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Osservatorio

In abbinamento al quotidiano il

Giornale

medico - scientifico

Le sfide della sanità italiana L’Iss affronta l’era social con un nuovo portale che informa e smentisce false news e bufale

EXPOSANITÀ 2018 Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

Istituto Superiore di Sanità scende in campo contro le bufale online. E lo fa con nuovo portale www.issalute.it che si candida a diventare un punto di riferimento autorevole per orientarsi nel mare dell’informazione scientifica presente sul web. Del resto, secondo l’ultimo rapporto Censis un italiano su tre naviga in rete per ottenere informazioni sulla salute. Di questi, oltre il 90,4 per cento effettua ricerche su specifiche patologie. Crescono i contatti dei quotidiani online (+2,6 per cento) e degli altri portali web di informazione (+4,9 per cento) per non parlare dell’aumento della diffusione dei social network. Da questi dati muove il maggiore impegno dell’Iss sul fronte della divulgazione. Il portale, di facile consultazione, è organizzato in quattro sezioni: La salute A-Z, Stili di vita e ambiente e Falsi miti e bufale, alla quale si aggiunge una sezione News quotidianamente aggiornata dall’agenzia Ansa sui temi di attualità in medicina e ricerca. «Il portale spiega il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi - si sta arricchendo ogni giorno smentendo le false notizie con un’informazione certificata all’origine perché prodotta negli stessi luoghi in cui si fa ricerca e si produce conoscenza scientifica». Quali sono le fake news da smentire principalmente oggi? «Le più pericolose sono quelle che riguar-

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Assobiomedica Massimiliano Bogetti parla della rivoluzione in atto nella medicina e il rapporto con le nuove tecnologie

LE NUOVE FRONTIERE DELLA PREVENZIONE Salone internazionale dedicato alla sanità e all’assistenza: i prodotti più innovativi del mercato e un’ampia e approfondita attività di carattere informativo a BolognaFiere dal 18 al 21 aprile alle pagine 20 e 21

Farmaceutica, locomotiva del Paese Nessuna industria è cresciuta così tanto negli ultimi 7 anni. E oggi si lavora per favorire il ricambio generazionale e una miglior accessibilità alle terapie innovative li over 65 italiani in buona salute sono saliti dal 18 per cento al 29 per cento; la mortalità per malattie cardiovascolari è diminuita del 30 per cento. Sono solo due esempi che spiegano i passi da gigante compiuti nell’ultimo decennio dall’industria farmaceutica made in Italy, settore locomotiva dal 2010 a oggi in termini di crescita produttiva. «Negli anni critici della crisi – sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – la farmacia si è imposta come comparto anticiclico per eccellenza registrando un progresso del 14 per cento, mentre il resto della produzione industriale faceva segnare una flessione media del 7 per cento». Anche la vostra indagine evidenzia che l’industria farmaceutica è il settore che dal 2010 al 2017 ha conosciuto la crescita più alta. Quali altri indicatori riflettono meglio questo

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Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria

trend? «Innanzitutto la crescita dell’export, che è stata straordinaria in questi anni arrivando al 75 per cento di tutta la produzione. Solo negli ultimi dodici mesi si è

Logopedia Lo sviluppo del linguaggio nei bambini, l’analisi di Tiziana Rossetto presidente Fli e Sabrina Lucchesi

avuto un incremento delle esportazioni del 16 per cento, con relativo recupero dei livelli produttivi. Ovviamente questo ha avuto un impatto positivo sul numero di addetti». Si sta discutendo molto dell’intercambiabilità tra farmaci biosimilari e farmaci “brand”, che avvierebbe una piccola rivoluzione nel consumo di medicinali. Con quali ricadute sulle imprese farmaceutiche? «Farmindustria non si è mai espressa in modo negativo sui farmaci biosimilari riconoscendo che, a differenza dei generici per i quali basta uno studio di bioequivalenza, sono studiati e approvati da un circuito regolatorio europeo al pari dei farmaci biologici. Però, occorre dirlo, dal punto di vista scientifico è altrettanto vero che si chiamano similari perché non sono esattamente uguali». Tuttavia anche Aifa chiarisce che il

Odontoiatria Lotta all’abusivismo, turismo dentale e formazione i temi caldi affrontati da Gianfranco Prada, presidente Andi

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Osservatorio medico - scientifico Pag. 3 • Aprile 2018

Colophon PREVENZIONE Uno studio ha stimato che più di 4 milioni di casi di malattie infettive sono stati evitati dai programmi di vaccinazione universale p. 4

LE SFIDE DELLA SANITÀ ITALIANA L’industria della salute è fondamentale per la ripresa del Paese. Centrale è il ruolo della sanità privata p. 6

Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Gabriele Pelissero, presidente di Aiop,

Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Associazione italiana ospedalità privata

CHIRURGIA ROBOTICA Piergiuseppe Perazzini descrive il sistema Mako per la chirurgia protesica del ginocchio e dell’anca p. 7

FARMACI E CORRETTA INFORMAZIONE L’Aifa per la promozione dei medicinali equivalenti e dei nuovi antibiotici p. 14

Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it

Supplemento a Sanissimi-Il Giornale-Registrazione tribunale di Bologna n. 7578 del 22/09/2004

Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

>>> Segue dalla prima dano le scelte di prevenzione, come le vaccinazioni, e di cura che magari promuovono soluzioni non scientificamente provate o addirittura prestazioni fraudolente. Il nostro portale vuole essere una fonte informativa fruibile dal maggior numero di persone possibile, senza discriminazione di reddito o di livello di alfabetizzazione, utilizzando un linguaggio più accessibile. La nostra strategia comunicativa per il prossimo futuro è poi senz’altro quella di presidiare maggiormente e in modo più attivo i social media che, nel caso dei vaccini ad esempio, per il 40 per cento della popolazione è l’unica fonte utilizzata». Alla scadenza dell’adempimento agli obblighi vaccinali previsti dalla Legge 119/2017, è soddisfatto dei risultati raggiunti? «Il bilancio è positivo, tutte le Regioni, le scuole, le aziende sanitarie locali hanno lavorato con grande intensità e portato in quasi tutti i casi a un recupero superiore alle nostre aspettative, sia per quanto riguarda l’esavalente - per cui alcune Regioni hanno raggiunto un tasso di copertura del 97 per cento - che per il morbillo, che partiva da numeri più bassi e ha dunque segnato un recupero significativo. La situazione a livello generale è positiva, l’unica zona del Paese che desta qualche preoccupazione è la provincia autonoma di

Bolzano. Anche se le adesioni sono aumentate passando dal 50 per cento al 65 per cento siamo lontani dalla soglia di immunità». La Regione Emilia-Romagna approva con una delibera l’introduzione dell’obbligo vaccinale anche per il personale sanitario. È la strada da seguire? «La Regione Emilia-Romagna dirige ora l’attenzione sulla seconda grande fascia di popolazione che è importante coinvolgere, ossia gli adulti e in particolar modo gli operatori sanitari. In questi anni la moral suasion non è mai riuscita ad andare oltre una copertura del 15-20 per cento tra gli operatori, per cui la soluzione organizzativa proposta dalla Regione è un ottimo punto di partenza. Sarebbe auspicabile dal nuovo governo un provvedimento nazionale anche in questo senso». Dopo anni di crescita dei no-vax, si sta registrando un’inversione di tendenza dal punto di vista culturale sull’importanza e sulla sicurezza dei vaccini? «La legge è stata positiva anche in questa direzione: pur partendo da un obbligo, si è resa necessaria l’apertura di un dialogo tra genitori, operatori sanitari e operatori scolastici, determinando in maniera tangibile un cambiamento di atteggiamento. Se prima della legge la percentuale di popo-

lazione italiana convinta delle vaccinazioni era il 70 per cento, oggi tocca il 93 per cento con un balzo in avanti notevole. Solo l’1-2 per cento della popolazione resta fortemente scettico e anti-vaccinista. Dobbiamo continuare a informare, a presidiare il web e i social media, tra le fonti più usate oggi per reperire informazioni». Il Sistema sanitario nazionale compie 40 anni. Quali sono le principali sfide che l’attendono? «Innanzitutto la sostenibilità, che riguarda tutto il Paese. L’instabilità politica e l’incertezza economica lo mettono a rischio perché il Ssn è forte quando il Paese è ben amministrato ed è oculato nel gestire le proprie risorse, tanto è vero che è in crisi in molte aree del mondo, anche dove è stato creato, nel Regno Unito. In Italia ci sono Regioni dove la sanità è eccellente o in buone condizioni e l’altra grande sfida è allora l’eterogeneità. Oggi si registrano almeno tre grandi fasce: quella delle Regioni che funzionano bene; quella dei territori che mostrano qualche problema e infine quella delle Regioni in cui la situazione è piuttosto critica sotto molti profili. Il risultato è che l’Italia risulta uno dei Paesi più disuguali d’Europa con una differenza importante di 4 anni tra l’aspettativa di vita di chi abita al Nord rispetto a un residente del Sud». ■ Francesca Druidi


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Primo Piano

Vaccini, la prevenzione più efficace Sono stati misurati in maniera scientifica i benefici apportati dai vaccini in Italia in 115 anni. La riduzione delle coperture vaccinali oggi aumenta il rischio di focolai infettivi, come spiega Patrizio Pezzotti, direttore del reparto Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità iù di 4 milioni di casi di malattie infettive sono stati evitati dai programmi di vaccinazione universale, salvando una percentuale importante di bambini nei primi anni di vita. È lo scenario emerso dallo studio del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato di recente sulla rivista internazionale Vaccine, che ha valutato l’impatto delle vaccinazioni dal 1900 al 2015. Le malattie infettive considerate in termini di mortalità e morbosità sono state difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella e meningococco. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi prevenuti, seguita da parotite, varicella e morbillo. È stato, inoltre, stimato che oltre 70mila morti sono stati evitati dalla vaccina-

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Patrizio Pezzotti, direttore del reparto Epidemiologia, dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità

zione contro la difterite, il tetano e la poliomielite, le tre patologie infettive con i tassi di mortalità più elevati. «Negli ultimi anni, a causa del calo delle coperture vaccinali molte di queste malattie sono riemerse in Europa, dal morbillo alla difterite», spiega Patrizio Pezzotti, l’autore principale dello studio, direttore del reparto epidemiologia, dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità. Con quale metodo avete realizzato l’indagine e ottenuto i risultati diffusi? «L’impatto della valutazione su mortalità e mortalità, per ciascuna della 10 ma-

lattie prevenibili da vaccino, è stato calcolato mediante una tecnica statistica (Arima, autoregressive integrated moving average) che analizza una serie storica (in questo caso i dati annuali italiani di mortalità per causa, raccolti dall’Istat e di morbosità, raccolti dal ministero della Salute). In sintesi, questa tecnica viene utilizzata in ambito scientifico sia per interpretare un fenomeno, individuando componenti di trend, ciclicità, stagionalità e-o di cambiamento, sia per prevedere il suo andamento futuro. Nel nostro caso, utilizzando i dati prima dell’introduzione della singola vaccinazione, abbiamo stimato l’andamento atteso della malattia nel periodo successivo nel caso la vaccinazione non fosse stata introdotta e lo abbiamo confrontato con i dati annuali (di mortalità e di morbosità) realmente osservati dopo l’introduzione della vaccinazione. La differenza tra osservato e atteso ci ha fornito la stima dell’impatto». Quali sono i principali effetti di queste patologie scongiurati dai vaccini che la popolazione sembra aver dimenticato, dando voce soprattutto all’insicurezza relativa ai vaccini? «Alcune di queste (poliomielite, tetano, meningococco) sono malattie caratterizzate da una sintomatologia molto grave con un alto rischio di morte e di disabilità importante; le altre hanno mediamente una sintomatologia meno grave ma altamente diffusive (nel caso ci fossero poche persone vaccinate) con la conseguenza di un forte impatto sanitario. Ad esempio, per il morbillo negli anni Ottanta c’erano decine di migliaia di casi l’anno con un impatto importante a livello familiare, scolastico e lavorativo, migliaia di ospedalizzazioni e centinaia di morti. Insomma, per fare un parallelismo, impattavano più del casco e della cintura di sicurezza, presidi

sanitari ormai fortemente accettati». Qual è al momento il quadro delle malattie ricomparse in Italia e in Europa a causa del calo della copertura vaccinale? «Il calo della copertura vaccinale ha provocato un aumento dei casi rispetto a qualche anno fa, ma non siamo certo tornati ai livelli di 50 anni fa perché, anche se non ottimali, le coperture vaccinali superano complessivamente l’80 per cento riducendo in maniera considerevole i suscettibili. Tale valore potrebbe sembrare molto elevato ma tutti gli studi di simulazione (modelli matematici) ci dicono che non è sufficiente per “eliminare” la circolazione del patogeno. In generale, prima osservavamo picchi epidemici ogni due-tre anni, adesso li osserviamo ogni 4-6 anni, di minore entità di quelli nel periodo pre-vaccinale ma sicuramente con un forte impatto sul sistema sociale e sanitario del Paese». Una grande obiezione all’obbligo dei programmi di vaccinazione è: perché intervenire se non vi sono

epidemie in atto? Perché è invece importante agire per tempo nell’azione di prevenzione? «Il primo motivo per cui è importante agire è ridurre il più possibile i rischi di contrarre queste malattie prevenibili da vaccino a una parte della popolazione (piccola in percentuale ma che, tradotta in numeri assoluti, sono decine di migliaia) per la quale la vaccinazione non è possibile per particolari condizioni pre-esistenti di salute. La non vaccinazione di altri individui “sani” che la potrebbero effettuare senza particolari problemi li espone, senza libertà di scelta, ai rischi di contrarre queste malattie, spesso con conseguenze gravissime. In questi ultimi anni, ci sono stati decine, se non centinaia di casi, di questo tipo in Italia. Il secondo motivo è già stato indicato: coperture non ottimali (inferiori al 95 per cento) allungano soltanto i tempi tra i picchi epidemici. Nel momento in cui una fase epidemica inizia, la diffusione è così rapida che le campagne di vaccinazione straordinarie non fanno mai in tempo a limitare l’impatto sociosanitario. Il terzo motivo è che il mondo è ormai “stretto” per gli esseri umani. Per patologie come la poliomielite, per la quale non si osservano casi da anni in Italia, soprattutto grazie alla vaccinazione, la possibilità che qualcuno con la malattia arrivi da un altro Paese esiste, sarebbe divertente osservare la reazione di quelli contrari “tout court” alla vaccinazione se dovesse accadere». ■ Francesca Druidi


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Eccellenza sanitaria

Ssn, un patto sociale per salvarlo È la strada che Gabriele Pelissero, con l’appoggio di Confindustria, indica per ridare forza al principio dell’universalità del welfare sanitario. Un percorso in cui l’imprenditoria privata della salute può fare la differenza n’insoddisfazione verso il servizio sanitario della propria regione che sale dal 21,3 per cento del 2015 al 32,2 per cento del 2017, con un picco del 50,6 per cento al Sud. È l’esito più significativo che consegna il quindicesimo rapporto “Ospedali e salute” presentato a inizio anno da Aiop, associazione nazionale dell’ospedalità privata che rappresenta oltre 500 case di cura in Italia e che annualmente “fa il tagliando” al sistema ospedaliero del Paese, partendo dalla prospettiva degli utenti. «Il primo dato rilevante – osserva il presidente Gabriele Pelissero - riguarda il peggioramento generale delle condizioni di accesso e di utilizzo delle strutture e dei servizi da parte dei pazienti e dei loro familiari. Fenomeno generato in gran parte dalle lunghe attese per via delle prestazioni contingentate, conseguenza diretta della politica di tagli che abbiamo subito dal governo Monti in avanti». Rispetto a quali prestazioni medicoospedaliere la cosiddetta spesa sanitaria out of pocket risulta particolarmente in crescita negli ultimi mesi? «Sicuramente visite specialistiche ed esami diagnostici sono tra le prestazioni più richieste e per le quali spesso i pazienti sono disposti a pagare. Nel tentativo di arginare il logoramento delle prestazioni del sistema pubblico, i caregiver e i pazienti hanno intrapreso una strategia articolata di reazione: nell’ultimo triennio si è stabilizzato il dato che vede il 41 per cento dei pazienti orientarsi verso una struttura ospedaliera privata accreditata, mentre il 20 per cento si rivolge a una clinica a pagamento. Chi invece non può pagare, ma ha necessità di una prestazione o di un ricovero, si rivolge al Pronto Soccorso, alimentando un eccesso di utilizzo che genera anche in questo caso lunghe attese».

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Gabriele Pelissero, presidente di Aiop, Associazione italiana ospedalità privata

È in dirittura d’arrivo l’accordo sulla mobilità sanitaria che sta sollevando non poche polemiche sul tema delle compensazioni. Quali limiti evidenzia e come andrebbe a modificare lo scenario attuale? «Vedremo quale accordo uscirà dalla Conferenza Stato Regioni, il nostro auspicio è che non si penalizzino gli erogatori più efficienti. Perché invece di migliorare la qualità sanitaria media delle regioni che più zoppica-

CURE ALLA PORTATA DI TUTTI Luca Polidori descrive i risultati eccellenti raggiunti dal progetto Medicina sociale che garantisce una valida assistenza sanitaria a tariffe ridotte edicina sociale, ovvero l’obiettivo di garantire un’assistenza sanitaria di eccellenza a prezzi accessibili a tutti. Un progetto fortemente voluto da Luca Polidori, direttore generale della POLISMedica, prima struttura sanitaria non convenzionata della Provincia di Pordenone e socio in diverse strutture sanitarie. Il progetto oggi conta oltre 20mila prestazioni erogate e un mercato in continua crescita. Sempre più professionisti,

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no, si vogliono introdurre blocchi e filtri verso le realtà più all’avanguardia. Inoltre, speriamo in una definizione più realistica di quelle che dovrebbero essere le eventuali prestazioni ospedaliere non più erogabili ai pazienti provenienti da fuori regione: si parla di bassa complessità, ma non si può fare di tutt’erba un fascio. Oggi interventi complessi come quelli di chirurgia bariatrica o alcune procedure di emodinamica vengono erroneamente considerate prestazioni di bassa complessità». Avete incassato l’apertura di Confindustria alla filiera privata della salute, definendola “storica”. Come va letto questo segnale in un’ottica di competitività futura dell’ospedalità accreditata? «L’industria della salute è un driver fondamentale per la ripresa del Paese e Confindustria è consapevole del valore economico e sociale di un comparto che da solo vale quasi 200 miliardi. In questa filiera il peso dell’imprenditoria privata della sanità si fa sentire: ogni quattro ricoveri del Ssn, uno è assicurato dal privato accreditato, una rete che consuma il 13 per cento delle risorse ge-

case di cura e ambulatori aderiscono al nuovo progetto consortile teso ad offrire prestazioni sanitarie di elevata qualità a tariffe assistenziali con tempi di attesa ridotti. «L’obiettivo – spiega Polidori – è l’eccellenza, che nel progetto di Medicina sociale significa accesso facile e veloce alle cure, tempo di visita adeguato, centralità del rapporto tra medico e paziente fondato sull’ascolto, sulla chiarezza delle informazioni cliniche e sulla fiducia». Un progetto nato per rispondere al bisogno crescente di una medicina specialistica a costi accessibili, soddisfacendo un’area sanitaria che, nel pubblico, ha liste d’attesa particolarmente importanti. Ma come si sono potute ottenere tariffe così basse? «Abbiamo chiesto ad alcu-

nerando il 28 per cento delle prestazioni ospedaliere dell’intero sistema. È una grande ricchezza. Ma ci stiamo preparando all’ultimo passo: offrire a cittadini di altri Paesi le prestazioni ospedaliere, un segmento di mercato che vale miliardi ma che richiede sostegno. Da mesi stiamo chiedendo che l’Iva, ancora al 22 per cento, si allinei ad altri Paesi europei, perché questo non aiuta ad attrarre pazienti stranieri». Guardando alla fisionomia del welfare del futuro, lei prende in considerazione anche l’ipotesi di un “modello misto”. Come se lo immagina e come dovrebbe funzionare nel dettaglio? «Da sempre lo Stato si è assunto interamente l’onere assicurativo per i cittadini. Se la finanza pubblica non sarà in grado di garantire il finanziamento necessario a sostenere l’universalità delle cure, sarà necessario un grande patto del mondo del lavoro, delle imprese e dei lavoratori. È l’idea del secondo pilastro a cui sta pensando Confindustria, che si articola in fondi e assicurazioni. Bisogna però tutelare la libera scelta del cittadino all’interno di un sistema di garanzie complessive, soprattutto per i più deboli». A livello politico, quali sono le sfide più importanti a cui il prossimo ministro dovrà dare la precedenza per difendere il principio dell’universalità dell’assistenza sanitaria italiana? «Negli ultimi anni non sono state poche le sfide che la sanità italiana ha dovuto affrontare: su tutte la capacità di recuperare risorse per mantenere i nostri ospedali sempre all’avanguardia. I tagli fatti negli ultimi tempi si riflettono nelle criticità di accesso alle prestazioni in alcune regioni più “fragili” del Sud e quelle sottoposte ai piani di rientro. Ma si possono pensare riforme che rendano il sistema più efficiente. Aiop vuole fare la sua parte perché non possiamo rassegnarci al declino del Ssn, nel quale crediamo e del quale la sanità privata accreditata è una componente importante. Ma per lo più la politica non ha ancora colto l’importanza di quello che noi possiamo offrire». ■ Giacomo Govoni

ni professionisti che collaborano nelle strutture consorziate, di dedicare alcune ore al sociale, abbassando in modo sostanziale il proprio onorario. È stato il primo esperimento di questo tipo nel Triveneto ed uno tra i primi in Italia e siamo orgogliosi del successo ottenuto. Vengono inoltre erogate alcune prestazioni completamente gratuite: coerentemente con questo approccio, abbiamo generato una piattaforma solidale che dà la possibilità a famiglie in difficoltà di accedere in forma completamente gratuita e anonima, a tutte le prestazioni erogate dalle strutture consorziate». POLISMedica si trova a San Vito al Tagliamento (Pn) www.polismedica.net


Osservatorio medico - scientifico Pag. 7 • Aprile 2018

La rivoluzione del sistema Mako l sistema Mako è una piattaforma robotica ad alta tecnologia per la chirurgia protesica in ortopedia, che assicura grande precisione, riproducibilità e accuratezza dell’atto chirurgico. Il primo chirurgo italiano a introdurre in Europa questa tecnica è stato il dottor Piergiuseppe Perazzini, responsabile dell’Unità funzionale di ortopedia e traumatologia della Clinica San Francesco di Verona, un polo di eccellenza e centro di riferimento a livello internazionale nella chirurgia robotica ortopedica. «La chirurgia protesica robotizzata del ginocchio e dell’anca rappresenta la forma più avanzata del trattamento sostitutivo di queste complesse articolazioni – afferma il dottor Perazzini -. La nuova metodica, che ho appreso direttamente da chirurghi americani e che mi ha da subito affascinato per le enormi potenzialità offerte, rappresenta l’evoluzione della tecnica chirurgica robotizzata che impiega il sistema con braccio robotico Mako, messo a punto negli Stati Uniti nel 2006 dalla Mako Surgical di Fort Lauderdale, Florida». Com’è arrivata nel nostro Paese? «In Italia, questa metodica innovativa arriva nel gennaio 2011 quando, a seguito di una consolidata esperienza maturata sul campo, la introduco in Europa eseguendo con successo il primo intervento di protesi compartimentale del ginocchio con sistema robotizzato fuori dai confini

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Dal recupero funzionale in tempi più brevi alla maggiore durata della protesi. Il dottor Piergiuseppe Perazzini descrive l’enorme potenzialità e i vantaggi dell’ultima piattaforma robotica ad alta tecnologia per la chirurgia protesica in ortopedia

Il dottor Piergiuseppe Perazzini, responsabile dell’Unità funzionale di ortopedia e traumatologia della Clinica San Francesco di Verona- www.clinicasanfrancesco.it

precisione altissimi, permettendo di intervenire nella quasi totalità dei casi di artrosi del ginocchio». In cosa consiste la tecnica di sostituzione protesica di ginocchio robotizzata tramite sistema Mako? «Il sistema robotizzato Mako, o Rio System, consiste in un braccio robotico collegato con un soſtware innovativo che funziona dialogando con le informazioni che arrivano dal paziente, ottenute attraverso trasmettitori posizionati

