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Osservatorio sul lusso LUSSO E MERCATI

ALTA GIOIELLERIA

Strategie per garantire una maggior competitività alle imprese italiane sui mercati internazionali del lusso. Il punto del presidente di Altagamma Andrea Illy

Le proposte delle più esclusive maison del lusso. Dai modelli sontuosi di Buccellati al minimalismo di Tiffany, dall’audacia di Bulgari all’eleganza di Cartier

Il gioiello italiano conquista il mondo di Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi

internazionalizzazione rappresenta la priorità della mia presidenza e, in ragione di ciò, ho colto con particolare favore le grandi opportunità derivanti dal Piano straordinario per il made in Italy del Ministero dello Sviluppo economico e, più recentemente, dal Tavolo della moda e dell’accessorio italiano. Grazie a questo “nuovo approccio” Federorafi ha messo in atto un progetto integrato per l’internazionalizzazione del settore gioielliero al fine di rafforzare le capacità esportative delle imprese attraverso la programmazione e la realizzazione di diverse iniziative tese a sviluppare la conquista di nuovi mercati e a consolidare le relazioni commerciali delle Pmi orafe italiane con i clienti internazionali nei mercati tradizionali.

L’

>>> segue a pag. 3

ALL’INTERNO Design e arredo Incontro con un maestro del design: Gaetano Pesce Luxury 4.0 Gianluca Meardi parla delle nuove tecnologie nel mondo del lusso Fashion & business Moda e mercati internazionali, l’analisi di Mario Boselli

VICENZAORO IL TOCCO DI RE MIDA Diversi i temi trattati nella nuova edizione del Salone: le produzioni nazionali e internazionali, i nuovi trend, la comunicazione e la distribuzione. Dal 3 al 6 settembre alla Fiera di Vicenza p. 6

Le nuove sfide per le imprese orafe Proseguendo nell’ultradecennale collaborazione con Fiera di Vicenza, Federpreziosi continua a scandagliare i nodi che frenano il settore, puntando su aggiornamento professionale e analisi degli atteggiamenti dei consumatori. L’intervento di Giuseppe Aquilino limentare il dialogo con le istituzioni e con i maggiori player del settore orafo per muoversi in ottica internazionale e soprattutto dare più risalto alle questioni care alle realtà del comparto. È l’obiettivo indicato in occasione dell’Assemblea 2016 di Federpreziosi (Federazione nazionale delle imprese orafe gioielliere argentiere ed orologiaie) dal presidente Giuseppe Aquilino, che ha sottolineato ancora una volta la necessità di affrontare problematiche relative a sicurezza, pressione fiscale e normativa (passaggio di licenza di Pubblica sicurezza, fermo amministrativo previsto nelle transazioni tra operatori di oggetti preziosi usati). L’abolizione della soglia nell’uso del contante può essere considerato un passo in

A

Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi

avanti, ma restano diversi gli argomenti sul tavolo in vista di VicenzaOro. Quali sono le prospettive dei distretti orafi italiani e in generale delle imprese del settore per i prossimi mesi, alla luce anche delle instabilità geo-politiche a livello internazionale? «I distretti italiani, inclusi quelli orafi, hanno avuto il merito di sapersi evolvere e

rinnovare, andando alla ricerca di sbocchi sui nuovi mercati con grande capacità di fare sistema. Il loro sviluppo si è concentrato sulla componente manifatturiera senza preoccuparsi e tenere in considerazione le opportunità offerte dalla valorizzazione della cultura distrettuale, così da essere preparati a far fronte alla concorrenza di altre zone produttive maggiormente competitive dal punto di vista del mero costo di produzione. Ritengo che i distretti abbiano necessità di “ripensarsi”, senza abbandonare naturalmente la centralità del processo produttivo, valorizzando i fattori della creatività, dell’inventiva e dei valori specifici del territorio in quanto elementi complementari non strettamente economici che “fanno la differenza”». >>> segue a pag. 4


Osservatorio sul lusso Pag. 3 • Settembre 2016

Colophon IN EVIDENZA PREZIOSI L’evoluzione del gioiello nell’era tecnologica. Ne parla Beatriz Biagi p. 10

DESIGNER Alberto Meda: “Così nascono i miei progetti” p. 39

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Consulente editoriale Irene Pivetti

Direzione marketing Aldo Radici

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Relazioni internazionali Magdi Jebreal

Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it

Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Alberto Meda, ingegnere e designer

>>> Segue dalla prima Per quanto riguarda l’andamento del settore orafo, sta soffrendo per le continue incertezze economico-finanziarie, geopolitiche, per gli attacchi terroristici e in generale per il clima di preoccupazione che influisce negativamente sul consumatore nella predisposizione all’acquisto di beni come i nostri. Le difficoltà dei Paesi del Nord Africa, degli Emirati Arabi Uniti, il rallentamento della crescita in Cina e India e le sanzioni verso la Russia completano un quadro certamente non favorevole per il comparto del prezioso. Molto marcato anche il calo del Sud America, dovuto in massima parte alla frenata del Brasile; bene il Nord America con gli Usa a +2,2 per cento e il Messico a +7,7 per cento rispetto al primo trimestre del 2015. Buono il dato della Corea del Sud, Iran, Regno Unito e Germania. Inoltre possiamo registrare significative performance in alcune azioni avviate con Ice e Mise, come quella inerente il Piano speciale Usa per la gioielleria, dove in 8 mesi la gioielleria italiana ha mostrato importanti segnali di controtendenza raggiungendo la moda e le calzature come valore di export negli Usa. L’attività avviata segna una svolta rispetto alle abitudini passate. Ora vi è il coinvolgimento diretto del retailer, anche quando vi è il tramite, spesso indispensabile dell’importatore, con “regole di ingaggio” che riteniamo particolarmente efficaci e, soprattutto, misurabili. Si è lavorato sia sul fronte del prodotto alto di gamma che di quello più basso attraverso gli accordi con Neiman Marcus, Lux Bond & Green, Homeshopping Network e Ben Bridge e con due importatori (Richline Usa e Royal Chain) che hanno garantito ulteriori acquisti con altri retailer come Piercing Pagoda, Zales, Macy’s, Helzberg, Jared/Sterling e Fred Meyer. I risultati

sono molto confortanti, le aziende coinvolte sono state quasi 200 e oltre 80 quelle nuove che sono state promosse dal retailer con apposite campagne a favore del gioiello made in Italy lanciate o in fase di lancio su centinaia di punti di vendita in territorio americano. Forti di queste risultanze, nel 2017 vorremmo affinare questo progetto con nuovi retailer (sono 13 quelli in fase di trattativa) in aree Usa meno “battute” (Texas) e rivolgendo l’attenzione verso nuove formule di vendita (E-commerce e concept

store).È infine nostra intenzione clonare il progetto Usa anche in Giappone. Dopo i mercati maturi la nostra attenzione si concentrerà sui nuovi mercati o quelli non ancora completamente aperti alla commercializzazione dei nostri gioielli. In questo ambito si dovrà adottare un approccio attraverso iniziative di sistema e di immagine con Governo e Confindustria. Ci riferiamo a paesi come l’Iran, l’Azerbaijan, Singapore, Vietnam e India senza dimenticare alcuni paesi africani come il Ghana o nord africani (ad esempio l’Algeria).

Per il 2017 stiamo inoltre lavorando con Ice e Mise per la realizzazione del nostro progetto di formazione per gli export manager così da dare alle aziende meno strutturate un’opportunità per formare propri collaboratori o per trovare nuove risorse già “rodate” sulle specificità del settore dei metalli preziosi. Oltre alla formazione stiamo programmando la creazione, con aggiornamento sistematico, di un database unico dei profili dettagliati degli operatori della distribuzione e dei media internazionali e la realizzazione di un piano di comunicazione e di un video istituzionale sulla gioielleria. Per quanto riguarda le fiere, atteso che sono troppe e, diversamente dagli altri comparti manifatturieri made in Italy, non collegate alle rappresentanze imprenditoriali, occorre osservare che nell’anno in corso tutte le principali fiere settoriali a livello internazionale hanno manifestato molte criticità. Sarebbe opportuno focalizzare l’attenzione e le risorse solo su poche azioni, con precisi target, privilegiando quelle sul territorio nazionale. Proprio per rafforzare quanto detto in precedenza e anche per sopperire alla cronica carenza di strumenti di comunicazione e di opportunità di palcoscenici per il settore, Federorafi ha apprezzato l’idea del Governo italiano finalizzata a rilanciare le “Fashion week” milanesi per realizzare un evento di immagine e commerciale per settembre 2017. Federorafi ritiene, proprio per la leadership del gioiello italiano, che questa iniziativa possa trovare un importante elemento di arricchimento grazie alla presenza di una significativa partecipazione di aziende/gioielli italiani. In ragione di ciò si sta studiando una proposta originale e coerente con le linee di indirizzo del Comitato della moda e dell’accessorio italiano. ■


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Preziosi >>> continua dalla prima

Su quali direttrici prosegue l’alleanza tra Federpreziosi e VicenzaOro? «Quello con Fiera di Vicenza è un rapporto consolidato da quasi vent’anni di collaborazione per varie attività finalizzate alla crescita del comparto. La nostra è una partnership, che ci auguriamo di poter continuare e anche ulteriormente rafforzare, che sino ad ora ha garantito reciproci vantaggi in termini di promozione delle rispettive attività. Ma, soprattutto, è stata determinante per la formazione e anche la realizzazione di ricerche e iniziative di monitoraggio del comparto. Fiera di Vicenza garantisce sostegno di nuove iniziative di aggiornamento professionale presso le sedi territoriali di Confcommercio su temi quali la gestione aziendale nel suo complesso, con particolare attenzione agli aspetti normativi, fiscali, di retailing e di comunicazione, ma anche a quelli legati alla cultura gemmologica. Da parte nostra riconosciamo Fiera di Vicenza quale partner fieristico italiano esclusivo e siamo fortemente coinvolti con il supporto organizzativo e logistico per l’organizzazione delle delegazioni di operatori, in occasione delle manifestazioni orafe della Società fieristica vicentina». Federpreziosi parteciperà all’edizione di VicenzaOro di settembre con un incontro di approfondimento sui diamanti. Perché questo segmento è diventato così importante e cosa è bene sapere? «La tavola rotonda dal titolo selfexplaning “Trasparente come un diamante - Fascino e Business” nasce dall’esigenza che, con i nostri associati e altre istituzioni del comparto, abbiamo sentito come non più procrastinabile: quella di fare chiarezza, nell’interesse di chi acquista e di chi vende, sul tema dei diamanti, alla ribalta con sempre maggiore frequenza e di cui si parla non più e non solo come oggetti di desiderio e di sogno, ma come bene rifugio e di investimento. Da recenti ricerche abbiamo verificato che, malgrado i mutati comportamenti dei consumatori, il negozio del gioielliere rimane luogo privilegiato per gli acquisti di preziosi. E a questo punto, ora che la materia si è fatta più complessa e articolata, abbiamo ritenuto importante verificare anche cosa pensa il consumatore. Lo abbiamo fatto attraverso un osservatorio di Format Research con focus specifico sul diamante; un lavoro completato proprio nel luglio scorso e presentato in occasione di questo incontro». Quali restano le principali criticità del settore: la contraffazione, l’ancora incerta situazione economica dei consumatori? «L’instabilità politica e l’incertezza economica sono sicuramente fattori che penalizzano tutti i comparti, non solo quello dei preziosi, che sono per definizioni beni voluttuari. Recenti dati indicano che anche un settore come quello degli alimentari ha subito contrazioni e mi pare che la cosa sia particolarmente significativa. Al di là delle generali problematiche che superano i confini nazionali, ve ne sono alcune che colpiscono in particolare il settore della gioielleria e dell’orologeria. Sicuramente contraffazione e abusivismo sono una piaga che non accenna a sanarsi, ma vi sono anche i problemi della sicurezza, dei vincoli burocratici che rasentano i limiti della ragionevolezza, normative nazionale ed europee che penalizzano e mettono a rischio la sopravvivenza di aziende che nel nostro comparto sono in maniera preponderante a carattere di famigliare e artigianale». Quali nuove tendenze di consumo e acquisto Federpreziosi sta rilevando, anche in riferimento alle nuove generazioni, cosiddette millennial? «Attraverso una delle ricerche cui ho accennato ab-

Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi-Confcommercio

biamo voluto andare un poco più a fondo nelle motivazioni della crisi dei consumi e verificare se anche noi gioiellieri dovessimo considerarci in qualche modo colpevoli. E questo al di là delle note contingenti motivazioni di carattere generale che riguardano non solo i preziosi. È emerso con grande evidenza che nel nostro Paese, fra le molteplici ragioni che influenzano il calo dei consumi in generale e di quelli di lusso in particolare, non vi è quella della disaffezione per il prezioso o di un mutato atteggiamento del cliente nei confronti del negozio di gioielleria. Cosa particolarmente significativa se pensiamo che nel nuovo millennio il consumatore è ancora più mutevole e indipendente nelle sue scelte rispetto al passato e che siamo di fronte a un interlocutore che ha comportamenti d’acquisto molto differenti, che si integrano e sovrappongono, e a cui ben si addice la definizione di “comsum-autore” oggi utilizzata da noti sociologi. I risultati che abbiamo avuto sono stati estremamente positivi e vanno anche oltre le aspettative: il consumatore italiano continua ad apprezzarci come affidabili e qualificati professionisti, referenti privilegiati nella scelta dei suoi acquisti ed è un frequentatore altamente fidelizzato dei nostri negozi». ■ Francesca Druidi

I DISTRETTI ORAFI

Le imprese del settore hanno avuto il merito di sapersi evolvere e rinnovare, andando alla ricerca di sbocchi sui nuovi mercati con grande capacità di fare sistema


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 6

Preziosi

La capitale mondiale del gioiello VicenzaOro si conferma piattaforma culturale e di business per l’oreficeria a livello globale, anticipando le tendenze presenti e future nella sua edizione di settembre, la più strategica nell’ottica delle vendite di fine anno orna dal 3 al 7 settembre VicenzaOro, il Salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria di Fiera di Vicenza, in un momento in cui anche il mondo luxury subisce gli effetti delle tensioni geopolitiche e dell’instabilità internazionale. Il tema centrale dell’esposizione sarà “The Golden Touch”, un fil rouge da declinarsi in sei tematiche differenti: dall’eccellenza delle produzioni nazionali e internazionali (The Touch of Well Done), ai temi di corporate social responsibility (The Human Touch), alla distribuzione (Get in Touch), ai nuovi trend del settore e del mercato (The new Touch), al respiro internazionale (The Global Touch), alla comunicazione (The Touch of Words) e agli aspetti culturali e di sviluppo che ruotano attorno al mondo del gioiello. Un’edizione, quella di VicenzaOro September, che arriva in un momento delicato per l’intero comparto e per la stessa istituzione fieristica. Il 15 luglio scorso, infatti, i consigli d’amministrazione di Rimini Fiera e di Fiera di Vicenza hanno approvato il documento che formalmente dà il via all’integrazione tra i due poli, integrazione sulla quale le assemblee dei soci dovranno dare il loro assenso entro la fine dell’anno. «Sono particolarmente soddisfatto – dichiara il presidente Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto (che del nuovo soggetto dovrebbe assumere la carica di vice presidente) - del risultato raggiunto, frutto di un grande lavoro di squadra, che dà il via a un processo di fusione tra due grandi player di settore, che con questa operazione cambieranno i paradigmi del sistema fieristico italiano, valorizzando un progetto industriale di grande levatura». L’edizione di settembre di VicenzaOro presenta anche per il 2016 un calendario fitto di iniziative, seminari ed eventi, offrendo l’opportunità di networking agli attori del comparto, impegnati a scegliere tra le collezioni più trendy di gioielleria e oreficeria, a cogliere le nuove tendenze del design e ad approfondire gli aspetti culturali che ruotano attorno al mondo della gioielleria. I visitatori potranno conoscere l’offerta espositiva collocata all’interno del format VicenzaOro The Boutique Show, suddiviso per questa edizione in cinque cluster di aziende omogenee e riconoscibili – Icon, Look, Creation, Expression, Essence – che facilitano gli incontri di business. Tra le principali novità di VicenzaOro di settembre, c’è il nuovo spazio espositivo Now “Not Ordinary Watches”, dedicato al mondo dell’orologio, che ospiterà una selezione di

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Perimetro internazionale Nel corso del 2016, Fiera di Vicenza ha rafforzato la propria agenda oltre confine. Dopo la seconda edizione di VicenzaOro Dubai ad aprile e il JCK Show di Las Vegas a giugno, Fiera di Vicenza ha partecipato con il suo format internazionale VicenzaOro Italian Passion. Made with Love – esportato nei più importanti trade show jewellery – al Luxury Privé, l’esclusivo evento dedicato alla gioielleria d’élite organizzato dal 24 al 26 luglio 2016 a New York da JCK, presso lo storico Waldorf Astoria Hotel, riconosciuto come una delle più prestigiose vetrine internazionali che vede riuniti i migliori rivenditori di gioielli, progettisti, produttori di fascia alta e negozi al dettaglio. È stata poi la volta dell’International Jewellery Show di Mumbai, uno dei principali eventi B2B del settore della gioielleria organizzato dal Gem & Jewellery Export Promotion Council (GJEPC) in India dal 4 all’8 agosto. Il prossimo appuntamento internazionale con VicenzaOro T-GOLD + Mets all’Hong Kong International Jewellery Show (una delle più importanti manifestazioni per il settore in Asia, dedicata al prodotto finito di gioielleria, montature, articoli packaging e apparecchiature tecniche) è in programma dal 2 al 6 marzo 2017.

I numeri A VicenzaOro sono attesi 1300 brand provenienti da 35 Paesi esteri e da tutti i distretti orafi italiani, migliaia di operatori internazionali, tra cui oltre 400 hosted buyer da 30 Paesi, e oltre 30 giornalisti internazionali ospitati. Fiera di Vicenza ha chiuso il 2015 con ricavi pari di 36,8 milioni di euro, un utile netto di oltre 1 milione di euro e un ebitda pari al 20 per cento del fatturato.

brand innovativi e di design dell’orologeria made in Italy ed Europa. Un settore, questo, che per logiche distributive e mercati di riferimento risulta fortemente collegato al mondo del gioiello. Now sarà inserito all’interno del distretto Icon, l’esclusiva community dedicata ai global brand del set-

Corrado Facco e Matteo Marzotto, direttore generale e presidente della Fiera di Vicenza

tore jewellery, da cui inizia l’esperienza di visita dei buyer all’interno della città del gioiello, con un’area ispirazionale che raccoglierà le diverse storie di brand indipendenti. Si rinnova, inoltre, l’appuntamento con TrendVision Jewellery+Forecasting, l’Osservatorio indipendente di Fiera di Vicenza, e la presentazione della guida di riferimento nel settore della gioielleria e del lusso contemporaneo, giunta alla 15esima edizione. Durante l’opening della Fiera, si terrà la cerimonia di premiazione dei vincitori dell’edizione 2016 del concorso Next Jeneration Jewellery Talent Contest, che eleggerà le migliori interpretazioni del tema “Gioiello e il Viaggio” tra i 25 finalisti. Altra novità annunciata è l’ingresso del Museo del gioiello in Museimpresa, la prestigiosa Associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa promossa da Assolombarda e Confindustria. A dicembre 2016 si inaugurerà la seconda edizione 2017-2018 dell’unico museo in Italia e tra i pochi al mondo dedicato esclusivamente al gioiello. La nuova collezione sarà composta da 400 gioielli, esposti all’interno delle nove sale tematiche in cui si articola lo spazio museale e selezionati da nuovi curatori internazionali. «È un privilegio far parte della prestigiosa rete di Museimpresa - ha sottolineato Matteo Marzotto -. L’ingresso del Museo del gioiello nel circuito che riunisce la migliore espressione culturale delle filiere produttive del well done in Italy, rappresenta per noi tutti un duplice importante riconoscimento; sia del ruolo di cultural hub svolto da Fiera di Vicenza, sia della capacità di questo progetto museale, unico nel suo genere, di diventare in poco più di 18 mesi dalla sua apertura un ambasciatore ideale dell’universo del mondo del jewellery». Non mancherà, infine, la nuova edizione di “Origin Passion and Beliefs” che si svolgerà in concomitanza con Milano Unica (6-8 settembre, Rho-Milano). «Si tratta di un prodotto fieristico unico, che prende in considerazione tutta la filiera dell’accessorio-moda e punta a dare visibilità e a mettere in contatto la manifattura italiana con l’alta moda mondiale e i nuovi talenti del design internazionale. Attraverso la nuova edizione e l’alleanza con Milano Unica intendiamo rafforzare questo modo innovativo e originale di “fare fiera”, una sinergia tra le due manifestazioni che esprime un significato di grande rilievo per il well done in Italy del settore e la sua spinta all’internazionalizzazione». ■ Leonardo Testi


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 8

Preziosi

Stile inimitabile Diamanti, pietre e materiali preziosi modellati su forme seducenti e raffinate. Creazioni da indossare nelle occasioni speciali o tutti i giorni. Le esclusive proposte delle griffe e delle maison di alta gioielleria

