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Industria

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

NICODEMO GENTILE

MANAGER E IMPRESA

Protagonista della rubrica L’Industria dei libri, il grande penalista con Nella terra del niente. Storie di scomparse, storie di famiglie. Dieci storie giudiziarie per far emergere la “complessità del mondo della scomparsa” a pagina 38

Due proposte del presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla. Innovation manager, per gestire la trasformazione verso la rivoluzione 4.0 e agevolazioni fiscali per i manager che a pagina 11 investono in imprese innovative

il Giornale

Primo Piano

I driver della crescita

Guido Giommi, presidente e fondatore di Le Fonti

LE FONTI AWARDS NEL SEGNO DELL’INNOVAZIONE Winter edition, un appuntamento con l’eccellenza italiana nell’ambito dell’impresa, della finanza, delle assicurazioni e legale. Agli autorevoli riconoscimenti si affiancano i Ceo Summit a Milano, Palazzo Mezzanotte, il 22 novembre e il 5 dicembre

È

la manifestazione che premia l’eccellenza italiana in campo imprenditoriale, finanziario, assicurativo e legale. Dopo il trionfo della stagione estiva, Le Fonti Awards è proiettato alla Winter Edition, declinata negli eventi di Londra e Milano. «L’innovazione sarà uno degli aspetti più importanti e maggiormente valorizzati sia durante la Winter Edition sia in ottica 2019. Innovazione intesa in tutti i sensi: innovazione di prodotto, di processo e organizzativa», spiega Guido Giommi, presidente e fondatore di Le Fonti, televisione in live streaming che vanta un palinsesto “all news” dedicato alle tematiche economiche, finanziarie, legali e all’infotainment con una programmazione 24 ore su 24, sette

Impresa e sviluppo

>>> segue a pagina 3

Una manovra da cartellino giallo

ALL’INTERNO

Gli industriali italiani mostrano il pollice verso ai contenuti del documento di programmazione economica del governo, criticandone la scarsa incisività na linea di intervento che metta al centro l’occupazione e la produttività, piuttosto che l’assistenzialismo e le battaglie ideologiche. È il radicale cambio di visione che il mondo italiano dell’impresa si attende dalle politiche di crescita messe in campo finora dal governo e contenute principalmente nella manovra di bilancio bollinata a inizio novembre dalla Ragioneria dello Stato.

U Vincenzo Boccia, presidente Confindustria

MISURE PER LA CRESCITA, DA LEGGE BILANCIO SEGNALI TROPPO DEBOLI Un impianto di legge verso il quale gli industriali nutrono ampie riserve, non ritrovando tra le pagine del testo punti di forza tali da legittimare un attacco così frontale e volontario ai vincoli di spesa imposti dalla Ue ai Paesi aderenti. «Più che tentare di rispondere all’Europa, dove si è deciso chiaramente di >>> segue a pagina 12

Focus Abitare Il sitema italiano delle costruzioni, l’opinione di Gabriele Buia presidente Ance Speciale meccanica Sviluppo di Pmi e richieste alla politica, parla Fabrizio Scovenna di Anie Automazione


Industria • Novembre 2018

>>> segue dalla prima

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578/2005

giorni su sette. «Per gli eventi esteri il Real Estate sarà uno dei settori maggiormente considerati e capaci di trainare l’economia globale», aggiunge Giommi, che svela i meccanismi dietro il riconoscimento Le Fonti Awards. La selezione dei finalisti viene elaborata dal Centro Studi, dal Comitato scientifico Le Fonti e dalla redazione delle riviste, tv e quotidiani grazie alla survey della comunità dei lettori. Come avviene la scelta dei vincitori? «È una selezione complessa, in quanto le realtà sono specializzate in diversi settori economici e nicchie di mercato. Dopo la survey e le segnalazioni qualificate interviene un’ulteriore fase valutativa redazionale ed editoriale sulla base della documentazione fornita dai candidati. È molto importante, quindi, anche la comunicazione che le imprese candidate riescono a veicolare nel loro approccio con i media e con noi». Quali parametri qualitativi e quantitativi in generale sono considerati per mantenere elevato lo standard del riconoscimento? «Tra i criteri di valutazione da noi considerati, c’è innanzitutto l’innovazione di settore, ossia l’attenzione all’evoluzione di prodotti e servizi e ai progressi tecnologici volti a rispondere alle richieste del mercato, in un ambiente in continua evoluzione, sapendo trasformare i progressi in nuove opportunità. Ai risultati di business (performance finanziarie, crescita dei ricavi) e alla leadership di settore (offrire un servizio o un prodotto di riferimento nella propria nicchia di mercato), si aggiunge come discriminante lo sviluppo strategico: ossia la capacità di anticipare le esigenze dei clienti, con apertura ai mercati e ai settori chiave, anche grazie ad attività di comunicazione e marketing legate al rafforzamento del proprio brand. Centrale resta poi l’alta qualità del servizio. Sono inoltre considerate tre direttrici fondamentali. In primis c’è l’internazionalizzazione, la capacità di esportare il business all’estero contribuendo alla diffusione dell’eccellenza italiana nel mondo. Poi la formazione continua, con l’organizzazione di corsi per l’aggiornamento della prepa-

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In evidenza Una strategia di crescita che metta al centro l’occupazione e la produttività. Da qui partono le richieste degli industriali al governo

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I protagonisti del settore delle costruzioni si danno appuntamento alla fiera The Big 5, in programma dal 26 novembre a Dubai

razione professionale dei dipendenti. Infine, la sostenibilità, ossia la promozione di una migliore qualità della vita all’interno dell’azienda, dello studio legale, banca o istituto finanziario in relazione a scelte economiche, sociali e ambientali e favorendo attività dall’impatto positivo all’interno della propria struttura e per la comunità». Quale valore aggiunto garantisce ai vincitori del Premio Le Fonti il network internazionale in cui opera la televisione e il centro di studi e ricerca? «Siamo una televisione via streaming con programmazione live focalizzata sull’economia. I Le Fonti Awards sono un programma tv con un format originale, trasmesso live in italiano, inglese, cinese mandarino e arabo. L’azione congiunta di piattaforma televisiva, sito, evento live offre opportunità di networking internazionale e nazionale unica per i diversi settori coinvolti e per la verticalizzazione raggiunta nelle diverse catene del valore globale». In uno scenario dominato dalla ra-

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pida evoluzione tecnologica e dall’alta instabilità, quali elementi diventano discriminanti per determinare l’eccellenza corporate e professionale nel mondo? «La comunicazione è uno degli aspetti principali: società che sono in grado di comunicare meglio di altre, hanno maggiori possibilità di essere notate e valutate rispetto ad altre che decidono consapevolmente o inconsapevolmente di comunicare con minore intensità». Le Fonti Awards è uno dei principali riconoscimenti mondiali per l’innovazione  e la leadership declinate in molteplici categorie. Su quali direttrici e temi si stanno muovendo le realtà da voi premiate? «Oltre l’80 per cento delle imprese premiate aumenta il fatturato e i risultati di business, oltre a incrementare la penetrazione nei mercati internazionali. Quindi se devo indicare la principale direttrice di crescita per i nostri vincitori, dico internazionalizzazione». • Francesca Druidi

LE FONTI AWARDS WINTER EDITION: I CEO SUMMIT Alle premiazioni si affiancano gli appuntamenti con il format di successo Ceo Summit che vantano il patrocinio della Commissione europea. Dopo l’appuntamento del 26 ottobre nel cuore della City al London Stock Exchange, la scena si è spostata a Milano, nell’ormai nota cornice di Palazzo Mezzanotte. L’8 novembre è stata inaugurata la seconda edizione di Le Fonti HR Forum, con un Ceo Summit - aperto da Alan Friedman incentrato sulle risorse umane. Il 22 novembre sarà la volta di Le Fonti Financial Forum. Sarà nuovamente il keynote speech di Alan Friedman a introdurre le tre tavole che approfondiranno diverse questioni: Fintech e Digital Innovation, Risk Management, Compliance e l’evoluzione del ruolo e delle competenze del Cfo alla luce delle nuove tecnologie. Durante la serata di Le Fonti by Night saranno protagonisti del Ceo Summit i settori del real estate, It & outsourcing e supply chain. «Il 5 dicembre, sono previsti Ceo Summit rivolti ai temi di Innovation & Leadership e mondo del Luxury», ricorda il presidente Guido Giommi.


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Speciale Le Fonti

I cambiamenti del trasporto su gomma DAL GROUPAGE ALLA LOGISTICA. FRANCO SAGULA RACCONTA COME SI È EVOLUTO IL SETTORE IN CINQUANT’ANNI DI ATTIVITÀ E QUALI SONO LE PROSPETTIVE DELLA SUA AZIENDA

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l 2 settembre 1968 Eduardo Sagula compra il primo camioncino e nasce la Sagula Trasporti che oggi ha alle spalle 50 anni di attività. «Fino al 1990 il parco mezzi era composto da cinque camion, poi nel ’93 abbiamo acquistato il primo capannone». A parlare è Franco Sagula, figlio di Eduardo e amministratore dal 2003, quando l’azienda viene lasciata a lui e alla sorella Anna. «Oggi abbiamo 8 camion, un capannone di 3500m2 e 11 dipendenti». Accanto alla squadra di autisti, in ufficio c’è uno staff di sei persone tra cui Franco che gestisce i rapporti commerciali con i clienti. «La nostra clientela è formata da aziende operanti in diversi settori. Lavoriamo molto con consolidatori marittimi e trasportiamo la merce che arriva o è diretta verso destinazioni internazionali, occupandoci dell’ambito nazionale: la ritiriamo in Italia, la portiamo nei magazzini di consolidamento e da Sagula Autotrasporti si trova a Verdello (Bg) www.sagulabg.it

lì la distribuiamo nei magazzini». Poi c’è il groupage, core business dell’azienda con il 90 per cento delle richieste. «Abbiamo cominciato con questo servizio 25 anni fa. Una volta non era molto richiesto e spesso i camion viaggiavano vuoti. Oggi si cerca di viaggiare il più possibile col camion pieno sia perché c’è un vantaggio economico per i clienti, sia per un aspetto ambientale perché così si evitano viaggi singoli o a vuoto e il servizio di trasporto viene sfruttato appieno». Una ottimizzazione gestionale, economica ed ecologica. Si aggiornano i servizi e il parco mezzi ma anche la gestione interna. «Dagli Euro 3 siamo passati agli Euro 6, per ridurre le emissioni al minimo possibile. Inoltre puntiamo molto sulla qualità del lavoro. La certificazione Iso 9001 ha aumentato standard qualitativi a livello gestionale e nel rapporto col cliente, mentre la Iso 18001 ha portato vantaggi relativi alla sicurezza nell’ambiente di lavoro. Oggi i dipendenti sono più responsabilizzati e operano in maniera più consapevole». Anche nel trasporto merce, quando si parla di sicurezza non si dà nulla per scontato, ma bisogna sapere come comportarsi in ogni situazione, considerando anche gli scenari futuri. «Per ora non abbiamo necessità di ampliarci, ma stiamo definendo il discorso della tracciabilità con un software che da gennaio 2019 permetterà ai clienti di controllare le spedizioni. Inoltre, abbiamo alcuni clienti che ci hanno chiesto di gestire merci all’interno del nostro capannone e poi ci incaricano di prepararle ed effettuare il trasporto. Quindi per il futuro, potremmo ampliarci nel settore della logistica». • Patrizia Riso


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Speciale Le Fonti

Sottofondi e isolamento, il segreto è la leggerezza

di Luana Costa

ANGELO TONOLI DELLA PREMAC SPIEGA LA SOLUZIONE UNICA, DAL SOTTOFONDO AL MASSETTO FINALE, IDEATA PER RISPONDERE A ESIGENZE DI EFFICIENZA, CONTINUITÀ E RAPIDITÀ NELL’ESECUZIONE DEI LAVORI DI CANTIERE

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i sono poche cose, nell’ambito dell’edilizia, su cui si può intervenire con difficoltà dopo che l’edificio è stato costruito. Le fondamenta, il sottofondo e l’isolamento termico di un edificio rientrano senza ombra di dubbio nella triade principale. Eppure, i vantaggi di un edificio perfettamente isolato sono innegabili e incidono in misura determinante sulla classe energetica ma anche sulla salubrità e sulla qualità della vita negli ambienti domestici. Per questo, negli anni si sono moltiplicate le soluzioni all’avanguardia che attraverso l’uso di materiali e progetti di ultima generazione garantiscono prestazioni ele-

Premac ha sede a Muscoline (Bs) www.premacsrl.it

vate in tempi di posa in opera necessariamente brevi, per non rallentare il cronoprogramma dei cantieri. L’azienda bresciana Premac Srl, specializzata nella realizzazione di sottofondi con sistemi e materiali innovativi nel campo dell’isolamento termico e acustico, ha elaborato un pacchetto completo comprensivo di tutte le lavorazioni necessarie a rispondere a esigenze di efficienza, continuità e rapidità nell’esecuzione, come spiega il proprietario Angelo Tonoli. «La Premac nasce dalla volontà di coniugare tanti anni di esperienza diretta in cantiere con l’utilizzo di prodotti all’avanguardia e di sicura affidabilità, perché sottoposti a costanti controlli di laboratorio e forniti solo da aziende leader nel settore dell’edilizia, ben attente a fornire prodotti certificati secondo le più recenti normative europee, tecnologicamente avanzati ma nel pieno rispetto dell’ambiente. Il nostro obiettivo è quello di offrire interventi tempestivi in cantiere senza trascurare la garanzia di soluzioni di qualità, assicurando alla nostra clientela un’efficiente capacità organizzativa nel rispetto dei brevi tempi, con tutta la consulenza tecnica necessaria per individuare la miglior soluzione costruttiva per ogni specifica esigenza. Premac – aggiunge – ha studiato una soluzione unica, rapida ed economicamente vantaggiosa per ottenere

GLI ALLEATI DELL’ISOLAMENTO Il cemento cellulare alleggerito viene utilizzato come strato intermedio tra il solaio e il massetto finale per non sottoporre a carichi eccessivi il solaio. Prodotto attraverso la miscelazione di una boiacca di cemento con una schiuma specifica a base di componenti ecologici e non inquinanti in grado di dare consistenza e stabilità all’impasto, è caratterizzato da una struttura a cellule di aria chiuse, rivestite di cemento e non intercomunicanti fra loro, che conferiscono un elevato potere isolante e notevole leggerezza al materiale. «Alla miscela di cemento cellullare alleggerito – spiega il proprietario della Premac Angelo Tonoli – possono essere aggregate delle sfere di polistirolo espanso per aumentare la struttura del prodotto e raggiungere una migliore assorbenza fonica mantenendo comunque un’ottima solidità e resistenza del materiale. L’architettura bioecologica, invece, predilige l'uso della perlite espansa o del sughero, materiali naturali ad alta capacità di insoinsonorizzazione e assorbenza».

un’opera finita, dal sottofondo al massetto finale, completa di tutti gli aspetti tecnici: barriera al vapore, banda perimetrale tecnica, rete zincata, pannelli di polistirene estruso, tappetini anticalpestio o gomma spruzzata, sicura garanzia per una pavimentazione rispondente ai più elevati standard qualitativi sia in termini di isolamento termico che acustico. Il pacchetto completo offre l’opportunità di realizzare nell’immediatezza un risparmio economico e nel tempo anche un risparmio energetico». Nello specifico, il sistema di sottofondi realizzato da Premac per centri commerciali, direzionali, residenziali, alberghi, scuole, asili e capannoni industriali, sia di nuova costruzione che in fase di ristrutturazione, si compone di tre fasi: fornitura e posa in opera di sottofondo alleggerito con aggregato (polistirolo, perlite o sughero); sistema di isolamento acustico, laddove richiesto; massetto autolivellante o tradizionale premiscelato certificato. Il primo step viene realizzato con l’utilizzo di un prodotto molto leggero che, pompato direttamente al piano di posa, pareggia i dislivelli sul solaio e consente di realizzare un piano di lavoro sugli impianti prima dell’esecuzione degli intonaci. «Questo primo strato – sottolinea Tonoli – garantisce un elevato isolamento termico e un basso carico statico. La posa è realizzata con estrema semplicità e in tempi ridottissimi, senza intralciare le altre operazioni di cantiere. Il massetto autolivellante, invece, garantisce la formazione di una superficie perfettamente planare e compatta sulla quale è possibile posare qualsiasi tipo di pavimentazione a uso civile senza operazioni di spargitura, staggiatura e battitura ma con una semplice finitura a livello mediante un’apposita barra livellatrice. Uno dei vantaggi di questo tipo di massetto è la rapida pedonabilità, infatti risulta calpestabile a 24 ore dalla posa. Inoltre, il massetto autolivellante, per la sua buona conducibilità termica, è consigliato per la copertura di impianti di riscaldamento a pavimento». •


Industria • Novembre 2018

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L’evoluzione dei cuscinetti di precisione di Renato Ferretti

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n questo settore, la qualità è garantita dall’utilizzo di materiali e componenti selezionati e corredati da relativi certificati di origine e garanzia, dalle lavorazioni effettuate con un parco macchine di ultima generazione e da un controllo che si avvale di un laboratorio di metrologia avanzato». Il settore di cui parla Marino Bertoli, titolare della Faro Industriale, è quello dei cuscinetti di precisione. «Oltre il 50 per cento della nostra produzione viene esportata in tutto il mondo per costruttori e utilizzatori primari di diversi comparti – dice Bertoli − come il siderurgico, le macchine utensili, le macchine per la produzione del cartone ondulato, le macchine cordatrici tubolari, la movimentazione, il ferroviario e altri ancora. Collaborando con clienti che non trovavano una soluzione ai loro problemi tecnici con i prodotti standard offerti dal mercato, abbiamo molte volte messo a punto vincenti soluzioni applicative. In questo modo, offriamo a un maggior numero di clienti, la possibilità di usufruire di cuscinetti di alta precisione, interamente progettati dal nostro staff tecnico e prodotti in Italia, con consegne estremamente ridotte anche per cuscinetti speciali a disegno». Il gruppo Faro è presente da oltre 35 anni sul mercato ed è specializzato nella fabbricazione di cuscinetti radiali e assiali a rulli cilindrici, conici e a sfere. Faro trova nel controllo qualità il proprio fiore all’occhiello. «Parlando di produzione speciale, realizzata spesso anche in piccoli lotti, il controllo qualità è fondamentale – spiega Bertoli − nel corso degli anni, la società si è attrezzata di una sala prove che comprende, oltre ai 1200 strumenti di misura presenti, una macchina in grado di controllare e tarare tutte le attrezzature. Dovendo eseguire misurazioni nell’ordine dei micron, la precisione e la perfetta taratura di tutte le apparecchiature è fondamentale». Quella dell’impresa piacentina è un’ampia gamma produttiva che arriva anche a grandi dimensioni. «Da circa un decennio – prosegue Bertoli - abbiamo ampliato la gamma dimensionale fino ad un diametro esterno massimo di ~ 2200 mm. Grazie alla nostra tecnologia produttiva e partendo dalla progettazione, possiamo realizzare cuscinetti con caratteristiche diverse. Inoltre Faro

MARINO BERTOLI CI ACCOMPAGNA IN UN AMBITO PRODUTTIVO CHE SERVE TRASVERSALMENTE SETTORI INDUSTRIALI ANCHE ESTREMAMENTE LONTANI TRA LORO. ECCO GLI ELEMENTI DECISIVI CHE FANNO LA DIFFERENZA NELLE REALIZZAZIONI DI QUALITÀ SUPERIORE

IN CAMPO SIDERURGICO Il siderurgico è uno dei principali settori per i quali Faro fornisce cuscinetti speciali, per laminatoi a freddo, a caldo e per spianatura. «In particolare – spiega Marino Bertoli, titolare dell’azienda piacentina −, nei laminatoi Sendzimir è montato uno speciale cuscinetto definito controrullo, che spinge e mantiene rettilinei i rulli di laminazione. Si tratta di un’applicazione piuttosto sofisticata, che richiede una precisione nell’ordine dei micron: un’eventuale eccentricità si ripercuote infatti, sulla spinta sui rulli compromettendo la qualità del prodotto finale. Per questo tipo di cuscinetto, Faro propone anche un servizio di revamping che prevede l’analisi dei danni e la definizione dei costi di riparazione; la rettifica del manto esterno, l’eventuale sostituzione dei componenti interni danneggiati e la nuova selezionatura dell’altezza di sezione. I cuscinetti così ricondizionati garantiscono un risultato equivalente a quello ottenuto con cuscinetti nuovi, consentendo al cliente utilizzatore un notevole risparmio nei costi. Qualità del prodotto e soddisfazione del cliente, sono sempre gli elementi base che riconfermano la mission aziendale della Faro Bearings».

