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Osservatorio medico - scientifico

Italia a misura di ricerca Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, esamina opportunità e limiti della ricerca sanitaria

EXPOSANITÀ SALUTE E TECNOLOGIE

Walter Ricciardi, presidente Istituto Superiore di Sanità

Italia è il quinto Paese al mondo per il valore delle pubblicazioni scientifiche che i suoi ricercatori producono, al dodicesimo per investimenti nella ricerca biomedica e all’ottavo nel rapporto tra gli investimenti in ricerca biomedica e quelli nella ricerca complessiva. Le eccellenze non mancano, ma occorre mettere a sistema le risorse e le conoscenze per rendere la nostra ricerca ancora più competitiva. L’analisi di Walter Ricciardi, presidente Istituto Superiore di Sanità. Su quali meccanismi intervenire per migliorare l’efficienza della ricerca sanitaria italiana e attrarre gli investimenti? «Perché il sistema ricerca possa migliorare, bisogna agire su diverse leve, a livello sia nazionale che internazionale. Su quest’ultimo fronte, per esempio, c’è una grande sproporzione tra ciò che l’Italia fa per alimentare i fondi europei della ricerca, contribuendovi in misura del 17 per cento, e quanto ne riesca effettivamente a fruire. Se pensiamo a Horizon 2020, che ha messo 70 miliardi di euro a disposizione per i ricercatori di tutta Europa, vediamo facilmente che, a parte i quattordici progetti vinti dall’Istituto Superiore di Sanità di cui, ovviamente siamo molto orgogliosi, l’Italia ha beneficiato in modo ridotto di queste risorse. Questo non deve far pensare che l'Italia manchi di eccellenze necessarie ad aggiudicarsi più bandi;

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Apre i battenti la principale manifestazione fieristica italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza. Un ricco calendario di appuntamenti, ospiti illustri e tante novità

Sistema sanitario, le priorità in agenda Tra misure di contenimento della spesa e un’ottimizzazione dei servizi, prosegue il riassetto del sistema sanitario italiano. Con nuove progettualità per trattenere i nostri ricercatori i è partiti con la lotta agli sprechi, passando al setaccio le prestazioni ospedaliere e conformandole al principio di appropriatezza a cui si richiama anche il decreto Enti locali approvato nell’agosto scorso. Si è proseguito con la revisione del Fondo sanitario nazionale, oggi pari a 111 miliardi e con un recupero previsto di 2,3 miliardi entro il 2017. E poi ancora, il rinnovo del Patto per la salute e la definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza, aggiornati e inseriti nel pacchetto di provvedimenti contenuto nell’ultima Legge di stabilità. E ora?

Beatrice Lorenzin, ministro della Salute

PROFESSIONI SANITARIE, UNA DISCIPLINA PIÙ MODERNA Ora il lungo itinerario che conduce alla riforma complessiva del nostro sistema sanitario nazionale continua a macinare correttivi e provvedimenti, non ultimo quello relativo agli ordini e professioni sanitarie

racchiuso nel ddl “Norme varie in materia sanitaria” approvato a fine aprile dalla Commissione igiene e sanità del Senato. «Sono particolarmente felice dell’approvazione – commenta il ministro Beatrice Lorenzin – perché si tratta di misure attese da tempo dai cittadini e da tutti gli ope-

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Eccellenze L’importanza della chirurgia bariatrica nel trattamento dell’obesità per Edoardo della Valle

Health industry

Edoardo Delle Valle, chirurgo

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Come rilanciare la competitività: ne parlano Massimo Scaccabarozzi, Riccardo Palmisano e Luigi Boggio

ratori del mondo sanitario. Un risultato raggiunto dopo un lungo iter che ha garantito il necessario dibattito parlamentare e gli approfondimenti dettagliati di questo importante disegno di legge». Oltre un milione i professionisti interessati dal testo del decreto, che nel suo insieme prevede di razionalizzare e semplificare le procedure amministrative in tema di sperimentazione dei medicinali a uso umano; prescrive l’inserimento delle procedure di controllo del dolore nella fase travaglio/parto aggiornando il decreto ministeriale sui Lea; inasprisce le sanzioni penali per chi compie reati ai danni delle persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture socio sanitarie residenziali o semi- residenziali; consente a chi abbia conseguito più lauree o diplomi l’esercizio cumulativo delle corrispondenti professioni o arti sanitarie presso le farmacie, con la sola eccezione dei professionisti abilitati alla prescrizione dei medicinali. >>> segue a pag. 4

Tecniche innovative

Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria

Tecnologie avanzate e diagnostica tempestiva: i valori per lo Studio Medline di De Benedittis e Lezzi


Osservatorio medico - scientifico Pag. 3 • Maggio 2016

Colophon INDUSTRIA FARMACOLOGICA L’analisi di Silvio Garattini sul mercato dei farmaci p. 9

POLITICA SANITARIA Il ruolo delle Regioni. Il punto di vista di Antonio Saitta p. 4

Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Silvio Garattini, direttore dell’Irccs,

Il coordinatore Salute delle Regioni

Istituto farmacologico Mario Negri di Milano

Antonio Saitta

CASE DI CURA Punti di forza dell’ospedalità privata. Ne parla Gabriele Pelissero p. 26

ODONTOIATRIA Concorrenza e lotta all’abusivismo. Le proposte di Gianfranco Prada p. 41

Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

INFORMAZIONE MEDICA

La divulgazione scientifica è medicina Ne è assolutamente convinto Luciano Onder, che da diversi decenni divulga la cultura della salute con estremo rigore e con grande spirito di servizio al cittadino n principio erano santi, poeti e navigatori. Da qualche tempo, si sono trasformati in Ct della nazionale, cuochi e…ipocondriaci. Sono le nuove attitudini nelle quali si identificano schiere ogni giorno più nutrite di italiani, che specialmente sui temi della cucina e della salute si stanno mostrando affamati come non mai. E se ad attirarli verso ricette e fornelli sono trasmissioni connotate fortemente verso lo show, serietà, rigore e chiarezza d’informazione sono invece gli elementi decisivi per catturarne l’interesse nel campo della divulgazione scientifica. Ambito nel quale un volto notissimo della televisione italiana veste da più di 40 anni i panni del maestro. «Direi più un educatore – puntualizza Luciano Onder - e lo dico con grande umiltà, perché nei miei intenti c’è sempre stato quello di comunicare cultura che serva al cittadino». Cultura scientifica che lo storico conduttore Rai di Medicina 33, oggi collaboratore di Canale 5 dove cura una rubrica mattutina e realizza servizi per il tg, promuove da

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Luciano Onder, conduttore televisivo

sempre con uno stile garbato e attento alla correttezza informativa. «L’informazione medico-scientifica – spiega Onder – è un vero e proprio settore della medicina moderna da cui possono dipendere la prevenzione, benessere e modo di curare le malattie». Più il cittadino è ben informato, più è in grado di controllare ciò che influenza la sua salute». Ma in un palinsesto mediatico che sta ampliando la sua offerta in funzione di un pubblico sempre più cu-

rioso di conoscere rischi e possibili rimedi legati a disturbi e patologie, diventa fondamentale saper scegliere la fonte d’informazione più qualificata, evitando quella improvvisata e priva di fondamenti scientifici. «Personalmente – sottolinea Onder - non ho mai avuto di questi problemi. Mi rivolgo a grandi ospedali e a primari celebri per la loro bravura e capacità. In generale, la categoria dei medici con cui mi sono confrontato fino a oggi si è sempre mostrata competente e preparata». Quanto agli argomenti che riscuotono lo share maggiore, in testa si confermano quelli che possono essere trattati con più facilità. «L´ipertensione o tutte le informazioni sulle diagnosi precoci – conclude Onder – sono ancor oggi tra i temi più seguiti, in quanto forniscono indicazioni semplici e precise al pubblico, suscitando immediato interesse». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 4

Primo piano Regioni pronte a fare la loro parte

Beatrice Lorenzin, ministro della Salute

Le Regioni sono decise a prendersi le loro responsabilità nella delicata fase di rinnovamento che sta vivendo il sistema sanitario italiano. La necessaria riorganizzazione dell’offerta di salute va però accompagnata dal governo, come spiega il coordinatore salute della Conferenza delle Regioni Antonio Saitta

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Ma soprattutto, appunto, riordina il complesso settore degli ordini delle professioni sanitarie, con specifico riferimento all’ordinamento delle figure di biologo e psicologo. «È un ammodernamento della disciplina ordinistica delle professioni sanitarie – spiega Lorenzin – che persegue lo scopo di rendere il sistema più aderente alle attuali esigenze, in particolare per quanto attiene all’interesse dei cittadini utenti». I medici, aggiunge quindi il ministro, «devono essere gli attori principali per la realizzazione dell’appropriatezza prescrittiva. Si tratta di un percorso anche di segno culturale nei confronti del paziente, per costruire una nuova consapevolezza incentrata su una vera e propria alleanza per incrementare lo scambio di informazioni». RICERCA, NUOVI BANDI PER VALORIZZARE I NOSTRI CERVELLI Altro capitolo sul tavolo del ministro Lorenzin legato anch’esso alle professioni, ma stavolta nel campo della ricerca sanitaria, è quello inerente al nostro patrimonio di cervelli scientifici. Dei quali la titolare del dicastero della Salute punta ad arrestare la fuga fuori dai confini peninsulari, attraverso un progetto presentato durante i recenti Stati generali della ricerca a Roma. «Con dei bandi - spiega Lorenzin - selezioneremo chi merita di ottenere il finanziamento per condurre una ricerca. Sceglieremo non solo in base alle pubblicazioni, ma anche all'idea di studio proposta, valutando che margini di sviluppo pratico possa avere. Poi offriremo contratti che in una prima fase arrivano a durare fino a 7 anni poi, se tutto andrà bene, si potrà arrivare fino a 15 anni di contratto». Nelle intenzioni del ministro c’è la volontà di regola-

rizzare i precari, che nei nostri istituti di cura superano già quota 10 mila, e attrarre anche altri professionisti, proponendo retribuzioni più vicine ai livelli medi europei. «Chi fa ricerca negli Irccs e in generale nel sistema sanitario italiano – prosegue – talvolta guadagna anche solo 800 euro al mese. Vogliamo portare lo stipendio a 1800-2000 euro, ma l’importante è assicurare loro una stabilità anche sul piano della prospettiva. Per non disperdere persone all’estero e produrre valore qui». Attorno a 20 mila le assunzioni di ricercatori che tale progetto potrebbe agevolare, con l’intento di disegnare uno scenario nuovo, che fornisce garanzie a chi già lavora e opportunità agli studiosi di talento. «Questa materia – conclude Lorenzin- è un asset tecnologico fondamentale per il Paese: chiediamo a tutti i ministri, al Miur, all'Agricoltura, al Lavoro e allo Sviluppo economico di collaborare per farla crescere». ■ Giacomo Govoni

RICERCA

Sono in progetto oltre 20mila assunzioni di ricercatori, più garanzie a chi già lavora e opportunità agli studiosi di talento

ntonio Saitta, assessore alla Sanità, lea, edilizia sanitaria della Regione Piemonte, a febbraio ha raccolto il testimone da Sergio Venturi (assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna), alla guida della commissione salute della Conferenza delle Regioni. Lo fa in un periodo piuttosto caldo per la sanità italiana, dove molte questioni sono sul tavolo. Ci sono però, secondo il coordinatore Saitta, la volontà e lo spirito collaborativo per affrontare le criticità più urgenti, rispondendo a una domanda di salute che ha ormai mutato profilo esigendo nuove e concrete risposte. Ha dichiarato che le Regioni hanno intrapreso una nuova fase di collaborazione. C’è accordo sulle posizioni in merito alle questioni della sanità? «Nonostante rappresentino realtà anche molto diverse, l’elemento che accomuna le Regioni è la consapevolezza della necessità di stabilire modelli sanitari che, sulle questioni generali, siano il più possibile condivisi. Se non si riuscirà a fare in modo che il cittadino abbia accesso agli stessi servizi in tutto il Paese, potrebbe prevalere una forte tendenza centralistica che non è detto sia la soluzione migliore. Le Regioni sono chiamate a un grande impegno per dare applicazione al Patto della salute, ridurre le spese di gestione così come le forti diseconomie, e affrontare fenomeni come la mobilità sanitaria. La priorità resta quella di liberare le risorse per trasferirle alla salute». Si sta assistendo a un cambiamento significativo per la sanità italiana. Quali le direttrici di questo nuovo orientamento? «Sul fronte del sistema ospedaliero, occorre fare un ulteriore passo in avanti in termini di appropriatezza. La qualità di un sistema sanitario non si misura più solo con il numero di posti letto disponibili. Con l’affermarsi dell’assistenza territoriale, occorre migliorare la qualità di trattamento della fase acuta delle patologie. La garanzia di una maggior sicurezza per i cittadini passerà poi sempre più dalla qualificazione di quel-

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le strutture ospedaliere che, grazie all’elevata esperienza sul campo in generale o in una determinata branca, risultano più affidabili. La politica spesso dimentica che sono i cittadini a scegliere l’organizzazione ospedaliera; si informano e si spostano all’interno della propria regione o fuori dai confini regionali. Quando si evidenzia un’attività più dinamica in qualche struttura o reparto, significa che il paziente ha già compiuto la sua scelta. È un cambiamento che la politica deve imparare a leggere per adeguarsi di conseguenza. Contemporaneamente, si registra una domanda nuova di assistenza territoriale, chiamata ad affrontare le patolo-

Il coordinatore Salute delle Regioni Antonio Saitta

gie croniche. Le Regioni si stanno impegnando anche su questo versante». A proposito di mobilità sanitaria, si parla di un piano nazionale di intervento. «In Italia la situazione è complessa, troppo diversa da Regione a Regione. A farne le spese sono i conti, i bilanci e naturalmente anche i pazienti. A giugno abbiamo previsto un convegno con le Regioni per analizzare nello specifico le diverse componenti del fenomeno della mobilità (liste di attesa, qualità effettiva delle prestazioni, ruolo dei privati accreditati) in vista della definizione di un piano da proporre al governo per raggiungere uno scenario più omogeneo tra le regioni». Quali sono le più importanti sfide che attendono la Conferenza Stato Re-


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Walter Ricciardi, presidente Istituto Superiore di Sanità >>> continua dalla prima

gioni in materia sanitaria? «Innanzitutto la gestione della spesa farmaceutica; una spesa in crescita, favorita anche dall’introduzione sul mercato di alcuni farmaci molto costosi, come quelli per la cura dell’epatite c. Questa situazione rischia di creare seri problemi ai bilanci regionali. Occorrerà avere più finanziamenti nazionali, ma si dovrà dare anche il buon esempio, gestendo meglio le risorse a disposizione. Sarà importante proseguire nella direzione di centralizzare gli acquisti di beni e servizi, riuscendo a fare la stessa cosa - dove possibile - con i farmaci. Sarà inoltre fondamentale creare più concorrenza nel mercato farmaceutico che deve riguardare i farmaci equivalenti e i biosimilari. Obiettivo prioritario per le Regioni resta l’applicazione del Patto della salute: la riorganizzazione della rete ospedaliera e la necessità di collegare quest’ultima al potenziamento della rete di assistenza territoriale. Un compito non facile, considerando gli scenari diversificati presenti nel nostro Paese». L’aumento di risorse per il Fondo sanitario 2017 risponde alle esigenze delle Regioni? «Probabilmente si penserà a una richiesta di aumento delle risorse del Fondo, ma viene soprattutto invocato un maggior impegno del governo in termini di investimenti sanitari. C’è la necessità di nuova edilizia, perché i nostri ospedali sono molto vecchi e costano parecchio sotto il profilo gestionale. Un aspetto importante da sottolineare però è questo: le Regioni non intendono solo chiedere, vogliono fare la loro parte per contenere i costi di gestione, attraverso operazioni di accorpamento, aggiustamento logistico, centralizzazione degli acquisti, liberando più risorse possibili da mettere a disposizione del servizio sanitario e da investire anche nell’innovazione tecnologica, che riveste un ruolo centrale nel trattamento terapeutico. Tutto ciò non si fa dall’oggi al domani, ci vuole tempo. Ma un rapporto congiunto governo nazionale e Regioni diventa necessario per accelerare il processo di una gestione sanitaria più efficiente». ■ Francesca Druidi

semplicemente è meno organizzata degli altri Paesi e i ricercatori lavorano in maniera isolata. Serve, invece, fare rete, rendendo questa rete un sistema con un coordinamento al proprio interno. Credo, infatti, che anche questo possa essere il ruolo dell’Iss, che esso possa rappresentare il nodo centrale di una rete italiana della ricerca. Perché tutto il sistema effettivamente funzioni non si può, inoltre, prescindere da un’alleanza con l’industria che significa anche capacità di sviluppo e trasferimento della conoscenza, un volano quest’ultima, per la ricerca ma anche per l’economia del nostro Paese». Basteranno le risorse del governo per rilanciare il settore e arginare la fuga dei cervelli? «Solo un sistema realmente organizzato e produttivo è capace di attrarre i giovani. Abbiamo perso migliaia di ricercatori e la cifra attualmente è in crescita. Si tratta di ricercatori che producono brevetti e risorse per circa un miliardo e mezzo di euro, ma per arginare questa fuga non si può pensare semplicemente a risorse governative a disposizione dell’assorbimento dei giovani ricercatori, poiché è irrealizzabile e probabilmente anche inefficace rispetto alle sinergie necessarie alla ricerca. Serve, invece, creare un sistema di alleanze, che comprende anche lo Stato, al quale tutti sono chiamati a collaborare: istituzioni pubbliche e aziende private, enti di ricerca, università e ospedali. Tutti insieme per mettere know how e risorse a servizio del Paese e nel rispetto di tutte le regole. Se ognuno cammina da solo il rischio è di incappare in trappole o imboccare il più delle volte vicoli ciechi». In che modo l’Istituto superiore di sanità contribuirà ad affrontare meglio le problematiche sanitarie e le sfide attuali? «Con l’occasione del riordino, abbiamo costruito un istituto che, pur conservando il patrimonio di esperienza e competenza che gli appartiene tradizionalmente, si è rinnovato in base alle nuove sfide poste dai nuovi servizi sanitari e dall’evoluzione delle conoscenze. Ciò che è oggi l’Iss, lo è in più. Abbiamo ottimizzato le strutture riunendo le persone attraverso le competenze prima disseminate in strutture diverse e abbiamo creato nuovi centri per interpretare nuovi bisogni. Uno per tutti l’Health Technology Assessment, nato per valutare la qualità dei percorsi clinici e assistenziali, lavorare sull’eccellenza e fornire i criteri per favorirla nell’intero Sistema sanitario nazionale, evitando la dispersione delle risorse. Riguardo alla ricerca, un Grant Office sosterrà i ricercatori perché possano avere un servizio che monitori i bandi nazionali e internazionali e li faciliti ad accedervi, anche da un punto di vista amministrativo. Ricerca e controllo saranno nettamente divise e la loro attività avrà come stella polare il Codice etico dell’Istituto, che orienterà i nostri ricercatori nell’evitare possibili conflitti di interesse e a privilegiare sempre l’interesse collettivo; interesse che coincide con il cuore della missione della nostra attività». Quali obiettivi perseguirà il gemellaggio tra MD Anderson Cancer Center e il network italiano Alleanza contro il cancro? «L’obiettivo di condividere il più possibile la nostra eccellenza clinica attraverso la rete di ospedali pubblici di Acc e il know how e l’esperienza di uno dei Cancer Center più famosi al mondo, dove transita il 10 per cento di pazienti statunitensi. Una sinergia straordinaria, con la quale oltreoceano si riconosce il valore clinico dei nostri ricercatori e oncologi con obiettivi molto ambiziosi, tra cui quello di progettare strategie innovative di cura per i pazienti che non rispondono a terapie e che già danno risultati che fino a qualche anno fa erano impensabili. È il caso del melanoma, dove l’immunoterapia ha rivoluzionato significativamente la risposta terapeutica; questo gemellaggio servirà, ad esempio, a trovare nuovi biomarcatori per i pazienti che non rispondono a queste innovative terapie. Ciò significa sfidare il cancro non solo in termini di allungamento della sopravvivenza, ma di eradica-

CONDIVISIONE

Occorre creare un sistema di alleanze: istituzioni pubbliche e aziende private, enti di ricerca, università e ospedali zione della malattia. Le strade principali per raggiungere questi traguardi coincidono con le immunoterapie, la terapia genomica e lo sviluppo di farmaci innovativi, mentre i tumori nel mirino dell’accordo sono sei: cancro al colon, alla mammella, glioblastoma, melanoma e sarcoma. I primi studi sono già in corso in dieci centri clinici italiani». Il calo dell’aspettativa di vita degli italiani chiama in causa il livello di prevenzione messa in atto nel Paese. Come agire? «Il calo fotografato da Osservasalute non significa che in Italia vada tutto male o che non sia contemplata tra le azioni di politica sanitaria anche un’importante azione di prevenzione primaria o di buoni interventi di politica sanitaria. Molti passi sono stati fatti in questi anni e la maggiore appropriatezza dei ricoveri o la diminuzione dell’abitudine al fumo, anch’essi fotografati dal rapporto, lo dimostrano. Tuttavia, la storia non si cancella con un colpo di spugna. Scontiamo ancora errori del passato che si traducono nelle malattie croniche di oggi, oppure i pregiudizi costruiti nel tempo sulla pericolosità delle vaccinazioni che hanno aumentato a dismisura la mortalità dovuta alle complicanze dell’influenza nella popolazione anziana, così come scontiamo le diseguaglianze nell’offerta e nell’accesso ai servizi dovute alle disparità presenti sul territorio acuita dagli effetti dell’autonomia regionale. Sono dati in divenire la cui fotografia, però, rappresenta un’importante bussola per l’orientamento futuro nelle politiche di prevenzione, poiché denuncia la necessità di azioni mirate e capillari sia dal punto di vista del territorio che delle aree di prevenzione su cui bisogna intervenire. Avere il polso della situazione dei diversi bisogni sanitari nel nostro Paese è l’unico modo per garantire la progettazione di una politica sanitaria che prescinda da tagli lineari e semplificazioni astratte e punti invece a un’offerta mirata di cura e assistenza e soprattutto al loro accesso equo in tutta la penisola». ■ Francesca Druidi


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 6

Exposanità

Tra spending review e necessità di garantire salute Torna l’appuntamento con Exposanità, l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza che si terrà a BolognaFiere da mercoledì 18 maggio fino a sabato 21 maggio

Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità

L’OBIETTIVO DI EXPOSANITÀ

è offrire un’occasione di formazione per i professionisti del settore così come una rassegna di quanto di più innovativo offre il mercato

fronte di un avanzamento tecnologico pressoché inarrestabile e di una richiesta di salute anch’essa in aumento, i vincoli economici legati alla gestione dei servizi sanitari impongono una politica attenta a garantire adeguatezza delle cure e sostenibilità del sistema. Attori istituzionali e soggetti economici saranno presenti il 18 maggio alle ore 10 in occasione della tavola inaugurale dal titolo: Innovazioni tecnologiche in sanità: tra spending review e necessità di garantire salute. Il presidente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati Mario Marazziti, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, l’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, Sergio Venturi, l’assessore alla Sanità del Piemonte Antonino Saitta e il presidente di Assobiomedica Luigi Boggio si confronteranno per delineare le possibilità di conciliare queste tensioni e assicurare l’efficienza di un servizio sanitario tra i migliori al mondo. Porteranno il loro saluto Giuseppe Nardella, presidente Senaf Gruppo tecniche nuove e Jorge Lemus, ministro della Salute della Repubblica Argentina, Paese ospite d’onore dell’edizione 2016. La Regione Emilia-Romagna con l’Università degli studi di Bologna annunceranno nel convegno “La cooperazione fra Emilia Romagna e Argentina tra formazione, istituzioni e mercato”, in calendario per il 18 maggio alle ore 15, l’Osservatorio di economia sanitaria Italia-America Latina e il Master internazionale di politica sanitaria. La rete locale e internazionale di contatti e relazioni consentirà all'Osservatorio di studiare e analizzare i mercati sudamericani al fine di favorire politiche di export e

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interventi di cooperazione istituzionale. Ad affiancare gli eventi di carattere istituzionale e formativo- ben 235 tra convegni e workshop accreditati per tutti gli operatori del settore- 634 espositori presenteranno oltre 2 mila prodotti e servizi per ospedali, diagnostica e Ict, terza età, disabilità, primo soccorso e prevenzione, ortopedia e riabilitazione, ma anche innovazione in sala operatoria e stampa 3d applicata al medicale. «Il livello dei nostri servizi sanitari -afferma Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità- è dato dalle competenze di chi li eroga e di chi li gestisce. Senza dimenticare il ruolo che la tecnologia può svolgere in loro supporto. Per queste ragioni, l’obiettivo della manifestazione è offrire un’occasione di formazione per i professionisti del settore così come una rassegna di quanto di più innovativo offre il mercato». All’interno del Salone Hospital, il Focus sala operatoria proporrà un’area dimostrativa con una sala operatoria ibrida di ultima generazione in fatto di cardiochirurgia e neurochirurgia; mentre il Focus involucro ospedale si concentrerà sugli aspetti riguardanti la progettazione, la realizzazione e la manutenzione degli ospedali nei suoi risvolti più strutturali. Nell’ambito del salone Horus che ospita servizi e iniziative che riguardano i settori della disabilità, ortopedia e riabilitazione, due importanti appuntamenti: il meeting internazionale Iso 2016 che vedrà la partecipazione di 80 esperti provenienti da molti Paesi, che forniranno il proprio contributo sulla normazione degli ausili per disabili, mentre saranno oltre 300 gli esperti del settore ortopedico sanitario che parteciperanno al

II convegno del Forum comparto ortoprotesico italiano. La diagnostica per immagini sarà protagonista del salone Diagnostica 2000 che, accanto all’esposizione, offrirà con il convegno medicina vascolare una due giorni di approfondimento sulle ulcere degli arti inferiori e un percorso gratuito di screening dedicati ad alcune fra le più note patologie degenerative. Si affronterà anche il tema della terza età con un ricco programma d’iniziative formative, la mostra “Accessibility ++” dedicata alle soluzioni per l’abitare inclusivo, sicuro ed esteticamente piacevole e il progetto “Lasciatemi tutte le rughe” realizzato in collaborazione con lo Ied di Roma, per la ricerca di soluzioni adiuvanti gli operatori che si occupano di anziani affetti da malattie croniche degenerative. Con l’obiettivo di promuovere l’incontro tra i diversi attori della filiera, il salone di Me.De.Tech, dedicato alle tecnologie mediche monouso, ospiterà tavole rotonde e incontri commerciali per quelle realtà che nella filiera trattano dalla materia prima al prodotto finito. Con le ultime novità in tema di prodotti e attrezzature nell’ambito dell’emergenza sanitaria, il salone Primo soccorso attiverà all’interno dell’area dedicata diversi cicli di formazione, esercitazioni e simulazioni pratiche. Il programma di Exposanità prevede inoltre la presentazione dei vantaggi e delle innovazioni dell’Ict a sostegno del settore ospedaliero, dell’autodiagnostica e delle nuove strumentazioni per i laboratori. Confermata infine la seconda edizione di 3d print hub in cui saranno protagonisti la stampa 3d ed i suoi molteplici impieghi in campo medicale. ■ L.P.


