Page 1

Industria

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

il Giornale

SICUREZZA 2017

POLITICA AMBIENTALE

Salone dedicato al mercato della security. Focus sull’integrazione tra nuove tecnologie e soluzioni studiate sulle esigenze d’imprese e privati. Fiera Milano 15-17 novembre

La strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile recentemente approvata dal Consiglio dei ministri: ad illustrarla il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti

Primo Piano

Linee guida condivise per la rivoluzione 4.0

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

C

on la promessa formulata “a sette voci” di «adottare un approccio inclusivo al mercato del lavoro, con particolare attenzione a non lasciare indietro i più deboli della nostra società» il 30 settembre scorso è calato il sipario sul trittico di summit ospitati a Torino nell’anno della presidenza italiana dei G7. Traslocati per ragioni di sicurezza dal quartiere del Lingotto alla Reggia di Venaria, i tre vertici hanno rappresentato la polpa della “Innovation week” italiana, dedicata ad approfondire i temi dell’industria, della scienza e del lavoro e a elaborare linee di indirizzo comuni ai sette Paesi più industrializzati della

ECOMONDO 2017 INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ Fiera leader della green e circular economy, giunta alla 21esima edizione, apre i battenti alla fiera di Rimini dal 7 al 10 novembre. Ampio programma di seminari, conferenze e workshop per presentare le più innovative tecnologie e i progetti volti alla promozione e allo sviluppo dei territori in un ottica sostenibile p. 8

>>> segue a pag. 3

Politica industriale

ALL’INTERNO Federconfidi Il nuovo presidente, Rosario Caputo, illustra obiettivi e priorità del suo mandato Forum Regioni Vocazione internazionale, distretti produttivi e investimenti: i sistemi lombardo e friulano Agenda digitale Il modello strategico per il triennio 2016-19 e lo stato di avanzamento dei progetti Cyber security Le sfide imposte dall’evoluzione digitale: ne parlano Raffaele De Astis e Giulio Iucci

Investire nell’economia reale Inizia ad assumere contorni strutturali la crescita italiana, in costante ripresa sulla scia delle performance estere. L’importante ora è non rallentare

I

l picco massimo toccato nel 2008 disterà ancora del 4,7 per cento, ma a fine 2018 il Pil italiano colmerà totalmente il gap accumulato tra il 2011 e il 2013, durante la seconda recessione. È uno dei rilievi più favorevoli, improntato peraltro alla prudenza, evidenziato dal rapporto di settembre sugli scenari economici elaborato dal Centro studi di Confindustria, che dipinge un quadro di solida ripresa dell’economia nazionale, spingendo a correggere al rialzo le stime del no-

stro prodotto interno lordo. Portando il +1,3 per cento del 2017 e il +1,1 per cento del 2018 indicati tre mesi fa rispettivamente a +1,5 per cento e a +1,3 per cento. «Questa crescita – sostiene Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria può diventare strutturale. Siamo all’inizio di un’inversione di tendenza, ma adesso dobbiamo stare attenti a non fare errori. Attenzione perché gli altri Paesi si stanno muovendo con riforme imVincenzo Boccia, presidente Confindustria

>>> segue a pag. 4


Industria • Ottobre 2017

3

In evidenza La trasformazione digitale dell’Italia

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

p. 5

Strategia per lo sviluppo sostenibile p. 26

Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale

L’eccellenza dei distretti produttivi di Lombardia e Friuli Venezia Giulia

p. 44

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti

Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia

Direzione marketing Aldo Radici

>> continua dalla prima

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it

Terra. «Per la prima volta – spiega Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico e “padrone di casa” del G7 di apertura - le democrazie si sono interrogate su come e se lo sviluppo economico e i suoi impatti sull’economia vadano governati, perché il rischio di costruire una gabbia allo sviluppo esiste». Da qui la decisione unanime di svolgere in via preliminare una puntuale ricognizione sulla “Next production revolution” in corso. «Tracciando a matita – aggiunge il ministro - i principi entro cui questo cambiamento si deve muovere».

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

G7 INDUSTRIA, LINEE GUIDA COMUNI PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Si è partiti dunque il 25 e il 26 settembre con i lavori del G7 Industria, che hanno acceso i riflettori su tre questioni nodali nella futura partita della competitività: l’inclusività, intesa come l’apertura alle piccole e medie imprese nella sfida della rivoluzione 4.0; l’accessibilità o, per dirla all’anglosassone, l’openness, che comprende tutti i temi legati alle infrastrutture digitali, agli standard e all’intelligenza artificiale; la security, con focus sulla cyber sicurezza per le imprese e i diritti di proprietà intellettuale. «Su questi tre fronti - afferma il titolare del Mise - gli sherpa delle sette delegazioni del G7 industria hanno lavorato con l’obiettivo di arrivare a una dichiarazione congiunta. Muovendo da posizioni di partenza spesso differenti, in particola-

Sergio Bolzonello, assessore allo Sviluppo economico della Regione Friuli Venezia Giulia

re per quello che concerne l’intelligenza artificiale e il modo di regolarla – siamo ripartiti dalle linee guida della presidenza giapponese». In uno scenario globale che vede Paesi “tifare” per una regolamentazione molto lasca e altri, come l’Europa e il Giappone, che reclamano invece un quadro molto preciso, la posizione italiana è stata illustrata con chiarezza. «Importante per il nostro Paese – sintetizza Calenda - è che i protocolli con cui le macchine si parlano rimangano protocolli aperti e consentano alle pmi, così come ai nostri produttori, di potersi inserire nelle catene di produzione senza che queste vengano monopolizzate dai grandi produttori». Nella conferenza stampa conclusiva della due giorni, i rappresentanti dei dicasteri dell’industria del G7 hanno manifestato generale soddisfazione per il risultato del summit, apprezzando l’approccio trasversale alle tematiche affrontate voluto dallo stesso Calenda. «Se vuole essere in grado di incidere e correggere le iniziative – sostiene il ministro - il G7 deve occuparsi di questi processi in ottica multitasking: i policy maker devono mettere anche dei paletti dove serve, quando il cambiamento non è orientato all’uomo, ma solo fine a se stesso». SUMMIT SCIENZA E LAVORO, RICERCATORI PROMUOVANO INNOVAZIONE Nei giorni successivi poi, la palla è passata ai ministri della scienza e della ricerca, che si sono confrontati

sulle possibili soluzioni collaborative rispetto alla formazione del capitale umano, in particolare delle ricercatrici e dei ricercatori, e al sostegno che si può offrire loro affinché sfruttino al meglio le opportunità della quarta rivoluzione industriale contribuendo alla generazione di nuova conoscenza. A rappresentare l’Italia in veste di capo delegazione c’era la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che ha insistito sul ruolo centrale degli scienziati come veicolo di crescita e innovazione. «La figura dei ricercatori – spiega il ministro - va rivista. Devono anche saper comunicare la ricerca, diventando ambasciatori e ambasciatrici, per farne comprendere l’importanza, per spiegare che non è un concetto astratto ma serve alle persone in carne e ossa». Il 29 e il 30 è toccato infine ai delegati del lavoro, che hanno condiviso la necessità di promuovere i benefici dell’innovazione tra i gruppi sociali particolarmente esposti alla perdita di un impiego e a coloro che affrontano ostacoli nell’accesso a nuove opportunità di lavoro, inclusi i lavoratori meno qualificati i lavoratori maturi e le persone con disabilità. «In considerazione della preoccupazione ampiamente diffusa sull’alta disoccupazione giovanile - si legge inoltre nel documento finale dell’ultimo G7 torinese - in alcuni dei nostri Paesi rafforzeremo l’impegno per fornire ai giovani le competenze appropriate e per adottare politiche efficaci a sostenere la transizione dalla scuola al lavoro». • Giacomo Govoni


4

>>> segue dalla prima

portanti a partire da Francia e Germania, ma anche la Cina e gli Usa che giocano una loro sfida sulla questione industriale interna ai loro Paesi». ECONOMIE BIG IN CORSA, ITALIA AGGANCIATA GRAZIE ALL’EXPORT Una coralità di evoluzioni sulla scena internazionale che secondo il rapporto del Csc stanno facendo lievitare le performance di crescita delle economie avanzate a ritmi che non si vedevano dal 2010. Con riflessi positivi sugli scambi commerciali, che continuano a beneficiare del ciclo globale degli investimenti risultando in progresso del 4,1 per cento quest’anno e del 3,5 per cento nel prossimo. A questa dinamica partecipa in modo tangibile anche l’Italia, pienamente agganciata alla ripresa mondiale grazie alle esportazioni, che rappresentano senza dubbio la componente più vitale della domanda. Trainata da un made in Italy che conquista gradualmente nuove quote di vendita estera con un miglioramento atteso del 4,9 per cento a fine anno e di un ulteriore 3,8 per cento nel 2018, quando si stima che l’export sarà del 15 per cento sopra i livelli del 2008 e al 32,5 per cento del Pil. «In qualità di secondo Paese industria-

Primo Piano

le d’Europa – sottolinea il leader di Viale dell’Astronomia - dobbiamo continuare con questo percorso. Questo trend espansivo dimostra che il Paese ha delle potenzialità importanti e attraverso la capacità competitiva delle nostre imprese possiamo intercettare mercati diversi e mantenere una crescita interessante». RIVOLUZIONE 4.0, VIETATO DEPOTENZIARE GLI INCENTIVI A patto che non si interrompa quel ciclo virtuoso di investimenti in dotazioni strumentali che il nostro sistema industriale ha avviato da diversi mesi, raccogliendo le sfide dell’innovazione, dell’upgrading qualitativo dei beni e, soprattutto, della trasformazione digitale in un’ottica di Fabbrica 4.0. Indirizzata, su quest’ultimo terreno, da un piano strategico governativo in pista dall’anno scorso e focalizzato sulla diffusione di quell’insieme di tecnologie abilitanti e trasversali a tutti i settori. «C’è una connessione causa-effetto – evidenzia Boccia - tra le scelte di politica economica e la reazione dell’industria. In questo senso, depotenziare alcuni strumenti significa depotenziare gli effetti sull’economia reale che quegli strumenti hanno realizzato. Diventa pertanto essenziale rinnovare per un periodo più lungo le misure di

Industria 4.0, così come agire sulla leva fiscale per incoraggiare le imprese a scommettere su attività ad alta intensità di investimento». Alimentando una fiducia nel futuro che, per la verità, si riscontra già nei volumi di acquisto di beni strumentali relativi al periodo preso in esame dal rapporto confindustriale. Durante il quale raggiungeranno il 9,5 per cento del Pil per i settori diversi dalle costruzioni, pari alla media degli anni 1999-2007 e vicino al valore top pre-crisi del 9,9 per cento. DIFENDERE L’INDUSTRIA EUROPEA DALL’OFFENSIVA CINESE Allinearsi ai moderni paradigmi indu-

striali di processo e di prodotto non basta tuttavia per tenere alta la competitività del nostro tessuto imprenditoriale e in particolare del manifatturiero, principale protagonista del recupero in atto. Servono anche un cambio di passo sul versante infrastrutturale e regole efficaci per avere un commercio simmetrico e giusto, in grado di tutelare le identità economiche non solo nazionali, ma espressione di un continente. Sulla questione dei dazi antidumping nei confronti della Cina ad esempio, la linea di Confindustria si smarca da quella più permissiva della Commissione per avvicinarsi a quella più “difensiva” del Parlamento europeo. «La nostra posizione – spiega il numero uno degli industriali - è una visione di imprenditori di nazionalità italiana e di cittadinanza europea, che non possono accettare che la difesa dell’interesse di singoli Paesi nel breve termine danneggi il sistema industriale europeo nel medio termine, portando alla paralisi di pezzi dell’industria del Vecchio Continente come l’acciaio tedesco o italiano. Le vie della seta che partono dalla Cina e arrivano fino al cuore dell’Europa devono essere rotte bidirezionali, altrimenti subiremo la forza dell’industria cinese a discapito dell’industria europea». • Giacomo Govoni


Industria • Ottobre 2017

di Leonardo Testi

L’

Italia digitale è ancora un’utopia, come sintetizza l’indice Desi (Digital economy and society index) che misura l’evoluzione 2.0 nel Vecchio continente, dove il nostro Paese arranca al 25esimo posto. Incaricato di dare slancio al progresso tecnologico e alla semplificazione dei rapporti statocittadini-imprese è il team per la trasformazione digitale, guidato dal commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale Diego Piacentini. Top manager di Apple e poi di Amazon, è in missione per conto di Renzi che lo ha nominato a settembre 2016. Due anni - il mandato scadrà, infatti, nel 2018 - in cui Piacentini, attualmente in aspettativa dal suo incarico nel colosso dell’e-commerce, si è messo al servizio della cosa pubblica, tentando di innescare i cambiamenti necessari alla modernizzazione della Pa italiana. Per Piacentini e il suo staff, il percorso verso quello che definiscono “il nuovo sistema operativo del Paese” parte dalla sicurezza e mira alla semplificazione, passando per un’innovazione in costante aggiornamento. UNA NUOVA CITTADINANZA DIGITALE Tra i punti salienti del programma, progetti condotti al fianco di AgId (Agenzia per l’Italia digitale), ministero della Funzione pubblica, ministero degli Interni, enti, aziende e associazioni, ci sono l’Anagrafe nazionale popolazione residente (Anpr); il sistema pagoPA con cui i cittadini possono pagare la Pa in modo più veloce ed economico; il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), l’identità digitale con cui privati e imprese potranno autenticarsi su tutti i siti della Pa, senza dover eseguire procedure diverse. E poi l’ecosistema di Api (Application programming interface): come spiega Piacentini, «i sistemi informatici della Pubblica amministrazione devono essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione dove serve. Tutte le applicazioni dovranno esporre interfacce comprensibili

5

Rivoluzione digitale IN DUE ANNI NON SI PUÒ PRETENDERE DI DIGITALIZZARE COMPLETAMENTE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA. MA IL TEAM PER L’ATTUAZIONE DELL’AGENDA DIGITALE STA LAVORANDO PER SEMPLIFICARE LA VITA DI CITTADINI E IMPRESE

Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale

alle macchine e lavorare in maniera integrata, collaborativa e sicura». L’obiettivo per la Pa è stabilire un nuovo e più efficace modo di comunicare con i cittadini, fornendo loro servizi progettati su misura e soprattutto ideati a partire dai loro bisogni ed esigenze, a portata di smartphone, lo strumento digitale oggi più vicino alle persone. L’approccio è improntato alla condivisione delle conoscenze, attraverso l’utilizzo di standard e software aperti; aperti come i dati pubblici che le amministrazioni sono chiamate a condividere, permettendo la nascita di servizi e data application prima impensabili. «Dobbiamo iniziare a scrivere meno leggi e più software - scrive Piacentini -. Non ha più alcun senso continuare a discutere di leggi, decreti e regolamenti nazionali in relazione a questioni transnazionali che nascono e muoiono alla velocità dei bit. In questo contesto, vogliamo giocare il ruolo che ci spetta nella comunità globale che detta le regole della rete».

UN MODELLO STRATEGICO Il punto di riferimento è il Piano triennale per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione che, guiderà tutta la Pa nel processo di evoluzione digitale, in linea con la maggior parte degli obiettivi del nuovo Piano d’azione dell’Ue per l’eGovernment 2016-2020. Pone le basi per la costruzione di un modello condiviso di gestione e utilizzo Ict, diventando riferimento per le amministrazioni centrali e locali nello sviluppo dei propri sistemi informativi. Definisce le linee guida della strategia operativa di sviluppo dell’informatica pubblica fissando i principi architetturali fondamentali, le regole di usabilità e interoperabilità, precisando la logica di classificazione delle spese Ict. Si delinea così il modello di azione: il livello nazionale definisce regole, standard e realizza piattaforme abilitanti che ottimizzano investimenti. Le amministrazioni sviluppano servizi secondo le proprie specificità utilizzando competenze interne e-o di mercato. Il privato programma investimenti di lungo periodo e sfrutta nuove opportunità di mercato, creando soluzioni che si integrino con le piattaforme nazionali. Il Piano verrà aggiornato a settembre di ogni anno. Ma se gli indirizzi strategici non cambieranno nel corso del triennio, le specifiche indicazioni tecnologiche potranno e dovranno subire variazioni o integrazioni migliorative nel tempo. Per questo, è stato adottato un nuovo metodo di iterazione, pubblicando il Piano con strumenti collaborativi che propongano correzioni, modifiche e integrazioni. «Stiamo introducendo una modalità di partecipazione completamente nuova, certi che per raggiungere l’obiettivo della trasformazione digitale dei servizi della Pubblica amministrazione si debba agire in maniera collaborativa». LO STATO DEI PROGETTI Riparte una componente fondamentale del progetto di semplificazione della Pa, l’anagrafe nazionale unica (Anpr): un’unica banca dati nazionale nella quale far confluire i dati anagrafici di tutti i residenti in Italia e degli italiani residenti all’estero. «Ad oggi le nostre identità sono sparpagliate in 8mila anagrafi diverse», spiega Mirko Calvaresi, technical project manager del team per la trasformazione digitale. «Ogni Comune gestisce la pro-

pria individualmente servendosi di software che comunicano con alcuni sistemi centrali ma non tra di loro, pur rappresentando l’unica fonte certa e autoritativa per tutti quei dati anagrafici quali nascita, residenza e composizione del nucleo famigliare». A fine luglio, dopo mesi di negoziazione, il nuovo contratto tra ministero dell’Interno e Sogei, la società realizzatrice di Anpr, è giunto finalmente alla fase di firma e il team per la trasformazione digitale ha assunto ufficialmente il ruolo di program office. Oggi sono 11 i Comuni attivi su Anpr, con 720 Comuni in una fase di pre-subentro (stanno effettuando gli ultimi test sulla loro anagrafe per correggere eventuali anomalie nate dal passaggio). Altri 2mila Comuni hanno iniziato a fare test di correttezza e, infine, tutti i 40 (e più) fornitori di servizi tecnologici e anagrafici stanno facendo test di integrazione sui Comuni pilota o hanno già prodotti che supportano l’integrazione. Firenze, Napoli e Torino stanno pianificando il passaggio. Per realtà più piccole, si stanno cercando capofila che possano assistere e sostenere i Comuni limitrofi. Altro importante tassello è PagoPa, il nodo unico dei pagamenti pubblici italiani per pagare tributi, tasse universitarie e mense scolastiche, multe e Tari e molti altri servizi. Lanciata nel 2013, la piattaforma è stata poco sfruttata, perché ottimizzata per i processi amministrativi e non per il cittadino e la sua user experience. Il Team per la Trasformazione digitale ha iniziato a collaborare con AgId per sbloccare la situazione, cambiando l’architettura del nodo da un puro hub che smista transazioni verso il mondo bancario a sistema di pagamento facile, che evolve e si apre all’innovazione. «Per noi è fondamentale che Comuni e Pa camminino con noi lungo questa strada», dichiara Giuseppe Virgone, responsabile pagamenti digitali del team. «Solo insieme potremo raggiungere l’obiettivo di dieci milioni di pagamenti entro la fine del 2017 e i cinquanta milioni di pagamenti nel 2018, sperando che i cittadini siano contenti di tutti i nostri sforzi e del nostro lavoro per sviluppare PagoPa e che lo adottino con convinzione. Questa sarà la misura del nostro successo e condurrà il Paese a una vera e propria rivoluzione». •


6

Primo Piano

Sostenere l’accesso al credito di Francesca Druidi

R

idefinire il ruolo dei confidi, già protagonisti di processi aggregativi e di razionalizzazione, nella filiera di garanzia per potenziarne la capacità di sostegno alle piccole imprese del tessuto produttivo italiano. Il tutto in un contesto normativo e di mercato che negli anni è profondamente cambiato. È il programma di Rosario Caputo, imprenditore napoletano già alla guida di Ga.Fi. (Garanzia Fidi Società Cooperativa per Azioni) e neo presidente di Federconfidi, che riunisce quasi 30 tra consorzi e cooperative di garanzia fidi del settore industriale distribuiti sull’intero territorio nazionale per un totale di oltre 190mila piccole e medie imprese industriali garantendo - al 31 dicembre 2016 - finanziamenti a Pmi per oltre 6,7 miliardi di euro. Quali sono i principali obiettivi del suo mandato? «Nel corso del biennio che mi vedrà impegnato in qualità di presidente, verrà data priorità alla gestione di costruttivi rapporti di dialogo con tutte le istituzioni, sia a livello di vertice che di strutture operative. Vorrei in primo luogo segnalare il continuativo rapporto con Banca d’Italia, sia per ciò che attiene al confronto sull’assetto normativo generale, come noto ancora in fase di definizione, sia con riferimento alle tematiche operative di volta in volta oggetto di regolamentazione. Da sottolineare, inoltre, il continuativo dialogo intrattenuto con i Ministeri competenti, mi riferisco a quello per lo Sviluppo economico e dell’Economia e Finanze. Occorre un assetto normativo in grado di assicurare certezze al sistema dei confidi. L’attuale sistema normativo, infatti, non garantisce, mal-

«ANDRÀ RITROVATA E DISEGNATA UNA NUOVA RELAZIONE MUTUALISTICA TRA I CONFIDI». L’IMPEGNO DEL NEO PRESIDENTE DI FEDERCONFIDI ROSARIO CAPUTO PER RAFFORZARE IL SISTEMA DEI CONFIDI SUPERANDO LE CRITICITÀ ATTUALI grado la nostra pressante azione di sensibilizzazione, la realizzazione di un principio di proporzionalità, con il negativo effetto di vedere i confidi assoggettati a misure, adempimenti e vincoli non coerenti con la natura dell’attività da essi svolta. Congiuntamente con Assoconfidi, associazione che riunisce le Federazioni di tutti i comparti economici, stiamo avanzando un progetto di riassetto legislativo. I fronti che ritengo debbano essere prioritariamente sviluppati vertono sulla tipologia di intermediario finanziario (e della conseguente vigilanza), sulle caratteristiche dimensionali e statutarie minime per tutelare e rafforzare la credibilità del sistema, sugli ambiti di mercato disponibili e istituzionalmente aperti, oltre l’attività di garanzia, sempre nel rispetto del principio di mutualità e di sostegno alle Pmi». I confidi stanno vivendo un periodo di difficoltà piuttosto grave, in cui faticano a sostenere le Pmi a

Rosario Caputo, neo presidente di Federconfidi

causa dell’aumento delle sofferenze e della possibilità di accesso al Fondo centrale di garanzia anche da parte delle banche. Qual è lo scenario per i confidi vigilati e quelli cosiddetti minori? «I confidi nel 2016 hanno garantito poco più del 7 per cento dei prestiti alle piccole e medie imprese italiane. L’andamento delle garanzie (-5,7 per cento rispetto all’anno precedente) peraltro ricalca, con una dinamica lievemente peggiorativa, quella dei prestiti (-5 per cento). Non va sottaciuto, inoltre, che la necessità di ricapitalizzazione delle banche – dovuta anche all’irrigidimento normativo imposto dalle istituzioni europee – e il forte innalzamento dei livelli dei crediti deteriorati, sono solo alcuni dei principali fattori che influenzano negativamente la concessione dei prestiti. Le banche, infatti, nell’attuale situazione, non ritengono economicamente conveniente finanziare imprese di piccole dimensioni: la stessa Banca d’Italia evidenzia che l’offerta dei prestiti alle Pmi è ancora restrittiva e le condizioni applicate molto onerose. Si rende, quindi, necessario potenziare il loro fino ad oggi assunto di ammortizzatori sociali che richiede però un sostegno pubblico adeguato». Per arginare le fragilità, è proseguito il processo di fusione per creare intermediari più strutturati ed efficienti. Quali i margini di successo di questa aggregazione? «Nei nostri bilanci si legge sempre più chiaramente il segno della crisi. È in atto una contrazione dei portafogli e del numero stesso di confidi, e non soltanto per effetto delle fusioni. A partire dal 2009 abbiamo avviato un processo di razionalizzazione che ha compor-

tato una riduzione di circa il 35 per cento del numero di associati, passando da circa 50 a circa 30 confidi. Abbiamo avviato nel 2015 le reti di Confidi di valenza nazionale che riuniscono 12 confidi vigilati e 13 confidi minori. Andrà ritrovata e disegnata una nuova relazione mutualistica tra i confidi. Dobbiamo cioè realizzare tra noi forme di condivisione del rischio che ci rendano più forti. Stiamo lavorando in tutte queste direzioni e dovremo intensificare gli sforzi». Cosa cambia per i confidi con la riforma del Fondo di Garanzia? «Le novità recenti in ordine alla riforma del Fondo Centrale sono state accolte dal nostro sistema con soddisfazione. Auspichiamo che la riforma del Fondo Centrale di Garanzia riesca a valorizzare il ruolo dei confidi nel consentire, da un lato, una maggiore attenzione verso le imprese che hanno maggiore necessità di accesso al credito e, dall’altro, prevedendo una forma di intervento dedicata alle aziende di piccole e piccolissime dimensioni per le operazioni di importo contenuto». Quali prospettive per il prossimo futuro per il ruolo dei Confidi a integrazione delle politiche di sostegno alle Pmi? «In un contesto di auspicata e rinnovata sussidiarietà, si richiede una migliore sinergia tra le risorse pubbliche e quelle private apportate dai confidi che consenta di ampliare il volume dei finanziamenti bancari a parità di impegno a carico dello Stato. La legge di riforma del sistema, le risorse della legge di stabilità e altri provvedimenti che recentemente stanno interessando il sistema sono il segnale di una ripresa di attenzione che va però rafforzata». •


8

I Saloni

Italia capofila del green di Michela Evangelisti

O

ggi l’economia green e circolare è a tutti gli effetti il driver dello sviluppo di un pianeta che vuole ridefinire la sua impronta ecologica. E si tratta di un ambito nel quale l’Italia svolge un ruolo guida sul panorama europeo. Bastano alcuni numeri per comprendere al volo la portata del fenomeno: sono 385mila le aziende nostrane che operano nel settore green e 199mila i nuovi posti di lavoro creati dall’economia circolare. Un primato assoluto spetta poi all’Italia rispetto al resto d’Europa per quel che riguarda il riciclo industriale, con 47milioni di tonnellate di rifiuti riciclati, e un conseguente ingente risparmio di energia. Ci piazziamo inoltre al primo posto per contributo fotovoltaico: l’energia prodotta da fonte solare costituisce infatti l’8 per cento del mix elettrico nazionale. Per questo motivo Ecomondo, in scena a Rimini dal 7 al 10 novembre, si profila come la fiera leader della green e circular economy nell’area euro-mediterranea, appuntamento di riferimento per incontrare le aziende leader di mercato, conoscere i trend, le nuove tecnologie, confrontarsi con i professionisti del settore. Giunta ormai alla ventunesima edi-

UN EVENTO INTERNAZIONALE CHE UNISCE IN UN’UNICA PIATTAFORMA TUTTI I SETTORI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE: DAL RECUPERO DI MATERIA ED ENERGIA ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE. «AD ECOMONDO - SPIEGA FABIO FAVA, CHE NE PRESIEDE IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO – SONO PRESENTI TUTTI GLI ATTORI NECESSARI PER L’INNOVAZIONE»