Faro Industriale ha sede a Calendasco (Pc) www.faro-bearings.it

ha deciso, nel 2004, di dotarsi di un sistema di gestione ambientale secondo la Iso 14001:2004 al fine di far conoscere ai suoi clienti, ai suoi fornitori e a tutte le altre figure istituzionali la scelta di produrre i propri cuscinetti cercando di avere un minor impatto possibile sull’ambiente. Tale scelta ha comportato, negli anni a seguire, l’adozione di sistemi o prodotti per ridurre, ove possibile, il consumo di risorse energetiche e non. Nel mese di giugno 2018 è stato effettuato

il cambio del sistema di gestione ambientale adeguandoci alla norma Iso 14001:2015. Avendo investito da sempre sul Sistema di Gestione Qualità, e avendo adottato la filosofia della Lean Pro-

duction e la Metodologia 5S, si è arrivati nel 2017 ad ottenere anche la certificazione Iso 9001:2015». Faro produce cuscinetti che trovano applicazione nel campo delle grosse macchine utensili come per esempio torni verticali, torni orizzontali e tavole girevoli. Questi cuscinetti sono caratterizzati da una progettazione molto attenta per quel che riguarda la loro rigidità sotto carico in modo da soddisfare le esigenze proprie delle macchine utensili. Le caratteristiche principali richieste per questa tipologia di prodotto rivolto a macchine e applicazioni di precisione, sono quelle riferite a elevate prestazioni in termini di velocità e precisione, determinanti per i requisiti di maggior efficienza e affidabilità dei macchinari richiesti dal mercato, associati a esigenze di ridotta manutenzione e lunga durata. In questo settore un particolare prodotto Faro è rappresentato dal cuscinetto radio-assiale. Elevata rigidezza, elevata capacità di carico ed elevata precisione, sono le tre principali caratteristiche «che Faro è in grado di garantire per ogni singolo cuscinetto – conclude il titolare dell’azienda −. Particolari attenzioni nel processo costruttivo, analisi dimensionali dei singoli pezzi, verifica dei valori della coppia d’attrito con simulazione di montaggio in precarico, sono gli elementi base che permettono di realizzare questo prodotto anche con tolleranze ridotte, rispetto a quelle che si trovano normalmente sul mercato. La produzione del cuscinetto spazia nell’intera gamma standardizzata, lasciando comunque spazio a possibili varianti costruttive, per far fronte a particolari esigenze di progetto del cliente».•

MISURAZIONI

Dovendo lavorare nell’ordine dei micron, la precisione e la perfetta taratura di tutte le apparecchiature è fondamentale


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na stanza luminosa, che accoglie con un dolce tepore e il profumo di biscotti. A terra, su un morbido tappeto una scatola piena di mattoncini colorati dalle diverse forme, colori e dimensioni. Ci piace raccontare così Crispi77: come un gioco libero che, poi, è la perfetta metafora della creatività. «Siamo un gruppo di persone eterogeneo, professionisti della comunicazione con skills precise, che giocano insieme per creare una costruzione perfetta, per riuscire a realizzare proprio quella che desidera il nostro cliente, ciò che ha in mente e che non sempre sa esprimere in quel momento esatto, quello di cui ha bisogno - afferma Nicoletta Galli, titolare dell’azienda -. Mattoncini sovrapposti si uniscono per creare grandi eventi come facciamo per ESMO, la principale organizzazione professionale europea di oncologia medica. Per loro ci occupiamo di progettare e realizzare il dressing del congresso annuale. Ogni anno in una diversa capitale europea, quest’anno a Monaco, lo scorso anno a Madrid, nel 2016 Copenhagen. Ci piace trovare il giusto equilibrio tra le diverse esigenze, spesso ci troviamo a lavorare fianco a fianco con chi poi dovrà realizzare fisicamente i nostri progetti, e dalla creatività passiamo quindi all’aspetto più operativo che aggiungerà nuova profondità alle no-

Speciale Le Fonti

Costruire la comunicazione “MATTONCINO DOPO MATTONCINO” CRISPI77 REALIZZA PROGETTI CHE SPAZIANO DALLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE A QUELLA DI PRODOTTO, DALLA GRAFICA ALL’UFFICIO STAMPA, DAGLI EVENTI AZIENDALI AGLI ALLESTIMENTI PER PUNTI VENDITA E FIERE

stre competenze». Crispi77 cura gli allestimenti, anche per Tigros, catena della GDO, con cui sviluppa da anni la comunicazione interna ai punti vendita, non solo studiando la vestizione ma creando un viaggio emozionale alla

Crispi77 si trova a Varese - www.crispi77.it

scoperta di nuove esperienze di acquisto. «Mescolando i mattoncini abbiamo posto l’attenzione non solo sul prodotto, ma sulla passione e l’attenzione che caratteriz-

zano l’offerta dei loro supermercati. La comunicazione quindi non è solo merceologica, ma qualitativa». Dagli enormi spazi fieristici ai grandi supermercati, fino alle vetrine degli Ottici. «Per la divisione oftalmica di Carl Zeiss Vision progettiamo in tutta Italia le vetrine che comunicheranno di volta in volta i nuovi lanci di prodotto. Qui il gioco è creare progetti modulari che si adattino ad ogni spazio, mantenendo la capacità di attirare lo sguardo di chi passa». Nella scatola degli attrezzi di Crispi77 ci sono competenze tecnologiche, artistiche, letterarie tenute insieme dalla passione. «Uno dei nostri primi clienti è Stanley Black & Decker, grazie a questa collaborazione abbiamo imparato a utilizzare con maggiore maestria i giraviti, seguendo USAG, Expert e Facom. Siamo partiti dall’organizzazione della comunicazione interna costruendo divertenti eventi di incentive e team building. Utilizziamo da otto anni mattoncini per consolidare le relazioni con i media attraverso l’attività di ufficio stampa. Ci divertiamo molto anche con le costruzioni in 3D e sappiamo creare mattoncini virtuali che fusi insieme danno vita a video virali e mini film di prodotto». • Lucrezia Gennari


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Industria • Novembre 2018

La linfa manageriale della ripresa L’OPERAZIONE DI TRAGHETTAMENTO DEL NOSTRO TESSUTO INDUSTRIALE VERSO UNA DIMENSIONE 4.0, SECONDO STEFANO CUZZILLA, ANDRÀ IN PORTO SOLO INVESTENDO IN FIGURE DIRIGENZIALI «CAPACI DI INNOVARE UN’IMPRESA MOTIVANDO LE PERSONE CHE VI OPERANO» di Giacomo Govoni

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n voucher per le imprese che scelgono di dotarsi di innovation manager per gestire al meglio la transizione verso la quarta rivoluzione industriale. È questo il contenuto di una delle due proposte, lanciata nelle scorse settimane da Federmanager nell’ambito dell’iniziativa “Manager e Pmi, binomio vincente per la crescita”, accolta nella versione finale dal documento di bilancio 2019 al vaglio del Parlamento. L’altra, che impegnerebbe 19 milioni di euro, contempla l’ipotesi di agevolare fiscalmente il manager che decide di investire il proprio capitale in start up e imprese innovative. «Le nostre proposte – spiega il presidente della Federazione Stefano Cuzzilla - partono da un concetto semplice: con un investimento contenuto ma mirato sul management si può sostenere la crescita delle Pmi e, quindi salvaguardare il relativo valore aggiunto sulla produttività nazionale». Le ultime mosse del governo denotano una volontà di apertura in questo senso. «Ci fa piacere che il testo della manovra, come lo conosciamo a oggi, recepisca la nostra iniziativa di un voucher per le imprese che si dotano di manager per l’innovazione. È il segnale giusto. Noi abbiamo immaginato una misura che complessivamente impegni 40 milioni di euro interessando quindi il percorso di 1000 Pmi. Sono fiducioso che riusciremo

a collaborare con il governo affinché si arrivi a una concreta attuazione». A che evoluzione sta assistendo la figura del manager negli ultimi anni? «Il ruolo del manager sta subendo una trasformazione significativa, imposta per lo più dalla riorganizzazione di processi e dal cambio di produzioni connessi all’avvento dell’automazione industriale e della tecnologia in genere. Come Federmanager continuiamo a ripetere che le competenze manageriali sono linfa vitale per alimentare un circuito virtuoso che consenta di traghettarci con successo nella dimensione 4.0». Come sta cambiando la percezione del loro valore professionale in Italia, anche nel rapporto con il tessuto delle Pmi? «Senza managerialità e ricerca, l’innovazione non si realizza nei fatti. Per le Pmi significa dotarsi di un capitale umano capace di gestire i nuovi processi e nuovi modelli di fare impresa. Se non ci preoccupiamo di favorire l’inseri-

mento di manager nelle Pmi, queste resteranno fuori dai processi di trasformazione produttiva che sono già una realtà e, quindi, presto escluse dalla competizione globale». Quali sono le nuove competenze richieste oggi a un bravo dirigente che deve guidare un’azienda all’adesione ai paradigmi industriali 4.0? «Chi ha competenza su tematiche economiche, finanziarie, legali, deve sapere anche innovare un’organizzazione e motivare le persone che vi operano. Perciò, le cosiddette “soft skills” sono ormai il paradigma dei leader d’azienda: problem solving, relazione, visione strategica, empatia sono sempre più fondamentali e vanno costantemente aggiornate, messe alla prova con le rapidissime trasformazioni in atto. Per questo con la nostra Academy abbiamo attivato un programma ambizioso che in meno di due anni ha certificato le competenze di 300 colleghi in 4 profili professionali: il temporary manager, il

manager di rete, l’export manager e l’innovation manager, colui che più di tutti è implicato nei processi di trasformazione digitale della produzione industriale». Quali sono le differenze più rilevanti che emergono dal confronto tra manager italiani e manager stranieri? «Non ritengo ci siano diversità rivelatrici tra manager italiani e stranieri. Esistono piuttosto differenti opportunità per crescere, fare carriera, far riconoscere il proprio talento. Il nostro, assieme alla Grecia, è l’unico mercato europeo dove la ripresa non si è tradotta in una crescita delle qualifiche più alte (professioni intellettuali, tecnico-scientifiche e dirigenti) più spiccata rispetto a quelle basse. Ed è in fondo a tutte le classifiche per inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Dobbiamo ripartire da queste cose, creando occasioni concrete per trattenere i nostri talenti e per attrarre dall’estero risorse umane di alto profilo». Sul piano della diffusione di una miglior cultura manageriale nel nostro Paese infine, quali ricette potrebbero avere un impatto favorevole in futuro e come opererete per promuoverle? «Detto che a questo Paese manca ancora un progetto di politica industriale imperniato sul capitale umano, Federmanager si muove essenzialmente su tre livelli: istituzionale; all’interno della bilateralità contrattuale e delle relazioni industriali; sui territori, creando iniziative anche pubblico-privato nei luoghi dove si produce e va realizzato il cambiamento. La nostra manifattura è la seconda in Europa nonostante quasi il 95 per cento delle realtà industriali sia composta da micro imprese che dobbiamo spingere al cambio culturale. Noi di formazione ci occupiamo da molti anni e riteniamo sia una chiave fondamentale per trasformare la cultura d’impresa. C’è poi un tema di passaggio generazionale all’interno della proprietà aziendale, dove la presenza di un manager esterno alla famiglia davvero può fare la differenza». •

AL VARO L’OSSERVATORIO PER I MANAGER

Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager

Analizzare gli scenari a medio e lungo termine del mercato del lavoro manageriale, per individuare strategie e realizzare interventi di politica attiva del lavoro per figure dirigenziali. Con questo scopo a inizio ottobre è nato l’Osservatorio del mercato del lavoro e competenze manageriali, uno nuovo strumento messo campo dall’associazione 4.Manager, costituita da Confindustria e Federmanager, per rispondere ai fabbisogni emergenti per la crescita complessiva dei manager industriali e degli imprenditori. Mappatura delle best practice tese a favorire l’incontro tra domanda e offerta di managerialità, individuazione degli skill gap e il reimpiego di manager inoccupati saranno le direttrici principali lungo cui si svilupperanno le attività dell’Osservatorio che, ad esempio, realizzerà l’analisi delle misure agevolative comunitarie, nazionali e regionali riguardanti i temi della managerialità. Nel frattempo, aggiunge Cuzzilla «è già al lavoro per confezionare un indicatore sintetico sull’entità del “capitale manageriale” nelle Pmi manifatturiere, in grado di misurare la correlazione tra strategie aziendali e competenze manageriali».


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>>> segue dalla prima

costruire la procedura d’infrazione – afferma Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria – si deve lavorare meglio sul fronte della crescita, dove invece ci sono ancora segnali di grande debolezza. È evidente che il governo abbia voluto deliberatamente sforare il tetto del deficit, ma adesso la sfida è capire se nel documento programmatico ci siano davvero misure di rilancio, che rendano sostenibile la manovra e mettano in discussione la stessa regola europea». Cominciando proprio dal tanto reclamizzato reddito di cittadinanza, presentato come la punta di diamante dei provvedimenti a favore del popolo, ma che invece secondo il leader di Confindustria rischia di rivelarsi un boomerang sulla strada della ripartenza occupazionale, specialmente al Sud. «Il reddito di cittadinanza sarebbe anche un concetto condivisibile – sostiene Boccia – ma così concepito è

Manifattura italiana

un disincentivo al lavoro e un incentivo a quello nero. In particolare nel Mezzogiorno, dove non è possibile pensare a tre proposte di lavoro prima di perderlo, quando se te ne arriva una è già un miracolo. Per non parlare della totale mancanza di proporzionalità tra chi prenderà 780 euro al mese per 8 ore a settimana di lavoro e chi ne prende 1.200 per 40 ore a settimana». Un atteggiamento di aperto dissenso nei confronti dell’operato politico gialloverde, che chiude definitivamente la parentesi distensiva tra industriali ed Esecutivo registrata non più tardi di due mesi fa durante il Forum Ambrosetti a Cernobbio. NO A TASSAZIONE DEL CREDITO E A DEPOTENZIAMENTO DEL PIANO 4.0 Ora le distanze tra le due parti si sono di nuovo dilatate allargandosi a nuovi fronti, come ad esempio quello legato alla stangata fiscale al mondo del credito che il governo punta a inserire nel documento di bilancio. «Le banche – osserva il leader di Viale dell’Astronomia - sono quel corpo intermedio che usa i flussi finanziari dei risparmi per mettere in moto l’economia. Se noi aumentiamo la tassazione sulle banche, e se aumentiamo lo spread solo in virtù delle dichiarazioni, corriamo il rischio che davanti a noi non ci sia solo una questione di costo del denaro, ma anche di potenziale di stretta creditizia. Perché le banche hanno acquistato titoli di stato italiani e se i titoli di stato assumono un maggiore rischio, questo impatta anche sul loro capitale. Sarebbe ora di lavorare per rafforzare le nostre banche e la nostra econo-

IMPRESE IN RETE PER « FARE COMUNITÀ » Una rinnovata collaborazione per la competitività all’interno delle fabbriche italiane. Secondo Vincenzo Boccia, è questa una delle chiavi culturali in grado di aprire scenari favorevoli per il nostro sistema industriale, che può crescere soprattutto se ripone «la giusta attenzione all’idea di comunità». In questo solco infatti, si inserisce il pieno sostegno offerto nei giorni scorsi da Confindustria alla nascita dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa, risultato della collaborazione tra RetImpresa, Infocamere e Università. Una nuova piattaforma che si candida a diventare il punto di riferimento a livello nazionale per un’analisi approfondita e ragionata sulle aggregazioni industriali. Fenomeno in costante crescita che sta interessando sempre più ambiti strategici per le imprese, tra i quali la trasformazione digitale 4.0 e l’innovazione, l’internazionalizzazione, la promozione territoriale e l’economia circolare. Attraverso una banca dati aggiornata e un report annuale elaborato sulla base di specifiche indagini mirate, l’Osservatorio monitorerà l’andamento e i nuovi trend del fenomeno delle reti, supportando anche le future azioni di policy finalizzate alla crescita organizzativa e dimensionale delle imprese, in primis Pmi.

mia, anziché chiedere a Putin di comprare i nostri titoli pubblici». Altro punto che incassa l’opposizione degli industriali, ricadente anch’esso nel cosiddetto “secondo pilastro” della manovra incentrato sulla crescita, è quello del rilancio industriale. Tema del quale il presidente Boccia non si stanca mai di ricordare l’importanza, alla luce del fatto che l’Italia resta la seconda manifattura d’Europa ed esporta 550 miliardi di euro all’anno, di cui 450 vengono dalla manifattura e 250 si rivolgono al mercato europeo. «A volte – conclude – ci dimentichiamo di questi primati e purtroppo se lo dimentica anche la politica. Basta guardare alle misure previste dalla manovra per sostenere il tessuto imprenditoriale. Cosa c’è sul cuneo fiscale? Nulla. E sull’inclusione dei giovani? Nulla. E per favorire delle imprese? Si depotenzia il programma di Industria 4.0 riducendo peraltro il credito d’imposta per svi-

IL RILANCIO INDUSTRIALE

È fondamentale, alla luce del fatto che l’Italia resta la seconda manifattura d’Europa ed esporta 550 miliardi di euro all’anno, di cui 450 vengono dalla manifattura e 250 si rivolgono al mercato europeo luppo e ricerca e si aggiunge un pò di Ires che tuttavia si tradurrà nell’addio all’Ace, che aveva l’obiettivo di stimolare la crescita e la capitalizzazione delle imprese». • Giacomo Govoni


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Industria • Novembre 2018

A Norimberga il gotha dell’automazione L’APPUNTAMENTO CON SPS IPC DRIVES SI RINNOVA DAL 27 AL 29 NOVEMBRE 2018. ATTESI ALMENO 1700 FORNITORI DI AUTOMAZIONE DA TUTTO IL MONDO CHE PRESENTERANNO PRODOTTI E SOLUZIONI, NONCHÉ LE FUTURE TECNOLOGIE DI TENDENZA. FOCUS SU CYBER SECURITY

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© Mesago/Thomas Geiger

na piattaforma internazionale che restituisce una visione completa e aggiornata del settore. La 29esima edizione di Sps Ipc Drives, l’evento specialistico dedicato all’automazione intelligente e digitale organizzato da Mesago Messe Frankfurt presso il Centro fieristico (Messezentrum) di Norimberga, si preannuncia già un successo. Forte dei 70.264 visitatori della precedente edizione, dei quali 1.738 provenienti dall’Italia, la manifestazione attende 1700 fornitori di automazione industriale mettendo in campo un’importante novità: la proposta fieristica si amplia e si presenta con 17 padiglioni espositivi. «Sps Ipc Drives è un must per incontrare i principali fornitori e mantenersi aggiornati con le tendenze e l’innovazione del mercato», spiega Valerio Todeschini, corporate purchasing manager di Rulmeca Group. La fiera si conferma cassa di risonanza dell’evoluzione dell’Industria 4.0. Previsti speciali spazi espositivi tematici e conferenze nell’ambito dei forum. Una prima tendenza sarà il dialogo sempre più serrato tra i settori dell’IT e dell’automazione. Un’attenzione riflessa anche nel layout: il tema del software e dell’IT nella produzione sarà approfondito ai padiglioni 5 e 6. Qui saranno sviscerati argomenti come Web

Services industriali, sviluppo/progettazione virtuale del prodotto, piattaforme di business digitali, tecnologie IT/OT, Fog/Edge e Cloud-Computing. Al centro anche il nodo della cybersicurezza: gli espositori proporranno alle aziende soluzioni mirate per la protezione dagli attacchi informatici. Oltre al padiglione 6, i fornitori dei servizi IT per la prima volta saranno anche presenti al padiglione 5, con i fornitori di comunicazione industriale. Altra novità è l’organizzazione di un  Hackathon  all’insegna del motto “Idee digitali per un’automazione intelligente”, da cui emergeranno prodotti software utili e creativi. La presentazione dei risultati e la cerimonia di premiazione si terranno il primo giorno di fiera. Sull’onda del successo dello scorso anno, anche nel 2018 sono previste visite guidate sugli argomenti della IT-Security in automation, Smart production e Smart connectivity. L’obiettivo sarà ottenere informazioni specialistiche, concentrandosi sulle più promettenti innovazioni in queste speciali aree tematiche. I visitatori avranno, inoltre, la possibilità di farsi consigliare dagli espositori per acquisire un quadro completo su temi specifici: “Automation meets IT” nel padiglione 6; “Mes goes automation” e “Wireless in automation” nel padiglione 5; “Centro Ama per sensoristica, tecnica di misura e di collaudo” nel padiglione 4A. I forum delle associazioni Vdma (costruttori tedeschi di macchine e impianti) e Zvei (l’associazione tedesca di produttori di macchine elettriche ed elettroniche), organizzeranno interventi e tavole rotonde per avviare discussioni e confronti sull’agenda all’ordine del girono per i settori presenti in fiera. • FD

Tecnologie per il futuro TRA GLI EVENTI FIERISTICI PIÙ PRESTIGIOSI DELLA PENISOLA IBERICA, L’ESPOSIZIONE EMAF È UN’OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE PORTOGHESI E NON SOLO, APRENDOSI AGLI SCENARI INTERNAZIONALI. IN SCENA LE INNOVATIVE TECNOLOGIE DI PRODUZIONE PER L’AREA INDUSTRIALE di FD

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n un Portogallo in piena crescita industriale si rinnova l’appuntamento con Emaf, la fiera internazionale per macchinari, attrezzature e servizi per l’industria (comprese le soluzioni per la produzione e distribuzione dell’aria compressa) di Exponor, in programma a Porto dal 21 al 24 novembre. L’ultima edizione del 2016 ha registrato la partecipazione di 430 aziende nazionali e straniere, oltre a 42.800 visitatori. La manifestazione ha accolto anche 2.500 buyer provenienti da 24 Paesi, in particolare da Spagna, Francia, Irlanda, Germania, Svizzera e Italia, ma anche Repubblica Ceca, Ungheria, Turchia, Angola, Sudafrica, Cina, Stati Uniti d’America e Brasile. L’edizione 2018, che è anche la 19esima, farà segnare il record di presenze internazionali sul fronte del numero di espositori e di visitatori stranieri, confermando la crescente visibilità dell’evento a livello europeo e non solo. La grande rappresentanza estera rimane legata alla Spagna, ma altri Paesi come Francia, Germania e Italia stanno mostrando un crescente interesse per l’appuntamento iberico. Sono annunciate 450 imprese per uno spazio espositivo di 35mila mq. “In prima linea nelle soluzioni e tecnologie future” è lo slogan della manifestazione che, con il sostegno dell’Aimmap (Associazione degli industriali metalmeccanici, metallurgici e

affini portoghesi), presenta le ultime frontiere e tendenze delle tecnologie per il mondo industriale e rappresenta una piattaforma di crescita del business. Previsti numerosi stand interattivi e dimostrazioni dal vivo. L’associazione Apmi promuove le “Giornate della Manutenzione 2018” (Jornadas de Manutenção) il 22 e 23 novembre, dedicate ai progressi dell’Industria 4.0.