Osservatorio medico - scientifico Pag. 9 • Maggio 2016

La ricerca indipendente aiuta la salute e i conti Realizzare ricerche di interesse del Sistema sanitario nazionale non rappresenta una spesa, ma un investimento strategico in funzione della spending review e di aumento di accesso alle cure. È l’appello del farmacologo Silvio Garattini are una revisione del Prontuario terapeutico nazionale per eliminare i molti farmaci ormai obsoleti e quelli con prezzi non competitivi e rafforzare la ricerca scollegata dall’industria per offrire migliori basi di evidenza agli interventi del Ssn. Sono alcune delle soluzioni avanzate da Silvio Garattini, direttore dell’Irccs Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, al problema della sostenibilità della spesa farmaceutica, che anche l’Italia si trova oggi costretta ad affrontare. Aumenta il costo dei farmaci. Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende farmaceutiche bastano a giustificare questi rialzi? «L’aumento dei prezzi dei farmaci, soprattutto di quelli biologici e degli antitumorali, è assolutamente ingiustificato. Invocare le spese per la ricerca è una scusa perché l’incidenza media del costo della ricerca sul fatturato è dell’ordine dell’8 per cento. Oltretutto per molti dei farmaci antitumorali l’efficacia

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è molto limitata, perché si osserva in media un aumento di sopravvivenza di circa 2 mesi, con una cattiva qualità di vita a causa della tossicità dei farmaci». La Commissione affari sociali della Camera apre la strada a un percorso di trasparenza che consenta di superare l’attuale prassi di segretezza degli accordi che vengono stipulati per stabilire il prezzo di farmaci. Come cambierebbe lo scenario? «Sembra giusto che spese pubbliche non vengano mantenute segrete. Tuttavia, cambierà molto poco, a meno che non si rimborsino i prodotti in questione a causa della loro scarsa attività, cosa per ora poco probabile a causa della pressione dell’industria sui medici e sui pazienti, oppure non si abolisca il brevetto quando si tratti di farmaci che hanno un rilevante valore per la vita». Finanziare la ricerca indipendente servirebbe a rendere maggiormente equilibrato il mercato dei farmaci? «Certamente. Oggi tutta la sperimentazione è condotta direttamente dall’in-

RISPARMIO ED EFFICACIA

La ricerca indipendente è la miglior spending review per il Sistema sanitario nazionale

dustria, il che rappresenta ovviamente un grande conflitto di interessi. Sarebbe importante che almeno gli studi di fase 3 fossero condotti da enti non-profit. Inoltre, la ricerca indipendente è estremamente importante per realizzare studi sull’efficacia dei nuovi farmaci sulla popolazione anziana, nonché ricerche per ottimizzare dosi e tempi di trattamento. La ricerca indipendente serve, inoltre, per studi comparativi, raramente condotti dall’industria farmaceutica. Finanziare la ricerca indipendente comporta importanti ritorni economici, superiori alla spesa. ln questo senso, la ricerca indipendente è la miglior spending review per il Sistema sanitario nazionale». Di fronte al problema della sostenibilità della spesa per i farmaci essenziali, quali soluzioni proporrebbe? «Credo che sia molto importante una revisione del Prontuario terapeutico nazionale così come era stata realizzata nel 1993 comportando un risparmio di circa 3 mila miliardi di lire (circa 1,5 miliardi di euro attuali). Il criterio deve essere sempre quello di rimborsare solo quei farmaci per cui esistano solide basi di efficacia dimostrate scientificamente. A parità di efficacia, si dovrebbero rimborsare i farmaci a prezzo più basso. Naturalmente, questa impostazione deve essere accompagnata da una importante informazione al pubblico, tesa a far capire che quando si applicano i principi dell’evidenza scientifica si opera nell’interesse degli ammalati. È necessario in questo senso un rapporto diretto con le associazioni dei pazienti». Cambiamo scenario. L’Unione europea avvia una procedura nei confronti del nostro Paese, messo in mora e accusato di aver accolto la direttiva del 2010 sulla sperimentazione animale in ma-

Silvio Garattini, direttore dell’Irccs, Istituto farmacologico Mario Negri di Milano

niera troppo limitativa. Cosa ne pensa? «La procedura d’infrazione da parte dell’Ue era attesa perché l'articolo 2 della direttiva sulla sperimentazione animale imponeva che, per ragioni di armonizzazione e libera concorrenza, i singoli stati non potessero applicare regole più restrittive. Il Parlamento ha legiferato compiendo decine di infrazioni e adesso deve cercare di rimediare prima che sia troppo tardi. I punti principali da ritrattare sono i divieti di condurre studi su eterotrapianti, molto importanti anche in campo antitumorale, di realizzare ricerche sui farmaci d’abuso e di allevare per la sperimentazione animali di grossa taglia, che comunque possono essere importati dall’estero. Come ricercatori ci auguriamo che il Parlamento rimetta ordine nella legge sulla sperimentazione animale». ■ Francesca Druidi


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 10

Politiche sanitarie

Sanità, parlano i produttori Tetti di spesa, investimenti in ricerca, sensibilizzazione al tema del trasferimento tecnologico. Sono alcuni dei temi sui quali le associazioni che rappresentano la nostra health industry chiedono interventi mirati per rilanciare la competitività del nostro sistema della salute e attirare capitali esteri Usciamo da una stagione di significativo contenimento delle risorse al sistema sanitario nazionale. Come ha impattato sulle imprese della vostra filiera, sulla loro capacità produttiva e sui loro costi? MASSIMO SCACCABAROZZI: «La stagione del contenimento delle risorse è iniziata da diversi anni e non è certo terminata. L’industria del farmaco paga il retaggio di azioni sconsiderate condotte nei suoi confronti e ancora in corso. Mi auguro che la situazione evolva in maniera corretta, in quanto il nostro settore sta contribuendo al ritorno della crescita nel Paese e non può venire penalizzato da manovre dovute solo a pregiudizi e mala gestione. Il consumo dei farmaci rimane abbastanza stabile, ma anche laddove si verificasse un aumento lo Stato non ce lo riconoscerebbe perché siamo sottoposti a un tetto massimo di spesa che ci impone di restituire i soldi in eccedenza». RICCARDO PALMISANO: «Premesso che Assobiotec aggrega aziende per tecnologia e non per settore merceologico, nell’area delle scienze della vita l’impatto delle manovre ha penalizzato in primis la spesa ospedaliera rispetto a quella territoriale. Decisione paradossale, dal momento che gran parte dell’innovazione finisce dentro gli ospedali, dove tra l’altro la spesa è generalmente più controllata e appropriata, in quanto sottoposta a gare, inserita nell’ambito di piani terapeutici e monitorata attraverso criteri di payment by result, risk sharing e cost sharing. A questo tet-

Massimo Scaccabarozzi,

Riccardo Palmisano,

Luigi Boggio,

presidente di Farmindustria

presidente di Assobiotec

presidente di Assobiomedica

to all’ospedaliera si aggiunge il sistema del payback, che genera ulteriore incertezza nei direttori finanziari delle aziende, i quali devono tenere un accantonamento da restituire alle Regioni. Così si frena lo sviluppo della ricerca biofarmaceutica». LUIGI BOGGIO: «La ricerca spasmodica del risparmio si è orientata di molto più sui fornitori che non sul sistema sanitario stesso. Il comparto dei dispositivi medici è stato penalizzato in primis da due provvedimenti: l’istituzione delle centrali d’acquisto, giuste in linea di principio, ma a discapito di qualità e servizi laddove perseguano una politica rivolta solo al prezzo più basso. Questo ha portato all’appiattimento dell’offerta, dove a determinare la qualità sono parametri assolutamente generali come il marchio Ce.

L’unica speranza su questo fronte è l’applicazione vera del nuovo codice degli appalti. La seconda misura che ci sta creando difficoltà ancor prima di essere attiva è il pay-back, che di fatto sottoporrà le nostre aziende a una tassa pari al 6 per cento del loro fatturato, allontanando peraltro multinazionali straniere dal nostro mercato». Durante i recenti Stati generali si è convenuto sul valore strategico della ricerca sanitaria italiana. Quali sono i suoi punti di forza, quali i limiti e in che direzione occorre agire per garantirle i necessari finanziamenti? M.S. «I nostri punti di forza sono un’accademia senza pari nel mondo e un’industria di assoluta eccellenza. Noi siamo tra l’altro coloro che investono in ricerca, perché oltre il 90 per cento della ricerca clinica viene condotta dalle imprese del farmaco. C’è la potenzialità di attrarre molti più investimenti, anche se negli ultimi anni in Italia sono già aumentati del 15 per cento. Si può fare meglio se verranno snellite le procedure, se avremo meno comitati etici e soprattutto se ci prepareremo al meglio all’arrivo del nuovo regolamento europeo sulla ricerca clinica. Se saremo bravi ad attuarlo per primi, potenzieremo la nostra capacità

competitiva». R.P. «La qualità assoluta della ricerca italiana è testimoniata dall’altissimo numero di nostre pubblicazioni sulle riviste internazionali. Va tuttavia osservato che l’Italia pubblica bene, ma brevetta poco e industrializza meno. Le nostre punte di diamante sono una ricerca di base al top e la ricerca clinica, con un ottimo network tra università e ospedali dimostrato nel passaggio tra pre-clinica e ricerca sull’uomo. La terza eccellenza è quella produttiva, seconda in Europa dietro la Germania. In sostanza, siamo molto forti all’inizio e alla fine del processo, ma ci manca la capacità di attirare capitale a livello internazionale. In tal senso occorre alfabetizzare i nostri ricercatori, insegnando loro a parlare il linguaggio degli investitori». L.B. «La ricerca sanitaria italiana è ai vertici mondiali. I nostri istituti e centri di ricerca sono tra i più avanzati al mondo e producono tanto, anche se a questa produzione di così alto valore non corrisponde una brevettazione di pari livello. Anzi, molti istituti sono disincentivati a brevettare perché è considerato un costo e quindi non si traduce in soluzioni di tipo industriale da poter offrire al pubblico. Per questo, bisognerebbe intanto sensi-

BIOTECNOLOGIE

Rappresentano l’80 per cento della produzione farmaceutica. In Italia sono più di 800 i farmaci biotecnologici. Questo conferma come il nostro Paese in questo campo sia in pole position a livello internazionale


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bilizzare gli istituti a seguire la strada del trasferimento tecnologico. Secondo poi, è necessario fare rete, superando la logica individualistica e mettendosi nelle condizioni di intercettare i fondi europei. Oggi siamo tredicesimi in Europa in termini di risorse erogate, dietro a Paesi come Svezia e Paesi Bassi. Mettendoci a sistema avremo più chance». Sul piano della qualità dell’offerta e della capacità di innovazione, di che reputazione gode oggi il vostro tessuto produttivo nel confronto con gli altri Paesi big internazionali? M.S. «Malgrado i soliti pregiudizi, la reputazione del settore farmaceutico è migliorata. Non a caso sono aumentati gli investimenti esteri, e quindi siamo diventati un Paese dall’industria farmaceutica consolidata e in continuo sviluppo. Non dimentichiamo che oggi il nostro tessuto esporta oltre il 70 per cento della sua produzione. A fronte di un mercato interno che vale 12 miliardi, ne esportiamo 22 miliardi. Un bilancio che reputo estremamente positivo per il nostro Pil». R.P. «Noi abbiamo alcune aree di eccellenza riconosciuta, come quella dei vaccini di Siena che sta catalizzando ulteriori investimenti; o quella della terapia genica e cellulare, in tutta l’area che orbita attorno al San Raffaele. A fronte di alcuni picchi reputazionali però, nella massa del biotech italiano molte aziende sono rimaste minuscole. Questo in termini produttivi si riflette in una produzione tradizionale, mentre noi dovremmo attirare fabbriche di proteine ricombinanti, anticorpi monoclonali, terapia rigenerativa, cellulare e genica. Altrimenti le nostre industrie eccellenti rischiano nei prossimi 15 anni di invecchiare, per effetto della forte concorrenza dei Paesi emergenti». L.B. «Non possiamo separare l’industria di marca italiana da quella multinazionale che opera sul nostro territorio. In Italia ospitiamo entrambe le realtà, di livello altissimo. Per un totale di oltre 2

mila aziende produttrici di dispositivi medici, che investono l’8 per cento delle loro vendite in ricerca e sviluppo. Porto un esempio eclatante: nella dialisi noi abbiamo la migliore capacità clinica del mondo, grazie a imprese locate prevalentemente nel distretto di Mirandola. A esse si sono affiancate, collaborando, le multinazionali straniere. Certo abbiamo Paesi più avanti di noi». L’industria della salute rappresenta la locomotiva nel campo delle biotecnologie. In quali ambiti terapeutici ha compiuto i progressi più significativi negli ultimi tempi e quanto la nascita dello Human Technopole potrà incidere sullo sviluppo di nuovi farmaci biotech made in italy? M.S. «Le biotecnologie sono essenzialmente farmaceutiche, arrivando a rappresentare oltre l’80 per cento delle sue produzioni. Abbiamo moltissimi farmaci biotecnologici in via di sviluppo e solo in Italia sono più di 800. Solo per fare un esempio fra tanti: è italiano il primo prodotto derivato da cellule staminali approvato al mondo. Questo conferma una volta di più come il nostro Paese sulle biotecnologie farmaceutiche sia in pole position e la nascita dello Human Technopole non farà altro che consolidarne la leadership». R.P. «Gli ambiti terapeutici a cui le biotecnologie hanno portato più valore in questi anni sono l’oncologia, ematologia, reumatologia, nefrologia e una serie di malattie rare, curabili quasi esclusivamente con farmaci biotech. La nascita del Tecnopolo la vediamo con estremo favore, perché riteniamo possa essere una grande risorsa per il Paese se si sapranno focalizzare gli investimenti. Lo stanziamento annunciato di 1,5 miliardi sono un sacco di soldi, ma se destinati in modo poco mirato rischiano di diventare uno spreco. Viceversa, dotandolo di una governance unica della ricerca e dell’innovazione e non disperdendo risorse in mille rivoli, potrà rivelarsi un acce-

leratore del biotech in Italia». L.B. «Il settore delle biotecnologie è considerato tra i più qualificanti non solo in termini di miglioramento della salute, ma di progresso economico. Purtroppo le nostre autorità non lo comprendono a pieno, continuando a vedere l’innovazione come un costo. Non abbiamo un sistema nazionale capace di valutare i vantaggi che offrono le tecnologie, tema su cui come Assobiomedica abbiamo un tavolo aperto col Ministero. Lo Human Techonopole rappresenta un hub che mettendo in connessione università, start-up e aziende, potrà creare quella massa critica utile ad attirare investimenti e procedere più speditamente sulla strada dell’innovazione». Le politiche sanitarie di incentivo possono giocare un ruolo decisivo per la crescita del vostro settore. Quali interventi occorrono per compensare i mancati investimenti pubblici e attrarre quelli esteri? M.S. «Al di là degli incentivi, sempre importanti perché dimostrano l’interesse del Paese verso il settore, abbiamo bisogno di regole stabili. Di una governance del sistema farmaceutico che non metta in ginocchio le aziende tenendo volutamente il tetto della spesa per poi richiedere continuamente ripiani di sfondamenti. Basterebbe sistemare questo aspetto per non aver bisogno di troppi incentivi e far ripartire gli investimenti esteri. Invece dobbiamo vedercela con un sistema di pay-back che fa sì che fino a

ottobre l’assistenza farmaceutica ai cittadini la paga lo Stato, poi dovremo pagarla noi». R.P. «La defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, di cui ultimamente sta parlando anche il ministro Padoan, sarebbe un provvedimento molto ben visto dal settore biotecnologico. Oppure la defiscalizzazione dell’exit dai fondi del venture capital, che incoraggerebbe gli investimenti facilitando le condizioni di uscita. Infine, una parziale defiscalizzazione degli investimenti in produzione biotecnologica e non solo in ricerca, attirerebbe insediamenti industriali in Italia. Che porterebbero competenza, occupazione qualificata, pil e tutto ciò che darebbe fiato alla nostra economia». L.B. «In queste settimane si parla molto di investimenti in ricerca, ma in concreto finora abbiamo assistito a politiche di disincentivo per le quali le nostre imprese si trovano di fronte a un crollo dei prezzi, a un non riconoscimento della qualità, all’impossibilità di portare innovazione sul mercato. Per quanto si allochi qualche fondo, sono le condizioni di mercato a uscirne pregiudicate. Negli ultimi 4 anni, gli investimenti esteri sono calati del 50 per cento. Noi siamo appetibili come capacità e professionalità, ma se il mercato non si mostra ricettivo, gli incentivi non hanno alcun impatto. Col pay-back poi, stimiamo una perdita di 10 mila posti di lavoro e la riduzione di un quarto degli studi clinici». ■ Giacomo Govoni


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Biomedicale

Novità nella medicina rigenerativa Il dottor Francesco Crescentini e Marco Mantarro presentano il sistema CMF, che riduce sensibilmente i tempi sia di rigenerazione di molti tessuti biologici, sia di azione su diverse patologie dolorose no strumento futuristico al servizio della rigenerazione tessutale e della terapia del dolore. Si chiama Complex Magnetic Field (CMF) ed è un sistema di apparecchiature progettato e realizzato dalla Mfi Srl, azienda romana impegnata nel settore della terapia fisica strumentale, in particolare quella effettuata attraverso l'uso corretto dei campi magnetoelettrici nell'ambiente medico e clinico. Il dottor Francesco Crescentini e Marco Mantarro, rispettivamente direttore scientifico e amministratore di Mfi, entrano nel dettaglio dell’innovazione e dei vantaggi che il sistema CMF rappresenta. «Si può dire che alla base del progetto – spiega Crescentini – c’è la teoria cibernetica dell’informazione biologica, messa al servizio della medicina rigenerativa e della terapia del dolore. Attraverso l’utilizzo di particolari segnali fisici, opportunamente modulati e trasferiti alle strutture biologiche, sfruttando le caratteristi-

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Il dottor Francesco Crescentini e Marco Mantarro, rispettivamente direttore scientifico e amministratore di Mfi, con sede a Roma - www.mfisrl.org

che positive dell’induzione magnetica, è possibile ridurre sensibilmente i tempi di rigenerazione di quasi tutti i tessuti biologici e di agire molto velocemente su molte patologie dolorose». Come nasce il Cmf? Francesco Crescentini: «Trent’anni di studi di biologia molecolare e biofisica applicata costituiscono le fondamenta del sistema, che risulta tanto efficace da rappresentare un unicum nell'ambito della terapia del dolore e nella medicina rigenerativa fisica, in sinergia e a supporto della farmacologia. Nessun effetto collaterale è stato riscontrato in anni di lavoro. Alla base dei diversi programmi terapeutici del CMF c'è una nuova branca della medicina che ha la finalità di studiare i sistemi di comunicazione cellulare e la loro capacità riparativa in relazione a particolari segnali fisici. Studi avanzati di fisiologia cellulare hanno permesso di individuare

alcuni dei codici di comunicazione cellulare trovando una nuova via per l'attivazione dei sistemi di riparazione endogena propri del corpo umano». Cos’ha in comune questo con la teoria cibernetica dell’informazione biologica? F.C.: «Come per un sistema cibernetico, i codici prodotti dalle apparecchiature CMF agiscono favorendo il continuo adattamento alla ricerca dell’equilibrio del sistema biologico. I programmi macchina sono stati studiati con lo scopo di agire in sinergia con il progetto biologico da sviluppare, sia esso rigenerativo sia relativo alla terapia del dolore. Nella medicina rigenerativa potremmo definire le apparecchiature del sistema CMF come induttori di riparazione endogena». Quali sono le applicazioni principali? F.C.: «Le applicazioni terapeutiche del sistema riguardano buona parte delle specialità

cliniche, in particolar modo la terapia del dolore cronico benigno e la rigenerazione tessutale. Attualmente le apparecchiature che compongono il sistema sono certificate per le applicazioni in odontoiatria, ortopedia, terapia del dolore, dermatologia, medicina rigenerativa, medicina dello sport e oftalmologia. Ogni apparecchiatura presenta programmi specifici dedicati. La rigenerazione dei tessuti che si ottiene con questa tecnologia risulta di altissima qualità e consente una sostanziale accelerazione dei tempi di riparazione, valutabili in una riduzione di due terzi rispetto ai tempi fisiologici».

E per quanto riguarda gli sviluppi futuri? Marco Mantarro: «La continua ricerca nel miglioramento delle procedure terapeutiche sta portando allo sviluppo di un nuovo sistema che consentirà il trattamento di un maggior numero di patologie in modo sempre più efficace e più comodo sia per gli operatori sia per i pazienti. Per concludere, lo sviluppo scientifico e tecnologico in atto permetterà, in tempi brevissimi, di poter essere efficaci anche nella medicina preventiva con la possibilità di drenare dai tessuti i metalli pesanti e gli xenobiotici, che, secondo molti studi, potrebbero causare diverse patologie, tra cui, alcune malattie degenerative del sistema nervoso centrale». ■ Renato Ferretti

IL SISTEMA CMF

Nella medicina rigenerativa potremmo definire queste apparecchiature come induttori di riparazione endogena

Per una cultura della medicina fisica Marco Mantarro, amministratore della Mfi Srl, si sofferma sui principi che muovono l’azienda romana. «La nostra mission – dice Mantarro – è di mettere a disposizione le tecnologie e le conoscenze acquisite per contribuire alla diffusione della cultura della medicina fisica e agevolare lo sviluppo di una medicina etica al servizio di tutti. Fin dalla sua costituzione la Mfi si è caratterizzata come struttura di produzione e distribuzione di apparecchiature biomedicali di ottimo livello tecnologico e di alta specializzazione, offrendo un’ampia gamma di soluzioni e servizi. Possiamo vantare una

trentennale esperienza nel settore biomedicale presso importanti multinazionali nel campo della diagnostica per immagini (TAC e RMN) e della diagnostica di laboratorio: un’esperienza sviluppata in diversi ambiti aziendali, dal customer service al settore commerciale, dall'assicurazione qualità al management. Siamo sempre impegnati in una continua attività informativa e formativa, per diffondere un uso corretto della medicina biofisica attraverso la collaborazione con società scientifiche, istituti universitari, ospedali e medici delle diverse branche specialistiche».

CMF è stata scelta dallo staff medico dell'Istituto di Medicina e Scienza dello Sport per supportare gli atleti italiani alle Olimpiadi di Rio 2016


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I sistemi di stampa nella biomedica Vito D'Amore spiega le esigenze attuali nel contesto non solo della diagnostica strumentale, ma per tutto ciò che in ambito medico ha necessità di essere stampato e archiviato. E le possibili soluzioni gni giorno migliaia di esami medici realizzati attraverso apparecchi biomedicali, vengono stampati su carta e consegnati nelle mani di medici e pazienti. È facile intuire come esigenze e richieste cambino con il passare del tempo, con l’avanzare del progresso tecnologico e dei cambiamenti interni alle strutture. Con l’intenzione di offrire soluzioni proprio in questo ambito, nel 2005 è nata Nolex. «Negli anni abbiamo avviato un inarrestabile percorso di crescita – dice l’amministratore Vito D'Amore – che ci ha portato a diventare l’azienda di riferimento in Italia per i sistemi di stampa in ambito biomedico. Oltre 500 strutture sanitarie hanno adottato le nostre soluzioni, annualmente oltre 4 milioni di esami vengono stampati tramite i nostri sistemi. Il settore sviluppo dell’impresa è costantemente impegnato nella ricerca di nuove soluzioni. Tutte le nostre soluzioni vengono sviluppate presso la sede di Catania. La commercializzazione avviene su scala nazionale con il supporto di una rete capillare di agenti e di sedi logistiche presenti in Sicilia, Campania, Puglia e Toscana». Nolex nasce nel 2005 come società di noleggio, con l’obiettivo di far fronte alle svariate richieste di flessibilità. «Il nostro portafoglio di soluzioni – spiega D'Amo-

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re – si è notevolmente ampliato. Le nostre soluzioni comprendono sistemi di stampa per la diagnostica per immagini, la cardiologia, l’endoscopia, la medicina nucleare e tutte le altre diagnostiche strumentali. Poi ci sono sistemi per l’archiviazione di immagini, filmati, report multidisciplinare (Pacs) e i sistemi per la gestione totale di un poliambulatorio (Ris-Lis), sistemi di conservazione legale sostitutiva e sistemi di produzione Patient-CD. Infine, emissione e gestione firme digitale e/o grafometriche, portale paziente (ritiro referti - prenotazione esami) e digitalizzazione di diagnostiche analogiche». D’Amore, poi, spiega l’impegno dell’impresa catanese sul piano etico. «Le nostre azioni e le nostre scelte mirano a creare un luogo di lavoro ideale, dove le persone sono ispirate a dare il meglio così da poter creare le migliori soluzioni e anticipare le esigenze e i desideri dei nostri clienti. Vogliamo creare una rete vincente di valori e relazioni a lungo termine con clienti e fornitori. E poi l’eccellenza: dobbiamo essere un'organizzazione efficace, snella e dinamica in grado di creare prodotti straordinariamente affidabili e semplici da usare. Infine, oltre ad avvalerci della consulenza di medici specializzati, tutti i prodotti vengono testati e validati in centri del settore». ■ Renato Ferretti

La Nolex ha sede a San Giovanni La Punta (CT) www.nolex.it

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Dispositivi medici

La benda cura, la calza mantiene Luigi Borlone riprende le parole del celebre flebologo Robert Stemmer per spiegare l’importanza del bendaggio sia sul piano terapeutico sia su quello della prevenzione «e i grandi risultati che si possono ottenere» el mondo della medicina, opinioni scientifiche e pratiche terapeutiche possono trovarsi in netta contraddizione. Niente di strano: sono tanti gli ambiti in cui la ricerca deve ancora raggiungere una certezza. Ma un’altra cosa sono le false credenze e convinzioni non supportate da nessuno studio. È il caso del rapporto tra bende e calze in ambito flebologico. Come spiega Luigi Borlone, amministratore unico della Pma, sono in molti a pensare che siano la stessa cosa. «La Pma – premette Borlone – produce bende da vent’anni ed è ormai l’ultima azienda italiana a farlo. Possiamo dire di avere una certa esperienza, quindi, in questo campo. E credere che bende e calze siano equivalenti vuol dire essere completamente fuori strada. Come lo stesso Robert Stemmer (luminare svizzero della flebologia internazionale, ndr) diceva “la benda cura, la calza mantiene”. Il caso che abbiamo seguito dall’estate del 2014 fino alla primavera dell’anno successivo, può spiegare meglio la grande differenza. Si tratta di una paziente con un linfedema sulla gamba sinistra che da sola pesava sessanta chili: il punto più largo aveva una circonferenza di 168 centimetri. Proporzioni spaventose, quindi, che avevano portato i medici a pensare all’amputazione come unica soluzione. Con-

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NEI PANNI DEL FLEBOLOGO

Con la benda, il medico lega il paziente a sé e alla sua professionalità, con la prescrizione della calza lo lega alla farmacia vinti, invece, che le nostre bende Prontozink Cumarine potessero fare molto in questo caso, per mesi abbiamo seguito la paziente. E abbiamo avuto ragione: dopo sei mesi, la signora ha potuto indossare una calza di dimensioni standard, cioè di circa trenta centimetri di circonferenza, e ora cammina nuovamente». Borlone passa a indicare le principali implicazioni del caso. «Dopo l’esperienza – spiega l’amministratore dell’azienda milanese – abbiamo presentato un protocollo con il quale questo caso è diventato un documento scientifico. Al di là dello

studio medico meno accessibile ai non addetti, ci sono alcuni elementi da sottolineare che si ricavano dalla descrizione. Evidentemente le bende hanno una

La Pma ha sede a Milano www.pma.it

flessibilità che altri strumenti altrettanto efficaci come le calze non possono avere: realizzare delle calze ad hoc per misure diverse costa moltissimo, per non parlare delle misure molto grandi, che hanno anche diversi problemi di produzione. L’unica condizione fondamentale per l’uso della benda è farla applicare a chi ne è capace. E questo è un altro punto importante: può sembrare incredibile, eppure sono tantissimi i professionisti del settore che non hanno idea di come si usi correttamente una benda, motivo per cui la Pma continua a organizzare corsi di bendaggio». Ci sono altri aspetti che distinguono i due strumenti. «Il flebologo – dice Borlone – può prescrivere una calza di una certa dimensione, che il paziente comprerà per il resto della vita data la cronicità di queste patologie. Oppure, può tentare il trattamento con il bendaggio: questo sgonfia l’edema fino a portare l’arto alle sue dimensioni normali, a quel punto serve una calza che semplicemente mantenga il risultato raggiunto. Con la benda, il medico lega il paziente a sé e alla sua professionalità, con la prescrizione della calza lo lega alla farmacia. Inoltre, bisogna considerare che la ricerca ha raggiunto grandi traguardi in proposito. La nostra Prontozink Cumarina, in particolare, associa all’effetto antiflogistico della pasta all’ossido di zinco, le proprietà antiedemigene della cumarina, garantendone un ottimo assorbimento percutaneo. Grazie ai nostri studi, siamo stati in grado di garantire un rilascio continuo di cumarina di almeno 4 giorni fino a un massimo di 7. Nessun’altra benda permette un’azione così lunga».

