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Industria

Edizione speciale

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

il Giornale

POLITICHE INDUSTRIALI

LAVORO 4.0

Difesa del Jobs Act e del Piano industria 4.0. Rispetto degli impegni con l’Ue e investimenti in ricerca e innovazione. Le richieste di Confindustria, formulate dal presidente Vincenzo Boccia, al nuovo Governo

Le trasformazioni che coinvolgono il mondo del lavoro tra nuove tipologie contrattuali, flessibilità e tutele. Ne parlano Aldo Bottini, presidente Agi; Pietro Ichino, giuslavorista e Giovanni Brugnoli di Confindustria

Primo Piano

La formazione del capitale umano

Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento

I

l Festival dell’Economia di Trento si conferma opportunità e stimolo per una riflessione concreta e pluralistica che scandagli le direttrici destinate a condizionare la vita dei cittadini e l’andamento del sistema Paese. L’intervento di Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento, fa il punto su come un territorio alpino come il Trentino debba accogliere e sviluppare oggi la sfida della tecnologia, partendo dall’educazione. Quanto è importante prendere in esame il rapporto tra lavoro e tecnologia? «Anche quest’anno il tema scelto dal Comitato scientifico è davvero di notevole rilevanza, un tema che crea preoccupazione e al tempo stesso >>> segue a pagina 3

ALL’INTERNO

FESTIVAL DELL’ECONOMIA LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA Grandi personalità della cultura internazionale a confronto per la 13esima edizione del Festival dell’Economia di Trento (dal 31 maggio al 3 giugno). Un’occasione per riflettere sull’impatto delle nuove tecnologie per il mondo del lavoro e prospettare gli a pagina 8 scenari che si aprono Innovazione

Arrivare preparati alle nuove sfide Il modo più efficace per affrontare il rapporto tra automazione e lavoro è quello di far leva sulla conoscenza che permette di cogliere in anticipo i nuovi problemi

Confindustria giovani Convegno annuale con stakeholder, politici e opinion leader a Rapallo l’8 e il 9 giugno Forum di Cernobbio Un’analisi approfondita sulla realtà sociale, economica e finanziaria internazionale

L’

impresa 4.0 si delinea come una rivoluzione epocale per l’organizzazione produttiva e soprattutto per il capitale umano. È importante giocare d’anticipo e pensare a contenere gli effetti negativi di questo nuovo modello sul mercato del lavoro, puntando su sapere e formazione. Le sfide del Trentino e del suo Ateneo nelle parole di Innocenzo Cipolletta, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di

Trento ma anche economista, oggi alla guida di Fondo Italiano d’Investimento e Assonime. Il rapporto tra lavoro e tecnologia è al centro dell’edizione 2018 del Festival dell’Economia di Trento. Sotto quale profilo, dal suo punto di vista, è importante trattare questo argomento? «L’automazione sarà, presumibilmente, una delle caratteristiche principali dello sviluppo economico dei prossimi anni, come lo >>> segue a pagina 8

Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Università di Trento


Industria • Maggio 2018

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In evidenza Progresso tecnologico e mercato del lavoro si influenzano a vicenda. A sostenerlo è Tito Boeri

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

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Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento

Un sistema manifatturiero smart e la necessità di formazione continua. Il punto di Pietro Ichino

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Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti

Pietro Ichino, professore e giuslavorista

Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Edizione speciale Festival dell’Economia di Trento

>> continua dalla prima grandi speranze. Tre sono, a mio giudizio, gli orizzonti su cui potremo gettare luce, grazie ai numerosi esperti provenienti da ogni parte del mondo. In primo luogo, la necessità di fare una fotografia precisa e reale rispetto a cosa la tecnologia può togliere o può aggiunge al lavoro. In secondo luogo, la possibilità di avviare una riflessione, se vogliamo anche filosofica, sulla parola “lavoro”, abbinata al binomio dovere-diritto, per capire se la tecnologia sia uno strumento al servizio di chi e di che cosa. Sarà, infine, anche un’occasione per guardare al futuro, per scoprire se effettivamente la tecnologia sia in grado di creare nuove prospettive per l’occupazione. La concretezza è una delle caratteristiche principali del Festival dell'Economia di Trento che, nella scelta dei temi predilige, da sempre, le questioni cruciali del nostro tempo, le problematiche sociali ed economiche che influiscono direttamente sulla vita dei cittadini, cercando, al contempo, di individuare le possibili soluzioni. E spesso, proprio dal Trentino, sono arrivate proposte diventate poi oggetto di dibattito internazionale o che si sono concretizzate in provvedimenti legislativi». Quali sono le principali misure che un’amministrazione deve adottare per governare l’impatto che la tecnologia esercita sulla comunità e sull’economia del territorio? «È molto significativo che si possa discutere, qui a Trento, di un tema così complesso, che rappresenta una sfida

davvero decisiva anche per la politica. Al riguardo, a mio parere, la vera partita da vincere è quella di portare la rivoluzione digitale fra i banchi di scuola. In Trentino abbiamo varato un apposito piano, finalizzato a sviluppare e migliorare le competenze digitali degli studenti, al fine di prepararli ad affrontare il futuro. Le nuove tecnologie sono ormai presenti nella vita di tutti i giorni e quindi devono entrare anche nella scuola, luogo di formazione dell’individuo. Insieme alle competenze, però, dobbiamo stimolare nei nostri ragazzi anche quelle capacità cognitive che permettano loro di utilizzare nella maniera più corretta le nuove tecnologie, che sono uno strumento e non il fine». Il Trentino vanta una profonda tradizione in termini di ricerca e innovazione, anche organizzativa del lavoro. Con quali prospettive guarda al futuro, in merito alle tematiche affrontate dal Festival, ad esempio rispetto alle sfide con-

nesse alla riqualificazione e alla formazione delle risorse umane? «In questi ultimi anni, nonostante i tagli al bilancio, abbiamo confermato gli investimenti sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico alle imprese. Il nostro territorio può vantare più di 20 istituti di ricerca, che impiegano 3100 ricercatori. Istruzione, alta formazione universitaria, ricerca e trasferimento tecnologico sono il fulcro di una strategia che punta alla qualificazione del capitale umano, come strumento indispensabile a traghettare il Trentino verso i nuovi assetti produttivi. Vorrei citare un dato uscito proprio recentemente, le imprese con attività innovative che operano in Trentino, considerando quelle con almeno 10 addetti, sono il 52,1 per cento del totale, contro il 44,6 per cento della media nazionale. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di migliorare soprattutto nel collegamento fra scuola e mondo del lavoro. Per questo, abbiamo stanziato ulteriori risorse, nell’ultimo bilancio, per rafforzare il sistema duale, da strutturare come percorso di “vero apprendistato”. Sono previsti incentivi per le imprese coinvolte e, in più, si favorirà la riorganizzazione dell’offerta scolastica, con specifici incentivi ai docenti che si renderanno disponibili. Fra le novità del prossimo anno, l’introduzione in tutte le istituzioni scolastiche della figura dell’animatore digitale, che avrà la funzione di rafforzare le attività d’innovazione nella didattica». • Francesca Druidi


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Gli scenari internazionali

Il think tank che legge il futuro

tratta di fatti incoraggianti, anche se le recenti elezioni in tre grandi Paesi europei come Francia, Germania e Italia stanno determinando evoluzioni che richiedono un costante monitoraggio per gli impatti economici che ne possono derivare».

CON QUESTO OBIETTIVO LE MASSIME PERSONALITÀ DEL MONDO ECONOMICO, FINANZIARIO E ISTITUZIONALE SBARCANO OGNI ANNO AL FORUM AMBROSETTI DI SETTEMBRE. PER CAPIRE IN ANTICIPO COSA ACCADRÀ SULLA SCENA INTERNAZIONALE E TROVARE LE GIUSTE RICETTE

ITALIA, IL SENTIMENT POSITIVO SI STA ESAURENDO? Innanzitutto nella Penisola, in uscita da un 2017 cresciuto dell’1,5 per cento e un’occupazione a livelli record con 23,1 milioni di persone al lavoro, ma che per una valutazione corretta deve comparare i propri progressi a quelli dei competitor diretti. «L’Italia cresce più di ieri – osserva De Molli - tuttavia il confronto con gli altri Paesi europei non ci conforta ed evidenzia un ulteriore allontanamento. Se vuole tornare ai livelli precrisi, deve crescere più degli altri per recuperare il gap cumulato negli anni». Tra l’altro, i risultati delle rilevazioni dell’Ambrosetti club economic indicator del primo trimestre mostrano segnali contrastanti e di sospensione del giudizio, con un sentiment futuro sull’occupazione e sugli investimenti che si attesta su valori leggermente inferiori all’ultima misurazione del 2017, dopo quarter consecutivi in costante crescita dal 2012. Significa che nel nostro Paese la spinta favorevole si è già esaurita, oppure siamo solo di fronte a un assestamento? È la domanda a cui si cercherà di trovare risposta nella terza giornata del Forum di settembre, tradizionalmente incentrata sull’Italia, ragionando anche sulle ricadute della fine del Quantitative easing in Europa. Questione cruciale alla quale il Club Ambrosetti ha dedicato una specifica ricerca, con Carlo Cottarelli in veste di advisor scientifico, per verificare se e quanto la fine del programma di acquisto di titoli e in particolare di obbligazioni governative impatterà sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. «Quel che è certo – conclude De Molli - è che gli effetti sul rapporto debito/Pil causati dalla potenziale crescita dei tassi al termine del Qe potranno essere bilanciati solo generando crescita e inflazione e/o generando avanzi primari più consistenti». •

di Giacomo Govoni

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porte chiuse, ma con le finestre spalancate sul mondo e sui grandi temi di interesse globale. È l’esclusività il marchio che da oltre quarant’anni connota il Forum The European House–Ambrosetti, summit internazionale che ogni anno a settembre chiama a raccolta personalità del mondo politico, accademico, istituzionale e imprenditoriale provenienti da tutto il pianeta, accogliendole nell’incantevole cornice di Villa d’Este, a Cernobbio. Rinominato per il quinto anno consecutivo primo pensatoio privato italiano, nella top ten del ranking europeo e tra i primi cento più affermati al mondo sui 6850 censiti a livello globale dall’Università della Pennsylvania, il think tank sulle rive del lago di Como si distingue da sempre per la capacità di coinvolgere i prestigiosi

seminari dedicati a temi rilevanti per la business community e per il Sistema Paese. ALLA RICERCA DI NUOVI PARADIGMI INTERPRETATIVI Quelli dal respiro più internazionale ad esempio, solitamente al centro della prima giornata del Forum, ri-

Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House-Ambrosetti

ospiti in uno scambio di visioni e in un dibattito autorevole e mai scontato partendo dagli spunti offerti dai professionisti di Teh–Ambrosetti. Attinti generalmente dai lavori più significativi presentati dal gruppo nell’arco dei dodici mesi precedenti, cadenzati da una serie di workshop e

prendono spesso gli argomenti trattati nel corso del Workshop Finanza, appuntamento primaverile organizzato da Teh-Ambrosetti (secondo per importanza e prestigio solo al Forum Villa d’Este) che dipinge gli scenari di mercato più aggiornati sia sul piano congiunturale che strutturale.

Nell’ultimo, tenutosi a inizio aprile sempre nella residenza di Cernobbio alla presenza di top manager finanziari e di ben due commissari europei, si è convenuto che il pendolo della storia continua a muoversi nel segno dell’incertezza geopolitica ed economica. «L’anno appena trascorso – osserva Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House-Ambrosetti - ci ha confermato che i paradigmi con cui finora abbiamo analizzato l’economia globale non sono più validi. La rivoluzione tecnologica, l’automazione, la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento degli stili di consumo e l’imprevedibilità degli orientamenti politici stanno modificando gli schemi interpretativi da noi conosciuti. Per questo diventa più che mai importante avere momenti di riflessione come questo, che cercano di andare a fondo negli spaccati della realtà socio-economica e finanziaria». Valutandoli da un’angolazione che tenga naturalmente in primo piano il Vecchio Continente, sul quale il Forum Ambrosetti pone un accento privilegiato fin dal nome, veicolando un principio di apertura e di creazione di ricchezza di matrice continentale. «Per l’Europa – prosegue De Molli – le ultime notizie sono tutto sommato positive e si riflettono principalmente nel +2,4 per cento di Pil e nel record di occupazione, che si attesta mediamente al 73 per cento. Si


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Misure per la crescita

Il valore del fare impresa tra i giovani L’8 E IL 9 GIUGNO, PRESSO L’EXCELSIOR PALACE DELLA CITTADINA LIGURE, SI TERRÀ IL CONVEGNO 2018 DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA. ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E TAPPA FINALE DEL CONTEST PER START UP SOTTO I RIFLETTORI

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n momento per avanzare nuove idee e formulare proposte innovative capaci di anticipare e accelerare le trasformazioni future delle imprese. È questo lo spirito che ogni anno anima il Convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, allineati ai nastri di partenza in vista della 48esima edizione che scatterà a Rapallo dall’8 al 9 giugno. Quarantottore di confronto e di scambio tra stakeholder, politici, opinion leader e le risorse più promettenti del nostro Paese che si ritroveranno all’Excelsior Palace della cittadina ligure per affrontare tematiche di interesse generale, con particolare attenzione alle proposte e ai trend orientati allo sviluppo sistemico del territorio. Tra le iniziative in primo piano nel programma di quest’anno, ancora da svelare nel dettaglio, si segnalano quelle improntate alla promozione di percorsi di alternanza scuola-lavoro, conside-

Alessio Rossi, presidente Giovani imprenditori di Confindustria

rati strumenti formativi strategici per sviluppare la cultura del lavoro e il valore sociale del fare impresa tra i giovani. «Di questi percorsi – sottolinea Alessio Rossi, presidente dei Giovani industriali – Confindustria ha creato una sorta di “bollino di qualità”, per evitare che le polemiche finiscano per travolgere un istituto ritenuto molto positivo dalle imprese. È vero che in alcuni casi non viene fatta nel miglior modo possibile, ma di regola l’alternanza scuola-lavoro funziona bene e consente ai più giovani di conoscere il mondo produttivo e di trovare un impiego». Per il quarto anno consecutivo inoltre, in parallelo alle due giornate del convegno si celebrerà la fase conclusiva del G.I. StartUp Contest 2018, la call per start up e scale up organizzata dai Giovani imprenditori di Confindustria per favorire lo sviluppo di aziende di nuova generazione e ad alto tasso di innovazione. In lizza ci saranno le realtà uscite vincitrici dalle due tappe di preselezione avvenute nelle scorse settimane tra Milano e Firenze, che si contenderanno la possibilità di essere presentate a una delle prossime riunioni mensili del Club degli investitori di Torino con l’obiettivo di raccogliere 200 mila euro. La seconda classificata invece, prenderà parte al Tour di accelerazione offerto da iStarter comprensivo di due call preparatorie con il team e tre giorni di full immersion negli uffici di iStarter a Londra, con incontro di vari partner industriali e istituzionali, sessioni di review della strategia di fundraising calibrata sul mercato anglosassone. • Giacomo Govoni

Sulla strada della modernità DEFISCALIZZAZIONE PER FAVORIRE L’ASSUNZIONE DEI GIOVANI, CREDITO DI IMPOSTA PER FORMARE I NUOVI TECNICI DIGITALI. SONO LE ROTTE CHE SECONDO BOCCIA E CALENDA NON VANNO SMARRITE PER RIMANERE AI VERTICI DELL’ECONOMIA EUROPEA

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iù le mani dal Jobs Act e dal piano Industria 4.0. Al neonato Esecutivo, uscito da un travaglio istituzionale senza precedenti, gli industriali italiani lanciano già un monito ancor prima di conoscerne i punti di convergenza e i dettagli dell’agenda di mandato. Al di là delle soluzioni economiche e delle politiche di sostegno all’occupazione che vorranno adottare, quello che preme dalle parti di Viale dell’Astronomia è che non si mettano in discussione misure e provvedimenti che finora hanno rivitalizzato l’economia reale, stimolando una crescita del 30 per cento degli investimenti privati e del 7 per cento delle esportazioni. LAVORO E FORMAZIONE 4.0 LE DUE DIRETTRICI MAESTRE Per portare a compimento questa missione tuttavia, occorre mantenere la competitività industriale al centro del dibattito, evitando scorciatoie sulla strada maestra del lavoro. Come ha ricordato Vincenzo Boccia, durante l’assemblea annuale di Confindustria. «Quando è qualificato ed efficiente – ha sottolineato il presidente nell’intervento di apertura - il lavoro abbassa il bisogno di garantire chi un reddito non riesce a procurarselo, diventando la migliore garanzia di riattivare quell’ascensore sociale che si è inceppato. In questo campo si può sperimentare una tassazione che, attraverso la defiscalizzazione, favorisca i premi legati all’aumento della produttività e l’assunzione dei giovani». Una posizione sottoscritta dal ministro dello Sviluppo economico del governo uscente che, contestualmente, insiste sull’importanza di non tornare indietro su scelte strategiche per il rilancio del nostro tessuto produttivo. Cominciando proprio da quel Piano 4.0 recante la sua firma, che a inizio maggio ha compiuto un ulteriore passo in avanti attraverso l’introduzione del credito di imposta sulla formazione a favore delle aziende che supportano l’acquisizione di competenze digitali. «Con l’operatività di questo bonus – spiega Carlo Calenda - il Piano impresa 4.0 completa il pilastro

delle competenze dopo quello del supporto agli investimenti tecnologici. Un lavoro di due anni che ci ha visto collaborare con associazioni d’impresa, sindacati, università e che fa del Piano italiano il più consistente e articolato in Europa». Quella stessa Europa che secondo il leader degli industriali deve continuare a essere la casa comune per il nostro Paese, la dimensione imprescindibile alla quale rifarsi per tutelare gli interessi nazionali dal di dentro, sentendosi a pieno titolo parte integrante del gruppo di testa in ambito continentale. «Per essere italiani nel mondo – sostiene Boccia - mutuando una celebre frase dell’Avvocato Gianni Agnelli - dobbiamo essere europei in Italia. In questo senso, nel rapporto con l’Ue è inutile combattere una battaglia per qualche decimale in più di flessibilità: bisogna invece puntare su risorse a favore della ricerca e innovazione e su un piano di investimenti, gestito a livello sovranazionale e da finanziare con l’emissione di Eurobond, in formazione e infrastrutture». • GG

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria


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Industria • Maggio 2018

I plus del made in Italy L’ITALIANITÀ, SI SA, È GARANZIA DI QUALITÀ. ANCHE NEL SETTORE MOTO, ALCUNE IMPRESE SFOGGIANO LA PROVENIENZA DELLA TECNOLOGIA COME UN VALORE AGGIUNTO. L’ESEMPIO DI EVOTECH

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rgogliosamente italiani”. È questa la dicitura che campeggia su moltissimi prodotti esportati all’estero. Lo scopo non è tanto quello di confermare un’ormai arcinoto parallelismo tra qualità e italianità, quanto di rimarcare una credenza e una passione che induce molti imprenditori a continuare a investire sui propri territori valorizzandoli e tenendo alto il buon nome del made in Italy nel mondo. Evotech persegue proprio questa politica che si potrebbe sintetizzare nel principio del “prodotto 100 per cento italiano”. L’azienda è tra i leader nel settore tuning per moto e si distingue perchè è in grado di portare un’idea sul mercato in brevissimo tempo e con la massima efficienza. Questo grazie al top della tecnologia esistente nel settore meccanico-ingegneristico messa a disposizione di un team di giovani preparati e appassionati, in grado di sfruttarne al massimo le potenzialità. «Infatti - sottolinea Biagio Calvaruso, uno dei due soci della società trentina non sono sufficienti capitali e tecnologie per arrivare al successo di un prodotto, ma è fondamentale combinare questi elementi con uno staff preparato e che manifesti una particolare passione e motivazione per il proprio lavoro». Per ottenere queste prestazioni in termini di sviluppo prodotti, aggiunge Matteo Tisi, l’altro socio dell’azienda «vengono sfruttate quotidianamente tutte le tecnologie a disposizione con il massimo rendimento, senza tempi morti o tipiche inefficienze che sono fisiologiche delle gran-

di aziende». Evotech sfrutta sistemi di Reverse Engineering basati su scansione laser per rilievo forme e misurazioni, progettazione tramite Cad/Cae per simulazioni cinematiche e strutturali, validazione prodotti attraverso stampa 3d, sistemi Cam, per passare dal progetto alla produzione, e infine un parco macchine utensili diversificato di ultima generazione in grado di dare completezza e flessibilità per realizzare qualsiasi prodotto. «Lo spirito con cui affrontiamo le nuove sfide – spiegano i due soci - trova solide fondamenta nella voglia e nell’entusiasmo di un’azienda nata da zero in uno scantinato e che ha sempre avuto fame di crescita. Per noi non esiste un prodotto migliore perché tutti, dal più semplice al più complesso, sono realizzati con la convinzione di aver fatto il massimo con i mezzi a nostra disposizione». Particolare attenzione viene posta nello sviluppo dei prodotti, mantenendo alti i punti di forza riconosciuti dal mercato: prodotti plug and play, semplicità di montaggio, stile unico e qualità ineccepibile. • Luana Costa Evotech ha sede a Grigno (Tn) www.evotech-rc.it


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>>> segue dalla prima

sono stati sin qui la globalizzazione e l’immigrazione. Così come gli altri fenomeni, l’automazione è in larga misura il frutto dell’innovazione tecnologica, che porta molte soluzioni ma anche molti problemi. Riduce il carico di lavoro fisico e migliora la competitività delle imprese; riporterà nei Paesi di vecchia industrializzazione molte attività fuggite nei Paesi emergenti, ma al tempo stesso ridurrà il numero dei lavoratori in molti settori; imporrà nuove organizzazioni produttive e distributive; genererà spostamenti di lavoro con vantaggi e svantaggi per molti territori, rischiando di produrre nuove povertà. Occorre discutere di questi problemi per non arrivare impreparati al dispiegarsi di questo fenomeno, un po’ come è successo con globalizzazione e immigrazione, dapprima accolti positivamente come il prodotto della modernizzazione e visti come fattori di sviluppo mondiale, poi diventati agli occhi di molti la causa di tutti i nostri problemi, con un ritorno oggi a nazionalismi e protezionismi che rischiano di portare il mondo verso una nuova catastrofe. Noi speriamo che, affrontando per tempo il tema del

Innovazione

rapporto tra automazione e lavoro in modo laico, senza pregiudizi ma neanche senza attese messianiche, potremo dare un contributo di conoscenza per varare quelle politiche utili a beneficiare degli effetti dell’automazione, riducendone i riflessi negativi». La digitalizzazione e lo sviluppo dell’automazione porteranno alla necessità di rimodulare i profili dei lavoratori. C’è il rischio concreto di contraccolpi sociali in un paese come l’Italia, dove le politiche per il lavoro restano piuttosto problematiche? «Certamente questo rischio esiste, in Italia e nel mondo. Penso ad esempio che, paradossalmente, i più esposti a questo rischio siano i Paesi industriali emergenti, dove le imprese multinazionali hanno trasferito le attività manifatturiere più dense di manodopera. È in queste aree che l’automazione rischia di decimare l’occupazione, generando vaste ondate di disoccupazione in economie non ancora attrezzate socialmente per gestire tali fenomeni. In Italia e negli altri Paesi industrializzati sarà più agevole avviare processi di riqualificazione e di sostituzione di lavori. Ma non sarà automatico. Occorre predisporre delle soluzioni, specie con riferimento ai

lavoratori dei servizi, che saranno i più colpiti. Penso alle banche, al commercio e anche, se non soprattutto, al settore pubblico dove una forte automazione potrebbe generare vantaggi per i cittadini, ma anche una sostanziale riduzione dell’occupazione. Dobbiamo prepararci a sostituire non solo lavori, ma anche servizi che servano ai cittadini». Una delle sfide della quarta rivoluzione industriale, del Piano Impresa 4.0, è proprio la formazione, l’educazione a nuovi modelli produttivi. Come sta reagendo e come dovrà muoversi nel prossimo futuro l’Università di Trento di fronte a queste sollecitazioni? «L’Università ha varato da poco un piano strategico dove le nuove forme di didattica assumeranno un ruolo rilevante e anche questo sarà un modo per entrare nel mondo dell’automazione. Abbiamo già un buon investimento in meccatronica, che rappresenta la porta dell’elettronica e della robotica nel campo della produzione. Stiamo sviluppando rapporti con gli istituti tecnici per collaborare alla formazione di professionalità pronte per le imprese 4.0. Ma soprattutto l’Università è fonte di conoscenza che consentirà di elaborare soluzioni e rendere le persone più consapevoli

delle necessità future e a collaborare con le istituzioni e le imprese per trovare quelle strategie che meglio si adattano al territorio». In che misura il territorio trentino e il suo tessuto produttivo sono pronti ad accogliere l’innovazione tecnologica e le sue implicazioni sulla ridefinizione dei modelli di produzione e di lavoro? «Nessuno è pronto in assoluto e la sfida che abbiamo davanti deve ancora essere veramente affrontata. Quello che posso dire è che il Trentino ha fatto nel tempo una scommessa, quella di investire nella conoscenza, non solo attraverso l’Università ma anche con istituti prestigiosi come la Fondazione Mach e la Fondazione Bruno Kessler. Nel territorio sono presenti enti come il Cnr, l’Ocse e altre istituzioni. Le nostre imprese hanno ben presente la necessità di adeguarsi e già molte di loro sono impegnate in progetti di automazione e di preparazione del personale interno. Il Trentino ha sempre avuto un’amministrazione attenta ai problemi della ricerca, della conoscenza e della produzione. Insomma, il territorio ha tutte le capacità per affrontare la nuova sfida e sono certo che ci riuscirà». • Francesca Druidi

con sempre maggiore difficoltà da quelli che Boeri definisce i “nostri sistemi di protezione sociale”. «Sono stati introdotti con l’obiettivo di contenere i costi sociali delle fluttuazioni cicliche, ma non sembrano oggi in grado di affrontare problemi strutturali, di lungo periodo, come quelli legati al futuro di chi di colpo ha visto il proprio capitale umano deprezzarsi grandemente. Non sono oggi in grado di coprire le nuove forme del lavoro dipendente, che spesso si traveste da lavoro auto-

nomo, come in molta dell’economia dei lavoretti nata utilizzando le piattaforme digitali». Il passato però, ricorda Boeri, offre lezioni molto importanti sull’impatto delle nuove tecnologie. «La narrazione storica, soprattutto quella basata sui dati degli storici economici, troverà grande spazio in questa edizione del Festival dell’Economia. Al contempo, dobbiamo essere consapevoli del fatto che la storia passata è una guida molto imperfetta per ciò che ci attende nei prossimi decenni. Se c’è

Gli scenari possibili di Francesca Druidi LA 13ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO, ANALIZZERÀ L’IMPATTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE SULLA SOCIETÀ E SUL MONDO DEL LAVORO. UN PROGRAMMA RICCHISSIMO, DALLE FRONTIERE DELL’AUTOMAZIONE ALL’ATTUALITÀ ECONOMICA

L’

evoluzione tecnologica può rendere più produttivo il lavoro e assicurare maggiore tempo libero, contribuendo quindi a una migliore qualità di vita, ma non manca di scatenare paure - a causa dei cambiamenti innescati - e sollevare interrogativi importanti relativi al mercato del lavoro. Possibili risposte a questi spunti di riflessione le cerca l’edizione 2018 del Festival dell’Economia, che affronterà il tema “Lavoro e tecnologia”. La tecnologia è un’opportunità oppure, attraverso l’automazione e la diffusione dei robot, porterà alla consistente perdita di occupati? Il pessimismo tecnologico non è un fenomeno nuovo,

si ripresenta ciclicamente, ma nonostante la disoccupazione resti molto alta in alcuni Paesi - tra cui il nostro - non c’è traccia di una crescita di lungo periodo di questa condizione. La questione è complessa, come spiega il direttore scientifico del Festival Tito Boeri: «Non è solo il progresso tecnologico ad avere effetti sul mercato del lavoro; è lo stesso mercato del lavoro a influire sulle traiettorie tecnologiche. Il progresso tecnologico è tutt’altro che uniforme. A seconda delle istituzioni del mercato del lavoro, della demografia, delle dotazioni di capitale umano di un Paese, questo può orientarsi in direzioni diverse». I rapidi mutamenti di questi ultimi anni sono assorbiti


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Industria • Maggio 2018

biamenti tecnologici; Imran Rasul dell’University College di Londra di giustizia e discriminazione etnica. Federico Rampini terrà una conferenza sull’America di Trump, dalla Silicon Valley alla Rust Belt. Mauro Calise, Andrea Gavosto e Gino Roncaglia si confronteranno su come la tecnologia stia modificando la didattica a scuola e all’università. Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, farà il punto sullo Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento

una cosa non lineare questa è proprio il progresso tecnologico. Più che in passate edizioni, - conclude Tito Boeri - il Festival ospiterà l’inventiva dei tecnologi e degli stessi economisti. Non sanno predire il futuro, ma certo possono immaginarlo con molta più concretezza e capacità di coglierne le contraddizioni di tanti altri». STORIA, ROBOT E BIG DATA Confermati i format di successo del Festival: “Visioni”, con grandi personalità della cultura internazionale; “Confronti”; “Dialoghi”; i “Forum” a cura de lavoce.info e gli appuntamenti con le parole chiave, che quest’anno sono produttività, intelligenza artificiale e big data. Si rinnova l’appuntamento con “Incontri con l’autore” di Tonia Mastrobuoni e con CinEconomia, a cura di Marco Onado e Andrea

Landi: i titoli legati al tema del Festival saranno proposti presso il cinema Modena. “Spotlight” approfondirà temi caldi dell’attualità economica e politica quali pensioni, Alitalia e crisi bancarie. Nuovo format è, invece, “Nella storia”: uno sguardo rivolto agli eventi del passato dal quale trarre indicazioni per la migliore comprensione del tempo che viviamo. Il Festival inaugurerà giovedì 31 maggio con la conferenza del professor Richard Freeman dell’Università di Harvard, dal titolo “Robot mania - “Cosa ci resterà da fare quando saranno le macchine a lavorare e guadagnare?” avviando insieme a Tito Boeri il ragionamento sul tema “Tecnologia e lavoro”. Venerdì 1 giugno il professor Joel della Northwestern University, affronterà il tema del rapporto fra la stagnazione economica e il

progresso tecnologico, mentre il professor Barry Eichengreen dell’Università della California, Berkeley, indagherà i rapporti fra populismo e insicurezza economica. Il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di Tecnologia, proporrà invece una suggestiva intervista a un robot. Nel pomeriggio, lo scrittore Evgeny Morozov analizzerà la guerra fra imprese americane e cinesi per lo sfruttamento delle nuove tecnologie. Alan Kruger della Princeton University interverrà sui cambiamenti che le tecnologie hanno prodotto sul nostro modo di lavorare. Sarà ospite anche Frans Timmermans, il primo vicepresidente della Commissione europea. Sabato 2 giugno, Philip McCann dell’Università di Sheffield discuterà degli impatti sui territori dei cam-

