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Industria

EDIZIONE SPECIALE

CONFINDUSTRIA

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Ufficialmente iniziato il mandato del nuovo presidente degli industriali Vincenzo Boccia. Il programma e gli obiettivi dei prossimi quattro anni

Gli interventi a sostegno dell’export italiano. Il valore delle fiere internazionali. Ne parlano Gian Domenico Auricchio, Ivan Scalfarotto e Riccardo Monti

Primo piano

Le traiettorie dello sviluppo Il Trentino si apre alle sfide della contemporaneità

Il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi

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razie anche all’autonomia che ne caratterizza la dimensione governativa, il Trentino si conferma laboratorio di crescita economica e sociale, che argina il pericolo dello spopolamento montano attraverso politiche che tengono conto delle specificità del territorio. Lo spiega il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, commentando il leitmotiv del Festival dell’Economia rappresentato dai “Luoghi della crescita”. >>> segue a pag. 5

ALL’INTERNO Sviluppo economico Le priorità nell’agenda del nuovo ministro Carlo Calenda Settore estrattivo Innovazione, tradizione e capitale umano. L’esperienza di Gianni Pisetta

Packaging Le ragioni per le quali l’Italia conquista la leadership mondiale nel campo delle macchine per im

ECONOMIA, OBIETTIVO CRESCITA Apre i battenti dal 2 al 5 giugno il Festival dell’economia di Trento. Note personalità del mondo economico e politico affrontano il tema proposto per questa XI edizione, “I luoghi della crescita” p. 4 Politica industriale

La manifattura rilancia Trento Migliorano i ricavi delle imprese. Nell’ultimo biennio hanno consolidato la loro competitività puntando sull’innovazione. Il punto di Giulio Bonazzi

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na crescita dello 0,9 per cento nel 2015, seguita da un progresso fino all’1,1 per cento a fine 2016. Malgrado la velocità moderata, il Pil dell’economia trentina disegna una nell’ultimo biennio traiettoria ascendente. A rilevarlo sono le previsioni sull’andamento provinciale elaborate dalla Cgia di Mestre nell’ambito dello studio “Veneto e Nordest: rincorsa alla ripresa”, che trovano corrispondenza >>> segue a pag. 9

anche nelle indicazioni emerse dalla ricerca “L’economia trentina attraverso i dati di bilancio delle imprese della provincia 2010-2014” realizzata nei mesi scorsi da Confindustria Trento, in collaborazione con la Fondazione Nord Est e Mediocredito Trentino-Alto Adige. «I risultati – sottolinea Giulio Bonazzi, presidente degli industriali trentini - ci dicono che la fase Il presidente di Confindustria Trento Giulio Bonazzi


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Industria • Maggio 2016

In evidenza L’intervento: la via dell’innovazione per Alberto Dal Poz p. 11

Export: le fiere internazionali della meccanica p. 55

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Alberto Dal Poz, presidente Amma, Aziende meccaniche meccatroniche associate

Sostenibilità: architettura e ambiente, ne parla Mirko Franzoso p. 44

Editoriale

Fiere, occasioni di business di Gian Domenico Auricchio, presidente Assocamerestero

e manifestazioni fieristiche sono uno strumento di internazionalizzazione per le imprese interessate a presentare i propri prodotti sui mercati internazionali e individuare operatori con cui avviare partnership e accordi di distribuzione all’estero. Ce lo dicono le imprese: una recente indagine del Maec rileva che ben il 58 per cento delle oltre mille aziende internazionalizzate intervistate, utilizza gli appuntamenti fieristici come momento per avviare contatti d’affari. Una ulteriore conferma ci viene dal numero di visitatori e di espositori esteri che popolano i principali brand event italiani – quali ad esempio Cibus a Parma, il Salone del Mobile a Milano e Vinitaly a Verona – in crescita del 3,8 per cento e del 5,5 per cento nel 2015, secondo i dati dell’Osservatorio Cfi (Comitato fiere industria). Ampio però è il margine di miglioramento sul fronte internazionale: ad oggi, infatti, solo il 10 per cento partecipa a fiere al di fuori del territorio nazionale, sia per questioni legate ai costi di missione (considerazioni tanto più rilevanti in periodi di crisi come quello attuale), che per la difficoltà spesso riscontrata dalle imprese nel dare continuità ai contatti stabiliti in queste occasioni. Come Assocamerestero stiamo lavorando a un accordo con il Cfi proprio per consentire alle imprese

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italiane di cogliere a pieno le potenzialità dello strumento fieristico. In base all’accordo, le Camere italiane all’estero cureranno per le aziende tutto il percorso collegato alla partecipazione in fiera: dalla promozione degli eventi, in Italia e all’estero, nei settori di punta del made in Italy, all’organizzazione degli aspetti logistici, alla creazione di un’agenda di appuntamenti definita in base alle esigenze delle imprese individuando controparti estere già potenzialmente interessate all’acquisto/distribuzione del prodotto/servizio, fino alla gestione e sviluppo dei contatti maturati durante le manifestazioni. Solo nel 2016, le Ccie organizzeranno la presenza di oltre 130 collettive di imprese italiane ed estere a manifestazioni fieristiche. Ciò è reso possibile da una presenza continuativa sui territori esteri, che consente anche

di svolgere un’efficace azione di ricerca delle imprese locali da coinvolgere sia come espositori che come buyer che come semplici visitatori. Inoltre, la campagna per la valorizzazione del cibo cento per cento made in Italy, promossa dal ministero dello Sviluppo economico, ha visto le nove Ccie presenti negli Stati Uniti, Canada e Messico coinvolte nell’organizzazione di un incoming di tredici operatori del food in occasione di Cibus 2016. Da imprenditore e presidente di Fiere di Parma, posso dire che il lavoro inizia, non finisce tra le pareti di uno stand. La presentazione di un prodotto, una stretta di mano, per diventare business necessitano di un’attività di assistenza continuativa, che si occupi dell’organizzazione, ma ancor più del follow up di una presenza in fiera. Lavorare per l’affermazione del prodotto italiano nel mondo significa, per la nostra rete, far sì che le fiere rappresentino un primo passo per le imprese per aprirsi a nuovi mercati. La conquista di territori e la strutturazione di partnership, infatti, non solo è necessaria per accrescere il giro d’affari delle imprese, ma soprattutto costituisce un’occasione di innovazione interna grazie alla collaborazione con interlocutori qualificati, che porta beneficio sia alla singola impresa che, nel lungo periodo, all’intero sistema produttivo italiano.


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Primo piano

La geografia della crescita di Francesca Druidi

UN POKER DI MINISTRI E IL PREMIO NOBEL MICHAEL SPENCE PER L’UNDICESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO CHE RINNOVA L’OBIETTIVO DI DECIFRARE IL PRESENTE LASCIANDO CIRCOLARE IDEE E CONOSCENZE

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uali sono gli ingredienti del successo di un territorio? Perché alcune aree geografiche stanno uscendo meglio dalla crisi internazionale e risultano oggi più attrattive? A fornire un tour virtuale nei “Luoghi della crescita” - tema di questa undicesima edizione - è il Festival dell’Economia di Trento che, in programma dal 2 al 5 giugno, si propone di indicare possibili strade da percorrere e modelli strategici da guardare come riferimento. A discutere di sviluppo dei territori e di urbanizzazione sono economisti, demografi, sociologi, esperti di processi di agglomerazione, ma anche personalità politiche e istituzionali, ricercatori e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo. Sono quattro i ministri del governo Renzi ospiti del Festival: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, quello del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni e Maria Elena Boschi, ministro

per le Riforme costituzionali e i Rapporti col parlamento. La kermesse dello Scoiattolo ripropone la sua formula efficace che attraverso i format - Visioni, CinEconomia, Testimoni del tempo, Dialoghi, Nella storia, Forum, Intersezioni, Focus, Alla frontiera, Le parole chiave (quest’anno agglomerazioni, immigrati e criminalità, centri e periferie) - e gli altri appuntamenti del programma, quali Incontri con l’autore e Confronti, è riuscita edizione dopo edizione a coinvolgere un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. La rassegna introduce poi un nuovo formato: Spotlight, ispirato al recente film premio Oscar che porta sullo schermo il lavoro di indagine dei giornalisti del Boston Globe. Si tratta di tre approfondimenti, uno al giorno, su tre vicende che agitano l’attuale dibattito economico: Il caso Atlante con Alessandro Penati; i Panama Papers con Vincenzo Visco e la vicenda Mondadori Rizzoli con Marco Gambaro. L’ingresso a tutti gli eventi è libero e gratuito. Il programma è consultabile sul sito

OSPITI

Ministri, economisti, governatori e architetti discutono di territori e urbanizzazione In senso antiorario: Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme costituzionali e i Rapporti col parlamento; il premio Nobel 2001 in Scienze economiche Michael Spence e l’architetto Mario Botta

L’ECONOMIA DELLO SPAZIO undicesima edizione del Festival dell’Economia di Trento si concentra sull’analisi del successo economico dei territori in relazione ai processi di urbanizzazione. «La geografia economica del mondo segnala una crescente concentrazione della crescita in relativamente poche grandi città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione», spiega il direttore scientifico del Festival Tito Boeri. «La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte “new entry” e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo. Lo studio della crescita economica e demografica di queste nuove realtà è fondamentale per capire non solo gli ingredienti che sono necessari per la crescita economica, ma anche il loro mix ottimale e le ricette che occorre applicare se la si vuole stimolare». • FD

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Il direttore scientifico del Festival Tito Boeri

2016.festivaleconomia.eu. Il Festival si inaugura il 2 giugno con la conferenza del professor Enrico Moretti, economista presso l’Università della California di Berkley, sul tema della nuova geografia del lavoro. Nella stessa giornata, l’indiano Kaushik Basu, senior vice-president della Banca Mondiale, analizza le radici della crisi e le prospettive future, soprattutto delle economie emergenti. Inoltre, due grandi architetti Mario Botta e Vittorio Gregotti si confrontano sul tema “Inventare gli spazi pubblici”, dialogando su creatività, rapporto con lo spazio pubblico, conformismo, vincoli di mercato e delle norme urbanistiche. Il 3 giugno la parola passa ai territori, con i governatori di Trentino, Friuli Venezia Giulia e Lombardia Ugo Rossi, Debora Serracchiani e Roberto Maroni impegnati a discutere di crescita e politiche regionali. Jörg Asmussen, già membro del board della Bce e sottosegretario di Stato presso il Ministero federale tedesco del lavoro e degli affari sociali, analizza il futuro dell’Unione europea dal punto di vista della Germania. Si parla con Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, di geografia della corruzione, mentre Christian Dustmann, professore di Economia

all’Università College di Londra e direttore del Centro per la ricerca e l’analisi delle migrazioni, focalizza l’attenzione sugli aspetti economici e politici della migrazione dei profughi. L’editorialista e corrispondente dagli Stati Uniti della “Repubblica” Federico Rampini propone una suggestiva comparazione fra New York e San Francisco, tra diversità e conflitti. Sabato 4 giugno, François Villeroy e Ignazio Visco, governatori delle Banche di Francia e d’Italia, si confrontano sull’ipotesi di istituire un ministero delle finanze europeo. All’evento “I luoghi della crisi”, che prende in esame il coinvolgimento dell’Italia nei centri di crisi politica, militare ed economica a livello globale, interverrà anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Prevista, inoltre, la lezione di Raj Chetty sul rapporto fra reddito, geografia e longevità negli Stati Uniti. Domenica 5 giugno è il giorno dei tre ministri Padoan, Boschi e Poletti. Il Festival si chiude al Teatro Sociale con la conferenza del premio Nobel 2001 in Scienze economiche Michael Spence, che insieme a Tito Boeri, analizzerà le prospettive della crescita in una discussione ad ampio raggio, alla luce delle idee e degli spunti emersi durante la kermesse. •


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Industria • Maggio 2016

Il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi

>>> segue dalla prima

Che cosa rappresenta il Festival dell’Economia per il Trentino? «Per noi il Festival è una grande opportunità. È un investimento nella democrazia che, per rafforzarsi, ha bisogno di luoghi e occasioni dove alcuni temi possano essere approfonditi, al di là delle logiche demagogiche e utilitaristiche. Il Festival ha superato questo modo di affrontare i problemi, avvicinando le persone comuni a temi di grande rigore scientifico e a relatori di calibro internazionale». In che modo il tema scelto per il 2016 vi interessa da vicino? «Siamo particolarmente felici che, per questa nuova edizione, sia stato scelto il tema dei luoghi della crescita, perché è strettamente collegato anche a quello della nostra autonomia. La dimensione dell’autogoverno, infatti, è inscindibile da quella territoriale. Quello dei “Luoghi della crescita” è un tema che come Provincia abbiamo caldeggiato perché crescere, e soprattutto crescere in modo equilibrato, non è indifferente rispetto al luogo in cui questa crescita si realizza. La crescita sarà equilibrata e duratura se i territori si sentiranno coinvolti e responsabili di tale crescita. Se in Trentino lo sviluppo economico ha conosciuto una certa traiettoria, se qui ad esempio la montagna non si è spopolata, come è avvenuto in altre regioni dell’arco alpino, lo dobbiamo a scelte ben precise, rese possibili da un’autonomia che ha ricondotto all’autorità locale la maggior parte delle competenze, altrove esercitate dallo Stato centrale». Cosa fa la differenza? «Pensiamo che il Trentino possa costituire un motivo di interesse anche per altre realtà locali che, nel mondo, non possono osservare pedissequamente gli imperativi dello sviluppo globale, ovvero grandi numeri, produzioni in serie, e a volte anche “svendita di territorio”. Le nostre esigenze sono altre. Le nostre traiettorie di crescita non si conformano a questi diktat. Se oggi il Trentino è un territorio allineato alle regioni “forti” dell’Europa, sorta di laboratorio dove si sperimentano politiche economiche e modelli di welfare fra i più avanzati in Italia, è grazie al nostro sostrato autonomistico». La riflessione del Festival si allarga dalla crescita all’immigrazione, due temi in fondo collegati fra loro? «Il futuro che abbiamo di fronte è,

APERTURA

Il Trentino non si compiace dei risultati raggiunti e non guarda con paura al futuro, paura che magari altrove porta a costruire nuovi muri e nuove frontiere senza ombra di dubbio, un futuro globalizzato. Non lo fermeremo erigendo muri o costruendo frontiere che ci riportano a tempi di cui peraltro non abbiamo nostalgia. Ciò vale per tutti: per chi, come il Trentino, gode di ampi poteri di autogoverno, per chi questo percorso deve ancora costruirselo, ma vale anche per gli Stati e per le stesse realtà sovranazionali, come l’Unione europea. La dimensione territoriale dello sviluppo entra a pieno titolo in questo scenario globale, e lo vediamo, drammaticamente, anche in questi giorni. Gli squilibri territoriali, le differenze nei livelli di sviluppo e di qualità della vita fra le diverse aree del pianeta, sono, assieme alle guerre, i fattori scatenanti le migrazioni internazionali». Quali sono i punti di forza e di debolezza del Trentino? «Il Trentino è un territorio particolare, non è ricco di quelle risorse na-

turali, quali il petrolio, i grandi giacimenti minerari, che altrove imprimono allo sviluppo locale un indirizzo a cui è difficile sottrarsi. È una terra di montagna, con tutti i punti di forza, ma anche di debolezza, di una terra di montagna. Da un lato, straordinarie risorse ambientali, che ne fanno meta turistica privilegiata (le Dolomiti, il Garda e così via), e che hanno contribuito nel tempo a creare alcune filiere di specializzazione (legno, porfido, agrifood); dall’altra, un’orografia complessa, che si traduce in spazi ridotti per le attività economiche, anche primarie, in comunicazioni più difficili che in pianura, nella necessità di provvedere a una continua “manutenzione” del territorio. Il Trentino sta facendo grandi sforzi anche per aprirsi, per internaziona-

lizzarsi, per stringere alleanze, con aree vicine, ma anche lontane». In che direzione va questo impegno? «In parte questi sforzi sono iniziati già alla fine degli anni Sessanta, con l’avvio di un’università che è oggi costantemente ai vertici delle classifiche nazionali e di centri di ricerca che ci hanno permesso di dialogare con i principali motori dell’innovazione scientifica e tecnologia a livello mondiale. Altri sono più recenti: pensiamo all’Euroregione Trentino, Alto Adige, Tirolo, alla più recente Eusalp, ma ad esempio anche all’Ocse, che ha aperto in Trentino la sua unica sede operativa al di fuori della sede centrale di Parigi, dedicata proprio alle tematiche dello sviluppo locale. Tutto ciò testimonia, credo, l’impegno di un territorio che è e vuole continuare ad essere un luogo di crescita, economica e sociale, un luogo dove è possibile sviluppare idee, opportunità, anche sogni. Un territorio che però non è chiuso in se stesso, che non si compiace dei risultati raggiunti e che non guarda con paura al futuro, quella paura che magari altrove porta a costruire nuovi muri e nuove frontiere. Un territorio “aperto” che accetta le sfide». • Francesca Druidi


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Primo piano

Catalizzatore di talento di F. Druidi

IN LINEA CON IL TEMA DEI LUOGHI DELLA CRESCITA DEL FESTIVAL DELL’ECONOMIA 2016, L’UNIVERSITÀ DI TRENTO SI CONFERMA «SOGGETTO ATTIVO CHE PARTECIPA ALLA COSTRUZIONE DI UN CONTESTO RICCO DI OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI» E ANCHE PER I CITTADINI, EVIDENZIA IL RETTORE PAOLO COLLINI

©Photo Roberto Bernardinatti

Paolo Collini, rettore dell’Università degli Studi di Trento

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Università degli studi di Trento è da sempre uno dei grandi promotori del Festival dell’Economia, «un’occasione per portare in città esperti e studiosi da tutto il mondo e discutere di un grande tema dell’economia. Il nostro ruolo è soprattutto quello di mettere a disposizione la rete di contatti e relazioni che un’Università - molto aperta sotto il profilo internazionale come la nostra - possiede», commenta il rettore Paolo Collini. Il contributo dell’Università si declina anche in termini di contenuti, «attraverso la presenza di studiosi del nostro Ateneo, in diversi momenti del dibattito, con la consapevolezza però che la vera occasione del Festival è quella di favorire la partecipazione di persone che hanno competenze ed esperienze scientifiche diverse non presenti sul territorio. In questo modo, l’Università contribuisce ad arricchire il Trentino non soltanto con la sua abituale attività, ma anche proponendo al territorio e alla sua comunità un’opportunità straordinaria di apertura sul mondo». Quale ruolo il Festival è chiamato a rivestire nell’ambito della ricerca economica e della discussione pubblica su temi chiave per il presente e il futuro del nostro Paese? «Il Festival non è un evento di ricerca, né un convegno scientifico. È invece volutamente un’occasione di dibattito per coinvolgere i non specialisti. Una divulgazione non banale, però, fatta direttamente dai ricercatori, quindi fondata su rigorosi metodi di ricerca. Nella convinzione che i grandi temi dell’economia possano diventare patrimonio di un pubblico più vasto. In questo, si concorre a costruire una coscienza civica che permetta alle persone di essere cittadini più consapevoli nelle loro scelte e di partecipare, quindi, in modo più attivo alle decisioni che coinvolgono la società. Tut-

tavia, essendo il Festival caratterizzato dalla presenza di studiosi di altissimo livello, è anche l’occasione per acquisire punti di vista nuovi, secondo un approccio interdisciplinare, su questioni che sono dell’economia, ma che appartengono anche naturalmente ad altre discipline. Da questo punto di vista, il Festival fornisce anche un grande contributo alla ricerca scientifica, perché aiuta a rompere le barriere disciplinari che limitano lo sviluppo delle conoscenze». Economia dello spazio e mobilità sociale sono due tematiche centrali del Festival. Perché è importante affrontarle, anche dal punto di vista di un’istituzione come l’Università? «Entrambi sono temi che riguardano la mobilità. Lo spazio interessa gli spostamenti delle persone. Vediamo infatti che i grandi luoghi dello sviluppo sono quelli che concentrano persone qualificate. A monte di tutto questo vi è una capacità di attrarre talenti. E in questa prospettiva, il muoversi da una condizione sociale all’altra implica non soltanto l’impegno delle persone ad acquisire capacità nuove da utilizzare nella loro crescita professionale, ma anche la disponibilità a portare queste competenze nei luoghi dove potranno maggiormente dare dei frutti alla loro crescita personale. Questo significa che coloro che si impegnano per accedere a condizioni socio-economiche migliori di quelle di provenienza, e non trovano condizioni favorevoli nel loro ambiente di origine, possono cercare altrove l’opportunità di valorizzare il proprio talento e le proprie capacità. Purtroppo questo è ciò che sta accadendo e sempre più accadrà nel nostro Paese, se non sapremo tutti fare dell’Italia ancora, come in passato, un luogo di opportunità». I luoghi della crescita è il leitmotiv dell’edizione 2016. Come l’Università italiana dovrebbe declinare l’obiettivo della crescita e come nello specifico

si sta muovendo l’Università di Trento? «Il suo ruolo è estremamente importante, perché l’Università è da sempre il luogo in cui le persone acquisiscono competenze, capacità e relazioni che permettono loro di generare processi di crescita individuale e dei contesti dove vanno a operare. L’Università concorre in modo molto forte alla cultura del suo territorio e deve, quindi, essere soggetto attivo che partecipa alla costruzione di un contesto ricco di opportunità per i giovani. Dobbiamo essere capaci di attrarre e collaborare affinché il nostro territorio sia così attraente da permettere alle persone di vederlo come il luogo nel quale investire nel proprio futuro. L’Università di Trento è molto impegnata nell’offrire percorsi formativi di grande qualità, nel produrre ricerca scientifica utile a rafforzare lo sviluppo e la competitività del territorio. E lavora, infine, per offrire ai propri laureati le migliori opportunità per il loro futuro collegandoli al mercato del lavoro nazionale e internazionale». Quali le principali sfide per l’Ateneo? «Le sfide che il nostro Ateneo deve fronteggiare nel prossimo futuro coincidono con l’innovare il modo di fare formazione, ben sapendo che oggi non soltanto sono cambiati gli strumenti attraverso i quali si accede alla conoscenza, ma sono altresì diverse le competenze e le capacità che il mondo del lavoro richiede. È necessario quindi rinnovare le modalità di insegnamento. Inoltre, la sfida per un Ateneo, la cui qualità della ricerca scientifica è riconosciuta a livello nazionale e internazionale, è quella di fare in modo che questo straordinario patrimonio di conoscenze si connetta con le esigenze delle imprese. Con l’obiettivo di contribuire a fare del sistema economico con cui interagisce un sistema forte, competitivo e in grado di rappresentare quel mondo di opportunità che diventa elemento fondamentale per attrarre ciò che serve per crescere». •


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Industria • Maggio 2016

Attività economica, crescita moderata di Giacomo Govoni

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on un prodotto interno lordo aggrappato con le unghie all’area positiva e un quadro economico dai contorni favorevoli ancorché instabili, l’evoluzione della fiducia appare tuttavia incerta e i «rischi di un rallentamento dell’attività economica nel breve periodo» sono dietro l’angolo. È l’avvertimento che Istat lancia nella sua ultima nota mensile al nostro Paese e indirettamente al Governo, segnalando che «in un contesto europeo caratterizzato da una crescita significativa del Pil», anche l’Italia presenta segnali positivi in termini di produzione industriale e occupazione permanente. Non sufficienti però a risollevare il morale delle imprese che, secondo l’indice composito dell’Istituto di statistica che ne misura il sentimento e le aspettative, resta altalenante e discontinuo. PIL ANNUO IN RIBASSO, MA PRIMO ACUTO DELLE COSTRUZIONI D’altra parte, che il motore del Paese non stesse correndo ai giri preventivati se n’era accorto nelle scorse settimane lo stesso premier, che nella relazione di accompagnamento alla presentazione del Documento di economia e finanza, annunciava una correzione al ribasso del Pil 2016. «Il fatto che ci sia una revisione all’1,2 per cento del Pil – spiegava in quel frangente Renzi - è un fatto di serietà. L’Italia cresce, la crescita accelera, come dice bene il ministro Padoan, del 50 per cento rispetto al 2015 e nel 2016 andremo meglio». In un cammino di ripresa che prosegue a ritmi blandi, come testimonia il modesto +0,1 per cento registrato nel primo trimestre del 2016 e la recente nota della Commissione europea che parla di «crescita moderata» dell’Italia, in effetti alcune note liete si scorgono. A cominciare dal settore delle costruzioni, senza dubbio il più colpito dalla crisi, che nell’ultimo trimestre mostra segnali di risveglio con un rialzo congiunturale dello 0,6 per cento. A favorirlo, l’escalation di riqualificazioni edilizie e alcune azioni specifiche messe in campo dal Governo, in particolare sul versante

RISVEGLIO DEL SETTORE EDILIZIO E MIGLIORAMENTO DEL TREND OCCUPAZIONALE. QUESTE LE NOTE CONFORTANTI CHE CONSEGNA IL PRIMO TRIMESTRE DI QUEST’ANNO, SEGNATO TUTTAVIA DA UNA DINAMICA DI CRESCITA ANCORA INSTABILE Il presidente del Consiglio Matteo Renzi

delle strutture scolastiche. «La nuova legge di stabilità – sottolinea Renzi - riconosce lo sforzo fatto da tutti: il patto di stabilità è stato eliminato. Abbiamo studiato un sistema migliore e meno vincolante per gli Enti locali. Per l’anno 2016, infatti, abbiamo deciso di spingere ancora di più sull’acceleratore liberando 480 milioni di euro dai loro bilanci. Sono risorse per le scuole: nuovi edifici, ristrutturazioni, efficientamenti energetici, bonifica dall'amianto, adeguamento alle normative sulla sicurezza. Soldi che potranno essere spesi subito». Altra componente che continua a disegnare traiettorie incoraggianti è quella relativa al trend occupazio-

nale, migliorato anche nell’ultimo mese del primo trimestre con 75 mila lavoratori dipendenti in più rispetto al mese precedente e quasi 300 mila sul marzo del 2015. Significativo l’impatto prodotto su questo fronte dagli sgravi contributivi introdotti dal Governo, rivolti soprattutto a incentivare le assunzioni a tempo indeterminato. «Con buona pace dei professionisti della critica – commenta il premier - i dati Istat dimostrano che il Jobsact funziona. Non basta, ovviamente, però adesso l’Italia ha cambiato verso: abbiamo il segno più davanti, finalmente. Merito delle riforme, certo. Ma merito soprattutto dell’entusiasmo e delle energie di imprenditori e lavoratori».

DEF 2016, SI RIVEDONO GLI INVESTIMENTI Faticano invece a instradarsi su un sentiero di crescita solida i consumi, che continuano a dar luogo ad andamenti mensili oscillanti sebbene il potere d’acquisto delle famiglie risulti in ascesa. Anche per imprimere un cambio di passo importante alla domanda, Istat ritiene pertanto «necessaria un'ulteriore accelerazione dell'attività economica nella seconda parte dell'anno», tale da migliorare il ritmo di crescita della nostra economia che nel dato definitivo del primo trimestre (e neppure nei successivi, a detta dell’Istituto) non dovrebbe superare lo 0,3 per cento. Per farlo, una delle leve individuate dall’Esecutivo è quella riguardante gli investimenti, come emerge dal Def 2016, licenziato da poche settimane dal Consiglio dei ministri. Un testo che li inserisce tra le priorità per la crescita assieme al tema della competitività, destinando una quota fissa di risorse in rialzo del 2,2 per cento quest’anno per poi salire al 3 per cento nel successivo biennio. Per finire, chiarisce una nota diramata da Palazzo Chigi, è prevista «un’ulteriore riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese programmato dal governo. Nel 2016 la pressione fiscale è stimata in discesa di 0,7 punti percentuali collocandosi al 42,8 per cento del Pil. Classificando poi il bonus 80 euro per gli effetti sul reddito netto dei lavoratori, la pressione fiscale scende al 42,2 per cento». •


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Politica industriale

Confindustria, ecco la nuova squadra

di Giacomo Govoni

MAURIZIO STIRPE, GIULIO PEDROLLO E GIOVANNI BRUGNOLI. SONO I “NUOVI ACQUISTI” DELLA COMPAGINE CHE AFFIANCHERÀ BOCCIA ALLA GUIDA DEGLI INDUSTRIALI ITALIANI. CONFERMATE LE TRE DONNE GIÀ PRESENTI NEL TEAM DI SQUINZI

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uomo della continuità, l’alfiere delle Pmi, il delfino di Squinzi. Sono trascorse solo poche settimane dalla nomina di Vincenzo Boccia a nuovo presidente di Confindustria, carica che ha assunto formalmente il 25 maggio, eppure lo hanno già ribattezzato in mille modi. Recentemente ha presentato al Consiglio generale di Confindustria la squadra che lo affiancherà nello svolgimento del mandato, ricevendone il via libera con 107 voti favorevoli su 157 votanti. Dieci nomi compreso il suo, come prescrive la riforma Pesenti che lo stesso Boccia ha contribuito a redigere in veste di membro della Commissione, e tra essi nessuno riconducibile alla sponda Vacchi, come invece inizialmente si ventilava. Tanto meno quello dello sfidante bolognese, battuto per un pugno di voti nel testa a testa decisivo che, secondo indiscrezioni, avrebbe rifiutato qualsiasi ruolo all’interno del team Boccia, preferendo tornare a dedicarsi a tempo pieno alla sua azienda leader del packaging emiliano. DIECI NOMI, TRE “QUOTE ROSA” E TRE NUOVI Nessun premio di consolazione all’avversario dunque e largo alla squadra dalla “panchina corta”, come è stata ribattezzata per via del quasi dimezzamento dei componenti rispetto ai 18 di Squinzi, formata da nove vicepresidenti, di cui tre donne. La prima è Lisa Ferrarini, consigliere delegato dell’omonimo gruppo agroalimentare che avrà la delega alle politiche Ue; la seconda è Antonella Mansi che resta all’organizzazione confindustriale; la terza è Licia Mattioli, anch’essa confermata alla guida del comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli investitori esteri. Sei uomini completano poi lo schieramento che lavorerà con Boccia, di cui i tre vicepresidenti di diritto Alberto Baban, presidente della Piccola industria, Marco Gay, presidente dei Gio-