Tiffany&Co Il connubio tra glamour ed essenzialità si declina nelle collezioni 2016 di Tiffany & Co. C’è “Return to Tiffany Love”, l’evoluzione della storica collezione della Maison ispirata all'iconico portachiavi, presentato per la prima volta nel 1969. Il classico cuore è ora disponibile in oro, argento, oro bianco e oro rosa, nei ciondoli incisi così come negli accessori e nei gioielli (collane e pendenti, bracciali, anelli, orecchini) dalle forme più decise o delicate. Promette di fare breccia nei cuori femminili anche la linea di gioielli Tiffany Infinity, con il tradizionale simbolo dell’infinito riproposto in eleganti gioielli tempestati di diamanti scintillanti. Dall’unione di angoli stilizzati e linee pulite si sviluppa la meravigliosa purezza della collezione Tiffany T, che propone per il 2016 un design sempre più improntato alla modernità e al minimalismo. ■

Piaget Si ispira ai colori, alla luce e alle atmosfere della California la collezione Sunny Side of Life di Piaget: 150 fiammeggianti creazioni tra collier, manchette, orecchini e orologi. Pietre preziose - diamanti fancy, zaffiri del Madagascar, paraibe, smeraldi dello Zambia - e tagli arditi rievocano i riflessi di un party estivo a Palm Springs, non lontano dai flash di Hollywood. La nuova linea di alta gioielleria della Maison vanta tonalità intense, che abbracciano l’oro, il rosa flamingo, il blu - che rimanda all’acqua del mare e delle piscine -, il verde e il giallo della natura. Collier in oro lavorato a rete, manchette con intarsi di piume e diamanti e scintillanti orologi con diamanti taglio marquise esprimono creatività e solarità. E a proposito di Hollywood, non è un caso che l’international brand ambassor di Piaget

Chaumet

sia l’attrice Jessica Chastain, capace di esprimere con la sua grazia e bellezza un divismo paragonabile a quello della Hollywood degli anni d’oro. ■

Icona di Place Vendôme, la Maison Chaumet perpetua la tradizione dello stile e dell’eleganza. Nella nuova collezione La Nature de Chaumet, il marchio celebra quattro motivi: alloro, grano, querce e gigli (“le laurier”, “le blé”, “le chine” e “le lys”), emblemi, rispettivamente, della vittoria, della vita, del legame tra terra e cielo e della purezza. Sono gli attributi simbolici degli antichi dei, che offrono, grazie a Chaumet, una nuova narrazione della propria storia, in costante tensione tra storia e mito, natura e cultura. La maestria artigianale si unisce a oro giallo e bianco, diamanti, zaffiri, perle, spinelli, tormaline Paraiba, granati, zaffiri Padparadscha, opali, pietre di luna, per dare vita a creazioni dall’impatto emozionale. ■


Osservatorio sul lusso Pag. 9 • Settembre 2016

Cartier Sapiente alchimia di audacia, passione ed eleganza, Cartier è precursore nello stile orologiero: creatore del primo orologio da polso, ne ha rivoluzionato anche il design progettando, all'inizio del secolo scorso, il quadrante rettangolare. A far brillare lo stile unico dell'orologeria Cartier sono modelli emblematici come Clé de Cartier L’Heure Mystérieuse con movimento meccanico a carica manuale, cassa in oro rosa 18 carati che può essere ornata da 152 diamanti taglio brillante, griglia argentata a vista effetto soleil, lancette a forma di gladio d'acciaio rodiato. Questo modello ha il cinturino d'alligatore, ha complicazione mystérieuse con visualizzazione misteriosa delle lancette delle ore e dei minuti, ed è impermeabile fino a 30 metri. Oppure c’è le Ballon Bleu de Cartier, perfetto per il polso di uomini e donne. A influenzare la traiettoria dei numeri romani è la corona di carica blu intenso. Cassa dalle curve convesse, quadrante guilloché, lancette a forma di gladio, bracciali dalle maglie lucide o satinate, il Ballon Bleu de Cartier gravita con leggerezza nell'universo dell'orologeria Cartier. ■

Bulgari Maestra delle pietre colorate, Bulgari è un marchio animato da una fonte inesauribile di ispirazione. In tutte le sue creazioni - gioielli, orologi, accessori - la Maison si distingue per lo stile audace e al contempo sofisticato, contemporaneo ma che resta comunque atemporale e fedele all’identità della griffe. Simbolo di saggezza, forza ed eternità, il serpente è un potente simbolo interculturale. Misteriosa e affascinante, la collezione Serpenti di Bulgari riflette la tradizione storica romana della Maison e le radici greche del suo fondatore, nonché la

straordinaria capacità di attingere dal passato per rielaborare il futuro. Cromatismi dalla spiccata vivacità, volumi audaci e importanti, pietre uniche e sempre ricercatissime: sono questi gli elementi della nuova collezione di alta gioielleria di Bulgari, Magnifiche Ispirazioni, che rende omaggio alle radici del marchio. I gioielli Bulgari traggono ispirazione dai colori e dall’identità italiana traducendosi in tre diverse espressioni: l’audace Creatività italiana, il romantico Eden Mediterraneo e la leggendaria Eredità romana. ■

Buccellati Estetica del design e maestria, valori del marchio, costituiscono il leitmotiv del catalogo 2016 che si compone di modelli sontuosi, caratterizzati da un design unico e inconfondibile. Lo esemplifica la splendida Collana Fiori in un alternarsi di oro bianco e oro giallo, di diamanti e smeraldi, che fa parte della collezione Unica. La collezione raccoglie i pezzi unici di Buccellati, frutto della conoscenza di tecniche antichissime che gli artigiani si tramandano dal Rinascimento. Gioielli d’arte senza tempo, capaci di raccontare emozioni irripetibili nell’unicità stessa della loro natura. C’è poi la collezione Blossoms, che include gioielli in argento ispirati ai fiori, con una linea fresca e accattivante particolarmente adatta alla quotidianità e a ogni tipo di abbigliamento. Orecchini pendenti e a bottone, bracciali cuff di diverse misure, collane, sautoir e anelli sono l’espressione dell’arte orafa di Buccellati e mirano a interpretare uno stile giovane e contemporaneo che ambisce a oggetti di grande design e stile. ■

Atelier Swarovski

Intrigante è la collezione Arbol per l’autunno-inverno 2016 di Atelier Swarovski, la linea di accessori di lusso creata dal marchio austriaco nel 2007. A realizzarla è il duo creativo Peter Pilotto e Christopher de Vos. Le 13 creazioni della linea sono contraddistinte da un’estetica che è un caleidoscopio di forme ispirate dai panorami naturali e dalle strutture geometriche dell’arte moderna. ■


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 10

Preziosi

L’incontro tra manuale e digitale Uno scenario fortemente innovativo che coinvolge sempre di più le tecnologie digitali e porterà alla commercializzazione di prodotti personalizzati fruibili su larga scala. L’evoluzione nel settore orafo raccontata da Beatriz Biagi l mondo della produzione di beni sta attraversando un momento di radicale cambiamento, che abbraccia anche il settore orafo. La tradizionale artigianalità che contraddistingue la gioielleria non è destinata a scomparire, ma si affianca all’applicazione di nuove tecnologie, tra cui la stampa 3D, che alimentano lo sviluppo del comparto sotto il profilo creativo e produttivo. Lo spiega Beatriz Biagi, production manager e designer specializzata nel gioiello a livello internazionale. Quali sono le principali tecniche digitali applicate oggi al settore orafo? «Ci troviamo in un momento storico di transizione in cui convivono saperi ed esperienze sia analogiche che digitali: uno dei momenti più ricchi e fecondi nella storia dell’arte applicata in cui nasce la dimensione del “nuovo artigianato” e si rivoluziona lo scenario produttivo–commerciale con l’innovazione di materiali, metodologie progettuali, processi produttivi e strumenti di comunicazione. Nella filiera produttiva del gioiello sono ormai largamente integrati la modellazione 3D, l’incisione, taglio e saldatura a laser, la prototipazione utilizzando resine calcinabili (stereolitografia e Dlp, Digital light processing) e la protofusione (uso del prototipo per il collaggio nel processo di microfusione). Alcune aziende in Italia, Germania e Inghilterra stanno iniziando a testare la produzione diretta attraverso la sinterizzazione di polveri di leghe preziose e presto il pubblico inizierà a vedere le prime proposte commerciali». In che misura l’alta gioielleria integrerà l’innovazione rappresentata dalle tecnologie digitali? «Nel settore dell’alta gioielleria, l’applicazione delle tecnologie d’avanguardia è in costante crescita. Oggi si lavora con il supporto delle tecnologie digitali, che permettono una maggiore precisione e qualità di finitura sia dei gioielli, sia del taglio delle gemme. Si parla sempre di modellazione 3D, prototipazione rapida, ta-

I

Beatriz Biagi, production manager e designer specializzata nel gioiello a livello internazionale

glio-incisione digitali. Si mantengono le tecniche tradizionali nelle fasi produttive manuali, che rimangono indispensabili per ottenere l’altissima qualità che la gioielleria richiede quali l’assemblaggio, l’incassatura, la finitura e, in certi casi, la modellazione del primo prototipo o di alcune parti di esso (specialmente quando si tratta di soggetti figurativi), così come nella scelta dei materiali e delle soluzioni estetico-progettuali, che saranno sempre affidate all’intuito e all’esperienza dell’artista o designer». La digitalizzazione è destinata a influenzare non solo la fase di sviluppo del prodotto ma anche la commercializzazione e la comunicazione dello stesso. Come cogliere al meglio queste opportunità? «L’orizzonte è aperto per le aziende che meglio riusciranno a stabilire una comunicazione efficace e diretta con la propria clientela fornendo informazioni rilevanti sui suoi prodotti e marchi e, allo stesso tempo, acquisendo informazioni pertinenti rispetto alle loro aspettative e preferenze. Le tecnologie digitali sono fondamentali non soltanto per il potenziamento dell’e-commer-

UNA NUOVA ERA

Si rivoluziona lo scenario produttivo-commerciale con l’innovazione di materiali, metodologie progettuali e processi produttivi

ce e la costruzione dell’esperienza d’acquisto omni-canale, ma anche per il controllo interno nell’acquisto e produzione, dell’inventario, oltre che della logistica. Si tratta, dunque, di attuare un progetto integrato di organizzazione interna in sintonia con l’interazione con il cliente finale. Non sono da sottovalutare gli aspetti estetici e grafici delle interfacce digitali e il linguaggio utilizzato nelle diverse lingue per comunicare le caratteristiche e i valori del proprio marchio a un pubblico sempre più interculturale». Quali sono le attuali tendenze che si registrano nel mondo del gioiello, considerando le mutate abitudini dei consumatori? «Ci troviamo di fronte a una profonda trasformazione culturale in cui le persone esprimono la propria personalità, interpretando le tradizioni culturali e il gusto popolare in modo individuale. Nel settore del lusso in generale, abbiamo grande libertà nell’utilizzo di materiali sintetici in oggetti di alto valore aggiunto, si osserva la fusione di stili casuali e formali e vediamo proposte di prodotti in materiale prezioso del design liberato dalle sim-

bologie tradizionali. Molto presto si svilupperà lo scenario commerciale del prodotto personalizzato. Non più soltanto il fenomeno della democratizzazione del lusso, che abbiamo visto confermarsi dagli anni Novanta in poi, ma la capacità di offrire e vendere prodotti singoli su grande scala. Uno scenario che diventa cruciale quando ci si riferisce a oggetti che non si consumano, che si indossano e sono carichi di valori emotivi: il gioiello in primis». Il futuro è nel gioiello 3D? «Nell’immediato si profilano tre scenari in particolare per il gioiello 3D. Innanzitutto, il progettista di gioielli utilizzerà software sempre più avanzati, arricchendo fortemente le caratteristiche stilistico-formali del gioiello progettato in ambiente virtuale. Questa nuova e più evoluta espressione stilistica andrà a influenzare tutti gli ambiti del gioiello. Vedremo la crescita di proposte di designer e marchi che faranno uso di software di modellazione per la creazione di oggetti unici e personalizzati, combinando materiali sintetici con gemme preziose e metalli nobili. La tecnologia di produzione diretta (sinterizzazione) in metallo prezioso sarà utilizzata nel gioiello, in combinazione con le altre tecniche produttive digitali e quelle tradizionali. La produzione digitale sarà maggiormente presente nella bigiotteria, utilizzando una sempre più ampia gamma di materiali sia naturali che sintetici e sviluppando una forte collaborazione tra artigiani digitali e tradizionali». ■ FD


Osservatorio sul lusso Pag. 11 • Settembre 2016

La potenza di un’idea originale A contrario di quanto si crede, il mercato non è saturo ma per imporsi come leader serve un’idea originale. Katia Paracchini ha puntato su una nicchia esclusiva

l prestigio del made in Italy non è solo gusto e qualità. Nasce anche dall’intraprendenza di alcuni imprenditori che scelgono di investire in nicchie di mercato inesplorate, dedicandosi a target selezionatissimi. Saper trovare campi d’azione inediti è una questione di inventiva, originalità, ma anche di amore per il rischio: in due parole, di genio italiano. Un esempio di questo di tipo di esperienza è quello di Katia Paracchini, fondatrice e amministratrice di Elka Design, che ha deciso di puntare sul settore della rubinetteria per camper, nautica e case mobili, pensando e realizzando una vasta gamma di prodotti personalizzabili. Accessori da bagno per camper. Come nasce questa idea così originale? «Sono nata sul Lago d’Orta in Piemonte, nel distretto delle rubinetterie più famose al mondo. Ho iniziato a lavorare proprio per una di queste aziende, sulla linea di montaggio. Ma non faceva per me: nel 1996 ho quindi aperto un’attività di lavorazione conto terzi sempre nel settore, ma è stato nel 2003 che sono arrivata a fondare Elka Design: la prima rubinetteria per camper, una nicchia di mercato snobbata da tutti per i

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Katia Paracchini, fondatrice e amministratrice della Elka Design di San Maurizio d’Opaglio (NO) www.elkadesign.it

PERSONALIZZAZIONE

Elka è stata la prima azienda del settore a presentarsi con un catalogo e dire: “questo è il punto di partenza, potete cambiare tutto” numeri bassi e per i guadagni ancora minori. Questo perché nessuno aveva ancora realizzato nulla in funzione delle specifiche esigenze: quando mi sono presentata con la mia prima collezione posso dire di aver stupito tutti, facendo capire che finalmente era possibile disegnare i bagni di camper e imbarcazioni in funzione dell’ingombro della persona e non di quello del rubinetto. Nel 2004 i miei prodotti sono scelti per l’allestimento del primo camper e nel 2006 il primo progetto per un cantiere nautico». Poi sono arrivati gli anni della recessione. «Il 2008 con la crisi mondiale ha rappresentato per noi l’opportunità per presentarci ai grandi costruttori e farci notare nelle prime fiere internazionali. Da quel momento in poi non ci siamo più fermati e la realtà ha superato le aspettative: nel 2012 siamo arrivati addirittura a fornire un rubinetto al set del film Prometheus di Ridley Scott. Questo non me l’ero proprio immaginato, quando a 18 anni inscatolavo i rubinetti che avevano stampato sulla scatola il nome di un’altra persona». Com’è la concorrenza nel settore? «Fino al nostro arrivo sul mercato i costruttori dovevano adattarsi a quanto trovavano nei normali canali di distribuzione delle rubinetterie, per così dire, tradizionali. Prodotti eccezionali sicuramente, ma stan-

dard, e proprio per questo non sempre adatti a un progetto così particolare come può essere quello un’imbarcazione o un caravan. Elka è stata la prima a presentarsi con un catalogo e dire: “questo è il punto di partenza: potete cambiare tutto”». A quali target vi rivolgete principalmente? «La nostra è una fascia di clientela molto trasversale, ma accomunata da un’unica necessità: personalizzare il prodotto. Ci rivolgiamo a costruttori di caravan, case mobili, cantieri navali ma anche progettisti di interni, architetti, designer, fino ad arrivare al committente privato». Oggi siete una realtà nota a livello internazionale. «Abbiamo iniziato nel 2003 in Italia, per poi continuare con Francia, Germania, Inghilterra. Oggi esportiamo anche negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Cina, seguendo i trend di crescita degli ultimi anni dei mercati di questi paesi. Abbiamo una gamma di prodotti molto vasta: passiamo dalla semplice doccia a microfono in plastica all’impianto completo di pompa per la cascata cervicale da bordo piscina. Anche la fascia di prezzi è molto ampia: dai pochi euro di un appendino fino ai costi elevati dei prodotti di lusso come il Cellini: non un semplice rubinetto ma una vera opera d’arte realizzata in oro e diamanti da un maestro orafo italiano». Quali sono le fiere a cui partecipate? «Amsterdam, Dubai, Miami, Londra e Dusseldorf: fiere nazionali e internazionali legate al mondo della nautica, caravan e dell’arredo ad alto contenuto di design». Quali prospettive avete per il futuro? «Quest’anno abbiamo aperto Elka Usa con sede a Miami: una struttura che ci permetterà di offrire lo stesso servizio di progettazione e di assistenza già apprezzato in Italia e in Europa anche ai nostri clienti negli Stati Uniti». ■ Giulia Panzacchi

COME NASCE UN PRODOTTO ELKA DESIGN

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gni prodotto Elka porta in sé un codice deontologico ben preciso: la sua forma non deve andare a discapito della sua funzionalità» racconta Katia Paracchini. «Per prima cosa c’è un bisogno, una richiesta del cliente che per motivi tecnici o estetici richiede la personalizzazione di un articolo già esistente o la realizzazione di una sua idea. Un primo briefing con i nostri designer e la richiesta prende forma su un foglio di carta. Si passa in seguito al nostro dipartimento di ricerca e sviluppo e qui si industrializza il prodotto tenendo conto sia dell’alto valore estetico e attrattivo che il prodotto deve avere, sia della facilità e della velocità di installazione, dato che comunque si tratta di un prodotto che entrerà a far parte di una catena di produzione. Un esempio? Su uno yacht di 52 piedi il progettista non aveva spazio per installare una doccia sufficientemente confortevole nella cabina del marinaio: il risultato è stato un pannello doccia completo di comandi e tubature che si integra nella porta d’accesso alla cabina e che richiede meno di due minuti per essere montata». ■


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Preziosi

Diamanti d’importazione

Di padre in figlio la Marco Borsalino Diamanti importa da quasi quarant’anni pietre preziose destinate ai laboratori orafi di Valenza diamanti sono una passione di famiglia e ovviamente anche degli artigiani orafi del distretto di Valenza. Maestri che incastonano pietre preziose per il mercato del lusso, l’unico a non aver subito battute d’arresto durante la crisi economica. Da Anversa, Tel Aviv e Mumbai i diamanti tagliati raggiungono il Piemonte e, in particolare, l’azienda Marco Borsalino Diamanti «che si occupa d’importazione e vendita all’ingrosso» spiega Marco Borsalino, amministratore delegato della società operante nel settore dal 1978 e fortemente radicata nel distretto in cui opera. Il mercato del lusso sembra essere stato l’unico a non essere stato sfiorato dalla crisi, è così? «Siamo fornitori degli artigiani che producono gioielli, quindi siamo indirettamente legati al mercato del consumo dei prodotti di lusso. Ciò che possiamo dire è che dall’inizio del 2016 è stato percepito un sensibile calo delle vendite dopo un 2015 di crescita ma confidiamo in una buona ripresa autunnale. Marco Borsalino Diamanti è senza dubbio un’azienda di successo protagonista di una crescita costante negli anni e ha saputo attraversare indenne le varie crisi che ciclicamente hanno colpito il distretto orafo di Valenza. Indubbiamente l’inserimento dei miei figli Miriam e Matteo, oggi soci amministratori, giovani, motivati e ormai esperti ha costituito un fattore di crescita e una garanzia di stabilità e continuità aziendale». Quali sono le richieste più particolari provenienti dai clienti? «Vendiamo principalmente diamanti tagliati a chi deve incastonarli sul prodotto finale, le richieste sono di ogni genere di

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PROVENIENZA INTERNAZIONALE

Le piazze principali sono Anversa in Belgio, Mumbai in India e in misura minore la Borsa dei Diamanti di Ramat Gan in Israele diamante ed è ovvio che la merce più richiesta è quella più commerciale». Quali sono i canali di approvvigionamento dei diamanti e delle pietre preziose e quali sono i paesi esteri che più richiedono questo prodotto? «Vendiamo quasi esclusivamente sul mercato italiano mentre acquistiamo sulle principali piazze internazionali

che sono Anversa in Belgio, Mumbai in India e in misura minore alla Borsa dei Diamanti di Ramat Gan in Israele. Per gli acquisti quindi ci rivolgiamo al mercato internazionale mentre i nostri clien-

ti sono gli artigiani orafi del distretto di Valenza e i grossisti del settore. La nostra è, quindi, una realtà fortemente radicata nel distretto in cui opera». Esistono delle tecniche specifiche per la lavorazione delle pietre preziose, quali sono? «Naturalmente esistono le taglierie dei diamanti che si trovano soprattutto in India e in Belgio e che adottano apposite macchine per tagliare i diamanti grezzi. Tuttavia le nostre sono esclusivamente competenze commerciali e i nostri fornitori non sono le taglierie». Come avvengono il confronto e la collaborazione con gli stilisti? «I punti di forza della nostra azienda si possono sintetizzare in esperienza e organizzazione. Fondamentale è l’esperienza accumulata in oltre quarant’anni di frequentazione del mercato del diamante che ci consente di ottimizzare gli acquisti. Vi sono poi la capacità imprenditoriale, la lungimiranza e il coraggio di investire nell’organizzazione commerciale e amministrativa. Un solido e attento controllo della gestione economico patrimoniale e dei flussi finanziari è reso possibile da una efficiente struttura amministrativa mentre una profonda conoscenza del mercato internazionale ci consente l’approvvigionamento del prodotto migliore. E infine abbiamo un’organizzazione commerciale dove serietà, servizio e attenzione al cliente occupano il primo posto. Serietà ed etica imprenditoriale sono garanzia di qualità e continuità del prodotto fornito mentre servizio significa tempestività, flessibilità, assistenza e, soprattutto, offerta di un’ampia scelta di merce già accuratamente selezionata che evita al cliente gli onerosi costi aggiuntivi degli scarti e della selezione in proprio». ■ Luana Costa

UNA STORIA DI FAMIGLIA Marco Borsalino è il fondatore di questa azienda la cui attività ha avuto inizio nel 1978. Nata come ditta individuale ha poi assunto la forma giuridica di Srl ed è caratterizzata da una forte Marco Borsalino, amministratore delegato impronta familiare. Vi lavodell’omonima azienda Marco Borsalino Diamanti rano infatti, fra gli altri, la figlia di Valenza - www.borsalinodiamanti.com Miriam e il figlio Matteo, il fratello Luigi cui è affidata la responsabilità amministrativa e due nipoti per un totale di undici addetti. Si tratta di un’azienda che ha un rilievo primario nella realtà del distretto orafo di Valenza e che in esso è fortemente presente non solo per storia e tradizione commerciale ma anche per l’impegno del fondatore Marco Borsalino all’interno delle associazioni di categoria. Egli infatti è membro del Consiglio Direttivo Gruppo Aziende orafe di Confindustria Alessandria e del Consiglio Direttivo di Federpietre dove ricopre anche la carica di Tesoriere.


