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Meccanica & automotive

EDIZIONE SPECIALE

In abbinamento alla stampa nazionale Allegato al quotidiano

il Giornale

POLITICA INDUSTRIALE

SVILUPPO ECONOMICO

Le riforme strutturali necessarie e gli investimenti per l’innovazione. Le sfide per mantenere la competitività sui mercati internazionali. Parla il presidente degli industriali italiani Vincenzo Boccia

Le recenti dinamiche dell’export e il saldo commerciale positivo. Le linee di indirizzo comuni ai Paesi più industrializzati. Le Pmi nella sfida della rivoluzione 4.0. L’analisi del ministro Carlo Calenda Primo piano

Una nuova visione di mobilità La digitalizzazione e la ricerca sul fronte della sostenibilità guidano l’evoluzione dell’automotive

MOTOR SHOW 2017

Aurelio Nervo, presidente Anfia

SPAZIO A UNA GRANDE PASSIONE Riflettori accesi sulla manifestazione di riferimento internazionale per il settore automotive e per tutti gli appassionati di motori. Una formula sempre più coinvolgente, presenta i più importanti marchi automobilistici, con tante anteprime e un ricco calendario di eventi sportivi. Fiera di Bologna, dal 2 al 10 dicembre p. 10

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n uno scenario globale in crescita per il settore dell’automotive, la produzione di autovetture supera in Italia le 560mila unità nel periodo gennaio-settembre 2017, risultando in aumento del 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche la chiusura dei primi nove mesi del 2017 rimane positiva, con una crescita tendenziale del 7,1 per cento. Più della metà dei veicoli prodotti sono destinati all’export, con una quota di unità vendute all’estero rispetto alla produzione del 55 per cento per le autovetture che

Primo Piano

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Industry 4.0, rilancio del settore strumentale

ALL’INTERNO

L’industria italiana del bene strumentale è stata positivamente influenzata dal Piano nazionale Industria 4.0. Lo dimostra il buon andamento delle consegne sul mercato interno registrato nel 2016. Le valutazioni di Sandro Salmoiraghi

Forum Regioni Produzione, export e innovazione, il confronto tra gli assessori regionali di Lombardia, Veneto, Liguria e Friuli

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Industria 4.0 si conferma sempre più chiave di volta per innovare il sistema produttivo italiano. E il Piano Calenda sembra per ora funzionare, come dimostrano i dati di consuntivo per il 2016 resi noti all’assemblea annuale di Federmacchine, la federazione nazionale delle associazioni dei produttori di beni strumentali

destinati ai processi manifatturieri dell’industria e dell’artigianato: un settore che riunisce 5100 imprese e  185mila addetti. Secondo l’indagine svolta dal gruppo statistiche sulle 13 associazioni federate, il 65 per cento degli ordini raccolti dai costruttori italiani sul mercato domestico nel 2017  è stato agevolato Sandro Salmoiraghi, presidente Federmacchine

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Industria 4.0 Paolo Bertello presenta i cobot che migliorano la qualità del lavoro umano aumentando la produttività degli impianti Nuove tecnologie Soware Cad/Cam e formazione continua per rispondere alle esigenze dell’industria meccanica. L’esperienza di ProCAM


Meccanica & automotive • Novembre 2017

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In evidenza

Sps Ipc Drives: a Norimberga le soluzioni più innovative nel campo dell’automazione p. 15

SamuExpo: grande attesa per l’edizione 2018, un’esposizione votata all’internazionalità p. 25

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento redazionale Federico Pimazzoni Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

>> continua dalla prima sale al 64 per cento per il totale degli autoveicoli. Con Aurelio Nervo, presidente  Anfia, Associazione nazionale Filiera industria automobilistica, facciamo il punto su un settore che ha di fronte a sé molte sfide da affrontare, dalla riduzione delle emissioni di CO2 alla sostenibilità fino alla connessione tra tecnologia e mobilità. Qual è l’andamento del comparto automotive, soprattutto guardando al 2018? «In Italia, sia la domanda interna sia l’export hanno trainato la produzione di autoveicoli, portando a oltre 1,1 milioni di unità nel 2016 (+9 per cento), dopo il superamento della soglia del milione nel 2015, con ripercussioni positive sull’intera filiera nazionale e una conferma di questo trend anche per la produzione 2017, seppur a ritmi inferiori. Difficile, oggi, fare previ-

sioni sui futuri volumi produttivi in Italia e in Ue, condizionati dagli indirizzi della Commissione europea sui nuovi target di riduzione delle emissioni e dalle politiche nazionali, che influenzano la domanda, con un impatto sui piani produttivi delle case. Il superammortamento previsto dalla legge di Stabilità 2016 e dalla legge di Bilancio 2017, che ha contribuito alla crescita del mercato delle auto intestate alle società (+21 per cento nel 2016 e +24 per cento nei primi 10 mesi del 2017), ad esempio, non è più previsto, per le auto, nella legge di Bilancio 2018 in attesa di approvazione, e stiamo lavorando affinché venga reinserito». L’export, con oltre 716mila autoveicoli, ha registrato una crescita del 5 per cento nel 2016, agendo da traino sulla produzione italiana, insieme alla domanda interna. Qua-

li sono i trend del 2017? Oltre a Germania e Francia, quali sono i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali e quali sono i mercati in prospettiva più promettenti? «L’export degli autoveicoli nel primo semestre 2017 vale 12,3 miliardi di euro, in crescita del 19,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016, a conferma di un andamento positivo del mercato internazionale. Il primo paese di destinazione dell’export italiano di autoveicoli sono gli Usa, che rappresentano il 18 per cento del totale e generano un saldo positivo di 2,1 miliardi di euro, seguiti da Germania (13 per cento del totale) e Francia (12 per cento del totale). I Paesi dell’area Ue rappresentano il 55,7 per cento dell’export italiano di autoveicoli. Guardando ai Paesi extraeuropei, è previsto che il mercato dei light vehicle in Nord America resti, nel >>

COMPONENTISTICA ITALIANA: SEGNALI DI CRESCITA Nel 2016 l’universo complessivo delle imprese della componentistica autoveicolare in Italia è risultato pari a 1.877 unità, di cui 676 (il 36 per cento) con sede in Piemonte. Il giro di affari del settore ha raggiunto nel 2016 i 40 miliardi di euro, con un incremento complessivo pari al +4,3 per cento rispetto al 2015. Il Piemonte, con 16 miliardi di euro di fatturato, ha registrato un incremento migliore rispetto a quello nazionale (+7 per cento). Le imprese della componentistica automotive guardano decisamente all’estero: oltre il 76 per cento dichiara di esportare, la percentuale è cresciuta di un punto nell’ultimo anno (era il 75 per cento). Nel complesso, dall’export deriva il 39 per cento del fatturato complessivo dell’automotive. È l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) la principale destinataria dell’export italiano, citata dall’86 per cento delle imprese, ma i primi 5 mercati risultano tutti in Europa (Germania, Francia, Polonia, Spagna, Regno Unito).


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Primo Piano

TREND DI MERCATO

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2017-2018, al di sotto dei volumi record conseguiti nel 2016, e che Russia e Brasile vivano una fase di recupero dopo il crollo degli anni precedenti. Sono attualmente mercati di interesse per il nostro Paese, Turchia, Giappone e Cina, verso la quale l’export è in crescita anche in virtù della sempre maggiore attenzione ai veicoli a basso impatto ambientale, uno dei settori di penetrazione per la componentistica italiana». In un quadro internazionale caratterizzato da una nuova cultura della mobilità per persone e merci, ma anche da standard regolatori sempre più stringenti rispetto a sicurezza e ambiente, l’Italia è il più grande mercato europeo di auto ibride, ma soffre il ritardo rispetto al mercato dei veicoli elettrici. Quali i punti di forza e di debolezza dell’industria italiana sul mercato mondiale sui quali intervenire? «Il mercato italiano dell’elettrico è ancora molto contenuto rispetto a quello di altri Paesi Ue, non solo per i costi legati all’acquisto dei mezzi e per la scarsa diffusione della rete di ricarica, ma anche per la minor percentuale di popolazione urbana. Occorrono miglioramenti tecnologici, facilitati dagli ingenti investimenti che il segmento sta attraendo a livello mon-

L’export degli autoveicoli nel primo semestre 2017 vale 12,3 miliardi di euro, in crescita del 19,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016

diale. Alcune grandi aziende della filiera automotive italiana stanno già lavorando allo sviluppo di soluzioni innovative, confermando il massimo impegno verso il paradigma di una mobilità sempre più sostenibile, per raggiungere il quale è tuttavia necessario adottare un approccio integrato, che consideri come fattori determinanti la diffusione dei veicoli a carburanti alternativi, il potenziamento del trasporto pubblico e dei nuovi modelli di mobilità condivisa (car sharing), l’ottimizzazione della logi-

stica e del trasporto merci, nonché lo sviluppo e la sperimentazione nazionale dei veicoli autonomi e connessi». Innovazioni tecnologiche, industria 4.0, digitalizzazione, quali sono i driver chiave di evoluzione dell’automotive? «L’evoluzione che il settore automotive sta vivendo in questi anni, segue in Italia alcune grandi direttrici. In primo luogo, il miglioramento continuo delle tecnologie green e smart, sia quelle legate ai sistemi di propulsione a gas, grazie a una leadership mondia-

le consolidata, sia quelle della componentistica per il veicolo connesso e l’elettronica di bordo, capaci di fornire importanti contributi in termini di efficienza, riduzione dei consumi e sicurezza, fino alle sperimentazioni sul veicolo a guida autonoma. Parallelamente, cresce l’offerta di prodotti e servizi per la mobilità urbana: veicoli elettrici compatti, servizi innovativi nel segno della sharing economy, con il ricorso al car sharing per uso privato ma anche aziendale. Infine, oltre a impattare sul prodotto auto, l’Internet of Things sta investendo i processi industriali con una digitalizzazione degli stabilimenti e significative conseguenze sui modelli organizzativi e sull’evoluzione delle competenze della forza lavoro». • Francesca Druidi


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>>> segue dalla prima

dal regime di Iperammortamento, mentre il 35 per cento si è avvalso del Superammortamento. E positive sono le previsioni per il 2017 proprio in virtù delle misure previste dal Piano Industria 4.0. «Con questo Piano, l’Italia si è dotata di un piano di politica industriale efficace», ha evidenziato il presidente Sandro Salmoiraghi, riconfermato alla guida di Federmacchine per il biennio 2017 - 2018. «Sono pochi i Paesi europei a poter contare su un sistema di supporto e incentivi all’innovazione così strutturato. Iper e Super-ammortamento, Nuova Sabatini, credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo, Patent Box, misure per le startup e le Pmi innovative sono tutte misure che stanno funzionando bene. Rispetto a un primo momento di timore dovuto alla necessità di comprendere e chiarire i termini delle misure, le industrie italiane hanno dimostrato di apprezzare i provvedimenti contenuti nel piano e i dati di raccolta ordini sul mercato italiano lo confermano». INDICATORI ECONOMICI POSITIVI Nel 2016,  il fatturato dell’industria italiana costruttrice di beni strumentali si è attestato a 42,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente. Determinante è stato il  buon andamento delle consegne sul mercato interno, trainate dalla vivace domanda di beni di investimento. Più moderato, invece, l’incremento dell’export. Nel confronto con il 2015, 12 dei 13 settori di Federmacchine hanno visto aumentare il proprio fatturato. La conferma della ripresa del  consumo domestico, cresciuto del 7,7 per cento  a  21,5 miliardi,  ha favorito sia le consegne dei costruttori sul mercato interno, che hanno registrato un incremento del 9,4 per cento (a 13 miliardi) sia le importazioni in crescita del 5,3 per cento a 8,5 miliardi. Il dato di import su consumo è sceso di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, fermandosi al 40 per cento. Più contenuto è l’incremento registrato dall’export - +1,2 per cento - che si è attestato  a 29,5 miliardi.  I principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono: Germania (3,2 miliardi di euro, +0,8 per cento), Stati Uniti (2,9 miliardi di euro, -1,6 per cento), Francia  (2 miliardi, +8,5 per cento)  Cina  (1,9 miliardi, -4,6 per cento) e  Spagna  (1,2 miliardi, +10,7 per cento). Il valore dell’export su fatturato si attesta al 69 per cento,

PREVISIONI 2017

La produzione crescerà del 4,1 per cento, a 44,3 miliardi. L’export salirà del 3,1 per cento a 30,4 miliardi. Il consumo andrà oltre quota 22,5 miliardi in calo rispetto all’anno scorso quando si collocò al 71 per cento. Il ridimensionamento registrato a partire dal 2014 testimonia la ripresa di vigore della domanda italiana, tornata a investire in tecnologia di produzione. Il saldo complessivo dei settori che fanno capo a Federmacchine è stato positivo per 21 miliardi di euro (-0,5 per cento rispetto all’anno precedente). In particolare, il  saldo della bilancia commerciale del Paese è in attivo per 51,5 miliardi di euro. Dei tre comparti attivi (abbigliamento e arredamento, meccanica, altri manufatti) il settore delle macchine e apparecchi meccanici, nel quale è compreso tutto il comparto del bene strumentale rappresentato da Federmacchine, è quello che ha fornito di gran lunga il contributo maggiore (48 miliardi di euro) alla bilancia del Paese. Come detto, le previsioni per il 2017 sono incoraggianti per il comparto. La produzione crescerà del 4,1 per cento, a 44,3 miliardi. L’export salirà del 3,1 per cento a 30,4 miliardi. Il consumo andrà oltre quota 22,5 miliardi (circa il 5 per cento in più rispetto al 2016), trainando soprattutto le consegne dei costruttori italiani che saliranno del 6,4 per cento a 13,8 miliardi. In

crescita anche l’import, del 2,7 per cento, a 8,8 miliardi. INDUSTRIA 4.0: LE PROSPETTIVE Per dispiegare tutta la sua efficacia, il piano Industria 4.0 richiederà tempo e passaggi obbligati per trasformare il processo produttivo. «I passi da fare sono ancora moltissimi - ha continuato Sandro Salmoiraghi - e per questo chiediamo alle autorità di governo di non abbandonare il campo proprio ora che le misure cominciano a dare i primi frutti». Il prossimo step è sul fronte del-

l’education. «Corretta e lungimirante è la volontà del governo di attivare lo sviluppo di un grande piano nazionale per la formazione in chiave Industria 4.0. Ma ciò non è sufficiente. Occorre intervenire anche sulle politiche fiscali e contributive anzitutto con l’azzeramento del cuneo fiscale per i giovani neoassunti e una ulteriore riduzione per tutti gli altri». L’applicazione della quarta rivoluzione industriale spinge a valorizzare le caratteristiche della produzione italiana, consentendone un’ulteriore customizzazione, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, dei Big Data e della Internet of Things. «Noi produttori per primi siamo convinti che Industria 4.0 non possa limitarsi a un aumento temporaneo di ordini», ha sottolineato il presidente di Federmacchine in un’intervista rilasciata a Sussidiario. «Industria 4.0 deve creare valore diffuso di lungo periodo nell’azienda-Italia anche attorno alle macchine. Anzi: il successo si deciderà molto al di fuori dagli impianti. Noi, fino ai nostri cancelli, abbiamo imparato a essere competitivi. Industria 4.0 deve accelerare la competitività del sistema-Paese, dove i ritardi si sono accumulati creando quel gap che pesa sulla crescita. Non per caso la scuola è certamente poco allineata con la richiesta di competenze da parte dell’impresa». • Francesca Druidi


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Primo Piano

L’uscita intelligente dalla crisi di Giacomo Govoni NON BASTANO I BUONI RISULTATI CHE LE NOSTRE PRODUZIONI INDUSTRIALI STANNO RACCOGLIENDO SUI MERCATI ESTERI. PER IL VERO SALTO DI COMPETITIVITÀ, SOSTIENE CALENDA, SERVONO SCELTE STRUTTURALI FONDATE SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

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utto è bene quel che finirà bene. Perché la recessione acuta sarà pure passata, la strada della ripresa quasi agganciata, ma per coniugare al presente l’annuncio di completa riemersione dalla crisi è ancora presto. In linea con la cautela predicata nei mesi scorsi, è questo il succo del pensiero del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ribadito a inizio novembre durante la presentazione degli scenari industriali di Confindustria. «La crisi non è ancora alle spalle – sostiene il titolare del Mise – non solo nei numeri, ma perché la nostra realtà imprenditoriale è andata verso un processo brutale, le imprese sono diventate risorsa scarsa che va coltivata con grande attenzione. Non facciamoci prendere

dalla retorica del “va tutto bene” o “abbiamo voltato l’angolo”». EXPORT INCORAGGIANTE, MA OCCHIO ALL’INSIDIA HARD BREXIT Getta acqua sul fuoco dei facili entusiasmi il ministro Calenda che, al netto della soddisfazione per una dinamica export e un saldo commerciale italiano confermati in parabola ascendente anche dall’ultimo rapporto Ice, non nasconde la preoccupazione per uno scenario internazionale fluido e cangiante. Dove gli equilibri sono sottili e dove le insidie, come ad esempio la “Hard Brexit” qualora andasse in porto, possono generare piccoli terremoti. «Non voglio dire – chiarisce Calenda - che se avremo la rottura con il Regno Unito moriamo.