Tra gli argomenti trattati, si segnalano: manutenzione e sfide future dell’era digitale; IoT e il suo impatto immediato sull’industria; l’impatto dell’industria 4.0 sulla società e sull’occupazione; qualifiche e competenze; Big Data e problemi di proprietà e protezione dei dati contro i cybercriminali e le aziende concorrenti; supporto alla transizione d’affari per l’industria 4.0. Altre direttrici saranno l’importanza della manutenzione come parte integrante della gestione delle risorse fisiche; gestione dei rischi attraverso il controllo della condizione di manutenzione; ottimizzazione del costo del ciclo di vita; manutenzione e sicurezza; formazione in manutenzione. L’innovazione resta un importante caposaldo di Emaf. L’appuntamento sarà con il IX Concorso per l’Innovazione, che da 18 anni diffonde le soluzioni all’avanguardia per l’industria. Il Concorso è organizzato in collaborazione con Revista Robotica, che valuterà il design, l’originalità e gli aspetti operativi dei prodotti presentati. La giuria è presieduta dal professor J. Norberto Pires, dell’Università di Coimbra e direttore della rivista di robotica. •


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Speciale Meccanica

Trasformazione digitale e Pmi L’INDUSTRIA ITALIANA FORNITRICE DI TECNOLOGIE PER L’AUTOMAZIONE CONFERMA VITALITÀ E CRESCITA. DETERMINANTE L’IMPEGNO A FIANCO DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE CHE INTRAPRENDONO IL PERCORSO DI RINNOVAMENTO. L’ANALISI DI FABRIZIO SCOVENNA, PRESIDENTE ANIE AUTOMAZIONE di Francesca Druidi

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li investimenti per l’innovazione e per la competitività innescati dal piano Calenda hanno portato nuova linfa alla filiera industriale dell’automazione, che si confronta - come del resto tutto il manifatturiero - con il cambiamento radicale del sistema produttivo italiano. L’evoluzione tecnologica deve però essere accompagnata da una evoluzione culturale digitale altrettanto necessaria, che tocca percorsi formativi e nuove competenze. Molte sono le sfide della digitalizzazione, ancora più importanti in un contesto, come quello italiano, fatto di piccole e medie imprese ancora a basso contenuto tecnologico ed esposte alla competizione internazionale. Ad analizzare le tendenze e le prospettive del comparto automazione del Paese è Fabrizio Scovenna, numero uno di Anie Automazione. Si parla di frenata del mercato dell’automazione industriale nel secondo semestre 2018 rispetto al primo. Il trend per il comparto resterà positivo? Qual è lo stato di salute del settore? «Il primo semestre si è chiuso con un

Fabrizio Scovenna, presidente Anie Automazione

risultato estremamente positivo e con un incremento tendenziale a due cifre rilevante dopo i livelli del 2017, mai raggiunti dalla crisi del 2008, e in costante crescita dopo il

leggero rallentamento avuto nel 2012. Che ci siano alcuni segnali di debolezza nel secondo trimestre è palese, anche a causa del grande clima di incertezza economica e politica. Il dato di stabilità (+0,2 per cento) dichiarato da Ucimu nel terzo trimestre ne è una prova. L’incertezza è la prima causa del blocco degli investimenti e lo scenario che ci troviamo ad affrontare ne è colmo, ma la crescita strutturale registrata in questi anni dimostra che il settore è in ottima salute, con un fatturato che supererà i 5 miliardi di euro nel 2018». C’è incertezza circa la continuità dei provvedimenti contenuti nel Piano Impresa 4.0. Se dovessero venire - anche solo parzialmente - meno, quali sarebbero le ripercussioni sull’attuazione della strategia nazionale 4.0 e sulle

imprese del settore, anche nel lungo periodo? «Il processo di trasformazione digitale del comparto manifatturiero italiano deve essere un “continuum”. Le aziende non dovrebbero interrompere quel percorso che le porterà a essere più competitive nel complesso contesto economico globale. Lo strumento del Piano, con i suoi incentivi fiscali, ha accelerato o, in alcuni casi, dato il via a un cambiamento che non si dovrebbe comunque arrestare, a prescindere dai provvedimenti del Piano Impresa 4.0. L’idea di aiutare maggiormente le Pmi, un obiettivo dichiarato da tutti, richiederebbe però

che gli incentivi venissero mantenuti. Inserire un sistema di coefficienti di iper ammortamento a scaglioni, più alto per i piccoli investimenti e decrescente al crescere del valore dei nuovi acquisti, e la conferma di rifinanziamento della Nuova Sabatini, sembrano andare nella giusta direzione. Le grandi aziende, come rimarcano i dati, hanno investito e continueranno a farlo avendo intrapreso un percorso strategico e di cultura aziendale che le proietterà nel mondo 4.0, mentre le Pmi vanno ancora sostenute». Anie Automazione ha fatto richieste specifiche all’Esecutivo in materia di digital transformation.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Anie continua con le missioni all’estero per promuovere i fornitori italiani in Paesi ad alto sviluppo e potenzialità


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Industria • Novembre 2018

Quali sono le priorità per allargare la base delle imprese che abbracciano la quarta rivoluzione industriale e sviluppare il percorso di ripensamento dei processi produttivi in ottica digitale? «La prima è quella di continuità della precedente “cabina di regia”, composta da diversi ministeri, università, centri di ricerca, Confindustria e rappresentanze sindacali, che aveva contribuito alla definizione del piano Impresa 4.0. Proseguire con gli incentivi fiscali, cercando di non generare discontinuità dimensionali - favorire le Pmi - o geografiche: spingere più il Sud. Estendere tali strumenti a concetti di cloud o cyber security, che sono più impegnativi, in termini di investimento, proprio per le Pmi. Aumentare la base di queste ultime, dotandole delle necessarie risorse e competenze. A tal fine si potrebbe rinnovare il credito d’imposta per la formazione e finanziare la figura del Digital manager per reti di imprese o distretti che vogliono intrapren-

MISURE PER LE PMI

Rinnovare il credito d’imposta per la formazione e finanziare la figura del Digital manager per reti di imprese o distretti che vogliono intraprendere il processo di trasformazione digitale dere il processo di trasformazione. Infine, non dimenticherei la necessità di completare il progetto dei Competence Center universitari, potenziare gli Its, così come promuovere investimenti per sviluppare le tecnologie abilitanti la trasformazione digitale (ad esempio Ai e Blockchain) che possano poi essere di supporto a risolvere problematiche e necessità di interesse pubblico, come la sicurezza delle infrastrutture, il dissesto idrogeologico, o la prevenzione antisismica, favorendo partnership tra soggetti pubblici e privati». Nel 2017 i principali mercati di

sbocco del comparto sono stati Unione europea, America e Asia Orientale. Come valuta l’andamento delle esportazioni nel 2018 e quali le prospettive di internazionalizzazione in uno scenario globale comunque incerto? «L’export nel 2017 valeva 1,27 miliardi di euro, con una quota di circa il 25 per cento del volume globale e una crescita, anno su anno, di quasi il 7 per cento. Le aree di destinazione più significative sono Germania (13 per cento), Francia (9 per cento) e Usa (7,4 per cento). Ancora indietro la Cina (4,6 per cento). L’Europa pesa un 60 per cento (Ue il 50 per cento), l’Asia un 20 per cento e le Americhe un 13 per cento. Non abbiamo ancora dati aggregati per il 2018 e quindi una stima diventa impegnativa e difficile. Dopo un trend in costante crescita registrato negli ultimi anni, nel 2018 potremmo assistere a un rallentamento seppur di segno positivo. Anie continua con le missioni internazionali per promuovere i fornitori italiani in Paesi ad alto sviluppo e potenzialità proprio a tale scopo». La fiera Sps Ipc Drives Italia, di cui Anie Automazione è founding partner, rappresenta un’occasione di confronto e riflessione sulle

tendenze e i temi del comparto. Quali sono le frontiere più interessanti che stanno emergendo, considerando i diversi comparti merceologici del settore dell’automazione? «I trend si possono sostanzialmente riassumere in tre filoni. Il primo è quello dell’automazione avanzata. Qui sono rilevanti l’evoluzione dei linguaggi di programmazione, l’integrazione tra robotica e Plc e aggiungerei la parte legata alla progettazione con elementi di modellazione, simulazione, prototipizzazione e virtualizzazione sempre più determinanti per i concetti di Industry 4.0, come il time to market, la flessibilità e la mass customization. Il secondo ambito è la digitalizzazione, con i concetti di advanced analytics, cloud, big data, artificial intelligence, cyber security e augmented reality. Infine, il dominio della meccatronica, a partire dai nuovi ausili ergonomici per gli operatori, fino ad arrivare ai sistemi di trasporto a carrelli indipendenti, ai nuovi motori ad alta efficienza e alla componentistica intelligente. Gli sviluppi sono molteplici e complessi e gli utilizzatori avranno certamente molto su cui lavorare e sperimentare nei prossimi anni». •


Industria • Novembre 2018

di Remo Monreale

«O

perando in svariati settori, non è più sufficiente essere ottimi operatori programmando a bordo macchina». Sandro Sarzo, fondatore e titolare della padovana Dsg Srl, parla del settore in cui è attivo da trent’anni: la meccanica di precisione. Per Sarzo, quindi, nel mercato attuale non bastano l’esperienza e le competenze, per quanto rimangano aspetti decisivi. Un elemento imprescindibile è l’innovazione tecnologica, come spiega lui stesso. «È necessario creare un ufficio tecnico attrezzato di Cad-Cam e personale specializzato – continua Sarzo −, per poter fare anche fronte all’utilizzo di macchine a 5 assi, che nel nostro caso hanno già preso posto dentro il parco macchine. Oggi, con un parco macchine di tutto rispetto Dsg vanta più di un centinaio di clienti nazionali e mondiali, in svariati settori merceologici, tra cui energia, arredamento, macchine agricole e aerospaziale. Siamo specializzati nella lavorazione di meccanica di precisione di moltissimi tipi di materiali, con particolare esperienza sugli acciai Aisi, 316304-431 e molti altri, plastiche speciali, allumini tutti, nonché i classici acciai da costruzione e speciali». Gli ultimi anni hanno portato in Dsg un repentino balzo sui volumi produttivi. «Questo grazie a mercati che, spostati in periodo di crisi nell’Est asiatico, ritornano alla ricerca di qualità e tempestività nelle produzioni – spiega Sarzo −, riprendendo contatto anche con vecchi clienti, i quali avevano fatto del prezzo la loro politica. Ma con scarsi risultati sia in tempistiche sia in qualità. Uno dei punti di forza di Dsg, infatti, è il vero e proprio “just in time”, temine che secondo noi racchiude più punti di vista dento la filiera

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Meccanica, qual è il valore aggiunto? SANDRO SARZO TRACCIA UNA PANORAMICA DI SETTORE CHE COMPRENDE GLI ASPETTI DETERMINANTI DELLE ATTUALI CONDIZIONI DI MERCATO: TEMPI BREVISSIMI E QUALITÀ NON SI SPOSANO. MA ESPERIENZA E TECNOLOGIA POSSONO FARE MIRACOLI

JUST IN TIME

Per noi, nella filiera produttiva della meccanica di precisione, significa velocità, precisione e massima soddisfazione produttiva nella meccanica di precisione, quali velocità, precisione e massima soddisfazione del cliente». Insomma, un mercato che cambia. «La richiesta dei nostri clienti continua a tra-

IL PERCORSO DELL’INNOVAZIONE 1988, Padova. Il tuttora titolare della Dsg Snc Sandro Sarzo, poco più che trentenne, intraprendeva una strada tortuosa nel mondo dell’imprenditoria. «Un inizio semplice, un vecchio tornio parallelo, un trapano e una piccola fresatrice manuale erano le disponibilità dell’epoca, come il poco spazio, un vecchio capannone/garage. Ma la mia voglia di mettere in gioco la mia competenza, maturata per decenni nell’ambito attrezzeria meccanica, furono superiori alle difficoltà economiche. In pochissimo tempo, varie aziende di zona vennero a conoscenza della mia caparbietà, qualità imprescindibile nella meccanica di precisione. Presto si creò un portafoglio clienti che mi diedero le possibilità di crescere e migliorarmi. Una serie di passaggi intermedi volti alla continua evoluzione tecnologica, mi porterà nell’arco di un decennio ad acquistare altre macchine riempendo i 200 metri quadri di centri di lavoro, torni e altri macchinari che il mercato ha richiesto, investendo anche in operai specializzati e nei miei figli. Operazione risultata strategica: nel 2002 rinnoviamo anche la sede, portandoci a San Giorgio in Bosco, in uno stabilimento di 550 metri, tutt’oggi in espansione».

sformarsi – dice il fondatore dell’azienda padovana – e ora chiede tempi brevissimi, immediatezza, sempre rispettando dei canoni di eccellenza e di alto livello. Noi rispondiamo con macchine moderne e all’avanguardia, con metodi di gestione delle commesse snelli e versatili, in modo da poter far fronte a più esigenze nello stesso reparto, e soprattutto con personale specializzato, professionale e giovane. Grazie a una presenza ben distribuita di magazzini con materie prime, siamo in grado di soddisfare alcune richieste anche nel giro di qualche ora». I clienti della Dsg sono esponenti di comparti anche molto diversi. «Il “safety and security” per le industrie Oil & gas, arredamento di élite e aerospace, analisi e ricerca: sono solo alcuni dei settori dei nostri clienti base che serviamo, settori dove non si transige sulla qualità, ma che allo stesso tempo ricercano flessibilità per le continue modifiche in corso d’opera. Tutto ciò ci rende un partner ideale, in quanto la risposta ad una esigenza è immediata. Proprio in quest’ottica, alla forza dell’esperienza si aggiunge la carica innovativa portata in azienda dai miei fi-

gli: la flessibilità che hanno permesso è fondamentale per affrontare l’industria 4.0, alla quale siamo già vicini con il completamento della struttura necessaria, applicando le tecnologie più recenti presenti nel mercato, nonché una costante preparazione tecnica con corsi che vengono eseguiti annualmente se non più frequenti». Per Sarzo, il futuro si prospetta difficile ma molto produttivo. «Abbiamo volutamente investito su tecnologie informatiche e su macchinari di nuova generazione, potendoci avvicinare a nuovi mercati come automazione e packaging. Ed è proprio questa una delle nostre mete, dare il nostro apporto tecnologico in un mondo che ha bisogno di flessibilità e perché no, anche a start up che necessitano di qualche consiglio tecnico. In un’ottica ottimistica e decisamente affermata tra le aziende del Nord-Est il 2019, con il piazzamento di un nuovo tornio con motorizzati, contro mandrino e asse Y per le lavorazioni di ripresa e con una trattativa in fase finale per l’ampliamento dello stabilimento produttivo, si prospettano anni intensi e ricchi di sfide che accetteremo con piacere. Non da meno l’intenzione di rinforzare la squadra operatori in Dsg con il fine di portare in un paio d’anni l’azienda alla certificazione Iso 9001, per poter affrontare richieste specifiche in ambito di qualità certificata e poter dare risposte certe a eventuali collaborazioni con i settori che la richiedono».• Dsg ha sede a San Giorgio in Bosco (Pd) info@dsgmeccanica.com


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Modelli d’impresa

Migliorarsi sempre IL GRUPPO BALZARIN SI DISTINGUE PER LA CAPACITÀ DI REALIZZARE ATTREZZATURE PER LA PRODUZIONE DI COMPONENTI DI LAMIERA PERSONALIZZATE CON ALTISSIMI LIVELLI DI PRECISIONE. È INOLTRE TRA I PIONERI NEI PROCESSI AVANZATI PER LA DEFORMAZIONE A FREDDO DI LAMIERA di Luana Costa

S

ono i dettagli a fare la differenza. Assunto reso ancora più calzante se introdotto in un contesto produttivo, quale quello industriale, in cui la precisione centesimale è conditio sine qua non di ogni lavorazione. «È un requisito che riusciamo a ottenere attraverso particolari procedimenti di deformazione che abbiamo ricercato nel corso degli anni e che sono specifici del nostro processo produttivo» afferma Paolo Balzarin, titolare dell’omonima azienda specializzata nella progettazione, nella costruzione e nella lavorazione di stampi per lamiera. Il gruppo è costituito da due aziende che lavorano in sinergia con sede a Verona ed è qui che ha luogo la produzione degli stampi. «La particolarità che ci contraddistingue è quella di costruire attrezzature specifiche per il cliente. Si tratta di attrezzature sempre più impiegate per la produzione di componenti. Eseguiamo, anche, la lavorazione a freddo della lamiera per ottenere particolari. Le procedure avvengono

vorazione dei componenti. Generalmente si ritiene che sia difficile che questa tipologia di particolari possa raggiungere precisione centesimali, noi dimostriamo il contrario. Nel nostro stabilimento effettuiamo procedure di deformazioni modificando lo spessore di lamiera in modo che la materia possa ottenere dimensioni molto precise e non mantenere eccessive deformazioni elastiche». Insomma, l’obiettivo è la precisione ed è ottenuta con tecniche sofistica-

INDUSTRIA 4.0

Avevamo già iniziato a svilupparla da tempo, attraverso l’introduzione di soware di tracciabilità e reperibilità delle informazioni tutte all’interno del nostro stabilimento e vengono eseguite in maniera specializzata perché le attività sono principalmente focalizzate sull’elevata precisione. Siamo in grado di fornire livelli di precisione, normalmente inaspettati per i clienti dal momento che non si conosce quale punto di precisione si possa raggiungere nella la-

tissime. «Riusciamo a modificare lo spessore della lamiera durante le fasi di lavorazione - precisa Paolo Balzarin - creando deformazioni tali per cui l’incrudimento del materiale ci consente di ottenere particolari molto precisi. La lavorazione è ottenuta tramite sistemi meccanici innovativi con i quali si riesce a lavorare modificando gli

agli investimenti realizzati in ricerca e sviluppo ma anche attraverso l’acquisto di macchinari che hanno consentito di migliorare e innovare le attrezzature divenute nel tempo sempre più precise. Abbiamo acquistato centri di lavoro, macchine ad elettroerosione, sistemi di controllo qualità, presse e anche sistemi informatici per ottenere la tracciabilità delle informazioni interne. Quella che oggi viene comunemente definita Industria 4.0, noi avevamo già iniziato a svilupparla attraverso l’introduzione di software di tracciabilità e reperibilità delle informazioni. I vantaggi dell’automazione sono legati principalmente al raggiungimento di minori costi di produzione. Una maggior quantità di particolari da produrre giustifica investimenti in automazione più consistenti, che determineranno poi un abbassamento dei costi del prodotto, una maggiore ripetibilità delle procedure di lavorazione e anche una maggior possibilità di reperire informazioni legate al processo di produzione». •

Il gruppo Balzarin ha sede a Verona www.balzarin.it

spessori e ottenendo materiali molto precisi con dimensioni stabili e resistenza meccanica elevata». L’azienda nasce con una specializzazione nella costruzione di attrezzature in favore dei clienti ma le mutate esigenze di mercato hanno determinato una riorganizzazione interna: «La crescente esigenza di aumentare e gestire la precisione dei componenti stampati ha di fatto condotto l’azienda a produrli internamente. Abbiamo dapprima avviato una nuova realtà specializzata nella realizzazione di stampaggi in Ungheria che ha ottenuto sempre maggiori margini di produzione e inaugureremo un nuovo stabilimento in Italia, in cui prenderanno il via la produzione di pezzi stampati. Sono aumentate le richieste di mercato e la riduzione del costo della manodopera non incide più così gravemente nei processi produttivi dal momento che viene a essere soppiantata dall’introduzione di automazione. Proprio questa circostanza ha consentito l’avvio della produzione anche in Italia nel nuovo stabilimento a Verona». Il gruppo Balzarin ha fatto dell’innovazione tecnologica una vera sfida tanto da aver anticipato alcune delle principali evoluzioni avvenute nel settore industriale: «L’azienda ha investito negli ultimi quindici anni notevolmente in ricerca e sviluppo. L’implementazione dei nuovi processi - spiega il responsabile del gruppo Paolo Balzarin - è stata resa possibile grazie

I PLUS DEL GRUPPO Il principale settore in cui trovano applicazione i prodotti realizzati dal gruppo Balzarin è quello delle pompe centrifughe in acciaio inox. È soprattutto in questo settore ad essere particolarmente richiesta la precisione, ottenuta spesso con la rilavorazione dei pezzi stampati di lamiera. «Normalmente i nostri clienti stampano questi particolari però non in maniera sufficientemente precisa, quindi li rilavorano asportando truciolo riducendo gli spessori. Noi, invece, riusciamo a gestire lo spessore attraverso lavorazione a freddo ottenendo lamiere tramite un processo di stampaggio con spessori variabili». La società tra qualche mese otterrà la certificazione Iso 9000 e introdurrà sistemi di stampaggio robotizzati. Attualmente è impegnata nello studio di materiali innovativi da impiegare nella deformazione della lamiera.


