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Industria

Anno III • Numero 1

INDUSTRIA ALIMENTARE

FILIERA DELL’AUTO

Le opportunità di crescita del settore e le previsioni per l’anno in corso su consumi e andamento dei mercati. L’analisi di Luigi Scordamaglia

Bilancio 2016. Impatto dell’industria 4.0 sul settore e le nuove frontiere dell’eco-mobilità. Il punto di vista del presidente dell’Anfia Aurelio Nervo

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare

Politica industriale

Avanti con le riforme I nodi da sciogliere per garantire una maggiore competitività sui mercati alle imprese italiane

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

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mareggiato, ma non sconfitto. E soprattutto determinato a guardare oltre una partita referendaria conclusasi con un risultato diverso da quello sperato, ma che non deve distogliere il mirino dagli obiettivi prioritari di un tessuto industriale che non può concedersi flessioni di competitività. Per il leader di Confindustria Vincenzo Boccia il referendum del 5 dicembre - con la vittoria del no e la conseguente fine del governo Renzi - appartiene già ai libri di storia. Sfumata la chance di superare il bicameralismo, aspetto sul quale Viale dell’Astronomia insiste fin dagli anni Novanta, gli industriali

SALONE DI GINEVRA SI ACCENDONO I MOTORI Una delle principali manifestazioni fieristiche di settore a livello internazionale. L’appuntamento in cui si svelano molte novità dell’anno, in particolare su supercar e alta tecnologia. Presenti tutti i grandi costruttori al Palexpo di Ginevra dal 9 al 19 marzo p. 31

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Forum economia

ALL’INTERNO Speciale impresa e sviluppo Agevolazioni fiscali, incentivi alle imprese e sfida digitale. Gli obiettivi del governo illustrati dal ministro Carlo Calenda Packaging Dal food al pharma, l’analisi di Giancarlo Magrini sugli ultimi trend del settore e il mercato internazionale

Nuove strategie di crescita Una nuova politica industriale per un più solido e concreto rilancio dell’Italia dove un ruolo fondamentale deve essere assegnato al recupero del Mezzogiorno. Leve di sviluppo, potenzialità e incognite della fabbrica 4.0 Quali sono le principali sfide per le imprese in merito all’Industria 4.0 e al ripensamento dei processi produttivi che questa quarta rivoluzione industriale impone? FABIO RAVANELLI: «Le nostre imprese, in particolare quelle medio-piccole, devono innanzitutto compiere un importante sforzo di prospettiva, per arrivare a una

Natale Mazzuca, presidente

Fabio Ravanelli, presidente

di Unindustria Calabria

Confindustria Piemonte

visione chiara del fenomeno industria 4.0. Da questo passaggio fondamentale, per il quale il nostro sistema associa-

tivo si sta impegnando profondamente, derivano le due principali sfide operative. La prima è il ricollocamento all'in-

terno di tale visione della propria strategia di crescita e investimento che, paradossalmente, in molti casi contiene già elementi di digitalizzazione dei processi, ma inconsapevolmente e senza un quadro unitario e coerente verso il modello “industria 4.0”. In secondo luogo, accanto alla strategia di >>> segue a pag. 6


Industria • Gennaio 2017

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Colophon Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

italiani riprendono in mano la loro agenda, comunque orgogliosi di aver affermato e difeso la loro identità. «Abbiamo avuto il coraggio – sottolinea Boccia - di assumere una posizione chiara a nome dei nostri associati. Tuttavia Confindustria è un corpo intermedio che, a differenza di un partito, non insegue il consenso elettorale. Pertanto quello che ci interessa è curare gli interessi delle imprese, ribadendo la necessità che nel Paese continui la stagione di riforme». BONUS FISCALI, UN TOCCASANA PER GLI INVESTIMENTI A partire dalla messa a punto della leva fiscale, in grado negli ultimi mesi di esercitare una forza pervasiva e trasversale a tutti i settori, come documenta l’ultima nota diffusa dal Centro Studi Confindustria. Un report che concentra la sua analisi in particolare sugli effetti favorevoli innescati dai super e dagli iper-ammortamenti inseriti nella Legge di stabilità, che hanno incoraggiato le imprese a rilanciare gli investimenti in beni strumentali e in tecnologie per l’Industria 4.0, con un incremento medio della propensione all’innovazione pari al 2,4 per cento. «La spesa in macchinari, in attrezzature e in software – sostiene il numero uno degli industriali – riveste un’importanza strategica per l’accrescimento della dotazione tecnologica degli innovatori sia strutturati che non, e misure di agevolazione in questo senso generano un effetto moltiplicatore positivo su tutto il sistema Paese. Tuttavia esse potranno contribuire alla modernizzazione del sistema produttivo se, in parallelo, non subentreranno nuovi aumenti di tassazione. Mi riferisco ad esempio a quello dell’Iva, in cui dovremmo evitare le clausole di salvaguardia, per l’appunto oggetto di attenzione di questo nuovo governo». NUOVI STRUMENTI PER LA PATRIMONIALIZZAZIONE DELLE AZIENDE Altra questione spinosa da affrontare sulla strada che conduce allo sviluppo riguarda l’accesso delle imprese agli strumenti finanziari. Anche alla luce degli ultimi rilievi definitivi diffusi da Banca d’Italia, secondo cui i prestiti alle aziende nei dodici mesi compresi tra giugno 2015 e giugno 2016 si sono contratti dello 0,2 per cento, scendendo complessivamente da 752 a 750,5 miliardi. Una stretta del credito che penalizza la capacità competitiva delle nostre realtà industriali, frenando soprattutto quelle ad alto potenziale innovativo. A loro, in particolare, si rivolge l’accordo nazionale Elite siglato a metà dicembre tra Confindustria e Borsa Italiana, che in-

In evidenza Rigenerazione urbana: il punto di Gabriele Buia

Speciale Gusto: il sapore del made in italy

Un’esperienza consolidata per affrontare le sfide nell’edilizia

tende fornire alle aziende aderenti un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale che ne rafforzi la governance e le renda pronte a raccogliere capitali anche sui mercati internazionali. «Siamo impegnati – spiega Boccia - nella logica di un’impresa che

deve crescere dimensionalmente. Crediamo in una finanza che aiuti la patrimonializzazione delle aziende e in questo Borsa Italiana può diventare la seconda casa dell’industria. Con questa intesa mettiamo a sistema una capacità di networking per crescere e per attirare sul territorio miliardi di investimenti».

Moda e tessile: alla conquista del Far East

STRATEGIA INDUSTRIALE, SCATTA IL PATTO PER LA FABBRICA Al netto di queste iniziative, volte a garantire alle imprese gli strumenti necessari per scommettere sul futuro, il nodo centrale resta la coesione del sistema produttivo che, in un momento così delicato anche sul piano politicoistituzionale, passa attraverso «un grande atto di corresponsabilità» delle parti sociali. Questa l’espressione usata da Boccia per definire il Patto per la fabbrica, sottoscritto con le sigle sindacali e avviato formalmente nelle scorse settimane sulla direttrice comune “più investimenti, più occupazione, più salari”. «Il Patto per la fabbrica – chiarisce il presidente di Confindustria – indica la volontà di riportare all’attenzione del Paese la questione industriale e di costruire una politica virtuosa dell’economia. Ora che il perimetro è chiaro, cominceremo a confrontarci sui contenuti e nella seconda metà di gennaio ci sarà un secondo incontro per conoscere e valutare le proposte. Le relazioni industriali che ne deriveranno saranno una conseguenza di questo lavoro di condivisione». •Giacomo Govoni


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Primo Piano

L’innovazione delle imprese di Giacomo Govoni

A

settembre scorso il lancio, a fine anno l’inserimento nella manovra economica di bilancio e dal 1 gennaio 2017 il definitivo approdo alla fase operativa. Sono le tappe che hanno scandito gli ultimi mesi del Piano industria 4.0, entrato nella Legge di stabilità per dare sostegno alla domanda d’innovazione delle imprese italiane e per raccogliere, con misure concrete e risorse tangibili, la sfida dello smart manufacturing. Un programma dettagliato di interventi costruito su incentivi orizzontali per 13 miliardi di euro, che corre su un doppio binario strategico finalizzato a rivedere l’intera piattaforma digitale dell’azienda. Da un lato gli stimoli agli investimenti in beni strumentali e macchinari, con un faro speciale puntato sulle tecnologie abilitanti quali robotica avanzata, cyber security, realtà aumentata, in un’ottica di automazione industriale. Dall'altro, le misure di sostegno guardano al potenziamento dei benefici fiscali per gli

È TRASVERSALE A TUTTI I SETTORI LA LISTA DEI BENI STRUMENTALI E SISTEMI DI DIGITALIZZAZIONE DESTINATARI DEGLI INCENTIVI DEL PIANO CALENDA. UNA STRATEGIA 4.0 DIVENUTA OPERATIVA DA INIZIO ANNO, CON L’INSERIMENTO NELLA LEGGE DI STABILITÀ investimenti nel capitale di imprese innovative. «L’industria 4.0 – spiega Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico - è il paradigma di una rivoluzione radicale che tocca molteplici aspetti, dalla produzione al design del prodotto, ma anche nell’organizzazione della fabbrica. È fondamentale abbracciare il cambiamento tecnologico e quindi investire nelle infrastrutture che consentano un’efficienza maggiore, in particolare per le Pmi che sono struttura portante del Paese». TUTTI GLI INCENTIVI PER MACCHINARI E SOFTWARE Partendo dalle disposizioni in materia di conversione digitale e tecnologica delle imprese, che occupano un intero articolo dei cinque confluiti nella legge di stabilità, il piano prevede il varo dell’iperammortamento al 250 per cento

sugli investimenti in beni strumentali, da effettuarsi entro il 31 dicembre 2017. Riportati in dettaglio nell’allegato A della legge di bilancio, includono una lunga serie di dispositivi che valorizzano l’interazione uomo-macchina e il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0. Del super ammortamento del 140 per cento, prorogato fino a giugno 2018, potranno invece godere quelle imprese intenzionate ad acquistare software e sistemi informatici, compresi tra i 20 selezionati da Confindustria Digitale come i più qualificanti per implementare l’efficienza di processo. «Il crollo degli investimenti – osserva Calenda – è stato uno degli indicatori nazionali più preoccupanti negli ultimi anni. Specie nel campo dei macchinari, con una perdita del 30 per cento del flusso di investimenti laddove invece siamo un Paese leader. L'automazione in Italia vale 100 miliardi di euro di export, un quarto delle esportazioni totali. Se quindi investiamo in macchinari industriali non sosteniamo solo il rinnovamento di un settore cuore della nostra economia, ma di tutto il sistema imprenditoriale». MANIFATTURA INTELLIGENTE, PACKAGING IN POLE POSITION In effetti, scorrendo l’elenco delle apparecchiature per la digitalizzazione alle quali spetta l’ammortamento, le agevolazioni risultano trasversali alle principali filiere della manifattura nazionale, tra cui certamente quella del packaging. Tant’è vero che le “macchine per il confezionamento e l’imballaggio” vengono esplicitamente menzionate tra i beni materiali agevolati, a riprova dell’attenzione e della fiducia che la strategia 4.0 ripone nel

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

settore. Ripagata peraltro da una crescita complessiva del giro d’affari che nel 2016 ha sfiorato il 2 per cento con un fatturato di 6,3 miliardi di euro. A metterlo in luce sono i dati preconsuntivi diffusi dall’associazione di categoria Ucima, che segnala in particolare le performance positive ottenute sul fronte domestico, dove si è assistito a un incremento del 10,4 per cento pari a quasi 1,2 milioni di euro. «Siamo molto soddisfatti - sottolinea il presidente Enrico Aureli - per l'andamento del mercato interno che resta un'ottima palestra per testare le tecnologie più avanzate. Alla luce degli interventi previsti nel Piano Industry 4.0 varato dal Governo e dal ministro Calenda, che confermano una volta di più l’attenzione verso il manifatturiero italiano, siamo fiduciosi che questo trend possa proseguire anche nell’anno in corso». Magari riportando in traiettoria positiva le esportazioni, scese dello 0,1 per cento negli ultimi 12 mesi per via dei pesanti rallentamenti di vendite registrati soprattutto sui mercati del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Est Europa. •


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Politica industriale

>>> segue dalla prima

investimento tecnologico, le aziende dovranno sicuramente affrontare la sfida del capitale umano, acquisendo nei propri organici le competenze specifiche proprie dell’industria 4.0. Si tratta, infatti, di competenze trasversali e multidisciplinari normalmente presenti in modo solo parziale all’interno delle aziende manifatturiere. Cito, ad esempio, le competenze informatiche in tema di reti e di cyber-security, o quelle associate alle tecnologie avanzate di produzione quali l’additive manufacturing». NATALE MAZZUCA: «È una rivoluzione ancora in atto e che, rispetto alle prime tre che hanno seguito un percorso più definito, non presenta contorni ancora ben chiari e delineati. La principale sfida consiste nella necessità di dover pensare al digitale non come a un mezzo fine a se stesso, ma come portatore di vantaggi e benefici che non si limitano solamente a quelli facilmente intuibili rispetto ai processi industriali ma riguardano anche la capacità di poter leggere e mettere a frutto le enormi disponibilità di dati. Restano incerti anche gli impatti sull’occupazione: non sono escluse riduzioni importanti di alcuni tipi di figure e profili professionali che non risulteranno più attuali. Del resto, la velocità di evoluzione dell’attività produttiva è tale da rendere tutto meno duraturo. L’abilità di gestire questo passaggio prima e meglio degli altri costituirà un fattore determinante nel successo di un’impresa nel prossimo futuro». Internazionalizzazione e attrazione degli investimenti dall’estero. Quali strategie adottare in questo senso? FR: «Confindustria Piemonte è sempre attiva in un continuo dialogo con la Regione e gli organi di riferimento regionali per l'internazionalizzazione

Natale Mazzuca, presidente di Unindustria Calabria

Fabio Ravanelli, presidente Confindustria Piemonte

delle nostre imprese. Un’apposita indagine attraverso le nostre aziende associate ha rilevato un profondo interessamento per nuovi mercati in Africa e nell’area asiatica in particolare. Nello specifico, per il 2017, punteremo a rinforzare il nostro impegno per avvicinare il nostro territorio ai mercati esteri in una doppia direzione: in primis l’outcoming. Siamo membri della rete europea Enterprise Europe Network e promuoviamo la partecipazione delle nostre imprese a fiere ed eventi B2B internazionali, nonché la diffusione delle nostre eccellenze attraverso un’azione quotidiana di brokeraggio verso l’estero; in secondo luogo l’incoming. Siamo pronti a collaborare con le strutture regionali per la promozione di un pacchetto di servizi ad alto valore aggiunto da offrire a investitori esteri e multinazionali interessati al nostro territorio. Le aziende vanno accompagnate in

FABIO RAVANELLI

«Le aziende dovranno affrontare la sfida del capitale umano, acquisendo nei propri organici le competenze proprie dell’industria 4.0, quelle informatiche in tema di reti e di cyber-security, o quelle associate alle tecnologie avanzate di produzione quali l’additive manufacturing»

modo mirato in questi processi, ognuna al loro livello e in funzione delle proprie esigenze, e pertanto avvieremo nuovi progetti di sistema e di coordinamento con le nostre associazioni territoriali, creando alleanze forti con enti istituzionali e istituti bancari solidi e operativi nei mercati di interesse». NM: «Per il Sud è in questo momento più importante saper attrarre gli investimenti per allargare la base produttiva e accrescere la produzione di ricchezza endogena. Il Mezzogiorno non ha ancora messo appieno a frutto le proprie risorse. Occorre per questo un cambio di strategia, spostando gli asset dall’opportunità di offerta per la localizzazione d'impresa verso la qualificazione e la valorizzazione delle competenze. Il Sud può contare su una serie di centri di ricerca d’eccellenza prossimi alle università, in aree dove potrebbero insediarsi le aziende per svilupparsi e dare vita ad un circolo virtuoso con la ricerca. A fare la differenza potrebbero essere competenze altamente scolarizzate e formate in un contesto, come il nostro, che offre un costo del lavoro inferiore rispetto ad altre zone d’Italia e d’Europa. L’internazionalizzazione è un passo conseguente da sviluppare per le realtà produttive del Sud; per qualche anno ancora si tradurrà soprattutto nella capacità delle aziende di esportare i prodotti, piuttosto che insediare nuove attività oltre confine». Rilanciare le infrastrutture, la rete della logistica, la rigenerazione urbana può rimettere


Industria • Gennaio 2017

in moto un circolo virtuoso? FR: «Le infrastrutture sono da sempre risultate fondamentali per lo sviluppo delle relazioni tra culture e nello scambio di beni. In Italia, la componente stradale è stata decisiva per lo sviluppo del Paese, sebbene oggi necessiti di completamenti e manutenzione. La criticità è nella ferrovia, dove non si è realizzato il salto di qualità per adeguarlo ai concorrenti europei. La quantità di merci trasportate su ferro è tra le più basse d’Europa. Ricordiamo, infine, l’importanza della banda ultra larga, nuovo tipo di infrastruttura, necessaria all’imminente sviluppo della manifattura 4.0». NM: «Le infrastrutture, hard e soft, costituiscono precondizioni indispensabili per lo sviluppo di un territorio, come il Sud, lontano oggi dai mercati più dinamici del Centro Europa. Le infrastrutture di rete ferroviaria e autostradale sono necessarie per il recupero di competitività degli scambi commerciali, mentre i collegamenti aerei sono strategici soprattutto per i flussi turistici. Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, si tratta di un passo obbligato non solo per il rilancio dell’edilizia e del suo indotto, ma per la mitigazione del rischio sismico e idrogeologico. Rigenerare l’esistente diventa la parola d’ordine per mettere in sicurezza edifici pubblici e cittadini. Inoltre, come è noto, l’investimento in infrastrutture innesca una filiera corta che può generare in tempi rapidi un significativo incremento dell’occupazione e dei consumi». Solo con tagli agli sprechi e alle inefficienze della macchina pubblica si possono trovare le risorse per ridurre il carico fiscale generale”. Come attuare una spending review efficace? FR: «È stato dimostrato come tagliare i costi della Pa sia un’impresa quasi impossibile, ma comunque vitale da perseguire con determinazione; sarebbe già un buon risultato riuscire concretamente a ridurre la complessità della burocrazia, semplificandone anche i passaggi di responsabilità e imponendo tempistiche certe e più rapide per le autorizzazioni, che talvolta impiegano anni a essere rilasciate. La Pa deve essere di supporto al sistema delle imprese, i cui tempi sono sempre più celeri. La legge n. 3/2015 è un ottimo provvedimento, ma necessita di un percorso attuativo che purtroppo non è ancora stato definito. Sul tema della spending review è indispensabile che la Pa

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NATALE MAZZUCA

«Bisogna aiutare il Sud a fare da sé, a valorizzare le proprie qualità e peculiarità, puntando su giovani, ricerca e università per attrarre gli investimenti» inizi a premiare i funzionari più virtuosi, valorizzando il concetto della meritocrazia». NM: «In via prioritaria bisogna ridurre il fardello del debito pubblico a cui si lega il notevole peso fiscale che grava su aziende e cittadini. Fino a quando non si incide in maniera decisa con un intervento strutturale sul debito pubblico, difficilmente si riuscirà a ridurre il carico fiscale. Lavorare sulle spese improduttive contribuisce però a evitare di continuare ad alimentare questo nodo. È prioritario abbassare i costi della politica e dell’inefficienza burocratica, aumentando la produttività della Pubblica amministrazione». Quali i fondamenti di una politica economica che porti allo sviluppo? FR: «I fondamenti per una crescita strutturale, a no-

stro avviso, dovrebbero essere: il calo della pressione fiscale, che si raggiunge con il mancato incremento dell’Iva per il 2017, la riduzione dell’aliquota Ires e il blocco delle imposte locali; incentivi alla produttività, ossia l’innalzamento del reddito ammissibile per la detassazione e del premio massimo detassabile e l’ampliamento di beni e servizi erogabili come welfare aziendale. Altri punti sono il sostegno agli investimenti pubblici e privati; l’adozione di provvedimenti per la crescita dimensionale delle imprese; la certezza dei diritti in ambito fiscale e la riduzione dei contenziosi, spesso strumentali al raggiungimento del budget da parte dell’Agenzia delle entrate; interventi sul regime Iva differenti da quelli proposti, che non portano a una crescita del Paese. In particolare, sottolineo l’importanza di azioni fondamentali allo sviluppo economico del Paese, quali l’estensione dell’iperammortamento a ulteriori investimenti in beni strumentali e della nuova Sabatini anche ai sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti». NM: «Guardando al Sud in particolare, occorre stimolare le attività produttive e aumentare la produzione della ricchezza endogena attraverso l’allungamento in loco della catena del valore, evitando che materie prime e produzioni locali vengano implementate altrove. Bisogna aiutare il Sud a fare da sé, a valorizzare le proprie qualità e peculiarità, puntando su giovani, ricerca e università per attrarre gli investimenti. La storia ci ha dimostrato che le politiche assistenziali non servono e oggi non ci sono più nemmeno le risorse per una strategia di questo tipo. In uno scenario globalizzato come quello attuale, la sfida è tra sistemi e non più tra singoli territori. Se l’Italia vuole essere competitiva, deve crescere in maniera complessiva, mettendo a sistema i suoi punti di forza e di debolezza. E, a ben vedere, il Sud potrebbe costituire un importante punto di forza». • Francesca Druidi


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L’opinione Processo penale

A difesa della democrazia NUOVE DIFFICOLTÀ ALL’INTERNO DEL PROCESSO PENALE, PER IL DIFENSORE, CHE SI TROVA AD ESSERE TRA GLI ULTIMI BALUARDI DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELLE PERSONE. L’ANALISI DELL’AVVOCATO ARMANDO VENETO

«L

a cultura emergente che si sta imponendo negli ultimi anni ricorda tempi passati ed è in rotta di collisione con i valori che la nostra pur gracile democrazia ha elaborato». Tutt’altro che roseo è il quadro dipinto dall’avvocato Armando Veneto, che insieme all’avvocato Clara Veneto dirige le due sedi del suo studio legale, a Roma e a Palmi (Rc). Per l’avvocato Veneto, nella configurazione attuale il processo penale in Italia oggi è sotto attacco nei suoi stessi principi costitutivi. «La responsabilità del difensore – spiega Veneto – consiste proprio nella difesa di quei valori, messi in discussione dal populismo invasivo di oggi che non risparmia l’informazione. L’obiettivo primario che il nostro ruolo determina, quindi, è coniugare la difesa del cliente con la funzione sociale alla quale il penalista deve adempiere, a difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, adesso fortemente compromessi dalla deriva autoritaria che l’Associazione nazionale magistrati sta imprimendo a tutto il settore». A cosa si riferisce? «Le ultime esternazioni dei suoi più alti rappresentanti non consentono dubbi in proposito: la magistratura ha scelto di farsi rappresentante di chi, in sostanza, abolirebbe il processo, ridurrebbe a simulacro formale il difensore, terrebbe conto della presunzione di innocenza solo a denti stretti, giusto per non criticare anche la costituzione. Lo studio che abbiamo il privilegio di aver fon-

COME CAMBIA LA PROFESSIONE

Siamo chiamati a interpretare il nostro tempo, che vede tra i soggetti interessati dalla sfera penale le aziende o i soggetti imputati di reati finanziari o tributari