Va evitata, ma non a qualunque costo. Se l’intesa venisse raggiunta con un accordo di libero scambio sul modello Efta, il danno alle nostre esportazioni sarebbe limitato a 350-370 milioni di euro. Una rottura profonda, invece, potrebbe costarci fino a 4,5 miliardi». Al di là della vicenda britannica, di cui si attendono sviluppi nel breve termine, il mirino resta comunque puntato sulle prossime scelte di politica economica. Da orientare in maniera selettiva verso i fattori di competitività e non fondate, come teme il ministro, sulle distribuzioni a pioggia tipiche dei programmi da campagna elettorale. «Dovesse accadere questo – avverte Calenda - il Paese sarà a rischio, perché noi abbiamo oggi appena imboccato un recupero: abbiamo sfide epocali davanti, prima fra tutte l’innovazione tecnologica». INCLUSIVITÀ, SICUREZZA E OPENNESS CHIAVI DELLA SFIDA 4.0 Quella che vale l’ingresso da protagonista nella quarta rivoluzione industriale e che a fine settembre ha fatto vivere al nostro Paese una settimana da “ombelico del mondo” durante la “Innovation week” italiana, tenutasi

alla Reggia di Venaria nell’ambito del trittico torinese dei G7. Dedicati all’elaborazione di linee di indirizzo comuni ai sette Paesi più industrializzati della Terra sui temi dell’industria, della scienza e del lavoro. «Per la prima volta – spiega Calenda, “padrone di casa” del G7 di apertura - le democrazie si sono interrogate su come lo sviluppo economico e i suoi impatti sull’economia vadano governati, perché il rischio di costruire una gabbia allo sviluppo esiste». Da qui la decisione unanime di svolgere una ricognizione preliminare sulla “Next production revolution” in corso. «Tracciando a matita – aggiunge il ministro - i principi entro cui questo cambiamento si deve muovere». Il clou dei summit internazionali si è concentrato in particolare nella due giorni del G7 Industria, che ha acceso i riflettori su tre questioni nodali nella futura partita della com-

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico


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ASSET PER LA COMPETITIVITÀ

Tante le sfide epocali da affrontare, prima fra tutte l’innovazione tecnologica petitività: l’inclusività, intesa come l’apertura alle pmi nella sfida della rivoluzione 4.0; l’accessibilità, che comprende tutti i temi legati alle infrastrutture digitali, agli standard e all’intelligenza artificiale; la security, con focus sulla cyber sicurezza per le imprese e i diritti di proprietà intellettuale. «Su questi tre fronti - afferma il titolare del Mise - gli sherpa della sette delegazioni del G7 industria hanno lavorato per arrivare a una dichiarazione congiunta. Muovendo da posizioni di partenza spesso differenti, specie per quello che concerne l'intelligenza artificiale e il modo di regolarla, siamo ripartiti dalle linee guida della presidenza giapponese». INTELLIGENZA ARTIFICIALE, APRIRE I PROTOCOLLI ALLE PMI In uno scenario globale che vede Paesi “tifare” per una regolamentazione molto lasca e altri, come Europa e

Giappone, che reclamano invece un quadro molto preciso, la posizione italiana è stata illustrata con chiarezza. «Importante per l’Italia – sintetizza Calenda - è che i protocolli con cui le macchine si parlano rimangano protocolli aperti e consentano alle Pmi di potersi inserire nelle catene di produzione senza che vengano monopolizzate dai grandi produttori». Nella conferenza stampa conclusiva della due giorni, i rappresentanti dei dicasteri dell’industria hanno espresso soddisfazione per il risultato del summit, apprezzando l’approccio trasversale alle tematiche affrontate voluto dallo stesso Calenda. «Se vuole essere in grado di incidere e correggere le iniziative – sostiene il ministro - il G7 deve occuparsi di questi processi in ottica multitasking: i policy maker devono mettere anche dei paletti laddove il cambiamento non è orientato all’uomo, ma solo fine a se stesso». •

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Politica industriale

Il futuro del Paese è nel presente DALLA CAPACITÀ DI REAGIRE AI CAMBIAMENTI DEI PAESI AVANZATI DANDO CORSO ALLE RIFORME CHE POSSONO RENDERE LA CRESCITA STRUTTURALE, PASSANO LE SORTI DELLE NOSTRE IMPRESE. «LA RIPRESA È REALE, MA L’ECONOMIA RESTA FRAGILE» AVVERTE BOCCIA di Giacomo Govoni

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na polarizzazione crescente tra “ammiraglie” del made in Italy che corrono e tutte le altre imprese, che invece arrancano. È il principale nodo che secondo i nostri industriali rimane da scogliere, per rivitalizzare un sistema Paese che nel complesso «sta rispondendo bene». Parola di Vincenzo Boccia, che nei giorni scorsi ha scelto la cornice milanese del Forum del Comitato Leonardo per formulare una diagnosi aggiornata sullo stato di salute del nostro tessuto produttivo. «L’industria italiana – sottolinea il leader di Confindustria - è passata dalla resistenza alla reazione prendendo a ricostruire un patrimonio manifatturiero distrutto dalla crisi. La ripresa è reale, i fondamentali economici ci dicono che siamo a posto, tuttavia l’economia resta fragile. Il che significa che non dobbiamo arretrare sulle riforme e costruire quello che abbiamo già fatto: un intervento organico di politica economica che metta il lavoro e i giovani al centro». AVANTI CON GLI INVESTIMENTI 4.0, SENZA RIPENSAMENTI Tra i motori della crescita sui quali il

numero uno di Viale dell’Astronomia invita a insistere vi è sicuramente il risveglio degli investimenti legati ai bonus per l’acquisto di beni 4.0. Inseriti in un Piano che, in base a una ricerca Kmpg presentata proprio nel corso del forum milanese, risulta ormai familiare al 76 per cento delle imprese. «Dal momento che i risultati di domani dipenderanno dalle scelte di oggi - continua Boccia - è fondamentale che i governi proseguano lungo questo percorso imboccato, senza incertezze o ripensamenti». Con l’obiettivo primario, fissato per fine 2018, di portare il Pil italiano a colmare totalmente il gap ac-

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

cumulato tra il 2011 e il 2013, durante la seconda recessione. «Questa crescita – sostiene il presidente di Confindustria - può diventare strutturale. Siamo all’inizio di un’inversione di tendenza, ma adesso dobbiamo stare attenti a non fare errori. Attenzione perché gli altri Paesi si stanno muovendo con riforme importanti a partire da Francia e Germania, ma anche la Cina e gli Usa che giocano una loro sfida sulla questione industriale interna ai loro Paesi». DOMANDA ESTERA, IL MADE IN ITALY È SUL TRENO Un valzer di cambiamenti sulla scena internazionale che secondo gli ultimi rapporti del Centro Studi di Confindustria stanno facendo lievitare le performance di crescita delle

economie avanzate a ritmi che non si vedevano dal 2010. Con ricadute positive sugli scambi commerciali, che continuano a beneficiare del ciclo globale degli investimenti risultando in progresso del 4,1 per cento quest’anno e del 3,5 per cento nel prossimo. A questa dinamica partecipa in modo tangibile anche l’Italia, pienamente agganciata alla ripresa mondiale grazie alle esportazioni, che rappresentano senza dubbio la componente più vitale della domanda. Trainata da un made in Italy che conquista gradualmente nuove quote di vendita estera con un miglioramento atteso del 4,9 per cento a fine anno e di un ulteriore 3,8 per cento nel 2018, quando si stima che l’export sarà del 15 per cento sopra i livelli del 2008 e al 32,5 per cento del Pil. «In qualità di secondo Paese industriale d’Europa – sottolinea il leader di Viale dell’Astronomia - dobbiamo continuare con questo percorso. Questo trend espansivo dimostra che il Paese ha delle potenzialità importanti e attraverso la capacità competitiva delle nostre imprese possiamo intercettare mercati diversi, anche di nicchia, e mantenere una crescita interessante». ADEGUARE INFRASTRUTTURE A NUOVO MODELLO INDUSTRIALE Tuttavia per tenere alta la competitività del nostro tessuto manifatturiero, principale protagonista del recupero in atto, allinearsi ai moderni paradigmi industriali di processo e di prodotto non è sufficiente. Servono anche un cambio di passo sul versante infrastrutturale e regole efficaci per avere un commercio simmetrico e giusto, in grado di tutelare le identità economiche non solo nazionali, ma espressione di un continente. Sulla questione dei dazi antidumping nei confronti della Cina ad esempio, la linea di Confindustria si smarca da quella più permissiva della Commissione per avvicinarsi a quella più “difensiva” del Parlamento europeo. «La nostra posizione – spiega il numero uno degli industriali - è una visione di imprenditori di nazionalità italiana e di cittadinanza europea, che non possono accettare che la difesa dell’interesse di singoli Paesi nel breve termine danneggi il sistema industriale europeo nel medio termine, portando alla paralisi di pezzi dell’industria del Vecchio Continente come l’acciaio tedesco o italiano. Le vie della seta che partono dalla Cina e arrivano fino al cuore dell’Europa devono essere rotte bidirezionali, altrimenti subiremo la forza dell’industria cinese a discapito dell’industria europea». •


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Sostenere l’accesso al credito di Francesca Druidi

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idefinire il ruolo dei confidi, già protagonisti di processi aggregativi e di razionalizzazione, nella filiera di garanzia per potenziarne la capacità di sostegno alle piccole imprese del tessuto produttivo italiano. Il tutto in un contesto normativo e di mercato che negli anni è profondamente cambiato. È il programma di Rosario Caputo, imprenditore napoletano già alla guida di Ga.Fi. (Garanzia Fidi Società Cooperativa per Azioni) e neo presidente di Federconfidi, che riunisce quasi 30 tra consorzi e cooperative di garanzia fidi del settore industriale distribuiti sull’intero territorio nazionale per un totale di oltre 190mila piccole e medie imprese industriali garantendo - al 31 dicembre 2016 - finanziamenti a Pmi per oltre 6,7 miliardi di euro. Quali sono i principali obiettivi del suo mandato? «Nel corso del biennio che mi vedrà impegnato in qualità di presidente, verrà data priorità alla gestione di costruttivi rapporti di dialogo con tutte le istituzioni, sia a livello di vertice che di strutture operative. Vorrei in primo luogo segnalare il continuativo rapporto con Banca d’Italia, sia per ciò che attiene al confronto sull’assetto normativo generale, come noto ancora in fase di definizione, sia con riferimento alle tematiche operative di volta in volta oggetto di regolamentazione. Da sottolineare, inoltre, il continuativo dialogo intrattenuto con i Ministeri competenti, mi riferisco a quello per lo Sviluppo economico e dell’Economia e Finanze. Occorre un assetto normativo in grado di assicurare certezze al sistema dei confidi. L’attuale sistema normativo, infatti, non garantisce, mal-

«ANDRÀ RITROVATA E DISEGNATA UNA NUOVA RELAZIONE MUTUALISTICA TRA I CONFIDI». L’IMPEGNO DEL NEO PRESIDENTE DI FEDERCONFIDI ROSARIO CAPUTO PER RAFFORZARE IL SISTEMA DEI CONFIDI SUPERANDO LE CRITICITÀ ATTUALI grado la nostra pressante azione di sensibilizzazione, la realizzazione di un principio di proporzionalità, con il negativo effetto di vedere i confidi assoggettati a misure, adempimenti e vincoli non coerenti con la natura dell’attività da essi svolta. Congiuntamente con Assoconfidi, associazione che riunisce le Federazioni di tutti i comparti economici, stiamo avanzando un progetto di riassetto legislativo. I fronti che ritengo debbano essere prioritariamente sviluppati vertono sulla tipologia di intermediario finanziario (e della conseguente vigilanza), sulle caratteristiche dimensionali e statutarie minime per tutelare e rafforzare la credibilità del sistema, sugli ambiti di mercato disponibili e istituzionalmente aperti, oltre l’attività di garanzia, sempre nel rispetto del principio di mutualità e di sostegno alle Pmi». I confidi stanno vivendo un periodo di difficoltà piuttosto grave, in cui faticano a sostenere le Pmi a

Rosario Caputo, neo presidente di Federconfidi

causa dell’aumento delle sofferenze e della possibilità di accesso al Fondo centrale di garanzia anche da parte delle banche. Qual è lo scenario per i confidi vigilati e quelli cosiddetti minori? «I confidi nel 2016 hanno garantito poco più del 7 per cento dei prestiti alle piccole e medie imprese italiane. L’andamento delle garanzie (-5,7 per cento rispetto all’anno precedente) peraltro ricalca, con una dinamica lievemente peggiorativa, quella dei prestiti (-5 per cento). Non va sottaciuto, inoltre, che la necessità di ricapitalizzazione delle banche – dovuta anche all’irrigidimento normativo imposto dalle istituzioni europee – e il forte innalzamento dei livelli dei crediti deteriorati, sono solo alcuni dei principali fattori che influenzano negativamente la concessione dei prestiti. Le banche, infatti, nell’attuale situazione, non ritengono economicamente conveniente finanziare imprese di piccole dimensioni: la stessa Banca d’Italia evidenzia che l’offerta dei prestiti alle Pmi è ancora restrittiva e le condizioni applicate molto onerose. Si rende, quindi, necessario potenziare il loro fino ad oggi assunto di ammortizzatori sociali che richiede però un sostegno pubblico adeguato». Per arginare le fragilità, è proseguito il processo di fusione per creare intermediari più strutturati ed efficienti. Quali i margini di successo di questa aggregazione? «Nei nostri bilanci si legge sempre più chiaramente il segno della crisi. È in atto una contrazione dei portafogli e del numero stesso di confidi, e non soltanto per effetto delle fusioni. A partire dal 2009 abbiamo avviato un processo di razionalizzazione che ha compor-

tato una riduzione di circa il 35 per cento del numero di associati, passando da circa 50 a circa 30 confidi. Abbiamo avviato nel 2015 le reti di Confidi di valenza nazionale che riuniscono 12 confidi vigilati e 13 confidi minori. Andrà ritrovata e disegnata una nuova relazione mutualistica tra i confidi. Dobbiamo cioè realizzare tra noi forme di condivisione del rischio che ci rendano più forti. Stiamo lavorando in tutte queste direzioni e dovremo intensificare gli sforzi». Cosa cambia per i confidi con la riforma del Fondo di Garanzia? «Le novità recenti in ordine alla riforma del Fondo Centrale sono state accolte dal nostro sistema con soddisfazione. Auspichiamo che la riforma del Fondo Centrale di Garanzia riesca a valorizzare il ruolo dei confidi nel consentire, da un lato, una maggiore attenzione verso le imprese che hanno maggiore necessità di accesso al credito e, dall’altro, prevedendo una forma di intervento dedicata alle aziende di piccole e piccolissime dimensioni per le operazioni di importo contenuto». Quali prospettive per il prossimo futuro per il ruolo dei Confidi a integrazione delle politiche di sostegno alle Pmi? «In un contesto di auspicata e rinnovata sussidiarietà, si richiede una migliore sinergia tra le risorse pubbliche e quelle private apportate dai confidi che consenta di ampliare il volume dei finanziamenti bancari a parità di impegno a carico dello Stato. La legge di riforma del sistema, le risorse della legge di stabilità e altri provvedimenti che recentemente stanno interessando il sistema sono il segnale di una ripresa di attenzione che va però rafforzata». •


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Speciale Motor Show

A Bologna scatta il semaforo verde CONTO ALLA ROVESCIA PER MARCHI STORICI, PILOTI E CASE COSTRUTTRICI CHE DAL PROSSIMO 2 DICEMBRE ANIMERANNO L’EDIZIONE 2017 DELLA FIERA BOLOGNESE, SULLA STRADA DEL RILANCIO GRAZIE A UN FORMAT SEMPRE PIÙ CARICO DI ADRENALINA di Giacomo Govoni

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elocità, adrenalina, bolidi sportivi, vetture leggendarie, gare e soprattutto, spettacolo. Questi gli ingredienti che da oltre 40 anni alimentano la magia seduttiva del Motor Show, salone espositivo di richiamo internazionale per il settore automotive e in generale per tutti gli appassionati delle quattro ruote. Radunati nella tradizionale cornice di BolognaFiere, piloti, case costruttrici,

marchi storici e progettisti scalpitano in vista della bandiera a scacchi, che sventolerà il 2 dicembre aprendo ufficialmente la fiera bolognese che durerà fino al 10 dicembre. UNA FORMULA COINVOLGENTE CHE SFRECCIA NELLA STORIA “Passione a 360° gradi” il titolo e il tema di fondo scelto per la rassegna di quest’anno, che conta di inserirsi in un binario di rilancio già tracciato nella passata edizione, chiusa con la partecipazione di 200 espositori, 43 brand automobilistici, 12 anteprime nazionali e con più di 200 mila biglietti di ingresso staccati. «Abbiamo alle spalle un successo, quello riscosso del 2016 – spiega Rino Drogo, direttore della manifestazione - che ci motiva ancora di più, confermando che il Motor Show di Bologna è l’evento italiano di riferimento per il settore. Un evento pensato per il pubblico con una formula coinvolgente, dove accanto all’auto show ci sono le corse, i test drive, c’è l’heritage, l’informazione, la cultura e l’innovazione». In un format reso più sobrio sotto l’aspetto coreografico per focalizzare l’interesse dei visitatori sui motori, il calendario 2017 della fiera prevede un’offerta molto articolata nella parte espositiva, con la presenza delle migliori industrie automobilistiche sulla scena mondiale e con l’ampliamento dell’amatissima sezione riservata alle automobili senza tempo. Per i fan del motorismo storico infatti, ci sarà un padiglione dedicato alla “Passione Classica racing” dove si potranno ammirare modelli da corsa provenienti dai più prestigiosi musei, collezioni e registri di marca, vetture-icone che hanno


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sfrecciato nella storia delle competizioni automobilistiche entrando nel mito. Tra queste, spiccano la presenza della Lamborghini, protagonista di un’intera giornata della fiera, o della Maserati 250F della collezione Panini che fece incetta di trofei grazie al celebre pilota Juan Manuel Fangio. Con l’ulteriore stand “Passione Classica Mercato” allestito per la compravendita di auto, moto e ricambi d'epoca. In sintonia con i trend del mercato inoltre, l’edizione 2017 si segnala per una maggior apertura al mondo delle due ruote che si tradurrà in una presenza più nutrita di espositori motociclistici, sia da strada che da corsa che da cross. SUI CIRCUITI GLI ACROBATI DELLE QUATTRO E DELLE DUE RUOTE Ma al di là delle bellezze - non solo motoristiche - in mostra nei locali interni del salone emiliano, anche quest’anno il cuore del Motor Show di Bologna pulserà negli spazi esterni. Tra i circuiti asfaltati e sterrati della Motul Arena e specialmente in quell’Area 48 che sarà teatro di sfide a due e quattro ruote ancor più elettrizzanti rispetto al passato, grazie a inedite caratteristiche tecniche e di sicurezza tali da permettere prestazioni estreme e da brivido. Oltre alle numerose gare confermate nel programma gestito in collaborazione con AciSport, tornerà il Memorial Bettega, la sfida di

rally tra i migliori piloti del mondo su un tracciato misto terra-asfalto. Per le corse su pista invece, spunta la novità di una gara del Lamborghini Super Trofeo, considerato il monomarca più veloce del mondo per via del temperamento sportivo della Huràcan. Nella stessa area, assolutamente da non perdere altri due eventi che promettono emozioni: la “Woman Motor Show cup” il 7 dicembre, preludio di una serie di competizioni che proseguirà il giorno seguente con i piloti del Supercross; la gara delle motocross d’epoca, con la categoria cinquantini e due categorie open fino alla sfilata in chiusura delle glorie del motocross, con i protagonisti dei mondiali del passato. Ma il picco di spettacolarità e di virtuosismo acrobatico si toccherà nell’Arena free style, dove i piloti si alterneranno in una serie di esibizioni che sapranno coinvolgere e divertire il pubblico a colpi di trick impossibili e back flip stratosferici. A mettere la ciliegina sulla torta ci penseranno poi gli stunt driver professionisti del Folco Team, che saranno in pista con incredibili evoluzioni in equilibrio con auto, moto, trattori agricoli, veicoli commerciali e camion, con le parate sincronizzate in testacoda e i parcheggi di precisione. Per il comparto motociclistico in particolare, occhi puntati sugli show acrobatici delle due ruote artigliate, in collaborazione con FX Action. •

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Speciale Motor Show

La sfida delle Pmi italiane CON L’INGEGNERE GIUSEPPE RAIMONDI CERCHIAMO DI CAPIRE QUALE POTREBBE ESSERE IL FUTURO DELLE IMPRESE NOSTRANE IN UN SETTORE RICCO EPPURE DIFFICILE COME QUELLO DELL’AUTOMOTIVE, SOPRATTUTTO CONSIDERANDO LA COMPETITIVITÀ DEI COLOSSI MULTINAZIONALI di Renato Ferretti

