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Osservatorio

ABITARE

architettura, edilizia e design

Primo Piano

Educare al bello e alla qualità Il Salone del Mobile, un brand da valorizzare e preservare, facendo leva sulle capacità delle aziende italiane di emozionare il pubblico

CERSAIE 2017 IL VALORE DELLE IDEE

Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile

L

a 56 a edizione del Salone del Mobile è andata in archivio con un bilancio positivo e più che soddisfacente. «I numeri parlano

da soli: 343.602 presenze in 6 giorni provenienti da 165 Paesi, un bel 10 per cento in più rispetto al-

Le novità della ceramica italiana a Bologna Fiere dal 25 al 29 settembre. Protagonisti i materiali da rivestimento per interni ed esterni e i prodotti dell’arredo bagno, tutto corredato da un ricco programma di eventi

l’edizione 2015 con le stesse biennali. Numeri che confermano un trend positivo percepito fin dal primo giorno in tutti i padiglioni, da quelli del Salone del Mobile a quelli delle due biennali, Euroluce e Workplace3.0», racconta il presidente e proprietario di Kartell Claudio Luti, tornato a marzo alla guida del Salone, che ormai è ben più di una fiera. «È stato un momento unico in cui cultura e sistema

Ceramica, l’innovazione continua Le piastrelle made in Italy recuperano competitività sui mercati stranieri, ma il mercato interno è ancora troppo debole se confrontato al periodo precedente la crisi economica

industriale si sono fatti punto di riferimento internazionale e specchio di un’Italia virtuosa che funziona». Il conto alla rovescia per l’edizione 2018, in programma dal 17 al 22 aprile, è già iniziato. La dimensione esperienziale e di storytelling offerta dal Salone e dal Fuorisalone di Milano avranno sempre più importanza strategica per lo status della manifestazione? «Sono convinto che sia fondamentale porre “al

n occasione del Cersaie ha senso fare il punto della situazione sulla ceramica italiana. Il 2016 è stato un anno positivo. Il comparto delle piastrelle prodotte in Italia ha superato i 5,4 miliardi di euro (+5,9 per cento) con un export in crescita di 4,6 miliardi (+6,3 per cento). «Il 2017 è abbastanza in linea con gli esiti del consuntivo del 2016», commenta Vittorio Borelli, presidente di Confindu-

I

Vittorio Borelli, presidente Confindustria Ceramica

stria Ceramica, che sottolinea l’avvio della ripresa, ma non si lascia andare a facili entusiasmi. «Dopo la crisi dell’edilizia del 2008, che ha prodotto una brusca caduta dei consumi a livello mondiale nell’ordine del 20-30 per cento, dal 2012-13 in avanti è stato intrapreso un percorso di crescita; sul fronte dei mercati esteri non siamo tornati ai livelli pre-crisi, ma la tendenza è buona e ci stiamo riavvicinando». Le

vendite in Italia invertono la tendenza dopo otto anni di caduta e si posizionano a 82,8 milioni di metri quadrati (+3,2 per cento), un dato che rappresenta però meno della metà del mercato interno pre-crisi. «Il mercato domestico non ha ancora dato segnali convincenti di aver voltato pagina. I consumi sono ancora fermi al palo e si sono

centro” del nostro operato il pubblico: il Salone

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del Mobile non deve essere solo un luogo dove esporre e osservare i prodotti ma uno spazio dove pensare, che faccia pensare, che sorprenda e stimoli, un luogo vivo e da vivere, che non metta semplicemente il visitatore di fronte al design, ma che gli permetta di girarci intorno e magari anche dentro. È assolutamente necessario passare dall’idea di Salone quale “collettore di oggetti” e “luogo di contemplazione” alla concezione di uno spazio come “organismo interattivo”. Ogni

Arredo bagno

Industria del marmo

Design, multifunzionalità, digitalizzazione e prodotti green: le nuove tendenze illustrate dal presidente di Assobagno Paolo Pastorino

Settore litico in crescita e opportunità per le aziende italiane nei mercati esteri: l’analisi di Flavio Marabelli, presidente onorario degli industriali del marmo


Settembre 2017 | 3

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ABITARE

Sommario

Distretto rubinetteria Novara bene l’export.....p.18

Marmomac 2017: il settore lapideo protagonista

a Verona dal 27 al 30 settembre.....................p.22

Colophon Direttore responsabile Marco Zanzi • direzione@golfarellieditore.it Consulente Editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento Redazionale Michela Calabretta redazione@golfarellieditore.it

Restructura: le soluzioni più innovative per il recupero funzionale dell’esistente.............p.50

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Segue dalla prima padiglione, ogni stand e ogni oggetto devono diventare

nazionalmente: un primato che non vogliamo perdere

avere non solo un progetto di prodotto, ma anche un

“trasmettitori di senso e significato”: per ottenere questo

ma che è sotto assedio in una vera “guerra commerciale”

progetto distributivo. Il Salone del Mobile è interna-

effetto diventa fondamentale utilizzare tecniche di sto-

per il moltiplicarsi delle design week. Il Salone deve

zionale,

rytelling che diano vita a molteplici dimensioni

essere un punto di riferimento e di attrazione per il più

globalizzazione è una grande opportunità per chi ha un

esperienziali, da quella ricreativa e socializzante a

vasto numero di persone che da tutto il mondo vengono

brand e valori da trasmettere. Questo non significa

quella educativa, da quella estetica e celebrativa a

a Milano. Per questo, il nostro impegno si dovrà con-

adattare i prodotti, ma esportarli perché noi aziende

quella emozionante. È ciò che il Salone del Mobile fa da

centrare nel rafforzamento e nella valorizzazione del

italiane siamo ambasciatori della qualità e dello stile

sempre con i suoi eventi collaterali. Oggi non possiamo

Salone, puntando sulla capacità delle nostre aziende

ed educatori al bello. È grazie a quest’atteggiamento

più pensare al Salone solo come una fiera, che pure deve

non solo di offrire prodotti al mercato, ma creare emo-

che le nostre aziende sono sul mercato con proposte

mantenere la sua funzione commerciale, ma il mercato

zioni con presentazioni e progetti innovativi, con

sempre nuove, credibili, certamente creative ma fun-

ci chiede e ci impone di tenere alto lo sguardo verso le

pensieri e contributi culturali capaci di rendere la setti-

zionali. È questo il saper fare italiano che gli altri Paesi

rappresentazioni di eventi esperienziali che trasmettano

mana del Salone un momento di confronto su diversi

ci invidiano e che ci permette di realizzare ciò che

emozioni e facciano un po’ sognare, lasciando indelebile

livelli».

altrove si pensa sia impossibile».

la memoria di un momento, di un oggetto, di un incontro, anche di un business».

ma

vorrei

diventasse

globale.

La

Manifattura 4.0 e designer emergenti sono stati

Il legno-arredo italiano prosegue la sua crescita

due ingredienti del Salone 2017. Innovazione tecno-

anche nei primi tre mesi del 2017 registrando un incre-

logica, valorizzazione della creatività, sostenibilità,

mento dell’export del 5 per cento. I mercati che hanno

ritorno alla guida del Salone?

quali direttrici reputa fondamentali nel settore del

maggiormente trainato i risultati sono Russia e Cina,

«Sono molto onorato e orgoglioso di essere tornato a

design e dell’arredo?

paesi dove non a caso si svolgono i saloni internazio-

occuparmi del Salone, perché ritengo sia molto impor-

«Dobbiamo scommettere certamente sull’innovazione

nali del Salone del Mobile. Quali sono le prospettive

tante poter lavorare per rafforzare sempre di più il

tecnologica che diventa anche sostenibilità e non può

del comparto per il resto del 2017 sul fronte nazionale

valore di questo nostro brand. Credo nel Salone del

che fondarsi sulla creatività. La particolarità della

e soprattutto internazionale?

Mobile e nel suo valore strategico per Milano. Sarà per

nostra filiera produttiva risiede proprio, da sempre, nel

«La ripresa del mercato interno e la crescita di quello

me fondamentale preservare la centralità di Milano

saper far lavorare insieme l’imprenditore e il designer,

internazionale rappresentano un segnale molto positivo

quale polo mondiale della cultura del design e del pro-

in un dialogo produttivo. Fare sistema è stato e sarà

e incoraggiante per tutto il settore. Le esportazioni sono

getto e continuare a catalizzare l’attenzione non solo di

fondamentale per il settore dell’arredo e del design

il vero motore della ripresa e l’obiettivo è crescere sem-

architetti, designer e operatori commerciali, ma anche

made in Italy. Per vincere occorre essere tutti insieme.

pre di più: in primis, in Cina, un mercato in grande

di stakeholder e trend setter internazionali. Per questo,

Le aziende devono innovare sul prodotto, sul processo

sviluppo. Il Salone del Mobile di Shanghai, che si terrà

penso che le parole chiave per guardare al futuro siano

produttivo, sulla comunicazione e sulla distribuzione.

a novembre, sarà fondamentale. A ottobre saremo

innovazione e qualità. Ci sono ancora molti spazi per

Bisogna presidiare i territori di distribuzione: non

invece in Russia, con la 13a edizione dei Saloni Wor-

crescere e la competizione è forte. Il Salone del Mobile

basta più fare un ottimo prodotto e offrire un ottimo

ldWide Moscow con 300 aziende».

è la rassegna dell’arredo più visitata e apprezzata inter-

servizio: per avere successo un’azienda di design deve

• Francesca Druidi

Quali gli obiettivi che si propone in questo suo


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Speciale Cersaie

>>> Continua dalla prima

dimezzati con la grande crisi. Al contrario degli Stati Uniti e di altri Paesi europei, l’Italia non ha ancora reagito per quanto riguarda l’edilizia. Per le nostre aziende è grave in quanto il mercato italiano rappresenta pur sempre tra il 15 e il 20 per cento dei fatturati. Per questo è importante che l’edilizia venga messa al centro delle dinamiche da parte delle istituzioni, c’è bisogno di uno slancio». Bene l’export e bene l’internazionalizzazione produttiva attuata dai gruppi ceramici italiani all’estero. Come valuta lo scenario internazionale in cui sui muove il settore, tra attese di crescita e un’immancabile instabilità geo-politica? «Ci sono fenomeni geopolitici imprevedibili che non possiamo controllare, alcuni di questi sono positivi, altri negativi. Veniamo da un periodo in cui il basso costo del petrolio considerando quanto sia energivoro il nostro settore -, il cambio euro-dollaro e l’immissione di liquidità nell’Ue attraverso il Quantitative easing hanno giocato a nostro favore. Ma lo scenario cambia rapidamente: ora il dollaro si è rialzato e non mancano tensioni geopolitiche in molte aree del mondo. Ricordiamo le tensioni con la Russia che hanno portato a un arresto delle importazioni in quel Paese, danneggiandoci. In mezzo a questa instabilità, l’Europa - Germania e Francia in testa - continua a mostrare trend molto positivi: per l’edilizia in generale e per il nostro comparto sono mercati importanti e in crescita. Guardando extra-Ue, negli Usa da anni godiamo di una posizione di leadership: la ceramica italiana ha conquistato una parte importante del mercato ed è ancora in recupero dai livelli pre-crisi. Anche nei mercati dei grandi produttori di ceramica - paesi mediorientali e asiatici - abbiamo creato nicchie importanti di altissimo livello aggiunto. Nei Paesi del Golfo e nelle principali capitali asiatiche, la ceramica italiana viene scelta per la realiz-

zazione di grandi complessi residenziali e commerciali-turistici in virtù delle sue doti riconosciute di bellezza e resistenza». Cosa fare per rilanciare l’edilizia e quindi il mercato interno dell’industria ceramica? «Bisogna rimettere la casa al centro degli investimenti degli italiani. La casa era considerata un investimento sicuro, ma dal momento in cui la tassazione si è acuita, lo è stato molto meno. Occorre diminuire il livello di tassazione sugli immobili e agevolare la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente mediante gli incentivi delle detrazioni fiscali; mi riferisco soprattutto ai condomini, dove è più difficile intervenire». Come il settore sta cogliendo le opportunità inserite nel Piano nazionale Industria 4.0? «Il settore della ceramica in Italia ha sempre investito tantissimo in innovazione, trainando come distretti il processo tecnologico a livello mondiale. L’industria 4.0 ci sta permettendo di dare un ulteriore accelerazione perché è un piano che va a premiare chi mo-

dernizza le fabbriche in chiave di interconnessione sistemico-digitale di tutti gli impianti. La maggior parte delle imprese sta accogliendo la sfida dell’industria 4.0, grazie anche agli incentivi del Piano, ripensando al proprio modello aziendale per incrementare efficienza e competitività». Tra le parole chiave dell’agenda della ceramica restano innanzitutto l’azione antidumping sulle importazioni di piastrelle cinesi in Europa e poi questioni interne come l’energia. Quali le priorità nello specifico? «Abbiamo chiesto il rinnovo dell’azione antidumping che si è rivelato uno strumento di difesa commerciale molto utile, perché le importazioni dalla Cina sono diminuite del 70 per cento. La Commissione ha anticipato la volontà di rinnovare i dazi per altri cinque anni. Monitoreremo la situazione fino alla pronuncia definitiva prevista per fine anno. Più problematica è la questione del riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato. Con l’eventuale cambiamento delle regole, sarà più difficile per la manifattura contare in futuro su strumenti di difesa commerciale nei confronti di chiari episodi di dumping. Vorremmo che l’Europa agisse

con maggiore rigore e coerenza: le aziende europee si adoperano per uno sviluppo sostenibile, corretto ed equilibrato - anche con ingenti investimenti - ma poi devono affrontare la concorrenza di chi spesso non applica gli stessi principi. Il fronte energetico è per noi sempre centrale. Bisogna lavorare, da una parte, sulle infrastrutture per avere in generale un’energia meno costosa e, dall’altra, sulla tassazione che impatta in alcuni casi per oltre il 40 per cento del valore delle forniture. A noi l’energia costa più di ogni Paese a livello mondiale, limitando così la competitività delle nostre imprese». Cersaie 2017 da tutto esaurito. Cosa dobbiamo attenderci? «I visitatori toccheranno con mano quello che la ceramica italiana è in grado di fare, in termini di innovazione espressa e di prodotto. Oltre a conquistare mercati, vogliamo estendere i campi di utilizzo della ceramica, mantenendo le forme di impiego tradizionale: i materiali spessorati di oltre 2 cm ci hanno permesso di conquistare anche gli ambiti di arredo esterni e le lastre di grande dimensioni ci hanno aperto spazi di architettura nuovi per il settore». • Francesca Druidi


6 | Settembre 2017

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Speciale Cersaie

Showroom, un nuovo concept È nata a Torino un’idea nuova di spazio espositivo che diventa un luogo d’incontro privilegiato tra professionisti e grande pubblico. Da Sirt è possibile trovare le proposte più innovative per il benessere della casa

L’

ambiente bagno negli ultimi anni è diventato il vero protagonista delle abitazioni. Si moltiplicano sempre di più gli eventi dedicati a questa zona della casa, così come è crescente l’attenzione nei suoi confronti da parte di architetti e del grande pubblico. Il bagno è infatti oggi lo spazio per eccellenza in cui mettere in pausa il trascorre del tempo e rilassarsi, riscoprendo il piacere di prendersi cura di sé. «C’è chi a Torino, anticipando i tempi, da sempre abbraccia quest’idea e la declina in ogni sua forma per realizzare tutti i desideri legati al bagno e al benessere casa» spiega Ileana Ulla, responsabile dell’azienda Sirt. Adottando quali principi si è evoluta l’azienda e con essa l’idea di casa? «Passione per l’home design, ricerca tecnologica e continua

innovazione hanno consentito a questo showroom di crescere negli anni, evolvendo da realtà famigliare a vero e proprio punto di riferimento per architetti, progettisti e grande pubblico. Caratteristica distintiva di Sirt è infatti la capacità di ascoltare e rispondere alle esigenze di tutti i suoi interlocutori, mettendo a loro disposizione non solo i migliori prodotti per l’arredo bagno e l’ambiente domestico, ma anche un universo di servizi, tra cui la consulenza professionale, per supportare ogni progetto dal punto di vista tecnico ed estetico e l’assistenza post vendita». Quali sono le caratteristiche che rendono unici i servizi offerti da Sirt sul mercato? «La qualità “made in Sirt” nasce da tanti piccoli e grandi dettagli. E la consulenza dei nostri professionisti è proprio uno

LO SHOWROOM È DEDICATO AL FASCINO DEL DESIGN PIÙ CONTEMPORANEO, SORPRENDENTE E FUNZIONALE MA È ANCHE INDIRIZZATO A CHI È ALLA RICERCA DEI PEZZI PIÙ PREGIATI PER STILE E ORIGINALITÀ

Sirt ha sede a Torino - www.sirtweb.it

di questi. Se si è scelto di non avvalersi della competenza di un architetto di fiducia, qui in Sirt è possibile trovare l’esperienza di un intero team di progettisti preparati e aggiornati, pronti a proporre le tecnologie più avanzate e funzionali ad ogni idea di benessere. Ma non solo. Siamo in grado di mettere a disposizione del cliente anche il know-how di un’equipe di arredatori e interior designer, attenti all’evoluzione delle tendenze internazionali e abili interpreti dei gusti personali». L’azienda ha deciso di rendersi parte attiva nella tutela dell’ambiente, in che modo? «Il concetto che ci ispira è dal benessere di casa al benessere del nostro pianeta. Anche Sirt vuole fare la sua parte per restituire alle prossime generazioni una terra più vivibile. Per questo, da oggi abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra esperienza e le nostre competenze per assistere chiunque voglia trasformare la sua abitazione e renderla davvero ecosostenibile. Minori consumi energetici, minori emissioni nocive, minori sprechi produttivi. Esistono tanti modi per risparmiare l’ambiente. E molti è possibile trovarli proprio qui da Sirt». Sirt ha di recente compiuto cinquant’anni di attività quali sono i progetti che si è prefissata per il futuro? «Sì, di recente Sirt ha compiuto cinquant’anni. Un traguardo importante che ha celebrato realizzando il sogno di dare ancora più spazio alle sue idee di stile inaugurando una nuova, grande sede: un capolavoro di sostenibilità, tecnologia e funzionalità di quasi novemila metri quadrati, di cui ben 2.500 dedicati all’area espositiva. Un luogo che supera i concetti dello showroom tradizionale per offrire un’esperienza innovativa, a contatto con le più evolute proposte per il benessere casa, organizzato in quattro aree: caldo, freddo, acqua ed energia. Qui è possibile trovare infinite ispirazioni per il bagno e per tutto l’ambiente domestico ma anche esplorare e sperimentare da vicino le ultime tendenze nell’installazione, nella domotica, nei materiali ecologici. Lo showroom è dedicato al fascino del design più contemporaneo, sorprendente e funzionale ma è anche indirizzato a chi è alla ricerca dei pezzi più pregiati per stile e originalità». Quali sono i principi che hanno ispirato questo progetto? «Si tratta di una vera e propria isola di stile dalla struttura avveniristica, aperta e accogliente. Io e la mia famiglia desideriamo che questo spazio diventi un fulcro d’interesse non solo commerciale. L’obiettivo è infatti quello di portare un flusso costante di professionisti e pubblico ad animare l’area in cui sorge, anche grazie alla realizzazione di eventi, meeting professionali e open day, offrendo alle persone sempre un motivo per tornare a trovarci. Le basi per realizzare questo progetto ci sono tutte: lo showroom Sirt è un mondo in continua evoluzione, pensato per crescere nel tempo e dare spazio a tutti coloro che amano circondarsi di bellezza e ispirazione, per progettare il futuro». • Luana Costa


Settembre 2017 | 9

Una grande vetrina internazionale Il Salone internazionale del Bagno prenderà

solo nel weekend. Nato nel 2003 all’interno

che hanno presentato idee e oggetti di design

il via dal 17 al 22 Aprile presso Fiera Milano.

del Salone del Mobile oggi è punto di riferi-

all’insegna di innovazione tecnologica, so-

Nell’edizione del 2016 è stata registrata la pre-

mento internazionale per studi di progetta-

stenibilità e spiccata attenzione nella scelta

senza di 372.151 visitatori, + 4 per cento ri-

zione e di architettura e qualificati profes-

dei materiali. Tra i prodotti esposti mobili e

spetto al 2014, di cui il 67 per cento operato-

sionisti del settore. Nella passata edizione

accessori per bagno, docce, saune, vasche, sa-

ri esteri e oltre 41.372 ingressi del pubblico

sono stati oltre 200 i marchi dell’arredobagno

nitari, radiatori e rivestimenti.

C

resce l’interesse nei confronti della stanza da bagno, diventata ormai da tempo il luogo deputato alla rigenerazione di corpo e spirito. E le aziende della filiera italiana dell’arredo bagno non si fanno di certo trovare impreparate ai cambiamenti. «C’è negli ultimi anni una forte propensione delle imprese italiane a esplorare materiali innovativi che abbiano caratteristiche di performance sensoriale da un lato e qualità funzionale dall’altro, come resistenza alle macchie, ai graffi e alla luce», spiega il presidente di Assobagno Paolo Pastorino, che illustra le tendenze che accompagnano la progettazione di questo ambiente in vista del Salone del Mobile 2018. Quali sono per le aziende le parole chiave del bagno di oggi e di domani? «Ricerca sul design, attraverso anche la sperimentazione di combinazioni innovative; orientamento alla multifunzionalità; attenzione alla digitalizzazione. Aumenta, inoltre, la sensibilità verso produzioni green, con soluzioni efficaci sotto il profilo del risparmio energetico e del rispetto dell’ambiente sia nella fase del processo produttivo che dell’impiego di materiali. Lo scenario normativo resta in costante evoluzione: per le aziende stare al passo è un impegno ed è difficile, però c’è lo sforzo di giocare questa partita di responsabilità sociale nel miglior modo possibile. I nostri distretti di produzione delle rubinetterie hanno già, ad esempio, dimostrato di essere all’avanguardia, facendosi trovare pronti ad attuare procedimenti galvanici meno inquinanti. E questo vale per tutto il resto del settore». Qual è l’andamento dell’arredo bagno nel 2017? «L’andamento è positivo, con una crescita sia sul mercato interno che esterno. Se il trend del mercato domestico segna una crescita in linea con quella del 2016, nel 2017 si assiste a una ripresa anche dell’export, prevalentemente in Europa, in virtù sia dell’instabilità geopolitica con i Paesi extra Ue che del taglio dimensionale medio-piccolo delle nostre aziende». Quanto hanno influito sul fronte interno gli incentivi? «Hanno sicuramente dato una spinta sensibile Paolo Pastorino, presidente Assobagno

Arredo bagno, le sfide del made in Italy Aumentare le occasioni di networking delle imprese e la visibilità delle produzioni italiane sul mercato domestico e su quelli internazionali. Gli obiettivi di mandato del presidente di Assobagno Paolo Pastorino, che fa il punto sui trend del settore

al settore, contribuendo anche a contenere il fenomeno evasivo. Credo che gli italiani abbiano preso coscienza del fatto che ristrutturare la propria casa oggi conviene più che mai. A mio avviso l’incentivo non è un elemento che ha “drogato” il mercato, anzi andrebbe reso strutturale per compensare la forte pressione fiscale e quindi consentire una ripresa più consistente». Passando all’export, per le imprese di Assobagno i mercati europei più vicini restano quelli più fertili.