IL FESTIVAL DELLO SCOIATTOLO Il Festival dell’Economia è promosso da Provincia autonoma, Comune e Università degli studi di Trento nonché progettato dagli Editori Laterza in collaborazione con Superfestival - Salone Internazionale del Libro di Torino, con il supporto di Asi - Agenzia spaziale italiana. L’ingresso a tutti gli eventi è libero e gratuito fino ad esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione. L’accesso agli eventi in programma al Teatro Sociale avviene con voucher, distribuiti presso le biglietterie a partire da due ore prima dell’inizio di ogni evento. Torna anche nel 2018 il Concorso EconoMia, realizzato con la collaborazione del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dell’Associazione europea per l’Educazione economica, del Dipartimento della conoscenza della Provincia autonoma di Trento e dell’Istituto tecnico economico “Bodoni” di Parma. I venti giovani vincitori del concorso riceveranno in premio l’ospitalità a Trento nelle giornate del Festival e un assegno di 200 euro ciascuno.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

«Non è solo il progresso tecnologico ad avere effetti sul mercato del lavoro; è lo stesso mercato del lavoro a influire sulle traiettorie tecnologiche stato della digitalizzazione della Pa italiana. Domenica 3 giugno, Riccardo Zecchina, già professore di fisica statistica al Politecnico di Torino e alla Bocconi, esaminerà il tema dei Big Data, poi sarà la volta dell’economista Luigi Zingales che parlerà di tecnologia finanziaria. Maurizio Ferraris si soffermerà invece sull’epoca della mobilitazione totale, quella in cui web e smartphone annullano la distinzione tra il tempo libero e quello dedicato al lavoro. Chiuderà il professor Michael Spence del Fung Global Institute di Hong Kong, che insieme a Tito Boeri cercherà di tirare le fila del dibattito che animerà e attraverserà il Festival. •


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Innovazione

L’attitudine al cambiamento RAGIONARE SUL FUTURO DEL LAVORO, CHE DA SEMPRE SEGUE LE EVOLUZIONI DELLA TECNOLOGIA, PERMETTERÀ ALL’UNIVERSITÀ DI RIPENSARE ALLA SUA FUNZIONE FORMATIVA IN MANIERA PIÙ EFFICACE. A SPIEGARLO È PAOLO COLLINI, RETTORE DELL’ATENEO DI TRENTO

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di Francesca Druidi

nterrogarsi sulle traiettorie del mondo del lavoro è importante anche e soprattutto per chi fa formazione. In merito al macro-tema del Festival dell’Economia di Trento 2018, “Lavoro e tecnologia”, il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini prova a individuare le principali sfide da affrontare, da un nuovo rapporto tra informazioni e apprendimento all’inevitabile aggiornamento delle competenze richieste dal mercato. «Il tema dell’edizione 2018 del Festival spiega Collini - ci tocca da vicino non solo per l’ovvia attenzione riservata dall’Università al lavoro e all’occupazione dei suoi studenti, ma anche per l’impegno dell’Ateneo stesso nella ricerca su una grande trasformazione tecnologico-sociale come quella a cui stiamo assistendo». Quali sono le criticità sul tavolo? «Il Festival dell’Economia ci aiuterà ad analizzare che cosa succede nel mondo del lavoro e cosa l’Università deve pensare di cambiare del modo in cui forma le persone. Ci sono due aspetti importanti da considerare: il primo è che la trasformazione tecnologica cambia il profilo delle competenze richieste sul mercato del lavoro. Alcune competenze sono

diventate obsolete perché sostituite da strumenti tecnologici, mentre altre risultano più strategiche come, ad esempio, l’analisi dei dati. Questi mutamenti ci chiedono di riflettere su quello che facciamo nell’ottica di preparare le persone a un futuro diverso e stiamo cercando di farlo con la fisiologica lentezza che attiene i cambiamenti nei modelli formativi. Il secondo aspetto riguarda l’attuale società dell’informazione, un mondo in cui le informazioni sono disponibili a tutti in qualsiasi momento. Si sposta, quindi, il focus dell’apprendimento degli studenti: la capacità mnemonica - ricordare una data storica, un dato preciso - diventa sempre meno cruciale rispetto all’abilità di identificare le informazioni rilevanti e metterle a sistema per affrontare i problemi». Come si ripercuote questo scenario sulla formazione? Quali sono le competenze e i profili maggiormente richiesti? «Dobbiamo formare persone con attitudine al problem solving, capacità di lavorare in squadra e di elaborare i dati a disposizione per trasformarli in conoscenza e in analisi del problema, qualunque sia la materia in questione. Si delinea un profilo nuovo che assomma alla conoscenza dei fondamentali della materia, una

solida comprensione del mondo e le skill precedentemente elencate. Un altro elemento da affrontare è la velocità dei cambiamenti innescati proprio dalla tecnologia. Gli studenti che inizieranno la loro vita professionale nei prossimi anni devono essere consapevoli dei mutamenti che stanno sperimentando e, più di altri, dovranno affinare la capacità di gestirli, sopportandone gli effetti negativi e cogliendone le opportunità. Dal punto di vista educativo, ciò significherà formare persone un po’ meno specializzate ma con una mentalità più aperta, per dominare saperi che magari ancora non conoscono a fondo ma che potrebbero acquisire a breve termine». Come si sta muovendo l’Università di Trento sotto il profilo della sua offerta formativa, penso alle indicazioni sugli ambiti tecnologici associati all’industria del futuro? «Gran parte delle competenze e delle indicazioni sono legate al processo di digitalizzazione e alle sue possibili evoluzioni su processo, analisi, prodotto e rientrano già da tempo

nella nostra agenda. Abbiamo sviluppato percorsi formativi in meccatronica, biologia quantitativa e big data. Un altro campo in cui siamo molto impegnati - anche a livello di ricerca - è quello della Cyber Security, fondamentale presidio

Paolo Collini, rettore Università di Trento

di sicurezza sui processi di elaborazione e diffusione dei dati. Stiamo, inoltre, rinnovando l’approccio formativo attraverso il Contamination Lab e le numerose attività di laboratorio sia in ambito scientifico-tecnologico che economico-manageriale: occasioni in cui gli studenti si confrontano con temi specifici e problematiche spesso avanzate da imprese, lavorando in team per in-

dividuare possibili soluzioni. Per il futuro, sarà sempre più importante che anche la ricerca contribuisca a queste nuove esigenze formative, adottando un approccio meno specializzato per disciplina e più orientato al problem solving». •

LABORATORIO DI CONTAMINAZIONE IMPRENDITORIALE L’Università di Trento proprio un anno fa ha rilanciato il suo Contamination Lab (CLab Trento), in partnership strategica con HIT (Hub Innovazione Trentino) presso l’Istituto Pavoniano Artigianelli. È uno spazio condiviso dove innovazione e cultura imprenditoriale vengono insegnate sia per completare la formazione tradizionale degli studenti, sia per promuovere nuove attività di successo per il territorio basandosi su casi reali e nuove necessità industriali. Particolarmente rilevante è il concetto di contaminazione che permette ai partecipanti di lavorare alle proprie idee imprenditoriali con team internazionali e multidisciplinari composti da mentor aziendali ed esperti di settore, il tutto in collaborazione quotidiana con startup e imprese innovative con le quali sviluppare le proprie idee di business e proporre soluzioni adeguate alle problematiche delle imprese.


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Industria • Maggio 2018

La tecnologia è amica dell’occupazione LO DICONO I NUMERI E LO SOTTOSCRIVE PIETRO ICHINO, CHE SMENTISCE GLI EFFETTI NEGATIVI DELL’AUTOMAZIONE SUL LAVORO UMANO. TUTTAVIA «L’OBSOLESCENZA DELLE TECNICHE APPLICATE IMPONE UNA CAPACITÀ DI AGGIORNAMENTO CONTINUO»

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di Giacomo Govoni

e apparecchiature digitali stravolgeranno i processi produttivi, erodendo gli spazi destinati al lavoro umano? L’automazione industriale e i robot saranno l’anticamera di una crescente disoccupazione giovanile? Niente di tutto questo, anzi. Secondo Pietro Ichino, la conversione in chiave smart che sta vivendo il nostro sistema manifatturiero porta in dote una serie di risvolti favorevoli, testimoniati in primis dai numeri. «Nel 1977 in Italia – sottolinea il professore - avevamo 19,5 milioni di persone al lavoro; dopo quarant’anni di evoluzione tecnologica continua ne abbiamo più di 23 milioni». Sta dicendo, professore, che l’evoluzione tecnologica non corre il rischio di disumanizzare il lavoro? «Direi proprio di no. Semmai lo rende meno faticoso e più sicuro. Per esempio: i 600 robot entrati in funzione alla Fca di Pomigliano d’Arco hanno sostituito gli operai nelle mansioni più pericolose e nocive per la salute. In molti casi sono proprio le nuove tecnologie a consentire e potenziare il lavoro di persone disabili». Ma i bracciali progettati da Amazon per i magazzinieri non corrispondono a un’organizzazione del lavoro più costrittiva? «Se l’organizzazione diventa più costrittiva oppure no, dipende da come si

Pietro Ichino, professore e giuslavorista

usa quel dispositivo. Di per sé può essere anche un modo per facilitare il lavoro, aiutando il magazziniere a individuare il pacco da prelevare e a non fare errori. Viceversa, era molto più costrittiva la catena di montaggio descritta da Charlie Chaplin rispetto a quella di oggi, in cui l’uomo interagisce con computer e robot». Sul piano occupazionale, strumenti digitali e robotica, con conseguente distruzione di posti di lavoro, preoccupano i giovani che in quel mondo devono entrarci. Quali sono per loro i reali aspetti penalizzanti di questo scenario? «Almeno fin qui, il progresso tecnologico non sembra proprio aver prodotto effetti complessivamente negativi per l’occupazione. Certo, l’accelerazione del ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate impone una capacità di aggiornamento e formazione continua, che trent’anni fa non era richiesta. È indispensabile attrezzare il nostro mercato del lavoro con una rete di servizi capaci di assistere efficacemente i lavoratori nella transizione dal vecchio al nuovo lavoro. E su questo terreno l’Italia è gravemente indietro». Tra gli effetti più vistosi dell’avvento delle nuove tecnologie c’è la cosiddetta gig economy, che vanifica i vecchi strumenti di protezione contrattuale. Come deve ristrutturarsi il

diritto del lavoro per far fronte a questa sfida? «Il lavoro organizzato mediante le piattaforme digitali sfugge totalmente alle categorie giuridiche tradizionali. Per esempio, in quest’area non ha molto senso applicare i criteri di distinzione fra lavoro subordinato e autonomo, in base ai quali fin qui si è definita l’area di applicazione del diritto del lavoro. Il sistema delle protezioni deve essere ripensato da cima a fondo e in futuro andrà probabilmente riferito a una nozione di “dipendenza economica” del prestatore dal creditore. Di contenuto molto diverso rispetto alla nozione di “subordinazione” che è stata centrale finora». Come pensa che vadano riviste la formazione e la riqualificazione professionale? «È indispensabile costruire un sistema di rilevazione a tappeto del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi, per ciascun centro di formazione, istituto scolastico e facoltà universitaria. Lo si può realizzare istituendo un’anagrafe degli utenti dei corsi, i cui dati poi vengono incrociati con quelli delle comunicazioni obbligatorie al Ministero del lavoro. Ma per questo occorre superare alcune resistenze fortissime». Da parte di chi? «Di molte componenti del sistema della formazione professionale e del-

l’istruzione, i cui vertici e i cui addetti non gradiscono essere messi sotto stress da un meccanismo che consenta la valutazione sistematica e capillare della qualità del servizio che essi rendono. Ma i policy-maker devono smettere di privilegiare l’interesse degli addetti al servizio e incominciare a privilegiare quello degli utenti, che in questo caso coincide con l’interesse generale del sistema economico». Dopo una vita dedicata al diritto del lavoro, di recente ha pubblicato un libro, La casa nella pineta, dedicato alla storia di una famiglia borghese del Novecento, la sua. Perché questo cambiamento brusco di genere letterario? «In realtà, anche in questo libro parlo di lavoro. Uno dei motivi per cui l’ho scritto è stato proprio quello di rispondere a una domanda che mi viene rivolta spesso: “perché tu, che sei stato allievo di don Lorenzo Milani, oggi sei così critico nei confronti del sistema delle protezioni del lavoro conquistate dai lavoratori?”. E come risponde? «Nel libro, raccontando il mio decennio di lavoro come sindacalista della Cgil negli anni 70, poi la mia esperienza parlamentare nella ottava legislatura nel Gruppo comunista della Camera, cerco di mostrare le contraddizioni, le crepe interne del vecchio sistema di protezione del lavoro e il grave ritardo della sinistra italiana e del movimento sindacale nell’individuarle e porvi rimedio». Guardando al lavoro del futuro, quali saranno le strade da seguire per una sua integrazione armonica con il sistema dell’It, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale?

«Nel futuro, anche prossimo, il lavoro umano avrà bisogno innanzitutto di un sistema capillare di servizi che facilitino il transito dal vecchio al nuovo lavoro. La sicurezza e la parità di opportunità dovranno essere garantite nel mercato e nei suoi percorsi, piuttosto che nel rapporto di lavoro. Anche la lotta contro le disuguaglianze crescenti in seno alla nostra forza-lavoro passa attraverso questa trasformazione del sistema di protezione, che sarà affidata sempre meno a norme e sempre più a capacità di implementazione dei servizi. Sempre meno a giudici e avvocati, sempre più a buoni formatori, buoni collocatori, orientatori, buoni economisti, sociologi e psicologi del lavoro». •


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Innovazione

Servono più “supertecnici” A LANCIARE L’APPELLO È GIOVANNI BRUGNOLI CHE, DOPO LA FASE INDUSTRIA 4.0 RIVELATASI DI GRANDE AIUTO PER IL RINNOVO DEI PARCHI MACCHINE NELLE AZIENDE, ESORTA A UNA GRANDE OPERAZIONE CULTURALE SUL VERSANTE FORMATIVO di Giacomo Govoni

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ltre metà del fabbisogno di competenze tecniche, previste nei prossimi anni dalle aziende manifatturiere, non potrà essere coperto dai giovani in uscita dal sistema scolastico. A suonare il preoccupante campanello d’allarme è l’ultima indagine svolta da Confindustria in collaborazione con Unioncamere, concentrata in cinque settori chiave del made in Italy: meccanico, tessile, Ict, chimico e alimentare. Il solo, quest’ultimo, a “salvarsi” parzialmente da un quadro produttivo che denuncia una carenza di addetti specializzati in Industria 4.0, con elevate difficoltà di reperimento specie per l’Ict e il tessile. «Già oggi – osserva Giovanni Brugnoli, vicepresidente per il capitale umano di Confindustria - un’impresa su 5 non trova risorse e domani sarà ancora peggio. Questo è un problema non soltanto per le imprese che non potranno continuare a competere, ma di tutto il Paese che ha bisogno di più industria per crescere». La vostra ricerca evidenzia in particolare il deficit di 280 mila “supertecnici” nella nostra industria. Quali caratteristiche definiscono il profilo di questa figura professionale

Giovanni Brugnoli, vicepresidente per il capitale umano di Confindustria

così ricercata? «I “supertecnici” sono diplomati presso gli istituti tecnici e professionali, ancora troppo trascurati rispetto ai licei, diplomati Its, un segmento del sistema educativo da valorizzare di più, e lau-

reati Stem. L’industria ne ha bisogno perché con la loro competenza, mettendo insieme mani e ingegno, riescono a gestire e migliorare macchinari sempre più complessi che, grazie anche a Industria 4.0, tanti imprenditori hanno portato in fabbrica. I “supertecnici” non sono meri esecutori, la catena di montaggio è tramontata da un pezzo, ma persone creative e relazionali, in grado anche di guidare lo sviluppo dell’azienda verso nuove frontiere. Il rischio, attualissimo, è che abbiamo le tecnologie più all’avanguardia ma mancano persone in grado di farle funzionare». Nell’ultima giornata nazionale Orientagiovani segnalavate il forte gap che si avverte ancora tra le scelte formative dei giovani e i fabbisogni delle imprese italiane. Quali strumenti possono aiutare a invertire questo quadro? «Chi va a scuola, in Its o in università

deve sapere che formarsi non significa raggiungere un pezzo di carta, che per le aziende è quasi scontato, ma farsi un bagaglio di competenze, tecniche quanto trasversali. Nel nostro sistema educativo abbiamo già oggi strumenti per fornirle, come l’alternanza scuola-lavoro, di cui si parla solo per evidenziarne le criticità ma che invece sta dando risultati molto soddisfacenti nel silenzio generale». Come si può integrare ulteriormente l’offerta formativa? «Dobbiamo puntare su percorsi postdiploma maggiormente professionalizzanti di cui gli Its sono il cuore, perché dopo due anni i diplomati trovano lavoro proprio grazie all’azienda che ha contribuito a formarli sul campo. Per questo Confindustria sostiene con determinazione il Forum Its che l’11 giugno, a Venezia, presenterà le linee essenziali di una riforma che riconosca agli Its maggior autonomia e una governance più snella, con finanziamen-

ti adeguati al fondamentale ruolo che svolgono, rendendoli al contempo più attrattivi per studenti e imprese». Tra gli elementi che scoraggiano l’ingresso di manodopera nelle filiere industriali ci sarebbe una scarsa attrattività della fabbrica come

luogo di lavoro. Attraverso quali strategie si può migliorarne la percezione tra i giovani? «Alla base c’è un forte deficit di orientamento nel nostro Paese. Abbiamo fatto un sondaggio nelle scuole superiori e 7 studenti su 10 non sanno che siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa e che abbiamo leadership industriali in tutto il mondo, nonostante una crisi durissima. Per orientare non basta snocciolare dati oggettivi ma occorre parlare direttamente ai ragazzi, senza dimenticare i genitori. Lo facciamo ad esempio ogni mercoledì mattina nell’ambito del programma radiofonico “Il Post in Fabbrica”». In che modo? «In ogni puntata un imprenditore di un’azienda italiana leader spiega quante e quali posizioni lavorative cerca e non trova, facendo soprattutto capire, con la sua testimonianza diretta, quanto sia stimolante lavorare in fabbrica da tecnici specializzati. Serve una grande e forse inedita operazione culturale: dobbiamo replicare ciò che è stato fatto con i cuochi che sono diventati chef. Passare dai masterchef ai mastertech». In proiezione futura, quali altre politiche potranno rivelarsi funzionali all’allargamento della platea di occupati nei settori produttivi ad alto contenuto tecnologico? «Ogni tipo di politica che aiuterà le imprese a beneficiare del cambiamento tecnologico in atto è la benvenuta. Industria 4.0 è stata di grande aiuto supportando le aziende nel rinnovo del parco macchine, ma ora bisogna concentrarsi sulla formazione. La digitalizzazione nelle imprese resta un processo vuoto se non promuoviamo le competenze digitali a tutti i livelli, dal coding che va insegnato alle scuole elementari fino alla formazione per i dipendenti over 50 già in azienda. Bisogna poi puntare molto sulla ricerca applicata in collaborazione con le università: i dottorati industriali ad esempio sono percorsi formativi strategici che in Italia devono diffondersi di più. Un Phd in azienda fa la differenza». •


Industria • Maggio 2018

di Luana Costa

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l settore industriale è ormai pervaso da richieste provenienti dal mercato che riguardano l’efficientamento dei controlli, degli automatismi e l’introduzione di soluzioni elettriche o elettroniche. Riuscire a soddisfare tali esigenze proponendo idee e progetti non solo migliorativi ma soprattutto innovativi, è la sfida che si trova dinnanzi chi opera da anni nel campo. «La nostra azienda, forte di collaboratori preparati e motivati, e dei continui aggiornamenti realizzati per restare al passo con le nuove tecnologie, riesce a rispondere a ciò che i mercati richiedono» afferma Dario Trentini, responsabile di Electronic Service società attiva sul mercato nazionale dal 1991 e specializzata nella progettazione e produzione, nell’assemblaggio e nel collaudo di schede elettroniche, quadri elettrici per comando e controllo e cablaggi elettrici. «Ci consideriamo un’azienda dinamica, tecnologicamente avanzata e in grado di dare risposte a

BILANCIO E PROSPETTIVE Electronic Service opera a Riva del Garda dove, con mille metri quadrati coperti a disposizione, sono state attivate due strutture operative: una specializzata nella produzione di connessioni e cavi per cablaggi e l’altra dedicata alla progettazione di hardware e soware, alla produzione e assemblaggio di schede e apparecchiature elettroniche con tecnologie tradizionali e Smd. Completano l’apparato produttivo attrezzature di collaudo idonee a garantire la totale affidabilità delle commesse che possono essere realizzate sia con materiale fornito dal cliente in conto lavoro, sia con fornitura piena da parte di Electronic Service. Il 2017 si è chiuso con un aumento rispetto al budget di previsione del 12 per cento, registrando un aumento del fatturato sul 2016 di circa un 20 per cento. Un risultato conseguito soprattutto grazie a un notevole incremento del mercato estero. Positive sono le prospettive del settore in cui opera Electronic Service. Per il 2018 si prevede un aumento di fatturato di almeno un ulteriore 10 per cento.

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L’elettronica che muove l’impresa SPECIALIZZARSI IN DETERMINATI SETTORI È SPESSO UN’ESIGENZA CHE NASCE DA PRECISE RICHIESTE DI MERCATO. ELECTRONIC SERVICE RISPONDE ALLE NECESSITÀ DELLE AZIENDE PER TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA SCHEDE ELETTRONICHE, QUADRI ELETTRICI PER COMANDO E CONTROLLO E CABLAGGI tutto tondo alle esigenze dei nostri clienti. Ci distinguiamo in quanto ci proponiamo come partner unico per la fornitura di schede e cablaggi». Electronic Service nasce dallo spirito imprenditoriale del titolare Dario Trentini, dalla sua lunga esperienza lavorativa e dalle conoscenze tecniche ma soprattutto commerciali dell’imprenditore. L’azienda progetta, prototipa e soprattutto produce in serie sia hardware che software in linea con le richieste del mercato elettronico industriale. Electronic Service è in grado di fornire quadri elettrici, schede elettroniche, cavi e cablaggi per tutte le soluzioni industriali anche di potenza. «Una delle principali caratteristiche che ci contraddistingue rispetto ai nostri competitor – prosegue Dario Trentini -, oltre alla decennale esperienza nel settore, è il fatto di poter individuare le soluzioni migliori proponendo attraverso il nostro ufficio tecnico di progettazione, flessibilità di gestione, grande capacità produttiva con standard elevati e la possibilità di fornire tutto quello che riguarda la parte elettrica o elettronica non solo per le schede elettroniche ma anche per cavi e cablaggi in modo che il cliente possa avere un unico interlocutore tecnicamente e professionalmente preparato». È principalmente il settore industriale quello in cui l’azienda è riuscita a radicarsi realizzando, in particolare, controlli per motori brushless, termoventilazione, controlli di temperatura, controllo accessi, lampade a led per l’automotive e energia alternativa con produzione di inverter per il solare e inverter per la saldatura. Electronic Service è capace in ogni caso di rispondere con efficienza a qualsiasi richiesta provenga dal mondo industriale in genere. «I benefici per i clienti specifica il titolare - derivano dal fatto che la nostra azienda è in

grado di supportare tutta la filiera elettrica o elettronica: a partire dalla progettazione e produzione di schede elettroniche sia dal punto di vista hardware che software, fino alla fornitura dei cavi e cablaggi di collegamento. Le proprietà tecniche che contraddistinguono le nostre soluzioni risiedono nel fatto di essere prodotti personalizzati di alta tecnologia, sviluppati ad hoc per le esigenze specifiche di ciascun cliente». Non sfugge a una società orientata al futuro l’importanza strategica degli investimenti rivolti principalmente al miglioramento continuo delle performance. «Riteniamo che ricerca e sviluppo siano elementi fondanti per la crescita aziendale sia in prospettiva di mercato e di approccio tecnologico con i clienti, sia in termini di fatturato e reddito aziendale - afferma non a caso Dario Trentini -. L’azienda investe molto in ricerca e sviluppo attraverso l’acquisto di nuove attrezzature all’avanguardia e stringendo nuove collaborazioni con partner tecnologici di primo livello. È recente l’ideazione e la progettazione di un nuovo oggetto finalizzato alla ricerca e al soccorso dei dispersi in montagna e ambienti difficili, sviluppato e realizzato in collaborazione con un importante Electronic Service ha sede a Riva del Garda (Tn) - www.electronicservice.it

centro di ricerca e sviluppo a livello nazionale ed europeo. Electronic Service continua sistematicamente ad investire in nuove attrezzature. Anche nel 2018 è stata potenziata la produzione delle schede elettroniche con una nuova linea di assemblaggio Smd e una nuova linea di saldatura di componenti elettronici di ultima generazione. Altri importanti investimenti sono previsti ancora nel 2018 e nel 2019». •

CORE BUSINESS

Progettazione e produzione di schede elettroniche sia hardware che soware, ma anche fornitura dei cavi e dei cablaggi di collegamento


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Innovazione

L’uso appropriato del dato di Giacomo Govoni

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alla tutela dei dati personali alle nuove tipologie contrattuali, dalla flessibilità delle mansioni e dell’orario alla tutela dei posti di lavoro. Sono le questioni giuridiche su cui imprese, sindacati, dottrina e giurisprudenza si sono confrontate per decenni e che oggi vengono messe in discussione dai nuovi paradigmi del “Lavoro 4.0”. Tema che, non a caso, darà il titolo al prossimo convegno annuale degli avvocati giuslavoristi italiani, in calendario in autunno a Bologna. «Le tecnologie digitali, che ci localizzano e “profilano” anche quando non lavoriamo - sottolinea Aldo Bottini, presidente di Agi - pongono problemi rilevanti nel bilanciamento tra esigenze del lavoro e rispetto della persona». Tra le categorie giuridiche tradizionali, quali devono fare i conti con nuove fattispecie? «Innanzitutto quelle che riguardano la netta distinzione tra lavoro dipendente e attività autonoma, coordinata o libero-professionale. D’altronde non possiamo illuderci che l’impatto delle tecnologie si possa limitare alla produzione in senso stretto, senza coinvolgere il lavoratore. Il dato sarà sempre più pervasivo. Ciò che si può e si deve fare è definirne in anticipo l’uso appropriato, informandone i lavoratori e impedendo utilizzi invasivi». Per quali problematiche, legate alla difficile integrazione uomomacchina nelle aziende, ricevete maggiori richieste di assistenza? «Prevale ancora il ricorso all’avvocato quando si profila il contenzioso, quando si è già determinata la frattura tra lavoratore e impresa. Ma, anche per l’aumento dei casi di ristrutturazioni aziendali e per la gestione di vertenze o rinnovi contrattuali, è sempre più frequente il coinvolgi-

IN UNO SCENARIO INDUSTRIALE IN CUI L’INCIDENZA DELLA TECNOLOGIA SARÀ SEMPRE PIÙ PERVASIVA, SECONDO ALDO BOTTINI LA PRIORITÀ SARÀ DELIMITARNE I PERIMETRI DI UTILIZZO. PER BILANCIARE LE ESIGENZE DEL LAVORO CON IL RISPETTO DELLA PERSONA mento dell’avvocato giuslavorista in veste di consulente dell’impresa, del sindacato, dei lavoratori. È la vocazione di Agi, nata come associazione forense specializzata per promuovere la formazione specialistica degli avvocati, ora prevista dalla legge benché non ancora attuata». Sul piano della disciplina normativa, quali novità sono allo studio per regolare l’uso dei robot nell’industria, anche in termini di sicurezza sul lavoro? «L’automazione delle linee produttive non è una novità di questi anni, anche se la tecnologia si è ovviamente evoluta. La rivoluzione è rappresentata dall’incontro fra le tecnologie digitali e l’automazione produttiva. La sicurezza sul luogo di lavoro non ne risulta penalizzata anzi, in questo senso la situazione è molto migliorata, nonostante le giuste preoccupazioni per i numerosi incidenti sul lavoro degli ultimi mesi (in gran parte di tipo “tradizionale”, non in luoghi automatizzati). Però il Parlamento europeo ha approvato in autunno una risoluzione per sollecitare la Commissione a elaborare norme di diritto civile sulla robotica, da armonizzare poi nell’Unione». Vista l’ascesa costante dell’automazione in diversi settori sociali e professionali, ha già senso parlare di responsabilità civile dei robot e, se sì, in quali casi si configura? «È l’aspetto più delicato su cui è iniziata la riflessione in Europa e nel mondo. La responsabilità non è del robot in quanto tale, ma di volta in volta può essere di qualcuno: il progettista, il programmatore, il costruttore, l’utilizzatore che non ha adottato le norme di sicurezza o, nel caso delle automobili, non si è reso conto di condizioni di traffico o atmosferiche che avrebbero imposto di staccare il pilota automatico? Certo, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e della “capacità di decidere” del robot potrebbe configurare anche una responsabilità diretta: come esiste la personalità giuridica delle imprese, potrebbe esistere quella delle macchine intelligenti. Ma è presto».