TECNICHE MINI-INVASIVE

Nel 75 per cento dei casi di protesi parziali di ginocchio i tempi di degenza si riducono a una media di 2 giorni e il recupero funzionale è molto più semplice e veloce Usa. Nel dicembre 2012 ho effettuato il primo intervento in Europa di protesi di anca. Nel 2017, ho poi inserito una protesi totale di ginocchio robotizzata. Se prima si andava a sostituire un singolo compartimento del ginocchio, oggi, con l’ausilio del robot, è possibile impiantare una protesi totale che va a sostituire l’intera articolazione con standard di

sulle superfici ossee. Si tratta di un sistema che consente al braccio robotizzato - manovrato dal chirurgo - di scolpire con una fresa o con una sega l’articolazione nei punti in cui andrà posizionata la protesi con un margine di errore inferiore al millimetro. Il soſtware utilizza anche una serie d’informazioni come la forma dei capi articolari (acquisita prima

dell’operazione tramite una tac tridimensionale) o lo spessore delle cartilagini e la tensione dei legamenti (acquisite invece durante l’esecuzione dell’intervento attraverso i trasmettitori e un sistema a raggi infrarossi); l’insieme delle informazioni raccolte consente di realizzare un planning preciso dell’intervento». Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica? «La metodica Mako consente al chirurgo di eseguire un intervento con grande precisione e risparmio di tessuti in accordo con la filosofia di mini-invasività. Precisione e riproducibilità del gesto chirurgico sono i punti di forza di una tecnica che risulta estremamente affidabile e annulla il margine di errore nel posizionamento della protesi, principale causa di instabilità e di reintervento. Tale sistema permette di avere delle resezioni ossee estremamente precise e un ottimo bilanciamento dell’articolazione stessa, questo comporta un minor danno chirurgico, assenza di dolori nel postoperatorio e recuperi funzionali in tempi notevolmente ridotti, con beneficio per il paziente e anche per il Servizio sanitario nazionale. Inoltre, le perdite ematiche sono scarse, l’intervento è condotto

senza mai interrompere il flusso venoso e arterioso, evitando di conseguenza insulti ischemici o trombosi dell’arto che sono fra le complicanze più frequenti e spesso cause del dolore postoperatorio. È importante ricordare che noi non andiamo a modificare il funzionamento dell’articolazione su cui interveniamo, anca o ginocchio, ma cerchiamo di adattare l’impianto protesico alla sua biomeccanica». È necessaria la fisioterapia dopo l’intervento chirurgico con robot? «Per l’anca la fisioterapia, rispetto al ginocchio, riveste un ruolo meno importante, anche se il trattamento riabilitativo è sicuramente utile a recuperare una corretta funzionalità articolare, soprattutto nei pazienti molto rigidi o con una artrosi di vecchia data. La scelta di tecniche mini-invasive ha portato a un ulteriore accorciamento dei tempi di recupero. Assolutamente utile è il recupero di una corretta postura con esercizi mirati e con l’ausilio di piattaforme robotiche (tipo Hunova Movendo) in grado di testare la situazione pre e post-operatoria e di correggere gli schemi motori

sbagliati del paziente. Nel caso del ginocchio la mini-invasività e la quasi assenza di dolore nel postoperatorio consentono un immediato inizio della rieducazione motoria che viene gestita per lo più in autonomia dal paziente attraverso un protocollo a domicilio, salvo i casi più complessi o particolari, come i bilaterali o di quelli che necessitano di un recupero articolare o di potenziamento muscolare, per i quali è richiesto un ciclo di fisioterapia. Nel 75 per cento dei casi di protesi parziali i tempi di degenza si riducono a una media di 2 giorni e il recupero funzionale dell’articolazione è molto più veloce e semplificato. Anche con l’impianto di protesi totale i tempi di recupero vengono ridotti: nell’arco di 4-5 giorni la maggior parte del paziente può tornare a casa». Qual è il risultato in termini estetici e quali sono le prospettive per il futuro? «Nell’anca l’accesso anteriore mini-invasivo, che attualmente utilizzo di routine, dà delle grandi soddisfazioni in termini estetici e funzionali perché evita danni muscolari, scostando semplicemente i tessuti invece di inciderli. In casi particolari e selezionati, utilizziamo la ‘bikini incision’ che permette alle giovani donne di nascondere la cicatrice sotto lo slip. Sul ginocchio i risultati estetici che si ottengono con questo tipo d’intervento sono già molto soddisfacenti: per impiantare la protesi totale la cicatrice è anteriore e, dunque, più visibile ma comunque ben tollerata grazie alla mini-invasività del sistema; siamo certi che in futuro questa sarà ulteriormente ridotta grazie all’impiego di strumenti sempre più avanzati che permetteranno di operare attraverso micro-incisioni». ■ Andrea Mazzoli


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 8

Eccellenza sanitaria

“Una macchina efficiente” Con l’utilizzo del 15 per cento delle risorse del costo della sanità e garantendo un 25 per cento di prestazioni, la sanità privata è stata definita “una macchina molto efficiente che consuma poca benzina”. Il punto di Cesare Salvi, presidente della casa di cura Città di Parma

a sanità italiana passa anche, e soprattutto, attraverso le strutture private sparse su tutto il territorio, e che hanno reimpostato nuovi standard di qualità, con medici sempre più preparati e competenti, ambienti accoglienti, famigliari e una particolare attenzione alla serenità e dignità del paziente. Una di queste strutture è la casa di cura Città di Parma di cui l’avvocato Cesare Salvi è presidente: una struttura privata con una consolidata esperienza alle spalle, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale e convenzionata con le principali compagnie assicurative, e che lo scorso anno ha festeggiato 55 anni di attività. «La Città di Parma – racconta il presidente Salvi –, nasce negli anni Sessanta da un nucleo di medici storici della città. E se al tempo era ancora prematuro chiamarla struttura ospedaliera nel senso moderno del termine, sicuramente non lo era per le intenzioni». Dotata di duecento posti letto, due poliambulatori, otto camere operatorie fornite di attrezzature d’avanguardia, la casa di cura Città di Parma è un luogo dove il paziente può sentirsi totalmente accudito, sia per l’eccellenza professionale che il settore privato assicura, sia per la possibilità di scegliere personalmente il medico che lo seguirà fino a quando non verrà dimesso. «Normalmente è proprio il paziente a rivolgersi autonomamente alla struttura privata – racconta il presidente e avvocato Cesare Salvi-, rassicurato dalla possibilità di scegliere lui stesso il medico su cui ripone maggiore fiducia e da cui farsi seguire per tutto il percorso.

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Questa linea di continuità non avviene al cento per cento negli ospedali pubblici poiché sono soggetti a un problema di avvicendamento e turnazione. Inoltre, e questo sta emergendo negli ultimi anni, un altro motivo per cui ci scelgono è la possibilità di ottenere assistenza in tempi più rapidi, poiché le liste d’attesa delle strutture private sono più corte di quelle pubbliche». Proprio in virtù di questa particolare attenzione verso il paziente, una delle peculiarità deontologiche della casa di cura Città di Parma è mantenere un rapporto umano assicurando serenità, fiducia e, soprattutto, quel tipo di rapporto che, generalmente, nel pubblico sta andando sempre più a perdersi a causa di «una prospettiva di bilancio e un’ottica sempre più economica a discapito di quella sanitaria. Eccezioni ovviamente esistono – sottolinea il presidente Salvi –, ma è indubbio che nel privato il paziente si senta più accudito e seguito a livello personale». Classificata come Ospedale di non alta specialità, l’attività della casa di cura Città di Parma abbraccia numerosi settori di cui i quattro principali sono: l’ortopedia, la chirurgia generale, la ginecologia e la medicina. «Proprio nel settore dell’ortopedia – aggiunge il presidente della casa di cura – abbiamo un ruolo molto importante a livello nazionale, attraendo numerosi pazienti da tutta la penisola. All’interno della struttura, infatti, vengono eseguiti annualmente oltre seicento impianti protesici, in particolare di ginocchio e anca. Un altro nostro fiore all’occhiello è sicuramente l’Unità operativa di ginecologia dotata di un’innovativa colonna 3d

La casa di cura Città di Parma si trova nella parte sud di Parma, poco distante dal centro storico www.clinicacdp.it

che consente di eseguire interventi chirurgici particolarmente delicati, in tridimensione». La casa di cura Città di Parma, insieme alle altre strutture appartenenti all’Aiop, Associazione Italiana Ospedalità Privata, di cui l’avvocato Cesare Salvi è membro del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, incrina quel monopolio pubblico altrimenti privo del più fondamentale fattore di promozione della qualità e tutela degli utenti: ovvero la competizione. «La sanità privata, che nella stragrande maggioranza dei casi lavora in convenzione con il pubblico e per il pubblico, ha una potenzialità di risorse non ancora sfruttata appieno perché costa meno della sanità pubblica, e potrebbe quindi ga-

rantire un maggior livello di prestazioni a parità di risorse». Da un’ultima analisi sull’argomento emerge, infatti, che per un 15 per cento di utilizzo delle risorse del costo della sanità, la sanità privata nel suo complesso garantisce un 25 per cento di prestazioni. In quest’ottica la sanità privata non è un costo ma bensì un investimento: «per usare una metafora semplicistica ma divertente – conclude l’avvocato Salvi -, usata dal professor Pelissero, attuale presidente dell’Aiop, “la sanità privata è una macchina molto efficiente che consuma poca benzina”». Con i piloti giusti potrebbe rispondere a quel desiderio di eccellenza a cui ambisce la sanità italiana. ■ Andrea Mazzoli

L’importanza dei controlli periodici Una buona salute si ottiene per prima cosa attraverso la prevenzione. Gli esami di routine, infatti, se affrontati con regolarità e competenza, sono uno strumento essenziale per prendersi cura della propria persona. Partendo dalla storia sanitaria del paziente, La Casa di Cura Città di Parma, grazie a servizi diagnostici all’avanguardia e alla professionalità di un team di medici specializzati, offre numerose soluzioni per controlli sempre più personalizzati e approfonditi. In una sola giornata è possibile eseguire un check up generale e in poco tempo ottenere una diagnosi precisa e accurata. Un medico referente seguirà il paziente dall’inizio alla fine del check-up, coordinando con competenza i vari passaggi del percorso per garantire la serenità dell’ospite. Presso la Casa di cura è possibile anche eseguire check up specifici per singole patologie: il check up reumatologico, il check up del sonno, il check up senologico, il check up del fegato. Tutti rivolti a chi è già affetto da patologie, ma anche a chi vuole avere un quadro della propria situazione clinica.


Osservatorio medico - scientifico Pag. 9 • Aprile 2018

Obiettivo medicina integrata Nel Centro Medico Meb di Torino la pratica accademica dell’equipe medica incontra omeopatia, auricoloterapia, agopuntura, fitoterapia, dietoterapia e neuralterapia per un approccio a 360 gradi sul paziente

edicina integrata, non più alternativa né olistica: è questa la definizione più usata, almeno da qualche anno a questa parte, per definire quel complesso di programmi terapeutici complementari come omeopatia, agopuntura, medicina tradizionale cinese e dietoterapia, integrate nella pratica clinica della medicina convenzionale per migliorare le possibilità di successo per i singoli pazienti. Ma il traguardo dell’integrazione completa è lontano, in un percorso a ostacoli fatto di veti incrociati, dominato da un contenzioso scientifico lungo due secoli sulla validità terapeutica dell’omeopatia. In attesa che si completi definitivamente l’iter di integrazione, a livello giuridico, deontologico e scientifico, a Torino la medicina integrata già si pratica da qualche anno nel Centro Medico Meb. Biomedicina e programmi di prevenzione e rigenerazione sono al centro delle attenzioni dell’equipe medica che riunisce specialisti in rami differenti della medicina convenzionale con specialisti in omeopatia, auricoloterapia, agopuntura, fitoterapia, dietoterapia e neuralterapia, in un approccio complessivo che mira al benessere psico-fisico della persona, intesa come corpo, mente e relazioni con l’ambiente circostante. Un approccio che non affronta i sintomi ma prova a prendersi cura della persona nel suo insieme per assicurare benessere psicofisico a pazienti che vanno dai 6 ai 91 anni. «La prima visita è fondamentale – sottolinea l’equipe del Centro Medico Meb – perché solo in seguito a un’analisi accurata di

M

Il Centro Medico Meb si trova a Torino www.mebtorino.com

tutte le componenti che possono agire sulla salute del paziente, dall’anamnesi famigliare alla descrizione dettagliata di abitudini alimentari e dei disturbi di cui soffre a vari livelli – possiamo elaborare, dopo almeno una settimana di studio, un approccio terapeutico che integra prevenzione, diagnosi e terapia. Discipline diverse appartenenti a più epoche e substrati culturali quali l’omeopatia, la medicina cinese e l’alimentazione del benessere, parte integrante della terapia, concorrono allo scopo di intervenire là dove la medicina convenzionale generalmente risolve il sintomo ma non il quadro clinico. Non a caso spesso arrivano da noi pazienti che non hanno trovato risposte soddisfacenti nella sola pratica me-

IL VALORE AGGIUNTO

Discipline diverse quali l’omeopatia, la medicina cinese e l’alimentazione del benessere concorrono allo scopo di intervenire là dove la medicina tradizionale risolve il sintomo ma non il quadro clinico

dica convenzionale e per curarli al meglio ci confrontiamo attentamente con i colleghi che li hanno avuti in cura, avvelendoci anche di consulti plurispecialistici». Il metodo Meb, approccio applicabile a diverse patologie a carattere cronico (come diabete, allergie, colon irritabile, psoriasi, cefalee, obesità), si dirama in tre percorsi differenti: rigenerazione, regolazione e anti aging. Al centro del percorso di rigenerazione ci sono i concentrati piastrinici di plasma provenienti dal sangue del paziente stesso, usati per intervenire su patologie del distretto cutaneo (acne, alopecia, ulcere), osteo-muscolare (artrosi, tendiniti, strappi) e genitale (atrofia vulvare, induratio penis plastica, deficit erettile). Sempre nell’ambito della medicina rigenerativa, si pratica una terapia non chirurgica biorigenerante per la cura delle vene varicose. Per regolazione, invece, si intende l’uso di medicinali bioregolatori a bassi dosaggi che permettono di

ripristinare naturalmente la capacità curativa dell’essere umano come nelle malattie autoimmuni, nelle fibromialgie e nelle sindromi premestruali. Il ramo della medicina antiaging, infine, integra prevenzione per invecchiare meglio e medicina estetica non invasiva. Il Centro Medico Meb dedica particolare attenzione ai risvolti sociali di alcune patologie invalidanti e gravissime, realizzando collaborazioni improntate su raccolte fondi e terapie dolci personalizzate gratuite. «Ultimamente ci siamo concentrati sui problemi dei bambini farfalla, perché abbiamo notato che le basse dosi e le terapie dolci riescono a dare sollievo a questi piccoli che seguiamo – puntualizza l’equipe medica – del tutto gratuitamente. Per farlo al meglio, abbiamo anche comprato una macchina per agopuntura senz’aghi per essere il meno invasivi possibile sulla loro pelle delicatissima». ■ Alessia Cotroneo


L’umanità dietro il camice Chi ha bisogno di cure, necessita in primis di ascolto, dedizione e accoglienza. Ovvero di persone qualificate spinte da una voglia genuina di aiutare il prossimo. L’esperienza di Margherita Rubiolo rima ancora di identificarci come un centro polispecialistico, ci riteniamo un luogo di benessere e cura della persona». Sono questi i termini con cui Margherita Rubiolo introduce l’obiettivo principale e la filosofia che stanno alla base dell’attività svolta nel Centro Santa Monica. «La nostra è una realtà tanto professionale in termini medici quanto improntata sul rapporto umano con i nostri utenti. Nel cuore di Pancalieri, infatti, all’interno di una struttura ristrutturata e curata nei minimi particolari, abbiamo voluto creare un ambiente riservato, confortevole e rassicurante, un luogo dove il paziente possa trovare accoglienza e comprensione ancor prima di cure e risoluzione ai propri problemi. In altre parole, un ambiente meno sterile e freddo rispetto alle normali e classiche strutture mediche». Ed entrando al Santa Monica, la sensazione dominante è proprio di ospitalità e comfort, così che il paziente e chi lo accompagna possano sentirsi del tutto a proprio agio. Una sala d’aspetto accogliente, un personale competente e cordiale e un’assistenza costante nella scoperta dei trattamenti e delle informazioni necessarie rendono il servizio del centro molto apprezzato. «Il nostro centro – continua Rubiolo – è una struttura polispecialistica dedicata a trattamenti medico-chirurgici, visite specialistiche e terapie del benessere. Ogni prestazione è eseguita da professionisti altamente qualificati, con tecniche all’avanguardia e strumentazioni avanzate. Accogliamo i pazienti, li ascoltiamo, forniamo loro un consulto e grazie all’intervento di medici operanti in diversi settori cerchiamo di soddisfare ogni aspettativa ed esigenza». Scopo dell’attività svolta al Centro Santa Monica è, in primo luogo, quello di fornire un supporto medico specialistico per la cura e la soluzione di svariati problemi di salute, ma la volontà dello staff va oltre, ritenendo fondamentale non soltanto curare chi si rivolge alla struttura, bensì anche educare i clienti e pazienti, con informazioni corrette ed esaustive, sul modo in cui migliorare il proprio stato di salute

«P

Il Centro Santa Monica si trova a Pancalieri (To) www.centrosantamonica.it

e il proprio stile di vita. «Organizziamo incontri a tema su vari argomenti – un esempio, alimentazione e salute – e cerchiamo di aiutare chi partecipa a vedere il mondo della medicina e della chirurgia estetica con occhi e prospettive diversi. Mostriamo le nuove tecniche, sempre più volte al naturale e sempre meno invasive, e sfatiamo i miti che tradizionalmente la nostra branca del lavoro si porta dietro». Umanità, dunque, e anche professionalità, affidabilità e disponibilità. ■ Emanuela Caruso


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na residenza alberghiera assistenziale per anziani ma non solo. È in una storica residenza di fine Seicento che ogni paziente potrà trascorrere il proprio periodo di riabilitazione circondato da una vasta area verde e da ogni comfort. Ampie camere arredate con gusto e numerose attività ricreative contribuiranno ad allietare il decorso post-ospedaliero. La residenza Le Soleil è tutto questo, è molto di più. Offre il comfort di un albergo, la comodità del verde al centro del paese, la libertà di essere come a casa propria e gli svaghi di una vacanza. Situata nel centro di Bibiana, a trenta minuti da Torino e dieci minuti da Pinerolo, in un’ampia struttura di fine Seicento completamente ristrutturata e trasformata, la residenza Le Soleil offre una trentina di posti letto, con ampi spazi comuni, circondati dal verde. Tutte le camere, doppie, singole e suite, finemente arredate, dispongono di TV, telefono diretto e servizi. «Le Soleil è una residenza alberghiera assistenziale - precisa la dottoressa Ada Bessone, titolare della clinica -. A noi si rivolgono pazienti che necessitano di assistenza medica e infermieristica e noi offriamo tutto ciò che serve ai pazienti appena dimessi dagli ospedali che abbiano riportato recenti traumi o siano affetti dalle più disparate patologie». La struttura è dotata di una palestra e di ogni spazio utile a consentire una rapida guarigione e una tranquilla degenza. «Il nostro personale medico e infermieristico, molto preparato, si occupa di somministrare ad ogni paziente le terapie prescritte - continua ancora Ada Bessone -. Non abbiamo un target predefinito di ospiti ma generalmente accogliamo tutti coloro che lo richiedono non appena siano dimessi dall’ospedale. C’è chi è stato vittima di un incidente stradale o chi per colpa dell’età incomincia ad accusare malori o patologie specifiche al cuore, al fegato, ai polmoni. Qui al nostro centro ospitiamo anche persone affette da morbi assai invalidanti come quello di Alzheimer. Trattiamo ogni paziente con la massima attenzione e seguendo scrupolosamente ciò che viene prescritto nelle cartelle cliniche». Nella residenza alberghiera nulla viene lasciato al caso, anche l’alimentazione è rigorosa e personalizzata in base alle esigenze di cura. «Prepariamo diverse ti-

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L’assistenza di una clinica, i servizi di un albergo Una residenza storica di fine Seicento appena ristrutturata, immersa in un ampio giardino. Residence Le Soleil accoglie chi è stato appena dimesso dall’ospedale offrendo assistenza medica e infermieristica e ogni comfort per una rapida guarigione e una tranquilla degenza

I GIARDINI pologie di pietanze. Ad esempio, vi sono pazienti che soffrono di problemi gastrici o di digestione, chi è affetto da disfagia, chi è allergico, chi è obbligato ad attenersi a diete povere di sale o di zuccheri perché diabetico. In-

somma, ogni pietanza viene personalizzata ed è preparata appositamente per rispettare le disposizioni mediche». La residenza vanta un notevole fascino. Nata come convento dei Benedettini sul finire del Seicento è stata di recente oggetto di ristrutturazione. «In questa struttura nel Settecento si è nascosto il re quando Torino era assediata dalle truppe francesi e spagnole. Qui venivano a trovarlo i suoi dignitari e sono stata io stessa a rinvenire monete dell’epoca. È una struttura storica che richiede molta cura e continue attenzioni. Proprio in ragione di ciò abbiamo avviato di recente i lavori di ristrutturazione d’intesa con la So-

Saranno suddivisi in quattro aree. Una per le attività ricreative, in un’altra saranno installate fontane mentre un’area verde più piccola sarà riservata ai giochi per bambini e la quarta a un baby dog vrintendenza per i Beni Culturali». La residenza è dotata di bellissime suite, ben arredate con quadri antichi. La scelta non manca al Le Soleil: «Abbiamo camere singole e camere doppie e, infine, camere più modeste. Siamo in grado di ospitare fino a settanta o ottanta pazienti, di spazi ne abbiamo in quantità però incontriamo spesso problemi nell’assegnazione delle camere. Tutti vorrebbero le suite benché la struttura disponga di un ampio

Il Residence Le Soleil si trova a Bibiana (To) - www.residencelesoleil.it

Una struttura privata La residenza alberghiera Le Soleil non risulta convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. «Inizialmente avevo pensato di stringere un rapporto di collaborazione ma le condizioni mi sono apparse poi troppo stringenti – precisa la dottoressa Ada Bessone, alla guida della struttura -. Ho deciso così di continuare a gestire io stessa la struttura in piena libertà». I costi per accedere ai servizi non risultano essere molto elevati commisurati ai comfort e al generale clima di benessere che la clinica è in grado di offrire.

ventaglio di offerte che spazia dalle camere matrimoniali alle doppie fino alle singole. Siamo in grado di rispondere a ogni esigenza dei pazienti, anche di quelli che qui dovranno trascorrere tutto il loro tempo e legati a noi da un contratto notarile. Nelle operazioni di ristrutturazione tuttora in corso stiamo provvedendo alla sistemazione dei giardini che saranno suddivisi in quattro aree. Una sarà destinata alle attività ricreative, abbiamo pensato di realizzare lezioni di milonga. In un’altra saranno installate fontane mentre un’area verde più piccola sarà riservata ai giochi per bambini per offrire ogni distrazione alle famiglie al completo. Disponiamo anche di un baby dog per gli amici a quattro zampe». Fa parte della struttura anche il circolo ricreativo Arte Sport, frequentato da soci di tutte le età. La struttura inoltre dispone di professionisti specializzati – operatori sociosanitari, infermieri e medici – oltre a disporre di un’infermeria, di bagni e docce assistite. ■ Luana Costa


