostro prodotto». Un altro tema molto importante, attorno al quale si stringe sempre più la sensibilità dei consumatori, consiste nella tutela ambientale. «Cerchiamo di sviluppare tessuti confortevoli ed eleganti con un occhio sempre più attento alla qualità delle materie prime. Questo è possibile usando prodotti per stampa, tintura e finissaggio ecologici nel rispetto dell’ambiente e delle persone che indossano i nostri tessuti, che devono essere anallergici e durevoli nella tenuta e nel colore. Senza dimenticare i fondi per stampa e tinta. Questo implica dei costi sicuramente maggiori ma per nostra natura rimangono sempre elementi importanti a discapito, forse, di profitti maggiori. Crediamo nella lealtà e trasparenza e questo concetto lo applichiamo nei rapporti con i nostri clienti e i nostri fornitori nonché con i nostri collaboratori che cerchiamo di formare e far crescere incentivando le loro attitudini per il bene loro e della azienda». In cosa si esprime maggiormente l’importanza del made in Italy nel vostro lavoro quotidiano? «La qualità in termini di filati, disegni, tessuti, modelli, permette al prestigio italiano di essere ancora tale. Nulla però è sufficiente se non supportato da una capacità commerciale più o meno spiccata. Siamo anche un popolo abituato al bello e lo ammiriamo in tutte le sue forme». In quale situazione si trova oggi il vostro settore? «In questo momento storico non abbiamo i mercati a favore. Tuttavia, siamo certi che per superare qualsiasi cri-

Alessandro Da Lio, titolare di SellTex, con sede a Montichiari (Bs) - www.selltexitalia.it

COS’È LO STILE

I nostri tessuti sono il frutto della visione delle cose intorno a noi e della moda che da queste scaturisce si, sia essa di natura economica, come ad esempio quella che stiamo attualmente attraversando, o di altro tipo, sia fondamentale puntare sui giovani, su nuove soluzioni senza guardarsi troppo indietro. Al contrario dobbiamo affrontare le difficoltà con coraggio, convinzione e metodo». ■ Renato Ferretti


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Fashion

Creazioni haute couture Vicenza Mode è quarant’anni di passione, creatività, sperimentazione e innovazione nel settore della maglieria. Riccardo Garbossa ci parla di quest’azienda di successo icenza Mode è una ditta specializzata nella produzione di maglieria, capi ibridi e accessori per le più prestigiose case di moda a livello mondiale. Un’azienda fatta da cinquantacinque artigiani altamente specializzati che lavorano per soddisfare qualsiasi desiderio dei propri committenti, una struttura abbastanza piccola per essere produttiva e reattiva e abbastanza grande per garantire costi razionali e competitivi ma specialmente tempi brevi di realizzazione.

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L’azienda segue la sua prestigiosa clientela in ogni fase di realizzazione del capo, dallo schizzo dello stilista fino ad arrivare al prodotto finito. La ditta è inoltre specializzata nel creare capi ibridi, abiti di ottima lavorazione ottenuti accostando la maglieria a qualsiasi altro tipo di tessuto o imbottitura.

Vicenza Mode è una maglieria storica che ha tanto ancora da raccontare. «Disponiamo di un archivio storico dei capi che abbiano realizzato e conservato nel corso degli anni che ci aiuta a rivivere la storia e il gusto del nostro Paese e soprattutto ci ricorda da dove veniamo – afferma Riccardo Garbossa, titolare dell’azienda -. Siamo così fieri del nostro lavoro che mettiamo a disposizione dei nostri clienti l’archivio, offrendo loro la possibilità di ammirare e toccare centinaia di modelli, punti maglia, intarsi e ricami, applicazioni in tessuto e inserti in pelle, oltre ai trattamenti in capo e a una fantasia di colori, righe e jacquard. Il nostro passato ci stimola ancora di più a impegnarci per realizzare sempre qualcosa di nuovo, ancora migliore, a impegnarci per essere all’altezza del futuro che immaginiamo». Per raggiungere risultati così importanti occorre dimostrare anno dopo anno il proprio valore e la propria professionalità. «Ad ogni nostra creazione dedichiamo la stessa cura che si riserverebbe a una creatura che nasce. Siamo diventati una realtà radicata sul territorio perché offriamo al cliente la precisione, la competenza e quel gusto per il dettaglio che pos-

sono derivare solo da una lunga esperienza e dall’amore per quello che facciamo». La soddisfazione del cliente è la base su cui la ditta poggia le sue scelte e i suoi comportamenti quotidiani. «Siamo in grado di rispondere a qualsiasi richiesta, fornendo rapidamente soluzioni personalizzate che possano soddisfare anche la clientela più esigente». L’azienda vanta un parco macchine per la maglieria tecnicamente all’avanguardia e un reparto di confezionamento in grado di realizzare qualsiasi tipologia di capi. «Grazie al personale dedicato esclusivamente alla programmazione della produzione, al continuo aggiornamento dei processi produttivi e delle nostre macchine per la tessitura, siamo in grado di eseguire qualsiasi capo e qualsiasi tipo di lavorazione, garantendo la massima precisione e puntualità nelle consegne. Quello che ci distingue dai nostri concorrenti e ci rende fieri per gli ottimi risultati raggiunti è però la capacità di accostare alla maglia qualsiasi tipo di tessuto: seta, nylon, panno, cotone e jersey, lavoriamo anche capi in maglia e pelle o in maglia e imbottitura in piuma e ovatta». La creazione di un prodotto che sia unico per taglio e cuciture è l’elemento che ha reso l’azienda una realtà di eccellenza dell’alta moda. «La nostra fama nel settore della maglieria è ormai consolidata, per questo volevamo creare qualcosa di esclusivo che ci distinguesse da tutti gli altri. Abbiamo quindi deciso di specializzarci nella creazione di capi ibridi, abiti che uniscono il mondo della maglieria a quello dei tessuti. Questo tipo di prodotti in genere viene realizzato utilizzando

Vicenza Mode ha sede a Cartigliano (Vi) - www.vicenzamode.com

CAPI IBRIDI

Seguiamo tutte le fasi di lavorazione, così da ottenere un prodotto che rispetti gli elevati standard qualitativi cui i nostri clienti sono abituati

Realizzare capi ibridi internamente all’azienda significa poter controllare la qualità di tutti i tessuti utilizzati. «In questo modo possiamo garantire una filiera al cento per cento made in Italy e un rigoroso controllo delle caratteristiche di filati e tessuti perché ogni fase della lavorazione è svolta al nostro interno. L’elevata competenza dei nostri collaboratori consente inoltre che il cliente sia seguito in ogni fase della produzione: scelta del filato, tessitura, taglio, confezione, lavaggio, stiratura, collaudo e spedizione». ■ Antonella Romaniello

parti provenienti da aziende diverse, così facendo si perde spesso la visione d’insieme e il risultato è un prodotto di modesta fattura. Noi seguiamo invece tutte le fasi di taglio e di confezionamento così da ottenere un abito che rispetti gli elevati standard qualitativi cui i nostri clienti sono abituati».