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Mantenere la competitività di Luana Costa

I

l settore industriale negli ultimi anni si è modificato sensibilmente: la riduzione dei budget, l’abbattimento dei costi e un organico sempre più in diminuzione hanno richiesto risposte e consegne sempre più veloci. Le aziende però sono riuscite a conservare un’alta qualità dei prodotti offerti monitorando i costi e mantenendo la competitività sui mercati. È questa la strategia adottata da OMC, azienda con una consolidata esperienza nel settore dei controlli dei processi. «Abbiamo ampliato la gamma dei prodotti per poter ottemperare alle richieste dei nostri clienti e in tal modo siamo riusciti a soddisfare la maggior parte delle esigenze dei clienti nei più svariati settori industriali e civili - spiega Davide Pollastri, responsabile aziendale -. È, in particolare, il reparto R&D, con l’ausilio dei più avanzati programmi di progettazione a consentirci di soddisfare le più svariate richieste in accordo alle esigenze del controllo di processo dei vari impianti. Per essere sempre più presenti sul mercato internazionale, la nostra azienda ha reinvestito buona parte degli utili nell’innovazione tecnologica. L’acquisto di banchi prova di ultima generazione direttamente collegati al sistema gestionale, lo skid di prova appositamente studiato per lo sviluppo di nuovi prodotti, l’ampliamento del reparto produttivo con la

LE AZIENDE INDUSTRIALI HANNO DOVUTO FARE I CONTI CON ENORMI CAMBIAMENTI E SONO RIUSCITE AD AFFRONTARLI GARANTENDO RISPOSTE E CONSEGNE SEMPRE PIÙ VELOCI. L’ESPERIENZA DI DAVIDE POLLASTRI DI OMC

oltre che una serie di strumenti per l’automazione. La comprovata esperienza dei nostri tecnici e la profonda conoscenza dell’impiantistica ci consentono inoltre di progettare e realizzare impianti di processo industriali secondo la formula chiavi in mano. Tutta la struttura interna OMC è appositamente studiata e calibrata per offrire al cliente la massima qualità e assistenza dall’acquisto all’installazione e messa in opera dei nostri stru-

UN SERVIZIO COMPLETO Il sistema di qualità in azienda è il risultato della correlazione tra fornitori selezionati e la logica con cui viene effettuato il controllo dei materiali sia all’ingresso, a campionatura per le materie prime e i componenti, che durante le varie fasi della produzione, il che significa essenzialmente impegno umano e investimento in macchinari e strumentazioni di controllo. I fornitori vengono selezionati accuratamente in modo da assicurare solo e sempre componenti di comprovata affidabilità. Attivo nella società è un “service department” i cui addetti, oltre a risolvere via telefono la maggior parte dei problemi del cliente, sono sempre disponibili per un pronto intervento sul luogo.

creazione di una nuova area di assemblaggio per aumentare la capacità di produzione sono un chiaro esempio della nostra volontà di crescere». Presente dal 1976 nel mercato dell’automazione e strumentazione pneumatica ed elettropneumatica per il controllo di processo, OMC è oggi una delle maggiori società europee operanti nel settore. «La nostra produzione – precisa Davide Pollastri - comprende una vasta e completa gamma di valvole di regolazione a globo

menti. La gamma di valvole di regolazione a globo è sempre in evoluzione e l’obiettivo principale resta quello di ampliare il reparto produttivo e il range di prodotti al fine di poter competere con i big player sul mercato internazionale». I principali settori di riferimento per la Omc riguardano gli impianti chimici, i petrolchimici, le applicazioni criogeniche e gli impianti ad olio diatermico. «L’Italia al momento è ancora il nostro mercato di riferimento – conferma il responsabile

UN BILANCIO POSITIVO

Il 2017 si è chiuso con un fatturato in aumento del 12 per cento rispetto al 2016 e il 2018 sta rispettando un trend di crescita in linea con l’anno precedente aziendale - anche se con l’ausilio di uffici commerciali in Spagna e negli Stati Uniti e di partner a livello mondiale ci stiamo affacciando sempre più sul panorama internazionale. Le differenti esigenze nei singoli mercati richiedono una profonda conoscenza delle normative di riferimento e relativi applicativi, di conseguenza non esiste un prodotto standard, bensì prodotti con specifiche caratteristiche di impiego». Caratteristica principale dell’azienda sono le infinite soluzioni di modelli, opzioni e scale disponibili, anche fuori standard, per risolvere qualsiasi problema e soddisfare pienamente le esigenze del cliente. Inoltre, i tempi di evasione degli ordini sono estremamente contenuti grazie al modello organizzativo interno a doppia velocità tramite il quale la produzione viene suddivisa in due linee di lavoro: una per gli ordini programmati e l’altra per le urgenze specifiche. Settore centrale nella strategia OMC è poi la progettazione. «I nostri progettisti, in diretto contatto con i responsabili tecnici, eseguono un monitoraggio costante delle esigenze di mercato al fine di produrre lo studio mirato di nuove soluzioni e lo sviluppo continuo dei prodotti esistenti. Fatti non parole. La solidità e l’affidabilità di un’azienda nel tempo non si misurano solamente dal trend

positivo del fatturato, ma anche e soprattutto dalla fiducia espressa dal Mercato. Ad oggi OMC, può infatti contare su un pacchetto clienti superiore alle 2000 unità in continuo aumento». Il 2017 si è chiuso con un fatturato in aumento del 12 per cento rispetto al 2016 e il 2018 sta rispettando un trend di crescita in linea con l’anno precedente. «Siamo pronti per le sfide future. Ci stiamo strutturando sempre più per soddisfare le nuove esigenze di mercato con estremo dinamismo». • OMC Valves ha sede a Cassina dè Pecchi (Mi) www.omcvalves.com


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Modelli d’impresa

di Patrizia Riso

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opo la crisi del 2009, sono tante le aziende ad avere compreso che il segreto per riconquistare il mercato era, allora come oggi, continuare a puntare sulla qualità del processo produttivo, in tutte le sue fasi. Il settore relativo alla progettazione, realizzazione e installazione di impianti per il trattamento termico di componenti metallici, data la sua applicabilità a diversi settori dall’edilizia all’aeronautica, riesce a far emergere alcuni casi specifici. La Cieffe Thermal Systems lavora nel campo del trattamento termico di componenti metallici da oltre 30 anni consolidandosi come marchio a livello internazionale grazie all’intervento di un gruppo di investitori esteri. Oggi infatti dalla provincia di Treviso, oltre l’80 per cento della sua produzione è rivolto al mercato estero e in particolar modo a quello tedesco e francese dove sono stati installati oltre la metà dei suoi impianti corrispondente a circa 1000 unità. «Produciamo forni di diverse tipologie e tecnologie e siamo molto attenti all’innovazione tecnologica»: l’ingegnere Gianluca Bacolini, Ceo di Cieffe Thermal Systems, comincia così a raccontare un approccio aziendale che punta a una continua crescita ed espansione strutturale. «Non abbiamo una produ-

Trattamento termico ad approccio green L’INGEGNERE GIANLUCA BACOLINI RACCONTA COME STA CAMBIANDO LA PRODUZIONE DI FORNI PER TRATTAMENTO TERMICO, TRA UNA NECESSARIA ATTENZIONE ALL’IMPATTO AMBIENTALE E GLI SVILUPPI IN AMBITO AUTOMOTIVE

zione a catalogo ma lavoriamo a commessa. Abbiamo un’area tecnica che si occupa di sviluppare nuovi prodotti total-

mente personalizzati. Ogni tipologia di impianto ha delle caratteristiche di base, per cui ogni prodotto viene disegnato a partire da un progetto standard che poi viene customizzato rispetto alle specifiche richieste e necessità del cliente riguardanti ad esempio dimensioni, prestazioni e altri elementi». Una produzione tutta italiana che avviene nello stabilimento di Colle Umberto. Dalle vicine aziende venete proviene anche la maggioranza delle componenti: «il made in Italy ha ancora la sua importanza. Noi tendenzialmente produciamo tutto in Italia, non solo perché ci crediamo, ma anche perché questo approccio ci permette di avere un controllo assoluto sul prodotto e ci rende certi che sia totalmente conforme agli standard qualitativi». Innovazione e qualità e si affermano come parole chiave di una vision determinata dall’informatizzazione e impostata sulle conquiste dell’industria 4.0. «L’impianto viene integrato con la digitalizzazione, con l’obiettivo di avere un monitoraggio e un feedback continuativo del funzionamento della macchina e delle sue performance, secondo le specifiche di ogni progetto. L’opera di efficientamento comporta anche la manutenzione predittiva che, prevedendo i possibili guasti, li riduce aumentando la produttività degli impianti». Si interviene prima per evitare che si presentino problematiche in futuro. «Così si risparmia nel lungo termine facendo in modo che l’impianto svolga la sua funzione con alte performance, per un periodo di tempo più lungo». Rendere un impianto più efficiente significa anche te-

nere in massima considerazione l’ambiente, riducendo le emissioni di Co2 con l’installazione di sistemi efficienti dal punto di vista energetico. «Una quota significativa del nostro budget è dedicata alla ricerca di soluzioni tecniche per migliorare i processi e l’affidabilità dei nostri impianti. L’obiettivo è generare sistemi avanzati, che possano produrre in maniera autonoma, con una costante diminuzione dei costi operativi e delle emissioni in atmosfera». Avere un approccio green è oggi fondamentale. «Da un lato, le direttive costringono le aziende a ridurre le emissioni inquinanti dal momento che nel nostro settore si lavora con sostanze che esigono un’attenzione rigorosa dal punto di vista ambientale. Dall’altro oltre l’impatto normativo ed etico, c’è anche un effetto economico di lungo termine che crea un circuito virtuoso». Il futuro è green anche rispetto al settore automotive con la diffusione dei motori elettrici. «Sicuramente avrà un impatto sul nostro settore perché modificherà i volumi e le tipologie di lavorazione di componenti che cambieranno con l’introduzione massiva del motore eletCieffe Thermal Systems si trova a Colle Umberto (TV) - www.cieffe.it

trico. Di conseguenza anche gli impianti di trattamenti termici dovranno adeguarsi a tali cambiamenti tecnologici. Il mercato è ancora in fase di assestamento e molto dipende dalle soluzioni, dai tipi di materiale e da quali standard si dimostreranno vincenti. È ancora complesso quindi controllare e prevedere come la situazione evolverà nello specifico, ma stiamo già studiando per riuscire ad essere all’avanguardia anche in questo campo e assicurarci un necessario vantaggio competitivo». •


Industria • Novembre 2018

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La crisi superata

di Luana Costa

IL SETTORE MECCANICO, NEGLI ULTIMI ANNI, HA ASSISTITO A UNA FASE DI RIPRESA. LE AZIENDE HANNO EFFETTUATO INVESTIMENTI PER MIGLIORARE LE ATTREZZATURE E LA FORMAZIONE DEL PERSONALE. NE PARLIAMO CON GIANFRANCO GALVANI

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n netto miglioramento si è avvertito nel settore meccanico negli ultimi due anni. La crisi è ormai alle spalle e la crescita ha investito progressivamente sia i livelli di produzione che di manutenzione degli impianti. Samu è un’azienda che aveva fortemente risentito della crisi ma nella veste di società di costruzione, servizi, manutenzione, specializzata nella costruzione di vari macchinari, è riuscita a riemergere in fretta, non a caso ha sentito la necessità di aumentare il numero di personale per far fronte alle richieste di prestazioni. Grazie alla professionalità dei dipendenti, è riuscita a soddisfare le richieste dei propri clienti aumentando il numero di macchinari di produzione, manutentando i macchinari già produttivi, trasferendo alcuni macchinari e automatizzando gli impianti con l’implementazione di robot antropomorfi o cartesiani. «Siamo un’azienda piacentina con oltre vent’anni di esperienza nel settore dei macchinari per fresatura del metallo - spiega Gianfranco Galvani, responsabile aziendale -. Forniamo un servizio completo e altamente professionale a tutti i nostri clienti. Possiamo a buona ragione ritenerci un’azienda di riferimento per le lavorazioni medio pesanti su centri di lavoro e nel corso degli anni ci siamo specializzati nella riparazione, installazione, au-

Samu ha sede a Piacenza www.samuservice.com

LE PROSPETTIVE

Per il 2019 abbiamo già consolidato una fornitura di centri di lavoro e in futuro la società inserirà in organico nuove figure professionali al fine di migliorare i tempi di risposta tomazione, ma anche progettazione di macchine utensili e nell’integrazione di sistemi». L’orizzonte internazionale a cui l’azienda ha sempre rivolto il suo sguardo è stato ciò che l’ha spinta ad aprirsi a collaborazioni che l’hanno portata a contribuire alla creazione del centro tecnologico di Piacenza, un centro di formazione all’avanguardia. «Il numero crescente di clienti sparsi sul territorio italiano ed europeo ha consentito alla nostra società di ricevere continue richieste grazie anche al passaparola che, in momenti come questo, in cui il mercato è in un fermento dettato dalle condizioni di sgravi fiscali e aiuti finanziari, ci ha portato ad acquisire nuove commesse. La nostra professionalità nel settore della macchina utensile ci ha infatti consentito di acquisire clienti in Cina, in India, nei paesi Arabi e in Europa. In questi mercati offriamo, vendiamo, manutentiamo macchine per

aziende aeronautiche, meccaniche di precisione, automotive sia di grandi dimensioni che di piccola entità. Questo variegato mercato ha portato all’azienda enormi soddisfazioni di carattere finanziario. Il 2017 e l’inizio del 2018 si sono chiusi favorevolmente mostrando ottime prospettive

di lavoro. Per il 2019 abbiamo già consolidato una fornitura di centri di lavoro e per il futuro la società, che già conta un nutrito gruppo di dipendenti professionalmente preparati, inserirà nuove figure da affiancare al fine di migliorare i tempi di risposta. Ciò si ripercuoterà su una migliore immagine aziendale nel futuro». Fin dalla fondazione della società, risalente al 1987, Samu ha saputo crescere e imporsi nel settore dei macchinari per fresatura metallo a Piacenza, un settore dominato da aziende internazionali. In questi anni ha poi saputo accrescere la sua esperienza, tramutandola in efficienza, professionalità e qualità, che l’hanno portata a raggiungere il livello di quelle aziende internazionali a cui guardava quando è nata. Oggi la Samu Commerciale è diventata un punto di riferimento sia a livello nazionale che mondiale, il fiore all’occhiello di Piacenza e provincia. Dalle riparazioni e l’assistenza sui prodotti Mandelli, l’azienda si è spinta oltre, fino ad arrivare a collaborare con colossi mondiali come Siemens, da cui è nato il centro tecnologico di Piacenza. «I nostri centri di lavoro godono di una grande flessibilità nella costruzione, fornendo il massimo della produttività nel minor spazio di occupazione del suolo. È per questo che, sulla base delle esigenze del cliente, vengono realizzati studi di dimensioni e automazioni appropriate. La nostra società fornisce servizi di riparazione telefonica o diretta con tecnici specializzati elettronici, meccanici, programmatori e softwaristi. Questi servizi sono supportati in azienda da tecnici posti nei vari servizi. Altro settore di cui si fregia la nostra società è un fornito magazzino di ricambi per macchine utensili, meccaniche, elettroniche e a controllo numerico. Oltre a questo disponiamo di un reparto di riparazione elettronico fornito di schede con un servizio di scambio che ha consentito la riduzione dei tempi di fermo impianto». •

SERVIZI VARIEGATI Samu Commerciale, azienda che opera nel settore dei macchinari per fresatura metallo a Piacenza, offre in realtà anche tanti altri servizi. L’azienda è infatti anche specializzata nell’installazione, automazione e riparazione di macchine utensili, nella loro progettazione e nell’integrazione di sistemi. Le lavorazioni medio pesanti su centri di lavoro sono il punto focale dell’azienda che nel corso degli anni ha anche sviluppato capacità nel campo del retrofit delle macchine utensili. Dalla sua fondazione ad oggi, l’azienda ha ampliato i suoi servizi, arrivando anche a commercializzare quelle stesse macchine. L’integrazione dei processi orientati all’automazione industriale e di processo è stata la chiave di svolta per Samu Commerciale, diventata oggi un punto di riferimento per tutto il settore.


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Mercati

Parola d’ordine: innovare

di Luana Costa

NEL MERCATO INDUSTRIALE SI ASSISTE AD UN CAMBIO DI PARADIGMA PER CUI LE AZIENDE NON SI LIMITANO A SODDISFARE LE RICHIESTE DEI CLIENTI MA DIVENTANO VERI E PROPRI PARTNER. NE PARLIAMO CON CANZIO NOLI

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na storia aziendale che rappresenta il paradigma dell’evoluzione dei tempi e che dell’evoluzione è stata più protagonista che spettatrice passiva. Italcoppie nasce nel 1978 da una felice intuizione di Canzio Noli e fin dall’inizio si è dedicata alla produzione di sensori di temperatura. «La nostra azienda celebra quest’anno il quarantennale dalla nascita - rammenta il titolare -. In quarant’anni il settore è cambiato moltissimo sia in termini dimensionali che in termini tecnologici e commerciali. Il fatturato è cresciuto in maniera esponenziale: alla nascita abbiamo raggiunto trenta milioni di lire mentre entro la fine di quest’anno toccheremo quota venti milioni di euro. Una crescita aziendale che si riflette anche nel progressivo aumento dei clienti, oggi circa 120». Come si è evoluto il settore nel corso degli anni? «È cambiato moltissimo, in effetti.

Nel settore siamo riusciti ad affermarci diventando i numeri uno a livello nazionale e confermandoci tra i primi anche a livello europeo. La crescita è consistita nella capacità di creare progressivamente spazi e occupare sempre maggiori segmenti di mercato. La nostra attività si è storicamente rivolta alle grandi aziende petrolchimiche e siderurgiche ma alla fine degli anni Ottanta si era già capito che il mercato si dirigeva verso l’affermazione dell’industria leggera: alimentare, farmaceutica, elettromedicale, plastica, packaging. Ed è in questa direzione che ci siamo convertiti ottenendo i migliori risultati. Nel precedente settore in cui operavamo esisteva un rapporto diverso tra cliente e fornitore, molto tradizionale. Era il cliente, sulla base delle sue esigenze, a fornire le specifiche del prodotto da realizzare. Noi abbiamo, invece, cercato di innovare prodotto e processo cercando soluzioni nuove indirizzate a industrie dimensionalmente più piccole e quindi più agili in termini decisionali». In che modo i vostri prodotti vi contraddistinguono sul mercato? «È stata la progressiva affermazione dell’elettronica a modificare il mercato riducendo i costi e rendendo, al contempo, più accessibile il sensore di temperatura. Noi ci occupiamo specificamente di quelli che emettono un segnale elettrico legato alla temperatura ed è un mercato in continua crescita. Anche in una fase di bassa congiuntura continua a crescere perché cresce l’elettronica come segmento produttivo e le necessità ad esso legato di produrre sensori.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE La Italcoppie è un’azienda che nasce italiana ma comincia ad affacciarsi negli anni duemila al mercato internazionale. Con il trascorrere del tempo inizia a crescere a cifra doppia affermandosi come azienda leader in Italia e in Europa. «In Italia attualmente si assiste ad una polverizzazione di questo genere di attività - spiega il titolare Canzio Noli -. I nostri concorrenti sono sessanta complessivamente e noi siamo nettamente i più grossi e anche i più capaci di evolvere ma la concorrenza è estremamente frammentata e localizzata».