L’avvocato Armando Veneto con la figlia, l’avvocato Clara Veneto. Lo studio legale associato Veneto & Veneto ha sede a Roma e Palmi (RC) - studioveneto@libero.it

dato e che dirigiamo, si propone di lottare per un processo giusto e quindi per un giudice libero dal fascino che accompagna ogni corporativismo. E che non abbia rapporti consociativi con una delle parti processuali». Cosa significa questo per il lavoro del difensore? «Significa garantire all’assistito la strenua difesa dei suoi diritti. Per i colleghi e i praticanti che frequentano il nostro studio, d’altra parte, vuol dire muoversi in una professione irta di problemi e di pericoli nell’assoluto rispetto dei canoni deontologici e nella consapevolezza del proprio ruolo: una cittadinanza attiva che fa della dialettica e del confronto lo schema entro il quale

battersi per la difesa dei suoi assistiti, sia con riferimento alla sua persona che ai suoi averi. Insomma, abbiamo la pretesa di dimostrare che solo con il ripristino della legalità democratica, e non certo con le scorciatoie, si costruisce il futuro di un popolo». Entrando più nello specifico, come sta cambiando la professione? «Siamo chiamati a interpretare il nostro tempo, adeguandoci alla nuova epoca che vede nuovi soggetti interessati dalla sfera penale. Per esempio, le aziende o i soggetti imputati di reati finanziari o tributari. In altre parole, i reati dei colletti bianchi attraggono sempre più l’attenzione generale. Sono in aumento, poi, il numero di reati in cui sono coinvolti politici, come voti di scambio o concorso esterno in associazione mafiosa. In queste circostanze sempre più di frequente ci si ritrova

di Renato Ferretti di fronte a un arretramento oggettivo della soglia di punibilità: quanto più un fatto provoca un pericolo e non il verificarsi di un illecito, allora interviene la difesa penale. Questo amplia la sfera d’influenza delle responsabilità penali nel mondo di oggi. Il professionista deve farsi trovare preparato. È per questo che all’interno del mio studio abbiamo dato grande rilievo ai temi del penale societario, con specifico riferimento alla redazione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001, con l’apporto decisivo di mia figlia Clara». Se, dunque, è così cambiata la funzione del penalista, in che modo si fa fronte a questa trasformazione? «Prima di tutto bisogna necessariamente lavorare in équipe, non è pensabile affrontare da soli la mole di lavoro che casi così complessi presentano. L’organizzazione - si fa per dire - della giustizia in Italia, in altre parole, esclude che una sola persona possa dare risposta ai carichi di lavoro non programmabili per tempo (le udienze penali non godono di un criterio di fissazione, né unico né ubbidiente a logica) che un penalista deve sopportare. Non solo: il lavoro in team consente approfondimenti delle ricerche, aggiornamento delle novità giurisprudenziali, cooperazione e, dunque, capacità di valutare e favorire la crescita dei praticanti. Il gruppo di persone che lavora in sinergia deve poter contare su membri che non soltanto conoscano approfonditamente aspetti diversi della giurisprudenza, ma al tempo stesso possano scambiarsi di ruolo. Eppure, la formazione dell’équipe è solo l’inizio». •

CONTRO IL MITO ORWELLIANO L’avvocato Armando Veneto, dell’omonimo studio legale, si sofferma su uno dei dilemmi che nell’ultimo decennio hanno tenuto in ostaggio il dibattito sulla giustizia. «L’avvocato deve avere una cultura del processo penale che consenta un equilibrio nella pretesa di sicurezza – dice Veneto –, senza sviamenti verso forme di illegalità. D’altra parte, non si può pensare che intercettazioni a tappeto possano stroncare la criminalità, immolando così la propria libertà e dando vita al mito orwelliano. Dobbiamo raggiungere un equilibrio tra esigenze di libertà, di difesa della propria sfera privata e l’esigenza della garanzia, della sicurezza. Non è un problema solo politico, ma anche della nostra professione: la grande prova di maturità della nostra classe forense consiste proprio nell’affrontare questo dilemma e risolverlo».


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Impresa e sviluppo

I sarti della meccatronica di Renato Ferretti

«L’

automazione è un concetto importante perché oltre ad essere un enorme elemento di risparmio in termini di costi per le aziende è anche un modo per sollevare il personale da lavori meccanici, di routine, che spesso portano a problemi legati alla salute per via di mansioni che non giovano alla salute e non danno valore aggiunto all’azienda». L’ingegner Luigi Maldera, general manager e amministratore unico della barese MBL Solutions, introduce così l’attuale configurazione dell’industria, non solo italiana, con riferimento al campo meccatronico odierno. La ricerca in questo ambito continua la sua marcia fatta di progressi costanti, che generano nuove possibilità date da strumenti sempre più performanti. L’obiettivo degli specialisti impegnati nel settore è automatizzare i processi produttivi mirando alla riduzione dei costi diretti di produzione, aumentando così la redditività, i vantaggi e le opportunità. «Per questo – precisa Maldera – ciò su cui puntiamo è l’introduzione di tecnologie meccatroniche all’avanguardia che portano a una maggiore qualità dei prodotti, integrando scenari innovativi e smart negli ambienti esistenti». Come nasce e come è strutturata la MBL Solutions? «Nasce nel 2005 a Corato (nell’hinterland barese) da un solido know-how nel campo dell’automazione industriale e della robotica. L’azienda è composta da un team multidisciplinare di ingegneri e tecnici specializzati, a cui piace definirsi “sarti” della meccatronica. Dalla MBL Solutions escono solo macchine su misu-

AUTOMAZIONE E ROBOTICA SONO I VERI PROTAGONISTI DELL’INDUSTRIA NEL NUOVO MILLENNIO, PER UNA PRODUZIONE “SMART” CHE SI AVVALE DI STRUMENTI DI ULTIMA GENERAZIONE COME ARTI BIONICI ULTRASENSIBILI. IL PUNTO DELL’INGEGNER LUIGI MALDERA matizzano di licenziare personale, ma migliorare l’ambiente di lavoro utilizzando il personale in quelle mansioni dove l’artigianalità dell’operazione da il vero valore aggiunto al prodotto finale». Quali sono le possibilità di export che avete registrato? «In pochi anni di vita siamo riusciti ad attrarre l’interesse di importanti gruppi internazionali, come la britannica Vancor, che ha deciso non soltanto di avvalersi di noi per specifici settori di attività, ma persino di investire nell’azienda attraverso un’importante partecipazione societaria». •

ra. Tutti gli impianti che vengono realizzati sono pezzi unici, irripetibili, perché vengono progettati e sviluppati sulle specifiche richieste del cliente, mai adattati. Siamo attivi da diversi anni nello sviluppo di applicazioni industriali con l’utilizzo di robot collaborativi di ultima generazione, dotati di arti bionici ultrasensibili e sistemi di visione artificiale per il controllo smart dei movimenti». Quali sono i settori cui si rivolge la vostra attività? «Sono numerosi i settori industriali che hanno già integrato le nostre soluzioni, tra cui quello agroalimentare, con tecnologie attivate nella produzione di prodotti da forno e nell’industria casearia. Il settore dell’agroalimentare è in forte crescita e sono diversi i gruppi industriali che si sono affidati a noi per lo sviluppo sartoriale di soluzioni smart capaci di rendere flessibili i processi produttivi. Ci siamo distinti anche offrendo un importante contributo all’innovazione tecnologica nel settore agricolo: la nostra azienda è infatti capofila del Progetto Perform Tech - Puglia Emerging Food Technology “La sicurezza alimentare mediante l’impiego di tecnologie emergenti per l’elaborazione di prodotti funzionali, recupero di sostanze nutraceutiche dai sottoprodotti e valorizzazione energetica degli scarti”». Di cosa si tratta? «Questo è uno dei 19 progetti finanziati dal bando “Aiuti a sostegno dei Clu-

DAL SETTORE OFTALMICO AI PRODOTTI DA FORNO

L’ingegner Luigi Maldera, general manager e amministratore unico della barese MBL Solutions, con sede a Corato (Ba) www.mblsolutions.it

ster Tecnologici Regionali”. Con l’Università degli Studi e il Politecnico di Bari, gli ingegneri di MBL Solutions hanno messo a punto un innovativo impianto per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva implementato con la tecnologia a ultrasuoni, che garantisce all’olio estratto un contenuto di molecole ad azione salutistica superiore rispetto al prodotto tradizionale, conservando tutti i pregi organolettici di un alimento di alta qualità. Una imminente e possibile rivoluzione dell’olio d’oliva pugliese, dunque, vedrà protagonista l’industria di Corato». Spesso il timore riguardo a strumenti di questo tipo sta nella possibilità di fare a meno della forza lavoro, con conseguenti licenziamenti e crisi occupazionale. «L’obiettivo del nostro lavoro non è mettere in condizione le aziende che auto-

L’ingegner Luigi Maldera, general manager e amministratore unico della barese MBL Solutions, porta alcuni esempi di settori su cui si sono dedicati gli specialisti dell’azienda barese. «È stata avviata – dice Maldera – un’innovazione per una nota azienda pugliese nel settore oalmico, che ha visto la realizzazione da parte nostra di un impianto completamente robotizzato per la logistica interna intelligente, tramite l'integrazione di navette intelligenti per lo smistamento delle lenti verso i vari reparti dello stabilimento. Nel campo dei prodotti da forno, poi, MBL Solutions ha sviluppato e integrato sistemi robotizzati in grado di movimentare e vuotare teglie, nonchè confezionare ad altissima velocità il prodotto finito. I processi producono un incremento della produttività oraria dell’azienda, rendendo possibile l'impiego degli addetti in altre operazioni a più valore aggiunto. Infine, ma non meno importante, nell'industria del PVC è in corso di installazione un impianto automatico per l'assemblaggio robotizzato di antine per box doccia».


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Impresa e sviluppo

Specialisti nelle lavorazioni plastiche di Antonella Romaniello

L

a Ipl Industria Plastica La Scala, attiva sul mercato nazionale da oltre quarant’anni, è specializzata nella produzione di tubi in materie plastiche di cloruro di polivinile e polipropilene per la realizzazione di condotte fognarie e cavidotti. Professionalità, know-how tramandati da padre in figlio, altissima qualità dei prodotti hanno reso l’azienda una solida realtà che oggi è in grado

Ipl Industria Plastica La Scala ha sede a Belpasso - Catania www.ipl-lascala.com info@ipl-lascala.it

di rifornire il Centro-Sud Italia. Forte di uno stabilimento produttivo che si estende su di una superficie di duemila metri quadrati coperti e di seimila metri quadrati di piazzale adibiti a magazzino, negli anni la ditta ha saputo costruire uno stretto rapporto di fiducia con i propri committenti grazie alla competenza e alla serietà con la quale opera quotidianamente. Ipl vanta una tradizione quarantennale nel settore dell’industria della plastica, la storia dell’azienda ha inizio negli anni Settanta con il fondatore Dino La Scala. Il suo progetto è stato portato avanti fino ad oggi dai suoi figli, Sergio e Concetta. «Continuiamo con passione il lavoro che è stato di nostro padre – racconta Sergio La Scala -. Seguiamo i suoi insegnamenti e ci impegniamo nello sviluppo di nuove soluzioni che possano soddisfare i nostri clienti. La massima affidabilità dei nostri prodotti e dei servizi offerti sono il cardine della nostra azienda». La stessa passione e serietà rivivono nei dipendenti dell’azienda. «La pro-

TUBI IN PVC E PP PER EDILIZIA, FOGNATURE E CAVIDOTTI SONO IL CORE BUSINESS DELLA IPL CHE FONDA LE SUE BASI SU CAPACITÀ E SERIETÀ CHE SI RINNOVANO DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE. LA PAROLA A SERGIO LA SCALA duzione viene effettuata su tre turni giornalieri, avvicendati, secondo gli standard di qualità Iso 9001. Investiamo costantemente nella formazione dei nostri collaboratori perché durante ogni fase lavorativa siano in grado di seguire le corrette procedure che consentano di fornire ai nostri committenti prodotti e servizi che rispettino precisi requisiti di sicurezza». L’azienda investe regolarmente anche in nuove tecnologie. «Stiamo lavorando all’installazione di un impianto fotovoltaico e all’ampliamento del piazzale magazzino esterno. Investire in nuovi processi produttivi è importante, ma per noi è ancora più fondamentale concentrarci sul capitale umano, ci impegniamo perché i nostri dipendenti siano sempre preparati e pronti a fare fronte alle richieste dei clienti. Nell’era dell’automazione il fattore umano è ancora determinante, solo l’uomo ha l’elasticità mentale per capire le esigenze dei committenti». Le forniture e la consulenza offerte da Ipl sono garantite da una fitta rete commerciale di agenti e rappresentanti che copre tutta l’Italia centro meridionale. «Siamo presenti con i nostri prodotti su gran parte dell’Italia. Purtroppo l’incidenza dei costi di trasporto non ci consente di trasportare a oltre mille chilometri dal sito produttivo rimanendo allo stesso tempo competitivi. Siamo però presenti da Roma in giù presso imprese, magazzini edili e termoidraulici, grossisti e distributori». I tubi progettati dall’azienda sono realizzati in Pvc e Pp. «Si tratta di materiali con buone performance mec-

SUPERPIPE, TUBI IN POLIPROPILENE AD INNESTO Nel corso del 2015 Ipl ha effettuato un grosso investimento per la realizzazione di una nuova linea produttiva. Come racconta Sergio La Scala: «Realizziamo tubi in polipropilene a innesto autoestinguente per scarichi civili e industriali. Superpipe è un tubo in Pp coestruso, bianco dentro - grigio fuori, resistente agli urti e con un’estrema facilità di posa grazie alla connessione a innesto mediante giunzione elastica certificata secondo le normative En 1451-1».

caniche. Il Pvc è un materiale stabile e sicuro per la realizzazione di tubi e trova tantissimi altri utilizzi in tquanto materia plastica estremamente versatile. Lo stesso vale per il Pp, usato in vari campi dell’industria e dell’edilizia». Si riscontrano tuttavia non poche difficoltà a reperire il Pvc. «In Italia sono stati dismessi tutti i siti produttivi di cloruro di polivinile, questo ci ha costretti a ripiegare sul mercato estero. Acquistiamo il Pvc dagli

L’IMPORTANZA DEL FATTORE UMANO

Nell’era dell’automazione, noi continuiamo a investire sugli uomini. I nostri dipendenti sono in continua formazione perché possano soddisfare al meglio le richieste dei clienti

Stati Uniti, dal Brasile e dal Messico. Questo per mantenere bassi i costi. La Sicilia è ancora troppo isolata, in termini di infrastrutture, dall’Europa, pertanto è più conveniente trasportare il materiale dall’America in container via mare che non via tir dall’Unione Europea». Nonostante tutte le difficoltà l’azienda garantisce tempi di consegna ridotti ed è in grado di fare fronte alle urgenze. «Possiamo evadere le consegne nell’arco di una settimana, inoltre disponiamo di un magazzino di prodotti finiti. Abbiamo sempre a disposizione una vasta gamma di componenti, oltre duecentocinquanta tubi diversi per diametro, lunghezza e tipologia. L’aver pronti in magazzino diversi lotti di tubi ci consente di provvedere a inviare in tempi strettissimi i prodotti richiesti dai nostri clienti». •


Industria • Gennaio 2017

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Il futuro a portata di mano INGENTI INVESTIMENTI ORIENTATI ALLA TOTALE INFORMATIZZAZIONE DELLA LOGISTICA AZIENDALE E IL RIPOSIZONAMENTO IN NUOVI SEGMENTI MERCEOLOGICI DI MERCATO, SONO I MOTORI PER LA FUORIUSCITA DALLA CRISI. L’ESPERIENZA DI ORESTE VIRLINZI E MAURIZIO D’ADDIO di Luana Costa

C

hiudere i bilanci aziendali con un trend positivo è possibile solo investendo. «Crediamo fortemente nelle prospettive di sviluppo futuro - spiegano Oreste Virlinzi e Murizio D’Addio, rispettivamente amministratore unico e direttore generale di Virlinzi Spa, azienda catanese specializzata nella commercializzazione e distribuzione di prodotti di ferramenta e utensileria - ed è questa la principale ragione che ci ha spinto verso la rivoluzione copernicana dell’innovazione tecnologica». Un passo intrapreso in direzione dell’ottimizzazione

Oreste Virlinzi e Maurizio D’Addio

dei costi e che ha prodotto, a cascata, l’efficientamento completo della gestione del magazzino. «Nel 2005 è stata creata una nuova piattaforma logistica in un’area di oltre 60mila metri quadrati situata nel comprensorio industriale di Catania - racconta Oreste Virlinzi -. Qui è sorto un complesso strutturale che accoglie magazzini e uffici di quasi 25mila metri quadrati coperti ed è da questo sito che sono gestite tutte le attività della Virlinzi». L’azienda, nata più di 80 anni fa, è leader in Sicilia nella commercializzazione e distribuzione di prodotti di ferramenta, utensileria professionale ed hobbistica, giardinaggio, acquedottistica, edilizia, termoidraulica e climatizzazione. Sul finire degli anni ’70 l’azienda ha avuto la lungimiranza di creare assieme ad altri operatori del

settore un consorzio di acquisto denominato Ferritalia con lo scopo di chiudere accordi commerciali vantaggiosi con aziende produttrici europee ed estere finalizzato alla distribuzione in esclusiva di prodotti con marchi di proprietà del consorzio. Come spiega Maurizio D’Addio: «In Turchia, Cina e Germania, il consorzio invia i propri rappresentanti alla ricerca di aziende disposte a realizzare articoli in esclusiva per le società consorziate con marchi quali Maurer, Maurer Plus, Papillon, Dunker, Yamato, rivenduti, poi, sull’intero territorio nazionale. Il nostro mercato di riferimento è essenzialmente un settore maturo, in cui è difficile poter innovare e dove la variabile fondamentale del marketing è il prezzo. L’azienda, offrendo prodotti con un rapporto qualità-prezzo molto competitivo, riesce a distinguersi tra tutti i grossisti per l’ampio assortimento proposto e per il servizio post-vendita preciso e puntuale. I marchi di proprietà del consorzio vantano prodotti oggi affermati in tutto il territorio nazionale ed anche in Spagna». Oggi la Virlinzi è un’azienda sana con un organico di circa ottanta dipendenti e una rete di agenti che copre l’intero territorio siciliano. In questo contesto le previsioni di crescita per i prossimi anni, fornite dall’azienda, variano tra il 5 e il 10 per cento annuo. E un notevole contributo in tal senso è giunto, appunto, dalla riqualificazione completa del sistema logistico aziendale: «Lo stivaggio delle merci e la preparazione degli ordini dei clienti – continua Virlinzi , si sviluppa con l’ausilio di un software acquisito da un’azienda specializzata di Biella. Il sistema guida in radio frequenza l’ingresso delle merci nella sistemazione dei vani di picking e di stock e i preparatori nell’evasione degli ordini clienti. Tutto avviene con

5-10%

La Virlinzi Spa ha sede a Catania - www.virlinzionline.it

l’utilizzo di terminali veicolari montati sui carrelli in dotazione agli operatori di magazzino. In particolare, i percorsi dettati dal software per l’evasione degli ordini sono ottimizzati sulla base delle singole locazioni da cui ef-

dita inseriti a sistema. Con il nuovo software è stato allestito un portale che permette ai clienti la verifica on line delle proprie posizioni amministrative, oltre a rappresentare una porta aperta su tutto il ventaglio di offerte

FIERE ED EVENTI Virlinzi Spa realizza, due volte l’anno, eventi espositivi utilizzando gli ampi spazi esterni al magazzino coperto: vere e proprie fiere campionarie con la partecipazione di decine di fornitori nazionali ed esteri che presentano le proprie produzioni per un pubblico composto da operatori dei settori commercializzati (rivenditori, impiantisti, imprese, enti, consorzi) ovvero manifestazioni tematiche con la presentazione di prodotti a catalogo Virlinzi quali prodotti per la ferramenta, prodotti per l’agricoltura, arredo giardino. Uno dei più importanti ultimi appuntamenti ha richiamato oltre 110 fornitori nazionali ed esteri. Questi hanno potuto esporre i prodotti in una riuscitissima tre giorni di kermesse.

fettuare i prelievi». Nel 2010, continuando nell’opera di modernizzazione, l’azienda si è dotata di un sistema informatico di ultima generazione. Il nuovo software è stato integrato con il precedente acquisito nel 2005 per la gestione della logistica di magazzino. Ciò permette all’azienda di avere la tracciabilità totale degli ordini di ven-

PREVISIONE DI CRESCITA PER I PROSSIMI ANNI. UNA PROSPETTIVA POSSIBILE GRAZIE ALLA RIQUALIFICAZIONE DEL SISTEMA LOGISTICO AZIENDALE

proposto dal marketing, dal catalogo generale - ricco di oltre 23mila prodotti - alle offerte, promo e canvass, che costantemente l’azienda propone ai propri clienti. Di recente, Virlinzi è entrata a far parte del consorzio Delta, che riunisce i maggiori distributori italiani di prodotti per la termoidraulica, diventando quindi un player di riferimento nazionale anche per questo specifico mercato. «La società – conclude D’Addio - possiede due linee di business: il be to be con imprese edili e il settore di commercializzazione e rivendita prodotti. Il primo soffre ancora tantissimo a causa della crisi del settore edile ma è attraverso il secondo che riusciamo a ben compensare le perdite del primo». •


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Speciale Gusto

Alimentare traino del made in Italy

di F. Druidi

DAL CONTRASTO ALL’ITALIAN SOUNDING ALLA LOTTA ALLO SPRECO, L’INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA SI PREPARA A DIFENDERE E PROMUOVERE NEL 2017 LE PROPRIE ECCELLENZE SUL FRONTE INTERNO ED ESTERNO. A FARE IL QUADRO DELLA SITUAZIONE È LUIGI SCORDAMAGLIA

L’

agroalimentare ha continuato nel 2016 a mostrare straordinarie opportunità di sviluppo. Ha sofferto per un mercato interno pesante, dimostrando però di saper compensare con un significativo trend di crescita dell’export, nonostante il rallentamento strutturale degli scambi mondiali. «La produzione 2016 si sta chiudendo con un +0,3 per cento che non recupera per intero il -0,6 per cento accusato nel 2015. In pratica, la produzione alimentare naviga ancora tre punti sotto il picco pre-crisi raggiunto nel 2007 per l’erosione inarrestabile del mercato interno, che ha perso quindici punti in valuta costante sull’arco 2007-2015», ha esposto Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare. «Consumi interni di segno negativo anche nel 2016, non solo in quantità ma anche in valore con un consumatore, soprattutto delle fasce meno abbienti, costretto - secondo una recente ricerca Censis - dalla riduzione della propria capacità di acquisto a comprare soprattutto meno carne, pesce e frutta». È positivo il trend dell’export alimentare. «Sì, nel 2016 si conferma in crescita, con un tasso vicino al +3,5 per cento,

inferiore al +6,7 per cento del 2015, ma di diverse volte superiore all’export complessivo del Paese che nei primi nove mesi del 2016 si ferma ad appena un +0,5 per cento. A livello mondiale, infatti, l’economia globale dà segni di rallentamento e con essa il commercio mondiale. La domanda di made in Italy alimentare non accenna però a rallentare in nessuna area del mondo. Dipenderà da noi riuscire a questo punto a intercettare con una offerta sempre meglio organizzata e sempre più in grado di coprire capillarmente anche l’ultimo miglio di distribuzione questa crescente domanda mondiale». Quali previsioni e prospettive per il 2017? «Il quadro indica un trend espansivo

+3,5% CRESCITA EXPORT ALIMENTARE NEL 2016, INFERIORE AL 6,7% DEL 2015 MA SUPERIORE ALLO 0,5% DEI PRIMI NOVE MESI DEL 2016

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare

del Paese, a cominciare dal Pil, che non accelera in modo significativo rispetto al 2016. A livello nazionale, non c’è da attendere una brusca ripresa dei consumi, considerato l’andamento non positivo dei livelli di fiducia e il costante incremento della tendenza al risparmio. Non c’è da aspettarsi, infatti, il superamento di questo accentuato dualismo dei consumi alimentari tra chi può spendere e chi no, incidendo sul mercato interno complessivo. Dovrebbe comunque trattarsi di un anno in cui il fondo dei consumi domestici è ormai toccato e potremmo verso la fine vedere qualche minimo decimale positivo. Fondamentale non dare il colpo di grazia a questo mercato con aumenti di Iva e accise che avrebbero invece effetti irrimediabilmente depressivi sui consumi a lungo termine. L’export dovrebbe, invece, continuare a crescere con qualche spinta aggiuntiva, più probabilmente nella seconda metà dell’anno, per effetto delle maggiori risorse disponibili in molte economie emergenti per investimenti e consumi a seguito della risalita in atto delle quotazioni dei combustibili e delle commodity e del consolidamento della ripresa globale in atto in particolare in Usa, Cina e altri Paesi del Far East. Il commercio mondiale continuerà a essere bloccato dai crescenti protezionismi, ma la domanda di made in Italy alimentare mondiale sarà più forte».

