Page 1


Industria • Giugno 2017

3

In evidenza Innovazione tecnologica e competitività delle imprese

p. 6

Colophon Direttore onorario Raffaele Costa Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

Officina 4.0: costituito il digital innovation hub del Piemonte

p. 9

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Dario Gallina, presidente Unione Industriale di Torino

>> continua dalla prima del nostro export ha come destinazione l’Unione Europea, ma vendiamo molto anche negli Usa e sono in netta crescita anche le esportazioni in paesi come Turchia e Cina. Se, poi, nel 2016 si è osservato un calo delle esportazioni (-6,2 per cento rispetto al 2015), i dati del primo trimestre 2017 sembrano nuovamente incoraggianti e ci fanno sperare in un 2017 di svolta, con un parziale di 5,7 miliardi di euro e un +14,7 per cento rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Questi dati danno la dimensione economica del nostro territorio, ma anche la sua apertura internazionale, i legami e le connessioni con l’Europa e il resto del Mondo. Aggiungiamo poi alcuni dati che ben descrivono le nuove vocazioni del torinese. Il turismo negli ultimi anni è in netta crescita: 6,8 milioni di presenze nel 2016, +2,1 per cento rispetto al 2015. Non solo. A livello di redditività alberghiera, siamo una delle poche città in cui i ricavi degli hotel crescono regolarmente e di più rispetto a città come Venezia, Firenze, Roma, a

TORINO

È la capitale della manifattura italiana, sempre più 4.0, il luogo dove si realizzano l’auto e i velivoli del futuro

©Foto - Carlo De Vita

Coordinamento redazionale Federico Pimazzoni

Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di commercio di Torino

livello italiano o Parigi, Londra e Bruxelles a livello europeo. Nei primi tre mesi del 2017 l’Aeroporto di Torino ha trasportato oltre un milione di passeggeri, registrando una crescita del +7,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. I nostri musei, poi, stanno progressivamente scalando le classifiche mondiali per numero di visitatori. Ma Torino è anche innovazione, ricerca, start up. Abbiamo poli di eccellenza in ambito formativo e di ricerca e sviluppo (Università, centri di ricerca, Politecnico), più di 300 tra start up e pmi innovative, e oltre 270 brevetti europei depositati nel solo 2016. Siamo la capitale della manifattura italiana, sempre più 4.0, siamo il luogo dove si progettano e si realizzano l’auto e i velivoli del futuro, ab-

biamo competenze specialistiche e visioni internazionali come in poche altre metropoli europee. È con questi numeri e queste qualità che Torino si presenterà in autunno in occasione dei numerosi eventi che l’attendono: il G7 a fine settembre, la settimana internazionale del design in ottobre, e a novembre, negli stessi giorni dedicati all’arte contemporanea, un nuovo importante appuntamento che come Camera di commercio ci coinvolge direttamente. Si terrà infatti a Torino, dal 4 al 7 novembre la 26a Convention delle Camere di commercio italiane all’estero, una rete che conta 78 enti camerali italiani attivi in 54 paesi, con 18mila associati e contatti con oltre 300mila imprese in tutto il mondo. Un appuntamento importante per le nostre imprese, che avranno la possibilità di incontrare delegati esteri e soprattutto buyer internazionali interessati al made in Italy. •


4

Primo Piano

Assumere una dimensione europea QUESTO, SECONDO VINCENZO BOCCIA, È L’OBIETTIVO NUMERO UNO A CUI DEVONO TENDERE LE NOSTRE IMPRESE PER PRESENTARSI AI G7 TORINESI CON UN PROFILO INDUSTRIALE MATURO. DOVE IL RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE GIOVANILE RAPPRESENTI UN VALORE

di Giacomo Govoni

B

asta invocare la territorialità, basta ragionare secondo un’ottica micro. Se il traguardo si chiama crescita, la rotta da seguire per tagliarlo deve essere almeno quella continentale, dove «imprenditori, lavoratori, politica e istituti finanziari non chiedano qualcosa per la propria categoria, ma esattamente all’opposto, dove ciascuno ceda qualcosa per il bene comune». Ne è assolutamente convinto il numero uno degli industriali italiani Vincenzo Boccia, che nel cammino verso i G7 di Torino si allinea all’agenda economica sottoscritta a Roma durante il Business Summit di fine marzo, finalizzata al lancio di una nuova governance globale del commercio contro i venti protezionistici e alla valorizzazione del connubio tra innovazione e sostenibilità. Cominciando proprio dall’Europa, la dimensione a cui secondo Boccia deve tendere il nostro tessuto industriale per non smarrire la strada della competitività. «Le nostre imprese vivono in Italia – osserva - ma è a livello continentale che dobbiamo essere più incisivi. Per questa ragione abbiamo consolidato i rapporti con le Confindustrie Europee, a partire dal rafforzamento della nostra voce in BusinessEurope». È questo, a detta del presidente degli industriali, il principale gap che l’Italia è chiamata a colmare per accorciare le distanze con gli altri big del Vecchio Continente, protagonisti nell’ultimo ventennio di una risalita del Pil a doppia cifra, laddove nel nostro Paese l’indice di produttività dal 2000 a oggi è progredito sì, ma a colpi di zero virgola. «Siamo tornati a crescere, è vero – ammette il leader di Viale dell’Astronomia – ma il ritardo rispetto a Paesi come la Spagna, cresciuta del 27 per cento, o la Germania, salita al +21 per cento, non è diminuito. Al contrario si sta allargando, per via di un tessuto sociale e produttivo fragile e di croniche carenze strutturali nelle quali re-

stiamo impigliati». FABBRICA 4.0, BOCCIA: «SIAMO ALL’INIZIO DI UNA GRANDE SFIDA» Fragilità e scogli strutturali che per il momento non sembrano intralciare invece il percorso verso la trasformazione digitale avviato dal nostro sistema produttivo. Il quale, anche grazie agli strumenti messi a disposizione dal Piano Industria 4.0, inizia gradualmente a spuntare alcuni obiettivi di conversione tecnologica che anche l’ultimo report dell’Ocse denominato “The next production revolution” indica come determinanti. «Siamo all'inizio di una grande sfida – sottolinea Boccia – fondata sulla smart factory, che è una precondizione per costruire una società diversa, aperta e inclusiva». Un messaggio che il leader di Confindustria ha voluto rilanciare a inizio giugno intervenendo al Manufacturing Summit 2017, una sorta di G7 anticipato sull’industria 4.0 organizzato da Confindustria Lombardia che in qualche modo tira la volata al trittico di vertici internazionali di scena a settembre nell’ambito della G7 Innovation week di Torino. «Non è una questione categoriale che riguarda solo l'industria – spiega Boccia - ma è una questione di

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria

società. Grazie al piano Calenda gli investimenti privati si stanno riattivando, con effetti seppur moderati di crescita del Pil e dell’export, migliorato del 7 per cento nel primo bimestre di quest’anno». A riprova che le avvisaglie di ripartenza ci sono, che la direzione imboccata è quella giusta, ma che in termini di velocità parlare di svolta è ancora prematuro. PIÙ OCCUPAZIONE GIOVANILE PER RECUPERARE VALORE Specialmente osservando la dinamica del mercato del lavoro che per la verità, in base ai dati Istat relativi ai primi mesi del 2017, risulta in miglioramento a livello generale. De-

nunciando tuttavia difficoltà a far scendere il tasso di disoccupazione giovanile sotto la soglia del 34 per cento, raggiunta con fatica nel primo trimestre di quest’anno ma che ad aprile non ha compiuto ulteriori progressi. In questo senso, la ricetta proposta dagli industriali italiani è chiara da mesi: azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni. «Sapendo fin da ora – aggiunge Boccia - che dopo dovremo ridurlo per tutti. La bassa occupazione giovanile è il nostro valore sprecato, pertanto occorre concentrare le risorse disponibili, destinandole ad avviare una grande operazione in grado di includere i giovani nel mondo del lavoro». Tema cardine per le prospettive di crescita del nostro Paese al quale non per nulla sarà dedicato uno dei tre summit torinesi di fine settembre, dove i ministri del lavoro delle massime potenze economiche mondiali si confronteranno sulle strategie e sulle buone pratiche per agevolare lo sviluppo di un nuovo dinamismo occupazionale. Tra le quali il leader di Confindustria annovera, ad esempio, il Jobs act. «Crediamo non sia opportuno – sottolinea Boccia - smontare una riforma prima ancora che abbia potuto produrre i suoi effetti. In Germania ci sono voluti 15 anni per beneficiare degli effetti delle riforme volute dall’ex cancelliere Schroeder. Il Jobs act va letto e inserito in una politica organica per la crescita e l’occupazione. Detto questo è chiaro che ogni abuso, a partire dall’utilizzo dei voucher che va certamente regolarizzato ma non demonizzato, debba essere eliminato». •


Industria • Giugno 2017

5

Le valvole nell’industria 4.0 SCELTE D’ECCELLENZA E TIME MAGEMENT: STEFANO BONINO SPIEGA COME STA CAMBIANDO IL SETTORE E LE OPPORTUNITÀ CHE LE TRASFORMAZIONI IN ATTO DETERMINANO di Renato Ferretti

«L

a chiave del successo risiede nella combinazione di attitudine al mantenimento di un elevato livello qualitativo, la costante ricerca e l’implementazione dei processi produttivi volta all’ottimizzazione dei tempi e dei costi; questo mix rende la nostra azienda agile, reattiva e pronta a rispondere e talvolta precorrere le sfide del mercato». Per quanto sintetica, l’affermazione di Stefano Bonino, alla guida della Valvole Hofmann insieme al fratello Giovanni, tocca tutti i punti che caratterizzano il mercato attuale delle valvole industriali. «Tutta la nostra storia aziendale è permeata dall’impegno nella ricerca di processi più prestazionali da applicare prevalentemente nel controllo dei fluidi industriali. La pluridecennale esperienza nel settore metalmeccanico (acquisita attraverso quattro generazioni dalla famiglia Bonino) e il know-how aziendale maturato permettono di seguire e gestire l’intera filiera produttiva, dalla progettazione all’assistenza; abbinando questi aspetti all’alto profilo professionale del personale tecnico, alla creatività e alla flessibilità aziendale, creiamo nel cliente la certezza di un’assistenza completa e puntuale». Innovazione, sicurezza e affidabilità sono componenti imprescindibili per l’impresa biellese. «Sono sicuramente delle caratteristiche indispensabili – conferma Bonino – a cui adempiamo attraverso una rapida ed esaustiva analisi delle richieste del cliente con un’adeguata soluzione tecnica commerciale. Attraverso un costante e continuo investimento, sia nei soft-