Gli accessori Vicenza Mode ha un reparto appositamente dedicato agli accessori. «Siamo in grado di produrre finiture in maglia in qualsiasi finezza, garantendo l’elevata qualità che da sempre ci contraddistingue, grazie all’esperienza dei nostri collaboratori e all’utilizzo dei filati più pregiati:

cardati, pettinati, fantasia, cashmere, merino extrafine, cotone, viscosa e lino. Siamo specializzati nella produzione di semilavorati, interni, stacchi, pezzi tagliati su misura, lavati e trattati secondo le esigenze del cliente».


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Fashion MODA, SENSIBILITÀ ED ESPERIENZA Ettore Veronese ci porta in quel di Biella, uno dei distretti del tessile italiano per eccellenza, e indica i principali fattori da tenere in considerazione quando si parla di tendenza

Fashiongroup ha sede a Biella www.fashiongroup58.it

artendo dall’osservazione e attraverso un’attenta ricerca, l’obiettivo è tradurre sensazioni in tendenze che vengono sviluppate in progetti suggestivi e tecnici. Tutto questo non è possibile se non con uno staff di specialisti». A parlare è Ettore Veronese, art director e fondatore di Fashiongroup, uno studio stilistico biellese che si occupa dell’ideazione e dello sviluppo di collezioni total look uomo. «Fashiongroup – spiega Veronese – nasce nel distretto tessile biellese, nello storico Lanificio Pria lungo il torrente Cervo. L’area di oltre 300 metri quadrati è stata interamente ristrutturata e adattata alle esigenze di un ufficio stile dinamico che lega saldamente la tradizione tessile laniera del territorio all’analisi commerciale e alle tendenze stilistiche In-

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ternazionali. Lo studio è una struttura ridefinita in spazi operativi funzionali: la galleria dei ritratti, la sala delle vele, l’atelier private room (progetti speciali), lo spazio creativo e operativo, la sala campionari, l’archivio tessuti e accessori. Lo staff che mi accompagna è composto da cinque professioniste con esperienze diverse, peculiarità creative e organizzative nel campo della moda, della comunicazione e della grafica». «Per noi è decisivo il nostro modus operandi – dice Veronese –. Si parte dall’analisi commerciale del cliente, si decide il timing di sviluppo del progetto, per poi passare alla ricerca delle tendenze attraverso canali specializzati e di materiali e accessori tramite fornitori fidelizzati e fiere di settore. Successivamente arriviamo all’ideazione dei temi di collezione, ai quali segue lo sviluppo grafico e suggestivo a colori dei figurini d’abbigliamento e lo sviluppo tecnico dei capi nelle diverse merceologie con assegnazione dei materiali. Infine, personalizzazione accessori di vestizione, coordinamento e assistenza modellistica e sdifetto prototipia». Ma uno degli elementi su cui si fonda il successo della società piemontese sta nell’esperienza del suo fondatore. «Dopo il diploma da perito tessile, ho frequentato un master in marketing aziendale prima di essere assunto presso la Fila Sport, sempre qui a Biella. Due anni dopo ho avuto l’opportunità di continuare nell’ufficio prodotto di Cerruti 1881 Sport. Proprio grazie a Nino Cerruti, che considero mio mentore, ho deciso di intraprendere la carriera di stilista indipendente e nel 1995 ho aperto il mio primo studio di progettazione stilistica». Attualmente importanti brand nazionali e internazionali gli hanno affidato lo sviluppo delle loro collezioni; Ettore Veronese è proprietario del marchio Papier de Chine pret-a-porter di lusso Uomo e Donna. ■ Elena Ricci

Lavorazioni made in Italy Da trent’anni a Vicenza la Erebus realizza tessuti e capi di maglieria esterna per grandi firme italiane e straniere del tessile e dell’abbigliamento, all’insegna di qualità della materia prima e personalizzazione dei tagli a tessitura di filati pregiati è un’arte che ha contribuito a portare la moda e l’alta moda italiana in vetta alle preferenze dei consumatori di tutto il mondo. Dal sapiente intreccio di filati, abbinati a modelli, tagli e colori studiati nel dettaglio, possono nascere veri e propri capolavori, in grado di esaltare la bellezza dei corpi e sublimare la creatività dei tanti stilisti nostrani che hanno scelto il made in Italy per le loro creazioni. Il comparto produttivo italiano conta delle vere eccellenze che negli anni hanno affinato la loro capacità produttiva, coniugando artigianalità e innovazione continua al servizio delle esigenze e delle ispirazioni più varie. A Vicenza, dal 1987, la Erebus lavora proprio in questa direzione. Mettendo a frutto la competenza e l’esperienza ultratrentennale dei fondatori, l’impresa si è data come mission la produzione di tessuti e capi 100 per cento made in Italy di alta qualità. Dallo schizzo alla stoffa fino al capo finito, la qualità dei filati e la precisione della manifattura sono le caratteristiche delle sue produzioni, riservate a prestigiosi marchi del tessile e dell’abbigliamento italiani e stranieri. La personalizzazione delle creazioni e il rapporto di continuo scambio di idee, input, know-how che ha istaurato con i clienti, hanno consentito alla Erebus di realizzare capi ideati e realizzati per ogni singola ispirazione, a partire da fibre naturali della migliore qualità, certificate,

