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In abbinamento alla stampa nazionale

Industria TOSCANA Allegato al quotidiano il

Giornale

Anno II • Numero 2

LA RIPRESA POSSIBILE

FOCUS ECONOMIA

Quadro economico favorevole ma occorrono più innovazione e interventi mirati per la manifa�ura. Le opportunità e i rischi per lo sviluppo dell’industria italiana. Ne parla Giorgio Squinzi

Dati positivi sul versante delle infrastru�ure e sull’occupazione. La Toscana fa leva sulla capacità di a�rarre investimenti e su un tessuto produ�ivo dinamico. L’analisi del presidente Enrico Rossi

Editoriale

Il mercato del lavoro conferma la ripresa di Andrea Sereni, presidente Unioncamere Toscana

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a crisi degli ultimi anni ha inciso profondamente sul mercato del lavoro regionale, con una riduzione di circa 24 mila occupati fra il 2008 e il 2014 e, soprattutto, un repentino incremento delle persone in cerca di occupazione, più che raddoppiate fra il 2007 (70 mila unità) e il 2014 (173 mila). Gli ultimi dati disponibili indicano tuttavia che il 2015 ha segnato l’avvio di una fase di recupero: a settembre, infatti, gli occupati erano aumentati su base annua di 39 mila unità (+2,5 per cento), e i disoccupati erano in calo per circa 6 mila, con una contrazione di mezzo punto percentuale del tasso di disoccupazione che è passato all’8,5 per cento dal 9,0 per cento di settembre 2014. Un recupero su cui incidono diversi fattori: da un lato, la seppur debole fase di ripresa cui si è assistito a partire dall’inizio del 2015 ha certamente rimesso in moto la domanda di lavoro delle imprese, anche se su ritmi che restano per il momento piuttosto moderati. >>> segue a pag. 3

SVILUPPO, LE GRANDI MANOVRE Un piano di promozione straordinaria del made in Italy. Presidio dei mercati internazionali e opportunità di investimenti per le aziende straniere in Italia. Le iniziative in corso p. 4 e gli obiettivi del governo Renzi Politica industriale

Export e sinergie, leve di sviluppo ALL’INTERNO La grande Firenze Dario Nardella traccia l’immagine in evoluzione del capoluogo toscano Trasporti ferroviari Rapidità di collegamenti, sicurezza e sviluppo delle tra�e internazionali e regionali. Il punto del ministro delle Infrastru�ure Graziano Delrio

Servono strategie e interventi che sostengano l’industria toscana ad affrontare le sfide della competitività. Le opportunità della manifa�ura nell’analisi del presidente di Confindustria Toscana Sud, Andrea Fabianelli

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segnali di ripresa dell’economia a livello nazionale e regionale, di cui è sempre più difficile prevedere la stabilità nel lungo periodo, vanno assecondati ridisegnando un modello di politica industriale basato sull’innovazione, sulle nuove tecnologie e sull’internazionalizzazione. È questo uno degli obiettivi che si è prefissata Confindustria Toscana Sud, l’associazione che riunisce il tessuto imprenditoriale di Arezzo, Grosseto e Siena nell’ambito di un territorio pari a oltre metà della regione, presieduta da Andrea Fabianelli. >>> segue a pag. 6

Andrea Fabianelli, presidente Confindustria Toscana Sud


Industria Toscana • Marzo 2016

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In evidenza

Colophon

Missioni internazionali: l’agenda dell’assessore Mantovani p. 10

Direttore onorario Raffaele Costa

Forum: confronto tra Leonardo Bassilichi, Jacopo De Ria e Alessandro Vi�orio Sorani p. 16 Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici

Mecenatismo: la bellezza recuperata di Simone�a Brandolini d’Adda p. 11

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Fashion: Firenze tra le capitali della moda. L’approfondimento di Raffaello Napoleone p. 44 >> continua dalla prima Dall’altro, questa maggiore domanda ha trovato una sponda nei provvedimenti varati dal Governo in termini di sgravi contributivi sulle assunzioni di nuovi lavoratori con contratto a tempo indeterminato prima, e della più generale riforma del mercato del lavoro contenuta nel Jobs Act poi. Si tratta di interventi importanti affinché l’ancora debole domanda proveniente dalle imprese potesse effettivamente tramutarsi in nuovi contratti e opportunità lavorative, come mostra il fatto che il recupero occupazionale è stato trainato – anche in Toscana – da un massiccio ricorso al contratto “a tutele crescenti”, introdotto proprio dal Jobs Act. Se e come tali fattori siano in grado di incidere positivamente sul mercato del lavoro durante il 2016 è però ancora da verificare. Nel corso di quest’anno sembra infatti poter continuare la fase di ripresa economica cui si è assistito nei mesi scorsi, all’interno però di uno scenario – soprattutto internazionale – su cui gravano molte incognite. L’entità degli incentivi fiscali concessi lo scorso anno è inoltre più modesta nel 2016, e ciò è destinato non soltanto a esercitare una spinta meno robusta sulla propensione delle imprese ad assu-

Andrea Sereni, presidente Unioncamere Toscana

mere, ma potrebbe aver indotto in qualche misura le imprese ad anticipare al 2015 i propri programmi sotto il profilo in esame. Malgrado ciò, al momento, le nostre aspettative restano nel complesso positive, con previsioni di un ulteriore leggero recupero degli occupati e la prosecuzione del percorso di assorbimento delle persone in cerca di occupazione, aspettative che appaiono confermate anche dalle indagini che periodicamente effettuiamo presso le imprese. Resta tuttavia da capire, oltre all’entità di tale recupero sotto il profilo strettamente quantitativo, anche la “qualità” dello stesso, ad esempio per quanto riguarda il grado di diffusione settoriale: fino ad ora, sulla base dei dati disponibili, la crescita occupazionale si è infatti concentrata quasi esclusivamente nei servizi (quasi 50 mila unità in più fra settembre

2014 e settembre 2015, soprattutto nel commercio) e, in misura inferiore, nell’agricoltura (+9 mila), mentre il settore manifatturiero è sostanzialmente fermo sui livelli di un anno fa e le costruzioni hanno accusato un nuovo sensibile cedimento (16 mila occupati in meno). Affinché il miglioramento del mercato del lavoro possa consolidarsi assumendo connotati strutturali è infatti necessario che le fonti di domanda si moltiplichino, interessando più ambiti settoriali e, all’interno di questi, diverse tipologie di impresa, coinvolgendo ad esempio sia le imprese che operano sui mercati internazionali che quelle che operano sul mercato domestico. Infine, per quanto riguarda la preannunciata riforma delle Camere di Commercio, con i colleghi presidenti delle Camere toscane stiamo lavorando perché, al di là delle singole funzioni che gli enti saranno chiamati a esercitare, venga mantenuto il loro ruolo di servizio e supporto per il sistema imprenditoriale. Al momento, l’unica certezza derivante dalla Legge delega è che a regime si dovranno avere in Italia non più di 60 Camere di Commercio e di queste 5 o 6 in Toscana. •


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Primo piano

Attrarre e promuovere di Leonardo Testi

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n anno fa è stato avviato il piano per la promozione straordinaria del made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, firmava il decreto di attuazione con cui venivano stanziati 260 milioni di euro, ponendo tra gli obiettivi l’incremento dei flussi di export di beni e servizi di circa 50 miliardi di euro entro il triennio. Accrescere la capacità di intercettare gli investimenti esteri ed espandere la presenza internazionale dell’Italia, aumentando il numero delle aziende esportatrici, identificano le direttrici del piano. Del resto, l’export è la principale voce positiva dell’economia italiana: anche nel 2015, in base ai dati Istat, le esportazioni sono cresciute del 3,7 per cento in valore e dell’1,9 per cento in volume. Nel 2015, i mercati più dinamici per l’export sono gli Stati Uniti (+20,9 per cento), il Belgio (+10,6), l’India (+10,3) e la Spagna (+10,1). E proprio negli Stati Uniti il governo ha lanciato a dicembre un programma integrato di promozione agroalimentare, investendo circa 50 milioni di euro. Risorse destinate ad accordi con la grande distribuzione organizzata americana, al presidio degli eventi più importanti, alla messa a sistema delle fiere italiane d’eccellenza del settore e anche al varo di una campagna di comunica-

PRESIDIO DEI MERCATI INTERNAZIONALI E ATTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI DALL’ESTERO. LE INIZIATIVE MESSE IN CAMPO DAL GOVERNO RENZI E IN PARTICOLARE DAL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO GUIDATO DA FEDERICA GUIDI Il presidente del Consiglio Ma�eo Renzi in visita in Nigeria, incontra il presidente Muhammadu Buhari

RAPPORTI INTERNAZIONALI

La priorità del mandato di Renzi è investire sull’Africa, doveroso per il nostro posizionamento geografico e geopolitico zione che combatta l’italian sounding aiutando il consumatore americano a riconoscere il vero cibo italiano. Un altro pilastro del commercio oltre confine è la moda. L’11 febbraio scorso, il ministro Guidi ha insediato il Comitato moda e accessorio, l’organismo di cui fanno parte tutti i protagonisti dell’ecosi-

Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico

stema della moda (da Altagamma a Sistema Moda Italia) per migliorare la competitività dell’abbigliamento, del tessile e dell’accessorio made in Italy sui mercati internazionali. «Siamo fermamente convinti - ha dichiarato Federica Guidi - che il futuro passi dall’innovazione, ma l’innovazione si fonda su queste due

parole tante dense di significato: manifattura e Italia. Chi dice moda dice made in Italy e viceversa. Nella moda, infatti, si concentrano alcuni elementi chiave che caratterizzano le nostre produzioni: la solida base manifatturiera, la creatività, il gusto e la ricerca scientifica di alto livello». Se la missione in Egitto, che doveva portare alla firma di importanti accordi economici intensificando l’interscambio tra i due Paesi (che supera i 4 miliardi di euro, con un export in crescita ad oltre 2 miliardi), è stata tragicamente interrotta dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni al Cairo, un altro decisivo appuntamento sul fronte dei rapporti internazionali è stato l’arrivo del presidente iraniano Hassan Rohani, giunto in Italia il 25 gennaio dopo l’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni. Nel corso della visita ufficiale in Italia, durata fino al 27 gennaio, il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Rouhani e Matteo Renzi hanno siglato una road map per il rafforzamento della cooperazione bilaterale e l’approfondimento delle consultazioni in tutti gli ambiti. In primis, quello economico. «Mi sembra un’occasione straordinaria per partecipare al rilancio di un Paese grande, con una popolazione giovane e colta, un mercato che offre grandissime potenzialità», ha commentato Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, che ha presenziato alla firma dei contratti sottoscritti da alcune imprese italiane - Saipem, Danieli, Condotte, Gavio, Fincantieri e Ferrovie dello Stato - con le controparti di Teheran per un ammontare di almeno 17 miliardi di euro. «L’amicizia storica che lega i nostri popoli e che trova fondamento nelle relazioni innanzitutto culturali che la città di Roma come la città di Teheran rappresentano è un segno del nostro passato, ma io voglio pensare che sia un segno anche del nostro futuro - ha rimarcato il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso della con-


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Industria Toscana • Marzo 2016

ferenza stampa congiunta con il presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio -. Occorre investire maggiormente a livello economico. Questo è soltanto l’inizio di un cammino, ci sono settori in cui possiamo e dobbiamo lavorare di più: non solo energia, oil and gas, ma anche e soprattutto i comparti delle piccole e medie imprese, gli investimenti in innovazione, in infrastrutture, nel settore sanitario e in campo sanitario e farmaceutico». Sempre a fine gennaio il ministro Guidi ha ricevuto una nutrita delegazione di primari investitori danesi che operano in Italia, tra cui Maersk, Novo Nordisk, SAS, Carlsberg, Tulip, e Arla Foods. Agli investitori del Paese scandinavo, il cui stock complessivo in Italia ammonta a circa 3 miliardi di euro per circa 7mila occupati, sono stati illustrati gli effetti delle nuove riforme (lavoro, istruzione, giustizia civile) e le misure adottate a favore delle Pmi (rifinanziamento della Legge Sabatini, stimolo alla capitalizzazione e credito d’imposta sui nuovi investimenti produttivi). Le grandi aziende danesi attive nel settore portuale si sono dimostrate particolarmente interessate alla riorganizzazione e semplificazione delle Autorità portuali italiane. È, inoltre, del 29 gennaio la firma di un accordo tra iI ministro dello Sviluppo economico Guidi e il ministro dell’energia e dell’industria del Qatar Mohammed Bin Saleh Al-Sada per il consolidamento delle relazioni in campo energetico, non solo nel settore degli idrocarburi ma anche nell’energia rinnovabile. Del resto, il Qatar è il quarto produttore mondiale di gas naturale e il primo esportatore di gas naturale liquefatto (GNL) nel mondo, con una capacità di circa 100 miliardi di metri cubi equivalenti l’anno. Dall’1 al 3 febbraio, il premier Renzi si è recato in Africa; è la terza visita dall’inizio del suo mandato e segue i viaggi in Etiopia e Kenya del 2015 e in Mozambico, Congo e Angola del 2014. Renzi ha fatto tappa in Nigeria, Ghana e Senegal, alla guida di una delegazione composta, tra gli altri, da Cdp, Sace, Confindustria e imprese quali Eni ed Enel. Tre le parole chiave: cooperazione, energia e infrastrutture. «Noi investiamo sull’Africa perché pensiamo che sia doveroso per il nostro posizionamento geografico e geopolitico. Se vogliamo combattere la povertà, sradicare il terrorismo, affermare valori condivisi, l’Africa oggi è la priorità. E dopo anni di assenza, l’Italia ci deve essere». •

Inserirsi nei nuovi circuiti di business di Giacomo Govoni

A COLPETTI DI ZERO VIRGOLA, L’INDUSTRIA ITALIANA SI RIAGGANCIA AL TRENO DELLA RIPRESA. DAL PROSSIMO BIENNIO SI ATTENDE LO SCATTO PER COMPLETARE QUEL PROCESSO DI RINNOVAMENTO CRUCIALE PER COMPETERE SU SCALA INTERNAZIONALE

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ncora poche settimane e passerà la mano. Al vertice di viale dell’Astronomia per quasi un quadriennio, dalla prossima primavera Giorgio Squinzi non sarà più il presidente di Confindustria. Montato in sella nella fase più torrida della recessione, costata al nostro sistema imprenditoriale la perdita di oltre un quarto della sua capacità produttiva, il leader degli industriali si appresta a terminare il suo mandato proprio mentre la nostra manifattura saluta «un nuovo cominciamento». Così lo descrivono gli Scenari industriali diffusi lo scorso novembre dal Centro studi di Confindustria, chiarendo che non siamo più al cospetto di semplici progressi congiunturali, ma di un percorso di ripresa impostato su buone fondamenta. Tuttavia, osserva Squinzi, «lo scatto netto verso una crescita robusta ancora non c’è stato» e i dati a consuntivo del quarto trimestre 2015 ne danno un ulteriore prova. RECUPERO FIACCO, MA IL «QUADRO RIMANE FAVOREVOLE» Dati che attestano un rialzo del Pil pari allo 0,3 per cento migliore di quello 0,2 per cento fatto segnare in estate, ma che induce gli industriali a parlare comunque di «recupero italiano fiacco, malgrado un buon rilancio dell'export, che continuerà a essere sostenuto dai mercati dell'Eurozona». Al netto di tutte le tur-

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria

L’ULTIMA CONGIUNTURA

di Confindustria dipinge un quadro ancora favorevole per il nostro Paese, grazie alla ritrovata propensione delle imprese a investire in sviluppo e innovazione bolenze che stanno investendo l’economia internazionale, l’ultima congiuntura flash redatta dagli studiosi di Confindustria in apertura di 2016 dipinge in ogni caso un «quadro ancora favorevole» per il nostro Paese, in forza di una serie di indicatori qualitativi tra cui spicca la ritrovata propensione delle imprese a investire in sviluppo e innovazione. Ambito quest’ultimo, in cui il tessuto italiano vanta elevate percentuali di realtà imprenditoriali tanto che fino al 2012 (ultimo anno con dati definitivi) il 35 per cento del totale delle imprese manifatturiere italiane aveva realizzato innovazioni nei processi produttivi, la quota più alta nell’Unione europea. Un ottimo trampolino di lancio per proiettarsi

verso quella quarta rivoluzione industriale che non solo il mondo produttivo, ma l’intero sistema Paese deve porsi come un passaggio non più rinviabile. «La nostra industria – sostiene Squinzi - va supportata con interventi mirati e integrati tra di loro, o correremo il rischio di rimanere fuori dai nuovi percorsi di crescita o di cumulare nuovi ritardi rispetto ai nostri competitori internazionali». NUOVE TECNOLOGIE, VIA OBBLIGATA PER IL RINNOVAMENTO In realtà qualcosa sul versante istituzionale si è già mosso, traducendosi ad esempio in una Legge di stabilità che Banca d’Italia stima possa far guadagnare un altro 0,4 per cento di Pil nel biennio 2016-2017. E si sta muovendo, attraverso l’attivazione dei piani nazionali per la banda ultralarga e per la crescita digitale, entrambi inseriti nel programma strategico per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda digitale europea 2020.


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Politiche industriali

>>> segue dalla prima

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0,4%

AUMENTO DEL PIL STIMATO DALLA BANCA D’ITALIA NEL BIENNIO 2016-2017 GRAZIE ALLA LEGGE DI STABILITÀ

In un’ottica di rilancio della competitività manifatturiera di cui si avverte l’urgenza a livello continentale, anche se all’atto pratico non si è ancora trovata una sintesi efficace. «A differenza di quanto sta avvenendo nei principali Paesi competitor come Germania, Francia e Regno Unito – sottolinea il leader di Confindustria che invece hanno pianificato e stanno mettendo in campo azioni specifiche per il rilancio del manifatturiero puntando su ricerca, innovazione e nuove tecnologie». Tasti su cui il presidente degli industriali non si stanca di premere, nella ferma convinzione che lo sviluppo di modelli di business più al passo con i tempi potrà rianimare il circuito della domanda, rendere possibili forme inedite di internazionalizzazione delle imprese, generando così un impatto positivo sul reddito e sull’occupazione. «I nuovi bisogni che emergono dalle società avanzate, l'ampliamento della classe media internazionale, l'integrazione tra manifattura e servizi secondo modelli di filiera, l'uso e l'applicazione delle nuove tecnologie - conclude Squinzi - lasciano intuire enormi spazi di investimento e di crescita. Sia in ambiti economico-produttivi già percorsi e collaudati, ma anche in settori nuovi, come la green economy, il welfare, la fruizione dei beni culturali e naturali». •

A un anno dall’integrazione, l’imprenditore tira un bilancio della prima esperienza di riorganizzazione del sistema associativo confindustriale in base alla riforma Pesenti: una fusione in grado di esprimere forti sinergie organizzative, pur restando vicina ai territori. Come valuta l’attuale scenario economico e produttivo della regione e soprattutto quali le previsioni per il 2016? «Gli ultimi dati hanno confermato uno scenario ancora incerto per la nostra regione, ma credo che il 2016 si dimostrerà un anno migliore. D’altronde, sono dell’opinione che per tornare a essere davvero competitivi serva ancora del tempo, e siano necessari investimenti importanti». Innovazione, nuove tecnologie, ripensamento dei processi produttivi, capitale umano. Su quali fattori si gioca il futuro della manifattura toscana? «Sono tutti elementi fondamentali che non possono essere tralasciati dalle imprese del manifatturiero. Per mantenere l’elevata qualità dei nostri prodotti, dobbiamo essere in grado di pensare a tutti i fattori aziendali che possano incidere sulla competitività. In particolare, deve esserci sinergia tra le nuove tecnologie a disposizione delle aziende e gli investimenti nel processo produttivo. Ovvio che il capitale umano e le competenze acquisite, in questo senso, siano una risorsa basilare capace di fare la differenza». L’oreficeria aretina, settore strategico dell’economia del territorio, ha vissuto anni di crisi, ma sta cercando un rilancio sui mercati, soprattutto internazionali. Con quali prospettive? «L’oreficeria ha segnato una crescita

Andrea Fabianelli, presidente Confindustria Toscana Sud

delle esportazioni di oltre il 5 per cento, un dato sicuramente positivo, considerando anche le difficoltà che stanno vivendo i mercati mediorientali, a cui abitualmente fanno riferimento le aziende aretine. Ci aspettiamo che il prossimo anno il trend prosegua positivamente considerando come opportunità l'apertura ai nuovi mercati emergenti». Come sta procedendo il processo di internazionalizzazione delle imprese del territorio di competenza di Confindustria Toscana Sud? «Le aziende della Toscana sud hanno recepito e compreso l’idea di internazionalizzazione e l’opportunità che questa rappresenta, investendo nei paesi emergenti e puntando sull'esportazione dei prodotti. L'export

ha registrato, nelle tre province, un segno positivo soprattutto nel settore alimentare e orafo». Quali le priorità per il territorio? «Il territorio della Toscana del sud ha bisogno prioritariamente di infrastrutture che permettano alla nostra realtà di rimanere competitiva. Lo abbiamo detto più volte, ci sono interventi necessari che, se non effettuati, rappresentano un impedimento allo sviluppo della nostra area». Il modello di sinergia strategica messo in pratica da Confindustria Toscana Sud sta dando i frutti sperati? «Confindustria Toscana Sud ha appena compiuto un anno e sta proseguendo nel suo cammino di unione e collaborazione. A piccoli passi stiamo costruendo un modello organico e dinamico che sta ottenendo i suoi successi e si sta rivelando una scelta vincente sia sul piano dell’operatività che della produttività. Le tre Confindustrie insieme hanno la possibilità, e nel corso del 2015 lo hanno dimostrato, di avere un ruolo importante e maggiormente significativo sui tavoli istituzionali e nella vita degli associati». • Francesca Druidi

DISTRETTI TOSCANI, TIENE L’EXPORT ell’analisi Monitor dei Distre�i della Toscana realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze, emerge come nel terzo trimestre 2015 le esportazioni dei distre�i industriali toscani seguano una dinamica positiva (+4,1 per cento), pur subendo un rallentamento rispe�o al trimestre precedente, che li porta a raggiungere un livello di export pari a 3,2 miliardi di euro. La Toscana o�iene, ad ogni modo, i migliori risultati rispe�o al totale dei distre�i in Italia (+3,6 per cento). Spicca in particolare la competiti-

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vità della filiera agroalimentare: ottime le performance dell’olio di Firenze e di Lucca, e dei vini del Chianti, che hanno beneficiato del boom di vendite registrate negli Stati Uniti. Del resto, gli Usa restano il primo sbocco commerciale dei distre�i tradizionali toscani. Cresce anche il tessile e abbigliamento di Prato (+5,1 per cento) favorito dalla ripresa del mercato francese. «L’andamento delle esportazioni continua ad essere un buon termometro della salute della nostra economia regionale commenta Pierluigi Monceri, dire�ore Generale di Banca CR Fi-

renze - anche se tu�ora le flu�uazioni di certi mercati di sbocco pesano sui risultati trimestrali di alcuni distre�i. Il risultato complessivo comunque denota la capacità delle aziende e delle filiere produ�ive toscane di essere flessibili e in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze dei mercati internazionali». FD


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Politiche regionali

Toscana, la più amata dalle multinazionali

di Giacomo Govoni

FAVORITO DA UNA CAPACITÀ DI ATTRAZIONE DI INVESTIMENTI STRANIERI SVILUPPATA NEGLI ULTIMI ANNI, IL TESSUTO REGIONALE RIPRENDE LA VIA DELLA CRESCITA. PASSI AVANTI SUL VERSANTE INFRASTRUTTURALE, MIGLIORA IL TASSO OCCUPAZIONALE

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

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n’incursione in territorio positivo, dopo 15 trimestri consecutivi trascorsi col segno meno davanti. La attendeva dall’estate 2011 e invece il sistema manifatturiero toscano ha dovuto pazientare fino all’autunno dell’anno scorso per assistere a una piccola inversione di tendenza. A rilevarla come di consueto è stata la fotografia congiunturale di Unioncamere e Confindustria Toscana relativa al terzo trimestre (l’ultimo con dati definitivi), che segnala una crescita dell’1,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. Parlare di ripresa stabile risulta comunque prematuro, visto che il rapporto ne sottolinea la disomogeneità a livello regionale, con una quota di aziende che prevedono una diminuzione tendenziale della produzione ancora leggermente superiore a quelle che stimano un progresso. Tuttavia, secondo il presidente Enrico Rossi, l’esame complessivo degli indicatori economici a partire dalla componente estera, induce all’ottimismo. «Finalmente una buona notizia per la Toscana – afferma il presidente della Regione – perché anche gli ultimi dati elaborati dai nostri uffici ci confermano quello che già ave-

vamo avuto modo di rilevare: ovvero che la Toscana è fuori dalla fase più acuta della crisi e che ci sono carboni accesi che covano sotto la cenere, un tessuto produttivo dinamico in grado di intercettare i principali trend dei mercati mondiali». INVESTIMENTI IN CORSO E NUOVE ASSUNZIONI ALLE PORTE Con un tasso di attività più alto della media italiana e un indice di mortalità delle imprese in graduale con-

trazione, a incoraggiare è in particolare la dinamica occupazionale misurata dall’ultima indagine Excelsior, che nel quarto trimestre 2015 prevede l’attivazione di quasi 10.500 nuovi contratti da parte delle imprese toscane, con un miglioramento del 10 per cento rispetto agli ultimi tre mesi dell’anno precedente. Di questi nuovi ingressi nel tessuto lavorativo locale, oltre 7.500 saranno assunzioni come lavoratori dipendenti, concentrate soprattutto nel-

l’ambito del commercio, del turismo e della ristorazione. «Il tasso di crescita degli occupati – osserva Rossi riguarda i servizi, e risulta più accentuato rispetto alla media nazionale. Malgrado in termini qualitativi il lavoro perso in questi anni non possa essere recuperato, l’occupazione sta raggiungendo i livelli precrisi. Altro aspetto positivo è il sensibile calo del ricorso alla Cassa integrazione». Un buon assorbimento di occupati, nell’ordine del 29 per cento del totale, si annuncia anche sul versante industriale, trainato specialmente dalle realtà produttive operanti nella metalmeccanica e nell’elettronica. In questo senso, aspettative molto forti sono riposte nel programma di espansione di un colosso mondiale come General Electric, che nelle scorse settimane in accordo col Ministero dello Sviluppo economico e la Regione Toscana ha siglato una storica intesa nella quale si impegna a investire 600 milioni di dollari nell’arco del prossimo quinquennio. Uno sforzo finanziario notevole che verrà destinato al Progetto Galileo, un centro di eccellenza mondiale per lo sviluppo di turbine e compressori nel settore oil & gas da realizzare in Toscana. «Si tratta di un investimento importantissimo


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Industria Toscana • Marzo 2016

per la nostra regione e per l'Italia - sottolinea il governatore Rossi frutto di 20 anni di buoni rapporti tra noi e Ge. Rapporti che dal 2010 a oggi si sono rafforzati fino a sfociare in questo maxi-progetto che quando vedrà la luce, farà crescere il fatturato di Ge del 50 per cento così come il tasso occupazionale in Toscana». INFRASTRUTTURE, GRANDI OPERE VIAGGIANO A PIENI GIRI Per non parlare del rilancio in chiave internazionale che questo accordo produrrà sul territorio, capace negli ultimi 4 anni di attirare ben 2 miliardi di investimenti stranieri, con un incremento del 25 per cento rispetto ai primi anni Duemila. Un primato che issa la Toscana in seconda posizione a livello europeo dietro alla sola area di Copenaghen e che, per essere difeso, richiede un contestuale upgrade di competitività anche sul fronte infrastrutturale. «Sotto questo profilo – sostiene Rossi – la Toscana sta andando avanti, a cominciare dalle grandi opere. Penso alla Grosseto-Fano, che grazie al finanziamento dei lotti 4 e 9, vedrà presto completato il tratto Grosseto-Siena. Inoltre la Regione è al lavoro per chiudere un accordo con il Ministero e Anas finalizzato a ultimare quanto prima tutto il tratto toscano senza aumentare i costi. Sull’aeroporto di Firenze abbiamo già espresso parere favorevole e siamo in attesa della conclusione della procedura di valutazione di impatto ambientale nazionale, mentre per quanto riguarda l’innesto in città della Firenze-Mare, aspettiamo l’esito della Via per poter avviare i lavori sempre entro un anno». •

GRANDI OPERE

La Toscana, seconda a livello europeo per investimenti stranieri, richiede un upgrade di competitività infrastru�urale

Prove generali per la grande Firenze

di GG

UN “ORGANISMO VIVENTE”, SVILUPPATO INTORNO AL PATRIMONIO UMANO CHE LA POPOLA E LA VISITA. IL SINDACO NARDELLA DISEGNA L’IMMAGINE IN EVOLUZIONE DEL CAPOLUOGO TOSCANO, CHE STA LAVORANDO PER COLLOCARE LA CITTÀ IN UNA DIMENSIONE SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE

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n grande abbraccio urbano che cinga più di un milione di persone, includa circa il 2 per cento degli occupati e del Pil italiano accogliendo sotto un’unica municipalità almeno 7-8 cittadine dell’hinterland del capoluogo. Così Firenze, immagina e studia il suo volto del terzo millennio: nella scia di altri centri importanti come Londra, Monaco di Baviera e Lione, si proietta in avanti disegnando il suo avvenire da città aperta, cosmopolita ed europea. In una parola, grande. In due, Grande Firenze. Come quella che sognano tutti i cittadini fiorentini a cominciare dal sindaco, che non per nulla è anche coordinatore per le città metropolitane in seno all’Anci. «Credo che la grande Firenze – sostiene Dario Nardella – possa dare una spinta alle infrastrutture, creare un piano economico unitario, snellire e unificare uffici, regole, risorse pubbliche. Sarebbe una scelta per semplificare la vita dei cittadini e delle imprese e i tempi sono maturi». UNA RIGENERAZIONE IN CHIAVE METROPOLITANA Da sette a nove i comuni in ballo per andare ad allargare la cintura fiorentina nel prossimo futuro (un referendum a metà 2019 è la proposta attualmente sul tavolo) e non perdere una chance che il sindaco del capoluogo toscano considera fondamentale. «La città metropolitana – sottolinea Nardella – è una grande finestra

Il sindaco di Firenze Dario Nardella

di opportunità che si apre sul mondo e sui grandi poli di innovazione tecnologica, i cui benefici però potranno riverberarsi anche sui territori non metropolitani circostanti. Inoltre rappresenta uno snodo di semplificazione tra i sistemi regionali di governo e i territori che in Italia si avvalgono, più che altrove, della ricchezza delle municipalità». In ogni caso, la questione amministrativa e dei vantaggi economici derivanti dall’accorpamento dei uffici pubblici è solo uno dei risvolti a cui guarda Nardella, che mette a fuoco il vero perno attorno a cui dovrà ruotare ogni iniziativa legata alla rigenerazione urbana di Firenze. «Le città – sostiene il primo cittadino - sono degli organismi viventi e, come avrebbe detto il sindaco Giorgio La Pira, restano mentre i regni passano. Per questo il loro sviluppo si deve snodare intorno alle persone, le uniche formule possibili per la loro costruzione». Persone intese come cittadini, a cui rivolgere quindi interventi in materia di housing sociale, servizi e soluzioni efficienti a livello di mobilità, tra cui un sistema tramviario a 6 linee che una volta a regime sarà in grado di colle-

gare tutte le zone a maggior domanda della città. E persone intese come capitale umano, già insediato o in entrata, sul quale investire con un’offerta di qualità che possa anche favorire il ritorno della residenza in centro. Ad esempio, spiega il sindaco, «riconvertendo i volumi per la scienza, la cultura, lo studio. L’idea degli ‘Uffizi della scienza’ nella scuola dei carabinieri di Santa Maria Novella,


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Politiche regionali

tanto per dirne una, parte da qui: se facessi appartamenti di lusso li venderei in un minuto. Ma l’intento è fare di quel complesso un luogo di scienza rivolto al nostro sistema educativo, non solo al turismo». CULTURA E ALTA FORMAZIONE PER ATTIRARE INVESTITORI Questo non significa sollevare il pedale dalla componente turistica, che resta naturalmente uno degli asset chiave di rilancio internazionale di Firenze. Da promuovere attraverso una programmazione sistemica che qualifichi ulteriormente la proposta legata allo sterminato patrimonio storico e artistico di cui dispone la città. «La ricchezza culturale straordinaria di Firenze – osserva il sindaco - deve diventare ancora di più un elemento di forza. Ma quello che ancora ci manca è un’offerta veramente integrata e capillare, che punti a trattenere il turismo di qualità. In quest’ottica abbiamo messo in campo forti disincentivi al turismo di massa: ad esempio, una forte tassazione per bus turistici. Al con-

tempo, abbiamo compiuto investimenti su teatri, mostre ed eventi in città per indurre i visitatori a restare». Un masterplan di incentivazione della domanda che comprende un altro dei pilastri strategici fissati da Palazzo Vecchio, ovvero la promozione di Fi-

renze come città internazionale dei talenti e delle opportunità, secondo un piano strutturato di marketing territoriale capace di attirare investitori interessati allo sviluppo degli snodi creativi a livello globale. «Il nostro piano di investimenti – conclude Nardella – si