Valvole Hofmann ha sede a Occhieppo Inferiore (Bi) - www.valvolehofmann.com

ware di gestione aziendale e di analisi tecnica sia nell’incremento e sostituzione di macchinari di produzione, ottimizziamo l’intera filiera della gestione. È questa la strategia che ci permette di affrontare gli “umori” del mercato offrendo un vantaggio al cliente in tutti gli aspetti che lo riguardano: dai tempi di risposta all’adeguato valore commerciale del prodotto, al supporto tecnico. Investimento sullo stock in magazzino, ottimizzazione della sua gestione e miglioramento nella produzione: tali sono stati gli obiettivi del piano di investimenti nell’ultimo anno, per la realizzazione del progetto di contrazione dei tempi di risposta e di evasione degli ordini, di miglioramento del rapporto qualità/prezzo». «Nel 2016 è stato sostituito un tornio verticale a carico automatico a giostra con un centro di lavoro a carico automatico (a mezzo antropomorfo) – continua Bonino – che permette un controllo del processo completo da remoto. Ad inizio 2017, invece, sono stati sostituiti alcuni magazzini automatici con altri di ultima generazione in grado di interfacciarsi con la rete aziendale e tramite app. Sono scelte importanti che si inte-

grano e migliorano le caratteristiche del servizio al cliente e della nostra produzione che ricordo si incentra su valvole di intercettazione e valvole di regolazione dei parametri di processo: temperatura, pressione, portata. L’ottimizzazione dei processi attraverso tecnologie moderne e innovative, di cui parla Bonino, ha portato la società biellese a essere pronta alle grandi trasformazioni industriali in atto negli ultimi anni. «L’azienda andava già verso la quarta rivoluzione industriale prima ancora che si parlasse di Industria 4.0 e non intende fermarsi. Gli incentivi erogati dal governo in questo senso, quindi, non rappresentano il motivo dell’ammodernamento ma solo un effetto colla-

terale positivo, in quanto l’azienda avrebbe comunque portato a termine gli stessi investimenti. Uno degli obbiettivi fondamentali nel prossimo futuro sarà lo sviluppo di prodotti pienamente integrati e in grado di comunicare con ogni network aziendale». «Il trend sembra portare all’utilizzo di valvole di maggiori dimensioni; la nostra percezione è che si presti anche maggiore attenzione all’ottimizzazione dei sistemi ricercando l’efficienza dei processi industriali; ciò si trasmette a noi come richiesta di perfezionamento dell’offerta tecnica. Il dimensionamento, la scelta dei materiali e della valvola devono essere fatti in maniera impeccabile: noi siamo pronti». •

INVESTIMENTO COSTANTE

Garantisce una grande rapidità, oltre che nell’evasione degli ordini, anche nell’analisi tecnica della richiesta di offerta

L’IMPORTANZA DELL’EXPORT Stefano Bonino, contitolare della Valvole Hofmann, si sofferma su un altro elemento decisivo per la società di Occhieppo Inferiore (Bi), e che ha permesso traguardi più che soddisfacenti dal punto di vista del business: l’export. «Esportiamo oltre il 40 per cento del fatturato – precisa Bonino –, di cui la metà circa verso paesi Ue e la restante metà verso paesi extra Ue. I paesi extra Ue sono Svizzera, Cina, Usa, America Latina, America Centrale, Hong Kong, Israele, India, Pakistan, Indonesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Korea, Turchia, Vietnam. In particolar modo ci rivolgiamo a costruttori di macchinari, grandi impiantisti e distributori. Operiamo in diversi settori applicativi quali tessile, caldaie, scambiatori di calore, impianti di dosaggio, alimentare, petrolchimico, farmaceutico, distribuzione gas».


6

Primo Piano

I GRANDI DEL MONDO ALL’OMBRA DELLA MOLE

SARÀ IL CAPOLUOGO PIEMONTESE LA SEDE DEI TRE G7 SU INDUSTRIA, SCIENZA E LAVORO CHE SCATTERANNO DAL 26 SETTEMBRE. SI PARLERÀ DI INNOVAZIONE E FABBRICA 4.0, NELLA CITTÀ ITALIANA CHE SU QUESTI DUE TERRENI RAPPRESENTA UN MODELLO

Malgrado le polemiche sollevate nelle scorse settimane sulla questione sicurezza, i tre G7 settembrini non si sposteranno da Torino. Dal ministero dell’Interno l’annuncio che chiude la querelle 7 a Torino sì o G7 a Torino no, questo era il problema. Fino a pochi giorni fa, quando sui timori dettati da ragioni di sicurezza e alimentati da un fronte ampio comprendente tra gli altri centrodestra e parti sociali, si è levata la voce del Viminale: i tre vertici internazionali in programma in Italia a fine settembre si faranno, e avranno luogo nel capoluogo piemontese. Tre appuntamenti dedicati rispettivamente all’industria, alla scienza e al lavoro che si inseriscono nel ciclo di summit ospitati dal nostro Paese in questo 2017 di presidenza G7 e che vedranno nei panni di padrone di casa il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Atteso da un rientro dalla pausa estiva “ad alta esposizione” qualora l’ipotesi elezioni anticipate (per la verità raffreddatasi negli ultimi tempi) tornasse in auge.

G

«INNOVAZIONE E LAVORO 4.0 CHIAVI PER LA PRODUTTIVITÀ» Tuttavia il titolare del Mise non si scompone, tenendo fisso il mirino sulle questioni che verranno affrontate nei tre summit torinesi alla presenza dei ministri delle principali economie avanzate del pianeta. A partire da quello al via martedì 26 settembre, focalizzato su quel tema dell’industria legata all’innovazione del quale Calenda ha fatto una bandiera di mandato, insistendo sull’importanza della conversione a metodi produttivi intelligenti come fattore primario di competitività. «L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione delle imprese – sottolinea il ministro - sono fenomeni da governare con grande attenzione per rendere più inclusivi i benefici derivanti del commercio internazionale e contrastare gli effetti negativi della globalizzazione. La leva più importante è rappresentata dallo stimolo agli investimenti, che nel caso del nostro Piano Industria 4.0 pare stia funzionando bene. Inoltre nei giorni scorsi abbiamo lanciato su tutto il territorio nazionale il network dei Digital innovation hub ed entro giugno avvieremo il bando sui Competence

Il futuro dell’industria passa daTorino

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

center». Giovedì 28 e venerdì 29 settembre sarà quindi la volta del G7 della scienza, seguito il giorno dopo dal terzo e ultimo incentrato sul lavoro. Il capitolo in assoluto più importante sulla strada di una trasformazione digitale socialmente sostenibile, ma che secondo il ministro dello Sviluppo economico attende ancora di essere scritto. «Si parla molto degli effetti, potenzialmente pericolosi, dell’innovazione tecnologica – osserva il numero uno del Mise – tanto che si è arrivati a invocare una tassa sui robot. A chi l’ha proposta mi sento di rispondere che se alcune multinazionali dell’It e gli over the top, accettassero un decoroso livello di tassazione, non avremmo bisogno di ricorrere a simili stravaganze per finanziare un welfare 4.0». In questo senso, aggiunge il ministro, «con il ministro Poletti stiamo lavorando a un Piano lavoro e welfare 4.0 da presentare alla prossima Cabina di regia e il contributo dei sindacati sarà essenziale in questo ambito. Ma mentre ci prepariamo ad affrontare i nuovi paradigmi del lavoro, non possiamo non accelerare sull’implementazione di quelli che avrebbero già aiutato il Paese a migliorarne la produttività». • G.G.

C

ulla del manifatturiero, laboratorio anticipatore di nuovi scenari produttivi, capitale dell’innovazione con distretti eccellenti quali l’aerospazio, la meccatronica e la robotica. Sono alcune delle “medaglie al valore” che hanno spinto gli organizzatori, coordinati dalla presidenza italiana del G7, a scegliere Torino come sede dei tre summit su industria, scienza e lavoro in programma a fine settembre. Nella sua veste di knowledge factory o, come ama definirla il leader di Confindustria Vincenzo Boccia, di “sala macchine” dell’economia italiana, il capoluogo piemontese si prepara dunque ad accogliere i ministri delle prime sette potenze mondiali per un’intensa settimana che avrà come tema pilastro la quarta rivoluzione industriale. Declinata sia in chiave produttiva, quale processo di adeguamento tecnologico ai nuovi paradigmi della fabbrica 4.0, sia in un’ottica di ecosistema, inteso come ambiente ideale per accogliere e moltiplicare le opportunità legate alla digital transformation. Una partita globale per la competitività che attribuisce un ruolo centrale alle cosiddette smart cities, dove oggi si concentrano i tre fattori più importanti per lo sviluppo: l'attivazione di infrastrutture abilitanti nel campo dell’energia, della connettività e della logistica; i

big data; il capitale fondato sulla conoscenza. Strumenti e risorse grazie ai quali le aziende emergono, l'innovazione germoglia e la ricchezza culturale si diffonde sul modello delle metropoli internazionali, a cui la sede italiana dei prossimi G7 ritiene di non aver nulla da invidiare. «Torino – sostiene Vincenzo Ilotte, presidente provinciale della Camera di commercio - è in grado di tenere insieme tutta la filiera di quella che molti considerano la nuova rivoluzione industriale. Abbiamo le carte in regola per riprendere quel ruolo di capitale del settore che abbiamo avuto nel passato, perché qui c’è l’eccellenza della ricerca e del manifatturiero». E presto ci sarà anche l’eccellenza delle istituzioni, rappresentate dai ministri di Canada, Francia, Germania, Italia, Usa, Gran Bretagna e Unione Europea che il 26 settembre terranno a battesimo il primo G7 sull’industria ospitato nel complesso del Lingotto. Due giorni di riflessione attorno a contenuti ancora nelle mani dei rispettivi esecutivi, a cui ne seguiranno altrettanti dedicati alla scienza, dal 28 al 29 settembre. Chiusura riservata ai temi del lavoro, al centro del terzo e ultimo summit in programma il 30 settembre e il 1 ottobre. • Giacomo Govoni


8

>>> segue dalla prima

nazionale e soprattutto a quella delle principali regioni esportatrici: Lombardia (+8,6 per cento), Veneto (+7,1 per cento), Emilia Romagna (+8,9 per cento). Specularmente a quanto osservato nel 2016, la dinamica del comparto degli autoveicoli, che genera quasi un quarto delle vendite all’estero della regione, è stata particolarmente rilevante. In rialzo del 14,9 per cento anche la meccanica, secondo comparto delle esportazioni regionali, e altri settori di specializzazione quali l’alimentare, metalli, gomma plastica e tessile». Da qualche mese siete al lavoro per diffondere la cultura della trasformazione digitale tra le imprese piemontesi. Come sostenete il tes-

Politica industriale

suto produttivo regionale in questa partita? «Confindustria Piemonte ha fatto di Industria 4.0 uno degli assi principali dell’azione a sostegno delle imprese. Lo scorso 15 giugno è stata formalizzata la costituzione del Digital innovation hub piemontese, con la partecipazione di tutte le associazioni confindustriali regionali. Sottolineo come Industria 4.0 non sia semplicemente un’opportunità per le nostre imprese, ma soprattutto una necessità imprescindibile per accrescere la competitività nel medio periodo, specie sui mercati internazionali». C’è da rilanciare la dinamica occupazionale piemontese, che secondo gli ultimi rilievi procede un po’ a singhiozzo. Quali progettualità state promuovendo per agevolare il passaggio dal mondo