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QUALITÀ GARANTITA

La materia prima è certificata così come i trattamenti realizzati in conformità alle direttive Ecotex per garantire l’assenza di sostanze pericolose così come i trattamenti realizzati, in conformità alle direttive Ecotex per garantire l’assenza di sostanze pericolose o dannose per la salute di chi li indosserà. «Nelle nostre mani la materia prima si trasforma diventando prima tessuto e poi capo finito - spiega Zolin Rosetta, amministratore unico dell’azienda -. Scegliamo e combiniamo fra loro i migliori filati di cotone, seta, lino, lana e viscosa per trasformarli in tessuti dalle svariate fantasie, microdisegni e rigature. Strutture di tessuto, jacquard, rigature e modelli vengono studiati e/o realizzati in esclusiva in base alle specifiche esigenze di ogni nostro cliente: interpretiamo il figurino per trasformarlo prima in tessuto e quindi in capo finito. La meticolosità con cui vengono svolte le varie fasi di lavorazione in azienda, il monitoraggio continuo sul taglio e sul confezionamento interno di tessuti e accessori, assicurano un elevato standard qualitativo in grado di soddisfare le necessità anche dei clienti più esigenti». ■ Alessia Cotroneo

Erebus ha sede a Montecchio Precalcino (Vi) - www.erebus.it


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Fashion Il talento nasce in provincia

Biella e il filo ritrovato In uscita da una stagione che ne ha diradato le maglie produttive, il distretto piemontese si rimette in carreggiata. Grazie alle perfomance della filatura e all’elevata specializzazione nel meccano-tessile

© AKAstudio-collective

La lavorazione dei tessuti e dei filati è uno dei settori più proficui nel secondario italiano. Marco Boscolo parla della sua esperienza con la Ritorcitura Simonetta

essuti intelligenti, alta sapienza artigianale, nuove generazioni. Sono gli ingredienti basilari su cui si fonda la ricetta per la ripresa del distretto tessile di Biella, il più antico d’Italia e il più radicato territorialmente in un’area geografica di poco superiore ai 900 km quadrati che comprende 82 Comuni della zona nordorientale del Piemonte. Un polo produttivo storico che negli anni del boom economico era arrivato a sfiorare le 2 mila unità aziendali per 50 mila addetti, ma che agli albori del terzo millennio ha conosciuto una significativa contrazione della sua capacità produttiva, per via di numerosi accorpamenti e delocalizzazioni che hanno ridotto di un terzo il numero delle imprese attive. Tamponata questa emorragia costata quasi 6 mila posti di lavoro, tra il 2013 e il 2014 l’industria tessile biellese ha cominciato faticosamente a risalire la china, ritrovando quel segno più che mancava circa da un decennio. E anche i dati definitivi più aggiornati, raccolti dall’indagine della Camera di commercio di Biella e Vercelli sul terzo trimestre 2016, dipingono un quadro di moderata crescita della produzione industriale del distretto, pari allo 0,5 per cento. Un piccolo trend favorevole determinato in particolare dal rialzo dell’1,2 per cento delle performance produttive della filatura (in cashmere, pelo di cammello, alpaca e pregiate lane australiane quelle distintive del polo biellese), non supportate tuttavia dalla dinamica degli ordinativi esteri,

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in flessione del 13,8 per cento. Stabile il comparto della tessitura, mentre risultano in lieve progresso le altre industrie manifatturiere. Tra esse, si segnala la tenuta della produzione di macchinari tessili grazie all’elevata specializzazione nel meccano-tessile, segmento nel quale il cluster di Biella la fa da padrone su scala internazionale. Da rilanciare invece le altre fasi ausiliarie del processo come il finissaggio e la tintoria, calate negli ultimi mesi sul versante della domanda ma che il sistema economico locale si sta impegnando a riqualificare, specie sul piano dell’innovazione tecnologica e del texture enigineering. ■ Giacomo Govoni

Ritorcitura Simonetta ha sede a Benna (Bi) - www.ritorciturasimonetta.it

l marchio made in Italy è sinonimo di qualità e cura nella selezione e nella lavorazione delle materie prime. Nel campo manifatturiero, questa dicitura indica un modo di lavorare che si tramanda di generazione in generazione. Il fiore all’occhiello del nostro paese è, sicuramente, la produzione nel settore abbigliamento: le maggiori griffe di moda sono italiane e i migliori capi artigianali provengono dalla nostra penisola.

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Ciò che distingue i capi italiani da quelli esteri è il pregio dei filati e dei tessuti. Molte regioni d’Italia operano attivamente in questo campo. Una delle più attive è il Piemonte, soprattutto la provincia di Biella, dove sorge la Ritorcitura Simonetta. Quest’azienda è, infatti, nel settore del tessile dal 1972 ed è specializzata nella lavorazione di fibre nobili destinate ad articoli di lusso di altissima qualità. Come racconta Marco Boscolo, manager dell’azienda: «La Ritorcitura Simonetta è stata fondata più di quarant’anni fa da mio padre, Giuliano Boscolo. Nel 1995, sono entrato a fare parte del direttivo dell’azienda e, dal 2012, in seguito all'entrata di mio

fratello Mattia, la Ritorcitura è interamente gestita da noi. La nostra è, quindi, un’azienda familiare e questo approccio al lavoro ci ha permesso di diventare una solida realtà, competitiva nel mercato tessile». La Ritorcitura Simonetta si avvale dell’esperienza e delle capacità di uno staff tecnico formato da 18 operai. Questi lavorano in un impianto di 3500 mq composto da tre capannoni. Nei primi due, vi sono i macchinari per la lavorazione e gli uffici amministrativi con il laboratorio di controllo qualità, nel terzo invece, ha sede il magazzino filati fornito di una stazione anti-tarme per l'ottimale stoccaggio della merce. «Negli ultimi anni – spiega Boscolo – siamo riusciti a raggiungere ottimi livelli di capacità produttiva, arrivando a 70 tonnellate al mese di filato prodotto. Di queste, circa tre quarti sono titoli fini per tessitura, mentre il restante sono titoli medi per maglieria. Tutto questo è stato possibile grazie a investimenti importanti per il parco macchine che, a oggi, comprende 16 torcitoi per un totale di 2.852 fusi, 2 binatrici di totali 99 teste, vaporizzo e ritorto campioni. Investire in impianti tecnologicamente avanzati e a basso consumo energetico ci consente di soddisfare, in tempi brevi, tutte le esigenze dei nostri clienti». I fratelli Boscolo sono degni ambasciatori della tradizione tessile della provincia biellese e, grazie al proprio lavoro, la Ritorcitura Simonetta è una delle aziende che danno lustro a questo importante settore. ■ Albachiara Re


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Fashion Maglieria, tra innovazione e artigianato