Una città aperta al mondo

fonda su quattro priorità: l’industria creativa, l’industria dei beni culturali, l’alta formazione e l’alta tecnologia. Quattro aree nelle quali il territorio fiorentino è attrattivo, specialmente in investimenti soft, basati sul capitale umano di qualità». •

di Giacomo Govoni

CONSOLIDARE I LEGAMI ESISTENTI E CREARE NUOVE CONNESSIONI SOCIALI E CULTURALI PER ESPANDERE LA VOCAZIONE INTERNAZIONALE DEL CAPOLUOGO TOSCANO. È LA MISSIONE DI NICOLETTA MANTOVANI, ALLA SECONDA ESPERIENZA DA ASSESSORE DOPO QUELLA BOLOGNESE

U

n summit internazionale dei sindaci e rappresentanti di città appena uscite o ancora coinvolte in teatri di guerra per costruire ponti di pace e promuovere il dialogo fra i popoli. “Unity in diversity” è il nome del grande evento ospitato dal 5 all’8 novembre scorso a Firenze, che ha richiamato a Palazzo Vecchio anche la principessa Haya Bint Al Hussein di Giordania, ambasciatrice di pace delle Nazioni Unite e i premi Nobel Tawakkul Karman e Shirin Ebadi. All’organizzazione di questo importante meeting, voluto con forza dal sindaco Nardella, si è dedicato in particolare l’assessorato comunale alla Cooperazione e relazioni internazionali che ha tirato le fila della quattro giorni tracciandone poi il resoconto finale. «Grazie al successo di questa prima edizione – spiega l’assessore Nicoletta Mantovani – questo summit diventerà una piattaforma programmatica fino a fine mandato». Quali risultati ha prodotto nel concreto questo grande forum internazionale? «Il summit si è concluso con la firma

Nicole�a Mantovani, assessore alla Cooperazione e relazioni internazionali del Comune di Firenze con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon

di una carta da parte delle 60 delegazioni presenti, con l’obiettivo di azioni congiunte per la salvaguardia del patrimonio culturale, materiale e immateriale, e la creazione di una rappresentanza permanente di sindaci presso l’Unesco, che ha accolto la proposta. La rete creata durante il summit, dai premi Nobel agli esponenti internazionali della cultura

come Wole Soyinka, e della scienza, sarà il bacino con cui stringere una relazione forte con il respiro internazionale che Firenze merita». Dall’inizio del suo mandato lei ha ricevuto numerose delegazioni estere. Con quali Paesi in particolare avete intensificato i rapporti in quest’ultimo anno e in quali ambiti? «Firenze è una città internazionale

per tradizione, da sempre aperta alle culture straniere ed esempio di tolleranza e integrazione. Sin dall’inizio del mio mandato, in accordo con le linee della giunta Nardella, ho lavorato su un doppio binario, approfondendo le relazioni già esistenti ma con uno sguardo attento anche a nuove connessioni culturali ed economiche. L’anno scorso sono stata in missione per rinnovare gli storici patti di gemellaggio con Kyoto, Filadelfia e Reims risalenti agli anni Cinquanta e fortemente voluti dal sindaco La Pira, e poi quelli con Edimburgo, Dresda, Cracovia. Ho incontrato delegazioni provenienti da Panama, Cuba, Herat, Santa Fe, Gifu e Tunisi, Il Cairo, Riga, Turku, Istanbul, Kuwait City, Tirana, solo per citarne alcune. Da questi incontri sono nati interessanti progetti di natura economica e culturale». Il recente semestre di Expo ha messo in evidenza l’eccellenza enogastronomica del Belpaese. Quali programmi avete sviluppato a livello locale per sfruttare questa favorevole immagine al cospetto dei partner stranieri? «Tra gli aspetti più importanti del


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Industria Toscana • Marzo 2016

mio mandato c’è quello di promuovere gli scambi sia culturali sia sociali. L’esperienza di Expo ci insegna che la cucina è una forma di arte e importante veicolo di scambio culturale. In quest’ottica, ho cercato di coinvolgere le nostre città gemelle in attività inerenti all’enogastronomia. Ad esempio in Lettonia, per festeggiare il quindicesimo anniversario di gemellaggio con Riga, è stato organizzato al mercato centrale il “Riga day” con degustazione di prodotti tradizionali lettoni. Con la città di Reims, famosa per la produzione di champagne, ci sono in ponte una serie di eventi con scambi di chef e promozione di prodotti in fiere locali. Lavoriamo molto anche con gli studenti cercando di favorire gli scambi nelle scuole alberghiere presenti sul territorio fiorentino». Guardando alla sua agenda 2016, quali sono le principali missioni internazionali che ha in calendario e quali obiettivi prevedono? «Oltre a Parigi, dove presenteremo i nostri progetti presso la sede Unesco durante la sessione del Consiglio esecutivo, torneremo a Tunisi, con cui abbiamo stretto un patto di cooperazione sempre frutto di “Unity in Diversity” e del rapporto avviato con il quartetto premio Nobel per la Pace. Infine spero ci siano le condizioni per andare a Kobane, dove ci siamo impegnati ad avviare la ricostruzione del centro culturale. Ci sarà poi la seconda edizione del summit dedicata quest’anno alla resilienza delle città rispetto ai disastri naturali, in occasione del 60° anniversario dell’alluvione, con numerosi ospiti internazionali rappresentanti di città come New Orleans, Dresda, legate alla tematica dei fiumi». Nel giro di pochi anni lei si è confrontata con due realtà diverse come Bologna e Firenze. Cosa le distingue in termini di proiezione internazionale e in cosa invece ha notato delle analogie? «Firenze e Bologna dovrebbero collaborare in quanto sotto certi punti di vista sono complementari. Bologna importante centro fieristico e snodo ferroviario e aeroportuale di rilievo; Firenze con la sua cultura e arte uniche nel mondo, la moda, la sua posizione al centro dell’Italia e a sua volta, con un importante sviluppo della realtà fieristica internazionale. Bologna ha l’Università più antica d’Europa e Firenze non è certo da meno. Entrambe attraggono studenti stranieri da tutto il mondo e potrebbero certamente condividere un cammino culturale, turistico ed educativo». •

I nuovi Medici che “curano” l’arte

di GG

COMPOSTA DA FILANTROPI AMERICANI E PERSONAGGI DI SPICCO DEL PANORAMA CITTADINO, FRIENDS OF FLORENCE SI ADOPERA PER RINNOVARE LA BELLEZZA ARTISTICA E CULTURALE DEL CAPOLUOGO TOSCANO. COME SPIEGA SIMONETTA BRANDOLINI D’ADDA

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n poco più di 15 anni ha raccolto oltre dieci milioni di dollari, impiegati per far risplendere alcuni tesori fiorentini e riconsegnarli alla città e al mondo. Da “vera amica” della bellezza fiorentina, la fondazione Friends of Florence si impegna dal 2000 a risanarne, preservarne e valorizzarne il patrimonio artistico e culturale. Partita senza troppi squilli di tromba su iniziativa della presidente Simonetta Brandolini d’Adda e un gruppo di suoi amici americani, la fondazione ha firmato nel tempo decine di restauri e recuperi e oggi punta a svuotare ulteriormente la sua “lista dei desideri” intervenendo ad esempio nel Museo archeologico di Firenze. «Qui abbiamo già fatto il restauro del cavallo Medici-Riccardi – sottolinea Brandolini d’Adda - ma i progetti nel cassetto sono ancora tantissimi perché il museo dispone di pochi fondi». Com’è nata l’esperienza di Friends of Florence e perché ha scelto di stringere questa amicizia “speciale” proprio con Firenze? «Per ripagarla di tutto quello che mi ha regalato nella vita: dal marito, alla famiglia, al lavoro. Io sono per metà americana e per metà italiana. Sono cresciuta e ho studiato in Usa, ma negli anni Ottanta avevo già iniziato a collaborare come volontaria con la fondazione “Save Venice”, nata a New York nel 1966 dopo l’acqua alta e tuttora esistente. Dopo quell’esperienza mi sono trasferita in Italia e ho cominciato a chiedermi perché non esistesse una simile fondazione a Firenze, che per una laureata in storia dell’arte come me equivale al paradiso. Abbiamo fatto un po’ di ricerca, la richiesta al governo Usa per la creazione di un “no profit” e in circa sei mesi abbiamo avuto l’approvazione». L’attività della fondazione è alimentata dalle donazioni dei sostenitori. Quanti erano all’inizio, quanti sono oggi e quali nomi illustri annovera? «All’inizio i sostenitori erano soprattutto amici, mia sorella che vive a Washington e altre persone che abitano o hanno studiato in Toscana. Tra i più fa-

mosi Sting e sua moglie Trudy Styler, Mel Gibson che ha donato parecchio e poi banchieri, capitani di grandi aziende e i clienti della mia società immobiliare di lusso. Legati alla realtà fiorentina sono molto attivi Piero Antinori, che è anche membro del consiglio di amministrazione, Bona e Ferdinando Frescobaldi, Simone Rucellai. In passato abbiamo avuto Franco Zeffirelli, poi c’è il cosiddetto Florence Chapter, un gruppo di anglosassoni che sta qui a Firenze». Come vengono gestiti i fondi raccolti e chi si occupa di deciderne la destinazione? «La scelta dei progetti da adottare spetta al nostro consiglio, composto anche da accademici come il professor Antonio Paolucci e Martin Kemp, tra i più

grandi studiosi al mondo di Leonardo Da Vinci. Ci sono progetti individuali, dove un singolo donatore adotta l’intero progetto coprendo tutte le spese necessarie per restaurarlo, poi quelli collettivi come Loggia dei Lanzi con tanti sostenitori in cui ognuno si fa carico di un pezzo». Quali sono i progetti di riqualificazione e restauro più significativi che avete finanziato finora? «Individuarne solo alcuni tra i tanti curati in questi anni è difficile. In ogni caso quello che mi rimane scolpito nella memoria è il primo, ovvero il recupero di tutte le sculture mar-

In apertura Simone�a Brandolini d’Adda, presidente della fondazione Friends of Florence

moree sotto la Loggia dei Lanzi nel 2002. L’altro, sempre legato alla Galleria degli Uffizi, è il restauro della Sala della Niobe in occasione del nostro 10° anniversario». Invece quelli a cui lei è personalmente più “affezionata”? «A me piacciono quelli più nascosti, tipo gli affreschi nelle lunette del chiostro di Sant’Antonino di San Marco, un’oasi bellissima. O la croce di Figline sull’altare maggiore di Santa Croce, restaurato in situ mentre c’era l’impalcatura per fare l’abside. O ancora, il chiostrino dei Voti a Santissima Annunziata, dove abbiamo completato la parete nord e iniziato ora la parete ovest. Da poco ultimato è poi il Cenacolo della Badia di Passignano di Ghirlandaio: il nostro primo progetto fuori Firenze realizzato grazie al contribuito degli Antinori che lì hanno le cantine». Tra gli eventi organizzati, quali riscuotono maggior interesse? «Quello che si svolge ogni anno è all’Aspen Institute in Colorado, dove storici ed esperti guidano i partecipanti in un seminario di 3-4 giorni dedicato ad artisti specifici: Dante, Machiavelli e Leonardo Da Vinci. Poi facciamo dei programmi al Chicago Art Institute e alla National Gallery di Washington, come l’ultima mostra “Potere e pathos” ospitata anche a Palazzo Strozzi. Infine stiamo partendo con un programma su Piero Della Francesca che porteremo in diverse località tra cui Monterchi, Urbino e Rimini. È un modo per approfondire la conoscenza degli artisti e delle opere». Proiettandoci nel futuro, quali progetti avete in rampa di lancio? «La lista dei desideri, visibile sul nostro sito, è ancora piena. Di recente, ad esempio, sono stata a San Miniato a Monte col nuovo abate Bernardo per vedere se è possibile avviare un programma di restauro. Altro progetto che mi sta molto a cuore riguarda la sala geografica col bellissimo globo nel Palazzo Vecchio, per il quale speriamo di trovare un gruppo di donatori. Per non parlare dei giardini di Boboli, dove contiamo di fare presto qualcosa di grande».•


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Mercati internazionali

ITALIAN SOUNDING

L’intervento

Come Camere, stiamo lavorando per l’affermazione del prodo�o made in Italy, contrastando ciò che italiano non è, ma richiama al nostro Paese

Il made in Italy e il mercato globale di Gian Domenico Auricchio, presidente Assocamerestero

er chi fa impresa mai come negli ultimi anni sono cambiati gli orizzonti, geografici e temporali. Geografici, perché siamo su un mercato globale e presidiare le diverse realtà richiede uno sforzo di personalizzazione dei prodotti e di investimento sul brand, in coerenza con le tendenze di consumo; temporali, perché le nuove tecnologie rendono immediata la conoscenza e forte la competizione. In questo contesto, l’internazionalizzazione non è più solo un’opportunità da cogliere in caso di contingenze favorevoli, ma una precisa scelta aziendale, da strutturare secondo una strategia di lungo periodo. La manifattura italiana ha mostrato una forte capacità di reinventarsi e conquistare nuovi spazi, anche in periodi di crisi. Questo grazie al potere evocativo di un brand, il made in Italy, sinonimo di

P

qualità, innovazione nel solco della tradizione e della creatività. Innovazione che è sempre più legata all’affermarsi di start up, che stanno portando nuova linfa alla crescita imprenditoriale, ma che spesso richiedono un più forte orientamento sull’estero. Sono queste due delle linee di azione del sistema delle Camere di commercio italiane all’estero. Come Camere, stiamo lavorando per l’affermazione del prodotto made in Italy, contrastando ciò che italiano non è, ma che per assonanza richiama al nostro Paese, ovvero l’Italian sounding. Ciò vale in particolare in ambito alimentare, dove il “falso italiano” alimenta un giro d’affari di circa 60 miliardi di euro, di cui 54 riguardano l’imitazione dei nostri prodotti. Qui l’impegno camerale è forte, sia su mercati in crescita per i prodotti italiani, come gli Stati Uniti, che su quelli di primo riferimento,

come quelli europei. Il biennio 2016-17 vedrà infatti le 9 Ccie presenti negli Stati Uniti, Canada e Messico protagoniste di una Campagna promozionale per la valorizzazione del cibo 100 per cento made in Italy promossa dal Ministero dello Sviluppo economico con l’organizzazione d’incoming in Italia di operatori del food, opinion leader e influencer e di eventi di promozione. Anche sul fronte europeo, il contrasto all’Italian sounding è al centro in Germania dell’iniziativa delle Ccie di Francoforte e Monaco di Baviera, che hanno costituito un’Associazione “Italian Sounding” per rappresentare gli imprenditori italiani e agire contro le violazioni a danno dei consumatori. Questa azione ha portato di recente al

ritiro dal mercato di alcune produzioni. Sul tema dell’innovazione stiamo sostenendo l’azione di start up tecnologiche nella ricerca di partnership all’estero, sia in Europa che fuori, collegando più strettamente queste realtà con imprese omologhe per sfruttare opportunità di collaborazione non solo tecnologica, ma anche produttiva e di mercato. Queste iniziative testimoniano quanto la rete delle Ccie, per il suo radicamento all’estero e il suo approccio business oriented, sia interlocutore fondamentale quando si tratta di consolidare all’estero i nostri prodotti, aprendo nuove strade alle imprese che vogliono intraprendere con consapevolezza il percorso dei mercati internazionali.

Agganciarsi alle catene globali del valore

di Giacomo Govoni

LE ECONOMIE MATURE CONOSCONO LA FORZA DEL MADE IN ITALY E SONO PARTNER FIDELIZZATI. DIVERSO È PER I MERCATI GIOVANI, DA AGGREDIRE «ADEGUANDO LA FILIERA DISTRIBUTIVA E I SERVIZI»

A

nalizza il posizionamento estero del sistema produttivo italiano, mette a fuoco la specializzazione internazionale dei diversi Paesi, monitora i processi di delocalizzazione e il grado di competitività della nostra economia. Questi i temi cardine su cui si concentra l’attività della Fondazione Manlio Masi che dal suo Osservatorio nazionale per l’internazionalizzazione e gli scambi, misura l’evoluzione del profilo internazionale del nostro Paese negli ultimi anni. «L’aspetto paradossale dell’Italia – sottolinea il presidente della Fondazione Beniamino Quintieri - è che spesso è più apprezzata lontano dall’Europa che nei Paesi vicini». Come si riflette tale apprezzamento nelle nostre performance estere? In quali settori si rilevano i progressi più significativi? «Nel quadro della crisi che l’Italia ha vissuto e sta cercando di superare, le esportazioni hanno tenuto. Anzi, ultimamente abbiamo persino guadagnato qualcosa sulla quota complessiva di mercato mondiale. A tirare di più sono i settori

Beniamino Quintieri, presidente della Fondazione Manlio Masi

tradizionali della nostra economia, associati al cosiddetto made in Italy: la meccanica, la meccatronica e l’arredo, solo per citarne alcuni. Stanno facendo progressi anche i settori che oggi risultano i più dinamici sulla scena globale come la chimica e la farmaceutica, pur partendo dalla constatazione che non siamo un Paese specializzato. Buone performance anche dall’agroalimentare». Quali sono i mercati più complicati da penetrare per le imprese italiane in questa precisa fase geopolitica e in quali invece conviene investire? «È bene distinguere tra un’ottica di

breve e un’ottica di lungo periodo. Intendo dire che sebbene in questo momento si stia assistendo al rallentamento della Cina, alle difficoltà del Brasile e, per ragioni politiche, della Russia, dal punto di vista della promozione del made in Italy sarebbe un errore mollare la presa su questi Paesi. Per il resto, si segnala un ottimo andamento con potenziale vivo verso i Paesi maturi e vicini come Germania e Francia che sono ancora i nostri primi partner commerciali, ma soprattutto gli Stati Uniti, che grazie al mix svalutazione dell’euro e ripresa della crescita

sono il mercato più interessante su cui puntare. E visto che il nostro export negli Usa si concentra prevalentemente nelle zone costiere, abbiamo una presenza marginale all’interno che dobbiamo assolutamente potenziare». In quali aspetti ritiene che la capacità del sistema Italia di “vendere” il proprio valore all’estero sia ancora debole e possa quindi migliorare? «La capacità di venderci e di educare il consumatore all’italian lifestyle non ci manca. Il punto debole semmai risiede nel fatto che abbiamo troppo pochi brand forti e troppe piccole imprese che devono letteralmente aggrapparsi al marchio made in Italy, non avendone uno loro da imporre. Questo è un limite che si paga soprattutto sui mercati “giovani” come ad esempio quello cinese, dove prezzo e marchio veicolano il concetto di qualità. Non è un caso che diversi brand italiani della moda e del lusso abbiano accettato di mettersi in un network con altre imprese straniere per rafforzare il loro peso sui mercati internazionali. Un fenomeno in aumento anche per via della mancanza di una catena distributiva adeguata». •


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Dove nasce la cultura del vetro di Elio Donato

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ell’industria vetraria, la platea dei competitor è variegata e spazia dalle grandissime realtà storiche europee ai costruttori dei mercati locali. «Per questa ragione, è difficile individuare un’unica chiave di volta comune a tutti i paesi e a tutti i differenti mercati». Ad affermarlo è Fulvio Puccioni, dell’azienda Glass Service, che produce tecnologie e impianti ad alto tasso di specializzazione per la lavorazione del vetro e che ha sede nei pressi di Empoli, dove la cultura del vetro esiste almeno fin dal periodo etrusco. «Al netto delle differenze che esistono da paese a paese, la competitività, in questo settore – prosegue Puccioni –, dipende quasi esclusivamente dal costante investimento in ricerca e sviluppo, che per la nostra impresa ammonta a circa il 6 per cento annuo del fatturato aziendale». In particolare, negli ultimi anni, la ricerca di Glass Service – che collabora sia con i grandi gruppi multinazionali del settore vetro cavo e container, sia con i grandi e piccoli investitori privati in settori specifici, come le lane minerali o il vetro farmaceutico – si è focalizzata sul risparmio energetico e sull’utilizzo di fonti alternative. «A fianco dell’Università di Pisa e di altri due partner locali, e con il contributo della Regione Toscana, abbiamo realizzato un impianto cogenerativo con gassificazione della biomassa legnosa, capace di produrre energia elettrica dagli scarti del legname – questo nonostante non rappresenti il nostro

La Glass Service Srl ha sede a San Miniato (PI) www.glassservice.it

DALLA TERRA DOVE LA PRODUZIONE VETRARIA HA UNA TRADIZIONE MILLENARIA AI MERCATI INTERNAZIONALI. IL PRESIDENTE FULVIO PUCCIONI SPIEGA IN QUALE DIREZIONE SI STA ORIENTANDO LA RICERCA SULLE TECNOLOGIE PER LA LAVORAZIONE DEL VETRO

OBIETTIVI DI RICERCA E SVILUPPO

90%

QUOTA DI EXPORT ATTUALE SUL FATTURATO DI GLASS SERVICE, DISTRIBUITA EQUAMENTE FRA AFRICA, ASIA ED EUROPA

core business ci ha permesso di trasferire parte del know how acquisito anche sui nostri impianti. E, ancora, in collaborazione con l’Università di Firenze, abbiamo messo a punto un misuratore di livello radar interferometrico, in grado di garantire un altissimo livello di precisione (più o meno 0,1 millimetri) e che non avendo nessuna parte in movimento vede ridotti al minimo gli interventi di manutenzione». Altri investimenti recenti di Glass Service sono stati dedicati sia allo sviluppo di nuovi prodotti sia all’ottimizzazione degli esistenti. «Al momento ci stiamo concentrando sull’ottimizzazione della tecnologia di combustione nei canali di formatura, cercando di introdurre qualcosa di completamente nuovo rispetto a quello che propone la concorrenza. Inoltre, l’ulteriore sviluppo della tecnologia di combustione gas-ossigeno (che ci ha visto protagonisti importanti del biennio passato), ha portato alla messa a punto di una soluzione che risparmia fino al 50 per cento di combustibile fossile. Infine, per prolungare la vita dei forni, stiamo studiando materiali refrattari a base cromica e zirconica».

Parlando di mercati, nel 2015, gli interessi di Glass Service si sono concentrati soprattutto nell’Africa subsahariana, in Asia, in Medio Oriente e nell’Est Europa, confermando il fatturato 2014, cresciuto del 15 per cento rispetto al 2013 e che, a sua volta, era cresciuto del 75 per cento rispetto al 2012. «Seppure con tutte le sue peculiarità, riteniamo che l’Africa subsahariana possa consolidare la sua crescita. Infatti, già a partire dal 2000, quest’area ha registrato una dinamica economica positiva, con tassi di crescita del Pil reale attorno al 5 per cento medio annuo. Parallelamente, il continente africano ha registrato importanti progressi nelle condizioni socio-economiche della popolazione, misurabili sia in termini di aumento del Pil pro capite sia in termini di miglioramento degli indicatori di sviluppo umano. Le ragioni sono molteplici, sicuramente l’accesso diretto ai mercati obbligazionari internazionali, il basso costo della manodopera, la disponibilità di materie prime e il rallentamento dell’economia cinese li ha aiutati e continuerà a farlo per i prossimi anni. Stando al 2016, abbiamo già in portafoglio importanti commesse per la realizzazione di im-

Fondata nel 1994, l’obie�ivo di Glass Service è sempre stato quello di proporre prodo�i ad alto tasso di specializzazione per l’industria vetraria. L’azienda, già primi anni 2000, si è sviluppata fino a lavorare su varie tipologie di vetro e ad avere un mercato diffuso in tu�o il mondo, con aree principali Africa, Asia ed Europa, e con un proge�o di espansione commerciale verso il Centro e Sud America appena iniziato. Con lo scopo di migliorare il know how, di garantire la massima affidabilità dei suoi impianti e rendere sempre più efficienti le performance di risparmio energetico, Glass Service, investe ogni anno circa il 6 per cento del fa�urato in ricerca e sviluppo. La parte prototipale, infa�i, si conferma il nodo vitale per mantenere e accrescere le posizioni di mercato, e l’impegno dell’azienda è quello di arrivare allo sviluppo di una tecnologia nuova o alternativa per la lavorazione del vetro.

pianti completi in Africa. Altro mercato che consideriamo interessante, poi, è l’area sudamericana. Questa, anche se molto eterogenea, mostra interessanti livelli di crescita e, già dagli inizi del 2015, vi abbiamo intensificato la nostra presenza commerciale – ci aspettiamo che la maggiore richiesta possa venire da impianti per la produzione di vetro per bottiglie, così come per applicazioni in settori più specifici». •


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Mercati internazionali

Un nuovo assetto nella lavorazione dei metalli di Remo Monreale

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icerca, diversificazione ed export non necessariamente sono aspetti strategici separati. Per le Pmi italiane, queste tre parole chiave indicano fattori da considerare in modo sinergico, soprattutto nel contesto economico ancora molto precario in cui sono costrette ad agire. Capita, così, che la diversificazione cui si è costretti per ampliare il proprio raggio d’azione diventi motore per un avanzamento tecnologico prezioso. È il caso della Violi Srl, fondata nel 1992 dall’imprenditore aretino Giorgio Violi. «Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 10 anni nel comparto industriale orafo nazionale ed estero – premette Violi –, la nostra azienda vanta oggi una presenza consolidata su mercati internazionali di riferimento, grazie a una gamma di prodotti completa e affidabile che ci ha permesso di acquisire il consenso e la fiducia di numerosi clienti. La situazione economica e politica non solo italiana ma mondiale, non ci è stata certo di aiuto, ma abbiamo saputo sopravvivere grazie all’innovazione che ha sempre caratterizzato l’attività. Questa si è contraddistinta per aver messo a punto macchinari tecnologicamente all’avanguardia, con una personalizzazione e una progettazione su richiesta che risponde alle esigenze dei clienti. I nostri strumenti sono avanzati e ricchi di soluzioni innovative. Internamente l’azienda dispone di comparti all'avanguardia che valorizzano la professionalità di ogni ciclo. Poi, cerchiamo di introdurre la nostra azienda nei mercati di tutto il mondo partecipando a fiere di settore e sviluppando

IL CASO IMPRENDITORIALE DI GIORGIO VIOLI FA DA ESEMPIO IN UN SETTORE CHE NELLA DIVERSIFICAZIONE VEDE IL VOLANO PER UN AMPLIAMENTO SUI MERCATI INTERNAZIONALI. «E IN QUESTO SENSO L’INNOVAZIONE È TUTTO»

SEGNALI DI RIPRESA

Il recupero di metalli preziosi da schede ele�roniche ha fa�o incrementare le vendite sui mercati internazionali nuove applicazioni. Grazie a ciò, vantiamo una clientela dai nomi importanti a livello mondiale, che ci rende orgogliosi del nostro lavoro ed è un grande stimolo a migliorarci». Violi srl è considerata azienda di riferimento per la progettazione e la realizzazione di macchinari industriali dedicati a vari tipi di lavorazione. «La nostra specializzazione – continua Violi – comprende il settore orafo, industriale e il recupero di metalli preziosi. Nel settore industriale i macchinari principali sono raddrizzatori per fili, barre e profili complessi anche con sistema di taglio a rulli iperbolici o con sistema rotativo e compattatori idraulici per trucioli e scarti metallici. Ma, oltre a questo, possiamo dire che la crisi

La Violi Srl ha sede a Monte San Savino (AR) www.violimacchine.it

dite sui mercati internazionali». Per il settore del recupero dei metalli preziosi la Violi ha progettato, costruito e brevettato una macchina unica al mondo nel suo genere. «Si tratta di uno strumento per staccare i componenti dalle schede elettroniche – dice Violi –, una macchina che costituisce la prima parte di un ciclo completo per il recupero dei metalli preziosi, partendo da una scheda elettronica intera e arrivando a un prodotto monetizzabile con procedimento semplice ed ecologico. Questo processo è il frutto di un’esperienza che parte dal settore orafo dove il recupero di ogni grammo di materiale è fondamentale, trasportando questo metodo e studiandolo in modo appropriato a un altro settore con la stessa finalità». •

ci ha aiutato a crescere. Abbiamo sviluppato altri settori con studi di mercato e ricerche di prodotti. È così che sono nate nuove tipologie di macchinari che ci hanno permesso di inserirci in nuovi ambiti: in particolare, il recupero di metalli preziosi da schede elettroniche ha fatto incrementare le ven-

RICERCA AL PRIMO POSTO Giorgio Violi, titolare della Violi Srl, ripercorre le tappe fondamentali dell’azienda aretina. «Nata nel 1992 come azienda costru�rice di soli macchinari per il se�ore orafo – dice Violi – nel 1995 inizia lo sviluppo della lavorazione di tubo da colata continua per la produzione di anelli, cambiando il vecchio sistema e portando notevoli vantaggi anche depositando un breve�o per una trafila idraulica di nuova generazione, con potenze di tiro da 10 a 30 mila chilogrammi. Con il passare degli anni abbiamo sviluppato altre macchine per completare questa lavorazione con sistemi di raddrizzatura a rulli iperbolici per tubi o barre e compa�atori per tra�are trucioli e scarti di lavorazione o�imizzandone la fusione. Il relativo ciclo di lavorazione è stato presentato nel mondo dell’industria metalmeccanica con la partecipazione a fiere internazionali specifiche. Le necessità dei clienti ci hanno portato a sviluppare ulteriori linee di trafilatura e raddrizzatura per tubo, fili e profili speciali anche con sistema di taglio a misura. Lo stesso è stato per la compa�azione, costruendo bricche�atrici e compa�atori per il tra�amento di trucioli e scarti di lavorazione da macchine utensili per o�one, inox, alluminio, ghisa e altri materiali. Al momento la Violi possiede 13 breve�i a dimostrazione della continua ricerca ed innovazione».