«Sì, si riscontrano diversi impedimenti normativi, disciplinari, tecnici e linguistici nell’accesso ad altri mercati, soprattutto extra-Ue. A pesare è poi la già citata componente dimensionale della maggior parte delle nostre realtà produttive». Occorre stimolare l’aggregazione? «Uno dei miei obiettivi è stimolare, attraverso incontri e meeting, il networking all’interno dell’associazione, non solo per fare sistema ma proprio per creare opportunità di incontro tra imprenditori affinché possano unire le forze per progetti commerciali specifici destinati ad esempio allo sviluppo commerciale in specifici Paesi. In questo modo si possono suddividere gli investimenti e ottenere una superiore rappresentatività di offerta sul mercato. Va sottolineata la peculiarità del nostro settore, che propone un’offerta variegata e frammentata. Se per altri ambienti della casa, i produttori sono in grado di fornire il 70, l’80 per cento dei componenti, per il bagno questo non avviene. Pochissimi player oggi forniscono un bagno completo. Questo perché i suoi componenti – sanitari, vasche, accessori, termoarredo, rubinetti, docce, mobili - rispondono a processi produttivi e norme di riferimento molto diversi

tra loro. Questo ha portato inevitabilmente alla specializzazione produttiva delle imprese dell’arredo bagno che, per sviluppare mercati in cui non si è presenti, può rappresentare un vincolo; su questo aspetto, l’associazione può essere un ottimo punto di partenza per creare nuove opportunità». È alla guida di Assobagno dall’inizio del 2017. Quali altri obiettivi si è posto? «Migliorare le relazioni e aumentare la visibilità delle nostre produzioni. Sul mercato interno, possiamo contare su una distribuzione professionale in via di consolidamento e con essa stiamo sempre più rafforzando la relazione; dobbiamo però acquistare maggiore visibilità nei confronti dei prescrittori a valle, dando risalto al made in Italy che, paradossalmente, viene riconosciuto di più oltre confine. Sui mercati internazionali dobbiamo invece sviluppare ulteriormente sia relazione che visibilità non solo con i prescrittori, ma in particolare con gli attori della distribuzione». Quali potenzialità possono arrivare dall’e-commerce? «Ci stiamo lavorando. Abbiamo avviato una ricerca con il Centro studi di FederlegnoArredo per comprenderne le dinamiche. È un canale interessante, ma ancora in fase embrionale per il nostro settore. A ostacolarne lo sviluppo c’è il fatto che i nostri sono prodotti di installazione, con tutta una serie di limitazioni a cascata. Alcuni percepiscono l’e-commerce come una minaccia, io penso sia un’opportunità innanzitutto da conoscere e valutare». • Francesca Druidi


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ABITARE

I

l bagno, nuova living room nell’abitazione contemporanea e interprete sempre più protagonista del mercato dell’interior design. Ne parliamo con Nisi Magnoni, docente e architetto milanese. Cultore della sala da bagno e della ricerca materica, con il suo studio di progettazione ha maturato una notevole esperienza nel settore Horeca. Quali tendenze identifica nella “rivincita” della sala da bagno? «Si registra la tendenza ad ampliare il bagno, a garantire spazio morfologico a una stanza che permette il rafforzamento di un legame più stretto con il wellness e il benessere personale. Gli spazi per le docce si dilatano ben oltre i canonici 70x70, largo ai vaporizzatori per il bagno turco. Si avverte il desiderio di qualificare l’ambiente non solo in funzione dell’igiene ma soprattutto di uno spirito di auto-celebrazione: in bagno ci si specchia, conosce e ci si prende cura di sé. Si può far risalire alla metà degli anni Ottanta l’esplosione degli investimenti delle aziende italiane e nord europee nello studio e nella produzione di prodotti e accessori innovativi per il bagno, oggi al centro di maggiori investimenti per quanto riguarda le case, insieme alla cucina». Come si colloca in questo scenario la guida di un progettista, sia che si tratti di una dimensione residenziale o commerciale? «La guida dell’architetto, del progettista, mantiene la sua importanza. Anche se internet oggi permette agli appassionati di aggiornarsi su quanto propone il mercato, il professionista può fare affidamento a una conoscenza molto più approfondita di prodotti e materiali custom, realizzandone

Arredo bagno

Lo spazio del benessere Da locale un tempo angusto oppure esclusivamente funzionale, l’ambiente bagno è oggi uno dei protagonisti della casa e non solo. Una stanza da arredare con gusto e consapevolezza. La visione dell’architetto Nisi Magnoni

un impiego certamente più consapevole rispetto a un lavoro “fai da te”. In questo ultimo decennio si assiste poi alla massima evoluzione delle soluzioni in grado di soddisfare anche chi, come il sottoscritto, non è un cultore delle piastrelle e preferisce la matericità per i rivestimenti dei propri pro-

getti. A fare la differenza è la sapienza nel dosare tutte le componenti». Modulare gli spazi e i vuoti, le presenze e le assenze. «È importante riconoscere bagni che evidenziano ancora spessore culturale nelle scelte progettuali distinguendoli da ambienti che, invece, si presentano solo come la somma di tecnicismi o danno sfogo all’esaltazione dello status. Anche scegliendo le migliori rifiniture o i rubinetti di grido si può correre il rischio di ottenere un esito di cattivo gusto oltre che costoso, perché questi elementi sono coniugati male. Occorre un’interpretazione che intervenga con cognizione di causa, indipendentemente dallo stile che si desidera per il proprio bagno». Guardando al bagno che verrà, ritiene che il crescente protagonismo di questa stanza saprà confermarsi nel tempo? «Sì, la tendenza anche nel futuro sarà quella di dedicare più mq al bagno principale dell’abitazione privata e a qualificarlo di pari passo. Spaziosità diventa sinonimo di qualità; questa stanza è e sarà un ambiente da percorrere, dove rifugiarsi dal caos della quotidianità, approfittando degli allestimenti e dei rivestimenti più all’avanguardia, nonché dell’introduzione della domotica nella gestione del rapporto con l’acqua. In alcuni miei progetti ho inserito sedute in bagno e anche un camino minimalista a legna che, bruciando, emanava l’aroma dell’essenza prescelta. Una soluzione romantica che rende bene l’apertura delle molteplici possibilità tecnico-stilistiche legate alla stanza da bagno». Cosa succede nell’ambito dell’hotellerie e della ristorazione, che lei conosce molto bene? «Oggi il 40 per cento dello spazio di una camera d’albergo è consacrato al bagno. Un dato che va sottolineato. Istintivamente, l’avventore di un hotel o di un ristorante è portato a dare un’occhiata a questa stanza, al di là della necessità. Per questo motivo, non può essere considerata un’appendice ma una parte integrante del progetto; già l’antibagno è comunicazione dello spazio architettonico. Nella mia esperienza pro-

fessionale, il bagno è un plus importante che declino, sia a livello residenziale che commerciale, come ambiente capace di sorprendere, sfidare, regalare emozioni e qualità superiore. A decretare oggi la fortuna del bagno, rispetto al passato, ci sono un marketing più attento a valorizzare i designer e un’offerta di prodotti che prima non esisteva, a cui si aggiunge una tecnologia elettronica legata alla gestione dell’acqua introdotta dalle spa negli anni Ottanta e poi evolutasi. A fare la loro parte ci sono poi le aziende italiane della filiera dell’arredo bagno che non hanno nulla da invidiare alle realtà straniere per competenza e passione». • Francesca Druidi

Nisi Magnoni, docente e architetto milanese


12 | Settembre 2017

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Arredo bagno

Funzionalità con stile Le innovazioni nell’arredo bagno introducono accessori che rendono gli spazi molto più confortevoli e funzionali. L’esempio della produzione Arblu na reinterpretazione razionale degli spazi domestici in modo funzionale, che non rinuncia però al design e all’estetica dei materiali. È in questa direzione che si muovono le ultime tendenze nel campo dell’arredamento, un settore tanto dinamico da riuscire a mandare rapidamente in soffitta le innovazioni introdotte appena qualche anno fa. Il programma Dress, presentato per la prima volta da Arblu nel 2015 è stato infatti di recente oggetto di importanti modifiche che verranno esposte al prossimo Cersaie di Bologna, il salone internazionale della ceramica per l’architettura e l’arredo bagno. La collezione raffinata e funzionale è composta da mobili, colonne, specchiere e accessori. Una delle novità riguarda l’introduzione di un’intera gamma di laccati e delle finiture in legno. Alle già esistenti soluzioni in quercia di color bianco, quercia tabacco, pino grigio, larice bianco, larice corda e larice antracite vanno ad aggiungersi il quercia vintage 1 e 2 e il dekoro grey. Si tratta di colori ispirati al trascorrere delle stagioni: le venature delineano seducenti sensazioni. Affascinanti anche le altre proposte di Dress: i vani a giorno con vassoio in metallo, i lavabi in appoggio oppure integrati nel piano con effetto pietra a spacco, l’originale porta rivista. «L’essenzialità del design e l’ampia proposta rendono Dress un progetto d’arredo versatile, capace di inserirsi anche in altri ambienti oltre allo spazio bagno. È una soluzione di arredo dotata di uno stile intramontabile e di una cura sartoriale unica nella realizzazione» spiega Giuseppe Presotto, titolare dell’azienda leader in Italia nel settore dell’arredo bagno. Arblu ha chiuso, infatti, il 2016 in netta crescita rispetto allo scorso esercizio con un fatturato al +14 per

U

dell’azienda e stiamo lavorando per portarla a livelli d’efficienza sempre più alti, puntando al modello dell’Industry 4.0. Guardiamo avanti verso altri importanti traguardi da raggiungere». Tra i progetti di recente elaborazione vi è quello della lavanderia. La zona prende forma all’interno dell’ambiente casa ricavandosi un suo spazio ben definito. Diverse le soluzioni e gli elementi proposti: struttura a ponte, basi e colonne per lavatrice e asciugatrice, colonne a terra, kit portabiancheria e accessori a misura fissa. La struttura a ponte è ancorata al muro e permette di gestire l’ambiente in maniera modulare, evitando di sprecare spazio e assicurando solidità e funzionalità. Nella struttura si possono inserire elettrodomestici, carrellini e accessori, come il portascarpe o il kit portabiancheria che soddisfano appieno le necessità del cliente. Tra le ultime novità firmate Arblu troviamo il sistema di chiusure doccia denominato Mercurio. Si contraddistingue per lo stile lineare, le tecnologie altamente funzionali e le finiture eleganti. Racchiuse da sottili profili in alluminio, le pareti in cristallo temperato dallo spessore di 4 millimetri, scorrono su ruote a sfera nascoste per una massima pulizia delle forme. Tramite una perfetta combinazione tra un profilo in alluminio e una speciale guarnizione ancorata direttamente al muro, Mercurio viene fissato senza l’utilizzo del silicone, consentendone una più agevole installazione e facilitandone la pulizia e la manutenzione. L’ampia maniglia è inserita direttamente nel profilo, garantendo un’apertura maggiore della porta e una pulizia formale che ben si integra al design essenziale dei profili. Le ante scorrevoli sono dotate di un efficace meccanismo magnetico per una chiusura e un’apertura sempre perfette e agevoli. • Luana Costa

Arblu ha sede a Fontanafredda (Pn) – www.arblu.com

UNA REALTÀ IN CRESCITA cento. Dopo aver archiviato il 2015 a 22,2 milioni di euro, l’azienda del nord est ha chiuso il 2016 a 25,4 milioni. Alla base del continuo processo di sviluppo risiede una proposta di prodotti e servizi sempre più dettagliati. Alle iniziali chiusure doccia, che hanno caratterizzato la nascita di Arblu nel mercato italiano, si sono progressivamente affiancati box multifunzione, colonne e piatti doccia, pannelli per rivestimenti fino all’integrazione di tutto l’arredo bagno e dei termoarredi di design. «Il 2016 è stato un anno importante e ricco di cambiamenti – ha commentato Giuseppe Presotto –, durante il quale abbiamo celebrato i vent’anni di attività. Siamo soddisfatti della costante crescita

L’azienda fondata nel 1996 da Pier Giorgio Presotto e i figli Giuseppe, Diada e Giovanni è attiva prevalentemente in Italia, che si conferma il principale mercato con circa l’80 per cento del fatturato e con l’export in costante crescita con un incremento rispetto al precedente anno del 25 per cento. Nel corso del 2016, anno in cui si è svolto il ventennale di attività, Arblu ha intrapreso importanti investimenti produttivi che hanno riguardato un ampliamento di duemila metri quadrati di superficie coperta e la realizzazione del nuovo show room interno all’azienda che consente di ricevere e ospitare il flusso quotidiano di clienti e agenti. L’incremento è avvenuto anche in termini di assunzioni. L’organico, infatti, è passato dai 74 dipendenti del 2015 ai 95 di questa prima metà dell’anno.


Expocasa 2018 Appuntamento dal 24 Febbraio al 4 Marzo all’Oval- Lingotto Fiere con il Salone dell’arredamento e delle idee per l’abitare. Tante le novità presentate dai più grandi marchi del settore per cucine, soggiorni, camere da letto, arredo bagno, per esterni, illuminazione, complementi d’arredo, e prodotti pensati per la ristrutturazione. La responsabile della manifestazione Fulvia Ramello, a chiusura della passata edizione ha dichiarato: «aziende e visitatori ci hanno chiesto di far crescere ancora la manifestazione, nonostante gli ottimi risultati già raggiunti, ci proveremo, perché si tratta di uno degli appuntamenti storici del settore e del territorio».

L’arredobagno on-line come professione Piero Montonati spiega alcune particolarità del settore ed entra nel dettaglio della ricambistica dei copriwater, in cui da anni Sintesibagno.it è leader del mercato

M

olti sono ormai introvabili, sia per forma che per colore. È il caso, che ad alcuni può sembrare curioso, dei copriwater, un elemento dell’arredo bagno tutt’altro che da sottovalutare. In particolare, come spiega l’amministratore della SintesiBagno.it Piero Montonati, da una decina di anni c’è molta richiesta della ricambistica per serie di sanitari. «Soprattutto dei copri water – specifica Montonati –. Abbiamo così deciso di interpellare i vecchi produttori che li realizzavano per le case ceramiche e gli abbiamo chiesto di rimettere in piedi le produzioni. Anche nei casi in cui le dime per realizzarli erano andate perse o si erano rotte, le abbiamo fatte rifare. Ne è nato un catalogo on-line dove sono presenti (in pronta consegna) tutti i copriwater degli ultimi 40 anni. Chiaramente per servire alberghi e idraulici siamo sempre in pronta consegna anche coi sedili wc delle serie più recenti». In altre parole, quello della SintesiBagno è il più grande catalogo on-line per l’acquisto di sedili Wc o copriwater, utilizzato ogni giorno

da strutture alberghiere, idraulici, imprese edili e privati. «Il nostro è il catalogo più completo attualmente sul mercato, abbiamo disponibili in pronta consegna circa 3000 pezzi, secondo gli ordini in corso. Ma non è tutto – dice Montonati –. Uno dei nostri punti di forza sta nel servizio riconoscimento del sedile Wc. Ogni giorno decine di idraulici, infatti, si trovano a dover sostituire copriwater rotti o usurati. È chiaro che con tutte le serie di ceramiche esistenti è impossibile che il manutentore possa sapere qual è lo specifico modello da montare. Ecco allora che tanti si appoggiano a noi, un semplice invio di due immagini tramite e-mail o WhatsApp e in pochi secondi ricevono un link dove visualizzano il prodotto desiderato e possono direttamente da lì effettuare l’ordine e ricevere il prodotto in pochi giorni, a breve nel giro di poche ore». L’azienda verbanese è nata nel 2002. È stata tra le prime società ad andare on-line con un catalogo dedicato al mondo bagno. Oltre ai copriwater, la sezione ricambistica è completata dalle cartucce per i miscelatori e i ricambi per i box doccia. «Ma non solo ricambi, nel nostro store sono presenti tutti i prodotti che ruotano intorno al mondo bagno: accessori bagno, rubinetteria, ceramica sanitaria, box doccia, vasche da bagno, specchiere, piatti doccia, mobili da bagno e scaldasalviette. E tutto il catalogo che una volta era accessibile solo ai professionisti oggi è accessibile a tutti comodamente da casa. Il nostro slogan aziendale usato per lo show room fisico: “progettiamo il tuo benessere”, si è trasformato con il catalogo virtuale in “klikka sul benessere”». • Remo Monreale

SintesiBagno Srl ha sede a Verbania www.sintesibagno.it


14 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Arredo bagno

Personalizzazione e anima green per la doccia 2.0 Insieme a Concetta Mastrolia, amministratore delegato dell’azienda piemontese Damast, specializzata in progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi funzionali per la doccia per il mercato high level, andiamo alla scoperta di tendenze e novità di settore

C’

è chi se non comincia la giornata con una doccia proprio non riesce a svegliarsi. Chi preferisce rimandare a sera, per scrollarsi di dosso tutte le tensioni accumulate. Chi non rinuncia né all’una né all’altra... e se capita di più, ben venga. Che la giornata inizi o finisca con una doccia, poco importa: fondamentale è che abbia la temperatura giusta, il getto giusto e tutti i plus a cui facciamo sempre più fatica a rinunciare. Perché c’è doccia e doccia e le variabili sono talmente tante da far girare la testa. Nell’era della customizzazione dei prodotti, anche la doccia non sfugge: largo a cromoterapia e getti idromassaggio per chi cerca relax, bluetooth e dispositivi intelligenti per smartphone addicted, tecnologie antispreco per chi ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse idriche. E per chi cerca la soluzione semplicemente più bella? In questo caso le scelte sono potenzialmente infinite, grazie al mix di materiali, colori, cromature e assemblaggi possibili. Lo sa bene Damast, azienda italiana specializzata in progettazione, produzione e commercializzazione di set doccia per il mercato high level. Fondata nel 2000 a Invorio, in provincia di Novara, inizialmente come impresa assemblatrice a supporto di Vifra (attiva dal 1980 nello stampaggio di dettagli e prodotti in plastica. www.vifra.com), ben presto ha cambiato pelle, per rispondere all’agguerrita concorrenza dei prodotti assemblati in Cina. Protagonista di questa trasformazione è stata soprattutto Acqua Venus, linea di saliscendi e accessori assemblati internamente da una squadra specializzata di sole donne. Parte così la seconda vita di Damast, che 17 anni dopo ha fatto evolvere la gamma prodotti ed è riuscita a creare brand nel brand, moltiplicando l’attività nazionale e

internazionale con workshop formativi dedicati a professionisti, partecipando alle maggiori fiere di settore e incrementando la rete di vendita, che oggi copre capillarmente tutte le regioni italiane. Qual è la situazione del mercato nel vostro settore? «Il mercato nazionale e internazionale è estremamente contratto, molto volubile, con cambiamenti repentini non solo nella domanda ma nelle idee di fondo. C’è stato un lungo periodo in cui i prodotti importati godevano di pessima fama solo per la loro origine. La Damast non si è adeguata a questa opinione diffusa e ha continuato con la sua strategia, che prevede un’accurata selezione del prodotto che scegliamo di importare perché conforme al nostro gusto e alla nostra ricerca tecnica, estetica, stilistica e funzionale. Siamo noi a deter-

minare, attraverso la ricerca, la selezione e il successivo assemblaggio, la filosofia che permea il prodotto. Adesso l’approccio ai prodotti di importazione sta cambiando, i pregiudizi scompaiono ma a patto che si sappia scegliere e proporre l’articolo al giu-

sto rapporto qualità-prezzo. Non abbiamo mai puntato sulla “guerra dei prezzi” né ci siamo comportati come importatori random e improvvisati che inquinano il mercato e poi spariscono. Questo lavoro fatto di passione e metodo col tempo ci sta

RIDUZIONE DEGLI SPRECHI IDRICI Quando si tratta di acqua, si parla tanto di risparmio della preziosa risorsa naturale almeno quanto poco lo si pratica. Mentre sono innumerevoli le proposte e le soluzioni ideate per contenere i consumi di elettricità e gas in casa, sui consumi idrici siamo ancora molto in ritardo. Per questo Damast ha scelto di studiare soluzioni specifiche e organizzare un percorso formativo, la Damast Academy, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, proprio per fornire ai professio-

nisti tutte le informazioni utili su questo tema così attuale. Sul fronte dei prodotti realizzati sono le tecnologie water saving e air sistem a primeggiare: la prima, applicata a molti prodotti, consente di risparmiare fino al 30 per cento di acqua, oltre al gas o all’energia elettrica necessari per scaldarla; la seconda, che consiste nell’erogazione dai fori doccia di aria oltre che acqua, ha il duplice vantaggio di ridurre del 10-20 per cento i consumi e di rendere il getto più morbido sulla pelle.


Settembre 2017 | 15

ADI Ceramics & Bathroom Design Award La quarta edizione del premio si tiene in

sign Award è stato istituito per premiare i

datore della rivista Il Bagno oggi e doma-

concomitanza con la trentacinquesima

prodotti più innovativi del settore. La pre-

ni e da Carlo Branzaglia, presidente ADI de-

edizione del Cersaie, Salone Internazionale

miazione

26

legazione Emilia-Romagna, e di alcuni

della Ceramica per l’Architettura e dell’Ar-

settembre alle ore 14.30 alla presenza del-

membri di Confindustria Ceramica ospitati

redobagno a Bologna dal 25 al 29 settem-

la commissione, formata dalla designer

presso lo spazio Milleluci all’interno del Pa-

bre 2017. L’ADI Ceramics & Bathroom De-

Silvia Stanzani, da Oscar G. Colli, cofon-

diglione 30.

si

terrà

martedì

LE NOVITÀ PRINCIPALI SONO I SOFFIONI CON RADIO INTEGRATA E MICROFONI BLUETOOTH PER GLI SMARTPHONE ADDICTED, I SALISCENDI COMFORT ED I KIT COLOR premiando. Siamo un’azienda commerciale un po’ anomala, perché la nostra caratteristica distintiva non è solo comprare e rivendere il prodotto infatti abbiamo un reparto di assemblaggio interno che realizza e confeziona i prodotti in base alle richieste specifiche del cliente ed un reparto produttivo alle spalle». Tra le varie misure introdotte per l’azienda c’è una piattaforma di business intelligence interna, con struttura cloud e virtualizzata. Che impatto ha sulla produttività? «Stare sul mercato non significa solo avere un prodotto di qualità e una rete di vendita capillare, è importante avere un’azienda strutturata anche dal punto di vista informatico, con un gestionale e un modello di business intelligence integrata. La piattaforma è stata recentemente ottimizzata ed affinata. Questo sistema ci permette di avere maggiore velocità di comunicazione e reperibilità dei documenti, una migliore organizzazione del magazzino e di estrapolare tempestivamente i dati necessari a ottimizzare le varie attività per creare servizio veloce ed efficiente: Abbiamo voluto conciliare un imprinting artigianale a una visione moderna dell’azienda». L’ampia possibilità di customizzazione che offrite, dall’imballo alla scelta dei singoli elementi del set doccia, com’è stata accolta dai clienti? Quali sono state le richieste che vi hanno ispirato al punto da riproporle? «Le soluzioni proposte sono create ad hoc

per il semplice fatto che personalizziamo ogni set doccia in base a esigenze specifiche. Si tratta di un servizio molto complesso che abbiamo elaborato a perfezione. A partire da 700 referenze ne sviluppiamo oltre 2000 pronte a stock, che nascono ed evolvono in continuazione, sulla base del gusto, delle esigenze, del prezzo, delle richieste e della tendenza del momento. Il saliscendi, che è il nostro punto di forza, è composto da 7-8 articoli, che modifichiamo e successivamente assembliamo in moltissimi modi diversi, e questa così ampia possibilità di personalizzazione “accompagna” i nostri clienti, che inventano e realizzano continuamente nuove combinazioni. Serviamo una clientela differenziata, facciamo scelte specifiche sui materiali e gli stili che ci consentono di creare listini mirati su esigenze dei vari segmenti del mercato. Inoltre, far passare a mano ogni singolo prodotto dall’assemblaggio delle nostre operatrici offre una maggiore garanzia di qualità in aggiunta al classico controllo qualitativo e ci differenzia rispetto all’importazione e alla semplice rivendita. C’è grande gusto italiano e femminile dietro le nostre proposte ed una forte riconoscibilità». Come si integrano i vostri prodotti con la domotica e la casa intelligente? «Ci sono prodotti legati alla cromoterapia con telecomandi che possono essere facilmente attivati tramite un’app, ma il nostro prodotto di punta, in questo ambito, è cer-

tamente Melody, un soffione che contiene anche una radio integrata con bluetooth per ascoltare musica e rispondere al telefono anche sotto la doccia, ammesso che si accetti questa intrusione!». Qual è il vostro mercato di riferimento? «Italia ed Europa principalmente, ma siamo presenti anche in America e negli Emirati Arabi, un mercato molto attento e sensibile, particolarmente interessato allo shut-off, uno dei tanti prodotti realizzati in collaborazione con Vifra, che ha disegnato specifici stampi. “La collaborazione con Vifra rafforza la qualità ed il know how dei prodotti”. Sostanzialmente si tratta di una piccola doccia posizionata a bordo water, disponibile in due versioni, una standard e una di design, di cui stiamo vendendo circa 2 milioni di pezzi all’anno. Adesso il prossimo obiettivo è il mercato svedese, dove abbiamo già programmato una serie di workshop, altri appuntamenti importanti come Cersaie a Bologna, Big Five a Dubai ed ISH a Francoforte, ci consentono di interfacciarci con tutto il mercato internazionale». Oltre alla customizzazione e innovazione tecnologica nel presente della Damast, c’è anche l’arte contemporanea, con Art Lab e le tante iniziative di promozione e divulgazione che l’azienda mette in campo. Come è nata questa scelta? «Non ci sono strategie di mercato, semplicemente l’amore per l’arte, il piacere della bellezza, che a nostro avviso può salvare il mondo. Art Lab è un laboratorio creativo pensato da Damast per la divulgazione e la condivisione delle arti contemporanee. Il primo progetto Concetta Mastrolia, amministratore delegato di Damast. L’azienda ha sede a Invorio (No) www.damast.it

A CERSAIE 2017 L’ANTEPRIMA DEL CATALOGO 2018-19 Il benessere che può dare un soffione, una colonna o le differenti intensità dell’acqua che accarezza la pelle, sotto forma di getto, nebulizzatore o cascata. C’è un mondo, tutto da scoprire e raccontare dietro i saliscendi da doccia. Un universo in continua evoluzione, che si arricchisce ogni anno di accessori e funzionalità sempre nuove, che anticipano ogni possibile richiesta del cliente. L’azienda Damast, inserita nel polo piemontese delle rubinetterie, è da sempre specialista nel settore e negli anni è diventata punto di riferimento per il mercato. È naturale, dunque, che cresca l’attesa per le anticipazioni del catalogo, tradizionalmente biennale, che presenterà in anteprima a Bologna, a Cersaie 2017, appuntamento internazionale dedicato alla ceramica e all’arredo bagno. Anteprima che si annuncia particolarmente ricca, che va da quei prodotti capaci di anticipare le tendenze che seguiranno le aziende nei prossimi due anni ai prodotti dedicati a quelle persone che necessitano di sicurezza e comfort sotto la doccia come diversamente abili ed anziani. Tra tradizione e innovazione, stile e funzionalità per l’acqua e le sue infinite forme.

riguarda Art block, block notes distribuiti dall’azienda come promozione pubblicitaria alla propria rete vendita e non solo. In generale sono tante le iniziative che nel corso della nostra storia abbiamo sposato a sostegno dell’arte. L’ultima, in ordine di tempo, è la mostra “Alfabeto Segnico” a cura di Alberto Fiz, un progetto espositivo per rintracciare le strutture testuali che si nascondono all’interno dell’immagine, presso la Fondazione Stelline di Milano». • Alessia Cotroneo


16 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Vivere ambienti sani

Mantenere alti gli standard qualitativi all’interno della propria abitazione non è un elemento secondario. L’azienda Lunos provvede all’installazione di sistemi di areazione di ultima generazione

L

ivello di vivibilità e grado di urbanizzazione sono due concetti che, nelle moderne società sottoposte ad uno spasmodico sviluppo, appaiono sempre più inconciliabili. E sebbene rinunciare ad almeno uno dei due elementi rimane impossibile all’interno dei contesti urbani, altrettanto non si può dire degli spazi domestici. Qui mantenere sotto controllo gli standard di areazione, divenuti sinonimo di “abitare in modo sano”, è la scommessa lanciata dall’azienda tedesca Lunos specializzata nell’escogitare sistemi di aereazione adatti alla nascita delle nuove forme abitative. «Per abitare in modo sano – spiega il titolare dell’azienda Recuterm, importatrice della Lunos per il mercato italiano - abbiamo bisogno di aria fresca. Se manca non ci sentiamo bene o addirittura ci possiamo ammalare. L’aria fresca per noi è quindi indispensabile e allo stesso tempo anche per la nostra abitazione. Ma al giorno d’oggi come possiamo assicurarci che la nostra abitazione venga sufficientemente arieggiata, se ci troviamo spesso al di fuori di essa? Come possiamo inoltre far in modo che rimanga sufficientemente calda, per sentirci a nostro agio, senza

Lunos si trova a Naturno (Bz) - www.lunos.it

sprecare prezioso calore? Con i sistemi decentralizzati d’areazione degli spazi abitativi con recupero di calore di Lunos tutto questo non è un problema». Tra i prodotti innovativi commercializzati dalla società altoatesina vi sono in particolare due ventilatori decentralizzati con recupero di calore di ultima generazione: si tratta di Lunos e²neo e di Nexxt. «Nexxt è un apparecchio decentralizzato – continua il titolare - per il recupero di calore, che uni-