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Preziosi

La forma della bellezza BMC realizza i gioielli per le più importanti maison del mondo del lusso. Come spiega Carlo Massavelli «oggi non ci si accontenta di realizzare creazioni piacevoli solo da indossare, l’obiettivo è l’eccellenza del prodotto» gioielli come note allineate in un pentagramma o come frasi che danno corpo ai pensieri. Così viene concepita la creazione di monili di lusso dall’azienda BMC, perché «ogni gioiello deve essere eterno» afferma Carlo Massavelli titolare della società valenzana. L’azienda opera, essenzialmente, nel settore della gioielleria “haut de gamme” come terzista di primissima fascia, cioè come azienda che lavora praticamente in regime di “comakership” con i grandi brand mondiali del lusso. Come tale, quindi, è strutturata non solo per fornire prodotti realizzati secondo gli estremi standard qualitativi richiesti dal cliente, ma anche per collaborare allo studio e allo svi-

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luppo, parziale o totale, di progetti di grande respiro voluti dal committente, in perfetta interrelazione con le strutture di quest’ultimo. Di quale genere di realizzazioni orafe vi occupate? «Le realizzazioni orafe della BMC sono costituite da prodotti unici, da collezioni complete di alta gioielleria e da produzione in serie, dove devono trovare perfetta simbiosi le espressioni creative dei designer, le conoscenze tecnologiche dei progettisti e le capacità tecniche della produzione. In definitiva l’azienda deve essere in grado di lavorare oggetti dal sapore squisitamente artigianale, quasi da “mastro orafo”, applicando le competenze, l’essenzialità e il rigore delle più avanzate novità tecnologiche».

Carlo Massavelli, titolare della Bmc srl di Valenza (Al) www.bmcgioielli.com

Quali sono i paesi d’importazione delle pietre preziose e in che modo queste vengono utilizzate nel laboratorio orafo? «I gioielli si arricchiscono sempre più di pietre preziose e semipreziose che provengono dai più disparati angoli della terra, blocchi di materiali grezzi che, una volta lavorati con macchine a controllo numerico o manualmente, danno vita a vere e proprie opere d’arte. Come richiesto proprio dall’alta gioielleria, le pietre rappresentano la sintesi del gioiello: pertanto, essendo la loro evidenziazione il fine ultimo, il sistema di applicazione e fissaggio (griffes, battuto, a granette, a baffo), deve garantirne l’esplosione di luce e colori, passando quasi in secondo piano. La struttura in metallo deve, anch’essa, assolvere a questo compito ed essere quindi la meno evidente possibile pur non rappresentando certo la parte meno importante del gioiello». Si tratta di un lavoro che ri-

chiede molta creatività, quali sono i modelli a cui si ispira l’azienda? «Oltre che creatività, fonte indispensabile nel nostro settore, è richiesto dai nostri clienti di trasformare pensieri e idee in oggetti piacevoli da vedere e da indossare garantendone la resistenza, la purezza, la precisione e tutto il necessario per far sì che il gioiello possa essere eterno». Qual è l’attuale situazione del vostro mercato? «Il mercato della gioielleria mondiale sembra premiare prodotti di qualità e molto elaborati. Si utilizza molto la tecnologia per lavorare metalli e pietre in maniera sempre più precisa e particolare. L’industrializzazione di prodotto raggiunta tramite la qualità dei processi produttivi consente infine di dare al gioiello una ripetibilità nel tempo».

ALTA GIOIELLERIA

Le pietre rappresentano la sintesi del gioiello: il sistema di applicazione, nelle più svariate forme, deve garantirne l’esplosione di luce e colori Esistono nuove tendenze nel settore orafo? «Assolutamente sì. Il settore è ormai in fase molto avanzata, da un punto di vista strutturale-operativo, di innovazione tecnologica ed organizzativa, entrambe orientate ad una definizione veramente ingegneristica del gioiello. Come già detto, il gioiello deve avere, in vetrina, caratteristica e leggerezza dell’artigianalità ma deve anche possedere nella sua realizzazione il supporto dei più moderni e affidabili strumenti tecnologici di produzione e di controllo qualita-

tivo per garantire al massimo livello possibile le aspettative del cliente finale. E queste non solo da un punto di vista estetico, ma anche finanziario ed economico oltre che di durata nel tempo, reali complementi di un gioiello di qualità. In tale ottica occorre rimarcare che l’azienda aderisce alla certificazione dei propri processi, siano essi di acquisto di pietre e di metalli, nonché delle varie fasi produttive. A titolo di esempio citiamo la certificazione RJC e la Certificazione Aggiuntiva del Titolo». ■ Luana Costa

Un team di successo BMC nasce a Valenza nel 2001 dalla collaborazione di Carlo Massavelli e Maurizio Bozza, che avevano maturato una consolidata esperienza in una primaria azienda valenzana. Partita con una manciata di dipendenti, la BMC ad oggi conta su un team di circa 100 persone e vanta un’età media di 38 anni. Un team giovane, motivato e coinvolto, disposto a riporre nella BMC i propri progetti e lo sviluppo delle proprie capacità professionali. La valorizzazione dei dipendenti prevede per ognuno il coinvolgimento diretto e responsabile nelle diverse fasi operative dell’azienda. La valorizzazione della risorsa umana è fondamentale per disporre di un team capace e efficiente.


Osservatorio sul lusso Pag. 15 • Settembre 2016

L’emozione del gioiello

Con Giorgia Cattelan nel mondo dell’alta oreficeria, in cui non basta sviluppare delle competenze tecniche e artigianali superiori. «La tradizione e l’innovazione tecnologica devono trovare un connubio naturale»

n fondo si tratta solo di pezzi di metallo. Se si toglie l’essenza artistica, la grande abilità manuale, la tradizione e quella cosa ancora così difficile da definire che è lo stile, cosa rimane di un gioiello? In effetti si potrebbe dire così, sono solo pezzi di metallo con una forma più o meno riconoscibile. Ciò che rende tale un anello, un orecchino o un bracciale è il progetto che c’è dietro, in cui chiunque riconosce una personalità. «Questo distingue un artigiano orafo: la sua abilità gli permette di realizzare oggetti che parlano da soli, unici e capaci di emozionare». Giorgia Cattelan, contitolare dell’alessandrina Filostil Sas, definisce così la propria professione, che nel suo caso si svolge in modo ancora più esclusivo di quanto avvenga normalmente. «La realizzazione a mano dei nostri gioielli – premette Cattelan – determina e rende il nostro stile riconoscibile e inimitabile. Ma non è l’unica cosa che ci distingue. Per esempio, non abbiamo una produzione in serie e, infatti, raramente realizziamo gioielli nostri, anche se naturalmente a volte succede. Questo perché è il cliente la nostra fonte di ispirazione e sue sono le richieste relative al design di ogni oggetto. Inoltre, mol-

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to spesso eseguiamo creazioni che nascono e prendono forma attorno a pietre preziose uniche e quindi irripetibili. Non senza piccole imperfezioni, ma in questo è il fascino dell’artigianato». Per Cattelan, l’alta oreficeria sta non solo nelle competenze dell’artigiano. «La tradizione e l’innovazione tecnologica – spiega la contitolare della Filostil – devono trovare un connubio naturale. Con questo obiettivo, fin dal 1975, Francesco Cattelan, mio padre, progetta, sviluppa e produce oggetti preziosi. L’amore per il nostro lavoro, la passione, una lunga tradizione orafa artigiana e sofisticate tecnologie rappresentano, il fulcro e il cuore del nostro operato, permettendoci di soddisfare i clienti più esigenti che ricercano servizi e oggetti unici di elevata qualità e originalità. L’azienda, poi, avvalendosi di addetti altamente qualificati, nel 2001 è stata insignita del marchio “Piemonte Eccellenza Artigiana” per la lavorazione tradizionale nel settore dei metalli pregiati, pietre dure e lavorazioni affini. Il marchio rilasciato dalla Regione Piemonte è un solido riferimento nel mondo dell’artigianato artistico tradizionale e tipico di qualità, è un riconoscimento di professionalità e di perizia esecutiva, oltre che una cer-

tificazione di qualità». All’interno della nostra azienda si svolge l’intera filiera produttiva che va dallo studio alla modellazione alla funzione e realizzazione «insomma, creare è vedere il gioiello nascere e realizzarsi fino alla finizione – continua Cattelan –, un qualcosa di eccezionale in grado di emozionare ogni volta. Ciò è dovuto anche a un’altra caratteristica: i nostri gioielli sono cuciti addosso, cosa che esalta la loro unicità, spesso accompagnata a pietre preziose da collezione. Ogni gioiello, quindi, è ideato, disegnato e realizzato interamente all’interno del laboratorio artigianale dell’azienda, per garantirne la massima riservatezza. Allo stesso modo i fornitori di materie prime sono selezionati e scelti per la qualità dell’offerta». Sulle tendenze che si affermeranno nel prossimo futuro, i vertici dell’impresa di Valenza tacciono. «Non possiamo che mantenere il riserbo per quelle che sono le nuove tendenze, perché sono esclusiva riservata a clienti di fiducia che da tempo credono in noi per realizzare i loro progetti. Possiamo dire, però, che da alcuni anni affianchiamo il titanio all’oro, materiale innovativo con il vantaggio di una leggerezza che permette di realizzare gioielli importanti voluminosi e dalla grande portabilità. E ciò è un ulteriore elemento che ha contribuito alla forza del made in Italy da noi proposto: i nostri gioielli sono richiesti nel Medio Oriente e in tutto il mondo per la manualità il gusto e la passione che ci attribuiscono». ■ Remo Monreale

ARTIGIANO ORAFO

La sua abilità gli permette di realizzare oggetti che parlano da soli, unici e capaci di emozionare

La Filostil Sas ha sede a Valenza (AL) www.filostil.com

UNA PRODUZIONE VERTICALE Giorgia Cattelan, contitolare della Filostil Sas, si sofferma sulle principali caratteristiche produttive dell’azienda alessandrina. «L’azienda offre affidabilità e velocità dei servizi offerti – dice Cattelan – unitamente a un’ampia gamma di prodotti con diversi tipi di lavorazioni seguendo il cliente passo dopo passo, dall’idea alla realizzazione. Core business del laboratorio è la modellazione su metalli preziosi, oro e platino, la fabbricazione di oggetti su disegno, su pietre con le quali viene fornita la lavorazione a mano. Offriamo anche la possibilità di terminare l’oggetto grazie alla collaborazione di un laboratorio di microincastonatura. Alcuni oggetti vengono inoltre sviluppati tramite l’utilizzo del Soware di progettazione Rhinoceros e successivamente aggraziati in modo naturale all’interno della nostra azienda».


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 16

Preziosi L’antica arte dell’oreficeria

L’ORO DELL’ITALIA

La lavorazione dell’oro tra innovazione e tecniche tradizionali. Luciano Speggiorin descrive una delle procedure più classiche: la canna vuota oreficeria è una vera e propria arte. Le tecniche che si mettono in pratica in questa disciplina sono tante e tali che non si può parlare di semplice mestiere.Fin dai tempi antichi è stato scelto l’oro per le lavorazioni più fini, per via delle sue ben conosciute e utilissime proprietà; due su tutte la malleabilità el’indistruttibilità. Un metallo, quindi, che si piega anche alle lavorazioni più sottili, che si può addirittura filare, ma al tempo stesso, raffreddato, diventa resistente a livelli quasi incredibili, è sicuramente un’ottima base da cui partire per creare manufatti di ogni tipo, forma, spessore e decorazione. Per questo, nei secoli, molti popoli si sono cimentati nella lavorazione dell’oro. Le prime testimonianze ci arrivano già dall’antico Egitto e dalla Mesopotamia, e provengono per lo più da tombe o monumenti funebri. Le tecniche, le tradizioni, gli stili e gli esperimenti si susseguono di secolo in secolo, mentre cambiano i gusti delle dinastie reali e, dunque, della fetta principale del mercato dell’oreficeria. Fino ad arrivare a oggi, con metalli preziosi mescolati (allegati) tra loro per esaltare le proprietà di ciascuno, trattati con tecniche nuove e strumenti hi-tech che integrano il lavoro manuale della tradi-

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UNA SCELTA DI STILE

La canna vuota ci consente di realizzare gioielli dai volumi importanti ma leggeri

Oscar Bonato ci accompagna nel mondo dell’oreficeria made in Italy, che ha tra i propri sbocchi naturali il mercato mediorientale. E spiega la grande differenza che i preziosi italiani presentano rispetto a quelli di produzione estera

La Speggiorin Silvano srl ha sede a Monticello Conte Otto (Vi) www.speggiorinsilvanosrl.com

zione. Fulgido esempio di oreficeria italiana che unisce innovazione e tradizione è l’oreficeria Speggiorin Silvano srl, di cui parla il figlio del titolare Luciano Speggiorin. «La nostra è un’arte tramandata di generazione in generazione. L’azienda è stata fondata nel 1970, e da allora ci siamo specializzati in molte tecniche della lavorazione dell’oro, specialmente nella canna vuota in oro e argento. La scelta della canna vuota ci consente di realizzare gioielli dai volumi importanti ma contemporaneamente leggeri, anche visivamente». Questo perchéla lavorazione detta “a canna vuota”consente di lavorare su spessori di metallo molto ridotti, e creare così gioielli di incredibile precisione e finezza. «In questi 46 anni di attività - continua Luciano Speggiorin- abbiamo ampliato la nostra conoscenza delle tecniche dell’accostamento dei colori, delle forme e delle leghe, giocando con fantasia tra questi elementi con risultati sempre eleganti e particolari. I nostri prodotti sono da sempre sinonimo di serietà e qualità». La Speggiorin Silvano srl lavora a livello internazionale e principalmente su commissione. «Cerchiamo di venire incontro alle esigenze di ogni cliente, realizzando pezzi esclusivi, unici. Realizziamo bracciali morbidi, schiave, collane e orecchini, su precisa richiesta del cliente». ■ Giulia Panzacchi

uando si parla di artigianato italiano, s’illuminano gli occhi di tutti i mercati internazionali. Ma non bisogna pensare che questo sia dovuto a un’astuta operazione di marketing: il Made in Italy è tale perché le produzioni soprattutto artigianali, che possiamo vantare, hanno un valore chiaramente superiore, anche a prima vista. Ce ne porta un esempio Oscar Bonato che rappresenta SB Luxury, azienda il cui nome è molto recente ma che riprende il discorso iniziato una quarantina di anni fa dalla ben nota “SIDRA”. «In effetti – dice Bonato – la SB Luxury nasce dall'esperienza maturata in Sidra della quale abbiamo registrato il marchio. Abbiamo riunito i più abili artigiani della prima, nell’impresa che è appena nata. L’obiettivo è di mantenere i mercati storici, cercando anche di ampliare il raggio d’azione. In altre parole, la nuova società porta avanti la storia SIDRA: le maestranze che hanno contribuito al successo nel mercato sono le stesse che compongono il “cuore” di SB Luxury, con una particolare attenzione alla tecnologia, con l'obiettivo di solidificare la forte presenza nei mercati arabi, soprattutto intorno al centro di Dubai». La società di Bonato si distingue sul mercato mediorientale per la qualità del prodotto molto elevata. «Il conte-

La SB Luxury ha sede a Campodarsego (Pd) www.sbluxury.it

sto in cui operiamo presenta oggetti spesso di qualità non eccellente – spiega Bonato –, con finiture e competenze artigianali sicuramente inferiori ai nostri obiettivi di produzione. Lavoriamo con finiture e smalti particolari e materiali, come l’oro 750, sempre pregiati e la differenza salta subito all’occhio, anche ai non addetti ai lavori. Ma c’è di più: la ricerca continua di nuovi design, prodotti sempre innovativi, che quindi spostano l’attenzione da vecchi modelli verso effetti sempre diversi. Forse soprattutto in questo senso, noi siamo veri e propri alfieri del made in Italy: gli articoli che provengono da altri paesi sono fermi a stili e modelli vecchi, che spesso sono copie di articoli creati in Italia negli anni precedenti. Quello che fa il made in Italy, anche quando si tratta di mercati come quelli mediorientali molto diversi per esigenze stilistiche rispetto all’occidente, è determinare i trend, non subirli. Ma nonostante ci siano diversi processi per cui ci affidiamo alle più moderne tecnologie, il nostro punto di forza maggiore sta nella bravura dei nostri artigiani orafi, che lavorano con noi da decenni, perché il quid della nostra produzione sta nel lavoro manuale di alta qualità». ■ Remo Monreale


Osservatorio sul lusso Pag. 17 • Settembre 2016

Il valore del pezzo unico

Anche l’industria dei gioielli sta cedendo al fascino della meccanizzazione dei processi. Li rende più veloci, sì, ma meno personali. Nel vicentino, però, esiste ancora chi resta fedele all’artigianalità, tutta italiana, del “fatto a mano” e il cinema viene chiamato la “settima arte”, l’oreficeria dovrebbe essere l’ottava. Perché nessuno, ammirando i dettagli e la precisione di un gioiello creato dalle sapienti mani di un artigiano orafo, potrebbe dubitare della fatica e del genio necessari a dare vita a un anello, un bracciale o una collana. In questo campo come in tutti, le logiche di mercato, sempre più stringenti e tendenti alla velocizzazione, in un’ottica di più rapida soddisfazione dei clienti, hanno portato alla meccanizzazione e all’industrializzazione di fasi sempre più ampie del processo di creazione di un gioiello. Ma la vera unicità, il vero lusso, sta nella lavorazione a mano, ancorata alle tecniche e alle tradizioni del passato. Ne parlano Christian, amministratore, e Massimiliano Bassi, socio fondatore, della Bassi Srl, azienda vicentina che mantiene alta la tradizione dell’artigianalità, tutta italiana, dell’arte orafa. Puntate da sempre sull’artigianalità. Quale valore aggiunto compor-

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ta rispetto alla produzione industriale? CHRISTIAN BASSI: «La nostra azienda punta solamente sui gioielli artigianali perché, rispetto ad un prodotto industrializzato e quindi realizzato in serie, un gioiello fatto a mano ha la possibilità di essere modellato e costruito su richiesta del cliente Christian amministratore e Massimiliano Bassi, socio fondatore della Bassi Srl con sede a Vicenza (Vi) www.bassiitalianjewels.it

finale che è alla ricerca di qualcosa di esclusivo, curato nei dettagli e personalizzato. Caratteristiche, queste, che rendono un gioiello veramente unico». Il mercato del lusso sembra l’unico a non essere stato sfiorato dalla crisi, è così? MASSIMILIANO BASSI: «È proprio così, il settore del lusso è ancora florido, in piena crescita. Mi sono reso conto che più le materie prime aumentano di valore (oro e diamanti per esempio), più dobbiamo puntare su un prodotto esclusivo curato e costoso, perché il cliente finale con cui abbiamo a che fare ora come ora appartiene alla fascia economicamente più alta, e pretende dunque un gioiello che lo rispecchi». Quali sono i materiali e le pietre con cui lavorate di più? C.B.: «Il materiale principale con cui lavoriamo è naturalmente l’oro, in tutte le sue carature: dal semplice 9 kt fino al 22 kt. Le pietre che utilizziamo maggiormente invece sono i diamanti; a seguire, pietre semi preziose come zaffiri, rubini e smeraldi». Quali sono le tendenze più attuali nell’ambito del gioiello? M.B.: «Possiamo dire che il classico non tramonta mai. Tuttavia, la moda europea negli ultimi mesi ha fatto riscoprire un sapore un po’ vintage, e quindi c’è stato un ritorno alla moda orafa degli anni Sessanta, che è stata rivisitata nei colori e nei giochi di luce. Creiamo questi effetti con sapienti bullinature e satinature, fatte - come sempre - rigorosamente a mano». Realizzate anche su richiesta particolare del cliente? C.B.: «Certamente. Capita spesso che i clienti ci mandino delle indicazioni su come vorrebbero il loro gioiello personalizzato. In questi casi, a meno che il committente non abbia già le idee perfettamente chiare su come desidera sia il risultato finale, il progetto viene affidato al nostro designer che si occuperà di realizzare un oggetto su misura, in base alle ri-

I VANTAGGI DELL’HAND-MADE

Un gioiello fatto a mano ha la possibilità di essere modellato e costruito su richiesta del cliente, che è alla ricerca del prodotto esclusivo

chieste del consumatore finale». Quale considerate essere il punto di forza dell’azienda? M.B.: «I punti di forza della Bassi sono sicuramente l’attenzione per la tradizione e l’amore per questo lavoro. Questi principi ci hanno permesso di ampliare il nostro raggio d’azione e oggi i nostri mercati principali, oltre a quelli europei, sono arabi e asiatici». Quali sono gli obiettivi a medio termine della vostra azienda? C.B.: «Il nostro prossimo obiettivo a medio termine è espandere il nostro marchio ancora più lontano, penetrando nei nuovi mercati mondiali». ■ Giulia Panzacchi

DI PADRE IN FIGLIO La Bassi Srl vanta una tradizione orafa nata più di 50 anni fa e tramandata da generazioni. I fratelli Christian e Massimiliano, attuali proprietari dell’azienda, sono nel settore fin dalla nascita, essendo figli d’arte. Prese in mano le redini dell’azienda, hanno voluto mantenere vivo lo stile e il prestigio dell’oreficeria made in Italy. Racconta Massimiliano Bassi, socio fondatore dell’azienda: «I nostri genitori ci hanno tramandato gli insegnamenti e le tecniche centenarie dei più esperti artigiani orafi vicentini. Proprio per questo i nostri gioielli vengono realizzati esclusivamente a mano; tutto è studiato e realizzato con estrema attenzione e cura, e proprio questo è il punto di forza della nostra azienda.