EXPORT SU, SI SBLOCCANO LE ASSUNZIONI Si riaccende la macchina produttiva piemontese di pari passo con le aspettative degli imprenditori, incoraggiate dal dinamismo degli ordinativi esteri. Sono le indicazioni salienti consegnate dal rapporto sul primo trimestre 2017 tracciato da Unioncamere Piemonte, che riferisce di una crescita della produzione industriale del 4,5 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2016. Un recupero determinato dal risveglio del comparto manifatturiero e in particolare del settore automotive, protagonista di un robusto incremento del 16 per cento, ma anche dalle performance delle industrie dei metalli e della meccanica, superiori al 5 per cento. Tuttavia la vera iniezione di fiducia proviene dall’export che, dopo alcuni trimestri sottotono, torna in traiettoria ascendente registrando un progresso del 6,7 per cento. Con ricadute positive sotto il profilo occupazionale, come dimostrano i dati diffusi dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Secondo i quali le imprese piemontesi si sono impegnate ad attivare oltre 44 mila risorse in più nel primo trimestre di quest’anno, di cui quasi il 41 per cento (pari a circa 18 mila assunzioni) con inquadramento da dipendente.

formativo a quello del lavoro? «In effetti nel 2016 in Piemonte si è registrato un modesto aumento dello 0,7 per cento dell’occupazione rispetto al 2015, anche se parallelamente il tasso di disoccupazione è sceso da 10,2 per cento a 9,3 per cento. Tuttavia rimane il secondo più alto del Nord Italia dopo quello della Liguria, con una disoccupazione giovanile superiore al 30 per cento. Per migliorare questa situazione, molto potranno fare l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato. In particolare l’Asl che riconosce il ruolo educativo del lavoro e della cultura d’impresa, spingendo la scuola a innovare la didattica e riconnettere il sapere con la cultura del fare, costituisce una strumento fondamentale. Il recentissimo avvio dell’apprendistato per il diploma di istruzione secondaria superiore, inoltre, permetterà di integrare sempre più il mondo formativo e quello del lavoro». Per ospitare i tre importanti G7 dedicati a industria, scienza e lavoro che si terranno a fine settem-

bre si è scelto il Piemonte, precisamente Torino. Quali fattori qualificanti hanno favorito questa scelta e che occasione rappresentano per il sistema regionale? «Il Piemonte e Torino sono tra le aree a più spiccata specializzazione manifatturiera in Italia: la produzione di beni fisici rappresenta oltre un quarto del Pil regionale, quota che supera il 40 per cento se consideriamo anche i servizi “incorporati”. Piemonte e Torino sono anche ad alta innovazione: il 20 per cento delle spese per R&S delle imprese private è attribuibile a imprese piemontesi. La presenza di settori ad alta tecnologia, e più in generale la diffusione trasversale di tecnologie avanzate rende determinante l’interrelazione tra scienza, tecnologia e fabbrica. Per il nostro territorio, gli incontri organizzati in occasione del G7 potranno essere non soltanto un’eccellente vetrina mediatica, ma anche un’opportunità di confronto tra imprese, centri di ricerca, decisori politici». • Giacomo Govoni


Industria • Giugno 2017

IL PUNTO DI DARIO GALLINA

Città dell’industria e dell’innovazione

I

n occasione della nostra Assemblea generale, l’Unione Industriale ha messo al centro la crescita e il tema della produttività, che ci riguarda tutti, e riguarda il nostro Sistema Paese che però da vent’anni cresce meno degli altri. Siamo il secondo Paese industrializzato d’Europa ma la manifattura ha perso appeal, specie nei confronti dei giovani: si tratta di un fenomeno sociale e culturale. Abbiamo voluto, con l’Assemblea che si è tenuta il 26 giugno scorso proporre una prospettiva nuova. Per recuperare il differenziale negativo che penalizza la crescita italiana, occorre un balzo della nostra produttività, per aumentare la quale bisogna prima di tutto investire e accettare fino in fondo la sfida dell’automazione, che secondo il Rapporto del McKinsey Global Institute, pubblicato all’inizio di quest’anno, può imprimere quella spinta alla produttività richiesta per conseguire obiettivi di sviluppo che altrimenti sarebbero a rischio. Un’automazione diversa dal passato, basata sull’interconnessione, sull’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale. Gli investimenti necessari non sono però solo quelli tecnici ma devono anche vertere sull’organizzazione, sui metodi e sulle persone realizzando una formazione adeguata al nuovo paradigma tecnologico. Il Piano Calenda ha avuto il merito di riaccendere l’interesse per le condizioni che consentono di rafforzare l’attitudine a investire. C’è la necessità che le misure assunte dal Piano del Governo Industria 4.0 divengano delle misure strutturali di politica

Dario Gallina, presidente Unione Industriale di Torino

industriale. Su questi temi abbiamo realizzato recentemente un sondaggio, fra le nostre aziende sulla propensione all’investimento nelle tecnologie digitali; è emerso che il 25 per cento delle imprese è già attivo e sono quelle più grandi, più strutturate e preparate al cambiamento tecnologico. Però noi dobbiamo fare in modo che tutto il sistema cresca, soprattutto l’ampia base delle Pmi. È una sfida irrinunciabile sulla quale stiamo lavorando intensamente. All’interno del nostro programma Officina 4.0, che abbiamo lanciato con la nuova presidenza, è stato costituito ed è già operativo da alcuni mesi, il Digital Innovation Hub del Piemonte, primo in Italia, che è l’interfaccia fra le imprese e tutti i soggetti che compongono l’ecosistema dell’innovazione. Parlando della nostra città, Torino deve vivere la transizione tecnologica come un’opportunità di crescita. Fra gli obiettivi quello più ambizioso che proponiamo, utile alla crescita del sistema economico, è quello di realizzare a Torino un grande Manufacturing Technology Centre, per attuare un forte trasferimento tecnologico attraverso le eccellenze dei centri di ricerca e delle grandi industrie a favore delle Pmi, creando un ecosistema fondamentale per una vera ricaduta sul territorio. Torino come città dell’industria e dell’innovazione merita un obiettivo importante e una prospettiva di crescita all’insegna dell’innovazione. •

9


10

Innovazione

Con le imprese verso il digitale PIEMONTE CAPOFILA IN ITALIA PER LA COSTITUZIONE DEL DIGITAL INNOVATION HUB DI CONFINDUSTRIA, CENTRO PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA 4.0 IMPEGNATO A GUIDARE LE IMPRESE NEL CAMMINO DI TRASFORMAZIONE TECNOLOGICA. NE SPIEGA IL FUNZIONAMENTO FRANCO DEREGIBUS

D

opo una prima fase di attuazione del Piano governativo Industria 4.0, caratterizzata dagli incentivi fiscali per gli investimenti sul fronte del rinnovamento tecnologico, si passa alla seconda fase, dove entra in campo il nodo delle competenze. A sostegno della quarta rivoluzione industriale c’è una rete formata da diverse associazioni imprenditoriali, compresa quella confindustriale. L’Unione Industriale di Torino in particolare, a gennaio ha creato il primo Digital Innovation Hub in Italia cui hanno aderito le territoriali piemontesi. La struttura si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza delle imprese sull’entità, l’importanza e l’opportunità delle sfide imposte dal modello della smart factory, ac-

compagnandole nella crescita con attività di mentoring, pianificazione degli investimenti innovativi e indirizzo verso i competence center, i laboratori e i centri di ricerca. Obiettivi e piani di sviluppo del DIH, che opera in una regione all’avanguardia per l’innovazione ed espressamente vocata alla manifattura, sono illustrati dal suo direttore Franco Deregibus. L’hub piemontese è partito a gennaio, primo in Italia. Quali sono stati i primi passi e gli step di sviluppo previsti? «Ci siamo mossi in due direzioni: la prima è stata la diffusione della formazione attraverso eventi di sensibilizzazione organizzati con varie realtà territoriali di Confindustria, componenti interne quali Piccola Industria e Giovani imprendi-

Franco Deregibus, direttore Digital Innovation Hub

tori e società vicine al mondo 4.0, che ci hanno permesso di parlare ai loro clienti e fornitori. La seconda mossa, più specifica, ha consistito nel cogliere l’interesse delle aziende verso le agevolazioni fiscali per entrare in contatto con loro, visitarle, rispondere ai dubbi e soprattutto trasmettere loro l’idea che l’Industria 4.0 rappresenta qualcosa di più di un incentivo fiscale, un percorso importante che va intrapreso per la competitività. Dopo l’avvio a gennaio, il 15 giugno si è tenuto l’atto formale di costituzione dell’associazione Digital Innovation Hub Piemonte con uno statuto che prevede diverse categorie di soci (fondatori, onorari, sostenitori). L’obiettivo è cercare aziende interessate ad associarsi, favorendo in quest’ottica il reclutamento di imprese in grado di dare un contributo significativo al processo di digitalizzazione». Come si declinerà concretamente l’attività di mentoring, formazione e consulenza svolta dai Digital Hub? «Stiamo lavorando anche con Confindustria a Roma alla messa a punto di uno strumento di assestment, che aiuti le imprese a capire dove sono e dove devono andare. Si tratta di un’attività di analisi e valutazione che consentirà di indicare alle aziende, da un lato, i primi passi da muovere, dall’altro, lo stato della situazione sul piano delle competenze necessarie alla trasformazione digitale. Il problema vero, non solo piemontese, riguarda il fatto che il tessuto produttivo italiano è formato da una miriade di piccole imprese che conosce perfettamente il proprio processo produttivo, ma non domina il sistema gestionale. Uno dei temi chiave sarà perciò quello del

di Francesca Druidi know how interno alle aziende». Ulteriori criticità rilevate? «L’altro aspetto che ho osservato è la poca consapevolezza da parte di alcune imprese del posizionamento della concorrenza. Molte realtà “illuminate” hanno compreso la necessità di cambiare per non soccombere, altre purtroppo ancora non si rendono conto dell’evoluzione imposta dal mutamento in atto. C’è quindi senz’altro anche un ostacolo culturale da superare». Per quanto riguarda il nodo del capitale umano che lavorerà nella fabbrica intelligente? «Sarebbe importante introdurre un meccanismo che permetta alle aziende di inserire nel proprio organico dirigenti temporanei in grado di traghettarle in questa transizione con la dovuta continuità, ma tenendo sotto controllo i costi». Qual è lo stato di maturità digitale delle imprese piemontesi allo stato attuale? «Ho riscontrato in linea di massima tre tipologie: imprese che non hanno compreso la portata del cambiamento e non sanno cosa fare; imprese che l’hanno capito e sono già partite e realtà che sono state per il momento attratte più che altro dalle agevolazioni, ma senza vedere davvero il percorso da intraprendere. Le prime sono difficili da raggiungere, le terze hanno almeno intuito la presenza di opportunità importanti di sviluppo e vanno convinte a guardare oltre l’incentivo per improntare un piano di miglioramento a medio termine». Il DIH è il soggetto che media tra imprese, università e centri di ricerca. Come viene sviluppata questa collaborazione, considerando il background di riferimento dato dal Politecnico e Torino wireless? «Le università saranno soci onorari del Digital Innovation Hub, che si occupa di innovazione di processi interni ma non di ricerca e sviluppo effettivi. Nell’attesa di una formalizzazione dei centri di competenza, i cosiddetti competence center, collaboriamo su diversi progetti con gli atenei e i loro enti di trasferimento tecnologico. Punteremo sempre di più a mettere in contatto le esigenze delle singole imprese con le università oppure con i poli di innovazione della regione. L’obiettivo è proprio quello di utilizzare questi poli come bracci operativi sui distretti di cui sono competenti, come sta avvenendo ad esempio di recente con Pointex, il Polo di innovazione Tessile sulla filiera del tessile». •


