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Industria FORUM REGIONI

CONFINDUSTRIA CERAMICA

Nuove sfide per la competitività, gli obiettivi delle Regioni Lombardia e Marche. Il punto di vista di Mauro Parolini e Manuela Bora

Innovazione e internazionalizzazione le parole d’ordine del presidente Vittorio Borelli. Le anticipazioni dell’edizione 2016 del Cersaie

Anno II • Numero 6

Photo © AKAstudio-collective

Editoriale

Nuovi modelli di business all’estero di Gian Domenico Auricchio, presidente Assocamerestero

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luidità e incertezza sembrano essere gli elementi che meglio sintetizzano l’attuale scenario economico mondiale: l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, le acque agitate in cui naviga l’accordo di libero scambio Ue-Stati Uniti, il progressivo rallentamento di quelle economie che sembravano dover trainare la crescita a livello globale, sono solo alcuni degli elementi che rendono meno netti i contorni del contesto di breve-medio periodo in cui si troveranno a operare le nostre imprese. Da imprenditore, riscontro tutti i giorni nella realtà di chi lavora per ampliare e consolidare all’estero il proprio business quello che i numeri >>> segue a pag. 3

ALL’INTERNO Consulenza finanziaria Antonella Lambri spiega come tutelare il proprio patrimonio in un mercato in continuo cambiamento Imprese orafe Gli strumenti necessari per affrontare i mercati internazionali. Ne parla Giuseppe Aquilino di Federorafi

THE EUROPEAN HOUSE RISORSE PER CRESCERE Analisi sullo stato di salute dell’economia italiana e internazionale. Le prospettive dell’Unione europea. Le proposte per la crescita del sistema produttivo. Valerio De Molli fa il bilancio della 42esima edizione del Forum di Cernobbio p. 6 Politica economica

Verso un Paese a misura d’impresa Ddl Concorrenza riprende la marcia parlamentare. Accolte numerose integrazioni, «ora il provvedimento è più equilibrato» sostiene Antonio Gentile

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prire nuove opportunità di competizione e di investimento, erodendo molte posizioni di rendita e stimolando così l’iniziativa imprenditoriale e la crescita economica. È il principale obiettivo che si prefigge il Ddl concorrenza, all’esame parlamentare da oltre un

anno e che a inizio agosto ha ricevuto l’approvazione in Commissione industria al Senato. «È bene ricordare - sottolinea Antonio Gentile, sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico - che il Ddl concorrenza va messo sullo sfondo di una complessiva >>> segue a pag. 4

Antonio Gentile, sottosegretario di Stato al Ministero dello sviluppo economico


Industria • Settembre 2016

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In evidenza Speciale innovazione: industria 4.0, l’opinione di Ampelio Corrado Ventura

p. 24

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Ampelio Corrado Ventura, presidente Fondazione ITS Maker

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Calzature: il valore del made in Italy

p. 44

Focus Puglia: intervengono Domenico Favuzzi e Paolo Perrone

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Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Annarita Pilotti, Presidente di Assocalzaturifici

Relazioni internazionali Magdi Jebreal

>> continua dalla prima

Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

ci dicono: le piccole imprese italiane negli scorsi anni hanno esportato più di quanto abbiano fatto le omologhe tedesche, francesi e britanniche. Lo scorso anno le esportazioni hanno sfiorato i 414 miliardi di euro, in aumento del 3,8 per cento. Anche per la selezione indotta dalla crisi, il contenuto di valore-servizio dei nostri prodotti è cresciuto. Facciamo più qualità nella vendita all’estero. E questo spiega perché è cresciuta la domanda estera di beni di consumo per la persona e per la casa da parte dei ceti medi dei Paesi emergenti. In questo contesto, è risultata vincente la strategia di cautela nelle politiche di prezzo adottata dalle nostre imprese su diversi mercati e, in primo luogo, su quello che ancora oggi appare il più promettente, ovvero gli Stati Uniti, verso cui l’export è aumentato del 21 per cento nel 2015. Ciò non significa che la terra promessa per le aziende italiane sia solo oltreoceano; non possiamo dimenticare infatti che le nostre vendite all’estero sono ancora molto ancorate all’Unione europea e al

Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

bacino del Mediterraneo. Sul primo versante, i contraccolpi della Brexit potrebbero spingere verso un’intensificazione dei rapporti con i nostri partner di primo riferimento (Germania e Francia in primis); mentre nel Mediterraneo, nonostante la situazione geopolitica complessa, potrebbero

schiudersi nel medio termine alcune opportunità legate all’apertura dell’economia iraniana, con la quale soprattutto nel passato abbiamo avuto tradizionali buoni rapporti. In uno scenario in costante divenire e che determina per le imprese la necessità di riposizionarsi, ritengo urgente una riflessione sulla riorganizzazione del nostro modo di internazionaliz-

zarci. Siamo ancora presenti poco nelle catene globali del valore, ossia nei circuiti di sub-fornitura a livello mondiale. Questo è un aspetto che saremo chiamati a sviluppare: cercare di favorire una più forte integrazione nelle reti internazionali, sia dal punto di vista della produzione che della distribuzione. Quando diciamo che il nostro modello di business all’estero deve essere più radicato, vogliamo dire che dobbiamo crescere in questa direzione, perché così possiamo ammortizzare anche contraccolpi negativi dovuti a un contesto generale in mutamento. Far crescere una rete di relazioni sui territori esteri significa anche poter contare su di un network all’estero che è parte di quelle relazioni. Noi pensiamo che dinanzi a questa situazione ci possa essere un contributo specifico da parte delle Camere di commercio italiane all’estero, che proprio per la loro essenza di rete multilaterale nata e sviluppatasi all’interno delle comunità d’affari locali, sono in grado di sostenere una nuova presenza internazionale delle nostre imprese. •


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Politica economica

Antonio Gentile, sottosegretario di Stato al Ministero dello sviluppo economico

>>> segue dalla prima

azione del Governo finalizzata a promuovere la risalita del Pil: le liberalizzazioni, infatti, fanno parte del pacchetto di riforme strutturali attraverso cui vogliamo rimettere in moto la dinamica della produttività». Quali sono le ultime modifiche introdotte nel Ddl e che tempi si prevedono per la conclusione del suo percorso parlamentare? «Il Ddl concorrenza contiene numerose misure e interviene su svariati settori, dalle assicurazioni all’energia, dalla telefonia alle farmacie fino alle professioni, con l’obiettivo di facilitare l’ingresso di nuovi operatori e la mobilità dei consumatori. Durante il lungo dibattito in Commissione industria, il testo del provvedimento ha subito diverse modifiche e integrazioni. Nel complesso credo che il risultato sia equilibrato: quando il Ddl entrerà in vigore, si apriranno molte possibilità di sviluppo per le imprese e, al contempo, i consumatori saranno più liberi e più tutelati». Qualcuno paventa che una così lunga gestazione del Ddl concorrenza ne abbia stravolto lo spirito originario fino a trasformarsi in una legge antiliberalizzazioni. Cosa si sente di replicare al riguardo? «Trattandosi di un testo ampio ed eterogeneo, che oltretutto ha subito una lunga gestazione in Parlamento, un certo tasso di polemica è fisiologica. Credo tuttavia che i giudizi dei principali organismi internazionali siano una garanzia: Commissione europea, Ocse, Fondo monetario internazionale si sono espressi più che positivamente. Resta il fatto che quella sulla concorrenza non può e non deve essere una legge che risolve tutti i problemi. Si tratta di un esercizio annuale che, col tempo, andrà a incidere su tutti i settori in cui le dinamiche concorrenziali sono asfittiche. Solo così, con pazienza e costanza, si possono ottenere i risultati». Nell’ambito delle riforme strutturali che il sistema produttivo attende per rilanciarsi, un ruolo di rilievo spetta agli investimenti in innovazione e nell’Industria 4.0. A che punto siamo da questo punto di vista? «Adottare misure che favoriscano la modernizzazione digitale dei processi produttivi è una priorità del Governo in generale, e del Mise in particolare, che troverà ampia risposta nella prossima legge di bilancio. Come ha spie-

I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO

La priorità è adottare misure che favoriscano la modernizzazione digitale dei processi produttivi. Un piano che si focalizza su potenziamento del credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo, proroga del superammortamento e introduzione di un “iper ammortamento” per gli investimenti in beni 4.0 gato il ministro Calenda, il nostro piano si focalizza su una serie di interventi “orizzontali” che promuovano i fattori abilitanti per la competitività delle imprese. Penso al potenziamento del credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo, alla proroga del superammortamento e all’introduzione di un “iper ammortamento” per gli investimenti in beni 4.0: misure pesanti che vanno ad aggiungersi alla strategia complessiva del Governo che, in ambito fiscale, punta a una significativa riduzione delle imposte su cittadini e imprese». Intanto sul versante continentale siete all’opera per ottenere da Bruxelles più flessibilità sui conti. Attraverso quali impegni pensate di convincere l’Europa a concedervela? «A parlare sono i fatti: in soli 30 mesi, il Governo ha

messo in campo una strategia di riforma organica e ad ampio raggio. La riforma della Pa, il taglio delle tasse, il sostegno alle aziende che investono e si internazionalizzano, il piano straordinario per il made in Italy, il Jobs act, il contenimento della spesa e del deficit. Sono queste riforme, prima ancora dei progetti e degli interventi futuri già annunciati, a costituire il pedigree con cui il nostro Paese si presenta a Bruxelles: ed è proprio la credibilità acquisita coi fatti a rappresentare il principale argomento di confronto con le istituzioni europee. Sono fiducioso che riusciremo a ottenere quei margini di flessibilità che ci consentiranno di dare completezza ai nostri provvedimenti». Al di là del Ddl concorrenza, su quali direttrici di sviluppo si concentrerà l’azione del Mise nei prossimi mesi? «Il Mise, come detto, partecipa alla redazione della legge di bilancio con particolare riferimento al “pacchetto Industria 4.0”. In generale, credo che dobbiamo insistere nella strategia del Governo di rendere l’ambiente economico più ospitale per le imprese e più competitivo, rimuovendo gli ostacoli che finora ne hanno appesantito l’attività: l’elevata pressione fiscale, l’inefficienza del settore pubblico, fino alla rigidità della legislazione sul lavoro. Su questi fronti abbiamo già fatto molto, ma intendiamo continuare per rendere finalmente l’Italia un Paese a misura d’impresa. Solo così potremo consolidare i germogli della ripresa e tornare a occupare nel mondo il posto che meritiamo». • Giacomo Govoni


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Forum Ambrosetti

Obiettivo attrattività

di Francesca Druidi

AL FORUM THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI DI SETTEMBRE SI È DISCUSSO DEL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA E DEL CENTRALE TEMA DELLA COMPETITIVITÀ, ITALIANA E NON SOLO. IL CONTRIBUITO DEL THINK TANK ILLUSTRATO DA VALERIO DE MOLLI Photos © AKAstudio-collective

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a 42esima edizione del Forum The European House – Ambrosetti ha registrato diversi record: ha visto la partecipazione di due vicepresidenti e altri rappresentanti della Commissione europea, nove governi e venti Paesi rappresentati e più di 60 relatori che sono riusciti a ingaggiare la business community sui principali temi e sugli scenari attuali e futuri che riguardano il mondo, l’Europa e l’Italia». Valerio De Molli, managing partner The European House-Ambrosetti, tira un bilancio del Forum di Cernobbio svoltosi dal 2 al 4 settembre: una tre giorni intensa in cui è emerso il sentimento di ansia e incertezza legato a questo momento storico. «Alla difficile e complessa gestione del fenomeno dei migranti in Europa e agli attentati terroristici - spiega De Molli - si aggiungono la forte volatilità dei mercati finanziari, le debolezze dei Paesi emergenti e i fattori di incertezza legati alla stabilità del sistema bancario europeo e italiano». Tastando il polso dei partecipanti al Forum, quali sono le loro posizioni rispetto alle principali istanze attuali? «In questo scenario le sessioni sui migranti, sul futuro dell’Europa e sulle nuove scoperte scientifiche hanno catalizzato molta attenzione da parte dei partecipanti. Più del 40 per cento delle imprese presenti a Villa D’Este ha un livello di fiducia basso sulle prospettive dell’Ue e per il 38 per cento l’impatto della Brexit sui Paesi dell’Europa sarà negativo. Il 52 per cento di queste, comunque, dichiara di performare meglio dei propri concorrenti e quasi il 67 per cento prevede di chiudere il 2016 con un fatturato stabile o in crescita: in un quadro complessivamente instabile, questi ci sembrano segnali incoraggianti. Anche il nostro Ambrosetti Club Economic Indicator mette in luce, nonostante le numerose incertezze del secondo trimestre dell’anno - che hanno portato alcune istituzioni a correggere al ribasso la crescita prevista - che l’economia non sia peggiorata rispetto al primo trimestre. I fondamentali rimangono positivi, con crescite contenute, ma di segno più».

Valerio De Molli, managing partner The European House-Ambrosetti

Cosa segnalerebbe, in particolare, delle proposte avanzate dal Forum Ambrosetti? «Quest’anno sono state presentate 8 ricerche che, da punti di vista diversi, affrontano i temi della competitività e attrattività-Paese. Nonostante il clima di ansia e incertezza, l’attrazione e attivazione degli investimenti come leva di crescita resta un tema prioritario per tutti i Paesi. Ricordo il nostro mantra: senza in-

vestimenti non c’è lavoro, senza lavoro non c’è crescita e senza crescita non c’è futuro. A proposito di importanza degli investimenti, i risultati di una di queste ricerche, “Empowering Europe’s investability”, realizzata dal nostro gruppo di lavoro in collaborazione con Enel, mette in luce come oggi in Europa ci sia un gap di investimenti di almeno 300 miliardi di euro all’anno, per tornare al rapporto storico investi-

STRATEGIE PER LA CRESCITA

Attrazione e attivazione degli investimenti restano i temi prioritari per tutti i Paesi. Senza investimenti non c’è lavoro, senza lavoro non c’è crescita e senza crescita non c’è futuro

menti-Pil del 20 per cento. Si tratta di un potenziale enorme per creare posti di lavoro e sviluppo! In particolare, abbiamo evidenziato come sia strategico investire nelle network industries (energia, Ict e trasporti): 1 euro di investimento ne attiva 2,52 nel complesso dell’economia, di cui 0,42 euro nel solo manifatturiero». Grande interesse ha destato il “global attractiveness index. Il vero termometro dell’attrattività di un Paese”. «Questo progetto ha voluto analizzare - in maniera granulare - le metodologie con le quali vengono costruite le principali classifiche internazionali e, partendo dalle criticità riscontrate, costruire un indicatore innovativo e attendibile di attrattività - il  global attractiveness index  - da proporre alla  business community  e ai  policy maker. L’indice cerca di colmare una serie di lacune - presentate nel Rapporto emerse da un’analisi delle altre classifiche internazionali, adottando uno schema concettuale avanzato e un impianto metodologico pienamente in linea con le migliori pratiche riguardanti gli indicatori compositi. Il risultato mette in luce come i posizionamenti conseguiti dall’Italia in altre graduatorie, pur alla luce delle criticità note del Paese, rappresentano delle distorsioni significative della realtà oggettiva, che stridono con le capacità innovative e imprenditoriali delle nostre imprese e determinano, insieme ad altri fattori, effetti negativi a cascata. Si pensi, solo per fare un esempio, al dato preoccupante sui flussi di investimenti diretti esteri verso l’Italia, che diventa ancora più critico se si isolano le regioni del Mezzogiorno. D’altronde, la stessa Italia ha una storia positiva da raccontare che è testimoniata dalle nostre 400 mila imprese manifatturiere o ancora dall’elevata qualità e produttività, riconosciuta a livello internazionale, dei nostri ricercatori. Tali considerazioni valgono anche per molti altri Paesi non correttamente rappresentati nei loro veri fondamentali e, proprio a questi elementi, è necessario dedicare la giusta attenzione». Quali sono le previsioni e i sentimenti registrati rispetto al


Industria • Settembre 2016

nodo Brexit e al futuro dell’Ue? «La Brexit ha colto colpevolmente impreparati i politici europei e apre uno scenario di altissima incertezza che non lascia spazio a facili previsioni sul futuro di Regno Unito e Ue. Su questa domanda si stanno arrovellando i migliori cervelli, ma nessuno è ancora in grado di prevedere cosa accadrà con precisione. L’Europa non ha mai sperimentato un periodo di incertezza come questo ma, certamente, l’esito di questo referendum comporta una presa di coscienza da parte dei governi nazionali, spesso troppo impegnati a guadagnare consenso politico piuttosto che spingere verso un’Europa più solida e coesa. Lo stesso David Cameron è stato vittima di questo errore e il rischio è che altri Paesi si facciano animare da sentimenti di facile populismo. L’esposizione commerciale italiana nei confronti del Regno Unito è importante, ma di gran lunga inferiore a quella di Germania e Francia e di Paesi del nord

Europa come Olanda e Belgio. Certamente il nostro Paese, negli ultimi cinque anni, ha con i fatti riconquistato affidabilità e credibilità europea e internazionale. Il nostro ruolo emerge non solo di fronte al collasso politico, ma anche a fronte delle debolezze della Francia e dell’impasse politica spagnola che, dopo 2 elezioni in 6 mesi, sembra abbia nuovamente difficoltà a formare un governo. Sulla ritrovata credibilità internazionale del Paese riteniamo si debba puntare per rilanciare appieno il ruolo dell’Italia come uno degli stati guida del continente. La stessa Brexit, in questa prospettiva, offre delle opportunità che la Lombardia - in particolare Milano - sta tentando di cogliere per diventare sede di due autorità europee oggi basate a Londra che dovranno essere trasferite: l’European banking authority (Eba) e l’European medicines agency (Ema)». •

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La “formula” Boccia per la crescita RICONOSCERE LE PRIORITÀ D’INVESTIMENTO E SPOSARE UN MODELLO D’IMPRESA IMPRONTATO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. IL LEADER DI CONFINDUSTRIA INDICA GLI ELEMENTI BASILARI PER UNA STRATEGIA INDUSTRIALE EFFICACE E “AMICA” DELLA PRODUTTIVITÀ di Giacomo Govoni

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estinare le risorse applicando un criterio selettivo invece di spargerle a pioggia, partire dalla crescita per arrivare alla stabilità. Cambiando l’ordine dei fattori che incidono sull’economia nazionale come le oscillazioni del Pil, il cammino delle riforme strutturali e le evoluzioni dello scenario europeo, la “formula Boccia” non cambia. La rinascita industriale dell’Italia, secondo il leader di Viale dell’Astronomia, passa innanzitutto attraverso la capacità di riconoscere, con approccio maturo e responsabile, le priorità: difesa della produttività e non del profitto, fedeltà ai principi del capitalismo moderno e non di quello selvaggio, attenzione al futuro dell’intero sistema produttivo prima ancora che a quello delle singole aziende. «La responsabilità sociale d’impresa – sostiene il presidente di Confindustria – è un tassello trasversale e importante della strategia industriale del nostro Paese. Se vogliamo un'impresa competitiva, sostenibile e responsabile occorre un intervento organico di politica economica all'interno del quale la responsabilità sociale sia un percorso realizzabile per tutte le imprese piccole, medie e grandi». USARE LE POCHE RISORSE IN MANIERA INTELLIGENTE È un incitamento a sottrarsi ai tentacoli dell’antipolitica sfoderando l’arma della buona politica quello che Boccia rivolge all’Esecutivo, esortandolo a correre lungo il sentiero tracciato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, fatto di denari da destinare alla crescita e di sgravi fiscali. «Tenendo conto dei vincoli di deficit e del debito che restringono i margini di manovra – sottolinea il numero uno degli industriali – occorre utilizzare quelle poche risorse che abbiamo per fare poche cose intelligenti che rendano competitive le nostre imprese e le mettano nelle condizioni di incrociare le rotte di sviluppo del

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

mondo». Focalizzandosi non tanto sul sostegno alla domanda, ma sul miglioramento qualitativo e tecnologico di un’offerta che sia all’altezza del secondo Paese manifatturiero in Europa dietro solamente alla Germania. Una partita decisiva, che sul palcoscenico globale si gioca oggi nel campo dell’automazione e dell’interconnessione tra i processi produttivi. «Industria 4.0 – spiega il presidente Boccia - è una grande sfida interna ed esterna alle fabbriche, non solo tecnologica ma soprattutto dimensionale e culturale. Dobbiamo coglierla, possiamo cavalcarla, prevedendo per l'Italia l’opportunità di diventare la boutique dell'industria del mondo, con prodotti sempre più personalizzati in chiave industriale, che è la forza di questo Paese». Ancora una volta dunque, la linea confindustriale trova corrispondenza con quella assunta dal Mise, che proprio nei giorni scorsi ha illustrato la ricetta che dovrà dare l’abbrivio alla quarta rivoluzione industriale. Articolato in un sistema di interventi a favore della produttività che verranno finanziati nella prossima legge di stabilità, il piano investe nello specifico su progetti di innovazione e ricerca e, in generale, sulla costruzione di una governance capace di guardare lontano e di mettersi al passo con le richieste del mercato mondiale, al netto di uno scenario internazionale molto difficile.

BREXIT, TRASFORMARE LO CHOC IN OPPORTUNITÀ Complicato da vicende di ordine sociale come le tensioni legate agli attentati terroristici che hanno colpito alcune importanti città europee; di natura commerciale come l’embargo russo, costato al made in Italy la perdita di quasi 4 miliardi di euro di export, concentrata in particolare nel campo agroalimentare; e, non ultimo, di natura geopolitica con ovvie ricadute di carattere economico come la Brexit, con la quale a giugno scorso si è sancita l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Un evento choc che ha colto di sorpresa gli operatori economici e finanziari di tutto il Vecchio Continente, nel quale tuttavia il numero uno di Confindustria intravede un’occasione per rialzare la testa. «Dobbiamo trasformare il trauma in una grande opportunità – sostiene Boccia - d'altra parte l’Europa è sempre andata avanti per traumi. È evidente che la Brexit abbia generato ansia sui mercati ed effetti speculativi, ma non dimentichiamo i fondamentali dell’Ue. L’Europa è il mercato più ricco del mondo e ha un debito aggregato inferiore a quello degli Stati Uniti. È ora di reagire, don’t panic. Questo è il momento di dare priorità all’agenda europea, rivedendo anche i trattati nella logica di una maggiore flessibilità». •


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Regioni a confronto

Dalla parte delle filiere eccellenti RINVIGORIRE I FLUSSI COMMERCIALI SUI MERCATI ESTERI, PUNTANDO SULLE PECULIARITÀ PRODUTTIVE DEL TERRITORIO E SVILUPPANDO LA DIMENSIONE SMART DEL TESSUTO MANIFATTURIERO. SONO GLI OBIETTIVI COMUNI DI LOMBARDIA E MARCHE: DUE REGIONI DISTANTI SULLA CARTINA GEOGRAFICA, MA SIMILI NELLO SPIRITO DI REAZIONE E NELL’APPROCCIO ALLE NUOVE SFIDE DELLA COMPETITIVITÀ

Nella prima metà dell’anno l’andamento della produzione industriale non ha regalato grandi soddisfazioni a livello nazionale. Quanto cambia il quadro stringendolo al vostro territorio e che variazioni ha conosciuto l’attività delle imprese regionali fino all’estate? MAURO PAROLINI: «Nel secondo trimestre 2016 la produzione industriale ha fatto segnare ancora un incremento di poco superiore al 2 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno superando la crescita media registrata nel 2015. Dalla lettura dei dati lombardi emerge una grande capacità di reazione del nostro tessuto produttivo, che di fronte alla crisi della domanda interna ha saputo penetrare i mercati stranieri, registrando performance molto rilevanti. Se la Lombardia oggi continua ad avere un orientamento tenden-

zialmente positivo è perché, al di là dello scenario economico e dei sentimenti di sfiducia che possono scaturire dalla lettura delle situazioni geopolitiche, qui le imprese sono più forti e strutturate, più capaci di creare sinergie e aggredire i mercati internazionali». MANUELA BORA: «Il secondo trimestre si conferma moderatamente positivo per l’industria manifatturiera regionale, con la produzione industriale salita dell’1,1 per cento rispetto ad aprile-giugno 2015. Variazioni negative hanno interessato solo il tessile abbigliamento, mentre l’attività è risultata stazionaria per minerali non metalliferi, calzature e gomma e plastica. In aumento invece l’attività commerciale, con vendite positive sul mercato interno e stabili su quello estero. Detto questo, mi preme sottolineare come i recenti eventi sismici rischiano di avere un forte impatto

MANUELA BORA

«Il secondo trimestre si conferma positivo per l’industria marchigiana, la produzione industriale è salita dell’1,1 per cento rispetto ad aprile-giugno 2015»

sulle attività economiche dei comuni colpiti, localizzati nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. In questo senso, dopo l’emergenza lavoreremo con lo Stato e l’Ue per mettere in campo iniziative che scongiurino l’ulteriore perdita di attrattività di aree che già soffrivano di fenomeni di spopolamento». In termini di esportazioni, quali distretti regionali stanno ottenendo le migliori performance e su quali mercati si rilevano i progressi maggiori? M.P. «Il mercato estero rimane determinante per i settori delle pellicalzature, dei mezzi di trasporto e dell’abbigliamento, quelli che corrono più velocemente di altri. A oggi il 40 per cento delle nostre merci è destinata ai Paesi dell’Unione economica e monetaria. Se si aggiungono anche i flussi verso gli Stati Uniti, la percentuale supera il 54 per cento, che diventa il 65 per cento se si estende l’insieme anche agli altri Paesi europei. Tuttavia si sta registrando un interesse progressivo anche verso i cosiddetti “Paesi Thicks”, che comprendono Taiwan, Hong Kong, India, Cina e Corea del sud, che si stanno affermando come mercati molto interessanti e attraenti per le nostre produzioni».  M.B. «Al primo posto si confermano i prodotti chimici e farmaceutici, l’anno scorso in calo di esportazioni ma in recupero dell’1 per cento nei primi tre mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo 2015. Permangono le criticità nei settori tradizionalmente forti dell’economia distrettuale marchigiana: calzature e pelletterie, giù del 7 per cento nel primo trimestre 2016 e tessile e abbigliamento, in discesa del 6 per cento. Quanto alle destinazioni del nostro export, il 62 per cento viene assorbito dai Paesi Ue. Altra area rilevante è il Nord America col 6,5 per

Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia

Manuela Bora, assessore alle Attività produttive della Regione Marche

cento, mentre soffriamo nei Paesi Bric, in particolare in Russia che nel 2015 ha diminuito del 30 per cento l'acquisto di prodotti marchigiani. Segnali positivi arrivano invece dall’Africa, dove l’export regionale è cresciuto del 12 per cento, gli Eau del 9 per cento, il Giappone del 4 per cento e Israele del 12 per cento». La partita della competitività oggi si disputa sempre più sul terreno dell’internazionalizzazione. In quali azioni e investimenti si sta traducendo in chiave regionale e con quali strumenti aiutate le


Industria • Settembre 2016

imprese ad ampliare il loro profilo estero? M.P. «L’impegno del mio assessorato in questo ambito è molto forte. Nel corso della legislatura sono state numerose, ad esempio, le iniziative per avviare o consolidare l’export, qualificandolo con misure sempre più mirate ed efficaci. Recentemente abbiamo infatti messo a disposizione delle aziende lombarde 4 milioni di euro per finanziare l’acquisto di servizi per la promozione dell’export e dell’impresa sui mercati esteri, nonché la partecipazione a fiere (anche virtuali) e rassegne internazionali in Italia e all’estero. E abbiamo introdotto la novità del ‘Export Business Manager’, una rete di servizi offerti da figure con comprovata esperienza professionale, accreditati tramite una specifica selezione tra società, consorzi, studi e professionisti associati e Aziende speciali delle Camere di commercio, che affiancheranno le imprese in questi percorsi exportoriented».  M.B. «Dal punto di vista della programmazione è stato approvato il Piano integrato per l’internazionalizzazione e la promozione all’estero per gli anni 2016-2018. Tra le aree considerate strategiche rientrano il Nord America e Stati Uniti, Iran ed Emirati Arabi; Cina e sud est asiatico; Africa centro occidentale e Maghreb; Corea e Giappone, Brasile e Argentina. Tra gli strumenti, il Por Fesr 2014/2020 inserisce per la prima volta misure specifiche dedicate all’internazionalizzazione, riferite a progetti speciali come ad esempio quello per il settore calzaturiero e pelletterie. Segnalo infine che a luglio la Regione Marche ha approvato lo schema di protocollo di intesa con Ice e Mise per lo sviluppo di strategie per l’attrazione degli investimenti e la sperimentazione di un sistema di governance tra amministrazioni». Anche se tiepidi, in Italia si avvertono i primi segnali di risveglio anche sul versante occupazionale. In quali ambiti del vostro tessuto produttivo si stanno aprendo nuove opportunità e che sostegno fornite per stimolare le imprese locali a investire in capitale umano?  M.P. «In questo ambito la Regione, attraverso l’azione della collega Valentina Aprea, titolare dell’assessorato all’Istruzione, formazione e lavoro, ha sviluppato numerose iniziative. Tra le altre, sottolineo il successo del programma ‘Garanzia Giovani’ finalizzato all’inserimento lavorativo dei giovani tra i 15 e i 29 anni, che ha generato più di 28 mila assunzioni con contratti di apprendistato, tempo determinato e indeterminato.  Facendo riferimento ai

dati disponibili sull’apprendistato di primo livello, le figure più richieste oggi sono nei settori meccanica, elettrico ed elettronico, ristorazione, servizi alle imprese, benessere e legno arredo». M.B. «Le misure che la Regione attua per stimolare le imprese a investire in capitale umano si articolano su più versanti: quello dell’istruzione, attraverso interventi di qualificazione dell’offerta, nonché di riduzione del mismatching tra

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sarà replicato anche per il legno-mobile, la meccanica-meccatronica-informatica, l’agroalimentare e il turismo. Relativamente alla platea dei giovani 15-29 anni, ha certamente funzionato il programma Garanzia Giovani, che ha comportato un impegno di spesa di 29 milioni di euro e coinvolto più di 30 mila ragazzi». La svolta a cui il nostro sistema produttivo è chiamato in questa fase si chiama “Industria 4.0”.