È stato istituito il Tavolo del settore agroalimentare italiano al Ministero dello Sviluppo economico per tutelare meglio il made in Italy. Quali restano le priorità del settore sul fronte della promozione contro l’italian sounding? «Il governo passato ha considerato prioritario il settore agroalimentare e la sua promozione e difesa sul mercato mondiale e questo non cambierà certamente con il nuovo governo, perché c’è comprensione sul fatto che si tratti di un asset vitale del Paese. Le iniziative di monitoraggio e contenimento dell’italian sounding si stanno moltiplicando, in affiancamento anche con Mise, Ice e altri organismi, anche se la riforma del Titolo V avrebbe portato strumenti ben più efficaci. Certo, il fenomeno è enorme, capillare, sedimentato, specie in alcuni mercati, come quello nordamericano, che da solo rappresenta quasi trenta miliardi di euro, quasi la metà del fenomeno a livello mondiale. Cambiano però la sensibilità e il livello di informazione e consapevolezza del consumatore mondiale, che comincia sempre più a capire che imitare i colori di una bandiera è semplice ma riprodurre i valori che stanno dietro il vero made in Italy alimentare italiano no. La strategia di contrasto all’italian sounding è quindi basata su 3 linee strategiche: maggiore informazione verso il consumatore estero, accordi con le catene di distribuzione internazionali per aumentare prodotti e fornitori italiani sui propri scaffali, stimoli di crescita culturale e organizzativa delle tante Pmi italiane non sempre in grado di far arrivare i propri prodotti sui mercati che li richiedono». Quanto pesano sul settore le sanzioni alla Russia? «Le sanzioni della Russia rappresentano un vero e proprio vulnus e sono dimostrazione dell’inadeguatezza delle attuali istituzioni comunitarie a portare avanti una vera politica strategica nell’interesse della stessa Unione europea. L’export della nostra industria alimentare in Russia si è contratto nel 2016 attorno a una quota finale stimata attorno ai 350 milioni, con una perdita di oltre il 37 per cento sul 2013. Il danno delle sanzioni è tuttavia andato ben oltre questi numeri, favorendo la diffusione in Russia di prodotti italian sounding prima non presenti e deprimenti la capacità di spesa del consumatore russo, che ha ridotto gli acquisti anche verso prodotti formalmente non oggetto di alcun divieto (vino, pasta). L’auspicio è che ora altre parti del mondo decidano di cambiare questa inutile e controproducente strategia sanzionatoria e l’Europa, come al solito, seguirà a quel punto passivamente, continuando ad abdicare al suo ruolo di protagonista nello scenario mondiale». •


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Speciale Gusto

Tutela e cultura del vino di Francesca Druidi

L’

80 per cento delle etichette nazionali è destinato ormai a superare i confini italiani. Lo evidenzia Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc (Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani) nel commentare il rapporto annuale della federazione. Uno slancio verso i mercati internazionali che rende ancora più importante il ruolo di controllo e vigilanza che Federdoc svolge per proteggere le denominazioni e le aziende del comparto che, nell’ultimo anno, hanno sviluppato introiti per quasi 10 miliardi di euro. Facciamo il punto dello scenario vitivinicolo, presente e futuro, con il presidente Curbastro. Quali sono le prospettive per il 2017 per i vini italiani a Denominazione di origine e a Indicazione geografica? «Il 2016 ha confermato il grande valore del nostro territorio, connotato da un’ineguagliabile varietà che rende uniche le nostre produzioni e ha evidenziato ancora una volta lo straordinario appeal esercitato dal nostro vino nei Paesi terzi. Riteniamo di poter proseguire questo percorso anche nel nuovo anno, confermando i risultati raggiunti nei mercati storicamente buyer dei nostri prodotti, come Usa, Regno Unito e Germania, ma soprattutto sviluppando strategie promozionali valide e innovative idonee a far crescere l’apprezzamento e il consumo del vino italiano in nuovi e fertili mercati come Cina e Corea. Certamente, però, per avere un’immagine completa dello scenario vitivinicolo del 2017 dobbiamo considerare anche un altro dato emerso nel corso degli ultimi anni e confermato nel 2016: il calo del consumo interno. Attualmente, in Italia, abbiamo un consumo pro capite pari a 35 l caduno, cifra di gran lunga inferiore a quelle degli anni 60, ma sostanzialmente corrispondente alla media europea odierna. Ciò di cui dobbiamo indubbiamente prendere atto è che il mercato ha cambiato le sue tendenze, nel 2017 potremmo però avere una variazione di questo trend grazie alla riconquista di una dimensione culturale del vino italiano, riconosciuto come patrimonio nazionale dallo stesso Testo unico della vite e del vino». Il 2016 è stato un anno importante per le azioni di tutela e rilancio del vino italiano. Cosa è stato raggiunto

CALA IL CONSUMO INTERNO, MA PROSEGUE LA CRESCITA DELL’EXPORT DEL VINO ITALIANO. RICCARDO RICCI CURBASTRO INDICA LE LINEE GUIDA PER VALORIZZARE E PRESERVARE LE DENOMINAZIONI DI ORIGINE

VOLA L’EXPORT DEL VINO ITALIANO Dall’analisi sul Vitigno Italia la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani conferma il primato produttivo mondiale italiano con 48,5 milioni di ettolitri (fonte Mipaaf, Ismea, Uiv) e il successo legato alle esportazioni. «L’export ha raggiunto nel 2015 il record dei 5.4 miliardi di euro e ha proseguito con la crescita nel 2016, registrando nella prima metà dell’anno un +4,5 per cento in volume e un lusinghiero +7,9 per cento in valore. Anche i vini a denominazione di origine sono cresciuti nel 2016 del 5 per cento in volume e dell’8 per cento in valore, dimostrando il forte apprezzamento dei consumatori di tutto il mondo per la qualità e le eccellenze italiane», sintetizza il presidente Curbastro.

Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc

sul versante della salvaguardia a livello comunitario ed extra-Ue? «Lo scorso anno, abbiamo lavorato attivamente con le istituzioni nazionali ed europee per mettere a disposizione del settore vino degli strumenti di tutela sempre più performanti e innovativi, adatti alla nuova era digitale e ai nuovi tipi di usurpazione del patrimo-

nio vitivinicolo che questa ha generato. Il protocollo stipulato da Mipaaf, Ispettorato centrale Repressione frodi, Aicig e dalla nostra Federazione con la principale piattaforma di e-commerce e-Bay è un chiaro esempio di salvaguardia delle denominazioni di origine italiane nei canali di vendita online. Grazie a questo strumento sono stati immediatamente bloccati più di 368 inserzioni irregolari e annunci illegittimi, in soli due anni, posti in violazioni delle nostre D.O. Un altro passo in avanti, verso una maggiore salvaguardia dei vini di qualità, è stato l’accordo stipulato con Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), tramite il quale è stata messa a punto una procedura per tutelare i nomi delle denominazioni europee e la loro rinomanza nelle procedure di assegnazione dei nuovi domini Internet afferenti il

mondo del vino. Con queste iniziative abbiamo contribuito al lancio del progresso nel mondo della tutela delle denominazioni italiane». Come è importante procedere? «Dovremmo proseguire in questo modo, valutando le nuove forme di usurpazione e contraffazione del nostro patrimonio viticolo e proponendo soluzioni adeguate ai nostri referenti istituzionali, rafforzando al tempo stesso le relazioni con i Paesi terzi e puntando al pieno riconoscimento delle D.O. come diritti di proprietà intellettuale all’interno degli accordi bilaterali, con i quali abbiamo ancora scarsi risultati». Federdoc è impegnata anche nell’attività educativa e informativa delle D.O. italiane. Quali azioni specifiche avete in programma per il 2017? «La Federdoc rappresenta e supporta a livello istituzionale, giuridico e legislativo le denominazioni di origine italiane e le promuove con campagne di informazione e valorizzazione in Europa e nel mondo. Nel 2017 realizzerà azioni mirate ad aumentare la conoscenza del nostro sistema a D.O. e delle sue peculiarità presso i vari target di riferimento, organizzando seminari di degustazione, wine tasting e partecipando alle fiere internazionali di maggior rilievo per il settore vino in Giappone, Canada, Messico e Usa». Cosa vi attendete dalla prossima di Vinitaly sotto il profilo culturale e di business? «Anche quest’anno saremo presenti al Vinitaly con un nostro spazio istituzionale per realizzare una serie di attività finalizzate alla divulgazione di conoscenze scientifiche e dati reali sui vini italiani a D.O., attraverso una comunicazione chiara, divertente e accattivante. Vorremmo creare diversi momenti di incontro dedicati agli addetti ai lavori – giornalisti, operatori del settore, importatori, buyer - ma anche al consumatore finale presente nell’ambito della fiera e sempre più interessato ad acquisti consapevoli, privilegiando, nel caso delle D.O., qualità e sicurezza. Questo perché il Vinitaly rappresenta un punto di riferimento privilegiato per chiunque si avvicini al mondo del vino, in particolare proprio ai consumatori finali che sono sempre più interessati a conoscere il mondo delle D.O. italiane».•


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Speciale Gusto

Tra alcool industriale e fine acquavite di Remo Monreale

LA PAROLA AD ANTONINA BERTOLINO CHE, DA TITOLARE DI UNA DELLE PRINCIPALI SOCIETÀ PRODUTTRICI DI BIOETANOLO IN ITALIA, CI INTRODUCE NEL MONDO DELLA LAVORAZIONE DI ALCOOL DA SOTTOPRODOTTI VITIVINICOLI. UN ESEMPIO DI IMPRENDITORIA VIRTUOSA SICILIANA

«L

a qualità dei propri prodotti e della logistica è di fondamentale importanza nella competizione globale». Quanto ritenuto da Antonina Bertolino, titolare dell’omonimo gruppo siciliano, forse è applicabile trasversalmente a molti settori industriali. E l’ambito della produzione di alcool non fa certo eccezione. Un’affermazione, questa, con un valore ancora maggiore se si considera che il gruppo è uno dei principali produttori di bioetanolo in Italia. «Il gruppo Bertolino è stato fondato ed è tuttora diretto dalla no-

stra famiglia – dice Bertolino – che, con tenacia e dedizione, ha creduto nell’enorme potenzialità della propria terra: la Sicilia. Ma abbiamo saputo anche cogliere le diverse opportunità di investire in Italia, in Europa e oltre oceano. Oggi ci posizioniamo in leadership, con le nostre numerose aziende, mantenendo la caratteristica di gruppo privato con una profonda conoscenza tecnica sul piano del management delle varie fasi di produzione, essenziale prerogativa per un lungo successo generazionale futuro. Dalla produzione di alcool, acquavite e bioetanolo all’acido tartarico, l’obiettivo costante

15 MILIONI PRODUZIONE ANNUA COMPLESSIVA, REALIZZATA IN UN IMPIANTO DI DISTILLAZIONE CON PRODUZIONE GIORNALIERA DI 150MILA LITRI DI ALCOOL

per la produzione di energia. La seconda è la I.C.V., che produce acido tartarico naturale ottenuto dal tartrato di calcio prodotto dalle fecce di vino. Inoltre, produce alcool sia industriale che alimentare ottenuto dalla distillazione delle fecce di vino. Infine, c’è la I.M.A. che produce e realizza alcool etilico assoluto (privo di acqua) più comunemente noto come “bioetanolo” ottenuto dal semilavorato alcool grezzo. Svolge anche movimentazione e stoccaggio di prodotti alcolici all’interno del deposito costiero». Quali sono le principali destinazioni dei vostri prodotti? «La produzione di alcool e acquavite viene venduta nel mondo per svariati utilizzi: dall’alimentare all’industriale. L’acquavite può essere posta in invecchiamento grazie alla capacità di stoccaggio in botti di rovere pari a 80mila hl. Per quanto riguarda la destinazione dal punto di vista geografico, le aziende del gruppo commercializzano i propri prodotti sia in Italia, in Europa e all’estero direttamente, avvalendosi delle conoscenze e dell’esperienza del proprio team di esperti in qualità, logistica, e conoscenza del mercato». Che ruolo gioca la qualità nel vostro ambito? «Importantissimo. Per questo sono fondamentali le certificazioni che possiamo vantare. La certificazione

di qualità del prodotto naturale (acido tartarico) Iso 9001, unitamente al monitoraggio analitico costante nelle varie fasi di processo attraverso propri laboratori interni, e avvalendosi anche di primari laboratori riconosciuti al livello europeo, assicurano il raggiungimento dei vari standard qualitativi propri di ciascun prodotto. Le sostanze realizzate dal gruppo, che rientrano nel regolamento Reach, sono registrate nella banca dati centrale dell’Agenzia Europea delle sostanze chimiche. La Distilleria Bertolino Spa, così come la I.M.A., sono entrambe certificate sostenibile ai sensi dell’Iscc Eu per la sua produzione, avendo un sistema di tracciabilità dell’intera filiera agricola, che garantisce una riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra». •

BIOCARBURANTE DI SECONDA GENERAZIONE

Antonina Bertolino, titolare del gruppo Bertolino, con sede a Partinico (Pa) www.gruppobertolino.com

è di investire in nuova tecnologia e in risorse umane». Come si compone il gruppo? «Di tre diverse aziende. La prima è la Distilleria Bertolino Spa. L’attività della Distilleria Bertolino Spa, si incentra principalmente nella lavorazione dei prodotti e sottoprodotti vitivinicoli (vino, vinacce e fecce) per la produzione di alcole etilico da vino, acquavite di vino sia fresca che invecchiata. Viene prodotto anche il tartrato di calcio, dalla lavorazione delle fecce da vino, il quale costituisce la materia prima per la produzione dell’acido tartarico, oltre ai semi di vinacciolo essiccati, utili all’industria olearia e ideali come combustibile “povero”, ossia biomassa

L’alcool proveniente dai sottoprodotti (vinacce e fecce) è un biocarburante di seconda generazione anche denominato “avanzato”, ed è oggi considerato dalle normative del settore (Dl 3/3/2011 n° 28 e Dm 10/10/2014) da utilizzare in via prioritaria, poiché da un punto di vista ambientale più sostenibile di altri. In Italia, infatti, in linea con le direttive europee, è stato introdotto l’obbligo per i fornitori di benzina e gasolio (Soggetti Obbligati) di immettere in consumo una quota minima di biocarburanti, al fine di svilupparne la filiera, aumentarne l’utilizzo e limitare l’immissione di Co2 in atmosfera. Il quantitativo minimo annuo di biocarburanti che i Soggetti Obbligati devono immettere in consumo è calcolato sulla base del contenuto energetico espresso in Gigacalorie (Gcal) di benzina e gasolio forniti nell’anno precedente, ponderato secondo percentuali definite dalla normativa vigente. A partire dal 1° gennaio 2012 il biocarburante immesso si considera “conteggiabile”, ai fini degli obblighi di immissione in consumo, esclusivamente se sostenibile, vale a dire se accompagnato da un certificato di sostenibilità rilasciato dall’ultimo operatore economico della catena di consegna.


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Speciale Gusto

La casa comune del caffè RADUNARE SOTTO UN UNICO TETTO ASSOCIATIVO L’INTERA FILIERA DELLA TAZZINA, PER PARLARE DELLE TEMATICHE TRASVERSALI AL SETTORE CON UNA VOCE SOLA. È IL “SOGNO” DEL NUOVO COMITATO ITALIANO DEL CAFFÈ, PRESIEDUTO DA MARIO CERUTTI

T

orrefattori, commercianti, trader, spedizionieri. Tanti soggetti che orbitavano attorno alla galassia del caffè e per ciascuno, uno o più organismi di rappresentanza. Uno scenario associativo che ormai appartiene al passato, perché da circa due anni oltre l’80 per cento del fatturato e oltre il 70 per cento dei volumi produttivi in Italia sono radunati all’interno del Comitato italiano del caffè, “risorto” nel grembo di Aiipa (Associazione italiana industrie prodotti alimentari) dalle ceneri del vecchio comitato e impostosi presto come punto di riferimento dell’intero comparto. «A livello di rete associativa legata al prodotto caffè – sostiene il presidente Mario Cerutti – in passato siamo stati molto creativi. Per questo nel 2015 abbiamo messo in atto una fusione tra il comitato e l’Aiipa, in cui di recente è confluita anche un’organizzazione di torrefattori territoriale».

TREND DI MERCATO

Le esportazioni rispetto al 2005-2006 sono passate da 1,5 milioni di sacchi di caffè a 3,5 milioni, più del doppio

Ricomporre le frammentazioni della filiera è uno degli obiettivi primari del Comitato italiano del caffè. Quali sono i nodi attualmente più intricati in questo senso e quali iniziative state mettendo in campo per scioglierli? «Il mondo dell’associazionismo sconta di base una difficoltà a vedersi riconoscere il lavoro che fa o il valore che crea. Quando poi le realtà sono tante, tendono a diventare un pochino inutili. Se esistono logiche di gestione di alcune tematiche trasversali, di interlocuzione a livello governativo, è importante essere uniti. Per questo, noi abbiamo deciso di fare una fusione con gli industriali dei prodotto alimentari e siamo di gran lunga l’associazione più rappresentativa. Quello che auspichiamo tuttavia, è che anche a livello numerico tutti abbiano la volontà di partecipare in una casa comune più grande, piuttosto che avere ognuno il suo piccolo chalet e usufruire del lavoro fatto da altri». Il Comitato rappresenta l’industria italiana di torrefazione anche nei rapporti con la Federazione europea del caffè. Come si inquadra la vostra attività in questa sede? «Il Comitato italiano del caffè rappresenta un po’ gli interessi del caffè in generale. In ambito europeo, si configura esattamente la stessa situazione. Avevo l’onore di esserne il presidente quando è stato fatto un

Mario Cerutti, presidente del Comitato italiano del caffè di Aiipa

passaggio simile: all’epoca anche a livello continentale esisteva un’associazione di torrefattori, una di trader, una per il solubile e una per il decaffeinato. Con la stessa logica applicata ancor prima che in Italia le abbiamo riunite nella European Coffee federation, che oggi è la più importante al mondo rappresentando più di 30 milioni di sacchi di consumo. Noi ne facciamo parte a pieno titolo, partecipando attivamente a molte delle sue attività e iniziative». Venendo ai trend di consumo del caffè, quello domestico secondo i dati più aggiornati risulta in lieve rallentamento. Come intepreta

di Giacomo Govoni questa dinamica? «In realtà non si tratta di grandi variazioni, nell’ordine di pochi punti percentuali. Il dato veramente sostanziale è che negli ultimi 10 anni il consumo è praticamente stabile, anche perché con le modalità di fruizione dell’espresso si generano numeri già importanti. Oscillazioni più sensibili si osservano invece nei formati di caffè e nelle tipologie di servizio. E quindi a casa piuttosto che al bar, in capsula piuttosto che in cialda o con la moka. Ma il dato in assoluto più significativo è l’incremento delle vendite estere: confrontando i numeri del 2005-2006 con quelli di oggi, il consumo medio appare invariato, ma le esportazioni sono passate da 1,5 milioni di sacchi di allora a 3,5 milioni di sacchi, più del doppio. Senza contare che assieme al prodotto, esportiamo la cultura del caffè e lo stile di vita italiano». Quali sono i mercati esteri più solidi e quelli più interessanti su cui puntare? «I nostri mercati classici sono chiaramente quelli europei, che assorbono circa 2/3 delle nostre esportazioni. Ci sono tuttavia degli importantissimi flussi verso il Nord America e verso l’Australia, aree peraltro in cui il consumo sta cambiando molto, orientandosi verso scelte di qualità. E dove le torrefazioni locali hanno sposato la linea a base espresso. Aspettative di consumi promettenti, benché non si preveda una forte partecipazione italiana, si registrano nei Paesi produttori di caffè. Mi riferisco in particolare all’Indonesia, al Vietnam e all’India». Tra gli indicatori della domanda più in ascesa, spicca quello del caffè in capsula. Come si stanno adeguando i torrefattori italiani a questo nuovo orientamento dei consumatori? «Le capsule sono un mercato in grande espansione. Lo dimostrano anche le performance dell’ultimo anno che, a valore, registrano una crescita molto sostenuta, superiore al 20 per cento. Essendo tuttavia in presenza di un consumo stabile, come si diceva prima, questo incremento è accompagnato dal ripiegamento parallelo di altri segmenti. In particolare del caffè in cialde, del solubile e del caffè, sia in grani che in polvere, per le macchine casalinghe».•


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Espresso made in Italy di Antonella Romaniello

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l commercio del caffè a Trieste vanta una solida tradizione ed è proprio qui che nel 1980 inizia la storia di Amigos Caffè. Severino Mingardi, bresciano d’origine, e la moglie Maria Sincovich danno vita alla loro azienda in un piccolo magazzino di quaranta metri quadrati, acquistando una vecchia tostatrice da trenta chilogrammi, una confezionatrice manuale e una saldatrice. Nasce così il “chicco con il sombrero”. Con il passare del tempo, l’attività cresce tanto da stabilirsi in un’area di undicimila metri quadrati, cinquemila dei quali adibiti a produzione e magazzino. La torrefazione oggi, dopo la prematura scomparsa del padre, è guidata da Arianna Mingardi e dagli altri componenti della famiglia, dal marito alle figlie, alla mitica mamma Maria, e produce una linea di dieci miscele di caffè. Amigos Caffè, negli anni, ha saputo imporsi sul mercato estero, ed è presente dalla Grecia alla Russia, dal Centro al Nord Europa. Nonostante le sue dimensioni, Amigos

DALLA TORREFAZIONE AL CONFEZIONAMENTO, AMIGOS CAFFÈ SEGUE INTERNAMENTE OGNI FASE DI PRODUZIONE DELLE SUE DIECI MISCELE. ARIANNA MINGARDI PRESENTA L’ULTIMA NATA, IL MINGARDI S

Amigos Caffè ha sede a Trieste (Ts) - www.amigoscaffe.com www.ilmingardis.it

Caffè continua a essere un’azienda a carattere familiare. «La nostra è una ditta nella quale i soci, cioè la famiglia, con spirito di grande e aperta collaborazione, interagiscono con i propri lavoratori, creando un clima di forte amicizia e stima e un ambiente di lavoro sereno – racconta Arianna Mingardi -. Solo seguendo personalmente l’azienda, assieme ai nostri collaboratori, possiamo garanti-