12

Innovazione

Logistica: verso i system integrator

«I

l settore ha attraversato un lungo periodo di investimenti difensivi, ma nell’ultimo anno si sono visti i primi segnali di cambiamento con investimenti orientati allo sviluppo o al miglioramento». Siamo nel mondo dell’automazione nella logistica e del monitoraggio produzione, e a parlare è uno degli imprenditori con più esperienza impegnati nell’ambito: Ermanno Rondi, amministratore delegato di Incas Spa. L’azienda nasce a Biella nel 1981 «e oggi riveste un ruolo di primo piano nel settore degli impianti per la logistica industriale e distributiva – con-

LA SUPPLY CHAIN IN TUTTI SETTORI PRODUTTIVI MOSTRA UNA CRESCENTE NECESSITÀ DI SOGGETTI UNICI CHE SI PRENDANO IN CARICO SOLUZIONI INTEGRATE. IL FOCUS DI ERMANNO RONDI CHE INSISTE SU INFORMATIZZAZIONE LOGISTICA E AUTOMAZIONE DEL MATERIAL HANDLING di Renato Ferretti

L’IMPORTANZA DEL CUSTOMER CARE Il customer care è l’elemento che garantisce continuità di servizio, come spiega Ermanno Rondi, amministratore delegato di Incas. «Nel tempo e con l’esperienza – spiega Rondi – è stato messo a punto un servizio che opera con un range orario esteso e organizzato in modo da tracciare e tenere sotto controllo tutte le richieste. Manutenzione predittiva, ottenuta tramite soware residenti sull’impianto che tengono sotto controllo i principali parametri operativi (segnalando ogni scostamento rispetto ai valori di corretto funzionamento), manutenzione preventiva per mantenere efficienti tutte le attrezzature che richiedono controlli e manutenzioni periodiche, contratti di manutenzione e manutenzione on demand per coprire tutte le esigenze di garanzia di servizio degli impianti. Un’organizzazione basata su un contact center tecnico dotato di adeguate skill, sistemi di ticketing e monitoraggio degli interventi consentono di ottenere livelli di soluzioni dei problemi entro le 2 ore superiori nel 90 per cento dei casi».

tinua Rondi –: è una realtà italiana in grado di proporre, all’interno di un’unica azienda, soluzioni complete e integrate in tutta la supply chain. Incas rappresenta un partner affidabile e altamente qualificato per ogni esigenza di informatizzazione logistica e automazione del material handling in qualsiasi settore industriale. L’innovazione rappresenta uno degli elementi essenziali del modello industriale e una delle principali leve strategiche. Se dovessimo dire, poi, cosa ci distingue, penserei alla capacità di sviluppare soluzioni di automazione basate sulle singole realtà aziendali, sfruttando esperienza e conoscenza mutuate da impianti realizzati nel tempo in tutti i settori industriali e distributivi». In che modo avete affrontato la congiuntura di questo lungo periodo? «La nostra strategia è stata di servizio ponendoci come system integrator su tutta la catena logistica, dai magazzini materie prime, fino alla gestione della consegna al cliente finale con soluzioni modulari, ma coordinate tra loro. Essere “machine indipendent” nella proposta e avere

la possibilità di seguire il flusso dei materiali in ogni sua parte, è stato vincente. Certamente, tutto ciò è stato possibile soprattutto grazie a un esercizio costante nel migliorare le prestazioni dei nostri sistemi. Questi sono pensati per aziende che devono ottimizzare e velocizzare processi e operazioni: gestione di magazzino (Wms), evasione ordini e spedizioni, picking tramite terminali Rf, Voice o con moduli pick to light, monitoraggio linee, movimentazione interna e magazzini automatici, sistemi di smistamento, pianificazione viaggi, tracciabilità mezzi e consegne (Tms), e molto altro. Infine, dobbiamo sottolineare che il servizio al cliente e l’attenzione alle sue esigenze rappresentano l’obiettivo primario e il focus di

Incas. Non a caso proponiamo soluzioni affidabili su misura, monitorate e assistite, anche attraverso i servizi di help desk telefonico e di collegamento da remoto in tempo reale». Nello specifico, a cosa ha portato questa strategia? «Mercati sempre più esigenti e variabili richiedono risposte che si adattino alle strategie delle singole imprese. Incas ha sviluppato, grazie alle esperienze maturate in oltre 35 anni e con più di 2500 impianti installati, una suite completa di modelli di soluzioni organizzative in grado di rispondere alle esigenze dei vari settori industriali e distributivi, per gestire il flusso dei materiali dalla manifattura al cliente finale. Parliamo del magazzino materie

+20% L’ANDAMENTO DEL FATTURATO REGISTRATO ALL’INTERNO DI INCAS NEL 2016, CON 32 MILIONI E L’OBIETTIVO DEI 40 NEL 2017


13

Industria • Giugno 2017

ESIGENZE TRASVERSALI Ermanno Rondi, alla guida della Incas, indica alcuni dei nomi più noti tra i propri clienti, dimostrando come in settori anche molto diversi tra loro, la possibilità di un sistema logistico ad hoc sia considerato prezioso. «I sistemi Incas – dice Rondi – sono adottati da aziende leader nel proprio settore: Rubinetterie Cristina, Giunti, Amplifon, la Feltrinelli, Transmec, Saldi Privati e EPrice, SBS, Vimar, Whirlpool, Lindt, Walcor, Angelini, AVEN, Bayer, Cerruti, Stroili, FCA, Tellure Rota, Ermenegildo Zegna, PixartPrintin, Myo, Elesa, Siae Microelettronica, Beretta, Rovagnati, Gucci, CentroStyle, CRS, Golden Lady, L’Erbolario, Cidiverte, Dulcop, Mondadori, IBS, Bormioli, Roj, Sacchi, Brugola, Divella, Rhiag».

prime integrato con il sistema ERP, per verificare in tempo reale la coerenza con gli ordini, gestire politiche di controllo qualità e/o quarantena, verificare stock o cross docking verso produzione o terzisti, controllare Fifo e scadenze, gestire lotti e tracciabilità. Poi, grazie all’implementazione di un modello organizzativo che integra metodologie Lean e Smart (Manufacturing Flow Management System), il sistema consente di operare nelle fasi finali della produzione (assemblaggio) con logiche on demand e nell’allestimento dei semilavorati con logiche Kanban. Un

semplice sistema di schedulazione e diagramma di Gannt governa tempi e priorità aggiornate in tempo reale dal controllo avanzamento produzione ENKA. La mappatura dei magazzini interoperazionali consente quindi al WMS di alimentare le stazioni di lavoro con la giusta quantità di componenti sincronizzati con i tempi produttivi. Realizza un flusso teso che ottimizza i tempi di attraversamento. E ancora, il magazzino distributivo e/o prodotti finiti che è il cuore del servizio di ogni azienda che deve soddisfare le richieste del mercato».

FACTORYLOGISTIC

In questi ultimi tempi è cresciuta l’attenzione del manifatturiero al flusso dei materiali nei processi produttivi

Di cosa si tratta? «Ordini evasi AxA, senza errori e tracciando l’intera catena di consegna, sono oggi richieste standard. Il sistema di gestione operativa Wms Easystor consente, in collegamento real time con l’Erp aziendale, di processare gli ordini, verificare l’evadibilità in coerenza con le politiche adottate, ottimizzare le operazioni di picking e di imballo, alimentare i prelievi con ordini di refilling puntuali e con missioni combinate per ridurre tempi e percorsi, gestire il consolidamento e la spunta al carico. Un sistema completo che si integra in modo nativo con il modulo Tms per l’organizzazione dei trasporti. Un altro modulo è rappresentato dalla gestione dei trasporti, necessario specialmente per aziende industriali e distributive che terziarizzano il trasporto. Gestire al meglio tariffe e mezzi, valutare il riempimento, organizzare il routing in funzione delle esigenze di servizio e di costi sono operazioni indispensabili; le complessità richieste dal mercato a causa del livello di personalizzazione di esigenze e richieste neessita di un adeguato supporto informatico per evitare errori ed aumentare l’efficienza del servizio. Il TMS DelSy proposto è in grado di suggerire le scelte migliori in termini di mezzi e tariffe, di pianificare i viaggi in funzione degli ordini, di tracciare la consegna informando passo-passo il cliente e di consuntivare l'operatività sia in termini di fatture passive che attive. Infine, il material handling per cui tutti i modelli organizzativi proposti possono essere interpretati con automazioni adatte alle diverse strategie aziendali». In che modo avete declinato questo aspetto? «La scelta è focalizzata sulle esigenze dell’impresa (machine indipendent) tenendo conto, nella tipologia di meccanica suggerita, di affidabilità, performance, qualità/prezzo e disponibilità di parti di ricambio nel tempo. Il fattore affidabilità e manutentibilità è essenziale per impianti la cui vita media è di oltre 30 anni, quindi scelta di componenti standard con garanzia di continuità sono elementi da considerare per ogni applicazione automatica. Gli innumerevoli impianti che utilizzano trasloelevatori, miniload, multilevel shuttle, shuttle e/o magazzini verticali, oppure sistemi di trasporto a motorulli con logiche distribuite, robot antropomorfi o portali di pick&place, AGV e/o LGV oltre a linee imballo in grado di soddisfare tutte le esigenze sono garanzia di competenza e consentono un

Ermanno Rondi, amministratore delegato di Incas di Vigliano Biellese (Bi) www.incasgroup.com

servizio di assistenza in house per tutte le apparecchiature installate. Ogni impianto è valutato con il giusto mix tra operazioni manuali e automatizzate per garantire efficienza, economicità, servizio, ma specialmente flessibilità operativa ed affidabilità dei sistemi». In quale direzione, quindi, si stanno evolvendo le richieste dei clienti negli ultimi anni? «In questi ultimi tempi è cresciuta molto la FactoryLogistic, cioè l’attenzione del mondo manifatturiero al flusso dei materiali all’interno dei processi produttivi. Un’interpretazione molto pragmatica di Industria 4.0 che consente risultati importanti sul mercato. A proposito di questo, per Incas, Industria 4.0 è una importante opportunità che apre nuove interpretazioni sul mercato. Velocità, flessibilità e servizio che sono i mantra del cambiamento in atto si declinano spesso in temi logistici, sia produttivi che distributivi. In tutti i casi l’automazione aiuta a interpretare queste esigenze con costi di esercizio molto competitivi e contribuendo a riportare lavorazioni vicine ai centri di consumo». Quali saranno le innovazioni che si affermeranno nel prossimo futuro? «L’evoluzione digitale di molti processi aprirà scenari nuovi e ci aspettiamo molta innovazione negli aspetti Ict, più che in quelli meccanici. Penso a blockchain, big data, cloud che possono cambiare il modo in cui si fa logistica inserendo garanzie e trasparenza nei processi. Tutto questo sposato con una logica collaborativa modifica il modo con cui si trasportano le merci permettendo di organizzare la consegna ottimizzando, sia in senso di costo che sostenibilità, le singole tratte». •


