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Industria SVILUPPO ECONOMICO

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria

Infrastrutture, quarta rivoluzione industriale, azzeramento del cuneo fiscale e riduzione della burocrazia. Le linee guida per la crescita illustrate da Vincenzo Boccia

COMMERCIO INTERNAZIONALE Accelerazione delle esportazioni prevista per i prossimi anni. Gli elementi dai quali dipenderà la crescita dell’export analizzati dal presidente Sace Beniamino Quintieri

Primo Piano

Il nuovo modello di economia circolare

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

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ostenibilità e innovazione, anche grazie alla diffusione di abitudini di consumo più attente e consapevoli. Sono i pilastri valoriali che sorreggono l’impianto del documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, in consultazione pubblica da metà luglio con l’obiettivo di raccogliere spunti, contributi, osservazioni di tutti gli organi istituzionali competenti, le imprese, gli esperti e i cittadini su un tema decisivo per cogliere le sfide sociali e ambientali del prossimo decennio, tenendo alta la competitività del nostro sistema produttivo. >>> segue a pag. 3

ALL’INTERNO Confindustria energia Efficienza energetica ne parlano il ministro Galletti e Massimo Beccarello Rapporto Svimez Timidi segnali di ripresa: luci e ombre sull’economia del Mezzogiorno

FORUM AMBROSETTI LO SVILUPPO PREVEDIBILE

Appuntamento di richiamo internazionale con ospiti prestigiosi e selezionati. Al via la 43esima edizione del forum di Cernobbio quest’anno dedicato allo “scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”. Dall’1 al 3 Settembre a Villa D’Este p. 4

Politica industriale

Sistemi produttivi dinamici Grazie a performance estere superiori alla media nazionale e a investimenti in tecnologie digitali, Veneto e Toscana rimettono nel mirino i livelli produttivi pre-crisi I sistemi economici territoriali si stanno adoperando per recuperare i livelli produttivi precrisi, scommettendo in primis sull’export. Da quale grado di penetrazione estera parte oggi

il vostro e in quali mercati sta crescendo? Matteo Zoppas: «Nonostante il rallentamento del commercio mondiale, le esportazioni venete hanno raggiunto nel 2016 il loro

Eccellenze venete Tecnologie avanzate applicate al trattamento dei cereali. Il caso della Borghi Impresa e sviluppo Ricambio generazionale e flessibilità. Le scelte vincenti della Esseti Circuiti

Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto e Andrea Fabianelli, presidente di Confindustria Toscana Sud

massimo storico: 58,2 miliardi di euro, pari al 14 per cento dell’export nazionale. Questo dinamismo si deve alla forte determinazione delle imprese che hanno investito per rinnovarsi e mantenere sui mercati il gap competitivo dei propri prodotti. I principali settori che hanno beneficiato della crescita delle transazioni internazionali sono la meccanica, le produzioni agroalimentari, il comparto chimico, l’industria del legno e l’occhialeria. Il bacino dell’Unione Europea si conferma la destina>>> segue a pag. 12


Industria • Settembre 2017

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In evidenza L’economia del Sud: le previsioni Svimez p. 7

Mercati: la crescita dell’export italiano p. 8

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Efficienza energetica: i benefici economici, ambientali e sociali per l’Italia

p. 46

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento redazionale Federico Pimazzoni Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente

>> continua dalla prima NUOVI MODELLI DI BUSINESS PER VALORIZZARE LA MANIFATTURA Presentato in forma congiunta dal ministero dell’Ambiente e dal ministero dello Sviluppo economico, tale documento ha l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare, definendo al contempo il posizionamento strategico del nostro Paese in questo campo. «È indispensabile – sostiene il titolare del Mise Carlo Calenda - mettere in atto un cambio di paradigma che dia l’avvio a una nuova politica industriale finalizzata alla sostenibilità e all’innovazione in grado di incrementare il valore del prodotto e della manifattura italiana, costringendoci anche a ripensare il modo di consumare e fare impresa. L’Italia ha le caratteristiche e le capacità per farlo e deve approfittarne per sviluppare nuovi modelli di business che sappiano valorizzare al meglio il made in Italy e il ruolo delle piccole e medie imprese». Per il momento siamo ancora in una fase di transizione, tuttavia il nostro tessuto produttivo dispone già oggi di soluzioni 4.0 e tecnologie abilitanti per rendere più efficienti le produzioni e concepirle anche in un’ottica di riuso al passo con i grandi Paesi industrializzati. Altrettanto importante però, sarà che questo processo venga accompagnato da un sostegno costante alla ricerca e all’innovazione, accolto e messo in atto da tutti gli stakeholder interessati. «Vista la complessità e la rilevanza, per gli impatti sul sistema Paese, degli argomenti in discussione – prosegue Calenda - riteniamo neces-

sario allargare il ventaglio dei soggetti coinvolti nel processo di definizione degli obiettivi e delle misure che daranno forma al nuovo modello di economia circolare per l’Italia». Da qui il motivo della consultazione pubblica online che rimarrà aperta fino al 18 settembre, per poi entrare nella fase successiva che culminerà nella stesura del documento definitivo che andrà a inserirsi nella più ampia Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, con l’assunzione di impegni precisi sul modo di consumare e fare impresa. UNA POLITICA ENERGETICA CHE SUPPORTI LO SVILUPPO SOSTENIBILE In continuità di intenti con gli accordi sottoscritti nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, in sede G7 e nell’Unione Europea. E in continuità di metodo e di approccio trasparente con la Sen, Strategia energetica nazionale, licenziata anch’essa dai ministri Calenda e Galletti nella versione di consultazione poche settimane fa, in un’edizione rinnovata rispetto a quella approvata con decreto ministeriale nel marzo 2013. Una versione che tiene conto delle previsioni di crescita della domanda di energia globale, stimata in aumento del 18 per cento al 2030 secondo le proiezioni del World Energy Outlook 2016, e dell’invito rivolto a tutti i Paesi a potenziare e affinare le proprie capacità di vettoriamento e quelle di generazione

non inquinanti. «Una politica energetica in grado di supportare efficacemente uno sviluppo economico sostenibile – sottolinea il titolare del Mise - deve riuscire a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e delle fonti mantenendo l’accesso ai servizi energetici a un prezzo accessibile e competitivo per famiglie e imprese. Puntando, contemporaneamente, alla sostenibilità ambientale della produzione di energia. Conciliare questi tre obiettivi fondamentali è una sfida che abbiamo scelto di portare avanti con convinzione insieme agli altri stati dell’Ue nell’ambito degli accordi internazionali confermati al G7 di Taormina. E, ancora, nella dichiarazione finale al G20 di Amburgo, dove abbiamo riaffermato il ruolo dell’Europa come guida nel processo di transizione verso una economia decarbonizzata». In questo contesto, le linee di intervento indicate nella Sen dedicano grande attenzione agli investimenti nelle rinnovabili, a quelli in infrastrutture con modifiche dei mercati energetici per garantire la sicurezza e l’adeguatezza della rete di trasmissione, ai costi di stoccaggio dell’energia elettrica. Puntando a un obiettivo al 2030 del 27 per cento di quota energetica pulita sui consumi complessivi. «La prospettiva della nuova Sen che approveremo a settembre – conclude Calenda è chiara: la sfida ambientale può innescare crescita di qualità. E in questo caso la velocità dell’innovazione tecnologica rappresenta davvero solo una straordinaria opportunità». • Giacomo Govoni


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Forum Ambrosetti

I grandi della Terra sbarcano a Cernobbio NELLA SONTUOSA RESIDENZA DI VILLA D’ESTE È TUTTO PRONTO PER L’APERTURA DEL 43ESIMO FORUM INTERNAZIONALE ORGANIZZATO DA THE EUROPEAN HOUSE-AMBROSETTI. UN THINK THANK ESCLUSIVO TRA I BIG DI CIASCUN SETTORE, AL VIA DALL’1 SETTEMBRE di Giacomo Govoni

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a capacità di leggere le evoluzioni geopolitiche in anticipo e di saperle pilotare invece di subirle; l’approccio pragmatico basato su studi scientifici e simulazioni quantitative; il carattere esclusivo della piattaforma, in grado di catalizzare le personalità più influenti del pianeta per elaborare strategie vincenti a favore della business community. Sono gli indiscussi punti di forza che da oltre 40 anni valgono al Forum Villa d’Este la palma di miglior “think thank” italiano e un posto fisso tra i dieci più importanti summit economici europei. Appuntamento di richiamo internazionale di scena come ogni anno nella splendida cornice rinascimentale della residenza di Cernobbio, il Forum organizzato da The European House - Ambrosetti vivrà quest’anno la sua 43esima edizione, che scatterà dal 1 fino al 3 settembre. Selezionatissimo e prestigioso il panel degli ospiti, come esige il protocollo d’accesso all’annuale simposio di Villa d’Este. «Deve trattarsi rigorosamente di leader dichiarati nel loro settore – ricorda Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti – quindi solo amministratori delegati o presidenti se si tratta di imprenditori, ministri o premier nel caso di esponenti politici». Un criterio di assoluta elezione che negli anni ha permesso di attrarre sulle sponde del lago di Como premi Nobel, capi di stato e le massime intelligenze mondiali (Bill Gates, Henry Kissinger, Simon Peres, Manuel Durão Barroso, Recep Tayyip Erdogan, ma anche Abu Mazen e l’ex pontefice Joseph Ratzinger solo per nominarne alcuni) per fare il punto sulle grandi tematiche di interesse globale. INNOVAZIONE, EUROPA E STRATEGIE GLOBALI AL CENTRO DEL SUMMIT “Lo scenario di oggi e di domani per

le strategie competitive” è il titolo che racchiuderà tutte quelle che verranno trattate in questa edizione, tra le quali uno spazio sarà certamente riservato al tema dell’innovazione. Analizzato in funzione degli spunti emersi durante il Technology Forum 2017 “The next revolution, altro happening targato The European House Ambrosetti tenutosi a maggio scorso a Milano. «Attraverso un lungo lavoro di ricerca – spiega De Molli - abbiamo mappato 16 Paesi, compilando 27 indicatori multipli, per un totale di 4500 osservazioni dei più importanti ecosistemi internazionali. I dati confermano il netto miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia della produttività se si investe nell’innovazione. Per quel che riguarda il nostro Paese, la quota complessiva di investimenti pubblici e privati si sta contraendo, così come quelli dei venture capital sono ancora troppo bassi. Dobbiamo invertire la tendenza di questi trend». Ma la questione dell’innovazione, strettamente connessa al nuovo paradigma della digital factory, sarà solo uno degli argomenti al centro del programma del forum di Cernobbio, suddiviso complessivamente in tre macro sezioni. La prima, nella giornata di apertura del Forum, affronterà i grandi temi globali con un taglio economico, geopolitico e scientifico/tecnologico. La seconda sarà incentrata sull’Europa e arricchita

da una nutrita presenza di autorità continentali, con cui si prenderanno in esame i nodi più stringenti legati all’Ue. La terza e ultima punterà la lente sull’Italia, grazie alla presenza di rappresentanti del Governo, autorità e figure di rilievo del mondo imprenditoriale e finanziario. COMPETITIVITÀ E ATTRAZIONE INVESTIMENTI ESTERI, L’ITALIA RISALE Un’Italia che, stando all’ultima survey somministrata alla comunità d’affari del club Ambrosetti, recupera dinamismo sul piano della propensione agli investimenti, sebbene nelle loro graduatorie annuali organismi

Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti

internazionali come la Banca Mondiale o il World Economic Forum la “boccino” rispetto alla capacità di attrarre capitali dall’estero. Laddove invece un recente outlook firmato da The European House – Ambrosetti le riconosce un più che lusinghiero 14esimo posto mondiale contro i piazzamenti più modesti, tutti al di sotto del 30esimo posto, che le riservano le altre ricerche. «Nelle classifiche internazionali o europee – spiega ancora l’ad di The European House Ambrosetti - risultiamo spesso in fondo alla lista per livello di competitività e facilità di fare business, ma non è così: in queste indagini vengono compiute delle distorsioni basate su ricerche qualitative e non su fatti, alcune introducono elementi oggettivi di valutazione, altre sono deboli o autoreferenziali». Il numero uno di Ambrosetti insiste piuttosto sui pregi del sistema economico nazionale, fondato su alcuni dati incontrovertibili: terza piazza mondiale per numero di pubblicazioni scientifiche; quarta in Europa per valore della produzione nei settori high-tech; settimo per export di manifattura. Per non parlare del nostro Pil, di gran lunga migliore di quello di Paesi come Malesia, Repubblica Ceca o Thailandia, che spesso ci sopravanzano nelle graduatorie stilate da importanti istituti e associazioni, ma non in quella targata TEHAmbrosetti. •


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Primo Piano

«Una grande stagione di lavoro e competitività» LA CHIEDE SENZA MEZZI TERMINI IL NUMERO DEGLI INDUSTRIALI VINCENZO BOCCIA. SOPRATTUTTO IN QUESTA FASE, IN CUI IL RIALZO DEI PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI DIMOSTRA CHE LA STRADA INTRAPRESA È QUELLA GIUSTA

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questi segnali devono diventare la molla psicologica «che va cavalcata» in questa fase per continuare un percorso di crescita senza delegittimare le misure efficaci adottate finora. «Il che significa innanzitutto - chiarisce il numero uno degli industriali - non demordere su tutti quegli strumenti che stanno dando effetti in merito agli investimenti». A cominciare dai superammortamenti, dagli iper-ammortamenti e dai digital hub previsti nel piano Industria 4.0, ma anche attraverso una stretta per definire al più presto il contratto di programma con cui si assegnano risorse pubbliche all’Anas per mettere a cantiere le

di Giacomo Govoni

atta cento la platea complessiva delle imprese italiane, 20 partecipano attivamente alla crescita, 20 sono ancora invischiate nella crisi e le rimanenti 60 sono «a metà del guado». È lo stato dell’arte dell’industria nazionale filtrato dallo sguardo del suo leader Vincenzo Boccia che, pur accogliendo favorevolmente il crescente sentimento di fiducia degli imprenditori segnalato dall’ultimo rapporto Istat, raffredda gli entusiasmi e avverte che il cammino verso l’uscita dalla recessione non è ancora terminato. «Stiamo assistendo a una forte inversione di tendenza – ammette il presidente di Confindustria – ma non dobbiamo dimenticare che aumentano i divari. Una parte rilevante del sistema industriale è ancora in una fase di transizione e la percezione di ripresa varia ancora molto tra cittadini, paesi, giovani e anziani, città e provincia. Per uniformare questi gap occorre costruire una grande stagione del lavoro

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

e della competitività». INVESTIRE IN INFRASTRUTTURE E IN CULTURA INDUSTRIALE Non per questo il numero uno di Viale dell’Astronomia intende sconfessare i risultati incoraggianti degli ultimi mesi, che vedono tra gli altri una risalita del Pil all’1,4 per cento e una ripartenza del mercato del lavoro espressa dal calo all’11,1 per cento del tasso di disoccupazione misurato a giugno. Anzi. Secondo Boccia

infrastrutture. E ancora, portando a termine i percorsi di semplificazione del quadro regolatorio per la realizzazione delle opere pubbliche e quello per l’applicazione delle misure a favore delle imprese energivore. «In definitiva – sintetizza Boccia - occorre puntare nel medio termine sempre più sulla politica dei fattori che premia l’offerta: più investimenti, più export, più occupazione, più domanda». Includendo, tra questi fattori, il presupposto di fondo che deve animare ogni strategia di sostegno al nostro tessuto produttivo: la rimozione di quella cultura antindustriale che considera l’industria come un fattore negativo e dicotomico agli interventi di aiuto alle famiglie. «Bisogna tornare a porre attenzione nei fondamentali dell’economia del Paese afferma il leader di Confindustria continuando a sviluppare azioni organiche che partano dal Jobs Act passando da Industria 4.0. Non è accettabile che, nel secondo Paese manifatturiero d’Europa, vi sia un tale

profondo senso di sfiducia verso gli imprenditori: la crescita economica non è un fine, ma la precondizione per contrastare disuguaglianze e povertà». STOP ALLA BUROCRAZIA PENALIZZANTE E AVANTI CON I GIOVANI La ricetta per agganciare lo sviluppo pertanto, secondo gli industriali si snoda lungo tre assi prioritari: il primo consiste certamente nell’eliminazione di tutti quegli ostacoli che impediscono all’Italia di muoversi allo stesso ritmo degli altri Paesi a economia avanzata. «Le criticità che dobbiamo fronteggiare – sottolinea Boccia - sono numerose: dal global tax rate superiore di 20 punti rispetto a quello della Germania, al 30 per cento in più di costo dell’energia, dal costo del lavoro aumentato del 30 per negli ultimi 15 anni sempre rispetto ai tedeschi». Aspetti dequalificanti a cui vanno inoltre sommati i tempi della giustizia condizionata da regole dogmatiche, dalla burocrazia che penalizza il business delle imprese italiane, ai bassi investimenti pubblici. Il secondo asse è quello di dare slancio alla quarta rivoluzione industriale, «per giungere a un’industria ad alto valore aggiunto, alta intensità di produttività e che sia eccellente in ogni funzione aziendale». Il terzo e ultimo asse, che punta sia al rinnovamento generazionale delle nostre realtà industriali sia ad accrescere la capacità occupazionale degli under 35, si riflette sostanzialmente nella proposta di azzeramento del cuneo fiscale per le assunzioni dei giovani a tempo indeterminato per un periodo di tre anni. «Sono assolutamente convinto – conclude il presidente degli industriali – che una mossa del genere avrebbe molti significati: dare valore al lavoro; includere coloro che sono fuori dalle fabbriche; permettere a quei giovani di costruire un progetto di vita, attivando la domanda». •


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Industria • Settembre 2017

Andamento lento per il Sud NON MANCANO I SEGNALI DI RIPRESA, MA LO SPRINT DEGLI ULTIMI DUE ANNI SI È ESAURITO. PREOCCUPA IL DIVARIO SOCIALE. LA FOTOGRAFIA DELL’ECONOMIA DEL MERIDIONE SCATTATA DAL RAPPORTO SVIMEZ 2017

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e negli ultimi due anni il Sud aveva corso più del Nord, nel 2017 l’economia meridionale rallenta e rischia di essere di nuovo sorpassata. A preoccupare è poi la condizione a rischio povertà di fasce intere della popolazione. Si alternano luci e ombre nel quadro che emerge dalle anticipazioni del Rapporto Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’Industria del Mezzogiorno. Il 2016 è stato positivo per il Meridione, il cui Pil è cresciuto dell’1 per cento più del Centro Nord (+0,8 per cento) grazie all’azione congiunta di diversi fattori: aumento dei consumi e degli investimenti in industria ed edilizia; recupero del settore manifatturiero e dei servizi; rafforzamento dell’export. In base però alle previsioni Svimez, il Pil nel 2017 dovrebbe aumentare dell’1,1 per cento al Sud rispetto all’1,4 per cento nel Centro Nord. Per il 2018 è previsto un incremento del prodotto dello 0,9 per cento rispetto all’1,2 per cento del Nord. Agli attuali ritmi, il Mezzogiorno recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, dieci anni dopo il resto del Paese. Questo è il nodo preoccupante, insieme al forte calo degli investimenti pubblici, che nel 2016 hanno toccato il loro minimo storico, dai quali dipende la ripresa del Mezzogiorno e il suo definitivo rilancio. Un biennio positivo per il Sud non è stato infatti sufficiente a disancorarlo da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività e competitività, calo demografico, ridotta accumula-

zione e in definitiva minor benessere. RISCHIO SOCIALE Le buone notizie sul fronte del mercato del lavoro - nella media del 2016 gli occupati sono cresciuti rispetto al 2015 di 101 mila unità (+1,7 per cento) - non incidono, infatti, in meglio sul fronte dell’emergenza sociale e della situazione occupazione dei giovani. Nelle quattro regioni meridionali il rischio povertà è triplo rispetto al resto del Paese. Nel 2016 circa dieci meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro Nord. La povertà deprime la ripresa dei consumi e, in questo contesto, le politiche di austerità hanno determinato il deterioramento delle capacità del welfare pubblico a controbilanciare le crescenti diseguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud. «Dopo due anni di segni più, mi sento di dire che il Sud alza la testa», ha dichiarato il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti. «Naturalmente c’è ancora molto da fare perché la questione meridionale, seppure diversa dal passato, si continua a porre. Tuttavia, oggi insieme alle ombre vediamo le luci: il Pil che cresce più della media nazionale, la ripresa degli investimenti, la ripresa dei consumi e, soprattutto, la ripresa dell’industria, segno di un’inversione strutturale. E rivendico al Governo di aver lavorato con tenacia, negli ultimi tre anni, per

Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti

arrivare a questo risultato di un Meridione che prende in mano il proprio destino e diventa protagonista della sua rinascita, una rinascita che fa da traino a tutti il Paese». Svimez riconosce al Governo di essere intervenuto in maniera più decisa a favore delle imprese meridionali, mettendo in campo una batteria di strumenti per agevolare la crescita del Mezzogiorno, dopo che la lunga fase di crisi tra il 2008 e il 2015 ha ampliato ulteriormente il divario tra le due macro aree del Paese. Si va dal prolungamento degli esoneri contributivi per le nuove assunzioni ai Contratti di sviluppo, dal Masterplan ai Patti per il Sud e ai due Decreti Mezzogiorno, il secondo in corso di conversione in Parlamento nel quale sono previste le Zone Economiche Speciale (Zes) per le sole aree meridionali. Zes che possono attrarre investimenti

di Francesca Druidi esterni e contribuire a favorire lo sviluppo del tessuto produttivo meridionale, dove il “Piano nazionale Industria 4.0” non ha fino ad ora attecchito come nel resto d’Italia. IL QUADRO DELLE REGIONI Un segnale incoraggiante viene dalla Campania, la regione italiana - non solo meridionale - che nel 2016 ha fatto segnare il più alto indice di sviluppo. La crescita del 2,4 per cento giunge al termine di un triennio, dal 2014 al 2016, tutto all’insegna di dati positivi. In Campania un ruolo trainante l’ha svolto l’industria, grazie anche alla diffusione di Contratti di Sviluppo, ma ha potuto beneficiare anche del rafforzamento del terziario nell’ultimo anno, frutto soprattutto della solidità del turismo. Spicca il risultato della Basilicata, seconda regione del Mezzogiorno e una delle prime d’Italia, in ripresa dal 2014 anche se rallenta la corsa (da +5,4 per cento del 2015 a +2,1 per cento del 2016). La Puglia ha frenato (+0,7 per cento) rispetto al positivo andamento del 2015, a causa soprattutto del calo dell’agricoltura, una delle voci economiche principali della regione. Anche le costruzioni non brillano, mentre l’industria, nonostante tutto, risulta in ripresa rispetto alla caduta dell’anno precedente. La Calabria, il cui Pil si è attestato su +0,9 per cento, ha pagato un’annata agricola particolarmente negativa (-8,9 per cento), mentre ha registrato un rialzo favorevole nell’industria (+8,2 per cento), con i servizi (+0,7 per cento) che confermano l’aumento positivo avuto nel biennio precedente. La Sicilia, in rialzo dello 0,3 per cento, sconta nel 2016 gli effetti negativi del settore primario, mentre l’industria (-0,8 per cento) e le costruzioni (-0,5 per cento) stentano a invertire il trend. Il Pil abruzzese nel 2016 è negativo (-0,2 per cento), perché paga la crisi dell’agricoltura e la pesante battuta d’arresto dell’industria (-2,2 per cento). Il Molise regge sostanzialmente il ritmo di crescita dell’anno precedente, (+1,6 per cento), trainato soprattutto dalle costruzioni e, anche se in misura molto minore, dai servizi. La Sardegna, pur se con ritardo rispetto al resto delle regioni meridionali, esce nel 2016 dalla fase recessiva e riprende a respirare, ottenendo per la prima volta un aumento del Pil (+0,6 per cento) dopo l’andamento negativo del prodotto nel biennio 2014-2015. •


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Mercati

Cambio di marcia per l’export SENZA SOTTOVALUTARE I STRUTTURALI FATTORI DI INCERTEZZA A LIVELLO MONDIALE, LE PREVISIONI DI SACE PER IL 2017-2020 INQUADRANO LA SENSIBILE ACCELERAZIONE DELLE ESPORTAZIONI DEL NOSTRO PAESE. I TREND RELATIVI ALL’ANDAMENTO SUI MERCATI INTERNAZIONALI ILLUSTRATI DAL PRESIDENTE SACE BENIAMINO QUINTIERI

di Francesca Druidi

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no scenario promettente per l’export italiano e il commercio internazionale. È il quadro per il prossimo triennio elaborato da Sace, società del Gruppo Cassa depositi e prestiti che, insieme a Simest, costituisce un Polo teso ad accompagnare le aziende esportatrici. I fattori di instabilità non demordono, ma si respira un cauto ottimismo. Come sottolinea il presidente Beniamino Quintieri, sarà fondamentale per le imprese dotarsi di una strategia selettiva sulle destinazioni da privilegiare e di adeguati strumenti per valutare rischi e opportunità, con l’obiettivo di sfruttare al meglio questo potenziale e accrescere la propria competitività. Da quali elementi dipenderà la crescita dell’export italiano? «Nonostante l’innegabile complessità del contesto globale, ci sono diversi elementi che lasciano ben sperare le nostre imprese esportatrici. L’attività economica globale è in ripresa, insieme al commercio internazionale e al ciclo degli investimenti; il calo del petrolio sembra essersi arrestato e, nonostante il recente rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, ci aspettiamo un deprezzamento della valuta comune nel

Beniamino Quintieri, presidente Sace

medio periodo. Si apre – finalmente – una fase molto più favorevole della precedente per l’export italiano. Dopo la performance moderata del 2016, le esportazioni italiane si preparano a una crescita a un tasso medio del 4 per cento nei prossimi quattro anni, fino a raggiungere nel 2020 il valore di 489 miliardi di euro». Come le imprese dovranno cogliere questo trend favorevole sul fronte dell’internazionalizzazione, sorrette da un’azione istituzionale più coesa ed efficace? «Almeno per l’anno in corso, i rischi dovuti all’allentamento dei legami globali e ai timori protezionistici saranno temi persistenti per quasi tutti i Paesi e i settori industriali. Tuttavia, in questo scacchiere, dietro le mosse più rischiose si celano anche le opportunità migliori, che gli imprenditori del nostro Paese dovranno saper individuare e cogliere. Per non essere tagliate fuori dai nuovi assetti globali, le imprese dovranno quindi guardare a nuovi mercati, pur diventando più selettive nella scelta delle destinazioni per l’export e iniziando a includere i rischi politici e normativi nei propri business plan. Infine, di pari passo con il dinamismo richiesto alle aziende, è indispensabile che le istituzioni continuino a fare sistema attorno al tessuto imprenditoriale del Paese. Sace e Simest, in coordinamento con la capogruppo Cassa depositi e prestiti costituiscono il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione, stanno dando il loro contributo per far crescere le imprese italiane in tutto il mondo». Il rapporto annuale Sace “Export Unchained” ha analizzato le 15 geografie prioritarie per far volare il made in Italy. Tra “vecchie conoscenze” per l’Italia, ritorni e Paesi emergenti, come si delinea la mappa dell’export del nostro Paese nel breve e medio periodo?