Antonella Mansi, delega all’organizzazione

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

LA SQUADRA

Dieci nomi compreso il suo, come prescrive la riforma Pesenti che Boccia ha contribuito a redigere in veste di membro della Commissione vani imprenditori e Stefano Pari, presidente del Consiglio delle rappresentanze regionali. Più tre nuovi innesti, voluti direttamente dal presidente designato di viale dell’Astronomia: per la delega al lavoro e alle relazioni industriali la scelta è caduta su Maurizio Stirpe, chiamato pertanto a sciogliere il nodo più spinoso legato al rinnovo contrattuale con i sindacati. A Giulio Pedrollo, attuale numero uno degli industriali veronesi, toccherà invece occuparsi delle politiche industriali e a Giovanni Brugnoli del capitale umano. E a chiudere, naturalmente, il prossimo leader degli industriali italiani Vincenzo Boccia, che ha trattenuto su di sé alcuni grandi capitoli strategici come il credito e la finanza per la crescita, l’energia e le reti d’impresa. Oltre al Centro studi che rappresenta, spiega Confindustria in una nota, «uno snodo funzionale all’attività di coordinamento per la politica economica, intesa come politica fiscale e finanziaria, da un lato, e politica delle riforme e della semplificazione, dall’altro». Molti gli esclusi

eccellenti indicati come papabili dello staff Boccia alla vigilia, tra cui spiccano le assenze di Gianfelice Rocca presidente di Assolombarda e dell’ex presidente di Farmindustria Sergio Dompè che forse “pagano” la vicinanza a Vacchi. AL DEBUTTO ANCHE L’ADVISORY BOARD Per volontà dichiarata di Boccia, contestualmente alla nomina della squadra il Consiglio generale di Confindustria ha tenuto a battesimo anche l’Advisory board, nuovo organo consultivo introdotto dalla riforma Pesenti che lo definisce un «luogo di elaborazione strategica, laboratorio di idee e competenze da cui, attraverso un confronto dialettico tra imprenditori ed esperti, si attendono contributi sui temi prioritari dell'agenda economica». Sedici i membri che faranno parte di questo board, in rappresentanza delle principali realtà pubbliche e private operanti nel nostro Paese: Francesco Caio, Francesco Gaetano

Lisa Ferrarini, delega alle politiche Ue

Maurizio Stirpe, delega al lavoro e alle relazione industriali

Caltagirone, Gianfranco Carbonato, Elio Catania, Claudio De Albertis, Carlo De Benedetti, Claudio Descalzi, Vittorio Di Paola, Luca Garavoglia, Edoardo Garrone, Claudio Gemme, Mauro Moretti, Mario Moretti Polegato, Giuseppe Recchi, Roberto Snaidero e Francesco Starace. •


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Industria • Maggio 2016

Si va avanti piano, serve un cambio di passo

>>> segue dalla prima

anche nelle indicazioni emerse dalla ricerca “L’economia trentina attraverso i dati di bilancio delle imprese della provincia 2010-2014” realizzata nei mesi scorsi da Confindustria Trento, in collaborazione con la Fondazione Nord Est e Mediocredito Trentino-Alto Adige. «I risultati – sottolinea Giulio Bonazzi, presidente degli industriali trentini - ci dicono che la fase più acuta della recessione sembra superata: nel quadriennio preso in esame si rileva una crescita media dei ricavi delle vendite pari al 10,2 per cento». SERVIZI E MANIFATTURA TRAINANO LA RIPRESA Nello spettro settoriale finito sotto la lente dell’analisi, a brillare in maniera significativa sono le attività di alloggio e ristorazione, la sanità e l’assistenza sociale e il manifatturiero, sospinto soprattutto dai comparti della chi-

mica-farmaceutica e dal sistema moda. «In particolare – osserva Bonazzi - valori superiori a quelli medi si riscontrano nelle attività dei servizi, ma anche nell’industria manifatturiera che segna un incremento del 15,4 per cento a conferma del contributo determinante di questo settore alla crescita dell’economia locale». Un’economia fortemente connotata in senso internazionale che tuttavia, secondo le proiezioni effettuate ancora dalla Cgia di Mestre, nel 2016 dovrebbe scontare una leggera frenata per effetto di diversi fattori. Tra cui il raffreddamento della pista commerciale con la Germania, primo partner d’affari e di vendite della provincia trentina, minacciata in questo periodo anche dalla ventilata chiusura dei confini al Brennero. «Considerando nel suo insieme tutta l’euroregione Trentino-Alto Adige-Tirolo, la centralità della sua vocazione internazionale è testimoniata da un volume di esportazioni per circa 18 miliardi di euro e 18 milioni di arrivi turistici all’anno. La decisione di mettere barriere doganali al Brennero andrebbe contro la storia perché proprio mentre nel mondo si sta lavorando per toglierle, noi tiriamo su un muro tra due Paesi dell’Unione europea».

di FD

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO, UN MECCANISMO CHE FUNZIONA È una preoccupazione autentica quella del leader degli industriali trentini, che dell’internazionalizzazione sta facendo un pilastro strategico del suo mandato, nella convinzione che rappresenti una delle strade maestre per rafforzare la capacità competitiva delle imprese trentine. L’altra, non meno importante, è quella dell’innovazione che Confindustria Trento sta battendo con decisione potenziando la collaborazione con centri di ricerca e istituti accademici locali. Con l’Università di Trento in particolare, sono in campo diverse progettualità volta a proporre servizi innovativi alle aziende associate. «Il servizio offerto, che si svolge anche tramite visite aziendali dedicate - spiega Bonazzi - include tra l’altro l’illustrazione delle attività di trasferimento tecnologico di ateneo, l’individuazione di finanziamenti locali ed europei finalizzati alla ricerca industriale, allo sviluppo sperimentale e alla prototipazione. L’obiettivo è stimolare l’evoluzione del sistema industriale e produttivo trentino verso una manifattura intelligente». Altro terreno su cui gli operatori economici trentini stanno concentrando la loro azione è quello della nuova imprenditorialità, che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi sul territorio le iniziative di supporto a favore delle start up. «Il tema delle nuove imprese – conclude Bonazzi - è centrale per lo sviluppo del Trentino. Occorre tuttavia che gli incentivi vengano focalizzati verso progetti imprenditoriali con una reale possibilità di crescita e impatto sul mercato e che giovani imprese come spin-off o start up, abbiano l’opportunità di sviluppare partnership con imprese già consolidate. In quest’ottica lo sportello per la nuova imprenditorialità presso l’area ricerca e innovazione di Confindustria Trento può favorire questo interessante confronto. • Giacomo Govoni

LA PRODUZIONE INDUSTRIALE METALMECCANICA È AUMENTATA NEL 2015 QUASI ESCLUSIVAMENTE GRAZIE AL PROGRESSO DEL COMPARTO DEGLI AUTOVEICOLI.LA DISAMINA DI ANGELO MEGARO DI UNO SCENARIO A MACCHIA DI LEOPARDO, TRA PREVISIONI E STRATEGIE DA INTRAPRENDERE

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a 137esima indagine congiunturale di Federmeccanica conferma una situazione di sostanziale debolezza per il settore, con alcune luci e ancora molte ombre. «L’attività produttiva metalmeccanica - spiega il direttore del Centro studi Angelo Megaro - è stata caratterizzata nel 2015 da andamenti contrapposti. A dinamiche espansive osservate nella prima parte dell’anno hanno fatto seguito andamenti moderatamente recessivi nella seconda metà. In particolare, nel terzo trimestre i volumi di produzione del nostro settore si sono contratti dello 0,3 per cento rispetto al secondo, cui ha fatto seguito una nuova flessione congiunturale nel quarto (-0,2)». Se i buoni risultati del primo semestre sono stati favoriti da un rafforzamento dell’attività esportativa intervenuta a partire dal quarto trimestre del 2014 e dal successivo miglioramento della domanda interna, sulle dinamiche produttive nella seconda parte dell’anno ha inciso negativamente un rallentamento delle esportazioni, in presenza di una domanda mondiale in

Angelo Megaro, direttore del Centro studi di Federmeccanica

arretramento e una nuova flessione della domanda interna per beni di investimento in macchine e attrezzature, domanda interamente soddisfatta da produzioni metalmeccaniche. Il dato positivo è che «dopo 3 anni di recessione il prodotto interno lordo ha segnato nel nostro Paese un +0,8 per cento». Cosa si attende Federmeccanica dal 2016? «I dati rilevati con la nostra indagine sull’evoluzione a breve dell’attività metalmeccanica non lasciano prevedere almeno per la prima parte del


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Politica industriale

+27,8% CRESCITA PRODUZIONE AUTOVEICOLI NEL 2015, LA PIÙ PENALIZZATA NELLA PRECEDENTE FASE RECESSIVA

2016 variazioni di rilievo della congiuntura settoriale. Si confermano deboli le consistenze del portafoglio ordini e stabili i volumi di produzione attesi. Una situazione che possiamo definire di sostanziale stagnazione dell’attività produttiva. Incide negativamente l’evoluzione attesa dall’economia mondiale e il rallentamento del tasso di crescita dell’economia dell’area Ue e, in particolare, della Germania, dove nell’ultimo trimestre del 2015 la produzione metalmeccanica si è contratta dell’1,3 per cento sia rispetto al trimestre precedente, sia nel confronto con l’analogo periodo del 2014. È opportuno ricordare che la Germania, con una quota del 13 per cento, risulta essere il principale paese importatore di prodotti metalmeccanici italiani. Ci preoccupa, inoltre, l’evoluzione della domanda interna soprattutto per la parte relativa agli investimenti in macchine e attrezzature, che risente delle incertezze delle prospettive economiche e dell’instabilità dei mercati». Le aree del comparto maggiormente in salute sono gli autoveicoli, mentre in crisi sono metallurgia e prodotti in metallo. In ripresa la produzione macchine e apparecchi elettrici. Come valuta le prospettive di questi segmenti anche per il prossimo futuro? «Non c’è da meravigliarsi se all’interno di un settore composito come il metalmeccanico, che rappresenta circa il 50 per cento delle produzioni manifatturiere, le dinamiche produttive di diversi comparti risultino fortemente eterogenee. Come emerge dai dati, il 2015 si è chiuso per il metalmeccanico con una crescita media del 2,6 per cento ma se la produzione di autoveicoli - peraltro la più penalizzata nella precedente fase recessiva ha segnato un +27,8 per cento, le attività metallurgiche e quelle di prodotti in metallo, entrambe ancora in recessione, hanno perso rispettivamente il

2,1 e il 3 per cento di volumi prodotti. Come dicevo, almeno nel breve periodo non ci aspettiamo sostanziali mutamenti della situazione congiunturale nel suo complesso, ma per i diversi comparti assumerà rilevanza la dinamica delle singole componenti della domanda, ovvero la parte destinata ai consumi e quella rivolta agli investimenti». Tiene l’export della meccanica, anche se in diminuzione. Quanto si fanno sentire la crisi russa e il rallentamento della Cina? «Nel corso degli ultimi anni, a fronte di un vero e proprio crollo registrato dalla domanda interna indirizzata all’industria metalmeccanica, si è avuta una significativa tenuta delle esportazioni e questo grazie all’elevato grado di specializzazione, al know how posseduto dalle imprese e alla loro capacità di sapersi adattare ai mutamenti della domanda mondiale. Nel 2015, le esportazioni metalmeccaniche hanno sfiorato i 200 miliardi di euro, circa 10 miliardi in più rispetto al periodo prerecessivo. A tale risultato hanno contribuito i flussi di fatturato indirizzati al mercato statunitense che, l’anno scorso, hanno raggiunto i 20 miliardi di euro con un incremento percentuale del 70 per cento nel corso degli ultimi 4 anni. Andamenti di segno opposto si sono registrati nelle esportazioni verso la Russia, pari nell’ultimo anno a 3,5 miliardi di euro rispetto ai 5,2 miliardi del 2013, mentre si conferma un export di 5 miliardi di euro verso la Cina, mercato dove le nostre esportazioni non riescono a decollare». Quali possibili mercati di sbocco emergenti per la meccanica italiana? «Il settore metalmeccanico si contraddistingue per il forte orientamento all’export. Alcune produzioni, quali ad esempio la meccanica strumentale coprono poco meno del 7 per cento del mercato mondiale. Occorre ri-orientare i flussi di fatturato

diretti all’estero, consolidando e migliorando le posizioni acquisite sui mercati dei paesi sviluppati e aumentando la penetrazione verso quelli dei paesi emergenti, dove maggiori sono le aspettative di crescita economica. Per fare questo, soprattutto per la presenza nel nostro Paese di imprese di piccola e media dimensione, è necessario potenziare strumenti di carattere finanziario e promozionale che siano in grado di facilitare la penetrazione delle nostre produzioni anche in mercati geograficamente più lontani». Come il settore può riprendersi da questa battuta d’arresto e acquisire competitività? «Sulla competitività del nostro settore industriale giocano un ruolo negativo

innumerevoli fattori. Oltre all’inefficienza della Pubblica amministrazione, alla carenza di reti infrastrutturali, all’elevato costo dell’energia e a un sistema formativo inadeguato, solo per citarne alcuni, pesa la forte crescita del costo del lavoro per unità di prodotto nel confronto con quello dei paesi nostri concorrenti. Un cuneo fiscale troppo elevato e una dinamica della produttività sostanzialmente stagnante ci penalizzano rispetto ai competitor. Occorre rimuovere questi ostacoli. Lo deve fare il governo, proseguendo in maniera più decisa sulla strada delle riforme e lo dobbiamo fare anche noi come attori delle relazioni industriali. Per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro e come Federmeccanica abbiamo proposto un modello contrattuale che mira a collegare in maniera stringente le dinamiche retributive ai risultati delle singole aziende in termini di redditività e produttività con il coinvolgimento dei lavoratori. Ci auguriamo che le organizzazioni sindacali ci seguano su questa strada al fine di favorire la crescita del sistema produttivo, i livelli occupazionali e la produzione di ricchezza, migliorando al contempo le condizioni di vita dei lavoratori». •

IMPIANTISTICA ALL’AVANGUARDIA Mario Monte fa un’analisi del settore impiantistico e meccanico, in cui tecnologia e flessibilità sono elementi chiave viluppo costante e capacità di adeguarsi alle nuove e sempre crescenti esigenze del mercato». Per Mario Monte, titolare della Monte Srl, sono questi gli ingredienti della strategia in grado di fare la differenza nel settore dell’impiantistica e della meccanica. I risultati raggiunti in questi anni dall’azienda torinese gli danno ragione. «L’impresa – premette il titolare della Monte Srl, – effettua montaggi e lavorazioni nel settore della meccanica di precisione. Grazie ai continui successi e alla qualità sempre dimostrata, abbiamo allargato la nostra attività anche attraverso l’impiego di macchinari di ultima generazione (Cnc) e di macchine tradizionali destinate a lavorazioni di piccole serie. In particolare, la principale attività della Monte Srl consiste nel montaggio di impianti industriali

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La Monte Srl ha sede a Macello (TO) www.montesrl.com

di ogni genere. Per queste attività, ci avvaliamo di personale altamente specializzato, in grado di garantire un'ottima flessibilità interamente dedicata a soddisfare richieste anche molto complesse da parte dei committenti, con la possibilità di svolgere lavori di prototipazione e di preserie. Da non dimenticare, poi, l’importanza delle numerose attrezzature che ci consentono di garantire il controllo di qualità su tutta la produzione». Remo Monreale


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Industria • Maggio 2016

L’intervento

Parola d’ordine: innovazione di Alberto Dal Poz, presidente Amma, Aziende meccaniche meccatroniche associate

a globalizzazione e la rivoluzione digitale esasperano la ricerca di miglioramento su ogni fattore di competitività, sia nella gestione di impresa, sia nelle politiche territoriali e di sistema: oggi l’industria meccanica e meccatronica letteralmente vive o muore d’innovazione. Spinta da questa consapevolezza, da 10 anni Amma ha istituito l’Innovation Point, oggi parte integrante dell’Innovation Hub con l’Unione industriale di Torino, Confindustria Piemonte e il Polo regionale Mesap, che opera in un quadro di intensa collaborazione con gli altri soggetti del territorio (Politecnico di Torino in primis) e con ampia apertura verso gli interlocutori nazionali e internazionali. La nostra azione è orientata soprattutto al presidio delle tecnologie, con la continua esplorazione di cosa viene sviluppato sia sul territorio che al di fuori di esso, al duplice scopo di importare idee e fare benchmarking. L’attenzione maggiore va ovviamente alle tecnologie di produzione e di prodotto: le conoscenze sui materiali, sui sistemi Cad-Cae-Cam, sui processi tecnologici sono essenziali per mantenere l’avanguardia nei settori di riferimento delle nostre aziende (automotive, aerospazio, sistemi di produzione, automazionemeccatronica, energia e meccanica varia). Prestiamo però molta attenzione anche a tematiche complementari quali la Supply Chain, il Crm, il Wcm e il Lean Management e alle correlate tecnologie Ict. Non a caso Amma ha recentemente messo a fuoco due priorità: l’Additive manufacturing metallico e la Fabbrica intelligente (o Industrie 4.0, per dirla alla tedesca). Abbiamo istituito con il Politecnico un gruppo di interesse sull’Additive manufacturing, cui hanno già aderito circa 40 soggetti tra atenei, grandi imprese e Pmi. L’obiettivo è diffondere la consapevolezza di questa nuova tecnologia, che deve diventare per le nostre aziende la “terza” lavorazione, accanto ad asportazione e de-

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La tecnologia per le Pmi MECCATRONICORE APRE NUOVI PARADIGMI ATTRAVERSO L’INNOVAZIONE E LA DIFFUSIONE DELLA STAMPA 3D. IL PUNTO DI SERGIO GIUFFRIDA

formazione. Su questo il nostro territorio ha margini di vantaggio, avendo il Politecnico gruppi di ricerca che vi si dedicano da più di vent’anni. La tecnologia non è ancora matura per la massproduction e abbiamo tutte le carte per partecipare in prima persona ai prossimi importanti sviluppi. Industrie 4.0 rappresenta invece una rivoluzione di così ampia portata che anche solo definirne i confini è arduo. Stiamo collaborando con tutti i soggetti del territorio e con Federmeccanica per costruire una visione quanto più possibile completa, per focalizzarne gli elementi fondamentali e strutturare i percorsi più adatti alle nostre imprese. Dedichiamo ovviamente un’enorme attenzione al capitale umano. Il nostro territorio è ricco di un sapere cresciuto nel tempo all’unisono con il progresso tecnico; ma le sfide di questa era digitale rompono la continuità e dunque dobbiamo creare strumenti ad-hoc per far penetrare rapidamente le nuove conoscenze tecnologiche all’interno del sapere produttivo. Un esempio su tutti, il primo Master nazionale di Alta Formazione in “Additive Manufacturing”, organizzato dal nostro centro di formazione Skillab insieme con il Politecnico di Torino.

CAPITALE UMANO

Il nostro territorio è ricco di un sapere cresciuto nel tempo all’unisono con il progresso tecnico, ma le sfide di questa era digitale rompono la continuità

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e stampanti 3d rappresentano, senza dubbio, una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni. A fronte di innegabili vantaggi, nuove funzioni e caratteristiche innovative, questi prodotti rivoluzionari portano con sé qualche inevitabile complessità: sono tecnologie che cavalcano l’innovazione, aprono nuove frontiere e promettono prestazioni inimmaginabili prima, con costi ovviamente conseguenti. Ecco allora che si apre una grande opportunità, quella di coprire la fascia di mercato che si rivolge alle piccole e medie imprese che, pur non potendo investire grandi risorse, necessitano di stampanti 3d affidabili e che garantiscano le migliori prestazioni. A cogliere la sfida è stata Meccatronicore, start up trentina nata a fine 2013 e già diventata punto di riferimento per il mondo della stampa 3d. «L’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi è il nostro marchio di fabbrica – spiega Sergio Giuffrida, Presidente dell’azienda – anche per questo siamo anche soci fondatori di Aita, Associazione italiana tecnologie additive. Tra i nostri prodotti pensati per il mercato italiano ed estero si possono citare BB Cure, Leonardo e Studio. Il primo è un accessorio per comple-

La Meccatronicore Srl ha sede a Trento www.meccatronicore.com

tare l’asciugatura dei prodotti in resina in tempi più rapidi, accelerando il processo di polimerizzazione. Mentre Leonardo è una stampante 3d a fusione di filamento iper professionale che unisce componentistica giapponese e know how made in Italy ed è destinata alle grandi aziende. Studio, infine, è la miglior stampante 3d per uso semiprofessionale ed è pensata per ingegneri, architetti e designer industriali». La necessità di testare le proprie innovazioni tecnologiche ha spinto Meccatronicore a stipulare importanti partnership che, apportando competenze pregiate in ogni ambito dell’impresa, hanno permesso di sviluppare soluzioni custom made. «Ai nostri clienti - aggiunge Fiorenzo Zeni, Cofounder e creatore dei prodotti Meccatronicore - proponiamo prodotti realizzati su misura di qualsiasi loro esigenza, tant’è che siamo stati i primi a offrire una testina di stampa intercambiabile, di facile sostituzione e senza interruzione di stampa; un’elettronica di nuova generazione; e un display touch screen su macchine appartenenti a diverse fasce di prezzo». Meccatronicore è oggi una realtà conosciuta e di successo che grazie alla qualità delle sue innovazioni e idee è riuscita a entrare nel programma di accelerazione hardware Industrio Ventures. «Nel tempo – conclude Giuffrida – abbiamo accolto nella compagine societaria gruppi come Bilcotech, Spinnvest e Graffiti che hanno creduto nel nostro progetto e stanno approntando un importante contributo al raggiungimento dei nostri obiettivi». • Emanuela Caruso


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Tecnologie

Innovazione e competitività per il futuro di Emanuela Caruso

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ell’ultimo anno, il comparto produttivo dei componenti dentati (corone epicicloidali) si è mosso con diverse dinamiche all’interno del mercato europeo e globale. Dopo i primi sei mesi dell’anno in forte crescita rispetto al precedente e altrettanti in calo, il settore ha trovato una sorta di equilibrio, bilanciando le oscillazioni dei vari comparti di riferimento. In particolare, ha segnato un calo di domanda nel mercato agricolo, un andamento stabile per il settore degli impianti e macchinari per costruzione, e una crescita nel comparto eolico. A confermare questi dati è la Capi Group, azienda trentina specializzata proprio nella produzione di corone epicicloidali che nel corso degli anni ha saputo imporsi sul mercato. «Il nostro polo tecnologico – commenta Mirco Cainelli, co-titolare dell’impresa – si occupa di ogni singola fase dell’iter produttivo delle corone e di altri particolari con dentatura interna. Offriamo alla clientela grande flessibilità a costi competitivi. In aggiunta, poi, alla realizzazione di componenti meccanici torniti, brocciati, dentati e trattati termicamente, siamo in grado di fornire gruppi assemblati». Quali categorie industriali si rivolgono più frequentemente alla Capi Group e quali sono i vostri mercati di riferimento più importanti? «La corona epicicloidale è un componente meccanico trasversale con appli-

Mirco Cainelli, co-titolare della Capi Group Srl che si trova a Trento www.capigroup.it

CON PERFORMANCE QUALITATIVE E COMPETITIVITÀ SEMPRE IN CRESCITA, I COMPONENTI DENTATI MANTENGONO UNA LEADERSHIP SUL MERCATO. A PARLARNE È MIRCO CAINELLI

ESIGENZE DEL MERCATO

Competitività, alta qualità, on-time delivery, co-design innovativo sono ciò che la committenza globale ci chiede cazioni su riduttori, trasmissioni e assali che abbraccia svariati settori, ragion per cui si rivolgono a noi tanti diversi comparti, tra cui: eolico, movimento terra e costruzioni, agricolo, piattaforme marine, industriale, scale mobili. Per quanto riguarda i mercati, la Germania rappresenta per noi il Paese più interessante. Ciò nonostante, stiamo operando con successo anche negli Stati Uniti, in Turchia e in Brasile; mentre la nostra consociata WGT in Cina si occupa del mercato asiatico. Come obiettivo per l’immediato futuro ci poniamo di varcare le soglie di Inghilterra e Nord Europa, specialmente Svezia e Finlandia». Quali sono le caratteristiche principali che distinguono il vostro prodotto? «Le stesse verso cui si stanno indirizzando le richieste della committenza negli ultimi anni, ovvero alta qualità, on time delivery, costi competitivi e costante co-design con i clienti, al fine di trovare soluzioni innovative e idonee a ogni specifico bisogno, rafforzando la partnership con i clienti e imponendosi sempre più sul mercato». La Capi Group adotta processi pro-

duttivi innovativi ed in costante aggiornamento, quali la lavorazione del dente e trattamenti termici. «Occupandoci di ogni fase della produzione, dal reperimento della materia prima, alle successive fasi di lavorazione fino ai trattamenti termici finali, possiamo realizzare prodotti di dimensioni e peculiarità differenti in base al campo di applicazione. Per esempio, il power skiving consente di creare dentature diritte o elicoidali in serie me-

dio-piccole ad altissima qualità, con diametro primitivo da 100 mm a 580 mm; il nostro parco brocciatrici ci permette di ottenere in passata unica corone brocciate con diametro primitivo da 80 mm a 580 mm, garantendo altissima competitività sul prodotto. I nostri trattamenti termici, in special modo la nitrurazione (nitreg) consentono di raggiungere durezze superficiali molto elevate con bassissime deformazioni dimensionali del prodotto». Come viene seguita e controllata la qualità dei prodotti? «Per assicurare la qualità dei processi e dei prodotti effettuiamo controlli in process su ogni impianto, controlli tridimensionali, spettrografici e metallografici. Inoltre, le aziende del nostro gruppo oltre ad essere certificate Uni En Iso 9001:2001, possiedono la certificazione Iso Ts 16949 specifica per il comparto automotive». Parlando del vostro ambito d’azione, quali tecniche e tecnologie si affermeranno in futuro? «Sicuramente, il miglioramento continuo in ottica Lean Manufacturing consente un cambio di mentalità nei nostri collaboratori e di conseguenza nei processi produttivi, andando ad eliminare costantemente inefficienze e sprechi. La virtualizzazione futura dei processi produttivi in ottica Industry 4.0 definirà nei prossimi anni un cambiamento epocale della tradizionale manifattura». •

LA SITUAZIONE DEL MERCATO Per molte aziende, così come per la Capi Group, la crisi economica esplosa a fine 2008 non ha rappresentato un periodo di stallo quanto piuttosto un cambiamento epocale e definitivo del mondo economico, finanziario e industriale, che ha portato una selezione naturale nel mondo industriale e a una maggiore competitività dello stesso. Nel comparto delle corone epicicloidali, questa evoluzione si è tradotta in un enorme fenomeno di globalizzazione che ha però ormai trovato una propria stabilità, consentendo all’Italia di tornare a essere competitiva anche a livello mondiale. La strategia adottata dalla Capi Group per cavalcare quest’onda nuova è stata, e continua a essere, il miglioramento continuo delle proprie competenze e tecnologie, per crescere e rispondere con efficienza e repentinità ai presenti e futuri cambiamenti del settore.


Industria • Maggio 2016

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La microlavorazione laser trasforma l’industria di Sara Corno

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a corsa alla miniaturizzazione da parte delle aziende è già da tempo realtà, grazie alle infinite possibilità tecnologiche offerte dai processi di microlavorazione laser, in grado di lavorare, con specifiche molto spinte, tutti i materiali industriali: dai metalli alle ceramiche, dai polimeri ai dielettrici (primo fra tutti il vetro), dai semiconduttori al silicio. Kirana, startup fondata nel 2012 e situata nel Polo Tecnologico di Rovereto, promette di rivoluzionare i processi produttivi delle microparti in parecchi settori industriali, grazie all'ampia gamma di servizi offerti e alla capacità di guidare il cliente passo-passo, dallo studio di fattibilità di un'applicazione alla soluzione completa e definitiva. Nell’ultimo biennio Enrico Gallus, co-fondatore ed executive director dell’azienda, ha visto crescere l’interesse del mercato verso questa tecnologia, con un conseguente aumento delle richieste di preventivi e ordini. «La nostra azienda non si limita alla sola lavorazione, ma fornisce una reale consulenza tecnica al cliente, costantemente supportato nella risoluzione dei problemi e nell’individuazione di esigenze non ancora esplicitate – dichiara l’ingegner Gallus -: i laboratori Kirana sono attrezzati per eseguire lavorazioni conto-terzi su prototipi, piccoli lotti o anche su pezzi realizzati in grandi volumi produttivi. Dall’automotive all’aerospaziale, dalla microelettronica alla mecca-

UN BUSINESS IN FORTE ESPANSIONE, CHE OFFRE SOLUZIONI MIRATE A NUMEROSI SETTORI INDUSTRIALI. ENRICO GALLUS PRESENTA KIRANA, LA START-UP CHE SCOMMETTE SU QUESTA NUOVA TECNOLOGIA

Micro-ugelli speciali: foro di 2 μm su inox

La Kirana Srl ha sede a Rovereto (TN) www.kirana-laser.it

nica di precisione, dal medicale all’industria energetica, sono tanti i settori che si rivolgono a noi per la miniaturizzazione dei dispositivi destinati alla fabbricazione di microparti di svariate geometrie e materiali». A seconda del materiale industriale da processare, Kirana propone di utilizzare una differente tipologia di sorgente laser, con soluzioni studiate di volta in volta su misura. «Le nostre microlavorazioni laser, che mettiamo al servizio delle più svariate applicazioni, includono la

micro-foratura laser (fori fino a pochi micron di diametro), il taglio laser di precisione di microparti, la strutturazione superficiale, l’ablazione di film sottili, la micro-incisione, la micro-fresatura laser e la marcatura laser non convenzionale – continua il direttore generale di Kirana -. A livello dimensionale, la tecnologia attuale ci permette di realizzare fori di diametro inferiore ai 5 micron e tagli larghi meno di 10. Inoltre lavoriamo su spessori fino ai 2 millimetri, con precisione e ripetibilità minore di un micron». Il laser, utilizzato in queste lavorazioni come un piccolo pennello, riesce a disegnare qualsiasi elemento geometrico e a realizzare strutture superficiali molto complesse, garantendo risultati di elevata qualità e precisione. «Le nostre microlavorazioni laser sono possibili grazie alle macchine speciali a cinque assi, molto flessi-

bili e in grado di adattarsi alla tipologia di attività da svolgere – spiega Enrico Gallus -. Questi strumenti, ad alto livello di automazione e capaci di lavorare per ore senza la supervisione umana, permettono di realizzare microfori calibrati per filtri, valvole, iniettori, ugelli e dispositivi micro-fluidici, oltre a microlavorazioni su vetro, polimeri, metalli per stampi ridottissimi e silicio per componenti fotonici e microelettronici. Se si tralascia momentaneamente la questione degli ingombri, qualsiasi tipo di forma o taglio, anche tridimensionale o particolarmente complesso, è dunque sempre realizzabile».•

L’OFFERTA

Forniamo un servizio completo che va dallo studio di fattibilità fino alla lavorazione conto terzi

DATI TECNICI Diametro minimo del foro Larghezza minima taglio/incisione Precisione Spessore Materiali Canale largo e profondo 0.2 mm su silicio

2 μm 10 μm fino a 1 μm fino a 2 mm metalli e non-metalli Fenditure di 20 μm su ottone


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Tecnologie

Il filato innovativo

di Sara Corno

UN PROGETTO DI RICERCA RIVOLUZIONARIO HA PORTATO ALLA REALIZZAZIONE DI UN FILATO A BASE SILICONICA, UTILIZZABILE IN MOLTEPLICI SETTORI. MARIO DORIGHELLI E THOMAS KOTZ PRESENTANO “MURIEL”

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a rivoluzione nel mondo dei filati elastici parte da Ala, dove un'azienda specializzata nella produzione di filati elastici è riuscita a centrare un obiettivo inseguito per anni da tutte le multinazionali del settore: filare il silicone. Attraverso un processo industriale di altissimo livello tecnologico, LeMur Spa è stata in grado di creare “Muriel”, un prodotto straordinario, coperto da brevetto internazionale, con il quale si possono realizzare tessuti dalle molteplici applicazioni. Lo scorso dicembre l'azienda trentina ha ricevuto un degno riconoscimento alla Fiera ITMA di Milano, il più importante appuntamento internazionale del