14

Innovazione

Versatilità e leggerezza IL MARCHIO DI FABBRICA DELL’AZIENDA PIEMONTESE È QUELLO DI REALIZZARE PRODOTTI IN ACCIAIO UTILIZZANDO LA STESSA LOGICA DEL TAGLIO SARTORIALE: «COME UN ABITO SU MISURA»

C

reativo, leggero e durevole. L’acciaio è il materiale che, per la sua naturale versatilità, risulta adatto alle più disparate applicazioni nel settore dell’edilizia industrializzata. Nel campo industriale, in quello commerciale o residenziale, e ancora nella realizzazione di strutture agricole e zootecniche, l’acciaio per le sue caratteristiche strutturali ed estetiche è annoverato tra i materiali più idonei alla realizzazione di qualsiasi tipo di costruzione. Da questa consapevolezza nasce nel 1963 la Società Costruzioni Capannoni specializzata nella progettazione e costruzione dell’acciaio. Aperta alle evoluzioni del mercato l’azienda, con sede ad Oviglio (Al) ma operante su tutto il territorio nazionale e anche all’estero, ha saputo guardare lontano intraprendendo la strada dell’innovazione. Intuendo la connaturata versatilità del materiale e la variabilità del mercato, si è di recente perfezionata nella costruzione di grandi stabilimenti industriali, centri commerciali e di edifici multipiano. «La flessibilità delle strutture in acciaio consente di soddisfare una clientela piuttosto vasta» spiega la proprietaria dell’azienda, Elsa Roggero. «Tendenzialmente il nostro prodotto è apprezzato principalmente nel settore della grande industria, in quanto la maggior parte delle aziende multinazionali ricerca sempre di più strutture

realizzabili in tempi brevi, ma soprattutto con la possibilità di poter essere adeguate alle esigenze attuali del layout dello stabilimento produttivo. Le nostre costruzioni, essendo completamente imbullonate, sono studiate per essere ampliabili e modificabili in qualsiasi momento senza creare troppi vincoli a chi ne usufruisce. Questo nostro punto di forza fa sì che, oggi, il nostro prodotto sia ricercato anche nel settore commerciale, in quello agricolo o semplicemente per ampliare una struttura già esistente». La riconoscibilità del prodotto, fabbricato seguendo rigorosi standard, è la migliore strategia per trovare la giusta affermazione nel mercato delle costruzioni: «Principalmente- aggiunge la dottoressa Roggero- ci distinguiamo

nel mercato dell’edilizia industrializzata in quanto non ci limitiamo a produrre strutture metalliche ma, grazie a un team interno di giovani ingegneri e tecnici, riusciamo a creare strutture come un vero e proprio abito sartoriale, adatto su misura per il nostro cliente. Questo per rispondere alle sempre maggiori esigenze del mercato e per differenziarci dallo schema standard dei nostri competitor». Ma anche la scelta dell’acciaio come materiale base su cui investire ha un suo perché: «Abbiamo optato per l’utilizzo dell’acciaio perché è un materiale leggero, resistente e di grande durata nel tempo. Proprio per queste caratteristiche è l’unico materiale da costruzione che si può definire antisismico per natura. Questo permette notevoli risparmi economici anche nelle opere connesse alle strutture principali quali fondazioni e basamenti. Inoltre, non di secondaria importanza, l’acciaio è l’unico materiale da costruzione completamente rinnovabile, riciclabile e completamente ricuperabile. Il calcestruzzo e il legno non hanno assolutamente queste caratteristiche. Il primo è un materiale molto fragile e non riciclabile, anzi comporta ingenti costi nella bonifica dei manufatti e non consente modifiche dopo l’installazione; mentre il secondo, pur essendo un materiale naturale, proviene da uno dei beni primari del pianeta, le piante, che vengono abbattute in un giorno ma per ricrescere sono necessari parecchi anni». Per questa ragione la crescita dell’azienda piemontese non si è mai arrestato nel tempo, neppure durante le congiunture negative determinate dalla crisi econo-

di Luana Costa

mica: «Il trend aziendale, negli ultimi anni, è sempre cresciuto: il 2014 è stato un anno di grandi soddisfazioni per la nostra azienda poiché grazie alla realizzazione di strutture di dimensioni notevoli come il raddoppio dello stabilimento della Piaggio Aero abbiamo incrementato notevolmente il fatturato portandolo a un più dieci per cento rispetto al 2013. Nel 2016 abbiamo invece vissuto una ulteriore graduale crescita che si sta ampiamente consolidando nel 2017 con ottime prospettive in quanto abbiamo già acquisito parecchie commesse soprattutto all’estero. Tali commesse ci occuperanno gran parte della produzione inerente il prossimo biennio 2018-2019. •

La Società Costruzioni Capannoni ha sede a Oviglio (Al) - www.scc-capannoni.it

L'ORGANIZZAZIONE La Società Costruzioni Capannoni realizza oltre cento strutture annualmente con una capacità produttiva di cinquemila tonnellate l’anno. Opera, inoltre, in due stabilimenti che hanno sede ad Oviglio in provincia di Alessandria: il primo viene utilizzato con funzione di magazzino e per le piccole lavorazioni con una superficie totale di diecimila metri quadrati; il secondo ad uso produttivo ha, invece, una superficie totale di diciottomila metri quadrati. L’azienda vanta un numero consistente di personale tra addetti alla progettazione, alla qualità, alla segreteria, alla produzione, ai trasporti e al montaggio in modo tale da garantire un servizio completo a 360 gradi per i propri clienti.


16

Innovazione

Nuove soluzioni per l’edilizia di Luana Costa

S

oluzioni settorializzati ma capaci di fare la differenza nell’ambito industriale delle costruzioni, dove da anni la Penetron International sperimenta prodotti innovativi per l’impermeabilizzazione e la protezione del calcestruzzo. Le tecnologie vengono esportate in oltre sessanta paesi nel mondo, tramite una rete consolidata di distributori esclusivi e applicatori di fiducia, approdando anche in Italia grazie alla filiale Penetron Italia con sede a Torino. «Sono soluzioni che non si vedono ma molto efficaci, perché strutturali, questa la ragione per cui si parla soprattutto di sistema» spiega Enrico Maria Gastaldo Brac, amministratore delegato del gruppo. Può spiegare in sintesi quali sono le peculiarità che caratterizzano il sistema e per quale ragione ci troviamo di fronte ad un prodotto altamente innovativo? «Il sistema Penetron è una impermeabilizzazione del calcestruzzo integrale, che coinvolge l’intero spessore del manufatto e si riattiva nel tempo veicolando umidità, catalizzando i composti minerali solubili presenti nella matrice in una cristallizzazione secondaria insolubile che densifica la porosità e autocicatrizza le fessurazioni fino a 400 micron. La protezione dall’acqua e dai contaminanti è strutturale e si differenzia in maniera sostanziale dai tradizionali sistemi pellicolari in adesione». Che genere di tecnologia sfrutta? «Un prodotto, un sistema del genere potrebbe far pensare a una sostanziale immutabilità nel tempo. In realtà la post-cristallizzazione attiva del calcestruzzo è una tecnologia estremamente innovativa, pur utilizzata ormai da quasi quarant’anni nei paesi anglosassoni. È necessario che la qualità del servizio tecnico sia in costante aggior-

ENRICO MARIA GASTALDO BRAC DESCRIVE IL SISTEMA PENETRON UTILIZZATO PER L’IMPERMEABILIZZAZIONE E LA PROTEZIONE DEL CALCESTRUZZO. UNO STRUMENTO INNOVATIVO AL SERVIZIO DELLE COSTRUZIONI

Penetron Italia ha sede a Collegno (To) www.penetron.it

namento, per garantire un adeguato supporto in fase di studio progettuale e di supervisione e controllo esecutivo». È la Penetron Italia a possedere l’esclusiva sulla distribuzione del prodotto? «Certamente. La Penetron Italia è distributore nazionale esclusivo del sistema ed è impegnata sul campo nella customizzazione dei progetti, analizzando compiutamente i particolari costruttivi peculiari e le diverse fasi procedurali, per la definizione assistita della vasca strutturale impermeabile in tutti gli aspetti e varianti possibili. Ovviamente, si tratta di un ambito di applicazione molto particolare e dai confini ben delineati. Grazie al nostro personale tecnico specializzato di distributori, consulenti e supervisori su tutto il territorio nazionale, siamo in

grado di fornire, a supporto ed integrazione della tecnologia Penetron, durante le diverse fasi di realizzazione delle costruzioni underground e idrauliche, un accurato servizio di assistenza tecnica in fase di progettazione, controllo del mix design prescelto, verifica della corretta esecuzione dei getti in opera di calcestruzzo e della realizzazione a regola d’arte dei particolari a corredo ed infine assistenza al collaudo dell’opera». A quale mercato è indirizzato Penetron? «Il nostro è un mercato di “nicchia”, assai specialistico, focalizzato sulle strutture interrate con presenza di falda freatica, le strutture di contenimento anche in presenza di forti aggressioni chimiche e il settore idraulico in genere di conduzione e accumulo. Si tratta di un sistema che ha radici piuttosto lontane nel tempo, che si fondano su ricerche nel campo chimico-fisico ambiziose e assai in controtendenza sin dagli anni ‘70 rispetto ai tradizionali metodi superficiali». A quali settori industriali si rivolge questa innovazione? «Il sistema Penetron vanta tante applicazioni, realizzazioni e referenze di prestigio. Le categorie di utenza sono sostanzialmente le imprese di costruzione civile e idraulica private, che ci hanno concesso in questi anni la loro fiducia insieme ai tanti progettisti che si sono letteralmente innamorati della tecnologia e hanno consentito una ca-

pillare diffusione del sistema. Ci stiamo affacciando tuttavia, timidamente, anche verso il notevole impegno nei campi prova e di sperimentazione». Il sistema richiede aggiornamenti o investimenti in innovazione? «Per quanto riguarda le novità e il continuo aggiornamento del sistema, si può affermare che ci si orienta verso le applicazioni speciali come il calcestruzzo proiettato-spritz beton strutturale impermeabile attivo in galleria e nelle condotte idrauliche, il trattamento di particolari strutture per la depurazione, i biogas e il compostaggio. Soluzioni molto specialistiche, ma forse proprio in questo ambito va intravista la possibilità di distinguersi e far fronte al generalizzato periodo di flessione del mercato che da anni attanaglia il nostro mondo».•

LE APPLICAZIONI La versatilità e l’efficacia del sistema Penetron è stata dimostrata grazie ad un’ampia varietà di applicazioni critiche internazionali, incluse strutture di reattori nucleari, dighe, depuratori, depositi di agenti chimici, aeroporti, opere marittime e tunnel di alto transito. Il sistema di impermeabilizzazione del calcestruzzo per cristallizzazione Penetron è utilizzato da oltre 40 anni in tutto il mondo come la soluzione più avanzata per la realizzazione di strutture interrate ed idrauliche a tenuta strutturale impermeabile.