EDIZIONE 2017

Presenti tutti gli attori necessari per l’innovazione: ricerca pubblica, industria, istituzioni e università zione, Ecomondo si prepara a replicare il successo del 2016, quando ha registrato la presenza di 105.574 visitatori, 1.200 imprese e 9mila buyer internazionali, mettendo a disposi-

zione un numero ancora più ampio di metri quadri espositivi, grazie ai lavori di ampliamento del quartiere fieristico. In contemporanea con Ecomondo si svolge Key Energy, la fiera delle “Energies for climate”, soluzioni e applicazioni di efficienza energetica ed energie rinnovabili. Anche quest’anno la kermesse riminese, sotto le insegne di Ieg (Italian Exhibition Group), offre un ampio programma di conferenze e workshop, volti a presentare le maggiori innovazioni legate all’adozione dell’economia circolare. Il calendario di appuntamenti è proposto dal comitato tecnico scientifico presieduto da Fabio Fava, in collaborazione con associazioni, università, istituti di ricerca, istituzioni italiane ed europee, e toccherà temi legati all’intera galassia dell’economia green: rifiuti, materie prime alternative, trattamento acque reflue, bonifiche, bioeconomia. Debutta quest’anno l’area dedicata ai sistemi e soluzioni di prevenzione per il rischio idrogeologico e i principali rischi climatici, le inondazioni e l’erosione delle coste. Non mancheranno dunque, nel calendario convegnistico, gli approfondimenti sul tema, come l’appuntamento dal

titolo “Da alluvioni e frane nuove opportunità per il Sistema Italia”, (martedì 7 novembre) che si aprirà con una panoramica sulla diffusione del rischio in Italia, a cura di Ispra. È un interessante ritorno invece Città Sostenibile, il progetto di Rimini Fiera che si è sviluppato dal 2009 e che occupa uno spazio espositivo di 6mila metri quadrati, all’interno dei quali prende forma un modello ideale di città. L’obiettivo è mostrare soluzioni, tecnologie e progetti volti a migliorare la qualità di vita del cittadino e favorire lo sviluppo dei territori in chiave sostenibile. «È facile parlare di economia circolare, ma qui a Ecomondo, come sempre, cerchiamo di dare tutti gli elementi perchè questi progetti possano essere implementati in maniera saggia ed efficace – dice il professor Fava -. Nel 2016 abbiamo messo in campo una serie di eventi sull’economia circolare, diretti a mettere in risalto le difficoltà e le opportunità che sono dietro gli aspetti normativi che la regoleranno a livello europeo e a livello nazionale. Abbiamo poi dato spazio alla ricerca e all’innovazione, alla formazione, con la mostra sui prodotti dell’economia circolare, e, non ultimi, agli aspetti di partnership. L’economia circolare prevede filiere lunghe, comparti industriali che si mettano in sequenza, che facciano simbiosi. Guardo all’edizione che sta per aprirsi con soddisfazione – chiosa Fava -, perchè vedo la presenza di tutti gli attori necessari per l’innovazione: la ricerca pubblica, l’industria, le istituzioni, le università che fanno anche formazione. E l’entusiasmo cresce di anno in anno». •


Industria • Ottobre 2017

9

Business e innovazione IN UN MOMENTO IN CUI IL MERCATO DELLA SECURITY È IN CRESCITA E SI DIMOSTRA RICETTIVO SIA VERSO LE RICHIESTE INTERNE CHE VERSO LE OPPORTUNITÀ OFFERTE DALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE, SICUREZZA - DAL 15 AL 17 NOVEMBRE A FIERA MILANO - SI CONFERMA UNO STRUMENTO AL SERVIZIO DI AZIENDE E OPERATORI di Michela Evangelisti

L

a sicurezza è un’esigenza sempre più sentita come imprescindibile a tutti i livelli, sia in ambito pubblico che privato. Si moltiplicano i contesti in cui le attività di security si rendono indispensabili - dagli aeroporti internazionali alle case, dai negozi alle vie di grandi e piccoli centri urbani - e la sensibilità generale è sempre più incline ad accettare e a richiedere attività di monitoraggio, adottando tecnologie che consentono di gestire al meglio valori, persone e dati. Con oltre 2,2 miliardi di euro di fatturato totale in Italia nel 2016 (in crescita del 5,1 per cento sul 2015), il mercato italiano della security e dell’automazione edifici è oggi più che mai impegnato a cercare nuovi sbocchi commerciali, ma anche a scoprire soluzioni avanzate per contesti di applicazione che in precedenza non venivano considerati sensibili. Questo panorama rinnovato e in continua evoluzione richiede un network di professionisti in grado di ascoltare le esigenze di ogni committente e trasformarle in applicazioni efficienti, performanti e facili da gestire. Magari in remoto, con uno smartphone. Una sfida aperta, a cui Sicurezza partecipa da 35 anni, durante i quali si è trasformata da

semplice vetrina di prodotto a momento di incontro, confronto ed evoluzione per tutto il mercato. Con tre padiglioni, più di 450 espositori e una sempre maggiore presenza internazionale - ad oggi le aziende straniere occupano il 50 per cento in più della superficie espositiva coperta nella scorsa edizione -, Sicurezza torna a Fiera Milano dal 15 al 17 novembre. La kermesse offrirà una visione completa del mercato, grazie a un’alta rappresentatività di tutti i comparti. Al centro dell’offerta espositiva, seguendo un trend che il mercato ha fatto ormai suo da qualche tempo, l’integrazione tra tecnologie e soluzioni studiate in base alle specifiche esigenze di ogni contesto di applicazione.

Torna il villaggio dedicato al tema dell’Ict e alle soluzioni più innovative in materia di prodotti per cyber security, videosorveglianza, IoT, storage e connettività. Si conferma l’area dedicata ai droni, alla quale parteciperanno importanti aziende italiane ed estere del settore e le scuole di volo per piloti Apr, e nella quale sarà possibile anche vedere i droni all’opera. Non mancherà poi uno spazio dedicato alle soluzioni di security per il commercio e la grande distribuzione, che metterà a confronto i professionisti del retail e i produttori di tecnologie sulle soluzioni su misura per ogni tipologia di punto vendita e sulle soluzioni verticali dedicate. Ricchissima anche l’agenda formativa, che prevede oltre 100 incontri in tre giorni, focalizzati sulle tematiche oggi al centro dell’attenzione

del mercato: il nuovo regolamento sulla privacy e le ricadute sui professionisti, la protezione e la gestione dei dati, la smart city, la mobilità e la sicurezza urbana, l’antiterrorismo, la protezione dei siti ad alto rischio, la vigilanza privata e il presidio dei confini, le novità normative su cui si gioca la qualificazione professionale, fino ad arrivare all’IoT e l’uso dell’intelligenza artificiale e alla building automation e il ruolo della security nella progettazione edilizia. Al nuovo regolamento europeo sulla privacy sarà dedicata un’arena che accoglierà un ricco palinsesto di incontri. Novità assoluta sarà l’audit privacy: visitatori ed espositori potranno ottenere in maniera gratuita e direttamente in fiera un primo check-up sul rispetto delle prescri-

zioni privacy della propria azienda alla luce del nuovo regolamento europeo. «In un settore così dinamico, sia i professionisti di ogni comparto che le aziende di ogni dimensione sono chiamati a non fermarsi, a evolvere e a cercare stimoli sempre nuovi per accrescere opportunità di business, networking e conoscenze – osserva Giuseppe Garri, exhibition manager della manifestazione. – Per questo Sicurezza 2017 si pone un duplice obiettivo: offrire una piattaforma di business sempre più ampia e internazionale per sostenere l’azione commerciale delle aziende, ma anche dare valore alle soluzioni e alle conoscenze innovative, quelle che hanno il potenziale per far cambiare ed evolvere il settore e arricchire la professionalità degli operatori». •


10

Sicurezza

La lettura targhe e la nuova sicurezza

di Renato Ferretti

FRANCO VELENTINI PARLA DEI NUOVI DISPOSITIVI PROFESSIONALI, LA CUI AFFIDABILITÀ STA CONQUISTANDO TRASVERSALMENTE DIVERSI AMBITI D’IMPIEGO, DAI COMUNI ALL’INDUSTRIA, DAGLI ALBERGHI ALLE AREE MILITARI. «MA DIFFIDATE DEI PRODOTTI ESTERI»

D

a tempo se ne può parlare come veri e propri sistemi di sicurezza, sempre più precisi e affidabili. Sono i dispositivi professionali di lettura targhe, che vengono adottati da un numero in continuo aumento di imprese in campi diversi come industria, parcheggi, hotel, residence, villaggi turistici, aeroporti, aree militari e città con sistemi di controllo accessi dei veicoli. A partire dall’esperienza della sua Selea, Franco Velentini ci accompagna in questo ambito di produzione, per vedere da più vicino quali sono le caratteristiche della nuova generazione di questi dispositivi. «Selea – premette Valentini – progetta e produce dispositivi Ip embedded, atti a soddisfare mercati verticali. Pur essendo il nostro principale core business la produzione di dispositivi hardware, progettiamo anche “soluzioni” software. Il focus principale di Selea riguarda il settore traffic e in particolare la produzione di telecamere di lettura targhe, telecamere per lettura container e merci pericolose (tabelle Adr)». Perché adottare questa tecnologia?

+13% L’AUMENTO DEI REATI PREDATORI AVVENUTI ALL’INTERNO DI STABILIMENTI INDUSTRIALI, REGISTRATO FINORA PER L’ANNO CORRENTE

Franco Velentini, titolare della Selea di Cicognara (Mn) - www.selea.com

«Le ragioni sono molteplici e vanno dalla eliminazione di telecomandi, pass o trasponder (che possono essere ceduti a terzi), alla velocizzazione dei flussi d’entrata e uscita, oltre a una maggior sicurezza e alla prevenzione dei furti. Nell’industria, per esempio, è diventato sempre più frequente il furto delle merci di valore utilizzando allo scopo furgoni allestiti esattamente come se fossero quelli delle note società di trasporto: furgoni falsi che entrano in azienda, caricano la merce di valore e poi spariscono nel nulla. Da lì a poco, si vede arrivare il vero trasportatore ignaro di quanto accaduto. Ecco allora che l’inserimento della targa del mezzo con cui il corriere verrà a ritirare la merce, consente di realizzare un semplice quanto efficace sistema di sicurezza e di segnalazione di allarme. Nelle città, invece, l’uso dei lettori delle targhe, serve per segnalare la presenza di auto rubate per un’efficace azione preventiva, e non allo scopo di sanzionare il cittadino, come molti credono. La lettura della targa è diventata uno strumento utile alle indagini a seguito di rapine, furti, incidenti e veicoli in fuga. In altre parole, è una soluzione eccellente per il controllo accessi cittadini, con funzione d’indagine e di prevenzione». E nell’industria? «Anche nell’industria l’uso della lettura targhe si fa sempre più diffuso, sia per i furti che da sistema di controllo di chi entra ed esce (che non guasta mai), permettendo di comprendere anche quanto tempo i mezzi, soprattutto quelli che devono caricare, rimangono all’interno

del complesso industriale: un’informazione che per diverse realtà è indice di potenziale problema e di allarme. Oltre alla durata delle soste è possibile anche controllare che chi entra con un rimorchio non ne esca con un altro». Di quali prodotti consigliate di diffidare? «I prodotti che vengono dall’estero quasi sempre non hanno maturato la necessaria esperienza per una buona lettura delle targhe italiane ed europee, creando spesso problemi di gestione, allarmi e accessi negati. Bisogna tenere presente che le targhe dei veicoli (soprattutto dei mezzi pesanti) sono spesso danneggiate, sporche e deteriorate. Dopo una nevicata (o nel periodo autunnale) anche una

macchina nuova di zecca può presentarsi davanti alla telecamera con la targa completamente sporca, infangata o coperta di moscerini. Non credo saggio acquistare un sistema di lettura targhe che funziona solo quando le targhe sono pulite. Eppure alcuni prodotti funzionano solo in quelle condizioni, ovvero d’estate, mentre d’inverno sono inutilizzabili. Consigliamo però di affidarsi a operatori esperti e telecamere prodotte in Italia da società presenti da molti anni sul mercato. Un sistema di lettura targhe è un sistema che se progettato bene (e se utilizza telecamere professionali) offre elevate soddisfazioni anche nel lungo periodo. Un investimento che trova riscontro fin dai primi momenti d’utilizzo». •

IL VALORE DEL KNOW HOW Selea è un’azienda specializzata da oltre 10 anni nella produzione di telecamere per la lettura delle targhe. «È l’azienda che ha inventato e realizzato, in collaborazione di Ania (Associazione Nazionale delle Imprese di Assicurazione) e il Ministero dei Trasporti, i sistemi di segnalazione dei veicoli che circolano sprovvisti di assicurazione, tramite la lettura della targa – dice il titolare della società mantovana –. Selea, infatti, è leader per numero d’installazione di sistemi di lettura targhe presso i Comuni, segnalando l’ingresso di veicoli rubati (malviventi in area), sotto indagine e non assicurati. I prodotti Selea sono caratterizzati dal possedere al loro interno oltre 15 anni di knowhow sulla lettura delle targhe italiane ed estere. Le telecamere Selea si distinguono per una precisione di lettura che non ha eguali in nessun altro prodotto di lettura targhe. Non a caso sono prodotti integrati e adottati da aziende del calibro di Siemens, Honeywell, Tyco, Faac, Skidata e tanti altri».


12

Sicurezza

Scenari interessanti, tra rischi e opportunità di Francesca Druidi

L

a dimensione della sicurezza è sempre più un’esigenza pervasiva del nostro tempo, dove l’aumento della connettività ha incrementato le opportunità ma anche i rischi di attacco, di violazione della Privacy e dei sistemi informatici di un’azienda o addirittura di un governo. Per questo, la sicurezza è considerata oggi un asset particolarmente strategico, intorno al quale si gioca l’affidabilità di un’impresa o di un’organizzazione. Raffaele De Astis, guida di Assosicurezza (Associazione nazionale costruttori e distributori di sistemi di sicurezza), fa il punto sui temi all’ordine del giorno del mercato della security e sulle prospettive degli operatori del settore. Il comparto sicurezza è sempre più compenetrato al mondo It. Quali potenzialità per le aziende che si occupano di tecnologie di sicurezza scaturiscono dall’Internet of things e da temi quali big data, privacy e cyber security? «Assosicurezza negli scorsi 12 mesi ha in diverse occasioni posto il focus sull’IoT e le opportunità e soprattutto le sfide tecnologiche che il mondo della security, in particolare, deve tenere in considerazione. Le opportunità sono innumerevoli e sono in parte già a disposizione del mercato. Altre possono scaturire dai bisogni della clientela già abituata a

SPINTO DALL’EVOLUZIONE DIGITALE, IL MONDO DELLA SICUREZZA STA CAMBIANDO PROFONDAMENTE E NON PUÒ FARE MARCIA INDIETRO. STARE AL PASSO CON GLI SVILUPPI DI TECNOLOGIE E SOLUZIONI È IMPORTANTE PER I PRODUTTORI DEL SETTORE, MA ANCHE PER AZIENDE E CITTADINI. L’ANALISI DI RAFFAELE DE ASTIS, PRESIDENTE ASSOSICUREZZA

essere “connessa” nella quotidianità e che pertanto si aspetta un simile approccio anche nel sistema di sicurezza che protegge la propria abitazione o la propria azienda. Le opportunità per gli operatori sono date, ad esempio, da una maggior facilità di gestione anche da remoto dei sistemi. Possibilità sempre maggiori di integrazione tra sottosistemi un tempo indipendenti. Gli sviluppi tecnologici che i big data generati da un impianto possono fornire portano verso le cosiddette predictive fault alerts, che semplificano la manutenzione e minimizzano i possibili “buchi” temporali di copertura». Quali scenari si profilano? «Le sfide sono perlopiù di sicurezza intrinseca del sistema stesso, che essendo ancor più connesso rispetto agli altri “oggetti” comuni, deve tendere alla zero Vulnerability rispetto a cyber attacchi, per far si che “l’oggetto di security” non diventi esso Raffaele De Astis, presidente Assosicurezza

stesso il mezzo attraverso il quale si possa varcare la nostra soglia, sia digitale sia - di conseguenza, - fisica. Per questo, i sistemi di sicurezza dovranno ancora di più, rispetto ad oggi, presentare caratteristiche quali

la cifratura delle trasmissioni, l’autenticazione dei dispositivi di campo mediante signature analisys, il controllo dell’integrità delle informazioni mediante controlli di ridondanza ciclica. Inoltre, una delle sfide che l’Internet of things e i big data che di conseguenza si hanno a disposizione, pongono, è la qualità dell’informazione. Per calarci nel nostro settore una particolare cura dovrà, quindi, essere rivolta agli elementi che forniscono l’informazione primaria della sicurezza, cioè i sensori. Essi dovranno poter svolgere innanzitutto il loro compito alla perfezione, cioè rivelare un’intrusione, un’effrazione, un incendio, e fare da primo filtro rispetto alla generazione stessa di dati che verranno messi in correlazione con altri sistemi». Quali sono le principali sfide che i produttori del settore sono chiamati ad affrontare di fronte alla velocità di mutamento delle richieste del mercato e delle normative, come il nuovo regolamento europeo della privacy? «Il tema della privacy è da sempre stato presente sui tavoli di discussione del nostro settore per la natura intrinseca che la security deve avere rispetto alla riservatezza e al trattamento dei dati sensibili, in particolare laddove ci siano installazioni di telecamere a circuito chiuso. D’altro canto, ormai da tempo l’interesse rispetto alla privacy ha sorpassato questa fase. Tutti gli attori del settore, dai produttori agli installatori, devono essere preparati anche riguardo la gestione degli innumerevoli dati che vengono messi a disposizione dalla tecnologia, imparando, per primi, a valutare ed evidenziare il valore aggiunto che l’utilizzo adeguato della tecnologia mette a di-

QUANTO COSTA IL CYBER CRIME? Gli attacchi informatici hanno un impatto finanziario sempre più significativo per le organizzazioni di tutto il mondo. Secondo lo studio “Cost of Cyber Crime Study”, pubblicato oggi da Accenture e dal Ponemon Institute che ha coinvolto 2.182 professionisti informatici ed esperti di sicurezza in 254 aziende in tutto il mondo, nel 2017 il costo medio dei crimini informatici ha raggiunto gli 11,7 milioni di dollari per azienda, con un aumento del 23 per cento rispetto ai 9,5 milioni di dollari registrati nel 2016 e del 62 per cento nell’ultimo quinquennio. 


Industria • Ottobre 2017

13

L’esperto risponde

CONTROLLO LAVORATORI, RISPETTO PRIVACY E TUTELA AZIENDALE esigenza di tutela del patrimonio aziendale e il contestuale rispetto della dignità del singolo lavoratore sono argomenti che hanno sempre alimentato discussione. La L. 300/1970, in particolare l’art. 4, anche prima della modifica introdotta dalla L. 14/09/2015 n. 151, meglio conosciuta come Jobs Act, nonostante il codice della privacy, introdotto dal D.Lgs 196/2003, ha dato vita a continue discussioni/interpretazioni; anche l’introduzione del Regolamento– Privacy Ue 2016/679 , ha lasciato il problema irrisolto. È importante ribadire che il rispetto della vita privata dell’individuo è sancito dall’art. 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che la dignità della persona, sia in ambito privato che lavorativo, è sancita dall’art. 71 della Carta di Nizza. Peraltro, nel documento scaturito con l’Accordo di Nizza, si è affermato: “che ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose, evidenziando alcune differenze per i pubblici dipendenti”. Certamente, l’utilizzo di sistemi tecnologici più o meno sofisticati da utilizzare per il controllo dei lavoratori a distanza, ha riportato la discussione al problema del rispetto della privacy dei lavoratori. La norma modificata dal Jobs act ha indirettamente creato alcune differenze di trattamento, dettate dalla mancata uniformità della procedura autorizzativa adottata da ogni singola Direzione Territoriale del Lavoro. Il Ministero del Lavoro ha cercato di arginare il problema predisponendo una modulistica unificata adottabile da ogni singola Dtl. ma il modello unificato, risultando poco chiaro, ha generato molti dinieghi alle richieste di autorizzazione presentate dai singoli datori di lavoro. In ogni caso, il nodo centrale della questione gravita attorno alla volontà dei lavoratori di essere controllati nel rispetto della loro dignità di persone, favorendo, nel contempo la tutela dei beni aziendali che sono indirettamente il “patrimonio” degli stessi lavoratori. Non a caso la stesura finale del modificato art. 4 evidenzia la necessità di una “preventiva autorizzazione” rilasciata dalla Dtl competente, in alternativa a un accordo sindacale laddove questo, soprattutto nelle piccole imprese, possa sembrare il risultato di una “pressione” sui lavoratori. Infatti, l’intervento dell’Organo istituzionale, terzo in questo caso, supera il problema, atteso che il singolo lavoratore potrebbe essere schiavo di una logica aziendale e quindi da questa influenzato. Per questo la “preventiva autorizzazione” rilasciata dalla Dtl in prima battuta deve essere supportata da idonea documentazione tecnica esaminata da un idoneo funzionario della Dtl con cognizioni tecnico/ingegneristiche e in seconda battuta da una corretta valutazione dei motivi che hanno portato l’azienda a voler installare un sistema di videosorveglianza. La discontinuità del controllo dei lavoratori non può essere motivo per l’adozione di un diverso iter autorizzativo, perché deve essere solo l’Organo deputato, la Dtl , a decidere (Cass 2722 n. 2012). Non a caso la giurisprudenza degli ultimi 7 anni ha affrontato in modo più accurato il problema della tutela dei beni aziendali/personali. Quindi, in presenza di sospetti gravi, precisi e concordati è da ritenersi applicabile il modificato art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. Va inoltre evidenziato che oggi la presenza di lavoratori operanti spesso e/o esclusivamente attraverso e-mail di posta elettronica, che utilizzano “password/codici di accesso”, favorendo comportamenti lesivi per le aziende, obbliga quest’ultime ad adottare dei sistemi più sofisticati di controllo. di Adelio Salvi

L’ sposizione. È pertanto fondamentale promuovere in ambito aziendale un’adeguata formazione e conseguente certificazione dei livelli di conoscenza conseguiti. In tal modo, l’evidente immagine professionale che ne deriva è proficuamente spendibile con la clientela». Concentrandoci in particolare sulla cyber security, le imprese italiane sono particolarmente vulnerabili di fronte al rischio attacchi. Quali consigli può dare loro per difendersi? «Il consiglio più banale è forse il migliore: informarsi in prima persona a livello generale per capirne qualcosa in più e affidarsi a professionisti del settore che possano garantire professionalità e soprattutto che abbiano una credibilità conclamata. L’errore più grande che si possa fare è quello di pensare che la cyber security sia un problema che “non ci tocca”. Purtroppo può essere un problema anche per “i piccoli” e non solo per i governi o le big corporation». Quanto è importante costruire una strategia coordinata a livello nazionale contro gli attacchi cyber unendo la dimensione pubblica e privata? Cosa ne pensa del Piano nazionale sulla cyber security varato dal governo? «Il decreto e il successivo Piano nazionale sulla cyber security sono un passo importante per un Paese come l’Italia. Vanno nella direzione che vede una convergenza tra pubblico e privato. Sembra un piano ben articolato e soprattutto pone ancora una

volta l’attenzione a livello mediatico rispetto alla minaccia cyber. Per quanto riguarda i fondi messi a disposizione, bisognerà capire meglio come saranno destinati. Nel Piano non mi pare ci sia una specificità riguardo le Pmi che sono il cuore del nostro sistema paese. Ciò detto, è un primo passo importante e confidiamo che possa portare a dei risultati». Tra gli obiettivi di Assosicurezza c’è l’internazionalizzazione dei suoi associati. Come si posizionano le realtà italiane nello scenario internazionale? Quali altre priorità identifica per i suoi anni di mandato? «Le aziende italiane del settore sono da diversi decenni presenti sui mercati internazionali e in alcune nicchie sono arrivate a essere leader tecnologici a livello mondiale. Anche grazie all’aiuto dell’associazione, hanno potuto trarre dei vantaggi in termini di visibilità grazie a iniziative inter istituzionali promosse da Assosicurezza nel tempo. Oltre al tema dell’internazionalizzazione, espletato anche attraverso accordi bilaterali con altre associazioni estere, Assosicurezza vuole continuare a essere un riferimento per il settore per quanto riguarda la formazione, attraverso la promozione di seminari e convegni, l’interscambio informativo con le istituzioni, la divulgazione delle tecnologie in ambito formativo, con la riedizione di un Manuale delle tecnologie, già usato come libro di testo a livello universitario». •

CYBER SECURITY

«L’errore più grande che si possa fare è quello di pensare che la sia un problema che “non ci tocca”. Purtroppo può essere un problema anche per “i piccoli” e non solo per i governi o le big corporation»


14

Sicurezza

Il nuovo concetto di “convergenza”

di Francesca Druidi

SI IMPONE UNA VISIONE SEMPRE PIÙ OLISTICA DELLA SICUREZZA CHE RIGUARDA LA DIMENSIONE FISICA, LOGICA E ORGANIZZATIVA, INTERESSANDO OGNI REALTÀ PUBBLICA E PRIVATA. LE SFIDE PER I PROVIDER DI SOLUZIONI TECNOLOGICHE SONO ILLUSTRATE DA GIULIO IUCCI, PRESIDENTE DI ANIE SICUREZZA

S

i confermano incoraggianti le prospettive per l’industria italiana fornitrice di tecnologie per la sicurezza e automazione degli edifici. Come spiega Giulio Iucci, presidente di Anie Sicurezza, questo settore negli ultimi anni è stato particolarmente dinamico; «nel 2016 ha registrato una significativa crescita del fatturato totale del 5,1 per cento, grazie sia alla domanda di sicurezza sul fronte interno sia ai mercati esteri». Quali sono le principali tendenze e gli ambiti di applicazione che fanno registrare maggiore espansione e interesse? «Il segmento della videosorveglianza ha proseguito un percorso di consolidamento ormai pluriennale, registrando nel 2016 una crescita rispetto al 2015 di circa il 10 per cento, anche per effetto di upgrading tecnologico. I segmenti antintrusione e antincendio hanno, invece, sostanzialmente tenuto la crescita. Con riferimento ai mercati finali di sbocco, hanno continuato a fornire un importante contributo alla crescita del comparto i segmenti della Pubblica amministrazione, del terziario, del retail e della grande distribuzione organizzata. Infine, si registra un recupero della domanda anche nel segmento residenziale che si accompagna, seppure in maniera ancora poco rilevante, a una leggera ripresa del mercato delle costruzioni». Convergenza, digitalizzazione, personalizzazione. Quali sono i driver di sviluppo del settore, tenendo conto di una domanda di sicurezza sempre più pervasiva e trasversale? «La necessità di essere sicuri e di proteggere i beni materiali, fisici e umani, e immateriali, compreso tutto il mondo dell’Ict, oggi è un’esigenza sempre più sentita e fondamentale a tutti i livelli: dalle grandi infrastrutture alle reti di comunicazione, dai luoghi di aggregazione fino alle abitazioni private. Lo rilevano tutte le indagini