MAURO PAROLINI

«Il programma ‘Garanzia Giovani’, finalizzato all’inserimento lavorativo dei giovani tra i 15 e i 29 anni, ha generato più di 28 mila assunzioni»

competenze offerte e richieste nel mercato del lavoro locale. Nella formazione, dove sta prendendo il via il “Progetto filiere” con l’intento di costruire a ritroso i profili professionali che emergono dall’analisi delle esigenze del settore produttivo interessato. Per il momento riguarderà il tessile-abbigliamento-calzature ma

Quali progetti state avete in corso o in agenda sotto questo profilo, per dare alle imprese regionali una dimensione europea? M.P. «È una svolta che per noi ha rappresentato una sfida impegnativa, da cogliere in modo sussidiario, al punto che abbiamo dato il nome di “Manifattura 4.0” a una legge regio-

nale per la quale sono stati stanziati oltre 580 milioni di euro. Attraverso questo approccio, accanto alla misure di sostegno al credito, alle start up, ai processi di semplificazione e alla qualificazione del capitale umano, stiamo imprimendo una forte spinta alle politiche di aggregazione tra imprese, alla contaminazione tra settori differenti e alla valorizzazione delle filiere di eccellenza quali driver di sviluppo. È questo un obiettivo che stiamo perseguendo in modo sistematico per accrescere le dimensioni e la competitività delle nostre aziende, preservando al contempo la peculiarità produttiva lombarda, fatta di un mix dimensionale molto articolato, dalle grandi alle micro imprese».   M.B. «La Regione Marche, che tra l’altro coordina la commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni, sta già lavorando a una propria legge per facilitare gli investimenti delle pmi sulla formazione di nuove professionalità tecniche e manageriali, necessarie ad affrontare l’era del Manufacturing 4.0. La proposta è in fase di elaborazione, ma prevede già una prima dotazione finanziaria di 1 milione di euro a partire dal 2017. L’elemento base di questa rivoluzione poggerà sulla capacità delle infrastrutture digitali di supportare volumi di informazioni crescenti e compatibili con standard tecnologici a favore dell’interoperabilità. Per questo si qualifica come complementare l’intervento 5.1.1 del Por Fesr Marche 2014-2020 di implementazione del Piano per la banda ultra larga, finanziato con 12 milioni di euro e che costituisce l’infrastruttura abilitante alla digitalizzazione delle filiere tecnologico-produttive». • Giacomo Govoni


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Imprese lombarde

Affidabilità e sicurezza CAMPISA CURA CON ATTENZIONE LA PROGETTAZIONE E LA PRODUZIONE DI OGNI SINGOLO COMPONENTE DELLA BAIA DI CARICO AFFINCHÉ SIA NON SOLO DURATURO MA ANCHE SICURO. NE PARLIAMO CON GIAMPAOLO NELZI

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n’esperienza che ha fatto scuola e che si è ben presto cristallizzata in un manuale diventato pietra miliare nel comparto. Stiamo parlando del “Manuale di Progettazione delle Baie di Carico”, redatto da Giampaolo Nelzi fondatore della società Campisa operante da anni nel settore della logistica. Lo studio ha contribuito a fissare i concetti fondamentali della logistica industriale trasformando ciò che fino ad allora rientrava nella sfera delle esperienze pratiche – anche molto diversificate – in una scienza esatta. A parlarci della rapida evoluzione che ha coinvolto le baie di carico è il fondatore stesso dell’azienda milanese, Giampaolo Nelzi. «Le attrezzature di base per le baie di carico sono state implementate negli ultimi dieci anni con comandi provvisti di PLC e con vari automatismi, molti dei quali tesi ad aumentare la sicurezza sul lavoro, che per la Campisa rappresenta una vera e propria vocazione. Sono così stati creati ed aggiunti prodotti quali i cunei blocca-ruote dei camion, dissuasori antischiacciamento dell’operatore tra veicolo e parete dello stabile, interblocchi di sicurezza che impediscono di aprire il portone della baia se il veicolo non è attraccato, interblocco che impedisce di manovrare la rampa di carico se il portone non è completamente aperto, automatismi di gestione del traffico all’esterno delle baie di carico che consentono la gestione delle baie di carico anche a portone chiuso». Un’ulteriore implementazione è stata fatta, poi, per il monitoraggio

di Luana Costa di tutte le baie di carico su schermo ed anche con trasmissione a distanza, con visibilità baia per baia dello stato di libero o occupato, portone aperto o chiuso, quantità di utilizzi della rampa di carico, quantità di aperture del portone, allarme in caso di avaria, richiesta di service. «In pratica, - sottolinea Nelzi - tutte le baie di carico sono richiamabili in complessivo o singolarmente, anche con segnalazione delle temperature interne ed esterne locali». Forte della più ampia gamma di attrezzature per le baie di carico, Campisa è il riferimento nel mercato per innovazione, qualità e sicurezza. «Con 50 anni di storia, siamo leader nei settori delle attrezzature per le baie di carico, portoni tagliafuoco e porte rapide. Grazie ai numerosi brevetti industriali, Campisa si è sempre distinta, oltre che per le innovative motorizzazioni idrauliche, per la qualità dei propri prodotti e il fatto che questi non abbiano bisogno di alcuna manutenzione. L’innovazione è l’elemento che da sempre caratterizza tutta l’attività Campisa. In ragione di ciò l’azienda, fin dalla sua nascita, ha investito nella divisione interna per la ricerca e lo sviluppo, motore di una costante spinta all’innovazione sugli articoli realizzati e sui relativi processi produttivi. Grazie alla robotizzazione e all’alto livello di prestazioni delle proprie attrezzature, Campisa è così in grado di applicare i più elevati standard di organizzazione e produttività, garantendo massima sicurezza, qualità e un servizio globale in grado di rispondere a tutte le esigenze logistiche». Dal 1995 l’azienda si è inserita anche nel settore delle “porte flessibili rapide ad apertura verticale”, esponendo alla

Fiera di Milano due modelli di porta rapida premontata installabili in poche ore di lavoro. «La soluzione – ci tiene a sottolineare Nelzi - era allora altamente innovativa, in un periodo in cui le porte rapide venivano consegnate in kit di cui il montatore doveva fare tutto. La Campisa ha successivamente ampliato la gamma, con produzione di porte ad arrotolamento ed impacchettamento verticali, aggiungendo due tipi di porte rapide: uno per l’interno, l’altro autoriparante». Successivamente, negli anni 2005-2007, l’azienda inventava il portone sezionale tagliafuoco unico al mondo. «I portoni tagliafuoco Campisa aprono in verticale e non hanno ingombri laterali che impegnano costosissimi spazi spesso inesistenti. Il sollevamento di questi portoni è idraulico grazie al sistema fidelity, brevetto europeo di Campisa. Con questo sistema il portone necessita di forza idraulica per la sola apertura mentre chiude per gravità frenata; circostanza che ha ampiamente semplificato le necessità tecniche. L’apertura a settori, come per i portoni sezionali, ne permette l’installazione anche in ambienti con architrave ridotto e soffitto abbassato, tipico dei garage collettivi». •

RICERCA E SVILUPPO

Grazie alla robotizzazione e all’alto livello di prestazioni delle nostre attrezzature, applichiamo i più elevati standard di organizzazione e produttività

Campisa Srl ha sede a Palazzolo Milanese (Mi) www.campisa.it

ESPANSIONE AZIENDALE La Campisa Srl è nata nel 1972 e ha sempre operato nel settore della logistica, fornendo attrezzature per le baie di carico, cioè rampe di carico, portoni sezionali, sigillanti, cui alla fine degli anni 90 sono stati aggiunti altri prodotti complementari quali le porte rapide ed i portoni tagliafuoco. Dopo aver raggiunto i venti milioni di euro di giro d’affari precrisi, il mercato ha subito una battuta d’arresto. Attualmente è di nuovo in crescita seppur modesta. In questo contesto la Campisa Srl esporta ben il 35 per cento del suo fatturato.


Industria • Settembre 2016

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Eolico, la rinnovabile del futuro

UN MODO PIÙ ECOLOGICO DI CONCEPIRE LA PRODUZIONE ENERGETICA PERMETTE AD AZIENDE, QUALI ATB RIVA CALZONI, DI DIVERSIFICARE LA PROPRIA OFFERTA PUNTANDO SULLE ENERGIE RINNOVABILI

di Albachiara Re

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hi lavora nel campo dell’energia non può prescindere dal settore delle rinnovabili. Intuizione fondamentale per ATB Riva Calzoni che, nel 1980, s’impone da pioniere, in questo mercato, sviluppando, in collaborazione con la ditta tedesca Messerschmitt-Bölkow-Blohm, una delle prime macchine eoliche in commercio: una monopala M30 da 200 KW. Questa tecnologia viene poi ceduta alla Edison e il gruppo ATB si dedica, invece, ad altri business, come Oil & Gas e Hydro. Ma la vocazione per l’eolico non è mai stata, del tutto, abbandonata tanto che, nel 2012, l’azienda acquista il 40 per cento di share della società tedesca S&G Engineering GmbH, specializzata nella progettazione di turbine eoliche e all’avanguardia nella “operation & maintenance” di parchi eolici in Germania. Questa partnership Italia – Germania ha permesso ad ATB Riva Calzoni di sviluppare aerogeneratori di potenza inferiore ad 1 MW, i quali possono essere venduti a paesi emergenti interessati ad incrementare la propria capacità produttiva energetica. Secondo la filosofia aziendale puntare sull’eolico rappresenta sicuramente il futuro ed è il fulcro portante delle cosiddette “smart grid”. È necessario, infatti, diversificare la propria produzione energetica. Alle tradizionali fonti di energia, bisogna sempre affiancare quelle di tipo rinnovabile come il citato eolico o le biomasse o il solare fotovoltaico. Per rendere tutto questo possibile è necessaria una proficua rete d’investimenti e, soprattutto,

ATB Riva Calzoni Spa ha sede a Roncadelle (BS) - www.atbrivacalzoni.com

politiche adatte che favoriscano l’utilizzo delle energie rinnovabili. Molteplici sono i paesi che si stanno adoperando in tal senso affinché accrescano la propria capacità di autoconsumo energetico. Tra questi, nello specifico, figurano il Regno Unito, in particolare la Scozia, dove ATB Riva Calzoni ha istallato una turbina da 500 KW a cui seguirà, entro fine anno, un’altra di eguale potenza. In loco l’azienda, inoltre, sta ottenendo i permessi per costruire altre quattro macchine da 750 KW; il Brasile, nonostante il periodo di crisi, resta un mercato con potenzialità illimitate e con programmi di crescita nella produzione di energia eolica. Il governo, inoltre, è molto attento alla produzione al di sotto dei 5MW e ciò, sicuramente, incrementerà la domanda di tali macchinari. Anche l’Italia sta facendo la sua parte grazie alla legge sulle energie rinnovabili non da fotovoltaico. Nei prossimi due anni ATB Riva Calzoni sarà molto attiva sul territorio nazionale e, in collaborazione con società autoctone, sta sviluppando in Campania cinque siti da 60 KW ed un sito da 850 KW. ATB Riva Calzoni vuole essere presente in tutti quei paesi che hanno qualsiasi

tipo di esigenza di produzione energetica, venendo incontro alle richieste di ciascuno di essi. L’azienda ha un approccio molto lungimirante che la induce a sostenere che bisogna sempre adattare l’offerta alle esigenze del mercato energetico. Quindi, laddove l’alta ventosità è già stata ampiamente sfruttata, è necessario procedere all’individuazione di siti a bassa ventosità che necessitano di particolari macchine affinché tutto il potenziale sia massimamente sfruttato. In altri paesi, inoltre, ATB Riva Calzoni propone anche altri tipi di tecnologie. Basti pensare alla produzione idroelettrica, ai contenitori per il materiale radioattivo, vista la crescente domanda di dismissione degli impianti, e ai componenti a pressione per le unità di conversione dei residui di raffinazione, indispensabili date le ultime politiche ambientali che prevedono la produzione di carburanti “puliti”. L’azienda bresciana vuole presentarsi

sul mercato come leader dell’energia eolica, ma non intende essere da meno in altri settori energetici: è tra i maggiori attori mondiali nel campo del “Large Hydro” e solo nei primi otto mesi del 2016 ha acquisito circa 100 milioni di euro di nuovi ordini. Si propone, inoltre, come fornitore “chiavi in mano” del pacchetto idromeccanico ed elettromeccanico, con particolare focus sulle “small Hydro”. Una realtà di questo tipo possiede le qualità per continuare a essere, nel lungo periodo, molto competitiva, pertanto ATB Riva Calzoni prevede una crescita del 30 per cento nei prossimi 4 anni grazie a una maggiore presenza nei mercati strategici come: America Latina, Nord America, Africa ed Estremo Oriente. I recenti investimenti in Canada, Cile e Laos dimostrano come questa azienda voglia mantenere saldo il proprio ruolo di leader nel campo delle energie rinnovabili. •

I NUOVI PROGETTI DELL’AZIENDA ATB Riva Calzoni, attualmente, sta concentrando la maggior parte dei propri sforzi produttivi su una macchina da 60 KW. Si tratta di una turbina con un rotore di dimensioni elevate (28 m) rispetto alla media delle macchine esistenti, specificatamente dedicata ai siti con ventosità medio bassa. Questa nuova macchina verrà monitorata attentamente nei primi mesi di attività con lo scopo di ottimizzare le prestazioni e di rendere il più funzionale possibile il progetto iniziale. Si inizierà a monitore i parametri tecnici della turbina ed il suo effettivo funzionamento nei primi mesi del 2017.


Industria • Settembre 2016

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L’innovazione nel settore dogane e trasporti di Alessia Cotroneo

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acile dire export. Non basta puntare su un prodotto di qualità, investimenti e strategie per aggredire il mercato estero e vincere la sfida del commercio extra Unione Europea. Prima ancora occorre superare la selva di regole, documenti e burocrazia che circonda metaforicamente le dogane. E non è sempre facile. Occorrono conoscenze tecniche e personale specializzato che non tutte le aziende possono avere al proprio interno. In più, un aiuto anche sotto il profilo delle nuove tecnologie non guasta. Per rispondere a queste esigenze, sono nate negli anni imprese specializzate come la Shipping and Customs Solutions Venturini Srl, casa di spedizioni internazionali import export attiva dal 2004 nel trasporto aereo, marittimo, terrestre; operativo dogana, logistica, consulenza e formazione alle imprese. L’azienda offre servizi legati alle spedizioni da e per tutto il mondo, in particolare per Cina e Far East (Korea, Giappone, Taiwan), Indonesia, India, Russia, Medio Oriente, Nord e Sud America. Proprio le innumerevoli opportunità legate alle rotte commerciali con il Dragone, che hanno cominciato a delinearsi in maniera netta fin dai primi anni Duemila, hanno convinto Mariaester Venturini, attiva in servizi doganali fin dagli anni Settanta, ad aprire la società SCS Venturini come spin-off della Centro Spedizionieri

L’ESPERIENZA DELLA SCS VENTURINI, CASA DI SPEDIZIONI INTERNAZIONALI IMPORT EXPORT ATTIVA SOPRATTUTTO PER CINA E FAR EAST, SPECIALIZZATA IN CONSULENZA E FORMAZIONE IN MATERIA DOGANALE E DI FISCALITÀ INTERNAZIONALE

SCS Venturini ha sede a Civitanova Marche (MC) www.scsinternational.it

Doganali. Attualmente la SCS Venturini in Cina si sente un po’ come a casa, operando nel Paese da oltre dieci anni attraverso una trading con sede a Shanghai e una vasta rete di collaboratori, con una serie di servizi che vanno dallo sviluppo e gestione di rapporti commerciali nel mercato cinese ad attività di assistenza, interpretariato e controllo qualità dei prodotti e fornitori. Ma il core business della società continua a essere legato alle spedizioni da e per tutto il mondo, via mare (full container load - less container load); via aerea, sea & air (trasporto combinato mareaereo); via terra in tutta Europa (con carichi completi e parziali); cross trade (triangolazioni internazionali); trasporti via treno da e per la Cina. «Nel corso degli anni la SCS Venturini si è sviluppata coltivando la sua vocazione iniziale e distintiva rispetto alle sue concorrenti – spiega Daniele Paolini, Consigliere Delegato e Sales Manager – puntando particolarmente alla corretta gestione doganale delle spedizioni, sia a livello operativo, informatico e documentale. Mariaester Venturini, Doganalista da quarant’anni, esperta del settore spedizioni e dogane per Unioncamere Lombardia e attiva nella consulenza e formazione in materia doganale e di fiscalità internazionale per aziende e associazioni di categoria, ha ampliato la gamma dei servizi offerti con

LE OPERAZIONI DOGANALI

Sono ormai interamente telematizzate, con indubbi vantaggi in termini di tempi e costi, ma con rischi innegabili se non correttamente pianificate

RISCHI E OPPORTUNITÀ DEL NUOVO CODICE DOGANALE UE Il Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea, in vigore dal I° maggio 2016, ha introdotto modifiche sostanziali puntando sulla telematizzazione dei processi doganali. «In import, ad esempio, le aziende si possono avvantaggiare dello sdoganamento in mare “preclearing” al fine di abbattere i tempi di attesa nei porti; eventuali controlli doganali possono essere espletati direttamente presso la sede dell’azienda importatrice o un punto di logistica dedicato – spiega Daniele Paolini. In export, invece, il Nuovo Codice Doganale punta, tramite l’informatizzazione, a semplificare e velocizzare il processo doganale, soprattutto per quelle aziende che otterranno l’autorizzazione AEO, ovvero Operatore Economico Autorizzato. Tale status agevola le attività commerciali con i mercati esteri, in import e in export, e inoltre facilita la comunicazione con le autorità doganali  poiché le aziende titolari saranno riconosciute come  operatori affidabili. I principali benefici dell’autorizzazione AEO sono soprattutto nell’abbattimento dei controlli doganali, nell’ottenimento semplificato delle autorizzazioni, nel trattamento prioritario delle merci e nel mutuo riconoscimento con alcuni Paesi terzi (Stati Uniti, Giappone, Norvegia, Svizzera e Cina). Per valutare i reali benefici – conclude Paolini – la SCS Venturini offre alle aziende esportatrici un check-up doganale gratuito ed assistenza per l’attivazione delle semplificazioni previste dal Nuovo Codice Doganale dell’Unione».

la telematizzazione del processo doganale, la consulenza e l’assistenza per il mercato cinese e, più in generale, sulle tematiche dell’internazionalizzazione delle imprese». Corretta pianificazione doganale, tracking on-line delle spedizioni, operazioni doganali in export con l’innovativo Sistema Telematico Doganale Integrato, sono le caratteristiche distintive dei servizi offerti dalla SCS Venturini. «L'obiettivo di SCS è quello di sensibilizzare le aziende sulle innovazioni e le opportunità di semplificazione che l'Amministrazione Doganale

mette loro a disposizione. Grazie a continui investimenti nelle nuove tecnologie – continua Paolini – oggi la SCS Venturini, è in grado di interfacciare il proprio software doganale con il sistema informatico del cliente e offrire un servizio di sdoganamento all’export unico e innovativo, con una serie di vantaggi in termini di velocità di erogazione del servizio, sicurezza dei dati, abbattimento degli errori e dei costi, non essendo più necessario un operatore che compili manualmente la bolla doganale in export». •


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Imprese marchigiane

La ripresa della torneria automatica di precisione PUNTARE SULLA QUALITÀ E NON SULLA QUANTITÀ. SI È RIVELATA UN’ARMA VINCENTE PER LA ITALTORNITI CHE DURANTE LA CRISI HA SCELTO DI PRODURRE LOTTI DI PICCOLE E MEDIE DIMENSIONI. LA PAROLA AD ARMANDA MORICONI di Antonella Romaniello

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a debolezza della ripresa produttiva continua a pesare sull’economia del Paese, all’interno di un quadro finanziario desolante l’industria meccanica è uno dei comparti che meglio è riuscito a reggere l’impatto della lunga crisi. I dati su produzione, occupazione e soprattutto export, sembrano suggerire un favorevole sviluppo di un settore che, contrariamente a quanto si possa immaginare, si compone di un gran numero di piccole e medie imprese. E sono proprio queste a garantire le prestazioni più convincenti del comparto, con progressioni più ampie rispetto alla media del settore. L’industria meccanica è un ambiente talmente ampio e segmentato che non è infrequente vedere operare fianco a fianco industrie di grandi dimensioni e piccole realtà. Pur operando in maniera radicalmente differente per quanto attiene alle caratteristiche di business, entrambi sono accomunati dal miglioramento dell’export e dunque in grado di controbilanciare le flessioni nei consumi interni. In questo contesto positivo si inserisce la storia della Italtorniti, torneria automatica di precisione con sede a Castelfidardo, che nasce dallo spirito di iniziativa di un gruppo di dipendenti che di fronte a circostanze drammatiche e improvvise hanno scelto di fare il grande salto e di mettersi in proprio. «Abbiamo acquistato una parte di macchinari nuovi e abbiamo comprato al-

cuni torni meccanici che ancora possono essere utilizzati per certe tipologie di lavorazioni - racconta Armanda Moriconi -. Ripensando ad allora mi viene da dire che è stato come lanciarsi nel vuoto, ma in quel lancio ci abbiamo messo tutta la nostra grinta. Sapevamo che era una scelta ad alto rischio, ma avevamo dalla nostra la voglia di realizzarci e la fiducia di quelli che sarebbero diventati i nostri clienti e fornitori, unita a quella delle banche che ci hanno sostenuto nella fase iniziale» A sostegno del coraggio, anche competenza e conoscenza, la capacità di condividere gli obiettivi sfruttando al meglio le potenzialità di ognuno dei soci coinvolti nell’impresa. «Il core business erano i pezzi torniti, il nostro knowhow. Quando abbiamo dovuto scegliere la strategia da adottare, abbiamo puntato sulla qualità, mettendo da parte le quantità. Abbiamo scelto di produrre

articoli difficili, quelli che non tutti hanno voglia di fare. Questa scelta si è dimostrata vincente. Con la globalizzazione i grossi numeri sono stati spostati all’estero, scegliendo di produrre torniti di qualità e lotti di piccole e medie dimensioni siamo riusciti a schivare la crisi». Il modello nuovo di sviluppo deve quindi puntare sulla differenziazione, slegarsi dalle produzioni di servizi di consumo. «Abbiamo reagito cercando di prendere al volo nuove opportunità, maturando un adeguato know-how nella costruzione di attrezzature e nella ricerca di tecniche di lavorazione sempre più sofisticate che ci permettono di essere propositivi nei confronti delle richieste dei compratori, sempre più specifiche ed esigenti. Puntiamo a essere un’azienda orientata al cliente che offre prodotti e soluzioni in grado di aumentare la loro produttività e competitività. Collaboriamo con loro a partire dalla progettazione, concependo

soluzioni in linea con le loro esigenze». La qualità è un attributo tassativo per poter emergere sul mercato nazionale e internazionale. «Nel 2004 abbiamo ottenuto la certificazione Iso 9001 e stiamo lavorando per ottenere la Iso 14001. L’ottenimento della certificazione ci ha permesso di migliorare le prestazioni in tutti gli aspetti strategici e operativi. Un progetto di elevata qualità, realizzato con macchine di alta tecnologia, deve essere meticolosamente controllato con strumenti adeguati. A questo scopo abbiamo realizzato una sala metrologica dotata dei più sofisticati apparecchi di controllo. Siamo riusciti a fungere da capo commessa per la produzione di prodotti che richiedono lavorazioni all’esterno, come trattamenti termici e galvanici, operazioni di rettifica, montaggio di complessi. Questa diversificazione ci ha portati ad allargare la nostra clientela e a inserirci in settori differenti come l’automotive, l’oleodinamica, l’elettromeccanica, gli impianti a gas, la termoidraulica e l’illuminazione». •

IL SUCCESSO È IL FRUTTO DELLE PERSONE Armanda Moriconi parla del percorso di crescita professionale offerto ai dipendenti della Italtorniti: «La nostra strategia di business è basata sulla crescita e sull’innovazione sostenibile e i nostri dipendenti sono il nostro principale motore di innovazione. Attraiamo, motiviamo e fidelizziamo collaboratori di talento, instauriamo con loro un rapporto di fiducia e li aiutiamo a dare il massimo perché siamo convinti che il successo sia frutto delle persone. La Italtorniti non è fatta dai suoi titolari, ma è la somma delle sue risorse, un’azienda che si è strutturata e si identifica sulla forza umana che la compone». La Italtorniti ha sede a Castelfidardo (An) www.italtorniti.it


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Speciale Cersaie

Export e innovazione, investimenti per il futuro

Cultura e mercato

L’INDUSTRIA CERAMICA CONFERMA LA SUA QUALITÀ PRODUTTIVA. VITTORIO BORELLI TRACCIA UN BILANCIO DEL SETTORE, TRA PROSPETTIVE DI CRESCITA E CRITICITÀ di Francesca Druidi

IL CERSAIE SI CONFERMA TAPPA OBBLIGATA PER ARCHITETTURA, INTERIOR DESIGN, POSA E PRIVATO

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n uno scenario internazionale ancora fortemente instabile, l’industria ceramica italiana non smette di credere nelle proprie potenzialità e guarda al futuro puntando su innovazione e internazionalizzazione. Un’internazionalizzazione produttiva che, del resto, è già realtà con 16 società di diritto estero, controllate da nove gruppi ceramici italiani, capaci di generare nel 2015 un fatturato di 792 milioni di euro. Se il dato positivo è rappresentato dagli investimenti realizzati dalle imprese - 351,3 milioni di euro (+22,7 per cento sul 2014) - è importante non abbassare la guardia sulla concessione dello status di economia di mercato (Mes) alla Cina e sul nodo interno dell’energia, come spiega il numero uno di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli. Quali sono le previsioni per l’andamento del comparto delle piastrelle di ceramica? «La situazione si presenta differenziata. Per quanto riguarda il mercato italiano, registriamo segnali di ripresa ma – è bene ricordarlo – arrivano dopo sette anni di continue flessioni del mercato, dunque siamo ben lontani dai livelli pre-crisi. Le esportazioni confermano una buona intonazione, con mercati – come gli Stati Uniti in forte sviluppo – e altri, come la Russia, dove la crisi continua a essere importante. Le previsioni sul medio termine le farei di ritorno da Cersaie, dove avremo modo di incontrare visitatori da tutto il mondo». Crescono gli investimenti delle imprese dell’industria ceramica italiana. Su quali elementi nello specifico si concentrano le strategie delle aziende per inseguire la crescita? «Gli investimenti, cresciuti di circa 100 milioni di euro in soli due anni, oggi sono prossimi al 7 per cento del fatturato annuo. Si tratta di valori importanti, ai livelli massimi dall’inizio degli anni Duemila, all’interno di una serie storica che – anche nei momenti più bui – ha sempre visto le imprese continuare

Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica

a investire. La principale destinazione degli investimenti è la produzione, dove il lancio di nuovi prodotti – si registra un aumento nel numero di formati e spessori – e l’ammodernamento degli impianti rispondono alla logica di poter disporre di una dotazione impiantistica ottimale, ambientalmente all’avanguardia e in grado di rispondere alla domanda del mercato». Il fatturato del settore è prodotto in larghissima parte all’estero. Quali le prospettive a livello internazionale e i mercati più promettenti? «Sui mercati esteri viene collocato oltre l’80 per cento della produzione nazionale, a cui si devono anche aggiungere altri 700 milioni di euro di internazionalizzazione produttiva realizzata da aziende italiane. Germania, Francia e soprattutto Stati Uniti sono mercati in forte sviluppo, i cui tassi di crescita e la cui dimensione sono aspetti importanti anche in termini di volumi. Occorre però grande cautela, perché le variabili macroeconomiche potrebbero rallentare questa espansione». Perché è importante non abbassare la guardia sull’azione antidumping relativa alle importazioni cinesi? «Perché il Fair Trade – che tra l’altro è anche uno dei temi del convegno inaugurale di Cersaie 2016 – è anche un fattore di crescita sostenibile e

corretta, che premia chi ben lavora. Il dumping è una prassi commerciale scorretta che, alla lunga, porta alla marginalizzazione dei produttori locali con evidenti e pesanti ricadute sull’attività economica e sull’occupazione. Noi siamo per i mercati aperti, dove la concorrenza avvenga con le stesse regole per tutti». Un altro fattore cruciale per il settore è quello energetico. Cosa chiedete nello specifico al Governo? «Siamo un settore energivoro, le cui esportazioni portano un contributo positivo alla bilancia commerciale nell’ordine dei 4 miliardi di euro, che sconta un gap di competitività rispetto agli altri paesi produttori. Le nostre richieste guardano a un alleggerimento degli oneri impropri, come quelli sulle energie rinnovabili, per recuperare competitività». Quali sono le principali tendenze in termini di design, di prodotto, di confronto con l’architettura e l’edilizia? «La realizzazione di ceramica ad effetto legni e pietre per i pavimenti, così come le superfici strutturate e le grafiche per i rivestimenti si confermano tra le tendenze di questa edizione di Cersaie. A queste si aggiungono anche le grandi lastre, da destinarsi sia per le facciate esterne che per i luoghi del non residenziale. Il tutto declinato nel segno della sostenibilità, frutto di tecnologie all’avanguardia in fabbrica e di materiali certificati presentati al mercato». •

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a 34esima edizione di Cersaie, in programma dal 26 al 30 settembre a Bologna, è già un successo ancor prima di aprire i battenti. Il Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno ha già fatto registrare il sold out. «Tutti i 156mila metri quadrati di superficie espositiva disponibile sono stati occupati - ha sottolineato Emilio Mussini, presidente della Commissione attività promozionali e fiere di Confindustria Ceramica -. È un traguardo non da poco, per diverse ragioni, tra le quali l’averlo raggiunto a 3 mesi dall’apertura della manifestazione. Una dimostrazione dell’interesse che si manifesta per Cersaie da parte di espositori italiani ed esteri, provenienti dai cinque continenti». Sono 16 i padiglioni dedicati al comparto della ceramica e 4 al variegato mondo dell’arredobagno, pronti a mostrare i trend e le più innovative proposte della produzione italiana ed estera. Riconfermate l’universalità dei produttori di parquet in legno naturale e la qualificata partecipazione delle industrie del marmo; per il terzo anno consecutivo, sono inoltre esposte nel padiglione 22 le soluzioni che affiancano la ceramica e sono destinate al rivestimento delle superfici orizzontali e verticali. L’internazionalità - con una componente estera in crescita nel 2015 e 170 nazioni rappresentate nei visitatori


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Industria • Settembre 2016

Il fascino delle ceramiche italiane UN PRODOTTO ARTISTICO FINITO DEVE CATTURARE LO SGUARDO DI CHI LO OSSERVA GRAZIE ALLA BELLEZZA DEI COLORI, DEI DISEGNI E DEI DECORI. LA PAROLA ALL’ARCHITETTO BRUNO SINISCALCHI

- e la capacità di costruire rapporti con il sistema della distribuzione di tutto il mondo costituiscono i punti di forza della fiera, che identifica il perfetto luogo di incontro e di interazione per chi è interessato non solo all’aspetto commerciale ma anche alla conoscenza e all’innovazione in riferimento alla ceramica e non solo. Per questo, la manifestazione si arricchisce di format, contenuti e iniziative rivolti al consumatori finali e naturalmente agli addetti ai lavori e agli operatori delle costruzioni, dell’interior design e della posa: la galleria dell’architettura, la città della posa ospitata nell’area 49, l’agorà dei media, dove si terranno rispettivamente i convegni con i grandi architetti, i work in progress relativi all’impiego dei materiali, l’evento ‘Cersaie disegna la tua casa’. La novità del 2016 si chiama i “cafè della stampa”, conversazioni - dislocate su tre padiglioni - tra i direttori delle principali testate di interior design ed esponenti di primo piano dell’architettura e del design contemporaneo. È il porto il protagonista di Cer-sail Italian style concept, l’ampia mostra collettiva (1.500 mq nel padiglione 30) tesa a presentare nuovi modelli volti alla riqualificazione e valorizzazione delle aree portuali nel nostro Paese sia nella parte turistica che in quella commerciale, con prodotti e aziende che esemplificano il meglio del made in Italy in diversi settori: dalla moda alle ceramiche, dall’arredamento alle superfici, dall’attrezzatura sportiva all’arredo bagno fino al food, ai cosmetici e al tessile. Non mancano i nomi prestigiosi. Molto attesa è “10 on 10: Ten Fosters and Ten others”, la lezione del pluripremiato architetto e designer britannico Norman Foster, premio Pritzker 1999. Nella conversazione con lo storico dell’architettura Francesco Dal Co (in programma martedì 27 settembre presso il Palazzo dei congressi di BolognaFiere), Foster si concentrerà sui dieci progetti, suoi e di altri architetti, che lo hanno maggiormente influenzato nel corso della

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l mondo della ceramica è uno tra i tanti mondi di cose belle; la continuità storica dei prodotti e una diffusione geografica tanto estesa sono l’effetto di un fascino discreto e imperioso che da sempre viene richiesto e apprezzato». È con queste parole che l’architetto Bruno Siniscalchi presenta un prodotto, la ceramica appunto, ormai considerato uno dei capisaldi della tradizione italiana. Lo stesso Siniscalchi, titolare della società Ceramiche Il Pavone, conosce bene l’arte della lavorazione della ceramica, sapere tramandatogli dal padre, fondatore dell’attività, il signor Antonio Prugno. «Quando io e i miei fratelli siamo subentrati nella gestione dell’impresa – commenta l’architetto – abbiamo deciso di continuare il percorso d’ascesa intrapreso da nostro padre per raggiungere la massima qualità e il massimo valore dei prodotti. Ci avvaliamo della tradizione e dell’esperienza dei ceramisti che nel corso degli anni hanno continuato la loro opera, esaltando luminosità e colori dei prodotti attraverso ricette che contraddistinguono e caratterizzano la nostra produzione». Dunque articoli unici e preziosi, quelli realizzati a Il Pavone, che vanno da pavimenti a rivestimenti, da pannelli artistici a oggetti d’arredamento, tutti immancabilmente decorati a mano con le tecniche antiche di una volta. «Lo stile prevalente dei nostri manufatti – continua Siniscalchi – è

sua straordinaria carriera. Insignito da sua maestà britannica del titolo di lord, Norman Foster è famoso per molte opere, tra cui il restauro del Reichstag a Berlino, il municipio di Londra e la metropolitana di Bilbao. I suoi lavori più recenti includono il Millenium Bridge di Londra, l’Hearst Tower di New York, l’aeroporto internazionale di Pechino,e il campus 2 della Apple a Cupertino. Recente è la costituzione della Norman Foster Foundation, che promuove la ricerca per aiutare una nuova generazione di architetti, progettisti e urbanisti ad anticipare il futuro. Il primo progetto della fondazione è stato presentato all’ultima Biennale di architettura di Venezia: si tratta del prototipo in scala reale di un aeroporto per droni in laterizio con l’obiettivo di creare, entro il 2030, un network di droneport per effettuare consegne di medicinali e generi di primissima necessità in remote località dei paesi in via di sviluppo. Mercoledì 28 settembre parlerà l’architetto e docente paraguaiano Solano Benítez, fondatore dell'associazione professionale “Gabinete de arquitectura” e premiato con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia di Alejandro Aravena quale miglior partecipante alla 15esima Mostra internazionale di Architettura Reporting from the Front, grazie a un innovativo sistema costruttivo in laterizio e cemento a bassissimo impatto tecnologico. Nello stesso giorno, Manuel Aires Mateus, fondatore con il fratello Francisco dell’omonimo studio di architettura di Lisbona, è il protagonista della conferenza “L’architettura di Aires Mateus” per il ciclo “Costruire abitare pensare”. All’interno dello stesso filone, l’incontro con il designer, ricercatore e architetto Ugo La Pietra è uno degli appuntamenti di punta con il mondo dei giovani. Sul palco gli studenti degli istituti superiori provenienti da tutta l’Emilia Romagna sono chiamati a interagire direttamente con l’artista nella “lezione alla rovescia”.