GLI INVESTIMENTI NEL PROGETTO Nel 2013 LeMur Spa, azienda con un fatturato di circa 7 milioni di euro, ha ottenuto da Trentino Sviluppo e dalla Provincia di Trento un leaseback da 1,3 milioni di euro da investire in ricerca e sviluppo. Il progetto che ha portato alla filatura del silicone e alla sperimentazione del primo impianto pilota a livello mondiale vale oggi 1, 6 milioni di euro.

settore meccano-tessile, dove le è stato consegnato il premio Future Materials Awards nella categoria “best innovation for protective textiles”. Non nascondono il loro entusiasmo per questo successo aziendale Mario Dorighelli e Thomas Kotz, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale della LeMur Spa. Come mai avete deciso di investire in un progetto di ricerca così ambizioso? MARIO DORIGHELLI: «Il nostro progetto di ricerca, che si poneva come obiettivo quello di produrre un filato molto fine a base siliconica, è stato fortemente sostenuto dalla Provincia Autonoma di Trento e da Trentino Sviluppo, che lo hanno cofinan-

MERCATI DI RIFERIMENTO

I principali sono Centro e Nord Europa ma si sono avviati contatti e collaborazioni anche in Giappone, Stati Uniti, Sud America e Cina ziato, e ha potuto contare sull'attiva collaborazione dell'Università di Trento, di Fbk e dei centri di ricerca tedeschi Itv di Denkendorf e Fraunhofer Institute. Questa innovazione si inserisce in un mercato caratterizzato, negli ultimi anni, da forti fluttuazioni, con grande difficoltà nella programmazione della produzione. La crisi che ha colpito, nostro malgrado, anche il settore tessile, ha spinto l’azienda a investire importanti risorse nella ricerca, con l’obiettivo di creare prodotti e mercati nuovi per garantire il mantenimento del sito produttivo in Italia, paese con il costo energetico più alto d’Europa». Quali sono, attualmente, i mercati a cui puntate per esportare il marchio “Muriel”? THOMAS KOTZ: «Nel dettaglio, per

Muriel i mercati di riferimento sono, al momento, il Centro e il Nord dell’Europa; dopo l’ITMA, anche grazie al premio ricevuto, si sono avviati contatti e collaborazioni anche in Giappone, Stati Uniti, Sud America e Cina. In questi Paesi, negli ultimi decenni, si sono sviluppate industrie altamente competitive, in grado di affrontare i mercati asiatici per l’alto grado di rinnovamento tecnologico. Queste aziende sono alla continua ricerca di prodotti innovativi, motivo per cui è stato trovato un terreno fertile per attivare partnership in diversi settori». Tornando alla vostra scoperta, potreste spiegare le proprietà rivoluzionarie del silicone? M.D.: «Il silicone è un materiale che, a differenza di quelli comunemente utilizzati, risulta particolarmente resistente al calore, alla fiamma, ai prodotti chimici, ai raggi ultravioletti e all'umidità. Inoltre, è biocompatibile, ovvero ha un'ottima compatibilità con il corpo umano. Rispetto ai filati comuni, questo polimero offre un'ampia gamma di possibilità applicative che escono dall'ambito meramente tessile per aprirsi a quello medico, automobilistico, sensoristico, dei sistemi di monitoraggio, dei teli di copertura, dell'abbigliamento tecnico e protettivo e tanto altro ancora». Il marchio “Muriel” è stato dunque declinato in diversi ambiti di applicazione, dimostrando una notevole versatilità. M.D.: «Certamente. In base ai diversi settori di impiego, “Muriel” ha adottato una nomenclatura specifica: Muriel-med ha permesso di realizzare il primo filo elastico per la chirurgia plastica, estetica e correttiva, rendendo possibili lifting decisamente meno invasivi e a costi e tempi di degenza sensibilmente ridotti. Con questo prodotto si possono ottenere sistemi idonei al contatto con la pelle, come i bendaggi per il trattamento di ferite o ustioni, fasce elastiche e calze per diabetici. Muriel-ts, invece, viene impiegato nella realizzazione di tessuti ignifughi elasticizzati, in grado di sopportare temperature sia bassissime che elevatissime, in un range che va dai -40 ai 350 gradi. I possibili destinatari di questo prodotto speciale sono i vigili del fuoco, la polizia, l'esercito, l'industria siderurgica, l'automotive, l'aeronautica e aerospaziale, lo sport e l'arredamento. Muriel-ray, filato elastico che resiste ai raggi UV, X e gamma, trova il suo impiego ideale laddove i prodotti comunemente utilizzati non riescano a soddisfare le esigenze tecniche: in particolare, dunque, il set-


Industria • Maggio 2016

Mario Dorighelli e Thomas Kotz, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale della LeMur Spa di Ala (TN) www.lemur-italy.com

tore dell'ombreggiatura delle serre delle grandi superfici vetrate ma anche quello ospedaliero. Muriel-sensor si caratterizza per la capacità di condurre l'elettricità e di variare la sua resistività in proporzione all'al-

lungamento applicato. I suoi principali impieghi riguardano il settore della sensoristica per sistemi di allarme, sistemi di sicurezza, sistemi di rilevamento movimento, conduzione di basse correnti elettriche e interruttori di sicurezza. Infine c'è Muriel-grip, usato per creare zone Sotto: Muriel Ray - proprietà: resistenza raggi UV, batteriostaticità, lavabilità industriale  a 90 gradi

MURIEL-TS

viene impiegato nella realizzazione di tessuti ignifughi elasticizzati, in grado di sopportare temperature sia bassissime che elevatissime, dai -40 ai 350 gradi

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di grip direttamente nel tessuto senza lavorazioni aggiuntive: in questo caso, siamo di fronte al primo filo elastico che aumenta in maniera considerevole l’attrito senza la compressione elastica. L’elevato attrito è dovuto alle proprietà intrinseche implementate nel materiale del muriel-grip che permette un sistema antiscivolo tra tessuto e altre superfici. Tra le sue principali applicazioni ricordiamo i gambaletti, le calze da uomo, sportive, medicali e autoreggenti, i collant, l'intimo, l'abbigliamento sportivo e i guanti antiscivolo». Oltre a quelli elencati, avete in serbo qualche nuovo prodotto della gamma Muriel? T.K.: «Sì, in effetti di recente LeMur ha realizzato come ultimo prodotto di gamma Muriel-food, una novità assoluta nel campo dei prodotti a contatto con gli alimenti in quanto primo filato elastico testabile secondo i più rigidi criteri dell’ultima direttiva Europea 10/2011. Per quanto concerne i materiali a contatto con gli alimenti, e in particolare per quanto attiene il confezionamento, si rileva una crescente preoccupazione da parte delle autorità competenti, intenzionate ad evitare un trasferimento di sostanze artificiali nel cibo che viene consumato: stiamo parlando sia di possibili sostanze dannose, sia di sostanze tollerate dal corpo umano che potrebbero però alterare le caratteristiche organolettiche degli alimenti. Muriel-food potrebbe offrire una soluzione sicura e affidabile al settore alimentare». Da anni la vostra azienda collabora con centri di ricerca europei di notevole prestigio. Potete illustrarci i risultati di queste partnership? T.K.: «Fra i centri qualificati con cui

STORIA DI UN'AZIENDA CHE TORNA ITALIANA Nata nel 1997 sotto l'insegna Alafil Spa, per iniziativa di un imprenditore lombardo, LeMur Spa inizia la sua storia nello stabilimento di Ala, dotato di tutte le più moderne tecnologie per la produzione di filati spiralati. Nel giro di pochi anni la compagine azionaria viene allargata con l’entrata del gruppo austriaco Fein-Elast, interessato ad incrementare la propria presenza sul mercato italiano, che ne assume il controllo e modifica la ragione sociale in Fein-Elast Italia Spa. L’azienda diventa un importante punto di riferimento per la clientela nazionale, apprezzata per la qualità dei propri prodotti e per l’assistenza fornita. Considerato l’interesse del gruppo Fein-Elast a crescere in Italia, il fatturato (75 per cento) è in gran parte destinato al mercato nazionale. Nel corso dei primi mesi del 2011, maturando un progetto avviato nel 2010, i soci italiani rilevano le quote azionarie detenute dal Gruppo Fein-Elast, che esce dalla compagine societaria. Con l’uscita del gruppo FeinElast la società modifica la propria ragione sociale in LeMur Spa.

lavoriamo, tra i quali ricordiamo il dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell'Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler, particolarmente stretta è la collaborazione con l'ITV di Denkendorf, il più grande e più completo centro di ricerca nell'ambito tessile a livello europeo, all'interno del quale, grazie all'impiego del filato siliconico “Muriel”, sono stati portati avanti progetti nuovi, con esiti veramente soddisfacenti. Grazie alla nostra collaborazione, è stato realizzato con l'impiego di tessuti elastici un prodotto innovativo per Miha Bodytec, leader europeo dei sistemi di allenamento (Electro Muscle Stimulation): in questo caso è stata applicata una tecnologia di lavorazione unica che resiste ai raggi ultravioletti, batteriostatica e, elemento determinante, lavabile industrialmente a 90°C senza perdere la sua elasticità». •


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Politica economica

Mise, Calenda sale su un treno in corsa di Giacomo Govoni

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veva appena preso confidenza col suo ruolo di rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles, dove stava lavorando a dossier delicati come il “Migration compact”, che il premier Matteo Renzi lo ha richiamato in patria. Un paio di giorni più tardi, Carlo Calenda saliva al Colle e giurava da nuovo ministro dello Sviluppo economico davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella. Dal 10 maggio è dunque ufficialmente lui il nuovo titolare del Mise, di cui era stato numero due fino a fine marzo quando il precedente ministro Federica Guidi ha rassegnato le dimissioni in seguito all’affaire Tempa Rossa, che l’ha vista coinvolta assieme al compagno Gianluca Gemelli. Quarantatreenne romano, figlio della regista Cristina Comencini ed ex manager Ferrari, il neo ministro ha dovuto, per amore o per forza, calarsi in fretta nel nuovo abito istituzionale, prendendo subito in mano il Ddl sulla concorrenza, impantanato in Commissione industria al senato ormai da alcuni mesi. «Dobbiamo andare veloci e chiudere non al ribasso il provvedimento – sostiene Calenda – perché è nostra ferma intenzione chiudere quello che è stato iniziato». Un testo che, una volta approvato, dovrebbe sciogliere nodi importanti relativi ad esempio a Rca o alla norma 'Booking' favore degli albergatori, con un impatto sul Pil stimato in rialzo dello 0,4 per cento nel breve periodo e del 1,2 per cento nel lungo. AGENDA, IN CIMA DIGITALE, ENERGIA E MANIFATTURA 4.0 Ma quello sulla legge della concorrenza è solo il capitolo più incom-

INDUSTRIA DIGITALE, STRATEGIA ENERGETICA, CRISI AZIENDALI E TTIP. SONO I DOSSIER PIÙ CALDI SUL TAVOLO DEL NEO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, CHE SUBENTRA ALLA DIMISSIONARIA GUIDI IN UNA FASE NON PROPRIO INTERLOCUTORIA timi anni. In questo ambito, guadagnano consistenza le voci secondo cui il ministro sarebbe intenzionato ad aggiornare la Strategia energetica nazionale approvata nel 2013 dal governo Monti, attribuendole un orizzonte temporale più ampio del 2020 ed estendendola fino al 2050.

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

bente di un’agenda della quale Calenda ha dettato le priorità fin dal giorno del suo insediamento. «La mia attenzione primaria - spiega il ministro - sarà capire se i processi e le persone che ci sono stanno dando risultati. Non vogliamo sprechi di risorse. Punterò poi sulla internazionalizzazione delle aziende e sull'industria 4.0, partita fondamentale per il nostro manifatturiero». Una partita, tra l’altro, che il successore della Guidi ha intenzione di giocare rilanciando il Piano manifattura Italia, al palo da quasi un anno, promuovendo lo sviluppo dell’imprenditorialità innova-

tiva e assicurando un livello di infrastrutture di rete calibrato sulle esigenze della nuova fabbrica digitale. Sempre in un’ottica di crescita competitiva del nostro Paese, altri due temi strategici nell’agenda del neo ministro sono la banda larga e l’efficientamento energetico. Sul secondo terreno in particolare, Calenda è chiamato a dare continuità al lavoro svolto negli ultimi due anni, che ha condotto alla proroga delle detrazioni fiscali al 65 per cento per tutto il 2016, con ricadute positive sia nel comparto residenziale che in quello edilizio, tra i più bersagliati dalla crisi negli ul-

TTIP E CRISI AZIENDALI, ALTRI DUE FRONTI CALDI Dossier spinosi coi quali il ministro Calenda dovrà inevitabilmente fare i conti sono poi quelli riguardanti le crisi aziendali. Tra questi, la pole position spetta senz’altro alla vicenda Ilva, attesa a un passaggio cruciale a fine mese quando scatterà il termine per la presentazione del business plan e delle offerte vincolanti. Nei giorni scorsi intanto, la Commissione europea ha deciso di estendere il prestito ponte di 300 milioni di euro accordato dallo Stato all’acciaieria di Taranto. «Una decisione – commenta Calenda - che era attesa da lungo tempo: la cosa importante è che non avrà un’influenza sul processo di vendita», il cui closing è previsto per il 30 giugno. Alcoa, Meridiana e Almaviva le altre principali aziende delle oltre 140 con tavoli di crisi aperti al Ministero, di cui Calenda si occuperà coadiuvato dal sottosegretario Franca Biondelli, che proprio nei giorni scorsi si è vista assegnare una delega ad hoc dal premier Renzi. Altro fronte sul quale il nuovo ministro annuncia impegno e battaglia è quello del trattato Ttip, considerato una grande opportunità per i nostri scambi commerciali ma che, negli ultimi tempi, sta incontrando molte difficoltà per via delle resistenze espresse su entrambe le sponde dell’Atlantico. «Gli accordi di libero scambio dell’Europa con Usa e Canada, il Ttip e il Ceta, sono fondamentali, e non si può rischiare di farli saltare per il voto negativo di uno dei parlamenti dei Paesi membri. Altrimenti per Bruxelles diventa troppo difficile andare avanti nelle negoziazioni». •


Industria • Maggio 2016

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Lavoro, l’effetto riforma

di Giacomo Govoni

IL JOBS ACT INCORAGGIAVA AD ASSUMERE E PARE CHE LE IMPRESE ABBIANO RECEPITO IL MESSAGGIO. «PER QUESTO VANNO RINGRAZIATE», AFFERMA GIULIANO POLETTI. RESTANO ALCUNI PUNTI DA PERFEZIONARE, IN PRIMIS LA QUESTIONE VOUCHER

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ntrato tecnicamente in vigore il 7 marzo dell’anno scorso con la pubblicazione dei decreti legislativi portanti in Gazzetta ufficiale, il Jobs Act ha tra gli effetti prodotti sul mercato del lavoro, come sottolinea l’Istat, l’incremento dei lavoratori dipendenti, cresciuti di oltre 420 mila unità negli ultimi 12 mesi, di cui quasi 100 mila solo a gennaio scorso. «È un grande risultato – sostiene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – che dimostra come il segnale di incoraggiamento e di fiducia che le riforme introdotte volevano dare è arrivato. Le imprese lo hanno raccolto e, con responsabilità, hanno promosso nuovo lavoro: per questo vanno ringraziate». Quali sono i risvolti più incoraggianti di questo trend e quanto è in linea con le vostre aspettative? «Osservando i numeri, è particolarmente significativo che la crescita dell’occupazione sia dovuta essenzialmente all’aumento dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. L’obiettivo della nostra riforma era proprio questo: far sì che il contratto a tempo indeterminato tornasse a essere la modalità “normale” per assumere. Per questo lo abbiamo reso più conveniente delle altre forme e più certo nell’applicazione. I risultati positivi confermano la bontà delle nostre scelte». A un tasso di occupazione che risale, non corrisponde una decrescita altrettanto significativa della disoccupazione, che per la fascia giovanile tocca anzi valori superiori. Come va letto questo dato? «Premesso che in un anno il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni è sceso di 1,6 punti percentuali, su questa realtà incidono da un lato la più lunga permanenza dei lavoratori in azienda per l’innalzamento

dell’età pensionabile e, dall’altro, una scarsa relazione tra scuola e mondo del lavoro. Stiamo cercando di dare prime risposte a entrambi i problemi. Per agevolare il ricambio in azienda abbiamo introdotto un elemento di flessibilità in uscita: la possibilità, per chi è a tre anni dalla pensione, di lavorare a metà orario, con un salario del 65 per cento rispetto al tempo pieno e senza decurtazioni dell’assegno di pensione. Sul secondo abbiamo avviato l’alternanza scuola-lavoro nel triennio delle scuole superiori». Diamo uno sguardo a Garanzia Giovani, entrata a inizio 2016 nella fase due con l’introduzione del cosiddetto “Superbonus”. Che risultati ha ottenuto finora e quali ulteriori incentivi prevede? «La partecipazione dei giovani al programma è molto forte: al 10 marzo se ne sono registrati quasi un milione. I presi in carico dai servizi per l’impiego sono oltre 630 mila; a 295 mila tra questi è stata proposta almeno una misura. Con la fase due vogliamo ampliare le opportunità da offrire ai giovani. Dopo il successo di Crescere in digitale, progetto realizzato con Google e Unioncamere per migliorare le competenze digitali, è ora la volta del superbonus fino a 12 mila euro per chi assume a tempo indeterminato un giovane che ha concluso un tirocinio, e di SELFIEmployment, fondo che finanzia fino a 50 mila euro a tasso zero chi vuole avviare un’impresa. Abbiamo in cantiere altre iniziative di questo tipo». Tra i fenomeni che destano maggior preoccupazione si segnala l’escalation del ricorso ai voucher. Come lo state monitorando e attraverso quali strategie ne state contrastando “l’abuso”? «I voucher sono stati pensati essenzialmente come uno strumento per far emergere il nero. Adesso

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle politiche sociali

stiamo effettuando un’analisi puntuale per verificare utilizzi illeciti e abusi e presto avremo un rapporto dettagliato. Sulla base delle evidenze decideremo quali provvedimenti adottare, soprattutto per rendere effettiva la tracciabilità del voucher. Non può essere tollerato che qualcuno pensi di utilizzarlo come chi acquista il biglietto dell’autobus e lo timbra solo se vede il controllore salire a bordo. Il tempo dei furbetti è finito». Quali progressi sul mercato del lavoro è lecito attendersi? «In prospettiva il numero di occupati dipenderà dal ritmo di crescita. Il 2015 ha segnato il ritorno del segno più nel Pil. L’obiettivo centrale del Governo è di sostenere un’accelerazione della crescita. Vanno in questa direzione gli interventi di riduzione delle tasse per rilanciare i consumi e favorire il lavoro e gli investimenti, come la deducibilità totale del costo del lavoro stabile dall’Irap ed il superammortamento al 140 per cento per il rinnovo dei macchinari». •

Jobs Act, lo shock normativo c’è

di Giacomo Govoni

ASSUNZIONI, POLITICHE ATTIVE, SERVIZI DI ORIENTAMENTO PROFESSIONALE, CONTRATTAZIONE AZIENDALE: IN QUALI AMBITI LA RIFORMA STA FUNZIONANDO MEGLIO E DOVE INVECE NON HA INCISO MENO DELLE ATTESE? L’ANALISI DI PIETRO ICHINO

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iù i licenziamenti, in rialzo i posti fissi, ma tasso di disoccupazione al palo specie per la fascia degli under 25. Sono i primi verdetti del Jobs Act entrato in vigore con l’intento di stimolare una svolta nel mercato del lavoro. A Pietro Ichino, docente, giuslavorista e membro della commissione lavoro al Senato, abbiamo chiesto di valutarne l’impatto, mettendone a fuoco i punti di forza e i limiti. «L’impatto più evidente – sostiene Ichino - è quello sulla qualità del flusso dei nuovi contratti

nel 2015. Un aumento di quasi il 50 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto all’anno precedente, che diventa del 100 per cento se si considera il solo quarto trimestre, costituisce un fatto inedito nella storia delle nostre politiche del lavoro». Ma più che della riforma dei licenziamenti, non potrebbe trattarsi dell’effetto dell’incentivo e della decontribuzione? «Sulla base dei dati di cui disponiamo si può formulare l’ipotesi che allo shock economico sia imputabile circa metà di questo aumento, mentre il resto è


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Politica economica

Pietro Ichino, senatore e giuslavorista, docente di Diritto del lavoro all’università di Milano

imputabile allo shock normativo». Quali dati? «Quelli che confrontano l’aumento delle assunzioni stabili nei primi due mesi del 2015, nei quali ha operato soltanto l’incentivo economico, con l’aumento verificatosi nei mesi successivi. Inoltre il dato dell’aumento delle trasformazioni di rapporti di apprendistato in rapporti a tempo indeterminato: qui l’incentivo economico non si applicava». Il tallone d’Achille della riforma è il dato sulla disoccupazione giovanile. Quali le debolezze del Jobs Act su questo piano e quali interventi sul fronte dell’inserimento professionale potrebbero invertire la rotta? «Se il tasso di disoccupazione generale è all’11,4 per cento e quello giovanile è al 38 per cento, la causa non risiede nella crisi economica, nel difetto generale di domanda di lavoro: questo c’è per tutti. La causa sta essenzialmente nella mancanza quasi totale, nel nostro Paese, di un servizio di orientamento scolastico e professionale degno di questo nome e in un sistema della formazione professionale molto autoreferenziale, nel quale nessuno misura il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi».

Diminuisce la Cassa integrazione, ma ancora non si avvertono effetti significativi sul terreno delle politiche attive. A quali fattori imputa questa difficoltà a ricollocare i lavoratori e cosa occorre per accelerare questo processo? «Il decreto n. 150/2015, in materia di servizi per il mercato del lavoro, stenta un po’ a decollare: l’Anpal, cioè la nuova agenzia centrale che dovrà coordinare le politiche attive del lavoro, non è ancora operativa ed è mancata quasi completamente la sperimentazione dei nuovi metodi e strumenti previsti dalla riforma: la cooperazione della rete pubblica dei Centri per l’impiego con gli operatori privati specializzati, e il contratto di ricollocazione, che consentirà al disoccupato di scegliere l’agenzia che gli dà più fiducia e remunerarne il servizio con un voucher erogato dallo Stato, pagabile solo a risultato ottenuto». Tra gli elementi innovativi del Jobs Act c’è la promozione della contrattazione aziendale a discapito di quella nazionale. Una scelta che la convince? «A dire il vero, la legge-delega n. 183/2014 e i suoi decreti attuativi non compiono ancora questa scelta: questa è materia di un intervento ulteriore, che il Governo ha annunciato ma che è ancora in gestazione. Ci

sono molti problemi tecnici: in primo luogo quello di non alterare il delicato rapporto tra legge e contrattazione collettiva. Comunque lo spostamento del baricentro della contrattazione e del governo delle dinamiche retributive verso i luoghi di lavoro è indispensabile per realizzare un collegamento più stretto tra retribuzione e produttività». Che scenari prefigura, in primis per le Pmi? «Più che prefigurare, formulo l’auspicio che i contratti collettivi nazionali si limitino a determinare la retribuzione minima, non in termini nominali ma di potere d’acquisto effettivo, istituendo un coefficiente di variazione correlato al livello del costo della vita in ciascuna Regione. Tutto il resto del monte-salari

dovrebbe essere governato mediante schemi di collegamento tra retribuzione e produttività o redditività aziendali, interamente derogabili mediante contratto aziendale o territoriale, ma tra i quali le imprese piccole e medie che non praticano la contrattazione collettiva decentrata possano scegliere quello meglio corrispondente alle loro specifiche esigenze». In che modo si può risolvere l’annoso capitolo relativo agli esodati? «Gli esodati veri, cioè coloro che hanno rinunciato al posto subito prima della riforma delle pensioni del 2011 in vista di un pensionamento prossimo, sono stati quasi tutti salvaguardati: quelli che sono rimasti fuori, ormai, sono poche centinaia di persone, per le quali si potrebbe provvedere con costi veramente trascurabili per l’Erario. Fatto questo, occorre davvero smettere di usare gli esodati come copertura politica per i tentativi di scardinare quella riforma importantissima e incominciare a guardare avanti. Progettando una spesa sociale non più assorbita interamente dalle pensioni dei cinquantenni e sessantenni, come è stata per decenni, ma destinata a combattere la povertà infantile, a sostenere le famiglie con persone non autosufficienti, a combattere la disoccupazione di lunga durata e quella giovanile». •


Industria • Maggio 2016

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Riforme e flessibilità CON I DATI SU OCCUPAZIONE E PIL CHE CONFERMANO LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL’ITALIA, SERVE UN ULTERIORE SALTO DI QUALITÀ CHE POSSA GARANTIRE STABILITÀ ALLA RIPRESA. NE PARLA MARCO FORTIS, ECONOMISTA E VICE PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE EDISON di Francesca Druidi

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a più di 15 anni la Fondazione Edison realizza pubblicazioni, approfondimenti ed eventi che contribuiscono ad arricchire il dibattito e l’analisi sul modello economico italiano, privilegiando il profilo della ricerca applicata. «La Fondazione Edison – commenta l’economista e docente Marco Fortis, vice presidente dell’istituto – ha sempre sostenuto, attraverso i suoi studi e ricerche, l’importanza e la forza del sistema manifatturiero italiano. Contrastando la tesi di un presunto declino della competitività italiana nel commercio internazionale e l’inadeguatezza, anche dimensionale, delle nostre imprese a competere, la Fondazione Edison ha dimostrato l’esatto contrario». Cosa caratterizza nello specifico il modello produttivo italiano? «La forza del made in Italy sta nel-

l’elevata diversificazione delle sue specializzazioni produttive e nella capacità delle imprese medio-grandi, medie e piccole di essere flessibili, permettendo loro di competere con i Paesi che possiedono gruppi di grandi dimensioni e di rilievo multinazionale. Negli anni Duemila, con il mutato scenario competitivo dato dall’euro, e dalla fine quindi delle svalutazioni competitive, dalla globalizzazione e dalla crescente concorrenza asiatica, in Italia si è avviato un processo di cambiamento. Oltre ai settori tradizionali dei beni per la persona e la casa, il cui peso nell’export italiano è diminuito, pur rimanendo importantissimo, e all’alimentare, si sono affermate nuove specializzazioni ad alto tasso di innovazione come la meccanica, i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, gli articoli in gomma e plastica e la chimica farmaceutica».

LE RISORSE DELL’ELETTRONICA I principi basilari e gli obiettivi primari dell’elettronica che dedica la propria progettazione e produzione all’industria. L’analisi di Denise Rigotti ffrire soluzioni e creare valore, per le imprese che per ottenerne sono disposte a investire. È questo l’obiettivo dell’elettronica al servizio delle aziende. Come spiega Denise Rigotti, titolare della Ute Med Srl, un ufficio tecnico elettronico con sede a Trento. «La nostra – dice Rigotti – è un’azienda che progetta e produce apparecchi elettronici destinati principalmente ad applicazioni industriali, elettromedicali, alla domotica, all’home care. L'azienda mantiene con i suoi clienti un rapporto costante di collaborazione durante lo sviluppo dei progetti e della produzione. L’iter progettuale comprende studio di fattibilità, redazione delle specifiche, progetto di hardware e firmware, produzione di prototipi per verifica e validazione, realizzazione preserie,

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redazione della documentazione di progetto e di produzione, interfacciamento con enti di certificazione, prove presso organismi notificati. Attraverso l'aggiornamento costante, viene offerto un knowhow che si declina in tecnologie innovative e proiettate a successive evoluzioni, con scelte d’implementazione e controlli che conducono a prodotti affidabili e sicuri». Elena Ricci

La Ute Med Srl ha sede a Trento www.utesrl.com

I temi al centro della riflessione nel 2016? «Riforme, ripresa, crescita, spesa pubblica, burocrazia, tassazione e investimenti, industria, manifatturiero, competitività, Pil, infrastrutture e stabilità, continueranno a essere i principali temi trattati dalla Fondazione Edison. La ripresa sia in Italia sia in Europa c’è, ma senza riforme non si avrà quella crescita sostenibile, possibile solo attraverso il potenziamento ordinato dell’economia reale, indebolita dalla crisi e dal rigorismo fiscale. Investimenti, infrastrutture, industria sono i motori del rilancio che non può essere affidato solo alle esportazioni extra-Ue. Le riforme di governance e strutturali sono cruciali per controllare il debito pubblico e semplificare la Pubblica amministrazione, rendendola più snella ed efficiente». Cosa serve al Paese per uscire definitivamente dalla crisi? «I dati Istat diffusi in marzo danno la misura definitiva e ufficiale dell’intensità della ripresa italiana nel 2015, ma serviranno tempo e sforzi per recuperare il terreno perduto, in Europa e in Italia. Il Paese, che ha passato la crisi senza crollare grazie alla resistenza strutturale della propria economia reale, deve proseguire sulla via delle riforme, che l’attuale governo ha positivamente accelerato. L’Europa ha resistito alla più grande recessione del dopoguerra, ma ha troppo squilibrato le sue politiche con il rigore fi-

Marco Fortis, economista, docente e vice presidente della Fondazione Edison

scale nel timore che i debiti sovrani di alcuni Paesi collassassero. Le regole fiscali che l’Ue si è imposta, per sua esclusiva scelta, l’hanno letteralmente paralizzata e privata anche della crescita. Una maggiore flessibilità di bilancio stimolerebbe la crescita economica in quanto libererebbe risorse da impiegare». Quali fattori deve temere di più l’Italia: l’instabilità politica internazionale, le fragilità del sistema bancario nazionale ed europeo, la frenata delle economie dei paesi emergenti? «Tutto questo può rappresentare una


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Modelli d’impresa

La “fabbrica automatica” UN’ORGANIZZAZIONE DEI PROCESSI PRODUTTIVI PARTICOLARMENTE EFFICIENTE, CHE RIDUCE LA MONOTONIA DEL LAVORO UMANO, SPIEGATA DA FRANCO NAIDON

minaccia non solo per l’Italia, ma anche per molti stati europei. L’instabilità politica dei Paesi del nord Africa e del Medio Oriente, gli attentati terroristici, la questione degli immigrati-rifugiati generano molte incognite sulla ripresa economica dell’Europa, oltre che sulle sue relazioni commerciali. La frenata delle economie dei Paesi emergenti, legata a vari fattori tra cui il calo del prezzo del petrolio e delle altre materie prime, la debolezza delle valute, l’inflazione elevata che ha eroso il potere di acquisto di famiglie e imprese, può costituire un freno. A questi elementi di incertezza esterni, si sommano quelli derivanti dalla necessità di condividere la fiducia all’interno del nostro Paese. Fiducia che non dipende solo dal miglioramento del quadro dell’economia reale e dell’occupazione, ma anche dalla percezione che i cittadini hanno della stabilità finanziaria dell’Italia. Il debito pubblico va certamente ridotto, ma è sostenibile, questo la Fondazione Edison è impegnata a spiegare. Il sistema bancario italiano ha certamente vissuto la crisi di alcuni istituti medio-piccoli mal gestiti, ma nel complesso è sano. Spesso gli stessi media fanno molta confusione su aspetti delicati, come ad esempio le sofferenze delle banche». In che senso? «Le banche italiane non solo hanno a bilancio uno dei più alti tassi di copertura dei bad loans (attraverso opportune rettifiche), ma a fronte dei crediti dubbi vantano anche un elevato stock di garanzie reali, principalmente immobiliari. Il problema dei crediti deteriorati è soprattutto di impatto sull’economia reale, che fatalmente riceve in media meno prestiti in tempi come questi, in cui le banche sono impegnate a ridurre il peso eccessivo dei crediti dubbi accumulati durante la lunga recessione. Peraltro, in Europa c’è un problema bancario ben più preoccupante di quello (ipotetico) italiano. Molti bilanci di queste banche europee sono

108 mld VALORE CHE FA DELL’ITALIA IL SECONDO PAESE AL MONDO NELLA MECCANICA NON ELETTRONICA

pessimi e le loro dotazioni di capitale sono inadeguate. E sono troppo alte le loro leve, con bassi rapporti di capitale pregiato sulla leva stessa». Su quali leve si gioca il futuro dell’industria italiana e in particolare della meccanica? «Secondo i dati 2014 elaborati dal Trade Performance Index, l’Italia è il secondo paese al mondo dopo la Germania nella meccanica non elettronica per competitività con un valore di 108 miliardi di dollari. Sono cifre importanti che contrastano con il diffuso sentire di un sistema Italia che non facilita le imprese per burocrazia, inefficienze e costi dell’energia. Un sistema nel quale le aziende si rivelano, però, capaci di superare ostacoli di ogni tipo, anche se a caro prezzo in termini di minori guadagni, pur di vincere la sfida competitiva sui mercati internazionali. L’Italia, durante la lunga crisi, ha avuto un sostegno fondamentale dalle sue imprese esportatrici. È perciò importante dar loro più supporto per consolidare i segni di ripresa, alla quale darà un contributo anche l’euro debole. Per affrontare i mercati internazionali, importante è puntare sulla formazione e sull’informazione delle imprese, investendo in conoscenza, capitale umano, tecnologia, valorizzazione e tutela dei marchi, certificazione di qualità dei prodotti italiani. L’utilizzo di tecnologie digitali potrebbe rappresentare un’opportunità per le nostre Pmi e portare l’industria a un salto competitivo per la capacità di interconnettere e far dialogare fra loro macchinari, persone, dati e clienti lungo l’intera catena del valore». •

A

lta intensità di automazione, organizzazione del lavoro snella e autonomia operativa ad ogni livello sono le caratteristiche di un modello produttivo che è stato definito l'archetipo della “fabbrica automatica”. Attraverso l'utilizzo di macchinari che, una volta azionati, funzionano da soli, tutte le operazioni di routine ritenute elementari o noiose, dalla produzione alla movimentazione interna, dai controlli qualità al confezionamento, non necessitano più dell'intervento umano se non per la supervisione, la soluzione di eventuali problematiche e la proposta di migliorie nei processi. In questo modo Costerplast, una delle quattordici società che costituiscono il Gruppo Coster, progetta e produce quotidianamente valvole aerosol, pompe spray, dispenser, cappucci erogatori, erogatori speciali, macchine e linee per il riempimento di prodotti aerosol. La storia del gruppo, ormai divenuto una multinazionale leader del settore, comincia nel 1963 sulle rive del lago di Caldonazzo, per poi proseguire in tutto il mondo: dalla Francia all'Argentina, dalla Gran Bretagna alla Malesia, fino a Singapore, come racconta Franco Naidon, amministratore delegato di Costerplast. «La vocazione internazionale è nel nostro Dna – dichiara Franco Naidon -. Coster si muove da sempre in tutto il mondo per offrire ai suoi principali clienti un prodotto a chilometro zero.