Aldo Bottini , presidente di Agi, Associazione avvocati giuslavoristi italiani

Il caso Amazon ha sollevato molte polemiche sul corretto uso degli strumenti tecnologici applicati ai lavoratori. Dal punto di vista giuslavoristico, esiste un limite a questo fenomeno? «Proprio perché la raccolta del dato sarà inevitabilmente più pervasiva nella vita quotidiana, non potrà non esserlo sul lavoro che, per motivi logistici e di sicurezza è sempre più sottoposto a controlli ed elaborazioni informatiche. Il vero nodo è la sua conservazione in modalità protette e per un tempo definito, senza profilazioni e monitoraggi estranei alle fi-

nalità produttive e di sicurezza. Le conoscenze derivanti dall’uso illegittimo devono restare vietate, inutilizzabili e sanzionate; la privacy e la dignità, intoccabili e inaccessibili (ancorché tracciate). Senza dimenticare però che anche i lavoratori hanno doveri e devono rispettare delle regole». In generale, ritiene che l’espandersi dell’intelligenza artificiale negli ambienti di lavoro rappresenti una minaccia o un’opportunità? «In termini di benessere e affrancamento dalla penosità del lavoro, il giudizio è ampiamente positivo: si vivrà meglio e più a lungo. Questa è la grande opportunità. La minaccia riguarda la fase “transitoria”, con squilibri geopolitici e l’inadeguatezza dei tradizionali ammortizzatori sociali. Le produzioni a basso valore aggiunto sono malpagate o delocalizzate, quelle tecnologicamente evolute sono a bassa intensità di lavoro. Occorrono grandi innovazioni imprenditoriali, sociali e politiche, oltre che tecnologiche. Anche per questo bisogna restare agganciati all’Ue, che in autunno ha adottato il “Pilastro europeo dei diritti sociali”, nucleo di una futura armonizzazione, come è avvenuto per il Mercato unico». •


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Industria • Maggio 2018

Quando il virtuale potenzia l’apprendimento L’INTEGRAZIONE DELLA REALTÀ VIRTUALE NEI PERCORSI DI FORMAZIONE AL COORDINAMENTO OPERATIVO E DI ADDESTRAMENTO ALLA SICUREZZA SUL LAVORO RENDE PIÙ EFFICACI LE STRATEGIE DI PREVENZIONE DEL RISCHIO. CORRADO BURATTI RACCONTA L’ESPERIENZA DI ICE & FIRE di Viola Leone

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el panorama dell’innovazione tecnologica applicata ai modelli organizzativi, la simulazione di scenari in realtà virtuale tridimensionale spicca per la sua capacità di supportare la didattica e migliorare la progettazione dei processi formativi. Inserite nei percorsi di formazione e addestramento professionale, tali simulazioni costituiscono potenti e versatili strumenti didattici che facilitano la realizzazione di condizioni di apprendimento esperienziale, uno tra i metodi più efficaci nell’educazione permanente degli adulti, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento di competenze trasversali rilevanti: attitudini comunicative, pensiero analitico, flessibilità decisionale, capacità di lavorare in gruppo e abilità nel risolvere i problemi. Ice & Fire, in qualità di agenzia formativa, è ben consapevole delle potenzialità offerte dagli scenari di apprendimento in realtà virtuale tridimensionale. «Siamo stati i precursori a livello nazionale nell’adozione delle piattaforme digitali di simulazione e utilizziamo da tempo tali strumenti per integrare i percorsi formativi mirati che offriamo ai nostri committenti, ad esempio per qualificare i profili di ruolo degli ad-

detti al coordinamento strategico delle risorse in emergenza, così come per il perfezionamento delle competenze richieste agli operatori di soccorso e agli addetti al pronto intervento» spiega Corrado Buratti, titolare di Ice & Fire. Gli scenari in realtà virtuale si basano su tecnologie digitali e applicazioni software che generano proiezioni multiple di immagini e riproducono suoni e altre sensazioni realistiche, in modo tale da simulare la presenza fisica di uno o più utenti all’interno di un ambiente tridimensionale ricostruito virtualmente. L’utente è in grado di esplorare il mondo artificiale, di muoversi in esso e interagire con oggetti e attributi virtuali, può percepire gli stimoli cognitivi, relazionarsi e comunicare con gli altri elementi presenti: viene di fatto proiettato in

LE ESERCITAZIONI Ice & Fire ha realizzato contesti di apprendimento esperienziale con esercitazioni di simulazione in realtà virtuale per diversi settori applicativi, tra i quali: • Servizi di pronto intervento autostradale - Direzione di esercizio autostradale (A22 Autobrennero SpA; A32 SITAF SpA; A5 RAV Raccordo Autostradale Valle d’Aosta) • Servizi di pronto intervento e antincendio - Direzione di esercizio Traforo stradale internazionale (T1 GEIE Monte Bianco; T2 SITRASB Gran San Bernardo) • Coordinamento operativo - Federazione dei Corpi Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento • Servizio Prevenzione e Protezione APSS - Azienda Provinciale Servizi Sanitari Provincia Autonoma di Trento • Servizi di reperibilità e pronto intervento - Società di gestione Reti Distribuzione Gas (AEW Merano; SEL Gasnet Bolzano)

un ambiente di apprendimento all’interno del quale sperimentare nuove soluzioni, osservare dinamicamente le conseguenze delle proprie decisioni e trarne le dovute conclusioni, vivendo il processo di formazione come un momento di partecipazione attiva e auto-costruzione dell’esperienza individuale. A partire dall’anno 1998 l’azienda trentina Ice & Fire svolge con successo attività di progettazione, consulenza ed erogazione di servizi in ambito Safety & Security, formazione e addestramento operativo dei lavoratori nei settori sicurezza, pronto intervento, gestione delle emergenze e protezione civile. L’azienda mantiene saldamente in atto un sistema di gestione per la qualità certificato Iso 9001 da Dnv per quanto riguarda le attività di progettazione ed erogazione della formazione. Risulta inoltre accreditata come ente formativo in Provincia Autonoma di Trento con codice 602 e in Regione Autonoma Valle Ice & Fire ha sede a Mezzocorona (Tn) www.ice-fire-italia.com

d’Aosta con P.D. n. 4048. «L’esperienza e il know-how maturati nel corso degli ultimi vent’anni segnano la qualità dei nostri servizi di consulenza e il valore dell’assistenza diretta che riusciamo a garantire alla clientela per quanto riguarda i processi di organizzazione e gestione della sicurezza operativa, in tutte le fasi in cui essa si articola: analisi dei requisiti, valutazione dei rischi, progettazione delle soluzioni tecniche-organizzative-procedurali per l’eventuale adeguamento strutturale, realizzazione degli interventi di prevenzione e protezione individuati, sviluppo dei programmi di formazione mirata e addestramento degli operatori – continua Buratti -. Tutto ciò al fine di promuovere, sostenere e migliorare la sicurezza nelle attività lavorative o di pubblico servizio che espongono gli addetti a rischi specifici: interventi in quota, ingresso in spazi confinati o sospetti di inquinamento, sicurezza stradale ed esposizione al traffico veicolare, trattamento di processi o sostanze pericolose, contenimento di agenti biologici, gestione di agenti fisici o aggressivi chimici, operazioni in contesti a rischio evolutivo di incendio o esplosione, azioni di soccorso su incidente, evento maggiore, disastro antropico o catastrofe naturale». Fermo restando il valore imprescindibile delle esercitazioni full-scale, gli ambienti virtuali di simulazione offrono significativi punti di forza: eliminazione dei rischi fisici correlati all’addestramento dal vivo, replicabilità dei processi di apprendimento, grande versatilità, formazione continua, certificazione della formazione e, non ultimo, contenimento dei costi.•


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di Alessia Cotroneo

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è una Second life anche per prototipi e simulazioni industriali, ma non ha niente a che fare con avatar, nickname e social game. Si tratta, piuttosto, di una delle innovazioni di processo e di sviluppo più interessanti degli ultimi anni, in grado di rinnovare profondamente processi industriali storicizzati. Ancora una volta sono la tecnologia e la scienza gli alfieri del cambiamento, in particolare le Simulation Based Engineering and Sciences (SBE&S), branca interdisciplinare dell’ingegneria e delle scienze applicate che combina i moderni sistemi computazionali con dispositivi e tecnologie afferenti ad aree quali i sensori, i microcontrollori, la cosiddetta realtà aumentata e la stampa 3d, prevedendo e ottimizzando, attraverso forme di prototipazione virtuale i sistemi che riguardano quasi tutti gli aspetti dei prodotti che realizziamo e usiamo quotidianamente, dai dispositivi microelettronici alle automobili, agli aerei e persino ai giacimenti petroliferi. Anche l’Italia è all’avanguardia in questo campo, con la città di Trento che si è qualificata negli anni come uno dei poli d’eccellenza sotto il profilo della ricerca e delle applicazioni industriali grazie al lavoro della EnginSoft, società multinazionale attiva nel campo delle SBE&S, in grado di fornire un ventaglio di servizi che spaziano dalla vendita e personalizzazione di soluzioni software alla consulenza  applicativa e metodologica, dall’alta formazione  alla  ricerca. Fondata nel 1984 dall’ingegnere Stefano Odorizzi, uno dei primi utilizzatori delle tecnologie di simulazione virtuale in Italia e attuale presidente dell’azienda, la EnginSoft oggi è presente in Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Svezia, Turchia e Stati Uniti con un team di oltre 180 tecnici specializzati, con competenze multidisciplinari in una

Innovazione

La rivoluzione è in un algoritmo CON STEFANO ODORIZZI, UNO DEI PRIMI UTILIZZATORI DELLE TECNOLOGIE DI SIMULAZIONE VIRTUALE IN ITALIA, PRESIDENTE DI ENGINSOFT, ANALIZZIAMO UNA DELLE INNOVAZIONI DI PROCESSO E DI SVILUPPO PIÙ INTERESSANTI DEGLI ULTIMI ANNI PER LE AZIENDE

L’ingegnere Stefano Odorizzi, owner di EnginSo

varietà di contesti e tecnologie: industria manifatturiera, mezzi di trasporto, aerospazio, grandi opere, impianti industriali, metallurgia, tutti quei contesti in cui la simulazione diventa un asset strategico per l’innovazione e la competitività d’impresa.  «Realizzare un prototipo virtuale significa, in senso lato – spiega Odorizzi – avere la possibilità di testare virtualmente performance di tipo tecnico, come la risposta meccanica, acustica, elettromagnetica, o legata al comportamento dei fluidi e dei gas. Quindi significa andare ben oltre il disegno tridimensionale di un prototipo ma anche sperimentarne e prevederne comportamenti, e gli stessi processi produttivi. Questa impostazione, anche in ragione di In-

dustria 4.0, sta diventando pervasiva. La sperimentazione virtuale garantisce, infatti, vantaggi enormi, sotto il profilo della riduzione drastica dei tempi e dei costi necessari per la realizzazione di un prototipo fisico. Inoltre, il livello di informazioni che si possono ricavare è praticamente illimitato». La prototipazione virtuale comporta, però, la necessità di una serie di strumenti hardware e software, oltre a conoscenze specifiche e professionalità avanzate che ancora poche aziende di piccole e medie dimensioni hanno, mentre i grandi gruppi le padroneggiano già da qualche anno, anche se a volte non in modo sistematico. Inoltre, la virtualizzazione dei prototipi non sottintende la scomparsa tout court della prototipazione tradizionale che è, e resta, un momento cruciale del processo, come sottolinea l’ingegnere Odorizzi: «Tutto si può simulare, ma il prezzo è diverso caso per caso. Soprattutto occorre potersi fidare di quanto simulato al computer. Solo una corretta integrazione di questo approccio nel processo progettuale e produttivo, combinata con la sperimentazione fisica, e con una gestione dei dati e delle conoscenze ben strutturata può garantire questo obiettivo irrinunciabile. Guardando al futuro, se il processo è poi guidato da tecniche di intelligenza artificiale, i confini si espandono

IL PROTOTIPO VIRTUALE

Dà la possibilità di testare virtualmente performance di tipo tecnico, come la risposta meccanica, acustica, elettromagnetica o legata al comportamento dei fluidi e dei gas enormemente. Il futuro è nei digital twin, nei meta modelli e nell’integrazione delle tecnologie connesse a industria 4.0. Occorre però strutturare corrispondentemente i processi progettuali e produttivi.” •

EnginSo, con sede a Trento, è laboratorio del Ministero della Università e Ricerca Scientifica per il trasferimento della tecnologia all’industria

INTERNATIONAL CAE CONFERENCE AND EXHIBITION

www.enginso.com

È in programma dall’8 al 9 ottobre a Vicenza l’International CAE Conference and Exhibition, uno dei principali eventi sulla Simulation based engineering and Sciences. L’evento, organizzato da 34 anni dal gruppo EnginSo, esplorerà l’evoluzione della simulazione numerica, offrendo anche momenti di incontro con i maggiori produttori mondiali delle tecnologie di industria 4.0. «Oggi l’engineering simulation segue il prodotto dalla sua concezione, alla sua progettazione, realizzazione, ed utilizzo – puntualizza il presidente di EnginSo Stefano Odorizzi - consentendo di esplorare agevolmente diversi scenari di utilizzo, realizzare varianti, decidere degli interventi di manutenzione, prevedere la durata di utilizzo, ed ottimizzare l’intero processo. Il “digital twin”, il gemello digitale, è lo step finale di questo percorso, utilizzabile, in un futuro prossimo, per famiglie di prodotti o, persino, in relazione al singolo prodotto». www.caeconference.com


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Industria • Maggio 2018

S

oluzioni personalizzate, applicazioni in mobilità ed elevati livelli di sicurezza sono gli strumenti che maggiormente contribuiscono a semplificare le attività di un’azienda, ponendola in una posizione d’avanguardia strategica, fortemente competitiva e affidabile. Da oltre trent’anni la Gsc Computers & Software si impegna con professionalità e costanza nella fornitura di strumenti moderni per incrementare l’attività di aziende commerciali e logistiche, aziende produttrici e aziende di servizio. «L’obiettivo che fin dalla fondazione dell’impresa ci siamo prefissati di raggiungere – spiega Gianfranco Sozio, titolare della Gsc – è quello di creare e fornire prodotti e soluzioni su misura delle specifiche esigenze di ogni cliente, partendo, come base, dalle competenze che abbiamo maturato in anni di lavoro nei comparti tecnici e sistemistici. I cardini portanti della nostra attività sono rimasti invariati negli anni: massima attenzione al cliente, servizi di assistenza veloci e puntuali, spiccato interesse per le tecnologie d’avanguardia e consolidate competenze nei processi aziendali ci hanno consentito di soddisfare committenti delle aree gestionali e dell’automazione. A loro offriamo soluzioni con licenza d’uso oppure in modalità SaaS, Software as a Service». Soluzioni mirate e interessanti sono però state rea-

Soluzioni in supporto al business TECNOLOGIE NUOVE, CONSULENZE MIRATE, PROFESSIONALITÀ E UNA CONTINUITÀ DI SERVIZIO GARANTITA E SERIA SONO CIÒ CHE LE IMPRESE CHIEDONO OGGI AI PROPRI PARTNER TECNICI. GIANFRANCO SOZIO RACCONTA L’ESPERIENZA DELLA GSC COMPUTERS & SOFTWARE manutenzione sono solo alcuni dei servizi e dei prodotti che la Gsc mette a disposizione del bacino d’utenza. In merito ai prodotti hardware, poi, quelli utilizzati e distribuiti dall’azienda sono selezionati secondo specifici criteri, quali affidabilità e garanzia di assistibilità nel tempo. «Per molti prodotti – conclude Gianfranco Sozio – l’assistenza tecnica viene svolta direttamente dal nostro laboratorio interno». • Emanuela Caruso Gsc Computers & Soware ha sede a Rovereto (Tn) - www.gsccomputers.it

lizzate dalla Gsc anche per altri comparti del mercato. È il caso del settore distribuzione e commercio e dei servizi alle imprese, per il quale l’azienda di Sozio cerca di risolvere tutte le problematiche e soddisfare tutte le necessità delle varie categorie merceologiche. «Ricambisti, ferramenta, utensilerie, carburanti, materiale idraulico, elettrico, cancelleria, compo-

L’IT PERSONALIZZATA CHE INCREMENTA LE PERFORMANCE Blupixel IT fornisce gli strumenti informatici adatti a modernizzare realmente i processi delle proprie aziende clienti, con gestionali e soluzioni costruiti ad hoc

vere un ottimo posizionamento web e gli strumenti informatici adeguati è fondamentale per ogni azienda che voglia distinguersi nell’attuale panorama italiano. La Blupixel IT, fondata dall’ingegnere Carmelo Ferrante, è una realtà che oggigiorno conta lo sviluppo di centinaia di soluzioni personalizzate per clienti italiani ed esteri. «La nostra azienda – racconta

A

Carmelo Ferrante – è sempre molto attenta alle esigenze del cliente e si avvale di partner qualificati per fornire un servizio a 360 gradi, che dia soluzioni ai problemi aziendali e migliori i processi produttivi interni, accelerando il lavoro e riducendo i costi». Nata a Trento dall’incontro di esperti operanti nel settore dell’Information Technology, la Blupixel IT offre molteplici

nenti per l’industria – continua ancora il titolare – sono tutti rami in cui siamo presenti con tecnologie Rfid e barcode, per agevolare la logistica e l’operatività delle imprese che si rivolgono a noi». Soluzioni per gestire le commesse, sistemi di rilevamento dati, configuratori di prodotto, soluzioni per il noleggio, la riparazione e la programmazione di interventi di

servizi: a partire dal classico sito web, fino a gestionali complessi, applicazioni mobili o personalizzate costruite intorno alle reali esigenze del cliente. «Amiamo sviluppare con tecnologie e soluzioni open source – continua l’ingegnere Ferrante – perché crediamo nella cultura libera. Ma dove le tecnologie libere non arrivano siamo in grado di creare e sviluppare autonomamente strumenti evoluti e applicazioni complesse anche in settori come lo streaming, la statistica o i social network». A servizio delle aziende clienti, da qualche anno la Blupixel IT si occupa principalmente di realizzare piattaforme personalizzate, utilizzabili per svolgere compiti diversi a differenti livelli: dai gestionali contabili, a quelli per il marketing, la gestione dei processi aziendali o la creazione di preventivi. «I gestionali sviluppati dall’azienda non sono preconfezionati – spiega Carmelo Ferrante - ma realizzati sulle specifiche esigenze del cliente. Crediamo, infatti, che utilizzare gestionali creati universalmente per tutti, non porti realmente a un vantaggio e a processi produttivi più efficienti, ma solo a un costo e a un disagio del personale, costretto a modificare il proprio modo di lavorare,

usando strumenti che “pensano” e “si comportano” diversamente da loro. Doversi adattare al gestionale e non viceversa, porta spesso a una riduzione delle performance, anziché ad un aumento». Un gestionale personalizzato, quindi, che “pensi” come l’azienda cliente, progettato e realizzato tenendo sempre in considerazione tutti i possibili aspetti legati alla sicurezza informatica, alla “sensibilità” dei dati trattati e alla riduzione dei punti critici del sistema: questo è alla base del successo e dell’impegno che contraddistingue la Blupixel lT. • Andrea Mazzoli L’azienda Blupixel IT ha sede a Trento www.blupixelit.eu


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Innovazione

Web e opportunità inedite LE POTENZIALITÀ DI INTERNET SONO ANCORA LONTANE DALL’ESSERE TOTALMENTE ESPERITE. IL SETTORE È ATTUALMENTE IN FERMENTO E NUMEROSE SONO LE APPLICAZIONI NEL MONDO DELLA GESTIONE DEI MAGAZZINI. NE PARLIAMO CON LUCA MIOZZO E DANIEL NARDON

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a consulenza, l’analisi e lo sviluppo sono i tre punti cardine per sfruttare al massimo le potenzialità del web. Non sempre è sufficiente possedere un qualsiasi sito internet dal momento che ogni settore di business necessita di specifiche esigenze che devono essere soddisfatte nel modo più opportuno. «Il nostro compito è seguire passo dopo passo le aziende analizzando la situazione, fornendo consigli, individuando le migliori strategie e supportandole nell’utilizzare al meglio gli strumenti che offriamo». Strikeweb offre alle imprese soluzioni innovative che permettono di agevolare, ottimizzare e gestire i processi e i flussi lavorativi. «A partire dall’analisi delle attuali procedure siamo in grado di digitalizzare tutto, velocizzando e ottimizzando così il lavoro - spiega Luca Miozzo, titolare insieme a Daniel Nardon della società -. L’internet delle cose, o meglio conosciuto come Internet of Things (IoT), permette a Strikeweb di ricoprire quasi tutti i campi d’applicazione con i propri servizi. Le nostre applicazioni web vengono sviluppate con le tecnologie più innovative del momento». La società nasce nel 2010 con lo scopo di

NUOVE APPLICAZIONI

La gestione, l’ottimizzazione e l’organizzazione aziendale possono passare dal web. In tal senso cerchiamo di sviluppare soluzioni intuitive, usabili e graficamente accattivanti

affiancare le aziende nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni innovative per la presenza sul web. «Nel corso degli anni – racconta Daniel Nardon - ci siamo trovati di fronte alle più svariate tipologie di clienti, con diverse necessità e operanti in vari settori. Già nel 2010 eravamo ben consapevoli del potenziale che il web porta con sé. Ormai sono in molti ad aver dirottato il marketing cartaceo su quello web e digital ma il web, secondo noi, ha ancora molte altre potenzialità che le aziende dovrebbero iniziare a valutare. Ad esempio, la gestione, l’ottimizzazione e l’organizzazione aziendale possono passare dal web. In tal senso cerchiamo di sviluppare soluzioni intuitive, usabili e graficamente accattivanti. L’utilizzo di tecnologie sempre innovative e attuali ci permettono di trasformare il lavoro di analisi fianco a fianco con il cliente in soluzioni su misura e utilizzabili su tutti i dispositivi: pc, tablet e smartphone. Considerato il costante mutamento del settore in cui operiamo, la politica aziendale prevede un costante aggiornamento per poter fornire un servizio dinamico, al passo con i tempi ma sempre affidabile e performante». Tra i principali servizi che Strikeweb offre alle aziende si possono annoverare la realizzazione di soluzioni innovative che permettono di agevolare, ottimizzare e gestire i processi e i flussi lavorativi. Uno tra questi, sempre più apprezzato dai clienti, è chiamato “swLogistic”. Si tratta di una soluzione per la gestione logistica delle merci e dei magazzini. «Il nostro sistema – precisa Luca Miozzo - non funge solo da

Strikeweb ha sede a Mezzolombardo (Tn) www.strikeweb.it

Wms intelligente ma anche da strumento per la rilevazione di dati utile all’ottimizzazione di risorse, tempi e costi. Il nostro sistema permette di seguire tutte le fasi logistiche. A differenza dei classici Wms, swLogistic consente di essere utilizzato da qualsiasi dispositivo computer, tablet, smartphone, lettore di codice a barre - fornendo real-time dati e statistiche sulla produzione e la movi-

di Luana Costa mentazione della merce. L’interfaccia semplice e user-friendly consente di limitare i costi di formazione permettendo agli utilizzatori di gestire autonomamente il software dopo pochissimo tempo. Dal momento che il sistema può essere utilizzato con qualsiasi dispositivo, anche il costo dell’hardware si è ridotto notevolmente. Già ad oggi swLogistic può essere utilizzato con magazzini verticali e automatici che sono sempre più diffusi nelle aziende. Le scorte possiedono un peso considerevole sui costi che un’azienda deve sostenere per gestire e mantenere un magazzino. I responsabili hanno sempre più la necessità di avere un controllo dettagliato e real-time della movimentazione e della merce. Questi sono solo alcuni aspetti che fanno intuire che le aziende investiranno sempre di più su soluzioni come la nostra perché permettono di ridurre notevolmente i costi. Siamo sempre più convinti che il futuro della logistica riserverà ancora nuovi cambiamenti sotto l’aspetto tecnologico e innovativo. Da questa considerazione e dalla constatazione che il settore è in continua evoluzione, Strikeweb sta già pensando alla possibilità di integrare soluzioni IoT volte ad aumentare l’efficienza dei processi e la sicurezza all’interno dei magazzini stessi. Le nuove sfide – conclude Luca Miozzo - sono per l’azienda uno stimolo costante a non adagiarsi e a continuare nella ricerca e nello sviluppo». •

IL BILANCIO 2017 Lo scorso anno è stato per Strikeweb un anno strategico in quanto sono state portate a definizione le divisioni aziendali: il marketing con i siti web e le applicazioni web. Sono stati sfiorati i 100mila euro di fatturato e l’azienda ha iniziato a porsi come obiettivo un aumento costante per i prossimi anni. Attualmente l’azienda è composta da Luca Miozzo e Daniel Nardon che sono i due soci amministratori. «La formazione, il testing, la ricerca di nuove tecnologie è la base giornaliera che permette di essere sempre pronti alle nuove richieste» spiega Daniel Nardon.


Industria • Maggio 2018

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Trentino crypto-friendly? BELDER INTERACTIVE STUDIA SOLUZIONI PER LE AZIENDE TURISTICHE CHE INTENDONO SCOMMETTERE SULLA MONETA VIRTUALE E SU MECCANISMI DI LOYALTY – CASHBACK – REFERRAL MARKETING PER CHI VUOLE VIVERE LA VACANZA SENZA METTER MANI AL PORTAFOGLIO di Alessia Cotroneo

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ino a qualche tempo fa era la moneta turistica locale, stampata e coniata da parchi nazionali, enti regionali, singoli comprensori turistici, la soluzione vagheggiata per semplificare al massimo la vita del turista che non vuol più mettere mano al portafoglio per pagare ogni singolo servizio fruito. Oggi questo stesso proposito si è spostato sulle criptovalute e sulle tecnologie blockchain, le monete virtuali e le tecnologie informatiche che promettono di riscrivere completamente il modo di gestire le transazioni economiche on web su scala globale. In principio erano i Bitcoin gli alfieri del cambiamento, oggi sono in buona compagnia con una marea di valuta virtuale, da Ether a Sardcoin. Ma l’elemento dirompente, al di là degli schemi “get-rich-quick”, dell’ottimismo degli avanguardisti o del pessimismo di chi già parla di una bolla speculativa pronta a scoppiare da un momento all’altro, è la possibilità per le imprese turistiche di inserirsi in un circuito di transazioni di moneta virtuale che possa facilitare la vita dell’utente. O per lo meno questa è la posizione di Daniele Gubert, fondatore di Belder Interactive, laboratorio di sperimentazione e innovazione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione che opera da quasi vent’anni a Primiero San Martino di Castrozza, nel cuore turistico del Trentino orientale. «Tutto è cominciato con gli hypermedia – spiega Gubert – per arrivare sul wild web, macinare e analizzare grandi dati, transitare per la VR per tornare a costruire ponti con la realtà, lanciando messaggi e costruendo applicazioni, giocattoli immateriali che lavorino per le aziende, semplificando loro, se possibile, la gestione di compiti ripetitivi. Nel 2016 è scattata la scintilla per la blockchain e le criptovalute, la decentralizzazione, gli smart contracts e abbiamo cominciato a specializzarci in questo settore e sulle sue applicazioni nel mercato turistico, analizzando i possibili vantaggi competitivi legati alla trasformazione del Trentino in una meta turistica crypto-friendly. Al netto dei fenomeni speculativi e della volatilità attuale, l’adozione delle criptovalute e delle sottostanti tecnolo-

PRIVACY, RACCOLTA DATI E PROFILAZIONE Il nuovo Regolamento europeo della protezione dei dati personali complicherà la vita delle aziende che fino a oggi hanno costruito le strategie di marketing sulla profilazione degli utenti? Lo abbiamo chiesto a Daniele Gubert, fondatore di Belder Interactive, laboratorio di sperimentazione e innovazione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione che opera da quasi vent’anni a Primiero San Martino di Castrozza: «Sono molto scettico su queste normative che comportano un appesantimento burocratico pazzesco per chi fa marketing con vantaggi discutibili per gli utenti, in termini di privacy. Si sta riproponendo quello che è successo con la Cookie law. Tutti siamo continuamente informati sul fatto che i siti e le aziende raccolgono più o meno automaticamente dati personali o di navigazione, che li conservano, li gestiscono per finalità commerciali e in alcuni casi li vendono. Ma i dati che disseminiamo sul web sono così tanti che chi vorrà davvero proteggere la propria privacy farà prima a disfarsi dello smartphone che a far valere i propri diritti. Né per le piccole aziende né per gli utenti ha alcun senso costruire un sistema di informative su informative, quando chi usa i big data non sono le piccole imprese che conservano le mail dei clienti o hanno form sul sito ma le grandi corporation dell’industria mobile».