La temperatura è la misura più diffusa. Se si pensa, ad esempio, che solo un’utilitaria dispone a bordo di dieci sensori minimo di temperatura mentre le auto di classe possono arrivare ad averne a bordo anche trenta. E paradossalmente noi abbiamo iniziato a crescere proprio nel periodo di bassa congiuntura. A partire dal 2009, anno orribile dell’economia mondiale, da allora abbiamo iniziato a triplicare il nostro fatturato e le proposte innovative si sono progressivamente fatte largo. Questa circostanza ci ha consentito di internazionalizzare il prodotto. Attualmente esportiamo circa la metà di quello che produciamo». L’azienda ha puntato molto sull’innovazione, quali strategie di investimento ha adottato? «Innovare i prodotti e l’intero processo produttivo è stata la chiave di volta di questo sviluppo che ha consentito di realizzare articoli nuovi con una qualità crescente e a prezzi stabili se non addirittura ridotti. Gli investimenti hanno avuto inizio alla fine degli anni Novanta grazie a uno stanziamento statale che ha finanziato circa il 40 per cento del nostro fatturato. In un solo anno investire la metà di quel che si fattura è una circostanza straordinaria ed è attraverso quel finanziamento che abbiamo realizzato investimenti enormi. Questo ci ha consentito di riposizionarci sul piano competitivo in termini di qualità e di costi interni». Quali sono stati i miglioramenti apportati sui prodotti?

Canzio Noli, titolare della Italcoppie di Malagnino (Cr) - www.italcoppie.it

«Sostanzialmente abbiamo rifiutato di accettare come base di partenza delle nostre attività le specifiche richieste del cliente, un sistema per la verità ancora oggi molto in voga. Il nostro mercato è costituito per lo più da clienti che richiedono prodotti specifici a cui i fornitori rispondono con un determinato prezzo e tempo di realizzazione. Questa è la prassi, ciò che noi abbiamo contribuito a cambiare sono i comportamenti dei clienti: non pretendiamo di sapere solo le abitudini ma soprattutto le loro esigenze. È questa differenza che ha reso possibile questa marcia in più ed è a questo punto che il cambiamento si radica trasformando il cliente in partner. Non si assiste più alle gare alla conquista di maggiori clienti ma ci si assesta progressivamente sul concetto di azienda mono-fornitore». •


Industria • Novembre 2018

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on un team multigenerazionale, composto per oltre il 65 per cento da giovani, e dotato di competenze tecniche sempre aggiornate, A.I.erre Engineering è una società di ingegneria fondata nel 1982 a Parma, e da allora continua a realizzare molti progetti in differenti campi dell’ingegneria civile, dimostrando versatilità e competenze capaci di rispondere alle richieste di committenti pubblici e privati. Professionisti di provata esperienza coordinano un team di eccellenze per

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Ingegneria versatile CON IMPORTANTI PROGETTI ALLE SPALLE, A.I.ERRE ENGINEERING DA OLTRE TRENT’ANNI OFFRE IL SUO SUPPORTO IN OPERE PUBBLICHE E PRIVATE SIA SUL TERRITORIO NAZIONALE, CHE ALL’ESTERO garantire la condivisa attenzione alla qualità, mission aziendale e metro con cui la società realizza i propri progetti. A.I.erre opera nel settore della

progettazione civile, industriale e delle infrastrutture, nonché della direzione lavori, del coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e nell’assistenza tecnica sia nella fase di progetto che di realizzazione, fornendo anche prestazioni di consulenza specialistica. L’approfondita preparazione tecnica e le capacità di management hanno permesso ad A.I.erre Engineering di lavorare regolarmente con alcune tra le maggiori imprese di costruzione italiane come Unieco, Condotte, Pizzarotti, Martini Prefabbricati, Bonatti, Bentini, Cmb, Coopsette, Rdb e con importanti realtà come Ferrari, Parmalat, Pioneer, Decathlon, Gea, Barilla e Chiesi Farmaceutica. A.I.erre è anche qualificato come fornitore di A.I.erre Engineering si trova a Parma www.aierre.com

servizi d’ingegneria per Snam – Rete Gas, Ferrovie dello Stato, Metropolitana Milanese, Anas, Gruppo Iren Energia e presso Autority Europee come Efsa, Eui ed Enisa. Il primo obiettivo dell’azienda è quello di offrire un servizio d’ingegneria completo, in grado non solo di tracciare le fasi preliminari di un progetto, ma di eseguirlo e condurlo anche nelle fasi successive, fino al completamento, senza mai trascurarne la supervisione dei lavori e i collaudi. I servizi offerti sono conformi agli standard e alle specifiche della Uni En Iso 9001:2015 e ai requisiti di legge, regole, norme, dei paesi in cui vengono svolti, cercando inoltre di renderli compatibili con i bisogni ambientali, di salute e sicurezza. Grazie alla sua straordinaria professionalità e alla qualità dei propri servizi, A.I.erre ha sviluppato progetti di successo anche all’estero, lavorando in Austria, Croazia, Polonia e Romania ma anche in Kazakistan, Tagikistan, Russia, Sud Sudan, Algeria, Tunisia, Rep. Dem. Del Congo e Camerun La collaborazione con Enti ed Amministrazioni, inoltre, ha consentito la realizzazione di importanti opere pubbliche come il ponte Strallato di Parma e di viadotti sulla Salerno-Reggio Calabria. • Andrea Mazzoli


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Ambiente

Traiettoria virtuosa nella gestione dei rifiuti

di Giacomo Govoni

È LA PRINCIPALE BATTAGLIA CHE IL NUOVO MINISTRO DELL’AMBIENTE SERGIO COSTA INTENDE PORTARE AVANTI, PER FAVORIRE LA TRANSIZIONE DEL NOSTRO PAESE DALLA LOGICA DELLO SPRECO A UN MODELLO DI SVILUPPO VERDE E CIRCOLARE

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ispense di acqua alla spina e una borraccia in alluminio riciclato in dotazione a tutti i dipendenti, per mandare in soffitta migliaia di bottigliette di plastica usa e getta. Con questo atto, simbolico ma concreto, lo scorso 4 ottobre il Ministero dell’ambiente ha varato l’era “plastic-free”, primo passo della campagna #IoSonoAmbiente lanciata da Sergio Costa sin dal suo insediamento al dicastero. «Una piccola, grande rivoluzione», l’ha definita nel giorno del battesimo il nuovo ministro, che della riduzione dei rifiuti intende fare una stella polare di mandato. «Proprio per questo – annuncia Costa - stiamo lavorando a due grandi leggi per ridurre la plastica monouso e degli imballaggi: l’una, che ci piacerebbe chiamare “SalvAmare” e di fatto anticiperà la direttiva europea contro la plastica monouso. L’altra prevede agevolazioni sia per gli imprenditori che scelgono di ridurre gli imballaggi sia per i consumatori che riempiranno il carrello con prodotti più sostenibili». Intanto conforta l’ultimo rapporto di Legambiente, secondo cui il nostro Paese avrebbe imboccato una traiettoria virtuosa nella gestione dei rifiuti, specie nel campo della raccolta differenziata. A quali ricette state pensando per accelerare ulteriormente su questo fronte? «È arrivato il momento di non puntaSergio Costa, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

re più sull’incenerimento, ma sulla differenziata di qualità e sull’economia circolare, determinante per avvicinarsi gradualmente all’obiettivo “rifiuti zero”. Ridurre i rifiuti significa produrre in modo sostenibile, pensando al fine vita del prodotto. Voglio puntare su un percorso che miri alla riduzione del rifiuto a monte, al riciclo e alla raccolta differenziata. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte: Comuni, Regioni, università, prefetture, associazioni, catene di supermercati, piccole isole, centinaia dei quali hanno peraltro già aderito alla sfida “Plastic free challenge”. Da parte mia, mi sto impegnando per evitare scorciatoie come la termovalorizzazione: ho dato disposizione agli uffici legislativi affinché sia modificato l’articolo 35 dello Sblocca Italia contro cui tantissimi cittadini e comitati si sono battuti». Tra gli obiettivi cardine de suo mandato c’è quello di diminuire le infrazioni di carattere ambientale inflitte all’Italia dall’Ue. Quali sono le più incombenti da rimuovere e attraverso quali strategie? «Il nostro obiettivo è la riduzione delle procedure d’infrazione fino all’azzeramento. Deve essere rilevante l’attività di monitoraggio e risoluzione per migliorare il percorso virtuoso di contrazione delle procedure a carico del nostro Paese. Per incidere maggiormente sulle politiche dell’Unione europea è mia intenzione, secondo quanto previsto dalla legge 234 del 2012, istituire una specifica task force, coordinata dall’ufficio di Gabinetto del ministero con il contributo dell’ufficio legislativo, di un referente per ciascuna direzione generale e, ove opportuno, di un rappresentante delle Regioni coinvolte dalla procedura di infrazione, per seguire ogni passaggio e stabilire una road map con tempi certi per la sua soluzione, anche attraverso l’esercizio del potere sostitutivo». Capitolo Ilva: raggiunta l’intesa sul piano industriale e occupazionale, ora si attende anche una soluzione ambientale nel segno - stando alle sue parole - della decarbonizzazione. A che punto siamo?

LE SFIDE AMBIENTALI

È arrivato il momento di non puntare più sull’incenerimento, ma sulla differenziata di qualità e sull’economia circolare, determinante per avvicinarsi gradualmente all’obiettivo “rifiuti zero «Innanzitutto devo chiarire che all’Ilva di Taranto non ci sono unità che utilizzano il carbone come combustibile: tutti gli impianti, infatti, sono alimentati con gas metano e gas siderurgici, comprese le centrali termoelettriche asservite allo stabilimento. Il carbone in Ilva è una materia prima necessaria per i processi di produzione della ghisa: il problema ambientale dell’utilizzo del carbone, quindi, non è tanto legato alle emissioni climalteranti, dai limitati effetti locali, ma piuttosto, per quel che concerne gli effetti sui cittadini di Taranto, agli inquinanti che si formano principalmente dal processo di produzione dei materiali necessari all’alimentazione degli altoforni, nonché allo stoccaggio del carbone». Quali saranno le prossime tappe di questo percorso e quanto tempo richiederanno?

«Per risolvere queste problematiche sono in corso importanti interventi di ambientalizzazione che contemplano tra l’altro la copertura completa delle aree di stoccaggio del carbone, il rifacimento totale degli impianti di produzione del carbon coke e l’installazione di sistemi di abbattimento degli inquinanti innovativi delle emissioni, ai livelli più bassi consentiti dalle migliori tecniche disponibili. La sostituzione del carbone con altri materiali rappresenta comunque una sfida ambientale tecnologica ed economica alla quale non intendiamo sottrarci: i tecnici del mio Ministero lavoreranno con quelli di Arcelor Mittal per garantire che le varie fasi di aumento della produzione, al più tardi nel 2023, siano accompagnate da percentuali sempre più alte di sostituzione del carbone nel ciclo produttivo». •


Industria • Novembre 2018

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Gestire gli scarti edili LE AZIENDE IMPEGNATE IN QUESTO SETTORE OPERANO ATTRAVERSO MODERNI SISTEMI INFORMATIVI CHE CONSENTONO DI ACCEDERE IMMEDIATAMENTE A TUTTI I DATI UTILI E DI GESTIRE CON SEMPLICITÀ LE INCOMBENZE PREVISTE DALLE NORMATIVE VIGENTI. ECCO UN ESEMPIO D’ECCELLENZA: AMBECO di Luana Costa

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ietro l’insegna Ambeco, termine coniato dalla fusione delle parole “ambiente” ed “ecologia”, c’è una realtà imprenditoriale giovane e dinamica, sorta da una solida tradizione familiare, guidata da persone nate e cresciute a stretto contatto con il mondo della gestione dei rifiuti, che hanno deciso di proseguire con entusiasmo e dedizione il lavoro tramandato dai propri genitori e dai propri nonni. L’azienda opera nel settore logistico- ambientale ed è specializzata nell’intero flusso di raccolta, trasporto e smaltimento. «Ciò che ci contraddistingue è proprio questo spiega con orgoglio Gaspare Chiarelli, titolare della società -: la capacità di aver capitalizzato anni di know how nel settore ambientale costituendo una realtà innovativa e al passo coi tempi. La passione per questo lavoro e

LE PROSPETTIVE L’obiettivo di Ambeco è soddisfare il cliente, rispondendo alle le sue esigenze. Un’organizzazione aziendale flessibile e dinamica consente di imprimere al servizio un elevato livello di personalizzazione, sia nei tempi, con la possibilità di svolgere i servizi anche in orario notturno o festivo, che nelle modalità, con l’utilizzo di mezzi compatti che consentono di raggiungere in modo agevole anche gli spazi più angusti di un centro città. Il 2017 è stato un anno eccezionale per l’azienda, nel corso del quale sono stati sfiorati i quattro milioni di euro di fatturato, con un incremento del 30 per cento rispetto all’anno precedente. E per il 2018, sostanzialmente si rispecchiano i dati del 2017. Il settore conferma quindi le prospettive di crescita, e Ambeco la sua leadership.

l’impegno quotidiano ci permettono di offrire un servizio altamente personalizzato, puntuale e tempestivo, consentendoci di presentare Ambeco come partner affidabile per imprese, aziende, enti pubblici e per tutti quei soggetti che hanno la necessità di smaltire gli scarti delle proprie attività, con la garanzia di un servizio svolto nel pieno rispetto delle normative vigenti e dell’ambiente». Ambeco è specializzata nel servizio di raccolta e trasporto, ad impianti di conferimento autorizzati, di rifiuti speciali prodotti prevalentemente nel settore edile, ad esempio da attività di demolizione, ristrutturazione e costruzione di edifici. E grazie al suo know-how tecnologico, l’azienda è in grado di offrire una soluzione definitiva al problema della gestione dei rifiuti e della tutela ambientale, dalla raccolta-trasporto e smaltimento di rifiuti speciali al commercio di rottami ferrosi e metallici, dalle indagini ambientali e dalla bonifica di amianto e di siti contaminati alle piccole demolizioni edili e alla dismissione di serbatoi e caldaie, per citarne alcuni. «L’esperienza maturata negli anni – prosegue Gaspare Chiarelli - ci consente di affiancare all’attività principale anche altri servizi di cui spesso le imprese possono aver bisogno, ad esempio l’acquisto di rottami ferrosi e metallici, le bonifiche ambientali e di amianto ma anche piccoli interventi di demolizione e scavo e fornitura di materiali edili per il cantiere». Mediamente, Ambeco movimenta circa 50mila tonnellate di rifiuti all’anno. «Il dato interessante è

che questi rifiuti vengono lavorati con lo scopo di inviarli alle proprie filiere del riciclo, come ad esempio quella del legno, della carta e della plastica, dei rottami ferrosi e metallici, destinando così in discarica il minor quantitativo possibile di rifiuto. Per la gestione dei rifiuti speciali pericolosi (ad esempio scarti di pitture e vernici, lane minerali, amianto, oli esausti ed apparecchiature fuori uso pericolose) ci avvaliamo della collaborazione di impianti terzi specializzati di comprovata esperienza. La nostra azienda si occupa prevalentemente del trasporto e lo facciamo nel rispetto delle normative vigenti essendo iscritti e utilizzando attivamente il sistema Sistri». L’azienda si pone come operatore leader di settore, essendo dotata di un va-

sto parco mezzi e container di proprietà che conta quindici autocarri e duecento container scarrabili senza contare i partner, che fanno crescere questi numeri fino a toccare venticinque autocarri e oltre cinquecento container scarrabili. «I nostri punti di forza sono sicuramente la tempestività nel rispondere alle esigenze dei clienti e nell’effettuare i servizi, oltre alla continuità e alla puntualità delle attività offerte e alla personalizzazione in base alle diverse richieste di ogni cliente. Siamo sempre molto attenti alle innovazioni tecnologiche, infatti - aggiunge ancora il giovane Ceo -, la nostra azienda opera attraverso un moderno sistema informativo che consente di accedere immediatamente a tutti i dati utili all’effettuazione dei servizi ai clienti, oltre che a gestire con semplicità le incombenze previste dalle normative vigenti, ad esempio l’emissione dei formulari di identificazione rifiuti e delle schede Sistri e la stampa dei registri di carico e scarico dei rifiuti e molto altro. Inoltre, siamo dotati di un sistema di tracciamento Gps che monitora costantemente l’attività degli autocarri e la relativa posizione, con l’identificazione dell’autista e con la possibilità di scaricare i dati relativi ai tempi di guida e di riposo. Questi strumenti ci consentono di ottemperare facilmente alle prescrizioni delle normative a cui siamo soggetti».• Ambeco ha sede a Milano www.ambecosrl.com

TRACCIAMENTO GPS

Monitora costantemente l’attività degli autocarri e della loro posizione con l’identificazione dell’autista e con la possibilità di scaricare i dati relativi ai tempi di guida e riposo


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Edilizia

Alla ricerca del cantiere perduto NELL’ULTIMO BIENNIO GLI STANZIAMENTI PER OPERE PUBBLICHE E MANUTENZIONE EDILIZIA SONO STATI CONSISTENTI, MA QUELLI EFFETTIVAMENTE SPESI DECISAMENTE MENO. BUROCRAZIA LUMACA E UN CODICE APPALTI DA RIVEDERE NEL MIRINO DEI COSTRUTTORI di Giacomo Govoni

È

caduto sotto i colpi della crisi più di dieci anni fa e ancora non riesce a rialzarsi. Assistendo al calo sistematico di occupati, compreso il 2,7 per cento perso nel primo semestre di quest’anno, e a mirabolanti piani di investimento in opere pubbliche che all’atto pratico finiscono per rilevarsi quasi sempre lettere morte. È lo stato di perdurante fragilità in cui versa il sistema italiano delle costruzioni, notevolmente attardato sulla strada di una ripresa che, in base al quadro tracciato all’assemblea annuale dei costruttori di metà ottobre, appare ancora un miraggio. «Anche quest’anno – sottolinea Gabriele Buia, presidente nazionale Ance - si registra l’ennesimo pesante scollamento tra le previsioni contenute nel Def, che indicavano per il 2018 un aumento della spesa per investimenti per 850 milioni di euro e la realtà, che invece l’ha vista diminuire di 750 milioni di euro. Una forbice di oltre 1,5 miliardi di

Gabriele Buia, presidente Ance

euro che genera pesanti ricadute anche in termini sociali e occupazionali, con 120 mila imprese espulse dal mercato e 600 mila lavoratori in meno, indotto escluso».

leggi di bilancio - sostiene Buia - sono stati stanziati circa 150 miliardi di euro per programmi infrastrutturali e di messa in sicurezza del territorio per i prossimi 15 anni, ma dopo due anni è stato speso solo il 4 per cento di queste risorse». Emblematico in questo senso è il caso del Fondo Investimenti istituito nel 2017 e rifinanziato dalla Legge di

INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI, IL 96 PER CENTO È ANCORA SULLA CARTA A spegnere ulteriormente il sentimento di fiducia e le aspettative di rilancio della filiera del mattone sono la flessione degli investimenti in opere pubbliche di oltre il 50 per cento in 10 anni, un deficit infrastrutturale salito a 84 miliardi di euro e a una spesa corrente aumentata di 330 miliardi di euro. Con il dimezzamento, a cascata, degli stanziamenti destinati dalle amministrazioni locali alla manutenzione delle strade, alla messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e infrastrutture. Senza contare che finora, anche laddove le risorse c’erano, raramente si sono trasformate in cantieri. «Con le ultime

bilancio 2018 per una dotazione complessiva di 83 miliardi di euro fino al 2032: dei 60 miliardi di euro stanziati fino a oggi, secondo Ance ne sarebbero stati spesi solamente 300 milioni, vale a dire lo 0,5 per cento. Una paralisi allarmante, che i costruttori imputano principalmente agli adempimenti e alle procedure amministrative che ingessano la macchina amministrativa italiana. «Solo per la fase che va dalla progettazione preliminare a quella esecutiva – lamenta il numero uno di Ance ci vogliono in media oltre 4 anni, ma per un’opera sopra i 100 milioni si arriva addirittura a 15 anni. È la burocrazia la madre di tutti i mali, in nessun altro Paese al mondo occorre tutto questo tempo per avviare un cantiere pubblico».

