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Industria SVILUPPO ECONOMICO

SPECIALE GIUSTIZIA

Disciplina del lavoro e introduzione dei nuovi voucher. Rigenerazione degli spazi urbani attraverso il Bando periferie. L’analisi del presidente Paolo Gentiloni

La cultura del diritto e i suoi protagonisti, intervengono: Carmelo Moschella, Franco Coppi, Augusta Iannini, Maurizio Magnano, Giuseppe Meliadò e Tommaso Calderone

Primo Piano

Tutte le sfide dell’Unione europea

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo

«P

er riavvicinare l’Europa ai cittadini dobbiamo rispondere alle loro principali preoccupazioni: immigrazione, terrorismo e disoccupazione». Sono le tre grandi sfide che l’Unione europea è chiamata ad affrontare, come spiega il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «Secondo l’ultimo sondaggio euro barometro del Parlamento, tra le prime preoccupazioni dei nostri cittadini vi è la gestione dei flussi migratori. Questo non stupisce guardando al numero incontrollato di richiedenti asilo che premono alle frontiere europee e all’esodo interminabile di persone che

FORUM AMBROSETTI SOSTENERE LA CRESCITA I protagonisti della scena economica e politica internazionale e una platea di 200 top manager presenti al Forum di Villa d’Este (1 - 3 settembre). Titolo della 43esima edizione, “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” p. 6

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Politica industriale

ALL’INTERNO Manifattura toscana Crescita dell’export e sistema dei distretti, ne parla Pierfrancesco Pacini Veneto economia Nuovo modello di sviluppo il parere di Roberto Marcato e Giuseppe Fedalto Soluzioni innovative La lotta allo spreco passa attraverso il packaging. Il punto di Ernesto Zanarella Fornitura energetica In un mercato competitivo, secondo Filippo Agostini, premia la trasparenza

Il sistema fieristico per lo sviluppo Potente mezzo di crescita economica, rilancio dei territori e di promozione aziendale oltre confine, la fiera è uno strumento da valorizzare e sostenere

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i è celebrata il 7 giugno la seconda edizione della Giornata mondiale delle fiere, nata nel 2016 su proposta di UFI-The Global Association for the Exhibition Industry per mettere in luce l’impatto positivo del comparto su occupazione, attività economiche, innovazione e investimenti locali. Del resto, l’industria fieristica mondiale vale 49 miliardi di dollari, con eventi che coinvolgono 260 milioni di visitatori e 4.400.000 imprese espositrici.

Dopo la Germania, l’Italia è il secondo paese in Europa per valore del settore. Accrescere il ruolo delle fiere come vetrine dell’eccellenza made in Italy e sensibilizzare le istituzioni sulla loro importanza come strumento di politica industriale sono priorità operative per il sistema fieristico nostrano, come sottolinea il numero uno di AEFI, Associazione esposizioni e fiere italiane, Ettore Riello. Ettore Riello, presidente di Aefi

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Industria • Giugno 2017

In evidenza I grandi del mondo pronti al G7

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Colophon

La manifattura lombarda

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Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento redazionale Federico Pimazzoni Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Le Marche puntano su export e industria 4.0

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Alberto Ribolla, presidente Confindustria Lombardia

>> continua dalla prima sbarcano sulle nostre coste. Lo stesso sondaggio indica che la grande maggioranza dei nostri cittadini è convinta che la ricetta per governare i flussi migratori sia l’unità europea. Non possiamo più deluderli. Il tempo di dare risposte vere a questo dramma, dopo decenni di inerzia, non è più rinviabile. Dinanzi al verificarsi di attentati ormai quasi quotidiani, i cittadini si attendono che l’Europa faccia la sua parte anche nella lotta contro il terrorismo e la radicalizzazione. Per difendere il nostro grande spazio di libertà è necessario rafforzare la sicurezza, dentro e fuori questo spazio». In che modo? «La ricetta dei cosiddetti “sovranisti” di rinchiudersi nelle proprie frontiere nazionali è dannosa e controproducente. La vera sicurezza dipende dalla capacità di collaborare, di fidarci gli uni degli altri, del condividere banche dati e informazioni, tecnologie e scambi di buone pratiche, nell’ambito del coordinamento tra le intelligence europee e quelle dei paesi terzi. I cittadini ci chiedono anche un’Europa capace di creare benessere e lavoro, soprattutto per i giovani. La disaffezione per la nostra moneta nasce dalla mancata crescita occupazionale. Sono convinto che la grande maggioranza degli europei non sia contraria all’euro. Gli europei non vogliono continuare a vedere industrie andarsene, magari per investire in Paesi dove vi sono meno regole sociali o standard ambientali più bassi. Dobbiamo avere in primo piano il rafforzamento della base industriale europea per attirare investimenti e innovazione.

L’occupazione giovanile non tarderà a seguire. Il Parlamento europeo deve farsi promotore di una strategia industriale che punti a frenare le delocalizzazioni e a far tornare gli investimenti industriali». Dove risiedono le speranze per i giovani europei? «La chiave per diventare più competitivi e dare prospettive ai giovani è la formazione. Dobbiamo alimentare il ciclo virtuoso tra industria, innovazione, formazione e lavoro. Università, centri di formazione, scuole professionali, devono lavorare con le imprese per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di figure professionali. In un mondo che cambia rapidamente, con la rivoluzione digitale, la robotica, l’industria 4.0, la formazione deve tenere il passo. Anche puntando su quei settori che rimarranno ad alta intensità di lavoro». In particolare, la gestione dell’immigrazione è un fronte sempre più infuocato in Italia e non solo. Come impostare una strategia europea più efficiente su questo tema? «Serve molto più coraggio. Non possiamo lasciare nelle mani di trafficanti la gestione dei flussi migratori. Mantenere i nostri valori fondanti sull’asilo non significa rinunciare a essere assolutamente fermi nel respingimento dell’immigrazione illegale. È chiaro che l’attuale sistema di ripartizione degli oneri ha fallito. Tra il 2015 e il 2016 ci sono state circa 2.5 milioni di domande di asilo nell’Ue. Secondo le regole attuali, Italia e Grecia, paesi di primo arrivo, devono trattare queste domande. È profondamente ingiusto la-

sciare a un piccolo numero di Stati questa responsabilità, oltre all’impegno nel salvataggio di migliaia di vite e nel controllo delle coste del Mediterraneo. Dare la responsabilità di questa grave ingiustizia soltanto all’Europa è altrettanto ingiusto. Sull’asilo, la Commissione Ue ha proposto una riforma che il Parlamento europeo dovrebbe approvare entro l’estate. Gli Stati membri non si muovono su questa riforma. Al Parlamento puntiamo su una riforma fondata su due pilastri». Quali? «Da un lato, si devono ridistribuire in maniera automatica i richiedenti asilo dai Paesi che ricevono un eccesso di domande; dall’altro, rendere omogenei in tutta l’Ue i criteri per ottenere il diritto di asilo. Così facendo si evita il pellegrinaggio dei migranti da un paese all’altro per cercare condizioni di accoglienza più favorevoli. Prima di passare a questa riforma, è stato delineato un sistema di riallocazione temporaneo che punta a ridistribuire i 160mila richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia in tutti gli altri Stati membri. Di fronte al rifiuto di alcuni Stati di adempiere ai loro obblighi, il Parlamento europeo, con una risoluzione approvata a maggio a grande maggioranza, ha chiesto alla Commissione di agire. Su questa base, pochi giorni fa l’esecutivo Ue ha aperto procedure di infrazione contro gli Stati inadempienti. Dobbiamo anche lavorare per una lista comune europea di Paesi considerati “sicuri” ai fini della domanda di asilo. Questo non basta. Nei prossimi anni rischiamo di avere flussi migratori epocali, soprat- >>


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tutto provenienti dall’Africa sub-Sahariana. Le cause sono molteplici: desertificazione legata al cambiamento climatico, carestia, crescita demografica, povertà, terrorismo e instabilità. Una risposta seria richiede una strategia europea complessiva che vada alla radice dei problemi, non limitandosi alla gestione dell’emergenza». Serve, quindi, un nuovo approccio nei confronti dell’Africa. «Dobbiamo rafforzare il controllo delle frontiere esterne e nello stesso tempo costruire un nuovo partenariato con l’Africa, che guardi non solo alle sfide, ma anche alle grandi opportunità di crescita di questo continente. Dobbiamo partire da una robusta diplomazia economica nel continente, con più investimenti in infrastrutture, trasferimenti di tecnologie, efficienza delle risorse, saper fare industriale. Lavorare su formazione e mobilità legale, con quote per studenti, ricercatori e lavoratori africani. In questa cornice, si possono definire accordi di rimpatrio più efficaci, e realizzare, insieme alle agenzie Ue e quelle delle Nazioni Unite, centri di accoglienza prima del deserto; garantendo sicurezza, cure mediche, sostegno alimentare e applica-

Primo Piano

zione delle regole per il diritto di asilo o di rimpatrio. È questa la via per evitare migliaia di morti o di schiavi. Anche per questo l’Europa deve dotarsi di un bilancio adeguato, sia per il controllo delle frontiere che per il fondo di sviluppo per l’Africa. A breve il Parlamento Ue darà il via libera a un fondo che potrà mobilizzare oltre 40 miliardi di euro d’investimenti». Di fronte al rischio di un oligopolio franco-tedesco, lei ha evidenziato l’importanza che l’Italia sia maggiormente protagonista sullo scenario europeo. «L’Italia deve essere più presente a Bruxelles. Il motore franco tedesco fa bene all’Europa ma, specialmente adesso, con la Brexit, anche Italia e Spagna devono giocare un ruolo da protagoniste. In Europa si agisce solo quando si riesce a convincere altri. Francia e Germania da sole non possono fare niente se non coinvolgono un gruppo di testa che possa fare da traino a tutti gli altri». Dopo le elezioni in Gran Bretagna, l’Ue si ritrova in una posizione di forza in ottica Brexit? «Dobbiamo essere pragmatici e cercare di definire un buon negoziato avendo in primo piano la tutela dei diritti di tre milioni di cittadini europei, di cui mezzo milione d’italiani, che vivono

nel Regno Unito. È nel nostro interesse avere un interlocutore stabile che non abbia prospettive elettorali di breve termine. Il Parlamento Europeo avrà l’ultima parola sull’accordo della Brexit». La stagione dei populismi si sta spegnendo? Da quali presupposti passa una nuova Europa più vicina ai suoi cittadini? «Le ultime tornate elettorali segnano una battuta d’arresto dei partiti populisti e un sentimento più positivo sull’Europa confermato anche da recenti sondaggi. Questa nuova finestra di fiducia nei cittadini verso l’Unione non può essere sprecata. Se non sapremmo rispondere con i fatti ai loro

problemi, non c’è dubbio che torneranno in forza le sirene che promettono soluzioni apparentemente convincenti, proponendo di rinchiudersi all’interno delle frontiere nazionali. Queste soluzioni sono solo in apparenza convincenti. In realtà sono illusorie e controproducenti. Solo attraverso una forte unità europea, difatti, possiamo vincere molte delle sfide che abbiamo davanti. Il 25 marzo a Roma i vertici delle istituzioni europee e i capi di Stato e di governo si sono impegnati in modo solenne a rilanciare l’Europa per renderla più efficace. Da presidente del Parlamento ho preso l’impegno di verificare che questa volontà non resti solo sulla carta». •

Lavoro e crescita, le mosse del Governo L’ANDAMENTO OCCUPAZIONALE E L’INDICE DI PRODUZIONE INDUSTRIALE DEGLI ULTIMI MESI DICONO CHE L’ITALIA È RIPARTITA. I PROVVEDIMENTI DELL’ESECUTIVO A SOSTEGNO DI LAVORATORI E RISPARMIATORI di Giacomo Govoni SONO VOLTI AD ACCOMPAGNARE QUESTO TREND FAVOREVOLE

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iù lavoro e meno disuguaglianze. È l’impegno, consegnato peraltro a un recente tweet del suo primo ministro, con cui il Governo intende accompagnare i segnali di crescita economica lanciati dall’ultima misurazione Istat relativa alla produzione industriale. In progresso a maggio dello 0,7 per cento rispetto al mese precedente,

Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei ministri

con un indice che in termini tendenziali aumenta del 2,8 per cento. DISCIPLINA DEL LAVORO, IN CAMPO I NUOVI VOUCHER Dati che prefigurano una ripartenza anche del mercato occupazionale sul quale si concentra una parte della manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro varata a metà giugno, nel capitolo specifico che prevede l’introduzione dei nuovi voucher. Abrogati in primavera quelli vecchi, dal 10 luglio riecco dunque in pista i compensi per le prestazioni lavorative accessorie, nelle rinnovate vesti di “Libretto famiglia” e “Contratto di prestazione occasionale” volute dal premier Gentiloni. «Lo strumento precedente – sostiene il presidente del Consiglio – è andato via via degenerando e non c’è dubbio che nell’ultimo periodo c’era stato un abuso, che spesso mascherava forme di lavoro irregolare. Per questo abbiamo abrogato questa normativa, in quanto la non tracciabilità e la man-

canza di tetti aveva portato a una situazione insana». Una motivazione che, ancor prima di misurare l’impatto che le nuove forme contrattuali avranno sulla disciplina del lavoro, non convince i sindacati e i primis la Cgil. La quale nei giorni scorsi ha manifestato il suo dissenso, contestando diversi passaggi della nuova normativa. «Rispetto la posizione del più rappresentativo sindacato del nostro Paese – commenta Gentiloni – ma non la condivido. Dico questo perché sulla stessa misura l’intero paesaggio sociale italiano non è sulla stessa linea della Cgil. Dico questo perché a suo tempo le associazioni delle Pmi, le organizzazioni di categoria e anche altri sindacati si erano schierate a favore del nostro provvedimento». RIGENERAZIONE SPAZI URBANI, UN FATTORE DI COMPETITIVTÀ L’attenzione del premier non si sofferma solo sul portafoglio degli italiani, ma punta ad accrescerne la qualità di vita at-

traverso un progetto di maxi-riqualificazione urbana avviato in convenzione con i sindaci delle città metropolitane e dei principali capoluoghi della Penisola. Si tratta del provvedimento noto come Bando Periferie, lanciato a fine inverno e attualmente in corso per dare attuazione a circa 120 interventi che prevedono uno stanziamento complessivo di 3,9 miliardi di euro. «Dobbiamo aggiungere bellezza alle nostre città ponendoci come obiettivo l’inclusione sociale. Le periferie sono priorità destinatarie di nuovi investimenti quando diventano dei poli culturali. La spinta alla loro rigenerazione parte dalla convinzione che su questo tema ci giocheremo la nostra capacità competitiva, e la cultura è fondamentale». Tra le 24 città al centro del progetto figurano Ascoli, Grosseto, Oristano, Milano, Bologna, Roma, Napoli e soprattutto quella Torino che, al rientro dalle ferie estive, dovrà subito sfoggiare la sua veste più “smart” per accogliere il G7. •


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Industria • Luglio 2017

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In uno scenario globale sempre più fluido e digitalizzato, cosa rappresentano ancora gli appuntamenti fieristici sotto il profilo strategico? «Le fiere sono uno strumento fondamentale a sostegno del nostro tessuto industriale, rappresentano una grande opportunità di crescita e per il 75,3 per cento delle imprese italiane continuano a essere il mezzo di promozione fondamentale per il proprio sviluppo, soprattutto per approcciare i mercati stranieri, in particolare quelli lontani anche in termini di cultura. Le fiere sono uno strumento strategico di politica industriale del Paese. I numeri lo confermano: 60 miliardi di euro il giro d’affari generato dalle fiere che danno origine al 50 per cento dell’export delle nostre aziende. Anche in uno scenario globale sempre più fluido e digitalizzato, gli eventi fieristici sono un’occasione insostituibile perché in qualsiasi business la relazione personale è determinante; i servizi digitali rappresentano un supporto straordinario per ottimizzare la gestione degli incontri durante le fiere, per estendere oltre l’evento in sé il potenziale dell’incontro e per aiutare la diffusione della cultura dei singoli prodotti e comparti». Lungo quali direttrici si sta evolvendo la fiera italiana per stare al passo con le evoluzioni e le richieste del mondo imprenditoriale? Perché

è importante il modello di Think Global, Act Local? «Le fiere sono sempre meno spazi fisici in cui esporre e sempre più partner e consulenti per il business delle aziende, in grado di accompagnarle nella definizione di strategie tailor made. Fondamentale è l’engagement dei partecipanti: per rinnovare l’attenzione del pubblico è necessario puntare alla creazione di eventi sempre più personalizzati. Operazione che non può prescindere da un rivoluzionamento degli spazi, del look and feel delle location e dalla trasformazione dei format, con contenuti che offrano sempre nuove “esperienze”. Aumentano i Fuori Salone e la necessità di adottare modelli fieristici che prevedano sempre maggiore integrazione tra esposizioni ed eventi congressuali. Dovrebbe crescere l’organizzazione diretta delle manifestazioni da parte degli enti fieristici che così giocherebbero un ruolo di sem-

pre maggior protagonismo nella progettazione delle rassegne e non essere, come avviene in alcuni casi, soprattutto locatori di spazi. Think Global, Act Local è un modello che ben si adatta alle prospettive di sviluppo del sistema fieristico italiano, risultante e artefice di una serie di eccellenze. Puntando sui nostri valori possiamo distinguerci nel mondo. È proprio grazie alle fiere che molte nostre peculiarità hanno assunto l’identità di settore: 28 nostri eventi sono nei primi cinque posti per numero di espositori o visitatori tra le manifestazioni internazionali europee». Quanto è importante la sinergia operativa con l’Agenzia Ice per sostenere l’obiettivo dell’internazionalizzazione delle imprese? «AEFI è da sempre attiva nelle iniziative volte all’internazionalizzazione delle fiere e delle aziende che vi partecipano; l’ottica con cui operiamo è di essere presenti all’estero avendo come

TREND POSITIVO PER LE FIERE ITALIANE Nei quartieri espositivi italiani, per il 2017 sono programmate 955 manifestazioni, 200 delle quali a carattere internazionale. Complessivamente, le 955 fiere interessano 200mila espositori e movimentano 22 milioni di visitatori; 13 milioni di loro – di cui il 10 per cento provenienti dall’estero – sono attirati dalle manifestazioni internazionali. La 31esima rilevazione trimestrale sulle tendenze del settore fieristico condotta dall’Osservatorio congiunturale di AEFI per il periodo ottobre-dicembre 2016 ha registrato un quadro complessivo positivo, confermando l’andamento del trimestre precedente e un miglioramento rispetto al corrispondente periodo del 2015. L’indagine qualitativa, che ha coinvolto 26 poli fieristici italiani associati AEFI, mostra - attraverso i saldi positivi e negativi definiti in base alle risposte degli

associati che hanno partecipato all’analisi - un trend incoraggiante per tutti gli indicatori considerati: numero di manifestazioni, espositori e visitatori complessivi, superficie occupata e fatturato totale. In particolare, dall’analisi della provenienza degli espositori, emergono in ripresa gli italiani e gli europei, entrambi con un saldo del +27 per cento, rispetto alla crescita meno dinamica degli stranieri extra Ue che fanno registrare un saldo del +12 per cento. Le aree occupate dagli espositori stranieri registrano invece un saldo del +12 per cento. L’andamento del fatturato segna, nel trimestre in esame, un saldo del +35 per cento; un dato particolarmente positivo e in miglioramento sia rispetto al trimestre precedente (+27 per cento) sia se confrontato con l’ultimo trimestre dello scorso anno (+31 per cento).

fulcro la presenza alle fiere in Italia. L’accordo con l’Agenzia Ice, attivo dal 2014, rientra in questa direzione: nel primo biennio abbiamo organizzato 61 iniziative, in 31 Paesi, per presentare il sistema fieristico italiano a operatori selezionati e qualificati, focalizzandoci in particolare su mercati come Cina, Ucraina, Corea del Sud, Germania, Egitto. Numerosi sono stati anche gli incoming di delegazioni estere alle fiere in Italia e l’avvio di un’attività di rappresentanza finalizzati al reclutamento di espositori esteri ai saloni italiani. Undici nostri associati hanno, inoltre, usufruito dei vantaggi dell’accordo che ha generato incontri con operatori e attività mirate per penetrare i mercati strategici per i propri prodotti». Quali mercati e Paesi risultano al

momento i più dinamici per il sistema fieristico italiano? «Negli ultimi anni, abbiamo siglato diversi accordi con interlocutori in mercati strategici come Iran, Libano, Taiwan e India e più recentemente una partnership con AmCham Italy per favorire i rapporti commerciali delle imprese italiane negli Usa. Stiamo rafforzando i rapporti con Russia e Cina e nuove iniziative si stanno sviluppando sui mercati. Abbiamo anche una collaborazione con Iela, l’associazione mondiale della logistica nel mondo fieristico, con l’obiettivo di agevolare soprattutto le piccole fiere che, anche in considerazione delle sempre nuove e più stringenti misure di sicurezza, avranno un accesso privilegiato anche a manifestazioni che si svolgono in Paesi lontani». Quali sono gli elementi destinati a mantenere nel breve e lungo termine la competitività? «Fare sistema resta la parola chiave. I processi di aggregazione, come quelli che abbiamo visto di recente, rappresentano una delle modalità che aiuta a rafforzare il sistema fieristico, a essere internazionali e competitivi. L’aggregazione in termini societari non è l’unica forma di collaborazione che si sta sviluppando, cresce la collaborazione fra le fiere a tutti i livelli e la nostra associazione la incentiva sia sul mercato interno, con la Commissione fiere in rete, che a livello internazionale tramite la Commissione internazionalizzazione. Perchè il settore mantenga competitività sarebbe importante che le istituzioni lo sostenessero in maniera più decisiva, attraverso una serie di chiarimenti e interventi volti anche ad alleggerire il peso di alcuni tributi sui bilanci delle fiere. Mi riferisco, in particolare, all’Imu e a una corretta definizione in materia di politica fiscale sugli immobili fieristici, con un livello di tassazione sostenibile». • Francesca Druidi


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Primo Piano

Quel Forum sul lago di Como di Giacomo Govoni

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l punto sulla situazione dell’Eurozona, a più di un anno dalla Brexit; il futuro del lavoro, con un focus sui nuovi modelli organizzativi e sulle nuove competenze nella digital enterprise. Sono due tra i temi cardine al centro della 43esima edizione del Forum di Villa d'Este, al via dall’1 fino al 3 settembre. Organizzato come di consueto da The European House - Ambrosetti nella favolosa residenza rinascimentale di Cernobbio, anche quest’anno il Forum sulle sponde del lago di Como sarà l’occasione per fare intelligence sul quadro internazionale. Aggiornando la visione sulle prossime sfide e opportunità di business attraverso lo sguardo di capi di stato, top manager, premi Nobel, eminenti accademici e personalità influenti del panorama politico e finanziario. «L’anno scorso abbiamo battuto ogni record in termini di governi internazionali e commissari europei presenti – sottolinea Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti – e in questi mesi abbiamo lavorato sodo per poter allargare questo parterre istituzionale di prim’ordine al governo iraniano». AL THINK TANK DI CERNOBBIO INGRESSO RISERVATO AI NUMERI UNO Inserito da quattro anni consecutivi nella graduatoria dei “Best private think tanks” mondiali, dal 1975 il meeting di Villa d’Este è scritto in grassetto sul calendario dei simposi analitici di respiro internazionale,

DALL’1 AL 3 SETTEMBRE TORNA L’ESCLUSIVO SUMMIT FIRMATO THE EUROPEAN HOUSE-AMBROSETTI. NELL’ELEGANTE CORNICE DI VILLA D’ESTE CAPI DI GOVERNO, ECONOMISTI E ACCADEMICI ANALIZZERANNO I NUOVI ORIZZONTI DELLA BUSINESS COMMUNITY INTERNAZIONALE

nei quali con un approccio “à la page” si sviluppano le tematiche di maggior impatto per l’economia globale e la società nel suo complesso. In un contesto prestigioso e iperselezionato, vincolato da parametri d’accesso dichiaratamente elitari. «Il criterio - continua De Molli - è molto rigoroso: deve trattarsi di numeri uno nel loro settore. Se si tratta di imprenditori, hanno diritto a occupare uno dei 250 posti a sedere disponibili solo amministratori delegati o presidenti. Nel caso di politici, devono essere ministri in carica o anche ex, ma comunque leader globalmente riconosciuti come ad esempio è stato Shimon Peres, pre-

Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti

senza fissa al Forum per 25 anni consecutivi». Figura di levatura planetaria al pari, del resto, di altre decine di protagonisti passati negli anni da Cernobbio tra i quali Kofi Annan, Silvio Berlusconi, il principe Alberto II di Monaco, Joe Biden, José Manuel Durão Barroso, Recep Tayyip Erdogan, Bill Gates, Henry Kissinger, la regina Rania di Giordania, Abu Mazen, l’ex pontefice Joseph Ratzinger, Giorgio Napolitano e Matteo Renzi, giusto per citarne alcuni. «Gli altri due criteri di selezione – aggiunge De Molli - sono la presenza di donne leader per almeno il 15 per cento, percentuale molto alta per le riunioni di think tank di questo tipo, e la presenza di almeno il 30-40 per cento di ospiti internazionali». A questa platea di grandi relatori, vanno poi sommati centinaia di giornalisti che ogni anno giungono da tutto il mondo per documentare l’evento e che per l’edizione 2017 dovrebbero sorpassare quota 400. AL CENTRO LE STRATEGIE COMPETITIVE DI DOMANI E TANTA ITALIA Un club esclusivo e riservato dunque, tanto quanto i contenuti che verranno sviscerati nella prossima edizione intitolata “Lo scenario di

oggi e di domani per le strategie competitive” e suddivisa in tre macro sezioni. La prima, nella giornata di apertura del Forum, dedicata ai grandi temi globali con un taglio economico, geopolitico e scientifico/tecnologico. La seconda sarà incentrata sull’Europa e arricchita da una nutrita presenza di autorità continentali, con cui si dibatteranno i temi più attuali legati all’Ue. La terza e ultima punterà la lente sull’Italia, grazie alla presenza di rappresentanti del Governo, autorità e figure di rilievo del mondo imprenditoriale e finanziario. Quella stessa Italia che gli organismi internazionali come la Banca Mondiale o il World Economic Forum relegano in posizione subalterna nelle loro graduatorie annuali che misurano la capacità di attirare investimenti dall’estero e che invece un recente studio firmato da The European House – Ambrosetti sostanzialmente riabilita. Riconoscendole un più che dignitoso 14esimo posto a livello mondiale contro i piazzamenti più modesti che le riservano le altre ricerche, tutti al di sotto del 30esimo posto. «Nelle classifiche internazionali o europee – spiega ancora l’ad di The European House Ambrosetti - risultiamo spesso in fondo alla lista per livello di competitività e facilità di fare business, ma non è così: in queste indagini vengono compiute delle distorsioni basate su ricerche qualitative e non su fatti, alcune introducono elementi oggettivi di valutazione, altre sono deboli o autoreferenziali». Laddove invece l’outlook Ambrosetti insiste sui punti di forza del sistema economico nazionale, fondato su alcuni dati incontrovertibili: terza piazza mondiale per numero di pubblicazioni scientifiche; quarta in Europa per valore della produzione nei settori high-tech; settimo per export di manifattura. Per non parlare del nostro Pil, di gran lunga migliore di quello di Paesi come Malesia, Repubblica Ceca o Thailandia, che spesso ci sopravanzano nelle graduatorie stilate da importanti istituti e associazioni, ma non in quella targata TEH-Ambrosetti. •


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Speciale Giustizia

Lottare contro le ingiustizie, il miglior modo di essere avvocati INTERVENIRE PER RISOLVERE UNO DEI GRANDI MALI ITALIANI, LA LUNGHEZZA DEI PROCESSI, SENZA COMPROMETTERE I DIRITTI FONDAMENTALI DI ACCESSO ALLA GIUSTIZIA E DI GARANZIA DI UN GIUSTO PROCEDIMENTO. LE PRIORITÀ DELL’AVVOCATURA E I NODI DEL SISTEMA GIUSTIZIA SECONDO L’AVVOCATO CARMELO MOSCHELLA

corso alle ADR non ha avuto il vantaggio auspicato di permettere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti insorti, ma si è rilevato - tranne casi sporadici - un ulteriore balzello da aggiungere per chi chiede giustizia. Sulla giustizia penale i problemi sono pressoché identici e, in particolare, evidenzio l’eccessivo carico dei procedimenti con udienze al collasso in cui si tenta di svolgere in una sola giornata il maggior numero di processi possibile, creando disagi ai cittadini e agli operatori del diritto». Quali le criticità per un avvocato? «Molte volte da una udienza penale

di Maria Elena Golfarelli

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on sono tempi facili per gli avvocati, soffocati dalla crisi economica che si è protratta per anni e protagonisti di una giurisdizione in costante mutamento. Un mutamento che non fa quasi mai rima con miglioramento. Ma c’è chi non si scoraggia di fronte agli ostacoli e continua a lottare per il buon funzionamento della giustizia, l’onorabilità di una professione spesso infamata e vituperata e – aspetto da molti dimenticato - la tutela dei cittadini italiani, che vanno difesi a qualsiasi costo. Punta di eccellenza dell’avvocatura messinese, Carmelo Moschella è certamente fra questi alfieri della buona giustizia. Ha fatto della garanzia dei diritti la sua bandiera, ha levato e tuttora leva forte la sua voce contro le storture dell’amministrazione giudiziaria del suo territorio e dell’Italia intera. Basti pensare alla chiusura del tribunale di Taormina, avvenuta nel 2013. Carmelo Moschella, che esercita dal 1997 spaziando dal diritto civile a quello penale nel suo studio a Giardini Naxos, non si è rassegnato di fronte al colpo inflitto dallo Stato centrale all’unico presidio di giustizia della pro-

vincia. Il Tribunale di Trappitello serviva un bacino di notevole portata che andava dal comprensorio jonico a quello dell’Alcantara. Una perdita enorme per il territorio a cui il legale si è opposto con fermezza e coraggio, consapevole delle conseguenze negative per la popolazione e gli operatori del diritto. «Proteste e indignazione sono scaturite per la soppressione della sezione del Tribunale di Taormina, cancellata dalla Ministra Cancellieri senza Grazia né Giustizia – racconta Moschella -. Bandiere a lutto della Sicilia e l’incatenarsi del sottoscritto ai cancelli non ha sortito alcun effetto. Resta il rammarico di non essere stati forse abbastanza incisivi, perché alcune sezioni distaccate in Italia si sono salvate». Oggi come al-

lora, Carmelo Moschella non si nasconde dietro a un dito e mostra tutta la sua preoccupazione per lo stato del funzionamento attuale della giustizia a livello territoriale e nazionale, commentando dal suo osservatorio privilegiato di esperienza e competenza - cassazionista dal 2009, iscritto alla Camera Penale Erasmo da Rotterdam di Messina – le riforme recentemente varate e gli strumenti oggi a disposizione degli avvocati, strumenti non sempre così efficaci. Qual è la situazione dell’amministrazione giudiziaria nel territorio di Messina? «La situazione dell’amministrazione giudiziaria nel Messinese non è certo rosea. La lentezza dei procedimenti civili è il problema più rilevante. Per esperienza personale, posso dire che sono ancora pendenti giudizi civili dell’anno 2006. Le Alternative Dispute Resolution, le cosiddette ADR, quali ad esempio la mediazione, non hanno portato a mio modesto parere ad alcuna deflazione significativa del carico giudizio, ma solo ulteriori costi a carico del cittadino che è costretto ad adire l’autorità giudiziaria e deve sopportare i costi di tale mediazione obbligatoria in varie materie; costi più alti dei contributi unificati obbligatori per incoare un giudizio. Il ri-

L’avvocato Carmelo Moschella

si esce nel tardo pomeriggio o in serata. Non è a quel punto facile trovare il tempo di ricevere i clienti, aggiornarsi e studiare. Non di rado si lascia lo studio in nottata e per recuperare si è costretti a sacrificare spesso e volentieri le domeniche e i festivi. Pertanto, a Messina come altrove, bisognerebbe poter assicurare la durata ragionevole del processo e il sistema penale dovrebbe poter rispondere al suo obiettivo primario, che è quello di dare un’immagine di sé sicura e affidabile, tale da confortare la collettività e i singoli cittadini. Sempre nel penale, con le recenti novità legislative in materia di depenalizzazioni e non punibilità per tenuità del fatto si è cercato di invertire la tendenza di far confluire nell’area penale fatti di rilievo marginale e allarme minimo sociale ma di notevole impatto sulle strutture giudiziarie; un aspetto sul quale ritengo ci sia però ancora tanto da lavorare. Il pesante arretrato sia nel civile che nel penale rappresenta pertanto il vero problema della giustizia nel distretto, aggravato anche dai vuoti di organico del personale di cancelleria, a cui aggiungerei, inoltre, la carenza di locali. Mancano aule, stanze per i magistrati, personale e archivi».


Industria • Luglio 2017

Come si profila il futuro per l’avvocatura, considerando il suo ruolo nel sistema alternativo di risoluzione delle controversie e nell’attuazione del processo telematico? «Ribadisco, sono stato sempre molto scettico a proposito del ricorso ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie. Sono stato un fermo oppositore all’introduzione della mediazione obbligatoria, ravvisandone l’aspetto speculativo degli organismi a tal fine preposti. Una sentenza della corte Costituzionale ha pure ravvisato profili di illegittimità costituzionale e, in particolare, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui aveva previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Nella redazione successiva il legislatore, che ha rimodellato alcune parti della normativa, ha finalmente previsto la presenza obbligatoria dell’avvocato nell’iter della mediazione. Il professionista a cui le parti si rivolgono per l’assistenza avrebbe il dovere di illustrare tutte le strade che possono essere intraprese per arrivare a una soluzione e non limitarsi alla sola prospettiva del contenzioso giudiziario e di vittoria sull’avversario e il mediatore dovrebbe essere un professionista che aiuta i soggetti coinvolti a vedere la situazione in un’ottica diversa, per un accordo che eviti il contenzioso. Ma in pratica è cosi?». Per quanto riguarda la negoziazione assistita? «La ritengo più utile e meno dispendiosa per il cliente, non essendo soggetta a tasse e pagamenti a organismi vari. La convenzione di negoziazione rappresenta in sintesi l’impegno che per un certo periodo di tempo le parti a mezzo dei loro avvocati si assumono per cooperare e trovare una soluzione amichevole alla lite. Impegno e cooperazione che potrebbero essere raggiunti anche senza una normativa ad hoc, come quella della negoziazione assistita. Anche questa normativa suscita

dubbi e perplessità in quanto, nella maggior parte dei casi, non fa altro che tradursi in un allungamento dei tempi e in costi ulteriori per il cliente. A mio parere, tutti i tentativi per risolvere i gravi problemi di inefficienza della giustizia civile italiana si stanno rivelando, quantomeno, inefficaci: invece di risolvere il problema principale - l’eccessiva lunghezza delle cause - si agisce cercando di rendere più difficoltoso l’accesso alla giustizia con tasse sempre più alte e ulteriori adempimenti burocratici». Lo scenario migliora rispetto al processo civile telematico? «Nelle intenzioni del legislatore doveva rappresentare un passo in avanti per l’accelerazione dei processi civili, ma anche in questo caso non posso che sollevare dubbi e perplessità. Il deposito telematico degli atti avrebbe dovuto evitare agli avvocati lo spreco di tutto il tempo necessario al loro deposito “fisico”. Avrebbe dovuto, perché purtroppo alcuni uffici giudiziari hanno cominciato a obbligare gli stessi avvocati a depositare anche una copia cartacea degli atti stessi (la cosiddetta copia di cortesia), vanificando così i benefici del sistema. Anche qui è entrata in gioco la speculazione, costringendo i legali, in particolare quelli meno esperti con le moderne tecnologie, a frequentare corsi per prendere dimestichezza con le nuove tecniche di deposito e ad acquistare costosi software con licenze d’uso annuali per la trasmissione degli atti, pur esistendo vari software gratuiti ma molto lenti e poco intuitivi - lo dico per esperienza personale, sono alquanto farraginosi - oltre che a dotarsi di kit di firma digitale, anche qui per la felicità delle varie aziende del settore con costi iniziali e annuali a vita. È ora che il legislatore inizi a pensare esclusivamente in un’ottica di miglioramento e semplificazione della giustizia civile, vista come un vero servizio per il cittadino».