L’AREAZIONE È AUTOMATICA, IN BASE ALLE NECESSITÀ DELLE PERSONE, MENTRE UN INTERVENTO MANUALE NON È NECESSARIO sce i vantaggi dell’areazione decentralizzata e centralizzata e allo stesso tempo è uno dei ventilatori più silenziosi della sua classe. Da adesso si possono gestire più ambienti con un unico apparecchio. Nelle due varianti a incasso Nexxt è dotato di serie, sia per l’immissione che per l’estrazione dell’aria, di sensori di umidità e temperatura. Negli ambienti avviene quindi sempre un’areazione automatica in base alle necessità delle persone, mentre un intervento manuale non è necessario». Operando in base al principio del continuo miglioramento, l’azienda ha quindi aggiornato i sistemi e² dando alla luce e²neo, che «prende le mosse già da un funzionamento silenzioso di 5 m³/h. Questo è reso possibile da un nuovissimo motore, che oltre ad avere una rumorosità di funzionamento sensibilmente ridotta, si lascia regolare ancor più precisamente. Il ventilatore e²neo non solo è più silenzioso della sperimentata generazione e², bensì è anche più efficiente». • Luana Costa


18 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Distretti

Il valore aggiunto è il “fatto a mano”

È grazie all’effetto traino del settore dei macchinari e delle apparecchiature che l’export di Novara consolida il suo fatturato. Maurizio Comoli illustra le iniziative camerali per accrescerne ulteriormente il grado di penetrazione estera

U

n progresso delle perfomance estere del 6,7 per cento su base annua, due punti esatti in più della media provinciale. È la crescita, rilevata dall’ultima indagine camerale, messa a segno nel primo semestre 2017 dall’industria novarese dei macchinari e delle apparecchiature, costituita all’80 per cento da rubinetteria e valvolame. «Questo comparto e quello delle macchine per impiego generale – spiega Maurizio Comoli, presidente della Camera di commercio di Novara - rappresenta uno dei più rilevanti del nostro export, con un’incidenza superiore al 20 per cento delle vendite provinciali d’oltreconfine». Su quali mercati le produzioni di questo comparto si stanno consolidando? «Il consuntivo relativo ai primi sei mesi di quest’anno consegna uno scenario positivo verso quasi tutti i principali Paesi di destinazione delle merci. A partire dal +3,5 per cento della Francia e dal +10,1 per cento della Germania, primi

mercati di riferimento, con l’unica eccezione di Regno Unito (-1,7 per cento) e Usa (-4 per cento), che evidenziano comunque segnali di recupero rispetto al 2016». Il vostro ultimo monitor demografico mostra tuttavia una tenuta generale del tessuto imprenditoriale di Novara. Quali sono le indicazioni più interessanti da segnalare? «Si consolidano i segnali di recupero di costruzioni e artigianato. Le prime chiudono il primo semestre in pareggio, dopo una serie di saldi ne-

gativi dal 2009 in avanti, mentre il bilancio delle imprese artigiane risulta ancora lievemente negativo, ma migliore rispetto alle rilevazioni precedenti. Il quadro generale è orientato alla stabilità: diminuisce la mortalità delle imprese e rallenta la propensione a mettersi in proprio». Si arresta anche la flessione dell’artigianato. Quanto è importante salvaguardarne il valore, anche in un’ottica di “difesa” dalla concorrenza cinese? «Le 9487 imprese artigiane novaresi rappresentano poco meno di un terzo del tessuto produttivo provinciale, una componente fondamentale dell’economia del territorio che più di altre ha risentito della crisi, richiedendo interventi di sostegno. Tra essi ricordo la manifestazione “Vetrina dell’eccellenza artigiana” promossa dalla Cciaa e la collaborazione con Regione Piemonte nel presentare i bandi di contributo. In un mercato globale che apprezza il made in Italy ma impone una concorrenza serrata, valorizzare le produzioni di qualità richiede di puntare all’estero

e alle nuove tecnologie: il valore aggiunto è il “fatto a mano”, con mani intelligenti». Sul piano della digital trasformation invece, come si sta attrezzando il tessuto produttivo novarese e che genere di sostegno gli fornite in questo senso? «Sul fronte digital abbiamo realizzato percorsi formativi dedicati alle imprese per aiutarle a migliorare il proprio livello di digitalizzazione e a sviluppare competenze e modelli organizzativi adeguati al salto tecnologico, oggi indispensabile per competere sui mercati. Inoltre a breve diventerà operativo il progetto di Unioncamere “Punto impresa digitale”: presso ogni Cciaa sarà costituito uno sportello Pid che fornirà supporto attraverso servizi di informazione, formazione e assistenza tecnica, in collaborazione con gli altri soggetti attivi nel Piano Industria 4.0 e nell’ambito dell’Agenda Digitale». • GG

Maurizio Comoli, presidente della Camera di Commercio di Novara


Settembre 2017 | 19

MCE – Mostra Convegno ExpoComfort

flette e accompagna l’evoluzione di un com-

È la manifestazione biennale che si terrà dal

menti fondamentali del vivere alla base di

vazione, un’industria che trova in MCE una

13 al 16 marzo 2018 in Fiera Milano. I prota-

questo concetto. Spazio alle ultime tecno-

piattaforma ideale per creare nuove relazioni

gonisti saranno ancora una volta l’innova-

logiche in tema di trattamento acqua, rubi-

di business e di contatto. Per MCE 2018, ha

zione tecnologica in termini di prodotti, so-

netteria, accessori bagno e wellness. «MCE-

lanciato uno strumento di matchmaking

luzioni e sistemi per il comfort abitativo. Cal-

ha commentato Massimiliano Pierini, ma-

per offrire una partecipazione “su misura” e

do, freddo, acqua ed energia sono gli ele-

naging director di Reed Exhibitions Italia- ri-

fare networking in fiera».

parto industriale solido e attento all’inno-

Il rubinetto che fu. E quello che sarà Federica Nobili racconta l’evoluzione di un’azienda storica, Rubinetterie Stella, con più di un secolo di esperienza. E come l’innovazione che ne ha decretato il successo in passato possa segnarne la direzione nel futuro

«V

ecchio brand fa buon brodo». Un marchio storico porta con sé un patrimonio di rispetto e credibilità. Con questa convinzione Federica Nobili, brand manager di Rubinetterie Stella, guarda al futuro dell’azienda novarese. «Basti pensare,che nei bagni dei più eleganti alberghi al mondo, dove presidenti e non solo firmano accordi o patti che influenzano le nostre vite, ci sono rubinetti con marchio Stella. Il marchio Stella ha rappresentato e ancora rappresenta il lusso nel settore della rubinetteria. Ma la sua storia purtroppo coincide con quella di molti altri importanti marchi o prodotti italiani (come ad esempio Moncler, Fiat 500): dopo un periodo di grande successo, ecco una fase d’ombra, che in alcuni casi porta perfino alla scomparsa quasi totale dal mercato. Eppure, non possiamo parlare di futuro senza conoscere il passato. Non a caso il successo dei nostri prodotti è intrinseco al marchio che è ricordato e conosciuto per i suoi ele-

Rubinetterie Stella ha sede a Dormelletto (No) www.rubinetteriestella.it

menti distintivi. Come l’eleganza: i nostri rubinetti sono decorati con lavorazioni tipiche del mondo della gioielleria, le personalizzazioni li rendono unici. E poi, l’innovazione: il primo termostatico è stato progettato e realizzato da Stella negli anni Sessanta (il famoso Isomix)». Ma Il futuro di Stella è già presente. «Lo stabilimento produttivo dove operiamo giornalmente – spiega Federica Nobili–, è pensato, progettato e realizzato per ridare a Rubinetterie

Stella la sua identità. Qui, la tradizione si unisce alla modernità e alla tecnologia. Macchinari all’avanguardia, torni di 40 anni e la grande passione di tutto il team Stella sono ora pronti non solo per soddisfare, ma per superare le aspettative dei nostri clienti più affezionati. È vero, il patrimonio di rispetto e credibilità che ci portiamo dal nostro passato è sicuramente la nostra più grande responsabilità. Ma proprio per questo ci è servito qualche anno prima di presentare il futuro di Stella. Abbiamo dovuto trovare il giusto equilibrio tra i fattori distintivi di successo che hanno fatto la storia del marchio e le tecnologie che ormai invadono le nostre vite. Credo che siamo riusciti a trovare un ottimo bilanciamento servendoci del grande insegnamento delle nostre serie iconiche, che - quasi centenarie - ci dicono: “se vogliamo tornare ad essere la più lussuosa rubinetteria al mondo dobbiamo saperci distinguere”. Le nostre ultime serie, infatti, nonostante siano disegnate e progettate da design di fama internazionale, non seguono le mode. Sappiamo e vogliamo distinguerci perché come diceva Oscar Wilde “tutto ciò che è moderno prima o poi viene superato”. Noi invece siamo qui per rimanere uno dei marchi più apprezzati sul mercato internazionale». Stella ha rappresentato per decenni, a livello mondiale, la rubinetteria per eccellenza. «Le serie Stella erano, sono e saranno icona di lusso, eleganza, unicità e innovazione. La grande qualità dei nostri prodotti si manifesta nei dettagli: le godronature, il guillochè, le finiture in oro, oro rosa, argento. L’eleganza sta nelle forme semplici, morbide che non seguono tendenze e rendono il nostro prodotto distinguibile nel tempo. Inoltre, tutti i nostri prodotti sono personalizzabili in termini di dimensioni, finiture e richieste speciali del cliente. E infine, non bisogna dimenticare il nostro grande impegno nel seguire il progresso, cogliendo i miglioramenti più significativi. Tutti i nostri rubinetti anche quel-

UNA STORIA DI SUCCESSO «Nel 1882 Pietro Stella inizia il suo lento processo d’industrializzazione verso un modello organizzativo caratterizzato dai contenuti tecnologici dei prodotti, con un’attenzione particolare alla partnership con la grande impresa». Nasce dunque, sul Lago d’Orta, a Cireggio per la precisione, l’industria Stella, che si caratterizza per la produzione di articoli in ottone, candelieri, tagliapasta, cavatappi e rubinetti. «Tutti prodotti che si caratterizzano per cura – dice l’Amministratore Delegato Stefano Sappa –, ricercatezza estetica e innovazione, che li rendono già per il tempo piccoli gioielli e pezzi unici della produzione nazionale ed europea. Un esempio eclatante di produzione di questo periodo è l’utilizzo di uno dei primi rubinetti Stella all’interno del circuito di alimentazione del carburante della vettura Fiat Zero, primo modello della casa torinese a essere venduta in un numero superiore a 2000 esemplari. Questa consapevolezza produttiva legata al mondo della rubinetteria e l’evoluzione storica-industriale dell’Italia a cavallo tra i due secoli portò l’azienda a specializzarsi nella produzione di rubinetteria sanitaria negli anni immediatamente successivi».

li che contano più di 90 anni di produzione ininterrotta nascondono al loro interno elementi tecnici estremamente moderni e assolutamente al passo con le innovazioni tecnologiche. Tutto ciò è alla base delle nostre strategie future». L’idea dietro all’attuale strategia dell’azienda, quindi, è di far tesoro dell’insegnamento impartito dall’innovazione che fu. «Le tre serie storiche, che sono espressione di elementi distintivi e che sono diventate icone della rubinetteria, sono state progettate e disegnate nel 1922, 1926 e nel 1929, in un’epoca in cui non esisteva il design. Lo stesso grado di eccellenza visionaria siamo chiamati a raggiungere adesso».• Renato Ferretti


20 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Distretti

Estetica, tecnologia ed efficienza Nuove tendenze, design, tecnologia all’avanguardia e studio di materiali sempre più performanti nel rispetto di salute e ambiente. Ugo Paffoni offre una panoramica sul settore che va ben oltre l’analisi dell’arredo bagno attuale

«N

egli ultimi anni abbiamo potuto notare il ritorno alla concretezza». Ugo Paffoni, titolare della novarese Rubinetteria Paffoni, offre il suo punto di vista privilegiato di produttore, sul mercato dell’arredo bagno, un settore che negli ultimi anni non solo ha visto l’avvicendarsi di diverse tendenze estetiche ma anche di significative trasformazioni dalla prospettiva della funzionalità. «Qualche anno fa ci trovavamo di fronte alla rincorsa del design più particolare e innovativo a tutti i costi – spiega Paffoni –, trovando sul mercato prodotti con forme molto speciali e in alcuni casi anche esasperate. Da qualche tempo, invece, si è ritornati verso prodotti “aggiornati” ma allo stesso tempo più vendibili». Ma forse è il caso di fare un passo indietro per inquadrare meglio l’impresa di Pogno (No). La rubinetteria Paffoni opera con successo nel settore della rubinetteria sanitaria e ha saputo qualificare la propria produzione con un rapporto

linee di accessori in grado di soddisfare le più svariate esigenze di design, di funzionamento tecnico e di prezzo. Le caratteristiche fondamentali sono: ottimo rapporto qualità-prezzo; tempestività nell’evasione degli ordini; giusto equilibrio tra estetica, tecnologia ed efficienza; progettazione, produzione e assemblaggio nella sede. Tutti gli articoli vengono progettati direttamente dai nostri designer qualità/prezzo assolutamente interessante per i propri interlocutori commerciali operanti sia sul mercato nazionale che negli oltre 60 Paesi del mondo in cui l’azienda è presente. «Una razionale politica di investimenti in ricerche, design e avanzate tecnologie, il ricorso ai migliori prodotti e ai controlli computerizzati – dice il titolare – hanno reso possibile il conseguimento di un elevato “standard qualitativo”». RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO Fondata nel 1953 da Roberto Paffoni, la Rubinetteria novarese è un brand storico nel settore e una realtà aziendale di successo in continua espansione, oggi rappresentata dalla seconda e dalla terza generazione della famiglia. «Attualmente, in numeri, l’azienda produce e vende quasi due milioni di pezzi all’anno suddivisi in oltre 30 serie differenti. La gamma prodotti risulta composta da numerose serie di rubinetteria sia bagno che cucina, miscelatori monocomando e termostatici, tradizionale a due maniglie, colonne doccia, saliscendi e soffioni, tutte realizzate in varie finiture e completate da diverse

interni, in stretta collaborazione con il management e in conformità alle principali normative vigenti, creando forme dall’elevato valore stilistico in grado di rispondere alle diverse esigenze del mercato». SOLUZIONI ECO L’attenzione all’innovazione tecnologica è, quindi, uno dei fattori determinanti che

NOVITÀ PIÙ RECENTI

Ugo Paffoni, titolare della Rubinetteria Paffoni, descrive due delle nuove collezioni realizzate dall’azienda novarese. «La prima è la Collezione Green: funzionalità del prodotto, durata nel tempo e massimo rapporto qualitàprezzo. Sono questi gli elementi che fanno della serie Green un classico senza tempo. Tutta l’esperienza tecnica maturata negli anni viene applicata a questo rubinetto dalle linee moderne e funzionali, per rendere attuale e di design il rubinetto classico per eccellenza, con la gamma completa anche degli articoli ri-

chiesti dal design più attuale, quali il lavabo prolungato e il lavabo a muro. La seconda si chiama Light Exclusive che si distingue per modelli dai colori unici, di grande fascino e raffinatezza. È espressione di uno stile esclusivo che nasce dal connubio tra moda e tradizione, sintesi di un perfetto equilibrio di forme e qualità. Una personalità ben definita dove la cura speciale per i dettagli si fonde alla tecnica e all’eleganza delle linee per trasformare la serie Light nella più elevata espressione dello stile italiano».


Settembre 2017 | 21

ISH 2019

visitatori sono state: Cina, Italia, Francia, Paesi Bassi, Sviz-

Dall’11 al 15 marzo 2019 ci sarà la nuova edizione di ISH, la

«ISH- ha dichiarato Wolfgang Marzin, presidente del co-

fiera internazionale con cadenza biennale che si conferma

mitato direttivo di Messe Frankfurt, a margine della passata

come un appuntamento da non perdere per conoscere le ul-

edizione- cresce e diventa sempre più internazionale. I nu-

time tendenze del mondo del bagno. Nel 2017 sono arriva-

meri di riferimento sono eccellenti e il clima all’interno dei

ti a Francoforte circa 200mila visitatori e 2.482 espositori

padiglioni era molto positivo; siamo estremamente soddi-

provenienti da 61 Paesi. Le nazioni più rappresentate tra i

sfatti dell’andamento della manifestazione».

zera, Gran Bretagna, Polonia, Belgio, Austria e Spagna.

FILOSOFIA VINCENTE

che, pur mantenendo inalterato il feeling durante l’utilizzo del prodotto, consentono di ridurre il consumo d’acqua e anche di energia. Questo tipo di risparmio è garantito da alcuni accorgimenti applicati agli articoli della nostra produzione».

UNA FORTE SENSIBILIZZAZIONE VERSO PRODUZIONI ATTENTE ALL’AMBIENTE, CON L’IMPIEGO DI MATERIE PRIME PIÙ IDONEE ALL’USO DOMESTICO

Rubinetteria Paffoni Spa ha sede a Pogno (No) www.paffoni.it

ha portato a una maggiore competitività l’azienda. Sono diversi i risultati della ricerca in questo senso che Paffoni guarda con interesse per il prossimo futuro. «Abbiamo visto comparire prodotti innovativi che utilizzavano le luci (light therapy) oppure rubinetteria comandata grazie a schermi tattili o touch-screen – dice l’imprenditore –, ma stiamo ora assistendo a una maggiore attenzione riguardo ai materiali utilizzati. In questi ultimi anni, abbiamo avuto una forte sensibilizzazione del consumatore finale verso articoli ecologici e con questo si intende sia derivanti da produzioni attente all’ambiente, sia l’impiego di materie prime altamente idonee all’utilizzo domestico e con acqua potabile. Inoltre, viene riservata particolare attenzione al risparmio idrico ed energetico utilizzando particolari accortezze

DESIGN E FUNZIONALITÀ «I fattori indispensabili a definire un design funzionale nell’ambito della rubinetteria stanno nel rapporto tra design e funzionalità. Questo è un elemento di grande importanza, soprattutto per la rubinetteria, che rappresenta un prodotto prima di tutto di “utilizzo” e poi di arredamento. Perciò è molto importante curare il design di un prodotto per farlo diventare di successo, ma allo stesso tempo non si deve mai dimenticare la funzionalità. Mentre, da un punto di vista prettamente estetico, rivolgendo lo sguardo alle nuove tendenze che abbiamo visto affermarsi ultimamente e a quelle che si svilupperanno prossimamente, bisogna comunque ricordare che questo settore è molto legato all’arredo bagno e pertanto l’attenzione al trend sul settore dell’arredamento è basilare. La tendenza attuale rimane con dei must ben fissi come la pulizia nelle linee, la modernità, dei prodotti funzionali ma di design. Recentemente sono tornati “di moda” i rubinetti colorati, ai classici colori si sono aggiunte nuove colorazioni di tendenza nei settori dell’arredamento e della moda come ad esempio le nuove tonalità di oro (rosé, honey gold, etc.)». Per Paffoni la possibilità di inserimento dei propri articoli in contesti anche molto diversi tra loro, è una costante che ha determinato il proprio stile e quegli elementi distintivi necessari a un marchio come quello novarese. «L’azienda da sempre ha creato i propri prodotti tenendo conto delle tendenze di mercato, della funzionalità e soprattutto della vendibilità. I nostri rubinetti hanno un design attuale, contemporaneo ma mai esasperato, trovando facile collocazione nella maggior parte degli ambienti. Tutti i prodotti sono

Dal 1953 la filosofia aziendale è sempre la stessa: progettare, produrre, testare, certificare, consegnare rapidamente e curare ogni singolo dettaglio della produzione, per garantire sempre la massima soddisfazione della propria clientela. Una realtà che consiste in una produzione annua notevole, cui lavorano quasi 200 dipendenti, un’attività di esportazione rivolta ai più importanti mercati mondiali e un fatturato che negli ultimi anni ha raggiunto quasi 60 milioni di euro. Il ciclo produttivo viene svolto all’interno in tutte le sue fasi, grazie anche ai forti investimenti che hanno permesso di creare uno stabilimento con impianti moderni e avanzati, per un totale di oltre 40mila metri quadri coperti. Ecco i fattori di successo che testimoniano il posizionamento vincente che abbiamo conquistato sul mercato della rubinetteria sanitaria, collocandoci tra le prime rubinetterie italiane.

stati studiati, progettati e messi in produzione tenendo ben presente queste caratteristiche. La nostra costanza nel seguire questo tipo di politica sul prodotto ci ha dato nel tempo molte soddisfazioni. Infine, seguiamo le tendenze di mercato e soprattutto le richieste delle normative vigenti che indirizzano verso l’utilizzo di materiali sempre più rivolti alla protezione della salute e allo stesso tempo dell’ambiente che ci circonda». • Elena Ricci


22 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Speciale Marmomac

L’italian stone strega gli Usa

A

ttraversa una fase di incoraggiante vitalità l’industria lapidea italiana, che secondo le analisi aggiornate presentate da Confindustria Marmomacchine durante l’ultima assemblea generale, negli ultimi mesi ha recuperato molto terreno specie sul versante export. Agganciandosi a un sentiero di progressiva crescita già tracciato l’anno scorso. «Nel 2016 la filiera tecno-marmifera italiana – sottolinea Flavio Marabelli, presidente onorario degli industriali del marmo - ha prodotto un fatturato di quasi 4 miliardi di euro con un valore delle esportazioni vicino ai 3 miliardi, pari al 75 per cento del valore della produzione, mentre il saldo commerciale è sui +2,5 miliardi». Come sta proseguendo questo trend nell’anno in corso? «I dati del nostro Centro studi relativi al primo semestre 2017 ci dicono che il settore è in crescita. In particolare, l’export di marmi e graniti (lavorati e grezzi) è aumentato del 3,3 per cento rispetto al 2016, per complessivi 969 milioni di euro. La classi-

fica dei top buyer è guidata dagli Usa, che assorbono circa un terzo dei nostri lavorati, seguiti da Germania e Svizzera. Molto buono anche il dato delle vendite all’estero di macchine e attrezzature, cresciute del 26,6 per cento toccando i 640 milioni. Anche per il segmento tecnologie sono gli Usa il primo mercato di destinazione, ma ottime indicazioni arrivano anche da Messico, Egitto e Iran». Una parte rilevante delle attività e delle missioni estere che conducete sono orientate ai buyer del Medio ed Estremo Oriente. Cosa rende i mercati asiatici così appetibili e quali opportunità offrono, anche in chiave investimenti? «Questi mercati hanno rappresentato negli ultimi 15 anni un traino fondamentale per il nostro export di marmi e di tecnologie complementari. Nonostante il rallentamento dell’ultimo periodo il presidio dei mercati asiatici, per dimensione e volume degli investimenti in atto, costituisce un’opportunità strategicamente irrinunciabile per le aziende italiane. Come associazione nazio-

È quanto evidenzia l’andamento dell’export litico nel primo semestre di quest’anno. Si moltiplicano inoltre le opportunità delle nostre aziende sui mercati asiatici. «Strategicamente irrinunciabili», sostiene Flavio Mirabelli

nale di riferimento per il settore, abbiamo recentemente guidato in collaborazione con Ice una delegazione di 43 imprese in Iran. E per il 2018 stiamo organizzando la nostra annuale missione in Cina che conterà più di 50 aziende». Che evoluzioni ha conosciuto la tecnologia applicata alla filiera della pietra negli ultimi tempi quali innovazioni significative targate made in Italy si stanno affermando? «Per le tecnologie da segheria si segnala l’ulteriore affermarsi negli ultimi anni dei telai multifilo da granito, e recentemente anche da marmo, che consentono elevati volumi produttivi attraverso l’utilizzo del filo diamantato nel taglio. Per quanto riguarda i laboratori, invece, le innovazioni più importanti sono collegate alle macchine di lavorazione e taglio a controllo numerico, che consentono di creare forme, spessori e texture innovative. Ciò si traduce in una pressoché illimitata libertà creativa per architetti e designer che oggi grazie alle lavorazioni superficiali, ultra sottili, in trasparenza o in curva, possono impiegare la pietra per nuove destinazioni d’uso». Come Confindustria Marmomacchine curate anche un’intensa attività di formazione. A chi si rivolgono i progetti che avete in campo in questo periodo? «Attraverso l’Isim, il nostro istituto di for-

Flavio Marabelli, presidente onorario di Confindustria Marmomacchine

mazione, abbiamo strutturato negli anni dei format per operatori stranieri che culminano nella creazione di Centri tecnologici all’estero realizzati mediante partnership istituzionali governative sia nazionali che con altri Paesi. L’obiettivo è quello di svolgere attività di formazione agli operatori locali utilizzando le macchine e attrezzature italiane, mostrandone le potenzialità sul campo. Un’attività di filiera che ci consente di aprire mercati d’avanguardia quali ad esempio Iran, Afghanistan, Pakistan e Mozambico, solo per citare i Paesi in cui abbiamo in corso delle iniziative. Senza dimenticare l’impegno formativo rivolto ad


2016 da record

67mila operatori specializzati, arrivati da 146 Paesi.

La scorsa edizione di Marmomacc ha registrato una gran-

chine e cultura in una rassegna unica, come testimonia

de crescita in termini di espositori e metri quadrati con

il nuovo marchio Marmo+Mac che sintetizza la nostra

la conferma di Stati Uniti, Germania, Spagna come mer-

identità e guarda al futuro». Il Salone inoltre oggi è per

cati di riferimento. «La 51 edizione –ha commentato

il comparto, come ha ricordato il direttore generale di Ve-

Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è quella dei

ronafiere Giovanni Mantovani «la piattaforma b2b e di

record, in totale più di 1.650 aziende da 53 nazioni, e

promozione con più internazionalità».

architetti e progettisti, per far conoscere le potenzialità di impiego di marmi e graniti made in Italy nell’architettura contemporanea, nell’edilizia di qualità e nel design». È stato definito il calendario delle fiere dedicate al settore marmo, compreso tra il secondo semestre 2017 e il primo del 2018. Dove vi vedremo al fianco delle aziende nei prossimi mesi? «Il programma degli eventi fieristici settoriali che vedranno Confindustria Marmomacchine protagonista al fianco delle imprese per i prossimi mesi prevede iniziative in Svizzera, Marocco, India, Cina, Russia, Turchia, Stati Uniti, Germania ed Emirati Arabi». La filiera litica è tra quelle al centro del Piano di promozione straordinaria del made in Italy del Mise, con cui collaborate in modo stretto. Quali effetti sta producendo sulla vocazione internazionale della nostra stone industry? «Una serie di attività ricomprese nel Programma straordinario per il made in Italy,

giunto al terzo anno di operatività, andranno presto in scena al Marmomac 2017. Anche quest’anno si è perciò costituita una cabina di regia che ci ha visto lavorare insieme a Ice e Veronafiere per realizzare una serie di eventi speciali come l’Italian stone theatre, il maxi-incoming di buyer e architetti esteri e l’International stone summit. Tutte attività ideate per garantire un palcoscenico d’eccellenza alle migliori produzioni made in Italy e la loro più adeguata promozione nei confronti degli operatori internazionali presenti a Verona». • Giacomo Govoni

Rappresentiamo tutta la filiera, unendo prodotti, mac-

A Verona il red carpet del marmo Conto alla rovescia per l’edizione 2017 di Marmomac, che scatterà nella cornice fieristica di Verona dal 27 al 30 settembre. Laboratorio culturale irrinunciabile per i protagonisti dell’intera filiera del settore lapideo, il salone internazionale del sistema marmo metterà in vetrina anche quest’anno le nuove tendenze del design della pietra e dell’architettura, aggiornandosi sulle novità tecnologiche di lavorazione del granito o del marmo e sulla loro evoluzione. In una manifestazione in grado di attirare ogni anno oltre 65 mila operatori specializzati e almeno 1600 espositori, non mancheranno come da tradizione gli incontri e i match making tra i buyer italiani ed esteri, con focus su tutte le novità dei materiali e delle lavorazioni anche tra le più complesse. Tra le centinaia di padiglioni che esporranno tutta la gamma merceologica dell’industria litica (dalle macchine per marmo e granito, ai prodotti consumabili per la lavorazione delle pietre naturali, agli uffici tecnici e istituti di ricerca coinvolti nel settore lapideo), un farò speciale illuminerà l’Italian stone theatre, progetto nato dalla “triplice alleanza” Confindustria Marmomacchine-Ice-Verona Fiere, che in un layout unitario presenterà sperimentazioni di alto livello di matrice rigorosamente italiana progettate da prestigiosi architetti e designer di caratura internazionale. Un grande evento celebrativo che vedrà i professionisti più affermati del settore cimentarsi sia attraverso i tradizionali saperi artigiani, che mediante l’uso avanzato di macchine capaci di interagire con sofisticati programmi di progettazione tridimensionale.