UN PACKAGING, UNA STORIA DI VITA: IL BACKSTAGE «La realizzazione di questa “Riserva” è stata entusiasmante - spiega Arianna Mingardi - ma anche stravagante, dato che siamo partiti realizzando prima la parte esterna ed estetica, il packaging, e poi l'anima, cioè la miscela. D’altronde la mia intenzione era quella di creare un prodotto compiuto che raccontasse la storia di un uomo e che ne rispecchiasse l’anima. Il sacchetto è blu perché era il colore che mio padre amava di più; Mingardi è il cognome della sua famiglia di origini bresciane di cui era orgoglioso; la S è l’iniziale del suo nome, Severino; Piazza Unità d’Italia, è la meravigliosa piazza di Trieste affacciata sul mare, Trieste capitale del caffè, città da lui tanto amata e che lo ha visto crescere come imprenditore; infine la Bora, il fortissimo vento che soffia da est con il quale ha imparato a convivere».

re serietà e affidabilità, che per noi sono fondamentali così come la soddisfazione del cliente e il miglioramento graduale e continuo dei nostri prodotti e dei nostri servizi. Torrefazione e confezionamento sono pianificati scrupolosamente, perché sono operazioni che hanno un’influenza diretta sulla qualità del caffè». Il 2016 è stato un anno importante per Amigos Caffè, l’anno di nascita della “Riserva”, la nuova miscela dedicata al suo fondatore: Il Mingardi S. «Abbiamo voluto intitolare questa miscela a mio padre, Severino Mingardi. Si tratta di un caffè di pregio a tutti gli effetti, una “riserva” che volutamente celebra una passione iniziata più di trent’anni fa. Presentato ufficialmente all’edizione 2016 di TriestEspresso Expo, Il Mingardi S è oggi disponibile sul mercato. Questa miscela si distingue per la sua forte personalità, aroma, corpo pastoso, dolcezza ed equilibrio, il tutto in una tazzina di caffè». Il Mingardi S nasce dall’intuizione e dalla ricerca di Arianna Mingardi e del marito Claudio Pribetic e apre un nuovo capitolo nella storia dell’azienda triestina. «Per lungo tempo mio padre aveva coltivato il desiderio di affiancare alle classiche e consolidate ricette di Amigos una miscela di caffè originale, da presentare con un marchio tutto italiano e che fosse in grado di racchiudere l’essenza dell’espresso made in Italy. Un progetto meditato e custodito in famiglia che non aveva ancora preso forma. La prematura e improvvisa scomparsa di mio padre ci ha dato la forza e la spinta necessaria per realizzare il suo sogno». È alla fine del 2015 che Arianna Mingardi inizia a tessere questo progetto ambizioso ed emozionante. «Sono partita dal nome e dall’immagine del nuovo pro-

dotto e ben presto il logo ha preso forma. Un marchio etereo e simbolico, una lettera, un segno grafico e una tazzina di espresso. Quando per la prima volta ho visto la S di Severino diventare una tazzina di caffè mi sono detta che mio padre aveva il suo destino scritto persino nel nome». La creazione della miscela diventa un lavoro a tre quando viene coinvolto anche il professionista dell’espresso Edy Bieker di Sandalj Trading Company, di recente insignito del premio alla carriera dall’associazione internazionale SCAE (Speciality Cofee Association of Europe). «Volevo che quello che saremmo andati a realizzare potesse esprimere la personalità di mio padre, una miscela di caffè che suscitasse le emozioni legate al colore blu, il suo preferito. Un blu intenso come quello della notte, con le stelle, calmo, sereno e appagante. Abbiamo quindi selezionato delle tipologie di caffè di alto profilo qualitativo che, unite in miscela, hanno dato un caffè corposo, dalla scarsa acidità mitigata da piacevoli aromi dolci». La “Riserva” è stata sottoposta a un centinaio di persone con dei test alla cieca. «Assaporando il caffè, tutti hanno provato un senso di armonia ed equilibrio e, nel perdurare del piacevole retrogusto, l’evasione che solo un sogno può dare. Fin dal primo assaggio, Il Mingardi S sprigiona intensi sapori di cacao, croccantino e frutta secca che introducono a percezioni di confettura d’arance, il retrogusto arricchisce poi l’esperienza di degustazione con note di mandorla e una punta di miele grezzo di agrumi. La raffinatezza del gusto trova corrispondenza nel packaging, l’intensità del colore blu racchiude l’immagine stilizzata della piazza più nota di Trieste, piazza Unità d’Italia». •

IL MINGARDI S

Sprigiona intensi sapori di cacao, croccantino e frutta secca che introducono a percezioni di confettura d’arance


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Non solo food

Le nuove vie del packaging CON GIANCARLO MAGRINI, SALES MANAGER DELL’AZIENDA REGGIANA SARONG, UN’ANALISI DEI TREND DI SETTORE CON UN OCCHIO ALLE DIFFERENZE TRA FOOD, PHARMA E RICHIESTE DEI MERCATI INTERNAZIONALI di Alessia Cotroneo

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er alcuni è mero involucro, per altri, i più, è ben più che sostanza, capace di influenzare in maniera determinante le scelte dei consumatori. Sul ruolo del packaging è stato scritto e detto tutto e il contrario di tutto. Quel che è certo è che si tratta di un elemento fondamentale nella filiera produttiva e commerciale, non solo per aspetti legati al marketing e alle preferenze d’acquisto dei consumatori, ma anche per le esigenze logistiche delle aziende, con la Gdo in testa. Posto che la confezione perfetta non esiste, ci sono, invece, tante variabili di confezionamento almeno quanti sono i prodotti in vendita, ciascuno con caratteristiche specifiche e necessità diverse, da valutare sia lato azienda, che con gli occhi del rivenditore e del consumatore. Ben lungi dall’essere una scienza esatta, il packaging si divide tra creatività e materia, progettazione e creazione industriale di involucri sempre più tailor made, in un settore in cui la personalizzazione marcata è il trend da seguire.

Ma non solo. «La ricerca su nuovi materiali, compostabili e riciclabili, poco ingombranti, dal design accattivante ma non invadente e soprattutto l’imperativo del confezionamento monodose sono il presente e il futuro del packaging» spiega Giancarlo Magrini, sales manager della Sarong Spa, azienda italiana nata nel 1972 a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, e diventata negli anni leader nel mondo per la produzione di macchine e materiali plastici per la termoformatura verticale e orizzontale di packaging per vari settori produttivi. «Il farmaceutico è stato per anni il core business dell’azienda che è tuttora leader di mercato nel segmento delle macchine per la produzione di alveoli suppostali con termoformatura verticale in alluminio e plastica. Ad oggi, Sarong ha venduto più di 700 macchine per il packaging suppostale e di farmaci monodose in tutto il mondo. Negli anni 2000, con l’acquisizione dell’azienda da parte della famiglia Bartoli, attuale proprietaria, c’è stata la svolta, con l’apertura alla termoformatura orizzontale che ha consentito di allargare il raggio d’azione ai

MONODOSE

Sempre più consumatori accettano di spendere di più per confezioni che contengono una minor quantità di prodotto, a patto di ridurre gli sprechi, in Italia così come in Russia settori della profumazione per ambienti e automobili, della cura della persona e infine al food, sempre e solo in monodose, con grandi gruppi multinazionali che hanno scelto Sarong e la sua pluriennale esperienza nella termoformatura in plastica barriera e alluminio per i loro prodotti». Che il monodose sia il futuro del packaging è abbastanza facile da intuire, anche solo guardando gli scaffali di un supermercato o il tavolo di un ristorante: dalle salse ai condimenti, passando per i detersivi e i cosmetici, quasi tutto finisce in una bustina mo-

nodose. Persino il caffè, ormai, è già porzionato per una singola tazzina, con la diffusione delle capsule. E la riduzione dei nuclei familiari c’entra solo fino a un certo punto. «Il mercato negli ultimi anni ci ha chiesto sempre più l’applicazione di tecnologie all’avanguardia per preservare le caratteristiche dei prodotti all’interno degli involucri – continua Magrini – ridurre gli ingombri per i trasportatori, i commercianti e i consumatori finali, limitare il più possibile gli sprechi di materiali da imballaggio e favorire il riciclo e il

IL PLUS DEL MADE IN ITALY La ricerca Nation Brands 2016 pubblicata da Brand Finance e FDI Intelligence (Financial Times) sui “brand nazione” e sul loro valore, attribuisce al solo made in Italy, cioè al valore generato dall'italianità dei prodotti, un peso pari a circa 200 miliardi di dollari. Ma chi pensa che siano solo i settori del cibo, della moda, del lusso e del design a beneficiare del valore aggiunto che i consumatori e le aziende di tutto il mondo attribuiscono al fatto che un prodotto sia stato ideato e realizzato nel Belpaese, sbaglia di grosso. Anche nel settore del packaging l’origine tricolore riesce a fare la differenza. «Soprattutto per il packaging destinato al pharma c’è una fiducia estrema nel made in Italy», spiega Giancarlo Magrini, sales manager della Sarong Spa, azienda italiana leader nel mondo per la produzione di macchine e materiali plastici per la termoformatura di confezioni per vari settori produttivi. «La nostra storia, l’esperienza, l’affidabilità ma soprattutto la capacità di tradurre in reale l’idea del cliente, adattando le macchine confezionatrici alle sue specifiche esigenze, è un plus notevole. Per questo, pur avendo basi di lavorazione in Cina e Canada, continuiamo a costruire le nostre macchine in Italia, a garanzia di qualità».


Industria • Gennaio 2017

Sarong ha sede a Reggiolo (RE) www.sarong.it

riuso. In questo senso, il mondo del caffè è il settore di riferimento. I volumi di vendita delle capsule sono cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra i consumatori domestici e la ricerca di nuovi materiali non si è mai fermata, guardando non solo alla facilità di smaltimento e alla sensibilità ambientale (con soluzioni pensate per rendere le capsule compostabili e riciclabili al 100 per cento) ma anche alla facilità di utilizzo per il torrefattore e il consumatore. Siamo stati tra i primi a mettere in commercio capsule da caffè barriera, autoprotette dagli agenti esterni, soprattutto ossigeno e vapore acqueo, molto nocivi per una buona conservazione delle caratteristiche aromatiche del caffè. Inoltre questa soluzione favorisce la riduzione degli ingombri, perché le capsule autoprotette non devono essere chiuse necessariamente dentro altre confezioni per preservarne la cor-

retta tenuta. Perciò altri packaging, ostativi per dimensioni, volume ed effetto sull’inquinamento, diventano inutili. Su questa scia, la Sarong ha lanciato il progetto Twister Cap, per comprimere in una singola capsula infusore monodose da utilizzare in macchine erogatrici di acqua calda o fredda ciascun prodotto da bar, dalle bevande gassate alle zuppe, con studi specifici per testare l’efficacia di queste soluzioni per i parafarmaci». Ricerca è la parola chiave che guida tutti gli operatori del settore del packaging, con modalità differenti a seconda del settore di provenienza dei prodotti da confezionare. Mentre nel food, nella cosmesi e cura della persona, come anche nelle profumazioni, l’innovazione dei formati e dei materiali è incoraggiata e perseguita dalle aziende, le multinazionali farmaceutiche sono più restie al cambiamento. «Creare un’evoluzione comporta rompere uno status quo, ricominciare da capo tutti i controlli sui materiali, la qualità, la conservazione dei farmaci, il rispetto degli standard molto rigidi sulla sicurezza che la delicatezza del settore farmaceutico comporta – precisa il sales manager – perciò è normale che in un momento di relativa stagnazione dell’economia mondiale, in un settore che può contare su uno storico significativo, si preferisca affidarsi al packaging già rodato. Gli investimenti in ricerca e innovazione vengono, piuttosto, da settori in cui le innovazioni significative si sono affacciate relativamente da poco tempo. In questi ambiti le richieste di soluzioni innovative aumentano non solo nei mercati evoluti ma anche nelle economie in crescita e in via di sviluppo». In ambito internazionale la Sarong ha un’esperienza considerevole. Con due succursali produttive, una in Cina e una in Canada, i mercati di ri-

L’IMPORTANZA DELLE CERTIFICAZIONI Facile dire packaging, difficile è realizzarlo trasformando il concetto in prodotto da toccare con mano, nel rispetto delle normative e dei rigidi disciplinari che tutelano la qualità del prodotto e la sua deperibilità, tanto più severi quanto più sensibile e delicato è il contenuto della confezione. «La Sarong ha due laboratori interni con 15 tecnici e strumentazione all’avanguardia per testare la qualità e la tenuta delle nostre confezioni ed effettuare tutti i tipi di controllo su materie in entrata e in uscita. Inoltre, per i controlli particolarmente accurati – precisa il sales manager dell’azienda – ci affidiamo a tre laboratori esterni ultra specializzati. Quello che da sempre contraddistingue la Sarong è la grande esperienza nella conoscenza dei materiali di termoformatura e delle macchine. Il nostro sistema di gestione qualità è conforme alla Iso 9001/2008 come certificato dal TUV per il settore plastico, richiesto sempre più spesso anche nei mercati emergenti».

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RICHIESTE DI MERCATO

Preservare le caratteristiche dei prodotti all’interno degli involucri, ridurre gli ingombri, limitare gli sprechi, favorire il riciclo: in questo senso, il mondo del caffè è il settore di riferimento

ferimento dell’impresa reggiana spaziano dall’Europa (42 per cento) all’America (37 per cento) fino all’Asia (13 per cento), con l’Italia quasi fanalino di coda, a coprire soltanto il 13 per cento della distribuzione geografica delle vendite. Ma dovunque le richieste si assomigliano. «Continua a crescere in tutte le aree geografiche in cui vendiamo la richiesta di packaging monodose soprattutto da parte della grande distribuzione organizzata – sottolinea il sales manager – che segue le dinamiche sociali, segnate dall’aumento dei single e dalla riduzione delle famiglie numerose e allargate, ma anche dal diffondersi di abitudini di consumo dettate dalla prevalenza accordata a prodotti usa e getta, anche a discapito del costo. Sempre più consumatori accettano di spendere di più per confe-

zioni più piccole, che contengono una minor quantità di prodotto, a patto di ridurre gli sprechi, in Italia così come in Russia. Le indicazioni sono le medesime, magari con packaging un po’ old style, con confezioni in alluminio grigie piuttosto che con grafiche particolari, ma l’essenza della richiesta è una: la monodose». •


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Edilizia

La svolta dagli investimenti di Francesca Druidi

TRASFORMARE LE RISORSE IN CANTIERI, PASSARE ALLA FASE ATTUATIVA DI CASA ITALIA E ALLA RIGENERAZIONE URBANA. DAL CODICE APPALTI AL POST-TERREMOTO, LE PRIORITÀ DEL 2017 PER ANCE, GUIDATA DA GABRIELE BUIA

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e il 2016 non ha soddisfatto le aspettative di ripresa del settore delle costruzioni, il 2017 dovrebbe coincidere con l’anno della tanto attesa inversione di tendenza. Ance (Associazione nazionale costruzioni edili) prevede, infatti, un aumento dello 0,8 per cento degli investimenti in costruzioni, in controtendenza rispetto allo scenario delineato lo scorso luglio. Il miglioramento delle attese è determinato dalla legge di Bilancio che ha rafforzato gli incentivi fiscali esistenti e incluso l’incremento delle risorse per le opere pubbliche (+23,4 per cento), attraverso il programma Casa Italia e la ricostruzione post-terremoto. Gabriele Buia, nominato presidente Ance dopo la scomparsa a dicembre di Claudio De Albertis, fa il punto sulle prospettive del 2017 del comparto, concentrandosi sulle condizioni necessarie all’effettiva ripresa. Alla luce dell’eredità lasciata da Claudio De Albertis, quali sono i principali obiettivi del suo mandato alla presidenza di Ance? «Porterò avanti le proposte e le strategie delineate da Claudio De Albertis, che erano state definite e volute di comune accordo. La mia sarà, dunque, una presidenza improntata alla continuità di azione. È un momento complesso per il settore delle costruzioni, per questo le sfide che abbiamo di fronte sono molte. Grande attenzione sarà dedicata ai temi della rigenerazione urbana, affinché diventi concretamente realizzabile, al codice degli appalti, così importante nel rapporto delle imprese con le pubbliche amministrazioni, e al nodo del contratto, che dovrà vedere aziende e sindacati operare insieme in un’ottica di cambiamento». Considerando le previsioni di Ance,

Gabriele Buia, presidente Ance, Associazione nazionale costruzioni edili

quale sarà l’andamento del comparto? «Il 2016 si è chiuso per noi con un po’ di delusione, ma la legge di Bilancio 2017 stanzia notevoli risorse per gli investimenti in costruzioni. Questo provvedimento ci fa esprimere un giudizio positivo sulla volontà del Governo di puntare sul nostro settore. L’aumento previsto degli investimenti non deve però essere vanificato: le risorse vanno impiegate rapidamente nel tessuto produttivo. La nostra preoccupazione è far sì che questo passaggio avvenga in maniera concreta ed efficace». Sarà nuovamente il settore della riqualificazione a farla da padrone? «Facile prevederlo, visto che una fetta considerevole degli investimenti è dedicata alla messa in sicurezza del pa-

trimonio immobiliare. Occorrono però due passaggi importanti: l’emanazione da parte del ministero delle Infrastrutture della classificazione sismica, che attendiamo entro il mese di febbraio, e la regolamentazione delle modalità di cessione dei crediti d’imposta a favore di chi effettua interventi relativi alla sicurezza. È una grande opportunità per il sistema Italia: il combinato disposto delle due iniziative può contribuire allo sviluppo del settore». Quali aspettative per il codice degli appalti? «Ci aspettiamo che il ministero delle Infrastrutture recepisca le nostre proposte di modifica; si tratta di proposte costruttive che entrano nel merito, non polemiche, formulate da operatori che conoscono bene le problematiche e il modo di operare con le pubbliche amministrazioni. Riteniamo opportuno che il codice recepisca le nostre osservazioni nel rispetto del gioco delle parti, la nostra preoccupazione è rilanciare gli investimenti in infrastrutture, cruciali per l’andamento del settore». Cosa serve per concretizzare il rilancio? «Utilizzo degli stanziamenti in maniera rapida; attuazione delle misure di definizione necessarie alla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare (classificazione sismica, decisione su come cedere e a chi cedere il credito d’imposta); intervento sul codice degli appalti a cui teniamo tantissimo. Serve in questo senso, dopo un anno dall’entrata in vigore, un correttivo entro aprile. Queste sono le direttrici che ci stanno più a cuore. Non va dimenticata la possibilità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente, residenziale e non, delle città. Se si vuole rilanciare il sistema abitativo e infrastrutturale dei centri urbani, occorrono norme che ci permettano di agire, alla luce dell’iter legislativo del testo sul consumo del suolo». L’occupazione e il credito lanciano ancora segnali preoccupanti, con segni meno registrati nel 2016. «I dati sull’occupazione che abbiamo rilevato a fine anno destano ancora preoccupazione. Le misure già citate servono anche a rilanciare l’occupazione

COSTRUZIONI, BILANCIO 2016 La produzione del settore edile si arresta a -0,2 per cento nei primi dieci mesi dello scorso anno. Deludente anche il dato relativo agli investimenti: +0,3 per cento, in termini reali, rispetto all’1 per cento previsto un anno fa. In calo si conferma la nuova edilizia residenziale: gli investimenti in tale comparto si riducono del 3,4 per cento. Segno positivo, invece, per gli investimenti nel segmento del non residenziale privato (+0,8 per cento) così come gli investimenti in opere pubbliche fanno segnare un lieve incremento (+0,4 per cento). È in crescita anche il mercato immobiliare: nei primi nove mesi del 2016, si registra un aumento del 20,4 per cento delle compravendite rispetto all’anno precedente. Si stima che il totale delle compravendite nel 2016 corrisponda a 520mila unità, 20mila in più rispetto a quanto previsto un anno fa. Nel 2017 si prevede che nel 2017 le transazioni aumenteranno ancora, arrivando a 550mila.

in un settore chiave per l’economia italiana che acquista da 31 settori merceologici su 36 totali e il 95 per cento delle materie di trasformazione nel nostro Paese. Per quanto riguarda l’altro nodo, dobbiamo rilanciare un nuovo modo di operare con il sistema della finanza, che nel 2008 aveva mostrato molte lacune. La finanza creativa ha “scherzato” con l’economia reale, portando alla difficile e complessa situazione attuale. A pagarne le conseguenze sono le imprese e le banche stesse. È opportuno trovare una rinnovata base di collaborazione e dialogo con gli istituti di credito per la crescita del settore». •


Industria • Gennaio 2017

Come cambia l’edilizia L’ESPERIENZA DELLA CAMERA COSTRUZIONI EVIDENZIA QUALI SONO I PRINCIPALI FATTORI IN GRADO DI RIBALTARE LE PESSIME CONDIZIONI IN CUI VERSA IL SETTORE

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iversificazione e massima affidabilità. Chi persegue questa strada nel campo dell’edilizia sa di dover affrontare una sfida tutt’altro che semplice da vincere: l’obiettivo richiede non solo impegno economico e decisioni strategiche indovinate. Forse l’aspetto più importante si trova in quel delicato equilibrio tra ricerca dell’innovazione, con la scelta degli strumenti più idonei tra le nuove possibilità disponibili, e la capitalizzazione delle competenze maturate in anni di esperienza. Più facile a dirsi che a farsi. Il management aziendale della Camera Costruzioni di Reggio Calabria inquadra così il modus operandi vincente in un contesto di mercato che da più di dieci anni penalizza il settore. Il campo di azione dell’azienda è a 360 gradi nell’edilizia: va dalla costruzione e ristrutturazione di edifici ai lavori di demolizione controllata, dai lavori stradali e movimento terra alle opere fluviali e di arredo urbano, dalla realizzazione e manutenzione di reti idriche e fognarie all’edilizia cimiteriale, dalla realizzazione di pavimentazioni speciali all’edilizia industriale. Da 15 anni opera nel settore metalmeccanico e in particolare si è specializzata nella progettazione, realizzazione e installazione di dime e maschere per la produzione di casse ferroviarie e metropolitane. Il know how acquisito negli anni, inoltre, permette a Camera Costruzioni di realizzare e fare manutenzione di opere

Camera Costruzioni ha sede a Reggio Calabria - www.cameracostruzioni.it

in carpenteria metallica leggera e pesante. Com’è evidente, i tanti anni passati nei cantieri hanno permesso all’azienda reggina di acquisire competenze anche molto diverse. Da sempre uno dei punti di forza è rappresentato dallo stretto connubio tra l’esperienza acquisita nei decenni di attività e uno sguardo attento all’innovazione e al futuro. Seguendo questa filosofia, nel 2011 l’attività si è aperta anche alle energie rinnovabili con la realizzazione di impianti fotovoltaici, impianti solari termici e termodinamici. Parallelamente all’attività edilizia, opera dal 1999 nel settore dell’impiantistica civile e industriale. In particolare si occupa della realizzazione e manutenzione di impianti elettrici, idrico sanitari e tecnologici compresi impianti di aspirazione fumi, antiintrusione, videosorveglianza ed automazione. All’interno di questo settore si colloca un’altra azione di punta: la gestione in global service, ovvero la manutenzione integrata e globale di impianti, attrezzature e immobili. L’esperienza maturata nel tempo ha fatto sì che l’azienda abbia potuto acquisire un bagaglio di conoscenzetecniche specifiche su una vasta gamma di impianti e attrezzature tanto da garantire un servizio efficace ed efficiente ad un target di clienti molto ampio. • Remo Monreale