17

Industria • Giugno 2017

Avanguardia nell’automazione IL SETTORE È TRA I PIÙ SVILUPPATI IN ITALIA E REGISTRA NUMERI SEMPRE CRESCENTI. OSAI A.S. RAPPRESENTA, CON LE SUE SOLUZIONI INNOVATIVE, UNA DELLE REALTÀ PIÙ SOLIDE SUL MERCATO E LANCIA ORA IL NUOVO PRODOTTO RIVOLTO ALL’ELETTRONICA: NEOMARK EASY

L’

ultima frontiera del mercato delle automazioni industriali è rappresentato dalla Industry 4.0 in cui i classici sistemi vengono integrati da nuove tecnologie produttive che migliorano le condizioni di lavoro e aumentano la produttività e la qualità produttiva degli impianti. Gli investimenti nei progetti di Industry 4.0 hanno raggiunto nel 2016 in Italia circa 1,7 miliardi di euro, di cui l’84 per cento destinati alle imprese del territorio. Il mercato è aumentato del 25 per cento rispetto all’anno precedente, e le aspettative per il 2017 sono ancora maggiori. Nel primo trimestre si è infatti registrata un’ulteriore crescita del 30 per cento, e se questo trend sarà confermato, nell’arco di due anni l’Italia avrà raddoppiato gli investimenti nel settore. Questo successo è spiegato dal background italiano in questo settore. Infatti, l’Italia è una delle realtà più prolifere in Europa e può vantare aziende con oltre due decenni d’attività. La Osai A.S. rappresenta una delle realtà più solide. Fondata nel 1991 da un’idea di Carlo Ferrero, quest’anno compie i 25 anni di attività. La Osai opera nel settore dell’automazione dei processi industriali realizzando sistemi per l’assemblaggio, il collaudo di componenti ad

Osai A.S. ha sede a Parella (To) e filiali in

alta tecnologia per il settore dei semiconduttori, dell’automotive e dell’elettronica in genere. Ogni sistema è sviluppato per soddisfare specifiche richieste del cliente, offrendo le migliori tecnologie disponibili al mondo (ivi incluse quelle legate all’impiego di sorgenti laser). L’impegno costante nello sviluppo di soluzioni innovative per grandi multinazionali ha permesso all’azienda di crescere raggiungendo oggi un organico di 140 unità, con una quota di export pari al 90 per cento, posizionandosi tra le aziende leader a livello mondiale nel settore dei semiconduttori. L’innovazione è l’elemento caratterizzante dell’Osai sin dagli inizi. Non stupisce, quindi, che nel 2014 abbia voluto investire nella Neomark Easy, marcatrice laser dalle alte prestazioni e di facile utilizzo, che sposa la filosofia dell’Industria 4.0. La meccanica che contraddistingue questo prodotto, chiamata “Industry 4.0 ready”, permette al sistema di scambiare informazioni con altre macchine, variando autonomamente le proprie configurazioni in base ai dati di processo e all’ambiente esterno. L’obiettivo finale è quello di offrire ai clienti servizi innovativi che permettano un maggiore controllo e visibilità sui propri processi produttivi, garantendo tempi ridotti di assistenza e una facile manutenzione.

Germania, Cina e America - www.osai-as.com

• Albachiara Re


18

Innovazione

La digitalizzazione dei pagamenti cartacei LE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE HANNO DETERMINATO LA NASCITA DI SOCIETÀ DI SECONDO LIVELLO CHE MEDIANTE I LORO PRODOTTI E SERVIZI AGEVOLANO IL PERCORSO VERSO LA DIGITIZATION DELLE ISTITUZIONI FINANZIARIE E DI AZIENDE DI OGNI SETTORE INDUSTRIALE E COMMERCIALE. L’ESEMPIO DELLA PANINI

I

l quadro delle attività produttive e dei servizi indirizzati alle aziende alla luce delle crescenti evoluzioni tecnologiche si è reso molto più complesso. Nel breve volgere di un decennio hanno incominciato a rendersi indispensabili società di secondo livello fornitrici di sistemi tecnologici e servizi innovativi rivolti alla digitalizzazione dei processi presso aziende di ogni comparto industriale. Il settore della gestione ed elaborazione dei dati è certamente il più fecondo e quello che ha conosciuto un rapido sviluppo – e al suo interno si nota l’importante nicchia applicativa che si occupa di documenti di pagamento che hanno valore legale nella loro forma originale cartacea, e che pertanto mostrano una “resistenza intrinseca” alla trasformazione in puri dati informatici. Tra le realtà di questo ambito spicca la Panini, una società ideatrice di soluzioni hardware e software in grado di aiutare i clienti a realizzare appieno i vantaggi e le efficienze resi disponibili dalla trasformazione digitale di tali titoli e documenti di pagamento. «I nostri prodotti sono utilizzabili per la check image truncation (compensazione dell’assegno basata su imma-

gine - con possibilità, in alcuni contesti, di distruggere il documento originale dopo un lasso di tempo definito) in filiale e da remoto (RDC) e per la scansione di bollettini postali, documenti di identità e pagine A4, nel contesto di svariate applicazioni legate all’elaborazione di pagamenti, consentendo di estrarne i dati fondamentali necessari alla transazione in oggetto» ha spiegato Vittorio Levi, Presidente della Società. Non a caso la società è stata candidata per l’anno 2017 al premio eccellenze d’impresa. L’iniziativa promossa da GEA e Harvard Business Review Italia ha lo scopo di premiare un’azienda che si sia contraddistinta per essersi resa promotrice di una particolare capacità di innovazione di prodotto o di processo o per aver dimostrato uno spiccato dinamismo imprenditoriale. «Panini dispone di una R&S di oltre 15 elementi specializzati in meccanica, elettronica e software/firmware, su cui investe mediamente il 3-5% del fatturato - racconta Levi. L’azienda predilige l’inserimento di giovani ingegneri provenienti in buona parte dal politecnico di Torino e dedica loro frequenti iniziative di formazione continua e di arricchimento professionale. I dipendenti totali della capogruppo italiana sono 29 e si occupano in prevalenza, oltre che della progettazione, della filiera produttiva (Supply Chain) e della qualità». La principale applicazione di riferimento per i prodotti Panini è la trasformazione di un assegno, bollettino postale o altro documento di simile formato in un’immagine elettronica, con evidenti vantaggi dal punto di vista della gestione: una transazione basata su documento cartaceo viene sostituita il più presto possibile da una transazione interamente digitalizzata. «L’utilizzo degli assegni è in tutto il mondo in declino, pur mantenendo dimensioni globalmente rilevanti. La crisi è stata molto acuta dopo il 2008 e particolarmente nel 2009-2010 ed ha corrisposto a un’azione di ristrutturazione aziendale significativa, i dipen-

La Panini ha sede a Torino www.panini.com

denti ad esempio sono diminuiti da 88 a meno di 60. I mercati principali sono quelli in cui l’assegno è ancora ampiamente diffuso: Stati Uniti in primis che generano circa l’80 per cento del fatturato Panini e contano oltre i 2/3 degli assegni che circolano nel mondo; poi Brasile, India, Australia, Medio Oriente – più numerosi altri paesi mi-

di Luana Costa

nori, in cui l’adozione del prodotto dipende dallo stato della normativa locale sui pagamenti e in particolare sulla check truncation». L’azienda opera su scala internazionale avvalendosi di un’estesa rete di rivenditori, distributori e software partner altamente qualificati, i quali integrano i prodotti hardware in soluzioni complete destinate al mercato bancario, postale e business. Nei prossimi anni l’azienda si attende interessanti evoluzioni in Francia, nel Regno Unito, in Italia e nell’America Latina. Dal 2013 l’azienda ha lanciato una nuova architettura di prodotto che trasforma gli scanner per assegni da semplici periferiche USB, da collegarsi unicamente a PC Windows, a dispositivi intelligenti con capacità di elaborazione a bordo e molteplici possibilità di interfacciamento con PC, Mac, terminali POS, smartphone e tablet. «Questa architettura – continua a spiegare Vittorio Levi – sta destando notevole interesse da parte delle software house del settore, perché espande in maniera determinante le possibilità d’uso dei dispositivi e ne rende più semplice l’integrazione e di conseguenza più semplice ed economico il supporto». La continua formazione dei dipendenti rappresenta un vero punto di forza per l’azienda: «Da tempo Panini ha implementato un piano di valutazione della performance di tutti i dipendenti con annessi programmi di formazione sia individuale che di team. Inoltre negli ultimi tre anni ha attuato per il team manageriale, trasversale Italia-USA, un programma di sviluppo della leadership e ha invitato tutti i manager a lavorare ad un succession plan». •

L’AZIENDA IN NUMERI Il 2016 è stato un anno molto positivo per il Gruppo Panini che ha chiuso con un fatturato operativo di 39 milioni di euro, superiore del 24 per cento rispetto al 2015, mentre l’EBITDA del gruppo è stato di 9,1 milioni di euro superiore del 60 per cento rispetto all’anno precedente. I principali clienti di Panini sono banche e uffici postali, che ad oggi utilizzano una base installata aggregata che supera il milione di pezzi. Le filiali americana (Panini North America – 27 dipendenti) e brasiliana (Panini Limitada – 2 dipendenti) hanno un orientamento prevalentemente commerciale e di supporto tecnico. Il 19 per cento circa della forza lavoro del gruppo Panini è femminile. La Panini è certificata Iso 9001.