«Per l’anno in corso, i tradizionali mercati europei, nordamericani e asiatici contribuiranno in modo significativo alla crescita dell’export italiano. La performance migliore è attesa dal Nord America (+4,9 per cento), trainato dagli Stati Uniti e seguito dall’Asia (+4,6 per cento), dove Cina, India e Indonesia garantiranno ottime opportunità alle nostre imprese esportatrici. Positive le prospettive per il nostro export anche nell’Europa avanzata ed emergente, dove si registrerà una crescita del 3 per cento circa di media. Le previsioni sono ottimistiche anche in Medio Oriente, Nord Africa (2,1 per cento) e America Latina (1,6 per cento), nonostante le recenti difficoltà. In una fase storica di trasformazione dell’integrazione dei mercati, Arabia Saudita, Brasile, Cina, Emirati Arabi, India, Indonesia, Kenya, Messico, Perù, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Vietnam rappresentano destinazioni imprescindibili e un bacino di riferimento a cui attingere con tutte le risorse a disposizione». Cosa attendersi e come affrontare

Più in generale, dal momento che l’export è l’unica componente che ha contribuito positivamente al Pil negli ultimi sei anni e considerato l’elevato grado di incertezza degli assetti globali, è opportuno continuare a perseguire una strategia di re-indirizzamento di export e investimenti per cogliere opportunità di migliore posizionamento su Paesi ad alta crescita e medio-basso rischio anche fuori dalla Ue, come Canada, Giappone, area del Mercosur e Paesi del Sud-Est asiatico, per citare altre geografie oltre a quelle incluse nel Rapporto Export». Primo semestre del 2017 positivo per Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo Cdp. Quali sono le direttrici per il prossimo futuro e i progetti principali come il programma Push Strategy? «Il primo semestre dell’anno è stato molto positivo per il Polo, che ha mobilitato risorse per 7,8 miliardi di euro, in aumento del 19 per cento rispetto al primo semestre 2016. Inoltre, la crescita è destinata ad accelerare nel 2017 per effetto dell’elevato incremento delle

l’instabilità geo-politica internazionale, l’onda della Brexit e soprattutto le politiche neo-protezionistiche, ad esempio degli Stati Uniti, uno dei Paesi centrali per l’export italiano? «L’andamento degli scambi mondiali farà i conti con i diversi rischi che rimangono temi caldi nello scenario del 2017: in particolare, ma non solo, le politiche commerciali del presidente Trump e i negoziati Brexit sono due fattori chiave che potrebbero incidere in futuro sul commercio internazionale. Nel breve termine, potrebbero risultare rilevanti le politiche fiscali statunitensi che, qualora non dovessero rivelarsi così espansive come annunciato in campagna elettorale dal presidente Trump, potrebbero frenare la crescita del commercio internazionale.

attività assicurativo-finanziarie: dopo il +30 per cento registrato nel 2016, nel primo semestre 2017 il Polo ha infatti deliberato operazioni – il cui perfezionamento è atteso nei prossimi mesi – per 16,6 miliardi di euro (+72 per cento). La scelta dei vertici di Cdp di riorganizzare tutte le attività di sostegno all’export e all’internazionalizzazione sotto Sace attraverso una porta unica d’accesso per i clienti potenziali sta dunque dando i suoi frutti. Così come hanno pagato, nel primo semestre, il nuovo modello organizzativo e l’avvio della Push Strategy, che porterà a offrire, entro il 2020, a potenziali buyer esteri, 4,5 miliardi di euro di linee credito a tassi competitivi destinate all’acquisto di beni e servizi italiani». •


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Mercati

Made in Italy dal cuore internazionale CON I FRATELLI SANNA, TITOLARI DELLA METALMECCANICA PAULESE, AZIENDA LEADER IN PRODUZIONE E POSA IN OPERA DI SERRAMENTI IN ALLUMINIO, STRUTTURE METALLICHE, FACCIATE CONTINUE IN CRISTALLO, FOCUS SULLE PROSPETTIVE DI CRESCITA NEL MERCATO NORDAFRICANO E ITALIANO

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entri urbani in espansione, ampi margini di urbanizzazione e un tessuto produttivo in cui c’è spazio per la qualità e l’affidabilità del made in Italy. In Nord Africa, in particolare in Marocco, si stanno registrando le percentuali di crescita maggiori del continente che è stato culla della vita e che ora come non mai è l’osservato speciale delle imprese italiane e internazionali, interessate a ritagliarsi uno spazio sempre più significativo. Nel settore della metalmeccanica, in particolare, già da quattro anni opera a Casablanca l’azienda sarda Metalmeccanica Paulese dei Fratelli Sanna, attiva in Italia dal 1998 nel settore della produzione e posa in opera di serramenti, opere in carpenteria strutturale, facciate continue in allumino e cristallo, lavorazioni in acciaio inox. Dopo aver raccolto e messo a frutto l’esperienza acquisita dalla ditta Sanna Antonio, nata nei primi anni Ottanta, e più in generale il bagaglio di professionalità del suo fondatore e dei suoi tecnici, l’impresa ha deciso di investire nei mercati dell’Africa settentrionale, inaugurando una filiale di produzione a Casablanca e, a breve, una in Senegal. «Il made in Italy è una grande eredità che, se supportata da qualità del prodotto e impegno al servizio del cliente può dare grandi soddisfazioni – afferma Stefano Sanna, amministratore e direttore commerciale della società –. Noi abbiamo creduto in questi principi

e quattro anni fa abbiamo fondato la Freres Sanna Aluminium Maroc, con sede operativa a Casablanca, società che riesce ad abbracciare buona parte del mercato africano, realizzando serramenti e facciate continue in alluminio e cristallo, utilizzando materie prime provenienti esclusivamente dall’Italia. Paragonato a quello del mercato locale nord africano, il nostro prodotto è di gran lunga superiore e questa è stata la carta vincente. Così, ogni giorno aumentiamo le quote di mercato ma l’Italia non la lasciamo, anzi! Per noi gli impegni in Italia e in Africa camminano di pari passo». Quali sono le caratteristiche che distinguono le lavorazioni della vostra azienda sul mercato? «L’azienda ha portato avanti la sua attività puntando sulla qualità delle produzioni e la professionalità dei suoi tecnici. Seguendo questi obbiettivi, nel corso dell’ultimo decennio la Metalmeccanica Paulese ha raggiunto traguardi importanti, pregiandosi non soltanto di tutte le certificazioni previste dagli attuali regolamenti europei in materia, ma implementando un manuale di qualità in linea con la Uni En Iso 9001-2008 e ottenendo la marchiatura Ce En 1090-1:2009 per la carpenteria strutturale. La pubblica amministrazione e i clienti privati per cui lavoriamo sanno che con noi possono contare su tutte le certificazioni richieste dalla legge. Tutte le nostre lavorazioni sono controllate da un ente certi-

Stefano e Gianluca Sanna, titolari della Metalmeccanica Paulese e Freres Sanna Aluminium Maroc Metalmeccanica.paulese@gmail.com sannaluminium@gmail.com

ficatore dello Stato per verificare se sono idonee a essere immesse sul mercato. Senza marchio Ce, semplicemente non è possibile eseguire lavorazioni metalmeccaniche strutturali». Come si è chiuso il primo semestre 2017 e come sta andando l’ultima parte dell’anno? «Nel 2017 abbiamo incrementato il fatturato, sia nel mercato locale che in quello estero, toccando nel primo semestre quota 2 milioni e 100 mila euro, grazie a svariati appalti importanti in Italia e a interessanti commesse all’estero. Per i prossimi sei mesi, abbiamo già firmato commesse per oltre un milione di euro. La crescita è dovuta

di Alessia Cotroneo

in gran parte alle nostre sedi produttive nord-africane ma anche alle collaborazioni internazionali attivate. Da giugno 2016, insieme all’azienda trevigiana 2Square del dottor Giampiero Alessandrini, abbiamo lavorato per aziende di moda in Inghilterra, Marocco ed Emirati Arabi, a oggi la collaborazione prosegue costantemente con nuovi e interessanti progetti in Italia e all’estero. La partnership con la società All.co Spa, uno dei gruppi industriali leader in Italia nell’estrusione di profili in alluminio, amministrata dalla signora Alessia Vecoli, ci ha portato, unendo le forze, a realizzare serramenti indirizzati al mercato delle costruzioni residenziali e a distribuire circa 40 tonnellate mensili di profilati in alluminio ai serramentisti locali in Nord Africa. Tra i nostri piani di investimenti esteri, siamo prossimi alla realizzazione di un impianto di verniciatura per profili in alluminio, al fine di completare la nostra filiera produttiva. I margini di crescita sono tanti, per questo stiamo aprendo un’unità di assemblaggio in Senegal. L’Africa è il futuro del mondo ma da soli si fa poca strada, mentre l’unione fa la forza». •

DALLA SARDEGNA AL MAROCCO Importanti opere metalmeccaniche ma anche centri commerciali, costruzioni e serramenti per abitazioni private e enti pubblici, settore che finalmente si è rimesso in moto. L’azienda sarda Metalmeccanica Paulese continua a guardare all’edilizia e alla Gdo, cuore pulsante e punto di riferimento per gli imprenditori in Italia e in Sardegna. Ma è l’Africa a trainare, con l’obiettivo di sempre: esportare la qualità del made in Italy. «La crisi libica e la presunta instabilità politica dell’intero continente non ci hanno nemmeno sfiorato – sottolinea Stefano Sanna – e non ci fanno paura al momento. I paesi in cui operiamo, Marocco e Senegal, sono oggi politicamente stabili».


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>>> segue dalla prima

zione principale, coprendo il 59 per cento delle vendite all’estero. I mercati extra Ue che apprezzano maggiormente i nostri prodotti sono il Nord America e l’Asia centrale e orientale». Andrea Fabianelli: «Il sistema aretino occupa il 16esimo posto nazionale su 111 province: un risultato incredibile contando che come popolazione siamo al 63esimo. Soltanto il sistema orafo esporta per 1,8 miliardi di euro seguito dalla moda, altro settore trainante, con 800 mi-

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lioni di euro. Queste performance premiano il lavoro di internazionalizzazione del territorio messo in campo negli ultimi anni dal sistema economico locale, Confindustria e Cciaa in testa. Per questo sostengo che nel giro di 3-4 anni potremmo tornare ai livelli pre-crisi, salvo altri cataclismi. Con la meccanica di precisione stiamo crescendo in Germania, con l’oro nei mercati di Hong Kong e Dubai. Per non parlare dell’agroalimentare, dove malgrado contenute dimensioni aziendali competiamo grazie alle nostre eccellenze come vino, olio, pasta». Il legame tra la rete del credito e il tessuto produttivo locale, condizionato peraltro da recenti crac che hanno coinvolto anche istituti finanziari dei vostri territori, rischia di indebolirsi. Quali iniziative sono in campo per rilanciarlo? M.Z.: «Avere banche in grado di dialogare con il nostro tessuto imprenditoriale, composto per il 90 per cento di piccole e medie imprese, è indispensabile per sostenere quello che da anni è tra i sistemi economici più dinamici e innovativi della nazione. Auspichiamo quindi che il radicamento locale e il conseguente rapporto diretto tra imprenditori e interlocutori bancari rimanga un

principio imprescindibile del nuovo assetto degli istituti di credito. Insieme con le territoriali venete, stiamo lavorando affinché venga data alle imprese locali l’attenzione che il territorio merita, monitorando che la disponibilità del credito non subisca una contrazione». A.F.: «Per quanto concerne la nostra area, è inutile continuare a parlare di Banca Etruria perché purtroppo non esiste più. È stata una grande banca che ha creato l’humus per la crescita economica del territorio, ma ormai appartiene al passato. Ora dobbiamo

guardare avanti e nella fattispecie a Ubi che ha rilevato il marchio e cercherà di lavorare per radicarsi sempre più. Da salvaguardare c’è un giro d’affari di 1,8 miliardi di euro solo per il settore orafo, in cui Banca Etruria era specializzata. Credo ci sia l’intenzione di non disperdere un simile patrimonio e nello stesso tempo di rilanciare altri settori. Sono certo che Ubi saprà incidere fortemente sulla capacità economica aretina». I vostri sistemi industriali sono tra quelli che nell’ultimo biennio hanno mobilitato maggiori inve-


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stimenti 4.0. In quali progetti innovativi si sono tradotti e quanti hanno riguardato le tecnologie abilitanti? M.Z.: « Il Piano Industria 4.0 è tra le misure governative più apprezzate dalle imprese e da rinnovare assolutamente oltre il 2018, perché è una delle poche manovre con effetti reali tangibili che delinea una visione strategica per lo sviluppo industriale del Paese. Come emerge dai dati di Fondazione Nord Est, quasi la metà delle imprese del Nord Est ha approfittato degli incentivi previsti dal piano scegliendo in primis l’iperammortamento, usato per investire in robot, stampanti 3D, sistemi di realtà aumentata e di simulazione; e la “Nuova Sabatini” utilizzata dal 46 per cento. Di fronte a questo quadro in evoluzione, come Confindustria dobbiamo già andare oltre gli incentivi, spostando l’attenzione delle imprese verso una più complessiva cultura dell’innovazione, motore della sopravvivenza dei nostri brand». A.F.: «L’industria 4.0 è l’applicazione dell’informatica sulla meccanizzazione culturale della manifattura. In effetti nel territorio aretino sono stati investiti capitali importanti attraverso l’acquisizione di aziende da

parte di multinazionali: dal gruppo Prada, che nei mesi scorsi ha completato il quartier generale di Valvigna, divenuto sia sede industriale e direzionale, facendo della Toscana il centro mondiale del gruppo insieme al nuovo stabilimento di produzione a Scandicci; Braccialini è passato da Firenze a una proprietà aretina, Unoaerre ha fatto degli investimenti importantissimi, altre aziende hanno trasferito qui la loro sede per essere più vicine e competitive sul mercato, ricambiate con infrastrutture di collegamento all’altezza». Veneto e Toscana sono anche terre di storia e cultura, in grado di

dare un forte impulso anche all’industria turistica. Attraverso quali strategie si può svilupparne l’attrattività e renderla un fattore economico? M.Z.: «Il turismo rappresenta un settore “industriale” chiave per la nostra economia, sia per ricchezza diretta che per l’indotto, con oltre 11 miliardi di euro prodotti dalla lunga filiera del settore. Nel 2016 il Veneto ha stabilito un record storico: 17,9 milioni di arrivi e 65,4 milioni di presenze. Non dimentichiamo che il turismo è uno dei Key performance indicator valutati dalla comunità finanziaria per calcolare il grado di attrattività di un

Paese. Agli occhi di un visitatore/investitore estero, uno dei nostri punti di forza è un arco geografico ristretto, circa 100 km, una densità incredibile di destinazioni top (dal Garda alle Dolomiti) e ben 6 siti Unesco. Bisogna però mettere tutto in rete, abbattendo i campanilismi e spingendo sulla destagionalizzazione. All’orizzonte abbiamo una grande occasione da giocarci: i Mondiali di sci di Cortina 2021». A.F.: «Quando Carducci diceva “basterebbe Arezzo alla gloria d’Italia” aveva ragione. Arezzo è una fucina di talento e di genio, non ancora conosciuta nel mondo come meriterebbe, che ha dato i natali ai grandi protagonisti della storia nazionale: Guido d’Arezzo detto Guittone è colui che di fatto ha inventato le note musicali come le conosciamo noi, Michelangelo è nato ad Arezzo. E mi fermo perché sarebbe un elenco lunghissimo. Quello che stiamo facendo per valorizzare questo patrimonio è andare in giro per il mondo nelle piazze a più alta concentrazione di big spender a presentare la nostra provincia, con l’intento di attirare attraverso tour operator flussi da Taiwan, Hong Kong, Stati Uniti. Noi abbiamo bisogno di capitali per promuovere la nostra terra che è bellissima». •


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Le opportunità del riciclo UN’IDEA STRATEGICA, QUELLA DI IMPARARE A RIUTILIZZARE MATERIALI SPESSO DESTINATI AL MACERO

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a Pallets Bertini nasce nel 1978 come attività familiare quando il fondatore Gabbriello Bertini, ponendo l’attenzione sull’importanza dei pallets per lo spostamento delle merci, ha dato vita all’azienda. Oggi l’impresa, guidata dal figlio Giacomo Bertini è in continua evoluzione, al passo con i tempi, un’azienda che riesce a soddisfare le richieste del mercato, grazie a investimenti in macchinari all’avanguardia per la produzione dei pallets nuovi e usati, mantenendo comunque nel proprio Dna le origini artigianali di molte delle lavorazioni. La Pallets Bertini, azienda toscana, è impegnata nel settore degli imballaggi e in particolare nella produzione, riparazione e commercio di pallets. «Nasciamo come piccola azienda familiare, che nel corso degli anni si è sviluppata adeguandosi alle richieste del mercato e investendo su un ampliamento della struttura con circa 30mila mq tra stabilimento e piazzale. L’anno 2016 per il mercato dei pallets è andato molto bene, migliorando del 10 per cento il fatturato dell’anno precedente» spiega il manager Giacomo Bertini. L’azienda produce circa 10mila pezzi al giorno, rintracciando il proprio core business nella riparazione e recupero di qualsiasi tipologia di pallet, rendendolo, tramite lavorazioni mirate, idoneo alle caratteristiche che richiede il cliente. Bertini aggiunge

Pallets Bertini ha sede a San Miniato Basso (Pi) - www.palletsbertini.it

che: «Grazie a questa attività, nel momento di crisi più acuto per quasi tutte le aziende italiane, la Pallets Bertini ha aumentato il personale e il fatturato attraverso l’alta qualità del pallet usato che propone. Molte aziende hanno scelto il suo prodotto rinunciando ad acquistare quelli nuovi». L’azienda, spiega Bertini, produce pallets anche da legno usato: «siamo dotati di macchinari per lo smontaggio dei pallets non riparabili da cui recuperiamo materia prima riducendo lo spreco di legno vergine». La Pallets Bertini è, inoltre, proprietaria di tutte le licenze per il recupero, ripristino del pallet usato e per la costruzione dei pallets nuovi. Agendo tramite trattamenti specifici e finalizzati, i pallets che immettiamo sul mercato assolvono ai requisiti richiesti per l’esportazione. «Siamo un’azienda molto dinamica e pronta a cogliere qualsiasi occasione che il mercato propone – conclude Bertini -. Operiamo in ogni angolo della Toscana, con mezzi propri, per piccole e grandi quantità, e nel resto dell’Italia, laddove le condizioni ce lo permettono. Serietà e affidabilità sono il nostro vero marchio di fabbrica grazie a uno staff coeso e motivato che è sempre pronto a dare il meglio per soddisfare i clienti e tenere alto il nome Bertini». • Albachiara Re


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I vantaggi della progettazione integrata SVILUPPARE PROGETTI DI ELEVATA COMPLESSITÀ, GARANTENDONE POI LA PRECISA REALIZZAZIONE, INSIEME AL TRATTAMENTO DEI DATI E AL RILASCIO DI CERTIFICAZIONI, RAPPRESENTA IL NUOVO STADIO DI SVILUPPO PER AZIENDE NATE CON LA SPECIALIZZAZIONE IN INGEGNERIA. IL PUNTO DI RENATO CEGALIN

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di Luana Costa

a costante evoluzione delle attività produttive ha determinato una sorta di gerarchizzazione delle aziende guidandone alcune verso una maggiore settorializzazione. È così che nascono imprese di secondo livello specializzate nella progettazione e nell’implementazione delle certificazioni, documenti basilari per garantire l’aderenza ai principi degli standard europei. Etc Engineering è una società di ingegneria a tutto campo, progetta impianti tecnologici ed edili e può condurre alla certificazione di data center presso l’Up Time Institute e Tia 942 secondo le direttive dell’Adig, agenzia digitale italiana. Nel corso degli anni ha maturato esperienze professionali sia nel terziario avanzato che nell’industriale, sull’intero territorio nazionale ed estero. L’azienda è infatti partner delle più importanti società IT Italiane per la progettazione e gestione di data center e di alcuni dei maggiori istituti bancari italiani per la gestione e ottimizzazione dei propri asset immobiliari. «I servizi che la nostra azienda svolge sono principalmente audit tecnologici, analisi energetiche con relativi business plan di saving, progettazione e direzione di lavori. In particolare, siamo attivi in ambito tecnologico nella fase di progettazione di centrali elettriche e data centre IT» spiega Renato Cegalin, responsabile della realtà imprendito-

riale con sede a Vicenza. «Etc si diversifica da altre strutture simili continua il responsabile aziendale perché è una delle poche società di ingegneria italiane autorizzata a portare le aziende IT alla certificazione Up Time Institute e la sola, attualmente, autorizzata alla conduzione della certificazione Tia 942 secondo i dettami dell’Agid». Le attività spaziano, inoltre, nell’ambito della sicurezza sui cantieri e nella prevenzione incendi. «Grazie a un’esperienza trentennale – aggiunge ancora - siamo in grado di sviluppare progetti di elevata complessità garantendo poi la loro precisa realizzazione attraverso un’attenta analisi e controllo in fase di direzione lavori». Alta competenza, disponibilità del proprio personale, professionalità specifiche e linguistiche sono alcuni dei fattori chiave che consentono ad Etc Engineering di essere presente non

solo nel mercato nazionale ma anche a livello internazionale con clientela di diversa estrazione: dalle pubbliche amministrazioni ai maggiori gruppi di credito italiani, dal settore civile al settore industriale e terziario avanzato. «Etc Engineering – spiega - opera da sempre con l’ambizione di diventare leader nel settore della progettazione integrata ed essere punto di riferimento costante nell’ambito dell’innovazione tecnologica predisponendo e realizzando modelli operativi e gestionali capaci di diventare best practice nei settori di riferimento, grazie a metodiche di ingegnerizzazione trasparenti e certificate dai maggiori organismi internazionali». La progettazione integrata rappresenta, infatti, per l’azienda, l’obiettivo precipuo e la molla che ha indirizzato verso questo settore è la necessità di accontentare le richieste dei clienti evitando di ricorre-

re a colleghi esterni non sempre disponibili a seguire la realtà aziendale nei vari bandi pubblici e privati. La società è specializzata nella fornitura di servizi di progettazione di impianti tecnologici, elettrici, termofluidici, speciali e antincendio, architettonici e strutturali, di opere edili con attenzione costante rivolta al risparmio energetico e alla riduzione dei consumi, tenendo conto sia delle esigenze del contesto ambientale e sociale in cui si opera, sia degli obiettivi economico finanziari dei committenti. Proprio la costante attenzione rivolta ai temi ambientali ha spinto infatti numerose aziende a realizzare investimenti anche cospicui nel tentativo di ridurre i costi, e questa condizione è maggiormente accentuata nelle aziende che operano nel settore energetico: «Proprio queste hanno maggiore necessità di ridurre i costi alla produzione e l’aspetto energetico è sicuramente molto significativo» precisa ancora Renato Cegalin. L’azienda, che nel 2016 ha registrato un aumento del fatturato, ha in previsione nuovi investimenti: «Abbiamo in mente – conclude Renato Cegalin- di implementare le attività inerenti le certificazioni energetiche, la sicurezza con particolare riguardo alla prevenzione degli incendi, le certificazioni Up Time e Tia 942. Certamente abbiamo intenzione di investire sul mercato estero. In particolare sulla progettazione e sulla direzione lavori su Data Centre IT, su terziario avanzato e su centrali in cogenerazione». •

CERTIFICAZIONI Etc Engineering segue gli standard previsti dalla norma Iso 9001:2008 per la gestione dei sistemi di qualità applicandoli a tutti i processi produttivi, dall’incontro iniziale col cliente fino alla consegna finale del progetto. Tutti i servizi offerti seguono rigorosamente le linee guida della norma, sia dal punto di vista informatico e quindi di gestione e produzione degli elaborati e dei dati, sia per quanto riguarda il modus operandi del personale sempre molto attento e preciso in tutte le fasi progettuali. Con l’adozione della norma Iso 9001:2008 Etc Engineering ha allineato i propri standard qualitativi a quelli internazionali ottenendo un miglioramento del servizio che già di per sé era ottimo. Etc Engineering ha sede a Vicenza - www.etcengineering.eu


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I cereali e l’evoluzione dello stoccaggio

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cereali e la loro coltivazione sono alla base della nostra stessa evoluzione in quanto specie. Con la trasformazione da cacciatori/raccoglitori ad agricoltori, i nostri antenati si sono assicurati la quantità di cibo necessario per un’espansione altrimenti impensabile. Tuttora la nostra alimentazione vede una fonte insostituibile in prodotti come quelli derivati dal grano. Va da sè come la conservazione e il trattamento di cereali costituisca un settore produttivo fondamentale per l’intera popolazione mondiale. Quindi, la ricerca tecnologica in questo campo non ha mai fermato la marcia verso soluzioni più efficaci e oggi abbiamo a disposizione possibilità sempre migliori in accordo con il nostro progresso scientifico. Abbiamo parlato delle tecniche e dei macchinari più moderni con un addetto ai lavori, la cui azienda vanta decenni di esperienza: l’ingegnere Oreste Mingotti, alla guida della ditta Borghi Srl, impresa rodigina che sviluppa impianti di stoccaggio, essiccazione, pulizia e movimentazione del cereale da più di 60 anni. «La storia della ditta Borghi – dice l’ingegnere Mingotti – è stata fin da subito caratterizzata nel metter al primo posto la ricerca e l’applicazione di sistemi di produzione innovativi, per offrire sempre il meglio sotto il profilo qualitativo e

di Renato Ferretti L’INGEGNERE ORESTE MINGOTTI OFFRE UNO SPACCATO DELLE ATTUALI POSSIBILITÀ TECNOLOGICHE NEL CAMPO DEL TRATTAMENTO DEI CEREALI, CON UN OCCHIO DI RIGUARDO NON SOLO ALL’INNOVAZIONE MA ANCHE ALLA FLESSIBILITÀ PRODUTTIVA E PROGETTUALE

cercando di ottenere il giusto equilibrio tra la qualità del prodotto e il prezzo del prodotto finito». Quali sono le caratteristiche strategiche più importanti per una realtà come la vostra?

SILOS ORIZZONTALI: IL “ROBOT” L’ingegnere Oreste Mingotti, della ditta Borghi Srl, si sofferma su una delle ultime realizzazioni ad alto contenuto tecnologico. «Si tratta del “Robot”, una macchina innovativa idonea per eseguire il carico e lo scarico in automatico dei cereali stoccati all’interno di magazzini piani aventi luce massima di 50 metri, altezza 12 metri e lunghezza illimitata. Tale sistema consente elevate velocità operative oltre che offrire all’utilizzatore diversi vantaggi, come limitare la presenza dell’uomo all’interno del magazzino durante le operazioni di carico e scarico, limitare l’utilizzo di mezzi meccanici per compiere le operazioni di carico e scarico riducendo drasticamente l’inquinamento dei prodotti stoccati, la riduzione dei costi di scarico dei magazzini. E ancora, l’ottimizzazione dei volumi disponibili con sensibile riduzione del costo per tonnellata stoccata, la riduzione dei costi di ventilazione di mantenimento del cereale dovuto alla uniformità della massa stoccata, la fruizione dei magazzini adibiti allo stoccaggio per altro uso in contemporanea. Infine, il controllo in automatico dei movimenti della macchina, siano essi quelli verticali che orizzontali, possono essere gestiti integralmente da un controllore programmabile (PLC) che assicura la massima affidabilità, sicurezza e possibilità di variarne le funzioni di utilizzo in qualsiasi istante. Il “Robot” viene normalmente utilizzato per livellare e scaricare prodotti quali cereali, mangimi, zucchero e prodotti sfusi sfarinati o granulari in genere».