Costerplast nasce negli anni '80 come azienda del gruppo dedicata alla produzione di un prodotto allora emergente, il cappuccio erogatore, richiesto da tutte le aziende che, oggi come allora, producono per la grande distribuzione. A differenza di quel periodo, però, in cui per i clienti era importante solo “cosa si produceva”, oggi possiamo constatare una notevole attenzione anche al “come si produce”: ad affidabilità e flessibilità si sono dunque aggiunti, come criteri di selezione di un fornitore, sostenibilità e capacità di migliorarsi costantemente nel tempo». Un'attitudine dimostrata dalla recente acquisizione da parte di Costerplast della certificazione Iso 50001, testimonianza tangibile di un'attenzione alla sostenibilità ambientale che si coniuga felicemente con la riduzione dei costi. • Sara Corno

La Costerplast, divisione del gruppo Coster, ha sede a Caldonazzo (TN) www.coster.com


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Manutenzione e assistenza. Nuove prospettive per gli ascensori

di Stefano Russello

SAPER MUTARE LA MISSION AZIENDALE, DIVERSIFICANDO E PERSONALIZZANDO I SERVIZI OFFERTI. ADOTTARE NUOVE STRATEGIE E DAR VITA A PARTNERSHIP STRATEGICHE. COME AFFRONTARE IL MERCATO DEGLI IMPIANTI ELEVATORI. L’ESPERIENZA DI CARLO SEGATTA

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egli ultimi anni il settore edile sta attraversando un periodo di continua trasformazione. Un lento processo di adattamento agli imprevisti del mercato. La crisi è ormai un elemento costante, da mettere a bilancio, e l’andamento congiunturale del comparto spinge le varie aziende del settore a differenziare la tipologia di servizi offerti. Una dinamica ancor più necessaria quando si entra nel campo di ascensori e impianti di elevazione, dove produttori e addetti ai lavori devono rinnovarsi completamente, abbandonare il concetto di semplice installazione, per passare a quello di manutenzione e ammodernamento. In prima linea in questo processo troviamo la Domolift, azienda di Spini di

Gardolo leader nell’ambito della progettazione, montaggio, collaudo e manutenzione di elevatori. Una delle realtà più all’avanguardia nel settore, grazie alla varietà si soluzioni offerte. «Poniamo la massima attenzione alle continue evoluzioni tecnologiche offerte dal mercato e alle normative vigenti, selezionando i più referenziati fornitori e le migliori materie prime». Carlo Segatta, co-titolare della Domolift insieme al padre Paolo e al fratello Fabio, ci descrive con orgoglio le caratteristiche e la storia della sua azienda. «Il nostro settore ci sottopone a continue sfide. Sopravvivono solo le aziende più lungimiranti, quelle impegnate nella ricerca di elevati standard qualitativi. Non a caso, per far fronte alle difficoltà del mercato e alla forte concorrenza del settore, abbiamo dato vita al consorzio Tree». Che vantaggi vi offre la collaborazione con altre realtà come la vostra? «Il progetto TREE ci offre un grosso supporto sia in ambito formativo che in ambito tecnico. Riusciamo ad offrire ai nostri clienti un prodotto sempre all’avanguardia, che risponde appieno alle loro esigenze, con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Fare rete con le altre imprese è uno step quasi obbligato al giorno d’oggi. Ti consente di porti sul mercato in maniera più forte

e stabile, con una serie di servizi e prodotti che altrimenti, da solo, non riusciresti a permetterti». Fin dalla vostra nascita vi siete sempre distinti nel settore per l’attenzione riservata ai dettagli e agli elevati standard di produzione. State continuando su questa strada? «Siamo in possesso delle più recenti certificazioni, in linea con la Direttiva Ascensori “2014/33/UE”. Siamo in grado di eseguire internamente tutta una serie di controlli qualitativi aggiuntivi, in totale autonomia. Ci aggiorniamo costantemente anche riguardo sicurezza e ambiente. Attraverso TREE inoltre abbiamo ideato e creato il marchio “Impianto Sicuro”, per rispondere a qualsiasi tipo di esigenza e di brand. Inoltre, in qualità di membro della Commissione Tecnica dell’Uni, ho un costante aggiornamento in campo tecnico e normativo. Uno strumento in più per garantire ai clienti trasparenza, affidabilità e un buon rapporto qualità prezzo». Una delle vostre strategie è stata quella di puntare da sempre sulla diversificazione e personalizzazione dei servizi offerti. Quanto paga l’attenzione al singolo cliente?

UN SERVIZIO FONDATO SULLA MASSIMA EFFICIENZA Attraverso il consorzio TREE, l’unione strategica delle migliori aziende specializzate in impianti elevatori presenti sul territorio nazionale, la Domoli ha lanciato il marchio Impianto Sicuro, un innovativo servizio di manutenzione con elevati standard di qualità e sicurezza. Grazie a questa virtuosa partnership, le diverse aziende aderenti sono in grado di garantire prestazioni ben superiori agli standard. Un magazzino centrale mette a disposizione i ricambi originali di tutte le più importanti marche produttrici di ascensori. L’assistenza è di qualità elevata, ad un prezzo contenuto, e viene garantita entro quattro ore dalla chiamata. Inoltre una squadra di tecnici è sempre pronta a intervenire in caso di emergenza, 24 ore al giorno, sette giorni su sette, per raggiungere l’impianto in brevissimo tempo. Il concetto è semplice: la manutenzione periodica, oltre a rispettare gli obblighi di legge, ha l’obiettivo di garantire la sicurezza degli utenti e preservare la durata degli impianti.

DOMOLIFT Elevatori - Trento domoli.it

«Vagliamo sempre ogni possibile soluzione, per arrivare lì dove nessuno pensa di poter realizzare un impianto. Il nostro obiettivo è quello di garantire al cliente la massima sicurezza e affidabilità. Recentemente abbiamo messo a punto un ascensore in un edificio storico di Trento, con una particolare conformazione geometrica. Tutti avevano detto che lì era matematicamente impossibile installare un ascensore, ma con impegno e serietà abbiamo realizzato una delle nostre migliori opere». Quanto puntate su ricerca tecnologica e con quali risultati? «L’azienda è oggi in grado di comunicare da remoto con ogni impianto di nuova installazione, prevenendo eventuali guasti e permettendo interventi mirati e immediati. Grazie alla nostra attenzione su ricerca e sviluppo il business ha un andamento positivo, abbiamo pochissimi insoluti e il fatturato è in costante, seppur leggero, aumento. Questo ci permette di continuare a investire, stare al passo coi tempi e con le esigenze del mercato. E soprattutto possiamo guardare avanti con fiducia». •


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Modelli d’impresa

Quando la gomma è business di Giulia Panzacchi

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uando si tratta del settore industriale, raramente si pensa alla gomma come a uno dei materiali fondamentali per la tenuta dei componenti tecnici dei macchinari. Eppure, nonostante la caratteristica malleabilità che la gomma ha nell’immaginario comune, è uno dei materiali più utilizzati per la produzione di membrane rinforzate, prodotti di tenuta e articoli tecnici di varia applicazione. I componenti realizzati con questo materiale possono essere sfruttati al meglio in vari campi grazie soprattutto alle caratteristiche di resistenza al calore, ai raggi UV e agli agenti atmosferici, e alle prestazioni di tenuta a lungo termine. Tumedei è una delle aziende di eccellenza italiane che dal lontano 1903 si muove La Tumedei Spa ha sede ad Ala (TN) www.tumedei.it

DAI DIVERSI SETTORI DI APPLICAZIONE ALLE STRATEGIE ANTICRISI. IL PUNTO DI MIRKO DALLA VECCHIA SULLA PRODUZIONE DEGLI ARTICOLI TECNICI IN GOMMA con efficacia nel settore della produzione degli articoli tecnici in gomma. Mirko Dalla Vecchia, direttore commerciale della Tumedei, racconta le svariate applicazioni di questo materiale. «La nostra tipologia di prodotto risulta trasversale all’intero settore industriale – dice Dalla Vecchia –, perchè il nostro core business è lo sviluppo di prodotti custom su specifica cliente. La nostra strategia ci permette in questo modo di operare in svariati segmenti, dal medicale all’automotive, dal tessile alla subacquea». I settori chiave per la Tumedei rimangono l’automotive, l’appliance, il potable water, ai quali vanno associati la pneumatica, l’oil and gas e il medicale. «Il settore automotive – continua il direttore commerciale – ricopre ad oggi ancora il 50 per cento della nostra produzione industriale, oltre alla fornitura di sistemi di tenuta per impianti GPL di cui siamo leader in Italia, siamo in grado di fornire articoli tecnici per sistemi di trasmissione, sistemi di lubrificazione motore, circuito refrigerazione e molto altro». La lunghissima coda di esperienza della Tumedei èsicuramente uno dei punti di forza che le consente di essere leader nel settore. Ma non è l’unico, come racconta ancora Mirko Dalla Vecchia. «Il nome Tumedei è conosciuto sul mercato per l’esperienza pluriennale a cui viene affiancata una capacità di sviluppo di prodotto e di compound che ci permette di essere un partner interessante per i maggiori player. Da anni abbiamo deciso di dare una forte connotazione tecnica al nostro approccio di mercato, che ora ci sta premiando con ritorni di business e immagine; stiamo ancora lavorando per rafforzare la nostra presenza sul mercato. In questi ultimi anni i maggiori mercati si stanno sempre più allineando a quanto già in uso nel mercato automotive, con richieste di materiali sempre più performanti,

STRATEGIA VINCENTE

Abbiamo dato una forte connotazione tecnica al nostro approccio di mercato, che ora ci sta premiando con ritorni di business e immagine

sviluppati ad hoc per i rispettivi settori. A questo viene affiancata una capacità di design di prodotto e processo nell’ottica della performance e del contenimento costi». La crisi degli ultimi anni, tuttavia, ha colpito anche questo comparto, come quasi tutti i settori in Italia. Tumedei è riuscita a gestire al meglio il periodo di recessione, come confermano i bilanci degli ultimi anni. «Sicuramente la crisi degli ultimi anni ci ha portato a dover rivedere le nostre strategie di business, con un occhio di riguardo ai costi– afferma Dalla Vecchia -. Non credo ci sia una strategia univoca per uscire dalla crisi: ogni azienda guardando al suo interno deve trovare i propri punti di forza e, lavorando su questi, puntare verso l’eccellenza per potersi differenziare dai competitor. La crisi ha sicuramente ristretto il mercato e reso piùcompetitivi i player rimasti». Superata la crisi, c’è da pensare al futuro, a mantenere i risultati ottenuti. «La nostra strategia non prevede di ampliare i settori di applicazione ma di rimanere concentrati sul nostro core business fornendo ai clienti la nostra esperienza e la nostra conoscenza in termini di prodotto, materiali e applicazioni. Il futuro è nell’innovazione tecnologica più raffinata con un occhio di riguardo all’environment: in questi anni continua una forte spinta verso lo sviluppo di materiali sempre piùperformanti, a cui si associa il possibile utilizzo di nanocariche di forte attualità». •

PREVISIONI DI CRESCITA La Tumedei è uscita dagli anni più difficili della crisi con bilanci che, anno dopo anno, si sono confermati sempre favorevoli. «Tenendo in considerazione che, in accordo alle direttive della nostra casa madre, l’anno fiscale per noi si chiude a giugno, siamo già in grado di fare un confronto tra la chiusura di giugno 2015 ed il previsionale di chiusura di giugno 2016, andando a segnare un previsionale di crescita di circa il 7-8 per cento. Fattore ancora più importante è un recupero di marginalità di 4/5 punti percentuali rispetto all’anno precedente, derivante da una ristrutturazione interna partita ad aprile del 2015, che ha visto l’azienda coinvolta in tutti i settori. Ad oggi Tumedei si presenta sul mercato con un trend di crescita positivo, con previsioni di ulteriore incremento per l’anno 20162017 ed un EBIT in linea con le migliori aziende del settore a livello europeo».


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Un’Italia bella e possibile di Francesca Druidi

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o slancio sui mercati internazionali passa in buona parte dal fronte interno. È quanto sottolinea Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, il cui mandato si profila nel segno della continuità con il lavoro svolto dal suo predecessore Carlo Calenda, neo ministro del dicastero. «L’obiettivo è intanto quello di confermare i buoni risultati raggiunti da Calenda, cui vanno i miei migliori auguri per il nuovo ruolo, e di tenerli costantemente collegati all’azione complessiva del Governo». Il successo commerciale dell’Italia, la sua capacità di esportare e di attrarre investimenti sono strettamente collegati alla reputazione di cui gode il sistema Paese, ha aggiunto il sottosegretario. «Riteniamo che lo sforzo riformatore che abbiamo compiuto e stiamo compiendo sul piano interno, insieme alla crescente capacità di iniziativa del nostro Paese in ambito europeo e internazionale, abbiano precise ricadute in termini di affidabilità e appetibilità per i nostri prodotti e per il nostro Paese. Riteniamo che il nostro export, malgrado la difficile congiuntura internazionale, abbia significativi margini di crescita; e che lo stesso valga per la nostra capacità di attrarre investimenti». Il Piano straordinario per il made in Italy è rifinanziato per il 2016. Su quali voci saranno concentrate le risorse? «Ci tengo innanzitutto a sottolineare il grande lavoro fatto per allocare risorse sulle politiche di internazionalizzazione. Non si tratta solo dei cento milioni di euro del Piano straordinario 2016: con le risorse ordinarie, il Piano export sud e il recupero di residui di anni passati, sfioriamo i 200 milioni. Se abbiamo le risorse, è imperativo concentrarle su geografie e settori strategici. Per quanto riguarda i mercati, quello nord americano continuerà ad assorbire il grosso dei fondi, seguito dall’Asia e dall’Europa. Su tutti i comparti del “bello e ben fatto”, che nel mondo definiscono il concetto stesso di made in Italy, investiremo risorse importanti. All’agroalimentare e ai beni di consumo come moda, cura della persona, prodotti per l’arredo e il design, andranno oltre la metà dei fondi, in primo luogo attraverso il potenziamento degli eventi fieristici. Un’attenzione particolare verrà poi dedicata al nostro primo comparto dell’export, l’universo della meccanica e dei beni strumentali». Restano alcuni fattori a indebolire l’attrattività dell’Italia sui mercati internazionali. Quali le priorità in questo senso? «Dal mio punto di vista dobbiamo cancellare l’idea diffusa che l’Italia sia un Paese bello e impossibile. Dobbiamo fornire a investitori e imprenditori un quadro di affidabilità complessiva, che non moltiplichi il numero degli interlocutori con cui discutere e che consenta di non ridiscutere all’infinito le decisioni assunte. Accanto a questo, la riforma della Pubblica amministrazione nel senso della semplificazione e dell’efficienza è già a buon punto, come sono a buon punto gli interventi sulla giustizia civile, sulla via dello snellimento delle

RIFORME, POLITICHE DI INTERNAZIONALIZZAZIONE E ACCORDI PER FAR CRESCERE IL MADE IN ITALY NEI MERCATI STRATEGICI E ATTRARRE GLI INVESTIMENTI STRANIERI. LA PAROLA D’ORDINE È AFFIDABILITÀ, COME SPIEGA IVAN SCALFAROTTO, SOTTOSEGRETARIO AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, presente alla firma dell’accordo siglato con Ibm

procedure e della dissuasione ad usare i tribunali come strumento di inadempienza contrattuale. Un lavoro impegnativo, che proseguiremo». Iran e Africa subsahariana sono territori ricchi di opportunità per l’export italiano. Come coglierle? «In Iran, in netto anticipo rispetto ai nostri competitor europei, abbiamo già riannodato le fila di un interscambio che prima delle sanzioni era consistente. Riteniamo che di qui al 2020, anche solo considerando un recupero delle quota italiana ai livelli presanzioni e la crescita attesa della domanda iraniana, il nostro export possa avere un incremento di circa un miliardo e mezzo di euro. Anche l’Africa sub sahariana rappresenta un’area di grande interesse, sia per l’accresciuta domanda di prodotti (che naturalmente restano in cifra assoluta piuttosto modesti), sia forse, soprattutto, per la forte spinta di questi Paesi a dotarsi di infrastrutture moderne, per la cui costruzione le imprese italiane possono certamente dire la loro. In entrambe le aree, ovviamente, c’è l’incognita costituita dall’instabilità politica. Per queste, come per le altre aree del nostro interscambio, sarà prezioso il la-

voro dell’Agenzia Ice, da poco ridisegnata, affidandole funzioni più qualificate e complesse. È auspicabile, inoltre, che ci si possa dotare, come altri Paesi, di una ex-import bank in grado di curare e sostenere gli aspetti finanziari». Il neo costituito Comitato della moda e dell'accessorio italiano punta a sostenere progetti chiave per l’industria italiana del tessile moda insieme alle associazioni di categoria. Sostenibilità, formazione, target dei consumatori millenial sono tre direttrici individuate dal Comitato. Come si articola nello specifico il piano d’azione per accrescere la competitività del comparto? «Come premessa devo dire che considero assai positivo il fatto che al Tavolo della moda partecipino una quantità e una qualità adeguate al notevole valore dell’intera filiera: dai filati ai tessuti alle confezioni, in uno con la pelle, il calzaturiero, gli occhiali, i gioielli e quant’altro. La sostenibilità è valore chiave per un settore che purtroppo presenta ancora criticità ambientali piuttosto consistenti e deve fare un deciso salto di qualità sul piano della responsabilità sociale d’impresa. L’intervento in formazione mira a valorizzare in modo adeguato le nostre scuole di settore che, malgrado l’eccellenza dei risultati, sono piuttosto penalizzate nelle classifiche internazionali, e a promuovere e diffondere quella manualità artigiana che è la sola garanzia di qualità nell’era della riproducibilità tecnica. Quanto ai millennial, si tratta di un target di mercato fra i più attivi e interessanti. Conoscerli meglio, interloquire con loro non è soltanto un’operazione di marketing». •


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Mercati

Farsi largo tra i partner che contano

di Giacomo Govoni

PORTARE AVANTI IL PIANO PER LA PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY E ACCRESCERE LA VISIBILITÀ DELLE NOSTRE IMPRESE SUI FRONTI COMMERCIALI PIÙ COMPETITIVI COME CINA E IRAN. SONO ALCUNI DEI CAPITOLI PRIORITARI DELL’AGENDA ICE 2016

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xport, export, fortissimamente export. In una fase economica in cui l’asse della competizione di mercato va spostandosi progressivamente dalla dimensione domestica a quella globale, per le nostre imprese guadagnare o consolidare il proprio profilo internazionale diventa quasi una questione di vita o di morte. Operare perché la prima abbia la meglio sulla seconda rientra tra gli obiettivi di fondo dell’Agenzia Ice, impegnata ad agevolare i rapporti commerciali dell’Italia con i partner stranieri attraverso un corposo calendario di attività e iniziative promozionali. Quest’anno, in particolare, ci sono da raccogliere i frutti della grande semina fatta nel semestre dell’Expo, coinciso col lancio del Piano straordinario del made in Italy, di cui Agenzia Ice è uno dei bracci operativi. Il merito del programma, incentrato sulla valorizzazione dello stru-

Riccardo Monti al tavolo dei relatori dell’incontro “Investire in Russia” - ©Photo Evgeny Utkin

mento fiere, è stato «l’aver impostato un disegno ordinato in un sistema storicamente poco compatto e caratterizzato in alcuni casi da concorrenza che tracimava in conflittualità». È quanto sostiene il presidente dell’agenzia Ice

Riccardo Monti, il quale sottolinea che il lavoro è ben avviato, ma è ancora incompiuto. «Tuttavia – afferma Monti abbiamo già visto risultati ad esempio nel settore del food, che vanno nella direzione delle giuste sinergie quando si

avviano processi di internazionalizzazione orientati a portare il prodotto made in Italy all’estero». MERCATI-CHIAVE, GRANDE IMPEGNO SUL FRONTE CINA Al di là dei settori specialistici su cui scommettere, per l’anno in corso la bussola della crescita sui mercati esteri indica ancora una volta le economie avanzate, grazie alle quali le nostre esportazioni hanno chiuso il 2015 con un incremento del 6,1 per cento, raggiungendo i 12,4 miliardi di euro. A controbilanciare la frenata dei Paesi emergenti sono stati soprattutto Stati Uniti, Regno Unito e Cina, che hanno dimostrato un dinamismo notevole, confermato anche nei primi tre mesi di quest’anno. Non per nulla, la terra del Dragone è una delle traiettorie chiave sulla mappa di penetrazione commerciale disegnata da Ice, come testimonia anche la presenza delle nostre im-


Industria • Maggio 2016

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Un approccio integrato ai mercati esteri di Francesca Druidi

prese alla fiera della tecnologia di Shangai di fine aprile. «La Cina – spiega Monti - sta cercando di andare verso modelli di sviluppo più sostenibili e verso investimenti meno giganteschi per dimensioni, ma più intelligenti: in questo senso l’Italia può essere un alleato preferenziale del Paese asiatico». Analizzando i programmi della Cina per il futuro, contenuti nel piano quinquennale di sviluppo 2016-2020 approvato a metà marzo dell’Assemblea del popolo, non mancano gli spunti per le soluzioni e le tecnologie del made in Italy, specialmente sui temi dell’urbanizzazione e della sanità. «Siamo qui con grande determinazione e forza – assicura il numero uno di agenziaIce - perché riteniamo che sia arrivato il momento per le imprese italiane di credere nella nuova fase di sviluppo della Cina. Non dobbiamo farci spaventare da quello che si sente sulle difficoltà della sua economia, che anche quest’anno sta crescendo del 6,7 per cento, e offrirà grandi opportunità alle aziende italiane che sapranno muoversi in maniera mirata, senza disperdersi, e cercando interlocutori qualificati». MOMENTO D’ORO PER L’IRAN, MONTI: «APPROFITTIAMONE» Nell’ampio panel di iniziative e road show che Ice metterà in campo nei prossimi mesi, spaziando da una missione in Polonia a giugno dedicata alle costruzioni, la Fiera internazionale di L’Avana a settembre, fino alla partecipazione al Plma di Chicago per il settore private label a novembre, va segnalato il forte impegno profuso dall’agenzia sul versante Iran. Al momento lo sbocco più interessante in assoluto in ottica di business futuri, in virtù della fine dell’embargo avvenuta a inizio anno. «In Iran – riferisce Monti - abbiamo già fatto un importante lavoro preparatorio a novembre con 400 operatori. Ci sono stati incontri molto proficui e sono state esplorate tutte le aree possibili. Si tratta di un Paese che ha una grande voglia di Italia ma dobbiamo correre, perché c'è la fila. Di sicuro abbiamo un piccolo vantaggio: sappiamo che se possono scegliere con chi concludere affari, gli iraniani preferiscono farlo con le imprese italiane: approfittiamone». Altro interlocutore sul quale l’agenzia tiene alta la guardia (a dispetto della crisi e delle restrizioni commerciali che la riguardano) è infine la Russia, al cui mercato l’ufficio Ice e l’Ambasciata d’Italia a Mosca hanno dedicato una guida di approfondimento, presentata nelle scorse settimane insieme al Ministero dello sviluppo economico. «In questi mesi di sanzioni – osserva Monti – ci siamo impegnati molto per cercare di limitare i danni per le nostre imprese, ma adesso vi sono anche condizioni favorevoli come i tassi d'interesse negativi che interessano circa la metà del Pil mondiale. Per chi ha la capacità di guardare a lungo termine, crediamo che in Russia si stia aprendo una nuova stagione per gli investimenti di medio taglio». •

STRUMENTI AGEVOLATI PER L’EXPORT E ACQUISIZIONI DI PARTECIPAZIONI FAVORISCONO LO SFORZO DELLE IMPRESE ITALIANE OLTRE CONFINE. SUGLI SCUDI I SETTORI DELL’ECCELLENZA PRODUTTIVA NOSTRANA. A DELINEARE UN QUADRO DELL’ATTIVITÀ DI SIMEST È IL NEO PRESIDENTE SALVATORE REBECCHINI

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l 2015 è stato un anno record per Simest nel sostegno all’internazionalizzazione e all’export delle imprese italiane. Le risorse mobilitate e gestite dalla società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti sono più che raddoppiate nel 2015, passando dai 2,6 miliardi di euro nel 2014 ai 5,4 di euro dello scorso anno. Il supporto alle attività di penetrazione nei mercati stranieri, con 5,3 miliardi di euro di operazioni, identifica il picco massimo da 5 anni a questa parte. A guidare la società oggi è Salvatore Rebecchini. Quali sono gli obiettivi del suo mandato? «Più che di obiettivi, parlerei dell’impegno di Simest – ma più in generale del Gruppo Cdp – a supporto del sistema produttivo nazionale. Il nostro compito è quello di assistere le aziende italiane nella loro attività all’estero, con importanti benefici in termini di crescita, occupazione e sviluppo del nostro sistema produttivo. Per sostenere tale percorso, Simest opera in stretto coordinamento con Sace (l’altra società del Gruppo Cdp che si occupa di internazionalizzazione), secondo il recente piano industriale del Gruppo, che prevede la creazione di un presidio unico per sostenere questo obiettivo. Pertanto, da qualche mese è operativo a Milano il primo ufficio congiunto Simest-Sace a cui potranno rivolgersi tutte le imprese, anche di piccole e medie dimensioni, per conoscere l’offerta di prodotti finanziari e assicurativi del Gruppo». Può delineare le prospettive per il 2016? «Nel corso del 2015, Simest ha acquisito 32 nuove partecipazioni, con un investimento complessivo di 107 milioni di euro, che hanno generato impor-

Salvatore Rebecchini, presidente Simest - ©Photo Michele Andreis

tanti ricadute sui volumi di affari e in termini occupazionali in Italia. In aggiunta a ciò, Simest ha gestito 234 operazioni di finanziamento agevolato, a valere sui fondi del ministero dello Sviluppo


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Mercati

economico, per il sostegno alle esportazioni e per supportare i primi passi sui mercati esteri delle aziende italiane. In prospettiva, ci attendiamo un impulso nelle attività di Simest dalla perdurante crescita nelle economie emergenti e nei Paesi in via di sviluppo, che costituiscono i principali Paesi di destinazione dei nostri interventi». E i principali progetti? «Mi limito a segnalare due casi. Un recente intervento di partecipazione di Simest - con una quota del 26 per cento - nel capitale sociale di Termigas, azienda attiva nel settore impiantistico che, già presente in otto paesi esteri, potrà dare un’ulteriore e significativa spinta al proprio processo di internazionalizzazione. Nel settore del supporto all’export, mi piace ricordare il nostro coinvolgimento nel progetto della metropolitana di Lima, realizzato da parte di Ansaldo Sts, Hitachi Rail Italy e Salini Impregilo. Il finanziamento, supportato da Simest, viene erogato da Cdp, insieme ad altre banche e garantito totalmente da Sace». Ci sono novità in merito ai prodotti e servizi forniti alle imprese? «Risale all’inizio di maggio la novità che riguarda alcuni dei nostri strumenti agevolati. Si riducono, infatti, le garanzie necessarie per accedere a due strumenti di agevolazione all’internazionalizzazione: i programmi di inserimento sui mercati extra-Ue, finaliz-

zati al lancio e alla diffusione di nuovi prodotti e servizi a marchio italiano, e la patrimonializzazione delle Pmi esportatrici, con l’obiettivo di migliorare e salvaguardare la solidità patrimoniale delle piccole e medie imprese. Grazie a una convenzione firmata con il Mise, che prevede l’intervento per 80 milioni di euro del “Fondo per la crescita sostenibile”, le imprese che richiederanno a Simest i finanziamenti otterranno un beneficio tangibile in termini di riduzione dell’importo delle garanzie da prestare». Con quali strategie le aziende italiane, specialmente le Pmi, si muovono oggi oltre confine? «La nostra struttura produttiva è soggetta ai rilevanti mutamenti imposti dalla globalizzazione, con implicazioni importanti sulla variabilità dei risultati delle imprese. L’approccio a nuovi mercati rappresenta, secondo la nostra esperienza, una concreta opportunità di sviluppo per le aziende, dato il tasso di crescita ancora molto basso che caratterizza la domanda interna italiana. È incoraggiante vedere, dal nostro osservatorio privilegiato, che - nonostante i limiti strutturali del sistema produttivo italiano - molte nostre realtà produttive riescono a investire e a radicarsi sui mercati esteri, strutturandosi con elevata dinamicità e offrendo prodotti e servizi di grande qualità, con importanti ri-