È

un mercato tutt’altro che in calo, soprattutto all’estero e nei paesi emergenti. L’automotive si conferma un settore in salute, nonostante l’annus horribilis del 2016 sudamericano. Ma questo non vuol dire che la vita sia facile per le imprese attive nell’ambito, soprattutto se si parla di Pmi italiane. A fare il punto della situazione attuale è l’ingegnere Giuseppe Raimondi, general manager della milanese Blu Fer Srl, che produce interruttori e centraline elettroniche per auto e veicoli commerciali. «Negli ultimi anni – dice Raimondi –, il mercato dei componenti per auto si è caratterizzato per una ricerca spasmodica di player flessibili sia in termini di progettazione che di produzione, cosa che consente alle grandi case automobilistiche di abbattere drasticamente i costi di progettazione, prototipazione e stoccaggio di magazzino. Perciò, le nostre strategie per il futuro puntano a una filiera cortissima di fornitori certificati da noi, quasi chilometro zero, che siano disponibili e flessibili per captare le varie esigenze del mercato. In questo progetto di sub-fornitori abbiamo coinvolto molti dei vecchi fornitori di Ansor (marchio storico del settore rilevato da Blu Fer nel 2014), apportando modifiche sostanziali nel loro modo di produrre e consentendo a entrambi di entrare in maniera sempre più decisa nel mercato». Facciamo un passo indietro. Come descriverebbe la vostra realtà? «Equipaggiamo alcuni tra i più prestigiosi marchi dell’automotive mon-

diale. Blu Fer si propone al mercato come un’azienda dinamica al passo con i tempi nel rispetto dell’importante tradizione storica delle aziende clienti. Il ciclo produttivo inizia con la progettazione, il centro ricerca e sviluppo interno si occupa dello studio e del posizionamento degli impianti e della elaborazione dei progetti creati dal cliente. Ci avvaliamo di tecnologie all’avanguardia e di personale altamente formato. Il controllo qualità è presente a tutti i livelli: dalla progettazione all’acquisto del materiale e si sviluppa, con test meccanici, elettrici e di affidabilità, in tutte le fasi di realizzazione del pezzo, fino al collaudo finale. Infine, realizziamo componenti per l’impiego in settori impegnativi come quello della nautica». In quale direzione si stanno evolvendo le richieste dei clienti negli ultimi anni? «I colossi automobilistici cercano qua-

lità e flessibilità con prezzi allineati alle grandi produzioni anche nei mercati di nicchia, ecco perché Blu Fer si distingue per la capacità di personalizzare in tempi rapidi anche piccole serie di componenti. In questo contesto, il mercato italiano rimane il nostro mercato di riferimento, sia per la produzione di componenti per primo impianto che per after market. L’obiettivo strategico negli anni a venire sarà di ampliare notevolmente le quote di mercato estero in paesi con forte concentrazione di case automobilistiche di nicchia come Inghilterra, Turchia, Brasile, Repubblica Ceca. Attualmente siamo presenti nel mercato tedesco fornendo produttori di camper e auto in piccola percentuale ma in costante aumento. Per quanto riguarda il mercato after market abbiamo rivenditori autorizzati in tutti i paesi della comunità europea». Quali sono le caratteristiche prin-

L’ORIZZONTE TECNOLOGICO L’ingegnere Giuseppe Raimondi, general manager di Blu Fer, ci dà alcuni spunti su quanto potrebbe cambiare il settore automotive alla luce dell’avanzamento tecnologico previsto. «Le innovazioni tecniche e tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro nel nostro ambito – dice Raimondi – hanno preso una direzione netta. Il settore automotive sarà sempre più interconnesso con la realtà virtuale dei sistemi personal controller

come i cellulari di ultima generazione che permetteranno di monitorare costantemente la propria auto e flotta aziendale oltrechè introdurre il concetto di tracciabilità in tempo reale utile soprattutto in caso di guasto auto o incidente. Blu Fer sotto questo punto di vista sta approntando novità da esporre nella fiera di Francoforte Automechanika 2018, cioè la più prestigiosa fiera per produttori di auto e sub fornitori».

cipali che vi distinguono sul mercato? «Blu Fer ha due vantaggi notevoli rispetto ad altri competitor anche di dimensioni maggiori. Il primo consiste nell’assorbimento del marchio Ansor (con 65 anni di esperienza nel settore), e con questo abbiamo accesso al magazzino storico di componenti per auto dal dopoguerra in poi, cosa che soprattutto all’estero è molto ricercata. In secondo luogo, pur essendo una piccola azienda, lavoriamo costantemente da anni nella fornitura come primo impianto di centraline per molti marchi, e oltre a soddisfare le esigenze di grandi case automobilistiche, possiamo competere per velocità di esecuzione e qualità anche con i maggiori gruppi del comparto (che ambiscono a lotti di produzione ben definiti e con volumi molto elevati), obbligandoli nei fatti a tralasciare le produzioni di nicchia, cosa che invece consente a Blu Fer di essere una mosca bianca nel panorama internazionale». •

L’ingegnere Giuseppe Raimondi, general manager di Blu Fer, con sede a Canegrate (Mi) - www.blufer.it


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Rigenerazione a regola d’arte di Luana Costa

È

intorno la fine degli anni Sessanta del secolo scorso che si inizia a valutare seriamente, con metodologia industriale, il processo di rigenerazione di determinati componenti sostituendolo alla loro produzione ex-novo. Pioniere furono diverse industrie automobilistiche - brand internazionali noti - che introdussero il pezzo rigenerato come valido sostituto al prodotto in garanzia. BENEFICI DELLA RIGENERAZIONE Nel corso degli anni si sono venute a creare vere e proprie linee di prodotti da inserire nella distribuzione aftermarket, nel settore dell’automotive, tra l’originale e la copia. Gli effetti principali e positivi che offre la rigenerazione sono: una riduzione delle emissioni nocive di oltre il 65 per cento rispetto alla produzione, oltre ad un abbattimento dei costi sul prodotto rigenerato e quindi reso nuovamente funzionante e performante. Fattori in grado di generare e alimentare un tipo di economia circolare volta a ridurre gli sprechi. Tra i benefici primari che il processo consente a tutti gli effetti di “toccare con mano” vi è la concreta possibilità di ri-ottenere prodotti di qualità elevata, da pezzi altrimenti destinati alla rottamazione, ad un costo molto più contenuto rispetto al nuovo. Da qui, la riduzione a livello ambientale delle emissioni nocive, la creazione di un’economia circolare dove vengono ridotti a zero gli scarti, considerato che, tutto ciò che non può essere rigenerato viene convertito in materia prima da riutilizzare in molteplici impieghi.

IL RIUTILIZZO DI COMPONENTI GIÀ USATI – MOTORINI DI AVVIAMENTO, ALTERNATORI E DINAMO - NON INFICIA GLI STANDARD QUALITATIVI DEI MOTORI. NELLA FASE DI LAVORAZIONE I CANONI ADOTTATI SONO SIMILI A QUELLI DELLA PRODUZIONE EX NOVO. IL PUNTO DI MARIO BELLENTANI TOTALMENTE MADE IN ITALY Edb09 è una realtà imprenditoriale che nasce fiscalmente nel 2015, anche se il progetto iniziale risale al 2007. L’obiettivo perseguito da subito è quello di poter fornire ai propri clienti un prodotto performante sotto l’aspetto sia qualitativo che economico. Ma al tempo stesso anche un tipo di prodotto la cui differenza sarebbe emersa dal punto di vista dei costi finali oltre che in quello della tutela ambientale. «La gestione di un prodotto rigenerato permette a tutta la catena di impegnarsi per ottenere un ambiente più pulito e creare nuove opportunità anche in ambito lavorativo, cosa che il sistema di per sé semplice della commercializzazione di prodotti nuovi non offre - spiega Mario Bellentani, titolare dell’azienda -. Di sicuro gli elementi che hanno decretato il successo sono da ricercarsi in più fattori: nella gamma di prodotti offerti, sono oltre cinquemila gli articoli in assortimento; nell’elevata qualità di prodotto che riusciamo ad ottenere con la rigenerazione; la garanzia che offriamo su ciascuno dei nostri articoli di 24 mesi; la nostra capacità di ascolto nel confronti delle esigenze dei clienti; la disponibilità e le competenze che mettiamo a loro disposizione nel gestire non solo l’aspetto commerciale ma anche quello che riguarda il servizio di post vendita del prodotto. Ultimo, ma non meno importante e determinante, la passione che mettiamo nel nostro lavoro».

UN’AZIENDA CHE INVESTE L’azienda ha effettuato importanti investimenti sia in ambito di sistemi per la distribuzione e commercializzazione del prodotto (e-commerce) in fase di apertura per il 2018, che in quello comunicativo sviluppando una pagina Facebook, un profilo Twitter dedicati e realizzando un nuovo sito web aziendale. «Non abbiamo trascurato ovviamente la nostra presenza in occasione di manifestazioni fieristiche nazionali ed europee, oltre - ma questo è un aspetto più tecnico - ai banchi prova per testare il prodotto, per quanto riguarda l’aspetto produttivo» prosegue Mario Bellentani. Il 2016 per Edb09 è stato archiviato con un fatturato in crescita rispetto al 2015 e con un importante sviluppo verso i paesi esteri. Senza contare l’importante opportunità di continuare a investire per creare nuove occasioni di crescita. Al momento il principale mercato di riferimento resta quello nazionale che copre il 75 per cento del fatturato. Anche l’estero però, per il restante 25 per cento, fornisce buone risposte. «Siamo riusciti a ottenere ottimi risultati – aggiunge ancora il titolare di Edb09 - sebbene parlare di post crisi mi sembra alquanto prematuro. Il settore dell’automotive sta subendo importanti cambiamenti sia a livello organizzativo che distributivo. Sicuramente le aziende che hanno puntato sulla specializzazione di un determinato prodotto, unito alla qualità e ad un elevato servizio di post vendita sono quelle che ne stanno traendo i benefici maggiori. Crediamo che in questo particolare

Edb09 ha sede a Modena - www.edb09.it

I VANTAGGI

La gestione di un prodotto rigenerato permette a tutta la catena di impegnarsi per ottenere un ambiente più pulito e creare nuove opportunità anche in ambito lavorativo momento, non manchino i prodotti sul mercato ma idee e servizi innovativi in grado di svilupparlo ulteriormente al meglio». •

GARANZIA DI QUALITÀ «La qualità del prodotto, motorino, alternatore o dinamo che sia, ottenuta dal processo di rigenerazione il prodotto è molto elevata, dal momento che possiede i medesimi standard qualitativi di un articolo nuovo» spiega Mario Bellentani, titolare della Edb09 di Modena. E questo perché nelle varie fasi di lavorazione «i canoni seguiti sono gli stessi del produttore originale: pulizia, sostituzione delle parti usurate, test in fase di assemblaggio e collaudo finale del componente completo».


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Norimberga disegna la smart factory INTERFACCIAMENTO UOMO-MACCHINA, DIGITALIZZAZIONE DEI PROCESSI PRODUTTIVI, TECNOLOGIE AVANZATE PER LA FABBRICA INTELLIGENTE. SONO GLI INGREDIENTI BASILARI DEL RICCO MENÙ DI SPS IPC DRIVES, AL VIA IL 28 NOVEMBRE di Giacomo Govoni

S

oluzioni d’avanguardia nel campo sempre più prospero e fecondo dell’automazione elettrica. Le potranno trovare, in un assortimento senza uguali nel panorama espositivo internazionale, operatori e appassionati che dal 28 al 30 novembre sbarcheranno nella città di Norimberga per la Sps Ipc Drives, che alza il sipario quest’anno sulla sua ventottesima edizione. UNA RASSEGNA CHE SOLCA L’ONDA DEL BUSINESS DIGITALE Manifestazione di riferimento in Europa per gli stakeholder del mondo dei sistemi tecnologici per l’automazione industriale, quest’anno la fiera bavarese organizzata da MesagoMesse Frankfurt stringerà l’obiettivo sulla digitalizzazione dei processi produttivi e sul legame tra It e automazione in una logica di Industria 4.0. Un nuovo approccio ispirato alla conversione digitale delle filiere industriali che proprio in Germania ha avuto i suoi natali e che da diversi anni è il filo conduttore di tutti gli appuntamenti fieristici di un settore in continua e rapida evoluzione. Se ne trova conferma nei dati provvisori comunicati alla vigilia della tre giorni, che fotografano performance crescenti sia per il 2016 che per l’anno in corso. «Lo scorso anno le

vendite – sottolinea Sylke SchulzMetzner, vicepresidente di MesagoMesse Frankfurt - hanno segnato un incremento superiore all’1,2 per cento e i nuovi ordini del +1,9 per cento rispetto all’anno precedente. E il trend dei primi mesi del 2017 vede una marcata ripresa del business in tutti i settori dell’automazione». Una ripresa che gli organizzatori sono convinti possa ulteriormente consolidare la forza attrattiva di Sps Ipc Drives, capace nell’ultima edizione di richiamare oltre 1600 espositori e circa 63 mila visitatori provenienti da decine di Paesi esteri. NUOVI PUNTI DI INCONTRO TRA TECNOLOGIA E AUTOMAZIONE A catturare la loro curiosità, all’interno del ricco calendario costruito come sempre attorno alle tre parole chiave “controllo, interfacciamento uomo-macchina e tecnologie di azionamento” contenute nel nome della fiera, saranno quest’anno le speciali aree espositive allestite con esempi applicativi sulla trasformazione digitale e corredate da interventi tecnici in materia. La ribalta spetterà in particolare al padiglione 6, riser-

vato in questa edizione al tema software e information technology. Tra le proposte innovative che troveranno spazio in quest’area si segnalano quelle relative al web service, allo sviluppo e alla progettazione virtuale del prodotto, alle piattaforme di business digitali, alle tecnologie It/Ot, Fog/Edge, al Cloud computing e in generale a tutte quelle tecnologie abilitanti funzionali alla svolta verso la smart factory. «Il tema Industria 4.0 – prosegue Schulz-Metzner - si sta trasformando da visione a realtà in diversi campi dell’industria appli-

cata come l’ingegneria meccanica, ragion per cui nel programma della manifestazione rappresenterà ancora una volta un punto focale». Nello stesso padiglione inoltre, saranno presenti startup, key player del settore come Microsoft, Eplan, Sap e Kaspersky Lab, con la possibilità aggiuntiva di assistere a conferenze e workshop tematici. Nonché a iniziative pensate ad hoc per offrire la vetrina ad aziende ideatrici di nuove apparecchiature digitali in chiave 4.0, quale ad esempio lo stand collettivo “Automation meets It”, che darà anche il titolo a un interessante forum collegato. SOTTO LA LENTE ANCHE SENSORISTICA E CYBER SECURITY Ma di stand collettivi la 28esima edizione della rassegna tedesca ne ospiterà anche altri, tra cui “Mes goes Automation” che mostrerà come si possono ottimizzare le transazioni di ordine e i processi di produzione grazie a un sistema altamente informatizzato. Altro macrotema che verrà osservato con la lente di in gradimento sarà quello della Cyber security, richiamato anche nella proposta espositiva di numerosi fornitori presenti a Norimberga, che dimostreranno visivamente come le aziende possano proteggersi dalla minaccia degli attacchi informatici. Attraverso un confronto diretto e colloqui personali con gli espositori infine, i visitatori avranno l’opportunità di acquisire un quadro completo su argomenti specifici quali sensoristica, tecnica di misura e di collaudo, grazie ad appositi centri Ama attivi presso il padiglione 4A; elaborazione industriale delle immagini nel padiglione 3A; wireless in automation presso il padiglione numero 10. Il tutto corredato dai forum coordinati dalle associazioni Zvei e Vdma, che saranno protagoniste di interventi qualitativamente molto elevati nonché di tavole rotonde. •


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Industria 4.0

Robot collaborativi, l’automazione è smart L’ULTIMA GENERAZIONE DI APPLICAZIONI ROBOTICHE HA VELOCITÀ DI LAVORO RIDOTTA E NON NECESSITA DI BARRIERE PER LAVORARE ACCANTO ALL’OPERAIO. INNOVAZIONI INTELLIGENTI CHE CONSENTONO DI DEFATICARE GLI UOMINI E AUMENTARE LA PRODUZIONE, COME SPIEGA PAOLO BERTELLO di Alessia Cotroneo

I

robot collaborativi sono già una realtà in vari settori produttivi. La quarta rivoluzione industriale si distingue proprio per automazione e applicazioni robotiche industriali finalizzate a migliorare la qualità del lavoro umano, aumentando la produttività degli impianti. Un processo che va molto oltre la meccanizzazione, supera definitivamente il concetto di produzione di massa e catena di montaggio massiva, introduce un ulteriore step anche rispetto all’informatizzazione. La rivoluzione cibernetica non è proprio dietro l’angolo, soprattutto per le Pmi, ma i presupposti ci sono tutti. E anche gli incentivi statali non mancano, con il Piano Nazionale Industria 4.0 che prevede iperammortamenti e superammortamenti, credito d’imposta alla ricerca e detrazioni fiscali per le imprese che investono sull’innovazione. In questo quadro, i robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili (advanced manufact solutions) sono in cima alla lista delle tecnologie abilitanti, per più di una ragione, come spiega Paolo Bertello, fondatore e responsabile commerciale dell’azienda cuneese Sdk Srl, specializzata in automazione industriale e controllo di processo. «Le applicazioni robotiche collaborative sono l’ultima generazione di robot, macchine con una velocità di lavoro ri-

dotta rispetto ai robot tradizionali – sottolinea Bertello – che consente di farli operare in tutta sicurezza, senza bisogno di barriere a fianco degli operai in carne e ossa. Sono impiegate spesso in processi produttivi realizzati dagli uomini ma che risultano particolarmente gravosi (portando a sindromi da affaticamento, tunnel carpale, eccesso di ripetitività) e consentono di alleggerire il carico di lavoro sugli operatori. Inoltre, permettono all’azienda di aumentare la produttività nei picchi stagionali, senza ricorrere a manodopera interinale, che andrebbe comunque formata». Alleggerire il lavoro ma anche aiutare le aziende a rispondere alla domanda discontinua del mercato sono i punti di forza dei robot collaborativi (cobot), che a questi plus aggiungono un dato econo-

Sdk ha sede a Santa Vittoria d’Alba (Cn) www.sdksrl.com

mico. «Possono essere applicati ai settori produttivi più vari. Tra i nostri clienti ci sono aziende di automotive, cosmetica, packaging, food e beverage, inclusi grandi brand internazionali come L’Oreal, il gruppo Merlo di Cuneo e Sacmi. Ma soprattutto i robot costano all’azienda quanto il lavoro di un operaio in un anno, con una forbice che varia in base alla marca tra i 15 e i 50mila euro. Il loro tempo di ammortamento è di circa 400 giorni e, a differenza dei robot tradizionali, sono più facili da utilizzare per gli operatori – aggiunge il fondatore della Sdk – sia per gli addetti alla programmazione e riprogrammazione sia per chi si occupa della manutenzione, che dopo

il corso di formazione di 2-3 giorni può essere svolta in modo del tutto indipendente». La richiesta di cobot è aumentata in modo esponenziale alla Sdk dopo la diffusione del Piano Industria 4.0. Nello specifico, rispetto al 2016 l’azienda ha registrato un +60 per cento sia per quanto riguarda le richieste che in relazione all’attività svolta. Il problema è l’affezione, tutta italiana, all’ultimo minuto, che porta le imprese a intraprendere all’ultimo istante utile la corsa per beneficiare degli incentivi. «La sveglia è suonata dopo Sps Italia, la fiera dell’automazione a Parma. Mentre il primo semestre del 2017 la richiesta si è mantenuta in linea con l’anno precedente – conclude Bertello –, dopo si è impennata. La Sdk ha scelto dedicare la quota di investimenti interni in innovazione sostenuti da industria 4.0 in uno showroom tecnologico in cui faremo toccare con mano ai clienti i robot collaborativi e le soluzioni di automazione proposte. Dal 2000 a oggi abbiamo investito annualmente circa il 10 per cento degli utili aziendali in formazione e ricerca in ambito robotico, per un totale di più di 100mila euro. Adesso ci stiamo concentrando in formazione sulla sicurezza degli operatori al lavoro con i robot collaborativi, perché manca una normativa ben definita e siamo abituati a non improvvisarci ma ad approfondire sempre in prima persona ogni aspetto delle soluzioni automatizzate che proponiamo». •

IL PROBLEMA DEL GAP SCUOLA-AZIENDA A ogni rivoluzione industriale corrisponde sempre un’alzata di scudi contro le macchine, additate come ladre di lavoro. Sta succedendo anche con i robot collaborativi ma si tratta davvero di nemici degli operai? Non ne sono affatto convinti alla Sdk, azienda cuneese specializzata in soluzioni automatizzate. «Non si tratta di un rischio, semmai di un’occasione per gli operai di migliorare le condizioni di lavoro. Certo – spiega il fondatore Paolo Bertello – sono il primo a dire che i profili lavorativi cambieranno, l’operaio generico si dovrà trasformare in tecnico capace di interagire con i sistemi

automatizzati, controllandone il funzionamento. Il vero allarme non è questo ma la difficoltà delle aziende italiane a trovare lavoratori qualificati. Siamo molto competitivi su scala mondiale, i tedeschi sono precisi, noi siamo più capaci di adattarci alle richieste mutevoli del mercato. Ma mentre in Germania il passaggio dalla formazione al lavoro è diretto, da noi c’è un divario abissale tra scuola e impresa che rende difficili gli inserimenti dei giovani in azienda. Non sono preparati, non hanno le competenze giuste e la formazione deve partire quasi da zero».