DA 200 A 10MILA TON IL RANGE DI CAPACITÀ CHE CARATTERIZZA I SILOS PROGETTATI E REALIZZATI ALL’INTERNO DEGLI STABILIMENTI DELLA DITTA BORGHI «Uno dei motivi di successo della ditta Borghi è senz’altro la flessibilità che l’azienda dimostra nell’aderire alle diverse richieste dei propri clienti, impegnandosi a ricercare soluzioni che possano soddisfare anche la clientela più esigente. Per questo è necessaria una buona qualità nella progettazione e una grande esperienza maturata nei vari settori dell’agro-industria, oltre che l’ingegnosità nel proporre soluzioni innovative, semplici e funzionali. Il patrimonio culturale maturato è a disposizione dei tecnici della ditta Borghi, unitamente alla indiscutibile professionalità di cui sono dotati. Le attrezzature in dotazione del nostro ufficio tecnico si annoverano tra le più moderne ed efficaci che il mercato oggi possa offrire, permettendo ai nostri ingegneri e tecnici di progettare e proporre soluzioni efficaci, moderne e ra-

zionali. Il grande numero di progetti portati a compimento con successo, in concerto con le più moderne tecniche di progettazione, costituisce il patrimonio e forma la base per la realizzazione di complessi impianti di stoccaggio ed essiccazione cereali e leguminose, selezione sementi nonché di produzione di mangimi». Tutto questo porta a pensare a un grande impegno sul piano degli investimenti. «Forti delle esperienze maturate nel passato, abbiamo attuato un’importante politica di investimenti tesa ad automatizzare alcuni processi produttivi come il taglio, la foratura, la piegatura e il magazzinaggio delle lamiere, installando presso i nostri stabilimenti impianti automatici di alto valore tecnologico che rendono i prodotti ancor più competitivi e qualitativamente mi-


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INNOVAZIONE AL CENTRO L’ingegnere Oreste Mingotti traccia alcune caratteristiche chiave che hanno permesso all’azienda rodigina di affermarsi sul mercato. «La genialità dei suoi soci fondatori nell’inventare e proporre sistemi produttivi ad alto valore tecnologico, unici ed innovativi – dice l’ingegnere Mingotti –, ha reso possibile la continuità e l’apprezzamento dei propri prodotti sul mercato mondiale. La ditta Borghi sin dalla sua nascita, avvenuta quasi settanta anni fa, ha sempre operato a stretto contatto con l’utilizzatore finale dei propri prodotti cercando di capire e risolvere i problemi che nascono nella conduzione di un impianto agroalimentare e nella messa in opera dei vari componenti che lo compongono. Tutto questo aggiunto alla collaborazione continua con i più importanti impiantisti del momento e le principali aziende nel settore molitorio, mangimistico, agroindustriale ed industriale ha reso possibile la crescita continua e la longeva presenza sul mercato che la ditta Borghi Srl oggi orgogliosamente può vantare».

gliori. Il processo di rinnovamento, unito alla tradizione, fa sì che oggi la ditta Borghi Srl sia tra le aziende più rappresentative del settore sia in Italia che all’estero. Alcuni esempi del nostro parco macchine sono robot industriali, linee di assemblaggio automatico, sistemi di trasferimento per mezzo di carrelli idonei, magazzini automatici di carico e scarico materie prime, linee

di taglio al plasma, linee di taglio laser, piegatrice automatica computerizzata, con carico e scarico automatico e punzonatrice computerizzata, sempre con carico e scarico automatico». Quali sono i prodotti di punta? «Siamo specializzati nell’installazione completa, soprattutto di silos. Oggi proponiamo una vasta gamma di silos di stoccaggio con una capacità unitaria

LIVELLATORE-ESTRATTORE A COCLEA

Assicura maggiore sicurezza, basso costo di realizzazione, manutenzione più facile e il consumo energetico è incomparabile

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da 200 a 10mila tonnellate e oltre, dotati di fondi piano o conico, destinati allo stoccaggio di prodotti alla rinfusa utilizzati nelle diverse industrie (agroalimentari, fertilizzanti, materie prime, plastiche ecc.). Inoltre, la ditta Borghi propone attrezzature per la movimentazione del cereale (trasportatori a catena, coclea, palette e nastro ed elevatori a tazze) da 10 a 1500 ton/h, silos quadrangolari, le cui celle misurano cinque metri per cinque, silos rotondi in lamiera piana e ondulata, robot livellatori-estrattori a coclea e a catena, pulitori a tamburo, prepulitori a tarara, accessori di ventilazione, prelevacampioni, e molto altro ancora». Qual è l’elemento che permette la messa a punto di prodotti completi? «Grazie alla presso-piegatura, alla punzonatura, al taglio e al software Cad 3d, la ditta Borghi sfrutta il proprio studio per finalizzare i progetti “chiavi in mano”, inclusa l’ingegneria, che consiste di documentazione per la messa in funzione, attraverso la costruzione e il montaggio. Specializzata in impianti completi di stoccaggio, essiccazione e conservazione biologica “chiavi in mano”, la ditta Borghi progetta e produce impianti di produzione e lavorazione per i suoi clienti, sia in Italia che all’estero». Entrando nello specifico, quali esempi di macchinari si possono fare per dare un’idea della vostra produzione? «Uno degli strumenti più importanti è quello ideato per il riempimentosvuotamento dei cereali e non in silos orizzontali “magazzini” si tratta del “Robot di carico e scarico magazzini” disponibile con diversi gradi di automazione fino alla versione completamente automatica che permette di eseguire tutte le operazioni di carico, scarico e movimentazione a distanza e senza la presenza dell’operatore in loco. Considerato che questa macchina è utilizzata per il carico, la movimentazione e lo svuotamento di prodotti granulari stoccati in magazzini, risulta particolarmente adatta per l’ottimizzazione della gestione dei silos orizzontali, infatti: il riempimento tramite la livellazione automatica e continua del prodotto, la grande capacità di stoccaggio ottenibile, la eccellente conservazione del prodotto stoccato, lo svuotamento elementare e la semplicità di utilizzo rappresentano le peculiarita del macchinario e lo rendono unico nel suo genere. È progettata con una struttura d’acciaio verniciato, composta da una trave a traliccio, per creare una bassissima ritenzione del prodotto, dove della stessa macchina esistono due versioni di cui una dotata di un estrattore a catena integrata nella trave mentre l’altra è dotata di estrat-

L’ingegnere Oreste Mingotti, alla guida della ditta Borghi, che ha sede a Melara (Ro) www.borghigroup.it

tore a coclea (semplice o doppia in funzione della portata). La sua lunghezza varia da 8 a 50 metri per una lunghezza di corsa lavoro fino a 200 metri e un’altezza di massa prodotto fino a 12 metri». In cosa consistono i vantaggi di quest’ultimo? «Questo Robot garantisce una maggior sicurezza sul lavoro agli operatori grazie ad una supervisione realizzata tramite PLC e ad un sistema di automazione testato e di alta qualità, evitando rischi umani e materiali, la capacità operativa è più costante (fino a 450 ton/h a seconda del prodotto), la manutenzione è più facile e il consumo energetico è semplicemente incomparabile. È proposta, inoltre, la versione certificata Atex per lavorare in atmosfera esplosiva (zona Atex 22). L’automatismo permette il controllo del comando completo relativamente i vari sensori di funzionamento, come ad esempio quelli di sicurezza. Fornisce inoltre la possibilità di controllare manualmente tramite radiocomando, come pure il lancio dei cicli semiautomatici oppure completamente automatico che esclude la presenza dell’uomo. La comunicazione è possibile con altri Plc dello stesso impianto». Che ruolo occupa nel vostro lavoro la movimentazione meccanica? «I componenti per impianti di movimentazione meccanica per cereali inerti e prodotti sfusi in generale (produzione oraria fino 1000 T/H) rappresentano tradizionalmente il prodotto centrale della nostra gamma di produzione. La ditta Borghi può fornire una vasta gamma di macchinari ed accessori per la movimentazione di prodotti alla rinfusa oltre a particolari per tubazione di condotta zincati a caldo o con verniciatura epossidica realizzati con polveri cotte in forno in grado di garantire idoneità per l’uso in campo alimentare, un’ottima finitura superficiale oltre a un gradevole aspetto di prodotto finito. Inoltre, tutta la produzione è disponibile nella versione in acciaio inox per applicazioni speciali e non». •


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Regioni a confronto

Enologico, impiantistica di alta gamma di Luana Costa

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a costante crescita e l’evoluzione del settore enologico è forse la più chiara testimonianza di come il vino sia legato a filo doppio agli aspetti culturali e tradizionali delle società in cui questo viene prodotto. Degustare e conoscere un vino significa infatti ripercorrere il processo di vinificazione assaporando le intonazioni che gli derivano dall’appartenere ad un determinato territorio. Il clima e la qualità del terreno si riflettono in maniera netta determinando le proprietà organolettiche di un vino ma altrettanto decisive sono la cultura e la storia locale. «Questo settore ha conosciuto negli ultimi anni un costante miglioramento della qualità del prodotto finale, ovvero il vino, sia quello prodotto in Italia che quello di altri paesi europei o extraeuropei» afferma Remo Crosato, amministratore assieme ai suoi 5 fratelli Marzio, Renzo, Rossano, Bruno, Stefano dell’azienda Lasi specializzata nella progettazione di articoli e prodotti enologici. «Tale miglioramento è andato di pari passo con la trasformazione di questa bevanda tradizionale in un prodotto culturale in grado sia di narrare il rapporto tra l’uomo ed il territorio, nelle regioni in cui i vari vini vengono prodotti, sia di essere veicolo di innovazione culturale attraverso molteplici aspetti, per esempio la progettazione e la realizzazione di nuove cantine che, sia dal punto di vista architettonico che dal punto di vista degli impianti di produzione, rappresentano spesso delle vere e proprie opere d’arte, non dissi-

CIÒ CHE CONSENTE AD UN’AZIENDA DEL SETTORE DI PORSI AD UN LIVELLO SUPERIORE RISPETTO AI COMPETITOR È “CREARE CULTURA”: INVESTIRE IN RICERCA E SVILUPPO PER RENDERSI PORTAVOCE DELL’INNOVAZIONE. L’ESEMPIO DEL GRUPPO LASI, COMPOSTO DA LASI, NOFORMSTUDIO, EMEXFORM IMPIANTI, LASIFRANCE

mili da ciò che, nel Rinascimento, castelli e tenute signorili rappresentavano. Oppure nel recupero in chiave di rispetto storico di antiche cantine». Lasi è da oltre sessant’anni l’azienda italiana al vertice a livello internazionale nella progettazione e realizzazione di autoclavi, fermentatori, serbatoi, presse pigiatrici, sale cottura ed impianti in acciaio inossidabile di qualità assoluta a servizio dei

LA FILIALE FRANCESE LASIFrance, altra realtà del Gruppo LASI ha sede a Violes in Provenza. Dall’inizio del 2017 è la nuova struttura commerciale e produttiva che si occupa di seguire in Francia direttamente il mercato francese. Il Gruppo LASI, con oltre 100 addetti, è in grado di progettare, costruire ed installare nel mondo i migliori impianti. Lasi non solo un’azienda ma un mondo dove tradizione, innovazione e qualità assoluta si fondono in realizzazioni uniche.

settori dell’enologia, della birra, dell’agroalimentare e della chimica. La complessità e la dinamicità del settore, unita alla passione della famiglia Crosato (proprietaria della società veneta) per le sfide sia tecnologiche che progettuali oltreché culturali, ha naturalmente condotto alla nascita della società di progettazione collegata e indipendente NoformStudio, suddivisa nei suoi due dipartimenti di Architettura + Design (Noform) e di Engineering (Emexform), che affiancano entrambi Lasi e progettano chiavi in mano cantine e strutture produttive, l’engineering degli impianti quindi alla progettazione architettonica e al design di cantine e prodotti. «Investiamo ogni anno in ricerca e sviluppo – specifica ancora Remo Crosato -. Frutto di tale lavoro sono, ad esempio, i brevetti internazionali del vinificatore Mythos a pressione per uve rosse e bianche e il sistema mobile di follatura Leonardo, oltre alle nuove presse, dotate delle più avanzate tecnologie. «Numerosi brevetti internazionali difendono idee di assoluta eccellenza». Nel settore birra, l’azienda produce sale cottura automatiche e manuali, a livelli tecnologici delle migliori aziende tedesche e con una qualità costruttiva

ALTA TECNOLOGIA

Lasi è l’unica azienda nei suoi settori che ha integrato massima tecnologia produttiva, innovazione spinta di prodotto, brevettazione internazionale, design di prodotto e un design unico. Inoltre, produce serbatoi di fermentazione a pressione e stoccaggio birra di assoluta eccellenza, oltre che, ovviamente, impianti idraulici per la termoregolazione dei serbatoi. Nei settori agroalimentare e chimico si citano, rispettivamente, impianti di carico e miscelazione alimenti e serbatoi di lavorazione e miscelazione. I MERCATI L’azienda opera prevalentemente nei settori dell’enologia, della birra, dell’agroalimentare e della chimica. È


Industria • Settembre 2017

OLTRE MEZZO SECOLO DI ATTIVITÀ LASI è un’azienda unica nel panorama internazionale. Da oltre 60 anni è attiva nella progettazione e realizzazione di autoclavi, fermentatori, serbatoi, presse pigiatrici, sale cottura birra ed impianti in acciaio inossidabile di qualità assoluta. LASI è anche una società capogruppo: con la società collegata ed indipendente NoformStudio (attraverso i suoi due dipartimenti “Noform Architettura” ed “Emexform Impianti”), progetta “chiavi in mano” cantine e strutture produttive, sia per quanto riguarda il layout produttivo (Emexform) che per la progettazione architettonica ed il design di cantine e prodotti (Noform). però nell’enologico che viene realizzato circa il 70 per cento del fatturato. Gli altri settori che Lasi cura, hanno comunque anno per anno una crescita costante di fatturato, oltre che un’apertura a mercati esteri, soprattutto per quanto riguarda il settore birra. Del quale è in costante crescita il mercato europeo, in particolare l’Europa del nord. Ritornando al settore enologico, la crescita del mercato d’Oltralpe ha spinto l’azienda a creare in Francia, a Violes – Provenza, LASIFrance, altra realtà di ciò che ormai si può chiamare a buon diritto Gruppo LASI. LASIFrance è la nuova struttura commerciale e show room, oltre che futura sede produttiva, che, a partire dal 2016, segue direttamente ed autonomamente il mercato francese, secondo per importanza a quello italiano. Oltre a ciò, importanti ac-

cordi di agenzia e di distribuzione sono inoltre stati firmati per Austria, Ungheria, Spagna, ma anche Canada, Messico, Russia e Giappone sono ormai mercati importanti per Lasi e per NoformStudio, che, oltre a realizzare autonomamente o in collaborazione con Lasi progetti architettonici e di engeneering, affianca Lasi nella progettazione di vinificatori e serbatoi di design tali da poter essere esibiti in qualsiasi museo d’arte. «Reinvestiamo costantemente tutto il profitto derivante dalle nostre attività in tecnologia – spiega ancora Remo Crosato - sia in ricerca e sviluppo che in tecnologie direttamente applicate nella progettazione e nella produzione. Un impegno particolare inoltre viene data alla formazione del personale, a tutti i livelli. Innoviamo, progettiamo e produciamo impianti tecnologici di altissima qualità grazie alle competenze di un formidabile team di ingegneri, architetti ed esperti, oltre che valenti consulenti esterni per quanto riguarda i processi biochimici nel vino e nella birra, team che concepisce progetti raffinati e complessi completamente realizzati negli stabili-

Il Gruppo LASI ha sede a Meolo (Ve) www.lasi-italia.com

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menti di Meolo, Venezia secondo i criteri tecnologici più avanzati, utilizzando acciaio certificato europeo di primissima qualità e tecnologie produttive avanzatissime. Lo staff tecnico, assieme al cliente, inizia un percorso progettuale che definisce i criteri base del progetto. Il risultato sarà sempre: massima qualità e funzionalità, unite al miglior design e al miglior prezzo compatibile con la qualità del prodotto. Lasi oggi è l’azienda tecnologicamente più sviluppata nei settori in cui opera; anzi, sotto molti aspetti è l’unica azienda, nei settori di riferimento, ad aver integrato aree spesso lontane, ovvero: innovazione spinta di prodotto, brevettazione internazionale, progettazione spinta, design di prodotto, architettura ed engeneering (Noform) e massima tecnologia produttiva, oltre che installazione, avviamento e manutenzione di tutto ciò che viene consegnato ovunque nel mondo. CREARE CULTURA L’azienda veneta rappresenta un fenomeno unico nei settori in cui opera. «Ciò che differenzia LASI dagli altri competitor sul mercato – rimarca Remo Crosato - è che, mentre le altre aziende realizzano prodotti, LASI crea cultura, ovvero: innovazione nel rispetto della tradizione, cultura tecnologica, cultura progettuale, cultura estetica. Il tutto fuso assieme. Questo si traduce in progetti ed in realizzazioni eccezionali, tali da definire sempre nuovi standard e riferimenti. Si potrebbe dire che Lasi, in chiave moderna, rappresenta ciò che nella Firenze o nella Venezia rinascimentale rappresentava la bottega di un maestro, dove venivano ideate e prodotte mirabili sculture, dipinti eccezionali, ma anche progetti idraulici e difensivi, architetture, progetti visionari che guardavano avanti nel tempo, a volte di secoli. Portando avanti questo concetto di eccellenza italiana che tutto il mondo ci invidia, il Gruppo LASI crea, con le sue realizzazioni, un legame tra storia e futuro, territorio e mondo». Un’azienda che ha fatto della passione, dell’amore per il suo lavoro, del rispetto delle tradizioni, ma anche affascinata dall’innovazione, non può che guardare con rinnovata fiducia verso il futuro. INVESTIMENTI FUTURI «Lasi ha investito e investirà tutti i suoi utili futuri nel potenziamento e nel rafforzamento di tutti i settori in cui opera» precisa ancora Crosato. «La divisione Presse Enologiche, nata solo due anni fa ma con alle

+15%

CRESCITA MEDIA ANNUA DEL FATTURATO CONSEGUITA DA LASI NEGLI ULTIMI QUATTRO ESERCIZI

spalle oltre trent’anni di eccellenza tecnologica, nasce dall’assorbimento del know-how e di parte dei dipendenti di una importante azienda italiana del settore, andata in crisi nel 2015. Il nuovo stabilimento di produzione dedicato verrà inaugurato a settembre di quest’anno, e sarà oggetto di particolari investimenti e sviluppo nei prossimi anni. Oltre alla divisione presse, anche la struttura d’oltralpe LASIFrance e la società di progettazione Noform saranno oggetto di particolari investimenti. Per Noform è già progettata la nuova sede, che verrà realizzata nel giro di due anni». I settori in cui si prevede una continua espansione nei prossimi anni e verso cui sono indirizzati notevoli investimenti sono quelli che curano l’aspetto tecnico – produttivo oltreché l’aspetto della progettazione architettonica e del design spinto di prodotto. «Per tutte le nuove sfide future, per i migliori progetti tecnologici o i più visionari progetti architettonici e di design, il Gruppo LASI – aggiunge Remo Crosato - già da tempo ha preparato tutto ciò che serve per realizzare i migliori risultati». Forse proprio per questo LASI è una realtà in continua crescita da quando è stata fondata. Tale crescita si è ulteriormente accentuata negli ultimi quattro anni, con una media del 15 per cento annuo di incremento di fatturato. Il 2016 si è chiuso con un fatturato poco inferiore ai 20 milioni di euro. Il 2017 prevede una ulteriore crescita.•


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Regioni a confronto

LA FORZA DEL MADE IN ITALY Fernando e Valentino Novello parlano della situazione industriale nel Bel Paese a partire dalla propria esperienza imprenditoriale nel settore delle macchine agricole

Biogas, nuove opportunità IN UNO SCENARIO SEMPRE PIÙ GLOBALIZZATO, L’INNOVAZIONE INCALZA. IL SETTORE DEL TRATTAMENTO DELL’ARIA E DEL GAS È ATTUALMENTE UNO DEI PIÙ FERTILI DA QUESTO PUNTO DI VISTA. L’ESPERIENZA DI ANTONIO ANDREELLA

inasprirsi della competizione sul piano internazionale da una parte costringe a strategie aziendali più efficaci, con un fattore di rischio maggiore. Ma dall’altro, è anche vero che così vengono premiate le società più meritevoli. Una banalità, forse, ma sicuramente non nelle soluzioni che portano a una produzione decisamente più performante. Il caso di Fort, specializzata nella produzione di macchine agricole, è emblematico in questo senso. Il cavalier Fernando Novello e Valentino Novello, rispettivamente presidente e direttore commerciale dell’azienda, provano a spiegare il percorso dell’azienda vicentina. «Fort nasce nel 1970 a Sossano (Vi) – dice Fernando Novello – ed esordisce sul mercato nazionale, e poco dopo in quello internazionale, come costruttore di motozappe per la piccola e media agricoltura. L’azienda si posiziona con un prodotto di qualità made in Italy e in un mercato in forte espansione diventa ben presto uno dei marchi più prestigiosi e ricercati dai professionisti del settore. Col passare degli anni l’evoluzione del quadro competitivo ha imposto che facessimo delle scelte strategiche precise. Per continuare a essere un produttore al cento per cento italiano abbiamo deciso di investire in modo significativo in persone e soprattutto sul prodotto. In pochi anni questa scelta ci ha portato a sviluppare nuovi prodotti sempre inerenti alla piccola e media agricoltura, con particolare attenzione a macchine polifunzionali che potevano essere utilizzate per la coltivazione dei terreni, lo sfalcio dell’erba, la rimozione della neve e altre applicazioni per il garden e l’agricoltura». Nell’ultimo decennio la Fort ha

L’

Fort ha sede a Sossano (Vi) www.fort –it.com

deciso di orientarsi verso la produzione di prodotti per mercati più di nicchia «dove i competitor – continua Valentino Novello – si confrontano più su soluzioni nuove di prodotto e tecnologia che su volume e prezzi. Oggi noi ci siamo ramificati e ben introdotti nel settore dell’edilizia con la produzione di una gamma di piccoli minitransporter cingolati, nella viticultura intensiva con la produzione di piccoli cingolati multiuso dalle dimensioni molto strette per lavorare in filari larghi massimo 1 metro ad esempio. Abbiamo una gamma di trattorini, i più piccoli al mondo (solo 65 centimetri di larghezza) per lavorare nelle serre o nelle coltivazioni nordiche degli alberi di natale. Fino allo studio e realizzazione di piccoli veicoli a trazione elettrica per il trasporto di materiale in settori molto differenziati. E per il 2018 siamo già pronti per entrare nel settore della manutenzione e pulizia delle strade con macchine operatrici cabinate dalle molteplici funzioni: spazzatrici, rimozione neve, taglio dell’erba di grandi estensioni. Oggi l’azienda esporta il 70 per cento della propria produzione, cercando sempre di innovarsi seguendo le indicazioni dei propri preziosi clienti, e con l’aiuto di un team giovane preparato e qualificato tutto made in Italy».

N

on c’è limite al miglioramento. La flessibilità produttiva e la vocazione alla crescita rappresentano oggi le stelle polari per le aziende che hanno a cuore la competitività in mercati resi sempre più concorrenziali dalla globalizzazione. Il settore del trattamento dell’aria e del gas è attualmente quello più fecondo sotto il profilo dell’innovazione. Il biometano, ad esempio, come fonte di energia e soprattutto come carburante alternativo sotto forma di Cng che Lng, metano liquido, in Europa sta prendendo largamente piede. Adicomp, azienda che opera nel campo della produzione e nel trattamento di aria compressa e gas, è leader nel settore compressori per impianti di biogas upgrading specializzati nella produzione di biometano, bio-Co2. «In Italia purtroppo da più di tre anni si attende il decreto biometano2 per definire la politica di incentivi di settore, bloccando di fatto un comparto che in Germania, Francia, Regno Unito, solo per citare alcuni paesi, ha creato e crea migliaia di posti di lavoro, contribuendo ad aumentare il Pil e al contempo migliorando l’ambiente» racconta Antonio Andreella, responsabile aziendale. L’azienda ha un solo cuore ma tante anime. È attiva infatti nel settore food and beverage, automotive, verniciatura, sabbiatura, indu-

• Elena Ricci

Adicomp ha sede a Isola Vicentina (Vi) www.adicomp.com

stria generica, industria farmaceutica, laboratori chimici, controlli di processo, automazione, imballaggio, pneumatica, settore medicale, produzione elettronica, sistemi per aria respirabile, settore PET, idrogeno, sbavatura termica, militare, avviamento di motori nel settore navale. Con più di 5mila impianti installati e 700 clienti la Adicomp si conferma come azienda del saper fare e del know how condiviso. «Sceglierci significa affidarsi ad un’azienda presente nel settore del trattamento aria e gas dal 1998. Ciò che ci contraddistingue sul mercato è la costante collaborazione con i clienti finalizzata all’offerta di soluzioni chiavi in mano e tecnologicamente avanzate, frutto della consolidata esperienza acquisita. Accompagniamo il cliente in tutte le fasi di realizzazione e post-vendita del progetto, valutandone assieme ogni singolo aspetto e mettendo a disposizione tutto il nostro knowhow. Grazie ad un’eccezionale flessibilità produttiva e alla vocazione al miglioramento continuo, ci dimostriamo ogni giorno di più all’altezza delle sfide proposte dai mercati, che raccogliamo con la massima competenza, serietà ed entusiasmo. Il nostro impegno è rivolto, inoltre, al mantenimento della qualità e dell’affidabilità dei prodotti sempre ai massimi livelli, in linea con i più avanzati standard del settore. Fondamentale in tutto ciò è anche il supporto di un solido gruppo come Termomeccanica, del quale facciamo parte dal 2013». • Luana Costa


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La nuova via dei terzisti dei beni di largo consumo IL VALORE DELLA COMPLESSITÀ, DELL’AUTOMAZIONE, DEI CONTROLLI QUALITÀ AL CENTRO NEL SETTORE DEL PACKAGING E DELLA DETERGENZA PER GRANDI AZIENDE. NE PARLA NICOLA DELLI VENNERI, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA IMP

P

uò la complessità essere considerata sexy per le imprese? Sì, almeno per gli specialisti dei fast-moving consumer goods, beni di largo consumo segmentati sempre più spesso in nicchie di mercato estremamente specifiche. Mentre il mantra delle grandi multinazionali è ridurre la complessità ed esternalizzare le produzioni destinate a nicchie di mercato, i terzisti proprio sulla complessità e sulle nicchie si buttano a capofitto, per rispondere alle esigenze dei grandi produttori. «Per noi la complessità è sexy», scandisce da oltreoceano l’ingegnere Nicola Delli Venneri, amministratore delegato della IMP Spa, società veneta che opera dal 1952 nel settore del packaging e della detergenza per tutte le grandi aziende presenti in Italia. «L’incremento della complessità del mercato si riflette in un aumento delle nostre opportunità di crescita, nonostante i margini di guadagno sui singoli prodotti rimangano piuttosto bassi e si lavori molto per massimizzare la produttività interna. La pressione sui prezzi esercitata dalla grande distribuzione sui beni di largo consumo ha prodotto un elevato tasso di competizione, che si basa essenzialmente sull’offerta del miglior rapporto qualità-prezzo. Certo, il mercato è stabile ma la segmentazione di produzioni sempre più piccole e complesse, insieme alla delocalizzazione per rispondere alle richieste del mercato, resta la prospettiva mi-

PROSPETTIVE

Il 2016 è stato un anno di transizione, nel 2017 ci aspettiamo un incremento del fatturato tra il 10 e il 20 per cento

IMP – Imballaggi materie plastiche, ha sede ad Altavilla Vicentina (Vi) - www.imp-spa.it

LE OPPORTUNITÀ DELL’INDUSTRIA 4.0

gliore per le aziende. Le piccole produzioni sono un must, ad esempio, nel packaging del personal care, per nicchie di target anche molto piccole a cui guarda l’area cosmetica per rispondere ad esigenze di gruppi sempre più targettizzati. Ma è innegabile che siamo ancora molto lontani dalle confezioni tailor made tout court, perché c’è bisogno di determinati volumi e quantità per giustificare una produzione». IMP nasce come produttrice di contenitori a iniezione per l’industria farmaceutica, specializzandosi successivamente nella produzione di imballaggi in materiale plastico per alimentari, cosmetici, farmaceutici e prodotti chimici industriali. Nel

Automazione e Industria 4.0 sono delle opportunità di crescita da non lasciarsi sfuggire per le aziende operanti nel settore dei beni di largo consumo. A dirlo è Nicola Delli Venneri, amministratore delegato della IMP, impresa che si occupa dal più di cinquant’anni di packaging e detergenza per tutte le più grandi aziende in Italia: «Non vedo l’automazione e più in generale le misure contenute nel piano Industria 4.0 presentato nei mesi scorsi dal Governo come un rischio, piuttosto come un’occasione per aziende e dipendenti per migliorare le condizioni e le opportunità di lavoro all’interno delle imprese, rimanendo competitivi sul mercato internazionale».

di Renato Ferretti 1984, con l’obiettivo di fornire ai clienti un servizio completo, è nato un reparto di miscelazione e confezionamento di detergenti per la casa. Oggi la IMP ha due divisioni produttive, una dedicata alle plastiche e una che punta sul contract manufacturing, e due sedi produttive, la principale ad Altavilla Vicentina, su una superficie di circa 60mila metri quadri, con 37mila metri quadrati dedicati a uffici e aree produttive, e una seconda a Mira, in provincia di Venezia, dedicata al soffiaggio di flaconi. Accanto alla capacità produttiva, che per la divisione Contract Manufacturing è superiore a 100mila tonnellate annue, è il controllo della qualità uno dei plus della IMP. «I controlli sono un aspetto centrale e qualificante del nostro know how. Un laboratorio interno, guidato da due manager e da uno staff altamente qualificato, testa e verifica la conformità dei prodotti, dai materiali d’ingresso ai semilavorati fino al prodotto finale. L’intera filiera – sottolinea l’ad– viene sottoposta a controlli che vanno dalla struttura alle formulazioni chimiche, per evitare la presenza di contaminazioni microbiologiche e assicurare che i composti siano stabili e totalmente sicuri per i clienti finali». A certificare la qualità aziendale c’è dal 2001 la Uni En Iso 9001 e dal 2014 la Uni En Iso 14000:2004. «Le certificazioni non sono un punto d’arrivo – spiega Delli Venneri – ma in alcuni casi conditio sine qua non per lavorare con le imprese multinazionali leader del settore. Ormai tutte chiedono le certificazioni come precondizione per avviare relazioni commerciali. Poi naturalmente è l’affidabilità, la qualità e l’innovazione a fare la differenza. Ma anche qui, occorre distinguere tra innovazione guidata dai clienti, che commissionano alle aziende come la nostra prodotti innovativi, e innovazione interna. In questo campo, sul fronte del packaging stiamo testando materiali biodegradabili, composti per lo più da polimeri che non derivano dal petrolio, per utilizzarli più estensivamente nelle nostre confezioni».•


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Regioni a confronto

Il valore crescente dell’impiantistica L’INGEGNER ALBERTO VILLARI E L’ARCHITETTO EMANUELA VILLARI RENDONO CONTO DELLA SITUAZIONE NEL MERCATO EDILE IN ITALIA, SPIEGANDO L’IMPORTANZA SEMPRE MAGGIORE CHE RICOPRONO GLI IMPIANTI GRAZIE ALL’AVANZAMENTO TECNOLOGICO di Remo Monreale

«O

ltre ad aver decimato le aziende nel nostro settore, la crisi econ o m i c a , progressivamente dal 2011 in poi, si è fatta sentire sempre più, comportando una riduzione negli investimenti nel settore immobiliare che considerare drastica è purtroppo riduttivo». L’ingegner Alberto Villari e l’architetto Emanuela Villari, rispettivamente presidente e direttrice amministrativa della padovana SICE, ci descrivono la situazione dal punto di vista del settore impiantistico che, per definizione, si accompagna a uno dei comparti più sensibili alla recessione. «Il crollo degli investimenti nel settore edile in Italia – continua l’ingegner Villari – è stato in parte dovuto a un repentino e ingente incremento della tassazione degli immobili, ma in larga parte è motivato anche da una sempre più dilagante sfiducia del mercato. Questa “paura” però ha anche prodotto qualche effetto positivo poiché l’investitore ha dovuto puntare maggiormente in questi anni sulla qualità dell’opera realizzata, sull’efficienza energetica degli impianti afferenti detta opera e, di conseguenza, sulla scelta di partner maggiormente solidi, affidabili e competenti». Come avete reagito alle condizioni in cui versa il contesto sul quale operate? A.V.: «L’attenzione di SICE nei confronti dei committenti è molto aumentata in questi anni di crisi,

IL MERCATO INTERNO

portando a una selezione più accurata dei clienti stessi, sulla base della loro affidabilità e solvibilità ma anche della loro serietà, storicità e competenza. Il nostro mercato dal 2011 in poi è diventato molto più duro, non ha più perdonato facilonerie e approssimazioni tecniche, economiche o finanziarie, è diventato in pratica sempre più “ring per addetti ai lavori” e sempre meno “campo da gioco per dilettanti” come in molti casi purtroppo accadeva in passato». Con quali performance avete salutato il 2016?