Ceramiche Il Pavone Srl ha sede a Castel San

quello del celebre 700 Napoletano, la luce è quella dei colori mediterranei, e l’estrema bellezza del prodotto finale è dovuta anche e soprattutto all’atmosfera di familiarità e piena collaborazione che si respira all’interno della nostra impresa. Oggi come ai tempi di nostro padre, la produzione de Il Pavone è rivolta tanto al mercato italiano – a cui destiniamo circa l’80 per cento delle ceramiche – quanto ai Paesi esteri. In particolare, vantiamo clienti importanti e fidati in Arabia Saudita, Kuwait, Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Australia». Obiettivo centrale dell’azienda salernitana è, infine, quello di porsi come una realtà d’avanguardia per personale formato e appassionato e per impianti del ciclo produttivo, e capace per scelta, gusto e tecnica di salvaguardare quel tesoro di immenso fascino che uno dei Paesi più belli e ricchi di spunti artistici gli ha donato in natura. Oggi Ceramiche Il Pavone rappresenta un punto di riferimento per l’intero comparto della ceramica.

• Francesca Druidi

Giorgio (Sa) - www.ilpavone.it

• Emanuela Caruso

80% È LA QUOTA DI MERCATO INTERNA DI CERAMICHE IL PAVONE CHE È PERÒ PRESENTE ANCHE IN ARABIA SAUDITA, KUWAIT, STATI UNITI, GIAPPONE, GERMANIA, FRANCIA E AUSTRALIA


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Speciale Cersaie

Architettura e design, la nuova frontiera romana di Albachiara Re

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a Forme e Colori Srl è un’azienda romana che si occupa di vendita nel settore architettura e design d’interni. Nasce nel gennaio del 2015 grazie all’iniziativa dell’imprenditore Mario Rizzo che, a seguito di precedenti esperienze sempre in questo settore, decide di mettere a disposizione la propria competenza per consolidare e far crescere questa nuova realtà. L’attività rappresenta il proseguo di un percorso iniziato anni prima e vuole, nel tempo, configurarsi come un’azienda leader da tenere ben presente nell’ambiente romano e nazionale. Visto il breve periodo di attività, la Forme e Colori punta sul proprio impegno quotidiano e sulle proprie peculiarità: l’offerta di un servizio di consulenza personalizzato – cosa non sempre rintracciabile in altri punti vendita –per poter emergere in un mercato altamente concorrenziale. Questa politica aziendale è ben esposta dalla sales manager, responsabile gestionale, Pamela Buonviso che afferma: «Forme e Colori è disponibile ad ascoltare qualsiasi tipo di richiesta. Vogliamo soddisfare il cliente che ha esigenze abbastanza generiche, come la ristrutturazione della propria casa, ma siamo presenti anche per chi ha bisogni più precisi e dettagliati. Spesso, questa clientela non viene ascoltata e la nostra azienda vuole essere di supporto, altresì, in questo tipo di situazioni. Mettiamo a disposizione la nostra rete di contatti, la nostra professionalità e, semplicemente, il nostro know how per gestire qualsiasi tipo di richiesta». Ciò rappresenta il punto di forza di questa realtà, infatti, la manager prosegue affermando: «Pensiamo sia

NEL CUORE DELLA CAPITALE, SORGE UNA NUOVISSIMA AZIENDA CHE PUNTA AL SUCCESSO NEL CAMPO DELLA CONSULENZA DI VENDITA NEL SETTORE DELL’ARCHITETTURA E DEL DESIGN. LA SALES MANAGER PAMELA BUONVISO CI SPIEGA COME piano di sviluppo commerciale che permetterà di certo di concretizzare un futuro obiettivo entro fine 2016. In questi pochi mesi di attività la Forme e Colori è stata in grado di avere un andamento sempre positivo. Pamela Buonviso, in merito, commenta così: «Non c’è crisi o difficoltà che tenga quando tutto l’organico di un’azienda ha un obiettivo comune. Un trend positivo necessita di essere alimentato da un forte senso di responsabilità che non deve, però, esaurirsi alla dimensione personale. Lavorare in un’azienda significa far parte di un sistema che, per funzionare, ha bisogno di dinamismo e non di staticità. Non esiste la mansione specifica, ma esiste una costante collaborazione per raggiungere risultati e conseguire successi».• Forme e Colori ha sede a Roma www.formeecolorisrl.it

questo il nostro asso nella manica. Offriamo un servizio completo a trecentosessanta gradi purché sia in linea con i tempi e le richieste del cliente. Siamo un’azienda commerciale e vogliamo gestirla come tale e non come un’azienda industriale orientata unicamente all’analisi delle entrate e delle uscite. Il cliente è per noi al primo posto e intendiamo tenere ben saldo questo principio, come insegna la storia del nostro leader Mario Rizzo». La clientela dell’azienda romana è di tipo medio-alto ed è alla ricerca di un ambiente che possa comprendere al massimo la propria richiesta e, come tale,

realizzarla. Le commissioni di questo tipo, da parte dei privati, hanno rappresentato una risorsa importante per il successo della Forme e Colori: «Siamo una neonata realtà, ma abbiamo alle spalle una storia importante. La nostra clientela ci ha sempre seguito in tutte le nostre avventure imprenditoriali e ci ha sostenuto ed aiutato durante il periodo di crisi. Abbiamo vissuto questa situazione quando ancora non eravamo la Forme e Colori, ma quando ci occupavamo di quella che è stata, per anni, la prima azienda del settore per livello di fatturato. Abbiamo dovuto affrontare gravose situazioni precedenti causate da un andamento negativo del mercato ma, fortunatamente, i privati hanno sempre continuato a credere in noi e senza questo supporto, sicuramente, questa nuova e vivace attività non esisterebbe» spiega Buonviso. La Forme e Colori si sta espandendo anche all’estero, dapprima curando la ristrutturazione di appartamenti di clienti di vecchia data che, pur essendosi trasferiti fuori dall’Italia, hanno preferito non rivolgersi ad aziende in loco e, adesso, allargando il proprio bacino di utenza. Creare una rete duratura di contatti in paesi stranieri è da annoverare tra gli obiettivi futuri, ma in questo momento l’azienda preferisce agire più nel breve periodo: innanzitutto strutturando in maniera definitiva l’intero impianto aziendale e, in seguito, elaborando un

UN IMPORTANTE BACKGROUND Nel 1983 ha fondato la Ceramiche Appia Nuova, diventata in breve tempo uno dei maggiori distributori di ceramiche del Lazio raggiungendo un fatturato di 57 milioni di euro e dando occupazione a 180 dipendenti. Nel 2001 acquisisce Le superfici e Materia, due storiche realtà commerciali specializzate nella distribuzione di materiali per la ristrutturazione, la rifinitura e l’arredamento della casa. Ha promosso sul territorio laziale la diffusione di una delle più importanti riviste nazionali di architettura, Progetti, con l’obiettivo di valorizzare nuove esperienze e percorsi di eccellenza nel settore. Oggi ha concentrato il suo impegno nella crescita dell’azienda Forme e Colori attraverso l’attività di una piccola holding che comprende diverse società operanti nel settore immobiliare, della distribuzione e della logistica.


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Ceramica

Un nuovo modello di distribuzione evoluta di Sara Corno

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e si osserva l’espressione rilassata e dormiente dell’angelo laudante, meglio conosciuto in tutto il mondo come l’angelo di Bolzano, emerge fin da subito l’universo valoriale di un’azienda che, pur essendo leader in Italia nell’arte ceramica e nel regalo di qualità, è rimasta fedele al taglio familiare delle sue origini. “Innovare nella tradizione”, questa la formula con cui Thun sintetizza la sua vision, significa raccogliere il testimone da chi la fondò e portarne avanti l’autentica passione per oggetti unici e in grado di trasmettere gioia e calore a chi li riceve. Nel 1950, in Alto Adige, iniziava l’avventura imprenditoriale del Conte Otmar e della Contessa Lene Thun i quali, uniti da un grande amore per la ceramica, aprirono un piccolo laboratorio di modellazione al piano terra di Castel Klebenstein, la residenza nobiliare di famiglia. Nel 1978 è stato il ventitreenne secondogenito Peter Thun ad assumere le redini dell’azienda, che nel frattempo ha cambiato sede ed è cresciuta sia in termini di fatturato che nel numero dei dipendenti. Ripercorriamo con l’amministratore delegato Paolo Denti le tappe fondamentali che hanno portato l’azienda ad essere la realtà di oggi, apprezzata da numerosissimi fan, al punto da fondare nel 1998 un Thun Club, e ad ottenere prestigiosi riconoscimenti, come il premio “Imprenditore dell’anno”, assegnato da Ernst&Young per la categoria Com-

THUN, PRESTIGIOSA REALTÀ DEL SETTORE CERAMICA, CAMBIA STRATEGIA. L’AMMINISTRATORE DELEGATO PAOLO DENTI: «COSÌ OTTIMIZZIAMO LA CUSTOMER EXPERIENCE»

munication in quanto “grazie al perfetto connubio fra la tradizione e una grande attenzione all’evolversi del gusto e della moda, da oltre 50 anni Thun crea un’ampia gamma di articoli inconfondibili che danno vita all’universo Thun”. Com’è evoluto il modello produttivo di Thun negli ultimi decenni? «La nostra azienda è diventata nel tempo un punto di riferimento di livello internazionale per la ceramica, facendo registrare nel 2015 un fatturato di 82 milioni di euro ed evidenziando già per il 2016, un sell out in crescita. I nostri articoli sono presenti sugli scaffali di oltre 1170 punti vendita europei, di cui 330 monomarca, gestiti a livello centrale o da imprenditori, a cui si aggiungono due flagshipstore situati a Bolzano e a Mantova. I valori in cui crediamo sono ancora quelli che storicamente ci caratterizzano: qualità, creatività, rispetto della tradizione e attenzione ai dettagli. Ogni pezzo, ideato e disegnato a mano, oggi come allora nei laboratori creativi di Bolzano, vuole trasmettere calore e sensazioni positive». Quali sono le tipologie di ceramiche più apprezzate dal mercato?

«La gamma di articoli che realizziamo è molto ampia e spazia da accessori e complementi di arredo per la cucina, la sala e il bagno, alle bomboniere e agli articoli decorativi per le festività di Pasqua e Natale. Per rimanere al passo con il gusto e le nuove necessità della nostra clientela, abbiamo sviluppato anche un nuovo stile per la casa, più essenziale ed elegante, che si sposa molto bene con gli ambienti moderni e minimalisti. Ai più tradizionalisti proponiamo invece uno stile classico, rappresentato dalla linea Country». Oltre all’universo casa, in cui siete un brand riconosciuto a livello internazionale, state ora realizzando proposte per nuovi settori? «Abbiamo affiancato al tradizionale settore casa due nuovi mondi, quello della donna e del bambino: in una fase iniziale sono arrivate proposte di giochi, accessori e arredi per la cameretta dei più piccoli, in seguito integrate da una linea di accessori tessili e di abbigliamento. In contemporanea, abbiamo lanciato una linea di bijoux femminili, che ha riscosso fin da subito un grande successo, motivo per cui abbiamo deciso di ampliare il nostro assortimento di proposte al femminile, affiancando

DISTRIBUZIONE EVOLUTA

Siamo partiti quest’anno con 100 punti vendita, tra diretti e franchising. Nel 2017 puntiamo a raddoppiarli alle linee gioielli i foulard in seta, le borse in pelle e tessuto, i piccoli accessori quali portafogli, penne e portachiavi coordinati. Ultime novità, ricche di soddisfazioni: la nuova linea Everyday che abbraccia più mondi e propone idee regalo a prezzi convenienti e l'inserimento del segmento funzionale casa che arricchisce il mondo decorativo, da sempre parte del nostro DNA». In questo momento di estrema competitività del mercato, su cosa si focalizzano le vostre energie? «La strategia sui cui abbiamo deciso di puntare è la graduale adozione di un modello di distribuzione evoluta:


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Industria • Settembre 2016

THUN, DATE ED EVENTI DA RICORDARE Negli ultimi anni, Thun ha dimostrato una grande attenzione ai propri clienti più affezionati, organizzando una serie di eventi di successo: nel 2010, l’azienda celebra i suoi primi 60 anni di attività con una grande festa nella prestigiosa sede di Castel Thun, antico maniero in Val di Non. Del 2012 sono invece i Thun Days, tre grandi eventi organizzati a Taormina, Roma e Bolzano con i fan più appassionati, mentre l’anno successivo si festeggia il 15° anno di vita del Club con una serie di eventi nei punti vendita.

ciò comporterà una trasformazione epocale della nostra azienda, che da produttore diventerà un vero e proprio retailer. Space allocation, velocità di riassortimento, minimizzazione delle rotture di stock, controllo delle leve di marketing e trasferimento della cultura retailer a tutti i punti vendita sono alcuni dei possibili vantaggi della nuova riorganizzazione aziendale». Qual è l’obiettivo che vi ponete con questo “cambio di pelle”? «Sicuramente in cima alla lista delle nostre priorità di medio-lungo periodo c’è la valorizzazione della relazione con il cliente e la massimizzazione del sell out, a cui si accompagnerà un progressivo aumento della redditività dei singoli

punti vendita. A conferma dell’importanza strategica di questo rinnovamento nasce, all’interno dell’area commerciale, la nuova direzione retail, che avrà la responsabilità di coordinare la distribuzione evoluta». Quali tempistiche prevedete per la realizzazione di un progetto così ambizioso? «Siamo partiti quest’anno, con il raggiungimento della gestione evoluta di oltre 100 punti vendita diretti e franchising: nel 2017 puntiamo a raddoppiare, con una proiezione di crescita del +100 per cento e un peso ponderato sul fatturato che mira a superare il 55 per cento, rispetto ad un 2016 in cui la previsione è di chiudere al 30 per cento. Il nostro progetto scaturisce sia da un oculato piano di acquisizioni di nuove location gestite direttamente, sia dall’adesione dei partner franchisee, ai quali offriamo la nostra gestione diretta del prodotto, il training sul punto vendita e l’accesso al pacchetto di servizi dedi-

Paolo Denti, amministratore delegato di Thun. L’azienda ha sede a Bolzano www.thun.it

cato al cliente». Come prevedete cambierà la customer experience? «La relazione con il cliente e il suo grado di soddisfazione durante l’acquisto devono essere la priorità di tutti gli attori coinvolti nel processo distributivo: il consumatore potrà così vivere un’esperienza unica, memorabile e ripetibile a prescindere dal canale scelto per l’acquisto di una creazione Thun. Al franchisee daremo la possibilità di concentrarsi al 100 per cento sull’attività di vendita, facendoci carico del controllo del processo di sell in; tutti gli aspetti gestionali e organizzativi saranno dunque responsabilità dell’azienda, dagli approvvigionamenti alle rotazioni, insieme al supporto marketing e ai programmi formativi». Cosa implica concretamente questo nuovo modello distributivo? «Con l’ottimizzazione dei ruoli e di alcune sovrapposizioni, il modello distributivo sarà molto più efficiente. Il franchising non sarà affatto abolito. Continueranno ad esistere corner Thun e negozi multimarca, da sempre parti fondamentali del nostro vissuto e del nostro business: ad essi saranno però affiancate realtà a gestione evoluta, che rafforzeranno il modello di servizio e il percepito di una gamma prodotti di qualità, caratterizzata da un alto tasso di novità e in grado di rispondere alle aspettative di un mercato in continua evoluzione». Quanti punti vendita avete aperto nell’ultimo anno? «Nel 2016, sul territorio nazionale, abbiamo inaugurato 50 nuovi negozi Thun, di cui 40 a gestione diretta. Questo testimonia il fortissimo credo aziendale nel modello di business adottato, nonché la volontà di crescere e di non perdere opportunità importantissime: fra i nostri new opening più strategici ci sono via Cola di Rienzo a Roma e via Garibaldi a Torino, spesso visitati da volti noti dello spettacolo». Come cambia il rapporto fra l’azienda e gli imprenditori? «Al di là delle fisiologiche trasformazioni organizzative, quello con l’imprenditore si conferma un rapporto privilegiato, che evolve nella direzione di un legame sempre più forte fondato sulla rispettiva focalizzazione dei ruoli». La vostra azienda dimostra da sempre un grande impegno nel sociale, soprattutto dal 2006, quando il presidente Peter Thun crea la Fondazione Contessa Lene Thun onlus, in ricordo della madre appena scomparsa. In quali progetti siete impegnati? «Il motto della Contessa Lene Thun

NOVITÀ

Al tradizionale settore Casa abbiamo affiancato il mondo Donna e Bimbo e lanciato la nuova linea Everyday

era “donare gioia a se stessi e agli altri”. La nostra Fondazione nasce in questo spirito e si propone di aiutare chi soffre o chi si trova in condizioni di disagio attraverso la ceramicoterapia, ovvero la modellazione ceramica quale strumento di terapia ricreativa. A partire dal 2014, abbiamo deciso di dedicarci ai bambini malati e ricoverati attraverso il progetto “Fondazione Lene Thun negli Ospedali”: abbiamo dunque messo a disposizione laboratori permanenti di modellazione ceramica all’interno dei reparti di Pediatria e Onco-ematologia pediatrica di 15 strutture sanitarie di eccellenza fra cui il Policlinico Gemelli e il Bambin Gesù di Roma, la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, il San Gerardo di Monza, l’Ospedale Microcitemico di Cagliari, e ancora gli ospedali di Catania, Cosenza, Merano, Bolzano, Bergamo e Pescara». In che modo la modellazione dell’argilla risulta terapeutica? «La lavorazione dell’argilla agisce in due modi sui bambini: da un lato, regala un’immediata sensazione di benessere, piacevolezza e divertimento; dall’altro permette, attraverso la creazione di forme bi e tridimensionali, di dare voce alla propria sfera emotiva, attenuando la sofferenza interiore, creando i presupposti per ricevere sostegno psicologico e per sviluppare autostima e socializzazione. La manipolazione dell’argilla diventa dunque una mediazione non verbale, soprattutto per i bambini che hanno più difficoltà ad esprimere la loro emotività». •


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Edilizia ed ecosostenibilità

Il lusso italiano è di casa

di Alessia Cotroneo

LUXURY WINDOWS ITALIA, PRESENTE IN 13 NAZIONI, CON SEDE A ROMA E DUBAI, IN POCO PIÙ DI DIECI ANNI HA CONQUISTATO IL MERCATO INTERNAZIONALE DI SERRAMENTI, SCALE, PORTE, ARREDAMENTO E PAVIMENTI PER DIMORE DA SOGNO

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entre i numeri dei nuovi fabbricati continuano a scendere e le ristrutturazioni tengono a galla a stento il mercato, chi ha puntato sul luxury e ha guardato all’estero sembra essere immune dal contagio negativo generale. Certo, la via da seguire è ancora una volta andata e ritorno, con biglietto dall’Italia verso le mete dei nuovi ricchi del mondo e il rimpatrio sempre nell’aria. Questa stessa via ha imboccato più di dieci anni fa Giuseppe Pancione, direttore marketing e fondatore di Luxury Windows Italia, azienda che si occupa dal 2002 di export di prodotti di lusso per alcuni settori dell’edilizia, in particolare serramenti, scale, porte, arredamento e pavimenti. «Il mercato interno della classe media per l’edilizia nazionale ormai non c’è

Luxury Windows Italia ha sede a Roma - www.luxurywindowsitalia.it

più – sottolinea – le aziende edili che sono riuscite a diversificare il prodotto per il mercato luxury e a trovare un canale per l’export sono riuscite a sopravvivere, le altre le stiamo vedendo tutti i giorni fallire. Noi abbiamo puntato sempre sul lusso e siamo stati premiati, ma quando tutti facevano numeri da capogiro pensavano che fossi pazzo a investire su una nicchia». Oggi la Luxury Windows Italia è un network presente in 13 nazioni, con una sede centrale a Roma inaugurata nel 2014 in cui lavorano 13 professionisti, un ufficio a Dubai e produzioni locali per il mercato di Tunisia, Emirati Arabi Uniti e India, mentre le lavorazioni d’eccellenza continuano a essere prodotte negli stabilimenti italiani diffusi da Milano a Palermo. Ma

la sua nascita è legata al sogno di un viaggiatore. «Viaggiando per passione – racconta Giuseppe Pancione – mi ero accorto che la cura dei dettagli e il design italiano sono unici, anni luce avanti rispetto ai migliori prodotti sul mercato mondiale, in particolare nell’edilizia, per design esclusivo ma soprattutto per la qualità maniacale che solo in aziende che hanno appreso generazione dopo generazione riesci a trovare. La storia non si compra, l’esperienza si può fare solo sul campo. Da questa considerazione è nata la Luxury Windows Italia e oggi riceviamo quasi tutte le settimane nella nostra sede romana delegazioni da ogni parte del mondo (a giugno distributori brasiliani e tunisini, a luglio da Israele, Emirati Arabi e India) e partecipiamo a eventi all’estero: la

Fiera Windows Doors and Facade di Dubai a settembre; in Ucraina con la Camera di commercio a ottobre; in Iran e il Big Five Dubai a novembre, giusto per elencare gli appuntamenti internazionali dei prossimi mesi». Ma il sogno, per ogni viaggiatore italiano, è sempre quello di ritornare a casa. Perché le “sirene” della Città Eterna non si stancano mai di ammaliare. «Sembrava quasi un controsenso esportare ovunque e non vendere in Italia – ammette Pancione – ma in due anni, grazie ai soci Andrea Fontana e Sascha Orazi, siamo riusciti a entrare nel mercato del lusso nazionale. Adesso contiamo di portare la percentuale di fatturato italiano al 40 per cento nel 2017». Il punto di forza dell’azienda è il servizio custom-made che integra sapienza artigianale con le migliori tecnologie per offrire una risposta unica agli architetti che vogliono essere liberi di proiettare la propria creatività su qualunque elemento all’interno e all’esterno di un ambiente: infissi, porte, portoni, arredi, scale, tende, finestre, porte da garage, pavimentazioni, pareti, sistemi di illuminazione e molto altro, che siano in legno, bronzo, alluminio, acciaio, tessuti, vetri o verniciature speciali. «Anni fa ci si rivolgeva a tante aziende. Oggi il network è il futuro – continua Pancione – e i progetti da mille e una notte che seguiamo parlano da soli. Nell’ultimo anno abbiamo realizzato un palazzo con la Soprintendenza al centro di Roma, un negozio a Piazza di Spagna, una sala consiliare in provincia di Salerno, un Teatro in provincia di Roma, un super attico storico a Trastevere e un loft in via Margutta. E abbiamo appena consegnato due ville a Tel Aviv, un hotel in Algeria e una lussuosissima casa a Mumbai». •

LA PAZIENZA E LA PERFEZIONE ALL’ORIGINE DEI PROGETTI Ci sono progetti, nelle creazioni per l’edilizia di lusso, che sulla carta sembrano impossibili? Sì, come in tutte le cose, ma il segreto sta nell’approccio professionale e paziente. Perché il lusso richiede tempi lunghi e perfezione maniacale, come spiega il patron di Luxury Windows Italia Giuseppe Pancione: «Quando ci inviano i progetti, in particolare i progettisti italiani, sembra sempre una tragedia per la difficoltà di passare dalla carta al

cantiere ed è per questo che molti colleghi non rispondono nemmeno. Noi li invitiamo in sede con una stampa sul tavolo cartacea, perché la teoria del progettista si deve coniugare con il tecnicismo e trovare la migliore soluzione tra la tecnica e l’estetica. Abbiamo il 100 per cento di chiusure ordini importanti perché offriamo con gli uffici tecnici di ogni settore una professionalità che affascina e convince».