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Ricerca e investimenti

L’evoluzione è adesso LE PROSPETTIVE DEL SETTORE MECCANICO SONO ROBOT COLLABORATIVI E CAPACITÀ DI CONTROLLO DEL PROCESSO PRODUTTIVO ANCHE A DISTANZA. SECONDO LUIGI PANUNZIO «GIÀ OGGI SI PONGONO LE BASI PER UNA MAGGIORE COOPERAZIONE TRA L’UOMO E LE MACCHINE»

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della propria base di mercato. Le nostre attività non si sono fermate però all’ingegneria in campo automotive, il nostro ufficio R&S collabora costantemente con start up e università ricercando soluzioni innovative che esulano dal campo prettamente industriale». Nata e cresciuta nei primi anni di vita come realtà mono cliente Ferrari, G. Engineering è

clientela sempre più ampia e differenziata ha spinto la società ad evolvere le proprie infrastrutture. Nel 2014, all’headquarter di Torino è stata dunque affiancata la nuova factory a Modena: quattrocento metri quadrati di area produttiva e centocinquanta metri quadrati di uffici a servizio delle commesse aziendali con particolare riferi-

G. Engineering ha sede a Grugliasco (To) www.gengineeringsrl.it

giunta nel 2016 a vantare un parco clienti multi settoriale: «Il cliente premium, sin dalla nostra nascita, è stato Ferrari – prosegue Luigi Panunzio -. Negli ultimi due anni siamo riusciti però a collaborare con Maserati, Yaskawa, AVL, FAAC, CNH, OLSA. La vicinanza al cliente è possibile grazie ai due stabilimenti di Torino e Modena ci hanno permesso di instaurare solidi rapporti di collaborazione». Il crescente bisogno di offrire un servizio completo ad una

mento a realizzazione, assemblaggio e collaudo di attrezzature in-house. La pluriennale esperienza multisettore permette oggi a G. Engineering di mettere in campo un vasto parco di soluzioni e fornitori qualificati, monitorando costantemente tempi e budget attraverso l’analisi dei costi di commessa sui consuntivi. «Qualità, tempistiche record ed efficienza generale del progetto sono frutto di una filosofia aziendale che negli anni ci ha accompagnato oltre la semplice competenza tecnica, portandoci a

di Luana Costa a meccanica oggi è un settore sempre più innovativo e competitivo. Il cliente necessita di soluzioni snelle che riducano i costi di produzione e contemporaneamente rispettino gli standard qualitativi non sottovalutando ergonomia e impatto estetico dei macchinari. Solamente le aziende che riescono a racchiudere al proprio interno tutte queste competenze riusciranno ad emergere nei prossimi anni. La G. Engineering nasce come azienda operante nel settore automobilistico, inizialmente focalizzata sulla progettazione di telaio e scocca, ha successivamente ampliato il campo di azione all’analisi, alla progettazione e alla realizzazione di linee di assemblaggio e macchine speciali per produzione e movimentazione. «Siamo nati nel 2012 come una piccola realtà operante nella progettazione in campo automobilistico, in pochi anni abbiamo però saputo dare vita ad una rapida crescita aziendale - precisa immediatamente Luigi Panunzio, titolare dell’azienda -. Attraverso ricerca e investimenti, l’offering è stato allargato all’attività di ingegnerizzazione di progetto, alla realizzazione di attrezzature per la produzione e alle consulenze in ambito produttivo e logistico. Il percorso in ascesa intrapreso ha presto condotto l’azienda all’ampliamento

sviluppare quella capacità di problem solving che ci viene riconosciuta dai più grandi gruppi dei settori automotive e automation commenta ancora Luigi Panunzio -. Proprio questa solidità acquisita sul mercato ci consente oggi di guardare al futuro non solo in un’ottica di consolidamento del parco clienti ma aprendo ai mercati esteri e ai nuovi settori senza trascurare il proseguimento delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione che da anni portiamo avanti in collaborazione con le università di Torino e Modena». Nell’immediato futuro, il responsabile di G. Engineering vede automazione: «Robot collaborativi e capacità di controllo del processo produttivo anche da unità distanti centinaia di chilometri saranno uno standard tra pochi anni - predice Luigi Panunzio -. Una specializzazione crescente sarà necessaria se non indispensabile per gli operatori del settore al fine di stare al passo con soluzioni sempre più evolute. Tutte le nostre ultime applicazioni prevedono la possibilità di collegamento diretto alla rete aziendale per monitorare in tempo reale la produzione ed eventuali interventi di manutenzione in remoto. I robot collaborativi sono già una realtà consolidata nei nostri progetti: l’abbattimento delle barriere, la riduzione degli ingombri e una sempre più stretta collaborazione uomo/macchina sono alla base di tutti i nostri studi. Il nostro punto di forza risiede nel fornire al cliente un ventaglio di soluzioni che spaziano dall’analisi preliminare del progetto alla realizzazione chiavi in mano del macchinario». •

LE PROSPETTIVE La G. Engineering realizza più di 120 progetti ogni anno, alcuni di questi costituiscono vere e proprie case histories in grado di raccontare l’attitudine e il valore dei servizi aziendali. Per il triennio 2018/2020 la società prevede importanti investimenti focalizzati in particolare all’internazionalizzazione. «Il nostro obiettivo principale – spiega il responsabile aziendale Luigi Panunzio, titolare dell’azienda - è quello di proporre le nostre soluzioni al di fuori dei confini nazionali. I primi passi sono già stati fatti e la struttura è stata ampliata per poter assorbire i nuovi volumi di vendita stimati».


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Software e formazione

Il futuro nell’integrazione di Luana Costa LE PROSPETTIVE DI CRESCITA NEL SETTORE DELLA MECCANICA RISIEDONO NELL’INTEGRAZIONE TRA STRUMENTI DI PRODUZIONE AUTOMATIZZATI E CONTROLLO DIMENSIONALE. NON MENO IMPORTANTE È L’INTRODUZIONE DI PROGRAMMI DI FORMAZIONE AD HOC. IL PUNTO DI STEFANO SIMONATO

L’

integrazione dei sistemi Cam con una piattaforma Cad 3D completa per sfruttare al meglio i dati tecnologici correlandoli automaticamente alle geometrie da realizzare è uno dei punti sul quale di recente si sono focalizzate molto le attenzioni degli sviluppatori. Le evoluzioni di sistemi Cad/Cam sono sempre state vive nel mercato delle macchine utensili e più in generale nell’industria meccanica. ProCAM rappresenta in Italia la più grande azienda a livello mondiale produttrice di software per l’industria e il gruppo punta oggi a gestire in toto le varie fasi ed aspetti del manufacturing in automatico. «Ambizione importante ma non utopica considerate le recenti novità di prodotto che consentono una forte integrazione tra strumenti di produzione e controllo dimensionale con un mantenimento e una rielaborazione continua

Stefano Simonato, direttore generale della ProCAM di Padova - www.procam.it

dei dati» spiega il direttore generale, Stefano Simonato. Le innovazioni nel settore della meccanica sono costanti, quali sono le tecnologie introdotte da ProCAM di recente?

Uno scatto durante uno User Meeting

UNA REALTÀ IN CRESCITA I punti di forza di ProCAM risiedono nel backgroud di oltre 25 anni di attività svolte nel settore dell’Industria e delle lavorazioni meccaniche. L’azienda si è affermata negli anni fino a diventare un riferimento nel proprio territorio grazie alle competenze dei propri addetti, non solo nel soware ma anche nella conoscenza dei linguaggi di programmazione e delle macchine utensili. Inoltre il ventaglio di soware nei quali si è specializzata le permette di proporre soluzioni alla maggior parte delle esigenze. Il trend di crescita aziendale è stato confermato anche nel 2016, con un aumento del fatturato annuo del 15 per cento rispetto al precedente. Il dato interessante è stato però rilevato nel 2017, con una crescita nei primi trimestri addirittura doppia rispetto al medesimo periodo del 2016. La previsione è quindi quella di superare i target definiti per quest’anno.

«Di recente, a conferma del forte allineamento con le esigenze di mercato, è stato presentato il supporto all’interno di Edgecam per lavorazioni di additive manufacturing, potenzialità in evidenza su alcune delle ultime macchine multitasking in commercio. A corredo della gestione macchina Cnc sono in sviluppo funzionalità Cam specifiche per la gestione di cinematiche multi-asse antropomorfe». Quali sono i vantaggi offerti dall’introduzione di queste tecnologie? «Il principale obiettivo che ci siamo posti è l’automazione nella programmazione Cam e di ogni fase che compone la filiera produttiva. Grazie a Edgecam Strategy Manager è possibile sfruttare il know how proprio dell’azienda meccanica per ottenere automaticamente dal software i cicli di lavorazione ottimali eseguiti con gli utensili più appropriati sulla base delle caratteristiche geometriche dei particolari da realizzare, delle macchine a disposizione, degli utensili disponibili e dei materiali». A quali segmenti di mercato si rivolgono i software da voi distribuiti? «Le nostre soluzioni software si evolvono adeguandosi agli sviluppi messi in campo dai costruttori di macchine utensili. In particolare, da alcuni anni l’attenzione è rivolta alla gestione di macchinari multitasking molto flessibili, in grado di svolgere all’interno dello stesso ambiente sia lavorazioni di fresatura che di tornitura, grazie alla conformità del macchinario stesso o per mezzo di teste ed accessori dedicati allo scopo. La fase della produzione meccanica è direttamente collegata a quella del controllo dimensionale del semilavorato o finito, così anche i nostri software si stanno evolvendo per integrare le due fasi ed offrire soluzioni di programmazione più ampie». Di quali partnership si avvale il gruppo? «Nei venticinque anni di attività si sono affinati i rapporti con alcuni tra i maggiori costruttori e venditori di macchine utensili in Italia. Grazie alla flessibilità dei nostri sistemi è stato possibile adeguare una soluzione Oem alle singole esigenze. Ma non solo macchine utensili: i software Cad/Cam che distribuiamo sono considerati valore aggiunto anche da importanti costruttori di utensili e for-

nitori di sistemi Cad per progettazione, per questo motivo si sono strutturate alcune collaborazioni di diversa tipologia pur mantenendo l’identità di fornitori Cam». La formazione del personale è un fattore che incide notevolmente, in che cosa consiste il programma di formazione Gold? «È ormai un concetto consolidato che il patrimonio delle aziende ed il loro successo sui mercati extra-competitivi di oggi non risiede solo nelle infrastrutture e nelle tecnologie ma anche, e soprattutto, nel loro know how. L’attività di formazione e, più in generale, il rapporto continuativo con i clienti assume un grande rilievo in ProCAM e trova la sua massima espressione nel programma di formazione Gold. Una serie di giornate formative gratuite, veri e propri corsi organizzati durante l’arco di ogni anno e rivolti a tutti i clienti che scelgono di mantenere aggiornato il proprio software e il personale. I temi che vengono affrontati sono suddivisi negli ambienti di fresatura e tornitura, ogni uno dei quali trattato in due livelli, a corredo dei quali vengono proposte giornate specifiche per alcuni moduli Edgecam come i cinque assi simultanei, l’erosione a filo e l’ormai noto Strategy Manager, funzionalità esclusiva Edgecam tramite la quale è possibile automatizzare la programmazione Cam riducendo notevolmente i tempi dedicati normalmente a questa fase. Oltre agli appuntamenti formativi, organizziamo ogni anno alcuni eventi User Meeting, presso le sedi dei nostri partner, occasioni per presentare le novità e gli sviluppi continui dei prodotti che distribuiamo». •

FORMAZIONE GOLD

Veri e propri corsi gratuiti organizzati durante l’arco di ogni anno e rivolti a tutti i clienti che scelgono di mantenere aggiornato il proprio soware e il personale


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Regioni a confronto

Export e innovazione salutano la crisi

mento tendenziale del 20,3 per cento in seguito al raddoppio dell’export in Usa, Polonia e Emirati Arabi. In ambito agroalimentare il prosciutto di San Daniele, pur essendo in termini di export il più piccolo distretto industriale in regione, ha segnato

anche aderenti a una rete innovativa regionale, vera novità – e i soggetti della ricerca stanno condividendo i bisogni di ricerca e sviluppo, con un approccio collaborativo e una visione fortemente orientata al mercato».

che sembra destinato a crescere, interessando non solo la costa, ma anche i borghi dell’entroterra». Tornano nel mirino i livelli produttivi pre crisi, in primis grazie all’export. Su quali mercati genera le migliori perfomance e con quali iniziative e risorse accompagnate il tessuto regionale per accrescerne il grado di penetrazione estera? M.P.: «Con quasi un terzo dell’export nazionale, la Lombardia si conferma locomotiva del Paese con performance molto convincenti nei Paesi europei, Nord America e Asia. La Regione ha introdotto una serie di misure per accompagnare in maniera innovativa le imprese in fase di avvio o consolidamento dell’export. Gli interventi prevedono, ad esempio, il supporto economico per finanziare l’acquisto di servizi e la partecipazione a fiere fisiche o virtuali. Con l’opportunità supplementare di ricevere un contributo per acquistare da “Export business manager” accreditati una serie di servizi mirati, in

una grande crescita». ROBERTO MARCATO: «La ripresa sta interessando tutti i distretti industriali, ma in generale si può parlare di ripresa dell’intera economia regionale. Va evidenziato il ruolo delle Pmi venete che, interpretando il nuovo modello di sviluppo economico regionale, stanno condividendo in forma aggregata progettualità innovative di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Oggi è perfino riduttivo trattare solo di distretti, di manifattura tradizionale. Con l’avvio dei programmi comunitari 20142020, la Regione Veneto ha lanciato un nuovo piano industriale nel cui ambito le imprese distrettuali - ma

EDOARDO RIXI: «La Liguria, dopo anni di decrescita, si sta rimettendo in moto. Tra aprile e luglio di quest’anno il saldo tra cessazioni e iscrizioni di imprese è tornato ai livelli pre crisi. A trainare l’economia regionale è il tradizionale settore portuale, dove lavorano circa 37 mila addetti, che ha chiuso il 2016 con il saldo record di 2,2 milioni di teu, con un bilancio di traffici in crescita e previsioni più che positive anche per l’anno in corso. Anche il settore turistico fa la parte del leone: grazie alla politica regionale di marketing del brand Liguria, siamo riusciti a portare le presenze a 15 milioni nel 2016. Dato che non si registrava dal 2002 e

modo da qualificare l’accompagnamento alle aziende. Infine aprirà entro quest’anno un nuovo bando da 5,5 milioni di euro per favorire la partecipazione a fiere e l’accesso delle imprese ai canali e-commerce». S.B.: «Nel primo semestre 2017 il valore delle esportazioni friulane è stato pari a 7,1 milioni di euro. Da segnalare le performance di Udine, che incide per il 38,8 per cento sull’export regionale e registra un aumento dell’8,8 per cento; Pordenone per il 27,4 per cento e in aumento del 7,4 per cento; Gorizia e Trieste per il 33,8 per cento. I tre principali Paesi di destinazione del nostro export sono Usa, Germania e Francia, circa un

GRAZIE A NUOVI PERCORSI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE FAVORITI DA APPOSITI BANDI REGIONALI, LA CAPACITÀ DI PENETRAZIONE ESTERA DELLE IMPRESE DELLE REGIONI DEL NORD MIGLIORA IN MODO SENSIBILE. SULLA SCIA APERTA DAI DISTRETTI INDUSTRIALI, ANCHE LE PMI SI RIPOSIZIONANO SULLA SCENA MONDIALE MUOVENDOSI IN FORMA AGGREGATA E TROVANDO IMMEDIATO RISCONTRO DAI MERCATI. SPECIALMENTE QUELLE HI-TECH di Giacomo Govoni

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dati economici del secondo trimestre mostrano un’intonazione positiva e orientata verso la ripresa. Quali distretti industriali rivestono il ruolo di traino in questo scenario? MAURO PAROLINI: «La quasi totalità dei settori lombardi registrano incrementi tendenziali della produzione. Tra i comparti maggiormente in crescita spiccano quelli delle pellicalzature, della siderurgia e della gommaplastica. Seguono a distanza ravvicinata la meccanica, la chimica e l’abbigliamento». SERGIO BOLZONELLO: «È importante precisare che i distretti italiani, diversamente dalle aree non distrettuali, avevano iniziato a ottenere buoni risultati già nel 2015-2016. Nel Triveneto la crescita è sostenuta in particolare dai distretti metalmeccanici, dalla filiera del sistema casa e dall’agroalimentare. Secondo i dati Intesa Sanpaolo-Monitor del Triveneto, nel primo trimestre 2017 tutti i distretti del Friuli Venezia Giulia hanno registrato incrementi complessivi del 10,4 per cento. A distinguersi è stato in primis quello del mobile di Pordenone, con un incre-

Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia


Meccanica & automotive • Novembre 2017

quinto è indirizzato al Nord America, il 9 per cento all’Asia e l’8,7 per cento nei Paesi extra Ue. Per sviluppare il grado di penetrazione estera, è stato da poco sottoscritto il protocollo d’intesa per lo sviluppo di strumenti complementari per l’attrazione di investimenti, l’assistenza a investitori esteri in Friuli Venezia Giulia e la sperimentazione di un sistema di governance tra Mise, Ice-Agenzia e la Regione Fvg». R.M.: «La Regione dispone di poche risorse, quindi opera con i fondi del Por-Fesr. All’interno dell’asse 3 “Competitività dei sistemi produttivi” è stato attivato un bando per incentivare percorsi d’internazionalizzazione e rafforzare le capacità di esportazione dei distretti industriali e delle reti innovative regionali. Il plafond è di 3 milioni di euro, concessi al 50 per cento fino a un massimo di 150 mila euro. Tra poche settimane uscirà un bando che eroga voucher per le imprese che intendano acquistare servizi specialistici, tra cui l’affiancamento di figure come i Temporary export manager. In ambito Ue i mercati più impor-

tanti solo quello tedesco e dell’Est Europa. Extra Ue: mercati asiatici, Usa, Estremo Oriente. La Russia rappresentava un mercato primario, ma l’embargo ha creato difficoltà a molti nostri settori produttivi». E.R.: «Nei primi 9 mesi del 2016 l’export ligure è cresciuto dell’8,5 per cento, un tasso tra i più alti a livello nazionale, passando da 4.983 a 5.408 milioni di euro. Di cui il 55,6 per cento del totale è destinato verso Paesi extra-Ue, in aumento del 9,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, mentre verso l’area comunitaria è cresciuto del 7,1 per cento. Con un Piano per l’internazionalizzazione da 550 mila euro attraverso Liguria International, abbiamo puntato sulla promozione del made in Liguria in particolare per la penetrazione nei mercati esteri delle imprese dei settori agroalimentare, florovivaismo, artigianato, dell’hi-tech e delle start up innovative, accompagnate di recente allo Smau di Berlino». Sul versante dell’alleggerimento fiscale e burocratico, autentico fattore di competitività sulla scena