Giulio Iucci, presidente di Anie Sicurezza

demoscopiche e lo rileva anche il mercato, che ormai da anni recepisce questo sentiment diffuso. Il settore ha dato risposte adeguate, rinnovando la propria offerta con prodotti sempre più sofisticati e innovativi dal punto di vista tecnologico. Ma c’è di più: è il concetto stesso di sicurezza a essere evoluto. Essa non viene più percepita per settori, ma come un unico “ambiente” che consente la supervisione del tutto, nell’ottica di quello che oggi viene chiamato Early warning. Questa è esattamente la “convergenza” di cui si parla, in primo luogo tra sicurezza fisica e sicurezza logica. Tale aspetto ha avuto inizio e sta avendo una progressione esponenziale grazie alla “digitalizzazione”, che consente a ogni sistema di essere collegato. Da qui la crescita di soluzioni software che permettono a sistemi di essere interoperabili. Tale sviluppo tecnologico è facilmente divenuto il driver che ha portato all’ulteriore “convergenza” di settori, appartenenti allo stesso mondo o limitrofi: security, safety e auto-

mazione. Tale convergenza non è più rimasta solo concettuale e-o di competenza specifica, ma è divenuta “sistemica” ed è questa la vera svolta e visione del futuro e, se vogliamo accettarla, la sfida». Dalla videosorveglianza all’antincendio, quale sviluppo stanno seguendo tecnologie e soluzioni dell’ambito della sicurezza? «Sicuramente l’evoluzione più importante è la convergenza, l’integrazione fra sistemi. In uno scenario complesso, anche sul mercato ha successo chi si propone come provider di soluzioni tecnologiche a tutto tondo, tailor made rispetto al contesto di applicazione. Far dialogare soluzioni diverse significa innanzitutto ricercare un linguaggio comune per le diverse tecnologie dell’edificio nello stesso tempo, per essere in grado di modulare le differenti funzioni e calibrare il singolo intervento tecnologico in sinergia con tutti gli altri impianti e apparecchi dell’edificio. Su questo punto l’industria tecnologica italiana, non solo quella della sicurezza, ma quella impiantistica in genere, è particolarmente avanzata». L’evoluzione del mercato della sicurezza impatterà sui modelli produttivi e di business delle imprese e

dei professionisti del settore per non parlare degli aspetti legali e normativi. Come Anie Sicurezza risponderà a questi cambiamenti e quali saranno gli obiettivi del suo mandato? «Le aziende devono avere competenze software digitali, seppur coniugate nel loro ambito di riferimento, che comunque rimane la sicurezza fisica. Ma come sempre, nelle fasi di grande cambiamento, la sfida principale per mantenere lo spazio di mercato è quella di essere preparati. La tecnologia non può sostituire in toto l’uomo, ma è un potentissimo mezzo di supporto alle decisioni. E proprio perché crediamo che al centro di tutto ci sia sempre l’uomo con la sua professionalità, abbiamo investito molto sulla formazione. Ricordo, per esempio, il corso di formazione Fire-Evac organizzato in collaborazione con l’ente di certificazione Imq, il primo e unico in Italia per qualificare questo genere di professionisti. Un progetto formativo in grado di offrire a tutti gli operatori del settore una preparazione puntuale, sia tecnica che pratica, per fornire le competenze necessarie per l’attività di manutenzione dei presidi e degli impianti antincendio». Sul fronte privacy? «Siamo in attesa per il prossimo anno dell’adeguamento della normativa da parte del legislatore, sapendo che la linea che divide la sicurezza dalla privacy è sottile, ma anche che la tecnologia nel nostro Paese è all’avanguardia e sarà in grado di ottemperare alle necessità di entrambi questi due aspetti. Come presidente Anie Sicurezza, insieme a tutti nostri associati, siamo impegnati a monitorare e se possibile “governare” i processi e le evoluzioni appena descritti, da un punto di vista tecnologico, normativo, degli equilibri tra gli attori in gioco e dei processi da ridefinire. Il nostro compito è quello di tutelare e valorizzare tutta la filiera della sicurezza, garantendone la qualità». •


16

Sicurezza

Le sfide della vigilanza GIANLUCA TEDESCO PARLA DI UN SETTORE ATTORNO AL QUALE SI COAGULA UN INTERESSE SEMPRE MAGGIORE E IN CUI LA RICERCA TECNOLOGICA HA FATTO GRANDI PASSI IN AVANTI «MIGLIORANDO LA QUALITÀ DEL LAVORO E IL PRESIDIO DEL TERRITORIO»

I

l mondo della vigilanza privata negli ultimi anni ha seguito un percorso di aggregazione: chi ha fatto investimenti e si è preparato, è cresciuto e ha acquisito piccole realtà che non sono riuscite a stare sul mercato. È quanto emerge dall’analisi di settore che fa Gianluca Tedesco, a capo della G4 Vigilanza. «Se fino alla fine degli anni novanta c’erano tante piccole realtà locali – spiega Tedesco –, oggi il mercato globale, l’esigenza di affrontare grossi investimenti e la necessità di superare sfide importanti in merito alla sicurezza, stanno determinando una lenta selezione naturale. In questo contesto si inserisce la nostra esperienza. La G4 Vigilanza inizia la propria attività nel 1980. Negli anni abbiamo sviluppato i nostri rami d’azienda diversificando le offerte in combinazione con una politica di espansione territoriale e di sviluppo dei propri strumenti tecnologici e operativi, nel rispetto dei cambiamenti del mercato. Gli investimenti sostenuti in ricerca e sviluppo hanno portato all’evoluzione dei sistemi telematici di controllo permettendo di migliorare la qualità del lavoro e presidio del territorio, supportando il proprio personale nello svolgimento dei servizi». In che modo avete affrontato il periodo recessivo degli ultimi anni? «Senza dubbio la crisi si è fatta sentire anche nel nostro settore. Il target di riferimento di un’azienda come G4 è molto ampio, ci rivolgiamo alle famiglie, al retail, alle aziende e alla Pa. Ognuno di questi settori ha reagito in maniera differente alla recessione, facendoci assistere a flessioni e accelerazioni schizofreniche. L’unico modo per restare competitivi è indubbiamente la velocità di adattamento applicata ai singoli mercati. E i risultati sono nei bilanci: G4 Vigilanza ha registrato dal 2010 ad oggi un costante incremento dei volumi d’affari». Numeri a parte, quali risultati avete registrato? «La situazione è più che positiva: stiamo differenziandoci e prendendo quote di mercato. Penso al cash management, in cui il percorso del denaro è completamente monitorato dal cliente dal momento in cui viene depositato in una nostra “cassaforte intelligente”,

di Renato Ferretti

rando il percorso di maturazione in corso». Quali investimenti ha in animo di effettuare nel prossimo futuro? «Investiremo sulla tecnologia sia in ambito sicurezza che in ambito facilities: nell’epoca dell’internet of things ognuno di noi ambisce a soddisfare le proprie necessità personali e professionali con un click. Oltre all’innovazione tecnologica e informatica, abbiamo cominciato quest’anno un percorso impegnativo di marketing e comunicazione, nel tentativo di colmare quel gap culturale di approccio al cliente che c’è tra il nostro mondo e quello di altri mercati di servizi al consumer (telefonia, banche, assicurazioni…). Insisteremo anche con i servizi per le grandi aziende sulla scia del percorso avviato qualche anno fa che ci da linfa per continuare a crescere». •

Gianluca Tedesco, amministratore delegato di G4 Vigilanza, con sede a Brescia www.g4vigilanza.it

+44% G4 VIGILANZA HA REGISTRATO UNA CRESCITA CONTINUA DAL 2010 AD OGGI CON UN COSTANTE INCREMENTO DEI VOLUMI D’AFFARI fino al momento in cui avviene il versamento effettivo in banca. Tutto ciò è possibile grazie a un sistema complesso di sensori e di rilevatori Gps gestito da un software web-based utilizzabile dai nostri clienti. Così, anche un piccolo negoziante può depositare il contante appena ricevuto dal suo cliente in una nostra piccolissima cassaforte che accredita istantaneamente la somma sul conto corrente. È come avere in negozio un apparecchio cashin della banca. In generale è la “remotizzazione” la direzione verso la quale si sta andando. Ogni attività legata alla vigilanza (pensiamo alla videosorveglianza) è consultabile dal proprio pc o smartphone». L’azienda negli anni ha stretto collaborazioni con aziende leader? «Certamente. Da una dimensione più locale (fino al 2011), l’azione di sviluppo

e di estensione degli anni a venire (sia in termini di territorio sia in termini di volumi di lavoro) è insieme causa ed effetto di esperienze più professionali e di maggior respiro. Questo ha imposto l’adozione di processi aziendali più “industriali”, ha richiesto la partecipazione alla vita di azienda di risorse con competenza più specifica. Le commesse nazionali sono state acquisite in questo modo. Vien da sé che, questo processo, ha inciso positivamente sul clima e sullo spirito aziendale, gene-

UN’EVOLUZIONE COSTANTE Gianluca Tedesco, amministratore delegato di G4 Vigilanza Spa, entra nel dettaglio dell’offerta dell’azienda bresciana. «G4 Vigilanza Spa – dice Tedesco – propvvede, anche in forma integrata, a un’ampia gamma di servizi di security (vigilanza armata, videosorveglianza, trasporto valori, installazione, gestione e manutenzione di impianti di sicurezza) e servizi di facility management (pulizie, servizi fiduciari, di accoglienza e portierato e servizi logistici). Il nostro gruppo negli anni ha sviluppato e implementato piattaforme gestionali web-based, interamente di proprietà, per consentire l’integrale governance operativa delle commesse, garantendo ai propri clienti il monitoraggio dei servizi in tempo reale, con conservazione dei dati per fini statistici e di controllo. La ricerca continua di evoluzione in ambito tecnologico ha portato a collaborazioni con aziende leader nello sviluppo di prodotti hardware (sistemi evoluti di home e personal security, impianti di videosorveglianza con riconoscimento facciale, casseforti intelligenti…) che, abbinati ai nostri servizi, costituiscono una reale svolta nel paniere di offerta delle società private di sicurezza».


18

Sicurezza

Per la salvaguardia delle città LE TECNOLOGIE REALIZZATE PER RISPONDERE ALLE ESIGENZE DI SICUREZZA HANNO DOVUTO FARE I CONTI CON I RECENTI ATTACCHI TERRORISTICI. SONO STATE COSÌ PREDISPOSTE MISURE ADATTE A BERSAGLI SENSIBILI, MA NON SOLO. NE PARLIAMO CON GIOVANNI D’ABRAMO

I

recenti attacchi terroristici hanno portato le persone a preoccuparsi in maniera crescente per la propria sicurezza. Parallelamente, le aziende di settore hanno aumentato gli investimenti nella ricerca e sviluppo di prodotti sempre più idonei a risolvere i problemi di security e di safety delle città. I dissuasori a scomparsa serie J355 e, in particolare, il modello M50 certificato per arrestare un camion del peso di 7,5 tonnellate lanciato a ottanta chilometri orari sono idonei per proteggere aree sensibili quali aeroporti, ambasciate, caserme, prigioni, centrali elettriche, impianti petrolchimici o semplicemente zone e strade delle città a maggior rischio di attentati come purtroppo recenti sanguinosi fatti hanno evidenziato. Questa tecnologia è stata di recente sviluppata dalla FAAC, multinazionale con sede a Zola Predosa, in provincia di Bologna, che è divenuta un valido interlocutore per tutti coloro che hanno la responsabilità di gestire in modo attento ed efficiente la sicurezza. «La gamma di dissuasori ideati da FAAC non è studiata solamente per proteggere aree sensibili da attacchi terroristici - spiega Giovanni D’Abramo, direttore Product Portfolio -. Completano l’offerta, infatti, una serie di dissuasori fissi o a scomparsa, automatici o semi-automatici in grado di delimitare l’accesso dei veicoli nelle aree pedonali o a quelle a traffico limitato dei centri storici, salvaguardando al tempo stesso il contesto architettonico in cui vengono installati». Le tecnologie FAAC offrono oggi una valida

ANTIINTRUSIONE

Flessibilità e design fanno di Home Lock la soluzione ideale per proteggere ogni tipo di abitazione: dal monolocale urbano alla villa di campagna risposta anche alla crescente domanda di sicurezza anticrimine in ambito domestico o lavorativo. La società ha infatti realizzato Home Lock, un innovativo sistema d’allarme senza fili che si caratterizza per l’elevata efficacia antintrusione. «Grazie alle proprie prestazioni e ad una serie di caratteristiche esclusive – precisa Giovanni D’Abramo Home Lock può essere considerato oggi come il prodotto più competitivo nel campo dei sistemi d’allarme per uso domestico. Flessibilità e design ne fanno la soluzione ideale per proteggere ogni tipo di abitazione: dal monolocale urbano alla villa di campagna». Home Lock è un sistema d’allarme al passo con i tempi, nel quale le tecnologie sono poste al servizio non solo dell’efficacia funzionale ma anche dell’interattività e

FAAC ha sede a Bologna www.faacgroup.com - www.faac.it

della facilità di installazione. Sicurezza, comfort e risparmio energetico sono alcuni punti chiave con cui l’azienda bolognese progetta e commercializza non solo le ormai famose automazioni per cancelli ma anche soluzioni per il controllo degli accessi pedonali e veicolari, ingressi automatici, dissuasori di traffico a protezione di aree sensibili, tornelli e barriere. Oltre alla gamma dissuasori, la proposta FAAC legata alla security si estende anche ad altra gamma di prodotti su cui la multinazionale sta investendo molto nella ricerca: gli ingressi automatici. «Il modello SKR 35 – aggiunge il direttore Product Portfolio - è un in-

di Luana Costa

gresso automatico costruito per garantire la stessa sicurezza di una porta blindata permettendo di proteggere l’ingresso di negozi o di supermercati senza la necessità di installare serrande di protezione e consentendo una visibilità dall’esterno dei locali utile sia a livello di sicurezza che di esposizione dei prodotti nelle vetrine». La novità risiede nel fatto che l’ingresso automatico SKR 35 ha superato i più severi test antieffrazione per la certificazione richiesti dalla norma En 1627 classe 3. Contemporaneamente all’aspetto della security, le porte automatiche sono studiate per soddisfare la crescente domanda di safety e comfort. L’esempio più calzante è rappresentato dall’ingresso automatico GBF 3500, dotato di sistema antipanico a sfondamento e della funzione di riarmo automatico delle ante mobili e semifisse. La soluzione provvede automaticamente a ripristinare le normali condizioni di funzionamento dell’ingresso a seguito di un’apertura a sfondamento dovuta ad urto accidentale o all’impiego come via di fuga. Questa caratteristica assicura il ripristino immediato delle funzioni di sicurezza e isolamento termico della porta, anche nei casi in cui gli utilizzatori siano impossibilitati ad intervenire manualmente per chiudere le ante. Problemi piuttosto complessi pongono poi gli ingressi pedonali nelle banche per la necessità di coniugare requisiti di sicurezza e di risparmio energetico. Anche in questo caso FAAC è al fianco degli architetti, dei progettisti e degli installatori con una soluzione innovativa che consente di risolvere brillantemente tutti questi problemi, grazie a tecnologie estremamente affidabili sul piano meccanico ed elettronico, soddisfacendo perfettamente le esigenze degli istituti bancari, coniugando il controllo degli accessi e il risparmio energetico. •

PROTEGGERE LA QUOTIDIANITÀ Ai tradizionali obiettivi sensibili come ambasciate, caserme o aeroporti militari, si sono, purtroppo, aggiunti negli ultimi anni luoghi legati alla vita ordinaria come: hotel, supermercati, stazioni della metropolitana, negozi, musei e chiese. Gli alberghi potranno sfruttare l’offerta di prodotti di FAAC per gestire il controllo del parcheggio interno con casse automatiche e barriere automatiche ed integrabili con dissuasori, o altri prodotti legati al controllo accessi pedonali o veicolari. Per la sicurezza all’interno di musei, chiese e luoghi di particolare interesse artistico e religioso l’azienda offre sensori radar studiati espressamente per monitorare tali aree.


20

Sicurezza

Blindati su misura CRESCE IL MERCATO DELLE AZIENDE CHE RISPONDONO AI BISOGNI DI SICUREZZA DI FAMIGLIE E IMPRESE CON PORTE, INFISSI E SERRAMENTI SOLO APPARENTEMENTE UGUALI. CON LA DOTTORESSA ALINA SCHIFF DI ALME, ALLA SCOPERTA DELLA DIFFERENZA TRA I VARI PRODOTTI E LE VARIE ESIGENZE

NUOVI MERCATI E NUOVI PRODOTTI Italia, Austria, Svizzera, Slovenia, Croazia e altre collaborazioni in corso per espandere ulteriormente il raggio d’azione dell’aziende. Alme aumenta la sua presenza sul mercato per rispondere alla richiesta in crescita di porte e serramenti blindati di fattura artigianale. Attualmente l’azienda, con sede produttiva e uffici a Pocenia, in provincia di Udine, ed esposizione nel capoluogo e a Trieste, guarda a nuovi mercati, anche grazie al contributo degli incentivi fiscali degli ultimi anni, che con sgravi tra il 50 e il 65 per cento, hanno fatto crescere la domanda del mercato. Serramenti in alluminio, alluminio-legno, pvc, portoni per garage blindati, basculanti e sezionali, e ancora cancelli, grate e strutture in ferro, vetrine blindate, casseforti, caveau, armadi blindati, porte per interni, zanzariere e tende tecniche sono gli altri prodotti in vendita. Tutti i prodotti blindati sono rigorosamente assicurabili, perché costruiti secondo le norme dell’Ania, l’associazione che rappresenta le imprese di assicurazione operanti in Italia.

di Alessia Cotroneo

L

a sicurezza non è solo questione di numeri, piuttosto di percezione. Secondo i dati forniti dal Viminale nella conferenza stampa di Ferragosto, nei primi sette mesi del 2017 i reati contro la persona e le cose sono diminuiti in Italia rispetto all’anno precedente, con un calo del 15 per cento degli omicidi (passati da 245 a 208, mai così bassi da quando sono state avviate le rilevazioni) ma anche di rapine (da 19.163 a 16.991) e furti (da 783.692 a 702.989). Eppure, la percezione della criminalità negli italiani rimane tra le più alte d’Europa, al punto che da più parti si parla di emergenza sicurezza e che aumentano gli investimenti di famiglie e aziende su questo tema. Certamente l’andamento decennale del dato dei furti in appartamento, di cui ancora non si hanno i numeri per il 2017 ma che negli ultimi dieci anni erano quasi raddoppiati, ha contribuito in maniera significativa a fare alzare il livello di guardia della popolazione, che sempre più spesso si rivolge a professionisti per sentirsi al sicuro. Ma le differenze non mancano tra le varie proposte disponibili sul mercato. «Con i continui allarmi mediatici su furti e aggressioni nelle abitazioni private, si sono moltiplicate le soluzioni per la sicurezza che blindano l’appartamento e

Alme ha sede a Pocenia (Ud) www.alme3.com

la villa intera» spiega la dottoressa Alina Schiff, a capo, insieme al fratello Andrea, di Alme, azienda friulana artigianale fondata nel 1978 dal padre Severino e diventata in 40 anni un brand affermato nel settore degli infissi e dei serramenti blindati su misura e nella riproduzione di porte nel rispetto delle direttive delle Soprintendenze dei beni artistici. «Il cliente è sempre più esigente – continua l’imprenditrice – anche perché informato su internet, magari con più confusione che certezze, quindi il nostro compito è anche quello di indirizzarlo verso la migliore soluzione per le sue specifiche esigenze. Grazie alla collaborazione con vari studi di architettura nella progettazione e realizzazione di porte, serramenti e caveaux, siamo in grado di proporre le soluzioni ideali per case dallo stile moderno e all’avanguardia ma anche per abitazioni d’epoca». Alla Alme i clienti possono toccare con

mano le varie fasi della lavorazione, valutando gli spaccati e gli spessori dei prodotti, scegliendo i rivestimenti e le finiture, insomma adattando con la massima versatilità il prodotto alle specifiche estetiche, senza arretrare di un centimetro in tema di sicurezza e affidabilità di serramenti e porte blindate. Perché, anche in questo campo, è facile dire blindati. Il difficile è cogliere le differenze tra i vari prodotti disponibili sul mercato. «Molto spesso vediamo prodotti che vengono chiamati blindati eccedendo con la terminologia – sottolinea la dottoressa Alina Schiff – mentre gli spessori delle lamiere sono esigui, telaio e controtelaio sono due strutture scollegate tra loro, unite solo da viti di registrazione che in pratica sono i soli punti di forza. Perciò introducendo un leverino o un piede di porco tra telaio e controtelaio la porta, la vetrina o la finestra solo teoricamente blindate possono essere facilmente scardinate. Le nostre porte e i nostri serramenti, invece, hanno una struttura portante costruita con un unico telaio realizzato con un profilo cavo elettrosaldato e un’unica lamiera di 30/10 mm di spessore. In questo modo le porte blindate Alme hanno un’elevatissima resistenza allo scasso e non hanno quelle bordature metalliche sempre visibili nelle altre porte blindate. Completa il quadro, la struttura interna in acciaio da 45/10 mm e la lastra al manganese antitrapano da 30/10 mm, i vetri antimazza e antiproiettile, i fermavetri brevettati da noi, le serrature di sicurezza di ultima generazione, i limitatori di apertura e i rivestimenti trattati per interni o esterni da 12-24 mm. Tutti i punti di chiusura lavorano a taglio e non è possibile scardinare la porta o il telaio. Non a caso, per i nostri prodotti abbiamo ottenuto la classe 5 antieffrazione, cioè il massimo, e di tenuta agli agenti atmosferici, sempre il top della categoria, mentre le porte blindate più commerciali si fermano alla classe 2 o 3». •

LE CARATTERISTICHE

Le nostre porte e serramenti hanno una struttura portante costruita con un unico telaio composto di un profilo cavo elettrosaldato e un’unica lamiera di 30/10 mm di spessore


22

Sicurezza

Casseforti, una questione di affidabilità CON MARCO E RICCARDO DE TOGNI CERCHIAMO DI CAPIRE QUALI SIANO LE ATTUALI CONDIZIONI DI MERCATO NEL MONDO DELLA SICUREZZA, SOPRATTUTTO BANCARIA, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE ESIGENZE DELLA CLIENTELA E AL FUTURO DEL SETTORE

di Elena Ricci

«L

e banche hanno due richieste molto precise in questi anni: la riduzione dei costi e l’abbassamento dei tempi di intervento». Così Marco De Togni, titolare della veronese Vuesse insieme al fratello Riccardo, riassume il mercato che riguarda la sicurezza e le casseforti. Due richieste che, come spiega lo stesso De Togni «sono difficilmente conciliabili senza un parco clienti molto solido e numeroso, che permetta di concentrare gli interventi nelle stesse zone e nello stesso giorno con una riduzione notevole dei costi, e senza l’ausilio di sistemi Vuesse ha sede a Verona www.vuessecasseforti.com

informatici per un supporto alla parte gestionale (rapportini di intervento, ricezione istantanea delle urgenze, ecc) al tecnico in loco». Nata per garantire un servizio e una protezione di massima affidabilità, dopo vent’anni Vuesse ha conquistato una posizione primaria nel settore della sicurezza operando con i più qualificati interlocutori e i maggiori gruppi bancari. «Oggi Vuesse – premette De Togni – opera sul territorio Triveneto e nazionale, con un’officina per l’esecuzione delle fasi elementari della produzione e riparazione dei particolari necessari all’attività di manutenzione, con cinque squadre di montaggio per l’attività di assistenza in loco. Vuesse dispone, inoltre, di un ampio magazzino di mezzi forti, composto da prodotti nuovi, antichi e ricondizionati, in pronta consegna e garantiti a termini di legge. Sempre attenta alle esigenze di mercato la Vuesse è in grado di offrire un servizio completo occupandosi direttamente della consulenza, della vendita, della consegna, dell’installazione e del collaudo delle attrezzature trattate. Il settore della sicurezza bancaria si sta muovendo da qualche anno verso l’automazione della gestione del contante. «Con sistemi di conteggio ban-

conote che allo stesso tempo ne verifichino la validità – spiegano i titolari della Vuesse – e ne permettano l’incasso in totale sicurezza contro eventuali rapine. A livello mondiale è un passaggio già superato, con i pagamenti con carte di credito o tramite cellulare di qualsiasi bene, dal caffè al giornale. Ma in Italia non siamo ancora pronti a superare il contante, pertanto si richiedono soluzioni per poterlo gestire senza rischi». La situazione attuale del settore non è tra le più fiorenti, anche se Riccardo non manca di ottimismo verso il futuro. «Il mercato bancario è in contrazione – dice De Togni –, i gruppi italiani avevano raggiunto la quota di 35mila sportelli in tutto il territorio nazionale, cifra che sta velocemente calando e per il futuro l’obiettivo del settore è di tornare a una cifra più gestibile di 20mila. Questo ovviamente comporta una riduzione notevole degli interventi di manutenzione e della vendita di casseforti. Per affrontare la situazione e compensare, bisogna rivolgersi a un mercato diverso, la grande distribuzione e i privati. Per la nostra azienda il 2016 si è chiuso in leggero calo, in linea con questa contrazione. Ma grazie alla razionalizzazione dei servizi e delle risorse aziendali siamo riusciti a investire su nuove assunzioni e a mantenere la percentuale di utile sul fatturato in linea con le nostre aspettative». Riccardo De Togni, poi, indica alcun dei fattori che hanno permesso alla società di affrontare in modo efficace diversi periodi di stallo. «La Vuesse può vantare una professionalità decennale nel settore della sicurezza bancaria, che l’ha portata a lavorare con i più grandi gruppi bancari italiani, sempre con reciproca soddisfazione. A differenza di altre aziende, abbiamo una competenza importante, non più facile da reperire, su casseforti antiche. Siamo in grado di rigenerarle come fossero nuove, riportando alla bellezza originale pro-

dotti artigianali che non vengono più costruiti da nessuno, e che possono dare lustro ed eleganza a uno studio, un ambiente commerciale o all’abitazione di un professionista. Tanti traguardi raggiunti in pochi anni sono indice di notevole dinamismo e infatti l’unico aspetto che in tutto questo tempo non è mai cambiato è il rapporto con il cliente, fatto di disponibilità, senza inutili verticismi, sempre vicino alle esigenze di ognuno. La rappresentanza di prodotti di alto livello per aziende di credito e clienti professionali è stato sempre l’obiettivo che la Vuesse ha perseguito e i risultati raggiunti lo confermano». •

TRENT’ANNI DI SICUREZZA Marco e Riccardo De Togni, titolari di Vuesse, ripercorrono alcune delle tappe fondamentali della società veronese. «Vuesse nasce nel 1984 – ricordano –, come agenzia di vendita per il Triveneto, della Parma Antonio & Figli e si distingue in poco tempo come uno dei principali attori nel mercato della sicurezza, assumendo la posizione di leader per la clientela bancaria. Nel 1986, al fine di migliorare le proprie prestazioni, Vuesse assume l’incarico di gestire e effettuare l’assistenza post-vendita per i prodotti della Parma nel territorio di competenza, con personale diretto ed esterno e inoltre, per garantire un servizio sempre più rapido ed efficiente, Vuesse cura anche la consegna e l’installazione dei prodotti. Ma è soprattutto nella manutenzione, nell’installazione di serrature e nel servizio ai clienti che Vuesse ha trovato la sua dimensione aziendale. Infatti sempre nel 2001, assieme ad altre aziende del settore costituisce Goss Italia, il primo consorzio italiano di manutenzione e assistenza per i prodotti di sicurezza fisica nel mondo bancario e non».