L’ECCELLENZA NEI PICCOLI GESTI I filati naturali di qualità più alta seguono un rigido processo di lavorazione che ha il suo punto di forza nell’esperienza, ma anche nella sperimentazione. L’analisi di Paolo Todisco e Alfredo Botto l filo che conduce il nostro saper fare disegna una storia tutta italiana». Paolo Todisco, Ceo alla della Zegna Baruffa Lane Borgosesia, introduce così l’esperienza della società biellese, sottolineando l’artigianalità delle produzioni nel Bel Paese, la stessa che ribadisce il made in Italy come faro della moda internazionale. Nello specifico, il campo d’interesse per la Baruffa sta nella produzione di filati naturali di alta qualità per maglieria esterna. «Oggi Zegna Baruffa Lane Borgosesia – dice Todisco – è azienda integrata verticalmente con una importante capacità produttiva di filati di alta gamma. Produciamo preziosi fili cardati e pettinati, classici e fantasia, realizzati solo in fibre naturali e miste nobili per maglieria esterna, tessitura, aguglieria. Tutti i filati sono creati con materie prime preziose come lane extra-fini, seta, cashmere e con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie. La ricerca costante dell’azienda mette al primo posto l’invenzione di Cashwool® (lana merino extrafine) agli inizi del 1970. Questo è il prodotto di spicco, oggi proposto in una gamma di circa 300 colori in stock service (gli effetti sono mèlange, supermelange, uniti, mouliné, paint)». La società di Vigliano Biellese si avvale della più moderna tecnologia che viene costantemente rinnovata in tutte le fasi del processo di trasformazione dalla materia prima al filato. «Tutti gli aspetti della produzione – continua Alfredo Botto, presidente – seguono il concetto di “qualità”: durante il processo condotto sempre con alta precisione, la società si avvantaggia delle competenze derivanti da decenni di

Il matrimonio tra high tech e fine lavoro manuale è una prerogativa irrinunciabile di quell’abbigliamento made in Italy che tanto ci invidiano all’estero. L’esempio di Luigi e Diego Stragliotto

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apita spesso di pensare alle migliori produzioni come a un mix tra tecnologia e lavorazioni tradizionali: non importa quale settore produttivo sia in questione. Ma quando si parla di abbigliamento made in Italy, non si può prescindere da quella competenza, tramandata di generazione in generazione per secoli, che permette questo incontro apparentemente contraddittorio.

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La Zegna Baruffa Lane Borgosesia ha sede a Vigliano Biellese (Bi) - www.baruffa.com

esperienza spesa nel settore. Accanto a macchinari e impianti all’avanguardia e abilità artigianale, assicura un’alto standard qualitativo, consapevole dei problemi ambientali. In aggiunta, Zegna Baruffa Lane Borgosesia ha posto l’attenzione all’evoluzione dei gusti per soddisfare le aspettative della sua clientela, impegnandosvi nella costante ricerca». Tutti questi fattori sono motivo di orgoglio per la società, oltre alle tre storiche collezioni: Baruffa, Chiavazza e Botto Poala. «Se alla prima appartiene il filo Cashwool, l’emblema della seconda è il puro cashmere e le miste con cashmere. Mentre la Botto Poala è una linea di fili finissimi e nobilissimi in cashmere e seta. Si tratta di un intreccio fra tre avventure industriali, tre differenti vocazioni che da più di 160 anni condividono lo stesso territorio e si uniscono in un unico progetto industriale. Baruffa, Chiavazza e Botto Poala: marchi d’eccellenza nella filatura italiana che diventano percorsi di stile e sperimentazione, ciascuno con la propria identità, per offrire il meglio a chi lo sa riconoscere».■ Remo Monreale

LAVORAZIONE

Oltre alla programmazione e tessitura, in azienda si trovano ampi reparti di taglio, confezione, stiro, finissaggio e controllo finale Ne parliamo con Luigi e Diego Stragliotto, titolari del Maglificio Selene Srl con sede a Rosà, Vicenza. «L’azienda – premette Diego Stragliotto – opera nel settore della maglieria esterna per uomo, donna e bambino. Siamo specializzati nella realizzazione di maglie per marchi di moda più o meno noti, ma lavoriamo come terzisti nel settore della maglieria per chiunque voglia realizzare una propria linea di capi d´abbigliamento. Vero punto di forza sono i 40 anni di esperienza all´interno del settore, che ga-

rantiscono professionalità e competenza in tutte le fasi di lavorazione». All’interno dell’azienda sono sviluppati i modelli proposti dai clienti, partendo dalla ricerca dei filati fino alla realizzazione del primo prototipo. «Ed è proprio in questo momento che emergono le competenze acquisite nel corso degli anni dal maglificio – continua Diego Stragliotto –, che si dimostra capace di affiancare lo stilista nel corso della ricerca di quanto serve. Mi riferisco alle materie prime e accessori vari in base alla composizione del filato, ai budget di vendita e ai tempi di consegna. Poi i punti maglieria, per cui disponiamo di un vasto archivio di campionario. E ancora, ricami, stampe, tinture e trattamenti, in base all’aspetto finale del capo collaborando con vari ricamifici, stamperie e tintorie si effettuano più prove fino al raggiungimento dell´aspetto richiesto». Oltre alla programmazione e tessitura, all’interno si trovano ampi reparti di taglio, confezione, stiro, finissaggio e controllo finale. «Per la fase di tessitura l’azienda si avvale di un parco macchine Protti e Shima con finezza 14-12-7-5-3 e di software avanzati. Mentre, per la fase di confezione, l’assemblaggio è realizzato interamente a mano. Si tratta di un’operazione che avviene sostanzialmente con tecnologia tradizionale: le macchine utilizzate, pur essendo di ultima generazione, sono fotocopie delle tipiche macchine di inizio ‘900. La lavorazione avviene esclusivamente in presenza di un operatore». ■ Elena Ricci

Il Maglificio Selene si trova a Rosà (Vi) www.maglificioselene.it


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Fashion l vero lusso è il tempo e chi di ore da dedicare a sestesso ne ha a disposizione ben poche, apprezza il servizio sartoriale a domicilio offerto da Terra di Lane, azienda biellese, che è riuscita nell’intento di mettere a proprio agio i clienti. In ufficio o a casa la scelta di un abito diventa così l’occasione per una pausa nel corso di giornate lavorative intense. L’azienda opera in tutto il nord Italia e oltre: le creazioni sartoriali firmate Terra di Lane sono apprezzatissime nella city milanese ma sono parimenti sbarcate a Montecarlo, New York, Gstaad, Ginevra e Lugano così come a Genova e Torino. Una rivoluzione che risiede appunto nell’approccio con il cliente, che non è obbligato a fastidiosi spostamenti ma è assistito nella scelta del proprio abito comodamente a casa propria o nella sede lavorativa. Tipo di fodera, tipologia e numero di bottoni, disposizione delle pencee delle impunture: le variazioni sul tema sono molteplici ma allo stesso tempo limitate: la casa d’abbigliamento Biellese, infatti, resta ancorata ad uno stile rigorosamente classico. Nessuna incursione nello stile giovanile attualmente molto in voga e nessuna rivisitazione sulcliché, l’essenza dei capi creati da Terra di Lane affonda le radici in linee essenzial-