19

Industria • Giugno 2017

Il futuro appartiene al Led L’INQUINAMENTO AMBIENTALE SI PUÒ COMBATTERE ANCHE CON PICCOLI GESTI, UTILIZZANDO AD ESEMPIO UN’ILLUMINAZIONE APPOSITAMENTE PROGETTATA PER RIDURRE I CONSUMI ENERGETICI. LA PAROLA A GIUSEPPE MALIVINDI di Antonella Romaniello

R

isparmiare sui costi dei consumi energetici è possibile grazie a piccoli accorgimenti. L’illuminazione a Led contribuisce in maniera sostanziale alla riduzione del costo dell’energia, fino a dodici volte rispetto a una lampadina a incandescenza e a tre volte rispetto a una a basso consumo di pari potenza. Questa tecnologia permette inoltre infinite possibilità creative per una illuminazione pensata ah hoc per le esigenze di ciascuno. Led Italy è un’importante realtà nel settore dell’illuminazione a Led che fa del made in Italy la sua bandiera, un’azienda in continua espansione che si propone sul mercato internazionale forte di un solido know-how acquisito in anni di lavoro in un settore costante evoluzione e altamente innovativo. Core business della ditta è la produzione e la commercializzazione di apparecchi per illuminazione a Led, componenti per l’illuminazione e sistemi elettronici di gestione e controllo. Grazie al consistente portafoglio prodotti, l’azienda spazia in vari mercati operando nel settore automobilistico, medicale, tessile, navale, contract, retail, alberghiero, fino ad arrivare all’illuminazione stradale. Led Italy è in grado di eseguire al proprio interno gran parte delle lavorazioni, a partire dal componente semilavorato fino al prodotto finito. «Abbiamo impianti di produzione all’interno dell’azienda, tra cui macchine per la lavo-

Led Italy ha sede a Carmagnola (To) - www.leditaly.com

TENDENZE

Offriamo ai nostri clienti la possibilità di adattare ai propri gusti e alle esigenze ogni articolo, per dimensioni, specifiche tecniche e prestazioni razione dei circuiti stampati con tecnologia in Smd – racconta Giuseppe Malivindi -. Strip led, lampade e apparecchi di illuminazione vengono fabbricati, assemblati e testati da noi, sotto un’attenta supervisione e nel pieno rispetto delle normative europee vigenti. Dal 2012 abbiamo inoltre scelto di compiere al nostro interno anche tutte le lavorazioni inerenti alla resinatura delle barre e degli strip nelle versioni stagne». Tutti i prodotti proposti sono completamente personalizzabili. «È questo che ci distingue dagli altri competitor, noi of-

IL TESSUTO LUMINOSO Da sempre innovazione, ricerca e design sono alla base delle realizzazioni di Led Italy che detiene, assieme all’azienda francese Brochier, alcuni innovativi brevetti legati a Lightex. «Si tratta di un tessuto tramato con fibre ottiche e illuminato tramite sorgente luminosa a Led – continua Giuseppe Malivindi -. Questo rivoluzionario prodotto tessile apre oggi le porte dell’immaginario, la sua applicazione è possibile nei più svariati campi di utilizzo. Può essere usato per la casa o per attività commerciali, nel mondo del design o ancora può trovare applicazione in campo elettromedicale e industriale».

friamo ai nostri clienti la possibilità di adattare ai propri gusti e alle esigenze ogni articolo, per dimensioni, specifiche tecniche e prestazioni. Siamo gli unici in Italia a offrire a listino strip e barre con dimensioni che vanno dai dieci centimetri a venti metri in tratta unica, in molteplici versioni per utilizzo in interno, esterno o immersione. Il tutto garantendo tempi rapidi di realizzazione e facilità di installazione uniti a una grande affidabilità». Un reparto interno di Ricerca e Sviluppo è impegnato nella creazione di soluzioni

sempre più performanti e rispondenti alle specifiche di mercato. «Ci serviamo della collaborazione di affermati professionisti del settore e di rinomate aziende di lavorazioni dei metalli. Grazie a questa interazione è nata una nuova gamma di proiettori, ovviamente made in Italy, che si pone ai vertici del settore per prestazioni. È quindi possibile realizzare impianti di illuminazione a Led che possono realmente sostituire i tradizionali impianti, con in più notevoli vantaggi economici». I Led trovano ampio impiego anche nel settore automotive e dei trasporti. «Insieme alla nostra consociata belga Hitaltech forniamo prodotti a Led per le principali aziende automobilistiche e di trasporti, per conto delle quali realizziamo importanti complementi su misura, come strip Led di vario tipo e pannelli in tessuto luminoso Lightex, progettati, sviluppati e testati insieme ai nostri clienti». Molte le soluzioni che l’azienda propone del il settore contract. «Illuminare negozi, centri commerciali e uffici per noi è un impegno quotidiano. Ci adoperiamo per migliorare le nostre proposte e per rispondere a tutte le necessità della clientela con un servizio personalizzato e curato nei minimi dettagli». Led Italy risponde anche alle esigenze del settore alberghiero. «Abbiamo creato la lampada Mtg-01 proprio per rispondere alle richieste del settore alberghiero, si tratta di una lampada di grande qualità, con un’unica lente che racchiude al suo interno un Led array capace di grandi prestazioni. Le nostre barre a incasso si prestano ad applicazioni mirate, integrandosi con nei mobili di arredo». E ancora applicazioni, progetti speciali e prodotti Custom. «La possibilità di realizzare particolari, su progetto interno o su specifiche del committente, è uno dei nostri capisaldi. Seguiamo la progettazione, la prototipazione, la pre-serie e la logistica dei materiali. Negli anni abbiamo realizzato prodotti per varie aziende del settore dell’illuminazione, ma anche lavori per Enel, abbiamo lavorato per i programmi televisivi Rai e ancora alla realizzazione del nuovo aeroporto di Abu Dhabi». •


21

Industria • Giugno 2017

La valutazione del rischio ambientale IL MONITORAGGIO DELL’AMBIENTE IN CONNESSIONE CON IL GRADO DI INQUINAMENTO HA CONSENTITO LO SVILUPPO DI UNA CATEGORIA DI AZIENDE SPECIALIZZATE NELLA GESTIONE DEI DATI. L’ESEMPIO DI THEAREN

L

a necessità di gestire con efficienza i rischi ambientali ha aperto le porte alla nascita di un vasto campo industriale specificamente indirizzato ai monitoraggi e alle rilevazioni per conto di enti pubblici o università. Si fa sempre più pressante infatti l’esigenza di poter disporre di analisi attendibili e certificate da utilizzare all’interno di più ampi processi decisionali che riguardano l’ambiente e la gestione dei rischi connessi all’inquinamento. Nel 2016 da uno spin-off di alcune proprietà intellettuali di uno dei più grandi laboratori ambientali italiani nasce Thearen con l’obiettivo di sviluppare e fornire servizi innovativi per l’ambiente e la

salute in collaborazione con aziende leader nel settore ed enti universitari. Nell’ambito dei soil-gas monitoring l’azienda offre un approccio integrato utilizzando sistemi per la verifica dell’emissività dei terreni, sistemi con camere di flusso statiche per la determinazione degli hot spot e sistemi di campionamento imperturbato. Tali tecnologie brevettate con camere di flusso dinamiche aperte consentono la determinazione diretta delle sostanze volatili in emissione dal suolo ai fini del corretto dimensionamento dell’analisi di rischio. Nell’ambito della gestione e validazione dei monitoraggi ambientali, Thearen offre servizi innovativi di witnessing delle attività di campo mediante app dedi-

cata, con possibilità di registrazione delle attività svolte ed archiviazione digitale passando per la data verification e validation (in conformità alle linee guida EPA QA/G-8 Guidance on Environmental Data Verification and Data Validation), per far confluire i dati in sistemi di data e document management, in relazione alla gestione della tematica ambiente. Tale gestione è eseguita su una piattaforma informatica impostata con tecnologia e know-how interni, derivati dall’esperienza dei sistemi di controllo richiesti dai protocolli della US Thearen ha sede a Torino www.thearen.com

EPA per la gestione integrata dei dati ambientali. Il servizio viene eseguito dalla fase di progettazione dell’attività di monitoraggio fino all’elaborazione statistica dei risultati, con verifica dell’integrità dei dati e della loro validazione. Il sistema permette inoltre di gestire la cronologia dei documenti di progetto associati ai punti di prelievo, le relative informazioni statiche, immagini, dati e rapporti di prova con report dedicati. In base al livello di dettaglio richiesto ai propri laboratori fornitori, il cliente può poi avere accesso alle evidenze dei controlli di qualità associati ai propri campioni e ai report di verifica e validazione di dettaglio. • Luana Costa


22

Innovazione

La svolta green dell’energia VANDER TUMIATTI SPIEGA LE PIÙ RECENTI CONQUISTE NELL’AMBITO DELLA PRODUZIONE, TRASMISSIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, CHE SEGNANO LA NUOVA ERA PROIETTATA VERSO UNA SICUREZZA AMBIENTALE SEMPRE MAGGIORE di Renato Ferretti

L

a ricerca in ambito green continua la sua corsa e ogni anno alza l’asticella delle performance possibili in ogni ambito. Anche in campo industriale e nelle grandi produzioni, lo studio di nuove possibilità a impatto ridotto sta portando trasformazioni sostanziali a beneficio di tutti. Nel settore della produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica il trend è lo stesso con novità più che positive per il nostro paese. «Abbiamo appreso con gioia che l’Italia diventerà leader nelle reti energetiche: la Terna Spa

ha annunciato che 22 trasformatori di grande potenza entreranno in funzione nel prossimo anno nelle reti ad alta tensione con macchine a 250 MVA, riempiti totalmente con liquidi di origine biogenica». A parlare è Vander Tumiatti, titolare e fondatore della Sea Marconi, azienda torinese che opera nei settori chiave dell’energia e dell’ambiente, con una posizione di leader di mercato nei servizi, tecnologie e prodotti per la gestione di parchi macchine elettriche con fluidi isolanti. «Per capire la portata di questa svolta – dice Tumiatti – bisogna considerare che normalmente nei trasformatori elettrici ci sono oli isolanti minerali di derivazione petrolifera. Adesso, invece, si passerà gradualmente agli oli detti esteri naturali, con un’origine biogenica, cioè vegetale, con risvolti ambientali estremamente vantaggiosi». Facciamo un passo indietro: in cosa consiste il vostro ambito di intervento? «Noi operiamo in una nicchia di mercato in cui preveniamo i danni e proteggiamo l’ambiente. In particolare sui nodi vitali della generazione, trasmisVander Tumiatti, fondatore e socio accomandatario della Sea Marconi, durante la conferenza My Transfo. Sea Marconi ha sede a Collegno (To) www.seamarconi.com www.seamarconisolution.com

sione, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica. Per una compagnia di trasmissione elettrica, questi trasformatori sono uno degli elementi più importanti. Anche nel campo della distribuzione l’asset principale consiste in questi apparecchi, cioè quello che porta l’energia elettrica prodotta in una centrale termica, nucleare o geotermica, a chilometri di distanza dall’origine. Il tragitto, quindi, è formato da nodi elettrici. Se uno di questi trasformatori avesse un guasto si potrebbero causare non solo black out, ma anche incidenti, con danni ambientali e alle persone. Negli anni, abbiamo sviluppato una particolare capacità di predire, grazie ai nostri protocolli diagnostici, i problemi che possono insorgere e in questo modo scegliere i trattamenti per prevenire i possibili danni». Come avviene la diagnostica di cui parla? «Sea Marconi esegue le analisi dei fluidi contenuti nei trasformatori (e altre apparecchiature elettriche), per poi emettere delle vere e proprie diagnosi. Questo step identifica lo stato di salute delle macchine elettriche e, in caso di anomalie, suggerisce interventi di manutenzione preventiva o azioni correttive. Quando il fluido del trasfor-

matore presenta delle contaminazioni o dei valori non soddisfacenti, Sea Marconi realizza dei trattamenti concettualmente simili ad una dialisi. Il nostro personale si reca presso il cliente (in tutto il mondo) e, attraverso le proprie unità di decontaminazione mobili (DMU) e l’utilizzo di reagenti specifici, riporta le caratteristiche del fluido ai valori prescritti dalle normative di settore. Questo approccio si contrappone alla sostituzione del fluido, un’alternativa economicamente più onerosa, tecnicamente meno efficace e più critica sia per l’apparecchiatura sia per l’ambiente». Qual è la struttura attuale della vostra società? «Noi siamo una Pmi a conduzione familiare e siamo indipendenti rispetto agli altri player di settore, che in alcuni casi sono società molto più grandi. Abbiamo circa 3mila clienti in 50 paesi. Tutte le centrali nucleari, per esempio in Francia, hanno affidato a noi la parte diagnostica dei propri trasformatori. Abbiamo una casistica vastissima e una capacità di innovazione “disruptive”, per questo siamo auterevoli a livello internazionale, oltre che efficaci. La nostra è una società di servizi che supporta direttamente le aziende così come organizzazioni mondiali per paesi in via di sviluppo attraverso l’aggiudicazione di prestigiose gare internazionali». •