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Impianti elettrici per terziario e industria

di Emilio Macro

COMMESSE PUBBLICHE, SETTORE TURISTICO INTERNAZIONALE ED ENERGIE RINNOVABILI. QUESTE LE PRINCIPALI AREE DI INTERVENTO SEGUITE DALLA FIORENTINA TECNO TRADE INTERNATIONAL SRL. LA PAROLA A LEONARDO PAOLI

L

a situazione del settore impianti elettrici in generale sta dando piccoli segnali di ripresa. Se è vero che la crisi ha portato sul mercato una forte contrazione dei prezzi al cliente finale, parallela a una serie di aumenti per gli installatori, è anche vero che la crisi ha portato con sé una maggiore concorrenza, in particolare nelle gare pubbliche. «Questo fenomeno ha fatto sì che le percentuali di ribasso lievitassero in maniera esponenziale – e, purtroppo, si sono verificati anche casi in cui il forte ribasso ha generato pessimi lavori in termini di qualità o addirittura ha determinato l’abbandono dei cantieri». A riportare questi dati è Leonardo Paoli, uno dei soci fondatori della Tecno Trade International, azienda specializzata nella realizzazione, gestione e manutenzione di impianti elettrici e antincendio. L’azienda, che lavora nel settore terziario e industriale, nonostante le difficoltà evidenziate, nel 2015, grazie all’acquisizione di nuove commesse, ha registrato un incremento di fatturato del 30 per cento. «Il valore aggiunto che offriamo al mercato – continua Paoli – è un servizio a 360 gradi, capace di interpretare al meglio le richieste dei clienti, che si sono fatte sempre più attente. Anche l’utente privato, grazie a Internet, è informato su costi e convenienza di una soluzione rispetto all’altra. Per questo, compito dell’installatore è consigliare e gestire la commessa per far emergere quegli aspetti che vanno al di là del costo dell’intervento, come l’esperienza consolidata e gli ottimi rapporti con i distribu-

PROFILO E CERTIFICAZIONI

+30%

INCREMENTO DI FATTURATO REALIZZATO DA TECNO TRADE INTERNATIONAL NEL 2015 GRAZIE ALL’ACQUISIZIONE DI NUOVE COMMESSE

tori di materiale». Interlocutori di riferimento di Tecno Trade International sono, da una parte, gli enti pubblici della regione Toscana – l’azienda partecipa a circa centoventi bandi l’anno – , dall’altra il settore turistico. «Questo rappresenta il 40 per cento del nostro fatturato. Si tratta soprattutto di villaggi turistici all’estero, come alle Maldive o a Zanzibar. Inoltre, stiamo valutando la possibilità di ampliare il raggio

La Tecno Trade International Srl ha sede a Signa (FI) - tti@tecnotradesrl.it

di azione a nuovi mercati, come le Filippine e la Costa Rica. Siamo molto flessibili anche per quel che riguarda i contesti di intervento, dato che nei decenni, abbiamo fatto esperienza in svariati settori: dall’ospedaliero alle illuminazioni stradali e all’ecologico (con i lavori per il termovalorizzatore di Agliana – PT), passando per il commerciale, dove abbiamo anche curato la progettazione, oltre alla realizzazione, degli impianti elettrici e di illuminazione dei punti vendita dell’ex gruppo Imperial». Altro focus strategico è quello delle energie alternative. «Abbiamo rivolto particolare attenzione alle energie rinnovabili fin dal 2005, presentandoci sul mercato con preparazione e professionalità. La nostra è una politica ambientale che mira a conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali, in un’ottica di progressiva emancipazione dalle energie tradizionali. Per questo, fin dall’inizio abbiamo lavorato per diffondere tecnologie a basso impatto ambientale e promuoverne l’utilizzo in larga scala. In questo ambito, ci occupiamo sia dello studio di fattibilità, sia della progettazione, fornitura e installazione di impianti fotovoltaici e a biomasse». Da questo filone di business si diramano le future prospettive della Tecno Trade International. «Sicuramente, nei prossimi anni, le innovazioni tecniche dedicate al risparmio energetico saranno sempre più sotto la lente di ingrandimento. A questo proposito, di recente, abbiamo acquisito una commessa per la gestione

Dall’iniziativa di Mario e Leonardo Paoli e dalla fusione di due società preesistenti (Paolimport e Tecnilux), nel 1993, viene fondata la Tecno Trade International. L’esperienza ultra quarantennale dei soci, il continuo impegno nello svolgimento dell’attività e la continua ricerca di nuove metodologie di lavoro hanno fatto sì che oggi la società riscontri una costante crescita di mercato, che dal territorio regionale e nazionale si è esteso anche all’estero. A convalidare il modus operandi della Tecno Trade International ci sono gli attestati di qualificazione all’esecuzione dei lavori pubblici (Soa per le categorie: Og10, Og11 e Os30), e le certificazioni Iso Uni 9001:2008 e la certificazione del sistema qualità Iso 9001, che garantisce che i processi costruttivi e organizzativi adottati rispondano ai requisiti stabiliti dal manuale di qualità e dai protocolli delle singole procedure.

dell’illuminazione pubblica di un comune in provincia di Frosinone. Il progetto viene portato avanti con la formula del finanziamento tramite terzi, ovvero, proprio ed esclusivamente grazie al risparmio energetico ottenuto siamo riusciti a rinnovare tutto il parco lampade del territorio comunale, utilizzando LED di ultimissima generazione. Così, sono state risparmiate risorse in termini di materie prime, è stato limitato l’impatto ambientale e l’intervento non ha gravato sulla collettività»..•


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Politiche economiche

Il rilancio della città del Giglio di Francesca Druidi Quali priorità individua per Firenze nel 2016? LEONARDO BASSILICHI: «Firenze negli ultimi decenni ha scontato troppo immobilismo e si è adagiata su una rendita economica e di posizione che ci ha fatto allontanare dalle esigenze delle imprese, oltre che di residenti e visitatori. Da qualche anno, la musica è cambiata e lo si vedrà sempre di più. Firenze è un luogo unico; il bello è che, accanto a quei centri di arte e cultura apprezzati in tutto il mondo, ha un tessuto produttivo forte che, come Camera di commercio, stiamo provando a rafforzare sempre più. Basti pensare al fatto che tantissime imprese, anche multinazionali, grazie al lavoro svolto insieme alle altre istituzioni, adesso investono centinaia di milioni di euro e trovano il nostro territorio sempre più adatto alle loro esigenze. Ecco, il 2016 è l’anno in cui bisognerà consolidare ed estendere tutto questo a una platea sempre più vasta di cittadini e aziende. Basta essere timidi, la crescita economica va stimolata con ogni mezzo e noi siamo qui per fare proprio questo». JACOPO DE RIA: «La nuova pista per l’aeroporto e la riorganizzazione del polo fieristico della Fortezza da Basso sono i due asset che dovrebbero fare da volano per un cambio di passo significativo di Firenze. E poi c’è la questione

IL CAPOLUOGO TOSCANO È IMPEGNATO A SCOMPAGINARE LE RENDITE DI POSIZIONE PER COSTRUIRE UNA CITTÀ METROPOLITANA A MISURA DI CITTADINO, DI IMPRESA E DI TURISTA. INCREMENTANDO LA PROPRIA VOCAZIONE INTERNAZIONALE, POTENZIANDO LE INFRASTRUTTURE E RISOLVENDO I PROBLEMI GESTIONALI DI UN PATRIMONIO DI COMPETENZE E BELLEZZE APPREZZATO IN TUTTO IL MONDO

Leonardo Bassilichi, presidente Camera di Commercio Firenze

Jacopo De Ria, presidente Confcommercio Firenze

Alessandro Vi�orio Sorani, presidente Confartigianato Firenze

della tramvia. Confcommercio non è mai stata negativa nei confronti del Comune e dei lavori da svolgere su questo fronte, però bisogna rispettare i tempi, non come è successo per la linea 1: tante aziende hanno chiuso nei 9 anni necessari ad avviarla. Questo è un aspetto importante per i nostri commercianti e per tutte le persone impat-

tate dalla tramvia».

nizione del futuro dell’aeroporto e il rilancio del polo fieristico. Tutto ciò andrebbe a rafforzare il settore del turismo e, di conseguenza, la cultura e l’artigianato». Con quali strategie si può sostenere la vocazione internazionale della città? L.B. «Accoglienza e infrastrutture. Abbiamo la fortuna di non essere secondi a nessuno come brand nel mondo; per trasformare questa posizione virtuale in qualcosa di concreto, bisogna rendere la città sempre più vivibile e raggiungibile. Sto pensando ad azioni che si stanno già facendo e che vanno accelerate: un aeroporto rinnovato e funzionale con una pista che ci possa connettere direttamente all’Europa dell’est, al Medio Oriente e al nord Africa; una fiera capace di accogliere congressi e manifestazioni internazionali in maniera competitiva; il completamento di una mobilità interna efficace a iniziare dalle nuove linee della tramvia; un inceneritore che dia certezze sui costi dei servizi a cittadini e imprese, senza spostare problemi irrisolti nei decenni che verranno». J.D.R. «È già stato fatto molto in questo senso, contando sulla fortuna di avere due brand già riconoscibili nel mondo quali Florence e Tuscany. Una strategia efficace potrebbe essere quella di organizzare eventi molto qualificati e qualificanti per la città con una certa continuità e possibilmente in un periodo di bassa stagione. Ripete con costanza un evento significa farlo

ALESSANDRO VITTORIO SORANI: «Le priorità per Firenze dovrebbero prevedere interventi per il completamento dell’operazione di rilancio della città. Indubbiamente includono tre azioni chiave: la conclusione dei lavori della tramvia, in modo da riportare la viabilità di nuovo a livelli accettabili; la defi-

LEONARDO BASSILICHI:

Siamo la terra del buon vivere e non dobbiamo disperdere questo retaggio, valore acquisito con le nostre produzioni di altissima qualità, da quelle agroalimentari a quelle della moda, da quelle ingegneristiche a quelle dell’artigianato di qualità


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Industria Toscana • Marzo 2016

diventare un appuntamento fisso. E questo è importante nell’ottica di attrarre non solo nuovi viaggiatori, ma anche fidelizzare i visitatori. Un po’ come accade per Parigi o Londra, dove i turisti si recano più di una volta». A.V.S. «Firenze nasce città internazionale e, in un certo senso, per decenni ha vissuto di rendita senza particolari impegni o strategie. Ma in questi anni, per la prima volta, stiamo assistendo alla messa in atto di progetti, strategie e piani concreti. L’imminente rivoluzione della Fortezza che porterà a Firenze un polo fieristico di primo livello, per esempio, ma anche il forte impegno di Comune e Regione a favore del turismo e il tentativo di valorizzare categorie come l’artigianato stanno concretamente sostenendo la vocazione internazionale di Firenze». Il sindaco Nardella ha dichiarato: “Penso che la città stia vivendo la più grande rivoluzione degli ultimi 150 anni che non è ancora stata completata”. Quali sono criticità e prospettive della città metropolitana? L.B. «Ha perfettamente ragione, siamo al centro di una profonda e benefica trasformazione che non riguarda solo il quadrilatero del centro, ma tutta l’area fiorentina. E meno male. La dinamica del campanile va bene per i cori da stadio, ma deprime lo sviluppo quando viene spostata sul piano istituzionale ed economico. Non è un caso che - insieme a Comune, Città metropolitana e Regione - ci stiamo impegnando nella ristrutturazione della Fortezza da Basso, la sede della fiera, affinché diventi punto di riferimento per tutta la ricettività di alto livello nella regione. Quando arrivano 34mila congressisti dall’altro capo del mondo con le rispettive famiglie, desiderano trovare un luogo ospitale, con servizi di eccellenza e organizzazione impeccabile. Quando vengono offerti

JACOPO DE RIA:

La nuova pista per l’aeroporto e la riorganizzazione del polo fieristico della Fortezza da Basso sono i due asset che dovrebbero fare da volano per un cambio di passo significativo di Firenze significa che insieme abbiamo raggiunto un obiettivo importante per tutto il territorio, indipendentemente dai confini geografici. Chi non capisce questo, è fuori dal mondo». J.D.R. «Il timore è che questa città diventi un po’ una sorta di Disneyland, dove in un solo chilometro quadrato si concentra tutto. Diventa allora opportuno destagionalizzare ma anche delocalizzare alcune attività in modo che altre aree di Firenze possano usufruire dei flussi del centro. I temi della sicurezza e del degrado devono inoltre godere della massima attenzione. Confcommercio se ne occupa da sempre, organizzando ogni anno un focus sulla sicurezza delle città e delle città metropolitane, dove questi meccanismi e fenomeni vanno tenuti partico-

larmente sotto controllo. Sicurezza e degrado sono aspetti che Firenze deve tenere ben presenti: essendo un po’ l’ambasciatrice dei centri della cultura e del turismo, è importante che la città abbia una buona immagine». A.V.S. «Firenze sta cambiando volto, si sta adeguando ai tempi e sta facendo di tutto per diventare un player mondiale tra le città di piccole-medie dimensioni. Se le prospettive sono ambiziose e i piani della macchina comunale adeguati al ruolo di Firenze, rimangono però problematiche dovute spesso alla scarsa capacità di controllo dell’ente pubblico sull’effettiva gestione di questi cambiamenti. Il rispetto dei tempi per i lavori di adeguamento della città, la scarsa concertazione con le categorie, normative nazionali in costante cambiamento: sono queste le criticità più significative. Inoltre, è importantissimo ricordare che, nei momenti di grande cambiamento, è facile che si affermino economie al limite della legalità: si pensi, oggi, alla sharing economy nel settore turistico e a come, senza adeguati controlli, sconfini con frequenza nell’abusivismo, dando vita a concorrenza sleale ed evasione fiscale». Sostenibilità, eccellenza mani-

fatturiera, cultura, turismo. Qual è l’idea di Firenze che si vuole portare avanti nel futuro? L.B. «La cosa bella è che queste anime appartengono tutte a Firenze. Siamo la terra del buon vivere e certamente non dobbiamo disperdere questo retaggio, ma questo valore non è piovuto dal cielo, bensì è stato acquisito con le nostre produzioni di altissima qualità, da quelle agroalimentari a quelle della moda, da quelle ingegneristiche a quelle dell’artigianato di qualità, nei tempi antichi come ai giorni d’oggi. La sfida di Firenze, dunque, deve essere quella di integrare al meglio tutti questi aspetti. Noi in Camera di commercio vogliamo farlo concretamente spingendo al massimo su digitalizzazione, servizi innovativi e abbattimento del muro fra mondo della scuola e lavoro, basi imprescindibili per rendere le nostre aziende al passo con la società, pronte a operare sul piano internazionale in tutti i settori, dalla manifattura al turismo. Rendere grande Firenze significa rendere grande il nostro Paese». J.D.R. «Per Firenze sono asset determinanti. Servono tutti. Penso che la città, e mi riferisco in particolare al suo tessuto produttivo, dovrebbe cercare di insistere di più sui mercati internazionali. Occorre puntare su un impiego maggiormente sinergico di innovazione e tecnologie, in modo che l’economia del territorio possa crescere ulteriormente. Su alcuni aspetti, quali l’internazionalizzazione, esistono ancora ampi margini di sviluppo e resta ancora molto da fare. Lo ribadisco, servono investimenti in innovazione e tecnologia». A.V.S. «La Firenze del futuro deve sicuramente essere una sintesi di questi tre settori che convergono nelle finalità, nella loro storia e nei target di riferimento. Firenze è sicuramente una città a vocazione turistica, una città che vanta una grande tradizione culturale e una città fortissima nel manifatturiero, in particolare per l’artigianato artistico. La Firenze del futuro deve essere una città sempre più aperta ad ogni fascia di turismo, in cui al visitatore venga offerta un’esperienza di viaggio che comprenda l’arte, ma anche le lavorazioni tradizionali artigiane. Una Firenze moderna, a portata di app, in cui passato e futuro si coniugano per offrire un’esperienza di viaggio unica e completa». •

ALESSANDRO VITTORIO SORANI:

La Firenze del futuro deve essere aperta a ogni fascia di turismo, offrendo un’esperienza di viaggio che comprenda l’arte e le lavorazioni tradizionali artigiane


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Manifattura 4.0

Una transizione guidata dai “fuoriclasse” di GG

PROFESSIONALI E «CON GRANDE SENSO DI APPARTENENZA ALL’AZIENDA». COSÌ STEFANO FRANCHI DESCRIVE GLI ADDETTI DEL METALMECCANICO, L’IMMAGINE BUONA DI UN SETTORE ALLE PRESE CON UNA CADUTA DELLA DOMANDA INTERNA CHE NON NE AIUTA IL RILANCIO

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ecuperare quasi un terzo della capacità produttiva lasciata per strada dal 2007 a oggi. Una missione al limite dell’impossibile per l’industria metalmeccanica italiana, che tuttavia l’anno scorso aveva avviato una graduale risalita, salvo poi incappare in una battuta d’arresto di fine estate prolungatasi fino al termine del 2015. Che per il settore «si è chiuso complessivamente con «un incremento medio dell’attività produttiva di poco superiore al 2,5 per cento» sottolinea Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica. Una frenata, rivela la vostra indagine congiunturale, cominciata nel terzo trimestre dell’anno scorso. In quali indicatori si rispecchia in particolare e da quali fattori è dipesa? «I risultati ottenuti tra luglio e settembre scorsi sono positivamente influen-

zati dalle dinamiche espansive del comparto automotive, mentre la meccanica strumentale si trova tuttora in una fase di stagnazione e altri importanti comparti metalmeccanici tra cui il metallurgico e i prodotti in metallo stentano a uscire dalla recessione. Risultati, dunque, ancora deludenti soprattutto se si considera che i nostri volumi di produzione restano inferiori di oltre 10 punti percentuali rispetto ai primi anni 80». In uno scenario settoriale ancora incerto, una delle note più incoraggianti riguarda l’export. In che modo la nostra meccanica mantiene il suo appeal all’estero? «Il ridimensionamento dell’attività produttiva metalmeccanica è in larga misura ascrivibile al crollo della domanda interna e in particolare alla quota relativa agli investimenti in macchine e attrezzature crollata rispetto al 2007 di circa il 30 per cento. Le espor-

tazioni hanno tenuto, crescendo di circa il 2 per cento rispetto alla fase prerecessiva ma nello stesso periodo il commercio mondiale dei prodotti metalmeccanici si è incrementato del 24 per cento. Un risultato conseguito grazie all’elevato grado di specializzazione raggiunto dalle nostre imprese, al know-how posseduto e alla capacità di sapersi adattare ai mutamenti della domanda mondiale». In quali segmenti si registrano le performance migliori? «Il segmento che ha fatto registrare le migliori performance è quello relativo alle produzioni riconducibili alla meccanica strumentale grazie anche ai forti incrementi dei flussi indirizzati verso gli Stati Uniti, diventato ormai il secondo Paese importatore di prodotti metalmeccanici nazionali diretti all’estero». Sono trascorsi pochi mesi dallo scoppio dello scandalo Volkswagen.

PRODUTTIVITÀ IN ALTALENA, MA RIPARTE IL LAVORO algono del 2,5 per cento rispetto ai primi nove mesi del 2014, ma restano ancora inferiori del 29,7 per cento rispetto a quelli rilevati nel periodo pre-recessivo. Il trend dei volumi produttivi registrati fino a settembre dell'anno scorso restituisce un quadro del settore metalmeccanico in chiaroscuro. Per un comparto dei mezzi di trasporto che guadagna il 3,3 per cento sul secondo trimestre, tutti i restanti comparti dell'aggregato segnano significativi cali di produzione. In primis le attività metallurgiche e di prodotti in metallo, che perdono l’1,1 per cento e quelle di apparecchi per telecomunicazioni e

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strumenti di precisione, in calo dello 0,9 per cento. Un arretramento che si riflette anche nella dinamica delle esportazioni nel periodo luglio-settembre, cresciute mediamente del 3,7 per cento rispetto all'analogo trimestre del 2014, ma comunque con passo più lento rispetto al rialzo del 5,2 per cento del secondo trimestre e al quello del 5,8 per cento del primo. Risvolti positivi emergono tuttavia sul versante occupazionale: stando infatti

all'indagine dell'Osservatorio Mecspe elaborata partendo dai dati di Excelsior Unioncamere, nella seconda metà del 2015 ben 3 aziende su 10 dichiaravano di voler aumentare il numero dei propri dipendenti, mentre il 64 per cento prevedeva di mantenerlo stabile. Una tendenza che proiettata sui primi 3 mesi di quest'anno consegna un previsione di circa 6 mila assunzioni in arrivo tra aziende meccaniche ed elettroniche. • GG

Stefano Franchi, dire�ore generale di Federmeccanica

Che ricadute sta avendo sul nostro tessuto industriale metalmeccanico e quanto crede potrà durare l’effetto? «Al momento è difficile quantificare le ricadute sul nostro tessuto industriale dello scandalo Volkswagen a cui si è aggiunto di recente, peraltro, quello Renault. Da un lato perché nei dati di consuntivo abbiamo registrato una significativa ripresa delle vendite di autovetture in Italia e in Europa dopo i pesanti cali registrati durante la fase recessiva. Dall’altro perché occorrerà valutare l’impatto che lo spostamento di produzioni dal gruppo Volkswagen verso altri Paesi e altri gruppi avrà sulla filiera dell’automotive italiano. Per ora possiamo dire che dalle imprese del settore non sono pervenuti segnali di calo degli ordini, ma eventuali effetti negativi potranno verificarsi solo nel caso di una riduzione del numero di auto prodotte da VW nei prossimi mesi». Nei mesi scorsi avete presentato un Monitor sul lavoro. Quali spunti sono emersi e quale profilo di lavoratore potrà contribuire alla competitività dell’azienda metalmeccanica in futuro? «Tra i dipendenti del settore metalmeccanico è emerso il grande senso di appartenenza e l’attaccamento all’azienda vista come bene comune. Siamo passati dalla “classe dei lavoratori” a “lavoratori fuori classe” il cui livello di identificazione col proprio lavoro e con l’azienda è ben più elevato di quanto non si potesse ritenere. Responsabilità e buon senso prevalgono anche laddove per la maggioranza le retribuzioni devono essere legate ai risultati dell’impresa, secondo il principio per cui la ricchezza si distribuisce solo una volta prodotta. Inoltre la disponibilità a investire i propri risparmi nell’impresa per realizzare innovazione, ricevendone in cambio un ritorno economico, coinvolge la maggioranza degli interpellati. Anche in questo senso i lavoratori sono postideologici e dei “fuoriclasse”, ovvero primeggiano in professionalità, eccellenza, (auto)coinvolgimento». •


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Il nuovo volto delle costruzioni meccaniche di Elena Ricci

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n alcuni ambiti produttivi la crisi ha imposto un nuovo modus operandi. Non si tratta solo di migliorare la qualità delle proprie realizzazioni, per aumentare la competitività in nicchie di mercato fuori dalla portata dei paesi a basso costo di manodopera. Sempre più spesso, ed è il caso di un settore come le costruzioni meccaniche, si richiede un servizio più esteso oltre che migliore rispetto al passato. È l’esempio che porta Massimo Bianchi con la sua Siderurgica Toscana Srl, che si propone come produttore di ossitaglio, taglio plasma e apparecchiature di sollevamento sottogancio. Per il titolare dell’azienda massese, la diversificazione ha rappresentato un fattore centrale che ha portato la sua attività ad acquisire nuove competenze in campi limitrofi: un impegno tutt’altro che scontato, capace di incrementare il know how e quindi le possibilità di ampliare le proprie quote di mercato. «L’azienda è giovane – spiega Bianchi –, nasce alla fine del 2010 ed eredita un’esperienza, acquisita dai suoi componenti, che è ventennale nel settore delle costruzioni meccaniche, navali e artigianali oltre che nel campo dell’ossitaglio (Fe) e del taglio plasma (Fe Aisi Al), la nostra attività principale. Negli anni, abbiamo seguito un piano di adeguamento e ristrutturazione tecnologica e organizzativa al fine di poter offrire ai clienti un valido servizio di supporto, non solo in termini produttivi ma anche di progettazione e ingegnerizzazione delle gestioni

LE PERFORMANCE DELLE NUOVE ATTREZZATURE SU CUI LE PMI ITALIANE DEL SETTORE PUNTANO PER RESTARE AL PASSO DEI COMPETITOR INTERNAZIONALI. MASSIMO BIANCHI ENTRA NEL DETTAGLIO DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE E PROGETTAZIONE

La Siderurgica Toscana Srl ha sede ad Avenza (MS) www.siderurgicatoscana.com

delle commesse». La Siderurgica Toscana srl svolge la propria attività nel polo industriale di Avenza (MS) all’interno di un complesso industriale molto esteso. «I 50mila metri quadrati totali di cui siamo parte, la metà circa coperti – continua Bianchi –, sono fondamentali per operare secondo le esigenze che abbiamo. La nostra attività principale

come tagliatori, infatti, prevede l’uso di diverse tecnologie. L’ossitaglio, per esempio, permette il taglio di lamiere di diversi spessori, disponiamo di tre macchine a controllo numerico in grado di eseguire tagli su qualsiasi sagomato. Le dimensioni del taglio sono di 3 metri in larghezza e 12 in lunghezza. Lo spessore del taglio va da 3 a 350millimetri. Il taglio plasma garanti-

SOLLEVAMENTO SOTTOGANCIO Massimo Bianchi, titolare della Siderurgica toscana, entra nel de�aglio delle possibilità offerte dalle apparecchiature che l’azienda massese possiede per il sollevamento so�ogancio. «Ci proponiamo – dice Bianchi – come produ�ori di apparecchiature in questo ambito e in archivio abbiamo più di 400 matricole assegnate ad altre�ante a�rezzature, che risultano uniche. Finora abbiamo realizzato bilancini con portata da 0,1 fino a 200 tonnellate. Una prerogativa dell’azienda è la realizzazione custom di queste apparecchiature. Si possono realizzare bilancini di sollevamento su disegno del commi�ente su nostra proge�azione, in ogni caso me�endo a disposizione tu�a la nostra professionalità ed esperienza. Assieme al cliente, si ricerca la soluzione più corre�a per i problemi di sollevamento e movimentazione che spesso sono specifici e unici. In particolare, abbiamo realizzato bilancini monotrave fissi e regolabili, bilancini a H, bilancini a croce, bilancini a forbice, bilancini distanziatori, ganci per paioli/siviere, ganci per coils, a�rezzatura per la movimentazione di carpenterie in reparto verniciatura e molti altri. Ogni a�rezzatura è marcata CE, ha i relativi schemi di carico e relazione tecnica. A breve sarà anche potenziato il sito in modo da poter effe�uare ordini on line inserendo la sagoma che si vuole realizzare e ricevere automaticamente il preventivo per la fornitura».

sce le stesse prestazioni, fatta eccezione per lo spessore del taglio che va da 3 a 60 millimetri, oppure 80 in separazione. A breve sarà anche potenziato il sito in modo da poter effettuare ordini on line inserendo la sagoma che si vuole realizzare e ricevere automaticamente il preventivo per la fornitura e i tempi di consegna». L’impresa guidata da Bianchi gestisce anche la realizzazione di carpenterie metalliche e particolari per costruzioni meccaniche. «Le costruzioni in carpenteria metallica – dice il titolare – sono realizzate in officine partner. I nostri prodotti trovano spazio in settori come la meccanica industriale, automazione e costruzioni speciali. Per anni abbiamo progettato e realizzato gru a ponte monotravi e bitravi, gru a bandiera e monorotaia. Oggi siamo concentrati nel realizzare bilancini di sollevamento e attrezzature sottogancio custom, su disegno del cliente o su nostra progettazione. I principali settori industriali per i quali l’azienda opera comprendono costruttori di macchine per il marmo e per la carta, il settore del sollevamento e quello navale. Da qualche tempo, inoltre, ci arrivano più richieste di fornire particolari di carpenteria finiti. Per questa nuova produzione stiamo collaborando con altri partner, grazie ai quali ora siamo in grado di fornire carpenterie finite e gestire così una commessa per intero». Il parco macchine da taglio della Siderurgica Toscana segue il principio di modernizzazione che permette all’azienda di ottenere il grado di efficienza cui aspira. «Abbiamo tre macchine che differiscono per lo spessore massimo di taglio permesso. In più, possiamo fornire sagome anche in aisi 304, 316. Poi, tutte le nostre lamiere hanno il certificato di origine e l’analisi chimica del materiale; a richiesta possono, inoltre, essere eseguiti controlli non distruttivi. Infine, possiamo anche fornire supporto per il conto lavorazione, dove il cliente fornisce le lamiere (che siano in Fe Inox o alluminio) e noi provvediamo all’ottimizzazione del nesting e al taglio». •


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Manifattura 4.0

Le applicazioni della meccanica di Renato Ferretti

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na vera ricetta anticrisi non esiste. Lo sanno bene le Pmi italiane che, purtroppo da anni, combattono periodicamente con calcoli e numeri sempre diversi, strategie basate su previsioni incerte, politica e burocrazia costantemente in agguato. Ma se la storia insegna qualcosa, è certamente la ciclicità delle recessioni, che a ruota colpiscono in modo più violento alcuni ambiti di produzione. Dal punto di vista del comparto meccanico il fenomeno è evidente. «Essere un'azienda polivalente, operando su diversi settori e avendo differenziato le produzioni, permette di subire meno le crisi che si sono succedute nei diversi periodi». A parlare è Alberto Gemignani, presidente del Cda della Apuania Corsi Srl, che opera fin dal 1929 come costruttore di macchine utensili e officina meccanica. «Secondo il momento – spiega Gemignani – abbiamo spostato da un settore all’altro le maestranze operanti in azienda e investito nella ricerca di clienti potenziali in quei settori che nel particolare momento storico avevano meno problemi e maggiori possibilità di sviluppo, riuscendo a variare la produzione in funzione di quanto offriva il mercato». Con quali risultati avete chiuso lo scorso anno? «Il trend del 2015 è stato positivo con aumento del fatturato dovuto principalmente alla vendita di alcune macchine sia nel settore presse che in quello del marmo, ciò consentirà di chiudere il 2015 in termini positivi anche per quanto riguarda i margini». Quali sono i vostri maggiori campi d’intervento? «Ci possiamo definire una presenza importante nella forgiatura, prima con la storica serie dei magli atmosferici fino all’attuale progettazione e costruzione delle presse a forgiare, costruite principalmente su esigenze specifiche con potenze di lavorazione da 6500 a 50000 kN. Nel settore Presse oleodinamiche, coniugando le nostre conoscenze, l'ammodernamento costante dell'ufficio progettazione e lo scambio continuo di informazioni con la clientela, siamo costruttori di Presse oleodinamiche per diversi settori che variano dallo stampaggio normale della lamiera allo stampaggio con cuscini in gomma (elastofor-

UN AMBITO TRASVERSALE A MOLTI SETTORI INDUSTRIALI PERMETTE UNA RIDISTRIBUZIONE DELLE COMPETENZE. «UNITO A UNA FORTE INNOVAZIONE, FORMA UNA STRATEGIA OTTIMALE CONTRO GLI EFFETTI DELLE RECESSIONI CICLICHE». L’ESPERIENZA DELL’APUANIA CORSI

matura) molto utilizzato nel settore aeronautico. In tale settore è stata molto efficace l'interazione con i clienti e lo sviluppo delle nuove macchine ha portato la nostra azienda a fornire diverse presse a primarie aziende del settore, come una pressa da 10000 kN con Cnc all'Alenia Aeronautica di Casoria e altre importanti Ditte del medesimo polo della zona di Caserta quali Tesi Costruzioni Aeronautiche, la Costruzioni Aeronautiche Tecnam e la Laer».

Come descrivereste le caratteristiche principali che vi distinguono? «Per quanto riguarda il settore stampaggio-forgiatura dove sviluppiamo presse, trafile e macchine per usi diversi, la nostra forza e peculiarità da sempre sta nel costruire le macchine cosiddette “su misura” progettando delle macchine speciali con caratteristiche specifiche per la produzione di determinati prodotti, così da ottimizzare i vari cicli di lavoro richiesti

per le produzioni stesse e ottenere vantaggi sia in termini economici sia qualitativi. I nostri tecnici progettisti studiano assieme ai clienti la macchina più idonea, che viene poi costruita utilizzando gli ultimi ritrovati della tecnologia per la progettazione e successivamente per la costruzione utilizzando materiali e componenti di ultima generazione Tutto ciò, in collaborazione con partner tecnici di primarie aziende italiane ed estere. Nel settore marmo abbiamo progettato e costruito macchine all'avanguardia con tecnologie moderne e innovative, brevettandole, tali innovazioni riguardano l'utilizzo delle macchine nelle varie fasi di taglio del marmo con vantaggi sia in termini di semplificazione, sia per quanto riguarda la sicurezza, senza naturalmente tralasciare la produt-

INNOVAZIONE

Uno degli ultimi studi nel pipeline ha portato alle presse che stampano dei T con l'uso dell'idroformatura


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Alberto Gemignani, presidente del Cda della Apuania Corsi Srl, che ha sede a Carrara (MS) www.apuaniacorsi.com

INNOVAZIONE BREVETTATA

50.000 KN

LA POTENZA MASSIMA RAGGIUNTA DALLA APUANIA CORSI SRL NELLA PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI PRESSE OLEODINAMICHE

tività richiesta dagli imprenditori. Il nostro sforzo in questo settore, che viviamo anche per la localizzazione della nostra sede in “prima persona”, è costante e principalmente teso a rendere sicura al massimo le nostre macchine, in un contesto di utilizzo difficile quanto pericoloso qual è il mondo estrattivo e di lavorazione del marmo». Tutto ciò in quale raggio d’azione vi colloca? «Il mercato principale attualmente è quello nazionale nei vari comparti, per esempio Napoli-Caserta per il settore aeronautico, Carrara e Verona per quanto riguarda il settore marmo, il Nord Italia in genere per il settore forgiatura e stampaggio acciaio. Ovviamente stiamo potenziando i contatti per aumentare le vendite anche nei mercati esteri, credendo che i nostri prodotti abbiamo tutte le caratteristiche per “sfondare” anche in quei mercati. Essendo poi partner da diversi anni del Gruppo GE, al quale forniamo componenti specifici per le loro macchine atte all'estrazione del petrolio e gas in tutto il mondo, è sottointeso che una grossa parte di quel prodotto va oltre confine. Altro comparto dove siamo presenti e dove abbiamo fornito macchine innovative, è il settore del tubo (pipeline) dove le maggiori aziende utilizzano macchine da noi realizzate».

Quali sono le novità in questo ambito? «Uno degli ultimi studi nel pipeline ha portato alla realizzazione di presse che stampano dei T, anche di notevoli dimensioni, con l'uso dell'idroformatura. In questo campo sono stati affrontati diversi problemi e abbiamo sviluppato Presse oleodinamiche per la produzione tradizionale di T a caldo ma anche lo sviluppo di presse per l’idroformatura che consente di “stampare” a freddo con l'uso di acqua dei T che presentano caratteristiche strutturali e qualitative molto elevate dovute alla particolare tipologia di formatura. Tali presse utilizzano pressioni e potenze elevate, che consentono la formatura di T di spessori elevati per materiali speciali. Questi sono utilizzati, per esempio, nel settore del pipeline delle centrali nucleari, dove sono richiesti standard elevati di sicurezza e qualità». E per quanto riguarda, invece, il reparto del marmo? «Da qualche anno siamo rientrati a pieno titolo nel settore progettando, brevettando e costruendo nuove macchine utensili con il nostro marchio. Dal 2011 è stata immessa nel mercato una macchina innovativa a filo diamantato, all'avanguardia nel settore. Si tratta delle MF3000 e MF5000, la cui peculiarità è di non avere necessità di binari, sono fisse con sistema

di piazzamento e autolivellamento oleodinamico, grazie al sistema “brevettato” di recupero automatico del filo diamantato, che nel Modello 5000 arriva a 20 metri, una tavola girevole consente di operare su piani di taglio secondo diversi angoli e posizioni. La mancanza di binari elimina piazzamenti lunghi, faticosi e laboriosi e consente il piazzamento anche nello stretto, riducendo di circa un quarto gli spazi necessari alle altre tipologie di macchine utilizzate per gli stessi scopi». Quali sono gli altri principali vantaggi di questa macchina? «Il vantaggio della riduzione degli spazi si traduce in maggiore sicurezza per gli operatori e a tal fine la macchina è dotata di sistemi di controllo automatici del filo che garantiscono arresto in caso di sovratensione. Poi, la versatilità dell'utilizzo delle nostre Macchine a Filo viene esaltata quando si utilizza per la riquadratura dei blocchi nel piazzale, dove si sfruttano tutte le varianti di movimentazione. Con l'uso di un semplice telecomando è sufficiente un solo operatore per piazzare e utilizzare la macchina con una riduzione drastica della movimentazione dei blocchi da riquadrare. Infine, l'uso in cava ha mostrato che la MF3000 o 5000 permette di effettuare tagli al monte che altre macchine non riescono a eseguire, con risparmio notevole di tempo nel piazzamento e maggiore sicurezza poiché il filo esposto diminuisce notevolmente». A cosa state lavorando ora per il prossimo futuro? «Stiamo potenziando con investimenti notevoli il reparto macchine utensili, già attualmente fornito di macchinari nuovi e tecnologicamente all'avanguardia. Continuiamo a investire in ricerca, sviluppo e qualità, il contatto diretto con gli utilizzatori e le loro continue richieste servono da input per sviluppare tecnologie e nuovi strumenti, anche se l'investimento più importante è quello sul personale, che deve essere formato con stage di aggiornamento continui in tutti i settori». •

Alberto Gemignani, presidente del Cda della Apuania Corsi Srl, entra nel dettaglio tecnico della una nuova macchina a filo diamantato per la lavorazione del marmo, progettata e realizzata dall’azienda carrarese. «La macchina MF 3000 – spiega Gemignani – è fissa con sistema di piazzamento oleodinamico. È un sistema brevettato di recupero automatico del filo diamantato (polmone), tavola girevole per allineamento linea di taglio comandata da consolle, rotazione di 190° del gruppo volano che consente di operare su piani di taglio secondo diversi angoli, da orizzontale a verticale, cella di carico controllo automatico rottura filo. Tutte le funzioni operative di semplice regolazione e utilizzo sono controllate da quadro comandi mobile. Presenta la possibilità di riquadrare più blocchi in sequenza nel piazzale, senza necessità di spostare la macchina o i blocchi e offre una riduzione notevole della parte “scoperta” del filo diamantato, con aumento della sicurezza. La nostra nuova macchina, una volta posta sul piazzale della cava con delle semplici forche o in alternativa con appositi ganci, rimane fissa sul terreno: una serie di martinetti idraulici stabilizzatori, situati sotto il corpo della macchina facilitano il posizionamento. Un altro aspetto innovativo è il movimento sull'asse verticale eseguito dal gruppo motore, che permette di eseguire il taglio dei blocchi di marmo presenti sul piazzale per un arco di 340°. A differenza delle macchine tradizionali, poi, in cui il recupero del filo diamantato avviene con l'arretramento sul binario, in questo caso la macchina rimane fissa mentre il filo si riavvolge grazie a un sistema di recupero interno».