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Come affrontare le sfide che scaturiscono dall’esercizio della professione in un contesto complesso e in trasformazione come quello attuale? «La sfida principale dell’avvocato è quella di doversi inserire e-o di convivere in un periodo di crisi, una crisi che sembra non avere fine. Ho letto tempo fa i dati rilevati dal Censis che purtroppo lasciano emergere una figura triste e malinconica di avvocati quasi rassegnati a un lento, ma inesorabile, tramonto con redditi in calo o al massimo in fase di stasi. Bisogna superare lo studio unipersonale. Ormai le cose sono cambiate e anche l’avvocato ha una azienda da gestire; bisogna far tesoro di due elementi: collaborazione e condivisione. Inoltre, la maggior parte dei clienti degli studi legali è di tipo “locale” - il 70% circa - visto il modo di lavorare e le caratteristiche del mercato legale, ancorato alla conoscenza personale con il professionista. Bisogna superare e andare oltre il mercato locale e gli strumenti oggi ci sono: il web è una grande risorsa». Prima la riforma del processo civile, poi quella del processo penale, che hanno entrambe raccolto molte critiche sia da parte dell’avvocatura che della magistratura. Qual è la sua valutazione su questi provvedimenti? «Da anni si assiste ormai a continue modifiche del codice di procedura civile, o per meglio dire piccoli ritocchi che migliorano qualcosa, ma senza affrontare in maniera organica i nodi irrisolti della giustizia civile. Tali ritocchi non fanno altro che creare confusione tra i professionisti con il solo fine di continuare a far arricchire le varie aziende del settore con nuovi testi relativi alle modifiche legislative. Riguardo al penale, la recente riforma Orlando è poco definirla aberrante. Con la riforma si è verificato l’effetto alquanto discuti-

bile di allungamento significativo dei tempi di prescrizione e aumento dei massimi edittali. Molto criticabile anche la modifica delle impugnazioni e anche sul resto ci sarebbe molto da obiettare. Purtroppo, le astensioni dalle udienze in segno di contrarietà alla riforma non hanno sortito effetto, la protesta a mio parere non è stata abbastanza incisiva. Tale riforma mortifica la dignità dell’imputato e calpesta i principi fondamentali del diritto, non risolvendo in alcun modo i problemi della giustizia penale. Ho letto di critiche anche da parte dell’Associazione magistrati, secondo la quale molte delle norme approvate non contribuiranno in alcun modo all’accelerazione dei processi, ma rallenteranno ancora di più il lavoro delle Procure con gravissime conseguenze. Non posso ahimè che concordare e concludo con un detto che mi sembra appropriato: “mala tempora currunt”». Qual è il caso che, fino a oggi, ha maggiormente condizionato o segnato la sua carriera professionale? «Un processo penale a seguito di un mandato di arresto europeo per la consegna di un cittadino italiano allo stato estero. Il mio assistito venne arrestato di sabato e tradotto in carcere. Non mi fu possibile avere un colloquio con lui stante l’arresto avvenuto di sabato nonostante le mie richieste alla casa circondariale. Il lunedì successivo all’udienza di convalida in Corte d’Appello, rappresentai al presidente l’impossibilità di aver colloquiato con il mio assistito. Il presidente mi concesse due minuti dinnanzi a lui e con le guardie carcerarie che circondavamo me e il mio assistito. Dalla rabbia scaturì il meglio di me: presi il caso a cuore e tutto andò per il meglio. Riuscii, lavorando di concerto con un avvocato tedesco, a far revocare dallo stato estero il mandato di arresto. Questo caso mi segnò parecchio». •


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Speciale Giustizia

Le sfide dell’avvocatura GLI AVVOCATI CATANESI SONO PRONTI A OSPITARE NEL 2018 IL CONGRESSO NAZIONALE FORENSE COME RILANCIO DI UN DIALOGO COSTRUTTIVO E DI RIFLESSIONE SULLE DIFFICOLTÀ DEL PRESENTE E PROSPETTIVE PER IL FUTURO. L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE MAURIZIO MAGNANO DI SAN LIO

di Giacomo Govoni

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el 2018 Catania accoglierà il 34esimo Congresso nazionale forense. «Ritengo sia un grande onore ospitare il Congresso dopo oltre 40 anni - ha dichiarato Maurizio Magnano di San Lio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Catania -. Ritengo di poter dire che la scelta effettuata all’unanimità dall’assemblea degli avvocati dell’ultimo Congresso tenutosi a Rimini sia il frutto dell’attività di un gruppo di lavoro che non comprende soltanto i componenti del Consiglio dell’Ordine, ma anche rappresentanti delle associazioni forensi locali e di avvocati che, comunque, si impegnano nella politica forense e che ha portato a questo grande riconoscimento». Cosa rappresenta questo appuntamento per l’immagine della città e dell’avvocatura del territorio? «Ho già ovviamente portato a conoscenza delle istituzioni locali l’evento nazionale che ospiterà la nostra città nel 2018, ricevendone grande sensibilità e disponibilità e sono certo che, con la collaborazione di tutti, riusciremo a offrire di Catania la giusta immagine. È un grande riconoscimento, in quanto il Congresso del 2018 sarà il primo dopo la riforma epocale che ha visto la nascita a Rimini dell‘Organismo congressuale forense. Sono certo che, sulla base dei primi incontri organizzativi che ho avuto, si affronteranno a Catania tutte le problematiche che riguardano la professione forense con lo spirito non di trovare soluzione a tutto, ma attuare un confronto costruttivo e prepositivo. In tal senso, l’avvocatura ha bisogno di recuperare i rapporti con le istituzioni politiche, spesso in contrasto con il mondo dell’avvocatura, ma ha altresì bisogno di recuperare il rapporto con i mass media e, quindi, il XXXIV Congresso nazionale forense di Catania potrà essere, come detto, costruttivo e propositivo, solo se si interrogherà sul perché di questa criticità». Qual è la situazione dell’amministrazione giudiziaria a Catania, considerando anche la creazione del secondo polo giudiziario? «C’è da dire che la riforma del settem-

bre 2013, che ha portato alla chiusura delle sezioni distaccate, ha creato non poche difficoltà all’amministrazione della giustizia, nonostante l’impegno profuso da magistrati, avvocati e personale amministrativo. Purtroppo si è giunti alla chiusura delle 9 sezioni distaccate pur sapendo che la realtà del Palazzo di Giustizia di Catania era già critica, essendo insufficiente la soluzione logistica. I rappresentanti di tutti gli uffici giudiziari interessati si sono trovati concordi nell’individuare, tra le possibili soluzioni, il polo di Viale Africa, laddove, con una separazione di carattere verticale, verrà ospitato verosimilmente tutto il settore civile. Le problematiche, però, non sono poche in quanto i tempi di realizzazione non sono certamente brevi e vi è attesa per una soluzione transitoria e temporale. In tale contesto, l’Avvocatura chiede soltanto di svolgere l‘attività nel rispetto del decoro della professione». Come sostenere e potenziare la centralità della professione forense in uno scenario in trasformazione? «Non v’è dubbio che la professione forense sia un elemento determinante della giurisdizione e la tutela costituzionale della professione forense ne è di chiaro sostegno. Non v’è dubbio che l’avvocatura abbia preso coscienza del

Maurizio Magnano di San Lio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Catania

ruolo di tutela del cittadino già con la nuova disciplina dell’Ordinamento della professione forense (Legge 21 dicembre 2012, n. 247) che ha attribuito agli avvocati un ruolo sociale più rilevante e li ha portati a uscire dai palazzi di giustizia e dall’autoreferenzialità per andare incontro alle esigenze della collettività». Quali sono gli obiettivi prioritari dell’avvocatura nazionale e catanese? «Gli obiettivi prioritari dell’avvocatura catanese non possono che essere assolutamente sovrapponibili a quelli dell’avvocatura nazionale, in quanto si mira al recupero di quella funzione dell‘avvocatura forense bistrattata ne-

gli ultimi anni. Bisogna farne comprendere la presenza indispensabile nella giurisdizione, non certamente come contraddittore del giudice, ma come rappresentante di un indispensabile momento di dialogo tra giudici e avvocati». L’offerta di avvocati è ormai superiore alla domanda. Secondo lei è necessaria una riforma dell’esame e, in generale, un cambiamento nell’accesso alla professione forense? Qual è lo scenario a Catania? «Non v’è dubbio che gli avvocati d’Italia siano tanti, 250mila, e a Catania, quali iscritti all’Ordine ben 5.558, oltre i praticanti avvocati. È evidente come, in un contesto socio-economico come quello della nostra città, l’offerta sia assolutamente sproporzionata alla domanda. Il cambiamento dell’accesso alla professione e della riforma dell’esame di abilitazione all’esercizio professionale forense, non deve, però, essere individuato come momento di chiusura ai giovani, come sistema di numero chiuso. Sono due aspetti dello stesso problema, ma la riforma dell’esame e il cambiamento dell’accesso alla professione non devono essere individuati come rimedi all‘alto numero di avvocati. Non è possibile giungere alla conclusione che si chiuda la strada ai nostri giovani, che hanno riposto il loro futuro nella professione legale, mettendo ostacoli nel percorso già intrapreso. Dove si deve intervenire è a monte, in quella che è una delle caratteristiche della scelta della facoltà di giurisprudenza prima e nel registro dei praticanti dopo, ossia una scelta di carattere residuale, effettuati i giusti interventi normativi, si potrà, allora, puntare a un’avvocatura di qualità senza frustrare le aspettative dei giovani». •


Industria • Luglio 2017

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Una carriera di successi HA DIFESO E SALVATO ANDREOTTI NEL PROCESSO PECORELLI, HA OTTENUTO L’ASSOLUZIONE PER BERLUSCONI NEL CASO RUBY. SONO I DUE FIORI ALL’OCCHIELLO DELLA CARRIERA DI FRANCO COPPI, OGGI IN POLE PER LA CORTE COSTITUZIONALE

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omo schivo, sordo alle sirene mondane e con una passione per la pittura sopita in gioventù, Franco Coppi è la Ferrari dei penalisti italiani. Lo stesso bolide che marchia la sua penna rossa, immancabile amuleto che da anni non abbandona mai la sua tasca. Un vezzo scaramantico che evidentemente ha funzionato a meraviglia, visto che nel suo cammino professionale l’avvocato nato a Tripoli 78 anni fa ha inanellato una serie di vittorie giudiziarie talmente lunga da rendere persino riduttiva l’inflazionata definizione di “principe del foro”. Perché in decenni di attività all’interno delle aule dei tribunali, in particolare in Cassazione, Coppi ha dimostrato di essere un re. O un fuoriclasse, come quel Coppi che di nome faceva Fausto a cui spesso viene associato il suo cognome. Per gioco, ma neppure troppo. GRANDI SFIDE GIUDIZIARIE, DA COSSIGA A SABRINA MISSERI In ambiti diversi, infatti, la loro carriera ha seguito traiettorie parallele. Cadenzate da straordinari trionfi e da agguerriti antagonisti da sconfiggere. Il mitico Bartali per l’asso del ciclismo, una “certa magistratura” per il cassazionista allievo di

Giuliano Vassalli, con la quale ha duellato in una miriade di processi uscendone il più delle volte con le braccia alzate. Tra i più importanti che lo hanno visto protagonista nella prima metà del suo percorso forense si ricordano lo scandalo Lockheed, dove difese e salvò l’ex ministro della Difesa Luigi Gui, l’assistenza dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nell’ambito del caso Gladio e, soprattutto, il processo Pecorelli, uno dei casi più eclatanti degli anni Novanta che tirava in ballo presunti rapporti tra Stato e mafia, nel quale si schierò dalla parte di Giulio Andreotti, assolvendolo dall’accusa di coinvolgimento nell’omicidio del giornalista. Sfide giudiziarie di estrema delicatezza nelle quali Coppi ha sempre messo in mostra una freddezza glaciale («non ho mai perso il sonno per un processo», ammette) e la sua abilità nell’analisi dei fatti, smontando di volta in volta i teoremi accusatori a carico dei suoi assistiti e portando a casa assoluzioni per certi versi clamorose. Come quella che scagionò completamente l’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro dai fatti della scuola Diaz occorsi durante il G8 di Genova nel 2001; o quella ottenuta per il generale Vito Miceli per il tentato golpe Borghese. O ancora i casi

L’avvocato penalista Franco Coppi

“impossibili” come quelli Rignano Flaminio, dove Coppi assunse la difesa di imputati accusati di pedofilia, la tutela legale di Renato Brusco per i fatti di Via Poma e di Sabrina Misseri nell’omicidio dal fortissimo impatto mediatico della giovane Sarah Scazzi. Senza dimenticare la difesa offerta a volti popolari di varia estrazione come Piero Angela, Vittorio Emanuele di Savoia e Francesco Totti. IL LEGALE CHE HA DIFESO IL CAVALIERE E SBUGIARDATO RUBY E poi c’è l’avventura di Coppi a fianco di Silvio Berlusconi. Al quale in anni precedenti aveva già reso un importante servizio, sollevando la segretaria Marinella Brambilla dall’accusa di falsa testimonianza nel processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, per poi difenderlo personalmente in due procedimenti penali diventati storici: il caso Mediaset, entrando in corsa prima della sentenza di ultimo grado formulata nell’estate del 2013. E naturalmente il celeberrimo caso Ruby, la ragazza marocchina costata al Cavaliere l’imputazione di reati di prostituzione minorile e concussione. Un impianto accusato-

di Giacomo Govoni

rio che Coppi ha meticolosamente sgretolato, denunciando le lacune probatorie di chi scambiava il peccato per prova e la debolezza per motivo di condanna. Su queste fondamenta di abusi e violazioni ha costruito la difesa, puntando sulle bugie della giovane ragazza che dichiarava più anni di quanti ne avesse e si spacciava come nipote di Mubarak. Un lavoro certosino valso l’assoluzione al leader di Forza Italia e il successo forse più significativo della carriera al suo avvocato difensore «Se dovessi fare una lezione all’università – dichiarò successivamente Coppi - porterei come esempio questo processo. Si sono perseguite questioni morali e di costume, non reati». Lezioni che il noto penalista potrebbe ancora tenere, dalla sua cattedra di diritto penale presso l’Università La Sapienza di Roma. Occupata da professore ordinario dal 1990 al 2011, anno in cui è stato nominato professore emerito. A coronamento di un percorso accademico iniziato nel 1975 e che prima di approdare nell’ateneo capitolino si era aperto con gli insegnamenti all’Università di Teramo e Perugia. Una figura poliedrica e di una tale levatura, dunque, da risultare una delle personalità più accreditate per entrare in Corte Costituzionale, rilevando il posto lasciando vacante negli ultimi mesi dal giudice dimissionario Giuseppe Frigo. Un profilo che secondo le indiscrezioni godrebbe di un consenso e di una stima traversale, essendo gradito ai due leader politici più influenti a tutt’oggi in pista, ovvero Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. •


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Speciale Giustizia

Catania, cambiamento al via UNA ‘FILOSOFIA’ OPERATIVA INCENTRATA SULLA VERIFICA DEI RISULTATI E UN DIALOGO COSTANTE. SONO LE DIRETTRICI MESSE IN ATTO DAL PRESIDENTE DELLA CORTE D’APPELLO GIUSEPPE MELIADÒ, IN UNA REALTÀ COMPLESSA COME QUELLA DI CATANIA

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più di un anno dal suo insediamento, il presidente della Corte d’Appello di Catania Giuseppe Meliadò tira un bilancio dei risultati ottenuti nell’ottica di migliorare la macchina della giustizia. «I primi risultati conseguiti appaiono incoraggianti, sia in riferimento alla riduzione dei tempi dei processi, che all’innesto, attraverso la creazione dell’Ufficio innovazione, di una visione unitaria e distrettuale dei processi di cambiamento, articolati in concreti “cantieri di innovazione”». L’amministrazione della giustizia civile presenta ancora evidenti criticità, mostrando però segnali incoraggianti. Dove intervenire per garantire proce-

dimenti più equi e rapidi? «Durata dei processi ed effettività della giurisdizione continuano a essere le maggiori sfide. La riduzione dei tempi dei processi è ascrivibile anche all’adozione di opportune riforme (quella che ha consentito alle Corti di Appello l’apporto dei giudici ausiliari) e strategie che hanno progressivamente modificato, nei giudici e negli avvocati, prassi e abitudini deresponsabilizzanti e hanno reso evidente la necessità di lavorare per progetti e secondo obiettivi. Nel distretto di Catania, la pendenza degli affari civili presso la Corte di Appello ha registrato nel 2016 una diminuzione complessiva del 7,68 per cento e le pendenze ultrabiennali sono state ridotte del 44 per cento, a fronte di una pre-

PROGETTO MIGRANTES La gestione dell’immigrazione è una delle principali problematiche che deve affrontare il distretto. «Il problema è eminentemente sociale e politico, ma diviene giuridico allorché si tratti della tutela delle persone», commenta il presidente Giuseppe Meliadò. «I magistrati catanesi, pur gravati di un impegno giurisdizionale privo di riscontro in ogni altra realtà giudiziaria, hanno cercato di dare a questi temi una risposta non solo in termini di quantità (5855 procedimenti iscritti in meno di un anno)». Presso il Tribunale è stato attivato il progetto Migrantes, primo in Italia; si sono sperimentate in appello prassi virtuose volte

a monitorare e ad aggiornare in tempo reale le criticità presenti nei paesi di provenienza dei migranti; specifici gruppi di lavoro per i minori non accompagnati sono stati costituiti dal presidente del Tribunale per i minorenni. In particolare “Migrantes” costituisce uno dei dodici cantieri di innovazione operanti presso il distretto. Il progetto estende il processo telematico alle comunicazioni fra le Commissioni territoriali e gli uffici giudiziari competenti in materia di protezione internazionale, in virtù di uno specifico protocollo d’intesa stipulato fra gli uffici giudiziari catanesi, il ministero dell’Interno e la Prefettura di Catania.

Giuseppe Meliadò, il presidente della Corte d’Appello di Catania

visione iniziale del 22 per cento. Nel 2009 per la definizione di una causa civile in grado di appello erano necessari quasi sei anni, oggi di regola circa tre. Ciò vuol dire che, in prospettiva, dove non si verifichino vuoti di organico e la produttività dei magistrati registri un ulteriore incremento, diviene realistico l’obiettivo dell’azzeramento delle pendenze ultrabiennali entro alcuni anni». Quali restano i punti maggiormente critici nel settore penale? «Il principale è l’eccessiva sproporzione tra il numero dei procedimenti da esitare e le risorse umane e materiali destinate a tale scopo. Presso le sezioni penali della Corte di Appello di Catania sono stati iscritti nel 2016 quasi 6 mila procedimenti, a fronte di poco più di 4 mila iscritti nell’anno precedente, con un incremento del 46,7 per cento, che non è stato possibile compensare con l’aumento dei procedimenti definiti (oltre 4 mila) grazie all’abnegazione dei consiglieri addetti alle sezioni penali. L’aumento degli appelli è un dato costante e generalizzato che può essere contrastato adeguatamente solo attraverso l’auspicata riforma della disciplina della prescrizione che, nella sua attuale regolamentazione, incentiva l’abuso del sistema delle impugnazioni e costituisce un unicum nel panorama europeo. Non molto significativo si è rivelato, invece, l’apporto che sulla deflazione del carico processuale hanno avuto le recenti riforme, pur attese e valide, relative alla sospensione del processo per messa alla prova e alla non punibilità per particolare tenuità del fatto; laddove sicuramente efficaci in prospettiva sono le nuove norme sulla depenalizzazione di non

di Francesca Druidi poche fattispecie di reato e quelle relative alla sospensione del procedimento nei confronti degli imputati irreperibili». Come si è mossa la Corte di Appello? «In attesa delle auspicate riforme legislative e di un necessario aumento di organico, la Corte di Appello ha deciso di adottare, per la prima volta, anche per il settore penale un programma di gestione analogo a quello vigente per il civile: si è così munito di uno strumento che meglio consente di analizzare e razionalizzare la gestione dell’arretrato e gli obiettivi di produttività sostenibili, alla luce dei criteri di priorità legali e convenzionali fissati dall’ufficio». Qual è lo stato della lotta alla mafia, al suo radicamento nel tessuto sociale e produttivo del territorio e alla sua collusione con altri fenomeni illegali, quali estorsioni e usura? «Sebbene i dati da un lato registrino un non indifferente calo, in termini percentuali, dei reati cosiddetti predatori (furti, scippi, rapine), dall’altro confermano, tuttavia, in termini di cifre assolute una radicata presenza nel nostro territorio di fatti criminali ricollegabili all’attività della delinquenza comune e organizzata, così come l’emergere imponente di nuove problematiche criminali, connesse in particolare ai fenomeni migratori. Sempre rilevante è il numero dei procedimenti riguardanti la criminalità organizzata, sebbene i fatti di sangue in tale ambito siano di gran lunga inferiori rispetto al passato. Nonostante il numero dei processi per estorsione sia costante, si registra, invece, un numero ridotto di denunce presentate dalle vittime; non di rado queste ultime, a fronte di un quadro probatorio plurimo e univoco circa la sussistenza della fattispecie estorsiva, negano ripetutamente l’esistenza del reato. Tale situazione va monitorata e impone una riflessione non solo all’interno delle istituzioni giudiziarie. In questo contesto, gli uffici requirenti del distretto, a partire dalla Dda di Catania, hanno svolto un’intensa attività di accertamento dei gravi fenomeni criminali in questa area territoriale, conseguendo risultati di rilevo nazionale, frutto di una capacità di costante innovazione e di collaborazione con le forze dell’ordine. È indubbio che la criminalità organizzata catanese viva oggi un momento difficile e tuttavia sarebbe sbagliato abbassare la guardia e non puntare anzi più in alto, monitorando costantemente i collegamenti e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico, sociale e politico». •


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Nuovi profili di tutela di Francesca Druidi LE NUOVE TECNOLOGIE E I NUOVI STRUMENTI DI USO QUOTIDIANO E PERVASIVO DETERMINANO L’EVOLUZIONE DEI DIRITTI E DELLE TUTELE. LA PROTEZIONE DELLA SFERA PERSONALE FISICA E DI QUELLA IMMATERIALE È OGGI PIÙ CHE MAI UNA SFIDA IMPEGNATIVA. L’ANALISI DI AUGUSTA IANNINI

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o sviluppo delle nuove tecnologie ha permesso la nascita del fenomeno dell’Internet of things, dei big data, della profanazione e dell’elaborazione dei dati in una società interconnessa, dove l’economia digitale è una delle più floride del mondo. Tutto ciò ha messo in discussione paradigmi organizzativi, ma ha soprattutto mostrato la nostra vulnerabilità. Nuovi profili di tutela sono indispensabili, come spiega Augusta Iannini, vice presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Quali rischi si profilano oggi per la sicurezza e la privacy dell’individuo? «Esiste un rischio obiettivo perché l’inevitabile conseguenza dell’utilizzo di queste tecnologie è una sorveglianza “digitale” ad ampio raggio, attuata dai soggetti più diversi, col-

locati in Paesi con norme di tutela differenti da quelle europee e sottratti alle giurisdizioni nazionali. Big data e Iot esaltano i sistemi di profilazione delle abitudini di vita, delle scelte culturali e politiche e non solo di quelle commerciali. È più pericoloso per la mia libertà che qualcuno estragga l’informazione che sono vegetariano dal tipo di spesa che faccio al supermercato o che individui le mie preferenze politiche in base magari alle rilevazioni dell’utilizzo del telecomando o i miei interessi in base all’ora in cui ho impostato l’accensione del registratore su un determinato programma televisivo? Se affidiamo a un sistema automatizzato o a un algoritmo la definizione del nostro profilo di risparmiatore o di investitore, se scegliamo un dipendente analizzando i suoi interventi sui social o le fotografie che vi posta, siamo sicuri di essere più liberi?

L’INTERNET DELLE COSE

Il nuovo regolamento europeo impone, con i principi che propone, delle opportunità e un’evoluzione dei diritti più raffinata

Augusta Iannini, vice presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali

Quanto delle nostre decisioni è influenzato dal data mining o - peggio - dalle fake news? Fenomeno sul quale registro, peraltro, un’inquietante sottovalutazione». Nel nuovo Regolamento europeo, quali sono gli aspetti più importanti sul fronte della tutela della riservatezza dei cittadini rispetto al rapporto con le nuove tecnologie? «Nel Regolamento sono enunciati nuovi principi cui si devono uniformare le imprese e vengono rafforzati diritti già riconosciuti dalle Corti di giustizia e dalla giurisprudenza delle Autorità garanti. Tra i principi più rilevanti, vanno ricordati quello della trasparenza, che si traduce nel diritto all’accessibilità delle informazioni offerte con un linguaggio comprensibile e il principio dell’accountability, cioè della responsabilizzazione interna alle aziende, presupposto indispensabile dell’applicazione corretta delle regole della privacy by design e della privacy by default. Restano immutati i principi generali in tema di tutela della riservatezza (anonimizzazione, minimizzazione, limitazione dell’utilizzo dei dati personali)». Sul fronte dei nuovi diritti? «Emergono quello alla portabilità dei propri dati personali, in formati inter-operabili trasferibili da un ambiente informatico a un altro, da un titolare del trattamento all’interessato o da un titolare all’altro, e il diritto all’oblio, sinteticamente defini-

bile come il diritto alla cancellazione o all’aggiornamento dei propri dati quando si è raggiunta la finalità per cui sono stati divulgati, in un equilibrio faticoso e talvolta contrastante con il diritto di cronaca. Cito per ultimo, ma è il più significativo, benché di complessa realizzazione, il principio dell’applicazione della giurisdizione europea a chiunque e in qualunque parte del mondo tratti dati di cittadini europei, una sorta di giurisdizione potenzialmente universale». Si delinea sempre più il concetto di privacy 3d che combina insieme la protezione della sfera personale fisica e di quella immateriale. Quali le sfide, anche in ottica futura, per presidiare in modo efficace questo nuovo scenario e garantire il rispetto del diritto alla privacy? La cosiddetta terza dimensione della privacy pretende un’attenzione da parte delle aziende e dei cittadini diversa rispetto alla concezione della privacy come “diritto a essere lasciato in pace”. L’Internet delle cose, tanto per fare un esempio, con gli oggetti che catturano i dati personali più diversi, impone un’evoluzione delle tutele e una configurazione dei diritti più raffinata: il nuovo Regolamento europeo con i principi che propone offre in questo senso delle opportunità, ma finché non verificheremo le applicazioni concrete di quelle regole e l’efficacia della loro applicazione, non mi sentirei di fare previsioni ottimistiche quanto a tutele». Per ottenere garanzie omogenee online così come offline, quali misure occorre mettere in campo sul fronte della regolamentazione degli operatori dell’industria digitale e in generale? «Gli operatori dell’industria digitale dovranno porsi in una logica di prevenzione rispetto alla tutela dei dati personali, applicando quelle regole che ho sinteticamente descritto prima e che porteranno a una valutazione di impatto sulla privacy dei loro sistemi produttivi in una fase anticipata. Lo strumento della repressione, nella privacy come in tanti altri settori, ha le armi spuntate. Prima di applicare le sanzioni conseguenti alle violazioni, bisogna prevenire e occorre farlo attraverso una corretta e chiara informazione da parte dei pubblici poteri, allo scopo di determinare negli operatori consapevolezze e certezze. L’impiego di tecnici competenti (i responsabili della protezione dei dati personali), in dialogo costante con le Autorità di protezione dati, completeranno il percorso». •


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Speciale Giustizia

Penalisti, i nodi della professione di Francesca Druidi

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cchio di riguardo per le nuove generazioni di avvocati e la comunicazione dell’attività dei penalisti. Sono le direttrici del mandato di Tommaso Calderone, presidente della Camera Penale di Barcellona Pozzo di Gotto dopo il rinnovo del consiglio direttivo svoltosi lo scorso febbraio. Al presidente uscente Pinuccio Calabrò è stata affidata la guida della scuola di formazione della Camera Penale. L’associazione guidata da Calderone, noto penalista e candidato alle prossime elezioni regionali siciliane, è particolarmente sensibile al rapporto tra stampa e giustizia. Lo dimostra l’organizzazione a giugno del convegno sul tema “Processo penale–gogna mediatica…sanzione penale impropria”, che ha discusso della degenerazione determinata dalla spettacolarizzazione dei processi, celebrati in televisione e non nelle aule di giustizia, che risulta ben diversa dall’informazione giudiziaria. Qual è il suo bilancio di questi

L’AVVOCATO TOMMASO CALDERONE FA IL PUNTO SULL’ATTIVITÀ DELLA CAMERA PENALE DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO CHE PRESIEDE DA ALCUNI MESI, TRA OBIETTIVI DA PERSEGUIRE E IL MUTAMENTO DEL QUADRO NORMATIVO primi mesi alla presidenza della Camera Penale di Barcellona Pozzo di Gotto? «È un buon bilancio, si sono iscritti dopo il mio inserimento quasi cento colleghi, dunque si è registrata un’ottima adesione. Abbiamo organizzato due convegni di cui uno di livello nazionale, ai quali hanno partecipato centinaia di colleghi e tantissime iniziative sono in cantiere». Quali le principali linee di intervento per l’amministrazione della giustizia del territorio e gli obiettivi che si prefigge durante il suo mandato? «Il principale obiettivo che si prefigge la Camera Penale di Barcellona Pozzo di Gotto è quello della tutela del cittadino imputato, il quale deve difendersi nel processo e non dal processo mediatico. Inoltre, un importante obiettivo è quello della formazione dei giovani avvocati».

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE Già raggiunte e superate, con quattro mesi di anticipo sui sei a disposizione, le 50mila firme a favore del Ddl di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere in magistratura promosso dall’Unione delle Camere penali italiane. «Chi ha avuto a che fare con la giustizia in Italia – ha dichiarato Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione Camere penali in occasione della conferenza stampa il 4 luglio alla Camera dei Deputati – si rammarica che non ci sia ancora un giudice terzo. La separazione

Tommaso Calderone, presidente della Camera Penale di Barcellona Pozzo di Gotto

Appena nominato, ha citato tra i progetti da attuare un rafforzamento della comunicazione dei penalisti e il rilancio della scuola per i giovani avvocati. Perché puntare proprio su questi due progetti? «La comunicazione è fondamentale; la gente comune deve comprendere la vera e nobile funzione dell’avvocato penalista e la scuola per i giovani avvocati, come detto è altrettanto determinante, perché forma le nuove generazioni». In soli due mesi il disegno di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere in magistratura promosso dall’Unione delle camere penali ha ottenuto le 50mila firme necessarie. Come si articola la proposta, che prevede la separazione delle carriere di giudici e pubblici

ministeri? «È un buon risultato, ma in merito alla separazione delle carriere è fondamentale la riforma della politica giudiziaria; è nelle caserme che giuridicamente si forma il procedimento penale». Prescrizione più lunga, stretta sulle intercettazioni, pene più severe per le rapine. Sono alcuni degli aspetti più incisivi del Ddl che riforma il processo penale e che tra mille polemiche – soprattutto degli avvocati - è diventata legge. Quali i punti secondo lei più critici e se ci sono positivi? «Nessun rilievo positivo. La problematica delicatissima della prescrizione dei reati si risolve celebrando i processi e non allungandoli; sulle intercettazioni ancora vi è soltanto la delega e aumentare le pene edittali, già altissime, per alcuni reati non risolve il problema». •

delle carriere non è una riforma contro la magistratura, ma per la magistratura, per rafforzare il giudice: non è possibile in un sistema liberale e democratico che controllore e controllato siano parte dello stesso ordinamento». Si profilano due carriere separate, due Csm distinti, assicurando “garanzie” di autonomia e indipendenza perché il pm non è sottoposto all’Esecutivo. Le firme raccolte nelle 133 sedi delle Camere penali in Italia sono state – nello specifico - 52mila in 57 giorni: tra le regioni più attive Sicilia in testa, seguita da Emilia e Lazio. La raccolta firme, promossa solo dagli avvocati, proseguirà ancora nei prossimi quattro mesi.


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Sicurezza e cultura della legalità

di Giacomo Govoni

STRATEGIA INTEGRATA IN AMBITO REPRESSIVO E PREVENTIVO, IMPEGNO DIFFUSO ANCHE FUORI DALL’ITALIA SUL PIANO DELLA FORMAZIONE, PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLA LEGALITÀ. IL COMANDANTE GENERALE TULLIO DEL SETTE DELINEA L’AMPIO SCENARIO OPERATIVO DEI CARABINIERI

Q

uasi due milioni di reati perseguiti, per la precisione 1.831.402, pari al 72 per cento di quelli complessivamente denunciati in Italia. Più 349.260 reati scoperti, 70.516 persone arrestate e 401.101 denunciate in stato di libertà. È il resoconto numerico dei risultati conseguiti nel corso del 2016 dai Carabinieri, che comprovano l’impegno costante dell’Arma nella lotta alla criminalità e, contestualmente, l’efficacia di un modello organizzativo fondato sull’attività dei reparti a più diretto contatto col territorio, le stazioni e le compagnie. «La loro azione sul versante del contrasto alla criminalità - sottolinea il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette - è integrata dall’azione dei Nuclei investigativi di comando provinciale e il Raggruppamento operativo speciale. Supportati ormai sistematicamente dal Raggruppamento investigazioni scientifiche, con le articolazioni periferiche di altissimo livello specialistico e tecnologico». Sul totale dei crimini che avete perseguito o represso negli ultimi 12 mesi, quanto incide la componente giovanile? «Quasi il 4 per cento degli autori di reato identificati sono risultati purtroppo minorenni. Per questo c’è la massima attenzione al mondo dei giovani attraverso iniziative di istruzione, formazione, informazione e prevenzione, insieme a scuole e associazioni. Tra l’altro, in collaborazione col Miur, sono stati organizzati incontri in oltre 5300 scuole primarie e secondarie in favore di circa 450 mila studenti per diffondere la “cultura della legalità”, che da quest’anno potranno arricchirsi di momenti di approfondimento sugli aspetti della legalità ambientale con i Carabinieri forestali. Di rilievo è anche il progetto “Caserme aperte alla sicurezza stradale”, sviluppato d’intesa con l’Associazione nazionale istituti assicurativi, che nel 2016 ha coinvolto oltre 2500 ragazzi in attività didattiche e prove di guida sicura su ciclomotori, tenute all’interno di caserme

Tullio Del Sette, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri

dell’Arma». Diffondere la cultura della legalità è una delle strade più efficaci in termini di prevenzione di reati. A livello operativo, come si dispiega la vostra attenzione a questo aspetto? «La prevenzione è il primo aspetto della sicurezza cui i Carabinieri dedicano da sempre particolare attenzione. La percezione della sicurezza è infatti direttamente connessa alla possibilità di avvertire la vicinanza delle Forze di polizia in termini di affidabilità, intervento e assistenza. A questo risponde anzitutto la rete molecolare costituita dalle 69 tenenze, 4.574 stazioni Carabinieri e 5.643 presidi di base: unità operative in grado di dispiegare sul territorio 3.850.000 servizi di pattuglia e 40 mila servizi di Carabiniere di quartiere nel 2016, ma anche luoghi di ascolto. Veri erogatori

del servizio di prossimità, che hanno reso l’Arma “parte integrante e nutrimento continuo della nostra identità e coscienza nazionale”, come l’ha definita il Presidente emerito della Repubblica Napolitano durante la celebrazione del Bicentenario». Quando necessario, le stazioni sono anche luoghi di accoglienza, come dimostrato durante le recenti emergenze sismiche e ambientali nel Centro Italia. Come state qualificando la vostra attività in questa direzione? «Da gennaio 2017 il dispositivo si è arricchito di quasi 1000 stazioni forestali, che condividono la vocazione territoriale dell’Arma e rafforzano l’intervento nei settori che, insieme a quello della sicurezza pubblica, toccano la qualità della vita. La rete dedita alle attività di prevenzione si avvale del supporto delle Cio, Compagnie di intervento operativo costituite nei reparti dell’Organizzazione mobile, impiegate in ogni area dell’Italia a fianco del dispositivo territoriale, laddove le condizioni dell’ordine e della sicurezza pubblica lo richiedano. Lo scorso 1° marzo abbiamo attivato un’ulteriore unità mobile in Calabria. Nelle zone più impervie il dispositivo si avvale di due Squadroni eliportati Cacciatori: uno in Calabria e uno in Sardegna, costituiti per combattere efficacemente i sequestri di persona. A essi se ne aggiungerà a maggio uno in Sicilia, a Sigonella».

Anche sul fronte terrorismo state alzando l’asticella della sicurezza, giusto? «Per fronteggiare adeguatamente la minaccia terroristica a seguito degli attacchi che hanno colpito il cuore dell’Europa, l’Arma ha costituito 19 Aliquote di primo intervento (Api), nei nuclei radiomobili delle maggiori città, e 13 Squadre operative di supporto nei reparti dell’organizzazione mobile, impiegando personale ben addestrato ed equipaggiato, al fine di incrementare le capacità di risposta del dispositivo di prevenzione già presente sul territorio in caso di aggressioni. La gestione delle situazioni di emergenza è rafforzata dal Gis, unità di forze altamente specializzate in grado di attuare azioni risolutive in scenari caratterizzati da elevati profili di rischio». Sul piano della formazione professionale invece, che genere di iniziative mettete in campo? «L’impegno dei Carabinieri nella formazione abbraccia anche l’ambito internazionale. Specialmente nelle aree destabilizzate, ove le professionalità maturate dall’Arma in patria sono considerate patrimonio preziosissimo per l’addestramento delle Forze di polizia di tanti Paesi che intendono offrire sicurezza ai cittadini nel pieno rispetto dei diritti umani». Quale presenza e quali servizi garantite fuori dai confini italiani? «L’Arma è oggi presente in 11 teatri operativi internazionali, con Carabinieri che operano a fianco di forze internazionali e locali per garantire legalità, sicurezza e stabilità e favorire il ripristino di legittime istituzioni. Dal 2005 opera a Vicenza il centro di eccellenza per le Polizie di stabilità, struttura unica nel mondo per la formazione dei funzionari delle organizzazioni internazionali e dei quadri dirigenti e direttivi delle forze di polizia a ordinamento militare e civile, che ha già svolto corsi per quasi 10.000 unità, appartenenti a 108 Paesi esteri e a 18 organizzazioni internazionali, collaborando con l’Ue, il Dipartimento per le Peacekeeping operations delle Nazioni Unite e con l’Osce». •

L’ATTIVITÀ SUL TERRITORIO

Da gennaio 2017 il dispositivo si è arricchito di quasi 1000 stazioni forestali, che condividono la vocazione territoriale dell’Arma


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Politica industriale

Alla ricerca della normalità METTERE IL SISTEMA INDUSTRIALE CATANESE NELLE CONDIZIONI DI OPERARE IN UN CONTESTO AMBIENTALE SANO E MENO BUROCRATIZZATO. NON CHIEDE MIRACOLI ANTONELLO BIRIACO, CHE NEL FRATTEMPO ESORTA LE IMPRESE ETNEE AD APRIRSI AL MODELLO DELLE RETI di Giacomo Govoni

È

possibile pensare a un nuovo ecosistema favorevole agli investimenti aziendali che consenta a Catania di riguadagnare l’appellativo di “Milano del Sud”? L’interrogativo lanciato dagli imprenditori etnei dell’Ict in un recente convegno intitolato il “Cantiere delle ragioni” rimbalza, da cantiere a cantiere, al “Cantiere Catania”, cronoprogramma di interventi fino al 2020 messi in agenda dalla cabina di regia capitanata dal sindaco Enzo Bianco, che coinvolge tra gli altri anche il leader degli industriali etnei Antonello Buriaco. «I prossimi passi previsti da questo piano – spiega il presidente – riguarderanno in particolare la zona industriale, la cosiddetta Etna valley, dove Confindustria ha speso molte energie negli ultimi anni». Nello specifico di questo intervento, il primo dei 17 finanziati con le risorse stanziate dal Patto per Catania, voi avete chiesto l’apertura di due tavoli tematici: uno per la zona industriale e uno per il porto. Con quali obiettivi? «Per la zona industriale di Catania chiediamo semplicemente la normalità, perché oggi versa in uno stato di abbandono e di degrado infinito. Qui operano multinazionali come STmicroelectronics, Pfizer, dando lavoro a circa 10-12 mila dipendenti. Pertanto è fondamentale che i progetti di riqualificazione relativi a illuminazione, rete stradale e apparato di videosorveglianza vedano la luce. È una battaglia che ho condotto in prima persona fin da

di Elio Donato quando ero vicepresidente vicario e, finalmente, sembra che entro l’anno le gare di assegnazione dei cantieri possano partire. Altrettanto importante è la valorizzazione del nuovo sistema di autorità portuale CataniaAugusta, in fase di rilancio grazie all’apertura della nuova darsena traghetti che ci ha dato la possibilità di avere altre 6-8 banchine operative. Con i nuovi cantieri in partenza saremo più attrattivi sul Mediterraneo». In generale, qual è l’andamento delle imprese catanesi in questi primi mesi del 2017 e quali sono le previsioni per i prossimi mesi? «Inutile nascondere che usciamo da un momento molto critico, perché 78 anni di crisi si sono fatti sentire eccome. Siamo in una fase di ripresa molto lenta, che interessa per giunta solo determinati comparti: su tutti il farmaceutico, l’agroalimentare e il macroelettronico. Purtroppo il comparto edilizio stenta a ripartire per-

Antonello Biriaco, presidente di Confindustria Catania

ché è legato allo stallo delle grandi opere, che a loro volta faticano a passare alla fase esecutiva per via di intoppi burocratici. Penso ad esempio a Terna, che dovrebbe investire circa 1,8 miliardi di euro qui tra Priolo e Paternò, ma che per questioni di incidenza paesaggistica non può procedere con i lavori. In ogni caso si vede l’uscita dal tunnel e la ripresa si comincia a toccare con mano. Indubbiamente siamo solo all’inizio della risalita». Dal settore chimico-farmaceutico a quello agroalimentare, dall’hi-tech alle telecomunicazioni, quali sono le prospettive delle aziende catanesi sul fronte dell’innovazione, internazionalizzazione e industria 4.0? «Proprio in chiave 4.0, Confindustria Catania inaugurerà a breve il Digital innovation hub per tutta la Sicilia, sul quale abbiamo puntato forte ritenendolo il volano migliore per uno sviluppo anche delle Pmi, asse portante del nostro tessuto imprenditoriale. Del resto le grandi multinazionali internazionalizzano e investono molto in ricerca già per conto loro. A livello settoriale puntiamo molto sulle start up dell’agroalimentare e della farmaceutica, mentre in termini organizzativi crediamo molto nella rete d’impresa. Un modello che al sud è ancora in ritardo per via della diffidenza degli

imprenditori meridionali, meno portati ad aprirsi. Su questo strumento il presidente Montante ha fatto un grande lavoro e vogliamo assolutamente incentivarlo, perché la rete insegna che si può crescere insieme anche mantenendo la propria identità aziendale». Anche perché in forma aggregata migliorano i volumi di export, versante su cui il made in Sicily ha ripreso a crescere. Come si stanno comportando le imprese etnee sui mercati esteri e in che modo Confindustria ne sostiene i percorsi di internazionalizzazione? «Noi abbiamo diverse realtà che lavorano regolarmente per i mercati europei. Ancora una volta in campo farmaceutico, ma anche molte aziende elettroniche. Per sostenere l’internazionalizzazione delle nostre imprese abbiamo attivato degli sportelli che forniscono supporto e indirizzo alla scelta delle destinazioni commerciali e alle opportunità di investimento. In un’ottica di futuro rilancio inoltre, sarebbe molto importante che andassero in porto quanto prima le zone economiche speciali, che avrebbero risvolti positivi sia sulle industrie esistenti che sui nuovi insediamenti. Speriamo che su questo la Regione si impegni parecchio, così come sullo snellimento della burocrazia e sul tema dell’accesso al credito». •