Industria • Ottobre 2017

di Veronica Carrisi

I

n ambito professionale e in generale nel mondo del lavoro, la sicurezza delle persone e dei beni costituisce un obbiettivo primario. I sistemi di sicurezza oggi offrono soluzioni all’avanguardia sia per la tutela preventiva che per un rapido intervento in caso di situazione di pericolo. È in questi campi che si applica l’esperienza dell’azienda veneta Syntec, specializzata nell’ambito della work security, che propone soluzioni personalizzate per l’industria e il terziario avanzato, mirate alle effettive esigenze del cliente. La grande esperienza Syntec si muove con carattere e professionalità con la garanzia di tecnologie all’avanguardia. «La nostra missione è di offrire alle aziende la libertà di lavorare sicuri» afferma Il titolare Adriano Zattoni. «È fondamentale una valutazione adeguata dei rischi e una conseguente disposizione delle misure di prevenzione e protezione più efficaci. Il percorso per definire una soluzione inizia con una corretta analisi e un approccio progettuale fatto da professionisti che, dopo un attento confronto con l’utente, porta all’individuazione dei componenti più idonei. L’esecuzione, il collaudo e la messa in servizio dei sistemi, così come la manutenzione e l’assistenza tecnica viene eseguita da personale altamente qualificato e di grande esperienza». E aggiunge: «I sistemi che proponiamo sono prodotti da costruttori di primaria im-

I CAMPI D’AZIONE Per definire al meglio una qualsiasi soluzione tecnica è fondamentale un approccio progettuale fatto da professionisti. I sistemi proposti da Syntec sono certificati ed installati da tecnici esperti in grado di garantire le migliori performances nell’ambito della rivelazione incendi e gas, sistemi antintrusione, videosorveglianza, allarmi, dispositivi di emergenza individuali per operatori a rischio e sistemi di allertamento delle squadre di emergenza.

23

Tecnologie sicure a difesa dei lavoratori SUL LUOGO DI LAVORO È IMPORTANTE SALVAGUARDARE SE STESSI E I PROPRI BENI. LE PIÙ MODERNE TECNOLOGIE GARANTISCONO PROTEZIONE E UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA, COME CI SPIEGA ADRIANO ZATTONI

SOS

Con il sistema di protezione individuale e il sistema di allertamento viene garantita sicurezza al lavoratore in qualsiasi situazione portanza, certificati, con una ingegneria in grado di ottimizzare le prestazioni dell’impianto, per garantire le migliori performances». La sicurezza sul lavoro è un tema attuale e complesso che richiede una particolare attenzione e soluzioni adeguate. Oggi è possibile sentirsi sicuri grazie a sistemi altamente innovativi. La tecnologia Syntec assiste le persone in qualsiasi situazione, grazie a due dispositivi SOS: il sistema di protezione individuale, per tutelare chi lavora da solo, in luoghi isolati e/o in situazioni prolungate di potenziale pericolo, tramite il quale, alla richiesta di aiuto, si può essere geolocalizzati e soccorsi; il sistema di allertamento, per chi opera in ambienti critici e deve avere la sicurezza di riuscire ad avvertire rapidamente squadre di emergenza e soccorso, vigili del fuoco, assistenza sanitaria, vigilanza, che prontamente rispondano alla richiesta di aiuto. Il sistema ha un raggio di copertura molto ampio, il segnale d’allarme viene inviato da un dispositivo ai soggetti stabiliti e consente di predisporre l’intervento in modo rapido, secondo i protocolli. «Gli ambiti di impiego dei sistemi di protezione individuale sono praticamente

infiniti», afferma Zattoni. «Manutentori che operano durante le ore notturne, operatori impegnati in luoghi isolati o poco accessibili come tunnel o gallerie, lavoratori che svolgono il proprio ruolo fuori sede. Ogni situazione in cui la persona opera in condizioni solitarie senza la possibilità di comunicare autonomamente con altri soggetti in caso di emergenza, necessita di ausili tecnici di supporto. La nostra tecnologia permette di richiedere manualmente soccorso o di inviare chiamate automatiche di emergenza in caso di malessere o di urto e caduta violenta. Prevede inoltre la funzione di monitoraggio periodico di Adriano Zattoni, titolare della Syntec di Verona - www.syntec.vr.it

chi lavori in contesti ad alto rischio, attraverso un sistema manuale di conferma della vitalità che in caso di mancata risposta invia in automatico un segnale alla centrale operativa. Una funzione davvero importante». Per quanto riguarda il sistema di allertamento, le possibilità di applicazioni sono innumerevoli: dalle squadre di emergenza, al pronto intervento sanitario, all’allertamento di personale tecnico specifico. Spiega Zattoni: «Con la nostra soluzione è possibile avvisare la squadra di soccorso in modo sicuro e immediato. Ipotizzando aree aziendali di grande estensione o con strutture dislocate, è necessario utilizzare una tecnologia che permetta, in caso di emergenza, un allertamento assolutamente sicuro e rapidissimo con una raggiungibilità della squadra in qualsiasi luogo si possano trovare gli operatori designati. Una rete Paging locale fornisce la possibilità di avere copertura completa in modo molto efficace. Al di fuori dell’area definita, i membri della squadra di soccorso possono essere allertati con vari sistemi di comunicazione quali SMS o email». Un sistema ottimale della gestione delle escalation che permette di portare a termine tutti gli interventi. La sicurezza è un bene prezioso per chi è solo e per chi fa squadra. I sistemi di allarme Syntec sono frutto della tecnologia più avanzata e della costante attenzione per l’azienda e per il lavoratore.•


24

Sicurezza

Il valore aggiunto del legno LE BARRIERE STRADALI DI ULTIMA GENERAZIONE DI VITA INTERNATIONAL SI UNIFORMANO ALLE ESIGENZE AMBIENTALI SENZA CONTRASTARE CON LA BELLEZZA DEI LUOGHI CIRCOSTANTI. A QUESTO SCOPO, L’ACCIAIO CORTEN® È RIVESTITO CON IL PIÙ NATURALE DEI MATERIALI di Luana Costa

I

dispositivi di sicurezza stradale sono elementi di vitale importanza al fine di ridurre al minimo i pericoli della strada, salvare la vita e garantire l’incolumità agli utenti della strada. Oggi giorno siamo abituati a vedere e a convivere con barriere stradali in acciaio zincato ma tali misure di protezione mal si conciliano con il rispetto dell’ambiente. La barriera di sicurezza in legno e acciaio abbraccia entrambe le esigenze esaltando l’aspetto estetico di uno strumento sicuro. Questo strumento fa la sua prima comparsa in Austria e in Francia alla metà degli anni Ottanta. Qualche anno dopo, un produttore italiano di mobili in legno, abbraccia l’idea europea e presenta una barriera stradale in acciaio rivestita in legno posando sull’autostrada adriatica e nel Parco del Ticino una prima barriera a due correnti orizzontali, non soggetta a crash-test né omologata, comunque nel rispetto delle norme del tempo. Il legno era di tipo massello trattato in autoclave, con garanzie di durata nel tempo e a ridottissima manutenzione. A metà anni Novanta, un gruppo industriale di assoluto rilievo, nato per la produzione di traversine per usi ferroviari introduce il legno lamellare. L’idea di privilegiare gli inserti ambientali nella realizzazione dei prodotti, spinge alla fine degli anni Novanta un’altra azienda italiana a rivalutare il massello, a disegno tondo, per le strade montane e forestali. Nel 1998 la prima barriera omologata in

Vita International ha sede a Travagliato (Bs) - www.vitainternational.it

LE MATERIE PRIME

Acciaio Corten® e legname certificato FSC® risultano essere certificati non soltanto per la qualità ma anche per la durabilità e la sostenibilità ambientale Italia è una classe N1 a due correnti orizzontali in legno e acciaio Corten®. «Dopo 25 anni e tanta storia siamo giunti ormai alla seconda generazione di professionisti dediti alle barriere di sicurezza in legno e acciaio» spiega Irina Mella Burlacu, titolare della Vita International, giovane azienda attenta alle dinamiche dei mercati mondiali. La sua missione è di proseguire nello sviluppo di nuove barriere sempre più performanti e attente al contesto ambientale in cui sono inserite, in un processo di miglioramento continuo. L’at-

UNA REALTÀ INTERNAZIONALE Vita International rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo, distribuendo i suoi prodotti in venti Paesi e in tre continenti. Con orgoglio l’azienda si è impegnata ad arricchire di bellezza e sicurezza le strade del mondo. «L’estetica e le grandi prestazioni delle nostre barriere – spiega la responsabile di Vita International Irina Mella Burlacu - hanno dato loro personalità negli anni. I loro nomi ricordano luoghi poetici del Nord Italia. Nessun nome ci è sembrato più vicino alla nostra filosofia di lavoro».

tenzione nello sviluppo dei nuovi prodotti è rivolta non solo alla sicurezza degli automobilisti, ma anche ad altri utenti della strada, come i motociclisti e ciclisti. «Sicurezza della strada e rispetto dell’ambiente è la filosofia che guida Vita – continua Burlacu - nella ricerca e nella progettazione. L’azienda vanta una gamma completa di dispositivi di sicurezza in legno e acciaio in grado di garantire la sicurezza e arricchire qualsiasi tipo di strada». Nella gamma di prodotti trovano spazio dispositivi di sicurezza che combinano

un’elevata capacità di ritenuta con un indice di deflessione dinamica molto bassa. I dispositivi di sicurezza rivestiti in legno offrono vantaggi chiave rispetto ai dispositivi tradizionali: il rischio di danno grave, per gli occupanti del veicolo, è significativamente ridotto grazie alle eccellenti caratteristiche di impatto. «I dispositivi sono stati sottoposti a crash test in conformità alla normativa EN 1317-1-2 e risultano conformi a numerose normative nazionali extraeuropee - aggiunge Irina Mella Burlacu -. Le barriere di sicurezza Vita, in acciaio Corten® rivestite con legname certificato FSC®, sono fabbricate con marchio Ce secondo la normativa En 1317-5. Le materie prime costituenti i dispositivi di sicurezza risultano essere certificate non soltanto per la qualità ma anche per la durabilità e la sostenibilità ambientale». L’utilizzo di acciaio Corten® conferisce al prodotto non solo una continuità cromatica ma anche una maggiore resistenza alla corrosione atmosferica rispetto agli altri acciai. Questo perché l’acciaio forma uno strato protettivo sulla sua superficie sotto l’influenza degli agenti atmosferici. Il 100 per cento del materiale ligneo impiegato è pino silvestre, classe di resistenza C24 secondo la normativa En 338. Proviene esclusivamente da foreste europee, che si ampliano ogni anno per 661mila ettari, un’area pari a tre campi di calcio per ogni ora del giorno e della notte. Il legname non protetto ed impiegato per uso esterno può infatti essere danneggiato da insetti infestanti e agenti deterioranti come muffe e funghi. Il legname impiegato per il rivestimento dei dispositivi di sicurezza Vita è trattato in autoclave secondo la normativa Din 68800-3 con un conservante al rame e un apposito prodotto fungicida organico che ne impediscono il degrado causato dagli agenti. Il legname trattato in autoclave acquista un colore marrone chiaro grazie all’aggiunta, nel composto impiegato, di pigmenti. «Le componenti in acciaio e in legno delle nostre barriere di sicurezza si legano in un design eccellente, che consente alle stesse di sposarsi meravigliosamente con la bellezza del paesaggio che le circonda». •


26

Speciale Ecomondo

Un nuovo modello di crescita CON LE STRATEGIE NAZIONALI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E PER L’ECONOMIA CIRCOLARE, SI AMPLIA LA DOTAZIONE STRUMENTALE E POLITICA UTILE A STIMOLARE LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA ITALIANA, NEL RISPETTO DELLE PERSONE E DEL PIANETA

di Giacomo Govoni

S

en, Sec, Snsvs. Sembrano semplici acronimi, invece sono i cardini strategici che definiscono il perimetro degli interventi, declinati a livello nazionale, per disegnare una visione di futuro incentrata sulla sostenibilità. In linea con i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai capi di stato e di governo alle Nazioni Unite. Un mosaico articolato di indirizzi e misure, in partenza o in corso, accomunati dalla volontà di stimolare la ripresa economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali. «Si tratta di un nuovo modello di crescita – sottolinea Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, che il 7 novembre prossimo aprirà gli Stati Generali della green economy, nell’ambito della manifestazione Ecomondo, presso Rimini Fiera – di cui l’Italia e l’Europa devono essere protagoniste». VARATA LA NUOVA STRATEGIA GREEN DELLE “CINQUE P” Fresche di aggiornamento sono in particolare quelle che compongono la Snsvs, la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile approvata a inizio ottobre dal Consiglio dei ministri che amplia il raggio d’azione del

piano precedente. «Questa strategia – spiega il ministro dell’Ambiente - è il documento attorno al quale edificare l’Italia dei prossimi decenni: non un libro dei sogni, ma l’indirizzo preciso fornito da istituzioni e società civile per raggiungere gli obiettivi dell’Onu e onorare l’Accordo di Parigi sul clima». Strutturata attorno a cinque aree prioritarie di intervento – persone, pianeta, prosperità, pace, partnership – la Snsvs si propone come strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di Co2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali. «Rispetto a queste cinque P – annuncia Galletti - ora verranno individuati target e conseguenti azioni di monitoraggio che richiamano alla profonda interrelazione tra dinamiche economiche, crescita sociale e qualità ambientale. Il documento fissa tra i perni dello sviluppo futuro la centralità della persona con il contrasto a povertà ed esclusione, come anche la salute del pianeta che passa dalla tutela delle risorse naturali, a partire dal territorio e dall’acqua». DECARBONIZZAZIONE E SICUREZZA ENERGETICA AL CENTRO DELLA SEN Temi questi al centro anche della Sec e della Sen, la strategia energetica

ECOBONUS

«Già da questa legge di bilancio lo rinforzeremo rendendolo qualitativamente migliore rispetto ai parametri ambientali»

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

nazionale che poche settimane fa ha concluso il suo giro di consultazione pubblica, raccogliendo in soli tre mesi quasi 1000 contributi tematici da cittadini, aziende, mondo accademico e associazioni. «Ciascuno per le proprie competenze ed esperienza – evidenzia Galletti – ha avanzato proposte essenziali per definire il testo finale della Sen che verrà presentato nei prossimi mesi, nonché quello dei provvedimenti attuativi delle misure più immediate e di quelle strategiche». Competitività, sicurezza energetica e decarbonizzazione le direttrici parallele lungo cui corre la Sen, che stabilisce per le rinnovabili un obiettivo minimo del 27 per cento entro il 2030, coperto per almeno la metà del consumo dalla fonte elettrica. Affidando tuttavia al gas naturale il ruolo di traghettare il nostro Paese verso un futuro a emissioni vicine allo zero, attraverso interventi improntati a diversificare le rotte di provenienza ed eliminare il gap di costo con gli altri Paesi europei. «Nel settore dei trasporti ad esempio - sottolinea il ministro - sono in aumento le sostituzioni dei carburanti attuali con altri meno impattanti per l’ambiente, ma anche in termini di illuminazione pubblica abbiamo da poco aggiornato i criteri ambientali minimi per l’efficientamento delle sorgenti luminose con relativa riduzione d’inquinamento». Si intende inoltre proseguire il percorso di razionalizzazione del settore dow-

nstream petrolifero, andando verso le bioraffinerie e l’uso di biocarburanti al posto di quelli derivanti dal petrolio, sviluppando le filiere nazionali del biometano e l’economia circolare. LA POLITICA INDUSTRIALE A MISURA DI AMBIENTE In relazione a quest’ultima tra l’altro, nei giorni scorsi dalla Germania il ministro recatosi in visita alla Basf, il polo chimico più grande al mondo, ha presentato un apposito piano che farà parte di un disegno complessivo in previsione degli obiettivi di Parigi. «Con la Sen, la Snsvs e il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici – afferma Galletti - la Strategia italiana per l’economia circolare disegnerà la politica industriale sulla base di obiettivi ambientali. Nel percorso pubblico abbiamo registrato grande interesse con 6400 sessioni di lavoro, pertanto dobbiamo puntare sempre di più sul riutilizzo dei materiali». Insistendo, contestualmente, sugli strumenti che incoraggino le imprese ad accelerare la conversione del nostro tessuto produttivo in chiave green. «Dobbiamo chiedere a tutti i comparti di essere efficienti sotto il profilo energetico. Già da questa legge di bilancio rinforzeremo l’ecobonus, rendendolo qualitativamente migliore rispetto ai parametri ambientali. Finora ha funzionato bene ma ha bisogno di una revisione, anno dopo anno è cresciuto ma va reso più ordinato rispetto agli interventi agevolati. Non lavoriamo solo sulle percentuali, ma sui meccanismi per favorire la possibilità di usufruirne». •


28

Speciale Ecomondo

A servizio delle imprese GLI SCARTI INDUSTRIALI AVVIATI A RICICLO GODONO DI UNA SECONDA VITA. CIÒ HA UN DOPPIO BENEFICIO: PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E PER IL CICLO PRODUTTIVO CHE UTILIZZA MATERIALI RICICLATI. IL PUNTO DI DIEGO LOMBARDI

La bonifica green COME ABBATTERE I COSTI DI BONIFICA AMBIENTALE DI SITI INDUSTRIALI DISMESSI O IN ATTIVITÀ, TRAMITE UNA TECNOLOGIA INNOVATIVA, EFFICACE E SOSTENIBILE

A

umenta la cultura del riciclo dei rifiuti. In particolare, aumenta la consapevolezza dell’importanza di separare i materiali a monte, disassemblandoli laddove questi siano un composto di leghe. «Con il passare del tempo c’è stata sicuramente una maggiore sensibilizzazione da parte di tutti sul tema di riciclo rifiuti con forti miglioramenti, anche se ritengo che si possa fare ancora molto» spiega Diego Lombardi, responsabile dell’azienda Fer-Nova, nata per gestire gli scarti di produzione dell’industria piemontese. «Noi seguiamo principalmente le aziende private - continua - le quali con il tempo hanno iniziato a essere più attente alla selezione dei rifiuti aumentando sempre più i quantitativi pronti per il riciclo e non per lo smaltimento. Con il passare degli anni ci siamo resi conto che le aziende necessitavano di un servizio di gestione e smaltimento rifiuti che andava crescendo sempre più. Nel periodo dell’emanazione del decreto Ronchi, nel 1998, abbiamo affiancato all’attività ferrosa anche quella dei rifiuti non pericolosi e pericolosi con l’obiettivo di dare il miglior e più completo servizio alle aziende che collaborano con noi». L’attività aziendale viene svolta con macchinari per il trattamento, la cesoiatura e la riduzione di volume, dei rottami ferrosi. L’azienda è infatti in possesso di tutte le attrezzature necessarie per la gestione dei ri-

Fer-Nova ha sede a Torino www.fer-nova.it

fiuti prodotti dai suoi clienti. «Offriamo tutto quello che può servire alle aziende che decidono di averci come partner per la gestione di rifiuti: consulenza burocratica, possibilità di far fare analisi sulle varie tipologie di rifiuti per un corretto smaltimento, tutte le operazioni necessarie al recupero, trasporto e stoccaggio degli stessi, sia nello stabilimento di produzione che nel nostro impianto. Ogni cliente ha la possibilità di seguire l’iter completo del proprio rifiuto con la documentazione prevista dalla legge. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi, attualmente non possiamo fare alcun trattamento sugli stessi, ma esclusivamente il ritiro, lo stoccaggio e il trasporto agli impianti autorizzati al trattamento delle varie tipologie». L’attività svolta a seguito del ritiro dei rifiuti prevede un’accurata selezione che permette di recuperare varie tipologie di materiali che, rimesse nel ciclo produttivo industriale, non diventano un rifiuto dannoso per l’ambiente. «Cinquant’anni fa non esistevano certo la sensibilità e l’attenzione attuali nei confronti dello smaltimento rifiuti, perciò, visto che la nostra attività risale a quel periodo, possiamo affermare di avere una lunga esperienza nel settore e di esserci evoluti in perfetta sintonia con le attuali richieste del mercato». • Luana Costa

S

ono migliaia i siti contaminati presenti in Italia, dismessi o in attività, in cui le sostanze tossiche sversate accidentalmente nel suolo, percolano nella falda acquifera e da questa trasportate anche a chilometri di distanza e spesso prelevate da pozzi di utenze private o di aziende agricole per irrigare le colture o usate negli allevamenti. Lo stretto legame tra siti contaminati e il costante aumento di malattie degenerative, ormai ampiamente dimostrato da diversi studi epidemiologici, rendono la bonifica ambientale dei siti inquinati un’attività non più procrastinabile. I sistemi di intervento applicati per decenni per contrastare il fenomeno, che hanno più che altro spostato il problema in altro luogo come le discariche, o nel tempo, tramite confinamento fisico dei siti o l’installazione di eterne barriere idrauliche di pump&treat, hanno dato risultati ambientali scarsi, nonostante le ingenti somme di denaro speso. L’azienda Biosearch Ambiente, una realtà interamente Made in Italy, che dal 2001 è impegnata nel settore delle biotecnologie ambientali applicate alla bonifica di siti contaminati, ha dimostrato attraverso numerosi interventi, che bonificare efficacemente e a costi sostenibili è possibile. In sedici anni di attività Biosearch Ambiente tramite una costante attività di R&S ha definito e applicato con successo diverse tecnologie di bioremediation, basate sulla stimolazione di microrganismi già presenti nelle matrici inquinate dai più diffusi contaminanti tra cui idrocarburi, solventi clorurati, pcb, Mtbe, metalli, trasformandoli in sostanze innocue.

Biosearch Ambiente a RemTech 2017 www.biosearchambiente.it

«Tra le numerose attività di R&S svolte – afferma Roberto Ricci, Ceo dell’azienda – di assoluto rilievo è la definizione di un sistema di bonifica di siti inquinati da cromo esavalente, che di fatto ad oggi rappresenta la migliore soluzione costi/benefici per affrontare questo tipo di problematica, che riguarda in particolare l’industria galvanica». Una tecnologia di intervento che nel 2012 ha consentito a Biosearch Ambiente di ricevere il “Premio Sviluppo Sostenibile” come impresa green tra le migliori dieci nel settore in Italia. «Il procedimento di bonifica di un sito inquinato è un processo complesso, da valutare caso per caso e definito attraverso Test di laboratorio e in campo. Sulla base dei risultati ottenuti nei diversi interventi di bonifica eseguiti anche in aziende operative, è dimostrato che le nostre tecnologie, sono in grado di abbattere i costi di bonifica fino al 70 per cento, rispetto ai sistemi di intervento più diffusi». • Veronica Carrisi


Industria • Ottobre 2017

29

Il nuovo volto del trattamento acque UN SETTORE DI UN’IMPORTANZA CRUCIALE, NON SOLO PER LA SALUTE MA ANCHE PER GLI IMPIANTI INDUSTRIALI. PARTENDO DALLA PROPRIA ESPERIENZA, CARLO STRINO ANALIZZA LE POSSIBILITÀ TECNOLOGICHE NEL TRATTAMENTO ACQUE di Remo Monreale ontenimento dei consumi energetici, con potenze elettriche sensibilmente inferiori a quelle dei sistemi tradizionali ed elevato tasso di recupero acqua, in modo da ridurre i consumi di energia elettrica e di acqua». Per Carlo Strino, direttore commerciale della Nobel Srl, questo riassume uno dei principali obiettivi da porsi oggi per una società impegnata nel campo del trattamento delle acque primarie come quella milanese. «Nell’ottica del continuo miglioramento – spiega Strino –, la Nobel ha rinnovato anche l’intera gamma di demineralizzatori a osmosi inversa, uno dei prodotti che trova ampia applicazione nel mondo industriale. La completa progettazione di tutti i modelli rivista alla luce dei più recenti progressi tecnologici ha come risultato una linea di apparecchi caratterizzata dal concetto di “low energy” e con un maggior numero di allestimenti disponibili». Anche nel trattamento delle acque «la sensazione è che, in tempi recenti, molte richieste siano state orientate a un contenimento dei costi – continua Strino – ma oggi, soprattutto per il settore industriale, si sta ritornando a prendere in cosiderazione anche la qualità e l’affidabilità, in qualche caso con sofistificazioni utili ma non strettamente necessarie come controll a distanza e ge-

SOLUZIONI HIGH TECH

La progettazione di tutti i modelli è stata rivista alla luce dei più recenti progressi tecnologici nel settore specifico

«C

Nobel ha sede a Segrate (Mi) www.nobel.srl

stione elettronica computerizzata di tutte le fasi del processo». Entrando nel dettaglio della produzione, sono disponibili apparecchi con membrana ad alta o bassa pressione. «Per la maggior parte dei modelli – dice il direttore commerciale di Nobel – i contenitori delle membrane possono essere forniti in vetroresina oppure in acciaio inox Aisi316. La pompa ad alta pressione può essere scelta sia in acciaio inox Aisi304 sia in Aisi316. Tutti gli apparecchi consentono l’interfaccia di collegamento con apparecchiature di pre-trattamento, il comando diretto degli eventuali gruppi di dosaggio. Un particolare allestimento, disponibile per la maggior parte degli apparecchi, consente di effettuare il flussaggio delle membrane utilizzando acqua osmotizzata, in modo da migliorare la pulizia delle membrane, ridurne il rischio di sporcamento, mantenere costanti nel tempo le prestazioni delle apparecchiature. Naturalmente questa linea di prodotti mantiene inalterate tutte le consuete caratteristiche di robustezza, affdabilità e facilità di gestione. Infatti, tutti gli apparecchi sono completi di skid in acciaio inox, quadro di comando con programmatore computerizzato, ricchezza di strumentazione (manometri, flussimetri digitali, conduttivimetro)». Il modus operandi della società milanese finora dà ragione ai suoi vertici. «Il fatturato del 2016 si è chiuso in segno positivo – afferma Strino –, con un incremento del 7 per cento rispetto a quello dell’anno precedente. Sostanzialmente negli scorsi sei anni, nonostante la crisi, i dati sulle vendite sono rimasti stabili: non abbiamo avuto grossi cali nel fatturato durante il periodo più duro della recessione e adesso proviamo ad aumentare gradualmente. Noi trattiamo l’acqua e quindi ogni comparto industriale ha bisogno

di apparecchiature del genere così come alberghi, centri commerciali, ospedali, musei, teatri e così via. Ma evidentemente, se non vi sono investimenti o nuovi progetti, il settore ne risente. Dal punto di vista merceologico, il nostro mercato più importante rimane quello legato all’edilizia e alle nuove costruzioni (alberghi, centri commerciali e ospedali), mentre stiamo cercando di aumentare l’introduzione nel settore industriale, dove riteniamo di poter offrire molto di più anche

dal punto di vista tecnico. La Nobel fa questo lavoro, e solo questo, da oltre 30 anni e possiamo offrire ai clienti esperienza, professionalità e competenze specifiche». Le strategie per il futuro. «Siamo alla ricerca di nuovi mercati esteri (attualmente la quota del fatturato estero è solo il 35 per cento del totale) attraverso la ricerca di partner commerciali, puntando molto sulla qualità e affidabilità del prodotto e su un buon rapporto qualità prezzo». •

SEMPRE PIÙ PERFORMANTI Carlo Strino, direttore commerciale della Nobel ricorda i punti principali che hanno caratterizzato la storia della società milanese fin dalla sua fondazione negli anni Settanta. «L’avvio, naturalmente, è avvenuto nell’ambito regionale e nazionale. Ma oggi operiamo a livello internazionale e possiamo vantare apparecchi e impianti Nobel in ospedali, industrie, acquedotti, alberghi, abitazioni residenziali in tutto il mondo. Un successo, dunque, che ha premiato la professionalità e l’impegno in un settore di estrema importanza, sia per la salute delle persone sia per il buon funzionamento di impianti e sistemi. Negli anni l’azienda si è consolidata avvalendosi della collaborazione di uno staff di tecnici professionisti sempre più esperti in grado oggi di progettare soluzioni sempre più avanzate. Gradualmente sono stati approfonditi gli studi e le applicazioni dei vari processi tecnologici, con l’introduzione, in molti casi, di soluzioni tecniche originali e di tecnologie all’avanguardia. Molti dei nostri apparecchi sono in funzione da anni, ma la nostra gamma viene costantemente aggiornata, migliorata e resa via via più performante».