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Tutela ambiente

Cleaning: evoluzione ed ecosostenibilità di Renato Ferretti

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nnovazione degli strumenti, progresso tecnico e accresciuta sensibilità green. Sono gli ingredienti con cui si può ottenere la migliore ricetta in campo cleaning. Il settore vive un momento di vivace studio e ricerca, con risultati che pongono le basi per possibilità sempre nuove e più performanti. Ne abbiamo parlato con Michele Ramundo, alla guida della Raro, società di Matera con esperienza trentennale, che produce detersivi e detergenti destinati a cinque macrosettori professionali: comunità, tessile, industria, sanità, grande distribuzione. «Raro – premette Ramundo – è un’azienda esperta che ha conoscenze, prodotti, metodologie e tecniche per tutti i mercati di riferimento con soluzioni innovative ai problemi di igiene e pulizia. La sua organizzazione aziendale è certificata Uni En Iso 18001:2007, Uni En Iso 9001:2008 e Uni En Iso 14001:2004. È un’azienda solida ed efficiente, sempre pronta a cogliere le richieste della sua clientela, garantendo la qualità dei prodotti e servizi, la sicurezza per gli operatori e la tutela dell’ambiente». La società lucana, negli anni, ha maturato una significativa esperienza nel settore ospedaliero e Horeca, supportando il management nella stesura di piani di pulizia, e sviluppando assieme agli operatori processi e metodi di pulizia in grado di garantire la massima efficienza con un controllo e una riduzione dei costi continua. «A questo proposito ha sviluppato alcuni strumenti innovativi a supporto delle attività di pulizia in ambito ospedaliero e Horeca. Benchmark Cleaning System è uno di questi. Si tratta di un manuale con cui l’azienda fissa un metodo e degli standard di riferimento, a cui l’operatore si rapporta per misurare le performance del processo di pulizia, garantendo alti standard di pulito, igiene e sanificazione degli ambienti e delle superfici, con un monitoraggio continuo dei costi e dei diversi fattori critici del processo di pulizia. Attraverso il mix prodotti, tecnologie per la pulizia, sistemi di dosaggio, gestione delle risorse, consulenza e formazione, Raro racchiude in Benchmark Clea-

NUOVI PRODOTTI E SISTEMI DI GESTIONE DEI PROCESSI DI PULIZIA: L’ANALISI DI MICHELE RAMUNDO, CHE CON L’ESEMPIO DELLA PROPRIA ESPERIENZA IMPRENDITORIALE, INDICA ALCUNE DELLE POSSIBILITÀ PIÙ INTERESSANTI ORA DISPONIBILI NEL SETTORE

ning System un nuovo modello di gestione del processo di pulizia rispettando quattro punti chiave: efficienza, semplicità, innovazione ed eco-sostenibilità». Un altro sistema messo a punto dalla Raro è Doso Full System «efficace per il dosaggio di prodotti per la pulizia di ambienti, pavimenti e superfici – continua Ramundo. Evita lo spreco di risorse quali imballaggi e trasporti, poichè utilizza prodotti superconcentrati, contribuendo anche alla protezione dell’ambiente e al controllo dei costi. Le dimensioni dei distributori sono compatte, occupando uno spazio a parete di meno di mezzo metro quadrato. La stazione di dosaggio Doso Full System può erogare fino a cin-

que prodotti concentrati creando una soluzione composta da acqua e base detergente, concentrato secondo le modalità di diluizione. Ma la nostra capacità innovativa non si ferma qui. Raro Qr Label è un altro

esempio del nostro impegno. Possiamo definirla l’etichetta intelligente: grazie al “Qr Code” stampato sull’etichetta, permette l’accesso in tempo reale a documentazione tecnica e illustrativa del prodotto, da qualsiasi supporto cellulare dotato di fotocamera e connessione ad internet. Infine, la linea Raro Green Full Cam sono detergenti superconcentrati di ultima generazione ad alta efficacia e ridotto impatto ambientale, conformi ai Criteri Ambientali Minimi – CAM del Ministero dell'Ambiente. Inoltre contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente perché produce meno rifiuti da imballaggio, infatti con la linea Green Full la quantità di plastica da smaltire è circa 70 volte minore rispetto ai prodotti tradizionali». La Raro dispone di uno stabilimento produttivo a Matera nel quale avviene la produzione attraverso impianti ad altissima tecnologia e di spazi destinati alla logistica. «Nello stesso ha sede l’ufficio amministrativo e commerciale, il laboratorio di analisi chimico-fisico e microbliologico per il controllo qualitativo delle materie prime in entrata e dei prodotti in uscita, attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Ha una sala dotata di strumenti multimediali, dove avvengono le attività di marketing, e di una organizzazione logistica per far fronte alle richieste di prodotti del mercato dell’Italia settentrionale». • La Raro Srl ha sede a Matera e a Milano www.rarosrl.com

QUALITÀ PREMIATA Michele Ramundo, titolare della Raro Srl, ricorda alcuni dei riconoscimenti più significativi ottenuti sul piano nazionale. «Nel 2007 Raro ha vinto il Premio Innovazione alla fiera Pulire di Verona 2007 – dice Ramundo – con i prodotti Linea Sì e l’innovativo bonus pack. Nel 2009 Raro ha ricevuto la menzione al Clean Green Award alla fiera Pulire di Verona 2009 con il progetto innovativo di comunicazione a impatto ambientale 0 “BlueRARO”. Nel 2011 Raro ha ricevuto la menzione Speciale al Clean Green Award alla fiera Pulire di Verona 2011 con il progetto “Raro Qr-Label”, un innovativo sistema di comunicazione a impatto ambientale zero, per l’acquisizione di documentazione tecnica: è stata considerata come un’innovazione tecnologica in grado di ottimizzare la comunicazione sul prodotto, a garanzia di trasparenza, e può essere un ottimo esempio di applicazione anche in altri settori».


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Bonifiche da amianto e risanamento ambientale di Alessia Cotroneo

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l fibrocemento, più noto come eternit dal nome dell’azienda produttrice, è ancora ampiamente diffuso in tutti gli ottomila comuni italiani. Si trova in molti edifici ma anche in traghetti, scuole, autobus, per lo più nei materiali di copertura dei tetti, più raramente nelle cisterne e nelle canne fumarie. In tutto il Paese si stima la presenza di al-

DISMISSIONE E BONIFICA

Sono supportate da un ufficio progettuale che propone la migliore soluzione disponibile in termini di garanzia autorizzativa e attuativa meno 32-40 milioni di tonnellate di amianto (fonti Cnr-Inail e Ona) e nonostante dal 1992 sia vietata la produzione e l’importazione, l’Italia, in passato tra i leader nell’industria dell’eternit, ne paga ancora oggi le conseguenze in

FRANCESCO E SANDRO SOFIO, FRATELLI E SOCI DELLA SOCIETÀ CALABRESE S.E. SERVIZI ECOLOGICI, SOTTOLINEANO L’IMPORTANZA DI SOLUZIONI PROFESSIONALI E CERTIFICATE PER EVITARE RISCHI PER LE PERSONE E INTERVENTI INUTILI E DANNOSI

termini di vite umane e costi di smaltimento. Tra le aziende che si occupano di bonifiche da amianto c’è la S.E. Servizi Ecologici Srl, società calabrese specializzata in interventi di risanamento ambientale. Fondata dai fratelli Francesco e Sandro Sofio, con un’esperienza più che ventennale nel settore, dal 2006 offre servizi completi sul territorio nazionale e all’estero nel settore delle bonifiche di siti contaminati da sostanze pericolose e nelle decontaminazioni da amianto. L’azienda è proprietaria di un impianto per il trattamento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi ubicato nel Comune di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria. «La società S.E. Servizi Ecologici Srl – spiega Francesco Sofio – ha acquisito una consolidata esperienza nel trattamento di rifiuti attraverso l’organizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti appositamente concepito, un centro per il trattamento dei rifiuti ad alta tecnologia, in grado di operare nel pieno rispetto delle normative e, dato ancor più importante, nella piena salvaguardia ambientale. Il personale tecnico che si occupa della gestione dell’impianto per il trattamento dei rifiuti assicura competenza gestionale e rapidità operativa per il pronto intervento, garantendo in questo modo una flessibilità d’azione e una completa ottimizzazione delle fasi di lavoro, con un conseguente risparmio in termini di tempo e di risorse economiche». Le attività dell’impresa reggina sono certificate in conformità con le normative Uni En Iso 14001:2004 e 9001:2008 (cer-

S.E. Servizi Ecologici ha sede a Cittanova (RC) e a Suisio (Bg) www.serviziecologicisrl.it

tificazione di conformità per le attività di opere di bonifica di beni contenenti amianto, erogazione di servizi di raccolta e trasporto rifiuti pericolosi e non, bonifiche di siti inquinati, bonifiche ambientali di ogni genere) e possono contare sull’Attestazione di Qualificazione SOA (Attestazione di qualificazione all’esecuzione di lavori pubblici rilasciata ai sensi del DPR 207/2010) e Ohsas 18001:2007 (Occupational Health and Safety Assessment Series, definisce i requisiti di un sistema di gestione della sicurezza e salute dei lavoratori). La S.E. Servizi Ecologici è inoltre iscritta nella white list della prefettura di Reggio Calabria Sezione II. «Lo staff operativo della S.E. Servizi Ecologici – continua Sandro Sofio– oltre ad essere sanitariamente certificato per poter operare in ambienti anche con presenza di contaminanti, viene costantemente aggiornato e formato rispetto alle specifiche mansioni attraverso appositi programmi di formazione nel campo ambientale, della si-

RIMOZIONE O INCAPSULAMENTO? La diffusione dell’amianto negli ambienti di lavoro e di vita costituisce un rischio per la salute. In caso di rottura, basta una modesta corrente d’aria perché le sue fibre, libere, si disperdano e vengano respirate. «La presenza in un edificio di eternit – spiegano i responsabili dell’azienda Francesco e Sandro Sofio – impone una valutazione da parte di personale tecnico specializzato dello stato di conservazione dei manufatti e dei rischi potenziali. L’asportazione completa è necessaria in caso di demolizione della struttura, mentre l’incapsulamento, che consiste nel trattare il materiale con prodotti penetranti per inglobare le fibre oppure ricoprenti per costituire una pellicola di protezione sulla superficie, è il trattamento consigliato dalla normativa per i materiali poco friabili di tipo cementizio ma anche in buono stato di coservazione o con una vetustà relativamente bassa».

curezza e gestione delle attività di competenza. Gli interventi commissionati vengono effettuati prevalentemente con propri mezzi e maestranze. Inoltre, l’azienda ha consolidato convezioni e rapporti commerciali con impianti di recupero e trattamento finale dei rifiuti prodotti, nonché con partner specializzati e qualificati del settore». Oltre alle bonifiche da amianto, sia in matrice compatta sia in matrice friabile e sostanze inquinanti, la S.E. Servizi Ecologici Srl si occupa per utenza privata, aziendale e statale di: installazione di nuove coperture, lattonerie di finitura e impermeabilizzazioni; impianti fotovoltaici; attività di spurgo e pulizie; sgomberi; decommissioning di impianti civili e industriali; noleggio piattaforme e sollevatori telescopici a caldo e a freddo; noleggio bagni chimici, gru su camion, cassoni scarrabili; trasporto con mezzi autorizzati di rifiuti pericolosi e non pericolosi ai fini del conferimento e smaltimento finale in centri di raccolta autorizzati. •


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Speciale Automotive

Industria 4.0 motore di sviluppo DALL’IMPATTO DELLA DIGITALIZZAZIONE ALLE FRONTIERE DELL’ECO-MOBILITÀ. AURELIO NERVO, PRESIDENTE DI ANFIA, COMMENTA LE PROSPETTIVE DELL’AUTOMOTIVE, ALLA LUCE DI UNO SCENARIO NAZIONALE CHE REGISTRA TREND POSITIVI di Francesca Druidi

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er la filiera italiana dell’auto il bilancio del 2016 è buono, sia in termini di mercato che di produzione. Prosegue il trend positivo avviato nel 2015 e aumentano, secondo i dati preliminari di Anfia, del 7 per cento i volumi di autovetture prodotti in Italia. In base alle previsioni dell’associazione, il nostro Paese chiuderà l’anno con un mercato auto in crescita del 16-17 per cento, registrando circa 250mila autovetture in più rispetto al 2015. «Le previsioni per il 2017 lasciano intravedere un modesto rialzo, tra il 3 e il 5 per cento in più rispetto al 2016, con un ulteriore avvicinamento ai livelli fisiologici di immatricolazioni per un Paese come il nostro, stimati intorno a 1,9 milioni di unità all’anno», spiega il presidente Anfia Aurelio Nervo, illustrando le traiettorie di sviluppo della filiera automotive. Di quale ordine sono le sfide per il settore dell’automotive in merito all’Industria 4.0?

«La digitalizzazione e il modello Industry 4.0 sono tra i principali driver di sviluppo per le nostre imprese. La sfida della fabbrica intelligente richiede un cambio di paradigma interno ed esterno alle fabbriche; merita di essere sottolineato, quindi, il concetto di profondità della rivoluzione, che spesso si dimentica a scapito della velocità. Questo cambio comprende anche un nuovo modo di dialogare per tutti gli attori in gioco, politica compresa. L’innovazione di processo, che verrà spinta e accelerata dalle misure di iperammortamento di macchinari e software, è un presupposto importante, ma necessita di una seconda gamba fondamentale: quella del supporto alla realizzazione di progetti di R&D Industry 4.0 che siano identificabili con parametri chiari, e che vedano la guida di prime contractor, figure chiamate a svolgere il ruolo di integratori di filiera, facendosi garanti per le diverse componenti ed espressioni in essa rappresentate e collaborando con i Digital innovation hub nell’organizzare la domanda di finanza per l'innovazione. Per realizzare tutto questo serve, alla base, una legi-

slazione armonizzata, stabile e competitiva». Quali restano le criticità per le aziende in questa fase di cambiamento? «Il paradigma Industry 4.0 può conoscere una piena realizzazione, nella nostra filiera, a patto che siano soddisfatte alcune condizioni fondamentali: il superamento del gap dimensionale e del digital divide delle imprese italiane, supportato da azioni di sostegno agli investimenti; il networking, attraverso la creazione di filiere virtuali, delle tante eccellenze automotive presenti sul territorio, puntando su progetti che facilitino anche l’esportazione e la creazione del valore sull’intera catena. Infine, una riqualificazione adeguata del capitale umano, attraverso la diffusione delle digital skill nei loro aspetti funzionali, specialistici, collaborativi e olistici, una maggior cooperazione con il mondo accademico e un proficuo confronto con le parti sociali, costituiscono un altro punto essenziale». La filiera dell’auto elettrica è ancora piuttosto indietro in Italia. In che modo il Paese affronterà l’ecomobilità? «Come Anfia, siamo sostenitori del principio di neutralità tecnologica, ovvero dell’utilizzo di tutto il ventaglio delle tecnologie ecologiche esistenti secondo la maniera più efficace commisurata allo scopo di riduzione delle emissioni. Se è vero che in Italia il punto di forza è aver sviluppato soluzioni innovative per la mobilità sostenibile a partire da competenze consolidate nei sistemi di alimentazione a metano e a gpl, e nei sistemi di propulsione, è innegabile che anche i sistemi ibridi e ibridi plug-in conosceranno una considerevole crescita a livello mondiale nei prossimi anni. Riguardo all’elettrico, è necessario un ulteriore avanzamento tecnologico in tema di batterie. La filiera italiana sta individuando competenze e risorse per investire maggiormente in questo senso, con l’auspicio di avere l’adeguato sup-

Aurelio Nervo, presidente Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica)

porto delle istituzioni, anche in termini di sviluppo infrastrutturale, sul quale si stanno facendo progressi grazie al recepimento della Direttiva europea Dafi (2014/94/Ue)». Come fare un salto di qualità? «Occorre adottare un approccio integrato e onnicomprensivo, che consiste nel prendere in considerazione, al di là delle tecnologie veicolari in senso stretto, tutto il ventaglio delle soluzioni disponibili: dai cambiamenti nel comportamento e nelle abitudini di guida, alla scelta del carburante, alle azioni di stimolo al rinnovo delle flotte, al miglioramento delle infrastrutture, e alle potenzialità dei sistemi intelligenti di trasporto (ITS)». Quali tendenze caratterizzano il futuro del comparto? «Gli attuali trend tecnologici vanno nella duplice direzione di una mobilità sempre più sostenibile, ma anche sempre più sicura e intelligente. Entro il 2021, l’industria dell’auto europea ridurrà le emissioni di Co2 di quasi il 42 per cento rispetto al 2005, diventando uno dei settori più virtuosi. La filiera automotive continuerà così a investire sull’ottimizzazione delle tecnologie autoveicolari, puntando a un ulteriore miglioramento dell’efficienza dei motori a combustione interna (downsizing) e all’alleggerimento dei pesi (nuovi materiali e nanotecnologie), ma anche a una maggiore diffusione e incremento delle performance dei veicoli ad alimentazione alternativa, coadiuvata da un adeguamento della rete infrastrutturale. I produttori di autoveicoli diventeranno anche fornitori di soluzioni di mobilità innovative: nel prossimo futuro, si verrà a creare uno scenario in cui le varie modalità di trasporto, sia passeggeri che merci, saranno intessute insieme in una rete connessa con risparmio di tempo e risorse per gli utenti. Ulteriori avanzamenti sul fronte della sicurezza, avverranno grazie all’interazione tra veicoli e infrastruttura e a una maggiore diffusione dei veicoli dotati di sistemi di sicurezza attiva». •


Industria • Gennaio 2017

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Un’immagine più internazionale FERVONO I PREPARATIVI DELL’87ESIMA EDIZIONE DEL SALONE INTERNAZIONALE DELL’AUTO DI GINEVRA, CHE MANTIENE INALTERATI I SUOI PUNTI DI FORZA MA RAFFORZA LA SUA STRATEGIA COMUNICATIVA di Leonardo Testi

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i rinnova nei padiglioni del Palexpo dal 9 al 19 marzo 2017 l’appuntamento con l’87esima edizione del Salone Internazionale dell’Auto di Ginevra, tra le cinque manifestazioni automobilistiche più importanti al mondo riconosciute da Oica (Organizzazione di costruttori internazionali dell’auto). La scorsa edizione ha riconfermato l’interesse del pubblico, con 687mila visitatori (+0,7 per cento rispetto all’edizione 2015) attratti dalle anteprime dei modelli e dalle innovazioni in mostra. Poco più di metà dei visitatori erano svizzeri, mentre il 30 per cento arrivava dalla Francia, il 6 per cento dall’Italia, il 3 per cento dalla Germania, l’1 per cento dall’Austria e il 9 per cento da altri Paesi. Ottimo anche il gradimento riscontrato: più dell’80 per cento dei visitatori ha apprezzato la visita, mentre gli espositori sono rimasti particolarmente soddisfatti dell’organizzazione e della qualità dei contatti. La sfida è replicare il successo nel 2017 con un programma denso di marchi e nuovi

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA

La sfida è replicare il successo del 2016 anche in questa edizione con un programma denso di marchi e nuovi modelli; le prospettive sono incoraggianti anche sul fronte degli espositori modelli; le prospettive sono incoraggianti anche sul fronte degli espositori. «Siamo naturalmente lieti che il Salone internazionale dell’Auto di Ginevra non solo rappresenti un valore sicuro per i grandi costruttori, ma che ogni anno attiri anche numerosi produttori e preparatori di veicoli molto

esclusivi. Quest’anno abbiamo nuovamente dovuto inserire in una lista di attesa parecchi potenziali espositori», sottolinea Maurice Turrettini, presidente del Consiglio della Fondazione che organizza il Salone. Il Comitato permanente dell’evento ha approvato la distribuzione degli stand. Tutte le superfici dei sei pa-

diglioni del Palexpo, riservato agli espositori, sono occupati sino all’ultimo metro quadrato. Oltre a tutti i grandi marchi, partecipano preparatori e costruttori di supercar che sveleranno le loro anteprime e presenteranno tutti i progressi tecnologici, che possono rendere l’auto più sicura, più confortevole e ancora più economica, ma soprattutto collegata in rete grazie all’applicazione delle nuove tecnologie a disposizione. Tra le novità, c’è il nuovo indirizzo webdel Salone www.gims.swiss: parte di una strategia di corporate communication che mira a estendere ulteriormente la portata mediatica dell’evento. «Tre anni fa abbiamo avviato un processo finalizzato a rafforzare l’immagine internazionale della nostra manifestazione», ha spiegato André Hefti, direttore generale del Salone. «Un primo passo é stato quello di introdurre il nuovo logo che segnala il Salone in lingua inglese. Ne é conseguita logicamente, a media scadenza, una modifica dell’indirizzo internet. Gims é l’abbreviazione di Geneva International Motor Show e ne evidenzia il carattere internazionale. La parte finale del dominio, aperta l’anno scorso dalla Confederazione Svizzera “.swiss“ -ricorda le nostre radici nazionali nonché i valori tipicamente svizzeri, quali sicurezza, neutralità e pulizia, che contribuiscono in modo determinante al successo del Salone». Una scelta di continuità è stata fatta con il manifesto ufficiale, che mostra la parte posteriore di una vettura sportiva mentre in quello dell’86esima edizione veniva ritratta la parte anteriore. L’idea é quella di mostrare, e quindi di esaltare, i diversi aspetti dell’auto nel corso di parecchi anni. Il pubblico può così scoprire - edizione dopo edizione -il profilo complessivo della vettura, che é nello stesso tempo sinonimo di una mobilità individuale forte, bella e attraente. Dopo il successo dell’iniziativa per l’edizione 2016, anche quest’anno gli organizzatori del salone di Ginevra hanno deciso di attivare la biglietteria online già dal 1 dicembre, con ticket disponibile in pdf da stampare e in formato digitale per smartphone. •


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Speciale Automotive

I vantaggi del polipropilene espanso BALDASSARRE ELIA SPIEGA LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DI QUESTO MATERIALE ESTREMAMENTE FLESSIBILE E POLIVALENTE PER LE MOLTEPLICI APPLICAZIONI CHE TROVA IN DIVERSI AMBITI: DALL’AUTOMOTIVE AI CONTENITORI INDUSTRIALI RIUSABILI

di Renato Ferretti

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ono tra i materiali plastici moderni più versatili: combinano eccellenti proprietà di assorbimento d’urto con una incredibile leggerezza. Parliamo delle poliolefine espanse (tra le quali il polipropilene espanso riveste maggiore importanza) con Baldassarre Elia, presidente della Iltar-Italbox. L’azienda di Bairo, in provincia di Torino, si occupa in particolare della trasformazione, tramite stampaggio, di polipropilene espanso, oltre che del polistirolo espanso. «Il polipropilene espanso (Ppe) stampato – dice Elia – offre un rapporto resistenza/peso davvero straordinario, che lo rende un materiale adatto a innumerevoli applicazioni. Per quanto riguarda la nostra attività, i settori su cui siamo maggiormente presenti sono la produzione di componenti per l’automotive primo impianto e la fabbricazione di contenitori industriali riusabili. In questi due campi possiamo dirci, in effetti, leader in Europa». In cosa consiste la tecnica dello stampaggio delle poliolefine espanse? «Trattandosi di un composto termoplastico, il polipropilene espanso viene stampato mediante l’iniezione, con aria compressa, di piccole sfere di materiale all’interno di uno stampo di alluminio; la successiva vaporizzazione provoca un innalzamento della temperatura nello stampo e la conseguente fusione dell’EPP: il granulo espanso prende la forma dello stampo e il concetto pensato, progettato, creato dai nostri designer diventa così oggetto reale». In quali settori i vostri prodotti trovano applicazione? «Proprio grazie alle incredibili proprietà meccaniche, gli oggetti stampati in Ppe trovano applicazione in molti ambiti: nell’automotive come componenti di assorbimento urto, ad esempio all’interno dei paraurti anteriore e posteriore o dentro il pannello porta, quale elementi di protezione contro gli urti laterali. Sempre nell’automotive sono molti gli impieghi anche nel perimetro del vano baule perché è, oltre che leggero, anche fonoassorbente e il suo impiego contribuisce al raggiungimento dei target di riduzione acustica delle vetture. Sono