Dove le altre aziende si sono meccanizzate in modo industriale, rendendo i loro gioielli statici e privi di vita, noi, usando segreti e attrezzature di oltre cento anni di età, che rischiavano di andare perdute, abbiamo rievocato con nostra grande soddisfazione marchi prestigiosi della storia orafa vicentina portando così alla luce la creatività e la bellezza che ogni gioiello dovrebbe avere. La nostra azienda è conosciuta in tutto il mondo per merito della nostra rete di vendita, ed è guidata dal nostro direttore commerciale Davide Claudio che con la sua trentennale esperienza nelle dinamiche dei mercati esteri ci ha permesso di far conoscere i nostri gioielli in tutto il mondo».


Osservatorio sul lusso Pag. 19 • Settembre 2016

Gioielli ricercati sull’asse Istanbul-Milano Fionna Roditi, imprenditrice fondatrice di Vanessa’s Joy, svela il dietro le quinte delle nuove collezioni dell’azienda che saranno presentate a Vicenza Oro e all’Homi di Milano ella città della moda italiana la ricerca dello stile è uno stato d’animo più che un’ossessione. Tutto, e non solo sulle passerelle, nasce per dare un’identità visiva a un’emozione, un’idea, una suggestione, e i gioielli non fanno differenza. Un po’ come la cucina fusion, anche la gioielleria di design si evolve, prendendo il meglio della tradizione, del sapere artigiano e contaminandola con il gusto e la sensibilità dei moderni maestri argentieri che disegnano monili glamour e chic. Che sia per uomo, donna o giovanissimi, si moltiplicano le collezioni ispirate, al di là del tema specifico di ogni stagione, al sincretismo culturale e alla contaminazione tra Occidente e Oriente. Perché in un mondo globalizzato e senza più frontiere, le moderne Vie della Seta sono i manufatti di pregio, che mettono in comunicazione la parte più segreta e creativa di mondi così vicini eppure così lontani. Tra le ultime aziende produttrici di gioielli nate a Milano c’è Vanessa’s Joy, brand nato dall’estro dell’imprenditrice Fionna Roditi, una prima vita professionale dedicata al marketing, una seconda da mamma e una terza, cominciata nel 2013, trascorsa a trasformare una passione in un’azienda che oggi conta 300 clienti in Italia, una decina di rappresentanti e un centinaio di gioiellerie che distribuisco-

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no le sue creazioni nelle sole Lombardia e Toscana, le regioni in cui l’azienda è più forte. «La creatività ha sempre fatto parte di me – racconta l’imprenditrice – così come il desiderio di usare le mani per plasmare le mie idee, dopo una vita trascorsa nel marketing. Ho cominciato a realizzare i gioielli che indossavo, giocando con i materiali e gli stili, ho notato che veniva apprezzata la mia capacità di declinare la moda con una visione personale e da lì mi sono convinta a trasformare la mia passione in una professione che in tre anni mi sta regalando soddisfazioni». Vanessa’s Joy propone gioielli in argento 925, pietre naturali semipreziose e zirconi di alta qualità con un’offerta trasversale di collane, bracciali, orecchini e anelli ispirati a motivi di tendenza, caratterizzati da un’infinità di soggetti per assecondare i gusti più vari. I suoi clienti sono gioiellerie e concept store high level italiani, mentre la quota di vendite all’estero si assesta sul 20 per cento e si realizza soprattutto durante le fiere di settore. Minimo comun denominatore di tutte le collezioni è la doppia anima turca-italiana dei gioielli e della storia personale di Fionna Roditi, nata a Istanbul e cresciuta in Italia. «In Turchia c’è una secolare esperienza nella lavorazione dell’argento – spiega – con manifatture argentiere in grado di garantire prodotti di ottima qualità a prezzi competitivi. Non ho voluto rinunciare a questo bagaglio d’esperienza e ho scelto di metterlo a frutto adattandolo al gusto raffinato italiano. Sono nate così la collezione continuativa e le linee più ricercate che insieme compongono un’offerta molto vasta e varia». Nello showroom in Via Egadi a Milano e sul sito Vanessa’s Joy è possibile navigare a vista tra bracciali, orecchini, collane, cavigliere, anelli, gemelli delle varie col-

MIX DI CULTURE

Il sapere artigiano dei maestri argentieri turchi si sposa con il design italiano per gioielli glamour e raffinati, in cui si fondono tradizione e contemporaneità lezioni, a cui a settembre si aggiungeranno le ultime arrivate, che saranno presentate in esclusiva a Vicenza Oro e all’Homi di Milano. «La collezione Mrs Brown, per donne sofisticate ed esigenti, unisce zirconi nelle tonalità dal marrone all’argento rosato, con un effetto molto elegante; Drop, che gioca con le forme delle gocce e alterna effetti lucidi a satinati alla moda con un design made in Italy e ricercato,

è per una donna che ama un’eleganza discreta; Lapilli, gioielli scintillanti di fattura artigianale, ispirati alle esplosioni vulcaniche e alla forza distruttrice e catartica della natura, è pensata per una donna eclettica e raffinata che sceglie con cura i propri outfit da giorno. Si tratta di collezioni con linee che anticipano le nuove tendenze e propongono ricerca, design innovativo e qualità». ■ Alessia Cotroneo

LE NUOVE TENDENZE DELLA GIOIELLERIA

I Vanessa’s Joy ha sede a Milano www.vanessasjoy.it

bracciali sono i nuovi best friends delle giovani donne? A quanto pare sì, ma a patto che siano tanti, sottili, da mixare in base all’outfit. Fionna Roditi, imprenditrice milanese alla guida di Vanessa’s Joy, ha le idee chiare su cosa amano le donne d’oggi: «Bracciali in catenina, filo, macramè, pietre e soggetti che si adattano bene insieme, mescolando anche collezioni diverse, colori,

stili e forme. L’importante è che ci sia un’idea originale da reinterpretare anche in maniera estremamente personale. La fascia di pubblico tra i 25 e i 45 anni, invece, cerca gioielli ricercati ed esclusivi, non ama il già visto e vuole distinguersi, magari rinunciando anche alla lucentezza dei zirconi e giocando più sulle forme e sull’alternanza tra lucido e satinato». ■


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 20

Preziosi

Fedele alla natura Nel distretto orafo di Valenza una storia controcorrente, quella di un’azienda in cui alle mode passeggere si preferisce la solidità di un’antica tradizione. Ce ne parla Marcello Fradiani ome fonte d'ispirazione per i loro gioielli hanno scelto un universo naturalistico fatto di linee, forme e colori reali. Indipendentemente dal soggetto da rappresentare, si tratti di animali, fiori, foglie o frutti, interpretano l’arte orafa quale fedele specchio del mondo in cui viviamo, reso in tutte le sue più eclettiche sfaccettature. I giovani titolari di Auraria, Marcello Fradiani e Alessio Tirinato, puntano a creare pezzi unici, ricercati e originali, avvalendosi della collaborazione di Luigi Cerino Badone per lo sviluppo artistico e tecnico dei progetti. Pur trattandosi di una realtà molto giovane e di recente fondazione, l’azienda piemontese ha ricevuto parecchi feedback positivi dai mercati arabi e americani. Ce ne parla con entusiasmo Marcello Fradiani, uno dei protagonisti di questa avventura nel competitivo settore del lusso, a cui il distretto valenzano è tradizionalmente legato: basti pensare che, attualmente, la cittadina fa registrare la massima densità orafa d’Italia, con tantissime produzioni di oreficeria d’alta gamma e un turismo del lusso ad essa correlato. «In poco più di un decennio siamo riusciti a creare un brand pienamente riconoscibile per i suoi tratti stilistici – dichiara Fradiani -. Il nostro design è legato a un concetto accademico dell’arte orafa: tutto ciò che viene realizzato vuole essere una riproduzione fedele del mondo animale o vegetale, senza stilizzazione delle for-

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LA FILOSOFIA

Tutto ciò che viene realizzato vuole essere una riproduzione fedele del mondo animale o vegetale, senza stilizzazione delle forme

Auraria ha sede a Valenza www.auraria.it

LA CAPITALE DELL’OREFICERIA

me, bensì con l’esaltazione ottenuta tramite dettagli e volumi». Un amore per la bellezza che si collega idealmente alla più antica tradizione artigiana degli orafi e dei Maestri degli antichi mestieri. Oro, diamanti, ebano, marmo, zaffiri, brillanti, rubini e smeraldi vengono trattati con passione ed esperienza, regalando il risultato unico di un gioiello esclusivo. «Auraria è sinonimo di realizzabilità e alta qualità – continua Fradiani –: per queste ragioni, oltre a realizzare collezioni, la nostra azienda è stata scelta come partner da parecchie firme del panorama internazionale per la creazione, lo sviluppo e la produzione sia di articoli serializzati che di modelli esclusivi». Sempre presente a fiere ed eventi del settore, in Italia e all’estero, l’azienda si è conquistata la fiducia dei clienti più esigenti: «All’interno delle nostre collezioni, per dare un’idea della varietà delle lavorazioni, abbiamo l’anello pantera, leopardo, rana, serpente, civetta, giraffa, bassotto, papavero, orchidea, rosa, rosa blu, teschio e fiore, il braccialetto serpente, il ciondolo melograno e cesto di frutta, gli orecchini fiore di loto, edera, mazzo di fiori e la spilla foglia, tartaruga diaspro e tartaruga turchese – continua Alessio Tirinato -. La nostra concezione di gioiello sposa l’impiego di materiali tradizionali, tralasciando per scelta quelli alternativi, seppur considerati fashion e attrattivi. La garanzia del made in Italy costituisce per i nostri gioielli un ottimo biglietto da visita dal punto di vista commerciale e, allo stesso tempo, è per noi una leva motivazionale importante, che ogni giorno ci sprona lavorare bene, con tanta cura nei dettagli e un occhio sempre attento alla qualità». Una scelta controcorrente, quella della tradizione, che non cede alle mode del momento ma che è espressione di una filosofia ben precisa.

Non lontano dalle grandi città del Nord Italia come Genova, Milano e Torino, il distretto valenzano comprende otto comuni contigui dove si inventano, realizzano e vendono gioielli e prodotti di oreficeria di altissimo livello. Valenza, inclusa durante Expo Milano 2015 fra i siti di particolare interesse economico-culturale, ha inaugurato lo scorso anno il proprio Museo del Gioiello. Ecco alcuni dati che fanno di questa cittadina piemontese una vera e propria capitale del gioiello made in Italy: oltre 1.500 imprese manifatturiere, di commercializzazione e di servizi nel settore orafo; 7.300 addetti nel comparto orafo; la maggioranza delle pietre preziose importate in Italia per produrre gioielli (stima oltre il 70 per cento) giungono a Valenza; oltre il 65 per cento della produzione è rivolta all’export verso oltre 150 Paesi del mondo, e principalmente verso Stati Uniti, Giappone, Unione Europea, Medio Oriente.

«La nostra creatività prescinde dai trend più in voga, privilegiando le esigenze dei clienti più raffinati – conclude Tirinato -: desideriamo realizzare collezioni ispirate da immagini, sensazioni e forme, dedicate a tutte le donne che amano osare indossando gioielli dal notevole impatto visivo». ■ Sara Corno


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 22

Preziosi

I mille volti dell’argenteria Dal piccolo gioiello al grande lampadario, passando per posate e vassoi, ciò che rende speciale un oggetto in argento è l’arte della sua lavorazione. La racconta Giampietro Dolce

ezzi d’antiquariato, lista nozze, regalo per un anniversario importante. Sono solo alcuni dei tanti volti dell’argenteria, che fin dai tempi dei sumeri crea oggetti preziosi ma soprattutto simbolici, di valore affettivo, per i proprietari. Dopo un lungo periodo di buio, la passione per l’argento, e quindi la sua lavorazione da parte di artigiani specializzati, torna prepotentemente sulla scena durante il Rinascimento. La scoperta dell’America dà ulteriore impulso a questo particolare mercato, con l’arrivo di nuova e più pura materia prima, facendo dell’Inghilterra uno dei maggiori esportatori di oggetti in argento. Ma è in Russia, alla corte degli zar, che emergono figure di rilievo storico come P. Carl Fabergé. Con la rivoluzione industriale la produzione dell’argenteria diventa più meccanizzata, senza perdere mai, però, quelle finiture artigianali che la contraddistinguono. E proprio dell’importanza del lavoro

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DIETRO ALLA MANIFATTURA

Gli oggetti che creiamo, oltre a ricordare un evento o una ricorrenza particolari devono poter emozionare chi li riceve

Arval Argenti Valenza ha sede a Valenza (AL) - www.arvalargenti.com

NOZZE D’ORO PER L’ARGENTERIA a mano e del made in Italy parliamo con Giampietro Dolce, amministratore della Arval Argenti Valenza. Nello specifico, parliamo degli elementi di design che rendono unico e immediatamente riconoscibile uno stile di lavorazione. «Siamo un laboratorio artigianale specializzato nella lavorazione dell’argento in tutte le sue sfumature, dalla realizzazione del piccolo gioiello al grande lampadario, passando per gli articoli per la tavola e l’arredamento; in cinquant’anni di attività abbiamo prodotto i più svariati oggetti, molti dei quali si possono ammirare in alcune delle più belle dimore nel mondo. La selezione dei nostri principali fornitori è fatta seguendo la filosofia che da sempre ci contraddistingue: attenzione ai particolari, qualità della materia utilizzata e assistenza al cliente in ogni momento, dalla progettazione, alla realizzazione del prodotto sino al post vendita». Come detto sopra, la rivoluzione industriale ha semplificato e standardizzato i processi produttivi; ma non ha tolto all’arte della lavorazione dell’argento quel carattere di artigianalità che la contraddistingue. «Le attrezzature e le tecnologie più moderne unite all’estro e all’alta specializzazione artigianale dei nostri collaboratori aiutano, oggi, a migliorare e a semplificare i cicli di lavorazione elevando sempre più lo standard qualitativo del prodotto - racconta Giampietro Dolce -. Gli elementi di design, nell’ambito della nostra produzione, seguono i classici canoni stilistici proseguendo una storia vecchia di secoli, quindi la maggior parte dei prodotti ricalca modelli che nascono nei più bei periodi dell’arte sia nazionale che europea; ad ogni modo, siamo stati e siamo pronti a confrontarci con i desideri e con le necessità stilistiche del cliente il quale, nella richiesta di un determinato articolo, cerca sempre una sua identificazione». Gli oggetti in argento sono un acquisto particolare, e possono essere un regalo che porta con sé un significato: «L’acquirente che si rivolge a noi è colui che ricerca, oltre al pezzo unico, una sfumatura che

Arval Argenti Valenza da 50 anni è il simbolo dell’argenteria a Valenza. Azienda figlia dell’esperienza famigliare del suo fondatore, Luciano Sacco, si è sviluppata negli anni sino a diventare un’importante realtà nell’ambito della creazione e della produzione di alta argenteria in Italia. I prodotti spaziano dal piccolo gioiello personalizzato alla grande fontana da ingresso, dalla pagoda porta braciere al grande lampadario da salone, attraverso tutta l’oggettistica da tavola e da arredamento. Arval è un’impresa artigianale che, con la maestria e la conoscenza dell’arte dei propri collaboratori, è in grado di realizzare in argento ogni tipo di oggetto e di esaudire le più disparate richieste. Fornitrice di importanti eventi sia mondani che sportivi ha saputo presentarsi a questi appuntamenti con prodotti di eccelsa qualità, all’altezza delle manifestazioni, contribuendo a dare maggior lustro alle stesse.

racconti il suo essere o ciò che desidera far conoscere di sé, che lo rappresenti nel suo mondo, dall’ufficio, alla casa, al tempo libero. In molte occasioni gli oggetti che creiamo oltre a ricordare un evento o una particolare ricorrenza, devono poter emozionare chi li riceve. I nostri consumatori sono seguiti sempre con una grande attenzione facendo sì che al momento dell’acquisto di un nostro oggetto prezioso possano sentire che stanno per regalare un pizzico d’arte e di alta qualità artigianale. E oggi, in un momento statico per i mercati, è proprio questa possibilità di essere a fianco e di collaborare con il cliente che risulta uno dei punti di forza del nostro settore, una caratteristica che non ha limiti territoriali: l’arte e il bello non hanno confini». ■ Giulia Panzacchi


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 26

Alta gamma

Le nuove coordinate del pianeta lusso Di classe media, digitalizzato, spesso orientale. È il profilo del consumatore su cui i big del luxury mondiale stanno focalizzando le strategie future per rilanciarsi in un mercato in continua evoluzione

Andrea Illy, presidente di Altagamma

ew normal, millenials, omnichannel, storytelling e ancora, fortissimamente, Cina. Sono le parole chiave, di coniazione più o meno recente, che delimitano i nuovi contorni del luxury business internazionale. Un’industria che non devia dalla traiettoria ascendente imboccata l’anno scorso quando il mercato dei beni personali di alta gamma era cresciuto del 13 per cento a tassi correnti attestandosi su un valore di 253 miliardi di euro, ma che nei primi tre mesi di quest’anno vede rallentare la sua corsa. Lo evidenziano gli aggiornamenti degli studi sui mercati mondiali Monitor Altagamma, realizzato da Bain & Company in collaborazione con la Fondazione Altagamma, che attribuiscono questa parziale frenata al ribilanciamento dei differenziali di prezzo e alla contrazione degli acquisti determinata dagli attacchi terroristici avvenuti in Europa. «Il mondo del lusso – sostiene Andrea Illy, presidente di Altagamma - ha rallentato, è finita un’età dell’oro che forse speravamo durasse di più e i consumatori di oggi e del futuro sono profondamente diversi da quelli di appena qualche anno fa». Tuttavia i periodi di crisi, «ammesso che di crisi si possa parlare - sostiene Illy - sono sempre anche delle opportunità: le aziende devono interrogarsi e allo stesso tempo guardare con fiducia ai milioni di persone delle classi medie di Paesi come la Cina, che

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hanno fame di prodotti di qualità e soprattutto di made in Italy». MERCATI FUTURI, CINA E MILLENIALS CHIAVI DEL RILANCIO Riflettori puntati sul Paese del Dragone, dunque, che rappresenta in assoluto l’area più strategica su cui investire nei prossimi anni, dal momento che oggi costituisce il 7 per cento del mercato del lusso personale ed esperienziale, ma i cui consumatori valgono circa un terzo della spesa globale, il 70 per cento della quale effet-

cui abbiamo già assistito nel primo trimestre 2016: per l’intero anno scommettiamo sui consumi interni della Cina, anche perché i flussi turistici verso l’Europa sono in calo da mesi». Una scommessa che punterà il mirino in particolare su 40 milioni di nuovi consumatori orientali della classe media e, più in generale, sulla fascia appartenente ai cosiddetti “Millenials”, consumatori globali, altamente digitalizzati, sensibili alla sostenibilità e poco inclini a semplici operazioni di facciata dei brand. Alla capacità di conquistare