LE OPPORTUNITÀ

L’adozione delle criptovalute avrà terreno fertile nell’industria turistica, dove potrà portare semplificazioni sia nella gestione della filiera che nell’esperienza dell’utente

gie blockchain vede un terreno molto fertile nell’industria turistica, dove potrà portare semplificazioni sia nella gestione della filiera che nell’esperienza dell’utente. I più veloci ad offrire servizi crypto-friendly potranno beneficiare non solo della crescente attenzione mediatica ma anche dell’interesse di chi preferirà spendere la moneta virtuale piuttosto che farla rientrare nei canali tradizionali, su cui le banche e i governi esercitano funzioni di monopolio. In Trentino si sta già sperimentando a Rovereto, in quella che viene chiamata la Bitcoin Valley, ma applicata al brand turistico Trentino nel suo complesso avrebbe avrebbe un’altra efficacia». L’idea è semplice: la moneta digitale, che promette transazioni sia locali che in-

ternazionali sicure, poco costose e, volendo, anonime, potrebbe essere associata a un portafoglio territoriale di servizi turistici (ospitalità, trasporti, intrattenimento, cultura, shopping) acquisibili dal turista che non dovrà più pensare a cambi di valuta, prelievi bancomat, carte di credito, ticket, contanti. «Basterà una sola app con funzioni di wallet, che consenta di inviare e ricevere denaro attraverso un codice QR – sottolinea il fondatore di Belder Interactive – una sorta di “tourpass” adottabile su scala almeno regionale, costruito sul modello dello skipass. Il sistema turistico trentino potrebbe trovare delle buone ragioni per sviluppare un proprio percorso, non solo per l’orgoglio autonomistico derivante da un conio locale, bensì per poter conoscere e fidelizzare sempre di più i propri clienti gestendo la profilazione dei loro comportamenti (attualmente in mano alle grandi corporaDaniele Gubert, Csa di Belder Interactive con sede a Primiero San Martino di Castrozza (Tn) www.belder.com

tion dell’Ict) e favorendo airdrop di criptovaluta, raccolte punti virtuali accumulabili prima, durante e dopo il viaggio, magari come forma di ringraziamento/compenso per la condivisione delle proprie esperienze con gli utenti del web e dei social». E gli operatori turistici? «Dovranno pensare a come integrare i sistemi di pagamento virtuale nei loro strumenti quotidiani. Una soluzione potrebbe essere quella offerta da GRAFT - Universal Global Payment Network, di cui Belder è partner– conclude Gubert – che offre ai punti vendita la possibilità di integrare nei Pos funzioni di gestione della criptovaluta, immediatamente convertibile in moneta reale e con commissioni sostenibili a carico del commerciante». •


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di Renato Ferretti

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on bisogna fare l’errore di credere che puntare all’innovazione elimini la parte di benchmark e di analisi delle soluzioni proposte da sistemi esistenti. Si tratta, piuttosto, di un approccio diverso, significa sperimentare nuove strade che garantiscano vantaggi in termini di differenziazione e diversificazione. Con questa consapevolezza, nel 2014 Paolo Mencucci ha preso le redini della trentina Cora Elettroautomazioni. E i risultati parlano chiaro. «Siamo cresciuti passando da 9 milioni di fatturato ai 15,5 che prevediamo a fine 2018 – dice Mencucci –: un trend di crescita in netta contro tendenza rispetto alla crisi che abbiamo attraversato. Questo è stato il risultato di una profonda riorganizzazione interna intrapresa a fine 2014, che ha rappresentato un vero e proprio cambio di marcia, por-

Innovazione

L’ultima frontiera dell’automazione PAOLO MENCUCCI PORTA IL PROPRIO ESEMPIO DI RILANCIO AZIENDALE BASATO SULLE NUOVE POSSIBILITÀ TECNOLOGICHE, CUI CORRISPONDONO INNUMEREVOLI OPPORTUNITÀ DI USCITA DALLA SITUAZIONE STAGNANTE DELL’ECONOMIA NAZIONALE tando Cora a stringere nuove collaborazioni con partner di assoluto rilievo e rafforzando allo stesso tempo le partnership strategiche già in essere». La Cora è un’azienda che si occupa di applicazioni legate al mondo dell’automazione industriale, con un’esperienza di oltre 40 anni. «Nel nostro settore – spiega Mencucci – ci siamo specializzati come distributori di componenti elettrici ed elettronici, pneumatici e del settore reti informatiche per l’automazione industriale, con un’offerta, in termini di specializzazione e di gamma, pronta a soddisfare le più svariate esigenze applicative. La particolarità di Cora sta nell’essere punto unico di riferimento per il cliente, riguardo tutte le problematiche

legate all’automazione industriale. Richieste sempre maggiori da parte del mercato, poi, ci hanno spinto a ricercare nuovi spazi produttivi e nuovo personale specializzato. L’apertura di un nuovo spazio presso il Polo Meccatronico di Rovereto è l’ultima novità in questo ambito. Il sito si offre come punto di riferimento per le aziende insediate nell’area, dove Cora si propone come partner tecnico». Il manager trentino passa in rassegna le tre divisioni aziendali che compongono la struttura interna. «Le tre business unit di Cora – continua Mencucci – collaborano tra loro permettendo al know how tecnologico di migrare e influenzare i settori paralleli. Grazie a questo modus operandi, Cora

Cora Elettroautomazioni ha sede a Rovereto (Tn) - www.elcora.com

tanto alla collaborazione tra le unità interne ma si estende e si completa nel servizio che Cora offre ai clienti, tipicamente aziende leader nel settore in cui operano. «Le problematiche che riguardano la produzione di sistemi basati su Cnc possono essere molto simi-

15,5 MLN PREVISIONE DI FATTURATO ENTRO LA FINE DELL’ANNO. CORA HA REGISTRATO UN TREND DI CRESCITA ESPONENZIALE CON UNO SCARTO DI OLTRE 6 MILIONI DAL 2014 può offrire al cliente sia una visione d’insieme di ogni progetto che una sua accurata analisi a più livelli. Cora Solution sviluppa l’ingegnerizzazione di processi industriali avanzati e di sistemi di produzione discreta, offrendo soluzioni tecnologicamente moderne e personalizzate alle esigenze delle imprese. Si occupa di programmazione di Plc e Pc, sistemi di telecontrollo, applicazioni software per tracciabilità e progettazione elettrica. Cora Trade fornisce i componenti per l’automazione offrendo consulenza sui migliori prodotti presenti sul mercato e continuo aggiornamento sulle nuove tecnologie. Infine, Cora Industry realizza quadri elettrici per l’automazione industriale e precablati, sia come prodotto singolo che di serie, su progetto del cliente o su commessa/progettazione interna Cora Solution, anche con standard Ul/Csa». La sinergia di Cora non si limita per-

li a quelle riscontrate nella realizzazione di macchine per stampa o di sistemi robotizzati avanzati. Alcuni punti critici del controllo di processi continui sfruttati da multiutilities possono essere comparati con quelli che si ritrovano su processi di produzione discreta. Gli intrecci costruiti tra diversi settori sono molteplici e la trasversalità che Cora propone diventa spesso un modo di ragionare diverso rispetto a quello che l’automazione del settore d’appartenenza del cliente propone». •


Industria • Maggio 2018

di Patrizia Riso

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a domotica e la scelta accurata di singoli elementi di arredamento può davvero cambiare la vita delle persone e il rapporto con la casa. Tanti gli aspetti da considerare quando si parla di innovazione nella gestione tecnica e architettonica della casa. Lo sa bene l’azienda ChiaroScuro che da vent’anni lavora nel settore dell’automazione dei serramenti. «La vera sfida è fornire soluzioni meccatroniche adattando le automazioni alle esigenze del cliente. In questo modo contribuiamo attivamente alla sicurezza ed al risparmio energetico dell’edificio». Il titolare Marco Girelli ha le idee chiare sul lavoro che viene svolto in azienda in una regione come il Trentino Alto Adige che da sempre è per definizione amante della tranquillità, della natura e del lavoro. «Abbiamo la fortuna di gestire la nostra piccola eccellenza aziendale in Trentino dove la cultura del rispetto e del lavoro preservano il territorio permettendo di trovare fornitori eccellenti e clienti importanti in luoghi magici e incantati, nonché produttivi ed economicamente vivi». ChiaroScuro quindi, per differenziarsi nel settore dell’automazione ad uso civile, da diversi anni ha scelto di concentrare il proprio know-how nella nicchia dei prodotti meccatronici per persiane e scuri. «Abbiamo una struttura sviluppata su 2mila metri quadrati di cui 1000 coperti, 6 dipendenti, 2 soci impegnati in prima linea e 5 collaboratori esterni. Abbiamo raggiunto una capacità produttiva di circa 6mila prodotti finiti l’anno tra automazioni per persiane a battente, scorrevoli, finestre ed alzanti scorrevoli». Il successo è basato anche sulla volontà di fornire un servizio completo: dalla progettazione all’instal-

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Un concept moderno per i serramenti L’INNOVAZIONE NON SI FERMA NEANCHE NELLA PROGETTAZIONE DI FINESTRE E BATTENTI. MARCO GIRELLI RACCONTA LE SCELTE AZIENDALI DELLA SUA CHIAROSCURO NEL SETTORE DI RIFERIMENTO prezzato nel panorama italiano dove il gusto del bello unisce sapientemente modernità (frangisole/oscurante) e tradizione (persiana)». Un prodotto bello e innovativo che si ispira allo stile Nord Europeo mantenendo una produzione quasi tutta interna. «La componentistica è al 90 per cento orgogliosamente made in Italy perché realizzata presso la nostra officina o presso nostri fornitori locali. Anche l’assemblaggio viene eseguito internamente da personale qualificato e il 100 per cento delle automazioni deve superare un severo test di controllo prima di essere immesso sul mercato». L’integrazione architettonica delle superfici in movimento nell’involucro edilizio è un ele-

lazione fino all’assistenza post-vendita. Scelte che si sono dimostrate vincenti anche in periodo di crisi. «Per rispondere alle crescenti esigenze del mercato durante questi anni di crisi, abbiamo scelto con grande coraggio di investire nello sviluppo dell’officina produttiva e nell’ufficio di progettazione meccanica interna. Grazie a queste scelte, oggi produciamo internamente il 70 per cento della componentistica mecca-

LE SPECIFICHE DI SL80 I principi ispiratori dell’automazione SL80 comfort sono riassunti dall’equilibrio tra potenza ed estetica che la rendono unica nel suo genere. Ecco le caratteristiche principali: - la compattezza con misure pari a solo 54x35x200mm; - la potenza con una capacità di traino di ben 160Kg - la facilità d’installazione che richiede la manodopera di un solo operatore; - l’integrabilità con tutti i sistemi domotici (scheda elettronica integrata). L’automazione è comandabile da pulsante, domotica oppure pratici radio-comandi. È possibile azionare una o due ante in configurazione standard, ante asimmetriche, ante telescopiche con accessori dedicati. Il prodotto è compatibile con la maggior parte dei profili commerciali e quindi è utile per installare il prodotto su sistemi già esistenti, oppure fornibile completa dei sistemi di scorrimento delle ante.

ChiaroScuro si trova ad Ala (Tn) www.chiaroscuro.eu

nica». Rafforzare l’autoproduzione per dare impulso all’innovazione di prodotto, controllo della qualità e velocità nelle consegne, senza rinunciare al plus aziendale. «Il forte impulso verso l’industrializzazione dei processi produttivi ha permesso comunque di mantenere l’anima artigianale come plus dei nostri prodotti. Il nostro core-business è infatti caratterizzato da una profonda attenzione per le personalizzazioni per i nostri clienti e per la capacità di seguire anche grandi progetti». Un ruolo importante è rappresentato anche dai principi ecologici, che ha portato all’utilizzo nelle proprie produzioni materiali eco sostenibili. Decisioni nate anche grazie ad una rete di collaborazioni commerciali con i principali attori del mercato di riferimento nel settore della persiana. Non a caso, il prodotto di punta dell’azienda viene direttamente dal Nord Europa. «Il prodotto SL80 rappresenta lo stato dell’arte per l’automazione di sistemi frangisole scorrevoli. Siamo felici di poter dire che questo elemento architettonico è ap-

90% PERCENTUALE DELLA PRODUZIONE CHIAROSCURO REALIZZATA PRESSO L’OFFICINA DELL’AZIENDA O PRESSO FORNITORI LOCALI mento dinamico che è oggetto sempre di maggior interesse da parte dell’architettura moderna. La tecnologia offerta dall’automazione SL80 per azionare i pannelli frangisole scorrevoli, permette di rendere attivi degli elementi che in questo modo possono andare oltre la sola funzione di schermatura per recuperare luce e calore in inverno, oppure proteggere d’estate, rendere l’abitazione apparentemente vissuta anche in assenza di ospiti e di conseguenza dissuadere da furti, incidendo fortemente sulla sicurezza domestica. Quando domotica e arredamento sposano l’innovazione, si creano prodotti in grado di aggiungere elementi dinamici e multifunzione a un edificio, rendendolo unico, più confortevole e sicuro. •


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Innovazione

Nuovi formulati farmaceutici di Emanuela Caruso

È

italiana una tra le prime aziende europee nel settore della produzione di formulazioni effervescenti. E la stessa società è anche l’unica farmaceutica trentina specializzata nello sviluppo di prodotti specifici medicali e integratori alimentari, nonché nella produzione degli stessi. Appartenente alla categoria delle Cdmo – Contract Development & Manufacturing Organization – E-Pharma è una realtà industriale che ha fatto delle nuove tecnologie di somministrazione orale, coperte da brevetti di proprietà, quali la tecnologia orodispersibile e quella antiabuso per granulati solubili

A TRENTO, LE REALTÀ INDUSTRIALI SI IMPEGNANO NELLA RICERCA E NELLO SVILUPPO DI PRODOTTI IN GRADO DI RISPONDERE A UN IMPORTANTE REQUISITO: ELEVATA INNOVAZIONE. LA PAROLA A DAVIDE TAFFURELLI il proprio cavallo di battaglia. «Siamo operativi da venticinque anni – spiega Davide Taffurelli, amministratore delegato dell’impresa – e vantiamo un organico in continua espansione. Attualmente lavoriamo con nove linee industriali a ciclo continuo per sei giorni settimanali e offriamo una capacità produttiva giornaliera pari a 3 milioni di unità posologiche». Nel corso degli anni E-Pharma ha sviluppato specifiche metodiche di produzione che le hanno permesso di sviluppare formulati – effervescenti, solubili, orodispersibili e sublinguali – che, oltre a offrire possibili modulazioni della biodisponibilità dei principi attivi in esso contenuti, sono caratterizzati, rispetto alle tradizionali compresse e capsule, da una spiccata facilità di assunzione e da una buona palatabilità. «Tali caratteristiche – continua ancora Taffurelli – trovano il loro miglior target di impiego in farmaci, per esempio

quelli di automedicazione, e negli integratori, per i quali la semplicità e piacevolezza di utilizzo giocano un ruolo determinante». PROGETTI E INNOVAZIONE Grazie a un’invidiabile esperienza nel settore, l’azienda ha sviluppato inoltre formulazioni innovative nella modalità di assunzione, studiando l’applicazione delle piattaforme tecnologiche proprietarie a principi attivi di uso consolidato in dosaggi e associazioni già presenti sul mercato. «Il passaggio successivo è quello di arricchire ulteriormente l’offerta di prodotti di alta innovazione, investendo sullo studio di formulati che non solo si presentano in una diversa forma farmaceutica, ma anche nuove associazioni di diversi principi attivi o sostanze nutrizionali che possano soddisfare necessità terapeutiche ancora non coperte da quanto già disponibile sul mercato. Questa nuova modalità di sviluppo, poi, permetterà di essere più competitivi anche sui mercati esteri». EPharma intende, infatti, studiare nel prossimo triennio nuovi medicinali e integratori che possano vantare originalità e innovazione, sia in quanto formulati realizzati con l’utilizzo delle piattaforme tecnologiche proprie e brevettate, sia in quanto prodotti innovativi, ideati utilizzando principi attivi o, nel caso degli integratori, sostanze di valore nutrizionale, in combinazioni fisse non ancora studiate. «Con questi progetti l’azienda intende porre le basi per sviluppare nuovi prodotti di cui avrà la proprietà e titolarità delle registrazioni, non solo limitandosi al campo farmaceutico ma esplorando anche quello degli integratori alimentari, prodotti che per le loro intrinseche caratteristiche non vengono assunti sporadicamente a seguito dello sviluppo di una patologia, ma continuativamente, con l’obiettivo di migliorare le generali condizioni del-

E-Pharma ha sede a Trento www.e-pharma.com

l’organismo». L’elevato livello qualitativo, sempre allineato agli ultimi requisiti dettati dalle linee guida internazionali, potrà così permettere ai partner di registrare con successo in tutto il mondo i medicinali e gli integratori alimentari licenziati da E-Pharma.

CONCLUSIONI Le attività svolte da E-Pharma vengono realizzate da un team altamente specializzato, supportato da collaborazioni con laboratori universitari, centri di ricerca tecnologica e clinica specializzati. Forte e degna di rilievo è, inoltre, la collaborazione con realtà sanitarie e scientifiche del territorio trentino. «Negli ultimi anni – conclude Taffurelli – abbiamo sviluppato un’interessante rete di collaborazioni anche in ambito europeo ed extra-europeo. A oggi il contributo del fatturato proveniente dalla vendita di prodotti in Europa è aumentato dal 15 per cento al 23 per cento, mentre la quota del fatturato extraeuropeo è pari al 14 per cento. L’intenzione, per il futuro, è quella di continuare il lavoro di ricerca e di innovazione per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, contando sull’impegno di risorse interne affiancate da partner di grande esperienza e comprovate competenze». •


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La carta autoadesiva che aggiunge valore

di Emanuela Caruso

ARCONVERT PUNTA SU INNOVAZIONE E SUPPORTO PRE E POST VENDITA PER SERVIRE L’INTERA FILIERA DELL’ETICHETTA

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on stabilimenti produttivi e centri di taglio in Italia, Spagna, Brasile e Stati Uniti, Arconvert è la divisione converting del Gruppo Fedrigoni ed è tra i leader di mercato a livello globale nella produzione di carte e film autoadesivi specificamente progettati per il settore dell’etichettatura. Rispetto al fatturato del gruppo Fedrigoni, che nel 2017 ha sfiorato gli 1,1 miliardi di euro, con i suoi 330 milioni di euro e un mercato, quello delle etichette, in crescita costante ormai da anni, Arconvert svolge un ruolo chiave. Come spiega il general manager dell’azienda, Carlo Codermazzi, infatti «negli ultimi quattro anni la produzione e le vendite di materiali autoadesivi sono aumentate del 25 per cento, con una quota di export che ha superato il 50 per cento. Dai nostri siti produttivi, consegniamo in tutto il mondo prodotti autoadesivi in bobina e foglio con un impegno gestionale e logistico importante: dal magazzino spedizioni del sito di Arco, per esempio, partono 1,5 milioni di metri quadrati al giorno». Lo storico stabilimento di Arco di Trento, con i suoi oltre 50 mila metri quadri di superficie e una capacità produttiva di più di 450 milioni di metri quadri all’anno, è un solido referente per etichettifici che stampano etichette per vari settori tra cui il tessile, il farmaceutico, la logistica, l’automotive, la cosmetica, la Gdo e, soprattutto, il food and beverage. Arconvert vanta un altissimo livello di professionalità, formazione e specializzazione tecnica e si distingue tra i principali player internazionali come un esempio di eccellenza ed efficienza. Come si ottiene un risultato simile? «Concentrando gli investimenti sulla tecnologia e sulla parte gestionale del management. L’attenzione al taglio dei costi e degli sprechi, fatta in un’ottica di riduzione degli scarti, incremento dell’efficienza, crescita delle competenze delle persone, riduzione delle difettosità ed eccellenza sia in termini di prodotto che di processo, è fondamentale ed è il pun-

Etichetta di “Con Vista - Chianti Classico Famiglia Cecchi” (www.famigliacecchi.it) progettata dal celebre label designer Mario Di Paolo (www.spaziodipaolo.it) e stampata sulle carte

foglietto per lo storytelling. Arconvert è anche in grado di proporre il più ampio assortimento del mercato di carte colorate nell’impasto, che consentono di eliminare definitivamente l’antiestetico problema del bordino e del retro bianco dell’etichetta». Per concludere, come affronta Arconvert l’esigenza di mercato dell’anticontraffazione? «Con la gamma per la brand protection, che rappresenta lo stato dell’arte dell’innovazione tecnologica del settore dell’anticontraffazione e garantisce l’autenticità del prodotto e marchi di qualità quali, per esempio, il made in Italy, le denominazioni di origine e le indicazioni tipiche geografiche». •

autoadesive Arconvert Cotone Bianco UWS, Ipanema White e Acquerello Bianco

to di partenza per qualsiasi successo futuro». Dall’healthcare all’automotive, l’autoadesivo gioca un ruolo fondamentale in molti segmenti, compresi quelli “sensibili” come l’alimentare e la farmaceutica. «Sì, e la particolarità è che in questi ultimi sono imprescindibili certi parametri di resistenza, sicurezza, durata e capacità di prevenire la contraffazione. Esigenze funzionali, cui si aggiungono le variabili derivanti dalla crescente varietà di tecnologie di stampa, finishing e nobilitazione, sia analogiche che digitali. Arconvert mette a disposizione dei clienti un team di assistenza tecnica in grado di analizzare l’applicazione e suggerire il materiale e le tecniche più adatte alla tecnologia di stampa e converting in uso». Qual è il core business di Arconvert? «Produrre e commercializzare carte autoadesive ad alto valore aggiunto che servono a etichettare prodotti premium. Tra le referenze più importanti ci sono clienti finali del calibro di Moët & Chandon, Diageo, Ferragamo, L’Oréal per citarne solo alcuni. Sviluppate all’insegna dell’eccellenza qualitativa, della sostenibilità ambientale e dell’innovazione tecnologica, le carte speciali che Arconvert produce con il marchio Manter sono

altamente performanti in termini di lavorabilità, stampabilità, fustellatura, facilità di dispensazione e resistenza agli agenti esterni come condensa, ghiaccio e macchie di olio o di grasso. La collezione Manter consente la massima libertà di scelta di tecnologia – barrieratura, waterproof, greaseproof, tree-free etc. – e finitura – carte goffrate, marcate a feltro, vergate, perlescenti, metallizzate, softtouch etc. Grazie alla sinergia con la capogruppo Cartiere Fedrigoni, Arconvert offre ai brand owner (cantine, oleifici, birrifici, etc.) la possibilità di creare per il proprio prodotto un packaging coordinato, scegliendo la stessa tipologia di carta per l’etichetta, l’astuccio, la shopper, la brochure, o il

Carlo Codermazzi, general manager di Arconvert con sede ad Arco (Tn) www.arconvert.it

COLLABORARE PER CREARE INNOVAZIONE Consapevole dell’importanza di innovare il comparto grazie a idee fresche e strategiche, la Arconvert ha in attivo interessanti collaborazioni con università e scuole specializzate nei settori in cui le etichette vengono progettate. Emblematiche le collaborazioni con POLI.design del Politecnico di Milano nell’ambito dei master “Wine e system design” e “Kids & Toy design”, con la Fondazione Exclusiva di Roma e l’Università di Trento. Tanti, inoltre, i seminari e i workshop organizzati periodicamente per designer e imprenditori del settore del food & beverage e della cosmetica, allo scopo di creare cultura sulla tecnologia dell’autoadesivo e sull’importanza dell’etichetta come strumento di marketing.


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viluppo tecnologico e informativo è sinonimo di competitività, in un modo del tutto trasversale: dai professionisti al retail, dalle aziende manifatturiere ai ristoranti. Una delle presenze ormai consolidate nel panorama delle aziende It e nel settore del commercio, è la trentina Infotre Srl, con sede ad Arco. «La nostra è un’impresa – dice Slaifer – nata con l’obiettivo di fornire servizi e consulenza per lo sviluppo tecnologico e informatico e si è affermata portando avanti con coerenza e competenza la propria missione. L’ampia esperienza maturata e le capacità progettuali sono gli strumenti che mettiamo a disposizione delle aziende nostre clienti per aumentarne la produttività e l’efficienza interna, e per migliorarne sensibilmente il rapporto con la propria clientela. I nostri prodotti e i servizi, sempre flessibili, personalizzabili, affidabili e all’avanguardia, si rivolgono per loro natura a un’ampia tipologia di destinatari: professionisti, negozi, ristoranti, piccole e medie imprese, fondazioni ed enti pubblici. L’obiettivo è essere il partner ideale per quelle realtà che avvertono l’esigenza di crescita e sviluppo tecnologico e ravvisano in questo uno strumento indispensabile di successo. Siamo in grado di proporci sia come partner tecnico, in grado di elaborare soluzioni in-

Innovazione

L’efficientamento decisivo L’INFORMATION TECHONOLOGY E IL SUO IMPATTO SUL MERCATO RIVESTONO ORMAI UN’IMPORTANZA CHE NESSUNA IMPRESA PUÒ IGNORARE. L’ANALISI DEL PANORAMA ATTUALE DI RUGGERO SLAIFER

Infotre ha sede ad Arco (Tn) - www.infotre.eu

tegrate, sia come consulente, in grado di garantire sempre un servizio personalizzato, proattivo ed efficace». Slaifer, poi, entra nel dettaglio dell’attività interna alla Infotre. «Il nostro si può definire a buon diritto un servizio globale. Realizziamo servizi di integrazione e progettazione di reti, manutenzione software e hardware, innovazione tecnolo-

gica, sviluppo di sistemi informativi gestionali per il settore del commercio e della ristorazione, fornitura di registratori di cassa con relativa assistenza on-site, multifunzioni monocromatici e a colori, e utilizzando apparecchiature affidabili con le migliori marche sul mercato e aggiornate al mondo d’oggi. Gli attestati di riconoscimento e le certificazioni, nei diver-

si settori informatici, del commercio e della ristorazione, confermano l’elevato standard di qualità non solo dei nostri prodotti, ma anche dell’intero ciclo di fornitura, in un’ottica di qualità totale, da sempre nostro scopo primario. Tutto ciò non sarebbe possibile con uno staff d’eccezione. Il nostro organico tecnico è composto da personale esperto e qualificato con competenze e abilità differenti. La struttura di base è arricchita da partnership e collaborazioni con professionisti e specialisti, al fine di offrire ai nostri clienti un servizio effettivamente globale». • Elena Ricci


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La qualità al servizio delle strade REALIZZARE PAVIMENTAZIONI STRADALI RICHIEDE COMPETENZA DI LUNGO CORSO E ATTREZZATURE ALL’AVANGUARDIA. GLI INVESTIMENTI PER MIGLIORARE LE TECNOLOGIE SI RIVELANO SPESSO STRATEGICI PER POTER COMPETERE SUL MERCATO. L’ESPERIENZA DELL’AZIENDA MAZZOTTI

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na produzione improntata al rispetto delle procedure appositamente predisposte dal direttore tecnico e definite attraverso un percorso di qualificazione del prodotto che prevede lo studio del mix design, di prove di qualifica preliminari in laboratorio e prove di produzione intermedie e controlli periodici sempre in laboratorio. La costruzione delle pavimentazioni stradali è un’attività delicata e che richiede una competenza specifica. L’impresa Mazzotti Romualdo nasce e si sviluppa a Tione di Trento nel 1960 e fin dal suo esordio svolge opere in questo settore, in particolare, nelle valli Giudicarie del Trentino. La continua espansione conduce la società nel 1977 ad affidare la direzione tecnica al figlio del titolare e nel 1983 a portare a termine la trasformazione in Spa pur mantenendo sempre la caratteristica di guida familiare. I servizi offerti dall’azienda spaziano dai lavori di costruzione stradale alle opere di urbanizzazione sia di piccole che di grandi dimensioni, dalla realizzazione di nuove aree pavimentate, ciclabili, parcheggi e piazzali al noleggio a caldo di spazzatrici stradali, dalla pavimentazione con prodotti a basso impatto ambientale alla pavimentazione di tratti autostradali. Nel 1999 nell’ottica del continuo miglioramento la Mazzotti ottiene la certificazione di Qualità con il prestigioso ente Dnv men-

L’azienda Mazzotti ha sede a Tione di Trento (Tn) - www.mazzottispa.it

tre nel 2013, allo scopo di ottimizzare le sinergie aziendali e il servizio ai clienti, incorpora la consociata Venturini Conglomerati Srl con sede a Isera (Tn) vantando così due unità produttive in punti strategici della regione, dando vita a una realtà lavorativa oltre che nelle valli del Trentino Alto Adige anche sull’asse dell’Adige riuscendo così a soddisfare e raggiungere con i propri mezzi e materiali tutta la Regione e le Province limitrofe di Verona, Mantova e Brescia. «Recentemente abbiamo colto l’opportunità di crescita aziendale aderendo a un progetto di ricerca sostenuto dall’Università di Ingegneria di Trento – spiega l’architetto Marcella Cazzolli, uno dei direttori tecnici della società -. Si tratta di uno studio volto al recupero e all’inertizzazione dei rifiuti industriali. Il progetto nasce dalla consapevolezza che la ricerca e l’innovazione siano la base per lo sviluppo industriale e per le nuove produzioni e tecnologie costruttive». Ad oggi la società possiede un ampio parco macchine specifico per poter operare nel settore e impiega otre sessanta dipendenti tra tecnici, amministrativi e maestranze. Annovera, inoltre, tra i suoi stimati clienti oltre a privati, le industrie del territorio, i vari Comuni, le Comunità di Valle, il Parco naturale Adamello Brenta, gli Enti Provinciali e la A22 Autostrada del Brennero.• Luana Costa

SABBIA E GHIAIA, DA RIFIUTI A RISORSE Dare valore a ciò che nell’accettazione comune viene visto e considerato come uno scarto delle nostre strade, privo di valore, è oggi possibile. Ne parliamo con Olinto Gaiga na tecnologia innovativa e rispondente appieno alle stringenti normative italiane permette di far diventare lo spazzamento stradale un rifiuto recuperabile al 65-70 per cento, trasformandolo così in materia prima seconda. A essere riuscita in questo importante intento è l’azienda Pulisabbie, grazie a un moderno impianto di trattamento e recupero. «Dal 2008 – ricorda Olinto Gaiga, uno dei soci e direttore tecnico dell’impianto – abbiamo scommesso su un processo fino ad allora pressoché ignorato: considerare trattabile il rifiuto proveniente dalla pulizia delle strade, poiché, se recuperato, può contribuire a comporre la percentuale di raccolta differenziata appannaggio dei Comuni. È, infatti, catalogato come rifiuto urbano. Fino a pochi anni fa tutto questo materiale finiva in discarica, mentre oggi, invece, con la nostra tecnologia – unica nel suo genere in Italia – riusciamo a recuperare più della metà di quanto raccolto in strada. Si tratta di sabbie, ghiaia e ghiaietto, annoverati tra i materiali lapidei utilizzati nel settore edile ma anche delle infrastrutture». Una materia prima seconda, dunque, che può essere utilizzata per drenaggi, sottofondi stradali, per produrre calce-

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Pulisabbie ha sede nel comune di Dro (Tn) www.pulisabbie.it

struzzo, realizzare prefabbricati in cls e, in genere, ogni manufatto nel quale non vi sia necessità di utilizzare materiale vergine. «Il prodotto rigenerato che immettiamo sul mercato ha tutti i requisiti chimico-fisici richiesti dalla legge e la marcatura Ce che ne garantisce la qualità» sottolinea Gaiga. Pulisabbie tratta, nello specifico, sabbie e terre da spazzamento stradale, sabbie da impianti di depurazione acque, e sabbie da pulizia di caditoie stradali. Inoltre, poiché in Italia esistono solo poche altre realtà paragonabili all’azienda di Pietramurata, nel comune di Dro, perlopiù concentrate in Lombardia e dotate di altre tecnologie, Pulisabbie è interlocutore per tutto il Nord Italia, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia. «Attualmente lavoriamo circa 30mila tonnellate l’anno e stiamo studiando e analizzando contesti e situazioni per verificare se ci siano le condizioni per realizzare altri impianti in aree non coperte, per esempio al Centro e Sud Italia». L’impianto Pulisabbie è una risposta concreta alle priorità ambientali ed economiche che dovrebbero muovere le scelte della Pubblica amministrazione; conclude, infatti, Gaiga «riduce le quantità di rifiuto destinato alle discariche, riduce il prelievo di materie prime vergini dall’ambiente, ottimizza l’efficienza economica nella gestione del ciclo rifiuti e garantisce la salvaguardia dell’ambiente». • Emanuela Caruso


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Ambiente

Non c’è acqua da perdere IL RISPARMIO E IL TRATTAMENTO DELLE RISORSE IDRICHE ED ENERGETICHE RICHIEDONO CONSAPEVOLEZZA E PRATICHE INNOVATIVE SIA A LIVELLO CIVILE CHE INDUSTRIALE. L’ANALISI DI FRANCESCO VIAN

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acqua è il bene più prezioso di tutti e come tale, il suo utilizzo si basa su una serie di servizi che vanno dal suo trattamento alla distribuzione. Il settore della depurazione delle acque cambia in fretta e sono tanti gli aspetti da considerare nella gestione del ciclo idrico. Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Francesco Vian che, con l’azienda Chimeco, fornisce prodotti e servizi per la cura del ciclo completo dell’acqua, per gli impianti di trattamento e distribuzione dell’aria, per l’igiene e la salubrità degli ambienti. «La nostra – spiega – è un’attività che ha come scopo la minimizzazione dell’impatto della produzione industriale sulla risorsa acqua. Si sviluppa innanzitutto attraverso un’attenta mappatura dell’intero ciclo idrico, a seguito della quale vengono implementate esclusive tecnologie e un sistema di monitoraggio 24h/24 della performance del sistema, che permette di gestire gli allarmi in tempo reale consentendo l’immediato intervento, se necessario, di operatori interni o esterni». Di che tipo di tecnologie si tratta? «Quando ad esempio si utilizzano sistemi di controllo degli equilibri chimici delle acque di processo (produzione vapore, impianti di raffreddamento, processi di pastorizzazione, produzione di acque ultrapure mediante ultrafiltrazione, osmosi inversa ed elettrodeionizzazione etc.) o di scarico, si usano tecnologie di tipo Nalco 3d Trasar, che prevede fra l’altro l’utilizzo di molecole traccianti all’interno dei chemicals. Questo consente, attraverso l’apposito hardware, una diagnosi completa delle performance degli impianti ogni sei secondi. Si tratta di un tipo di diagnostica avanzata che impiega sostanze chimiche fosforofree e, grazie al riutilizzo di flussi di

di Patrizia Riso complessi e con impianti molto datati. L’esclusiva tecnologia Nalco CoilFLO® permette il minimo impatto e, in molti casi, l’esecuzione del lavoro scongiurando l’evacuazione degli ospiti della struttura. Oltre all’ottenimento di elevati standard nella qualità dell’aria indoor, requisito cui fortunatamente viene posta crescente attenzione, la pulizia degli impianti consente sensibili risparmi energetici, con conseguenti tempi di rientro dell’investimento a volte inferiori ai 12 mesi».