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Una visione per Messina MESSINA, UNA CITTÀ BLOCCATA CHE DEVE RIPROGRAMMARE IL SUO FUTURO SFRUTTANDO LA VOCAZIONE PORTUALE. L’ANALISI DEL NUMERO UNO DEGLI INDUSTRIALI MESSINESI SEBASTIANO D’ANDREA

«L

a crisi che abbiamo vissuto a Messina si è fatta sentire più che altrove perché la città si trova in una situazione di debolezza strutturale sotto il profilo economico». A fare il punto sull’andamento del territorio è Sebastiano D’Andrea, presidente di Sicindustria Messina che, non nascondendo le criticità, traccia possibili traiettorie di sviluppo per una città che ha grandi potenzialità inespresse. «Messina ha da sempre avuto come attività industriale prevalente l’edilizia - anche per la sua storia di demolizioni e costruzioni con massicci finanziamenti per le opere pubbliche, poi esauriti con la trasformazione delle attività industriali e delle politiche governative. Messina non era attrezzata ad affrontare il nuovo corso. Le attività manifatturiere si concentrano soprattutto nella provincia e non mancano di punte di eccellenza che però non sono sufficienti per ritenere questo territorio industrializzato o altamente industrializzato». Quali prospettive vede per la città? «Cerchiamo di andare avanti, dobbiamo però cogliere meglio le opportunità, come quella derivante dall’essere Città metropolitana. Finora, infatti, non sono stati utilizzati i finanziamenti a disposizione. E non abbiamo registrato una tra-

Sebastiano D’Andrea, presidente Sicindustria Messina

sformazione del territorio in ottica metropolitana, al contrario di quanto accaduto a Catania o a Palermo. Per questo, siamo fortemente critici nei confronti dell’amministrazione locale che non ha avuto la visione giusta e non ha saputo sfruttare questa importante occasione. Speriamo lo faccia nel prossimo futuro». Cosa deve fare nel concreto Messina per riprendere il suo percorso di sviluppo? «Sfruttare la propria occasione metropolitana e anche il fronte mare. Abbiamo una serie di approdi e porti interessanti: Messina sotto il profilo del crocerismo genera numeri rilevanti; Milazzo ha dei volumi importanti, attraverso la raffineria. È un panorama, quindi, suscettibile di miglioramento purché lo si porti avanti in funzione di un progetto condiviso che noi, come Sicindustria, intravediamo ma che l’amministrazione non ha finora sposato, così come il governo regionale e quello nazionale. Siamo in affanno per mancanza di infrastrutture, e non solo di quelle a lungo termine come l’alta velocità o

il ponte sullo Stretto. Abbiamo l’esigenza di attivare tutte le procedure e le progettualità necessarie per mettere a sistema i nostri porti: il Porto di Tremestieri, quello di Messina, di Milazzo e il pontile di Giammoro, ancora da realizzare. Si tratta di quattro porti con destinazioni diverse che possono essere messi a sistema e identificare strumento trainante per l’economia messinese». Il turismo può identificare un

di Francesca Druidi

orizzonte di crescita? «Vantiamo un territorio variegato con bellezze naturali immense che devono essere promosse e costituiscono senz’altro una leva di ricchezza, ma che non può e non deve essere considerata l’unica. Anche perché il turismo per funzionare necessita di una vera e propria industria con infrastrutture adeguate. La portualità è un’opportunità strategica per valorizzare Messina come snodo attraverso cui transitano le merci. Occorre lavorare ancora per sviluppare questa leva, anche se la riorganizzazione della gestione dei sistemi portuali, che vede i nostri porti oggi accorpati con Gioia Tauro, in crisi profonda, certamente non facilita il processo. La realizzazione delle infrastrutture deve comunque andare avanti, in quanto condizione indispensabile per il buon funzionamento delle attività produttive, e su questo punto Sicindustria si sta impegnando molto. Serve poi una visione complessiva della città metropolitana riferita anche ai territori vicini». Manca oggi un piano strategico. «Sì, manca una regia che riunisca le diverse componenti e indichi la direzione da intraprendere. Questa carenza penalizza Messina». Anche sulla base del “Patto per Messina”, le risorse non dovrebbero mancare per la realizzazione delle infrastrutture. «La dotazione finanziaria c’è, scarseggia la dotazione progettuale di queste opere. Il problema è riuscire a utilizzare queste risorse e far attivare i cantieri. La situazione non è al momento particolarmente efficiente». L’obiettivo di Sicindustria Messina per i prossimi mesi? «Le nostre iniziative sono rivolte principalmente alla rappresentanza e alla difesa delle imprese (formazione, assistenza professionale), con lo scopo ulteriore di stimolare le amministrazioni affinché programmino il futuro in maniera efficace e in funzione di una crescita reale. La nostra associazione mette al centro lo sviluppo dell’impresa privata come viatico per il progresso complessivo del Paese. Nel caso di Messina e del Sud, dobbiamo cercare di ricollegare il nostro territorio al resto dell’Italia; se cresciamo e colmiamo il gap, anche il resto del Paese andrà meglio». •


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Eccellenze lombarde

Il futuro della manifattura LE INDAGINI CONGIUNTURALI NE ASSERISCONO LO STATO DI SALUTE. IL WORLD MANUFACTURING FORUM DI CERNOBBIO NE HA LEGITTIMATO LA RILEVANZA A LIVELLO GLOBALE. LA MANIFATTURA LOMBARDA HA SOLIDE POSSIBILITÀ DI CRESCITA, COME ILLUSTRA IL NUMERO UNO DEGLI INDUSTRIALI ALBERTO RIBOLLA, AFFRONTANDO LE SFIDE IMPOSTE DALL’INDUSTRIA 4.0

I

l primo trimestre 2017 restituisce il quadro di una manifattura lombarda in forte ripresa, un recupero corale che si manifesta in tutti gli indicatori coinvolgendo la quasi totalità dei settori. La produzione cresce dell’1,7 per cento rispetto al trimestre precedente per l’industria e dello 0,8 per cento per l’artigianato. Su base annua l’incremento è rispettivamente del 4,0 per cento e del 2,9 per cento. Bene la domanda interna e anche quella estera. Uno degli aspetti più interessanti è una certa omogeneità del trend di crescita che riguarda province e dimensioni di impresa. «La Lombardia manifesta, in maniera lenta ma graduale, segnali di ripresa da diverse indagini congiunturali. Nel primo trimestre del 2017, abbiamo però assistito a una crescita notevolmente più sostenuta e questo è dovuto a diversi fattori, quali il Piano del governo su Industria 4.0, agli stimoli ai consumi interni oltre che a un ritrovato clima di fiducia tra gli imprenditori», spiega il presidente degli industriali lombardi Alberto Ribolla. Il sistema Confindustria Lombardia è impegnato, insieme agli altri attori economici e istituzionali, a dettare l’agenda dell’innovazione nel settore manifatturiero, come dimostra l’appuntamento del World Manufacturing Forum di giugno. L’obiettivo è rendere la Lombardia sempre più attrattiva. Quanto di questo slancio dell’economia lombarda si deve al Piano nazionale su Industria 4.0?

Alberto Ribolla, presidente Confindustria Lombardia

«Il Piano nazionale del Governo ha senza dubbio agito da stimolo agli investimenti, oltre ad aumentare la fiducia tra gli imprenditori. Questo anche perché, dopo decenni di immobilismo e assenza di politiche industriali, il Piano nazionale su Industria 4.0 può essere considerato il primo step di un piano di politica industriale vero e proprio, al quale dovranno seguire le fasi successive. Le imprese lombarde, così come avvenuto in occasione del Piano Calenda, si faranno trovare pronte e lo sarà tutto il sistema industriale lombardo, grazie alle sempre più strette sinergie tra stakeholder. Come Confindustria Lombardia da anni siamo impegnati nella generazione di awareness, consapevolezza, aiutando le imprese ad aumentare la propria competitività in uno scenario competitivo globale in mutamento. Per ottenere questi obiettivi è

fondamentale la capacità di dialogare a livello regionale, e senza dubbio in questi anni la capacità della Lombardia di fare sistema ha raggiunto livelli senza precedenti: basti guardare al lavoro di squadra svolto da Confindustria Lombardia, Regione e Politecnico di Milano nell’essere riusciti a portare dal 2018 il World Manufacturing Forum stabilmente in Lombardia, o alla crescita dei cluster regionali, ma anche alla candidatura per strappare la sede della European Medicine Farmacy ai nostri ‘concorrenti’». Confindustria Lombardia ha, inoltre, avviato il Digital Innovation Hub regionale. «È una piattaforma basata sulle linee guida di Confindustria e di quanto previsto dal Piano nazionale Industria 4.0 del governo, a trazione regionale ma con fondamentali antenne di raccordo territoriali. Compito del Digital Innovation Hub lombardo – creato sul modello europeo come ‘one stop shop’ – sarà quindi quello di fare da regia, essere elemento catalizzatore, dare visione strategica, oltre a coordinare e valorizzare le specificità locali, evitando così duplicazioni e sovrapposizioni a livello regionale. Tutto questo porterà la Lombardia a essere un punto di riferimento, non solo nazionale, ma globale, nel settore manifatturiero ma anche a livello economico-politico». Cosa ne pensa della proposta di trasformare il superammortamento in un provvedimento strutturale e di inserire l’Iperammortamento anche nella prossima Legge di Stabilità? «La seconda fase del Piano nazionale dovrà rendere ancora più strutturali le misure introdotte nella prima fase. Questo perché la rivoluzione che stiamo vivendo non è uno spot da incentivi a pioggia, bensì l’inizio di un lungo periodo di trasformazione radicale, che durerà almeno 5-8 anni, durante il quale tutte le fabbriche dovranno ripensarsi se vorranno mantenersi competitive. I provvedimenti quindi dovranno essere pensati e rinnovati in funzione del tempo necessario alle imprese per l’attuazione della rivoluzione 4.0».

di Francesca Druidi La quarta rivoluzione industriale impone una riflessione seria sulla formazione e sulla qualificazione delle risorse umane, considerando le nuove competenze richieste. Come affrontare questo epocale cambiamento? «In questa fase di transizione è importante non perdere di vista il focus sull’education. Si deve trovare un equilibrio tra l’incentivazione al cambiamento tecnologico e la generazione di competenze che possano gestire il cambiamento stesso. Ciò, a mio avviso, rappresenta un passaggio cruciale dell’intera rivoluzione 4.0. Confindustria Lombardia, in quest’ottica, ha presentato lo scorso mese ASSIST, progetto formativo sviluppato in collaborazione con Cariplo Factory. Il progetto, durato all’incirca 2 anni, ha coinvolto scuole e aziende dei nostri territori, arrivando a definire i 10 profili tecnici che saranno più richiesti dal mercato del lavoro nei prossimi anni, in ottica Industria 4.0. Questa nostra iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di politiche sulla formazione della Regione, politiche che vanno dall’apprendistato all’alternanza scuola-lavoro, e che fanno della Lombardia un vero e proprio modello sui temi dell’education. A livello nazionale considero importante la recente proposta organica di Confindustria “Giovani, Impresa, Futuro” per l’occupabilità dei giovani: un progetto che punta su nuove politiche attive e su una nuova filiera educativa». Come si declinerebbe? «L’obiettivo è mettere a sistema gli strumenti di collegamento tra formazione e lavoro attraverso percorsi di natura modulare che combinino gli strumenti già previsti dall’ordinamento per realizzare un sistema veramente duale. Con l’impresa al centro. Secondo il percorso individuato da Confindustria un primo collegamento tra istruzione e lavoro può avvenire già durante la scuola secondaria superiore. I ragazzi inizierebbero il loro percorso con un anno di alternanza, per poi proseguire con un contratto di apprendistato di primo livello. Al termine di questa prima fase si aprirebbero tre possibili scenari: rimanere nell’impresa, proseguire la formazione presso un ITS o scegliendo un percorso tradizionale o una LIM – Laurea Industriale manifatturiera, oppure intraprendere un percorso di laurea triennale plus». •


Industria • Luglio 2017

La Leonessa ruggisce alla crescita

lidare decisamente la propria ripresa. L’aumento della produzione rispetto al primo trimestre dello scorso anno segna un +7,1 per cento. Fatturato e ordini rinforzano la dinamica complessiva, crescendo a ritmi molto intensi specialmente nei settori chimico mecca-

«Per la provincia di Brescia, le previsioni occupazionali del sistema di rilevazione Excelsior/Unioncamere relative al primo trimestre dell'anno indicavano 7150 nuove assunzioni. Metalmeccanica ed elettronica, così come turismo e ristorazione sono, al momento, i settori più “ricettivi”. Sicuramente sul fronte dell'occupazione, in particolare quella giovanile, giova un sistema formativo a livello provinciale di assoluta eccellenza. Anche i percorsi di alternanza scuola lavoro su cui le Camere di commercio stanno investendo molto, stanno cominciando a dare i loro frutti». A livello locale siete al lavoro per riavere un polo fieristico forte. Che impulso potrebbe dare al rilancio economico di Brescia? «Un polo fieristico forte rappresenta un elemento di grande valorizzazione del territorio e di competitività per le pmi. Non si può, tuttavia, non rilevare come oggi il mercato fieristico sia fortemente condizionato dalla presenza dei grandi poli fieristici internazionali che talvolta finiscono col limitare la possibilità di sviluppo di altre realtà espositive. Valorizzazione delle produzioni lo-

nico e siderurgico. Qualche difficoltà si riscontra invece nei settori del legnomobilio, il tessile, le pelli-calzature». Incoraggia il mercato occupazionale, tra i più vitali a livello nazionale. Quali elementi virtuosi favoriscono questa “ricettività” del sistema del lavoro bresciano e quali ambiti riguardano in particolare?

cali in prospettiva export e alleanze strategiche dei poli “minori” rappresentano, pertanto, l'unico modo per continuare a competere su un mercato sempre più complesso». Quali sono gli ultimi sviluppi su questo terreno? «Nei giorni scorsi è stato firmato un accordo strategico tra i poli fieristici

MIGLIORA L’ATTIVITÀ MANIFATTURIERA NELLA PROVINCIA DI BRESCIA, AL LAVORO PER COMPETERE AL TOP ANCHE IN CHIAVE 4.0. IN QUESTO SENSO «IL PROFICUO LEGAME TRA UNIVERSITÀ E MONDO DELL’IMPRESA PUÒ ESSERE DECISIVO» SOTTOLINEA GIUSEPPE AMBROSI di Giacomo Govoni

L’

economia bresciana viaggia verso la ripresa, ma la base imprenditoriale si contrae. È questa una delle indicazioni più interessanti che emerge dai dati congiunturali relativi all’andamento del tessuto produttivo della provincia lombarda. Una dinamica apparentemente contraddittoria, ma che Giuseppe Ambrosi ritiene in qualche modo fisiologica. «Il decremento del numero di imprese – spiega il presidente della Camera di commercio di Brescia - è fortemente condizionato dalla chiusura di numerose imprese individuali del comparto edilizio. Probabilmente molti di questi piccoli imprenditori preferiscono ora aggregarsi in strutture aziendali più articolate». Osservando i vari comparti, quali mostrano il fianco e quali invece stanno dando prova di un rinnovato dinamismo, specie in proiezione export? «L’attività manifatturiera, da sempre punta di diamante dell’economia bresciana in ottica export, sembra conso-

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dell’est Lombardia (Brescia, Montichiari, Bergamo e Cremona), proprio per razionalizzare l’offerta e fare sinergia in un'ottica di competitività con le realtà fieristiche più strutturate e di consolidata tradizione». La competitività futura passa anche dalla capacità dei sistemi industriali di convertirsi ai dettami della smart factory 4.0. Come si colloca la realtà bresciana da questo punto di vista? «Sotto questo aspetto la provincia di Brescia è all’avanguardia, potendo contare sulla presenza di una facoltà universitaria di ingegneria che si distingue da sempre per un’intensa attività di ricerca e per un proficuo rapporto con il mondo dell’impresa. Oltremodo favorito dalla presenza di una struttura quale il Csmt, Centro servizi multisettoriale tecnologico, il cui modello operativo si fonda proprio sul trasferimento tecnologico delle competenze dei centri di ricerca». Quali servizi offrite per accelerare questo processo? «La digitalizzazione industriale presuppone un forte coordinamento strategico tra gli attori istituzionali locali, enti pubblici e associazioni di categoria. Da questo punto di vista, la Ccia di Brescia si è subito posta come sede naturale per favorire il dialogo tra questi soggetti. Anche in relazione al fatto che, avendo aderito al progetto nazionale del Ministero dello sviluppo economico su Industria 4.0, potrà mettere a disposizione delle pmi locali risorse per circa tre milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni». •

FATTURATO E ORDINI OK, CHIMICA DA CORSA

Giuseppe Ambrosi, presidente della Camera di commercio di Brescia

Al netto di un saldo negativo di 234 unità produttive tipico di tutti i primi trimestri, il passo dell’industria bresciana nel 2017 prosegue nel solco della crescita. Secondo l’indagine congiunturale Unioncamere Lombardia rielaborata dall’ufficio studi della Cciaa di Brescia infatti, nel periodo compreso tra gennaio e marzo l’attività manifatturiera provinciale sembra consolidarsi, mantenendo il quadro congiunturale in traiettoria positiva. Salgono con un tasso pari al 2,4 per cento i livelli produttivi rispetto al trimestre precedente, tenendo un ritmo nettamente superiore a quello fatto registrare negli anni recenti. Ancora più sostenuto è l’aumento della produzione rispetto al primo trimestre dello scorso anno (+7,1 per cento). Fatturato e ordini rinforzano la dinamica complessiva crescendo a ritmi più intensi, rispettivamente del 2,5 per cento su base trimestrale e del 8,3 per cento su base annuale; dell’1,9 per cento congiunturale e del 6,0 per cento tendenziale. È la chimica a tirare la pattuglia dei settori produttivi con uno scatto in avanti del 23,9 per cento, seguita dal 9,3 per cento della meccanica (+9,3 per cento), dal 7,5 per cento della siderurgia (+7,5 per cento), e dal 5,4 per cento della gommaplastica.


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Eccellenze lombarde

Oggetti in cui rivive la storia PIERANGELO PEDERSOLI SPIEGA COME LE MODERNE TECNOLOGIE SI FONDANO ALLE TECNICHE PIÙ ARTIGIANALI NELLA RIPRODUZIONE DI ARMI STORICHE. OGGETTI CHE ANCORA OGGI SUSCITANO GRANDE INTERESSE IN ITALIA E ALL’ESTERO

È

Brescia l’indiscusso centro mondiale per la produzione di armi sportive. Il distretto ha sede a Gardone Val Trompia dove si trovano numerose industrie e decine di piccoli artigiani che sanno costruire fucili da generazioni. Oggi la filiera gardonese è composta all’incirca da 140 imprese, soprattutto artigiane, medie e piccole, per un comprensorio che, oltre a Gardone Val Trompia, si estende in una ventina di comuni e dà lavoro a circa 5mila persone compreso l’indotto. In queste zone si concentra il settanta per cento della produzione di armi sportive europea, il cinquanta per cento a livello mondiale. Anche l’azienda Davide Pedersoli fa a buon titolo parte del distretto seppur mantenendo un ruolo e una produzione diversificata rispetto al core business dell’area. L’azienda si discosta completamente dalla produzione di armi moderne focalizzandosi al contrario sulla riproduzione di armi storiche che vanno dai primi del 1700 alla fine del 1800. «Per intenderci si tratta di armi ad avancarica e quelle a retrocarica - spiega Pierangelo Pedersoli titolare dell’azienda -. Tutte armi che hanno caratterizzato il vecchio Far West, quelle che sono entrate a far parte dei sogni giovanili di molti: Zagor, Black Macigno, Tex Willer, Kit Carson». A oltre 60 anni dalla nascita, la Davide Pedersoli rimane un’azienda familiare che si propone, in questo millennio, con la stessa energia ed entusiasmo che la caratterizza sin dagli esordi. «La terza generazione, in collaborazione con la seconda, - continua Pedersoli - rimane fedele alla sua mission aziendale: quella di riproporre pezzi di storia offrendo prodotti di qualità superiore e di prestigio che mantengano il loro valore nel tempo». Naturalmente la storia nel mondo ha obbligato l’azienda a guardare verso varie mete e a valutare prodotti che potessero essere accolti ed apprezzati in modo diverso da paese a paese e da utente ad utente: «Questa esigenza ha indotto i nostri uffici a studiare costantemente nuovi modelli in funzione dell’utilizzo e della storia della nazione di riferimento». Le maestranze produttive dell’azienda riflettono questa abilità di combinare una produzione moderna ed un disegno tecnico moderno con le peculiarità dell’ar-

ma storica affidandosi alla tecnologia più attuale, come ad esempio centri di lavoro 4.0 e software Cad-Cam 3D. Le attività aziendali affondano le proprie radici nella perizia e nella conoscenza delle armi messa a disposizione della realizzazione di riproduzioni dei grandi classici europei e americani, coniugando le moderne tecnologie con la manualità artigianale e la cura dei dettagli che rendono ogni pezzo unico. «È ovvio che alla base esistono studi, ricerche, prove, campioni, attrezzature e ricerche di mercato» racconta Pierangelo Pedersoli. La Davide Pedersoli è stata infatti una delle prime aziende italiane ad entrare nell’arena della riproduzione di armi storiche e dopo più di mezzo secolo è ancora una dei più importanti produttori inseriti in questa fetta di mercato. La società è divenuta nel tempo un punto di riferimento per gli sportivi di tutto il mondo e per tutti co-

Davide Pedersoli ha sede a Gardone Val Trompia (Bs)

di Luana Costa tore». Il target dell’azienda è composto da amanti delle armi ma anche della storia e della cultura in generale. «Si tratta di un target che ha un potenziale interessante, in quanto non sempre è previsto un titolo di polizia per la detenzione di questa specifica tipologia di armi». È da considerare, infatti, che si tratta di armi perfettamente funzionanti e che le normative di molti paesi, compresa l’Italia, giudicano prive di pericolosità sociale e come tali sono disponibili anche a coloro che non sono titolari di alcune autorizzazioni, purché maggiorenni. Ciò non toglie che ogni paese possiede disposizioni in materia per regolamentare il libero acquisto, quali la tracciabilità garantita da un numero di matricola e la prova forzata presso il Banco di Prova di Gardone Val Trompia ai fini di garantire la sicurezza d’uso. «La presenza di maestranze qualificate e di collaboratori solidali rappresenta il punto focale della nostra riuscita aziendale e a loro va il ringraziamento prioritario, unito a quello verso tutti coloro che, credendo nella nostra azienda, ne hanno stimolato la crescita rafforzando la nostra presenza sul mercato internazionale». •

www.davide-pedersoli.com

loro che apprezzano, oltre alle qualità balistiche anche quelle estetiche e la precisione oplologica. «Uno studio universitario effettuato per la redazione di una tesi universitaria ha infatti confermato che il 98,39 per cento degli intervistati, su un campione di oltre duemila persone, è disponibile a nuovi acquisti di prodotti Pedersoli e a suggerire il brand ad amici o colleghi tiratori, rievocatori e collezionisti. È un riconoscimento e un risultato che inorgoglisce qualsiasi produt-

GLI AMBITI DI APPLICAZIONE La produzione attuale dell’azienda Pedersoli riguarda circa 70 modelli, ognuno con una sua specifica finalità. In primis, quella rievocativa: molte armi sono presenti infatti nelle rievocazioni pre Napoleoniche e Napoleoniche, in quelle della rivoluzione americana, della guerra civile americana e della guerra d’indipendenza italiana. Le armi sportive sono utilizzate durante lo svolgimento di competizioni nazionali, continentali e mondiali di altissimo agonismo. Negli Stati Uniti, inoltre, sono stati indetti periodi venatori con uso esclusivo di queste armi. Nell’ambito del collezionismo, suppliscono anche alla carenza di armi originali e sono esposte in numerosi musei, ad esempio il Cody Museum. Trovano uso anche nel settore cinematografico: basta citare solo l’ultimo film che ha ricevuto due Oscar “The Revenant”. E, ovviamente, nell’oggettistica da regalo, in quanto altamente decorative.


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Eccellenze lombarde

Nell’era della robotizzazione IMPIANTI AUTOMATIZZATI PROGETTATI E REALIZZATI PER RISPONDERE A OGNI ESIGENZA PRODUTTIVA. MAURIZIO RAVELLI RACCONTA TIESSE ROBOT, TRA INNOVAZIONE E RICERCA

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iesse Robot è da quarant’anni leader nell’automazione robotizzata industriale e, dal 1992, partner di Kawasaki Robotics di cui commercializza i robot sui mercati internazionali. Fondata da Luigi Daprà e Alfredo Gavazzi a Visano, nel cuore di uno dei comparti più operosi per il tessuto delle Pmi, ha sviluppato fin dai suoi esordi una mission volta alla progettazione e alla realizzazione di impianti automatizzati con tecnologie d’avanguardia e con la capacità di offrire alla clientela soluzioni innovative per ogni esigenza produttiva. Il mercato dell’azienda è suddiviso tra la fornitura di impianti “turnkey” a utenti finali e la distribuzione dei robot “in scatola” a integratori di sistemi. L’attività spazia con successo dalla manipolazione all’asservimento delle macchine utensili. Anche la fonderia, settore storico per la ditta, e la saldatura robotizzata, nonché tutti i rami che comportano la trasformazione della lamiera, vedono l’utilizzo ottimale delle isole Tiesse. Tiesse è da sempre una realtà proiettata verso il futuro che negli anni ha saputo anticipare le tendenze del mercato. «La nostra capacità di precorrere le richieste del mercato trova forma anche nella nuova spinta all’innovazione nei processi produttivi – spiega Maurizio Ravelli -. derivante piano “Industry 4.0” ha portato con sé una richiesta di rinnovamento della visione nell’organizzazione aziendale e nella gestione dati, agevolando da un lato la domanda di nuovi macchinari e consentendo dall’altro alle aziende di essere più competitive e pronte a nuove sfide del mercato».

L’azienda è partner Kawasaki Robotics da oltre vent’anni. «I robot altamente performanti di Kawasaki Robotics operano già da tempo nel segno di una raffinata interazione tra uomo e macchina, con interfacce atte a facilitare tutte le fasi della programmazione e favorire gli scenari di una produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Per noi la quarta rivoluzione industriale è già un fatto da molto tempo». Tiesse offre un accurato servizio di assistenza prevendita. «Partiamo da una lucida analisi tecnico commerciale supportata da una fase progettuale per poi passare agli studi di fattibilità, alla progettazione, al processo produttivo, ai test, all’installazione fino alla formazione del personale del cliente utilizzatore e all’assistenza post vendita. Le soluzioni prendono forma e consistenza attraverso una condivisione delle idee tra i vari settori dell’azienda e i committenti e il nostro importante know-how ci permettono di trovare le migliori soluzioni possibili». Importanti risorse vengono ugualmente investite nell’assistenza post vendita. «Un team di tecnici di provata esperienza assicura sia interventi diretti sia un’assistenza programmata, o ancora con pacchetti di assistenza remota. Godiamo anche di un adeguato magazzino ricambi, indispensabile per intervenire velocemente anche su robot di più vecchia produzione». Il cliente è costantemente tenuto aggiornato durante la fase di produzione. «Attraverso l’utilizzo di strumenti Cad e si-

Tiesse Robot ha sede a Visano (Bs) www.tiesserobot.it

di Antonella Romaniello

mulatori 3D le idee si trasformano in progetti e in disegni esecutivi dal punto di vista meccanico, elettrico e di software. Gli spazi dedicati all’assemblaggio ci permettono di realizzare e verificare quanto condiviso con il cliente finale. I test di accettazione ci consentono poi di affinare il processo e di coinvolgere il committente nella verifica, rendendolo così partecipe delle soluzioni adattate. In questo modo nasce una stretta partnership con il cliente che porta a nuovi impianti e a miglioramenti continui». Per riuscire a soddisfare in ogni circostanza le esigenze del cliente è fondamentale investire in ricerca e sviluppo. «Un robot non ha di per sé una funzione specifica, la assume una volta inserito all’interno di una soluzione di automazione dotata anche di sensori che ne permettano una interazione con l’ambiente di lavoro la più flessibile possibile come per esempio l’utilizzo di sistemi di visione abbinati ai robot. Perché sia possibile è necessario investire su uno staff di progettisti e softweristi perché sviluppino sistemi avanzati che rendano il robot sempre più flessibile e interconnesso all’interno della fabbrica. Per rimanere competitivi siamo in costante contatto con le Università e ovviamente godiamo di un collegamento diretto con la Ricerca e Sviluppo della Kawasaki». La capacità di influenzare le macchine in funzione delle richieste ha permesso a Tiesse Robot di espandersi in vari settori merceologici. «I nostri robot sono utilizzati per manipolazioni generiche in vari comparti industriali e per compiti più specifici. È il caso del settore farmaceutico in cui sta aumentando sempre di più la richiesta di automazione robotizzata, perché si possa lavorare in assoluta sicurezza anche con componenti tossici». •

PERFORMANCE ECCEZIONALI Mancava sul mercato un controllore compatto e dalle prestazioni eccezionalmente affidabili che permettesse di riassumere tutta una serie di asset in un’unica e leggera strumentazione tecnologia. Ci ha pensato Tiesse Robot con il nuovo controllore F60. «F60 ha la prerogativa di essere più piccolo di tutti li altri analoghi controllori oggi disponibili, con un peso di soli dodici chilogrammi – continua Maurizio Ravelli -. Si tratta di un strumento dalle performance eccezionali in cui è possibile di installare il soware di visione Kawasaki direttamente nel controllore. Porte seriali, usb, ethernet e le opzionali schede Pci express completano il corredo tecnologico di F60 dalla affidabilità esaltata anche dal fatto che tutti i contatti della parte di potenza sono allo stato solido e i circuiti di sicurezza sono basati su logica funzionale».


Industria • Luglio 2017

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La crescita dell’energia pulita di Luana Costa

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l mercato delle energie rinnovabili è un settore in piena espansione. Dalle statistiche Eurostat che delineano un andamento di settore in continua espansione, emerge infatti un incremento complessivo della quota di energia ottenuta da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo, passata dall’8,5 per cento del 2004 al 16,7 per cento del 2015. Anche la produzione di elettricità da fonte pulita ha registrato una crescita del 4 per cento nel 2015 rispetto all’anno precedente. Su questo bilancio ha forte incidenza l’eolico (+19,3 per cento) che nel periodo 2005-2015 ha addirittura quadruplicato la sua produzione. Trattandosi di un campo relativamente giovane è di strategica importanza riuscire a cavalcare le evoluzioni investendo costante-

I NUMERI DELL’EOLICO Contesti dalla morfologia favorevole a questo tipo di attività di produzione energetica sono la campagna, le colline e le zone costiere, con una ventosità media compresa tra i 5,5 e i 6 metri al secondo. Il dato è sufficiente a stimare una produzione annua di energia, che ognuno di questi siti potrà mettere in rete, compresa tra i 215 e 240 mila kWh. Elevate capacità produttive che, insieme alla tariffa incentivante prevista in Italia per questa specifica taglia di impianti, permetteranno un rientro dell’investimento in circa sette-otto anni.

LE STATISTICHE INDICANO UNA NOTEVOLE ESPANSIONE DEL SETTORE DELLE ENERGIE RINNOVABILI. L’EOLICO HA REGISTRATO UNO SVILUPPO DEL 19 PER CENTO E NEL DECENNIO DAL 2005 AL 2015 HA QUADRUPLICATO LA PRODUZIONE. IL PUNTO DI MARIO MARANGONI mente in nuove tecnologie. È questo il principio che guida la ATB Riva Calzoni, azienda internazionale con una lunga tradizione nella progettazione, fabbricazione, installazione e messa in servizio di componenti nel settore dell’energia. Nel nuovo hub di Artogne si è infatti sempre al lavoro per individuare nuovi sistemi da immettere nel mercato. Nel sito produttivo da qualche mese si lavora alla realizzazione di componenti d’altissima tecnologia utilizzati per la produzione di energia nei settori wind e small hydro. La prima partita di turbine eoliche da 60 kW è stata ultimata nelle scorse settimane. Una volta superati i factory test, le unità sono state preparate e spedite negli impianti di destinazione, in diverse località del sud Italia, tra Sicilia e Basilicata. «Dal punto di vista della progettazione ingegneristica e del design, questo modello di turbina, costruito con componentistica tutta europea, rappresenta la massima espressione della tecnologia eolica da 60 kW» racconta il responsabile aziendale Mario Marangoni. «La specificità che distingue la macchina prodotta da ATB Riva Calzoni – prosegue - è l’elevata produttività anche con venti a bassa velocità. Efficienza ed elevato rendimento energetico sono assicurati dalle caratteristiche tecniche del prodotto. L’apparecchiatura si caratterizza per le dimensioni del rotore, di ben 28 metri di diametro, e per la presenza del pitch, il sistema di controllo idraulico del passo, che permette alle lame di autoregolarsi in relazione alla velocità e alla direzione del vento. La 60 kW è una direct drive e quindi non utilizza alcun moltiplicatore di giri. Un generatore sincrono a magneti permanenti con inverter permette la variabilità della velocità del rotore». Il 1903 è l’anno di fondazione di ATB. Sotto la guida di Giulio Togni, prende avvio l’attività della società italiana Tubi Togni. L’azienda cambia varie denominazioni nel corso del tempo fino ad acquisire il nome ATB Acciaieria e Tubificio di Brescia. Dalla sua creazione, più di 100 anni fa, ATB Riva Calzoni si sta espan-

TURBINE DA 60 KW

Dal punto di vista della progettazione ingegneristica e del design, questo modello di turbina, costruito con componentistica tutta europea rappresenta la massima espressione della tecnologia eolica dendo costantemente al fine di soddisfare le crescenti necessità di apparecchiatura idromeccaniche per la generazione di energia idroelettrica, nei settori petrolifero e petrolchimico e per le energie rinnovabili. ATB Riva Calzoni nasce infatti nel 2003 fondendo il know-how, l’esperienza, le capacità tecnologiche e le strutture di Acciaieria e Tubificio di Brescia e Riva Calzoni Impianti, due società che hanno operato per oltre un secolo nella progettazione, produzione e installazione di apparecchiature meccaniche per varie applicazioni industriali. ATB Riva Calzoni Spa è un punto di riferimento nazionale e internazionale per la fornitura di apparecchiature di processo per impianti Oil&Gas e di apparecchiature idromeccaniche per impianti idroelettrici, settori ai quali negli ultimi anni sono stati affiancati nuovi business dedicati alle energie rinnovabili, con la nuova divisione Wind per la produzione di aerogeneratori di piccola e media potenza. Con l’apertura del sito produttivo di Artogne, in attività da marzo 2017, Atb Riva Calzoni ha mosso un passo deciso nel consolidamento della propria posizione sul mercato delle rinnovabili. «Il primo

dispositivo di turbina uscito dall’officina ATB Riva Calzoni è stato installato a metà giugno a Lercara Friddi, comune del Palermitano, un ex centro minerario, dedito in passato all’estrazione di zolfo, che oggi sta dimostrando di voler credere nell’energia pulita e in una nuova modalità di generazione. Un altro è stato montato nella settimana successiva a Cancellara, in provincia di Potenza, mentre in settembre verranno messe in funzione altre turbine a Trapani e a Marsala». Oltre a curare la progettazione, la fabbricazione, il trasporto e la messa in servizio delle apparecchiature, il personale tecnico e ingegneristico di ATB Riva Calzoni è in grado di occuparsi anche della manutenzione per tutto il ciclo di vita della turbina. • ATB Riva Calzoni ha sede a Roncadelle (Bs) www.atbrc.com


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Eccellenze lombarde

A ognuno il suo filtro VITTORIO BERTONI CI ACCOMPAGNA IN UN SETTORE CHE NON HA MAI CONOSCIUTO UNA VERA E PROPRIA CRISI. INFATTI, OGNI AMBITO INDUSTRIALE HA NELLA FILTRAZIONE UNA NECESSITÀ FONDANTE. «ESSERE VELOCI E FLESSIBILI È VITALE» di Renato Ferretti

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sistono tipologie di prodotti la cui funzione risponde a un’esigenza produttiva estremamente trasversale nel mondo della manifattura e dell’industria. Una di queste è sicuramente la produzione di filtri, come ci spiega Vittorio Bertoni, del Gruppo Bertoni di Manerbio (Bs). «Bertoni Filtri – premette l’imprenditore bresciano – fa parte del gruppo da 6 anni ed è una divisione che occupa ormai il 40 per cento dell’intera attività aziendale. Produce una vasta gamma di filtri per aspirazione, sacchi e maniche filtranti ed è specializzata in fil-

STRUTTURA E COMPETENZA Vittorio Bertoni, titolare del Gruppo Bertoni, fa il punto sull’organizzazione dell’azienda bresciana. «La produzione interna e il confezionamento decentrato – dice Bertoni – permettono all’azienda di essere competitiva sotto tutti i punti di vista. Tempistiche brevi, professionalità e altissima qualità dei materiali ci rendono leader nel settore. Il Gruppo si suddivide in tre grandi aree: la parte produttiva, quella creativa e per ultima la parte amministrativa. In perfetta sinergia gestiscono sia la divisione taglio tessuti che la divisione filtri, la prima ormai da oltre 20 anni. La struttura aziendale è dotata di un ufficio tecnico con moderni strumenti informatici per il disegno Cad, e di plotter per la stampa di modelli. La sala taglio è attrezzata con macchinari professionali di ultima generazione per la produzione in serie. La società produce filtri in fibre di poliestere, poliammide, meta aramidica, tessuti con caratteristiche antistatiche (normativa Atex) e fibrenaturali».

tri industriali, aria e per aspirapolveri. Siamo in continua ricerca di nuovi ambiti di applicazione che hanno bisogno di prodotti come i nostri. E ce ne sono tanti ancora su cui potremmo lavorare, perchè ormai tutti i settori produttivi, dall’alimentare all’abbigliamento, alle falegnamerie o cementifici, hanno bisogno di articoli come i nostri». Quali sono gli ambiti in cui siete entrati recentemente? «Nel settore alimentare, con la realizzazione di maniche filtranti per i molini, per la produzione di farine e cereali. Produciamo filtri per aziende che si occupano di miele e da qualche tempo abbiamo stabilito contatti anche per il beverage, la birra soprattutto: i birrifici ci richiedono prodotti particolari per la filtrazione del luppolo in infusione.

Inoltre, facciamo filtri per mangimifici e fonderie. L’ultimo settore che stiamo esplorando è quello delle smerigliatrici e stiamo ottenendo riscontri positivi. Dunque, si parla di un ventaglio piuttosto vario: in qualsiasi tipo di attività ci sono aspetti produttivi in cui la filtrazione gioca un ruolo importante». Quali sono gli aspetti distintivi della vostra realtà? «Riusciamo a personalizzare il prodotto nel momento in cui il cliente ha esigenze particolari, il nostro punto di forza sta nella nostra flessibilità e velocità di esecuzione. Non essendo un lavoro standard bisogna eseguire dei prototipi che modifichino i prodotti. Siamo piuttosto rapidi in questo tipo di operazioni grazie alla grande competenza del nostro ufficio tecnico».