EXPORT CREDIT

Le operazioni effettuate hanno interessato i settori della crocieristica navale, dei beni strumentali e dell’impiantistica

cadute in termini di redditività e di occupazione sulla casa madre italiana. Qui il ruolo di Simest diventa fondamentale, per affiancare le imprese con competenze integrate, sia nella fase preparatoria degli interventi, sia in quella progettuale, fino ad arrivare a quella realizzativa, finanziaria e gestionale». In quali settori del made in Italy si concentra maggiore dinamismo

per quanto riguarda gli scambi internazionali? E verso quali Paesi si indirizza prevalentemente l’attività di Simest? «L’industria italiana chiude il 2015 con una crescita annua del fatturato superiore al 2,5 per cento. I settori elettromeccanico e meccanico, agroalimentare, chimico e farmaceutico, edilizia e costruzioni, tessile e abbigliamento, energia, sono stati quelli nei quali si è anche concretizzato maggiormente il nostro intervento. Per quanto riguarda gli interventi di export credit, le operazioni hanno interessato prevalentemente i settori della crocieristica navale, dei beni strumentali e dell’impiantistica. Oltre all’attività in ambito Ue e in Italia, i Paesi verso cui si concentreranno gli investimenti e le esportazioni delle imprese italiane continueranno ad essere i mercati in cui Simest è già presente in maniera significativa: Stati Uniti, Cina, India, Brasile, Russia, Indonesia, Turchia e Messico. Mi auguro che a questi paesi possano aggiungersi altre destinazioni che al momento si stanno riaffacciando al mercato internazionale (Cuba, Iran, Argentina) e i paesi del Sud Est Asiatico (Indonesia, Filippine, Tailandia) che stanno vivendo fasi di intenso sviluppo economico e sociale». •

LA NICCHIA DEL VOLO Sono attrezzature leggere quelle che il mercato chiede ai produttori di imbragature. Simone Caldana racconta la propria esperienza a nostra intenzione è quella di realizzare imbragature di alto livello tecnico e competitivo capaci di soddisfare le esigenze sia dei piloti esperti o da competizione sia dei piloti che si avvicinano per la prima volta al volo». È chiaro l’obiettivo posto alla base dell’attività Woody Valley, nata nel 1984 per la volontà e la passione del volo libero di Simone Caldana, Stefano Paissan ed Elio Valenti e oggi azienda leader al mondo nella produzione di imbragature per parapendio e deltaplano. «Per essere competitivi in un mercato internazionale come il nostro – chiarisce Simone Caldana – abbiamo esternalizzato parte della produzione in Polonia, pur continuando a crescere in Italia fino a raggiungere gli attuali 14 dipendenti. I nostri prodotti coprono circa il 16 per cento del mercato mondiale ed esportiamo in

«L

La Woody Valley Srl ha sede a Trento www.woodyvalley.com

oltre 60 Paesi». Consapevole delle necessità dei nuovi piloti, non più soltanto giovanissimi dai 18 ai 24 anni, ma anche appassionati cinquantenni, la Woody Valley si sta concentrando sulla cura estetica dei prodotti e sulla ricerca di materiali leggeri ed efficienti. Woody Valley, complice la passione per il volo libero dei suoi tre soci, ha saputo sfruttare al meglio le opportunità offerte da un mercato di nicchia, difficilmente aggredibile da paesi manifatturieri emergenti. • Emanuela Caruso


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Cresce il business dei cilindri oleodinamici di Sara Corno

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referire la qualità alla pura competitività basata sul prezzo al ribasso è la scelta che ha premiato l’azienda trentina Balduzzi Tullio Srl. Lo confermano i numeri: negli ultimi cinque anni la quota di fatturato estero è cresciuta sensibilmente, fino a raggiungere il 25 per cento. I mercati stranieri principali cui si rivolge la Balduzzi Tullio Srl sono attualmente l’Austria, la Germania, l’Olanda e la Francia. Più recenti i contatti commerciali con l’area scandinava, un possibile filone da percorrere. Il successo di questa realtà è il risultato di un percorso quantomeno curioso, che comincia negli anni Ottanta, quando, con la scoperta dello sci quale disciplina sportiva praticabile a qualsiasi livello, dall'amatoriale al professionistico, si assiste al boom dei comprensori sciistici, che si diffondono a macchia d'olio in tutto l'arco alpino. È in questo preciso momento che Tullio Balduzzi ha l’idea che gli permetterà di fare il salto di qualità, trasformando la sua azienda, fino a quel momento un’officina meccanica trentina dedita alle lavorazioni complementari per le macchine agricole e alla carpenteria, in una realtà specializzata nei cilindri oleodinamici con quote di export in progressivo aumento. Fin dall'inizio dell'attività, fondata nel 1971, Balduzzi punta su un prodotto dalle caratteristiche superiori allo standard, basato sulla qualità dei componenti e della lavorazione, più robusto e affidabile rispetto a quanto

Lo stabilimento della Balduzzi Tullio Srl si trova a Lodrone di Storo (Tn) www.balduzzitullio.it

DA OFFICINA DEDITA ALLE LAVORAZIONI MECCANICHE A REALTÀ SPECIALIZZATA IN GRADO DI RIFORNIRE IL MERCATO INTERNAZIONALE. L’ESPERIENZA DI TULLIO BALDUZZI DELLA BALDUZZI TULLIO SRL viene normalmente proposto per l’allora dominante mercato delle macchine agricole. «Compiendo questa scelta di qualità la mia azienda si è posizionata presto nel settore della componentistica utilizzabile per impieghi più gravosi e impegnativi, quali il movimento terra, che richiede una maggior predisposizione allo stress e alla durata da parte dei componenti attivi, cilindri oleodinamici in primis – dichiara il signor Balduzzi -. Con l’evoluzione delle macchine e delle attrezzature per la preparazione dei grossi complessi sciistici, cresce la domanda di cilindri oleodinamici idonei a lavorare in condizioni climatiche e ambientali difficili, con notevoli sbalzi termici, conseguenti dilatazioni e formazione di ghiaccio. La criticità di queste condizioni di lavoro accentua la fatica dei componenti dinamici, con conseguenze inevitabili sulla loro durata e sui costi di manutenzione e sostituzione». Per la clientela l'affidabilità diventa un criterio imprescindibile, motivo per cui i prodotti delle “officine Balduzzi” riescono ad affermarsi nel settore, rifornendo i più rinomati costruttori italiani ed europei. Ben presto, attraverso il passaparola, chi cerca nei cilindri oleodinamici qualità, robustezza, affidabilità e puntualità si rivolge all'azienda di Lodrone di Storo. «Eccoci quindi a rifornire anche il settore forestale, quello dell’energia, dell’idraulica e, più in generale, tutti quegli ambiti in cui le nostre caratteristiche di prodotto riescono a fare la differenza», aggiunge il signor Balduzzi. Dalla iniziale produzione di complementi meccanici rivolti al mercato locale l'azienda, divenuta Balduzzi Tullio Srl nel 2012, cresce esponenzialmente, passando da pochi metri quadri di struttura produttiva ad una superficie complessiva di 25mila metri quadri, 8mila dei quali al coperto. Allo storico fondatore, Tullio Balduzzi, si affiancano i figli Monja, Fabio e Nadia, che si occupano della gestione operativa dell’azienda.

AFFIDABILITÀ GARANTITA Negli investimenti della Balduzzi Tullio Srl particolare importanza ha assunto il controllo strumentale e funzionale della produzione, che permette di conseguire l’elevata affidabilità dei prodotti. Un’affidabilità riconosciuta dalla clientela e su cui si stanno aprendo nuovi obiettivi. «In questa direzione – specifica infatti il titolare - stiamo valutando ulteriori investimenti in apparecchiature innovative».

«Alle iniziali attrezzature si sono nel tempo sommate tutte le tipologie di macchine utensili più all’avanguardia, per lo più a controllo numerico, con centri di lavoro e robot di saldatura – spiega il titolare -. Attualmente l’officina opera con oltre venti torni a controllo numerico, anche di grandi dimensioni, otto centri di lavoro e macchine levigatrici, mantenendo costantemente aggiornato il parco macchine con continui investimenti mirati». Notevole attenzione da parte dell’azienda di Lodrone di Storo è rivolta alla scelta e alla formazione di personale qualificato, un team di tecnici e operatori aggiornati sulle ultime novità del settore e in grado di seguire processi innovativi e linee di progettazione in continua evoluzione. «Una parte dei nostri investimenti è rivolta alla formazione del personale e all’acquisizione di strumenti hardware e software che assicurino la

flessibilità e la riproducibilità dell’offerta richieste dal nostro mercato attuale – continua Tullio Balduzzi -. In questa logica abbiamo da poco implementato a quattro i magazzini automatizzati per le parti complementari alla produzione e per semilavorati di piccole serie, che ci permettono di ridurre i tempi di consegna sulle richieste più stringenti». •


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Mercati

L’indotto automotive punta all’export

di Valerio Germanico

TECNOLOGIA E DESIGN PER SEDILI E SEDUTE DESTINATE ALL’AUTOMOTIVE E AI VEICOLI SPECIALI. ALEX DEGIACOMI SPIEGA COME LA PRODUZIONE MADE IN ITALY, PER PICCOLE E GRANDI IMPRESE, GUARDI FIDUCIOSA AI MERCATI ESTERI

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a continua ricerca sull’innovazione e sul design dei prodotti, col supporto delle più evolute tecnologie di processo. È l’unico modo di rimanere competitivi sul piano internazionale per un’azienda impegnata nel settore automotive e nei suoi dintorni. Ce ne porta un esempio Alex Degiacomi, titolare della bresciana Fasp. «Progettiamo e produciamo – premette Degiacomi – sedili e sedute speciali per motorhome, camper, ambulanze, veicoli per disabili, vigili del fuoco, mezzi speciali, militari e micro car, senza trascurare il settore nautico, aeronautico, ferroviario e altre applicazioni, come la produzione di poltrone e sedute per beauty center. Fabbrichiamo sedili a ciclo completo, dalla progettazione alla lavorazione del tubo per la realizzazione dell’ossatura fino all’assemblaggio del prodotto finito. Vogliamo valorizzare ogni nostro punto di forza: il made in Italy soprattutto, il rispetto dei tempi di consegna, la collaborazione col cliente nella progettazione e realizzazione di prodotti dedicati, e le soluzioni a problemi che possono sorgere durante l’ingegnerizzazione o realizzazione dei prodotti». La scelta di spingere con convin-

PROGETTAZIONE INTERNA

Garantisce la capacità di studiare qualsiasi tipo di seduta e di soddisfare le esigenze più specifiche

zione sui mercati esteri è stata elaborata e messa in atto a partire dal 2011. «Da qui – continua Degiacomi – è iniziata una crescita repentina, che ha fatto emergere l’esigenza di un sito produttivo più ampio per migliorare sia la produzione sia la logistica, e adeguare la struttura alle nuove esigenze. Dopo anni di presenza consolidata in Italia, Europa e Giappone, l’obiettivo è poter affrontare nuovi mercati con un prodotto di qualità a un prezzo

competitivo. Attualmente puntiamo a penetrare in mercati come gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti e l’Australia, in cui stiamo ottenendo i primi riscontri». La versatilità nel riuscire a soddisfare richieste di grosse e piccole aziende con la medesima attenzione è uno dei principi fondamentali della Fasp. «Oltre a vantare attrezzature all’avanguardia nei reparti di produzione telai e sellatura – spiega il titolare dell’impresa bresciana –, la presenza di un ufficio di progettazione interno ci garantisce la capacità di studiare e realizzare qualsiasi tipo di seduta e nello stesso tempo di soddisfare le esigenze più specifiche dei vari clienti. Ma è la continua ricerca di prodotti qualitativamente elevati e la collaborazione di personale qualificato, che ha permesso di radicarci anche in quei mercati esteri in

LE TAPPE DELLO SVILUPPO Oggi riconosciuto per affidabilità e qualità, il marchio Fasp nasce nel 1970 dall’omonima ditta individuale, in seguito, nel 1978, evoluta in società. Altro passo importante è il trasferimento, nel 1990, nella sede di Gussago e, da ultimo, in quello nell’insediamento attuale sito nella zona nord di Brescia. Fin dall’inizio della propria attività, Fasp è fornitrice in primo montaggio di diverse realtà industriali che spaziano dall’automotive a tutti i veicoli speciali, al settore ferroviario e aeronautico e al settore del Racing. Sin dall’anno 2000 Fasp produce secondo gli standard stabiliti dalle normative Din En Iso 9001 ed è accreditata presso il Ministero dei Trasporti per la produzione in serie di sedili per autoveicoli.


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Alex Degiacomi, titolare della Fasp Srl di Brescia - www.fasp.it

cui si richiedono garanzie produttive elevate. Non a caso lo sviluppo dei nostri prodotti tiene conto delle più restrittive norme Ue in materia di sicurezza. A questo proposito, un investimento particolarmente importante è stato fatto per un impianto di prove di resistenza e collaudo dei sedili, dotato di software ingegneristico per la produzione di report delle prove effettuate, tutti test riconosciuti dagli organismi internazionali di certificazione e dai relativi ministeri di accreditamento. Una delle principali caratteristiche della produzione Fasp, poi, è l’adat-

RICERCA

La necessità di seguire l’evoluzione delle normative, implica di per sé un costante aggiornamento tecnologico

tabilità all’impiego per molteplici applicazioni sui cosiddetti “veicoli speciali”, settore nel quale operiamo servendo, con prodotti adeguati e in molti casi personalizzati, aziende di ogni dimensione». Tutto ciò ha portato a risultati positivi per il business della Fasp. «L’anno 2015, così come il 2014 – afferma Degiacomi –, è stato un anno soddisfacente con una crescita a due cifre percentuali. Questa variazione deriva sia dal consolidamento di clienti già acquisiti, sia dal nuovo slancio aziendale verso nuovi mercati e nuovi settori merceologici. I nuovi mercati che stiamo cercando di aggredire, con risultati fino ad ora soddisfacenti, sono ad esempio il settore ferroviario, aeronautico e racing, dove cominciamo a raccogliere quanto seminato negli ultimi anni. Siamo altrettanto ottimisti, tenuto conto dell’andamento del primo quadrimestre, su quanto potrà riservare l’anno in corso». Il quadro generale del settore non brilla e questo dà un’idea ancora più precisa dell’efficacia della strategia scelta. «La situazione del mercato di appartenenza – prosegue l’amministratore della Fasp – ha passato, come d’altronde tutti i mercati in generale, un periodo abbastanza lungo di crisi profonda, essendo legato al mondo dell’automotive. Fortunatamente, alcune azioni commerciali previste per tempo, unitamente all’introduzione ed evoluzione dei nostri prodotti, ci hanno comunque consentito di contrastare in modo abbastanza efficace questo periodo e attualmente, tenuto conto dell’evoluzione positiva dei mercati, guardiamo con fiducia al futuro». Degiacomi passa alle novità pro-

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NORMATIVE E GARANZIE Alex Degiacomi, titolare della Fasp, spiega la stretta osservanza delle regole imposte dalle istituzioni nazionali e sovranazionali cui è sottoposta tutta la produzione dell’azienda bresciana. «Dal 2000 – dice Degiacomi – produciamo in osservanza alle normative Din En Iso9001. Inoltre, ha ottenuto l’accreditamento presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in qualità di produttore in serie di sedili per veicoli. I nostri prodotti vengono realizzati a seguito di un’attenta ricerca di soluzioni tecniche e materiali innovativi che permettono un continuo miglioramento della qualità e della sicurezza degli utenti. Il laboratorio per le prove di resistenza ci permette di verificare periodicamente la corrispondenza di quanto testato presso gli enti preposti (Fakt, Csi, Ministero di Trasporti Italiano, ecc.) alla normale produzione giornaliera».

duttive previste per il 2016. «In ambito camper e motorhome – dice Degiacomi –, abbiamo proseguito gli sforzi iniziati lo scorso anno per realizzare nuovi sedili che fossero pienamente conformi ai più recenti regolamenti EU. Il risultato si è concretizzato nella possibilità di offrire al mercato sedili notevolmente alleggeriti nel peso, tecnicamente più performanti e adatti per utilizzo su tutte le categorie di veicoli. Per soddisfare le esigenze dei costruttori che decidono di non sostituire il sedile d’origine, poi, abbiamo inoltre ideato fodere di nuova concezione, ponendo un occhio di riguardo al design oltre che alla funzionalità. Per il settore delle ambulanze e mezzi di soccorso, abbiamo introdotto un nuovo sedile presentato con ampi consensi all’ultima edizione della fiera del soccorso Reas. Infine, prosegue da oltre tre anni la stretta collaborazione con un primario costruttore di veicoli elettrici con il quale abbiamo sviluppato una gamma di sedili oggi impiegata su diverse tipologie di city-car con previsioni produttive sempre in crescita. Nello stesso modo l’azienda è impegnata nella progettazione di sedili per settori che fino a qualche anno fa non facevano parte, se non in modo molto marginale, della attività principale. Ci riferiamo in modo particolare al settore ferroviario, dove seppur lentamente si stanno ottenendo i primi contratti di fornitura, al settore aeronautico e al settore Racing. Queste nuove esperienze in campi dove la ricerca di nuove soluzioni è all’ordine del giorno, hanno creato in seno all’azienda nuovi stimoli e nuovi orizzonti verso i quali proiettarsi». Infine, le innovazioni tecniche e tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro. «La necessità di mantenere adeguati i prodotti all’evoluzione delle normative di riferimento degli autoveicoli, implica di per sé un costante aggiornamento tecnologico. Perciò siamo impegnati nella ricerca di materiali innovativi e nello studio di nuovi prodotti. Da qui a un anno, sono previsti importanti investimenti per rinnovare le attrezzature tecnologiche già presenti in azienda e implementare l’utilizzo di centri di saldatura robotizzati, oltre all’integrazione del reparto di taglio e cucitura con un nuovo impianto di taglio automatizzato. Queste azioni, unitamente al trasferimento nella nuova sede in Brescia dove potremo contare anche su spazi più ampi, potranno, già nel breve periodo, dare sostanziali benefici». •


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Mercati

Dal cuore della Val di Non, il sidro italiano

di Alessia Cotroneo

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l settore agroalimentare è in continua trasformazione anche in Italia, patria delle produzioni tradizionali. Per un consumatore che non si accontenta dei piatti classici e cerca il mix sempre più spinto tra sapori locali e internazionali, con un occhio alle tendenze salutiste, vegan e bio, l’unica via è la contaminazione in salsa glocal delle produzioni. Il modello di riferimento ideale per cercare nuove strade per gli esperti di marketing è quello delle piccole produzioni, in grado di aggredire nicchie di mercato internazionale e che cominciano a riscuotere consensi anche in Italia. In Val di Non l’operazione è stata avviata, ormai una ventina d’anni fa, dall’azienda Lucia Maria Melchiori specializzata nella produzione e vendita di prodotti naturali dalla mela. Ma Alberto e Lucia, marito e moglie nonché attuali proprietari, non si stancano mai di sperimentare. Per questo motivo hanno aggiunto alle loro attività anche il SidroBirrificio artigianale. Tra i primi in Italia, hanno scelto di puntare sulla produzione di sidro e da allora è stata una continua corsa all’innovazione con un denominatore comune: la valorizzazione del loro territorio. Come si è evoluta la mission aziendale? «L’azienda è nata nel 1994 a Tres, piccolo paese nel cuore delle Dolomiti, area interamente vocata alla coltura della mela. Il nostro obiettivo è stato fin dall’inizio la trasformazione di mele intere di altissima qualità in prodotti naturali senza aggiunta di additivi e conservanti, perfetti per chi è attento a gusto e benessere. Abbiamo

L’azienda Lucia Maria Melchiori ha sede a Predaia (TN) www.luciamaria.it - www.sidrobirrificio.it

IL SETTORE ALIMENTARE PUNTA SULLA TIPICITÀ PER NICCHIE DI MERCATO SALUTISTICHE E GLOCAL. COSÌ LUCIA MARIA MELCHIORI ED IL MARITO ALBERTO SI PREPARANO A CONQUISTARE IL MERCATO ITALIANO E A SBARCARE A NEW YORK

PRODUZIONI BIO

L’80 per cento delle nostre produzioni è per il mercato biologico, molto più attento alla qualità e alla tracciabilità della filiera iniziato con la produzione dell’aceto e del succo di mela ottenuto dalla spremitura di frutti freschi, che ai tempi non produceva nessuno. Anno dopo anno, l’azienda ha continuato a crescere e a diversificare l’offerta: nel 1998 abbiamo iniziato con la linea bio, che oggi rappresenta l’80 per cento della nostra offerta, e sono nati prodotti di nicchia come il balsamico di mela e lo sciroppo di sambuco; nel 2004 abbiamo realizzato il sidro di mela e l’U’go Aperitivo, che rappresentano il ramo aziendale in crescita, insieme alla birra non filtrata e prodotta in modo artigianale, da ormai 3 anni». Com’è nata l’idea di produrre sidro e come ha reagito il mercato? «In Italia siamo stati tra i pionieri. Il sidro è una delle tappe intermedie per la produzione di aceto di mele, per cui ci siamo detti: perché non provare? Abbiamo cominciato nel 2004 e siamo arrivati nel 2015 a sei varietà tra i 4 e i 12 gradi, in vendita nei migliori negozi e supermercati biologici. I consumatori lo apprezzano perché poco alcolico e dal gusto sorprendente. Già nei

primi mesi abbiamo avuto un’ottima risposta dal mercato nazionale e internazionale, dove ne vendiamo la maggior parte. A giugno saremo a New York con il nostro sidro italiano biologico spumantizzato in autoclave. Lì la quota di consumatori è in forte

crescita mentre in Italia, dove è stato vietato per tutto il ventennio fascista, si è persa l’abitudine al prodotto; per fortuna oggi si sta riscoprendo grazie al turismo». La birra cosa ha a che fare con le vostre produzioni? «La produzione artigianale di birre non filtrate nasce da un’intuizione di nostro figlio Matteo che, partendo dalla constatazione che una parte degli impianti necessari per il sidro può essere usata anche per la birra – prodotto che lo appassiona da sempre -, ha pensato di migliorarne l’utilizzo e razionalizzare una parte della produzione. Senza contare che è estremamente utile associare a un prodotto di nicchia come il sidro una bevanda ad ampia distribuzione e nota a tutti come la birra. Poi, sempre guardando all’estero, in Inghilterra è normale trovare le spine di birra accanto a quelle del sidro. Anche in questa produzione oltre alle birre classiche abbiamo voluto puntare sulla tipicità, aggiungendo al malto e all’acqua pura del Trentino il succo di mela, ingrediente che rende la birra molto dissetante e unica nel suo genere. E il risultato piace molto». •

SIDRO ITALIANO: VARIETÀ E ABBINAMENTI PER TUTTI I GUSTI Sono sei le varietà biologiche di sidro realizzate dalla Melchiori, dal classico a quelle con aggiunta di fior di sambuco e menta, mirtillo, zenzero fino alle lavorazioni più alcoliche. Per ciascuno c’è un accostamento ideale. «U’go con fior di sambuco – spiega la proprietaria Lucia Maria Melchiori – è perfetto come aperitivo. Quello Rosè con mirtillo è ottimo con i dessert. Per i primi e i secondi suggerisco il Montanaro. Nel nostro ristorante, dove offriamo gratis sidro alla spina, la mela è la protagonista, dal bicchiere al piatto. Gli esempi non mancano: risotto mela e speck, canederli alla mela, spätzle all’ortica con mela e speck su letto di Casolet della Val di Sole, birramisù con la nostra birra alla mela e chi più ne ha più ne metta».


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Gestire la volatilità di Francesca Druidi

Andrea Guarneri, analista e trader di Kommodities Partners Sa

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e imprese manifatturiere che operano sui mercati internazionali sono soggette ai rischi finanziari derivati dall’andamento delle materie prime. Per questo, l’informazione gioca un ruolo sempre più strategico nei processi decisionali aziendali e possedere un quadro dei trend in atto sui mercati è ormai un’esigenza inderogabile per affrontare la volatilità attuale. A sottolinearlo è Andrea Guarneri, analista e trader di Kommodities Partners Sa. Andrea Guarneri parlerà, insieme a Paolo Kauffmann, fondatore di Faro (The International Commodities Club), di mercati commodity e valute, analisi tecnica e correlazioni nell’ambito del 45esimo Meeting Faro che si terrà ai Cantieri Riva di Sarnico il 23 e 24 giugno prossimi. Il Meeting ha in programma anche una sessione di aggiornamento sull’economia globale e sul ruolo dell’innovazione nell’industria automotive. Qual è, a grandi linee, il quadro attuale del mercato delle materie prime industriali? «Si è registrata una forte oscillazione delle commodity; i metalli non ferrosi

RISPETTO AI MINIMI DI INIZIO ANNO, LE MATERIE PRIME HANNO MOSTRATO UN RECUPERO. MA LO SCENARIO RESTA ESTREMAMENTE INCERTO. L’ANDAMENTO DELLE COMMODITY IMPATTA INEVITABILMENTE SULLE LOGICHE DI GESTIONE DELL’IMPRESA, COME SPIEGA L’ANALISTA E TRADER ANDREA GUARNERI hanno sofferto una partenza negativa all’inizio del 2016 (-5 per cento), si sono ripresi a febbraio e hanno toccato il massimo rendimento alla fine di aprile, pari al +11 per cento rispetto all’ultima contrattazione del 2015. La maggior parte delle materie prime si trovano in questo momento in territorio positivo, con performance del +5 per cento. Per quanto riguarda il petrolio, si è segnalato prima un ribasso importante del 30 per cento nei primi mesi del 2016 e poi un graduale miglioramento (+10 per cento). Il prezzo del petrolio resta un indicatore importante per l’andamento degli indici azionari e obbligazionari». Prevedere cosa accadrà è senza dubbio difficile, ma secondo lei quali saranno i trend nel corso del 2016? «Il rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve, rimandato nel corso di tutto il 2015 e attuato a dicembre, lasciava prevedere che ci sarebbero stati nuovi aumenti dei tassi nel 2016. I ribassi registrati all’inizio dell’anno relativi alle commodity sono probabilmente legati a questa situazione. Si è poi verificato un graduale cambiamento di strategia da parte della Fed, che ha accantonato la possibilità di 4 nuovi rialzi dei tassi di interesse. La conseguenza è stato un ritorno a flussi significativi di acquisto delle materie prime, come non si verificava dall’estate 2014. La decisione della Federal Reserve ha reso il dollaro più debole; una condizione che ha favorito la ripresa delle materie prime, la maggior parte delle quali è quotata in dollari. La debolezza del dollaro la si osserva in area europea contro l’euro, ma vanno prese in considerazione anche altre valute». Ad esempio? «Il dollaro australiano è un’efficace cartina tornasole in quanto valuta legata all’andamento delle materie prime, in particolar modo industriali. L’economia australiana verte molto sulle esportazioni delle materie prime verso la Cina; la ripresa di questa moneta conferma quindi un miglioramento di scenario sul fronte delle commodity, che po-

trebbe proseguire nel corso del 2016». Quali sono allora i fattori che oggi influenzano maggiormente l’andamento delle materie prime? «Abbiamo già visto la politica della Federal Reserve, condizionata quest’anno anche dalle elezioni presidenziali americane di novembre. Poi c’è la situazione della Cina, espressa dai dati import-export e dall’indice Pmi manifatturiero. Altri fattori geopolitici possono entrare in campo, con tensioni capaci di indirizzare queste dinamiche più nel breve che non nel lungo periodo». Come le aziende possono difendersi dalla volatilità dei mercati? «Con strumenti di copertura e l’assistenza continuativa di partner professionali in ambito commodity. È importante far capire alle imprese il

tema della volatilità. Le tempistiche dei mercati finanziari oggi sono molto veloci e i cambiamenti dei prezzi più o meno rapidi a seconda dei momenti. I mercati finanziari tendono oggi ad anticipare trend che arrivano troppo tardi alle imprese per poter aggiustare il tiro. Le imprese dovrebbero essere affiancate nelle loro scelte a livello industriale con una view del mercato generale di lungo periodo, capace di cogliere le tendenze di base, e ricevere le informazioni necessarie in caso di fissazioni in Borsa o andamenti di prezzi specifici come, ad esempio, dell’alluminio. Non conta solo il timing, ma anche il profilo del consulente: è utile che ad assistere le aziende non siano solo analisti, ma chi opera concretamente, tutti i giorni, sui mercati». •

UN SETTORE IN CRESCITA Franco Berlanda racconta i progressi della Uniflex, specializzata nella produzione di sigillanti professionali igillare garantendo qualità, sicurezza e specializzazione. Sono questi i valori che secondo Franco Berlanda, chimico industriale e presidente della Uniflex, devono guidare ogni scelta strategica nel mercato dei sigillanti professionali. E in questa filosofia aziendale, Berlanda riconosce il successo dell’azienda trentina. «Insieme con il responsabile commerciale Primaldo Paglialonga abbiamo fondato la Uniflex nel 1996, e da allora forniamo tutte le maggiori corporation mondiali del settore della chimica industriale, automotive e costruzioni. L’impresa oggi realizza 30 tipologie di prodotto, per un totale giornaliero di 50 tonnellate di sigillante a base acrilica e ha chiuso il proprio bilancio in attivo anche negli anni della crisi economica. Il motivo dietro a questi risultati sta nella nostra dedizione al

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prodotto: dalla classica cartuccia di silicone ai materiali più sofisticati come i sigillanti acrilici resistenti al fuoco fino ai poliuretanici. Ci siamo ritagliati un ruolo di primo piano nel mercato europeo, tanto da trasformare rapidamente la ragione sociale in Spa. Infine, l’innovazione. Uniflex ha realizzato nuovi prodotti “green”: sostenibili per l’ambiente, con meno problematiche legate allo smaltimento, una maggiore durabilità e la possibilità di riciclo». Elena Ricci

Uniflex Spa ha sede a Mezzocorona (TN) www.uniflexitalia.it


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Materiali

Le sfide della metallurgia di Emanuela Caruso

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uello che sta rivoluzionando il comparto metallurgico italiano e internazionale è un prodotto versatile, capace di adattarsi a svariati settori. Si tratta di gabbie strutturali per muri di recinzione e contenimento, idonee sia ai comparti più tecnici, come quello del pronto intervento per mettere in sicurezza strade o alvei fluviali, sia ai rami più artistici, come il riordino degli spazi di una piazza pubblica per renderla più fruibile a visitatori e passanti. L’azienda impegnata nello sviluppo e nella produzione di queste gabbie è la Metallurgica Ledrense, società cooperativa nata trent’anni fa nella Valle di Ledro. «Le nostre gabbie Ledrosteel – spiega Fabio Tiboni, presidente della società – possono trovare spazio anche all’interno delle case private in qualità di recinzioni per delimitare le varie proprietà. L’utilizzo e le applicazioni di questi prodotti si legano davvero a diversi ambiti e in particolar modo all’industria e all’edilizia. I vantaggi apportati da Ledrosteel, inoltre, riguardano la velocità di assemblaggio e di posa: grazie ai nostri brevetti di costruzione e di sollevamento, possiamo posizionare centinaia di metri cubi al giorno, ottimizzando tempi, lavori e costi e velocizzando l’utilizzo da parte del consumatore finale». Di quali altri articoli si occupa la produzione della Metallurgica Le-