LE URGENZE DEL SETTORE Sulla base delle sempre crescenti esigenze di valorizzazione e risparmio delle risorse idriche ed energetiche e di miglioramento della salubrità e dell’igienicità degli ambienti, Chimeco sta focalizzando le proprie risorse per rispondere al meglio a quattro necessità che oggi si configurano, in molti casi, come vere e proprie urgenze: 1) La chiusura del ciclo idrico negli stabilimenti industriali, attraverso l’implementazione di numerose innovazioni tecnologiche; 2) L’ottimizzazione dell’utilizzo delle acque irrigue in agricoltura che evita gli sprechi ed il fouling inorganico, organico e microbiologico; 3) La sanificazione degli impianti idrici ed aeraulici che permette di minimizzare proliferazioni di batteri come ad esempio la Legionella; 4) Il risanamento degli impianti a circuito chiuso freddi e caldi.

acqua non valorizzati o di scarico opportunamente trattati, permette ottime prestazioni poco impattanti a livello ambientale». Come si traducono queste innovazioni nel settore agricolo? «L’ottimizzazione dell’utilizzo delle acque irrigue in agricoltura si basa su sistemi di filtrazione dotati di un’innovativo sistema autopulente, in grado di massimizzare l’efficienza di filtrazione, riducendo notevolmente il volume d’acqua necessaria al contro lavaggio del filtro stesso. Ove le acque dei consorzi irrigui presentino caratteristiche incrostanti o che determino crescite microbiologiche incontrollate, che por-

tano alla riduzione del flusso o alla completa otturazione degli ugelli, un particolare trattamento chimico permette la minimizzazione del problema, anche negli impianti a goccia. Molti sistemi di gestione remota dei flussi idrici presenti sul mercato permettono sinergie e risultati di notevole impatto». Cosa cambia invece nel caso degli impianti aeraulici? «Dal 2013 ci stiamo specializzando nella verifica delle condizioni igieniche e nella sanificazione e bonifica degli impianti aeraulici nel loro complesso: dalle prese dell’aria esterna, alle unità di trattamento, alla rete di distribuzione, anche di edifici molto

IMPIANTI AERAULICI

La pulizia consente sensibili risparmi energetici, con conseguenti tempi di rientro dell’investimento a volte inferiori ai 12 mesi

Francesco Vian, ingegnere della Chimeco Chimica Ecologica situata a Trento www.chimeconline.it

Quanto incidono sul vostro lavoro gli standard internazionali sull’efficienza energetica? «Molto. Ad esempio nel caso del risanamento degli impianti a circuito chiuso freddi e caldi: i nuovi standard sull’efficienza energetica impongono spessori dei materiali di scambio termico e passaggi idraulici sempre più critici: gli impianti più efficienti sono anche quelli più delicati. Spesso l’interconnessione fra impianti esistenti e up-grade tecnologici pone a serio rischio le unità di nuova concezione. Risulta quindi fondamentale bonificare e inibire incrostazioni minerali e fenomeni microbiologici e corrosivi mediante specialità chimiche efficaci e compatibili con tutti i nuovi materiali». Cosa significa innovare nel vostro settore? «Significa mettere a profitto trent’anni di esperienza per continuare a cercare soluzioni nuove sia di prodotti che di processi. Le soluzioni richieste sul mercato sono personalizzate e ad elevata compatibilità ambientale. La tecnologia ha un utilizzo sempre maggiore e più complesso. Lavoriamo in partnership con i maggiori player sul mercato mondiale». •


Industria • Maggio 2018

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Abbattere i gas industriali in atmosfera CON GIOVANNI COLETTI, A CAPO DEL GRUPPO T.A.M.A. AERNOVA, LEADER INTERNAZIONALE NELLA PROGETTAZIONE, PRODUZIONE E FORNITURA DI PRODOTTI PER LA DEPURAZIONE DELL’ARIA DA POLVERI, FUMI E GAS INDUSTRIALI, UNA DISAMINA DEL SETTORE di Alessia Cotroneo

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on è una risposta alle emergenze ma un lavoro quotidiano. La riduzione delle emissioni inquinanti di polveri, fumi, gas prodotte dalle lavorazioni industriali è una sfida che non lascia spazio a passi indietro o a cambi di rotta, né per gli imprenditori né tantomeno per i governi nazionali. Perché quando è in gioco la salute e la qualità della vita delle popolazioni che vivono vicino ai siti di produzione, occorre una programmazione che consenta di minimizzare il rischio ben prima che la concentrazione di gas nocivi in atmosfera sfori i limiti imposti dalla legge. Per le imprese, superata da parecchi anni la fase delle misure emergenziali, la programmazione è d’obbligo e non potrebbe essere altrimenti, considerando il livello di attenzione mai così alto da parte dell’opinione pubblica e della comunità scientifica. Un esempio? Recenti studi quantificano in più di trentamila decessi l’anno il tributo che l’Italia paga alle polveri sottili (dati stateofglobalair.org). Certo, le emissioni industriali sono solo un piccolo pezzo di un puzzle molto più grande, che coinvolge praticamente ogni aspetto della nostra vita, ma qui le soluzioni non mancano. Lo sa bene T.A.M.A. Aernova Spa, gruppo italiano con una trentennale esperienza nel campo della filtrazione dell'aria, leader di settore a livello internazionale nella progettazione, produzione e fornitura di prodotti per la depurazione dell’aria da polveri, fumi e gas provenienti dalle varie fasi delle lavorazioni industriali. Attivo in tutti i settori, dal taglio termico alla chimica farmaceutica, il gruppo è quotidianamente alle prese con legislazioni e condizioni di produzione molto diverse: da quelle molto rigide dei paesi nordeuropei ai tentativi di regolamentazione dei Paesi in via di sviluppo, come spiega il titolare Giovanni Coletti. Al passo indietro degli Usa negli accordi di Parigi sul clima e la riduzione delle emissioni inquinanti è seguita una deregulation da parte delle aziende a livello mondiale oppure la politica incide poco sulle

scelte dei grandi gruppi industriali? «Su questo tema il presidente Trump è rimasto solo a livello mondiale. Gli accordi di Parigi di fatto mettevano in crisi il sistema industriale americano, vincolandolo a installare gruppi filtranti e ad adeguarsi a normative molto più rigide. Ma gli altri Paesi, dal dragone cinese alla tigre indiana fino alle economie emergenti dell’ex blocco sovietico si stanno orientando verso l’applicazione di normative sempre più rigorose in tema di emissioni inquinanti industriali, avvicinandosi progressivamente all’Europa». In Italia quanto hanno pesato gli scandali Ilva, il processo Eternit e in

Giovanni Coletti, a capo del gruppo T.A.M.A. Aernova Spa www.tamaaernova.com

generale l’attenzione di media e opinione pubblica sul sistematico sforo dei limiti di polveri sottili in atmosfera nella Pianura padana? «Sicuramente l’opinione pubblica ha fatto sentire la sua voce ma oggi il sistema italiano ed europeo si è adeguato alle normative e anche la sensibilizzazione degli industriali è molto alta. Ci sono parecchie industrie che si sono date come mission la tutela ambientale che si impongono limiti nelle emissioni molto più rigidi rispetto a

quelli europei. Poi occorre fare chiarezza: l’emergenza smog nelle città padane non dipende tanto dagli scarichi industriali quanto dai sistemi di riscaldamento-raffreddamento domestici, che immettono nell’atmosfera inquinanti diversi e molto più subdoli rispetto al mondo industriale». Cosa possono fare le imprese per ridurre il carico di inquinanti in atmosfera? «Rivolgersi ad aziende specializzate in grado di fornire una vasta gamma di filtri e prodotti standard, ma soprattutto di progettare e costruire prodotti personalizzati in base ai tipi di inquinanti prodotti, che rispettino fedelmente le normative tecniche e legislative di riferimento. Noi come T.A.M.A. Aernova non ci limitiamo a questo: continuiamo a fare ricerca applicata, a progettare prototipi, filtri dalle prestazioni migliori e sistemi che possano essere validati da enti nazionali e internazionali. Con la nostra tecnologia, siamo riusciti a entrare negli ambienti di filtrazione della biomassa per la produzione di energia elettrica, abbattendo in modo significativo gli inquinanti da caldaie biomassa sia a Londra che a Belfast». •

RESPONSABILITÀ SOCIALE Passare in 32 anni da impresa artigiana con due addetti a gruppo industriale con più di 520 dipendenti e 33 milioni di fatturato è stato un bel salto per il gruppo T.A.M.A. Aernova, governato con un forte accento sulla responsabilità sociale. Un impegno dovuto ma che non si limita al mondo green, abbracciando anche i temi dello sport, della salute e dei giovani. «In tutte le mie aziende – sottolinea il patron Giovanni Coletti – ho imposto il sostegno alle attività sportive territoriali e ai progetti in favore delle persone in difficoltà. Tama Aernova sponsorizza Aquila Basket, impegnata a divulgare la patologia dell’autismo, e ha investito oltre 5 milioni di euro insieme alla provincia autonoma di Bolzano per costruire una casa sulle Dolomiti per ragazzi affetti da autismo. Inoltre stiamo cercando di avviare al lavoro persone in difficoltà, inserendole nel ciclo produttivo aziendale, e investiamo sui giovani specializzati, che padroneggiano le lingue straniere e sono disposti a crescere in azienda senza bruciare le tappe, come quelli a capo delle nostre imprese in Francia, Spagna, Germania, Brasile. E a chi da oltre 20 anni ci dice di esternalizzare la produzione, rispondiamo che il valore aggiunto della tecnologia e dei lavoratori italiani è più importante».


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Ambiente

Per lavori ad ogni latitudine PER OPERARE IN CONTESTI AMBIENTALI ANCHE COMPLESSI È NECESSARIO AVERE A DISPOSIZIONE PERSONALE FORMATO E UN PARCO MACCHINE ALL’AVANGUARDIA. LA DITTA AGOSTINI SODDISFA CIASCUNA DI QUESTE CONDIZIONI

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avorazioni particolari che richiedono attrezzature specifiche e molta esperienza sul campo. Le attività da svolgere nel settore ambientale non sono semplici e richiedono un alto grado di competenza, in particolare, quando ci si trova a operare in luoghi impervi e inaccessibili. È a questo punto che entra in gioco la tecnologia e l’impiego di macchinari innovativi è quel che può fare la differenza. La ditta Agostini Srl, con sede a Sopramonte di Trento, si occupa di lavori ambientali a 360 gradi, non solo di lavorazioni specifiche ma di tutto un ventaglio di attività variegate. «Abbiamo avviato questa differenziazione per soddisfare il maggior numero di richieste e per essere sempre competitivi sul mercato, al passo con le nuove tecnologie spiega Demis Agostini, titolare della società -. Si tratta di lavorazioni molto specifiche che necessitano di attrezzatura altrettanto particolare. Più nel dettaglio, realizziamo e sistemiamo strade forestali, effettuiamo bonifiche

LE COMMITTENZE L’azienda Agostini presta il proprio servizio al privato cittadino ma principalmente agli enti pubblici, come la Provincia Autonoma di Trento (Servizio Gestione strade, Servizio Foreste, Servizio Bacini montani, Servizio Conservazione della natura e Valorizzazione ambientale), il Comune di Trento e vari enti al di fuori del territorio trentino, sempre mantenendo con la committenza un serio rapporto di collaborazione e fiducia reciproci. Lo spettro d’azione della ditta è molto ampio: spazia dalla manutenzione stradale, invernale ed estiva, alla realizzazione e sistemazione di strade forestali, ai lavori di bonifica e miglioramento ambientale arrivando finanche al trasporto conto terzi.

MACCHINARI ALL’AVANGUARDIA

Fra gli ultimi acquisti annoveriamo il trinciaerba e trinciapiante radiocomandato a distanza dal personale addetto, che raggiunge posti molto ripidi agevolando il lavoro agricole o lavori in luoghi impervi caratterizzati da notevoli pendenze, eseguiti mediante escavatori cingolati ed escavatori tipo ragno e, ancora, il taglio e il trasporto di piante, la pulizia di argini di fiumi e di canali fluviali e la realizzazione di scogliere. Ogni attività da noi svolta avviene nel massimo rispetto dell’ambiente ed è mirata a preservarne le caratteristiche». La società nasce inizialmente come ditta individuale, specializzata in lavorazioni meccanico agrarie per conto terzi, con il nome del fondatore Demis Agostini già nel 1999, poi, grazie soprattutto alla grande passione e allo sforzo del suo legale rappresentante, si è via via evoluta trasformandosi in società Agostini Srl, assu-

mendo personale ed espandendo il parco macchine. Attualmente all’interno dell’azienda operano due impiegate, dieci dipendenti, tre soci lavoratori di cui uno è il legale rappresentante. «Riteniamo che la formazione del personale - commenta il titolare Demis Agostini - sia importante spesso molto più dell’innovazione dei macchinari perché per poter condurre le attrezzature, effettuare le lavorazioni in sicurezza e per rispettare le vigenti normative, è necessario personale competente». La preparazione del personale e i macchinari all’avanguardia e innovativi sono i veri punti di forza della ditta Agostini: «Si tratta di attrezzature che non si trovano con facilità presso altre realtà - rimarca il responsabile -. Ogni anno investiamo moltissimo nel rinnovamento del parco macchine. La maggior parte dell’utile netto viene destinato a macchinari nuovi e migliorie. Fra gli ultimi acquisti annoveriamo il trinciaerba e trinciapiante radiocomandato a distanza dal personale addetto, che raggiunge posti molto ripidi agevolando il lavoro. Inoltre, abbiamo il

di Luana Costa trattore forestale merlo MM350, a cui è possibile attaccare sia frese invernali per lo sgombero neve, sia frese forestali multifunzionali, fresasassi e trinciatutto». L’azienda è iscritta alla categoria edile-industria e principalmente opera nei settori stradale, ambientale, edile e movimento terra: «Lavoriamo indistintamente sia con il privato che con il pubblico, con la differenza che l’ente pubblico riconosce i lunghi iter burocratici che spesso stanno dietro ad ogni lavorazione sia in termini di permessi che di licenze

La ditta Agostini ha sede a Sopramonte (Tn) www.agostini-srl.it

per costruire. I risultati sono soddisfacenti e questo grazie anche alle numerose richieste di lavoro che sono determinate dalla correttezza personale e da lavorazioni eseguite a regola d’arte». Professionalità, competenza e grande abilità lavorativa hanno permesso, infatti, all’azienda di trasformarsi da piccola realtà individuale a una decisamente superiore, che tutt’oggi vanta certificazioni, riconoscimenti e capacità di sviluppo eccellenti: «È proprio grazie al connubio fra tali caratteristiche e a un parco macchine ben fornito, che i clienti e la mole di lavoro da svolgere sono aumentati costantemente nel tempo. Lavorare all’insegna della sicurezza è una nostra peculiarità. Basti pensare che l’intero personale è specializzato, formato ed informato per l’utilizzo autonomo di ogni macchinario aziendale. Una caratteristica della nostra società è quella di essere molto versatile sia negli orari di lavoro che nel cercare di soddisfare ogni esigenza del committente. Si cerca, insomma, di stare sempre al passo con i tempi e le richieste – conclude il titolare Demis Agostini - anche se ogni investimento in macchinari per le lavorazioni che realizziamo è molto costoso, quindi è quasi un vanto dire che il parco macchine è interamente di proprietà». •


Industria • Maggio 2018

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Nell’epoca delle rinnovabili L’INGEGNERE AMEDEO LIURNI CONDIVIDE ALCUNE RIFLESSIONI RIGUARDANTI LE NOVITÀ DEL SETTORE DELLE “ENERGIE PULITE”, SEMPRE PIÙ VANTAGGIOSE E COMPETITIVE SUL MERCATO

S

e da un lato le nostre case sono destinate ad essere sempre più efficienti dal punto di vista energetico, dall’altro un giorno ci muoveremo su macchine elettriche. L’energia elettrica insomma è e resterà un aspetto necessario e un suo possibile incremento di consumo impone un cambio di direzione. Il futuro è già qui come sottolinea l’ingegner Amedeo Liurni, amministratore delegato di 3New Srl, holding che controlla e partecipa numerose società sottostanti che a loro volta sono sede di impianti da fonti rinnovabili. «Abbiamo cominciato a occuparci di produzione di energia da fonti rinnovabili nel 2007 costruendo alcuni impianti eolici, fotovoltaici, idroelettrici e siamo cresciuti con questa presenza nel settore. Oggi la compagine azionaria è tutta di emanazione fran-

PROSPETTIVE FUTURE Il 10 maggio è stato presentato il “Renewable Energy Report 2018″ dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. Il gruppo di analisti ha elaborato dati prevedendo che la crescita di produzione di energia rinnovabile in Italia, si attesterà intorno ai 10 GW. Di questa percentuale, circa il 25 per cento deriverà da interventi di potenziamento di impianti esistenti. Circa il 55 per cento del totale derivante da nuove installazioni proverrà dal fotovoltaico. La produzione di energia elettrica da impianti eolici invece potrebbe coprire circa il 35 per cento, delineando una sorta di competizione interna al mercato delle rinnovabili, sempre più indipendente. Gli obiettivi di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile sono compresi dalla Strategia Energetica Nazionale e saranno definiti dal Decreto Rinnovabili ancora in via di definizione.

cese». 3New gestisce gli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia per conto di Ardian, società leader a livello europeo negli investimenti in capitale di rischio. Nonostante questa identità transnazionale, l’azienda mantiene un contatto con la regione più green di Italia. «Dal 2015 la nostra sede si trova a Rovereto, all’interno del Progetto Manifattura - Green Innovation Factory». L’iniziativa, promossa dalla Provincia autonoma di Trento, è nata per riqualificare lo storico stabilimento secondo i principi dell’edilizia ecosostenibile e trasformarlo in un centro di innovazione industriale e sostenibilità ambientale. I tredici dipendenti che compongono un team multidisciplinare lavorano quindi dal Trentino Alto Adige per gestire tutti gli aspetti che muovono una crescita concreta. «Abbiamo in produzione 350 megawatt di energia elettrica da fonte eolica; 60 megawatt da fonte idroelettrica; 25 megawatt di energia prodotta da biomassa e circa 10megawatt di energia elettrica da fotovoltaica». In Italia dal 2005 i governi che si sono succeduti hanno previsto un sistema di incentivazione che ha favorito e reso più vantaggioso l’investimento nelle rinnovabili che inizialmente presentavano dei costi più elevati rispetto alle fonti tradizionali. Ma qualcosa è cambiato. «Oggi siamo arrivati alla cosiddetta frontiera della grid parity. L’efficienza degli impianti per produrre energia rinnovabile è tale che le fonti rinnovabili sono or-

L’azienda 3New si trova a Rovereto (Tn) www.progettomanifattura.it

mai competitive con quelle tradizionali, anche senza particolari incentivi statali. Oggi è possibile realizzare impianti in siti particolarmente ventosi o assolati che si sostengono esclusivamente con la vendita dell’energia. Ormai la strada è tracciata, quindi la crescita sarà sempre maggiore». Attualmente la percentuale di utilizzo delle fonti rinnovabili in relazione all’energia assorbita è pari al 15 per cento, ma andrà a crescere soprattutto in particolari contesti dove, grazie a condizioni climatiche favorevoli, non è necessario ricorrere agli incentivi rendendo indipendente il mercato e incidendo anche sul rapporto con i paesi fornitori di gas e petrolio. «La possibilità di produrre energia con queste fonti ci renderebbe indipendenti dall’acquisto di energia tradizionale dagli altri paesi, almeno per

GRID PARITY

L’efficienza degli impianti è tale che le fonti rinnovabili sono ormai competitive con quelle tradizionali, anche senza particolari incentivi statali

di Patrizia Riso una certa percentuale. L’unico limite delle rinnovabili infatti è che, a parte le biomasse, si tratta di fonti discontinue che dipendono da sole e vento. Cresceranno di molto, ma non potranno purtroppo raggiungere il 100 per cento del fabbisogno energetico del paese e dovranno essere integrate con altre fonti come ad esempio il gas naturale». Il gioco vale comunque la candela, soprattutto per l’aspetto ambientale. Un punto fondamentale è, ad esempio, la gestione dello smaltimento degli impianti a fine ciclo che viene gestita in modo organizzato. «Quando si parte con un progetto di centrale di produzione di energia rinnovabile, è obbligo di legge dare una fideiussione al comune con la quale si garantisce che, al termine del periodo di costruzione, l’azienda smaltirà tutto quello che è stato costruito e ricostituirà le condizioni di partenza del luogo di insediamento». Nel caso delle centrali come siderurgie o raffinerie fortemente invasive ed inquinanti, si pensi che spesso l’aspetto ambientale viene trascurato e l’eventuale ripristino delle condizioni iniziali è a carico dello stato. «Inoltre è previsto un ulteriore obbligo di aderire a consorzi creati ad hoc che provvedono a ritirare i pannelli fotovoltaici esausti e a smaltirli a fine vita a norma di legge, per fare un esempio». Tanti gli aspetti legati ad un mercato che vive di innovazione e che aiuta a delineare gli scenari futuri legati al rapporto con l’energia, con l’ambiente e con lo sviluppo economico e industriale del paese. •


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Energia

Nel rispetto dell’ambiente di Luana Costa

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ispetto per l’ambiente e uso di fonti di energia rinnovabili consentono un indubbio risparmio energetico ed economico. È verso questa direttiva che si muove con decisione ormai il settore industriale. Da oltre venti anni l’azienda Cristoforetti è impegnata nello sviluppo di sistemi e tecnologie in grado di portare innovazione in tutto ciò che riguarda l’utilizzo intelligente delle fonti di energia. «Ci riteniamo una società dotata di una forte propensione all’innovazione anche grazie al personale qualificato di cui disponiamo spiega il presidente della società Giorgio Gatti -. Ci proponiamo come interlocutore unico responsabile, in grado di realizzare e gestire gli interventi proposti con il cliente utilizzando proprie risorse umane e finanziarie per gli investimenti nel settore energetico per gestire calore e risparmio economico nel tempo». Come e con quale specializzazione nasce la Cristoforetti Servizi Energia? «La Cristoforetti Servizi Energia fa parte del gruppo Cristoforetti operante nel settore della vendita di prodotti petroliferi, nel settore dei servizi tecnologi e in quello delle energie rinnovabili. Il partner della famiglia nella società di servizi è Cooperare Spa che è un fondo di investimento legato alle cooperative emiliane». Qual è il core business dell’azienda? «L’azienda è un’ESCo certificata che propone i propri servizi ad enti Giorgio Gatti, presidente dell’azienda Cristoforetti che ha sede a Lavis (Tn) www.cristoforetti.com

LA CORRETTA GESTIONE DEI SERVIZI ENERGETICI SIA IN AMBITO PUBBLICO CHE IN QUELLO PRIVATO CONSENTE UN NOTEVOLE RISPARMIO. DA QUI NASCE LA SPECIALIZZAZIONE DI ALCUNE AZIENDE CHE PROPONGONO SOLUZIONI INNOVATIVE. L’ESEMPIO DELLA CRISTOFORETTI NELLE PAROLE DEL PRESIDENTE GIORGIO GATTI

pubblici e privati in qualità di partner per la gestione globale dei sistemi energetici. La struttura sia avvale di un team di energy manager e di un gruppo di progettisti qualificati per individuare le soluzioni più idonee all’ottimizzazione del processo energetico. Le nostre offerte sono indirizzate sia alla clientela pubblica che a quella privata e nello specifico al settore condominiale». Come possono essere inquadrate le vostre proposte commerciali? «Lavoriamo attraverso l’implementazione del contratto di “servizio energia base o plus” sia in ambito residenziale, con proposte che prevedono a nostro carico il finanziamento degli interventi di riqualificazione quali, ad esempio, la sostituzione delle caldaie, interventi di coibentazione degli edifici come cappotti e isolazione dei solai, sia in ambito pubblico con proposte più complesse dove il recupero degli investimenti passa sempre attraverso la gestione pluriennale del servizio energia. Il nostro rapporto con il condominio vuole essere impostato sulla trasparenza dei dati

essenziali di risparmio energetico che viene dai noi documentato e garantito attraverso lo strumento della firma energetica. In ambito pubblico siamo molto competitivi con proposte più strutturate. Ad esempio, offriamo contratti che prevedono la performance energetica, il partenariato pubblico privato e il progetto di finanza. I nostri interventi di efficientamento energetico in ambito pubblico si focalizzano non solo sul sistema edificio-impianto ma anche sugli impianti di pubblica illuminazione». Quali sono gli elementi che caratterizzano le vostre proposte rispetto ai competitor di mercato?

«Le nostre proposte sono caratterizzate da un elevato contenuto tecnologico abbinato a un garantito risparmio nella gestione energetica. Si tratta di una gestione che viene improntata verso una personalizzazione del rapporto basato sulla fiducia e sulla trasparenza del nostro operato». Si può quindi affermare che lavorate a tutto campo sia nel settore privato che in quello pubblico ma le vostre attività hanno confini territoriali? «Siamo direttamente presenti sul territorio dove operiamo attraverso le nostre maestranze che sono adeguatamente preparate e formate attraverso corsi specifici e dotati dei patentini per la gestione delle centrali termiche come prevedono le normative di settore. Oltre alla sede legale di Trento a Lavis, operiamo con le filiali di Trieste, Padova, Legnano e Vercelli. L’intera struttura si compone di oltre 120 unità lavorative». Quali sono le vostre ultime acquisizioni e quali i progetti a cui vi sentire più legati? «Nell’ultimo esercizio nel settore pubbliche abbiamo acquisito, in ATI con Siram, l’appalto per la gestione quadriennale dell’Ater di Trieste ma l’acquisizione che ci inorgoglisce maggiormente è l’appalto della concessione in progetto di finanza della gestione del patrimonio dell’ATC di Biella e Vercelli che prevede ingenti investimenti di riqualificazione energetica che andremo a recuperare attraverso la gestione energetica degli edifici dei prossimi nove anni». •

LE CERTIFICAZIONI Il presidente Gatti evidenzia come la società nell’ultimo periodo abbia acquisito le certificazioni che le consentono la partecipazione alle più significative gare a livello nazionale: «La Uni Eni 9001:2015, la certificazione ambientale Iso 14001:2014, la certificazione riguardante la Sicurezza Ohsas 18001:2007, ESCo: Uni Cei 11352:2014 e le categorie Soa specifiche per il nostro settore». L’azienda quindi è proiettata nel futuro consapevole del suo alto potenziale basato sulla professionalità e la dedizione del proprio team.


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di Andrea Mazzoli

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n tempo motore dell’economia italiana, il settore delle costruzioni sta vivendo dal 2010 una crisi che ha attirato l’attenzione anche dei non addetti ai lavori. In controtendenza con la lenta ripresa economica, l’edilizia del Belpaese, infatti, si trova ancora in una situazione di stallo che ha costretto le aziende a rivedere le proprie stime di crescita. La drastica riduzione degli investimenti pubblici, i rigidi tagli dei fondi a disposizione, e alcune norme sugli appalti che rendono burocraticamente sempre più complicato operare, insieme a un sistema bancario spinto a minimizzare i rischi, hanno messo in discussione la solidità di un settore su cui un tempo si fondava la maggior parte dell’economia europea. In questo faticoso scenario, però, esiste la volontà di reagire cercando nuovi modi per contrastare la parabola discendente: uno su tutti, l’impegno in opere di riqualificazione e ristrutturazione. Proprio su quest’ambito di attività, sia nel settore pubblico che privato, si sono concentrati gli sforzi della Ediltione Spa, società storica trentina fondata a Tione di Trento nel 1980, la quale negli ultimi anni ha portato avanti numerose e importanti iniziative su tutto il territorio. A oggi, uno staff di oltre venti persone fra ingegneri, architetti, geometri e periti, specializzato e sempre aggiornato sulle nuove tecnologie, si occupa con entusiasmo di offrire soluzioni innovative e studiate con attenzione caso per caso. «L’attività odierna del-

Gli uffici della Ediltione Spa si trovano a Tione (Tn) - www.ediltione.it

l’impresa – racconta l’ingegner Zulberti - spazia dalla realizzazione di opere stradali, ponti, arredi urbani e opere idrauliche, alla costruzione di ospedali, scuole, autorimesse, alberghi e capannoni industriali, senza però mai trascurare l’edilizia residenziale privata, che è storicamente una delle realtà che ci sta maggiormente a cuore e alla quale ci dedichiamo da sempre con passione e dedizione».