+15%

IL GRUPPO BERTONI È DA ANNI IN COSTANTE CRESCITA, CON AUMENTI IN DOPPIA CIFRA COME NEL CASO DELL’ESERCIZIO 2016

In alto, Vittorio Bertoni, titolare del gruppo Bertoni, con sede a Manerbio (Bs) www.bertonifiltri.com

In che modo si differenziano i prodotti? «Secondo il settore e lo scopo preciso del singolo filtro, cambiano materiali, forme e molto altro nella nostra produzione. Per esempio, le maniche filtranti per gli impianti di filtrazione di una fonderia di alluminio devono filtrare i fumi delle fusioni e quindi hanno dimensioni, misure, materiali, diversi, come i poliesteri trattati per resistere alle alte temperature per non essere intaccati dai liquidi di raffreddamento, con oli e sostanze che in alcuni casi sono corrosivi. I filtri che produciamo per le aziende che producono miele, invece, presentano reti monofilo, sempre in poliestere, come una piccola rete. Questi sono due esempi di due estremi lontanissimi tra loro. Ci sono, poi, varie tipologie di produzione, come le termosaldature che sono alternative alle cuciture. Noi, in particolare, siamo specializzati nella cucitura, perchè certi tessuti devono essere resistenti alla corrosione e alle alte temperature, non possono essere termosaldati. Una novità nel nostro settore ora è l’impiego del taglio laser, al posto del classico sistema a lama. Il laser, cauterizzando il tessuto, evita problemi di sfilacciamento: con il taglio laser l’operazione deve essere fatta a foglio singolo, mentre il taglio a lama permette di operare su più fogli». Quali sono le tipologie di filtri che producete? «Filtri per aspirazione, maniche filtranti e sacchi filtranti. I filtri utilizzati nei grandi impianti industriali di aspirazione così come quelli inseriti nei piccoli aspirapolvere domestici hanno l’importante compito di catturare ogni residuo delle produzioni nocivo per le vie respiratorie ed evitare che essi siano rimessi in circolo nell’aria. Poi, utilizzati per la purificazione dell’aria da particelle di polvere o minuscoli trucioli di scarto industriale, le maniche filtranti sono particolarmente utili presso acciaierie, cementifici e inceneritori. Infine, i sacchi filtranti, componenti essenziali per diversi sistemi di aspirazione, rappresentano una tipologia di prodotto tra le più richieste». •


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Focus Veneto

La svolta dagli investimenti di Francesca Druidi

TRASFORMARE LE RISORSE IN CANTIERI, PASSARE ALLA FASE ATTUATIVA DI CASA ITALIA E ALLA RIGENERAZIONE URBANA. DAL CODICE APPALTI AL POST-TERREMOTO, LE PRIORITÀ DEL 2017 PER ANCE, GUIDATA DA GABRIELE BUIA

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l Veneto riparte e dimostra di cogliere meglio di altre regioni il treno dell’accelerazione dell’economia a livello mondiale. L’indagine VenetoCongiuntura nel primo trimestre 2017 presenta, infatti, numeri incoraggianti per il settore manifatturiero e fotografa una classe imprenditoriale che guarda ai prossimi mesi con fiducia. Si fa sentire la spinta propulsiva offerta dagli incentivi governativi del Piano Industria 4.0, ma non solo. «La specializzazione industriale, l’apertura internazionale delle imprese e da qualche trimestre i segnali di un trend di aumento della richiesta del mercato interno», sono i fattori che più hanno contributo al solido quadro degli indicatori economici secondo Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto. «Alla luce di un 2016 positivo, i dati Istat sul Pil certificano che a trainare la crescita del Paese è stato il Veneto e tutto il NordEst con +1,2 per cento, rispetto a una media nazionale del +0,9 per cento». Tra le sfide del prossimo futuro per le imprese, la fabbrica interconnessa ma soprattutto l’internazionalizzazione. Come il tessuto produttivo veneto sta guardando alla quarta rivoluzione industriale? «Considerando i tempi di attuazione del Piano Industria 4.0 introdotto dal governo, in pochi mesi la risposta delle imprese è già evidente e palpabile. Il tessuto produttivo sta reagendo positivamente. Secondo un’indagine, il 37 per cento delle imprese manifatturiere utilizza almeno una tecnologia digitale nei processi produttivi, ma c’è un altro 18 per

Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto

cento di aziende che, pur non adoperandone nessuna, prevede di farlo in un futuro molto ravvicinato. L’industria veneta sta entrando nell’era della fabbrica digitale con scenari incoraggianti: gli incentivi fiscali sono sfruttati dalle grandi imprese per i beni strumentali, ma sempre più Pmi ne stanno usufruendo per dotarsi di macchinari a elevato contenuto tecnologico di nuova generazione, in grado di dialogare per via digitale a monte e a valle del processo produttivo». In base all’analisi congiunturale, le performance migliori vengono dalle imprese venete di maggiori dimensioni (+4,1 per cento nella produzione). Quanto sarà importante non lasciare indietro le Pmi? «Più grandi sono le dimensioni, più l’impresa è attrezzata per accedere ad agevolazioni e nuove tecnologie, contando su una superiore elasticità sul fronte delle risorse umane e della selezione di dirigenti e tecnici di alto livello. La maggioranza delle aziende appartiene alla categoria di mini-impresa: queste realtà di piccole e medie dimen-

sioni formano una massa critica oggi in movimento, pronta a generare ricadute in termini di esportazioni e di opportunità di business per le grandi aziende con cui entrano in rapporto d’affari. È estremamente importante che le imprese siano supportate verso l’avanzamento tecnologico dei prodotti soprattutto in ottica export. Bisogna aiutare le aziende, informarle, formarle e incentivarle sul versante dell’esportazione. È l’export la chiave per continuare a essere la locomotiva d’Italia: un elemento che la politica non deve dimenticare o sottovalutare». L’export italiano sta facendo benissimo nel 2017 e il Nord Est si conferma uno dei principali motori di crescita. Quali le prospettive in termini di settori produttivi e mercati di riferimento? «Agroalimentare in primis e meccatronica, e in generale i settori di innovazione tecnologica, sono destinati a guidare l’export regionale. Per quanto riguarda i mercati di sbocco, allo stato attuale vivono una fase di stallo le ex economie emergenti, come ad esempio Brasile, Messico, India e Turchia, e ancora Mozambico, Nigeria e Angola, a causa di criticità economiche ma anche politiche. Offrono interessanti opportunità i mercati “minori” dei paesi an-

dini Colombia, Perù, Cile, l’Africa sub-sahariana, la Corea del Sud, aree che si stanno risvegliando in termini economici». Come si inserisce in questo scenario l’iniziativa di Unioncamere? «Con la riforma del sistema camerale, Unioncamere è interessata da un profondo cambiamento per motivi economici e di impostazione. Se le imprese devono ristrutturarsi, Unioncamere deve riformarsi ancora di più. Inoltre, va considerato il dimezzamento delle risorse a disposizione con la riduzione del diritto annuale e gli insoluti. Detto questo, l’obiettivo principale è potenziare l’accompagnamento delle aziende all’estero. L’Unione camerale sarà perciò impegnata nella formazione e nell’orientamento delle imprese per prepararle concretamente all’internazionalizzazione, dai mercati alle modalità di export. Occorre operare il più possibile in sinergia con gli enti interessati e in particolare con la Regione che può fare moltissimo per le realtà produttive. Serve soprattutto favorire le condizioni di base per un cambio di mentalità da parte dell’imprenditore sul modo di pensare l’internazionalizzazione e di agire. Potrebbe aiutare sotto il profilo operativo introdurre nelle aziende - in maniera gratuita - tecnici e manager specializzati: una presenza fisica e costante al fianco dei titolari per un periodo di tempo potrebbe stimolare e indirizzare le esportazioni». •

TORNA A CORRERE L’INDUSTRIA VENETA Dall’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera di Unioncamere Veneto, effettuata su un campione di 1.697 imprese con almeno 5 addetti, emerge una partenza sprint per il primo trimestre 2017. La produzione industriale ha registrato un incremento del +4 per cento (rispetto al +2,6 per centonel trimestre precedente) e anche la variazione congiunturale destagionalizzata ha confermato una crescita del +3,3 per cento  (era +1,1 per cento  nel trimestre precedente). La dinamica positiva del fatturato è ascrivibile sia all’andamento positivo del mercato interno, che continua a registrate valori in aumento (+5,3 per cento dopo il +2,6 per cento precedente), sia alla ripresa delle vendite all’estero con un +5,2 per cento in netta ripresa rispetto alla dinamica del +1,3 per cento del trimestre precedente. Per quanto riguarda le vendite all’estero, il traino è arrivato dalle medio-grandi imprese (+5,9 per cento), seguite dalle piccole (+3,7 per cento) mentre le micro registrano un andamento negativo (-0,4 per cento). A livello settoriale bene macchine e apparecchi meccanici (+10,5%), gomma e plastica (+6 per cento), metalli e prodotti in metallo (+5,1 per cento), negativo invece il comparto di legno e mobile (-1,2 per cento).


Industria • Luglio 2017

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Decolla il piano industriale di Francesca Druidi

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l nuovo piano industriale segna l’evoluzione del sistema regionale da una struttura produttiva tradizionale a un sistema fortemente orientato all’innovazione, attraverso l’integrazione tra sistema scientifico, sistema produttivo e lo sviluppo di reti collaborative tra imprese e mondo della ricerca», spiega l’assessore regionale allo Sviluppo economico ed energia Roberto Marcato. Il nuovo paradigma di sviluppo, frutto di un percorso di ascolto e dialogo con il territorio e di partecipazione attiva di tutti gli stakeholder, ha il proprio fulcro nella collaborazione tra impresa e ricerca. «La Regione diventa soggetto “facilitatore” del dialogo tra questi mondi». Il punto di forza diventa la capacità di adattarsi rapidamente ai mutamenti economici interni e internazionali, seguendo 39 traiettorie tecnologiche e di sviluppo nell’ambito di quattro specializzazioni già individuate con la Strategia di specializzazione intelligente regionale (Ris3 Veneto): Smart Agrifood, Smart Manufacturing, Creative Industries e Sustainable Living. «Queste traiettorie pongono i presupposti per offrire garanzie di successo e margini di ricaduta per lo sviluppo economico del Veneto», evidenzia Marcato. Sono diversi i bandi di finanziamento a disposizione delle imprese. Quali le azioni messe in campo dalla Regione per sostenere il Piano? «Attualmente, la programmazione comunitaria è la linea economico-finanziaria che maggiormente supporta lo sviluppo del sistema veneto. Il nostro Por–Fesr 2014-2020, con riferimento all’obiettivo di rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione (Asse 1), contribuisce con risorse pari a 114 milioni di euro all’attuazione della strategia Ris3 Veneto. I progetti, realizzati anche in forma aggregata e collaborativa, saranno pertanto sostenuti secondo un’allocazione del budget già definita a favore di quattro specifiche azioni per la ricerca e l’innovazione. Per quanto riguarda l’obiettivo tematico 3, in linea con lo Small business act dell’Ue, la Regione punta su tre azioni di crescita intelligente, inclusiva e

UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO CHE FAVORISCA LA COMPENETRAZIONE TRA ISTITUZIONI, UNIVERSITÀ E IMPRESE. L’OBIETTIVO È POTENZIARE LA COMPETITIVITÀ DI UN VENETO IN PIENO RILANCIO. LA VISIONE STRATEGICA ILLUSTRATA DALL’ASSESSORE ALLO SVILUPPO ECONOMICO ROBERTO MARCATO

sostenibile, con una dotazione di altri 53 milioni di euro, che integrano quelle previste a favore del trasferimento tecnologico. Accanto a queste, sono previste ulteriori linee di in-

L’assessore regionale allo Sviluppo economico ed Energia Roberto Marcato

tervento regionali come quelle per l’imprenditoria giovanile e femminile. Interessante, senza entrare nel dettaglio, è anche l’attività condivisa nell’ambito dei cluster tecnologici nazionali che vede la partecipazione dei nuovi sistemi regionali - imprese, università e organismi di ricerca - in materia di ricerca industriale. Il Veneto guarda anche all’Europa dove sono in atto numero-

se iniziative a favore della cooperazione tra Regioni». Il Veneto è una delle regioni che meglio sta uscendo dalla crisi economica e sta ritrovando lo smalto del periodo pre-crisi. Come potenziare la sua competitività? «In effetti, dopo un periodo di forte sofferenza il Veneto ha cominciato dallo scorso anno a reagire e la crescita sopra la media nazionale del Pil regionale e il tasso di disoccupazione al 6,5 per cento, il più basso in Italia, ne è la dimostrazione. In quest’ottica, la Regione si sta preoccupando di favorire questo movimento di crescita andando a sostenere in particolare due filoni che a nostro giudizio sono strategici per la crescita delle Pmi venete: la ricerca e innovazione tecnologica, da un lato, di cui ho appena detto, e l’export dall’altro. Nel settore dell’internazionalizzazione ci apprestiamo a pubblicare una serie di bandi a sostegno alle Pmi venete, privilegiando progetti orientati alla crescita tecnologica e allo sviluppo di prodotti e di servizi innovativi. Il tutto poggia su una base legislativa che ha individuato tre soggetti fondamentali del sistema: i distretti industriali, le reti innovative regionali e le aggregazioni d’impresa, per conseguire nuovi traguardi, acquisire nuove fasce di mercato con una offerta fatta di ec-

cellenze e competenze uniche e ampiamente riconosciute. Un’offerta supportata anche con la presentazione in Consiglio regionale per la prima volta di una legge quadro organica sull’artigianato con una dotazione finanziaria di 20 milioni di euro, con l’avvio degli interventi per la diffusione della banda ultra larga, finanziati con 400 milioni di cui 80 di risorse regionali; un piano straordinario di riassicurazione del credito per le imprese vittime delle banche; e l’istituzione di un Comitato regionale sulle sanzioni alla Russia, che hanno provocato miliardi di danni all’economia veneta». In che modo si inseriscono nel scenario la crisi e il salvataggio delle banche venete? «Oltre alla crisi economica che ha investito il Veneto, ci mancava anche la crisi delle banche. Al di là degli esiti del salvataggio, rimane grave il fatto che chi doveva vigilare non lo ha fatto. Una riflessione va perciò fatta su tutta la filiera, a partire da Banca d’Italia e Consob giù giù fino ai direttori di filiale e al personale a contatto con i clienti perché, se hanno fa-

vorito la vendita di titoli svantaggiati, anche loro hanno responsabilità oggettive. Tutti insieme hanno massacrato i risparmi di migliaia di cittadini e imprese. Ma ci sono altri motivi di preoccupazione fortissima: uno riguarda le cosiddette “azioni baciate”. Con l’azzeramento dei titoli, quello che io chiamo “cannibalismo finanziario” costringerà le imprese a rientrare dai fidi ottenuti. Inoltre, con l’acquisizione da parte di Intesa chi aveva fidi in due banche diverse dovrà chiuderne uno, perché Intesa non manterrà aperte due linee di finanziamento». •


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Focus Veneto

Trattamenti termici LA PROGETTAZIONE DI IMPIANTI PER IL RISCALDO AD INDUZIONE È SOLO L’ESITO DI UN PERCORSO CHE HA INIZIO CON L’ANALISI DELLE ESIGENZE DEL CLIENTE. FONDAMENTALE È CREARE APPARECCHIATURE PERSONALIZZABILI. IL PUNTO DI DENIS RIZZATO

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impianto a induzione è il terminale di un processo il cui unico scopo è uniformare il trattamento termico alle esigenze del cliente. La progettazione e la creazione del dispositivo è solo la conseguenza di una fase che cerca di individuare e cristallizzare le richieste offrendo prodotti su misura. È questa in estrema sintesi la filosofia che anima la Tecno Induzione, azienda specializzata nella progettazione e nella realizzazione di tecnologie per il riscaldo a induzione a media e alta frequenza. Fondata nel 1999, è una società a conduzione familiare ma che, grazie al corposo investimento realizzato nella formazione di un personale altamente specializzato e nell’acquisto di nuovi software, si è sviluppata velocemente radicandosi nei mercati Europei. Denis Rizzato, figlio del fondatore entrato in azienda occupandosi dapprima del montaggio degli impianti per passare progressivamente al settore progettazione, è oggi responsabile di produzione. È proprio il settore progettazione che può a ben ragione dirsi il cuore pulsante dell’azienda. Nei laboratori avviene infatti la creazione di impianti tagliati su misura nel tentativo di assecondare le richieste del cliente. Questo è infatti il tratto caratteristico che contraddistingue la Tecno Induzione sul

Tecno Induzione ha sede a Bovolenta (Pd) www.tecnoinduzione.com

di Luana Costa produttivi quali ad esempio la saldobrasatura, la fusione, il calettamento a caldo e la ricalcatura. Fornisce ricambi, adattatori di carico, trasformatori in alta/media frequenza, accessori e quant’altro necessario per le esigenze del settore, sempre a prezzi competitivi. Esegue revisioni, modifiche ed adeguamenti secondo le normative vigenti, anche di impianti di fornitura di terzi. Tecno Induzione fornisce inoltre generatori con range di potenza da 30 a diversi MW. La nostra serie assolutamente innovativa di generatori, stabilizzati in potenza, permette il riscaldo dei materiali conduttori a potenza costante e, nel caso dell’acciaio, sia a freddo che anche dopo il punto di Curie. •

LABORATORIO INTERNO

Realizziamo ogni tipologia di test metallurgico senza sfruttare le collaborazioni con laboratori esterni, questo ci rende in grado di realizzare impianti con la filosofia “chiavi in mano” mercato. «La progettazione di ogni parte dell’impianto avviene all’interno dell’azienda, dagli aspetti meccanici ai componenti elettrici fino all’allestimento di nuovi software. Per la realizzazione di queste apparecchiature ci avvaliamo di professionisti interni, circostanza che ci consente di non far dipendere parte della produzione da aziende esterne» racconta il responsabile di produzione Denis Rizzato. «Siamo dotati di un laboratorio interno in cui realizziamo ogni tipologia di test metallurgico senza sfruttare le collaborazioni con laboratori esterni. Così realizziamo impianti con la filosofia “chiavi in mano”. L’approccio aziendale non è infatti quello di commercializzare impianti ma di creare processi termici capaci di rispondere alle richieste più complesse e la cui conseguenza diretta è la realizzazione dell’impianto. A differenza di quanto avviene oggi sul mercato, la nostra azienda crea vestiti su misura non apparecchiature standard. Ritagliamo e disegniamo gli impianti in base alle esigenze del cliente, così da ottenere prodotti totalmente personalizzati». Si potrebbe dire che la Tecno Induzione oltreché nella com-

mercializzazione di impianti di tipo standard, è specializzata nella realizzazione di impianti customizzati e automatizzati chiavi in mano, in grado di soddisfare la clientela più esigente, soprattutto in termini qualitativi. Le particolari apparecchiature integrate di controllo di processo , visione artificiale e termovisione permettono un’alta affidabilità e ripetibilità dei cicli di lavoro. Gli impianti sono integrati con un software per la teleassistenza, servizio che velocizza tutte le eventuali prime richieste di diagnostica avanzata e d’intervento. «Particolare interesse suscitano oggi i trattamenti superficiali a induzione condotti in atmosfera protetta, generalmente adatti ad applicazioni di tempra e saldobrasatura in assenza di ossidazione. Questa tipologia di impianti assicura la ripetitività dei processi di riscaldo poiché tutti i parametri di trattamento termico sono costantemente monitorati e memorizzati». L’azienda progetta, realizza o ripara inoltre induttori, con o senza concentratori di flusso, per le varie applicazioni destinate al trattamento termico, quali ad esempio tempra, pre-riscaldo, ricottura e distensione e per altri processi

TEST E TECNOLOGIE Tecno Induzione si avvale di un impianto prova per l’effettuazione dei test di trattamento termico o per l’esecuzione di produzioni di medie e piccole serie, di un laboratorio interno, attrezzato con durometri e microdurometri per le prove meccaniche di durezza Rockwell e Vickers, macchina lucidatrice di provini e microscopio ottico per il controllo della microstruttura, misura delle diagonali delle impronte e rilevatore digitale della profondità di trattamento con soware e webcam per il rilevamento delle immagini. Tra i principali vantaggi della tecnologia a induzione vi sono la concentrazione dell’energia di riscaldo solamente lungo l’area soggetta al trattamento, l’esecuzione in tempi molto brevi, le minori distorsioni sui pezzi a seguito dell’azione del trattamento termico, la tracciabilità dei pezzi trattati.


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Affidabilità, manovrabilità e sicurezza per rimorchi e veicoli di Alessia Cotroneo

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icurezza e manovrabilità non sono elementi secondari per chi quotidianamente percorre le strade per adempiere alle proprie attività professionali. Diventano condizioni determinanti a maggior ragione quando si ha a che fare con mezzi pesanti quali rimorchi, semirimorchi e autocarri. L’attenzione dei costruttori negli ultimi anni è cresciuta focalizzandosi in particolar modo sulla componentistica destinata a questa tipologia di mezzi. L’introduzione di innovazioni tecnologiche ha infatti cercato di rispondere ai problemi emersi nel settore degli assali e delle sospensioni tradizionali. La Anselmi Innovation System da anni è capofila tra le aziende impegnate nella creazione di soluzioni su misura. Il costante sviluppo tecnologico e il forte interesse per le lavorazioni speciali più svariate hanno portato l’impresa veronese a mettere a punto ISA5000, una gamma di sospensioni idrauliche a ruote indipendenti sterzanti comandate ed autosterzanti sia in marcia avanti sia in retromarcia, novità tra le più importanti del settore. «La nostra azienda - spiega Giorgio Anselmi - è presente sul mercato con un prodotto da noi interamente ideato e progettato. Si tratta di un’apparecchiatura notevolmente versatile e adattabile su veicoli rimorchiati industriali e agricoli e per la movimentazione pesante. I veicoli pesanti manifestano nella maggior parte dei casi problemi di stabilità, soprattutto in curva e in fase di ribaltamento posteriore del cassone, basti pensare ai continui incidenti che si verificano nel Anselmi I.S. Srl ha sede a Badia Calavena (Vr) www.anselmi-is.it

L’AZIENDA VERONESE ANSELMI INNOVATION SYSTEM HA SVILUPPATO E BREVETTATO UN’INNOVATIVA SOSPENSIONE IDRAULICA A RUOTE INDIPENDENTI STERZANTI E AUTOSTERZANTI NEI DUE SENSI DI MARCIA (AVANTI E RETRO) PER MEZZI INDUSTRIALI, AGRICOLI E PER I TRASPORTI ECCEZIONALI settore agricolo. Grazie alla nostra esperienza pluriquarantennale nel settore abbiamo sviluppato un’applicazione che risolve le difficoltà di gestione dei mezzi a rimorchio durante le manovre e le operazioni di carico e scarico rendendo il veicolo più maneggevole e sicuro». Le sospensioni idrauliche a ruote indipendenti Isa5000 sono più efficienti, compatte, leggere e offrono più vantaggi tecnici ed economici a fronte di una manutenzione pari quasi allo zero. Inoltre, grazie alla particolare struttura, migliorano le condizioni di guida rendendo più facile il controllo del mezzo che risulta più reattivo, anche in passaggi stretti, come curve, piccole rotonde o incroci. L’applicazione consente, infatti, un ampio angolo di sterzatura garantendo al veicolo una capacità di manovra prima impensabile. In certi casi questo permette ai mezzi che viaggiano in fascia eccezionale di poter rientrare addirittura in fascia normale. «Abbiamo investito in innovazione e qualità – sottolinea Giorgio Anselmi a nome di tutta la direzione –, il prodotto sta ricevendo un ottimo riscontro dal mercato sia nazionale che estero e abbiamo iniziato una collaborazione per applicarlo ai trasporti eccezionali, sfruttando le migliorie che apporta in questo settore e la sua facilità di funzionamento e di montaggio». Per il settore industriale le nuove sospensioni indipendenti ideate dalla Anselmi I.S. sono commercializzate con il nome OneScopic attraverso il marchio Solo Handling Solutions (www.solo-

IMPATTO AMBIENTALE ZERO Grazie alle sue caratteristiche, Isa5000, la sospensione ideata e brevettata da Anselmi Innovation System, evita lo strisciamento a terra dei pneumatici, ottenendo due benefici, come spiega Giorgio Anselmi: «Limitando a situazioni limite lo strisciamento, si riduce notevolmente l’usura da consumo degli pneumatici e del manto stradale rispetto a quanto avviene con le sospensioni tradizionali. Inoltre viene sempre rispettata la geometria corretta degli pneumatici, caratteristica fondamentale per la salvaguardia degli stessi. Così, oltre al vantaggio economico per l’utente finale, agiamo indirettamente sulla riduzione dell’inquinamento causato dagli pneumatici fuori uso. Inoltre, Isa5000 è riciclabile al 99 per cento poiché anche nel nostro settore si deve cominciare a pensare all’ambiente».

hs.com), frutto della collaborazione fra l’azienda meccanica veronese di Badia Calavena e lo storico produttore di rimorchi e semirimorchi speciali Officine De Angelis. Il nuovo marchio è stato lanciato durante l’ultima edizione del Bauma di Monaco per proporre soluzioni integrate di handling a tutti i produttori di rimorchi, semirimorchi e veicoli semoventi. «Il mondo dei veicoli tranati è in cambiamento e richiede nuovi sistemi per aumentare la sicurezza e il controllo del veicolo - conclude Giorgio Anselmi –. Noi siamo riusciti a cogliere queste opportunità senza perdere di vista l’aspetto economico. Oltre ad un costo contenuto le sospensioni Isa5000 introducono molti altri vantaggi consentendo da un lato un risparmio per

il cliente dall’altro una maggiore capacità di carico dovuta al peso ridotto della sospensione grazie all’eliminazione di molti dei componenti necessari nelle versioni tradizionali. Non c’è più bisogno di balestre, assali, ammortizzatori, diapress e molti altri componenti; questo fa la differenza anche in termini di ingombri. Isa5000 è compatta ed estremamente semplice, è possibile montarla con qualsiasi tipo di ruota e sistema frenante. Si riesce a mantenere sempre la stessa portata su tutte le ruote mediante l’autoregolazione delle nostre sospensioni in funzione del carico, senza utilizzare perciò alcun dispositivo, dando stabilità al mezzo. Sono affidabili e aumentano la sicurezza sia sulla strada che in manovra». •


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Focus Veneto

NAVIGANDO NELLA RISERVA UNESCO Riserva della Biosfera Unesco, il Delta del Po va vissuto con un approccio particolare, in cui visite ben costruite, in barca, bici, canoa e motonave permettono di apprezzarne ogni singolo aspetto. Tutto questo è possibile grazie alla famiglia Cacciatori

L’esperienza si fa design UN TEAM PROFESSIONALE E AFFIATATO CHE GRAZIE A UN SOLIDO KNOW-HOW È IN GRADO DI RENDERE REALI SOGNI E PROGETTI. ANNALISA GUERRA RACCONTA LA SUA AZIENDA A MISURA DI COMMITTENTE

n uno scenario in cui turismo non significa più solo buona cucina, sole e bei paesaggi, ma è sempre più sinonimo di esperienze da vivere, quella di navigare nel Parco Delta del Po è un’avventura indispensabile per scoprire da un punto di vista privilegiato un insieme di ecosistemi ricchi di fascino, colori ed emozioni, non a caso entrati a far parte, nel 2015, del programma MAB Unesco. Lo sanno bene i capitani e i marinai della famiglia Cacciatori, che hanno ereditato la loro passione dal pioniere del turismo nel Delta, Marino. «Marino Caparìn, soprannome ereditato dalla nonna, venditrice di “cape”, le vongole tanto presenti nel Delta del Po, giovanissimo, diventa “Caronte” e gestisce il traghetto sul Grande Fiume» racconta il figlio Stefano Cacciatori. «Negli anni ’70 il traghetto si sposta verso le spiagge incontaminate della foce, e contemporaneamente Marino inizia a far conoscere la sua terra ai primi visitatori del Delta del Po. Intravedendo nel turismo il futuro di questo territorio, Marino inizia a dar vita alla sua flotta, di cui la Motonave Venere è ancora oggi l’ammiraglia. Nel 1987, mentre Marino vara la Venere, il fratello minore Vittorio apre il primo noleggio di bici e canoe del Delta veneto, “Girodelta”. Vittorio, guida naturalistica e capitano, introduce così una filosofia nuova, che fa dell’attività fisica, ovviamente slow, lo strumento principe per ammirare le bellezze del Parco». Una tradizione che si è poi trasmessa di padre in figlio e che vede tutt’oggi protagonista la stessa famiglia: «grazie a diversi tipi di imbarcazioni, a bici e a canoe offriamo un’esperienza di visita a 360 gradi, che permette di esplorare dalla Sacca di Goro alla foce dell’Adige. Con le barche a fondo piatto, appositamente studiate per navigare nei fondali più bassi, si penetra nei rami più piccoli del Po e nei meandri più suggestivi del Parco, tra canneti, lagune, “ghebi” e “paradei”». La flotta si è recentemente ampliata con l’arrivo del caratteristico topo veneziano, El Doge, completamente restaurato nel 2013, e dell’ecobarca elettrica Maaty: progetto innovativo e sperimentale, è una barca a propulsione totalmente elettrica in grado di ospitare 50 turisti, che rimarca la convinzione che il Delta sia un territorio da visitare con profondo rispetto e seguendo i lenti ritmi del fiume. «La visitazione del Parco del Delta del Po trova il suo apogeo nel bike&boat – conclude Stefano Cacciatori -, la forma di visitazione più completa per un territorio composto da terra e acqua, e che da questi due elementi, con bici e barca, viene ammirato grazie a itinerari Navigazione Marino Cacciatori intermodali ad anello che si possono adattare alle più svariate esigenze». si trova a Porto Tolle (Ro) Lucrezia Gennari www.marinocacciatori.it

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nnie Claire è uno studio di progettazione e arredamento chiavi in mano che opera a livello internazionale in molteplici settori e, grazie alla scelta di materiali di pregio e alla maniacale cura dei particolari, ha saputo imporsi come azienda leader anche nella sfera del lusso. L’azienda progetta e fornisce tutto quanto necessario per arredare gli spazi interni, offrendo inoltre un servizio di post vendita. Annie Claire nasce da una decennale e importante esperienza della sua fondatrice, Annalisa Guerra, che inizia la sua carriera in un’azienda di tessuti in seta pura per abbigliamento maschile, venendo così a contatto con i più prestigiosi marchi. Nel 1983 entra a far parte di un’azienda produttrice di mobili dove apprende le tecniche per la lavorazione del legno. Data la sua esperienza pregressa nel campo della moda, nasce in lei l’idea di abbinare il legno a materiali diversi come il vetro, la pelle e il metallo, cercando di trasmettere con questa mescolanza di materiali una nuova idea di arredamento ma soprattutto cercando di costruire mobili di carattere. Nel 1995 inizia poi una collaborazione con un’importante azienda produttrice di mobili di design di alto livello, avendo così la possibilità di confrontarsi con i più famosi designer internazionali e apprendendo nuove tecniche e l’impiego di materiali inediti. Naturale conclusione di questo prestigioso percorso è la nascita di Annie Claire. Creatività e funzionalità devono viaggiare insieme. «La cura dei particolari come gli intagli fatti a mano, l’uso di materiali di prima scelta combinati a un pa-

Annie Claire ha sede a Schiavon (Vi) www.annieclaire.it

ziente procedimento di tinteggiatura e verniciatura, un’accurata attenzione alla tecnologia, danno ai nostri mobili una garanzia di qualità e funzionalità destinata a durare nel tempo – spiega Annalisa Guerra -. Nodi e imperfezioni del legno ne testimoniano la purezza e naturalità. Attraverso tessuti freschi come i cotoni riusciamo a soddisfare la clientela giovane, mentre con i velluti, le sete e i ricami in metallo rispondiamo a quella più esigente». L’azienda offre un servizio completo al cliente, dalla progettazione, all’installazione, fino al post vendita. «Tutto questo è possibile grazie a un team di architetti, designer, falegnami, tappezzieri, tecnici, installatori e referenti commerciali che svolgono al meglio il loro lavoro. Uno dei nostri punti di forza è risiedere in una zona ricca di aziende e industrie di grande esperienza, pronte e soddisfare qualsiasi richiesta. La loro vicinanza ci consente inoltre di tenere sotto controllo tutto il processo produttivo». • Antonella Romaniello


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La progettazione del benessere L’ATTENTO ASCOLTO DEL CLIENTE E SOLUZIONI PERSONALIZZATE PERMETTONO DI TRASFORMARE OGNI SPAZIO IN UN’ESCLUSIVA OASI HIGH TECH DI LUSSO E RELAX. LA PAROLA A SILVIA FAVARON di Antonella Romaniello

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egli ultimi anni il termalismo in Italia ha conosciuto una notevole popolarità e diffusione, grazie anche alle caratteristiche idrogeologiche favorevoli del nostro Paese e alla tradizione romana che ha fatto dell’acqua termale un rito sociale e popolare. Il panorama termale da qualche tempo però sta assistendo a un consistente cambiamento della sua concezione di base. Lo stabilimento termale non è più solo un luogo di cura, ma un luogo di benessere e quindi rivolto a un pubblico più esteso ed esigente. Sainte Claire International rappresenta una realtà di eccellenza nel campo della progettazione e realizzazione di strutture termali, centri benessere, spa e piscine per uso individuale e professionale. Specializzata nella progettazione su misura di ogni spazio, la società è l’unica in Italia a fornire un servizio chiavi in mano grazie al contributo di una task force di professionisti altamente qualificati in grado di affrontare qualsiasi sfida, anche i progetti più complessi. AFFIDABILITÀ E KNOW-HOW La particolare attenzione alla qualità dei servizi offerti e alla soddisfazione del cliente hanno reso l’azienda una delle più importanti nel settore di appartenenza. Affidabilità e know-how sono alla base del successo della società. «È grazie a un’importante conoscenza tecnica e all’esperienza maturata che siamo riusciti ad affermarci come leader nel settore del lusso in strutture benessere e termali – spiega Silvia Favaron, general manager di Sainte Claire -. Abbiamo saputo distinguerci anche per le nostre realizzazioni innovative. Proponiamo da sempre forme e soluzioni originali, tenendo in considerazione le caratteristiche uniche di ogni ambiente e di ogni spazio: così nascono i nostri progetti, dall’interazione con i locali. Il nostro know-how ci permettere di capire le aspettative di chi affronta un progetto e siamo in grado di prevederne le necessità e quindi di individuare le soluzioni più adatte in ogni fase».

Sainte Claire International Srl ha progettato e gestisce Country SPA www.sainteclaire.it www.countryspa.it

LE FASI DEL PROGETTO Grazie allo studio di progettazione interno, l’azienda è in grado di seguire il cliente in ogni fase di sviluppo. «Siamo a stretto contatto con i nostri clienti durante tutto il processo che dall’idea por-

ta alla realizzazione: questo ci permette anche di suggerire man mano forme e materiali affinché l’idea di partenza si concretizzi. Disponiamo anche di una falegnameria interna che lavora il legno massello in diverse essenze e in forma artigianale, permettendo così la massima personalizzazione e la valorizzazione degli elementi naturali in ogni singolo componente». Sainte Claire offre inoltre consulenze in termini di analisi di fattibilità progettuale ed economica. «Anche questa fase fa parte del programmare soluzioni uniche e seguire il cliente dal concetto alla creazione. L’approfondita conoscenza degli scenari nazionali e internazionali, lo studio di progettazione interno e una for-

te connotazione artigianale fanno di noi un interlocutore completo, assolutamente affidabile e versatile, capace di offrire ai nostri clienti, agli studi di architettura o ancora ai general contractor un servizio di eccellenza». Sainte Claire propone soluzioni anche per spazi limitati. «Chi non ha molto spazio nella sua struttura ricettiva può pensare di realizzare una piccola spa pensata e progettata per due persone. Un condensato delle migliori attrezzature wellness, con massima resa estetica e funzionale in soli ventidue metri quadri». ATTENZIONE ALL’AMBIENTE Sainte Claire crede che investire nel benessere delle persone non abbia senso se non si hanno accorgimenti nei confronti dell’ambiente. «Preservare l’ambiente in cui viviamo ha per noi un importante significato – continua Silvia Favaron -. I legnami da noi impiegati non vengono trattati chimicamente e provengono da foreste gestire in maniera responsabile. Le vernici utilizzate sono prive di solventi e i prodotti per la sanificazione sono selezionati in virtù del basso impatto ambientale. Per la coibentazione delle saune usiamo poi lana di pecora al cento per cento per una soluzione ecosostenibile e di altissimo confort. Perché la difesa della natura è responsabilità di tutti, in ogni gesto». •

SAINTE CLAIRE PER L’HOTELLERIE Il settore dell’ospitalità può rivelare incognite e interrogativi difficili da dipanare, questo campo richiede un’esperienza specifica che Sainte Claire possiede e continua ad approfondire ogni giorno. «Rivolgersi a noi significa avere un’importante opportunità di emergere in un settore molto competitivo. Intervenire in un hotel, qualsiasi sia la sua metratura, corredandolo di Spa significa dover calcolare una serie di variabili complesse. Il numero delle camere, il tipo di clientela, il tempo di perma-

nenza, le attrattive del luogo in cui si trova. Chi si limita alla semplice aggiunta di una o più cabine non conosce le vere esigenze del cliente. È poi fondamentale l’integrazione tra gli ambienti e ovviamente la possibilità di dimensionare su misura le aree dedicate ai trattamenti. Occorre considerare l’intervento del personale della struttura che dovrà potersi muovere con professionalità e discrezione, solo in questo modo il beneficio percepito dagli ospiti sarà massimo».