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Manifattura 4.0

Soluzioni per il recupero delle acque industriali di Marco Valerio Messala

L’

acqua è una risorsa preziosa. Per far sì che non vada sprecata, però, occorrono risposte tecnologiche dedicate. In questa direzione ha orientato il proprio business la C&G Depurazione Industriale di Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze. La società, amministrata a partire dal 1979 da Lauretta Lepri, realizza progetti che prevedono il recupero dell’acqua e il suo successivo reimpiego con l’ausilio di macchinari innovativi. Fra questi, i prodotti di punta sono gli evaporatori sottovuoto doppio effetto a pompa di calore, che consentono di abbattere il costo di evaporazione del 35 per cento. «Il nostro mercato di riferimento – spiega Lepri – è il settore del recupero e trattamento dei reflui industriali. E, in particolare, con i nostri evaporatori sottovuoto ci rivolgiamo alle aziende che fanno uso di soluzioni acquose durante il loro ciclo produttivo e che hanno la necessità di recuperare acque inquinate da agenti chimici. Però, la duttilità delle nostre macchine ci consente di spaziare in altre applicazioni e la gamma comprende anche apparecchi per l’addolcimento dell’acqua in genere e per la demineralizzazione. E poiché in alcuni settori, oggi, risulta essere più importante la soluzione concentrata (cioè le materie prime) piuttosto che i distillati prodotti (l’acqua), abbiamo progettato un apparecchio per la concentrazione di mosti destinati alla

SALVAGUARDARE L’AMBIENTE CON COSTI SOSTENIBILI: LE TECNOLOGIE PER L’EVAPORAZIONE SOTTOVUOTO DELLA C&G DEPURAZIONE INDUSTRIALE, IMPRESA FIORENTINA AMMINISTRATA DA LAURETTA LEPRI produzione di vini di alta qualità». Tutte le soluzioni C&G vengono realizzate internamente dal laboratorio pilota dell’impresa. «Tuttavia, la nostra propensione alla ricerca e sviluppo e all’innovazione si declina anche nella collaborazione con laboratori universitari, che ci sostengono nello sviluppo di servizi completi e sistemi unici e personalizzati». C&G ha all’attivo la progettazione e costruzione di oltre 2mila impianti, installati in Italia e all’estero – Francia, Belgio, Spagna, Polonia, Slovenia, Indonesia, Malesia, e Brasile. «Gli ultimi dodici mesi sono stati positivi sia in termini di fatturato sia in termini di relazioni generali con i nostri partner. Infatti, nel corso del 2014 abbiamo acquisito clienti importanti sia nel nostro paese sia oltre confine. Strategico è stato l’allargamento a nuovi mercati. Siamo entrati in paesi come Grecia e Turchia e già nel 2015 auspichiamo di vedere i primi risultati di queste operazioni». A fronte di questo ottimismo, Lauretta Lepri non nasconde le criticità, che tuttavia, anche in questi anni, si confermano quelle consuete del settore. «L’installazione di impianti per la depurazione delle acque di processo rap-

TECNOLOGIA SOSTENIBILE

Le prestazioni dei nostri evaporatori permettono di ammortizzare i costi in poco più di un anno

presenta per le aziende un costo, sia per l’acquisizione della tecnologia sia per le spese di mantenimento. E nonostante l’attenzione sulla sostenibilità sia quanto mai alta, non tutti i soggetti interessati manifestano la volontà di investire sulla salvaguardia dell’ambiente che consegneremo alle generazioni future. Benché esista questa resistenza, va sottolineato che le prestazioni dei nostri evaporatori permettono di ammortizzare i costi in poco più di un anno – infatti, il consumo energetico è estremamente ridotto se confrontato con altri sistemi di evaporazione: 150 Watt di consumo per ogni litro di acqua evaporata sugli apparecchi di taglia medio-alta, e nessun altro consumo ricorrente. Inoltre, in alcuni settori il risparmio può anche essere più consistente. Per esempio, nelle attività di trattamento delle superfici (cromatura, elettrodeposizione e similari), i sali dei metalli preziosi (oro, palladio, nickel) presenti nei bagni possono essere recuperati sfruttando la nostra tecnologia, con importanti risparmi sui costi di produzione». Oltre alla convenienza, fa da stimolo alle imprese anche l’importante azione normativa dei governi locali che promuovono politiche industriali responsabili. «Da parte nostra – ricorda in conclusione Lepri –, abbiamo

La C&G Depurazione Industriale Srl ha sede a Rignano sull’Arno (FI) - www.cgdepur.it

i nostri elementi di forza per venire incontro alle esigenze delle aziende, in particolare con un servizio post vendita di altissimo livello. Siamo collegati on line con distributori, clienti e fornitori e questo ci consente di rispondere tempestivamente a ogni richiesta, anche con un team di ingegneri e tecnici pronti a intervenire direttamente in loco». •

LA GAMMA DEI SISTEMI C&G C&G fornisce tecnologie a diversi settori produttivi. Ma l’obiettivo è comune: migliorare le condizioni di un determinato liquido. La linea di produzione comprende: evaporatori sottovuoto, osmosi inversa, ultrafiltrazione, scambio ionico, demineralizzatori, trattamento chimico-fisico, filtro-presse e apparecchi speciali per la galvanica, pompe e pompe filtro per microfiltrazione (tutti prodotti conformi alle vigenti direttive Cee). C&G garantisce che nemmeno una goccia di liquido inquinante vada allo scarico fognario e che il volume del refluo da smaltire, dopo il processo, sia fortemente concentrato.


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Infrastrutture

Avanti con la crescita digitale di GG

IN TEMA DI INNOVAZIONE DIGITALE, L’ITALIA È ANCORA INDIETRO E INVESTE POCO. MA IN VISTA DELL’APERTURA DEL MERCATO UNICO EUROPEO È FONDAMENTALE CHE TESSUTO PRODUTTIVO E PA SI METTANO AL PASSO CON L’EUROPA. COME SPIEGA ELIO CATANIA

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ella corsa del Vecchio continente alla trasformazione digitale, l’Italia viaggia nelle retrovie. Lo si scopre leggendo il rapporto 2015 redatto dalla Digital economy and society index della Commissione europea, che ogni anno scatta una fotografia sullo stato delle politiche digitali dei Paesi. A metà classifica per livello di utilizzo di servizi di e-government, il nostro Paese occupa le posizioni di rincalzo nell’integrazione della tecnologia digitale da parte delle imprese e addirittura la penultima sia in termini di connettività che di uso di internet. «Il vero gap che scontiamo in questo campo – sottolinea Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale – sono i 20-25 miliardi di euro di investimenti in meno l’anno che noi investiamo, anzi non investiamo, rispetto al resto dei Paesi europei». Uno spread digitale che incide fortemente sul nostro attuale grado di competitività. Com’è cambiato il quadro negli ultimi mesi? «Sta cambiando in maniera sostanziale, perché si sono compiute scelte che ci fanno capire che il Paese si è messo in moto. Innanzitutto sul versante della pubblica amministrazione, con la pubblicazione da parte del Governo di due documenti programmatici che sono una prima assoluta: quello sulla banda ultralarga e quello sulla crescita digitale. Due testi cruciali, perché l’uno affronta il tema della copertura del territorio e le modalità di attuazione, l’altro identifica i servizi strategici che la Pa deve mettere in campo. A questi documenti sono poi seguiti dei fatti». Quali? «Innanzitutto si stanno aprendo i bandi, con relativo stanziamento di risorse, per l’assegnazione della banda ultralarga nei territori cosiddetti a fallimento di mercato. Sul versante dei servizi, la nuova leadership dell’Agid ha fatto la differenza per cui progetti come l’Identità digitale o l’Anagrafe unica vedranno entro fine anno la loro partenza esecutiva. E ancora, la presenza di Renzi al Digital day di Torino dello scorso novembre

Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale

STRATEGIA DIGITALE

Il Paese si è messo in moto, lo si evince anche dai due documenti programmatici pubblicati dal Governo: quello sulla banda ultralarga e quello sulla crescita digitale testimonia l’attenzione politica sul tema della trasformazione digitale del Paese, che io considero la discriminante per la crescita economica e per il rilancio dell’occupazione». Si parla molto di strategia digitale, ma meno della sua effettiva applicabilità in campo industriale. Quali progressi ha compiuto il nostro tessuto produttivo su questo terreno? «La conversione digitale del nostro tessuto industriale, fatto di oltre 4 milioni di Pmi, è un’altra dimensione cruciale. Anche lì siamo indietro, ma d’altronde è un problema sistemico. Eppure è proprio lì che si annidano le grandi opportunità del digitale». Attraverso quali progetti aiutate le imprese a conoscerle e coglierle? «Come Confindustria Digitale stiamo conducendo una sorta di giro d’Italia già alla decima tappa, dove incontriamo le Pmi a cui raccontiamo cosa vuol dire trasformarsi col digitale. Facciamo parlare imprenditori e artigiani che questo passo lo hanno già fatto e si scopre che tanti di loro si sono rimboccati le maniche e hanno rimesso in pista le loro aziende col commercio elettronico, integrando la catena logistica. Sono

storie che dietro hanno un leader che ci ha creduto. L’obiettivo è coinvolgere in questo cambiamento le Pmi attraverso un’integrazione con le start up, con gli incubatori e con le università, secondo il principio fondamentale di open innovation». A livello comunitario è prossimo al varo il Mercato unico digitale. Qual è la percezione di questa imminente “rivoluzione” in Italia e come si stanno muovendo le nostre aziende per farsi trovare pronte all’appuntamento? «Le aziende del settore tecnologico sono molto attente a questo passaggio, ma anche i grandi player internazionali auspicano che ci sia un mercato digitale senza frontiere. Purtroppo in Europa esistono ancora asimmetrie di regole, di comportamenti, di leggi che non fanno sfruttare a pieno la dimensione del mercato. Bruxelles ha preso in mano la questione stilando 16 azioni concrete con cui attuare questa unificazione nei prossimi tre anni. Questo aprirà opportunità enormi per tutte le imprese, anche non di matrice digitale. Finalmente saranno eliminate tutte queste barriere artificiali: pensiamo all’e-commerce, ai regola-

menti doganali, al diritto d’autore: tutti aspetti che necessitano di una visione europea». Dal cassetto del Mise è uscito da poche settimane il piano “Industria 4.0” per la digitalizzazione delle aziende manifatturiere. Quanto lo ritiene prioritario e che volume di investimenti dovrà prevedere per risultare incisivo? «Lo considero la priorità numero uno. Specie per il nostro Paese a vocazione manifatturiera, ma la cui incidenza sul Pil negli ultimi anni è scesa dal 20 per cento al 16 per cento. Abbiamo perso posizioni, ma possiamo recuperarle in fretta inseminando di digitale la manifattura 4.0. Certo, servono investimenti. A livello europeo si parla di 1000 miliardi nei prossimi 15 anni, che si tradurrebbero in circa 9 miliardi l’anno per l’Italia. Una cifra importante, col vantaggio che noi siamo già predisposti per questo salto di qualità perché la nostra manifattura è già altamente penetrata di macchine a controllo numerico, di robotica. Mettere in rete tutte queste tecnologie, estrarre dati che rappresentano valore sarà la nuova frontiera della manifattura italiana». •


Industria Toscana • Marzo 2016

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Trasporti, nuove risorse sui binari di Giacomo Govoni

PIÙ SAFETY FERROVIARIA, MAGGIOR RAPIDITÀ NEI COLLEGAMENTI REGIONALI E SVILUPPO DELLE TRATTE CONNESSE AI GRANDI CORRIDOI EUROPEI. SONO I PILASTRI DELLA STRATEGIA ITALIANA DI INVESTIMENTO NELLA MOBILITÀ SU FERRO, PRONTA A CAMBIARE PASSO

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na robusta iniezione di risorse aggiuntive per intensificare quella “cura del ferro” di cui l’Italia ha bisogno per compiere il definitivo scatto di competitività sul versante infrastrutturale. Ammontano complessivamente a 17 miliardi gli investimenti destinati alla nuova strategia sulla rete ferroviaria presentata nelle scorse settimane presso il Ministero dei Trasporti dal titolare del dicastero Graziano Delrio, dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Renato Mazzoncini e dall’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile. Un piano che, passando per gli stanziamenti inseriti nel decreto Sblocca Italia e nelle leggi di stabilità 2015 e 2016, libera 9 miliardi di euro per l’aggiornamento 2015

17 mld

GLI INVESTIMENTI PER LA NUOVA STRATEGIA SULLA RETE FERROVIARIA PRESENTATA PRESSO IL MINISTERO DEI TRASPORTI

del Contratto di programma tra Mit e Rfi, più altri 8 miliardi che saranno presto oggetto dell’aggiornamento 2016. «Il nostro Paese – sostiene Delrio - ha bisogno di investire sulla ferrovia, è dal primo giorno che lo diciamo. Deve investire tanti soldi perché abbiamo perso terreno nel trasporto merci e nel trasporto delle persone. L’alta velocità è un’esperienza di successo, ma abbiamo necessità anche in altri settori, come le ferrovie turistiche e come il trasporto delle merci». DALLA GOMMA AL FERRO, IN PIENA SICUREZZA Alla base di tutte le mosse che la nuova strategia mette in cantiere, c’è la volontà di spostare progressivamente il traffico passeggeri e merci dalla gomma ai binari riqualificando la rete nazionale con tecnologie di ultima generazione sui treni, nelle stazioni e lungo le linee, assicurando qualità e comodità per i viaggiatori, rapidità nei

Graziano Delrio, ministro delle Infrastru�ure e dei trasporti

collegamenti e soprattutto, maggior sicurezza. Dei primi 9 miliardi inseriti nell’addendum del contratto di programma Stato-Rfi 2012-2016 infatti, ben 1,7 miliardi saranno destinati agli interventi necessari a contenere i rischi nelle gallerie, nelle zone sismiche e in quelle soggette a dissesto idrogeologico. Stessa attenzione sarà riservata al rispetto dell’ambiente, attraverso la soppressione dei passaggi a livello e la protezione in sicurezza dei restanti. Circa 500 milioni infine, saranno impiegati per l’upgrading tecnologico. «Migliorare la sicurezza delle nostre reti ferroviarie è indispensabile – sottolinea il ministro – specie in seguito a quanto è accaduto in Germania. Il piano organico pluriennale e lo stanziamento che abbiamo approntato rispondono pertanto a un’esigenza primaria, perché il nostro territorio è fragile dal punto di vista del dissesto idrogeologico, con regioni particolarmente deboli sotto questo aspetto come la Sicilia, la Calabria e la Sardegna». AGGANCIARSI ALLE GRANDI RETI EUROPEE Un faro speciale puntato sulle regioni meridionali non solo in chiave sicurezza, ma in un’ottica più ampia di connessione ai grandi corridoi europei, a cui gli investimenti previsti dal Pon Infrastrutture e Reti 2014-2020 posso dare un apporto decisivo. «Il Pon – spiega Delrio - è un pezzo importante di una più complessiva strategia comunitaria che vuole migliorare l’offerta di trasporto sostenibile e portare in Italia una grande rete infrastrutturale di tipo europeo. In questo disegno il Mezzogiorno ha un ruolo centrale perché se riparte il Sud riparte l’Italia». La linea ad alta capacità Napoli-Bari, l'implementazione

della direttrice ferroviaria Messina-Catania-Palermo e i collegamenti di "ultimo miglio" ai nodi portuali del triangolo Bari-Brindisi-Taranto sono solo alcuni degli interventi localizzati nel Mezzogiorno mirati a sviluppare il corridoio Scandinavo-Mediterraneo, uno dei quattro che attraversa l’Italia assieme al corridoio Baltico-Adriatico, Reno-Alpi e Mediterraneo. Agganciarsi in maniera competitiva e intermodale a queste quattro direttrici rappresenta la strategia di fondo del piano infrastrutturale italiano, al punto che l’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma destina a questo capitolo circa 5,2 miliardi di euro. Di cui oltre 4,4 per completare gli interventi in corso e avviare i nuovi lotti costruttivi delle grandi opere sulle linee ferroviarie inserite nel reticolato continentale. «L'Italia - afferma il ministro - è una delle nazioni che ha più corridoi. Le reti Ten-T sono una grande opportunità per fare dell'Europa uno spazio davvero unico, oltre che una scelta strategica per migliorare la perfomance economica del nostro Paese». FONDI PER MIGLIORARE LA MOBILITÀ LOCALE A queste opere di respiro extra-nazionale si aggiungono da ultimo gli oltre 2 miliardi di euro stanziati per il trasporto pubblico locale, divisi tra i 750 milioni per migliorare la mobilità nelle aree metropolitane e i circa 1,3 miliardi per lo sviluppo della rete ferroviaria a servizio del trasporto regionale. «L’obiettivo - conclude il ministro - è quello di eliminare i cosiddetti colli di bottiglia nei punti di ingresso nei principali nodi metropolitani e urbani, quelli con la maggiore intensità di traffico pendolare». •


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Infrastrutture

Incidere sul futuro dei trasporti di Emilio Macro

U

n piano da 17 miliardi di euro per rilanciare e potenziare il trasporto ferroviario. Questo il dato più interessante della cosiddetta “cura del ferro”, slogan con cui ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Fs e Rfi, lo scorso 11 febbraio, hanno presentato la nuova strategia di investimenti sulla rete. Come valutano questo piano gli addetti ai lavori e le imprese del settore? Secondo Daniele Matteini, general manager di Ecm Spa, società specializzata nello sviluppo di tecnologie per la segnalazione e la sicurezza ferroviaria, e presidente di Ditecfer (Distretto per le Tecnologie Ferroviarie, l’Alta Velocità e la Sicurezza delle Reti), consorzio toscano che raggruppa centoventi aziende del settore: «Si tratta di un piano molto ambizioso, anche per i numeri messi in campo. Naturalmente, non è la prima presentazione su questi toni cui assistiamo. Al di là delle parole, serve che queste si concretizzino in fatti. Tuttavia, sembra proprio che questa volta esista la volontà di incidere sul futuro dei nostri trasporti. Anche alla luce degli evidenti benefici che, a livello Paese, la rete ferroviaria ha dato, soprattutto negli ultimi dieci anni». Tali benefici derivano principalmente dalla rivoluzione alta velocità, che ha sconvolto quello che era un modus operandi consolidato. «Si pensi – prosegue Matteini – alla tratta Roma-Milano, un tempo monopolizzata dal trasporto aereo e oggi, grazie all’alta velocità, pressoché esclusivamente percorsa in treno. Molto è stato fatto negli ultimi anni, però moltissimo è ancora da fare. Perché, se correttamente, i primi investimenti sono stati destinati al-

IL GOVERNO HA STANZIATO IMPORTANTI RISORSE PER LO SVILUPPO DELLA NOSTRA RETE FERROVIARIA. L’ANALISI DI DANIELE MATTEINI SULLA “CURA DEL FERRO”. UN AMBIZIOSO PIANO DI MODERNIZZAZIONE E POTENZIAMENTO DELL’INFRASTRUTTURA FERROVIARIA ITALIANA

95%

SONO LE TRATTE FERROVIARIE SECONDARIE SUL TOTALE DELLA RETE EUROPEA. SOLO IL 5% È ALTA VELOCITÀ l’ammodernamento dell’asse principale, adesso bisogna creare le condizioni di accessibilità a quest’asse». A fronte della capillarità territoriale della rete, quello dell’accessibilità all’asse alta velocità sembra il vero collo di bottiglia. Com’è possibile superarlo? «È proprio questo il nodo da sciogliere e che la “cura del ferro” si propone di affrontare. Infatti, l’alta velocità funziona molto bene, ma non è ancora facilmente fruibile da tutte quelle città che non giacciono sul suo asse di percorrenza. La sfida è quella di consentire agli utenti che abitano a 4050 chilometri dall’asse di sfruttarlo in maniera comoda e veloce, dunque con collegamenti frequenti ed efficienti. Questo perché la rete diffusa, che è amplissima, in alcuni casi, versa in condizioni tecnologiche molto arretrate. Tali condizioni, svantaggiose per gli utenti, determinando uno scarso uso delle tratte, hanno reso molti collegamenti secondari non più sostenibili dal punto di vista economico, in quanto non remunerativi. Adesso, però, le nuove tecnologie potrebbero cambiare la situazione, perché migliorando il servizio, da una parte, si avrebbe un ritorno dei pas-

seggeri e, dall’altra, la stessa gestione sarebbe più efficiente e competitiva anche dal punto di vista economico – le nuove tecnologie, una volta fatto l’investimento iniziale, danno, nel tempo, risparmi notevoli». Esiste anche il problema meridionale, che non riguarda soltanto la rete secondaria. Quali sono, in questo caso, le criticità? «Innanzitutto, è chiara la volontà di proseguire con l’alta velocità lungo l’asse sud est, raggiungendo così Bari e altre città della Puglia. Più complesso è il percorso per raggiungere Calabria e Sicilia, dato che dal punto di vista morfologico questi territori presentano teatri di intervento assai problematici – anche se esiste già un piano per l’alta velocità Catania-Palermo. La risposta a queste criticità non può che essere tecnologica, perché difficoltà importanti sono già state superate in altri territori, ed è provato che con capacità, tenacia e risorse adeguate non c’è sfida che sia

impossibile. A questo va aggiunto che il Meridione ha un valore strategico, sia per l’enorme bacino di utenza, sia per i numeri delle presenze turistiche. Insomma, se le risorse annunciate saranno confermate, esistono tutte le premesse per sostenere la sfida della mobilità dei prossimi anni». Un punto sul quale l’indicazione ministeriale insiste è la sicurezza, tema che vede Ecm coinvolta direttamente. «Certamente l’argomento della maggiore sicurezza, con gli investimenti per l’introduzione di nuove tecnologie, ci vede protagonisti. Il core business di Ecm sono i sistemi di segnalamento ferroviario, fondamentali per far convivere le due esigenze del settore ferroviario: estrema sicurezza ed estrema capacità della linea, e con le nuove tecnologie questo binomio sta migliorando anno dopo anno. In particolare, con la realizzazione del nuovo interlocking Hmr9, Ecm ha raggiunto il top nella sicurezza e gestione della rete, in quanto è il sistema più moderno. Questo ci ha dato un vantaggio rispetto alla concorrenza, rendendoci l’azienda da inseguire. In più, il sistema è stato acquistato da Rfi ed è già in funzione in diversi siti in Italia». A proposito di concorrenza, con quale scenario vi confrontate?

PERCHÉ INVESTIRE

Sopra�u�o negli ultimi dieci anni, la rete ferroviaria ha dato evidenti benefici al Paese


Industria Toscana • Marzo 2016

LA MISSION

Lavoriamo per far convivere le due esigenze del se�ore ferroviario: estrema sicurezza ed estrema capacità della linea «Quello del segnalamento ferroviario è un settore di nicchia. Oggi, nel mondo, si contano circa dieci aziende. La maggior parte di queste aziende sono divisioni di multinazionali e dopo che alcune storiche realtà italiane, negli ultimi decenni, sono state acquisite da grandi gruppi, allo stato attuale, Ecm è probabilmente l’unica azienda italiana del settore. Di fronte a questi giganti, noi, essendo una media azienda, puntiamo molto su quegli aspetti che le multinazionali non riescono a garantire: velocità di risposta, particolarità, customizzazione del prodotto e, fondamentalmente, una tecnologia che è quanto di più moderno offra il mercato. Infatti, nonostante le nostre dimensioni, investiamo in ricerca, ogni anno, circa il 15 per cento del fatturato, mentre, su duecento dipendenti, ottanta sono ingegneri – italiani e stranieri – impegnati in attività di ricerca e sviluppo». Potenziare le infrastrutture ferroviarie vuol dire anche un migliore collegamento con la rete europea. Qual è la situazione da questo punto di vista?

«L’Europa sta facendo molto per la mobilità ferroviaria. Nel 2015, per esempio, la Commissione ha stanziato 13 miliardi per progetti infrastrutturali nel settore dei trasporti. Inoltre, per il periodo 2014-2020, sono stati stanziati importanti fondi per la ricerca, che nel settore e per la nostra tecnologia sono strategici. Va sottolineato, però, che, a fronte dell’elevata progettualità delle nostre aziende tecnologiche, purtroppo, all’Italia manca

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la capacità di fare lobbying nei consessi europei. Così, puntualmente, le maggiori risorse vengono conquistate dai vicini francesi, tedeschi e britannici, molto più efficaci di noi nell’attrarre risorse. Detto questo, il settore ferroviario europeo è lontano dall’unificazione tecnologica». Può approfondire questo punto? «Storicamente, in Europa, ogni paese ha realizzato individualmente il proprio sistema di segnalamento ferroviario – che doveva essere diverso dai paesi confinanti per ragioni militari. Così, oggi, ci ritroviamo ventisette sistemi di segnalamento diversi, sviluppati da aziende nazionali che agiscono ancora, in ogni paese, come sostanziali monopolisti. Le cose, naturalmente, sono iniziate a cambiare, molto lentamente, dopo la seconda guerra mondiale e con l’avvio del processo di unificazione europea. Sta di fatto, però, che questa “eredità” è ancora lì – così come sono ancora lì i protezionismi nazionali nel settore ferroviario. Adesso, finalmente, siamo entrati nella fase in cui si tenta di armonizzare tutte l’Europa con un sistema unitario, che sia più performante, più elastico, più moderno, più scalabile. Questo sistema è stato individuato, ma i tempi per realizzare la copertura complessiva della rete saranno lunghi – si parla di decenni».

Daniele Ma�eini, general manager della Ecm Spa di Serravalle Pistoiese (PT) e presidente di Ditecfer www.ecmre.com www.ditecfer.eu

Se i singoli paesi europei si mostrano chiusi all’ingresso dei “vicini di casa”, in quali aree è possibile, per voi, fare export? «È vero che l’Europa è chiusa, però è anche il modello tecnologico al quale tutto il mondo guarda. Questo ci consente, come Ecm, di lavorare, oltre che in Italia, in quei paesi dove non esiste un’industria ferroviaria relativa al segnalamento molto forte. Così, lavoriamo in tutti i paesi dell’Est e in Medio Oriente. Ulteriori possibilità esisterebbero in Sud America, Estremo Oriente e Australia, ma per il momento abbiamo stabilito il nostro orizzonte entro le 4-5 ore di volo. Questo perché la fornitura dei sistemi di segnalamento non è un’operazione meramente commerciale. Il sistema di segnalamento è il core dell’infrastruttura ferroviaria, che impone la creazione di una partnership fra il paese, l’ente gestore e l’azienda che fa gli impianti tecnologici. Questa partnership prevede di entrare nel paese, stabilirsi e sostenerne la crescita tecnologica, fornire servizi di manutenzione e, soprattutto, fare formazione e trasferimento tecnologico sulla gestione della rete. È questo ciò che si aspettano i paesi da un’azienda come Ecm: un supporto duraturo in vista del loro sviluppo infrastrutturale». •

ECM PRESENTA L’INNOVATIVO INTERLOCKING HMR9 Sviluppare e proporre soluzioni per la sicurezza, il controllo e il miglioramento dell’infrastruttura ferroviaria. Da oltre cinquant’anni è questo che fa Ecm, una delle pochissime aziende italiane e forse l’unica che progetta e produce sistemi di segnalamento ferroviario. Quelle di Ecm sono tecnologie all’avanguardia, frutto di una costante tensione verso l’innovazione, la sicurezza e il miglioramento dell’impatto ambientale di mobilità passeggeri e merci. L’azienda toscana, di anno in anno, consegna a Rfi e ai propri partner esteri, sistemi di segnalamento e controllo del traffico ferroviario sempre più evoluti, sicuri, efficienti e performanti, che consentono una circolazione più fluida e ravvicinata dei convogli, riducendo così i consumi energetici e aumentando la capacità di trasporto su rotaia. Punta di diamante dei reparti ricerca e sviluppo di Ecm è l’innovativo interlocking Hmr9, una soluzione integrata completa, flessibile, scalabile e modulare. Questa tecnologia, che si basa sulle esigenze fondamentali di semplificazione e standardizzazione delle soluzioni ingegneristiche, ottimizza il rapporto fra investimenti e benefici. Inoltre, è una tecnologia aperta al futuro e orientata alla valorizzazione degli asset infrastrutturali. L’architettura Hmr9 prevede l’utilizzo del protocollo Ip, permettendo così di utilizzare come ogni supporto fisico che supporti un sistema Ethernet, così come la radio o la fibra ottica dedicate. Proprio grazie all’apertura del protocollo, l’architettura Hmr9 è aperta all’integrazione con sistemi di altri fornitori ed è anche predisposta all’implementazione con il sistema Etcs (European Train Control System).


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Tecnologie

Nuovi investimenti per la meccanica e l’elettronica LA STRATEGIA 2016 DELLA PROMEL, SOCIETÀ DEL TERZIARIO AVANZATO: NUOVO ORGANIGRAMMA, INCREMENTO DELL’EFFICIENZA AZIENDALE, RICERCA DI NUOVI MERCATI E SETTORI E AGGIORNAMENTO di Emilio Macro DELLE CERTIFICAZIONI

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opo un 2015 con fatturato sostanzialmente invariato su base annua, i prossimi dodici mesi di Promel vedranno il dispiegarsi di una strategia di rinnovamento aziendale. Come spiega Tommaso Cecchi, Amministratore Delegato dell’azienda di Impruneta: «Con l’inizio dell’anno è stato varato un nuovo assetto dirigente, che porterà a un nuovo organigramma, con l’obiettivo di incrementare l’efficienza aziendale. Nel 2015 la contrazione economica, ha influito su alcuni dei settori di riferimento di Promel: nella divisione automazione industriale per il settore Oil & Gas, benché trainante, il volume di prodotti e servizi forniti è diminuito, a fronte di un concreto aumento del livello tecnologico e di innovazione richiesto. Infatti, da alcuni anni all’attività produttiva, abbiamo affiancato anche la fornitura di servizi specialistici on-site, che completa un’offerta che va dalla progettazione alla messa in servizio dei prodotti realizzati. Di pari passo sono cresciute le competenze tecniche nel settore delle normative internazionali di vari paesi, come Stati Uniti, Canada e Russia – applicabili a tutti i nostri prodotti e in conto terzi». « Anche i nostri prodotti relativi al trattamento denaro, sviluppati maggiormente sul mercato interno,

hanno registrato una lieve flessione, alla quale abbiamo risposto incrementando la ricerca e lo sviluppo nell’ambito, con l’obiettivo di espanderci verso i mercati europei. Di contro, però, va sottolineata la crescita di forniture ad alto valore tecnologico, destinate a gruppi che lavorano

Promel ha sede a Loc. Cascine del Riccio - Impruneta (FI) www.promel.it

nel settore militare e aerospaziale, prevalentemente nell’ambito della progettazione e realizzazione di prototipi e piccole serie. Alla luce di ciò e vivendo una fase di grandi cambiamenti dei mercati, pensiamo che l’incremento dell’efficienza produttiva sia una carta vincente per sostenere questa fase così delicata». Ed

NUOVI SETTORI

Sono cresciute le forniture ad alto valore tecnologico, destinate a gruppi che lavorano nel militare e nell’aerospaziale è in questa direzione che si muovono gli investimenti di Promel nella ricerca e sviluppo. «Abbiamo allo studio la creazione di nuove linee di prodotto, accanto al miglioramento di quelle esistenti. Così, il nostro team interno dedicato all’innovazione ha sviluppato e consolidato i rapporti con l’Università di Firenze e altre aziende specializzate, in modo da mantenere le nostre conoscenze allineate all’avanzamento tecnologico». Accanto agli investimenti in ricerca di Promel, si collocano gli investimenti in nuovi strumenti di lavoro come software di progettazione 3D

meccanica ed elettrica. Nell’arco del 2015 abbiamo effettuato importanti investimenti per la ristrutturazione dell’area produttiva e per il rinnovamento del parco macchine della divisione meccanica. Tali investimenti proseguiranno anche nel 2016. In particolare, un progetto degno di nota è l’implementazione della cyber security in tutti i livelli produttivi e gestionali, a difesa del know how nostro e dei nostri clienti. Non da ultimo, il 2016 segnerà il passaggio dall’attuale certificazione Iso 9001:2008 alla norma Iso 9001:2015 per il sistema di gestione della qualità».•

IL PROFILO Promel ha iniziato la propria a�ività nel 1986 e oggi rappresenta un gruppo industriale ele�ronico e meccanico costituito da Promel e Promel Costruzioni. Le capacità proge�uali e produ�ive degli esordi, nel tempo, sono state potenziate fino al consolidamento di un vasto know how, che col supporto di adeguati mezzi produ�ivi, consente a Promel di svolgere, nel proprio ambito, a�ività di ricerca e sviluppo, proge�azione e produzione di un’interessante gamma di prodo�i e servizi specifici, rivolti al se�ore difesa e spazio, all’automazione industriale, sistemi tra�amento del denaro e alla componentistica meccanica ed ele�ronica. Negli anni, insieme all’ incremento delle a�ività su specifica del cliente, sono state create due linee di prodo�o Promel; la prima relativa ai sistemi di monitoraggio e rivelazione incendi FGP05e e FGP05s, dedicata specificatamente al se�ore Oil & Gas; l’ altra relativa al tra�amento del denaro con l’ ampia gamma di macchine per il conteggio e la divisione delle monete. Linee di prodo�o interamente proge�ate e costruite da Promel, grazie all’ esperienza maturata e al suo team di ricerca e sviluppo.