A.V.: «L’ultimo anno per SICE si è chiuso con cifre tutte positive. Dall’analisi del bilancio si evidenzia che SICE, azienda leader nel settore dell’installazione di impianti elettrici, meccanici, termoidraulici, di climatizzazione, antincendio, a fonti rinnovabili, speciali e affini da ben 48 anni (anno fondazione 1969), continua ancora come ormai da decenni, a non far ricorso a mezzi finanziari di terzi, riuscendo con la propria liquidità aziendale a far fronte a tutti gli impegni assunti. Nonostante i lunghi anni di crisi del settore in Italia, i dati

CONSEGUENZE POSITIVE

L’investitore ha dovuto puntare maggiormente in questi anni sulla qualità dell’opera realizzata

L’ingegner Alberto Villari e l’architetto Emanuela Villari, rispettivamente Ceo e Cfo di SICE con sede a Padova - www.siceimpianti.com

L’architetto Emanuela Villari, Cfo di SICE, si sofferma sul raggio d’azione dell’azienda. «Opera su tutto il territorio nazionale – spiega Villari – dalla Lombardia al Lazio. Abbiamo lavorato anche in Arabia Saudita, Algeria e Turchia, Croazia e Austria. Attualmente l’Italia, però, rappresenta l’area in cui siamo più presenti, anche perché è quella che conosciamo meglio sul piano normativo, legislativo e tecnico, e verso la quale siamo ancora orientati per il futuro. Siamo convinti che la crisi economica abbia fortemente penalizzato molte aziende ma ne abbia messe in luce altre, quelle più preparate da un punto di vista tecnico, con una buona solidità economicofinanziaria, con una maggiore attenzione al cliente e alle sue esigenze. Aziende in grado di rispondere con serietà a un mercato che riteniamo abbia ancora da offrire, e non solo per quel che concerne gli investimenti di nuove realizzazioni immobiliari, ma anche nel mantenimento e nel risanamento del patrimonio edilizio esistente».


Industria • Settembre 2017

di bilancio di SICE evidenziano un’azienda assolutamente “sana” a livello sia finanziario che patrimoniale con fabbisogni più che soddisfacenti rispetto agli impegni e alle obbligazioni assunte e in essere. Questo consente all’azienda di operare nel mercato presentandosi ai clienti come una delle realtà più solide e affidabili in assoluto nell’intero panorama nazionale delle aziende installatrici di impianti». Quali sono le caratteristiche principali che vi distinguono? A.V.: «Oltre alla storicità e alla solidità finanziario-patrimoniale, si tenga conto del fatto che lo staff aziendale, costituito da oltre 40 addetti di cui 20 periti e ingegneri specializzati con grande esperienza nel settore, è rinomato per la sua competenza tecnica sia progettuale sia normativa e questo consente al committente di avere un supporto eccellente per la migliore resa costruttiva del progetto impiantistico del proprio immobile, sia esso un albergo, un ospedale o una clinica, un centro commerciale o una centrale di produzione di energia termoelettrofrigorifera. Questo ci consente di presentarci agli occhi dei

più importanti investitori privati nazionali e internazionali come il miglior partner possibile per il loro business». In quale direzione si stanno evolvendo le richieste dei clienti? E.V.: «Le esigenze prevedono sempre più impianti di qualità ad alto tasso di tecnologia ed efficienza, che consentano di ridurre drasticamente nel tempo tutti i consumi energetici e i relativi costi gestionali. Al contempo aumentano il valore dell’opera e la tenuta del valore del bene negli anni futuri. È per questo che la società oltre ad avere una divisione esperta nella progettazione e installazione degli impianti elettrici e meccanici tradizionali, ha anche un settore specializzato nella realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili quali fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse, biogas. Gli elementi vincenti, fattori che ci hanno permesso di superare anni complessi sul territorio italiano da un punto di vista economico, sono la grande competitività e l’innovazione. E poi, l’importanza dell’assistenza». In che modo inquadrerebbe quest’ultimo punto? E.V.: «Con sempre maggiore frequenza il cliente chiede di essere accompagnato nel suo percorso con un’assistenza globale, che si sviluppi dalla progettazione alla realizzazione dell’opera e che passi poi attraverso il suggerimento di scelte economicamente più vantaggiose ma contraddistinte sempre da un elevato livello di qualità. Più in generale, quindi, capacità tecniche e realizzative, prezzi competitivi, rispetto dei tempi di esecuzione e serietà nel rispetto degli accordi contrattuali, sono gli elementi fondamentali che oggi il cliente chiede e per i quali Sice si pregia di essere tra le eccellenze delle aziende italiane nel settore». Quali saranno le innovazioni che si affermeranno nel prossimo futuro? A.V.: «Gli impianti stanno diventando sempre più protagonisti delle costruzioni. Per dare un’idea si è passati da

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una incidenza del 15-25 per cento del costo di tutte le opere impiantistiche in un dato edificio negli anni ’90 a una percentuale odierna del 30-50 per cento, questo significa che l’importanza e per così dire il “peso” degli impianti è praticamente raddoppiato in circa un ventennio. Oggi, infatti, non basta che un fabbricato, di qualsivoglia destinazione d’uso sia, abbia le prese di forza motrice, l’illuminazione e il riscaldamento senza trattamento/rinnovo aria, si pretende (giustamente) sempre che abbia anche un efficiente impianto di riscaldamento e raffrescamento. I sistemi più moderni prevedono la produzione dei fluidi termofrigoriferi mediante pompe di calore ad alta efficienza, la ventilazione meccanica controllata (Vmc) a recupero di calore, sistemi centralizzati di gestione dell’illuminazione a Led dimmerabile (Dali), sofisticati sistemi BMS per la supervisione e gestione puntuali dell’impianto di termoregolazione e per la contabilizzazione dell’energia consumata (Kcal/h e Kfrig/h). E ancora, complessi sistemi antintrusione e di videosorveglianza Ip full Hd 1080p o 4K, sistemi di controllo accessi/varchi, impianti di diffusione sonora ed Evac En54, un cablaggio strutturato dati/fonia/video in rame/fibra ottica come minimo in cat.6 o 6A, un network di quadri elettrici intelligenti con monitoraggio puntale dei consumi elettrici e controllo continuo dello stato delle varie protezioni. Ma la lista potrebbe essere molto più lunga». Senza contare il grande impatto delle applicazioni informatiche. A.V.: «Un building oggi si pretende sia gestibile anche da remoto tramite web con tablet o smartphone e App dedicate, onde poter controllare in ogni momento e in qualsiasi posto quanta energia sta consumando, quali impianti sono attivi, quali accessi sono stati aperti/chiusi, quando e da chi, quali allarmi eventualmente si sono verificati, quanta energia sta autoproducendo grazie agli impianti a fonti rinnovabili e con quale efficienza. Ritengo che nel futuro gli impianti avranno sempre più importanza, specie con l’introduzione, ormai imminente e a tutti i livelli, dell’internet of things, che consentirà ai vari componenti degli impianti di dialogare tra di loro direttamente in campo, scambiandosi dati in tempo reale su allarmi, parametri di varia natura e tipo, autoregolandosi tra di loro nel costante raggiungimento del punto di funzionamento ottimale ottenuto come ideale compromesso tra massima efficienza energetica e contestuale comfort ambiente». •

+3%

CRESCITA DEL VALORE DELLA PRODUZIONE DI SICE NEL 2016 RISPETTO AL 2015, CON UN ROI (RETURN ON INVESTMENT) DEL 7,20% E UN ROE (RETURN ON EQUITY) DEL 10,60%

LAVORI IN CORSO L’ingegner Alberto Villari, Ceo di SICE, parla di alcuni progetti in atto della società padovana. «Attualmente – dice Villari – abbiamo circa 30 cantieri aperti tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio ed Emilia-Romagna, per committenti sia privati che pubblici. Stiamo ultimando, ad esempio, i lavori di costruzione, per oltre 3 milioni di euro di importo complessivo, degli impianti di un business Hotel Hampton by Hilton da 150 camere a Roma. Il progetto prevede impianti ad altissima efficienza progettati da noi, che impiegano pompe di calore geotermiche polivalenti a 4 tubi ad altissima efficienza ad acqua di falda e un impianto fotovoltaico da 103,14kWp: questi consentono all’edificio la quasi totale indipendenza energetica (N-ZEB). Al contempo a Veggiano, in provincia di Padova, stiamo realizzando quello che diverrà il più grande e prestigioso ospedale veterinario di tutta Europa, il San Marco Veterinary Hospital, da circa 5000 metri quadrati, con piastra operatoria, Tac, Rnm a 3 Tesla di ultima generazione, i cui impianti prevedono una centrale termica a gas metano con caldaie a condensazione e gruppi frigo idronici polivalenti a 4 tubi condensati ad aria e un impianto fotovoltaico, parte sulla copertura del fabbricato e parte sulle pensiline dei parcheggi auto esterni, da ben 243kWp con 810 moduli monocristallini da 300Wp cadauno».


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Modelli d’impresa

Giovane intraprendenza

di Luana Costa

PRODOTTI DI NICCHIA COSTITUITI DA MATERIALI SPECIALI GARANTITI DAL PROCESSO DI IMPORTAZIONE ASSICURATO DA AZIENDE CERTIFICATE. ALBERTO ZANELLA RACCONTA IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI ESSETI CIRCUITI

I

niettare nuova linfa in aziende che vantano anni di esperienza nel settore industriale si rivela spesso una scelta vincente. La capacità di adattarsi ai cambiamenti imposti dal rapido evolversi dei mercati è infatti specifica attitudine dei giovani che riescono ad approcciarsi in modo innovativo alle trasformazioni in atto. La Esseti Circuiti, azienda operante nel settore dell’elettronica fin dal 1979, è l’esemplificazione di questo principio applicato di recente, con l’avvento del cambio generazionale in azienda. Da sempre impegnata con passione e orgoglio per garantire le risposte più adatte, la Esseti Circuiti è stata interessata nel 2004 e poi ancora nel corso di quest’anno da un cambiamento nell’assetto societario che è infatti risultato vincente. L’azienda ha fatto registrare un margine di crescita del 25 per cento annuo, indice inequivocabile della bontà delle scelte intraprese. «Il cliente che si rivolge a noi è consapevole di trovare completa disponibilità di prodotti specifici realizzati in Italia in tempi celeri e, allo stesso tempo, di poter contare su un servizio d’importazione» spiega Alberto Zanella. L’azienda è in grado infatti di assicurare la pronta consegna di prodotti di nicchia poiché composti da materiali speciali ad alto costo e a tiratura limitata. La forza di Esseti Circuiti sta in questo: «Nel settore dell’elettronica riusciamo a mantenere una produzione altamente specializzata costituta da prodotti speciali a prezzi concorrenziali» aggiunge Alberto Zanella. È l’unica azienda in Italia capace di

«La Esseti Circuiti aveva sempre prodotto tutte le commesse esclusivamente nel suo stabilimento. Successivamente, tra il 2000 e il 2004, ci siamo resi conto che quest’attività non sarebbe più bastata perché il mercato per la mass production iniziava a richiedere prezzi più aggressivi che non potevano essere soddisfatti con la sola produzione italiana. L’azienda però non ha cercato di abbassare i propri prezzi ma ha preferito trovare il modo di offrire al cliente un prodotto d’importazione che risultasse decisamente più economico garan-

garantire questo genere di servizi e il segreto risiede nell’alto grado di flessibilità garantita da un’amministrazione composta quasi interamente da giovani che, in poco tempo, sono riusciti a mandare in soffitta competitor da anni presenti sul mercato ma in serie difficoltà ad approcciarsi alle recenti evoluzioni di mercato. Esseti Circuiti affianca alle produzioni di articoli standard una produzione speciale con la garanzia di un processo produttivo controllato e certificato. Come si è evoluta l’azienda negli ultimi anni? «Esseti Circuiti è un’azienda storica perché nata nel 1979 ma abbiamo vis-

Alberto Zanella, titolare della Esseti Circuiti di Argelato (Bo) - www.circuiti-stampati.com

suto un cambio generazionale e di strategia molto importante. Io sono il figlio della titolare Doriana Gambato, che dal 1979 ha ricoperto l’incarico di responsabile tecnico e responsabile di stabilimento fino al 2004, anno in cui ha deciso di rilevare la società con il chiaro obiettivo di continuare a mantenerla viva sul territorio. Oggi la Esseti Circuiti è composta da Doriana che è l’amministratore, da me che mi occupo degli aspetti commerciali e del settore marketing, da Alice Zanella, mia sorella, che amo e stimo tantissimo e che gestisce l’import e il portafoglio ordini e infine da Elena Grassilli, fedele e insostituibile collaboratrice, con noi dal 2006 con l’incarico di responsabile amministrativa. Noi tre rappresentiamo la quota giovane in società. Io, da quattro anni mi occupo personalmente della gestione delle vendite nazionali e internazionali e proprio perché sono giovane ho proposto nel 2013 idee nuove che la direzione ha convalidato e approvato e che alla fine si sono rilevate giuste. Sapere che la crescita degli ultimi anni è anche merito mio mi rende fiero e orgoglioso». Di quali scelte si tratta?

SERVIZIO IMPORT La Esseti Circuiti non si ritiene un’azienda di broker alla ricerca del minor prezzo ma una società che sa scegliere il giusto fornitore nel rispetto della qualità e della serietà necessaria a tutelare i clienti dall’inizio alla fine della filiera. Il parco fornitori aziendale consente infatti di produrre da un banale monolayer o doppio layer fino a prodotti ad altissima tecnologia come i 50 layer con fori cechi interrati con impendenze controllate, rigido flessibili realizzati anche con stack-up composti da materiali diversi. L’import che Esseti offre è quindi calcolato su misura perché ogni cliente ha esigenze diverse e, non tutti i clienti hanno bisogno degli stessi prodotti. L’obiettivo è garantire sempre al giusto prezzo la tempistica e la qualità necessaria.


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tendo sempre e comunque un’ottima qualità perché si faceva garante di scegliere per lui il giusto fornitore in base alle varie tipologie di prodotto richiesto, mettendo quindi a servizio del cliente le proprie conoscenze e competenze». Con quali risultati? «Attualmente, le risorse impiegate in produzione nella nostra sede di Argelato sono quindici. Con lo stesso numero di dipendenti, negli ultimi quat-

65/70%

tro anni, abbiamo aumentato il nostro fatturato annuo mediamente del 30 per cento e aumentato il numero di clienti in modo significativo inserendo nella lista aziende sia italiane che estere. A tutto ciò si aggiunge il servizio di import che oggi vale circa il 65/70 per cento del fatturato. Crediamo che competenza, serietà, professionalità e innovazione saranno le caratteristiche che il mercato richiederà sempre di più nei prossimi anni

QUOTA DI FATTURATO DI ESSETI CIRCUITI COPERTA OGGI DALLA VOCE IMPORT

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e noi che amiamo le sfide siamo pronti ad abbracciare con grinta ed entusiasmo». In quale genere di produzione è impegnata attualmente la Esseti? «La nostra azienda oggi è in grado di lavorare non solo il normale Fr4 ma svariati tipi di materiali, alcuni dei quali non possono essere importati. Ad esempio, i materiali per la radiofrequenza o alcuni tipi di materiali in alluminio perché non di largo consumo e quindi non interessanti per i produttori asiatici. Ciò che però desidero sottolineare, è che al momento riusciamo anche a lavorare materiali speciali, registrando un forte incremento per tutti i laminati dedicati al mondo del broadcasting. Questa tipologia di materiali non viene prodotta nei paesi Asiatici a causa dell’elevato costo della materia prima e dei bassi consumi. Non c’è una significativa convenienza economica per il cliente e quindi e più logico mantenere la produzione in Italia. Offriamo poi una proposta di tecnologia in 3d per realizzare circuiti direttamente su plastiche preformate in base al progetto. Crediamo che questa nuova tecnologia, per alcune applicazioni, prenderà sempre più piede perché può unire meccanica ed elettronica. Ciò consentirà di ridurre le dimensioni e diminuire i costi, almeno nelle applica-

zioni dove i numeri sono interessanti. Il nome dell’azienda svizzera con cui collaboriamo è Multiple Dimesions, con la quale abbiamo per l’Italia un contratto di rappresentanza esclusiva come produttore di circuiti. Tramite la loro tecnologia 3d Mid, possiamo fornire un servizio di consulenza tecnica fortemente innovativo». Quali sono i settori in cui la Esseti attualmente sta investendo? «Stiamo investendo sempre di più in strumenti di controllo e formazione. Siamo, inoltre, molto impegnati nel settore marketing perché anche se siamo nati nel 1979 non siamo sufficientemente conosciuti. In passato, quando la domanda era molto alta, le aziende non avevano bisogno di fare marketing perché il lavoro che arrivava era sempre di più di quello che si riusciva a realizzare. Oggi il cambio dello scenario mondiale impone nuovi metodi di comunicazione per essere visibili e conosciuti. Da qui, nasce quindi l’esigenza di dedicare risorse finanziarie per partecipare ad eventi fieristici, strumenti web e tutto quello che serve per comunicare in modo adeguato ad un mercato in continua evoluzione. Abbiamo realizzato anche il google tour, che consente ai clienti Italiani ed esteri di navigare all'interno del nostro stabilimento per realizzare un audit virtuale». •


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Modelli d’impresa

L’automazione guarda al futuro PER ALCUNE REALTÀ DEL SETTORE LA CRISI ECONOMICA SI È RIVELATA UN’OPPORTUNITÀ, CHE HA PERMESSO DI AMPLIARE IL PROPRIO MERCATO, MAGARI SPINGENDOSI ANCHE OLTRE I CONFINI NAZIONALI. L’ESPERIENZA DI DAVIDE OSTIGLIESI

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di Luana Costa

e grandi avventure nascono da un’intuizione. Era il 1978 quando in Italia esplose la fase dell’automazione applicata all’industria e in molti, attirati dall’onda lunga dell’innovazione, avviarono una serie di attività di impresa fondate sulla ricerca di soluzioni nuove e creative.Con questi presupposti nacque nel 1978 Eletras, specializzata nella progettazione e produzione di trasformatori elettrici destinati ad applicazioni in

OBIETTIVO EXPORT Il progetto di espandere le attività aziendali internazionalizzando i prodotti si è basato molto sull’esuberanza, sulla mente aperta e lo spirito imprenditoriale tipicamente giovanile di Davide Ostigliesi. Questo atteggiamento ha fatto sì che oggi, dopo aver sottoposto alla supervisione di tutto il team la sua start-up, Ostigliesi si riuscito ad acquisire la nuova azienda Proxind, il cui core business è quello di progettare e produrre apparecchiature nel settore dell’automotive, rivolgendosi in particolare al mercato internazionale.

Davide Ostigliesi della Eletras di Parma www.eletras.it

campo industriale, civile, navale, ferroviario e delle energie rinnovabili. Tutto ebbe inizio nel 1978 quando Giuliano Ostigliesi e la sua consorte appena maggiorenni e con tanto entusiasmo e spirito imprenditoriale, intrapresero l’avvio di un’attività destinata a divenire il fulcro ed il punto di riferimento per l’intera famiglia e non solo. Ponendo particolare attenzione ai materiali e alla progettazione dei prodotti, Eletras è oggi divenuta sinonimo di qualità nonché un riferimento sul territorio. Guidata fin dal debutto sulla scena imprenditoriale da Giuliano Ostigliesi, fondatore e attuale presidente, Eletras ha potuto contare nel corso degli anni anche sul valido apporto fornito dal figlio Davide. «Erano gli anni in cui era esplosa l’automazione e mio padre proveniva da un percorso formativo elettrotecnico, ragion per cui decise di denominare l’azienda Eletras la cui mission era, come è tuttora, quella di progettare e produrre trasformatori elettrici e alimentatori» racconta Davide Ostigliesi responsabile amministrativo. Un anno dopo, nel 1979, entrò a far parte del team anche Giorgio Ostigliesi, il quale mettendo a disposizione le proprie competenze offrì la possibilità di ampliare i progetti aziendali. Ma il culmine della crescita, nonostante già si iniziasse a parlare di crisi, coincise con l’ingresso in azienda di Davide Ostigliesi che ha portato una ventata di innovazione

in ambito finanziario, amministrativo e organizzativo. Qual è stata la motivazione che la spinse ad intraprendere questa avventura imprenditoriale? «Il desiderio e la determinazione di realizzare qualcosa che mi permettesse di essere indipendente e di dare libero sfogo alle mie idee. La nostra produzione era ed è rivolta principalmente al mercato nazionale ma il mio sogno è sempre stato quello di riuscire ad immettere l’azienda nel mercato internazionale». Come si è evoluto il settore della meccanica e dell’automazione negli ultimi anni? «L’implementazione di impianti sempre più efficienti ha notevolmente ridotto i tempi di lavorazione ed aumentato i volumi produttivi». La crisi economica ha cambiato il volto dell’industria in Italia, in meglio o in peggio? «La globalizzazione ha penalizzato le industrie italiane nelle produzioni seriali a basso valore aggiunto. Nel contempo la

crisi si è dimostrata un’opportunità di crescita per chi ha avuto la forza di trasformarsi rivolgendosi a nuovi mercati, realizzando prodotti e macchine di alta tecnologia ed elevata qualità». Quali soluzioni innovative proponete sul mercato? «La diversificazione dell’offerta e la personalizzazione del prodotto costruito dietro specifica richiesta del cliente. La formazione e l’innovazione sono elementi costanti e fondamentali per la crescita del personale e per lo sviluppo dell’azienda e di nuovi prodotti». Quali sono gli aspetti che rendono i servizi e i prodotti di Eletras più appetibili sul mercato rispetto anche ai competitor? «Il punto di forza di Eletras è quello di aver saputo contrastare la crisi orientando l’attenzione di quel segmento di mercato di nicchia ove è richiesta esclusivamente qualità, puntualità nella realizzazione e nella consegna del materiale». Quali sono i principali mercati di riferimento di Eletras: nazionali o esteri? «Se tralasciamo per un attimo i tanti trasformatori prodotti per aziende italiane che poi esportano le macchine all’estero, Eletras si interfaccia prevalentemente con il mercato nazionale ma, con l’acquisizione di Proxind, azienda leader nel settore automotive, siamo e saremo sempre più presenti anche direttamente sul mercato internazionale». Quali prospettive si profilano all’orizzonte? In quali divisioni o settori è vantaggioso investire per anticipare i cambiamenti? «Molto difficile prevederlo. Molto dipende dalle scelte politiche e dalla direzione che intraprenderanno i grandi gruppi mondiali. Dovremo cercare di interpretare quelle scelte rapportate ai nostri prodotti attuali e futuri». •

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Con l’acquisizione di Proxind, azienda leader nel settore automotive, siamo e saremo sempre più presenti anche direttamente sul mercato internazionale


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Il progresso della carpenteria metallica IL SETTORE HA SUBÌTO UN PROCESSO DI AUTOMAZIONE CHE HA CONDOTTO IN BREVE TEMPO LE INDUSTRIE AD UNA RICONVERSIONE TECNOLOGICA. IL PUNTO DI SIMONA MAGNANI DOTTI

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l predominio della tecnologia sull’artigianalità si è consumato nel giro di pochi anni. In questo breve lasso di tempo le industrie sono state chiamate a una complessiva riconversione che nella maggior parte dei casi ha coinciso con un’automazione spinta dei processi produttivi e con l’acquisto di tecnologie e innovazioni in grado di migliorare le prestazioni aziendali. Anche il settore della carpenteria metallica ha subìto un progressivo processo di ammodernamento passando dalla progettazione dei prototipi con schizzi in penna a sistemi informatici avanzatissimi che si occupano della programmazione, dei testing e delle lavorazioni concernenti le macchine a controllo numerico. Nell’arco dell’ultimo decennio anche Doma, azienda operante nel settore della carpenteria metallica da oltre quarant’anni, ha attuato un percorso di crescita e di rinnovamento della struttura e dei processi produttivi che le permette oggi di assicurare alla propria clientela prodotti di qualità e servizi personalizzati. In poco tempo l’azienda è stata capace di distinguersi per l’avanguardia e per la qualità delle sue costruzioni oltreché per la stretta ed efficace relazione avviata con i clienti che le riconoscono grande capacità e attenzione nell’esecuzione di lavorazioni complesse e di altissima precisione. Doma fin dal 1974 opera a Parma occupandosi dei vari processi di lavorazione della lamiera: il taglio laser, la cesoiatura, la punzonatura, la piegatura, la saldatura e l’assemblaggio avvalendosi di collaborazioni esterne per le lavorazioni di macchine utensili e di finitura quali la pallinatura, la verniciatura e la lucidatura. «È il 1974 quando in Via Milano, Gian Franco Magnani Dotti e Angelo Dondi, già colleghi

Doma ha sede a Parma www.domaitalia.com

di lavoro, aprono il primo stabilimento di carpenteria metallica, forti della loro qualificata esperienza nel settore» racconta Simona Magnani Dotti, presidente e legale rappresentante dell’azienda. «Erano gli anni in cui l’artigianalità era prevalente sulla tecnologia, si lavorava più con le mani che con le macchine e la galanteria negli affari era predominante sull’interesse. Il rapporto con i clienti – continua - era basato su semplici ma autentiche strette di mano: per mantenerlo nel

SERVIZIO PERSONALIZZATO

Abbiamo tecnici esperti nelle fasi di sviluppo e di realizzazione del prodotto. Doma è specializzata nelle lavorazioni inox su specifica del cliente

tempo, bisognava poi darsi da fare dimostrando nei fatti di saper essere seri, rigorosi e affidabili. Sulla base di schizzi a penna e spiegazioni verbali si elaboravano i prototipi, poi nelle fasi successive entravano in gioco tutta l’esperienza e la competenza di Gian Franco e Angelo nelle costruzioni meccaniche. Così giorno dopo giorno, anche di sabato e di domenica se occorreva, si è arrivati all’anno della svolta: il 1995. Gian Franco Magnani Dotti aveva davanti due possibilità: ridimensionarsi, lasciando ad altri lo spazio da lui guadagnato con tanta costanza negli anni, oppure crescere, sfruttando l’aumento delle commesse e di notorietà che Doma, giorno per giorno, continuava ad acquisire presso i clienti. Con coraggio e passione Gian Franco scelse di rendere Doma una tra le aziende più

di Luana Costa avanzate tecnologicamente». Nel 1995 entrò a far parte del parco macchine aziendale la macchina per il taglio laser che all’epoca rappresentava l’innovazione tecnologica della carpenteria metallica, rendendo la società tra le prime aziende del settore per il potenziamento della sua attività produttiva e per l’acquisizione di clienti importanti. La nuova generazione rappresentata dai due figli di Gian Franco, Simona e Alessandro, e dal cugino Michele ha contributo a rendere Doma un laboratorio di eccellenza in grado di realizzare internamente molteplici fasi lavorative: taglio laser, piegatura e punzonatura a controllo numerico, cesoiatura ed assemblaggio. «Disponiamo di macchinari all’avanguardia – sottolinea Simona Magnani Dotti per il taglio laser e la piegatura e di un valido reparto saldatura. L’ufficio tecnico, altamente specializzato ed esperto, è in grado di offrire consulenza per lo sviluppo e la realizzazione di parti o complessivi di macchine per l’industria e dispone inoltre di sistemi informatici all’avanguardia che si occupano della programmazione, dei nesting e delle lavorazioni concernenti le macchine a controllo numerico. Il servizio personalizzato al cliente si avvale di tecnici esperti nelle fasi di sviluppo e di realizzazione del prodotto e di un servizio di consegna rapido in grado di raggiungere tempestivamente ogni destinazione assecondando ogni esigenza. Il dinamismo dell’azienda, pronta ad attuare veloci mutamenti, consente un miglioramento coerente e continuo dei processi produttivi». •

MERCATI E PROSPETTIVE • Doma serve i settori alimentare, imbottigliamento, packaging e farmaceutico. • Opera con la certificazione Uni En Iso 9001:2015 e sta ottenendo la qualifica di Industria 4.0. • Installerà a breve un nuovo tunnel di decapaggio e passivazione.