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Focus Veneto

Ridurre gli sprechi alimentari di Luana Costa

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grandi cambiamenti, soprattutto in tema ambientale, passano principalmente da piccoli gesti quotidiani. Così la lotta allo spreco di cibo è possibile grazie all’introduzione sul mercato di tecnologie in grado di ridurre sensibilmente il deterioramento del cibo. L’idea è stata brevettata dalla Smilesys, azienda innovativa e brillante e da tempo punto di riferimento nell’ambito del confezionamento automatico per applicazioni richiudibili ed easyopening. Attraverso l’applicazione in linea di speciali etichette autoadesive Smilesys produce film perfettamente richiudibili e ad alto valore aggiunto idonei al confezionamento di prodotti alimentari, chimici ed industriali. «Multitaste è ad esempio il packaging che consente di avere in un’unica confezione diversi tipi di prodotti divisi per scomparti a vantaggio del consumatore e dell’ambiente» racconta Ernesto Zanarella, Ceo dell’azienda. La riduzione degli sprechi e le energie rinnovabili sono i grandi temi della nostra epoca. Da dove è necessario iniziare per avviare un mutamento reale dei comportamenti e delle politiche in generale? «Tutti si affannano e corrono ai ripari con le energie rinnovabili per ridurre gli sprechi e inquinare meno l’ambiente, ma se ogni consumatore per fare davvero la differenza si affidasse a metodi ponderati e più efficaci nel breve periodo, allora sì che inizieremmo a vedere i primi risultati positivi e meno impattanti. A partire ad esempio dalle piccole scelte quotidiane, adottando pratiche smart ed ecologiche, offerte da prodotti dotati di un sistema che rende una confezione perfettamente richiudibile per più di 20 volte dalla prima apertura e garantisce quindi una più lunga conservazione del prodotto e una riduzione degli sprechi». Esistono tecnologie in grado di garantire una riduzione sensibile degli sprechi? «La soluzione esiste ed è un brevetto tutto italiano. La nostra azienda di Piazzola del Brenta nel padovano, la Smilesys, compie ricerca e innovazione nel mondo del packaging alimentare e tecnico dal 2013, una brillante e promettente realtà attiva nella produzione di film plastici richiudibili che cresce ogni anno raggiungendo risultati con numeri a due cifre toccando il 95 per

DI RECENTE SONO STATE BREVETTATE NUOVE TECNOLOGIE CHE CONSENTONO DI RIDURRE LO SPRECO ED EVITARE IL DETERIORAMENTO DEL CIBO. LA SOLUZIONE STA NELL’UTILIZZO DI PACKAGING CON SISTEMI DI APERURA E CHIUSURA. NE PARLIAMO CON ERNESTO ZANARELLA

150 MLN NUMERO DI PRODOTTI REALIZZATI DA SMILESYS LO SCORSO ANNO CON I QUALI VERRANNO IMBALLATI OLTRE QUARANTACINQUE MILIONI DI CHILOGRAMMI DI ALIMENTI cento di export in tutto il mondo». Con una crisi economica che non appare ancora del tutto superata, guardare oltre i confini nazionali è un obbligo per le aziende industriali? «Guardare all’estero è oggi dettato da un’esigenza specifica, e cioè superare l’esame di alcuni mercati prova: quello belga in primis, considerata la sua forte vocazione multirazziale e multiculturale. L’idea alla base è che se il prodotto viene promosso all’interno di un contesto così variegato, allora sarà in grado di essere sdoganato ovunque. Successivamente, infatti, è approdato in quello inglese, altra piazza importante perché particolarmente ricettiva

sul fronte del packaging evoluto ed eco-ambientale». Può illustrare, portando ad esempio anche qualche numero, i risultati raggiunti dalla Smilesys? «Per snocciolare qualche numero, sono centocinquanta i milioni di pezzi prodotti lo scorso anno con i quali verranno imballati oltre quarantacinque milioni di chilogrammi di alimenti. Un risultato positivo, a testimonianza del fatto che la crisi può essere superata infondendo fiducia nel proprio team di lavoro e avviando così un rapido sviluppo, grazie alla consapevolezza di avere idee chiare, competenza, costanza, determinazione, metodi evoluti

SMILE VERTICAL È un sistema di apertura e richiusura del packaging verticale, applicato direttamente in bobina pronto al confezionamento. È utilizzabile su tutte le macchine per il confezionamento industriale ed è indicato per confezioni prodotte da confezionatrici verticali. Le tipologie e composizioni di film adatte all’applicazione dell’etichetta sono molteplici, dai semplici mono-film agli accoppiati in pet, pe o bopp.

nella gestione di impresa e processi dinamici guidati dalla volontà di innovare presentando all’utente finale un prodotto realmente utile». Quali sono le prove tangibili della bontà dei prodotti realizzati dalla Smilesys? «Gli svariati premi vinti dalla nostra azienda in diversi paesi all’estero sono il principale segno che forse gli stranieri credono e investono di più sul tasso di innovazione. I risultati confermano questa visione. Sul nostro territorio invece vantiamo quelli aggiudicati nelle ultime due edizioni


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ESSERE ITALIANI

SMILE TOP

È sempre stato sinonimo di creatività, ma finisce per essere il cliché in cui le aziende compiaciute rimangono spesso imprigionate, dimenticandosi che il talento va continuamente alimentato

È un sistema di apertura e richiusura per qualsiasi tipo di vaschetta preformata o termoformata, applicato direttamente in bobina pronto al confezionamento ed è utilizzabile su tutte le macchine. Indicato per qualsiasi tipo di vaschetta, preformata o termoformata. Le tipologie e composizioni di film adatte all’applicazione dell’etichetta sono molteplici, dai semplici monofilm agli accoppiati in pet, pe o bopp.

degli Oscar italiani dell’imballaggio e quello del bando Conai per la prevenzione, affermandoci così nella manciata di qualche anno tra i leader europei nella produzione di film richiudibili ad alto valore aggiunto. Un successo che è legato anche all’ambiente di lavoro: stimolante, confortevole e, pertanto, proattivo. Se i collaboratori vengono motivati costituiscono il primo volano per la crescita di un’azienda. Non è un caso se ogni anno sono sdoganati nuovi brevetti e soluzioni nell’ambito del packaging. L’entusiasmo smuove le montagne». Essere italiani rappresenta un buon biglietto da visita all’estero? «La differenza sta proprio qui. Essere italiani è sempre stato sinonimo di creatività, ma finisce per essere il cliché in cui le aziende compiaciute rimangono spesso imprigionate, dimenticandosi che il talento va continuamente alimentato. Il piglio fantasioso non è per sua natura costante, va incentivato senza sosta alla ricerca di continui spunti per fornire strumenti utili a fare la differenza su tutta la filiera del mercato: dal pro-duttore al consumatore». Qual è un buon esempio che fotografa la capacità di fare rete sotto il segno della creatività? «Esempio di una perfetta commistione di know-how legata all’interregionalità su cui si fonda la virtuosa azienda veneta è la tecnologia Smile Lite, risultato dell’unione di realtà del

sud e del nord Italia, capaci di tradurre le reciproche competenze per metterle al servizio di un prodotto che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello mondiale. È una tecnologia brevettata e realizzata dalla Smilesys e prodotta in collaborazione con Besana, azienda napoletana leader europea nel confezionamento di frutta secca, Bioplast, produttrice di film stampati per il packaging alimentare a Salerno e Ritrama, multinazionale italiana leader nella produzione di materiali autoadesivi. Pochi e semplici gesti che semplificano la vita del consumatore e valorizzano allo stesso tempo il marchio del prodotto: tutti ci guadagnano e l’ambiente ne trae beneficio». In quali settori può essere applicata? «L’urgenza che non è ancora stata del tutto percepita, nasce dal fatto che, in assenza di una simile tecnologia, si va incontro, una volta aperta la confezione, a un elevato tasso di spreco di prodotto che nella maggioranza dei casi si deteriora prima di averlo consumato per intero. Tenendo conto che, su 150 milioni di pezzi prodotti, mediamente lo scarto legato al deterioramento del prodotto prima di terminare la confezione è di circa l’8 per cento, il sistema brevettato dalla Smilesys eviterebbe lo spreco di oltre 3,5 milioni di chilogrammi di cibo l’anno che corrispondono a 12 milioni di confezioni, 60 mila chilogrammi di plastica e 100 mila chilogrammi anidride carbonica non immessa nell’atmosfera. La vocazione alla sostenibilità ambientale è inoltre garantita al 100 per cento sull’intera confezione, realizzata in pet monomateriale totalmente riciclabile». L’adozione di tecniche innovative è il primo passo per avviare una lotta allo spreco?

«Un utilizzo consapevole delle confezioni di plastica e la lotta allo spreco sono problematiche risolvibili attraverso soluzioni di packaging con sistemi di richiusura integrati per tutte le macchine confezionatrici che si trovano sul mercato senza il bisogno di apportare modifiche. La chiave sta nell’economicità dell’imballaggio: il motto “less is more”, in questo caso non potrebbe calzare di più, visto che si parla di una confezione assolutamente minimale. La scelta vincente è stata infatti quella di ridurre di sette volte la plastica impiegata rispetto alla norma, optando per un contenitore innovativo apri-chiudi con uno speciale film plastico richiudibile, che elimina l’ingombro e l’aggiunta di un coperchio supplementare». Si può a ben ragione ritenere che il cambiamento passa anche da buone pratiche promosse dall’industria. «Il cambiamento è in atto e Smilesys sta apponendo la sua firma attraverso un processo di evoluzione. Una metodologia di confezionamento più rapida, grazie a una sensibile diminuzione del materiale plastico

che ha permesso parallelamente una riduzione dei volumi e del peso del pack. Minori consumi energetici e spreco di contenuto, per un più basso impatto ambientale a vantaggio di una conservazione del prodotto più consumer friendly. L’imballaggio ormai va interpretato sempre più come uno strumento utile per combattere lo spreco. Da statistiche risulta infatti che una famiglia italiana in media fa la spesa 2 o 3 volte a settimana privilegiando nella scelta dei prodotti confezioni medio-piccole e preferibilmente richiudibili. In più, se si vuole approfondire, si scopre che solo il 10 per cento degli imballaggi presenta indicazioni chiare sul tipo di smaltimento da osservare. Siamo d’accordo che il cittadino ha l’obbligo di differenziare i rifiuti in modo corretto, ma gode anche del diritto di affidarsi a sistemi più semplici per raggiungere lo stesso obiettivo con risultati migliori. Non è necessario salvare il mondo, basta solo iniziare a provarci. Smilesys si è presa l’impegno cominciando bene, l’altra metà dell’opera spetta adesso al mercato e ai suoi consumatori». •

La Smilesys ha sede a Piazzola Sul Brenta (Pd) - www.smilesys.it


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Focus Veneto

Reggiatura su misura SOLIDITÀ DEGLI IMBALLAGGI, RICERCA DI NUOVE SOLUZIONI CHE PERMETTONO DI FAR VIAGGIARE LE MERCI IN PIENA SICUREZZA E SISTEMI DI REGGIATURA ADEGUATI A OGNI ESIGENZA DEL CLIENTE. IL PUNTO DI PAOLO BASSAN di Antonella Romaniello

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a storia di Itipack inizia nel 1978 a seguito dell’intuizione imprenditoriale di Bruno Benetti, già forte di un’esperienza decennale nel settore elettrotecnico, che ha saputo cogliere e trasformare in progetti concreti alcune idee sulla base delle esigenze raccolte dal mercato. La continua e costante partecipazione agli eventi fieristici di settore in tutto il mondo ha permesso una rapida espansione dell’azienda e una crescente presenza a livello mondiale. La ditta produce sin dalla sua costituzione macchine reggiatrici automatiche in grado di legare in modo automatico qualsiasi prodotto che abbia bisogno di essere assicurato, garantendo così la stabilità e l’integrità durante il trasporto. Questi impianti trovano applicazione in molti settori merceologici come coils di acciaio e alluminio, lamiere, tubi, lingotti, manufatti in calcestruzzo e laterizio, ceramica, pannelli in truciolare, bottiglie di vetro o lattine, cartone ondulato, balle di cotone o, ancora, linee complete di fine linea con l’utilizzo di robot. L’automazione del processo di reggiatura permette, oltre a notevoli risparmi

durante il processo produttivo, di aumentare il fattore di sicurezza degli operatori lungo la linea di confezionamento. Itipack si occupa di tutte le fasi di sviluppo delle macchine, dalla loro progettazione alla realizzazione. «Uno dei nostri punti di forza è l’elevata flessibilità produttiva che permette di studiare soluzioni personalizzate in base alle specifiche applicazioni dell’utilizzatore finale – spiega Paolo Bassan, general manager di Itipack -. Lo sviluppo dell’impianto inizia, nella maggior parte dei casi, da un’analisi accurata delle esigenze del cliente. Pertanto la nostra attività copre tutto il processo di sviluppo del prodotto, dalla raccolta dei dati sino alla realizzazione finale, passando attraverso la progettazione interna e il collaudo dell’impianto prima che esca dai nostri stabilimenti produttivi e venga consegnato al cliente». È inoltre garantito un servizio di assistenza post-vendita. «Risulta sempre più fondamentale avere un servizio di assistenza organizzato e veloce, quando un cliente chiama per una interruzione siamo in grado di intervenire direttamente con i nostri tecnici interni oppure attraverso una rete globale di nostri agenti, distributori e presidi locali altamente formati». L’esperienza e l’importante know-how rappresentano un punto di forza per l’azienda. «Lavoriamo in questo settore da oltre quarant’anni, nel tempo abbiamo sviluppato e realizzato migliaia di macchine per qualsiasi tipologia di applicazione e che legano qualsiasi tipo di prodotto. Questo si traduce Itipack ha sede a Villaverla (Vi) www.itipack.it

nella capacità concreta di rispondere a ogni tipo di richiesta tecnica che ci viene avanzata dai nostri committenti. Inoltre ci è riconosciuto a livello mondiale un elevato standard di qualità, sia per quanto riguarda i singoli componenti della macchina sia per la preparazione dei tecnici che assemblano con estrema cura e attenzione la macchina stessa». Investire in strumenti all’avanguardia è fondamentale per questo settore. «Il mondo dell’impiantistica richiede ogni giorno soluzioni tecniche e realizzative innovative. Le linee di produzione e di confezionamento sono sempre più veloci ed efficienti, il mercato attuale non lascia spazio a indecisioni. Occorre tendere continuamente a un miglioramento per proporre e integrare soluzioni tecniche che non siano state ancora proposte da nessuno». Fondamentale è anche investire sulla formazione dei dipendenti. «Per essere leader in un qualsiasi settore bisogna avere alle spalle un’organizzazione più che preparata.

Non sono gli strumenti o gli asset che fanno la differenza, ma le risorse umane coinvolte. La formazione è pertanto indispensabile e si ottiene attraverso corsi specialistici, visite a fiere di settore in tutto il mondo e, non da ultimo, attraverso il confronto con Università e Istituti di Ricerca che fungono da incubatori di nuove idee e tecnologie. Da sempre investiamo i nostri utili in ricerca e risorse umane». Nonostante le difficoltà del mercato, l’Italia può ancora essere competitiva a livello globale in termini di tecnologia. «Questa è una sfida sempre più difficile ma l’Italia, soprattutto nel settore dell’impiantistica, gioca indiscutibilmente un ruolo da protagonista. Ci vengono riconosciute qualità e inventiva, caratteristiche fondamentali per poter competere a livello mondiale. Avremmo però bisogno di uno Stato che incentivi l’esportazione del made in Italy e che supporti le aziende che producono reddito. Un’azienda che esporta il “saper fare” italiano e genera reddito dovrebbe essere un fiore all’occhiello per il nostro Paese». •

LE SFIDE PER IL FUTURO Itipack si sta strutturando per aumentare ancora di più la sua presenza a livello mondiale, in particolar modo su alcuni mercati che hanno visto una ripartenza negli ultimi mesi. «Creeremo ancora più sedi con rete di vendita e assistenza puntuale e veloce, perché la manutenzione è sempre più percepita dal cliente come un servizio indispensabile – continua Paolo Bassan -. Stiamo inoltre lavorando internamente per ottimizzare tutto il processo produttivo, dall’analisi delle esigenze dei clienti fino alla realizzazione e spedizione dell’impianto. Dobbiamo imparare a essere sempre più efficienti e rapidi, un’organizzazione snella e flessibile pronta a rispondere agli stimoli del cliente».


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ifferenziazione e specializzazione non sono attività che si pongono in contrasto tra loro. Al contrario, l’unione tra i due processi rappresenta una precondizione necessaria per riuscire a sopravvivere in un mercato globalizzato e in continua evoluzione. Effa è un’azienda fondata a fine anni sessanta, inizialmente dedicata alla sola produzione di pallets ma che poi, con la trasformazione del mercato, si è specializzata nella produzione di imballaggi di qualsiasi tipologia, dimensione e materiale. «Siamo partiti con i pallets e successivamente con la produzione di gabbie, casse, casse pieghevoli, imballi in cartone e accessori per l’imballo. Il processo di differenziazione è stato intrapreso per adeguarci alla richiesta del mercato e seguire lo sviluppo delle aziende della vallata» racconta Andreina Bresolin, amministratore unico da dieci anni, preceduta da Giampietro Ziggiotti e Mirta Rancan. «Tutti noi abbiamo contribuito in maniera significativa allo sviluppo dell’azienda portando ognuno esperienze e novità diverse». Effa Imballaggi è presente sul mercato da oltre quarant’anni e con l’esperienza acquisita nel corso del tempo è in grado di offrire alle aziende soluzioni per l’imballo all’avanguardia, personalizzate, di alta qualità e idonee al riciclaggio. «L’attività della nostra ditta Effa inizia grazie ad una felice intuizione dei miei nonni Giovanni e Genoveffa, da cui appunto deriva il nome - specifica Andreina Bresolin -. Durante l’anno

Specializzazione e personalizzazione di Luana Costa DIFFERENZIARE LE ATTIVITÀ MA, NEL CONTEMPO, OFFRIRE SOLUZIONI MIRATE. È QUESTA LA STRATEGIA ADOTTATA DA EFFA PER AFFERMARSI SUL MERCATO DELL’IMBALLAGGIO, SEMPRE PIÙ GLOBALIZZATO. IL PUNTO DI ANDREINA BRESOLIN

Effa ha sede a San Pietro Mussolino (Vi) www.effaimballaggi.it

NECESSITÀ E PROSPETTIVE L’azienda ha in cantiere numerose idee di sviluppo per il futuro. Imprescindibile deve essere però una convergenza di intenti tra il mercato e le istituzioni. Un esempio su tutti sono aiuti concreti come la flessibilità nei contratti di assunzione ed incentivi per l’acquisto di macchinari per rendere l’azienda competitiva e dotata delle tecnologie più innovative. La Effa si trova al momento in una fase di ampliamento di immobili e produzione. Inoltre, impegna risorse ed energie in un processo continuo di ricerca e sviluppo, realizzando imballaggi in legno adatti all’esportazione, trattati HT e secondo la normativa Ispm 15 Fao. È un soggetto autorizzato Fitok.

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1970 fu fondata dal figlio, Antonio Rancan, mio zio, sotto forma di azienda individuale. Successivamente a lui nel 1994 si unscono fratelli e cognati. Ed è così che nasce la società». Oggi l’azienda è specializzata in imballaggi in legno, cartone pesante, compensato e osb. Produce anche casse pieghevoli, pallet standard e su misura, completando l’offerta con un’ampia e profonda gamma di accessori studiati per garantire l’integrità dei prodotti imballati. «La nostra azienda è a conduzione famigliare – continua la titolare -. Siamo undici soci di diverse età che mettono insieme le varie esperienze. È proprio questo aspetto che consente di aiutare a superare le diverse difficoltà del momento. Sono dell’idea che, all’interno dell’azienda, l’unione fa la forza, perciò cerco di coinvolgere i dipendenti organizzando brevi incontri durante i quali li informo sui progetti di sviluppo dell’azienda e chiedo loro consigli perché, alla fine, il loro lavoro insieme alle nostre idee fa crescere l’azienda. Cerchiamo di essere vicini alle nostre aziende, sponsorizzando un gruppo di ditte del marmo che si sono unite nel Consorzio dei

LE MATERIE PRIME

Effa seleziona con attenzione i materiali per l’imballaggio scegliendo il miglior rapporto tra qualità e sostenibilità ambientale

Marmisti di Chiampo con lo scopo di essere presenti in tutto il mondo attraverso l’esportazione dei prodotti. In questi anni la nostra ditta ha cercato di tenere il passo con le novità del settore poiché, nel passato, siamo stati presenti a numerose fiere e in questi ultimi tempi ci siamo recati in visita ad esposizioni anche all’estero per essere un punto di informazione sempre all’avanguardia». Altro aspetto caratterizzante dell’azienda vicentina è la cura con la quale sono scelti i materiali. Effa seleziona infatti con attenzione i materiali per l’imballaggio scegliendo il miglior rapporto tra qualità e sostenibilità ambientale. L’obiettivo è offrire al cliente un servizio completo che, a partire dalla consulenza e dalla progettazione dell’articolo, passando per la realizzazione del prodotto, giunga fino all’assistenza post acquisto e, su richiesta, anche all’imballo in loco. «Negli anni – prosegue - abbiamo cercato di investire nell’azienda con l’acquisto di macchinari e adeguando gli spazi per riuscire a lavorare al meglio e raggiungere una maggiore flessibilità nelle consegne, predisponendo, come richiede da qualche anno il mercato, un magazzino sempre pronto a rispondere alle urgenze e mantenendo alta la qualità del materiale. Inoltre, puntiamo ad essere un’azienda che sostiene l’ambiente, infatti abbiamo messo in funzione un impianto a biomassa, ricicliamo il materiale di scarto di abete, lo usiamo come combustibile per uso riscaldamento e per il trattamento termico HT ispm15 che viene sempre più richiesto per l’export di imballi in molti paesi. Nell’ultimo anno stiamo puntando molto sulla formazione di alcuni nostri giovani dipendenti sulle tecniche di imballaggio, con corsi che li rendano ancora più competenti. Lo scopo è divenire un’azienda ancora più competitiva e all’avanguardia, capace di soddisfare le molteplici esigenze del cliente. Una volta l’imballo era considerato un optional, ora, è diventato un elemento molto importante per evitare contestazioni ed è anche un biglietto da visita dell’azienda che spedisce il materiale».•


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Focus Veneto

Prodotti in serie e pezzi unici SPESSO NELLE AZIENDE STORICHE RESISTONO ANCORA PROCESSI DI PRODUZIONE EMINENTEMENTE ARTIGIANALI. ALL’INTERNO DELLO SCATOLIFICIO SANTA CHIARA CONVIVONO DUE REPARTI: UNO RIVOLTO ALLE ATTIVITÀ MANUALI, L’ALTRO AL LAVORO AUTOMATIZZATO

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iù longeve sono le aziende e maggiori difficoltà e trasformazioni sono costrette ad attraversare nel corso degli anni. Questo principio è ancor più valido ai giorni nostri, in un contesto in cui la costante evoluzione delle tecnologie impone cambiamenti vistosi alle industrie anche nel giro di pochi anni. Lo Scatolificio Santa Chiara porta sulle spalle 70 anni di vita e rimane un’azienda sempre pronta a intraprendere nuove sfide. «Per il futuro abbiamo in serbo nuovi progetti - racconta Alda Marchetto, alla guida dello scatolificio insieme al fratello Azzurro -, come comperare alcuni macchinari che rendano la nostra produzione ancora migliore, ristrutturare l’azienda esternamente e portare migliorie interne che snelliscano la logistica. La mente di un imprenditore è sempre in ebollizione». In che modo l’azienda è riuscita a coniugare una produzione in serie con una più artigianale? «La scelta strategica di indirizzare l’attività sia su prodotti industriali fatti in serie su larga scala, sia su prodotti di alta qualità artigianale finemente rifiniti a mano, è stata assolutamente vincente. Abbiamo creato nell’ambito della stessa struttura aziendale due reparti: uno che segue il lavoro manuale, l’altro il lavoro automatizzato. Questo ci ha permesso, e tuttora lo fa, di far fronte a diverse richieste di mercato e di lavorare in maniera abbastanza continuativa laddove, avendo solo l’una o l’altra produzione avremmo avuto senz’altro tempi morti prolungati. Ci permette anche di far fronte ai nostri impegni finanziari che altrimenti sarebbero rimasti disattesi». Quali risultati ha prodotto questa scelta anche in termini di fatturato? «Unire la tradizione con processi innovativi sia sul piano organizzativo che su quello delle attrezzature, fa superare il know how acquisito e tramandato da più generazioni per approdare a un modo più attuale di concepire il lavoro. Il nostro scatoli-

Alda Marchetto, alla guida dello Scatolificio Santa Chiara di Lendinara (Ro) www.scatolificiosantachiara.it

ficio esiste ormai da circa 70 anni e ha vissuto parecchi momenti di difficoltà, situazione che nell’imprenditoria è abbastanza normale attraversare, ma mai momenti di stasi. È essenziale in questi casi non cadere nel vittimismo, nell’apatia e nello scoramento che portano alla paralisi lavorativa. Quando abbiamo iniziato a sentire nel 2007/2008 che il mercato delle scatole, ma non solo, era agonizzante, eravamo davanti a due possibilità: o chiudere o investire, indebitandoci parecchio, in nuovi macchinari per poter fare una produzione maggiore e diversificata. Abbiamo scelto la seconda strada e grazie al cielo, stiamo pian piano assolvendo tutti i nostri impegni finanziari». L’azienda è stata colpita dalla

crisi economica? Quali strategie ha adottato per superarla? «Il segreto è nell’azione. Nella curiosità e nel desiderio di rinnovamento, nell’equilibrio e consapevolezza delle proprie qualità ma anche dei propri limiti, nell’amore e nella passione per quello che si fa». A quali segmenti di mercato si rivolgono le attività dello scatolificio? «Le nostre produzioni riguardano la lavorazione della carta e del cartone per produrre scatole rivestite di tutti i tipi sia di dimensioni molto piccole, ad esempio quelle di oreficeria o cosmetica, sia di dimensioni grandi quali contenitori di capi di abbigliamento, di biancheria o di calzature. È una produzione rivolta a clienti che trattano articoli di eccellenza, a prestigiose case a livello mondiale del design e della moda». Quali sono le caratteristiche che differenziano l’azienda da tante altre presenti sul mercato? «La nostra azienda si differenzia da altre simili proprio perché unisce la produzione del rivestimento automatico a quello manuale con inserimento di applicazioni quali calamite, cerniere, sagomati in spugna, nastri e quant’altro. Il nostro è un mercato rivolto all’Italia settentrionale e non molto oltre perché nelle grandi distanze il trasporto verrebbe ad incidere troppo sul prodotto stesso. Nella fase finale, invece, quando i nostri clienti inseriscono all’interno della scatola l’articolo che sarà venduto, il prodotto finale intraprende spesso la strada verso l’estero: in Europa o anche in America. È quindi con orgoglio che possiamo dire che i nostri prodotti, anche se indirettamente, viaggiano in tutto il mondo». Quanto investe l’azienda in innovazione e formazione dei propri dipendenti? «Nelle piccole e medie imprese come la nostra, spesso un gap vistoso è quello della formazione che noi cerchiamo di superare istruendo ciclicamente, nuovo per-

di Luana Costa

sonale giovane. Non sempre gli sforzi che si fanno in tal senso raggiungono l’obiettivo, ma l’importante è capirlo e senza tergiversare prendere le decisioni che ne conseguono». L’azienda vanta una storia di oltre 70 anni, quali sono i fattori di successo che le hanno consentito di superare tutti i momenti di difficoltà? «Chiarezza, rispetto, collaborazione e unità di scopo, devono sempre essere alla base della gestione interna ed esterna dell’azienda». •

LE ORIGINI L’azienda nasce nel 1950. Inizialmente il business era concentrato sulla cartotecnica. Quattro persone, di cui Anna ed Astro, genitori degli attuali proprietari, per un lavoro le cui richieste e i tempi di produzione erano molto lontani dalla realtà di oggi. Un lavoro fatto di passione, manualità e serietà, ma soprattutto costanza e coraggio, uniti ad innovazione che nel corso degli anni ha determinato sviluppo. La sapienza artigiana che in 45 anni ha caratterizzato la gestione da parte di Astro, permettono oggi di presentare al mondo dell’artigianato e dell’industria un’azienda completa e garantita, in grado di proporre soluzioni serie ed efficaci nel campo del packaging e delle “scatole” in genere, per tutte le tipologie e gli usi richiesti.


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Occorre investire in tecnologie moderne

di Elena Ricci

L’AVANZAMENTO TECNOLOGICO SEGNA UNO SPARTIACQUE NEL SETTORE DEL TRATTAMENTO DELLE ACQUE, PRIVILEGIANDO LE SOCIETÀ PIÙ DISPOSTE AGLI INVESTIMENTI E PIÙ PREPARATE TECNICAMENTE. L’ANALISI DI MAURO PINTONELLO, CHE RIFLETTE SU MERCATO E NUOVE ESIGENZE

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a sempre questo mercato ha visto un progressivo sviluppo e nascita di nuove aziende. Parliamo di trattamento delle acque con Mauro Pintonello, proprietario e responsabile della progettazione della padovana Emmepi-studio. Pintonello ha più di 25 anni di esperienza nel settore e traccia un quadro puntuale dell’ambito in questione. «Sebbene sia questo un mercato che offre molteplici opportunità di lavoro – dice Pintonello –, è al contempo molto selettivo per le tecnologie che vi si impiegano. Molte sono le aziende che si sono approcciate al trattamento acque in quanto bene primario, viste le opportunità offerte. Ma le competenze che il mercato richiede e gli sviluppi tecnologici sono tali che molte di queste subiscono una selezione naturale. Diventa essenziale, quindi, l’innovazione, la continua conoscenza e il coraggio di rinnovamento per soddisfare un mercato che cambia velocemente e richiede risposte sempre più esigenti». In che modo vi inserite in questo contesto? «Il nostro è uno studio di ingegneria e progettazione attivo nella depurazione e trattamento delle acque. Il servizio proposto rientra nel campo della progettazione e ingegneria di impianti, oltre che nella consulenza presso le aziende del settore con attività volte allo sviluppo dei processi di trattamento. Al mio fianco ho collaboratori per il supporto e lo sviluppo dei progetti, e posso contare su importanti partnership con prestigiose aziende del settore».

+20% IL VOLUME D’AFFARI REGISTRATO ALLA FINE DELL’ESERCIZIO 2016 DALLA EMMEPI SEGNA UN AUMENTO RISPETTO AL PRECEDENTE

Qual è la situazione del mercato italiano? «Il contesto interno non si dimostra altrettanto reattivo e soprattutto non è disponibile allo stesso modo a investire in tecnologie moderne. Il mercato ha subito un appiattimento e c’è poca fluidità di investimenti nell’innovazione di obsoleti impianti, che nella realizzazione di nuovi. All’estero, in generale, ci sono molte più opportunità e si risponde meglio. Da parte nostra vi è un progressivo aumento delle commesse verso l’estero, e si prevedono per i prossimi anni maggiori incrementi». In quale direzione si stanno evolvendo le richieste dei clienti negli ultimi anni? «Sostanzialmente le richieste per la maggior parte dei casi non si diversificano molto. L’acqua risulta da sempre un bene primario e in prima analisi l’utilizzo nella potabilizzazione è in costante crescita. Si sviluppano al contempo richieste che mirano a bonificare e/o “ripulire” le acque, e vista la sempre minore disponibilità attuale, il mercato si sta orientano sempre più al riuso e al recupero. Oltre alla potabilizzazione altro settore trainante è l’uso dell’acqua per impieghi tecnologici, o legati direttamente alla produzione». Quali sono le caratteristiche principali che vi distinguono? «La nostra realtà si caratterizza essenzialmente per le competenze, l’ot-

Mauro Pintonello, titolare di Emmepi-Studio

damento del vostro business? «Nonostante la nostra attività si sia da sempre caratterizzata nel fornire un servizio di ingegneria e progettazione su impianti di trattamento acque, e quindi non direttamente nella vendita del prodotto, negli ultimi anni ha visto comunque un buon andamento e una costante crescita nel volume di affari. Il 2016 è stato per noi nel complesso positivo e ha visto un aumento di fatturato. Nell’anno in corso si vede ancora un miglioramento, quindi nel complesso stiamo ottenendo dei buoni risultati e per il futuro vi sono più che ottimistiche previsioni di ulteriore crescita». •

che ha sede a Cadoneghe (Pd) www.emmepi-studio.it

tima conoscenza delle tecnologie nel trattamento acque e l’esperienza. La professionalità e la serietà del servizio che proponiamo trova riscontro nel sempre maggiore gradimento della nostra clientela, in quanto oltre ad offrire consulenze con progettazione e ingegneria, assicuriamo al cliente un servizio completo che segue la costruzione e fino al commissioning e startup dell’impianto. In questo modo il cliente si affida totalmente e noi siamo in grado di seguirlo fino all’ultimo step di sviluppo della commessa». Nell’ultimo anno, qual è stato l’an-

UN BENE PRIMARIO Mauro Pintonello, titolare della Emmepi, fa il punto sui progetti che vengono sviluppati all’interno della società padovana. «Si tratta di depurazione, filtrazione reflui e terziario – dice Pintonello –, con particolare rilevanza nelle acque primarie nell’osmosi inversa per acque Brackish e See Water, impianti per la filtrazione e chiariflocculazione, oltre che sistemi di trattamento ad ozono. I settori di maggior competenza sono le acque primarie, e in particolar modo gli impianti di dissalazione per Power Plant, industriale e la potabilizzazione. C’è una richiesta sempre maggiore del bene primario acqua, che viene utilizzata nelle industrie e nel potabile. Viene offerto un servizio per la formulazione della progettazione iniziale, con la stesura dei costi e offerta tecnico/economica, sviluppo di progettazione di commessa con incarico di Project Manager – Project Engineer, Erection, Commissioning e Start-up impianto».


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Focus Veneto

Trasparenza per luce e gas di Renato Ferretti

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robabilmente la bolletta della luce o del gas è una delle cose che più ci fa arrabbiare. Spesso illeggibile, con cifre non sempre giustificate, con a monte contratti che sulla parola sembravano perfetti e che alla realtà dei fatti non lo sono per nulla. Con questa consapevolezza è nata la padovana Antenore «proprio per dare quella schiettezza che troppo spesso manca – dice Filippo Agostini, amministratore delegato della multiutility di Rubano –. I rapporti fiduciari sono estremamente importanti per noi. I nostri interlocutori non li chiamiamo utenti. A volte clienti. Ma più spesso sono persone che conosciamo e che ci conoscono per nome. Hanno il nostro numero di cellulare e ci chiamano direttamente per ogni problematica, per l’autolettura o per una semplice informazione. La differenza sta tutta qui». Qual è la situazione del mercato? «La situazione attuale, o meglio degli

UN MERCATO COMPETITIVO Filippo Agostini, amministratore delegato di Antenore Energia, riassume il contesto in cui opera l’azienda padovana. «La nostra pubblicità recita: “L’energia è una cosa seria”. Sembra impossibile ma la serietà dovrebbe essere la normalità ed invece a quanto pare non così diffusa. La nostra forza è tener fede a quanto “promesso” nei fatti e il cliente si fidelizza in maniera importante. Devono rimanere ovvie convenienza, servizio e altro. Come per gli inizi della telefonia mobile, caratterizzata da una grande migrazione da un operatore all’altro, anche nel mercato del gas e dell’energia elettrica il consumatore è alla ricerca dell’operatore che più gli aggrada per poi non sostituirlo più facilmente. Diventa meno importante la tariffa ma come detto prima oramai le offerte sono tutte molto similari».

SIA PER LE IMPRESE CHE PER LE ABITAZIONI PRIVATE, LE UTENZE SI RIVELANO SPESSO UNA BRUTTA SORPRESA PER I PROPRI FONDI. SECONDO FILIPPO AGOSTINI È UNA QUESTIONE DI CHIAREZZA MA ANCHE DI COMPETENZA «CHE PREMIA IN CREDIBILITÀ E FIDELIZZAZIONE»

ultimi anni, è di forte competizione sulle tariffe e grande rincorsa al reperimento del cliente da parte di tutti gli operatori (conosciute le pressioni telefoniche e le mille offerte) con conseguente appiattimento dei prezzi al ribasso e offerte oramai allineate. Di contro, per primi e seguiti per ora da pochi, abbiamo sempre comunicato con la strategia della credibilità e conseguente fidelizzazione del cliente, seguita ovviamente da un comportamento e un servizio impeccabile e grande comunicazione con il cliente finale. Molti operatori, attratti dal volume d’affari potenziale, non hanno curato questo aspetto, dimenticando che la vera ricchezza del contratto acquisito è la sua durata e non esclusivamente la stipula. Basti pensare che i margini calcolati sulla tariffa proposta si sviluppano su almeno 12 mesi di consumo e sostenendo costi provvigionali. Se il cliente è per “sempre” si ammortizzano tutte le spese di gestione arrivando margini netti». Quindi che tipo di comunicazione avete scelto? «Tra le varie iniziative pubblicitarie abbiamo anche una campagna con testimonial. Non sono personaggi famosi, attori o modelli. Sono persone che vivono e operano quotidianamente nel nostro stesso territorio. Sono i migliori sostenitori del nostro

“verbo”, perché sono persone semplici. Come noi». In che modo è possibile rendere la bolletta trasparente, più chiara? «Dal 1° gennaio 2016 è stata introdotta la facoltà per gli operatori del settore di semplificare la bolletta, per renderla più semplice alla lettura. In realtà la bolletta 2.0 rende le voci in evidenza riepilogate per macro voci complessive ma tutti i principali operatori del settore tralasciano il dettaglio di prezzi e voci, facoltativo. Il cliente per averli deve fare specifica richiesta. Antenore di default invia la prima facciata in linea con quanto previsto dalla bolletta 2.0 e invia sempre nelle facciate successive il dettaglio delle voci tra cui il prezzo concordato con il cliente. Per eventuali delucidazioni non abbiamo attivato numeri verdi con post operatori bensì numeri fissi per dare un’idea di risposta immediata e personalizzata».

Com’è cambiata la legislazione nel vostro settore? «La legislazione negli ultimi anni ha dettato regole sempre più ferree a controllo del mercato libero, la capacità di seguirle ed attuarle può essere arma competitiva nella gestione del cliente. Non tutte le società e soprattutto le più grandi trovano oramai difficoltà nel seguire tali regole, per organizzazione e mentalità con conseguente minor comptetività e appetibilità commerciale». Qual è il vostro rapporto con il territorio in cui siete nati? «Le aziende che contano hanno legami profondi con il territorio di appartenenza, siano piccole imprese oppure multinazionali. Il territorio è la linfa che ci permette di crescere e il luogo in cui investiamo. Abbiamo scelto di sponsorizzare realtà sportive che condividono i nostri stessi valori. La trasparenza, il gioco di squadra, il sapersi aiutare a vi-

10MILA NUOVE UTENZE. L’ANNO 2016 HA REGISTRATO OTTIME PERFORMANCE PER LA PADOVANA ANTENORE, GRAZIE ANCHE ALLA FORTE PROMOZIONE


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CONDIZIONATORE, COME ABBASSARE I CONSUMI Ecco qualche suggerimento per un uso corretto del condizionatore, che è diventato ormai un compagno indispensabile sia a casa che in ufficio. «Prima di tutto l’acquisto – spiega l’ad di Antenore, Filippo Agostini –. È preferibile scegliere i modelli A++, a fine stagione si sarà risparmiato molto sulla bolletta. Bisogna ricordare anche che, se entro i parametri previsti, grazie alla finanziaria 2017 si può usufruire delle detrazioni fiscali previste. Ovviamente se si ha una casa ben coibentata, l’Enea (Ente Nazionale Energia e Ambiente) ha calcolato che la spesa energetica per il condizionamento si taglia della metà. Ricordiamoci di evitare di utilizzare il condizionatore mentre si cucina o si lava il pavimento oppure si stende la biancheria in casa: in un ambiente saturo di umidità, il condizionatore ha bisogno di più energia per ripristinare il grado di temperatura desiderato. Anche un comportamento innocuo può significare risparmio: quando si arriva a casa, evitare di far partire subito l’aria condizionata: è buona cosa arieggiare prima la stanza e far uscire l’umidità accumulata. Infine, non serve avere un freddo polare. Una temperatura che si differenzi da quella esterna da 3 a 6 gradi è più che sufficiente per darci il corretto refrigerio. Ogni grado in meno è un costo in più in bolletta».

cenda. E poi ci piace sostenere le associazioni che si occupano dei più piccoli: bambini, ragazzi, giovani. Nella speranza che i valori dello sport più vero siano un sostegno e un’apertura importante nel singolo

percorso di vita. Siamo nati a Padova, e si vede. Abbiamo scelto il nome del mitico fondatore della città. Un compagno di Enea, ricordato per la sua saggezza. Il nostro logo ha preso spunto dal leone in

IL MARKETING DELLA SERIETÀ

Antenore Energia ha sempre comunicato con la strategia della credibilità e conseguente fidelizzazione del cliente

pietra del caffè Pedrocchi. Il suo nome è una parte del nostro nome. Il leone illustrato e antropoformizzato è il nostro ambasciatore nelle scuole e nei circoli sportivi. Ogni anno distribuiamo un diaro scolastico originale, quaderni di grande formato, t-shirt spiritose e accattivanti. Un sorriso è il miglior veicolo per la nostra azienda che sta crescendo anche in conoscenza grazie al clima positivo che ci circonda». Eppure non siete presenti solo nel Padovano. «Nonostante il nostro attaccamento alle radici, non ci sentiamo provinciali. Il nostro orizzonte è nazionale. Perché le cose buone vengono condivise e apprezzate in ogni area geografica. Ovviamente il nostro inizio ha maggior forza nel nord est ed ovest, anche per la localizzazione delle nostre sedi ed agenzie di riferimento ma circa il 20 per cento del portafoglio clienti è sparso in tutto il territorio nazionale e per esempio una buona esperienza di penetrazione la stiamo avendo nel Molise. La nostra sede è a Rubano, i nostri punti energia a Limena e Padova centro. Ne seguiranno a Mestre e a Vicenza, con personale che sappia instaurare un rapporto diretto e schietto. Molti vengono da noi per fare una verifica sulla bolletta. Le nostre risposte sono sempre professionali e sincere. Ci capita anche di dire che una bolletta è corretta e che neanche noi sapremmo fare di meglio». Con quali performance avete salutato il 2016? «La società di nuova costituzione nel 2015, partendo da esperienze pregresse, per i primi sei mesi di attività ha organizzato al meglio quanto serve ad operare nel mercato in modo innovativo e moderno. Partendo dalle nuove licenze necessarie, il gestionale di ultima generazione su base microsoft, immagine originale e reperimento rete commerciale.