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Industria • Settembre 2016

Edilizia e Rifiuti, giardinaggio, nuove prospettive investire per crescere UN'AZIENDA FRIULANA CHE ESPORTA IL SUO KNOW-HOW TECNICO NEI CANTIERI DI TUTTO IL MONDO. CE NE PARLA IL TITOLARE GINO ERMACORA

GIANCARLO TOMELINI SULLE POLITICHE ECOSOSTENIBILI, ANCORA TROPPO CHIUSE “IN COMPARTIMENTI STAGNI”. «SONO OTTIMISTA MA È NECESSARIA UNA MAGGIORE COOPERAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO»

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ltre tredici anni di esperienza nell'edilizia e nel giardinaggio, uniti a una professionalità che li ha resi un punto di riferimento per il commercio e il noleggio di attrezzatura edile, ricambi, minuteria, vendita, taglio muro, carotaggio, locazione ed assistenza gru sia in Italia che all'estero. Così Ediltecnica Snc, azienda di Claudio e Roberto Ermacora situata a Tarcento, in provincia di Udine, ha visto aumentare le richieste di forniture da parte del suo mercato di riferimento. Gino Ermacora, che attualmente ne è il titolare, ha puntato a soddisfare la propria clientela con una vasta gamma di prodotti e servizi. «La nostra azienda – spiega- fornisce da sempre una completa assistenza tecnica post-vendita e noleggio, garantendo un continuo aggiornamento per quel che concerne gli accessori, le attrezzature, le minuterie per l'edilizia e il giardinaggio. Nello specifico, vendiamo gru automontanti, casseforme per l'edilizia, ponteggi, gruppi elettrogeni, torri faro, piastre vibranti, costipatori, segatrici a banco, idropulitrici, aghi vibranti, compressori, taglia-piega ferri e staffatrici automatiche, e noleggiamo casseri a progetto». Anche nell'ambito del giardinaggio, Ediltecnica si conferma all'avanguardia, offrendo ad una clientela esigente «motoseghe di ogni portata, rasaerba per ogni giardino, tagliasiepi, biotrituratori, decespugliatori, trattorini, motocoltivatori, motozappe e robot tagliaerba dedicati a tutti i target di acquirenti», continua Erma-

cora. Il settore delle macchine agricole risulta un interessante bacino non solo in ambito professionale ma anche in quello più amatoriale, considerato il numero di appassionati in forte crescita. «Si tratta di una vasta fascia di hobbisti che, nel week-end e nel tempo libero, si dedicano alla cura del giardino, desiderando un prodotto affidabile ma allo stesso tempo non troppo difficile da utilizzare, in linea con le caratteristiche del terreno in cui verrà utilizzato», dichiara Ermacora. L'investimento di Ediltecnica su un personale particolarmente qualificato ha permesso all'azienda friulana di dedicarsi all'assistenza delle gru per grandi imprese in cantieri di grandi dimensioni sparsi in tutto il mondo: dal Brasile al Marocco passando per l'Etiopia, la Nigeria, l'Uganda e l'India. «Grazie ad un solido background nel settore edile, non è raro che mettiamo a disposizione il nostro know-how tecnico nel montaggio e nello smontaggio di gru a torre e nel montaggio di casserratura speciale e impianti», conclude il titolare di Ediltecnica. • Sara Corno

adozione di politiche ecosostenibili, inquadrate in un contesto di robusta riduzione dei rifiuti da avviare in discarica, non può muoversi chiusa in compartimenti stagni, pena il mancato raggiungimento degli obiettivi comuni. L’introduzione e la sperimentazione del sistema di raccolta differenziata altro non è che il lato visibile di una filiera che, alle sue spalle, conta sul lavoro di numerose aziende private, le quali pur adottando la nobilissima filosofia del riciclo come principio aziendale sono costrette però a fine mese a far quadrare i bilanci in un settore che sconta oggi scarsa omogeneità e regolamentazione. «È un campo dalle grandi potenzialità ma a cui serve una migliore coordinazione». A fare il punto sul cosiddetto mercato del riciclo che conta oggi in Italia numerose aziende private è l’amministratore delegato di Lamafer, Giancarlo Tomelini. L’azienda operante a Bolzano è specializzata nel trasporto e nello stoccaggio di rifiuti speciali, rottami ferrosi e metallici occupandosi, inoltre, della commercializzazione dei materiali riciclati. E sta qui il nervo scoperto per le aziende che, come in una sorta di tritacarne, si trovano a fare i conti da un lato con le pubbliche amministrazioni e dall’altro con le regole di mercato. «Se potessi indicare la via da intraprendere per ottenere benefici ma soprattutto

Ediltecnica Snc ha sede a Tarcento (Ud) www.ediltecnicasnc.it

Lamafer ha sede a Bolzano - www.lamafer.com

risultati concreti, direi che ci si dovrebbe muovere verso una maggiore concertazione di azioni tra il settore pubblico e il privato. La raccolta differenziata non può esaurirsi con la sistemazione delle campane per la raccolta separata dei rifiuti ma deve comprendere anche il controllo e la gestione dei processi successivi. Attualmente si attribuisce poca importanza alla fase finale del processo». La domanda da porsi è: i materiali riciclati faticano a trovare spazi nei canali industriali? La risposta è purtroppo affermativa. «La questione – chiarisce ancora l’ad di Lamafer – è di duplice natura. Da un lato, esiste una grande quantità di materiale che non può essere avviata al riciclo e come tale è necessario smaltire in discarica; dall’altra sono pesanti le oscillazioni di mercato che determinano spesso fasi di stasi nella commercializzazione dei materiali riciclati». La politica ambientalista deve avere, insomma, una sua sostenibilità economica, altrimenti il rischio è quello di continuare ad acquistare merce fabbricata con materiale “vergine” e mandare in discarica il riciclato mancando il risultato proprio al rush finale. «Io sono ottimista – conclude Tomelini –, ma è necessaria una spinta di gruppo, delle istituzioni e dei privati per riuscire a trovare soluzioni condivise e capaci di fare la differenza».• Luana Costa


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Speciale innovazione

Figure high-skilled per l’industria 4.0

di Francesca Druidi

LA FONDAZIONE ITS MAKER REALIZZA L’INTEGRAZIONE FRA FILIERA FORMATIVA E FILIERA PRODUTTIVA PLASMANDO PROFILI TECNICI ALTAMENTE SPECIALIZZATI. UN ESEMPIO DI FORMAZIONE IN COSTANTE DIALOGO CON IL TESSUTO INDUSTRIALE, COME SOTTOLINEA IL PRESIDENTE AMPELIO CORRADO VENTURA

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alorizzare la cultura tecnica, tecnologica e scientifica nell’ottica di accrescere, qualificare e innovare le competenze tecnico-professionali. È l’obiettivo che muove un progetto formativo come Fondazione Its Maker, Istituto tecnico superiore per la meccanica, la meccatronica, la motoristica e il packaging che propone in EmiliaRomagna un’ampia scelta di corsi post-diploma, di durata biennale, in stretta relazione con l’esigenza espressa dai comparti più strategici del territorio ma anche con i trend di sviluppo dell’industria globale. Come orientarsi nell’offerta formativa dei 5 corsi proposti da Its Maker? «I corsi Its Maker sono un’alternativa all’università e non semplici percorsi professionali. Se una laurea triennale ha un taglio teorico-scientifico, la formazione è qui tecnicopratica. Ai corsi sono ammessi, previo superamento di una prova di selezione, coloro che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore. Terminato il ciclo biennale, si ottiene il diploma di Tecnico superiore valido a livello nazionale, che consente l’accesso ai concorsi pubblici e all’università. L’offerta formativa per il biennio

Ampelio Corrado Ventura, presidente Fondazione ITS Maker

2016-2018 (2000 ore) è strutturata in 5 percorsi formativi nelle diverse sedi: a Bologna “Tecnico superiore per l’automazione e il packaging”, a Reggio Emilia “Tecnico superiore in sistemi meccatronici; a Modena due percorsi di “Tecnico superiore in progettazione meccanica e materiali” e “Tecnico Superiore in motori endotermici, ibridi ed elettrici” a Fornovo del Taro (PR) “Tecnico superiore per i materiali compositi e l'additive manufacturing”». Quali gli bocchi professionali? «I diplomati guardano ad aziende produttrici nel settore dell’automazione, del packaging, della meccanica, della meccatronica, del settore mo-

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

In questa nuova fabbrica, l’uomo avrà i compiti di controllo e correzione dei parametri di produzione e apporto creativo. Il lavoratore senza competenze non ha più ragion d’essere torsport e automotive, dove possono trovare impiego in diverse aree: dall’ufficio tecnico all’ufficio documentazione, dal montaggio al collaudo, dalla logistica all’assicurazione qualità, dalla messa a punto di progetti prototipali in area R&D all’assistenza tecnica post-vendita fino al collaudo dei software di controllo». Qual è la percentuale di assorbimento da parte del mercato degli studenti dei vostri corsi? «L’occupabilità, a oggi, è molto alta: i diplomati totali di Its Maker dal 2013 al 2015 sono stati 192, di cui occupati a un anno dal diploma 180 - pari al 93 per cento - e dei 99 diplomati a luglio 2016 circa 48 hanno già trovato un’occupazione». Come descriverebbe l’approccio didattico praticato dall’Istituto? E con quali vantaggi sulla formazione degli studenti? «Oltre un terzo del monte ore docenza è affidato a imprese socie o partner, che mettono a disposizione esperti e-o il setting aziendale, le dotazioni tecnologiche, la documenta-

zione tecnica. Alcuni moduli sono svolti interamente da personale aziendale presso la sede Its o in azienda. Le restanti docenze sono affidate a consulenti del mondo del lavoro. Ogni percorso della Fondazione prevede la realizzazione di formazione outdoor (16 ore), con esperienze di team building e orienteering. Sono previste co-docenze per i moduli tecnici specialistici fondamentali. Gli insegnamenti effettuati da personale delle aziende o direttamente presso le stesse, oltre ad essere molto apprezzate dagli studenti, sono molto efficaci perché orientate al saper fare e al saper realizzare». La Fondazione conta tra i soci fondatori imprese, istituzioni, centri ricerca, università. Come si traduce questo network di rapporti sull’organizzazione della didattica, sul legame tra formazione e mondo del lavoro? «Questo è l’aspetto centrale dell’esperienza di Its Maker. I risultati ottenuti sono il frutto della sinergia con la quale stanno lavorando


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Industria • Settembre 2016

tutti i soci della Fondazione. Le aziende innanzitutto. Il loro ruolo è quello di individuare ed esprimere quelli che sono i bisogni di competenze: i nostri percorsi formativi nascono per soddisfarli. Con i tecnici delle aziende costruiamo di conseguenza il percorso formativo e le skill necessarie; una parte della formazione (circa 800 ore) viene svolta in tirocinio didattico all’interno delle imprese, buona parte delle docenze è svolta da personale che proviene dalle nostre aziende socie e, infine, sono queste stesse realtà che assumono i nostri ragazzi una volta diplomati. Le scuole e i centri di formazione svolgono il ruolo della didattica: i nostri docenti sono selezionati e la struttura dei percorsi è stabilita con il supporto professionale di questi attori. Alle Università e ai centri di ricerca chiediamo il futuro, indicandoci le competenze di cui le aziende avranno bisogno. Abbiamo costituito, infatti, un tavolo di lavoro (Tavolo di foresight), coordinato dalla Fondazione e composto da rappresentanti delle Università, dei centri di ricerca e delle aziende socie della Fondazione, con il compito di individuare quelle competenze innovative che, generate da cambiamenti tecnologici e culturali in continua evoluzione, portano inevitabilmente alla definizione di nuovi apprendimenti e nuovi saperi». Quali competenze, sia specifiche che trasversali, sono richieste sul mercato? «Le aziende segnalano la necessità di figure “high skilled” in grado di accompagnare le traiettorie di innovazione e sviluppo dei prodotti e dei processi produttivi. Its Maker intende perseguire l’obiettivo di costruire competenze che vadano oltre la specializzazione territoriale e siano in grado di intercettare i trend dello sviluppo tecnologico globale attraverso la facilitazione delle con-

nessioni tra formazione, ricerca e trasferimento tecnologico per supportare le imprese partner dei progetti nell’adozione di sistemi di produzione basati su alte prestazioni, personalizzazione, attenzione all’ambiente, efficienza energetica, potenziale umano e creazione di conoscenza, utilizzo di produzione Ict based e di tecnologie innovative, nonché applicazione di metodi e processi per una produzione sostenibile. Accanto a una solida preparazione tecnica, non si tralasciano le cosiddette competenze trasversali o soft come capacità di diagnosi, relazione, problem solving, decisione, comunicazione, organizzazione del lavoro, gestione del tempo, adattamento a diversi ambienti culturali, gestione dello stress, attitudine al lavoro di gruppo, spirito di iniziativa, flessibilità e visione d’insieme». Quali gli obiettivi e gli sviluppi futuri per la vostra attività formativa? «Al fine di potenziare e innalzare il livello qualitativo dell’offerta formativa, dobbiamo confrontarci con le sfide del futuro. Dobbiamo capire quali sono le competenze di cui le nostre aziende avranno bisogno. La sfida con la quale oggi ci dobbiamo confrontare è la quarta rivoluzione industriale. Le conseguenze sul mondo del lavoro sono molte. Cambiano le mansioni, gli orari, i luoghi di lavoro e le competenze del lavoratore. In questa nuova fabbrica, l’uomo avrà i compiti essenziali di controllo e correzione dei parametri di produzione, oltre che l’apporto creativo. Di conseguenza, il lavoratore senza competenze e senza istruzione non ha più ragion d’essere. La conoscenza avanzata dei sistemi informativi, la capacità di analisi in tempo reale di big-data e il sapersi muovere celermente tra sistemi ciber-fisici saranno la base per gli operai dei futuro». •

Migliorare la scuola ISMEDA GROUP HA PREPARATO 3200 INSEGNANTI A SUPERARE I CONCORSI MIUR E HA COLLABORATO CON CENTINAIA DI SCUOLE PER RENDERE EFFICACE L’OFFERTA FORMATIVA SUL TERRITORIO

L’

eccellenza dei risultati riconosciuta a livello nazionale deriva dalla professionalità con cui ideiamo e realizziamo i nostri progetti. Così parla Franco Lomaglio, amministratore di Ismeda Group, realtà nata nel 1982 per la formazione e la consulenza manageriale e organizzativa, la cui esperienza si è arricchita nell’incontro con il complesso mondo scolastico. «Lavoriamo in sinergia con le scuole per la formazione e la consulenza, ascoltiamo i bisogni di sviluppo e rinnovamento che vengono dalla società. L’attento e severo lavoro di monitoraggio in itinere e finale ci aiuta a riflettere per migliorare e ripartire con l’occhio attento ai mutamenti sociali, economici e politici, all’innovazione tecnologica in una dimensione di confronto con le esperienze internazionali nel campo della pedagogia e didattica». Da qui nasce la nostra Piattaforma elearning “Minerva” che permette ai do-

centi di formarsi a distanza, comodamente da casa propria. Traguardi resi possibili grazie a un team di esperti integrato di accademici, dirigenti scolastici e docenti, tutti animati dall’intento di trasmettere ai giovani il meglio del nostro patrimonio culturale e artistico, di formarli come cittadini e futuri lavoratori. «Riteniamo – conclude Lomaglio - che in questa prospettiva il ruolo dei futuri dirigenti sia fondamentale: perciò abbiamo preparato una proposta formativa per il prossimo Concorso DS 2016». •Emanuela Caruso

Ismeda Group ha sede a Roma www.ismeda.it - ismeda@ismeda.it


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Speciale innovazione

In principio fu l’innovazione di Renato Ferretti

L’AVVOCATO DOMENICO DE SIMONE RIFLETTE SUL RUOLO DEL BREVETTO, COME CERTIFICAZIONE SOSTANZIALE, OLTRE CHE DI PROTEZIONE DEL PATRIMONIO INTELLETTUALE. MA SOPRATTUTTO COME CONTROLLATO STRUMENTO DI COMUNICAZIONE NECESSARIA

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orse è un modo di vivere o sopravvivere, come ci dice la recente storia economica. Ecco forse in questo consiste l’innovazione». Domenico De Simone, avvocato che si dedica dal 1972 esclusivamente alla proprietà intellettuale, affronta uno dei grandi temi che affliggono l’industria non solo italiana. Sì, perché il brevetto, inteso come strumento non solo di protezione di un’idea “vantaggiosa”, ma come certificazione del suo effettivo vantaggio, anche sul piano internazionale, è ancora visto da tanti come un’esposizione a un rischio. «Di innovazione si fa un gran parlare – dice De Simone – per questo è necessario sgombrare il campo. Conosciamo il principio del trade, nel quale è “innovazione” tutto quello che i consumatori premiano pagando un valore aggiunto nel prezzo, ma non vogliamo parlare di ciò che consente di alzare un prezzo sull’unità di prodotto. Non siamo tutti convinti che per esercitare traino, spinta tecnologica, arricchimento trasversale, per essere accreditabile e quindi per creare competitività, l’idea

Lo studio dell’avvocato De Simone si trova a Roma - www.desimonepartners.com

dovrebbe essere più qualificata? E beninteso rispetto al mercato estero. Per esserlo occorre adottare gli stessi standard del mercato internazionale, nel quale le innovazioni non qualificate restano a fare notizia da quotidiano mentre le innovazioni che contano si leggono nei fatti, in termini di presenze e prevalenze di mercato». Ma cosa significa qualificata? De Simone passa a definire meglio questa attribuzione che ritiene così importante. «Qualificata significa unica, vuol dire prodotta da imprese dotate di personale organizzato per riuscirci. Quindi è escluso che tutte le imprese possano fare innovazione qualificata, tanto più che questo non toglie che qualsiasi impresa può finanziare una ricerca, condividerne costi e risultati, prenderne licenze, avere rapporti diretti con l’innovazione qualificata e farla entrare nel proprio mondo economico oppure, secondo le proprie caratteristiche e il proprio settore, può avere successo anche senza. Diverso è se chi può non la fa. Infatti, tra gli elementi che definiscono un’innovazione c’è anche la sua circolazione, perché è una risorsa da usare, un tesoro cui attingere. Il Senato Veneziano del XV secolo creò la prima legge brevetti del mondo spazzando via la logica del segreto e sostituendola con il principio che l’innovazione è premiata se comunicata. Invece, proprio in Italia, oggi si è tornati alla cultura del segreto, dell’idea nascosta. E i brevetti sono visti dalle imprese come un odioso strumento repressivo. A mio avviso è indispensabile prendere e dare maggiore coscienza della nostra inventiva nazionale, conoscere quello che fanno tutte le nostre imprese, utilizzare i documenti brevettali della “concorrenza” come documenti dell’arte, educarsi a coglierne le valenze suggestive e propulsive: da una parte è necessario accettare che è una forma consentita di distruzione creativa e dall’altra che è conoscenza e può es-

I VANTAGGI DELLA COMUNICAZIONE L’avvocato Domenico De Simone si sofferma su alcuni aspetti che ruotano intorno alla scelta di rendere fruibile un’innovazione da parte dell’impresa. «Bisogna partire dal presupposto che la creatività – spiega De Simone – non è patrimonio esclusivo di poche persone geniali ma di un’indeterminata collettività in continuo rinnovo e da coltivare. Un’azienda, poi, deve saper confrontarsi con i meriti concorrenziali altrui all’interno del nostro paese e regolarsi per coesistere o per spingersi avanti per superarli: in questo modo si alza il livello della competizione sana e di conseguenza lo standard-paese verso il resto del mondo. In altre parole, se le imprese italiane entrassero in un regime di comunicazione necessaria, si darebbero l’un l’altra una chance migliore sul mercato globale. Anche per questo sarebbe necessario promuovere il trasferimento dei migliori risultati delle ricerche scientifiche e tecnologiche al mondo della produzione. Inoltre, l’innovazione serve da leva per incrementare l’attenzione verso i propri prodotti e un brevetto migliora le credenziali di un’azienda riguardo alla sua credibilità, creando migliori possibilità di finanziamento».

sere trasformata in valore nostro». Per l’avvocato, il cui studio si trova a Roma, non c’è niente di più efficace di un brevetto per consentire la condivisione senza perdita di proprietà e controllo. «La comunicazione dell’innovazione tramite brevetto ha numerose valenze. Il brevetto crea regimi di protezione giuridica equa in caso di controversie tra imprese di diverse possibilità, aiuta a sviluppare cultura tra operatori inclusi ambiente forense, giudici, istituzioni di presidio nazionale e, in un certo senso, si fa innovazione proprio tramite il brevetto cioè

utilizzando la proprietà come condizione formatrice di progresso e non come passiva “occupatrice” economica e infine come condizione preconcorrenziale. Comunicare la propria idea innovativa permette di dare e ricevere aiuto quando la fantasia supera i limiti del mercato, crea valori durevoli e, con i professionisti del campo, si facilita anche una presa di coscienza per quanti sono al limite dell’innovazione e non se ne rendono conto. Insomma se l’innovazione è fondamentale, la sua comunicazione non è solo sociale ma vitale». •

CIRCOLAZIONE DELL’IDEA

È tra gli elementi che definiscono un’innovazione, perché in questo modo diventa una risorsa, un tesoro cui attingere


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Obiettivi di successo nelle comunicazioni LE AZIENDE VIVONO INEFFICIENZE ORGANIZZATIVE: MANCANZA DI OBIETTIVI DEFINITI IN MANIERA PRECISA, SCARSA CONSAPEVOLEZZA DELLE MODALITÀ OPERATIVE. LE RISPOSTE DI OMAR BORGATTI ED EMANUELE BRUGNONI PER ELABORARE LE STRATEGIE DI GESTIONE AZIENDALE IN AMBITO ICT

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pesso ci si concentra sulla vendita delle soluzioni/prodotti senza avere definito target e obiettivi. Nello scenario attuale, come deve essere organizzata internamente un’azienda efficiente? Ne parliamo con Omar Borgatti, di Compu-net, ed Emanuele Brugnoni, di Ebs Informatica, da anni imprenditori del settore Ict. La crisi ha profondamente modificato l’atteggiamento dei clienti e le loro aspettative traducendosi nel-

COACHING L’approccio “coaching” consiste nell’ascoltare il cliente e farlo ragionare così da prendere coscienza delle proprie potenzialità. «È il cliente che reinventa l’azienda - spiega Omar Borgatti -. Di importanza vitale sono le 7 fasi sul cliente: scoprire dove si trova, definire dove vuole arrivare, scegliere le risorse di cui vi è necessità, individuare le motivazioni, rimuovere gli ostacoli e i limiti, decidere le azioni da compiere, seguirlo durante il percorso».

Omar Borgatti, amministratore di Compu-net, ed Emanuele Brugnoni, amministratore di Ebs Informatica Srl www.compu-net.it - www.ebsinformatica.it

l’adozione di un nuovo approccio aziendale. Per Compu-net e Ebs, l’era dei software presenti in azienda, le soluzioni informatiche “gestionali” sul fronte Bpm (Business Process Management) complete di Crm e di comunicazioni analogiche o Voip adottate non risultano più essere sufficienti. Le nuove sfide sono una partita fra il “marketing strategico automatizzato” e una vera coscienza del “branding”. Imprenditori e manager si sono trovati ad un bivio, quale lo scenario? EMANUELE BRUGNONI: «Le difficoltà hanno pervaso in modo globale. Lo scenario è equiparabile alle stagioni. I prossimi 5 anni saranno di primavera, sarà la crescita legata al “branding” aziendale. I periodi si accorciano ma gli imprenditori che hanno utilizzato l’inverno per organizzare e preparare l’automazione aziendale sono pronti alle nuove sfide marketing». Quali le opportunità presenti nella nuova primavera? OMAR BORGATTI: «Innanzitutto non ci si deve concentrare sull’obiettivo commerciale, altrimenti non si è presi per sinceri. I servizi/prodotti sono in continua evoluzione. L’84

PROGRESSO

L’evoluzione ci ha portato a integrazioni Ict sempre efficienti. Ciò ci ha permesso di fornire soluzioni semplici ed efficaci per cento delle persone compra valutando l’opinione di altri. Le necessità e i commenti dei clienti sono fondamentali. La soluzione è ciò che spinge il cliente a comprare. Si deve continuare ad inviare valore trasmettendo contenuti e approfondimenti, chi si muove in questi termini ottiene forti vendite e la fidelizzazione». Come ci si deve muovere nella nuova primavera? E. B.: «Il mercato è una competizione con sé stessi, non serve essere primi ma arrivare superando i propri schemi e le limitazioni. Ora la nostra proposta di soluzioni, che supera gli aspetti storici Ict, verte sui seguenti aspetti: aumentare le sinergie interne, lavorare in ma-

di Carlo Gherardini niera più precisa ed efficiente sui progetti, usare le più efficienti modalità di gestione delle attività lavorative con la formazione dei responsabili, continuare a pianificare nuovi corsi di formazione. In maniera innovativa abbiamo portato questi aspetti nelle ultime versioni delle nostre soluzioni: GeCo lo strumento di gestione dei processi aziendali, VoiceOne lo strumento per la gestione delle comunicazioni». Quali le situazioni che vi hanno condotto a maturare questa strategia? O. B.: «Abbiamo iniziato lavorando come programmatori software poi abbiamo iniziato a rivendere la soluzione gestionale di Passepartout, fino a raggiungere la certificazione. Ma oltre a rivendere un programma abbiamo studiato e realizzato soluzioni su misura e necessarie alle esigenze operative del cliente. L’evoluzione ci ha portato a integrazioni Ict sempre efficienti. Questo percorso, con una continua ricerca, ci ha permesso di realizzare soluzioni importanti come GeCo e VoiceOne e di entrare in distribuzione riconosciuti da vendor internazionali». Marketing e branding, come sono da rivedere ed evolvere? E. B.: «Le attuali tecnologie, presenti nelle nostre soluzioni software, ci permettono di gestire gli automatismi di processo. È possibile disegnare le azioni (mail, messaggi, comunicazioni, documenti, attività) che il sistema compie in automatico sulla base di un processo commerciale, ciò evita che il 65 per cento dei clienti vengano persi dopo la vendita per indifferenza, mancata fidelizzazione. Queste soluzioni non solo abbattono l’integrazione tecnologica software ma pure quella di gestione dei flussi, andando ben oltre le possibilità dei CRM, in quanto automatizzate. Questo abbattimento delle trasversalità aziendali è da coniugare con l’aumento della percezione del marchio tramite promozioni. Viene riscritto il ruolo del brand aziendale, che svolge internamente un legame fra persone, prodotto e marca, liberando dalla possibile distonia fra verbale e visivo. Ciò porta l’azienda ad avere dei risultati misurabili». •


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Consulenza

Come curare il proprio patrimonio

di Renato Ferretti

IL RUOLO DEL CONSULENTE FINANZIARIO NELL’ATTUALE CONTESTO IN PERENNE MOVIMENTO E SEMPRE PIÙ IN BILICO DEL MERCATO. L’ANALISI DI ANTONELLA LAMBRI, CHE SPIEGA LE MUTATE CONDIZIONI E I NUOVI BISOGNI DI RISPARMIATORI E IMPRENDITORI

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ccorre sempre fare nuove cose per crescere, innovarsi, per essere leader in un settore e soprattutto pensare come mantenere questa posizione nei prossimi anni, pensare a quali condizioni di mercato cambieranno. Questo è lo scenario in cui si trovano molti imprenditori. Ma la stessa dinamicità oggi è richiesta anche agli investitori privati, o al semplice risparmiatore che deve curare il proprio patrimonio. Una capacità ben altro che scontata, che richiede competenze specifiche e grande esperienza. Insomma, tutte le qualità che si richiedono a un consulente finanziario. «Si parte dall’ascolto del cliente, dalla comprensione dei suoi bisogni per poi arrivare all’aiuto concreto, verso la soluzione ad hoc». Antonella Lambri, private banker parmense di una delle più importanti reti di consulenza finanziaria, riassume così il suo delicato lavoro. «I cambiamenti di contesto – dice Lambri – fanno sì che gli italiani, notoriamente un popolo di risparmiatori, da diversi anni abbiano dei redditi molto meno stabili e molto meno ricchi che in passato, nonostante vantino ancora un patrimonio. Dunque, il mio lavoro si carica di una responsabilità sociale molto forte: il primo obiettivo è aiutare i miei clienti a sfruttare al meglio il proprio patrimonio complessivo per avere quei redditi necessari a garantire lo stile di vita cui sono abituati e che vogliono mantenere per il futuro». Cosa significa essere oggi consulenti patrimoniali? «I clienti private hanno bisogni ed esigenze sempre più articolate e strutturate. Tante volte mi è capitato di sentire parlare di immobili di investimento, che non rendono più come una volta, le tasse sono aumentate tanto, e gli inquilini non pagano più gli affitti. Lo stesso vale per gli imprenditori, che spesso non sanno bene come sviluppare la loro azienda in un mercato sempre di-

Antonella Lambri nel suo ufficio a Fidenza

verso, in un’Italia che è stata tanto a lungo in crisi. Ecco, questi sono solo esempi di quanti bisogni complessi questa fascia di clientela può avere: una volta erano perfettamente in grado di gestirli singolarmente e separatamente, mentre ora il mondo è sempre più interconnesso, i rischi dell’investimento immobiliare, imprenditoriale e artistico sono sempre più correlati fra loro e quindi richiedono soluzioni integrate. Questi clienti, proprio perché sono consapevoli di aver bisogni complessi, sono quelli che più di ogni altro possono attribuire valore alla capacità del loro interlocutore di affrontare

l’insieme delle loro esigenze in maniera integrata e connessa». In che modo si colloca la sua figura? «Mi propongo come un attore del mercato che, con competenza, professionalità e grazie alla mia vicinanza e conoscenza del cliente, individua bisogni e cerca soluzioni. In altre parole la consulenza finanziaria diventa una consulenza patrimoniale globale. Nei prossimi anni il bisogno chiave non sarà più solo quello di sfruttare al meglio il proprio patrimonio finanziario, ma anche quello di rivedere l'allocazione strategica di tutto il loro patrimo-

nio. Per anni una parte importante di questo è stata investita in immobili o è stata utilizzata per alimentare imprese familiari anche molto piccole che hanno contribuito al reddito. Ma oggi si fa molta più fatica a portare i risultati cui si era abituati. Essere consulenti patrimoniali significa sapere consigliare il cliente sulla totalità del patrimonio rimanendo accanto ai clienti, alle loro famiglie, a tutti i membri del nucleo allargato. Vuol dire portare la nostra professionalità, l'informazione, e con questo tranquillizzarli e fargli prendere decisioni più razionali, perché la conoscenza

CAMBIANO LE REGOLE

Per il risparmiatore sono “caduti alcuni dei”, l’investimento immobiliare e quello in titoli di stato. La pressione fiscale sugli immobili ha raggiunto il 2,5 per cento


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I MEGA TREND

Sono le dinamiche che influenzano lo sviluppo dell’umanità nel corso di decenni. Alcuni di questi trend sono la sfida ambientale, i farmaci generici, la digital communication, la sicurezza

aiuta a dissipare il panico di chi non ha il quadro generale. Significa anche essere vicini a chi non è mio cliente, ai clienti di una parte del sistema bancario che oggi sono sicuramente più angosciati. Significa avere un approccio che permette di far emergere tutte le esigenze, anche quelle non strettamente legate al patrimonio finanziario». Quindi, quali competenze sono necessarie? «Oltre a contare su mie competenze personali, dobbiamo sapere prendere sempre di più dalle competenze dell'azienda che rappresento. Ma anche dalle competenze delle reti di partner costruite appositamente per affrontare tanti temi che un tempo il cliente si poteva permettere di tenere separati ma che oggi occorre invece affrontare in maniera integrata: patrimonio immobiliare, patrimonio d'impresa, fiscalità, successioni. Inoltre occorre essere anche interconnessi perché il modo di comunicare sta cambiando e occorre quindi adeguarsi per sfruttare le potenzialità della tecnologia. Questo ci permetterà di essere molto più efficienti nella comunicazione e più efficaci facendo meno fatica nella burocra-

PROFESSIONISTA O IMPRENDITORE? Per Antonella Lambri, nel promotore finanziario dovrebbero convivere due figure, quella del professionista e quella dell’imprenditore. «Perché è fondamentale – dice Lambri – che questa persona possieda conoscenze in vari settori: dalla finanza al fisco e all’economia. E al tempo stesso lavori costruendo rapporti fondati su fiducia e trasparenza. Nel mio caso, ho iniziato come professionista, però adesso mi sento più vicina a una figura imprenditoriale, con tutto ciò che questo comporta in termini di organizzazione del tempo, creazione di un team di lavoro, pianificazione di obiettivi di crescita. E nella realizzazione di tutte le strategie possibili per affinare le nostre capacità di diventare esperti di pianificazione familiare e rimanere protagonisti della consulenza. Infatti non si può mai dare nulla per scontato nel rapporto con i clienti. Ogni visita deve essere una riconferma della fiducia reciproca: piccole mosse fatte ogni giorno, per creare grandi cambiamenti. A questo proposito Warren Buffett dà un grande insegnamento: “Occorrono vent’anni per costruire una reputazione, mentre bastano cinque minuti per rovinarla”».