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L’eccellenza del “taglio” made in Italy di Renato Ferre�i

LE PMI ITALIANE DIMOSTRANO UNA NOTEVOLE CAPACITÀ DI RIPRESA, CHE FA LEVA SOPRATTUTTO SU COMPETENZE E KNOW HOW INVIDIABILE. L’ESEMPIO DI VALIANI NELL’AMBITO DEL TAGLIO DEL CARTONCINO NEL SETTORE CORNICI, CARTOTECNICA E STAMPA DIGITALE

L

a crisi economica internazionale e le diffuse difficoltà rilevate a partire dal 2008, e poi per tutto il 2009, non hanno certo risparmiato il comparto della meccanica. Un settore che, come altri all’interno dell’industria italiana, ha trovato nell’ampliamento dei mercati di riferimento una strategia più che efficace. Ne è un esempio la Valiani Srl, azienda fondata a Certaldo nel 1974 dai coniugi Franco e Franca Valiani e oggi guidata dai figli Nico e Giada. L’azienda fiorentina è una realtà produttiva che da oltre quarant’anni si occupa dello sviluppo e distribuzione di macchinari e sistemi per il taglio del cartone e cartoncino passepartout (taglierine professionali/plotter) nel settore delle cornici. «Ciò che ci contraddistingue – premette Nico Valiani – è la qualità tecnica e all’avanguardia dei prodotti, confermate anche dal conseguimento di numerosi brevetti internazionali. Fin dalla fondazione mio padre ha lavorato per introdurre sostanziali cambiamenti e innovazioni nel settore delle cornici e del taglio del passe-partout, per raggiungere i più alti livelli di qualità». Ma ciò non è bastato a eludere gli effetti dell'ultima recessione mondiale. «Un sensibile calo delle vendite – ricorda Nico Valiani – è stato registrato in particolar modo in quei paesi che rappresentavano per noi il mercato predomi-

90%

La Valiani Srl ha sede a Certaldo (FI) www.valiani.com

nante come gli Stati Uniti, la Cina, l’Inghilterra e il Giappone. Questo ci ha spinto a rivolgere lo sguardo verso nuove aree. Oltre al ridimensionamento dei costi aziendali e all’adeguamento di tutta l’azienda al nuovo scenario produttivo e commerciale, abbiamo individuato nuovi settori (visual comunication, packaging e abbigliamento) per i quali abbiamo realizzato macchinari da taglio con funzionalità e applicativi software

LA QUASI TOTALITÀ DEI PRODOTTI REALIZZATI ALL’INTERNO DELLA VALIANI SRL È DESTINATA AI MERCATI OLTRE CONFINE

specifici. Così, abbiamo penetrato i nuovi e i vecchi mercati in modo competitivo. Già dall’anno 2010 la trasformazione ha avviato un percorso di ripresa. In virtù di un ulteriore aumento del fatturato, poi, conseguito nell’anno 2015, l’obiettivo commerciale per il prossimo biennio non sarà solo quello di consolidare la propria posizione di leader nel settore delle cornici ma anche e soprattutto quello di ottenere ulteriori spazi nei settori emergenti del visual comunication, packaging e abbigliamento nonché consolidare le collaborazioni già avviate con i grandi nomi nel settore delle macchine per la stampa». L’azienda si propone, quindi, di ampliare notevolmente la rete vendita estera per tutti i settori emergenti «ricercando e reclutando nuovi distributori – continua Nico Valiani – in grado di supportare l’espansione ricercata e di investire ulteriori risorse per la partecipazione a intereventi fieristici internazionali e Open House. La ricerca tecnologica dell’azienda sarà quindi concentrata nell’implementazione dei modelli macchina esistenti per soddisfare le necessità anche dei più piccoli segmenti di mercato e specifici clienti offrendo soluzioni altamente personalizzate e all’avanguardia. Per il raggiungimento dei propri obiettivi, per rendere la produzione più flessibile ed essere maggiormente competitivi nel mercato globale la direzione aziendale nell'ultimo anno ha avviato, inoltre, un progetto di “Lean Trasformation” con l'obiettivo di giungere a un vero e proprio cambiamento radicale dell'impostazione fisica della fabbrica e successivamente ad un'impostazione organizzativa semplificata e maggiormente efficiente». Ma i motivi dietro al successo dell’azienda fiorentina vanno oltre. «L’ottimo rapporto qualità prezzo – spiega Nico Valiani–, l’elevata flessibilità di utilizzo e le buone capacità tecniche dei plotter, hanno permesso alla nostra azienda di conquistare in poco tempo uno spazio nei nuovi settori di investimento rivolgendosi in particolar modo a una fascia di clientela consistente, caratterizzata da piccoli volumi ed esigenze produttive diverse. Le attività di innovazione tecnologica oggi sono rivolte allo sviluppo di nuovi prodotti, sia per il consolidamento della propria posizione commerciale nel settore delle cornici sia per l'ottenimento di maggiori spazi nei settori della stampa digitale/offset, cartotecnica e abbigliamento (tessile/pelle)». •

LA RICERCA E I MERCATI

Nico Valiani, titolare della Valiani Srl insieme alla sorella Giada, elenca alcune dei clienti più importanti che hanno dimostrato di apprezzare la capacità dell’azienda fiorentina. «A�ualmente esportiamo con successo in oltre se�anta paesi nel mondo e vantiamo tra i nostri clienti le più prestigiose istituzioni nel se�ore: come il museo del Louvre, il museo d’Orsay, la New York Public Library, i Musei Vaticani, il museo Hermitage, la White House Comunication Agency in Washington D.C., il MoMA Museum of Modern Art, il Ge�y Museum, il National Museum di Tokyo e molti altri. Ma la nostra ricerca tecnologica si concentra nell’implementazione dei modelli macchina esistenti per soddisfare le necessità anche dei più piccoli segmenti di mercato e specifici clienti, offrendo soluzioni altamente personalizzate e all’avanguardia. Lo studio tecnico sarà in particolar modo rivolto a migliorare le funzionalità e capacità produ�ive in termini qualitativi e quantitativi con l’obie�ivo di mantenere comunque un ottimo rapporto qualità prezzo».


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Tecnologie

Process Cooling, l’innovazione è italiana di Remo Monreale

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n ambito raffreddamento e termoregolazione di processi industriali, la padronanza delle tecnologie termodinamiche di ultima generazione non è l’unico aspetto da tenere in considerazione. Per le imprese dedite alla progettazione e realizzazione di questi strumenti, la possibilità di una produzione custom fa la differenza. «Per questo bisogna avere una profonda conoscenza dei processi produttivi in cui i propri prodotti saranno inseriti». A parlare è Duccio Dorin, titolare della fiorentina Frigel. «Non a caso – continua Dorin – siamo costantemente proiettati alla customizzazione dei prodotti secondo le specifiche esigenze dei clienti. Ricerchiamo soluzioni ottimali, che garantiscono loro alta produttività, grande versatilità d’uso e consumi fortemente ridotti delle risorse primarie, energia e acqua. Grazie anche a questo, negli anni siamo cresciuti affermandoci globalmente tra i fornitori premium di macchinari e soluzioni di raffreddamento e termoregolazione di processi industriali, soprattutto in settori come la lavorazione di materie plastiche e gomma, la preparazione industriale di cibi e bevande, l’oil&gas e power generation, la lavorazione dei metalli». Azienda a gestione familiare fondata nel 1960, è da metà anni novanta che Frigel si affaccia sui mercati internazionali. «Il nostro sviluppo – dice Dorin – ci ha portati a diventare una piccola multinazionale con sedi produttive e commerciali in Usa, Brasile, Tailandia, Australia, Germania, oltre a Scandicci (FI), headquarter di gruppo e alle tre filiali italiane di Ronco Briantino (MB), Lonato (BS) e Gallarate (VA). In parti-

LA TERMOREGOLAZIONE COINVOLGE TUTTI I SETTORI PRODUTTIVI ED È UN ASPETTO IMPORTANTE DA CONSIDERARE SIA PER L’OTTIMIZZAZIONE DEI PROCESSI INDUSTRIALI SIA RIGUARDO ALL’IMPATTO AMBIENTALE. L’ANALISI DI DUCCIO DORIN colare, siamo presenti in Europa, Usa, Cina, Giappone, Sud-Est Asiatico, Messico, Brasile, Turchia, India, ma anche Indonesia, Vietnam, Malesia, Filippine, Colombia. E la lista potrebbe continuare. Realizziamo in Italia circa il 20 per cento del fatturato consolidato. Negli ultimi anni, abbiamo visto una costante contrazione del tessuto industriale italiano, in particolare delle piccole e medie imprese che lavorano per terzi. Le aziende più innovative, internazionalizzate e che producono prodotti propri, sono invece riuscite a resistere e anche a crescere in questo contesto. Per quanto ci riguarda, la no-

TERMOREGOLAZIONE E TUTELA AMBIENTALE

stra quota di mercato in Italia è andata crescendo, sia per gli sforzi fatti per aprire nuovi settori di mercato, sia per la qualità della nostra rete di vendita». La ricerca in tutto questo gioca un ruolo decisivo. «Abbiamo un team di 12 persone interamente dedicate alla R&S – afferma Dorin – che fa capo alla sede principale di Scandicci, ma che conta risorse anche nelle filiali estere. Questo team lavora costantemente allo sviluppo dei prodotti e alla ricerca di

La Frigel ha sede a Scandicci (FI) www.frigel.com

Duccio Dorin, titolare della Frigel, spiega come gran parte della ricerca all’interno dell’azienda fiorentina, sia indirizzata alla riduzione dell’impa�o ambientale. «In particolare – precisa Dorin – a�raverso tre linee guida che comprendono soluzioni e tecnologie per l’efficienza energetica, per la riduzione dei consumi di acqua e suoi tra�amenti chimici, per la riduzione delle emissioni di gas serra (GWP) e gas dannosi per lo strato di ozono (ODP). Si tra�a, come sappiamo, di linee guida che sono ogge�o di forte a�enzione, anche a livello normativo, della Comunità Europea. Ma le nostre competenze tecniche superano, di fa�o, i requisiti cogenti della CE. Siamo infa�i convinti che efficienza e rispe�o ambientale siano quasi sempre concausa del successo economico».

nuove soluzioni per migliorare performance, efficienza e affidabilità delle tecnologie da noi proposte. Collaboriamo inoltre con assiduità con l’Università di Firenze e altri enti a progetti di ricerca di base e applicativa in ambito termodinamico, anche molto innovativi, tra cui ricordiamo lo studio di un chiller a eiezione, tecnologia rivoluzionaria che potrebbe addirittura consentire l’utilizzo di semplice acqua quale fluido refrigerante. Unendo le competenze tecniche alla creatività, abbiamo realizzato innovazioni, alcune protette da brevetti internazionali, che sono indubbiamente alla base del nostro successo. Tra queste citiamo il nostro “Sistema Ecodry” e i nostri chiller/termoregolatori “Microgel” e “Turbogel”». Le performance finora realizzate determinano buone previsioni. «Ab-

biamo aspettative di crescita del fatturato del 10 per cento per l’anno in corso, in virtù degli importanti investimenti effettuati negli ultimi mesi nella rete di vendita e nell’apertura di nuovi mercati di sbocco, oltre al lancio di nuovi prodotti. Stiamo inoltre facendo un grosso sforzo per dotare il gruppo di strumenti, sistemi e cultura organizzativa, volti alla crescita manageriale, tali da proiettare l’azienda verso un’ulteriore importante crescita negli anni a venire». •


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Prosegue la strategia di innovazione

di Emilio Macro

INCERTEZZA ECONOMICA E RINCORSA TECNOLOGICA. QUESTE LE DUE SFIDE DA AFFRONTARE PER IL SETTORE DELL’ELETTRONICA INDUSTRIALE. MASSIMO MORANDI ANTICIPA LE DIREZIONI CHE SARANNO INTRAPRESE NEL CORSO DEL 2016

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e quella che stiamo vivendo è una fase macroeconomica estremamente imprevedibile, per una realtà industriale che ha per focus l’innovazione esiste una criticità ulteriore, ben spiegata da Massimo Morandi: «In un mondo in cui la tecnologia è in costante evoluzione, quanto era vincente fino a pochi mesi fa oggi è raggiunto e superato da ulteriori novità, sviluppate magari per settori e applicazioni diverse». Morandi è direttore di stabilimento dell’aretina MB Elettronica, azienda che in cinquant’anni ha conquistato una posizione di primo piano nella progettazione e assemblaggio di apparati e schede elettroniche, destinate ai settori ferroviario nazionale e internazionale, sicurezza, aerospaziale e comunicazioni. «A fronte di una tale incertezza e rincorsa tecnologica, tuttavia – sottolinea Morandi –, nel nostro comparto emerge una tendenza molto chiara. I processi di produzione in elettronica vanno gestiti nel loro insieme e non più per singole fasi. Pertanto, l’intero sistema di controllo di ogni linea di produzione deve essere supportato da hardware e software in grado di tracciare tanto il lavoro quanto la qualità del lavoro svolto, emettendo un report oggettivo a disposizione di tecnici e clienti – in alcuni settori un requisito indispensabile». Una strategia che, com’è intuitivo, si traduce in investimenti. «La nostra è un’azienda che ha da sempre

25,2

MLN

OBIETTIVO DI FATTURATO PREVISTO DA MB ELETTRONICA PER IL 2016, DOPO I 18,1 MLN REGISTRATI NEL 2015

investito molto in tecnologia. Detto questo, gli investimenti 2016 saranno focalizzati sull’area core dell’azienda, quindi macchinari di processo di produzione e controllo di schede elettroniche. Nello specifico, sono in corso le trattative per l’acquisizione di una nuova linea SMT e stiamo portando avanti un benchmark fra più fornitori per la scelta di macchine SPI e 3D-AOI. Con questo nuovo approccio avremo la possibilità di unire in sinergia la tecnologia 2D con la più moderna tecnologia 3D, ottenendo elevate prestazioni di ispezione, velocità, qualità di risultato e la maggiore copertura di analisi dell’intero processo produttivo. Inoltre, l’obiettivo di questi investimenti, molto trasversali – quindi non focalizzati su un singolo cliente o prodotto –, è quello di rispondere alla domanda di accelerazione che proviene dal mercato, e in questo senso per noi è necessario incrementare l’efficienza di flusso. Infatti, ridurre i tempi di attraversamento del ciclo produttivo è la chiave della competitività. Però, oltre al miglioramento della performance, ci aspettiamo anche un vantaggio competitivo, di natura più tattica». Parte integrante della politica di investimenti della MB Elettronica sono le risorse destinate all’area ricerca e sviluppo. «Questa sarà potenziata con l’inserimento di nuovi ingegneri, perché se si tende a produrre beni e servizi sempre più complessi e sofisticati, questo richiede competenze più evolute. Inoltre, stiamo investendo nella formazione del personale tecnico interno, perché la cultura e le relazioni sono fattori abilitanti al cambiamento e all’innovazione». Come pure è abilitante una politica della sostenibilità. «La sostenibilità ruota intorno a tre componenti: ambientale, sociale ed economica. MB Elettronica è un’azienda profondamente legata al territorio in cui da sempre vive, e la proprietà – la famiglia Banelli – è ispirata da una visione etica del lavoro e da valori familiari profondi. Non è un caso che Daniela Banelli, una delle tito-

INVESTIMENTI 2016

Questi saranno focalizzati sull’area core dell’azienda: macchinari di processo di produzione e controllo di schede elettroniche lari, sia personalmente impegnata su tematiche ambientali e sociali. E in questo contesto è abbastanza semplice e naturale investire coerentemente a tali principi». Se il rapporto con il territorio toscano è per MB un legame forte e consolidato nel tempo, altrettanto forte è la La MB Elettronica Srl ha sede a Cortona (AR) www.mbelettronica.com

spinta dell’azienda verso l’internazionalizzazione. «Su questa strada stiamo portando avanti iniziative di marketing e commerciali. La partecipazione alle fiere e agli eventi rilevanti continuerà anche quest’anno e, inoltre, il nostro sito Internet è stato sviluppato anche in inglese e tedesco, dato che i paesi europei di lingua tedesca rappresentano il nostro principale obiettivo».•

TECNOLOGIE E APPLICAZIONI Nel corso degli anni lontani e recenti, MB Elettronica ha dimostrato di essere sempre in linea con i cambiamenti imposti dal mercato, accompagnandoli con l’investimento in risorse per ricerca e sviluppo. Il risultato è che l’odierna MB Elettronica gestisce internamente ogni fase del ciclo di vita del prodotto: dagli studi di fattibilità alla progettazione esecutiva, fino al trasferimento in produzione di schede elettroniche e prodotti completi e al re-design per la gestione delle obsolescenze (o finalizzato alla riduzione dei costi). Per quanto riguarda le innovazioni realizzate, inoltre, MB Elettronica si è distinta per lo sviluppo di moduli di alimentazione switching con ingresso in corrente continua (completi di meccanica di contenimento, con potenze di uscita sino a decine di kW), schede di controllo e di interfaccia a microprocessore, schede di commutazione dati.


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Tecnologie

Nel futuro dell’automazione industriale di Remo Monreale

«P

er quanto sembri detronizzata dalla finanza, l’economia reale, quella che fa capo alla produzione di beni, è ancora l’unica su cui è necessario fare leva. E sulla quale investire senza compromessi in termini di innovazione. Il progresso costante nell’automazione industriale, con un miglioramento sempre crescente sul piano delle performance, dimostra il grande potenziale che l’industria in generale ancora possiede. Ma qual è la situazione attuale di quelle imprese dedite alla progettazione e realizzazione dei sistemi high tech? Lo abbiamo chiesto a Tiziano Rossi e Riccardo Vannacci, titolare della Hsg Engineering, un’azienda nata nel 2003 da ingegneri con decennale esperienza nell’ambito. «La Hsg Engineering – spiega Rossi – è specializzata nella progettazione e nella realizzazione di impianti industriali e di sistemi per il controllo locale o remoto di processi industriali. Inoltre, grazie al maturo know-how sviluppato sulle macchine, si propone come scelta

VERSO LA CRESCITA

Nel corso degli ultimi anni abbiamo registrato una crescita costante

SULLA SCORTA DELL’ ESPERIENZA, L’ANALISI DI TIZIANO ROSSI E RICCARDO VANNACCI SULLA STRUTTURA DELLE PMI NEL SETTORE E LE ULTIME POSSIBILITÀ TECNOLOGICHE. «SOLUZIONI INNOVATIVE GARANTISCONO STANDARD ELEVATI» STANDARD DI RIFERIMENTO

La Hsg Engineering ha sede a Monte San Quirico (LU) - www.hsgengineering.com

ideale anche per i costruttori di macchine in cerca di qualificati collaboratori, per studiare insieme soluzioni di automazione. Hsg Engineering vanta uno staff di ingegneri, informatici, fisici, elettricisti e meccanici altamente qualificati che, con continue ricerche e soluzioni tecnologiche innovative, garantiscono elevati standard qualitativi, come dimostrano i progetti internazionali realizzati nei settori farmaceutico, chimico, biotech, alimentare, bioenergy». Fin dalla sua fondazione, la Hsg ha operato nel settore specialistico di sviluppo, installazione e manutenzione di software di alta specializzazione a utilizzo industriale per conto di affermate aziende operanti a livello mondiale. «Per queste aziende – ricorda Rossi – sono stati realizzati svariati progetti tra cui la realizzazione di tutta la parte di automazione, il relativo software e la documentazione di convalida di varie macchine Tumbler, Lavabin, Granulatori e Dispencing. Direttamente nell’officina della Hsg Engineering, sono state realizzate macchine fornendo al cliente finale un servizio completo di assemblaggio meccanico, installazione elettrica bordo macchina, fornitura quadro, automazione installazione e Fat».

Dal 2009 la società Hsg Engineering, ha ampliato le proprie prospettive commerciali «entrando nel mercato – continua Vannacci – non solo come società di sviluppo software per macchine di processo ma offrendosi direttamente al mercato dell’industria farmaceutica come società d’integrazione di sistemi, sviluppando progetti internazionali oltre che nel farmaceutico anche nel chimico e biotech, continuando a investire quotidianamente sul know-how e sul personale. In questo modo Hsg ha fortemente ampliato la tipologia di servizi da erogare ai propri clienti presenti e futuri offrendosi come partner tecnologico a tutto tondo. Oggi Hsg Engineering conta su uno staff di 18 tecnici assunti a tempo indeterminato e due collaboratori esterni per la gestione interna del sistema qualità Iso 9001:2008 e per la gestione della sicurezza e la certificazione CE degli impianti realizzati». Vannucci, poi, entra nel dettaglio dell’attività. «Grazie all’esperienza ormai ventennale maturata nel campo dell’automazione nel settore farmaceutico e alle sue integrazioni di sistemi – afferma –, la nostra azienda si propone come solution provider delle architetture di integrazione dei sistemi. Siamo in grado dunque di offrire una gamma speci-

Tiziano Rossi, contitolare della Hsg Engineering, indica le norme secondo le quali l’azienda pistoiese ha calibrato la propria attività. «Si tratta delle principali normative nazionali e internazionali – dice Rossi –, e in particolare quelle della Food and Drug Admnistration statunitense, alle quali siamo in pratica allineati (in materia di 21 CFR part 11). Tutte le nostre applicazioni seguono gli standard internazionali come ISA 88 per la flessibilità nella produzione, ISA 95, per l’integrazione fra sistemi ERP e sistemi di controllo, IEC 1131-3, lo standard internazionale dei linguaggi di programmazione. Naturalmente riportiamo questi standard nell’ingegneria del soware in modo da ottenere sistemi altamente flessibili. Abbiamo inoltre definito degli standard interni per i linguaggi di programmazione a livello PC. Partecipiamo alle attività di GAMP Italia e sviluppiamo i nostri sistemi in accordo con le GAMP 5».

fica e completa di servizi di ingegneria dell’automazione spaziando dalle componenti hardware all’interfaccia. Forte di queste competenze, la nostra società propone due tipologie di servizi: la progettazione, realizzazione e automazione per macchine di processo farmaceutiche e lo studio e la realizzazione di progetti di integrazione di sistemi informatici indirizzati al conseguimento del paper less nelle produzioni. La nostra offerta comprende servizi di ingegneria e realizzazione elettrostrumentale, di impianti chimici (API/Bulk), di impianti biotech, revamping di macchine di processo e packaging». •


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Tecnologie

Nanotecnologie anticontraffazione

di Elio Donato

LE POTENZIALITÀ DEL GRAFENE, I FLUOROFORI A BASE DI ORO PER LA TRACCIABILITÀ AD ALTO LIVELLO DI SICUREZZA E L’ORO LIQUIDO. QUESTE ALCUNE DELLE PRINCIPALI INNOVAZIONI PER FRONTEGGIARE LE SFIDE TECNOLOGICHE E PER IL CONTRASTO AL MERCATO DEI FALSI. ALESSIO BROGI RACCONTA LA BATTAGLIA IN DIFESA DEL MADE IN ITALY

D

i fronte alle stime sul giro di affari del mercato della contraffazione, la risposta non può che essere tecnologica. La manifattura italiana è particolarmente colpita dal fenomeno e il marchio made in Italy – per via della buona reputazione di cui gode universalmente – è preso di mira in maniera sistematica. Abbigliamento, accessori, pelletteria e occhialeria, queste le categorie merceologiche più attaccate, con danno alla nostra innovazione e creatività. A fare da argine al dilagare dei falsi, oltre all’azione meritoria delle forze dell’ordine, sono in campo numerose realtà imprenditoriali, specializzate nello sviluppo di soluzioni e tecnologie capaci di mettere i bastoni fra le ruote ai falsari. In Toscana, regione dove nascono molti degli articoli che fanno grande l’eccellenza manifatturiera italiana nel mondo, dal 1987 lavora la società Cabro, localizzata ad Arezzo. Come afferma Alessio Brogi, amministratore di Cabro: «Siamo impegnati da decenni nella produzione di tecnologie sempre più avanzate per il contrasto alla contraffazione dei marchi. Perché, infatti, se la nostra ricerca e sviluppo lavora incessantemente, altrettanto fanno i falsari e il nostro sforzo deve essere quello di trovarci sempre un passo più avanti di loro». Fra le tecnologie che, invece, Cabro ha già messo in campo, innanzitutto vanno ricordati i fluorescenti anticontraffazione. «È un innovativo sistema di tracciabilità e anticontraffazione ad alto livello di sicurezza, che noi stessi abbiamo sviluppato. Si tratta di fluorofori a base di oro nanometrico usati come pigmenti. Questi possono essere aggiunti a matrici di natura diversa: polimeri, vernici, inchiostri, paste e altri che, solo se sollecitati da una lampada Uv, emettono luce a una certa lunghezza d’onda». I vantaggi di questa nanotecnologia sono molteplici, così come le applicazioni: dal settore moda al biomedicale, dal farmaceutico al cosmetico, dall’ottica alle arti decorative, dal controllo qualità all’anticontraffazione, fino alla tracciabilità dei prodotti. «Il fluoroforo nanometrico appare invisibile alla luce normale e può essere veicolato (per

RICERCA E SVILUPPO

Gli stabilimenti della Cabro Spa si trovano ad Arezzo - www.cabro.it

esempio, con una colla) senza alterarne le caratteristiche. Inoltre, essendo a base d’oro, il fluoroforo nanometrico non è tossico, resiste agli acidi e altri agenti aggressivi. E, soprattutto, la tecnologia di sintesi di questo tipo di oro nanometrico è difficilmente imitabile». Altro punto di forza di questa soluzione è la possibilità di modulare la frequenza di emissione della luce. «In questo modo, possiamo garantire, al cliente che scelga tale metodo, un elevato grado di sicurezza, riservatezza e personalizzazione del sistema. Ogni sua applicazione utilizza un codice di colori controllato e unico che, come una chiave di sicurezza, identifica il prodotto in modo univoco». Guardando alle soluzioni d’avanguardia e maggiormente promettenti per il futuro, Brogi ritiene che il grafene – materiale dalle proprietà eccezionali – potrà dare importanti risposte. «Scoperto appena una decina di anni fa, il grafene è costituito da uno strato monoatomico

di atomi di carbonio, collocati su una struttura a nido d’ape. Grazie alle sue speciali caratteristiche, il grafene è destinato a rivoluzionare la fisica, l’elettronica, la meccanica, l’ottica e innumerevoli altri settori di applicazione, fra cui l’anticontraffazione. E per questo è oggetto già da tempo dei nostri investimenti in ricerca e sviluppo». Se oggi il core business di Cabro sono le tecnologie per l’anticontraffazione, l’azienda si occupa anche di altre attività, fondanti per quella attuale, come la progettazione e produzione di prodotti chimici a base di metalli preziosi per la galvanica, l’industria orafa e farmaceutica, la progettazione e produzione di prodotti per la decorazione della ceramica e del vetro, il recupero e affinazione di metalli preziosi da qualsiasi tipologia di materiale e le analisi chimiche di qualità elevata. «In determinati settori industriali e professionali – precisa Brogi – sono richiesti elevatissimi standard di purezza, che noi riusciamo a garantire mettendo a punto soluzioni personalizzate insieme al committente, in base alle tecnologie di lavorazione impiegate, alle applicazioni cui saranno destinate e alle proprietà specifiche finali dei manufatti che le conterranno. Un esempio è la linea Oro Liquido, che comprende un portfolio di articoli a base oro, argento, platino e lustri nelle versioni liquido, pasta e termoplastico».•

Da anni la Cabro Spa spinge fortemente in ricerca e innovazione, investendo notevoli risorse ed energie per proporre nei mercati internazionali sempre nuove soluzioni in grado di raggiungere trasversalmente e globalmente tutti i tipi di clientela. Punto di forza della Cabro Spa è il Laboratorio di Ricerca e Sviluppo che impiega circa il 20 per cento delle risorse aziendali con personale altamente qualificato in costante collaborazione con le più prestigiose Università italiane ed Istituti di ricerca e partecipa a progetti di ricerca Europei e Regionali. Ogni anno vengono sintetizzati nuovi prodotti che consentono a Cabro una continua espansione rafforzandone la presenza in quei settori in cui sono richiesti elevati range tecnologici e qualitativi. Tecnologia, qualità e innovazione uniti ad un costante ed importante impegno nel rispetto dell'ambiente dunque sono i cardini della mission di Cabro per raccogliere le sfide dei prossimi anni e stare sempre al passo con i tempi in un mercato sempre più sofisticato ed in continua evoluzione.