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Farmaceutica >>> continua dalla prima

rapporto rischio-beneficio dei biosimilari è il medesimo di quello degli originatori di riferimento. «Infatti il punto non è quello, tant’è vero che con il 29 per cento sul totale dei consumi siamo il Paese in Europa che li adotta di più, al contrario di quanto si creda. Il punto, sul quale conviene anche Aifa, è che l’intercambiabilità deve essere lasciata a discrezione del medico curante: se questo avverrà, credo che tutto sarà fatto nell’interesse scientifico del paziente. Se invece si userà l’intercambiabilità per fare le gare, averne solo uno e togliere così al medico la possibilità di scelta, commetteremo un grosso un errore. Speriamo che a livello locale o regionale non si trovino clausole che vadano a ledere la scientificità questo principio». Sulla questione vaccini, da mesi sulla cresta dell’onda, di recente un pluricandidato al Nobel per la medicina ha definito “insensato” imporne l’obbligo. Lei invece come la pensa al riguardo? «In linea di principio sono d’accordo, ma l’obbligo è un male talvolta necessario quando i livelli scendono sotto la misura di guardia. Purtroppo nel nostro Paese si è assistito a una flessione delle vaccinazioni abbondantemente sotto il minimo richiesto per garantire l’immunità. Soprattutto ai malati che purtroppo non si possono vaccinare e non devono avere contatti con persone non vaccinate. Questo significa responsabilità sociale nel non mettere rischio le vite di tanti bambini che magari per immunodeficienza o altro non possono essere vaccinati. Senza contare che il valore prodotto dai vaccini in 18 anni in termini di costi evitati è in-

commensurabile». In un’ottica sia di ricambio generazionale che di trasformazione tecnologica, il mese scorso avete lanciato il Fondo Tris assieme a Federchimica. Di che si tratta e come inciderà in termini operativi? «Intanto va precisato che non si tratta di un’iniziativa legata alla gestione delle crisi aziendali, per le quali esistono altri sistemi a cui noi non vogliamo sostituirci. Il Fondo Tris è un combinato tra i vantaggi del Jobs Act e della legge Fornero, perché consente un ricambio generazionale attraverso l’accesso (fino a 5 anni prima dell’età

di pensionamento) a un fondo di solidarietà bilaterale a favore sia dei lavoratori sia delle imprese che ne fanno richiesta. È un progetto interessante, che ha riscosso un grande plauso da parte di molti addetti dell’industria farmaceutica». Nella partita legata alla nuova sede dell’Agenzia Europea del Farmaco, alla fine pare l’abbia spuntata Amsterdam a scapito di Milano. Crede ci siano ancora spiragli per riaprire i giochi? «Avevamo ancora una labile speranza, ma quando l’altro giorno il Parlamento europeo si è pronunciato in


sostanza ha chiuso i giochi. Credo sia un peccato e che l’Europa abbia perso un’occasione perché in effetti Milano era l’unica sede che garantiva l’immediatezza e la continuità operativa di quest’agenzia. L’aspetto più importante, visto che si occupa di salute. Continuità vuol dire che se ad esempio si fosse presentato un problema di un effetto collaterale per cui un farmaco andava allertato su tutto il territorio europeo, anche solo una settimana poteva fare molta differenza. Di questo non si è tenuto conto e le votazioni sono andate così: speriamo di non dovercene pentire». Tra poche settimane, salvo sorprese, si insedierà un nuovo ministro della Salute. Su quali temi, legati alla competitività della filiera farmaceutica, gli chiederete di mettere mano in via prioritaria? «In primis gli chiederemo di applicare nel suo mandato criteri rigorosamente scientifici che tengano conto anche della sostenibilità. Sarà importante fargli comprendere che nel prossimo futuro ci sarà una rivolu-

EXPORT

Solo negli ultimi dodici mesi le esportazioni dell’industria farmaceutica sono cresciute del 16 per cento zione in termini di nuovi farmaci e nuove opportunità terapeutiche per tanti malati, grazie in particolare alle biotecnologie e alla scoperta del genoma che hanno dato alla ricerca un input straordinario. C’è da lavorare subito insieme per rendere disponibili questi farmaci ai malati in tempi adeguati, attraverso un sistema di governo nuovo che non consideri il sistema farmaceutico come un silos a se stante, ma come una fonte di risparmio e una parte del processo per arrivare a un rapido accesso alle terapie innovative». ■ Giacomo Govoni

I numeri del settore più anticiclico Un giro d’affari di 30 miliardi di euro, pari a un quarto della produzione totale tra i big europei, 2,7 miliardi di investimenti l’anno e 64 mila addetti, che lo rendono l’unico settore manifatturiero nazionale capace di sviluppare livelli di attività superiori al periodo pre-crisi. Sono i numeri che valgono all’industria farmaceutica italiana il secondo posto tra i produttori di medicinali del Vecchio Continente e il primo assoluto per produzione pro capite. A cui si somma il +73 per cento di export registrato tra il 2010 e il 2017, contro il +33 per cento medio degli altri settori economici, e la leadership mondiale in termini di investimenti diretti esteri nei confronti

di superpotenze come Usa e Germania. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, riguarda la spesa farmaceutica che in Italia è inferiore di circa il 30 per cento rispetto ai big dell’Ue, con prezzi dei farmaci più bassi del 15-20 per cento se paragonati alla media continentale. In compenso l’Italia domina le graduatorie per le vendite di farmaci biosimilari, sia in termini di valore che di consumo pro capite. Quanto all’accessibilità ai nuovi farmaci autorizzati da Ema nell’ultimo quinquennio infine, il nostro Paese necessita di un tempo medio di due anni, con un differenziale negativo del 18 per cento rispetto agli altri Paesi big d’Europa.


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Farmaceutica

Un’innovazione accessibile ai pazienti La scelta di trasferire ad Amsterdam la nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco non scuote Stefano Vella, che assicura la collaborazione di quella italiana. Impegnata anche nella promozione dei medicinali equivalenti e dei nuovi antibiotici

ascia un po’ il retrogusto della beffa il via libera con il quale nei giorni scorsi il Parlamento di Bruxelles ha pronunciato il suo sì al trasloco dell’Agenzia Europea del farmaco ad Amsterdam. Una mossa che azzera di fatto le chance di Milano di aggiudicarsi la partita, persa peraltro attraverso il “rocambolesco” metodo del sorteggio. «La modalità di voto è stata un po’ strana e forse non adatta per decidere una cosa così importante – sottolinea Stefano Vella, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco – tuttavia abbiamo perso contro una grande capitale. Ci dispiace molto, ma vorrà dire che la stessa capacità collaborativa che abbiamo offerto fino a ieri ai colleghi di Londra, la rinnoveremo con quelli di Amsterdam». Cosa avrebbe significato avere l’Agenzia europea del farmaco in Italia?

L

Stefano Vella, presidente di Aifa, Agenzia italiana del farmaco

«Il trasferimento della sede dell’Ema a Milano avrebbe rappresentato per il nostro Paese un successo di assoluto valore, non soltanto in termini di prestigio internazionale e per le ripercussioni economiche. Inserita in un’area contraddistinta da notevole dinamismo, la presenza dell’autorità regolatoria da cui dipende la tutela, attraverso i medicinali, della salute di tutti i cittadini dell’Unione Europea sarebbe stata importante per consolidare l’eccellenza italiana nel settore farmaceutico e biotecnologico». Venendo al consumo di farmaci in Italia, i dati più aggiornati riferiscono di un netto sottoutilizzo dei medicinali equivalenti rispetto ad altri Paesi. Come si traduce questo fenomeno in termini di spesa? «Rispetto ad altre esperienze resta un divario da colmare, ma le tendenze mostrano un aumento incoraggiante nel consumo di medicinali equivalenti anche nel nostro Paese. Le maggiori resistenze alla loro diffusione sono di ordine culturale ed è pertanto necessario incidere su questo piano». In che modo vi adoperate per sradicare questo pregiudizio? «Contrastandolo con la corretta informazione, perché sull’efficacia terapeutica degli equivalenti non possono sussistere dubbi. Questi medicinali, infatti, contengono lo stesso principio attivo dei farmaci di marca di riferimento e, al pari di quanto accade per ogni altro medicinale autorizzato in Italia, è sempre l’Aifa a garantirne efficacia, qualità e sicurezza. Oltre ad ampliare le opzioni per i pazienti, grazie al prezzo inferiore, gli equivalenti costituiscono una grande op-

portunità di risparmio, a vantaggio sia dei singoli pazienti che dell’intero sistema». Nel campo della ricerca farmaceutica, un binario che anche secondo l’Oms al momento sembra un po’ morto è quello relativo ai nuovi antibiotici. Chi si deve muovere per cambiare passo su questa strada e dove occorre destinare gli investimenti? «Per anni, nell’illusione che fossimo giunti all’epilogo delle malattie infettive e che bastassero gli antibiotici disponibili, la ricerca in questo settore si è arrestata, ignorando che l’uso inappropriato avrebbe provocato quella che è diventata una delle minacce più serie per la salute globale. Raf-

forzare la sorveglianza attraverso un sistema che monitori le specie batteriche più resistenti è fondamentale per individuare le priorità per la ricerca. Per invertire la tendenza e sviluppare nuovi antibiotici diventa inoltre strategico puntare su percorsi di ricerca innovativi, ad esempio realizzando nuove partnership pubblico-privato, rese ancora più vantaggiose per i costi, necessariamente inferiori, degli antibiotici sviluppati nell’ambito di queste collaborazioni». Una recente indagine dell’Istituto Piepoli rivela che gli italiani riconoscono molto valore ai farmaci innovativi oncologici sottostimando però l’accesso tempestivo alle altre terapie. Quali interventi occorrono per far mutare questa visione? «I risultati dell’indagine e la maggiore importanza che gli intervistati hanno attribuito ai farmaci innovativi oncologici confermano quanto sia diffusa l’attenzione verso il cancro. Con l’avvento delle terapie geniche, in grado di riprogrammare le cellule del paziente stesso per attaccare il tumore, la ricerca sta mettendo a disposizione farmaci in grado di cambiare radicalmente il corso di una malattia. Progressi significativi della ricerca e nuovi approcci terapeutici, tuttavia, non sono circoscritti all’ambito oncologico». Come si può incentivarne la richiesta anche per la cura di altre patologie? «Le diverse priorità espresse dal campione considerato suggeriscono una riflessione: a prescindere dall’area terapeutica in cui si affermano, non si può parlare di vera innovazione se i nuovi medicinali non sono anche disponibili per i pazienti. All’importanza prioritaria riconosciuta ai farmaci innovativi deve pertanto essere associata anche la tempestività dell’accesso, oltre alla sostenibilità economica. Garantire entrambi è al centro della mission dell’Agenzia italiana del farmaco». ■ Giacomo Govoni

CONSUMO FARMACI

Assistiamo a un aumento incoraggiante nel consumo di medicinali equivalenti anche nel nostro Paese. Le maggiori resistenze alla loro diffusione sono di ordine culturale


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ambia il mondo della sanità e cambia, parallelamente, tutto ciò che vi gravita attorno. L’obiettivo è quello di scardinare l’affermato concetto che vede il paziente un soggetto passivo e destinatario di cure. Il sovvertimento da operare, anche attraverso un radicale mutamento degli enti sanitari che a vario titolo ruotano attorno ad esso, pretende, invece, di creare una rete assistenziale in grado di assicurare un’efficace presa in carico e un miglioramento complessivo delle prestazioni sanitarie. In questo quadro gioca un ruolo essenziale il farmacista, da sempre figura di prossimità e professionista che gli utenti consultano ancor prima di rivolgersi al proprio medico. Il progetto sulla compliance è diretto proprio in questa direzione: «Si tratta di un piano pensato appositamente per rendere protagonista il farmacista chiamato ad offrire al paziente uno strumento veramente efficace per essere maggiormente aderente alla terapia prescritta dal medico - spiega Bianca Peretti, titolare dell’omonima farmacia a Villafranca di Verona -. Consideriamo questo come il primo passo attraverso cui operare quel processo di trasformazione che vede il farmacista passare da mero dispensatore di

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La farmacia che cambia Il progetto sulla compliance ha l’obiettivo di modificare la funzione del farmacista a vantaggio del paziente che otterrà benefici immediati sulla predisposizione della terapia e sulla somministrazione dei farmaci

farmaci a protagonista ed elemento cardine del mondo della salute». Cosa prevede il progetto e in che modo si articola? «Il lavoro si articola su due livelli di intervento. Un primo gradino è costituito dalla presa in carico del paziente cronico attraverso la compilazione, seguendo un rigido protocollo, di uno schema terapeutico che il

paziente incollerà allo sportello del frigo di casa per averlo sempre facilmente visibile e consultabile. A questo primo colloquio, durante il quale il farmacista raccoglierà tutti i dati relativi alla terapia compilando un questionario pre codificato, ne seguiranno di successivi, attraverso cui si cercherà di verificare quali difficoltà o quali criticità si manifestano nel rispettare quanto prescritto dal medico. È previsto, infine, un secondo livello di intervento nel quale il farmacista predispone la terapia indicata in modo che il paziente sia in possesso dei farmaci già suddivisi in quattro somministrazioni giornaliere». In che modo cambia il ruolo del farmacista all’interno del progetto? «Il farmacista svolge un ruolo attivo e insostituibile. La sua funzione è varia ma fondamentale per via delle conoscenze e delle

I punti critici Aderire al progetto sulla compliance richiede molto impegno e molto lavoro. Solo le farmacie più motivate saranno in grado di affrontare con profitto questo cambiamento. «Non ci prospettano guadagni immediati, né si otterranno vantaggi economici sorprendenti – afferma la dottoressa Bianca Peretti -. Quello che cambierà è la percezione che i pazienti hanno della farmacia e questo comporterà indubbiamente un vantaggio concreto per il farmacista, ma sarà una

conquista lenta e non priva di difficoltà. È indispensabile una formazione molto profonda e molto impegnativa per tutto il team della farmacia: farmacologia, chimica farmaceutica, tecnica farmaceutica, ma anche tecniche di colloquio e psicologia della comunicazione. Nulla a che fare con la formazione che è stata proposta fino ad ora. Il farmacista dovrà avere un approccio completamente nuovo alla professione che va costruito con metodo e rigore».

competenze che può vantare nel settore. Aiuta e motiva il paziente a rispettare la terapia intervenendo, se è il caso, per razionalizzarla e semplificarla suggerendo le forme farmaceutiche più adatte e le modalità migliori di assunzione. È ovvio che ne consegue un grande vantaggio per il paziente che spesso si trova a lottare con compresse che non si dividono o con più assunzioni dello stesso farmaco quando invece è già presente in commercio l’esatto dosaggio prescritto. Senza ovviamente considerare la possibilità di risparmiare ricorrendo ai farmaci equivalenti senza il timore di sbagliare. Si ottiene per questa via un significativo guadagno per il medico che, da un lato, può compiere diagnosi più agevoli se può basarsi con maggiore sicurezza sul rispetto delle terapie prescritte e, dall’altro, non deve più preoccuparsi dell’aspetto pratico dei farmaci. Credo che sia superfluo sottolineare il risparmio immediato e nel tempo per il Servizio Sanitario Nazionale».

La dottoressa Bianca Peretti, alla guida dell’omonima farmacia di Villafranca di Verona (Vr) www.farmaciaperetti.it

cellulari più semplici e, se lo vuole, può essere sfruttata facilmente da chiunque». Come si realizza concretamente questo progetto sul territorio? «Le farmacie ospedaliere territoriali, la nostra rete di farmacie che promuove questa iniziativa, si impegnano ad assistere le farmacie che vor-

UN RUOLO CHIAVE

Il progetto sulla compliance è il primo passo perchè il farmacista passi da mero dispensatore di farmaci a protagonista ed elemento cardine del mondo della salute Quali sono gli effetti di questo cambiamento sul paziente? «Il paziente non viene disturbato continuamente con sollecitazioni o richiami che, alla lunga, è assai probabile ottengano l’effetto contrario a quello ricercato. Inoltre, a voci registrate o messaggi preimpostati si predilige un colloquio motivazionale che può gratificare persone spesso sole e bisognose di attenzione. Superfluo forse aggiungere che oggi la funzione “sveglia”, per ricordare il momento di assumere il farmaco, è presente anche nei

ranno aderire, aiutandole concretamente dispensando consigli e affiancandole nella gestione delle crisi e delle difficoltà. In tal modo il farmacista non si trova solo ad affrontare una sfida così impegnativa e fondamentale per l’evoluzione della sua professione. Oltre a fornire tutto il materiale e i protocolli, saremo al fianco delle farmacie per aiutare a organizzare il lavoro, a motivare i collaboratori e a far fronte a dubbi e incertezze sia di tipo legale che pratico che è possibile incontrare in tale impegno quotidiano». ■ Luana Costa


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Biomedicale

L’innovazione per il benessere del Paese L’industria dei dispositivi medici rivendica un ruolo sempre più centrale nei processi di prevenzione e cura ma soprattutto nel passaggio alla medicina del futuro. Ne parla il neo presidente di Assobiomedica Massimiliano Boggetti n uno scenario dove la medicina si orienterà progressivamente verso quattro caratteristiche distintive - predittiva, preventiva, partecipativa e personalizzata - i dispositivi medici saranno destinati a fare la differenza con il loro apporto tecnologico. Per questo Assobiomedica, la Federazione di Confindustria che riunisce le 3.883 imprese italiane del variegato settore (dai reattivi chimici per le analisi del sangue ai tessuti biologici alla cardiochirurgia, dalle protesi impiantabili agli apparecchi elettromedicali), occupando 76mila dipendenti, invoca un un piano industriale per la filiera della salute che rilanci le potenzialità del comparto. L’analisi è del presidente Massimiliano Boggetti, amministratore delegato e direttore generale di Sebia Italia. La sanità deve ritornare al centro del dibattito politico ed economico. Quali le priorità per il welfare italiano e, all’interno di questo scenario, il ruolo dell’industria dei dispositivi medici?

rare la qualità della salute delle persone, il loro benessere e le aspettative di vita. Mettere a disposizione dei cittadini l’innovazione tecnologica si traduce in minori costi in termini di welfare e maggiori possibilità di vivere meglio e più a lungo. Solo in questo modo potremo garantire ai nostri cittadini di accedere alla medicina delle 4P (preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa), che consente di prevenire le patologie oggi anziché curarle domani. In questo contesto, l’industria dei dispositivi medici svolge un ruolo fondamentale perché produce quell’innovazione che serve a garantire l’esistenza e lo sviluppo della medicina del futuro, quindi dell’economia e del benessere sociale del Paese».

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«La sanità deve ritornare al centro del dibattito politico perché ha un valore, che non è solo economico e industriale, ma soprattutto sociale. Investire nella sanità significa pertanto miglio-

Quali sono le principali azioni che avete inserito nel manifesto di Assobiomedica? «Rifinanziamento e rafforzamento della governance del Servizio sanitario nazionale, superamento dei silos di spesa, acquisti basati sul valore delle tecnologie mediche, introduzione precoce dell’innovazione e ammodernamento del parco tecnologico, agevolazioni agli investimenti in ricerca e innovazione, valorizzazione della ricerca scientifica e della collaborazione tra industria e mondo scientifico. Sono questi i punti principali del manifesto che abbiamo presentato ai candidati dei principali schieramenti politici alla vigilia delle elezioni del 4 marzo. Siamo convinti che serva un piano industriale per la nostra filiera che per-

metta al Paese di essere competitivo e freni la fuoriuscita verso l’estero di competenze e innovazione, altrimenti si rischia di desertificare il comparto in Italia. Ci auguriamo pertanto che il futuro governo riconosca il valore della sanità e le opportunità che il settore della salute può offrire per la crescita economica e sociale, creando occupazione, sviluppo e innovazione». Uno dei punti critici, in particolare, è l’obsolescenza di oltre il 50 per cento delle apparecchiature. Come favorire concretamente il ricambio? «Adesso che buona parte dei conti della sanità sono stati risanati, è necessario tornare a investire per rinnovare le strutture sanitarie del Paese e riportare il nostro Ssn a livelli competitivi. Gli svantaggi di un parco apparecchiature troppo vecchio non sono solo per il paziente, ma anche per la sostenibilità del servizio sanitario, che si trova ad affrontare maggiori costi di manutenzione, con eventuali ritardi e sospensioni nell’utilizzo dei macchinari che generano tempi di attesa più lunghi e carichi di utilizzo mal gestiti. Oggi bisogna agevolare il rinnovamento del parco apparecchiature presenti negli ospedali italiani e avviare un’azione d’investimento sulle tecnologie innovative. È possibile farlo ad esempio intervenendo sui meccanismi di rimborso, creando dei sistemi di incentivo per l’utilizzo delle nuove tecnologie e tariffe penalizzanti per i macchinari troppo vecchi, ma ci possono essere anche altre soluzioni che siamo pronti a discutere con il prossimo ministro. Si tratta di capire se ci sarà la volontà politica di affrontare questo problema». Se la medicina del futuro è quella delle 4P (predittiva, preventiva, partecipativa e personalizzata), la strada maestra è quella dell’innovazione. Con quali strategie valorizzare questo asset e sostenere le imprese della filiera in questo processo? «Dobbiamo mettere l’Italia in condizio-

L’OBSOLESCENZA DEI MACCHINARI

Massimiliano Boggetti, presidente Assobiomedica

Bisogna agevolare il rinnovamento del parco apparecchiature presenti negli ospedali italiani e avviare un’azione d’investimento sulle tecnologie innovative


LE ESPORTAZIONI DEI DISPOSITIVI MEDICI

All’estero i nostri prodotti sono molto richiesti, l’export è in crescita, quest’anno del +4,8 per cento. I principali paesi dove esportiamo sono Francia, Stati Uniti e Germania, mentre uno dei mercati su cui occorre puntare è la Cina ne di agganciare la rivoluzione della medicina oggi in atto, incentivando lo sviluppo di un ecosistema che ha bisogno di slancio per partecipare da protagonista al progresso di una sanità sempre più predittiva e personalizzata, frutto della ricerca e collaborazione tra industria e mondo medico-scientifico. Questo significherebbe nascita di nuove imprese, attrazione di capitali dall’estero per la ricerca e lo sviluppo, ammodernamento del sistema sanitario, arrivo di ricercatori nel nostro Paese, aumento delle quote di export. Si tratta di una sfida possibile, ci auguriamo che il nuovo governo la accolga e ne veda l’opportunità che c’è dietro, per il futuro del Paese e degli italiani». Qual è lo stato dell’export dei dispositivi medici italiani? Quali i mercati maggiormente promettenti in ottica futura?