QUALITÀ ANTI-CRISI Baldassarre Elia, presidente della Iltar-Italbox, fa il punto sulla situazione economica difficile e sulla capacità di superarla mostrata dalla società canavesana. «L’aver continuato a produrre secondo elevati standard di qualità e di livelli di servizio – dice Elia – ci ha consentito di superare bene anche i periodi di contrazione dei mercati più duri. La crisi degli ultimi anni dello scorso decennio è stata severa ma è stato il momento di ripensare alle strutture, agli impianti, ai macchinari che necessitavano di importanti rinnovamenti che sono stati messi a punto. Per il futuro confidiamo molto nel buon lavoro che stiamo svolgendo nei vari campi di applicazione dei materiali da noi trasformati, offrendo un servizio di progettazione a 360 gradi che sicuramente continuerà a distinguerci e a farci apprezzare su tutti i mercati». Baldassarre Elia, presidente della Iltar-Italbox, con sede a Bairo (To) www.iltar-italbox.it

parecchie anche le applicazioni nel settore termoidraulico che dà al polipropilene espanso la possibilità di rivelare al massimo le sue qualità in tema di resistenza e coibenza termica». E riguardo ai contenitori industriali riusabili cui accennava all’inizio? «Grande uso del Ppe viene fatto nell’handling di componenti, perché questo materiale è sia molto resistente che soffice al tatto. Possono essere imballati e trasportati nei contenitori di Ppe innumerevoli elementi, semplici o complessi: finiture plastiche, maniglie, fanali, motori, cambi di velocità, sistemi e centraline elettroniche. Tutti gli oggetti viaggiano perfettamente alloggiati nei contenitori di Ppe, senza più la necessità di essere avvolti in film plastici, cartone ecc.: il mezzo di raccolta in polipropilene espanso può essere riutilizzato infinite volte per trasportare il medesimo componente e, a fine vita, può essere agevolmente riciclato». Verso quali altri campi si sono estese le attività aziendali? «Da quando sono iniziate le forniture

nel campo dell’automotive, si è reso necessario completare il quadro organizzativo dell’azienda, ampliando necessariamente la gamma di servizi offerti. Prima di tutto la progettazione: nella filiera produttiva in cui operiamo non può mancare il supporto progettuale da offrire ai clienti: non sono quindi mancati gli investimenti in hardware, software e formazione, per mettere a punto l’odierna e numerosa squadra di progettisti e “sviluppatori di idee”. Un altro fronte sul quale si è voluto investire è quello della gestione della costruzione degli stampi: essere uno stampatore di poliolefine espanse con la possibilità e la capacità di gestire direttamente anche la costruzione degli stampi ha fatto e continua a fare la differenza rispetto ad altri competitor mondiali». I materiali utilizzati garantiscono un basso impatto ambientale. In che termini? «Il polipropilene espanso è un materiale assolutamente green. Si tratta di polipropilene purissimo che viene espanso solo con CO2 senza l’aiuto di nessun agente espandente dannoso per l’ambiente. Addirittura i manufatti in Ppe possono essere riciclati (dopo il riutilizzo) e ritornano a vivere in nuovi oggetti per le cui produzioni è possibile aggiungere materiale reciclato». •


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Meccanica

La ripresa è vicina di Antonella Romaniello

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pecializzata in costruzione, riparazione, manutenzione integrata e revisione di macchinari ed impianti per l’industria, l’azienda campana T.L.M. è in grado di realizzare ex novo tutti i componenti, i circuiti e gli organi meccanici che li compongono. La ditta dispone infatti di un’officina meccanica di precisione all’interno della quale vengono costruiti particolari e ricambi critici di medio/grande dimensione e di scarsa reperibilità. L’azienda è inoltre specializzata in lavori di manutenzione presse nel comparto automotive ed è codificata come fornitore ufficiale di FCA Italy e per l’indotto. T.L.M. si avvale della collaborazione di tecnici altamente specializzati, qualificati a intervenire sui diversi tipi di lavorazioni, per effettuare lavori di retrofitting di macchinari in sede o presso terzi e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. La serietà e la competenza di T.L.M. hanno permesso all’azienda di sopravvivere alla crisi. «Abbiamo chiuso il 2015 con un fatturato accettabile in rapporto alle risorse umane e ai capitali investiti – spiega Nicola Borrelli -. Nel 2015 abbiamo assistito a una sensibile ripresa dalla crisi internazionale

NONOSTANTE LA CRISI DELL’AUTOMOTIVE, SETTORE CUI SONO FORTEMENTE LEGATE, ALCUNE AZIENDE SPECIALIZZATE NELLE LAVORAZIONI MECCANICHE DI PRECISIONE GUARDANO AL FUTURO CON OTTIMISMO. L’ESPERIENZA DI TOMMASO TRAVAGLINO E NICOLA BORRELLI

il mercato. «Operiamo in un settore che rispecchia quelli che sono gli andamenti delle economie internazionali delle multinazionali leader nel settore.

NON SOLO AUTOMOTIVE

Da quest’anno abbiamo in progetto di inserirci anche in altri comparti, come quello ferro-tranviario e quello marittimo che ha colpito in maggior misura l’automotive. Le aziende come noi legate strettamente a questo settore hanno necessariamente risentito in maniera proporzionale degli andamenti di mercato. Se nel 2015 l’esercizio è stato chiuso positivamente, per il 2016 contiamo quasi il raddoppio del fatturato. Ad aiutare la ripresa hanno contribuito anche le partnership esterne, questo ci ha permesso di aumentare l’organico». La crisi ha condizionato pesantemente

Per non perdere quote di mercato, per contrastare le difficoltà produttive e rientrare dai mancati introiti hanno tutti cercato di correggere le proprie strategie. Oggi assistiamo finalmente a una sensibile ripresa rispetto agli ultimi tre anni». L’azienda ha dovuto studiare nuove e più adeguate strategie per fare fronte alle condizioni negative di questo periodo. «Noi abbiamo cercato di adeguarci alla crisi cercando una clientela

più diversificata e diversa dall’ambito industriale in senso stretto. Nonostante gli sforzi ci siamo però ritrovati a subire una sostanziale riduzione delle commesse e siamo stati costretti a ridimensionare l’organico, con conseguente suddivisione delle varie mansioni tra i pochi effettivi. Abbiamo anche scelto di ridurre i piccoli costi fissi». Core business dell’azienda è la revisione di presse. «L’attività principale della nostra azienda - afferma Tommaso Travaglino - consiste nella revisione di presse meccaniche, idrauliche e a iniezione plastica, oltre alla manutenzione di impianti, macchinari e automazioni che ci hanno portato all’omologazione negli stabilimenti FCA Italy e indotto». Uno stretto rapporto fiduciario con la clientela è il motore che spinge T.L.M. «Abbiamo cercato di andare oltre il distaccato rapporto tra cliente e fornitore, abbiamo voluto stringere una re-

lazione fiduciaria con i nostri committenti, proponendoci come partner celeri e affidabili. Ci impegniamo a intervenire nel minor tempo possibile per evitare lunghi fermi produttivi, interagiamo a stretto contatto con i nostri clienti e cerchiamo di proporre loro la miglior soluzione al problema». Disporre di macchinari sempre efficienti è un imperativo per l’industria. «La più importante risorsa degli stabilimenti produttivi sono i macchinari che vengono fatti lavorare a ritmi serrati. Le macchine si evolvono velocemente in termini di innovazione e sicurezza, per questo investiamo molto sulla formazione dei nostri collaboratori, per poterci proporre quali partner seri e affidabili. Non ci arrendiamo nemmeno quando ci troviamo a misurarci con competitor di gran lunga più importanti e con a disposizione risorse

notevolmente maggiori». Nonostante le difficoltà, l’azienda ha in progetto di espandere il proprio raggio d’azione per diversificare l’offerta. «Come ho già spiegato – conclude Nicola Borrelli - il nostro mercato di riferimento è quello dell’automotive e quindi gli stabilimenti automobilistici dell’indotto FCA Italy. Da quest’anno abbiamo però in progetto di inserirci anche in altri comparti, come quello ferro-tranviario e quello marittimo». L’azienda mira anche ad acquisire nuovi macchinari. «Vogliamo spostarci in un immobile più grande e investire in macchinari moderni che ci consentano di evitare onerose esternalizzazioni per lavorazioni che al momento affidiamo in conto terzi. Puntiamo a ottimizzare la nostra attività massimizzando le risorse nella ricerca di economie di scopo». •

T.L.M. ha sede a Sant’Anastasia (Na) - www.tlmsrl.net

DALLA PROGETTAZIONE ALLA REALIZZAZIONE L’operato di T.L.M. abbraccia tutto quanto è inerente alla meccanica, offrendo il proprio servizio dalla fase progettuale fino a quella realizzativa. «Disponiamo di un’officina attrezzata con specifici macchinari: torni, fresatrici, alesatrici e altro. Possiamo eseguire lavorazioni meccaniche di piccola e medio-grande dimensione. Disponiamo anche di un’area esterna dedicata alle operazioni di carpenteria e al collaudo nel rispetto delle norme di qualità e sicurezza».


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La sfida della carpenteria metallica di Elena Ricci

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uell’economia reale che si contrappone al fumo, a volte disastroso, del terziario e delle speculazioni finanziarie, non è appannaggio esclusivo dei paesi a basso costo di manodopera. Anche se le produzioni di grandi dimensioni, in termini di quantità, si trovano soprattutto in aree economiche emergenti, queste non soddisfano tutti i criteri di qualità che spesso sono richiesti, in particolar modo dai più importanti gruppi societari. È un discorso trasversale a diversi settori e quello della carpenteria metallica e della meccanica non fanno eccezione, come spiega Luigi Fontanarosa, che fonda la sua analisi sull’esempio dell’avellinese Tecno Meccaniche Moderne Srl, di cui è titolare. «La Tecno Meccaniche Moderne Srl è stata fondata nel 1998 – dice Fontanarosa –, è il frutto di una fusione tra aziende già presenti sul territorio, legate da uno spirito associativo, realizzata e studiata per soddisfare al meglio le richieste del mercato. Un’azienda, quindi, che vanta il prestigio della continuità e mette la propria professionalità al servizio delle propri clienti. Matura un’esperienza e una capacità ultra ventennale nel settore della produzione di componentistica e di carpenteria metallica per veicoli industriali e per trasporto persone. Tutto ciò ha portato allo sviluppo di competenze interne invidiabili». L’azienda sviluppa per conto terzi diverse attività. «Dal taglio allo stampaggio a freddo, dalla presso-piegatura alla saldatura di lamierati

TECNOLOGIE E COMPETENZE, ESPERIENZA E SPIRITO ASSOCIATIVO: LUIGI FONTANAROSA PORTA L’ESEMPIO DELLA TECNO MECCANICHE MODERNE PER SPIEGARE I PRINCIPALI FATTORI DI COMPETITIVITÀ DEL SETTORE, NELL’ATTUALE CONTESTO DI MERCATO metallici il tutto impiegando impianti ed attrezzature ad alto contenuto tecnologico, quali laser fibra di ultima generazione per tagli precisi e veloci fino a spessori di 25 mm, robot di saldatura di ultima generazione e presso-piegatrici automatiche a cnc. Inoltre è dotata di impianti per la lavorazioni di meccanica di precisione: torni automatici, fresatrici e alesatrici. A chiusura dei propri cicli di lavorazione al proprio interno e installato un moderno impianto di verniciatura a polvere, completo di trattamento fosfatazione e decapaggio per la realizzazione di finiture di alto pregio». Oggi l’azienda rappresenta un punto di riferimento in ambito nazionale per tutti gli operatori del comparto metalmeccanico. «Ci siamo dotati delle attrezzature e degli impianti più moderni – afferma l’imprenditore campano –. In questi anni la Tecno Meccaniche Moderne Srl si è ritagliata uno spazio importante nel settore automotive collaborando con il gruppo Fiat-Iveco, Breda, e altri. In particolare in quest’ambito l’azienda ha maturato un grande esperienza nelle lavorazioni di piegatura e profilatura di tubi metallici dotandosi di impianti altamente tecnologici quale laser tubo, curvatubi a Cnc e attrezzature varie. Al fine di garantire qualità ed efficienza nelle proprie forniture l’azienda si è anche dotata di sistema qualità Iso-Ts e Iso-9001. Da qualche

130 MM LA DIMENSIONE DEI TUBI CHE SONO LAVORATI E SOTTOPOSTI A CURVATURA ALL’INTERNO DELLA TECNO MECCANICHE MODERNI

La Tecno Meccaniche Moderne si trova a Rocca San Felice (Av) www.tecnomeccaniche.it

anno, con l’intento di creare nuove opportunità di crescita, l’azienda è entrata nel mercato del riscaldamento domestico con una serie di prodotti tecnologici, quali caldaie, termocamini e stufe a biomassa direttamente commercializzate con il proprio marchio “Sithec”. La complessa struttura aziendale è composta da elementi giovani e dinamici guidata da un management altamente professionale la cui esperienza è garanzia di successo». La capacità di comunicazione e di motivazione sono d’importanza strategica «nel nostro sistema aziendale – continua Fontanarosa – e confermano sul campo la nostra competitività insieme alla corretta gestione delle risorse umane. La necessità e le aspettative dei committenti trovano presso di noi, la massima collaborazione che si traduce nella ricerca delle soluzioni tecniche e qualitative più efficaci: offriamo il contributo della no-

stra esperienza e delle nostre idee per soddisfare ogni tipo di richiesta, anche in termini economici. L’ufficio tecnico è dotato dei più moderni ed efficaci sistemi Cad-Cam e le risorse che operano in quest’area seguono costantemente le innovazioni del settore per offrire servizi competitivi e veloci». •

LAVORAZIONE HIGH TECH Luigi Fontanarosa, titolare della Tecno Meccaniche Moderne Srl, approfondisce alcune delle lavorazioni svolte all’interno della società avellinese. Uno dei nostri plus è il taglio dei profilati metallici, attraverso l’utilizzo di un modernissimo impianto laser-tubi della Adige unico esemplare presente nel sud Italia. L’impianto è in grado di realizzare tagli e forature su profili di svariate forme fino ad una dimensione massima di diam 220 mm. La velocità e la qualità ottenuta sono neanche lontanamente paragonabili alle comuni lavorazioni tradizionali. Per quanto riguarda poi le lavorazioni di sagomatura e piegatura di tubi sino ad un diametro di 130mm, le nostre attrezzature consentono di realizzare componenti complessi e articolati con estrema precisione. Al proprio interno l’azienda al fine di garantire un alto grado di qualità richiesto dai propri clienti, si è dotata di un moderno ufficio di collaudo attrezzato con sistemi computerizzati di misura 3d, per il controllo e rispetto delle specifiche di progetto richieste.


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Macchinari

L’ampio ventaglio della meccanica

di Remo Monreale

CON FRANCESCO BELLISSIMO ENTRIAMO NELLA SUA OFFICINA MECCANICA, IN CUI L’UNIONE TRA DIVERSIFICAZIONE E ALTA SPECIALIZZAZIONE NEL SINGOLO AMBITO D’INTERVENTO È POSSIBILE «GRAZIE A UN’ESPERIENZA DECENNALE»

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iversificazione da un lato e una profonda conoscenza di ogni aspetto, dall’altro. Un binomio difficile da immaginare, soprattutto se si riferisce a un settore come la meccanica, che fa dell’ultra specializzazione uno degli elementi su cui le Pmi italiane puntano per distinguersi sul mercato. Ma il matrimonio tra alte

LA FORZA DELL’ESPERIENZA Francesco Bellissimo, titolare della BF Srl officine meccaniche, ricorda alcune tappe fondamentali nella storia della società reggina. «La nostra officina meccanica affonda le radici lontano nel tempo, oltre 40 anni fa – dice Bellissimo –. La nostra è un’attività di stampo ditta individuale, che pone le basi nella decennale esperienza nel settore delle costruzioni e riparazioni meccaniche. Grazie a questo solido bagaglio di competenze tecniche e allo stretto rapporto con il territorio calabrese, si sviluppa l’attività di vendita e riparazione di gru idrauliche per autocarri, che cresce costantemente nel tempo espandendosi anche oltre i confini di Polistena e ampliando sia il parco mezzi sia il portafoglio di clienti. La Bellissimo Francesco, nell’ormai lontano 1982, diventa infatti concessionario Effer, uno dei più prestigiosi marchi di gru idrauliche per autocarro delle province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia. Consolidando la propria immagine giorno dopo giorno, nell’anno 2002 tramanda tutte le proprie forze ed esperienze alla BF incrementando l’azienda con un’ampia gamma di prodotti e servizi».

competenze e diversi ambiti di intervento è possibile se si può far leva su un’esperienza decennale. Ne è dimostrazione la BF Srl officine meccaniche, che nasce dall’esperienza quarantennale di Francesco Bellissimo, in passato impegnato nel campo delle riparazioni meccaniche. «Non sono solo un imprenditore – dice Bellissimo –, sono prima di tutto un appassionato del mio lavoro che ha sempre cercato di migliorarsi. Questo mi ha portato, con il tempo, a cimentarmi nell’ambito di costruzioni e allestimenti di gru idrauliche su veicoli industriali o commerciali, nuovi e usati. Negli anni la ditta ha cominciato a incrementare la vendita di gru idrauliche, attrezzature meccaniche edili, boschive, industriali nuove e usate, carrelli elevatori, veicoli industriali e commerciali, ricambi, guarnizioni di tenuta idraulica, tubi idraulici per alta pressione, martinetti idraulici standard e a disegno, distributori, pompe e prese di forza. Inoltre, oggi l’azienda offre il servizio noleggio a freddo di piattaforme aeree e carrelli elevatori». L’elenco delle possibilità per la società reggina continua. «Offriamo anche macchinari e strumenti di

PRODUZIONE CUSTOM

Ciò che realizziamo è personalizzabile secondo le diverse esigenze di materiali, e verniciatura sollevamento merci delle migliori marche – dice Bellissimo –, come caricatori forestali Jonsered e altri marchi, carrelli elevatori Yale e altri marchi, attrezzature varie edile e

La BF Srl officine meccaniche ha sede a Polistena (RC) - www.bfbellissimo.com

boschivi, sponde e pedane idrauliche per autoveicoli e relativi ricambi, allestimenti di veicoli in generale. Realizziamo la costruzione di cassoni fissi e ribaltabili con o senza gru. E poi, attrezzature speciali come carro attrezzi, pianali di carico con rampe, benne e pinze idrauliche. Oggi, inoltre, presso la BF è possibile avere il servizio noleggio a freddo di piattaforme aeree e carrelli elevatori». BF è specializzata, inoltre, in una serie completa di servizi pre e post vendita. «I clienti sono seguiti in ogni fase di intervento – continua il titolare dell’azienda calabrese –, dall’allestimento personalizzato di un veicolo, allo svolgimento di tutte le pratiche necessarie, al servizio di assistenza, fino agli interventi tecnici di collaudo vero e proprio e naturalmente alle pratiche di natura commerciale. Nel dettaglio: concessionaria Effer “Granes e People”, trasformazioni e allestimenti veicoli, servizi di assistenza, riparazione e ricambi, realizzazione attrezzature meccaniche, installazione gru idrauliche di ogni tipo e portata, centro tachigrafi digitali, diagnosi computerizzata plurimarche, elettrauto, carrozzeria, gommista, vendita ricambi e lubrificanti, noleggio a freddo, tornitura. Tutta la nostra produzione è personalizzabile secondo le esigenze dell’attività del cliente, ad esempio per dimensioni, tipologia di verniciatura, materiali, accessori e così via. È anche possibile ricostruire tramite tornitura, attrezzature per le stesse gamme di veicoli e nelle personalizzazioni già indicate. Gli allestimenti da noi realizzati sono conformi al marchio CE e soggetti a collaudo». Un altro tipo di intervento è quello che prevede l’adeguamento passo, altrimenti detto interasse, dell’autotelaio, trasformazione della carrozzeria e verniciatura. «Le nostre officine prevedono un accurato intervento di progettazione che non trascuri nessun elemento. Si tratta quindi di interventi complessi che possono essere realizzati solo da uno staff tecnico esperto e affidabile. Per realizzare queste modifiche ci si può affidare solo a officine meccaniche come la BF, diventata un importante punto di riferimento in materia, anche grazie alla capacità di mettere insieme grande manualità ed evoluzione tecnologica. Ogni veicolo industriale viene modificato nel rispetto della vigente normativa del settore e prima di essere riconsegnato è sottoposto a collaudo in sede». •


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Ingegneria e servizi

L’energia traina la progettazione industriale di Alessia Cotroneo

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a Basilicata è una delle regioni italiane con il maggiore trend di crescita nella produzione di energia. A trainare il mercato sono gli investimenti nel petrolchimico e nel gas naturale nonché, in misura minore rispetto al passato, quelli in energie alternative, con l’eolico in testa. Stando alla ricerca “La Basilicata vista da una nuova prospettiva”, presentata a novembre 2016 da Confindustria Basilicata in collaborazione con il Centro studi di Shell Italia E&P su dati Istat e del Ministero dello Sviluppo economico, nella regione meridionale si producono in media 78 mila barili di petrolio al giorno (pari al 70 per cento del totale nazionale) e 25 mila di gas (20 per cento), con 840 milioni di euro di royalties versate negli ultimi cinque anni agli enti locali. Dati che fotografano una realtà molto interessante per le aziende e che attestano la Basilicata non solo come primo produttore di idrocarburi in Italia, ma anche come regione con la migliore percentuale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sul totale della produzione. Su questi numeri in crescita si sono lanciate le imprese di progettazione industriale come la Trend Engineering Srl, società di Matera che offre una serie di servizi integrati che comprendono la progettazione elettrica, la progettazione strumentale, l’automazione, la progettazione degli impianti speciali, la direzione tecnica, la supervisione ai montaggi elettrici e strumentali, il commissioning e start-up degli impianti. Gli ambiti di intervento dell’azienda sono vari ma il settore energetico, petrolchi-