SBLOCCARE I LAVORI E STOP A “DERBY” TRA PICCOLI E GRANDI OPERE Sotto questo aspetto, i correttivi apportati a inizio 2018 al Codice appalti avrebbero dovuto dare impulso al settore, accelerando la realizzazione dei cantieri e le iniziative di recupero edilizio. Alla prova dei fatti invece, il nuovo testo avrebbe solo aggiunto linee guida confuse e difficilmente applicabili al comparto dei lavori pubblici e «reso impossibile la gestione del contratto, spargendo un clima di sospetto su ogni accordo tra la stazione appaltante e l’impresa», rincara Buia. Ritenendo, viceversa, che la strada più rapida per uscire da questa stagione di stallo sia ridefinire il Codice appalti con un’articolazione più snella, con un regolamento attuativo in cui far confluire le linee guida Anac. E soprattutto, con una suddivisione più chiara e circoscritta delle competenze e delle funzioni in capo a ciascun ente. «Il Cipe deve solo programmare e assegnare le risorse alle opere – afferma Buia - il Consiglio superiore lavori pubblici deve esprimersi obbligatoriamente sui progetti superiori a 200 milioni di euro e la Corte dei Conti si deve concentrare sulla programmazione e sull’operato delle amministrazioni, come avviene in quasi tutti gli altri Paesi europei». Parallelamente, è necessario secondo Ance che il Governo proceda al varo di un pacchetto di misure sblocca cantieri che intervenga tra le altre cose sui limiti del subappalto, garantisca una più corretta applicazione dei criteri di aggiudicazione delle gare e si occupi di migliorare la qualificazione Soa. Adottando una nuova visione che ponga la messa in sicurezza e lo sviluppo del sistema infrastrutturale sullo stesso piano e non in competizione. «Non possiamo assistere – conclude Buia - a un derby tra grandi e piccole opere. Non è quello che occorre al Paese e che i cittadini ci chiedono». •


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Edifici 4.0: aumentano le case intelligenti

di Francesca Druidi

LA CAPACITÀ DI ACQUISIRE, PROCESSARE E GESTIRE LE INFORMAZIONI COSTITUIRÀ IL CUORE DELLA DIGITAL BUILDING. MA PRIMA OCCORRERÀ DARE UNA SCOSSA AL COMPARTO DELLE COSTRUZIONI. IL PUNTO DEL PRESIDENTE DI ANIE GIULIANO BUSETTO

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l futuro dell’abitazione è dietro l’angolo, con abitazioni sempre più intelligenti, sicure e connesse. Digitalizzazione, connettività, integrazione sono gli elementi che delineano i nuovi edifici, rispondendo all’esigenza di utenti sempre più proattivi che richiedono ambienti tecnologicamente adeguati, in grado di soddisfare una nuova domanda sul versante energetico, sociale e culturale. In questo scenario in così rapida evoluzione, le tecnologie rappresentate dalle aziende aderenti ad Anie (Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche con 1300 aziende associate, 468mila addetti e 74 miliardi di fatturato aggregato) sono esemplificative del modo con cui oggi si cerca di rispondere, in modo trasversale, a tutte le esigenze emergenti. A fare il punto della situazione sullo smart building è il presidente Giuliano Busetto. Qual è, in base ai dati a vostra disposizione, l’andamento del mercato delle tecnologie elettriche ed elettroniche per l’edificio moderno nel nostro Paese? «Veniamo da un decennio di profonda debolezza per il mercato delle costru-

Giuliano Busetto, presidente Anie, Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche

zioni, seppure ultimamente siano emersi alcuni segnali importanti di recupero. Anche per le nostre tecnologie elettrotecniche ed elettroniche rivolte al building, questo quadro di graduale ripresa si è tradotto, nel 2017, con un incremento del fatturato del 3,9 per cento». Un edificio moderno e smart deve puntare a sicurezza, comfort e risparmio energetico attraverso l’integrazione sempre più spinta di tutti i sistemi e impianti ad alto tasso di automazione. A che punto è lo Smart building in Italia? In quale segmento si sta registrando maggiore sviluppo? «Grazie alle nuove indicazioni comunitarie in materia di efficienza energetica degli edifici, la dotazione tecnologica nel building sta incrementando e, con essa, anche gli standard di sicurezza sono cresciuti. È importante considerare che il settore delle costruzioni, per le sue peculiarità così come per un sistema di filiera molto complesso, impiega maggior tempo, rispetto ad altri comparti, ad acquisire e a far propri i cambiamenti che l’innovazione necessariamente porta. Tuttavia, se consideriamo le nuove costruzioni, arrivano segnali incoraggianti che ci confermano come, in questi ambiti, l’offerta di tecnologia disponibile sia già elevata. La vera sfida riguarderà l’intervento in ottica smart sul

patrimonio immobiliare già esistente, per il quale sarà necessario molto tempo: basti pensare che il 60 per cento degli edifici esistenti ha più di 40 anni, mentre l’80 per cento è stato costruito prima degli anni Novanta». Quali sono attualmente le tecnologie più promettenti nell’ambito della gestione energetica, misurazione dei consumi, illuminazione e sistemi di riscaldamento e raffreddamento? «Le tecnologie più promettenti sono quelle che puntano sulla digitalizzazione e che sono nativamente in grado di acquisire e gestire dati in maniera intelligente ed efficiente. Non

parliamo solo di risparmio energetico in senso stretto, ma di gestione smart a tutto tondo di consumi ed energia. Coerentemente con questa nuova visione, anche la recente revisione della normativa comunitaria sull’efficientamento energetico degli edifici, oltre a riconoscere il valore aggiunto della domotica e della building automation per una gestione energetica ottimale, individua tra i parametri dell’edificio moderno un alto livello di digitalizzazione e di gestione e acquisizione di dati». Le prospettive per la casa intelligente sono enormi, quali frontiere identifica? «Si tratta di una vera e propria rivoluzione: un nuovo modo di pensare e vivere gli spazi domestici che promette importanti cambiamenti anche sul fronte sociale e infrastrutturale. Semplicemente, le case intelligenti cambieranno il modo e il luogo in cui viviamo. Per noi l’edificio del futuro è 4.0 e il mondo delle costruzioni subirà la stessa rivoluzione che oggi è toccata all’industria. La connettività diffusa e la domotica trasformeranno case, uffici e ospedali in strutture smart contenute all’interno di città sempre più intelligenti». Quali restano le possibili criticità e sfide dello smart building, anche nell’integrazione con lo spazio urbano circostante? «Di sicuro, il maggior ostacolo da superare è riconducibile a un approccio troppo tradizionale e conservativo che, ancora oggi, sta caratterizzando il comparto delle costruzioni e che, per essere superato, necessiterà di una semplificazione della filiera che, come dicevamo, attualmente è ancora troppo complessa. Per portare avanti un reale percorso di digitalizzazione degli edifici, sarà essenziale disporre di un sistema integrato, affidabile e pervasivo di gestione dei dati. Per questa ragione, la creazione di reti adeguate allo sviluppo della città del futuro resta una priorità». •


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Edilizia

L’energia positiva del Klimahouse LE ALTERNATIVE ECOSOSTENIBILI PER COSTRUIRE CI SONO E DAL 23 AL 26 GENNAIO TROVERANNO A BOLZANO LA CORNICE PERFETTA PER ESSERE VALORIZZATE. ATTRAVERSO SOLUZIONI TECNICHE ALL’AVANGUARDIA E IL RACCONTO VISIONARIO DELL’ARCHITETTO RAU di Giacomo Govoni

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veva incantato il pubblico del Klimahouse nel 2013, con un’interessante conferenza sul tema dell’economia circolare nell’edilizia. Ci riproverà tra qualche mese, presentando un focus sul futuro dei materiali filtrato dal suo sguardo visionario. A sei anni dalla sua ultima apparizione in terra altoatesina, l’architetto olandese Thomas Rau tornerà a Bolzano in veste di relatore d’eccezione di Klimahouse 2019, che si svolgerà a Bolzano dal 23 al 26 gennaio. Inventore dello slogan “Viviamo in un momento in cui cerchiamo di economicizzare l’ecologia e invece dovremo ecolocizzare l’economia”, sarà lui il volto copertina della prossima edizione della fiera di riferimento nazionale per il mondo della sostenibilità ambientale applicata alle costruzioni. Una rassegna che ogni anno dimostra come nell’edilizia esistano una serie di alternative economiche e tecniche in grado di garantire un notevole risparmio energetico. «Edizione dopo edizione – afferma Thomas Mur, direttore del polo fieristico di Bolzano - la qualità dei visitatori ha continuato ad aumentare e i professionisti apprezzano la capacità di Klimahouse di mettere in risalto le innovazioni del settore. È grazie anche a proposte come queste che Fiera Bolzano si sta affermando come un player di livello europeo capace di costruire relazioni internazionali a vantaggio di tutto il territorio». RINNOVABILI E SMART BUILDING AL CENTRO DELLA SCENA Ancora da svelare nel dettaglio il programma previsto per l’edizione 2019, che naturalmente ruoterà come sempre attorno ai temi del risanamento edilizio e dell’ingegneria di costruzione in chiave green, mettendo in vetrina le soluzioni più innovative di isolamento termico e acu-

il Klimahouse Trend in collaborazione con il Politecnico di Milano rivolto alle aziende più innovative e il Klimahouse Start Up Award, la call dedicata all’efficienza energetica in edilizia, all’anno della consacrazione dopo solo tre edizioni in virtù di una partecipazione più che triplicata. Quest’anno saranno infatti 32, contro le 10 della passata edizione, le start up

Thomas Mur, direttore della Fiera di Bolzano

stico, di pavimentazione in materiale ecofriendly, ventilazione e raffreddamento, case prefabbricate, coperture e tetti, energie rinnovabili e tanto altro ancora. Da alcuni anni tuttavia, il cammino di avvicinamento al varo del palinsesto espositivo definitivo è cadenzato dagli eventi collegati al salone di gennaio. Preceduto da importanti iniziative come il Klimahouse itinerante (il prossimo sbarcherà in Sicilia, dal 16 al 18 novembre),

provenienti da tutta Europa che verranno ospitate da Fiera Bolzano nello spazio centrale del quartiere fieristico, conquistando così un ruolo da protagonista nella manifestazione. Uno startup village che diventerà una vera cittadella dell’innovazione, con quattro giornate ricche di incontri tematici e matchmaking tra giovani imprese e partner strategici. GIOVANI E STARTUP GREEN TRA GLI OSSERVATI SPECIALI «Vogliamo dare spazio all’innovazione – spiega Mur – in particolare a quella che mette al centro l’essere umano e il suo habitat. Uomo e ambiente sono protagonisti simbiotici del nostro ecosistema, che lo scorso ottobre ha visto del Nature of innovation techpark, il primo parco scientifico che si ispira alla natura. Un luogo dove imprese e centri di ricerca, startup e università, lavorano in maniera sinergica per costruire un futuro sostenibile per tutti». “The Human Factor” il titolo del focus in primo piano nell’ultima edizione, che si è concentrato sulle conseguenze delle tecnologie dedicate allo smart building, allo smart living e alla smart city. A breve verrà reso noto anche il tema cardine scelto per il Klimahouse Startup Award 2019, che tra l’altro mette in palio un allettante montepremi da 30 mila euro in servizi. Ma soprattutto, offrendo ad architetti e progettisti in rampa di lancio il più prestigioso palcoscenico nel panorama degli appuntamenti focalizzati sull’edilizia sostenibile. In predicato, stando alle premesse della vigilia, di migliorare ulteriormente i numeri registrati al termine dell’edizione 2018, chiusa con un bilancio finale di 460 aziende espositrici, 35.000 visitatori e oltre 100 appuntamenti dedicati alla presentazione delle novità di settore. •


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I nuovi orizzonti della ceramica GARANTIRE LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE E DEFINIRE LE REGOLE PER L’APPLICAZIONE DEL SISTEMA EMISSION TRADING. SONO DUE PUNTI CARDINE SU CUI GLI INDUSTRIALI GUIDATI DA GIOVANNI SAVORANI SI STANNO BATTENDO PER RILANCIARE LA LORO LEADERSHIP SUI MERCATI di Giacomo Govoni

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u dieci piastrelle, stoviglie o materiali refrattari che escono da un’azienda ceramica italiana, otto vengono assorbite dai mercati esteri, generando un fatturato export complessivo di 4,7 miliardi di euro contro gli 842 milioni di euro derivanti dalle vendite domestiche. Basta questo semplice dato, diffuso da Confindustria Ceramica nel corso dell’assemblea annuale dello scorso giugno, per comprendere in maniera eloquente quanto il business della nostra industria ceramica si leghi a doppio filo alle performance d’oltreconfine. Non da oggi peraltro, ma da alcuni decenni durante i quali il «primo esportatore al mondo per valore», come rivendica con fierezza il presidente Giovanni Savorani (aggiungendo che «in Italia pochi altri comparti manifatturieri possono vantare un simile primato»), ha consolidato la sua leadership sulla scena globale. Resa ulteriormente competitiva dall’ondata di investimenti in nuove tecnologie messi in campo dai big internazionali di settore. ACCORDI COMMERCIALI, MISURE CHIAVE SULLA STRADA DEL FAIR TRADE Sotto questo aspetto dunque, non sorprende affatto che il numero uno degli industriali della ceramica si schieri apertamente a favore del trattato Ceta in discussione in questi mesi. Un documento, peraltro, che già nella sua fase di applicazione provvisoria in corso da settembre dell’anno scorso, sta producendo effetti positivi sulle esportazioni di ceramica made in Italy. «Si tratta di un accordo commerciale importante – sostiene Savorani - che va mantenuto e approvato dai Parlamenti dei Paesi Ue, perchè in grado di intensificare il commercio tra le aziende italiane e il Canada. Grazie all’azzeramento dei dazi nel 2017 infatti, le nostre vendite verso questa destinazione sono salite a 120 milioni di euro». Una questione, quella delle barriere doganali, che ricade nel perimetro più ampio del Fair Trade, terreno sul quale gli industriali della ceramica non arretrano di un millimetro. Chiedendo uguali condizioni

Giovanni Savorani, presidente Confindustria Ceramica

competitive tra tutti gli attori e incoraggiando l’adozione di misure analoghe a quella che a novembre ha convinto Bruxelles a prorogare fino al 2022 i dazi sulle importazioni di piastrelle cinesi. «Siamo abituati a confrontarci con concorrenti di ogni parte del mondo – insiste Savorani - a partire dal confronto tra le imprese italiane, che per noi è il sale dello sviluppo e della crescita. Ma per favorire la qualità e la circolazione delle merci è necessario operare tutti con le stesse regole, che vengono meno in presenza di dumping, imitazione dei prodotti, aiuti di Stato». INNOVAZIONE TECNOLOGICA, I PERCORSI EVOLUTIVI DEL DISTRETTO Giocando ad armi pari sul piano

commerciale, infatti, la filiera ceramica italiana può mettere sul piatto un’eccellenza produttiva riconosciuta su scala globale e valorizzata anche dai robusti investimenti in tecnologia legati al Piano Impresa 4.0. Attraverso il quale il settore, solamente l’anno scorso, ha investito 514 milioni di euro in macchinari e apparecchi innovativi, pari al 9,3 per cento del fatturato. Tra i segmenti che hanno beneficiato maggiormente di questa “conversione smart” si segnala sicuramente quello delle lastre ceramiche, su cui

le aziende italiane stanno scommettendo per estenderne le possibilità di applicazione anche in contesti particolarmente gravosi in esterno. «La produzione di grandi lastre – spiega il numero uno di Confindustria Ceramica - è oggi uno dei percorsi evolutivi che stiamo seguendo e trova la sua ragion d’essere nelle possibilità di utilizzo in molteplici impieghi architettonici. Anche la decorazione digitale, con l’opportunità di riprodurre con una fedeltà fotografica ogni immagine o particolare, ha aiutato in modo significativo a innalzare la resa estetica del prodotto». Altri nodi che attendono di essere sciolti riguardano poi la definizione delle regole per l’applicazione del sistema Emission Trading per il periodo gennaio 2021-dicembre 2030, che Savorani considera «un elemento di competitività primario per il settore assieme al tema della liberalizzazione dei mercati italiani dell’energia»; il capitolo infrastrutturale, cominciando dal cantiere per la realizzazione della bretella strategica CampogallianoSassuolo, al centro di un iter travagliato che il distretto ceramico esorta assolutamente a non interrompere. «Nel riconfermare la centralità di questa opera e delle altre a essa collegate – conclude Savorani crediamo che vada ribadito con forza che in uno Stato di diritto non si possa cambiare idea alla fine del percorso». •


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Speciale The Big5

A Dubai l’Expo delle costruzioni DAL 26 NOVEMBRE LA METROPOLI ARABA È PRONTA A TOGLIERE IL VELO ALLA TRENTANOVESIMA EDIZIONE DEL SALONE THE BIG 5. NUOVE SOLUZIONI DI BUILDING IN ANTEPRIMA, NEL SEGNO DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA E DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE di Giacomo Govoni

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nvolucri e strutture speciali; termoidraulica, impianti elettrici e sistemi antincendio; rivestimenti d’interni e finiture; strumenti e materiali da costruzione; smart building e innovazione. Sono i cinque grandi emisferi che compongono la galassia del The Big 5 di Dubai, considerato da produttori, commercianti e fornitori dell’industria edilizia il marketplace numero uno per il settore costruzioni del Medio Oriente, del SudEst Asiatico e di alcuni Paesi dell’Africa Orientale. DEBUTTANO LE AREE DEDICATE ALL’ENERGIA SOLARE E AL DESIGN URBANO Salone internazionale di riferimento per architetti, ingegneri, costruttori, imprenditori, interior designer, consulenti e tutti i professionisti del building system, quest’anno The Big 5 alzerà il sipario sulla sua 39esima edizione, in programma dal 26 al 29 novembre, allestita come di consueto nel suggestivo teatro fieristico del Dubai World Trade Center che per l’occasione estenderà la sua piattaforma espositiva. Ospitando per il secondo anno consecutivo il padiglione The Big 5 Solar, dedicato all’energia solare e lanciando, per la prima volta, i due nuovi contenitori Urban Design & Landscaping e Hvac-R Expo. «Soddisfare l’evoluzione della

BIG 5 TALKS

Prevede anche per questa edizione un ciclo di programmi educativi di livello mondiale e sessioni di condivisione delle conoscenze sulle tematiche più calde che interessano oggi il settore delle costruzioni domanda dei professionisti della costruzione in Medio Oriente – spiega Josine Heijmans, portfolio event director di The Big 5 - è la nostra priorità numero uno. In questo senso, le eccezionali prestazioni registrate dalla HvacR Hall durante l’ultima edizione dello spettacolo ci hanno spinto a creare un evento calibrato sulla crescente richiesta di sistemi di riscaldamento,

ventilazione e climatizzazione efficienti dal punto di vista energetico e tecnologicamente avanzati». Allo stesso modo, l’Urban Design & Landscaping Expo si integrerà perfettamente con il panel della mostra tradizionale, offrendo ai professionisti del settore una vetrina privilegiata sulle soluzioni più innovative per la realizzazione e la manutenzione di aree urbane e verdi, campi sportivi e parchi giochi. «I progetti di design e costruzione specifici per l’esterno sono in aumento anche nei Paesi del Golfo- continua Heijmans- amplificati da un cambiamento esplicito nello stile di vita e da un forte desiderio di spazi pubblici più autentici». Tecnologia e sostenibilità saranno dunque le parole d’ordine della rassegna emiratina, che con una visione a 360 gradi sul futuro delle costruzioni punterà a consolidare un successo già sancito dall’edizione 2017, quando più di 2600 espositori provenienti da 64 Paesi avevano attirato oltre 65 mila visitatori.