TREND DI MERCATO

Da qui al 2020 la Cina come Paese e i cinesi come consumatori globe trotter continueranno a rafforzare la loro leadership, assorbendo il 34 per cento degli acquisti di lusso a livello globale, contro l’attuale 30 per cento tuata all’estero. E non è tutto. Secondo l’analisi previsionale condotta da Bain & Company, avvalorata da un focus sullo shopping behaviour del popolo asiatico presentato da Boston consulting group all’ultimo Lunxury Summit di Milano, da qui al 2020 la Cina come Paese e i cinesi come consumatori globe trotter continueranno a rafforzare la loro leadership, assorbendo il 34 per cento degli acquisti di lusso a livello globale, contro l’attuale 30 per cento. «Un trend favorevole – sottolinea la studiosa Claudia D’Arpizio – a

di questo target, che conta circa 2,3 miliardi di persone e ribattezzato il “Sesto continente del mercato del lusso”, si legheranno pertanto molte delle fortune che le grandi maison sapranno ottenere in futuro. «Dalla lettura degli studi su retail e consumatore – osserva Illy – si comprende quanto sia necessario da una parte ripensare il modello di ottimizzazione dei punti vendita, dall’altro capire in profondità i codici di comportamento delle generazioni vecchie e nuove: le ricerche aiutano a interpretare motivazioni e com-

portamenti dei consumatori di un settore evoluto come quello del lusso». APPROCCIO MULTICANALE E SOSTENIBILITÀ: ECCO I NUOVI VALORI Un’evoluzione che impatta sulle performance delle categorie produttive, trainate nel 2016 dagli accessori e beauty e dall’abbigliamento, in rispettivo rialzo del 4 e dell’1 per cento. Investe i mercati di riferimento, che oltre all’enorme potenziale cinese, assisterà a un incremento del 5 per cento del Giappone e del 2 per cento dell’Europa. Ridefinisce i canali d’acquisto, sempre più declinati verso l’approccio omnichannel e verso la richiesta di modalità di connessione emotiva multicanale con i brand. E, soprattutto, influenza il linguaggio. Da ricalibrare sui nuovi criteri selettivi del consumatore del lusso, sempre più attento allo storytelling dei grandi marchi e al giusto equilibrio tra i valori autentici del lusso: qualità, esclusività, artigianalità e, per la prima volta, sostenibilità. Prerogativa quest’ultima, che nel set valoriale della clientela dei Millenials prevale su tutti i valori estrinseci quali estetica, visibilità del brand, customizzazione, coolness, iconicità. «La sostenibilità – conclude il numero uno di Altagamma – non è solo una questione di immagine, ma un comportamento che deve caratterizzare il processo produttivo. Su questo tema i consumatori del lusso non sono disposti a scendere a compromessi. Le iniziative di cosmesi non bastano, servono i fatti». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio sul lusso Pag. 27 • Settembre 2016

La potenza emotiva del digitale L’Internet of Things irrompe con forza anche nel mondo del lusso. Gianluca Meardi spiega l’impatto dei social media sulle strategie dei brand esclusivi, accendendo un faro speciale sulla nuova frontiera della robotica ofisticato, attento alle dinamiche di sostenibilità, dignità ed etica, e con un processo produttivo trasparente. «Per risultare esclusivo oggi – sottolinea Gianluca Meardi, direttore esecutivo di PwC Italy – un marchio del lusso deve avere queste caratteristiche». Queste più una, forse la prima ricercata dai nuovi consumatori intenzionati a concludere un acquisto: il legame continuativo col brand, che negozi online e social media hanno reso negli ultimi anni più saldo e accessibile. E che in futuro potrebbe ulteriormente cementarsi grazie all’intelligenza artificiale che, secondo Meardi, «fornirà un valido ausilio e nuova linfa ai punti vendita, valorizzando anche la componente umana. Dico questo perché il 2016 è l’anno della robotica: e il lusso è un settore che, più di ogni altro, chiede ai propri clienti di osare». A livello di immagine corporate dei grandi marchi, come si integrano queste dinamiche con la difesa dell'esclusività del brand? «Esistono numerose definizioni di lusso, legate alla qualità dei prodotti, la ricercatezza, l’artigianalità. Ma un concetto che amo in particolare è il “+1”, quel quid distintivo che un oggetto di lusso intende comunicarci. A seconda dei casi e dei contesti, il “più uno” può essere un elemento progettuale differenziante come il movimento tourbillon di un orologio o l’integrazione di un abito con elementi di intelligenza artificiale. Ma anche l’esperienza personale che valorizza prodotto e brand con elementi emozionali ed empatici». Come si inserisce la vetrina digitale nei meccanismi di scelta del consumatore e quali restano invece i tratti distintivi dello store fisico? «I nativi digitali, target oggi molto importante, più che prodotti richiedono

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SHOPPING INTERATTIVO Gianluca Meardi, direttore esecutivo di PwC Italy ed esperto di digital transformation

esperienze interattive e memorabili. E sono disposti a pagare per questo. La valorizzazione del brand attraverso esperienze emozionali in-store ha un effetto di fidelizzazione che spesso sottostimiamo. Per quanto il canale online stia esponenzialmente crescendo, i brand del lusso non possono sottovalutare l’importanza dello store fisico, e la possibilità di arricchirne la capacità attrattiva. Secondo la Total Retail, ricerca condotta da PwC su più di 23mila persone in 25 territori, ancora oggi il punto vendita fisico rimane il canale preferito per il 54 per cento dei consumatori e nel 43 per cento dei casi la personalizzazione dell’offerta è un elemento imprescindibile». Con quali ingredienti tecnologici si può dunque “costruire” un'emozione in ambito digitale? «Il recente World economic forum di

La valorizzazione del brand attraverso esperienze emozionali in-store ha un effetto di fidelizzazione che spesso sottovalutiamo Davos, focalizzato sulla “Quarta rivoluzione industriale”, ha sancito l’importanza di una visione integrata tra artificial intelligence e machine-learning, robotica, nanotecnologie, stampa 3D, genetica e biotecnologia. Temi che rivoluzioneranno i modelli di business, ma anche il modo di lavorare nei prossimi 5 anni. Gli ultimi trend evolutivi di innovazione hanno riguardato l’esperienza del consumatore e la nuova, enorme, mole di dati da poter trasformare in conoscenza. Attingibile ovunque, dai social media ai sensori». E questa enorme quantità di informazioni può trasformarsi in un servizio migliore sul consumatore? «Certo. Gli algoritmi di machine learning sono sempre più tra noi. Pensiamo ai 76.897 micro-generi con cui Netflix impara a conoscere i nostri gusti cinematografici meglio di noi stessi o alle playlist musicali create per noi da Spotify. A marzo il programma AlphaGo, realizzato da Google DeepMind, sconfigge per la prima volta Lee Sedol, campione coreano di Go, gioco considerato più complesso degli scacchi. Facebook ha appena lanciato l’iniziativa DeepText. Ibm, Microsoft, Apple stanno perfezionando da anni la propria intelligenza artificiale. Stiamo superando traguardi solo pochi anni fa ritenuti impensabili». Robotica, intelligenza artificiale e retail: esiste una ricetta che possa combinarli per renderli un tangibile business value? «Sì, e può chiamarsi “emozione”. I pro-

feti dell’artificial intelligence prevedono di raggiungere un’intelligenza simile a quella umana in poche decadi. Tanti scienziati e filosofi avvicinano il pensiero umano alla razionalità e alla logica, ma raramente considerano la componente emotiva come centrale. Laddove invece rappresenta una funzione umana di codifica e sintesi potentissima in grado di orientare una decisione, anche di acquisto. E sappiamo quanto una decisione emotiva sia un momento magico per il mondo del lusso. Già oggi esistono robot umanoidi, quali i Nao e i Pepper progettati da Softbank Robotics, che per la prima volta riescono a trasmettere emozioni, empatia». Dove si rintracciano oggi casi concreti in cui robot si relazionano coi clienti e quali risultati stanno producendo? «In Medio Oriente, e già assistiamo ai primi in Europa. Nel 2014, in Giappone, Softbank ha collocato 2 mila robot Pepper nei propri dealer, circa 1000 sono stati acquisiti da Nestlè/Nespresso e altri da Costa Crociere, Nissan, Mastercard. Allo stesso tempo altre aziende come Lvmh/Sephora provavano con i Nao. I primi numeri parlano di un incremento significativo per il traffico in-store, con percentuali di crescita del 15 per cento nelle vendite di prodotti presentati dal robot Pepper ad esempio per Nestlè, o del 77 per cento in tema di customer satisfaction, come nel caso di Nissan». ■ Giacomo Govoni


Osservatorio sul lusso Pag. 29 • Settembre 2016

Evoluzione e continuità Creatività dei giovani talenti, sostenibilità e competitività del made in Italy sui mercati internazionali sono le chiavi su cui puntare per il futuro delle aziende della moda. Ne è convinto Mario Boselli l mondo della moda è da sempre in continuo cambiamento, la novità è che negli ultimi anni, e ancor di più negli ultimi mesi, si è accentuata la complessità del sistema e la velocizzazione delle sue evoluzioni. Basti pensare al dibattito sul tema della unificazione delle presentazioni delle collezioni uomo e donna e quello sul mantenimento dei sei mesi di distacco fra il “sell in” e il “sell out” o l’adozione del nuovo modello “see now - buy now”. «Ma gli interventi per migliorare il sistema rimangono quelli di sempre - come sottolinea il presidente onorario della Camera della moda italiana Mario Boselli - creatività, originalità, qualità dei prodotti, innovazione nella comunicazione, presentazione e distribuzione con un occhio attento alla competitività». In occasione della conferenza internazionale Fashion Futurum che si è tenuta qualche mese fa a Mosca ha lanciato un appello contro le sanzioni economiche imposte da Usa ed Europa. Può descriverci lo scenario e spiegarci quanto siano importanti i

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rapporti che legano il mercato sovietico a quello italiano? «Il mercato russo è stato per anni quello con il più importante trend di sviluppo, poi problemi vari indipendenti dalla nostra volontà: calo del prezzo del greggio, svalutazione del rublo hanno colpito l’economia russa e le nostre esportazioni. Quello che è assurdo è che poi noi abbiamo contribuito ad aggravare la situazione con le sanzioni economiche che sono state imposte dagli Usa, subite passivamente dall’Europa. È veramente molto triste constatare che noi europei anziché schierarci con la Russia e creare un’area europea forte in grado di competere con i due grandi macrosistemi Naſta (Usa - Canada) e Asian (Cina e Far East), abbiamo fatto il gioco degli Usa rimanendo così deboli nel contesto internazionale. Dovremmo avere almeno il coraggio di annullare al più presto le sanzioni che hanno fatto più male a noi che ad altri. Si deve considerare che i Russi hanno trovato delle alternative ai nostri prodotti - naturalmente non solo dell’area moda - e non è detto che torneranno a comperare da noi». Se le esportazioni italiane soffrono sui mercati sovietici quali altri Paesi continuano più ad apprezzare i nostri prodotti e quali quelli ancora poco sfruttati su cui puntare? «La Cina, altro grande mercato che nel recente passato ha avuto un trend importante di sviluppo, ha rallentato la corsa. Si sta per così dire “normalizzando” ma è, e soprattutto sarà, un mercato impor-

Mario Boselli, presidente onorario Camera nazionale della moda italiana

tantissimo. Tutti gli altri mercati cosiddetti “maturi” sono quelli tradizionali del made in Italy e vanno abbastanza bene, è il caso degli Usa, anche grazie all’effetto cambio euro/dollari. Vi sono poi tanti nuovi mercati minori ai quali prestare attenzione, dove i nostri bravi imprenditori sono già presenti e, anche se piccoli, cresceranno rapidamente». La 32 edizione Mercedes-Benz Fashion Week Russia ha puntato molto sui giovani. Guardando al nostro Paese invece quanto ritiene che siano valorizzate le nuove leve della moda italiane e come è possibile facilitare anche la nascita di nuove startup? «È vero, durante la 32 edizione della Mercedes-Benz Fashion Week di Mosca abbiamo visto molti giovani e questa è una costante un pò di tutte le fashion week del mondo. Milano in particolare è molto attenta da anni al tema di aiutare una nuova generazione di creativi a dare continuità alla

prima generazione del made in Italy. Nel passato iniziative come N.U.D.E, next generation e fashion incubator, hanno molto contribuito all’emergere di nuovi stilisti che ora a pieno titolo sono ben inseriti nel calendario di Milano Moda uomo e Milano Moda donna con i “grandi”. Il problema delle start-up è invece più complesso perché è difficile per le istituzioni finanziarie (fondi di investimento) intervenire in aziende con fatturati spesso inferiori ai 5 milioni di euro, ma qualcosa si sta muovendo: mi sto occupando di un progetto che spero possa contribuire a risolvere questo problema». La moda italiana è sempre più vicina al rispetto dell’ambiente lo dimostra l’introduzione delle “Linee guida sui requisiti eco-tossicologici per gli articoli di abbigliamento, pelletteria, calzature e accessori.” Quanto considera importante questo documento per il presente e il futuro delle aziende italiane? «Considero questa iniziativa, come altre del genere, importantissima anche perché il consumatore finale sta dimostrando una maggiore sensibilità a questi problemi. Io ho a suo tempo coniato per il prodotto della moda italiana il motto “il bello ben fatto”, ora dobbiamo integrarlo con il termine “sostenibile”, che si declina con ecologia e ambiente». ■ Renata Gualtieri


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 30

Fashion ndare in sartoria è un lusso dimenticato. Significa indugiare nella scelta del tessuto, soffermarsi sul dettaglio inusuale che sottolinea l’esclusività del capo, concedersi il tempo per ricercare il proprio “habitat” ideale». A parlare è Federico Ceschi a Santa Croce, titolare della milanese NH Sartoria, che così introduce il fascino intramontabile della sartoria su misura. Un fascino che continua a creare sempre più amanti del made in Italy. «Nella mia sartoria – racconta Ceschi – arrivano da tutta Italia, dal Belgio, dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Inghilterra, oltre che dal Giappone e da Hong Kong. Con il committente estero cerchiamo sempre di interpretare i singoli stili e gusti, senza mai tradire l’impronta italiana e conservando allo stesso tempo la personalità della nostra radicata tradizione sartoriale». Su cosa siete specializzati? «Qui è possibile comporre il guardaroba, comprese scarpe, camicie e cravatte. Il tutto rigorosamente su misura. Cerchiamo sempre di soddisfare le singole esigenze dei nostri acquirenti stranieri. Siamo una sartoria e seguire le richieste è lo scopo primo del nostro lavoro. È importante in ogni caso non tralasciare i principi di stile, di qualità e soprattutto di artigianalità made in Italy che ci contraddistinguono. Normalmente il committente straniero rimane molto colpito dalla nostra linea e dal look in grado di caratterizzare ed enfatizzare le singole personalità».

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Indossare l’antica tradizione artigiana Nel fashion la “vera” nobiltà si ottiene attraverso la scelta di un ricercato tessuto da collezione, di una serie di dettagli spesso nascosti. Per Federico Ceschi a Santa Croce l’abito deve «raccontare la personalità di chi lo indossa» Qual è, secondo lei, l’esperienza che vive chi si rivolge a voi? «Scegliere un capo NH Sartoria significa indossare un abito realizzato secondo la più antica tradizione artigiana, nella quale è riflessa la “vera” nobiltà. Quella di chi, attraverso la scelta di un ricercato tessuto da collezione, di una serie di dettagli spesso nascosti, racconta nel proprio abito se stesso, la propria personalità, il proprio modo di vivere e pensare. Ovvero la nobiltà dell’unicità senza ostentazione, dello stile individuale di chi esprime il proprio gusto scegliendo il meglio per valorizzarsi. Si prendano, per esempio, le nostre giacche, interpretate dal Maestro sarto Domenico Bombino e realizzate secondo l’arte della storica scuola sartoriale pugliese. Il taglio è protagonista: prendono forma sul corpo naturalmente senza dover ricorrere alle strutture interne che normalmente danno rigidità al capo. Ma soprattutto, una volta indossate, si dimentica di essere in giacca e cravatta». Come scegliete i materiali? «I tessuti vengono tutti rigorosamente selezionati. Nella maggior parte dei casi, seguo il mio gusto persona-

I MATERIALI MIGLIORI

I tessuti provengono dalle più importanti e tradizionali manifatture d’Italia, Inghilterra e Scozia le e l’alta qualità che meglio si adatta alla nostra lavorazione artigianale. I tessuti provengono dalle più importanti e tradizionali manifatture in Italia, in Inghilterra e in Scozia. Il percorso della realizzazione di un abito su misura parte in ogni caso dalla rilevazione delle misure; segue poi la scelta della stoffa. Dopo 15 giorni si effettuano tutte le prove necessarie fino a raggiungere la totale soddisfazione dei nostri clienti e il pieno ottenimento dei nostri parametri qualitativi».

GIOVANI IN SARTORIA

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ederico Ceschi a Santa Croce, titolare della NH Sartoria, parla della nuova linea artigianale “su misura” messa a punto dalla sartoria milanese. «Si chiama "Red Label" – dice Ceschi – e segue la stessa filosofia del vestire che da sempre ci accompagna. Il vero lusso oggi non è più indossare un capo firmato, ma essere stilisti di se stessi e solo l’abito realizzato “su misura” può valorizzare la propria personalità e soddisfare pienamente le esigenze di eleganza, di comfort e di unicità. Oggi, questa prerogativa può essere raggiungibile anche dai più giovani, che siano imprenditori, manager o professionisti o semplicemente ragazzi costretti a un mondo ad “alta velocità” ma che non vogliono rinunciare al lusso dei loro padri. NH Sartoria "red label" risponde a questa esigenza: richiede una sola prova, riduce drasticamente i tempi di consegna e ha prezzi più contenuti e accessibili anche per i più giovani. La vera alta sartoria “low cost”». ■

Federico Ceschi a Santa Croce è titolare di NH Sartoria di Milano www.nhsartoria.it

Quali esempi si possono fare tra i capi da voi realizzati? «Tra i lavori più interessanti non posso non citare il cappotto modello “Ulster”, lo smoking (rigorosamente “midnight blue”), il tight e ultimo, ma non meno importante e forse più difficoltoso, il frac per un direttore d’orchestra. La nostra sartoria si caratterizza inoltre per alcuni tratti distintivi come la lavorazione della giacca sfoderata che s’indossa quasi come un guanto». Che tipo di rapporto si crea con il committente? «Se un cliente decide di acquistare un abito su misura da noi può poi riceverlo direttamente a casa, anche se risiede all’estero. L’importante è che abbia effettuato almeno una prova da noi. Riusciamo a entrare in contatto con il cliente in qualsiasi parte del mondo si trovi attraverso il nostro sito e con i diversi canali di social network. I nostri committenti possono inoltre inviare direttamente le stoffe scelte da loro, purché siano dello stesso livello qualitativo di quelle da noi selezionate e sulle quali diamo sempre la piena garanzia». ■ Renato Ferretti


Osservatorio sul lusso Pag. 31 • Settembre 2016

La più nobile delle pelli

Artigiani esperti, ultimi custodi di un’antica tradizione italiana, lavorano il pellame di alligatore, quello più prezioso, come in pochi possono fare nel mondo. Giuseppe Tardini porta l’esempio della propria esperienza professionale alvaguardare il proprio patrimonio artigianale e farne un punto saldo. L’eccellenza del fashion targato Italia, di cui tanto si parla, forse in fondo sta tutta qui. In altre parole, non c’è tecnologia che possa sostituire la mano del professionista erede di una tradizione a volte secolare. E il settore del pellame non fa eccezione, come

S

spiega Giuseppe Tardini, titolare della modenese Tarco Group Srl. «È una piccola azienda – premette il signor Giuseppe – ma nel nostro ramo di specializzazione, cioè il pellame esotico, siamo diventati un punto di riferimento internazionale, grazie alle capacità tecniche e tradizionali che possiamo vantare. La ricerca di materiali preziosi e la negazione di qualsiasi compromesso ci ha

portato a un commercio fiorente, dove l’export gioca un ruolo fondamentale. Il marchio di proprietà con il quale l’azienda distribuisce le proprie creazioni è TARDINI (Dal 1958 Alligator Mississippiensis, fatto a mano in Italia) e nel logo sono evidenziati tre aspetti peculiari che sono, appunto, tradizione famigliare, artigianalità italiana, preziosità e rarità. In particolare, trattiamo l’al-

UNA TIGRE DA COLLEZIONE Giuseppe Tardini, titolare di Tarco Group Srl, si sofferma su una particolare linea di articoli di pelletteria che è tra i fiori all’occhiello dell’azienda modenese. «La TARDINI Royal Tiger Collection è una linea lanciata e studiata per il mercato orientale, caratterizzata dall’uso di alligatore americano spesso lucido e bombato, con taglio centrale tipicamente utilizzato nelle pelli medie o medio-piccole, un poco più elegante e adatto a questo prodotto. Gli articoli, sia cinture in 35 o 40 millimetri oppure cartelle e portafogli, sono contraddistinti dalla testa di una tigre in altorilievo che si raggomitola, realizzata in tre misure e montata su una cornice avvitata. Una “diamantatura”, lavorazione tipica della gioielleria come la fusione stessa della tigre, rende quasi tattile l’effetto del pelo, mentre smalti inanellati definiscono le tipiche macchie longitudinali nere del manto. Un rubino con taglio a marquise incassato con graffe nell’occhio, viene esaltato dalla placcatura da 1 mc in oro giallo o palladio, mentre la “tigre bianca” porta sul manto quasi 2 carati di brillanti e monta nell’occhio uno smeraldo marquise».