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globale, come state operando e dove state intervenendo per agevolare il business delle imprese venete? M.P.: «Sull’alleggerimento fiscale, anche alla luce dei tagli governativi, possiamo agire solo sull’Irap, che tra l’altro abbiamo appena deciso di azzerare per le nuove imprese commerciali e artigianali che apriranno nel 2018. Sul fronte della sburocratizzazione, Regione Lombardia ha avviato negli ultimi anni con le Camere di commercio una forte semplificazione burocratica, sperimentando per prima il fascicolo informatico d’impresa con esiti positivi. Parimenti, attraverso il progetto AttrAct, abbiamo investito oltre 10 milioni di euro per sviluppare un percorso, insieme a 56 Comuni, di attrazione di investimenti e di creazione di un ecosistema amico delle imprese. Sul sito della Regione si trovano tutti i dettagli di questa iniziativa unica in Italia». S.B.: «Le nostre misure di alleggerimento fiscale consistono nella riduzione d’imposta temporanea di un punto percentuale dell’aliquota Irap, applicabile al valore della produzione netta realizzata nel territorio regionale. A favore delle imprese impegnate nella r&s, vige la riduzione d’imposta temporanea dello 0,40 per cento dell’aliquota Irap, applicabile al valore della produzione netta realizzata nel territorio regionale. Nel contempo un risultato significativo per l’alleggerimento burocratico è stato raggiunto grazie alla riduzione dei tempi procedurali sui bandi Por Fesr 2014-2020 e sull’Asse 1 del Por 14-20, dove i tempi medi della procedura, dai precedenti 250, sono stati ridotti a 177». R.M.: «La Regione non ha modo di intervenire per semplificare il sistema fiscale che grava sulle imprese. Sul fronte della riduzione degli oneri burocratici, siamo impegnati con il sistema camerale per digitalizzare le procedure per la nascita di nuove imprese e lo sviluppo di quelle esistenti. Il progetto coinvolge circa 500 Sportelli unici in rete, assicurando tracciabilità dei flussi telematici e tempi certi dei procedimenti. Per favorire l’accesso al credito anche alla luce della grave crisi bancaria che ha colpito il Veneto, sono state adottate disposizioni che regolamentano l’istituto della riassicurazione del credito alle Pmi, offrendo una copertura del rischio secondo una logica “di portafoglio”. Attualmente le risorse del fondo regionale di garanzia ammontano a circa 20 milioni di euro». E.R.: «La rotta della politica econo-

Sergio Bolzonello, assessore allo Sviluppo economico della Regione Fvg

mica dei prossimi anni è stata tracciata attraverso la Legge sulla crescita, varata dalla giunta regionale nel 2015, e la Strategia digitale per attivare le risorse europee e gli interventi strutturali sul territorio. Grazie a una strategia unitaria per il sostegno delle imprese, ad esempio attraverso l’abolizione dell’Irap per 5 anni per le imprese nate nel 2016; per il rilancio delle attività economiche esistenti, grazie ai bandi Por-Fesr solo nel 2016 sono stati attivati investimenti per circa 500 milioni di euro; per l’attrazione di nuovi investitori, anche esteri, attraverso forme agevolative attivabili mediante il nuovo Fondo strategico regionale». I vostri sistemi produttivi sono tra quelli che nell’ultimo biennio ha mobilitato maggiori investimenti 4.0. Quali effetti stanno producendo sul processo di trasformazione digitale delle aziende regionali? M.P.: «Tra le più significative misure messe in campo in questa legislatura segnalo il bando Smart Living, con una dotazione di oltre 30 milioni di euro per promuovere la ricerca sperimentale e l’innovazione di prodotto e di processo a sostegno della filiera dell’edilizia-legno-arredo; il bando Territori Creativi, che ha finanziato laboratori di sviluppo 4.0 e, recentissimo, lo schema di accordo con la Fondazione Politecnico di Milano per creare il primo polo lombardo tra startup, aziende e università integrate. Solo attraverso queste misure, a cui va sommato il bando Al Via di quasi 300 milioni di euro, si genereranno complessivamente investimenti per oltre 700 milioni di euro». S.B.: «La Regione Friuli Venezia Giulia è attiva nel supporto agli investimenti per il rilancio del sistema produttivo. Un supporto rivolto a microimprese e Pmi in coerenza con le traiettorie tecnologiche individuate nella S3, il documento per la strategia intelligente varato dalla Regione. Sostiene, attraverso l’eroga-


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Roberto Marcato, assessore allo Sviluppo economico della Regione Veneto

zione di contributi, gli investimenti delle imprese in impianti e attrezzature per la creazione di nuovi stabilimenti, nonché il sostegno agli investimenti per servizi volti all’introduzione di soluzioni tecnologiche per commercio elettronico, cloudcomputing, manifattura digitale, sicurezza informatica e altre applicazioni digitali innovativi nell’ambito dell’Ict». R.M.: «Gli investimenti in industria 4.0 sono essenziali per poter realizzare progetti rilevanti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Un bando sul Por-Fesr, Asse 1 “Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione”, che incentiva tali progetti è stato appena chiuso ma c’è ancora molto da fare. Per questo è al varo un nuovo bando per la concessione di un contributo del 20 per cento su progetti di innovazione dei processi e/o dell’organizzazione sviluppati da pmi che decidono di acquistare strumenti, macchinari e beni immateriali rientranti nel paradigma “Industria 4.0”. L’intenzione è di concedere un contributo di 200 mila euro, allocando uno stanziamento complessivo di euro 10 milioni». E.R.: «Tra le prime azioni che abbiamo attuato in tema di investimenti rivolti alle imprese, c’è la semplificazione e la digitalizzazione dei bandi regionali. Abbiamo abbattuto i tempi di istruttoria delle domande del 50 per cento e consentito alle imprese di poter accedervi in modalità totalmente informatizzata, anche nei weekend. Inoltre abbiamo avviato un’azione di efficientamento di Liguria digitale, introducendo ad esempio il fascicolo sanitario elettronico. Abbiamo di recente varato la riforma dei Poli di ricerca e innovazione, che dovranno diventare aggregatori di imprese del territorio e per cui abbiamo aperto un bando da 10 milioni di euro di fondi Por Fesr, dedicato a innovazione e ricerca». Sul piano dell’innovazione e dello sviluppo di una logica industriale europea, quali network avete attivi

Regioni a confronto

con altre realtà regionali e continentali e come stanno funzionando? M.P.: «Negli anni abbiamo costruito attraverso i 4 motori d’Europa (Catalunya, Rhone Alpes, Lombardia, Baden Wuerttemberg) un solido bagaglio di cooperazione e proiezione internazionale. La collaborazione con queste realtà sta proseguendo in vari settori su alcune priorità: formazione e mobilità delle professioni, del design, della ricerca e della sanità; trasformazione dei modelli industriali tramite il digitale; i big data e l’industria del futuro; la transizione verso economie a basso impatto ambientale; le industrie creative e culturali per promuovere l’occupazione». S.B.: «In regione è presente il cluster Comet, punto di riferimento regionale per la gestione del nostro sistema metalmeccanico e per l’attivazione delle sinergie tra i soggetti pubblici e privati. Il fine è quello di svilupparne le potenzialità a partire dai settori attinenti al distretto industriale di riferimento: meccanica, termoelettromeccanica, componentistica, materie plastiche e produzioni in metallo. Recente è poi la collaborazione con il cluster bavarese Mechatronik&Automation di Augusta in una logica di cooperazione nel campo del trasferimento tecnologico e della formazione». R.M.: «Attraverso Veneto Innovazione la Regione è presente nella rete Enterprise europe network, la più importante rete a supporto di innovazione e internazionalizzazione, composta da più di 600 organizzazioni in 67 Paesi che condividono procedure, metodologie e servizi. La distribuzione capillare degli intermediari locali offre a pmi e ricercatori canali preferenziali per collaborazioni e progetti di innovazione con partner in ognuno dei Paesi coperti. Il Veneto ha saputo sfruttare quest’opportunità per il sistema industriale regionale e molte delle collaborazioni avviate sono state riconosciute casi di successo dalla stessa Ce». E.R.: «La sfida è attrarre nuove imprese perché la Liguria  ha tutte le carte in regola per poter diventare la “California italiana”, un territorio dove sia bello vivere, lavorare, fare business e trascorrere il tempo libero in un paesaggio straordinario. Per vincerla abbiamo avviato un lavoro di sistema a partire dalle regioni del Nord Ovest attraverso la cabina logistica con Lombardia e Piemonte che punti all’efficientamento delle infrastrutture e delle opere complementari in attesa di ultimazione, per esempio, del Terzo Valico. Non solo: abbiamo avviato una sinergia importante anche con la Regione Campania sull’econo-

mia del mare e sull’innovazione». Sulla base delle indagini previsionali, cosa riserveranno i prossimi mesi alla vostra economia e quali saranno i volani su cui scommetterete anche in chiave di attrazione di risorse estere? M.P.: «Le stime descrivono una crescita incoraggiante. Salirà ancora l’export nel prossimo biennio, e in modo più moderato, industria, servizi e, finalmente, le costruzioni. Noi continueremo a sostenerne la competitività investendo sulla creazione di reti, cluster, sull’integrazione tra produzione e ricerca, sul consolidamento strutturale di questi segnali che dovranno necessariamente ripercuotersi sull’occupazione. Vogliamo vincere le sfide che il mercato pone attraverso l’accesso facilitato al credito, gli investimenti per la manifattura diffusa e la realizzazione di percorsi di formazione. Questo impegno crea condizioni favorevoli per l’attrazione di investimenti dall’estero su cui stiamo lavorando con grande aspettative». S.B.: «Considerando il numero d’imprese attive in Fvg, il secondo trimestre 2017 ha visto il loro numero salire da 90.433 a 90.784. Relativamente all’export totale, i prodotti delle attività manifatturiere hanno segnato au-

Edoardo Rixi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria

menti sia tendenziali sia congiunturali, avvertiti particolarmente nei comparti dei mezzi di trasporto (+217 per cento) e delle navi e imbarcazioni (+248 per cento). I dati provvisori del 2017 lasciano prevedere un incremento delle assunzioni. Da registrare anche una diminuzione delle ore di Cig ordinaria e straordinaria. Importante sottolineare la continua crescita del numero di startup innovative. Tutti questi elementi convergono in uno scenario economico friulano in ulteriore ripresa». R.M.: «La competizione ormai si gioca sull’innovazione di prodotti e processi produttivi in tutti i settori dell’economia. La Regione punta sulla capacità di saper condurre un rapido trasferimento tecnologico che renda industrializzabili le nuove soluzioni, ottenendo così un immediato riscontro nel mercato internazionale. La Regione sta lavorando, con un approccio di medio e lungo termine, per dare alle imprese gli strumenti necessari al riposizionamento competitivo e alla riqualificazione delle filiere produttive, implementando nuovi modelli di business che renderanno attrattivo il sistema economico veneto agli occhi del mondo». E.R.: «L’obiettivo è garantire una strategia e una visione unitaria, una pianificazione efficace alle azioni per rendere maggiormente competitiva la nostra regione e le nostre imprese, in particolare nelle tre ‘smart specialization’ delle tecnologie del mare, scienza della vita e sicurezza del territorio. Dal 2001 al 2014, in Liguria si è registrato un aumento del 41 per cento degli occupati del settore hitech e dell’81 per cento del fatturato delle imprese del comparto. Oggi, sono 450 le aziende hi-tech in Liguria per un totale di 16 mila addetti e pensiamo che le potenzialità del comparto dell’alta tecnologia siano ancora maggiori». •


Meccanica & automotive • Novembre 2017

NUOVA FORMULA PER SAMUEXPO Una proposta espositiva più concentrata e votata all’internazionalità per SamuExpo 2018, il marchio che riunisce le storiche manifestazioni biennali di Pordenone fiere. Si rinnova l’occasione di incontro tra produttori, distributori e clienti di macchinari e tecnologie per l’industria manifatturiera amuExpo, la fiera dedicata al mondo della metalmeccanica e plastica che raggruppa i saloni tecnici storici SamuMetal, SamuPlast e Subtech, ritorna a Pordenone dall’1 al 3 febbraio 2018, proponendo una nuova formula concentrata in tre giorni e con orario ridotto. L’attesa è per la 19esima edizione di SamuMetal, il salone delle tecnologie e degli utensili per la lavorazione dei metalli che abbraccia settori quali utensileria, robotica, automazione, lavorazioni meccaniche, logistica, taglio e lavorazioni lamiere. Conto alla rovescia anche per la 13esima edizione di SamuPlast, punto di riferimento per le materie plastiche, dalle tecnologie alle macchine, vetrina per operatori che si qualificano come partner strategici delle aziende manifatturiere in termini di ideazione, progettazione e produzione. Tredicesimo appuntamento anche per SubTech, salone della subfornitura metalmeccanica che fa riferimento a comparti quali lavorazioni e componenti meccaniche, verniciatura, automazione a bordo macchina, stampi, trattamenti termici, logistica e servizi. Lo svolgimento in contemporanea delle tre manifestazioni, che coprono tutto il mondo delle lavorazioni tecniche legate ai metalli e alle materie plastiche, garantisce una proposta espositiva più competitiva e sinergica, capace di far convogliare sul polo fieristico del Nord Est l’interesse dei buyer stranieri. Le aspettative per il 2018 sono elevate: all’inizio del secondo semestre 2017, la percentuale di stand assegnati supera il 75 per cento del totale degli spazi

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espositivi disponibili. Si punta a ripetere l’exploit dell’ultima edizione di Samuexpo, quella del 2016, che ha registrato il tutto esaurito: oltre 30mila metri quadri di superficie occupati su 10 padiglioni, 490 espositori presenti in rappresentanza di oltre 600 marchi e più di 13mila visitatori, provenienti da 57 Paesi. La metalmeccanica e la plastica si sono confermati settori trainanti per l’economia regionale: il 17,5 per cento delle aziende presenti in fiera hanno sede in Friuli Venezia Giulia, il 31,7 per cento in Veneto e il 25,5 per cento in Lombardia, le tre regioni più rappresentate all’interno di SamuExpo 2016. Il dato da segnalare è soprattutto la crescita della percentuale degli esteri - tra espositori e visitatori - salita nel 2016 del 50 per cento, grazie all’arrivo di operatori provenienti da 30 Paesi tra cui Brasile, Francia, Germania, Russia, Tunisia, Austria, Slovenia, Serbia, Spagna. Questo risultato ha permesso a Pordenone Fiere di ottenere l’importante certificazione di “manifestazione internazionale” proprio per questo evento. Focus dell’edizione 2018 è proprio l’incremento dell’internazionalizzazione del Salone, forte dello status acquisito nell’ultima edizione e dell’appeal di Pordenone fiere che ospita altre tre manifestazioni a carattere internazionale come Sicam, Coiltech e Happy Business to You. L’impegno maggiore sul fronte della comunicazione è affiancato dal primo Samuexpo International Roadshow, tournée di presentazione dell’evento presso diverse fiere europee di settore con l’obiettivo di incrementare la visibilità all’estero, facilitare partnership anche commerciali e attrarre nuovi visitatori, internazionali e qualificati. • FD

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Modelli d’impresa

Velocità in spazi ridotti NELLE AZIENDE CHE POSSIEDONO SPAZI ESIGUI È NECESSARIO PROGETTARE MACCHINE UTENSILI SU MISURA SENZA INFICIARE L’EFFICIENZA E LA VALIDITÀ DEGLI STRUMENTI MECCANICI. L’ESPERIENZA DI ALFONSO SCIARRABONE

L’

evoluzione nel settore della meccanica è una condizione necessaria. Le aziende diventano così flessibili e performanti uniformandosi alle necessità che si manifestano con più insistenza. Applyca nasce proprio con questo obiettivo. L’intuizione imprenditoriale del gruppo di professionisti risiede nella capacità di coniugare anni di esperienza nel settore delle macchine utensili Cnc e dell’assistenza alle differenti competenze all’interno di un’impresa in grado di soddisfare a 360 gradi l’esigenza del cliente. «Frutto di queste collaborazioni sono una serie di macchine specializzate quali rettifiche speciali, tensionatrici, macchine robotizzate per la saldatura, macchine per la lucidatura dei metalli e del vetro e più recentemente macchine per la lappatura o rodatura dei cilindri e taglio laser» spiega Alfonso Sciarrabone, responsabile aziendale. Perché una multinazionale sceglie Applyca rispetto alla concorrenza? «Perché la nostra struttura è snella e moderna, si adegua facilmente alle richieste del cliente. Le aziende del terziario e di produzione dispongono oggi di capannoni e superfici acquistati circa venti anni fa con spazi già saturi. Diventa difficile poter comprare una macchina standard offerta ora dal mercato. Lo spazio è uno dei problemi che abbiamo sia nelle nostre città che nelle nostre zone industriali. Le soluzioni possono essere: il cliente

Alfonso Sciarrabone, titolare di Applyca che ha sede a San Quirino (Pn) www.applyca.net

trova un’ulteriore area in un altro capannone con le evidenti difficoltà sia in termini di costi che di organizzazione del reparto produttivo oppure i produttori di macchine si adeguano proponendo isole di lavoro ridotte dal punto di vista degli ingombri». Può fare qualche esempio? «Certo, un cliente aveva ricavato un’area di 9 metri x 4.5 metri ed in questo spazio abbiamo dovuto progettare e realizzare un impianto su misura. Una macchina laser a tre teste di dimensioni 4500x3000, 2 chiller di raffreddamento, un quadro elettrico, un robot al polso 125 kg, un banco di carico, un piano di centraggio e due banchi di scarico: uno per gli sfridi ed uno per il prodotto finito, completa di recinzione e por-