Sostenibilità

Ristrutturare è green SIA PER QUANTO RIGUARDA LA RISTRUTTURAZIONE, SIA PER LA FABBRICAZIONE DEL NUOVO, LA SOSTENIBILITÀ E LA COMPETENZA SONO LE CHIAVI DELLA RIPRESA PER IL SETTORE. NE PARLIAMO CON L’INGEGNER IVAN ZULBERTI DELLA EDILTIONE per garantire prestazioni di comfort ambientale e risparmio energetico di altissimo livello. «Nell’ultimo decennio – conclude Zulberti - è infatti stato possibile portare a termine con grande impegno fulgidi esempi di nuova bioedilizia, con edifici sempre più performanti, dalle prestazioni energetiche invidiabili senza mai tralasciare la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente, temi d’importanza primaria nell’attuale momento storico». È possibile ammirare alcuni esempi del risultato di quest’attenzione verso il nuovo e l’ambiente, sparsi un po’ in

QUALITÀ A SOSTEGNO DELL’AMBIENTE La sostenibilità è la risposta per affrontare la crisi del settore delle costruzioni. Questo è lo spirito che contraddistingue l’attività dell’impresa Ediltione, da sempre molto attenta agli aspetti etici e ambientali, e che ha deciso di indirizzare le proprie linee guida verso comportamenti chiari e trasparenti, adottando un minuzioso Codice etico. Si tratta, infatti, del documento, adottato su base volontaria, che racchiude i principi etici, quali correttezza, lealtà, integrità e trasparenza, in ambito tanto collettivo quanto individuale e che da sempre ispirano la conduzione aziendale. Le tecnologie, la bioedilizia e l’impegno a realizzare strutture a classe energetica efficiente, fanno parte dell’impegno che la Ediltione ha preso nei riguardi del territorio, realizzando opere a bassissimo impatto ambientale.

Grazie all’esperienza acquisita nel corso degli anni, nonché a una competente struttura amministrativa e alle esperte maestranze tutte di origine locale, l’impresa riesce a operare contemporaneamente in numerosi cantieri sparsi sul territorio, riuscendo a far convivere la forza organizzativa e lavorativa di una impresa di grosse dimensioni, con la cura dei dettagli e la qualità tipica delle realtà più piccole: «numerose sono anche le ristrutturazioni e i restauri conservativi di edifici storici, vero e proprio fiore all’occhiello della produzione realizzata negli ultimi anni, grazie alla competenza di architetti e restauratori di comprovata esperienza». «Il cliente – racconta l’ingegner Zulberti – è seguito passo passo nella ristrutturazione, il risultato è un prodotto “chiavi in mano”, senza la necessità di rivolgersi a ulteriori progettisti o tecnici ma realizzato con un unico referente. Uno staff tecnico seguirà fase per fase,

L’ingegner Ivan Zulberti della Ediltione

dal progetto alla costruzione, alle pratiche di richiesta contributi, con la garanzia di avere un’opera completamente personalizzabile e che rappresenti il top dell’attuale tecnologia costruttiva disponibile». L’obiettivo di far coesistere l’impegno in cantieri di grandi dimensioni con l’attenzione ai dettagli tipica degli artigiani, viene confermato anche dagli sforzi nella direzione di una ricerca di soluzioni tecniche all’avanguardia,

UN TREND POSITIVO

Grazie anche all’importante sostegno fiscale accordato a questo tipo d’interventi, le ristrutturazioni rappresentano una reazione positiva e, dati alla mano, evidenziano ogni anno una continua e considerevole crescita tutta Italia, dal meraviglioso Auditorium del Parco de L’Aquila, il cui progetto è stato curato dall’architetto Renzo Piano, al Polo Culturale Diocesano “Vigilianum” a Trento. Opere con un piede proiettato nel futuro e capaci di suscitare un valore sociale ed emozionale, nel rispetto dell’ambiente su cui sorgono, per donare una nuova identità a un settore in crisi. •


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Energia da ottimizzare IL PRINCIPIO DELL’IMPIEGO DI RISORSE MISURATE È CIÒ CHE GUIDA LE NUOVE APPLICAZIONI TESI NEL SETTORE DELL’IMPIANTISTICA. DA QUELLE IDRICHE FINO ALLE ENERGETICHE, LE RISORSE DEVONO ESSERE USATE CON PARSIMONIA E RESPONSABILITÀ

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ealizzare opere che risultino utili, funzionali e gradevoli impiegando però risorse misurate sia per la loro realizzazione che per la successiva gestione. È il principio dell’impiego di risorse misurate che guida Tesi Engineering, società specializzata nel settore energetico ed impiantistico tecnologico. «Uno sguardo responsabile si deve spingere al di là dei limiti dell’edificio per rivolgersi all’ambiente esterno fino ai confini del pianeta - spiega il titolare dell’azienda, Lorenzo Strauss -. L’uso razionale delle risorse energetiche assume un ruolo non meramente economico, così come la limitazione delle emissioni acquista una dimensione non più locale ma globale. Di qui la necessità di combinare scelte, soluzioni e tecnologie che garantiscano efficienze molto avanzate, spingendo con diverse modalità verso sistemi zero energy». Quali sono le origini di Tesi? «Le attività aziendali prendono il via venticinque anni fa dall’insopprimibile desiderio di costituire una realtà dinamica e orientata all’innovazione che si occupasse di utilizzo razionale dell’energia. Nasce così la nostra società di ingegneria, che nel tempo è cresciuta al ritmo di quasi un collaboratore all’anno per giungere agli attuali ventitre collaboratori, con i quali sviluppiamo circa 150 commesse all’anno per un fatturato che supera il milione di euro». Quali sono i principali settori operativi? «Al campo impiantistico, che fin dall’inizio abbiamo proposto attraverso una sapiente sintesi di sistemi meccanici ed elettrici, si è successivamente aggiunto Tesi Engineering ha sede a Trento www.studiotesi.it

1 Mln

VOLUME DI AFFARI CONSEGUITO DA TESI ENGINEERING NELL’ULTIMO ANNO

quello architettonico. Così l’originaria vocazione energetica si è ampliata, estendendosi fin dai primi anni 2000 al settore della sostenibilità, che assieme all’energia rappresenta ancora oggi uno dei settori trainanti della società. Gli originari servizi di progettazione e di cantiere sono stati completati negli anni dalle richieste avanzate dal mercato per fornire un servizio completo: dalla prevenzione incendi e sicurezza al project-managment e al commissioning fino ad includere i servizi tecnico-amministrativi re-

lativi ai settori energetici e ambientali». Vi sono particolari settori in cui l’azienda ha avuto modo di specializzarsi? «Nel corso della sua storia, l’azienda ha provveduto a sviluppare competenze specifiche in settori particolari, o per meglio dire di nicchia, in cui ha acquisito una competenza e un’autorevolezza progressivamente riconosciute sul mercato. In particolare, nel settore degli impianti natatori e delle loro naturali più recenti evoluzioni, quali parchi acquatici, centri wellness e fitness. In questo segmento, gli studi e le ricerche hanno consentito di approfondire conoscenze e metodiche di progettazione e riqualificazione in grado di sviluppare le diverse competenze necessarie:

di Luana Costa dalle distribuzioni funzionali alla composizione architettonica, dal trattamento delle acque e dell’aria all’ottimizzazione energetica, dalla diversificazione mirata della proposta alla sua coerente integrazione». Quali sono attualmente le possibili evoluzione del mercato? «L’azienda si è sempre collocata a cavallo tra il comparto pubblico e privato. Sbilanciata originariamente verso il primo, l’attività si sta progressivamente riposizionando verso il secondo con un particolare interesse verso il settore industriale. Già dai primi segnali di ripresa economica, quest’ultimo ha assicurato soddisfazioni rilevanti e del tutto inattese, in particolare nel settore energetico rispondendo a una crescente necessità di abbassamento della bolletta energetica, quale elemento di competitività». Qual è il segreto di questa longevità? «Tesi deve la propria presenza assidua sul mercato e la progressiva dinamica di crescita, lenta ma incessante, a un gruppo di professionisti coeso e appassionato, animato da un comune spirito innovativo e di orientamento a target di elevata qualità. Questi sono gli aspetti con cui il mercato ci identifica e per cui molto spesso ci predilige e ci sceglie. Alla base di questa coesione vi è la condivisione profonda di obiettivi e finalità aziendali, esito di un incessante confronto su questi aspetti, centrali per la vita aziendale. Lo spirito di gruppo, la condivisione dei valori fondanti ed un entusiasmo contagioso per l’innovazione, rappresentano la cifra del gruppo che costituisce la base operativa aziendale. La struttura, articolata in diversi settori che intersecano una molteplicità di competenze trasversali, assicura una profonda integrazione, senza rinunciare a una marcata flessibilità, indispensabile per un funzionamento snello del team e per il rispetto degli impegni presi». •

LE REALIZZAZIONI PIÙ SIGNIFICATIVE Le opere più originali prodotte da Tesi ruotano attorno all’energia. È stata progettata e diretta la costruzione di impianti solari termici, fotovoltaici e ibridi - rispettivamente fino a 240 mq, 800 kWp, 16 kWp- inclusi due impianti di solar cooling e sistemi a inseguimento automatico. Lo sfruttamento delle fonti rinnovabili annovera poi alcune esperienze con le biomasse - teleriscaldamento/raffreddamento alimentati da centrale termofrigorifera a biomassa da 1 MW- e alcune realizzazioni idroelettriche ed eoliche. Ai vari impianti di poligenerazione, uno tra i primi con recupero a condensazione risale agli anni Novanta, si è recentemente aggiunta una integrazione di generazione e cogenerazione, entrambe a condensazione e generazione con pompa di calore reversibile, splittata e con recupero parziale.


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Economia circolare

Verso il “Water resource recovery facility” di Renato Ferretti

«N

el mercato dell’acqua è in corso un processo evolutivo teso a standard e performance ambientali sempre migliori». Claudio Modena, uno dei soci della Etc Engineering di Trento, introduce così l’analisi delle attuali condizioni del settore. Un ambito in cui la sua azienda interviene come società di ingegneria con competenze specifiche nel settore della depurazione. «Il mercato dell’acqua, dopo qualche anno di calo degli investimenti, ha ricominciato a correre; molte multiutility hanno piani industriali con ambizioni che, se portate a termine, daranno molto lavoro alle aziende del settore. Ma siamo di fronte a un cambio di paradigma. Oggi le parole chiave sono

LA DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE TRA INDUSTRIA 4.0, INTERNET OF THINGS E RIVOLUZIONE DIGITALE. STIAMO ASSISTENDO A UN CAMBIO DI PARADIGMA CHE RICHIEDE UN IMPEGNO COSTANTE NELLA RICERCA TECNOLOGICA, COME SPIEGA CLAUDIO MODENA NELLA SUA ANALISI

IN UN CICLO INFINITO

Le acque reflue non sono qualche cosa di cui liberarsi ma una risorsa da inserire in un processo di economia circolare

L’ingegnere Claudio Modena, uno dei soci della Etc Sustainable Solutions di Trento www.etc-eng.it

riduzione dei costi, dei consumi energetici, dell’emissione di gas serra e più in generale efficientamento, il tutto combinato con l’utilizzo del digitale. L’industria 4.0, l’Internet of Things, i big data e l’utilizzo di intelligenza artificiale stanno entrando nel mercato dell’acqua e nei prossimi anni giocheranno un ruolo importantissimo». Tutto ciò cosa comporta? «La strategia per far parte di questa trasformazione è cambiare punto di vista. Ciò vuol dire riconoscere che le acque reflue non sono qualche cosa di cui liberarsi bensì una risorsa da utilizzare e inserire in un processo di economia circolare che ci porti a recuperare e riutilizzare tutto, in un ciclo infinito, sostenibile ed eco compatibile. Anche gli impianti di depurazione, oggi defi-

niti con l’acronimo Wwtp (Waste Water Treatement Plant) dovranno essere trasformati in Wrrf (Water Resource Recovery Facility), accogliendo così il cambio di paradigma. Questa trasformazione porterà con sé un aumento della complessità degli impianti, richiedendo un’elevazione delle professionalità coinvolte nel loro funzionamento e sistemi di gestione più avanzati, in grado di controllare e gestire contemporaneamente un’elevata quantità di informazioni. Per poterlo fare serve innovare con continuità, trovare nuove tecnologie e reinventare il modo con cui si utilizzano quelle esistenti, utilizzando a fondo il grande potenziale del mondo legato all’intelligenza artificiale». Come vi inserite in questo contesto? «La nostra società, unica sul mercato italiano, unisce le competenze dell’ingegneria sanitaria con quelle dell’ingegneria informatica, generando un prodotto integrato con un servizio unico. L’utilizzo della nostra piattaforma, Oscar Dashboard, permette a un solo operatore di avere sempre sotto controllo numerosi impianti, avvalendosi delle metodiche di analisi automatica da noi sviluppate. Nel caso il cliente

lo desideri, può avvalersi del nostro service svolto da personale in grado di dare supporto per raggiungere una elevata qualità allo scarico. Lo sviluppo di specifici indicatori sintetici di performance, in grado di informare istantaneamente l’operatore sullo stato complessivo di funzionamento dell’im-

pianto, sono assolutamente innovativi sul mercato, così come il sistema di diagnostica e riconoscimento dei problemi presenti in impianto che possono compromettere o ridurre l’efficienza di funzionamento. I nostri sistemi permettono sia il rispetto dei limiti di legge che la riduzione significativa dei consumi energetici». In cosa consiste, più in dettaglio, Oscar Dashboard? «L’esperienza maturata in questi anni ha permesso di lanciare sul mercato nel 2016 Oscar Dashboard, il Dss (Decision Support System) che, attraverso l’elaborazione dei segnali provenienti dalla sensoristica installata in campo, è in grado di informare il gestore sul corretto funzionamento del depuratore, ovvero, qualora fossero in corso eventi anomali, di individuarli e segnalarli automaticamente all’operatore. Il Dss riceve solo i dati che il gestore vuole controllare, creando ad hoc degli indici di monitoraggio e delle soglie di attenzione e può integrare un numero illimitato di segnali per avere già da domani il controllo di tutto il proprio parco impianti». •

PAROLA D’ORDINE, MODERNITÀ Le evoluzioni normative del settore hanno messo in luce l’inadeguatezza strutturale degli impianti di depurazione e allo stesso tempo la difficoltà da parte dei soggetti gestori ad adeguarsi al rispetto normativo. «Per questo motivo – spiega Claudio Modena, uno dei soci della Etc Engineering – le esigenze dei clienti si concentrano da una parte verso la ricerca di soluzioni che possano rimodernare gli impianti con interventi che non richiedano l’utilizzo di nuove superfici e dall’altro che vi sia grande attenzione verso la riduzione dei consumi energetici. La richiesta è quindi di tecnologie avanzate con basso impatto sulle strutture esistenti e grande flessibilità. Il continuo sviluppo delle tecnologie e l’aumento della complessità dei sistemi di controllo e gestione dei depuratori, poi, già oggi spinge i conduttori ad avere sistemi di supporto alla decisione, in grado di individuare e proporre al personale operativo le problematiche presenti con le relative soluzioni. Sistemi di diagnostica automatica e individuazione delle procedure per la loro risoluzione saranno al centro del mercato. Il tutto sarà supportato e spinto dall’utilizzo di intelligenza artificiale e dall’utilizzo dell’enorme mole di dati di cui già oggi disponiamo».


Industria • Maggio 2018

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Fili rigenerati e sostenibilità QUALCHE ANNO FA IL CONCETTO DI ECONOMIA CIRCOLARE SEMBRAVA RIVOLUZIONARIO MA CHI È STATO TANTO LUNGIMIRANTE DA CONVERTIRE LA PRODUZIONE HA OTTENUTO UN INDUBBIO VANTAGGIO ECONOMICO. L’ESPERIENZA DEL GRUPPO AQUAFIL preziose risorse per il pianeta, infinitamente rigenerabile e illimitato nelle sue possibilità di applicazione perché è esattamente uguale a quello proveniente da materia prima vergine». Quali sono le prospettive del settore, il sistema di rigenerazione ECONYL® quali sfide lascia ancora aperte? «Quando abbiamo iniziato il nostro percorso, ritiravamo prodotti giunti alla fine del loro utilizzo come ad esempio i tappeti per poterli usare come materia prima. I tappeti però sono fatti di più materiali. Noi usavamo quello che a noi serviva e il resto finiva nelle discariche o nella migliore delle ipotesi all’incenerimento. Oggi possiamo affermare che

di Luana Costa

“S

e vuoi costruire qualche cosa di nuovo, devi necessariamente abbandonare il vecchio”. Usa una citazione di Peter Drucker, l’amministratore delegato del gruppo Aquafil, Giulio Bonazzi, per esprimere una convinzione maturata negli anni: non c’è un’altra strada per le aziende se non quella di orientarsi verso un’economia circolare. «Nel 2008 – racconta - incontrai il Ceo di un’importante banca e gli illustrai la mia idea di futuro e di economia circolare. Spiegai come non fosse più sostenibile la logica del “prendere, produrre, gettare” e come, invece, riciclare il nylon potesse rappresentare il futuro. Di quell’incontro ricordo, soprattutto, l’espressione poco convinta del volto del mio interlocutore che mi osservava come si osserva chi propone cose assurde e, senza ombra di dubbio, economicamente disastrose. Fu immediatamente chiaro che le nostre idee di futuro non erano reciprocamente compatibili e difatti la sua banca non mi concesse neanche un euro per poter effettuare gli investimenti necessari a realizzare il mio progetto. Oggi però posso affermare che il mio viaggio verso la sostenibilità è non solo iniziato ma sta progredendo a grandi passi e la mia azienda capitalizza 600 milioni di euro mentre quella banca d’affari è fallita». Quali sono i principi che muovono l’azienda verso l’adesione all’economia circolare? «Ritengo che le aziende dovranno al più presto convertire i propri modelli di business da lineare a circolare se non intendono ritrovarsi senza un mercato. I consumatori chiedono, infatti, prodotti “circolari e sostenibili”. È un tema a cui l’opinione pubblica e, di conseguenza i consumatori, cominciano a essere particolarmente sensibili e quando c’è una richiesta che proviene dal basso, deve essere soddisfatta. Inoltre, le materie prime che derivano dalla terra non sono infinite, dobbiamo cominciare a riutilizzare come materia ciò che è già stato estratto o prodotto. Ciò che per alcuni è un rifiuto per altri deve diventare una materia prima».

Giulio Bonazzi, amministratore delegato di Aquafil con sede a Arco (Tn) www.aquafil.com/it

Quali benefici produce per l’ambiente e per l’intero sistema produttivo? «Non sempre riciclare è la cosa giusta da fare perché a volte le attività necessarie a riciclare hanno un impatto ambientale elevato. Non è così per il nostro filo ECONYL®. Grazie infatti ai calcoli del ciclo di vita che sono stati compiuti possiamo affermare che il nostro prodotto ha un impatto ambientale legato

ECONYL®

È un filo sostenibile perché utilizza rifiuti anziché preziose risorse per il pianeta, infinitamente rigenerabile e illimitato nelle sue possibilità di applicazione

I NUMERI DELL’AZIENDA Aquafil è un gruppo attivo nella filiera produttiva di nylon 6, con focus specifico nella produzione di filo per pavimentazione tessile, segmento in cui è fra i leader di mercato in Europa e nel mondo. L’azienda produce inoltre fili sintetici per abbigliamento collaborando con più di 200 brand di questo settore. Aquafil impiega circa 2.700 collaboratori ed è presente in tre continenti: Europa, America e Asia attraverso 15 siti produttivi. Nel 2017 ha conseguito un fatturato di 549,4 milioni di euro e un Ebitda di 72,6 milioni di euro. Aquafil è quotata al segmento Star di Borsa Italiana dal 4 dicembre 2017. Fra i clienti annovera i principali soggetti che operano sul mercato della pavimentazione tessile, come Interface, Tarkett, Ege, e nomi di brand interessanti appartenenti al settore moda e abbigliamento quali ad esempio Adidas, Stella McCartney, Speedo e tanti altri.

alle emissioni di gas serra inquinanti fino all’80 per cento se confrontato con un suo pari, ma prodotto in maniera tradizionale. E questo senza intaccarne la qualità che rimane inalterata». L’introduzione del sistema di rigenerazione è stata immediatamente accolta bene sul mercato o ha registrato diffidenza tra i clienti? «ECONYL® è stato accolto molto bene perché i nostri clienti cercavano un prodotto da immettere sul mercato - ricordiamoci che ECONYL® è un ingrediente - che potesse dar loro la possibilità di rispondere ad una domanda crescente da parte di istituzioni e consumatori. Posso felicemente affermare che la domanda sta continuando a crescere, soprattutto perché il filo rigenerato ECONYL® offre infinite possibilità a chi lo usa, senza alcuna limitazione né prestazionale né di qualità. Econyl® è infatti un filo sostenibile perché utilizza rifiuti anziché

questo non succede più, proprio per il principio dell’economia circolare. Abbiamo così avviato negli Stati Uniti due impianti: uno in Arizona e uno in California, per disassemblare i vecchi tappeti in tutte le loro parti, utilizzando il nylon come materia prima per il nostro filo ECONYL®, e destinando invece ciò che non è nylon ad altre filiere, senza quindi mandare nulla in discarica. Il corretto recupero e riutilizzo degli ingredienti presenti nei prodotti a fine utilizzo potrebbe avere un impatto economico e ambientale enorme se diventasse una prassi di mercato. Considerando che circa l’80 per cento dell’impatto di un prodotto dipende dalle scelte compiute in fase di progettazione, credo che la sfida effettiva per il futuro per architetti, designer e ingegneri sia quella di progettare manufatti che sin dall’inizio saranno concepiti per essere riciclati o rigenerati una volta terminata la fase di utilizzo». •


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Tecnologia per la salute

di Elena Ricci

N

el corso degli ultimi anni, la realizzazione di servizi assistenziali integrati ha assunto notevole importanza. Soprattutto se si considera l’evoluzione socio-demografica della popolazione, con una quota di popolazione anziana sempre più preponderante, e un’assistenza necessariamente più centrata sui servizi territoriali per far fronte a patologie croniche. In tale contesto, l’applicazione di nuove tecnologie rappresenta una valida opportunità per definire un migliore bilanciamento tra l’esigenza di maggiore qualità dell’assistenza sanitaria erogata e, di conseguenza, della qualità di vita delle persone, oltre a un impiego ottimale delle risorse disponibili. La ricerca nel campo dell’e-Health ha come obiettivo quello di sviluppare e implementare, attraverso progetti concreti di ricerca e innovazione, sistemi di servizi avanzati, integrati in rete, basati su tecnologie ICT all’avanguardia, volti a sostenere e promuovere la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il monitoraggio delle malattie e la gestione della salute e dello stile di vita. Il tema è da tempo al centro di numerose azioni a tutti i livelli (europeo, nazionale, re-

H2020 CAPTAIN

Trasformare le case degli anziani in un assistente virtuale onnipresente, contro i rischi del decadimento fisico e cognitivo gionale e locale) finalizzate alla diffusione dell’e-Health quale strumento abituale per operatori, pazienti e cittadini per il miglioramento della qualità dell’assistenza, della produttività del settore sanitario e della qualità di vita dei cittadini. In questo ambito la trentina Social IT ha iniziato il suo percorso imprenditoriale nel 2011. «Ci siamo proposti – dice il titolare dell’impresa, Maurizio Gianordoli – come realtà imprenditoriale e di consulenza per lo sviluppo di soluzioni informatiche avanzate, nei settori socio-sanitari ed educativi, focalizzandoci

I progressi nel settore dell’e-Health MAURIZIO GIANORDOLI CI GUIDA TRA I GRANDI PROGRESSI COMPIUTI SUL PIANO TECNOLOGICO IN PROSPETTIVA SANITARIA E SOCIO-ASSISTENZIALE. «È INDISPENSABILE STUDIARE E SVILUPPARE NUOVE SOLUZIONI AVANZATE PER QUANTI SI OCCUPANO DI SALUTE E BENESSERE» PROGETTI AD HOC

sull’erogazione dei servizi alla persona. Il focus primario dell’azienda è garantire a coloro che si rivolgono ai servizi socio-sanitari ed educativi, dai primi passi fino all’età della fragilità, un percorso di supporto e “affiancamento” tecnologico che mantenga come punto fondamentale di riferimento la qualità di vita delle persone. Per raggiungere questo obiettivo, noi e i nostri partner crediamo sia indispensabile studiare e sviluppare nuove soluzioni tecnologicamente avanzate, da mettere a disposizione delle organizzazioni che si occupano di salute e di benessere dei cittadini: l’obiettivo è produrre risultati concreti che si riflettano sulla qualità di vita delle persone, passando attraverso l’efficienza dei servizi erogati e l’innovazione sviluppata grazie a progetti di ricerca e sviluppo». Nel corso degli anni, per la società di Gianordoli è risultata sempre più evidente l’importanza e la necessità di investire nella ricerca e proporre progetti innovativi, in grado di rispondere a un mercato in piena espansione come l’ICT. «Disponiamo di un’area ricerca e sviluppo dinamica e in continua crescita – spiega l’imprenditore – grazie alla partecipazione attiva a progetti di ricerca di respiro nazionale ed europeo, contribuendo allo sviluppo e all’internazionalizzazione del territorio italiano. Oltre che come esperti ICT e sviluppatori di sistemi informativi, ci poniamo come partner strategici a supporto del management e del coordinamento generale di progetto,

contribuendo a tutte le fasi del ciclo progettuale, dalla stesura della proposta alla creazione del consorzio, dalla sottomissione del progetto alla sua attuale implementazione». L’ultimo successo progettuale in campo europeo vede Social IT come partner del progetto H2020 CAPTAIN (Coach Assistant via Projected and TangibleINterface) «il cui obiettivo è trasformare le case degli anziani in un assistente virtuale onnipresente – continua Gianordoli – capace di compensare i rischi e le problematiche derivanti dal decadimento fisico e cognitivo. In questo progetto, ci poniamo a supporto del management e della coordinazione generale, avendo partecipato fin dalla nascita dell’idea progettuale, dalla stesura della proposta alla creazione del consorzio, dalla sottomissione del progetto alla sua Maurizio Gianordoli, titolare di Social IT con sede a Trento - www.socialit.it

Gianordoli, titolare di Social IT, indica le principali caratteristiche delle soluzioni offerte dall’azienda trentina. «L’obiettivo è informatizzare i modelli organizzativi di governance socio-sanitaria – dice Gianordoli –, implementando una serie di servizi utili alla gestione ottimizzata delle risorse e garantendo una completa fruibilità delle informazioni e dei dati. Nello sviluppo di soware teniamo sempre presenti due punti fondamentali: innovazione e funzionalità. Innovazione significa sviluppare e produrre soluzioni migliorative in grado di rispondere pienamente ai bisogni in continua evoluzione dei fruitori di servizi sociosanitari. Funzionalità significa pensare e sviluppare sistemi informativi che siano flessibili, solidi, modulari, funzionali, graficamente gradevoli e totalmente usabili. Grazie alla modularità di ciascun soware, ogni soluzione può essere personalizzata su misura, per rispondere alle richieste e ai bisogni di ogni singolo cliente, ottimizzandone così gli schemi di lavoro per un concreto incremento in termini di produttività ed efficienza». attuale implementazione. Anche in questo caso sono emersi chiaramente i nostri punti di forza: le competenze tecniche e direzionali negli ambiti di ricerca-azione (come sistemi informativi, organizzazione dei servizi, analisi dei bisogni, formazione), l’efficienza e l’elevata tempestività operativa e la capacità di ampliare in maniera dinamica gli orizzonti tematici, per cogliere e sfruttare la dimensione interdisciplinare di progetti scientifici innovativi che rispondono a bisogni attuali». •


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Industria • Maggio 2018

L’importanza del controllo igienico-sanitario SOPRATTUTTO NEL SETTORE ALIMENTARE, CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA DELLE AZIENDE RISPETTO AL TEMA. MA NON SEMPRE CI SI AFFIDA A CHI DI DOVERE. IL PUNTO DI MANUELA MALAVOLTA E STELLA PASSEROTTI

È

un argomento su cui si registra un’attenzione, di anno in anno, sempre maggiore. E i continui aggiornamenti normativi lo dimostrano. Parliamo di sicurezza alimentare e ambientale, un argomento con il quale sempre più aziende devono fare i conti e su cui l’opinione pubblica mostra una grande sensibilità. «In Italia, poi, sembra ancora maggiore e la normativa di settore fissa degli standard molto elevati per la sicurezza degli alimenti e delle acque, trattandosi di temi legati a preservare la salute pubblica». A parlare è Manuela Malavolta, biologa e responsabile di laboratorio di BioAnalisi Trentina, azienda che conduce insieme a Stella Passerotti, biotecnologa e responsabile qualità. «Le aziende ali-

Manuela Malavolta, responsabile di laboratorio di BioAnalisi Trentina a Rovereto (Tn) www.bioanalisitrentina.it

mentari sono molto consapevoli dell’importanza di controllare i propri prodotti – dice Malavolta – ma non tutti hanno ancora adottato procedure di autocontrollo veramente efficaci, compresa la validazione dei processi, che si basa proprio sulle analisi di laboratorio. È fondamentale, invece, per le aziende che devono adottare un sistema di autocontrollo igienico-sanitario per la sicurezza degli alimenti da loro prodotti, rivolgersi a laboratori accreditati per le singole prove di analisi di cui necessitano: in caso contrario gli esiti di analisi non hanno valore legale. Tramite il nostro laboratorio forniamo alle aziende alimentari che seguiamo dati oggettivi, “fotografie” dello stato microbiologico degli alimenti da esse prodotti, in modo da correggere e migliorare i processi

aziendali». La BioAnalisi Trentina è un Laboratorio di Analisi microbiologiche, costituito nel 2003, con sede a Rovereto (Tn), accreditato dall’Ente unico nazionale Accredia. «Da 15 anni svolgiamo attività di consulenza per la sicurezza alimentare in materia di autocontrollo igienico-sanitario Haccp e formazione per gli operatori del settore alimentare – spiega Passerotti –. Aiutiamo concretamente gli operatori a focalizzare punti critici e problematiche peculiari del settore. Siamo di supporto per le aziende alimentari che producono merce deperibile, ma anche alle strutture turistico-ricettive, sanitarie e socio-assistenziali per la gestione degli impianti idrici contro il rischio della diffusione del batterio Legionella, problema molto diffuso e pericoloso per l’utente ma ancora troppo poco monitorato. In campo alimentare l’azienda si concentra sulle ditte di trasformazione di prodotti in cui il problema microbiologico è più marcato seguendo in particolare il settore della trasformazione zootecnica, come la filiera del latte e della carne a garanzia del rispetto delle norme igienico-sanitarie. Altri settori a cui BioAnalisi Trentina si rivolge sono quello dei laboratori artigianali di gelateria e pasticceria, la ristorazione in generale, compresa quella scolastica e collettiva». • Remo Monreale