«Le nostre imprese sono molto competitive e lo dimostra il fatto che all’estero i nostri prodotti sono molto richiesti e l’export è in crescita, quest’anno del +4,8 per cento. I principali paesi dove esportiamo sono Francia, Stati Uniti e Germania, mentre uno dei mercati su cui riteniamo sia promettente puntare è la Cina. Purtroppo troppo spesso imprese innovative nate in Italia hanno bisogno di esportare all’estero per sviluppare il proprio business e avere la “dimensione di impresa” richiesta dalle centrali uniche di acquisto che approvvigionano intere regioni. L’impossibilità per le nostre piccole aziende e startup di svilupparsi nel mercato domestico va risolta per evitare la fuga all’estero di realtà italiane in grado di generare sviluppo e innovazione nel nostro Paese». ■ Francesca Druidi


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I Saloni

Exposanità, spazio a tecnologie e prevenzione Da oltre 35 anni Exposanità è l’unica manifestazione fieristica in Italia a essere dedicata ai professionisti della sanità e dell’assistenza. I contenuti del programma e le principali iniziative dell’evento in calendario a Bologna dal 18 al 21 aprile e tematiche sanitarie restano tra le priorità dei governi sia per le loro implicazioni economiche, sia per il ruolo nodale che svolgono come driver di crescita di un paese nel suo complesso», spiega Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità, mostra internazionale dedicata alla sanità e all’assistenza in calendario dal 18 al 21 aprile 2018 al quartiere fieristico di Bologna, in contemporanea (il 20 e 21 aprile) con Cosmofarma. «L’Italia è da tempo alle prese con un generale ripensamento dei servizi sanitari e assistenziali che meglio si adattino a mutate condizioni economiche, demografiche e sociali. Le risorse non sono sovrabbondanti, i bisogni crescono all’aumentare di una popolazione che invecchia e si fa più esigente: i vecchi paradigmi nella gestione di servizi, come quelli legati alla non autosufficienza, risultano ormai superati per coloro che vivono questa condizione, ma che correttamente esigono la possibilità di autodeterminarsi. In un panorama così articolato e complesso, Exposanità si propone di dare a tutte le figure sanitarie, mediche e manageriali l’opportunità di maturare quelle competenze che occorreranno alla gestione della sanità del prossimo futuro, per fornire prodotti e soluzioni a tal fine e per delineare quali ca-

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BOLOGNA HEALTH WEEK

Debutta a Bologna un evento in città e per la città, che nasce dalla collaborazione tra Cosmofarma ed Exposanità con il patrocinio di Federfarma Bologna e del Comune, che vuole incoraggiare i cittadini a fare della salute la loro priorità, incentivando la prevenzione ratteristiche avrà la sanità che ci aspetta». Marilena Pavarelli sottolinea come alla vocazione mercantile di un evento fieristico, Exposanità abbia sempre affiancato un’intensa attività di carattere formativo e informativo. «Crediamo che la funzione di una fiera e il suo valore aggiunto, rispetto ad altri strumenti promozionali, siano la possibilità di condividere esperienze e competenze in un percorso virtuoso di confronto e aggiornamento professionale. Per questo, oltre che dalle 678 aziende presenti in fiera, che metteranno in mostra le soluzioni più innovative proposte dal mercato, Exposanità sarà arricchita da oltre 300 iniziative formative e da un ricco calendario di sessioni pratiche distribuite». Direttrice della mostra sarà la preven-

zione, che fa bene alla salute e anche ai bilanci. Secondo l’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) vale 7,6 miliardi di risparmi in sanità: un euro investito in prevenzione genera, infatti, un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro. Debutta allora a Bologna il prossimo 18 aprile la Bologna Health Week, un evento in città e per la città che nasce dalla collaborazione tra Cosmofarma ed Exposanità con il patrocinio di Federfarma Bologna e del Comune. La Bologna Health Week vuole incoraggiare i cittadini a fare della salute la loro priorità, incentivando la prevenzione. E in quest’ambito si inserisce il Percorso Prevenzione “Cento metri per la salute” che ha l’obiettivo di far comprendere come la diagnosi precoce costituisca, in particolare con l’evoluzione e il miglioramento delle tecniche diagnostiche, un innegabile beneficio per la popolazione che si traduce in una reale diminuzione della mortalità. Durante le giornate di manifestazione sarà a disposizione dei visitatori una vera e propria “Piazza della prevenzione” dove potranno sottoporsi, gratuitamente, ad alcune visite per la prevenzione del melanoma, noduli tiroidei, tumore al seno, test per la misurazione del monossido di carbonio nel respiro, esame ultrasonografico per la prevenzione del rischio vascolare e valutazione posturale, fattori di rischio per la disfunzione erettile, visite fisiatriche ed esami per il dosaggio della glicemia e valutazione della sindrome metabolica. Le visite sono prenotabili online su www.exposanita.it/prevenzione. Il sistema ospedale sarà, inoltre, al centro di un approfondimento a 360 gradi nel corso di Exposanità: sarà allestita una sala operatoria dotata delle più innovative strumentazioni per gli interventi di neurochirurgia e di chirurgia urologia, oltre a un reparto di terapia intensiva di ultima generazione. Si tratta di tre ambienti nei quali il ruolo delle tecnologie è strategico sia per il migliore esito a carico del paziente sia dal punto di vista della sostenibilità economica dell’intero sistema ospedale. Tra i partner tecnici di questa area ad alta specializzazione 3M, Arjo, Becton Dickinson, Analogic, Favero Health Projects, Fresenius Kabi, Fresenius Medical Care, Ge Medical System Italia, Guldmann, Immensive, Laerdal Medical, Malvestio, Mindray Medical, Siemens Healthcare, Karl Storz Endoscopia, Stryker Italia, per citarne alcuni. ■ Francesca Druidi


Osservatorio medico - scientifico Pag. 21 • Aprile 2018

Le nuove frontiere dell’assistenza domiciliare L’edizione 2018 di Exposanità illustrerà i progressi tecnologici destinati a rivoluzionare il quotidiano delle persone anziane, fascia d’età sulla quale si concentrano i servizi sanitari e assistenziali

erso una nuova domiciliarità: ambienti di vita assistiti e tecnologie a sostegno della qualità di vita e assistenza alla persona anziana” è il titolo del convegno che a Exposanità farà il punto sulle soluzioni proposte dalle nuove tecnologie a sostegno dell’assistenza e della cura a lungo termine, a domicilio, delle persone anziane. Organizzata per il 19 aprile dalla cooperativa sociale modenese “Anziani e Non Solo” l’iniziativa, alla luce anche della recente approvazione in Commissione Bilancio del Senato dell’emendamento che istituisce presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali il “Fondo per il sostegno del titolo di cura e di assistenza del Caregiver familiare”, tratterà il fondamentale ruolo svolto dal Caregiver nell’assistenza e la necessità di procedere sulla strada del riconoscimento di questo ruolo come parte integrante dei servizi territoriali riservati alle persone anziane. Tra le novità di maggior interesse c’è il progetto speciale Habitat. Coordinato da CiriIct, Centro di Ricerca Industriale dell’Università di Bologna e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, Habitat ha come obiettivo lo studio di una piattaforma che consenta di far dialogare gli oggetti di uso quotidiano (letti, poltrone, radio, orologi) mediante l’uso delle tecnologie dell’In-

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IL PROGRESSO TECNOLOGICO

Exposanità farà il punto sulle soluzioni proposte dalle nuove tecnologie a sostegno dell’assistenza e della cura a lungo termine, a domicilio, delle persone anziane ternet of Things (IoT) come la radio-frequenza, wearable electronics, wireless sensor networks e l’intelligenza artificiale. Lo scopo è garantire un continuo e affidabile monitoraggio dei comportamenti quotidiani dei soggetti in fragilità. Nel rispetto delle loro abitudini, le persone anziane saranno tuttavia connesse con la rete dei servizi socio-sanitari e con le figure di riferimento familiare. Le soluzioni tecnologiche individuate sono a basso consumo energetico e non invasive. Ad Exposanità sarà possibile vedere e provare le potenzialità di questa piattaforma che si propone come risposta all’esigenza di coniugare la migliore assistenza all’autonomia delle persone. Assicurarsi che i “nonni” stiano bene e abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno anche quando siamo lontani da loro: è l’obiettivo di due app sviluppate da Doro, azienda lombarda leader a livello mondiale nel settore della telefonia semplificata. La prima, My Doro Manager, consente da remoto di ‘controllare’ il dispositivo del ‘senior’ e in particolare di configurare i numeri da

chiamare in caso di emergenza, abbassare o alzare la suoneria, verificare lo stato della batteria. Con Doro connect & care, invece, si crea una vera e propria rete tra persone autorizzate, all’interno della quale il senior può chiedere aiuto, ad esempio, per fare la spesa o per andare a una visita medica. I ricercatori della lombarda Farmoderm hanno elaborato una linea specifica e mirata per risolvere le varie problematiche dermatologiche degli ospiti delle strutture per anziani, i soggetti con la cute più fragile in assoluto. Sempre alle strutture sociosanitarie sono rivolte le soluzioni di Valgarda, che esporrà ad Exposanità il sistema automatico di erogazione alimenti Easy Diet, prodotti liofilizzati specificatamente pensati per la nutrizione di persone con disfagia e fragilità alimentari. Altro progetto innovativo è CollegaMENTI sviluppato da Cba Group, azienda informatica di Rovereto fondata nel 1974 da Corrado Andreatta e ora guidata dalla figlia Valentina. L’obiettivo è quello - in meno di un anno - di creare una rete virtuale tra an-

ziani, operatori e familiari per farli comunicare tra loro e approfondire il rapporto di fiducia e di reciproca collaborazione. Sulla piattaforma CollegaMENTI verranno aggiornati il profilo dell’anziano, il suo stato di salute ma anche sociale, in modo da permettere a tutti i soggetti coinvolti di interagire - perfino tramite videoconferenza - e ai parenti di tenersi informati sulla vita del proprio caro, grazie a informazioni che arrivano direttamente sullo smartphone. Per i ‘nonni’ affetti da demenza senile, una patologia purtroppo sempre più diffusa, è stata ideata la app Storygram, che non a caso richiama nel nome il più famoso social di foto, e realizza l’album dei ricordi digitale dell’ospite. Qui vengono raccolti foto e racconti caricati o condivisi sui social da familiari e dalla comunità: una sorta di diario virtuale che compone la vita dell’anziano così da recuperare contatti e storie comuni che andrebbero dimenticate. Presto comincerà una sperimentazione su 500 persone. Ancora da Rovereto arriva WiMonitor, giovanissima startup innovativa nata nel 2017, con l’idea di sfruttare la tecnologia a vantaggio dell’assistenza, in modo da favorire l’indipendenza delle persone e la domiciliarità. Tre i prodotti di punta presenti a Exposanità. Innanzitutto WiMBeds, adatto per strutture e ospedali in cui il personale di assistenza abbia la necessità di essere tempestivamente avvisato, via telefono, se un particolare ospite ha abbandonato il letto. Il kit può essere integrato con il sistema di allarme esistente, in modo da mantenere invariate le procedure di gestione già in uso. È possibile configurare il sistema per segnalare sia eventi di abbandono letto, sia di non rientro. E gli allarmi possono essere attivati anche solo per fasce orarie (per esempio solo di notte). Il sistema WiMHome permette invece di monitorare continuamente un ambiente domestico, fornendo informazioni sulla regolarità delle attività in casa della persona anziana e segnalando tempestivamente le anomalie (caduta, chiamata di soccorso, abbandono letto). Il sistema si basa su tecnologia wireless, così da minimizzare l’invasività dell’installazione. Tramite l’impiego di piccoli sensori ambientali e personali si possono distinguere profili regolari da quelli irregolari, oltre a ricevere le tempestive segnalazioni di allarme. Tutte le segnalazioni critiche sono inviate al destinatario (parente o assistente) tramite chiamata telefonica: è possibile, inoltre, grazie all’applicazione web, avere accesso al monitoraggio continuo e ai dettagli di tutti gli eventi che si verificano. Il sistema è particolarmente indicato per persone anziane che necessitano di essere supervisionate. Infine, c’è WiMDoor, adatto a strutture residenziali e private che abbiano la necessità di minimizzare i rischi di fuga delle persone assistite. Tutte le informazioni su www.exposanita.it. ■ Francesca Druidi


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 22

Innovazione

La medicina del futuro Sfruttare le potenzialità che il nostro organismo ci offre per curarci. È questa la nuova frontiera della medicina. Il punto dell’ingegner Gianantonio Pozzato

on serve cercare tecnologie futuristiche, la medicina del futuro è già uscita dai laboratori di ricerca grazie a una scoperta innovativa che permette la rigenerazione dei tessuti biologici. QMR Quantum Molecular Resonance è il nome della tecnologia brevettata da Telea Electronic Engineering Srl (Telea Medical) che trova applicazione in diversi ambiti medici: dalla chirurgia, alla fisioterapia, alla medicina estetica fino all’ingegneria tissutale. La tecnologia QMR nasce da un intenso lavoro di ricerca scientifica svolta all’interno dell’azienda e, per quanto riguarda l’aspetto biologico – medico, sviluppato con una stretta collaborazione con molti Centri Universitari e di ricerca d’eccellenza. «L’utilizzo di campi elettromagnetici in alta frequenza e multi frequenziali (da 4MHz a 64MHz) e valori bassi di potenza permettono, attraverso la stimolazione delle cellule staminali adulte presenti nel nostro organismo, una rigenerazione dei tessuti biologici -

N

spiega l’ingegner Gianantonio Pozzato, amministratore delegato di Telea Electronic Engineering Srl – Telea Medical -. I primi studi risalgono ai primi anni novanta, quando l’applicazione della tecnologia risonanza quantica molecolare (QMR) nell’ambito chirurgico ha dato vita ad un bisturi totalmente innovativo. A differenza dei più tradizionali elettrobisturi e radiobisturi esistenti nel commercio da tempo e che basano il loro principio di funzionamento su un mero trasferimento di energia termica (calore) provocando un danno termico ai tessuti circostanti il taglio, i bisturi a QMR grazie a questa tecnologia trasferiscono energia al tessuto non utilizzando il calore ma mettendo in risonanza le strutture molecolari costituenti la cellula, mantenendo la temperatura del tessuto di molto inferiore ai 50 gradi (temperatura oltre la quale la cellula muore). Questo permette di operare in vicinanza di tessuti delicati come ad esempio le terminazioni nervose, intestino, meningi e altro, senza danneggiarle». Evitando il danno termico si hanno molti vantaggi quali: riduzione della pericolosità dell’intervento, tempi di recupero ridotti, minor utilizzo di farmaci, minor tempo di ospedalizzazione e maggior sicurezza del paziente nel post operatorio. Tutto questo, oltretutto, in tempi di spending review, permette anche un grande risparmio da parte delle aziende ospedaliere evitando lunghi periodi di degenza. I bisturi QMR possono essere utilizzati in tutte le specialità chirurgiche: «QMR – continua Pozzato - trova grande applicazione anche in campo fisioterapico e riabilitativo stimolando

Sicurezza Biologica Telea Medical dà molta importanza alla sicurezza biologica delle proprie apparecchiature perché ritiene che la condizione necessaria per l’immissione nel mercato di nuovi dispositivi elettromedicali sia la consapevolezza e la sicurezza che questa “macchine” non creino problemi al paziente. Ci sono molte malattie per le quali non si conosce ancora la causa scatenante ed e quindi è molto importante verificare, a livello cellulare, che le energie trasmesse al corpo umano non inneschino processi biologici di particolare gravità. Telea Medical, per questi motivi, ha sottoposto la propria tecnologia a test condotti con Università e laboratori di ricerca qualificati sui cromosomi,

l’organismo a curarsi attivando i meccanismi di rigenerazione. Il dispositivo agisce sulle cellule staminali adulte del paziente attivandole e stimolandole alla produzione di tessuti nuovi. QPhysio si è dimostrato estremamente valido nella risoluzione di patologie che coinvolgono l’apparato muscolo scheletrico. Agisce come potente e locale antinfiammatorio nell’immediato e a breve-medio termine stimola la rigenerazione del tessuto leso. Questo dispositivo, oltre agli elettrodi adesivi e al manipolo è stato dotato di un particolare accessorio: i guanti Q-Touch che permettono di erogare l’energia QMR al paziente durante la manipolazione, ottenendo così un connubio per-

Prospettive Prospettive Telea Electronic Engineering Srl, in collaborazione con il Policlinico Gemelli e l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, sta sperimentando la tecnologia Risonanza Quantica Molecolare in un’applicazione particolarmente avanzata nel settore delle Biotecnologie. Si tratta di rigenerare veri e propri organi lesi, che vengono poi impiantati chirurgicamente in pazienti bisognosi. Ad esempio, gli studi attualmente in corso

mirano e ricreare, utilizzando cellule staminali del paziente stesso, un intero esofago (o, eventualmente parte di esso) che necessita essere sostituito. Pazienti oncologici o bambini che si trovano nella necessità di un trapianto a causa di ingestione accidentale di liquidi corrosivi (es. acidi), potrebbero beneficiarne enormemente. Altri organi quali, vescica, intestino e diaframma sono inoltre interessanti futuri candidati.

L’ingegner Gianantonio Pozzato, amministratore delegato di Telea Electronic Engineering Srl, Sandrigo (Vi) - www.teleamedical.com

sull’apoptosi, sulle proteine, e per verificare in maniera più approfondita ha eseguito test sui geni, provando che la QMR non produce danni cellulari. Dai risultati di questi test si è evidenziata la sicurezza biologica della tecnologia QMR e quindi dei propri dispositivi medici e si è dimostrata a livello scientifico la Rigenerazione Tissutale.

fetto tra la terapia manuale e la stimolazione QMR. L’operatore stesso non viene interessato dai campi elettromagnetici essendo l’apparecchiatura di tipo CF ad alto isolamento (tipo flottante)». L’Ingegner Gianantonio Pozzato ci tiene a sottolineare come la ricerca volta allo sviluppo di nuove tecnologie in ambito medico non si sia mai arrestata. «Il progetto di utilizzare la QMR (Quantum Molecular Resonance) in medicina estetica attraverso lo sviluppo dell’apparecchiatura QMR – Rexon-age 2 che agisce sulle cellule staminali adulte del paziente responsabili della produzione di collagene ed elastina, stimolandone l’attività, permette di ottenere una struttura cutanea più tonica, liscia ed elastica, caratteristica tipica di un ringiovanimento. La terapia non è rivolta solo al viso ma possono beneficiarne anche altri distretti corporei importanti quali l’addome, l’interno cosce, l’interno braccia ecc. Ottimi risultati si sono riscontrati anche nel trattamento dell’acne cicatriziale e nel trattamento della cellulite di primo e secondo grado. La terapia con Q-Physio e Rexon-age 2 non è assolutamente invasiva e non provoca dolore, bensì una piacevole sensazione di calore e benessere. La durata dei trattamenti sia in ambito fisioterapico che in medicina estetica dipende dall’ampiezza della zona da trattare. ■ Luana Costa


Osservatorio medico - scientifico Pag. 23 • Aprile 2018

Se l’urologia sposa la tecnologia Il dottor Aldo Tamai parla dei trattamenti mini-invasivi oggi possibili grazie ai nuovi strumenti high-tech, e delle loro applicazioni in ambito urologico sia maschile sia femminile. «Da alcuni anni vi sono delle importanti novità»

no dei vantaggi più rilevanti dell’applicazione dell’alta tecnologia al settore medico è la bassa invasività degli interventi. Tecniche e apparecchiature high-tech permettono di eseguire trattamenti sempre meno invasivi con ottimi risultati. Negli ultimi anni, insieme a una grande evoluzione tecnologica, c’è stato un aumento esponenziale delle patologie di pertinenza urologica e andrologica di cui parliamo con il dottor Aldo Tamai, medico chirurgo-specialista in urologia e responsabile del servizio di urologia e andrologia della Casa di Cura Eretenia a Vicenza. In particolare, il dottor Tamai è autore di numerose pubblicazioni anche internazionali e vanta un’esperienza trentennale, con

U

Aldo Tamai, medico chirurgo-specialista in urologia e responsabile del servizio di urologia e andrologia della Casa di Cura Eretenia a Vicenza www.aldotamai.it

oltre 10mila interventi eseguiti in prima persona. «Devo premettere – dice Tamai – che fin dall’inizio della mia attività mi sono dedicato con particolare interesse alla chirurgia endoscopica, urologia dalle basse e alte vie, nel quale settore ho acquisito una buona esperienza. Il servizio, di cui sono a capo dal 1999, è dotato di attrezzature d’avanguardia per il trattamento mini-invasivo delle patologie uroandrologiche più frequenti. Un esempio comune di chirurgia urologica mini-invasiva riguarda l’ipertrofia prostatica benigna (Ipb), patologia molto frequente che colpisce gli uomini sopra i 50 anni». In cosa consiste? «La tecnica che viene proposta a Vicenza è la resezione endoscopica della prostata “gold standard” mondiale, ma la eseguiamo con corrente bipolare che ha minor rischi legati alla metodica e consente l’asportazione di tessuto prostatico oltre i 120 grammi (mentre una prostata normale pesa intorno ai 20-25 grammi). L’intervento si esegue in anestesia loco-regionale e il paziente può essere dimesso senza catetere, dopo solo 48 ore, con ripresa alla normale attività molto veloce, sorprendente. Ma di certo non è l’unico intervento di questo tipo». Quali altri esempi si possono fare? «Anche la bonifica delle calcolosi renali e ureterali ormai è di esclusivo appannaggio di trattamenti mini invasivi che vanno da litotrissia extracorporea (Eswl) ambulatoriale senza anestesia, che consente la frantumazione di calcoli renali fino a oltre 1 cm di diametro. Oltre queste dimensioni la calcolosi

Nuova frontiera andrologica Il dottor Aldo Tamai, medico chirurgo-specialista in urologia, si occupa di andrologia fin dagli anni ottanta. «Eseguo, ambulatorialmente e in anestesia locale, la legatura delle vene spermatiche per varicocele con tecnica microchirurgica che riduce al minimo le recidive. Mi occupo, inoltre, di deficit erettile ed eseguo molteplici interventi volti al trattamento di tale patologia, compresa la riposizione di protesi peniena per impotenza. In particolare, con il Gisi

viene trattata con la metodica percutanea che consiste nella frammentazione con sonda a ultrasuoni del calcolo e asportazione dei frammenti attraverso un piccolo foro eseguito in sede lombare in anestesia. I calcoli ureterali, infine, vengono trattati per via endoscopica risalendo nell’uretere attraverso la vescica e polverizzandoli con raggio laser. Tutte queste tecniche innovative consentono un ricovero breve ma soprattutto una convalescenza irrisoria rispetto a un tempo». E per quanto riguarda l'incontinenza urinaria? «Da alcuni anni vi sono delle importanti novità anche qui, in modo particolare per la correzione dell’incontinenza urinaria, sia maschile sia femminile. Si tratta di una novità notevole perché circa metà delle donne pluripare oltre i 50 anni soffre di questo disturbo. Va sottolineato come molto spesso la carenza d’informazione provochi, in chi soffre di alcuni disturbi, il disorientamento più totale. Non è facile parlare di certi argomenti, ma soprattutto non si ha la certezza di quale sia la struttura giusta cui rivolgersi e il percorso da seguire. Chi si deve misurare con un disturbo come l’incontinenza urinaria deve combattere contro antiche e false convinzioni purtroppo presenti tuttora e deve fare uno sforzo per superare l’imbarazzo e rivolgersi a un urologo e andrologo, specialista in urologia. Una soluzione può essere la fisiochinesi terapia pelvica perineale (Fkpp) utile in casi selezionati ma l’intervento chirurgico è il più indicato nella incontinenza urinaria da sforzo o nel maschio dopo chirurgia addominale demolitiva. La metodica è molto semplice e mini inva-

(Gruppo Italiano di Studio sull’Impotenza) abbiamo collaborato alla stesura di due volumi, curando personalmente alcuni capitoli nel volume dedicato all’implantologia protesica. Dal punto di vista chirurgico, abbiamo cominciato la nostra esperienza con le protesi semirigide e con le gonfiabili monocomponenti, per poi passare alle tricomponenti e bicomponenti. E ancora, all’inizio degli anni novanta, a Bassano, abbiamo organizzato dei corsi Hands-on sotto la guida del professor Breda, avendo come trainer il professor Wilson, allora maggior esperto mondiale in chirurgia protesica. Infine, dal 2014 sono membro del “Registro Nazionale di implantologia protesica peniena” nato sotto l’egida della Società Italiana di Andrologia (Sia)».

TRATTAMENTI MINI-INVASIVI

Tutte queste tecniche innovative consentono un ricovero breve ma soprattutto una convalescenza irrisoria

siva eseguita con piccole incisioni, con un ricovero di solo 24 ore e un successo di oltre l’85 per cento dei casi. Viene riposta una banderella sotto l’uretra che dà sostegno e rinforzo alla muscolatura del pavimento pelvico, con la correzione delle perdite urinarie così invalidanti dal punto di vista psicologico e sociale». ■ Elena Ricci


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 24

Logopedia

I rieducatori del linguaggio isturbi specifici del linguaggio, identificati dall’acronimo Dsl, o secondari ad anomalie cognitive, sindromiche, genetiche o sensoriali come la sordità. Sono le grandi famiglie in cui si dividono i disordini linguistici e comunicativi che oggi maggiormente colpiscono la popolazione infantile italiana, richiedendo il più delle volte un tempestivo intervento del logopedista. «Al primo gruppo – spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione logopedisti italiani – appartengono i disturbi dell’articolazione come il disturbo fonetico, dove il bambino non articola correttamente i suoni delle parole, o fonologico dove il ragazzino non è in grado di usare i suoni verbali che distinguono i significati come invece vorrebbe la sua età cronologica». Ad esempio? «La parola “cane” viene pronunciata “tane” anche se possiede la capacità di dire entrambi i suoni. Il bambino, insomma, fatica a parlare correttamente, anche se il suo pensiero e la sua comprensione sono del tutto normali e intatti. Il capitolo dei disturbi secondari ad altre problematiche riguarda una serie di quadri complessi in cui diverse concause complicano lo sviluppo comunicativo linguistico». In quali casi il logopedista diventa il referente medico principale? «Il logopedista è una professione sanitaria autonoma che valuta e definisce il bisogno di salute, predispone un programma di intervento fissando degli obiettivi. Usa determinate strategie per intervenire sul disturbo, modellate sull’età e sulla situazione in cui vive il bambino. E per situazione s’intende anche la famiglia, sia perché potrebbe esserci una qualche familiarità genetica, sia perché la famiglia dovrà diventare un punto di forza per la soluzione del problema supportando anche eventuali sue criticità». Quali spie lasciano presagire un disturbo nel linguaggio di un bambino e, in genere, da che età iniziano ad “accendersi”? «Chiariamo innanzitutto che l’apprendimento del linguaggio varia da individuo a individuo. Ciononostante, esistono indicatori che cadono in alcuni momenti della vita del piccolo e che, se mancano o appaiono disturbati, devono mettere sul chi va là. Verso i sei mesi, il bambino comincia la cosiddetta lallazione: il neonato emette suoni composti da consonanti più vocali, che mese dopo mese cominceranno a formare parole come mamma, papà, pupù e così via. Momento importantissimo, che di solito si compie entro l’anno: se così non fosse, qualcosa non va per il verso giusto».