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Modelli d’impresa

Ridurre gli sprechi alimentari di Luana Costa

QUANDO L’AGGIORNAMENTO TECNOLOGICO È FINALIZZATO, NON SOLO AL MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI, MA ANCHE A UN COMPORTAMENTO ETICO E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE. L’ESEMPIO DI TROPICAL FOOD MACHINERY

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on solo il preminente interesse economico guida le industrie nella ricerca di nuove fette di mercato. Può anche capitare, ad esempio, che a muovere gli interessi produttivi vi sia l’affermazione di principi ambientali volti alla riduzione degli sprechi alimentari. Proprio questa strada ha deciso di intraprendere la Tropical Food Machinery, azienda fondata nel 1991 e specializzata nella progettazione, costruzione e commercializzazione di linee complete per la trasformazione della frutta tropicale. Le attività aziendali oltre a rispondere alle esigenze dei grandi produttori di succhi e concentrati, di recente si stanno concentrando sull’instradamento di piccoli coltivatori verso l’artigianato. Attraverso la commercializzazione di linee produttive di primo livello, gli agricoltori residenti nelle aree depresse del mondo vengono infatti incoraggiati a utilizzare le materie prime per la produzione di marmellate o succhi nell’ottica della riduzione degli sprechi alimentari. «Aiutiamo i coltivatori a muovere i primi passi offrendo loro la

La Tropical Food Machinery ha sede a Busseto (Pr) - www.tropicalfood.net

possibilità di adottare macchinari con linee di produzione più esigue per la produzione in loco di succhi di frutta naturali» racconta Katia Cassol, responsabile commerciale. I paesi dove la Tropical Food Machinery è attiva sono quelli dell’Asia: India, Pakistan; Africa e centro-sud America Ed è proprio la duplice sede produttiva, una situata in Italia a Busseto in provincia di Parma e l’altra in Brasile a Pouso Alegre nel Minas Gerais, oltre a uffici di collegamento all’estero, ad aver spinto a questa nuova sfida. «Grazie alla conoscenza delle caratteristiche della frutta tropicale e alla capacità di adattamento alle esigenze del cliente, occupiamo infatti una posizione di avanguardia nella fornitura di impianti ad alta produzione» spiega ancora Katia Cassol. L’azienda applica una specifica tecnologia di estrazione di provata efficienza e precisione che consente di non alterare le qualità e le caratteristiche naturali della frutta. Si propone sul mercato come una produzione di nicchia indirizzata alla costruzione e alla fornitura di impianti tecnologici di bassa capacità produttiva che sono destinati a piccole ditte di trasformazione, a coltivatori, ad associazioni locali che con un investimento decisamente contenuto possono proporre una produzione artigianale di prodotti come succhi, marmellate, frutta sciroppata. «La decisione di volgere la nostra attenzione – aggiunge la responsabile commerciale - anche a piccole realtà, ci ha permesso in qualche modo di sostenere le esigenze locali che riguardano essenzialmente la riduzione del tasso di disoccupazione e una educazione al non spreco delle risorse naturali del territorio». La strategia di Tropical Food Machinery si basa sulla realizzazione di impianti di alta qualità, multifrutta, multi-capacità a partire da 1 tonnellata fino a 20 tonnellate/ora di prodotto fresco in entrata. «Grazie all’esperienza acquisita – specifica ancora Katia Cassol - principalmente nei paesi tropicali, siamo in grado di pro-

IL PARCO MACCHINE La gamma di produzione contempla linee multi frutta con sistema di pelatura manuale e trattamento meccanico della polpa per la produzione di succo naturale, marmellate, frutta in scatola; linee multi-frutta automatiche per la produzione di succo naturale e concentrato asettico riempito in sacchi pre-sterilizzati da 220 litri; linee automatiche specifiche per il trattamento di singoli frutti come banana – ananas – frutto della passione – ed altre varietà per la produzione di succo naturale e concentrato asettico riempito in sacchi pre-sterilizzati da 220 litri e infine linee di estrazione, linee di concentrazione, linee di riempimento asettico e linee di riprocesso di diverse capacità di lavorazione.

gettare e costruire linee complete di processo di frutta secondo le tecnologie più moderne, garantendo così prodotti finali conformi ai più severi standard qualitativi internazionali». L’azienda è in grado di realizzare impianti per la lavorazione su scala industriale di ogni varietà di frutta, tropicale e mediterranea, pomodoro per ottenere prodotti come nettari, succhi naturali, succhi concentrati, purée, triturati, frutta sciroppata, ketchup, salse, marmellate. Tropical Food Machinery offre una vasta gamma di linee multi-frutta partendo da una capacità di lavorazione minima come nel caso di impianti pilota o impianti miniaturizzati su piattaforma o impianti mobili che sono di facile uso e trasporto, fino ad arrivare ad impianti di grande capacità, completamente automatizzati e control-

lati da sistema di supervisione Scada e controllo a distanza. Le macchine che costituiscono la linea tecnologica sono costruite internamente, assemblate e collaudate prima di ogni spedizione e grazie a questa verticalizzazione del sistema produttivo la società può garantire una produzione flessibile e curata nei dettagli. Inoltre, Tropical Food Machinery garantisce un’efficiente gestione dell’assistenza post-vendita che comprende programmi concordati di visite tecniche e di manutenzione presso lo stabilimento del cliente e programmi di training multi-livello e sessioni di teleassistenza. Grazie infatti alle sue sedi con uffici e officina in Italia e in Brasile è in grado di fornire i suoi impianti in tutto il mondo e di assicurare assistenza ai suoi clienti ovunque si trovino. •

NELLE AREE DEPRESSE

Aiutiamo i coltivatori a muovere i primi passi offrendo loro la possibilità di adottare macchinari con linee di produzione più esigue per la trasformazione in loco di succhi di frutta naturali


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Il volto tecnologico dell’agricoltura DALLE RACCOGLITRICI SEMOVENTI PER POMODORI ALLE SELEZIONATRICI APPLICATE ANCHE AL SETTORE WINERY. IL RINNOVAMENTO È INSCRITTO NEL DNA DI ALCUNE AZIENDE IL CUI DESTINO È MIGLIORARE LE APPLICAZIONI INDUSTRIALI. L’ESPERIENZA DI PROTEC E DI LUIGI SANDEI di Luana Costa

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l 1965 è la data che segna lo spartiacque nel settore agro-industriale italiano. In un vecchio edificio nel parmense viene infatti progettata la prima raccoglitrice semovente europea per pomodoro destinata a cambiare le modalità di raccolta dell’ortaggio nei campi e a rivoluzionare definitivamente le linee conserviere industriali italiane ed europee grazie all’introduzione e all’installazione delle selezionatrici ottiche. All’origine di queste enormi evoluzioni vi è Protec, il cui sviluppo è legato indissolubilmente al nome di Luigi Sandei, presidente della società e proprietario. Fu solo nel 1967, due anni dopo la geniale intuizione, che nello stabilimento di Collecchio si diede avvio alla realizzazione del primo macchinario per la raccolta meccanizzata del pomodoro e a distanza di quasi cinquant’anni l’azienda ha deciso di rendere omaggio all’incessante attività svolta dal presidente. Luigi Sandei e Protec hanno festeggiato il duplice anniversario: i cinquant’anni di attività per-

Luigi Sandei, presidente della Protec di Colecchio (Pr) www.protec-italy.com

sonale del presidente Luigi Sandei, innovativo imprenditore parmense e promotore della trasformazione del settore agroindustriale in Italia e in Europa e il venticinquesimo anno di attività dell’azienda Protec, da Sandei fondata e diretta insieme ai famigliari e validi collaboratori. La tecnologia è oggi applicata per la selezione di diversi vegetali e frutta, ma la scoperta all’epoca fu rivoluzionaria, grazie alla lungimiranza e alla passione di Luigi Sandei che nel 1990 fondò l’azienda Protec, al cui sviluppo si è dedicato con devozione nel corso degli anni. Primo costruttore europeo delle raccoglitrici semoventi per pomodori marca Sandei e profondo conoscitore delle selezionatrici dotate di sensori ottici grazie al cui utilizzo si riduceva notevolmente il lavoro di raccolta nei campi, Luigi Sandei decise infatti di trasferire la propria esperienza nella costruzione delle prime selezionatrici ottiche made in Italy applicate alle proprie raccoglitrici e di seguito all’industria conserviera per la lavorazione del pomodoro. Da allora lo sviluppo non si è mai arrestato. «Ogni anno, forti di questo importante bagaglio di esperienza si continua a investire in idee e risorse che confermano tuttora i traguardi ottenuti da Protec» racconta il presidente Luigi Sandei. «La società vanta oltre 3500 impianti installati in tutto il mondo, oltre ad una attenta e mirata politica manageriale volta a creare un team di professionisti coeso e concentrato verso l’obiettivo principe di Protec: offrire ai propri clienti sicure, accurate ed efficienti risposte alle più svariate esigenze». Oltre al pomodoro, la tecnologia è infatti applicabile alla selezione di frutti interi, polpe di pomodoro e frutta, estrusi, puree, marmellate, vegetali in foglia freschi o disidratati, legumi, cubettati di frutta e patate nelle più svariate forme, olive, noci. «Ecco quindi che un sempli-

ce gesto quotidiano – continua Luigi Sandei - come acquistare un barattolo di piselli o pomodoro racchiude uno sforzo tecnologico mirato alla qualità assoluta. Sforzo tecnologico che nelle nostre macchine si traduce in una sofisticata visione artificiale in continuo sviluppo per adeguarsi alle più svariate linee di produzione». Il macchinario seleziona, tramite un sistema elettronico di elevata precisione, i pomodori, frutti o vegetali nella tonalità del colore voluto e consente, a seconda delle applicazioni, di scartare il prodotto del colore indesiderato o eventuali corpi estranei dal flusso di prodotto. Le applicazioni sono le più svariate e vanno dal pomodoro, al pelato, al peperoncino. Già da qualche anno la tecnologia Protec ha trovato applicazione anche nel settore winery, le selezionatrici sono adoperate anche per cernere le uve da vinificazione attraverso l’utilizzo di un apparecchio denominato x-tri. «Gli acini in uscita dalla diraspatrice vengono distribuiti sul tappeto vibrante – spiega Luigi Sandei - per alimentare il nastro della unità ottica. Il sensore ottico riconosce i vari difetti, raspetti, foglie, gambi di foglie, insetti e corpi estranei, e li espelle con un getto d’aria. Il prodotto da utilizzare viene così scaricato direttamente per la lavorazione seguente nel gruppo pigiante. Il sistema ottico permette anche di riconoscere acini meno maturi e, quindi, di colore diverso che possono essere espulsi assieme alle altre uve con difetti. I difetti da espellere possono essere impostati utilizzando una tecnologia touch-sceen. La linea x-tri permette inoltre di lavorare fino a quindici tonnellate di uva all’ora. La capacità dipende da diversi fattori quali: il tipo d’uva, lo stato di maturazione e la quantità di difetti». Proprio di recente è stato siglato un accordo tra il gruppo Sacmi Imola per la vendita e promozione delle selezionatrici x-tri in tutto il mondo, essendo Sacmi già operante nel medesimo settore winery. «In questi anni il nostro impegno ci ha per-

messo di costruire una realtà aziendale moderna e proiettata nel futuro, in grado di creare una valida e competitiva gamma di prodotti che oggi costituiscono il nostro patrimonio aziendale». Protec è conosciuta in tutto il mondo e annovera tra i propri clienti le migliori industrie conserviere in Italia, Europa ed extra Cee, oltre ai migliori chateaux francesi, cantine italiane, ed extra Cee, produttori di pregiati vini. •

LE CARATTERISTICHE DEI MACCHINARI La famiglia di selezionatrici comprende sia sistemi a singola visione, che esaminano il prodotto superiormente, sia sistemi a doppia visione che ispezionano il prodotto anche dal lato inferiore. Ciascuna unità di visione è provvista di un sistema di pulizia a spazzola che ciclicamente deterge la parte ottica. Il collaudato sistema di trasporto a nastro, oltre a convogliare il flusso di prodotto verso i sistemi ottici di ispezione, direziona il prodotto verso l’unità di espulsione. L’esclusivo sistema di espulsione elettropneumatica a palette, si è dimostrato essere il più efficace per prodotti di medie dimensioni. Per prodotti di dimensioni inferiori l’espulsione consiste in un potente e preciso getto d’aria. La portata di prodotto varia con le dimensioni dell’apparato: sono disponibili macchine di larghezza differente a 20, 30, 40, 60 canali. Le macchine Protec sono orientate a minimizzare la manutenzione. In particolare, le unità di visione sono indipendenti per aumentarne l’affidabilità.


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Modelli d’impresa

Passione per l’innovazione IL CONTINUO AGGIORNAMENTO È UNA CONDIZIONE IMPRESCINDIBILE NEL SETTORE DELL’IMPIANTISTICA PER RIMANERE COMPETITIVI SUL MERCATO. L’ESPERIENZA DI SANTINO PODDA, AMMINISTRATORE DEL GRUPPO SIRB.ONE DI ASSEMINI, IN PROVINCIA DI CAGLIARI di Luana Costa

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on c’è mai fine al miglioramento e all’acquisizione di nuove nozioni e conoscenze. Chi adotta questo principio come motore propulsore per la propria crescita difficilmente incontrerà ostacoli ad affermarsi in qualsiasi settore. Ciò vale a maggior ragione nei rami industriali dove il costante aggiornamento è un diktat. Sirb.One nasce dalla passione per la tecnica e per le innovazioni tecnologiche. La società è specializzata nel settore ascensoristico, automatismi e telecontrolli. «Realizziamo nuove installazioni, manutenzioni, riparazioni, ammodernamenti, abbattimento barriere architettoniche, gestione del risparmio energetico, formazione di personale e interventi sull’impianto, gestione integrata completa del condominio, soluzioni web» specifica Santino Podda, amministratore del gruppo. La Sirb.One ha maturato una notevole esperienza nel settore, quali sono i lavori più delicati che vi sono stati affidati? «La Sirb.One ha ricevuto diversi incarichi delicati. Ricordo ad esempio l’affidamento della sopraelevazione di una fermata di un ascensore monospace KONE R1 preesistente in uno stabile in attività dotato di studi privati e altri uffici pubblici. Questa circostanza ha obbligato ad adottare una particolare attenzione finalizzata a garantire la sicurezza di personale non addetto ai lavori. La lavorazione ha comportato diversi gradi di difficoltà derivanti dalle caratteristiche dell’ascensore e l’installazione di alcuni dispositivi. Ciò ha comportato lo smontaggio dei dispositivi e successivamente, il montaggio delle nuove guide cabina, del contrappeso, la nuova porta per la fermata aggiunta e relativi accessori. Il recupero dei materiali non è stato semplice, in quanto in Italia sono di difficile reperibilità e per tale motivo sono stati acquistati grazie ai contatti acquisiti in altre nazioni europee. Siamo stati i primi artigiani in Italia ad eseguire questa modifica ritenuta molto difficile da attuare e per la quale è necessaria grande esperienza tecnologica e conoscenza approfondita dell’elevatore oltre ad avere a disposizione costosi attrezzature. Al-

Santino Podda, amministratore del gruppo Sirb.One Srl di Assemini (Ca) - www.sirbonesrl.com

tro incarico di cui andiamo orgogliosi è il ripristino di un elevatore in manutenzione di proprietà di due grosse multinazionali del settore degli ascensori situato in ente pubblico sardo. È stato rimesso in esercizio e tenuto in manutenzione per due anni con ottimi risultati. Importanti affidamenti sono poi la manutenzione di due alberghi di prima fascia: uno a Olbia e uno in costa Smeralda. Importantissima inoltre a livello internazionale è la collaborazione tecnica a Suez per il montaggio di una gru italiana su una nave egiziana situata in una piattaforma petrolifera nell’oceano». Quali sono le principali qualità che un’azienda operante nel settore dell’impiantistica deve possedere? «Innanzitutto, intraprendere una costante specializzazione derivante dall’aggiornamento costante sulle normative, sulla tecnologia, sull’andamento del mercato, le sue tendenze soddisfacendo così le sue richieste. Strategica è inoltre l’organizzazione aziendale adattata alle capacità d’intervento e finalizzata a trovare le soluzioni adatte alle richieste del cliente in maniera possibilmente celere. Questo si ottiene seguendo continuamente le innovazioni, partecipando a corsi e con numerosi abbonamenti alle riviste specializzate del settore». Come si è evoluto il settore negli ultimi anni? «Il settore si è evoluto in maniera esponenziale verso una maggiore disponibilità di offerta e richieste tecnologiche. Si è registrata una crescita nella varietà di dispositivi offerti ma contemporaneamente è cresciuto il numero di ad-

detti non preparati che inquinano il settore. Basti guardare ai numerosi forum presenti sui social per toccare con mano la triste realtà». L’automazione e le innovazioni hanno costretto le aziende ad aggiornamenti onerosi o i cambiamenti hanno rappresentato un’occasione di miglioramento? «Certamente c’è necessità di stare al passo coi tempi. Ciò porta a dovere acquistare strumenti e documentazione e, di conseguenza, a fare investimenti che possono essere interpretati come una spesa fine a se stessa o un mezzo di crescita. Io, assetato di sapere, credo che sia il principale vettore di crescita. Continuo a ripetere soprattutto ai giovani: conoscere per capire, capire per fare. Solo così secondo me è possibile evolversi». Il risparmio energetico è un tema molto sentito, perché l’azienda ha deciso di investire in questo settore? «Perché è la sfida del futuro. Le risorse non sono eterne e, per chi ha figli, è un dovere adoperarsi per contribuire a

IL RISPARMIO ENERGETICO

È la sfida del futuro. Le risorse non sono eterne e, per chi ha figli, è un dovere adoperarsi per contribuire a costruire un mondo migliore costruire un mondo migliore impiegando risorse che non consumino, deturpino e modifichino l’ambiente in cui viviamo». •

COMPETENZA E PERSONALIZZAZIONE La Sirb.One si occupa principalmente di ascensori e scale mobili ma anche di domotica e automazioni. I clienti tendono sempre a ricercare prodotti personalizzati. L’azienda, che opera laddove serva una specifica collaborazione, riesce a soddisfarne le richieste anche se ultimamente serve uno sforzo maggiore per discernere tra quelle reali e quelle virtuali, irrealizzabili. Da quando è stata fondata nel 2011, la Sirb.One ha sempre chiuso gli esercizi finanziari in positivo e ora sta valutando nuovi investimenti. In azienda convivono varie figure, con diversi interessi e obiettivi: dalla grafica alla comunicazione, con particolare attenzione alla formazione e collaborazione nel settore ascensoristico.


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Oltre l’avvolgibile UN ESEMPIO DI COME LA LUNGIMIRANZA SUGLI INVESTIMENTI, INSIEME AL KNOW HOW SU CUI I NOSTRI ARTIGIANI HANNO SEMPRE POTUTO CONTARE, POSSA CAMBIARE LE SORTI DI UN PERIODO RECESSIVO DISASTROSO. «E LA PRODUZIONE RIMANE INTERNA»

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di Elena Ricci

risi non più crisi. Il baratro che si è aperto nel mondo dell’edilizia quasi dieci anni fa, ha visto più di un esempio virtuoso che, a dispetto della recessione, ha dimostrato come si potesse invertire il corso degli eventi. Un esempio è dato dalla sarda Colledan Produzioni, che fin dal 1956 è attiva nel campo di avvolgibili e affini, come zanzariere e tende tecniche. Come spiega Luca Coledan, contitolare insieme a Marina e Paride Coledan, nonostante il periodo tutt’altro che sereno, l’azienda cagliaritana non ha mai smesso di investire, cercando una maggiore competitività e puntando all’innovazione come motore del proprio successo. «Per affrontare il periodo di crisi iniziato nel 2009, che ha colpito il settore edile in genere,abbiamo introdotto– dice Coledan – nuovi impianti tecnologici per velocizzare i processi produttivi e soprattutto abbiamo spostato gli addetti verso reparti più redditizi, mantenendo così invariati i costi di produzione,senza aumentare i prezzi di vendita, nonostante la crescita dei costi delle materie prime. Tale strategia ci ha premiato, infatti dal 2010 al 2015 il fatturato è aumentato del

5 per cento ogni anno mentre nel 2016 del 10 per cento rispetto al 2015. Infine, nel 2016, per affrontare le esigenze di mercato abbiamo acquistato un capannone nella zona industriale di Macchareddu di 2000 mq di coperto dove entro breve verranno trasferite tutte le nostre produzioni, mentre il punto vendita resterà nella storica sede di Cagliari». Una lungimiranza che si accompagna a standard elevati, per una posizione sul mercato ben precisa. «Nel proporre nuovi articoli – spiega Coledan –, abbiamo sempre puntato su materiali di qualità e partner affidabili, per offrire sempre prodotti con un rapporto qualità-prezzo concorrenziale, ma che non trascurassero in nessun modo la soddisfazione del cliente e la durata nel tempo. Per questa ragione, la filosofia dell’azienda è stata sempre di vendere articoli di propria produzione in modo tale da seguire i propri clienti nel tempo, anche dopo l’acquisto, garantendo un puntuale servizio di assistenza, ricambi e riparazioni. Filosofia che ha garantito nel tempo una forte affidabilità all’azienda, riconosciuta dalla clientela. Oggi i nostri prodotti di punta sono gli avvolgibili in Pvc, le zanzariere a scomparsa totale e i cassonetti a scomparsa totale con i controtelai, il tutto realizzato rigorosamente su misura. In particolare, siamo fieri della nostra new entry: il controtelaio e cassonetto a scomparsa totale, personalizzato in base alle quote del muro e telaio infisso». L’esperienza fa da base a realizzazioni affidabili. «Il nostro personale, specializzato in materia da decenni, è multifunzionale – continua l’imprenditore sardo – e in caso di necessità viene spostato da un settore all’altro senza alcun problema. La serietà nei confronti dei clienti e dei fornitori, poi, è un altro fattore che ci distingue, basti pensare che

abbiamo fornitori da oltre 30 anni con cui abbiamo sempre avuto reciproche collaborazioni». Coledan entra nel dettaglio di un particolare prodotto. «Il cassonetto Xps spalla termica – controtelaio è certificato per sistemi di chiusura esterna con avvolgibile, realizzato in formato standard o interamente personalizzato sia per nuove costruzioni che per ristrutturazioni con ispezione inferiore o frontale, prodotto in Xps spessore 3 centimetri, alta densità 300 kPA ruvido autoportante. Grazie alla personalizzazione riusciamo a risolvere molti problemi là dove il sistema standard non è fattibile. Profili reggi intonaco in alluminio, testate laterali in legno fenolico spessore 25 millimetri, spazzolini antispifferi, guide con spazzolini e profilo di battuta con guarnizione, fanno di questo cassonetto i punti di forza. Lo forniamo con la tapparella e meccanica già installata, che spazia dalla cinghia al motore. Il controtelaio e la spalla termica sono proposti esclusivamente personalizzati, in funzione dello spessore del muro e dello spessore del telaio infisso, epossono essere predisposti per le nostre zanzariere a incasso totale. Il controtelaio composto da un mix di profili in Pvc e profili in legno fenolico garantisce un buon taglio termico e, grazie al sistema particolare di fissaggio dei distanziali, risulta sempre a squadra. La spalla termica certificata garantisce maggiore coibentazione ed è pronta ad essere tinteggiata, anch’essa totalmente personalizzata».•

STRATEGIA VINCENTE

Nuovi impianti per velocizzare i processi e spostamento degli addetti: così i costi sono invariati e i prezzi non aumentano

La Colledan Produzioni ha sede a Selargius (Ca) - www.colledanproduzioni.it

UNA STORIA DI PASSIONE La Colledan Produzioni è nata nel 1956 grazie al suo fondatore Giovanni Coledan come piccola azienda artigiana, inizialmente con la sola produzione di avvolgibili in legno, poi ha ampliato la sua gamma di prodotti adeguandosi alle esigenze e alle tendenze del mercato, producendo anche avvolgibili in Pvc, in acciaio di sicurezza e in alluminio coibentato, porte pieghevoli, zanzariere, tende tecniche e box doccia.«Il 2008 e il 2009 – ricorda Luca Coledan, contitolare insieme a Marina e Paride Coledan – sono stati gli anni dell’innovazione tecnologica sia nel settore zanzariere sia nel settore avvolgibili, con la nascita del nuovo avvolgibile in Pvc prodotto in coestrusione, ovvero con due estrusori che lavorano in contemporanea garantendo un ottimo rapporto qualità prezzo. Oggi, grazie agli insegnamenti del nostro fondatore e a oltre 20 anni di esperienza sul campo, io e i miei fratelli seguiamo in prima persona i vari settori dall’amministrazione, vendita e produzione, fattore molto importante per il buon funzionamento di un’azienda sana».


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Modelli d’impresa

La memoria è oro INDOSSARE UN GIOIELLO SIGNIFICA VESTIRSI DI STORIA E DI CULTURA, DI OPERE UNICHE E STRAORDINARIE LA CUI BELLEZZA TRASCENDE IL TEMPO E LE MODE. LA PAROLA AD ACHILLE MARROCU di Antonella Romaniello

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a Fabbrica Orafa Artigiana Marrocu e Figli nasce nel 1967 ma è figlia di una tradizione artigiana che a oggi può vantare una storia lunga ben cinque generazioni. È grazie all’importante esperienza dei maestri orafi che nel laboratorio dell’azienda nascono opere esclusive, caratterizzate da raffinatezza e originalità: gli intrecci di fili e granuli vengono riposti sapientemente su sottili lamine d’oro, disegnando così forme antiche ed evocative sempre attuali nella loro eleganza. I gioielli Marrocu non sono però solo know-how ma racchiudono la cultura e la memoria di un’intera isola: la Sardegna. Un monile in filigrana d’oro tipico sardo ha infatti il potere di raccontare la storia della tradizione mediterranea, di una cultura che parte dal Medio Oriente, che attraversa il Nord Africa e l’Italia, fino ad arrivare allo stretto di Gibilterra. La Sardegna ha saputo conservare e fare suoi il gusto e il patrimonio di conoscenze di vari popoli, coltivandoli e tramandandoli di generazione in generazione, un sapere che si esprime attraverso una finissima arte orafa. Tutti i gioielli uniscono perciò tradizione e innovazione, nascono dalla perfetta manualità e dalla continua ricerca di forme sempre inedite. La passione per l’oreficeria e l’artigianato della famiglia Marrocu si perde nella notte dei tempi. «Nella nostra famiglia l’estro e i gesti propri del laboratorio artigiano si iniziano a conoscere e comprendere fin da piccoli – racconta Achille Marrocu –. Io

Marrocu Gioielli ha sede a Villacidro (Vs) www.marrocu.it

ho imparato da mio padre che a sua volta era figlio, nipote e pronipote di artigiani. Per noi è quindi un gesto naturale tramandare l’arte del fare, tant’è che siamo arrivati alla quinta generazione di artigiani. Portiamo avanti con la stessa passione dei nostri avi la tradizione orafa sarda, realizzando le filigrane più belle al mondo». L’azienda, pur potendo contare su un know-how decennale, è una realtà molto più giovane. «Io e mio fratello ci siamo formati in diverse botteghe orafe, negli anni abbiamo così acquisito nuove tecniche di lavorazione, abbiamo ampliato le nostre conoscenze. A un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di realizzare qualcosa che parlasse di noi e delle nostre esperienze, così nel 1986 è nata la Marrocu Gioielli». Nell’azienda continuano a vivere quindi le competenze e le tradizioni di diverse culture. «Abbiamo raccolto le esperienze di diverse botteghe artigiane, in ognuna di esse abbiamo appreso i vari sistemi di produzione e ovviamente abbiamo accumulato anni di pratica. È solo possedendo un’importante manualità che si impara poi a discriminare il miglior procedimento di lavorazione per un determinato gioiello. La dura gavetta, l’impegno quotidiano e lo studio presso la Benvenuto Cellini di Va-

lenza ci hanno permesso di diventare degli artigiani competenti che siamo oggi». La creazione dei preziosi richiede quindi la conoscenza di tecniche di lavorazione diverse. «Nel nostro laboratorio partiamo dall’oro puro che viene poi fuso e legato con altri metalli per creare l’oro da diciotto carati. In seguito mettiamo in pratica tantissime lavorazioni, dalla filigrana alla microfusione, dalla galvanotecnica allo sbalzo e cesello e altre che sarebbero macchinose da elencare o da descrivere». Unicità e varietà sono le caratteristiche che contraddistinguono le creazioni. «Pur facendo riferimento a un’arte legata alla tradizione e che si tramanda da generazioni, nel tempo abbiamo affinato le tecniche di produzione, modificato i disegni e abbiamo introdotto nuove leghe. Il nostro lavoro è un continuo esperimento. Amiamo lavorare non solo l’oro ma anche l’argento, combinandoli a pietre preziose, coralli e perle. Abbiamo voluto venire incontro anche ai gusti dei più giovani, introducendo ad esempio delle linee con

oro giallo e oro bianco che hanno avuto talmente successo da essere replicate da altre case. Essere imitati ci fa in un certo senso piacere, significa che le nostre idee e i nostri gioielli valgono». Tutti gli articoli sono facilmente accessibili grazie ai grandi portali di vendita online. «Per far conoscere le nostre creazioni ci affidiamo a metodi più convenzionali, partecipando cioè a tante fiere di settore nazionali e internazionali, e sfruttando mezzi più all’avanguardia, i nostri prodotti sono infatti acquistabili sia sul nostro sito che sui più importanti store online». Le nuove tecnologie rendono un importante servizio anche nella realizzazione dei gioielli. «Possiamo contare su attrezzature all’avanguardia e siamo quindi in grado di creare un modello al computer e di stamparlo in cera grazie a una stampante 3d. Il prototipo viene quindi presentato al cliente che può esprimere il suo giudizio e consigliarci in base al suo gusto e alle sue esigenze. A seconda delle sue indicazioni possiamo modificare e migliorare il gioiello e infine realizzarlo». •

LA CREATIVITÀ NON HA SCHEMA Marrocu Gioielli è un’azienda che da sempre punta non sulla produzione in serie di un oggetto ma sulla specificità e la riconoscibilità di ogni creazione, senza mai allontanarlo dalla storia e dalla cultura del territorio in cui nasce. «Se si lavora così come facciamo noi, non esiste uno schema prefissato – continua Achille Marrocu –. Ogni oggetto prende forma e spessore con una storia sua. La ricerca, lo studio e la manualità fanno poi il resto, nasce così un gioiello che non è solo un monile ma un’opera esclusiva. Per noi la tradizione non è qualcosa che deve essere abbandonata ma un punto di partenza per realizzare oggetti innovativi e unici».