IL PROGETTO CUBE

Una macchina per il taglio laser delle dimensioni di 2500x2500x2500, un cubo appunto. Lo illustreremo agli stand di Samuexpo, Samumetal di Pordenone

te di ingresso. È stata una sfida che i nostri tecnici hanno vinto con estrema soddisfazione del cliente». Quali sono i prossimi appuntamenti in programma per l’azienda? «Nel prossimo febbraio si terrà a Pordenone una nota fiera che risulta per noi essere il punto di riferimento per l’attività svolta in questi anni. È in questa occasione che abbiamo l’opportunità di incontrare i nostri clienti che notoriamente ci indentificano per le attività svolte con successo fino ad ora. La fiera ci permette però anche di far sapere ai nostri clienti che negli anni ci siamo evoluti e dunque di farci conoscere sotto punti di vista diversi: non solo service ma anche progettazione». Qual è la vostra prossima sfida? «Vogliamo continuare a lavorare sul compact. Agli stand di Samuexpo, Samumetal di Pordenone illustreremo il progetto Cube, una macchina per il taglio laser delle dimensioni di 2500x2500x2500, un cubo appunto. Lo step due dell’evoluzione è che sarà veloce e dinamica. La regione Friuli Venezia Giulia mette a disposizione fondi per la ricerca e sviluppo attraverso i quali realizzeremo una macchina sempre più evoluta progettando gli assi in movimento via via più leggeri. L’obiettivo è ottenere maggiori velocità ed inerzia ridotta, testando materiali quali alluminio, schiuma di alluminio, carbonio ed altri che stiamo testando nei nostri laboratori». Oltre alle dimensioni, l’attuale versione cos’ha di particolare? «La cosa più innovativa è che Cube lavorerà con oscillatori a fibra e disporrà di due teste. Il vantaggio evidente della fibra è di permettere l’esecuzione di tagli di dimensioni particolarmente ridotti, esempio 50μ. La fibra è versatile e di facile gestione, ciò consente al cliente una totale autonomia. Tornando al discorso delle dimensioni, nonostante l’ingombro ridotto, sarà possibile comunque tagliare lamiere standard, tra le più comuni la 1500x3000. La parte eccedente le dimensioni fisiche della macchina, viene successivamente spostato per continuare la lavorazione o manualmente o automaticamente, a scelta del cliente». Sono previste collaborazioni con aziende primarie del settore? «Il forte legame con Fanuc Italia - Applyca è infatti partner - ci permetterà

di Luana Costa di realizzare questa nuova macchina con Cnc, motori b’less, motori lineari, sorgente (oscillatori) laser fibra e robot interamente di produzione Fanuc». Si tratta di una novità nel mercato? «Assolutamente sì, ma noi siamo certi della nostra decisione e ringraziamo Fanuc di credere in noi. Riteniamo infatti che avere un unico bus di campo con componenti che “parlano tutti la stessa lingua” renda più veloce e semplice la progettazione. Puntiamo sulla qualità e l’affidabilità riconosciute del marchio, sul supporto tecnico del reparto laser in Italia e Giappone, e tutto questo per la garanzia del nostro prodotto e la serenità del cliente». •

TECNOLOGIE AVANZATE L’esperienza maturata nei vari settori consente ai tecnici di Applyca di realizzare la completa automazione richiesta dal cliente per risolvere problemi specifici. Tutte le soluzioni proposte fanno uso delle più avanzate tecnologie oggi disponibili nell’automazione quali Cnc, Plc, motion control, sistemi di robotica, sistemi di visione che molto spesso sono di fornitura dello storico partner Fanuc di cui Applyca è System Integrator autorizzato da anni. Tutte le macchine realizzate da diverso tempo sono rispondenti ai più moderni requisiti in fatto di sicurezza, facilità d’uso e gestione in ottica Industry 4.0 dove Applyca è anche in grado di supportare il cliente nell’automazione di fabbrica e nella parte informatica avendo sviluppato sistemi di monitoraggio remoto, gestione produzione. La progettazione delle parti meccaniche ed elettriche avviene servendosi di moderni strumenti quali Cad meccanici (Solidworks, Inventor) ed elettrico (Ige-Xao).


Meccanica & automotive • Novembre 2017

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Tornitura sugli acciai trattati GIAMPIETRO E MATTIA GOBBIN DI ALBIMEC, AZIENDA PADOVANA SPECIALIZZATA IN LAVORAZIONI DI MECCANICA DI PRECISIONE, PRESENTANO LE NUOVE LINEE DI SVILUPPO AZIENDALE di Alessia Cotroneo

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opo anni di crisi oscillante tra il nero e il nerissimo, declinata poi in tutte le sfumature del grigio, i segnali di crescita per il comparto industriale italiano sono sempre più incoraggianti. Il +4,4 per cento registrato dall’Istat a luglio 2017, rispetto ai dati dello stesso periodo del 2016, è un dato incoraggiante non solo in chiave nazionale ma anche in ottica europea, segnando per l’industria tricolore il tasso di espansione comparativamente più sostenuto nel periodo nell’area Ue, davanti a Germania (+3,9 per cento), Francia (+3,6 per cento), Spagna (+1,9 per cento) e Regno Unito (+0,2 per cento). E non era la prima volta. Anche a giugno e a marzo l’Italia ha fatto registrare l’aumento tendenziale più marcato della produzione industriale in senso stretto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+5,2 per cento). A trainare il comparto è stata la produzione di beni strumentali, cresciuta del 5,9 per cento, con un boom di ordinativi di macchine utensili e altri macchinari nel primo semestre 2017, che nella seconda parte dell’anno hanno cominciato a trasformarsi in produzione. Un risultato che molti analisti attribuiscono al programma di incentivi e sgravi messo in campo dal Piano Industria 4.0, che spinge le aziende a investire sull’innovazione e il rinnovamento. Naturale, dunque, che gli effetti si sentano anche nel settore della meccanica made in Italy, che occupa 212mila addetti per un fatturato di oltre 45 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 58 per cento (consuntivo 2016, dati Ufficio

Studi Anima – Confindustria). In questo quadro si inserisce anche la meccanica di precisione, come spiegano Giampietro e Mattia Gobbin di Albimec, azienda padovana specializzata in tornitura, fresatura e rettifica su particolari di piccole e medie dimensioni. Qual è la situazione del mercato nel vostro settore, ha risentito della crisi? GIAMPIETRO GOBBIN: «Gli anni tra il 2008 e il 2011 sono stati caratterizzati da una marcata crisi del settore, tuttavia sono andati migliorando e oggi è possibile affermare che il mercato di riferimento della meccanica di precisione è in condizioni più che favorevoli. Come azienda, il nostro mercato di riferimento è nazionale ma la nostra clientela opera a livello internazionale. Il nostro business, anche in termini di fatturato, sta andando via via migliorando. Attualmente abbiamo un aumento progressivo di circa il 10 per cen-

to annuo con ampi margini di crescita». Quali sono le caratteristiche che distinguono le lavorazioni di meccanica di precisione oggi? MATTIA GOBBIN: «Il mercato ci chiede prodotti sempre più complessi con esigenze qualitative maggiori, tempi di produzione certi e celeri. Grazie a una clientela molto esigente, si ha una costante attenzione al prodotto. Quest’attenzione, sempre maggiore, verso l’alta qualità ha coinvolto tutti gli operatori nelle lavorazioni di tornitura e fresatura generiche ma soprattutto nelle operazioni di tornitura di particolari trattati in sostituzione del-

la rettifica finale. Come azienda cerchiamo di fornire un prodotto ricercato e di alta qualità. Nell’arco degli ultimi anni Albimec ha sviluppato una considerevole esperienza nella tornitura degli acciai trattati, andando a sostituire, ove consentito e possibile, l’operazione di rettifica di fori, facce e mozzi di corone dentate e ingranaggi in genere. Per offrire al cliente una più ampia possibilità di servizio, poi, collaboriamo con aziende esterne per la rettifica, la fresatura, la saldatura i trattamenti termici, i trattamenti galvanici. I settori produttivi di riferimento per operazioni come queste sono i più vari e vanno dalle apparecchiature dentali alle parti di pompe sommerse, fino al settore alimentare». Qual è l’obiettivo delle prove di tornitura di diametri esterni su perni e pignoni che realizzerà a breve l’azienda e come incideranno sull’offerta, sia tecnica che economica, al cliente? G.G.: «Il nostro obiettivo nei prossimi anni, anche in questo ambito, è di fornire un’offerta più vantaggiosa, affermandoci sempre più come azienda affidabile e innovativa nel nostro campo. La tornitura sicuramente non può sostituire l’operazione di rettifica ma laddove è consentito il vantaggio è sia economico che tempistico». • Giampietro e Mattia Gobbin della Albimec di Albignasego (Pd) www.albimec.it

UN OCCHIO ALL’ESTERO E UNO ALL’INNOVAZIONE Migliorare l’organizzazione interna, inserendo in azienda competenze molto specifiche per poter dare al cliente risposte sempre più precise e affidabili, aumentare la capacità produttiva e servire direttamente il mercato estero: sono questi gli obiettivi di Albimec, azienda padovana fondata nel 2010 e specializzata in lavorazioni di meccanica di precisione, come spiegano i referenti aziendali Giampietro e Mattia Gobbin: «Vorremmo

cercare di attuare delle strategie di marketing mirate all’acquisizione di nuovi clienti e soprattutto vorremmo rendere riconoscibile il nostro marchio come punto di riferimento all’interno del settore della metalmeccanica. Sulla spinta del Piano Industria 4.0, abbiamo deciso di investire in produzione, qualità e organizzazione interna, che fin dalla fondazione accompagnano la crescita dell’azienda».


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Modelli d’impresa

La forza dell’acciaio inossidabile LE PROPRIETÀ CHIMICO-FISICHE DI QUESTA PARTICOLARE LEGA NE CONSENTONO L’IMPIEGO NEI COMPARTI INDUSTRIALI PIÙ DISPARATI. LA STORIA DELLA INOXFRIULI

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li acciai inossidabili sono leghe di ferro caratterizzate, oltre che dalle proprietà meccaniche tipiche degli acciai al carbonio, da una notevole resistenza alla corrosione, specie in aria umida o in acqua dolce. Tale capacità di resistere alla corrosione è dovuta alla presenza di elementi di lega, principalmente cromo, in grado di ricoprirsi di uno strato di ossido sottile e aderente, praticamente invisibile, che protegge il metallo dall’azione degli agenti chimici esterni. Proprio in virtù di queste sue proprietà, l’acciaio inox è impiegato nell’industria agroalimentare. Non solo resistenza alla corrosione, quindi, ma anche capacità di preservare un prodotto in condizioni di totale igienicità. Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni che ha deciso di investire su questo settore industriale. Inoxfriuli è una delle aziende che opera efficientemente in tale ambito dal 1976. Si è confermata azienda leader nella produzione di serbatoi in acciaio inox anche dopo le difficoltà vissute nel 2008, durante la recessione, sapendosi reinventare e continuando a proporre un servizio di qualità ai propri clienti. «Inoxfriuli da oltre 40 anni – spiega la proprietaria Ketty De Luca - è specializzata nella lavorazione dell’acciaio inox per la produzione di serbatoi per cantine, distillerie, industrie chimiche,

alimentari e dolciarie». La richiesta sempre più frequente da parte delle aziende dolciarie e agroalimentari ha spinto la ditta a modificare la qualità degli “standard” già presenti sul mercato, sostituendo con l’acciaio inox il ferro, che allora veniva utilizzato, rendendo più igienico il prodotto finito. La Inoxfriuli, quindi: «si è specializzata anche nella produzione di miscelatori per industrie alimentari, chimiche e farmaceutiche. Il serbatoio per miscelazione, consente di mantenere costante la temperatura e la consistenza della massa del prodotto ed è particolarmente adatto al processo di miscelazione in linea» sottolinea il socio Lao Filligoi. L’azienda lavora per il 30 per cento direttamente per clienti italiani, il 40 per cento con clienti italiani che esportano il prodotto all’estero. I prodotti della Inox vengono impiegati in attività in Germania, Austria, Belgio, Francia e Svizzera. La maggior parte di questi proviene dal settore alimentare che apprezza gli alti standard qualitativi e le soluzioni adottate dall’azienda friulana. «Per il futuro la nostra azienda si propone di incrementare l’export nel mercato europeo attraverso la promozione in contesti specifici quali le fiere internazionali. Intendiamo, inoltre, investire in innovazione, ricerca e sviluppo mediante progettazioni ad hoc curate insieme al cliente» conclude la proprietaria. • Albachiara Re

Inoxfriuli ha sede a Faedis (Ud) - www.inoxfriuli.com


Meccanica & automotive • Novembre 2017

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Partnership vincenti PER ADATTARSI A UN MERCATO IN COSTANTE MUTAMENTO È IMPORTANTE AFFIDARSI A PROFESSIONISTI COMPETENTI. ENDASOFT SUPPORTA I PROPRI CLIENTI ATTRAVERSO LE MIGLIORI TECNOLOGIE DI AUTOMAZIONE. LORENZO D’AGOSTINI E DENIS TRACANELLI RACCONTANO L’ESPERIENZA DELL’AZIENDA di Veronica Carrisi

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el campo dell’automazione industriale, è importante il perfetto funzionamento degli impianti, garanzia di incremento della produttività e dell’alta qualità dei servizi offerti. Per assicurare tutto questo bisogna affidarsi a degli esperti, capaci di individuare le soluzioni migliori e più efficaci per la gestione della produzione. Endasoft studia e sviluppa software per macchinari e impianti di automazione secondo le specifiche esigenze del cliente, attraverso un servizio altamente professionale. I titolari, Lorenzo D’Agostini e Denis Tracanelli, ci spiegano che in questo settore «il successo e la sopravvivenza dipendono dal mantenere una solida reputazione. Siamo fieri delle collaborazioni durature che abbiamo instaurato in questi anni, a testimonianza della nostra competenza, della qualità delle performance che offriamo». Quali sono i valori fondamentali della vostra azienda? LORENZO D’AGOSTINI: «Alla base di tutto è sempre il rispetto reciproco all’interno del nostro gruppo di lavoro. Solo grazie ad una corretta interazione fra le varie componenti riusciamo a raggiungere il giusto mix fra organizzazione e sviluppo tecnico con costante cura del dettaglio». Quali servizi offrite? DENIS TRACANELLI: «La nostra attività offre servizi di ingegneria elettrica hardware e software per automazioni in-

dustriali. A noi si rivolgono generalmente costruttori di macchine o impianti che trovano in Endasoft un’unica figura di riferimento per lo studio dell’automazione. Assieme al cliente concepiamo le modalità di funzionamento del processo e di seguito provvediamo alla stesura del progetto elettrico, del software Plc che lo controllerà e dell’interfaccia uomo-macchina. Una volta terminate queste attività, ci occupiamo in prima persona della messa in servizio, della formazione del personale e dell’assistenza alla produzione». La vostra esperienza è internazionale. In che modo siete affermati sul mercato del vostro settore? L.D.: «Negli anni abbiamo maturato competenze importanti che ci hanno fatto conoscere e apprezzare grazie a esperienze in tutta Europa, in Asia, Medio Oriente, Nord Africa, Sud America. La nostra collocazione geografica ci pone in una posizione strategica per poter operare sia nel Nord Italia sia nel Sud/Est Europa. Veniamo contattati direttamente dall’estero in quanto siamo economicamente e tecnicamente competitivi. Questo molto spesso è vantaggioso per gli avviamenti on-site, l’assistenza alla produzione e soprattutto in caso di anomalie, in quanto possiamo garantire rapidità ed efficacia di intervento. Il personale che opera presso la nostra azienda è in grado di interagire senza difficoltà in lingua straniera, quindi non abbiamo barriere linguistiche nella comunicazione con i nostri partner esteri». Quali sono i vostri punti di forza e

DAL PROGETTO AL PRODOTTO Endasoft nasce nel 2012 come studio di progettazione elettrica hardware e software nel campo dell’automazione industriale. L’esperienza maturata negli anni, consente all’azienda di sviluppare progetti per molteplici settori. Innovativi e all’avanguardia e con esperienza nello sviluppare, installare e supportare centinaia di progetti, Endasoft è ben consapevole delle dinamiche delle tecnologie in continua evoluzione. «Abbiamo

esperienza in una vasta gamma di applicazioni nei settori industriali più diversi - afferma Lorenzo D’Agostini, contitolare dell’azienda -. Supportiamo gli utenti nell’utilizzo delle applicazioni e degli impianti per consentire loro di concentrarsi sugli obiettivi di produzione. Il nostro successo si misura attraverso l’incremento della produttività, della qualità, della competitività dei nostri clienti e attraverso i loro risultati sul mercato».

quali le criticità che affrontate? D.T.: «La nostra è un’azienda giovane in cui freschezza e idee si fondono in un lavoro altamente innovativo. Il nostro personale ha competenze e punti di forza specifici che permettono alla Endasoft di coprire tutti i campi dell’automazione. Oggi il cliente esige risposte rapide e la nostra azienda vuole farsi trovare pronta in qualsiasi momento». Quanto è importante l’innovazione nel vostro settore? L.D.: «Essere sempre al passo con il mercato fa parte del nostro modo di essere. Seguiamo l’evoluzione e utilizziamo le ultime soluzioni disponibili. Il personale che opera presso la nostra azienda è costantemente aggiornato attraverso appositi corsi di formazione, spesso proposti direttamente dalle case madri nostre dirette fornitrici. Il nostro obiettivo quotidiano è creare soluzioni che rispettino i parametri “Industry 4.0”, per aiutare il cliente ad aumentare la propria redditività. Si stima infatti che con un opportuno investimento su questo tipo di tecnologie si possa aumentare la propria produttività fino al 50 per cento. Il mondo dell’automazione sta andando verso questa strada e noi ci sentiamo pronti a dare il nostro contributo». Quali sono i vostri principali settori di riferimento? D.T.: «Affrontiamo quotidianamente casistiche che riguardano i settori del food&beverage, packaging, siderurgico. Operiamo su svariate tipologie di automazioni quali: impianti di selezione e smaltimento rifiuti, impianti di com-

Lorenzo D’Agostini e Denis Tracanelli, titolari della Endaso di Sedegliano (Ud) www.endaso.it

postaggio, macchine per reti elettrosaldate, macchine di trafilatura, impianti di verniciatura, impianti di trasporto e immagazzinamento, impianti irrigui ecc. Ogni automazione richiede una soluzione specifica e il nostro bagaglio di esperienza ci rende pronti in qualsiasi casistica». Obiettivi e prospettive per il futuro? L.D.: «La correttezza e la competenza per le quali siamo conosciuti hanno portato ad una naturale espansione del nostro organico. L’obiettivo principale è di continuare a soddisfare le richieste dei clienti pur mantenendo le nostre peculiarità. A tal proposito stiamo cominciando la costruzione della nuova sede che è stata concepita come luogo di stimolo mentale, per poter sviluppare al meglio i nostri concetti. Il desiderio è quello di continuare a lavorare con l’entusiasmo e la competenza che ci contraddistingue, con l’obiettivo di migliorare il mondo delle future generazioni». •


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Soluzioni per l’industria

L’INNOVAZIONE DELLA VISIONE ARTIFICIALE Progresso e nuovi orizzonti della tecnologia che garantisce qualità e tracciabilità lungo tutta la filiera produttiva, nell’analisi di un esperto in materia. La parola a Massimo Bisazza

ormai presente in tutti i processi produttivi e non solo. Parliamo della “visione artificiale”, tecnologia usata per garantire la qualità e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera produttiva. Come spiega Massimo Bisazza, titolare dell’udinese ProgiTec Snc, questi tipi di sistemi consentono di ottimizzare i processi «garantendo che i prodotti abbiamo passato tutti i controlli – precisa Bisazza – e siano privi di difetti». ProgiTec è una società artigiana costituita nel febbraio 2006 e costituisce l’unione dell’esperienza pluriennale di due professionisti. «L’esigenza di costituire una società artigiana – premette Bisazza – sorge dalla necessità di competitività e completezza, competenza e responsabilità richieste dai clienti in tutte le fasi di sviluppo di un progetto, diventando “referenti unici” per tutte le attività connesse alla realizzazione e alla gestione di un’intero progetto». Di apparati per la visione artificiale ne esistono di svariate tipologie. «Ognuno di questi – continua il titolare della ProgiTec – è normalmente concepito per precisi scopi produttivi, difficilmente adeguabili ad un uso diverso. L’uso di “PC-based” consente di creare sistemi di visione con molteplici capacità, facilmente ampliabili e adattabili