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È il ruolo fondamentale che svolgono i logopedisti, correggendo i disturbi comunicativi che compaiono principalmente in età infantile. Tiziana Rossetto spiega tempi e strategie per portare avanti un trattamento mirato ed efficace professione sanitaria bisogna considerare che le conoscenze sono in continua evoluzione con il progredire della scienza, che genera una complessità clinica alla quale il logopedista deve trovare soluzioni sotto la propria responsabilità. Abbiamo aderito a un progetto di ricerca della Commissione europea NetQues, che già nel 2013 ammetteva che per la protezione del cittadino la nostra professione deve avere un percorso formativo più lungo dell’attuale triennale. In Ue i nostri colleghi studiano di più per la maggioranza». Sul fronte della ricerca infine, su quali temi legati al mondo della logopedia si stanno concentrando i più

Tiziana Rossetto, presidente della Federazione logopedisti italiani

Altri campanelli d’allarme? «Se entro il secondo anno di vita il bimbo non comincia a formare frasi di due paroline, sostenendosi con l’espressione e la mimica; se al terzo anno il vocabolario è fatto di pochi termini, magari comprensibili soltanto alla mamma. Ecco, i 36 mesi sono una tappa importante. A quest’età, il bimbo di solito entra a scuola materna e dovrebbe già possedere una capacità di conversazione basilare per richiedere e rispondere sui suoi bisogni con un ampio vocabolario. Se così non fosse, occorre richiedere un’adeguata valutazione dal logopedista». Sul versante terapeutico, quali sono al momento i trattamenti più efficaci per risolvere, ad esempio, un problema di dislessia? «La ricerca degli ultimi decenni ha messo a fuoco la multicomponenzialità dei fattori che determinano i Disturbi specifici di apprendimento (Dsa) come la dislessia. I di-

slessici sono bambini intelligenti, partecipano attivamente alla vita di classe con misure compensative e funzionali al disturbo, sono degli studiosi e spesso frequentano l’università e si laureano. Vanno però individuati entro il secondo anno della scuola primaria per un intervento mirato, altrimenti il disturbo può ripercuotersi sul loro equilibrio psichico. Il logopedista agisce sugli antecedenti cognitivolinguistici che precedono le abilità di lettura e scrittura, con particolare riguardo per i bambini con pregresso Dsl. Il programma riabilitativo si concentra sulla correttezza e rapidità di lettura secondo quanto stabilito dalla Consensus Conference sui Dsa dell’ISS del 2010». Sempre in ambito formativo, da alcuni mesi state sostenendo una “battaglia” per l’istituzione di una laurea specialistica di tipo clinico in logopedia. Perché la ritenete indispensabile e come la state portando avanti? «Dall’istituzione del profilo professionale del logopedista nel lontano 1994, molte cose sono avvenute. Oggi per essere una

DISLESSIA

I dislessici vanno individuati entro il secondo anno della scuola primaria, altrimenti il disturbo può ripercuotersi sul loro equilibrio psichico importanti in corso? «Attualmente l’ambito delle neuroscienze fornisce molti dati sugli interventi di efficacia in logopedia così come l’ambito della neuropsicologia e delle malattie degenerative. Servono più dottorati e borse di studio per i laureati in logopedia che vanno spesso all’estero per conseguire queste specializzazioni post laurea. L’Italia deve investire di più sulle professioni sanitarie per la sostenibilità del Ssn». ■ Giacomo Govoni


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nche se la variabilità è alta, il linguaggio è un affascinante percorso che presenta le sue tappe: utili indicatori per individuare precocemente chi è in difficoltà con l’area della parola. Servono esperienza, professionalità e molto amore per affrontare i piccoli pazienti e le loro problematiche, come spiega Sabrina Lucchesi, laureata in Logopedia all’Università degli Studi di Ferrara, che oggi lavora a Bologna come socia e logopedista presso il Centro di Riabilitazione AXIA, collaborando inoltre con lo staff tecnico del nido d’infanzia KIMBA (asilo privato e convenzionato con il Comune di Bologna). Sabrina Lucchesi, che ha anche conseguito un Master in “Riabilitazione Logopedica della sordità infantile” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ci aiuta a mettere a fuoco le dinamiche e gli obiettivi di questa delicata e importante branca medica, premettendo come pilastri operativi fondamentali siano la costruzione della fiducia reciproca tra terapeuta e famiglia del bambino e la collaborazione tra tutti gli attori in gioco - istituzioni scolastiche, enti e associazioni, famiglie e centri specialistici - per il raggiungimento del benessere dei bambini. Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero spingere i genitori a rivolgersi a un logopedista? «In base alle tappe dello sviluppo del linguaggio, i campanelli d’allarme possono essere: la difficoltà a comprendere comandi semplici intorno ai 18 mesi; l’assenza di produzione di parole a 24 mesi; la difficoltà a combinare parole per produrre una semplice frase a 36 mesi e, intorno ai 4 anni, l’alterazione o la mancanza di alcuni suoni del linguaggio. Da non sottovalutare i prerequisiti della comunicazione come lo sguardo, la presenza o meno del contatto visivo, il gioco condiviso, l’attenzione all’ascolto e la capacità comunicativo-relazionale. Questi dati relativi all’età sono da considerarsi indicativi, in quanto i tempi di evoluzione del linguaggio cambiano da persona a persona. È comunque fondamentale che il bambino abbia completato lo sviluppo del linguaggio entro l’ingresso alla scuola primaria, affinché possa ridurre il rischio di disturbi d’apprendimento». Quali sono i problemi più comuni che richiedono l’intervento di un logopedista in età pediatrica? «Attualmente, grazie alla maggior cono-

A

I primi passi verso la comunicazione Sabrina Lucchesi è una logopedista affermata che ogni giorno lavora con passione, competenza e sensibilità per far scoprire a un bambino uno dei piaceri più appaganti, quello di comunicare, di interagire con il mondo che lo circonda. Superando i ritardi e i disturbi del linguaggio scenza dei pediatri e a un avvio più precoce ai servizi di neuropsichiatria infantile, alla maggior attenzione da parte di nidi e scuole dell’infanzia, i problemi più comuni sui quali interviene la figura del logopedista sono: il disturbo specifico di linguaggio espressivo e-o di comprensione; il disturbo fonetico fonologico, i disturbi di apprendimento scolastico (dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia); i disturbi dello spettro autistico; la deglutizione disfunzionale e la disprassia verbale evolutiva. Inoltre, grazie all’efficacia degli screening prenatali e neonatali, è possibile identificare e, di conseguenza, intervenire precocemente su sordità, sindromi (Down, Leopard, ecc) e patologie organiche». Come avviene generalmente la fase di anamnesi, la valutazione dell’eventuale problematica? «Si parte con una capillare raccolta delle informazioni cliniche e familiari, ripercorren-

La dottoressa Sabrina Lucchesi, logopedista

do la storia del bambino dalla gravidanza. Successivamente, a seconda dell’età e dell’eventuale problematica riportata dalla famiglia, si svolge una valutazione attraverso osservazioni e test specifici. Spesso è fondamentale una valutazione multidisciplinare che, grazie alla collaborazione di diverse figure professionali e a un lavoro di equipe, permette di raggiungere una diagnosi il più possibile precisa, definendo un intervento ad hoc sulle esigenze del bambino. Una volta iniziato il trattamento riabilitativo, fondamentali sono i Follow-up, ovvero le valutazioni di controllo sui progressi del bambino da parte di tutta l’equipe». Quali sono le terapie logopediche al momento più efficaci? «Tutte le terapie possono essere efficaci, a mio parere, perché quando siamo guidati dalla passione, dalla motivazione e dalla professionalità e crediamo in quello che facciamo, abbiamo già raggiunto parte degli obiettivi che ci siamo prefissati per quel bambino. Chiaramente è molto importante nella nostra professione mantenerci costantemente aggiornati in quanto gli studi e la ricerca consentono un continuo progresso nelle tecniche riabilitative. Non si può affermare esista un trattamento logopedico uguale per tutti, infatti ogni metodo va adattato al bambino che abbiamo davanti. Per una buona riuscita riabilitativa, è fondamentale creare intorno al bambino una rete nella quale famiglia, scuola, terapisti e istituzioni collaborino al raggiungimento dello stesso obiettivo: il suo benessere. Ogni bambino deve essere fonte di stimolo per la nostra crescita personale e professionale, quindi è solo grazie ai bambini

che possiamo dare il meglio di noi». Quali consigli si possono dare ai genitori per una migliore stimolazione del linguaggio dei propri figli nella prima infanzia, al di là dell’insorgere di possibili criticità? «Stimolare lo sviluppo del linguaggio dei propri figli è più semplice di quanto si creda. Il mio consiglio personale è far scoprire al bambino il piacere di comunicare fin dalla nascita anche attraverso la comunicazione non verbale. Per far sì che questo avvenga, dobbiamo parlargli in tutte le situazioni quotidiane con linguaggio semplice, adeguato all’età e al suo livello linguistico, rispettando i suoi tempi, mostrandogli che tutto ha un nome e spiegandone il significato: questo è un modo per stimolare il bambino all’attenzione al mondo comunicativo. Inoltre è importante favorire lo sviluppo e lo scambio comunicativo attraverso il contatto visivo, perché quando il bambino ci guarda, ci ascolta, quindi imita e, di conseguenza, apprende. Il gioco è lo strumento fondamentale per lo sviluppo del linguaggio, in quanto permette ai bambini di esplorare se stessi, il mondo, sperimentare la relazione con le persone e conoscere gli oggetti che li circondano. Consiglio, inoltre, la lettura di libri in quanto ogni storia, ogni immagine, ogni pagina racchiude un’esperienza sempre nuova: attraverso un libro, il bambino impara nuove parole, nuovi significati, nuove relazioni e nuovi insegnamenti, oltre alla conferma delle proprie esperienze di vita e della quotidianità. Da non dimenticare anche l’uso di filastrocche e canzoncine, ricordando che tutto è linguaggio!». ■ Francesca Druidi


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Protesi articolari, biomateriali e tecnologie Le innovazioni dei materiali e le applicazioni digitali. Sono alcune delle frontiere affrontate da Dante Dallari, direttore di Chirurgia ortopedica ricostruttiva tecniche innovative - Btm dell’Istituto Ortopedico Rizzoli l numero di protesi articolari è cresciuto in maniera sensibile negli ultimi anni. A incidere sono l’allungamento delle aspettative di vita, l’esigenza di mantenere autonomia di movimento nel quotidiano e una pratica chirurgica consolidata, ma le cui performance continuano a migliorare, grazie alla ricerca. A fare il punto sullo stato dell’arte del-

I

la chirurgia protesica è Dante Dallari, direttore della struttura complessa Chirurgia ortopedica ricostruttiva tecniche innovative - Banca del tessuto muscoloscheletrico (Btm) dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Quali sono gli sviluppi più importanti che riguardano in particolare la protesi all’anca e al ginocchio? «La chirurgia protesica di anca e di ginocchio ha ricevuto negli ultimi anni un notevole incremento; tale impulso deriva dai progressi ottenuti in termine di biometeriali all’avanguardia, che consentono la fabbricazione di impianti protesici a bassa usura e, quindi, di elevata affidabilità nel tempo e dalle applicazioni sempre più estese della tecnologia digitale che stimolano la produzione di design protesici sempre più performanti e adatti a pazienti con elevate richieste fun-

zionali. Infine, l’applicazione di metodiche di mini-invasività con impiego di accessi chirurgici rispettosi dei tessuti, in sinergia con la chirurgia computer assistita, consentono di seguire protocolli di riabilitazione intensiva “fast-track”, con riduzione del tempo di degenza ospedaliera e dei tempi di riabilitazione, quindi dei costi sociali connessi all’intervento stesso». Quali sono le principali novità che interessano i materiali protesici, come ad esempio i biomateriali? «In termini di biomateriali utilizzati per la fabbricazione delle componenti si sono raggiunti livelli di affidabilità eccellente. Sono cruciali la scelta del disegno protesico, che deve riprodurre al meglio la biomeccanica dell’articolazione fisiologica risparmiando tessuto osseo, e la selezione del materiale di accoppiamento, cioè delle componenti sottoposte a frizione e quindi a usura. Per quanto riguarda l’anca, le teste di ceramica hanno acquisito maggiore popolarità rispetto a quelle di metallo, sia per fenomeni di minore usura che per le ridotte problematiche di corrosione e rilascio di ioni metallo nel sangue con possibili effetti dannosi. Nel ginocchio, il polietilene ad alto peso molecolare di ultima generazione ha migliorato le proprietà meccaniche e reso l’impianto protesico più duraturo». In quale ambito specifico le frontiere del digitale stanno influenzando in maniera operativa il settore?

«La pianificazione digitale nella protesica di anca e ginocchio consente di identificare la protesi più corrispondente possibile alla morfologia dell’articolazione originale. Nel corso dell’intervento, il chirurgo può avvalersi di sistemi di controllo smart dotati di sensori che permettono di verificare la riproduzione della pianificazione effettuata prima dell’operazione. Stiamo mettendo a punto protocolli verificati da sensori e programmi digitali che ottimizzano la pianificazione pre-operatoria e la procedura chirurgica stessa. L’obiettivo delle applicazioni digitali è la personalizzazione dell’intervento e del percorso chirurgico». ■ Francesca Druidi

Dante Dallari, direttore di Chirurgia ortopedica ricostruttiva tecniche innovative - Btm dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna


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Fisioterapia

Come liberarsi dal mal di schiena hi non ha mai sofferto di mal di schiena? Nell’85 per cento della popolazione la patologia è caratterizzata da un dolore penetrante che insorge lentamente o improvvisamente, con o senza irradiazione ai glutei e alla coscia, con grave limitazione della mobilità. È classificato come il “colpo della strega” e in genere insorge dopo un movimento brusco in torsione o in flesso-estensione del rachide. Il paziente riferisce di aver provato a sollevare un peso in posizione semiflessa e di essersi “bloccato con la schiena”. A volte bastano gesti banali come infilarsi i pantaloni o chinarsi davanti al lavandino. Il dolore può raggiungere un’intensità tale da costringere il paziente a letto. Se il dolore tende a irradiarsi sulla faccia posteriore della coscia fino al piede si parla di sciatalgia di destra o di sinistra e in genere è attribuibile ad un coinvolgimento delle radici nervose. Il problema è facilmente risolvibile se ci si rivolge a centri di comprovata esperienza nel settore. Nove pazienti su dieci hanno, infatti, curato i dolori alla schiena nel centro di rieducazione e il poliambulatorio specialistico Kinesis Fisio che da sempre rivolge il suo impegno alla soluzione dei problemi della colonna vertebrale. «Il nostro team di specialisti è altamente professionale, composto da fisioterapisti laureati e plurispecializzati e da massofisioterapisti con formazione di grado universitario» spiega il professore Francesco Spedo Mirandola, direttore responsabile del centro con una lunga esperienza nel reparto di Rieducazione per il trattamento della scoliosi all’ospedale di Legnago. «L’utilizzo di strumenti all’avanguardia - prosegue e il conseguimento di importanti certificazioni, tra cui l’attestato di idoneità al sistema di qualità regionale e la certificazione di qualità Uni En Iso 9001:2008, garantiscono ai nostri pazienti grande sicurezza nei protocolli proposti. Il nostro centro di rieducazione e fisiokinesiterapia è una struttura polifunzionale e proponiamo esclusivamente tecniche la cui efficacia è stata largamente provata. Siamo in grado di assicurare un elevato standard qualitativo in tutti i servizi offerti. La nostra mission è di risolvere il problema del paziente nel più breve tempo possibile, seguendo come percorso terapeutico non la patologia ma la persona». Al centro si trattano vari disturbi che interessano la colonna vertebrale: dal mal di schiena provocato da errata postura fino al trattamento conservativo dell’ernia del disco. Per mal di schiena si intende una manifestazione dolorosa localizzata alla regione posteriore che può essere dovuta a diverse

C

All’origine delle patologie legate alla colonna vertebrale possono esserci diverse cause. Per questo motivo è necessaria una terapia mirata, effettuata da professionisti specializzati. L’esperienza del poliambulatorio Kinesis Fisio

Il centro Kinesis Fisio ha sede a Legnago (Vr) www.kinesislegnago.it centrokinesislegnago@hotmail.it

LA FILOSOFIA

Ogni trattamento viene proposto non solo come mezzo per eliminare il dolore ma anche come attività motoria finalizzata a rimuovere la causa che sta alla base della patologia presa in esame cause. Nel centro Kinesis Fisio ogni trattamento viene proposto non solo come mezzo per eliminare il dolore ma anche come attività motoria finalizzata a rimuovere la causa che sta alla base della patologia presa in esame. «In base al caso - chiarisce Luca Spedo Mirandola, massofisioterapista - interveniamo con le soluzioni più idonee, in relazione alla prescrizione del medico specialista». La struttura sanitaria si avvale della consulenza di ortopedici e di fisiatri grazie anche alla collaborazione più che ventennale

con il gruppo di studio della Scoliosi e Isico, l’Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale, di cui Kinesis Fisio è riconosciuto ufficialmente come ambulatorio locale. «Qui vengono curate tutte le patologie che possono trarre beneficio dalla chinesiterapia: dall’infanzia fino all’età adulta e ai problemi legati alla terza età, non escluse le patologie neurologiche. Si interviene, da un lato, con la rieducazione passiva e attiva post-traumatica, con la ginnastica posturale che può essere correttiva, in particolare per i giovani affetti da scoliosi, ipercifosi e iperlordosi, antalgica, con il trattamento della lombosciatalgia, lombalgia, cervicalgia ed ernia del disco, e con quella di mantenimento assistita». Un grande supporto viene offerto in questo senso dalle attrezzature specifiche presenti nel centro: «L’uso del

posizionatore antalgico lombare nel trattamento della lombalgia, della lombosciatalgia data da protusioni o da ernia del disco ad integrazione del Metodo McKenzie è di particolare efficacia». La struttura è dotata di un poliambulatorio affidato alla direzione sanitaria del dottor Stefano Flangini, già dirigente del pronto soccorso dell’ospedale di Legnago per più di vent’anni. Per garantire agli utenti del centro maggiore sicurezza, Kinesis si è dotata di defibrillatore nel rispetto dell’ultima normativa vigente: tutto lo staff è stato preparato e abilitato al suo utilizzo. ■ Luana Costa

Le collaborazioni Il centro Kinesis Fisio ha rapporti di collaborazione con alcuni specialisti ortopedici. In particolare, con l’ospedale di Negrar, per il ginocchio e la spalla, e con l’ospedale di Suzzara, per il piede, mano e gomito. Tutte le attività sono svolte nel rispetto delle norme di attuazione della L.R. 16/2002 in tema di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali del Veneto. Testimoniano la qualità del Centro Kinesis Fisio la certificazione di qualità Uni En Iso 9001:2000 per lo sviluppo e l’erogazione di servizi di rieducazione e attività motorie finalizzate e per la gestione dell’organizzazione del poliambulatorio specialistico, l’attestazione di idoneità al sistema di qualità regionale - D.G.R. n. 2849/2006 e n. 195 del 28.11.2008 e la continua e crescente soddisfazione e fidelizzazione della clientela.


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Fisioterapia

Un esempio di sanità integrata L’attività privata integra e completa l’offerta del regime pubblico espressa nei Lea e rappresenta un valido strumento di riduzione dei tempi di attesa. L’esempio del centro Ifor

oddisfare la domanda sanitaria proveniente dal territorio per quel che riguarda la diagnostica e il conseguente trattamento con cure fisiche dei soggetti affetti da patologie dell’apparato muscolo scheletrico. È questa la premessa da cui nasce Ifor, ambulatorio di diagnosi e di terapia fisica e riabilitativa che dal 1980 opera in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale. Nel 2012 la struttura si è trasferita in una nuova sede al fine di poter rispondere alla domanda di servizi fisioterapici proveniente dal territorio con spazi adeguati a contenere attrezzature di elevato livello tecnologico. Il centro si sviluppa su una superficie di oltre mille metri quadrati, interamente fruibili da pazienti non deambulanti, al cui interno trovano spazio studi medici, palestra, ampi box per trattamenti indi-

S

L’APPROCCIO

Ogni paziente viene considerato nella sua globalità di persona sofferente, con tutti i risvolti di impedimenti funzionali e sociali che ciò comporta e che possono condizionarne l’atteggiamento psicologico

Ifor ha sede a Torino - ifor@ifor-to.it

viduali e una moderna vasca attrezzata per idrochinesiterapia. La missione del centro IFOR è quella di fornire trattamenti riabilitativi di alto livello professionale sul territorio anche offrendo la propria collaborazione a quelle strutture ospedaliere che necessitano di attività riabilitative per i propri pazienti sottoposti ad intervento chirurgico. «La natura privata di IFOR

Come accedere alle prestazioni Le visite specialistiche private possono essere prenotate via mail o telefonicamente oltre che personalmente in segreteria. Si può accedere alle terapie solo se si è in possesso di una prescrizione medica. L’accesso alle prestazioni tramite Servizio Sanitario Nazionale necessita, invece, della prescrizione (impegnativa) del medico di base. Sull’impegnativa devono

essere descritte secondo lo schema adottato dall’Asl le terapie da effettuare, il numero di sedute, le regioni corporee interessate e le diagnosi. È inoltre necessario presentare la tessera sanitaria, il progetto riabilitativo individuale redatto dal medico fisiatra e pagare il ticket, se dovuto, presso la nostra sede anche tramite bancomat o carta di credito.

non ci impedisce di condividere la cultura che considera la salute come un diritto costituzionale. Ogni paziente viene considerato nella sua globalità di persona sofferente, con tutti i risvolti di impedimenti funzionali e sociali che ciò comporta e che possono condizionare l’atteggiamento psicologico del paziente stesso e gli aspetti relazionali». I servizi del centro vengono

erogati, personalizzati in base al tipo di patologia e al tipo di vissuto individuale della malattia, in modo uguale per tutti gli utenti, rispettando in tutti la dignità della persona. «Abbiamo istituito un sistema di valutazione iniziale nel rispetto dei requisiti di legge finalizzato alla stesura del progetto riabilitativo in maniera multidisciplinare prevedendo l’apporto del medico e del terapista nell’individuazione del miglior percorso di cura per il singolo paziente». In accordo con le indicazioni dei principi per l’erogazione dei servizi pubblici emanati dal Consiglio dei Ministri il Centro pratica una politica garante del pari accesso alla struttura e al trattamento dei pazienti. Tale politica si esplicita con il contenimento dei prezzi, nel rispetto di un alto livello qualitativo delle prestazioni, volta a consentire l’accesso alle terapie a tutti coloro che ne necessitano. Inoltre, il comportamento nei confronti del malato è uniformato ai criteri di obiettività e di pertinenza delle prestazioni: il pagamento individuale e l’acquisizione di prestazioni integrative non costituiscono motivo di alterazione degli ordini di precedenza acquisiti e dell’attività già programmata. «Garantiamo, infine, lo svolgimento regolare e completo delle prestazioni concordate evitando interruzioni e sospensioni non motivate da cause di forza maggiore». La qualità dei servizi viene garantita con un continuo monitoraggio delle attività e dei protocolli operativi. Medici e fisioterapisti praticano un costante aggiornamento professionale. Inoltre, vengono valutate con una attenta disamina delle evidenze cliniche ed eventualmente acquisite le strumentazioni innovative in riabilitazione. Le attività diagnostiche, in primis la visita fisiatrica effettuata da medici specializzati in medicina fisica e riabilitativa ma anche, se necessarie, l’elettromiografia, metodica utilizzata per studiare il sistema nervoso periferico dal punto di vista funzionale, e l’analisi posturale che consente al medico e al fisioterapista di valutare visivamente il paziente al fine di stabilire la sua posizione rispetto ad una posizione ideale, consentono la realizzazione di un Progetto Riabilitativo Individuale. Solo un Progetto Riabilitativo Individuale redatto da un medico fisiatra stabilisce le terapie, che devono essere assistite e monitorate da personale altamente specializzato, più appropriate al conseguimento dell’obiettivo riabilitativo. ■ Luana Costa


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Verso un recupero completo La fisioterapia affronta le sfide della riatletizzazione con strumenti innovativi. Giacomo Cortiana descrive alcune fasi fondamentali nel recupero delle capacità sportive dal lettino al campo da gioco gni atleta nel corso della sua carriera si ritrova, almeno una volta, a fare i conti con le conseguenze di un infortunio. Questi traumi fisici, se non trattati in tempo e con la dovuta professionalità, rischiano di pregiudicare il rendimento sportivo e rendere incerto il ritorno in campo. «Dopo un infortunio, una patologia specifica o anche quando si è subito un intervento, si altera il normale funzionamento dei nostri schemi motori. Si presentano quindi forti difficoltà nel recuperare la capacità di muoversi in modo corretto» spiega Giacomo Cortiana, titolare di Fisiocortiana. Ma in cosa consiste esattamente la fase di riatletizzazione e quali sono i suoi vantaggi? «Rappresenta l’ultima fase di un ciclo riabilitativo rieducativo durante la quale si sfruttano i principi dell’allenamento per recuperare le abilità sport-specifiche e le capacità condizionali. La riatletizzazione precede l’obiettivo finale: il completo recupero della gestualità sport-specifica e quindi il ritorno all’attività agonistica. Ma è anche consigliata anche agli atleti più giovani che vogliono migliorare le proprie capacità coordinative condizionali e ottimizzare gli schemi motori di base. Inoltre, puntiamo molto sulla presa di coscienza del proprio corpo. Anche chi non ha subito gravi patologie o infortuni, può lavorare sul senso dell’equilibrio, sulla postura e sulla correzione di movimenti e gesti atletici». Come ci si distingue in questo campo e quali sono le novità più importanti dal punto di vista dell’innovazione scientifica? «I nostri pazienti, una volta trattati, hanno bisogno di rimettersi in moto. Ogni atleta ha una capacità motoria diversa, quindi creiamo programmi personalizzati e un piano di lavoro specifico per ogni individuo. Curando l’aspetto riabilitativo, abbiamo l’obiettivo di riacquistare i giusti schemi motori puntando soprattutto sui vantaggi legati alla prevenzione. Se ci si muove nel modo corretto, sarà più difficie incorrere in infortuni o altre patologie legate ai sovraccarichi causati da movimenti errati. Abbiamo quindi ideato e creato un’area di 280mq, una delle più grandi della zona di Vicenza. In questo modo riusciamo a seguire i pazienti dall’infortunio o dal post operatorio, fino alla messa in campo».

