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Osservatorio sanità e salute Pag. 11 • Dicembre 2015

Il futuro robotico della chirurgia La tecnologia esiste già da anni, le competenze necessarie non mancano, eppure non c’è ancora una diffusione sostanziale del sistema da Vinci. La dottoressa Franca Melfi spiega perché sarebbe auspicabile e quali sono le sue principali caratteristiche erte parole sembrano portarci verso un futuro ancora remoto e quasi fantascientifico. Eppure se diciamo chirurgia robotica, stiamo parlando di una realtà ormai consolidata e ben conosciuta da almeno quindici anni. Ma c’è un motivo se le principali caratteristiche del robot da Vinci, come i quattro bracci meccanici del suo carrello paziente o il chirurgo alla console che li muove tramite joystick, non sono ancora entrate nel nostro immaginario. «In Italia, nei 68 centri robotici presenti, si usa prevalentemente per le patologie urologiche, in particolare per trattamenti dei tumori della prostata, e per la ginecologia. Per il resto è ancora poco diffuso». A parlare è la dottoressa Franca Melfi, direttore del Centro Multispecialistico della Terapia robotica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, che ha effettuato il primo intervento al mondo di resezione polmonare con tecnica robotica nel 2001. «Il centro di Pisa – spiega Melfi – è il più grande centro robotico d’Europa, con circa 1000 interventi l’anno, perché effettua quasi tutti i tipi di interventi chirurgici. Sarebbe auspicabile che tutti gli ospedali pubblici adottassero questa macchina per affrontare il maggior numero di tipi d’intervento. Purtroppo non è facile, perché presuppone un’organizzazione piuttosto rigida dell’agenda interna, ma in fondo noi ci siamo riusciti: vuole dire che è possibile una diffusione su tutto il territorio nazionale». La dottoressa spiega le caratteristiche basilari che rendono il robot così efficace tanto da sperare in una sua

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rapida diffusione. «Un centro di chirurgia robotica – premette Melfi – si avvale del sistema Da Vinci, realizzato da Intuitive Surgical Inc., produttore esclusivo di questo tipo di macchine. Questo garantisce una chirurgia mininvansiva avanzata che si differenzia dalla tradizionale perché permette interventi anche molto complessi come trapianti o, per esempio, il trattamento del tumore al polmone. È una macchina che attraverso dei piccoli bracci, connessi a degli strumenti di dimensioni molto ridotte, effettua incisioni non più grandi di un centimetro; questi sono manovrati dal chirurgo nella console attraverso dei joystick. Dopo il trattamento del tumore al polmone, gradualmente abbiamo allargato l’uso del sistema anche per altri interventi come quelli che riguardano la ghiandola timica. Uno dei grandi vantaggi della macchina sta nella possibilità di non aprire lo sterno, come nel caso di interventi sul timo, o di non divaricare le costole, come per gli interventi sui polmoni. Un’altra caratteristica importante sta nell’ingrandimento dell’immagine fino a 10 volte rispetto alla nostra visuale, e nella profondità di campo che garantisce una precisione e una sicurezza ancora maggiore rispetto a quella che si può avere tradizionalmente». Secondo il Direttore del Centro Multispecialistico, chi si avvicina a questa tecnica dev’essere un chirurgo con esperienza sia di chirurgia tradizionale a cielo aperto, sia di chirurgia mininvasiva. «Stare in console – continua Melfi – non è affatto difficile per un chirurgo esperto. In più, la visione chiara e così dettagliata della macchina per-

IL ROBOT “DA VINCI”

Garantisce una chirurgia mininvasiva avanzata che si differenzia dalla tradizionale perché permette interventi anche molto complessi

TECNOLOGIA ALL’AVANGUARDIA A distribuire i prodotti della robotica chirurgica in Italia è ab medica, azienda fondata da Aldo Cerruti nel 1984. «In Italia distribuiamo diversi sistemi robotici avanzati – dichiara Cerruti –, tra cui il robot da Vinci per la chirurgia mininvasiva, Cyberknife per la radiochirurgia, Mako per la chirurgia protesica in ortopedia e i sistemi RP Vita, RP Vantage, RP Lite per la telemedicina. Dal 2015 ab medica fa parte di una holding di aziende orientate all’innovazione nella medicina, che comprende A TLC, specializzata nelle telecomunicazioni, Genomnia, operante nella genomica e bioinformatica, Medical Labs, polo produttivo di dispositivi medicali avanzati, Pacinotti, attiva nella commercializzazione di dispositivi medici e Telbios, specializzata nella telemedicina. Abbiamo recentemente acquisito, inoltre, l’azienda Officine Ortopediche Rizzoli, eccellenza italiana nella produzione di protesi, apparecchi ortopedici e ausili. Per quanto riguarda la

mette di insegnare meglio rispetto ai metodi tradizionali, anche grazie alla doppia console: l’insegnante siede di fianco all’operatore ancora inesperto e può intervenire nel caso quest’ultimo sbagli. Un po’ come succede a scuola guida». Lo studio per migliorare le performance e le possibilità di questa tecnica continua la sua marcia. «Le nuove generazioni di chirurghi avranno un robot più contenuto nelle dimensioni, più flessibile, in una sala operatoria ibrida dove toccare un bottone mette in azione un singolo braccio robotico. Attualmente, una delle caratteristiche implementate di recente, anche se non ancora disponibile sul mercato, consiste nella possibilità di analizzare i tessuti tramite microscopia mentre il chirurgo è in console e sta operando». Insomma, quello che pensiamo sia solo futuristico è già presente. ■ Renato Ferretti

Ricerca & Sviluppo, ab medica è promotrice di progetti nell’ambito dell’ingegneria tissutale, della medicina rigenerativa, delle neuroscienze, delle nanotecnologie, della telemedicina e dello sviluppo di medical device».

ab medica spa ha sede a Cerro Maggiore (MI) www.abmedica.it - www.ao-pisa.toscana.it

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