UN LAYOUT INTERATTIVO, PER PROIETTARSI NELLA TECH CONSTRUCTION Per ripetersi e possibilmente migliorarsi, gli organizzatori di The Big 5 2018 si affideranno a nuove funzionalità inserite nel menu della fiera come ad esempio la Live Innovation Zone, che fornirà una lettura interattiva delle idee e delle tecnologie più innovative presentate in tempo reale durante i giorni della manifestazione. Accanto alle dimostrazioni dal vivo, un display permanente installato presso quest’area passerà in rassegna tutti i prodotti di ultima generazione, indirizzando l’ospite verso l’espositore più in linea con le sue esigenze. Altrettanto stimolante il corner tematico riservato alle Start-up City, dove le giovani realtà imprenditoriali potranno incontrare centinaia di professionisti esperti, che li aiuteranno a identificare le strategie più efficaci per affermarsi sul mercato e le chiavi per superare la concorrenza nel segno dell’innovazione. Terzo evento di notevole interesse, specie per un settore edile in Medio Oriente ormai maturo per la trasformazione digitale, andrà in scena il 26 novembre nel FutureTech Construction Summit, focalizzato sulle opportunità, i vantaggi, le sfide e i fattori qualificanti che accompagnano i progressi in ottica 4.0. Con un mix di case study di successo, tavole rotonde interattive e presentazioni, questo happening unico nel suo genere aiuterà gli operatori del settore a capire come ottenere maggiore produttività, sostenibilità e accessibilità nei loro progetti grazie alla tecnologia. A corredare il calendario espositivo infine, si rinnoverà anche quest’anno l’appuntamento con Big 5 Talks, che prevede un ciclo di programmi educativi di livello mondiale e sessioni di condivisione delle conoscenze. Le conferenze e gli workshop, tutti accreditati Cpd e a partecipazione libera, saranno tenuti da relatori esperti che faranno da apripista all’industria delle costruzioni affrontando le tematiche più calde che interessano oggi il settore. Tra quelli nuovi inseriti nel calendario 2018 si segnalano Bim, Design e HvacR, che andranno a unirsi ai moduli collaudati su Architecture e Project management. •


Industria • Novembre 2018

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Il trend dei rivestimenti di Lucrezia Gennari

L’

edilizia è sempre stata tra i settori trainanti dell’economia italiana, tuttavia negli ultimi anni il comparto soffre e chi dovrebbe finanziare le opere offre condizioni tutt’altro che vantaggiose rispetto ad altri settori, limitando la spinta all’investimento sul mattone. Una situazione che si riflette sull’andamento delle imprese italiane, nonostante vi siano anche esempi positivi, che mantengono la competitività puntando su proposte innovative. «Il 2017 si è concluso in leggera ripresa rispetto al 2016 mentre il 2018 al momento è in lieve flessione – afferma Alessandro Beretta, responsabile commerciale e uno dei soci della Edilceramiche Beretta -. Ci eravamo prefissati degli obiettivi; alcuni li abbiamo raggiunti, altri li abbiamo dovuti rimandare, come ad esempio un nuovo cantiere che non è stato ancora avviato in quanto il privato non si sente sicuro in questo clima di incertezza. I ben noti dati sullo stato di salute della nostra economia e lo spauracchio dello spread portano il cittadino medio a non investire nel mattone perché qualsiasi cosa possiede gli viene tassata in misura proporzionale alla necessità dello Stato in quel momento». Secondo Alessandro Beretta servono leggi ben chiare e che determinino la competitività a pari regole sia per il lavoro, che per la protezione dell’ambiente, sia per gli investimenti che per il finanziamento di progetti imprenditoriali. Il valore aggiunto di imprese come Edilceramiche Beretta deriva dalla disponibilità, serietà, esperienza ed empatia del personale verso il cliente, caratteristiche che permettono di soddisfare le richieste della committenza. «Oggi il cliente desidera una personalizzazione sempre più “ricercata”, chiede un ambiente che rispecchi se stesso, senza fare parte della massa. Lo slogan “lo voglio perché ce l’hanno tutti” oggi non funziona più, anzi, bisogna sempre trovare una soluzione esclusiva». Più nel dettaglio dell’ambito in cui opera l’azienda, la tendenza oggi è piastrellare anche le pareti nelle zone giorno creando un ambiente accogliente pratico, elegante e unico dove potersi sentire a casa propria, scegliendo piastrelle di grandi formati per rivestire le pareti nella zona living e living quarter e piastrelle che sembrano parquet a pavimento. «L’industria ceramica – spiega Beretta -, forte della continua ricerca e inno-

PARTENDO DALL’ANALISI DEL QUADRO ATTUALE NEL SETTORE EDILE, ALESSANDRO BERETTA DESCRIVE LE ULTIME TENDENZE DELL’INDUSTRIA CERAMICA: LE LASTRE XXL IN GRES PORCELLANATO, VERSATILI E RESISTENTI

UNA MOLTEPLICITÀ DI EFFETTI Cresce la richiesta di rivestire le pareti di casa (dietro ai divani oppure dietro alla parete attrezzata del soggiorno) utilizzando lastre ultrasottili con effetto legno, marmo o con decorazioni, oppure pietre naturali. «La scelta degli effetti squisitamente estetici a disposizione è molto ampia – afferma Alessandro Beretta -: dal marmo bianco lucidissimo, elegante e luminoso, all’effetto cemento, più industrial e contemporaneo, dagli effetti resina a quelli metallici, senza trascurare le soluzioni più classiche per gli amanti degli arredi tradizionali». Realizzate solitamente in gres porcellanato, le lastre XXL pur essendo molto sottili sono inoltre resistenti, sia agli urti che agli agenti esterni, quali acqua e umidità tipicamente presenti nella stanza da bagno, e si rivelano molto funzionali anche da un punto di vista di igiene grazie alla facile pulizia e manutenzione.

vazione tecnologica ha raggiunto un grado di riproduzione fedele di tutte le essenze dei legni più belli presenti in natura, rispettandone i colori, le nuance e i dettagli più preziosi. Il gres porcellanato, grazie alla sua composizione, a differenza del legno mantiene immutate nel tempo le caratteristiche che lo rendono un materiale duraturo ideale per pavimenti o rivestimenti interni ed esterni. La nuova tendenza nel settore della ceramica sono quindi le piastrelle XXL, di grande formato e di grande effetto che, nonostante uno spessore molto contenuto (che può variare da un

minimo di 3 fino a 10 e 20mm), hanno dimensioni veramente importanti, mai impiegate prima d’ora. Si può arrivare addirittura a 3 metri per un metro, dunque è facile comprendere come si riducano al minimo le fughe». Le lastre 150_300 cm realizzate in gres porcellanato, hanno la misura ideale per rivestire le pareti a tutta altezza senza tagli e senza fughe orizzontali. Perfette per la posa a pavimento e rivestimento, offrono nuove opportunità per valorizzare spazi residenziali e commerciali. «Le grandi lastre sono adatte per più scopi oltre a pavimento e rivestimento, si possono utilizzare per top cucine, top per bagno e facciate.  Queste nuove piastrelle sono tutt’altro

che fragili, anzi, sono la massima espressione attuale delle nuove tecnologie digitali 100 per cento made in Italy che, anche nel settore della ceramica, hanno saputo imprimere nuovi impulsi di creatività, oltre che conferire al prodotto la connotazione high-tech, grazie allo sviluppo di nuove tecniche di produzione che garantiscono straordinarie caratteristiche meccaniche di robustezza e solidità». Le grandi lastre rivestono con creatività ed eleganza gli spazi contemporanei offrendo, oltre alle destinazioni tradizionali, nuovi spunti ed elementi d’arredo che prima d’ora erano preclusi, permettendo al cliente di personalizzare straordinarie soluzioni di rivestimento e di arredo. «La lavorazione e la posa in opera delle lastre XXL sono aspetti che ricoprono più di prima un ruolo fondamentale per la buona riuscita del lavoro – sot-

Edilceramiche Beretta si trova a Bonate Sotto (Bg) - www.edilberetta.it

tolinea Beretta -. Devono essere installate a regola d’arte da posatori qualificati in grado di affiancare il progettista e l’utente finale, facendo loro presenti le specificità tecniche del lavoro da svolgere e risolvendo a monte ogni genere di dettagli e problemi. La pianificazione del lavoro, la stesura dei piani di posa con definizione esatta dei tagli e del loro posizionamento, il calcolo degli scarti e la corretta manipolazione sono elementi essenziali per soddisfare l’aspettativa del cliente che, visto il prestigio del materiale, è estremamente elevata».•

LA TENDENZA

È piastrellare anche le pareti nelle zone giorno creando un ambiente accogliente, pratico, elegante e unico dove sentirsi a casa


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Speciale The Big5

Porte custom made UNIRE STILE, FUNZIONALITÀ E AFFIDABILITÀ ALLE PECULIARI ESIGENZE DI OGNI COMMITTENTE. È LA PREROGATIVA DI SANDRINI SERRANDE, CHE È RIUSCITA A POSIZIONARSI SUL MERCATO COME UNA DELLE PRINCIPALI REALTÀ EUROPEE NEL SETTORE DELLE CHIUSURE CIVILI E INDUSTRIALI di Luana Costa

L

a cura costruttiva e l’impronta innovativa. Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono le porte a marchio Sandrini, azienda che da oltre venticinque anni conduce un percorso evolutivo che le ha permesso di posizionarsi sul mercato come una delle principali realtà europee nel settore delle chiusure civili e industriali. Tutte le porte Sandrini vengono costruite al centimetro. La scelta è indirizzata all’impegno basato su un’accurata selezione dei materiali, sulla costante ricerca e progettazione interna rese possibili dalla presenza di personale altamente qualificato ma anche sulla qualità delle lavorazioni realizzate con la sensibilità tipica di un’impresa di cultura artigiana, nonché sulle potenzialità tecnologiche dell’industria più moderna. Tutto ciò ci ha permesso di portare sul mercato prodotti capaci di unire stile, funzionalità e affidabilità senza paragoni. Attualmente le richieste di mercato si concentrano su porte capaci di durare nel tempo e con un elevato grado di qualità e l’azienda Sandrini da sempre si è focalizzata su questa tipologia di chiusure. In un settore immobiliare sofisticato, anche la porta acquista, quindi, un suo valore ed è considerata un elemento di alto interesse. La porta del box tipicamente basculante, non può essere scelta a caso: oltre che durare ed essere sicura, deve vantare un elevato grado di qualità e artigianalità. Questo genere di esigenze è ben presente nei prodotti realizzati da Sandrini Serrande: per seguire i trend del

mercato e anzi anticiparli, l’azienda ha spinto fortemente sull’impegno tecnico, unitamente alla cura costruttiva e alla scelta dei migliori materiali. A questi elementi, però, ha aggiunto quello del servizio, sia in fase di vendita che di post-vendita, differenziandosi in questo modo dai diretti competitor. Sandrini Serrande ha scelto la doppia via dell’industrializzazione e dell’artigianalità: da una parte si è dotata di macchinari per garantire standardizzazione e qualità, dall’altra si avvale di personale specializzato, che pro-cede ad assemblare e collaudare ogni sin-

UN’AZIENDA DI SUCCESSO L’azienda Sandrini nasce nel 1990, in provincia di Brescia, come fabbrica di porte per box. Oggi occupa un’area di oltre 10mila mq, che comprende stabilimenti di produzione, magazzini e uffici con oltre 65 addetti specializzati che producono più di 150 porte al giorno. Gode, inoltre, di una vasta rete vendita in tutto il territorio, così da poter garantire un valido rapporto diretto con i clienti. L’anno 2017 si è chiuso in maniera positiva rispetto all’esercizio precedente e il 2018 conferma il trend dl crescita. L’azienda opera per il 90 per cento su territorio nazionale e per il restante su territorio estero.

gola porta in maniera artigianale, in modo da verificarne i componenti, per poi passare al controllo qualità prima della consegna. Il mercato negli ultimi anni ha avuto una notevole contrazione e l’azienda, per stare al passo con i tempi, ha dovuto ampliare la gamma di prodotti investendo in tecnologia. Ha acquistato macchinari di ultima generazione nell’ambito della costruzione e dell’assemblaggio dei prodotti migliorando così il ciclo produttivo.

Sandrini Serrande ha sede a Piancogno (Bs) www.basculantiserrande.com

Oggi l’azienda ha raggiunto un grado di sviluppo davvero notevole e di elevata specializzazione. Questo, grazie a un grande impegno economico che si traduce in investimenti costanti in tecnologia, ricerca e sviluppo ma anche in personale specializzato che procede ad assemblare e collaudare ogni singola porta in maniera artigianale. Le porte non vengono infatti costruite in serie, al contrario, ogni porta è costruita una alla volta, personalizzata nella misura, nei materiali, negli accessori e in ogni particolare caratteristica. Sandrini è quindi in grado di offrire una vastissima gamma di porte per poter soddisfare ogni esigenza e gusto del cliente. La missione è dare al cliente una completezza e un’efficienza nel servizio vendita e post-vendita che davvero poche aziende oggi sanno offrire. Nel catalogo prodotti sono presenti basculanti zincate, in legno, a molla, porte sezionali, serrande avvolgibili, basculanti speciali, porte tagliafuoco, scorrevoli coibentate, portoni industriali a libro. Chi acquista da Sandrini Serrande può essere certo di non aver scelto una porta costruita in serie: la personalizzazione è completa, sia a livello di materiali che di accessori e di caratteristiche correlate. E può altresì contare su una realtà che non smette di investire in ricerca e sviluppo, oltre che in innovazione tecnologica. L’azienda attualmente impiega sessanta addetti specializzati, che producono più di 150 porte al giorno. Occupa un’area di oltre 10mila metri quadrati, che comprende stabilimenti di produzione, magazzini e uffici. L’azienda tiene molto alla relazione con i clienti che ritiene speciali tanto quanto i prodotti eccellenti. Per questo motivo mette a loro disposizione consulenti e personale competente, che supporta nella scelta degli articoli più adatti o per realizzare un articolo su misura. Ovviamente il lavoro di installazione viene sempre realizzato nel rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge, a tutela massima della committenza. •


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Arredo

La via ingenua della bellezza di Giacomo Govoni È LA FUNZIONE SUBLIME CHE MARIO TRIMARCHI ATTRIBUISCE AL DESIGN, IMPRONTANDO IL SUO LAVORO SUI CONCETTI DELLA DURATA E DELL’AUTENTICITÀ ESPRESSIVA. COME QUELLI CHE SONO CONTENUTI NELLA SUA “PLURIDECORATA” OSSIDIANA

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rendere un oggetto sacro dell’italian way of life come la caffettiera, considerato quasi “intoccabile” per storia e tradizione, e trasformarlo in un’icona di design. Sembrava una di quelle scommesse nelle quali c’è tutto da perdere, eppure tre anni fa Mario Trimarchi non solo l’ha accettata, ma l’ha vinta su tutta la linea. Aggiudicandosi il premio Compasso d’Oro Adi per l’innovazione, nella sezione “Design per l’abitare”, grazie alla sua Ossidiana progettata per Alessi. «Questo suo stare in equilibrio tra tradizione e innovazione – rivela il designer - le è valso oltre al Compasso d’Oro, il Red Dot award, l’International design award silver e il marchio DfA-Quality Design for All». Quali elementi peculiari hanno permesso a un oggetto di uso domestico di vedersi assegnare un così ambito rinascimento? «La caffettiera è un oggetto attorno al quale sembra non ci sia più niente da inventare. Desideravo realizzare una piccola scultura, prendendo un volume pieno e togliendo scaglie di materiale dall’alto e dal basso, esattamente come facevano gli uomini primitivi con le selci, per renderle strumenti utili e funzionali. Così è nata Ossidiana, una caffettiera che sembra vivere da sempre nell’immaginario domestico, ma che presenta in realtà geometrie nuove, bellissime

Mario Trimarchi, architetto e designer

STRATEGIE DI PROMOZIONE

I prodotti di uso quotidiano devono, possibilmente, esprimere una poetica ottimista che ogni mattina ci faccia sorridere al tatto». Geometrie nuove e belle che sono l’essenza del design, da lei definito «una via ingenua per sentirsi un po’ più vicini al segreto della bellezza». A quali strumenti ricorre per scoprirlo e, soprattutto, cosa intende con “ingenua”? «Cosa significa la bellezza oggi non lo sa nessuno. Alcuni la cercano nelle persone, alcuni nell’arte, altri ancora in un tramonto arancione. A me piace pensare che gli oggetti che ci circondano possano farci interrogare sulla loro bellezza e spingerci a desiderare di toccarli, di averne cura, di pulirli e lucidarli attentamente, magari di tanto in tanto di lasciarli da soli a parlare tra loro nel silenzio della casa». Nella prima parte del suo percorso artistico lei ha viaggiato molto, in particolare in Giappone. Come hanno inciso quelle esperienze sulla sua evoluzione professionale e, in generale, come sta mutando la sensibilità al prodotto di design nel mondo asiatico? «Ho cominciato a viaggiare per il Giappone quando il destino del design sembrava legato all’espressione

della tecnologia, dai televisori agli walkman, dai computer alle macchine fotografiche. Il Giappone sembrava aver centrato i migliori prodotti per il mercato internazionale. In questo momento, invece, è molto vivo l’interesse per il Kogei, la concezione di unità tra artigianato, arte e design, con la nuova rivalutazione espressiva dei materiali anti-

chi e delle tecniche tradizionali». I prodotti di uso quotidiano si prestano tra l’altro a un design povero o accessibile, che da Ikea in avanti sta trovando sempre più cittadinanza. Come valuta questo trend e, nel suo caso, preferisce assecondarlo o muoversi in senso inverso? «I prodotti di uso quotidiano devono semplicemente essere bellissimi e, possibilmente, esprimere una poetica ottimista che ogni mattina ci faccia sorridere. Si può vivere anche con pochi oggetti; non importa quanto costino o quanto siano nuovi o vecchi, importa solo che abbiano per noi un significato vero». Sostenibilità e tecnologia: che importanza riserva a questi due ingredienti nel suo processo creativo e come li dosa nei suoi lavori? «Il mondo non ha più bisogno di oggetti e siamo tutti spaventati dai limiti della sostenibilità. Io provo a lavorare in modo estremo sul concetto della durata: vorrei che i miei oggetti fossero così belli che a nessuno venga in mente di buttarli. Ad aprile ho presentato a Milano una motocicletta di nuova concezione, completamente in rame. La sua bellezza sta nel fatto che dopo cinquant’anni, lasciata alla pioggia, si ossiderà totalmente, diventando verde e bellissima. Un oggetto che diventa perfetto dopo cinquant’anni è chiaramente un oggetto da tramandare». Tornando al Compasso d’Oro, il suo impegno primario è quello di valorizzare la qualità del design italiano. In un’offerta creativa sempre più contaminata, ritiene esista ancora un made in Italy del progettare? E se sì, quali tratti distintivi lo connotano? «Il sistema del design italiano resiste bene ai cambiamenti perché si rinnova in continuazione ed è un polo d’attrazione ineguagliabile per molti progettisti internazionali. La sua peculiarità è quella di interrogarsi in continuazione sul ruolo del progetto, che, come diciamo di frequente, non è solo uno strumento utile per dare risposte, ma molto spesso deve essere usato per formulare nuove domande». •


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I profili nella filiera del mobile, la flessibilità che premia di Luana Costa

RIMANE QUESTO SEMPRE UN REQUISITO CARDINE PER LE AZIENDE CHE OPERANO SUL MERCATO, CHIAMATE AD OFFRIRE PRODOTTI DI QUALITÀ NELLE PIÙ SVARIATE SAGOME E IN GRANDI QUANTITATIVI DI PEZZI E DI ARTICOLI PER NOTE REALTÀ ITALIANE E SOPRATTUTTO ESTERE. L’ESPERIENZA DI PIEFFE UNION

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n un settore, quello dell’arredamento e del mobile, che ultimamente ha virato verso soluzioni più moderne e meno classiche, strategico per le aziende è rimanere aperti e attenti a cogliere gli stimoli provenienti da un mercato sempre più globale anticipando le tendenze e muovendosi con una vision lucida e al contempo flessibile. Da oltre quarant’anni Pieffe Union fornisce profili e componenti per la filiera del mobile italiana ed estera mettendo a disposizione dei clienti soluzioni specifiche per ogni esigenza. «Il nostro impegno, la nostra quotidianità, l’attenzione sono orientate a portare valore al prodotto finale con l’obiettivo di costruire assieme ai clienti un progetto di successo - spiega Davide Pavan, direttore commerciale e responsabile del settore ricerca e sviluppo -. Ricettività, duttilità e intuito: sono questi i valori che ci consentono di essere partner ideale per diverse tipologie di aziende, dalla piccola realtà a quella con una dimensione più importante». L’azienda collabora infatti con i produttori di mobili realizzando principalmente cornici, antine e accessori più o meno complessi e con i produttori di porte da interni fornendo loro la relativa componentistica. Pieffe Union rifornisce molti dei principali produttori di mobili e di porte da interni in Italia e all’estero: «Tra le caratteristiche che ci contraddistinguono sul mercato vi è sicuramente la flessibilità data a una struttura elastica, anche se pur di notevoli dimensioni, che riesce ad accontentare sia le aziende più piccole, che hanno esigenze qualitative più elevate dovendo operare con una

differente categoria di clienti o settore di mercato, che le aziende molto più grandi che hanno bisogno di numeri importanti e quantità realizzate entro un determinato tempo, con specifiche certificazioni e garanzie. La confidenza con i maggiori player di mercato e il tessuto di piccole medie imprese del nostro territorio ci hanno portato a garantire prestazioni e capacità produttive importanti senza mai tradire la flessibilità, frutto di procedure snelle e velocità d’azione». Pieffe Union produce i suoi profili in molti materiali, dal MDF al legno massiccio ai legni listellari che vengono impiegati per particolari prodotti e soprattutto per il mercato

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Siamo riusciti a crescere perché abbiamo acquisito quote di mercato all’estero, principalmente in Russia, Est Europa, Francia, Inghilterra e Germania

delle porte d’interni in cui sono molto usati. Una volta scorniciati i profili vengono solitamente rivestiti con svariati tipi di decorativi o verniciati in base alle esigenze dei clienti e ai mercati ai quali sono destinati, il tutto all’interno delle nostre linee di produzione. L’azienda negli ultimi anni ha conosciuto una crescita esponenziale e sta mantenendo alto il proprio fatturato. «Da tempo ormai, il mercato interno del mobile, che era quello principale per Pieffe, sta subendo una costante flessione, ma noi siamo riusciti a crescere perché abbiamo acquisito quote di mercato all’estero, principalmente in Russia, Est Europa, Francia, Inghilterra e Germania, e anche perché ci siamo specializzati nella produzione dei componenti per porte da interni, fino a diventare una delle aziende di riferimento del settore in Italia». Dal 1976 la qualità dei rapporti umani con i partner, la trasparenza, il rispetto della parola data hanno rappresentato i valori fondanti di Pieffe: «Le persone per noi valgono più di ogni altra cosa. Costruire nel tempo relazioni di qualità è ciò che ci rende orgogliosi del nostro lavoro e ci stimola a dare sempre il meglio. Etica, rispetto, collaborazione sono i valori alla base della nostra squadra dove tutti lavorano adoperandosi ben oltre il proprio ruolo. Impegno, correttezza, apertura mentale, gene-

rosità nell’assecondare le richieste del cliente, queste le nostre caratteristiche. Sempre con l’obiettivo di costruire relazioni significative che si sviluppano costantemente nel tempo. Tutto può essere imitato tranne la nostra autenticità. Consapevoli del valore delle relazioni, ci poniamo sempre con grande apertura a collaborazioni e contaminazioni assecondando il dinamismo che il nostro settore propone. Correttezza, integrità ed etica sono i pilastri di alleanze che nessuno scambio economico potrebbe scalfire. Siamo inoltre aperti a gestire collaborazioni con ogni tipo di mercato, ci rendiamo disponibili e pronti a sviluppare iniziative e progetti insieme al partner locale senza limiti territoriali». •

Pieffe Union ha sede a Motta di Livenza (Tv) www.pieffeunion.com

LE PECULIARITÀ PIEFFE UNION Da sempre Pieffe Union si esprime al meglio nell’orientamento al servizio e alla flessibilità, nella disponibilità alla progettazione degli articoli con il cliente per interpretarne gusti ed esigenze e nell’ottimizzazione del rapporto costi-qualità. Ma la natura Pieffe Union è anche sensibilità ecologica estesa a tutte le aree, dall’utilizzo di legno ad origine controllata, ai processi produttivi a basso impatto ambientale, fino alla tutela della sicurezza sul lavoro. Questi valori sono la stretta di mano forte di Pieffe Union sia alle piccole che alle grandi realtà leader della distribuzione europea. Infatti il servizio Pieffe Union può arrivare ovunque: in Italia anche con il proprio parco mezzi; nel mondo, con il marchio dei suoi clienti, sotto forma di kit completi per il montaggio di mobili finiti.