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I BENEFICI DELLA FISIOTERAPIA

Anche chi non ha subito gravi patologie o infortuni, può lavorare sul senso dell’equilibrio, sulla postura e sulla correzione di movimenti e gesti atletici Utilizzate anche altre tecniche riabilitative? «Ricorriamo anche alla ginnastica posturale e al fisiopilates, metodologie finalizzate alla prevenzione di diverse patologie, sia di sovraccarico che sportive, ma anche legate a quello che può accadere nella vita quotidiana. Utilizziamo inoltre la massoterapia: i massaggi, infatti, hanno trovato ampiamente spazio all’interno della fisioterapia tradizionale. Sono utilissimi per alleviare dolori e decontrarre la muscolatura allontanando la fatica». Che tipo di innovazioni utilizzate e come è cambiato in questi anni il mondo della fisioterapia in campo sportivo? «Lavoriamo con dei macchinari americani come lo Space Curl che è un brevetto NASA, il Vertimax e lo Shuttle Balance (pedane instabili) che sono i macchinari più innovativi sul mercato. Lo Space curl, in particolare,

Metodologie innovative Tra le tecniche di ultima generazione a sostegno di un recupero veloce ed efficace, Giacomo Cortiana descrive la terapia con onde d’urto. «Si tratta di una tecnica non invasiva, senza effetti collaterali con tempi di esecuzione modesti. Permette la riduzione dell’intervento chirurgico e l’uso di farmaci e viene utilizzata principalmente per il trattamento delle patologie a carico dei tessuti molli e delle ossa». La magnetoterapia, invece «si pone nel mezzo tra il campo olistico e quello tradizionale. I campi magnetici a bassa intensità vengono

utilizzati a scopo curativo con l’obiettivo di migliorare il trofismo locale e favorire i processi di riabilitazione». Da ultimo, la laserterapia utilizza gli effetti dell’energia generata da sorgenti di luce. «Il raggio laser entra nei tessuti e provoca una risposta biochimica sulla membrana cellulare e all’interno dei mitocondri. Questo favorisce la vasodilatazione, il metabolismo, la stimolazione neurovegetativa oltre a modificare la pressione idrostatica intracapillare, aumentare il drenaggio linfatico e favorire l’attivazione del microcircolo».

Giacomo Cortiana, titolare della Fisiocortiana di Schio (Vi) www.fisiocortiana.com

lavora sul ripristino dell’equilibrio posturale e sulla propriecezione. Inoltre organizziamo serate studio dedicate alla prevenzione degli infortuni e lavoriamo in piccolo gruppi per preparare ogni singola disciplina. Il mondo del fisioterapista e dell’osteopata in ambito sportivo è cambiato perchè si lavora in sinergia al fine di prevenire gli infortuni, con focus alle debolezze del fisico». Come è nata la rete di associazioni sportive e partner del territorio legati al mondo dello sport e all’associazionismo con i quali lavorate? «Abbiamo creato una rete di realtà sportive professionistiche: dal basket femminile di vertice con la più importante società sportiva italiana, il Famila Basket Schio, calcio e calcio a 5 sia di alto livello che locale (Carrè Chiuppano, Città di Thiene maschile e femminile), danza, pallavolo con prime squadre e settori giovanili e in più altre realtà come le Piscine di Schio o l’Accademia della Musica sempre della cittadina scledense. Un network di società sportive e culturali che arricchisce il nostro lavoro di professionalità e contenuti. Un aspetto di cui andiamo molto fieri, inoltre, è la divulgazione con la costante presenza di laureandi e tirocinanti che possono così essere formati con esperienza sul campo e la professionalità condivisa del nostro team». ■ Patrizia Riso


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tra le branche della medicina in massima espansione non solo per la ricerca di cui sono oggetto, ma anche per le richieste sempre crescenti. Parliamo di fisioterapia e riabilitazione, un campo che negli ultimi anni ha assunto un peso via via maggiore, e lo facciamo con alcune figure centrali del Centro Diarad di Napoli. Fondato nel 1988 da un gruppo di imprenditori e professionisti del settore sanitario, il Centro Diarad costituisce un’eccellenza nell’ambito della fisioterapia, riabilitazione e del semiconvitto. In particolare, il dottor Bruno Pinto è amministratore nonché responsabile del comparto Fkt interno al centro. «L’aumento della vita media da parte della popolazione – dice il dottor Pinto – ha sancito il successo di questa condotta clinica, i pazienti anziani reclamano sempre di più una migliore qualità della vita e il mantenimento della propria autosufficienza. Numerose ricerche, infatti, evidenziano l’importanza di una costante attività motoria nell’arco della vita ed è proprio per questo che il centro Diarad ha istituito recentemente il progetto “educazione alla salute”, che prevede corsi di ginnastica medica funzionale con fisioterapista specializzato con l’obiettivo di consolidare i risultati ottenuti da percorsi terapeutici precedenti e per prevenire e ostacolare le patologie più comuni come quelle su base artrosica. Insegnare al paziente come recuperare un’armonizzazione posturale globale, garantirgli il mantenimento dell’integrità psico-fisica e assicurargli i risultati ottenuti in performance consolidate e irreversibili nel tempo è il nostro impegno». Nell’ambito della struttura è presente un’area dedicata alla riabilitazione dello sportivo. «Qualsiasi tipo di lesione traumatica – continua il dottor Pinto – viene percepita dall’atleta come una vera forma di invalidità che può inficiare l’attività agonistica, con gravi ripercussioni anche a livello psicologico, per cui lo scopo primario della riabilitazione non è solo l’eliminazione dei segni e sintomi clinici, ma il recupero della massima performance nel più breve tempo possibile. Negli ultimi dieci anni, si è assistito a un’evoluzione delle tecniche riabilitative e i fisioterapisti hanno oggi a disposizione una grande varietà di attrezzature e apparecchiature elettromedicali di cui il Diarad è fornito: Tecar, Onde d’urto, Kinesio-

È

Fisioterapia in evoluzione Con l’aiuto dei medici interni al centro napoletano Diarad, cerchiamo di cogliere gli aspetti di maggiore interesse in un ambito sempre più importante. «L’aumento della vita media sancisce il successo di questa condotta clinica»

Il dottor Bruno Pinto, amministratore del centro Diarad situato a Napoli - www.diarad.it

EDUCAZIONE ALLA SALUTE

Corsi di ginnastica medica funzionale con l’obiettivo di consolidare i risultati ottenuti da percorsi terapeutici precedenti

eccellenze, come ad esempio la riabilitazione delle paralisi ostetriche con la metodica Vojta, il trattamento di bambini con autismo attraverso la terapia comportamentale Aba, la riabilitazione dei soggetti ipoacusici e/o anacusici portatori di impianto cocleare». Il Diarad presenta anche il Rsa-Semiconvitto che accoglie persone diversamente abili al suo interno, dalle ore 9 alle ore 15. «I nostri pazienti, per lo più giovani, sono affet-

taping, Crioterapia, Laser Yag, Cerc, Isocinetica, Idk (piscine riabilitative) e molto altro. Sono tutti strumenti che aiutano a conseguire con straordinaria efficacia gli obiettivi riabilitativi». Il centro si avvale della collaborazione di una equipe polispecialistica (ortopedico, fisiatra, posturologo, osteopata, neurologo ecc.) e vanta anche un settore dedicato alla neuroriabilitazione, il cui responsabile è il dottor Parolisi. «Un programma riabilitativo efficace – spiega Parolisi – richiede l’impegno di una equipe multidisciplinare ad alta specializzazione e la realizzazione di programmi riabilitativi individuali e personalizzati. La nostra struttura ha formato nel tempo il proprio personale creando delle vere e proprie

Verso l’eccellenza Il dottor Bruno Pinto, amministratore del centro Diarad, si sofferma su alcuni aspetti non direttamente connessi all’attività medica interna al centro napoletano, e che pure costituiscono un valore non trascurabile in questo tipo di attività. «Il centro in generale – dice Pinto – ha goduto di un restyling strutturale evidente, a beneficio di una migliore erogazione dei servizi forniti ai pazienti. Inoltre, è convenzionato e accreditato con la Regione Campania e ha stipulato numerose convenzioni con aziende private e associazioni sportive, mantenendole nel tempo a riprova della qualità del proprio lavoro. Tra gli altri indicatori dell’eccellenza di cui vogliamo essere portatori, poi, il centro e le attività che si fanno al suo interno sono certificati secondo la norma Iso 9001:2008. La struttura, infine, è dotata di ampio parcheggio custodito e di percorsi facilitati per l’accesso dei pazienti ipovedenti e ipoacusici».

ti da varie patologie tra le quali sindrome di Down, ritardi mentali, sindromi comportamentali, ed altre. Non sono del tutto autosufficienti e vengono seguiti con cura e amore – afferma il dottor Chiariello, responsabile del semiconvitto – da una completa equipe multidisciplinare all’interno di laboratori attrezzati e con numerose esperienze extramurali. In sostanza, l’obiettivo è garantire la più alta professionalità e qualità al servizio del diversamente abile. Il suddetto servizio è stato ulteriormente implementato negli ultimi mesi con l’acquisizione di nuovi ambienti e il miglioramento di quelli esistenti». ■ Elena Ricci


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Terapia antalgica

Scrambler Therapy contro il dolore cronico Nello Studio Medico San Damiano di Palermo è disponibile da novembre il trattamento basato sull’elettrostimolazione, particolarmente adatto in caso di neuropatie e neoplasie l dolore cronico è una patologia, spesso subdola, che affligge milioni di persone nel mondo e il 21,7 per cento di italiani (dati Istat). A differenza del dolore acuto – che è il sintomo più evidente dell’immediata risposta del corpo a un danno e tenderà a sparire una volta risolto il trauma, l’infiammazione o l’intervento chirurgico che lo ha provocato – il dolore cronico persiste anche dopo la risoluzione della causa originaria, perde la sua utilità di campanello di allarme e può risultare anche molto invalidante, obbligando chi ne è affetto e i familiari che lo assistono a cambiamenti considerevoli nelle abitudini quotidiane. Ma come per molte altre patologie, il dolore cronico può essere curato e, in molti casi, sconfitto, se-

I

I RISULTATI

Con la Scrambler Therapy, la scomparsa del dolore tende a permanere per un tempo sempre maggiore a ogni trattamento guendo i consigli del medico curante, con l’approccio polispecialistico dei Centri di Terapia del Dolore e con l’ausilio di moderne strategie e nuove tecniche terapeutiche. Tra i sistemi di cura innovativi utilizzati per la terapia del dolore cronico e oncologico, anche nei casi di resistenza agli oppiacei, c’è la Scrambler Therapy, ideata dal bioingegnere italiano Giu-

Il dottor Sebastiano Adamo, specialista in terapia antalgica

seppe Marineo. In Sicilia sono solo quattro i centri in cui è disponibile, tra cui lo Studio Medico San Damiano di Palermo, come spiega la referente, la dottoressa Johara Mannone. «Il Centro Medico San Damiano è una struttura sanitaria privata in cui dal 2014 – sottolinea la dottoressa Mannone – l’utente trova servizi ed esami plurispecialistici integrati. Grazie alla collaborazione di circa quindici medici specialisti nella diagnosi e nella cura, tra cui otorini, neurochirurghi, radiologi, ortopedici, nutrizionisti, oculisti, chirurghi plastici, neurologi, medici legali ed esperti in terapia antalgica, alla disponibilità di tecnologie di ultima generazione e alla particolare, costante attenzione riservata al paziente e alle sue necessità, lo studio è in grado di offrire agli utenti un’assistenza di elevato standard professionale e tecnico, coniugata a umanizzazione e comfort. Dallo scorso novembre la struttura offre anche trattamenti di Scrambler Therapy che, a

differenza della terapia antalgica con infiltrazioni semplici o ecoguidate, è meno invasiva perché il principio su cui si fonda è l’elettrostimolazione. In media trattiamo circa 15-20 pazienti a settimana, con cicli di un minimo di 10 trattamenti continuativi nell’arco di due settimane eventualmente ripetibili. Il tempo tipico di un trattamento si aggira tra i 30 e i 45 minuti a seconda del quadro clinico. Stiamo avendo ottimi risultati, con statistiche interessanti che ci riserviamo di presentare ufficialmente». La Scrambler Therapy è particolarmente indicata per il dolore neuropatico, ma la terapia risulta efficace anche su dolore resistente alle terapie farmacologiche. Le patologie trattabili nell’ambito del dolore cronico non neoplastico sono: neuropatie post erpetiche; lombo-sciatalgie; cervicale e brachiale; neuropatie diabetiche; nevralgie trigeminali; nevralgie post-traumatiche; sindrome dell’arto fantasma. Inoltre la terapia dà buoni risultati anche in caso di dolore

cronico neoplastico dovuto a patologia primitiva, metastasi, trattamenti chemioterapici, radioterapici e chirurgici. «Il meccanismo di funzionamento del macchinario - aggiunge il Prof. Dott. Sebastiano Adamo del Centro Medico San Damiano- simula cinque neuroni artificiali che, tramite elettrodi di superficie applicati sulla pelle, vengono utilizzati per modulare impulsi elettrici di bassissima intensità in grado di inviare dei segnali che vengono identificati dal sistema nervoso centrale come segnali di non dolore. L’informazione dolore viene intercettata e sostituita con una informazione sintetica di non dolore. La Scrambler Therapy è una terapia autonoma, non è richiesto alcun altro supporto analgesico in associazione. La scomparsa del dolore è immediata e tende a permanere per un tempo sempre maggiore a ogni trattamento in seguito al ciclo di terapia gli effetti analgesici sono durevoli nel tempo». ■ Alessia Cotroneo

Studio Medico San Damiano si trova a Palermo www.centromedico.palermo.it

La collaborazione con l’Istituto Galeazzi di Milano Tra i servizi più richiesti nello Studio Medico San Damiano di Palermo ci sono quelli ortopedici, dalla realizzazione di plantari su misura a trattamenti per tutti i tipi di patologie e disturbi di natura ortopedica. Per i pazienti che necessitano della realizzazione o della revisione di protesi per l’anca e il ginocchio, la struttura siciliana ha una convenzione con l’Istituto Galeazzi di Milano. Il professore Michele Ulivi, responsabile dell’unità di Ortopedia Ricostruttiva Articolare della Clinica Ortopedica (O.R.A.C.O.), insieme Il dottor Michele Ulivi, ortopedico

alla sua équipe specializzata, si reca periodicamente in Sicilia per visitare i pazienti. «Visite ed esami sono effettuati all’interno del nostro Studio Medico a Palermo – precisa la dottoressa Johara Mannone – mentre l’intervento chirurgico viene eseguito a Milano, presso il Galeazzi, in regime di convenzione con la nostra struttura, che comprende l’operazione, il viaggio aereo e anche la riabilitazione, per offrire ai pazienti un’assistenza completa».


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Sport e tecnologie

Consigli per uno stile di vita sano a medicina dello sport fa emergere aspetti della relazione tra medico e paziente significativi sia dal punto di vista umano che diagnostico. Da medico neurologo di bordo ring negli anni Settanta a medico dello sport per il rilascio dell’idoneità sportiva agonistica e non, il dottor Antonino Sarcià ha maturato una lunga esperienza e delinea un quadro in cui oggi i pazienti risultano più consapevoli e si prendono più cura di se stessi. «Un tempo la visita per il rilascio dell’idoneità sportiva era vissuta come un obbligo burocratico – afferma -, oggi è vista invece come un bisogno di tutela della salute. Infatti il paziente sa riferire con chiarezza la propria storia clinica e i rimedi adottati, è consapevole dell’importanza di uno stile di vita corretto, fuma e beve molto di meno, ha più cura di sé e pratica più attività motoria che in passato. È più critico nei confronti della qualità della prestazione sanitaria ed è più disposto a mettere in discussione le proprie credenze nel campo della salute. È abituato ad eseguire esami clinici ematici e strumentali periodici e in molti casi è donatore di sangue».

L

Lo studio medico del dottor Antonino Sarcià si trova a Montecchio Maggiore (Vi) - ascarcia@interfree.it

Come avviene la diagnosi durante le sue visite? «Le patologie croniche ad impatto sociale come l’ipertensione, il diabete, la dislipidemia, l’obesità sono seguite secondo gli standard delle linee guida internazionali. L’ipertensione latente si svela durante la prova da sforzo con il superamento del limite di 220/110. Il rischio coronarico si evidenzia

Il dottor Antonino Sarcià descrive com’è cambiato il rapporto tra il medico e il paziente, le patologie più riscontrate nelle visite per il rilascio dell’idoneità sportiva e le possibili soluzioni, a partire dall’alimentazione

PIÙ CONSAPEVOLEZZA

Oggi il paziente sa riferire con chiarezza la propria storia clinica e i rimedi adottati, è consapevole dell’importanza di avere stili di vita corretti, fuma e beve molto di meno osservando il superamento di 2 mm del sottoslivellamento ST all’ecg, specialmente nei dislipidemici con placche ateromasiche. I piccoli difetti della conduzione elettrica cardiaca sono più diffusi di quanto si possa immaginare e l’accumulo di sostanze acide nel sangue, per esempio acido lattico e radicali acidi liberi, aumentando l’eccitabilità cardiaca, possono predisporre alle aritmie. Spesso si riscontrano anomalie di funzionamento della tiroide, anche subcliniche con o senza nodulia. Dall’esame delle urine postprandiale si osserva spesso iperglicosuria e basso peso specifico, valori che si invertono nell’esame di controllo a digiuno. Ciò significa che i reni si difendono da un’alimentazione sbilanciata a favore dei carboidrati e nello stesso tempo possono recuperare il sodio per il fabbisogno cellulare, grazie all’osmolarità prodotta dal glucosio in eccesso. Quando si verifica una carenza di sodio urina-

rio, vuol dire che il sangue per la propria omeostasi ha richiesto la fuoriuscita di quello endocellulare. Nell’esame dell’ematocrito si può osservare un aumento della concentrazione corpuscolare del sangue con aumentato rischio di coagulazione, che si aggrava durante la sudorazione profusa». Una dieta prevalentemente carboidratica può causare conseguenze dannose? «Eccedere con i carboidrati a sca-

pito di altri nutrienti può causare sarcopenia perché i muscoli durante il lavoro, in mancanza di amminoacidi, si degradano influendo sulla prestazione atletica. Le persone obese che riducono l’apporto nutrizionale dei carboidrati senza sostituirli con grassi e proteine, perdono massa grassa, con conseguente scollamento del derma dalle fasce muscolari che provoca evidenti inestetismi. Sulla salute, però,

incide anche l’uso alimentare improprio delle acque oligominerali che può provocare grave disidratazione, disfunzione della parete cellulare, danno neurologico irreversibile. L’8,5 per cento delle demenze è dovuto proprio a questa causa». Quali consigli si sente di dare rispetto alle abitudini alimentari odierne? «Le abitudini alimentari non aiutano la pelle, i tendini e le cartilagini con evidenti conseguenze sull’elasticità dei tessuti e sull’integrità delle articolazioni. Persino il tessuto osseo, non potendo rimodellare la propria struttura fibrosa, non può legare i minerali necessari: consiglio pertanto di non scartare dal piatto le parti gelatinose che contengono l’aminoacido essenziale glicina, utile per costruire e rimodellare i nostri tessuti connettivi. Consiglio inoltre l’uso delle acque minerali propriamente dette, che hanno il residuo fisso a 180 gradi intorno ad 1 e contengono calcio elettrolitico, assorbibile. L’apporto di fosforo che è contenuto nella pelle del pesce azzurro, utile anche al fabbisogno della cellula nervosa. Mangiare il grasso sottocutaneo del pesce azzurro integra anche gli acidi grassi omega3 che bilanciano gli omega6 creando stabilità e riducendo il rischio di deposito sulla parete arteriosa». Infine il fumo. Quali danni causa nello sportivo? «Con il fumo l’emoglobina si lega all’ossido di carbonio formando carbossiemoglobina e compromettendo quindi la capacità di trasporto dell’ossigeno. Non si deve fumare due ore prima della visita e della pratica sportiva. Inoltre il fumo può causare carenza di glicina, aminoacido essenziale nelle strutture fatte di collagene, e le conseguenze sono la perdita di elasticità del tessuto sottocutaneo, con formazione di scollamento cutaneo-sottocutaneo e conseguenti inestetismi, fragilità legamentosa e della matrice ossea con aumento del rischio infortunistico». ■ Patrizia Riso


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Diagnostica high level Con il dottor Giuseppe Loi, amministratore del Centro Diagnostica Radiologica Dolianova, alla scoperta dei servizi diagnostici proposti, sempre più orientati a sportivi, neonati e pazienti affetti da patologie cerebrovascolari acchinari sempre più tecnologici e performanti, di ultima generazione e un’innovazione che continua sulla strada di un’accuratezza sempre crescente. La diagnostica per immagini ha fatto, e continua a fare, passi da gigante in campo medico. In questo ramo essenziale per la sanità territoriale, la tecnologia all’avanguardia e l’aggiornamento professionale, insieme alla collaborazione con i migliori specialisti provenienti anche da territori diversi e centri d’importanza nazionale, rivestono un ruolo centrale per rispondere adeguatamente e con tempestività alla crescente domanda di servizi diagnostici accessibili e presenti capillarmente su un territorio vasto come quello della Sardegna. Qui, più precisamente in provincia di Cagliari, persegue questo obiettivo il Centro Diagnostica Radiologica Dolianova. La struttura, accreditata dal Servizio Sanitario Nazionale e convenzionata con parecchie squadre sportive di basket e pallavolo, nuovo dell’area della Sardegna centrale e meridionale, offre prestazioni diagnostiche di risonanza magnetica aperta articolare, radiologia computerizzata, ortopantomografia, telecranio, mammografia, ecografia internistica (mammaria, muscolare, cardiologica e tiroidea), senologica e muscoloscheletrica, screening displasia dell’anca neonatale, eco color doppler vascolare, ecocardiografia, elettrocardiogramma, elettrocar-