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Salute e sicurezza

L’informatizzazione delle cure I PROCESSI DI ASSISTENZA HANNO SEMPRE PIÙ BISOGNO DI ESSERE SUPPORTATI DA UNA LOGICA DELLA GESTIONE CHE VEDA AL CENTRO LA PERSONA E LE SUE RELAZIONI CON I FAMILIARI. IL PUNTO DI VALENTINA ANDREATTA

A

nalizzare i processi interni, proporre soluzioni efficaci e accompagnare ogni professionista verso un modo più semplice di lavorare. CBA Group è il partner tecnologico che inizia dalle persone per semplificare l’organizzazione delle imprese nell’ambito socio assistenziale, sanitario e della pubblica amministrazione progettando e realizzando soluzioni informatiche. L’azienda opera principalmente nel settore delle residenze per anziani e disabili, centri riabilitativi e cliniche private, strutture multiservizio, ospedali, poliambulatori e hospice. «Il nostro metodo prevede l’introduzione di tecnologia o innovazione con fiducia critica spiega Valentina Andreatta, presidente del CBA Group -. Si identifica come fondamentale la considerazione del contesto sociale, organizzativo e ambientale: l’esperienza positiva degli utenti e l’umanizzazione della cura sono aspetti centrali». La divisione di ricerca e innovazione quanto incide oggi nella crescita di un’azienda? «Secondo la nostra filosofia innovare significa cambiare radicalmente e stabilmente il modo di fare le cose. Innovare vuol dire cercare costantemente vie nuove, cambiando sempre punto di vista e interpretando le richieste provenienti dal mercato. Crediamo, insomma, che innovare sia un’opzione imprescindibile». La CBA in che modo ha potenziato questa divisione? «Abbiamo introdotto una responsabili-

Valentina Andreatta presidente di CBA Group che ha sede a Rovereto (Tn) www.cba.it

COLLEGA-MENTI

È un progetto da noi realizzato per migliorare la qualità della vita nelle residenze per anziani facilitando le relazioni tra operatori, ospiti e familiari tà specifica nella divisione di ricerca e innovazione rendendola parte di un’unica filiera in grado di operare in collaborazione con enti di ricerca e di settore. Siamo organizzati per supportare processi trasversali a vantaggio di tutta l’azienda ma soprattutto volti a migliorare la nostra capacità di innovare». Quali sono i principali progetti sviluppati dal settore ricerca e innovazione aziendale e in che modo trovano applicazione nel mercato di riferimento, quali soluzioni e vantaggi offrono? «CollegaMENTI per la Silver Age è un progetto da noi realizzato e nato per migliorare la qualità della vita nelle residenze per anziani facilitando le relazioni tra operatori, ospiti e familiari. Nello scenario attuale i familiari hanno la necessità di sentirsi più coinvolti nella cura dell’anziano. Le difficoltà nella gestione dei malati si traducono spesso in ansia che si riversa sull’operatore della

Rsa. Inoltre, l’ospite si sente spesso isolato: dall’ingresso in struttura vede affievolirsi le proprie relazioni familiari, con un senso di sradicamento negativo per il suo benessere. Il progetto, finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento, propone alcune soluzioni per rafforzare le relazioni. Grazie a CollegaMENTI, operatori, utenti e familiari diventano parte di un eco-sistema virtuoso basato su relazioni di qualità». Quando l’innovazione impatta con realtà sociali o sociosanitarie diventa di difficile gestione? «In base alla nostra esperienza è impossibile parlare di gestione dell’innovazione, non esiste innovazione “de iure”. L’obiettivo è, al contrario, produrre l’esperienza positiva delle persone coinvolte e il processo di diffusione si innesca positivamente. Il quesito da por-

di Luana Costa si non è se una soluzione sia innovativa ma considerare se questa possa produrre innovazione. Pertanto, studiamo il contesto adottando le logiche del design thinking. È una sfida in cui è determinante puntare al fattore umano e al valore delle persone». Da quanti anni l’azienda si occupa di questo settore e con quali risultati? «Le soluzioni di CBA hanno fin dall’origine avuto un impatto innovativo sui servizi delle strutture con la realizzazione di una piattaforma integrata di servizi che vanno dalla gestione amministrativa della struttura fino alla presa in carico della persona, passando per la logistica dei farmaci. Negli ultimi cinque anni, abbiamo voluto dare maggiore impulso alla ricerca per sviluppare e strutturare la conoscenza - vero asset primario - e focalizzare meglio le iniziative, nella forma di progetti di ampio respiro». Quali sono stati i principali traguardi raggiunti che hanno consentito di fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi? «La digitalizzazione della cartella clinica abilita molteplici evoluzioni: dalla visione complessiva del percorso assistenziale fino al coinvolgimento diretto dei cittadini come fruitori e co-produttori dei servizi. Allo stesso modo la possibilità di orientare valutazioni complesse dei servizi per sollecitare l’attivazione di processi di miglioramento continuo». Quali sono i punti di forza dell’azienda? «Tradizione interpretata da una compagine giovane. Equilibrio di genere e conduzione al femminile. Voglia di cambiare sapendo di avere solide radici. Contesto umano di qualità, ancora prima delle competenze specifiche, che nonostante tutto sono importanti». •

LE PROSPETTIVE DEL SETTORE Attualmente vi è una forte enfasi sul tema della cronicità e della continuità della presa in carico. Con una progressiva trasformazione delle strutture Rsa in provider di servizi territoriali.Le fonti pubbliche coprono il 95 per cento della spesa ospedaliera ma solo il 65 per cento della spesa per assistenza residenziale a lungo termine (Ltc) e il 60 per cento della spesa per prestazioni ambulatoriali. Gli anziani non autosufficienti sono 2,8 milioni a fronte di soli 270mila posti letto sociosanitari residenziali pubblici o privati accreditati. Si registra così sia un’insufficienza di risorse, sia una frammentazione delle competenze istituzionali. Sono le famiglie ad auto-organizzarsi, o attraverso un impegno diretto nella cura del proprio parente, o con l’aiuto di un caregiver informale, o ricorrendo al ricovero sociosanitario in solvenza completa.


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Industria • Maggio 2018

Servizi integrati

di Remo Monreale

DIEGO FEDEL E LUCA TOMELIN RIASSUMONO GLI ASPETTI DECISIVI CHE SOTTOSTANNO A UNA GESTIONE EFFICACE ED EFFICIENTE DELLE ORGANIZZAZIONI NON SOLO PER GLI ASPETTI DI QUALITÀ MA ANCHE PER LA SICUREZZA E SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE, ATTRAVERSO L’OTTIMIZZAZIONE DEL COORDINAMENTO DELLE RISORSE UMANE

«S

olo l’integrazione di diverse competenze garantisce un servizio completo alle aziende, imprese ed enti pubblici, nel rispetto delle numerose normative». Diego Fedel e Luca Tomelin, titolari dell’azienda trentina Consultec, non hanno dubbi sull’importanza della sinergia tra diverse professionalità. Non solo. «Quando si offrono una gamma di servizi – continua Diego Fedel – risulta evidente come questi abbiano più aspetti in comune che devono essere gestititi in modo integrato. Ciò permette un’ottimizzazione del lavoro, una corretta e attenta gestione di tutti i processi e, quindi, un’opportunità di crescita e anche un contenimento dei costi». Di cosa vi occupate nello specifico? Luca Tomelin: «L’obiettivo fondamentale che Consultec si è prefissata da sempre è la qualità nei servizi proposti. Per tale motivo la nostra organizzazione pone una particolare attenzione a diversi fattori. Uno di questi è certamente l’elevata professionalità e conoscenza delle problematiche da parte di tutti i nostri collaboratori e la personalizzazione degli interventi secondo le esigenze dei clienti con la massima attenzione a garantire gli accordi presi. Non possiamo dimenticare la flessibilità e la disponibilità come aspetti centrali. Poi, innovazione e modernità per condurre i clienti, con servizi completi e interconnessi, alla nuova frontiera della smart economy e dell’Industria 4.0. Infine, l’utilizzo di software dedicati e piattaforme gestionali web che agevolino le aziende a semplificare i loro processi. Nata come società di consulenza della sicurezza e salute sui

RISORSE UMANE

Diego Fedel e Luca Tomelin, titolari di

Non possiamo creare un sistema di gestione integrato senza la motivazione e il coinvolgimento di tutti

Consultec, con sede a Pergine Valsugana (Tn)

posti di lavoro e di assistenza per la protezione ambientale, oggi Consultec propone gli stessi servizi con un approccio di tipo integrato che nascono dalla gestione delle risorse umane, formazione e addestramento, sistemi di gestione (come ad esempio Iso 9001, Iso 14001 Ohsas 18001 e Iso 45001 o gestione della Privacy, Modelli organizzativi 231) e altri servizi specialistici». Che ruolo ricopre l’innovazione tecnologica nel vostro lavoro? L.T.: «In un contesto in cui la tecnologica si sviluppa rapidamente, è importante

www.consul-tec.it

rimanere al passo, cogliendo tutte le opportunità disponibili per rendere sempre più affidabili e fruibili prodotti e servizi. Grazie all’evoluzione dell’informatica in ambito lavorativo e all’affermazione di nuovi modelli organizzativi, oggi più che mai, l’innovazione nel settore della consulenza è diventata una necessità. Per questo motivo, nel 2017, ci siamo impegnati a individuare

e offrire soluzioni più appropriate introducendo nuovi strumenti di lavoro informatici per affinare metodi di lavoro e garantire al cliente un efficace ed efficiente controllo della propria organizzazione». Di cosa vi siete muniti, quindi? Diego Fedel: «Per raggiungere questi obiettivi, abbiamo deciso di introdurre alcuni software professionali progettati e dedicati al supporto dei nostri servizi e di sviluppare una nuova piattaforma gestionale web per ottimizzare i nostri processi interni ed essere sempre più vicini al cliente. Esempi ne sono il sistema di video-conferenza che usiamo per confrontarci, condividere e presentare i lavori con immediatezza e senza oneri di trasferta e lo scadenzario web che permette a noi o direttamente al cliente, di gestire tutte le scadenze di un’azienda in modo semplice. Inoltre, tenendo fede alla nostra mission di essere al fianco delle aziende per aiutarle nella valutazione e gestione dei rischi, abbiamo creato una rete di collaborazione con diversi professionisti e società al fine di allargare lo spettro di servizi proposti». Quali sono gli altri elementi irrinunciabili per la vostra attività? L.T.: «Un fattore importante è quello dell’analisi approfondita delle risorse umane. Non possiamo creare una gestione integrata senza la motivazione, il coinvolgimento di tutti i lavoratori. Consultec esegue questa analisi con personale esperto in riorganizzazione aziendale e con particolare attenzione al fattore umano. In sintesi, un buon clima aziendale con chiarezza dei ruoli, responsabilità e competenze sono fondamentali per approcciare serenamente con spirito costruttivo tutti gli adempimenti normativi in un’ottica di mantenimento e crescita dell’efficientamento organizzativo». •

INFORMAZIONE, FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO Diego Fedel, contitolare della Consultec Srl insieme a Luca Tomelin, parla di un altro servizio offerto dall’azienda trentina. «Attraverso l’area informazione e formazione – spiega Fedel – la nostra impresa mira a offrire formazione, addestramento specifici e informazione in tutti gli ambiti in cui opera, con competenza grazie alla professionalità ed esperienza acquisite da soci e collaboratori, oltre a esterni qualificati. Per garantire la qualità dei suoi servizi, Consultec si avvale, infatti, di figure professionali altamente qualificate e opera attuando un monitoraggio costante di ciascun percorso formativo che realizza. I docenti di cui si avvale Consultec devono possedere i requisiti previsti dalla normativa vigente e i loro curriculum e caratteristiche cogenti vengono pertanto valutati in fase di progettazione dei singoli corsi. Tutto questo ha avuto, tra gli altri risultati, l’accreditamento specifico relativo alla formazione sulla sicurezza, rilasciato dalla Provincia Autonoma di Trento – Servizio Europa – Ufficio Fondo Sociale Europeo, nel 2012».


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Mercati

La crescita dell’impiantistica ECCELLENZA E AFFIDABILITÀ MADE IN ITALY SI METTONO AL SERVIZIO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE. GIOVANNI POHL E FABIO DANDREA RACCONTANO LA LORO ESPERIENZA NEL SETTORE

«I

l comparto industriale necessita più di qualunque altro di affidabilità, in funzione del bisogno da parte delle piccole e grandi imprese del comparto di garantire una continuità massima al proprio processo produttivo». Così Fabio Dandrea, coamministratore assieme a Pohl Giovanni della Holländer Idrotermica, società specializzata nella progettazione e costruzione di impianti meccanici a servizio degli edifici e della produzione industriale, spiega quali competenze chiave richieda oggi l’industria nazionale e internazionale. Continua specificando che «attualmente, la committenza cerca installazioni di qualità, durevoli nel tempo, e dunque si affidano a partner competenti e strutturati, capaci di garantire soluzioni flessibili e tempestive sia in fase di installazione degli impianti che di manutenzione nel tempo». In che modo la Holländer Idrotermica è riuscita a delinearsi come partner ideale? FABIO DANDREA: «Lavorando per anni a un concetto di impresa realmente 4.0, al passo con i tempi, anticipando talvolta le esigenze stesse della clientela più impegnativa. Negli anni ci siamo, inoltre, progressivamente strutturati, dotandoci di un’organizzazione moderna e altamente competitiva grazie a investimenti in tecnologia e formazione continua». E la formazione del personale quanto conta in un settore come il vostro? F.D.: «Il nostro personale è tra i più competenti del settore grazie ad anni di formazione specialistica sul campo, con affiancamenti operativi e con sessioni di studio in aula. Abbiamo sempre

TREND POSITIVO

Holländer è riuscita a mantenere in costante crescita i fatturati, garantendo la marginalità che ci ha permesso di investire in una forte specializzazione

di Emanuela Caruso rienza è stata qualificante e ci ha permesso un primo approccio positivo a un mondo estero che necessita fortemente di competenze specialistiche nel campo degli impianti». Qual è, invece, lo stato attuale del mercato industriale in Trentino? F.D.: «Veniamo da un periodo in cui, sebbene non ci sia stata una vera battuta d’arresto, certamente si è assistito a un rallentamento economico importante. Per il Trentino, a oggi, possiamo dire che sia un buon momento, con una decisa ripresa nel comparto industriale e quindi anche delle attività a esso legate. L’industria riveste un ruolo importante nella ripartenza dell’economia italiana, così come risulta evidente che i mercati esteri giochino un ruolo altrettanto importante. Da essi, infatti, molte imprese del nostro Paese

L’AZIENDA IN BREVE Poco meno di cinquanta persone nell’organico aziendale, di cui dodici impiegate in attività di amministrazione, ufficio tecnico e controllo delle commesse. Un fatturato medio calcolato attorno ai dieci milioni di euro e suddiviso in differenti campi del mercato: un 60 per cento nel comparto industriale, un 25 per cento nel settore del teleriscaldamento, e il restante 15 per cento nel ramo alberghiero e del terziario. Una qualità unica, in grado di far diventare l’azienda trentina una struttura ottimamente organizzata e capace di sviluppare commesse a 360 gradi: la predisposizione naturale al miglioramento continuo delle competenze specialistiche e della propria capacità produttiva. Caratteristiche che unita alla multidisciplinarità rende grande la Holländer.

considerato fondamentale per la buona riuscita del nostro progetto aziendale la soddisfazione dei nostri collaboratori. Valorizzazione del capitale umano e correttezza ci hanno permesso di creare e coltivare una squadra motivata di specialisti capaci di affrontare con il giusto spirito aziendale le sfide anche più complesse: a partire dai responsabili di produzione fino al semplice apprendista, tutta la filiera aziendale lavora oggi come un unico strumento affidabile e qualificato». Da un po’ di tempo la Holländer ha iniziato a lavorare all’estero. Come vi siete approcciati a questo differente mercato? GIOVANNI POHL: «Il mondo è da sempre alla ricerca continua del made in Italy, poiché sinonimo di qualità ed eccellenza, e così abbiamo pensato di esportare al di fuori dell’Italia il nostro know how nella costruzione di centrali di produzione calore e di cogenerazione. L’anno scorso abbiamo realiz-

zato due impianti in Olanda per conto di un importante costruttore italiano di generatori a biomassa. Nello specifico, abbiamo fornito il piping – tubazioni e staffaggi – coibentazioni termiche e montaggi industriali di apparecchiature e valvolame, per completare le nuove centrali di cogenerazione a integrazione del servizio di teleriscaldamento della città di Rotterdam. Abbiamo certificato Ped e marcato Ce l’impiantistica di nostra fornitura, utilizzando saldatori patentati con procedure di saldatura conformi alle stringenti normative del settore. L’espe-

Da sinistra, Fabio Dandrea e Giovanni Pohl coamministratori della Holländer Idrotermica di Levico Terme (Tn) - www.hollander.it

hanno tratto opportunità decisive per rimanere in salute, compensando così le flessioni dell’economia nazionale degli ultimi anni. Parlando della nostra azienda, la Holländer è riuscita a mantenere in costante crescita i fatturati, conservando una marginalità che ci ha permesso di investire in una forte specializzazione, quella che oggi ci contraddistingue e che rappresenta per noi un importante valore aggiunto». Quali sono le vostre prospettive per il futuro? G.P.: «Dalle analisi effettuate, il mercato che caratterizza le nostre produzioni dovrebbe mantenere un andamento positivo, garantendoci lavoro e opportunità di sviluppo anche per gli anni a venire. Sarà una sfida impegnativa quella di mantenerci visibili e riconoscibili nel settore, attenti alle occasioni che esso offre; sarà fondamentale evidenziare l’alto grado di specializzazione e di competenza che abbiamo maturato e che possiamo mettere a disposizione dei nostri clienti». •


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Mercati

Da un’intuizione, la svolta di Luana Costa

DA UNA MONOPRODUZIONE ALLA CREAZIONE DI UNA VASTA GAMMA DI ARTICOLI COMMERCIALIZZATI IN TUTTO IL MONDO. È LA STORIA DI UNA SFIDA VINTA NEL SETTORE DELLE BOBINE METALLICHE. LA RACCONTA MARINA ZADRA

U

n’intuizione geniale che è valsa l’affermazione nel settore industriale e che ha rappresentato il trampolino di lancio per la crescita e lo sviluppo. È dalla costruzione di una bobina metallica che prende avvio l’avventura imprenditoriale dell’azienda New Spool. Una sfida in cui il fondatore, Remo Zadra, ha pervicacemente creduto e che ha dato il via alla commercializzazione internazionale del prodotto. Si tratta della bobina metallica conosciuta con il nome di BS 300 di cui New Spool è il primo produttore al mondo. New Spool è stata fondata nel 1998 e, come ogni iniziativa imprenditoriale è nata da un’idea, da un’intuizione: «L’obiettivo era quello di creare qualcosa che ancora non c’era, o meglio, esisteva in varie forme e materiali ma con grandi limiti strutturali e di efficienza - racconta Marina Zadra, erede e responsabile aziendale -. Era necessario ideare un prodotto, un supporto tecnico, comunemente chiamato cestello o bobina, realizzata in metallo e destinato all’avvolgimento del filo per saldatura. Il prodotto avrebbe dovuto possedere caratteristiche diverse da quelli già presenti sul mer-

New Spool ha sede a Mollaro (Tn) www.newspool.it

cato rispondendo ai requisiti di una maggiore robustezza, di una maggiore efficienza attraverso una nuova geometria fino ad allora sconosciuta ed essere adatto all’avvolgimento ad alta velocità del filo per saldatura “spira a spira” rispondendo ad un’esigenza specificamente tecnica. È proprio da questa intuizione che si giunse allo sviluppo della bobina metallica che oggi è commercializzata nel mercato nazionale e internazionale». Oggi alla guida della società vi è Fabio Manca, Ceo di New Spool, già presente in azienda sin dalla sua costituzione, ma che dopo la prematura scomparsa del fondatore, ha preso in mano le redini organizzative. «Grazie al suo impegno l’azienda ha raggiunto i livelli attuali – spiega Marina Zadra - scommettendo con coraggio e determinazione su nuovi prodotti, sulle nuove tecniche e investendo costantemente nel miglioramento dell’efficienza dei nostri articoli, dei nostri processi e delle tecnologie impiegate. La struttura ha adottato così, nel corso del tempo, principi primari e imprescindibili che hanno consentito all’azienda di caratterizzarsi per la qualità e per la costante attenzione al cliente». A partire dal 2009 New Spool ha iniziato a produrre anche i macchinari destinati alla produzione della BS 300 commercializzandoli nei paesi ove la distanza e i relativi costi di trasporto, uniti agli importanti quantitativi richiesti, giustificano la scelta del cliente di acquistare una propria linea di produzione, quale alternativa alla costante importazione di prodotti. Non a caso New Spool annovera tra i propri clienti alcuni dei più prestigiosi gruppi mondiali operanti nel settore dei prodotti per la saldatura. Ma è grazie alla caparbietà e alla lungimiranza del proprio Ceo che l’azienda decide nel 2012 di abbandonare la mono produ-

zione della bobina BS 300 e divenire produttore di tutte le tipologie di bobine metalliche destinate all’avvolgimento del filo per saldare. Contestualmente vengono sottoscritte strategiche sinergie di mercato con partner operanti nel settore delle bobine in plastica, con l’obiettivo di fornire un migliore e più completo servizio alla propria clientela. L’azienda ha mostrato nel corso del tempo una vocazione alla crescita e al constante miglioramento ottenendo nel 2015 la certificazione di qualità ed ambiente, in conformità alle normative Uni En Iso 9001:2008 e Uni En Iso 14001:2004. Si tratta di una certificazione che rappresenta la naturale evoluzione del percorso da anni intrapreso in azienda e che suggella il costante miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi oltre all’attenzione riservata all’ambiente. La società esporta attualmente oltre il 80% per cento del proprio prodotto nei principali paesi europei e non solo. I mercati di riferimento sono, infatti, gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, il Brasile e l’India con un fatturato che nel 2017 è arrivato a sfiorare i 3,4 milioni di euro ottenendo

80%

QUOTA DI EXPORT DI NEW SPOOL. I PRINCIPALI MERCATI SONO STATI UNITI, CANADA, MESSICO, BRASILE E INDIA

un risultato ante imposte di 470mila euro. «Un tale risultato non si sarebbe raggiunto se non avessimo avuto quale obiettivo primario la massima soddisfazione dei clienti – continua Marina Zadra - alle cui esigenze, con l’aiuto di tecnica e ingegno, adattiamo i nostri prodotti. Ogni miglioramento riesce a garantire elevati standard di qualità nel rispetto della nostra filosofia di realizzare prodotti ecosostenibili attraverso processi a basso impatto ambientale. A questo scopo siamo alla continua ricerca di nuove tecniche e buone pratiche che ci aiutino a rendere i nostri processi sempre più efficienti e rispettosi dell’ambiente». •

LE RISORSE UMANE Una particolare attenzione in azienda è riservata al personale che contribuisce alla buona riuscita ed al successo complessivo dell’azienda, la nostra filosofia infatti pone sullo stesso piano il management e le risorse umane impiegate ad ogni livello, che insieme rappresentano il fondamento di valore dell’azienda. Dedichiamo tempo ed energia alla formazione del personale convinti come siamo che, solo la crescita professionale del personale potrà garantire nel tempo il raggiungimento degli obiettivi che ci prefiggiamo e delle sfide che ogni giorno ci attendono. Siamo alla continua ricerca di nuovi obiettivi, crediamo nelle sinergie di mercato, abbiamo come obiettivo prioritario quello di farci conoscere attraverso il marchio che ci contraddistingue rendendolo sinonimo di qualità, efficienza, attenzione all’ambiente e capacità di innovare sempre e comunque».


Industria • Maggio 2018

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Il sigillante ecosostenibile QUELLA DELL’ECOSOSTENIBILITÀ È UNA SFIDA CHE RIGUARDA IL NUOVO APPROCCIO A FARE INDUSTRIA. PER QUESTO MOTIVO E PER LE SPECIFICHE TECNICHE DEI PROPRI PRODOTTI, UNIFLEX, AZIENDA CHIMICA LEADER NELLA PRODUZIONE DI SIGILLANTI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE, È STATA SCELTA DA MOLTI PARTNER INTERNAZIONALI

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ffrire prodotti di qualità e dalle performance eccellenti, nel rispetto dell’ambiente e del consumatore, è l’obiettivo prefissato da molte aziende attente allo scenario economico attuale. La Uniflex Spa, azienda leader in Italia e in Europa nella produzione di sigillanti e adesivi professionali per il mondo dell’edilizia e dell’industria, è un chiaro esempio di come si possa essere innovatori e leader, nel rispetto delle norme che tutelano i rapporti tra Nazioni e ambiente. Fondata nel 1996 da Primaldo Paglialonga e da Franco Berlanda, la Uniflex si è da subito affermata nel B2B, come il fornitore di riferimento per grandi marchi internazionali quali Henkel, Würth, Fischer, Mapei e Saratoga. L’azienda realizza i suoi prodotti con la strategia del private label, ovvero personalizzando il materiale per il cliente di riferimento e assecondandone ogni desiderio in termini di prestazioni. Con Primaldo Paglialonga, approfondiamo alcuni aspetti di un’azienda italiana che ha saputo distinguersi a livello europeo per qualità e serietà. Con oltre vent’anni d’esperienza nel settore chimico, com’è a oggi composta la vostra azienda? «Uniflex ha sede a Mezzocorona, in provincia di Trento. Nel nostro stabilimento di oltre 5000 metri quadrati lavorano 37 persone, tra uffici, laboratori di ricerca, e produzione. Attualmente i nostri maggiori clienti sono sono multinazionali o gruppi internazionali per cui produciamo, principalmente, sigillanti acrilici. A oggi ne contiamo oltre trenta tipi, ognuno con le proprie qualità e destinato a un impiego specifico». Un’azienda chimica sente, forse più

PRIVATE LABEL

Personalizziamo il materiale per il cliente di riferimento, assecondandone ogni desiderio in termini di prestazioni

Franco Berlanda, responsabile ricerca&sviluppo e chimico e Primaldo Paglialonga, responsabile commerciale della Uniflex di Mezzocorona (Tn) www.uniflexitalia.it

di altre, la necessità di misurarsi con le nuove tecnologie e la ricerca. Quali sono i vostri passi in questa direzione? «Per quanto riguarda la ricerca di mercato, ci avvaliamo della collaborazione con una delle più importanti compagnie chimiche europee, la Basf, che è anche il nostro maggiore fornitore. Un laboratorio della Basf e uno nella nostra sede, fanno ricerca di mercato sui nuovi prodotti e tecnologie, mentre, per eventuali certificazioni sulla conformità dei prodotti, ci appoggiamo all’Università di Trento oppure ad altri istituti, come l’Istituto Giordano, inserito nel gruppo degli organismi notificati Ce e che opera nel campo della certificazione di pro-

dotti e delle prove in laboratorio sui materiali». Ricerca e innovazione, dunque. Sono questi i motivi per cui note multinazionali scelgono il vostro prodotto? «I nostri prodotti sono scelti in primo luogo per la parte tecnica, poiché le certificazioni europee ne assicurano gli alti standard e la conformità con le regole del mercato e in secondo luogo, per la serietà della nostra azienda. Il nostro rapporto con il cliente, infatti, non si esaurisce nella vendita, anzi, molto spesso offriamo assistenza tecnica che si compie nella formazione tecnica e pratica del prodotto acquistato. Inoltre,

di Andrea Mazzoli con alcune di queste aziende, abbiamo una forma di collaborazione che va ad analizzare caso per caso, dove viene applicato il materiale, finanche le circostanze più difficili». Qual è il rapporto della Uniflex con l’ambiente e la sostenibilità? «Tutti i nostri prodotti fanno parte della famiglia degli acrilici, quindi sono a base d’acqua. Un po’ come per la pittura di casa, ad esempio, anche le nostre sostanze non hanno dispersioni volatili, e sono quindi un materiale totalmente innocuo». Qual è la direzione e le prossime innovazioni della Uniflex? «La direzione che contraddistingue la nostra azienda è sempre verso l’innovazione di nuovi prodotti. Attualmente, infatti, insieme alla Basf stiamo lavorando all’emissione sul mercato di un prodotto rivoluzionario, poiché non appartiene né alla famiglia degli acrilici, né a quella dei siliconi, e nemmeno alla famiglia dei poliuretani, ma a una famiglia molto nuova, così nuova da essere ancora sotto esame. Il vantaggio di questo prodotto è il suo essere totalmente green e offrire un’adesione su ogni tipo di superficie, dal vetro alla ceramica, dal legno al cemento e all’alluminio. Una novità assoluta. Uniflex si contraddistingue, quindi, come una realtà in cui l’attenzione verso il consumatore convive con specifiche tecniche d’eccellenza, formalmente certificate dai preposti organi della Comunità Europea, e che da oltre vent’anni realizza prodotti sia a uso domestico, sia industriale, capaci di conquistare le più grandi multinazionali del settore, facendo del talento italiano un punto di forza tanto nel campo della ricerca, quanto in quello commerciale». •

LA SFIDA EUROPEA Con un’attività basata per il 30 per cento sull’export, in particolare verso la Germania, i Paesi Bassi, La Svizzera, l’Austria e l’Est-Europa, l’azienda chimica Uniflex con sede a Mezzocorona, in provincia di Trento, può vantare tra i suoi clienti i più importanti e qualificati gruppi mondiali attivi nella distribuzione di prodotti per l’edilizia. Saratoga, Würth, Fischer, sono solo alcuni dei partner mondiali di questa eccellenza italiana. Caratterizzata da un’organizzazione interna che fa della flessibilità e della ricerca la propria missione, la Uniflex si prefigge di realizzare un prodotto a misura delle richieste del cliente. Nel corso degli anni, grazie alla competenza del proprio laboratorio e del proprio settore produttivo, la Uniflex ha acquisito crescente importanza sul mercato europeo, curando attentamente ogni dettaglio della propria attività nelle varie fasi di produzione e commercializzazione dei prodotti.