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CAPI A REGOLA D’ARTE

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arcello Turotti lavora nel settore sartoriale da quasi vent’anni «ma non si smetterà mai di crescere ed imparare. È un mondo dove l’esperienza è necessaria e mai abbastanza, necessità che ci spinge ogni anno a cercare di migliorare» confida. Il valore di un capo è determinato da tre fattori:il taglio o la confezione del capo devono essere accurati in ogni dettaglio; la presa misure è fondamentale per far sentire al cliente l’effetto calzante, come un guanto, del proprio vestito; la scelta di stoffe nobili come le migliori lane e cashmere, fibre uniche e rare. L’unione di questi tre fattori determina la qualità di un capo fatto a regola d’arte. ■

Eleganza senza tempo A metà strada tra la modernità e la tradizione si collocano creazioni sartoriali uniche nel loro genere. Tramite Terra di Lane gli abiti vengono scelti direttamente a domicilio e confezionati su misura

Terra di Lane ha sede a Biella www.terradilane.it

mente british. Ed è ciò che i clienti apprezzano nelle creazioni sartoriali. I sarti di Terra di Lane si spostano offrendo un catalogo di modelli e tessuti tra cui scegliere ciò che fa al proprio caso. Ogni tessuto viene accuratamente selezionato e acquistato privilegiando le realtà laniere d’eccellenza, storicamente presenti del distretto tessile biellese. «La nostra fortuna risiede nella vasta produzione tipica del territorio – spiega Marcello Turotti – dove si producono stoffe da secoli. La vocazione territoriale ci permette di fare affidamento su aziende laniere d’eccellenza, quali Loro Piana, Piacenza, Vitale Barberis Canonico ed Ermenegildo Zegna e, di conseguenza, di

offrire al cliente solo il meglio. Utilizziamo per la realizzazione dei nostri capi solo lane superfini dal Super 130 al 210 e i migliori cashmere. Ultimamente, però i clienti tendono a richiedere prodotti di qualità più elevata e ciò ci ha offerto il destro per lavorare diversi capi in vicuña, la vera “stoffa degli dei”». Dalla modernità Terra di Lane eredita una maggiore celerità nel processo produttivo; dalla tradizione, invece, il gusto e l’unicità dei capi. Per poter indossare un abito ideato e realizzato su misura c’è da attendere, infatti, solo un mese. «La personalizzazione di un capo si nasconde dietro ai dettagli, in questo aspetto risiede per noi il piacere di soddisfare, nei limiti del possibile, ogni richiesta dei clienti. Dalla scelta del tessuto fino alla consegna del capo supervisioniamo l’abito in ogni sua lavorazione, come fosse un bambino che cresce - racconta ancora Marcello Turotti -. Il primo punto di forza di questa azienda è sicuramente il servizio a domicilio a casa o in studio dai nostri clienti, facendo loro risparmiare viaggi e tempo.Come diceva Socrate passeggiando per i banchi del mercato di Atene:“Di quante cose non ho bisogno!”. Egli sosteneva che il vero ricco è chi poteva dedicare del tempo a se stesso, tempo che oggi è diventato un lusso. Il secondo punto fondamentale è il rapporto qualità/prezzo: riusciamo a

OLTRE LE MODE

Un abito può durare anche dieci o venti anni se la persona che lo indossa lo sente suo e lo ama consegnare un vero abito sartoriale con stoffe top ad un prezzo giusto. Questo è possibile farlo perché non dobbiamo sostenere troppi costi fissi derivanti da negozi o boutique in giro per il mondo. Il terzo punto di forza è la passione nel fare ciò che creiamo ogni giorno. Nulla si muove senza una grande passione che è il vero motore di tutto. Creare un capo unico e incontrare il gradimento del cliente è per noi una soddisfazione che non ha prezzo». L’azienda biellese si colloca in una nicchia di mercato che poco o nulla ha da spartire con l’ormai imperante sfera della moda che crea e fagocita novità e tendenze ad un ritmo serrato: «Credo che il mondo della sartoria ogni tanto si incroci con il mondo della moda, ma che in realtà viva un po’ per i fatti suoi: è questa la sua grande forza. Un abito può durare anche dieci o venti anni se la persona che lo indossa lo sente suo e lo ama, quindi, a decidere se il capo è ancora di moda o meno è lo stesso proprietario. Non è magnifico?». ■ Luana Costa


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Fashion Anteprime d’estate a fior di pelle

L’evoluzione della conceria

Londra e New York. Sono le tappe intermedie del circuito internazionale che LineaPelle percorrerà prima di approdare a fine febbraio al traguardo di Milano. Dove metterà in scena le nuove tendenze del mercato conciario

Federico Pasqualetti porta la sua esperienza imprenditoriale nella produzione di macchine per la conceria, ponendo l’accento sull’importanza che ricopre il miglioramento continuo delle performance

aro espositivo internazionale e termometro tra i più attendibili in termini di nuove tendenze del gusto conciario, LineaPelle è una macchina organizzativa in movimento perpetuo. Il prossimo traguardo è fissato a Milano, quartiere di Fieramilano Rho per l’edizione di LineaPelle –Summer 2018 in programma dal 21 al 23 febbraio, ma in realtà i motori del salone di riferimento per il mondo dell’area pelle rombano già da inizio anno. Pronti a scattare lungo un circuito intercontinentale che prima toccherà Londra doveil 24 gennaio andrà in scena LineaPelle London, consueta preview in programma presso l’Ham Yard Hotel della capitale britannica. E poi sbarcherà nel Nuovo Continente, facendo scalo al Metropolitan Pavillon di New York tra l’1 e il 2 febbraio. Due anteprime di lusso - che ospiteranno rispettivamente 40 e 100 espositori - nel corso delle quali saranno presentati i primi concept di materiali per la stagione prima-