M

Il Centro Diagnostica Radiologica Dolianova si trova a Dolianova (Ca) aleloirx@gmail.com

laborazione della dottoressa Pisano e del dottor Giovanni Todde, che oggi è l’unico a realizzarlo in Sardegna, eseguiamo uno studio sulla vascolarizzazione cerebrale che sembrerebbe correlata all’insorgenza e all’evoluzione della sclerosi multipla, una patologia per cui c’è un’incidenza molto alta nella nostra regione». Ogni giorno in media 80 pazienti varcano le porte del centro per eseguire prezione. In questo campo siamo diventati diogramma dinamico e holter pressorio. Il centro si è inoltre specializzato in un punto di riferimento per tutta la Sar- stazioni diagnostiche specialistiche, per oltre il 70 per cento campo muscolo-scheletrico, neonatale e degna centro-merilegate all’apparato angiologico, come spiega l’amministra- dionale. Inoltre abmuscolo-scheletritore unico Giuseppe Loi, con medici che biamo potenziato la co e agli screening vantano un’esperienza pluriennale nel- branca diagnostica l’ambito di screening della displasia con- della neonatologia Prestazioni diagnostiche neonatali, per la restante percentuale genita dell’anca, traumatologia, patologie e degli screening Percentuale di quelle legate all’angiologia e alneonatali per patomuscolari, articolari e nella patologia all’apparato muscolo-scheletrico e l’internistica in gesportiva: «Negli ultimi anni abbiamo logie come la diagli screening neonatali, la restante nerale, con un forte scelto di potenziarci, sia qualitativa- splasia dell’anca. Inpercentuale riguarda l’angiologia e accento sulla diamente che quantitativamente, nella bran- fine, abbiamo invel’internistica in generale gnostica mammostito e stiamo conca muscolo-scheletrica tendinea, risergrafica. In questo vando un’area dedicata agli sportivi pro- tinuando ad invefessionisti e non, con apparecchiature al- stire tramite l’assunzione di alcuni me- campo, in particolare, il Centro Diagnotamente prestanti, con gli standard tra i dici qualificati, in ambito cardiologico e stica Radiologica Dolianova presenta, più diagnosticamente elevati a disposi- vascolare. In particolare, grazie alla col- oltre alle più tradizionali metodologie diagnostiche, anche risonanza magnetica alla mammella e tomosintesi per scoprire tumori anche di piccolissime dimensioni che con la mammografica tradizionale non sarebbe possibile diagnosticare. Dopo aver imboccato con decisione la strada della diagnostica per immagini ulLa displasia dell’anca, detta anche lus- screening neonatale cui per legge detraspecializzata in ambito sportivo, ansazione congenita dell’anca (articola- vono essere sottoposti tutti i neonati. giologico e neonatale, il prossimo obietzione tra testa del femore e corrispon- «L’importanza di questo screening diativo della struttura è trasformarsi neldente cavità del bacino, denominata gnostico è essenziale - spiega -, perché l’arco di un anno in un polo polispeciaacetabolo), è l’anomalia scheletrica più consente di valutare subito dopo la nalistico avanzato che sia punto di riferifrequente alla nascita. Se non trattata, scita e identificare subito i neonati patomento per l’intera Sardegna, non solo evolve durante i primi anni di vita con logici, affinché possano essere trattati grazie ai macchinari di ultima generaesiti permanenti e invalidanti che pos- con particolari dispositivi medici nelzione e alle professionalità mediche cosono essere quasi azzerati attraverso la l’immediatezza. Grazie al pronto interstantemente aggiornate impiegate, ma diagnosi precoce nei primi due mesi di vento che solo la diagnosi così tempeanche attraverso la collaborazione con vita, associata alla conseguente pratica stiva può garantire, nel giro di tre-quattro specialisti e grandi centri diagnostici di terapeutica. Il dottor Giuseppe Loi, am- mesi la displasia congenita dell’anca recaratura nazionale. Eccellenze che posministratore del Centro Diagnostica Ra- gredisce, andando a ridurre quasi a zero sano portare sull’isola il meglio della diadiologica Dolianova, segue da anni con le protesi d’anca secondarie alla displagnostica per immagini. particolare attenzione nella struttura lo sia neonatale». ■ Alessia Cotroneo

Screening della displasia congenita dell’anca

70%


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Odontoiatria

Tutela della professione e della salute cessi ottenuti». Quali i motivi? «La necessità di curare i pazienti in tempi molto brevi e di contenere i costi ha prodotto, a distanza di anni, gravi problemi di salute odontoiatrica, tra i quali il rigetto degli impianti con la conseguente perdita di tutto il lavoro protesico, costringendo tanti pazienti alla dentiera. E inoltre in questi casi i pazienti, di fatto, non possono rivalersi sul dentista straniero in quanto dovrebbero attivare una causa per ottenere il risarcimento nel Paese dove si sono recati per le cure. Poi ci sono i problemi rispetto alle norme igienico-sanitarie, evidenziate anche in una recente ricerca del Codacons. Quelle a cui i dentisti italiani devono sottostare sono tra le più garantiste per il paziente degli Stati europei. Ma il problema non riguarda solo le norme igieniche: spesso infatti per il paziente italiano è difficile capire sia il tipo di cura che il dentista straniero gli propone, sia se quello che lo cura è un vero dentista abilitato». Continua a pesare la questione economica. «Certo, le prestazioni in alcuni Paesi esteri costano meno che in Italia, come costa meno un soggiorno in hotel o una cena. Il motivo? Fiscalità diversa, diversi costi del lavoro e dei materiali. Ma si può scegliere da chi farsi curare con lo stesso sistema con cui si sceglie la vacanza? La salute orale è un bene

odontoiatriche registrata negli ultimi anni con la congiuntura economica ha reso ancora più precarie le condizioni dei giovani odontoiatri, proiettati verso il ruolo di collaboratori o dipendenti di grandi centri piuttosto che titolari di un proprio studio. Quale futuro si delinea per la professione? «Se è vero che la caratteristica fondamentale della nostra professione è, ancora oggi, quella di una attività professionale che si svolge per oltre il 90 per cento nella forma della libera professione, mentre la cosiddetta odontoiatria pubblica che non è mai decollata e costituisce, per assurdo, un elemento di semplice supporto alla rete di assistenza privata, è vero anche che questo è avvenuto non certo per colpa degli odontoiatri italiani, ma per l’impossibilità del Ssn di far fronte alle ingenti spese che indubbiamente comporta l’assistenza odontoiatrica. Il sistema è al tracollo per evidenti difficoltà economiche. Con amarezza si deve registrare che l’aspetto economicistico – aziendale ha prevalso rispetto a quello assistenziale e in tale contesto sempre meno importanti risultano i principi solidaristici e vengono meno quei rapporti fondati sull’empatia e sull’alleanza terapeutica. Gli ultimi dati rilevati ci dicono che oltre il 75 per cento dei dentisti sotto i 35 anni non ha un proprio studio odontoiatrico e conseguentemente lavora come consulente, collaboratore e purtroppo, in alcuni casi, tende a scendere a discutibili compromessi professionali». Come Andi si sta muovendo in questo senso? «Stiamo aiutando i giovani a crescere fornendo loro tutti gli strumenti per facilitarne l’accesso alla libera professione dopo il conseguimento della laurea e affiancare gli studenti al fine di integrare il loro percorso formativo. In quest’ottica, l’Associazione confermerà l’impegno per l’im-

fondamentale che va tutelato. Il comparto odontoiatrico italiano è composto da oltre 200mila professionisti che operano nel pieno rispetto di regole certe e garanzie di qualità, con tassazione che supera il 60 per cento dei redditi; non è proprio corretto paragonare i costi italiani con quelli stranieri». La contrazione della domanda di cure

plementazione delle conoscenze mediche generali di base, al fine di permettere agli odontoiatri di riappropriarsi a pieno del proprio ruolo di sanitario che cura il mantenimento della salute della bocca, e non solo, in quanto quest’ultima legata indissolubilmente alla salute globale dell’individuo». ■ Francesca Druidi

Lotta all’esercizio abusivo dei finti dentisti e attenzione alla formazione dei profili di domani. Il punto di Gianfranco Prada, presidente Andi sugli obiettivi e i nodi critici della professione

la conclusione di una battaglia che Andi, Associazione nazionale dentisti italiani, porta avanti da decenni contro i finti dentisti. L’approvazione, a dicembre, del Ddl Lorenzin in Commissione igiene e sanità del Senato è un passo importante verso l’inasprimento delle sanzioni per chi esercita abusivamente una professione sanitaria. «A chi esercita abusivamente - fa il punto il presidente Andi Gianfranco Prada - verrà aumentata la pena della metà e i beni mobili e immobili utilizzati per compiere il reato verranno confiscati e donati in uso al Comune in cui è stato consumato». Come ricorda Prada, le ultime stime organiche riguardano la fine del 2009, quando furono calcolati in 15mila circa i falsi dentisti in Italia, con un giro d’affari di 720 milioni l’anno su un totale di 7,2 milioni di cure. Per quattro dentisti regolari, uno è irregolare e del tutto abusivo. «Il fenomeno non può si-

È

Gianfranco Prada, presidente Andi, Associazione nazionale dentisti italiani

curamente definirsi in recessione e gli abusivi non calano nonostante tutti gli sforzi dei Nas, che svolgono egregiamente il loro lavoro di ispezione sul territorio. L’approvazione in Commissione è un passo molto importante per vedere riconosciuto quanto Andi chiede da tempo su abusivi e prestanome. La norma contenuta nel Ddl Lorenzin non è in concorrenza o in alternativa al Ddl Marinello in discussione alla Camera, ma lo integra penalizzando ulteriormente chi esercita abusivamente una professione sanitaria». Le sfide per i dentisti italiani restano molte. Turismo dentale oltre confine. In che misura persiste e come lo sta affrontando Andi? «Prima di rivolgersi all’estero per le cure odontoiatriche, è meglio considerare i tanti aspetti, soprattutto negativi, che la scelta comporta. Dopo alcuni anni in cui, favorito dall’interesse mediatico che il turismo odontoiatrico aveva creato, un certo numero di cittadini si è recato all’estero per le cure, oggi il fenomeno sta cominciando a essere visto con diffidenza dagli italiani. Un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca Ispo, per conto di Andi, ha evidenziato che solo il 4 per cento degli italiani si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e tra questi la metà di loro non lo rifarebbe, mentre l’81 per cento non è disposto a farlo e solo il 15 per cento, pur non avendolo mai fatto, lo prenderebbe in esame. La gente ha capito che non solo non si risparmia, considerando gli spostamenti necessari per questi viaggi della speranza, i soggiorni, il disagio, ma soprattutto non ha senso affrontare queste cure per via degli insuc-


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Il filo diretto tra occlusione e postura na filosofia che mira ad un miglioramento complessivo dell’informazione sullo stato di salute del cavo orale. Sono questi i principi basilari applicati dallo studio medico Assodent attraverso l’utilizzo di strumenti diagnostici all’avanguardia e supportati da un’esperienza professionale maturata nell’ambito della prevenzione e della cura dei problemi legati al cavo orale e all’apparato masticatorio in senso più ampio. «Il nostro studio da più di venti anni si impegna con professionalità e passione nel tentativo di garantire salute ai nostri pazienti attraverso la scelta di terapie personalizzate e di qualità - spiega Enrico Castellazzi, direttore sanitario dello studio dentistico -. Fondamentali per il nostro lavoro sono il continuo aggiornamento sia professionale che tecnologico e l’attenzione che poniamo a ogni singolo paziente consapevoli dell’unicità della sua problematica. La nostra filosofia lavorativa ha come finalità quella di consentire al paziente di ottenere la più completa informazione possibile sul suo stato di salute orale». Occlusione e postura, sono due termini che non si direbbe vadano a braccetto, in realtà la prima può avere dirette conseguenze sulla seconda. In che modo? «Negli ultimi anni è stato definitivamente dimostrato come la posizione della bocca rispetto al corpo influenzi il nostro modo di camminare e mantenere la postura eretta. In modo particolare l’occlusione, la deglutizione, il

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e disbiosi intestinale. L’occlusione fisiologica si ha quando è presente un corretto rapporto tra l’osso mascellare e la mandibola, con contatti dentali simmetrici uniformi e simultanei, fondamentali per garantire alla mandibola la massima stabilità. Un’occlusione patologica, invece, sostenuta da un errato ingranaggio dentale, determina una diversa posizione della mandibola rispetto al cranio, con un conse-

Come lo studio interviene in questo genere di problemi? «Dopo molti anni dedicati alla cura delle problematiche dentali, la nostra attenzione si è ulteriormente estesa al concetto di salute globale del paziente. In particolare nell’ambito della diagnosi e del trattamento delle disfunzioni posturali collegate alle disfunzioni dell’apparato masticatorio. Nell’ambito del benessere globale le problematiche, e i disturbi ad esse connessi, vengono trattate con il contributo della kinesiologia, dell’osteopatia, della fisioterapia e del corretto approccio alimentare. In una visione di questo tipo diventa importantissimo l’approccio posturale al bambino ed al ragazzo che presentano una malocclusione. Un’ortodonzia funzionale, rispettosa delle diverse fasi di crescita e consapevole delle reciproche influenze tra occlusione e postura, è fondamentale per garantire uno sviluppo armonico ai nostri “piccoli” pazienti ed evitare che possano diventare adulti algico-disfunzionali. Riteniamo

guente disequilibrio neuro-muscolare, costringendo il corpo a uno sforzo di adattamento posturale. Il corpo altera la sua postura per evitare dolori e disagi. Tutto questo però ha un prezzo. Tale prezzo il corpo lo paga sul piano energetico, producendo stanchezza cronica o una ridotta resistenza allo sforzo sia fisico che intellettivo. Le posture antalgiche sono dispendiose in termini energetici. Col tempo l’organismo esaurisce il suo potenziale di adattamento e compare la sintomatologia dolorosa».

fondamentale il lavoro in equipe, dove ogni specialista si prende carico di un preciso ambito della terapia, con modalità e tempistiche assolutamente individualizzate e condivise con il paziente. Riteniamo il lavoro in equipe importante, oltre che per offrire il massimo della professionalità e del risultato, anche per permettere al paziente di sentirsi accompagnato nel suo percorso di cura e potersi interfacciare con diverse personalità e trovare più facilmente stimoli terapeutici». ■ Luana Costa

Di recente, diversi studi hanno confermato come problemi di natura dentaria possano influire sulla postura producendo disadattamento e sforzi fisici che degenerano in patologia. Ne parliamo con il dottor Enrico Castellazzi

Lo studio dentistico Assodent ha sede ad Asso (Co) - info@assodent.com

LE CONSEGUENZE

Il corpo altera la sua postura per evitare dolori e disagi ma ne risente sul piano energetico, producendo stanchezza cronica o una ridotta resistenza allo sforzo sia fisico che intellettivo rapporto tra cranio e mandibola e la convergenza degli occhi sono in relazione neuro-muscolare stretta con il sistema di controllo e mantenimento della postura, integrandosi a diversi livelli. A tutti gli effetti il sistema stomatognatico partecipa attivamente al mantenimento della corretta posizione del cranio insieme ai muscoli della masticazione e del collo, all’articolazione temporomandibolare, all’osso ioide e al cingolo scapolo-omerale. A livello diagnostico un aiuto importante ci viene offerto dalla kinesiologia

applicata in odontoiatria, che ci consente di distinguere e analizzare le differenti problematiche biomeccaniche posturali». In che modo si riflettono sul corpo? «Tali problematiche possono essere di tipo discendente - occlusione dentale, protesi dentali scorrette, alterazione della deglutizione, presenza di un frenulo corto linguale, problematiche agli occhi - o ascendente piede piatto, piede cavo, traumi agli arti inferiori, disturbi viscerali come intolleranze alimentari

Laser terapia Lo studio dentistico Assodent utilizza una tecnologia all’avanguardia che consente di ottenere ottimi risultati in diversi ambiti dell’odontoiatria. In particolare, con il laser si tratta la terapia delle ae e dell’Herpes Simplex, i ritrattamenti canalari di denti con granulomi periapicali. Si effettuano, inoltre, anche piccoli trattamenti di chirurgia come la frenulectomie, l’escissioni di epulidi e le gengivectomie. Con tale tecnica si interviene anche nel miglioramento della guarigione delle ferite in caso di estrazioni o chirurgia o nella terapia non chirurgica delle problematiche parodontali. E ancora, nello sbiancamento dentale o nella desensibilizzazione dentinale.


Osservatorio medico - scientifico Pag. 41 • Aprile 2018

Prf e Prp, i derivati del sangue Piastrine e fibrina racchiuse nel sangue aiutano a risolvere in maniera definitiva svariati problemi odontoiatrici, andando a sostituire e innovare le vecchie metodiche. Ne parliamo con il dottor Riccardo Bastianello

rf e Prp sono le sigle con cui vengono denominati due preparati derivati dal sangue centrifugato – dunque fortemente ricchi di materiale autologo, proveniente dal paziente stesso – caratterizzati da alcune somiglianze e da altrettante differenze. La prima distinzione da fare è la seguente: con Prf si indica un precipitato di plasma ricco di fibrina; con Prp un precipitato di plasma ricco di piastrine. La procedura di preparazione è veloce per entrambi, eseguita in tempo reale data l’indispensabilità di lavorare su sangue appena prelevato, ma pur essendo molto simile, anche sotto questo aspetto si evidenzia una diversità. È il dottor Riccardo Bastianello, medico chirurgo, odontoiatra e direttore sanitario della Clinica Medica San Luca, a spiegare nel dettaglio la procedura di realizzazione di questi due importanti preparati. «Nel caso del Prp il sangue viene centrifugato con un anticoagulante, cosa che invece non viene effettuata con il Prf. A seguito della centrifugazione emergono due sostanze: con il Prp un liquido chiaro che si stratifica su quello rosso e, dopo essere stato prelevato con una siringa, viene iniettato a livello interarticolare o nel cuoio capelluto; con il Prf, invece, emergono uno strato di fibrina giallo e una corpuscolata rossa. A essere utilizzata è la fibrina che, essendo gelatinosa e malleabile, può addirittura essere suturata o fare “da tappo” nei siti orali del paziente». Quali sono le situazioni più fre-

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L’INNOVAZIONE

Utilizzare il plasma con la sua portata di fibrina e piastrine rappresenta una moderna terapia rigenerativa e mini invasiva quenti in cui vengono impiegati i due preparati? «Il Prp trova utilizzo in quei casi in cui occorre una rigenerazione cartilaginea, come per esempio il recupero da traumi articolari, o pilifera, come la ricrescita dei capelli. Il Prf viene prevalentemente utilizzato nella odontostomatologia, nella chirurgia rigenerativa, per chiudere cavità, piaghe da decubito o diabetiche. Un’ulteriore applicazione del Prf riguarda, poi, i grandi rialzi del seno mascellare, che si rendono necessari nei casi di atrofie della cresta ossea mascellare».

IDENTIKIT DELLA CLINICA SAN LUCA

Il dottor Riccardo Bastianello è direttore sanitario della Clinica Medica San Luca di Tezze sul Brenta (Vi) www.clinicamedicasanluca.it

Nata con l’intento di portare sul mercato una ventata di innovazione e un operatore dallo stile internazionale, la Clinica Medica San Luca incarna un futuro della sanità privata caratterizzato da: consolidamento delle professionalità specifiche, arricchimento dei servizi da offrire ai pazienti e capacità di proporre prestazioni medico-odontoiatriche accessibili a tutti, pur garantendo una qualità assoluta. Il centro medico San Luca è specializzato in prevenzione dei tumori, odontoiatria, diagnosi e cura delle cefalee, medicina estetica eseguita in modalità non chirurgiche, fisioterapia, diagnostica per immagini – possibile grazie a tecnologie altamente avanzate e a un personale costantemente aggiornato – e polispecialistica. Il Centro Medico San Luca, infatti, è anche un ambulatorio polispecialistico e strumentale dove si effettuano ogni genere di visite mirate: dall’allergologia all’andrologia, dalla neurologia alla dermatologia, per arrivare alla ginecologia, oculistica, ortopedia e dietologia.

In che modo si interviene? «Il rialzo del seno mascellare può svilupparsi in una o due fasi. Nel primo, la cavità orale viene riempita con il Prf e, subito dopo, viene inserito l’impianto, che sarà dunque circondato da osso innestato e Prf. Dopo circa cinque o sei mesi, l’integrazione ossea è completa e si può procedere con la riabilitazione protesica del paziente. Nel secondo caso, invece, l’impianto viene rinviato a ossificazione avvenuta con una tecnica transmucosa – senza tagli – previa radiografia endorale per verificare la completa ossificazione». Il Prf trova interessanti applicazioni anche nei casi di recessione gengivale. Che cosa può dirci in merito? «Sì, quando la retrazione attorno al colletto del dente arriva a uno o due terzi della radice – che quindi risulta esposta – si scolla la gengiva, si mordenza e pulisce il tessuto esposto, si applicano sotto gengiva le membrane di fibrina e si copre il tutto spostando la gengiva verso la parte più incisale dell’elemento da ricoprire. Bisogna sottolineare che la possibilità di un’esposizione di membrana di fibrina successiva non comporta necessariamente una recidiva o un aggravamento. Quella appena descritta è una tecnica molto valida, ma applicabile a patto che vi sia un residuo di gengiva aderente, di colore rosa e fissa attorno al colletto del dente. Se a prevalere è la gengiva rossa, quindi muscolare e con mobilità accentuata, si ricorre alla vecchia metodica, ovvero un innesto di gengiva prelevata dal palato. I tempi di guarigione variano comunque tra i quattro e i sei mesi». Esistono casi di rigetto di Prf e Prp? «Poiché parliamo di materiale autologo, derivato dalle cellule del paziente, non esiste il fenomeno di rigetto con il Prp e il Prf. Possono tuttavia verificarsi delle piccole complicanze dovute principalmente alla situazione non sterile del cavo orale e, soprattutto, della manutenzione del paziente dopo l’intervento. Queste, sì, possono far diminuire l’efficacia del trattamento stesso. Se, però, il paziente segue scrupolosamente le indicazioni che gli vengono fornite per gestire il decorso post-chirurgico, il successo è garantito». ■ Emanuela Caruso


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 42

Oculistica

Oſtalmologia, un mondo in evoluzione Il Congresso della Soi è lo storico appuntamento dell’oſtalmologia italiana, capace di offrire un’offerta a 360 gradi sui grandi temi della prevenzione, diagnosi e cura delle patologie dell’apparato visivo. Confermato Matteo Piovella alla presidenza della Società

ecord assoluto di affluenza per il 97esimo Congresso nazionale della Soi, Società oſtalmologica italiana, importante punto di riferimento per l’aggiornamento professionale e l’attività scientifica degli oculisti italiani. Le quattro giornate del Congresso hanno, infatti, registrato la presenza 2.350 medici oculisti, con una partecipazione totale di 3.700 persone. Un risultato che soddisfa ampiamente il presidente della Soi, Matteo Piovella, perché testimonia l’interesse dei professionisti all’evento ma soprattutto lo slancio e l’affermazione della Società. «Siamo probabilmente una delle poche società nazionali a riuscire a creare una via anche a livello internazionale, con le più importanti società oſtalmologiche del mondo - dichiara Matteo Piovella all’agenzia Dire -. Ora noi abbiamo due eventi, che si svolgono grosso modo ogni sei mesi, uno a maggio e l’altro a novembre. Il prossimo congresso internazionale si svolgerà a Milano dal 16 al 19 maggio 2018 (alla Fiera di Milano), un appuntamento per noi fondamentale che si concluderà a Roma con il congresso nazionale alla fine di novembre all’Hotel Rome Cavalieri». Il Congresso è stata l’occasione per interrogarsi sulle risorse che l’oſtalmologia necessita per continuare ad adottare le ultime tecnologie, permettendo ai pazienti l’accesso alle cure più sofisticate e quindi in grado di fornire i migliori ri-