ligatore, il più costoso, prezioso e lussuoso pellame esistente». Gli elementi distintivi di cui parla il titolare di Tarco Group, uniti a una ricerca creativa volta all’innovazione ma attenta a non snaturare mai il materiale di partenza, sono ormai apprezzati in tutto il mondo da una “élite” «che ci ritiene mandatari del loro “stile” – continua il signor Giuseppe –. Non a caso abbiamo effettuato l’apertura di una prima boutique in San Pietroburgo, elegante e ricca città russa, uno corner a Dubai nella celeberrima “vela” e un secondo negozio a Mosca ai quali seguiranno un paio di nuovi spazi a breve. Ovviamente altre importanti e lusinghiere proposte ci sono pervenute e le stiamo valutando con estrema attenzione, ma anche con un pizzico di cautela perché l’azienda è piccola ed è necessario rispettarne le capacità produttive ed economiche». Tarco Group affonda le proprie radici in un’esperienza professionale nata nel 1958, quando Luigi Tardini fondò la sua prima azienda, originariamente dedita a cinture ed espandendosi successivamente nella produzione di borse e piccola pelletteria. «Gradualmente – ricorda Giuseppe Tardini –, l’attività si specializzò sull’alligatore americano, divenendo una delle poche realtà a importare direttamente dagli Usa e dal Sud America. Le pelli di alligatori e caimani, oggi come allora, sono conciate e lavorate da tecnici esperti, usando finiture uniche ed esclusive spesso totalmente manuali, come cerature e temponature. L’azienda continua a impiegare molti artigiani di lunga esperienza, alcuni dei quali lavorano per noi da trent’anni». Una delle branche aziendali si occupa della commercializzazione delle pelli grezze. «Si tratta soprattutto di quelle derivanti da alligatori del Nord America, da caimani del Sud America e coccodrilli dall’Estremo Oriente o

ECCELLENZA ARTIGIANA

Le pelli di alligatori e caimani sono lavorate da tecnici esperti, usando finiture uniche spesso totalmente manuali

Tarco Group Srl Srl ha sede a Modena tarco@tarco.it www.tardini-accessories.it

dall’Africa, svolta da Giuseppe Tardini coadiuvato dal figlio Stefano, il quale in giro per il mondo segue personalmente gli allevamenti, le concerie e spesso anche le battute di caccia, per accertarsi che tutto il prodotto risponda ai requisiti da lui richiesti. Solo in questo modo ci assicuriamo la qualità migliore. Infine da non sottovalutare è l’attività “fashionista” svolta dall’azienda per conto di alcuni grandi marchi. Questa è principalmente rivolta alla realizzazione di cinture, borse e portafogli esclusivamente in pellami esotici, settore nel quale la concorrenza asiatica non è in grado di competere, mancando totalmente dell’amore, passione e artigianalità: è qualcosa che non si può acquisire solamente con la tecnica e comincia con il rispetto che questi nobili pellami richiedono». ■ Renato Ferretti


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 32

Fashion

Tessuto in movimento Omniapiega, con il plissé e tutte le lavorazioni che prevedono la movimentazione dei tessuti, da sempre ispira i grandi nomi e gli stilisti di tutto il mondo. L'esperienza di Walter Longoni pesso ci si ritrova ad applaudire la creatività e il genio delle grandi firme dell’alta moda, stupiti dalle collezioni che sfilano sulle passerelle più prestigiose. Si tratta di grandi stilisti che riescono a suscitare meraviglia con creazioni straordinarie di stagione in stagione. Per ottenere e dare continuità a questi successi si avvalgono delle migliori aziende del settore tessile. In Italia, nonostante la conosciuta crisi del tessile, esistono aziende di livello superiore, dal produttore del tessuto, dal tintore al ricamatore e allo stampatore e molti altri, che con la loro professionalità ed esperienza decennale offrono all’alta moda un prodotto di qualità impareggiabile. Nel settore del plissé, per esempio, esiste una realtà milanese che da quarant’anni collabora costantemente con questi marchi prestigiosi: Omniapiega. L’azienda, guidata da Walter Longoni, produce speciali tessuti elaborati: plissé, metallizzazioni, doppiature, stampe a caldo, agugliati, spruzzi e origami. «L’impresa – dice Longoni – nasce nel 1977, come azienda familiare. L’attività era già ben chiara: il plissé. L'inizio è unicamente un lavoro per conto terzi, cioè, utilizzando il tessuto dei clienti, ma già da allora esisteva l'intento di collaborare nella creazione. Si passavano giornate, serate e perfino nottate con gli stilisti, alcuni dei quali erano all'inizio come noi.

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Fantasie, creazioni, poesie hanno riempito le giornate della Omniapiega negli anni della nascita del grande "made in Italy". E così, anno dopo anno, gli stilisti dei grandi marchi erano sempre più sommersi da impegni per nuove collezioni e nuove linee. Motivo per cui abbiamo

stiche speciali di mantenimento della qualità, tenuta ai lavaggi, morbidezza della movimentazione e ricchezza delle lavorazioni. Da anni Omniapiega ha sempre ricercato la massima qualità e ha aumentato gli sforzi per una massima creatività. Proprio nel reparto di ricerca,

PLISSÉ E TENDENZE

Stampe sopra le pieghe, spruzzi su creste di tessuti accordeon, soleil, stampe a caldo, metallizzazioni e doppiati laser dovuto sforzarci maggiormente nella creazione, in modo da poter offrire nuove idee per contraccambiare la fiducia che questi grandi stilisti riponevano in noi». Omniapiega gradualmente cresce fino al trasferimento definitivo nella sede attuale. «E successivamente – continua Longoni – è nata anche l'esigenza di creare basi di tessuto che permettessero la realizzazione di così tanti effetti con caratteri-

La Omniapiega ha sede a Carate Brianza (Mi) www.omniapiega.it

che negli ultimi cinque anni è stato raddoppiato, nascono continue novità che più tardi sono industrializzate, attraverso l'alta specializzazione del proprio personale. Ottenuto un risultato di alta qualità, Omniapiega propone queste innovazioni direttamente agli stilisti, che personalizzano gli articoli attraverso le loro brillanti idee». Sono ormai più di 4.500 i modelli e gli effetti di movimentazione presenti nel nostro archivio. «Oltre alla plissettatura – spiega il titolare dell’azienda milanese – Omniapiega si è specializzata su ulteriori trasformazioni, preferibilmente applicate sul plissé, come stampe nella parte superiore della piega, spruzzi su creste di tessuti accordeon e soleil (creando tridimensionalità) stampe a caldo, metallizzazioni e doppiati laser. I macchinari vengono progettati o trasformati direttamente da nostri tecnici e questo ci permette di realizzare idee sempre più innovative. Un elogio di rilievo, in particolare,

va ai tutti collaboratori che lavorano e hanno lavorato qui da noi. È mio orgoglio avere all'interno personale che da quaranta anni collabora con me. Poi, nei diversi settori, negli ultimi anni abbiamo inserito giovani collaboratori, che hanno piacevolmente dimostrato tutto il loro interesse e desiderio di dare con-

tinuità e crescita all'azienda. Abbiamo cosi creato una struttura esperta ed anche dinamica pronta a continuare con successo nella crescita dell'attività anche nel prossimo decennio che indirizzerà e accompagnerà l'inserimento dei miei figli, Pierfilippo e Giorgia». ■ Renato Ferretti

Futuro eco sostenibile Walter Longoni si sofferma sugli elementi principali che determineranno lo sviluppo delle aziende impegnate nel tessile. «Il nostro obiettivo per il futuro è alimentare la ricerca – dice Longoni – per questo abbiamo inserito altri collaboratori nel nostro organico. Poi, abbiamo fatto un percorso per uno studio maggiore riguardo l'eco sostenibilità, tema molto importante, che tutta l’alta moda considera sempre maggiormente. Gli investimenti del settore tessile che riguardano l’eco sostenibilità si stanno moltiplicando e per noi vale la stessa regola. Negli ultimi due anni abbiamo reso l'azienda green, sia con modifiche basilari sui nostri macchinari che garantiscono minori emissioni, sia l'uso di materiali meno impattanti sull'ambiente, come le carte che usiamo per la produzione riciclabili al 100%. Vengono usati anche alcuni tessuti con una composizione di poliestere che è ottenuta attraverso bottiglie di plastica riciclate. Il nostro obiettivo futuro è migliorarci ulteriormente in questo settore di massima importanza».


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Fashion

Al servizio delle griffe L’azienda Cantini Lorano si propone come portatrice dei valori del made in Italy in un settore, quello dell’abbigliamento, caratterizzato dalla competizione con paesi che sfruttano manodopera a basso costo ualità, innovazione e gusto. L’italianità, soprattutto per quel che attiene il settore dell’abbigliamento o degli accessori moda, segue un trend mai inflazionato. Il distretto toscano rappresenta lo zoccolo duro del made in Italy nel comparto delle calzature e della pelletteria. E tra le realtà del comparto spicca l’azienda fiorentina Cantini Lorano, leader nella fornitura e commercializzazione di accessori e tessuti di rinforzo per calzature, pelletteria e abbigliamento. «Da più di un secolo operiamo al fianco di alcuni tra i più importanti marchi della moda mondiale» spiega Barbara Balleggi. Di recente le attività aziendali si sono spostate intercettando le esigenze del mercato della moda, perché questa decisione? «La Cantini Lorano Srl vanta una presenza storica nel panorama industriale toscano riguardante i settori calzaturiero e pelletteria. L'enorme sviluppo del settore pelletteria nel comprensorio fiorentino, avvenuto a partire dai primi anni '90 e il concomitante declino del settore calzaturiero, ha indirizzato le scelte commerciali della ditta nella sua sempre maggiore specializzazione nella fornitura di materiali di rinforzo per borse a tutte le firme più importanti presenti nel territorio. Pelletteria e calzaturiero sono, senza dubbio, due ambiti che hanno contribuito a diffondere il made in Italy nel mondo. Una peculiarità che, nonostante le problematiche connesse all'attuale situazione economica e alla concorrenza proveniente da paesi come India e Cina, è in grado di fare la differenza. L'italianità continua a essere portatrice di un importantissimo valore aggiunto sul mercato, in quanto è sinonimo di qualità, in-

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Il team della Cantini Lorano di Firenze www.cantinilorano.it

novazione e gusto, requisiti che solo un prodotto fabbricato in Italia possiede». Quali sono i prodotti richiesti da questo particolare segmento? Ci sono esigenze particolari rispetto ad altri settori? «La pluriennale esperienza dell'attuale presidente Alessandro Balleggi nel settore delle infustiture è stata messa a disposizione delle più varie esigenze via via

emerse dai produttori di pelletteria sempre più aperti a innovazioni tecnologiche. L'uso sempre più massiccio di materiali particolari, come gli estrusi, nei vari settori di produzione industriale è uno dei riconoscimenti più significativi della bontà delle scelte fatte dalla Cantini Lorano e della sua organizzazione di vendita, che vanta personale tutto altamente specializzato e fidelizzato a tal punto

RICERCA

Presentiamo alle firme più prestigiose materiali sempre nuovi anche provenienti da altri settori industriali

da far apparire la ditta, che conta dieci fra addetti e collaboratori, come un’unica famiglia». Quali sono ad esempio le griffe con cui collabora la sua azienda? «La Cantini Lorano si propone alle firme più prestigiose, come Gucci, Prada, Salvatore Ferragamo, Yves Saint Laurent, Dior, Fendi, Chanel, Celine, Bulgari solo a titolo esemplificativo, forte di una consolidata esperienza nel settore. L'assoluta puntualità e serietà nella consegna, unitamente a una conoscenza approfondita e una costante ricerca dei migliori materiali, rappresentano gli elementi alla base del nostro successo. In questo modo siamo riusciti a soddisfare anche le più specifiche esigenze via via manifestate dai produttori di pelletteria, sempre più aperti alle innovazioni tecnologiche, proponendo loro prodotti all'avanguardia e di altissima qualità». Lavorare a stretto contatto con le “grandi firme” produce più benefici o svantaggi? «La peculiarità attuale della Cantini Lorano è proprio la ricerca e presentazione alle più prestigiose firme di materiali sempre nuovi o innovativi da altri settori industriali che, per la loro specifica natura, sono più avanti nell’applicazione di prodotti sempre migliori. Lavorare per i più importanti nomi della moda mondiale è un privilegio e al contempo un onere significativo in quanto ci obbliga a essere sempre capaci di dare risposte immediate e certe

alle problematiche che si possono verificare sia a livello di modelleria che in seguito di produzione». Il mercato della moda made in Italy è in crescita o le produzioni tendono a spostarsi in Europa o all’estero? «Per tutelare maggiormente gli interessi del settore di riferimento, costretto a fare i conti con la fortissima concorrenza portata da quei paesi caratterizzati dalla presenza di manodopera a basso costo, la Cantini Lorano ha a più ri-

prese manifestato, anche attraverso gli appositi canali rappresentativi, la necessità sempre più sentita di rendere il made in Italy una vera e propria certificazione, che possa così garantire l'acquirente sulla bontà e sulla reale “italianità” di tutta la filiera produttiva. Sicuramente negli ultimi anni la qualità e la professionalità delle aziende produttrici italiane è stata premiata a scapito del mero risparmio sul costo della manodopera». ■ Luana Costa

TOSCANA, MERCATO IN ESPANSIONE

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sistono forti potenzialità di sviluppo. Sono sempre di più, infatti, i produttori che scelgono la Toscana per realizzare i loro articoli, soprattutto pelletteria di alta gamma, attratti dalla grande capacità, sia artigianale che commerciale, di cui sono dotati gli operatori del settore presenti sul territorio. Non mancano poi iniziative, pubbliche e private, che contribuiscono a garantire sempre un livello di eccellenza del servizio e che inducono a guardare al futuro sia del settore che delle singole azienda, con giustificato ottimismo. ■


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Fashion

Il tessile, ancella dell’alta moda Qual è lo stato di salute del settore in Italia e cosa bolle in pentola nel paese che decide trend e direzioni cui il fashion mondiale si adatterà? Alcune risposte le troviamo nell’esempio imprenditoriale di Alessandro Da Lio alta moda che il mondo ci invidia guida tutto il settore sul piano internazionale. Qui in Italia si prendono le decisioni che determineranno i trend attraverso i continenti, da New York a Tokyo, indistintamente. Ma non è solo una questione di creatività, tradizione o vuoto marketing intorno al marchio made in Italy. È soprattutto grazie alle scelte di base, tutte orientate all’eccellenza, che il fashion italiano rimane re indiscusso del settore. Una di queste scelte sta nell’esigenza di materiali e forniture senza compromessi. E, nonostante la grande recessione degli ultimi anni, il tessile nel Bel Paese continua a dare prova di una superiorità non solo tecnica. Il caso della SellTex fa da

L’

La SellTex ha sede a Montichiari (BS) www.selltexitalia.it

esempio per tutto il comparto. «L’obiettivo – dice Alessandro Da Lio, titolare dell’azienda bresciana – è sempre stato confezionare tessuti e stoffe uniche per capi d’abbigliamento di gran classe. Anche per questo proponiamo sempre colori e fantasie di tendenza per ogni stagione e utilizziamo telai tradizionali con maestria, accompagnati da tecniche innovative di stampa digitale. Inoltre, il negozio mette a disposizione della clientela un’ampia scelta di tessuti e accessori per sartorie, come bottoni, zip e fodere». Come descriverebbe la vostra organizzazione interna? «La SellTex ora dispone di una struttura che comprende un magazzino fornito di articoli pronti per la vendita, di una parte uffici ben organizzata e uno showroom dove possono essere consultati i diversi campionari. Crediamo molto nel metodo di lavoro che abbiamo adottato

UN’IMPRONTA PERSONALE «SellTex nasce il 26 luglio 2004 con poche risorse ma molte idee e soprattutto passione – dice il titolare dell’azienda bresciana Alessandro Da Lio –. Inizialmente situata in Brianza, ha poi visto un trasferimento nel bresciano per avvalersi di nuove collaborazioni e per essere più vicina alle esigenze dei clienti in transito, soprattutto esteri. Dalla prima sede a oggi i cambiamenti che hanno coinvolto la società sono sempre stati in crescita, senza aiuti, anno dopo anno, con diffi-

coltà e gioie siamo riusciti a salire a piccoli passi verso il nostro obiettivo che è sempre stato quello di poter presentare un prodotto ideato e creato in Italia. Per ottenere risultati simili è necessario avere un proprio stile. Nel nostro caso, non inseguiamo il mercato ma certi tipi di donna che possa vestire i prodotti. Quindi, passiamo dalle stampe accese nei colori e vive, agli jacquard con carattere. In effetti, si può dire che non vestiamo una donna minimalista, forse non ancora».

sin dal nostro inizio che racchiude lealtà e trasparenza nei confronti dei clienti, dei nostri fornitori e partner. Poi, bisogna considerare anche l’importanza della rete vendita presente in tutto il mondo, che possiamo vantare». In che modo si articola il vostro lavoro? «SellTex sviluppa ogni anno due collezioni di tessuto interamente prodotte in Italia per abbigliamento di alta moda prettamente femminile. Due collezioni che offrono articoli adatti per la primavera/estate e per l’autunno/inverno che ogni sei mesi si rinnovano con continua ricerca per ottenere effetti e disegni sempre nuovi. Queste collezioni vengono da noi ideate e successivamente prodotte grazie alla collaborazione dei migliori tessitori e stampatori comaschi e biellesi». Quali sono nel dettaglio gli elementi principali che vi distinguono sul mercato? «Cerchiamo di distinguerci nel mercato per flessibilità specialmente sui prezzi e per le consegne, generalmente puntuali. È altrettanto importante la disponibilità ad ascoltare le esigenze sempre diverse di ogni singolo cliente. Poi, un altro elemento su cui basiamo la nostra identità sta nella ricerca continua di nuovi materiali, combinazione di trattamenti e processi produttivi per ottenere il così detto “diverso”, quel prodotto che può infondere emozione al cliente e quindi sorprendere, destabilizzare le scelte iniziali e in alcuni casi infondere un sano dubbio. Infine, non bisogna dimenticare l’affidabilità negli impegni presi verso nuovi progetti». Quali sono i materiali innovativi con cui avete lavorato recentemente? «Abbiamo da poco preso parte alla sviluppo di tessuti con fibre speciali ma in merito non posso aggiungere molto.

MADE IN ITALY

La qualità in termini di filati, disegni, tessuti, modelli, permette al prestigio italiano di essere ancora tale

Quello che posso dire è sicuramente che il tessuto del futuro è interattivo, e con esso potremo ottenere uno scambio di informazioni, benessere e che possa aiutarci a vivere meglio la nostra realtà quotidiana, informandoci e guidandoci. L’innovazione va cercata sui materiali verso diversi usi e applicazioni con vere e proprie innovazioni di campo su settori considerati tabù per il nostro prodotto». In cosa si esprime maggiormente l’importanza del made in Italy nel vostro lavoro quotidiano? «La qualità in termini di filati, disegni, tessuti, modelli, permette al prestigio italiano di essere ancora tale. Nulla però è sufficiente se non supportato da una capacità commerciale più o meno spiccata. Siamo anche un popolo abituato al bello e lo ammiriamo in tutte le sue forme». ■ Renato Ferretti


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Design

La sublime virtù dell’Incoerenza Dal 1980 vive a New York, ma le sue opere sono nel mondo. Architetto e scultore dall’animo indipendente e sperimentatore, da 55 anni Gaetano Pesce osserva, crea e disegna la realtà a…mente libera minente rappresentante di quel movimento culturale definito da Germano Celant “Radical design” e successivamente del “nuovo design italiano”, Gaetano Pesce è un artista solido in un tempo liquido. O «tempo elastico», come lui stesso lo definì in un Manifesto sull’architettura redatto in occasione di una sua mostra a Helsinki nel 1964. Un tempo di cui Pesce è ancora oggi uno degli interpreti più sorprendenti e anticonformisti nel linguaggio e nella scelta dei materiali, in continua ricerca di risposte ma, soprattutto, di domande. Su questo tema lei nel 1996 allestì

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una spettacolare retrospettiva al centro Pompidou chiamata “Les temps des questions”. Quali domande poneva e si poneva allora e a quali ha trovato risposta nel frattempo? «Ritengo che il nostro tempo continui a essere quello delle “domande”. Il nostro è il tempo liquido, i cui valori ricordano le onde del mare che salgono, scendono, spariscono e ritornano. All’epoca della presentazione di quel manifesto pensavo, e penso tutt’oggi, che la nostra mente non deve essere standardizzata ma liberata dalla coerenza ripetitiva. Nel frattempo ho trovato nuove direzioni per il mio lavoro ma che ancora non hanno ricevuto delle risposte definitive».