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vera/estate 2018 e verranno esaminate le evoluzioni di due mercati determinanti per moda e accessori in pelle made in Italy come Regno Unito e Usa. Il secondo in particolare, è stato quello che con un progresso del 12 per cento in valore rilevato nei primi 9 mesi del 2016 ha permesso di bilanciare l’andamento complessivo del giro d’affari della pelletteria italiana, risultato in flessione ma non traumatica. Sul quadro ha pesato in primis la frenata delle esportazioni registrata in alcuni mercati storici come quello cinese, da oltre vent’anni prima destinazione delle pelli made in Italy, che ha ridotto del 18 per cento il proprio import dall’Italia. Un “deficit di Cina” che per fortuna non trova corrispondenza nei dati di affluenza alla fiera milanese, che anche nell’edizione dello scorso settembre ha visto crescere la componente asiatica, al pari di quella russa e di quella francese. Per un totale superiore ai 21 mila visitatori provenienti da 110 Paesi, con un incremento del 9 per cento delle presenze e del 6 per cento degli espositori, giunti a Milano in 1241 per presentare le loro collezioni. Una capacità attrattiva consolidata nel tempo che l’edizione di LineaPelle di febbraio conta di bissare, riservando grande attenzione allo stile dei trend estivi 2018 e raccogliendo gli stimoli sollevati dal Comitato moda Lineapelle, che preannunciano una profonda discontinuità col passato sviluppando il tema della luce, delle lucentezze e dei toni cangianti. ■ Giacomo Govoni

e crescono le esigenze cresce il margine per l’innovazione. E dietro l’eccellenza c’è sempre il desiderio di spingere la produzione ogni volta un passo più vicino non solo alla perfezione, ma ai bisogni del mercato, non importa quanto velocemente questo si sposti. È su questo che fondano la propria fortuna aziende come la pisana Aeffe Machinery Srl, che produce macchine per conceria. «In particolare – precisa Federico Pasqualetti, titolare della società con il fratello Alessandro –, attualmente la società è composta da due sedi operative. AF Srl è l’officina meccanica di precisione che produce componenti per i macchinari Aeffe Machinery e collabora in conto terzi per aziende di diversi settori di provenienza. Aeffe Machinery invece si occupa esclusivamente delle macchine per conceria. La nostra società nasce dall’esperienza acquisita presso l’azienda di famiglia, fondata quarant’anni fa da mio padre e specializzata nella produzione di macchinari per la perforazione di pellami». Uno dei credo dei fratelli Pasqualetti si trova nella ricerca condotta a stretto contatto coi clienti, orientata all’identificazione delle loro esigenze e aspettative. «Ancora oggi – dice l’imprenditore toscano – questo ci permette di tradurre le richieste e le informazioni raccolte in un prodotto che può essere costantemente monitorato e migliorato. La macchina di fatto è sempre la stessa, ma ogni nuovo

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modello è un’evoluzione del precedente, dove le funzioni cambiano e le performance aumentano. Ogni anno introduciamo almeno una novità». E a proposito di novità, ecco l’Aeffe Lab. «Il progetto partirà a gennaio 2017. Sarà il laboratorio di Aeffe Machinery dedicato alla promozione dei macchinari e alla formazione di tecnici e stilisti. Oggi non si può più prescindere dall’erogazione di un servizio di assistenza post vendita come parte integrante del prodotto. Aeffe Lab diventerà un centro didattico dedicato al business delle lavorazioni su pellami e tessuto dove il cliente potrà aggiornarsi sulle novità o approfondire la conoscenza del prodotto per sfruttarne le potenzialità, ottimizzarne l’utilizzo e la manutenzione. Metteremo inizialmente a disposizione la nostra macchina top di gamma, la AF LeSyTex, ma il laboratorio ospiterà tutti gli aggiornamenti e i prototipi realizzati negli anni. Insomma la nostra azienda è cresciuta e questo si traduce anche nella continua ricerca di nuovi mercati. Non a caso continuiamo a investire nelle fiere in Italia e all’estero: quest’anno nell’elenco abbiamo aggiunto la partecipazione ad Anpic in Messico e il prossimo anno intendiamo scommettere sul Bangladesh e sul Vietnam». ■ Remo Monreale

La Aeffe Machinery ha sede a Bientina (Pi) www.af-srl.com


I pellami più nobili Federico Masiero parla di FL Leather, realtà d’eccellenza del mondo conciario che opera nella produzione e lavorazione di pellame unico nel suo genere pproccio tradizionale, continua ricerca e innovazione, manipolazioni realizzate a mano. Sono queste le caratteristiche che hanno reso grande la moda italiana nel mondo, settore che, proprio grazie alle sue straordinarie tipicità, si è rivelato una grande risorsa per l’economia italiana anche in un periodo di forte crisi. FL Leather da sempre persevera nel seguire un percorso improntato su esperienza, professionalità, passione e knowhow. È mantenendo alti i suoi standard qualitativi che l’azienda è riuscita a imporsi nel settore delle pelli. Saper interpretare le nuove esigenze del mercato è un requisito importante in un settore competitivo come quello della moda. «La moda è mutevole per definizione, per questo è fondamentale saper anticipare i tempi e cogliere prontamente i desideri dei clienti – spiega Federico Masiero -. Altrettanto importante è disporre di nuove tecnologie che ci aiutino a ottenere prodotti di qualità e originalità assoluta». Perché siano garantiti gli standard qualitativi e le richieste della clientela, l’azienda presta un attento controllo su tutte le fasi della lavorazione. «Supervisioniamo con la massima cura tutti i processi di lavorazione, i nostri prodotti sono inoltre sottoposti a una severa selezione. L’acquisto di un’ottima materia prima, unito alle lavorazioni di riviera, tintura e asciugaggio, garantiscono un valore aggiunto alla nostra pelle». La ditta fornisce inoltre un innovativo servizio F.L. Ready. «Il mercato mondiale è in continua evoluzione e il settore della moda in particolare richiede sem-

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FL Leather ha sede a Trissino (VI) www.flleathersrl.com

pre più dinamicità e tempestività nella gestione degli ordini. È da questa esigenza che è nata l’idea di offrire un servizio espresso di magazzino rapido e in pronta consegna». Offrire un servizio tempestivo non significa venire meno ai canoni di qualità garantiti dall’azienda. «La nostra professionalità e la passione per il nostro lavoro ci permettono di evadere gli ordini in tempi molto brevi per fare fronte alle esigenze della clientela. La nostra soddisfazione è riuscire a dare ai nostri committenti un prodotto di assoluta qualità in tempi ridotti». FL Leather produce pelli per pelletteria, calzature e abbigliamento. «Disponiamo di una vasta scelta di pellame adatta per tutti gli usi. Il nostro è un prodotto pensato per le realtà che vogliono usare pellami di qualità per dare libero sfogo alla loro creatività». ■ Antonella Romaniello