30

Speciale Ecomondo

Obiettivo: differenziare

di Alessia Cotroneo

CON ALBERTO GARBARINI E MASSIMILIANO FORTI DI TEKNOSERVICE, AZIENDA CHE OPERA DAL 2004 IN 150 CITTÀ ITALIANE, ALLA SCOPERTA DEL SETTORE, TRA EMERGENZE, BEST PRACTICE E POSSIBILI VIE PER RAGGIUNGERE LA MEDIA EUROPEA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

C

arenza di impianti, raccolta differenziata a macchia di leopardo e una strutturale discrepanza tra nord e sud. Il trattamento dei rifiuti in Italia è un business con emergenze pronte a innescarsi, a orologeria, anche nei comuni più grandi. Il caso Roma è soltanto l’ultimo di una lunga serie di emergenze che hanno riempito, negli ultimi 20 anni e anche più, le cronache. Di strada ne è stata fatta ma le aziende specializzate ne hanno ancora tanta da fare per raggiungere i livelli europei e passare dal 30 per cento di conferimento medio in discarica a livello nazionale alla media dell’Ue a 28 che si assesta sul 26 per cento (dati Eurostat). Un gap da colmare al più presto, su cui istituzioni e imprese sono a lavoro da anni. TeknoService, azienda torinese che opera dal 2004 in quasi 150 comuni italiani distribuiti tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Sardegna di esperienza con il territorio ne ha molta. Raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani, ingombranti e speciali, pulizie civili, industriali e spazzamento stra-

Massimiliano Forti, direttore commerciale della TeknoService di Piossasco (To) www.teknoserviceitalia.com

dale, raccolta differenziata, gestione di discariche e trasporti generali ed eccezionali sono il suo core business. Una mole di servizi articolata per un’impresa florida, con una crescita media a due cifre dal 2011 a oggi. «Il primo semestre di quest’anno – spiegano Alberto Garbarini e Massimiliano Forti, rispettivamente direttore generale e direttore commerciale – è in linea con le aspettative e stimiamo una

chiusura intorno ai 90 milioni di euro». Qual è la situazione in Italia nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti? Alberto Garbarini: «La raccolta rifiuti è sicuramente più strutturata nel Nord Italia ove si sono consolidati dei risultati superiori. Parliamo di una media del 58 per cento di raccolta differenziata al Nord contro il 33 per cento al Sud. I risul-

ALLEANZA CON LA PA: POLIGNANO A MARE E BERNALDA Le pubbliche amministrazioni sono gli interlocutori e, allo stesso tempo, gli alleati principali dell’attività della TeknoService. Soltanto aumentando le attività di sensibilizzazione sul territorio si può educare il cittadino alle modalità di conferimento e differenziazione dei rifiuti, solo conoscendo cultura e caratteristiche dei Comuni si migliora il servizio e, di conseguenza, la percezione degli utenti. E lungo questa strada, tutta in salita, l’interlocuzione e la collaborazione con i sindaci risulta fondamentale per raggiungere i risultati sperati. È quanto successo in due delle best practice segnalate da Teknoservice: Polignano a Mare, in Puglia, e Bernalda, in Basilicata. «A Polignano a Mare la raccolta differenziata porta a porta è stato un tassello importante per difendere e valorizzare la bellezza del territorio» sottolinea Domenico Vitto, sindaco del Comune e presidente di ANCI Puglia. «Attività informative, eventi, comunicazione con i cittadini, un buon servizio di raccolta – aggiunge – hanno fatto breccia nelle abitudini dei cittadini, portando Polignano a nuovi livelli di benessere e tutela paesaggistica». Dello stesso avviso il sindaco di Bernalda Domenico Raffaele Tataranno: «Considerati i trascorsi poco felici della passata gestione dei rifiuti, l’amministrazione comunale ha voluto credere nella cooperazione tra TeknoService e città. Abbiamo trovato sin da subito disponibilità, competenza e capacità di risolvere ogni difficoltà. Il Comune ha finalmente realizzato il progetto di raccolta differenziata che ha sempre voluto, sostenuto con responsabilità e spirito di miglioramento da questa amministrazione, e ci si augura che questo progetto possa sempre di più evolversi nel rispetto e tutela del cittadino».

tati migliori però li stiamo ottenendo proprio in Meridione, dove alcuni comuni ereditati con risultati iniziali pessimi, attorno al 5 per cento di raccolta differenziata, sono ora oltre al 60 per cento. Sicuramente l’introduzione del modello di raccolta porta a porta è oggi quello vincente, anche se il dispendio di uomini e mezzi è rilevante». Per anni intere regioni, soprattutto del Sud, hanno vissuto difficoltà enormi legate a tutta la filiera del trattamento dei rifiuti. Negli ultimi mesi Roma è nell’occhio del ciclone. Come si arriva a una situazione emergenziale di tale portata e perché in Italia ci sono emergenze periodiche? A.G.: «Una delle lacune principali del sistema italiano è sicuramente quello impiantistico. Siamo indietro rispetto ai principali paesi europei, in particolare per gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati e per gli impianti di compostaggio sia aerobico che anaerobico. Sono in fase di sviluppo molti impianti, in particolare nel Sud e Centro Italia dove si riscontrano i le maggiori carenze. Fra mille difficoltà però l’Italia è anche un riferimento di eccellenza europeo per il sistema di controllo del traffico di rifiuti. Gli adempimenti per le aziende sono estremamente onerosi ma assicurano una eccellente tracciabilità». Qual è l’emergenza rifiuti più grave che avete dovuto fronteggiare e quale, invece, l’esempio migliore?


Industria • Ottobre 2017

31

EMERGENZA AMIANTO

Aumentano le richieste di bonifica di vecchi capannoni ma soprattutto gli abbandoni di eternit nelle discariche abusive e nei campi Massimiliano Forti: «Sicuramente Giugliano in Campania. Quando siamo arrivati, era a settimane alterna su Striscia la Notizia, con cumuli di rifiuti per le strade, raccolta di notte con le ruspe. Ci è voluto molto coraggio per togliere i cassonetti dalle strade e distribuire nel giro di due settimane i contenitori per il porta a porta. Abbiamo vissuto tre mesi d’inferno ma oggi Giugliano è sopra al 50 per cento di raccolta differenziata. Superano il 65 per cento molti Comuni, in particolare Bernalda, Polignano a mare e Montalbano, con picchi di 70 per cento col porta a porta, ci rendono particolarmente orgogliosi». Cosa proponete per migliorare il ciclo dei rifiuti? I termovalorizzatori sono una soluzione?

M.F.: «Le discariche non sono più una soluzione percorribile e gli inceneritori non sono, a lungo termine, la soluzione al problema. Occorre differenziare di più con l’obiettivo di ridurre al minimo (15 per cento) il rifiuto residuale che non può essere riciclato e quindi va avviato al recupero energetico. Oggi la soluzione più percorribile è quella di raccogliere in modo sempre più differenziato e avviare agli

impianti di recupero o riciclo. Quando gli impianti di selezione automatizzata, anche di piccola taglia, saranno remunerativi, potranno essere valutati sistemi di raccolta alternativi al porta a porta». Perché cambiano le modalità di riciclo nei vari comuni? A.G.: «Le differenze sono legate agli impianti di trattamento. Sulle modalità di raccolta, il territorio na-

zionale presenta situazioni estremamente eterogenee che obbligano a modellare il sistema in funzione delle singole situazioni». Per quanto riguarda, invece, la bonifica dell’amianto, avete registrato un aumento delle richieste di bonifica in concomitanza con le varie fasi del processo Eternit, sia dal pubblico che dal privato? Quali sono le principali criticità che si incontrano? M.F.: «Abbiamo costituito, come azienda, una task force interna che si occupa solo delle bonifiche per l’amianto, con le autorizzazioni e le certificazioni necessarie per svolgere questa delicata attività. Sono in continuo aumento le richieste di bonifica di vecchi capannoni ma soprattutto constatiamo un incremento degli abbandoni di lastre di eternit nelle discariche abusive e nei campi. Riteniamo che sia necessario che il governo aiuti i cittadini, oltre che le amministrazioni pubbliche, attraverso un solido contributo per accelerare il processo di bonifica dei siti privati. Il processo di trattamento dell’amianto, considerata la caratteristica di pericolosità in aria, è un’attività complessa e costosa e pertanto va incentivata». •


32

Speciale Ecomondo

Il riciclo in ambito aziendale IN POCO MENO DI DIECI ANNI QUESTA CULTURA È CRESCIUTA INVERTENDO UNA TENDENZA CHE IDENTIFICAVA IL RIFIUTO COME UN COSTO GRAVOSO PER IL SUO SMALTIMENTO. IL PUNTO DI FIORELLA MARRAZZO di Luana Costa

L

a tutela dell’ambiente è una cultura che con difficoltà è riuscita a farsi strada nel settore industriale. In poco meno di dieci anni, però molti passi in avanti sono stati compiuti anche grazie alla continua attività di sensibilizzazione e di supporto realizzata da aziende operanti nel comparto del riciclo dei materiali di scarto e dei rifiuti pericolosi. Così, se nei primi anni 2000 le società industriali disponibili a lasciarsi coinvolgere in una corretta gestione e smaltimento dei propri rifiuti era appena il 5 per cento, negli ultimi anni si è registrata una positiva inversione di tendenza. Attualmente il 60 per cento delle imprese non percepisce più il trattamento degli

Ecs ha sede a Settimo Milanese (Mi) - www.ecsmilano.it

scarti industriali come un costo gravoso da sostenere, ma come una doverosa attività da svolgere a tutela del patrimonio ambientale. Gli sforzi profusi in tal senso sono stati per lo più indirizzati alla sottrazione dei rifiuti pericolosi al mercato ordinario che nella maggior parte dei casi li destinava in discarica. Ecs nasce proprio da questa esigenza: minimizzare l’impatto ambientale dei rifiuti pericolosi, individuando canali specializzati per la lavorazione e il corretto smaltimento degli stessi. «Lo scopo non è più quello di offrire un servizio di smaltimento e recupero del rifiuto fine a se stesso, bensì quello di entrare nel sistema produttivo dell’azienda, per ottimizzare la gestione del rifiuto stesso con un’attenzione alla riduzione dei costi» spiega Fiorella Marrazzo, responsabile di Ecs, società specializzata nel ritiro, trattamento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi e gestione burocratico- amministrativa. Ecs nasce nel 2000, in seguito all’emanazione del decreto Ronchi. Ottenute le auto-

I SERVIZI La maggior parte dei servizi di Ecs è dedicata alle aziende, presso cui viene organizzata la gestione, la raccolta e il recupero di rifiuti speciali sia pericolosi che non pericolosi prodotti da cicli produttivi e scarti di lavorazione aziendale; rifiuti speciali sia pericolosi che non pericolosi prodotti da scarti di lavorazione industriali, artigianali, agricoli; Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) professionali.

rizzazioni per il trattamento, il trasporto e l’intermediazione dei rifiuti, ha sempre lavorato per migliorare i propri sistemi, acquisendo le certificazioni Iso 9001:2015 e Iso 14001:2015. «Il nostro obiettivo per migliorare l’economia circolare riducendo il più possibile la produzione di rifiuti – continua la responsabile - è non solo supportare le aziende a gestire in modo corretto il fine vita dei propri rifiuti speciali, ma risalire la filiera studiando i cicli produttivi per offrire soluzioni efficienti ed efficaci nel ciclo di smaltimento». La società offre infatti consulenze tecniche, elaborate appositamente ad hoc, per dare una migliore collocazione agli scarti industriali. Ogni soluzione viene vagliata alla luce della tipologia di materiale e dai diversi processi da porre in atto al fine di elevare la percentuale di componenti da avviare a riciclo. «Scegliamo i migliori partner presenti sul mercato con cui collaborare, che siano in grado di offrire i percorsi, le soluzioni più idonee più efficienti a tutela

dell’ambiente e che siano in grado di minimizzare i costi» precisa Fiorella Marrazzo. Il problema si pone in particolare per gli scarti pericolosi o composti da materiali differenti, che necessitano a monte di operazioni di disassemblaggio e lavorazione. «Risparmiare risorse economiche – aggiunge - talvolta è sinonimo di ecologia: meno rifiuto creo, meglio lo gestisco in termini di stoccaggio e separazione, più risorsa economica valorizzo. Questa vision è il futuro che tutti noi dobbiamo avere. La base di partenza per ogni analisi è però il rispetto dell’ambiente e della normativa. Entrare nelle aziende e fare un check-up della gestione rifiuti è per noi estremamente importante, ed il punto di partenza per una nuova gestione. A volte riscontriamo una gestione fatta di scorciatoie, escamotage, che se possono sembrare un facile risparmio, creano in fase di una eventuale verifica, problematiche non indifferenti in termini di sanzioni amministrative e penali in capo al legale rappresentante dell’azienda». A partire dallo scorso anno Ecs ha realizzato un nuovo impianto di stoccaggio che dispone di idonei spazi per ricevere un elevato numero di rifiuti e una più alta percentuale di materiali. La nuova sede consente di avere non solo una diretta gestione dei rifiuti ritirati dalla propria clientela, ma anche di dare la possibilità ad aziende che, autorizzate al trasporto rifiuti, possono utilizzare l’impianto come piattaforma di destino per i rifiuti prodotti dalla propria clientela. «Oggi, dopo 18 anni di attività, gli ostacoli si sono ridotti. Siamo infatti riusciti a far comprendere l’importanza di una corretta gestione del rifiuto. Le nostre attività hanno avuto avvio in un contesto molto ostile e di totale mancanza di cultura dell’economia circolare. Le costanti attività di sensibilizzazione svolte all’interno delle aziende sono per noi un vanto. L’obiettivo è infatti quello di far acquisire la consapevolezza che il rifiuto non è un semplice scarto ma è una risorsa da impiegare in un nuovo processo produttivo».•

UN CIRCOLO VIRTUOSO

Risparmiare risorse economiche talvolta è sinonimo di ecologia: meno rifiuto creo, meglio lo gestisco in termini di stoccaggio e separazione, più risorsa economica valorizzo


33

Industria • Ottobre 2017

La seconda vita della plastica POLIETILENE E POLIPROPILENE POSSONO ESSERE RECUPERATI E TRASFORMATI IN MATERIALI NUOVAMENTE UTILI. MAURIZIO DI CATALDO DI TREGENPLAST ILLUSTRA IN CHE MODO CIÒ È POSSIBILE

«A

ttraverso un’accurata serie di processi industriali, il rifiuto plastico può essere trasformato in una materia prima seconda pronta per essere reintrodotta sul mercato». Maurizio Di Cataldo usa questi termini per

riassumere ciò che si può ottenere impegnandosi nel recupero, selezione e rigenerazione di materie plastiche, attività principale della Tregenplast, di cui lo stesso Di Cataldo è titolare. «Grazie a specifiche attrezzature siamo in grado di gestire lo stoccaggio e la messa in riserva del rifiuto plastico flessibile

e rigido, che dopo una attenta cernita viene imballato da un apposito impianto di compattazione. In particolare, dopo la fase di selezione, i rifiuti vengono sottoposti a un processo di triturazione, lavaggio e granulazione attraverso il quale si trasformano in materia prima seconda pronta all’uso». I prodotti attualmente messi in vendita dalla Tregenplast soddisfano una richiesta piuttosto ampia e diversificata, andando dal polietilene neutro a quello floreale da lavaggio o da diretta, per arrivare poi al granulato Idpe rigenerato trasparente, nero oppure floreale. «La pluriennale esperienza nel comparto ambientale – continua ancora Maurizio Di Cataldo – ci consente di garantire alla clientela un servizio veloce e puntuale, capace di soddisfare qualsiasi esigenza. In questo ci aiutano sia il nostro personale altamente qualificato e preparato sia un parco macchine completo e di ultima generazione. Nello specifico, i nostri servizi sono rivolti a tutte quelle realtà che producono, raccolgono e commercializzano rifiuti plastici o a quelle imprese che hanno necessità di smaltire scarti di produzione. Il servizio di raccolta viene eseguito secondo la

Tregenplast ha sede a Cassina De’ Pecchi (Mi) www.tregenplast.it

metodologia più congeniale all’azienda committente, favorendo in tal modo una notevole riduzione dei costi di smaltimento». Core business dell’attività della Tregenplast è, dunque, quello di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, ragion per cui l’azienda non si limita al recupero e alla rigenerazione della plastica ma anche allo smaltimento di altre tipologie di rifiuti. «Tra i tanti servizi che mettiamo a disposizione del bacino d’utenza – conclude Maurizio Di Cataldo – possiamo citare: noleggio container e compattatori». • Emanuela Caruso

IL RECUPERO DI TONER E CARTUCCE Alcuni materiali sono entrati nella nostra routine di riciclo, ma per altri è più difficile lo smaltimento senza recare danni all’ambiente. Maeco riesce in questa impresa

Maeco ha sede a Pozzo D’Adda - www.maecorecupero.com

ecenti dati dell’Eurostat dimostrano che l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali, etc.). Con il 76,9 per cento di rifiuti avviati a riciclo presenta un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (solo il 37 per cento) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 54 per cento, il Regno Unito al 44 per cento, la Germania al 43 per cento. In termini quantitativi, la quantità riciclata netta dell’Italia, pari a 56,4 milioni di tonnellate, è inferiore solo al valore della Germania (72,4 milioni di tonnellate). Sia sotto il profilo della quantità di materia avviata a riciclo che su quello del valore economico dell’intera filiera, il nostro paese è un caso di eccellenza e il principale player europeo del settore. Si è riusciti a raggiungere questo importante risultato anche grazie all’impegno di aziende come Maeco di Mainetti Anna & C. sas, che dal

R

2000 s’impegna nel recupero di rifiuti da ufficio e industriali, portandoli direttamente presso i propri impianti o presso collaboratori grazie all’autorizzazione per l’intermediazione di rifiuti e trasporto conto terzi «Siamo un’azienda a conduzione familiare – spiega la titolare Anna Mainetti,– che ha cominciato da subito a farsi strada grazie alla propria professionalità e correttezza. Infatti, nel 2007 e poi nel 2009, la Maeco ha conquistato il premio partner per l’ambiente Award Ecohitech». Tale riconoscimento certifica il lavoro svolto a favore dell’ambiente. L’azienda si spende intensamente per l’abbattimento dei livelli di CO2, non solo attraverso la propria attività, ma anche tramite l’installazione, all’interno della struttura, di pannelli fotovoltaici per il proprio fabbisogno energetico nonché di un piccolo sistema di recupero per l’acqua piovana. «La Maeco ritira dagli uffici Raee, neon, batterie, carta da archivio, pile e cartucce toner esauste proponendo un servizio impeccabile al cliente dandogli la possibilità di avere un solo interlocutore dalla consulenza al ritiro. I toner ritirati vengono selezionati e controllati sopra dei banchi collegati a un aspiratore industriale che garantisce il rispetto delle immissioni in atmosfera, una migliore qualità di pulizia del posto di lavoro e rischi nulli per la salute dei lavoratori. Queste attrezzature assicurano la possibilità di lavorare in tutta sicurezza e rispettando l’ambiente. Su richiesta si effettuano corsi di formazione per la gestione registri di carico e scarico rifiuti, corretta compilazione formulari e sistri». A breve la Maeco sarà in possesso anche dell’autorizzazione per la lavorazione del Raee. Albachiara Re


34

Ambiente

Da rifiuto a risorsa LISA CAVOZZA CI PARLA DEL RECUPERO E DELLO SMALTIMENTO RIFIUTI IN EMILIA, UN SETTORE CHE RENDE ORGOGLIOSA UNA TERRA DI ECCELLENZE, NEL GUSTO, NELL’ARTE E ORA ANCHE NELLE RISORSE AMBIENTALI di Veronica Carrisi

N

egli ultimi anni, le tematiche legate all’ecologia hanno assunto un’importanza sempre maggiore in tutti i settori della società. In quest’ottica, la corretta gestione dei rifiuti è un problema molto attuale, per le sue implicazioni relative alla tutela ambientale e della salute dell’uomo. L’attività di recupero e smaltimento dei rifiuti comporta importanti sfumature etiche e sociali che non devono essere trascurate. Con questa consapevolezza opera l’azienda Inerti Cavozza, realtà leader nel settore in Emilia Romagna. Nata come fornitrice di materiali inerti per l’edilizia e dell’autotrasporto conto terzi, nel corso degli anni l’azienda ha sviluppato nuovi servizi ecologici, certificandosi e diventando sul territorio un punto di riferimento. Il fondatore, Alfredo Cavozza, e la moglie Michelina Malori hanno voluto però ampliare il raggio d’azione e oggi l’attività, gestita dalla figlia Lisa, offre un eterogeneo ventaglio di servizi alle imprese, offrendo soluzioni su misura sempre all’avanguardia e conformi ai principi dello sviluppo sostenibile. «Ancora oggi parte della nostra attività ruota intorno al ritiro e alla lavorazione di macerie da demolizione – spiega Lisa

Inerti Cavozza Srl è a Bogolese di Sorbolo (Pr) - www.cavozza.it

DISTRUZIONE DOCUMENTI

Attraverso uno speciale veicolo munito di trituratore interno, offriamo la possibilità di distruggere ogni tipo di supporto contenente dati sensibili, cartaceo o rigido Cavozza - ma negli anni il desiderio di innovazione ci ha fatto crescere. La diversificazione dei servizi è il punto di forza dell’azienda. Obiettivo e parte integrante dell’attività aziendale odierna sono il recupero e la gestione totale della maggiore quantità di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi provenienti da industrie, imprese o singoli privati, per il miglioramento della qualità ambientale». Inerti Cavozza dispone di un ampio parco mezzi autorizzato, composto da cassoni scarrabili, benne, compattatori, bilici e caricatori col ragno, per garantire un servizio rapido ed efficiente: «Questo assetto, insieme alla professionalità dei nostri collaboratori, permette di soddisfare le richieste dei cantieri stradali, dell’edilizia civile e di ogni altra tipologia di azienda», afferma Lisa. Nell’impianto di Bogolese di Parma vengono stoccati e lavorati carta e cartone, plastiche, imballaggi, cartongesso, pneu-

L’IMPEGNO PER L’AMBIENTE La tutela dell’ambiente e del territorio è uno dei valori fondamentali di Inerti Cavozza, realtà che opera da quarant’anni nel settore del recupero e trasformazione dei rifiuti. L’azienda fornisce servizi affidabili e tecnologicamente avanzati, arricchendo continuamente le proprie competenze e prestando attenzione a nuovi e possibili ambiti di sviluppo, sempre mossa dalla volontà di rispettare l’ambiente in ogni fase del proprio lavoro attraverso sistemi di prevenzione, controllo e riduzione dell'impatto ambientale.

matici, legno, vetro e metalli e tutte le principali tipologie di rifiuti speciali. Questo consente una gestione globale ed efficace dei processi che riguardano l’intero ciclo dei rifiuti e il pieno rispetto della normativa vigente. L’impresa parmense guarda sempre al futuro e all’innovazione e negli ultimi anni ha introdotto tra le sue prestazioni un servizio all’avanguardia di distruzione documenti sensibili, di cui ci spiegano il funzionamento: «Attraverso uno speciale veicolo munito di trituratore interno, offriamo la possibilità di distruggere ogni tipo di supporto contenente dati sensibili, cartaceo o rigido. Un’esigenza sempre più sentita da imprese, professionisti e Pubblica amministrazione. Con

questo servizio, operativo su tutto il territorio nazionale, Cavozza dà la possibilità di visionare in loco, presso la sede del cliente, la triturazione dei documenti, garantendo la tutela dei diritti di privacy e fornendo a fine servizio un Certificato di avvenuta distruzione corredato da video». Essenziali nella mission aziendale sono i valori della trasparenza, della qualità e del rinnovamento. Inerti Cavozza è certificata Emas, Iso 14001 E Iso 9001 ed è associata ai maggiori Consorzi italiani del recupero dei materiali, che controllano periodicamente il ciclo della gestione dei rifiuti in ingresso e uscita, dal ritiro al recupero finale. Garanzie di affidabilità che la giovane imprenditrice ritiene fondamentali come biglietto da visita da offrire alla propria clientela, oltre ad una esperienza di oltre quarant’anni nel settore: «Siamo il partner ideale per aziende, imprese e privati che desiderano una gestione attenta, professionale e certificata dei propri rifiuti, in sicurezza e nel totale rispetto dell'ambiente. Eco-Management and Audit Scheme è uno strumento al quale ho voluto fortemente aderire perché ritengo di vitale importanza informare chi si avvale dei nostri servizi sulle nostre politiche, sulla correttezza delle nostre metodiche, sul nostro impegno alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile. La qualità e la professionalità dei servizi forniti sono il nostro punto di forza». La volontà dell’azienda è il costante miglioramento, in termini organizzativi, operativi e tecnologici, dei propri aspetti ambientali derivanti dalle attività di trasporto e recupero dei rifiuti. Sono questi i programmi e i traguardi di sviluppo dell’impresa. •


Industria • Ottobre 2017

35

Dalla raccolta allo smaltimento SI FA SEMPRE PIÙ STRADA L’IDEA CHE LA GESTIONE GLI SCARTI INDUSTRIALI NON SIA SOLO UN GRAVOSO COSTO DI GESTIONE MA RAPPRESENTI UNA BUONA OCCASIONE PER TUTELARE L’AMBIENTE. NE PARLIAMO CON STEFANO RECANATINI DI ECOTRADE ITALIA DEL GRUPPO CIRIONI