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Matteo Piovella, presidente della Soi, Società oftalmologica italiana

sultati, ma è stata anche la sede delle elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo. L’assemblea dei soci Soi ha riconfermato all’unanimità Matteo Piovella che sarà quindi alla guida della della Società oſtalmologica italiana per altri quattro anni. Piovella, che ha portato al voto quasi 2mila oculisti, è pronto ad affrontare le nuove sfide, consapevole della responsabilità affidatagli dai colleghi e dai pazienti. C’è l’esigenza, sottolinea il presidente, di continuare «a sostenere i medici oculisti per poter dare le cure migliori ai nostri pazienti. Abbiamo bisogno di far com-

prendere alla politica che le regole vanno rispettate e che la qualità e l’evoluzione devono essere sostenute. Siamo consapevoli dei grandi problemi, però ci sono situazioni che devono essere inevitabilmente migliorate con la collaborazione di tutti, ma soprattutto finalizzate in modo positivo, torno a ripetere, per il bene dei pazienti». Tanti gli argomenti discussi nelle giornate del Congresso: dalla cataratta alla cornea, dalla superficie oculare ai tumori oculari (ad esempio il melanoma della coroide, che colpisce circa 200 persone all’anno nel nostro Paese); dal glaucoma alle uveiti; dalla neuro-oftalmologia all’ottica; dalla retina medica a quella chirurgica; dalla chirurgia refrattiva alla diagnostica strumentale. Spazio anche alla chirurgia live con l’obiettivo di promuovere un approccio all’avanguardia in campo oculistico. La Divisione oculistica dell’Ospedale San Carlo ha messo a disposizione le proprie sale operatorie, dotate di tutte le tecnologie più innovative, per effettuare interventi di cataratta, glaucoma e malattie retiniche. Nelle sale operatorie è stato installato il laser a femtosecondi, la più elevata tecnologia oggi a disposizione per l’intervento alla cataratta. Sono stati, inoltre, impiantati dei cristallini artificiali di ultima generazione in grado di correggere i difetti di vista sia da lontano

che da vicino. Ogni anno la Società elabora un rapporto come strumento di approfondimento scientifico e supporto alla pratica clinica quotidiana. La Relazione 2017 è stata incentrata sullo stato dell’arte del glaucoma e sul trattamento delle sue varie forme, includendo tutte le forme di glaucoma note, da quelle più frequenti - ad angolo aperto e chiuso - a quelle meno frequenti, ad esempio a carico del bambino, sino alle forme secondarie che insorgono in seguito ad altre patologie oculari o sistemiche. Come è stato ricordato in occasione della Giornata mondiale della vista, il glaucoma è una malattia insidiosa chiamata anche il ladro silenzioso della vista, perché agisce in modo subdolo, ricorda il presidente Piovella, causando danni visivi a molte persone. La diagnosi precoce permette in questo caso - tramite regolari visite oculistiche - di contenere i problemi più gravi. Ogni anno in Italia vengano effettuati 557mila interventi di cataratta, ma le tecnologie più sicure e avanzate non sono utilizzate negli ospedali pubblici. «La Società oſtalmologica italiana - spiega Piovella - si sta battendo affinché questa situazione possa risolversi e ha lanciato una campagna di sensibilizzazione chiamata ‘La vista ti salva la vita’ (www.lavistatisalvalavita.com). Oggi l’Italia si trova all’ultimo posto in Europa rispetto all’adozione delle nuove tecnologie e delle nuove terapie - continua il presidente Soi - e questo gap deve essere colmato. Basterebbe permettere a Soi di indirizzare meglio le istituzioni nei tavoli di confronto tuttora aperti e molti pazienti potrebbero essere salvati dalla cecità». Per poter diagnosticare la malattia con largo anticipo è necessario sottoporsi annualmente a una visita medica oculistica. «La Soi da 150 anni è l’interlocutore tecnico scientifico delle istituzioni. Ogni volta che da parte della politica calano l’interesse e l’attenzione nei confronti del bene prezioso della vista, migliaia di persone perdono la speranza di continuare a poter vedere bene». ■ Leonardo Testi


Osservatorio medico - scientifico Pag. 43 • Aprile 2018

La cataratta in trenta giorni Il sistema sanitario pubblico presenta vistose carenze, soprattutto per quel che attiene i lunghi tempi di attesa per eseguire interventi anche di routine. Luca Polidori descrive il suo progetto che si pone l’obiettivo di abbatterle

offuscamento del cristallino, comunemente definita cataratta, è una tra le malattie più comuni. È una patologia estremamente diffusa e tendenzialmente legata all’età. I primi interventi per la rimozione della cataratta risalgono all’antichità, gli Egizi utilizzavano un piccolo strumento acuto introducendolo nell’occhio per spingere il cristallino nel corpo vitreo. «Oggi l’intervento alla cataratta è l’intervento chirurgico in assoluto più eseguito al mondo - spiega Luca Polidori, direttore generale di POLISMedica e socio di numerose cliniche e ambulatori privati situate nel Friuli Venezia Giulia oltre che ideatore del progetto “La Cataratta in 30 giorni” -. Il numero di persone che si operano è certamente considerevole: oltre venti milioni di persone all’anno. In Italia sono circa 600mila gli interventi di cataratta effettuati ogni anno, sia in strutture pubbliche che private». Quali sono le attese medie per un intervento di cataratta? «Ogni considerazione non può prescindere dalle specificità di ogni regione e di ogni Asl. Le liste d’attesa per gli interventi di cataratta sono però particolarmente importanti, attese che spaziano dai tre fino ai dodici mesi anche nelle regioni dove l’eccellenza sanitaria viene sbandierata come modello di riferimento. Il problema è esclusivamente di natura organizzativa, dovuto principalmente alla complessità della macchina sanitaria pubblica. Nei presidi ospedalieri non mancano certamente oculisti, chirurghi esperti anche di comprovata esperienza, personale infermieristico, strumenti laser e sale chirurgiche».

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Luca Polidori, direttore generale di POLISMedica con sede a San Vito al Tagliamento (Pn) www.polismedica.net

Esiste una ricetta per risolvere questo problema così sentito e diffuso? «Per ovviare a questa area critica, abbiamo esportato il modello utilizzato nei nostri centri privati coinvolgendo in modo consortile varie cliniche e professionisti del Triveneto e dell’Emilia Romagna. Un modello non poi così tanto differente da quello pubblico danese, in cui il cittadino stesso, prima della riforma sanitaria, era libero di scegliere di richiedere il servizio in un altro ospedale se la struttura aveva una lista d’attesa troppo lunga». I dati dimostrano che siete riusciti a garantire liste d’attesa estremamente ridotte. «Sì, abbiamo stretto un importante accordo con alcune mutue, in particolare con MBA, attiva su tutto il territorio

nazionale, e con compagnie assicurative per garantire agli associati l’intervento in qualsiasi struttura medica autorizzata in tempi rapidissimi. Grazie alla collaborazione instaurata con alcune tra le principali case di cura e cliniche del Triveneto, è possibile oggi sottoporsi all’intervento di cataratta anche in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale pagando, quando dovuto, solo il ticket. Qualunque sia la tipologia dell’accesso, l’obiettivo è di garantire l’intervento entro trenta giorni dalla visita filtro. Nell’impegno, già così estremamente ambizioso, sono compresi i tempi di attesa per tutti gli esami strumentali specialistici necessari a un intervento eseguito in totale sicurezza. Siamo un

Le metodiche del futuro Luca Polidori, direttore generale di POLISMedica, fa un quadro sulle ultime innovazioni che caratterizzerano l’oculistica nei prossimi anni: «Il futuro è legato alle nuove realtà intervenute recentemente come la terapia del cheratocono con il metodo Cross-linking, raggiunta grazie alla collaborazione con Ofta-HT, leader di mercato. La nuova metodica permette di aumentare la resistenza e la rigidità della cornea malata attraverso una reazione chimica ottenuta facendo assorbire alla cornea la riboflavina e irradiandola poi con un laser dedicato. Anche in questo caso, fornendo la piattaforma gestionale, la strumentazione e i medici chirurghi alle strutture sanitarie, contiamo di evadere le richieste entro trenta giorni dalla prescrizione».

Responsabile Medico del progetto “Cataratta in 30 giorni” è il dottor Livio Pagliani, specialista tra i massimi esperti nella chirurgia della cataratta

popolo di santi, poeti e navigatori ma siamo anche un popolo di pazienti in perenne attesa allo sportello medico. Abbiamo voluto provare a rivoluzionare questo concetto ed i risultati finora ottenuti ci incoraggiano a proseguire su questo percorso». Lo sforzo organizzativo sarà stato senz’altro importante. «Abbiamo predisposto una piattaforma informatica che connette in rete tutti i soggetti coinvolti - strutture sanitarie, medici oculisti e chirurghi - e che prevede una fattiva interazione tra territorio, case di cura e centri di riferimento specializzati attraverso l’utilizzo di protocolli operativi condivisi. Ricerchiamo non solo la celerità dell’erogazione delle prestazioni ma la completa soddisfazione delle esigenze del paziente. Non meno importante è la garanzia della scelta del chirurgo e il trasporto del paziente alla clinica più vicina quando non autosufficiente. Offriamo un back office e una pre-accettazione unificati per tutte le strutture con una gestione più simile a quello degli istituti finanziari che agli standard sanitari ai quali si è abituati. Un modello che, attivo da pochi mesi, conta già qualche tentativo di imitazione». Quali sono i progetti futuri? «Senza dubbio l’obiettivo è quello di aumentare le collaborazioni con medici oculisti e strutture sanitarie già presenti e operanti in tutta la penisola per esportare il progetto per ora confinato solo entro le regioni del nord est Italia». ■ Luana Costa


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 44

Proctologia

I vantaggi della crioterapia Questa metodica innovativa consente di intervenire sulla patologia emorroidaria in maniera ambulatoriale e senza rischi per i pazienti, che sono così nelle condizioni di riprendere immediatamente le attività lavorative. Il punto di Mario Petracca uello delle emorroidi è un problema più frequente di quanto si possa pensare. Ad esserne colpito in maniera importante è, infatti, il 10 per cento della popolazione mondiale adulta, laddove l’incidenza è maggiore tra chi ha superato i 50 anni di età e vive in una delle aree più sviluppate del pianeta. «Sono in molti a soffrirne ma non tutti sono disposti a parlarne con il proprio medico - chiarisce il dottor Mario Petracca, specialista in materia -. Un po’ per paura o per la semplice vergogna di sottoporsi ad una visita, pur trattandosi di un disturbo fastidioso quanto facile da curare e prevenire, ricorrendo a sistemi semplici e indolori». Come si occupa della patologia il suo studio medico? «Io svolgo un’attività di natura ambulatoriale che non richiede il ricovero dei pazienti. La premessa per l’avvio del trattamento è la visita del paziente per rendermi conto se vi sono le condizioni per svolgere un buon lavoro. Se vi sono i presupposti prospetto al paziente un trattamento ambulatoriale». Il trattamento proposto nel suo studio può definirsi un metodo innovativo? «È una metodologia estremamente comoda per il paziente perché non invasiva. Utilizzo pochissima anestesia localizzata su ogni modulo emorroidario. Si tratta, per intenderci, della stessa anestesia impiegata dal dentista, quindi, non è necessario effettuare una puntura spinale. L’intervento prevede in primo luogo l’isolamento delle emorroidi presenti sia internamento che esternamente isolandole dalle mucose sane circostanti. Una volta isolate sono quindi in grado di eseguire un lavoro mirato di crioterapia selettiva utilizzando un criotomo che è uno strumento che mi permette di congelare a -100 gradi

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la parte selezionata. Si evidenziano così una per una le emorroidi già isolate trattandole per tre o quattro minuti ciascuna con il criotomo. Alla fine, del mio lavoro rimando i miei pazienti a casa». Quali benefici possono trarre i pazienti da questo trattamento? «Non resteranno cicatrici interne che potrebbero provocare un restringimento del canale anale. Ancora meglio, non ci saranno mai rischi di produrre lesioni dello sfintere e, quindi, pericoli di incontinenze. Questo trattamento non prevede l’utilizzo di punti di sutura interni né di clip metalliche. Si capisce

bene che se si evita il ricorso a tali metodi, si limitano i fastidi e i disagi per i successivi anni. Posso ben dire che i miei pazienti tornando a casa sono poi nelle condizioni di poter continuare a svolgere le loro normali attività lavorative. Avranno sicuramente un po’ di bruciore nelle giornate successive ma nulla di trascendentale che impedisca loro di riprendere una vita normale». Pare che i due terzi della popolazione mondiale soffra di problemi di emorroidi. «La patologia emorroidaria è molto diffusa. Una causa scatenante per le donne può essere la gravidanza o la stitichezza. Vi è,

Dove sottoporsi al trattamento Lo studio medico del dottor Mario Petracca ha nel tempo effettuato rilevanti investimenti per l’acquisto di macchinari criogenetici da impiegare nel trattamento delle emorroidi. Si tratta di uno strumento molto preciso che consente di intervenire solo sulla parte isolata. Quella adottata dal dottor Petracca è una metodica in Italia ancora scarsamente diffusa. Il medico è titolare di diversi ambulatori. Gli studi per il trattamento criogenetico dell’emorroidi hanno sede a Milano, a Bologna, a Roma e saltuariamente le attività vengono svolte anche a Napoli.

poi, l’aspetto legato alla familiarità: le emorroidi sono le prime cugine delle vene varicose. Tra le cause si possono anche annoverare lavori molto pesanti o sport atletici». Da quanto tempo si occupa di questo settore e con quali specializzazioni? «Ho appreso i rudimenti di questa metodica nel 1977 da colleghi americani e, poi, nel tempo mi sono impegnato a migliorarla per poter eseguire un lavoro mirato per evitare complicazioni al paziente. Una volta veniva impiegato un metodo più grossolano congelando una per una le emorroidi. Il metodo funzionava con l’accortezza di ese-

guirlo in tante sedute in base al numero dei noduli emorroidali da trattare e a distanza di due o tre settimane uno dall’altra per dare il tempo alle mucose vicine di rigenerarsi senza produrre effetti negativi. Lavorando così non c’erano rischi. Qualche collega ha però eseguito dei lavori in un’unica soluzione andando a congelare tutto l’anello del retto e provocando diversi casi di restringimenti. E quindi io mi sono ingegnato per mettere a punto un metodo in grado di eliminare questi problemi e l’ho risolto con abbinamento della crioterapia con la legatura elastica del nodulo emorroidario. L’iter avviene isolando l’emorroide, che è un sacchetto, e legandolo alla base. In tal modo io posso intervenire tranquillamente criogeneticamente poiché non si corre il rischio di intaccare le mucose sane del retto. Si tratta di un lavoro mirato e non invasivo tale da permettermi di garantire al paziente l’assenza di qualsiasi complicazione». ■ Luana Costa

Mario Petracca, medico proctologo specialista nella cura delle emorroidi interne ed esterne, riceve e cura pazienti da tutta Italia - www.emorroidi.eu


Osservatorio medico - scientifico Pag. 45 • Aprile 2018

Oltre la chirurgia proctologica obsoleta Il dottor Nando Gallese promuove un approccio perineologico al paziente, che supera quell’impostazione “demolitiva” «con interventi forieri di complicazioni e dispiaceri per gli operatori e, soprattutto, per i pazienti» a qualche anno stiamo assistendo a quello che potermmo definire un vero e proprio cambiamento paradigmatico nel campo della procto-perinelogia. Finora, gli interventi in ambito ano-rettale perdevano di vista l’insieme e spesso risultavano invasivi pur essendo non risolutivi. Ma un approccio completamente diverso ha ormai preso piede, come spiega il dottor Nando Gallese, medico-chirurgo specialista in proctologia e perineologia, il cui ambulatorio si trova a San Gavino Monreale

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(Su). «Si tratta di una vera rivoluzione con cui si stanno superando i concetti rimasti sostanzialmente immutati da secoli: nonostante le innovazioni tecnologiche (ultrasuoni, radiofrequenza, laser, ecc.) si è continuato anche in epoca recente a realizzare, con strumenti modernissimi, antichissimi interventi demolitivi, amputativi, distruttivi, poco logici e forieri di complicazioni, insuccessi, delusioni e dispiaceri per gli operatori e, soprattutto, per i pazienti: in pratica, cambia il cucchiaio ma la minestra è sempre la stessa». Come si affrontano oggi gli stessi problemi? «L’approccio perineologico al paziente prevede di considerare il pavimento pelvico e tutti gli organi a questo connessi (sistema espulsivo ano-rettale e apparato genito-urinario) come una grande orchestra, in cui tutti gli strumenti devono suonare in armonia. Il vecchio concetto di chirurgia delle emorroidi risulta obsoleto e totalmente superato alla luce dei nuovi concetti fisio-patologici legati alla teoria unitaria del prolasso, che pone in piano sostanzialmente secondario al “prolasso, primus movens” tutti i disturbi una volta attribuiti a patologia emorroi-

Il dottor Nando Gallese, medico-chirurgo specialista in proctologia e perineologia, il cui ambulatorio si trova a San Gavino Monreale (Su) - www.nandogallese.com

daria e/o alla stitichezza». Quali sono i principali interventi che realizzate all’interno del vostro ambulatorio? «In particolare, ci vengono richieste diagnosi e cura delle principali malattie retto-anali e perineali e anal-rescue, cioè recupero/salvataggio post-chirurgico dell’ano. Ma effettuiamo ad altissimi livelli, con il supporto della Casa di Cura Sant'Antonio di Cagliari, tutte le tecniche proctologiche, dalle tradizionali alle più moderne e avanzate, come l’intervento di Longo mediante suturatrici meccaniche circolari con graffette in titanio, comprese le ambulatoriali mininvasive (ad esempio la legatura elastica, senza ricovero, anestesia e senza dolore) per patologia ano-rettale in genere, malattia emorroidaria, prolasso mucoso o totale, ostruita defecazione, incontinenza, rettocele, ragade, ascesso, fistola, condilomi Hpv, polipi, fibromi, neoplasie, marische (skin-tags), trombosi, ipertono o ipotono sfinterico, stenosi, oltre a reinterventi per recidive, complicazioni, persistenze e patologie associate. Eseguiamo interventi e reinterventi per cisti e fistole sacro-coccigee con ricostruzione plastica del solco intergluteo (quando possibile). E ancora, riparazione di ernie inguinali, crurali, otturatorie, lombari, incisionali (laparoceli), addominali ventrale laterali ed ernie rare, con tecniche tension-free, sempre mininvasive, portate attraverso incisioni e suture estetiche, nessun punto cutaneo, protesi biocompatibili, anestesia locale. In questi casi la dimissione av-

viene in giornata, deambulazione e alimentazione si riprendono immediatamente, conservando le normali funzioni fisiologiche, senza necessità di medicazioni. Importante sottolineare che puntiamo alla minimizzazione del dolore e alla rapida ripresa di ogni attività sociale». Quali saranno le innovazioni tecniche e tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro nel vostro ambito? «Si attende che la bio-ingegneria metta a disposizione suturatrici meccaniche (staplers) sempre più performanti, precise e affidabili, in grado di azzerare, praticamente, le più comuni complicanze della chirurgia resettiva transanale, come i sanguinamenti e le temibilissime deiscenze (cioè una complicanza post-operatoria rappresentata dalla riapertura spontanea di un’anastomosi intestinale), nonché di fornire mezzi di sintesi (agrafes) in materiali riassorbibili, ma con pari garanzie di efficacia rispetto agli attuali presidi in titanio». ■ Renato Ferretti

NUOVO APPROCCIO

Consideriamo il pavimento pelvico e tutti gli organi a questo connessi come una grande orchestra che suona in armonia

I numeri dell’esperienza Il dottor Nando Gallese è uno specialista in chirurgia, in ambito proctologico e perineologico, con 37 anni di carriera e oltre 12mila procedure eseguite con ampio repertorio. Da molti anni, si dedica alla procto-perinelogia ad alto livello, avendo raggiunto un notevole prestigio sia in campo nazionale che internazionale ed essendo riconosciuto come uno dei maggiori esponenti della proctologia: in altre parole è un opinion leader. Ha compiuto numerose relazioni in congressi di tutto il mondo, prevalentemente su nuove tecnologie e nuove tecniche, anche originali e personali. Vive e opera prevalentemente in Sardegna e la sua attività diagnostica e operatoria ambulatoriale avviene principalmente in due sedi: nell’ambulatorio di proctologia e chirurgia, che porta il suo nome, a San Gavino Monreale (Su) e il Centro Medico Diagnostico “Sant’Antonio” di Cagliari, mentre l’attività operatoria si svolge prevalentemente nelle sale operatorie della Casa di Cura Sant’Antonio di Cagliari».


Osservatorio medico - scientifico Aprile 2018 • Pag. 46

Tricologia e soluzioni possibili in tricologia sono oggi non solo più numerose: soprattutto sono più efficaci. Il progresso della ricerca, e non di minore importanza quello tecnologico, hanno fatto enormi passi in avanti in ambito tricologico negli ultimi quarant’anni. Ma per districarsi nel labirinto di proposte e rimedi, abbiamo chiesto al professor Pistorale, alla guida dei Poliambulatori Medici Landen, con sedi a Brescia e Padova. «Dal 1973 – premette Pistorale – i Poliambulatori Medici Landen sono specializzati nella soluzione dei problemi di capelli. Sono strutturati in due unità sinergiche, Landen Tricologia e Landen Medical, per essere in grado di spaziare dalla prevenzione dei problemi dei capelli al rinfoltimento dei cuoi capelluti totalmente calvi. Dal 1985 sono attive anche le specialità di medicina estetica e di chirurgia plastica ed estetica. In questi decenni abbiamo sviluppato diversi strumenti e implementato le tecnologie più avanzate. Una di queste è Trico Vitality, il protocollo esclusivo per la rivitalizzazione dei capelli e la stimolazione della ricrescita naturale. Per il trapianto di capelli operiamo la

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Contro la caduta dei capelli Il professor Antonio Pistorale ci fa da guida tra le tante soluzioni possibili in ambito tricologico, dove la ricerca ha permesso uno straordinario progresso. «Ma rimane necessaria una vasta gamma di conoscenze per intervenire in modo efficace»

l’impianto di capelli: è una tecnica medica ultra-soſt che permette di infoltire diradamenti generalizzati o piccole zone calve del cuoio capelluto, con un risultato estetico immediato». Ma la novità, e fiore all’occhiello, nato dalla ricerca Landen è Rigenera. «Il protocollo Rigenera – spiega Pistorale – è un approccio

gettate per un corretto taglio dei diversi tessuti. Permette la disgregazione meccanica e contemporaneamente la filtrazione di un campione di tessuto (1 millimetro quadro è sufficiente per rigenerare 2 centimetri quadrati). I micro innesti possono essere usati da soli o in combinazione con un biomateriale». Il professore a capo del poliambulatorio, poi, si sofferma su un altro protocollo. «Trico Vitality di Landen Tricologia in esclusiva nei nostri studi di Padova e Brescia –continua Pistorale – si compone di diverse tecniche: trattamento tricologico domiciliare, Tricolaser, Lllt Low Level Laser Therapy, mesoterapia tricologica, Prgf tricologico, Prp evoluto. Le singole tecniche vengono combinate dai nostri specialisti in

modo diverso da caso a caso per ottenere riduzione della caduta nel cento per cento dei casi. Nel 90 per cento dei casi trattati registriamo un aumento del calibro del capello (capello più grosso e corposo) e miglioramento della copertura. Nel 65 per cento dei casi, il recupero di uno o due stadi di diradamento». Le prestazioni sanitarie sono effettuate da medici chirurghi specialisti in chirurgia generale e plastica, dermatologia e venerologia, anestesia e rianimazione. «La nostra struttura – continua il professore – si avvale della collaborazione di diverse figure: medici e chirurghi specialisti, tricologi, farmacisti, chimici farmaceutici e biologi che hanno sviluppato un’ampia esperienza dei problemi dei capelli. Uno

RIGENERA

Un approccio innovativo alla rigenerazione dei tessuti: il paziente è donatore e accettatore in un unico tempo chirurgico più raffinata tecnica disponibile che è la Ultra Refined Follicular Unit Hair Transplantation. Poi abbiamo Capelli Senza Chirurgia, cioè i sistemi non chirurgici più evoluti al mondo per re-infoltire un cuoio capelluto calvo o diradato in modo non invasivo. E ancora, la trico-pigmentazione, trattamento estetico a base di pigmenti bio-riassorbibili per dare effetto di maggior foltezza o di un impeccabile effetto rasato. Infine,

innovativo alla rigenerazione dei tessuti, attraverso micro innesti ottenuti tramite il Rigenera Kit, il paziente diventa così sia donatore sia accettatore in un unico tempo chirurgico. Si tratta di una metodica basata sui concetti di nicchia e di side population. Il Rigenera Kit è un dispositivo medico sterile e monouso di classe 1, composto da una griglia con 100 fori esagonali, ognuno dei quali è circondato da sei lame pro-

Calvizie differenti Il professor Pistorale, alla guida dei Poliambulatori Medici Landen, indica i tipi di perdita dei capelli più frequenti e su cui si può intervenire. «L’alopecia androgenetica, anche detta calvizie ereditaria o calvizie comune – spiega Pistorale –, rappresenta circa il 70 per cento dei casi di caduta dei capelli. L’effluvio telogenico o telogen effluvium, invece, può essere causato da carenze minerali o vitaminiche, dieta scorretta, stress psico-fisico, farmaci. Si presenta nel 30

per cento (nelle donne anche oltre il 50 per cento) dei casi con caduta di capelli, spesso insieme ad alopecia androgenetica. Non si può prevedere, purtroppo, il successo delle terapie su perdite di capelli cicatriziali (sono meno del 5 per cento delle persone con problemi di capelli) come lupus, lichen plano pilare, area di broq, dove i nostri specialisti si limitano al trattamento farmacologico con prodotti e farmaci specifici e con Mesoterapia Tricologica per evitare ulteriori peggioramenti».

Il professor Antonio Pistorale dei Poliambulatori Medici Landen sitati a Brescia e Padova www.landentricologia.it

staff così eterogeneo garantisce una vasta gamma di conoscenze di tutti gli aspetti della tricologia: dalla ricerca e sperimentazione, all’applicazione di nuove cure e metodi d’infoltimento sempre più efficaci». ■ Remo Monreale


Oss-Medico Aprile-2018  
Oss-Medico Aprile-2018