Osservatorio sul lusso Gennaio 2017 • Pag. 44

Fashion L’ALTA MODA PUÒ SPOSARE LE RETI DI IMPRESA VENETE Un’attenta strategia di marketing e un’offerta che segue le esigenze del mercato hanno reso la Sinergy Fashion Group un’azienda leader nel settore dell’abbigliamento outerwear. Secondo il Ceo Raffaele Pagliaro «fare sinergia è fashion»

L’innovazione nella tintura di pelli e tessuti Le macchine dell’Officina Meccanica Taddei si sono evolute per soddisfare le esigenze della piccola produzione e non solo. Federico Taddei presenta le Unik Pel Mini

Sinergy Fashion Group ha sede a Grantorto (PD) - www.si-energy.it

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inergy Fashion Group Srl è un’azienda specializzata nella prototipazione rapida di abbigliamento outerwear, con e senza imbottitura in piuma d’oca. Grazie a un’esperienza decennale in questo settore, l’azienda è in grado di realizzare qualsiasi tipo di capo e vanta collaborazioni con i più grandi marchi del luxury fashion mondiale. Sinergy offre i propri servizi anche a tutte le aziende che decidono di produrre collezioni in Private Label. Si-NRG è diventato nel tempo un marchio leader perché ha saputo crearsi la propria nicchia di mercato e costruire un’articolata rete di aziende e professionisti in grado di sviluppare un prodotto completo. Grazie a un’attenta strategia di marketing, Sinergy è riuscita a dare una risposta al mercato delle aziende specializzate nel confezionamento conto terzi, cogliendo un aspetto fondamentale: l’esigenza di andare oltre la propria natura. «Abbiamo optato per una strategia orizzontale, nata dall’incontro tra Stefania Maria Botton, titolare della storica Ste.mar Confezioni, e me. Insieme abbiamo compreso quanto fosse imperativo cambiare uno status consolidato di attività, adeguando l’offerta dei servizi alle attuali richieste di mercato». L’azienda oggi seleziona e gestisce

più aziende, ognuna specializzata in diverse attività del segmento produttivo. «Chi si rivolge a noi, ha la garanzia di dialogare con una realtà che, grazie a una pluralità di aziende e di professionisti, è in grado di sviluppare un prodotto completo. Siamo costantemente attivi nella ricerca e nella selezione di partner che possano completare i nostri servizi così da poter realizzare e a volte anticipare le richieste dei nostri clienti». Sinergy continua a crescere e continua a investire nella formazione del personale e in macchinari all’avanguardia con passione e determinazione. «Siamo in grado di realizzare lavorazioni molto particolari dei capi grazie alle termo nastratrici, macchine laser che possono effettuare incisioni e tagli molto precisi. Siamo specializzati soprattutto nelle imbottiture in piuma d’oca, il nostro livello di professionalità e serietà è talmente elevato da essere difficilmente riscontrabile in altre realtà aziendali del panorama italiano». Per l’azienda, il concetto di made in Italy è fondamentale. «Ci impegniamo a proporre ai nostri clienti un prodotto italiano, tanto da essere tra le prime aziende ad aver ricevuto il certificato di tracciabilità dalla Camera di Commercio che attesta il nostro processo produttivo cento per cento italiano». ■ Antonella Romaniello

a Toscana è la regione leader in Italia nella produzione di scarpe e accessori in cuoio e pelle. Merito di una tradizione lunga secoli e di un tessuto produttivo composto da tante piccole e medie aziende e da una miriade di esperti artigiani specializzati in ogni tipo di lavorazione. Nel distretto produttivo toscano delle pelli, opera dal 1995 l’Officina Meccanica Taddei, specializzata nella costruzione di macchinari destinati ai processi di concia, riconcia, tintura e ingrasso pelli, dalle tradizionali bovine e ovo-caprine alle pregiate pelli di coccodrillo e pitone. L’azienda di Castelfranco di Sotto, provincia di Pisa, assicura dall’assistenza tecnica diretta sul posto per qualsiasi tipo di macchinario alla riparazione, revisione e ricondizionamento, fino alle modifiche e all’aggiornamento tecnicocostruttivo indispensabile per l’adeguamento dei macchinari alle norme sulla sicurezza. Ma l’officina è particolarmente nota nel settore per la costruzione di tutta la gamma produttiva di macchine a marchio UNIMATIK, di cui è titolare. In particolare, le macchine per piccola produzione e prove di laboratorio Unik Pel Mini, che progetta e distribuisce, sono il suo punto di forza. Nate per essere impiegate nei laboratori di prova e per campionature, oggi le Unik Pel Mini si sono evolute per soddisfare le esigenze della piccola produzione e non solo. «Apportando alcune modifiche e accorgimenti – spiega il titolare Federico Taddei – abbiamo constatato che si prestano in modo efficace anche per la tintura in capo dei tessuti. Ne abbiamo vendute diverse soprattutto alle concerie in Toscana e nel polo di Solofra, in Campania, ma con l’approccio al settore tessile, oggi il nostro mercato di riferimento è destinato ad allargarsi. All’ultima edizione di Simac Tanning Tech abbiamo intrapreso nuovi contatti con diversi clienti dal Medio Oriente e dall’area asiatica in generale che potrebbero rivelarsi interessanti». La serie Unik Pel Mini, completamente realizzata in acciaio inossidabile, assicura un

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Officina Meccanica Taddei ha sede a Castelfranco di Sotto (Pi) - www.officinataddei.it

UNIK PEL MINI 1200 E 600

Compatte, ferme, bilanciate, le macchine sono pronte all’uso, non necessitano di opere di muratura e possono essere installate su superfici molto ristrette alto volume di produzione in poco spazio: le versioni 1200 e 600 sono in grado di lavorare con procedimento automatico e un ridotto consumo d’acqua rispetto ai modelli tradizionali fino a 200/250 chilogrammi di pelle al giorno. «Compatte, ferme, bilanciate, le macchine sono pronte all’uso, non necessitano di opere di muratura e possono essere installate su superfici molto ristrette. Il servizio è l’altro fiore all’occhiello: siamo strutturati per soddisfare qualsiasi esigenza – sottolinea Federico Taddei – non ci limitiamo alla semplice assistenza meccanica, ma forniamo un supporto a 360 gradi anche in materia di consulenza». ■ Alessia Cotroneo