Ma l’innovazione portata avanti dalla Pma non finisce qui. «Un altro prodotto di cui andiamo molto orgogliosi è il Difoprev, calze contro l’ulcera dovuta al diabete. È un sistema innovativo, un di-

spositivo medico di classe II a, basato sull'impiego delle nanotecnologie capaci di ripristinare il fisiologico grado di idratazione della cute». ■ Renato Ferretti

Fisiologia e nanotecnologie uigi Borlone, amministratore unico della Pma, si sofferma sulle ricerche che hanno portato l’azienda milanese a produrre il Difoprev. «È un prodotto – dice Borlone – costituito da un gambaletto, realizzato in un filato speciale che si chiama Meril. Sul tessuto sono fissate nanosfere contenenti un principio attivo idratante. Dopo la cessione del principio attivo all'epidermide, il tessuto viene nuovamente “ricaricato” a casa dal paziente con un’apposita soluzione. Il sistema Difoprev può essere impiegato in tutte le condizioni disidrosiche degli arti inferiori e in particolare nei pazienti anziani, nei flebopatici, nelle persone affette da diabete mellito, nelle patologie xerotiche della cute. Dopo gli ottimi risultati ottenuti con questo, abbiamo deciso di sviluppare altri due prodotti che sono Difoven e il Difovaris, che hanno la stessa tecnologia, ma pensati per pazienti con problemi flebo logici e non diabetici. Questi ora sono in sperimentazione con la squadra di rugby Benetton Treviso, i cui giocatori sottopongono il proprio corpo a uno stress notevole dato lo sport praticato: ora vedremo il sollievo che i nostri due articoli saranno in grado di concedere».

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Osservatorio medico - scientifico Pag. 15 • Maggio 2016

Monitorare la sterilizzazione Mario Pavan e Diego Rossi della società SDS spiegano come, tra regolamenti, norme, linee guida e leggi che vigilano sulla sterilità dei dispositivi medici riutilizzabili, la qualità del processo non tuteli solo i pazienti ma anche gli operatori sanitari uerra aperta alle infezioni ospedaliere, da sempre minaccia dei sistemi di sanità pubblica, dal momento che incidono economicamente e qualitativamente sulle prestazioni erogate ai ricoverati. C’è chi la combatte a suon di direttive sempre più stringenti e chi, invece, opera sul campo, garantendo la qualità del processo di sterilizzazione di dispositivi medici riutilizzabili, come ferri chirurgici ed endoscopi. Perché la sterilizzazione, momento fondamentale e insostituibile nel controllo delle infezioni ospedaliere, è difficile da ottenere ed è soggetta a norme e standard rigorosi, sia sul fronte della fabbricazione che su quello della convalida del metodo. Di quest’ultimo aspetto si occupa la SDS Srl, società con sedi operative a Urgnano, Spresiano e Castelfranco di Sopra specializzata nell’erogazione di servizi di convalida del processo di

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La SDS Srl ha sede a Spresiano (TV) www.sdsconvalide.it

sterilizzazione di dispositivi medici e farmaci. «Con il termine convalida del processo di sterilizzazione – sottolinea Mario Pavan della SDS – si intende l’insieme di attività volte all'acquisizione, alla registrazione e all’interpretazione dei risultati richiesti per stabilire se i dispositivi medici sono conformi alle normative. Da qui la necessità di servirsi di procedure in grado di tradurre conoscenze professionali in competenze e comportamenti da adottare». Un processo che ha poco a che fare con la burocrazia, nonostante il moltiplicarsi di regolamenti, norme UNI, ISO,EN, linee-guida-leggi, e molto con la sicurezza effettiva in ambiente ospedaliero. «Negli ultimi anni – continua Diego Rossi – il rischio derivante dall’esposizione ad agenti biologici, non solo del personale di assistenza e dei servizi, ma soprattutto dei pazienti, ha costituito un feno-

meno di interesse emergente, a causa della comparsa di nuove modalità di infezione e per la recrudescenza di patologie infettive ritenute sotto controllo con la prevenzione. Date queste premesse, è chiaro che un dispositivo medico è tanto più sicuro per l’utilizzatore e il paziente quanto più controllato è il processo produttivo». Gli standard qualitativi richiesti sono considerevoli e il margine d’errore ammesso è nell’ordine della probabilità che al massimo non sia sterile un prodotto su 1 milione (Sterility Assurance Level pari a 10-6). «Ciò comporta la necessità di eseguire convalide, controlli e verifiche per ogni singola fase del processo di sterilizzazione – conclude Rossi – a tutela del paziente ma anche dell’operatore sanitario, soprattutto alla luce della proposta di legge del Parlamento italiano sulla responsabilità medica». ■ Alessia Cotroneo


Osservatorio medico - scientifico Pag. 17 • Maggio 2016

La chirurgia bariatrica alla prova del weight regain La chirurgia bariatrica si trova oggi a gestire recidive e interventi di revisione determinati da fenomeni di ripresa del peso. Generando un’importante riflessione su tecniche applicate e obiettivi. Ne parla lo specialista Edoardo Della Valle l 9 e 10 maggio si è svolto a Catania il Summit della Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (Sicob) dedicato alla Redo surgery, ovvero la chirurgia di revisione per procedure bariatriche che hanno prodotto negli anni risultati non soddisfacenti in termini di calo ponderale o controllo metabolico. «Il fenomeno della ripresa del peso, definito weight regain, è oggi particolarmente discusso - illustra Edoardo Della Valle, specialista in chirurgia generale, video laparoscopica e bariatrica - e rappresenta un limite reale alle tecniche ormai consolidate e a quelle di più recente affermazione. Si sta assistendo a una percentuale di insuccessi in graduale aumento, con pazienti che subiscono un’operazione di revisione anche 2 o 3 volte. Questa chirurgia di secondo livello rende ancora più onerosi i costi di trattamento dell’obesità patologica e grava sulla qualità di vita del malato, rincorrendo la soluzione piuttosto che centrarla. Non stiamo infatti colpendo al cuore il problema, ma solo un bersaglio collaterale». Come affrontare il weight regain? «Al convegno è stata ribadita la necessità di un percorso di analisi delle motivazioni che conducono alla ripresa del peso. Prima di un nuovo intervento, servirebbe un’analisi completamente rinnovata di tutti gli elementi critici del paziente. Se non si cerca di porre in evidenza, in maniera chiara, la problematica del malato, si rischia di reiterare il fallimento sul tavolo operatorio. Sarebbe meglio privilegiare una terapia non chirurgica e, ad ogni modo, effettuare una ricognizione minuziosa della causa del fenomeno: valutare se qualcosa non sia andato storto nell’applicazione della tecnica chirurgica - al Summit sono stati mostrati dei black video dimostrativi - ma soprattutto identificare il disturbo di tipo psico-comportamentale all’origine». Che è, invece, il cuore del problema? «Sì. Dopo vent’anni “in trincea”, nel campo della chirurgia bariatrica, posso affermare che non sarà il chirurgo a porre la parola fine all’obesità patologica o a ridimensionarla in maniera drastica, perché questa patologia non deriva da una disfunzione dell’apparato digerente. Vi interveniamo per trattare in realtà problemi di tipo comportamentale, emotivo, affettivo e psicologico. Una terapia di questo tipo richiede un fondamentale supporto psico-terapeutico. Il servizio sanitario italiano si trova, però, in uno stato di disagio circa le possibilità di cura rispetto alla richiesta, perché è esigua - sotto il profilo numerico - la disponibilità di professionisti specializzati nell’obesità patologica, ai quali per essere tale è richiesta una formazione specifica considerando la natura interdisciplinare e pluri-focale di questa patologia». Si può parlare di prevenzione? «Studi americani e delle più autorevoli società medico-scientifiche europee hanno evidenziato come bambini dagli 8 ai 10 anni soffrano sempre più di gravi patologie metaboliche e addirittura coronariche e di ipercolesterolemia non di tipo ereditario o genetico. La presenza di obesità in famiglia, nella madre in particolare, costituisce un importante fattore di rischio per lo sviluppo della patologia in età infantile e per la sua persistenza in età adulta. Questo sarà

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anche uno dei temi trattati dal Congresso mondiale della Ifso (The International Federation for the Surgery of Obesity and Metabolic Disorders) a Rio De Janeiro previsto per fine settembre. Occorre affrontare il tema dell’educazione alimentare sin dalle prime fasi dell’infanzia, nella scuola - dove oggi c’è più sensibilità - e in ambito familiare. È importante iniziare l’osservazione e l’inquadramento del comportamento patologico il prima possibile, evitando che un bambino sovrappeso diventi obeso, come accade oggi nella stragrande maggioranza dei casi. Da un punto di vista culturale è poi fondamentale non sottovalutare più, come in passato, il problema dell’obesità patologica nell’infanzia e nell’adolescenza». Qual è lo stato dell’arte della lotta contro l’obesità patologica, così come emerso anche dal congresso di Catania? «Grazie a pubblicazioni dell’Oms, dell’American College of Surgeons e di autorevoli paper europei, è stata ribadita una verità clinica che deve far riflettere: il consumo di calorie da parte della popolazione dei paesi a medio-alto tenore di vita è in costante e inarrestabile incremento, mentre il consumo energetico diminuisce. È una spirale che determina un costante aumento dell'incidenza dell'obesità e delle patologie a essa collegate. Cre-

sce anche il numero dei pazienti operati (13mila i casi circa in Italia, in base all’ultimo report del 2015) e la chirurgia resta al momento l’approccio più efficace, anche se - come abbiamo visto - sembra non mantenere nel tempo la percentuale di incisività e di risultati che ci si attendeva fino a qualche anno fa. Il problema del weight regain si riflette nel riscontro delle applicazioni tecniche». In che modo? «Si registra il crollo verticale dell’utilizzo del bendaggio chirurgico: i pazienti portatori di bendaggio sono quelli che richiedono con più elevata incidenza statistica re-interventi nei primi tre anni per complicazioni o necessità di rimozioni. Attualmente si privilegiano metodiche, in particolare la sleeve gastrectomy, meno aggressive sulla funzione digestiva e assorbitiva che consentono anche una maggiore rapidità di recupero del paziente. Un altro elemento interessante emerso dal convegno e segnalato dall’Obesity Surgery evidenzia che il bypass gastrico, oggi largamente applicato, sta causando una sostanziale cessazione della fase gastrico-digestiva, favorendo e determinando significativi fenomeni allergici di tipo alimentare dopo l’operazione. La realizzazione di piccolissime tasche gastriche - caratteristica dell’intervento di bypass - sarebbe la causa scatenante delle allergie alimentari riscontrate». Novità dal punto di vista farmacologico? «Se le precedenti terapie mediche hanno avuto vita breve, sono state promosse e poi ritirate per gli effetti avversi che provocavano su un grande numero di pazienti, oggi compaiono nuovi farmaci che appartengono all'ultima generazione delle molecole per il trattamento del diabete e con effetti anche anoressizzanti. Purtroppo, il costo mensile di queste terapie si aggira o supera i 300 euro al mese a paziente; valga per tutti l’esempio della liraglutide. La vastità della popolazione interessata si tradurrebbe in una grave criticità per i bilanci governativi destinati all’Health Care, come sta accadendo nel caso dell'epatite c (In Italia un ciclo di trattamento costa 26mila euro; in Egitto 700, in India poche decine di euro, mentre alla casa farmaceutica costa 300 euro). La ricerca propone sempre nuove molecole terapeutiche, ma si accentua al contempo la discrepanza tra le possibilità dell'utenza e i costi dell’offerta terapeutica. La selezione dei casi trattabili è eticamente critica. Chirurgia e farmacologia si stanno quindi impegnando in maniera sinergica, ma vanno fatti ulteriori passi avanti dato l’aumento costante della popolazione affetta da obesità patologica. Va ricordato che, secondo l’OMS, l’obeso patologico ha mediamente un calo dell’aspettativa di vita del 30 per cento». ■ Francesca Druidi

PREVENZIONE

Occorre affrontare il tema dell’educazione alimentare sin dalle prime fasi dell’infanzia, nella scuola e in ambito familiare Edoardo Della Valle, specialista in chirurgia generale, video laparoscopica e bariatrica


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 18

Diagnostica

Più validazione scientifica per le intolleranze alimentari ell’universo delle intolleranze alimentari sono solo in pochi a parlare di reazioni avverse agli alimenti e di nuovi approcci alle diagnosi. Sempre più spesso, inoltre, si assiste a un utilizzo non consono di test e kit che, di conseguenza, portano a risultati inaffidabili o potenzialmente dannosi; senza contare che i disagi psicologici dei pazienti e le mode amplificate a dismisura dai social media possono rovinare la vita delle persone. Le “allergie non allergiche”, come lo studioso Allen P. Kaplan definiva le intolleranze alimentari, danno vita a un giro d’affari di centinaia di milioni di euro nella diagnostica e nel correlato settore food. La medicina alternativa, infatti, ha un fatturato complessivo di oltre 300 milioni di euro e le allergie, insieme ai problemi gastrointestinali, sono in testa alla domanda di prestazioni sanitarie omeopatiche. Ci sono, però, dei dati epidemiologici oggettivi: più del 15 per cento della popolazione ha sintomi riconducibili a reazioni avverse agli alimenti; a questi, poi, vanno aggiunti i pazienti con morbo celiaco, con enteropatie indotte da alimenti e con intolleranza al lattosio, stimabili tra il 10 e il 15 per cento. In altre parole, almeno 1 persona su 4 ha problemi di origine gastrointestinale. È in questo quadro per certi versi sconfortante che si inserisce il nuovo test di laboratorio i-Screen-Ab, di cui presenta le caratteristiche il dottor Diego Faggian, dell’UOC Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, diretta dal professor Mario Plebani, dove tale test è stato validato. La sperimentazione clinica è stata effettuata in collaborazione con il dottor Antonio Antico, Primario del Laboratorio Analisi, e con la dottoressa Marilisa Franceschi, Gastroenterologa dell’Ospedale Santorso (Vicenza).

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Cos’è i-Screen-Ab? «Si tratta un kit immunoenzimatico, è uno screening intestinale finalizzato a facilitare la diagnosi di reazioni avverse agli alimenti o l’esclusione di tale possibilità. Sono state utilizzate miscele di allergeni sia per il dosaggio di IgE specifiche sia di IgG4 specifiche in maniera da definire un pannello ampio ed esaustivo con 42 allergeni divisi in 6 famiglie: Latte-UovaCarne; Pesce-Crostacei; Frutta secca; Cereali; Verdura; Frutta fresca. Parallelamente si effettua il test per la ricerca di anticorpi IgG anti-gliadina deaminata. Il kit prevede la determinazione nel siero umano di miscele al-

lergeni IgE specifici (allergia) e miscele di anticorpi IgG4 specifici (intolleranza) verso i principali alimenti e di anticorpi antipeptide deaminato (celiachia) su micropiastra». Perché prescriverlo e a quali pazienti effettuarlo? «i-Screen-Ab va consigliato a tutti coloro che hanno sintomatologie nel tratto intestinale di svariato tipo e non trovano risposte nella medicina convenzionale. Va prescritto perché slatentizza tutte quelle situazioni che potrebbero avere un giovamento con una dieta di esclusione, oppure indirizza il clinico verso altre soluzioni. Inoltre ha dimostrato di essere un test robusto, correlato con le metodiche migliori in uso nella routine, e inserito in un corretto percorso diagnostico, ha dato risultati clinici più che incoraggianti». Che valore aggiunto può fornire questo test? «i-Screen-Ab è un kit con un importante e innovativo approccio per il paziente, con in-

Dalla sperimentazione clinica è nata una nuova indagine di laboratorio per individuare le reazioni avverse agli alimenti. Il dottor Diego Faggian, dell’UOC Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, diretta dal professor Mario Plebani, presenta il kit validato i-Screen-Ab

DATI EPIDEMIOLOGICI

Il 15 per cento della popolazione ha sintomi da reazioni avverse agli alimenti; senza contare i pazienti celiaci, con enteropatie indotte da alimenti e con intolleranza al lattosio teressanti applicazioni cliniche, con notevoli risparmi dal punto di vista economico e con una ridotta invasività dovuta a un evidente minore fabbisogno di siero. Pertanto, partendo dall’idea che alcune patologie intestinali potrebbero essere migliorate escludendo alcuni alimenti dalla dieta, questo test potrebbe essere un primo approccio da utilizzare per la ricerca di alimenti che possono provocare sintomi gastrointestinali nei pazienti. Inoltre tale kit permette di utilizzare e personalizzare un algoritmo diagnostico per la gestione di pazienti a sintomatologia complessa, che prevedano una corretta anamnesi, analisi di ultima generazione con validità scien-

tifica e una dieta mirata di esclusione, ovvero un’eliminazione iniziale dell’alimento per verificare la diminuzione dei sintomi, la sua reintroduzione per confermare la precedente sintomatologia e la definitiva eliminazione dalla dieta dell’alimento accertato come responsabile». Chi sono i potenziali utilizzatori di questo kit? «Medici di medicina generale per inquadrare e indirizzare il paziente, gastroenterologi, nutrizionisti, allergologi e pediatri di libera scelta per prendersi carico dei pazienti e seguirli nel percorso della dieta mirata di esclusione». ■ Emanuela Caruso

Healthcare e diagnosi l gruppo AMS Alliance progetta e produce analizzatori automatici e reagenti dedicati alla chimica clinica, alla tossicologia ed alle reazioni avverse agli alimenti. Con uno staff di circa 100 persone, possiede due dipartimenti di ricerca e sviluppo per i reagenti e le strumentazioni, tre filiali – Italia, Francia e Stati Uniti – e vanta attività commerciali in oltre 45 Paesi in tutto il mondo, grazie anche ad un ufficio commerciale sito in Cina.

I Il dottor Diego Faggian dell'UOC Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova

La AMS Spa, sede principale del gruppo, si trova a Guidonia (RM) - www.amsalliance.com


Osservatorio medico - scientifico Pag. 19 • Maggio 2016

Il futuro della diagnostica L’avanzamento tecnologico offre sempre più possibilità, con effetti sulla prevenzione inimmaginabili fino a dieci anni fa. «Ma i medici saranno in grado di informare nel modo corretto?»

el campo informatico il balzo in avanti è stato lunghissimo e questo progresso non accenna a fermarsi: il segreto per essere sempre tra i primi sta qui, nell'aggiornamento e la continua modernizzazione di impianti e tecnologie». A parlare è il dottor Rosario Colombrita, specialista radiologo che nel 1992 ha aperto a Catania la Multimedica Catania, Centro Diagnostico Multidisciplinare di Radiologia. «Il futuro è alle porte – spiega Colombrita –, ed essere pronti ad affrontarlo è un indubbio vantaggio. Ma pone dei quesiti, primo fra tutti: quanto la classe medica sarà efficace a informare su tutte le possibilità che la diagnostica oggi offre? A questa domanda potranno dare una risposta solo coloro che ne capiranno a fondo il significato». Il centro catanese attualmente offre diverse metodiche. «Si tratta – dice Colombrita – di tecniche all’avanguardia nella diagnostica per immagini. Si va dalla radiologia all’ecografia tissutale e clinica, dall’eco-colordoppler alla mammografia digitale, dalla mineralometria ossea (Moc) computerizzata alla tomografia assiale computerizzata (Tac), e ancora risonanza magnetica articolare-artroscan e risonanza magnetica con magnete aperto». La struttura nasce da un’idea del dottor Colombrita, al rientro nella sua città natale, dove aveva prima percorso tutta la sua formazione medica e radiologica, per poi frequentare le prestigiose università Cattolica di Roma presso il Policlinico Gemelli, l'Ospedale Careggi di Firenze, e l’Ucla di Los Angeles e San Francisco. «Inizial-

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mente era ambulatorio di radiologia ed ecografia. Poi si è lentamente completato negli anni con gli strumenti e le tecniche di cui oggi disponiamo. Lo sviluppo della struttura si basava essenzialmente su tre punti fondamentali: l’utilizzo di metodiche all’avanguardia, la velocità nell'esecuzione degli esami, e i prezzi bassi. Chiaramente, visto il costo delle apparecchiature e del personale dedicato al loro funzionamento, non è stato facile mantenere la concorrenza con le altre strutture convenzionate. Ma la perseveranza di tutto il personale ha permesso negli anni un’espansione sempre maggiore, divenendo oggi uno dei centri leader in Sicilia e di riferimento nella diagnostica per immagini in tutte le sue applicazioni. Oggi in questo lavoro è importante avere sempre uno sguardo che miri il più lontano possibile, le novità sono molte, e bisogna sempre aggiornarsi e adeguarsi alle nuove tecnologie». ■ Remo Monreale

La Multimedica Catania ha sede nel capoluogo siciliano www.multimedica.catania.it


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 20

Diagnostica

Ricerca e prevenzione: armi vincenti Nicola Colabufo descrive progetti e brevetti della start-up pugliese Biofordrug che unisce pubblico e privato e si concentra soprattutto su Alzheimer, autismo e alimentazione otta all’Alzheimer, al cancro, ai disturbi dello spettro autistico sono tre grandi sfide che interpellano il mondo della ricerca. Secondo i dati diffusi a febbraio da Censis e Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, sono 600mila i malati in Italia. L’Associazione italiana registri tumori nel suo ultimo rapporto ha stimato in 363mila le nuove diagnosi annue di tumore, esclusi quelli della pelle. Sull’autismo le certezze scarseggiano, come la piena conoscenza della malattia, ma secondo l’Istituto Superiore di Sanità interesserebbe oltre 500mila famiglie italiane, con un’incidenza in crescita. Contro questo bollettino di guerra l’unica arma di cui disponiamo è la ricerca. E anche se si sente dire spesso che con la ricerca non si produce economia, che i cervelli migliori espatriano, i fondi sono scarsi e le leggi vincolanti, c’è sempre chi nuota contro corrente. In Puglia la start-up Biofordrug Srl, guidata da Nicola Colabufo, professore di chimica farmaceutica all'Università di Bari, conduce dal 2011 ricerche nel campo della diagnosi precoce e della nutraceutica per la prevenzione di malattie neurodegenerative, oncologiche e del neurosviluppo. Com'è nata la Biofordrug Srl? «Su iniziativa dell’Università di Bari che ha scelto di rispondere alla sua terza missione istituzionale: l’innovazione. Per 20 anni abbiamo studiato la diagnostica in vitro e in vivo sull’Alzheimer e i disturbi dello spettro autistico insieme all’ospedale “Fatebenefratelli”, sviluppando anche un test diagnostico brevettato. I risultati ottenuti ci hanno invogliato a costruire uno spin off per dialogare con il settore pubblico e privato». Com'è composto il team di ricerca? «Quattro docenti universitari di chimica farmaceutica lavorano con sei ricercatori assunti a tempo indeterminato. Inoltre, in seguito alla vittoria del progetto “Marie Curie”, fino al 2018 porteremo avanti un programma di scambio con le università di Sheffield e Lisbona grazie al quale stiamo ospitando due ricercatori inglesi, mentre alcuni dei nostri si trovano al momento in Inghilterra e Portogallo». Quali sono i vostri campi di ricerca?

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La nuova frontiera della nutraceutica Gli ultimi progressi della ricerca riguardano le proprietà nutritive che hanno un’azione salutistica nell’uomo. Un concetto complesso, che detto in una sola parola è riassumibile in nutraceutica. «Certificare in termini di qualità o ricercare i componenti che hanno un’azione salutare – spiega Nicola Colabufo, presidente di Biofordrug – è la nostra scommessa sul futuro. Il nostro contributo si muove in due direzioni: la tracciabilità e lo sviluppo di integratori ad uso alimentare. Sul primo fronte, gra-

zie all'analisi dei micro RNA, ricerca che avevamo sviluppato in ambito oncologico, possiamo accertare la provenienza geografica del prodotto e come è stato manipolato. Sul secondo fronte, invece, ci stiamo muovendo verso lo sviluppo di alimenti addizionati e migliorati sotto il profilo salutistico. In particolare, uscirà a breve una formulazione innovativa di bevanda integrata con sostanze vegetali con proprietà farmacologiche che stiamo sviluppando con un importante marchio internazionale».

«Neurosviluppo, con particolare riguardo ai disturbi dello spettro autistico, neurodegenerazione, con focus su Alzheimer e demenze, e nutraceutica, ovvero studi sulla tracciabilità genetica degli alimenti. Sul piano operativo, forniamo smart kit per biomarcatori ematici e urinari, traccianti PET e integratori alimentari, servizi di certificazioni di medical devices per multinazionali come la spagnola Leventon, certificazioni di qualità alimentare». Nell'ambito della ricerca sul l'Alzheimer cosa state studiando? «Finora ci siamo concentrati sul ruolo del rame come elemento che innesca la patologia. Il progetto europeo che stiamo portando avanti, invece, attiene al ruolo della proteina prionica in grado di indurre l'Alzheimer, un approccio abbastanza recente per la diagnostica precoce. In vivo stiamo portando avanti un brevetto in fase uno sull’uomo in Olanda, con gli istituti di medicina nucleare di Groningen e Amsterdam, attraverso radiotraccianti PET, ovvero l'iniezione nei pazienti in fase precoce della malattia di un mezzo di contrasto che evidenzia la geografia cerebrale delle zone colpite, così da consentire al medico di focalizzare la terapia di riabilitazione cognitiva o di stimolazione». In campo oncologico e sull’autismo? «Stiamo portando avanti con il CNR di Lecce, un’industria campana e una siciliana un progetto nazionale sullo sviluppo di nanosistemi per indirizzare i chemioterapici in maniera mirata sulle lesioni tumorali e ridurre gli effetti indesiderati e le resistenze. Sull’autismo la ricerca è indietro rispetto alle aspettative perché la diagnostica è molto complessa e variegata, quasi

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE

Il segreto per competere su scala internazionale dall’Italia e dal sud sta nel guardare verso orizzonti europei, portando poi il meglio sul nostro territorio


Osservatorio medico - scientifico Pag. 21 • Maggio 2016

I vantaggi della risonanza magnetica Senza raggi X e non invasiva, la risonanza magnetica permette di analizzare ossa e organi in modo rapido e comodo per i pazienti. Il dottor Aldo Mario Fei racconta la sua esperienza nel campo

PUNTARE SUI BREVETTI, LINFA VITALE PER LA RICERCA

Fin quando restiamo fermi all'idea che se non ci danno fondi non possiamo fare ricerca siamo finiti. Serve mettere a frutto la ricerca con i brevetti

Nicola Colabufo - presidente di Biofordrug Srl e professore di chimica farmaceutica all'Università di Bari - colabufo@farmchim.uniba.it

personalizzata, e comporta la presenza di biomarcatori diversi da soggetto a soggetto». Quanto sono importanti i brevetti in campo biomedicale? «Fondamentali perché sono l'unica chiave di dialogo con le multinazionali farmaceutiche. Abbiamo già brevettato i radiotraccianti, il test del rame per l'Alzheimer, diagnostici per alcune patologie dello spettro autistico. La ricerca ha dei costi ma ha anche un valore e fin quando restiamo fermi all'idea che se non ci danno fondi non possiamo fare ricerca siamo finiti. La cultura universitaria fa tanto: alcune università in Italia fanno molto bene la formazione, altre la ricerca, altre l'innovazione. Ma sono pochissime quelle che riescono a

portare avanti tutte e tre le missioni». Negli anni avete ottenuto parecchi riconoscimenti, come il Premio Nazionale innovazione, e attestazioni di eccellenza in Italia e all’estero. Cosa vi aiuterebbe a spiccare il volo? «La Puglia tra le regioni meridionali è quella che più ha investito in start-up, ma il nostro è comunque un contesto di arretratezza su scala globale. Abbiamo molti più progetti con aziende estere che italiane. Bisogna pensare globale e agire localmente a largo spettro. Ci aiuterebbe la semplificazione di alcune procedure. Recentemente è stato fatto molto per l'assunzione di giovani ricercatori ma se il MIUR ci mettesse nelle condizioni di competere ad armi pari sotto il profilo tecnologico in Europa, dando ossigeno a chi investe in tecnologie, potremmo davvero spiccare il volo». ■ Alessia Cotroneo

a risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici e onde radio, senza esporre il paziente a nessun tipo di radiazione ionizzante (raggi X). È una tecnica che presenta numerosi vantaggi e facilitazioni per la diagnosi e viene impiegata in moltissimi campi, perché permette di visualizzare scheletro, articolazioni e anche organi interni. «Le indagini mediche che sfruttano la RM danno informazioni diverse rispetto alle immagini radiografiche convenzionali – spiega il dottor Aldo Mario Fei, direttore sanitario del Centro Studi Diagnostici di Gallarate (VA) –. Infatti, attraverso questo tipo di esame, sono visibili i tessuti molli ed è inoltre possibile distinguere il tessuto normale da quello patologico, differenza non apprezzabile con altre tecniche radiologiche. Grazie al rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni, la risonanza magnetica viene oggi utilizzata in ambito neurologico, neurochirurgico, traumatologico, oncologico, ortopedico, cardiologico, gastroenterologico. Inoltre, il progresso tecnologico ha

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ALTA AFFIDABILITÀ

È possibile distinguere il tessuto normale da quello patologico, differenza non apprezzabile con altre tecniche radiologiche