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Mercati

Pneumatici, si punta sull’innovazione di processo LA FILOSOFIA CHE INNERVA MOLTE IMPRESE OPERANTI NEL SETTORE È QUELLA DI SPERIMENTARE TECNOLOGIE ACQUISITE DA OGNI PARTE DEL MONDO APPLICANDOLE ALLE DIVERSE REALTÀ LOCALI. L’ESPERIENZA DI GIAMPAOLO BRIOSCHI

I

l reparto di Ricerca e Sviluppo (R&D) di un’azienda si occupa, in genere, di portare all’interno della realtà aziendale un’innovazione tecnologica poi applicata soprattutto alla produzione. Nei fatti, ci sono aziende che hanno compreso come ormai non ci si possa più limitare ad innovare i soli prodotti ma anche i processi e le strategie di penetrazione dei mercati devono essere sottoposti a operazioni di tale natura. L’effetto è quello di sviluppare solo ciò che è realmente necessario adoperandosi nel mantenimento di una costante efficienza e di una riduzione del time-to-market. È il caso del gruppo Marangoni, leader riconosciuto a livello mondiale nell’industria della ricostruzione dei pneumatici e nello sviluppo di tecnologie e macchinari per la produzione di pneumatici nuovi e ricostruiti. Con la nomina di Giampaolo Brioschi a direttore centrale dell’R&D, Marangoni ha dato a questo dipartimento una nuova missione: da una funzione prevalentemente a servizio dello stabilimento di Rovereto - dove il gruppo ha messo le radici più di mezzo secolo fa e dove ha tuttora il proprio headquarter - ad una R&D che lavora nell’interesse dell’intero Gruppo e quindi con una spiccata connotazione internazionale che ha lo scopo di rispondere alle specifiche esigenze di ogni mercato. È a partire dagli anni Novanta che il gruppo ha conosciuto una forte espansione globale grazie a Ringtread, l’invenzione attraverso cui si è rivoluzionato il modo di ricostruire i pneumatici per camion e autobus. Circa il 25 per cento della produzione europea oggi viene realizzata attraverso le tecnologie di Marangoni. «Così siamo riusciti a conquistare fette sempre più significative negli altri scenari mondiali - spiega Giampaolo Brioschi -. In Nord America, ad esempio, possediamo il 5 per cento del mercato, una quota analoga la deteniamo anche in Sud America ma la tendenza mostra una crescita decisa con la prospettiva di raggiun-

25%

QUOTA DI PNEUMATICI RICOSTRUITI PER CAMION E AUTOBUS REALIZZATI ATTRAVERSO LE TECNOLOGIE MARANGONI, A LIVELLO EUROPEO

gere quota 10 per cento. Più recentemente, sono state avviate infine nuove joint venture in Sudafrica e in India, due aree del mondo estremamente interessanti per via dello sviluppo delle rispettive economie e infrastrutture». Ogni mercato però è diverso e ha esigenze del tutto particolari. «L’R&D centrale di Rovereto sviluppa soluzioni per tutti i mercati del mondo in cui siamo presenti. Il nostro team lavora sulla progettazione degli stampi, sullo sviluppo delle mescole in gomma e sulle tecnologie impiegate nei nostri prodotti finiti o nei semi-lavorati utilizzati dai nostri clienti ricostruttori. Su un piano più elevato, dobbiamo garantire il mantenimento del livello ottimale degli standard di Marangoni in scala mondiale e per farlo dobbiamo avere innanzitutto un portafoglio prodotti specifico per ogni mercato. La nostra gamma per il Nord America, ad esempio, è diversa rispetto a quella europea o a quella brasiliana. Nei vari paesi, infatti, cam-

biano le tipologie di veicoli, le misure delle gomme, le condizioni stradali e ambientali e, di conseguenza, sono del tutto differenti le esigenze dell’utenza». Stampi, mescole e processi sono dunque i tre cardini su cui si impernia il vostro lavoro? «Gli stampi e le mescole sono ovviamente essenziali nel mondo della ricostruzione, ciò vale sia per il prodotto finito, il pneumatico ricostruito, che per il materiale prestampato, sotto forma di fascia o anello battistrada. Ma la nostra azione è fondamentale anche in termini di supporto di processo. Il nostro compito, infatti, è anche quello di far lavorare le nostre fabbriche secondo gli standard stabiliti qui a Rovereto, garantendo così la qualità di tutte le produzioni del gruppo». Un concetto di R&D nuovo rispetto al passato. «Avvalendosi del know-how e dell’eccellenza di cui poche aziende possono vantarsi, il nostro R&D sviluppa prodotti per tutti i mercati mondiali. Questo approccio non è dettato solo da una convenienza logistica. La nostra filosofia local for local protegge anche la continuità del business. Questo è fondamentale, soprattutto oggi, con gli scenari mondiali dominati da incertezze e da rapidi cambiamenti. Basti pensare al tema dei dazi sulle importazioni di pneumatici cinesi, che ci ha visti protagonisti sia negli Usa con la campagna Retread Instead - che in Europa, come azienda in prima linea a supporto dell’investigazione della Commissione europea per il commercio». L'obiettivo non è solo quello di un’innovazione applicata al prodotto, ma anche ai servizi. «È quella che io chiamo la parabola della punta del trapano. Chi entra in un negozio di ferramenta perché deve attaccare qualcosa su una parete di casa, non vuole una punta di trapano né un

di Luana Costa

Giampaolo Brioschi, direttore centrale R&D. Marangoni ha sede a Rovereto (Tn) www.marangoni.com

trapano. Vuole un buco sul muro o forse vuole attaccare una mensola senza fare nemmeno un buco nel muro. Se qualcuno fosse in grado di fornirgli questo, non comprerebbe né un trapano né altro. Ecco, noi qui lavoriamo per questo: sviluppare soluzioni che rispondano e anticipino le necessità del mercato. Non solo prodotti ma anche servizi, nella continua ricerca di qualità, efficienza e sostenibilità ambientale».•

I RICONOSCIMENTI Marangoni da decenni è sinonimo di ricostruzione di qualità e di leadership tecnologica nel settore del pneumatico. Di recente, il gruppo è stato insignito del premio attribuito dalla prestigiosa rivista americana Heavy Duty Trucking all’anello Ringtread RTL SA, giudicato uno dei venti prodotti più innovativi lanciati nel 2017 nel mercato Usa rivolti all’autotrasporto. Si tratta infatti della prima volta in assoluto che tale premio viene assegnato per un prodotto del settore della ricostruzione dei pneumatici. L’anello sviluppato interamente nell’headquarter di Rovereto rappresenta un riconoscimento importante del lavoro e delle eccellenze italiane nonché trentine.


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Trasporti e logistica

di Patrizia Riso

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l settore dei trasporti è e sarà sempre necessario per lo sviluppo commerciale e industriale. Possiede quindi un’importanza strategica che impone comunque riflessioni anche rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie, necessarie per renderlo più sicuro e innovativo. A rappresentare il settore, l’azienda Autotrasporti Ruaben Srl che, con base a Cavedine in Trentino Alto Adige, si occupa principalmente della distribuzione di merci alimentari, operando in tutto il Nord Est Italia. «In Trentino, in termini qualitativi, c’è lavoro e la situazione è soddisfacente perché ci sono aziende solide e oneste. Dal punto di vista quantitativo, invece, abbiamo numeri inferiori rispetto ad altre regioni, perché con circa cinquanta camion si copre tutta la regione. Per crescere abbiamo quindi esteso la nostra clientela verso le regioni adiacenti. Gestiamo la distribuzione su tutto il Triveneto per una lavanderia di Bassano per la quale riforniamo alberghi, hotel, ristoranti portando la biancheria in diverse città come Verona, Udine, Padova e Vicenza. Poi ci occupiamo di distribuzione per un’azienda a Milano». Il legame col territorio resta di vitale importanza, non solo perché in Trentino viene gestita la distribuzione per alcuni supermercati, ma perché è qui che l’azienda, fondata nel 1984 dal padre di Riccardo Elio Ruaben che lavorava nella grande distribuzione, è cresciuta gradualmente aggiungendo almeno un cliente all’anno arrivando ad avere una nuova sede operativa e logistica a Trento per il deposito e lo stoccaggio di merce a temperatura controllata. La sede si estende su 2mila metri quadrati di cui tre celle frigorifere di mille metri quadrati totali, in grado di raggiungere temperature che variano da +4°C a -20°C. I restanti mille metri quadrati sono destinati al deposito e allo stoccaggio di merce alimentare a temperatura ambiente. Inoltre ci sono diverse banchine per il carico e lo scarico dei mezzi. «La sede serve da transit point perché la merce arriva la notte, viene caricata sul

La distribuzione viaggia su gomma L’IMPORTANZA DELL’AUTOTRASPORTO E IL RAPPORTO CON L’UTILIZZO DI TECNICHE INNOVATIVE INCIDE SULLA CRESCITA DELLE PICCOLE MEDIE IMPRESE. NE PARLIAMO CON RICCARDO RUABEN per lo sviluppo del settore trasporto merci. «Investiamo in formazione del personale tramite corsi di guida sicura con professionisti che insegnano e correggono gli autisti. Teniamo sempre aggiornato il nostro parco veicolare e abbiamo sistemi con i quali si può organizzare al meglio le tratte e interfacciarsi direttamente con il mezzo e quindi l’autista. Questo permette di garantire una tracciabilità continua al cliente che può anche controllare la temperatura delle merci, per esempio». Innovazione continua che guarda allo sviluppo futuro con senso pratico e lungimiranza. «Vogliamo consolidarci e Autotrasporti Ruaben si trova a Cavedine (Tn) www.autotrasportiruaben.it

LE DOTAZIONI DEGLI AUTOMEZZI Il motore frigorifero nei mezzi Ruaben raggiunge temperature fino a 20°C ed è dotato di un sistema di termo-registrazione, per controllare e garantire in ogni fase del trasporto il mantenimento della catena del freddo. Un’altra componente fondamentale è la paratia – multitemperatura - per il carico di prodotti che devono essere conservati a temperature diverse, soprattutto durante il trasporto combinato di prodotti freschi e congelati. La sponda idraulica con sollevatore ha una portata massima di 20 quintali ed è installata su tutti i mezzi, dalle bighe ai semirimorchi, per facilitare lo scarico e carico della merce dove le ribalte non sono disponibili. Il sistema di geolocalizzazione e comunicazione diretta con l’autista funziona in maniera combinata per garantire sempre al cliente la tracciabilità della merce.

I PLUS

Teniamo sempre aggiornato il nostro parco veicolare e abbiamo sistemi con i quali si può comunicare con l’autista e che permettono di calibrare la tratta

camion per essere poi mandata in distribuzione. In questo modo facilitiamo l’organizzazione del servizio. Abbiamo preferito aprire una sede a Trento, che è un punto nevralgico e questo aiuta a organizzare e ottimizzare il lavoro».

Da quel primo camion acquistato dal papà, l’azienda - è proprio il caso di dirlo - ne ha fatta di strada, l’organico aziendale è composto da 3 soci e 31 dipendenti, arrivando ad avere ventinove mezzi tra bilici e motrici. La prima categoria comprende mezzi che si dividono in semirimorchio e trattore e permettono di caricare più merce. Le motrici invece permettono la distribuzione nei centri urbani o nelle tratte più difficili da raggiungere. Tutti i mezzi sono euro 5 e euro 6, rispettosi dell’ambiente e all’avanguardia sia in campo meccanico che tecnologico. Nella distribuzione l’innovazione non è tutto, ma è fondamentale. Diversi gli aspetti da considerare

crescere nel settore logistica e stoccaggio merce. È fondamentale essere forti nel trasporto, ma serve anche un appoggio logistico per proporre un servizio completo ai clienti che cercano un solo intermediario con cui interfacciarsi». Diverse le sfide per un settore tradizionale e al tempo stesso imbattibile. Riccardo Ruaben non ha dubbi: il trasporto su gomma difficilmente potrà essere sostituito da altri come quello ferroviario. «In Trentino Alto Adige, ci sono alcuni punti che sono difficili da raggiungere: l’Alta Val di Non, per fare un esempio, e così credo valga per tante altre regioni del Paese. Sicuramente si dovranno adottare soluzioni più ecologiche per inquinare meno come già stanno facendo tante aziende come noi, per continuare a lavorare con efficacia nel settore della distribuzione». •


Industria • Maggio 2018

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Il trend dell’imballaggio QUALITÀ E FLESSIBILITÀ, EFFICENZA E NUOVE TECNOLOGIE: MAURIZIO BARTOLI SPIEGA QUALI SONO I FATTORI PIÙ IMPORTANTI CHE HANNO PERMESSO NON SOLO DI SUPERARE LA CRISI, MA ANCHE DI SODDISFARE LE NUOVE ESIGENZE DI MERCATO

«I

clienti considerano molto di più il prodotto/imballo che non in passato, quando tutto si poteva adattare alle esigenze del cliente: oggi c’è più considerazione per la qualità, regolata da una normativa esigente e soggetta a reclami e non conformità». A parlare è Maurizio Bartoli, contitolare della Bmg Imballaggi, azienda che mette a disposizione una professionalità maturata in oltre trent’anni di esperienza. Il settore dell’imballaggio ha risentito non poco della crisi economica, per cui le imprese che sono uscite dalla fase di stagnazione sono quelle che hanno dimostrato una certa flessibilità, come spiega Bartoli. «La nostra versatilità – dice Bartoli – ci ha consentito, nel tempo, di realizzare prodotti che hanno soddisfatto le richieste di molteplici settori produttivi: imballaggi per ceramica, lamiere e plastica, pedane, casse catramate per trasporti marittimi e prodotti utilizzati per la movimentazione di assali industriali. Gli investimenti in nuove tecnologie effettuati negli ultimi anni, poi, ci hanno permesso di diventare una realtà leader nel campo dell’imballaggio speciale, in grado di offrire soluzioni concrete e flessibili a qualsiasi esigenza. Attualmente produciamo esclusivamente casse in legno, gabbie e bancali realizzati su misura. Le lavorazioni vengono eseguite all’interno dello stabilimento da macchine elettroniche di precisione, mentre i trasporti sono effettuati da una squadra di vettori di fiducia». Negli ultimi anni gli investimenti mirati in macchinari hanno garantito una grande autonomia alla Bmg. «Produciamo tutto il materiale necessario – spiega l’imprenditore – partendo dal tronco proveniente nel 90 per cento da boschi Trentini, tutti certificati Pefc. L’azienda trasforma 7mila metri cubi di legname l’anno, con una forza lavoro di 10 dipendenti e una risposta tempestiva nelle forniture e nelle varie tipologie di prodotti. Ogni anno, poi, dopo una valutazione sui processi operativi e sui servizi, viene elaborato un piano di miglioramento e in base alle risorse aziendali si proget-

+ 15%

CRESCITA NEL FATTURATO REGISTRATA DA BMG IMBALLAGGI NEL 2017 GRAZIE ANCHE ALLE RICHIESTE DI NUOVI CLIENTI MEDIO/PICCOLI

tano investimenti al fine di migliorare produttività e manodopera così da avere un migliore e continuo report positivo. Tutto ciò ha concorso a un andamento positivo del business: nel 2017 si è registrato un aumento della quota di fatturato del 15 per cento rispetto all’anno precedente, dovuto anche alle richieste di nuovi clienti medio/piccoli. Questi hanno iniziato a inserire i loro prodotti su un mercato internazionale e necessitano di imballi su misura non facilmente reperibili in quanto i nostri concorrenti si sono specializzati in linee di produzione di grandi quantità ma standard». Bartoli entra nel dettaglio della propria produzione. «Al nostro cliente forniamo non solo il pallet – afferma l’imprenditore trentino – ma anche cunei

di Remo Monreale cole quantità, perché in azienda è presente una linea di segagione che trasforma il legno tagliato a misura in base alle esigenze del cliente nel rispetto della catena di custodia delle foreste regolata da uno standard mondiale. Producendo pallet non standard la richiesta avviene con ordini quasi giornalieri e le consegne sono affidate ad autotrasportatori con i quali c’è una seria e duratura collaborazione». La Bmg Imballaggi ha clienti in tutto il nord Italia «per i quali effettuiamo consegne settimanali. Saltuariamente forniamo prodotti ad aziende con stabilimenti al centro e un 5 per cento del nostro fatturato riguarda il mercato tedesco. Ma il nostro interesse punta comunque sul mercato locale, perché per noi è importante seguire le esigenze del cliente, soddisfacendo la richiesta anche recandoci personalmente presso gli stabilimenti e valutando così con il comittente la migliore soluzione». •

Bmg Imballaggi ha sede a Ledro (Tn) www.bmgimballaggi.it

e travetti e quant’altro possa servire per lo stoccaggio del prodotto messo sul mercato, inoltre offriamo la possibilità di avere imballi trattati secondo le regole vigenti sull’esportazione Ispm-15 Fao, un servizio questo che all’inizio veniva considerato un optional mentre ora le aziende che esportano lo richiedono per tutto il materiale da noi fornito. Possiamo offrire ai nostri clienti qualsiasi sezione di legname in tempi brevi e anche in pic-

L’IMPORTANZA DELLA FLESSIBILITÀ Maurizio Bartoli, contitolare della Bmg Imballaggi assieme al fratello Gianni, ripercorre alcune tappe decisive della storia dell’azienda trentina. «Bmg Imballaggi nasce alla fine degli anni novanta – ricorda Bartoli –, dopo l’acquisizione di una ditta produttrice di imballaggi in legno nella quale i due attuali titolari erano impegnati come dipendenti. Da subito si presenta sul mercato con prodotti che spaziano dall’imballaggio industriale per la movimentazione meccanica al settore plastico e ceramica, con continui aggiornamenti in fatto di prodotti in base alla richiesta del mercato e produzioni di grandi commesse fino ai piccoli lotti (sia trattati Ht Fao che non). Nel corso degli anni, vista la richiesta sempre maggiore in fatto di certificazioni, nel 2005 ottiene la concessione all’uso del marchio Fitok Ispm-15 per l’esportazione, nel 2006 ottiene la certificazione Iso 9001 e nel 2008 si certifica Pefc (Chain of Custody) seguendo i vari cambiamenti fino ad arrivare alle norme attualmente in essere».


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Edilizia

Una competenza cementata dalla passione di Luana Costa

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uore e passione. A volte la competenza, pur necessaria in un settore tanto specializzato come quello dell’edilizia, non è sufficiente per ottenere un effettivo radicamento sul mercato. Sono qualità quali la tenacia e la determinazione a fare la differenza soprattutto in aziende che, reduci da una crisi di settore senza precedenti, tornano a guardare al futuro con fiducia. «La nostra azienda ha attraversato questo tsunami -racconta Mirto Benoni, titolare dell’impresa edile Martinelli e Benoni -. È soprattutto per merito di una certa caparbietà e voglia di tener duro ma anche per uno staff affiatato e competente che siamo riusciti a sopravvivere. Ritengo che le caratteristiche che ci contraddistinguono sul mercato siano il cuore e la passione che non sono qualità astratte ma un concreto modo di vedere. Anche in un periodo abbastanza duro come quello della crisi di settore, abbiamo infatti continuato a crederci e a innovare sia sotto il profilo del processo del prodotto ma soprattutto investendo per migliorare l’aspetto della cultura aziendale e della gestione della commessa. La crescita e la definitiva fuoriuscita dal periodo negativo sono avvenute grazie a un’attenta formazione del personale oltre che a un continuo rinnovamento delle attrezzature e del parco macchine. Condizioni che abbiamo introdotto anche per farci trovare preparati nel momento in cui il mercato ha iniziato a dare i primi segnali di ripresa». Attualmente la società opera nell’edilizia civile realizzando nuove costruzioni o effettuando ristrutturazione di fabbricati già esistenti. «Mi onoro di dirigere un’azienda che ha raggiunto la seconda generazione. È una realtà con più di sessant’anni di vita e che ha compiuto il suo primo picco generazionale. Adesso alla guida ci siamo io e mio fratello Amos che abbiamo proseguito l’attività nel solco di una base valoriale su cui da sempre abbiamo fondato il nostro agire. Negli anni abbiamo tentato di fare bene il nostro lavoro e di ottenere anche una buona patrimonializzazione così da essere credibili sia nei confronti dei nostri fornitori che dei subappaltatori. Oggi

LE AZIENDE OPERANTI NEL SETTORE DELL’EDILIZIA INIZIANO OGGI A GUARDARE CON FIDUCIA AL FUTURO, LASCIANDOSI ALLE SPALLE UNA CRISI SENZA PRECEDENTI. PER L’IMPRESA MARTINELLI E BENONI, TENACIA E DETERMINAZIONE SONO STATE LE CARTE VINCENTI

nale dei comuni di Volano, Besenello e Calliano. Di recente l’impresa ha acquisito inoltre un’importante commessa per la costruzione di una nuova Rsa nella provincia di Milano». L’azienda è, inoltre socia fondatrice di Habitech, un consorzio che si occupa di ricerca e innovazione dei prodotti nel campo dell’edilizia green. L’azienda dispone di personale amministrativo e tecnico molto qualificato, formato al proprio interno nell’arco di molti anni, e proprio per questa ragione può fornire ampie garanzie di credibilità nel rispetto degli impegni assunti nei confronti dei propri clienti, e conseguentemente dei fornitori e subappaltatori che concorrono alla realizzazione delle opere commissionate. «Nonostante tutto guardiamo al futuro con ottimismo perché l’azienda basa il suo agire sulla passione stratificata in tantissimi anni di attività». • Mirto Benoni della Martinelli e Benoni che ha sede a Ronzo-Chienis (Tn) www.martinelliebenoni.it

Centro sportivo polivalente “Fucine” a Rovereto (Tn)

camminiamo a testa alta convinti di recitare un ruolo sociale molto importante nei territori in cui ci troviamo a operare». Martinelli e Benoni è nata dalla volontà di alcuni imprenditori professionalmente qualificati e animati da un grande spirito di rinnovamento e fortemente motivati dall’idea di provare a realizzare un’azienda nuova, che avesse come obiettivi competitività, prezzi adeguati e qualità del prodotto. Nel corso degli anni, la società si è sempre più consolidata ed è cresciuta in modo esponenziale, riuscendo a ottenere all’interno del mercato regionale ampia considerazione e credito di affidabilità. L’azienda è attualmente impegnata nella realizzazione di un’importante opera ingegneristica: «In questo momento facciamo parte di un’associazione temporanea d’impresa con un consorzio stabile di Benevento che è impegnata nella costruzione di una galleria che collegherà gli abitati di Mori e Riva del Garda. Si tratta di un’opera molto attesa dalla comunità del Basso Sarca ed è un’infrastruttura ingegneristica che richiede un alto grado di competenza ed esperienza nel settore.

L’obiettivo è costruire un tunnel di due chilometri e ottocento metri al di sotto della montagna avendo alcuni centri abitati nelle vicinanze, un progetto che implica, insomma, anche una certa responsabilità. Fra le altre opere in cui l’azienda è attualmente impegnata vi è la costruzione di un nuovo polo scolastico in legno massivo certificato Arca-Casa Klima nel comune di Molina di Fiemme, e nella realizzazione di una nuova scuola secondaria di primo grado sovracomu-

LE CERTIFICAZIONI DI QUALITÀ Martinelli e Benoni è in grado di eseguire lavori anche di una certa complessità e ciò è stato possibile grazie all’impegno e alla capacità della società di dotarsi di molteplici e adeguate certificazioni di qualità. Infatti sin dal 2001 l’azienda si è adoperata per acquisire le necessarie certificazioni per migliorare le attività svolte con lo scopo di massimizzare i risultati e minimizzare i costi e così essere maggiormente competitiva sul mercato. In particolare nel giugno del 2001 ha conseguito la certificazione di gestione della qualità secondo le norme Uni En Iso 9001:2001 migliorandola, anno dopo anno, e adeguando la propria certificazione anche alla nuova edizione Uni En Iso 9001:2008. Nel settembre 2015 l’impresa si è dotata del modello organizzativo ex D.Lgs. 231/01. Nel mese di dicembre 2015 l’impresa ha ottenuto il certificato Ohsas 18001:2007. Nel corso dell’anno 2016 l’impresa ha ottenuto il certificato Sistema gestione ambientale 14001:2015.


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Arrampicata

Al top, in tutta sicurezza CON ANGELO SENECI PARLIAMO DI ARRAMPICATA, UNO SPORT CHE ORMAI VEDE MILIONI DI APPASSIONATI IN TUTTO IL MONDO, ANCHE GRAZIE ALLE PARETI ARTIFICIALI «CHE HANNO PERMESSO DI “URBANIZZARE” QUESTA ATTIVITÀ E FARLA CONOSCERE»

È

una delle attività sportive con i trend di crescita più elevati in tutto il mondo. Parliamo dell’arrampicata, una disciplina per cui si stimano quasi 5 milioni di praticanti regolari in Europa, in Italia oltre 300mila, con 30mila iscritti alla Fasi – Federazione Arrampicata Sportiva Italiana. Non a caso, le pareti artificiali per arrampicata sono ormai diventate un’attrezzatura comune in molte palestre, anche scolastiche, e i grandi centri dedicati esclusivamente all’arrampicata sono uno dei fenomeni più interessanti nel panorama dell’architettura sportiva a livello mondiale. Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti dell’industria di riferimento, Angelo Seneci, fondatore e socio della Sint Roc, azienda con sede ad Arco (Tn) tra le prime a produrre attrezzature sportive ad hoc. «Si tratta di una disciplina che è ormai uscita dal recinto degli sport di nicchia – dice Seneci –, etichettati come estremi nell’immaginario collettivo, per trasformarsi in un’attività sportivo-ricreativa praticata ormai a tutte le età. E per la prima volta sarà presente ai Giochi Olimpici a Tokyo 2020». Le pareti artificiali per arrampicata sono state uno dei motori fondamentali di questo sviluppo. «Hanno permesso di “urbanizzare” questa attività – spiega Seneci – e farla scoprire a milioni di persone che, altrimenti, non l’avrebbero mai conosciuta. Ormai l’arrampicata sportiva si pratica indifferentemente su pareti rocciose naturali appositamente attrezzate, come su pareti artificiali appositamente realizzate, anzi molti appassionati la praticano solo su strutture artificiali nelle grandi sale per arrampicata urbane.

Angelo Seneci, fondatore della Sint Roc con sede ad Arco (Tn) - www.sintroc.com

propria clientela un prodotto personalizzato – continua l’imprenditore trentino –. Ci siamo così conquistati un posto di primo piano nel panorama del mercato europeo, in particolare in Italia, Germania, Austria e Svizzera, con fama di alta qualità e attenzione al prodotto. Abbiamo realizzato alcune delle più grandi sale di arrampicata in Europa tra cui il Gaswerk Kletterzen-

di Remo Monreale trum a Zurigo, Neu Thalkirchen a Monaco di Baviera, KletterZentrum a Brunico. Inoltre, Sint Roc è partner di alcuni dei più importanti eventi di arrampicata nel mondo: il RockMaster, la Coppa del Mondo e i Campionati Mondiali del 2011 e 2016 ad Arco». Gli impianti per arrampicata sono a prima vista strutture semplici e non tecnologicamente complesse. «Sono costituite da telai metallici – entra nel dettaglio Seneci –, fissati alle pareti di un edificio o a tralicci autoportanti, su cui vengono assemblati i pannelli in legno multistrato e resine epossidiche. Sulle pannellature vengono poi fissate le prese artificiali – realizzate per colata in resina sintetica – che permettono di salire lungo la parete e di modificare nel tempo linea e difficoltà delle arrampicate. Appositi anelli devono poi permettere il sicuro aggancio della corda di arrampicata con cui gli atleti si proteggono dalla caduta. Mentre la semplicità è un elemento che certamente contraddistingue le piccole pareti scolastiche, ben diverso è l’approccio nella realizzazione di grandi impianti dove la superficie arrampicabile somma a migliaia di metri quadrati e deve fornire tutte le morfologie di una parete naturale. Qui, oltre a fornire un impianto di valore estetico e funzionale, che si integri e valorizzi al massimo l’edificio contenitore, si dovranno affrontare tutti i problemi di stabilità e resistenza di strutture di decine di metri altezza e caratterizzate da grandi aggetti». •

300MILA

PRATICANTI: AUMENTANO GLI APPASSIONATI DI ARRAMPICATA IN ITALIA. UNA DISCIPLINA CON 5 MILIONI DI PRATICANTI REGOLARI IN EUROPA

Sint Roc ha iniziato specializzandosi in questo ramo delle attrezzature sportive fin dal 1989, accompagnando la crescita e l’evoluzione di questo sport, non solo costruendo la grande maggioranza delle strutture artificiali per arrampicata in Italia e contribuendo così alla sua diffusione e conoscenza, ma anche collaborando con le strutture federali per la definizione dei parametri tecnico-sportivi di questi impianti. Infatti, Sint Roc ha prodotto e studiato la prima parete per lo Speed Climbing al mondo». Sint Roc fin dall’inizio ha fatto una precisa scelta orientando la propria produzione su alti livelli di qualità e sicurezza «cercando sempre di offrire alla

IL SISTEMA DIAMOND Marco Bortoli, ingegnere socio e responsabile tecnico della Sint Roc, si sofferma su un particolare tipo di struttura prodotto dall’azienda trentina. «Elemento di punta della nostra produzione è la linea “Diamond”. Le strutture realizzate con questo sistema sono caratterizzate da una moltitudine di piani poligonali diversamente orientati nello spazio, simili alle sfaccettature di un diamante. Dopo il rilievo ad alta precisione in cantiere, la parete viene disegnata in 3d fin nei minimi dettagli e avviata poi alla produzione. I pannelli sono sezionati al centro di taglio Cad Cam e poi rifiniti con successivi strati di resina epossidica additivata con sabbie al quarzo a granulometria selezionata, mentre le strutture reticolari in acciaio saranno singolarmente saldate con le diverse inclinazioni previste in fase progettuale. Ogni passo è caratterizzato da alti livelli di precisione e attenzione, così che anche per pareti di decine di metri di estensione sarà possibile un assemblaggio millimetrico, che riprodurrà esattamente il disegno progettuale».


Industria-Maggio 2018  
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