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Industria • Settembre 2017

Euro 90 ha sede a Sacile (Pn)

genza del cliente che va dalla scelta dei materiali, degli arredamenti fino ad ogni dettaglio o personalizzazione. «Euro 90 garantisce sia in Italia che all’estero un servizio completo di allestimento provvedendo alla fornitura dei materiali nonché al trasporto, al montaggio, allo smontaggio e al relativo stoccaggio» continua ancora Dino Filipet nell’illustrare la quantità di servizi quotidianamente messi a disposizione del cliente. «Chiunque decida di rivolgersi a Euro 90 può tranquillamente scegliere il tipo di allestimento che più soddisfa le sue esigenze tra il noleggio e la comoda soluzione chiavi in mano». L’organizzazione interna della ditta completa il profilo aziendale in quanto composta da personale esperto ben preparato sia a livello tecnico che gestionale, in grado di collaborare in sinergia con designer e architetti del paese e di mantenere ottimi rapporti con tutti i propri partner. L’esperienza e la competenza acquisita negli anni permettono ad Euro 90 di annoverare tra i suoi clienti i nomi più prestigiosi tra produttori di mobili e organizzazioni commerciali di vendita in Italia. Gli allestimenti sono stati compiuti infatti in ogni zona d’Europa: da Hannover a Colonia, da Parigi a Lione, da Stoccarda a Bruxelles e Francoforte, da Bologna a Milano. Tutte località conosciute e rinomate per l’organizzazione delle fiere di settore.

www.euro90.net

• Luana Costa

Degano Primo ha sede a Tavagnacco (Ud)

grondaie, creati su misura nel nostro Paese, e installati in loco da personale altamente qualificato sotto la guida costante del direttore tecnico». Degano, da qualche anno, è anche al servizio di architetti e designer, come spiega Emanuela Degano: «da quando sono entrata attivamente nell’organico dell’azienda ho voluto che il mio background artistico arricchisse la storia e la professionalità della Degano. Dialoghiamo con architetti e designer affiancandoli nella realizzazione delle loro idee creative. Siamo, infatti, consulenti nell’interpretazione del gusto e nella ricerca delle soluzioni tecniche ed estetiche più adatte al progetto dei nostri clienti». • Albachiara Re

Design chiavi in mano L’ALLESTIMENTO DEGLI SPAZI ESPOSITIVI È UN’ARTE CHE, GRAZIE AGLI ADDETTI AI LAVORI, È PERSONALIZZABILE FINO AL DETTAGLIO. COME AFFERMA DINO FILIPET «FONDAMENTALE È LA COLLABORAZIONE CON DESIGNER E ARCHITETTI»

L’

allestimento degli spazi espositivi non si riduce a pura tecnica ma è un’arte che si impara e su cui ci si forma. Alla stregua del design e dell’arredamento, il settore degli allestimenti è uno spazio ibrido in cui arte e industria si contaminano a vicenda. Ognuna delle due categorie perde caratteristiche proprie per acquisirne di nuove. Ed è questa la ragione per la quale anche gli addetti ai lavori sono chiamati a possedere competenze eterogenee. Dal 1991 la Euro 90, azienda leader nel settore, rappresenta un punto di riferimento nel territorio nazionale. L’azienda, con sede in provincia di Pordenone, è specializzata nell’alle-

stimento di stand fieristici, show room e spazi espositivi. «Euro 90 nasce nel 1991 ed è in grado di offrire un ampio ventaglio di soluzioni» spiega Dino Filipet, titolare dell’azienda. Quella che sicuramente trova un riscontro più che positivo tra i clienti è il preallestimento dello stand direttamente nella sede aziendale, sfruttando la disponibilità di uno stabilimento di cinquemila metri quadrati: in questo modo il cliente ha la possibilità di vedere in anteprima lo stand realizzato con la possibilità di apporre se necessario delle modifiche rispetto al progetto, avendo la certezza del risultato finale una volta terminato l’allestimento in fiera. È possibile inoltre realizzare stand direttamente sul posto assecondando ogni esi-

Casa sicura: si parte dal tetto DEGANO PRIMO, AZIENDA FRIULANA ATTIVA DA OLTRE 50 ANNI NEL MERCATO DELLE COPERTURE, NON SMETTE DI MIGLIORARE E DI OFFRIRE LA PIÙ ALTA QUALITÀ POSSIBILE AI PROPRI CLIENTI. LA PAROLA A EMANUELA DEGANO

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a Silicon Valley, ancora una volta, si mostra all’avanguardia nel progresso tecnologico. Pochi mesi fa, Elon Musk, cofondatore e Ceo di Tesla, ha inventato e impiantato su un’abitazione le prime tegole fotovoltaiche. La tecnologia dei pannelli solari è stata, quindi, implementata nelle tradizionali coperture per tetti. I risultati sono positivi sia a livello estetico che di approvvigionamento energetico e, presto, questa tecnologia verrà immessa sul mercato rivoluzionando il classico concetto di copertura edilizia e di tetti. Ciò che, però, non cambia è la qualità dei materiali da utilizzare nell’installazione dei tetti dai quali dipende la durata e la stabilità degli stessi.

L’azienda friulana Degano Primo ha fatto di questo principio la propria filosofia aziendale e ciò le ha consentito di diventare una delle top class italiane nella produzione, nella vendita e nell’installazione tetti. Grazie all’esperienza, l’artigianalità e la competenza di personale qualificato, da oltre 50 anni Degano è al servizio di privati, aziende ed enti pubblici. Emanuela Degano, portavoce dell’azienda di famiglia e imprenditrice di seconda generazione, ci spiega che: «Un tetto fatto a regola d’arte è garanzia di durata e di buona salute dell’edificio. I tetti Degano possono offrire qualcosa in più: uno stile unico. In caso di manutenzione o restyling, Degano offre sistemi di copertura in materiali metallici alternativi al coppo tra-

www.deganoprimo.it

dizionale, ad alto impatto estetico e con ampia scelta di colori, pur assicurando le caratteristiche tecniche di tenuta». La qualità dei tetti Degano è dimostrata anche dalla scelta di prediligere una filiera produttiva interamente made in Italy. In tal proposito, l’imprenditrice aggiunge che: «Il made in Italy è da sempre, in tutto il mondo, apprezzato per lo stile, l’artigianalità, la cura dei particolari. La nostra azienda esporta in tutto il mondo il suo amore per la bellezza e la cultura del dettaglio offrendo un servizio di consulenza, produzione e messa in posa di tetti e


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Modelli d’impresa

Chi cambia musica in Italia? di Albachiara Re LA REGIONE MARCHE, DA SECOLI, È CONSIDERATA UN DISTRETTO DI ECCELLENZA PER LA PRODUZIONE DI STRUMENTI MUSICALI. LA CRISI DEL MERCATO NON HA INDEBOLITO LE AZIENDE DEL SETTORE CHE, ANZI, CONTINUANO A INNOVARSI. IL CASO DI FATAR

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a un’indagine condotta da ABIS per Dismamusica su un campione di italiani tra i 18 e i 65 anni, è emerso che il 12 per cento suona uno strumento abitualmente o saltuariamente. Si parla quindi di diversi milioni di persone (oltre 4 milioni e 600mila solo tra i 18 e i 65 anni), anche se solo una piccola parte di questi ha imparato a suonare a scuola (6 per cento). La maggior parte dei musicisti italiani, infatti, ha frequentato lezioni private (35 per cento) o è stato autodidatta (34 per cento). Non sono pochi, quindi, gli appassionati di musica che decidono di possedere uno strumento musicale e di suonarlo in maniera più o meno professionale. Ciò che distingue uno

CAMBIAMENTI DI MERCATO

I nuovi prodotti Fatar sono tutti estremamente compatti e leggeri così da venire incontro alle nuove esigenze dei clienti strumento dall’altro è la cura con cui vengono costruiti così da regalare un suono unico. La Fatar, azienda marchigiana fondata nel 1956, produce tastiere per strumenti musicali e sin dagli albori della sua attività ha fatto dell’eccellenza la sua mission aziendale. Sono passati molti anni da quando Lino Ragni, un giovane appassionato di musica, iniziò a gettare le basi per quella che, solo nel 1968, dopo molte peripezie, è diventata la Fatar Snc. L’azienda è situata nel distretto Recanati - Osimo – Castelfidardo, considerato patria mondiale degli strumenti musicali dove già all’epoca si producevano grandi quantità di fisarmoniche, chitarre e organi da casa. Grazie alla dedizione e al duro lavoro, in quegli anni, la Fatar conquistò la fi-

ducia di tutte le aziende locali del settore divenendo così fornitore unico di tastiere. «Da allora, è cambiato molto il mercato degli strumenti musicali - spiega l’attuale presidente dell’azienda, Marco Ragni -. Infatti, in Italia e nel mondo ha una dimensione molto piccola se paragonata ad altri tipi di mercati. L’avvento dei nuovi dispositivi tecnologici, come smartphone e tablet, ha distolto in larga parte l’attenzione dei giovani verso il mondo della musica praticata. Questo rende ancora più difficile l’approccio al mercato per tutti gli operatori del settore e la possibilità di conquistare un ruolo importante è sempre più difficile. Sono convinto che la musica, che è una forma di espressione artistica, rimane e rimarrà sempre un bisogno dell’uomo e che quindi la nostra sfida sarà quella di capire i nuovi linguaggi e interpretarli attraverso prodotti che si avvicinino sempre di più alle esigenze dei giovani utenti». Un obiettivo di non facile realizzazione, ma che l’azienda non vuole smettere di perseguire. In tal proposito, Ragni aggiunge che: «Noi abbiamo ben chiaro quali innovazioni proporre a questo nuovo tipo di mercato. Per generare valore, un’impresa deve conquistare il cuore e la mente dei suoi clienti: deve, quindi, offrire le migliori soluzioni possibili tenendo ben presente i loro bisogni. Ciò richiede miglioramenti costanti ai prodotti e servizi esistenti e la capacità di svilupparne di nuovi. Oggi, ad esempio, i processi di globalizzazione, portano sempre di più l’uomo alla mobilità, a spostarsi da un luogo all’altro. Le nostre meccaniche di tastiera non possono non puntare, pertanto, a un mercato professionale e mobile. I nostri prodotti sono sempre più compatti e leggeri. La sfida è coniugare tali re-

Fatar si trova a Recanati (Mc)

CONTINUA EVOLUZIONE Nonostante Fatar sia un’azienda che può vantare un background di più di 60 anni di esperienza e una posizione da leader del settore per molte decadi, nel 2000 ha dovuto fronteggiare le nuove sfide della globalizzazione e la crisi del mercato. Marco Ragni racconta che: «Nel 2008 sono passato alla guida dell’azienda, aprendo una nuova sede a Tunisi. Abbiamo puntato su ricerca e sviluppo e ciò ci ha consentito di riconquistare una posizione di competitività sul mercato. Nel 2013 e 2014, i colossi giapponesi Roland e Korg sono tornati a collaborare con la Fatar affidandole la manifattura completa di alcuni dei loro prodotti. Nel 2010, l’azienda ha rilanciato il marchio Studiologic iniziando lo sviluppo di pianoforti digitali, synthetizzatori e midicontroller che da subito sono stati apprezzati dagli addetti ai lavori».

www.fatar.com - www.studiologic-music.com

quisiti di portabilità con i parametri altamente professionali che contraddistinguono i nostri marchi Fatar e Studiologic». La volontà di miglioramento unita a un attento lavoro di ricerca e d’innovazione sono frutto di un lavoro corale. Il vero plus di Fatar risiede nel suo fattore umano come illustra Marco Ragni: «Ho la convinzione che il successo di una impresa sia garantito anche dalla sua capacità di attrarre i migliori talenti. Ciò permette all’azienda di essere sempre al passo con i tempi evitando che questa si trovi impreparata a gestire cambiamenti di mercato o tecnologici. La disponibilità di persone di qualità è strategica perché, molto concretamente, sono le persone a ideare, produrre e vendere i prodotti e i servizi offerti dall’azienda. Sono le persone a interagire con i clienti. Sono le persone, con il loro comportamento, la loro responsabilità e il loro garbo, a rendere l’esperienza del cliente più che soddisfacente. Il successo di un’impresa dipende dunque dalla disponibilità di risorse umane, non solo competenti, ma soprattutto coinvolte e disposte a interagire e a collaborare con i propri colleghi. Fondamentale è anche il senso di responsabilità con cui si affronta il lavoro perché i modelli organizzativi sono profondamente mutati». •


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Industria • Settembre 2017

Monitor, nuove leve della produzione CON ADRIANA CHIACCHIERONI, AMMINISTRATORE DI IRIS DISPLAY, CENTRO DI PROGETTAZIONE E PRODUZIONE DI MONITOR E PANEL PC PER APPLICAZIONI INDUSTRIALI, ALLA SCOPERTA DI UN SETTORE IN CUI LA PAROLA D’ORDINE È AFFIDABILITÀ

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isibilità e leggibilità perfetta in qualunque condizione luminosa, all’aperto o al chiuso, risposte immediate al tocco, resistenza, durabilità e affidabilità. Non sono poche le caratteristiche che deve avere un monitor ad uso industriale. Ormai tutte le informazioni viaggiano innanzitutto via file e il display è la prima interfaccia con cui l’operatore si deve confrontare per svolgere dalle operazioni più semplici alle più complesse. Così gli schermi, a seconda degli usi per cui sono stati progettati, sono diventati negli ultimi vent’anni le nuove leve e i nuovi fogli su cui gli addetti dei più vari settori industriali imprimono i loro comandi, svariate volte al giorno. È naturale, dunque, che affidabilità e prestazioni garantite nel tempo siano le parole d’ordine di qualunque richiesta avanzata alle aziende produttrici di monitor, che negli ultimi decenni hanno moltiplicato gli sforzi per stare al passo con le evoluzioni della tecnologia, ultime in ordine di tempo, le “rivoluzioni” impresse dal touchscreen e dal led. In Umbria, dal 2004 è attivo un centro di progettazione e produzione di monitor e panel pc per applicazioni industriali specializzato nella configurazione di piattaforme hardware e software esclusive e customizzate, che ricalcano gli ambiti d’uso e le specifiche richieste del cliente. L’azienda è la Iris Display e propone più di 3000 prodotti, tra cui monitor da rimpiazzo per macchine a con-

L’OFFERTA AI CLIENTI

3mila prodotti diversi, tra cui monitor da rimpiazzo per macchine a controllo numerico dei più noti brand, come Siemens, Philips, Heidenhain, Fanuc, Num, Okuma, Delem

trollo numerico dei più noti brand, come Siemens, Philips, Heidenhain, Fanuc, Num, Okuma, Delem. Ma non solo, come spiega l’amministratore Adriana Chiacchieroni, titolare insieme a Carmine Barbini, Massimiliano Donati e Osvaldo Chiavini: «La mission aziendale è lo sviluppo di know how e innovazione tecnologica volta alla soddisfazione delle necessità progettuali della clientela. Per questo Iris Display ha diversificato la propria gamma di prodotti, dai monitor di rimpiazzo per Cnc alla nuova linea di panel pc dedicata all’automazione industriale. Qualità costruttiva, tempestività nelle forniture e assistenza tecnica immediata sono le nostre armi migliori». I monitor e panel pc con meccanica in acciaio Inox Aisi316 e touch screen True Flat possono essere usati anche in settori industriali che richiedono accorgimenti particolari, come quello agroalimentare, chimico e farmaceutico, caratterizzati da standard igienico-qualitativi molto elevati. La superficie frontale piatta (caratteristica True Flat) evita l’accumulo di materiali derivanti dalla lavorazione, permettendo un’accurata pulizia del dispositivo. La costante ricerca tecnologica ha permesso inoltre lo sviluppo di nuove tecnologie led per ambienti outdoor e indoor. «Grazie a specifici accorgimenti

Iris Display ha sede a Marsciano (Pg) www.monitor-industriali.com

di Alessia Cotroneo progettuali e tecnici, i display a led Iris risultano ben leggibili anche in presenza di una forte illuminazione solare – continua l’amministratore Adriana Chiacchieroni – e garantiscono un’elevata affidabilità nel tempo, con un’ottima leggibilità anche da lunghe distanze. Inoltre, i nostri prodotti a led di differenti taglie e dimensioni possono essere utilizzati in svariate applicazioni, da quelle più tipicamente pubblicitarie per l’industria ai dispositivi di segnalazione». Grazie alla partnership con Wonderware, leader di mercato nel settore dei software per la gestione delle attività industriali in tempo reale, Iris Display ha sviluppato una nuova linea dedicata all’automazione industriale che prevede un supporto di reverse engineering e configurazione Scada, abbinata a soluzioni hardware completamente made in Italy. Sempre grazie alla collaborazione con aziende partner, questa volta commerciali, dislocate in Francia, Svizzera e Germania, Iris Display è, inoltre, in grado di raggiungere i clienti anche nei mercati esteri ed extraeuropei. «Ci avvaliamo di una warehouse che permette di abbattere i costi e i fermo macchina – conclude Chiacchieroni – garantendo una valida alternativa ai lunghissimi tempi di attesa delle case costruttrici. La qualità dei nostri processi produttivi, certificati e garantiti dal marchio Eqa Italia, permette, infine, al nostro service interno di offrire servizi di riparazione, permuta e rimpiazzo per azionamenti, schede Cpu e alimentatori». •

INDUSTRIA 4.0 – SVILUPPO TERRITORIALE UMBRO, OBIETTIVI E OPPORTUNITÀ Per la mattinata del 15 settembre, presso L’Oasi Villaggio di Marsciano, in provincia di Perugia, Iris Display e Wonderware hanno organizzato il convegno “Industria 4.0 – Sviluppo Territoriale Umbro, Obiettivi e Opportunità”. L’evento, che si svolge in partenariato con Regione Umbria, Confindustria Umbria e Università degli Studi di Perugia, propone un focus dedicato a tutti gli imprenditori locali che vogliono intraprendere la strada dell’informatizzazione, beneficiando delle detrazioni fiscali contenute nel piano industria 4.0 presentato nei mesi scorsi dal Governo. Tecnologie abilitanti, nuovi modelli di business, il contributo offerto dalla robotizzazione, politiche nazionali e regionali a confronto, strategie, case studies ed esperienze regionali per affrontare insieme, in maniera consapevole e ragionata, le nuove sfide dell’imprenditoria al passo con i tempi.


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Modelli d’impresa

Cuscinetti speciali, il valore aggiunto della certificazione L’OTTENIMENTO DELLA CERTIFICAZIONE UNI EN ISO/TS 16949 RAPPRESENTA PER CPM UN RICONOSCIMENTO IMPORTANTE, CHE CONSENTE ALL’AZIENDA DI ELEVARE ULTERIORMENTE LA PROPRIA COMPETITIVITÀ. IL PUNTO DI VISTA DELL’INGEGNERE SIMONE FANTIN

di Gianandrea Mazzola

L’ingegnere Simone Fantin, vice direttore generale e direttore commerciale della CPM di Nova Milanese (MB) www.cpmbearings.com

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iù di 3 milioni di cuscinetti speciali realizzati ogni anno, circa 150 dipendenti e un fatturato che nel 2017 dovrebbe attestarsi sui 27 milioni di euro. Questi i numeri principali che identificano oggi CPM, azienda che guarda al futuro con la consapevolezza di poter continuare a ricoprire un ruolo da protagonista nel proprio settore. «La nostra mission – osserva l’ingegnere Simone Fantin, vice direttore generale e direttore commerciale – è da sempre quella di proporre soluzioni customizzate nell’ambito della progettazione e nella produzione di cuscinetti volventi speciali, su disegno del cliente». Esecuzioni che trovano applicazione in numerosi settori applicativi, in am-

60-70%

QUOTA DELLA PRODUZIONE DI CPM DESTINATA ALLA TRASMISSIONE DI POTENZA, PRINCIPALE SETTORE DI RIFERIMENTO DELL’AZIENDA

bito nazionale e internazionale, e che oggi possono beneficiare di un ulteriore valore aggiunto in termini di qualità di prodotto e di processo. Alle già da tempo acquisite certificazioni Uni En Iso 9001:2008 e Uni En Iso 14001:2015, CPM può vantare infatti, dallo scorso gennaio, anche l’ottenimento della certificazione Uni En Iso/Ts 16949 per il settore automotive. «Abbiamo raccolto molti input – sot-

tolinea l’ingegnere Fantin – pervenuti da gran parte dei nostri clienti, appartenenti non solo al comparto automotive, ma nella trasmissione di potenza in generale, secondo i quali, la conditio sine qua non, sembrava sempre più convergere verso questo requisito». Ovvero poter garantire metodologie operative e processi secondo gli standard previsti e, in accordo, coi dettami prescritti da tale certificazione.

«Anche per nuovi clienti – aggiunge l’ingegnere Fantin – e mi riferisco a grosse multinazionali, oggi il prerequisito fondamentale risiede nel potersi affidare a partner in grado di rispondere con documentazioni in linea con tale certificazione, per garantire costanza qualitativa e affidabilità del prodotto finale. Senza compromessi». Il raggiungimento della certificazione è stato per CPM un obiettivo sfidante che ha coinvolto un dispiego non indifferente di risorse umane, oltre all’aver comportato anche l’acquisizione e l’integrazione di nuove tecnologie per automatizzare e ottimizzare alcune fasi di verifica presso l’unità produttiva di Nova Milanese (MB). «Un traguardo che – conferma l’ingegnere Fantin – dopo due anni di lavoro, ci rende molto orgogliosi, e ci dà forza per continuare a servire il mercato in modo ancora più competitivo, con un prodotto sempre made in Italy». Da segnalare che l’azienda, se confrontata con competitor nazionali comparabili per dimensioni, struttura e fatturato, risulta certamente tra le prime realtà a ottenere questo tipo di certificazione. DALLA PROGETTAZIONE AL COLLAUDO Da sempre CPM è specializzata nella realizzazione di progetti altamente customizzati, tailor made, su disegno e specifico progetto: cuscinetti volventi speciali, in un range dimensionale compreso tra i 10 e gli 800 mm di diametro esterno, per la cui produzione sono previste lavorazioni svolte internamente. Con una piccola eccezione per le primarie fasi di tornitura per le quali, in alcune circostanze, per diametri di grosse dimensioni, l’azienda si avvale della collaborazione di alcuni partner qualificati.


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Industria • Settembre 2017

ASSEMBLAGGIO

Sono stati fatti in questi ultimi tempi mirati investimenti in automazione che hanno visto, in affiancamento a linee manuali e semiautomatiche, l’integrazione di nuove linee automatiche «I cuscinetti per riduttori epicicloidali – precisa l’ingegnere Fantin – vengono realizzati totalmente al nostro interno, grazie anche ad alcune linee ad alta automazione dedicate. Così come tutte le restanti fasi che concorrono alla realizzazione del cuscinetto stesso». Ampio e diversificato è il parco macchine in dotazione che permette all’azienda di eseguire il trattamento termico, la rettifica, la lappatura, e l’assemblaggio. Il trattamento termico, fondamentale lavorazione che conferisce al cuscinetto caratteristiche di stabilità e durezza, viene effettuato all’interno dello stabilimento di Carbotempra, azienda di proprietà di CPM dotata di linee automatizzate e di forni ad alte prestazioni di ultima generazione, sia sotto il profilo della produttività, sia del contenuto impatto ambientale. La rettifica avviene invece in un reparto dedicato all’interno dell’unità produttiva di Nova Milanese, modernamente attrezzato con macchinari studiati specificatamente per la produzione di anelli per cuscinetto. «Quando l’applicazione lo richiede – prosegue l’ingegnere Fantin – il ciclo di produzione prevede la lappatura delle piste di rotolamento; per questa delicata lavorazione abbiamo implementato e completato la nostra dotazione di

lappatrici che ci permette, anche in questo caso, di svolgere tutte le attività necessarie nel nostro reparto specifico». Chiave nel ciclo di produzione è anche l’assemblaggio a cui sono state dedicate risorse significative al fine di implementare il benessere del personale che opera nel reparto ed al contempo garantire la totale qualità del prodotto finale, prima dell’imballaggio. «In merito alla fase di assemblaggio – aggiunge l’ingegnere Fantin – sono stati fatti in questi ultimi tempi mirati investimenti in automazione che hanno visto, in affiancamento a linee manuali e semiautomatiche, l’integrazione di nuove linee automatiche in grado di soddisfare lotti numericamente importanti, in tempi sempre più brevi». QUALITÀ DI PRODOTTO E DINAMICITÀ DI SERVIZIO «L’ottenimento della certificazione Iso/Ts 16949 – rileva l’ingegnere Fantin – è stata altresì colta come opportunità per rivedere e ottimizzare tutto il nostro ciclo produttivo, secondo precisi dettami rivolti alla massima qualità, all’efficienza, alla “zero-difettosità”. Con risultati operativi che si traducono oggi in un ulteriore miglioramento in termini di flessibilità e competitività».

Flessibilità, qualità di prodotto ma anche dinamicità nel servizio al cliente. «Il nostro costante obiettivo – aggiunge l’ingegnere Fantin – è quello di riuscire a confezionare il prodotto, su misura, in modo molto tempestivo, cercando di assecondare al meglio le necessità, talvolta imprevedibili, dei settori ai quali ci rivolgiamo». Determinante, in questo senso, risulta anche il poter disporre di un magazzino di materie prime rifornito in un’ottica di “just on time” e di un’efficiente logistica integrata. Cuscinetti speciali, dunque, realizzati con un servizio che non è uno standard, ma che si adatta alle specifiche esigenze del cliente, che rafforza il ruolo di partner, e non, di fornitore. «Un servizio – continua l’ingegnere Fantin – che si deve adeguare alle diverse necessità e dinamiche che caratterizzano e animano i settori serviti. La trasmissione di potenza prima di tutto, storicamente il nostro comparto di riferimento, al quale viene destinato circa il 60-70 per cento della nostra produzione. Mi riferisco a cuscinetti a rullini, a completo giro di rulli cilindrici o con gabbia, a sfere radiali, a contatto obliquo o quattro contatti, impiegati dai maggiori produttori di riduttori, assali, cardani, trattori, trivelle, pompe e motori idraulici, tanto per citare i principali». Non meno importanti sono i recenti progetti sviluppati da CPM anche per i settori legati alla robotica e all’automazione industriale, in forte crescita negli ultimi anni, per i quali sono stati forniti ralle con o senza dentatura, esterna o interna, cuscinetti a sfere e a rulli incrociati altamente customizzati. MADE IN ITALY PER CONTINUARE A CRESCERE Forte della propria connotazione verso il made in Italy, CPM guarda oggi al futuro ancora più consapevole di poter raccogliere sfide di mercato sempre più ambiziose. «L’ottenimento della certificazione Iso/Ts 16949 – aggiunge l’ingegnere Fantin – ha certamente imposto a tutta la nostra organizzazione anche un cambio di mentalità, apportando maggior dinamismo operativo lungo tutta la supply-chain». Un segnale forte, quanto quello che vede la piena volontà della proprietà di mantenere tutto il know-how e le competenze acquisite in Italia, non delocalizzando le proprie attività. «Ciò non vuol dire – precisa l’ingegnere Fantin – non prestare interesse verso possibili future collaborazioni all’estero, per l’estero, o per alcuni prodotti per i quali se ne presenterebbero le possibilità. Di concerto con il nostro cliente, in soddisfacimento delle eventuali richieste in merito». •

L’AZIENDA IN PILLOLE Con mezzo secolo di storia (ricorre proprio quest’anno il 50° anniversario di attività), alle spalle, CPM è una delle aziende italiane di riferimento nella progettazione e nella produzione di cuscinetti volventi speciali. Nello stabilimento di Nova Milanese (MB), alle porte di Milano, un organico di circa 150 addetti produce ogni anno più di 3 milioni di cuscinetti speciali destinati al mercato nazionale e internazionale. Mercato domestico che si attesa a circa il 60 per cento del fatturato, con la precisazione che circa l’80 per cento viene poi veicolato dai clienti oltre confine. Il restante 40 per cento è invece un export diretto con maggior prevalente in India, Cina, Canada e nord America. Il processo produttivo dalla progettazione alla logistica del prodotto finito, ha luogo completamente all’interno dell’azienda, con il vantaggio di poter costantemente monitorare la qualità dei cuscinetti speciali prodotti e permettere la flessibilità nella gestione degli ordini, nonché la tempestività di risposta alle diverse necessità del cliente. Produrre localmente e pensare globalmente è da sempre tratto distintivo del Dna di CPM, e rappresenta il valore aggiunto che ha portato l’azienda, fondata nel 1967, a una crescita costante e significativa adottando i sistemi di lean production e continuando fermamente a credere nella qualità di un prodotto made in Italy oggi esportato in tutto il mondo. Crescita e prospettive positive per il futuro che, a fronte anche degli investimenti fatti (oltre alla raggiunta certificazione Uni En Iso/Ts 16949) dovrebbero attestarsi, in termini di fatturato, in un incremento annuo stimato del 10-15 per cento, da qui al 2020.