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Fashion DISEGNI SU PELLE Unendo alla secolare tradizione conciaria il massimo dell’innovazione tecnologica, sui pellami compaiono stampe originali e personalizzabili. L’esperienza della toscana Argo

industria conciaria è tra i pochissimi settori economici che sono riusciti a fronteggiare la crisi di questi ultimi anni con perdite contenute. Nel 2016, il conciario, infatti, ha trainato l’export italiano incrementando la propria presenza sui mercati esteri grazie a investimenti mirati e a un costante aumento delle assunzioni. L’esponente principale di questo importante successo è il distretto industriale di Santa Croce, in Toscana. Una tradizione conciaria secolare che, con 567 imprese, rappresenta un’im-

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che, nel 2002, decidono di rilevare le quote di una storica conceria, del distretto del cuoio di Santa Croce, e di un famoso brand. Come racconta lo stesso Boldrini: «La nostra idea di partenza era costruire un’azienda che fosse in grado di stampare su qualsiasi tipo di pellame. Dall’ecopelle al crust, dal pitone al coccodrillo. Ci siamo riusciti grazie alla direzione brillante del nostro staff amministrativo e tecnico e grazie, soprattutto, alla nostra costante volontà nel voler proporre ai clienti idee originali». Con una produzione di circa 30mila pq al giorno, l’azienda possiede un ampissimo catalogo di grafiche, tutte personalizzabili e modificabili per dimensione e colore, realizzate da un affiatato team, compo-

La perfezione e nient’altro Fabio Salucci parla della sua pluridecennale esperienza imprenditoriale nel settore della lavorazione di pelle, sintetici e tessuti, dove l’esperienza e la ricerca della massima qualità sono al primo posto n’artigianalità esclusiva unita a una grande competitività sul mercato. Anche sul fronte della moda, il nuovo assetto economico che gradualmente si sta delineando impone un efficientamento delle nostre Pmi. Parliamo di quelle aziende che fanno la fortuna del marchio made in Italy, come la Toscana Mignon: uno dei soci fondatori dell’azienda aretina, Fabio Salucci, porta la sua esperienza

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LE IDEE GRAFICHE

Sono tutte personalizzabili e modificabili per dimensione e colore. Stampiamo su qualsiasi tipo di pellame portantissima fetta del tessuto industriale italiano. In un ambiente così concorrenziale, ciò che fa la differenza è avere un’idea innovativa. Argo Srl, di Calcinaia (Pi), dal 2003 offre un servizio di stampa digitale su pellame. I macchinari di ultima generazione e il giovane staff hanno permesso a quest’azienda, in pochi anni, di collaborare con grandi griffe di moda nazionale e internazionale, diventando una delle migliori realtà del distretto di Santa Croce. Argo nasce dall’iniziativa di Filippo Boldrini e del suo consociato

CURA NEI DETTAGLI

Argo ha sede a Calcinaia (Pi) www.argodigitale.it

sto da quattro creativi. È l’unica, inoltre, in grado di lavorare in vari settori e a stampare su vitelli interi. «Investiamo regolarmente in macchinari tecnologici e soware di ultima generazione, sia dal punto di vista della grafica che della stampa. Siamo riusciti, in questi anni, a sviluppare disegni e grafiche particolari, con effetti in rilievo e texture di pregio, che rispettino gli alti standard di qualità e di design richiesti dalle griffe di moda». Risultati notevoli ottenuti anche grazie all’aggiornamento professionale dei propri dipendenti. Argo, attraverso il proprio modus operandi, svolge un ruolo fondamentale nel confermare l’Italia come eccellenza mondiale nel fashion and luxury market. ■ Albachiara Re

La ricerca sempre più accurata dei particolari, la manualità e la professionalità hanno permesso di poter annoverare tra i nostri clienti le più note griffe di moda presenti sul mercato internazionale nel settore. «L’attività nasce nel 1980 – dice Salucci –, come società impegnata nella produzione di accessori per calzature, pelletterie, abbigliamento, oreficeria, arredamento e bigiotteria, sempre al servizio della clientela, proponendo e realizzando articoli diversificati per ogni esigenza. La produzione è specializzata nella lavorazione della pelle, sintetici e tessuti per la realizzazione di mignon piatti, a libro o ripiegati, mignon tondi, con cucitura Strobel, cordini in pelle, profili, fettucce, frange, elastici fasciati e cuciti, tomaie e intrecci fatti a mano, scoubidou, pannelli e stuoie intrecciate delle più vaste composizioni».

Dopo anni di esperienza nella realizzazione di semilavorati per il settore calzaturiero, nel lontano 1980 viene fondato il Guardolificio Valdarno per poi trasformarlo nel 1985 nella Toscana Mignon, allo scopo di soddisfare la domanda del territorio Valdarnese con la produzione di accessori per calzature. «Già nei primi anni di attività – continua Salucci – il nostro impegno, la nostra affidabilità e serietà incontrava le esigenze più disparate permettendo la crescita aziendale anche al di fuori della zona. Oggi soddisfiamo centinaia di clienti anche oltre il confine nazionale. E proprio l’export e il suo potenziamento è tra i nostri obiettivi più importanti per il futuro, sempre puntando su un’artigianalità esclusiva». L’esperienza, dunque, è uno dei motori principali della macchina Toscana Mignon. «Nel corso degli anni, la ricerca sempre più accurata dei particolari, la manualità e la professionalità hanno permesso di poter annoverare tra i nostri clienti le più note griffe di moda presenti sul mercato internazionale. Tante sono le case di moda che in tutti questi anni ci hanno dato e continuano a rinnovare la loro fiducia, affidandoci la loro materia prima, in modo da consentirci di trasformare le loro idee in particolari significativi, indispensabili e di distinzione per la loro visione dell’accessorio o del capo di moda. Ma il vero punto di forza dell’azienda è la continua ricerca della perfezione, oltre a un ottimo rapporto qualità prezzo e alla certezza della puntualità delle consegne». ■ Elena Ricci

La Toscana Mignon si trova a Cavriglia (Ar) www.toscanamignon.it


Oss lusso - Gen 2017  
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