zia quotidiana». Come descriverebbe la lunga crisi che l’Occidente sta ancora attraversando? «Intanto crisi è una parola greca che vuol dire cambiamento. È un momento che separa un modo di essere da un altro e pertanto, essendo una fase, non può durare nel tempo. Inoltre, le crisi sono necessarie come momento di evoluzione, di selezione. Dalla crisi si esce più forti di prima, trasformando quelle che per alcuni sono minacce, in opportunità. Anche in questo periodo, caratterizzato da abbondanza di informazioni sulla disoccupazione giovanile, sulla mancanza di prospettive in Italia, in realtà tanti giovani italiani stanno riscontrando successo con le loro invenzioni. Sono giovani innovatori che, in campi diversi, stanno dimostrando che guardare avanti è ancora possibile: c’è chi ha creato la prima scuola on line italiana, chi un frigorifero che funziona senza energia elettrica, chi binari che producono energia al passaggio del treno. Del resto penso che la crisi sia anche un atteggiamento mentale: oggi va di moda il disfattismo, la preoccupazione. Ma proviamo a contrapporvi il pensiero positivo». Pensando in positivo, se oggi dovesse puntare su un settore in ascesa, a quali mercati guarderebbe? «Questo è un argomento interessante, perché rimanda a un concetto molto importante nell’investimento: la diversificazione e la flessibilità. Faccio esempi concreti molto semplici. Nel 2008 abbiamo avuto la crisi finanziaria determinata dal fallimento del Lehman Brothers. La gara del miglior rendimento è stata vinta dal bund tedesco decennale, con un ritorno positivo del 14 per cento. In quello stesso anno il risultato peggiore l’ha ottenuto l’investi-

tore che ha puntato sull’azionario cinese: meno 60 per cento – quindi il gap fra i due estremi è di ben 75 punti. Nell’anno successivo, 2009, la Cina è sul podio con una performance di più 90 per cento, mentre il bund tedesco è migliorato di un risicato 0,3 per cento. L’oro è risultato campione nel 2010 con il 38 per cento di rendimento, che ha replicato nel 2011, ma poi nel 2013 è stata il peggior asset, con una perdita del 31 per cento. Questi esempi ci dimostrano come un importante ma valido asset allocation debba tenere conto anche del giusto timing di entrata nei vari mercati: mai comprare in borsa ai rendimenti passati. Se vogliamo individuare un investimento ideale oggi, direi che non parliamo più di zone geografiche – Asia, Europa o Stati Uniti –, bensì di trend di temi vincenti nel mondo di oggi e di domani. I mega trend sono dinamiche che influenzano lo sviluppo dell’umanità nel corso di decenni. Alcuni di questi trend sono destinati a cambiare il mondo, con un impatto significativo sul nostro futuro e su quello delle generazioni che seguiranno. Alcuni di questi trend sono la sfida ambientale, i farmaci generici, la digital communication, la sicurezza – basti pensare a quanto è importante questo tema nella vita di tutti i giorni: sicurezza nelle abitazioni, in ufficio, sui mezzi di trasporto, sicurezza informatica». Chi è oggi l’investitore ideale? «Il mio investitore è la famiglia, con tutti i suoi componenti nelle loro diverse esigenze e nelle varie fasi della vita. Per questo incontrare clienti che svolgono diverse attività e appartengono a tante fasce di età è stimolante per me e mi permette di ricercare soluzioni sempre nuove. L’importante è che questo cliente riconosca il valore aggiunto che posso dargli. Che senta il bisogno di essere seguito da un esperto di pianificazione finanziaria e familiare, sullo stesso piano del commercialista di fiducia, dell’avvocato, del notaio. Questo bisogno è diventato più urgente oggi, perché sono venute meno certezze che un tempo accompagnavano l’investitore. Mi piace parlare di caduta degli dèi». Quali sono gli dèi caduti? «Investimento immobiliare e investimento in titoli di stato. La pressione fiscale italiana sugli immobili ha raggiunto il 2,5 per cento, la più alta in Europa. Per quanto riguarda l’obbligazionario, lo stesso Warren Buffett ci ricorda che “Nel mercato obbligazionario siamo passati da un rendimento senza rischio a un rischio senza rendimento”». •


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Consulenza

Sicurezza alimentare e imprese responsabili LA SICUREZZA ALIMENTARE È LA PREMESSA PER UN RAPPORTO DI FIDUCIA TRA CONSUMATORI E IMPRESE. A QUESTO SCOPO SONO FONDAMENTALI CONSULENZA E SERVIZI QUALIFICATI, DESTINATI SOPRATTUTTO ALLE PMI. DAVIDE E FRANCESCA CARLONI SOTTOLINEANO L’IMPORTANZA DI UNA CULTURA ALIMENTARE CONDIVISA TRA CONSUMATORI E IMPRESE

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ormative cogenti e consumatori sempre più attenti e consapevoli dell’importanza di un’alimentazione sicura pongono alle imprese alimentari la necessità di adottare procedure igieniche e controlli di processo atti a garantire la sicurezza alimentare». L’azienda Reintegra, nata nel 1997 contestualmente all’entrata in vigore delle norme sulla sicurezza alimentare, da 20 anni si occupa di sicurezza e qualità degli alimenti ed ha raggiunto oltre duemila aziende operanti prevalentemente in Romagna. «Garantire la sicurezza alimentare significa gestire e controllare tutto il percorso che va dall’acquisto delle materie prime, fino alla trasformazione, trasporto, conservazione, somministrazione e distribuzione/vendita degli alimenti» sottolineano il presidente e il direttore della società Davide e Francesca Carloni. Qual è la vision che sta dietro all’azienda? DAVIDE CARLONI: «Ogni consumatore cerca prodotti alimentari sicuri e di buona qualità. Purtroppo questa ricerca avviene in modo confuso e contraddittorio, sovente condizionata da disinfor-

Davide Carloni, presidente della Reintegra di Forlì - www.reintegra.it

COMUNICAZIONE AMBIGUA

Ogni consumatore cerca prodotti alimentari sicuri e di buona qualità. Purtroppo questa ricerca avviene in modo confuso e contraddittorio mazione e pubblicità ambigua, quando non “ingannevole”. C’è ancora oggi, dopo 20 anni di normative, un problema di credibilità tra consumatori e sistema delle imprese. Agevolare l’incontro tra aziende e consumatori agendo sui due versanti è il compito che Reintegra si è prefissata. In primo luogo, fornendo alle imprese competenze per produrre in sicurezza e comunicare la loro operatività e impegno per la tutela della salute dei consumatori che acquistano i propri prodotti e servizi. Ciò significa che le imprese devono attivare Sistemi di Autocontrollo ed impiegare tecnologie, com-

petenze tecniche e Sistemi di gestione (HACCP) adeguati, comunicando in modo appropriato questo investimento ai propri clienti». Quale genere di servizi è capace di offrire l’azienda? FRANCESCA CARLONI: «L’intera famiglia è impegnata a dare continuità ad un progetto di servizio alle imprese alimentari, fornendo una gamma di consulenze e servizi di alto livello, indispensabili per supportare le Piccole Medie Imprese del settore alimentare nel controllo di processo secondo le normative vigenti ed i sistemi di certificazione volontari. Reintegra ha strutturato il proprio impegno nella realizzazione di questo progetto, organizzando le risorse, gli strumenti e le competenze necessarie, scegliendo volutamente un ambito territoriale specifico (la Romagna, patria del Wellness) ed un target preciso (Piccole Medie Imprese Alimentari - Strutture socio sanitarie e socio-assistenziali e Grande Distribuzione Organizzata) sul quale investire, assicurando anche una prossimità alle imprese operanti sul territorio per intervenire, ove necessario, con la massima tempestività. Lo spettro delle competenze professionali interne è costituito da laureati in

di Luana Costa Scienza e Tecnologia alimentari, Psicologia del lavoro, Ingegneri e tecnici di Igiene Ambientale, cui si aggiungono collaboratori o società esterne con competenze specialistiche per i servizi, di medicina del lavoro, analisi cliniche ed alimentari e consulenza ambientale». Quali servizi specifici sono disponibili nelle varie aree di intervento? FRANCESCA CARLONI: «I servizi sono articolati nelle aree: Sicurezza Alimentare - Igiene Ambientale – rischio e prevenzione Legionellosi - Sicurezza sul Lavoro - Formazione. Tutti quelli citati sono fronti rilevanti anche sotto il profilo della responsabilità penale degli amministratori. Sulle Direzioni aziendali grava l’obbligo non delegabile di effettuare: la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs.81/08 – l’analisi dei rischi igienicosanitari di tipo alimentare (HACCP, Etichettatura) - l’obbligo di valutare il rischio legionellosi, un’adeguata formazione del personale. Questi adempimenti sono anche elementi specifici del Modello organizzativo aziendale con rilevanza civile e penale per imprese ed amministratori (dlgs 231/2001 e s.m)». •

UN PO’ DI NUMERI L’organico di Reintegra è costituito da personale stabile, per garantire un futuro all’azienda e solidi interlocutori alle imprese; è composto da dieci persone impegnate nei settori Consulenza Alimentare Igiene Ambientale – Legionella e Sicurezza sul lavoro. La sede aziendale può contare su 300 metri quadri suddivisi tra uffici, sala formazione e magazzino. Il parco macchine è composto da otto automezzi, di cui due attrezzati per i servizi di Igiene Ambientale. L’azienda è dotata inoltre di un punto di raccolta analisi per campioni e tamponi per il ritiro da parte dei laboratori convenzionati. Il target di riferimento è costituito da: PMI di produzione alimentare, assistenziale sociale (Case di riposo e similari “comunità”), ristorazione collettiva e GDO (Grande Distribuzione Organizzata).


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Il farmaceutico, un'eccellenza italiana di Thomas Lamarca

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empre più di frequente viene messo in evidenza il problema relativo alla crisi delle imprese che non riescono a risollevarsi, unito al problema riguardante le emigrazioni di giovani italiani capaci, costretti ad allontanarsi dal proprio Paese per tentare di realizzarsi altrove, in un paese che offra loro più opportunità. A queste problematiche sembra non esserci un’immediata soluzione. Offrire una chance per impedire ai laureati di abbandonare l'Italia - trasferendosi anche oltre Oceano - e per permettere alle industrie di rilanciare la propria

attività servendosi di personale altamente preparato, è tra gli scopi dell’azione intrapresa da Pharma & Food Consulting (PFC), spin off dell’Università di Camerino. «Nata dalla collaborazione tra l'Università di Camerino e l'Università di Urbino – spiega Giulia Bonacucina, presidente di PFC – e in particolare tra due gruppi di ricerca affini operanti nel settore della tecnologia e della legislazione farmaceutica,

NONOSTANTE LA COSIDDETTA FUGA DI CERVELLI DAL NOSTRO PAESE E LA CRISI DELLE IMPRESE, L'ITALIA SI CONFERMA IN PRIMA LINEA A LIVELLO INTERNAZIONALE. IL PUNTO DI GIULIA BONACUCINA Pharma & Food Consulting è un partner fondamentale per il supporto all’innovazione». L'idea di dar vita a questo progetto, come spiega la presidente, «nasce dalla crescente richiesta di servizi di consulenza e di esperti in grado di far fronte alle necessità di piccole e medie imprese, ponendosi come guida per risolvere problematiche concernenti la formulazione, lo sviluppo e la caratterizzazione dei loro prodotti e come supporto attraverso l'uso di apparecchiature idonee a far fronte a tali esi-

genze. Inoltre, la PFC si sviluppa con la volontà di diventare essa stessa un team di supporto per tutte quelle aziende che vogliono cogliere le opportunità di miglioramento che il mercato offre». Per questo motivo è stato necessario offrire una moltitudine di servizi in quanto la differenziazione dell'offerta è fondamentale. «Un’azienda con un assetto multitasking in grado di applicare le proprie specifiche conoscenze a 360 gradi nei

principali settori a cui si rivolge, unita alle competenze acquisite dal team aziendale e dalla disponibilità del network creato intorno al nucleo centrale, permettono di attuare un’azione trasversale a livello formulativo, di processo e legislativo, che fa sì che i clienti possano avvalersi di servizi che spaziano dalle semplici analisi fino ad arrivare ad un vero e proprio progetto di consulenza che copra tutti gli aspetti della formulazione, produzione e distribuzione». La PFC, ad esempio, si occupa dello «sviluppo di forme farmaceutiche innovative, che impiegano sistemi carrier avanzati in grado di incrementare l’efficacia terapeutica e ridurre gli effetti collaterali di diverse tipologie di farmaci. Quali ad esempio i classici farmaci di origine chimica, ma anche i nuovi agenti terapeutici biotecnologici come proteine, anticorpi e vaccini». Tutto questo è stato reso possibile proprio attraverso la collaborazione creata tra impresa ed università, tramite l'uso di strumentazioni all'avanguardia da parte di personale altamente specializzato. «Innanzitutto, i componenti del team aziendale – precisa la presidente di Pharma & Food Consulting – sono stati incaricati, durante gli ultimi anni e con diverse tipologie di indirizzo, di occuparsi dei diversi aspetti, sia legali che formulativi, del settore farmaceutico, cosmetico ed alimentare. La collaborazione, dunque, si basa sull’integrazione di competenze e strutture tecnico-scientifiche universitarie supportate da esperienze industriali concrete». Il successo di questa formula è confermato dalla positiva

Pharma & Food Consulting Srl ha sede a Camerino (Mc) www.pharmafoodconsulting.com

risposta del mercato. «A un anno dalla sua costituzione, PFC può avvalersi – come riferisce Bonacucina – di un buon portfolio di clienti nei settori farmaceutico, veterinario, agro-alimentare e nutraceutico che hanno scelto il nostro supporto e la nostra competenza. PFC è inoltre distributore esclusivo su tutto il territorio nazionale del software Nutraid, sviluppato da una software house israeliana che permette la creazione di etichette alimentari con i rispettivi valori nutrizionali in modalità multilingue». La risposta che la Pharma & Food Consulting ha dato alla crisi del lavoro, creando una proficua collaborazione tra industria ed università, si è espressa in «una completa attività di supporto, offerta in ogni segmento del business, basata su di un’ampia gamma di strumentazione scientifica e di un know-how certificato e specifico». •

L'INNOVAZIONE È GREEN ANCHE NELL’ALIMENTARE La presidente Giulia Bonacucina spiega che oltre al settore farmaceutico e di cosmesi «Pharma & Food Consulting fornisce supporto per l’ideazione, la formulazione e la produzione di integratori innovativi e functional foods e supporta i propri clienti per la progettazione di packaging innovativo attraverso l’impiego di polimeri biocompatibili e biodegradabili, per raggiungere il consumatore attraverso una distribuzione più ecosostenibile. Studi personalizzati vengono effettuati presso centri universitari di eccellenza nazionale ed internazionale. Questo permetterà anche alle aziende di più piccole dimensioni, di affacciarsi all’innovazione».


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Medicale

L’avanguardia biomedicale di Albachiara Re

L’

industria biomedicale è tra le realtà più fiorenti nella nostra penisola. Una storia di successo, in questo ambito, è rappresentata dalla Enki Srl, un’azienda italiana fondata nel 2002 dal tecnico bresciano Mario Di Cecio e dall’imprenditrice mirandolese Maria Nora Gorni. In quattordici anni è diventata uno dei punti di riferimento del settore ed è conosciuta non solo sullo scenario nazionale, ma anche su quello internazionale per la propria capacità di sviluppare idee e trasformarle in prodotti utilizzati in ambito medico e in altri settori in cui è richiesto un compo-

PROGETTI E COLLABORAZIONI

Enki è un nome illustre nella realizzazione di progetti italiani ed europei in partnership con i migliori atenei e centri di ricerca nazionali ed internazionali. Tra questi ricordiamo, ad esempio, il Politecnico di Milano ed il Politecnico di Torino, l’Istituto superiore Sant’Anna di Pisa, l’European Synchrotron Radiaton Facility di Grenoble, il Centro delle scienze della materia di La Spezia e l’Istituto europeo di oncologia di Milano. Ha aderito, nel 2009, a un progetto della regione Lombardia dal titolo: “Nuovi materiali e nuove tecniche di estrusione nell’ambito della produzione dei cateteri endovascolari”; nel 2011, ha seguito l’innovativo progetto, all’interno del Seventh Framework Programme, che si proponeva di studiare un nuovo sistema di controllo sviluppato con nuove tecnologie hardware, moderni soware, sensori e attuatori.

DOPO L’ESPERIENZA POSITIVA DELLA BIOMEDICAL VALLEY IN EMILIA ROMAGNA, L’ITALIA SI CONFERMA LEADER NEL SETTORE. L’ESEMPIO DELLA ENKI

nente complesso in plastica. Enki inoltre può vantare la produzione esclusiva di una nuova generazione di provette capillari infrangibili a parete sottile, realizzate in materiale plastico e trasparenti ai raggi X. Maria Nora Gorni, direttrice generale, ci parla dell’universo Enki. Quali aziende si rivolgono, principalmente, a voi? «Enki collabora con aziende nei settori biomedicale, farmaceutico, elettronico, chimico, automobilistico ed aerospaziale. Poiché siamo una realtà leader nella realizzazione di componenti e semilavorati particolarmente complessi, spesso si rivolgono a noi anche importanti aziende che preferiscono affidarsi a un terzista, competente ed esperto, per tramutare la propria idea in un prodotto di alta qualità». In che modo lavorate con i vostri clienti? «La nostra azienda segue il cliente in tutte le fasi di realizzazione del prodotto. Basandosi su un’idea, un disegno o un brevetto riusciamo, infatti, a fornire tutti i servizi necessari per ottenere un prodotto finito. Il dipartimento di Ricerca e sviluppo, vero cuore pulsante dell’azienda, si occupa di trasformare l’idea iniziale in un disegno funzionale. Dopo questa operazione, si simula il comportamento fluidodinamico e meccanico di ciò che si intende creare, lo si ingegnerizza e, infine, si realizzano prototipi e pre-serie, dando avvio quindi al processo produttivo. Riusciamo, pertanto, a sviluppare e a mettere a disposizione tecnologie innovative nell’ambito della lavorazione della plastica e del metallo». Nello specifico quali servizi offrite? «L’azienda è specializzata nella produzione di microtubi di diametri esterni fino a 0,20 mm, multilume, multilayer, con centrimetratura e marchiatura in linea, a flessibilità modulare, conici e braided, micropalloni, microcateteri e microcomponenti. Tutto ciò è realizzato grazie alle migliori tecnologie che abbiamo in dotazione. Tra queste figurano: la Fea, Maria Nora Gorni, direttrice generale della Enki Srl di Concesio (Bs) www.enki-microtubes.com

PRODOTTI INNOVATIVI

Siamo gli unici produttori al mondo di provette capillari a parete sottile trasparenti ai raggi X, realizzate in materiale plastico uno speciale software che permette di poter eseguire analisi meccaniche, fluidodinamiche e strutturali del dispositivo da progettare; il compounding, che consente di creare miscele di materiali personalizzate; estrusioni personalizzate; microstampaggio, eseguito attraverso micro-presse e una puntuale conversione delle unità di misura. Da sottolineare, inoltre, che la produzione, sia che si tratti di semilavorati, componenti o prodotti finiti, viene realizzata in ambienti dedicati e il Sistema Qualità aziendale soddisfa le normative ISO 9001 e ISO 13485».

Qual è il vostro punto di forza? «La nostra profonda conoscenza dei materiali trattati. Ciò ci consente di fornire al cliente tutte le risposte e suggerimenti su eventuali tecnologie da utilizzare per la realizzazione di un prodotto funzionante, sicuro ed efficace. Inoltre, disponiamo di un laboratorio per lo studio reologico della materia prima e di macchine per la compoundazione della plastica, in modo da ottenere il prodotto ideale per la realizzazione del componente richiesto. In questo modo siamo diventati un costante punto di riferimento per chi ha idee innovative, soprattutto nel campo dei dispositivi medici, utilizzati in chirurgia, ginecologia, urologia, oncologia, radiologia e affini». Come spiegate la vostra costante crescita di fatturato, nonostante la crisi economica che ha colpito il Paese? «Enki è un’azienda dinamica, attenta all’evolversi delle esigenze del mercato. Sperimentiamo costantemente nuove tecnologie e materiali. Ciò ci ha permesso di sviluppare progetti sempre più complessi, come valvole cardiache transcatetere o supporti alla terapia del dolore, al trattamento di tumori e alle malattie cardiovascolari. Il nostro continuo miglioramento, lo sviluppo tecnologico dei nostri prodotti e l’obiettivo di soddisfare, sempre al meglio, i nostri clienti sono dei fattori imprescindibili per il nostro successo sul mercato». •


Industria • Settembre 2016

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Gestire l’emergenza umanitaria di Luana Costa

L

a grande maggioranza delle vittime dei conflitti sono civili. Si stima che negli anni novanta più di quattrocento milioni di persone sono morte nel mondo a seguito di una crisi umanitaria improvvisa o prolungata. Gli effetti dei cambiamenti climatici, le catastrofi naturali, la crisi economica e finanziaria e la recente escalation del numero dei conflitti hanno aumentato drasticamente le esigenze di aiuto umanitario. L’azienda Emergency Solutions offre soluzioni immediate ed efficaci alle necessità che tali emergenze richiedono. «L’azienda è specializzata nella proposta di forniture di ospedali mobili modulari – spiega Luisa Altomare, amministratore unico di Emergency Solutions - che costituiscono soluzioni immediate ed efficaci, in accordo con le normative vigenti in materia, per far fronte a tutte le necessità». Tra queste vi sono, ad esempio, gli shelter espandibili, adatti per l'impiego campale e prevalentemente richiesti da organizzazioni istituzionali, militari e civili. In particolare, la sala operatoria in shelter espandibile proposta da Emergency Solutions contiene, in un solo modulo di 6x2,5x2.5m di altezza, anche il vano tecnico. «Questo permette – continua l’amministratore - con un solo camion e rimorchio, di trasportare il sistema first aid, che consiste in un pronto soccorso completo e attrezzato per il pre e post operatorio e di un’unità a supporto, dotata di serbatoi per il gasolio del generatore e dell’acqua. La stessa configurazione può essere eseguita completamente in lega leggera per essere trasportata anche via elicottero. Il sistema modulare è integrabile con tende gonfiabili. Quelle adottate da Emergency Solutions sono anti collassamento, con sistema di gonfiaggio elettrico e con struttura portante sezionabile. Questo

SOLUZIONI CIVILI E MILITARI Fondata nel 2011, Emergency Solutions ha sviluppato prodotti modulari per varie applicazioni civili e militari. Come afferma la titolare, Luisa Altomare: «la nostra esperienza è al servizio di chi necessita la progettazione e costruzione di moduli sanitari attrezzati, facilmente installabili in tempi rapidi, per rispondere alle esigenze della popolazione. Dove

COME RISPONDERE ALLE ESIGENZE DI AIUTO UMANITARIO – TRISTEMENTE IN CRESCITA – CAUSATE DA GUERRE, CATASTROFI NATURALI E CRISI UMANITARIE? NE PARLIAMO CON LUISA ALTOMARE, TITOLARE DI EMERGENCY SOLUTIONS

parte in ristrutturazione con quella funzionante: questa situazione può rappresentare per i pazienti un grosso rischio, essendo a volte causa di infezioni sia a livello respiratorio che delle ferite chirurgiche. In questi casi, la soluzione innovativa delle sale operatorie temporanee mobili risolve completamente le problematiche di una ristrutturazione classica con compartimentazione. Attraverso l’installazione di un’isola identica al blocco operatorio in ristrutturazione all’esterno della struttura,

LAVORI IMPORTANTI Emergency Solutions ha sede a Sovicille (Si) - www.emergencysolutions.it

permette a ogni sezione di essere gonfiata in modo indipendente, oppure di essere collegata al sistema centralizzato. Aumentando il numero di moduli e tende, si possono implementare via via le funzioni per creare un vero e proprio ospedale». Tutti i moduli sono realizzati con shelter standard Iso, facili da maneggiare e trasportare. Gli shelter espandibili con la tecnologia Emergency Solutions si rendono operativi con un unico utilizzatore in pochi minuti, e permettono di avere a disposizione più di ventisette metri quadrati di spazio, pronto ad essere sfruttato per attività sanitarie. «L'organizzazione dei soccorsi sanitari – continua Luisa Altomare - è uno degli aspetti più complessi nella gestione di una catastrofe perché le strutture devono poter garantire, fin dalle prime ore, una risposta rapida per poter dare soccorso al maggior numero di persone possibile». Particolarmente apprezzate sono inoltre le soluzioni innovative offerte dal-

le procedure e la burocrazia non funzionano, il nostro servizio consente l'immediata risposta alle necessità sanitarie dell'umanità, mai trascurabili». Tra i lavori dell’azienda spicca un posto medico avanzato modulare per la Marina Militare. Il sistema, composto da tre container shelterizzati, due dei quali adibiti ad ambulatorio e terapia semi intensiva e uno come unità di supporto, è stato consegnato a giugno 2014 alla Brigata San Marco di Brindisi.

l’azienda in caso di interventi di ristrutturazioni edili all’interno di aziende sanitarie, come ad esempio interventi nei blocchi operatori che richiedono la continuità dell’attività chirurgica, mantenendo operative una parte delle sale operatorie. «Per mantenere lo svolgimento contemporaneo di attività chirurgica e lavori edili – conclude Luisa Altomare -, i due ambienti devono essere totalmente indipendenti e questo costringe a sezionare gli impianti elettrici, idraulici, trattamento d’aria e gas medicali. Si rende inoltre necessario organizzare la totale indipendenza degli accessi: nella zona di attività sanitaria si deve garantire l’accesso del personale e dei pazienti cercando di mantenere le necessarie separazioni sporco/pulito mentre nella zona di cantiere bisogna garantire l’arrivo di materiali e operai. Per quanto riguarda l’impianto di condizionamento esiste il rischio di non riuscire a realizzare un perfetto sezionamento, mantenendo quindi in comunicazione la

Emergency Solutions ha sviluppato per la Marina Militare un posto medico avanzato modulare composto da tre container shelterizzati sia in un cortile che in un sotterraneo è possibile continuare senza problemi l’attività operatoria a pieno regime e risparmiare sulla tempistica e sui costi del cantiere. Le unità mobili di sala operatoria sono dotate infine di impianto di condizionamento a contaminazione controllata con filtri assoluti terminali a bordo, completamente indipendenti dall’impianto di condizionamento dell’ospedale e necessitano soltanto di energia elettrica e dell'alimentazione dei gas medicali».•


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Tecnologie

Le molteplici vie della progettazione

di Alessia Cotroneo

CON BARTOLO GIANNONE, FONDATORE DI S.A.I.T. E DEL GRUPPO NEXUS, ALLA SCOPERTA DEL SETTORE DELLA PROGETTAZIONE E DELLA CONSULENZA INDUSTRIALE, TECNICA E PER IL RISPARMIO ENERGETICO

L’

ambito dell’ingegneria e della progettazione, soprattutto se applicate al risparmio energetico, è un settore in rapido sviluppo, in cui le richieste sono innumerevoli e le possibilità offerte dalla tecnologia via via crescenti. Non a caso, in Italia, non mancano le realtà che puntano su ricerca, affidabilità e un approccio integrato per ottimizzare consumi e prestazioni. Perché «vedere nelle varie sfaccettature l’intero progetto, soprattutto se riguarda un’azienda o un’istallazione a forte consumo di energia, significa eliminare gli sprechi». A dirlo è l’ingegnere Bartolo Giannone, uno dei soci fondatori di S.A.I.T. Srl e del gruppo Nexus, realtà attive da oltre vent’anni in progettazione di impianti tecnologici, industriali, di energie rinnovabili, di depurazione nonché in materia di macchine speciali, qualità, ambiente e sicurezza. Com’è nata la S.A.I.T. e qual è la sua mission? «L’azienda è nata da una mia idea nel 1992 per rispondere all’esigenza emergente di ricambistica evoluta per i macchinari introdotti a seguito della rapidissima meccanizzazione del mercato locale, basato principalmente sulla produzione di ceramica. Nel tempo abbiamo perfezionato la nostra tecnica di approccio alle esigenze del mercato, proponendoci come consulenti che seguono il cliente in ogni fase, dal miglior utilizzo del ricambio alla sua possibile sostituzione con un altro più performante, fino all’individuazione della mi-

gliore tecnologia disponibile e applicabile ad ogni singolo caso. Consolidato il mercato locale, progressivamente la S.A.I.T. si è estesa ad altre realtà industriali, segnalandosi per questa vocazione “consulenziale” che la differenzia da altre realtà simili. Nasce così, nel 1994, una nuova azienda, dapprima denominata Bieffegi poi Gruppo Nexus, che dà un nuovo impulso all’attività della casa madre, portandola ad affrontare in maniera sistematica il competitivo campo della consulenza aziendale per quanto riguarda sicurezza, qualità, rispetto ambientale e risparmio energetico. Il Gruppo Nexus e S.A.I.T. hanno progettato e installato diversi impianti fotovoltaici, sia per uso industriale che per privati, contribuendo alla riduzione dei consumi delle aziende e favorendo recuperi interni di energia». Quali sono gli ambiti d’azione di S.A.I.T.? «A fronte di un’esperienza ormai collaudata nell’ambito delle forniture tecniche industriali, abbiamo creato una divisione interna, presieduta dall’ingegnere Stefano Ferrelli e coordinata da Eugenio Alessi, che ha consentito alla S.A.I.T. di ampliare il proprio ambito commerciale a livello internazionale. La filosofia aziendale, basata da sempre sui principi della continua innovazione, sulla fidelizzazione del cliente, oltre che sulla comprovata garanzia di partnership per lo sviluppo di prodotti personalizzati, ha portato i soci fondatori a creare altre realtà satellite al fine di ampliare la gamma dei servizi for-

Bartolo Giannone, fondatore di S.A.I.T. e del gruppo Nexus di Civita Castellana (VT) www.grupponexus.it

niti: consulenze impiantistiche, assistenza alle certificazioni in regime di qualità dei prodotti/processi, sviluppo di fabbriche ex novo». Quali sono le aziende che gravitano intorno al Gruppo Nexus? «Su impulso dei due soci fondatori di Nexus e dell’ad Simone Piersanti, è nata nel 2014 la società New Energy Building per trasferire il know how acquisito nel campo industriale all’edilizia, per progettare e realizzare impianti chiavi in mano in campo civile e industriale finalizzati al risparmio energetico e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Lo stesso anno è stata fondata la Costruzioni e Ingegneria Integrate, società dedicata al prestigioso progetto per la ristrutturazione, ingegnerizzazione e project management dello stabilimento della ex Cesame, che porterà alla rinascita dell’attività produttiva e al ricollocamento di maestranze altamente qualificate da anni inutilizzate. Oggi il gruppo, nato dalla “semplice” commercializzazione di prodotti, è in grado di fornire un’ampia gamma di servizi nel campo della progettazione, analisi avanzate per il recupero e risparmio energetico e realizzazioni di opifici industriali e civili con l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato». •

RICERCA E SVILUPPO PER CRESCERE La parola d’ordine è ricerca. Il mercato non perdona chi si adagia sulle conoscenze acquisite e non si dedica ad assaltare la nuova frontiera, in ogni campo ed in quello della progettazione in particolare. Come spiega Bartolo Giannone, socio fondatore di S.A.I.T. Srl e del gruppo Nexus: «Ricerca e sviluppo sono da sempre al centro dei processi aziendali. Noi ci crediamo tanto da aver investito, nel 2005, nel progetto X-Tech, una struttura condivisa di ricerca applicata in cui si studiano i limiti dei materiali e delle loro caratteristiche fisiche. La base è la ceramica ma lo studio si sta via via estendendo ad altri materiali complementari grazie alla grande varietà di strumentazioni presenti (microscopio elettronico con microanalisi, diffrattometri a raggi x e a fluorescenza, granulometri laser ecc.)».


Industria • Settembre 2016

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Ultrasuoni, un settore ancora inesplorato di Thomas Lamarca

S

e da una parte c’è la crisi economica ad avere la meglio sulle imprese, è anche vero che non ci si guarda abbastanza attorno nell’immenso e variegato mondo del lavoro per afferrare le migliori opportunità che esso può offrire. Molto spesso, infatti, non basta offrire un buon servizio o essere competitivi per incrementare il proprio fatturato ma sarebbe più proficuo tentare di soddisfare una domanda alla quale non viene corrisposta un’adeguata offerta.