Filippo Agostini, amministratore delegato della Antenore Energia, con sede a Rubano (Pd) www.antenore.it

L’anno 2015 si è chiuso con un fatturato di 50 mila euro, in pratica abbiamo messo a punto tutti i sistemi fatturando le utenze personali dei soci e conoscenti. L’anno 2016 partito da tale risultato è stato chiuso con un fatturato di 2,7 milioni di euro (+ 4.000 per cento!) e 10mila utenze, grazie alla forte promozione nel mercato destinando il 5 per cento del fatturato in pubblicità, sponsorizzazioni e promozione. La proiezione del fatturato 2017 è pari a oltre 10milioni di euro con una crescita mensile di circa mille clienti in tutto il territorio nazionale». Quali saranno le prossime innovazioni? «Le innovazioni attuali sono portale web cliente, App per smartphone, utilizzo di sms e di WhatsApp che richiede dialogo on line, la possibilità di bolletta on line senza spese, la gestione della documentazione con le aziende via Pec. Il futuro non è così definito ma Antenore è sempre alla ricerca di innovazioni da introdurre per differenziarsi. È in corso la possibilità di essere gestori diretti di telefonia mobile sempre con l’intento di fidelizzare il cliente, attualmente la concorrenza abbina telefonia mobile di operatori esistenti diventando così “venditori” per altri e non assumendosi la gestione del servizio. Antenore vuole assumersi sempre la gestione di quanto propone, per non rischiare che eventuali disservizi di altri portino ad offuscare la credibilità di Antenore stessa. Tale filosofia è producibile su qualsivoglia servizio che proporremo, richiede sicuramente maggiori problematiche operative e gestionali ma creerebbe una multiutility di maggior valore». •


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Focus Veneto

La forza dell’innovazione di Luana Costa

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na crescita esponenziale che ha saputo fare leva sull’implementazione della divisione ricerca e sviluppo per acquisire progressivamente nuove quote di mercato. È dall’esperienza maturata in oltre cinquant’anni nel comparto enologico che è partita la sfida del Gruppo Vason. Una realtà di successo che si sta espandendo sempre di più anche sui mercati esteri. L’azienda vanta infatti ben sei sedi al di là del confine nazionale: in Cile, Argentina, Stati Uniti, Ungheria, Croazia e Portogallo pur continuando a mantenere i principali asset aziendali in Italia. Oltre all’Enologica Vason, il Gruppo è composto da ulteriori due aziende - la JU.CLA.S. e la Corimpex - dislocate sul territorio nazionale ma tutte vocate alla ricerca e al progresso e specializzate nella formulazione di prodotti destinati all’utilizzo enologico e all’industria del beverage: biotecnologie, coadiuvanti, tannini, chiarificanti tradizionali e allergen free, stabilizzanti e conservanti di origine naturale. «Siamo un’azienda familiare, una piccola multinazionale nata cinquant’anni fa dall’intuizione del fondatore Giancarlo Vason, enologo con più di cinquanta vendemmie alle spalle - racconta con orgoglio Albano Vason -. Oggi continuiamo a dare seguito a quel-

LE DIVISIONI RICERCA E SVILUPPO SONO I VERI MOTORI PROPULSORI DELLE AZIENDE INSERITE NELLE FILIERE INDUSTRIALI. VI SONO LABORATORI VOTATI ESCLUSIVAMENTE ALL’INDIVIDUAZIONE DI NUOVE TECNOLOGIE. NE È UN ESEMPIO QUELLO DEL GRUPPO VASON, AZIENDA SPECIALIZZATA NEI SETTORI ENOLOGICO, ALIMENTARE E BEVERAGE una strategia di diversificazione delle attività, allargando la gamma dei prodotti ad altri settori dell’industria alimentare. Il gruppo si è infatti orientato alla distribuzione di malti, luppoli e lieviti per i birrifici, e di prodotti per la lavorazione dei derivati della frutta. L’operazione è partita dall’Italia per estendersi poi verso l’Ucraina e la Polonia e oggi stiamo investendo nei paesi produttori di succhi di frutta, ad esempio, l’Iran, l’Egitto, la Tailandia e la Turchia. L’obiettivo è ampliare le quote di mercato». •

LE FILIALI DEL GRUPPO L’enologica Vason ha sede a San Pietro in Cariano (Vr) www.vason.com

l’intuizione lavorando costantemente per essere pronti a rispondere alle nuove sfide. Abbiamo fatto delle tecnologie e dei servizi il nostro punto di forza, imponendoci sul mercato grazie alla preparazione di un gruppo di collaboratori con cui siamo riusciti a condividere la filosofia aziendale». Mosso dalla passione per il vino e per il territorio, il Gruppo Vason ha fatto della tradizione la sua innovazione. La grande attenzione all’attività di ricerca e sviluppo ha rappresentato infatti quella spinta propulsiva per trovare nuove soluzioni per l’industria del vino e del beverage, con la produzione di coadiuvanti e impianti per l’enologia. «Sebbene l’azienda sia attiva da oltre cinquant’anni – continua Albano Vason – è solo negli ultimi venti che abbiamo concentrato i nostri sforzi per acquisire nuove quote di mercato estero. Anche questo risultato ci ha permesso di crescere e radicarci in un’ottica globalizzata. È di importanza strategica, infatti, essere presenti in mercati come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti ed essere in grado di fornire una tecnologia che sia compatibile con le richieste del consumatore finale». Da questa attenzione nascono infatti le proposte

vegan e allergen free, create per dare all’industria del beverage soluzioni altamente efficaci ed attente alle richieste di ogni consumatore. Il gruppo, infatti, realizza e commercializza coadiuvanti e impianti per la produzione di vini e bevande sempre puntando al massimo rispetto della qualità del prodotto. Nella filosofia di un’“Enologia di Espressione”, il know-how del gruppo, così come gli impianti e i prodotti enologici mirano infatti all’esaltazione delle caratteristiche di ogni vitigno o terroir. «Cervello e cuore, pensiero e forza propulsiva, progettazione e tecnologia. Abbiamo costruito, e continueremo a farlo, impianti in grado di offrire un ottimale rapporto tra la qualità del prodotto e la precisa risposta ai requisiti che i nostri clienti ci chiedono» continua Albano Vason. JU.CLA.S. è un’azienda dinamica e orientata al futuro, con un’importante area dedicata alla ricerca e sviluppo in grado di progettare e realizzare tecnologie all’avanguardia, con una particolare attenzione agli aspetti legati al miglioramento qualitativo, al risparmio energetico e al rispetto per l’ambiente. Il modello e la cultura organizzativa sono flessibili ed efficaci, grazie a un gruppo di professionisti che fondono la creatività individuale per ottenere il massimo risultato. «Due anni fa – aggiunge ancora - è stata messa in atto

Il Gruppo Vason propone e realizza soluzioni per il settore dell’enologia, dell’industria alimentare e del beverage, offrendo know-how a enologi e consulenti vitivinicoli che ogni giorno si trovano ad affrontare le esigenze del mercato. I marchi firmati Enologica Vason hanno caratterizzato l’enologia mondiale nel corso degli anni, grazie anche ad importanti brevetti, frutto del lavoro del nostro team di ricerca. La Corimpex produce coadiuvanti per l’industria enologica, alimentare e del beverage. Fornisce servizi mobili di filtrazione a domicilio, unendo la capillarità alla qualità degli impianti JU.CLA.S. per permettere a chiunque, e dovunque, di usufruire delle più moderne tecnologie. JU.CLA.S., dall’acronimo Juice Clarification Systems, nasce alla fine degli anni ’80 da un’intuizione di Giancarlo Vason. JU.CLA.S., cuore pulsante dell’innovazione del gruppo, dà seguito all’esigenza di trovare risposte impiantistiche dell’industria enologica e del beverage, introducendosi in processichiave della filiera.


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Agroalimentare, traino della ripresa

una presenza capillare sui mercati: «L’importante è avere lo sguardo sempre rivolto al futuro – precisa Roberto Padovani – investire continuamente in know-how e in nuove attrezzature, aprire nuovi mercati e sviluppare nuovi settori. La nostra azienda attualmente opera in ogni continente, con livelli di esportazione pari all’85-90 per cento del fatturato complessivo. Il nostro progetto è quello di allargarci a nuovi mercati dove per il momento siamo ancora poco conosciuti. In Italia, nonostante la situazione stagnante, vogliamo rafforzare la nostra presenza e siamo fiduciosi perché il nome Padovani, conosciuto e apprezzato fra i produttori di biscotti sia per i rulli che per il macchinario di produzione, sarà sempre garanzia di qualità ed efficienza». •

di Lucrezia Gennari

INTESO SIA COME PRODOTTI CHE COME MACCHINARI INDUSTRIALI, IL SETTORE IN ITALIA VIVE UN MOMENTO DI CRESCITA, CON REALTÀ SEMPRE PIÙ AFFERMATE SULLO SCENARIO INTERNAZIONALE. L’ESPERIENZA DI ROBERTO PADOVANI

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i consolida la ripresa economica in Italia. Inizialmente debole, ma giorno dopo giorno sempre più concreta. Le prospettive sono ottimistiche e lasciano intravedere un’ulteriore crescita nei prossimi mesi, con variazioni positive soprattutto nei settori dell’energia e dei beni strumentali, grazie in particolare al buon andamento delle esportazioni, in forte progressione già dal mese di novembre dello scorso anno. Questo rinnovato slancio conferma il prestigio e la leadership tecnologica dell’Italia anche all’estero, ma i nostri produttori devono in ogni caso continuare a confrontarsi con una concorrenza internazionale sempre più vasta e agguerrita, mentre rimangono pur-

90% QUOTA DEL FATTURATO DI PADOVANI DERIVANTE DAI MERCATI STRANIERI. L’AZIENDA ATTUALMENTE OPERA IN OGNI CONTINENTE

troppo irrisolte all’interno del nostro paese le eterne deficienze infrastrutturali, l’eccessiva pressione fiscale e un’esagerata burocrazia. Settore trainante per le esportazioni italiane si conferma l’agroalimentare, inteso sia come prodotti che come macchinari industriali, e fra le innumerevoli società italiane attive nel settore spicca Padovani Srl, azienda di Badia Polesine nata nel 1969, dall’ingegno di Roberto Padovani e specializzata nella produzione di stampi rotativi per la formatura di biscotti, cracker e pellet. «In pochi decenni – racconta Roberto Padovani, fondatore e attuale presidente della società - grazie all’implementazione della costruzione delle macchine singole, delle linee complete per la formatura di biscotti e cracker e al contributo dei miei tre figli, Fabio, Simona ed Elisabetta, la nostra azienda è diventata leader mondiale nel settore agroindustriale. “Diamo forma alle idee” è lo slogan adottato per i nostri stampi rotativi: il nostro obiettivo è proprio trasformare l’idea del cliente in un oggetto concreto, usando sì l’ingegneria e la matematica, ma anche il gusto estetico e lo spirito artistico per rendere ogni prodotto unico e personalizzato. Mescolando esperienza e creatività, matematica e arte, si cerca sempre di arrivare alla forma perfetta che soddisfi pienamente le aspettative del cliente». Personale altamente qualificato, uni-

tamente a un parco macchine ad elevatissima precisione e un controllo qualità molto severo fanno la differenza e consentono di non temere la concorrenza. Gli stampi rotativi Padovani sono conosciuti oramai in tutto il mondo. «Realizziamo stampi per frollini con una vasta gamma di bronzi e plastiche e con svariati trattamenti superficiali, per un grafismo perfetto del biscotto che duri nel tempo, stampi per laminati e cracker universali o a coppie, ad anelli o a singole cup, realizzati con metalli e materiali plastici atti ad ottenere il miglior prodotto e miglior stacco del prodotto con la massima durata del tagliente e, ancora, stampi ad elevatissima durezza per il taglio di chips e snack, in inox o leghe speciali con tempra superficiale e trattamenti specifici e infine stampi speciali piani a fustelle intercambiabili». L’innovazione tecnologica è da sempre una costante in azienda: nel 2007, Padovani ha acquisito una società che produceva estrusori e da allora ha iniziato a sviluppare anche il macchinario per la formatura di biscotti estrusi e colati, ripieni e taglio a filo, sia semi-industriale su teglie, che industriale per forno a tunnel. Di recente, inoltre, sono state introdotte le linee di laminazione per biscotti laminati e cracker, sia del tipo tradizionale che “verticali”, per spazi ridotti in lunghezza. Tutte queste caratteristiche richiedono

Padovani ha sede Badia Polesine (Ro) www.padovani.net

UN’IMPRONTA FAMILIARE Nonostante il ruolo di leadership nel settore agroalimentare, Padovani rimane fondamentalmente un’azienda a conduzione familiare. Al presidente Roberto Padovani, si sono affiancati negli anni anche i figli. Fabio segue la progettazione e la costruzione dei macchinari, ha iniziato 20 anni fa con piccole macchine rotative per frollini su teglie. Oggi progetta e realizza non solo quelle macchine semiindustriali, ma anche macchine e linee di formatura complete di tipo industriale che, a richiesta, possono essere dotate della funzione doratura, zuccheratura, spargitura e anche decorazione del prodotto con creme e marmellate. La figlia Simona è responsabile del reparto contabilità e finanza e ha il difficile compito della gestione economica di un’azienda che opera in una grande varietà di paesi, con legislazioni molto differenti. La sua è una preziosa “intelligenza regolatrice” che deve essere in grado di finalizzare in maniera ottimale ogni commessa.


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Focus Veneto

Una scelta ecologica IL TEMA DELL’IMPATTO AMBIENTALE È AFFRONTATO DALL’INDUSTRIA ADOTTANDO DIVERSE STRATEGIE MIRATE ALLA RIDUZIONE DEL CONSUMO DEI MATERIALI. UNA FRA QUESTE È SENZ’ALTRO LA CREAZIONE DI ARTICOLI DUREVOLI. IL PUNTO DI GAVRIEL SACERDOTI di Luana Costa

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rodotti durevoli nel tempo contro la tendenza attualmente in voga dell’usa e getta. È questa idea, che cerca di contenere il riciclo di materiali imponendo una serie di prodotti riutilizzabili, che sta alla base della Zeta, uno dei più grandi produttori italiani di articoli speciali in plastica elettrosaldata (PVC) e termo saldata (PP). L’azienda nasce nel 1930 ad opera di Fulvio Sacerdoti, allora quindicenne, il quale aiutava il padre e i fratelli maggiori, rappresentanti di cartiere nel deposito di Napoli. Nel 1935 si trasferisce a Padova continuando autonomamente. «Da allora continua la storia di successo della nostra azienda che consiste nel creare prodotti che soddisfino l’esigenza del nostro cliente, grazie all’esperienza e alla professionalità, caratteristiche che fanno parte della nostra storia. Siamo in grado di produrre e personalizzare sempre nuovi articoli» racconta Gavriel Sacerdoti, erede dell’azienda di famiglia. Chi sono i vostri clienti principali? «Abbiamo clienti di tutti i tipi. Vanno dalle grandi tipografie o legatorie che necessitano di copertine in plastica, sovraccoperte o buste adesive necessarie a completare le loro produzioni di libri, ai professionisti che desiderano avere cancelleria personalizzata di qualità. Anche le pubbliche amministrazioni e le grandi aziende rappresentano una buona parte del nostro fatturato. Le nostre produzioni personalizzate sono richieste dai settori più disparati, possono adornare le vetrine di negozi di

grandi aziende fino ad essere utilizzate per ricoprire i libretti scolatici». Come soddisfate le richieste dei vostri clienti? Costruite prodotti nuovi, in linea con quanto richiesto, o cercate di consigliarli verso la scelta più adatta? «Talvolta rispondiamo a rigidi capitolati di fornitura ma il più delle volte i clienti ci chiedono lo studio del prodotto ottimale che risponda alle loro specifiche esigenze. Insieme a loro troviamo le soluzioni migliori mettendo a disposizione la nostra solida esperienza e conoscenza di materiali e processi e sulla base di questo suggeriamo la scelta più adatta. In quest’ottica, talvolta i vincoli e la rigidità con cui sono redatti certi capitolati di fornitura, purtroppo penalizzano questo approccio innovativo e in questi casi non si riesce a proporre nessuna miglioria che potrebbe dare benefici al cliente per primo». Quali sono i vostri prodotti più richiesti?

«Fino a qualche anno fa i nostri prodotti di punta erano le cartelline porta documenti e gli album fotografici. Il mercato attuale ha spostato le nostre produzioni su vari tipi di buste e cartelle in plastica, raccoglitori ad anelli, buste adesive, prodotti promozionali, copertine per libri di vari settori come quello turistico, giuridico, scientifico e religioso tutto personalizzato. Produciamo ogni cosa che può servire a proteggere un articolo, oggetti durevoli di qualità elevata che resistano nel tempo, non imballi usa e getta». La velocità nell’esecuzione è fondamentale in un settore come il vostro, come venite incontro a questa necessità? «La velocità di esecuzione è una condizione indispensabile. Spesso acquisiamo gli ordini proprio per le tempistiche che riusciamo a garantire. Noi cerchiamo di mandare i nostri progetti e preventivi entro 24 ore dalla ricezione della richiesta e questo è un primo passo sempre apprezzato. Teniamo a

stock nei nostri magazzini una ventina di tipi di materia prima necessaria a coprire circa il 90 per cento delle richieste standard che riceviamo. Materiale sempre pronto per procedere con la produzione. Abbiamo l’officina meccanica interna per la fabbricazione degli stampi di saldatura e solamente personale qualificato che ci garantisce il massimo di flessibilità». Il vostro è un impianto ecologico? È presente questo aspetto nei vostri processi produttivi, quindi? «Siamo sempre stati attenti all’ecologia sia per quanto riguarda i nostri processi interni sia per le nostre produzioni. Tutti i nostri scarti di lavorazione vengono riciclati per diventare nuova materia prima e i nostri processi sono a emissioni zero. Particolare attenzione la poniamo ai prodotti. Abbiamo brevettato l’album fotografico ecologico. Molte multinazionali, banche, assicurazioni hanno deciso di presentare i propri prodotti o contratti in cartelline in cartoncino riciclato. Queste cartelline durano il tempo di arrivare a casa o in ufficio e vengono gettate nei rifiuti dopo averne archiviato il contenuto. Che non sia meglio presentare i materiali in cartelle di plastica, che verranno riutilizzate per molti anni, portando con sé la loro personalizzazione? Cosa è più ecologico?». •

OBIETTIVO EXPORT La Zeta, già molto conosciuta in Italia, ha in animo di far conoscere l’offerta di prodotti in tutta Europa. L’ambizione è quella di raddoppiare il fatturato nell’arco di cinque anni. Tuttavia, una leva fondamentale sarà quella di riforme mirate da parte del Governo italiano a favore delle aziende per garantire maggiore competitività rispetto ai concorrenti esteri. In particolare, in tema di fiscalità, di costo del lavoro, delle procedure rigide che ancora troppo spesso rallentano il business. Questo è l’auspicio di un imprenditore che ama il suo lavoro e il suo Paese dove si può costruire ancora molto senza dover essere costretti a trasferirsi all’estero per fare impresa. La Zeta Srl ha sede a Padova - www.zetaitaly.com


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Dosaggio computerizzato per la precisione cromatica LA SOLUZIONE PER UNA GESTIONE COMPLETA DEL COLORE NELLA RIFINIZIONE INDUSTRIALE DELLE PELLI. DALL’AZIENDA SAMIA, UN INNOVATIVO SISTEMA COLORIMETRICO CHE RENDE COMPATIBILI LE ESIGENZE DI OTTIMIZZAZIONE ECONOMICA CON QUELLE AMBIENTALI

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AMIA Leather Color System® è un sofisticato sistema di dosaggio computerizzato che permette la realizzazione precisa di una vastissima gamma di tinte. Il metodo utilizzato in passato è stato totalmente rinnovato con il risultato di riuscire a riprodurre fedelmente i colori richiesti dal cliente, ottimizzando i tempi di produzione, recuperando totalmente i sottoprodotti dei cicli lavorativi e superando il vincolo quantitativo. Interfacciando uno spettrofotometro e sofisticati sistemi di dosaggio automatici è infatti oggi possibile definire rapidamente la formula per la riproduzione della tonalità e, da un primo campione, prodotto in piccola quantità, si passa all'industrializzazione del colore nell'esatta sfumatura richiesta. Ridurre l'impatto ambientale ed eliminare gli sprechi di risorse sono due obiettivi strategici di Samia, impresa leader nella produzione di prodotti chimici per l'industria conciaria. Fondata ad Arzignano nel 1976, l'azienda fornisce alle concerie una gamma completa di prodotti per la rifinizione con lo scopo di anticipare le tendenze e le richieste del mercato. Il capillare, rapido e qualificato ser-

Luigi Ciarlo, amministratore delegato della Samia Spa di Arzignano (Vi) www.samiaitaly.com

vizio clienti è inoltre un grande punto di forza dell'azienda, che permette di rispondere alle esigenze in modo efficace ed efficiente. Samia negli anni ha aumentato la capacità produttiva e il tasso di innovazione con impianti totalmente automatizzati, ed è in prima linea nello sviluppo tecnico di nuovi prodotti che uniscano lo sviluppo tecnologico alla sicurezza e, soprattutto, alla tutela

ambientale. La produzione di Samia è un cuore che pulsa per assicurare ordini evasi nel giro di poche ore grazie a un sistema di gestione integrato che valorizza la qualità del prodotto, la sicurezza delle risorse umane e il rispetto dell'ambiente. La capacità produttiva è stata notevolmente aumentata progettando impianti automatizzati che possono produrre 24 ore su 24 per soddisfare le richieste sia in ambito nazionale che internazionale. La produzione si è costantemente evoluta con tecnologie che garantiscono il rispetto delle specifiche di prodotto e il recupero totale dei sottoprodotti dei cicli lavorativi. Samia, già leader nel settore delle paste pigmento per la rifinizione del cuoio, arricchisce ora la sua offerta con due nuove serie di paste pigmento. STARTEX è una serie composta da 12 colori unitari a base di pigmenti idrodispersi. La formulazione che dona a questi prodotti carattere anfotero, ne permette l'utilizzo sia in miscele cationiche che anioniche, rendendoli ideali per colorare miscele utilizzabili come prefondo, e per nobilitare i pellami già dalla prima rifinizione, dando la possibilità di ridurne la quantità per ottenere pellami nobilitati dall'aspetto più naturale.

di Flavio Odoacre

DRUMTEX® rappresenta il contributo della grande esperienza Samia nei pigmenti al processo di "tintura in bottale". Le paste idrodisperse di questa serie sono formulate per essere utilizzate in "bottale", sostituendo in buona parte i coloranti solubili tradizionali. Con piccoli accorgimenti e una corretta messa a punto del colore, in cui sarà costante il supporto dei tecnici Samia, si otterranno pelli con toni più vivaci e uniformi, con maggiore solidità alla luce e resistenza al PVC, e la possibilità di soddisfare i requisiti della pelle Metal-Free (a norma EN 15987). Le serie si collocano nell'ottica di produrre pelli maggiormente utilizzabili, ma nel contempo dall'aspetto più naturale e più valorizzante, in modo che gli articoli possano distinguersi per il pregio e riportino la pelle ad essere considerata come materiale ideale per beni di lusso.•


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Il modello Toscana

Una manifattura dal passo veloce I RISULTATI SUL FRONTE EXPORT DELL’ULTIMO DECENNIO HANNO PERMESSO ALL’ECONOMIA TOSCANA DI MITIGARE GLI EFFETTI DELLA CRISI. ORA SI CORRE VERSO LA SFIDA 4.0, GRAZIE A UNA «INDUSTRIA REATTIVA E APERTA AL CAMBIAMENTO» ASSICURA PIERFRANCESCO PACINI di Giacomo Govoni

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rdinativi su e fatturati a ruota. Si è chiuso in parabola ascendente il 2016 per la Toscana manifatturiera, entrata con il piede giusto anche nei primi mesi di quest’anno e con aspettative orientate all’ottimismo anche per i mesi a venire. A metterlo in luce è l’indagine previsionale condotta dalla sede regionale di Confindustria, che rileva un aumento degli imprenditori che si attendono un ulteriore recupero di produttività, superando di 7 punti percentuali i “pessimisti”. «È la dimensione internazionale – sostiene Piefrancesco Pacini, presidente degli industriali toscani - quella che ha permesso alla Toscana di fronteggiare la crisi economica meglio di altre regioni, pur avendo perso un 1/5 della

produzione manifatturiera». In che modo è stata controbilanciata questa contrazione produttiva? «Con una crescita in export di oltre il 30 per cento negli ultimi 10 anni, nonostante il rallentamento dell’anno passato. È il dato dell’incertezza. Non possiamo più contare su fasi espansive e di stabilità, il mondo è diventato sempre più mobile, veloce e in-

Piefrancesco Pacini, presidente di Confindustria Toscana

terconnesso. Fortunatamente, nei primi mesi del 2017 i ritmi del nostro commercio internazionale sono tornati a crescere. La Francia si conferma il primo mercato europeo per il nostro manifatturiero, seguita da Germania, Regno Unito e Spagna. In

Svizzera sono cresciute le vendite di prodotti in cuoio e in Russia la nostra meccanica ha fatto registrare un +24 per cento. Migliora il commercio sul fronte nordafricano e torna in area positiva anche il mercato asiatico, in particolare con Cina, India e Giappone». Altro punto di forza del sistema industriale toscano è legato al circuito distrettuale. Quali stanno mo-

strando maggior apertura ad accogliere nuove realtà? «Il sistema dei distretti, anche in Toscana, rimane dinamico e rappresenta ancora oggi un valido paradigma di competitività. La nostra economia regionale può contare su distretti industriali che offrono un contributo significativo a livello nazionale: penso alla pelletteria fiorentina che, anche grazie alla presenza di grandi player del lusso, colloca tutta la filiera tra i primi posti in Europa e al distretto tessile-abbigliamento di Prato centro d’eccellenza a livello mondiale per la produzione di filati e tessuti di lana». L’adesione al modello di fabbrica 4.0 è un passaggio obbligato verso la competitività. Come lo stanno affrontando le imprese toscane? «Con un passo sempre più veloce, che ci permetterà di recuperare il gap rispetto ai competitor tedeschi o francesi anche grazie agli incentivi nazionali del Piano Industria 4.0 e a quelli messi a disposizione dalla Regione Toscana. La nostra industria è reattiva e aperta al cambiamento, come dimostra la crescita a doppia cifra degli ordini di macchinari registrata nei primi due trimestri del 2017, anche per le commesse arrivate dalla Toscana. Abbiamo già tanti esempi virtuosi di aziende, sia strutturate sia di piccola dimensione, che hanno assunto la dimensione digitale come fattore chiave per recuperare competitività. Ma certamente vanno moltiplicati». Quali interventi strategici potrebbero accelerare questo processo? «Bisogna dare impulso alla rete delle infrastrutture di connessione in banda larga e ultra larga nei territori ad alta intensità industriale, con un’azione di accompagnamento, oltre a tanta formazione, specialmente per le imprese di minori dimensioni. Su questo fronte Confindustria Toscana è impegnata da tempo, a tutti i livelli, e sta lavorando alla costitu-

zione di un Digital innovation hub, così come previsto dalle direttive del piano nazionale, per sostenere le imprese verso la transizione al digitale favorendo anche l’incontro tra domanda e offerta d’innovazione». L’altro genere di incontro da favorire è quello tra mondo produttivo e strumenti finanziari. Di quali opportunità dispongono le imprese toscane in questo senso? «La finanza, anche pubblica, è un’importante leva di sviluppo per le imprese. Viviamo un momento quasi irripetibile per la realizzazione di nuovi investimenti. All’iperammortamento e al resto degli incentivi fiscali previsti dal Piano 4.0, le imprese toscane possono infatti cumulare i finanziamenti che la Regione ha attivato attraverso uno stanziamento di 51 milioni su cinque nuovi bandi destinati a progetti di ricerca, sviluppo digitali, previsti e rimodulati dai programmi sui fondi europei. Stiamo andando nella giusta direzione e ci auguriamo che il forte sostegno pubblico agli investimenti delle imprese su questi fattori sia confermato anche per i prossimi anni». Più infrastrutture, più investimenti. E poi? Cosa manca ancora per assicurare alla manifattura un ruolo da protagonista nel rilancio toscano? «Fino a qualche anno fa c’era ancora chi riteneva il manifatturiero un modello obsoleto. I numeri hanno poi confermato che discutere di manifattura, e scommettere sulla nuova manifattura digitale, significa avere a cuore presente e futuro dei nostri territori. È un obiettivo condiviso anche con la Regione che ha accolto nella sua programmazione la nostra proposta di puntare sulla reindustrializzazione. I temi sul tappeto sono tanti: dal ritardo infrastrutturale, alla carenza impiantistica per lo smaltimento dei rifiuti speciali che, in questo momento, costituiscono i maggiori freni allo sviluppo delle nostre imprese. Noi siamo disponibili, accanto alle istituzioni, per selezionare priorità e progetti su cui puntare per il futuro». •


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Firenze, la spina dorsale è viva fondamentale per il nostro futuro, da vincere a tutti i costi. Per farlo dobbiamo innanzitutto semplificare, servirci di personale qualificato e mostrare alle imprese i bene-

Su quali strumenti finanziari possono contare quelle fiorentine e quali opportunità state studiando in questo senso? «Da anni le banche hanno abdicato alla loro funzione sociale di fornire credito a famiglie, aziende e accompagnare gli imprenditori nelle loro iniziative, coadiuvandoli se necessario anche nelle progettazioni e nelle start up. Serve un radicale cambio di paradigma che riporti il ruolo della banca a quello originario e lo rinsaldi con il tessuto produttivo concreto. Le altre forme individuate nel tempo - come i minibond e i Pir – in verità non si stanno dimostrando efficaci per risolvere il problema della scarsa capitalizzazione delle nostre piccole e medie industrie. In questo momento di cambiamento epocale inoltre, è neces-

fici immediati di una rivoluzione industriale, specialmente per la crescita e l’occupazione. Devo dire che in questo le aziende fiorentine, e più in generale quelle toscane, si sono mosse per tempo e stanno facendo tanto, a differenza di quanto avviene in altre parti d’Italia. Questo “tanto” però non basta mai: bisogna mettersi in testa che prima entriamo in Industria 4.0 e meglio è». Per fare business in un mercato sempre più competitivo, le imprese devono disporre di liquidità.

sario modificare le regole dettate dagli Accordi di Basilea, ormai obsolete». In prospettiva futura, quali misure ritiene prioritarie a livello istituzionale per ricostruire un’idea di sviluppo fondata sulla manifattura? «Le Pmi italiane da sempre si contraddistinguono per i prodotti di eccellenza riconosciuti nel mondo e necessitano di una tutela specifica. Con l’intervento avallato dal parere dell’Ocse, i marchi vengono esclusi dalla detassazione connessa al  patent box, laddove invece svolgono una funzione prioritaria nello sviluppo del business aziendale e un ruolo strategico nella competizione internazionale. Riteniamo necessario trovare una misura alternativa a questa esclusione, fattore indispensabile per la salvaguardia del made in Italy. Sarebbe inoltre necessaria l’etichettatura di tracciabilità dei prodotti italiani, stimolando mediante la concessione di fondi le imprese che adottano sistemi di assoluta trasparenza». •

IL BUON PASSO TENUTO DALLE PMI LOCALI NELLA PRIMA METÀ DELL’ANNO MIGLIORA LE STIME DI CRESCITA DELL’ECONOMIA FIORENTINA PER IL 2017. PATRIZIA BORGHERESI ANALIZZA PROGRESSI E LIMITI DEL CUORE PRODUTTIVO DEL CAPOLUOGO TOSCANO di Giacomo Govoni

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aluta il quarto anno di crescita consecutivo l’economia fiorentina, in transito lungo un 2017 all’insegna della moderata espansione. Una fase che, secondo l’analisi di Confapi Firenze, dovrebbe culminare in un incremento del valore aggiunto dello 0,8 per cento, migliore del +0,6 per cento stimato in chiusura del 2016. «Vista la situazione generale - osserva lapresidente della confederazione fiorentina Patrizia Borgheresi - possiamo essere soddisfatti, anche se le nostre Pmi recepiscono con difficoltà gli indici positivi di crescita, avendo dimostrato di avere potenzialità per fare molto di più. Tale andamento peraltro, potrebbe essere ulteriormente migliorato qualora le grandi aziende decidessero di produrre in Italia». Analizzando i principali indicatori relativi alle performance delle imprese fiorentine, le notizie più incoraggianti provengono dal versante export. Quali mercati si mostrano più dinamici? «L’inizio anno ha rappresentato un passaggio importante per la dinamica estera. Nei primi mesi del 2017 le esportazioni della provincia di Firenze hanno fatto segnare un au-

Patrizia Borgheresi, presidente di Confapi Firenze

mento del 5,9 per cento in termini tendenziali raggiungendo un valore di circa 3 miliardi di euro. Un contributo decisivo per l’export arriva dai beni di consumo non durevoli, in rialzo del 18,6 per cento grazie in particolare al buon apporto dei prodotti del sistema moda (+12,1per cento), alimentato dall’ampia crescita della pelletteria (+19,2 per cento). I Paesi dove le nostre Pmi esportano maggiormente restano Stati Uniti, Francia, Svizzera, Germania, ma anche Hong Kong, Giappone, Arabia Saudita, Russia, Messico e Australia». Un report regionale segnala la crescita di realtà che riescono ad agganciarsi al circuito dei distretti industriali toscani. Quali si stanno espandendo maggiormente nell’area di Firenze? «A conferma della specializzazione distrettuale toscana, il primo trimestre 2017 evidenzia una crescita delle esportazioni dei distretti tradizionali toscani del 7,6 per cento, superiore al 6,4 per cento nazionale. Nell’area di Firenze i progressi più significativi arrivano dal distretto della pelletteria e calzature, che l’anno scorso ha registrato un +4,9 per cento e nel 2017 sembra che il trend stia migliorando. Dobbiamo ringraziare la Regione Toscana che sta investendo notevoli risorse sia sulla formazione degli imprenditori, sia dei lavoratori, cercando di creare sempre più personale specializzato. Una miglior informazione agli imprenditori permetterebbe di renderli assolutamente competitivi a livello internazionale. Sembrerà strano, ma alcuni ancora non conoscono l’esistenza di certe agevolazioni». Nella corsa verso la trasformazione digitale delle imprese, che passo stanno tenendo quelle fiorentine e quali interventi infrastrutturali potrebbero agevolarle in questa sfida? «Industria 4.0 rappresenta una sfida


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Il modello Toscana

Soluzioni per il recupero delle acque industriali di Marco Valerio Messala

L’

acqua è una risorsa preziosa. Per far sì che non vada sprecata, però, occorrono risposte tecnologiche dedicate. In questa direzione ha orientato il proprio business la C&G Depurazione Industriale di Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze. La società, amministrata a partire dal 1979 da Lauretta Lepri, realizza progetti che prevedono il recupero dell’acqua e il suo successivo reimpiego con l’ausilio di macchinari innovativi. Fra questi, i prodotti di punta sono gli evaporatori sottovuoto doppio effetto a pompa di calore, che consentono di abbattere il costo di evaporazione del 35 per cento. «Il nostro mercato di riferimento – spiega Lepri – è il settore del recupero e trattamento dei reflui industriali. E, in particolare, con i nostri evaporatori sottovuoto ci rivolgiamo alle aziende che fanno uso di soluzioni acquose durante il loro ciclo produttivo e che hanno la necessità di recuperare acque inquinate da agenti chimici. Però, la duttilità delle nostre macchine ci consente di spaziare in altre applicazioni e la gamma comprende anche apparecchi per l’addolcimento dell’acqua in genere e per la demineralizzazione. E poiché in alcuni settori, oggi, risulta essere più importante la soluzione concentrata (cioè le materie prime) piuttosto che i distillati prodotti (l’acqua), abbiamo progettato un apparecchio per la concentrazione di mosti destinati alla

SALVAGUARDARE L’AMBIENTE CON COSTI SOSTENIBILI: LE TECNOLOGIE PER L’EVAPORAZIONE SOTTOVUOTO DELLA C&G DEPURAZIONE INDUSTRIALE, IMPRESA FIORENTINA AMMINISTRATA DA LAURETTA LEPRI produzione di vini di alta qualità». Tutte le soluzioni C&G vengono realizzate internamente dal laboratorio pilota dell’impresa. «Tuttavia, la nostra propensione alla ricerca e sviluppo e all’innovazione si declina anche nella collaborazione con laboratori universitari, che ci sostengono nello sviluppo di servizi completi e sistemi unici e personalizzati». C&G ha all’attivo la progettazione e costruzione di oltre 2mila impianti, installati in Italia e all’estero – Francia, Belgio, Spagna, Polonia, Slovenia, Indonesia, Malesia, e Brasile. «Gli ultimi dodici mesi sono stati positivi sia in termini di fatturato sia in termini di relazioni generali con i nostri partner. Infatti abbiamo acquisito clienti importanti sia nel nostro paese sia oltre confine. Strategico è stato l’allargamento a nuovi mercati. Siamo entrati in paesi come Turchia ed Australia e già nel 2017 auspichiamo di vedere i primi risultati di queste operazioni». A fronte di questo ottimismo, Lauretta Lepri non nasconde le criticità, che tuttavia, anche in questi anni, si confermano quelle consuete del settore. «L’installazione di impianti per la depurazione delle acque di processo rappresenta per le aziende un costo, sia

TECNOLOGIA SOSTENIBILE

Le prestazioni dei nostri evaporatori permettono di ammortizzare i costi in poco più di un anno

per l’acquisizione della tecnologia sia per le spese di mantenimento. E nonostante l’attenzione sulla sostenibilità sia quanto mai alta, non tutti i soggetti interessati manifestano la volontà di investire sulla salvaguardia dell’ambiente che consegneremo alle generazioni future. Benché esista questa resistenza, va sottolineato che le prestazioni dei nostri evaporatori permettono di ammortizzare i costi in poco più di un anno – infatti, il consumo energetico è estremamente ridotto se confrontato con altri sistemi di evaporazione: 150 Watt di consumo per ogni litro di acqua evaporata sugli apparecchi di taglia medio-alta, e nessun altro consumo ricorrente. Inoltre, in alcuni settori il risparmio può anche essere più consistente. Per esempio, nelle attività di trattamento delle superfici (cromatura, elettrodeposizione e similari), i sali dei metalli preziosi (oro, palladio, nickel) presenti nei bagni possono essere recuperati sfruttando la nostra tecnologia, con importanti risparmi sui costi di produzione». Oltre alla convenienza, fa da stimolo alle imprese anche l’importante azione normativa dei governi locali che promuovono politiche industriali responsabili. «Da parte nostra – ricorda in conclusione Lepri –, abbiamo i nostri elementi di forza per venire

La C&G Depurazione Industriale Srl ha sede a Rignano sull’Arno (Fi) - www.cgdepur.it

incontro alle esigenze delle aziende, in particolare con un servizio post vendita di altissimo livello. Siamo collegati on line con distributori, clienti e fornitori e questo ci consente di rispondere tempestivamente a ogni richiesta, anche con un team di ingegneri e tecnici pronti a intervenire direttamente in loco». •

LA GAMMA DEI SISTEMI C&G C&G fornisce tecnologie a diversi settori produttivi. Ma l’obiettivo è comune: migliorare le condizioni di un determinato liquido. La linea di produzione comprende: evaporatori sottovuoto, osmosi inversa, ultrafiltrazione, scambio ionico, demineralizzatori, trattamento chimico-fisico, filtro-presse e apparecchi speciali per la galvanica, pompe e pompe filtro per microfiltrazione (tutti prodotti conformi alle vigenti direttive Cee). C&G garantisce che nemmeno una goccia di liquido inquinante vada allo scarico fognario e che il volume del refluo da smaltire, dopo il processo, sia fortemente concentrato.


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Il modello Toscana

Il mercato italiano delle saldature L’ITALIA CRESCE PROGRESSIVAMENTE ANCHE IN QUESTO SETTORE, OTTENENDO RISULTATI IMPORTANTI COME FATTURATO. IL SUCCESSO È FRUTTO DEL KNOW HOW E DELL’ESPERIENZA DI TANTE PICCOLE E MEDIE IMPRESE. L’ESEMPIO DI LARDERELLO IMPIANTI di Albachiara Re

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n Italia, è presente uno dei poli della saldatura tra i più grandi in Europa. Una superficie comprensiva di 3mila impianti, 900 clienti e con un fatturato complessivo di 20milioni di euro. Cifre particolarmente significative che costituiscono la ripresa economica del settore secondario italiano dopo la crisi del 2008. Quello della saldatura è un settore specifico che richiede notevole specializzazione sia agli addetti che ai reparti organizzativi e amministrativi. Il know how italiano è ben presente anche in questo campo e

SOLUZIONI SU MISURA La Larderello Impianti mette a frutto la propria pluriennale esperienza offrendo ai propri clienti delle soluzioni chiavi in mano che permettano di soddisfare tutte le loro esigenze, affidandosi ad un’attività che conosce bene il settore e sa quali soluzioni proporre. Alla luce delle competenze sviluppate, infatti, l’azienda riesce a garantire l’intera gamma di attività da manutenzione e revisione di componenti primari e secondari su centrali ed impianti geotermici fino alla gestione e manutenzione di attrezzature di perforazione, passando per manutenzione, montaggi e smontaggi componenti e revisione di valvole a saracinesca e farfalla. Inoltre possiamo garantire la gestione e manutenzione di sorgenti, relative reti idriche ed impianti di teleriscaldamento.