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ProgiTec ha sede a Osoppo (Ud) info@progitec.it - info@progitec.eu

alle esigenze della produzione. Con combinazioni di tecnologie differenti (abbinamento di telecamere, ottiche e illuminatori di vari costruttori) è possibile effettuare elaborazioni e analisi con tempi e precisioni finora ottenibili solo con sofisticati e costosissimi dispositivi. In ambito meccanico, per esempio, l'analisi sulla precisione di una lavorazione (misura) può raggiungere valori micrometrici con tempi comparabili ai cicli di un Plc (una decina di millisecondi), senza presentare le controindicazioni della misura a “contatto” e sopratutto con funzionalità di controllo “in linea” cioè in fase di produzione al cento per cento». L’uso di un sistema “PC-based” coniugato a delle buone librerie di visione, poi, consente di creare controlli tecnologici innovativi e di lavorare congiuntamente a tecnologie classiche. «Nel caso del settore automotive ad esempio, vengono controllate le nuove tecnologie di “animazione” delle funzioni dei fanali in abbinamento al classico controllo elettrico, con delle prestazioni che arrivano a 1200 fotogrammi al secondo di presa immagine ed elaborazione. Ciò significa che in un secondo vengono scattate ed elaborate 1200 foto per l'analisi qualitativa e funzionale. L'interfaccia Hmi viene personalizzata con l'esperienza e le aspettative del cliente». • Remo Monreale

Resinature per un’elettronica affidabile CON LUCA LENARDI DI ATRA PARLIAMO DI UN AMBITO PRODUTTIVO TRASVERSALE PER DEFINIZIONE, MA CHE OGGI IN AUTOMOTIVE ED ELETTRONICA DI CONSUMO VEDE SETTORI IN CUI PUÒ FARE LA DIFFERENZA

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on esiste un vero e proprio mercato di riferimento. Le tecnologie per il dosaggio sono presenti in modo trasversale su diversi settori, dall’elettronico al farmaceutico e medicale, dall’automotive alla filiera agroalimentare. Ma forse, tra i più interessanti dalla prospettiva dello sviluppo tecnico, si può annoverare quello elettronico ed elettromeccanico, di cui parliamo con un professionista nell’ambito: Luca Lenardi, titolare della pordenonese Atra, partner della multinazionale Scheugenpflug. «Da oltre 25 anni – premette Lenardi – siamo impegnati nella ricerca e sviluppo di soluzioni innovative per la produzione industriale e, in particolare, nello sviluppo di sistemi di dosaggio, preparazione ed erogazione di resine, impregnazione, incollaggio e soluzioni di tenuta. Per noi, il settore elettronico ed elettromeccanico, in particolare con applicazioni legate all’automotive (come la sensoristica) rimangono segmenti trainanti. Lo sviluppo di applicazioni elettroniche e la miniaturizzazione delle stesse, la grande crescita dell’Internet of Things e del mondo consumer (con smartphone e wearable devices a fare da ca-

pofila), comporta la necessità di proteggere i dispositivi dai principali fattori di rischio (vibrazioni, umidità, polveri e manomissioni in genere) e di ridurne il surriscaldamento (componenti attivi e di potenza, condensatori e diodi) con l’utilizzo di resine termicamente conduttive, capaci di dissipare il calore all’esterno. Senza parlare di altri campi come quello dell’electric-vehicle dove la nostra esperienza nella resinatura di avvolgimenti e motori elettrici si presenta come una grossa opportunità». Da ciò, la necessità di proporre macchine che possano operare sempre meglio con resine abrasive «garantendo maggiore durata, affidabilità e integrando nuovi sistemi di controllo di processo intelligenti – continua Lenardi ideati sui principi del modello Industria 4.0. In particolare, i nostri nuovi sistemi di controllo elettronici, attualmente in fase di avviamento con progetti di ricerca e sviluppo in ambito europeo, ci consentiranno di ottenere sistemi di dosaggio più economici e flessibili incorporando nel medesimo controllo assi interpolati e le stesse unità di dosaggio. L’introduzione di sensoristica dedicata, la raccolta e l’analisi dei dati in modo centralizzato, ci consentiranno di applicare modelli di manutenzione predittiva e di offrire ai clienti soluzioni più efficienti riducendo sensibilmente i fermi produzione, riducendo gli sprechi e aumentando il rendimento complessivo della macchina. Con lo sviluppo dei nuovi progetti di sistemi alternativi pensiamo di allargare la fornitura di sistemi di dosaggio ad altri settori come ad esempio farmaceutico e alimentare».• Remo Monreale

Atra ha sede a Pordenone - www.atra.it


Meccanica & automotive • Novembre 2017

I vantaggi della cogenerazione UN UNICO IMPIANTO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA E CALORE. SIMONE BERTUZZI PROPONE SISTEMI DI COGENERAZIONE A GAS CURATI DIRETTAMENTE DALL’AZIENDA DALLA PROGETTAZIONE ALL’INSTALLAZIONE

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ggi si parla sempre più di impianti di cogenerazione, un sistema che produce insieme energia elettrica ed energia termica, recuperando e impiegando ciò che solitamente si disperde durante il processo produttivo sotto forma di calore. Notevoli sono i vantaggi dal punto di vista energetico, economico e ambientale. Da circa dieci anni, la Bertuzzi Impianti di Simone Bertuzzi opera nel settore delle centrali di cogenerazione a gas, fornendo ai suoi clienti consistenti quantità di energia elettrica e termica. L’azienda crede da sempre nella serietà verso il consumatore e nella competenza, qualità ed innovazione dei macchinari che propone. «Sono questi i principi che contraddistinguono il nostro modo di operare - afferma Bertuzzi -. L’affidabilità è una delle caratteristiche principali dei nostri prodotti. Infatti, vengono utilizzati componenti di estrema qualità testati accuratamente prima di essere installati». Gli impianti producono energia elettrica da gas con motori endotermici alternativi, costruiti per operare a piena potenza 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Possono essere forniti in soluzione containerizzata oppure in sala macchine. Sono impianti modulari e possono essere installate più unità per coprire in modo flessibile ed efficiente le esigenze energetiche del cliente. I gruppi proposti coprono il campo delle potenze elettriche generate dai 250kW fino ai 9,5MW per singolo motore endotermico. Inoltre, sono macchinari che ope-

Bertuzzi Impianti ha sede a Gradisca di Spilimbergo (Pn) - www.bertuzzimpianti.it

rano autonomamente grazie ad un’automazione che assicura un funzionamento sicuro. L’azienda Bertuzzi gestisce ogni fase del lavoro, dalla progettazione all’installazione e garantisce costante assistenza. Successivamente, a macchinari installati, l’azienda segue personalmente tutto il processo manutentivo, sia ordinario che straordinario. «Sicuramente – afferma Simone Bertuzzi un punto di forza fondamentale è la gestione completa della commessa internamente all’azienda. Questo ci permette di essere assolutamente indipendenti nella gestione hardware e software del macchinario in fase di costruzione. Inoltre eseguendo anche il service successivo all’installazione, garantiamo al cliente finale tempi di intervento certi senza ritardi, grazie anche a un magazzino ricambi sempre ben fornito. I servizi offerti dalla nostra azienda comprendono anche gli aspetti burocratici ed autorizzativi necessari all’installazione dei macchinari proposti, supportando il cliente anche nella fase preliminare». Ad oggi l’andamento del business aziendale è in crescita grazie alla continua necessità di energia elettrica a basso impatto ambientale. Per il futuro, la Bertuzzi Impianti vuole consolidare la propria presenza sul territorio nazionale e trovare sbocchi nei mercati esteri. • Veronica Carrisi

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Gli obiettivi ambientali

Un nuovo modello di crescita CON LE STRATEGIE NAZIONALI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E PER L’ECONOMIA CIRCOLARE, SI AMPLIA LA DOTAZIONE STRUMENTALE E POLITICA UTILE A STIMOLARE LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA ITALIANA, NEL RISPETTO DELLE PERSONE E DEL PIANETA di Giacomo Govoni

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en, Sec, Snsvs. Sembrano semplici acronimi, invece sono i cardini strategici che definiscono il perimetro degli interventi, declinati a livello nazionale, per disegnare una visione di futuro incentrata sulla sostenibilità. In linea con i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai capi di stato e di governo alle Nazioni Unite. Un mosaico articolato di indirizzi e misure, in partenza o in corso, accomunati dalla volontà di stimolare la ripresa economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali. «Si tratta di un nuovo modello di crescita – sottolinea Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, – di cui l’Italia e l’Europa devono essere protagoniste». VARATA LA NUOVA STRATEGIA GREEN DELLE “CINQUE P” Fresche di aggiornamento sono in particolare quelle che compongono la Snsvs, la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile approvata a inizio ottobre dal Consiglio dei ministri che amplia il raggio d’azione del piano precedente. «Questa strategia – spiega il ministro dell’Ambiente - è

il documento attorno al quale edificare l’Italia dei prossimi decenni: non un libro dei sogni, ma l’indirizzo preciso fornito da istituzioni e società civile per raggiungere gli obiettivi dell’Onu e onorare l’Accordo di Parigi sul clima». Strutturata attorno a cinque aree prioritarie di intervento – persone, pianeta, prosperità, pace, partnership – la Snsvs si propone come strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di Co2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali. «Rispetto a queste cinque P – annuncia Galletti - ora verranno individuati target e conseguenti azioni di monitoraggio che richiamano alla profonda interrelazione tra dinamiche economiche, crescita sociale e qualità ambientale. Il documento fissa tra i perni dello sviluppo futuro la centralità della persona con il contrasto a povertà ed esclusione, come anche la salute del pianeta che passa dalla tutela delle risorse naturali, a partire dal territorio e dall’acqua». DECARBONIZZAZIONE E SICUREZZA ENERGETICA AL CENTRO DELLA SEN Temi questi al centro anche della Sec e della Sen, la strategia energetica

ECOBONUS

«Già da questa legge di bilancio lo rinforzeremo rendendolo qualitativamente migliore rispetto ai parametri ambientali»

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

nazionale che poche settimane fa ha concluso il suo giro di consultazione pubblica, raccogliendo in soli tre mesi quasi 1000 contributi tematici da cittadini, aziende, mondo accademico e associazioni. «Ciascuno per le proprie competenze ed esperienza – evidenzia Galletti – ha avanzato proposte essenziali per definire il testo finale della Sen che verrà presentato nei prossimi mesi, nonché quello dei provvedimenti attuativi delle misure più immediate e di quelle strategiche». Competitività, sicurezza energetica e decarbonizzazione le direttrici parallele lungo cui corre la Sen, che stabilisce per le rinnovabili un obiettivo minimo del 27 per cento entro il 2030, coperto per almeno la metà del consumo dalla fonte elettrica. Affidando tuttavia al gas naturale il ruolo di traghettare il nostro Paese verso un futuro a emissioni vicine allo zero, attraverso interventi improntati a diversificare le rotte di provenienza ed eliminare il gap di costo con gli altri Paesi europei. «Nel settore dei trasporti ad esempio - sottolinea il ministro - sono in aumento le sostituzioni dei carburanti attuali con altri meno impattanti per l’ambiente, ma anche in termini di illuminazione pubblica abbiamo da poco aggiornato i criteri ambientali minimi per l’efficientamento delle sorgenti luminose con relativa riduzione d’inquinamento». Si intende inoltre proseguire il percorso di razionalizzazione del settore dow-

nstream petrolifero, andando verso le bioraffinerie e l’uso di biocarburanti al posto di quelli derivanti dal petrolio, sviluppando le filiere nazionali del biometano e l’economia circolare. LA POLITICA INDUSTRIALE A MISURA DI AMBIENTE In relazione a quest’ultima tra l’altro, nei giorni scorsi dalla Germania il ministro recatosi in visita alla Basf, il polo chimico più grande al mondo, ha presentato un apposito piano che farà parte di un disegno complessivo in previsione degli obiettivi di Parigi. «Con la Sen, la Snsvs e il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici – afferma Galletti - la Strategia italiana per l’economia circolare disegnerà la politica industriale sulla base di obiettivi ambientali. Nel percorso pubblico abbiamo registrato grande interesse con 6400 sessioni di lavoro, pertanto dobbiamo puntare sempre di più sul riutilizzo dei materiali». Insistendo, contestualmente, sugli strumenti che incoraggino le imprese ad accelerare la conversione del nostro tessuto produttivo in chiave green. «Dobbiamo chiedere a tutti i comparti di essere efficienti sotto il profilo energetico. Già da questa legge di bilancio rinforzeremo l’ecobonus, rendendolo qualitativamente migliore rispetto ai parametri ambientali. Finora ha funzionato bene ma ha bisogno di una revisione, anno dopo anno è cresciuto ma va reso più ordinato rispetto agli interventi agevolati. Non lavoriamo solo sulle percentuali, ma sui meccanismi per favorire la possibilità di usufruirne». •


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Tecnologie per la sicurezza

È il concetto di “convergenza” la vera svolta di Francesca Druidi

SI IMPONE UNA VISIONE SEMPRE PIÙ OLISTICA DELLA SICUREZZA CHE RIGUARDA LA DIMENSIONE FISICA, LOGICA E ORGANIZZATIVA, INTERESSANDO OGNI REALTÀ PUBBLICA E PRIVATA. LE SFIDE PER I PROVIDER DI SOLUZIONI TECNOLOGICHE SONO ILLUSTRATE DA GIULIO IUCCI, PRESIDENTE DI ANIE SICUREZZA

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i confermano incoraggianti le prospettive per l’industria italiana fornitrice di tecnologie per la sicurezza e automazione degli edifici. Come spiega Giulio Iucci, presidente di Anie Sicurezza, questo settore negli ultimi anni è stato particolarmente dinamico; «nel 2016 ha registrato una significativa crescita del fatturato totale del 5,1 per cento, grazie sia alla domanda di sicurezza sul fronte interno sia ai mercati esteri». Quali sono le principali tendenze e gli ambiti di applicazione che fanno registrare maggiore espansione e interesse? «Il segmento della videosorveglianza ha proseguito un percorso di consolidamento ormai pluriennale, registrando nel 2016 una crescita rispetto al 2015 di circa il 10 per cento, anche per effetto di upgrading tecnologico. I segmenti antintrusione e antincendio hanno, invece, sostanzialmente tenuto la crescita. Con riferimento ai mercati finali di sbocco, hanno continuato a fornire un importante contributo alla crescita del comparto i segmenti della Pubblica amministrazione, del terziario, del retail e della grande distribuzione organizzata. Infine, si registra un recupero della domanda anche nel segmento residenziale che si accompagna, seppure in maniera ancora poco rilevante, a una leggera ripresa del mercato delle costruzioni». Convergenza, digitalizzazione, personalizzazione. Quali sono i driver di sviluppo del settore, tenendo conto di una domanda di sicurezza sempre più pervasiva e trasversale? «La necessità di essere sicuri e di proteggere i beni materiali, fisici e umani, e immateriali, compreso tutto il mondo dell’Ict, oggi è un’esigenza sempre più sentita e fondamentale a tutti i livelli: dalle grandi infrastrutture alle reti di comunicazione, dai luoghi di aggregazione fino alle abitazioni private. Lo rilevano tutte le indagini demoscopiche e lo rileva anche il mercato, che ormai

Giulio Iucci, presidente di Anie Sicurezza

da anni recepisce questo sentiment diffuso. Il settore ha dato risposte adeguate, rinnovando la propria offerta con prodotti sempre più sofisticati e innovativi dal punto di vista tecnologico. Ma c’è di più: è il concetto stesso di sicurezza a essere evoluto. Essa non viene più percepita per settori, ma come un unico “ambiente” che consente la supervisione del tutto, nell’ottica di quello che oggi viene chiamato Early warning. Questa è esattamente la “convergenza” di cui si parla, in primo luogo tra sicurezza fisica e sicurezza logica. Tale aspetto ha avuto inizio e sta avendo una progressione esponenziale grazie alla “digitalizzazione”, che consente a ogni sistema di essere collegato. Da qui la crescita di soluzioni software che permettono a sistemi di essere interoperabili. Tale sviluppo tecnologico è facilmente divenuto il driver che ha portato all’ulteriore “convergenza” di settori, appartenenti allo stesso mondo o limitrofi: security, safety e automazione. Tale convergenza non è più rimasta solo con-

cettuale e-o di competenza specifica, ma è divenuta “sistemica” ed è questa la vera svolta e visione del futuro e, se vogliamo accettarla, la sfida». Dalla videosorveglianza all’antincendio, quale sviluppo stanno seguendo tecnologie e soluzioni dell’ambito della sicurezza? «Sicuramente l’evoluzione più importante è la convergenza, l’integrazione fra sistemi. In uno scenario complesso, anche sul mercato ha successo chi si propone come provider di soluzioni tecnologiche a tutto tondo, tailor made rispetto al contesto di applicazione. Far dialogare soluzioni diverse significa innanzitutto ricercare un linguaggio comune per le diverse tecnologie dell’edificio nello stesso tempo, per essere in grado di modulare le differenti funzioni e calibrare il singolo intervento tecnologico in sinergia con tutti gli altri impianti e apparecchi dell’edificio. Su questo punto l’industria tecnologica italiana, non solo quella della sicurezza, ma quella impiantistica in genere, è particolarmente avanzata». L’evoluzione del mercato della sicurezza impatterà sui modelli produttivi e di business delle imprese e dei professionisti del settore per non parlare degli aspetti legali e normativi. Come Anie Sicurezza risponderà

a questi cambiamenti e quali saranno gli obiettivi del suo mandato? «Le aziende devono avere competenze software digitali, seppur coniugate nel loro ambito di riferimento, che comunque rimane la sicurezza fisica. Ma come sempre, nelle fasi di grande cambiamento, la sfida principale per mantenere lo spazio di mercato è quella di essere preparati. La tecnologia non può sostituire in toto l’uomo, ma è un potentissimo mezzo di supporto alle decisioni. E proprio perché crediamo che al centro di tutto ci sia sempre l’uomo con la sua professionalità, abbiamo investito molto sulla formazione. Ricordo, per esempio, il corso di formazione Fire-Evac organizzato in collaborazione con l’ente di certificazione Imq, il primo e unico in Italia per qualificare questo genere di professionisti. Un progetto formativo in grado di offrire a tutti gli operatori del settore una preparazione puntuale, sia tecnica che pratica, per fornire le competenze necessarie per l’attività di manutenzione dei presidi e degli impianti antincendio». Sul fronte privacy? «Siamo in attesa per il prossimo anno dell’adeguamento della normativa da parte del legislatore, sapendo che la linea che divide la sicurezza dalla privacy è sottile, ma anche che la tecnologia nel nostro Paese è all’avanguardia e sarà in grado di ottemperare alle necessità di entrambi questi due aspetti. Come presidente Anie Sicurezza, insieme a tutti nostri associati, siamo impegnati a monitorare e se possibile “governare” i processi e le evoluzioni appena descritti, da un punto di vista tecnologico, normativo, degli equilibri tra gli attori in gioco e dei processi da ridefinire. Il nostro compito è quello di tutelare e valorizzare tutta la filiera della sicurezza, garantendone la qualità». •