OGNI QUALVOLTA SI PARLA DI IMPRESA SI TENDE A RICORDARE QUANTO SIA PIENO IL MERCATO E QUANTE POCHE OPPORTUNITÀ SI POSSONO COGLIERE SENZA TENERE IN CONSIDERAZIONE ALCUNI SETTORI ALTAMENTE SPECIALIZZATI CHE RENDONO POSSIBILE UNA COSTANTE CRESCITA PER LE AZIENDE. IL PUNTO DI EMANUELE GADDI

La IMG Ultrasuoni srl ha sede a Mandello del Lario (LC) www.img-us.com

In tale ottica è entrata nel mercato la IMG Ultrasuoni srl che ha saputo trovare posto nel settore dei sistemi speciali per controlli non distruttivi ad ultrasuoni. Ne parliamo con il Ceo dell’azienda, Emanuele Gaddi. In genere in quali campi trova applicazione il prodotto? «Gli scanner vengono impiegati principalmente nei settori Oil&Gas, petrolchimico, aeronautico, civile e tutti i settori industriali in cui si utilizza il metodo ad ultrasuoni». Qual è il mercato principale e di riferimento dei vostri prodotti? «I mercati in cui esportiamo principalmente sono i paesi orientali, quali Russia e Cina. Il management aziendale, tuttavia, sta spingendo per espandersi anche sul territorio europeo, una sfida interessante, considerata la forte immagine che hanno i produttori concorrenti nei loro Paesi di origine». La vostra azienda è unica nel suo genere o esistono concorrenti di mercato? «Sul mercato italiano l’azienda è l’unica nella realizzazione di scanner impiegati nel settore NDT (Non Destructive Testing). I suoi concorrenti

diretti sono esteri, principalmente statunitensi e anglosassoni, anche se negli ultimi anni il mercato asiatico ha conosciuto una forte espansione». Dunque i vostri prodotti sono richiesti all’estero? «L’azienda esporta i suoi prodotti in tutto il mondo, avendo ottenuto numerosi riconoscimenti come partner affidabile e qualificato. La domanda estera si concentra soprattutto sui prodotti customizzati, in quanto la società è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza del cliente». Quale funzione hanno gli scanner aziendali? «Gli scanner, configurabili per le varie tecniche, fungono da carrelli porta

sonde. È la sonda, infatti, il cuore intorno a cui gravita il controllo non distruttivo. Sulla base del materiale da ispezionare e della specifica applicazione, cambia il numero e il tipo di sonde utilizzate. Ed è qui che nasce l’esigenza di creare scanner diversi,

versatili e modulari, in grado di essere configurati a seconda delle richieste del cliente». Quanto è importante per la vostra azienda offrire assistenza ai clienti? «É molto importante. IMG non si limita solo alla realizzazione fisica del prodotto e alla vendita, ma si rende disponibile per un completo trasferimento di competenze, prima, durante e dopo la vendita, offrendo anche corsi di formazione sull’uso degli strumenti. Il cliente è solito rivolgersi a noi per problemi che spaziano dal controllo degli spessori di un serbatoio alla rilevazione di difetti su materiali compositi. L’azienda analizza, studia e sviluppa soluzioni complete ad hoc affiancandosi e interagendo con il cliente per tutto il tempo di sviluppo della commessa». Quali saranno le prossime evoluzioni nel mercato e come ci si potrà muovere in esso? «Il management aziendale si sta muovendo verso i mercati in cui la società non è ancora conosciuta come marchio di settore e si sta lavorando per il conseguimento di nuove certificazioni a garanzia del suo elevato livello di qualità. Il settore ricerca e sviluppo in collaborazione con realtà quali università e laboratori esterni sta affrontando nuovi indirizzi di specializzazione alla ricerca di nuovi prodotti per soddisfare al meglio le esigenze del mercato». Ci saranno opportunità di crescita e dove sarebbe possibile investire? «Puntiamo ad ampliare il mercato integrando il suo catalogo di prodotti con nuovi metodi non distruttivi, mantenendo lo stesso approccio di affiancamento e trasferimento di competenze con i clienti». •

UNA TECNOLOGIA INNOVATIVA CHE PERMETTE DI RIDURRE I COSTI «L’utilizzo dei sistemi speciali e degli scanner –spiega il Ceo della IMG Ultrasuoni Srl, Emanuele Gaddi – permette di operare in condizioni difficili migliorando l’affidabiltà del controllo, diminuendo i tempi e abbassando i costi di intervento. Gli scanner sono sistemi manuali e/o motorizzati, progettati e realizzati su specifiche richieste del cliente per rispondere alle necessità di verifica di integrità strutturale dei componenti saldati e non nei molteplici materiali utilizzati dall’industria. Gli scanner vengono equipaggiati utilizzando le sonde ad ultrasuoni di alta qualità e di lunga durata, prodotte e certificate da IMG Ultrasuoni Srl».


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Tecnologie

Specialisti della calibrazione del motore di Carlo Gherardini

IN CONTROTENDENZA RISPETTO ALL’ANDAMENTO GENERALE DEL SETTORE, DIMSPORT FESTEGGIA I 25 ANNI DI ATTIVITÀ CON RISULTATI POSITIVI E UN AUMENTO DELLE QUOTE EXPORT. IL PUNTO DI GIOVANNI DEREGIBUS

T

ra le colline del Monferrato, in provincia di Alessandria, c’è una realtà produttiva che da alcuni anni, in controtendenza con il contesto generale, è in graduale e stabile crescita. Si tratta di Dimsport, marchio che opera nell’automotive, che ha la sua base operativa a Serralunga di Crea. Dimsport, che fa parte del gruppo Holdim, è un’azienda di un centinaio di addetti fortemente export oriented, che si è ritagliata una fetta di mercato dentro alla quale opera con successo da 25 anni (proprio a settembre, a ridosso dell’importante appuntamento fieristico di Automechanika Francoforte, si sono svolti i festeggiamenti per questo prestigioso anniversario). Ne abbiamo parlato con Giovanni Deregibus, amministratore unico di Dimsport, da sempre in prima linea nello sviluppo di tecnologie elettroniche in ambito automotive. A chi si rivolge principalmente Dimsport? «La nostra offerta, 100 per cento made in Italy, è rivolta essenzialmente ai professionisti della calibrazione e comprende soluzioni per l’ottimizzazione e la messa a punto personalizzata dei motori a gestione elettronica. Gli interventi di rimappatura e riprogrammazione garantiscono un’estrema personalizzazione, che in generale si può

IL GRUPPO HOLDIM

Giovanni Deregibus, amministratore unico di Dimsport. L’azienda ha sede a Serralunga di Crea (AL) - www.dimsport.it

riassumere in una risposta più pronta e brillante del propulsore». Dunque prestazioni su misura per l’utilizzatore del veicolo. «Esattamente. La missione di Dimsport, quindi, è quella di offrire ai clienti finali, qualunque sia il veicolo utilizzato, la possibilità di avere prestazioni ‘cucite su misura’ a seconda delle proprie esigenze: più coppia ai bassi regimi per un migliore spunto, o una mappatura più soft per contenere i consumi di carburante. Tutto questo rimanendo sempre e comunque all´interno di un range d’azione che non comprometta mai la sicurezza del veicolo, la durata

delle parti meccaniche ed elettroniche e il rispetto delle normative anti inquinamento». Un’offerta a cui avete integrato anche attrezzature per i professionisti. Come mai? «Disporre di banchi prova potenza era innanzitutto un’esigenza per lo sviluppo delle applicazioni. Col tempo ci siamo resi conto che avremmo potuto entrare in questo mercato con una gamma di strumenti diagnostici divenuti ormai indispensabili per chi vuole esaminare in piena sicurezza le prestazioni di auto, moto, veicoli industriali, trattori agricoli. Aumentando la sicurezza dei professionisti, in quanto si azzerano i rischi legati alla circolazione su strada dei veicoli da esaminare». Qual è il bilancio di queste ultime stagioni? «Confermiamo un trend positivo in cui abbiamo consolidato gli investimenti fatti all’estero negli ultimi anni. Nella nicchia di mercato in cui lavoriamo, possiamo dire di essere uno dei marchi più conosciuti al mondo». Dimsport nel presente e nel futuro: come sta il mercato del tuning elettronico? «I presupposti sono buoni; la crisi italiana ed europea non ci ha toccato da vicino, essendo il nostro baricentro spostato più sul mercato extra-Ue. La cultura dell’elaborazione ha raggiunto i paesi emergenti, dappertutto si è diffusa l’idea che ottimizzare il motore non aumenta solo il piacere di guida ma migliora anche la resa dei veicoli professionali con una ricaduta positiva sui costi». L’addizione più fresca riguarda il mercato americano. «Con la nascita della sede Dimsport North America prosegue un percorso di globalizzazione del nostro marchio.

Il gruppo Holdim, il cui fatturato sfiora i 15 milioni di euro, è composto da quattro aziende: Dimsport, Ecomotive Solutions, Dimware (sowarehouse interna) e Macario. Nello stabilimento principale di Serralunga di Crea sono impiegate oltre settanta persone. La sede dedicata alla ricerca e allo sviluppo si trova a Scandicci. Holdim, attraverso Dimsport, può contare anche su quattro filiali dislocate a Barcellona (Spagna), Curitiba (Brasile), Bursa (Turchia) e North Canton (Stati Uniti). Presidente di Holdim è il toscano Alessandro Chellini. Giovanni Deregibus e i figli Simone e Sara costituiscono il resto del Cda del gruppo. Dimsport è leader nella produzione e distribuzione di strumenti di ricalibrazione dei parametri gestione motore, centraline aggiuntive, banchi prova potenza; Ecomotive Solutions propone invece piattaforme tecnologiche per la conversione di motori diesel in sistemi dual fuel, applicando le più avanzate tecnologie elettroniche per soddisfare le crescenti esigenze di riduzione dei costi e mantenendo vivo il focus sulla salvaguardia dell’ambiente.

L’impegno di referenti qualificati negli Stati Uniti ci permetterà di accontentare in modo più puntuale le crescenti richieste di un altro mercato dove è vivo l’interesse per il tuning elettronico per l’ottimizzazione di prestazioni, consumi e piacere di guida». •


Industria • Settembre 2016

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Il futuro della cartografia

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ato il grado tecnologico raggiunto, si direbbe che la cartografia sia diventata un’attività quasi del tutto automatizzata. Ma se è vero che il topografo non ha più bisogno di mesi per il suo lavoro all’esterno bensì di solo di qualche giorno al massimo, c’è ancora una cosa rimasta appannaggio esclusivo dell’uomo, del professionista, senza nessuna macchina ancora in grado di sostituirlo. «È l’interpretazione della fotografia». A parlare è Pasquale Marrone, titolare della Lamco, azienda della provincia di Latina con più di trent’ani di esperienza nel settore. «Premettiamo – spiega Marrone – che il disegno avviene a partire da una foto scattata da un aereo, con un sistema molto costoso, ma che permette i risultati a oggi migliori. Per ridisegnare la foto scattata dall’aereo, non c’è nessuno strumento che automaticamente riesca a rispettare certe tolleranze di precisione: se si vogliono determinare le misure di un edificio secondo standard che sono richieste da un progetto eventuale, non si può usare nessuno strumento di lettura fotografica. È necessario il lavoro di tecnici che, seppure con l’ausilio di software, riescano a interpretare il materiale a disposizione secondo i parametri impostati. Quello che facciamo noi è proprio questo: elaboriamo la foto da un punto di vista topografico, che significa fare più operazioni, tra cui la triangolazione aerea». Storicamente, la Lamco ha memorizzato i disegni cartografici che esistevano, poi hanno prodotto cartografie già in forma digitale. «Adesso stiamo avviando un terzo ciclo – continua Marrone –, cioè l’uso della cartografia digitale per un inventario immobiliare con obiettivi di carattere fiscale, per tutto quello che può riguardare un ente pubblico. L’obiettivo è la costituzione di un sistema informativo, unificato, del territorio e

DALLA COMPETENZA INSOSTITUIBILE DEL PROFESSIONISTA ALLE PROSPETTIVE CHE RIGUARDANO TUTTO IL SETTORE. PASQUALE MARRONE SI ADDENTRA NEL MONDO ATTUALE DELLA CARTOGRAFIA E DESCRIVE I VANTAGGI CHE IL PROGRESSO TECNOLOGICO ASSICURERÀ NEL BREVE TERMINE

La Lamco ha sede a Latina www.lamco.eu

delle entrate di cui il dato cartografico, toponomastico e catastale costituisce l’insieme unitario, la conoscenza certa (basata cioè su processi ed elementi oggettivamente verificabili) degli aspetti fisici e amministrativi degli oggetti. Inoltre, queste conoscenze saranno completamente collegate alle anagrafi civili e tributarie dei comuni. Questo obiettivo si raggiunge pertanto con il coordinamento di tre distinte fasi operative. Le prime due riguardano la costruzione dell’anagrafe immobiliare, che prevede da una parte il rilievo dei civici e degli accessi e preparazione dei contenitori. Dall’altra, c’è il caricamento e colle-

PROFESSIONALITÀ

È necessario il lavoro di tecnici che, seppure con l’ausilio di soware, riescano a interpretare il materiale

gamento all’anagrafe immobiliare dell’archivio delle pratiche edilizie. La terza consiste nella realizzazione di un sistema WEB-GIS. Infatti, congiuntamente alla formazione della base dati, si realizza un sistema di gestione totalmente automatizzato, nel senso che le informazioni sulle quali si opera sono uniche e mai duplicate. Tale gestione non modifica nel modo più assoluto le consolidate prassi organizzative interne all’Amministrazione ma ne permette l’uso in modo integrato e relazionato». Grazie all’integrazione con le banche dati catastali e con le banche dati alfanumeriche, il nuovo sistema informativo garantisce diversi vantaggi. «In questo modo si può più facilmente recuperare l’evasione fiscale, migliorare i processi operativi e gestionali all’interno del Comune, pianificare e controllare lo sviluppo e l’as-

setto del territorio, creare una infrastruttura per l’interscambio di informazioni con l’Agenzia del Territorio al fine di eliminare le anomalie catastali e attivare servizi di certificazione in tempo reale. Tutto questo determina anche un miglioramento nella qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese. Il servizio si pone l’obiettivo di realizzare un nuovo modello di gestione del territorio, che in sinergia con i diversi servizi e settori dell’amministrazione comunale, è in grado di geo-riferire al territorio tutte le informazioni disponibili (Banche-dati Catastali e anagrafe, tributi, concessioni edilizie, ecc.). La vera innovazione è data dal fatto che tale conoscenza non deriverà da una maggiore o minore fedeltà delle dichiarazioni dei cittadini, ma attraverso un rilievo diretto e documentato dell’effettiva situazione di fatto». •


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Speciale lusso

Le nuove sfide per le imprese orafe

di Francesca Druidi

PROSEGUENDO NELL’ULTRADECENNALE COLLABORAZIONE CON FIERA DI VICENZA, FEDERPREZIOSI CONTINUA A SCANDAGLIARE I NODI CHE FRENANO IL SETTORE, PUNTANDO SU AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E ANALISI DEGLI ATTEGGIAMENTI DEI CONSUMATORI. L’INTERVENTO DI GIUSEPPE AQUILINO

A

limentare il dialogo con le istituzioni e con i maggiori player del settore orafo per muoversi in ottica internazionale e soprattutto dare più risalto alle questioni care alle realtà del comparto. È l’obiettivo indicato in occasione dell’Assemblea 2016 di Federpreziosi (Federazione nazionale delle imprese orafe gioielliere argentiere ed orologiaie) dal presidente Giuseppe Aquilino, che ha sottolineato ancora una volta la necessità di affrontare problematiche relative a sicurezza, pressione fiscale e normativa (passaggio di licenza di Pubblica sicurezza, fermo amministrativo previsto nelle transazioni tra operatori di oggetti preziosi usati). L’abolizione della soglia nell’uso del contante può essere considerato un passo in avanti, ma restano diversi gli argomenti sul tavolo in vista di VicenzaOro. Quali sono le prospettive dei distretti orafi italiani e in generale delle imprese del settore per i prossimi mesi, alla luce anche delle instabilità geo-politiche a livello internazionale? «I distretti italiani, inclusi quelli orafi, hanno avuto il merito di sapersi evolvere e rinnovare, andando alla ricerca di sbocchi sui nuovi mercati con grande capacità di fare sistema. Il loro sviluppo si è concentrato sulla componente manifatturiera senza preoccuparsi e tenere in considerazione le opportunità offerte dalla valorizzazione della cultura distrettuale, così da essere preparati a far fronte alla concorrenza di altre zone produttive maggiormente competitive dal punto di vista del mero costo di produzione. Ritengo che i distretti abbiano necessità di “ripensarsi”, senza abbandonare naturalmente la centralità del processo produttivo, valorizzando i fattori della creatività, dell’inventiva e dei valori specifici del territorio in quanto elementi complementari non strettamente economici che “fanno la differenza”». Su quali direttrici prosegue l’alleanza tra Federpreziosi e VicenzaOro? «Quello con Fiera di Vicenza è un rapporto consolidato da quasi vent’anni di collaborazione per varie attività finalizzate alla crescita del comparto. La nostra è una partnership, che ci auguriamo di poter continuare e anche ulteriormente rafforzare, che sino ad ora ha garantito reciproci vantaggi in termini di promozione delle rispettive attività. Ma, soprattutto, è stata determinante per la formazione e anche la realizzazione di ricerche e iniziative di monitoraggio del comparto. Fiera di Vicenza garantisce sostegno di nuove iniziative di aggiornamento professionale presso le sedi territoriali di Confcommercio su temi quali la gestione aziendale nel suo complesso, con particolare attenzione agli aspetti normativi, fiscali, di retailing e di comunicazione,

Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi

ma anche a quelli legati alla cultura gemmologica. Da parte nostra riconosciamo Fiera di Vicenza quale partner fieristico italiano esclusivo e siamo fortemente coinvolti con il supporto organizzativo e logistico per l’organizzazione delle delegazioni di operatori, in occasione delle manifestazioni orafe della Società fieristica vicentina». Federpreziosi ha partecipato all’edizione di VicenzaOro di settembre con un incontro di approfondimento sui diamanti. Perché questo segmento è diventato così importante e cosa è bene sapere? «La tavola rotonda dal titolo selfexplaning “Trasparente come un diamante - Fascino e Business” nasce dall’esigenza che, con i nostri associati e altre istituzioni del comparto, abbiamo sentito come non più procrastinabile: quella di fare chiarezza, nell’interesse di chi acquista e di chi vende, sul tema dei diamanti, alla ribalta con sempre maggiore frequenza e di cui si parla non più e non solo come oggetti di desiderio e di sogno, ma come bene rifugio e di investimento. Da recenti ricerche abbiamo verificato che, malgrado i mutati comportamenti dei consumatori, il negozio del gioielliere rimane luogo privilegiato per gli acquisti di preziosi. E a questo punto, ora che la

materia si è fatta più complessa e articolata, abbiamo ritenuto importante verificare anche cosa pensa il consumatore. Lo abbiamo fatto attraverso un osservatorio di Format Research con focus specifico sul diamante; un lavoro completato proprio nel luglio scorso e presentato in occasione di questo incontro». Quali restano le principali criticità del settore: la contraffazione, l’ancora incerta situazione economica dei consumatori? «L’instabilità politica e l’incertezza economica sono sicuramente fattori che penalizzano tutti i comparti, non solo quello dei preziosi, che sono per definizioni beni voluttuari. Recenti dati indicano che anche un settore come quello degli alimentari ha subito contrazioni e mi pare che la cosa sia particolarmente significativa. Al di là delle generali problematiche che superano i confini nazionali, ve ne sono alcune che colpiscono in particolare il settore della gioielleria e dell’orologeria. Sicuramente contraffazione e abusivismo sono una piaga che non accenna a sanarsi, ma vi sono anche i problemi della sicurezza, dei vincoli burocratici che rasentano i limiti della ragionevolezza, normative nazionale ed europee che penalizzano e mettono a rischio la sopravvivenza di aziende che nel nostro comparto sono in maniera preponderante a carattere di famigliare e artigianale». Quali nuove tendenze di consumo e acquisto Federpreziosi sta rilevando, anche in riferimento alle nuove generazioni, cosiddette millennial? «Attraverso una delle ricerche cui ho accennato abbiamo voluto andare un poco più a fondo nelle motivazioni della crisi dei consumi e verificare se anche noi gioiellieri dovessimo considerarci in qualche modo colpevoli. E questo al di là delle note contingenti motivazioni di carattere generale che riguardano non solo i preziosi. È emerso con grande evidenza che nel nostro Paese, fra le molteplici ragioni che influenzano il calo dei consumi in generale e di quelli di lusso in particolare, non vi è quella della disaffezione per il prezioso o di un mutato atteggiamento del cliente nei confronti del negozio di gioielleria. Cosa particolarmente significativa se pensiamo che nel nuovo millennio il consumatore è ancora più mutevole e indipendente nelle sue scelte rispetto al passato e che siamo di fronte a un interlocutore che ha comportamenti d’acquisto molto differenti, che si integrano e sovrappongono, e a cui ben si addice la definizione di “comsum-autore” oggi utilizzata da noti sociologi. I risultati che abbiamo avuto sono stati estremamente positivi e vanno anche oltre le aspettative: il consumatore italiano continua ad apprezzarci come affidabili e qualificati professionisti, referenti privilegiati nella scelta dei suoi acquisti ed è un frequentatore altamente fidelizzato dei nostri negozi». •


Industria • Settembre 2016

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L’incontro tra manuale e digitale

di Francesca Druidi

UNO SCENARIO FORTEMENTE INNOVATIVO CHE COINVOLGE SEMPRE DI PIÙ LE TECNOLOGIE DIGITALI E PORTERÀ ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DI PRODOTTI PERSONALIZZATI FRUIBILI SU LARGA SCALA. L’EVOLUZIONE NEL SETTORE ORAFO RACCONTATA DA BEATRIZ BIAGI

I

l mondo della produzione di beni sta attraversando un momento di radicale cambiamento, che abbraccia anche il settore orafo. La tradizionale artigianalità che contraddistingue la gioielleria non è destinata a scomparire, ma si affianca all’applicazione di nuove tecnologie, tra cui la stampa 3D, che alimentano lo sviluppo del comparto sotto il profilo creativo e produttivo. Lo spiega Beatriz Biagi, production manager e designer specializzata nel gioiello a livello internazionale. Quali sono le principali tecniche digitali applicate oggi al settore orafo? «Ci troviamo in un momento storico di transizione in cui convivono saperi ed esperienze sia analogiche che digitali: uno dei momenti più ricchi e fecondi nella storia dell’arte applicata in cui

polveri di leghe preziose e presto il pubblico inizierà a vedere le prime proposte commerciali». In che misura l’alta gioielleria integrerà l’innovazione rappresentata dalle tecnologie digitali? «Nel settore dell’alta gioielleria, l’applicazione delle tecnologie d’avanguardia è in costante crescita. Oggi si lavora con il supporto delle tecnologie digitali, che permettono una maggiore precisione e qualità di finitura sia dei gioielli, sia del taglio delle gemme. Si parla sempre

luppo del prodotto ma anche la commercializzazione e la comunicazione dello stesso. Come cogliere al meglio queste opportunità? «L’orizzonte è aperto per le aziende che meglio riusciranno a stabilire una comunicazione efficace e diretta con la propria clientela fornendo informazioni rilevanti sui suoi prodotti e marchi e, allo stesso tempo, acquisendo informazioni pertinenti rispetto alle loro aspettative e preferenze. Le tecnologie digitali sono fondamentali non sol-

UNA NUOVA ERA

Si rivoluziona lo scenario produttivo-commerciale con l’innovazione di materiali, metodologie progettuali e processi produttivi

Beatriz Biagi, production manager e designer specializzata nel gioiello a livello internazionale

nasce la dimensione del “nuovo artigianato” e si rivoluziona lo scenario produttivo–commerciale con l’innovazione di materiali, metodologie progettuali, processi produttivi e strumenti di comunicazione. Nella filiera produttiva del gioiello sono ormai largamente integrati la modellazione 3D, l’incisione, taglio e saldatura a laser, la prototipazione utilizzando resine calcinabili (stereolitografia e Dlp, Digital light processing) e la protofusione (uso del prototipo per il collaggio nel processo di microfusione). Alcune aziende in Italia, Germania e Inghilterra stanno iniziando a testare la produzione diretta attraverso la sinterizzazione di

di modellazione 3D, prototipazione rapida, taglio-incisione digitali. Si mantengono le tecniche tradizionali nelle fasi produttive manuali, che rimangono indispensabili per ottenere l’altissima qualità che la gioielleria richiede quali l’assemblaggio, l’incassatura, la finitura e, in certi casi, la modellazione del primo prototipo o di alcune parti di esso (specialmente quando si tratta di soggetti figurativi), così come nella scelta dei materiali e delle soluzioni estetico-progettuali, che saranno sempre affidate all’intuito e all’esperienza dell’artista o designer». La digitalizzazione è destinata a influenzare non solo la fase di svi-

tanto per il potenziamento dell’e-commerce e la costruzione dell’esperienza d’acquisto omni-canale, ma anche per il controllo interno nell’acquisto e produzione, dell’inventario, oltre che della logistica. Si tratta, dunque, di attuare un progetto integrato di organizzazione interna in sintonia con l’interazione con il cliente finale. Non sono da sottovalutare gli aspetti estetici e grafici delle interfacce digitali e il linguaggio utilizzato nelle diverse lingue per comunicare le caratteristiche e i valori del proprio marchio a un pubblico sempre più interculturale». Quali sono le attuali tendenze che si registrano nel mondo del

gioiello, considerando le mutate abitudini dei consumatori? «Ci troviamo di fronte a una profonda trasformazione culturale in cui le persone esprimono la propria personalità, interpretando le tradizioni culturali e il gusto popolare in modo individuale. Nel settore del lusso in generale, abbiamo grande libertà nell’utilizzo di materiali sintetici in oggetti di alto valore aggiunto, si osserva la fusione di stili casuali e formali e vediamo proposte di prodotti in materiale prezioso del design liberato dalle simbologie tradizionali. Molto presto si svilupperà lo scenario commerciale del prodotto personalizzato. Non più soltanto il fenomeno della democratizzazione del lusso, che abbiamo visto confermarsi dagli anni Novanta in poi, ma la capacità di offrire e vendere prodotti singoli su grande scala. Uno scenario che diventa cruciale quando ci si riferisce a oggetti che non si consumano, che si indossano e sono carichi di valori emotivi: il gioiello in primis». Il futuro è nel gioiello 3D? «Nell’immediato si profilano tre scenari in particolare per il gioiello 3D. Innanzitutto, il progettista di gioielli utilizzerà software sempre più avanzati, arricchendo fortemente le caratteristiche stilistico-formali del gioiello progettato in ambiente virtuale. Questa nuova e più evoluta espressione stilistica andrà a influenzare tutti gli ambiti del gioiello. Vedremo la crescita di proposte di designer e marchi che faranno uso di software di modellazione per la creazione di oggetti unici e personalizzati, combinando materiali sintetici con gemme preziose e metalli nobili. La tecnologia di produzione diretta (sinterizzazione) in metallo prezioso sarà utilizzata nel gioiello, in combinazione con le altre tecniche produttive digitali e quelle tradizionali. La produzione digitale sarà maggiormente presente nella bigiotteria, utilizzando una sempre più ampia gamma di materiali sia naturali che sintetici e sviluppando una forte collaborazione tra artigiani digitali e tradizionali». •


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Speciale lusso

Inserti pregiati per gioielli unici di Alessia Cotroneo TRA ISPIRAZIONE NATURALE E FASCINO DEL MITO, SEGRETI DI MU SI PREPARA A SBARCARE DA VALENZA AI MERCATI EUROPEO E AMERICANO PUNTANDO SU TRADIZIONE ARTIGIANA E DESIGN ITALIANO

L’

ispirazione della natura, dei suoi elementi, dei suoi colori e delle sue linee e il fascino di una leggenda che ammalia e rapisce. L’ispirazione è quella della mutevolezza dell’acqua e del suo emblema, la goccia; la leggenda, invece, è quella del continente scomparso Mu, ipotetico territorio collinare dalla vegetazione lussureggiante nel cuore dell’Oceano Pacifico, confinante a nord con le isole Hawaii e a sud con l’isola di Pasqua e le Fiji. Un mito che una traduzione, poi rivelatasi completamente arbitraria, di un criptico testo dei Maya descriveva come una sorta di giardino dell’Eden. Un racconto che, perdendo qualunque connotazione storica, è di-

ventato un orizzonte d’ispirazione pressoché inesauribile per uno staff completamente al femminile guidato da Diletta Teloni, imprenditrice orafa con il gusto per le leggende. Perché la creatività sfrutta tutte le corde e per realizzare qualcosa di unico, non c’è niente di meglio che osservare la bellezza e la sua idealizzazione. C’è questo dietro Segreti di Mu, brand della gioielleria italiana che si affaccia da pochissimo sul mercato nazionale e internazionale del luxury partendo da Valenza, in provincia di Alessandria, e dalla sua storica tradizione di artigianato orafo di qualità. «La nostra azienda è nata e cresce a Valenza – racconta Diletta Teloni, Ceo e sales manager de Se-

greti di Mu – la città di artigiani orafi per eccellenza. È questo che siamo sempre stati, artigiani orafi, e lo siamo ancora oggi ma con una marcia in più. È una città dove tutto evoca la nostra tradizione, dove il rapporto umano è ancora importante, dove le cose si toccano con mano, dove si respira oro nell’aria, dove in ogni angolo si lavora per questo mondo incantato. Noi in questa città troviamo le nostre radici. Questo è il motore della nostra continua ricerca». Forte della tradizione cittadina e familiare trasmessa dal padre, orafo con quasi 60 anni di esperienza alle spalle, Diletta con il suo team di giovani donne under 40 ha creato una collezione di gioielli che fonde il design italiano e il mi-

sticismo della leggenda, l’oro, i diamanti e le pietre dai colori morbidi e armoniosi con lo spirito del continente segreto Mu. «La natura e tutti i suoi elementi, in particolare l’acqua, sono la fonte principale della nostra ispirazione e la goccia il tema fondamentale della linea. L’intento – continua Teloni – è quello di esprimere tutte le emozioni che la natura suscita e fargli prendere forma, con impegno e manualità, in anelli, collane bracciali e orecchini». Ma se la tradizione e l’ispirazione sono importanti, un ruolo per nulla marginale è svolto dalla tecnologia all’avanguardia che, nelle mani di abili orafi, può trasformarsi in un valore aggiunto al servizio di ogni singolo gioiello. «Siamo fermamente convinti che il connubio tra le nuove tecnologie e le mani esperte di qualificati artigiani orafi sia la strada per raggiungere ottimi risultati ed è qui che stiamo investendo. L’azienda si avvale di sofisticati supporti informatici e di una rosa di esperti collaboratori in grado di sviluppare qualunque tipo di progetto. Nel corso di questi anni – conclude il Ceo – grazie a una già approfondita tradizione alle spalle, ci siamo specializzati non solo nella lavorazione di oro, diamanti e pietre preziose, ma anche nella lavorazione del platino, metallo nobile molto difficile da trattare». La prima linea della collezione de Segreti di Mu è Stilla, termine con cui in latino si indica la goccia, che comprende principalmente anelli e collane, più qualche modello di orecchini e, a breve, anche bracciali per la fascia medio-alta del mercato. In lavorazione c’è anche la linea più originale della collezione, di cui sono già stati presentati in anteprima a giugno, alla Fiera JCK Las Vegas, alcuni pezzi. L’elemento distintivo sono gli inserti in legni pregiati che si aggiungono alle pietre preziose. Per gli amanti del luxury, infine, ci sono i masterpiece da mille e una notte: pezzi unici in oro e diamanti o pietre naturali preziosissime il cui valore arriva a trenta mila euro.•

DA LAS VEGAS AI CLIENTI DI TUTTO IL MONDO I gioielli de Segreti di Mu saranno presto in vendita nei mercati italiano, europeo e americano, intanto nel giugno scorso sono stati presentati in anteprima alla JCK Las Vegas 2016, fiera-evento dedicata alla gioielleria mondiale. «L’accoglienza che le aziende ma anche i clienti italiani, statunitensi e sud americani hanno riservato alle nostre creazioni è stata calorosa – sottolinea Diletta Teloni, Ceo e Segreti di Mu ha sede a Valenza - www.segretidimu.com

sales manager dell’azienda – con riscontri molto positivi. Alcuni sono stati attratti dai solitari, altri dagli anelli con pietre dure e brillanti, altri ancora dall’anello Masterpiece con 900 brillanti e un opale unico e preziosissimo. Ma in tanti hanno apprezzato anche la nostra linea più originale, quella con inserti in legno naturale pregiato. Gioielli molto particolari, dal design unico, che se colpiscono lasciano il segno».