Il dottor Aldo Mario Fei è il direttore sanitario del Centro Studi Diagnostici di Gallarate (VA) www.centrostudidiagnostici.it

consentito lo sviluppo di apparecchiature a più basso campo magnetico, più leggere, meno ingombranti e, fattore da non sottovalutare, più economiche nella gestione. Questo aspetto ha consentito di abbassare notevolmente i prezzi delle prestazioni e di poter offrire la metodica in maniera più capillare sul territorio, con grande vantaggio dal punto di vista dei tempi di attesa». La tecnica della RM sfrutta processi biochimici nel suo funzionamento: «Si acquisiscono direttamente le immagini in tre dimensioni. La ricostruzione delle immagini è in funzione del legame biochimico delle molecole, basandosi sulla struttura della materia. Questo comporta un’altissima risoluzione di contrasto delle immagini, che consente di cogliere formazioni anatomiche strutturalmente diverse». Per eseguire l'esame al paziente viene chiesto solo di distendersi su un lettino che viene fatto scorrere dentro la macchina, e di restare fermo e rilassato per tutta la durata dell'esame. «Il relativo “disagio”’ del paziente, in alcuni casi “mitizzato”, è solo legato alla durata dell’esame (circa venti minuti) che necessita della immobilità, e alla conformazione delle apparecchiature, che possono creare problemi di adattamento ai soggetti claustrofobici, anche se ultimamente la tecnologia offre apparecchiature sempre più ampie e veloci. Durante la gravidanza l'esame non è controindicato, anche se la prudenza consiglia di evitarlo nelle prime 12 settimane».■ Giulia Panzacchi


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 22

Diagnostica

Dal bisturi cibernetico alla risonanza magnetica aperta Tecnologia e innovazione al servizio del paziente. Il dottor Sergio Papa, direttore della Diagnostica per Immagini del CDI, descrive vantaggi e applicazioni di alcune delle più moderne tecniche dell’imaging diagnostico e della chirurgia robotica. ompetenza del medico, presenza di un’equipe multi specialistica, tecnologie all’avanguardia consentono una buona diagnosi, mirata a una terapia, corretta e personalizzata». Così Sergio Papa, direttore della diagnostica per immagini nel milanese Centro Diagnostico Italiano (CDI), riassume i principali fattori che concorrono all’ottimizzazione delle operazioni in questo ambito. Tecniche e tecnologie cambiano secondo diversi parametri, tra i quali la zona anatomica interessata, ovviamente, ma anche le condizioni dei pazienti. Per questo motivo, per esempio, una macchina da risonanza magnetica “aperta” permette soluzioni altrimenti impraticabili. «Due delle quattro macchine di risonanza magnetica ad alto campo a nostra disposizione – dice Papa – sono aperte. I vantaggi di questo tipo di strumento sono diversi, perché, oltre a evitare problemi con i pazienti più sensibili agli ambienti chiusi, la sua apertura garantisce la possibilità di esami come la risonanza magnetica cardiaca su pazienti con obesità, disabilità o altri tipi di limitazione dei movimenti». Sono numerosi gli esami all’avanguardia che si possono effettuare al CDI. «Tra questi – spiega Papa – c’è la diagnosi del tumore della prostata. La diagnostica del carcinoma prostatico si avvale oggi, oltre che del tradizionale marcatore ematico Psa (Antigene Prostatico Specifico), di una sofisticata risonanza magnetica multiparametrica che consente di valutare le caratteristiche morfologiche, volumetriche e funzionali della ghiandola. Tale modalità di indagine permette di visualizzare aree possibili sedi di carcinoma prostatico anche di dimensioni molto limitate, e di condurre successivamente biopsie estremamente mirate. Un innovativo sistema semi-robotizzato chiamato Uronavigatore consente poi una fusione delle immagini di risonanza con quelle eco-

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RM APERTA

Permette esami come la risonanza magnetica cardiaca a riposo e da stress, su pazienti con obesità, disabilità, claustrofobia

Il Centro Diagnostico Italiano

Il Centro Diagnostico Italiano ha sede a Milano - www.cdi.it

grafiche e guida l’Urologo nella esecuzione delle biopsie delle zone sospette, con estrema precisione ». Passando agli esami di Medicina Nucleare, il dottor Papa spiega come alla scintigrafia miocardica si sia affiancata negli ultimi anni la Tac delle coronarie «molto utile – continua il direttore – in tutti quei casi in cui il cardiologo sospetta non tanto di trovarsi in presenza di malattia coronarica avanzata, quanto di fronte alla necessità di una valutazione di rischio per un Paziente asintomatico: un esame quindi, che andrebbe riservato ai pazienti con un profilo di rischio cardiovascolare medio-basso, generalmente più giovani. A fronte di informazioni clinicamente molto utili, sia scintigrafia che Tac richiedono peraltro un ampio utilizzo di radiazioni ionizzanti, con una dose pari a quella erogata da centinaia di radiografie del torace. Va da sé che in pazienti da sottoporre a esami ricorrenti, un programma di esposizioni periodiche a tali dosi include un rischio di malattie indotte dalle radiazioni utilizzate nel processo diagnostico. Le applicazioni cardiache della Risonanza Magnetica, dove l’uso delle radiazioni ionizzanti è sostituito da un potente campo magnetico, sono riuscite ormai da anni a fornire immagini di perfusione analogamente a quanto può fare la scintigrafia, superando gli ostacoli della risoluzione temporale (il cuore si muove in continuazione), e con una risoluzione spaziale circa 10 volte maggiore di quella che la fisica permette agli esami di scintigrafia miocardica». L’ultimo argomento trattato riguarda la Ra-

Il Centro Diagnostico Italiano, attivo a Milano dal 1975, è una struttura sanitaria ambulatoriale a servizio completo orientata alla prevenzione, diagnosi e cura in regime di day hospital. È presente sul territorio lombardo attraverso un network di 22 strutture, a Milano, Corsico, Rho, Legnano, Cernusco sul Naviglio, Corteolona, Pavia e Varese. È certificata Iso9000 e dal 2006 la sede centrale è accreditata dalla Joint Commission International. All’interno del CDI lavorano oltre 1000 persone tra medici specialisti, tecnici sanitari, infermieri e impiegati, al servizio di 430mila pazienti l’anno. Il CDI è accreditato con il Ssn per le aree di laboratorio, imaging, medicina nucleare e radioterapia, e, in alcune sedi, per le specialistiche ambulatoriali. Dispone di un’area privata in convenzione con i maggiori Fondi Assicurativi e di un’area a servizio delle aziende.

dioterapia con CyberKnife, apparecchiatura di tipo radiochirurgico, del tutto indolore e con precisione sub millimetrica. «Tra i dispositivi attualmente in uso in radiochirurgia, il Cyberknife rappresenta una rivoluzione per la cura dei pazienti affetti da tumore. È un apparecchio costituito da un acceleratore lineare miniaturizzato montato su un braccio mobile robotizzato: durante l’intervento radiochirurgico localizza con estrema precisione la sede del tumore, orienta il fascio di radiazioni del bisturi cibernetico sul letto operatorio, corregge in tempo reale la sua posizione in relazione ai movimenti del paziente o del tumore durante la seduta di radiochirurgia, e riduce in modo significativo l’irradiazione dei tessuti sani adiacenti al tumore, prerogativa quest’ultima per una maggiore possibilità di guarigione, una minore tossicità e una migliore qualità della vita del paziente». ■ Elena Ricci


Osservatorio medico - scientifico Pag. 23 • Maggio 2016

Mammografia, diagnostica sempre più evoluta Gli attuali sistemi mammografici consentono ormai di ottenere diagnosi complete e sempre più accurate. La parola a Lorenzo Perez, presidente di Metaltronica Spa a tecnologia più affidabile per la prevenzione e la diagnosi del tumore al seno è senza dubbio la mammografia. In questo specifico settore, poi, la nuova frontiera è rappresentata dalla Tomosintesi Mammografica Digitale (DBT). A presentare le caratteristiche di questa apparecchiatura all’avanguardia in grado di dare una soluzione a un problema importante e delicato è Lorenzo Perez, presidente di Metaltronica, società impegnata da quasi quarant’anni nella progettazione e realizzazione di dispositivi mammografici. «La Tomosintesi Mammografica Digitale è una tecnica che eseguendo una serie di esposizioni radiografiche a bassa dose e a differenti angoli e utilizzando uno specifico algoritmo ricostruisce volumetricamente il seno esaminato aggiungendo così informazioni utili per il radiologo. La nostra azienda produce un sistema DBT che si presenta come soluzione rapida e completa per eseguire qualunque tipo di esame dallo screening alla biopsia tridimensionale e/o in tomosintesi». Come si caratterizza il processo produttivo e di controllo della Metaltronica? «Nei nostri stabilimenti realizziamo circa 400 sistemi mammografici ogni anno,

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Lorenzo Perez, presidente di Metaltronica Spa Pomezia (RM) - www.metaltronica.com

con punte di 600, su due diverse linee produttive: quella analogica e quella digitale. Ogni fase dell’iter realizzativo viene sottoposta a rigorosi controlli, nel rispetto delle normative di qualità e sicurezza vigenti in merito ai dispositivi radiologici. Operando in tal modo, garantiamo sempre i massimi standard qualitativi. La stessa attenzione viene rivolta anche alla scelta dei materiali e ai componenti acquistati da parti terze, che prima di essere utilizzati vengono testati su banchi di prova. Inoltre, prima di lasciare lo stabilimento ed essere installato in ospedali, cliniche, centri diagnostici o mezzi mobili, ogni sistema è sottoposto a un ulteriore collaudo per verificarne il perfetto funzionamento e l’accuratezza dei risultati». Metaltronica è un’azienda dinamica e innovativa perché da sempre ha basato la propria attività su due principi: sviluppo tecnologico e capitale umano. In che modo questi due aspetti si coniugano all’interno dell’impresa? «Il risultato della nostra attività è costituito dai sofisticati sistemi medicali che realizziamo e che assicurano risultati precisi e costanti, anche in virtù della qualità dei materiali impiegati e del design ergonomico che li caratterizza. Ma non è l’unico aspetto che curiamo con particolare attenzione. Al centro del progetto Metaltronica, infatti, c’è l’elemento umano, ovvero gli ingegneri che, ogni giorno, si impegnano nel trovare nuove soluzioni nell’Area dedicata alla ricerca e sviluppo; i tecnici, garanti del corretto funzionamento degli impianti di produzione; gli esperti che formano il personale e offrono una tempestiva assistenza tecnica; e i manager, impegnati nel difficile compito di far valere competenze e professionalità in un mercato globalizzato e competitivo». Un’azienda, dunque, che ha a cuore l’aspetto umano. «Esattamente. Passione e professionalità, competenza ed energia, creatività e ragione, sono questi gli elementi che ci

Metaltronica nel mondo Oltre settemila sistemi diagnostici venduti e installati in tutto il mondo. È questa la portata commerciale della Metaltronica, che negli ultimi anni ha assistito a un progressivo e continuativo sviluppo dell’area commerciale estera. Un risultato che può definirsi una conseguenza naturale del significativo incremento nel volume di vendite dei sistemi diagnostici sui mercati internazionali. Va da sé immaginare

come si sia reso necessario garantire un adeguato livello di assistenza postvendita, essenziale quando si ha a che fare con apparecchiature così tecnologicamente avanzate e funzionalmente importanti. Ogni agente, rivenditore e distributore Metaltronica viene preparato per offrire un perfetto supporto tecnico e occuparsi con efficienza dell’installazione e della manutenzione dei macchinari.

46° Congresso Nazionale SIRM 2014 – Firenze

guidano e che danno forma e vita ai sogni, alle intuizioni e ai desideri di chi lavora in Metaltronica. Non ci dimentichiamo mai che, nonostante una produzione di macchinari e apparecchiature tecnologiche, i nostri prodotti sono destinati ai milioni di donne e migliaia di

medici in tutto il mondo impegnati nella lotta contro il tumore al seno. Investire sul capitale umano e sulla creatività, sulle idee, significa anticipare il futuro in un ambito sensibile e delicato come quello delle cure delle patologie oncologiche». ■ Emanuela Caruso


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 24

Diagnostica

Esami contro tumori e infezioni Tra le patologie che interessano i genitali femminili, ce ne sono alcune non solo frequenti e dolorose, ma anche gravi, nonostante i passi in avanti nella tempestività diagnostica. L’analisi della dottoressa Valentina Lezzi

l basso tratto genitale è un settore che comprende, da un lato, patologie di così diffuso riscontro nella popolazione femminile, come le vaginiti e vulvovaginiti, da diventare un problema tutt’altro che trascurabile nella vita di una donna. Dall’altro, è interessato da patologie oncologiche degne di particolare attenzione per la loro gravità, come il carcinoma della cervice uterina. Ne parliamo con la dottoressa Valentina Lezzi, medico chirurgo specialista in ginecologia, ostetricia e patologia del basso tratto genitale, presso lo Studio Medline di Corato (BA). «Per quanto riguarda le patologie oncologiche del basso tratto genitale – spiega Lezzi – per molto tempo il carcinoma della cervice è stato il tumore più frequente nel sesso femminile. Oggi, perlomeno nel mondo occidentale, il numero di casi e decessi per tale

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Valentina Lezzi, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia presso lo Studio Medline di Corato (BA) - studiomedline@libero.it

patologia è in costante riduzione, soprattutto grazie alla diffusione del paptest, e in Italia è il quarto tumore per frequenza dopo mammella, colon-retto e polmone. Ogni anno, tuttavia, si contano circa 3500 nuovi casi, ma solo uno su diecimila ha una diagnosi di tumore avanzato e la probabilità di morte è inferiore all’uno per mille». Per questi motivi è facile capire come la diagnosi di tale patologia oncologica sia di fondamentale importanza. «Il paptest – dice Lezzi – è un esame rapido e indolore che consente di evidenziare la presenza di alterazioni cellulari cosiddette precancerose che potrebbero portare a un carcinoma della cervice. In presenza di tali alterazioni, l’esecuzione di altri esami quali colposcopia e ricerca del Dna del Papilloma virus consentono di inquadrare e monitorare nel tempo le pazienti. Infatti, il riscontro di un paptest anomalo non significa necessariamente il successivo sviluppo di un cancro: tale evenienza si verifica solo in una minoranza di casi e richiede tuttavia un arco temporale di anni. Proprio per questo è fondamentale il riconoscimento precoce di eventuali lesioni precancerose e il corretto management di queste con ulteriori esami. Un’ampia fetta della popolazione femminile non si sottopone allo screening regionale perché necessita di un rapporto più personale con il ginecologo oppure di un ambiente più discreto e confortevole o, ancora, di una maggiore flessibilità negli orari di visita con tempi di attesa ridotti: è soprattutto a questo target che ci rivolgiamo». L’altra problematica, che potrebbe sembrare banale ma non lo è, sia per l’ampia diffusione sia per come riesca a inficiare la qualità della vita di una donna, è rappresentata dalle infezioni della vagina e dei genitali esterni. «Attualmente – continua la dottoressa Lezzi – nella maggior parte dei cen-

Focus colposcopia La dottoressa Valentina Lezzi ginecologa e ostetrica e colposcopista presso lo Studio Medline, spiega l’importanza e le finalità della colposcopia. «Si tratta di un esame di secondo livello – dice Lezzi – che solo alcuni ginecologi qualificati possono eseguire, tramite un particolare microscopio chiamato colposcopio. Questo consente di individuare eventuali aree sospette sulle quali effettuare un prelievo bioptico mirato. La possibilità di fare ciò, dopo un lungo pe-

riodo di formazione presso il policlinico di Bari e l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, al fianco di medici e professori esperti, e dopo quattro anni di ricerca sul Papilloma virus, è uno dei punti di forza del nostro centro. Purtroppo lo screening del carcinoma del collo dell’utero sul territorio e il successivo invio presso strutture ospedaliere per esami di secondo livello, nella nostra regione non è ancora sufficientemente diffuso e accettato».

PAPTEST

Grazie alla sua diffusione, oggi il numero di casi e decessi per carcinoma alla cervice è in costante riduzione tri ginecologici, la diagnosi di tali patologie si basa sulla sola valutazione clinica, o, in alternativa, sull’esecuzione di un tampone vaginale per la ricerca dei germi patogeni. Nel primo caso, basandosi solo su dati clinici, il rischio di un errore diagnostico con successiva terapia inutile o addirittura dannosa, è alto, con inevitabile spreco di denaro e prolungata sofferenza per la paziente. Nel secondo caso, sicuramente la probabilità di una corretta diagnosi e risoluzione del problema è più alta. Ciononostante, l’esecuzione di un tampone vaginale non è sempre agevole perché richiede specifici terreni di coltura, modalità di conservazione e tempi di invio al laboratorio, e l’esito è di-

sponibile solo dopo alcuni giorni. Nel nostro centro possiamo effettuare un esame microscopico a fresco delle secrezioni vaginali che è immediato, innocuo e poco costoso. In più, fornisce molte informazioni utili per arrivare a una corretta diagnosi, in modo tale da risolvere o quanto meno migliorare nettamente, la sintomatologia lamentata dalla paziente. Eventualmente, solo nei casi particolarmente resistenti, la paziente sarà sottoposta a prelievo per tampone vaginale. Tutto ciò consente notevole risparmio di tempo, denaro, energie e sofferenza per la donna, in una società e in un’epoca in cui i primi scarseggiano e le sofferenze abbondano». ■ Remo Monreale


Osservatorio medico - scientifico Pag. 25 • Maggio 2016

La naprotecnologia combatte l’infertilità

Onde d’urto contro il deficit erettile

Cresce l’infertilità nelle coppie italiane, ma dagli Stati Uniti arriva un nuovo metodo naturale per contrastarla, e per migliorare la salute femminile. Ne parliamo con Michele Barbato

Diego Pozza racconta l’innovativa modalità terapeutica che consente la ripresa di una normale attività sessuale senza alcun rimedio farmacologico o meccanico opo i 50 anni, ma in qualche caso anche in età più giovane, alcuni uomini perdono la funzionalità sessuale per cause prevalentemente vascolari, circolatorie. Oggi sono disponibili molti rimedi a tale condizione: farmaci orali (Viagra, Cialis), iniezioni intracavernose nel pene (Caverjet), creme uretrali (Vitaros); si può arrivare anche alla soluzione ottimale, ma estrema, delle protesi peniene malleabili o idrauliche. Solo da un paio d’anni si è dimostrata anche l’efficacia di un sistema terapeutico innovativo: le applicazioni di onde d’urto a basso voltaggio (EDSWT) al tessuto cavernoso del pene. A spiegarne il funzionamento e i vantaggi è il dottor Diego Pozza, che dirige dal 1984 uno dei più rinomati Studi di Andrologia di Roma: «Si tratta di una terapia assolutamente indolore, senza alcun effetto collaterale, che consente la ricomparsa di erezioni spontanee senza più la necessità del rimedio farmacologico. Rappresenta una soluzione a lungo termine per migliaia di pazienti che finora la hanno utilizzata. Questo trattamento porta ad un miglioramento di lunga durata per la funzione erettile e al benessere sessuale di migliaia di uomini in tutto il mondo, senza dolori o farmaci. Per la prima volta in Italia il trattamento con onde d’urto, clinicamente dimostrato da numerosi lavori scientifici internazionali, può essere applicato ai pazienti che ne abbiano necessità». La terapia ripristina la funzione sessuale curando la causa, e non i sintomi, del deficit erettile. Ma in cosa consiste esattamente la terapia? «Si basa sull’utilizzo di onde d’urto a bassa intensità extra corporee che vengono emesse da una macchina, focalizzate su un manipolo che le trasmette all’interno del tessuto cavernoso. Le cellule vascolari “traumatizzate” rilasciano sostanze vasculoattive che determinano

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econdo una ricerca condotta nel 2015 dal Ministero della Salute, in Italia una coppia su cinque non riesce ad avere figli. Un dato che, appena 20 anni fa, era dimezzato. Connesse alla percentuale di aumento di infertilità, sono aumentate anche le tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita). Recentemente si è affacciata al mondo medico quella che potrebbe essere una nuova soluzione etica nel campo delle tecniche di PMA: si chiama Naprotecnologia, ed è un metodo naturale, nato negli Stati Uniti ad opera del professor Thomas Hilgers e molto diffuso in Irlanda e Polonia. Il dottor Michele Barbato, primario di Ostetricia e Ginecologia presso l'ospedale di Melegnano (Milano), da anni coltiva lo studio e la ricerca nel campo della Regolazione Naturale della Fertilità, e in particolare della Naprotecnologia. «Si tratta – spiega - di un metodo basato sullo studio dell’andamento dei sintomi legati al ciclo mestruale. L’osservazione dei sintomi legati al ciclo consente di individuare deficit che possono condizionare in modo negativo la fertilità e la salute della donna. Correggendo questi deficit con cure specifiche si possono trattare patologie come infertilità ed evitare parti prematuri, aborti ripetuti, depressioni post-partum e molto altro. Le osservazioni vengono riportate su una tabella che serve al medico naprotecnologo per diagnosticare le cause e indicare le cure specifiche per quel determinato caso, sia con approccio farmacologico che con approccio chirurgico. Con la Naprotecnologia vengono presi in considerazione tutti i possibili fattori che possono portare alla sterilità, come il basso livello di ormoni, la dieta e l’alimentazione, il muco limitato, fattori genetici». Molti sono i vantaggi e le novità che comporta. «Grazie a questo metodo la donna svolge un ruolo attivo, apprendendo e com-

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prendendo le dinamiche che avvengono nel suo organismo. La donna impara a leggere i biomarcatori del proprio ciclo. Nella prima fase del trattamento è seguita da un istruttore-insegnante che le spiega in pratica cosa deve osservare, come deve compilare la tabella e cosa significano le caratteristiche dei sintomi osservati. Questo periodo dura 2-6 mesi. Successivamente il medico naprotecnologo proporrà analisi biochimiche, ecografie, studio chirurgico delle strutture femminili e analisi del seme maschile. Tutto questo serve a cercare la causa che impedisce il concepimento. Questa fase ha una durata di 1-6 mesi. L’ultima fase prevede di continuare per 12 cicli la compilazione delle tabelle con i biomarcatori, trattati in modo da garantire una buona qualità ovulatoria». A differenza delle altre tecniche di PMA, inoltre, l’applicazione della Naprotecnologia comporta un benessere generale e completo alla salute della donna: «il corretto andamento del ciclo è alla base del buon funzionamento di tutto l’organismo; la Naprotecnologia individua le anomalie e previene disturbi di varia natura». ■ Giulia Panzacchi

Michele Barbato, medico specialista in Ostetricia e Ginecologia, esercita presso l’azienda ospedaliera di Melegnano michele1.caf@libero.it

I VANTAGGI

Si tratta di una terapia assolutamente indolore, senza alcun effetto collaterale, che consente la ricomparsa di erezioni spontanee

Il dottor Diego Pozza, specialista in Andrologia, Endocrinologia, Chirurgia Generale ed Oncologia, dirige dal 1984 uno studio di Andrologia a Roma - diegpo@tin.it tel. 065192.858

creazione di nuove strutture vascolari, portando a una rivascolarizzazione dei corpi cavernosi “invecchiati”, come se fosse un ringiovanimento». L’efficacia della terapia è stata ampiamente dimostrata: «studi clinici, pubblicati su qualificate riviste scientifiche internazionali e presentati ai più importanti congressi internazionali del settore hanno dimostrato un miglioramento significativo dell’erezione per più di un anno dopo il trattamento. La terapia può essere efficace anche per i pazienti con grave disfunzione erettile che non rispondono ai farmaci vasoattivi. Il trattamento è rapido, indolore, non vi è bisogno di sedativi, né di assumere farmaci e il miglioramento è visibile già entro 2-3 settimane dall’inizio della terapia». ■ Giulia Panzacchi


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Assistenza sanitaria

Una qualità medica da primato È il principale punto di forza che i pazienti riconoscono all’ospedalità privata, seguito da livello del personale e accessibilità. Ce la descrive Gabriele Pelissero, che ne sottolinea l’impegno verso la trasparenza n sistema in graduale logoramento, che si rispecchia ad esempio nel prolungarsi delle liste di attesa, nella diminuzione dei servizi, nella conseguente difficoltà ad accedervi e nell’aumento dei ticket. È la percezione che quasi due utenti-cittadini su tre hanno del servizio sanitario nazionale secondo l’indagine “Ospedali e Salute 2015” promossa da Aiop, associazione italiana dell’ospedalità privata. Un outlook dettagliato che analizza da diverse angolazioni la nostra offerta ospedaliera, mettendo in luce tra l’altro una crescente tendenza da parte dei pazienti a vagliarne preventivamente le alternative, attribuendo un peso relativo al fatto che esse provengano dal circuito pubblico o privato. «L’attenzione sempre più marcata dei pazienti alla qualità delle prestazioni – osserva il presidente di Aiop Gabriele Pelissero – è in larga misura legata alla reputazione, che nasce dall’esperienza di pazienti curati bene». Come sta variando la domanda verso le case di cura e per quali prestazioni/terapie si ricorre a esse con più frequenza? «Ormai le strutture private si muovono su volumi enormi, nell’ordine di milioni di prestazioni all’anno quindi è chiaro che la consapevolezza del loro valore è già radicata. Oggi la rete degli ospedali privati offre tutta la gamma delle prestazioni: accanto a quelle più tradizionali di cardiochirurgia, di emodinamica, di tecnologia cardiovascolare e dell’ortopedia protesica, sono cresciute notevolmente le attività nel campo oncologico e della riabilitazione di natura specialistica. Disciplina quest’ultima nella quale il comparto privato in Italia occupa una posizione preminente». Quali sono in generale gli aspetti qualificanti delle strutture di cura accreditate e in quali territori viene maggiormente riconosciuto il loro valore sociale, in concreta applicazione del principio di sussidiarietà? «Le varie inchieste condotte finora mostrano come le peculiarità per le quali la popolazione italiana apprezza le strutture private sono la capacità di accoglienza, il livello del personale e l’accessibilità. Ma il tratto che fra tutti le distingue sono senza dubbio la qualità delle cure mediche, di cui gli utenti riconoscono compatti l’eccellenza. Quanto all’aspetto territoriale, in Italia l’offerta privata costituisce il 25 per cento dell’intera rete ospedaliera e solo la rete Aiop, che è la più rappresentativa, ne conta 500 distribuite in tutte le regioni. Sicuramente ci sono regioni come Lazio, Campania e Lombardia in cui la loro presenza è davvero imponente. Di rilievo anche la presenza in Sicilia, Veneto ed Emilia Romagna». Da qualche tempo il nostro sistema sanitario è al centro di una razionalizzazione delle risorse. Con quelle disponibili, attraverso quali strategie è possibile garantire ai cittadini una copertura sanitaria completa e di qualità? «L’Italia ha una spesa sanitaria bassa e il rischio è che scenda ancora di più. In compenso la qualità dei servizi erogati è altissima. Certamente ci sono delle differenziazioni regionali che pesano e che l’intero sistema Paese deve affrontare. Tutto dipenderà dalle prossime scelte del legislatore: se per il 2017 verrà confermato

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Gabriele Pelissero, presidente dell’Associazione italiana dell’ospedalità privata

l’attuale Fondo sanitario nazionale incrementato di 2 miliardi sono fiducioso che un equilibrio si possa trovare, a patto che sia accompagnato da un grosso impegno di aumento di efficienza soprattutto del pubblico». Per favorire la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e degli appalti, il Ministero ha da poco introdotto la sezione sanità nell’ambito del Piano nazionale anticorruzione. Quali interventi possono velocizzare questo processo e che contributo possono dare le strutture private in tal senso? «Voglio premettere che la battaglia della legalità è uno dei punti centrali dell’azione dell’associazione sotto la mia presidenza, dal valore strategico fondamentale. Noi abbiamo adottato un codice etico molto stringente, più severo di quello di Confindustria, nella convinzione che per ridurre i rischi di comportamenti illeciti presenti in tutti i sistemi organizzati di grandi dimensioni, la strada è la trasparenza. Regole semplici, chiare e non interpretabili e rapidità della pubblica amministrazione: questa la ricetta per sventare le minacce alla legalità, che nel

torbido e nella lentezza trovano i loro migliori alleati». Nella vostra assemblea generale di fine maggio a Praga, approfondirete diversi temi tra cui quello della prevenzione e gestione del rischio sanitario. Che ruolo rivestono e potranno rivestire i centri sanitari privati in questo ambito? «Intanto a Praga festeggeremo i 50 anni di vita dell’associazione. Li celebreremo in un altro Paese europeo proprio per segnalare la grande attenzione che la sanità privata italiana ha nei confronti dell’internazionalizzazione dei sistemi sanitari. Noi vogliamo investire moltissimo in qualità perché la consideriamo l’aspetto distintivo della rete privata in futuro. Qualità che comprende riduzione del rischio, sicurezza del paziente e procedure che offrano il massimo di garanzie. Per questo, nei prossimi mesi per tutti gli associati attiveremo la nostra scuola di formazione interna nelle principali regioni italiane, proprio per contribuire ad accrescere il livello di coscienza sul tema del rischio sanitario e sulle metodologie della prevenzione». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio medico - scientifico Pag. 27 • Maggio 2016