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Modelli d’impresa

Contro ogni pericolo DIEGO CORSINI SPIEGA COME NEL SETTORE SECURITY NON ESISTA PIÙ LA POSSIBILITÀ DI UNA STANDARDIZZAZIONE: PER ESSERE VERAMENTE EFFICACI NELLA TUTELA DI BENI E PERSONE È NECESSARIO UN SERVIZIO PERSONALIZZATO «E MOLTO COMPETENTE»

P

roteggere le persone e tutelare i beni e i luoghi che amiamo, in cui viviamo. Il tema è sentito, forse oggi più che mai, come una drammatica urgenza. Anche un singolo episodio nell’arco di una vita intera, infatti, può compromettere la stessa per sempre: basti pensare a un tentativo di rapina che sfocia in violenza all’interno di una casa privata, o un incendio doloso che mette in ginocchio un’impresa. I professionisti della sicurezza, quindi, sono chiamati a un’efficienza sempre maggiore, che porti una tecnologia più performante per farci sentire realmente protetti nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Ne abbiamo parlato con Diego Corsini, proprietario unico di FGS Brescia - Surveye, nel settore da oltre vent’anni. «Oggi, nel nostro campo – dice Corsini –, non è più fattibile una standardizzazione: ognuno ha esigenze specifiche che vanno soddisfatte. Con questa convinzione realizziamo impianti di sicurezza garantiti e certificati dalle migliori tecnologie, progettati con il coinvolgimento e la passione di chi li concepisce e li realizza, in ottemperanza alle normative vigenti con un occhio di riguardo al nuovo Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali che entrerà in vigore a maggio 2018. FGS Brescia - Surveye supporta una clientela eterogenea che va dai privati alle banche, dalle strutture alberghiere alle industrie, dal retail/gdo alle pubbliche amministrazioni. Impianti di antintrusione, videosorveglianza, controllo accessi, ri-

velazione incendio, domotica e supervisione vengono progettati e installati adattandoli ai contesti in cui devono essere collocati». Quali sono le caratteristiche che fanno la differenza in una realtà come la vostra? «Uno degli elementi più importanti consiste nell’adeguarsi alle trasformazioni di un mercato in rapida e continua evoluzione, investendo sulla formazione e sul costante aggiornamento dei propri dipendenti. Competenza, esperienza e professionalità sono qualità riconosciute dai clienti che, ormai da anni, si affidano a FGS Brescia – Surveye per tutelare i propri beni. Dunque, siamo stati protagonisti di molte trasformazioni interne. Ma il team che ha reso grande FGS Brescia - Surveye, e con essa è cresciuto,

resterà invariato. Impegno, dedizione e disponibilità. Con la nuova ragione sociale, Surveye, si continuerà a percorrere la strada del miglioramento, dell’aggiornamento professionale, della ricerca e sperimentazione delle ultime novità tecnologiche immesse sul mercato. E questo perché l’unica cosa rimasta inalterata, è l’importanza che l’azienda riconosce al cliente: al primo posto per FGS Brescia – Surveye, al primo posto per Surveye». Quanto pesa, in termini economici, un progetto messo a punto secondo l’eccellenza? «Quando un system integrator professionalmente corretto e strutturato mette sul tavolo il proprio progetto, il prezzo è più alto: costa di più perchè pesa di più. Ma se scendiamo in profondità analizzando i servizi messi a disposizione e l’affidabilità della struttura, siamo così sicuri di poter confrontare tale offerta con quella di quanti hanno dalla loro solo il prezzo più basso? Le mere cifre sono davvero in grado di battere un pacchetto di servizi che va ben oltre? Un’azienda qualificata e competente come la nostra segue il proprio cliente in tutto e per tutto. Si trova a volte anche a supportarlo in scelte di contesto e a corredo di quello che è il proprio core business, accompagnandolo dalla fase di progettazione alla scelta dei materiali, dall’organizzazione del lavoro fino allo startup, ma soprattutto nel post installazione». Come declinerebbe le varie fasi? «Nella fase progettuale avviene l’analisi delle esigenze, il sopralluogo, lo studio di

di Remo Monreale

soluzioni di ultima generazione e l’individuazione di tecnologie evolute. Poi si passa alla scelta del materiale corretto, tecnologicamente affidabile e, soprattutto, in grado di integrarsi con eventuali soluzioni già presenti, così da assicurare la salvaguardia dell’investimento che il cliente ha già precedentemente sopportato. La tecnologia messa in campo deve porre l’utente finale al centro, adattandosi in modo intelligente e flessibile ai suoi bisogni, configurandosi come modulabile e facilmente trasportabile oltre a permettere il controllo da ogni luogo. Poi c’è l’organizzazione del lavoro con un supporto costante. Qualora sia previsto l’intervento in situazioni già avviate diviene fondamentale relazionarsi con le varie figure in cantiere, coordinando l’attività in modo da evitare disservizi che andrebbero a rallentare i processi collegati. L’installazione deve quindi essere veloce, non invasiva e apprezzabile tanto a livello funzionale quanto estetico. Infine, lo startup del sistema, con avviamento, verifica delle eventuali anomalie e immediato intervento per apportare i dovuti correttivi». •

Diego Corsini, proprietario unico di FGS Brescia - Surveye, con sede a San Zeno Naviglio (Bs) - www.surveye.it

LA TRASFORMAZIONE NECESSARIA Diego Corsini, proprietario unico di FGS Brescia - Surveye, ripercorre alcune tappe decisive che hanno segnato la storia dell’azienda bresciana: cambiamenti importanti con cui migliorare le proprie performance. «Il cambiamento è sempre dietro l’angolo – dice Corsini –. Il 2015 ha rappresentato una tappa importante per noi. Da socio fondatore, ho acquisito tutte le quote diventando unico proprietario di FGS Brescia. Questa situazione è poi sfociata, nel 2016, in una mutazione più evidente: la nuova Srl Unipersonale ha lanciato Surveye come marchio aziendale. Clienti effettivi e potenziali, fornitori e partner hanno avuto il tempo di abituarsi alla nuova veste grafica e FGS Brescia – Surveye è ora pronta a compiere l’ultimo passo di questo percorso di rinnovamento: con il nuovo anno, nuova ragione sociale Surveye Srl».


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Modelli d’impresa

Le applicazioni della ceramica di Renato Ferretti

È

uno dei materiali la cui crescita negli ultimi anni è stata tra le maggiori, soprattutto considerando l’impiego trasversale in ambiti diversi. Come spiega Massimo Cristini, amministratore delegato del gruppo Ht-Ceramgroup, i materiali ceramici sono usati come componenti in applicazioni critiche, al di là della tradizio-

IN TANDEM Massimo Cristini, amministratore delegato del gruppo Ht-Ceramgroup, entra nello specifico della produzione delle due società nel gruppo: la Htc e la Redco. «La Htc – dice Cristini – produce ceramiche avanzate nei materiali zirconio-yttrio, zirconio-magnesio, allumina 96 e allumina 99. Il processo produttivo è totalmente integrato fin dalla formulazione e produzione delle polveri. La missione è migliorare la competitività dei propri clienti producendo componenti ceramici funzionali, con elevata performance, qualità e precisione dimensionale. Il processo produttivo e di engineering è integrato verticalmente: progettazione del manufatto, realizzazione dei tools di produzione, formatura e sinterizzazione, finitura e lavorazione meccanica di alta precisione. La Redco, invece, è specializzata nella produzione di componenti in ossido di magnesio, steatite, cordierite, composito e allumina utilizzati in diversi settori industriali. Tra le principali applicazioni troviamo i nuclei e i terminali per resistenze elettriche, componenti ceramici per termostati, cappe, ugelli. L’obiettivo è garantire un efficace contributo alla competitività dei clienti, attraverso il nostro know-how nella produzione ceramica, e diventare un partner integrato della catena di fornitura».

PUNTI DI FORZA, CARATTERISTICHE PRINCIPALI E SVILUPPI TECNOLOGICI ALL’AVANGUARDIA DI UNO DEI MATERIALI SEMPRE PIÙ IMPIEGATI NEI PIÙ SVARIATI SETTORI. L’ANALISI DI MASSIMO CRISTINI CI INTRODUCE ALLE CERAMICHE TECNICHE AVANZATE E INDUSTRIALI nale area dell’isolamento elettrico. Il gruppo di cui è a capo Cristini con Htc Ceramics produce ceramiche tecniche avanzate, e con Redco Ceramics ceramiche tecniche industriali: grazie alla competenza maturata in anni di esperienza nel settore, l’ad dell’azienda lombarda ci fa da guida elencando le caratteristiche principali della ceramica e il suo impiego. «I manufatti ceramici tecnici e avanzati, a differenza degli analoghi componenti organici e di molti componenti metallici ferrosi e non, sono inerti – afferma Cristini –, chimicamente stabili ed eco-compatibili. Da qui il largo uso che se ne fa nei settori alimentare, farmaceutico e della cosmesi. Si prendano come esempio i bioceramici nel dentale e le protesi d’anca, che hanno sostituito vantaggiosamente protesi costruite con altri materiali, in quanto bio compatibili, col tessuto osseo, assolutamente stabili e chimicamente inerti. Sono, inoltre, insostituibili in condizioni molto severe in termini di temperatura e resistenza chimica. Possiamo quindi riassumere i punti di forza in durezza e resistenza all’usura, resistenza agli attacchi chimici, resistenza all’ossidazione e alle alte temperature, stabilità dimensionale, specifiche proprietà elettriche». Sfortunatamente non tutti i materiali ceramici possiedono contemporaneamente queste caratteristiche. «Ad esempio – continua Cristini – una ceramica a base di Ossido di Alluminio(Al2O3) ha elevata durezza e resistenza all’usura, ma non sopporta elevati shock termici. Ad esempio il Carburo di Silicio (SiC) è resistente agli aci-

Il gruppo Ht-Ceramgroup si compone della Htc con sede a Corte Franca (Bs) e la Redco con sede a Terno d’Isola (Bg) - www.ht-ceramgroup.com

di, ma non agli alcali. Quindi per le applicazioni a cui sono destinati si debbono fare le opportune scelte». Ht-Ceramgroup ha da poco messo a punto un progetto che riguarda uno strumento per la micromacinazione. «Il micronizzatore (o jet mill) – spiega Cristini – è un macchinario che permette di ridurre la dimensione delle particelle di polvere asciutta da una granulometria media di 500 micron fino ad una media di 2-3 Micron. Questa tecnica viene utilizzata principalmente in ambito farmaceutico per aumentare la solubilità dei princìpi attivi e favorirne un migliore assorbimento da parte del corpo umano. Il micronizzatore riduce le dimensioni delle particelle mediante l’uso di un gas compresso a circa 7-10 bar (aria compressa o azoto). La polvere viene trasportata attraverso l’effetto venturi all’interno della camera di micronizzazione. Da un secondo ingresso entra il gas di macinazione, che si distribuisce tutto intorno alla pre-camera di micronizzazione. Il gas compresso passa attraverso dei fori posti lungo l’anello di macinazione. I fori trasformano la pressione del gas compresso in velocità (circa 1000 m/s). Una volta entrato in camera di macinazione, il gas compresso accelera le particelle di polvere che si scontrano tra loro in un flusso circolare. La collisione delle particelle ne riduce la dimensione fino a pochi micron. Le particelle più grosse,  per via della forza centrifuga, restano nella par-

te perimetrale della camera di micronizzazione. Le particelle più fini, quindi già micronizzate, sono meno soggette alla forza centrifuga e più all’effetto di “trascinamento” del gas di processo, che esce dalla camera di micronizzazione attraverso un classificatore statico, per poi proseguire in un impianto di filtrazione, che servirà a separare il gas di processo dal prodotto micronizzato». Uno dei problemi che si possono riscontrare in questo processo, con alcune polveri è l’abrasione. «In caso di polveri abrasive, alcune parti soggette a “sfregamento” da parte della polvere sono soggette ad un consumo eccessivo, con il rischio di contaminazione del prodotto finale. Per la lavorazione di determinati prodotti particolarmente abrasivi si procede dunque con la sostituzione di queste parti, normalmente costruite in Ptfe o Aisi316l, con altrettante in ceramica, notevolmente più resistente all’abrasione, e approvata dalle norme Fda e Gmp che regolamentano la qualità del materiale a contatto con i prodotti farmaceutici». •


Industria • Settembre 2017

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Quando il facility management diventa smart NELL’ANALISI DI ALESSANDRO BELLONI SONO CHIARI GLI ELEMENTI DEL GRANDE SVILUPPO CHE IL SETTORE STA VIVENDO. DIVERSIFICAZIONE, FLESSIBILITÀ E VELOCITÀ SI ACCOMPAGNANO ALLA DIFESA DI UNA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SOCIALE

E

di Remo Monreale

difici, impianti, energia: tutto ciò che è indispensabile a un’impresa, pur non essendo parte del business aziendale, rappresenta sempre di più un aspetto da valutare strategicamente. È il motivo per cui il facility management, da chi ne riconosce l’importanza, viene spesso affidato a professionisti di cui ci si fida come partner

UNA QUESTIONE DI SOSTENIBILITÀ Per Alessandro Belloni, Ceo di Fsi, molto importante è la sostenibilità ambientale e sociale delle soluzioni proposte dall’azienda. «Puntiamo a salvaguardare il patrimonio naturale e immobiliare su cui interveniamo. Le tecnologie impiegate riducono il consumo di Co2, di particolati sottili e più in generale dell’inquinamento diretto o indiretto. Quindi il driver di questi progetti sta nella sostenibilità ambientale che si integra perfettamente con le nuove politche di salvaguardia del territorio sia sul piano nazionale che su quello internazionale (Paesi in via di sviluppo). Infatti molti di questi progetti si aggrappano a una realtà agricola, il che apre la possibilità di dialogare, per esempio, con le amministrazioni locali che vedono nella difesa del patrimonio naturale un must irrinunciabile. Le ripercussioni sociali sono una diretta conseguenza: sostenendo l’ambiente ovviamente sostieni anche le comunità che si trovano nel territorio. Per non parlare dell’impiego di manodopera locale e quindi dei posti di lavoro che si creano. Tutto questo porta a uno sviluppo della società che vive nel luogo in cui siamo chiamati a operare».

© photo: Stefano Bertelli

Alessandro Belloni, Ceo della Fsi, con sede a Nova Milanese (MB) - www.fsi.company

indispensabili. E il settore è protagonista di una trasformazione non trascurabile negli ultimi anni. Abbiamo chiesto di farci da guida nell’ambito ad Alessandro Belloni, Ceo della società Fsi «che dal 2009 – spiega Belloni – offre ai suoi clienti soluzioni innovative in ambito civile e industriale, nel settore del facility management & energy services (manutenzione impianti e gestione risparmio energetico), engineering (progettazione dell’immobile) e general contracting (realizzazione chiavi in mano edifici/impianti)». Come si presenta oggi il settore? «Le imprese che operano in Italia nel settore del general contracting e del facility management, sono da sempre frastagliate ma raggruppabili in due “galassie”: una è quella delle aziende di stampo artigianale, in alcuni casi anche molto piccole, e l’altra annovera invece le grandi multinazionali. Noi ci siamo attestati tra le due, con caratteristiche tecniche e organizzative tipiche di una grande società strutturata, pur rimanendo smart, con la stessa passione di

271%

CRESCITA DEL FATTURATO DI FSI TRA IL 2012 E IL 2015 CHE HA CONSACRATO L’IMPRESA NELLA TOP 1000 DEL FINANCIAL TIMES

un artigiano nella cura del cliente». Cosa vuol dire essere smart? «Essere smart significa essere snelli, rapidi e non per questo superficiali: al contrario, proprio una forte struttura in cui le procedure sono chiare permette di essere flessibili e veloci come richiede il mercato. Insomma, è tutt’altro che semplice. È il motivo per cui i miglioramenti della nostra organizzazione precedono il nostro sviluppo, e non il contrario come a volte capita a molte aziende. I nostri clienti vogliono risposte molto veloci, hanno un patrimonio immobiliare per il quale necessitano di un partner affidabile. Anche per questo, e grazie al livello tecnologico oggi disponibile, non ha senso per un’azienda come la nostra occuparsi solo della manutenzione impiantistica: l’energy è di fatto ormai parte del settore del facility e offre grandi opportunità di risparmio e di efficientamento». Il facility management più in generale oggi rappresenta un supporto competitivo per l’impresa e non una semplice fornitura di servizi». Quindi l’allargamento a nuove sfere di intervento ha costituito una svolta. «Questa integrazione dell’energy all’interno del facility management, per quanto breve sia la distanza da un campo all’altro, è uno step che l’artigiano non può affrontare, e che d’altro canto una multinazionale può implementare molto più lentamente. La novità che ci contraddistingue, quindi, è proprio la flessibilità interna e la velocità di adattamento al mercato. È questo uno degli aspetti fondanti della crescita esponenziale di cui siamo stati

protagonisti: nel contest europeo indetto dal Financial Times Fsi è riuscita a classificarsi 422 esima in assoluto nella Top 1000 delle aziende europee valutate in base all’andamento aziendale nel quadriennio 2012-2015 e quello che è più importante – al primo posto in Italia nel settore del property management». Cos’altro ha influito su questi risultati? «Gli ingredienti di questa ricetta riuscita sono diversi. L’Italia, prima di tutto, è una realtà a sè stante dal punto di vista imprenditoriale, che esigeva un soggetto diverso da quelli offerti all’interno delle due galassie di cui si parlava prima. Avere una mentalità internazionale in un paese ancora un po’ “padronale”, per così dire, rappresenta un aspetto vincente. Quindi il contesto nazionale era favorevole. A tale vantaggio esterno se ne aggiunge uno interno. La nostra estrazione manageriale, infatti, spiega com’è stato possibile la costruzione di una società del genere: i vertici operativi, presidiati dal Coo Rocco Ruggiero e quelli amministrativi sono occupati da manager che hanno fatto esperienze importanti in aziende fortemente strutturate». Per quanto riguarda l’energy, avete sviluppato nuove soluzioni. Quali esempi si possono fare? «Abbiamo investito nella ricerca e sviluppo di macchine che producono energia rinnovabile, come i nostri digestori anaerobici e pirogassificatori (rispettivamente EcoAD ed EcoSYN) che sfruttano scarti derivanti da sfalci di erba, legno e scarti dell’agricoltura e allevamento per produrre gas utile alla produzione di energia elettrica e termica. Questo tipo di macchine ha una taglia relativamente piccola (dai 20 ai 200 kW) facilmente adattabile, quindi, anche a realtà locali per la capacità di produrre energia elettrica sufficiente ai fabbisogni di una piccola industria o un quartiere. L’altro grande vantaggio di tali tecnologie consiste nella capacità di dare soluzione ai problemi di smaltimento degli scarti, per esempio, di un’impresa alimentare. Così ciò che è problematico smaltire diventa ora una risorsa energetica». •


Industria • Settembre 2017

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Verniciatura 4.0 OGGI IL SETTORE RICHIEDE IMPRESE DOTATE DI UN ALTO GRADO DI FLESSIBILITÀ E DI UNA NOTEVOLE CAPACITÀ DI ADATTAMENTO SUL MERCATO. IL CORE BUSINESS DI IMF ENGINEERING È L’INCESSANTE RICERCA DELL’INNOVAZIONE

I

dee in grado di tramutarsi in impianti. L’industria 4.0 è ormai una realtà consolidata in Italia con imprese che hanno fatto della ricerca e dell’innovazione il proprio core business. È il caso degli impianti di verniciatura indirizzati all’industria automobilistica e all’imballaggio. In questo settore è infatti richiesto un elevato grado di flessibilità e notevole capacità di adattamento alle richieste dei clienti. Proprio da queste esigenze nasce la società Imf Engineering, specializzata nella realizzazione di impianti di finitura ad elevata automazione, creati per settori anche molto diversi tra loro o relativamente di nicchia, come quello degli imballaggi metallici in alluminio e acciaio, delle ruote in lega leggera per autovetture e mezzi pesanti o delle pastiglie dei freni per autoveicoli. «Uno dei principali tar-

get aziendali è realizzare impianti di verniciatura che siano efficienti e rendano la produzione competitiva» racconta Marco Leva, responsabile aziendale. «In Imf Engineering si trasformano le idee in impianti di verniciatura indirizzati all’industria automobilistica e dell’imballaggio. I prodotti sono destinati prevalentemente ai mercati esteri che rappresentano il 95 per cento del fatturato totale della società e che nel 2016 è stato superiore ai quindici milioni di euro». Imf Engineering è una società moderna e dinamica che realizza impianti continui di lavaggio, sgrassaggio e fosfatazione. Si occupa, inoltre, della progettazione e della costruzione di cabine di applicazione vernici per manufatti metallici e per l’utilizzo di vernici in polvere o liquide a base acquosa oppure a base solvente. È in grado di realizzare,

Imf Engineering ha sede a Pero (Mi) www.imfeng.eu

infine, forni di polimerizzazione vernice e forni per il trattamento termico, a circolazione d’aria o a Ir, con curve di temperatura costanti e uniformi, programmabili in base ai cicli specifici di produzione richiesti. «Siamo un’impresa 4.0 a

tutti gli effetti – aggiunge Leva – poiché siamo in grado di progettare e realizzare impianti dotati dei massimi livelli di tecnologia oggi disponibili. Il risultato della stretta collaborazione del nostro staff con il cliente è la realizzazione di impianti che, abbassando i costi della produzione, sono capaci di rendere i prodotti più competitivi sul mercato. Dedichiamo grande cura nella progettazione e nella realizzazione di ogni singolo elemento e l’innovazione è proprio l’elemento caratterizzante della nostra azienda soprattutto per quanto riguarda l’incremento di efficienza e il risparmio energetico nel processo di verniciatura. L’alta specializzazione degli impianti realizzati da Imf Engineering è rivolta ad una fascia di alta gamma del mercato in cui il prezzo di un impianto non è un elemento discriminante, lo è piuttosto il know how che si offre». • Luana Costa


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Trasporti

Se i servizi ambientali vanno in porto LO SMALTIMENTO RIFIUTI E LE ALTRE OPERAZIONI PORTUALI VISTI DA UNA PROSPETTIVA GREEN, CUI TECNOLOGIA E COMPETENZA RISPONDONO IN MODO EFFICACE TUTELANDO L’AMBIENTE. L’EREDITÀ DI GIUSEPPE SANTORO

I

di Elena Ricci

l settore è uno di quelli attorno al quale si discute di più e si concentra un’attenzione sempre maggiore. La tematica della tutela ambientale ricopre un ruolo decisivo nello smaltimento dei rifiuti e nelle attività portuali, in particolare, sono richieste competenze e strumenti specifici: le uniche caratteristiche che permettono di operare in sicurezza. Un esempio di società impegnata nell’ambito è la Giuseppe Santoro Srl, che, dal’inizio degli anni ‘60, trae il nome dal suo fondatore: Giuseppe Santoro, gruppo nel quale sono presenti più aziende. «La nostra è una realtà agile e dinamica – dice Matteo Santoro, alla guida dell’impresa genovese –, in grado di offrire ai propri clienti servizi diversi, tra i quali la consulenza, l’assistenza, la formazione e l’informazione, oltre al proprio impianto di stoccaggio, cernita e selezione di rifiuti speciali assimilabili e non pericolosi, autorizzato dalla Provincia di Genova». La Giuseppe Santoro gestisce un proprio impianto industriale munito di Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A) per le

Il Gruppo Santoro ha sede a Genova www.grupposantoro.it

operazioni di gestione e trattamento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, oltre ai rifiuti urbani assimilabili. Nell’impianto si eseguono operazioni di stoccaggio, cernita e separazione, controllo analitico nonché trattamenti di riduzione e compattazione volumetriche dei rifiuti che si rendono indispensabili e complementari alle attività di recupero e smaltimento degli stessi. Queste attività sono eseguite e garantite attraverso l’uso

di specifici impianti ed attrezzature tecniche quali ad esempio: trituratori, compattatori, separatori grigliatori ecc. «Tutte le tipologie di rifiuti sia provenienti dal bacino Portuale che dall’esterno sono gestiti in ogni fase, in particolare – specifica Matteo Santoro -: raccolta e trasporto, con proprie attrezzature e mezzi sia terrestri che marittimi; stoccaggio e trattamento nei propri impianti; smaltimento presso impianti terzi consorziati e/o convenzionati; recupero in impianti di valorizzazione; controlli e analisi in laboratori certificati». La Giuseppe Santoro si è ampliata anche nel settore degli autospurghi, dotandosi di una flotta di mezzi e di personale specializzato, che consentono di effettuare operazioni di pulizia e aspirazione di rifiuti civili e industriali. Inoltre l’azienda è collegata ad A.O.C. (Antipollution Operative Center Srl), che fa parte del

Gruppo Santoro, nella quale si gestiscono particolari tipologie di rifiuti speciali pericolosi in ottemperanza ad una Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) che consente di avere una una capacità istantanea di stoccaggio di pari a 28.800 metri cubi, una capacità annua di trattamento oltre 100.000 metri cubi, per una potenzialità giornaliera di 480 metri cubi. «Sfruttiamo impianti innovativi di decantazione e centrifugazione che consentono il recupero degli oli e degli idrocarburi che vengono separati dai rifiuti liquidi raccolti dalle navi, nonché impianti di trattamento chimico fisico per la depurazione delle acque da separazione. Disponiamo, inoltre, di una task force di pronto intervento, in grado di operare sul territorio e sul mare interventi di messa in sicurezza e bonifica, smaltimento e risanamento ambientale». Sensibile agli aspetti ambientali riguardanti la protezione dell’ecosistema, il Gruppo Santoro ritiene che la qualità dell’ambiente vada considerata come una caratteristica essenziale della qualità della vita e, quindi, come una caratteristica essenziale dello sviluppo economico. Pertanto l’obiettivo principale è operare in modo che le proprie attività arrechino il minimo danno all’ambiente, facendo propri i principi della tutela ambientale e perseguendo il miglioramento continuo per la prevenzione dell’inquinamento. Le società operano secondo specifiche procedure di Gestione Ambientale «che assicurano e garantiscono l’efficacia del proprio lavoro – continua Santoro – e la rispondenza alle specifiche normative del settore e che sono certificate Ias Register Sagl Iso 9001:2008 e Iso 14001:2004. Siamo presenti, inoltre, nella Società Consortile Castalia Ecolmar Spa (Consorzio che dispone della Convenzione con il Ministero dell’Ambiente per la difesa del mare) nella quale operano diverse società di primaria importanza dell’intero territorio nazionale». Da quattro anni, infine, è stata incorporata la Costruzioni Marittime, attiva nel compendio marittimo genovese, per l’attività di servizio nel settore dell’edilizia marittima. «Azienda dotata di un vasto parco mezzi che comprende imbarcazioni, rimorchiatori, chiatte e pontoni attrezzati con gru ed escavatori, la Costruzioni Marittime utilizza sistemi di controllo GPS e software all’avanguardia per le attività di rilevazione scavi e dragaggi». •


Industria • Settembre 2017

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Velocità e affidabilità LE SOFISTICATE TECNOLOGIE MODERNE HANNO CONSENTITO DI INFORMATIZZARE I PROCESSI ALL’INTERNO DEL SETTORE DEI TRASPORTI. IL RISULTATO È UNA MAPPATURA IN TEMPO REALE DELLE CONSEGNE. NE PARLIAMO CON FLAVIO CECCHETTI

di Luana Costa

L’

autotrasporto non è un settore in declino poiché la necessità di movimentare merci non si arresta. Sulla base di questa esigenza si modellano le attività e i servizi che, quanto più riescono ad adattarsi alle richieste dei clienti, tanto più trovano affermazione nel mercato. L’azienda di trasporti e spedizioni Susa Spa nasce a Perugia nel 1953, con l’obiettivo di diventare un attore importante nel settore dell’autotrasporto. Nel corso degli anni la sua evoluzione ha interessato il comparto dell’automotive, in particolare la distribuzione e la logistica delle parti di ricambio, sino a diventarne uno degli attori principali del comparto B2B e della logistica per la maggioranza dei settori industriali. «In oltre sessant’anni anni di attività abbiamo conosciuto una crescita costante, sia in termini di fatturato che di struttura organizzativa» specifica Flavio Cecchetti presidente del Cda. Quali sono le qualità che contraddistinguono il servizio di trasporto Susa da altri presenti sul mercato?