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Le aziende orafe

Le rotte preziose del made in Italy USA STABILMENTE PRIMA SCELTA, SEGUITA DAI MERCATI ASIATICI COMINCIANDO DALLA TERRA DEL DRAGONE. SONO LE DIRETTRICI SU CUI FOCALIZZARE GLI SFORZI PER PROMUOVERE IL NOSTRO GIOIELLO, EMBLEMA DEL SAPER FARE ITALIANO. IL PUNTO DI IVANA CIABATTI di Giacomo Govoni

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ina su tutte, in virtù dei dazi import dall’Ue scesi all’8 per cento dal 1 luglio, ma anche Thailandia e Malesia. E, se miglioreranno le condizioni di accesso al mercato, la Russia. Sono le principali traiettorie commerciali sui quali dovranno concentrarsi i programmi di promozione del gioiello made in Italy nei prossimi 3-5 anni, in base delle indicazioni consegnate dal nono rapporto “Esportare la dolce vita” focalizzato sui mercati emergenti. «Riguardo a questi mercati – sottolinea Ivana Ciabatti, presidente di Confindustria Federorafi - monitoriamo inoltre con attenzione la situazione nel continente africano, specie in alcune aree che hanno potenzialità inespresse ma che nel medio periodo potrebbero diventare importanti mercati. Mi riferisco ad esempio alla Nigeria». Tra le “solide realtà” nel panorama export si confermano gli Usa. Quali scelte e accordi stanno pagando lun-

Ivana Ciabatti, presidente di Confindustria Federorafi

go questa direttrice commerciale? «Senza eccedere in entusiasmo, anche perché le modifiche degli equilibri dollaro-euro potrebbero avere degli impatti negativi, gli Usa si stanno dimostrando molto ricettivi verso il gioiello made in Italy. A conferma anche della bontà delle azioni avviate da due anni con Ice Agenzia e Mise, che nel solo 2017 ha visto la promozione del gioiello italiano con il claim “The Extraordinary Italian Jewelry” in ben 1557 punti vendita in tutti gli Usa (senza contare l’attività su website e con una società di cataloghi) e oltre 67 milioni di dollari di ordini netti garantiti, di cui il 25-35 per cento da nuovi fornitori». Quali punti di questa operazione si stanno rivelando più qualificanti? «In primis l’ampia partecipazione di Pmi unbranded, con il coinvolgimento di ben 263 aziende italiane di cui 90 nuove. Un’operazione veramente straordinaria, dove è stata apprezzata la capacità tutta nostrana di creare, disegnare e realizzare eccellenti gioielli “belli e ben fatti” sia di altissimo valore aggiunto, artigianali che di grande pregio e qualità con l’impiego delle più moderne tecnologie produttive». Su altri mercati, specialmente dell’area asiatica, tiene bene il prodotto semilavorato a svantaggio del gioiello finito. Da quali ragioni è dettato questo differenziale nel trend della domanda? «Le ragioni sono quelle che l’Italia orafa, ma anche in altri settori del manifatturiero, è brava e molto competitiva anche sui prodotti intermedi, dove quasi sempre la componente di processo e di innovazione tecnologica è determinante ed è determinata dalla straordinaria capacità dei nostri imprenditori di essere dei numeri in ogni fase di lavorazione di un prodotto. Anche questo è “made in Italy” e, ritengo, che solo in minima parte possa canni-

balizzare il prodotto finito che rimane sempre il must della nostra produzione». Tornando al rapporto “Esportare la dolce vita”, come sta variando l’incidenza dell’oreficeria sul bello e ben fatto italiano e dove si rilevano i progressi più importanti? «Le informazioni che raccogliamo da ricerche prospettiche come “Esportare la Dolce Vita” o dai dati congiunturali che da quest’anno elaboriamo direttamente come Federorafi grazie al Centro studi di Confindustria Moda,

concludersi e la Russia e la Thailandia diventare dei mercati più appetibili per il gioiello italiano». E l’approccio verso i mercati maturi invece, come varierà nei prossimi anni? «Verso gli Usa, che devono rimanere e rimarranno la nostra “prima scelta”, perfezioneremo ulteriormente le iniziative con la Gdo, mentre avvieremo un progetto speciale per il Giappone in virtù del prossimo azzeramento dei dazi e delle Olimpiadi 2020. Tra le strategie promozionali non manche-

STRATEGIE DI PROMOZIONE

Presto verrà avviato un progetto speciale per il Giappone, in virtù del prossimo azzeramento dei dazi e delle Olimpiadi 2020 hanno un fattore comune di grande rilevanza: utilizzano lo stesso metodo e le stesse fonti per tutti i settori del fashion e dell’accessorio made in Italy. Questo ci permette di poter analizzare in modo più stabile i punti di forza o di debolezza o di convergenza del gioiello rispetto agli altri settori. I dati ci dicono ad esempio che il trend negativo verso gli Eau dovrebbe finalmente

ranno le azioni in riferimento a una nuova creatività per una comunicazione istituzionale del gioiello italiano nel mondo e alla realizzazione di una piattaforma digitale b2b e b2c ad hoc. Tutto ciò con un occhio di grande riguardo per il mercato domestico e quindi per il consumatore italiano, che sono comunque dei trend-setter mondiali per eleganza e buon gusto». •


Industria • Novembre 2018

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Un tributo alla femminilità preziosa DILETTA TELONI RACCONTA LA SUA “SEGRETI DI MU”, START-UP TUTTA FEMMINILE, FORTEMENTE RADICATA ALLA TRADIZIONE E MARCHIO SIMBOLO DELL’ALTA GIOIELLERIA DI VALENZA PO

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l suo motto è: “dalle donne per le donne”. Già da queste poche parole si intuisce lo spirito guida che permea ogni singolo aspetto del lavoro di Diletta Teloni, Ceo e founder di Segreti di Mu, start-up piemontese, e del suo team interamente composto da donne. Un’azienda che sprizza femminilità da tutti i pori e che, forte di un’esperienza e una maestria lunghe 40 anni, per le festività natalizie presenterà al mercato internazionale la capsule collection composta da 9 pezzi, “Stilla”. Tutto nasce a Valenza Po, città di artigiani orafi in provincia di Alessandria mondialmente conosciuta come la capitale della gioielleria. Le donne però, si sa, sono ambiziose oltre che curiose e i nuovi orizzonti sono sempre lì a stuzzicarle. A battezzare il debutto di Segreti di Mu a livello internazionale è incaricata una gemma speciale: un diamante etico incastonato su goccia d’oro, elemento ricorrente dell’intera colle-

LA VENDITA ONLINE La tradizione orafa di Valenza Po (Al) è oggi racchiusa in una start up frutto di un ambizioso progetto di imprenditoria femminile guidato da Diletta Teloni, Ceo e fondatrice, oltre che da un team composto per intero da sole donne: Federica Benzi, marketing director; Laura Casè, R&D manager; Luisella Dassie, chief accountant e Ombretta Mangolini, quality area manager. La collezione “Stilla” è in vendita esclusivamente online sul sito dell’azienda, www.segretidimu.com, dove è anche possibile approfondire le caratteristiche di ogni prodotto e acquistare (con metodi di pagamento sicuri e certificati) ogni singolo pezzo della collezione. I nove componenti dell’assortimento, infatti, si diversificano molto tra loro: si spazia dagli orecchini alle vere con diamanti, dagli anelli a fascia fino agli incroci con pavè di diamante. Ogni singolo pezzo è caratterizzato da un design unico.

di Giulia Petrozzi

L’ITALIANITÀ

Oltre che una garanzia di prestigio ed eleganza per l’acquirente, è un atto di amore dovuto verso il nostro territorio e la nostra tradizione d’eccellenza orafa zione perché è «simbolo dell’amore per la natura e del legame ancestrale con la terra» ci spiega Teloni, con cui abbiamo fatto due chiacchiere. Ci spiega quali sono i valori cardine sui quali si fonda Segreti di Mu? «Sono tre: natura e femminilità, etica e made in Italy, innovazione e internazionalità. Tre concetti che per noi vanno a braccetto e che condensiamo in ogni lavoro, creazione e idea che nasce, cresce e debutta sotto ai nostri occhi. Dico nostri perché noi siamo una squadra. Una squadra di donne che crea e disegna per tutte le donne e, perché no, per gli uomini che desiderano donare qualcosa di puro e speciale alla propria donna. Crediamo molto nel valore della femminilità, un universo intimamente legato alla natura, come prima accennavo». Incuriosisce molto questo aspetto della natura. Cosa vi lega ad una parola all’apparenza così poco affine al mondo della gioielleria? «“Natura” è una parola densa di significati che però a me piace sposare alla nostra artigianalità tramite una leggenda. Si narra infatti che Mu fosse un rigoglioso continente dell’Oceano Pacifico poi andato perduto o sommerso, chissà. La na-

tura (femminile) tipica di questi paesaggi ancestrali si ritrova idealmente nell’architettura dei nostri gioielli dove la trasparenza dell’acqua di mare evolve in un puro diamante, dove i colori caldi e naturali dell’oro, del legno, delle pietre e delle gemme che madre natura ci ha donato si trasformano in opere d’arte in miniatura dal design contemporaneo». Nove sono i pezzi che caratterizzano la collezione. Una casualità o un significato preciso? «Niente è lasciato al caso. Il nove è un numero femminile ricco di simbologie. Un numero che è ritorno dal multiplo all’unità, la più alta delle cifre elementari che racchiude in sé la forza dei numeri che la precedono, esprimendo completezza. Oppure un numero che evoca i nove mesi di gravidanza, l’energia di una madre che cresce una nuova vita per poi donarla al mondo. E torniamo così ancora una volta alla natura e alla femminilità. Le donne sono decisamente il nostro motore, i nostri pilastri, il nostro spirito guida». Al giorno d’oggi si ha spesso un occhio di riguardo per l’etica. Lei prima la nominava tra i punti cardine della vostra start-up. Ci spiega meglio perché? «Tutta la collezione “Stilla” è frutto del-

l’impegno etico e della responsabilità sociale della nostra azienda, che punta a fare parte dell’organizzazione no-profit Responsible jewellery council, ma che opera secondo un codice di condotta ben preciso ed esclusivamente con prodotti e materie prime cosiddette fairtrade, ovvero provenienti da territori in cui vengono sempre rispettati la dignità umana, i minatori, la nostra amata natura e dove si utilizzano processi di lavorazione certificati. Sono tutti aspetti imprescindibili e parte integrante della nostra start-up». Ultimo, ma certo non per importanza, il made in Italy. Sinonimo di arte, cura ma soprattutto artigianalità. Quanto è importante per voi e per il cliente? «Indubbiamente è un bel biglietto da visita, un valore aggiunto che denota su-

Diletta Teloni, Ceo e founder di Segreti di Mu. L’azienda si trova a Valenza Po (Al) www.segretidimu.com

bito la qualità e la dedizione riposta nella lavorazione, nello stile e pure nell’originalità. Questo sia per chi produce che per chi compra. Noi investiamo sul concetto di italianità perché oltre che una garanzia di prestigio ed eleganza per l’acquirente è un atto di amore dovuto verso il nostro territorio e la nostra tradizione d’eccellenza orafa. La produzione e il commercio dei preziosi sono pane quotidiano per chi, come noi, è cresciuto qui e rendere omaggio alla storia della nostra terra significa contribuire a esportare l’Italia nel mondo». •


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L’industria dei libri

Il dolore di un lutto congelato CON TRASPORTO, SENSIBILITÀ E LO SGUARDO CRITICO DEL PENALISTA, NICODEMO GENTILE ESAMINA NEL SUO ULTIMO VOLUME NELLA TERRA DEL NIENTE LE SFACCETTATURE DEL MONDO COMPLESSO E CONTROVERSO DELLA SCOMPARSA, RACCONTANDONE SOFFERENZE E PROBLEMATICHE di Francesca Druidi

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n mondo sospeso, bloccato, quello in cui sono confinate le persone scomparse e dove le famiglie restano ad attendere una risposta o un corpo da piangere. Nella Terra del niente. Storie di scomparse, storie di famiglie è il nuovo libro (edito da Faust Edizioni) del celebre penalista Nicodemo Gentile in cui sono raccolte dieci storie «che mi hanno segnato come uomo e avvocato. Attraverso queste vicende - ognuna raccontata nella sua peculiarità - ho voluto restituire la complessità del mondo della scomparsa». Perché come sottolinea l’autore della prefazione del volume, l’avvocato Antonio Maria La Scala, presidente nazionale di “Penelope Italia”, associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse di cui Nicodemo Gentile è socio e legale: «questo dramma, come un’allergia, come una puntura di un velenoso insetto, può veramente colpire chiunque. Non ci sono persone geneticamente predisposte all’allontanamento, quartieri più a rischio di altri, professioni o mestieri immuni, famiglie con dispensa». Su quali casi si è concentrato? «Ho raccontato storie giudiziarie ma soprattutto storie di famiglie, perché come spiego nel libro in questa terra di nessuno vengono confinate - per ragioni sempre diverse - le vite di chi scompare ma anche di chi resta. Alcune di queste vicende sono restate all’ombra dei media, Il penalista Nicodemo Gentile

altre sono balzate all’attenzione della cronaca nazionale come quelle di Roberta Ragusa e Guerrina Piscaglia. Storie a cui non è stata ancora posta la parola fine perché il corpo non è mai stato ritrovato, come nel caso di Irene Cristinzio. Storie come quelle di Sergio Russo, i cui resti sono stati recuperati dopo 3 anni, e di Pietro Sarchiè, ritrovato brutalmente ucciso dopo 17 giorni. Sono allentamenti volontari o solo presunti tali, che nascono dai reati ma soprattutto dal disagio emotivo, da malattie neuro-degenerative, da persone che cedono al male di vivere. Questi casi non rappresentano solo un fascicolo, un numero di un procedimento: dietro vi sono perdite inaspettate, affetti spezzati e recisi improvvisamente, esistenze che mancano e mancheranno». Quali ostacoli devono superare le famiglie delle persone scomparse? «In questo libro mi soffermo sulle problematiche che di colpo famiglie ordinarie si ritrovano a vivere, catapultate in dimensioni sconosciute fino a qualche minuto prima. In quei casi che non ottengono clamore mediatico, le ricerche si spengono e si concludono dopo pochi giorni, mentre l’obiettivo è riuscire a mantenere viva l’attenzione degli inquirenti per dare delle risposte e ottenere nuovi cicli di ricerca per ritrovare la persona o purtroppo il suo corpo. Questo aspetto resta centrale perché per la famiglia si tratta di chiudere il cerchio, avere un luogo dove portare un fiore e raccogliersi in preghiera, elaborando quello che è un vero e proprio lutto congelato. In qualità di volontario e legale del-

l’associazione Penelope, ho assistito in prima persona agli ostacoli - emotivi e pratici - che devono affrontare i cari delle persone scomparse. L’associazione scende in campo per sostenerle, soprattutto quando l’attenzione di media e autorità si affievolisce. A livello territoriale, Penelope ha sottoscritto insieme ad altri partner tutta una serie di protocolli per prevenire il fenomeno, dotando in via sperimentale gli anziani di un Gps per monitorane gli spostamenti». Parlava di ostacoli emotivi ma anche di natura burocratica. «Nel libro evidenzio come la burocrazia invece di aiutare chi vive un momento di grande difficoltà, diventi spesso pachidermica complicando una situazione già pesante. Una scomparsa non è una morte: devono scorrere tempi abbastanza lunghi per la dichiarazione di assenza e 10 anni per la dichiarazione di morte presunta che dà la possibilità ai familiari di diventare eredi e così gestire appieno il patrimonio o anche il semplice conto corrente». Come gestire al meglio la scomparsa? «Ormai il mondo della scomparsa impone figure sempre più competenti e attrezzate, oltre a un approccio multidisciplinare che comprende informatica, conoscenza della legislazione e capacità di ricostruire il profilo della persona scomparsa e le sue relazioni. Un approccio che vede consulenti e psicologi portare un contributo importante soprattutto nelle prime fasi, quando si tratta di instaurare un contatto e un rapporto con i familiari, che spesso rappresentano una miniera di informazioni per le ri-

cerche, ma tendono anche a chiudersi perché non si sentono compresi. Serve gente preparata e adeguatamente formata, capace di entrare in questo mondo e di capirlo attraverso un orientamento sempre più evoluto, moderno ed europeo». Cosa cambierebbe anche a livello legislativo nel modo in cui si tratta il fenomeno? «Rispetto a qualche anno fa, l’atteggiamento è molto cambiato, in positivo. Come racconto nel primo capitolo del libro, un impiegato di un pubblico ufficio con cui ero al telefono mi chiese molto tempo fa se mi occupassi di “persone smarrite”, a evidenziare la superficialità e la scarsa conoscenza del fenomeno. Un gap che si cerca ancora di colmare. Nonostante la legge n. 203/2012 abbia favorito la  ricerca delle persone scomparse, facendo in modo che chiunque - e non solo i diretti familiari - potesse denunciare la scomparsa di una persona, sorprende ancora che alcuni operatori non formalizzino la denuncia prima delle 48 ore, quando non esiste alcuna norma che prevede tale prassi. Anzi, le ricerche dovrebbero partire immediatamente. È stato fatto molto, come ad esempio la banca dati del Dna che dopo un percorso travagliato non è ancora pienamente operativa, ma potrebbe agevolare l’identificazione di migliaia di cadaveri non identificati, che è poi l’altra faccia della medaglia della scomparsa di cui parlo nel libro». In Italia aumentano i casi di scomparsa di minori non accompagnati, in prevalenza stranieri. «Questo dato rappresenta la sfida delle sfide oggi. L’allontanamento dei minori stranieri dai centri di accoglienza rischia - anche a causa di una legislazione sfilacciata e carente - di far cadere questi ragazzi nelle mani della criminalità e in una rete di sfruttamento per scopi illegali. È un fenomeno su cui è importante non abbassare la guardia e che dimostra come la scomparsa si apra costantemente a nuove emergenze e nuovi sviluppi che richiedono risposte sempre più complesse e puntuali». •


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Industria - Nov 2018  

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