Il database della salute italiana Si apre anche al campo dell’anticorruzione il vasto paniere di attività svolte da Agenas, strumento di valutazione fondamentale per migliorare l’efficienza e la qualità del nostro sistema sanitario orveglia ed effettua rilevazioni periodiche sulle attività delle Regioni in ambito sanitario, per costruire una banca dati permanente sulla qualità delle prestazioni e i relativi costi. È la missione di affiancamento tecnico-operativo alle politiche di governo che da circa 23 anni porta avanti Agenas, agenzia per i servizi sanitari regionali che opera su mandato del Ministero per misurare e migliorare le perfomance della nostra macchina della salute. Livelli essenziali di assistenza, spesa sanitaria, appropriatezza clinica e liste d’attesa sono alcune delle aree tematiche attorno alle quali l’agenzia concentra i suoi monitor, consegnando al sistema materiale di valutazione basato su evidenze scientifiche certe. Tra le ultime ricerche coordinate, di particolare rilievo è quella collegata al progetto di innovazione sostenibile della nostra rete sanitaria, presentato nei mesi scorsi proprio durante un convegno Agenas. «Il progetto – afferma il presidente

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Giuseppe Zuccatelli, presidente dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali

Giuseppe Zuccatelli - risponde appieno all’attuale esigenza di appropriatezza del servizio sanitario, alla sua capacità di aprirsi all’innovazione, abbandonando tutto quanto è inefficace per consentire qualità e sicurezza delle prestazioni ero-

gate». Ma tra gli strumenti valutativi che l’agenzia fornisce, la parte del leone spetta senza dubbio al Programma nazionale esiti, che tra l’altro nell’ultima edizione ha visto i suoi indicatori salire a quota 146. «Il Pne – sottolinea - è una realtà consolidata di valutazione delle capacità del sistema sanitario italiano di produrre salute. Attraverso l’uso di indicatori scientificamente validati, questo strumento dimostra l’estrema variabilità della realtà sanitaria italiana, sia fra regioni che entro regioni, ma evidenzia anche la capacità del sistema di migliorare valorizzando le informazioni disponibili». Altro fronte sul quale Agenas sta intensificando il suo impegno riguarda infine la legalità, che nei prossimi mesi vedrà l’agenzia all’opera nell’ambito delle attività di verifica e controllo nel-

le aziende sanitarie predisposte dal Piano nazionale anticorruzione. «Agenas – spiega il dg Francesco Bevere - sarà lo strumento tecnico di raccordo per cooperare nelle attività di monitoraggio anche sul campo, ampliando e integrando la propria mission istituzionale. In tal senso, investirà nella formazione di professionalità specifiche, affinché si possano individuare strategie e metodi per mettere in sicurezza il sistema sanitario da rischi corruttivi». ■ Giacomo Govoni


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Assistenza sanitaria

Medicina “patient centred” Il dottor Paolo Mondani sull’importanza di un approccio olistico al paziente. Perché «è bene focalizzarsi non sulla malattia ma sulla persona e sul suo recupero di una condizione di salute globale efficiente e ottimale»

el rapporto della “Commissione Salute” dell’Osservatorio europeo su sistemi e politiche della salute, proprio quest’ultima viene definita come “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di benessere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”. Un inquadramento forte e preciso che riporta l’attenzione su una questione cruciale: non si può continuare a intendere la salute come un ambito settoriale, bisogna invece imparare a vederla come un insieme di fattori di cui prendersi cura in maniera integrata. Il dott. Paolo Mondani, direttore sanitario della struttura milanese Medical House, spiega quanto sia

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MEDICINA INTEGRATA

Consente al medico di ampliare i propri mezzi e le proprie conoscenze e migliorare il rapporto che si crea con il paziente

essenziale capire che «oggi, assai raramente, la singola patologia è gestibile da un solo professionista, proprio perché non è un compartimento stagno, ma causata da un insieme di diversi aspetti. Ecco allora che diventa importante smettere di fare della malattia il fulcro del-

la medicina, che deve essere invece focalizzata sul paziente e sul suo recupero di una condizione di salute globale efficiente e ottimale». Il poliambulatorio Medical House ha fatto dell’integrazione tra discipline uno dei propri punti di maggior forza. Othos, nata nel 2014, è stata la antesignana di iniziative simili. Essa si fonda sulla collaborazione tra otorinolaringoiatri e osteopati. «Ci siamo posti l’obiettivo, e l’abbiamo raggiunto, di cambiare la nostra idea della professione medica e di dedicarci così alla medicina integrata, che altro non vuol dire che associare alla medicina tradizionale allopatica dei supporti terapeutici che consentano una visione olistica e globale del paziente, in modo da favorirne un processo di consapevolezza che sappia renderlo partecipe e attivo durante il programma di trattamento. La medicina integrata non rappresenta, dunque, una rinuncia alla medicina tradizionale, piuttosto consente al medico di ampliare i propri mezzi e le proprie conoscenze e migliorare il rapporto che si crea con il paziente, in ordine non solo a favorirne la guarigione, ma anche a intraprendere un percorso di prevenzione». Il programma Othos della Medical House si sta dimostrando innovativo e, soprattutto, funzionale, dati i notevoli traguardi già raggiunti dal dottor Mondani e il suo staff. «Grazie a Othos, ci siamo resi addirittura conto che, in alcune circostanze, siamo in grado di ridurre il carico farmacologico tramite l’azione funzionale di questo tipo di approccio. Ricevere in team un paziente permette, inoltre, di avere svariati vantaggi, in primis quello di ridurre i tempi di attesa e i costi a carico della persona malata, che riceve un’unica visita integrata. Infine, per ogni paziente viene compilata una cartella clinica, sempre integrata, di facile lettura per tutti gli specialisti». La filosofia del poliambulatorio Medical House, dunque, prevede di seguire i pazienti a tutto tondo e non di considerarli soltanto dei casi clinici da analizzare e magari curare. «La qualità delle prestazioni specialistiche proposte nella nostra struttura è di massimo livello – continua ancora il direttore sanitario – le discipline trattate spaziano dalla chirurgia plastica alla nutrigenomica, dalla diagnostica non in-

vasiva alla ginecologia, fino alla psicologia. Insomma, la quasi totalità delle discipline mediche. All’interno del panorama milanese, il nostro poliambulatorio si distingue per capacità innovativa e prestazionale e anche per il tipo di rapporto che siamo in grado di instaurare con i pazienti che si rivolgono a noi. Se ci si sente seguiti, ascoltati, compresi e curati davvero, diventa difficile pensare di rivolgersi ad altre strutture». ■ Emanuela Caruso

Una “casa medica” La Medical House si distingue anche per la tipologia di esperienza che offre al paziente, il quale varcando la soglia della struttura non si sentirà catapultato all’interno di uno standardizzato poliambulatorio medico, quanto piuttosto all’interno di una vera e propria casa, dove si viene accolti con calore e professionalità. La “casa medica” è aperta a tutti coloro che hanno bisogno e chiunque trova soluzioni e risposte ai propri problemi, di qualsiasi tipo o natura medica siano. Non si parla quindi più di struttura medico-centrica, ma sempre e comunque di struttura paziente-centrica. Inoltre, proprio come in una casa in cui si invitano ospiti, periodicamente alla Medical House vengono organizzati eventi di interesse culturale solo apparentemente lontani dalla medicina, che, non biso-

gnerebbe dimenticarsene, un tempo veniva chiamata ars medica e, dunque, era considerata una vera e propria forma d’arte.

Il dottor Paolo Mondani, direttore sanitario del poliambulatorio Medical House di Milano www.medical-house.it


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 30

Assistenza sanitaria

Umanizzare la cura La vocazione assistenziale e infermieristica dei Religiosi Camilliani, dal XVI secolo ad oggi, nelle parole di Padre Vittorio Paleari, superiore provinciale del nord Italia

manizzazione della cura e dell'assistenza sanitaria al malato nel segno dell'universo valoriale cattolico che ne ha ispirato la fondazione. Questa la parola chiave della Casa di Cura San Camillo di Milano, struttura sanitaria polivalente che ha fatto del costante aggiornamento professionale e tecnologico il fulcro della propria offerta di servizi di alto livello qualitativo alla cittadinanza milanese. Gestita dalla Fondazione Opera San Camillo, insieme ad altre case di cura, ambulatori, residenze di riabilitazione, strutture per anziani non autosufficienti e comunità per malati psichici, la San Camillo sta vivendo una profonda riorganizzazione strutturale e strategica, ma sempre in stretta continuità con i principi evangelici originari, che ne sono tuttora la colonna portante. La persona umana, considerata nel suo insieme di entità corporale e spirituale, è al centro di una vocazione che affonda le proprie radici nel XVI secolo, quando i Religiosi Camilliani inaugurarono il servizio carita-

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DIAGNOSI SICURA

La RMN articolare G Scan aperta permetterà di individuare più agevolmente patologie degenerative della colonna vertebrale e derivanti da eventi traumatici tivo e infermieristico agli indigenti, ai malati dell'ospedale e dei lazzaretti del circondario. «La Casa di Cura San Camillo rinnova oggi il suo impegno con la città di Milano - dichiara Padre Vittorio Paleari, superiore provinciale della provincia Nord italiana e presidente della Fondazione Opera San Camillo -. Non vogliamo fare sanità esclusivamente tecnica ma dare risonanza all'aspetto umano perché in questa Casa nessuno si

senta estraneo, tantomeno il malato. Alle spalle non abbiamo né gruppi finanziari, né banche né consorzi di professionisti o altro; ciò che ci sorregge è la volontà di non venir meno alla missione di prenderci cura dei malati mettendoli al centro del nostro interesse e facendo loro vivere la difficile stagione della malattia quali primi soggetti della loro possibilità di recupero e di riabilitazione. Sono i primi protagonisti della loro

cura, lo si ripete ovunque: noi ci impegniamo a non dirlo con le parole ma con i fatti, avendo per loro una considerazione personalizzata e olistica, che tiene cioè in considerazione la peculiarità irripetibile della persona e la pluralità dei punti di vista, per cercare di far emergere le possibili motivazioni che hanno concorso alla malattia, ma che possono poi essere ribaltate e diventare energie di resilienza». Nel Poliambulatorio della Casa di Cura San Camillo sono presenti tutte le principali specialità mediche-chirurgiche-riabilitative: dall'agopuntura e terapia del dolore all'allergologia, dall'angiologia alla cardiologia, passando per la pneumologia, la dermatologia, la diabetologia, la dietologia, l'endocrinologia, la gastroenterologia ed endoscopia, la ginecologia, la neurochirurgia, la neurologia, l'oculistica, l'oncologia, la medicina generale, l'ortopedia, l'otorinolaringoiatria, la polisonnografia, la riabilitazione vestibolare, l'urologia, la riabilitazione specialistica, la fisiokinesiterapia, le onde d'urto, la diagnostica per immagini, la radiologia tradizionale (TAC, risonanza magnetica, MOC), la mammografia, l'ecografia, la cura e lo studio del melanoma, trattamenti laser, Tecar e Luxammed. A questa offerta si aggiunge un servizio di radiodiagnostica avanzata, un

laboratorio di analisi con punto prelievi e, infine, cinque sale operatorie dedicate a tutte le tipologie di interventi chirurgici. «Sempre nell'ottica di fornire una risposta adeguata e tempestiva alle esigenze dei malati, la nostra struttura sanitaria, convenzionata con assicurazioni, fondi e casse mutue, non necessita né di prenotazione né di liste di attesa – continua Padre Paleari -. Papa Francesco ha proclamato l'Anno Giubilare della Misericordia, sentimento

profondo insito nel cuore di ciascun uomo. Più radicata della fede e più ancora della speranza, la carità compassionevole e misericordiosa può farci fare il balzo di qualità: da uomini a fratelli. Non solo rispetto ma anche affetto. Con tutte le nostre forze non vogliamo far mancare alla città il nostro messaggio di sanità come possibile strada di nuova umanizzazione». ■ Alessia Cotroneo

La Casa di Cura San Camillo si trova a Milano www.sancamillomilano.net

LA RISONANZA MAGNETICA DIVENTA DINAMICA uove frontiere per la diagnostica per immagini, finalmente in grado di eseguire accertamenti sia in clino che in ortostatismo. La RMN Articolare G Scan aperta, ultimo acquisto della San Camillo, è una risonanza magnetica aperta dei distretti articolari e del rachide, capace di lavorare non solo a paziente supino ma anche in carico, riproducendo la posizione che le nostre strutture osteo-articolari assumono ordinariamente durante la giornata. In questo modo, risulta più immediata la rilevazione di patologie non facilmente individuabili a riposo e, talvolta, tale esame permette di non sottoporsi ad ulteriori approfondimenti clinico-strumentali spesso invasivi e onerosi in termini sia temporali che economici.

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Osservatorio medico - scientifico Pag. 31 • Maggio 2016

L’assistenza medica si fa più completa Riuscire a svolgere un intero iter d’indagine all’interno di un unico centro medico è la nuova frontiera della sanità italiana. A parlarne è Rosa Scordato

el corso degli ultimi anni, le esigenze di chi ha problemi di salute sono notevolmente cambiate. Pazienti e cittadini bisognosi di visite e prestazioni specialistiche sono diventati molto più consapevoli dell’ambito salute, conoscono in maniera più approfondita le malattie e, di conseguenza, cercano di risolvere la propria situazione e la propria patologia nel minor tempo possibile e con la miglior diagnosi possibile. Si rivolgono a strutture moderne e avanzate, tecnologicamente meglio dotate

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Lo Studio Galeno si trova a Somma Lombardo (VA) www.studiogaleno.it

rispetto alle altre, e soprattutto complete. Ma cosa significa, nello specifico, per un paziente rivolgersi a una struttura completa? Lo chiarisce Rosa Scordato del Centro Galeno, la cui innovazione più importante consiste proprio nel fornire ai cittadini un servizio di assistenza a 360 gradi. «Inizialmente ci siamo imposti sul territorio in qualità di ambulatorio polispecialistico e di fisioterapia, per poi diventare in breve tempo un centro completo. Ciò permette al paziente di iniziare e completare il proprio iter d’indagine all’interno di un’unica struttura, evitando in tal modo inutili sprechi di tempo e denaro. Inoltre, il rapporto con i pazienti si fa molto stretto e viene piano piano impostato sulla reciproca fiducia, senza contare poi che il personale altamente qualificato e specializzato è a completa disposizione dei malati e di tutti coloro che hanno bisogno di accertamenti». In quanto struttura capace di fornire un servizio a tutto tondo, le prestazioni offerte dal Centro Galeno sono svariate e spaziano dall’ortopedia alla chirurgia, dalla cardiologia alla fisioterapia, dalla radiologia all’assistenza psicologica; e ancora dalla dermatologia all’urologia, dalla gastroenterologia all’allergologia. Da Gennaio 2016 è attivo anche il servizio di endocrinologia. «Una delle nostre attività di punta – continua ancora Rosa Scordato – è data dalla medicina fisica e dalla riabilitazione, effettuate grazie a studi e box appositamente destinati a ogni singolo paziente. Operando in tal modo si garantisce un’esecuzione della terapia in totale riservatezza e tranquillità, per ottenere così un risultato otti-

I RISULTATI RAGGIUNTI

In cinque anni siamo riusciti a mettere in piedi e offrire un servizio di diagnosi e cura completo

La sanità in Italia Lo stato della sanità italiana non è di certo dei migliori. I problemi che affliggono il comparto nazionale della salute, infatti, sono tanti e alcuni difficilmente risolvibili nel breve periodo. Ticket troppo onerosi, difficoltà di accesso alle cure, tagli alle prestazioni erogabili con il Servizio Sanitario Nazionale, liste d’attesa sempre più lunghe e snervanti, e budget destinati alle strutture insufficienti a garantire una soluzione alle richieste e ai bisogni dei pazienti sono fattori che rallentano l’attività del comparto, influendo negativamente su chi necessita di cure, visite e consulti medici. «Per cominciare a migliorare tale scenario – afferma Rosa Scordato - basterebbero alcune piccole ma essenziali iniziative, per esempio una maggiore collaborazione tra strutture pubbliche e strutture private, così da rendere il servizio alla cittadinanza più agibile, veloce ed efficace, e soprattutto in grado di prevenire o curare in tempi più rapidi disturbi e patologie».

male. È importante sottolineare che in contesti diversi dal nostro, un trattamento del genere si riceve, di solito, esclusivamente in regime di solvenza». L’eccellenza del Centro Galeno è, dunque, riscontrabile tanto nell’attenzione alle esigenze dei pazienti quanto nella qualità dei servizi e dei trattamenti medici, aiutati da tecniche e tecnologie altamente innovative. In particolare la struttura operativa del centro si sviluppo su oltre 900 mq di superficie composta da cinque studi per visite specialistiche, uno studio riservato alle urgenze, la palestra per attività di recupero motorio attrezzata con macchinari isotonici, cyclettes e tapis roulant, otto studi per fisioterapia, dodici box per terapie fisiche strumentali, due sale d’attesa con oltre trenta posti a sedere. «Da un po’ di tempo a questa parte, abbiamo dotato il nostro studio di una moderna strumentazione per l’esecuzione di Rmn articolare e Rmn della colonna, oggi eseguiti attraverso un’apparecchiatura di ultima generazione e antipanico in grado di assicurare un esame tranquillo e privo di agenti stressanti per coloro che soffrono di un certo tipo di disturbi. Inoltre, la nostra struttura è dotata di un’apparecchiatura per l’esecuzione di esami endoscopici, macchinario che consente al paziente di avere, oltre al solito referto del medico specialista, anche la documentazione fotografica dell’esame. In questo modo, il paziente si sente coinvolto in tutto e per tutto e può avere una consapevolezza e una chiarezza maggiori della propria situazione». ■ Emanuela Caruso


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Assistenza sanitaria

La sanità che funziona L’area dell’emergenza-urgenza nel comparto sanitario di Napoli e dintorni trova risposta e assistenza in strutture al passo con i tempi e attente ai reali bisogni dei pazienti. L’esperienza dell’ ingegner Francesco Ciccarelli ll’interno del bacino napoletano e vesuviano, alcune strutture sanitarie dettano il passo per garantire a cittadini e pazienti un’assistenza medica efficiente e di qualità, diventando così epicentri strategici tanto per ricoveri d’emergenza quanto per prestazioni ambulatoriali e ospedaliere. Tra le strutture che maggiormente hanno saputo mettersi in evidenza c’è il presidio ospedaliero Villa dei Fiori, nato per fornire alle comunità cittadine della cintura napoletana un ospedale attrezzato per interventi specializzati di chirurgia e ginecologia e poi trasformatasi in una struttura completa, in grado di svolgere prevalentemente una attività di emergenza diventando un epicentro strategico per i ricoveri afferenti dal 118, dal proprio pronto soccorso e da altri presidi ospedalieri. A dare ragione all’efficienza di questa casa di cura sono i dati registrati negli ultimi anni e che rimarcano la grande affluenza e la crescita esponen-

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ziale delle prestazioni erogate. «Possiamo dire con una sicurezza data da analisi compiute sulla nostra attività che, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un significativo incremento dei servizi offerti agli utenti. Numeri importanti li hanno fatti segnare, per esempio, le prestazioni di cardiologia d’emergenza e di emodinamica h24, e non solo per pazienti presentatisi direttamente nella nostra struttura ma anche per pazienti di altri presidi ospedalieri. Il presidio ospedaliero privato Villa dei Fiori si trova ad Acerra (NA) - www.villadeifioriacerra.it

mento del 26 per cento rispetto all’anno precedente. Nel 2015 l’incremento è salito di un ulteriore 20 per cento. Il 71 per cento degli esami eseguiti ha riguardato pazienti ambulatoriali, il 26 pazienti in regime di ricovero e il 3 per cento pazienti provenienti da altre regioni». Le conferme dell’ottimo lavoro svolto nella struttura guidata dall’ingegner Francesco Ciccarelli arrivano anche dal versante degli episodi vascolari cerebrali , i cosiddetti ictus, che vengono assistiti annualmente. «L’attività di rianimazione che segue casi di ictus sia su base ischemica sia su base emorragica è il fulcro dell’assistenza diagnostica neurologica e di indirizzo terapeutico riabilitativo.». Villa dei Fiori, infine, si pone come punto di riferimento strategico anche in fatto di terapie delle situazioni di bassa ossigenazione riferibili a varie patologie, questo grazie a un complesso di due camere iperbariche da dodici posti per la riabilitazione post acuzie successiva a interventi di chirurgia vascolare e plastica ricostruttiva. «Per completare l’assistenza fornita, vantiamo anche un’ottima terapia intensiva neonatale, dove il trasferimento di neonati a rischio da altre strutture rappresenta un trend ormai consolidato e in costante crescita». ■ Emanuela Caruso

Della stessa impennata positiva si può parlare per la chirurgia vascolare, con particolare riferimento a interventi arteriosi e di emodinamica periferica». Il laboratorio RM della Villa dei Fiori, inoltre, è riconosciuto in ambito nazionale e internazionale grazie all’esecuzione di esami cardiovascolari con la possibilità di investigare ogni aspetto della patologia cardiaca. «Siamo in grado di occuparci di cardiopatie congenite e acquisite, esami in condizioni basali o durante stress farmacologici. Nel 2014 abbiamo effettuato 486 esami di Rm cardiovascolare, con un incre-

Riclassificazione a DEA di I livello RM CARDIOVASCOLARE

Può investigare ogni aspetto della patologia cardiaca, che sia congenita o acquisita. Gli esami sono effettuati in condizioni basali o durante stress farmacologici

Considerata la presenza di specialità come Chirurgia vascolare, Chirurgia plastica, Ortopedia e traumatologia, terapia intensiva neonatale, diagnostica per immagini con guardia attiva h24, camere iperbariche, utic con servizio di emodinamica h24, la struttura è pronta ad essere riclassificata a DEA di I livello in un’area che abbraccia 300mila abitanti e che fornisce assistenza a più di 60mila utenti all’anno che accedono al proprio pronto soccorso.


Osservatorio medico - scientifico Pag. 33 • Maggio 2016

Percorsi riabilitativi mirati Lesioni del midollo spinale e altre malattie gravi cambiano radicalmente la quotidianità di molti pazienti e delle loro famiglie. A Brescia esiste da tempo una realtà che va in aiuto di queste persone, con programmi di rieducazione specifici

olte sono le patologie gravi che costringono una persona a rinunciare ad una vita normale. Queste patologie sono difficili da sopportare non solo per la persona che ne è affetta, ma anche per i familiari della stessa, che spesso si trovano a doversi occupare in tutto e per tutto di un paziente non più autonomo, senza avere preparazione medica o infermieristica. I percorsi di riabilitazione sono lunghi e diversi per ogni patologia, e richiedono cura, attenzione e professionisti specializzati. Una realtà che accorre in aiuto dei pazienti e dei loro familiari è la Casa di cura Domus Salutis di

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della cognitività, del linguaggio, della deglutizione, la valutazione e il trattamento delle comorbilità, il potenziamento delle autonomie residue, il coinvolgimento e la formazione dei familiari (caregiver)». Naturalmente, i pazienti che necessitano maggiormente di percorsi riabilitativi ad hoc sono quelli con lesioni midollari: paraplegia o tetraplegia, di origine traumatica, vascolare o post-chirurgica. Alla Domus Salutis ci si prende cura di questi pazienti in modo innovativo: «Da tempo la nostra struttura si

nosciuto. Patologia degenerativa del sistema nervoso centrale, è una malattia frequente: si stima che in Italia colpisca circa 350mila persone. Dopo la malattia di Alzheimer è il disordine neurodegenerativo più diffuso. Rappresenta una delle più comuni cause di disabilità neurologica, con rilevanti costi sociali e sanitari. Anche per questa patologia esiste uno speciale percorso riabilitativo, come racconta ancora il dottor Ramponi. «La malattia di Parkinson è una patologia multisistemica, caratterizzata da sintomi, motori e non, che condizionano fortemente la qualità di vita dei pazienti, non sempre trattati con successo dalla sola terapia farmacologica. Negli ultimi anni ha assunto sempre più importanza la terapia riabilitativa, mirata al recupero delle abilità compromesse. Alla Domus Salutis i pazienti con malattia di Parkinson vengono seguiti, sia in regime ambulatoriale sia in regime di degenza, da un’equipe specializzata multiprofessionale con protocolli riabilitativi specifici. Il programma riabilitativo ha come obiettivi la valutazione dei sintomi motori,

occupa di riabilitazione dei pazienti con lesione midollare, affiancando alle novità tecnologiche di ultima generazione, spesso testate e ottimizzate nell’ambito di un accordo collaborativo con altri enti di ricerca, un percorso di preparazione alla dimissione particolarmente curato ed attento. Difatti, se l’approccio intensivo permette di ottimizzare il risultato, molto rimane invece da fare per quanto concerne la fase di reinserimento attivo del paziente al domicilio. Nell’ottobre del 2012 presso la Casa di Cura Domus Salutis è stato inaugurato il progetto CARE, composto da spazi specificatamente funzionali alla riabilitazione». ■ Giulia Panzacchi

OLTRE LA MEDICINA

La costante considerazione degli aspetti psicologici e sociali, insieme a una meticolosa gestione del dolore, completano la cura globale del paziente Brescia, facente parte della Fondazione Teresa Camplani. Il centro si occupa di ideare e promulgare percorsi riabilitativi dedicati a molte patologie, ma in particolare a tre tipi di pazienti: emofilici, affetti da malattia di Parkinson e medullolesi. Il dottor Jean Pierre Ramponi, Direttore Sanitario del centro, spiega le tre malattie e come

vengono trattate. «L’emofilia è una malattia emorragica congenita, la cui caratteristica principale è l’impossibilità del sangue a coagulare dopo un evento traumatico e/o una ferita. Gli emofilici trovano adeguato trattamento riabilitativo presso il nostro centro per poter poi ritornare alle proprie attività lavorative e sociali quotidiane. La Domus of-

GLI SPAZI DEL PROGETTO CARE l progetto CARE della Domus Salutis ha l’obiettivo di creare l’anello mancante tra il ricovero ospedaliero e il ritorno a casa, tramite spazi specializzati. «Questi spazi sono composti da due alloggi predimissionali e dai seguenti ambienti: sensory room, veranda con orto pensile, palestra per pazienti con grave medullolesione acquisita, soggiorno comune per condividere il pranzo e per momenti di incontro, magazzino ausili, stanza per le associazioni di persone con disabilità - spiega il dottor Ramponi -. Lo scopo di tale realizzazione è il passaggio da un ambiente fortemente protetto e supportato, come quello della degenza riabilitativa, ad uno reale in cui spazi e tempi spesso non sono studiati a misura di disabilità. Ciò comporta la perdita di una significativa parte delle autonomie recuperate, fasi di stress per i caregiver, ripetuti ricoveri ospedalieri, proprio a causa dell’estrema difficoltà di questi pazienti, spesso giovani, a riacquistare uno spazio di autonomia e sociale significativo dopo un evento sconvolgente sulla qualità di vita».