Fabio Tiboni, presidente di Metallurgica Ledrense Soc. Coop. di Ledro (TN) www.metallurgicaledrense.net

PRODOTTI INNOVATIVI SVILUPPATI IN BASE AI BISOGNI PRESENTI E FUTURI DELLA COMMITTENZA. SERVIZI EFFICIENTI E RAPIDI. COLLABORAZIONI E PARTNERSHIP VOLTE A RIVOLUZIONARE IL MERCATO. È COSÌ CHE CI SI IMPONE NEL SETTORE. L’ANALISI DI FABIO TIBONI

drense? «La nostra produzione spazia dal filo zincato al filo lucido nero per l’industria, passando anche per una gamma di fili e prodotti specifici per l’agricoltura, come per esempio una speciale copertura in zinco-alluminio molto resistente alla corrosione. Un’ulteriore serie di prodotti è dedicata in particolare alla viticoltura. Siamo molto attenti a ogni singola richiesta e necessità della clientela, ragion per cui cerchiamo di studiare e realizzare soluzioni che siano adatte a risolvere qualsiasi problematica. Siamo sempre alla costante ricerca di prodotti nuovi e innovativi capaci di soddisfare le aspettative del mercato globale». Come viene garantita la qualità dei prodotti realizzati dalla vostra cooperativa? «Attraverso i test effettuati quotidianamente nei nostri laboratori interni, verifiche volte a garantire la resistenza, la grammatura e la zincatura del filo. Siamo certificati Iso 9001 e ogni anno investiamo in macchinari per accrescere la qualità dei prodotti e del servizio, che vogliamo sempre efficiente e puntuale. Tempestività e competenza sono, infatti, i pilastri portanti della nostra

IL BILANCIO DEL 2015 Per la cooperativa di Fabio Tiboni, l’anno scorso ha rappresentato un periodo positivo. Certo, non sono stati registrati utili stellari, ma quel che più conta è che non siano state evidenziate perdite. Nonostante il periodo di difficoltà economica in cui versa il mercato italiano e globale, dunque, la Metallurgica Ledrense è riuscita a mantenere il lavoro stabile – di conseguenza non sono stati sacrificati soci o operai – a preservare il proprio portfolio clienti e, quindi, lo stesso fatturato aziendale, che nel 2015 non è calato.

attività, elementi imprescindibili per diventare sinonimo di qualità a livello mondiale». Quali categorie e settori industriali si rivolgono più frequentemente alla Metallurgica Ledrense? «I comparti che maggiormente richiedono i nostri prodotti e i nostri servizi sono quelli dell’agricoltura, per impianti di frutta e viti; dell’industria, per armature di cavi elettrici; della costruzione reti, per impianti avicoli; e dell’uso industriale in generale, per minuterie e casalin-

ghi». In merito al settore industriale, è doveroso specificare come la Metallurgica Ledrense sia sempre stata attenta alle più piccole esigenze tanto della clientela quanto proprio del comparto. Può descrivere alcuni prodotti rivolti a un utilizzo industriale? «Apprezzati e molto richiesti sono il filo trafilato lucido e il filo zincato rosettato. Il primo viene impiegato solitamente per la produzione di chiodi o di rete ondulata o elettro-

QUALITÀ GARANTITA

Effettuiamo quotidianamente test nei nostri laboratori interni per garantire la resistenza, la grammatura e la zincatura del filo


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saldata; è prodotto in matassoni rosettati oppure in bobina da circa mille chilogrammi. Il secondo, invece, è un filo zincato a caldo in varie modalità: cotto-semicrudo-crudo in base alle esigenze di resistenza presentate dalla clientela. Viene prodotto in matassoni rosettati e anche in bobine spira-spira. Fa parte dei nostri articoli di punta anche il filo zincato ritrafilato, che per le sue caratteristiche si mostra alla vista come molto lucido e liscio e si presta bene all’utilizzo nell’industria legata alla produzione di manici per secchi o per minuterie metalliche di vario genere». Altri prodotti di cui andate particolarmente orgogliosi? «Senza dubbio i pannelli a rete elettrosaldata, adatti all’edilizia. La rete può essere prodotta con diversi tipi di filo, il cui diametro, inoltre, può variare da 2 a 6 mm. Può essere scelta in base alle proprie esigenze anche la dimensione delle maglie e, di conseguenza, quella dell’intero pannello. La rete elettrosaldata, poi, può essere realizzata sia con spuntoni laterali che rifilata su tutti i quattro lati. Anche il filo preraddrizzato è un articolo che piace molto, in quanto viene fornito sotto diretta richiesta della clientela e viene, dunque, realizzato, su misura di chi lo commissiona. L’altezza massima che può es-

sere raggiunta da questa tipologia di filo è di 3 metri. Infine, possiamo citare il filo zincato ad aderenza migliorata, impiegato per la produzione di reti elettrosaldate e in grado di soddisfare anche le necessità più complesse del bacino d’utenza». La vostra azienda ha instaurato un interessante rapporto di collaborazione con l’Università degli studi di Trento. Come è nata questa sinergia e quali obiettivi siete riusciti a raggiungere grazie a essa? «Il rapporto con la facoltà di Ingegneria è nato dal suggerimento dell’ingegner Stefano Menapace, nostro

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project manager per il progetto di marcatura e certificazione CE delle gabbie Ledrosteel. Menapace ci ha reso evidenti i benefici che sarebbero nati da una collaborazione con l’ateneo, in particolare la possibilità di avvalersi dei laboratori universitari per svolgere ricerche specifiche e delle vaste esperienze dei professori. Tra gli obiettivi che stanno per essere raggiunti c’è, appunto, la marcatura CE delle gabbie Ledrosteel, mentre tra quelli futuri abbiamo messo in conto di richiedere ulteriori ricerche in relazione a nuove tipologie di copertura del nostro filo, sfruttando le conoscenze dell’ateneo in termini di materiali metallici». Che ruolo gioca dal punto di vista imprenditoriale la marcatura CE? «È una garanzia indiscutibile di qualità produttiva e ci consentirebbe di essere inseriti in capitolati pubblici, per partecipare, quindi, a grossi appalti. Inoltre, dà maggiore fiducia e tranquillità alla committenza, che si vedrà sempre tutelata nello scegliere le nostre gabbie o altri prodotti». Oltre alle gabbie Ledrosteel, quali altre innovazioni tecniche e tecnologiche si affermeranno nel prossimo futuro? «Le innovazioni tecnologiche che a breve vedremo nel nostro settore verteranno, probabilmente, verso i

rivestimenti in acciaio e, per quanto ci riguarda, verso nuove tipologie di gabbie, in modo da farle diventare ancor più ecologiche e resistenti agli agenti atmosferici e al tempo di posa in opera». Quali sono per la Metallurgica Ledrense i mercati più importanti? «Abbiamo committenti in tutta Italia, dunque il territorio nazionale rimane uno scenario fondamentale per la nostra attività. Inoltre lavoriamo bene in Europa, in particolare Austria, Spagna, Francia, Slovenia e Germania, e sul mercato extra Cee, specialmente in alcuni Paesi, quali Tunisia, Serbia, Moldavia, Russia. Tra i nostri obiettivi futuri c’è sicuramente quello di espanderci e far arrivare i nostri prodotti anche negli Stati Uniti, dove ad oggi abbiamo già acquisito contatti molto interessanti». Parlando, invece, più in generale, qual è la situazione attuale del vostro comparto di riferimento? «Il mercato del nostro settore, ovvero il mercato metallurgico, tiene bene nonostante la crisi e gli scossoni da essa derivati. Come Metallurgica Ledrense anche negli ultimi anni siamo stati in grado di offrire alla committenza prodotti con lo stesso livello di qualità di sempre, dimostrandoci flessibili nei confronti dei clienti e senza mai perdere di vista l’eccellenza di un prodotto italiano come il nostro. Inoltre, abbiamo battuto la crisi anche attraverso la velocità di risoluzione in casi di problematiche o ostacoli di diverso genere». •

AGRICOLTURA E VITICOLTURA La Metallurgica Ledrense offre un’ampia gamma di prodotti qualitativamente elevati rivolti al mondo dell’agricoltura e, come abbiamo detto, alla viticoltura. Tra gli articoli dedicati possono essere citati: - Filo zincato commerciale, prodotto in matasse da 25 kg a svolgimento verticale oppure a svolgimento orizzontale; - Filo tripla zincatura, prodotto storico dell’azienda che garantisce una durata trentennale; - Filo zinco alluminio, caratterizzato da alta resistenza e basso allungamento è un prodotto nettamente superiore alla triplice zincatura; - Filo di acciaio inox, prodotto qualificato Aisi 302 o Aisi 304 in una gamma di diversi diametri; - Tutori ad aderenza migliorata, realizzati su richiesta diretta della clientela.


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Materiali

Le novità dell'alluminio: illuminazione led e risparmio energetico di Alessia Cotroneo

A TRENTO, METAL CENTER, AZIENDA A CONDUZIONE FAMILIARE DAL 1991, SFIDA IL FUTURO TRA INNOVAZIONE E NEW ECONOMY FACENDO DELLA PROPRIA ETICA CONSOLIDATA UN CAVALLO DI BATTAGLIA: UN OCCHIO AL FUTURO SUL CAPOSALDO DELLA TRADIZIONE

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iccole, a tradizione familiare e creative, capaci di regalare sorprese anche nei settori in cui le richieste sono abbastanza codificate. È l’identikit di una grossa fetta di industrie e attività produttive del Nord-Est italiano. Un tessuto brulicante di piccole e medie realtà che, per seguire i trend e resistere alla concorrenza dei competitor internazionali, punta sempre più in alto, a caccia di soluzioni innovative capaci di conquistare i clienti. Perché se c’è una cosa in cui siamo imbattibili, quella è senza ombra di dubbio l’inventiva. Su questo terreno si muove da 25 anni la Metal Center Srl, azienda trentina a conduzione familiare leader nella commercializzazione di semilavorati (profili e laminati in alluminio, ottone, rame, bronzo, acciaio inox) e nella produzione e vendita di sistemi, cioè profili e accessori tra loro componibili. La sua più grande ricchezza è il know-how dei 24 addetti che impiega, che unisce competenza e flessibilità per resistere alle fluttuazioni del mercato. «Per svilupparci, crescere e avere adeguati volumi di vendita in questo territorio, che non è paragonabile ad altre regioni per numero di industrie e artigiani – sottolinea Laura Giorgi, che insieme alla sorella Annalisa e al padre Luciano dirige la Metal Center – abbiamo dovuto puntare sull’elasticità che una struttura aziendale come la nostra può mettere al servizio di un mercato fatto di tante piccole economie». Con quali categorie e settori industriali vi interfacciate più di frequente?

LE TENDENZE DEL MERCATO: LED E TINTA LEGNO

«Trattando una molteplicità di prodotti in metallo riusciamo a servire dalle grosse industrie all’artigiano. La crisi ha decisamente toccato vari settori, in particolare l’edilizia, che secondo noi sono tuttora in difficoltà nonostante una piccola crescita negli ultimi mesi. Abbiamo reagito guardando ad altri mercati, cercando di cogliere quello che l’economia ci offre di positivo». Qual è la mission aziendale? «Per noi il mestiere è passione e, amando i metalli, cerchiamo di elaborare sempre nuove applicazioni, sfruttando la nostra essenza di commercianti per sviluppare sistemi che si adattino alle esigenze del mercato. Vogliamo fornire le soluzioni ideali sia dal punto di vista tecnico, con accessori e profili di facile montaggio, che dal punto di vista estetico, con linee e finiture di design ma al contempo durature e pratiche. I prodotti estrusi in alluminio che proponiamo nascono da disegni realizzati all’interno dell’azienda e sono corredati da una serie di accessori progettati e costruiti da noi. Inoltre nel settore del led, come nelle sotto-strutture e nei sistemi di ancoraggio per impianti fotovoltaici, cerchiamo di assicurare facilità del montaggio, elemento che fa la differenza per gli artigiani e offre vantaggi concreti in termini di tempi e costi per il cliente». Quest’anno l’azienda festeggia i 25 anni di attività: che bilancio tracciate? «Positivo sotto tutti gli aspetti. La Metal

Il led e le sue applicazioni si sono diffuse su larga scala, da una parte per i risparmi e la riduzione degli sprechi che garantiscono, dall’altro per lo stile dell’illuminazione. In questa direzione e in quella della tinta legno si muove il mercato dei semilavorati in metallo. «Nel campo dei profili in alluminio che verniciamo con finitura che simula il legno per fare recinzioni, parapetti e facciate – racconta Laura Giorgi della Metal Center Srl – siamo arrivati a un livello di definizione altissimo. Ormai è difficile accorgersi che si tratta di metallo e non legno, con vantaggi innumerevoli sulla manutenzione. Per quanto riguarda il led, invece, siamo molto attivi nella sua promozione con una linea di prodotti dedicati».

Laura Giorgi cotitolare della Metal Center di Trento - www.metalcenter.it

Center Srl è diventata una realtà importante nel settore, accreditata e ben conosciuta dagli istituti bancari, da fornitori e clienti per la conduzione etica e attenta. Nel 2001 abbiamo acquisito il capannone che ospita la nostra attuale sede, con disponibilità di spazi più ampi per i macchinari e le lavorazioni, oggi stiamo attraversando una fase di crescita. Il 2015 si è chiuso positivamente con un trend in aumento anche nel primo semestre del 2016, anno su cui abbiamo ottime aspettative. Il nostro impegno è quello di metterci al servizio del cliente per realizzare

i suoi progetti appoggiandolo con la nostra esperienza ed un ufficio tecnico preparato ed all'altezza. Oggi per essere competitivi non basta lavorare bene, è indispensabile ottimizzare le risorse e arrivare in tempo a capire le esigenze e i movimenti del mercato, prevedendone le mosse per offrire al momento giusto le soluzioni richieste». •


Industria • Maggio 2016

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opo la chiusura del V e ultimo Conto Energia del 2014, ovvero dopo la fine dell’incentivazione diretta statale alle installazioni fotovoltaiche, e un triennio di forte contrazione del mercato, i dati relativi al primo trimestre del 2016 tornano finalmente a mostrare un segno positivo del settore delle energie rinnovabili. Dagli stessi dati si evince che la potenza fotovoltaica connessa è aumentata del 33 per cento e il numero delle unità di produzione è incrementato del 6 per cento. Il fatto più significativo, però, riguarda le cosiddette installazioni residenziali, che consolidandosi sempre di più, rappresentano il 62 per cento delle installazioni totali. Come chiarisce Ermanno Pizzini, Direttore generale della Waris, società specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici, «le famiglie sentono come mai prima d’ora l’esigenza di abbattere i costi energetici attraverso interventi di efficientamento energetico. Le regioni che hanno registrato il maggior aumento in termini di potenza fotovoltaica sono state Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata e Molise, a dimostrazione che l’interesse per la questione energetica e ambientale non è circoscritto ad alcune zone ma è ormai ampiamente diffuso». La Waris nasce proprio con l’intento di soddisfare questa necessità di risparmio energetico e sin dall’inizio dell’attività si è orientata verso la promozione di energia diffusa a chilometro zero. «Lo sviluppo della no-

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Più pannelli solari per i privati di Emanuela Caruso

IL SETTORE DEL FOTOVOLTAICO TORNA A CRESCERE TANTO PER PRODUZIONE QUANTO PER RICHIESTA DEL MERCATO. ERMANNO PIZZINI DI WARIS ANALIZZA GLI ULTIMI DATI OTTENUTI E ANTICIPA LE EVOLUZIONI DEL MERCATO

stra realtà produttiva rimane finalizzato alla ricerca costante di soluzioni innovative semplici, capaci di aumentare tra la gente la consapevolezza che la qualità della vita e la salute dell’ambiente dipendono da noi. Per realizzare i nostri pannelli solari, utilizziamo esclusivamente materiali di elevata qualità, in particolare celle ad alto rendimento e stabilità. Oltre alla serie di prodotti che offriamo al mercato e alla committenza, ci impegniamo anche nella creazione di pannelli su misura per una migliore integrazione sui tetti, soprattutto quando abbiamo a che fare con edifici di pregio o situati nei centri storici delle città. In generale, possiamo dire che i moduli fotovoltaici Waris sono adatti a coperture di medie e grandi dimensioni e ai campi solari». Dalla stringatura delle celle alla

UN PO’ DI STORIA E INFORMAZIONI La Waris viene fondata nel 2009 da un gruppo industriale operante nel settore dell’idraulica e articoli da bagno. Date le prospettive di un buono sviluppo del fotovoltaico sul mercato italiano e considerato l’ampio network territoriale sia a livello industriale che relazionale, viene presa la decisione di fare del Bel Paese, e in particolare della Provincia di Trento, la sede dell’impresa. Attualmente, lo stabilimento operativo si sviluppa su un’area di 3mila metri quadrati, è adiacente alla strada statale del Caffaro e impiega, complessivamente, 50 addetti.

La Waris Srl ha sede a Borgo Chiese (TN) www.waris-solar.it

laminazione, dall’incorniciatura al flash test, tutte le fasi del ciclo produttivo vengono svolte nello stabilimento aziendale della Waris, che consegna, dunque, alla clientela impianti completi pronti a essere installati e utilizzati. «La produzione dei moduli si sviluppa secondo un iter ben definito che prevede la saldatura delle celle, la stringatura, la laminazione, l’incorniciatura e il flash test. Ogni fase segue uno schema codificato, con l’obiettivo preciso di ottenere un prodotto che sia costante nelle proprie performance. Particolare attenzione e cura vengono poste durante la selezione

dei fornitori e durante la fase di aggiornamento a cui periodicamente sottoponiamo le nostre apparecchiature tecnologiche. Solo operando in tal modo, infatti, è possibile realizzare un prodotto competitivo per qualità, prezzo e caratteristiche tecniche. Il bisogno di diventare sempre più competitivi nasce dal fatto che, col tempo e con lo sviluppo del settore fotovoltaico, il modulo cesserà di essere visto come un articolo tecnologico per trasformarsi invece in una comodity. Ecco allora che alla parte produttiva affianchiamo anche un comparto dedicato allo studio di soluzioni innovative e di impieghi dei moduli in settori e mercati nuovi». Fino ad oggi, le strategie messe in campo dalla Waris per conquistare il mercato si sono dimostrate oculate e vincenti, tanto che dal 2011 l’azienda è stata protagonista di una crescita a due cifre costante, in totale controtendenza rispetto al quadro generale nazionale e internazionale. «Dobbiamo il nostro successo all’aver inquadrato subito quali sarebbero state le esigenze reali del mercato, ovvero il bisogno di piccoli e medi impianti. Alla crescita ha contribuito anche il processo di internazionalizzazione, che ci ha permesso di approdare sul mercato europeo, in particolare quello tedesco ed austriaco. Nell’ultimo periodo, invece, ci stiamo interessando ai Paesi in via di sviluppo, in primis quelli africani». •


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Materiali

Il mercato dei pallet, flessibilità e anima green CASOLLALEGNO, AZIENDA IMMERSA NELLA SPLENDIDA VALLE DI LEDRO, LAVORA SOLO LEGNO CERTIFICATO, SECONDO CRITERI DI SOSTENIBILITÀ E IN PERFETTA ARMONIA CON L’AMBIENTE. IL PUNTO DELL’AD NICOLA CASOLLA, FIGLIO DEL PATRON IVANO CASOLLA di Gaetano Gemiti

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iliera ecofriendly per definizione e indotto di svariati settori tra cui l’agroalimentare, la meccanica, il tessile e la chimica, l’industria italiana del legno è un settore dalla domanda in espansione. In particolare sul versante dello stoccaggio e della movimentazione merci, che nel primo semestre dell’anno scorso ha visto il mercato interno assorbire il 15,3 per cento di pallet in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita del 4,2 per cento dei volumi di vendite anche all’estero. A determinare queste performance sono la qualità certificata delle nostre produzioni, che ne fanno un fiore all’occhiello della manifattura made in Italy, ma anche la flessibilità di aziende come la CasollaLegno che pongono la capacità di rispondere tempestivamente alle esigenze d’imballo dei clienti tra i loro valori prioritari. «Produrre pallet per diversi ambiti quali l’industria meccanica, farmaceutica, cartaria, gomma e acciaio – spiega l’amministratore delegato Nicola Casolla – comporta un note-

vole cambio nel ciclo produttivo giornaliero, con una pianificazione day to day, numerosi lotti di produzione e cambi formato. Per questo, il nostro impianto in Trentino si è strutturato in due reparti che operano in sincronia: il primo di segheria e preparazione del legname, il secondo di assemblaggio e produzione. Una configurazione che ci permette di essere molto flessibili». Come si è riflessa questa vostra attitudine ad adattarvi alla domanda nei livelli di fatturato dell’ultimo anno? «Il 2015 si è chiuso molto bene, con un incremento della quota di fatturato del 8 per cento rispetto al 2014. Da parte delle industrie italiane abbiamo registrato un buon livello di domanda di pallet, fortemente legata all’andamento generale del manifatturiero. Anche per quanto riguarda i pallet a marchio Fitok che produciamo, ovvero quelli sottoposti a un trattamento termico di sterilizzazione necessario per l’esportazione extra Ue, continua una forte richiesta. Le previsioni del 2016 non sono però molto ottimiste: manterremmo una quota di fatturato pressoché simile a quella del 2015 senza grandi variazioni». E il mercato dei pallet, in generale, di che salute gode? «Quello domestico attraversa una situazione critica, perché risulta saturo di offerta di pallet e imballaggi. Sui prodotti più standardizzati, subiamo una concorrenza molto alta soprattutto dai produttori dell’Est Europa che operano con minori costi di manodopera, di materia prima legno e sono poco regolamentati. La nostra salvezza è l’attenzione al cliente e la possibilità di servirlo “just in time” per qualsiasi richiesta d’imballo». L’altra salvezza è l’eccellenza e la sostenibilità delle vostre produzioni, materia prima in testa.

SOSTENIBILITÀ

Il nostro legno proviene esclusivamente da foreste gestite secondo i severi standard previsti dallo schema di certificazione mondiale Pefc «Proprio così. In effetti il nostro è un prodotto fatto in Italia con legno di conifera proveniente dalle foreste del Trentino Alto Adige, completamente certificato. Questo significa che il nostro legno proviene esclusivamente da foreste gestite in maniera sostenibile, secondo i severi standard previsti dallo schema di certificazione mondiale Pefc, Pan european forest certification, che ci permette di rintracciare la sua origine lungo tutto il percorso di trasformazione, garantendo qualità e legalità nella supply chain. Inoltre la nostra azienda ha un bilancio energetico positivo». In che senso? «Nel senso che produciamo più energia – rinnovabile - di quanta ne consumiamo per il funzionamento degli impianti. Questo grazie all’impianto fotovoltaico della potenza di 140kW che abbiamo sui nostri fabbricati aziendali che

soddisfa un terzo del fabbisogno di energia elettrica della segheria. A questo va aggiunto un impianto di cogenerazione, avviato l’anno scorso dopo un’approfondita fase di studio e analisi dei progetti, che sfrutta e riutilizza gli scarti della segheria, il cosiddetto cippato. In tal modo produciamo energia elettrica rinnovabile che viene immessa in rete, la quale viene ricono-


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Industria • Maggio 2016

sciuta dal Gse attraverso una tariffa incentivante». Nel vostro piccolo, dunque, non solo rispettate il territorio ma create valore. In che modo? «Dando valore alle foreste alpine, ai loro proprietari siano essi comuni, provincia o demanio, siano essi famiglie o consorzi. Acquistando in loco la materia prima legno, manteniamo viva un’economia forestale. Questo significa che oltre all’entrata diretta dei soldi della vendita di legname

di cui beneficiano i vari soggetti pubblici e privati, anche tutti gli attori della filiera bosco-legno vengono coinvolti, dai forestali, ai boscaioli, alle imprese di trasporto ecc. Non per ultimo l’ambiente e il paesaggio non viene abbandonato a se stesso, e anche la foresta assume un ruolo turistico-ricreativo». Tornando al cuore della vostra attività, come preservate l’assoluta qualità delle vostre lavorazioni durante il processo produttivo? «I pallet vengono sottoposti a un trattamento termico di sterilizzazione per rispondere ai requisiti previsti dagli standard Ismp 15 Fao obbligatori per la loro spedizione fuori dai confini Ue. Su richiesta produciamo dei pallet essiccati artificialmente, un servizio che svolgiamo soprattutto per le industrie cartarie ed alimentari. In questo modo riusciamo a ridurre l'umidità del legno fino al 18 per cento». Quali sono i progetti di punta su cui siete all’opera in questo periodo?

L’EVOLUZIONE DEL MERCATO

Si è passati da un modello completamente “push” a un modello cosiddetto “pull” dove si produce solo quel che serve subito e al minor costo possibile

Nicola Casolla, amministratore delegato della CasollaLegno di Ledro (TN) www.casollalegno.com

«Nell’ultimo periodo abbiamo cercato di diversificare la produzione utilizzando il legno. Così cinque anni fa abbiamo iniziato la produzione di pali torniti in larice per recinzioni, steccati in legno e ingegneria naturalistica. Grazie all’utilizzo di questo particolare legno, molto presente nelle foreste alpine, otteniamo un prodotto duraturo nel tempo e resistente alle condizioni di utilizzo esterne». Proviamo a dare qualche numero per capire meglio su che regimi operativi vi muovete? «All’interno della nostra azienda trasformiamo 25 mila metri cubi di legname ogni anno e produciamo circa 3500 pallet al giorno, per un totale annuale di circa 700mila pallet. Inoltre realizziamo oltre 3mila formati diversi ogni anno. In ambito energetico, produciamo 138 mila kilowatt all’anno di energia rinnovabile fotovoltaica e 780 mila kilowatt di energia rinnovabile dal cippato di legno». E quanto ai mercati, quali sono i

+20% INCREMENTO NELLA QUANTITÀ DEI PALLET REALIZZATI, REGISTRATO DA CASOLLALEGNO NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI

più ricettivi al consumo di pallet e in quale direzione si stanno evolvendo le richieste della clientela italiana a straniera negli ultimi anni? «I nostri mercati più importanti oggi si trovano nel Nord Italia, anche se abbiamo clienti in centro Italia, in Svizzera e in Grecia. C’è da dire tuttavia che dal 2008 la crisi ha rivoluzionato lo scenario commerciale globale e questo, a mio modo di vedere, è stato un punto di partenza per la creazione di un

nuovo modello d’impresa, concettualmente da ridisegnare ma soprattutto ripensare». Quali sono stati i cambiamenti principali avvenuti nel vostro settore di riferimento e come si stanno adeguando le realtà produttive come la vostra? «Si è passati da un modello completamente “push” a un modello cosiddetto “pull” dove si produce solo quel che serve subito, per il momento in cui viene richiesto e al minor costo possibile. La sfida più grande è stata quella di far capire a tutta la famiglia aziendale, composta da dipendenti e collaboratori, che il mondo stava cambiando e continua a evolversi tutt’oggi. Abbandonando la logica del “si è sempre fatto cosi” che oggi non funziona più». Quanto ha inciso la componente di ricerca e sviluppo tecnologico nel vostro percorso di ammodernamento aziendale e quanto ci state investendo in’ottica futura? «Moltissimo. Grazie all’automazione e integrazione delle linee di produzione ci ritroviamo oggi con lo stesso numero di persone, ma con un incremento del 20 per cento della produzione rispetto a 5 anni fa. Attualmente la CasollaLegno è dotata dei più moderni impianti di segagione del legno e produzione di pallet in circolazione, ma in prospettiva dovremo sicuramente migliorare le performance produttive delle linee di produzione, investendo sempre di più in robotica e automazione». •


Produzioni all’avanguardia CON GIANPAOLO GHEZZI RIPERCORRIAMO TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ NEL SETTORE MECCANICO, TRA DOTAZIONI TECNOLOGICHE ALL’AVANGUARDIA E LA VOGLIA DI INVESTIRE IN MACCHINE E OCCUPAZIONE

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avo che hai, funzionalità che trovi. Dai sistemi di sicurezza e di ancoraggio per strutture all’arredamento d’interni, dai pezzi di precisione alle meraviglie del design per ringhiere. Le funi in acciaio possono avere mille e un impiego. Tutto sta nel progettarle al meglio e nel garantire affidabilità e precisione. Obiettivi non da poco, che si prefigge dal 1975 Gianpaolo Ghezzi, titolare di Artigiancavi Ghezzi Srl, azienda trentina del settore meccanico. «Inizialmente realizzavamo funi in acciaio per la produzione di trasmissioni flessibili e freni per bici e moto – racconta – poi la produzione si è diversifica ampliandosi alle lavorazioni meccaniche per la produzione di particolari di uso e cavi, fino a pezzi meccanici di precisione di ogni tipo. Oggi eseguiamo lavorazioni di tornitura e di fresatura su acciaio, inox, alluminio, altre leghe e materie plastiche, ma possiamo realizzare an-

Artigiancavi Ghezzi Srl ha sede a Gardolo (TN)

che trattamenti superficiali e termici o piccoli assemblaggi, grazie a consolidate partnership con aziende specializzate. Artigiancavi è leader nella produzione di cavi di sicurezza e in quelli progettati e realizzati in base alle esigenze, alla funzionalità e agli usi in svariati campi: trasmissioni del moto, sostegni, sicurezze, cavi design per ringhiere e piccoli parapetti». Il processo produttivo si svolge in una struttura di 5mila metri quadrati, con un parco macchine recentemente rinnovato con due centri di tornitura automatici che si sono andati ad aggiungere ai 14 torni a Cnc e ai cinque centri di lavoro, di cui uno a cinque assi. Una dotazione tecnologica all’avanguardia per un’azienda che ha scelto di investire su strumentazione sempre nuova e metodi di lavorazione aggiornati. Un’attenzione al prodotto che si traduce nell’affiancamento continuo al cliente, dalle fasi di progettazione alla consegna, con controlli di qualità e dei trattamenti post lavorazioni che includono anche l’impiego di una macchina a controllo dimensionale 3d. «Dal 2009 l’azienda è certificata Iso 9001:2008 e dal 2015 Bs Ohsas 18001:2007 – conclude il proprietario Gianpaolo Ghezzi – sono continui gli investimenti per la gestione del sistema aziendale e costante il miglioramento in termini di offerta, flessibilità, qualità e sicurezza. Per il futuro Artigiancavi punta alla crescita con l’ampliamento del parco macchine e l’aumento di risorse impiegate in produzione, necessari per esplorare nuove opportunità del mercato».

www.artigiancavi.it

• Alessia Cotroneo


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Materiali

Porfido, il futuro nell’aggregazione di Lucrezia Gennari

L’

eccellenza della tradizione dell’attività estrattiva trentina alla prova della globalizzazione e della crisi economica che ha investito soprattutto l’edilizia, settore di riferimento per la filiera del porfido. Gianni Pisetta, presidente di Porfido Trentino Srl illustra le prospettive e le scelte compiute dall’azienda, concessionaria di uno dei migliori lotti cava situati nella zona di Albiano “Monte Gaggio”, per mantenere e acquisire ulteriore competitività, anche sui mercati internazionali. Qual è l’andamento del vostro business, considerando i risultati del 2015? «Dall’inizio della crisi, il nostro fatturato è calato di circa il 20 per cento. L’anno scorso, il fatturato è rimasto pressoché stabile con un leggero aumento di circa due punti percentuali. In termini di marginalità, l’azienda sta lavorando in una situazione di pareggio con un utile netto minimo. Siamo comunque soddisfatti di questo dato in quanto sono stati rispettati gli obiettivi del Cda di cui sono il presidente: innanzitutto mantenere l’occupazione stabile, perché crediamo fortemente nel lavoro di squadra e nel ritorno sul territorio in termini economici e occupazionali della nostra attività, che conta attualmente 42 dipendenti. Il secondo obiettivo è mantenere gli investimenti stabili e per far ciò l’azienda predilige la tutela del credito, con un fatturato garantito dal credito assicurato che ci permette di guardare al conseguimento dei nostri traguardi. Il nostro vantaggio è lavorare con un prodotto non deteriorabile e, quindi, anche se negli ultimi anni abbiamo aumentato il magazzino di circa il 10 per cento annuo, l’azienda gode di ottima salute grazie alle riserve di bilancio accumulate negli anni precedenti. Credo che gran parte del merito vada anche ai nostri genitori che non solo ci hanno trasmesso l’amore per la pietra e per il territorio, ma ci hanno insegnato anche una cultura del risparmio, grazie alla quale fronteggiare i momenti difficili». Quali caratteristiche contraddistinguono il porfido? «Il porfido è un prodotto unico nel suo genere e non solo per le caratteristiche estetiche fisico-meccaniche, ma anche

MAGGIORE CHIAREZZA NORMATIVA, UNA PIÙ EFFICIENTE CAPACITÀ DI FARE SISTEMA E IL MANTENIMENTO DI UN LIVELLO DI INVESTIMENTI TALE DA POTER GUARDARE CON OTTIMISMO AL FUTURO DEL SETTORE ESTRATTIVO. NE PARLA GIANNI PISETTA

MADE IN ITALY

Nessuno ci potrà togliere l’amore per il Trentino, per la nostra terra e la nostra pietra che portiamo in tutto il mondo

perché vanta una storia lunghissima a partire dall’epoca etrusca, passando per quella romana fino ad arrivare al giorno d’oggi. Ha un impiego molto vasto. Gli architetti prediligono il porfido come arredo urbano per quanto concerne il settore pubblico, mentre sul fronte privato viene utilizzato in prevalenza nelle soluzioni di interior ed esterior design. Per quanto riguarda la nostra azienda, il 70 per cento del fatturato è rivolto al set-

tore pubblico, mentre il 30 per cento è prodotto nel segmento privato tramite i nostri intermediari quali magazzini edili e in maniera più sporadica direttamente con gli architetti stessi per progettualità molto complesse». Con quali strategie le aziende del comparto stanno affrontando le criticità di scenario? «Sicuramente stiamo vivendo uno dei periodi più difficili della storia del nostro settore. Il prodotto porfido viene impiegato nell’edilizia che, come ben sappiamo, è uno dei settori che questa crisi ha colpito maggiormente, non solo in Italia ma anche in Europa. Complesso, quindi, oggi trovare una via d’uscita nel breve periodo, considerando che i nostri mercati di riferimento, oltre a quello interno, sono sempre stati quelli di Germania, Austria, Svizzera e Francia. Le nostre aziende per la stragrande percentuale stanno scavando su lotti cava pubblici. La prima cosa di cui il nostro settore necessita è perciò un intervento legislativo pubblico provinciale per il rispetto e la modifica della legge n.7/2006, un intervento necessario a fare chiarezza affinché i Comuni possano deliberare in maniera univoca». Perché ritiene prioritario questo nodo?