Industria • Settembre 2016

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La tradizione come valore aggiunto

di Antonella Romaniello

ARTIGIANALITÀ, TECNOLOGIA E DIVERSIFICAZIONE SONO LE CARATTERISTICHE CHE HANNO PERMESSO AL GRUPPO MORELLI DI EVOLVERSI DA PICCOLA BOTTEGA AD AZIENDA LEADER NEL SETTORE DELLA LAVORAZIONE DEL PELLAME. MONALDO MORELLI CI RACCONTA LA STORIA DELLA SUA AZIENDA

L

a moda italiana rappresenta una delle eccellenze riconosciute a livello mondiale, questo successo è dovuto al processo votato al rinnovamento e all’eccellenza in tutte le fasi che portano alla realizzazione di un capo. Fare moda è sì sinonimo di manualità, occorre pertanto avere un approccio tradizionale all’artigianalità, ma è anche ricerca e innovazione per quanto concerne la selezione e il trattamento dei filati. Se la tecnologia permette oggi lavorazioni uniche delle fibre tessili e del pellame, sono le manipolazioni realizzate a mano a rendere indimenticabile un capo. La moda è una risorsa anche per il sistema economico italiano, questo set-

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

In un settore competitivo come quello della moda, anticipare i tempi è fondamentale

tore coinvolge infatti molte e diverse professionalità e, in un forte periodo di crisi, ha ottenuto risultati di molto migliori rispetto a quelli della grande industria privata. Esperienza e professionalità sono anche la forza del gruppo Morelli, da venticinque anni sul mercato. Attraverso un percorso di crescita organica e graduale, l’azienda è riuscita a posizionarsi tra le realtà di eccellenza nel settore dell’abbigliamento in pelle di lusso. È stata la compartecipazione di persone, talenti, reparti e generazioni diverse che ha consentito a un piccolo laboratorio artigiano di trasformarsi in una grande azienda di successo in tutto il mondo del fashion. La buona riuscita si ottiene per gradi e ogni passo deve essere guidato da valori fondanti e alti ideali. «Sono le nostre convinzioni e le nostre idee che ogni giorno ispirano il lavoro di tutti per dar vita a produzioni capaci di superare l’eccellenza – ha dichiarato Monaldo Morelli -. Per questo motivo il nostro gruppo ha deciso di impiegare il proprio talento e le proprie personalità per differenziare la produzione, per soddisfare la crescente richiesta di prodotti capaci di espri-

La Morelli Group ha sede a Bagno a Ripoli (FI) www.morelligroup.it

mere tutta la qualità e il gusto dell’artigianato italiano». È sul finire degli anni ’80 che Monaldo Morelli decide di inseguire il sogno di realizzare qualcosa di più grande. «Sono partito da un piccolo laboratorio che da sempre è stato fucina di grandi professionalità artigiane nella lavorazione di pellami destinati alle produzioni di abbigliamento di alta qualità. In quel laboratorio ho visto in embrione quello che sarebbe potuto diventare e quello che è oggi il Gruppo Morelli. La visione da me prospettata ormai venticinque anni fa, si sarebbe rivelata irrealizzabile senza la partecipazione attiva alle vicende dell’azienda dei miei tre figli che, con il loro prezioso apporto e il loro sguardo contemporaneo, hanno permesso al gruppo di procedere verso il futuro con fiducia e ottimismo». È grazie a un prezioso spirito di squadra che il gruppo Morelli è riuscito ad affermarsi come realtà di eccellenza nel settore della lavorazione del pellame. «Gli ingredienti che ci hanno permesso di essere vincenti sono professionalità e servizio al cliente. Ma anche capacità progettuale, disponibilità, qualità. E ultima, ma non per questo meno importante, quella che io amo chiamare “disorganizzazione organizzata” che si traduce nella ricerca del compromesso migliore tra la rigidità dei processi, che sono alla

base del buon funzionamento delle grandi aziende, e l’apporto flessibile cui solo i singoli individui possono contribuire in termini di responsabilizzazione, dedizione e raggiungimento degli obiettivi». Forte di una ricca tradizione e fiera delle proprie origini, l’azienda ha scelto una produzione artigianale interamente made in Italy. «Riusciamo a mantenere la nostra produzione integralmente in Toscana grazie all’esperienza e alla passione che mettiamo nel nostro lavoro e che si respira in tutti i nostri reparti produttivi. La nostra forza è nei nostri collaboratori, persone esperte e capaci di adattare la propria visione a quella del cliente per garantire la massima originalità delle soluzioni proposte sia in termini di stile che di lavorazioni». Manualità e inventiva non sono sufficienti. «In un settore competitivo come quello della moda, capire e anticipare tempi e desideri è fondamentale: la capacità di utilizzare le tecnologie disponibili al massimo delle loro potenzialità, gioca un ruolo altrettanto importante. L’innovazione tecnologica è infatti pienamente sinergica al lavoro artigianale e consente di ottenere prodotti di qualità e originalità assoluta. Dotarsi interamente di un reparto scientifico per il trattamento del pellame, così da ottenere effetti particolari, è stata una scelta quasi obbligata per un’azienda all’avanguardia che fa della diversificazione uno dei suoi punti di forza». •


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Abbigliamento sportivo

Filiera italiana LA TINTORIA È L’UNICO PASSAGGIO ESTERNO CHE L’AZIENDA POSSIEDE, E AVVIENE IN FIOCCO. COSÌ UNA VOLTA CHE LA MATERIA PRIMA ENTRA NEGLI STABILIMENTI, IL FILATO PRODOTTO È GIÀ DEL COLORE RICHIESTO di Luana Costa

D

al fiocco di cotone al prodotto finito. Rigorosamente made in Italy è il processo di produzione che parte dalle materie prime e finisce con il confezionamento dei capi sportivi. Roby sport, da piccola azienda artigiana di confezione, si è trasformata nel tempo in azienda a ciclo completo specializzata nel comparto tessile. Una scelta che dedica una «cura estrema a tutte le fasi di lavorazione, dalla selezione delle materie prime di ottima qualità, alle lavorazioni effettuate con macchinari moderni, alle maestranze qualificate, al controllo e alle ricerche di mercato continue su colori materiali e tendenze. Un processo che permette di offrire un prodotto di pregio e totalmente made in Italy che rispecchia le necessità delle varie fasce di mercato», ci spiega Roberto Pedrini, titolare dell’azienda tessile. «La decisione di gestire l’intero ciclo produttivo è stata dettata negli anni in cui non esistevano problemi di quantità da produrre; anzi, si doveva produrre e si aveva bisogno di una importante capacità produttiva. In prima persona ho scelto di non dover dipendere da nessuno, di non avere perdite eventuali di tempo e denaro dovuta a passaggi esterni. In questo modo, nel nostro processo produttivo, quando entra la materia prima tinta, esce il

Roby sport – Gattinara (Vc) www.robysport.com

prodotto finito, senza altri passaggi esterni intermedi. Nello stesso tempo, il sistema produttivo, non tradizionale, è stato scelto per avere la maggior produttività, con il minor numero di persone. Tutta la filiera è impostata per ottimizzare i costi e gli scarti e un controllo totale della gestione». Tutto ciò permette di governare il processo produttivo «sapendo esattamente cosa produciamo, la composizione e la qualità dei nostri prodotti. Questa azienda, per struttura e tipologia, è l’unica in Italia e forse in Europa, ad avere una produzione completamente verticalizzata e il tutto avviene in Italia, con manodopera italiana». Il ciclo parte dalla produzione del filato per procedere, poi, verso la lavorazione del tessuto, finissaggio, taglio e del confezionamento esterno; processo che assicura la garanzia di vero prodotto made in Italy. «Siamo in grado di produrre diversi tipi di tessuto tra i quali: felpa di qualsiasi tipologia, garzata, non garzata, con finezze e pesi differenti, jersey monoelastico, jersey bielastico, felpa elasticizzata, interlock, piquet, piquet elasticizzato». Gli articoli spaziano dalla classica tuta di felpa, utilizzata come capo comodo, agli articoli da palestra, all’abbigliamento sportivo, dalle maglie di felpa, ai pantaloni. Tutti capi realizzati in vari tipi di tessuto: puro cotone, elasticizzato, felpa, jersy, interlock, da in-

dossare in casa e fuori. L’azienda è riuscita ad attraversare indenne le ultime evoluzioni del mercato passando da «una vendita esclusiva dei nostri prodotti e del nostro marchio per il canale ingrosso a una vendita customizzata del prodotto nel canale promozionale, tramite uno dei più grandi distributori italiani di quel mercato. La distribuzione sul canale ingrosso resta, ma è diminuita». Anche le richieste dei clienti si sono evolute con il variare del mercato: «C’è molta più attenzione al prezzo- spiega Roberto Pedrini- rispetto al prodotto. Nessuno o veramente pochi valutano il fattore del prodotto realizzato interamente in Italia, anche se cerchiamo di essere in linea su tanti articoli a prezzi d’importazione. Il prezzo su un prodotto come il nostro è molto importante: dal 2008 abbiamo la certificazione di tracciabilità del prodotto ma al cliente finale, ormai abituato a vestire capi prodotti in Cina, Bangladesh, India, Pakistan, non interessa». •

PERSONALIZZAZIONE DEL PRODOTTO L’azienda con sede a Gattinara, in provincia di Vercelli, è in grado di personalizzare qualsiasi tipo di proposta inerente alla propria produzione. Può contare sulla collaborazione di personale specializzato, tra cui una modellista interna per lo sviluppo di qualsiasi tipo di prodotto e un’esperienza delle maestranze nel campo della felperia e degli articoli sportivi di oltre quarant’anni. «Nella continua ricerca di migliorarci e offrire garanzie di qualità ed efficienza dei nostri prodotti, possiamo vantare di aver ottenuto dal 2008, il certificato di tracciabilità del prodotto che identifica l’origine passo per passo di ogni singolo prodotto. Tale certificato è riconosciuto e gestito dall’Istituto camerale italiano».


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Calzature

Aumenta il valore del made in Italy VENDENDO QUALCHE PAIO IN MENO, MA A UN PREZZO PIÙ ELEVATO. COSÌ SUI MERCATI ESTERI LE CALZATURE ITALIANE SUPERANO L’EMPASSE DELLO SBOCCO RUSSO E LA FRENATA DI QUELLO CINESE. L’ANALISI DI ANNARITA PILOTTI di Giacomo Govoni

S

i regge prevalentemente sui volumi di vendita e sul gradimento che riscuote presso la clientela estera il calzaturiero made in Italy, comparto strategico della manifattura nazionale che tuttavia ha chiuso l’ultimo anno con performance inferiori alle attese. A segnalarlo è il preconsuntivo 2015 presentato un paio di mesi fa al theMicam2016 da Assocalzaturifici. «Siamo stati penalizzati dall’export – spiega la presidente Annarita Pilotti in calo di oltre il 4 per cento rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, la tenacia con cui le nostre aziende stanno affrontando le molteplici difficoltà sui mercati ci induce a essere fiduciosi per l’anno in corso». Dalla vostra indagine emerge che i consumi di calzature italiane all’estero sono in lieve calo, ma non in termini di valore. Che significa? «Ciò vuol dire che abbiamo venduto

all’estero a un prezzo medio più elevato, superando gli 8,5 miliardi di euro su un totale di circa 205 milioni di paia esportate. Nel complesso la produzione di calzature è stata lo scorso anno di 191,2 milioni di paia, con un calo relativamente modesto del 2,9 er cento rispetto al 2014. Siamo infatti riusciti a contenere la flessione dei livelli produttivi malgrado i consumi asfittici registrati in Italia e in Europa, il crollo della domanda in Russia e nei Paesi dell’area Csi e la frenata del Far East». Verso quali mercati internazionali i flussi di vendita stanno invece generando i numeri migliori? «Anche in un anno problematico come il 2015, il nostro settore ha registrato un attivo della bilancia commerciale superiore ai 4 miliardi di euro. Note positive vengono dalla Svizzera, dove il nostro export è salito del 14,5 per cento in valore e del 3,1

GLI IDEALI DELL’INDUSTRIA ITALIANA redere nella possibilità di riscatto economico e produttivo dell’Italia, nel pieno rispetto di quei valori che un tempo hanno reso grandi i prodotti italiani e ancora oggi vengono ricercati da innumerevoli committenti sparsi in tutto il mondo. Non lasciarsi trarre in inganno dalle imitazioni che compromettono non soltanto la qualità di un articolo ma anche la credibilità delle produzioni nazionali. È solo puntando su questi aspetti che si può continuare a esaltare il made in Italy, con i suoi prodotti artigianali, raffinati, innovativi e di assoluta qualità. La stessa filosofia che guida da vent’anni la Universalplast, azienda impegnata nella realizzazione di fondi in termoplastico per calzature. «Produciamo fondi monocolore o bicolore in tr, pvc e tpu modificato, con o senza inserti caricati – spiegano Donatello e Matteo Fratini, titolari dell’azienda –. La produzione avviene attraverso stampi consegnati direttamente dal cliente e mira a consegnare un prodotto artigianale e su misura. Ogni mese realizziamo dalle 80 alle 110mila paia di fondi, avvalendoci, oltre che dell’importantissimo ed essenziale apporto umano, di macchinari tecnologicamente avanzati». Tra le prerogative della Universalplast molta attenzione viene rivolta alla risoluzione delle problematiche dei più deboli sia economicamente che moralmente, ragion per cui la società ha partecipato alla realizzazione di un La Universalplast ha sede mezzo di trasporto per esigenze a Potenza Picena (Mc) specifiche. Emanuela Caruso www.universalplast.it

C

per cento in quantità; dal Medio Oriente, su del 7,4 per cento; dagli Usa, in crescita rispettiva del 16,4 per cento e del 5,1 per cento. La flessione del 13,3 per cento in quantità nel Far East sconta gli effetti della recessione giapponese e del rallentamento della Cina, che perde il 4,5 per cento in volume, ma guadagna il 16 per cento in valore. Una frenata destinata peraltro ad accentuarsi, secondo gli imprenditori presenti sul mercato cinese, raggiunti da una recente indagine di Assocalzaturifici. Hong Kong (+17 per cento in valore) e Sud Corea (+32,6 per cento) evidenziano invece performance decisamente premianti». Tra gli sbocchi commerciali più in sofferenza c’è quello russo. Eppure non smettete di presidiarlo anche partecipando a fiere come quella di Mosca. Sotto quali aspetti l’investimento in questo mercato resta vantaggioso? «Obuv’ Mir Kozi, la mostra internazionale della calzature e della pelletteria andata in scena all’Expocentre di Mosca dal 22 al 25 marzo scorso, rappresenta una delle più prestigiose vetrine internazionali e garantisce un’ottima visibilità alle aziende calzaturiere. Non presidiare un mercato che, soprattutto in alcuni distretti, resta strategico per tante Pmi del made in Italy calzaturiero pregiudicherebbe un posizionamento importante in tutto il segmento del medio e alto di gamma». Con quali “accortezze” va affrontato? «Continuando a investirvi con iniziative di promozione e di supporto mirate. In questo senso, Assocalzaturifici sostiene le aziende associate con voucher per incentivarne la partecipazione alle manifestazioni fieristiche. Questi incentivi sono naturalmente in vigore non solo per l’area Csi ma per tutto il mondo e rappresentano per l’associazione un impegno importante, che chiediamo al Governo di potenziare, mantenendo attivi i programmi di finanziamento alla promozione del made in Italy». Nell’ultimo theMicam il tema del digitale e dell’ecommerce hanno avuto la ribalta. Quanto manca

Annarita Pilotti, Presidente di Assocalzaturifici

alla svolta digitale del mondo moda calzature? «C’è ancora tanta strada da fare, ma ci stiamo avvicinando. Sono convinta che la digitalizzazione non cambierà il comparto calzaturiero ma inciderà sull’approccio tra venditore e consumatore. La comunicazione multicanale e l’e-commerce rappresentano un’importante chiave per raggiungere un consumatore sempre più dinamico e interattivo». In che modo la sostenete come associazione? «Assocalzaturifici è sempre attenta a queste trasformazioni. Da dicembre scorso, infatti, offriamo alle aziende la possibilità di iscriversi gratuitamente a “We chat”, una nuova piattaforma digitale rivolta principalmente al mercato cinese. Si tratta di uno spazio virtuale dove raccogliere e mettere in connessione le iniziative dell’associazione, i trend, le novità del settore e i servizi dedicati alle aziende». •


Industria • Settembre 2016

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Calzature, un affare tutto italiano IL BELPAESE HA UNA RILEVANTE TRADIZIONE CALZATURIERA CHE HA CONTRIBUITO, NEGLI ANNI, A COSTRUIRE L’ECCELLENZA DEL MARCHIO MADE IN ITALY NEL MONDO. GABRIELE E KATIA MARITAN PORTANO AVANTI QUESTA NOBILE ARTE MANIFATTURIERA

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a storia del calzaturificio Maritan ha inizio grazie alla passione e al talento dell’imprenditore Giancarlo Maritan. Dopo aver maturato esperienza nella Riviera del Brenta, uno dei più importanti distretti nella creazione e nella produzione di scarpe, decide di sfruttare le competenze acquisite fondando, nel Veronese, la propria azienda nel 1995. Da allora, la Maritan continua a collezionare successi, configurandosi come una realtà che tiene alto il nome

I NUMERI DELLA MARITAN Il calzaturificio Maritan è costituito da una sede principale, di circa 5000 metri quadri, situata a Villafranca di Verona, e da due sedi produttive fondate in Romania e Moldavia. Nelle tre sedi, trovano lavoro più di 400 addetti che seguono le fasi di ricerca, sviluppo e industrializzazione del prodotto. L’azienda è al passo con i tempi, inoltre, in ambito di pari opportunità: il 60 per cento dei lavoratori è di sesso femminile. La Maritan riesce a produrre dalle 3500 alle 4000 paia di calzature al giorno che distribuisce per i propri marchi, Maritan e Marco Ferretti, o per importanti griffe nazionali ed internazionali.

del made in Italy nel mondo. Negli ultimi anni, ai vertici aziendali, si è avvicendata la seconda generazione di Maritan, costituita dai figli Gabriele e Katia che preservano l’eredità paterna, dirigendo e seguendo ogni aspetto produttivo, commerciale e distributivo con l’obiettivo di creare delle calzature, sia da uomo che da donna, di qualità. «Nostro padre Giancarlo riveste ancora un ruolo fondamentale all’interno dell’azienda. È un maestro, una guida costante e tuttora rappresenta un punto di riferimento importante» affermano i due fratelli. Ciò è visibile soprattutto da come viene gestito il calzaturificio: un’azienda familiare ma con una forte vocazione verso i mercati internazionali. Gabriele Maritan, a tal proposito, tiene a sottolineare che: «Il 70 per cento del giro d’affari della Maritan è generato dal mercato straniero e solo il 30 per cento, invece, è riconducibile a quello italiano. Abbiamo più di mille clienti che distribuiscono le nostre calzature in tutto il mondo». Le calzature Maritan, infatti, sono altamente competitive in mercati come Regno Unito, Stati Uniti e Giappone e, recentemente, sta conquistando nuove mete commerciali come l’Australia e il Sud Africa. «La nostra clientela internazionale è molto esigente – spiega Katia Maritan – quindi dobbiamo essere costantemente aggiornati e capaci di rispondere, con flessibilità e velocità, alle richieste del mercato. Dedi-

70% IL TRAFFICO D’AFFARI DELLA MARITAN GENERATO DAL MERCATO ESTERO. LE CALZATURE VENGONO DISTRIBUITE IN TUTTO IL MONDO

Gabriele e Katia Maritan, titolari del calzaturificio Maritan Spa di Dossobuono di Villafranca (VR) - www.maritan.it

chiamo notevole attenzione alla qualità delle materie prime e allo stile». In questo modo, la Maritan è riuscita a imporsi come un’azienda moderna, solida, dinamica e abile nel destreggiarsi nel mare magnum del mercato calzaturiero internazionale. Il punto

di Albachiara Re focale dell’intero impianto produttivo è lo staff tecnico che è «composto da un personale estremamente specializzato – precisa Gabriele – che riesce a rispondere con prontezza alle esigenze di una clientela ampia e variegata, per provenienza, età e stile». I fratelli Maritan si pongono, come obiettivo, di coniugare tradizione e innovazione: la prima è ben visibile nella raffinatezza dello stile proposto nei vari modelli lanciati sul mercato, la seconda si concretizza attraverso l’accuratezza e l’attenzione riservata ai processi di lavorazione dei prodotti. Il calzaturificio veronese ha, di fatti, ottenuto la certificazione Satra 2016, rilasciata dall’omonimo centro internazionale che si occupa di ricerca tecnologica nel campo delle calzature e della sicurezza. La Satra è riconosciuta in oltre 70 paesi del mondo e ciò rappresenta un importante attestato della competenza tecnica della Maritan. Raccontare la Maritan, vuol dire anche parlare dell’intenso legame che mantiene con la propria terra d’origine. Katia, a tal proposito, si esprime con queste parole: «Nonostante il futuro della Maritan sia sempre più proiettato verso mercati esteri, teniamo a mantenere una forte connessione con il nostro territorio. Non solo attraverso la nostra abilità manifatturiera, in cui è estremamente presente il know how tipico del made in Italy, ma anche impegnandoci in prima persona a favore della comunità. Mio padre Giancarlo ha rivestito importanti cariche associative a livello confindustriale e l’azienda è sempre stata in prima linea anche nel campo della solidarietà, aderendo a svariate iniziative benefiche, a favore del nostro territorio, o partecipando ad iniziative promosse dal comune di Villafranca per il trasporto di malati». Il fatturato della Maritan, nel 2015, si è attestato attorno ai 26 milioni di euro e nei primi otto mesi del 2016, vi è stata una crescita percentuale del 4 per cento. Un risultato non facile da raggiungere viste le condizioni sfavorevoli in cui versano molte altre aziende del settore. Il fondatore Giancarlo e i suoi figli sembrano aver trovato la giusta formula per essere concorrenziali, nell’ambito dei fashion brand calzaturieri, e per esportare l’eccellenza del made in Italy nel mondo. •


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Focus Puglia

Dal digitale all’export, per puntare alla crescita «SOSTENERE GLI INVESTIMENTI, LA BUONA OCCUPAZIONE E LA RICERCA». IL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI PUGLIESI DOMENICO FAVUZZI IDENTIFICA LE DIRETTRICI DI SVILUPPO DELLA REGIONE CHE, COME TUTTO IL MEZZOGIORNO E IL RESTO DEL PAESE, INSEGUE UNA RIPRESA PIÙ SOLIDA E DECISA. GUARDANDO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE E ALLE NUOVE TECNOLOGIE di Francesca Druidi

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l ruolo della trasformazione digitale è centrale per la crescita dell’ecosistema imprenditoriale italiano. E la Puglia non resta a guardare, registrando il primato sul fronte dell’e-commerce - il 13,3 per cento delle imprese della regione vende on line, contro il 9,9 per cento della media italiana - e buone coperture in termini di banda larga e ultralarga. Certo, è solo l’inizio di un percorso articolato, ma le aziende pugliesi stanno dimostrando la volontà di non perdere il treno delle nuove tecnologie, come rileva il presidente degli industriali della regione, Domenico Favuzzi, nominato Cavaliere del lavoro nel 2015 e patron di Exprivia. In che modo le imprese pugliesi puntano sulla digitalizzazione? «Il tessuto produttivo pugliese presenta eccellenze in diversi settori, eccellenze impegnate in percorsi rivolti all’innovazione. La Regione ha negli scorsi anni messo a disposizione molti fondi per incentivare le trasformazioni endogene ed esogene delle aziende pugliesi in questa direzione. Non si riscontra ancora una vera e propria trasformazione digitale, ma si registra una diffusa presenza di startup. La politica di incentivi sta funzionando, ma per quanto riguarda l’integrazione tra economia tradizionale e digitalizzazione, la Puglia si trova ancora sostanzialmente in una fase iniziale. Le imprese pugliesi stanno nei diversi settori lavorando per cercare di agganciare la domanda internazionale. L’internazionalizzazione costituisce, infatti, un driver strategico di spinta alla digitalizzazione dei processi di tutta l’impresa, sia per quanto riguarda la gestione interna che i collegamenti con clienti e fornitori». In quali ambiti operano prevalentemente le startup pugliesi? «La loro presenza attraversa in maniera orizzontale i settori che compongono l’economia pugliese. Sono attive nel settore farmaceutico, così come nel biotech, nell’aerospazio o nei comparti più tradizionali come l’agroalimentare e il turismo. Queste realtà sono strettamente legate alle grandi università della regione e, in circa il 50 per cento

dei casi, si occupano di e-commerce. Ma è un fenomeno in rapida crescita per comparti interessati e competenze messe in campo». Quale deve essere l’obiettivo dell’integrazione delle nuove tecnologie all’interno delle aziende? «La vera trasformazione digitale non consiste solo nel creare un sito web responsive, ma nell’applicare i principi del digitale all’organizzazione aziendale, facendo sì che i prodotti e servizi dell’impresa vengano ripensati in quest’ottica, arricchendosi delle caratteristiche e delle opportunità che il mondo digitale offre alla loro evoluzione».

comparto farmaceutico e dell’acciaio, con la complessa situazione dell’Ilva, le medie imprese dell’agroalimentare e della meccanica stanno producendo numeri significativi oltre confine. Non è semplice oggi individuare i mercati di destinazione migliori, ma negli ultimi mesi si è registrato un ridimensionamento dei paesi Bric a vantaggio dei mercati più maturi come Unione Europea e Stati Uniti. Positivi anche i Paesi dell’Est, in particolare la Cina, dove si segnala una crescita nelle esportazioni piccola in volumi ma importante in termini di percentuale».

sposizione dall’Ice». In base al Rapporto Svimez, la Puglia fatica ad agganciare la crescita. Con quali strategie si può rendere più competitivo il territorio regionale e il Mezzogiorno nel suo complesso? «Nei macro numeri, la Puglia sta riuscendo solo dalla fine del 2015 e dal primo trimestre 2016 ad avviare l’uscita da una crisi lunga e dura e ad agganciare la ripresa. Ma è anche vero che in questi anni ha mostrato un forte dinamismo, affiancando alla componente delle grandi imprese anche la crescita di nuove iniziative imprenditoriali che hanno ampliato le chance di sviluppo

Domenico Favuzzi, presidente Confindustria Puglia

Parlando di internazionalizzazione, ci può essere un rischio Brexit per i prodotti pugliesi? «Il rischio Brexit c’è, perché in riferimento ai settori di punta dell’economia pugliese, dall’agroalimentare al tessile passando per il calzaturiero, il mercato britannico è importante. Per questo motivo, bisognerà porre la giusta attenzione agli effetti e alle conseguenze che questa decisione produrrà». Quali sono le principali prospettive per l’export pugliese e i più promettenti mercati di sbocco? «Il quadro delle esportazioni pugliesi ha fatto registrare nella prima parte dell’anno un incremento rispetto al 2015. Nonostante gli alti e i bassi del

Molfettaexport.com è la prima realtà industriale pugliese ad aver creato un proprio brand per promuovere la capacità produttiva del territorio. Come favorire i percorsi di internazionalizzazione? «Molfettaexport è un esempio positivo di collaborazione tra imprese molto diverse tra loro che operano nello stesso territorio; imprese che non erano storicamente vocate all’internazionalizzazione ma che stanno facendo gioco di squadra per valorizzare la propria identità sui mercati esteri attraverso la creazione di una rete, appoggiandosi in maniera intelligente alle politiche di internazionalizzazione avviate dalla Regione e alle opportunità messe a di-

del territorio. È un processo in corso d’opera, ben sostenuto da una Regione che ha saputo cogliere gli aspetti positivi di questo dinamismo e incentivato le aziende a diversificare e a crescere con politiche rivolte ai giovani. Questo impegno deve chiaramente proseguire, nell’ottica di alimentare i progetti già partiti e quelli in attesa di affermazione. Per fare questo occorre sostenere gli investimenti, la buona occupazione e la ricerca. Le misure necessarie al resto del Paese valgono anche per il Meridione, che però parte da una situazione più debole e che perciò ha bisogno di maggiore intensità e soprattutto maggiore certezza nell’applicazione di queste misure sul medio-lungo periodo». •


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Focus Puglia

Brand Salento, un patrimonio su cui puntare INNOVAZIONE, VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO E CULTURALE, ATTENZIONE AL TERRITORIO E AI SERVIZI. SU QUESTI FATTORI SI GIOCA LA CRESCITA DI LECCE NELLA VISIONE DEL SINDACO PAOLO PERRONE, CHE INVITA TUTTI A UN CAMBIO DI PASSO PER SOSTENERE IL DINAMISMO MOSTRATO DAL SALENTO di Giacomo Govoni

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onfermatosi anche per il 2015 il primo cittadino più amato d’Italia, in base alla classifica di gradimento degli amministratori locali del Sole 24ore, il sindaco di Lecce Paolo Perrone terminerà nel 2017 il suo secondo mandato. Tra risultati raggiunti e obiettivi da rifinire, il vice presidente vicario di Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) guarda con ottimismo alle direttrici di sviluppo del capoluogo salentino. Quali sono stati i principali risultati conseguiti dalla città in questi anni di guida? «Abbiamo fatto della programmazione la nostra principale strategia amministrativa riuscendo a dare e a consolidare nel corso degli anni un volto nuovo alla città, recuperando il centro storico e ridisegnando le periferie, e di porre le basi per tanti altri significativi interventi. Ma vado fiero sopratutto di una cosa: di aver puntato con decisione non soltanto sulla valorizzazione dei beni materiali, ma anche su ciò che è immateriale e che ha finito per creare e “certificare” il marchio Salento, un brand riconosciuto e riconoscibile grazie al valore aggiunto costituito dalle esperienze da vedere e da vivere. Perché Lecce sta vincendo la partita relativa alla capacità di essere una meta di attrazione turistica oltre le più rosee aspettative. Basta andare a fare un giro per le vie, le piazzette e le nostre corti per rendersi conto del grande appeal che ha raggiunto la nostra città. Un risultato straordinario, reso possibile dall’impegno e dalla passione di tutti, nessuno escluso. Nel 2007, quando non ero ancora primo cittadino, lanciai una promessa: fare di Lecce una città più moderna, più aperta al futuro. Penso e spero di essere riuscito a mantenerla». Su quali fronti resta ancora da lavorare? «Continueremo a porre un’attenzione particolare a fette di territorio lontane dal nucleo urbano, come l’entroterra e la fascia costiera, a migliorare i servizi - partendo dai trasporti e dalla mobilità in generale - e a insistere, infine, sullo sviluppo attraverso una politica mol-