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fre un percorso dedicato all’interno di un reparto specialistico e, attraverso la formazione mirata di un gruppo di medici, infermieri e fisioterapisti, viene favorito il recupero funzionale delle articolazioni sostituite, senza provocare ulteriori emorragie. Particolare attenzione, infatti, è attribuita alla prevenzione delle possibili complicanze post-operatorie. La costante considerazione degli aspetti psicologici e sociali, oltre ad una meticolosa gestione del dolore, completano la cura globale del paziente». Il morbo di Parkinson è molto co-

La Casa di Cura Domus Salutis ha sede a Brescia www.domussalutis.it


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 34

Riabilitazione

A ciascuno la sua fisioterapia Con la dottoressa Giuseppina Di Stefano alla ricerca dei fattori più importanti in materia di riabilitazione e delle tecniche moderne più efficaci. «Bisogna personalizzare e monitorare il trattamento riabilitativo in base ai bisogni del paziente»

uando si parla di fisioterapia e riabilitazione, uno degli elementi più importanti da tenere in considerazione sta nel grado di personalizzazione che si può raggiungere. Si addentra nell’argomento la dott.ssa Giuseppina Di Stefano, coordinatrice della fisiatria e fisioterapia del Centro Diagnostico Italiano (CDI) di Milano. «Il Centro di Fisioterapia e Riabilitazione del CDI, inaugurato nel 2010 – dice Di Stefano –, offre un’assistenza pluridisciplinare e completa, che, sotto la guida del medico coordinatore fisiatra e dei fisiatri consulenti, viene personalizzata e monitorata di volta in volta, in base ai bisogni del paziente e agli obiettivi prefissati. La richiesta sempre più ampia da parte dei pazienti ha fatto in modo che ogni sede poliambulatoriale del network CDI abbia all’interno degli spazi dedicati alla fisioterapia». All’interno del centro diretto dalla dottoressa Di Stefano, esistono diverse possibilità di trattamento. «Sono numerosi – continua la dottoressa – i percorsi di riabilitazione. Tra

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questi ricordiamo la riabilitazione posturale, indicata per il paziente con squilibrio posturale che genera algie polidistrettuali (in particolare a livello della colonna vertebrale, ginocchia, ecc.) con Back School, Mezieres e Suchard. Poi, la riabilitazione reumatologica per il paziente artrosico, fibromialgico, affetto da artrite reumatoide, connettiviti, polimialgia. E ancora, la riabilitazione ortopedica per il paziente reIl centro di fisioterapia e riabilitazione del Centro Diagnostico Italiano si trova a Milano www.cdi.it

Teps, terapia innovativa per prevenire le cadute La dottoressa Giuseppina Di Stefano, responsabile del centro di fisioterapia e riabilitazione del CDI, si sofferma su una delle tecniche più moderne che si possono trovare nella struttura milanese. «Per prevenire il problema delle cadute degli anziani e le gravi conseguenze che questo comporta, il CDI, primo a Milano e provincia, ha attivato la “Stabilizzazione posturale con tripla energia” (Teps). La Teps è una terapia non invasiva che si basa sull’utilizzo, a scopo terapeutico, degli effetti prodotti dagli impulsi elettromagnetici a bassa intensità generati contemporaneamente da tre differenti sorgenti di energia elettromagnetica: infrarossi, “low power laser” e Tens. Questi impulsi elettromagnetici esterni provocano una variazione del potenziale elettrico dei recettori sensoriali dei muscoli, rendendoli più reattivi allo stimolo nervoso. I parametri con cui si misurano gli effetti positivi di questo trattamento sono diversi, a iniziare dall’aumento della velocità del cammino, considerata il migliore indicatore di rischio di autonomia funzionale, caduta e sopravvivenza e parametro principale negli studi clinici».

duce da interventi chirurgici, o per i pazienti con artrosi, tendiniti, problematiche neurologiche (non disabili gravi). Infine, ci occupiamo di riabilitazione ostetrica ginecologica, senologica post-mastectomia, e dell’apparato orolabiale e masticatorio, per disfunzioni di articolazioni temporomandibolari (Atm), disfunzioni linguale, bruxismo, paresi del facciale». Una delle terapie all’interno del centro prevede l’uso dell’acqua. «L’importanza della riabilitazione in acqua – spiega Di Stefano – per la riabilitazione delle patologie reumatiche, ortopediche e per il recupero postoperatorio, può risultare decisiva. Il percorso vascolare con acqua calda e fredda viene utilizzato per le patologie vascolari e per le patologie ortopediche-reumatologiche (postumi di distorsioni, fratture, interventi protesici ecc)». Di Stefano passa, poi, a indicare alcune delle terapie strumentali principali con le quali si possono trattare i pazienti all’interno del centro fisioterapico milanese. «Effettuiamo tecarterapia, indicata per tutti i tipi di dolore acuto e cronico su base infiammatoria, elettroterapia, ovvero correnti interferenziali, diadinamica, elettrostimolazione muscolare con corrente faradica, esponenziale e Kotz. Poi c’è la ionoforesi, la Tens, la laserterapia e con Laser X, laser ad alta potenza utilizzata nelle forme dolorose acute di varia natura o come coadiuvante nel trattamento di ulcere e piaghe da decubito. La magnetoterapia, in-

vece, è indicata nelle patologie infiammatorie (artrosi, tendiniti) e reumatiche, nelle patologie conseguenti a traumi recenti, e come coadiuvante nel trattamento dell’osteoporosi. Gli ultrasuoni, poi, risultano efficaci ad aumentare il metabolismo dei tessuti e dell’attività cellulare, incrementare il flusso sanguigno per la vasodilatazione, la permeabilità capillare, la soglia del dolore, l’estensibilità e l’elasticità del tessuto fibroso. Onde d’urto, eseguite dal medico specialista previa radiografia o ecografia, vengono impiegate nei pazienti con patologie a carico dei tessuti molli, cioè per infiammazioni tendinee e muscolari con o senza calcificazioni. Infine c’è il crosystem: si tratta di una terapia vibratoria segmentale in grado di aumentare marcatamente e persistentemente il controllo motorio agendo sulle reti nervose di controllo articolare. Il trattamento è indicato non solo per i soggetti sani in cui aumentare il controllo propriocettivo, o in pazienti da riabilitare per il recupero del giusto assetto posturale, ma anche nei casi in cui la stifness è alterata come nelle forme di spasticità». ■ Renato Ferretti

RIABILITAZIONE IN ACQUA

Per la riabilitazione delle patologie reumatiche, ortopediche e per il recupero post-operatorio, può risultare decisiva


Osservatorio medico - scientifico Pag. 35 • Maggio 2016

Un approccio innovativo alla riabilitazione Riabilitare il corpo, la mente e il rapporto con il cibo. Di questo ci si occupa all’interno del Centro Arìa e del Centro Auryn. A presentarli è il dottor Giampiero Lapini l nuovo metodo di trattare i disturbi del comportamento alimentare, mutuato dalle esperienze di professori inglesi, tedeschi, americani e canadesi, si fonda sulla psicobiologia, concetto attraverso il quale il comportamento alimentare viene considerato soprattutto come risultato dell’interazione tra individuo e ambiente. L’alimentazione, infatti, è determinata sì dal sistema di regolazione biologico comune a tutte le persone, ma anche da fattori psicologici – quali percezione e desiderio per il cibo – e fattori socio-culturali – come significato sociale del cibo, culto della magrezza e ambienti “tossici”. Come fa presente il dottor Giampiero Lapini, Direttore Sanitario dell’ Istituto di riabilitazione di Agazzi “Madre della Divina Provvidenza”, che attraverso il Centro Auryn si occupa proprio della riabilitazione psico-nutrizionale di pazienti affetti da anoressia e bu-

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PSICOBIOLOGIA

Il comportamento alimentare viene considerato soprattutto come risultato dell’interazione tra individuo e ambiente limia nervose e disturbi da alimentazione incontrollata: «se i fattori psicologici e socio-culturali vanno ad alterare la normale regolazione biologica, ov-

L’Istituto Privato di Riabilitazione “Madre della Divina Provvidenza”dei Passionisti si trova ad Arezzo www.istitutoagazzi.it

vero un’alimentazione adeguata sia per quantità che qualità, possono verificarsi alterazioni comportamentali dettate dal disordine indotto nel sistema biologico. L’approccio basato sulla psicobiologia non fa altro che considerare le molteplicità di fattori che determinano il comportamento alimentare». Il Centro Auryn non solo segue i dettami della psicobiologia, ma rifiuta anche l’idea e tanto più la pratica dell’alimentazione meccanica. «Il cibo non può essere visto solo come una sorta di farmaco da assumere nelle dosi appropriate. È necessario, invece, aiutare le persone a

ristabilire un giusto rapporto con l’alimentazione, insegnando loro a scegliere e decidere i propri cibi. A tal fine, e data la multieziologia dei disturbi alimentari, il team medico è formato da uno specialista in psichiatria, uno specialista in scienza dell’alimentazione, due psicologhe psicoterapeute, due dietiste, un educatore e alcuni operatori specializzati in attività riabilitative di sostegno». Al Centro Auryn, l’Istituto di Riabilitazione di Agazzi affianca anche il Centro Arìa, dedicato alla riabilitazione intensiva extraospedaliera di eventi post-acuti neurologici

FAMILIARIZZARE CON IL CIBO entro nevralgico del percorso riabilitativo di Auryn è il Training di Familiarizzazione con il Cibo, ovvero una riabilitazione nutrizionale svolta in cucina direttamente dai pazienti, aiutati dalle dietiste. In questo modo si sperimenta una graduale esposizione ai cibi ansiogeni e un progressivo riequilibrio nutrizionale. Dunque i pasti non arrivano già pronti al Centro, ma vengono preparati, cucinati e consumati insieme. Essenziale, poi, è anche l’intervento psicologico, portato avanti con attività individuali e di gruppo e finalizzato a lavorare su specifiche criticità personali e relazionali e a far riavvicinare i pazienti a una alimentazione sana e corretta, priva di stress.

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e ortopedici. Un Centro che, spiega ancora il dottor Lapini, «fornisce prestazioni riabilitative in regime di degenza a tempo pieno, degenza diurna e in regime ambulatoriale; accoglie persone che hanno subito eventi acuti neurologici o ortopedici dopo un periodo di ospedalizzazione; e opera sul territorio aretino e toscano in sinergia con i dottori di medicina generale per facilitare il rientro al domicilio e il reinserimento sociale e lavorativo». Un progetto riabilitativo, dunque, molto innovativo, ed elaborato da un’equipe interprofessionale composta non solo da medici ma anche da infermieri, fisioterapisti, logopedisti e psicologi. Si tratta, infatti, di riabilitazioni di tipo intensivo e rivolte al recupero di disabilità rilevanti che necessitano di un impegno terapeutico quotidiano e costante. «La struttura di Arìa è davvero innovativa ed è stata concepita e progettata secondo elevati standard di confort alberghiero. In altre parole significa che i pazienti troveranno camere fornite di sistemi domotici sofisticati, un ampio giardino panoramico, un bar interno per residenti e visitatori e ampi e luminosi soggiorni dove vengono serviti i pasti. Proprio questi ultimi rivestono un ruolo importante, poiché rappresentano un’opportunità conviviale di forte stimolazione sensoriale. Tutti gli alimenti vengono preparati nella cucina interna e consumati subito dopo, in modo da garantire il mantenimento delle qualità nutrizionali». Attualmente, l’Istituto di riabilitazione “Madre della Divina Provvidenza” dei Passionisti di Agazzi è un punto di riferimento per l’intero territorio toscano in materia di riabilitazione funzionale e ricoveri per disabilità intellettive. ■ Emanuela Caruso


Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 36

Fisioterapia

Una galassia di soluzioni terapeutiche L’insorgenza di problemi muscolo-scheletrici sale e il perimetro di intervento della disciplina riabilitativa, di pari passo, si allarga. L’importante però, è mettersi nelle mani di specialisti seri e qualificati l costo dell’assistenza sanitaria incide per il 7 per cento sul Pil mondiale. A rivelare il peso economico di questo importante settore appartenente alla macro categoria denominata “Cura della persona e benessere” sono al contempo l’Oms e la Banca mondiale, che in una nota congiunta diffusa pochi mesi fa sottolineano come «promuovere le pratiche fisioterapiche e i servizi riabilitativi costituisce un prezioso ausilio» per abbattere questa rilevante voce di spesa. Una soluzione terapeutica che comunemente viene associata alla cura di traumi, infortuni sportivi, alla riabilitazione successiva alla chirurgia ortopedica o al trattamento di alcune forme di dolore. Quando invece i suoi ambiti di intervento sono divenuti nel tempo molto più vasti arrivando a comprendere i disturbi del movimento in seguito a lesioni e malattie del sistema nervoso; la riabilitazione successiva a malattie respiratorie, cardiovascolari, infarti o ictus, la riabilitazione che segue l’applicazione di protesi dopo una amputazione, quella posteriore a malattie oncologiche fino a delicati interventi di supporto nelle cure palliative.

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SI MOLTIPLICANO LE PROPOSTE TERAPEUTICHE Un’offerta riabilitativa che si espande in pa-

Roberto Gatti, presidente della Società italiana di fisioterapia

rallelo all’insorgenza dei problemi muscolo-scheletrici sempre più diffusi tra le nostre generazioni, dal momento che in un anno circa il 40 per cento della popolazione si trova alle prese almeno con un mal di schiena. «L'importante – sottolinea Roberto Gatti, presidente della Società italiana di fisioterapia - è proporre ciò che serve davvero. In Italia ad esempio tuttora si tendono a considerare su due piani distinti e separati la terapia manuale e l'esercizio terapeutico, mentre l'approccio più efficace alla riabilitazione muscoloscheletrica è quello multidisciplinare e il fisioterapista deve e può tenerne le fila». A lui infatti è affidata la “regia” dei percorsi rieducativi moderni, che al fianco delle varie tecniche divise tra osteopatiche, di terapia manuale, di riabilitazione funzionale, di ginnastica

posturale o propriocettiva, prevedono spesso anche l’impiego di una parte strumentale. Ambito di ricerca in cui, negli ultimi anni, la disciplina fisioterapica ha compiuto passi da gigante, introducendo apparecchiature ad alta tecnologia per svolgere ad esempio trattamenti di tecarterapia, Hilterapia, laser alta energia, magnetoterapia, ultrasuoni, ipertermia e via dicendo. «La ricerca in riabilitazione muscolo-scheletrica è una cenerentola – spiega Gatti - ma gli studi esistono e aumentano continuamente di numero. Dal canto suo, il fisioterapista è chiamato a scegliere fra metodi che siano passati al vaglio della sperimentazione clinica, senza irrigidirsi a favore dell’uno o l’altro ma cercandone il minimo comune denominatore». FORMAZIONE, MIGLIORARE LA QUALITÀ PER CONTRASTARE ABUSIVI In un ventaglio di soluzioni terapeutiche così articolato, a far la differenza è dunque la competenza e la qualità professionale dello specialista. Seriamente minata dallo svolgimento illegittimo di questa professione che in Italia conta circa 100 mila operatori che si qualificano fisioterapisti, a fronte di soli 55 mila che la esercitano legalmente essendo in possesso del titolo abilitante. Un malcostume favorito dall’assenza nel nostro Paese di un apposito albo professionale, che apre il mercato a

una giungla di sedicenti professionisti che applicano trattamenti senza avere le conoscenze necessarie per farlo. Ecco allora che rivolgersi a fisioterapisti veri, con un bagaglio di competenze certificato e indispensabile per valutare correttamente la condizione dei pazienti, diventa quasi una caccia al tesoro. Resa ulteriormente complessa da un impianto formativo nazionale che l’ultimo congresso organizzato da Sif in collaborazione con l’Associazione italiana fisioterapisti e la Società italiana di fisioterapia e riabilitazione ha definito insufficiente a costruire il know how del fisioterapista richiesto dall’odierna domanda sanitaria. Tra i principali talloni d’Achille, Gatti pone l’accento su un grande limite individuato a livello di istituzione accademica. «I fisioterapisti – rimarca il presidente di Sif - quasi non possono, concretamente, accedere al ruolo di professore. Il sistema del reclutamento dei docenti universitari è da sovvertire completamente. Le attuali regole e procedure per conseguire l’abilitazione nazionale all’insegnamento universitario nella pratica non consentono ai fisioterapisti di diventarlo nel proprio settore scientifico-disciplinare. Ne consegue che i professori che dovrebbero insegnare fisioterapia quasi mai sono fisioterapisti. Questo è semplicemente assurdo». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio medico - scientifico Pag. 37 • Maggio 2016

Dispositivi ortopedici, le ultime novità Il progresso scientifico ha permesso di raggiungere soluzioni all’avanguardia e rimedi su misura. Marco Mancini, tecnico ortopedico, racconta la sua esperienza nel campo

ortopedia, intesa come disciplina medica che studia l’apparato locomotore e cerca di porre rimedio alle sue patologie, è una scienza molto antica, anche se le si è dato questo nome solo in età recente. I primi dispositivi ortopedici appaiono già nel IV secolo a.C., con Ippocrate. Ai giorni nostri, l’ortopedia serve a curare traumi di ossa, articolazioni, nervi, legamenti, tendini e muscoli ed è la salvezza di sportivi e non. Dai primi rudimentali dispositivi ortopedici di cui si ha traccia con Ippocrate, fino alle sofisticate ortesi (nome tecnico del dispositivo ortopedico) attuali, la tecnologia ha fatto enormi passi avanti. Ma è sempre rimasto fisso l’obiettivo primario di questa disciplina, che è anche quello di tutta la scienza medica: aiutare. Tra i dispositivi più richiesti ci sono quelli per l’anca e il busto. Ne parla Marco Mancini, tecnico ortopedico e amministratore della Ortopedia Mancini. «Nel nostro centro abbiamo brevettato alcuni articoli oggi molto richiesti tra cui lo Sta.Di.An. e il Busto modulare romano. Lo Sta.Di.An. (Stabilizzatore dinamico dell’anca) si è ormai imposto

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Marco Mancini è tecnico ortopedico alla Ortopedia Mancini di Roma www.ortopediamancini.it

LE COMPETENZE

La progettazione dei dispositivi ortopedici richiede la padronanza di principi fisici, meccanici e della biomeccanica come strumento indispensabile di ausilio al lavoro del terapista durante la riabilitazione. È una ortesi cosciale bilaterale con la precisa funzione di evitare cedimenti in adduzione mono o bilaterale degli arti inferiori. Si applica sotto la zona inguinale, è costituito da due valve cosciali collegate a uno snodo cilindrico che consente di svolgere liberamente i movimenti di flesso estensione dell’anca. Si è rivelato un ottimo dispositivo in alcuni casi di paralisi cerebrali infantili, da utilizzare prima o dopo l’intervento di tenotomia degli adduttori, nell’adulto viene utilizzato nei casi a rischio di lussazione della protesi d’anca». Un altro dispositivo ortopedico molto utile riguarda il busto. Spiega Marco Mancini: «Il Busto modulare romano è l’evoluzione del Busto MZ ed è un’ortesi di sostegno dinamico del tratto dorso lombare. È costituito da un kit che consente al tecnico ortopedico di assemblarlo direttamente sul paziente rendendo il la-

voro più veloce e anche più preciso. Diverse sono le patologie che interessano il tratto dorso lombare, ma fra tutte spicca per diffusione l’osteoporosi. Una colonna osteoporotica insufficien-

te ha bisogno di sostegno, ma ha bisogno anche di fare movimento, non può essere immobilizzata. Il vantaggio del BMR è proprio quello di sostenere senza bloccare; grazie alla tipologia di materiali impiegati, i punti di contrascesa e controdiscesa hanno proprietà elastiche. In particolare, proprio gli stimolatori ascellari consentono leggere flessoestensioni del dorso stimolando il paziente ad una iperestensione attiva del rachide». Accanto alla produzione di questi dispositivi, lo sforzo della Ortopedia Mancini è concentrato da anni sulla progettazione di dispositivi medici su misura. «La progettazione richiede notevoli competenze nel campo della fisica, della meccanica e della biomeccanica. Tali competenze devono essere completate da una diagnosi precisa e da una condivisione con il medico prescrittore e/o con l’équipe riabilitativa. L’obiettivo è quello di dare delle risposte al paziente in termini di una migliore qualità della vita, di una migliore autonomia, utilizzando al meglio le potenzialità residue. Per ottenere questo, soprattutto quando parliamo di patologie permanenti, occorre uno studio approfondito caso per caso. La personalizzazione della diagnosi, della terapia, del dispositivo ortopedico, del rapporto umano che instauriamo con il paziente, sono fondamentali. Non possiamo permetterci di urlare l’importanza del paziente, figura centrale intorno alla quale ruotano i vari professionisti del settore sanitario, e poi standardizzare diagnosi, terapie, ortesi per rispettare solo criteri di economicità, risparmio e numeri. Naturalmente utilizziamo anche dispositivi di serie che possono trovare il loro spazio nel trattamento di eventi acuti (non permanenti) da utilizzare per un periodo temporaneo e/o da “pronto soccorso”». ■ Giulia Panzacchi

LE COLLABORAZIONI CON LE ISTITUZIONI Ortopedia Mancini nasce nel 1972 e da sempre si pone come obiettivo primario la soddisfazione del paziente. «Negli anni - racconta Marco Mancini - abbiamo sempre cercato di studiare e progettare soluzioni innovative in grado di dare delle risposte di qualità alla nostra utenza. Questo spirito negli anni ci ha dato la possibilità di ottenere importanti collaborazioni con le principali Università romane, con l’Istituto Superiore di Sanità e con alcuni importanti Centri di Riabilitazione. Con l’Università siamo impegnati da oltre 15 anni per la formazione dei nuovi tecnici ortopedici, mettendo a disposizione la nostra struttura anche per il tirocinio pratico. Con l’Istituto Superiore di Sanità siamo riusciti a testare alcuni dispositivi ortesici con strumenti volti ad evidenziare in maniera oggettiva l’efficacia e l’efficienza degli stessi. Abbiamo portato a termine lavori di ricerca in collaborazione con lo IUSM e con la UILDM pubblicati su riviste internazionali prestigiose. Uno di questi riguarda il risparmio energetico e cardiaco in soggetti con Marie Charcot Tooth con l’utilizzo di un dispositivo, “Il Talo Elast”, ad azione dorsiflessoria».

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Osservatorio medico - scientifico Maggio 2016 • Pag. 38

Ortopedia

Disturbi deambulatori: soluzioni e prospettive Davide Piovani del Centro Ortopedico Sanitaria Bresciana presenta le soluzioni per i disturbi della deambulazione, dai più comuni ai prodotti personalizzati per la cura e la prevenzione delle ulcere del piede diabetico roblemi di postura, podologia, malessere quando si sta in piedi a lungo sono tra i disturbi più comuni. Colpa dello stile di vita, di scarpe dalle forme e dai materiali sempre più innaturali ma anche di malattie che impongono interventi professionali accurati e in linea con le evoluzioni tecnologiche. Le gambe ci sorreggono in tutte le fasi della nostra vita, il nostro benessere poggia su di loro almeno quanto i nostri malesseri e ignorarne i sintomi, soprattutto quando l'età incalza, in genere porta solo a peggiorare le cose. I rimedi per risolvere i più vari disturbi che gravitano intorno alla deambulazione esistono e sono vari almeno quanto la gamma di problemi possibili, spaziando dai plantari alla magnetoterapia fino all'elettrostimolazione. Quindi, tra i fattori più importanti c’è la personalizzazione dei presidi ortopedici e medicali realizzati per il singolo paziente. Ce ne parla Davide Piovani, dottore in tecniche ortopediche del Centro Ortopedico Sanita-

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FORMAZIONE CONTINUA

In collaborazione con l’Università di Milano, studiamo nuove soluzioni soprattutto per le complicanze da diabete sugli arti inferiori

ria Bresciana e docente di anatomia e biomeccanica del piede pediatrico e trattamento conservativo del piede diabetico. Cosa proponete ai pazienti affetti da questi disturbi? «All’interno della nostra azienda abbiamo un’officina ortopedica dove vengono confezionati protesi, plantari e tutori, uno studio dedicato all’analisi del cammino, un ambulatorio podologico e un’area dedicata alla valutazione del paziente e alla presa di misuDavide Piovani, dottore di tecniche ortopediche del Centro Ortopedico Sanitaria Bresciana www.sanitariabresciana.com info@sanitariabresciana.com

ra tramite scanner 3D. Tutto questo ci permette di lavorare in sinergia con gli specialisti che seguono il paziente e adattare la soluzione al singolo caso. Ma un altro punto di forza sta nella nostra esperienza: il Centro Ortopedico Sanitaria Bresciana è una realtà che si occupa da oltre 15 anni di presidi ortopedici e medicali su misura, ausili per le cure domiciliari di pazienti affetti da patologie legate anche all'avanzare dell'età e apparecchiature elettromedicali».

PLANTARI, IN QUALI CASI SONO INDICATI? I plantari su misura permettono di creare la base d'appoggio perfetta per il piede, eliminando i fastidiosi picchi di pressione e le alterazioni di postura che sono alla base dei più comuni dolori e infiammazioni. «Le cause per cui ne viene indicato l’utilizzo – precisa Piovani – spaziano dall'alluce valgo alla fascite plantare, dal piede piatto/cavo allo sperone calcaneare, includendo metatarsalgie, neuroma di Morton, sovraccarico funzionale nello sport, ipercheratosi plantari, piede diabetico, patologie reumatiche e alterazioni posturali. È importante la valutazione medica, seguita dall’analisi del passo e della postura. Le scarpe devono essere adeguate all’inserimento dei plantari e costituiscono un fattore importante per garantire l’efficacia della terapia».