Industria • Maggio 2016

«In questo periodo di congiuntura di mercato, le aziende di questo settore - e non solo di questo settore - stanno facendo una guerra al ribasso dei prezzi di vendita, ma a differenza di altri comparti, le aziende del porfido scavano su un bene che è di proprietà del Comune e quindi a scapito in primis della collettività e, in secundis, delle nostre aziende. Ritengo, quindi, che nel nostro interesse e nell’interesse pubblico, visto e considerato che la legge provinciale in materia prevede che il piano di utilizzo delle sostanze minerarie debba assicurare con uniformità su tutto il territorio provinciale il razionale sfruttamento del giacimento, la salvaguardia dei valori ambientali, economici e produttivi e il ripristino ambientale, tutti i Comuni si debbano associare in tempi brevi, adottando un unico disciplinare per evitare una concorrenza sleale tra i vari cavatori, ma soprattutto per non disperdere

Gianni Pisetta, presidente di Porfido Trentino Srl di Albiano (TN) - www.porfidotrentino.com

risorse in continui ricorsi giudiziari tra imprenditori, Comuni e Provincia. Credo che una volta che l’amministrazione pubblica abbia messo ordine nel settore - anche perché da uomo che

FILIERA PORFIDO

In ottica futura vedo profilarsi l’esigenza di una sempre maggiore aggregazione tra imprese tramite consorzi, progetti di rete o fusioni tra varie aziende

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crede ancora nelle istituzioni sono convinto che debbano essere le prime a dare il buon esempio a noi imprenditori - il passo successivo lo dobbiamo fare noi che le imprese le guidiamo». Come? «In un mercato globale come il nostro, è ormai inevitabile che dobbiamo sederci intorno a un tavolo e trovare la via maestra che ci aiuti a fare sinergia tra le varie aziende. In ottica futura vedo profilarsi l’esigenza di una sempre maggiore aggregazione tra imprese tramite consorzi, progetti di rete o fusioni tra varie aziende. Sono solito definire il mercato come un mostro pronto a divorarti se non riesci ad anticiparlo. Resto comunque positivo in quanto la produzione del nostro settore è talmente minima rispetto al reparto pietre e il mondo è così grande che di sicuro sapremo affrontare le sfide future. Con orgoglio ricordo sempre che E.s.p.o. (Ente Sviluppo Porfido), ente fondato dai nostri padri inteso come prima generazione - dove aderiscono volontariamente la maggior parte dei produttori, si occupa della promozione congiunta della nostra pregiata pietra in tutto il mondo. Abbiamo ancora tanto da fare anche come ente, ma sono sicuro che sarà una delle chiavi d’uscita e di aggregazione del nostro comparto. Per dare un numero, solo negli ultimi due convegni organizzati sono stati incontrati 300 progettisti». Quali saranno le innovazioni tecniche e tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro? «Penso che la nuova frontiera sia la robotizzazione delle catene produttive, con conseguente riduzione della manovalanza e assunzione di nuove figure quali progettisti designer e ingegneri. Sono sicuro non sarà un’utopia». Cosa fa la differenza sul mercato per quanto riguarda i vostri prodotti? «Innanzi tutto il made in Italy, sempre riconosciuto e stimato nei mercati esteri. L’Italia rimane il nostro principale mercato di riferimento, per circa il 60 per cento della nostra produzione, il restante si divide tra Ue e, in misura inferiore, Giappone. Con progetti spot lavoriamo in Usa, Canada e Paesi Arabi. I nostri punti di forza sono il controllo dell’intero ciclo di produzione e la flessibilità, intesa come la capacità di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza del cliente finale, sia per quanto concerne gli spessori che la colorazione. Credo che noi imprenditori del porfido abbiamo un pregio che nessuno ci può e ci potrà togliere: l’amore per il Trentino, per la nostra terra e la nostra pietra che portiamo in tutto il mondo. E questo viene sempre percepito dai nostri interlocutori. Per quanto concerne il prodotto, la nostra è una pietra vulcanica effusiva con una resistenza unica nel suo genere, ma soprattutto con una colora-

CRESCITA PRODUTTIVA Costituita a Posseder (Albiano) nel 1967 come “Pisetta Ilario e C. S.n.c.” l’azienda ha trasformato nel 1982 la propria ragione sociale in Porfido Trentino Srl. Negli anni 2000, con l’entrata in azienda della seconda generazione, viene acquisito un secondo lotto di cava e, fondando i propri principi sulla qualità, viene ottenuta la certificazione Iso 9001:2008. Situata nel cuore della piattaforma porfirica Atesina, l’azienda può vantare la produzione di una vastissima gamma di prodotti in porfido quali i classici cubetti, il lastrame, le piastrelle con coste tranciate e segate oltre a tanti altri articoli ad alto valore aggiunto per l’interior ed esterior design.

zione variegata naturale irriproducibile artificialmente. Inoltre, il piano posa a superficie naturale è così omogeneo che solo la natura sa come stupirci». Quanto investite in ricerca e sviluppo? Su quali progetti state lavorando in questo momento? «Purtroppo su questo aspetto ancora poco in quanto, dal 2008 al 2011, l’azienda ha investito in piena crisi circa 5 milioni di euro in logistica e in sicurezza sul lavoro. Dobbiamo riconoscere di aver comunque fatto delle innovazioni uniche nel settore del porfido, ma non ancora abbastanza rispetto ai nostri obiettivi. Alla fine del 2014 abbiamo installato un nuovo programma per il controllo dei costi di produzione e durante il 2015 abbiamo dedicato parecchie ore all’aggiornamento dei nostri dipendenti. Quest’anno abbiamo installato reti wireless in ogni reparto. Da diversi anni l’azienda sta lavorando per sviluppare nuovi prodotti e nuovi macchinari, progetti interni che pensiamo di sviluppare l’anno prossimo».•


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Sostenibilità

Progettare in armonia con la natura di Francesca Druidi

CONOSCENZA DEI MATERIALI, EFFICIENZA ENERGETICA E ORIENTAMENTO DEL MANUFATTO. ASPETTI CHE UN ARCHITETTO MODERNO DEVE PADRONEGGIARE ALLA PERFEZIONE «SIA IN CAMPO DI GREEN BUILDING CHE DI COSTRUZIONI TRADIZIONALI», PRECISA MIRKO FRANZOSO

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ttraverso architetture semplici, in cui le costruzioni si adagiano e si fondono in modo naturale al paesaggio, firma progetti che combinano sapientemente funzionalità e sostenibilità ambientale. Uno di questi in particolare, denominato Casa sociale Caltron e situato a Cles (Tn), ha permesso a Mirko Franzoso di aggiudicarsi la vittoria in un concorso riservato a progettisti under 35. «L’obiettivo principale – spiega l’architetto - è stato quello di integrare il nuovo edificio sia coi manufatti storici esistenti, sia con le trame dei frutteti che disegnano il territorio rurale di tutta la val di Non». Il progetto “Casa sociale” ri-

specchia in modo eloquente la sua filosofia progettuale. A quali principi obbedisce e in che misura può essere assimilata a un modello di social housing? «La nuova casa sociale di Caltron si inserisce in un ambito paesaggistico che funge da soglia tra l’edificato della frazione e il verde agricolo. La volontà di pensare a un’opera espressione del nostro tempo e la necessità odierna di costruire edifici sostenibili, sono i cardini attorno a cui ruota l’intero progetto. L’idea era quella di realizzare un’architettura contemporanea che si fondesse con lo sfondo dei meleti, fino a diventare una pre-esistenza familiare per le persone del paese. Più che un esempio di social housing, la casa sociale di Caltron è

un centro civico dotato di sala per incontri, servizi, deposito e piccola cucina, utilizzabile a richiesta da tutti gli abitanti per fare incontri, feste, laboratori». Le sue opere seguono con scrupolo i dettami della bioarchitettura. In quali aspetti principali si differenzia dalla progettazione tradizionale? «Gran parte dell’attività edilizia attuale è definita da chi la progetta “sostenibile”, senza in realtà aver bene la cognizione di ciò che questa parola sottintende. La differenza nel costruire in modo sostenibile piuttosto che con tecnologie tradizionali è legata sopratutto alla cultura e alla capacità del professionista di rimanere aggiornato in ogni campo del settore edile. L’attenzione ai dettagli tecnici e architettonici, la conoscenza dei materiali impiegati, l’importanza dell’involucro e della sua efficienza, nonché la geometria e l’orientamento del manufatto sono infatti aspetti sui quali un architetto competente deve sempre porre la propria attenzione sia nel campo del green building, sia in quello delle costruzioni tradizionali». Come cambia l’approccio di un professionista tra il progettare da zero un edificio in architettura sostenibile e recuperarne uno esistente? «Un professionista serio e competente fornisce sempre la massima serietà e cura durante tutto l’iter edilizio, sia che si tratti di un’architettura costruita exnovo, sia nel campo delle ristrutturazioni edilizie. Certo, le difficoltà nell’operare sul patrimonio esistente sono maggiori e legate soprattutto alla storia del manufatto su cui interviene e allo stato di fatto in cui lo si trova. Prima di lavorare su una pre-esistenza è infatti necessario conoscere in profondità i suoi aspetti storici, tecnici e strutturali, e in secondo luogo saper valutare molto bene quali sono i benefici di una scelta piuttosto che di un’altra. Ed eventualmente trovare la mediazione che porti al miglior progetto possibile sia in

Mirko Franzoso, architetto e designer

termini di sostenibilità del manufatto, che di qualità architettonica». Quale messaggio ha voluto affidare alla realizzazione della casa sopraelevata tra gli alberi? «Vivere immersi nella natura, in sintonia con gli elementi del territorio e nel rispetto dell’ambiente in cui trascorriamo il tempo della meditazione. Questi i temi di fondo che, in collaborazione con lo studio Dilegno, hanno portato alla realizzazione di questa Homeair tra gli alberi che si inserisce nel contesto in modo delicato. L’estrema attenzione per la natura è evidenziata dal sistema costruttivo completamente a secco che permette di rimuovere in qualsiasi momento il manufatto. Inoltre pareti e solai sono totalmente realizzati in legno e rivestiti con pallet di riciclo e le pareti di tamponamento sono realizzate in legno di larice verniciato. Col passare del tempo il legno del rivestimento invecchierà e cambierà colore e aumenterà così la sua integrazione con l’ambiente circostante». •


Industria • Maggio 2016

di Stefano Russello

L’

architettura di qualità basata sull’utilizzo del legno ha acquisito negli ultimi tempi sempre più importanza e risalto internazionale. Questo grazie alla ricerca, alle moderne tecnologie di lavorazione, ma anche alla rivalutazione delle straordinarie caratteristiche di isolamento termico e acustico proprie del materiale. Naturale, eco-friendly, duttile e resistente. Alcune aziende hanno intuito già da anni le potenzialità di una lavorazione specializzata del legno, e in tal senso si è evidenziata la Alpilegno, azienda trentina all’avanguardia nel settore dei serramenti di elevata qualità, anche in legno-alluminio. Nel cuore della Val di Ledro, poco distante dal Garda, a costante contatto con la natura, questa virtuosa realtà tira fuori prodotti di eccellenza, per poi esportarli in tutto il mondo, garantendo il made in Italy al 100 per cento. «Non è uno slogan: ogni componente del processo produttivo viene eseguito in Italia». Loris Cellana, fondatore e attuale titolare di Alpilegno, introduce le caratteristiche della sua attività. «Selezioniamo la nostra materia prima direttamente nei boschi millenari del Trentino Alto Adige, dove abbiamo un’eccellente qualità e una variegata tipologia di legno». Vent’anni fa lei ha intuito in prima persona le potenzialità di questo settore, fondando Alpilegno. Cos’è cambiato da allora? «Siamo cresciuti, ma la filosofia aziendale è rimasta la stessa, quella di fornire ai nostri clienti prodotti di altissimo standard qualitativo. Produciamo diversi modelli di serramenti in legno e legno-alluminio, per rispondere alle esigenze tecniche dell’architettura moderna, sempre con la ricerca di stile e di design, con la passione e la cura artigianale del dettaglio. Che fanno la differenza». Nell’edilizia moderna di qualità lo sviluppo sostenibile è l’elemento por-

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Il rispetto del territorio NEL CUORE DEL TRENTINO SI PRODUCONO SERRAMENTI IN LEGNO DI ALTA QUALITÀ. L’ATTENZIONE PER IL GUSTO ARTIGIANALE INCONTRA LA TECNOLOGIA. DESIGN, STILE, MADE IN ITALY E TUTELA DELL’AMBIENTE COME VOCAZIONE. LE PAROLE DI LORIS CELLANA DI ALPILEGNO BORGO IL MEZZANINO, IL FIORE ALL’OCCHIELLO

tante di molti progetti. Che ruolo gioca l’ambiente nella vostra attività? «La nostra azienda da anni dedica la propria attenzione all’impatto ambientale dei prodotti e dell’attività produttiva, investendo in tutti quegli interventi capaci di ridurre ogni tipo di danno. Dalle attrezzature tecnologicamente più avanzate ai progetti di recupero del paesaggio, fino ad un forte investimento nel risparmio energetico e nel ricorso a risorse rinnovabili nel nostro stabilimento produttivo, dove un impianto fotovoltaico genera 100mila Kw di energia pulita ogni anno. Inoltre i nostri serramenti offrono elevate prestazioni termiche e acustiche, risparmio energetico e sicurezza. Utilizziamo solo legni provenienti da zone a riforestazione programmata (PEFC), collanti esenti da sostanze nocive e vernici idrosolubili, coniugando, così, il rispetto del territo-

La Alpilegno Srl ha sede a Tiarno di SopraLedro (Tn) - www.alpilegno.com

rio, della tradizione e delle persone». Oltre a tradizione e cura artigianale avete saputo puntare su ricerca e innovazione. Quanto è importante per un’azienda l’aggiornamento tecnologico? «Siamo da sempre attenti alla ricerca e puntiamo sulle nuove tecnologie. L’obiettivo di soddisfare le esigenze del mercato ci ha portato nel 2013 ad acquistare nuovi impianti tecnologici automatizzati. Grazie all’aggiornamento tecnologico abbiamo potuto diversificare la produzione, aumentando la gamma e la qualità dei nostri serramenti, allargando così i nostri confini affacciandoci anche all'estero». Nel marketing e nell’industria l’attenzione per il cliente acquista ogni giorno maggior importanza. Che

Alpilegno è stata coinvolta nella ristrutturazione del Borgo Mezzanino, un relais di lusso situato in un antico casale di campagna a pochi chilometri dal centro di Salò (BS). L’azienda di Tiarno di Sopra ha partecipato con la progettazione e la realizzazione di infissi ad elevate prestazioni termiche acustiche, mettendo in campo la sua collezione Classic72, nella versione laccato opaco, anche ad arco a tutto sesto e ad arco gotico. Serramenti in legno, progettati su misura, che coniugano semplicità ed elevata qualità: di spessore 72mm, sono dotati di tre guarnizioni e di vetrocamera con lastre di diverso spessore per migliorare l’isolamento acustico. Nella suite che si affaccia direttamente sul parco, Alpilegno ha installato i suoi serramenti Clima72, dotati di vetri fonoassorbenti speciali e tendine interne oscuranti, a garanzia di un maggiore comfort degli ospiti.

grado di personalizzazione offrite nei vostri prodotti? «Grazie ad un impianto di ultima generazione con a bordo un elevato numero di utensili, possiamo personalizzare il nostro prodotto in diverse tipologie, colorazioni e finiture. I nostri serramenti vengono disegnati per donare un tocco in più agli ambienti moderni e di design, così come agli edifici storici. Realizziamo spessori che variano da 72 a 104 mm, ottenendo eccellenti qualità tecniche e di isolamento termico-acustico. Oltre al prodotto, offriamo al cliente finale un percorso di consulenza globale, personale altamente qualificato e un’assistenza continua. Questa la nostra strategia. Impegnarci per garantire sempre comfort abitativo, risparmio energetico e convenienza fiscale». •


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Sostenibilità

Il sogno dell’imprenditore IL CAVALIERE DEL LAVORO MARIANO VOLANI PORTA LA SUA LUNGA ESPERIENZA IMPRENDITORIALE COME ESEMPIO DI SVILUPPO IN OLTRE CINQUANT’ANNI DI ATTIVITÀ. «DAL BOOM POST-BELLICO ALLA RIPRESA DOPO LA GRANDE RECESSIONE DI QUESTI ANNI» di Remo Monreale

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ealizzare ciò che si ha in mente, creando valore e benessere per intere comunità. In questa estrema sintesi si può ritrovare la vera missione che ogni imprenditore accetta di portare a termine. È il pensiero di Mariano Volani, Cavaliere del Lavoro dal 1978 e a capo di un gruppo imprenditoriale che ha fatto la storia del Trentino. Raccontare questa storia significa toccare diversi punti centrali nella vita di una società: attività innovative, futuristiche, internazionalizzazione, impegno sociale e amore per l’espressione artistica. «Tutto ciò – spiega Volani – rappresenta l’orizzonte cui tendere se si sceglie la vita che ho scelto io. In questo si può trovare l’esempio di com’è nata l’industria post-bellica in Trentino. Si può dire che siamo stati fondatori di un settore strategico di respiro internazionale, dalla comunicazione ai servizi e tecnologie digitali e multimediali per i beni culturali. Ogni cosa, a ben vedere, è connessa, in un’unica visione». Negli anni sessanta, quali erano le condizioni favorevoli che avete affrontato? «Il dopoguerra in Trentino, caratterizzato da povertà, emigrazione, agricoltura di sussistenza, ha avuto in quegli anni una classe politica illuminata nel segno di Alcide Degasperi, portando avanti una visione del futuro secondo i

Mosca: Accademia Nazionale di Scienze ed Economia

PROGRESSI

Attraverso le nuove tecnologie si possono raggiungere modelli di business capaci di rispondere ai nuovi bisogni principi dell’Economica Sociale di Mercato che studiavo all’Università Cattolica di Milano. In pochi anni la zona industriale di Rovereto si è riempita di nuovi imprenditori locali che hanno fatto il salto da artigiani a industriali, realizzando in breve tempo fabbriche, laboratori, complessi industriali di ogni tipo. Così, in quarant’anni, abbiamo realizzato il primo boom post-bellico. E tra questi c’ero anch’io: dagli stabilimenti Volani e con le più moderne tecnologie produttive, sono stati realizzati più di 800 edifici nel mondo». Come definirebbe questi ultimi sette anni di crisi profonda? «Dalla caduta del comunismo del-

IMPRENDITORE NEL ‘68 Il Cavaliere del Lavoro Mariano Volani parla del difficile momento vissuto durante la contestazione, un periodo oscuro soprattutto da un punto di vista politico. «In quegli anni, imbevuti delle teorie marxiste – ricorda Volani – la figura dell’imprenditore perse la propria legittimità, dignità e rispetto nei confronti di una larga fetta dell’opinione pubblica. Ero Vice Presidente della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e Vice Presidente degli industriali di Trento con delega alla Cultura e Formazione. Le Brigate Rosse e

Baghdad: Centro Poste e Telegrafi dell'Irak

la Cellula Trentina della banda Bader-Mainhof, mi inviavano ciclostile con ogni tipo di improperi e minacce. Hanno bruciato i nostri uffici dello stabilimento di Rovereto, facevano picchetti davanti alla fabbrica giorno e notte per mesi e dovevo vivere con la scorta della polizia per gli spostamenti importanti. Eppure, continuavo a scrivere sui giornali articoli di difesa sul ruolo dell’imprenditore in un’economia di mercato aperto. Ci siamo liberati di quelle teorie “malate”solo con la caduta del muro di Berlino».

l’Unione Sovietica e dalla conversione della Cina all’economia di mercato voluta da Deng nel ’89, oltre due miliardi di persone sono entrate nel mercato globale decretando la fine del vecchio mondo: l’inizio di una nuova era per il ventunesimo secolo. Il fenomeno ha imposto la globalizzazione dei mercati, una nuova divisione internazionale del lavoro, l’avvento delle nuove tecnologie digitali e la smaterializzazione dell’economia stessa». In che modo ha operato questa trasformazione? «La prima linea guida consiste nell’operare come engineering e contracting in joint-venture con imprese locali. Insieme ad aziende italiane qualificate promuovo queste attività “nei luoghi della crescita” come recita il tema del Festival dell’Economia di Trento. La seconda linea guida sta nel contribuire

Busseto: il Presidente Mariano Volani inaugura il Museo Nazionale Giuseppe Verdi mariano.volani@multigram.com

alla creazione di nuove start-up con giovani ingegneri laureati e diplomati trasmettendo esperienze e know-how imprenditoriale: attraverso le nuove tecnologie informatiche e digitali si possono raggiungere innovativi modelli di business, capaci di rispondere ai nuovi bisogni. Poi, i nuovi materiali, le tecnologie a risparmio energetico, la domotica, la green economy e il design italiano rappresentano l’eccellenza del lavoro italiano ammirato e acquistato da tutto il mondo. Così sono nate Fabrica Ludens – la tecnologia incontra la cultura – spin-off realizzato insieme a Fbk di Trento per la modernizzazione dei beni culturali italiani ed europei, oggi di proprietà di giovani imprenditori. Poi, è nata La Petalosa – The Next Home – innovativo spazio abitativo, con design italiano, in legni speciali eco-compatibili, dotato di fonti energetiche solari, con tecnologie della domotica più avanzata per villaggi turistici grandi alberghi sul mare, sui laghi, in montagna, per single e famiglie allargate e molto altro, richieste in tutto il Far East asiatico e nei luoghi turistici incontaminati del mondo. Infine, la Privacy – Card, un brevetto internazionale creato per proteggere la privacy del cittadino, garantire che l’utilizzatore è effettivamente il proprietario della card, ma al contempo senza fornire informazioni personali sull’utilizzatore-proprietario stesso: è la soluzione perfetta per l’accesso personalizzato per ministeri, enti pubblici, e più in generale aziende pubbliche e private». •


Industria • Maggio 2016

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Scenari “verdi” dell’edilizia di Giulia Panzacchi CASE ECOLOGICHE, ESPRESSIONE DELLA NUOVA BIO-EDILIZIA, PER ESSERE AL PASSO NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI. E IN ITALIA C’È CHI HA GIÀ CREDUTO IN QUESTO PROGETTO. LO RACCONTA L’INGEGNERE ELMAR MATTEVI

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egli ultimi anni il mondo dell’edilizia ha subìto numerosi cambiamenti. Uno di questi è la nascita e la diffusione di una sorta di corrente di pensiero innovativa, più attenta all’ambiente rispetto al passato. Si tratta di quella che viene chiamata “bioedilizia”, o edilizia ecosostenibile. Costruire case ed edifici eco-compatibili e attenti all’ambiente è probabilmente il futuro del settore. Queste case ecologiche, in genere, sono costruite in legno: un materiale non soltanto totalmente ecosostenibile, ma anche versatile e termoresistente; il che ne fa un alleato perfetto per limitare i costi del riscaldamento. Dei vantaggi del legno nell’edilizia parla Elmar Mattevi, ingegnere e socio di STP, una delle prime aziende italiane a credere in questa nuova fetta di mercato. «Da qualche anno a questa parte il mondo dell’edilizia è completamente cambiato, viene messa al primo posto la qualità invece della quantità e si guarda ai nuovi sistemi costruttivi con ammirazione e come punto di riferimento per il costruire bene. L’intuizione iniziale della nostra azienda si è dimostrata la direzione giusta del mercato immobiliare. STP infatti può essere considerata una delle prime aziende che ha contribuito a far nascere e crescere in Italia e in Trentino l’edilizia in legno di qualità e l’ha resa adatta a costruire edifici residenziali e grandi strutture di pregio, cambiando la visione comune del legno da mero materiale per la costruzione di baite da montagna e strutture di emergenza. L’originalità sta nell’aver scom-

STP ha sede a Taio - Predaia (TN) - www.essetp.it

FARE RETE

messo sull’edilizia in legno, in un momento in cui in Trentino e in Italia quasi nessuno pensava che questo materiale potesse essere usato per la costruzione di edifici, e ancor meno che il sistema “Crosslam” potesse diventare il futuro del costruire». “Crosslam”, o più semplicemente “Xlam”, è un innovativo sistema costruttivo che prende piede negli anni 90. Fino ad allora si usavano tecniche costruttive storiche come il sistema a telaio o il “Block Bau”. «Non ci vantiamo di essere l’azienda che ha portato l’edilizia in legno “X-lam” in Trentino o in Italia, ma siamo stati tra i primi a crederci veramente. Abbiamo unito le competenze insegnate alla Facoltà di Ingegneria di Trento alle esperienze di artigiani esperti del settore del legno per creare una realtà innovata e sviluppata». Ma come funziona, nella pratica, la rea-

lizzazione di una casa in legno? Lo spiega ancora l’ingegner Elmar Mattevi. «STP non ha uno standard tecnico e architettonico, in quanto di volta in volta, in funzione di vari fattori come il luogo dove si realizzerà la costruzione o le esigenze e i gusti del cliente, studia e ricerca le soluzioni più adatte che soddisfino al meglio i requisiti richiesti. Il team di esperti assiste costantemente il cliente svolgendo un lavoro preciso e accurato in tutte le fasi del progetto. Il processo di produzione passa attraverso una progettazione e una ingegnerizzazione del progetto sviluppata nei minimi dettagli. Una volta che tutti i particolari dell’edificio sono stati esaminati e calcolati, si passa alla realizzazione vera e propria che consiste in un mix tra la precisione di un processo industriale e l’originalità e la competenza di un lavoro artigianale. Infatti nella prima fase viene prodotta la struttura portante dell’edificio costituita da pannelli X-lam e legno lamellare che vengono tagliati chirurgicamente da macchinari all’avanguardia a controllo numerico, nella seconda fase di completamento dell’opera entrano in gioco le maestranze artigiane opportunamente formate e dirette dal team di tecnici di STP». Chi costruisce case ecologiche ha un target ampio e deve saper indovinare e accontentare tutte le esigenze dei suoi clienti. L’ingegnere Elmar Mattevi spiega come questo sia possibile: «Le richieste dei clienti sono molto differenti una con l’altra, per esempio: c’è la famiglia che vuole realizzare il sogno della casa della vita o l’albergatore che ha come esigenza

Una nota importante di STP è la rete di collaborazione che si è venuta a creare con professionisti e imprese del territorio. «Siamo convinti che “fare rete” sia l’unico modo per essere forti, competitivi ed emergere nel mercato di oggi. Questo è confermato sia dai numerosi artigiani che gravitano attorno all’azienda e che in un certo senso ne fanno parte, perché indispensabili per noi per portare a termine le costruzioni, che dalle varie collaborazioni con professionisti esterni e realtà che operano nello stesso settore». STP è diventata un punto di riferimento per numerosi carpentieri, ma anche per neo aziende che hanno intrapreso la stessa attività ma hanno la necessità di un’assistenza durante il processo d’ingegnerizzazione del progetto. Grazie a questo metodo, per STP diventa sicuramente più facile uscire dai confini provinciali, sfruttando la rete commerciale delle aziende con cui collabora; aziende che, a loro volta, ricevono in cambio l’aiuto del know-how di STP.

la velocità di costruzione. Nonostante questi bisogni eterogenei lo scopo di STP rimane la soddisfazione del cliente, realizzando un prodotto di qualità. Cerchiamo di raggiungerlo mettendo alla base del servizio delle semplici componenti sempre costanti e ben bilanciate una con l’altra: professionisti qualificati e competenti, materiali e tecnologie certificate, sostenibili e di qualità, un sistema costruttivo all’avanguardia studiato e testato e l’esperienza maturata in dieci anni di attività e quasi 400 costruzioni in legno realizzate». •


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di Alessia Cotroneo

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i sono confezioni che risultano così belle, accattivanti e utili da far propendere il consumatore all’acquisto del prodotto che contengono. Alcune vengono identificate con il prodotto che custodiscono tanto da diventare il punto di riferimento visivo da richiamare alla memoria quando si cerca qualcosa negli scaffali dei negozi. In questi casi, il nome del prodotto può sfuggire, ma “l’abito” che gli è stato cucito addosso no. Quando nell’immaginario collettivo del consumatore scocca questa scintilla, il gioco è fatto: il ruolo del packaging nella strategia di marketing aziendale è più che assolto e l’identificazione tra contenitore e contenuto è totale. Ma per far diventare realtà questo che è il sogno di ogni imprenditore, occorre tanto lavoro preparatorio, strategia creativa e molta perizia nell’esecuzione finale. Perché una scatola, in questo caso, non è solo un involucro: è la “faccia” del prodotto e come tale va trattata, per restare fissata bene in mente. È questo l’obiettivo verso cui tende l’I.C.S. Bertagnin, azienda di Rovereto (Trento) operante nel settore della cartotecnica. Più di 90 anni a lavoro tra carta e cartone e non sentirli, tenendo gli occhi ben puntati sul futuro. «Nel 2015 abbiamo ottenuto un incremento di fatturato del 9 per cento – sottolinea Fabio Gatti, Amministratore della I.C.S. Bertagnin – e nei primi cinque mesi del 2016 la crescita è stata del 13 per cento circa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

BILANCIO IN CRESCITA

Nel 2015 il fatturato è cresciuto del 9 per cento e nel primo semestre del 2016 del 13 per cento

Sostenibilità

Il packaging che crea identità IL RUOLO DETERMINANTE DELLE CONFEZIONI NEI PIÙ GRANDI SUCCESSI COMMERCIALI NASCE IN FABBRICA. PER FABIO GATTI DELLA I.C.S. BERTAGNIN SI RIASSUME IN DUE SOLE PAROLE: PERSONALIZZAZIONE E CREATIVITÀ UNA PRODUZIONE GREEN L’attenzione alle tematiche ambientali, soprattutto nel settore del packaging, è un imperativo categorico per offrire prodotti eco-sostenibili e sfruttare le materie prime senza depauperare l’ambiente. «La nostra azienda – continua Fabio Gatti, amministratore della I.C.S. Bertagnin – ha investito negli anni in due impianti fotovoltaici, per un totale di circa 300 Kw installati che coprono il 60 per cento del nostro fabbisogno, uno dei quali realizzato senza beneficiare del conto energia. Abbiamo sostituito tutta l’illuminazione nello stabilimento e negli uffici con luci a led. Da molti anni ormai effettuiamo una raccolta differenziata totale per ogni tipologia di materiale e per quanto riguarda gli scarti di lavorazione, in particolare carta, plastica e legno, vengono riutilizzati per produrre nuova materia prima».