«Le nostre linee guida sono sempre le stesse, ora come sessant’anni anni fa. Qualità, tempestività, affidabilità sono le caratteristiche che ci contraddistinguono sul mercato perché da sempre siamo consapevoli che tutta l’organizzazione deve essere protesa alla ricerca della massima qualità, minimizzando i costi. Qualità del servizio significa costante attenzione alle esigenze del cliente; tempestività significa essere consapevoli dell’importanza del rispetto dei tempi di resa concordati; affidabilità significa sicurezza e tranquillità con cui i clienti devono poterci affidare le loro merci, nella certezza che ci prenderemo debita cura dei loro prodotti. Questo modo di concepire il nostro ruolo è stato certamente un elemento vincente che ci ha permesso di acquisire e fidelizzare i più importanti brand del settore automotive, alcuni dei quali da oltre venti anni scelgono di avvalersi dei nostri servizi logistici, di trasporto e distribuzione dei loro ricambi, nonché marchi prestigiosi nei settori B2B e Gdo». L’azienda riesce a contemperare le esigenze di sicurezza alla necessità di trasporto di ingenti volumi?

«L’ampia varietà dei servizi costruiti su misura per ogni cliente permette a Susa di rispondere alle più svariate richieste, indipendentemente dai volumi delle merci, rispondendo a tutti i criteri di sicurezza e integrità delle stesse. Offriamo ai nostri clienti servizi differenziati che vanno dalla consegna in G+1 con servizio In-Night e Over Night per poi passare alle consegne entro le 48/72/96 ore per le merci meno urgenti con differenziazione dei tempi di resa in base alle distanze dalla filiale di partenza. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che ogni notte duecento autoarticolati percorrono oltre centomila chilometri per collegare le nostre filiali e che in quest’ultime, nelle prime ore del mattino tra le 5 e le 6, si inizia la distribuzione nella propria zona di competenza, senza differenze di trattamento tra le grandi città e le piccole frazioni, perché per noi ogni cliente merita la medesima attenzione e qualità di servizio. In aggiunta al servizio di trasporto svolgiamo giornalmente attività completa di gestione della filiera logistica in magazzini attrezzati di nostra proprietà o presso quelli dei clienti». L’introduzione di moderne tecnologie ha supportato il settore del trasporto? In che modo? «Un potente e moderno sistema informatico collega tutte le nostre filiali in tempo reale. Il nostro sistema informativo è basato su due elaboratori IBM iSeries configurati per l’alta disponibilità con MIMIX®. Le macchine sono completamente ridondate per ridurre al minimo le probabilità di fermo per guasto hardware. Tutta la struttura è collegata tramite rete MPLS Telecom, con tecnologia DSL, al centro elaborazione dati di Perugia ed ogni filiale dispone di linea Isdn di emergenza. L’accesso ad internet e la pubblicazione di servizi Web è protetta tramite firewall WatchGuard. In ogni piattaforma di filiale è installato un impianto Wi-Fi che consente l’utilizzo di scanners in radiofrequenza per il controllo delle attività di magazzino. In totale vengono impiegati oltre 500 Barcode ReaSusa ha sede a Ellera di Corciano (Pg) www.susa.it

ders. La flotta di distribuzione è dotata di 750 terminali palmari, che trasmettono i dati delle consegne in tempo reale, con tecnologia Gprs, certificando così la resa al destinatario. Grazie al Gps integrato sarà possibile anche geo-localizzare immediatamente le spedizioni». Il trasporto di merci è un’attività irta di rischi, l’azienda ha adottato misure di sicurezza contro i furti? «Nella gestione delle merci trasportate, Susa dedica particolare attenzione alla sicurezza. Moderne tecnologie di videocontrollo, antintrusione e controllo satellitare sono installate in tutti i nostri magazzini e mezzi. Personale specificatamente addestrato, opera ai soli fini della security, svolgendo interventi di verifica sui sistemi, sulle consuetudini, sui regolamenti e sulle procedure al fine di elevare gli standard di prevenzione, creando un coordinamento delle politiche interne della stessa sicurezza». •

I NUMERI DI SUSA Susa dispone di 37 centri distributivi in Italia, aperti 24 ore su 24 e di 6 impianti di logistica. I magazzini adibiti a transit point coprono una superficie di oltre 125 mila metri quadrati al coperto mentre i piazzali per la sosta dei veicoli ammontano complessivamente a 215 mila metri quadrati. Ogni notte la flotta di 200 autoarticolati percorre più di 100 mila chilometri per collegare le nostre filiali. Ogni giorno 650 automezzi vengono utilizzati per la distribuzione capillare. In questo modo i 2080 addetti che lavorano per conto dell’azienda hanno movimentato, nel 2016 circa 4,45 milioni di spedizioni per 13,2 milioni di colli e 680 mila tonnellate di merce. Una struttura articolata, efficiente, affiatata, in grado di dare supporto anche ai clienti più esigenti.


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Efficienza energetica

Gli obiettivi ambientali per la crescita del Paese

di Leonardo Testi

LO SVILUPPO DI UN QUADRO REGOLATORIO FAVOREVOLE E DI POLITICHE OCULATE PER IL SOSTEGNO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA GARANTIREBBERO ALL’ITALIA NOTEVOLI BENEFICI ECONOMICI, AMBIENTALI E SOCIALI

L’

Italia punta sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza e il risparmio energetico come strumenti per ridurre la dipendenza dalle materie prime energetiche convenzionali, con l’obiettivo di decarbonizzare il sistema energetico in linea con l’accordo internazionale di Parigi e il contenimento del riscaldamento globale. Efficienza energetica, dunque, quale componente essenziale della strategia europea (Clean Energy Package) e della Strategia energetica nazionale, attualmente in fase di consultazione. Del resto, «per ogni euro di spesa pubblica investito in efficienza energetica si possono ottenere 1,5 euro in termini di aumento dell’occupazione, investimenti  privati,  energia risparmiata  e benefici ambientali». A indicarlo è Massimo Beccarello, vice-direttore Energia e Ambiente di Confindustria in occasione della presentazione - il 5 luglio a Roma - del quarto Rapporto sull’efficienza energetica realizzato dall’associazione confindustriale in collaborazione con Rse ed Enea. Il Rapporto prende in esame, a livello micro e macro, la promozione dell’efficienza energetica attraverso un approccio globale, partendo da un’analisi e da una mappatura delle diverse tecnologie disponibili e del relativo potenziale per la filiera industriale italiana, completando l’analisi attraverso l’identificazione di soluzioni di policy in grado di superare le criticità esistenti. In ballo c’è la crescita del Paese, che non può però prescindere dal rispetto degli obiettivi ambientali 2020-2030. «Avremo vinto  quando non ci sarà più un ministero dell’Ambiente, ma un ministero dello Sviluppo sostenibile, dell’Agricoltura sostenibile e così via. Il mondo ormai ha preso una direzione. Dopo la Cop21 di Parigi non si torna indietro e le politiche per efficienza ed energia pulita saranno sempre più un requisito fondamentale per la competitività di un Paese anziché un freno, come qualcuno le ha considerate in passa-

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente

imprese energivore sul fronte energia elettrica e gas, ma senza gravare su cittadini e aziende non energivore.

to», ha commentato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. FOCUS SETTORI A livello micro, l’indagine affronta gli orizzonti di contenimento dei consumi energetici e di investimento in alcuni settori chiave del sistema Italia: residenziale, terziario, industriale e dei trasporti. La variazione dell’intensità energetica per settore tra il 1995 e il 2014 mostra il grande impegno del comparto industriale (-28 per cento) e la scarsa attenzione alla tematica dell’insieme composto da servizi e residenziale (+4 per cento). Proprio questo ambito risulta particolarmente promettente: si stima che quasi nel 60 per cento del parco residenziale  italiano sia possibile mettere in atto misure di efficienza energetica che abbiano tempi di ritorno degli investimenti pari o inferiori a 15 anni, con una possibile riduzione del 33 per cento degli attuali consumi per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria e del 24 per cento  dei consumi dell’intero settore residenziale. Per quanto riguarda i trasporti, nell’attesa dello sviluppo dei combustili alternativi, Confindustria confida in un ricambio del parco circolante con veicoli Euro 6, veicoli a Gpl, metano, Gnl e veicoli

ibridi per abbattere la Co2 e gli altri inquinanti. Anche nel settore terziario si può intervenire sull’efficientamento energetico partendo da scuole, uffici, centri commerciali, alberghi, istituti bancari. Gli investimenti da sostenere per questi interventi si stimano in 17,5 miliardi di euro l’anno. L’industria ha già fatto molto, ma i margini di miglioramento non mancano. La ricerca dell’efficienza energetica rappresenta il percorso di naturale evoluzione del sistema manifatturiero, nella logica di una riduzione dei costi e dello sviluppo di nuovi prodotti. Per ridurre i valori dei tempi di ritorno e quindi aumentare ulteriormente la profittabilità degli investimenti, si guarda a forme di incentivazione. «Quando si parla di sostenibilità ambientale siamo consapevoli della nostra missione e le imprese danno il loro apporto», ha sottolineato Giuseppe Pasini, presidente del gruppo tecnico energia Confindustria, «tuttavia, senza una politica energetica adeguata rischiamo di tenere fuori dal mercato internazionale parte delle nostre imprese».  Intanto, nell’ambito della legge europea passata alla Camera sono previsti nuovi meccanismi di supporto alle energie rinnovabili e riduzioni degli oneri di sistema per le

POLICY E RICADUTE Confindustria individua le linee di intervento che, guidando le politiche di orientamento del mercato, potrebbero assicurare il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico, assicurando al contempo anche lo sviluppo del sistema paese: sostegno all’offerta e alla domanda di tecnologie e servizi per l’efficienza; semplificazione e snellimento burocratico; informazione e formazione e promozione della mobilità sostenibile. Occorre proporre il miglioramento nel tempo delle forme di incentivazione al consumo e alle aziende per orientare sia la domanda che l’offerta. Tra le policy  caldeggiate: stabilizzazione delle  detrazioni fiscali, aggiornamento del meccanismo dei  titoli di efficienza energetica, promozione del teleriscaldamento-tele-raffreddamento, innovazione e ricerca su sistemi smart e reti intelligenti, detassazione del reddito reinvestito e strumenti di sostegno alle aziende per l’incremento dell’efficienza. Gli effetti di questi interventi sarebbero sensibili: la domanda finale al 2030 aumenterebbe di 543 miliardi di euro e ciò implicherebbe un incremento del valore della produzione industriale italiana di 1.019 miliardi di euro (1,9 per cento medio annuo, 867 miliardi al netto dei beni intermedi importati), un’occupazione più elevata di 5,7 milioni di unità lavoro standard (+1,4 per cento annuo) e un incremento del valore aggiunto di 340 miliardi di euro (+1,4 per cento medio annuo). Non mancherebbero poi le note positive per il bilancio statale (69,1 miliardi di euro) e per il sistema energetico, in termini di riduzione della fattura energetica e Co2 risparmiata, risparmi stimati in 37,7 miliardi di euro. •


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Industria • Settembre 2017

Illuminazione intelligente e risparmio possibile di Renato Ferretti

«I

l Piano Nazionale Industria 4.0 offre una straordinaria opportunità alle imprese italiane di trasformare le proprie attività produttive e migliorare la propria competitività». Stefano Martini, alla guida della Quantum, non gira intorno alla questione: investire grazie all’Industria 4.0 può rappresentare la svolta per molte aziende italiane. E il suo è un punto di vista privilegiato in materia, poiché l’azienda milanese opera nel campo da più di dieci anni, progettando soluzioni di efficienza energetica. «Gli sgravi fiscali previsti dalla Legge di Stabilità 2017 – dice Martini – sono significativi e raggiungono il 250 per cento dell’investimento realizzato. Quantum è attore nel processo di modernizzazione dell’industria italiana, con la fornitura di soluzioni di efficienza energetica chiavi in mano che trovano applicazione nell’ambito della seconda e terza categoria dei beni agevolabili. Tutto ciò grazie a un team di ingegneri energetici certificati Ege, Cem, Cmvp, Leed-Ap e soluzioni tecnologiche innovative». L’amministratore della Quantum entra nel dettaglio dell’offerta dell’azienda dove spicca per innovazione e unicità la fornitura chiavi in mano di impianti di illuminazione intelligente. «Aiutiamo i nostri clienti a ridurre i costi energetici, di manutenzione e le emissioni di Co2 – spiega Martini – con interventi opeLa Quantum ha sede a Milano www.quantumesco.it

IL FOCUS DI STEFANO MARTINI SUGLI INCENTIVI DEL PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0 DAL PUNTO DI VISTA DELL’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO. L’IPERAMMORTAMENTO AL 250 PER CENTO COME SVOLTA NEI PROCESSI DI MODERNIZZAZIONE DELL’INDUSTRIA ITALIANA

+30%

IL GRADO DI EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI IMPIANTI DI ILLUMINAZIONE INTELLIGENTE TARGATO QUANTUM, RISPETTO AL MIGLIOR CONCORRENTE rativi ‘chiavi in mano’ di efficientamento energetico mirati ai sistemi di illuminazione. Utilizziamo metodologie consolidate e applichiamo tecnologie innovative connesse a Internet affinché lo sviluppo economico dei nostri clienti utilizzi consapevolmente le risorse naturali del nostro pianeta. Monitoriamo i consumi dei clienti ed elaboriamo in tempo reale le rilevazioni con le nostre applicazioni software di “big data analytics” che forniscono al sistema, costituito da hardware e software di nostra concezione e sviluppo, le istruzioni per interagire con gli impianti per ottimizzarne le prestazioni. Nel caso degli impianti d’illuminazione intelligente raggiungiamo livelli di efficienza energetica superiori del 30 per

cento rispetto al miglior concorrente. Garantiamo contrattualmente i risparmi energetici, offrendo ai nostri clienti un supporto operativo pluriennale al miglioramento delle prestazioni attese. In particolare, poi, ci rivolgiamo ad aziende private di medie/grandi dimensioni in ambito industriale con consumi energetici significativi. Abbiamo consolidate referenze di primarie aziende nei settori manifatturiero, chimico, farmaceutico, logistica e terziario sviluppate negli ultimi sette anni di attività nel settore dell’efficienza energetica». Per quanto riguarda l’opportunità di crescita in Italia data dal Piano Nazionale Industria 4.0, Martini passa a spiegare come l’attività della società milanese si inserisca nell’ambito della seconda e terza categoria dei beni agevolabili. «La seconda categoria riguarda i “Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità” – afferma l’amministratore – che identifica i componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e per la riduzione delle emissioni. La terza categoria riguarda i “Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro”. Le forniture chiavi in mano realizzate da Quantum, utilizzano componenti hardware e software progettati dalla stessa Quantum che rispondono ai re-

quisiti di interconnessione e scambio dati con l’attività d’impresa previsti dalla legge e obbligatori per poter godere dei benefici fiscali dell’iperammortamento». Infine, qualche esempio. «Si potrebbe parlare di diversi nostri progetti che rendono conto dei possibili vantaggi. Limitiamoci a due esempi. È possibile risparmiare tra il 20 e il 40 per cento dei consumi dotando gli impianti di aspirazione dei fumi o di produzione di aria compressa di sistemi di gestione e monitoraggio, concepiti con la finalità di elevarne l’efficienza rispetto ad impianti privi di tali tecnologie di supervisione. Fatto cento il consumo energetico di un impianto di ventilazione/compressione dell’aria, solo il 43 per cento è imputabile al puro fabbisogno energetico. Restano quindi ampi spazi di miglioramento che solo un accurato sistema di monitoraggio può evidenziare. Poi ci sono i progetti per l’illuminazione intelligente interconnessa delle aree di progettazione, produzione, packaging e magazzinaggio. L’illuminazione merita un capitolo a parte poiché, in questo caso, l’intero sistema, comprensivo dei nuovi corpi illuminanti a Led dotati di propria intelligenza e capacità di comunicazione grazie ai moduli Hw e Sw di Quantum, diventa interconnesso e un elemento integrante dei sistemi di produzione, assicurazione della qualità e della logistica di fabbrica». •

INNOVAZIONE E DIVERSIFICAZIONE Quantum viene fondata nel 2005 dall’attuale management con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative nel settore delle telecomunicazioni mobili facendo leva sulle competenze ingegneristiche del team di progettazione creato dai fondatori. L’attività si sviluppa fino al 2010 in un contesto internazionale con oltre 70 ingegneri impiegati in R&D grazie anche alle commesse affidate dal socio Motorola che, nel frattempo, è entrata nel capitale della società. «Nel 2010 - continua l’amministratore dell’impresa milanese, Stefano Martini – Quantum affronta un progetto di diversificazione, affrontando il tema delle Smart Grid e della gestione efficiente dell’utilizzo dell’energia elettrica in ambito industriale. Dal 2014 Quantum è una Esco (Società di Efficienza Energetica), un operatore accreditato dal Gse (Gestore servizi energetici) e dal Gme (Gestore del mercato elettrico) per l’acquisizione e vendita dei Titoli di Efficienza Energetica (Tee). La società è certificata in Europa Iso 9001-2015 e Uni En 11352-2014 ed è una Esco accreditata negli emirati di Dubai, Abu Dhabi e in Arabia Saudita dove esporta la tecnologia italiana di efficienza energetica, monitoraggio e controllo per impianti di illuminazione a Led».


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Industria • Settembre 2017

Rifiuti: da problema a risorsa KNOW-HOW, PROFESSIONALITÀ E SERIETÀ SONO ELEMENTI FONDAMENTALI QUANDO SI LAVORA CON I RIFIUTI SPECIALI. GIOVANNI ORANI PARLA DELLA COSCIENZA ECOLOGICA CHE GUIDA LA SUA AZIENDA

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ovambiente nasce nel 2014 da un’intuizione di Giovanni Orani, professionista che vanta un background lavorativo in importanti realtà industriali italiane. Dinamica e poliedrica, attraverso l’applicazione dei propri servizi, l’impresa mette a disposizione una dettagliata e ponderata analisi per la valutazione delle opere da realizzare o da dismettere, l’esecuzione delle prestazioni nel pieno rispetto delle normative in materia di sicurezza e di tutela ambientale. Novambiente offre un servizio d’intermediazione e consulenza per la gestione delle risorse ambientali. «Grazie alla costante formazione dei nostri collaboratori che permette loro di essere continuamente aggiornati

sulle norme e le metodologie per il trattamento, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti, siano essi pericolosi o meno, siamo in grado di fornire un servizio di grande qualità e di contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente e della salute umana – spiega Giovanni Orani –. Attraverso un’analisi della specificità commerciale del singolo rifiuto, rispondiamo con estrema competenza a ogni necessità, assicurando ai nostri clienti tempestività e professionalità su tutto il territorio sardo». L’amianto e l’eternit sono sue pesanti eredità con le quali in nostro Paese è costretto a confrontarsi. «Questi due materiali necessitano di interventi di bonifica da parte di aziende specializzate. Noi siamo in grado di offrire a pubblici e privati servizi e consu-

La sanificazione degli ambienti di lavoro VIVIBILITÀ, BENESSERE E QUALITÀ DI LUOGHI, MEZZI PUBBLICI E NON DIPENDONO DA QUANTO QUESTI SIANO PIÙ O MENO PULITI. LA STRUMENTAZIONE, IN QUESTE OPERAZIONI, È FONDAMENTALE. IL CASO DELLA TAXON

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a pulizia di cliniche, case di cura e di riposo, ospedali, e centri medici, riveste un ruolo importante perché identifica il livello di civiltà di una città. L’igiene è ormai un fattore così importante da fare parte integrante dei protocolli e delle procedure di gestione sanitaria dei pazienti. È ormai noto, infatti, che un efficace sistema di pulizia concorre a ridurre la possibilità di diffusione di microorganismi e quindi limita il propagarsi delle infezioni e dei virus. Ciò contribuisce a ottenere elevati standard igienici con costi operativi relativamente bassi. In industrie, aeroporti, stazioni e altri luoghi industriali la pulizia non è meno cruciale

in quanto da questa deriva il comfort dell’ambiente stesso. Chi conosce l’importanza della sanificazione degli ambienti di lavoro è la Taxon, azienda specializzata nella produzione di attrezzatura manuale per la pulizia in-

Novambiente ha sede a Sassari (Ss) - www.novambiente.net

lenze per l’avvio di interventi di rimozione del materiale e di messa in sicurezza degli ambienti, di gestire e ottimizzare ogni fase dell’intero intervento di bonifica, assicurando una soluzione ottimale, definita sulle caratteristiche di ogni singolo caso e dai costi contenuti». L’azienda offre soluzioni integrali per il recupero, lo stoccaggio e lo smaltimento di rifiuti speciali. «Sappiamo bene che la realtà commerciale regionale è caratterizzata da un’elevata frammentazione di operatori e aziende del settore, noi invece, grazie alle competenze di gestione e alla co-

dustriale. Sita a Borgo Fornari, Ronco Scrivia, in provincia di Genova, produce direttamente la maggior parte degli articoli del listino vendite. Fra questi si segnalano la produzione di sistemi per la depolveratura e sanificazione dei pavimenti (frange, mop, manici in alluminio) e il lavaggio dei vetri (velli lavavetro, aste telescopiche). Taxon vende non solo in Italia, ma anche in paesi esteri quali Austria, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Svizzera, Dubai, Qatar, Lituania e Polonia. «Il contesto economico – spiega l’amministratore delegato Alberto Ravasio – in cui lavoriamo, da ormai 10 anni, è in crisi. Operiamo quotidianamente in un mercato immobile, impoverito dall’importazione di una gran quantità di prodotti asiatici di scarsa qualità e basso costo. La nostra idea di sviluppo per il futuro, quindi, passa per due elementi principali: massima riduzione dei costi diretti di produzione, attraverso semplificazioni della produzione e investimenti in sistemi fortemente automatizzati, e forte caratterizzazione dei prodotti. Vogliamo, pertanto, dare al nostro prodotto un’identità che lo faccia riconoscere come made in Taxon e made in Italy. In poche parole pensiamo che quello che giustifica la presenza della nostra

noscenza del territorio, riusciamo a operare facilmente in tutta la Regione. Siamo inoltre promotori della coscienza ecologica e della tutela ambientale e questa attenzione ci accompagna in tutto ciò che facciamo». La professionalità maturata negli anni consente a Novambiente di intervenire anche su serbatoi e cisterne. «Proponiamo alle aziende e alle realtà commerciali e industriali una serie di servizi per l’ottimizzazione di tutte le fasi legate agli interventi di bonifica di serbatoi e cisterne, sia interrate che in superficie». • Antonella Romaniello

Taxon si trova a Ronco Scrivia (Ge) www.taxon.it

azienda sul mercato europeo sia lo sfruttare al massimo le nostre doti tipiche italiane: la fantasia, la capacità di innovazione, la capacità di adattarsi e infine eleganza e cura dei particolari. Il nostro segmento di mercato riguarda prodotti semplici, dal basso valore aggiunto, di scarso appeal e magari facilmente reperibili sui mercati asiatici a prezzi molto più bassi e a qualità inferiore. Motivo per cui ci contraddistinguiamo proprio per i nostri standard qualitativi. L’obiettivo è adattarsi alle esigenze del mercato affermandoci come un marchio a cui si può affidare e di cui si può fidare». • Albachiara Re


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Rinnovabili

L’energia dell’acqua di Luana Costa

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a scommessa del futuro è il passaggio dallo sfruttamento delle energie fossili alle energie rinnovabili. Le politiche nazionali ed europee di approvvigionamento energetico iniziano timidamente a muoversi in questa direzione e le stesse aziende operanti nel settore si preparano a raccogliere la nuova sfida. In alcuni casi convertendo gli stabilimenti e adottando tecnologie sostenibili, in altri ampliando la gamma di servizi estendendole alla produzione di energie rinnovabili. La Water Gen Power da anni opera nel settore ed ha come missione la progettazione e realizzazione di centrali alimentate da energie rinnovabili e in particolare da fonte idraulica. Nasce nel 2008 e da allora realizza centrali idroelettriche di piccole e medie dimensioni da 50kW a 200MW. «Siamo a tutti gli effetti un general contractor in grado di seguire tutte le fasi: dalla progettazione al collaudo e messa in servizio - spiega Mario Bianchi, presidente della società con sede a Genova -. Possediamo tecnologie innovative finalizzate all’ottimizzazione dei processi di lavorazione dei componenti strategici delle macchine». Mario Bianchi, presidente della Water Gen Power di Genova, insieme al presidente di CQME Wang Yuxiang www.watergenpower.eu

LE FONTI DI APPROVVIGIONAMENTO ALTERNATIVE ALLE ENERGIE FOSSILI STANNO PRENDENDO PIEDE. AL FIANCO DEL FOTOVOLTAICO E DELL’EOLICO RESISTONO LE CENTRALI IDROELETTRICHE IN GRADO DI ASSICURARE L’ENERGIA RICHIESTA. NE PARLIAMO CON MARIO BIANCHI Come si è evoluto il settore energetico negli ultimi anni? «Con il 2012 sono terminati i certificati verdi che avevano fortemente sostenuto il rifacimento di impianti obsoleti. Si è quindi proceduto a macchia di leopardo. Credo che quello che manca all’Italia sia un piano energetico nazionale di ampio respiro che possa permettere alle imprese di programmare i piani di sviluppo. In questo contesto, non credo che l’attuale sistema di incentivi risponda alle esigenze del sistema energetico nazionale». Le centrali idroelettriche sono capaci di assicurare i quantitativi energetici richiesti? La domanda si sta spostando verso altre fonti energetiche? «La produzione idroelettrica è ancora oggi la più importante fra le energie rinnovabili ed esistono ancora spazi di crescita. Certo, negli anni passati abbiamo assistito a “un’esplosione” del fotovoltaico, drogato da un sistema di incentivazione molto spinto. Oggi si dovrebbe puntare su una revisione dell’eolico rimodernando impianti datati e utilizzando generatori più potenti, mentre nell’idroelettrico bisogna sostenere il rinnovamento di vecchi im-

CRITICITÀ DEL SETTORE

Credo che quello che manca all’Italia sia un piano energetico nazionale di ampio respiro che possa permettere alle imprese di programmare i piani di sviluppo

LA PRODUZIONE Water Gen Power realizza centrali idroelettriche chiavi in mano dotate di turbine Pelton sia ad asse verticale che orizzontale sino ad una potenza di 80 Mw, turbine Francis sia ad asse verticale che orizzontale sino ad una potenza di 200 Mw; turbine Kaplan sino ad una potenza di 100 Mw; turbine a Bulbo sino ad una potenza di 32 Mw. L’azienda è inoltre in grado di fornire generatori, turbine, giranti, valvole, sistemi di eccitazione e oleodinamici di un unico costruttore esclusivo. pianti». In questo contesto come si inquadra la vostra realtà aziendale? «Water Gen Power ha una dimensione che le permette la duttilità di intervento che l’attuale momento del mercato richiede. Crediamo fortemente nell’innovazione e abbiamo brevettato una nuova tipologia di centrale che viene interamente realizzata in fabbrica e trasportata in sito. Questa procedura taglia drasticamente i tempi di installazione e il costo delle opere civili». In che modo i nuovi assetti societari hanno consentito all’azienda di evolversi? «Dal 13 aprile 2017 la società è partecipata da CQME – Chongqing Machinery & Electric Co. Ltd. holding elettromeccanica della municipalità di Chongqing, una delle quattro municipalità della Cina con 34 milioni di abitanti. La CQME è quotata alla borsa di Hong Kong e fattura due miliardi di euro. Questa nuova compagine permetterà alla nostra azienda, che ha recentemente acquisito due contratti da Enel Green Power (Bonate e Bardonecchia) e da ACEA la Centrale di Mandela, di essere un attore in Euro-

pa e in Africa, in diretta concorrenza con i grandi costruttori europei Andritz, Voith e General Electric. L’ingresso del nostro partner cinese, anche se quale socio di minoranza, data l’importanza e la dimensione di CME, ci permette un significativo salto di qualità». Quali sono i principali mercati di riferimento: nazionali o esteri? «Abbiamo importanti realizzazioni ed acquisizioni in Italia, ma stiamo lavorando anche ad un importante progetto in Africa». Quali sono le sfide che il settore energetico pone di fronte alle aziende operanti in questo contesto? «Elasticità, prodotti performanti e non guardare a un passato che non esiste più ma credere in una sempre maggiore integrazione fra i nuovi sistemi di generazione». La Water Gen Power è pronta ad affrontarle? «In azienda abbiamo una squadra di giovani ingegneri pieni di voglia di crescere, alcune figure guida di grande esperienza e una direzione che vuole vedere Water Gen Power come uno degli attori del passaggio dall’energia fossile alle fonti rinnovabili». •


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Industria Sett 2017  

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