Quali sono le applicazioni più innovative del settore? «Negli ultimi anni ci sono stati passi da gigante nei sistemi di rilevazione elettronica che permettono di eseguire, oltre all’esame computerizzato del passo, anche un vero e proprio esame posturale del cammino. Una grande innovazione si registra anche nell’ambito dei materiali usati, come quelli antimicotici e antibatterici, per esempio, con cui ricopriamo i plantari a cellule chiuse e quindi non assorbono sangue o sporcizia. Grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, i nostri esperti seguono un percorso formativo continuo, dedicandosi in particolare ad approfondire la conoscenza delle problematiche correlate alle complicanze da diabete sugli arti inferiori. In questo campo specifico, seguiamo il piede nella sua involuzione e ci siamo specializzati nella creazione di sistemi plantarescarpa che garantiscano un appoggio uniforme, sgravandolo da ipercarichi che possono generare delle lesioni». Come è possibile intervenire sulle lesioni del piede diabetico? «Il piede diabetico è una complicanza molto comune nei pazienti affetti da questa patologia, determinata da alterazioni nervose e vascolari che si manifestano in circa il 70 per cento dei casi dopo 20 anni di malattia. Il danno neurologico predispone a deformità come dita ad artiglio, piede cavo, alluce valgo che, insieme alla perdita progressiva di sensibilità, portano il paziente a non accorgersi di tagli e vesciche che possono degenerare in ulcere e infezioni difficili da curare, provocando nei casi più gravi addirittura l'amputazione e mettendo a rischio la vita del paziente. La cura dei piedi in questi casi è fondamentale, almeno quanto il controllo costante della glicemia: sono indicate scarpe protettive con plantari da indossare sempre con le calze e prodotti mirati per la cura e l'idratazione, oltre all'osservazione costante dei piedi e delle unghie per registrare deformità fin dalla loro nascita e intervenire tempestivamente su lesioni e cambiamenti evidenti nel colorito della pelle». ■ Alessia Cotroneo


Osservatorio medico - scientifico Pag. 39 • Maggio 2016

Il benessere di piedi, viso e corpo Distribuire prodotti medici tecnologicamente avanzati e qualitativamente ottimi è un buon modo per prendersi cura della salute del corpo umano. L’esperienza di Magdalena Manka n media, durante tutta una vita si camminano oltre 100mila chilometri, con un numero giornaliero di circa 8-10mila passi. Con cifre di questo tipo diventa immediato capire quanto i piedi, che costituiscono solo il 2 per cento del corpo umano, siano estremamente importanti per il restante 98 per cento, soprattutto in fatto di bilanciamento ed equilibrio. Rappresentano, infatti, il fondamento del corpo e bisogna, dunque, prendersene cura nel modo più appropriato e ottimale. Attraverso scarpe ergonomiche e funzionali al benessere del piede, per esempio, in particolar modo se si svolgono lavori che richiedono di stare in piedi per lungo tempo. Tra le aziende italiane che si occupano della cura del piede c’è anche la Eurosima.it, specializzata nella fornitura e distribuzione di prodotti medici, fisioterapici, odontoiatrici e per la medicina estetica. «Siamo importatori esclusivi dell’azienda spagnola Suecos – spiega Magdalena Manka, responsabile marketing della Eurosima – una realtà impegnata nella produzione di calzature professionali. Si tratta di prodotti che enfatizzano l’anatomia del piede per dare alla schiena e alle articolazioni supporto e sollievo in caso di dolore». Quali sono le caratteristiche principali delle calzature Suecos? «Essendo state pensate e progettate in base alle esigenze di chi le deve indossare, le scarpe Suecos uniscono elementi cruciali quali l’ergonomicità, la sicurezza, la protezione e l’estetica. Sono realizzate al 100 per cento con materiale non tossico, assorbono perfettamente gli urti, presentano un’adeguata misura del tacco e una stabilità impeccabile, e attivano la circolazione del sangue, contribuendo a ridurre la pressione sulla pianta dei piedi e ad alleviare i dolori della schiena». Quale tipo di tecnologia viene uti-

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EUROSIMA E L’ODONTOIATRIA Tra i prodotti che la Eurosima.it distribuisce sul mercato ci sono anche gli strumenti Helmut Zepf e le resine Sintodent. I primi, prodotti dall’omonima azienda tedesca, sono strumenti odontoiatrici che si caratterizzano per un vero e proprio made in Germany fatto di ricerca avanzata, soluzioni innovative, qualità eccellente ed estrema funzionalità. I prodotti proposti dalla Eurosima vengono destinati alla diagnostica, alla conservativa, alla parodontologia, all’estrazione e all’implantologia. Sempre nel settore dell’odontoiatria rientra Sintodent, la prima resina resistente all’attacco batterico. I benefici apportati dai vari tipi di resine Sintodent – bianca, rosa, trasparente, calcinabile – sono riconosciuti da tutte le comunità scientifiche e sono facilmente elencabili: mantenimento corretto dei tessuti parodontali, riduzione dei lizzata per le calzature Suecos? «La nuova tecnologia X-cell, che prevede l’impiego di un materiale ortopedico tecnologicamente avanzato, ultra leggero in Eva, antibat-

sigliata a chi lavora in ospedali, cliniche, farmacie, studi odontoiatrici e medici, ma anche in centri benessere, strutture alberghiere, piscine, cucine e a chiunque sia costretto in piedi per l’intera giornata. I modelli che proponiamo sono tanti e comprendono anche quelli pensati per le esigenze dei più piccoli». Fa parte del vostro catalogo anche la linea WowEffect, di cosa si tratta? «I prodotti WowEffect si occupano di estetica e si dividono nella linea viso, specifica per attenuare le rughe su collo, viso e décolleté e utilizzabile tanto dalle donne quanto dagli uomini, e nella linea corpo, pensata per aiutare la lotta contro gli inestetismi legati alla cellulite. Entrambe le linee favoriscono la tonicità cutanea del viso e del corpo grazie a un mix di principi attivi di innovativa tecnologia e ad elevate concentrazioni». I prodotti WowEffect sono adatti anche alle pelli più sensibili? «Sì, ogni prodotto della linea WowEffect è privo delle principali sostanze allergizzanti. In altre parole ciò significa che WowEffect è formulato senza parabeni, Sles e Sls, profumo, glutine, paraffina, lanolina, petrolati e oli minerali. Viene dermatologicamente e microbiologicamente testato, non contiene alcuna sostanza di cui sia proibito l’uso in prodotti cosmetici e gli agenti conservanti, i filtri Uv e i coloranti utilizzati sono impiegati in una concentrazione conforme all’uso previsto dalla legge». ■ Emanuela Caruso La Eurosima.it si trova a Roma www.eurosima.it

tessuti sanguinanti ed edematosi, minor accumulo di placca e retrazione gengivale, contrasto all’alitosi, riduzione del rischio di infiltrazioni batteriche nel sito perimplantare. terico e privo di lattice. La scarpa si presenta con la parte anteriore rinforzata, un laccetto regolabile, un’applicazione antiscivolo e con un materiale facilmente lavabile, nonché riciclabile. Suecos è con-

LA TECNOLOGIA X-CELL

Prevede l’impiego di un materiale ortopedico tecnologicamente avanzato, ultra leggero in Eva, antibatterico e privo di lattice


Osservatorio medico - scientifico Pag. 41 • Maggio 2016

Dentisti, tra salute e mercato L’Andi rivendica una concezione meno economicistica e maggiormente legata all’assistenza e al rapporto con il paziente. Le posizioni dell’Associazione su concorrenza, abusivismo, turismo dentale e futuro dell’odontoiatria n un contesto ormai mutato per la professione odontoiatrica, con la crisi economica che in questi anni ha portato a una preoccupante contrazione delle cure in questo settore, sono diversi i nodi da sciogliere per la categoria. Ecco l’analisi dell’Associazione nazionale dentisti italiani, guidata da Gianfranco Prada. Dentisti italiani contro le cliniche odontoiatriche organizzate in società di capitale sul Ddl concorrenza. Quali le ragioni di questa battaglia? «Gli emendamenti proposti dall’Andi hanno l’obiettivo di estendere i diritti che i cittadini hanno rivolgendosi ai dentisti liberi professionisti anche a quelli che si rivolgono ai centri odontoiatrici organizzati in società di capitali, e in particolare alle “catene”, dove nella maggior parte dei casi la maggioranza societaria, quindi coloro che possono prendere le decisioni, è in mano alla finanza e il direttore sanitario non può decidere, se non di licenziarsi se non è d’accordo con le decisioni o i piani di cura presi. Unico emendamento rimasto sulla questione delle società di capitale in odontoiatria è quello presentato dai senatori Marinello e Di Biaggio che prevede l’obbligo della presenza, come maggioranza, degli iscritti all’Albo degli odontoiatri nel Cda delle società e l’esclusività di esercizio per il direttore sanitario, concedendo un periodo di tempo (24 mesi) alle società già in essere alla data dell’approvazione della legge per adeguarsi. Stiamo portando avanti una sacrosanta battaglia per garantire al cittadino di continuare ad avere un’odontoiatra che lo curi facendosi carico dei suoi problemi, seguendolo nel tempo, mantenendo quel fondamentale rapporto di fiducia che deve essere sempre alla base della relazione medico-paziente». L’approvazione in Commissione igiene e sanità del Senato del Ddl Lorenzin è un passo verso l’inasprimento delle sanzioni per chi esercita abusivamente una professione sanitaria. Quanto è radicato questo fenomeno in Italia? «È importante per vedere riconosciuto quanto Andi chiede da tempo su abusivi e prestanome. La norma contenuta nel Ddl Lorenzin non è in concorrenza o in alternativa al Ddl Marinello in discussione alla Camera, ma lo integra penalizzando ulteriormente chi esercita abusivamente una professione sanitaria. Le ultime stime organiche riguardano la fine del 2009, quando furono calcolati in 15mila circa i falsi dentisti in Italia, con un giro d’affari di 720 milioni l’anno su un totale di 7,2 milioni di

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cure. Nel 2009 furono chiusi 121 studi abusivi, uno ogni tre giorni, con un business stimato intorno ai 5,8 milioni di euro. Vale la pena ricordare che gli iscritti all’albo sono poco meno di 60mila. Ciò significa che per quattro dentisti regolari, uno è irregolare e del tutto abusivo. Anche se non abbiamo a disposizione ovviamente dati ufficiali, direi che il fenomeno dell’abusivismo non può sicuramente definirsi in recessione, nonostante tutti gli sforzi dei Nas, che svolgono egregiamente il loro lavoro di ispezione sul territorio». Turismo dentale oltre confine. In che misura persiste? «Prima di rivolgersi all’estero per le cure odontoiatriche, è meglio considerare i tanti aspetti, soprattutto negativi, che la scelta comporta. Dopo alcuni anni in cui, favorito dall’interesse mediatico che il turi-

terventi di implantologia, il cui successo è legato al rispetto dei tempi clinici e ai materiali utilizzati. La necessità di curare i pazienti in tempi molto brevi e di contenere i costi ha prodotto, a distanza di anni, gravi problemi di salute odontoiatrica, tra i quali il rigetto degli impianti con la conseguente perdita di tutto il lavoro protesico, costringendo tanti pazienti alla dentiera. E, inoltre, in questi casi i pazienti, di fatto, non possono rivalersi sul dentista straniero in quanto dovrebbero attivare una causa per ottenere il risarcimento nel Paese dove si sono recati per le cure. Poi ci sono i problemi rispetto alle norme igienico-sanitarie, evidenziate anche in una recente ricerca del Codacons. Quelle a cui i dentisti italiani devono sottostare sono tra le più garantiste per il paziente degli stati europei. Ma il problema non riguarda solo le norme igieniche: spesso in-

lità, con tassazione che supera il 60 per cento dei redditi; non è proprio corretto paragonare i costi italiani con quelli stranieri». Quale futuro per la professione, date le difficoltà dei giovani professionisti? «La nostra caratteristica fondamentale è, ancora oggi, un’attività che si svolge per oltre il 90 per cento nella forma della libera professione, mentre la cosiddetta odontoiatria pubblica non è mai decollata e costituisce, per assurdo, un elemento di semplice supporto alla rete di assistenza privata; è vero anche che se questo è avvenuto non è certo per colpa degli odontoiatri italiani, ma per l’impossibilità del Ssn di far fronte alle ingenti spese dell’assistenza odontoiatrica. Il sistema è al tracollo per evidenti difficoltà economiche. Con amarezza si deve registrare che l’aspetto economicistico-aziendale ha prevalso rispetto a quel-

fatti per il paziente italiano è difficile capire il tipo di cura che il dentista straniero gli propone, ma anche se quello che lo cura è un vero dentista abilitato. Ci si fida sempre del tour operator, probabilmente bravo a scegliere il viaggio e il soggiorno migliore, ma che difficilmente ha le competenze necessarie per indicare il dentista più competente a curare le disfunzioni del singolo. Certo, le prestazioni in alcuni Paesi esteri costano meno che in Italia, come costa meno un soggiorno in hotel o una cena». Per quali motivi? «La fiscalità diversa, il costo del lavoro diverso, il costo del materiale diverso. Ma si può scegliere da chi farsi curare con lo stesso sistema con cui si sceglie dove trascorrere le vacanze? La salute orale è un bene fondamentale da tutelare. Il comparto odontoiatrico italiano è composto da oltre 200mila professionisti che operano nel pieno rispetto di regole certe e garanzie di qua-

lo assistenziale e, in tale contesto, sempre meno importanti risultano i principi solidaristici e vengono meno quei rapporti fondati sull’empatia e sull’alleanza terapeutica. Gli ultimi dati rilevati ci dicono che oltre il 75 per cento dei dentisti sotto i 35 anni non ha un proprio studio odontoiatrico e conseguentemente lavora come consulente, collaboratore e purtroppo, in alcuni casi, tende a scendere a discutibili compromessi professionali. Andi si sta, quindi, muovendo al fine di aiutare i giovani a crescere e fornire loro tutti gli strumenti per facilitarne l’accesso alla libera professione dopo il conseguimento della laurea e affiancare gli studenti al fine di integrare il loro percorso formativo. L’impegno è quello di permettere agli odontoiatri di riappropriarsi a pieno del proprio ruolo di sanitario che cura il mantenimento della salute della bocca». ■ Francesca Druidi

Gianfranco Prada, presidente dell’Andi, Associazione nazionale dentisti italiani

smo odontoiatrico aveva creato, un certo numero di cittadini (per lo più i residenti nelle zone di confine con Slovenia e Croazia) si è recato all’estero per le cure, oggi il turismo odontoiatrico sta cominciando a essere visto con diffidenza dagli italiani. Un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca Ispo, per conto di Andi, ha evidenziato che solo il 4 per cento degli italiani si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e, tra questi, la metà di loro non lo rifarebbe, mentre l’81 per cento degli italiani non è disposto a farlo e solo il 15 per cento, pur non avendolo mai fatto, lo prenderebbe in esame. La gente ha capito che non si risparmia - considerando gli spostamenti necessari per questi viaggi della speranza, i soggiorni e il disagio - ma soprattutto non ha senso affrontare queste cure per via degli insuccessi ottenuti». Cosa non funziona? «Prevalentemente, ci si reca all’estero per in-


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Odontoiatria

Curare la gengivite Le malattie parodontali, se trascurate, possono portare a conseguenze gravi, come la caduta dei denti. Roberto Turchetti analizza cause e rimedi delle infiammazioni gengivali

n italiano su quattro soffre di gengivite. I sintomi sono gengive arrossate, gonfie, che sanguinano facilmente quando si lavano i denti, o che provocano fastidio e prurito alla masticazione. «L’infiammazione – afferma Roberto Turchetti, presidente onorario e co-fondatore della 4TQuattroTi, azienda di import export di prodotti e strumenti legati all’odontoiatria – solitamente inizia intorno al colletto del dente e causa piccole emorragie. Il vero pericolo della gengivite è che evolva in parodontite, più nota come “piorrea”, un’infezione che non solo raggiunge il margine della gengiva, ma anche i tessu-

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FATTORI DI RISCHIO

La causa principale della gengivite è la scarsa igiene, ma influiscono anche il fumo, lo stress, l’uso di alcuni farmaci, lo stato di gravidanza e il diabete ti più profondi, cioè l’osso, il legamento parodontale e il cemento della radice causandone la distruzione. Il rischio è che, con il passare degli anni, la distruzione arrivi a un punto tale da far si che i denti non siano più contenuti nel loro alloggiamento osseo, che comincino quindi a muoversi e, infine, a cadere spontaneamente».

4T-QuattroTi Srl ha sede a Cislago, in provincia di Varese - www.quattroti.com

Diverse sono le cause che possono portare alla gengivite, prima tra tutte una scarsa igiene orale, che provoca l’accumulo di placca batterica, e quindi una possibile patologia parodontale. «La placca batterica è una sottile pellicola di origine salivare, praticamente invisibile, che si deposita di continuo sullo smalto dei denti - spiega Roberto Turchetti -. Inizialmente è asettica, ossia priva di batteri, ma dopo un’ora dalla sua formazione viene colonizzata dai germi della flora batterica presenti nella bocca, trasformandosi così in placca batterica. Dopo alcuni giorni, la placca batterica può iniziare a calcificarsi con depositi di sali di calcio, dando origine al tartaro, un deposito più o meno duro e calcinoso, che si annida soprattutto intorno al colletto dei denti, negli anfratti e negli spazi tra dente e dente». Altri fattori di rischio per le malattie parodontali possono essere il fumo, la gravidanza, lo stress

che riduce le capacità del corpo di combattere le infezioni, l’uso di alcuni farmaci, come gli antidepressivi e i farmaci per il cuore, che diminuiscono il flusso di saliva, e, non ultimo, il diabete. Tre sono gli stadi evolutivi della patologia, che culminano nella sua forma più grave. «Al primo stadio – continua Turchetti – la gengivite è caratterizzata da una semplice infiammazione delle gengive. Se non viene trattata, degenera in parodontite (secondo stadio): le gengive cominciano a ritirarsi e il tessuto osseo sottostante inizia a deteriorarsi. Il terzo e ultimo stadio è quello della paradontite avanzata ed è caratterizzato da una grave perdita dell’osso alveolare e da un ulteriore scollamento delle gengive». Un rimedio contro il primo stadio della gengivite arriva proprio dalla 4T-QuattroTi srl che distribuisce il Cikaflogo. «È una crema gel gengivale specifica per gli stati infiammatori delle gengive. La sua struttura deriva da un’antica preparazione dei primi del ‘900, e dunque, anche se è stata riformulata e migliorata tenendo conto delle più recenti scoperte scientifiche, consiste sempre in un metodo di base naturale e privo di controindicazioni o effetti collaterali». Gli ingredienti che compongono questa crema gel sono elementi attivi naturali di oligo e fitoderivazione: tra gli altri, l’acido ialuronico e l’aloe barbadensis, che promuovono la riparazione dei

tessuti. Il coenzima Q10 e il Tocopheril acetato svolgono un’azione antiossidante, la Curcuma oltre che antiossidante svolge anche un’azione antinfiammatoria, mentre l’allantoina, la centella asiatica e la trigonella sono principi attivi lenitivi e cicatrizzanti. Queste ultime sono le proprietà che fanno di Cikaflogo la soluzione ideale per molti tipi di disturbi. «Cikaflogo svolge un’efficace azione lenitiva e riparatrice negli stati infiammatori delle gengive e nelle lesioni del cavo orale, riducendo i tempi di guarigione. In particolare, trova il suo impiego ottimale nel trattamento di gengiviti, parodontiti, aſte, stomatiti, retrazioni gengivali, infiammazioni da sfregamento da dentiera o apparecchi ortodontici. Non brucia quando si applica, è innocuo se ingerito inavvertitamente e allevia subito dolore e bruciore. Inoltre, protegge le mucose in quanto forma una barriera protettiva che le isola, evitando così il doloroso contatto con la saliva, la lingua, i liquidi e il cibo». La sua modalità d’uso è semplice: «Dopo aver effettuato una corretta igiene dentale, si applica 3-4 volte al giorno un sottile strato di prodotto sulla zona da trattare, sino a completa guarigione. Dopo l’applicazione si suggerisce di non introdurre nel cavo orale cibi o liquidi per circa 20 minuti, onde evitare la prematura rimozione del gel». ■ Giulia Panzacchi


Osservatorio medico - scientifico Pag. 43 • Maggio 2016

Il futuro della chirurgia orale e implantare Le tecniche di rigenerazione ossea guidata e l’implantologia computer assistita, nell’analisi del dottor Michele De Benedittis, che ne spiega i principali aspetti sul piano funzionale e dell’impatto sui pazienti l progresso tecnico e tecnologico in questo settore non accenna a fermarsi. Parliamo di chirurgia orale e impiantare, che vive da un decennio a questa parte la sua epoca d’oro. Il dottor Michele De Benedittis, odontoiatra e medico chirurgo specialista in chirurgia maxillo-facciale, è il responsabile per l’odontoiatria presso lo Studio polispecialistico Medline di Corato (Ba), e si sofferma su due aspetti della chirurgia implantare. «Devo premettere – dice De Benedittis – che presso la nostra struttura si svolgono prestazioni odontoiatriche che abbracciano tutte le diverse specialità della branca medica, quali odontoiatria restaurativa, endodonzia e ortodonzia (normale e prechirurgica) e chirurgia orale. Tutte le suddette prestazioni sono svolte da personale specializzato nelle diverse branche. Ma, in ef-

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fetti, la peculiarità delle prestazioni odontoiatriche è rappresentata dalla chirurgia orale e implantare finalizzata allo sviluppo di protesi a supporto implantare, di cui mi occupo personalmente. La nostra pratica in questo ambito è orientata verso due aspetti principali della chirurgia implantare: le tecniche di rigenerazione ossea guidata e l’implantologia computer assistita». Per quanto attiene il primo aspetto, De Benedittis precisa che per ottenere nella riabilitazione implanto-protesica un risultato estetico e funzionale ottimale e duraturo, è necessario posizionare un impianto endosseo in un’adeguata quantità di osso vitale. «Tuttavia – continua il chirurgo – nella pratica clinica, in circa il 50 per cento dei casi è necessario eseguire delle procedure chirurgiche cosiddette ancillari che generino un volume osseo adeguato al corretto alloggiamento di un impianto dentario. Nella chirurgia implantare la tecnica di elezione per promuovere la formazione di osso è rappresentata dalla cosiddetta rigenerazione ossea guidata (GBR). In genere gli elementi principali che costituiscono questa tecnica sono due: da un lato l’utilizzo di innesti ossei e/o materiali sostitutivi che fungano da impalcatura per la formazione di nuovo tessuto osseo, dall’altro l’applicazione sull’innesto di membrane barriera in collagene, che isolano l’innesto dall’invasione di cellule epiteliali e di fibroblasti». Riguardo all’implantologia guidata e computer assistita, per il responsabile

L’IMPLANTOLOGIA GUIDATA

È la tecnica meno invasiva, perché permette di posizionare gli impianti senza bisturi e punti di sutura odontoiatrico dello Studio Medline, si tratta della più rivoluzionaria innovazione in campo implantologico dell’ultimo decennio. «Ma questa metodica – spiega De Benedittis – non è universalmente applicabile a tutti i pazienti. Infatti, il suo presupposto inderogabile è che ci sia un’adeguata disponibilità di osso per l’alloggiamento degli impianti e che la loro posizione sia protesicamente adeguata. L’implantologia guidata è la tecnica meno invasiva attualmente a disposizione, perché permette al chirurgo di posizionare gli impianti dentali nelle creste ossee senza bisogno di procedere a un’incisione con il bisturi e, in ultima analisi, senza bisogno di punti di sutura, eppure con assoluta precisione. Ne consegue che alla fine dell’intervento ci sarà una ridotta entità di sequele post operatorie quali dolore e gonfiore. Dopo un esame Tac necessario per l’acquisizione e ricostruzione in 3d dell’arcata interessata tramite un software apposito (fase Cad), il chirurgo potrà eseguire al

Implantologia guidata: pro e contro Il dottor Michele De Benedittis, responsabile per l’odontoiatria presso lo Studio polispecialistico Medline, elenca i principali vantaggi e svantaggi dell’implantologia guidata e computer assistita. «Per quanto riguarda i benefici – dice De Benedittis – bisogna indicare l’assoluta precisione nel posizionamento della protesi, la necessità di un solo intervento chirurgico, la minor durata dell’operazione e il dosaggio ridotto di anestetico. Inoltre, non c’è bisogno di bisturi né di punti di sutura, si calcola un ridotto sanguinamento, assenza di ematomi e edemi. Poi, ancora, bisogna considerare la facilità nel rilevare

le impronte dentarie e la possibilità d’installare denti provvisori stabili e perfetti per riprendere immediatamente una vita normale. Infine, c’è un basso rischio d’infezioni postoperatorie e un bassissimo peso sociale poiché, mediamente, il soggetto perde un solo giorno lavorativo. I principali svantaggi stanno nel costo elevato, nell’impossibilità di modificare il profilo osseo o di agire sulla morfologia della gengiva. Oltre a questo, la pratica non è eseguibile in caso di ridotto volume osseo e nel caso vi sia la necessità di applicare tecniche complesse, quali il rialzo del seno mascellare o l’aumento del volume osseo».

Lo Studio Medline si trova a Corato (Ba) studiomedline@libero.it

computer il piano di trattamento, simulando l’intervento. Avendo la rappresentazione digitale in 3d delle creste ossee, potrà scegliere il tipo, la dimensione, il numero e le sedi esatte delle arcate mascellari in cui posizionare con estrema precisione gli impianti». I dati di questa simulazione vengono spediti a un apposito centro, nel quale viene costruita, passando dal virtuale al reale, una dima chirurgica. «La dima chirurgica è una mascherina in resina che verrà posta perfettamente sull’arcata del paziente al momento dell’intervento implantologico. Questa mascherina presenta dei fori, dei piccoli tubi attraverso i quali verranno inseriti gli impianti nella posizione esatta prevista, quindi senza un’incisione della gengiva, ma solo attraverso un piccolo foro e senza bisogno di punti di sutura». ■ Renato Ferretti


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Odontoiatria

La salute dei denti sin dall’infanzia I primi problemi legati ai denti di bambini e ragazzi possono verificarsi sin dalla tenera età, ecco perché è fondamentale informarsi e prevenire. Ne parliamo con il dottor Paolo Nardin rima ci si interessa della salute dentale del proprio figlio e più facilmente si eviteranno problemi in seguito». È il dottor Paolo Nardin, odontoiatra infantile del Centro Dentistico Futura, a parlare. Specializzato nella cura del cavo orale dei piccoli pazienti dalla nascita fino all’adolescenza, Nardin chiarisce come «l’odontoiatria pediatrica possa fornire tutte le informazioni riguardanti una corretta igiene orale, un’idonea alimentazione, il corretto uso del succhiotto, del biberon e del fluoro e la prevenzione dei traumi dentali». Benché possa sembrare prematuro, infatti, far controllare periodicamente i propri figli già dalla comparsa dei primi dentini è assai importante, data la per-

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Il dottor Paolo Nardin, responsabile del settore odontoiatria pediatrica del Centro Dentistico Futura di Brescia www.centrodentisticofutura.it www.dentistaperbambino.it

Le novità medico-scientifiche La lotta alle carie oggi si combatte con l’ozonoterapia. Grazie al suo effetto antibatterico, infatti, l’ozono aggredisce gli agenti batterici causa delle carie e della perdita dei minerali della superficie dura dei denti. Si tratta di una terapia indolore, veloce ed efficace, e viene consigliata in caso di eradicazione dei batteri delle carie, remineralizzazione dei tessuti infettati, sterilizzazione del dente prima di procedere alla sigillatura, sindromi da biberon, ipersensibilità dentinale, e risoluzione dell’herpes labiale o delle afte, con un immediato beneficio e una più rapida guarigione.

centuale dei bambini che tra i due e i tre anni mostra già problemi di carie o infiammazioni gengivali. Ma è davvero necessario preoccuparsi della salute dei denti da latte, considerando che verranno sostituiti da quelli permanenti? «Molti genitori quando vedono una carie su un dente da latte e il bambino non lamenta fastidi non si preoccupano, pensano erroneamente che tanto il dente dovrà cadere e curarlo sarebbe uno spreco di denaro. La cura e la prevenzione della carie dei denti da latte, però, è il modo migliore e meno costoso per avere denti permanenti sani e ben allineati. La distruzione o peggio la perdita dei denti decidui, oltre a esporre il bambino a infezioni per lungo tempo, provoca lo spostamento o l’inclinazione in avanti dei molari permanenti e quin-

di la necessità di lunghe terapie ortodontiche per correggere l’affollamento dentario conseguente. Anche nel bambino che ha già problemi ortodontici congeniti l’affollamento dentario conseguente alla perdita dei denti da latte aggrava la prognosi e il trattamento ortodontico diventa più

PREVENZIONE

La cura della carie dei denti da latte è il modo migliore e meno costoso per avere denti permanenti sani e ben allineati

complesso e costoso». A quale età il bambino dovrebbe cominciare a spazzolarsi i denti? «L’igiene orale dovrebbe cominciare da subito. I genitori, infatti, dovrebbero effettuarla con una garza bagnata già prima che erompa il primo dentino, in modo da pulire le gengive, rimuovere la placca e creare nel bambino l’abitudine all’igiene orale. Quando poi erompe il primo dente deciduo, si deve iniziare a usare delicatamente lo spazzolino, senza dentifricio. All’età di tre anni è bene che il genitore aiuti ancora il bambino durante la pulizia dentale dopo i pasti principali, ma è altrettanto giusto che il bambino inizi a spazzolare anche da solo. Una perfetta manualità non può essere comunque raggiunta prima degli 8-10 anni, per cui l’aiuto dei genitori deve essere protratto fino a questa età, perlomeno una volta al giorno, prima di andare a letto». Un “aiuto” può derivare dalla sigillatura dentale. Che cos’è esattamente? «Si tratta dell’applicazione di una pellicola protettiva di materiale composito o vetroionomerico sui solchi profondi dei denti permanenti, in particolare i primi molari, che erompono a 6 anni. Le sostanze usate per la sigillatura proteggono le superfici masticanti dei denti posteriori, frequentemente soggette nei

bambini alla carie dentale per vari motivi, tra cui la scarsa manualità dei bambini nel lavare correttamente i denti, soprattutto i molari, difficoltosi da detergere bene sia per la loro posizione sia perché i solchi di questi denti appena erotti sono molto profondi. L’applicazione della pellicola protettiva è veloce, indolore e va controllata periodicamente; nel caso poi le sigillature si stacchino, devono essere riapplicate, anche se, in genere, durano diversi anni. Tutti i bambini possono trarre giovamento dalla sigillatura, anche chi non ha mai avuto carie e già fa prevenzione con il fluoro, efficace ma non sempre sufficiente». Con quale periodicità è necessario far controllare i denti di un bambino? «Per quanto riguarda le visite di controllo, va considerato che mentre un paziente adulto dovrebbe effettuare il controllo odontoiatrico una o due volte all’anno, il piccolo paziente dovrebbe essere visto dal dentista più di frequente, circa ogni 4-6 mesi. Questo perché i bambini hanno maggiore predisposizione alla carie dentale sia per un’alimentazione più ricca di carboidrati sia per una minore manualità a effettuare una buona igiene orale, e soprattutto perché la bocca di un bambino è in continua evoluzione dal punto di vista ortodontico». ■ Emanuela Caruso


Osservatorio medico - scientifico Pag. 45 • Maggio 2016

I progressi dell’odontoiatria Il dottor Fiorentino Di Rita analizza le tecniche e le tecnologie all’avanguardia, che permettono interventi performanti e sempre meno invasivi

er verificare lo stato di salute dei nostri denti è doveroso ricorrere agli specialisti del settore: è fuori discussione, in ambito medico in generale, il fai date. Ma è altrettanto importante tenere in considerazione le caratteristiche della singola struttura, soprattutto in termini di disponibilità di macchinari all’avanguardia. Le tecnologie attualmente a disposizione, infatti, permettono di curare ciò su cui, anche solo dieci anni fa, era difficile intervenire. Una serie di vantaggi non trascurabile riguarda l’estrema precisione degli interventi, così come il notevole abbassamento dello stress sul paziente. Il dottor Fiorentino Di Rita, direttore sanitario del centro di Ottaviano (Na), offre un esempio delle possibilità ora accessibili. «I servizi offerti dal nostro Centro Polispecialistico Sanitadental, sono numerosi – dice il dottor Di Rita –: dalla chirurgia orale alla gnatologia, dall’implantologia all’odontoiatria conservativa, dall’ortodonzia fino alle protesi dentarie e Tac 2d/3d. Inoltre, realizziamo varie tipologie di test allo scopo di affiancare il clinico nelle fasi di prevenzione, diagnosi, cura e follow-up di importanti patologie orali quali la parodontite o la carie. In ogni caso, usiamo sempre attrezzature e materiali non invadenti per il paziente». Quali sono i soggetti più sensibili con cui entrate in contatto? «Una delle nostre principali preoccupazioni è eliminare l'ansia nei nostri pazienti, e soprattutto nei bambini. I bambini sono pazienti che, nella filosofia del Centro polispecialistico Sanitadental, sono tenuti in grandissima considerazione. Per loro vale il principio della diagnosi precoce, cioè dell’intercettamento e della correzione immediata degli eventuali problemi che potrebbero verificarsi in seguito. Curare prima significa curare meno, meglio, più rapidamente e con più probabilità di successo. Inoltre, i nostri giovani pazienti si abituano all’am-

Il dottor Fiorentino Di Rita, direttore sanitario

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del Centro polispecialistico Sanitadental che si trova a Ottaviano (NA) www.sanitadental.it

biente del centro, migliorano la percezione della loro salute orale, diventano più consapevoli, sono più facilmente motivabili e tutto questo non può che giovare alla loro salute orale anche da adulti». Quali progressi ha fatto l’estetica nel vostro campo? «Nella nostra esperienza, risolvere le imperfezioni estetiche e quindi restituire il sorriso è un’attività molto più importante di quanto si possa credere. Le tecniche in questo senso hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, tanto che al giorno d’oggi non è più pensabile per un paziente ricevere una cura odontoiatrica che non sia perfettamente mimetizzata nel suo contesto. Nel nostro centro l’aspetto estetico dei lavori è curatissimo: offriamo il massimo, in termini di esperienza, apparecchiature moderne, tecniche all’avanguardia, informazione e servizio. Detto questo, non bisogna dimenticare l’importanza di altri tipi di interventi anche molto complessi».