Fabio Gatti, Amministratore della I.C.S. Bertagnin con sede a Rovereto (TN) www.ics-packaging.it

Nonostante sia sempre più difficile difendere i margini, siamo riusciti ad acquisire nuovi clienti dimostrando di essere competitivi per prezzi, qualità e servizio. Il nostro fatturato è per il 90 per cento destinato al mercato italiano, ma vendiamo anche in Germania, Austria, Francia, Romania, Svizzera. Su questi mercati esteri, in particolare, ci sono ancora i margini per crescere». L’offerta cartotecnica di I.C.S. Bertagnin è molto ampia, occupandosi l’azienda di materiali come cartoncino e cartone e osservando la qualità in ogni fase di produzione, dal progetto fino alla spedizione del prodotto finito. I.C.S. ha sviluppato ed elaborato un importante know-how: produce packaging personalizzato per risolvere qualunque necessità di imballaggio e di valorizzazione del prodotto del cliente. «La produzione – continua Gatti – spazia dagli astucci in cartoncino teso e accoppiato alle confezioni regalo, fino alla realizzazione di espositori e isole POP, cartelli da banco, vetrina e pubblicitari in genere. Nel corso degli anni l’azienda è diventata completamente autosufficiente nel processo produttivo, dalla stampa offset a quella a caldo e serigrafica, stampa rilievo e plastificazione, dall’accoppiatura alla fustel-

latura e incollatura. L’azienda cura con flessibilità tutte le fasi produttive dalla progettazione cartotecnica e grafica, alla realizzazione dei prototipi con i materiali più idonei in tempo reale». La struttura, con oltre 6.000 mq coperti, permette di gestire direttamente il confezionamento dei prodotti e di occuparsi della logistica, dallo stoccaggio fino alla spedizione nei punti vendita. «Il nostro lavoro consiste nel creare un “abito su misura” per i diversi prodotti dei clienti. Nelle diverse progettazioni quotidiane il nostro knowhow ci permette di essere propositivi nelle soluzioni tecniche adottate per fare in modo che l’articolo che ne deriva sia compatibile con le esigenze di marketing, nel rispetto dei budget. Abbiamo investito in un’ampia linea di confezioni anonime innovative dal

punto di vista tecnico e grafico, che è stata immessa sul mercato da pochi giorni. Inoltre stiamo proseguendo nella politica di investimento, già iniziata da alcuni anni, in macchinari e attrezzature per ottimizzare il processo produttivo. La nostra attenzione al momento è anche sul completamento dell’iter di certificazione della qualità».•


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Industria • Maggio 2016

La sostenibile leggerezza dell’acqua PRODOTTO SOSTENIBILE E AZIENDA ECO-COMPATIBILE, DUE CARATTERISTICHE FONDAMENTALI PER PORTARE IN TAVOLA UN’ACQUA LEGGERA E GREEN. L’ESPERIENZA DI MAURO FRANZONI

Le risorse idriche SONO UTILIZZATE A SCOPI INDUSTRIALI MOLTO PIÙ SPESSO DI QUANTO COMUNEMENTE SI IMMAGINI E RAPPRESENTANO UN VERO BUSINESS, GARANTENDONE IL DEFLUSSO MINIMO VITALE. NE PARLIAMO CON ADRIANO TOMASI

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acqua è una risorsa fondamentale in molti più campi di quelli che si possono immaginare. Del settore idrico non fanno parte solo le istituzioni pubbliche, che si occupano di distribuire acqua potabile nelle case e negli edifici pubblici, ma anche tutte quelle aziende che progettano, creano e commercializzano valvole, componenti e macchinari per convogliare o filtrare l’acqua che sarà poi utilizzata per scopi industriali. Una di queste realtà, che ha fatto dell’innovazione e della personalizzazione dei suoi prodotti i suoi punti di forza, è la G.E.I. (Gruppo Energia Italia), società che opera nei settori idrico e idroelettrico. «G.E.I. ha più di vent’anni di esperienza nel settore idrico e idroelettrico- precisa l’amministratore dell’azienda

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asce in un territorio puro e incontaminato, l’acqua Levico, da una sorgente a 1660 metri nelle Alpi Trentine. Un’acqua minerale che della propria terra e della cura dell’ambiente a cui deve tanto ha fatto due elementi irrinunciabili. A spiegare come leggerezza, attaccamento al territorio ed eco-sostenibilità si siano fuse per dar vita a una realtà moderna e green è Mauro Franzoni, presidente dell’azienda Levico Acque. «La nostra terra ci dona in natura una tra le acque più leggere in Europa, con soli 36 milligrammi di residuo fisso. Proprio per preservarne la leggerezza e il gusto unico, viene imbottigliata direttamente alla fonte, senza trattamenti intermedi e con processi attenti e sensibili alla salvaguardia dell’ambiente». Sì, perché la Levico Acque è stata una delle prime aziende trentine e del settore a rendere la propria presenza sul territorio impalpabile, attraverso un percorso che l’ha trasformata in un’impresa a impatto zero sull’ambiente. «In collaborazione con Patrimonio del Trentino, Provincia autonoma di Trento e Comune di Levico, abbiamo ristrutturato la nostra fab-

La G.E.I. ha sede a Pergine Valsugana (TN)

Adriano Tomasi-. Ci siamo specializzati nella progettazione e fornitura interamente su misura, a seconda delle esigenze del singolo cliente, di valvole di sicurezza, di guardia turbina e di scarico per impianti idroelettrici e protezione condotte oltre a paratoie e carpenterie per l’idraulica». Le linee di prodotti di G.E.I. sono tre, e rispondono ciascuna a un’esigenza particolare del mercato. «La Hydro Line offre prodotti per impianti idrici per la raccolta e potabilizzazione, trasporto e distribuzione e stazioni di pompaggio. Con la Hydro Equipment, al fine di rispondere con un prodotto ad hoc e coprire le diverse esigenze impiantistiche, vengono proposte oltre a paratoie piane a parete o a canale, anche stramazzi, paratoie a ventola e a settore. La Hydro Power si occupa invece delle valvole di sicurezza che permettono l’intercettazione o la regolazione automatica del flusso dell’acqua a seconda delle necessità dell’impianto idroelettrico». Negli ultimi anni, poi, G.E.I. si è specializzata anche nella gestione del deflusso minimo vitale (D.M.V.), cioè quel quantitativo di acqua che deve per legge essere rilasciato durante un’attività di derivazione dell’acqua da un torrente o da un fiume, in modo da preservare l’integrità ecologica del luogo. «Siamo in grado di proporre a richiesta-conclude Adriano Tomasi- sia l’attività di consulenza che di rilevazione sul campo, sia la fornitura delle apparecchiature di misurazione, controllo e lettura dati con relativo supporto nella messa in opera e certificazione».

La Levico Acque Srl si trova a Levico Terme (TN)

brica, sostituendo la copertura per adeguarla alle nuove normative e ottimizzandone l’efficienza energetica grazie all’adozione di pannelli fotovoltaici con capacità 200kW, in grado di coprire circa il 50 per cento del nostro fabbisogno. Inoltre abbiamo ottenuto, unica azienda del settore, la certificazione ßNeutral, che certifica le emissioni di CO2 e la conseguente riduzione e compensazione, che nell’anno 2014 è stata del 100 per cento. Ancora, per preservare la grande qualità delle nostre acque e per proteggere l’ambiente, utilizziamo solo ed esclusivamente bottiglie di vetro, l’unico materiale del tutto ecologico e infinitamente riciclabile». Gli stessi processi produttivi adottati da Levico Acque sono eco-compatibili, grazie al recupero delle acque calde di lavaggio delle lavabottiglie che contribuiscono al funzionamento degli impianti di riscaldamento durante i periodi invernali. L’azienda si è, nel tempo, dimostrata attenta anche alle esigenze di chi lavora, diventando una realtà economica virtuosa capace di creare occupazione e proporre al mercato prodotti nuovi. «Abbiamo immesso sul mercato la linea BibiBio, ovvero una serie innovative di bibite frizzanti biologiche, e Cremadacqua, una linea cosmetica a base dell’acqua Levico capace di donare alla pelle idratazione, luminosità, nutrimento e giovinezza».

www.geivalvole.it

• Giulia Panzacchi

www.levicoacque.it

• Emanuela Caruso


Depurare l’aria indoor L'INQUINAMENTO DEGLI AMBIENTI CHIUSI, DA 5 A 60 VOLTE MAGGIORE RISPETTO A QUELLO ESTERNO, SI PUÒ COMBATTERE CON UN SISTEMA EFFICACE E BREVETTATO, COME SPIEGA MARCELLO SVALDI

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reservare la nostra salute combattendo l'inquinamento indoor è oggi possibile grazie ad un sistema di depurazione dell'aria al 100 per cento green. Una soluzione suggerita dalla natura stessa, che attraverso la pioggia e il vento riesce a ripulire l'aria presente all'esterno: allo stesso modo la Gioel di Trento, utilizzando esclusivamente acqua del rubinetto, senza filtri o additivi di alcun genere, ha brevettato un sistema in grado di eliminare il 100 per cento delle polveri sospese nell'aria e il 99 per cento delle cariche batteriche, dei funghi e dei lieviti presenti negli ambienti chiusi. Marcello Svaldi, amministratore delegato dell'azienda orgogliosamente made in Italy, racconta la nascita del sistema Gioel, frutto di tre anni di studi e ricerche, con un investimento di 4,5 milioni di euro, due centri di ricerca, uno studio di design e sessanta fornitori coinvolti. «Il sistema di lavaggio dell’aria Gioel nasce da una domanda, alla quale non era ancora stata data risposta: da sempre decidiamo con molta attenzione ciò che beviamo e che mangiamo, in base non solo ai nostri gusti personali ma anche alle esigenze di salute e benessere, ma come possiamo scegliere l'aria che respiriamo? Ciò che molti non sanno – dichiara Marcello Svaldi – è che l'aria indoor, ovvero quella presente negli spazi chiusi dove passiamo, in media, il 90 per cento della nostra vita, è da 5 a 60 volte più inquinata rispetto a quella esterna. La conseguenza di tutto ciò è che oggi quasi una persona su due è allergica e le malattie respiratorie sono in costante crescita. I vantaggi del sistema Gioel sono numerosi: respirare aria pulita rafforza il no-

Marcello Svaldi, amministratore delegato del Gruppo Gioel di Trento www.gioel.com www.facebook.com/gioelcom

stro organismo, riduce il pericolo di contrarre affezioni respiratorie, offre alle persone allergiche un ambiente nel quale vivere riducendo l’uso dei medicinali. Ma vi sono anche benefici molto pratici: basti pensare che di tutta la polvere presente nella stanza di una casa, oltre l’80 per cento è in sospensione nell’aria e se usiamo i comuni aspirapolveri, riusciamo a rimuoverne al massimo il 20 per cento e quindi quella rimanente si rideposita subito dopo. Invece, il lavaggio dell’aria offerto dal sistema Gioel, non solo la elimina totalmente ma mantiene la nostra casa pulita più a lungo. Grazie al sistema Gioel è possibile, inoltre, profumare l'ambiente, fare aromaterapia ed eliminare i cattivi odori». • Sara Corno

ARIA INDOOR

Quella degli spazi chiusi è da 5 a 60 volte più inquinata di quella esterna


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L’evoluzione dei giochi educativi di Giulia Panzacchi

NON SEMPLICI GIOCATTOLI MA METODI DI APPRENDIMENTO INNOVATIVI, CHE CONSENTONO AL BAMBINO DI IMPARARE SENZA SMETTERE DI FARE QUELLO CHE AMA DI PIÙ, GIOCARE. L’ESPERIENZA DI ADELIO DA RONCH

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ducare: un’attività così importante eppure così delicata, nella vita di un bambino. Affidata innanzitutto ai genitori, ma in misura sempre maggiore anche agli insegnanti, che si prendono carico di far apprendere al bambino le più diverse discipline, inventando sempre nuovi modi per incuriosirlo, per non annoiarlo e quindi non fargli pesare l’apprendimento. Perché, si sa, imparare divertendosi è sempre più facile, più veloce e meno faticoso. Dell’importanza di questo metodo è convinto Adelio Da Ronch, titolare dell’azienda Giochimpara, da anni nel settore della vendita di giocattoli che uniscono al divertimento la capacità di insegnare. Giochimpara, ovvero “imparare giocando”. Qual è l’importanza di questo metodo di insegnamento e qual è l’originalità dell’azienda? «L’importanza del metodo risiede nel fatto che promuove nei bambini un apprendimento totalmente naturale. Il bambino è portato, per la sua età, a fare gioco, e giocando in una certa maniera, con dei materiali strutturati, riesce ad apprendere senza rendersene conto. Noi sostanzialmente vendiamo giocattoli, come altri. L’originalità sta nel fatto che a noi non interessa il gioco super pubblicizzato. Noi andiamo avanti con il nostro “gioco”, che continuiamo a chiamare così anche se è un vero e proprio materiale didattico, che ha delle valenze pedagogiche importanti». Giochimpara collabora con l’azienda francese Wesco. Com’è nata questa collaborazione? «Wesco è la più importante ditta mondiale che produce e distribuisce materiali didattici. Ha un catalogo di 840 pagine, che noi abbiamo distribuito in 10mila copie in Italia, rappresentativo di tutto il materiale didattico. Si indirizza principalmente alle scuole, ma la nostra esperienza ci insegna che quando i genitori vedono come i bambini giocano a scuola e capiscono quello che impa-

LA STORIA

Adelio Da Ronch è titolare e socio fondatore della Giochimpara Srl, con sede a Pergine Valsugana (TN) www.giochimpara.com

rano, vengono da noi per portare l’apprendimento scolastico anche a casa. C’è una continuità dalla scuola a casa. Con Wesco noi siamo subentrati in un momento in cui non c’era nessuno che distribuisse i loro prodotti in Italia; abbiamo fatto un anno di “anticamera”, per così dire, e adesso la collaborazione è stabile». Un esempio di materiale didattico? Il migliore? «È difficile dire quale sia il migliore. Il risultato si ottiene con una somma, un insieme di giochi. Per esempio, il nostro Memory non è uno dei soliti, in cui si deve mettere insieme la cipolla con la cipolla; è un Memory che mette insieme causa ed effetto. È un livello superiore, che stimola il ragionamento. Ed è fondamentale che il bambino apprenda senza accorgersene, giocando appunto. Il bambino, fino a una certa età, gioca; ma a dire il vero giocano anche i grandi, infatti noi abbiamo anche giochi per adulti. Anzi, per le case di riposo, abbiamo gli stessi giochi delle scuole materne, in versione “adulta”: in questo caso, si risveglia la memoria e la mente. Mentre, nel caso del bambino, la si deve stimolare». Pensa che si possa parlare di

Quella di Giochimpara è una storia particolare e interessante, che nasce da un’intuizione e si sviluppa grazie a una passione. Racconta Adelio Da Ronch: «La società è costituita da due soci. Io e il mio socio in origine lavoravamo insieme in una ditta che faceva saracinesche idrauliche. Mia moglie è pedagogista, la sua insegnante: anche grazie a loro ci siamo resi conto che c’era una carenza sul mercato italiano, questa della didattica tramite il gioco. Quindi siamo partiti con questa idea. Prima eravamo in un piccolo appartamento, poi dieci anni dopo ci siamo spostati nel negozio attuale, che ha 1000 mq di esposizione, più 1000 mq di magazzino. E abbiamo cominciato la collaborazione con Wesco, leader mondiale in questo campo. Siamo partiti da un settore che non aveva niente a che fare con la didattica, e ci siamo innamorati del fare pedagogia vendendo».

“nuova pedagogia”, riguardo a questo metodo? «Non c’è niente di realmente nuovo: il “nuovo” è continuare a farlo, senza stancare il bambino. In questo modo si può andare avanti con l’insegnamento anche per due o tre ore, e il bambino è contento di imparare, perché non se ne accorge». Con Wesco proponete anche materiali per la rieducazione motoria. Quando si rendono necessari? «Wesco propone materiali per fare dei percorsi motori: bastoni, cerchi, blocchi, cubi… si possono creare dei percorsi che affinano l’equilibrio e la coordinazione dei passi; questa è educazione motoria. E questi materiali vengono usati anche nei centri riabilitativi, per i percorsi di riabilitazione, naturalmente con dimensioni diverse. Ci sono tanti giochi adatti a questi scopi: per esempio, per riattivare la funzione della mano, che ha subìto un trauma, esistono delle palle di durezza graduata, che permettono di far riacquistare a poco a poco alla mano la capacità di stringere». Chi sono i clienti di Giochimpara? «Principalmente scuole e asili nido, ma anche le famiglie, alcune cooperative, eccetera. Abbiamo anche l’ecommerce. Dal prossimo anno dovremmo avere anche tutto Wesco sull’e-commerce: si parla di 9mila articoli. Una tipologia di clienti che arrivano da noi, e sono tanti, sono le famiglie con bambini che hanno qualche difficoltà di apprendimento o di altro tipo, che vengono da noi per chiedere come possono continuare a casa il lavoro che si fa a scuola». C’è una reale concorrenza in questo campo così particolare? «Nel nostro ambito, per la particolarità del nostro lavoro, non abbiamo concorrenti. Perché non mandiamo solo il catalogo, facciamo molto di più: cerchiamo di trovare un punto d’incontro con i nostri clienti, individuando i loro bisogni reali e rispettando il loro budget. E poi garantiamo l’assistenza e la consulenza pedagogica ai nostri clienti». •


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Tradizione e innovazione

Il valore della carta e la sua riscoperta L’INGEGNER GIOVANNI LO PRESTI ANALIZZA L’ATTUALE ANDAMENTO DEL MERCATO DELLE CARTE PATINATE E SPIEGA COME IN REALTÀ PER CERTI CONTENUTI RIMANGA UN SUPPORTO SUPERIORE. «A PATTO CHE RISPONDA A REQUISITI D’ECCELLENZA» di Renato Ferretti

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uello della carta stampata, lo sappiamo, è un settore entrato in crisi prima ancora della recessione globale. Dal 2007 a oggi si è registrata una contrazione fortissima, più del 32 per cento in meno, e non si può dire che le cose stiano migliorando. Ma se in alcuni ambiti la concorrenza dei nuovi media rimane invincibile, in altri settori di stampa si sta riscoprendo il valore di pubblicazioni qualitativamente elevate. Parliamo di editoria di qualità con l’ingegner Giovanni Lo Presti, direttore industriale generale di Cartiere del Garda, azienda del Gruppo Lecta, con una lunga storia d’eccellenza nel settore delle carte patinate. «Secondo noi – dice Lo Presti – rimarrà un comparto che non verrà toccato dallo strapotere dei nuovi media, perché il valore di un libro stampato d’arte o di fotografie, è superiore come supporto per questo tipo di contenuti. Non a caso, si sta rivalutando il supporto cartaceo proprio in quei paesi più sviluppati, penso agli Usa o al Giappone, mentre qualche anno fa si pensava che fosse un mercato senza futuro. Certamente la crisi si sente ancora, ma proporre il non plus ultra nell’ambito qualitativo è una strategia che finora ha

Cartiere del Garda ha sede a Riva del Garda (TN) - www.lecta.com

portato risultati molto positivi. Insomma, il futuro è tutt’altro che nero». Lo Presti passa a spiegare nel dettaglio cosa significa eccellenza nel mondo delle carte patinate. «Si potrebbe riassumere con “altissimo livello nella stampa grafica”. La resa di stampa ha diversi elementi che la caratterizzano. Uno dei più importanti è l’uniformità dell’assorbimento degli inchiostri, il risultato non deve rivelare la naturale disuniformità che caratterizza il supporto fibroso. Uniformità di copertura del colore, superficie estremamente liscia, una superiore rigidità legata allo spessore rispetto ai

INTEGRAZIONE TERRITORIALE E SOCIALE Come spiega l’amministratore dell’azienda trentina Giovanni Lo Presti, nella storia di Cartiere del Garda c’è tutto il desiderio di integrazione con il territorio locale, dal quale ha ricevuto, negli anni, le risorse umane e naturali che le hanno consentito di crescere e di affermarsi a livello internazionale. «Fedele a questa filosofia – dice Lo Presti –, l’azienda appoggia con continuità un gruppo di associazioni, favorendo così lo

sviluppo sociale dell’area di appartenenza. Tra le partnership ricordiamo quelle con il Parco Naturale Adamello Brenta, il Museo Civico di Riva del Garda, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, l’Associazione Magi (Internal Association of Medical Genetics), una onlus che svolge un importante ruolo di ricerca e formazione nell’indagine di alcune malattie genetiche rare».

prodotti più comuni sul mercato, sono tutti fattori da tenere in considerazione. Un’altra caratteristica che lo stampatore apprezza molto è la rapidità di asciugamento dell’inchiostro pur mantenendo un elevato differenziale di lucido (ink gloss): questo, in particolare, è legato alla penetrazione dell’inchiostro e delle sue particelle fini nella superficie. Una carta normalmente veloce ad asciugare, trascina gli inchiostri nel suo interno facendo perderne brillantezza. La nostra carta, invece, coniuga una velocità di asciugamento superiore con un’elevata permanenza delle parti fini di inchio-

stro in superficie, esaltando la brillantezza, quindi. Va sottolineato che il differenziale di lucido è un dato oggettivo misurabile». La tecnologia che permette di aumentare il differenziale di lucido si basa sull’ottimizzazione e funzionalità dei diversi strati di patina applicata. «A ogni strato di applicazione della patina – continua Lo Presti – si danno funzionalità differenti: questo permette di ottenere l’omogeneità di superficie e l’ottima risposta di interazione tra superficie patinata e inchiostro. In questo consiste la “formulazione patina”, il cuore del nostro know how, sviluppato internamente all’azienda in un processo durato decenni: è ciò che ci ha permesso negli anni di essere sempre un passo avanti alla concorrenza». Ma c’è un ultimo punto nell’analisi dell’amministratore di Cartiere del Garda, con cui si spiega l’andamento positivo dell’azienda trentina. «La sostenibilità. E non sto parlando solo di quella ambientale, che è importantissima e che vede Cartiere del Garda al centro di un territorio spettacolare dal punto di vista paesaggistico ed estremamente delicato. Ma anche di sostenibilità economica da una parte, senza la quale non c’è impresa, e di sostenibilità sociale dall’altra. Quest’ultimo punto non è meno decisivo degli altri, perché un’azienda non può vivere in un ambiente sociale che la vede come un corpo estraneo da respingere. Per fare un esempio, nel 2007 abbiamo investito 55 milioni di euro per costruire la nuova centrale di cogenerazione, collegata al teleriscaldamento, attraverso cui forniamo acqua calda alla cittadina di Riva del Garda. Recuperando quindi una porzione di energia non sfruttabile nel processo industriale si risparmiano 40mila tonnellate annue di petrolio equivalente di combustibili bruciati in caldaie tradizionali con un indubbio vantaggio anche dal punto di vista ambientale». •


Industria • Maggio 2016

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Furniture Automechanika China FRANCOFORTE | 13-17 settembre 2016

SHANGAI | 8-11 settembre 2016

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erchiato in rosso anche nel “Percorso export design” per le imprese organizzato da Promos, azienda speciale per l’internazionalizzazione della Cciaa di Milano, il China internation furniture Expo è un appuntamento centrale nel calendario fieristico degli operatori del mobile e dell’arredo d’interni. Di scena quest’anno con la 22esima edizione dall’8 all’11 settembre, il Furniture China 2016 tornerà nel maestoso contenitore dello Shangai New International Expo centre galvanizzato dall’eccellente riscontro di pubblico ottenuto l’anno passato. Quando ad affollare la principale piattaforma asiatica dedicata al design e all’arredamento erano stati quasi 102 mila visitatori provenienti da 163 Paesi e regioni. Un risultato da record che gli organizzatori contano di ripetere in virtù di un’offerta espositiva vasta e di altissima qualità, che mette in vetrina mobili classici cinesi ed europei dei più affermati brand internazionali, materassi, tavoli e sedie, mobili da giardino e per bambini, oggetti di design per la casa e per l’ufficio. In una seconda area, allestita presso la Maison di Shangai, troveranno invece spazio splendide ceramiche, nuove idee di illuminazione, utensili da cucina, tessuti per la casa e gli stand che ospiteranno istituti e scuole di design di fama mondiale. •

S

fileranno tutti i big dell'aftermarket mondiale alla 24esima edizione di Automechanika Francoforte, biennale espositiva di punta del settore automotive. Al via il prossimo 13 settembre fino al 17, anche quest'anno la fiera tedesca accenderà i riflettori sulle più interessanti novità legate a ricambistica, accessori per auto, attrezzature per autofficine e supplementi per l'automotore, puntando a migliorare ulteriormente i numeri dell'edizione 2014 che aveva accolto 4600 espositori provenienti da 74 Paesi e circa 138 mila visitatori. «Automechanika Francoforte – spiega il direttore della fiera Olaf Mußhoff – si connota per un forte accento internazionale, considerata la significativa presenza di global player del settore e dei principali brand e leader di mercato». Tra essi, massiccia la componente italiana con oltre 500 aziende annunciate tra gli esposi-

tori di un’edizione che, all’interno dei suoi focus, darà particolare risalto alla produzione di ruote e alle soluzioni nel comparto dei veicoli commerciali. Uno sguardo speciale sarà poi riservato al veicolo connesso e, più in generale, alle idee d’avanguardia per la mobilità del futuro. Protagoniste quest’ultime della Festhalle di Francoforte, vetrina di presentazione delle innovazioni sul tema “Tomorrow service & mobility”. •

Msv

BRNO | 3-7 Ottobre 2016

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istemi per l’industria mineraria, metallurgica, ceramica e vetraria; componenti per l’industria meccanica; sistemi di propulsione idraulica e pneumatica; power engineering e impianti elettrici ad alta tensione; saldatura e chimica metalmeccanica. Queste alcune delle categorie produttive a cui è dedicata Msv Brno, fiera internazionale della meccanica in programma ogni anno in Repubblica Ceca. Tema cardine dell’edizione di quest’anno, che si

K Dusseldorf

svolgerà dal 3 al 7 ottobre, saranno i sistemi di automazione, regolazione e controllo industriale che stanno attraversando tutti i settori presenti alla rassegna di Brno, considerata unanimemente il più importante appuntamento fieristico rivolto al mondo dell’ingegneria industriale dell’Europa Centro-orien-

tale. Con una partecipazione media di 75 mila visitatori e una presenza di espositori che nell’edizione 2015 ha toccato quota 1600 aziende, il marchio Msv Brno attira tradizionalmente operatori dal profilo elevato provenienti dai nove segmenti specialistici del settore metalmeccanico, a cui offre tra l’altro un calendario molto articolato di seminari, workshop e conferenze. Una manifestazione dalla forte eco anche mediatica, come dimostrano i circa 400 giornalisti accreditati presenti annualmente tra i padiglioni della fiera ceca. •

DUSSELDORF | 19-26 ottobre 2016

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ra i più importanti centri economici europei, Düsserdolf è la città ideale per ospitare K 2016, la fiera per le materie plastiche e la gomma più importante al mondo. Tre anni dopo l’ultima edizione che ha richiamato oltre 3200 espositori da 59 Paesi e un flusso di visitatori professionali vicino alle 220 mila unità, K 2016 si prepara ad alzare il sipario su tutte le novità tecnologiche in tema di semilavorati, materie prime e ausiliarie, prodotti in plastica rinforzata e attrezzature per l’industria delle materie plastiche e della gomma. «Grazie alla sua straordinaria offerta e al carattere internazionale di pubblico

ed espositori – sottolinea Werner Dornscheidt, presidente dell’ente Messe Düsseldorf che organizza la manifestazione - la K detiene una posizione unica al mondo. Essa rappresenta il punto di partenza verso scelte decisive per soluzioni di prodotto, di processo e indica al settore la strada da seguire nei prossimi anni». Piattaforma regina per fare business e incontrare esperti di innovazione nel campo dell’automotive, imballaggio, chimica e tanti altri, l’edizione 2016 di K Düsserdfolf presenterà inoltre una mostra sulla plastica, che attraverso esempi tratti da diversi settori illustrerà le possibili applicazioni e le innumerevoli proprietà di questa materia. •


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Oss industria Mag 16  

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