24 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Speciale Marmomac Iselle Graniti ha sede a Iselle di Trasquera (Vb) www.isellegraniti.com

L’antico Serizzo dell’Ossola Usato da sempre per l’arredo urbano, lo gneiss, conosciuto con il nome commerciale Serizzo o Sarizzo, tipico delle valli piemontesi al confine con la Svizzera è al centro di tutte le lavorazioni dell’azienda Iselle Graniti, che da quattro generazioni trasforma la pietra locale in pavimentazioni, panchine e fioriere egli ultimi anni l’edilizia ha riscoperto il valore e le potenzialità della pietra naturale locale. Ma più che di un ritorno all’età della pietra, ci troviamo di fronte a un ritorno all’estetica, alla naturalità, al tocco di un elemento a lungo considerato rustico, diventato oggi uno dei perni dell’architettura sostenibile, oltre che della riqualificazione urbana di centri urbani sfigurati, durante gli anni del boom economico, da colate di cemento che mal si accordano con il loro assetto urbanistico e architettonico. I primi interpreti di questo ritorno all’antico sono gli arredi urbani, che hanno ricominciato a essere plasmati con le materie prime del territorio. In Valle Divedro, una delle Valli dell’Ossola all’estremità settentrionale del Piemonte, in provincia di Verbania, al confine con la Svizzera, da quattro generazioni Iselle Graniti punta sulla pietra lo-

N

cale, in particolare sulla lavorazione del Serizzo o Gneiss, realizzando prodotti specifici per l’arredo urbano. Cordoli, caditoie, paracarri, colonne, pavimentazioni a massello, panchine e fioriere sono solo alcuni dei prodotti in cui può essere plasmata questa pietra dalle caratteristiche moto particolari, su cui la famiglia Tomola vanta un background specifico, come spiega il titolare e amministratore dottor Paolo Tomola: «L’azienda è nata nel gennaio 1992, sebbene alle spalle vi sia una storicità dell’attività che risale a quattro generazioni. Indubbiamente l’eredità più bella di questa lunga tradizione familiare è il patrimonio in materia di competenze acquisite direttamente con il lavoro in cava, a stretto contatto con zii, cugini, persone capaci e competenti, nonché i racconti e le immancabili raccomandazioni del nonno e di mio papà. Quasi la totalità dei miei parenti in forma ascendente, discendente o trasversale ha lavorato nel settore lapideo, con mansioni diverse,

chi scalpellino, chi cavatore, chi addetto agli esplosivi. Grazie alle competenze acquisite nel corso dei decenni e sedimentate nella tradizione familiare – aggiunge – oggi Iselle Graniti continua a lavorare il Serizzo, il granitoide più diffuso nelle nostre valli, di cui un tempo esistevano numerose cave di estrazione. Negli ultimi anni le cave si sono ridotte drasticamente per diverse ragioni ma continuano a estrarre ognuna un tipo di Serizzo diverso dall’altra. Simile ma non uguale, poiché ogni tipologia si distingue per le tonalità che lo caratterizzano, dovute alla presenza in quantità diverse di quarzo, biotite scura, feldspato bianco». Estetica a parte, sono le caratteristiche fisico-meccaniche di questa pietra a renderla particolarmente duttile e adatta alle più svariate applicazioni nell’arredo urbano o nelle costruzioni civili. Oltre ad essere resistente al gelo e all’usura, infatti, può essere trattata con svariate lavorazioni (può essere lucido, fiammato, bocciardato o martellinato) e prendere la forma di scale, cordoli, pavimenti, fontane, colonne, coperture di tetti, tra i suoi impieghi più comuni. «La materia prima utilizzata in fase produttiva proviene dalle cave delle vicine vallate, con cui abbiamo instaurato nel corso degli anni un reciproco rispettoso rapporto umano. La lavorazione delle superfici, le sezioni e particolarità – sottolinea Tomola – vengono effettuate su indicazione specifica del cliente in spazi di lavoro moderni e attrezzati. Fin dall’avvio dell’attività, l’obiettivo è stato quello di ammodernare gli spazi dell’azienda, con interventi mirati per la sicurezza dei lavoratori, per organizzare la produzione nella maniera più efficiente e sicura. Oggi possiamo vantare l’esclusiva proprietà del capannone e dei terreni circostanti per un totale di oltre 10mila metri quadrati. Inoltre, abbiamo ottenuto la certificazione Ohsas 18001 e siamo molto attenti alla formazione continua del personale, in particolare per quelli addetti all’uso di macchinari a controllo numerico». • Alessia Cotroneo

CRISI ITALIANA E MERCATO SVIZZERO Non sono solo le statistiche a fotografare il grave stallo in cui versa il settore dell’edilizia e dell’arredo urbano in Italia. Sicuramente vi hanno contribuito, la concorrenza straniera con l’importazione di prodotti a basso costo, il costo del lavoro e le tasse eccessive, minando il mercato e mettendo a rischio le aziende che ancora operano. La burocrazia, la mancanza di interlocutori da parte dello Stato, la difficoltà al credito agevolato complicano il quadro – aggiunge Paolo Tomola di Iselle Graniti– e queste stesse difficoltà le hanno le cave di estrazione e i trasportatori. Se guardiamo al contesto e alla nostra posizione geografica di confine, si spiega perché il nostro mercato di riferimento sia prevalentemente quello svizzero, in cui, tra l’altro, possiamo contare sulla collaborazione consolidata da oltre 25 anni con un’azienda svizzera leader nella commercializzazione di materiali lapidei, con magazzini e uffici di vendita posizionati capillarmente sul territorio elvetico e tedesco. Le forniture più consistenti e prestigiose negli ultimi anni sono finite quasi tutte sulle strade di Zurigo».

Paolo e Luca Tomola

Zurigo, Bahnhofstrasse


Settembre 2017 | 25

Marmomac & the City È una mostra di architettura e sculture in pietra tra

vincia di Verona. «Dal 27 settembre, giorno di aper-

lezza della pietra in un contrasto tra tecnologia e ar-

le piazze e le vie di Verona, nata per valorizzare la

tura di Marmomac, fino alla fine di ottobre, dodici

tigianalità, mano meccanica e mano dell’uomo».

bellezza e la cultura litica della città. La manifesta-

opere realizzate negli anni recenti con sofisticati

L’eccellenza artistica della cultura lapidea scaligera

zione, curata dall’architetto Laura De Stefano, è frut-

macchinari dialogheranno con i monumenti e con

e la creatività delle aziende interessate sarà così dif-

to della collaborazione tra Veronafiere, il Comune

i palazzi storici di Verona, creando così un ponte tra

fusa anche tra gli amanti del settore non presenti a

di Verona e l’Ordine degli Architetti P.P.C. della pro-

passato, presente e futuro in cui viene esaltata la bel-

Marmomac.

La nuova frontiera degli abrasivi Una tecnologia di ultima generazione, realizzata nei laboratori di ricerca della International Chips, ha portato alla realizzazione di preformati abrasivi, che lavorano senza l’utilizzo di acqua. Il risultato è una maggiore efficienza e un minor impatto ambientale rano senza l’uso di acqua. «Sono il nostro fiore all’occhiello tra i prodotti ecocompatibili. L’importanza dell’acqua come fonte di vita è sotto gli occhi di tutti. Ecco perché crediamo che un prodotto in grado di ottenere gli stessi standard di successo nel campo della finitura senza però utilizzarla sia un articolo su cui scommettere». Nato nei laboratori dell’International Chips, quest’abrasivo plastico a secco coniuga al meglio lo spirito di questi tempi: la semplicità di utilizzo, la versatilità e la velocità di lavorazione senza perdere di vista l’attenzione all’ecologia. «L’idea di creare un prodotto che ci permettesse di lavorare senza sprecare l’acqua ci è balenata più di una decina di anni fa. AlInternational Chips ha sede a Domodossola (Vb) www.internationalchips.com

S

assi che rendono brillante tutto ciò con cui entrano in contatto. Non esiste prodotto sul mercato che non necessiti di questi granuli abrasivi. Si usano per i prodotti metallici, nella ferramenta, nei casalinghi, nella rubinetteria, nei componenti di auto e aerei, nell’oreficeria, nella meccanica, nei serramenti e per la realizzazione di innumerevoli altri articoli. Si tratta dei cosiddetti preformati plastici, ovvero piccoli coni, piramidi o cilindri, perfette forme geometriche create attraverso prodotti abrasivi macinati finemente e legati tra loro da resine rigide o flessibili. «Da secoli l’uomo ha imparato a sfruttare la sua capacità manuale e la natura per conferire alla materia forme e levigature diverse. Oggi la finitura dei materiali è affidata a moderne

tecnologie meccaniche» racconta Adriano Sarazzi, amministratore della International Chips, azienda specializzata nel campo della produzione e della commercializzazione su scala mondiale di abrasivi per la finitura manuale o meccanica di pezzi. Dal 1975, anno di fondazione, ad oggi, l’azienda è infatti passata dalla produzione su scala locale alla commercializzazione nei mercati mondiali, triplicando la produzione dalle iniziali cinquecento tonnellate di prodotto e ampliandone significativamente la gamma. «Nei nostri laboratori – aggiunge Adriano Sarazzi – non ci si stanca mai di cercare soluzioni innovative, ascoltando le esigenze del cliente senza mai perdere di vista il massimo rispetto per l’ambiente». Da questa continua attività di ricerca nascono i nuovi chips Ecos: preformati abrasivi che lavo-

NON AVENDO BISOGNO DI COMPOSTI INTERMEDIARI TRA L’ABRASIVO E LA SUPERFICIE DEI PEZZI DA LAVORARE, ECOS CONTRIBUISCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA GESTIONE DI FANGHI PRODOTTI DAGLI IMPIANTI TRADIZIONALI

l’inizio sembrava un’utopia perché ancora oggi l’acqua possiede una parte determinante nel processo di vibro finitura. Poi, dopo anni di prove e sperimentazioni, abbiamo trasformato l’idea in innovazione con la certezza di avere tra le mani il futuro in questo campo». Con gli abrasivi plastici Ecos, prodotti in varie misure, forme, densità e porosità e strutturati per garantire la massima efficienza di taglio, è infatti possibile semplificare i cicli di lavorazione, lavorare un numero maggiore di pezzi riducendo i costi di lavorazione pur mantenendo ottimi risultati. Non avendo bisogno di composti intermediari tra l’abrasivo e la superficie dei pezzi da lavorare, Ecos non utilizza l’acqua nel processo di vibro finitura, contribuendo in modo efficace e determi-

nante a risolvere il serio problema della gestione di fanghi prodotti dagli impianti tradizionali. «Operando in un’azienda chimica, cerchiamo di porre la massima cura al sistema produttivo interno e alle sue applicazioni per renderlo il più possibile non inquinante per l’ambiente e, soprattutto, non dannoso per chi vi lavora. In questo senso, l’impegno profuso è testimoniato dalle certificazioni di qualità ed etica ottenute. Per modificare gli impianti tradizionali ad umido, infatti, è sufficiente equipaggiare i vibratori con speciali coperchi appositamente ideati per la finitura a secco e collegarli con un filtro depolveratore». Non si esauriscono qui le soluzioni proposte dall’azienda piemontese. Oltre all’intera gamma di preformati plastici tradizionali, per la levigatura delle piastrelle di ceramica porcellanata ed altri prodotti per l’edilizia, realizziamo sfere Rodor destinate alla fabbricazione di settori spatolanti e microsfere abrasive Microrodor per aumentare le prestazioni dei nostri utensili. Sempre indirizzate al settore ceramico e a quello lapideo sono invece le mole diamantate e vetrificate che consentono di squadrare e rettificare piastrelle, rivestimenti ceramici, davanzali, gradini per scale, piani cucina. La particolarità delle mole diamantate a legante resinoide che produciamo permette di riuscire nelle delicate operazioni di bisellatura sulle coste senza sbeccarne lo smalto e di lappatura sulla superficie piana fino alla lucidatura a specchio dei materiali trattati». • Luana Costa

IL FONDO DI SOLIDARIETÀ MEXYOU Attenzione al territorio e a chi è in difficoltà a causa della mancanza di lavoro. Questa filosofia di lavoro è la ricetta per affrontare la crisi di questo periodo, crisi che ha influito sugli stili di vita e sulla costruzione di nuove responsabilità sociali. Ecco perché all’International Chips è nato da qualche anno il fondo di solidarietà Mexyou, a cui ha aderito la quasi totalità dei collaboratori dell’azienda, con lo scopo di aiutare finanziariamente persone che a causa del periodo di recessione si trovano in difficoltà economiche grazie alla solidarietà condivisa di dipendenti e azienda.


26 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali

Creatività da scolpire Si fonda sul marmo e sull’infinita possibilità di plasmarne le sembianze la produzione e il linguaggio creativo di Moreno Ratti, artista sperimentatore che dà forma alle sue idee partendo dall’antica sapienza artigianale

I

l primo indizio per comprenderne l’ancestrale attrazione verso il marmo è contenuto nel suo luogo di nascita, Carrara. Il secondo nella famiglia, impegnata da generazioni nella lavorazione della pietra. Il terzo indizio, che unito agli altri due fa una prova, è il talento e la passione che Moreno Ratti sprigiona quando disegna, progetta e modella elementi in marmo. Estraendo dalla materia che per lui rappresenta l’ordinario, il quotidiano, forme e composizioni straordinarie, innovative e senza tempo. «Credo che la scelta di specializzarmi su un unico materiale – spiega il 35enne designer toscano laureato in architettura presso l’università di Firenze sia stata vincente e sono molto felice se oggi, molti mi riconoscono come “quello che fa cose in marmo”».

Moreno Ratti, designer

Le creazioni in marmo, appunto, la sua specialità. Com’è sbocciato l’amore per questo materiale e quali peculiarità “sensoriali” lo distinguono dagli altri? «Sono nato nella città del marmo per eccel-

lenza, dove sono cresciuto, dove vivo e lavoro. Sin da piccolo il mio rapporto con il materiale è sempre stato di amore e odio. Ieri, come oggi, è il mio strumento di gioco preferito. Per me design significa cercare di vedere in modo diverso ciò che già esiste e ci circonda. Nel mio quotidiano, sono immerso nel marmo; elemento unico e irripetibile che ha affascinato e continua ad affascinare le persone». Lei è un artista giovane, eppure occupa già un posto di rilievo nel panorama del design italiano. Quali passaggi chiave pensa abbiano favorito una ribalta così precoce? «Sicuramente l’incontro con Paolo Ulian, una figura fondamentale nel mio percorso professionale, un vero maestro che mi ha aiutato a capire quello che non volevo fare da grande». Dall’idea progettuale all’oggetto materico, passando per il disegno. Come si snoda questo “itinerario creativo” nel suo metodo di lavoro? «Il mio lavoro non avrebbe senso se non esistessero artigiani sapienti, in grado di trasformare le mie idee in realtà, loro sono i veri artisti. Tutto nasce all’interno dei vari laboratori con cui collaboro e, talvolta, tra i vari esperimenti esce qualcosa di decente. Comunque alla base di tutto c’è il confronto, e quando hai la fortuna di incontrare persone che hanno 30 anni di esperienza, diventa tutto estremamente più semplice». Veniamo al suo linguaggio artistico, nel quale ritorna spesso il tema del riuso. Quali suoi lavori esprimono meglio questa sua attitudine?

«Lavorare con gli scarti non è solamente una scelta etica, peraltro fondamentale nella mia ricerca, ma anche un modo più semplice per reperire materiale. Credo che il lavoro che meglio rappresenta il mio concetto di design sia la collezione 40x40, realizzata in collaborazione con Paolo Ulian. Siamo partiti ripescando delle piastrelle di marmo in disuso da alcuni magazzini polverosi delle nostre aziende artigiane, e poi abbiamo cercato di dare loro una nuova identità». Che ruolo gioca la tecnologia nelle sue opere e come si inserisce nel processo di lavorazione di un materiale così “antico” come il marmo? «Gioca un ruolo determinante. Credo che le nuove tecnologie abbiano dato una nuova vita al marmo, rendendolo più facile e avvi-

cinabile per i vari progettisti in giro per il mondo. Guardiamo ad esempio alla robotica avanzata, attraverso cui oggi si riescono a produrre cose che solo venti anni fa erano impensabili. Ormai si può dire che l’utilizzo di nuove tecnologie si sia imposto come un trend progettuale». In un panorama creativo sempre più contaminato da stilemi di varia provenienza, ritiene esista ancora un made in Italy del design? E chi ne incarna meglio i valori oggi? «Certo che si! Credo che il saper fare di noi italiani sia invidiato in tutto il pianeta. L’unico problema è che all’orizzonte non vedo un ricambio generazionale. Nei prossimi anni, ci saranno figure artigiane che scompariranno e che ci hanno reso famosi nel mondo: un’autentica tragedia. Un esempio su tutti, Venini. Se dici Venini nel mondo, dici vetro, dici Venezia, dici Italia». Quali sono i prossimi progetti in procinto di uscire dalla sua “valigia” professionale, quali elementi d’arredo riguarderanno e dove potremmo ammirarli? «La mia nuova collezione di vasi “Recisi”, un gioco di sottrazioni e successive ricomposizioni, per Roche Bobois a Parigi. Credo che saranno disponibili in tutti gli store del brand prima della fine dell’anno». • Giacomo Govoni


Rosso Verona

di 4 chef stellati: Giancarlo Perbellini, Rudy Ca-

Il titolo del progetto di Marmomac di quest’an-

progetto che, come ha commentato il direttore

no è un omaggio alla città di Verona, alla sua sto-

generale di Veronafiere Giovanni Mantovani,

ria e architettura realizzata con il rosso Ammo-

mette a sistema le naturali vocazioni del terri-

nitico, la pietra di Prun e i tufi. Nel Ristorante

torio, agroalimentare, vitivinicolo e industria

d’Autore spazio al buon cibo con il radicchio di

lapidea del distretto del marmo e delle pietre di

Verona e all’Amarone, in abbinamento ai piatti

Verona.

salini, Marco Volpin ed Enrico Bartolini. Un

La pietra eterna Quella di Lessinia, estratta dalle cave veronesi, è conosciuta per la sua resistenza agli agenti atmosferici e conferisce agli ambienti un’estetica rustica, accogliente, dallo stile sempre attuale. Ne parliamo con Armando Mignolli

L

a pietra di Lessinia è dotata di rara bellezza che conferisce alle pavimentazioni e agli arredi linee morbide e naturali. Di tonalità bianca o rosa, grazie alla durevolezza e alla compattezza, è adatta a qualsiasi tipo di lavorazione: per pavimenti e rivestimenti interni ed esterni, per caminetti e scale, gradini, copertine e panche e per sassi faccia vista. «L’armonia dei toni e dei colori della pietra e l’eternità di questo materiale si prestano facilmente alle realizzazioni di opere firmate Mignolli Alfonso» spiega Alfonso Mignolli titolare dell’omonima ditta di Verona che, da più di cinquant’anni, progetta e posa realizzazioni in marmo, avvalendosi di materiali provenienti dalle proprie cave e mettendo mano, in prima persona, alle lavorazioni che si contraddistinguono per qualità e precisione. «Una parte importante delle nostre incredibili creazioni – spiega Mignolli – è realizzata con la pietra di Lessinia conosciuta anche come pietra di Prun, dal nome della principale località di estrazione. È una pietra calcareo-marmosa che si presenta a strati di spessore variabile da 2,5 a 30 cm, con colorazioni rossastre, rosee e talvolta bianco-grigiastre, separati da veli argillosi. L’azienda Mignolli Alfonso ha sede a Fane (Vr) www.mignollialfonso.it

Un materiale dalla naturale bellezza, compatto, che regala agli arredamenti uno stile unico ed eterno, oltre ogni moda». L’azienda veronese impiega le proprie risorse per promuovere e anche per esportare la bellezza della pietra di Lessinia in tutto il mondo. «Estraiamo la pietra di Lessinia direttamente presso le nostre cave, utilizzando mezzi idonei a questo genere di attività e altamente tecnologici e la distribuiamo su tutto il territorio nazionale ma siamo protesi anche al mercato estero». L’azienda è stata fondata nel 1953. Il grande entusiasmo di Alfonso Mignolli, la passione e la dedizione, hanno fatto sì che questa realtà incrementasse sempre di più la sua produttività in modo costante e dinamico. Ora l’azienda è sapientemente condotta, oltre che dal titolare Alfonso, anche dai figli che dirigono la segheria, le cave di proprietà, i trasporti e curano la promozione e lo sviluppo dell’azienda non solo a livello nazionale ma in tutto il mondo. Mignolli Alfonso ha saputo trasformarsi in questi anni in un’azienda moderna e tecnologicamente all’avanguardia. Alle grandi e piccole opere interne ed esterne si abbinano il lavoro meccanico e quello manuale in una sorta di simbiosi e nel rispetto di quelle tradizioni che rendono i propri prodotti di pietra veramente unici. • Luana Costa


Materiali

Colpi da maestro La lavorazione dei marmi e delle pietre richiede non solo abilità tecnica che si acquisisce nel corso degli anni ma anche competenza nella scelta dei materiali. L’esperienza di Giancarlo e Daniele Molinaroli

C

olonne, vasi e balaustre ma anche arredamenti, elementi d’accessorio e oggettistica. Il marmo è un materiale versatile che si presta a molteplici usi ma necessita di particolari processi di lavorazione. La tornitura ad esempio è un metodo di lavorazione che consente di modellare un insignificante blocco di pietra senza forma in colonne in marmo e in granito di svariate altezze, dimensioni e diametri; ancora vasi di diverse forme, grandezze e colore; capitelli di differenti stili e misure. Alla base di tale attività vi deve essere però esperienza, professionalità e l’utilizzo di utensili e macchinari moderni e all’avanguardia. In oltre cinquant’anni di esperienza nella lavorazione del marmo e del granito la ditta Molinaroli Marmi ha maturato un’approfondita conoscenza di tutte le problematiche relative ai processi di lavorazione. Per questo, con l’ausilio delle più evolute tecnologie e di macchine a controllo numerico, è in grado di garantire risultati di massima qualità per ogni tipo di modellazione richiesta. «Precisione, esperienza, cura dei dettagli sono da sempre i cardini della nostra filosofia professionale, grazie alla quale siamo riusciti ad imporci all’attenzione dei mercati e realizzare lavorati di pregio non solo in Italia ma anche in tutta Europa» spiega Giancarlo Molinaroli, responsabile aziendale. «Architetti, progettisti, arredatori, professionalità diverse e complementari collaborano accomunate da un’unica esigenza: dare forma alle proprie idee, dalle più semplici alle più particolari e impegnative». I prodotti realizzati

da Molinaroli Marmi derivano da blocchi di marmo e granito pregiati, di alta qualità provenienti dall’Italia e da tutto il mondo. «La scelta del materiale è molto importante – prosegue Daniele Molinaroli -. Il granito è una roccia molto dura e di complicata lavorazione ma più resistente rispetto al marmo. Il marmo, invece, risulta essere più malleabile e, di conseguenza, più semplice da lavorare, anche se più friabile. Inoltre tale pietra appare molto più bella a un primo sguardo. Per questo la scelta della pietra deve essere attenta e consapevole, basata su consigli e informazioni da parte di professionisti e di personale competente. Solo questi sono infatti in grado di selezionare il materiale che più si addice ai bisogni del consumatore, così da soddisfare nel modo migliore possibile le richieste del cliente». Per creare prodotti di livello l’esperienza però non è sufficiente. L’azienda Veronese è infatti il frutto di una sapiente mescolanza tra l’uso di tecnologie all’avanguardia, per mantenere il passo coi tempi, e le lavorazioni artigianali, per rispettare la tradizione e dare unicità ad ogni articolo. «Certi della fondamentale importanza della qualità del lavoro finale puntiamo sull’utilizzo di materiale di pregio e di prima qualità, mirando al perfezionamento del lavoro artigianale, fornendo finiture eseguite a regola d’arte. Nel corso degli anni attrezzature sempre più sofisticate hanno inoltre permesso di ottimizzare il prodotto finale. Mi riferisco a tecnologie come centri di lavoro che ci permettono di realizzare il prodotto finito in modo preciso e veloce rispettando comunque la tradizione e le lavorazioni artigianali». • Luana Costa

Molinaroli Marmi ha sede a Grezzana (Vr) www.molinarolimarmi.it


Natural Stone Istanbul

nici, project manager e accademici per conoscere e

È una fiera specializzata in pietre naturali che si terrà in

nito, agglomerati e conglomerati, pavimenti, lampada-

Turchia dal 9 al 12 novembre 2017 presso il Cnr Expo di

ri, mosaici, macchine e attrezzi, utensili diamantati, abra-

Istanbul per valorizzare e ampliare le opportunità di bu-

sivi, strumenti e accessori per l’industria del marmo, tra-

siness per gli operatori del settore e le aziende presenti

sporto e imballaggio e servizi di ingegneria. Tanti i visi-

che intendono avviare nuove collaborazioni. Partecipano

tatori arrivati a Natural Stone da tutto il mondo nella scor-

al Salone architetti, progettisti, ingegneri civili e mecca-

sa edizione, con una nutrita rappresentanza di italiani.

presentare tutte le ultime novità in fatto di marmo, gra-

La meccanica dietro la lavorazione del marmo Marmo e granito sono materie prime molto diffuse nell’ambito del rivestimento d’interni, ma che richiedono cura e manutenzione. Solo macchine che tengano conto delle problematiche insite nella lavorazione di questi due elementi, possono valorizzarli al meglio

I

l Veneto è una delle regioni più ricche d’Italia grazie a due settori fondamentali: turismo e industria. Il secondo si basa su uno dei maggiori distretti industriali italiani: quello di Mestre e Porto Marghera. In quest’ultimo, arrivano via mare le materie prime destinate alle raffinerie di petrolio, ai complessi chimici e agli stabilimenti metallurgici che producono acciai, ghisa, zinco e alluminio. Imprese di ogni tipo, ma soprattutto di medie e piccole dimensioni, sono diffuse in tutta la regione che ha vissuto nell’ultimo decennio un notevole sviluppo: stabilimenti grafici e di soluzioni meccaniche a Verona, fabbriche di elettrodomestici a Treviso e Conegliano, di tessuti e filati a Schio e Valdagno, di biciclette a Padova e a Vit-

Laiti Mechanical Solutions ha sede a Stallavena di Grezzana (Vr) - www.laitimec.it

torio Veneto, di calzaturifici a Treviso, Verona, Vicenza etc. È proprio a Verona che sorge Laiti Mechanical Solutions, azienda che produce macchine per la lavorazione del marmo e del granito. «Serietà, impegno e voglia di migliorarsi sono le caratteristiche principali che abbiamo maturato in 40 anni di attività. Grazie ad una struttura snella ed efficiente, possiamo personalizzare le macchine  in modo da soddisfare esigenze specifiche quali produttività, tipo di lavorazione e  spazio» spiega il proprietario Roberto Laiti. Le macchine realizzate seguono precisi standard produttivi che consistono nell’utilizzo di materiali di altissima qualità in tutte le fasi della produzione. L’obiettivo è soddisfare appieno tutti quei clienti che identificano nel made in Italy un punto di riferimento nella produzione di macchinari per la lavorazione del marmo. Grazie ai più moderni software di progettazione 3d, riusciamo a ridurre al minimo il rischio di errori e rendere la fase progettuale molto più flessibile e veloce. «La nostra filosofia è sempre stata la stessa: dare priorità assoluta all’assistenza. Grazie alle nuove tecnologie, possiamo monitorare da remoto il corretto funzionamento delle nostre macchine, diagnosticare e risolvere i problemi in maniera efficace. Il tutto nel più breve tempo possibile, evitando la  “burocrazia”  che caratterizza le grandi  aziende. Siamo convinti, pertanto, che una macchina  perfettamente funzionante rappresenti il perno centrale del nostro marketing perché se una macchina è montata bene ed è efficace funzionerà meglio e durerà di più» conclude il proprietario. • Albachiara Re


30 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali LA PRODUZIONE La ditta Strina oltre agli arredi per bagno e cucina realizza, sempre su richieste del cliente, altre opere destinate al completamento di un ambiente come camini, ripiani e basi per tavoli, pavimenti e scale. Svolge la propria attività anche nel settore funerario realizzando cappelle , lapidi e tombe.