L’

ambiente e la sua tutela stanno vivendo una stagione di rinnovato interesse anche sulla scorta delle continue evoluzioni a livello normativo che hanno introdotto severe sanzioni e pene in materia di ecoreati. Le aziende nel settore industriale, nel corso degli anni, si sono uniformate ai dettami legislativi appoggiandosi nella gestione dello smaltimento dei propri rifiuti a società specializzate. Dopo molti anni si è fatta strada l’idea che gli scarti della produzione industriale non siano solo un gravoso costo di gestione ma rappresentino un’occasione per fare del rifiuto una risorsa. Il gruppo Cirioni, forte dei suoi cinquant’anni di attività, ha imparato a gestire con la massima competenza e rapidità tutti gli aspetti relativi alle varie fasi del recupero o smaltimento del rifiuto. È proprio con questo scopo che ha ritenuto opportuno, qualche anno fa, ampliare il proprio range di azione creando l’azienda Ecotrade Italia Srl. Il team è composto da professionisti esperti sia dal punto di vista tecnico che legale, appassionati del proprio lavoro e attenti ad ogni esigenza del cliente. La scrupolosità nella gestione della commessa va dal puntuale ascolto delle esigenze all’individuazione della migliore soluzione, nel pieno rispetto della legge e dei più alti valori “green” legati al mondo dell’ecologia. «Nel mercato ci distinguiamo per la dinamicità della struttura e il servizio globale che riusciamo a offrire in quanto la collaborazione del-

l’azienda e del gruppo ci permette di seguire costantemente i vari processi del rifiuto gestendo sia il recupero e/o lo smaltimento che il trasporto» spiega Stefano Recanatini, responsabile marketing dell’azienda. «Il gruppo in quest’ultimo anno ha ottenuto un trend più che positivo, avendo conseguito un importante fatturato. La situazione del mercato del nostro settore è in continua evoluzione sia dal punto di vista legislativo che operativo, per questo motivo ci teniamo costantemente aggiornati, pianificando strategie nuove e durature basate sempre sul rispetto delle norme vigenti». Il gruppo offre servizi a 360 gradi per la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smalti-

Ecotrade Italia ha sede a Ancona - www.ecotradeitalia.it

mento rifiuti a tutti i livelli, dal pubblico al privato, dai rifiuti urbani a quelli speciali. «Negli ultimi anni il cliente tende a farsi servire da aziende specializzate. Le nostre società operano su tutto il territorio italiano e vantano collaborazioni anche con impianti europei. È certo che la tendenza del settore sia quella di investire su nuove tecnologie e mezzi che dovrebbero diminuire l’impatto ambientale, ottimizzando sempre più il processo di smaltimento».

di Luana Costa L’attività della Cirioni comincia nei primi anni Sessanta ad opera di Cirioni Arduino. Dalla fine degli anni Ottanta, con la nuova attenzione rivolta dal mercato alle tematiche ecologiche ed ambientali, l’azienda decide di attivarsi adeguando le proprie strutture di trasporto e munendosi di ogni necessaria autorizzazione prevista dalla normativa ambientale. La convinzione del fondatore è stata sempre quella di prestare attenzione alle innovazioni di mercato nel rispetto delle normative vigenti e garantire al cliente la qualità del servizio. Oggi, tutto ciò è una realtà anche grazie al forte coinvolgimento dei due figli Demetrio e Adrio che operano costantemente in azienda per dare continuità al progetto aziendale iniziato dal capostipite. Da sempre la Cirioni ha posto grande attenzione all’innovazione del proprio servizio, sia adeguando i propri mezzi che adeguandosi alle nuove esigenze di mercato, avendo tenacemente creduto all’importanza dei trasporti quale elemento essenziale per il sostegno logistico dell’impresa marchigiana e nazionale. Successivamente, l’ausilio e la complementarità della Ecotrade Italia hanno dato modo di ottimizzare la gestione del rifiuto pericoloso e non. L’attività di intermediazione della Ecotrade viene svolta nel massimo rispetto delle norme in vigore, grazie all’esperienza acquisita e alla molteplice rete di impianti coi quali entrambe collaborano da sempre. La consapevolezza di agire in un mercato così delicato e sottoposto a continue verifiche ispettive ci ha fatto sentire la necessità di garantire i nostri clienti sul servizio offerto e pertanto la società è stata sottoposta alle verifiche ispettive dell’International Standards Certifications (ISC) certificandosi Iso 9001, Iso 14001 E Iso 18001. •

ALTRI SERVIZI Oltre alla gestione dei rifiuti industriali, Ecotrade Italia si occupa anche della bonifica di terreni contaminati, e riqualificazione di siti industriali dismessi. L’inquinamento del suolo può essere associato alla presenza di sostanze in grado di indurre una tossicità potenziale nell’ambiente, cioè di modificare le caratteristiche proprie dell’ambiente. Ecotrade Italia è specializzata in tutti quei servizi relativi alla bonifica di situazioni di inquinamento del suolo. La bonifica dei terreni contaminati è attuata attraverso una selezione e progettazione di interventi specifici. La riqualificazione di siti industriali dismessi, invece, è un’attività delicata e complessa dove occorre particolare competenza nel progettare e attuare una bonifica funzionale che agevoli un successivo sviluppo urbanistico del sito. Ecotrade Italia è in grado di assistere il cliente in tutte le fasi per una migliore riqualificazione dei siti industriali dismessi.


36

Ambiente

Autotrasporti, il mercato cresce LA DITTA CASTALDINI A PARMA VANTA UNA PLURIENNALE E PROFESSIONALE ESPERIENZA NEL SETTORE DELL’AUTOTRASPORTO PER CONTO TERZI E NEI SERVIZI E NELLE ATTIVITÀ D’ INTERVENTO IN AMBITO di Alessia Cotroneo EDILE E AMBIENTALE

C

olonna portante del sistema industriale, manifatturiero e commerciale italiano, elemento imprescindibile per i settori edile e ambientale, il comparto dell’autotrasporto è tra quelli maggiormente penalizzati dalla crisi. Le motivazioni sono molteplici e, in parte, connaturate alle specificità del tessuto produttivo italiano, un gigante dalle gambe deboli come emerge dai numeri contenuti nel libro “Un ritratto in cifre: 100 numeri per capire l’autotrasporto” di Deborah Appolloni, edito da Federservice. Sono state quasi 17mila le aziende di autotrasporto scomparse in sei anni per un settore composto per lo più da piccole e piccolissime aziende, spesso costituite dal titolare e dal proprio camion (i cosiddetti “padroncini”). Ma se tra il 2006 e il 2014 l’autotrasporto italiano ha perso il 51 per cento delle tonnellate/km trasportate, dal 2015 è tornato il segno più, segnale inequivocabile di una ripresa che va di pari passo con la crescita che sta caratterizzando l’economia e il comparto industriale italiano. Specializzazione, affidabilità, tecnologia all’avanguardia e aggiornamento in tema di sicurezza, logistica e miglioramento della qualità ambientale sono i punti focali su cui hanno investito le aziende di autotrasporto per reagire alla crisi. Tra le altre, Autotrasporti Castaldini di Stefano Castaldini & C. Sas, impresa che può contare su una pluriennale esperienza nel settore dell’autotrasporto per conto terzi e nei servizi e nelle attività di intervento in ambito edile e ambientale a Parma e provincia. «Il nostro obiettivo è soddisfare con la massima collaborazione, competenza e celerità le specifiche esigenze dei nostri clienti – sottolinea il titolare Stefano Castaldini – grazie al nostro personale operativo specializzato e affidabile, all’ampio parco mezzi, alle attrezzature tecnologicamente all’avanguardia di cui disponiamo, al costante aggiornamento e al rigoroso adempimento degli obblighi legislativi vigenti».

I principali interlocutori della Castaldini sono industrie, privati e cantieri, a cui l’azienda offre servizi di: nolo a caldo di autocarri e gru per il trasporto e la fornitura con scarico di materiali edili in genere; fornitura, posizionamento e trasporto di cassoni scarrabili e autocarro auto-caricante per raccolta selettiva e controllata, trasporto e conferimento in discariche autorizzate di materiali edili e rifiuti non pericolosi (inerti da demolizioni, ghiaia, cemento, mattoni, imballaggi e materiali misti, terreno vegetale, legno, carta, plastica, cartongesso, guaine bituminose) al fine del loro recupero o smaltimento; nolo a caldo di escavatori e bobcat per scavi interni ed esterni ai fabbricati; piccole demolizioni; scavi per il ripristino e allaccio alle condotte fognarie; scavi di fondazioni per strutture portanti; movimentazione terra per riempimenti, livellatura e sistemazione terreni vegetali e aree verdi; rifacimento e assestamento cortili in asfalto, ghiaia e autobloccanti di varie tipologie e colori; lavori di sgombero neve e spargimento sale con pale e attrezzature meccaniche e rifinitura con manodopera per ditte e privati. «Il nostro parco mezzi e le attrezzature gestite da operatori qualificati consentono alla Autotrasporti Castaldini un puntuale e rapido servizio di fornitura ai cantieri di materiali inerti. Inoltre, i nostri ser-

Autotrasporti Castaldini si trova a Parma www.castaldinisas.it

vizi con autocarro gru per consegne di materiali edili in cantieri edili e privati anche nei centri storici e la possibilità di carico di materiale da demolizione in contenitori adatti per i piani alti degli edifici, rendono i nostri servizi particolarmente adatti per le ristrutturazioni. Ai nostri clienti offriamo sopralluoghi e preventivi gratuiti, assistenza e consulenza tecnica per la realizzazione di progetti e opere, nonché la fornitura di tutta la documentazione relativa a incentivi, agevolazioni fiscali, certificazioni, autorizzazioni». •

PER LE RISTRUTTURAZIONI

Sfruttiamo autocarri gru per consegne di materiali edili in cantieri pubblici e privati anche nei centri storici e carichiamo materiale da demolizione in contenitori adatti per i piani alti degli edifici

NUOVA VITA AGLI INERTI Trasformare anche i rifiuti prodotti dai cantieri edili e dalle demolizioni in risorsa da rimettere al servizio della comunità è l’obiettivo della Autotrasporti Castaldini, che negli ultimi anni ha intensificato i servizi di conferimento in discariche autorizzate di materiali edili e rifiuti non pericolosi (inerti da demolizioni, ghiaia, cemento, mattoni, imballaggi e materiali misti, terreno vegetale, legno, carta, plastica, cartongesso, guaine bituminose), in passato lasciato alle scelte dei cantieri o dei singoli. «La sensibilità e l’impegno verso la salvaguardia e il recupero dell’ambiente, a sostegno di un’economia circolare, ispirano e promuovono il nostro obiettivo di offrire servizi e contributi ecologici – sottolinea il fondatore e amministratore della società, Stefano Castaldini – per contribuire alla trasformazione del rifiuto speciale, non pericoloso in nuova risorsa. L’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Rifiuti di Bologna e l’adozione di sistemi di gestione ambientale conformi alle norme e ai decreti legislativi vigenti, consentono a un’ampia gamma di cassoni scarrabili, posizionati in loco da autocarro auto-caricante, il recupero e la raccolta selettiva e controllata, per tipologia e sostanza, di materie primarie o secondarie e di rifiuti speciali, non pericolosi, prodotti dal settore edile e ambientale».


37

Industria • Ottobre 2017

La biologia applicata all’ambiente LA DOTTORESSA BARBARA DAGNA SI ADDENTRA NELLO SPECIFICO DELLE ANALISI BIOLOGICHE CON CUI SI INDAGANO LA QUALITÀ DELL’AMBIENTE E I RISCHI PER LA SALUTE, NON SOLTANTO DELL’UOMO MA ANCHE VEGETALE E ANIMALE. «VERSO UN APPROCCIO INNOVATIVO» di Renato Ferretti

A

umentano le possibilità di inquinamento, aumenta la preoccupazione sul tema tutela ambientale. Molto si è fatto e gli studi si moltiplicano per evitare disastri irreparabili. Ma ci sono direzioni in questo ambito più promettenti di altre. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Barbara Dagna, presidente della Ecobioqual, società torinese di consulenza nel campo dell’ecotossicologia e della biologia applicate all’ambiente, alla salute umana, e alla qualità dei prodotti e dei processi industriali. In particolare, propone un approccio innovativo allo studio della qualità dell’ambiente, impiegando esclusivamente test biologici. «Un ambiente sempre più antropizzato – spiega Barbara Dagna –, l’immissione sul mercato di una varietà pressoché infinita di nuove molecole, il chimismo ambientale quale fonte di reazioni secondarie (non sempre prevedibili), sono tutti fattori che hanno contribuito allo sviluppo e uso di tecniche analitiche sempre più sofisticate per identificare e quantificare le migliaia di contaminanti che vengono veicolati con le matrici ambientali (aria, acqua suolo, alimenti). Identificare e quantificare è certamente un risultato apprezzabile ancor più rile-

Ecobioqual si trova a Torino www.ecobioqual.it

vante se per le singole molecole si dispone di valori limite di riferimento a tutela della salute ma i valori di riferimento sono numericamente limitati e comunque sempre riferiti a sperimentazioni monoparametriche». Tenuto conto di quanto sopra, i concetti quali valutazioni di impatto ambientale e valutazioni del rischio divengono elementi fondamentali in un’ottica di tutela sia ambientale che della salute umana, anche attraverso l’utilizzo dei test biologici come strumento utile nella definizione di rischio accettabile. Nella realtà quotidiana, invece, l’esposizione è un fenomeno complesso i cui effetti non sono sempre coerenti con quei valori limite proposti e aggiornati nella legislazione specifica. «Ne deriva la necessità di analisi per valutare complessivamente il fenomeno espositivo – afferma la presidente dell’azienda –, traducendo il lungo elenco di parametri chimici o fisici riscontrati in una valutazione globale, che permette di stimare la responsabilità di una determinata contaminazione. Questo è lo straordinario vantaggio nell’uso, in campo o in laboratorio, di “substrati biologici” (quali microrganismi, cellule, piccoli organismi animali e vegetali, alghe e quant’altro) che consentono di osservare le risposte e gli effetti complessivamente indotti». EcoBioqual si inserisce in questo contesto. «Oggi, più che un soggetto imprenditoriale in senso stretto, la nostra società rappresenta una realtà di aggregazione tra professionisti biologi – dice Barbara Dagna – che hanno deciso di competere con il complicato mercato delle analisi e consulenze ambientali, nel pieno convincimento che gli indicatori di dose e di effetto offerti dalla biologia siano una strada tramite la quale si può valutare il rischio (per la salute vegetale, animale, umana) indotto, non solo da singoli in-

VALUTAZIONE GLOBALE

È necessario tradurre il lungo elenco di parametri chimici o fisici in un esame del fenomeno espositivo complessivo

trico delle polveri, ovvero la loro concentrazione in aria, senza tenere in considerazione che il particolato atmosferico ha caratteristiche chimico/fisiche che variano in ragione del luogo, dell’umidità, della temperatura, dell’irraggiamento e di innumerevoli reazioni chimiche. In questo contesto, valutare mediante test biologici la qualità delle polveri (oltre alla quantità) consente di comprendere eventuali effetti dannosi per la salute fornendo di conseguenza indicazioni utili per eventuali azioni di prevenzione». •

IMPRESA DI RICERCA

quinanti, ma anche dall’interazione di composti primari e secondari presenti nelle matrici ambientali (aria, acqua, suolo). Il costante interscambio con gli enti di ricerca scientifica, le università e i continui contatti e collaborazioni con esperti in diversi paesi, ci consentono di offrire analisi e soluzioni di elevato livello tecnico-scientifico, garantendo aderenza a standard di qualità estremamente elevati» Sono diverse le tematiche ambientali su cui interviene la Ecobioqual «si va dall’inquinamento atmosferico –continua Barbara Dagna – all’analisi di rischio sanitario, dai controlli su acque di scarico ed industriali alla valutazione di rischio biologico in ambienti indoor ed industriali. Riguardo agli strumenti biologici per valutare la qualità ambientale, in particolare, un esempio del loro possibile uso è rappresentato dall’annoso, e sempre attuale, problema delle micropolveri ambientali (PM 10, PM 2.5), notoriamente associato alla pessima qualità dell’aria di molti centri urbani. Convenzionalmente la normativa è indirizzata verso l’unico riferimento gravime-

Barbara Dagna, presidente della Ecobioqual, si sofferma su alcuni aspetti centrali dell’attività svolta dalla società torinese. «Ecobioqual nasce nel 2000 come soggetto imprenditoriale nel campo dei servizi per lo studio della qualità ambientale – ricorda Dagna –. Tale aggregazione imprenditoriale ha trovato la sua naturale collocazione nell’Environment Park, il parco tecnologico per l’ambiente costituito a Torino tramite sovvenzioni di fondi Europei. La società dispone di un laboratorio accreditato Accredia in grado di effettuare analisi microbiologiche e test biologici (ecotossicologici e di mutagenesi) secondo metodologie standard nazionali (Cnr, Irsa) ed internazionali (Astm, Usepa, Iso, Oecd), nonché test non standardizzati e sviluppati in relazione alla problematica in esame. Più in dettaglio, l’attività analitica si articola in due grandi categorie: analisi microbiologiche e test biologici (analisi ecotossicologiche e test di mutagenesi)».


38

Energia e materiali

Come cambia il fotovoltaico TEMPI DI INSTALLAZIONE PIÙ BREVI, MAGGIORE ABBATTIMENTO DEI COSTI E UNA CURA ESTETICA D’ECCEZIONE. EGIDIO LOSCALZO SPIEGA COME CAMBIA LA TECNOLOGIA CHE PERMETTE DI USARE L’ENERGIA DEL SOLE

L

a ricerca nel fotovoltaico continua a portare nuovi miglioramenti, con un notevole incremento delle prestazioni. Ma le performance tecniche non sono l’unico aspetto su cui si è concentrato lo studio nell’ultimo periodo. Un esempio è dato dalla produzione della torinese Gielleplast Srl, nata nel 2004 come azienda nel settore della trasformazione di resine termoplastiche per l’automotive, e dal 2009 presente nell’ambito delle energie rinnovabili con una propria linea di prodotti brevettati: le tegole fotovoltaiche Giellenergy Tile. «Presentate sul mercato nel maggio 2010 – dice l’amministratore Egidio Loscalzo –, dopo il deposito del brevetto ed il modello internazionale, avvenuto

nell’autunno 2009, le Giellenergy-Tile coniugano in un unico prodotto caratteristiche peculiari di un elemento costruttivo realizzato in materiali riciclabili ad alta resistenza meccanica, da una parte, e di un elemento fotovoltaico realizzato con celle standard dall’altra, con l’obiettivo di eliminare il problema dell’anti esteticità dei normali pannelli fotovoltaici, che poco si coniuga con lo stile architettonico italiano. In più le Giellenergy-Tile sono state il primo prodotto sul mercato italiano a ottenere il riconscimento Bipv “Building Integrated PhotoVoltaics”». Gielleplast, quindi, è entrata nel mercato delle energie rinnovabili con la progettazione, realizzazione e commercializzazione di un prodotto a marchio

proprio «ideato, progettato e sviluppato tutto all’interno della Gielleplast – continua Loscalzo – e certificato secondo le normative internazionali del settore. Nel corso degli anni è stata presentata al mercato la Giellenergy-Tile Ultra, di dimensioni doppie rispetto alla standard, riproducendo gli interspazi così da sembrare otticamente singoli elementi, ma di un formato più efficiente e nei primi mesi del 2018 verrà realizzata la nuova Giellenergy-tile for four, che consentità un uleriore dimezzamento dei tempi di installazione oltre che l’abbattimento dei costi del 33 per cento rispetto ai costi attuali. Tutta la produzione è rigorosamente made in Italy, con processo di Gielleplast ha sede a Pancalieri (To) www.gielleplast.eu www.giellenergy-tile.eu

laminazione, test e assemblaggio presso l’unità locale di Pancalieri (To)» Con un parco macchine all’avanguardia e un volume d’affari in costante crescita (nell’ordine di 12/15 per cento l’anno) negli ultimi 6 anni, Gielleplast è fra le aziende presenti nel progetto “Open Plast – Plastic & Rubber”. Con l’ambizioso obiettivo di essere la risposta italiana nel settore della trasformazione e produzione di componenti in plastica e gomma per la Fabbrica 4.0. Il progetto coofinanziato dalla Regione Piemonte all’interno dell’asse dedicato alla Fabbrica Intelligente. E per il futuro, consci del fatto che la nostra azienda non avrebbe le caratteristiche per industrializzare il progetto Giellenergy-Tile su vasta scala, siamo alla ricerca di imprenditori che intendano condividere il progetto». • Elena Ricci


Industria • Ottobre 2017

39

®

Plexiglas , l’evoluzione nell’arredamento I MATERIALI PLASTICI, PER LE LORO CARATTERISTICHE UNICHE, SONO UTILIZZATI IN NUMEROSI AMBITI. MARCO LOI CI PARLA DEI RISULTATI CHE SI POSSONO OTTENERE CON IL PLEXIGLAS®

L

a plastica è il materiale più versatile di tutti i tempi. Si può plasmare ma è molto resistente, può essere trasparente o colorata, è leggera e le sue applicazioni spaziano dal campo del design e dell’arredamento a quello dell’industria e dell’edilizia, offrendo contributi determinanti al comfort, alla tecnica, al progresso e all’estetica. Per le sue caratteristiche uniche di versatilità e estrema adattabilità, rappresenta una fonte di infinita potenzialità creativa, con cui è possibile proporre soluzioni di design dal concept molto moderno. L’ingegner Marco Loi ci riporta l’esperienza del Sud Italia, in particolare della Sardegna, dove ha sede la sua azienda che da anni opera nel settore della trasformazione delle materie plastiche. «Tecnoplast è un’impresa dinamica e innovativa, sempre aperta alle nuove soluzioni e richieste del mercato. La nostra attività è iniziata circa quarant’anni fa, in un piccolo locale di Cagliari. Oggi l’azienda è cresciuta e si è affermata nel territorio come importante realtà del settore del commercio e della trasformazione delle materie plastiche. Siamo conosciuti in tutta la Sardegna e ogni anno svolgiamo mediamente una percentuale di lavori anche al di fuori dell’isola. La nostra azienda fornisce un’ampia serie di servizi, dalla progettazione dell’idea alla realizzazione, fino alle fasi di assemblaggio, montaggio e posa in opera, grazie al nostro staff di operai esperti e personale specializzato». I metodi collaudati, la cura dei particolari e delle rifiniture e l’apertura alle nuove richieste del mercato consentono l’offerta di un prodotto e un servizio di grande qualità. Oltre all’esperienza, il punto di forza dell’azienda è la scelta dei materiali: «Nelle nostre lavorazioni utilizziamo materie prime di alta qualità. Siamo distributori unici in tutta la Sardegna di Plexiglas®, materiale plastico con garanzia trentennale antinvecchiamento, un mix di funzionalità, praticità ed estetica. Inoltre, siamo rivenditori di alcuni dei migliori marchi presenti in commercio. Sono questi gli aspetti che ci rendono una realtà competitiva sul nostro territorio». Grazie alle loro caratteristiche di resistenza e adattabilità, le materie plastiche

Parapetti in Plexiglas®, Bastione di Saint Remy, Cagliari

sono impiegate in molteplici campi, permettendo la realizzazione di soluzioni estremamente all’avanguardia e la soddisfazione di un target di utenza ampio e diversificato. Tecnoplast propone soluzioni per l’arredamento, l’edilizia e l’industria ed è apprezzata soprattutto per la progettazione e realizzazione di soluzioni in Plexiglas®: «Si tratta di un materiale il cui impiego può spaziare in quasi tutti gli ambiti di applicazione tecnica e decorativa – spiega l’ingegner Loi - grazie alla sua elevatissima trasparenza, alla resistenza termica, chimica e ambientale e grazie alla sua eccellente qualità superficiale. Per chi ama coniugare eleganza, funzionalità, robustezza e modernità nello stile dell'arredamento della propria casa, negozio, ufficio o altro spazio, il Plexiglas® è sicuramente il materiale più versatile, quello che più di tutti si presta ad interpretare nuove soluzioni creative e funzionali nel design e nell'arredamento, anche per gli Protezione scala in Plexiglas®, Fertilia

Tecnoplast ha sede a Cagliari www.tecnoplastcagliari.it www.plexiglascagliari.it

infiniti effetti cromatici ottenibili. Il Plexiglas® trova applicazione anche nell’ambito delle costruzioni edili, per lucernari e cupole, scale, corrimano, balaustre, pareti divisorie». Per la realizzazione di tutte le opere, importante è la collaborazione di Tecnoplast con architetti, designer e arredatori af-

di Veronica Carrisi fermati in Sardegna per la modernità delle loro idee. Tra i lavori più significativi, Tecnoplast ha firmato alcune opere realizzate per il Comune di Cagliari: «Uno dei nostri fiori all'occhiello è il recente lavoro della protezione del Bastione di Saint Remy di Cagliari, che abbiamo realizzato tra il 2016 e il 2017 per il comune della città. Questo incarico ci ha permesso di mostrare la qualità del nostro lavoro, che vogliamo sempre curato nei minimi dettagli», afferma Marco Loi. Tecnoplast realizza anche strutture per hotel, musei, aziende che operano nel settore della comunicazione e cartellonistica, privati. Il proprietario di recente ha avviato un percorso di affiancamento, formazione e trasferimento delle sue conoscenze tecniche che vede coinvolto il proprio figlio Alessandro. Uno sguardo verso il futuro e alle nuove generazioni: «Il nostro futuro è dentro l’azienda stessa, in quanto mio figlio Alessandro da diversi anni lavora con noi e crede molto nel know-how e nel potenziale aziendale. Pur essendo consapevole delle difficoltà che il mondo del lavoro sta attraversando in questo momento, sa che dovrà stare al passo con lo sviluppo del settore. L’innovazione è interconnessa al passaggio generazionale e sicuramente porterà freschezza e dinamismo alla nostra azienda». •

Porta bisabbiato incolore b&b Sette Colli, Cagliari

MADE IN SUD La Tecnoplast è pioniera dell’industria della trasformazione delle materie plastiche in Sardegna. Nata a Cagliari alla fine degli anni Settanta come Centroplast, è stata la prima azienda del settore presente sull’isola. Nel tempo l’impresa è cresciuta e con l’esperienza acquisita in trent’anni di attività è oggi attiva e conosciuta in tutta la Sardegna. «La nostra mission– dice Marco Loi, titolare dell’azienda insieme a sua moglie Anna Maria Martini, responsabile amministrativa - è sempre stata quella di realizzare manufatti di alta qualità in materiale plastico, avvalendoci dei prodotti delle migliori marche: Plexiglas® per il metacrilato, Lexan® per il policarbonato compatto e alveolare, Forex® per il Pvc cellulare, Simona® per Pvc, Polietilene e Polipropilene.