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Meccanica & automotive • Novembre 2017

Scenari interessanti, tra rischi e opportunità di Francesca Druidi

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a dimensione della sicurezza è sempre più un’esigenza pervasiva del nostro tempo, dove l’aumento della connettività ha incrementato le opportunità ma anche i rischi di attacco, di violazione della Privacy e dei sistemi informatici di un’azienda o addirittura di un governo. Per questo, la sicurezza è considerata oggi un asset particolarmente strategico, intorno al quale si gioca l’affidabilità di un’impresa o di un’organizzazione. Raffaele De Astis, guida di Assosicurezza (Associazione nazionale costruttori e distributori di sistemi di sicurezza), fa il punto sui temi all’ordine del giorno del mercato della security e sulle prospettive degli operatori del settore. Il comparto sicurezza è sempre più compenetrato al mondo It. Quali potenzialità per le aziende che si occupano di tecnologie di sicurezza scaturiscono dall’Internet of things e da temi quali big data, privacy e cyber security? «Assosicurezza negli scorsi 12 mesi ha in diverse occasioni posto il focus sull’IoT e le opportunità e soprattutto le sfide tecnologiche che il mondo della security, in particolare, deve tenere in considerazione. Le opportunità sono innumerevoli e sono in parte già a disposizione del mercato. Altre possono scaturire dai bisogni della clientela già abituata a essere “connessa” nella quotidianità e che pertanto si aspetta un simile approccio anche nel sistema di si-

SPINTO DALL’EVOLUZIONE DIGITALE, IL MONDO DELLA SICUREZZA STA CAMBIANDO PROFONDAMENTE E NON PUÒ FARE MARCIA INDIETRO. STARE AL PASSO CON GLI SVILUPPI DI TECNOLOGIE E SOLUZIONI È IMPORTANTE PER I PRODUTTORI DEL SETTORE, MA ANCHE PER AZIENDE E CITTADINI. L’ANALISI DI RAFFAELE DE ASTIS, PRESIDENTE ASSOSICUREZZA

curezza che protegge la propria abitazione o la propria azienda. Le opportunità per gli operatori sono date, ad esempio, da una maggior facilità di gestione anche da remoto dei sistemi. Possibilità sempre maggiori di integrazione tra sottosistemi un tempo indipendenti. Gli sviluppi tecnologici che i big data generati da un impianto possono fornire portano verso le cosiddette predictive fault alerts, che semplificano la manutenzione e minimizzano i possibili “buchi” temporali di copertura». Quali scenari si profilano? «Le sfide sono perlopiù di sicurezza intrinseca del sistema stesso, che essendo ancor più connesso rispetto agli altri “oggetti” comuni, deve tendere alla zero Vulnerability rispetto a cyber attacchi, per far si che “l’oggetto di security” non diventi esso stesso il mezzo attraverso il quale si possa varcare la nostra soglia, sia digitale sia - di conseguenza, fisica. Per questo, i sistemi di sicurezza Raffaele De Astis, presidente Assosicurezza

dovranno ancora di più, rispetto ad oggi, presentare caratteristiche quali la cifratura delle trasmissioni, l’autenticazione dei dispositivi di campo mediante signature analisys, il controllo dell’integrità delle informazioni mediante controlli di ridondanza ciclica. Inoltre, una delle sfide che l’Internet of things e i big data che di conseguenza si hanno a disposizione, pongono, è la qualità dell’informazione. Per calarci nel nostro settore una particolare cura dovrà, quindi, essere rivolta agli elementi che forniscono l’informazione primaria della sicurezza, cioè i sensori. Essi dovranno poter svolgere innanzitutto il loro compito alla perfezione, cioè rivelare un’intrusione, un’effrazione, un incendio, e fare da primo filtro rispetto alla generazione stessa di dati che verranno messi in correlazione con altri sistemi». Quali sono le principali sfide che i produttori del settore sono chiamati ad affrontare di fronte alla velocità di mutamento delle richieste del mercato e delle normative, come il nuovo regolamento europeo della

privacy? «Il tema della privacy è da sempre stato presente sui tavoli di discussione del nostro settore per la natura intrinseca che la security deve avere rispetto alla riservatezza e al trattamento dei dati sensibili, in particolare laddove ci siano installazioni di telecamere a circuito chiuso. D’altro canto, ormai da tempo l’interesse rispetto alla privacy ha sorpassato questa fase. Tutti gli attori del settore, dai produttori agli installatori, devono essere preparati anche riguardo la gestione degli innumerevoli dati che vengono messi a disposizione dalla tecnologia, imparando, per primi, a valutare ed evidenziare il valore aggiunto che l’utilizzo adeguato della tecnologia mette a disposizione. È pertanto fondamentale promuovere in ambito aziendale un’adeguata formazione e conseguente certificazione dei livelli di conoscenza conseguiti. In tal modo, l’evidente immagine professionale che ne deriva è proficuamente spendibile con la clientela». Concentrandoci in particolare sulla cyber security, le imprese italiane sono particolarmente vulnerabili di fronte al rischio attacchi. Quali consigli può dare loro per difendersi? «Il consiglio più banale è forse il migliore: informarsi in prima persona a livello generale per capirne qualcosa in più e affidarsi a professionisti del settore che possano garantire professionalità e soprattutto che abbiano una credibilità conclamata. L’errore più grande che si possa fare è quello di pensare che la cyber security sia un problema che “non ci tocca”. Purtroppo può essere un problema anche per “i piccoli” e non solo per i governi o le big corporation». Quanto è importante costruire una strategia coordinata a livello nazionale contro gli attacchi cyber unendo la dimensione pubblica e privata? Cosa ne pensa del Piano nazionale sulla cyber security varato dal governo? «Il decreto e il successivo Piano nazionale sulla cyber security sono un passo importante per un Paese come l’Italia. Vanno nella direzione che vede una convergenza tra pubblico e privato. Sembra un piano ben articolato e soprattutto pone ancora una volta l’attenzione a livello mediatico rispetto alla minaccia cyber. Per quanto riguarda i fondi messi a disposizione, bisognerà capire meglio come saranno destinati. Nel Piano non mi pare ci sia una specificità riguardo le Pmi che sono il cuore del nostro sistema paese. Ciò detto, è un primo passo importante e confidiamo che possa portare a dei risultati». •


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di Leonardo Testi

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Italia digitale è ancora un’utopia, come sintetizza l’indice Desi (Digital economy and society index) che misura l’evoluzione 2.0 nel Vecchio continente, dove il nostro Paese arranca al 25esimo posto. Incaricato di dare slancio al progresso tecnologico e alla semplificazione dei rapporti statocittadini-imprese è il team per la trasformazione digitale, guidato dal commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale Diego Piacentini. Top manager di Apple e poi di Amazon, è in missione per conto di Renzi che lo ha nominato a settembre 2016. Due anni - il mandato scadrà, infatti, nel 2018 - in cui Piacentini, attualmente in aspettativa dal suo incarico nel colosso dell’e-commerce, si è messo al servizio della cosa pubblica, tentando di innescare i cambiamenti necessari alla modernizzazione della Pa italiana. Per Piacentini e il suo staff, il percorso verso quello che definiscono “il nuovo sistema operativo del Paese” parte dalla sicurezza e mira alla semplificazione, passando per un’innovazione in costante aggiornamento. UNA NUOVA CITTADINANZA DIGITALE Tra i punti salienti del programma, progetti condotti al fianco di AgId (Agenzia per l’Italia digitale), ministero della Funzione pubblica, ministero degli Interni, enti, aziende e associazioni, ci sono l’Anagrafe nazionale popolazione residente (Anpr); il sistema pagoPA con cui i cittadini possono pagare la Pa in modo più veloce ed economico; il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), l’identità digitale con cui privati e imprese potranno autenticarsi su tutti i siti della Pa, senza dover eseguire procedure diverse. E poi l’ecosistema di Api (Application programming interface): come spiega Piacentini, «i sistemi informatici della Pubblica amministrazione devono essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione dove serve. Tutte le applicazioni dovranno esporre interfacce comprensibili

Innovazione

Rivoluzione digitale IN DUE ANNI NON SI PUÒ PRETENDERE DI DIGITALIZZARE COMPLETAMENTE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA. MA IL TEAM PER L’ATTUAZIONE DELL’AGENDA DIGITALE STA LAVORANDO PER SEMPLIFICARE LA VITA DI CITTADINI E IMPRESE

Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale

alle macchine e lavorare in maniera integrata, collaborativa e sicura». L’obiettivo per la Pa è stabilire un nuovo e più efficace modo di comunicare con i cittadini, fornendo loro servizi progettati su misura e soprattutto ideati a partire dai loro bisogni ed esigenze, a portata di smartphone, lo strumento digitale oggi più vicino alle persone. L’approccio è improntato alla condivisione delle conoscenze, attraverso l’utilizzo di standard e software aperti; aperti come i dati pubblici che le amministrazioni sono chiamate a condividere, permettendo la nascita di servizi e data application prima impensabili. «Dobbiamo iniziare a scrivere meno leggi e più software - scrive Piacentini -. Non ha più alcun senso continuare a discutere di leggi, decreti e regolamenti nazionali in relazione a questioni transnazionali che nascono e muoiono alla velocità dei bit. In questo contesto, vogliamo giocare il ruolo che ci spetta nella comunità globale che detta le regole della rete».

UN MODELLO STRATEGICO Il punto di riferimento è il Piano triennale per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione che, guiderà tutta la Pa nel processo di evoluzione digitale, in linea con la maggior parte degli obiettivi del nuovo Piano d’azione dell’Ue per l’eGovernment 2016-2020. Pone le basi per la costruzione di un modello condiviso di gestione e utilizzo Ict, diventando riferimento per le amministrazioni centrali e locali nello sviluppo dei propri sistemi informativi. Definisce le linee guida della strategia operativa di sviluppo dell’informatica pubblica fissando i principi architetturali fondamentali, le regole di usabilità e interoperabilità, precisando la logica di classificazione delle spese Ict. Si delinea così il modello di azione: il livello nazionale definisce regole, standard e realizza piattaforme abilitanti che ottimizzano investimenti. Le amministrazioni sviluppano servizi secondo le proprie specificità utilizzando competenze interne e-o di mercato. Il privato programma investimenti di lungo periodo e sfrutta nuove opportunità di mercato, creando soluzioni che si integrino con le piattaforme nazionali. Il Piano verrà aggiornato a settembre di ogni anno. Ma se gli indirizzi strategici non cambieranno nel corso del triennio, le specifiche indicazioni tecnologiche potranno e dovranno subire variazioni o integrazioni migliorative nel tempo. Per questo, è stato adottato un nuovo metodo di iterazione, pubblicando il Piano con strumenti collaborativi che propongano correzioni, modifiche e integrazioni. «Stiamo introducendo una modalità di partecipazione completamente nuova, certi che per raggiungere l’obiettivo della trasformazione digitale dei servizi della Pubblica amministrazione si debba agire in maniera collaborativa». LO STATO DEI PROGETTI Riparte una componente fondamentale del progetto di semplificazione della Pa, l’anagrafe nazionale unica (Anpr): un’unica banca dati nazionale nella quale far confluire i dati anagrafici di tutti i residenti in Italia e degli italiani residenti all’estero. «Ad oggi le nostre identità sono sparpagliate in 8mila anagrafi diverse», spiega Mirko Calvaresi, technical project manager del team per la trasformazione digitale. «Ogni Comune gestisce la pro-

pria individualmente servendosi di software che comunicano con alcuni sistemi centrali ma non tra di loro, pur rappresentando l’unica fonte certa e autoritativa per tutti quei dati anagrafici quali nascita, residenza e composizione del nucleo famigliare». A fine luglio, dopo mesi di negoziazione, il nuovo contratto tra ministero dell’Interno e Sogei, la società realizzatrice di Anpr, è giunto finalmente alla fase di firma e il team per la trasformazione digitale ha assunto ufficialmente il ruolo di program office. Oggi sono 11 i Comuni attivi su Anpr, con 720 Comuni in una fase di pre-subentro (stanno effettuando gli ultimi test sulla loro anagrafe per correggere eventuali anomalie nate dal passaggio). Altri 2mila Comuni hanno iniziato a fare test di correttezza e, infine, tutti i 40 (e più) fornitori di servizi tecnologici e anagrafici stanno facendo test di integrazione sui Comuni pilota o hanno già prodotti che supportano l’integrazione. Firenze, Napoli e Torino stanno pianificando il passaggio. Per realtà più piccole, si stanno cercando capofila che possano assistere e sostenere i Comuni limitrofi. Altro importante tassello è PagoPa, il nodo unico dei pagamenti pubblici italiani per pagare tributi, tasse universitarie e mense scolastiche, multe e Tari e molti altri servizi. Lanciata nel 2013, la piattaforma è stata poco sfruttata, perché ottimizzata per i processi amministrativi e non per il cittadino e la sua user experience. Il Team per la Trasformazione digitale ha iniziato a collaborare con AgId per sbloccare la situazione, cambiando l’architettura del nodo da un puro hub che smista transazioni verso il mondo bancario a sistema di pagamento facile, che evolve e si apre all’innovazione. «Per noi è fondamentale che Comuni e Pa camminino con noi lungo questa strada», dichiara Giuseppe Virgone, responsabile pagamenti digitali del team. «Solo insieme potremo raggiungere l’obiettivo di dieci milioni di pagamenti entro la fine del 2017 e i cinquanta milioni di pagamenti nel 2018, sperando che i cittadini siano contenti di tutti i nostri sforzi e del nostro lavoro per sviluppare PagoPa e che lo adottino con convinzione. Questa sarà la misura del nostro successo e condurrà il Paese a una vera e propria rivoluzione». •


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Innovazione

La digitalizzazione dei processi GRAZIANO ROMAN RIASSUME IL RUOLO DECISIVO CHE RICOPRE L’INNOVAZIONE IN UNO DEI SETTORI PIÙ IN CRESCITA, QUELLO DELL’AUTOMAZIONE. CAMBIAMENTI «NECESSARI PER GARANTIRE GLI STANDARD QUALITATIVI E DI TRACCIABILITÀ»

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di Elena Ricci

e aziende, specialmente quelle manifatturiere di successo del nostro territorio, sono obbligate a inseguire miglioramenti continui o a delocalizzare per assorbire l’incremento dei costi». È trasversale a molti settori produttivi il quadro che descrive Graziano Roman, presidente della trevigiana Sormec, azienda attiva nel campo dell’automazione industriale. Ma, contrariamente a quanto si può pensare, Roman non crede che la delocalizzazione sia una soluzione efficace: la chiave di volta è da un’altra parte. «La delocalizzazione ha solo attenuato il problema senza risolverlo davvero. La soluzione, invece, è investire nell’innovazione. La combinazione tra innovazione e automazione, unita alla digitalizzazione dei processi produttivi, sarà il percorso obbligato che le aziende dovranno seguire nel prossimo futuro, allo scopo di garantire il raggiungimento o il mantenimento degli standard qualitativi e di tracciabilità richiesto ai propri prodotti». Di cosa si occupa la vostra realtà imprenditoriale? «Fin dal 1983, Sormec studia, sviluppa progetti, produce e installa sistemi per la produzione di beni strumentali, grazie alle esperienze e a un know-how implementato, progressivamente, nel campo dell’automazione industriale, fino a ottenere la certificazione I 4.0. È rivolta alla progettazione e realizzazione di impianti robotizzati, linee e macchine automatiche per la produzione industriale. Più nello specifico, Sormec produce Sistemi e Linee di assemblaggio e collaudo applicate alla produzione delle seguenti famiglie di prodotto: macchine per il caffè, termo arredo, prodotti utilizzati nel settore biomedicale, motori e alternatori per elettrodomestici e

Graziano Roman, presidente della Sormec,

PERCORSO OBBLIGATO

con sede a Godega di Sant’Urbano (Tv)

Innovazione e automazione, con la digitalizzazione dei processi, è quanto le aziende dovranno seguire nel prossimo futuro

www.sormec.it

per automotive, automazioni speciali». Qual è il vantaggio della digitalizzazione? «Mediante l’implementazione di sistemi software e hardware di gestione della tracciabilità, è possibile tenere traccia di tutti gli elementi in ingresso che vanno a creare, modificare o trasformare il prodotto o il bene oggetto dell’automazione. Per tracciabilità si intende il processo che identifica i processi svolti a ritroso lungo tutta la catena di produzione di un prodotto». E voi vi inserite in questo solco. «In particolare Sormec è specializzata in due tipi di allestimento. Il primo prevede linee e isole di assemblaggio, asservite da sistemi di

manipolazione flessibili (robot antropomorfi o cartesiani), in cui sono richiesti controlli funzionali in linea oltre alla certificazione e tracciabilità del prodotto interessato. Con questa linea serviamo il settore automotive, piccoli elettrodomestici, motori elettrici e stampaggio particolari termoplastici. Il secondo tipo riguarda macchine automatiche per la produzione industriale di oggetti che richiedono tecnologie e processi di lavorazione di tubi o profili (taglio con unità orbitale stampi a ghigliottina, sega a disco, partenza da barre, piegatura curvatura, sagomatura, deformazione a freddo delle estremità, saldatura). Questa linea, invece, è rivolta all’arredobagno, radiatori e convettori domestici e al settore avicolo».

FOCUS: ORGANIZZAZIONE Graziano Roman, alla guida della Sormec, fa il punto sulla gestione dell’azienda trevigiana. «La nostra società ha un’organizzazione manageriale – dice Roman – che si esprime attraverso un consiglio di amministrazione formato da membri che operano e presidiano, a tempo pieno, con entusiasmo le varie attività della società. Io ne sono il presidente, con lunga esperienza come dirigente maturata all’interno di un importante gruppo aziendale della zona. Gian Luca Roman, socio e amministratore delegato, è il mio figlio maggiore, cresciuto al mio fianco e a cui ho trasmesso la passione per l’attività: è destinato a garantirne la continuità. Alex Battistel, socio e consigliere delegato è un mio collaboratore storico, che ha l’arduo compito di garantire il servizio post vendita e l’assistenza ai clienti».

In che modo è organizzata la produzione? «Le nostre fasi di processo annoverano linee di formazione e saldatura, in continuo, di tubo inox, con dispositivi di taglio a misura di precisione in volata o in avvolto in bobina, partenza da nastro in coil. Ma anche preparazione delle spirali, riempitura con MgO, riduzione del diametro e lavorazione di resistenze non ricotte, trattamenti termici e di sigillatura, piegatura e lavorazioni varie. Secondo le specifiche richieste o necessità produttive, i sistemi possono essere costituiti da linee di trasporto a pallet di asservimento, specifiche stazioni di lavoro automatiche o manuali, postazioni robotizzate, postazioni di ispezione ottica, misura, test/collaudo o conformità, collegate tra loro in modo fisico (sincrono o asincrono)». A suo parere, qual è la vostra carta vincente? «Lo staff tecnico. È costituito da un gruppo di ottimi tecnici disponibili, affiatati e motivati, che sono orgogliosi di essere diventati specialisti di riferimento e supporto tecnologico per le aziende che hanno la necessità di innovarsi. Vedere le proprie idee concretizzate e apprezzate, è il migliore incentivo per la crescita professionale ed economica e lo stimolo continuo a contribuire al consolidamento di questo ruolo sul mercato». •


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