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Lo stampaggio punta tutto sull’export di Elena Ricci

STEFANO MASONI INQUADRA UN AMBITO PRODUTTIVO CHE È LO SPECCHIO DELLA SITUAZIONE ECONOMICA DI DIVERSI SETTORI. «IN QUEST’ULTIMO PERIODO I CONSUMI SONO DIMINUITI NOTEVOLMENTE» E L’OSSIGENO ARRIVA DALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

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i sono ambiti di produzione che per loro stessa natura toccano numerosi settori. È il caso dello stampaggio a caldo di metalli il cui monitoraggio permette anche una visione d’insieme dello stato di salute in diverse macro-aree produttive. Ne parliamo con Stefano Masoni, titolare della fiorentina Scaf, che opera nel campo dal 1948. «Lavoriamo conto terzi – premette Masoni – realizzando stampati in vari metalli come ottone, acciaio, alluminio, rame. I nostri clienti lavorano in settori molto diversi tra loro e questa varietà ci ha permesso di mantenere un solido portafoglio ordini durante gli anni della crisi. Nell'ultimo periodo, invece, abbiamo risentito maggiormente della flessione: i consumi sono diminuiti no-

tevolmente». La capacità produttiva della Scaf sarebbe molto superiore, ma la situazione economica generale del settore è molto limitante. «Specialmente nel settore meccanico in Italia – spiega il titolare – . Non a caso abbiamo aumentato l’export, fino a farne il 50 per cento del nostro bilancio: siamo presenti soprattutto in Germania, Svizzera, Portogallo e Francia. Il mercato tedesco in particolare garantisce pagamenti a 30 giorni, mentre qui in Italia si arriva anche a 150 giorni, complicando il lavoro. Dunque, l’internazionalizzazione diventa un elemento decisivo per realtà imprenditoriali come la nostra e questo dato di fatto ha portato la nostra azione commerciale oltre confine più aggressiva. Tuttavia, nonostante l’importanza dell’export, nel mercato interno ci stiamo avvicinando al settore automotive; inoltre vediamo una ripresa nel settore degli accessori metallici per l’alta moda: lavoriamo per Bulgari, MontBlanc e altre firme. L’alta moda, infatti, non è stata investita pesantemente dalla crisi generalizzata, man-

tenendosi sempre abbastanza stabile». Per Masoni, quanto descritto finora porta a una necessaria rivalutazione dell’organizzazione interna. «Bisogna trovare delle risorse per compensare il calo – continua l’imprenditore toscano – e la gestione produttiva diventa fondamentale: dev’essere più snella ed è necessario abbattere i costi di produzione. Un altro aspetto molto importante, particolarmente sentito da chi, come noi, opera in due settori specifici come lo stampaggio a caldo per deformazione del materiale e la pressofusione in zama (lega di zinco), è il livello tecnologico rappresentato dalle macchine e dalle competenze degli operatori. Internamente siamo supportati da un’attrezzeria in cui sono presenti macchinari all’avanguardia come, ad esempio, fresatrici ad alta velocità che consentono di lavorare l’acciaio temprato in tempi molto brevi e con altissime precisioni. Un’altra innovazione recente sono i forni a induzione con pirometro, che consentono un riscaldo del materiale più omogeneo e pulito, oltre un maggior controllo della temperatura, condizione imprescindibile per rispettare le tolleranze più strette du-

La Scaf Srl ha sede a Scandicci (FI) www.scaf.it

rante l'intero arco della produzione. Oltre alla costruzione degli stampi necessari alla produzione, anche duplicati in caso di grosse tirature, sempre internamente provvediamo alla loro manutenzione. Questo ci consente di monitorare costantemente l'usura delle attrezzature permettendoci di intervenire rapidamente tutte le volte che si renda necessario». Questa struttura garantisce dei notevoli vantaggi. «Per esempio, riguardo alle tempistiche di consegna – spiega Masoni –: siamo molto veloci ed è molto importante soprattutto quando si lavora per il settore moda, dove in 3-4 giorni riusciamo a consegnare. In generale i tempi sono diventati sempre più stretti: vent’anni fa, le aziende clienti avevano una programmazione che ci consentiva di lavorare con margini temporali anche di un mese. Adesso le consegne devono avvenire al massimo entro due settimane, quindi, la gestione è diventata estremamente difficile». •

LIVELLO TECNOLOGICO

Siamo supportati da macchinari all’avanguardia come fresatrici ad alta velocità, che consentono di lavorare l’acciaio temprato in tempi molto brevi e con altissime precisioni

SUPPORTO HIGH TECH Stefano Masoni, titolare della Scaf, si sofferma sulle cara�eristiche operative dell’azienda fiorentina. «La varietà dei prodo�i forniti in se�ant’anni di a�ività ha consentito al reparto proge�azione e a�rezzeria di divenire un punto di forza e competenza specifica. Con l'aiuto di avanzati soware Cad/Cam, il personale altamente qualificato è in grado di fornire al cliente un prezioso e costante contributo all'ingegnerizzazione del prodo�o. Ele�roerosioni a filo e a tuffo, fresatrici CNC tradizionali e ad alta velocità collegate in rete con i soware Cad/Cam, oltre a un nutrito parco macchine da officina, sono gli strumenti che costituiscono l'a�rezzeria interna. Questo reparto, ciclicamente rinnovato, garantisce la realizzazione e la manutenzione di ogni stampo durante tu�e le fasi della produzione. Ultimo ma non meno importante, il reparto qualità che, con la sua ampia sala metrologica ad alto contenuto tecnologico, esegue controlli sul materiale in ingresso, sulle a�rezzature prodo�e internamente, oltre che sui prodo�i in ogni fase del ciclo produ�ivo, eme�endo su richiesta la relativa documentazione a�estante i controlli eseguiti».


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Tecnologie

di Emilio Macro

O

ltre a essere un’area a forte vocazione meccanica, nella quale operano oltre 180 aziende del settore, il Mugello gode di una posizione strategica, a metà strada fra l’area produttiva toscana e il Nord Italia. Queste, del resto, insieme ad Austria e Germania, sono le aree commerciali di riferimento per una importante realtà locale: la Minumet di Scarperia (FI), specializzata nella produzione di minuterie metalliche, realizzate con torni automatici monomandrino a camme, torni Cnc e centri di lavoro. L’azienda ha chiuso il 2015 con un incremento di fatturato a due cifre, risultato che conferma e rafforza il trend positivo già registrato nel 2014. Come spiega Laura Claudi, figlia del fondatore di Minumet, Massimo Claudi: «Negli ultimi dodici mesi abbiamo ampliato e consolidato l’offerta ai nostri clienti e acquisito nuove commesse. Questo ci ha permesso di potenziare ulteriormente l’organigramma aziendale, con l’inserimento di personale specializzato e con corsi di formazione per le risorse già in organico. Sono proseguiti, inoltre, gli investimenti in ricerca e sviluppo e nell’acquisizione di nuove tecnologie, fra cui un programma Cad-Cam per fresatura

CRESCITA

Nel corso dell’esercizio 2015 Minumet ha registrato un incremento di fatturato a due cifre

Il distretto del Mugello DALLA SOLA LAVORAZIONE CON TORNI A CAMME ALL’INTEGRAZIONE CON LA TORNITURA E FRESATURA CNC. LA TITOLARE LAURA CLAUDI, ILLUSTRA LA POLITICA DI SVILUPPO PORTATA AVANTI NEGLI ULTIMI ANNI E ANTICIPA GLI INVESTIMENTI FUTURI prime, ci permette di far fronte al costante aumento di ordini urgenti, consentendoci la necessaria flessibilità che è poi uno dei nostri punti di forza». Guardando al breve periodo, Minumet ha già programmato nuovi investimenti che le permetteranno di completare la gamma della tornitura Cnc. «In particolare, acquisiremo a breve un tornio con contromandrino e asse Y. E proseguendo su questo trend di crescita, stiamo valutando l’ampliamento dell’unità produttiva o il trasferimento in locali più ampi, mantenendo comunque le radici sul nostro territorio». •

La Minumet Srl ha sede a Scarperia (FI) www.minumetsrl.it

e due nuovi torni Cnc completi di caricatore – investimento pari a circa il 10 per cento del nostro fatturato annuo». Lo scatto tecnologico fondamentale compiuto da Minumet è stato il passaggio dalla sola lavorazione con macchine a camme all’integrazione con la tornitura e fresatura Cnc. «A partire dal 2010 – racconta Claudi – , vedendo crescere la domanda di un prodotto più completo, abbiamo deciso di iniziare l’affiancamento dei torni a camme con torni e frese Cnc. La scelta si è dimostrata subito valida e abbiamo incrementato in tal senso fino agli attuali quattro torni

con caricatore automatico, per lavorazioni da barra, e due centri di lavoro a tre assi. In questo modo – oltre ai classici materiali da torneria ottone lega Ot58, Avp, alluminio lega 2011 e materiali plastici di varia natura –, riusciamo a lavorare anche acciai inossidabili, acciai speciali, leghe di alluminio anticorodal ed ergal. Riusciamo ad offrire anche lavorazioni più complesse, precisioni più elevate e finiture di pregio senza dover ricorrere a lavorazioni esterne. Parallelamente, il potenziamento del magazzino materie

EVOLUZIONE TECNOLOGICA Dopo vent’anni di esperienza nel settore meccanico e con la volontà di mettersi in proprio, nel 1984, Massimo Claudi affiancato dalla moglie Maria Pia Giuliani, fonda Minumet, specializzandosi da subito nella produzione di minuterie tornite con torni monomandrino a camme e incrementando le unità in produzione fino ad arrivare alle attuali venticinque. Nel 2004 la dirigenza passa alla seconda generazione di famiglia Claudi con i figli Laura e Mauro. Negli anni cresce anche la capacità tecnologica di Minumet che oggi dispone, oltre ad un completo reparto tornitura tradizionale con passaggio barra da due a trentotto millimetri, trapani a colonna, maschiatrici, torni a revolver, attrezzatura per piegatura, assemblaggio e saldatura, di un reparto tornitura Cnc con passaggio barra da sei a settanta millimetri e fresatura con centri di lavoro Cnc a tre assi. Punto di forza è la cura del cliente come valore aziendale, passando dall’assistenza in fase di progettazione di nuove soluzioni, alla soddisfazione del cliente nella valutazione del prodotto finito.


Industria Toscana • Marzo 2016

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Bioplastiche, verso l’impatto zero di Emilio Macro

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er il settore, la principale sfida è arrivare alla produzione di imballaggi per alimenti a impatto zero. Già da qualche anno la Nicoletti Spa, sacchettificio e cartotecnica, sta lavorando in questa direzione, in particolare focalizzandosi verso i prodotti composti da carta e plastica e sostituendo quest’ultima con le bioplastiche (Pla e Mater Bi). Non a caso, uno degli obiettivi che l’azienda di Pistoia si è data per il 2016 è quello di consegnare al mercato una linea di prodotti a zero impatto ambientale. Come afferma Michele Luciani, amministratore della società: «L’utilizzo di carte bianche e avana di pura cellulosa per la produzione di materiale di confezionamento per gli alimenti, di carte di recupero per la produzione delle linee di tovagliato e l’utilizzo esclusivo di inchiostri a base di acqua fanno sì che ci sia una totale salvaguardia dell’equilibrio fra uomo e ambiente e che i materiali utilizzati siano conformi alle normative

vigenti – inoltre, dal 2011 siamo certificati Fsc-Coc. Su questo fronte, siamo fiduciosi verso i prossimi mesi. E del resto, il 2016 si è aperto positivamente, con un buon portafoglio ordini in un periodo che, di solito, passato il boom delle feste natalizie, è di regola caratterizzato da una fase di flessione e che riparte, almeno per noi, con i mesi primaverili».

GLI INVESTIMENTI DELL’ULTIMO DECENNIO OGGI COLLOCANO NICOLETTI SPA ALL’AVANGUARDIA IN ITALIA. MICHELE LUCIANI INDICA LE DINAMICHE DEL SETTORE CARTOTECNICA, AMBITO NEL QUALE LO SVILUPPO SOSTENIBILE È SEMPRE PIÙ UNA REALTÀ EVOLUZIONE PRODUTTIVA

La Nicole�i Spa ha sede a Massa e Cozzile (PT) www.nicole�ispa.com

Questo buon inizio d’anno conferma il trend 2015, che Nicoletti ha chiuso con un incremento di fatturato di 7 punti percentuali. «Questo ha rappresentato un ottimo risultato, se si considerano i periodi di difficoltà generalizzata che hanno caratterizzato la maggior parte dei settori. Gli importanti investimenti fatti negli ultimi dieci anni, rivolti all’ampliamento del nostro sito produttivo e all’acquisizione di nuove e più moderne linee di produzione, ci hanno fatto guadagnare in termini di produttività ed efficienza. E oggi ci vantiamo di essere gli unici, fra i nostri competitor ad avere, fra le altre, cinque linee di produzione totalmente integrate, con le quali otteniamo il prodotto finito già confezionato partendo dalla bobina madre». Il core business della Nicoletti è la produzione di imballaggi di carta per il confezionamento di alimenti (sacchetti e carte da banco) e di tova-

gliato in carta per il canale Horeca. «Ci rivolgiamo direttamente alle insegne della Gdo e abbiamo contratti nazionali con i principali gruppi, oltre che al canale ingrosso, che approcciamo con una forza vendita distribuita su tutto il territorio». Benché forte sul mercato italiano, anche grazie alla collocazione centrale del proprio sito produttivo-distributivo – posizione strategica sia per gli approvvigionamenti via terra e via mare, sia per la distribuzione, garantita su tutto il territorio italiano in 2448 ore –, Nicoletti incontra criticità ad affermarsi ed essere competitiva in altri mercati. «L’ostacolo principale, per ciò che riguarda il materiale di confezionamento, è rappresentato dalle rigide normative italiane in materia di idoneità degli imballaggi di carta al contatto con gli alimenti, rispetto a quanto presente in altri paesi europei. Criticità diverse, invece, investono il settore della ristorazione, a causa degli usi e costumi, che cambiano da paese e paese. Tuttavia lavoriamo da anni e abbiamo possibilità di sviluppo nei mercati più simili ai nostri, come Spagna, Francia, Grecia. Va comunque sottolineato che il nostro rapporto con le tre maggiori insegne della Gdo in Italia, grazie alla loro internazionalizzazione – sono tutte associate a Super Centrali –, ci consente di possedere un valido lasciapassare per l’ingresso in ambito europeo». •

Con un’esperienza consolidata in oltre quarant’anni di a�ività, una tecnologia sempre all’avanguardia e dipendenti altamente qualificati, la Nicole�i Spa è si colloca oggi fra le aziende leader in Italia nel se�ore sacche�i e cartotecnica. Fondata come di�a individuale alla fine degli anni Sessanta con due linee di produzione di sacche�i e buste di carta, fra i decenni Se�anta e Novanta l’azienda si è evoluta, implementando il suo asse�o mediante l’acquisizione di nuove linee per far fronte alle richieste sempre crescenti del mercato. Il vero salto di qualità, però, si verifica negli anni Novanta con l’avvio di un nuovo reparto di cinque linee di trasformazione per tovaglie di carta e carta da banco. Nel 2000, poi, Nicole�i si trasforma in società per azioni, acquisendo due nuove sacche�atrici e una linea per la produzione di coprimacchia piegati. Oggi, grazie alle successive acquisizioni e investimenti, la produzione di Nicole�i comprende sedici linee di produzione sacche�i, tu�e macchine dotate di cabine fonoassorbenti; due linee di produzione tovaglie piegate; una linea integrata di trasformazione per tovagliato e carta da banco; una linea di stampa bobina-bobina; una linea di goffratura carta; due tagliatori trasversali per tovagliato e carta da banco e una linea di confezionamento.


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Tecnologie

Nel distretto della carta di Elio Donato

L’

area lucchese è probabilmente la più importante in Europa per la produzione e trasformazione di carta tissue. Il distretto conta oltre cento aziende, con 6.500 occupati e un fatturato complessivo di 3.500 milioni di euro, di cui circa 700 milioni generati grazie all’export (fonte: Camera di commercio di Lucca). Ed è nell’export che, per il 2015, Lorenzo Riva, direttore generale di Cartindustria Eurocarta, individua la performance migliore. «L’esercizio precedente è stato caratterizzato da una crescita su tutti i mercati, con i maggiori risultati ottenuti nelle esportazioni e una crescita moderata del mercato interno, dove le performance progrediscono, anche se con difficoltà riguardanti soprattutto la gestione del credito». Cartindustria Eurocarta realizza prodotti in tissue per il settore professionale e igienico-sanitario, in particolare asciugamani a rotolo e piegati, bobine industriali, igieniche e lenzuolini medici. «Il nostro fatturato – prosegue Riva – è composto da un 50 per cento circa di export. All’interno di questa cifra, i mercati dove sviluppiamo il maggior volume di affari sono quello francese, tedesco e svizzero – probabilmente anche per ragioni di prossimità territoriale. Tuttavia, abbiamo clienti dislocati in quaranta paesi, dall’Europa – che copriamo completamente – a paesi

LE MIGLIORI SOLUZIONI PER IL MERCATO DEL TISSUE PROFESSIONALE. LORENZO RIVA RACCONTA COME OPERA UNA DELLE PRINCIPALI AZIENDE DELL’IMPORTANTE DISTRETTO CARTARIO DI LUCCA, PUNTO DI RIFERIMENTO EUROPEO PER IL SETTORE molto lontani, come Nuova Zelanda e Australia». Azienda che esprime da oltre un ventennio un costante trend di crescita, Cartindustria Eurocarta deve molto del suo successo alla forza degli investimenti realizzati nella ricerca e sviluppo. «Soprattutto negli ultimi anni, abbiamo lavorato molto nel ricercare prodotti mirati a risolvere problemi specifici. Progettiamo le migliori soluzioni per il mercato del tissue professionale: dai prodotti in cellulosa purissima a quelli in cellulosa mista, dai prodotti in carta ecologica fino alle linee create su misura. Inoltre, stiamo mettendo a punto articoli che consentano di ottimizzare i consumi». Per Cartindustria Eurocarta la strada dell’innovazione va dalla scelta dei processi produttivi ai laboratori di analisi, dove avvengono i numerosi controlli di qualità sul prodotto. «La passione per la tecnologia percorre tutta la nostra storia. Del resto, è questa tecnologia di prodotto e di processo che permette ogni giorno, con maggiore incisività, di fornire un servizio ai massimi livelli, seguendo le esigenze dei mercati e creando articoli altamente specialistici. Allo stesso tempo, pur disponendo di un livello tecnologico altissimo in termini di automazione, le nostre linee pro-

La Cartindustria Eurocarta Srl ha sede a Porcari (LU) - www.eurocartasrl.com

I PUNTI DI FORZA Con l’esperienza e il know how di una tradizione industriale lunga oltre trent’anni e grazie all’ampia varietà di gamma raggiunta, Cartindustria Eurocarta è una realtà leader nel mercato del tissue professionale. Da sempre impegnata nel cercare il giusto compromesso fra morbidezza e resistenza, l’azienda propone soluzioni differenziate per linee di prodotto e materie prime. Tutto ciò con un solo obiettivo: rispondere alle esigenze di un mercato che cambia, avvicinandosi sempre più alle necessità di ciascuno dei professionisti che ne fanno parte. Oltre alla qualità del prodotto, punti di forza di Cartindustria Eurocarta sono l’attenzione alla fidelizzazione del cliente, la flessibilità e la consulenza per lo sviluppo di prodotti personalizzati per quantità, forma, colore e disegni.

duttive mantengono un’elevata flessibilità, fattore che ci consente di assecondare anche la domanda di personalizzazione». Le famiglie principali di prodotto di Cartindustria Eurocarta sono CENTOxCENTO, TECNOCELL, ECONET e BLUE LINE. «A caratterizzare la prima famiglia è l’uso al 100 per cento di pura cellulosa di elevata qualità, il cui accoppiamento dei veli, la grande morbidezza e la superficie uniforme e omogenea, consentono elevate performance. TECNOCELL, invece, caratterizzata dal giusto equilibrio fra economicità e qualità, è una famiglia di prodotti applicabili in vari ambiti. Interamente realizzata in carte ecologiche è la famiglia ECONET, che unisce all’eccellente qualità dell’impasto la garanzia di un prodotto attento all’ambiente. Si tratta di materie prime rigenerate gestite nel rispetto dei principi di salvaguardia ambientale. Infine, i prodotti BLUE LINE sono stati studiati per l’utilizzo nel settore alimentare in conformità al sistema Haccp». Certificata Iso 9001, Ohsas 18001 e Iso

14001 e con una linea con certificazione Ecolabel, Cartindustria Eurocarta è particolarmente sensibile ai temi dello sviluppo sostenibile. «Siamo consapevoli che, oggi, un’impresa deve riuscire a coniugare l’esigenza del profitto con quella del rispetto dell’ambiente. E non solo in termini di prodotto. Proprio per questo, già da alcuni anni, abbiamo installato un impianto fotovoltaico che può arrivare a produrre circa un terzo del nostro fabbisogno. Inoltre, stiamo lavorando per rendere più efficienti tutti i nostri macchinari e per ottenere un ulteriore risparmio di energia». In conclusione, guardando al futuro e, in particolare al 2016, l’azienda ha pianificato una serie di investimenti importanti, che si concretizzeranno nel corso dell’anno. «Questi sforzi ci permetteranno di aumentare la nostra capacità produttiva, migliorando la qualità dei prodotti e mantenendo la flessibilità che ci ha sempre contraddistinto. Abbiamo anche in cantiere una nuova linea di prodotti ecologici, oltre all’ottenimento di nuove certificazioni ambientali».•


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Quando il know how fa la differenza

di Elio Donato

L’ANDAMENTO DEL MERCATO DEGLI ACCENDITORI PIEZOELETTRICI. MARCO LUIGI PUCCI FA IL PUNTO SU UN 2015 CARATTERIZZATO DA ALTERNE VICENDE, MA COMPLESSIVAMENTE POSITIVO. E AFFRONTA IL TEMA FONDAMENTALE DELLA COMPETIZIONE CON LE AGGRESSIVE ECONOMIE DELL’EST EUROPEO E ASIATICO

«I

l 2015 è stato un anno di contraddizioni». È questa la sintesi di Marco Luigi Pucci, amministratore della Italquartz di Calenzano, azienda specializzata nella produzione di accenditori piezoelettrici per Gpl e metano. Che prosegue: «Se, da una parte, i mercati tradizionali – per intenderci quelli che utilizzano la tecnologia piezoelettrica per l’accensione del gas – risentono ancora delle difficoltà economiche del settore, altri prodotti, che utilizzano la medesima tecnologia per applicazioni medicali, hanno avuto un inatteso incremento dei volumi, arrivando a raddoppiare il fatturato rispetto alla media dell’ultimo triennio. Ed è stato anche grazie a questi settori emergenti che lo scorso anno il nostro fatturato ha segnato un ottimo più 10 per cento, dato tutt’altro che trascurabile e che ci fa ben sperare per il 2016». Punto di forza di Italquartz è, innanzitutto, la proposta di una tecnologia completamente italiana. «Il nostro know how poggia un’esperienza ultratrentennale. Ci siamo formati e siamo cresciuti al fianco dei nostri clienti e, soprattutto, dei nostri fornitori – patrimonio dell’azienda come e quanto i clienti. Questo ci ha permesso di essere sempre al passo con le nuove tecnologie costruttive e con i nuovi sistemi di controllo. E di garantire al mercato la certezza di un prodotto affidabile e le competenze e la professionalità per lo sviluppo di nuovi prodotti». In prospettiva futura, inoltre, questa professionalità sarà il lasciapassare per l’evoluzione tecnologica dei prossimi anni. «Nel medio e lungo termine, la domanda di piezoelettrici si orienterà maggiormente verso soluzioni più performanti e a maggior tutela del consumatore finale. Noi siamo pronti per affrontare questa sfida, consapevoli che i nostri prodotti – accenditori piezoelettrici, elettronici e medicali – sono già oggi in grado di soddisfare e tutelare il consumatore finale molto più di quanto prescrivano le normative».

La Italquartz Srl ha sede a Calenzano (FI) - www.italquartz.it

Se è possibile individuare, quindi, un valore aggiunto nella proposta Italquartz, questo risiede in un modus operandi che non attende che sia il mercato a imporre gli standard per poi adeguarsi a essi, bensì li anticipa e supera. «Se qualcosa abbiamo imparato dalla crisi – tutt’altro che alle nostre spalle –, è che la flessibi-

lità e la qualità del prodotto sono l’arma vincente. E lo sono prima della competitività economica – che non può esserci se i competitor lavorano a condizioni che non sarebbero accettabili per gli standard europei. Per questo, per noi, il made in Italy non è una targhetta di cui fregiarsi, bensì un modo di pensare il pro-

DALL’AZIENDA AL GRUPPO Italquartz nasce agli inizi degli anni Ottanta come azienda in conto terzi nel settore del piccolo elettrodomestico. Nel corso degli anni Novanta, quasi per caso, l’azienda progetta e mette in produzione un primo accenditore piezoelettrico, inizialmente utilizzato sulle stufe catalitiche. Nel giro di pochi anni la produzione aumenta in volume e diversità di applicazioni (dai barbecue alle caldaie, dai piani di cottura ai fornelletti da campeggio), tanto che, prima dell’“invasione” dei prodotti asiatici e prima della crisi del 2008, Italquartz più volte superato i 5 milioni di pezzi commercializzati per anno. Una volta affermatasi nel settore degli accenditori piezoelettrici e come sviluppo di queste, alla fine degli anni Novanta, l’azienda progetta e sviluppa tutta una serie di accenditori elettronici alimentati a rete ma anche a batterie, completando la gamma con una serie di articoli di cui l’ultimo, in ordine di tempo, è la catenaria. In anni più recenti, poi, nel 2009, nonostante la crisi, Italquartz decide di investire in un’azienda di prodotti complementari per il comparto della cottura – la Ofmar, oggi Italres. Nei sei anni successivi, il nuovo gruppo, con flessibilità e prontezza, ha saputo rispondere ai cambiamenti del mercato, crescendo e consolidando posizioni di mercato sempre maggiori.

dotto come fosse sempre migliorabile. E di fatto lo è, grazie al dialogo costruttivo con i partner commerciali, ma anche grazie all’intuizione e alla voglia di mettersi sempre in discussione». Con questo spirito, non fa parte di Italquartz l’atteggiamento di chi si trincera dietro una presunta impossibilità di concorrere con i paesi dell’Est (Europa come Asia). «Le criticità sono la molla grazie alla quale è possibile evolversi. I paesi dell’Est ci hanno insegnato che potevamo essere maggiormente efficienti, e lo siamo diventati investendo in macchinari sempre più performanti, che hanno i nostri prodotti più economici e, al tempo stesso, maggiormente controllati e garantiti – e l’abbiamo fatto rispettando le nostre leggi e l’ambiente. Abbiamo fatto anche altro però, dimostrando la marcia in più della creatività italiana: abbiamo trapianto una tecnologia applicandola in un campo completamente diverso da quello per il quale era nata. Questa è l’innovazione. E le occasioni per realizzarla ci sono e sono innumerevoli. Basta tenere lo sguardo fisso sul futuro, pronti a cogliere le opportunità che ci si pongono di fronte». La dimostrazione che è possibile affrontare tutti i mercati pur restando autenticamente ancorati al proprio territorio è nelle percentuali di esport di Italquartz. «Da almeno vent’anni i nostri prodotti sono esportati in tutto il mondo con percentuali, lievemente altalenanti, che non sono mai scese sotto il 35 per cento di export. In assoluto il mercato più importante è l’Europa, con lo Stivale come locomotiva. Alcuni mercati, poi, sono tutt’altro che trascurabili, come per esempio il Sud America. È notizia di pochi mesi fa che le restrizioni alle importazioni di questi paesi (Argentina in primis) sono state alleggerite e questo ha portato moltissimi dei nostri clienti storici a tornare a bussare alla nostra porta – clienti che, nell’ultimo quinquennio, erano stati impossibilitati o quasi a importare i nostri prodotti. Questo ci ha onorato e lo abbiamo accolto come ricompensa per l’ottimo lavoro svolto negli ultimi tre decenni». •


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Tecnologie

Il benessere comincia dal sonno di Elio Donato

LA SCELTA DEL MATERASSO È ALLA BASE DELLA NOSTRA SALUTE E VA FATTA CON PARTICOLARE ATTENZIONE. FILIPPO VANNUCCHI PRESENTA LE SOLUZIONI PIÙ MODERNE PER UN RIPOSO OTTIMALE E UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA

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fattori che permettono di avere un buon sonno sono numerosi. Se taluni sono difficilmente controllabili, altri, invece, dipendono direttamente dalle scelte della persona. Uno dei fattori che appartiene a questo secondo gruppo è il tipo di materasso sul quale si riposa. Pertanto, prestare attenzione alla scelta del materasso può fare la differenza fra dormire bene e non dormire bene, con tutte le conseguenze che questa eventualità comporta. Come spiega Filippo Vannucchi, titolare, insieme a Silvia Vannini, dell’azienda V2 Materassi di Prato: «Alla base della moderna progettazione di un materasso ci sono tanta tecnologia e materiali innovativi, capaci di rendere il sonno sempre più confortevole e di adattarsi alle esigenze e preferenze di ciascuna persona. Se questo è ciò che offre il mercato, come V2 Materassi noi, in più, garantiamo standard elevatissimi, confermati dalle verifiche e dai controlli effettuati su ogni prodotto prima che questo esca dalla fabbrica. Tutto questo è il risultato dei nostri investimenti nella ricerca sui materiali avanzati e le migliori materie prime – lattice, poliuretani, viscoelastici e compositi –, sulle modalità per dare un sostegno corretto alla postura e sui benefici di un riposo salutare».

Filippo Vannucchi e Silvia Vannini, titolari della V2 Materassi Srl di Prato www.v2materassi.com

A quali cause si riferisce in particolare? «È indiscutibilmente riconosciuto che durante le ore notturne il corpo sia fisicamente più vulnerabile. Se freddo e umidità sono nemici noti da tempo, svariati studi hanno permesso di individuare nuovi implacabili avversari del nostro sonno. Per esempio, è stato evidenziato come l’organismo umano, oggi, sia sottoposto a un vero bombardamento di onde, a volte benefiche, ma spesso dannose. I campi elettromagnetici, le alterazioni geomagnetiche e i tessuti sintetici possono generare sul nostro corpo correnti indotte. Queste, non potendo scaricarsi, sono causa di disturbi durante il sonno. Per di più, il letto spesso rappresenta anche il luogo dove maggiormente assorbiamo tali onde nocive. Il nostro reparto ricerca e sviluppo è da anni attento a queste problematiche e, infine, siamo riusciti a trovare una soluzione. Abbiamo messo a punto un tessuto che funge da schermo selettivo per proteggere e riequilibrare l’organismo umano dalle onde elettromagnetiche e dalle interferenze geomagnetiche».

Nella vostra proposta, tuttavia, esistono anche soluzioni che, ai benefici delle tecnologie moderne, uniscono materiali tradizionali. Come si combinano passato e presente? «Produciamo anche materassi in cachemire e seta. Questi materiali non richiedono particolari procedure produttive, fanno parte di una gamma di articoli “tradizionali”, ma che di fatto sono particolarmente esclusivi, giacché impiegano tessuti pregiati. Per noi, la realizzazione di materassi con una molteplicità di soluzioni e materiali non è che la migliore dimostrazione della nostra capacità di personalizzazione del prodotto». Parlando dell’atteggiamento dei consumatori in questa specifica fase economica, quali comportamenti registrate, in particolare di fronte alla possibilità di acquistare materassi con prestazioni elevate? «In questo momento la situazione del mercato italiano è veramente preoccupante. Considerando che i consumi alimentari, quindi beni primari, hanno subito delle fortissime contra-

zioni, immaginate in quale posizione si collochi l’acquisto del materasso nella graduatoria dei bisogni – aggiungendo che si tratta di un bene con un ciclo di utilizzo piuttosto lungo. A fronte di ciò, la nostra attenzione, inevitabilmente, si sta spostando su mercati esteri, dove la ripresa economica non è una favola, bensì una realtà». A cosa attribuisce questa difficoltà dell’Italia nel recuperare terreno? «Non possiamo che prendere atto che, se all’estero i governi hanno lavorato concretamente per aiutare le imprese a uscire dallo stallo, nel nostro paese questo non si è verificato. Pertanto, l’imprenditoria italiana, in questa fase – ormai fin troppo lunga –, è soprattutto impegnata a difendere la propria attività da attacchi esterni e interni al paese, cercando più che di conquistare nuove posizioni di non perdere quelle acquisite. E in questo clima, i piccoli imprenditori sono certamente quelli in maggiore difficoltà, in quanto distratti dall’attività principale a causa di pratiche burocratiche costose e spesso inutili». •

CHI NON DORME SONNI TRANQUILLI? Gli italiani che soffrono di disturbi del sonno sono bene 12 milioni. La metà di questi soffre di insonnia cronica, apnea o altri seri disturbi respiratori. Le conseguenze sulla vita quotidiana sono drammatiche: irritabilità, tensione, depressione, difficoltà di memoria e concentrazione. Al disagio individuale, poi, si sommano i costi sociali. Infa�i, un lavoratore che soffre d’insonnia è mediamente dieci volte più assenteista rispe�o a chi riposa bene e, oltretu�o, meno efficiente. Secondo la National Sleep Foundation un riposo o�imale dovrebbe durare fra le se�e e le nove ore e rispe�o a cento anni fa dormiamo in media due ore in meno. Sono sempre più numerose le aziende americane che si rivolgono ai consulenti del sonno per insegnare ai propri dipendenti come riposare meglio e incrementare la qualità del sonno.