40

Energia e ambiente

Investire nelle rinnovabili NEL SETTORE DELL’IDROELETTRICO SI REGISTRA UNA COSTANTE ESPANSIONE. IN TUTTO IL MONDO L’ATTENZIONE VERSO LE ENERGIE ALTERNATIVE CALAMITA INVESTITORI PRONTI A REALIZZARE NUOVI PROGETTI. IL PUNTO DI MARIO MARANGONI di Luana Costa

R

esta stabile il mercato delle energie rinnovabili. Certamente, il comparto verso il quale si concentrano i maggiori investimenti di attivazione o riconversione aziendale. Sebbene il settore elettrico nazionale abbia subìto una leggera flessione, scendendo lievemente del -2,1 per cento dal 2015 al 2016, l’andamento del settore delle rinnovabili sul consumo finale lordo, passata dall’8,5 per cento del 2004 al 16,7 per cento del 2015, non presenta particolari incrementi e rimane più o meno costante, attestandosi al 34,2 per cento della domanda. Una forte incidenza ha avuto l’eolico che nel periodo 2016 ha circa raddoppiato la sua produzione rispetto al 2015. «Alla luce di questo quadro, il mercato domestico del “re-powering” su impianti vetusti e lo sviluppo del comparto small permetterà al settore idroelettrico notevoli opportunità nei prossimi anni» spiega Mario Marangoni, vice presidente ATB Riva Calzoni. «Nei paesi emergenti nei quali la domanda di energia è in continua crescita, la nostra azienda, che vanta una lunga tradizione internazionale nella progettazione, fabbricazione, installazione e messa in servizio di componenti nel settore dell’energia, sta incrementando la propria presenza commerciale in modo da partecipare ad un maggior numero di progetti». La società che già da diversi anni ha deciso di focalizzare le proprie attività sull’internazionalizzazione, di recente ha avviato una spinta propulsiva lavorando alacremente a progetti dall’enorme potenziale. «Pur avendo la società – continua Marangoni - una lunga esperienza

estera iniziata negli anni Sessanta, il cambiamento delle dinamiche di mercato a seguito della globalizzazione e dell’azione competitiva di grandi realtà quali Cina e India, ha comportato una nuova strategia commerciale: volevamo essere maggiormente presenti su mercati precedentemente non direttamente presidiati. L’esperienza acquisita nell’idroelettrico e nell’esecuzione di grandi progetti nei paesi emergenti, massimizzando la quota locale e la fabbricazione in loco, è stata allargata a progetti complessi in termini di materiali utilizzati». Il progetto di Alto Maipo in Cile ne è un esempio concreto: «Verranno utilizzati – precisa- anche nuovi processi di saldatura automatica in sito finalizzati alla riduzione dei tempi di esecuzione oltre a garantire una migliore qualità del prodotto finale. Negli ultimi anni abbiamo aperto realtà commerciali e tecniche in paesi come Colombia, Cile, Perù, Canada, India, Malesia e Laos». Con l’esecuzione di questi progetti di produzione di grande quantità di energia è possibile incrementare l’irrigazione a valle dello sbarramento, controllare le piene e le inondazioni dei grandi fiumi e vi è inoltre la possibilità di recupero dell’energia in eccesso con sistemi di pompaggio ed accumulo. Il tema dell’energia rinnovabile incide sempre di più sulla coscienza politica di moltissimi Paesi del mondo. Di fronte a questa spinta alcuni governi si stanno muovendo predisponendo incentivi o sistemi che permettano l’autoproduzione che possano fare da volano all’espansione della produzione di energia pulita. Un quadro che spiega la scelta presa da Sergio Trombini, presidente di Fintro Spa, di portare all’interno del gruppo una realtà specializzata

nella progettazione e nella realizzazione di turbine, destinate ad impianti small hydro dai 100 kW ai 20 MW. L’acquisizione nel settembre 2016 di Hydro Energia, società di Verbania, esprime una doppia volontà: da una parte, investire nelle rinnovabili come chiave per un futuro sostenibile nel campo della generazione di energia e dall’altra valorizzare la capacità industriale secolare di ATB Riva Calzoni nel settore idroelettrico. «Nell’ottobre del 2016, nel distretto di Korce, in Albania, Hydro Energia ha iniziato la realizzazione di un nuovo impianto idroelettrico per Denas Power, controllata da una società di costruzioni: il progetto ha richiesto l’ingegneria, la fabbricazione e il montaggio di tre macchi-

PROGETTI A MEDIO TERMINE

Atb Riva Calzoni ha sede a Roncadelle (Bs) www.atbrc.com

L’azienda è in attesa di una definizione legislativa della produzione in Italia da fonti rinnovabili non da fotovoltaico. Il decreto attuale infatti andrà in scadenza il 31.12.2017 e al momento non vi è chiarezza circa le nuove disposizioni che regoleranno il mercato per il periodo 2018 – 2020. «Siamo confidenti che, sulla base del contenuto del documento SEN circa la Strategia Energetica Nazionale, il governo confermerà il proprio supporto alle energie rinnovabili per il prossimo triennio e quindi continueremo ad investire nei settori eolico e small hydro».

ne da 5MW, tre turbine Pelton, complete di generatore, sistema di automazione, alternatore, trasformatore e sottostazione. I componenti, ora in fase di installazione, sono usciti in questi giorni dallo stabilimento di Artogne, nuovo hub interamente dedicato alle rinnovabili. Con il completamento di questo impianto, previsto entro fine anno, Hydro Energia avrà superato i 100 MW di potenza installata con oltre 35 gruppi idroelettrici in esercizio in Albania. Oltre a rafforzare i nostri rapporti con Enel, l’obiettivo è guadagnare visibilità in diverse aree. Vogliamo arrivare in Est Europa, nel Sud Est Asiatico, in America Latina e, in divenire, nell’Africa Sud Sahariana, ora in crescente sviluppo». •


Industria • Ottobre 2017

Efficienza nel trattamento dei fluidi

FILTRI DI VARIO TIPO, SEPARATORI PER GAS, EIETTORI E GRUPPI VUOTO. È L’OFFERTA FLUIDEL, RIVOLTA A TUTTI I CAMPI E SETTORI DELL’INDUSTRIA E TOTALMENTE MADE IN ITALY. A GARANZIA L’ESPERIENZA DI CINQUANT’ANNI DI LAVORO di Carrisi Veronica

L

e aziende che si occupano di sistemi di trattamento dei fluidi devono fronteggiare richieste di mercato sempre più esigenti quali l’aumento dell’affidabilità, la riduzione dei costi e una maggior efficienza energetica. Per questo motivo, realtà come la Fluidel sono sempre alla ricerca di aggiornamenti e perfezionamenti dei prodotti offerti, per rispondere alle richieste del mercato e proporre soluzioni innovative a vecchi e nuovi problemi, sempre nel rispetto della

www.fluidel.net

qualità e mantenendo un rapporto ottimale con il valore economico. «Il nostro lavoro – racconta il dottor Alberto Icardi che assieme al padre, l’ingegnere Giovanni Icardi fondatore dell’azienda nel 1969, conduce la Fluidel - consiste nella progettazione e realizzazione di apparecchiature per il trattamento dei fluidi. La nostra storia è segnata da un forte processo di crescita. L’azienda fu fondata con lo specifico intento di rendere disponibile sul mercato italiano una vasta gamma di impianti ed apparecchiature ad alto contenuto tecnologico per il trattamento e la filtrazione dei fluidi. Inizialmente, il nostro lavoro consisteva prevalentemente nell’importazione e nella commercializzazione di materiali dai maggiori produttori del mondo. Negli anni, l’esperienza acquisita in ogni settore ha portato ad uno sviluppo del programma e oggi sviluppiamo e costruiamo nuovi sistemi da noi progettati». Avvalendosi delle esperienze maturate, la società oggi realizza filtri di vario tipo, separatori per gas, eiettori e gruppi vuoto, impianti package per molte applicazioni rientranti nel trat-

41

tamento dei fluidi e degli effluenti gassosi. Tutte le fasi del lavoro, dalla progettazione ai collaudi, vengono eseguite in Italia mentre la costruzione vera e propria dei componenti è realizzata in separate officine affiliate. La Fluidel opera in regime di qualità, ed è certificata UNI EN ISO 9001. I suoi prodotti trovano impiego in svariati settori, da quello petrolifero e petrolchimico, a quello farmaceutico, ambientale, energetico e alimentare. «I nostri prodotti – afferma Icardi sono concepiti per soddisfare le varie esigenze della clientela e sono progettati sulla base del nostro know-how o in cooperazione con compagnie leader nei diversi settori, di cui Fluidel è agente o rappresentante. Siamo costantemente a stretto contatto con le officine di produzione in Italia e con le nostre sedi all’estero. L’organizzazione comprende tutti i servizi essenziali, dalla preparazione delle offerte tecnico-commerciali fino alla gestione completa delle commesse in tutti i loro aspetti, compresi quelli connessi ai controlli di qualità che vengono di volta in volta richiesti e per i quali ci siamo da tempo certificati. Inoltre negli ultimi anni Fluidel sta sviluppando anche un servizio post-vendita per la gestione delle parti di ricambio e di manutenzione degli impianti da noi forniti». L’attività, inizialmente limitata al territorio e mercato nazionale, è stata negli ultimi anni estesa ad altri paesi nel mondo, specialmente in Africa, in Nigeria, dove ha sede la Fluidel West Africa (FWA), e nei Paesi del Medio Oriente (Fluidel Mid-East o FME) ed Asia, dove l’azienda opera con agenti qualificati, fornendo impianti ed apparecchiature alle principali società di progettazione. La realtà aziendale è articolata in quattro divisioni: Ingegneria, Costruzioni, Ambiente e Commerciale. «Grazie a questa organizzazione – spiega Icardi – siamo in grado di offrire un servizio completo, dalla progettazione

OBIETTIVO QUALITÀ

Fluidel vuole essere un punto di riferimento nel settore del trattamento fluidi. Per questo opera in regime di qualità, garantita da numerose certificazioni

e costruzione dei nostri prodotti alla vendita e installazione di materiali e impianti commercializzati per la depurazione dell’acqua e dell’aria. Trattiamo inoltre coperture per contenere le evaporazioni dai serbatoi di stoccaggio e dalle vasche di trattamento acque e altre componenti quali filtri, eiettori, miscelatori, tutti prodotti altamente qualificati sia nel settore petrolchimico sia nel settore ambientale. Questa apertura ci permette di rivolgerci a molti settori del mercato, dall’industria dell’Oil&Gas agli enti di gestione delle acque, le compagnie di bonifica e le migliori società di ingegneria. Il nostro lavoro viene svolto sempre con la volontà di raggiungere risultati che soddisfino tutte le esigenze e le aspettative del cliente». Gli obiettivi dell’azienda sono chiari: «Vogliamo essere leader a livello globale nella realizzazione di prodotti e servizi tecnologicamente avanzati per la filtrazione di fluidi. Il nostro obiettivo per il presente e per il futuro è di perseguire il miglioramento continuo per soddisfare le più elevate aspettative dei clienti, sia in termini di competitività che di qualità» afferma Alberto Icardi.•

AMPI SERVIZI Al fianco di Fluidel e della sua esperienza nel trattamento dei fluidi opera anche la società FluEight, azienda trainante nel campo della disoleazione. La società si occupa della progettazione e vendita di sistemi per la separazione acqua-olio, di pompe di recupero percolati e contaminanti di falda, il recupero di solventi, skimmers per la bonifica delle falde acquifere sotterranee e spruzzatori industriali per la nebulizzazione dei fluidi. I prodotti Fluidel e FluEight trovano impiego in tutte le tipologie di industrie.


44

Impresa e sviluppo

I motori d’Italia dettano il passo

di Giacomo Govoni

DISTRETTI PRODUTTIVI ECCELLENTI, ROBUSTA VOCAZIONE INTERNAZIONALE E UNA FECONDA ATTIVITÀ DI NETWORKING CON PARTNER ESTERI MATURI IN UNA LOGICA EUROPEA. SONO I PUNTI DI FORZA SU CUI LOMBARDIA E FRIULI VENEZIA GIULIA STANNO RAFFORZANDO IL LORO PROFILO INDUSTRIALE SULLA SCENA GLOBALE. VALORIZZANDO I LORO ECOSISTEMI VIRTUOSI ANCHE IN CHIAVE DI ATTRAZIONE DI INVESTIMENTI

Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia

I

I dati del secondo trimestre della vostra economia mostrano un’intonazione positiva e orientata verso la ripresa. Quali distretti industriali rivestono il ruolo di traino in questo scenario? Mauro Parolini: «La quasi totalità dei settori lombardi registrano incrementi tendenziali della produzione. Tra i comparti maggiormente in crescita spiccano quelli delle pelli-calzature, della siderurgia e della gommaplastica. Seguono a distanza ravvicinata la meccanica, la chimica e l’abbigliamento». Sergio Bolzonello: «È importante precisare che i distretti italiani, diversamente dalle aree non distrettuali, avevano iniziato a ottenere buoni risultati già nel 2015-2016. Nel Triveneto la crescita è sostenuta in particolare dai distretti metalmeccanici, dalla filiera del sistema casa e dall’agroalimentare. Secondo i dati Intesa Sanpaolo-Monitor del Triveneto, nel primo trimestre 2017 tutti i distretti del Friuli Venezia Giulia hanno registrato incrementi complessivi del 10,4 per cento. A distinguersi è stato in primis quello del mobile di Pordenone, con un incremento tendenziale del 20,3 per cento in seguito al raddoppio dell’export in Usa, Polonia e Emirati Arabi. In ambito agroalimentare il prosciutto di San Daniele, pur essendo in termini di export il più piccolo distretto industriale in regione, ha segnato una grande crescita». Tornano nel mirino i livelli produttivi pre-crisi, specie grazie al dinamismo dell’export. Su quali mercati si registrano le migliori performance e con quali iniziative e risorse accompagnate il tessuto regionale per accrescerne il grado di penetrazione estera? M.P.: «Con quasi un terzo dell’export

nazionale, la Lombardia si conferma locomotiva del Paese con performance molto convincenti nei Paesi europei, Nord America e Asia. La Regione ha introdotto una serie di misure per accompagnare in maniera innovativa le imprese in fase di avvio o consolidamento dell’export. Gli interventi prevedono, ad esempio, il supporto economico per finanziare

none per il 27,4 per cento e in aumento del 7,4 per cento; Gorizia e Trieste per il 33,8 per cento. I tre principali Paesi di destinazione del nostro export sono Usa, Germania e Francia, circa un quinto è indirizzato al Nord America, il 9 per cento all’Asia e l’8,7 per cento nei Paesi extra Ue. Per sviluppare il grado di penetrazione estera, è stato da poco sot-

l’acquisto di servizi e la partecipazione a fiere fisiche o virtuali. Con l’opportunità supplementare di ricevere un contributo per acquistare da “Export business manager” accreditati una serie di servizi mirati, in modo da qualificare l’accompagnamento alle aziende. Infine aprirà entro quest’anno un nuovo bando da 5,5 milioni di euro per favorire la partecipazione a fiere e l’accesso delle imprese ai canali e-commerce». S.B.: «Nel primo semestre 2017 il valore delle esportazioni friulane è stato pari a 7,1 milioni di euro. Da segnalare le performance territoriali di Udine, che incide per il 38,8 per cento sull’export regionale e registra un aumento dell’8,8 per cento; Porde-

toscritto il protocollo d’intesa per lo sviluppo di strumenti complementari per l’attrazione di investimenti, l’assistenza a investitori esteri in Friuli Venezia Giulia e la sperimentazione di un sistema di governance tra Mise, Ita-Agenzia e la Regione Fvg». Sul versante dell’alleggerimento fiscale e burocratico, autentico fattore di competitività sulla scena globale, come state operando e dove state intervenendo per agevolare il business delle imprese regionali? M.P.: «Sull’alleggerimento fiscale, anche alla luce dei tagli governativi, possiamo agire solo sull’Irap, che tra l’altro abbiamo appena deciso di azzerare per le nuove imprese commerciali e artigianali che apriranno

nel 2018. Sul fronte della sburocratizzazione, Regione Lombardia ha avviato negli ultimi anni con le Camere di commercio una forte semplificazione burocratica, sperimentando per prima il fascicolo informatico d’impresa con esiti positivi. Parimenti, attraverso il progetto AttrAct, abbiamo investito oltre 10 milioni di euro per sviluppare un percorso, insieme a 56 Comuni, di attrazione di investimenti e di creazione di un ecosistema amico delle imprese. Sul sito della Regione si trovano tutti i dettagli di questa iniziativa unica in Italia». S.B.: «Le nostre misure di alleggerimento fiscale consistono nella riduzione d’imposta temporanea di un punto percentuale dell’aliquota Irap, applicabile al valore della produzione netta realizzata nel territorio regionale. A favore delle imprese impegnate nella r&s, vige la riduzione d’imposta temporanea dello 0,40 per cento dell’aliquota Irap, applicabile al valore della produzione netta realizzata nel territorio regionale. Nel


Industria • Ottobre 2017

Sergio Bolzonello, assessore allo Sviluppo economico della Regione Friuli Venezia Giulia

contempo un risultato significativo per l’alleggerimento burocratico è stato raggiunto grazie alla riduzione dei tempi procedurali sui bandi Por Fesr 2014-2020 e sull’Asse 1 del Por 1420, dove i tempi medi della procedura, dai precedenti 250, sono stati ridotti a 177». I vostri sistemi produttivi sono tra quelli che nell’ultimo biennio ha mobilitato maggiori investimenti 4.0. In quali progetti innovativi si sono tradotti e come stanno impattando sul processo di trasformazione digitale delle aziende regionali? M.P.: «Tra le più significative misure messe in campo in questa legislatura segnalo il bando Smart Living, con una dotazione di oltre 30 milioni di euro per promuovere la ricerca sperimentale e l’innovazione di prodotto e di processo a sostegno della filiera dell’edilizia-legno-arredo; il bando Territori Creativi, che ha finanziato laboratori di sviluppo 4.0 e, recentissimo, lo schema di accordo con la Fondazione Politecnico di Milano

45

per creare il primo polo lombardo tra startup, aziende e università integrate. Solo attraverso queste misure, a cui va sommato il bando Al Via di quasi 300 milioni di euro, si genereranno complessivamente investimenti per oltre 700 milioni di euro». S.B.: «La Regione Friuli Venezia Giulia è attiva nel supporto agli investimenti per il rilancio del sistema produttivo. Un supporto rivolto a microimprese e pmi in coerenza con le traiettorie tecnologiche individuate nella S3, il documento per la strategia intelligente varato dalla Regione. Sostiene, attraverso l’erogazione di contributi, gli investimenti delle imprese in impianti e attrezzature per la creazione di nuovi stabilimenti, nonché il sostegno agli investimenti per servizi volti all’introduzione di soluzioni tecnologiche per commercio elettronico, cloudcomputing, manifattura digitale, sicurezza informatica e altre applicazioni digitali innovativi nell’ambito dell’Ict».

Sul piano dell’innovazione e dello sviluppo di una logica industriale europea, quali network avete attivi con altre realtà regionali e continentali e come stanno funzionando? M.P.: «Negli anni abbiamo costruito attraverso i 4 motori d’Europa (Catalunya, Rhone Alpes, Lombardia, Baden Wuerttemberg) un solido bagaglio di cooperazione e proiezione internazionale. La collaborazione con queste realtà sta proseguendo in vari settori su alcune priorità: formazione e mobilità delle professioni, del design, della ricerca e della sanità; trasformazione dei modelli industriali tramite il digitale; i big data e l’industria del futuro; la transizione verso economie a basso impatto ambientale; le industrie creative e culturali per promuovere l’occupazione». S.B.: «In regione è presente il cluster Comet, punto di riferimento regionale per la gestione del nostro si-

stema metalmeccanico e per l’attivazione delle sinergie tra i soggetti pubblici e privati. Il fine è quello di svilupparne le potenzialità a partire dai settori attinenti al distretto industriale di riferimento: meccanica, termoelettromeccanica, componentistica, materie plastiche e produzioni in metallo. Recente è poi la collaborazione con il cluster bavarese Mechatronik&Automation di Augusta in una logica di cooperazione nel campo del trasferimento tecnologico e della formazione». Sulla base delle indagini previsionali, cosa riserveranno i prossimi mesi all’economia locale, a livello settoriale, quali saranno i volani su cui scommetterete anche in chiave di attrazione di risorse estere? M.P.: «Le stime descrivono una crescita incoraggiante. Salirà ancora l’export nel prossimo biennio, e in modo più moderato, industria, ser-

vizi e, finalmente, le costruzioni. Da parte nostra continueremo a sostenere la competitività del nostro tessuto produttivo, investendo sulla creazione di reti, cluster, sull’integrazione tra produzione e ricerca, l’internazionalizzazione, sul consolidamento strutturale di questi segnali di crescita, che dovranno necessariamente ripercuotersi sull’occupazione. Vogliamo vincere le sfide che il mercato pone attraverso l’accesso facilitato al credito, gli investimenti per la manifattura diffusa, il partenariato pubblico-privato e la realizzazione di percorsi di formazione. Questo impegno crea condizioni favorevoli per l’attrazione di investimenti dall’estero su cui, come anticipato, stiamo lavorando con grande aspettative». S.B.: «Considerando il numero d’imprese attive del Friuli Venezia Giulia, il secondo trimestre 2017 ha visto il loro numero salire da 90.433 a 90.784. Relativamente all’export totale, i prodotti delle attività manifatturiere hanno segnato aumenti sia su variazione tendenziale sia congiunturale, in questo caso particolarmente avvertita nei comparti dei mezzi di trasporto (+217 per cento) e delle navi e imbarcazioni (+248 per cento). I dati provvisori del 2017 lasciano prevedere un incremento delle assunzioni. Da registrare anche una diminuzione delle ore di Cig ordinaria e straordinaria. Importante sottolineare la continua crescita del numero di startup innovative. Tutti questi elementi convergono in uno scenario economico friulano in ulteriore ripresa». • Giacomo Govoni


46

Eccellenze friulane

La tutela della proprietà industriale di Alessia Cotroneo

D

ifendere un’idea, un brand, il patrimonio creativo e immateriale aziendale dal plagio o dal furto del segreto industriale sono operazioni tra le più delicate e difficili. Su creatività, design, innovatività si gioca una partita determinante per il futuro delle imprese, al punto che oggi il talento di un imprenditore consiste nell’investire non solo su uomini e macchine, ma anche su brevetti e marchi per affermarsi sul mercato internazionale, in cui la concorrenza è spietata e la tentazione di limitarsi a cavalcare l’onda lunga dei successi altrui rischia di diventare una spiacevole abitudine, se non un reato. Ma investire sull’innovazione non basta: occorre anche imparare a difenderla, solo così diventerà un capitale garantito nel tempo. Negli ultimi anni sono aumentate le imprese che fanno della tutela della proprietà industriale il loro core business, affiancando le aziende nel percorso a ostacoli per mettere al riparo le loro idee da occhi indiscreti e copie spudorate. Propria Srl, attiva nel settore dal 1987 dapprima nell’ambito del Gruppo Zanussi-Electrolux, dal 2003 in autonomia, ha fatto della protezione e valorizzazione dell’innovazione la sua mission, con particolare riguardo al patrimonio immateriale delle piccole e medie imprese del Triveneto. La società opera a livello nazionale, europeo e internazionale, offrendo servizi di assistenza e consulenza tecnico-legale per proteggere, difendere e valorizzare l'innovazione tecnologica e scientifica, la creatività nel design, del nome o del logo di prodotti o servizi attraverso il deposito e la gestione di brevetti, modelli, disegni e marchi, come spiega Diego Giugni, mandatario italiano ed europeo brevetti della società. Quali sono i settori industriali in cui Propria è maggiormente impegnata? «L’elettro-meccanica rappresenta la maggior parte della nostra attività. Tuttavia, anche il settore chimico/biotecnologico comincia a svilupparsi, soprattutto nella diagno-

PROPRIA HA FATTO DI PROTEZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO IMMATERIALE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL TRIVENETO LA SUA MISSION. DAI BREVETTI AI MARCHI, COME SPIEGANO DIEGO E STEFANO GIUGNI

Diego Giugni, mandatario italiano ed europeo brevetti di Propria. L’azienda ha sede a Pordenone - www.propria.it

LE CONTRAFFAZIONI IN ITALIA

Non sempre si riesce a combatterle efficacemente, dati i ritardi e le complicazioni procedurali che si incontrano. Inoltre la mentalità brevettuale è ancora debole stica tradizionale e nanomolecolare. Inoltre, negli ultimi anni si è verificato un notevole impulso nell’agroalimentare, con molte innovazioni nella meccanizzazione agricola, in particolare per la lavorazione nei vigneti e, sebbene in misura minore, nei settori della lavorazione di pasta, frutta e ortaggi». Per quanto riguarda l’agroalimentare, in cui l’Italia da sempre primeggia, le specificità del settore (presenza massiccia di cooperative, consorzi e piccole aziende, tendenza a puntare sul bio e su sistemi di coltivazione meno chimici e più antichi, alti tassi di contraffazione dei prodotti tipici italiani) come si riflettono nei servizi che offre Propria? «Per l’agroalimentare Propria fornisce un servizio completo di consu-

lenza, partendo dalla ricerca documentale, passando attraverso tutte le fasi di brevettazione in Italia e all’estero, fino all’assistenza nelle procedure di contenzioso, tenendo conto della specificità degli argomenti da trattare. Molto importante è anche l’azione di monitoraggio a livello delle dogane, dove è possibile bloccare tempestivamente l’ingresso di materiale contraffatto». Guardando più specificamente al settore vitivinicolo, in cui ha ancora molto peso la retorica della tradizione, dei metodi di viticoltura tradizionali, delle cantine storiche, quali sono i servizi più richiesti a Propria? «Occorre tenere presente due fattori importanti: da un lato la tendenza a mantenere per quanto possibile riservati tutti i ritrovati dell’azienda;

dall’altro lato la diffidenza ampiamente diffusa sulla validità non tanto degli strumenti di protezione brevettuale quanto sull’effettiva possibilità di far valere tale protezione. Le contraffazioni sono dietro l’angolo e non sempre si riesce a combatterle efficacemente, dati i ritardi e le complicazioni procedurali che si incontrano. Inoltre, innovare non significa rinunciare alla tradizione; spesso le nuove tecnologie aiutano a preservare e sviluppare le qualità tradizionali, a partire da una particolare forbice che facilita la degemmazione a mano dei tralci da frutto, operazione di assoluta tradizione, fino a giungere a impianti per frutteti, in particolare vigneti, che consentono operazioni di gestione della crescita delle piante in modo del tutto meccanizzato. A Propria viene sempre più spesso richiesto di svolgere un’efficace attività di consulenza per la protezione dei ritrovati in questo settore». Allargando il campo dall’agroalimentare all’innovatività di tutti i settori produttivi italiani, quello che emerge è un tasso di innovazione elevato a livello di idee e creatività espressa dalle singole aziende ma una percentuale di brevetti ancora troppo bassa. Qual è la sua opi-


Industria • Ottobre 2017

MARCHI DA DIFENDERE on solo i brevetti, anche i marchi sono al centro di guerre industriali senza esclusione di colpi. E in questo caso, oltre alle problematiche già segnalate, ci sono ulteriori difficoltà interpretative legate a tipologie molto particolari. Basti pensare ai cosiddetti marchi non-convenzionali, come sottolinea Stefano Giugni, mandatario italiano ed europeo marchi di Propria Srl. «Si tratta dei marchi di colore, olfattivi, sonori. Gli esempi non mancano: il lilla registrato dalla Kra Foods Schweiz Holding (per prodotti a base di cioccolato), il rosso magenta della Deutsche Telekom (per telecomunicazioni), il giallo della Northern Technologies International (per prodotti chimici anticorrosione); il profumo dell’erba fresca tagliata (per palle da tennis) è stato registrato dalla Senta Aromatic Marketing; la sigla musicale della Nokia Corporation è registrata, come pure quella della Twenty Century Fox.