Paolo Perrone, sindaco di Lecce

to attenta che riguarda le attività produttive, il rispetto dell’ambiente e la costante valorizzazione del patrimonio storico e culturale». I dati del secondo trimestre sono incoraggianti per quanto riguarda il dinamismo del sistema produttivo salentino. Quali restano le criticità e quali invece i punti di forza? «Le criticità sono quelle legate anzitutto all’eccessivo individualismo che permea – ahimè – i rapporti tra gli imprenditori, al di là dei tanti sforzi associativi che iniziano a dare qualche buon risultato. Il frazionamento in piccole - a volte piccolissime – e medie imprese, se da un lato può rappresentare un vantaggio, dall’altro rischia di diventare un freno allo sviluppo. Ma a rallentare l’intero sistema ci sono soprattutto i numerosi lacci burocratici che rischiano di bloccare o appesanti-

re ogni iniziativa imprenditoriale. Un vero peccato se si pensa che questo è un territorio vivace, reso più accattivante per il fatto di non essere stato intaccato dall’industrializzazione degli anni Sessanta e Settanta, un territorio che ha puntato con decisione sulle sue risorse storiche e naturali per creare investimenti e quindi occupazione. La strada è ancora lunga, ma noi l’abbiamo imboccata con convinzione». Comune e Camera di commercio di Lecce collaborano per l’innovazione del territorio anche attraverso lo strumento degli open data. In che modo promuovere l’innovazione può contribuire allo sviluppo della città e all’incremento dei servizi e della qualità della vita? «L’innovazione può rappresentare la chiave di volta per migliorare realmente la qualità della vita dei cittadini, mettendoli nelle condizioni ideali per ottenere informazioni e servizi di pubblica utilità. Ecco perché abbiamo puntato con decisione sugli open data, raccogliendo importanti successi a livello nazionale grazie a un intelligente e incessante lavoro svolto dagli uffici comunali. I dati aperti sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque: una democrazia reale, partecipata e condi-

visa. L’apertura dei dati prodotti dalla Pubblica amministrazione è la condizione necessaria per valorizzare il patrimonio informativo pubblico e può diventare il motore di interessanti iniziative imprenditoriali». In base al Rapporto Svimez, la Puglia fatica ad agganciare pienamente la crescita. Dal suo punto di vista, con quali strategie si può rendere maggiormente competitivo il territorio regionale? «Credo fermamente che l’atteso sviluppo della nostra Regione debba avvenire attraverso una maggiore e necessaria consapevolezza dei cittadini pugliesi del valore del loro patrimonio, del loro potenziale umano e delle loro risorse, come fattore specifico in grado di innestare processi di crescita territoriale. Questi processi devono coinvolgere cittadini, imprese, forme associative che, ogni giorno, sul territorio vivono e operano. Ottenere risultati concreti in Puglia è possibile. È necessario attuare un "cambio di passo" basato sulla concentrazione e la selezione di progetti di qualità, valutati per la loro fattibilità, preparati tecnicamente e quindi appaltabili. Quando i progetti ci sono, l’individuazione delle risorse utili a concretizzarli diventa un’opportunità, non un problema». •


Industria • Settembre 2016

La luce che emoziona di Luana Costa

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mmiccano, creano geometrie, plasmano atmosfere. Restituiscono agli ambienti quell’incanto che solo capricciose volute luminose hanno il potere di inventare. Fabbricare “luce” non è solo un mestiere ma un’arte dal momento che la sua particolare composizione e l’intensità che sprigiona diviene uno spettacolo condiviso, uno scenario da fruire. E non è un caso se gli addetti ai lavori parlano della “luce” come di un ammaliante magia. «La luce è il soggetto principale dell’azienda racconta Giuseppe De Cagna -. Il vero mezzo creativo in grado di evidenziare le perfette geometrie degli edifici e delle forme dell'arte. La luce delle luminarie disegna e modella spazi, atmosfere, sensazioni. Emoziona, crea un immaginario carico di sfumature, di significati differenti, di pensieri. È una luce che va oltre i naturali confini spazio – temporali. È una luce che riesce a far sognare, messa in relazione con arte e architettura, diventando così una dolce poesia, al di là della mera funzione tecnica». Una mission dai connotati artistici quella dell’azienda salentina specializzata nell’allestimento di luminarie. «Una storia lunga – continua Giuseppe De Cagna - che

ARCHI, ROSONI, RICAMI, COLORI ARMONICI SU LAMPADARI E SPALLIERE. LE LUMINARIE SALENTINE SONO VERE OPERE D’ARTE, CAPACI DI ANDARE OLTRE I CONFINI SPAZIO-TEMPORALI. GIUSEPPE DE CAGNA RACCONTA COME HANNO CONQUISTATO L’EUROPA E NON SOLO

AMBASCIATORI DEL SALENTO

Le luminarie De Cagna hanno varcato i confini nazionali ed europei, arrivando anche in America, Giappone, Corea, Taiwan ha inizio nel 1930, quando le luminarie erano ancora a carburo o ad olio, in quanto non si usava l’energia elettrica. Fu il grande maestro Cesario ad illuminare piazze e strade per la prima volta, nel 1965, con l’energia elettrica. Egli, affiancando il padre nell’attività, portò un naturale rinnovamento nei sistemi di lavoro delle luminarie che rimasero sempre artigianali, ma diventarono più sfarzose grazie al disegno ed all’autonoma costruzione. Unico motivo ispiratore: il barocco leccese. La storia prosegue nel 1985, quando Cesario è affiancato dal figlio Giu-

COLLABORAZIONI E RICONOSCIMENTI

Luminarie Cesario De Cagna ha sede a Maglie (Le) - www.decagna.com

L’allestimento delle luminarie a Houston, in Texas, ha avuto come esito il conferimento all’azienda “De Cagna” da parte dell’America Institute of Architectes, del premio “Progresso e lavoro” per il miglior arredo urbano al progetto sulla “luce italiana”, in quella occasione venne montata la galleria arcobaleno con la chiesa di Orvieto. L’azienda può annoverare inoltre la collaborazione con griffe di grido come: Woolrich, Richmond, Tod’s gruppo Della Valle.

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seppe e le luminarie De Cagna vengono esportate in tutto il mondo per manifestazioni religiose o civili, sfilate di moda, allestimenti di negozi, centri commerciali e non solo. Nel giro di pochi anni, Cesario De Cagna, insieme ai figli, diventa ambasciatore del Salento in tutto il mondo grazie ad allestimenti di luminarie a Houston, in Texas, a Wakayama, Kobe e Tokyo in Giappone, a Parigi, a Istanbul, a Busan in Corea del Sud, Daegu e Seoul, a Pyongyang in Corea del Nord, nelle più note località nel nord Italia come il quadrilatero della moda a Milano». E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo: «A Taipei City, capitale nonché maggiore città di Taiwan, l’azienda è stata chiamata a decorare strade e piazze in occasione del capodanno cinese del 2011, realizzando un allestimento particolare e nel segno della tradizione con archi, rosoni e spalliere illuminate da migliaia di luci colorate, sostenute dai caratteristici pali in legno. Un allestimento che ha subito catturato l’attenzione dei cinesi e soprattutto dei media che hanno immortalato sui siti internet, in tv e sui quotidiani le maestose parature della ditta salentina. Siamo presenti con la nostra professionalità anche ad Eindhoven, in Olanda, per il “Glow Light Festival” e a Valencia, in Spagna, per la “Fallas Sueca”». E ribaltando il famoso adagio secondo cui “nessuno è profeta in patria”, l’azienda porta la “luce” anche nella cittadina salentina di Scorrano, culla dei “maestri paratori”. «Qui –prosegue Giuseppe De Cagna - ogni anno, dal 5 al 7 luglio, in onore di Santa Domenica si realizza una grande manifestazione di luminarie. Maestose e imponenti strutture di luce artistica illuminano le vie principali e le piazze, richiamando migliaia di visitatori e turisti». L’edizione 2010, per la Luminarie Cesario De Cagna è stato l’anno della svolta, il momento di raccogliere i frutti di una naturale, quanto necessaria, evoluzione di lavori tradizionali ma sempre al passo con in tempi, anticipando tendenze con professionalità e tanta tecnologia. L’allestimento realizzato è stato maestoso, imponente, mai invadente, al contrario, fine, delicato ed elegante con ricami, tessuti di luce, colori armonici su lampadari e spalliere. Un allestimento radicato nella scuola di una vita ma che riporta all’arte salentina, con cui mantiene legame indissolubile, ma con uno sguardo profondo al futuro. •


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Focus Puglia

Carpenteria medio-leggera, dalla Puglia all'Europa di Alessia Cotroneo

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imprenditoria giovane che non si limita a resistere alla crisi ma investe e cresce, puntando sul capitale umano del Sud Italia, sulla qualità delle lavorazioni e sulla tempestività delle risposte, c’è. Così il gap tra Europa continentale e mediterranea si assottiglia, cresce la fiducia e anche la direzione delle spedizioni con la Cina si inverte, trasformando il far East del mondo in un mercato di esportazione. Queste dinamiche esistono, non sono un modello ideale ma reale, e le sta sperimentando a Lecce Casta Srl, azienda che ha da poco superato i dieci anni di vita e si è affermata nel settore produttivo della carpenteria medio-leggera, conquistando a pieno titolo i mercati internazionali. Dietro al suo titolare, Andrea Cazzolla, 28 anni appena, c’è una squadra di giovani under quaranta altamente professionalizzati ma c’è anche una tradizione familiare e il sogno di un padre che ha intuito le dinamiche del mercato e ha voluto crederci, affidando al figlio neodiplomato la sfida di ampliare il raggio d’azione dell’impresa di famiglia. «La Casta Srl è stata fondata nel 2005 ma nasciamo operativamente nel 2007 – spiega Andrea Cazzolla – partendo principalmente da produzioni per il settore dei carrelli elevatori per poi acquisire negli anni altre commesse nel campo agricolo e nel comparto ferroviario. Nel luglio 2007 eravamo meno di dieci per-

OBIETTIVO EXPORT

Investiamo per avvicinarci ai mercati mondiali, cancellando l’idea che la Puglia sia ai margini dell’Europa

L’AZIENDA LECCESE CASTA SRL SI È AFFACCIATA SUL MERCATO INTERNAZIONALE PUNTANDO SU QUALITÀ E TEMPI DI CONSEGNA RIDOTTI ALL’OSSO, NONCHÉ SU PERSONALE SPECIALIZZATO UNDER 40 E PROCESSI DI AUTOMAZIONE AVANZATI ritorio del Salento. Da luglio Casta Srl ha acquistato il capannone adiacente al suo stabilimento industriale, raggiungendo un’estensione di 12 mila metri quadrati coperti e 8 mila scoperti, e ha intavolato un piano di investimenti per ampliare il parco macchine e per assumere altro personale specializzato e certificato, elemento decisivo che ha consentito all’azienda di diventare fornitore strategico per il Gruppo Kion, uno dei più importanti produttori mondiali di carrelli elevatori, Kuhn per il settore agricolo, Vossloh Cogifer Signalisation e Mermec per il ferroviario, Marini-Fayat per le macchine industriali. •

Casta Srl ha sede a Lecce - www.castasrl.it

sone con un fatturato al di sotto dei due milioni di euro. Oggi siamo 95 addetti, indotto escluso, nel 2015 abbiamo chiuso con un fatturato vicino ai 12 milioni di euro e nel 2016 contiamo di aumentare ancora il nostro fatturato del 40 per cento». Evoluzione delle lavorazioni, miglioramento continuo, ampliamento del portafoglio clienti, riorganizzazione aziendale a livello tecnologico, come l’acquisto di macchine a taglio laser e robot di saldatura e l’introduzione sempre più marcata di tecnologie di automazione aziendale sono state le leve della crescita, sottolinea Cazzolla, insieme a una strategia ben definita: «Abbiamo puntato su qualità, puntualità delle consegne e rapporto qualità - prezzo, tre fattori indispensabili per essere competitivi sul mercato internazionale. Soprattutto considerando che i nostri maggiori competitor si trovano nell’Europa dell’Est,

dove il costo della manodopera è di molto inferiore rispetto all’Italia. Ma, puntando sul miglioramento del livello di manifattura dei nostri prodotti e soprattutto sulla puntualità delle consegne e la tempestività delle risposte, il mercato ci ha premiato». Ogni giorno, da Lecce, prodotti di carpenteria medio-leggera che spaziano dalla rondella del valore di pochi centesimi ai telai saldati di carrelli elevatori per catene di montaggio, partono per essere immessi sul mercato italiano e dell’Europa centrale, con spedizioni quotidiane in Francia e Germania e da qualche anno anche in Cina. Risultati frutto di una spinta all’internazionalizzazione crescente e di una scelta precisa da parte di Casta Srl, che preferisce lavorare con l’estero, non solo per motivi economici. «Certo facciamo un po’ più fatica a farci conoscere dai clienti stranieri – aggiunge il titolare – perché siamo un po’ lontani dalle rotte europee, dai grandi assi di collegamento e circondati dal mare dovunque guardiamo. Prima di ricevere una commessa importante da un’azienda straniera passa del tempo, quello che serve per convincerli a venirci a trovare, a visitare gli impianti, a inviarci un disegno, a farci una richiesta di offerta per far capire che siamo competitivi. Soltanto dopo ci mettono alla prova con il primo ordine. Da lì iniziano a capire e ad apprezzare la nostra affidabilità e finalmente si fidano». E la fiducia dei clienti si trasforma in nuovi investimenti per l’azienda e il ter-

PRODUZIONI JUST IN TIME E MIGLIORAMENTO CONTINUO Quanto tempo passa dalla richiesta alla spedizione di un prodotto di carpenteria medioleggera? Poco, pochissimo anzi, meno è e più c’è la possibilità di battere la concorrenza. Parola dell'Ing. Marco Leopizzi, Direttore dello stabilimento Casta di Lecce. «Occorre fornire risposte nel giro di 24-48 ore per qualunque tipo di richiesta, lavorando sempre just in time, perché le aziende chiedono oggi per oggi stesso. Per questo abbiamo investito nell’organizzazione e nel gestionale, accorciando i tempi di produzione e accelerando il flusso di informazioni, cancellando in questo modo l’idea che la Puglia sia ai margini dell’Europa. Così abbiamo battuto i competitors cinesi, che offrono prezzi stracciati ma tempi lunghi e, allo stesso modo, ci auguriamo di battere sul tempo le aziende dell’Europa dell’Est migliorandoci ogni giorno (KAIZEN) e riducendo gli sprechi con l'obiettivo di essere sempre più competitivi».


Industria • Settembre 2016

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Verniciatura industriale, un settore in crescita di Albachiara Re

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a Puglia può vantare un settore secondario molto fiorente nelle aree più disparate. Non stupisce, quindi, che la Sercolor Srl, azienda di Melissano(LE), sia uno degli stabilimenti più grandi del Sud Italia nel campo della verniciatura di materiali industriali. L’attività della Sercolor è focalizzata, nello specifico, sulla sabbiatura, zincatura galvanica e verniciatura a polvere per conto terzi. È un punto di riferimento per chi opera in campo agricolo, industriale, artigianale, edile in quanto, grazie alla profonda conoscenza delle materie utilizzate, riesce a rispondere a qualsiasi esigenza del cliente. Fondata nel 1997, ha puntato, sin da subito, su una policy aziendale molto precisa: diversificare la propria clientela, pur mantenendo sempre alti standard qualitativi. Nei quasi vent’anni anni di attività, questa strategia ha ottenuto gli effetti sperati: l’azienda non ha mai subito battute d’arresto attestandosi, anzi, come una delle più prolifiche dell’intera penisola. «La nostra storia di successo – racconta il proprietario Rocco Serravezza - è frutto di molti fattori. Innanzitutto abbiamo a disposizione uno staff tecnico costituito da abili professionisti completamente a servizio del nostro cliente. Chi si rivolge a noi viene seguito quotidianamente, aiutato e consigliato nella scelta dei materiali più adatti e riceve, inoltre, una consulenza gratuita pre e post lavorazione. A ciò è associata l’alta qualità delle materie prime disponibili nel nostro magazzino: sono sempre prodotti industriali, di aziende leader, che garantiscono resistenza e affidabilità nel tempo con un ottimo rapporto qualitàprezzo». Un punto di forza, nonché motivo di vanto, per la Sercolor, è l’essere un’azienda ecologica. Possiede infatti un impianto di depurazione chimico-fisico, completamente automatico e di ultima generazione, capace di depurare 10 m³/h di scarichi galvanici, che permette di operare nel massimo rispetto ambientale. Un’azienda, quindi, all’avanguardia, sotto molteplici punti di vista, che punta su tre fattori chiave per il proprio successo sul mercato: «Efficienza, qualità e serietà sono le nostre parole d’ordine. Offriamo, inoltre, le tecniche più

LA SERCOLOR SRL, AZIENDA DELLA PROVINCIA LECCESE, È TRA LE IMPRESE NAZIONALI PIÙ AFFERMATE NELLA REALIZZAZIONE DI SERVIZI DI VERNICIATURA INDUSTRIALE. LA PAROLA AL PROPRIETARIO ROCCO SERRAVEZZA

TECNOLOGIE ALL’AVANGUARDIA Tra i servizi offerti dalla Sercolor vi è la possibilità di ottenere una zincatura galvanica. L’azienda dispone di ben due impianti, statico e rotobarile, per effettuare questa operazione. Essa consiste in un rivestimento di zinco metallico su ferro, ottenuto facendo passare una corrente elettrica in una cella contenente un bagno elettrolitico, contenente una soluzione acida o alcalina di sali di zinco. Il ferro da proteggere funge da catodo mentre lo zinco è l’anodo. Sotto l’azione della corrente elettrica, gli ioni di zinco si depositano sul ferro. Simultaneamente entrano in soluzione dei nuovi “ioni zinco” affinché questi mantengano lo stesso numero nella soluzione. Al termine del processo di elettrodeposizione dello strato di zinco si esegue solitamente una “passivazione” dello stesso per incrementarne le caratteristiche di resistenza e conferirgli la colorazione richiesta.

avanzate di lavorazione, impianti forniti degli ultimi ritrovati tecnologici e il massimo rispetto ambientale. Un modus operandi che ci ha portato ottimi risultati: non solo la piena soddisfazione dei nostri clienti, ma anche una costante crescita di profitti economici» spiega Serravezza. La Sercolor, però, non vuole adagiarsi sugli allori e pensa già al futuro attraverso un programma che prevede la realizzazione di un nuovo impianto di verniciatura e sabbiatura che consente la lavorazione di un maggior numero di prodotti in minor tempo. La voglia di costante rinnovamento e miglioramento, durante i difficili anni della crisi, è stata una vera e propria straLa Sercolor Srl si trova a Melissano (LE) www.sercolor.it

tegia vincente, come fa notare Rocco Serravezza: «Nel 2009, il nostro settore, come molti altri, ha dovuto gestire un’importante crisi economica, ma nel nostro caso, più che di difficoltà, è opportuno parlare di cambiamento. Abbiamo ritenuto opportuno investire sulla costruzione di un nuovo impianto di verniciatura con tre cabine in linea e tunnel di pretrattamento con soluzioni nanotecnologiche, che oggi ci consentono di avere una produzione di altissima qualità con costi ottimizzati rispetto ad altri impianti. Abbiamo lanciato, inoltre, un ciclo di verniciatura che permette un’esposizione agli agenti atmosferici di 600-650 ore senza che vi sia corrosione del prodotto e stiamo contribuendo, con ottimi risultati, al cambiamento della verniciatura su manufatti metallici in campo di strutture architettoniche». La Sercolor ha ottenuto, negli anni, importanti certificazioni come la Uni En Iso 9001, che attesta la qualità degli impianti, l'efficacia e l'efficienza nella realizzazione del prodotto e nell'erogazione del servizio, e l’autorizzazione integrata ambientale. Veri e propri fiori all’occhiello che confermano l’ottimo lavoro svolto da quest’azienda che è riuscita a imporsi, nel campo della verniciatura industriale, non solo attraverso la qualità dei prodotti, ma soprattutto grazie ad una visione moderna e lungimirante del lavoro svolto.. •


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Focus Puglia

Presente e futuro del settore ecologia di Remo Monreale

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purgo di pozzi neri, trasporto di rifiuti speciali e ritiro di acque di lavorazione e fanghi. Sono tutte attività delicate, che il progresso tecnologico ha contribuito a migliorare, soprattutto in ambito sicurezza. E la ricerca continua, come ci spiega Cosimo Francesco Traetta, amministratore e legale rappresentante della società pugliese Traetta Filippo Ecologia Srl. «Ovviamente non basta munirsi degli strumenti all’avanguardia – precisa Traetta –, bisogna avere competenze che permettano un loro uso impeccabile. Nel nostro caso, è proprio l’esperienza il punto di forza: oltre 15 anni di esperienza nel settore e la collaborazione di personale altamente qualificato rendono la ditta un punto di riferimento di assoluto livello sia per privati sia per aziende. L’azienda vanta regolare certificazione per lo svolgimento delle attività e dispone di un attrezzatissimo parco mezzi, in grado di soddisfare qualsiasi richiesta. Offriamo la certezza di un pronto intervento immediato 24 ore su 24, con sopralluoghi e preventivi gratuiti, su tutto il territorio pugliese. Insomma, l'obiettivo del nostro lavoro è assicurare al cliente in global service un servizio dagli standard qualitativi di livello eccellente, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza ambientale». Tutto ciò ha portato l’impresa fondata da Filippo Traetta a essere leader nei sistemi tecnologici di spurgo e servizi ambientali. «Nelle abitazioni isolate – afferma Traetta –, nei villaggi e in tutte le località in cui manca un impianto pubblico collettore, si usano

COSIMO FRANCESCO TRAETTA PARLA DELLE PIÙ MODERNE TECNICHE ALL’INTERNO DELL’AMBITO SERVIZI AMBIENTALI, PONENDO L’ACCENTO SULL’IMPORTANZA DELL’ESPERIENZA E DELLE COMPETENZE SPECIFICHE, OLTRE CHE DEGLI STRUMENTI PIÙ IDONEI

le cosiddette fosse biologiche e/o pozzi neri. Nelle comunità più grandi, invece, le acque reflue vengono convogliate in apposite condotte e, dopo esser state adeguatamente depurate, sfociano in altri corpi idrici ricettori. Entrambi i sistemi di smaltimento, sono oggetto di una vasta varietà d'interventi, con l'ausilio di automezzi, autocisterne attrezzate “auto spurgo” e molti altri strumenti a volte anche molto sofisticati, data la complessità delle operazioni e l'eterogeneità dei materiali trattati». Ma non è l’unica attività dell’impresa barese. «Siamo anche concessionari autorizzati Sebach – continua Traetta

– per il noleggio e la manutenzione di bagni chimici, moduli docce e wc, transenne, per cantieri ed eventi di ogni tipo. Inoltre, siamo specializzati nel settore della bonifica di cisterne e serbatoi contenenti prodotti petroliferi. Utilizzando esclusivamente attrezzatura idonea, equipaggiamento di sicurezza e dispositivi per la protezione individuale per l’esecuzione dei servizi di bonifica, siamo in grado di eseguire interventi di qualità. Il personale, attento ed esperto, è un’ulteriore garanzia di affidabilità. Anche per questo i nostri collaboratori sono sempre aggiornati su tutte le novità del settore. Operatori, responsabili

commerciali e amministrativi, tecnici specializzati: ogni parte del team è coinvolta in un progetto ambizioso e coordinato». Traetta, poi, parla del futuro del settore. «Per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche dei prossimi anni – spiega l’amministratore dell’azienda –, a mio avviso, si punterà sulla tutela del lavoratore e sugli spazi confinati (artt. 37 e 66 del D.lgs. 81/08 e dal DPR 177/2011), tema messo molto in discussione negli ultimi anni per quanto riguarda l’accesso di personale all’interno di ambienti sospetti di inquinamento. Perciò, verranno utilizzati robot automatizzati comandati a distanza e collegati ad attrezzature combinate Atex per la pulizia interna di serbatoi e vasche, senza l’accesso diretto al loro interno

di personale». Nonostante la recessione che ha colpito il nostro ambito, la Traetta ha dimostrato ottime performance. «La crisi si è fatta sentire in tutto il nostro settore – dice Traetta –, ma contrariamente a quanto si possa pensare, si è affrontato il problema credendo nell’investimento in risorse umane e nuove attrezzature tecnologicamente innovative. Una strategia che ci ha permesso di chiudere molto bene il 2015, oltre le nostre aspettative: abbiamo avuto un incremento del fatturato rispetto all’anno precedente di quasi il 30 per cento. Non possiamo che essere soddisfatti». •

LA BONIFICA DELLE CISTERNE

La Traetta Filippo Ecologia Srl ha sede a Bitonto (Ba) www.traettaecologia.it

Cosimo Francesco Traetta, amministratore e legale rappresentante della Traetta Filippo Ecologia Srl, spiega come si eseguono le bonifiche di cisterne e serbatoi contenenti prodotti petroliferi. «La serie di procedura è piuttosto complessa – dice Traetta –. Scollegamento del quadro elettrico delle utenze interessate alle zone pericolose. Disattivazione o rimozione di tutte le apparecchiature che potrebbero produrre archi o scintille innescanti eventuali miscele esplosive. Posa in opera di idoneo impianto di terra. Estrazione con pompa del liquido presente al di sotto del tubo di pescaggio e magazzinaggio in contenitori per lo smaltimento. Pulizia pozzetto passo d’uomo con attrezzi antiscintilla, con asportazione dell’acqua e del fondame presenti. Scollegamento di tutte le tubazioni collegate con serbatoio e isolamento delle stesse con flange cieche, con recupero del liquido di scolo. Apertura coperchio passo d’uomo con attrezzi antiscintilla. Lavaggio del serbatoio e successiva aspirazione del liquido da avviare a smaltimento. Verifica dello stato di “gas free” del serbatoio e di avvenuta bonifica. Solo a questo punto avviene l’ingresso del personale all’interno del serbatoio, per la disincrostazione delle superfici interne».


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Trasporti

Soluzioni per l’ambiente di Luana Costa

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a scarto a nuova risorsa. La nuova frontiera in materia ambientale risiede in una filiera capace di ridare nuova vita ai rifiuti. Ed è la direzione che si va assumendo anche nelle politiche aziendali intraprendendo investimenti che assecondano i nuovi piani di gestione dei rifiuti urbani. Lo Scudiero, azienda operante da sempre nel settore dei servizi per l’ecologia, grazie alla sua consolidata esperienza e alla competenza dei suoi tecnici, oggi si pone come concreta realtà nel settore della gestione dei rifiuti e della tutela dell’ambiente in genere potendo offrire una gamma di servizi articolata e completa in grado di rispondere a tutte le diverse esigenze del mercato. «Lo Scudiero Srl ha acquisito una consolidata esperienza nella manutenzione e tecnico-operativa degli impianti di depurazione di acque di scarico, ponendosi al servizio sia di enti pubblici che di clienti privati – spiega il titolare Lino Trincone -. Il nostro personale tecnico, specificamente formato e specializzato, assicura competenza

LE ATTIVITÀ La società Lo Scudiero Srl espleta interventi di bonifica di siti inquinati nonché raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi e non. Inoltre, mediante una stazione polifunzionale svolge una mirata manutenzione degli spazi urbani attraverso la rimozione di graffiti, la gassificazione di chewing-gum, il lavaggio dei monumenti o arredi urbani, il ripristino delle pavimentazioni o piazze, la pulizia dei pannelli solari, la pulizia delle grandi vetrate, la decontaminazione del guano di piccione, il ripristino di superfici in legno. Per quel che attiene la rimozione dei graffiti, questa avviene mediante una miscela poca aria- poca acqua. Senza l’uso di alcuna sostanza chimica ma all’occorrenza con aggiunta di inerti naturali biodegradabili ottenendo risultati unici nel loro genere.

DALLA GESTIONE DEI RIFIUTI ALLE BONIFICHE DI SITI INQUINATI. SONO NUMEROSE E VARIE LE URGENZE IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE. L’ESPERIENZA DELLA SOCIETÀ LO SCUDIERO SRL

gestionale e rapidità operativa per il pronto intervento sia in impianti che trattano acque civili che in quelli per acque e reflui industriali. Oltre al parco automezzi per la movimentazione dei rifiuti provenienti dalle opere di depurazione disponiamo di attrezzature idonee all’esecuzione dei lavori di bonifica dei siti inquinati, di pulizia vasche e condotte». L’azienda con sede a Pozzuoli nel napoletano si occupa principalmente di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi, di bonifiche di siti inquinati, di intermediazione e trattamento di rifiuti. «Nel settore delle bonifiche di siti inquinati e terreni è importante affidarsi a un'azienda competente – continua in grado di garantire la massima Lo Scudiero ha sede a Pozzuoli (Na). È consociata di Trincone Srl www.trinconesrl.it

ETICA AZIENDALE

La società si impegna non solo al rispetto delle prescrizioni legislative ambientali ma anche al miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali qualità. Il nostro team è formato da tecnici e operatori esperti, preparati a venire incontro alle necessità del cliente offrendo soluzioni efficaci che nascono dalla capacità di ottimizzazione delle risorse e dalla profonda conoscenza del settore. Il

risultato è una elevata qualità del servizio offerto, garantendo sempre la piena conformità alle disposizioni normative unita a funzionalità, efficienza e affidabilità conseguenti all’applicazione di rigorose procedure in continua evoluzione. Per perseguire questi obiettivi poniamo particolare attenzione ad alcuni aspetti strategici della propria organizzazione aziendale: un’accurata selezione delle risorse umane; percorsi di formazione continui, per la massima qualificazione del personale; dotazione di mezzi e attrezzature costantemente aggiornati e all’avanguardia; rigore e scrupolosità nella scelta dei fornitori e dei collaboratori». Ma il vero patrimonio aziendale è costituito «dal parco veicoli e da attrezzature moderne, efficienti e funzionali sicuramente in grado di soddisfare le più alte esigenze di qualità e sicurezza; dagli autisti, forza vitale dell’azienda, costantemente aggiornati sulle norme di sicurezza personale ed ambientale, tutti in possesso del patentino ADR per il trasporto di merci pericolose e dall’esperienza, maturata con la gestione dei servizi connessi allo smaltimento per un importante numero di impianti di depurazione, enti pubblici e privati». Lo stabilimento che divide con la consociata TR.IN.CO.N.E. Srl si estende su un’area di circa quattromila metri quadrati, di cui seicentocinquanta coperti e una palazzina uffici di duecento metri quadrati dirigendo operativamente tutte le attività, incentrate sull’attenzione verso il cliente e volte alla piena soddisfazione di ogni sua esigenza. «Lo Scudiero Srl riconosce la piena soddisfazione del cliente e la tutela dell’ambiente come propri obiettivi strategici. In ragion di ciò, la società si impegna non solo al rispetto delle prescrizioni legislative ambientali ma anche al miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali e alla prevenzione dell’inquinamento». Lo Scudiero Srl ha implementato un sistemo di gestione aziendale conforme alle norme Uni En Iso/9001, Uni En Iso/14001, E Ohsas 18001. •


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