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Carrara nel mondo

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opo un 2014 di stallo, nel 2015 il settore dei lavorati lapidei è tornato a crescere, agganciandosi al trend internazionale». Ad affermarlo è Andrea Luciani, titolare della Elle Marmi, società che ha sede a Carrara, città che vanta una tradizione senza precedenti nel settore lapideo. «Come azienda – aggiunge Luciani –, nel corso dell’anno abbiamo registrato un notevole incremento delle commesse, segnando una decisa ripresa rispetto al 2014. Sebbene l’Italia non sia ancora definitivamente uscita dalla crisi, anche nel nostro paese stiamo realizzando progetti nazionali di media grandezza, tuttavia, i mercati maggiormente trainanti sono quelli statunitensi e quelli dei paesi mediorientali». Proprio in quest’area, recentemente, Elle Marmi è stata scelta per la realizzazione di un importante progetto. «Il 2016 sta confermando il buon andamento dell’anno scorso e nella prospettiva di un ulteriore aumento delle commesse e di nuove possibilità nei paesi in via di sviluppo, abbiamo riorganizzato e attrezzato il nostro piazzale per il commercio dei blocchi, e abbiamo programmato l’acquisto di altri macchinari innovativi per la lavorazione dei marmi». La produzione dei marmi dell’azienda, infatti, avviene esclusivamente nel laboratorio di Carrara. «Oltre che dei consueti macchinari per la lavorazione di marmi e graniti, fra cui frese a ponte a ponte, lucidatrici, lucida coste, e manettoni, disponiamo anche di macchinari di alta precisione come contornatrici e waterjet a controllo numerico per la lavorazione di ornamenti e intarsi. Dopo le lavorazioni a macchina, poi, i nostri artigiani rifiniscono i pezzi a mano, realizzando finiture speciali e di pregio». Una volta che la lavorazione è terminata, ogni pezzo Elle Marmi, prima dell’imballo, viene posato a secco, nu-

di Emilio Macro

NEL SETTORE LAPIDEO, PER OTTENERE I MIGLIORI RISULTATI, È FONDAMENTALE UNA PRIMARIA SELEZIONE DEI BLOCCHI E UNA CONOSCENZA PROFONDA E SPECIFICA DELLE PROPRIETÀ DELLE PIETRE NATURALI. L’ESPERIENZA DI ANDREA LUCIANI

merato e fotografato. «E, su richiesta del committente o dell’architetto, in qualsiasi parte del mondo quest’ultimo si trovi, tramite una telecamera collegata via Internet offriamo la possibilità di visionare il materiale prima della consegna o, addirittura, di partecipare virtualmente a ogni singola fase della produzione». Le fasi produttive sono costantemente sottoposte a controlli qualità, che si sommano ai controlli effettuati durante la scelta in cava. «Ogni nostro pezzo ha un’origine garantita e tracciata. I nostri controlli continui riguardano aspetti come il colore, la struttura e la direzione delle vene – rilevanti soprattutto per le applicazioni progettuali. Prima dell’imballo, poi, ogni singolo pezzo è numerato e fornito con fogli e disegni stilati dall’ufficio tecnico per la sua collocazione in loco. Anche l’imballaggio non è un processo standard, ma adeguato a diverse specifiche, come le dimensioni, il metodo di trasporto, la solidità della pietra. Nella maggior parte dei casi, comunque, si utilizzano casse di legno singole, adatte per il trasporto stradale e marittimo, mentre per il trasporto

Alcuni lavori della Elle Marmi Srl di Carrara (MS): sopra il Terminal 3Sheremeteyvo dell’aeroporto di Mosca. A sinistra, Porte per la pace, Hiroshima, Giappone www.ellemarmi.com

per via aerea è utilizzato un doppio imballaggio in casse di legno». Oltre a un’attentissima cura di tutte le fasi di lavorazione, imballaggio e spedizione, Elle Marmi svolge anche un servizio di supporto tecnico e consulenza. «Questo perché – sottolinea Luciani –, per ottenere i migliori risultati, con le pietre naturali, non è sufficiente possedere macchinari idonei, ma è fondamentale una primaria selezione dei blocchi e una conoscenza profonda e specifica delle proprietà dei vari materiali, del loro uso più adeguato nonché l’individuazione delle loro migliori applicazioni. Su questo fronte, grazie a

COMUNICARE I MATERIALI LAPIDEI L’inizio dell’impegno della famiglia Luciani nel se�ore lapideo risale al 1946, quando Alessandro Luciani aprì il proprio laboratorio artigianale per la lavorazione di marmi, pietre e graniti. Quel primo laboratorio, nel tempo, è diventato un’impresa con interessi commerciali in tu�o il mondo, tanto che già nel 1989 l’azienda fu uno dei primi membri europei del Marble Institute of America (Mia). Dal 2007, poi, la tradizione di famiglia continua con Andrea Luciani, la Elle Marmi e le altre società a essa collegate. Oltre che sul fronte produ�ivo e commerciale, Elle Marmi è impegnata a trasme�ere alle prossime generazioni la passione per il marmo. Per farlo ha scelto di creare, all’interno del proprio sito Internet, un blog dedicato ai materiali lapidei e alla loro cura. Inoltre, la società invita regolarmente le scolaresche del territorio a visitare il laboratorio e la libreria del marmo e delle pietre.

un’esperienza di oltre settant’anni in questo settore, siamo in grado di fornire competenze molto specifiche. Il nostro reparto tecnico, infatti, segue il committente nella scelta delle pietre più idonee secondo l’uso, prepara i disegni esecutivi e le distinte di taglio e presta consulenza sulla posa in opera, sulle ristrutturazioni, sulla protezione delle pietre per il loro migliore mantenimento nel tempo. In più, effettuiamo sopralluoghi ed eventuali rilievi in cantiere sia in Italia sia all’estero dove, se necessario, ci spostiamo anche per la posa o la supervisione durante l’installazione». •


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Tecnologia, packaging e made in Italy di Renato Ferretti

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uello del packaging in cartone ondulato è un mercato globalizzato in termini di prodotto: la sfida non può che essere legata alle differenze culturali e all'approccio al cliente». Massimiliano Bianchi, alla guida del gruppo Fosber Spa con sede a Lucca, introduce così uno dei nodi principali nel settore. L’export, soprattutto per le aziende delle dimensioni della Fosber, è un punto cruciale che mette alla prova la flessibilità dell’intera struttura. «Fosber è un gruppo inter-

EXPORT E INNOVAZIONE NEL SETTORE DEL CARTONE ONDULATO. MASSIMILIANO BIANCHI, MANAGING DIRECTOR DEL GRUPPO FOSBER, PORTA LA SUA ESPERIENZA IMPRENDITORIALE COME ESEMPIO ALL’INTERNO DI «UN MERCATO INTERNAZIONALE SEMPRE PIÙ ESIGENTE»

Il direttore di produzione supervisiona il collaudo di una macchina Fosber - www.fosbergroup.com

Massimiliano Bianchi, managing director del Gruppo Fosber, con sede a Monsagrati (LU)

PRODUZIONE

Le performance delle ultime linee per il cartone ondulato progettate e realizzate dal gruppo Fosber Spa vanno da 350 a 400 m/min

nazionale – premette Bianchi – che si occupa della progettazione, produzione e installazione di linee ondulatrici complete e macchinari per il cartone ondulato. Fondato a Lucca nel 1978, oggi il gruppo, attraverso gli headquarter italiani e le sue filiali strategiche negli Stati Uniti e in Cina, fornisce linee di produzione complete e retrofit di macchinari in tutto il mondo impegnandosi sulla qualità e sul servizio. Dopo la Cina, il Messico e la Turchia sono i mercati emergenti su cui stiamo investendo maggiormente mentre abbiamo assistito a un rallentamento del Medio Oriente». Quali performance avete registrato alla chiusura del bilancio 2015? «Abbiamo chiuso con un fatturato consolidato di circa 131 Milioni di Euro e un incremento del 7 per cento sull'anno precedente. Oltre a questo, fra i principali risultati raggiunti si colloca il consolidamento dell'immagine di Fosber come fornitore preferenziale presso i grandi gruppi internazionali nostri clienti. Dall'altro lato, allo stesso tempo tale risultato rappresenta la maggiore criticità, dovendo rispondere alle aspettative e alle esigenze di tali gruppi e di un mercato in costante trasformazione». Quali sono gli elementi principali di questo successo? «Evoluzione continua e innovazione, attraverso gli investimenti in ricerca e sviluppo, sono determinanti: in mercati in continua trasformazione e sempre più esigenti, offriamo tecnologia all’avanguardia garantendo elevate pre-

SOLUZIONI GREEN Massimiliano Bianchi, managing director del gruppo Fosber Spa, entra nel merito delle scelte in materia di tutela ambientale che caratterizzano l’azienda lucchese. «Dal punto di vista ambientale, abbiamo investito in R&S e in automazione per garantire una continua riduzione dei consumi di energia e della grammatura delle carte impiegate mantenendo invariate le caratteristiche meccaniche del prodotto finito. Operiamo intessendo relazioni improntate alla correttezza, alla trasparenza e al dialogo continuo con gli stakeholder, perseguendo obiettivi che creino valore e opportunità di sviluppo sostenibili. In altre parole, investiamo per stabilire relazioni positive con le comunità con cui siamo in contatto, attraverso contributi costruttivi al territorio e la capacità di immettere in esso energie e nuove opportunità di sviluppo».

stazioni, flessibilità nel processo produttivo, riduzione dei costi, minore complessità, maggiore affidabilità. Fosber investe ogni anno in R&S non meno del 50 per cento dell'utile, utile che è nettamente superiore alla media dei produttori del settore, grazie ad una struttura aziendale molto efficiente e leggera. In termini di nuovi progetti, stiamo lavorando sull'estensione della gamma di prodotto sia verso l'alto, con una linea di produzione estremamente performante, sia verso il basso con una linea “entry level” a più basse perfomance e più economica». Quale esempio significativo si potrebbe fare della vostra produzione? «L’ondulatore completo potrebbe calzare. La Linea Ondulatrice Fosber è progettata per garantire la massima flessibilità del processo produttivo, elevate performance e qualità del prodotto finito. Grazie a un design modulare innovativo, può facilmente essere adattato a differenti configurazioni, a partire da una configurazione completa top di gamma con elevati standard produttivi (ideale per produzioni di grandi volumi fino) a una configurazione più semplice, entry level, facilmente integrabile con successivi upgrade, pensata per le necessità di produzioni più contenute. Inoltre, grazie all’implementazione di soluzioni tecniche avanzate basate su anni di esperienza, la flessibilità della linea ondulatrice Fosber consente la produzione con bassi fabbisogni energetici di ordini brevi di micro onde con tipologie di carte molto leggere e di macro onde con combinazioni di carte più pesanti e cambi ordini più lunghi. Semplificazione progettuale e performance elevate, si traducono in maggiore affidabilità e minori costi di produzione e manutenzione». Cosa vi aspettate nell’immediato futuro? «Nel 2016 prevediamo di realizzare un nuovo record in termini di fatturato e di utile. Allo stesso tempo, puntiamo al consolidamento della posizione di leadership e alla conquista di nuove quote di mercato grazie all'ampliamento dell'offerta prodotto». •


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na manifestazione fieristica, Pitti Uomo, che da anni agisce da cartina tornasole dell’andamento del settore moda, tra prospettive e nuove tendenze. Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine, tira un bilancio dell’anno appena conclusosi, lanciando lo sguardo al futuro. Alla luce dello scenario del 2015, dove il tessile-moda italiano ha mantenuto un trend positivo mostrando tuttavia un rallentamento dei ritmi di crescita rispetto alle previsioni, quali sono le sue previsioni per l’andamento del comparto nel 2016? «Veniamo da un’edizione record di Pitti Immagine Uomo, sia in termini di partecipazioni di aziende (sono stati 1219 i brand protagonisti), sia di affluenza di compratori e operatori del settore intervenuti al salone. C’è stata un’atmosfera di grande positività, che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti, e questo ci rende fiduciosi per la prossima stagione. Per quanto riguarda la moda uomo, nel primo semestre del 2016 il trend positivo sperimentato nel corso del 2015 dovrebbe accentuarsi, consentendo al settore di incrementarsi del +2,2 per cento. Anche per il tessile-abbigliamento nel suo complesso il 2016 sembra aprirsi con un certo favore, nonostante un quadro macro-economico in continua evoluzione, che apre diversi spiragli d’incertezza. Se nel 2015, in termini di export, è mancata soprattutto la spinta proveniente dalle aree extra-Ue, per il 2016 ci auspichiamo un pronto ritorno di questi stessi mercati». Il neo costituito Comitato della moda e dell'accessorio italiano punta a stabilire insieme al Governo il sostegno istituzionale necessario all’industria italiana del tessile moda. Quali restano i punti critici sui quali intervenire per accrescere la competitività del comparto? «Credo che il sostegno che, da qualche stagione, sta arrivando al sistema della moda italiana da parte del ministero dello Sviluppo economico e da parte di Ice - Agenzia per l’Internazionalizzazione delle imprese italiane sia un fattore strategico, i cui frutti sono evidenti anche nei risultati registrati dai nostri saloni. Il neonato Comitato della moda si inserisce su questo filone e sono convinto che darà il suo contributo nel sistematizzare ancora di più le risorse e creare risultati tangibili. La promozione delle nostre aziende sulla scena internazionale, attraverso operazioni mirate rivolte ai compratori e ai potenziali business partner esteri, è sicuramente un fat-

Moda

Il futuro della moda tra export e nuovi trend di Francesca Druidi

«LO STILE ITALIANO E IL MADE IN ITALY HANNO UN APPEAL INTERNAZIONALE CHE NON ACCENNA AD ARRESTARSI». PER RAFFAELLO NAPOLEONE, LA CRESCITA DELLA NOSTRA INDUSTRIA DELLA MODA PASSA ATTRAVERSO L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA PROMOZIONE DELL’IMMAGINE STESSA DEL NOSTRO PAESE

Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pi�i Immagine

tore sul quale continuare a investire con decisione. Accanto a questo, occorre sempre più puntare sui giovani e incentivare gli strumenti di valorizzazione e accompagnamento degli stilisti emergenti italiani, che sono il presente e il futuro del sistema moda su scala mondiale; noi, in questo senso, abbiamo appena lanciato un nuovo progetto di tutorship dedicato ai fashion designer italiani emergenti. E non da ultimo occorre puntare – accanto ai grandi eventi – anche su istituzioni culturali e museali, realtà che valorizzino la cultura della moda e dello stile italiani, con progetti capaci di raccogliere grande risonanza mediatica e creare un alto ritorno di immagine. È così che si comunica con il mondo e si crea un volano promozionale per tutta l’industria della moda». Le previsioni per il 2016 sono favorevoli sul fronte delle esportazioni, nonostante la crisi russa e le turbolenze internazionali. Come sostenere in maniera ancora più efficace il processo di internazionalizzazione delle imprese? Su quali mercati, soprattutto emergenti, puntare? «Come ho già detto, è fondamentale incrementare operazioni promozionali mirate, da e verso i mercati in cui l’export ha margini di crescita per la

moda italiana, creando occasioni di incontro tra le nostre aziende e i buyer internazionali. E, al tempo stesso, occasioni di comunicazione di immagine e cultura contemporanea. Lo stile italiano e il made in Italy hanno un appeal internazionale che non accenna ad arrestarsi, anzi tende a crescere e a rafforzarsi. I mercati emergenti sui cui puntare sono senza dubbio quelli del Far East: penso alla Corea in primis, con il suo sofisticato sistema di retail e la crescita di consumatori che apprezzano la moda di grande qualità; ma anche al Sud America e all’Africa, continente quest’ultimo con paesi e mercati in grande espansione, che sono certo nei prossimi anni catalizzeranno l’attenzione delle aziende della moda italiana». Pitti Generation(s) è stato il temaguida dei saloni di gennaio, tema dedicato alla “simultaneità di tante generazioni diverse nel modo di vestirsi e negli stili di oggi”, come lei stesso ha dichiarato. Dove sta andando la moda italiana e in che modo deve sempre più adeguarsi alla velocità e alla fluidità del mondo contemporaneo? E come sta rispondendo Pitti Immagine? «La moda è di per sé futuro. Basti pensare che ogni sei mesi circa, ma se

consideriamo le pre-collezioni le tempistiche si sono notevolmente ridotte, tutto si rinnova e ricomincia daccapo. Da una capitale all’altra della moda tutto scorre con una rapidità incredibile e anche noi, con i nostri saloni, presentiamo in anticipo di anno in anno tutte le tendenze del fashion lifestyle. La moda italiana deve e sta puntando sull’innovazione come driver di crescita, che è ricerca nell’uso dei materiali e nel design. Allo stesso modo anche Pitti punta sui contenuti di innovazione del suo essere piattaforma di comunicazione e di stile che parla alla scena globale. Un luogo dove stili e tendenze si costruiscono, si percepiscono e si trasmettono. A ogni edizione puntiamo a confermare, e al tempo stesso, a innovare la formula dei nostri saloni, come organismi sempre più ricettivi, smart e anticipatori dei cambiamenti della moda e della società. É questo, infatti, l’unico modo per non soccombere ai repentini cambiamenti del contemporaneo. E dietro questo c’è un grande lavoro di scouting per presentare ogni volta i brand emergenti, i giovani talenti, le novità e i progetti speciali, accanto ai nomi più conosciuti e affermati della moda contemporanea». •


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A scuola di contemporaneità

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ocazione all’internazionalizzazione e alla multidisciplinarietà è il tratto distintivo di Polimoda, istituto internazionale di Fashion Design e Business fondato nel 1986. Frequentano il centro fiorentino 1500 studenti, di cui il 70 per cento stranieri, ma il dato significativo da evidenziare è l’88 per cento di occupati a sei mesi dalla fine degli studi. Un risultato decisamente corposo, ottenuto grazie a un solido e organico rapporto con le imprese del fashion system e all’organizzazione di appuntamenti, quali il Polimoda Business Links, di incontro tra aziende e talenti. A illustrare l’orientamento dell’offerta formativa di Polimoda è il neo direttore Danilo Venturi. L’istituto Polimoda è stato inserito nella graduatoria delle dieci più autorevoli scuole di fashion del mondo stilata da Global Fashion School Rankings di Business of Fashion. Quali fattori ritiene abbiano influito nell’ottenere questo riconoscimento? «Sì, ci siamo attestati primi in Italia e sesti al mondo. Il punto di forza è la qualità dell’insegnamento, addirittura più alta di quella del primo arrivato. I nostri docenti provengono tutti dall’industria, insegnano materiale vivo che spesso nei libri non c’è. Qualsiasi sia il corso, i nostri ragazzi devono seguire due progetti di gruppo all’anno e preparare un book completo dove sono chiamati ad analizzare e a risolvere situazioni reali. Devono perciò acquisire capacità tecniche, ma devono anche saperle applicare a seconda di cosa richiede il caso. Devono saper lavorare in gruppo e presentare il loro lavoro in modo grafico, parlato e video. Chiaramente, questo sistema didattico porta lo studente a maturare come professionista e come persona. In più, abbiamo spesso ospiti dall’esterno, visionari, capitani d’industria e manager. Il nostro non è un sistema didattico chiuso e standardizzato ma aperto e multidisciplinare, cioè esattamente quello che richiede la moda contemporanea». Quali skill sono richieste oggi dal sistema moda? «Ho appena avuto conferma di quello che pensavo da due brand importantissimi, uno inglese e uno italiano, che stanno facendo colloqui ai nostri ragazzi. Le figure ricer-

L’OBIETTIVO DI UNA FASHION SCHOOL È QUELLO DI RACCOGLIERE LE SFIDE DELLA MODA E DELLA SOCIETÀ. IL DIRETTORE DANILO VENTURI SPIEGA COME L’ISTITUTO POLIMODA DI FIRENZE SIA DIVENTATO UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA FORMAZIONE NEL SETTORE cate sono sempre più ibride. I manager devono certamente saper fare budget, ma anche trovare soluzioni creative. Chi comunica nella moda deve saper scrivere, rappresentare un’idea visiva, ma anche usare le nuove tecnologie. Ma il più grande cambiamento sta avvenendo nel design, dov’è invece in atto una polarizzazione. Da una parte, le aziende cercano figure molto tecniche, capaci di maneggiare gli strumenti reali della produzione e anche di avere una visione di quello che poi sarà venduto. Dall’altra, cercano una tipologia di designer che a momenti non disegna neanche più e che piuttosto svolge ricerca di trend, compone un mood board e manda un brief a chi andrà a produrre la collezione. È la multidisciplinarietà, e l’apertura, di cui parlavo prima».

Photo ©Ruggero Lupo Mengoni

di FD

Danilo Venturi, neo dire�ore di Polimoda

Come orientarsi nell’offerta formativa di Polimoda? «Polimoda ha un’offerta didattica completa tra quadriennali e master che si sviluppa su due macro-aree più o meno simili in dimensione: design & technology e business & communication. La prima è concentrata soprattutto a Villa Favard, una residenza ottocentesca di grande impatto nel centro di Firenze. La seconda ha luogo principalmente nei nuovissimi laboratori costruiti nell’area di Scandicci in cui avvengono anche le più importanti produzioni dei marchi mondiali della moda. La formazione di un designer richiede tempi più lunghi e qui spicca decisamente il percorso quadriennale. Nell’area business sono forti invece i master, dai nuovi fashion business administration e fashion marketing & communication, a quelli dedicati a chi ha già avuto espe-

rienza di lavoro e vuole fare un upgrade, come luxury business e fashion styling. Il 29 gennaio si è tenuto un open day per presentare tutti i corsi, nuovi e must have». Come si traduce l’attitudine globale dell’istituto nell’ambito della didattica, della provenienza degli studenti, dei rapporti intessuti con altre scuole e realtà del settore? «Polimoda riflette da sempre nella didattica i grandi cambiamenti della società. Viviamo in una realtà globale e le vie di sviluppo di una carriera sono molteplici. C’è il classico primo inserimento al lavoro per il quale cerchiamo di fornire ai ragazzi strumenti di flessibilità. C’è chi ha già lavorato e vuole reinventarsi, e qui abbiamo i master con una didattica verticale, o i seasonal courses di un mese fatti di pillole concentrate. Chi lavora e non si può fermare, ha corsi executive. Chi ha un’idea geniale e vuole aprire un’azienda ha il master in fashion enterprise e può usufruire del nostro incubatore d’impresa. Il 70 per cento dei nostri studenti è straniero, a scuola si parla inglese. Polimoda è un istituto di formazione, fa parte dell’organizzazione internazionale Iffti, ma è anche un’istituzione, perciò tende a relazionarsi direttamente con industria, mercato e informazione della moda». Nel 2016 Polimoda festeggerà i primi trent’anni di attività. Linda Loppa si dedicherà alla nuova piattaforma strategy & vision a Parigi. Cosa significa questo passaggio per l’Istituto? Quali gli obiettivi per il prossimo futuro? «Con Linda si lavora insieme da anni e continueremo a farlo. Abbiamo sentito l’esigenza della piattaforma parigina da quando abbiamo preso piena coscienza della nostra forza e della nostra dimensione. Da lì, Linda sarà un acuto osservatore di trend in entrata e un megafono più grande in uscita. Polimoda è opinion leader nella formazione moda e lusso. In questi settori abbiamo abbattuto barriere etniche, culturali e linguistiche. Nei prossimi anni abbatteremo quella tra generazioni, tra business e design, e quella ancora più forte tra lavoro, scuola e impresa. I 30 anni sono un passaggio di maturità e stiamo preparando un evento che lascerà il segno». •


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Moda

Nel distretto del cuoio GIOVANNI CATASTINI CI GUIDA ALL’INTERNO DEL COMPRENSORIO TOSCANO, IN CUI LE TANTE PMI IMPEGNATE NEL SETTORE COMBATTONO TUTTORA GLI EFFETTI DELLA CRISI MONDIALE. EXPORT E INNOVAZIONE LE DUE PAROLE D’ORDINE di Renato Ferretti

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anno 2015 è stato un periodo molto difficile per il nostro settore, principalmente perché destinato alla produzione di pellame per calzature e pelletterie che hanno avuto una forte riduzione di consumo». Non lascia dubbi l’analisi di Giovanni Catastini, titolare della fiorentina Conceria Dallas. Partendo dalla propria esperienza imprenditoriale, Catastini spiega l’attuale situazione di mercato che tutto il distretto del cuoio toscano sta affrontando. «In questo comprensorio – premette il responsabile della Dallas Spa – la ricerca e lo sviluppo di prodotti di moda sono costanti. Nella nostra zona si creano i migliori prodotti destinati principalmente al made in Italy, pertanto tutti i migliori brand internazionali cercano qui le risposte alle proprie esigenze produttive. Nonostante le varie difficoltà derivate dalle vendite negative, la nostra società, per il contributo e la collaborazione di clienti storici, è riuscita a contenere la riduzione di fatturato entro il limite del 3 per cento». La capacità produttiva molto elevata è un altro importante tassello che ha permesso alla società di non perdere quote eccessive di mercato.

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I M2 DI PELLAME REALIZZATI ALL’INTERNO DELLA FIORENTINA CONCERIA DALLAS SPA La Conceria Dallas Spa ha sede a Fucecchio (FI) commerciale@conceriadallas.it

«Nel settore pellami – specifica Catastini – questo fattore è fondamentale, soprattutto considerando la necessità di ampliare il proprio raggio d’azione fuori confine. Attualmente stiamo lavorando abbastanza bene con marchi del Nord Europa, principalmente olandesi e inglesi, ma stiamo cercando di incrementare la nostra posizione anche negli Usa. Quindi, l’azione commerciale che svolgeremo nel corso

STORIA, STRATEGIA E QUALITÀ Giovanni Catastini, titolare della Conceria Dallas Spa, ripercorre le principali tappe dell’azienda fiorentina. «La nostra conceria – dice Catastini – è stata fondata nel 1979, a Ponte a Cappiano, località sede di un consistente nucleo di aziende conciarie. Ci siamo da subito imposti nell’ambiente calzaturiero e pellettiero per l’elevato standard qualitativo e per il riconosciuto ottimo rapporto tra qualità e prezzo dei pellami prodotti. Ben presto ci siamo specializzati principalmente nella lavorazione

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dei pellami pesanti per calzatura da uomo. Esigenze legate soprattutto alla necessità dei clienti di contenere il prezzo dei prodotti finiti, entro limiti tali da consentire una maggiore competitività sui mercati di tutto il mondo, ha indotto l’azienda a riprodurre gli stessi articoli su pellami meno pregiati. Sono state così utilizzate pelli provenienti dai paesi dell’est europeo, mantenendo comunque un livello qualitativo del prodotto finito, tale da garantire la credibilità dei clienti».

di quest’anno sarà tesa al miglioramento dell’immagine del nostro marchio soprattutto all’estero. Con una rete di vendita in dieci paesi, oltre all’Italia, con agenti che coprono l’80 per cento della vendita, e un 20 per cento della vendita stessa seguita da proprio personale interno qualificato, e con la partecipazione continua alle principali fiere mondiali, ci imponiamo all’attenzione degli attori in gioco come una realtà di sicuro rilievo e spessore nel panorama conciario mondiale». Per il titolare della Dallas Spa, ogni stagione produttiva è occasione per mettere in pratica e proporre articoli innovativi, di conseguenza si rende necessario un investimento continuo sulla ricerca di nuovi prodotti. «Per mantenere la nostra leadership nella produzione dei pellami per calzature, ai quali va aggiunta anche la produzione di pelli per borse e pelletterie varie, l’acquisizione costante di tecnologia e l’investimento in macchinari e uomini sempre più qualificati, sono d’obbligo. Inoltre, personale specializzato, rispetto dei ruoli aziendali insieme all’evoluzione tecnica, fa sì possiamo processare i pellami bovini accuratamente selezionati, dalla materia grezza fino al prodotto finito, interamente senza l’ausilio di lavorazioni esterne nella fase della conciatura, riconcia e ri-

finizione, per garantire così uno standard qualitativo inalterato nel tempo. In altre parole, la filosofia ‘’ogni articolo vuole la sua pelle’’ viene qui messa in pratica. La qualità delle pelli prodotte e l’assistenza prestata ai clienti sono basate sulla grande esperienza e organizzazione tra i vari reparti che compongono l’organigramma. La struttura tecnica della conceria, composta di tecnici giovani e di notevole esperienza pratica, ha permesso continua collaborazione con modellisti e stilisti della clientela, al fine di metter a punto insieme buoni articoli e il miglior prodotto possibile, così da conciliare le esigenze del mercato con una relazione che va oltre il normale rapporto tra cliente e fornitore, ma diventa di collaborazione completa». L’ultimo elemento su cui pone l’accento Catastini, riguarda l’esperienza maturata in decenni di produzione. «La lungimiranza nell’acquisizione dei mercati, l’organizzazione, la tecnica e l’innovazione nonché la dedizione al lavoro con cura artigianale, sono riscontrabili solo in realtà a carattere familiare, dove la cura dei prodotti è preminente alla produzione industriale. Insomma, la Conceria Dallas Spa è una realtà industriale moderna, ma che rimane sempre ben ancorata alle proprie radici».•


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Dove il territorio fa industria di Emilio Macro

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on un incremento di fatturato del 16 per cento nel 2015, che ripete il risultato realizzato nel 2014, l’azienda Ferradini Bruno – Industria stampatura pelli di Santa Croce sull’Arno conferma il trend di crescita. «Inoltre, alla luce dei nostri continui e costanti investimenti e dei progetti già avviati, per il 2016, sotto la spinta di una crescita della domanda, prevediamo un ulteriore incremento di fatturato. Naturalmente, bisogna lavorare per raggiungere questi obiettivi, in quanto siamo consapevoli delle difficoltà e della crisi ormai strutturale dei mercati». A farsi portavoce dell’azienda è Luca Niccolai, responsabile commerciale di Ferradini Bruno e figlio dell’attuale titolare, Patrizia Ferradini, figlia del fondatore. Altra persona chiave è Ugo Vincenzo Melena, esperto stampatore, collaboratore fin dal 1970 e oggi direttore tecnico degli operai specializzati dell’azienda. «La nostra – prosegue Niccolai – è una realtà specializzata nella progettazione e realizzazione di stampatura personalizzata su pelle, stampatura che eseguiamo con oltre mille disegni e fantasie: cocco, rettile, floreale, intrecciati». A quali settori si rivolge la vostra attività di stampatura su pelle? «I nostri settori di riferimento sono la conceria, la pelletteria, i calzaturifici e il tessile, e lavoriamo con realtà appartenenti al mercato del lusso. In questo senso, la collocazione nel territorio toscano e nel distretto della concia ci consente sia di avere rapporti privilegiati sia con i commenti,

UNA REALTÀ SPECIALIZZATA NELLA STAMPA DELLE PELLI DESTINATE AL MERCATO DEL LUSSO MADE IN ITALY. LUCA NICCOLAI PRESENTA RISULTATI, PROSPETTIVE E IL RAPPORTO FRA L’IMPRESA E IL TESSUTO SOCIALE TOSCANO

INVESTIMENTI

Il focus principale è sulla qualità del prodotto, per innalzare ulteriormente i nostri standard sia con i nostri fornitori per l’approvvigionamento delle materie prime. Inoltre, la Toscana non è solo una terra dove si lavora la pelle, ma ha anche un importante distretto tessile. E lavorando in questo settore abbiamo anche il vantaggio di poter collaborare con le vicine realtà di Prato e Firenze. Infatti, benché fra i nostri clienti vi siano anche aziende estere – soprattutto di Francia, Germania e Austria –, la percentuale più consistente del nostro fatturato viene realizzata nel mercato italiano della moda e del lusso. Naturalmente, poi, i prodotti finali raggiungono tutti i mercati del mondo». In che direzione state investendo in questo momento? «Il focus principale dei nostri investi-

menti è sulla qualità del prodotto e quindi, pur partendo da una base di elevato livello, ci impegniamo per innalzare ulteriormente i nostri standard. Tuttavia, investiamo anche su altre voci. Per esempio, siamo molto attenti alla sicurezza interna e, nella nostra storia imprenditoriale, possiamo vantare un numero di infortuni pari a zero. Anche il tema del rispetto ambientale ci vede particolarmente sensibili e recentemente abbiamo realizzato quello che era un proposito da tempo inseguito: raggiungere una produzione a zero emissioni nocive e realizzare il 100 per cento di racconta differenziata». Investire nel miglioramento della qualità significa anche fare ricerca e sviluppo?

«Questa è un’altra delle più consistenti voci di investimento. Abbiamo in cantiere diversi progetti in questa direzione, fra i quali l’ampliamento della nostra struttura – così da agevolare la crescita – e l’introduzione di nuovi macchinari e tecniche di lavorazione complementare. Al di là di questo, non va dimenticata l’importanza fondamentale del capitale umano, autentico punto di forza della nostra azienda e del distretto toscano nel suo complesso. Perché non sono le macchine o le dimensioni che possono fare la differenza in un settore – come quello del lusso – che impone il massimo di qualità. A fare la differenza possono soltanto essere gli uomini e il know how». I vostri rapporti con il territorio non si limitano alla mera attività imprenditoriale. Può spiegare cosa vi ha spinto all’adozione di un giardino comunale? «L’iniziativa è stata presa in carico direttamente da mia madre, Patrizia Ferradini, perché nessuno di noi poteva più sopportare il degrado in cui versava il giardino comunale ubicato di fronte alla sede dell’azienda. Così, abbiamo inviato una lettera al sindaco, chiedendo di poterne gestire noi, direttamente, la manutenzione. A ispirarci sono le parole di Madre Teresa di Calcutta: “Se ciascuno di noi spazzasse davanti alla sua casa, tutto il mondo sarebbe pulito”. Auspichiamo che il nostro atteggiamento da cittadini responsabili possa stimolare e ispirare altre iniziative simili». •

EVOLUZIONE AZIENDALE L’azienda Ferradini Bruno – Industria stampatura viene fondata nel 1959 a Santa Croce sull’Arno per iniziativa di due cugini: Terzilio Pretini e Bruno Ferradini. Inizialmente ubicata in un piccolo locale all’inizio di via Gramsci, dal 1963 la sede è stata trasferita in via del Bosco, dove si trova tu�ora, di fronte a un giardino comunale del quale l’azienda, con elevato senso civico, si è fa�a carico per la manutenzione e la pulizia. Se i due cugini, inizialmente, investirono nella realizzazione degli stampi, ben presto Ferradini Bruno è diventata un’azienda leader nel campo della stampatura di pellame e tessuti, anche, negli anni più recenti, con l’offerta di un servizio di consulenza per lo studio e la creazione di stampi personalizzati. A fare grande nei decenni l’azienda è stato il suo personale, che oggi ha alle spalle un’esperienza trentennale. Guardando al proprio futuro, la dirigenza ha già avviato il ricambio graduale del personale, favorendo l’inserimento di persone giovani, motivate e selezionate.