Trend Engineering ha sede a Matera www.trendengineering.it

LEONARDO GIANNACE, FONDATORE DELLA TREND ENGINEERING, SOCIETÀ DI MATERA SPECIALIZZATA IN SERVIZI INTEGRATI CHE COMPRENDONO LA PROGETTAZIONE ELETTRICA STRUMENTALE E L’AUTOMAZIONE, FA IL PUNTO SU UN SETTORE CHIAVE PER IL FUTURO DELLA REGIONE

mico ed elettrico, hanno il ruolo del leone rispetto al farmaceutico, alimentare, manifatturiero, cementificio per quanto riguarda gli ambiti industriali e ospedaliero, trasporto e trattamento acque, opificio per quello civile. «Alla Trend Engineering ci occupiamo per lo più di progettazione elettriche, strumentali e di automazioni industriali nelle raffinerie, nei pozzi e nelle centrali elettriche – spiega Leonardo Giannace, socio e fondatore dell’azienda insieme a Michele Noviello – oltre a qualunque altra industria che ha bisogno di servizi di ingegneria. I tecnici che collaborano con noi vantano esperienze notevoli con società come Abb, Saipem Spa, Snamprogetti, Montell, EniAgip, Tecnoparco Spa, Rosetti-Marino Spa, Technip, per progetti da Milano alla Sicilia. Mettiamo in campo una task-force molto flessibile per ottimizzare i tempi di realizzazione delle progettazioni, in grado di consociarsi con altre società e aziende per realizzare opere complete, chiavi in mano, che comprendono anche opere civili e meccaniche, oltre che montaggi elettrici e meccanici». L’azienda materana può contare sull’esperienza quasi cinquantennale del suo fondatore, che dopo aver trascorso una vita a lavoro nel settore dell’ingegneria e dell’automazione per grandi imprese come la Enichem, ha deciso di puntare sui giovani e sulla loro formazione, per creare occasioni di lavoro per e sul territorio. «Negli anni ho formato professionisti con una vasta preparazione, trasferendo la mia esperienza nel settore dell’energia soprattutto nella progettazione di strumentazione e automazione industriale per impianti di centrali elettriche e raffinerie. Forse – sottolinea Giannace –

PETROLIO: OPPORTUNITÀ PER CREARE NUOVE FIGURE PROFESSIONALI Non son tutte rose quelle del mercato della progettazione e automazione industriale applicata al comparto energetico. Rispetto al 2015 il volume d’affari si è ridotto, soprattutto per i blocchi delle commesse e delle attività conseguenti alle indagini della magistratura e alla riduzione degli investimenti dovuti al calo del prezzo del barile. Il fondatore della Trend Engineering Leonardo Giannace sottolinea come «la presenza nel territorio lucano delle multinazionali del petrolio debba essere vista come un’opportunità dalle istituzioni per creare nuove figure professionali di alta valenza attraverso una sinergia scuola – industria, sia nell’ambito della progettazione che dei servizi all’industria del petrolio, così come accadde negli anni 70-80-90 con la presenza di Enichem nella valle del Basento, in provincia di Matera. Il petrolio nel territorio lucano rappresenta il presente e il futuro della Basilicata per i prossimi anni». siamo gli unici in Basilicata a svolgere servizi di ingegneria elettrica e strumentale nell’ambito dell’Oil&Gas e a realizzare software per protezioni elettriche delle centrali e delle cabine di alta tensione. Certo, le indagini della magistratura su alcuni grandi progetti, con i conseguenti blocchi della produzione e delle commesse, hanno rallentato la

crescita del comparto e avuto ripercussioni notevoli sul nostro volume d’affari, ma le potenzialità sono notevoli e se fatto in sicurezza, come finora ho avuto modo di constatare visitando tanti pozzi di petrolio, il petrolchimico in regione non rappresenta un rischio ma una possibilità di crescita per l’economia e di lavoro per i giovani». •


Industria • Gennaio 2017

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Una priorità irrinunciabile di Albachiara Re

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a sicurezza sul posto di lavoro è fondamentale per il buon funzionamento di un’azienda o di un qualsiasi luogo lavorativo. Non si può prescindere da essa tanto che, come è stato proposto in sede parlamentare, si pensa di istituire, nelle scuole secondarie, una nuova materia obbligatoria: la sicurezza sul lavoro. Terribili drammi come quello della ThyssenKrupp e simili, ricordano quanto non solo sia importante la formazione dei dipendenti, ma anche quanto sia fondamentale possedere attrezzature adatte affinché la sede di lavoro risulti sicura al 100 per cento.

LA TA&TS - I TECNICI DELLA SICUREZZA - ATTRAVERSO LA PROPRIA ATTIVITÀ È IMPEGNATA A GARANTIRE LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO, TENENDO SEMPRE PRESENTE CONDIZIONI E PECULIARITÀ STRUTTURALI propria filosofia: «Questo tipo di progettazione consapevole è il pilastro su cui si fonda la TA&TS ed è ciò che ci distingue dalle aziende concorrenti. La progettazione e il potenziamento di un determinato impianto non possono assolutamente prescindere dalla realtà in cui verrà installato. Valutiamo un gran numero di fattori: lo spazio, l’ambiente e, in casi particolari, anche la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale» spiega l’amministratore delegato. La TA&TS, quindi, s’impegna attivamente affinché possa mettere a dispo-

ATTENZIONE AL CONTESTO

La progettazione e il potenziamento di un determinato impianto non possono assolutamente prescindere dalla realtà in cui verrà installato Una realtà che si occupa attivamente di questa materia è la TA&TS di Milano. Fondata nel 1985, nasce come Tecnicantincendio Srl e, nel corso degli anni, si evolve, adottando il nome attuale. Intraprende, quindi, l’attività di consulenza e assistenza alle aziende per tutti gli aspetti riguardanti la sicurezza sui posti di lavoro e non. Come spiega l’amministratore delegato, l’ingegner Oreste Ceravola: «La nostra attività è riconducibile alla macro area dell’ingegneria della sicurezza. L’azienda, infatti, non dota i propri clienti solo d’impianti e/o attrezzature specifiche. Vi è uno studio approfondito che coinvolge la valutazione dei rischi su cose e persone e progetta la soluzione più adatta per le esigenze del cliente». Un modus operandi che è una vera e

sizione del proprio cliente la migliore gamma di prodotti per una piena messa in sicurezza del posto di lavoro. La solerzia con cui ci si approccia alla fase progettuale ha permesso allo staff tecnico dell’azienda milanese di concentrarsi anche sull’impatto ambientale dei materiali usati. «È inutile negare – afferma l’ingegnere Ceravola - come la tutela dell’ambiente sia un aspetto importantissimo ai giorni nostri. A parità di costi e prestazioni, è sicuramente l’elemento che fa la differenza. Ad esempio, nel campo della prevenzione degli incendi, è consigliata l’installazione di impianti di spegnimento automatici alternativi all’acqua, ai gas inerti, al water mist, meno inquinanti, meno tossici e meno invasivi per l’ambiente». TA&TS ha sede a Milano - www.taets.it

Makros projects - advanced technologies for archiving & exhibition

PROGETTAZIONE DI ARCHIVI Nel campo della prevenzione incendi, la TA&TS si distingue per i progetti di altissima qualità e tecnologicamente molto innovativi. Il capo tecnico dell’azienda, Luca Breda, insieme al suo staff, ha in corso di installazione un armadio ignifugo compattabile come archivio cartaceo, presso lo Stabilimento farmaceutico Roche Spa di Segrate (Mi) in uno spazio non destinabile ad archivio cartaceo tradizionale. La struttura, costituita da 4 impianti, ciascuno dotato di armadiature ignifughe compattabili consente l’archiviazione di circa 7mila faldoni di carta. Tali impianti sono dotati di un sistema di movimentazione elettromeccanica, comandato da soware dedicato, il quale consente una gestione personalizzabile in termini di sicurezza antincendio e interna aziendale.

La prevenzione dagli incendi è l’attività prevalente della TA&TS, visto anche il proprio background. L’azienda, infatti, è socia fondatrice del Consorzio Fire Safety Engineering (brevemente FSE Italia), strumento fondamentale per la progettazione antincendio avanzata. Con l’approccio ingegneristico è stato ad esempio progettato e realizzato un sistema di estrazione fumi in un Deposito Self Storage della Neffas di Segrate (Milano), stante l’impossibilità di rispettare i requisiti richiesti dalla relativa norma Uni. Abbiamo progettato a Gorgonzola, in provincia di Milano, un impianto automatico di spegnimento ad acqua dotato di oltre 3400 erogatori Sprinkler. «Proponiamo sempre soluzioni che sono il massimo dell’innovazione tecnica. La salute e la sicurezza dei lavoratori addetti, in caso d’incendio, è la nostra priorità. Non dimentichiamo, però, che in strutture particolari, quali i musei, è fondamentale che opere d’arte e documenti car-

tacei non subiscano alcuna lesione» illustra l’ingegnere. L’alta qualità dei servizi offerti e l’estrema professionalità nel lavoro hanno permesso alla TA&TS di operare con successo, nel campo della sicurezza, da oltre 30 anni. L’azienda, oltre ad aumentare la gamma di servizi offerti ai propri clienti, ha anche ingrandito la propria sede: opera in due insediamenti. Il primo, a Milano, in cui ha sede l’ufficio amministrativo, il secondo, a Segrate, dove si trova, invece, il deposito di mezzi e attrezzature per l’impiantistica. Negli anni, inoltre, ha stretto partnership con importanti realtà: APPI, l’Associazione Professionisti della Prevenzione Incendi, la FSE Italia, l’ANIMA, Federazione delle associazioni nazionali dell’industria meccanica, la UMAN, Associazione nazionale delle aziende per la sicurezza e l’antincendio e la SOS Archivi, associazione per la tutela del patrimonio archivistico. •


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Tecnologie

La manifattura del futuro I NUOVI CONTROLLORI INSTALLABILI SULLE MACCHINE DA TINTURA SONO IN GRADO DI LAVORARE IN AUTO APPRENDIMENTO. COME SPIEGA GIORGIO MILANI: «LA TECNOLOGIA È STATA MUTUATA DAI CELLULARI E LE MODALITÀ DI UTILIZZO SONO SEMPLICI»

A sostegno delle imprese OGNI SOCIETÀ OPERANTE NEL SETTORE INDUSTRIALE HA NECESSITÀ DI EVOLVERSI TECNOLOGICAMENTE. DA QUESTA ESIGENZA NASCONO AZIENDE IN GRADO DI GARANTIRE SERVIZI DI QUALITÀ. L’ESPERIENZA DI STEFANO GIARDINA DI EVOLUZIONI

D MG Elettrotecnica ha sede a Biella-Chiavazza (Bi) - www.mgelettrotecnica.com

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acchine intelligenti al servizio dei processi di tintura. Guardare al futuro è da sempre l’obiettivo primario del settore industriale che sulla continua innovazione e sull’introduzione di nuove tecnologie costruisce le proprie prospettive di crescita. I controllori SDS ideati dalla MG Elettrotecnica rientrano a pieno titolo nella categoria di conquiste capaci di rivoluzionare il mercato tessile. È lo stesso amministratore della società biellese nata nel 1993 a spiegarne le implicazioni pratiche nel settore industriale. «Abbiamo deciso – spiega Giorgio Milani – di dare un approccio completamente diverso al modo di gestire il processo di tintura mettendo in primo piano il rispetto dei parametri in modo semplice quanto rigoroso. La potenza dei nuovi controllori SDS ci consente di far lavorare la macchina di tintura in auto apprendimento: basterà imputare sul controllore SDS la tipologia di lavorazione che s’intende eseguire e a questo punto tutti i parametri di processo verranno ottimizzati in modo automatico rendendo di fatto la macchina intelligente. La tecnologia visibilmente mutuata dai cellulari, basata su un linguaggio ormai divenuto universale, ne rende estremamente semplice l’utilizzo». SDS è l’acronimo di Smart Dyeing System, si tratta di controllori appositamente creati da MG in collaborazione con i principali gruppi tessili italiani ed i co-

struttori di macchinari allo scopo di modernizzare la manifattura. «Abbiamo voluto rivoluzionare completamente – continua Milani – l’approccio al mercato dell’automazione nella tintoria industriale. Forti di un’esperienza più che ventennale e sempre rifacendosi al mondo smart, i nuovi controllori SDS vengono proposti su due canali di vendita distinti. Per i costruttori di macchinario, in qualità di partner, proponiamo il controllore SDS con la piattaforma software standard linux sul quale si potranno sviluppare le proprie applicazioni. In aggiunta forniamo le applicazioni in multi licenza che sono delle personalizzazioni da noi realizzate che il costruttore potrà scaricare dal nostro sito rendendosi di fatto autonomo e con un controllo dei costi hardware e software ben distinti». Tra le opzioni che l’azienda offre vi è, inoltre, il noleggio a lungo termine, soluzione vantaggiosa poiché elimina alla radice il problema di gestione dell’apparecchiatura. La manutenzione e l’aggiornamento saranno curati dai tecnici aziendali garantendo la massima efficienza e un’elevata tecnologia. «I controllori susciteranno un grande interesse – conclude - perché oltre ad equipaggiare macchinari di nuova fornitura possono essere montati in modo semplice anche su macchine esistenti migliorando di molto le performance degli impianti produttivi con investimenti economici modesti». • Luana Costa

al supporto basico offerto alle aziende operanti in tutti i settori fino alla predisposizione di sistemi di automazione rivolti alle società costruttrici di macchine industriali. La gamma di servizi è ampia ed è diretta in primo luogo a sostenere le imprese italiane e internazionali. Evoluzioni tecnologiche si occupa di fornire servizi di progettazione elettrica con particolare attenzione allo sviluppo di soluzioni hardware e software nell’ambito del controllo di processi e elaborazioni dati. L’azienda è specializzata in particolare nei settori della progettazione elettrica e software PC/PLC, nella realizzazione di quadri elettrici, in avviamenti e collaudi, nello sviluppo di sistemi di supervisione, nell’aggiornamento software, nella robotica industriale, nell’assistenza e manutenzione d’impianti e nel revamping. Evoluzioni ha sede a Cavriago, cuore della meccanica di precisione, in uno dei più importanti distretti per la produzione di macchine e sistemi per il processing e packaging e vanta un’ottima conoscenza di impianti industriali nell’ambito alimentare e d’imballaggio. «Punti di forza aziendali sono le persone -spiega Stefano Giardina -. Serietà e professionalità caratterizzano il team dell’azienda, che comprende collaboratori esperti tra i quali tecnici programmatori, progettisti software e di-

segnatori elettrici in grado di rispondere alle più sofisticate richieste e soprattutto di soddisfare in tempi brevi interventi e installazioni in tutto il mondo. L’organizzazione dell’azienda è orientata al cliente: il nostro team coadiuvato dal responsabile lo segue, infatti, nelle fasi del progetto, dall’inizio fino al suo completo sviluppo, dall’avviamento al collaudo finale. In tal modo le discontinuità e i problemi di comunicazione sono ridotti al minimo. Al contrario, sono massimizzate flessibilità operativa, efficienza e conoscenza reciproca». La storia aziendale ha portato a inanellare successi e a estendere le attività dalla progettazione e consulenza fornita ad importanti aziende metalmeccaniche fino all’attuale affermazione in diversi settori legati all’automazione. «Nel 2004 è stata fondata Evoluzioni Tecnologiche – ha aggiunto Stefano Giardina - che dal settore packaging ha ulteriormente ampliato l’esperienza progettando le più svariate tipologie di macchine e impianti di processo toccando diversi comparti industriali». Le attrezzature e le versioni software utilizzate dall’azienda sono sottoposte a un continuo aggiornamento per rispondere al meglio alle esigenze di innovazione dei clienti. • Luana Costa

Evoluzioni tecnologiche ha sede a Cavriago (RE) - www.evoluzioni.eu


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Industria • Gennaio 2017

Artigianato 2.0

di Alessia Cotroneo

FALSI MITI E PUNTI DI FORZA DELLA STAMPA 3D NEL SETTORE DELLA PROTOTIPAZIONE INDUSTRIALE. IL QUADRO DEI FRATELLI GIUSEPPE E DONATO STOLFA, FONDATORI DELLA STOLFA IT, PRIMO SERVICE PROFESSIONALE PUGLIESE DI STAMPA 3D E PROTOTIPAZIONE RAPIDA

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anacea di ogni creativo e prototipista che si rispetti, a più di 30 anni anni dalla sua invenzione e a meno di una decade dal moltiplicarsi delle sue applicazioni, la stampa 3d sta mantenendo la promessa di modificare il panorama della piccola e media impresa artigiana. Il motivo? Consente di creare un numero infinito di forme, strato dopo strato, con tempi di realizzazione brevi e la possibilità di rimodulare i progetti in corso d’opera. L’indiscussa rapidità ed economicità rispetto agli altri metodi di prototipazione classica hanno fatto il resto e le aspettative sono cresciute, insieme all’interesse di buona parte del comparto creativo e produttivo, e ai falsi miti. «Ormai online ogni ragazzino che si costruisce la sua stampante 3d in casa si sente in dovere di dire tutto e il contrario di tutto riguardo la stampa 3d. A questi si aggiungono i FabLab e i classici tuttologi del web. Il risultato è che c’è moltissima disinformazione», sottolineano Giuseppe e Donato, giovani co-fondatori dell’azienda Stolfa IT che da Altamura, in provincia di Bari, propone servizi di prototipazione e stampa 3d industriale orientati ad attività altamente tecnologiche come la scansione tridimensionale, la fotoscansione di oggetti di design e di manufatti artigiani e la realizzazione di plastici e modelli 3d. «Per sfruttare a pieno la stampa 3d industriale e rendere davvero rapida la prototipazione è fondamentale avere informazioni corrette. Il primo mito da sfatare – afferma Donato Stolfa – è che si può fare di tutto, ma i pezzi non sono resistenti e pronti all’uso. Falso! Con giuste stampanti e giusti materiali si possono ottenere sia oggetti di de-

sign sia oggetti e componenti ad ralta resistenza meccanica già funzionali. Il secondo mito è che costa pochissimo ed è velocissima. Vero, ma dipende. La stampa 3d industriale se finalizzata alla prototipazione rapida è effettivamente più economica e veloce dei metodi classici ma questo non vuol dire che costi “quattro soldi”, né che in un giorno si ottenga tutto. Non dipende solo dalla fase di stampa, che effettivamente richiede tempi molto brevi, ma da ciò che la precede. È l’ingegnerizzazione del prototipo che porta via la maggior parte del tempo. Terzo mito, molto in voga on line, è che se acquisti una stampante 3d e fai tutto da solo risparmi tempo e denaro. Falso! Utilizzare una stampante 3d professionale, del costo di qualche decina di migliaia di euro, non è una cosa che si impara dall’oggi al domani. Sono necessari tempo, studi,

Stolfa IT ha sede ad Altamura (Ba) www.stolfait.com

L’IDEA

LE MILLE APPLICAZIONI DELLA PROTOTIPAZIONE RAPIDA E DELLA STAMPA 3D Quanto tempo serve per realizzare un prototipo con la stampa 3d? È la prima domanda che i clienti rivolgono a Giuseppe Stolfa, dell’azienda altamurana Stolfa IT. «Nei nove mesi di vita dell’impresa ce lo hanno chiesto in molti e la risposta è sempre la stessa: dipende! Un ingranaggio meccanico si può realizzare in due ore, per il prototipo di una struttura complessa come un teatro, con l’impiego di più tecnologie, possono servire anche 30 giorni». Non è un esempio casuale: il modello in scala del teatro Giordano di Foggia per ipovedenti e non vendenti è tra i fiori all’occhiello dell’azienda, che ha tra i suoi clienti principali industrie manifatturiere, meccaniche, plastiche ma anche la Sovrintendenza dei Beni Archeologici di Bari, con cui ha realizzato un progetto dedicato alle orme dei dinosauri di Altamura. Collaborazioni in corso anche con il mondo dell’università, della biomedicina, dell’oreficeria e della cultura, con la realizzazione del Premio Internazionale Castrum Minervae dell’ XI edizione 2016, consegnato, tra gli altri, all’étoile internazionale di danza Carla Fracci.

corsi specifici e soprattutto prove e test continui. In due parole competenza ed esperienza. Se mancano, l’unico risultato ottenibile è lo spreco di energie, tempo e denaro». Il servizio offerto dalla Stolfa IT, azienda progettista 3d certificata, è completo e chiavi in mano. A differenza dei FabLab e di molti digital maker, l’impresa non si occupa solo di stampare progetti in 3d ma cura anche le fasi di prototipazione, ingegnerizzazione e ottimizzazione del file nel formato necessario alla stampa finale (STL), partendo anche da un semplice schizzo su carta, da una foto o da un oggetto reale di riferimento. «Ci piace definirci artigiani digitali, punto di fusione tra due mondi strettamente interconnessi, quello artigiano e quello tecnologico. Il nostro lavoro non è quello di una tipografia, ci dai il file e ci limitiamo a stamparlo, piut-

La passione per la tecnologia e la convinzione che i servizi di stampa 3d per meccanica, ingegneria e design fossero il futuro della progettazione industriale sono state le ragioni principali che hanno portato alla nascita di Stolfa IT

tosto gestiamo ogni passaggio della prototipazione. Realizziamo il file Cad – spiega Giuseppe Stolfa – lo ingegnerizziamo e procediamo con la stampa del prototipo. Se siamo già muniti di file Cad, lo ottimizziamo nel formato STL utile alla stampa finale e lo stampiamo in 3d. Se poi ci viene già fornito il file STL, ci occupiamo solo della stampa. Inoltre, a differenza di ogni altro laboratorio per la prototipazione rapida, se consegniamo in ritardo paghi di meno, perché sappiamo che per una grande azienda, spostare anche solo di due giorni i tempi di consegna del prototipo significa rischiare di non consegnare in tempi utili al cliente finale». •


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Tessile e moda

Soffia un vento orientale INVESTIRE SULLE ENERGIE FRESCHE DELLA MODA ITALIANA, PRENDERLE E ACCOMPAGNARLE NEI MERCATI CHE DOMANI FARANNO LA DIFFERENZA. È LA MIGLIOR STRATEGIA DI PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY di Giacomo Govoni SECONDO MARIO BOSELLI, CHE SCOMMETTE SUL FAR EAST

È

uno dei padri storici della couture italiana, col pallino dei giovani. I soldati semplici della moda, che tuttavia per creatività e spirito di innovazione il cavalier Mario Boselli considera comparabili con la prima generazione di stilisti che hanno fatto grande il made in Italy. Un patrimonio di talento che domani potrà fare le fortune del sistema nazionale del fashion, ma che oggi fatica a spiccare il volo. «Questa è una piccola tragedia - osserva il presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana – perché a volte certi giovani sono anche più validi di alcuni veterani. Il punto è che il mondo è cambiato, la concorrenza è enorme e l’offerta è sterminata. Emergere in questa situazione diventa proibitivo perché occorrono grandi risorse manageriali, umane e finanziarie molto difficili da mettere in campo per un’impresa giovane». Con quali iniziative si può tutelare un serbatoio così fertile di giovani? «L’unica cosa che si può fare è aiutarli. Riguardo al mercato domestico, la Camera della moda li aiuta soprattutto a Milano. Personalmente, in qualità di presidente onorario con delega sui mercati esteri, cerco il più possibile di portarli nelle piazze lontane perché hanno molto più bisogno di essere accompagnati dei grandi brand già affermati». Le piazze vicine invece si chiamano Milano, Roma, Firenze. Come stanno reggendo il confronto con le altre capitali internazionali della moda? «Intanto farei una precisazione. Le fashion week confrontabili con Milano

sono tre, tutte fuori dall’Italia: Londra, New York e Parigi. Milano è l’unica vera fashion week uomo-donna che si tiene due volte, per un totale di quattro volte l’anno. Firenze è un luogo di eccellenze per le fiere, dove Pitti rappresenta il contenitore principe. Roma è ancora un'altra realtà, dove a una piccola

il nostro fashion system? «Si tratta di un segnale positivo, anche e soprattutto per i brand che ragionano per linee. È chiaro che a Milano ci sono le prime linee, mentre una realtà importante di seconde linee si riconosce in Firenze, dove trovano spazio anche i brand dimensionalmente più conte-

percentuale di alta moda si affiancano i giovani talenti, rappresentando di fatto un incubatore di creatività emergente. In definitiva, l’Italia ha una ricchezza diffusa che si articola lungo tutta la Penisola. A differenza di altri Paesi come la Francia dove moda, mostre, sfilate, fiere convergono tutte a Parigi». Il calendario integrato Milano-Firenze, al via quest’anno, esprime la volontà di cambiare la strategia promozionale del comparto in un’ottica organica. Quale vantaggi può trarne

nuti. Quindi c’è una complementarietà tra Milano e Firenze che in questa integrazione di calendario trova una soluzione ottimale». I nuovi consumatori, detti Millenials, sono il target a cui le grandi maison mondiali della moda guardano per consolidare le loro quote di mercato futuro. Su quali leve deve puntare il made in Italy per sedurli? «I Millenials, che includono le generazioni X e Y, stanno crescendo in modo smisurato soprattutto nel Far East. Quindi parliamo di Cina, Korea e tutta