Easy

ed essenziali Le ultime tendenze di mercato indicano che le persone preferiscono arredi moderni e minimalisti con materiali che richiedono minor cura in fase di manutenzione e maggiormente resistenti. La parola a Michele Strina lcune tendenze nel campo dell’arredamento tendono a consumarsi velocemente e a determinati stili se ne susseguono rapidamente altri. Vi sono, invece, ambienti domestici che rimangono immutati. Il bagno è un esempio tipico di una stanza in cui i colori e gli arredi tendono a mantenere uno stile classico con tonalità caldi e la predilezione di ma-

A

teriali quali il marmo. La cucina subisce invece il processo contrario: stili e tendenze si sostituiscono cercando di tenere il passo con le esigenze manifestate da chi gli ambienti li vive quotidianamente. L’introduzione di materiali sintetici nell’arredamento della cucina ha significato quindi per molte aziende anche adottare nuove strategie nella scelta dei materiali e nuovi processi produttivi. La ditta Strina rientra tra queste: fondata nel 1938

vanta una notevole esperienza nella lavorazione del marmo, della pietra e del granito. «Io sono subentrato da circa due anni e rappresento la terza generazione» racconta Michele Strina, che ha di recente preso le redini dell’azienda supportato dal padre e dalla madre. Quali sono gli ambienti domestici di cui la ditta Strina Marmi si occupa più frequentemente? «Attualmente realizziamo opere su specifica richiesta del cliente prevalentemente per il bagno e la cucina. Siamo pertanto in grado di offrire sempre lavorazioni originali e di qualità. Ad esempio, nel bagno realizziamo pavimentazioni e rivestimenti ma siamo anche in grado di creare piatti doccia e top. Per quanto concerne la produzione dei lavelli vengono realizzati utilizzando marmi e pietre, inseriti in un contesto di cucina o bagno indipendentemente di stile classico o moderno a seconda delle richieste del cliente. Sono questi i due ambienti domestici su cui lavoriamo maggiormente». Come sono cambiati gli stili e le tendenze nel bagno e nella cucina? «Generalmente per il bagno il cliente tende ancora ad utilizzare il marmo perché è apprezzato sotto il profilo estetico e possiede tonalità calde che ben si adattano alla tipologia di ambiente. Nella cucina invece si tende di più ad adottare soluzioni pratiche utilizzando materiali che richiedono una minore cura in fase di manutenzione, ma che comunque anche dal lato estetico gratificano il cliente. Anche gli stili sono più moderni e minimalisti: ci vengono richiesti prodotti dalle linee semplici e non troppo delicati». Quali generi di materiali vengono richiesti oggi dai clienti? «La maggior parte dei clienti richiede l’utilizzo di marmi e pietre naturali, ma come già detto prima,con l’introduzione sul mercato di materiali alternativi hanno cominciato ad interessarsi abbastanza di frequente anche all’utilizzo di questi perché hanno delle caratteristiche di resistenza piuttosto elevate». Queste evoluzioni nel settore hanno richiesto l’introduzione di nuova tecnologia? «Nel corso degli anni abbiamo cercato di innovare i macchinari

Strina Marmi ha sede a Corcagnano (Pr) www.strinamarmi.it

sostituendoli di volta in volta con apparecchiature sempre più tecnologicamente avanzate. È un obbligo se si vuol rimanere competitivi sul mercato. Nel nostro laboratorio disponiamo di numerose tipologie di macchinari tutti a controllo numerico, acquistati per rispondere alle esigenze dei clienti. L’ultima acquisizione è un Cnc cinque assi che consente infatti di realizzare numerose lavorazioni complesse anche tridimensionali». La filosofia adottata da Strina Marmi, di realizzare ogni prodotto in base alle esigenze, è apprezzata dai clienti? «La nostra azienda non dispone di prodotti standardizzati e già presenti in magazzino. Ogni lavorazione viene effettuata su misura per il cliente che la richiede. Si tratta di lavori esclusivi che la gente apprezza senz’altro. Diverse volte capita che tornino clienti anche a distanza di anni perché contenti del lavoro fatto precedentemente. Un altro indicatore che ci fa capire che siamo sulla buona strada è il presentarsi di nuovi clienti indirizzati a noi da altri che già si erano rivolti alla nostra ditta rimanendo soddisfatti». • Luana Costa


Settembre 2017 | 31

MADE EXPO Appuntamento a Fiera Milano Rho dal 13 al

nei 4 Saloni specializzati a materiali, sistemi

formanti nei settori dell’impermeabilizza-

16 marzo 2019 con la nona edizione del Salone

costruttivi, serramenti, involucro, finiture e

zione, dell’isolamento, della protezione, del

che si conferma come la fiera internazionale

superfici. Made Costruzione e Materiali pre-

risanamento e del rinforzo strutturale, del co-

del progetto e delle costruzioni più visitata in

senta presenta «sistemi costruttivi e struttu-

lore e delle pitture, sistemi di misura, prova

Italia e nel bacino del Mediterraneo e fucina

re in legno, laterizio, calcestruzzo, marmo e

e controllo, soluzioni per il cantiere e per la si-

di progetti innovativi. Made Expo dà spazio

acciaio, materiali, manufatti, prodotti per-

curezza».

Nel regno delle finiture Nel settore edile, oggi, non basta offrire una vasta gamma di prodotti, seppur selezionatissimi. Il valore aggiunto è assicurare servizi correlati alla vendita e alla messa in opera degli stessi. L’esperienza di Marco Gostoli

Giusto Gostoli, Materiali Edili ha sede a Fermignano (Pu) - www.giustogostoli.it

L

e continue innovazioni legate ai materiali e la crescente attenzione rivolta alle ricadute ambientali sono aspetti che hanno influito in maniera determinante nel settore dell’edilizia. I nuovi materiali ad alto contenuto tecnologico e l’espansione della bioedilizia ha infatti indotto molte aziende a un approccio più flessibile e attento alle esigenze dei clienti. A queste e altre esigenze risponde la storica azienda Giusto Gostoli Srl Materiali Edili, che rappresenta un punto di riferimento nel territorio, nel settore della fornitura di materiali per l’edilizia e finiture in termini di qualità, affidabilità e varietà delle soluzioni offerte e dei prodotti trattati. «Disponiamo di una vasta gamma di offerte con un’attenzione particolare ai nuovi materiali ad alto contenuto tecnologico, ma anche al riuso eco-sostenibile di pavimenti antichi, coppi e mattoni - spiega Marco Gostoli, titolare dell’azienda insieme ai fratelli Giustina e Francesco, sotto l’occhio vigile del padre Giusto con oltre 50 anni di esperienza nel settore -. Proponiamo le migliori soluzioni tecniche e formali per qualsiasi tipo di ambiente e di messa in opera. L’ampia gamma di finiture e arredi include pavimenti e rivestimenti, arredo bagno, complementi di arredo, illuminotecnica, arredo da esterno, stufe e caminetti, parquet, porte e finestre, radiatori, tutti delle migliori marche internazionali». L’azienda conta su una rete di 400 fornitori e fa parte dei maggiori consorzi di distributori edili, partecipando così a gruppi di acquisto grazie ai quali è possibile l’abbattimento dei costi delle materie prime, di tra-

sporto e stoccaggio. La Giusto Gostoli ha a disposizione uno dei più grandi showroom della provincia: mille metri quadrati in cui è possibile toccare con mano i materiali e apprezzare le ultime innovazioni. «Poniamo cura e attenzione particolare alla ricerca di prodotti attuali e di alta qualità e grazie a un importante sforzo di magazzino e a una comunicazione mirata ed esaustiva, riusciamo a soddisfare i nostri clienti con soluzioni in pronta consegna». Nonostante negli ultimi anni l’azienda abbia avuto riscontri positivi su diverse tipologie di prodotto, il mercato italiano rimane piuttosto altalenante. «Il nostro bacino di utenza più consolidato coinvolge oggi tutto il Centro e Nord Italia ma negli ultimi 5 anni abbiamo investito anche nello sviluppo commerciale all’estero, stringendo importanti collaborazioni in Nord Africa e nell’Est Europa: la crescita del nostro business anche sui mercati esteri ci assicura una certa stabilità». • Luana Costa


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OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali

La ditta Marco ha sede a Paitone (Bs) info@marcosnc.it - www.marcosnc.eu

Bellezza senza tempo Il marmo è il materiale che più di ogni altro riesce a comunicare il fascino e l’eleganza dello stile italiano. Enea Butturini della Ditta Marco ci racconta la sua esperienza nell’estrazione e lavorazione del Botticino

I

l marmo è da sempre usato per arredare interni ed esterni, ma è negli ultimi due secoli che ha trovato sempre più spazio come elemento decorativo grazie alle sue indiscusse caratteristiche di durata, pregio e solidità. Il marmo può infatti vantare una durata pressoché eterna e per questo viene usato per il rivestimento di scale o pavimenti, elementi cioè soggetti a forte usura, per la sua brillantezza e i suoi colori è spesso adoperato anche in ambienti quali il bagno e la cucina. Di semplice pulizia, questo materiale non contribuisce in nessun modo all’inquinamento né durante in fase di lavorazione né durante quella di smaltimento. Da quasi cinquant’anni i fratelli Butturini con l’azienda Marco continuano il mestiere che era già stato del loro padre, lavorando ed estraendo marmo Botticino da cave di proprietà, grazie anche all’aiuto delle rispettive famiglie. Il bacino estrattivo vanta un’antichissima e prestigiosa tradizione. «Le cave di Botticino vengono sfruttate da oltre duemila anni – racconta Enea Butturini –. Questo stesso marmo fu utilizzato dai romani nei progetti di ristrutturazione ed edificazione a conferma della qualità e della perizia della produzione locale. Il Botticino è stato utilizzato per importanti opere anche in tempi più recenti: l’Altare della Patria a Roma, la Casa Bianca a Washington, la Statua della Libertà e la stazione centrale di New York. Ancora oggi il bacino di Brescia è il secondo per importanza nell’escavazione di pietre ornamentali». L’azienda estrae il marmo Botticino semiclassico dalla sua cava di proprietà. «In questo modo riusciamo ad accorciare la filiera e siamo quindi in grado di fare fronte a qualsiasi richiesta dei nostri com-

mittenti, anche in termini di quantità. Possiamo dunque fornire in tempi brevi elementi lavorati per l’arredo urbano, dalle straordinarie caratteristiche estetiche e strutturali, che possono essere utilizzati per la realizzazione di cordoli, fontane o pavimenti». Grazie alle moderne tecnologie, il lavoro manuale in cava è ormai un lontano ricordo. «Disponiamo di macchine a filo diamantato ed escavatori meccanici di ultima generazione, questi impianti hanno contribuito a rendere molto più sicuro il lavoro degli operai in cava. Questo non significa che i nostri collaboratori debbano essere meno specializzati, il contributo dell’uomo ricopre ancora oggi un ruolo determinante. L’azienda è in grado realizzare complementi d’arredo sia per interni che per esterni. «Partendo direttamente dalla lastra di Botticino, effettuiamo numerose lavorazioni artigianali che possono essere standard o realizzate su disegno del committente. Grazie all’importante esperienza acquisita negli anni siamo in grado di

REALIZZARE OPERE IN MARMO SIGNIFICA NON DOVERSI PIÙ OCCUPARE DELLA MANUTENZIONE, O PEGGIO DELLA SOSTITUZIONE, PER MOLTO TEMPO

lavorare qualsiasi tipo di materiale, a partire da un singolo blocco intero realizziamo quindi particolari di vario tipo che possono combinarsi con i lavori in marmo e attribuire loro un prestigio ancora maggiore». Le capacità artigianali e le attrezzature all’avanguardia di Marco consentono quindi di realizzare idee personalizzate allo scopo di valorizzare forme, linee e materiali. «Siamo in grado di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta per gli ambienti esterni: colonne, banchine, cancelli, fontane, portoncini e cordoli. Scegliere il marmo per l’arredo esterno conferisce un valore unico ai prodotti finali, questo anche grazie alla facilità di combinazione con altri materiali. Investire in complementi in Botticino significa non doversi preoccupare della manutenzione, o peggio della sostituzione dei materiali, per molto tempo». Uguale garanzia di lunga durata hanno i complementi d’arredo in marmo per interni. «Il marmo è un materiale unico che si presta anche a lavorazioni in apparenza inusuali, ma tutte vanno a impreziosire gli ambienti in cui sono inserite. Ne sono un esempio i tavoli, per realizzare i quali il marmo viene abbinato a cristallo, legno o ferro battuto. E poi è ovviamente la soluzione ideale per la realizzazione di pavimenti, scale, top per la cucina o per il bagno. Tutte le nostre realizzazioni sono personalizzabili a seconda del gusto dei clienti e combinabili con altri materiali». • Antonella Romaniello

LE COLONNE ANTISISMICHE Oltre ai numerosi lavorati, la ditta Marco produce colonne antisismiche. «Queste colonne sono prodotte grazie a un macchinario di nostra progettazione – continua Enea Butturini –. In pratica si tratta di colonne cui viene praticato un foro longitudinale passante nel quale viene posto in opera il calcestruzzo armato. Così facendo la colonna in marmo di comporta da cassero a perdere, mantenendo però intatta tutta la bellezza estetica che solo una colonna in marmo può conferire alle strutture architettoniche. Il foro può raggiungere i quattro metri di profondità e arrivare ad avere diametri che variano dagli ottanta ai duecentoventicinque millimetri, a seconda quindi dei calcoli strutturali previsti».


Settembre 2017 | 33

Vitrum 2017

di confronto per professionisti e aziende del settore. Tra gli in-

Si terrà dal 3 al 6 ottobre presso Fiera Milano il Salone biennale

parco macchine” che si svolgerà il 3 ottobre dalle 14,30 alle 17,00

di riferimento nel panorama mondiale della lavorazione e del-

presso i Padiglioni 5 e 7 di Fiera Milano Rho, organizzato da Vi-

l’applicazione del vetro, appuntamento importante per rima-

trum in collaborazione con Gimav, «che rappresenterà un’occa-

nere aggiornati sulle ultime novità e tecnologie utilizzate nel

sione per analizzare in modo concreto gli importanti strumenti

settore. Per questa edizione previsti seminari, workshop, in-

governativi messi a disposizione delle imprese attraverso la

contri b2b per creare nuove opportunità di business e momenti

Legge di Bilancio 2017 e il Piano Industria 4.0.».

contri da segnalare il seminario “Incentivi per il rinnovo del

La trasparenza è di moda Qualità e affidabilità sono i requisiti base nella produzione di vetri per usi molteplici. Maurizio Galavotti racconta il legame tra artigianalità e territorio a Vetreria Galavotti nasce nel 1979 dall’intuizione di Maurizio Galavotti che sceglie di dedicarsi a soddisfare le esigenze principalmente dei clienti privati. Qualità, personalizzazione e servizio sono gli elementi che meglio sintetizzano il modo dell’azienda di concepire il made in Italy, e sono l’affidabilità e la professionalità del suo team di lavoro che hanno consentito all’azienda di crescere e innovarsi così da poter servire un parco clienti in progressivo aumento. Quello della lavorazione, installazione e commercializzazione dei vetri è un settore in continua evoluzione. «Questo comparto negli anni ha subito un importante cambiamento – dice Maurizio Galavotti –. Siamo passati da richieste di prodotti standard a prodotti personalizzati, volti a soddisfare specifiche richieste. Noi ci impegniamo a

L

Vetreria Galavotti ha sede a Fermignano (Pu) www.vetreriagalavotti.it

soddisfare sia le esigenze del piccolo cliente privato sia di professionisti del settore edile». Per poter rispondere alle richieste dei clienti è indispensabile investire nella ricerca di

nuovi materiali e nuove tecniche di lavorazione. «La nostra è una realtà che cerca di coniugare industrializzazione e artigianalità, dobbiamo sempre stare al passo con le nuove soluzioni che la tecnologia offre, in questo modo possiamo offrire alla clientela un prodotto di qualità che rispetti tutti i requisiti di sicurezza del vetro a un prezzo ridotto. I nuovi strumenti oggi disponibili

permettono non solo di incrementare i livelli di produzione e quindi di ridurre i tempi di consegna, ma anche di personalizzare i prodotti». Diversificare l’offerta si è quindi rivelata una scelta vincente. «Quello che offriamo sono personalizzazione e qualità. Il vetro è un materiale che si presta molto bene a lavori più particolari, un esempio è la sabbiatura che consiste nel sottoporre una lastra all’azione abrasiva della sabbia proiettata sul vetro da un getto di aria compressa. Il vetro diventa così opalescente, ma la sabbiatura può anche essere eseguita a zone, si ricavano così gradevoli risultati decorativi. I vetri sabbiati sono inoltre molto utili nel caso si voglia eliminare la trasparenza dei vetri d’interni e lasciano comunque passare la luce». L’azienda propone anche vetrate scorrevoli. «Questo tipo di vetrate sono sempre più richieste nella moderna architettura di interni, come balauste e pensiline». Vetreria Galavotti installa vetri termici a controllo acustico e termico sia su nuovi sia su vecchi infissi. «Riusciamo a recuperare anche i vecchi infissi tramite l’inserimento di vetro termico mediante fresatura rifinita con fermavetri in legno e guarnizione in silicone, per fare in modo che i nostri clienti ottengano una buona efficienza energetica per acquisire anche agevolazioni fiscali». • Antonella Romaniello


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OSSERVATORIO

ABITARE

I

l potenziale dei sistemi modulari di policarbonato trova la sua massima espressione nelle grandi superfici translucide, dove ai vantaggi funzionali dell’isolamento e della sostenibilità energetica si sommano ad effetti luminosi derivanti dalla trasmissione luminosa di cui sono caratterizzati. Così, con il naturale variare della luce durante l’arco della giornata e in base alla situazione climatica, gli edifici assumono un aspetto in costante divenire. La società dott.gallina fondata nel 1960 da Pier Aulo Gallina, è stata sin dall’inizio orientata verso due mercati principali: l’automotive e l’edilizia. Grazie al continuo sviluppo delle più sofisticate tecnologie, oggi la società si è specializzata nella produzione di sistemi modulari. «I sistemi di policarbonato hanno conquistato il mercato grazie alla elevata qualità e affidabilità in termini di durata, sicurezza e risparmio energetico, offrendo la possibilità di modulare l’intensità e la tonalità cromatica della luce, per donare agli edifici una duplice estetica: le geometrie diurne ed il bagliore notturno» spiegano i design-architects dell’azienda. Quali sono le opportunità offerte dai prodotti in policarbonato dedicati all’edilizia? «I sistemi modulari, le lastre compatte e alveolari offrono opportunità applicative innovative garantendo elevate prestazioni in termini di caratteristiche fisicomeccaniche, di risparmio energetico e di estetica. In virtù della loro trasparenza e di un comportamento termico-meccanico dalle elevate prestazioni, tali prodotti stanno sempre più conquistando il mercato dei componenti per l’edilizia. Infatti, sono in crescita le realizzazioni architettoniche di design che, anche a livello internazionale, richiedono l’impiego dei materiali della

Materiali

I vantaggi dei sistemi modulari di policarbonato Soluzioni traslucide contribuiscono allo sviluppo di un’edilizia innovativa, in termini di isolamento e di sostenibilità energetica: gli edifici acquisiscono una nuova valenza, sia dal punto di vista prestazionale che estetico

dott.gallina». Quali sono le caratteristiche che connotano i sistemi arcoPlus? «Rispetto alle lastre, i sistemi arcoPlus® sono la soluzione ideale per diverse applicazioni, in quanto grazie all’impiego di profili di giunzione a scomparsa e staffe di fissaggio non passanti, oltre a garantire l’assenza di ponti termici, permettono la libera dilatazione del policarbonato, consentendo così l’impiego di pannelli di qualsiasi lunghezza

GARAGE MUSEUM OF CONTEMPORARY ART La facciata del museo risulta composta una doppia parete esterna di policarbonato, un’intercapedine di 80 cm e da una singola parete interna. Per migliorare le prestazioni energetiche dell’involucro i pannelli interni all’intercapedine sono stati prodotti con assorbitori IR. Questo permette in periodo estivo di filtrare la radiazione infrarossa solare in modo da evitare l’effetto serra, mentre un flusso d’aria controllato convoglia all’esterno il calore accumulato nell’intercapedine. Nel periodo invernale, invece, il calore accumulato nell’intercapedine contribuisce, tramite l’impiego di scambiatori di calore, al riscaldamento gli ambienti interni.

Dott. Gallina ha sede a La Loggia (To) - www.gallina.it

(44,5 m la lunghezza massima prodotta e trasportata fino ad oggi) per la realizzazione di ampie superfici prive di limiti dimensionali e discontinuità che potrebbero generare ponti termici o infiltrazioni». Quali sono i possibili usi dei prodotti arcoPlus? «Con i prodotti arcoPlus® si pos-

sono così realizzare facciate e coperture isolanti e traslucide per un adeguato sfruttamento dell’illuminazione naturale, ed un conseguente miglioramento delle performance energetiche dell’edificio. Inoltre, con la linea Progetto Caleido, è possibile realizzare pannelli di qualsiasi colore, trasmissione e diffusione luminosa

per consentire al progettista una completa gestione della luce, sia in fase diurna che notturna». L’azienda pone particolare attenzione ai temi ambientali? «Dal punto di vista energetico la dott.gallina si avvale di un impianto fotovoltaico di 1 megawatt per il funzionamento dei propri impianti. Inoltre il calore, e quindi l’energia, per produrre e riciclare tali prodotti è circa un quarto rispetto a quella necessaria per altri prodotti trasparenti. Entrambi fattori consentono quindi una notevole riduzione di emissioni di CO2 nell’atmosfera. Dal punto di vista dei prodotti invece è stato sviluppato un trattamento IR, applicabile su tutta la gamma, che

può contribuire a ridurre fino ad un 25 per cento l’incremento della temperatura interna dovuta all’effetto serra. Soluzione innovativa per applicazioni in cui sia necessaria un’elevata illuminazione naturale, senza incidere sul fabbisogno energetico dell’edificio per il raffrescamento in periodo estivo. Mediante questo soluzione, infatti, l’energia contenuta nella radiazione solare viene in buona parte assorbita esternamente da innovativi assorbitori IR, che limitano l’irraggiamento interno dell’edificio e il conseguente suo riscaldamento». In che cosa consiste il progetto di riqualificazione ideato dallo studio Oma? «Questo è secondo noi uno degli interventi che maggiormente ha saputo sfruttare le potenzialità di tali sistemi modulari. L’idea dell’archistar Rem Koolhass è stata quella di recuperare l’originale struttura in calcestruzzo armato di un ristorante di epoca modernista sovietica ormai in stato di abbandono, coniugandola ad una nuova facciata traslucida ed isolante, per ricollegare visivamente gli ambienti interni del Garage Museum al contesto naturale del Gorky Park in cui si trova l’edificio».• Luana Costa


Settembre 2017 | 35

SamuPlast Al via dall’1 al 3 febbraio 2018 a Pordenone il Salone d’eccellenza per le tec-

30 mila metri quadri di superficie su 10 padiglioni, presenti 490 espositori e

nologie, macchine e materie plastiche che consente un’ampia visibilità agli

13.000 visitatori, provenienti da 57 Paesi. «Si tratta di imprenditori e mana-

operatori del settore. SamuPlast è inserita all’interno della manifestazione

ger di aziende del comparto della meccanica e della plastica che cercano alla

assieme a SamuMetal, salone delle tecnologie e degli utensili per la lavora-

Fiera di Pordenone proposte per rinnovare o ampliare gli impianti di produ-

zione dei metalli, e Subtech, il salone della subfornitura metalmeccanica.

zione, subfornitori per parti di prodotto finito, partner tecnologici e

L’ultima edizione di Samuexpo ha registrato il tutto esaurito: occupati oltre

progettuali».