Luca Niccolai, responsabile commerciale dell’azienda Ferradini Bruno – Industria stampatura di Santa Croce sull’Arno (PI) www.ferradinibruno.it


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Moda

Nel più importante polo tessile europeo di Emilio Macro

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enché quello pratese sia tuttora il polo tessile più importante d’Europa e uno dei più importanti del mondo, è indubbio che, dopo la congiuntura 2008 e l’avvento della globalizzazione, il distretto abbia subito una radicale trasformazione. Come afferma Uberto Ciatti, titolare di Inseta, azienda che produce tessuti apprezzati nel mondo del lusso e dell’alta moda: «Negli ultimi anni, causa la crisi di settore, gli investimenti sono molto calati e senza un intervento congiunto delle imprese a supporto della filiera, e un cambio strategico da parte del mercato nell’approvvigionamento delle materie prime, il distretto tessile di Prato rischia in breve tempo un drastico ridimensionamento, che potrebbe essere fatale. Da parte nostra, tuttavia, riusciamo ancora a essere innovativi e all’avanguardia, sia in termini di qualità sia di innovazione. E questo grazie alla nostra grande creatività e all’esperienza decennale delle maestranze». L’Europa sta facendo qualcosa per tutelare il patrimonio manifatturiero pratese? «La risposta è no. Con la globalizzazione e l’abbattimento di ogni frontiera, si lasciano entrare in Europa grandi quantità di merci di scarsa qualità (anche con possibili rischi per la salute). Inoltre, la Cina sta rendendo le esportazioni dei nostri manufatti sempre più complesse, con l’imposizione di standard qualitativi praticamente impossibili da garantire. Confrontando questi due diversi comportamenti, sarebbe quanto meno auspicabile l’applicazione di un regime di reciprocità. Questo renderebbe il mercato più stabile e meno inflazionato e permetterebbe alle aziende di Prato di provare

L’ATTUALE REALTÀ DEL DISTRETTO PRATESE, FRA INTERNAZIONALIZZAZIONE, CONCORRENZA ASIATICA E CRITICITÀ CONNESSE. LA PAROLA A UBERTO CIATTI, CHE SI FA PORTAVOCE DELLE NECESSITÀ DI UN INTERO POLO MANIFATTURIERO a competere, almeno per velocità, innovazione e servizio». In questo quadro di criticità, qual è stato l’andamento del 2015? «Seppure in un anno non semplice e soprattutto grazie alla nostra vocazione per l’export e con un rafforzamento nella fascia medio-alta di prodotto – ancora bisognosa della nostra ricerca –, siamo riusciti a mettere a bilancio un incremento del fatturato di oltre 10 punti percentuali. Di contro, il mercato interno, purtroppo, non ci sta dando le giuste soddisfazioni. Per questo motivo, già da diversi anni, abbiamo concentrato gli sforzi nei mercati di fascia alta europei (Francia e Belgio) e in Nord America – anche i mercati del Far East sono in continua crescita». Attraverso quali strategie state lavorando per accrescere la vostra forza nelle esportazioni? «Da diverso tempo, le nostre creazioni vanno a comporre le collezioni dei più famosi stilisti in Europa, in America e in Estremo Oriente. Inoltre, per continuare a promuoverci, stiamo investendo per essere presenti alle maggiori fiere internazionali di settore e partecipiamo a sfilate ed eventi di moda. Gli sforzi maggiori, però, sono per viaggi mirati, per stabilire contatti con i clienti strategici, per far loro sentire la nostra vicinanza e avere informazioni dirette sulla domanda e le attese dei consumatori dei diversi mercati. Infine, è molto importante presentare più di un’uscita stagionale e più proposte, così da essere al passo con i nuovi trend».

IL VIAGGIO, ISPIRAZIONE PER LA MODA Fonte inesauribile di ispirazione per Inseta, realtà nata e cresciuta nel mondo delle stoffe pratesi, è il viaggio. Viaggiare significa ascoltare, osservare e assimilare le peculiarità delle diverse culture. È alle esperienze in Oriente, negli Stati Uniti e in Europa che si deve la particolarità dei tessuti creati da Inseta, che osserva, immagazzina e rielabora spunti e suggestioni da ogni angolo del globo, consapevole che solo dalla contaminazione e dalla rielaborazione degli stimoli più vari possono nascere dei capolavori. Dopo la fase di proge�azione, il team creativo di Inseta passa alla produzione mantenendo inta�i l’entusiasmo e la voglia di stupire con lavorazioni completamente made in Italy e finissaggi particolari, in grado di differenziare questi tessuti da tu�i gli altri.

A questo proposito, in quali direzioni si sta muovendo la vostra ricerca? «Siamo sempre più focalizzati nella creazione di un prodotto complesso, ricercato e, dove possibile, difficilmente riproducibile. A ogni stagione riusciamo a inventare nuove tecniche e prodotti, frutto di ricerche di mercato molto articolate, della nostra proverbiale inventiva, di tecnologie e maestranze assolutamente all’avanguardia. Però, ci piacerebbe che questa creatività fosse maggiormente protetta, attraverso un percorso di tutela della proprietà intellettuale, sia educando i clienti a non divulgare e cercare di copiare i prodotti, sia attraverso un maggiore rispetto fra i concorrenti – come avviene in altri paesi». In conclusione, quali progetti e obiettivi caratterizzeranno il 2016? «Stiamo mettendo a punto diverse tecniche nuove e avveniristiche: un mix di creatività, esperienza, conoscenza di

Uberto Cia�i, titolare della Inseta Srl di Prato www.inseta.it

prodotto e dei mercati – nei quali speriamo si affermino definitivamente regole ed etica. Vorremo iniziare a commercializzare qualcosa che possa essere considerato unico e non copiabile, anche attraverso il deposito di marchi o brevetti internazionali. Infine, stiamo investendo molto per riportare i clienti a visitare l’azienda, anche per aprire loro il nostro trentennale archivio storico, strumento indispensabile per trovare nuovi spunti». •


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Comfort made in Italy di Remo Monreale

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ompetenze elevate, innovazione e artigianalità sono requisiti fondamentali, trasversali a molte produzioni. Le calzature in ambito ortopedico-sanitario non fanno eccezione e anche in questo settore il made in Italy vanta un primato indiscusso. Ne parliamo con Massimiliano Tomasi, contitolare del Calzaturificio Fratelli Tomasi Srl, azienda del pisano con un’esperienza trentennale nel campo. «Dopo i cinquant’anni di età – spiega Tomasi –, nel piede della donna si sviluppano delle patologie collegate all’uso improprio di calzature con tacchi alti: alluce valgo pronunciato, un quinto dito varo, un dito a martello, oppure le dita griffe. Col passare del tempo il piede si deforma per mancanza di calcio (osteoporosi), inoltre possono sorgere complicazioni a livello circolatorio (flebite) oppure altre patologie causate dal diabete. È questo il motivo per cui il mercato sente la necessità di una calzatura predisposta che oltre ad alleviare, prevenga il manifestarsi di queste patologie. Nel nostro caso, quindi, ci dedichiamo a creare scarpe anatomiche predisposte per

MASSIMILIANO TOMASI INDICA LE POSSIBILITÀ CHE LA MODERNA TECNOLOGIA METTE A DISPOSIZIONE NEL SETTORE CALZATURE E SPIEGA COME IL KNOW HOW ITALIANO RICOPRA UN RUOLO DA PROTAGONISTA NEL MERCATO LA COMUNICAZIONE

Il Calzaturificio Fratelli Tomasi Srl ha sede a San Giuliano Terme (Pisa) www.calzaturificiotomasi.it

plantari che possono essere rimossi, nel caso in cui il cliente finale ne avesse uno proprio». LA TRADIZIONE L’azienda da tre generazioni progetta e realizza con professionalità ogni tipo di calzatura, trasmettendo con passione, da padre in figlio, un mestiere antico che con il tempo si è evoluto grazie alle nuove tecnologie. «La determinazione – spiega Tomasi – che ci contraddistingue nel mantenere alti gli standard qualitativi, sia nei materiali sia nella manifattura, ci ha portato a essere un punto di riferimento nel settore delle calzature di moda comoda e di predisposizione per plantare». LE CARATTERISTICHE Per contenere un plantare amovibile, la calzatura deve avere le diverse caratteristiche. «Tra queste – continua Tomasi – c’è la forma, che deve essere adeguatamente studiata: più alta in punta, alta sul collo e spaziosa per contenere sia le dita dei piedi sia un alluce valgo pronunciato, il quinto dito varo o un dito a martello oppure le dita griffe. Poi, sono necessari pellami molto morbidi, tagliati e cuciti sbassando e li-

LA CALZATURA

Oltre che alleviare previene il manifestarsi di patologie come l’alluce valgo pronunciato, il quinto dito varo e il dito a martello

mitando l’uso delle cuciture e le ripiegature, per evitare strusciamenti delle parti sensibili del piede nella tomaia. Il plantare anatomico dev’essere amovibile per attutire e ammortizzare il peso del corpo e distribuirlo correttamente. Infine, fondi e suole hanno bisogno di uno studio per favorire una postura e una camminata dinamica, corretta, agevole e piacevole. L’uso della microporosa, materiale flessibile, leggero e permette di non affaticare il piede durante il giorno. Per realizzare tutto questo secondo gli standard più elevati, impieghiamo personale specializzato che, unito a materiali nazionali, garantisce qualità elevato costante nel tempo, valorizzando al massimo le caratteristiche artigianali del nostro prodotto». I CANALI DI VENDITA La maggior parte del fatturato della Fratelli Tomasi deriva dalla vendita attraverso ortopedie e sanitarie. «Il 70 per cento dei nostri proventi fa capo a questo comparto – dice Tomasi – mentre un 25 per cento è dovuto a negozi di moda comoda. Il restante 5 per cento attraverso negozianti esteri. I marchi che commercializziamo sono due: al brand principale “Fratelli Tomasi” si aggiunge “Camminare è vivere”, con una linea di calzature diverse da un punto di vista tecnico e con un prezzo più accessibile al pubblico. Entrambi i marchi condividono la stessa concezione per la quale la comodità è al

Massimiliano Tomasi, contitolare del Calzaturificio Fratelli Tomasi Srl, spiega la strategia comunicativa dell’azienda pisana. «Il nostro obie�ivo a lungo termine – dice Tomasi – è a far percepire la brand identity tramite una comunicazione mirata, cercando di consolidare la brand awareness a�raverso la qualità artigianale delle calzature inseguendo lo status di “top of mind”. Inoltre, è importante creare quella continuità di conoscenza che parte dall’idea interna all’azienda e che, passando per il negoziante, viene recepita e acce�ata dal consumatore finale. Per raggiungere questi obie�ivi cerchiamo di promuovere, partendo dalla presentazione del campionario stesso, i modelli che avranno una migliore comunicazione poiché nostri core product. In più, la nostra comunicazione è mirata, a�raverso cartelli, vetrina, espositori, dépliant, brochure, cataloghi e vetrofanie che facciano risaltare la qualità e l’avanguardia insieme alla tradizione artigianale».

primo posto. Questa è ottenuta anche grazie a caratteristiche dei materiali e delle componenti come elasticità, idrorepellenza, morbidezza, leggerezza. Oltre a ciò cerchiamo sempre un mix tra estetica e tecnica». •


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Politiche turistiche

Slow Tourism alla toscana di Francesca Druidi

TURISMO ATTIVO, RELIGIOSO, WEDDING, ENOGASTRONOMICO. LA TOSCANA RIMODULA LA PROPRIA OFFERTA, NELL’ATTESA DELLA NUOVA NORMATIVA DI SETTORE. L’ANALISI DELL’ASSESSORE REGIONALE STEFANO CIUOFFO

Stefano Ciuoffo, assessore alle A�ività produ�ive e al turismo della Regione Toscana

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l 2015 è stato un anno positivo per l’industria turistica toscana. Secondo il Centro Studi Turistici, infatti, i visitatori sono stati 12,8 milioni, 44,4 milioni le presenze registrate. Numeri in entrambi i casi in crescita rispetto al 2014: +2,3 per cento gli arrivi e +2,1 i pernottamenti. Ma quali sono le prospettive per il 2016? «Contiamo di fare altrettanto bene, i presupposti ci sono - ha commentato Stefano Ciuoffo, assessore alle Attività produttive e al turismo della Regione Toscana -. L’offerta si va evolvendo e gli operatori stanno facendo un gran lavoro per riposizionarsi sulle nuove esigenze del visitatore, che non viene qui solo per vedere la città d’arte, ma per vivere esperienze». La Regione, dal canto suo, sta sostenendo questo processo: «la revisione della legge di settore e la nascita dell’agenzia regionale Toscana Promozione turismo, vanno in questa direzione». Anche con la crisi il turismo in Toscana ha dimostrato una forte capacità di attrarre flussi stranieri. Su quali elementi intervenire per mantenere e accrescere la qualità dell’offerta toscana? «Il primo compito che abbiamo è preservare e valorizzare il nostro patrimonio, poi occorre lavoro di squadra per far allargare lo sguardo dei potenziali visitatori oltre le mete classiche, facendo loro conoscere tutto quanto la Toscana può offrire in termini di mete e nuove proposte turistiche. Con internet, le barriere della conoscenza e le distanze sono abbattute e il nostro compito è comunicare bene, of-

frire servizi adeguati di supporto al mondo del turismo, potenziando infrastrutture e mobilità per favorire l’accessibilità alla nostra regione». La Regione sta puntando sul rilancio del segmento Mice. Su quali altri “turismi” si concentrerà l’offerta turistica toscana? «Innanzitutto, con la proclamazione del Giubileo da parte del Papa e “l’Anno dei cammini” da parte del ministro Franceschini, per il 2016 abbiamo organizzato tutta una serie di servizi e proposte a supporto di pellegrini e turisti che arrivano in Toscana in questa occasione. Abbiamo messo a sistema il lavoro svolto in più ambiti e creato un sito interamente dedicato www.giubileointoscana.it -, dove trovare contenuti e informazioni di servizio sui luoghi delle 43 Porte Sante aperte in regione e gli itinerari religiosi che toccano tutte le diocesi toscane, dalla storica Via Francigena, che rappresenta un nostro fiore all’occhiello, alle Vie Romee. Stiamo puntando da tempo sul ‘turismo lento’, per far crescere il settore durante tutti i periodi dell’anno, distribuendo i grandi flussi su mete meno conosciute. Stiamo sviluppando nuove proposte specifiche e ‘tematiche’ per il turismo “attivo&sportivo”, il 2016 è anche l’anno di Pisa Capitale italiana dello sport, il “wellness&relax” legato al termale e non solo, e stiamo lanciando progetti sul wedding in Tuscany e le romantic destination. Negli ultimi anni, la Toscana ha ospitato matrimoni da favola e proprio a Firenze, ad aprile, si terrà il congresso mondiale dei wedding planner, a con-

Cantina Petra, proge�ata dall’archite�o Mario Bo�a

ferma del fatto che la regione è considerata una location ideale per occasioni irripetibili. Già il compianto David Bowie scelse di sposarsi qui nel 1992. E c’è un’ulteriore novità». Quale? «C’è un progetto al quale abbiamo lavorato molto e che stiamo lanciando: si tratta di Toscana wine architecture (www.winearchitecture.it), un circuito di 14 cantine che i titolari (grandi casati e prestigiosi nomi del mondo del vino) hanno acconsentito di aprire al pubblico e che vogliamo proporre come un vero e proprio percorso da visitare, con degustazione annessa, al pari di opere architettoniche presenti nelle città d’arte. Grandi etichette custodite in cantine firmate dai grandi maestri dell’architettura contemporanea: una situazione unica nel mondo, se si esclude la California. A queste si affiancano poi cantine che ospitano installazioni artistiche e che hanno sviluppato rapporti interessanti con l’arte moderna e la musica, creando un sistema culturale e produttivo vitale e innovativo. Si è creato, quindi, un connubio tra la tipicità dei gusti e dei sapori di questa regione con questa sorta di “nuovo rinascimento” dell’architettura toscana». Sul fronte della promozione, cosa migliorare considerando l’attuale influenza della rete sulle scelte di visitatori e turisti? «Quest’anno partirà Toscana promozione turistica, agenzia regionale unicamente vocata alla promozione del nostro territorio che agirà quale braccio operativo di Regione, Comuni e ter-

ritori per migliorarci e svilupparci nel settore. Con Tpt continuerà il lavoro svolto da Fondazione sistema Toscana, che ha il compito di presidiare il web e i nuovi media grazie all’ecosistema digitale che ruota intorno al sito www.turismo.intoscana.it. Il combinato disposto di queste due agenzie ci rende in grado di intercettare i flussi e le tendenze della rete, comunicando al meglio in base alle sempre nuove esigenze dei viaggiatori». Come procede l’iter di approvazione della nuova legge regionale di settore? Quali saranno le linee guida di questa rinnovata normativa? «Dal mio insediamento abbiamo ripreso in mano il testo e le proposte di revisione che erano state avanzate nel corso della passata legislatura. Abbiamo proceduto con un ritmo serrato all’ascolto dei vari soggetti coinvolti, a partire da quelli istituzionali per poi passare alle categorie e agli operatori del settore. La revisione della disciplina in materia è necessaria dal momento che la legge regionale è del 2000 e, nel frattempo, sono cambiati il mondo e il modo stesso di concepire e organizzarsi una vacanza. Basti pensare alla possibilità di viaggi aerei con pochi euro o la prenotazione online di hotel o case in affitto con la possibilità di dare un feedback sul servizio goduto con una recensione sui siti. Molto spesso più delle ‘stelle’ contano i giudizi ricevuti per avere una reputazione. Si tratta, quindi, di adeguare la normativa alle nuove esigenze nell’interesse degli operatori e dei consumatori. Il lavoro è in corso, ma entro l’estate contiamo di presentare il testo finale». •


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Industria Toscana • Marzo 2016

Stesso mercato, stesse regole di FD

IL PRESIDENTE DEGLI ALBERGATORI TOSCANI PAOLO CORCHIA FA UN BILANCIO DELLA STAGIONE 2015 ED ESAMINA LE CRITICITÀ DEL TURISMO IN REGIONE, IN PARTICOLARE L’ABUSIVISMO RICETTIVO

C Paolo Corchia, presidente di Federalberghi Toscana

TURISMO, NUMERI E TENDENZE n base alle stime del Centro Studi Turistici, più della metà dei perno�amenti registrati in Toscana nel 2015 va a�ribuita agli stranieri, con una percentuale passata dal 45,1 per cento del 2007 al 53,8 per cento del 2015. Il trend di crescita è sopra�u�o merito dell’aumento dei turisti cinesi e indiani (20 per cento), mentre stabili sono i flussi dall’Europa, con punte per la Svizzera. In lento ma costante incremento risultano i turisti provenienti da Australia e Canada. Continuano ad aumentare anche i turisti statunitensi (+4 per cento) e si riprende il mercato interno: +1,9 per cento di arrivi italiani e +1,8 di presenze, con un recupero di oltre 360mila perno�amenti rispe�o al 2014. Bene la campagna (+3,1 per cento) e le ci�à d’arte (+2,7); segno negativo (-0,9 per cento) per le terme. • FD

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ontinuare a investire in promozione e, per quanto riguarda le imprese alberghiere, nella riqualificazione delle strutture, è un passaggio fondamentale per assecondare i segnali di ripresa del turismo toscano. Ma, come sottolinea Paolo Corchia, numero uno di Federalberghi Toscana, uno dei nodi da sciogliere resta la progressiva crescita del ricettivo non alberghiero che si unisce al mancato aggiornamento della normativa di settore. Qual è il bilancio del settore alberghiero in Toscana nel 2015, anno caratterizzato dalla lenta ripresa economica dell’Italia e dall’Expo? Cosa si attende dal 2016? «Il bilancio 2015 si è chiuso con un segno positivo per la Toscana, anche se dobbiamo dire che lo scenario si presenta a macchia di leopardo, poiché la ripresa non si è manifestata allo stesso modo in ogni settore e in ogni zona. I dati di fine anno registrano 12,8 milioni di arrivi e 44,4 milioni di presenze, con una crescita rispettiva del 2,3 e del 2,1 per cento. Sale anche la permanenza media, stimata in 3,467 giorni. Le presenze straniere sono aumentate del 2,3 per cento e quelle italiane dell’1,8, a testimonianza della vocazione internazionale della Toscana. I principali attrattori si confermano le città d’arte, cresciute del 2,7 per cento. Le attese per il 2016 appaiono positive, anche se molto dipende dalle variabili internazionali. Comun-

que, al 2020, il Centro Studi Turistici ha stimato una crescita annua dell’0,9 per cento». In che misura il settore alberghiero toscano è minacciato dall’abusivismo nell’ambito dell’accoglienza? È possibile una convivenza con le modalità alternative dell’ospitalità? «La minaccia arrecata dall’abusivismo al sistema delle imprese regolari è davvero seria. Si rischia di esporre centinaia di strutture al fallimento con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. La concorrenza di affittacamere illegali e b&b senza regolarizzazione sta facendo sì che le realtà più piccole scompaiano: ce ne sono già molte che hanno chiuso, soffocate da una concorrenza abusiva che ha meno spese da sostenere e meno norme da rispettare. Per quanto riguarda la convivenza con le modalità alternative dell’ospitalità, è possibile solo seguendo il principio dello stesso mercato, stesse regole. È necessario che queste strutture vengano riconosciute fiscalmente, attuino la denuncia degli alloggiati e rispettino le stesse norme in mate-

ria di sicurezza». Quali linee guida individuerebbe dovendo procedere a un ripensamento normativo del turismo in regione? «Quelle della professionalizzazione. Tutti quelli che svolgono attività economiche devono avere la Partita Iva ed essere inquadrati nello stesso sistema di normative». A livello regionale, e anche nazionale, quali sono i fattori da cui partire per valorizzare ulteriormente l’immagine della Toscana e dell’Italia? «Bisogna favorire i nuovi investimenti, mirati soprattutto alla riqualificazione delle strutture, anche se per far questo è necessario che si consolidi una ripresa del settore. C’è poi il discorso della promozione turistica che va ripensata, poiché quanto avvenuto finora, per vari motivi, non ha raggiunto a pieno l’obiettivo prefissato. Serve una politica di promozione diversa e servono stanziamenti adeguati allo scopo di valorizzare i vari territori e rilanciare alcuni segmenti in difficoltà, quali il termale e il balneare». •


Industria Toscana • Marzo 2016

L’intervento

Un’agricoltura sempre più “intelligente” di Mario Guidi, presidente di Confagricoltura

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Obiettivo export di Francesca Druidi

SE SUL FRONTE INTERNO, LA RIPRESA ECONOMICA VA CONSOLIDATA PER SOSTENERE LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI, OLTRE CONFINE L’INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA DEVE PROSEGUIRE LA SUA AZIONE. L’ANALISI DI LUIGI SCORDAMAGLIA

I AGRICOLTURA 3.0

Oltre che innovativa dovrà essere smart. Di conseguenza occorrono maggiori investimenti in ricerca e innovazione agricoltura 3.0 è già in campo. Un’agricoltura che riduce l’impatto sull’ambiente, sul territorio, sull’acqua ed è sempre più sostenibile, attenta al benessere degli animali, al sociale e ai fabbisogni della collettività. Non solo food ma qualità della vita, tutela del verde e dell’agroecosistema. Pensiamo, in tal senso, all’agricoltura sociale per integrare i più disagiati ed emarginati, ma anche curativa (pet therapy, ad esempio). Dal punto di vista tecnologico è cresciuto moltissimo l’uso di smartphone e tablet per uso agricolo, come ha confermato anche una recente ricerca di Nomisma. C’è poi da dire che la tecnologia è da sempre stata amica dell’agricoltura, fin dai primi trattori a motore. Certamente esistono ancora ostacoli da superare. Occorre migliorare la rete infrastrutturale per compensare il “digital divide” nelle aree rurali. Un problema che Confagricoltura ha affrontato e intende risolvere attraverso l’accordo con Telecom ed Eutelsat, che porterà la connessione via satellite alle imprese non servite dalla banda larga. L’agricoltura 3.0 oltre che innovativa, dovrà essere smart. Di conseguenza occorrono maggiori investimenti in ricerca e innovazione. Non c’è dubbio, però, che lo sviluppo delle innovazioni debba tener conto dei fabbisogni delle imprese, che vanno sempre coinvolte nella definizione delle linee guida di “chi pensa e produce” innovazione. Confagricoltura sta promuovendo, anche con specifiche iniziative,

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l’agricoltura di precisione che, tra le sue applicazioni, consente di utilizzare gli agrofarmaci per la difesa delle piante attraverso sensori in campo (che monitorano le condizioni meteo e della pianta), le tecniche di guida basate sulla georeferenziazione (Gps montati su macchine agricole), unendo dati che vengono da centrali meteo locali, dal satellite e dai droni aziendali. Non meno rilevante è l’utilizzo di tecniche innovative per la gestione dell’acqua. Ma abbiamo bisogno anche di far ripartire la ricerca genetica, indirizzandola verso tecniche nuove, come il genoma editing e la cisgenetica, perfette per l’agricoltura. Tutto questo è importante non solo dal punto di vista della food security (cibo in quantità sufficiente per tutti) ma anche della food safety (cibo sicuro in termini sanitari). In poche parole serve innovare non solo per produrre di più, ma anche per produrre meglio. L’agricoltura è il settore che si è naturalmente adattato all’uso delle tecnologie digitali. Occorre impiegarle per migliorare la logistica, favorire la tracciabilità dei prodotti, facilitare e ampliare la commercializzazione attraverso internet. L’agricoltura del futuro sarà sempre più “intelligente”, utilizzerà i big data sfruttando tutte le informazioni disponibili collegandole, interpretandole e condividendole nella filiera. Sarà anche sempre più orientata ai mercati, soprattutto quelli internazionali, avvalendosi di tutti gli strumenti a disposizione, dalla vendita diretta aziendale all’e-commerce.

l 2015 è stato un anno stabile per i consumi alimentari, che si confermano sullo stesso livello raggiunto nel 2014, con una piccola flessione dello 0,2 per cento. A lanciare l’agroalimentare italiano è soprattutto l’export che ha beneficiato di una manifestazione come l’Esposizione universale di Milano, registrando per il 2015 un incremento del 7 per cento, pari a 3 miliardi di euro. Luigi Scordamaglia, numero uno di Federalimentare, parla delle prospettive del settore per il 2016. Cosa manca per un cambio di passo decisivo verso una ripresa più stabile e duratura del mercato interno dei consumi e del settore? «Manca un tasso di sviluppo convincente del Paese. L’esperienza insegna che i consumi complessivi delle famiglie si muovono con tassi molto vicini a quelli del Pil e che i consumi alimentari sono più pigri di quelli complessivi. È chiaro perciò che con una ripresa del Pil sull’ordine dello “zero virgola”, come quella del 2015, non si va lontano. Speriamo nella seconda metà del 2016 per vedere il consolidamento di un rilancio più convincente, avvertibile nelle tasche delle famiglie e delle imprese». Con quali azioni e strategie occorre aumentare il peso delle esportazioni sul fatturato dell’industria alimentare italiana? «La promozione italiana comincia finalmente a reggere il confronto, per risorse e strategie, con quella dei maggiori concorrenti europei. L’educazione dei consumatori esteri all’apprezzamento del vero prodotto italiano è la base per ridurre l’acqua in cui galleggia l’enorme fenomeno dell’italian sounding. L’impegno recente in que-

Luigi Scordamaglia, presidente Federalimentare

sto senso in un mercato di grande dinamismo e notevoli prospettive come gli Stati Uniti ci lascia bene sperare». Su quali mercati puntare nel prossimo futuro, considerando la crisi russa e il rallentamento delle economie emergenti? «Sicuramente gli Usa rappresentano allo stato attuale la locomotiva del commercio mondiale. Le nostre esportazioni alimentari su questo mercato viaggiano su un passo espansivo attorno al 20 per cento e hanno portato gli Stati Uniti al secondo posto, dopo la Germania, nella classifica dei nostri sbocchi, superando la Francia. Questo mercato ha consentito di ammortizzare per il momento il grave arretramento dell’export in Russia legato all’embargo e la perdita di velocità di molti paesi emergenti, gravati dalle quotazioni assai meno remunerative del petrolio e delle materie prime. Bisognerà quindi presidiare meglio questi paesi. Il mercato domestico Ue, su cui va oltre il 60 per cento del nostro export alimentare, e gli Usa non bastano alle prospettive di lungo periodo e di largo respiro del settore che, ricordo, si è dato un traguardo importante: 50 miliardi di export agroalimentare nel 2020». •


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Agroalimentare

Pasta fresca, primato artigianale LA NUOVA TENDENZA INDIVIDUA CONSUMATORI SEMPRE PIÙ ATTENTI ALLA QUALITÀ E CHE SI RIVOLGONO A PICCOLI PRODUTTORI VOTATI ALL’ECCELLENZA SENZA COMPROMESSI. di Renato Ferre�i L’ESEMPIO DI MASSIMILIANO VENTURELLI

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elle produzioni industriali il bisogno primario sta nel raggiungere grandi numeri. In diversi settori, la tecnologia e la natura stessa dei prodotti, si prestano perfettamente a questo approccio. Ma quando si parla di alimentare, in generale, allora le cose cambiano radicalmente. Basti pensare alla tendenza sempre più diffusa tra i consumatori nel cercare prodotti gastronomici realizzati artigianalmente. Le piccole, a volte minuscole, imprese che hanno ricercato esclusivamente la qualità più alta in questo ambito, nella maggior parte dei casi sono sopravvissute alla crisi. E in alcuni casi hanno aumentato il loro giro di affari. È successo a Massimiliano Venturelli, titolare della Sfoglia d’oro, un laboratorio di pasta fresca con annesso punto vendita a Lucca. «L’esigenza di far lavorare le macchine sempre più velocemente – dice Venturelli –, il calcolo dei costi e tutto quanto permette un guadagno maggiore, porta a risultati scarsi dal punto di vista qualitativo. L’industria è un turbinio di numeri che allontana dall’eccellenza. Questo, però, è un settore in cui la qualità paga sempre. Chi sa presentare i propri prodotti, chi cerca di ampliare l’offerta, chi punta a una vendita assistita e, infine, crede

Il pastificio La Sfoglia d’Oro si trova a Lucca info@lasfogliadoro.eu

LA MIOPIA INDUSTRIALE

Il calcolo dei costi e ciò che perme�e un guadagno maggiore, porta a risultati scarsi dal punto di vista qualitativo nel proprio lavoro, alla fine riesce a ottenere dei buoni risultati. Anche nei momenti di crisi: crisi che forse in alcuni casi opera una sorta di selezione naturale. Se si scende a compromessi per entrare nel mercato delle grandi quantità spesso si finisce in una guerra tra poveri, mentre se si propone un prodotto migliore, si riesce a conquistare il consumatore prima o poi. Gli ultimi due anni sono stati in crescita per noi, e non è una coincidenza». Il laboratorio di Venturelli permette sia vendita al dettaglio che all’ingrosso, come per ristoranti o altri negozi. «I nostri sono prodotti prevalentemente freschi – afferma il titolare della Sfoglia d’oro –, non sono pastorizzati come nella grande distribuzione. Le macchine le usiamo per la produzione della pasta stessa, perché calibrate in un certo modo permettono di ottenere un risultato estremamente vicino a quello ottenuto a mano. Mentre per i ripieni è tutto fatto come nella cucina di casa. Poi, usiamo solo prodotti di stagione e in questo modo si ha la possibilità di variare i ripieni secondo il momento dell’anno. Questo è un aspetto molto importante, perché così creiamo un movimento, un rinnovamento co-

stante che ci porta a sperimentare». Su questo la Sfoglia d’oro basa uno dei suoi punti di forza, sfatando il mito di un consumatore italiano troppo affezionato alle tradizioni per essere aperto alle novità. «Sia i ristoranti sia i singoli clienti del nostro negozio – spiega Venturelli – sono incuriositi da

proposte più ricercate, da nuovi sapori. Se qualcosa di positivo c’è nei tanti programmi televisivi di cucina dai quali siamo ormai sommersi, è proprio lo sdoganamento di una cucina che osa, con accostamenti che a volte si potrebbero definire azzardati. Questo non vuol dire che basta un abbinamento improbabile perché un prodotto funzioni: è necessario indovinare una formula, suscitare curiosità di per sé non è sufficiente. Ma l’apertura verso nuove forme di espressione culinaria è un dato di fatto. Quindi, pur partendo dalla tradizione lucchese, e cioè da classici come il cosiddetto tortello di carne o i tacconi, nel tempo abbiamo provato a realizzare altri tipi di pasta, soprattutto ripiena. Un esempio sono i ravioli provola e speck o quelli radicchio e pinoli: le possibilità hanno il solo limite della fantasia e dell’intuizione gastronomica». Ma gli esperimenti possibili non si finiscono qui. «Nel prossimo futuro ci piacerebbe provare ad aprire un esercizio per la somministrazione, quindi tentare una sorta di verticalizzazione: dalla produzione al consumo diretto, magari con della pasta fresca da passeggio. È un’idea da non sottovalutare». •

SPERIMENTARE CON IL SAPORE Massimiliano Venturelli, titolare della Sfoglia d’oro, indica alcuni dei ravioli dai ripieni insoliti che hanno riscosso più successo tra le proposte del pastificio lucchese. «Negli ultimi anni – dice Venturelli – i ravioli pere e pecorino sono stati molto apprezzati nella nostra produzione e, ultimamente, quelli con burrata e menta, che si sposano molto bene con condimenti di pesce. In particolare, sono convinto che con ravioli come questi i condimenti più semplici siano quelli che si sposano meglio: burro e pasta d’acciuga è un esempio di condimento perfe�o, a mio parere, con i ravioli burrata e menta. Anche in questo tipo di esperimenti, la ricerca di materie prime o�ime è alla base di qualsiasi processo teso a raggiungere grandi risultati in termini di qualità, poi conta tanto la manipolazione e le capacità di chi lavora queste materie prime fuori dal comune. Chi cerca un prodo�o più esclusivo non può che rivolgersi ad aziende che ado�ano questo tipo di filosofia».


Industria toscana marzo 16  
Industria toscana marzo 16