Renzo Amidei, amministratore della Larderello Impianti di Pomarance (Pi)

permette a medie e piccole imprese di poter aver fatturati consistenti e clienti provenienti da tutto il mondo. Renzo Amidei, amministratore della Larderello Impianti, ci racconta di più riguardo l’attività di un’industria di questo tipo. Operate nell’area della saldatura da più di 30 anni, come è cambiata la vostra impresa nel tempo? «Il cambiamento maggiore si è visto soprattutto nell’impiantistica e nelle aree di produzione. Dal 1996 la società ha trasferito la propria attività in nuovo insediamento industriale a Pomarance (PI). Qui disponiamo di un fabbricato di 2mila mq coperti, di cui 1600 destinati all’officina dotata di carroponte da 5 T; 400 adibiti a magazzino, uffici e servizi. A questi si aggiungono altri 6mila mq di terreno edificabile adiacente la struttura operativa. Siamo riusciti a ingrandirci nel tempo perché abbiamo puntato alla diversificazione delle attività. È da una decina di anni che lavoriamo sempre di più a commessa (costruzione e montaggio impianti) e, ormai quasi esclusivamente, per le energie alternative quali geotermico (ricerca e perforazione, costruzione impianti, manutenzione e gestione), eolico (montaggio impianti, gestione e manutenzione in global service di parchi eolici), idrico (costruzione impianti e componenti e revisioni generali in global service) e biomassa (costruzione, montaggio, gestione e manutenzioni di impianti da 200 e 300Kw)». Questa produzione implica una clientela variegata. Chi si rivolge principalmente e voi? «Abbiamo la fortuna di lavorare con clienti blasonati e di ricevere com-

info@larderelloimpianti.it

messe importanti. Tra questi vi sono: Enel Green Power e Ansaldo Energia per la manutenzione e le costruzioni di componenti; la Leitwind per la manutenzione e gestione del parco eolico di Montecatini Val di Cecina; Tirreno Power, Gea Orengine e Gruppo Scotta per la costruzione di componenti e manutenzione dei rispettivi impianti idroelettrici; Reengea, Turboden e Viessmann per la costruzione e l’installazione impianti a biomassa e cogenerazione; e Geo Energy Service per la costruzione, manutenzione e gestione impianti di teleriscaldamento geotermico. Stiamo, inoltre, collaborando con un team di imprese e laboratori turbomacchine dell’Università di Genova per la costruzione di micro turbine a gas per micro cogenerazione e/o trigenerazione». Da quante persone è composto il vostro organico? «Il nostro valore aggiunto è rappresentato dalla risorsa umana. Le nostre lavorazioni, sia di manutenzione che di costruzione, sono tutte basate sulla professionalità e la certificazione del lavoro fatto. L’azienda ormai ha un organico consolidato da molti anni di circa 50 unità a tempo indeterminato e residenti sul territorio, infatti quasi sempre vengono selezionati dei giovani diplomati e introdotti nel mondo del lavoro tramite contratti di apprendistato al termine dei quali vengono in-

quadrati direttamente come specializzati». Il radicamento sul territorio è una componente importante del vostro successo? «Larderello Impianti è nata e cresciuta nell’area dell’Alta Val di Cecina operando negli stabilimenti di questa zona con attività di manutenzione e costruzione di impianti, acquisendo notevole esperienza e professionalità dovuta all’amplia gamma di attività presenti nel territorio come quelle dei settori chimico e geotermico con particolare riferimento alle estrazioni di vapore e salgemma. Soprattutto in quest’ambito siamo dei pionieri. Tutto ciò ci ha permesso di potere avere ottime referenze e di operare con i maggiori gruppi industriali italiani Siamo inoltre costruttori e manutentori di teleriscaldamenti urbani geotermici. Ad oggi ne dispongono quasi tutti i 17 comuni geotermici». Quali progetti avete per il futuro? «Sicuramente aumentare le nostre commesse e continuare a operare nel campo dei teleriscaldamenti. L’azienda opera secondo il sistema di qualità Uni En Iso 9001:2008, per quanto riguarda la costruzione di strutture in acciaio secondo la norma Uni En Iso 1090. Inoltre abbiamo avviato le procedure per le certificazioni di saldatura, di sicurezza ed ambientali rispettivamente secondo le Uni En Iso 3834, 18000 e 14000. Il nostro personale è costantemente coinvolto in corsi di abilitazione e di aggiornamento. Poche sono le attività che possono vantare un background simile, quindi prevediamo un futuro roseo». •


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Industria • Luglio 2017

Cinquant’anni di conceria MASSIMO BOLDRINI, SULLA BASE DELLA PLURIDECENNALE ESPERIENZA DELLA SUA AZIENDA, FA UN’ANALISI DEL SETTORE, INEVITABILMENTE INFLUENZATO DALLE CONTINUE EVOLUZIONI DEL COMPARTO FASHION. ANCHE IN QUESTO AMBITO, SI SA, LA LAVORAZIONE ITALIANA È APPREZZATA ALL’ESTERO

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l mondo della pelle in generale è molto legato a quello della moda ed è per sua natura un settore in costante evoluzione. Ma esistono piccole nicchie di mercato che, offrendo tipologie di prodotti meno duttili, sono meno esposte e colpite dalle tendenze moda più stravaganti. È più semplice così adattarsi ai design più classici. Tra i prodotti per conceria quello vegetale è certamente un materiale altamente versatile, viene utilizzato in diversi campi come la pelletteria, la cintura e gli articoli tecnici (collari e guinzagli per cani), nel campo della legatoria, dell’arredamento, dell’interior design, dell’ortopedia, della selleria e delle calzature. Operante dal 1967, la Perla Azzurra può contare su una valida esperienza del fondatore, Franco Boldrini, e del figlio Massimo, attuale titolare. Franco Boldrini, dopo alcuni anni trascorsi a lavorare presso una conceria del comprensorio del cuoio, decise di aprire la propria azienda, azienda che nasce da una sua intuizione e che nel corso degli anni è cresciuta e ha subito mutamenti strutturali ma la passione, la tradizione e la qualità del prodotto sono gli stessi di un tempo. La Perla Azzurra ha attraversato non senza

La Perla Azzurra ha sede a Santa Croce sull’Arno (Pi) - www.laperlaazzurra.com

scossoni la crisi economica ma avendo ben presenti le strategie da adottare: «Innanzitutto lo standard di qualità del prodotto ma anche la capacità della dirigenza nel riuscire ad adattare la produzione alle necessità del mercato e a mettersi al passo con le nuove tecnologie del mondo della pelle con nuovi macchinari e prodotti - racconta Massimo Boldrini -. Indubbiamente negli anni ci sono stati momenti non facili ma siamo riusciti a superarli con capacità di adattamento e con molti sacrifici. Una delle circostanze che ci è stata favorevole e ci ha consentito di superare i periodi difficili è stato anche il fatto che il nostro prodotto, pelle conciata al vegetale, al giorno d’oggi è un prodotto di nicchia. Pur sfruttando uno dei più antichi metodi di concia, ha bisogno di conoscenze particolari che, fortunatamente per noi, pochi al mondo possiedono e ancor meno sanno sfruttare per innalzare il livello di qualità». Il grezzo acquistato dall’azienda deve soddisfare precisi e imprescindibili requisiti. Il primo è il peso: «Il nostro mercato principale – aggiunge Boldrini - è l’industria della cintura e per ottenere le pelli che, dopo conciate, abbiano il giusto spessore, i grezzi devono essere pesanti». Un altro re-

50% L’AZIENDA ESPORTA CIRCA LA METÀ DELLA SUA PRODUZIONE. IL MERCATO PRINCIPALE È L’INDUSTRIA DELLA CINTURA

quisito è la freschezza del pellame: «Noi utilizziamo solo pelli salate fresche e quindi non trattate. Devono provenire esclusivamente da nazioni limitrofe, in modo che siano il più possibile preservate. Sfortunatamente non possiamo utilizzare pellame di origine italiana, nel nostro territorio ci sono alte temperature, ragion per cui la pelle degli animali è troppo fine. Acquistiamo comunque sempre pellame di origine europea, prevalentemente francese. La provenienza europea è una garanzia di qualità, la maggioranza del pellame è ottenuto da animali allevati in stalla e quindi la pelle è generalmente migliore di quella degli animali allevati allo stato brado. Ma la provenienza è soprattutto garanzia di controlli più dettagliati sotto il profilo sanitario e di benessere dell’animale. Ci teniamo a precisare che tutto il grezzo da noi acquistato è un sottoprodotto dell’industria alimentare, nessun animale viene ucciso per la sua pelle». Da ultimo e di grande importanza conta molto l’esperienza dello “sceglitore”. In questo caso è ancora Franco Boldrini, profondo conoscitore delle caratteristiche delle pelli di ogni provenienza. L’azienda sfrutta ancora metodologie di lavorazione artigianale sebbene ampi settori abbiano subito un processo di meccanizzazione: «La nostra può quasi essere considerata una lavorazione artigianale. Naturalmente abbiamo migliorato il parco macchine e quindi questo facilita il lavoro ma utilizziamo ancora le vecchie “ricette”. Inoltre, siamo una delle poche aziende del settore che continua ad utilizzare il “sego” (grasso animale) per ingrassare le pelli». La Perla Azzurra

di Luana Costa collabora con artigiani di tutta Italia, dal nord al sud, d’Europa e del mondo. Persone e in alcuni casi veri e propri artisti che usano ancora tecniche ormai quasi sconosciute o dimenticate. «La meccanizzazione ha influito molto sulle capacità produttive delle concerie – ha spiegato poi Boldrini – ma l’impatto sulla nostra azienda è stato limitato. La nostra infatti è un’azienda quasi artigianale e siamo molto legati alla tradizione. Proprio per questa ragione gli investimenti in nuove tecnologie sono limitati. La maggior parte di essi si concentrano principalmente sulla ricerca e sviluppo di nuovi articoli. In particolar modo nella rifinizione». •

LE PROSPETTIVE Il futuro è sempre incerto, ma la Perla Azzurra fa sempre del suo meglio per andare incontro alle esigenze del mercato e della clientela. Ultimamente si sta creando un rinnovato interesse per i prodotti di conceria, soprattutto da parte dei consumatori. Sempre più numerosi sono i clienti alla ricerca di un prodotto durevole e che abbia un impatto ambientale limitato: il vegetale rimane una delle tecniche di concia meno inquinanti. L’azienda esporta circa il 50 per cento della produzione. Per il momento gli investimenti sono per lo più rivolti alla ricerca e sviluppo di nuovi articoli. Naturalmente anche alla continua formazione del personale ed alla ricerca di mano d’opera specializzata.


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Il modello Toscana

PRODUZIONE INDUSTRIALE E CURA ARTIGIANALE

Gli iniettori del futuro

Nel campo medico e biomedicale, l’innovazione tecnologica è una risorsa dalla quale non si può prescindere. Strumenti adatti e ben progettati permettono ai medici di poter svolgere, nel miglior modo possibile, il proprio lavoro. La storia della Tekne Dental - TKD

PER ESSERE COMPETITIVI OCCORRE COSTRUIRE UN’EFFICIENTE RETE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE COSÌ DA SODDISFARE QUALSIASI RICHIESTA DI PROGETTAZIONE, PRODUZIONE E ASSISTENZA. LA PAROLA A FAUSTO ORLANDI

a tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita. Modifica le nostre abitudini e ogni nostra azione quotidiana, e ciò riguarda naturalmente anche il mondo del lavoro. I nuovi strumenti tecnologici supportano sempre più professionisti nello svolgimento del loro mestiere, semplificando e ottimizzando molte attività. Quanto detto è valido in quelle aree professionali che implicano l’uso di strumentazioni tecniche come l’odontoiatria. Un bravo medico odontoiatra è tale se utilizza apparecchiature tecnologicamente avanzate e ben congegnate, allo scopo di curare le patologie dei pazienti. Chi conosce bene questo ambito è la toscana Tekne Dental, che dal 1969 si occupa di produrre strumentazione dinamica per uso odontoiatrico. «La TKD è la più grande azienda italiana produttrice di manipoli dentali. Progettiamo e costruiamo strumenti di alta precisione robusti e affidabili. Sin dalla prima e storica turbina a cuscino ad aria, sviluppata nel 1969, questa è stata la nostra missione» spiega il presidente, l’ingegnere Roberto Ravalli. Il know-how posto alla base di questa azienda mira a coniugare la produzione industriale con la stessa cura di una realtà artigianale. Progettando e commercializzando, in proprio, tutte le apparecchiature, la TKD è riuscita creare un’ampia e fedele rete di clienti che le ha permesso di destinare, an-

sso opera nel settore dello stampaggio di materie plastiche da oltre venticinque anni e nel tempo è diventato un punto di riferimento per importanti aziende che ne hanno fatto un partner integrato nel ciclo produttivo. L’azienda è specializzata nella progettazione e realizzazione di iniettori, sistemi a canale a caldo e controlli di temperatura atti a ridurre notevolmente i tempi di lavorazione e gli sprechi di materiale. Il suo successo si concretizza in prodotti innovativi e personalizzati con soluzioni mirate a soddisfare le esigenze del cliente. Fin dall’inizio Asso ha concepito sistemi a canale a caldo, intuendo l’importanza e il valore tecnologico che questi avrebbero assunto con il passare degli anni. «I gruppi di iniezione a canale caldo per i termoplastici sono nati con lo scopo primario di convogliare e mantenere allo stato fuso il polimero dall’ugello della pressa a iniezione fino all’impronta ricavata nello stampo, così da eliminare lo spreco costituito dalla materozza – spiega Fausto Orlandi –. Inizialmente gli sforzi dei progettisti erano mirati a massimizzare il bilanciamento termico dell’attrezzatura e la separazione termica iniettore/stampo. Con lo sviluppo della tecnologia di iniezione calda, invece, le prestazioni richieste a un sistema di iniezione sono andate aumentando, fino a coinvolgere aspetti del funzionamento mai presi in considerazione prima». L’azienda ha quindi sviluppato un prodotto che avesse tutte le caratteristiche per soddisfare ogni esigenza della clientela. «Dopo una lunga e scrupolosa analisi di mercato volta a ricercare le esigenze del cliente, è nato l’iniettore Asso di nuova generazione, Flexo Flx che racchiude soluzioni tecnologiche studiate e sperimentate per poter risolvere qualsiasi tipo di problema legato all’iniezione dei tecnopolimeri». Ogni soluzione progettuale è stata sperimentata e sviluppata singolarmente su iniettori prova fino a raggiungere i risultati numerici prefissati. «Questo iniettore è un concentrato di soluzioni capaci

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Tekne Dental ha sede a Calenzano (Fi) www.teknedental.com

nualmente, il 5 per cento del fatturato alla ricerca e allo sviluppo. In merito l’ingenere Ravalli afferma che: «Negli ultimi anni la TKD, non solo, ha sviluppato e lanciato alcuni brillanti e innovativi prodotti ma ha anche revisionato e migliorato tutti i manipoli già esistenti. Sia che si tratti di una turbina ad alta velocità o di un motore a bassa velocità, tutte le necessarie connessioni elettriche e/o pneumatiche sono state semplificate e ridotte al minimo. I controlli e gli interfacciamenti alle varie schede elettroniche sono stati resi più semplici e logici possibili. Efficienza e affidabilità sono state aumentate a livelli eccelsi». Il motivo di questo successo è anche da ricercare nella produzione che, per politica aziendale, è rigorosamente 100 per cento made in Italy. Inoltre, Roberto Ravalli illustra che: «La società ha un sistema di gestione per la qualità certificato secondo le norme Uni En Iso 9001 e Uni Cei En Iso 13485 fin dal 1998: durante tutte le fasi di produzione, dalla fabbricazione delle parti agli assemblaggi finali, rigorosi controlli assicurano che i prodotti venduti siano estremamente affidabili e sicuri. Ciò assicura ai nostri clienti, un alto livello di affidabilità e sicurezza». • Albachiara Re

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Asso Srl ha sede a Firenze (Fi) www.asso.it

di risolvere problemi assai diversi. Grande attenzione è stata posta alla cura degli aspetti termo-fluidodinamici dell’iniettore e al suo isolamento termico iniettore/stampo, il miglioramento della separazione termica oltre a garantire una maggiore stabilità termica, contribuisce al risparmio energetico. Diverse soluzioni tecniche sono state sviluppate e attuate sull’iniettore con l’idea di ridurre l’energia termica dissipata verso lo stampo e conseguentemente l’energia da asportare attraverso i circuiti di condizionamento dello stampo». Il prodotto si contraddistingue per la sua semplicità e flessibilità. «Con una semplice operazione è possibile sostituire la termocoppia senza dover smontare la resistenza e la relativa ricopertura. Infine, l’iniettore ha un’incredibile flessibilità e può assumere un numero elevato di configurazioni». • Antonella Romaniello


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Il modello Toscana

Oltre le barriere architettoniche

di Renato Ferretti

L’ADEGUAMENTO CHE RENDE FRUIBILI LE STRUTTURE ANCHE PER CHI HA UNA RIDOTTA MOBILITÀ, È UN COMPITO COMPLESSO E AL TEMPO STESSO DOVEROSO. ROBERTA, SIMONE E GIULIANO ANICHINI INDICANO ALCUNE DELLE SOLUZIONI PIÙ MODERNE ED EFFICIENTI

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on l’innalzamento dell’età media della popolazione e il notevole miglioramento delle condizioni di vita e sociali delle persone diversamente abili, è divenuto un obbligo morale, oltre che legale, l’adeguamento delle strutture per renderle completamente fruibili a tutti. Talvolta questa esigenza contrasta con la sensibilità architettonica verso il nostro patrimonio artistico o con la creatività degli architetti che aiutano i gestori di esercizi e locali pubblici a creare ambienti unici e particolari. In quest’ottica si inserisce la fiorentina Faboc due, gestita da Roberta, Simone e Giuliano Anichini. «Tramite i nostri tecnici – spiega Roberta Anichini – forniamo un servizio di consulenza per trovare il connubio ideale fra sicurezza, fruibilità ed esigenze architettoniche. Con la nostra impresa vogliamo offrire prodotti tecnologici, ma di semplice utilizzo, che aiutino le persone con problemi di mobilità a conquistare la propria autonomia. È questo l’obiettivo che ci stimola a progettare nuove soluzioni, alcune delle quali perfettamente integrabili con l’ambiente circostante, al punto da diventare quasi invisibili. Con questi intenti ci proiettiamo verso il futuro grazie alla preziosa collaborazione dei nostri progettisti». Progettazione e realizzazione sono tra le voci più importanti del lavoro svolto da Faboc due. «Ma non va di-

IN ARMONIA

Alcune delle nostre soluzioni sono così integrabili con l’ambiente circostante da diventare quasi invisibili

le stesse caratteristiche della soluzione precedente, ma con l’aggiunta della possibilità di traslare il piano superiore per poter superare brevi scalinate fino a 3 o 4 gradini. Infine, permette l’installazione dell’impianto senza dover modificare la scala». In collaborazione con soprintendenze, comuni e architetti, la Faboc due si è specializzata nella realizzazione di impianti personalizzati. «Alcuni impianti speciali – conclude Roberta Anichini – sono stati realizzati per il Museo di Santa Maria del Fiore, nella Sacrestia Nuova delle Cappelle Medicee, nel Corridoio Angiolini a Palazzo Pitti, e per il Palazzo Vecchio, tutte a Firenze. A Brescia abbiamo lavorato per il Capitolium».•

SPECIALIZZAZIONE E FLESSIBILITÀ

menticato il grande contributo in termini di consulenza che offriamo – precisa Giuliano Anichini –, basti pensare alle notevoli possibilità di personalizzazione che abbiamo fatto nostre. Detto questo, ci sono diversi tipi di soluzioni. Quelle tradizionali che Faboc due offre per il superamento delle barriere architettoniche, sono i servoscala a pedana e a poltroncina che, grazie alla nostra struttura produttiva, possono essere personalizzati nei colori e in alcuni casi anche nei materiali. Fra le soluzioni ormai inserite da tempo nella nostra produzione, poi, troviamo la piattaforma Parigi-A, una piattaforma a pantografo che normalmente raggiunge dislivelli fino a 2 metri: la struttura a vista è realizzata in profili metallici e vetro antisfondamento. La parte in vetro, in particolare, è stata mantenuta la più ampia possibile nell’ottica di diminuire al massimo l’impatto architettonico». Inoltre, c’è una terza categoria di prodotti «che noi chiamiamo a bassissimo impatto architettonico – continua Simone Anichini –. Questa gamma di impianti è attualmente composta da tre soluzioni per specifiche esigenze che, quando inutilizzate, sono praticamente invisibili. La più semplice è la One-Step: so-

La Faboc due ha sede a Certaldo (Fi) www.fabocdue.com

stanzialmente si tratta di un gradino mobile, per cui il piano superiore può essere predisposto per una pavimentazione identica a quella del luogo di installazione e la piattaforma può essere mantenuta normalmente alzata se viene inserita all’interno del gradino, oppure abbassata se gli si posiziona di fronte. La seconda è la X-Slim. Si tratta di una piattaforma di sollevamento di basso spessore. Anche in questo caso il piano superiore può essere predisposto per una pavimentazione identica a quella del luogo di installazione. La piattaforma è contornata da una protezione a scomparsa che si solleva di circa 15 cm prima dell’elevazione della piattaforma, per evitare che la carrozzina possa scivolare dal piano, sulla protezione è posizionato un profilo in ottone o alluminio che delimita la posizione della piattaforma e copre lo spazio tecnico fra piattaforma e fossa. La fossa necessaria per l’installazione va dai 10 ai 13 centimetri di profondità. Questi spessori ridotti ci hanno permesso l’installazione anche oltre il piano terra. La terza soluzione è un’evoluzione della precedente: il trasloelevatore Z-Slim. Ha

Faboc due nasce nel 1985 come azienda che si occupa di progettazione e costruzione di macchine speciali automatizzate per vari settori industriali. «Dopo le prime richieste di apparecchiature per il trasporto di persone con ridotte capacità motorie – dice Giuliano Anichini –, dal 1995 ci dedichiamo esclusivamente alla progettazione e realizzazione di soluzioni per il superamento delle barriere architettoniche. Prima con le soluzioni classiche di servoscala e poltroncine, poi nel tempo abbiamo ampliato la nostra gamma con sistemi a basso e bassissimo impatto architettonico, specializzandoci anche in soluzioni su misura. Grazie all’esperienza acquisita e alla flessibilità della struttura produttiva, possiamo realizzare anche impianti speciali per soddisfare le richieste del singolo cliente nel rispetto del continuo aggiornamento della normativa aziendale ed europea».


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Il modello Toscana

Se il patrimonio architettonico diventa sociale IL RECUPERO DELLE DIMORE STORICHE È SINONIMO DI RECUPERO DEL BELLO, MA ANCHE DI CONSERVAZIONE DI UN’IDENTITÀ CULTURALE. DOMENICO ALBERTI SPIEGA COME QUESTO ASPETTO ACQUISISCA UN VALORE ULTERIORE QUANDO È FINALIZZATO A PROGETTI SOCIALI di Renato Ferretti

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oi crediamo che ci sia una sorta di “genius loci”, di vocazione specifica che ogni luogo, ogni città, ogni palazzo, ogni semplice costruzione incarna». Per Domenico Alberti, alla guida di Ottavia Srl, parte da questo concetto il recupero delle dimore storiche, missione dell’azienda aretina: recuperare il bello e con esso la nostra stessa identità in quel luogo, per poi lanciarla nel futuro. «La nostra società a livello cittadino, regionale o anche nazionale, si esprime con la cultura – riflette Alberti –, con la sua capacità di relazionarsi con il passato, il presente e il futuro. Quando poi il recupero architettonico è finalizzato a progetti sociali, come nel nostro caso, per case per anziani o per disabili, l’operazione diventa ancora più interessante. Una civiltà si dovrebbe giudicare per “come” tratta le sue parti più deboli. La nostra società è nata per contribuire a tutelare il patrimonio storico e artistico italiano, destinando i migliori edifici alle utilità sociali ed economiche del paese. Consumo suolo zero, salvaguardia dell’ambiente, difesa dell’identità di territorio: questo il difficile e ambizioso piano d’impresa. Oggi e domani, per le generazioni che verranno». Siamo di fronte a valori immateriali molto grandi, che devono comunque essere compatibili con la sostenibilità

La Ottavia Srl ha sede ad Arezzo domenicoalberti@virgilio.it

Palazzo ex INA-Assitalia in via Guido Monaco ad Arezzo

TECNOLOGIA UMANIZZANTE

economica dei numeri. «Ma se dovessimo giudicare il nostro lavoro solo in base del profitto economico – spiega Alberti –, sbaglieremmo e non vedremmo “the whole picture”. Per la nostra attività, prima di tutto, dobbiamo scegliere l’oggetto su cui intervenire, o meglio su cui sia possibile intervenire. Segue uno studio accurato per ridare all’immobile lo splendore di cui era portatore. Questa fase comporta spesso il lavoro con tecnici della Sovrintendenza o del Comune oppure di entrambi; c’è poi la fase di reperimento dei fondi e l’esecuzione dei lavori in accordo alla destinazione d’uso, procedendo a una progettazione partecipata che coinvolga anche gli utenti. In poche parole, si potrebbe dire che il nostro compito consiste nel mettere in relazione persone, idee, realtà, passato e futuro, problemi e soluzioni. Non si tratta tanto di un’arte del compromesso, ma piuttosto di una capacità di generare dalla relazione di dimensioni differenti, in modo onesto, creativo e rispettando la storia, affinché si realizzi un domani migliore, con attenzione ai problemi e alle opportunità dell’oggi». L’imprenditore aretino, poi, passa a spiegare quello che è il contesto di

mercato in cui la Ottavia si muove. «L’offerta resta ampia e i risultati raggiunti, in costante crescita anche economica, permettono di guardare con fiducia anche a nuovi interventi – dice Alberti –. Anche se il mercato edilizio in questo momento è in fase di stagnazione, il nostro focus sulle dimore storiche ci permette di essere più dinamici, e, seppur tra mille difficoltà, di diventare più grandi. Penso che potremmo svilupparci più rapidamente con forme innovative di partecipazioni finanziarie come private equity o venture capital disegnate apposta per noi. Ma non abbiamo fretta, amiamo la solidità che richiede passi naturali. Nel 2016 si è consolidato il business con un fatturato in progressiva crescita, grazie anche all’insistente proseguimento dello scopo peculiare dell’azienda: contribuire al recupero del patrimonio artistico italiano». Una delle principali caratteristiche che distinguono l’azienda sta in un approccio “umanista” «che, con tutta la competenza tecnica necessaria, è in grado di esprimere qualcosa di più. Quando si ha a che fare con un edificio storico, la prima operazione da fare è effettuare un “recupero del significato” e solo dopo si opera il “recupero ar-

Domenico Alberti, titolare della Ottavia, si interroga sul ruolo decisivo del progresso tecnologico in ambito architettonico ed edilizio. «La tecnica e la tecnologia, e non solo in chiave di risparmio energetico, sono molto importanti oggi – dice Alberti – e hanno un forte effetto sul nostro lavoro. Basta pensare alle possibilità di creare ambienti “intelligenti” in cui il comfort segue e accompagna la presenza umana, adattandosi alle sue specifiche esigenze, come ci insegnano tanti progetti avveniristici di famosi architetti come Ratti, che opera a livello globale. Ma la tecnica e la tecnologia devono sempre essere intesi come uno strumento per umanizzare e non già come un “gioco”. Insomma la tecnologia è benvenuta quando non spreca risorse, quando rispetta e difende l’ambiente, quando aiuta la relazione autentica tra le persone, in una parola, quando migliora la vita».

chitettonico”, in linea con le funzioni d’uso che rispondano ai bisogni attuali. Possiamo anche parlare di unicità degli immobili di pregio a cui ci rivolgiamo e di una qualità altissima delle migliori maestranze del territorio impegnate a garantire restauri incontestabili, grazie anche al supporto di professionisti di esperienza». •


Industria • Luglio 2017

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Il legno, nonostante tutto

di Elena Ricci

MAURO E SAVERIO PUGGELLI RACCONTANO LA LORO ESPERIENZA NELLA LAVORAZIONE DI UN MATERIALE TRA I PIÙ ANTICHI E PERFORMANTI DI SEMPRE. E CHE ARCHITETTI, INGEGNERI E DESIGNER, NEGLI ULTIMI ANNI, HANNO RISCOPERTO PER QUALITÀ E PREGIO

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l suo fascino, le sue performance e le soluzioni che permette lo rendono ancora oggi uno dei materiali più usati e richiesti. Quello tra uomo e legno è un rapporto che dura da migliaia di anni, nei quali si sono affinate le tecniche più sofisticate, con possibilità d’impiego che pochissime altre materie prime possono vantare. Mauro e Saverio Puggelli, della pratese Puggelli Legnami, offrono uno spaccato del settore odierno, a partire dalla propria esperienza imprenditoriale. «Dal 1948 – premette Mauro Puggelli – la ditta si occupa della fornitura e della lavorazione di tavolame, travi e pannellature. L’esperienza maturata nel corso degli anni ha permesso all’azienda di estendere la sua attività anche al commercio di multistrati e compensati, truciolato semplice, nobilitato e impiallacciato, alla fornitura di battiscopa, di isolanti termici per coperture, di listellare, di grigliati e strutture da esterno, e molto molto altro ancora. Per tutti gli appassionati di bricolage, inoltre, disponiamo di un reparto interamente dedicato ai prodotti per l’edilizia e il fai da te. A disposizione, poi, ci sono soluzioni personalizzate per ogni esigenza con prodotti di altissima qualità. Il nostro è un esteso e vario panorama merceologico,

come tavolame di varie essenze, travi di abete e castagno, impiallacciature e tranciati, pannelli, Mdf, multistrati e compensati vari. Per gli appassionati di bricolage è presente un vasto assortimento di prodotti per l’edilizia e per il fai da te, con produzioni qualitativamente di alto livello e personalizzabili». Uno dei punti di forza della Puggelli Legnami di Prato è proprio la vendita di tavolame di varie essenze. «Grazie alle forniture di materiali pregiati – dice Saverio Puggelli –, la nostra attività è in grado di offrire soluzioni di standard

UN’AMPIA OFFERTA

Il nostro panorama merceologico comprende tavolame, travi, impiallacciature e tranciati, pannelli, Mdf e molto altro

netto. Dopo la sua morte nel 1967, è stato il figlio Steno, con la moglie Moranda, a dare vita e consistenza a una delle aziende più longeve del territorio pratese. Comprando un piccolo terreno, praticamente un campo con due baracche. È nato tutto da qui, nel 1948». Da allora, con i sacrifici di una vita di lavoro e con l’aiuto dei figli Saverio e Mauro, inseriti da giovanissimi nella ditta di famiglia, l’azienda piano piano si è allargata«inglobando i pochi edifici e i terreni che la circondavano e arrivando alle dimensioni attuali – continua Saverio Puggelli –: quasi 4000 mq fra coperto, piazzali, tettoie, depositi ed uffici, lungo la declassata subito a ridosso del cavalcavia, che va da via Roma alla parallela via Marengo, sulla quale si è aperto inoltre il secondo accesso dedicato ai mezzi pesanti. Oggi, nella Puggelli Legnami, lavora anche la quarta generazione: Marco, Matteo e Simone. E siamo ancora qui, nonostante il devastante incendio doloso che ha colpito i nostri stabilimenti nell’aprile 2015, che ci aveva quasi fatto perdere la voglia di continuare, tale era la frustrazione e la rabbia nel vedere tutto distrutto. Ma la nostra è una vocazione di famiglia: con sacrificio e impegno ora siamo di nuovo in piedi, offrendo ancora una volta il meglio che il legno può dare». •

La Puggelli Legnami Srl ha sede a Prato www.puggellilegnamiprato.it

UN’AMPIA OFFERTA superiori per tutte le richieste costruttive, con tavolami capaci di dare un tocco di classe a qualsiasi ambiente nel quale viene collocato. Basta rivolgersi alla Puggelli Legnami per ottenere articoli sicuri, affidabili, resistenti e solidi nel tempo, il tutto con un rapporto qualità prezzo assolutamente eccellente. Tra le tante offerte ci sono anche un’ampia gamma di pannelli di legno, con materiali resistenti, belli da vedere ed estremamente duraturi nel tempo. A disposizione nel magazzino di Puggelli Legnami è possibile trovare, oltre a pannelli in Mdf, pannelli ignifughi e isolanti termici, pannelli stratificati e lamellari con un rapporto qualità prezzo assolutamente eccellente». La Puggelli Legnami di Prato non è solo leader per tutto quello che riguarda la fornitura di tavolame, travi e pannellature, ma offre anche un ottimo servizio di falegnameria. Grazie a personale esperto e con tutta la tradizione artigiana italiana, la ditta toscana garantisce lavorazioni di gran pregio. «È la grande esperienza a permettere tutto questo – specifica Mauro Puggelli – . Prima della seconda guerra mondiale, infatti, esisteva già un Puggelli, venditore di legname in via Cavour: Bru-

La ditta Puggelli Legnami fornisce ai settori edile, della carpenteria, falegnameria e dell’arredo casa, travi e tavole di legno, pannelli per armature e coperture, tranciati e impiallacciature. Tra i prodotti disponibili l’azienda propone alla clientela tavolame di varie essenze, travi di abete e castagno, anche lavorate, travi a uso fiume, travi e tavole di legno lamellare e impiallacciature e tranciati.Attiva da oltre 60 anni, l’attività è in grado di garantire lavorazioni e prodotti di altissima qualità, in grado di soddisfare tutte le esigenze della clientela, con un’offerta che comprende anche pannelli Mdf, multistrati e compensati vari, truciolato, pannelli ignifughi e isolanti termici, stratificati e lamellari, liste da porte e battiscopa, parquet, griglie e fioriere.