Contro le barriere architettoniche L’introduzione di accessori finalizzati alla facilitazione della mobilità per chi è affetto da deficit nella deambulazione ha determinato la nascita di aziende specializzate in questo specifico settore. Il caso della Perini

L’

adeguamento dei locali sanitari alle esigenze delle persone affette da deficit motori è un tema molto dibattuto ma ancora poco applicato. Risalgono infatti agli anni Novanta le prime norme tese a regolamentare il settore e ad abbattere le barriere architettoniche ma resistono ancora edifici pubblici che non sono dotati di tutti i comfort per ospitare chi è affetto da disabilità. Sono in particolare gli ospedali e le cliniche le strutture maggiormente sensibili ed è proprio in questo settore che da qualche anno si è specializzata la ditta Perini. Nata nel 1986 come azienda leader nello stampaggio di materie plastiche si evolve rapidamente abbracciando più settori. La continua ricerca di mercato e gli ammodernamenti apportati alle tecniche produttive, come ad esempio l’acquisto di una stampante Fibrolaser, hanno infatti consentito alla società di spaziare in diversi settori dell'industria sanitaria nonché dell’arredo bagno. Negli ultimi anni la società si è speciaPerini ha sede a Gallese Scalo (Vt) www.accessoriperdisabili.com

lizzata nella produzione di accessori per bagni per disabili e ospedali soddisfacendo tutte le necessità per abbattere le cosiddette “barriere architettoniche” secondo le normative vigenti. «Per ottenere uno standard qualitativo di elevato livello vengono usate materie prime di pregiata qualità prodotte all’interno del territorio italiano garantendo così una produzione esclusivamente made in Italy» spiega Pietro Perini, titolare dell’azienda. Da dove nasce l’idea di specializzare le attività aziendali nella produzione di accessori per disabili? «L’idea di indirizzare l’attività aziendale nella produzione di accessori per persone disabili nasce dalla collaborazione con aziende del settore sanitario. Inizialmente l’azienda ha avviato la produzione di meccanismi di scarico e successivamente ha focalizzato un’attenzione costante verso tutto ciò che riguarda il benessere nel bagno». Ritiene che sia un tema ancora misconosciuto in Italia? Vi è scarsa attenzione per chi è afflitto da deficit motori? «Con il decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 14/06/89 e successivamente con l’attuazione del DGL del 24/07/1996 n. 503 che impone l’obbligo di strutturare il locale igienico negli edifici pubblici in maniera tale da

agevolare le persone disabili, abbiamo deciso di incentrare la nostra produzione su tali accessori, personalizzandoli anche secondo le diverse necessità. Il tema è molto conosciuto in Italia anche se forse non si è ancora raggiunta un’adeguata attenzione sui deficit motori che colpiscono molte famiglie e riguardano purtroppo tutte le fasce di età». Quali soluzioni è in grado di offrire Perini? Cosa garantisce un’ottima qualità? «La qualità dei nostri prodotti viene da un’accurata scelta delle materie prime nonché da un attento controllo e collaudo del prodotto che garantiscono una lunga durata del prodotto». In quali settori trovano applicazione i prodotti? «I nostri prodotti trovano applicazione nel settore della termoidraulica, dell’arredo bagno e sono rivolti a strutture come ospedali e cliniche». Qual è la politica aziendale adottata da Perini? «La politica aziendale è principalmente indirizzata alla produzione di articoli qualitativamente superiori allo standard di mercato. Inizialmente finalizzata unicamente allo stampaggio di particolari articoli igienico-sanitari in materiale plastico, la produzione si è ampliata portando, mediante l’assemblaggio con minuteria metallica, al prodotto finito e distribuito al grossista. In tal modo, il prodotto confezionato e pronto all’uso, resta qualitativamente inalterato, non dovendo subire ulteriori manipolazioni per l’utilizzo finale. A questo principio basilare si riconduce l’intero sistema produttivo». Quali sono i mercati di riferimento: na-

I SETTORI D’INTERESSE Le principali attività produttive della Perini sono lo stampaggio e l’assemblaggio di materie plastiche, lamierati e laminati per articoli igienicosanitari e accessori per disabili. L’azienda opera con un organico di 14 dipendenti, di cui 12 operai addetti allo stampaggio e all’assemblaggio dei prodotti e 2 impiegati addetti all’amministrazione. L’amministratore opera con i soci all’interno dell’azienda, collaborando anche nell’organizzazione dell’attività produttiva.

zionali o esteri? «L’azienda opera all’interno in misura dell’80 per cento circa del fatturato. Il restante 20 per cento esterno è distribuito principalmente nell’ambito comunitario in Francia, in Portogallo e in Grecia e nell’ambito extracomunitario in Tunisia, negli Emirati Arabi e in Egitto. La concorrenza si evidenzia principalmente fuori dal territorio italiano: in Spagna con la Roca e in Germania, con la Geberit. Dalla ricerca di mercato effettuata costantemente si denota un crescente interesse per l’utilizzo di accessori e strutture in ferro ed ottone da abbinare all’industria ceramica. A tal fine l’azienda si è già organizzata acquistando macchinari adeguati alla lavorazione di tali materie prime, attivando immediatamente la produzione dei suddetti articoli, inserendoli prontamente sul mercato. Grazie all’utilizzo di questi macchinari è stata programmata una possibile, ulteriore diversificazione dell’attività produttiva, la quale potrà spaziare anche nel settore dell'arredamento». • Luana Costa


36 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali

Connubi creativi

L’ecosostenibilità ha stimolato la creazione di prodotti che nascono dall’integrazione di più materiali. Il risultato è un effetto esteticamente gradevole e a basso impatto ambientale. Lo descrive Lino Leva

L

a crescente attenzione verso l’ambiente stimola la creatività e la sprona a ideare nuove soluzioni per l’arredamento, capaci di coniugare l’estetica e l’ecosostenibilità. Proprio da questa necessità nasce il progetto Officine Opus su impulso dell’azienda Opus e sotto la direzione artistica dell’architetto Giacomo Ortenzi – Studio Ossigeno. Il progetto prevede un nuovo sistema integrato di materie naturali differenti, che vanno dal legno alla terracotta fino alla calce, unite da una gamma di colori che le lega. «Una soluzione ecosostenibile e innovativa capace di reinventare tutte le superfici di un ambiente attraverso l’uso di un prodotto funzionale e ad alto tasso di creatività» spiega Lino Leva, responsabile dell’azienda che da trenta anni è specializzata nei settori di pavimenti, rivestimenti e arredo bagno. «Sono dettagli di design – continua Leva - capaci di ripensare il look di un ambiente e delle sue superfici con un tocco moderno ma morbido, attuale ma senza tempo». Officine Opus si muove attraverso una dimensione a più livelli, dove le fusioni passano lungo le peculiarità materiche e l’intercalare coerente delle differenti texture su formati personalizzati. Da dove trae ispirazione Officine Opus? «Alla base del progetto vi è il simbolo della terra, di origine medievale, che fa riferimento ai quattro punti cardinali, alle quattro stagioni, ai quattro angoli della terra, al segno

produzione di materiali a base di terre colorate naturali provenienti da tutto il mondo». In che misura i materiali tecnologici e la bioedilizia hanno influenzato il progetto? «La nostra intuizione nasce proprio dalla bioedilizia. Nel tempo ci chiedevamo quale risposta potevamo dare a questo impulso crescente verso i materiali sostenibili. Con l’ingresso nel mercato dei pavimenti radianti questa necessità è diventata sempre più forte. Da lì abbiamo messo a punto i pavimenti naturali a superficie continua a base di calce. Quindi la sostenibilità è stata la vera scintilla di questo progetto». Quali benefici si ottengono dall’unione di più materiali? «Le esigenze alla base di questa idea sono appunto in primis quelle di rispondere a un’esigenza di naturalità e allo stesso tempo di proporre, con un progetto altamente artigianale e made in Italy, un nuovo concetto di materia. I benefici sono sicuramente estetici, con la possibilità di avere un total look per la casa sulla base di una visione e un progetto comune. Con l’introduzione di questa soluzione si può dire che l’arredamento e il design miscelano le loro caratteristiche». In quali soluzioni cromatiche è disponibile? «Di base sedici tonalità nelle superfici continue. Di queste, una parte è declinata anche in cotto natura e legno natura». Dove è stato presentato per la prima volta il progetto e quale accoglienza ha ricevuto? «Il progetto è stato illustrato per la prima volta al Salone del Mobile nel 2017 in particolare al Fuorisalone. Da subito ha suscitato molto interesse sia negli addetti ai lavori che negli utenti finali per la vasta disponibilità di soluzioni facenti parte della stessa visione progettuale. Questo genere di proposte suscita sicuramente un grande interesse e curiosità da parte della clientela». Da quanti anni è attiva l’azienda nel settore? «Dal 1987 Opus progetta le migliori superfici per abitare avvalendoci della collaborazione di progettisti, architetti e posatori, per offrire un servizio completo, dalla selezione dei materiali alla realizzazione dell’opera». Quali ritiene essere i fattori di successo aziendali? «Certamente una grande attenzione alle diverse esigenze dell’utente finale, una coordinazione aziendale, professionalità e grande attenzione da parte nostra alle richieste del mercato». Quanto investe l’azienda per la ricerca e la sperimentazione di nuovi materiali? «L’azienda investe circa il 5 per cento del suo fatturato in innovazione e ricerca. Le finalità sono proprio quelle di realizzare prodotti dalle caratteristiche uniche e che rispondano alle esigenze del mercato. In questo caso l’attenzione dei clienti all’ecosostenibilità ha stimolato la nostra creatività». • Luana Costa

LA MISSION Opus ha sede a Monte Urano (Fm) www.opuscasa.com - www.officineopus.it

della croce, con tutti i suoi significati correlati. La Madre Terra è da sempre nostra fonte ispiratrice, origine di ogni nostro progredire, evoluzione e conoscenza. L’uomo trae dalla terra e dalla sua materia informe ciò che può plasmare e trasformare. Infatti, l’intero progetto è incentrato sulla

L’obiettivo dell’azienda è quello di garantire al cliente finale supporto tecnico e creativo, mantenendo in tutte le fasi alti standard qualitativi. Opus ricerca quotidianamente il massimo della resa estetica e funzionale, senza tralasciare dettagliate analisi di fattibilità. Grazie alla profonda conoscenza di materiali e strumenti di progettazione in costante aggiornamento è in grado di offrire un valore aggiunto ai professionisti. Opus si rivolge al mercato nazionale ma è proiettata anche verso nuovi mercati esteri.


Recam 2017

su 3.000 metri quadri di superficie. Appuntamento

A Montebelluna, in provincia di Treviso, si terrà la ma-

aziende locali che presenteranno soluzioni per il be-

nifestazione che è da diciotto anni punto di riferimen-

nessere dell’ambiente domestico nel rispetto del concetto

to del mondo dell’abitare e che anche quest’anno ha adot-

di sostenibilità e risparmio energetico. Tra gli esposito-

tato la formula dei due weekend consecutivi: 14-15 e 21-

ri presenti realtà che operano nel campo dell’arredo, dal

22 Ottobre. I numeri dell’edizione 2016 parlano di 17.000

classico al moderno, dei complementi, ceramiche e

visitatori, 100 aziende, 150 aziende espositrici, distribuite

pavimenti, infissi, impiantistica idraulica ed elettrica.

con l’artigianalità, l’innovazione e la maestria delle

L’arte del seminato alla veneziana All’inizio, era utilizzato per riciclare i materiali di scarto di precedenti lavorazioni, ma con l’inserimento di piccole parti di marmo è diventato un decoro artistico a tutti gli effetti. Il fascino resta immutato nei secoli come dimostra l’esperienza della friulana Meco

N

el XVI secolo a Venezia nasce l’arte dei cosiddetti pavimenti alla veneziana, o cocciopesti, tecnicamente chiamati “terrazzi o seminati in graniglia di marmo”. Da allora, il successo di questo tipo di decorazione è rimasto intatto nei secoli. Basti vedere come gli appartamenti, in ogni parte d’Italia, siano ancora decorati in questo modo. Di solito, arricchiscono abitazioni di lusso in cui è proprio il dettaglio di pregio a fare la differenza. La tecnica che implica la progettazione di questo tipo di pavimentazione richiede grande abilità manifatturiera e la padronanza di alcuni processi produttivi che si tramandano da secoli ma che, nel tempo, sono stati semplificati tramite la tecnologia. Non molte sono le aziende che praticano tale procedura, ma tra queste c’è la Meco di Fanna, in provincia di Pordenone. «L’azienda nasce in una zona dove il seminato alla veneziana è un elemento tradizionale. Sono molti, infatti, gli artigiani friulani che svolgono con professionalità il loro mestiere, tramandando quest’antica tradizione. Gli anni di esperienza in questo campo ci hanno consentito di accumulare elevate capacità tecniche nella realizzazione dei pavimenti. La conseMeco si trova a Fanna (Pn) www.mecosnc.it - info@mecosnc.it

guenza è che riusciamo sempre a intuire cosa sia meglio per il cliente, consigliandolo nella scelta dei materiali più indicati» spiegano i titolari Mella Rolando e Corona Walter. La particolarità di Meco è che si occupa anche del restauro di pavimentazioni antiche oltre che della lucidatura di marmi e graniti. Un lavoro che, quindi, punta alla rivalutazione delle classiche architetture friulane. «Il seminato alla veneziana è il nostro marchio di fabbrica e riteniamo che sia la scelta giusta per il rivestimento degli interni. Elegante e altamente personalizzabile, vista la quantità enorme di variabili che si possono fare, si adatta a ogni tipo di abitazione: dalla più classica alla più moderna. Questa grande versatilità è data dalla possibilità di cambiare tipologia di marmo, fare una miscela di colori, variare il colore del legante (cemento), dei decori e degli inserti di mosaico. Inoltre, è un pavimento senza fughe, quindi è semplice nella pulizia e nella manutenzione. Infine, è un pavimento che ha la possibilità essere rigenerato (rilucidato) anche dopo molti anni, ottenendo sempre un’ottima finitura» proseguono i titolari Mella e Corona. Meco è riuscita a coniugare, grazie al proprio lavoro, la forza della tradizione, con la raffinatezza compositiva e con un design accattivante. In questo modo, ciò che stato pensato secoli fa continuerà, ancora per molto, ad essere attuale. • Luana Costa


38 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali

Le caratteristiche della chamotte Passione, rispetto per l’ambiente, continua ricerca e un servizio pensato per ogni tipo di esigenza hanno permesso a Italchamotte di affermarsi con successo in diversi settori. La parola a Giovanni Santini a Italchamotte nasce nel 1980 dalla già comprovata esperienza dei fratelli Santini nell’estrazione di tufo e nel campo dei trasporti. Il loro intuito imprenditoriale li ha spinti poi a collaborare con le industrie ceramiche del territorio e oggi l’attività prevalente della società riguarda la produzione di un prodotto ceramico che porta il nome di chamotte, un materiale derivante da un processo di cottura,frantumazione e successiva micronizzazione delle materie prime, utilizzato

L

soprattutto nella produzione di piastrelle e nel settore ceramico sanitario. La stessa chamotte con diverse granulometrie, ha trovato inoltre grande mercato per la realizzazione di camini, forni e refrattari. Oltre ad avere competenze specifiche nei campi della produzione e della commercializzazione di materie prime e sottoprodotti per il settore ceramico, l’azienda fornisce servizi specifici anche nel campo dei trasporti e del movimento terra. Italchamotte gode quindi di un cam-

LA CHAMOTTE PERMETTE UNA MAGGIORE VERSATILITÀ DEL CORPO CERAMICO E GARANTISCE UN’INCREDIBILE RESISTENZA AGLI SHOCK TERMICI

po di azione piuttosto ampio. «Siamo specializzati nella micronizzazione e miscelazione delle materie prime – racconta Giovanni Santini –. Ricaviamo cioè materiali che a seconda della composizione chimica e granulometrica, possono essere utilizzati per la produzione di piastrelle, sanitari, forni e camini. A seconda del prodotto, cambia di conseguenza anche la metodologia di macinazione richiesta, inoltre è molto importante che il composto sia omogeneo affinché il materiale finale rispetti specifiche caratteristiche. Ci occupiamo poi anche di recupero, stoccaggio e trasporto di rifiuti non pericolosi». Capiamo meglio cos’è la chamotte. «Si tratta di un materiale refrattario che si ricava mediante calcinazione, cottura superiore a milleduecento gradi, di argilla o caolino, e permette di ottenere un prodotto incredibilmente duraturo e resistente a sbalzi repentini di calore. La chamotte è anche ideale per la costruzione di manufatti in ceramica e quindi il suo utilizzo è molto diffuso in Medio Oriente». La chamotte dà vita a oggetti dalle straordinarie caratteristiche. «Oltre a permettere una maggiore lavorabilità, gli oggetti realizzati mediante l’uso di chamotte sono soggetti a una bassissima deformazione, questo perché il materiale durante la cottura risulta inerte e quindi non partecipa in nessun modo alla fusione del corpo ceramico. Date le sue straordinarie caratteristiche la chamotte viene utilizzata principalmente per la realizzazione di lavelli, piatti doccia e oggetti di grandi dimensioni in ge-

nerale che devono essere in grado di resistere alle deformazioni in cottura nel campo sanitario». La realizzazione di questo impasto richiede macchinari all’avanguardia. «Oltre a mulini ad anello rotante, vagli, nastri trasportatori e insilamenti, disponiamo di un’innovativa tecnologia informatica che aiuta la produzione di questa polvere, questo per riuscire a ottenere una qualità costante, per fornire la garanzia di parametri molto stabili al termine del prodotto stesso. La nostra azienda investe molte risorse nella ricerca e sviluppo, ci impegniamo costantemente per migliorare i nostri processi di produzione e gli impasti. Grazie a macchinari all’avanguardia riusciamo a ottenere l’omogeneità del prodotto». La chamotte è un materiale refrattario e quindi in grado di resistere per lunghi periodi e temperature molto elevate. «La chamotte refrattaria è ideale per la realizzazione di stufe, camini o forni, perché in grado di resistere agli shock termici che vengono a crearsi durante l’accensione o lo spegnimento dei forni, permettendo di mantenere integra la struttura, altri-

L’APPLICAZIONE IN ARCHEOLOGIA

Italchamotte ha sede a Castel Sant’Elia (Vt) - www.italchamotte.it

La ceramica è il materiale rivenuto in quantità più abbondante nel corso degli scavi archeologici, sono quindi molte le informazioni in nostro possesso per quanto riguarda la composizione di vasi, anfore e piatti. «Quello della resistenza dei manufatti agli shock termici è un problema che ha riguardato anche i popoli dell’antichità – continua Giovanni Santini –. Non tutte le argille erano adatte a essere lavorate, per tale motivo si procedeva all’aggiunta di chamotte all’impasto, in maniera tale da ridurre la plasticità naturale del minerale, renderlo più facilmente modellabile e conferirgli maggiore resistenza agli sbalzi di temperatura».

menti soggetta a deformazioni e rotture. La chamotte può sopportare temperature oltre i millequattrocento gradi centigradi, se invece si utilizzano mattoni comuni, la loro esposizione a forti temperature può dare il via a un processo chimico che porta alla modifica del volume del pezzo, deformazioni che compromettono quindi le qualità meccaniche dei laterizi e la stabilità dell’intera struttura». Italchamotte guarda alla tutela dell’ambiente come a un obbligo. «Investiamo da sempre nella ricerca per il recupero dei rifiuti e dei sottoprodotti e per la produzione di materie prime nel campo ceramico e refrattario che abbiano un basso impatto ambientale. Negli anni la nostra azienda è cresciuta e con essa i nostri sforzi in questo ambito tanto che abbiamo deciso di cimentarci anche nel settore della raccolta differenziata delle varie tipologie di rifiuti prodotti dalle aziende ceramiche e non solo». • Antonella Romaniello


Settembre 2017 | 39

Tecnargilla È il Salone internazionale delle tecnologie e delle forniture per l’industria cera-

stazione. Oltre 122 i Paesi partecipanti con 16.764 vi-

mica e del laterizio che ogni due anni presenta le novità del settore. Tecnargilla

sitatori esteri totali (oltre il 50 per cento del totale), il

2018 si svolgerà a Rimini dal 24 al 28 settembre e darà spazio a impianti e mac-

34 per cento è arrivato dall’Asia, il 30 per cento dal-

chine per piastrelle, sanitari, ceramiche tecniche e artistiche, materie prime, pro-

l’Unione Europea, il 14 per cento dall’Europa Extra

dotti chimici, smalti, colori, decalcomanie. L’edizione del 2016 ha registrato

Ue, l’11 per cento dal Centro e Sud America e l’8 per

numeri da record che attestano l’elevato grado di internazionalità della manife-

cento dall’Africa.

Da una tradizione millenaria A Vietri, le decorazioni in ceramica realizzate a mano rappresentano un’arte che si tramanda di generazione in generazione. Nel laboratorio Ceramiche Vietrese Buono si da vita a creazioni uniche

P

rodotti originali realizzati completamente a mano nel pieno rispetto delle usanze. A Latina esiste una tradizione di ceramisti che crea decorazioni a mano

di piatti, bicchieri, brocche, bottiglie e vasellame in genere. Un’arte capace di conferire un tocco di stile alle ceramiche. Qui l’amore per l’arte della decorazione vietrese viene tramandato di generazione in generazione. Ceramica è infatti a Vietri nel Salernitano sinonimo d’arte che risale al primo millennio e approda nella città moltissimo tempo fa, tanto che si hanno notizie di maiolicari e fornaci dislocate nel Casale di Vietri, che un tempo si chiamava Vetere, risalenti al Medio Evo. Nel mese di agosto del 1923, nacque a Vietri Carmine Buono che a soli otto anni, ragazzo di bottega dello zio, noto ceramista vietrese, modellò da solo il suo primo pezzo, un bellissimo ciucciariello (asinello), decorandolo con l’ancor oggi famosissimo colore Ceramiche Vietrese Buono ha sede a Borgo Grappa (Lt) www.vietriceramiche.com

verde Vietri, incamminandosi così di fatto lungo la strada che lo porterà a trasformarsi da ragazzo di bottega ad artista affermato, riconosciuto e ricercato come lo è a tuttoggi. Da Carmine Buono e Ada Gambardella, sua sposa, nell’aprile del 1956, nacque Silvana Buono, a cui il padre insegnò con maestria, pazienza ed amore paterno l’arte e l’amore per la stessa. Nel 1965 la famiglia dei ceramisti Buono si sposta da Vietri a Latina dove continua il proprio lavoro in spazi più ampi. A Latina, nel 1989, Silvana Buono, insieme al marito Attilio e alle figlie Luana e Sara, entrambe decoratrici di altissimo livello, fonda una nuova Bottega d’Arte, oggi al nome di Ceramiche Vietrese Buono, condotta con successo dalla figlia Luana. Un posto dove l’artigiano è affiancato da moderne attrezzature che sposano l’estro dell’artista. Tutte le forme, i disegni e i decori, sono realizzati interamente a mano, pezzo dopo pezzo, potendo così rispondere ai diversi gusti e richieste della clientela. È possibile realizzare pezzi alti fino a centodieci centimetri e fino a centodieci centimetri di diametro. Nel laboratorio, inoltre, il corallo si trasforma in lampadario realizzato sempre in ceramica e prodotto completamente a mano. Con grande maestria e seguendo le orme della

madre e del nonno, Luana De Martin propone oggi prodotti originali realizzati completamente a mano, rispettando le tradizioni e le richieste della clientela. La vasta produzione comprende oltreché vasellame anche articoli da regalo, da giardino e per la casa, tutto rigorosamente creato e decorato a mano. • Luana Costa


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OSSERVATORIO

ABITARE

«C

i siamo mossi come pionieri in un mercato tutto nuovo, nato per osmosi dall’intersezione di due mondi fino a prima ben distinti». I due mondi di cui parla Niccolò Avetta, rappresentante della quarta generazione dell’Avetta, sono quello della ceramica e quello della pietra naturale. Il possibile incastro tra i due apre nuove prospettive di applicazione e sviluppo nei rispettivi comparti, con soluzioni che ispirano la fantasia di architetti e designer. «Crediamo che nel futuro ci saranno sempre più spazi per la tecnologia applicata alla ceramica – spiega Avetta –, che però non piegherà il mercato del marmo vero, ma ne esalterà il valore. Probabilmente stiamo già assistendo a quella che fu la storia della pelliccia: quella vera è elitaria, quella sintetica, è sì di alta fascia, ma è più accessibile, antiallergica e facile da pulire». Per spiegare la portata delle parole del giovane imprenditore, è doverosa una premessa. Avetta è una realtà con sede in provincia di Torino, a San Giorgio Canavese. «Nata come marmeria nel 1920 per opera del Cavalier Emilio Avetta – dice il titolare attuale dell’impresa piemontese –, l’azienda si amplia nei primi anni Settanta aprendo un ampissimo retail di ceramiche, superfici e arredobagno. Oggi il gruppo “Avetta since 1920” vede attivi tre marchi: Avetta Home, Avetta Lab e Avetta Gres Lab». Avetta Gres Lab è il più giovane marchio del gruppo. «Nasce nel 2015 in concomitanza con le prime apparizioni nel mercato ceramico delle lastre di grandi dimensioni – ricorda Avetta –. Il brand è nato come spin-off di Avetta Lab e si occupa esclusivamente della lavora-

Materiali

Tra pietra e ceramica Niccolò Avetta di Avetta Gres Lab, forte di un’eredità quasi secolare nel settore del marmo, parla del futuro di due universi fino a qualche anno fa lontani. E che ora, invece, uniti in soluzioni e possibilità innovative, sono lanciati verso il futuro

zione di lastre in gres porcellanato di grande formato. Quando nel 2014 i primi rappresentanti ci hanno mostrato le caratteristiche delle lastre ceramiche, immediatamente, per via del Dna da marmisti, le abbiamo osservate con l’occhio di chi guarda a una “lastra” da lavorare, e non a un “piastrellone” da posare. Da quel momento sono iniziate le prime prove in la-