L’APPROCCIO

Una delle nostre principali preoccupazioni è eliminare l'ansia nei nostri pazienti, soprattutto nei bambini

Per esempio? «Penso a tutto ciò che riguarda l’implantologia. Il centro esegue tutti i lavori di protesi, sia fissa sia mobile, avendo un occhio di riguardo nella scelta accurata dei materiali e nella precisione di esecuzione, utilizzando i migliori materiali disponibili quali: corone in titanio-ceramica, per il massimo della bio-compatibilità, in metallo-ceramica per il massimo della resistenza, in zirconio-ceramica per un’estetica insuperabile». Quali sono le altre attività, secondo lei, più importanti nella vostra professione? «Sicuramente porrei l’accento sulla prevenzione della carie, una diagnosi precoce è essenziale per risparmiare tessuto biologico, tempo e denaro. In virtù di queste premesse, ci siamo attrezzati al massimo per offrire un servizio di igiene dentale d’eccellenza: innanzitutto dedicando un’unità operativa del centro esclusivamente a questo. Poi, oltre all’endodonzia che merita un capitolo a parte, c’è l’ortodonzia, cioè quella branca dell’odontoiatria che si occupa del corretto posizionamento dei denti e delle arcate dentarie. All’interno del nostro centro i pazienti sono seguiti dal momento della diagnosi fino alla fine della cura, con controlli a cadenza regola-

La cura endodontica Il dottor Francesco Carbone, direttore amministrativo e proprietario del Centro polispecialistico Sanitadental, si addentra nell’ambito dell’endodonzia. «Questa – spiega Carbone – si svolge in uno spazio molto angusto e nascosto e per questo è più difficile per un paziente rendersi conto di quello che effettivamente è successo, sta succedendo o succederà all’interno dei propri canali radicolari. Il centro svolge quotidianamente un’endodonzia talmente accurata da vantare ormai una vasta casistica d’eccellenza documentabile. Grazie all’utilizzo degli ultrasuoni, del misuratore elettronico, degli strumenti rotanti al nickel-titanio, dei sistemi ingrandenti, vengono risolti brillantemente anche i casi più difficili».

re. Una volta conclusa la terapia, viene particolarmente seguita anche la fase successiva, o della “contenzione”: solo così infatti si possono prevenire le recidive e mantenere nel tempo i risultati ottenuti». ■ Renato Ferretti


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Laserterapia

Le ultime frontiere della laser medicina n tanti lo conoscono solo per i suoi impieghi in ambito oculistico, dermatologico ma soprattutto estetico, per correggere un difetto visivo, per la cicatrizzazione delle ferite e delle ulcere cutanee, per il rimodellamento delle cicatrici ipertrofiche e dei cheloidi. Ma a sapere che dietro il laser e le sue applicazioni terapeutiche esiste una vera e propria branca della medicina sono veramente in pochi. La laser medicina, o per meglio dire l’utilizzo del laser in in tutte le specializzazioni medico-chirurgiche, è soltanto l’ultima tappa di un percorso lungo oltre cinquant’anni, che però promette ancora di riservare sorprese. Tra i pionieri del settore c’è Leonardo Longo, medico italiano, presidente eletto dal 2013 al 2017 della World Federation of Societies for Laser Medicine and Surgery, direttore scientifico dell’Istituto di laser medicina di Firenze e docente di laser medicina e chirurgia estetica presso l’Università degli Studi Biomedici di San Marino. La International Academy of Laser

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Medicine and Surgery (www.ialms.international) e l’Istituto di laser medicina di Firenze, peraltro, promuovono attraverso il congresso annuale Laser Florence (www.laserflorence.eu ) lo sviluppo di linee guida per la diagnosi e la terapia laser medica e chirurgica, promuovendone l'utilizzo corretto, a iniziare dalle branche specialistiche dove il laser è già ampiamente utilizzato. «Negli ultimi anni i laser sono entrati a buon diritto in tutte le specializzazioni medicochirurgiche – sottolinea il professor Longo – semplificando diagnosi e trattamento di molteplici malattie, in particolare in oſtalmologia, endoscopia, dermatologia e chirurgia plastica, medicina estetica, ma anche microchirurgia, fisioterapia, oncologia, odontoiatria e otorinolaringoiatria». Quali sono i trattamenti più richiesti? «Senz’altro i trattamenti che riguardano l’estetica, sia medici che chirurgici. Poi la terapia delle lesioni osteo-muscolo-tendinee, quella delle ulcere cutanee, cicatrici ipertrofiche e cheloidi, sindrome acneica, di

Con Leonardo Longo, direttore scientifico dell’Istituto di laser medicina di Firenze, alla scoperta delle applicazioni terapeutiche: dalle lesioni traumatiche cerebrali a quelle osteo-muscolari e tendinee

malattie specifiche poco curabili con altre terapie, come la Malattia di La Peyronie e, negli ultimi dodici anni, la terapia laser delle lesioni traumatiche cerebrali e del midollo spinale». In cosa consiste la terapia laser delle lesioni traumatiche del sistema nervoso? «Deriva da un’intuizione che risale a circa 30 anni fa, che è andata sviluppandosi progressivamente. Dapprima è stato dimostrato che i laser stimolano la rigenerazione e la moltiplicazione delle cellule nervose umane e animali in coltura, poi anche in vivo, infine nei bambini colpiti da paralisi spastiche congenite. Dalla fine degli anni Sessanta era stato dimostrato che i laser, impiegati in modo non chirurgico, hanno un grande effetto anti-infiammatorio e rigenerativo sul tessuto irradiato. L’insieme di questi effetti viene quindi utilizzato per cercare di ottenere una qualche ripresa funzionale a livello sotto lesionale, nei soggetti colpiti da lesioni traumatiche del sistema nervoso centrale e periferico, inclusi quindi cervello e midollo spinale. I risultati finora ottenuti, non solo da noi a Firenze ma in diversi centri nel mondo, sono incoraggianti e stabili nel tempo: si riprendono parzialmente o totalmente funzioni considerate perse per sempre (sensibilità sensoriale e motoria sotto-lesionale, sfinteri, attività sessuale, possibilità di cammino). I risultati negativi sono molto limitati e non esiste nessuna possibilità di peggioramento della situazione iniziale». Quali sono le innovazioni tecnologiche che si affermeranno in questo campo nel prossimo futuro?

Leonardo Longo, presidente della World Federation of Societies for Laser Medicine and Surgery, direttore scientifico dell’Istituto di Laser Medicina di Firenze www.longolaser.it

«Le prossime frontiere riguarderanno la terapia laser endovenosa per le malattie degenerative croniche, le immunopatie e i cancri, la terapia laser per le malattie dismetaboliche, come diabete e dislipemie, la microchirurgia laser di distretti a rischio, quali coronarie, cervello, reni, apparato riproduttivo, la sistematizzazione della terapia laser per tutte le lesioni del sistema nervoso centrale, non soltanto per quelle traumatiche. Infine, è molto interessante l’associazione laser e cellule staminali: dal 2006 sono co-titolare di un brevetto internazionale, per cui irradiando cellule di qualsiasi tessuto con dei laser specifici a dosi prestabilite, si riesce a ottenere delle cellule staminali, anche totipotenti. Nel futuro questa scoperta potrebbe essere impiegata con successo nella cura di molte malattie». ■ Alessia Cotroneo

SCIENZA, NON MIRACOLI I RISCHI DELLA DISINFORMAZIONE empre più spesso i pazienti si presentano dal medico non per la visita e la valutazione delle loro condizioni ma con la soluzione già in tasca e la richiesta del trattamento laser per risolvere il presunto problema. Roba da matti? No, roba da internauti con la mania dell’autodiagnosi. «C’è molta confusione sulla laser medicina – racconta il dottor Leonardo Longo – e non solo. Mass media, social network e una cultura piuttosto nozionistica possono portare il paziente all’autodiagnosi e a false aspettative. Sempre più spesso ci contattano dopo aver letto un articolo su un laser “miracoloso” e, anziché richiedere una visita, chiedono di prenotarsi direttamente per essere trattati con un determinato tipo di laser. Questa tendenza è estremamente pericolosa».

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Oſtalmologia

Più accesso alle cure oculistiche L’evoluzione tecnologica e terapeutica che caratterizza oggi il trattamento delle malattie dell’occhio, quali cataratta e maculopatie, non si arresta ma il rischio è che diventi sempre meno alla portata di tutti i cittadini. La disamina di Matteo Piovella, presidente Società oſtalmologica italiana a quattordicesima edizione del congresso internazionale della Società oſtalmologica italiana (Soi), in programma dal 18 al 21 maggio a Milano, è l’occasione per fare il punto con il presidente Matteo Piovella sull’importanza del benessere visivo degli occhi e sulle criticità e prospettive di sviluppo dell’oculistica. Dove sta andando l’oculistica? «L’oculistica vive un momento magico legato alla possibilità di curare meglio e più efficacemente i pazienti per preservare la qualità della vista di milioni di persone. Per questo, il continuo aggiornamento delle tecniche chirurgiche, delle tecnologie e delle terapie rappresentano un formidabile incentivo per il consolidamento del rapporto fiduciario medico-oculista e paziente. L’introduzione delle lenti intraoculari refrattive e dei femtolaser hanno certificato la necessaria personalizzazione dell’intervento di cataratta capace di rendere ancor più efficace il recupero della vista, ogni anno, da parte di 550mila persone. La rivoluzionaria scoperta delle terapie per la cura delle maculopatie, le così dette terapie intravitreali, ci hanno dato un arma potente per migliorare la grave situazione visiva che, dopo i 70 anni, colpisce una persona su tre. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale che, solo fino a qualche anno fa, non evidenziava alcuna concreta possibilità di cura. Nuove tecnologie sofisticate, molto impegnative e costose, ogni giorno vengono messe a disposizione dei medici oculisti per il miglior trattamento delle patologie oculari». Quali allo stato attuale le criticità da affrontare per la categoria? «Questo scenario comporta inevitabilmente la necessità di acquistare ogni anno, per poi poterle utilizzare, numerose strumentazioni, con conseguente aggiornamento di tutta l’organizzazione di un centro oſtalmologico. Un grave ostacolo al perseguimento di questi obiettivi risulta essere un incontenibile aumento dei costi che inevitabilmente si tradurrà nell’impossibilità da parte dei servizi sanitari nazionali di provvedere a cure veloci ed efficaci». Di che cifre stiamo parlando? «Oggi il Drg dedicato alla chirurgia della cataratta necessita di un aumento secco di 1000 euro per ogni singola prestazione. Sono circa 500 milioni su base annua che nessuno, nelle rispettive funzioni, si vuole assumere la responsabilità di rendere disponibili. Stiamo avviandoci verso un’oculi-

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Matteo Piovella, presidente Società oftalmologica italiana

stica povera, basata sull’elevato numero delle prestazioni che hanno condiviso la regola degli alti numeri a basso costo. Condivido le preoccupazioni della politica circa un prossimo default del sistema sanitario pubblico sulla scia dei nuovi insostenibili costi a tutela della miglior cura erogabile ai nostri pazienti. La sempre maggiore domanda di ripristino di una capacità visiva non solo adeguata, ma capace di miglioramenti successivi, sta mettendo in crisi molte strutture regionali. Le terapie intravitreali devono poter essere fruite da tutti i 7 mila oculisti italiani. Oggi un non necessario filtro voluto da Aifa blocca l’utilizzo delle terapie più efficaci nei confronti delle maculopatie al solo ambito ospedaliero, a disposizione di 200 soli medici oculisti che, il più delle volte, non sono messi nelle condizioni di poter operare diligentemente. Resta in tutti la preoccupazione affinché questa sciocca situazione si sblocchi al più presto, consentendo libero accesso a questa indispensabile terapia da parte di ogni singolo paziente». Ha invocato una maggiore attenzione e sostegno economico per gli oſtalmologi italiani. «Come precisato, nella complessa evoluzione del sistema di rimborso per le prestazioni oculistiche esiste la specifica problematica della nostra branca che - ad oggi - non ha visto accogliere nessuna delle proposte a suo tempo analizzate e rese disponibili in modo trasparente. Le più importanti criticità riguardano la chirurgia della cataratta del distacco della retina e delle cure per le maculopatie. In un

modo non condivisibile, ad ogni passaggio della chirurgia oculistica da un livello organizzativo all’altro, il rimborso Drg veniva di volta in volta impropriamente dimezzato, pur senza alcuna riduzione di costo, penalizzando l’introduzione degli aggiornamenti tecnici e tecnologici ormai ritenuti indispensabili. In sintesi, si richiede di restituire quanto ingiustamente tolto negli ultimi 20 anni all’oculistica e di poter ripristinare un sistema capace di competere con quelli internazionali». Si parla di nano laser e occhio bionico. Quali sono le ultime innovazioni terapeutiche e tecnologiche in grado di innalzare gli standard di trattamento migliorando la vita del paziente? «Per quanto riguarda l’occhio bionico, stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione: solo pochi anni fa, nessuno riteneva possibile ripristinare la funzione visiva persa da centinaia di migliaia di pazienti. Siamo ancora lontanissimi da risultati pratici utili per i pazienti, ma il fatto stesso che il sistema, pur in modo ovviamente elementare, funzioni e ponga le basi per gli indispensabili miglioramenti futuri, risulta essere una pietra miliare nell’evoluzione dell’oculistica. Il nano laser è una delle numerose tecnologie laser applicate in oculistica. Fa parte di quel continuo e inarrestabile progresso tecnologico che, anno dopo anno, giorno dopo giorno, permette a un numero crescente di pazienti di recuperare in pieno il prezioso dono della vista». La crisi economica e uno stile di vita caratterizzato da un affaticamento costante degli occhi (su pc e dispositivi mobili) possono incidere sulla qualità della vista nel breve e nel lungo termine? Cosa suggerisce? «Principalmente, l’utilizzo di tecnologia digitale mette in evidenza l’esistenza di piccoli difetti visivi che normalmente non venivano riconosciuti. Oggi è indispensabile recarsi da un medico oculista per effettuare una visita completa e avere una valutazione approfondita e precisa della qualità della vista e dei suoi ritmi di utilizzo, in modo da potersi adattare con maggiore soddisfazione alle impegnative situazioni affrontate ogni giorno. Normalmente, l’utilizzo di video giochi o di iPad e telefoni cellulari mette in apprensione molte mamme, preoccupate per i possibili danni a carico dei loro bambini legati a un utilizzo eccessivo di questi strumenti ad avanzata tecnologia. Desidero tranquillizzare tutti. L’eccessivo utilizzo stanca gli occhi, ma non li consuma. Basta fermarsi qualche minuto, come del resto prevede la legge 626 per gli utilizzatori di videoterminali, per poi ripartire più forti di prima. È importante tenere controllati gli occhi ed effettuare nei casi necessari una visita presso il medico oculista una volta ogni anno. L’uso di lubrificanti è molto indicato per eliminare la sensazione di corpo estraneo a livello oculare. Anche l’installazione di un umidificatore nell’ambiente di lavoro elimina la presenza di aria troppo secca che, ovviamente, non favorisce chi è affetto da sindrome dell’occhio secco. Un numero di persone in costante e progressivo aumento». ■ Francesca Druidi


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In prima linea nell'innovazione egli ultimi anni grazie a ricerca e innovazione il settore medico oculistico ha fatto passi da gigante. Nuove tecnologie e nuovi studi, mirati e approfonditi, hanno portato nuove tipologie di cura e nuove tecniche chirurgiche. L’utilizzo di una moderna generazione di laser ha permesso di intervenire in affezioni in precedenza classificate come non operabili. L’intolleranza all’utilizzo di lenti e occhiali è sempre più diffusa, sia per l’attenzione dedicata alle attività sportive, o semplicemente per una maggiore rivalutazione dell’aspetto estetico. L’obiettivo delle nuove tecniche chirurgiche, quindi, è quello di eliminare la dipendenza dai supporti ausiliari. «Il risultato è ovviamente proporzionale al difetto di partenza, ma abbiamo raggiunto altissimi livelli». Parla Luciano Posi, direttore generale di Primavista, uno dei centri oculistici privati più rinomati nel panorama nazionale, specializzato nella micro chirurgia oculare, famoso nell'ambiente per il suo elevato profilo tecnologico. Nel centro un team clinico altamente qualificato opera in cinque sale operative, ognuna attrezzata con diversi sistemi laser di ultima generazione. Posi, trent’anni di esperienza nell’oftalmologia, è la figura ideale per una panoramica sullo stato dell’arte della disciplina. «Metto sempre a disposizione la mia esperienza, cercando di esaltare la naturale vocazione di tutti all’innovazione tecnologica». L’oculistica è in continua evoluzione. Quale deve essere oggi la mission di un centro come il vostro? «Quella di ricercare la migliore tecnologia disponibile sul mercato e metterla a disposizione dei pazienti che necessitano interventi di micro chirurgia oculare. L’instancabile ricerca della tecnica e l’aggiornamento continuo sono alla base della nostra filosofia. Portare benefici al paziente, questa la vera mission della nostra attività. Personalmente scommetto sempre sulle potenzialità ancora ine-

L'oculistica è un settore medico in continua evoluzione. La tecnologia rivoluziona le tecniche chirurgiche. Nascono nuovi approcci terapeutici insieme a una nuova concezione del paziente. L'esperienza di Luciano Posi

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spresse, per riuscire a raggiungere tutti gli obbiettivi prefissati». Quali sono i disturbi più pericolosi e invalidanti in campo oculistico e in quali approcci terapeutici si è specializzato il vostro centro? «La cataratta è una patologia importante, si manifesta in genere dai cinquanta anni in su, è altamente invalidante e comporta un annebbiamento della vista. Noi proponiamo una risoluzione chirurgica ambulatoriale, con il paziente a casa nel giro di poche ore. Abbiamo adottato il Phemto laser, una tecnica non invasiva, senza lame o bisturi, con livelli di precisione e ripetitività degli interventi mai raggiunti prima. Siamo specializzati nella correzione dei difetti di vista quali miopia, ipermetropia e astigmatismo, con l’impiego di laser ad eccimeri e Phemtosecond. In alternativa al laser utilizziamo un impianto di IOL Phakiche, mantenendo intatta la struttura oculare. Risolviamo anche parecchi casi di Cheratocono, intervenendo con il Cross-Linking e gli anelli intrastromali. Infine curiamo con metodologie innovative glaucoma, edemi retinici, maculopatie, fori e puker maculari».

Quanto sono importanti formazione e ricerca per una realtà all’avanguardia come la vostra? «Presso il centro oculistico Primavista la ricerca e l’aggiornamento continuo sono la base indispensabile per offrire servizi innovativi e di qualità. Per questo motivo partecipiamo ai più importanti congressi del settore, organizzando corsi di formazione e collaborando attivamente al progetto di educazione continua in medicina. Così il nostro centro è diventato uno dei punti di riferimento nazionali ed internazionali nell’elaborazione di protocolli ottimali per l’apertura di nuovi centri oculistici e per la ristrutturazione di cliniche già avviate».

La vostra presa in carico del paziente prevede dei servizi personalizzati? «Garantiamo a tutti i nostri pazienti le migliori procedure chirurgiche, con la tecnologia più innovative disponibili nel panorama mondiale. Primavista è attenta ai cambiamenti socio-economici e data la crescente richiesta, propone un percorso di medicina e chirurgia estetica personale, volto a prevenire e recuperare un armonioso e naturale aspetto fisico. Assistiamo i nostri pazienti attraverso convenzioni con i principali enti assicurativi, mettendo a disposizione, inoltre, un canale di finanziamenti personalizzati con banche di rilievo internazionale». ■ Stefano Russello

AVANGUARDIA

Ricerchiamo la migliore tecnologia disponibile sul mercato e la mettiamo a disposizione dei pazienti che necessitano interventi di microchirurgia oculare

LE TAPPE l Centro Primavista nasce nel 1999. Già a partire dall’anno successivo viene selezionato come uno dei cinque Centri Europei d’Investigazione per l’Ablazione Corneale Personalizzata. Nel 2003 arriva il prestigioso Premio Laser, mentre nel 2008 l’azienda introduce iLASIK, una nuova tecnologia laser affidabile, precisa e indolore grazie all’eliminazione della lama nella chirurgia refrattiva. I riconoscimenti internazionali continuano nel 2013, quando Primavista riceve il prestigioso trofeo Le Fonti, come unica impresa italiana di

I Luciano Posi, direttore generale di Primavista Srl con sede a Roma www.primavista.it

eccellenza nei servizi medici. Tra addetti ai lavori e non, Primavista è anche conosciuta per essere stata il primo centro oculistico romano ad impiantare lenti intraoculari multifocali, strumenti in grado di focalizzare in modo ottimale sia da lontano che da vicino. Nel corso degli anni il centro si è saputo rinnovare anche negli spazi: nel 2014, insieme all’ultimo aggiornamento tecnologico, il marchio ha inaugurato il nuovo centro oculistico. L’ultimo upgrade nello scorso aprile, con la nomina di Posi a direttore generale.


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Otorinolaringoiatria

Nuove soluzioni microinvasive per i disturbi respiratori Il professor Lino Di Rienzo Businco illustra le nuove tecniche di chirurgia microinvasiva che risolvono le fastidiose patologie respiratorie spesso sottovalutate, ma che nel tempo possono causare gravi complicanze

econdo l’Organizzazione mondiale della Sanità più di un terzo dell’umanità soffre di disturbi del benessere respiratorio. Non si tratta sempre di casi da codice rosso: inizialmente possono presentarsi come la sensazione di naso chiuso, talmente comune da essere sottovalutata. eppure, se persistente e trascurata, porta a riduzioni dell’apporto respiratorio che si ripetono sempre con maggiore frequenza e alla lunga possono arrivare a provocare anche infarti e ictus. Ma le soluzioni ci sono e non implicano

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Lino Di Rienzo Businco, dirigente dell’Unità Operativa otorinolaringoiatrica Asl Roma 1 – Ospedale Santo Spirito in Saxia e presidente di Sidero onlus www.sidero.it

COSTI SOCIALI

Le riniti sono la maggiore causa di assenze per malattia, la quinta causa di prescrizione di antibiotici, inoltre provocano errori e incidenti sul lavoro più come in passato interventi dolorosi e lunghe convalescenze. Ne parliamo con Lino Di Rienzo Businco, dirigente dell’Unità operativa otorino-laringoiatrica Asl Roma 1 – Ospedale Santo Spirito in Saxia e presidente di Sidero Onlus, società italiana per la diffusione dell’endoscopia e della ridottinvasività operatoria. «Non tutti sanno che se trascurata, qualsiasi causa che ostacola il flusso respiratorio, oltre a ridurre le prestazioni fisiche e mentali, nel tempo produce gravi problemi. Le difficoltà respiratorie – spiega Di Rienzo – portano a un’insufficiente ossigenazione del sangue e all’affaticamento cardiaco, per poi trasformarsi negli anni in importanti complicazioni cardiovascolari come ipertensione, infarto, ictus». Come si manifestano ed evolvono i disturbi del benessere respiratorio? «A 20 anni ci sono i primi sinto-

mi, a 50 ci si ritrova ipertesi e cardiopatici e, perdendo di vista la causa, si da la colpa allo stress. In generale e senza citare casi particolarmente gravi, le difficoltà respiratorie se trascurate diventano croniche e determinano scarsa concentrazione, irritabilità, ansia, rapido affaticamento, riduzione delle prestazioni fisiche, apnee notturne e disturbi del sonno. Sintomi spesso curati senza affrontare le vere cause». Quali sono i costi sociali del

fenomeno? «Per l’Istat e il Ministero della Salute apnee notturne e disturbi del sonno provocano fino a 40mila sinistri stradali all’anno in Italia e circa 240mila in tutta l'Unione Europea. Il 22 per cento del totale. Le riniti allergiche e non, sono la maggiore causa di assenze per malattia, la quinta causa di prescrizione di antibiotici, causa di contagio, errori e incidenti sul lavoro. I costi sociali sono stratosferici. Semplici forme di prevenzione e le giuste cure farebbero risparmiare grandi sofferenze ai pazienti e miliardi di euro». Che tipi di cura sono indicati? La chirurgia è l’unica strada? «Negli ultimi dieci anni l'introduzione di nuove tecnologie in otorinolaringoiatria ha radicalmente rivoluzionato l’attività negli ambulatori e nelle sale operatorie. Radiofrequenze di terza generazione, debrider, navigatori virtuali, precursori delle cellule staminali, laser, bisturi armonici, tecniche endoscopiche e l’integrazione con altre specialità potrebbero e dovrebbero essere oggi di impiego routinario, sostituen-

do vecchie soluzioni dolorose e cruente. Sono tecnologie microinvasive di soſt surgery: riducono al minimo dolore, anestesia, convalescenza ed eliminano il danno termico, il sanguinamento e i tamponi». Qualche esempio? «Palloncini Balloon di derivazione emodinamica permettono di ripristinare i flussi respiratori e il drenaggio dei seni paranasali in chi soffre di riniti e sinusiti. Specifici manipoli consentono di risolvere l'ingrossamento dei turbinati vaporizzando solo i tessuti patologici senza danneggiare la loro preziosa funzione. E ancora senza tagli, ustioni o asportazioni degli organi si rimodellano le tonsille e le adenoidi. Il bambino operato con queste tecniche dopo due ore ricomincia a giocare, dopo quattro a mangiare e dopo due giorni può tornare a scuola. Le stesse tecniche si possono applicare anche a russamento e apnee. Sui lancinanti dolori all’orecchio in aereo o sottacqua si interviene con la dilatazione con balloon della via naso-tubarica. La dilatazione delle tube auricolari di Eustachio viene eseguita con un trattamento endoscopico di due minuti, senza tagli, passando per i canali naturali. Molti, non informati, preferiscono tollerare forme anche severe di questi malesseri poiché credono ancora di dover sopportare soluzioni chirurgiche antiquate e superate, ahimè ancora proposte da alcuni medici». ■ Alessia Cotroneo

SCREENING A PORTATA DI CLICK ul sito internet www.sidero.it si può valutare con un questionario il proprio livello di benessere respiratorio. L’obiettivo è costruire un quadro completo e analitico della sindrome respiratoria che si manifesta sempre in più aree contemporaneamente ostruite. «Le risposte inviate – spiega il presidente dell’associazione Sidero, il professore Lino Di Rienzo Businco – permettono allo specialista una diagnosi più accurata e di individuare la terapia o gli esami necessari per approfondire. Vorremmo che il paziente torni a essere il fulcro dell’attività integrata dei diversi specialisti e favorire il moltiplicarsi delle possibilità, specie per i bambini, di usufruire di metodiche mininvasive».

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Oss Medico Scient Mag 16  
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