N

C’è un caso emblematico di tutela del marchio che state seguendo? «Un nostro cliente molto noto internazionalmente per la sua produzione vinicola ha immesso per primo sul mercato il suo Prosecco Doc in una bottiglia verniciata d’oro. L’iniziativa ha avuto un successo clamoroso e il nostro cliente ha depositato un marchio tridimensionale figurativo. Era inevitabile che diversi concorrenti si lanciassero in una sfrenata gara d’imitazione. Sono in corso numerose battaglie legali che ci vedono fortemente impegnati e che, dopo alterne vicende, stanno volgendo a favore del nostro cliente. Questo episodio insegna che, per avere successo, un imprenditore deve prima avere un’idea innovativa, poi proteggerla legalmente e infine farla valere contro i concorrenti. L’essenza della proprietà industriale è concentrata in questi tre concetti». Nell’ultimo anno quale è stato l’andamento del vostro business; come si è chiuso il primo semestre 2017 e come si prevede l’andamento dell’ultima parte dell’anno? «Gli ultimi anni sono stati difficili e anche noi ne abbiamo risentito. Alcuni clienti sono falliti, mentre c’è anche chi, per sua discutibile

Stefano Giugni, mandatario italiano ed europeo marchi di Propria

scelta, ritiene di pagare con colpevoli ritardi. Questi fatti naturalmente penalizzano i risultati economici. Tuttavia, non abbiamo problemi seri da questo punto di vista, mentre una certa difficoltà deriva dalla necessità di reclutare personale con attitudine e volontà di intraprendere una carriera professionale che può dare molta soddisfazione. Nel primo semestre dall’anno abbiamo fatto ulteriori investimenti nelle strutture dei nostri uffici e confidiamo in un miglioramento dei risultati entro la fine dell’anno». Qual è stata la sfida più difficile da superare per l’azienda? «La principale sfida che nostro padre e il suo collega Gonella hanno dovuto affrontare, dopo l’uscita dal Gruppo Zanussi-Electrolux, è stata quella di conquistare la fiducia sul territorio. Malgrado diverse Istituzioni continuino a sostenere che occorre valorizzare le risorse locali, si deve ancora fare i conti con un certo provincialismo di fondo, per cui alcune professionalità andrebbero trovate altrove, e con la mentalità di una buona parte dei piccoli e medi industriali che non considerano la proprietà industriale un bene da valorizzare ma soltanto un costo improduttivo. Per fortuna ci sono anche imprenditori lungimiranti che consapevolmente ogni anno destinano una parte del budget aziendale a brevetti, marchi e design. Comunque, Propria è molto propositiva verso i suoi clienti. Per esempio è disponibile a promuovere incontri informativi e divulgativi presso le aziende per sensibilizzare il personale sia tecnico sia commerciale».

47

nione a riguardo? «Sono d’accordo in linea di principio, dal nostro osservatorio specifico devo dire che nel Belpaese la mentalità brevettuale è ancora debole. È pur vero che alcuni dati analitici indicano l’Italia come paese in cui si investe ancora troppo poco per la ricerca e sviluppo. Questo ovviamente si ripercuote anche sulla tutela dell’innovazione. Se poi si considera che le Pmi ritengono la brevettazione un costo e non un investimento, allora si può comprendere la debolezza italiana. I programmi messi in campo dal governo potrebbero essere un incentivo ma una buona parte non vengono utilizzati. Inoltre, le campagne di lotta contro la contraffazione, che negli ultimi tempi vengono lodevolmente pubblicizzate, non trovano riscontro veramente efficace. C’è chi sostiene, non senza qualche ragione, che l’Italia è un paese che protegge più i contraffattori che gli innovatori!». E in campo internazionale? «L’Unione Europea ha lanciato il programma-quadro per la ricerca e l’innovazione “Orizzonte 2020”, che vuole sostenere lo sviluppo di un mercato per i prodotti e i processi biotecnologici e prevede, tra l’altro, la promozione del trasferimento tecnologico e finanziamenti anche

per i servizi a supporto dell’innovazione. È simbolico notare anche come sia ancora ben poco conosciuto l’Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali (CPVO), istituito nell’aprile del 1995 proprio per fornire una tutela a costi contenuti delle nuove varietà vegetali. Completamente opposta la situazione in Corea del Sud e Giappone, i paesi che investono maggiormente in ricerca e sviluppo, più ancora degli Stati Uniti, tradizionalmente all’avanguardia. Se si effettuano poi ricerche nelle banche dati brevettuali si trova sorprendentemente un crescente numero di brevetti con origine in Cina. Tuttavia, occorre tenere presente che la quantità non è in questo caso indice di qualità. Leggendo le statistiche 2016 dell’Ufficio Brevetti Europeo, si trova che il maggior numero dei brevetti provengono dagli USA, seguiti dalla Germania. Le aziende più innovatrici sono la Philips, seguita dalla Huawei (Cina) e dalle sud coreane Samsung e LG nel settore dell’elettronica, mentre più in generale il settore delle tecnologie medicali è il più attivo, con 12.263 depositi europei e aziende leader come Koninklijke Philips N.V., HoffmannLa Roche, Novartis, Merck, Institut national de la santé et de la recherche médicale». •


48

Eccellenze friulane

A supporto del lavoro d’ufficio MARC CRAGNOLINI CI SPIEGA IL MODO IN CUI LE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE METTONO A DISPOSIZIONE DELLE IMPRESE SOLUZIONI SICURE E VELOCI PER GESTIRE E CONSERVARE IL PROPRIO LAVORO di Veronica Carrisi

C

omputer, stampanti, hard disk, database digitali, posta elettronica. Nel mondo del lavoro le nuove risorse informatiche hanno ormai completamente sostituito le vecchie tecnologie obsolete e i voluminosi e polverosi archivi cartacei, modificando la stessa organizzazione del lavoro d’ufficio. La raccolta, la conservazione e l’elaborazione di tutte le informazioni e i documenti oggi avviene attraverso la digitalizzazione dei dati, esigenza ormai fondamentale per tutte le realtà aziendali. L’office automation consente di ottimizzare le procedure d’ufficio, ma la maggior parte delle imprese non sa quante risorse, in termini di tempo e denaro, sono impegnate in questi processi. La consulenza e l’assistenza da parte di esperti del settore permettono di migliorare le prestazioni dei dispositivi, riducendo al minimo i costi, i problemi e i materiali di consumo, garantendo così un incremento del proprio business. È questo il settore in cui opera Ioprint, azienda specializzata nella consulenza sui sistemi di archiviazione digitale e stampa. «Ioprint nasce per soddisfare le esigenze delle aziende in modo da aumentare significativamente produttività, prestazioni e convenienza, assicurando questi risultati con le migliori tecnologie presenti sul mercato», afferma l’imprenditore Marc Cragnolini, amministratore delegato. Quali soluzioni offrite alle aziende?

Ioprint è a Pasian di Prato (Ud) www.ioprint.it

«Abbiamo sviluppato una vasta gamma di servizi, soluzioni avanzate su misura nella vendita e noleggio di stampanti multifunzione, sistemi di archiviazione sostitutiva digitale al servizio dell’office automation, delle arti grafiche, della gestione documentale, della stampa 3d. La nostra offerta è completata da un attento sistema di assistenza al cliente. Quando si investe in nuove tecnologie ci si aspetta di migliorare le prestazioni della propria organizzazione, la produttività e il servizio, in modo efficiente e, possibilmente, con il minimo fastidio. Ioprint garantisce tutto questo, con un servizio di assistenza tecnica all’avanguardia. Tutti i dispositivi che proponiamo sono corredati da strumenti di autodiagnosi, che permettono loro di monitorare le proprie performance e di segnalarci da remoto eventuali problemi, grazie ad un sistema molto avanzato progettato e brevettato da Ioprint». Quali sono le vostre proposte per l’ambiente stampa? «Analizziamo le esigenze per fornire la risposta migliore ai bisogni dei nostri clienti, dei quali ci consideriamo fidati collaboratori. Attraverso un'efficiente gestione dell’ambiente di stampa si può ottenere un significativo aumento della produttività e forti risparmi. La nostra proposta è unificare la gestione dei processi aziendali per l’intero parco macchine, con un contratto unico, un unico referente, un unico numero di telefono da contattare per l’assistenza.

Dal punto di vista dei prodotti, Utax ed Efi sono tra i top brand che rappresentiamo e dal 2010 siamo concessionari Xerox ottenendo prestigiose certificazioni». Vi occupate anche di gestione documentale. Quali sono i vostri servizi in questo ambito? «L’archiviazione digitale rende i documenti reperibili istantaneamente. Non possono essere collocati nel posto

sbagliato o archiviati in modo non corretto, e non possono essere manomessi. L’archiviazione e la gestione elettronica rendono le informazioni accessibili in modo semplice e immediato. Tutti i documenti, provenienti da fonti diverse e con formati diversi, vengono organizzati in un archivio centralizzato e strutturato in modo automatico mantenendo il loro formato originale. Il software documentale configurato da Ioprint insieme al cliente presenta un’interfaccia utente pratica, personalizzabile e fruibile con un browser internet». Come è cresciuta nel tempo la vostra attività? «Dal 2009, anno di nascita dell’azienda, Ioprint è sempre cresciuta. Nonostante il periodo di forte crisi dell’economia, siamo riusciti con le nostre forze a creare un’azienda di successo con un fatturato che, entro fine 2017, dovrebbe sfiorare i 3 milioni di euro. Per noi sono anni di rapida crescita sia in termini di nuove competenze che di fatturato, che ci hanno reso una delle aziende leader nel settore in Friuli Venezia Giulia». I vostri obiettivi per il futuro? «Obiettivo di medio-lungo periodo è quello di continuare a crescere, raddoppiando il nostro fatturato entro il 2019, in concomitanza con il decennale della società. La crescita e lo sviluppo sono il nostro imperativo. Vogliamo essere il punto di riferimento per la consulenza sui processi documentali aziendali in Friuli Venezia Giulia e non solo, lavorando a fianco delle aziende nel settore dei servizi e delle soluzioni di stampa e dell’office automation». •

UNO SGUARDO AL FUTURO Nella nuova era dell’office automation, Ioprint offre ai propri clienti prodotti e servizi all’avanguardia. Dalle esigenze di base per l’ufficio ai più sofisticati sistemi di catalogazione, di stampa 3d e soware per la realtà aumentata, l’azienda si impegna a fornire sempre la soluzione più adeguata al cliente. Ioprint inoltre assicura assistenza tecnica diretta e promuove corsi e workshop per i professionisti del settore.


50

Eccellenze friulane

L’evoluzione dell’imballaggio LA FLESSIBILITÀ E LA DISPONIBILITÀ A REALIZZARE PRODOTTI CREATI SU MISURA RAPPRESENTANO LE CARATTERISTICHE RICHIESTE OGGI SUL MERCATO DALLE AZIENDE OPERANTI NEL SETTORE INDUSTRIALE. L’ANALISI DI DANIELA BELTRAME di Luana Costa

C

reare prodotti su misura adattandosi alle richieste altalenanti dei mercati. Sono queste le caratteristiche a cui si devono uniformare le aziende che sono riuscite a sorpassare indenni la crisi economica che si è abbattuta con particolare forza nel settore industriale. Il ramo dell’imballaggio non fa differenza, anche in questo caso ciò che fa la differenza è riuscire ad offrire un prodotto su misura in tempi relativamente brevi. «Questa è la nostra forza» spiega immediatamente Daniela Beltrame, responsabile della IIF Packaging, azienda specializzata nella produzione di imballaggi industriali illustrando le caratteristiche che rendono la società efficiente e concorrenziale sul mercato. «Efficaci perché siamo sufficientemente grandi e flessibili perché siamo relativamente piccoli». L’adattabilità ai mutati contesti post-crisi è insita nel Dna societario. «L’azienda fino al biennio 2007/08 – racconta Daniela Beltrame - ha avuto una crescita costante, poi la crisi mondiale e il conseguente calo di tutte le produzioni industriali, ha causato una diminuzione della richiesta degli imballaggi industriali da parte delle industrie manifatturiere clienti. IIF Packaging è riuscita però a superare questa crisi adattandosi alla nuova realtà venutasi a creare: ha ridotto i quantitativi, ha ridotto i tempi di consegna e ha veicolato il proprio mercato sugli imballaggi su misura. Inoltre, la costanza negli investimenti effettuati nel campo della tecnologia, della formazione del personale e della sicurezza sui luoghi di lavoro, assieme al

IIF Packaging ha sede a Buttrio (Ud) www.iifpackaging.com

supporto offerto dai collaboratori esterni, dipendenti e fornitori, hanno consentito nel corso degli anni la ripresa della produzione e un aumento significativo della qualità erogata. La crisi ha, inoltre, consentito un’ulteriore presa di coscienza da parte dell’azienda: dopo avere esaminato le prospettive di mercato e i suoi mutamenti, essa si è fortemente impegnata a seguirne il nuovo corso, ripensando e riadattando i propri imballaggi industriali alle diverse esigenze e prendendo costose decisioni al fine di garantire una costante evoluzione di qualità e servizio, adeguandosi alle frenetiche nuove esigenze di mercato». L’esperienza acquisita negli ultimi venti anni e la formazione del titolare, la cui famiglia ha operato nel settore fin dal lontano 1922, hanno decisamente supportato l’adozione di nuove strategie di mercato che alla fine si sono rivelate vincenti. La storia aziendale affonda le proprie radici lontano nel tempo. La IIF Packaging di Buttrio, operosa cittadina a pochi chilometri da Udine, è stata infatti fondata nel

1993 dall’attuale titolare, Michele Malaman, discendente da una famiglia di imprenditori attiva nel settore fin dal 1922. L’azienda, nata nel ‘22 a conduzione familiare, è stata una delle prime presenti sul territorio del Friuli Venezia Giulia a produrre imballaggi industriali in legno e vanta, tra i primi clienti acquisiti, gli storici birrifici dell’area friulana e giuliana. Attualmente IIF Packaging produce e commercializza bancali su misura, casse, gabbie, pallet a due e quattro vie sia standard che su misura, basamenti-slitte, semilavorati tavole e travetti, selle e svariati prodotti per l’imballaggio. «IIF Packaging produce e commercializza imballaggi industriali e materiale per imballaggio – continua Daniela Beltrame - sviluppa bancali su misura anche su disegno del cliente per macchinari o prodotti specifici in modo da soddisfare qualsiasi tipo di esigenza. Il prodotto viene pensato e studiato per ogni cliente in modo da trovare il giusto bilanciamento tra qualità e prezzo. Tutti gli imballaggi vengono poi realizzati

nella sede principale a Buttrio da legname rigorosamente di produzione europea in conformità al regolamento noto come due diligence». L’azienda non produce solo imballaggi industriali e bancali su misura di qualità ma negli anni è riuscita a consolidare e maturare la propria esperienza al punto di essere un vero e proprio consulente professionale in grado di progettare il prodotto perfetto per ogni tipo di trasporto. Tramite l’esperienza eoltre ottocento diversi schemi lavorativi sviluppati, l’azienda friulana è in grado di ottimizzare al massimo sia il processo di produzione vero e proprio, sia le varie fasi successive di carico, stoccaggio e movimentazione della merce. «I nostri prodotti – conclude - possono essere conformi alle normative Uni e Ispm 15 Fao, su richiesta del cliente. Inoltre, ci atteniamo al Ctu Code per quanto concerne le spedizioni via mare». •

LO SVILUPPO INTERNAZIONALE IIF Packaging attribuisce al proprio territorio, il Friuli, grande importanza e considerazione ma non trascura un altro aspetto fondamentale per la sua crescita: l’esportazione del knowhow nei mercati esteri emergenti. L’azienda è in continuo sviluppo, si sta strutturando e sta consolidando collaborazioni con Paesi esteri quali Slovenia e, nel continente africano: in Mozambico e in Sud Africa. L’ obiettivo principale è quello di esportare il proprio know how nei mercati emergenti (principalmente zone africane sub-sahariane). IIF Packaging è socia di Imbogroup, per cui gestisce il settore imballaggi con una produzione in loco (presso Maputo), e mette a disposizione una consolidata esperienza alle realtà commerciali interessate allo sviluppo verso il Mozambico. Imbogroup è un consulente aziendale condiviso da società internazionali con lo scopo principale di valutare e promuovere le opportunità di business dei paesi emergenti.


52

Modelli d’impresa

Il packaging parla italiano PRODURRE IMPIANTI CUSTOM PER IL RIEMPIMENTO E CONFEZIONAMENTO DI CAPSULE DI CAFFÈ RICHIEDE UN SAPERE SPECIFICO E RISORSE UMANE PREPARATE. LO ILLUSTRA OMBRETTA SARASSI di Valerio Germanico

C

on progettazione degli impianti ha subito in questi ultimi due, tre anni molti perfezionamenti e, soprattutto, adattamenti alle varie tipologie di capsule presenti sul mercato. «Quello che abbiamo potuto constatare – afferma Ombretta Sarassi, general manager della Opem Spa di Parma è che la vera protagonista nei progetti degli impianti è la capsula e su di essa si costruisce l’impianto stesso. Anche nel nostro settore si è guardato sempre di più all’Industria 4.0, al fine di migliorare ulteriormente il processo di controllo dell’impianto in funzione, in remoto e/o con scambio dei dati di funzionamento con un sistema centralizzato presso l’utilizzatore dell’impianto». Opem da sempre è sensibile alla sostenibilità, studiando sistemi innovativi per ottenere il minor consumo di spazio, minor consumo di film, minor consumo di azoto ed altri fattori che rendono il prodotto finito meno costoso e con meno impatto ambientale. Quali sono oggi i vostri mercati di riferimento e quali quelli obiettivo?

Ombretta Sarassi, general manager della Opem Spa di Parma - www.opem.it

«Per effetto delle agevolazioni introdotte con l’Industria 4.0, la percentuale di vendita di impianti in Italia, ha avuto un incremento ma il nostro fatturato deriva ancora per l’80 per cento dall’estero. È realizzato per il 50 per cento in Europa (prevalentemente Germania, Belgio, Francia, Spagna), per il 15 per cento negli Stati Uniti d’America, per il 15 per cento in Brasile e Asia. Anche nei prossimi anni, il mercato obiettivo più importante sarà ancora quello statunitense, dove contiamo di tornare ad avere una quota notevole, come negli anni precedenti. Altro obiettivo è il consolidamento della nostra in Brasile, soprattutto dopo avere inaugurato lo scorso anno la nostra filiale in Sao Paulo. Le strategie per i diversi paesi saranno differenti, trattandosi di mercati con caratteristiche peculiari». Quali sono i plus del vostro marchio? «Il valore aggiunto risiede in buona parte nelle risorse umane e nel rapporto che ha il management con esse. Saper coinvolgere i propri collaboratori e sapere di poter contare su di loro nei vari progetti dà all’azienda molta solidità. Inoltre, investendo nella ricerca e sviluppo, siamo veloci nel concretizzare nuove soluzioni tecnologiche, battendo sul tempo competitor molto più strutturati di Opem. Uno dei nostri plus, rispetto ai concorrenti, figlio di quanto detto, è la specializzazione nel progettare e produrre impianti custom. Altro valore aggiunto, poi, è l’offerta di un servizio di assistenza che sfrutta la tecnologia elettronica in remoto. Infatti, con la forte automazione degli impianti e il successivo calo di manodopera, è necessaria una maggiore supervisione. E così, soprattutto all’estero e per le grandi imprese, offriamo contratti di teleassistenza per la manutenzione programmata e per il mantenimento della produttività dell’impianto». Qual è l’impronta che avete voluto dare alla vostra nuova sede? «Il progetto della sede è stato svilup-

80% IL FATTURATO DI OPEM È REALIZZATO PER IL 50 PER CENTO IN EUROPA, 15 PER CENTO IN USA, 15 PER CENTO IN ASIA E BRASILE pato in armonia con la politica e la vocazione dell’azienda, ossia quella di coniugare in maniera attenta la ricerca tecnologica e la bellezza impattando il meno possibile con l’ambiente. Razionalità, trasparenza, comunicazione fra le parti sono i temi architettonici che hanno guidato la composizione degli spazi e dei fronti della nuova sede. La narrazione architettonica che è stata sviluppata inizia dall’ingresso in angolo, punto rappresentativo per

eccellenza, che porta alla hall di distribuzione degli spazi, cuore pulsante della struttura, caratterizzato da una scala a corpo elicoidale. Sul fronte impiantistico, abbiamo privilegiato il risparmio energetico, la gestione intelligente di tutti i sistemi, con scelte tecniche virtuose, come l’isolamento termico con facciate ventilate degli uffici e il riscaldamento radiante a pavimento, fino alla messa in opera di una grande copertura fotovoltaica con potenza complessiva di 542 kWp». •


54

Il punto

Investire in tecnologie 4.0 PROLUNGARE LE MISURE DEL PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0 E PUNTARE SU EXPORT, FORMAZIONE E INNOVAZIONE. LE CHIAVI DEL SUCCESSO DELLE MACCHINE UTENSILI NELL’ANALISI DEL PRESIDENTE DI UCIMU MASSIMO CARBONIERO

N

el 2017 prosegue la crescita dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, quinta produttrice e terza esportatrice al mondo. «Il positivo andamento registrato nel 2016 troverà conferma anche nel 2017. Le previsioni elaborate dal Centro studi di Ucimu ci dicono, infatti, che il nostro settore farà ancora meglio di quanto ottenuto l’anno passato: cresceranno tutti gli indicatori economici, compreso l’export, risultato già in recupero nel primo trimestre dell’anno, ma soprattutto crescerà ancora il consumo», commenta Massimo Carboniero, presidente di Ucimu-Sistemi per Produrre, l’associazione dei costruttori del settore. «La ripresa degli investimenti in tecnologia di produzione in Italia va via via consolidandosi, come emerge anche dagli ultimi dati che abbiamo presentato nel mese di luglio e che rilevano un incremento del 24,8 per cento degli ordini raccolti dai costruttori italiani sul mercato domestico nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Le prospettive e le sfide del settore, alla luce della quarta rivoluzione industriale. Come vanno lette queste tendenze in termini di competitività del comparto? «Al di là dei benefici evidenti per le imprese del settore che possono tornare a vendere anche in Italia, la ripresa dei consumi di macchine utensili e robot nel nostro Paese è

un’ottima notizia, poiché è indicatore che il nostro manifatturiero si è rimesso in moto dopo anni di grande difficoltà. In questo senso molto hanno fatto e stanno facendo tuttora i provvedimenti messi in campo dal ministro Calenda con il Piano nazionale Industria 4.0. Ad allargare lo sguardo, possiamo dire che in Italia la ripresa c’è e si sta consolidando, ma non possiamo certo affermare che tutte le difficoltà siano alle nostre spalle. Anzi». Le agevolazioni contenute nel Piano nazionale Industria 4.0 stanno sortendo gli effetti sperati. A che punto sono le imprese italiane del comparto rispetto ai cambiamenti imposti da Industria 4.0 e come stanno affrontando il ripen-

NUMERI CONFORTANTI PER IL 2017 In base ai dati di previsione elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu, la produzione salirà nel 2017 del 6,7 per cento, a 5.925 milioni di euro. Il consumo si attesterà a 4.250 milioni di euro, il 10,1 per cento in più rispetto al 2016, trainando sia le consegne dei costruttori sul mercato domestico, attese in crescita del 12 per cento a 2.575 milioni, sia le importazioni (+7,5 per cento). L’export tornerà di segno positivo: con un incremento del 3 per cento raggiungerà il valore di 3.350 milioni di euro. L’andamento registrato dalle vendite di macchine utensili oltre confine nei primi tre mesi dell’anno conferma la ripresa attesa.

Massimo Carboniero, presidente Ucimu

samento dei processi organizzativi e produttivi? «Super e Iperammortamento stanno dando i loro frutti e, anche per questo, le autorità di governo stanno giustamente ragionando sull’estensione a tutto il 2018 delle due misure cardine del piano. La richiesta che abbiamo avanzato già da alcuni mesi dovrebbe essere accolta, proprio in virtù dei positivi risultati finora ottenuti e contestualmente alla necessità di dare tempo alle Pmi manifatturiere di recepire i provvedimenti e avviare piani di investimento. Se vogliamo realmente competere nello scenario in-

di Francesca Druidi ternazionale anche nel prossimo futuro, abbiamo bisogno di investire in innovazione e conoscenza. In una parola abbiamo bisogno di nuove tecnologie, vale a dire macchine di ultima generazione e di giovani formati e preparati adeguatamente per rispondere alle esigenze del mercato globale. Per questo credo che, nei prossimi mesi, sarà centrale il lavoro che riguarderà la formazione, i competence center e le politiche a favore delle assunzioni di giovani, per le quali dovrebbe essere previsto l’azzeramento del cuneo fiscale». Qual è il quadro dell’export in termini di mercati promettenti e consolidati? «L’export è una voce importantissima nei fatturati delle nostre imprese. Basti pensare che, anche oggi, con un mercato italiano decisamente vivace e ricettivo, più della metà della produzione di made in Italy di comparto finisce oltre confine. Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Polonia, Spagna, Messico, Turchia, Regno Unito, Russia sono i primi dieci paesi di destinazione del nostro export nel 2016. Paesi molto eterogenei per geografia e cultura, a conferma della capacità dei costruttori italiani di macchine utensili di interpretare le esigenze della domanda e proporre soluzioni personalizzate. Se guardiamo al futuro, nel 2017, l’export, dopo il leggero rallentamento del 2016, dovrebbe tornare a crescere. Destinazioni top delle nostre vendite saranno, come sempre, i mercati consolidati come Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Polonia, Spagna. Ma interessanti, e dunque monitorati anche da Ucimu, sono alcune aree emergenti, come Iran e paesi dell’area Asean (associazione delle nazioni del Sud-est asiatico), impegnate in un processo di industrializzazione e sviluppo che ha registrato una decisa accelerazione negli ultimi anni». In che misura inciderà l’instabilità geo-politica mondiale? «Certo, questa complica le cose per chi opera in un settore come il nostro. I prodotti realizzati nelle nostre fabbriche non sono commodity, ma beni d’investimento le cui vendite rallentano non appena il mercato percepisce incertezza. L’auspicio è che questo non accada proprio ora che la domanda c’è ed è vivace». •


Profile for Golfarelli Editore International Group

Industria ott 2017  

Industria ott 2017