Avetta ha sede a San Giorgio Canavese (To) - www.avetta.it

GRUPPO D’ESPERIENZA Niccolò Avetta, titolare di Avetta, parla degli altri due brand che compongono il gruppo piemontese. «Avetta Home è l’evoluzione del retail nato negli anni settanta – dice Avetta –, dedicato sia alla progettazione e consulenza su interior design, sia alla rivendita assistita di articoli di arredo bagno, cucine, private wellness, pavimenti e rivestimenti. Dispone di 1500 metri quadri di showroom e di professionisti arredatori o architetti alla vendita. Avetta Lab, invece, è il marchio che identifica tutta l’attività di lavorazione e vendita di pietre naturali e superfici ultracompatte, come quelle utilizzate per i piani cucina. È l’anima storica del gruppo e vanta un catalogo di oltre 1000 tipologie di pietre naturali costruito negli anni. Dispone sia di un laboratorio di 1000 metri quadri con macchinari all’ avanguardia, sia di vasti spazi per il conto deposito di lastre. Oggi Avetta Lab è sinonimo di storia, esperienza e qualità in Piemonte e Valle D’Aosta».

boratorio per verificare la qualità e la versatilità del materiale, in modo tale da capire come e in che ambito si potesse applicare. Nel 2015 nasce così Avetta Gres Lab, che su misura realizza mobili, top, lavabi e oggetti di design interamente rivestiti con lastre in gres

porcellanato. Forte della lunghissima esperienza sia nella lavorazione del marmo sia nel settore della ceramica e della posa, Avetta Gres Lab inizia il suo percorso realizzando pezzi per gli stand fieristici di alcuni tra i più importanti gruppi sassuolesi di produzione

ceramica». Tra questi il gruppo Granitifiandre, per i cui marchi Iris-Fmg, Ariostea e Sapienstone sono stati realizzati complementi d’arredo per importanti fiere internazionali, come il Cersaie di Bologna, Kbis e Covering di Orlando, Surface di Las Vegas e Stonepeak di Toronto. «Quest’anno – continua Avetta –, in occasione del Cersaie 2017, Avetta Gres Lab realizza l’intera composizione dei complementi d’arredo esposti nello stand di La Fabbrica/AVA e nello showroom in sede di Target Group, a Fiorano Modenese. In queste due importanti location sono esposti top lavabi, piatti doccia, cucine, oggetti di design e mobili non solo per l’arredo bagno, ma anche per il living e le aree commerciali, come scrivanie, sedie e librerie». Inoltre, da due anni il Gruppo ha deciso di offrire al cliente (privato, professionista o azienda) la possibilità di ordinare un prodotto corredato da un servizio “chiavi in mano”. «Tale scelta strategica ha comportato all’interno della struttura aziendale l’inserimento di un laboratorio da fabbro e di carpenteria, che rende totalmente tailormade e versatile la realizzazione delle strutture dei prodotti da realizzare. In aggiunta ai due laboratori, Avetta Gres Lab collabora oggi con un’importante falegnameria locale, rendendo la produzione totalmente a filiera corta, anzi, cortissima. I servizi offerti, inoltre, vanno dal mero rilievo e dalla progettazione 3d all’installazione, fermo restando, tuttavia, che il migliore dei servizi a disposizione del cliente rimarrà sempre l’esperienza e il know-how del team di lavoro che, formato da piastrellisti, marmisti, fabbri, architetti e designer, rimane il fattore determinante delle finiture che creano il vero vantaggio competitivo di Avetta Gres Lab». • Remo Monreale


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OSSERVATORIO

ABITARE

Speciale Sicilia

Sboccia il service design Tira in ballo anche il distretto marmifero di Custonaci uno degli ultimi progetti di rigenerazione del patrimonio naturalistico isolano che vede Adi tra i partner. Gianni Di Matteo spiega dove il compasso sta assumendo una funzione “culturale”

I

l premio nazionale e il premio Adi per l’innovazione, ottenuti due anni fa dalla startup catanese Orange Fiber e in passato dal comitato Addiopizzo, più decine di menzioni d’onore. Sono le “medaglie al valore” che può appuntarsi al petto il design siciliano, che negli ultimi tempi sta scalando posizioni nel ranking nazionale grazie anche a realtà storiche come Florio, Basile e Ducrot che ne hanno esaltato il valore fin dal secolo scorso. «Accostare design e Sicilia – sottolinea Gianni Di Matteo, presidente di Adi Sicilia - non è più una contraddizione in termini e forse non lo è mai stata. Lo dimostra l’Adi Design Index, preselezione dei candidati al Compasso d’Oro e nostro termometro per misurare lo stato dell’arte del design, che negli ultimi tre anni ha selezionato ben 21 progetti siciliani, a fronte dei sette nel periodo 2008/2014». Altro binomio che in Sicilia non è mai stato in contraddizione è quello con il marmo. Quali iniziative promuove Adi per divulgare e innovare la cultura della progettazione legata a questo materiale? «Nonostante la selezione nell’Index 2011 del lavabo Ciuri disegnato da Marco Piva per Lithea, in Sicilia si stenta ad avviare un progetto organico in tal senso. Per questo stiamo pensando a una serie di laboratori e workshop che coinvolgano le aziende più sensibili. Guardiamo inoltre con interesse alla recente istituzione del Centro culturale espositivo del Marmo e all’avvio del master annuale di primo livello in design e management nell’industria del marmo a Custonaci, uno dei bacini marmiferi più importanti d’Europa, secondo solo a quello di Carrara per qualità e primo assoluto per metri cubi estratti». Tra i recenti progetti che avete sostenuto, uno riguarda la rigenerazione urbana in un’ottica di ospitalità diffusa. Quali possibili visioni urbane si pos-

Gianni Di Matteo, presidente dell’Associazione per il disegno industriale Sicilia

sono declinare attraverso il marmo e la pietra in generale? «Adi Sicilia è partner del progetto Evocava, ideato da Periferica di Mazara del Vallo e recente vincitore del bando Culturability 2017. Il progetto, museale e turistico, interessa quattro cave di calcarenite per un totale di oltre 30 mila mq. Cercheremo, con artigiani e designer, di valorizzare e innovare i prodotti delle attività già presenti nelle cave e di progettarne di nuovi, pensando all’intero ciclo di produzione, comunicazione e vendita. Naturale pensare al coinvolgimento del vicino distretto marmifero di Custonaci, ma anche all’interessante ibridazione con la pietra lavica grazie alla partnership già avviata con l’azienda Nerosicilia». Il design di oggi e di domani parlerà tanto cinese. Quali legami stanno costruendo negli ultimi tempi aziende e progettisti siciliani col mondo asiatico e come cambia l’approccio con questo mercato? «La Cina per la Sicilia è meno vicina che per altre regioni, non avendo un collegamento aereo diretto. I cinesi sono interessati al

settore biofarmaceutico e agroalimentare, ma anche altre aziende siciliane potrebbero approfittare della 12a “EU-China business and technology cooperation fair - Chengdu e Quingdao” di ottobre per andare oltre i tradizionali mercati di riferimento, che sono per il marmo quelli del Medio Oriente, Emirati Arabi, Arabia Saudita e India. In tal senso mettiamo a disposizione delle aziende siciliane i frutti del memorandum di cooperazione firmato tra Adi e l’omologa Cida, China industrial design association». In ambito formativo, quali offerte sono in campo nel territorio isolano per gli aspiranti designer siciliani e su quali tipologie di percorsi focalizzano l’attenzione? «Dai primi anni 80 è attivo a Palermo un corso di laurea in disegno industriale, a Catania opera Abadir, accademia di design e

comunicazione visiva e, a Siracusa Made, Mediterranean arts & design program. Interessante da segnalare, per il service design, il lavoro svolto da Push a Palermo, che ci ha voluto come partner nell’Urban thinkers campus promosso dalle Nazioni Unite. Mentre per il design legato al digitale, il Working capital accelerator di Telecom Italia a Catania dove, tra l’altro, a fine ottobre saremo partner di uno “Startup Weekend” promosso da Google sul tema delle smart city». Il design può essere anche uno strumento prezioso a servizio dell’accoglienza e valorizzazione turistica. Quali idee e proposte avete in corso o allo studio in questo senso? «Adi Sicilia anche quest’anno sosterrà il Premio Sicilia Felicissima promosso da Abadir, Caffè Moak e Aiap, che segnala i migliori progetti di comunicazione visiva capaci di valorizzare i prodotti e i beni culturali dell’isola. Il 10 e l’11 novembre durante “I-design”, la design week siciliana, ospiteremo a Palermo il Consiglio direttivo nazionale di Adi: tema portante delle conferenze sarà il “progettare” nei e per i Sud del Mediterraneo, in vista anche del 2018 con Palermo Capitale europea della cultura e sede della 12esima edizione di Manifesta, biennale europea di arte contemporanea. Il giorno 12, sarà la volta di un workshop della commissione nazionale di Adi sul food design con le imprese locali, in preparazione della prossima Conferenza Mediterranea che si terrà a Napoli nel 2018». • Giacomo Govoni


Settembre 2017 | 43

Nagasawa e i marmi di Custonaci Un artista giapponese famoso in tutto il mondo ha deciso di uti-

marmoree inedite realizzate in Libeccio antico, Perlato di Sicilia

lizzare il marmo di Custonaci per realizzare alcune delle sue ope-

e Nerello di Custonaci. Hidetoshi Nagasawa girando per il paese

re e far conoscere l’arte e la bellezza del marmo siciliano oltre-

è rimasto affascinato dalle varietà del marmo siciliano e da Cu-

confine. A Bagheria la mostra “Galleggiamento”, curata da Bruno

stonaci, che ospita circa duecento cave, in una superficie di tre chi-

Corà e allestita nella Galleria Adalberto Catanzaro, per tutta l’esta-

lometri quadrati. Il marmo di Custonaci oggi è esportato in vari Pae-

te ha ospitato alcuni lavori in rame dell’artista e tre grandi sculture

si esteri e specialmente nella Penisola arabica.

Nelle cave i tesori dell’Isola Secondo polo marmifero a livello nazionale, il distretto compreso tra Custonaci e Comiso dispone di un assortimento litico di grande pregio. E della capacità industriale di estrarlo, trattarlo e promuoverlo. Anche come leva turistica

R

ipartito territorialmente in due bacini produttivi di eccellenza, il distretto siciliano dei lapidei di pregio fotografa una realtà di notevole spessore non soltanto geologico, ma soprattutto economico. La piattaforma estrattiva di Trapani–Custonaci da un lato e quella specializzata nella lavorazione di Ragusa–Comiso dall’altro, sviluppano infatti un’attività complementare che rende quest’area il secondo polo marmifero d’Italia e d’Europa, alle spalle unicamente di quello di Carrara. Dal bacino di Custonaci, in particolare, si estrae l’85 per cento dei marmi siciliani che fin dall’epoca medievale hanno rivestito importanti edifici come la Reggia di Caserta e la Basilica di San Pietro a Roma e che oggi sono esportati ovunque. Botticino, Avorio venato, Libeccio, Grigio di Billiemi e Rosso di Piana sono alcune delle tipologie più pregiate della gamma di ben 25 marmi di punta attinti dalle cave siciliane, dove il Perlato di Sicilia rappresenta la vera punta di diamante. Calcare fossilifero con fondo avorio chiaro, arabescato in

marrone e chiazzato di pura calcite, grazie al quale il bacino trapanese ha assunto un ruolo di primo piano sulla scena internazionale divenendo il secondo marmo più richiesto al mondo dopo il bianco di Carrara. UNA LUNGA FILIERA ATTORNO ALLE CAVE Un patrimonio litico attorno al quale è cresciuto nel tempo un tessuto industriale che conta complessivamente oltre 1200 imprese, considerando anche l’indotto che partecipa alla catena produttiva, di cui più della metà concentrate nelle province di Trapani e Ragusa. Di queste, una sessantina aderiscono al cluster regionale dei lapidei in rappresentanza dei tre consorzi territoriali Lapis di Palermo, Perlato di Trapani, Marmi di Comiso e di tutti i rami della filiera: estrazione di pietre ornamentali e da costruzione, segagione e lavorazione di marmo e granito (core business distrettuale che coinvolge più della metà degli addetti al settore), trattamento artigianale, formazione specialistica, erogazione di servizi tecnologici, trasporti, comunicazione e promozione. Anche l’articolazione merceologica trova un’equilibrata rappresentanza nel distretto, che annovera realtà focalizzate sui marmi grezzi, altre sulle pietre da taglio quali piastrelle, mosaici, cubi. Altre ancora sull’ardesia o sui lavorati semplici come blocchetti o lastre per pavimentazioni. EXPORT, MEDIO ORIENTE PRIMO SBOCCO Quanto ai livelli produttivi, viene stimato un

distretto isolano. Si tratta tuttavia di uno scenario liquido e in costante evoluzione, sul quale incide l’ingresso relativamente recente della Cina. Vera “mina vagante” nella mappa dei fornitori internazionali del settore, che nel giro di pochi anni ha imposto la sua leadership sul mercato in primis sui lavorati di granito, con una quota export attorno al 50 per cento. In altre parole, attualmente nel mondo circa un lavorato in granito su due è cinese, con un trend stimato in aumento anche sui lavorati in marmo.

rendimento annuale di un milione di tonnellate di marmo destinato per due terzi al mercato estero. Sebbene le variazioni risultino di anno in anno significative, il Medio Oriente rimane sicuramente la principale direttrice di sbocco per le esportazioni litiche siciliane, con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait

MARMO E SICILIA, LA STORIA IN UN MUSEO Il valore dei marmi siciliani non si limita tuttavia alla qualità produttiva e ai livelli di vendite, ma investe anche la sfera turistica. In virtù della splendida cornice paesaggistica dominata dal mare che circonda le cave, ma soprattutto per la storia e lo spirito industriale sviluppato partendo da radici rurali che le percorrono. Gli stessi elementi che si possono ritrovare visitando il Centro culturale espositivo del marmo, il suo primo museo dedicato a questo materiale inaugurato a fine aprile a Custonaci. «Questo centro – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Bica nel giorno del battesimo - deve diventare una delle realtà museali più significative della Sicilia, un punto di riferimento di assoluto valore nazionale e internazionale. All’interno del museo vorremmo aprire anche una sezione dedicata alla scultura artistica e creare uno spazio multimediale per dare voce alla millenaria cultura del marmo, utilizzando le nuove tecnologie audio-visive e informati-

che da soli assorbono circa il 66 per cento del fatturato estero totale. Più in linea con l’andamento nazionale si segnala invece il mercato europeo, dove la Germania si conferma un interlocutore importante per le imprese siciliane con l’ascesa progressiva dei Paesi Bassi, sul podio delle destinazioni continentali del

che». Un luogo fisico per custodire la memoria storica di una delle attività che hanno definito l’identità economica siciliana, che esporrà in mostra permanente rilievi, fotografie, campionature di marmi e le attrezzature utilizzate nelle cave degli anni Cinquanta. • Giacomo Govoni


44 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Speciale Sicilia

Dalla lava

all’architettura La pietra estratta ai piedi dell’Etna è una materia prima estremamente versatile e con caratteristiche uniche, sempre più apprezzate da architetti e designer. Angelo Paratore ne spiega peculiarità e possibilità d’uso

C

on ingegno e sapienza si può trasformare ciò che devasta in ciò da cui ha inizio proprio la ricostruzione di quanto distrutto. È quanto accade da millenni alle popolazioni che vivono ai piedi dell’Etna: alla furia del vulcano ha sempre risposto la tenacia e la capacità delle popolazioni etnee, che ricostruivano, di volta in volta, quello che “Idda” (come viene chiamato il vulcano nella provincia di Catania) distruggeva. «È proprio dalle lave, che sono causa di rovina, si sono sapute ricavare non solo le materie prime per l’edilizia e la ricostruzione, ma anche delle opere d’arte e d’ingegno». A parlare è Angelo Paratore, alla guida della Sicilgraniti e Pika, che spiega «il basalto eruttato dall’Etna, infatti, è stato impiegato dalla capacità e dalla fantasia dell’artigianato locale a tutte le esigenze estetiche succedutesi nel corso dei millenni». E la famiglia di Paratore conosce bene questo risvolto positivo del vulcano siciliano. Le due aziende cui fa capo, infatti, attingono a una tradizione di decenni nel settore. «Sicilgraniti è attiva da diverse generazioni nell’ambito della lavorazione della pietra – dice l’imprenditore catanese –, eseguendo con la più attenta professionalità lavori di pavimentazione e rivestimenti per l’edilizia. Grazie alla tecnologia avanzata dei propri macchinari e a un’enorme capacità estrattiva dalle proprie cave, è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di produzione. Denominata “pietra del millennio” la pietra lavica riporta ad antico splendore piazze e centri storici, adattandosi perfettamente anche a design moderni». Pika, invece, crea pavimenti, rivestimenti ed elementi in ceramica sulla pietra lavica. «Si caratterizza per le sue particolari linee di prodotti ispirati alle varie correnti e denominazioni che hanno attraversato la Sicilia – continua Paratore –. Grazie alla

generosità del vulcano Etna, che con le sue colate ci offre il materiale principale per le nostre lavorazioni, i nostri abili ceramisti e designer hanno dato vita a una serie di decori e ornamenti ispirati proprio alle dominazioni avvenute. Un mix di correnti, quindi, sta alla base del nostro design. Dalle trame dei paramenti dell’800 d.c., alle volute ornamentali del Barocco fino ad arrivare a elementi minimalisti dal gusto contemporaneo». Paratore, poi, passa a spiegare la lavorazione del materiale. «L’estrazione di questi grossi blocchi lavici – spiega il titolare delle due imprese – avviene in grandi cave con l’utilizzo di apposite attrezzature come escavatori e pale meccaniche. I blocchi vengono inviati alla nostra azienda per eseguire le varie lavorazioni: per prima cosa vengono lavorati con macchine a

Sicilgraniti e Pika hanno sede a Santa Maria di Licodia (Ct) www.sicilgraniti.it - www.pikaitalia.it

mono filo e squadrate su sei lati, per essere successivamente posizionati sulle multi filo per la produzione di lastre, oppure posizionate sotto le taglia blocchi per la produzioni di pavimenti. Le lastre vengono passate sotto la lucidatrice per essere levigate, lucidate o spazzolate; mentre i pavimenti solitamente vengono levigati o bocciardati con altre macchine». I vantaggi di questa pietra sono diversi. «Rispetto ad altri materiali – afferma Paratore –, la pietra lavica possiede qualità inimitabili: durevolezza, indistruttibilità, resistenza agli sbalzi termici ed è un ottimo conduttore di calore. Infatti, grazie alle qualità che possiede, è l’unico materiale lapideo che si può ceramizzare. Il trattamento per la ceramizzazione della pietra lavica la rende antimacchia, idrorepellente, antigraffio, antiacido, antiusura e aumenta la resistenza al carico di rottura. Anche per questo, negli ultimi anni la richiesta si è concentrata sui pavimenti. Grazie alla collaborazione di architetti e studi di design nella nostra collezione si trovano decori moderni ma anche classici. In particolare, da un punto di vista strettamente estetico, nell’ultimo decennio i decori geometrici prevalgono su quelli classici. Infatti, nella nostra collezione abbiamo diversi decori moderni come quelli delle collezioni Ghirigori, Ghirigori Stone, Meteorite, America, Europa». • Renato Ferretti

IL PROCESSO DI CERAMIZZAZIONE Angelo Paratore, titolare della Sicilgraniti e Pika, entra nel dettaglio che porta alla ceramizzazione della pietra lavica. «La pietra lavica viene scelta da un incaricato che seleziona la materia prima – spiega Paratore –. Le lastre vengono tagliate in base agli ordini. Successivamente vengono spostate nella sala della pre-smaltatura dove avviene la pulitura e una seconda selezione. Dopo, entrano nella cabina di smaltatura, quindi vengono smaltati con smalti apiombici e, se decorati, spostati nella sala decorazione. Vengono inseriti in forni che raggiungono una temperatura di 950 gradi. Questo procedimento fa sì che la ceramica si fonda con la pietra e diventi un tutt’uno. Per la sua bellezza può essere utilizzata per piani di lavoro per cucine, top bagno, per tavoli, panche, bar, ristoranti, scale, caminetti, colonnine e pavimenti. La pietra, grazie alla ceramica, diventa anche igienica e si può facilmente pulire con qualsiasi tipo di detergente: nè succo di limone, aceto, vino, olio, caffè riescono a macchiarla e per questo che viene utilizzata molto nelle cucine, per i bar, per ristoranti. Infine, va sottolineato come la nostra produzione sia totalmente realizzata a mano e per questo unica nel suo genere».


46 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Architettura

Contro l’ovvietà

la forza del progetto Figlio del postmoderno, Massimo Iosa Ghini è una delle personalità più eclettiche dell’architettura e del design. Dal suo percorso emerge la portata del cambiamento avvenuto nel mondo del progetto e della società

I

mportanti esposizioni, dalla Triennale di Milano al Mambo di Bologna, hanno raccontato l’evoluzione di Massimo Iosa Ghini, architetto e designer, una delle voci più influenti a livello internazionale nell’industrial design, nella progettazione di architetture commerciali e museali, di aree e strutture dedicate al trasporto pubblico nonché di catene di negozi. A distinguerlo, da sempre, è l’autonomia stilistica e la sua incessante ricerca dell’innovazione. «All’inizio davo risposte intuitive, rendevo già conto di una necessità fondamentale, quella di innovare - racconta l’architetto nato a Bologna -. Il design è dare risposte a quel conglomerato di situazioni che chiamiamo problemi. Si possono dare risposte antiche, certe, consolidate,

L’architetto Massimo Iosa Ghini

oppure tentare delle strade inconsuete apparentemente contro la logica o peggio ancora contro il sentire comune. A volte questa esplorazione porta alla scoperta di Americhe inaspettate ma certamente seguire la prassi, la tradizione, il percorso tracciato porta nell’immediato a risultati più facilmente raggiungibili. Innovare, creare, è più faticoso, passa da un processo di impollinazione trasversale ignorando più Omero che le categorie imposte dall’Illuminismo. Mi ritrovo meglio in una società liquida, magmatica, protesa verso una soluzione dei problemi in modo nuovo». Dalle avanguardie alla sostenibilità, ma senza lasciare indietro il concetto di creatività. Il suo percorso invita a una riflessione sulle traiettorie compiute dal design nel nostro Paese e non solo. Com’è cambiato in questi decenni il design e di conseguenza anche il ruolo del designer? «Quando io ho cominciato si viveva nel mito delle avanguardie. Venivamo da un periodo in cui si era teorizzata la trasformazione sociale del pianeta, che si riteneva ottenibile attraverso la distruzione del sistema. La fase movimentista era di una compagine contro il sistema (vedi Le strutture tremano di Sottsass), poi nel giro di pochi anni siamo entrati nel post moderno che ha definito il passaggio verso un design pro sistema, produttivistico, orientato al mercato. Da designer sociali siamo diventati designer di mer-

cato. Oggi il mercato è in crisi e, inoltre, abbiamo la necessità di armonizzare il sistema rispetto alle necessità del pianeta affinché lo squilibrio che si è creato venga riassorbito. In questo il designer, in quanto esperto di trasformazione materiale, può avere un ruolo determinante». Il Bolidismo già preconizzava la simultaneità e la velocità che poi sarebbero state portate da internet. Come vede l’impatto della digitalizzazione su architettura, progettazione e design in termini produttivi, culturali, economici? «L’interior conduce tutta la filiera della produzione dell’arredo. Le aziende italiane hanno saputo modificarsi negli ultimi anni e ora vendono meno mobili e più interior, facendo incrementare nel mondo anche la domanda di progetto. L’innovazione è stata nella capacità di vendere mondi, atmosfere, spazi ambientati anziché mobili. In questo approccio - che agli addetti ai lavori pare ovvio - risiede, invece, l’enorme novità. Per dare senso ai nuovi prodotti bisogna ragionare come architetti-sarti, dare progetti pensati ad hoc il più possibile vicini alla persona che non alla massa. Le persone oggi vogliono avere la sensazione che se investono tempo, risorse, energie, denaro in una certa cosa, quella cosa sia davvero quella giusta, quella pen-

sata per loro, che non faccia male ad altri e al pianeta». Qual è il suo concetto di innovazione rapportato all’interior design? «Il Bolidismo ha portato il concetto di immaterialità dentro il mondo della produzione materiale. I progetti di Bolidismo erano disegni tridimensionali, così come oggi accade quando stampiamo in 3D. Avevamo bypassato tutti i precetti per andare dritti al concetto che l’uomo di oggi è sostanzialmente un consumatore di immagini simultanee e quindi è la materia che si adegua all’immagine e non viceversa. Questo è accaduto anche in architettura, dove - per quanto osteggiata - abbiamo avuto un’evoluzione esponenziale dei sistemi di rappre-

sentazione che hanno determinato una altrettanto cospicua evoluzione tecnologica. Nei prossimi anni progetteremo tutti col BIM. Si potrebbe riassumere scrivendo: più progetto meno oggetto». Progettazione integrata, nuove tecnologie digitali, sostenibilitàà ma anche sicurezza (resistenza sismica), in che modo è destinato a riconfigurarsi il processo architettonico costruttivo? «Stiamo vivendo la fase dell’evoluzione dei sistemi di progettazione che si riassume nel concetto: ciò che si pensa si può rappresentare, si può fare. Altrettanto chiaro è che anche se si può realizzare, non necessariamente si deve farlo. La cultura del progetto servirà a questo, a dare senso alle cose da realizzare con coscienza e a far capire ciò che è meglio tralasciare». Quali progetti nel prossimo futuro? «Lavoro al People Mover, la struttura che porterà un treno elettrico dall’aeroporto di Bologna alla stazione dei treni. E alla rigenerazione degli edifici autostradali, il primo appena inaugurato sulla Milano-Torino. Il primo non c’era e l’abbiamo pensato elettrico: al posto della balaustra di sicurezza abbiamo messo i pannelli solari. Il secondo esisteva già e allora perché rifarlo ottimizzato e rivestito in materiali legno naturali. Ecco il senso del progetto, di volta in volta, pensiero per pensiero, niente di già scritto, prefigurato, a parte la tecnica realizzativa. Ho sempre apprezzato i grandi che sono riusciti a mantenere una propria cifra, una propria idea senza farsi fagocitare dall’ovvietà. Non hanno però mai perso il legame con la realtà, la coscienza della scarsità di risorse del pianeta, la durezza delle cose del processo, mantenendo quella idealità che è ragione e il senso del nostro fare» • Francesca Druidi


Settembre 2017 | 47

Imm Cologne

ferimento per il mercato dell’arredo dell’Europa centrale e delle

Dal 15 al 21 Gennaio 2018 si terrà a Colonia la fiera dedicata al-

nagement, spiega che il successo di Imm Cologn non è solo do-

l’arredamento d’interni, punto di riferimento per il mercato in-

vuto al fatto che l’area Nordeuropea rappresenta un contesto di

ternazionale del mobile. L’edizione dello scorso anno ha

mercato attraente per i fornitori d’arredi stranieri ma ricorda che

registrato 150mila presenze e si è rivelata molto interessante per

«la Fiera è per le aziende del settore anche una piattaforma d’af-

le occasioni di business. Oltre a inaugurare l’anno fieristico,

fari sulla quale occorre mostrare nuove tendenze e prodotti del-

Imm Cologne rappresenta la manifestazione commerciale di ri-

l’arredamento per rimanere competitivi».