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Modelli d’impresa

Il primato del poliuretano LA GRANDE VERSATILITÀ DOVUTA ALLE SUE PROPRIETÀ MECCANICHE NE FA UNA MATERIA PRIMA PERFORMANTE IN DIVERSI CAMPI. DIMITRI CHOUDIRIS DI POLITEC SRL NE ILLUSTRA LE PECULIARITÀ, PARTENDO DALLA PROPRIA SPECIALIZZAZIONE NELL’INGEGNERIA ELASTOMECCANICA di Remo Monreale

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sibiscono numerosi vantaggi rispetto alle gomme naturali e ad altri materiali plastici, pertanto hanno un campo di applicazione vastissimo». Parliamo di elastomeri poliuretanici e lo facciamo con un esperto in materia: Dimitri Choudiris, contitolare della cagliaritana Politec Srl. «Una caratteristica fondamentale delle gomme uretaniche – spiega Choudiris – riguarda l’intero spettro delle proprietà meccaniche che presenta sempre valori molto elevati anche su manufatti con durezze diverse. Grazie a questo fatto, è possibile costruire una grande varietà di parti meccaniche perfettamente idonee a uno specifico campo di utilizzo, formulando in maniera precisa proprietà come: durezza, (tra 50 Sh A e 75 SH D), modulo elastico, resistenza alla lacerazione, resistenza al carico e all’abrasione. In altre parole è possibile ottimizzare alcune proprietà meccaniche, mantenendo le altre a valori accettabili. Un’altra caratteristica importante dei nostri materiali, è la resistenza agli agenti chimici di varia natura, come ad esempio gli acidi, le basi, l’acqua salmastra, diversi solventi, olii minerali e organici». Il campo di intervento dell’azienda sarda si può definire l’ingegneria elastomeccanica. «La nostra attività produttiva, utilizzando il poliuretano come materia prima – specifica Choudiris – realizza principalmente articoli tecnici destinati all’industria, ma sviluppa anche la sua tecnologia per i più svariati campi di applicazione». I ricambi realizzati dall’azienda sono studiati per risolvere problemi in impianti soggetti ad attacco chimico ed abrasione, come ad esempio: impianti di desolforazione di centrali elettriche a carbone per cui Politec produce ricambi per pompe rivestite, idrocicloni; impianti delle cartiere per cui produce coni trasparenti e rivestimento di coni cicloni in grado di resistere alla fortissima abrasione della pasta di carta; impianti chimici con acidi forti (concentrazione fino al 30% di Acido solforico) per i quali produce ricambi poliuretanici

Politec Srl ha sede a Macchiareddu (Ca) www.politec-srl.it

anti acido compatibili con le pompe speciali utilizzate; impianti minerari, comprese laverie, per cui realizza una vasta gamma di prodotti altamente specializzati contro l’abrasione. Come spiega l’imprenditore sardo, la tecnologia del poliuretano solido per colata (da qui in avanti “hot casting”) si basa sulla miscelazione di due componenti: isocianato e reticolante. «La miscela così creata – continua Choudiris – viene versata all’interno di stampi e cotta in un forno per dare vita al pezzo finito solido. Questa è la metodologia classica che la Politec ancora oggi utilizza per la realizzazione dei suoi pezzi. Un sistema artigianale che basa la sua forza sull’esperienza delle persone formate all’interno dello stabilimento. Nonostante il metodo possa sembrare di semplice esecuzione, la scelta dei materiali e la precisione dei quantitativi di ciascun ele-

mento complicano non poco le cose. Ciascun fornitore offre una moltitudine di isocianati e reticolanti diversi che conferiscono al pezzo finito specifiche caratteristiche fisico-chimiche. Queste comprendono ad esempio la resistenza all’abrasione, all’idrolisi, all’attacco acido o la durezza del materiale finito. Politec è in grado quindi di formulare per ogni specifica applicazione una mescola diversa che si adatti perfettamente al lavoro che il pezzo andrà a svolgere. Questa personalizzazione del prodotto finito ci rende unici e siamo considerati fornitori strategici da diverse grosse aziende per cui lavoriamo». Un altro aspetto molto importante riguarda il reparto di progettazione. «Tutti gli stampi all’interno del nostro stabilimento – dice Choudiris – sono progettati in house e realizzati nelle officine meccaniche limitrofe con cui abbiamo instaurato un ottimo rapporto nel corso degli anni. Da circa due anni abbiamo investito in due nuove tecnologie che lavorano in sinergia tra loro: una camera di scansione e un software Cad nativo 3d. La stanza adibita alla scansione ci permette di analizzare i pezzi prodotti garantendo un controllo di qualità dimensionale ulteriore. Questa tecnologia inoltre ci consente di analizzare campioni che i clienti vogliono realizzare in poliuretano creando automaticamente un file 3d utilizzabile dal nuovo software di disegno (Spaceclaim). Questo garantisce tempistiche migliori sulla crea-

NELL’INDUSTRIA OIL&GAS Politec ha recentemente iniziato una ricerca di nuovi materiali e articoli per l’industria petrolchimica con particolare focus sull’industria delle energie rinnovabili e oil&gas offshore. «Grazie al supporto di un’azienda leader nella produzione di materie prime poliuretaniche per questo settore – afferma Dimitri Choudiris, contitolare della cagliaritana Politec – saremo i primi a offrire questo tipo di prodotti su territorio nazionale. La collaborazione con questo strategico fornitore ci darà la possibilità di fornire articoli in poliuretano con mescole testate nel campo da oltre trent’anni. L’ambiente acquatico che caratterizza l’industria dell’estrazione di oil&gas offshore, richiede particolari strutture che siano in grado di proteggere le tubazioni e i cavi da possibili carichi dinamici e piegamenti eccessivi, dovuti alle onde ed alle oscillazioni che si creano sotto la superficie del mare. Alcuni esempi di nostre produzioni destinate a questo settore saranno supporti modulari in poliuretano per cavi e tubi per evitare piegamenti o movimenti eccessivi, stabilizzatori elicoidali per tubi sommersi soggeti a forti sollecitazioni, protezioni per cavi, rivestimento poliuretanico per funi attracco navi, ricambi di raschiatori per P.I.G.s (Pipeline inspection gauge)». zione di offerte economiche, e sulla realizzazione degli stampi necessari alla creazione dei ricambi richiesti». Ora che abbiamo appurato la molteplice natura del poliuretano (o la molteplicità delle sue caratteristiche) è facile immaginare le grandi possibilità che questo materiale offre nel campo industriale. «I nostri clienti ci chiedono dai rivestimenti delle ruote dei muletti, ai ricambi per pompe rivestite con diametro di svariati metri. Nonostante le possibilità siano pressoché infinite, il poliuretano rimane un prodotto di nicchia che pochi conoscono e utilizzano. Per questo motivo la Politec sta attualmente investendo per far conoscere i vantaggi di questi materiali agli imprenditori in Italia e all’estero». •


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Industria • Luglio 2017

Dal packaging all’arredamento NON SOLO IMBALLAGGI. GRAZIE ALL’EVOLUZIONE TECNOLOGICA E ALLA GRANDE FLESSIBILITÀ NEL RISPONDERE ALLE RICHIESTE DI MERCATO, BRIOPACK REALIZZA IN CARTONE ONDULATO PERSINO I COMPLEMENTI DI ARREDO. L’ESPERIENZA DI GIOIA FONZO ED EMIDIO PASCUCCI

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a flessibilità è la principale qualità che la globalizzazione dei mercati e le continue innovazioni di settore richiedono alle aziende operanti nel campo industriale. Non è più sufficiente un’organizzazione strutturata se questa non è infatti in grado di adattarsi alle evoluzioni e alle mutevoli richieste della clientela. Proprio dal riconoscimento della validità di questi principi nasce nel 2013 Briopack, azienda specializzata nella produzione e nella vendita di imballaggi in carta e in cartone ondulato. La società è giovane e dinamica e ha origine dalla necessità di

Briopack ha sede a Poggiofiorito (Ch) www.briopack.com

soddisfare le esigenze di confezionamento e protezione dei prodotti di piccole e grandi imprese. Biopack nasce da una felice intuizione di Emidio Pascucci che dopo decenni di esperienza maturata nel settore ha deciso di strutturare un’azienda che ha visto negli ultimi anni una rapida espansione. Ad aprile risale infatti la creazione di nuovi locali che contengono uffici, magazzino, showroom e produzione. In 1.200 metri quadrati in contrada Sodera a Poggiofiorito (Chieti) sono racchiusi i nuovi spazi di Briopack. L’azienda, partita nel 2013 con un solidissimo background alle spalle, è specializzata nella realizzazione e commercializzazione di articoli e strumenti per il settore del packaging. Alla guida della società vi l’amministratore Gioia Fonzo e il responsabile produzione e commerciale Emidio Pascucci. «Siamo in grado – sottolinea Gioia Fonzo- di rispondere a qualsiasi esigenza: shopper in carta e plastica, scatole e astucci in cartone, materiali ausiliari di protezione per imballaggio, macchine e attrezzature. La realizzazione dei prodotti avviene con un alto livello di personalizzazione, garantita dal reparto di progettazione grafica e tecnica diretto». Un’offerta davvero completa e molto orientata al green. «Il 90 per cento di ciò che trattiamo è costituito da materiale riciclato o riciclabile. Siamo esclu-

sivisti per l’Abruzzo del marchio Inka per pallet interamente ecologici che, se dispersi nell’ambiente, si trasformano, in breve tempo, in concime per il terreno. In catalogo disponiamo di tutta una serie di film estendibili tecnici, sviluppati a bassissimo spessore ma con alte performance. Vogliamo sensibilizzare i nostri clienti ad assumere una visione ecosostenibile, una gestione oculata e moderna dei prodotti e dei loro smaltimenti». Le aziende a cui si rivolge la produzione della Briopack spaziano da importanti industrie dell’automotive presenti nella Val di Sangro a tantissime realtà dell’agroalimentare e del design fino all’eccellenza di piccole attività artigianali, che trovano nel giusto “involucro” il motivo in più per valorizzare le personali creazioni. «Ai nostri interlocutori - aggiunge Emidio Pascucci - diamo l’opportunità di richiedere piccole quantità e forniture “just in time”. È possibile perfino ottenere una gestione delle merci in giacenza presso questa nuova sede, programmando le varie consegne e senza alcun costo aggiuntivo». Infine, in rampa di lancio, ci sono una serie di complementi d’arredo made in Briopack, sviluppati in cartone ondulato: sedute, tavolini, armadietti, cantinette vini: «L’obiettivo è arrivare a un brand dedicato entro la fine del 2017». • Luana Costa


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Focus Marche

Macerata, si riparte dall’economia DUE TERREMOTI IN DUE ANNI, PRIMA QUELLO BANCARIO E POI QUELLO SISMICO. IL MACERATESE RISALE LA CHINA, PUNTANDO SU EXPORT E INDUSTRIA 4.0. PORTAVOCE DELLE ISTANZE DEL TERRITORIO È CONFINDUSTRIA MACERATA, GUIDATA DA GIANLUCA PESARINI di Francesca Druidi

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un anno dalla sua investitura alla presidenza di Confindustria Macerata, avvenuta il 28 giugno 2016, Gianluca Pesarini fa il punto sugli obiettivi di mandato in un contesto inevitabilmente ferito dal terremoto di ottobre, con 44 Comuni della provincia su poco più di 50 inclusi nel cratere sismico. «Ci eravamo dati dei punti fermi su cui lavorare per creare valore - spiega Pesarini - quali internazionalizzazione, credito, centralità di Confindustria Macerata sul territorio e Industria 4.0. Nonostante i contraccolpi del terremoto, abbiamo portato avanti questi temi in maniera molto forte, grazie alla nostra struttura - equilibrata e valida - che ha permesso di attuare con soddisfazione le iniziative messe sul tavolo in occasione del mio insediamento». Qual è la situazione dell’economia del territorio allo stato attuale e come sostenere la ripresa produttiva dell’area colpita dagli eventi sismici? «I danni provocati dal sisma alle strutture aziendali sono stati fortunatamente contenuti, a dimostrazione della solidità delle nostre realtà produttive. Ma fare impresa implica an-

Gianluca Pesarini, presidente Confindustria Macerata

che una responsabilità sociale ed è per questo che Confindustria Macerata è impegnata in prima linea per sostenere la ripresa delle attività economiche, commerciali, artigianali e dei liberi professionisti. Il terremoto, nella sua drammaticità, ci costringe a ridisegnare lo sviluppo futuro stabilendo una rinnovata alleanza tra im-

del primo anno da presidente degli industriali maceratesi. «Sul fronte dell’internazionalizzazione, abbiamo organizzato eventi come il Business and Career Days a ottobre 2016, a cui hanno partecipato più di 90 buyer provenienti da tutto il mondo e circa 250 aziende: un evento fieristico teso a generare opportunità

prese e territorio, grazie alla vicinanza di due Atenei come Macerata e Camerino, indispensabili per la formazione delle nuove generazioni. Confindustria Macerata è protagonista non solo di iniziative benefiche e raccolte fondi, ma soprattutto è presente ai tavoli di lavoro in qualità di portavoce delle istanze del territorio stesso presso il Governo centrale. Non è un percorso facile, ci sono stati dei rallentamenti ma ora contiamo di procedere più speditamente, in virtù anche della sinergia con Confindustria nazionale. Infine, per far crescere i territori servono le infrastrutture e più precisamente un piano telematico regionale (banda larga e ultra larga) a favore delle zone colpite. L’ad di Enel Starace ha accolto le nostre richieste e ha annunciato che entro il 2018 ci saranno 100 mega su tutte le case delle aree terremotate». Torniamo al bilancio operativo

di mercato e networking. Abbiamo, inoltre, predisposto incontri b2b a favore delle imprese con aree geografiche di loro interesse. A novembre Confindustria Macerata ha partecipato a una missione istituzionale in Cina per avviare rapporti economici, commerciali e culturali con questa nazione così strategica per gli anni futuri». Una delle parole chiave del suo mandato è Industria 4.0. «Nel passaggio dall’analogico al digitale, come Confindustria Macerata siamo stati interlocutori con la Regione Marche per approcciare questo nuovo modello che ci permetterà di migliorare e avanzare a livello organizzativo. Industria 4.0 non è però solo un’opportunità industriale, ma soprattutto un fattore culturale. Non deve essere uno slogan pubblicitario, ma configurarsi come uno strumento concreto per le imprese maceratesi

particolarmente vocate alla manifattura. L’obiettivo è fare quel salto di qualità necessario alle aziende per essere più competitive e globalizzate, pronte ad affrontare le sfide che si presenteranno». Come stanno reagendo le imprese del territorio di fronte alla quarta rivoluzione industriale e agli incentivi del Piano del Governo? «Il ministro Calenda ha messo sul piatto 20 miliardi di euro per questo Piano, che va però reso fattivo. Per questo, abbiamo organizzato incontri territoriali alla presenza di giornalisti specializzati come Sebastiano Barisoni e Barbara Capponi a Civitanova Marche e Recanati per rendere la base associativa, e non solo, consapevole della portata delle trasformazioni in atto e della miglior gestione aziendale che l’Industria 4.0 può apportare alle filiere produttive del territorio. Questi incontri si sono rivelati occasioni utili agli imprenditori per comunicare e interagire tra loro, riflettendo anche sul ricambio generazionale in azienda. Per dare continuità all’iniziativa, si terranno altri due incontri nell’entroterra, nel Tolentino e a Castelraimondo. È già partita una task force composta da funzionari della nostra organizzazione e consulenti esterni per realizzare analisi dettagliate all’interno delle aziende, analisi finalizzate ad accompagnare gli imprenditori nei primi passi dell’evoluzione digitale». C’è poi il nodo del credito che avete da tempo dovuto affrontare. Quali i profili di intervento nei prossimi mesi? «Sì, prima del territorio sismico, c’è stato quello finanziario nel 2015 legato a Banca Marche, istituto fortemente radicato nella nostra provincia il cui fallimento ne ha destabilizzato gli equilibri e l’assetto finanziario. Per colmare l’assenza di un partner come Banca Marche, ci siamo messi in moto per rimappare le capacità creditizie a favore dei nostri associati, firmando convenzioni ad hoc e iniziative mirate per sostenere le imprese a condizioni il più possibile favorevoli. Abbiamo già sottoscritto un accordo con la Banca della Provincia di Macerata, una banca del nostro territorio, e ne stiamo stringendo un altro con Bper, che ha tenuto una tappa del roadshow per i suoi 150 anni proprio a Tolentino. Stiamo poi valutando ulteriori opportunità per identificare agevolazioni da mettere a disposizione degli associati. Non si tratta - voglio sottolinearlo - di iniziative politiche o mediatiche ma di mezzi fattivi per sostenere la progettualità delle imprese su temi come internazionalizzazione e smart factory». •


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Industria • Luglio 2017

Segnali di ripresa APERTURA D’ANNO POSITIVA PER L’INDUSTRIA MANIFATTURIERA MARCHIGIANA, MA IL QUADRO CONGIUNTURALE NON È ANCORA BRILLANTE. IL RILANCIO DELLA MANIFATTURA PASSA ANCHE ATTRAVERSO LA DIGITALIZZAZIONE

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e nel 2016 l’andamento dell’economia delle Marche è risultato altalenante, con una ripresa ancora debole e disomogenea, il primo trimestre 2017 mostra segnali incoraggianti per l’industria manifatturiera regionale. In base ai risultati dell’Indagine trimestrale condotta dal Centro Studi di Confindustria Marche, in collaborazione con Nuova Banca Marche – Gruppo UBI Banca, da gennaio a marzo 2017 la produzione industriale ha registrato un aumento di circa l’1,0 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato positivo ma più debole di quello rilevato a livello nazionale (+3,6 per cento). In crescita l’attività commerciale complessiva: l’andamento delle vendite ha fatto segnare un +2,4 per cento rispetto al primo trimestre 2016, con un trend favorevole sia sul mercato interno (+2,8 per cento  rispetto al 2016), sia sul mercato estero (+2,1 per cento). A livello settoriale, soffrono l’alimentare, il tessile abbigliamento e, in maniera più evidente, i minerali non metalliferi; migliori sono invece le performance degli altri comparti produttivi. Stazionari i livelli occupazionali (0,1 per cento). «Il dato relativo al primo trimestre 2017 - ha commentato il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli – conferma il permanere di una intonazione congiunturale nel complesso ancora debole, ma con evidenti spunti di miglioramento rispetto al quadro osservato nel corso degli ultimi trimestri. In linea con quanto rilevato nel corso del 2016, la domanda interna ha proseguito con una dinamica sostenuta anche nel primo tri-

Il presidente di Confindustria Marche

La ricchezza delle idee LA PROPRIETÀ INDUSTRIALE E INTELLETTUALE COSTITUISCE UN VERO E PROPRIO PATRIMONIO, UN INVESTIMENTO PER IL PRESENTE E PER IL FUTURO. GIANLUCA STATTI HA PENSATO A UN MODO INNOVATIVO PER TUTELARE QUESTO VALORE

Bruno Bucciarelli

mestre 2017, affiancata – solo in questo trimestre – da una domanda estera in recupero. Resta evidente il contributo alla ripresa fornito dalle imprese di media dimensione». Intanto, le aziende si preparano ad affrontare la sfida dell’Industria 4.0. Confindustria Marche ha, infatti, promosso la costituzione del primo Digital Innovation Hub della regione: un soggetto in grado di supportare le imprese, e in particolare le Pmi, nel processo di digitalizzazione. Firmatari del Protocollo siglato a marzo sono, oltre a Confindustria, anche l’Università Politecnica delle Marche, l’ateneo di Camerino, il gruppo Meccano e Cosmob (Centro tecnologico settore legno-arredo). «La trasformazione digitale delle imprese è una grande opportunità per le nostre imprese e in particolar modo per la regione – ha dichiarato Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Marche –. Siamo la seconda regione manifatturiera d’Italia, che a sua volta è il secondo Paese manifatturiero in Europa, ma le nostre imprese oggi sono ancora fragili: basti pensare che tra le nostre aziende sotto i 50 dipendenti il 90 per cento sono a bassa digitalizzazione». Un assist sul tema è arrivato anche dall’assessore regionale alle Attività produttive Manuela Bora  che ha definito industria 4.0 «l’occasione per fare quel salto di qualità che valorizza le eccellenze del territorio. La legge regionale non sarà perfetta ma credo che le risorse a disposizione e la facilità di erogazione dei fondi possano rappresentare un grande aiuto all’innovazione delle imprese». • Francesca Druidi

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sea nasce nel 1984 per offrire supporto ed assistenza nel campo della proprietà industriale ed intellettuale. Oggi è diventata un’azienda dinamica con uffici a Roma, Civitanova Marche e Pechino, la cui prerogativa principale è la centralità del cliente. Missione dell’azienda è quindi quella di fornire un servizio personalizzato di consulenza ed assistenza, sia in fase di sviluppo, che di realizzazione delle commissioni, una politica aziendale che è diventata una vera e propria filosofia costruita nel corso di trentatré anni di lavoro ed esperienza. L’innovazione nei servizi ha permesso ad Isea di rimanere a lungo e con successo sul mercato. «Innovazione è un termine molto spesso abusato ma che per noi ha un chiaro significato: comprendere ed anticipare i bisogni della clientela per soddisfarli in un modo che può essere anche non convenzionale – spiega Gianluca Statti -. Oggi i diritti di privativa industriale rappresentano spesso il valore più importante del patrimonio aziendale, affidarsi ad un consulente in proprietà industriale rappresenta per l’impresa una scelta intelligente e indispensabile. Un bravo consulente aggiunge valore alle idee, ai progetti, tutela e valorizza la creatività e permette di costruire un vantaggio competitivo». Le problematiche delle imprese sono oggi così complesse che, anche nella proprietà industriale, la collaborazione tra società concorrenti può rappresentare una soluzione vantaggiosa. «La cosa più sbagliata da pensare è che l’aggregazione tra imprese debba essere riservata solo ad una categoria di attività. Noi, sdoganando questo approccio e

seguendo il nostro istinto pioneristico, abbiamo avviato discussioni con altre società di consulenza in proprietà industriale per lo sviluppo di servizi innovativi e per mettere a disposizione dei nostri colleghi il know-how maturato in anni di attività in Asia». Solo un approccio sistematico alla soluzione dei problemi può portare ad una crescita del business. «Oggi, se si vuole sopravvivere al mercato, bisogna innovarsi anche nelle piccole cose e ciò che ci contraddistingue sono il talento e la professionalità che ci conferiscono le capacità per identificare e mettere in pratica le nuove opportunità. Orientare all’innovazione un servizio come la consulenza nella proprietà industriale è quindi qualcosa di più che mettere a punto un progetto, è un pensiero snello che si pone solo una domanda e cioè chi è in realtà il nostro cliente e di cosa ha bisogno. Noi crediamo di percorrere la giusta strada per trovare le risposte». • Antonella Romaniello Gianluca Statti, titolare della Isea - www.isea.eu


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Focus Marche

AUDIO “TAILOR MADE”

AD OGNI POLIMERO LA SUA PARTICOLARE CONCENTRAZIONE DI PIGMENTI. GIORGIO CAVARISCHIA SPIEGA COME SI REALIZZANO DIFFERENTI TONALITÀ SU SPECIFICA RICHIESTA

Qualità e affidabilità sono requisiti base nella produzione di connessioni per l’audio professionale. Fabio Corradini racconta il legame tra musica e territorio

t-Professional nasce nel 1990 a Recanati, un territorio da sempre legato alla musica, e negli anni ha saputo diventare una realtà di eccellenza nel settore delle connessioni per l’audio professionale anche grazie alle importanti competenze artigianali che ancora oggi è possibile trovare in tutti i suoi partner. Qualità, personalizzazione e servizio sono gli elementi che meglio sintetizzano il modo dell’azienda di concepire il made in Italy. L’affidabilità e la professionalità del suo team di lavoro, uniti a una lunga e comprovata esperienza, garantiscono di ottenere risultati sorprendenti che ne hanno decretato il successo. Quello degli accessori per l’audio professionale è un settore in continua evoluzione. «Questo comparto negli anni ha subito un cambiamento radicale – dice Fabio Corradini –. Siamo passati da richieste di prodotti standard, normalmente disponibili a catalogo, a prodotti personalizzati volti a soddisfare specifiche esigenze». Per poter rispondere alle richieste dei clienti è stato necessario investire in ricerca. «La nostra è una realtà artigianale ma abbiamo investito molto nella ricerca e sviluppo di prodotti che, pur mantenendo la caratteristica del “fatto a mano” fossero sempre al passo con l’evoluzione tecnologica. Abbiamo anche sviluppato macchine automatiche flessibili che ci hanno permesso di incrementare i livelli di produzione e di aiutarci nella realizzazione di prodotti personalizzati». Diversificare l’offerta si è rivelata una

Colorazioni speciali

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St-Professional ha sede a Recanati (Mc) www.st-professional.com

scelta vincente. «Offriamo personalizzazione e qualità. Per fare questo è necessario saper comprendere il problema del cliente per poi ricercare la soluzione più adatta per lui. La capacità di ascolto è legata profondamente alla nostra essenza artigiana che ci rende flessibili alle richieste e capaci di offrire al cliente un prodotto che non è più un “connettore” in senso stretto ma una “soluzione di connessione”». Per emergere in un settore così competitivo occorre puntare sulla qualità più che sulla quantità. «I clienti si rivolgono a noi quando hanno la necessità di sviluppare un prodotto “taylor made” di alta fascia che sia in grado di distinguersi all’interno di un mercato in cui la globalizzazione ha appiattito il livello qualitativo generale». Anche in questo settore si sta assistendo alla diffusione delle tecnologie wireless. «Il nostro mercato è caratterizzato soprattutto da utenti “conservatori” e quindi legati ancora profondamente alla connessione con il cavo tradizionale. Da parte nostra c’è comunque attenzione a questo fenomeno e siamo pronti a fare fronte a qualsiasi tipo di cambiamento». • Antonella Romaniello

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ono oltre trent’anni che Polimer Processors si occupa della produzione e commercializzazione di masterbatch che vengono applicati sulla base di diversi materiali: dal polietilene al poliuretano termoplastico, dall’abs al polipropilene, dal san, polimetacrilato, poliammide al polistirolo La serietà dei titolari, che operano direttamente sulle varie fasi di produzione, unitamente a un importante know-how hanno reso l’azienda un punto di riferimento nel settore di coloranti per materie plastiche. La storia dell’azienda comincia nel 1973. «È stato mio suocero a fondare Polimer Processors che negli anni è cresciuta fino a coprire una superficie di duemila metri quadrati – racconta Giorgio Cavarischia -. Oggi siamo io e mia moglie Simona e nostro figlio Alessandro a occuparci del lavoro che svolgiamo con sempre rinnovata passione e con la consapevolezza che il nostro più grande successo è la soddisfazione del cliente». Quarant’anni di attività si traducono in un’importante esperienza. «Negli anni abbiamo sviluppato una conoscenza tecnica e una capacità di ascolto che ci permettono di cogliere i bisogni e le esigenze dei nostri clienti e di realizzarli. Abbiamo saputo costruire un rapporto di fiducia con i committenti, soltanto rispettando i tempi di consegna e garantendo un prodotto che rispecchi le aspettative si può rimanere così a lungo sul mercato mantenendo buoni risultati». Polimer Processors è da sempre tesa al miglioramento. «Anche se l’azienda è cresciuta, io e mia moglie non abbiamo mai smesso di occuparci dei nostri clienti. Vigiliamo con attenzione e spesso ci occupiamo noi stessi delle varie fasi di lavorazione, questo perché si arrivi a un prodotto finale di altissima qualità e che rispetti le specifiche concordate con i compratori». Un’azienda di successo deve anche saper anticipare le richieste del mercato.

Polimer Processors Srl ha sede a Caldarola (Mc) www.polimerprocessors.it

«Siamo da sempre particolarmente attenti alle esigenze di mercato e abbiamo saputo cogliere ogni indizio di cambiamento. Abbiamo investito in ricerca e abbiamo migliorato il nostro ciclo produttivo per realizzare colori tali da non porre limiti alla creatività dei nostri clienti». La ditta realizza quindi colori e tonalità anche su specifica richiesta del cliente. «Prepariamo speciali concentrazioni tra pigmenti e coloranti utilizzando materie prime selezionate per venire incontro alle esigenze dei committenti in termini di colore e materiali. I nostri prodotti finiti trovano applicazione in tutti i settori, dalle calzature ai giocattoli, dai casalinghi agli articoli tecnici fino ad arrivare alle apparecchiature elettroniche e agli elettrodomestici». • Antonella Romaniello


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Focus Marche

Come migliorare la qualità dell’ambiente di Luana Costa

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li stabilimenti industriali non sono più confinati nelle periferie. Con l’espansione dei centri urbani le aziende hanno subìto un progressivo accerchiamento, circostanza che ha provocato non pochi effetti collaterali. Primo fra tutti quello delle emissioni odorigene che si propagano nell’aria creando disagio non solo agli operatori addetti alle attività ma anche alla popolazione circostante. Nella maggior parte dei casi non si tratta di emissioni tossiche o dannose per la salute di chi le respira ma di un disagio che però mina la qualità della vita. Light Water Solutions è nata nel 2010 con l’obiettivo di trovare soluzioni, chimiche o fisiche,

per eliminare alla radice il riproporsi del problema. L’amministratore unico, Massimiliano Cesari, forte di un’esperienza ultradecennale maturata nel settore, ha deciso di mettersi in gioco nel 2010 avviando un’attività che è riuscita a radicarsi in breve tempo sul territorio nazionale. «In Italia siamo molto arretrati sulla materia – racconta Massimiliano Cesari -. Raramente le aziende investono in

LA CONURBAZIONE DI AREE PERIFERICHE HA DETERMINATO UNA STRETTA VICINANZA TRA GLI STABILIMENTI INDUSTRIALI E LE ABITAZIONI CIVILI. DI STRINGENTE ATTUALITÀ È IL PROBLEMA DELLE EMISSIONI ODORIGENE. NE PARLA MASSIMILIANO CESARI prevenzione, praticamente solo quando il problema si presenta attraverso rimostranze anche accese». Di cosa si occupa Light Water Solutions e quali sono i campi in cui trovano applicazione le sue attività? «Siamo specializzati nello sviluppo e nell’applicazione di additivi chimici e tecnologie innovative in settori quali Farmaceutico, Power e Oil&Gas. Per questi mercati abbiamo sviluppato e stiamo sviluppando una completa gamma di specialty chemicals per il controllo e la gestione delle principali problematiche associate all'acqua ed

ai fluidi di processo quali: lo sporcamento (organico e inorganico), la corrosione delle superfici metalliche, la proliferazione batterica, la separazione olio-acqua, la purificazione delle acque di scarico, la precipitazione di asfalteni e paraffine, etc». Quali soluzioni propone Light Water Solutions per il controllo delle emissioni odorigene? «Nel corso degli anni abbiamo stu-

diato soluzioni specifiche per il controllo delle emissioni odorigene, problema che di recente sta crescendo di intensità. A questo riguardo, la nostra azienda, in collaborazione con i gruppi di ricerca universitari, ha identificato alcune formulazioni, diversificate sulla base dell’origine degli odori molesti, in grado di neutralizzare i composti maleodoranti sviluppando anche un sistema di additivazione idoneo, in grado di massimizzare l’efficacia del prodotto, ottimizzandone i consumi». Quali sono i punti cardine dell’azienda, i principi in cui crede? «Crediamo nell’immaginazione e nella creatività, nel ricercare costantemente nuovi approcci, idee e soluzioni. Proprio per questa ragione abbiamo realizzato, con altre piccole realtà locali ad alto potenziale, un network di imprese in grado di ampliare il pacchetto di sistemi per traguardare le richieste dei nostri clienti in linea con la mission aziendale. La ricerca di nuove soluzioni e lo sviluppo del know how è il cuore pulsante della Light Water Solutions, nodo focale per potersi diversificare sul mercato nazionale ed internazionale. Per questo motivo LW, sin dall’inizio della propria attività, ha sviluppato contratti di collaborazione e ricerca mirata con i più prestigiosi poli universitari italiani quali La Sapienza di Roma, Genova e Camerino, individuando in ognuno di loro gruppi di ricerca all’avanguardia nello sviluppo di nuove tecnologie e prodotti riguardanti il trattamento delle acque e dei

IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE SALMASTRE Light Water Solutions, attraverso accordi di partnership con OEM, è in grado di proporre soluzioni fisiche per il trattamento dell’acqua di mare o di acque salmastre. La tecnologia si basa sull'utilizzo di particolari membrane semipermeabili che consentono la separazione dei sali e delle sostanze inquinanti dall'acqua. Attraverso la combinazione di soluzioni fisiche e di condizionamento chimico, l’azienda aiuta i clienti a produrre sia acqua potabile di buona qualità che acqua dolce da utilizzare per finalità industriali od agricole.

Light Water Solutions ha sede a Montecassiano (Mc) www.lightwatersolutions.com

fluidi di processo». Quali sono i principali risultati raggiunti? «Tra i risultati ottenuti da questa collaborazione vi è sicuramente da menzionare la stesura e la presentazione di un brevetto riguardante il monitoraggio e l’analisi quantitativa on-line di prodotti antincrostanti utilizzati nei dissalatori termici (MED e MSF) che producono acqua dissalata dall'acqua di mare. Questa innovazione guarda principalmente ai grandi impianti del Medio Oriente dove, necessariamente, risulta strategico avere un sistema di monitoraggio in grado di prevenire e minimizzare lo sporcamento di questi costosi impianti». Quali novità ha introdotto la Light Water Solutions nel settore della dissalazione? «Nel settore della dissalazione, comparto in forte crescita nel contesto internazionale anche considerando il water shortage a livello globale, Light Water Solutions ha sviluppato una linea completa di prodotti chimici, alcuni dei quali a basso impatto ambientale e/o certificati per uso su acque potabili, in grado di controllare i fenomeni di sporcamento di questi impianti, sia termici che ad osmosi inversa». •


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Focus Marche

Le declinazioni del vetro È IL MATERIALE CHE PIÙ DI TUTTI CONSENTE UNA CONVERGENZA TRA DIVERSE LAVORAZIONI. COSÌ SI INCONTRANO TECNICHE EMINENTEMENTE INNOVATIVE CON QUELLE PIÙ ARTIGIANALI. L’ESPERIENZA DI VETRERIA GORBINI di Luana Costa

L’

industria e l’arte non sono affatto comparti antitetici. Dal loro connubio nascono infatti creazioni che, attingendo dall’uno e dall’altro settore le migliori qualità, si confermano come uniche in un panorama che è a metà strada tra l’arte e la produzione industriale. Vi sono ad esempio le scale in vetro che, in ogni fattura e colorazione, si adattano facilmente a tutti gli ambienti domestici. Vengono realizzate seguendo le normative vigenti sulla sicurezza. Trasparenti, sagomate e lineari delineano gli spazi interni ed esterni adattandosi a qualsiasi ambiente nella più totale sicurezza. Eleganti e raffinate vengono realizzate su progetto e su misura con speciali lavorazioni altamente personalizzabili. Vi sono anche le porte in vetro che oltre ad essere molto resistenti, vengono realizzate su lastre di vetro temperato. I carrelli vengono fissati sul traverso superiore dell’anta e scorrono su un binario fissato alla parete, mascherato da lamiere o pannelli. Sulla vetrata si possono realizzare delle decorazioni personalizzate come stampe, vetrofusione, sabbiatura, incisione, stratifica o pittura. La vetreria Gorbini, specializzata nel settore del vetro, forte di oltre mezzo secolo di esperienza porta avanti da tre generazioni l’attività con la passione e la dedizione che l’ha condotta fin dal suo esordio nel mercato ad essere una delle società più innovative e dinamiche del panorama marchigiano. Nata nel 1950 la Gorbini cerca nella tecnologia, sempre all’avanguardia, un modo per soddisfare al meglio le esigenze di architetti, serramentisti, mobilieri, operatori del comparto edile e soprattutto una clientela privata che cerca sempre idee personalizzate per le proprie esigenze. «Ci consideriamo un’azienda innovativa e sempre alla ricerca di nuove tecnologie e sistemi produttivi per soddisfare la nostra clientela - spiega Marco Gorbini, titolare della vetreria marchigiana -. Una tecnica con la quale cerchiamo di distinguerci sul mercato è, per esempio, la nuova tecnologia di stampa su vetro o i nuovi tipi di vetro anticalcare da usare per le doc-

I COMPONENTI DI ARREDO La Vetreria Gorbini realizza svariati componenti di arredo in vetro adatti ad ogni tipo di interno privato, commerciale o pubblico. Sono realizzati seguendo diversi tipi di lavorazione al fine di rendere il vetro temperato o stratificato e per garantire la massima sicurezza e resistenza secondo le vigenti norme. I componenti di arredo in vetro possono essere personalizzabili con verniciature e decori sabbiature, incisioni, stampe esacromatiche e con l'aggiunta di resine.

Vetreria Gorbini ha sede a Corridonia (Mc) www.vetreriagorbini.it

ce». Grazie alla ricerca costante di qualità e alla professionalità dei propri collaboratori, la Vetreria Gorbini oggi è partner affidabile per creare e valorizzare progetti d’arredo, componenti architettoniche, creazioni di design nelle quali il vetro e protagonista. «Serviamo una grande varietà di clientela – continua Marco Gorbini - da privati a pubblici come architetti, serramentisti, arredatori o mobilifici. La nostra forza è la scelta di personalizzare i prodotti in base alle richieste dei clienti. In particolare, le scelte di vetro e i metalli vengono effettuate seguendo sempre le normative di sicurezza e facendo sopralluoghi al fine di consigliare di caso in caso i prodotti migliori. Ci avvaliamo di nostri esperti collaboratori capaci di utilizzare le tecniche più antiche come quelle più moderne: le grisaglie, la tecnica tiffany, la vetrofusione piana, la sabbiatura, la molatura, l’incisione, la stampa su vetro, la verniciatura, la stratifica anche con stoffe o plastici colorati in mezzo a essa, la vetrocamera, la curvatura del vetro anche di grandi dimensioni, l’argentatura, tutte applicate su un’ampia gamma di vetri e metalli. Questi poi vengono utilizzati per la produzione di porte, tavoli, balaustre, scale, docce, pavimenti, paraschizzi, fornelli, lavandini, formelle e targhe». L’azienda fornisce la più ampia possibilità di scelta e

personalizzazione del prodotto mescolando anche una o più tecniche. «La velocità è ciò che caratterizza la nostra attività – aggiunge Marco Gorbini - miriamo a soddisfare le richieste dei nostri clienti e partner puntando sulla velocità di realizzazione e sulla personalizzazione della gamma di prodotti in vetro, grazie a collaboratori specializzati nel settore, tecniche e tecnologie dalle più antiche alle più moderne mischiate a volte per sperimentare cose nuove e completamente uniche per le esigenze sempre più sofisticate e innovative». Tra queste vi è ad esempio la tecnica della vetrofusione: «Tecnica e arte si fondono per ottenere opere uniche e difficilmente ripetibili. Nascono così oggetti e superfici vetrate per porte e finestre che hanno tutto il valore della lavorazione artigiana e in cui è il gusto e l’esperienza di chi le realizza a firmare l’opera. La lavorazione sfrutta disegni preliminari su carta che vengono successivamente elaborati e dimensionati per il taglio dei vetri. A questo si aggiunge l’uso di sistemi Cad e opzionale che forniscono un tocco di innovazione a un lavoro artigianale e manuale. Le opere così realizzate possono inserirsi armonicamente nell’architettura e nell’arredo con oggetti e strutture dalle medesime sembianze ma uniche nella loro essenza». •


Industria • Luglio 2017

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Fidelizzare per crescere LE PROMOZIONI, ASSO NELLA MANICA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA, SONO DA PIÙ DI TRENT’ANNI IL CAMPO DI SPECIALIZZAZIONE DELLA VOLPONI, LEADER DI SETTORE IN ITALIA, CHE PUNTA SUL WEB PER CONQUISTARE L’ESTERO di Alessia Cotroneo

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roce, delizia o ossessione dei clienti, le raccolte punti, regine dei programmi fedeltà delle catene della grande distribuzione organizzata, sono uno degli strumenti più utilizzati per premiare l’utente e incoraggiarlo a tornare. Ma dietro ai bollini da incollare sui cataloghi o ai punti da caricare sulle card, c’è un mondo in cui strategia, marketing e dati d’acquisto si intrecciano per trovare il mix vincente tra facilità organizzativa per gli esercenti, attrattiva per i consumatori, immagine e fidelizzazione dei clienti per le grandi catene. Volponi Spa è leader di mercato del settore in Italia. L’azienda nasce nel dicembre 1984 dalla volontà del suo fondatore e attuale presidente, Lucio Volponi, all’epoca direttore commerciale della Fratelli Guzzini e direttore generale della REDE Guzzini, di creare un’azienda specializzata nel settore della promozione, che a quel tempo era dominato dalle agenzie pubblicitarie. La lunga esperienza maturata dal suo fondatore, soprattutto nei Paesi anglosassoni e in Giappone, là dove le attività promozionali stavano delineando un nuovo mercato, porta l’azienda marchigiana a dialogare inizialmente con il settore casalingo-regalo, per poi crescere anno dopo anno, lavorare per clienti come Ferrero, Fiat, Barilla, Procter & Gamble, Florbath Krizia, Stan-

Lucio Volponi, presidente della Volponi di Montecassiano (Mc) - www.volponi.it

home. Una crescita solida, che ha indotto la Volponi ad aprire una seconda sede a Milano con l’obiettivo di ga-

LOGISTICA PERFETTA PER CONSEGNARE I PREMI Ogni anno circa 50 campagne promozionali vengono gestite dalla Volponi Spa. Dalle short campaign alle tradizionali raccolte punti a catalogo, oggi nell’azienda marchigiana sono gestite campagne loyalty su circa 6.500 punti vendita delle catene principali della Gdo e del settore petrolifero su tutto il territorio italiano, con dati, previsioni, report e consegne settimanali dei premi, oltre a sistemi informatici, flussi e algoritmi costruiti ad hoc, come spiega il presidente Lucio Volponi: «Vengono consegnati annualmente oltre 12milioni di premi sia presso i magazzini centralizzati dei nostri clienti che presso i singoli punti vendita o a domicilio dei singoli consumatori, con un totale di circa 28mila bolle di consegna. Tutto ciò è possibile grazie alla logistica gestita in autonomia dall’impresa con 20 addetti, un magazzino di oltre 8mila mq e un’organizzazione capillare, che comincia strategicamente dalle priorità di selezione vincente sul mercato specifico, ottenendo spesso esclusive di marchio e di settore».

rantire risposte rapide e contatti permanenti con il mondo industriale. Negli anni Novanta la svolta, in risposta alla contrazione dell’incentivazione promozionale legata ai premi, e la trasformazione della Volponi da agenzia di vendite ad azienda vera e propria. «A metà degli anni Novanta, quando Barilla decide di sospendere tutte le attività promozionali, trascinando velocissimamente gran parte dell’intero settore nella diminuzione o annullamento degli investimenti dedicati all’incentivazione promozionale sul prodotto con “premi” fisici – racconta Lucio Volponi – le imprese cominciano a investire più sulla riduzione del prezzo dei prodotti che sui regali per i clienti. Dal 1994 nell’arco di pochissimo tempo tutte le attività organizzate dal settore industriale vennero assorbite ed enormemente rilanciate dalla Gdo che in quel momento stava crescendo a doppia cifra all’anno». Cos’è cambiato negli ultimi anni nel mondo delle promozioni? «Sono cambiate le esigenze, gli obiettivi, le strutture organizzative, perfino la terminologia: da iniziativa promozionale a loyalty program, da promozione breve a short collection; di conseguenza anche i sistemi informatici e logistici si sono dovuti adeguare, per sostenere situazioni completamente diverse tra loro ma complementari e sinergiche sia per i risultati che per la gestione. Nel 2015 il nostro fatturato è stato di 31,5milioni di euro, nel 2016 di

54milioni di euro: una crescita continua, grazie alla capacità di comprendere le esigenze inconsapevoli di cui il mercato stesso aveva bisogno e di aver messo in pratica questa analisi, coinvolgendo circa due anni prima della svolta effettiva il management e l’intera filiera organizzativa aziendale, predisponendo sia la struttura informatica che quella logistica. Così, dopo 30 anni dedicati alla crescita sul mercato italiano, Volponi, coinvolta nel progettare complessi programmi di loyalty, oggi punta a dare un servizio completo e innovativo adeguato a nuove esigenze di un mercato nazionale e internazionale sempre più strutturato e digitale. La Volponi 3.0 è già in atto». Come si prepara l’azienda per il prossimo futuro? «Oggi la Volponi, con un fatturato di circa 60 milioni di euro, guarda al futuro e alla conquista dei mercati esteri con la professionalità e l’esperienza che il management interno può esprimere: 70 addetti, in gran parte cresciuti al suo interno, sono impegnati ogni giorno a garantire che la ricerca di prodotti di gusto e qualità, che la formulazione di innovativi progetti loyalty, che la logistica avanzata per la consegna dei premi e che le analisi dei dati comportamentali dei consumatori siano all’avanguardia e adeguati alle esigenze dei settori coinvolti. In questa direzione continuerà a muoversi l’azienda dove, dalla prima decade di luglio, è attivo un nuovo progetto dedicato all’eCommerce, con il sito Shovoo, un’applicazione originale sviluppata e testata per mesi che permetterà ai consumatori delle catene di supermarket di acquistare prodotti con i punti collezionati sulle carte fedeltà rilasciate dalle relative insegne e ricevere il prodotto direttamente a domicilio».•

L’APP SHOVOO

Permetterà ai consumatori delle catene di supermarket di acquistare prodotti con i punti collezionati sulle carte fedeltà e ricevere il prodotto direttamente a domicilio


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Industria Lug 2017  

Industria Lug 2017