CERAMICA AD ARTE L’artista Enore Pezzetta così spiegava la grande eco mondiale delle ceramiche italiane: «l’alta qualità e la nostra storia giustificano ampiamente la definizione di “ceramica artistica”». Ne parliamo con la figlia Mariangela Pezzetta

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a grandezza delle ceramiche italiane ha conquistato il mondo ormai da decenni. Una fama che si deve all’abilità di chi continua a lavorare secondo la tradizione di quest’arte antica. Enore Pezzetta, artista poliedrico e titolare della Ceramica Pezzetta, era uno degli artigiani cui si deve questo prestigio. L’ attività di ceramista era iniziata nel 1955. In quegli anni, erano state poste le basi artigianali di quella che è oggi un’affermata realtà produttiva. «L’alta qualità e la nostra storia giustificano ampiamente la definizione di “ceramica artistica” - dice la figlia Mariangela, affiancatasi al padre, continuando poi l’attività -. La linea che realizziamo tiene fede alla ricerca neorealista che, dalla scultura, abbiamo trasferito alla ceramica fin dall’immediato dopoguerra: merito del lavoro iniziale di mio padre». Il decoro floreale campestre e quello più stilizzato rappresentano i motivi cardine della gamma Pezzetta. I temi dei disegni si ispirano, con rispettosa artigianalità, alle ceramiche friulane del Cinquecento, Settecento, Ottocento e

del primo ‘900. E poi il periodo celtico, longobardo e i mosaici di Aquileia del IV e V sec. dopo Cristo, hanno ispirato disegni e libere interpretazioni del periodo. Si tratta di pezzi che si aggiungono alle attuali stilizzazioni e bassorilievi smaltati, sempre rigorosamente lavorati a mano. «In particolare, eseguiamo creazioni di servizi da tavola, bomboniere personalizzate, coordinati d’arredamento, articoli regalo, pannelli parietali e per tavolini. Infine, produciamo creazioni artistiche anche su richiesta, collaborando con architetti e designer d’interni».  ■ Elena Ricci

La Ceramica Pezzetta ha sede a Buia (Ud) www.ceramicapezzetta.com

La Poltrona Up5

Da grande maestro del design quale lei è considerato, di quale lezione ha sempre fatto tesoro nel concepire le sue opere e quale invece pensa di essere riuscito a trasmettere col suo stile creativo? «Ho sempre fatto tesoro di un insegnamento ricevuto dallo storico dell’arte, mio professore alla Scuola di architettura di Venezia, Bruno Zevi che mi ha trasmesso la voglia di guardare al futuro. Invece per quanto riguarda l’essere riuscito a trasmettere il mio lavoro, ritengo che dopo più di 55 anni di attività, vedo oggi dei giovani esprimersi attraverso la figurazione». L’iconica poltrona Up5 rappresenta forse il primo esempio di un prodotto inanimato portatore di un messaggio politico. Cosa c’era di rivoluzionario in quel lavoro e, se dovesse rifarla oggi, come la ripenserebbe? «La Up5 in effetti è il primo oggetto funzionale a contenuto politico. Purtroppo il suo significato di allora è valido tutt’oggi visto che la donna soffre ancora a causa dei pregiudizi maschili. Senz’altro è un prodotto evolutivo che invita altri creatori, soprattutto i giovani, a esprimere con il loro lavoro la realtà nella quale operano. Esempio: se questa realtà è positiva, utile, non conservatrice, la loro espressione deve riflettere questo dato di fatto. Se invece si trovano a essere testimoni di fatti politici, filosofici e esistenziali negativi, con la loro attività, devono darne testimonianza». Nella sua lunga carriera lei ha sperimentato una miriade di materiali. Quale le ha dato maggior appagamento sia sul piano professionale che “sensoriale”? «Sin dall’inizio della mia lunga carriera ho preferito i materiali del mio tempo in alternativa a quelli tradizionali. Ad esempio, uso delle resine che hanno la

Gaetano Pesce, architetto designer e scultore

trasparenza, la vivacità del colore e la lucentezza del miglior vetro di Murano, con l’importante differenza che gli oggetti con essa creati non sono fragili ma elastici, e se li si getta dalla finestra, saltellano per terra senza rompersi». Da oltre 30 anni lei vive a New York. Cosa ha aggiunto l’America al suo percorso professionale e cosa invece, le ha tolto? «Vivere a New York mi consente una vita facile perché è ancora una città di servizi disponibili per la maggior parte del giorno e della notte e è una città dove vivere non è complicato. Professionalmente, l’osservazione della vita nelle strade di New York con i suoi abitanti mi dice dove va il futuro e quali valori questo ci propone. Cosa mi ha tolto vivere a New York? Probabilmente la profondità dell’identità del mio Paese dove basta dire una parola per capire dove va il discorso e dove, a volte, a gesti si esprimono concetti che in altri paesi avrebbero bisogno di descrizioni laboriose». ■ Giacomo Govoni


Il fascino discreto della leggerezza Industrial designer tra i più influenti della scena internazionale, Alberto Meda ha fatto della flessibilità, della semplicità e dell’innovazione i cardini della sua ricerca progettuale ispondere alla complessità dell’esistenza con soluzioni che non solo la semplificano, ma la rendono migliore, mettendo al contempo a punto modalità costruttive sempre nuove, frutto di un percorso stimolante. È il modus operandi di Alberto Meda, ingegnere meccanico felicemente convertito al design, progettista per grandi aziende e quattro volte vincitore del Compasso d’Oro. Quanto ha contribuito la formazione di ingegnere meccanico nella sua attività di designer? «È un imprinting che difficilmente non lascia segni. Gli studi mi hanno portato a prestare attenzione agli sviluppi di materiali e tecnologie innovative, così come mi hanno preparato allo studio dei processi produttivi e al calcolo delle strutture, tutte discipline dove è poco presente la problematica estetica. La mia formazione di ingegnere è stata importante, ma si è rivelata anche un vincolo che mi ha costretto a compiere un percorso tormentato per arrivare a capire quale era la mia attitudine. Ho progressivamente capito che potevo svestire, ma non del tutto, i panni dell’ingegnere per assumere quelli del progettista». Qual è stato il punto di svolta? «Ho lavorato sette anni in Kartell come direttore tecnico ed è stata una vera palestra perché ho fatto esperienze diverse, ma soprattutto perché mi ha consentito di respirare “la cultura del progetto”, essendo l’azienda frequentata da architetti del calibro di Castiglioni, Magistretti, Zanuso, Sapper. Avevo l’incarico di sviluppare costruttivamente i loro progetti. Questi incontri costituirono un germoglio che fece crescere in me la decisione di iniziare a lavorare da solo e intraprendere all’inizio una

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Alberto Meda, ingegnere e designer

professione a metà strada tra l’ingegnere e il progettista: la chiamai “ingegneria del prodotto”. Un’altra esperienza significativa, durata quattro anni, fu la consulenza per Alfa Romeo, dove misi a frutto il know how delle materie plastiche maturato in Kartell. A un certo punto presi coraggio e provai a fare il consulente di me stesso. Misi a punto la lampada Jack, che l’azienda Luceplan decise di mettere in produzione». È stato il suo primo progetto? «Sì, il mio primo progetto risolto dal punto di vista costruttivo ma anche estetico. Così nacque anche la relazione con il mondo della luce. La lampada è un utensile sofisticato, con una forte potenzialità estetica e io volevo, senza perdere la mia “faccia” di ingegnere, misurarmi con le problematiche estetiche. Mi sembrava particolarmente adatta, perché la sua estetica è fortemente legata a un’idea costruttiva originale e non a un’idea formale predeterminata, non è un’estetica riferita soltanto alla forma, ma anche al “modo” del suo funzionamento. Disegnare lampade è stato il mio primo esercizio per capire cosa succede quando si mette “in forma” un’idea. Ho imparato che l’immaterialità della luce poteva diventare un paradigma di riferimento e un’idea guida, “responsabile” degli aspetti formali. Perché immaterialità significa leggerezza». Quale deve essere, per lei, la funzione primaria del design? «Il compito del progettista è quello di rendersi conto che esistono bisogni e desideri. Rispetto a questi, la sfida è trovare soluzioni che contengano idee innovative rispetto all’esistente. Ho imparato che una soluzione costruttiva elegante è favorita dai materiali e dalle tecnologie contemporanee, frutto della ricerca scientifica applicata, con le quali sono possibili la riduzione delle parti componenti, la miniaturizzazione degli organi di funzionamento e di controllo e l’integrazione delle funzioni che corrisponde all’idea organica di far svolgere più funzioni allo stesso pezzo, semplificando la relazione tra le parti. Non voglio enfatizzare la tecnologia perché non è un fine, è solo un mezzo per realizzare cose semplici con una immagine “quasi organica”. La tecnologia non va esibita, va “addomesticata” all’interno di oggetti che hanno un rapporto il più possibile semplice con l’uomo, rifiutando la concezione dell’oggetto industriale ‘determinato’ dalla tecnologia, indipendentemente dai bisogni umani, e da razionalità comunicativa». ■ F.D.


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 40

Arredo

Eleganti trasparenze Il mercato del lusso scopre la bellezza di complementi d’arredo strutturalmente complessi realizzati interamente in vetro. La proposta della Isolglas Srl Milano, le splendide vetrate dell’Hotel Nh a Rho Fiera. A Mantova, un lussuoso ascensore all’interno del Palazzo Ducale. A Westchester, le rilucenti vetrate del Gateway Center. A Valencia, le applicazioni luminose in vetro nelle sedute del Palau de les Arts Reina Sofia. E poi ancora Parigi, Lund e Jeddah (http://www.isolglas.it/vetreria_brescia_realizzazioni_portfolio_lavori.html). La passione per i prodotti in vetro innovativi, tecnologici e caratterizzati da un’imprescindibile qualità made in Italy abbraccia il mondo intero e porta alla realizzazione di vere e proprie opere d’arte capaci di sorprendere sia in quanto a bellezza sia in quanto all’utilizzo particolare che viene fatto del vetro. Delle opere sopra citate e dell’evoluzione di un materiale che per anni è stato impiegato solo in determinati ambiti è stata artefice e protagonista la Isolglas, società specializzata da oltre trent’anni nella produzione di vetri stratificati per il settore edile, navale e dell’arredamento. «Quello che ci siamo impegnati a fare negli ultimi anni – commenta Orazio Di Camillo, direttore generale dell’Azienda – è stato usare le competenze maturate in tanti anni per distinguerci dai nostri concorrenti e riuscire così a realizzare prodotti di lusso, belli, eleganti, difficili da progettare e da costruire, ricchi di contenuti tecnologici, in modo da lasciare piacevolmente sorpresi i committenti e chiunque li veda installati nelle tante location in cui abbiamo operato». Si tratta dunque di prodotti di nicchia, che non si vedono spesso nel-

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Vetro antiproiettile: il lato interno (a sinistra) si deforma ma non rilascia schegge

Switch glass: all'occorrenza trasparente o opaco

l’edilizia “solita”; installazioni funzionali ma di gran carattere, che oltre alla funzione meramente divisoria tra esterno e interno o tra ambienti diversi si propongono di svolgere svariati altri compiti. «Realizziamo prodotti che garantiscano sicurezza, esigenza molto sentita oggigiorno, e che, al tempo stesso, abbelliscano; che arredino in maniera originale e con gusto, rendendo più piacevole l’ambiente, senza però perdere di vista la funzionalità. Uniamo design, contenuti tecnologici e impiego finale

per garantire ai clienti prodotti davvero unici nel loro genere». Ed è ormai una verità inattaccabile quella che vuole il vetro come un materiale adatto a realizzare tantissime cose, da elementi d’arredo ad ascensori, da scale a pareti trasparenti e colorate dalle varie funzionalità, fino ad arrivare a sedute e pannelli elettronici. «Per quanto riguarda le scale – continua ancora Di Camillo – ora possiamo realizzarle interamente in vetro: struttura, gradini, parapetti. Sono prodotti impegnativi e quindi destinati a un certo tipo di clientela e idonei ad ambienti raffinati e importanti, come possono essere i musei, le case signorili o storiche, le ville di prestigio, gli hotel conosciuti. In altre parole, ambienti dove il design e l'estetica sono essenziali. Per costruire opere strutturali si uniscono strati di vetro con opportuni materiali plastici, rendendo i prodotti resistenti agli agenti atmosferici, resistenti all’usura, e più duraturi nel tempo rispetto a prodotti realizzati con altri materiali come metallo o legno». Oltre al binomio vetro-plastica, la Isolglas ne ha azzardati altri, scoprendo nuovi modi di lavorare e trattare il vetro e riscontrando un enorme successo tra il bacino d’utenza. «Non ci siamo arresi alla generale scarsa conoscenza di ciò che è possibile fare con il vetro e abbiamo cominciato ad abbinarlo a tele, tessuti, reti, marmo – ottenendo per esempio pareti con reti metalliche e tessuti inseriti tra vetri o porte in marmo stratificato – con effetti entusiasmanti, a dir poco incredibili. È il modo migliore per conferire originalità e personalità ad ambienti escusivi». Sempre affiancando il vetro ad altri materiali è nato lo “Switch glass”, un vetro con la capaci-

tà di passare da lucido a opaco in pochissimi istanti. Di Camillo spiega che per realizzarlo «si stratifica tra due lastre di vetro un pannello lcd che, opportunamente pilotato elettronicamente, riesce a diventare opaco o trasparente in base alle esigenze. Perfetto per box doccia, uffici, vetrine, unisce bellezza, sicurezza e privacy quando richiesta». «Altro prodotto veramente innovativo, è il nostro vetro antiproiettile e antischeggia. Oltre a sopportare l’impatto di proiettili di varie dimensioni, infatti, questi vetri non rilasciano schegge, garantendo la sicurezza e la protezione di chi si trova all’interno dell'ambiente. Questo importante passo avanti è stato possibile grazie all’uso combinato di vetro e sofisticate pellicole protettive, che rendono il prodotto adatto ad ambienti dove è necessario garantire un elevatissimo livello di sicurezza, come abitazioni e ambienti pubblici o privati affollati». ■ Emanuela Caruso

Orazio Di Camillo, direttore generale della Isolglas di Vestone (BS), mostra una panchina in vetro - www.isolglas.it

COME NASCONO I VETRI ISOLGLAS Per riuscire a trasformarsi in prodotti unici e innovativi, i vetri Isolglas passano attraverso un meticoloso e lungo processo di lavorazione. Si parte con il taglio delle lastre di vetro e si conclude con il collaudo dei prodotti e la spedizione. Ma tra queste due importanti fasi ce ne sono di altrettante, se non più, essenziali, quali: lavaggio e asciugatura del vetro, profilatura a controllo numerico, molatura per uniformare e lucidare i bordi, tempra termica, assemblaggio automatico in forno e mangano oppure manuale in sacchi sottovuoto per fissare gli strati ed eliminare l’aria residua, cottura in autoclave per stabilizzare la stratifica.


Osservatorio sul lusso Pag. 41 • Settembre 2016

Ceramiche uniche Una tradizione che attraversa quattro secoli, regalando manufatti ammirati in tutto il mondo. Rita Dal Prà con la figlia Valentina Meneghini raccontano la storia di un successo familiare a tradizione dei maestri ceramisti di Nove sopravvive al tempo, tramandando un patrimonio manifatturiero d'eccellenza che dal Settecento arriva fino ai giorni nostri, a cominciare dagli storici stampi. Perfetta sintesi di storia, arte e artigianato, Ceramiche Dal Prà riproduce ancora oggi manufatti di un’eleganza ottocentesca che si esprime attraverso forme, decori e fantasie di gusto liberty, classicheggianti o naif. L'unicità di ogni singolo oggetto è il vero asso della manica di questa attività, che attraverso i laboratori e la vasta esposizione che si affaccia sulla via centrale di Nove conquista l'ammirazione di mezzo mondo. Valentina Meneghini, che ha raccolto il testimone di una tradizione di famiglia risalente ai maestri Domenico Agostinelli e Giuseppe Dal Prà, e trasmessole dalla madre Rita, ci accompagna in questo viaggio alla scoperta di ceramiche pregiate, vero fiore all'occhiello del made in Italy. Quali sono i tratti identificativi del vostro stile, quelli che lo rendono immediatamente riconoscibile? «Lo stile di Ceramiche Dal Prà risiede nella nostra abilità di far rivivere modelli che risalgono al XVII e XIX secolo. Un patri-

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Rita Dal Prà con la figlia Valentina Meneghini www.ceramichedalpra.com

monio che le nostre ceramiche esprimono nella cultura della forma e dell’estetica, con citazioni che vanno dall’800 ad oggi e che sorprendono non soltanto per l’eleganza e l’unicità che raccontano, ma anche per l’armonia che caratterizza una collezione del tutto unica nel suo genere. Tutti gli oggetti prodotti dalla nostra manifattura sono destinati a segnare con eleganza discreta lo spazio del vivere contemporaneo». Riesce a riassumerci la sua personale concezione dell'arte ceramica? «Le creazioni delle Ceramiche Dal Prà fanno combaciare il design contemporaneo con il gusto classico che da sempre caratterizza questo materiale, tanto versatile quanto preziosamente unico e fragile». In cosa si esprime maggiormente l’importanza del made in Italy nel vostro lavoro quotidiano, anche da un punto di vista più squisitamente commerciale? «Il made in Italy e la cultura artigianale del “fatto a mano” hanno qui da noi lo stesso significato, in quanto all’interno della nostra manifattura viene portato a termine tutto il ciclo della produzione: si parte dalla modellazione del primo prototipo fino ad arrivare al prodotto finito. Tutte le fasi sono gestite all’interno del nostro laboratorio di Nove, la cui showroom permanente, situata nella sede storica dal 1897, è sempre aperta al pubblico. Made in Italy per Ceramiche Dal Prà significa garanzia dell'unicità di ogni singolo pezzo delle nostre collezioni ma anche trasmissione di un amore per la ceramica che passa dalle nostre alle vostre mani e alle mani di chi più amate». Quali sono i vostri mercati più importanti? Avete in progetto di ampliare il vostro raggio di azione? «Grazie alle Fiere Internazionali a cui partecipiamo, i nostri prodotti vengono espor-

tati in tutto il mondo, soprattutto laddove viene apprezzata la qualità di una ceramica al 100 per cento made in Italy. Al momento il nostro mercato più importante sono gli Stati Uniti, seguiti dall’Europa e dai Paesi Arabi. In tutto, possiamo dire che l'85 per cento della nostra produzione è destinata all'export». Quale filosofia produttiva si na-

ALLA SCOPERTA DI UN'ANTICA TRADIZIONE Ceramiche Dal Prà di Dal Prà Rita, a cui si accede da via Munari, nel centro di Nove, presenta un laboratorio artigiano, un'esposizione e una boutique, che permettono al visitatore di immergersi in un viaggio storico-creativo che passa attraverso pezzi rarissimi di inizio '900, come i giardini all'italiana e le zuppiere in stile barocco, fino alle ultime creatività realizzate da Rita e Valentina, come la collezione Venezia, Jurassic e OM.

sconde nelle vostre creazioni? «La nostra filosofia produttiva è quella di riuscire a soddisfare sempre le esigenze dei clienti, cosa che riusciamo a fare grazie ai nostri collaboratori artisti: il loro contributo rende i manufatti di Ceramiche Dal Prà un vero “hand made”, fatto a mano dalla A alla Z. La nostra strategia si ricollega idealmente alla nostra storia, che risentì sempre degli echi dei grandi rinnovamenti artistici: pensiamo, ad esempio, alle opere del professor Enrico Caccia Guerra o, se vogliamo, all'ammirazione che un nostro servizio da tavola in blu suscitò, un tempo, nel re Vittorio Emanuele III, che conferì al laboratorio il brevetto numero 965 della Real Casa». Qual è l’identikit del vostro cliente tipico? «Il nostro cliente tipo è una persona esigente, con le idee ben chiare e a cui piace molto immergersi nel nostro mondo, facendoci mischiare forme e colori, fatto di pezzi unici, artistici, in un certo senso opere d’arte. D'altronde, non dobbiamo dimenticare che la collaborazione e la fiducia reciproca hanno da sempre retto il rapporto tra la nostra manifattura e gli acquirenti: il cliente consiglia, esprime i propri gusti e desideri a me a mia mamma Rita Dal Prà, dopodiché insieme si studiano le forme, si applicano frutta, fiori, colori. Grazie a queste sperimentazioni nascono talvolta nuovi abbinamenti, che trovano sintonia con ogni stile di arredamento». ■ Sara Corno


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 42

Arredo

Lo sfarzo è di casa L’azienda leader nel settore conciario propone una vasta gamma di pellami di alta qualità destinati al settore dell’arredamento. Il punto di Paolo Biondi

Ba.bi Leather si trova a Monticello di Fara (Vi) www.immobiliarebabi.it

rovengono da ogni parte del mondo i pellami semilavorati e importati dall’azienda vicentina Ba.Bi Leather, leader indiscussa nella produzione di pelli per arredamento con il suo milione di metri quadrati di prodotto annuo distribuito in Europa e nel mondo, riservato unicamente al settore del mobile imbottito. Numeri da record che fanno il paio con una rete di importazione di pellami proveniente da ogni angolo del mondo: «La punta di diamante – spiega il titolare Paolo Biondi, che oggi è affiancato alla guida dell’azien-