regioni nordiche. Arne Petersen, vice president Trade fair ma-

Design per la sostenibilità Oggi il design ha perso il suo legame privilegiato ed esclusivo, con i prodotti fisici e l’ambito industriale, abbracciando una dimensione di co-progettazione sempre più rivolta all’innovazione sociale. Ezio Manzini indaga gli esiti di questa dinamica di interazione

I

n un mondo reso fluido dalla connettività, le categorie di pensiero, le “regole del gioco” e gli strumenti validi un tempo oggi hanno smesso di funzionare efficacemente. Ciò vale per molte attività e discipline, design compreso, che sta vivendo un’importante fase di evoluzione. «La lettura di un mondo altamente connesso richiede di adottare un modello fluido, in cui il prodotto delle attività umane sono delle forme sociali. In cui i prodotti materiali, ovviamente, continuano a esistere, ma vanno visti come la componente materiale di forme sociali più o meno complesse che ne hanno determinato l’esistenza, progettandoli, producendoli e utilizzandoli», spiega Ezio Manzini, professore emerito del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti al mondo di design per la sostenibilità e dei servizi e fondatore di Desis, network internazionale su design per l’innovazione sociale. Come si colloca il design per l’innovazione sociale nell’ambito di un processo di cambiamento più generale del design? «L’espressione design per l’innovazione sociale non si riferisce a una specifica disciplina del design, ma a tutto ciò che il design in tutte le sue forme può fare per stimolare e supportare il cambiamento sociale verso la sostenibilità. Nel secolo scorso, quando si parlava di design e innovazione, si davano per scontate due assunzioni: che l’innovazione fosse mossa solo dalla tecnologica e che il design si dovesse occupare di solo di prodotti industriali. Oggi è diventato evidente che l’innovazione nasce anche nella società, e che il design, inteso come cultura e insieme di strumenti, si applica a ogni problema

Ezio Manzini, architetto, ingegnere e teorico del design

complesso. L’idea di cosa sia e cosa faccia il design per l’innovazione sociale non ha dunque in sé nulla di veramente specifico, a patto che quelle due antiche assunzioni (sull’innovazione e sul design) siano correttamente superate e che le nuove evidenze siano riconosciute. La buona notizia in mezzo a tanti disastri che oggi vediamo intorno a noi è che, in questi anni, in tutto il mondo, sono emerse anche idee e pratiche che vanno verso la sostenibilità sociale e ambientale. Penso alle esperienze di welfare e di abitare collaborativo, alle nuove reti alimentari, alle forme di mobilità alternativa, all’emergere di modelli di produzione aperti e distribuiti, a nuove forme di economie sociali. In tutti questi casi, l’innovazione sociale che essi rappresentano è il portato di capacità progettuali diffuse. A volte la coalizione di attori che le realizza comprende anche designer, cioè esperti specificatamente formati per attivare

e supportare questo tipo di processi». Per fare un esempio concreto in cui il design esperto abbia avuto un ruolo esplicito? «Posso citare le attività nel campo dell’abitare collaborativo a Milano, che hanno portato a creare diverse piattaforme di supporto per il cohousing (famiglie che decidono di condividere degli spazi e dei servizi). Oppure il caso della Fondazione Housing sociale, all’interno della quale un team di designer collabora alla creazione di un senso e una pratica di comunità tra gli inquilini (supportandoli nella definizione di forme di collaborazione, mutuo aiuto e gestione condivisa degli spazi comuni). Un altro esempio che mi piace citare è quello di “Prendi a casa uno studente” che opera a Milano già da diversi anni e propone una specie di simbiosi tra le capacità e le risorse di un anziano e quelle di un giovane studente. Certamente, un incontro tra anziani e studenti può avvenire anche senza l’aiuto di un progettista esperto. Ma, questo caso, se osservato da vicino, mostra quanta attenzione progettuale, e quindi quanta professionalità, siano necessarie per creare una piattaforma che faccia sì che questo incontro avvenga nel migliore dei modi. Gli esempi potrebbero continuare riferendosi a temi assai diversi». Ad esempio? «Dalla creazione di nuove attività produttive (per esempio collegando gli artigiani tradizionali con il mondo dei maker), alla collaborazione tra residenti e migranti; dal welfare collaborativo, alle reti alimentari locali e disintermediate (con i loro mercati dei contadini e le loro cooperative alimentari), fino a tutto ciò che oggi il design può e deve fare per rigenerare le idee e le pratiche democratiche. Tutte queste attività, pur nella loro diversità, hanno un tratto comune: per esistere devono basarsi su adeguati sistemi abilitanti. Cioè, su insiemi di prodotti, servizi e infrastrutture che rendano la loro esistenza possibile e probabile. E va da sé che questi sistemi abilitanti devono essere progettati». Quale diventa il ruolo dei designer esperti? «I designer esperti devono stimolare e supportare le capacità progettuali diffuse di tutti gli altri attori coinvolti nei processi di co-progettazione. In altre parole, devono alimentare la conversazione sociale per l’azione con idee e proposte originali. E, al tempo stesso, devono collaborare a

produrre un ecosistema sociotecnico favorevole a far sì che queste conversazioni portino a dei risultati e che questi durino nel tempo. Il che richiede competenze specifiche in tutte le discipline del design e, in particolare, nel design strategico e in quello dei servizi e della comunicazione». Quali ambiti privilegiati vede per il design dell’innovazione sociale, ad esempio la rigenerazione urbana? «Credo questa sia, e sarà ancora di più nel prossimo futuro, uno dei terreni d’azione più rilevanti. A fronte della crisi dei modi in cui tradizionalmente la città si è prodotta, stanno emergendo pratiche nuove: una costruzione della città per progetti che intrecciano la dimensione fisica e quella socio-economica, e che, per esistere, richiedono un’attiva e collaborativa partecipazione da parte dei cittadini. Prendiamo il caso di Milano: molti osservatori concordano nel dire che, negli ultimi anni, si sia registrata una dinamica positiva e che questa sia stata trainata da una serie variegata di iniziative promosse e realizzate da diversi attori (imprese, società civile e cittadini attivi) che l’ente pubblico ha saputo riconoscere e, in vari modi, supportare. Simili risultati e simili modi di fare possono essere osservati in molte altre città, da Seoul, a Barcellona, da Medellin ad Amsterdam. In ognuna di esse si combinano progetti puntuali, animati da coalizioni orientate a un obiettivo specifico e interventi infrastrutturali, tesi a creare un ambiente culturale, economico e normativo favorevole alla nascita e alla vita di una molteplicità di iniziative come queste». Tra gli attori intervenuti a questi processi, spesso, anche designer. «Se questo non è sempre avvenuto è perché la natura e le potenzialità del design contemporaneo non sono ancora sufficientemente riconosciute, a volte dei designer stessi. Credo però che, in futuro, le cose cambieranno e il loro ruolo non potrà che essere maggiore: le reti alimentari locali, i distretti produttivi urbani, i servizi e le forme di abitare collaborativi su cui la rigenerazione urbana si basa sono artefatti complessi che devono essere opportunamente co-progettati. E il design, inteso come lo abbiamo prima definito vi può, e vi deve, portare un contributo importante». • Francesca Druidi


48 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Arredo e design

Questione di tecnica e di cuore Curiosità, testardaggine e consapevolezza nei propri mezzi. Sono le frecce all’arco di Liviana Osti, designer giovane ma con un repertorio di creazioni e un palmarès di riconoscimenti degni di una veterana

A

l rigo “età” della sua biografia si legge 28 anni, eppure il nome di Liviana Osti figura già nell’elite dei designer italiani più promettenti. Anzi, ne aveva solo 23 quando un osservatorio giornalistico internazionale formato dalle principali testate straniere del settore l’ha inserita nella top ten dei progettisti nostrani più apprezzati, in compagnia di “colossi” del design made in Italy come Matteo Thun, Gaetano Pesce e Michele De Lucchi. Premiando una giovane artista di origini trentine che nel suo lavoro ci mette il Cuore. Che non a caso è anche il nome di uno dei suoi progetti più famosi, composto da una caraffa per l’acqua e un decanter per il vino in vetro, ispirati alla forma dei ventricoli. «Ciascun progetto – spiega Osti - è un percorso complesso e ampio. Una volta delineato un lavoro, la cosa per me più difficile è concretizzare la ricerca ed elaborare un concetto». Quali doti e quali passaggi chiave ritiene abbiano favorito questa sua ribalta così precoce?

Liviana Osti, designer

«I fattori che di sicuro mi hanno aiutato molto lungo il mio percorso sono la curiosità e una discreta testardaggine, che mi ha impedito di rinunciare alle mie idee, anche se a volte non proprio condivise. Non so quali siano le mie doti, o quali siano stati i miei passaggi chiave. Credo piuttosto che tutto il mio cammino sia una continua trasformazione fatta di errori, correzioni, scelte più o meno casuali e tanta crescita personale. Ogni progetto è una parte di me e una mia personale introspezione. Cosa io

abbia di così particolare, ammetto che non saprei proprio dirlo». Qual è la peculiarità del progettare al femminile e quale valore aggiunto trasferisce nell’opera? «Non ho mai avuto la sensazione o l’intento di progettare al femminile. Il progettare, secondo me, è un insieme di tanti elementi: la propria storia, la cultura, il panorama circostante, il periodo, le relazioni, gli interessi, le scoperte, le esperienze. In quanto donna, chiaramente si possono definire i miei lavori come progetti al femminile, ma più come una qualità intrinseca dipendente dal mio essere Liviana Osti, non tanto un fattore da me volutamente imposto». Dall’idea progettuale all’oggetto fisico. Come si snoda questo “itinerario creativo” nel suo metodo di lavoro? «Per me è fondamentale che tutto abbia un senso e uno scopo, prima ancora di iniziare i primi bozzetti. Spesso però sono talmente esigente con me stessa che non arrivo mai a un punto soddisfacente e la ricerca continua a lungo. Una volta elaborato il concetto, inizia la parte pratica, l’esplorazione dei materiali e delle superfici, la risoluzione dei piccoli dilemmi che costituiscono la messa a punto di un oggetto. Qui è dove si intrecciano i saperi e si imparano nuove conoscenze. Il progetto viene man mano smussato, prende forma e poi, eccolo lì, come se ci fosse sempre stato». Al mondo del design si associano spesso concetti come estro, creatività, lasciando sullo sfondo la componente “tecnica” di questa professione. Come cura questo lato del suo lavoro? «Il lato tecnico è la parte affascinante del progetto. Per ogni problema ci sono molte soluzioni, è trovare quella giusta che rende tutto interessante. Chiaramente la ricerca e gli approfondimenti in internet, nei libri e in seminari aiuta molto. Credo però che la risorsa più

grande sia cercare sempre un confronto diretto con le persone, del mestiere o meno, dagli artigiani agli autodidatti, dai professori ai familiari. Chiunque può avere un punto di vista interessante e una conoscenza utile e non si sa mai dove si va a finire». Lei è nata a Trento. Quanto hanno inciso queste origini sulla sua sensibilità al tema

ambientale e come la declina nella scelta dei materiali per i suoi progetti? «Mi piace pensare che i miei lavori, una volta terminato il loro percorso, possano essere ritrasformati in qualcosa di nuovo. Però è altrettanto importante che il materiale abbia una sua durata e solidità, che trasmetta rispetto per l’oggetto e per il materiale stesso. Rispetto per la sua provenienza, lavorazione e trasformazione. Il fattore ambientale è intrinseco, non credo tanto per il mio essere trentina, ma per il mio essere designer. Se si può, perché non usare materiali naturali, che richiedono poche lavorazioni, non danneggiano e vengono prodotti senza creare danno? Materiali che possono essere recuperati e riutilizzati». Lei è giovanissima, ma ha già “sfilato” da protagonista in diverse Design week e al Salone del Mobile. In riferimento a quest’ultimo, come lo giudica in termini di vetrina per i giovani? «Il Salone del Mobile è sicuramente è un ottimo punto di partenza e una buona occasione per ottenere visibilità. Per me è stato un interessante confronto tra come sono io e gli altri “là fuori”. Ho avuto la fortuna di esserci e di esporre grazie alla mia università, cosa che mi ha sicuramente fatto crescere. Ha messo sul piatto della bilancia le mie idee, ottenendo riscontri importanti: non sempre positivi, ma fondamentali. Mi ha reso consapevole delle mie scelte e permesso di difendere le mie idee». • Giacomo Govoni


50 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Speciale Restructura

I 30 anni della kermesse del Lingotto Nell’arena Oval del polo fieristico torinese, in pista le soluzioni più innovative ed ecofriendly per il recupero funzionale dell’esistente. Riflettori puntati su materiali bio, zero energy building e nuove tecniche di ristrutturazione

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ecupero dell’esistente, edilizia sostenibile, riqualificazione urbana e residenziale. Saranno le tipologie di intervento che oggi rappresentano il 70 per cento del mercato delle costruzioni (destinate secondo l’istituto Cresme a salire di un ulteriore 9 per cento entro il 2021), le parole d’ordine della prossima edizione di Restructura, salone della ristrutturazione e del recupero funzionale degli spazi urbani in programma dal 16 al 19 novembre all’Oval di Torino, nel quartiere fieristico del Lingotto. Piattaforma espositiva di riferimento per gli stakeholder di settore quali architetti, pianificatori, geometri, ma anche per il grande pubblico alla ricerca di soluzioni innovative ed efficienti per rivisitare la casa, Restructura 2017 festeggerà quest’anno il suo trentesimo anniversario, con l’obiettivo di migliorare i risultati in termini di richiamo e affluenza ottenuti l’anno passato. Chiuso con un bilancio di oltre 22 mila ingressi, 200 espositori, 252 incontri b2b internazionali con delegati provenienti da 12 Paesi e circa 250 partecipanti ai Restructour, visite di approfondimento in edifici di interesse storico e architettonico o cantieri di zone riqualificate, sulla scia della trasformazione della città.

IN PROGRAMMA WORKSHOP, INCONTRI CON ESPERTI E RESTRUCTOUR Una kermesse stimolante dedicata ad argomenti di stringente attualità come il risparmio energetico o i materiali eco compatibili che, stando al precatalogo degli espositori già densamente popolato a diverse settimane dal via, accenderà i riflettori sulle tantissime categorie merceologiche interessate dal tema ristrutturazione. Dai produttori di impianti di domotica, alle aziende di illuminotecnica, ai materiali da costruzioni, passando dai fornitori di utensili per cantiere, agli idrosanitari fino alle agenzie immobiliari. Un panel di espositori in grado di occupare interamente i 20 mila metri quadri dell’area fieristica, corredata come sempre da un calendario di corsi di aggiornamento e di convegni per i professionisti con il rilascio di crediti formativi, organizzati da ordini e collegi professionali, associazioni artigiane e aziende di rilevanza nazionale. Nel programma della quattro giorni di Restructura, non mancheranno naturalmente workshop e incontri con buyer internazionali, realizzati in collaborazione con tutte le principali istituzioni del mondo imprenditoriale, dell’artigianato e dei professionisti del territorio. Altro appuntamento che si rinnoverà dopo il successo riscosso nelle passate edizioni è l’immancabile “Incontra l'esperto”: incontri gratuiti di 30 minuti su

prenotazione (sul sito, oppure presentandosi direttamente agli stand) con geometri, consulenti CasaClima e professionisti dell'Agenzia delle Entrate per avere consigli e indicazioni su interventi di ristrutturazione, riqualificazione, normative e procedure. UN SEMINARIO SU RIQUALIFICAZIONE EDILIZIA PER ENTRARE IN CLIMA BIO Temi analoghi a quelli al centro del seminario tenutosi nei giorni scorsi sempre nei locali del Lingotto, che ha fatto da “aperitivo” in vista del menu principale che verrà servito dal 16 novembre al Salone. Nell’am-

bito della grande sfida legata alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, si è parlato nello specifico delle tecniche di isolamento dell’involucro e del concetto di tenuta d’aria nell’edificio Nzeb (Nearly zero energy building). Promosso da CasaClima Network Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con Restructura 2017 e i partner tecnici, Naturalia Bau, Doc Legno e Hoval, il seminario ha fornito gli strumenti conoscitivi utili nella scelta dei materiali più idonei e nella corretta progettazione dei nodi costruttivi per prevenire l'insorgere di problematiche connesse all’umidità e garantire il benessere ambientale. Si sono inoltre approfonditi i materiali, le tecniche, la progettazione dei nodi costruttivi e tutta la parte relativa al controllo delle temperature superficiali e delle caratteristiche termo igrometriche, anche attraverso la verifica in regime dinamico. Una finestra del dibattito si è aperta infine sul tema del sistema serramento ad alta efficienza energetica e l’importanza di una corretta progettazione e dimensionamento degli impianti, in particolare della Vmc. Tutti capitoli che verranno nuovamente riproposti e sviscerati nelle quattro giornate di Restructura, dove verranno sottoposti all’attenzione dei visitatori anche i progetti di successo, le best practice e le tecniche di ultima generazione per operare le trasformazioni necessarie alla conservazione degli edifici nel rispetto dell’esistente, con un occhio attento alle esigenze dei fruitori e delle risorse. • Giacomo Govoni


52 | Settembre 2017

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Speciale Restructura

Quando il legno

è questione di famiglia La ditta canavesana Baro, specialista da cento anni nella lavorazione di legnami, risponde alla crisi del settore e alle nuove richieste del mercato scommettendo su bioedilizia, tetti pretagliati e arredi esterni Baro Legnami ha sede a Strambino (To) - www.barolegnami.it

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on la diffusione della bioedilizia e di una maggiore sensibilità ambientale degli utenti e dei progettisti, crescono sul mercato le quotazioni del legno, uno dei materiali costruttivi più antichi e versatili. Se, a fronte di una domanda crescente di materiali costruttivi diversi, il calcestruzzo è e resta la scelta migliore per fondamenta e muri portanti, dalla struttura ai solai c’è tanto spazio per il legno, ma a patto che sia di qualità. Chi della mania della perfezione ne ha fatto un vanto, da quasi cento anni, è la Baro Legnami, azienda di Strambino, in provincia di Torino, con una lunghissima tradizione alle spalle. «Puntiamo molto sulla qualità, scartando tavole e travi difettosi – sottolinea Francesca Baro – offrendo prodotti il più possibile vicini alla perfezione in modo da accontentare anche la clientela più esigente. Per noi la qualità è un valore irrinunciabile e il fattore distintivo delle nostre produzioni. Non a caso, tutti i nostri prodotti sono certificati. L’azienda, nel 2013, è stata accreditata dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore del Lavori Pubblici come centro di lavorazione degli elementi in legno strutturale e disponiamo dell’autorizzazione alla marcatura Ce delle perline di nostra produzione». Alla Baro Legnami, la passione per il legno e il fascino esercitato da questo antico materiale sono una questione di famiglia e si trasmettono di generazione in generazione ormai da un secolo, da quando, nei primi anni del Novecento, Bartolomeo Germano Baro affianca all’attività contadina il

commercio di granaglie, vini e legname. Al primo atto di nascita della ditta segue, nel 1919, la svolta: con l’acquisto a Strambino di una polveriera militare dismessa, ancora oggi sede della ditta, nasce il nucleo della prima segheria, in cui si mette ben presto in opera la prima segatronchi. Ad affiancarlo nella neonata azienda ci sono i tre figli  Giusep-

RITORNO AL PRIVATO Per rispondere alla crisi del comparto edile, che morde le aziende, Baro Legnami ha scelto di puntare sull’utenza privata e su soluzioni che si avvicinano ad ambiti tradizionalmente esclusi dalle aziende specializzate nel legno ad uso costruttivo, le piccole lavorazioni di falegnameria. «A causa della crisi manca la possibilità di programmare il lavoro, ci ritroviamo ad affrontare settimane in cui le ore lavorative dovrebbero essere 24 al giorno e altre in cui otto bastano e avanzano. Abbiamo la fortuna di avere personale preparato e disponibile che cerca di accontentare il cliente, anche per le richieste più vicine alla falegnameria in senso stretto. Questa strategia aziendale è un modo per rispondere alla crescita della domanda da parte dei clienti privati che da noi, rispetto ai vari punti vendita più commerciali come Brico, trovano materiale di qualità a prezzi più contenuti, professionalità ed esperienza al loro servizio. Su questo fronte, stiamo cercando di migliorare e incrementare ulteriormente i servizi da offrire, per poter fornire risposte a 360 gradi».

pe, Giovanni e Antonio, che la portano avanti alla scomparsa del padre finché, nel 1945, con la morte prematura dei fratelli, Giovanni prende la guida dell’azienda di famiglia. Una volta cresciuti, lo affiancano i nipoti Germano e Virgilio, con cui l’industria cresce e si amplia, avviando la vendita di legname esotico importato da Africa, America e Canada. Si impianta una seconda linea di segheria pensata apposta per i tronchi africani e si comincia così la produzione di profilati in legno. Quando la vendita delle perline si consolida, si installa un impianto di verniciatura con due linee automatiche e questa scelta, insieme al fatto di essere gli unici a produrre direttamente perline, fa sì che l’attività della ditta si espanda fino a sbarcare sul mercato della vicina Svizzera. Nel 1997 viene a mancare Germano e nel 2004 si configura l’attuale struttura aziendale, la Baro Germano e Figli, con Virgilio e la moglie Maria, la figlia Francesca e il genero Alberto a portare avanti la tradizione centenaria di famiglia. «Con l’ingresso in azienda della nuova generazione, si è rafforzato il reparto dedicato alla produzione di tetti – racconta Francesca Baro – affiancando alle lavorazioni tradizionali quelle a controllo numerico, grazie anche all’apporto di professionisti esperti nel rilievo in loco con strumentazione all’avanguardia, che ci consente di garantire la perfetta riuscita dei tetti pretagliati. Inoltre, abbiamo deciso di puntare sulla bioedilizia, collaborando con uno studio di progettisti esperti in materia per la progettazione di case e soluzioni a basso consumo energetico e ridotto impatto ambientale. Dalla primavera del 2015, infine, abbiamo iniziato la produzione di complementi per l’arredo di esterni quali altalene, tavoli da giardino, panche ecc. Potendo contare su molti anni di esperienza alle spalle, siamo in grado di consigliare e indirizzare il cliente verso i prodotti che più si adattano al tipo di progetto che desidera realizzare». • Alessia Cotroneo


54 | Settembre 2017

OSSERVATORIO

ABITARE

Serramenti

Missione sicurezza

Con Manrico Bassi parliamo delle nuove possibilità di protezione degli accessi, un tema che coinvolge i più disparati tipi di edifici, dai privati agli stabilienti industriali. «E la personalizzazione diventa sempre più importante» un’esigenza che non ha mai smesso di crescere e, di conseguenza, di spingere la ricerca verso nuove soluzioni più performanti. Il tema della sicurezza si estende trasversalmente agli accessi di qualsiasi tipo «dai semplici appartamenti ai negozi commerciali o capannoni industriali e quant’altro», spiega Manrico Bassi, contitolare della veronese Amk. «La nostra azienda – continua Bassi – è in grado di esaudire ogni richiesta, dalla semplice inferriata agli accessi comandati a distanza. Meccanica, elettronica, domotica, uniti a certificazioni antieffrazioni in classi elevate come la Wk4, nel caso di porta di blindate, aumentano notevolmente i tempi di resistenza che consentono spesso di salvare i propri beni. Oltre che alla sicurezza il mercato richiede sempre rivestimenti particolari da pannelli classsici a quelli con disegni e colori particolari in Pvc e alluminio a quelli in gres, parapan, marmo e molto altro». Ditte artigianali che lavorano su misura sono sempre più richieste a differenza di anni fa, quando si cercava soprattutto un prodotto industriale a basso prezzo. «Le persone oggi puntano sul principio per cui “una spesa va fatta

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una volta sola” – dice Bassi –. Ed è per questo che si affidano a noi avendo la possibilità di scegliere ogni singolo particolare che compone porte, serramenti, scuri ecc. Un altro fattore importante, poi, è il grado di isolamento termico e acustico che, grazie a vetri con doppie o triple camere, basse emissioni, gas argon uniti a un profilo di ottima composizione, può portare a un elevato risparmio energetico». La ditta Amk ha iniziato la sua attività produttiva nel maggio 2007 e i soci fondatori vantano una grande passione e una lunga esperienza avendo lavorato per anni nel campo della sicurezza. «L’impresa, oltre a produrre porte e serramenti blindati di dimensioni standard – spiega il titolare –, garantisce realizzazioni in qualsiasi misura e forma mantenendo inalterata l’elevata qualità del prodotto, realizzato dagli stessi soci. Il tutto è disponibile sia con profili standard che con modelli particolari come jansen, secco sistemi, forster, mogs ecc. Le nostre porte e i serramenti possono essere rivestiti con pannelli in legno, alluminio, Pvc e su richieste anche in marmo e pelle. Inoltre, ogni realizzazione in ferro è per noi possibile». Bassi, poi, entra nel dettaglio della produzione delle porte blindate a marchio Amk. «Una di

queste è Aida: progettata e studiata nella flessibilità di costruzione, Aida soddisfa le esigenze di sicurezza nelle nuove costruzioni edili e nelle ristrutturazioni. È realizzata su misura con un doppio tubolare in acciaio, uno per la costruzione del telaio, uno per la costruzione dell’anta. Doppia guarnizione in Epdm applicata su telaio e anta, coibentazione interna di 40 millimetri di spessore di lana di roccia, paraliquido e paraspiffero doppio posizionato sotto l’anta, 12 punti di chiusura. Un’altra proposta di grande pregio è rappresentata da Norma, dal nome del Dio che proteggeva le case degli antichi Romani. Norma è la nuova porta blindata prodotta con profili in acciaio sagomato, con la caratteristica della complanarità tra telaio e anta, e un’elevata coibentazione termo/acustica. Progettata e realizzata con particolari profili in acciaio sagomato, Norma offre l’opportunità di realizzare strutture di alta sicurezza con un grande gusto estetico. Infine, i nuovi serramenti Carmen, che offrono luminosità, praticità, versatilità, coibentazione, poca manutenzione, resistenza agli agenti atmosferici. Ma c’è qualcosa in più che Carmen è in grado di garantire a differenza di prodotti simili: la sicurezza. Esperienza, ricerca, sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecnologie, sono

gli ingredienti di una ricetta vincente per la produzione dei nuovi serramenti blindati Carmen. Prodotti su misura i serramenti carmen possono essere realizzati con speciali profili anche complanari, a profilo freddo o a profilo a taglio termico».• Elena Ricci Amk ha sede a San Giovanni Lupatoto (Vr) www.amkblindati.com


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Oss Abitare Sett 2017  

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