Mario Boselli, presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana

l’area che ricade nella Greater China. Non a caso è stato scientificamente provato che l’influenza prevalente della moda, fino all’inizio degli anni Duemila appannaggio del mondo occidentale, dal 2005-2010 si sta spostando nel mondo orientale. Rispetto al quale, Italia e Francia nel segmento alto sono due riferimenti imprescindibili». Nella mappa globale, Cina e Paesi Arabi sono due direttrici chiave verso cui accrescere la presenza del nostro settore moda. Come ci collochiamo oggi in queste aree e quali opportunità si stanno aprendo? «È vero sono due direttrici chiave, ma molto diverse. Nei Paesi Arabi ci sono relativamente pochi consumatori rispetto alla Cina, ma molto abbienti e potenti. In Cina invece oltre ad alcuni grandi ricchi, c’è una classe media emergente di

400 milioni di cinesi che oggi figurano non consumatori, ma che nel giro dei prossimi 5-10 lo diventeranno. Dovendo scegliere, io andrei in Cina per via di un serbatoio di possibile clientela senza eguali». Da qualche mese è in pista il Comitato della Moda e dell’accessorio, istituito per definire linee guida e azioni di sostegno al comparto. Come si può sfruttare e su quali progetti ritiene si debba concentrare? «Lo strumento è importante e, a quanto ne so, proseguirà anche sotto il governo Gentiloni con il coordinamento del sottosegretario Scalfarotto. Io mi limito a dire una cosa: attenzione alle ammucchiate. Il rischio è che si stemperino alcune caratteristiche che magari è bene tenere focalizzate. Nei 15 anni in cui ho ricoperto l’incarico di presidente della Camera della moda ne ho sempre tutelato la specificità rispetto ad altre organizzazioni e istituzioni. Perché a mio giudizio la Camera non è solo produzione, motivo per cui non la vedo in Confindustria, e neanche solo distribuzione. In altre parole, e senza alcuna polemica, collaborazioni sì, ma appiattimenti no». •


Industria • Gennaio 2017

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Eleganza made in Italy L’ARTIGIANALITÀ GIÀ DI PER SÉ GARANZIA DI ESCLUSIVITÀ TROVA OGGI LA SUA MASSIMA ESPRESSIONE NELLA PRODUZIONE SU MISURA DI ACCESSORI CHE SFONDANO IL TETTO DELL’ECCELLENZA, IMPONENDOSI SUI MERCATI INTERNAZIONALI. L’ESPERIENZA DI UGO CILENTO

S

te sono specificamente indirizzate alla valorizzazione delle eccellenze campane. Ecco quindi nascere cravatte dal gusto partenopeo dedicate all’arte: un omaggio alla grande tradizione campana e al suo universo culturale ed artistico. Si aggiungono, inoltre, cravatte dedicate alle piante officinali aromatiche. Anche gli animali domestici vengono rappresentati in questa ricca collezione di cravatte. Cani e gatti di razze diverse sono ricamati sulla seta per un regalo dedicato ai padroni più eleganti».

di Luana Costa

ono i dettagli a fare la differenza e a conferire a un capo o a un accessorio l’eccezionalità dell’essere unico e inimitabile. La maison Cilento è qualcosa di più di una semplice sartoria, è ricerca dell’eccellenza e promozione della cultura dell’eleganza. Ogni capo e ogni singolo accessorio viene, infatti, confezionato rigorosamente a mano per garantire assoluta qualità e ricercatezza, attributi tipici di un’azienda che ha fatto dell’esclusività il suo marchio di fabbrica. Maison Cilento è, infatti, prima di tutto storia e punto di riferimento indiscusso dello stile napoletano nel mondo. La casa sartoriale nasce nel 1780 e ha raggiunto oggi l’ottava generazione d’imprenditori, effettiva testimonianza della longevità di un’azienda votata alla ricerca della qualità. A buon ragione, esclusiva può dirsi la nuova collezione di accessori 2016/2017, definita dallo stesso Ugo Cilento «oggetti senza tempo, assolutamente perfetti e indicati per ogni occasione». Vero pezzo forte della collezione di accessori sono le cravatte, quali considera il top di gamma? «Le cravatte sette pieghe in pura seta e in pregiati tessuti sono da sempre il fiore all’occhiello della maison, tagliate e cucite interamente a mano come tradizione comanda. Realizzate con la maestria e la cura dei grandi artigiani italiani sono prodotte tutte in edizione limitata. Il codino a tema con la riproduzione dell’icona e il motivo ripetuto sulla seta sono le caratteristiche distintive della nostra produzione, un dettaglio esclusivo che rende ogni cravatta davvero un pezzo unico dall’inconfondibile manifattura artigianale napoletana». Dove si incontrano l’arte e la sarto-

GLI ACCESSORI Accessori indispensabili o piccoli vezzi completano il guardaroba maschile: sono gemelli da polso, pochette, orologi, bretelle, guanti, sciarpe e cappelli di ogni foggia e materiale, e ancora ombrelli e bastoni da passeggio. Alla profumeria è dedicato un angolo della boutique con una proposta di pochi raffinati marchi di eccellenza inglesi e italiani.

ria? I capi possono diventare riproduzioni della realtà? «La vera difficoltà è stata proprio quella di rendere l’arte indossabile. L’arte si diffonde sotto varie forme e sono orgoglioso di poterla trasmettere attraverso i capi e gli accessori anche alle nuove generazioni cercando di stimolare la loro curiosità. Ho voluto rappresentare la cornucopia, simbolo di prosperità e benessere, come omaggio alla scagliola napoletana del ‘700 presente qui nella maison. E proprio la Riviera di Chiaia, dove ha sede l’azienda, mi ha ispirato la creazione della cravatta della Real Passeggio di Chiaia, uno dei principali giardini storici di Napoli. Non poteva infine

mancare il mito della sirena Parthenope, una delle principali icone di Napoli. Alla sirena più bella del golfo ho voluto dedicare la cravatta che raffigura Castel dell'Ovo, luogo dove, secondo la leggenda, questa morì». La maison è sinonimo di continua ricerca del gusto, come si esplica questa tensione verso il miglioramento? «Mettersi sempre in discussione è uno dei miei motti dal momento che amo le sfide e l’originalità. Proprio per questo ho voluto realizzare cravatte uniche ma anche facilmente portabili. La novità di questa collezione è legata all’introduzione di motivi fantasiosi che sono andati ad ampliare l’offerta. Molte cravat-

Arricchiscono la collezione le calzature, come avviene la selezione dei pellami e la realizzazione del modello? «Le calzature vengono disegnate in esclusiva per clienti speciali, collezionisti e cultori del genere. Sono realizzate interamente a mano in ogni passaggio con una cura minuziosa dei dettagli: in base alla complessità del disegno impegnano anche otto mesi di lavorazione tra ricerca delle materie prime ed esecuzione. Il risultato sono esemplari unici che coniugano perfettamente finiture straordinarie, comfort e calzabilità eccellente. I modelli variano in base alla richiesta: sono per lo più derby, francesina, stringata; tutte personalizzabili. Il tweed, il donegal, il lodrà della valdostana Valgrisa ed ancora lo sportex rieditato in esclusiva dalla Dormeuil per la nostra maison nel 2010, sono solo alcuni dei tessuti utilizzati in abbinamento a pellami di altissima qualità come il camoscio inglese, i vitelli francesi e inglesi, il cordovan. Tessuto e pellame disegnano la trama di queste calzature che sono autentici capolavori, sintesi di alta sartoria ed alta calzoleria italiana, espressione raffinata di ricerca, sperimentazione e tradizione». •

I PRODOTTI DI PUNTA

Le cravatte sette pieghe in pura seta e in pregiati tessuti sono da sempre il fiore all’occhiello della maison, tagliate e cucite interamente a mano

Maison Cilento ha sede a Napoli www.cilento1780.it


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Eccellenze sanitarie

Quando il pilastro privato diventa portante

di Giacomo Govoni

INTEGRA LE RETI OSPEDALIERE TERRITORIALI, GARANTISCE UN MIGLIOR ACCESSO E MASSIMA QUALITÀ DELLE CURE. SONO I PUNTI DI FORZA DELL’OFFERTA SANITARIA ACCREDITATA, DETERMINANTE PER COPRIRE IL FABBISOGNO DI SALUTE DEI CITTADINI

T

icket troppo pesanti sulle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale, liste di attesa lunghe mesi se non addirittura anni, orari di apertura di laboratori, studi medici e ambulatori poco flessibili. E, sullo sfondo, una percezione generale dell’offerta sanitaria pubblica che secondo il 45 per cento degli italiani negli ultimi due anni è peggiorata. Sono queste le molle principali che nell’anno appena trascorso hanno indotto 7,1 milioni di “consumatori” di salute del nostro Paese a pagare di tasca propria cure, farmaci e trattamenti ospedalieri, facendo decollare la spesa sanitaria privata tra i 35 e i 36 miliardi di euro. È quanto si apprende dalla lettura congiunta sia del rapporto Crea Sanità di Tor Vergata presentato a Roma a fine 2016, sia da una recente indagine condotta dall’istituto Censis in collaborazione con Rbm, resa pubblica nei mesi scorsi in concomitanza col VI Welfare Day. Due fotografie dai contorni pressoché identici che dimostrano come i cittadini, laddove non rinuncino completamente a usufruire di una prestazione assistenziale o medica per via dei tempi o dei costi annessi, optino sempre più per la cosiddetta sanità “out of pocket” che comprende tutta quella gamma di prestazioni non coperte dalla finanza pub-

blica, né intermediate da assicurazioni o fondi. QUALITÀ SCIENTIFICA E ACCESSIBILITÀ A SERVIZIO DEL SSN «Nel corso degli anni la sanità privata, intesa come tale per la gestione privatistica, ma che in realtà svolge un servizio pubblico – osserva Gabriele Pelissero, presidente dell’Associazione italiana dell’ospedalità privata - è andata affinandosi, orientandosi sempre più all’integrazione in chiave sussidiaria alle aziende sanitarie pubbliche. Ha ottimizzato le proprie strutture, perfezionato le tecnologie per stare al passo con le moderne acquisizioni scientifiche e si è impegnata in vari ambiti di ricerca producendo, anno dopo anno, un rilevante patrimonio di innovazione scientifica e tecnologica che ha migliorato i servizi alla persona». Un apporto di qualità scientifica a cui si abbina un percorso di accessibilità decisamente meno accidentato di quello pubblico e che vale al presidio privato un gradimento crescente da parte dei cittadini, documentato anche dalle indagini condotte dai vari istituti di ricerca epidemiologica negli ultimi dieci anni. «È ormai da tempo – sottolinea Fausto Campanozzi, presidente della Confederazione italiana medici ospedalità privata - che il comparto ospedaliero privato si è posto come alternativa valida per diverse prestazioni sanitarie, dall’area dell’emergenza-urgenza all’area socioriabilitativa. I tempi di attesa rappresentano il problema critico del pubblico, perché non è ammissibile, come accade prevalentemente al CentroSud, attendere mesi per effettuare esami diagnostici, come ad esempio una mammografia. Questo nel privato non accade, grazie a una gestione più efficiente che riesce a evitare le pastoie burocratiche di cui è vittima la Pa». RETE PRIVATA, UN VALORE SOCIALE PER TUTTO IL SISTEMA Inoltre, aspetto non secondario, c’è da considerare l’importante valore sociale che le strutture accreditate assumono all’interno del sistema, integrando le reti ospedaliere territoriali

7,1 MLN I “CONSUMATORI” DI SALUTE DEL NOSTRO PAESE A PAGARE DI TASCA PROPRIA CURE, FARMACI E TRATTAMENTI OSPEDALIERI, FACENDO DECOLLARE LA SPESA SANITARIA PRIVATA TRA I 35 E I 36 MILIARDI DI EURO e contribuendo all’efficienza della macchina nazionale della salute. Una funzione tuttavia, che a oggi non è ancora adeguatamente riconosciuta. «La risposta che i migliori Paesi europei hanno sviluppato – prosegue Pelissero - è quella di una gestione mista, dove la capacità imprenditoriale viene messa a servizio di un obiettivo comune che è quello della sanità pubblica. Quella stessa capacità che in Italia assicura il 25 per cento del totale delle prestazioni erogate a fronte del solo 15 per cento di spesa sanitaria. Per questo, oggi più che mai si rende necessaria l’introduzione di fattori di efficientamento e di competitività, attraverso la realizzazione di un reale pluralismo di erogatori». STRUTTUTE ACCREDITATE, UN ANTIDOTO ALL’EMERGENZA Pluralismo che tra l’altro si è dimostrato una risorsa vitale anche per fronteggiare situazioni di emergenza, come quella occorsa in pieno periodo natalizio nel Lazio, dove i pronto soccorso locali sono stati letteralmente presi d’assalto da migliaia di pazienti colpiti dall’influenza stagionale. Un flusso incontrollato che ha mandato in tilt le unità operative della Capitale e dintorni, inducendo la Regione a stipulare un accordo con le clini-

Gabriele Pelissero, presidente Aiop, Associazione italiana dell’ospedalità privata

che convenzionate del territorio per rispondere al sovraffollamento. «Questo atto ufficiale – ha dichiarato la presidente Aiop Lazio Jessica Faraoni alla firma dell’intesa - rappresenta davvero un cambiamento epocale per i cittadini, che da adesso in avanti avranno la possibilità di evitare le estenuanti attese per un ricovero nelle sale dei pronto soccorso ed essere accolti presso strutture private accreditate con il Servizio sanitario nazionale. Sempre senza alcuna spesa aggiuntiva».•


Industria • Gennaio 2017

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Diagnostica all’avanguardia di Remo Monreale

«C

hi può trascurare che, dietro ogni numero e ogni esito di analisi, c’è una persona, un’ansia da rassicurare o un dolore cui far fronte?». La dottoressa Giovanna Riccardi, insieme al dottor Nunzio Riccardi alla guida dell’omonimo centro diagnostico materano, ha raccolto con questa consapevolezza l’eredità del padre Michele, scomparso nel 2007. Una responsabilità tutt’altro che semplice cui adempiere, come la stessa dottoressa ammette. «Abbiamo bisogno di un’onestà intellettuale – precisa Riccardi – e una tenacia incrollabile per il proseguimento della sua opera. I princìpi del fondatore restano una lezione indimenticata per noi e tutti coloro che collaborano alle quotidiane prestazioni

del centro. Le tecniche innovative e il perfezionismo richiesto nell’esecuzione di nuove metodiche, cui ci ha abituato fin da piccoli, sono tuttora chiaramente al servizio di quanti ne devono fruire». La Diagnostica Riccardi, più in dettaglio, è un centro privato di analisi che copre tutte le esigenze cliniche anche in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. «La gamma delle indagini – spiega Riccardi – è completa e va da quelle più comuni (esami sangue, urine ecc.) a quelle è più complesse come i test ormonali, cioè il test di stimolazione ormonale con Gurh e Trh per la valutazione della variazione degli ormoni periferici. Un particolare settore della struttura è rappresentato dalla diagnostica per immagini, le cui attrezzature sofisticate rendono possibili molteplici accertamenti. Si eseguono ecografie settoriali (addome, tiroide, apparati ghiandolari, articolazioni e tessuti molli, ostetricia e ginecologia), ecodoppler, elettrocardiogramma e holter pressorio. Inoltre, effettua la gestione dei campioni biologici con dispositivi di sicurezza individuali». Tutte le prestazioni sono monitorate con una rigorosa attenzione alla sicurezza del paziente e del personale. «Il

PARTENDO DALLA SUA ESPERIENZA DIRETTA, LA DOTTORESSA GIOVANNA RICCARDI INDICA ALCUNI DEI PUNTI CRUCIALI NELLA GESTIONE DI UN CENTRO DIAGNOSTICO DI PRIM’ORDINE, SECONDO PRINCIPI NON SOLO ETICAMENTE INECCEPIBILI MA ANCHE EFFICACI NELLA PRASSI Centro – dice la dottoressa – intrattiene rapporti interpersonali positivi nei confronti di tutti, pazienti e collaboratori. La maggioranza degli esami è condotta in sede con cadenza quotidiana, i metodi analitici sono rapidi e la consegna dei referti è tempestiva. La vasta gamma delle prestazioni, condotta secondo i più elevati standard internazionali, insieme alla professionalità dello staff medico, fa del nostro centro diagnostico una struttura sicura per la diagnosi di patologie, disfunzioni e particolari condizioni fisiologiche deficitarie. Il collegamento con altre strutture specializzate, poi, consente un ampliamento del ventaglio delle prestazioni». I punti fondamentali su cui si fonda il successo di questo istituto sono diversi. «Nel Centro, per elevare la qualità dei servizi, si curano sempre l’aggiornamento tecnico e scientifico dei titolari e del personale – continua Riccardi – oltre il turnover costante delle apparecchiature obsolete. Sono numerosi i fattori che impongono la Diagnostica Riccardi come una struttura sanitaria privata di prima grandezza: l’attenzione alla dignità e alla centralità dei clienti, un’esperienza di 68 anni nel settore clinico-diagnostico, il patrimonio strumentale rigorosamente adeguato all’evoluzione tecnico-scientifica, l’informatizzazione, la standardizzazione

e l’automatizzazione delle fasi del processo analitico praticate sin dai primordi, e ancora il personale accogliente e qualificato, fra medici, biologi, ingegneri chimici informatici tecnici e tutti gli addetti al front office. Insomma, non è un caso se sono ben 30mila i nostri clienti durante l’arco di un anno». Dal 2000 il Centro opera secondo le nor-

me del Sistema Qualità Uni En Iso 9001 «con una propria politica della qualità – continua Riccardi – annualmente rivisitata e adeguata com’è imposta dal progresso tecnologico e dall’attenzione alla salute e al benessere di tutti. Infine, dal 2011 lo staff professionale si è arricchito con la presenza della dottoressa Giusi Iuele, nipote del dottor Michele, cresciuta respirando dall’infanzia la dedizione e il piacere di lavorare per gli altri. E dal 2016 si è aggiunta anche la collaborazione della dottoressa Antonia Riccardi. Si è giunti così alla terza generazione di professionisti. Verso l’innovazione ci spinge certo il desiderio di essere all’avanguardia, ma prima ancora l’impulso morale di mettere alla portata di tutti le conoscenze scientifiche di cui abbiamo fatto tesoro». •

Il Centro Diagnostico dr. Michele Riccardi della dott.sa Giovanna Riccardi & Co ha sede a Matera www.laboratorioanalisimatera.it

UNA STORIA D’INNOVAZIONE La dottoressa Giovanna Riccardi, contitolare dello centro diagnostico Riccardi, ricorda alcune tappe decisive della storia della struttura materana. «Il laboratorio di analisi del dottor Michele Riccardi sorge a Matera nell’immediato dopoguerra e rappresenta da subito una novità: è l’unica struttura privata del genere in Basilicata. Al centro fanno riferimento le nascenti Casse Mutue settoriali Inadel, Empas, Artigiani, Coltivatori Diretti, e dell’Inam. Per la carenza di strutture specifiche si rivolgono al nostro laboratorio persino alcune sedi Inam della provincia di Bari e, per esami di particolare impegno professionale, le strutture pubbliche ospedaliere. Per far fronte all’impennata della domanda, negli anni Settanta il laboratorio si attrezza strutturalmente ampliando la superficie dei locali e aumentando il personale a più di 40 unità, contando su strumentazioni adeguate alle richieste dei clienti e tecnicamente all’avanguardia. È fra i primi in Italia a operare con apparecchiature ad alto livello e specifiche per branca. E oggi come ieri, il nostro impegno per dare il miglior servizio possibile è rimasto immutato».


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Medicale

Per la “salute” delle aziende L’ESPERIENZA DI ONTARIO-NAICHÈ PER IL SERVIZIO DI MEDICINA DEL LAVORO E LA GESTIONE INTEGRATA DEI PRESIDI MEDICO INFERMIERISTICI AZIENDALI NELLE PAROLE DI SILVIO ONTARIO E GIACOMO GIUNTA

L

a legge oggi tutela, in termini di sicurezza e salute, l’ambiente di lavoro e i lavoratori. Tutte le aziende sono obbligate ad avvalersi di un servizio di medicina del lavoro per i dipendenti e, in base al rischio di attività, devono organizzare al proprio interno un servizio medico-infermieristico di primo soccorso in grado di dare assistenza ai lavoratori dipendenti. In questo ambito opera il gruppo Ontario – Naichè che, spiega Silvio Ontario: «nasce dall’unione di due aziende complementari specializzate nel settore medico sanitario. Le due realtà, in maniera integrata, offrono un servizio globale per la gestione della

medicina del lavoro e per i presidi medico-infermieristici aziendali». Quale vantaggio offre il gruppo Ontario-Naichè? SILVIO ONTARIO: «È di fatto un unico interlocutore specializzato che garan-

tisce massima qualità, efficienza e risparmio. Le aziende, avvalendosi del servizio, non devono assumere personale dipendente, né medici né infermieri, essendo tutto a carico del gruppo Ontario-Naichè». In cosa consiste questo servizio globale? GIACOMO GIUNTA: «Operiamo da tanti anni nell’ambito del settore medicale offrendo forniture e servizi globali. In riferimento alla normativa che regolamenta la salute dei lavoratori, nelle aziende pubbliche e private, abbiamo strutturato ed organizzato un servizio con soluzioni, varie e modulari, customizzate in base alle esigenze del cliente ed in rapporto alle attività che svolgono. Ad esempio, le aziende che operano nel settore farmaceutico e chimico-industriale hanno esigenze diverse da quelle del settore tessile o siderurgico in termini di struttura e, quindi, di rischio. L’affidabilità e la qualità delle prestazioni, in completa ottemperanza con le normative vigenti, sono garantite anche dall’esperienza del gruppo che vanta numerosi appalti in tutto il territorio nazionale con aziende nel settore privato industriale ed anche nei pronto soccorsi aeroportuali». Qual è l’obiettivo primario?

Silvio Ontario e Giacomo Giunta, del gruppo Ontario – Naichè www.ontariogroup.it - www.naichè.it

S. O.: «Soddisfare il cliente: relativamente ai presidi aziendali possiamo, infatti, gestire turni, con infermieri e medici, anche di 24 ore se è necessario; per la medicina del lavoro l’equipe di medici garantisce massima efficienza e qualità con visite mediche periodiche dei dipendenti. Il gruppo Ontario-Naichè fornisce, anche, servizi collaterali con programmi di prevenzione della salute per i dipendenti ed i dirigenti, assistenza psicologica, progettazione ed allestimento completo dei locali di pronto soccorso». • Elio Donato


Industria - Gen 2017