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da dai figli Ivan e Yuri - è rappresentata da un magazzino con oltre cinquecento mila metri quadrati di pellame semilavorato che può soddisfare le esigenze di qualsiasi cliente nel settore del mobile imbottito, calzaturiero e pelletteria. Oltre alla produzione dei pellami, ci distinguiamo sul mercato dando la possibilità a commercianti, rappresentanti e conciatori della zona di acquistare qualsiasi quantitativo di prodotto in wet blue oltre oceano – proveniente dal Brasile, dal Venezuela, dalla Colombia e in genere dai paesi latino-americani - e naturalmente bufali – diret-

tamente dall’India, dal Pakistan, dal Nepal, dall’Egitto – e infine dalla Campania. Questo – aggiunge Biondi - permette al cliente italiano di poter acquistare qualsiasi quantitativo di pellame evitando di impegnarsi nell'importazione di container dall'origine; di scegliere personalmente il pellame semilavorato nel magazzino Ba.Bi e di trattare con i responsabili commerciali condizioni di pagamento e termini nella massima trasparenza». Ma quali sono le caratteristiche fondamentali e le varie tipologie di pelli destinate al mercato dell’arredamento? «La pelle rifinita a pigmento –

sottolinea Biondi illustrando le proprietà specifiche del prodotto - risulta essere la più resistente ma anche quella dall'aspetto meno naturale, che si riconosce dal colore coprente e uniforme. La sua resistenza è ottenuta mediante la stesura di un fondo di pigmenti, resine e di film pigmentato di rifinizione seguito da una copertura protettiva. Queste caratteristiche ne fanno il pellame più usato nell'industria dell'arredamento. A questo si aggiunge la pelle in anilina tinta esclusivamente con coloranti solubili senza coprire la superficie con una vernice topcoat o pigmenti insolubili. Il prodotto finito mantiene la superficie naturale della pelle con il grano, vale a dire i pori visibili, cicatrici e pregi della struttura della pelle completa dell'animale originale. E la pelle alla semi-anilina, considerata un compromesso di successo, che combina un elevato grado di naturalità con comfort e durata. La pelle semi-anilina è trattata in superficie con una miscela a base di acqua di finitura colo-

rante con una piccola quantità di pigmento. Questo trattamento rende la pelle morbida ed elastica ed è più resistente all’usura pesante tipica ad esempio degli ambienti pubblici. Questo prodotto inoltre è facile da pulire e presenta le marcature naturali sulla pelle originaria meno pronunciate rispetto alla pelle anilina naturale». Le lavorazioni che la Ba.Bi Leather è in grado di realizzare sono innumerevoli, merito delle più moderne tecnologie presenti nel settore conciario e di cui è dotata, nonché del supporto di uno staff di estrema competenza e dinamismo. ■ Luana Costa

L’APERTURA ALL’IMMOBILIARE

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opo il debutto nel mercato del pellame, nel lontano 1973, il titolare dall’azienda vicentina Ba.Bi Leather Paolo Biondi, affiancato dai figli Ivan e Yuri, ha deciso di aprirsi al comparto immobiliare. «La Ba.Bi immobiliare – conferma Biondi opera nel settore edile dal 1991 e si occupa della costruzione e vendita di immobili nel vicentino e nella regione Veneto. Lo scopo primario è di fare le cose al meglio, creiamo abitazioni di qualità superiore e le vendiamo a prezzi eccezionali rivolgendoci, in particolar modo, alle famiglie e alle coppie giovani. Nelle nostre costruzioni facciamo attenzione alla qualità, impiegando materiali di alto livello per creare casette a schiera e appartamenti superiori alla media». Tra le residenze di lusso vi è villa Ada, una splendida villa di quattrocentottanta metri quadrati calpestabili oltre alla depandance. La villa è arredata con mobili antichi e arricchita di finiture di pregio e raffinati pavi-

menti. I giardini raggiungono gli undicimila metri quadrati e comprendono una distesa di ulivi di centosessanta piante, un campo da tennis, uno da bocce e un campo da calcetto. «Elegante e spaziosa è la grande piscina con box di copertura retrattile che la rende utilizzabile in ogni momento dell’anno». ■


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Nuove tendenze

La natura in un flacone Tra le ultime novità per la cura dei capelli c’è Diksonatura, la nuova linea di prodotti naturali della Dikson con piante vere che interagiscono per tutto il ciclo di vita del prodotto, rilasciando aromi, colori e principi attivi etti le erbe di montagna nel flacone, nel senso letterale del termine, e porta la natura a casa. Per farlo, non occorre improvvisare una gita fuori porta, basta guardare alle ultime novità del settore dei prodotti tricologici professionali naturali. È questa la nuova tendenza, almeno da quando la “guerra” a parabeni e derivati del petrolio, lanciata dalle frange più salutiste dell’utenza, ha introdotto un’inedita attenzione alle etichette. Così, sensibilizzate da una clientela che si informa su cosa è meglio per il proprio corpo ma non intende cedere di un millimetro in fatto di benessere, le aziende hanno indirizzato le loro ricerche verso composizioni più naturali. Nell’ambito dei prodotti d’alta gamma, svetta l’impegno di un colosso del settore come Müster & Dikson. L’azienda italiana, attiva da oltre 50 anni al fianco di

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Processo di osmosi tra pianta e prodotto

L’OFFERTA DELLA BELLEZZA SI EVOLVE

IL MADE IN ITALY CHE CONQUISTA IL MONDO Bellezza è sinonimo di made in Italy, nel campo dell’arte, della moda e dei prodotti di bellezza. Ne è convinta Giovanna Spadini, responsabile marketing della Müster & Dikson, azienda italiana nata nel 1965 e leader nella realizzazione e vendita di prodotti tricologici, cosmetici, per acconciatori ed estetisti professionisti, con uno stabilimento milanese di 53 mila metri quadrati coperti e quattro filiali all’estero, in Brasile, Nord America, Spagna e Svizzera. «Abbiamo cominciato l’esportazione nel 1976 e oggi abbiamo raggiunto 70 paesi con la possibilità di espanderci in Sud America e Asia. Siamo l'unica azienda italiana che, oltre ai prodotti, con la divisione Muster offre al settore acconciatori ed estetica arredi, attrezzature e macchinari per trattamenti estetici. La nostra linea Benexere®, inoltre, offre un’intera gamma professionale di prodotti per viso e corpo. Siamo infine presenti anche nei settori Retail e Pharma».

Estetisti e barbieri che si sono specializzati nelle cure e nei prodotti da uomo hanno oggi un vantaggio competitivo notevole rispetto ai concorrenti

Giovanna Spadini, responsabile marketing della divisione Dikson di Müster & Dikson di Cerro Maggiore (MI) - www.muster-dikson.com

acconciatori ed estetisti in oltre 70 Paesi nel mondo, ha recentemente immesso sul mercato una linea di prodotti naturali che si rivolge direttamente agli utenti, la Diksonatura®. Ce la racconta Giovanna Spadini, responsabile marketing della divisione Dikson di Müster & Dikson. Quali sono le caratteristiche di questa linea naturale? «Diksonatura è una linea di trattamenti per capelli naturale, unica, rivoluzionaria, frutto della collaborazione con l'Istituto Ecologico Edelweiss (Valtellina). Nasce dalla straordinaria ricchezza delle erbe spontanee della Valtellina caratterizzate

da concentrazioni elevate di principi attivi. Diksonatura è coperta da certificazione biologica e brevetto internazionale per tutta la filiera produttiva: le erbe sono raccolte a mano, essiccate in baite ad alta quota, sottoposte a macerazione dinamica per ottenere un fitocomplesso unico, irriproducibile per sintesi chimica. Inoltre ogni flacone di shampoo ha, ben visibile al proprio interno, un rametto della pianta officinale

che ne caratterizza la formulazione. Il rapporto osmotico e simbiotico di rilascio e scambio tra vegetale e liquido coinvolge il colore, il profumo e i principi attivi per tutto il ciclo di vita del prodotto». In cosa si distingue Diksonatura dalle altre linee naturali presenti sul mercato? «C’è molta confusione nel mercato su cosa è naturale, soprattutto nel campo dei prodotti per capelli. È bene essere chiari: vi sono prodotti che non possono essere completamente naturali, come una colorazione per capelli o un gel o una mousse. Spesso la comunicazione è ingannevole, si parla di prodotti naturali anche in presenza di un solo ingrediente naturale. Noi abbiamo scelto di puntare su formulazioni naturali che possano realmente definirsi tali e quindi certificabili, shampoo, maschere, conditioner e fiale per il trattamento di anomalie di cute e capelli arricchite da oli essenziali, dalla presenza di piante all’interno dei flaconi, una filiera produttiva brevettata e bio, con in più uno sforzo informativo per spiegare all’utenza, attraverso glossari sui nostri canali social, la composizione delle etichette. Siamo particolarmente orgogliosi di aver realizzato una linea naturale con performance da prodotto professionale, perché i nostri clienti sono abituati a poter contare su alti standard di risultato cosmetico. A settembre amplieremo la linea Diksonatura con formulazioni specifiche per il trattamento delle anomalie (caduta, forfora e capelli grassi)». Su cosa state lavorando in questo momento e quali sono i progetti futuri? «Sicuramente punteremo sull’ampliamento della gamma Diksonatura con nuove referenze capelli e prodotti per viso e corpo, sempre fedeli ai principi base che l'hanno ispirata. Inoltre stiamo lavorando alla realizzazione di prodotti innovativi che assicurino qualità agli utenti finali e soprattutto ai professionisti che desiderano differenziare la propria offerta da quella retail che si fa sempre più ampia. In questa direzione va Dikson Color Anniversary, la prima colorazione permanente per capelli 2 in 1, frutto della ricerca dei nostri laboratori, che assicura colore e trattamento in un unico prodotto. A settembre presenteremo una nuova gamma di colori shock e altre novità che potranno essere seguite sulle nostre pagine facebook e youtube e sul nostro sito». ■ Alessia Cotroneo


Osservatorio sul lusso Pag. 45 • Settembre 2016

Vocazione sperimentale Affiancare laboratori di ricerca e sviluppo ai tradizionali stabilimenti è la scommessa lanciata dalla FGL International alla modernità. Così si risponde in maniera esaustiva alle richieste di mercato a pelle Made in Italy è un brand che al pari della moda è riconosciuto in tutto il mondo ed esige alti standard qualitativi. Con alle spalle una lunga tradizione maturata nel campo della chimica conciaria, il polo industriale FGL International ha saputo farsi interprete dei cambiamenti intervenuti nel settore della pelle investendo in innovazione. Alle sempre crescenti richieste di un mercato in continua evoluzione l’azienda, con sede nel comune pisano di Castelfranco di Sotto, ha risposto dotandosi di impianti produttivi e di laboratori di ricerca divenuti un vero e proprio distretto a vocazione tecnologica. È qui che viene prodotta una gamma completa di prodotti chimici innovativi ed efficaci creati per soddisfare le esigenze dei produttori di pellame: coloranti per cuoio, concianti minerali, enzimi, resine, tannini sintetici e ausiliari. «La FGL International si è dotata di una struttura produttiva flessibile composta da professionisti qualificati e concepita per operare al meglio sui vari mercati internazionali» spiega Eligio Stoppa, direttore della divisione vendite e marketing della FGL International. «L’azienda ha una conceria sperimentale ben attrezzata nei principali poli concia-

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5,2 mld Fatturato annuo Dell’intera industria conciaria italiana, che impiega 18mila addetti in circa 1.300 aziende (fonte: Unic - Unione italiana conceria)

ri italiani, dove tecnici qualificati sottopongono le pelli ai più svariati trattamenti di concia, riconcia, tintura, ingrasso allo scopo di creare nuovi articoli in grado di soddisfare le più sofisticate richieste dei clienti». Il progetto RELEASYS® rientra in questa continua tensione al miglioramento: un processo “rivoluzionario” messo a punto nei laboratori di Ricerca e Sviluppo del polo tecnologico con l’obiettivo di aumentare l’efficienza produttiva delle concerie nel rispetto dell’ambiente. I prodotti derivati da questo particolare trattamento trovano poi applicazione nei più disparati settori. Ad esempio, in quello automobilistico con la creazione di pellami morbidi ma resistenti alla luce per l’arredamento delle auto o ancora nell’abbigliamento e nelle calzature, settori che richiedo-

L’azienda di prodotti chimici FGL International ha sede a Castelfranco di Sotto (Pi) - www.fglinternational.com

IL PROGETTO RELEASYS®

I prodotti derivati da questo trattamento trovano applicazione anche nel settore automobilistico con la creazione di pellami per l’arredamento delle auto

no forniture di pellami leggeri nel primo caso o adatte a sopportare alti sbalzi termici e urti fisici nel secondo. Così come la linea ZERO una nuova categoria di prodotti completamente esenti da fenolo e formaldeide per la riconcia delle pelli o le nuove proposte di coloranti della linea Valanil E che comprende una ridotta ma particolare selezione di coloranti con un rapporto qualità prezzo molto vantaggioso e Valasoft, una nuova serie di coloranti dispersi con i quali è possibile creare dei toni pastello particolarmente

uniformi e, appunto, “soft”. Appare, dunque, evidente la centralità del ruolo giocato dallo studio di soluzioni sempre innovative, per un’azienda che ha deciso di misurarsi con le crescenti richieste di mercato. Erede dell’esperienza di oltre 60 anni maturata nella Figli di Guido Lapi, nel 2004 l’azienda decide di mettere a frutto tutto il know how acquisito e decide di potenziare la sua vocazione internazionale e tecnologica offrendo, in tutto il mondo, prodotti ad alta tecnologia e mettendo a disposizione della clientela tecnici qualificati in grado di offrire un’assistenza continua ed immediata per intervenire con soluzioni efficaci qualora si presentassero problematiche durante il processo produttivo. «In azienda si lavora a stretto contatto con il laboratorio di analisi e test chimico-fisici – aggiunge Eligio Stoppa – per poter garantire la validità dei risultati ottenuti. Il laboratorio di Ricerca e Sviluppo, strutturato nei reparti di laboratorio analisi e test applicativi e di conceria sperimentale, è in grado di creare processi e prodotti innovativi più performanti ed ecosostenibili che al contempo rispondono ai gusti e alle esigenze della moda». La FGL International è un’azienda fortemente centrata sulla fabbricazione di prodotti chimici tecnologicamente avanzati e, pur aperta ai mercati mondiali, garantisce ai maggiori distretti Italiani della pelle approvvigionamenti in tempi rapidi ed assistenza qualificata. Infatti allo stabilimento sito in Castelfranco di Sotto, è affiancata la filiale di Arzignano in provincia di Vicenza, anch’essa dotata di una conceria sperimentale in cui tecnici professionisti si impegnano a soddisfare le esigenze dei clienti mentre sul mercato di Solofra, in provincia di Avellino, opera la Tolkim, suo distributore in esclusiva. La FGL è presente anche a Leon, in Messico, polo produttivo tra i più importanti del paese con una sua azienda associata, la Lapi Messicana. «Il mercato conciario italiano è conosciuto in tutto il mondo – ci tiene a sottolineare Eligio Stoppa – la pelle italiana ha una fama internazionale e le nostre concerie facendo parte della filiera moda hanno una leadership qualitativa mondiale indiscussa». Assunti che, per un’azienda che si è fatta specchio dei tempi, rappresentano il primo passo di un percorso volto al progressivo miglioramento dei processi qualitativi. Non paghi dei risultati raggiunti la FGL International ha di recente investito e ottenuto la certificazione OHSAS 18001, che si affianca alla ISO 9001, un’ulteriore garanzia per i dipendenti di lavorare in una realtà in cui la salute e la sicurezza dei lavoratori rappresentano un elemento fondamentale, dimostrando ancora una volta di essere perfettamente consapevole del ruolo fondamentale che il patrimonio umano riveste nel successo di un’organizzazione. ■ Luana Costa


Osservatorio sul lusso Settembre 2016 • Pag. 46

Vini di qualità

Sulle colline di Montepulciano Tutta la tradizione e l’eccellenza enologica di questo angolo di paradiso senese, nelle parole di Simona Ruggeri Fabroni che spiega la strada per il successo per i vini di qualità in un contesto così competitivo

La Villa S. Anna Ssa ha sede ad Abbadia di Montepulciano (Si)

VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO POLDO DOCG Poldo è il vanto della cantina di Villa S. Anna, una selezione di Vino Nobile, prodotto solamente in annate eccezionali. «Dal colore rosso rubino – spiega la titolare dell’azienda Simona Ruggeri Fabroni – è un vino da conversazione, ma si abbina perfettamente a piatti tradizionali della cucina toscana, carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. I suoi tannini sono evidenti sia per il gusto, che per l’olfatto, ma mai aggressivi, sempre eleganti e morbidi. La sua ricchezza e profondità di frutta resiste al rovere francese, nel quale invecchia. I profumi di incenso e prugna sono i più evidenti nel generoso ma potente finale. L’uvaggio consiste in Sangiovese e Prugnolo Gentile per l’ottanta per cento, altri vitigni complementari a bacca nera costituiscono il resto. La vinificazione avviene per fermentazione in vasche, con macerazione di circa 25 giorni a una temperatura non superiore ai 30 gradi. Poi, l’invecchiamento: rimane per trentadue o trentaquattro mesi in piccole e medie botti di rovere francese nelle nostre cantine sotterranee, a temperatura costante. Dopo l'imbottigliamento viene affinato in vetro per circa 2 anni in ambiente climatizzato».

www.villasantanna.it

un piccolo, splendido borgo nel cuore della Toscana. Eppure il suo nome è sinonimo di grandi vini, un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. A Montepulciano e sulle colline che la circondano, com’è noto, si realizzano alcune delle etichette più prestigiose della nostra enologia. E proprio sulle colline intorno al paese sorge Villa S. Anna, dove incontriamo Simona Ruggeri Fabroni. «L’azienda – premette la titolare – si estende su una parte del vasto possedimento che è stato per circa due secoli di proprietà della mia famiglia materna. Nel nome di una secolare e appassionata tradizione aziendale, mi sono impegnata da tempo nella valorizzazione e commercializzazione di vini di alta qualità, incoraggiata dalla preziosa collaborazione delle mie figlie, Anna e Margherita. Si è formato così un team di donne che con amore e competenza, ma anche tanta determinazione, si dedica costantemente al perfezionamento dei vini. È stata una grande soddisfazione aver potuto creare un’azienda tutta al femminile e possiamo dire di produrre solo vini di alta qualità, unicamente con le nostre forze. Anche per questo è stata molto difficile la penetrazione nel mercato, visti anche il contesto di grande competitività e il target medio-alto che ci siamo prefissate». Durante la commercializzazione Villa S. Anna ha incontrato alcuni ostacoli, molti dei quali abbattuti grazie alla qualità. «Quest’ultima eclissa il prezzo – spiega Fabroni – ma la strada per arrivare al successo non è stata semplice, tutt’altro. Solo grazie alla perseveranza e alla continuità nella ricerca di prodotti con grande eleganza e morbidezza, siamo riusciti a far amare i nostri vini in Italia e nel resto del mondo. Abbiamo impiantato nuovi vigneti ad alta densità per ettaro, rinnovando tempestivamente botti e barriques, riservando la massima diligenza alla cura delle centenarie cantine sotterranee della proprietà dove tutti i vini vengono invecchiati e affinati a temperatura naturale. In particolare, l’azienda produce alcuni tipi di vino. C’è il Chianti Colli Senesi Docg, vino fresco e facile, perfetto anche come aperitivo. Poi, allo scopo di sod-

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disfare le esigenze dell'esperto buongustaio in ogni circostanza, viene prodotto il gradevolissimo "Rosso di Montepulciano" e, con l'obiettivo di raggiungere la più elevata qualità nel settore, si ottiene un raffinato "Vino Nobile di Montepulciano". Infine, in occasione di annate eccellenti, dalla selezione accurata e rigorosa delle migliori uve atte a divenire Vino Nobile di Montepulciano nasce "Poldo", prestigioso vanto della nostra cantina. Ma non possiamo dimenticare un altro fiore all’occhiello che è il Vin Santo di Montepulciano, il tradizionale vino dolce toscano, che invecchia per otto anni con la “madre” (di oltre 200 anni), in cartelli». Villa S. Anna come gran parte dei produttori è associata al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, essenziale per far conoscere sempre più incisivamente il marchio del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo. «Circa l’ottanta per cento dei prodotti viene esportato all’estero – continua Fabroni –, soprattutto il Vino Nobile e il Rosso di Montepulciano. Amati negli Usa e nel Nord e Centro Europa, questi prodotti vengono distribuiti da importatori, ma da qualche anno abbiamo organizzato una capillare vendita verso i privati. Stiamo cercando di espanderci in Asia, mercato in crescita, tramite fiere ed importatori». Il futuro dell’azienda è quello di crescere gradualmente, ma sicuramente. «L’obiettivo principale è di raggiungere nuovi mercati emergenti. Vogliamo ampliarci, impiantare nuovi vigneti, rimanere sempre legati alla tradizione, indice spesso di alti valori. Il nostro scopo è improntato alla professionalità, serietà, alla costanza e alla continuità. La nostra è una ricerca spasmodica di produrre prodotti sempre più eleganti, mai aggressivi. Il vino ideale che vogliamo realizzare è quello di cui si finisce un bicchiere con la voglia di berne subito un altro». ■ Remo Monreale

ELEGANTE E MAI AGGRESSIVO

Il vino ideale che vogliamo realizzare è quello di cui si finisce un bicchiere con la voglia di berne subito un altro


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Oss lusso Settembre 2016  

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