PARTNER STRATEGICO Vander Tumiatti, titolare della Sea Marconi, parla di alcuni degli sviluppi più importanti all’interno dell’azienda torinese. «Negli anni l’azienda è passata da semplice fornitore a vero e proprio partner strategico – dice Tumiatti –accanto ai più importanti gruppi industriali nell’ambito della produzione, trasmissione e distribuzione di energia. Tra i nostri clienti vi sono, ad esempio, Terna, Gruppo Edf Italia, Gdf Suez Italia, Eni, Enipower, Edipower, Enel in Italia. Poi, Edf, Erdf, Rte, Rio Tinto Alcan, Sncf, Total Petrochemicals e Arkema in Francia, e Adif, Endesa e Repsol in Spagna, oltre a molti altri player protagonisti sul mercato internazionale. È proprio in questa direzione che si sta ampliando il mercato Sea Marconi, anche grazie all’aggiudicazione di prestigiose gare internazionali emesse da organizzazioni mondiali per paesi in via di sviluppo. Stiamo studiando un nuovo progetto che si chiama TransfoClean, nome che ricorda un trasformatore esente da difetti e senza possibilità di nuocere all’ambiente e all’uomo. Si tratta di un’architettura estremamente innovativa che include soluzioni per la gestione del ciclo di vita di apparecchiature elettriche nelle varie reti».


24

Innovazione

Scommettere sulle rinnovabili IL SETTORE DEL RISPARMIO ENERGETICO HA FATTO REGISTRARE UN INCREMENTO DEL FATTURATO DEL 40 PER CENTO ALLE AZIENDE CHE VI HANNO INVESTITO. AL MOMENTO È UNO DEGLI SCENARI PIÙ APPETIBILI ECONOMICAMENTE. IL PUNTO DI EUGENIO AGHEMO DI TRASFOTEC

L

e energie rinnovabili rappresentano certamente il futuro, non solo in termini di approvvigionamento energetico ma anche e soprattutto sotto il profilo strettamente produttivo. Investire oggi nel sistema fotovoltaico o nell’eolico significa contribuire, e in parte partecipare, a un cambiamento radicale delle politiche energetiche nazionali traendone al contempo rilevanti vantaggi economici. Un esempio lampante è il campo del fotovoltaico che da solo ha portato, nel periodo di massima diffusione, un incremento del fatturato del 40 per cento alle aziende che hanno avuto la lungimiranza di

investire nel settore. La Trasfotec è una di queste. L’azienda vanta un’esperienza trentennale nella progettazione e realizzazione di macchine statiche per la trasformazione e la conversione dell’energia elettrica quali trasformatori, autotrasformatori, induttanze, reattanze, alimentatori livellati, bobine in aria. Negli ultimi anni ha perfezionato una gamma di induttanze per applicazioni per motori asincroni ed elettromandrini che offre performance particolarmente appetibili sugli impieghi ad alte frequenze. «Abbiamo investito importanti risorse nell’innovazione spiega Eugenio Aghemo -. Risorse economiche quantificabili in circa un mi-

lione di euro per l’acquisto di nuovi macchinari idonei a produzioni conformi alle richieste di mercato. Abbiamo perfezionato nuovi prodotti soprattutto nel settore dell’energia e nelle recenti tecnologie di automazione industriale». Il punto di forza della Trasfotec è certamente la professionalità e la tempestività dello staff nell’affrontare e risolvere le problematiche tecniche delle pressanti richieste della clientela, sempre più esigente e selettiva. «Alla crisi economica abbiamo reagito con molto dinamismo e disponibilità sia nell’accettare il contraccolpo della perdita di fatturato quando ciò si è verificato, sia nel ricercare nuove applicazioni dei nostri prodotti per riequilibrare e riprenderci delle fette di mercato. Il riTrasfotec ha sede a Villarbasse (To) www.trasfotec.it

sultato è la creazione di veri e propri prodotti custom ottenuti lavorando in sinergia con il cliente ed esaminando insieme tutte le soluzioni tecniche». Il 2016 per l’azienda è risultato un anno di conferma sia dal punto di vista del fatturato sia in termini di produttività. «Oggi stiamo valutando nuovi mercati – conclude Eugenio Aghemo - soprattutto il Nord America nel settore automobilistico. È pertanto d’obbligo un significativo investimento per adeguare il nostro prodotto alle normative e certificazioni imposte da quei paesi. Lo sforzo vedrà coinvolte tutte le capacità della nostra azienda. Oltre che nel mercato americano stiamo lavorando bene in Europa, dove i settori coinvolti sono molteplici. Un doveroso occhio di riguardo va all’Africa dalla quale abbiamo nuove richieste, soprattutto nel settore energetico». • Luana Costa


Industria • Giugno 2017

25

Efficienza, parola d’ordine del settore energia RIDURRE GLI SPRECHI, AUMENTARE LE PERFORMANCE, TAGLIARE I COSTI IN BOLLETTA È L’OBIETTIVO DI ENERGY SERVICE COMPANY COME LA TORINESE COESA, IMPEGNATA IN PROGETTI IN AMBITO CIVILE, INDUSTRIALE E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE L’ingegnere Dario Costanzo, co-founder, e l’ingegnere Paolo Bosco, soci di Coesa

di Alessia Cotroneo

I

mpianti elettrici vetusti, spese spropositate, consumi che si perdono in mille rivoli che fanno aumentare i costi senza incidere in maniera significativa sul servizio. Sono salate, salatissime le bollette di parecchie pubbliche amministrazioni ma anche di aziende e privati in Italia. Migliorare si può, puntando sull’efficientamento energetico, la riduzione delle spese a fronte di un’ottimizzazione delle prestazioni, grazie a professionisti che stanno investendo sempre di più, in termini commerciali ma anche sotto il profilo della ricerca e dell’ingegneria, in questo ambito. Triplice l’obiettivo: ridurre i costi in bolletta, ottimizzare i consumi, migliorare le prestazioni. Di questo settore ad alto tasso di innovazione parliamo con Federico Sandrone, co-fondatore under 30 della energy service company (ESCo) torinese Coesa, azienda specializzata nel settore dell’efficienza energetica che dal 2012 porta avanti progetti in ambito civile, industriale e della pubblica amministrazione. Su quali aspetti si interviene per migliorare l’efficienza energetica di un impianto? «Grazie ai nostri ingegneri e agli esperti in gestione dell’energia, interveniamo sugli aspetti principali che concorrono a formare la spesa energetica. Il primo step è comprendere come e dove si consuma l’energia. Sembra banale ma l’80 per cento dei clienti conosce solo la voce di spesa nel conto economico, senza sapere da quali macchinari, componenti e utenze siano stati generati, senza conoscere le differenze tra i consumi termici, elettrici, sprechi e malfunzionamenti». I vostri interventi contemplano anche l’uso di domotica e Internet of things? «La ricerca di nuove soluzioni, come Internet of things e la domotica, sono gli

efficientamenti che preferiamo, i più semplici ma anche di maggiore impatto. Utilizziamo sistemi di gestione intelligente, anche predittivi, che hanno margini di errore sempre minori. Un esempio è quello dell’illuminazione pubblica: riusciamo a gestirla in base alle condizioni meteorologiche della zona, lavorando su canali di comunicazioni sicuri, non GPS o WI-FI, ed evitando gli sprechi che si generano con controlli tradizionali, crepuscolari o astronomici. Solo con questo sistema si riesce a ridurre la spesa elettrica del 10 per cento con un ritorno economico estremamente breve». Quanto hanno inciso incentivi come il conto termico o i certificati bianchi sulla maggiore attenzione alle problematiche connesse agli sprechi di energia? «Sicuramente hanno aiutato molto, diventando, però, poco alla volta sempre meno indispensabili. I certificati bianchi o titoli di efficienza energetici sono serviti molto per sviluppare progetti concreti di risparmio energetico per le industrie o il settore terziario. Il conto termico, invece, è uno strumento con cui abbiamo iniziato a lavorare dal 2013: è profilato molto sulle pubbliche ammi-

Federico Sandrone, co-fondatore di Coesa, con sede a Torino www.coesaenergy.com

nistrazioni, ma non sono in molti a conoscerlo, nonostante abbia grandi potenzialità. Noi lo abbiamo utilizzato con molte amministrazioni, efficientando le centrali termiche, l’illuminazione interna, sino all’involucro (serramenti/cappotti). Dalla nostra esperienza possiamo affermare che è un incentivo molto valido, sia per le Pa che per il privato. Necessita però di una buona conoscenza, sia tecnica, che dello strumento». Con quali pubbliche amministrazioni state collaborando? «Lavoriamo con comuni o società private a patrimonio interamente pubblico, comuni del Milanese come Arconate o del Torinese come Vinovo. Stiamo collaborando con l’Università di Torino per la progettazione di un sistema di monitoraggio per le cabine elettriche a servizio di 27 stabili dell’università in media tensione e 18 in bassa. Questo sarà il primo passo per poi procedere a indagini più approfondite e proporre interventi mirati per conseguire i maggiori risparmi energetici possibili. Dobbiamo ammettere che, quando parliamo di pubbliche amministrazioni in Italia, i

TELERISCALDAMENTO A BASSA ENTALPIA E TEMPERATURA Dal 2017 Coesa ha iniziato ad investire in ricerca e sviluppo, presentando insieme ad AI Engineering, azienda piemontese specializzata nella progettazione in ambito civile, un brevetto congiunto per una rete di teleriscaldamento a bassa entalpia e temperatura, in grado di ridurre notevolmente gli sprechi energetici nel settore civile. «Non possiamo sbilanciarci troppo nel merito perché siamo in fase di sviluppo e ampliamento – sottolineano dall’azienda – ma il nostro brevetto ha un grande vantaggio: se un’utenza ha bisogno di calore e, contemporaneamente, un’altra ha bisogno di raffrescamento, è possibile operare uno scambio energetico, fornendo il calore prelevato dalla seconda utenza alla prima, riducendo gli sprechi energetici. Inoltre l’utente, che nel teleriscaldamento tradizionale è un semplice cliente, nel nostro impianto può diventare cliente/produttore e, quindi, avere un ruolo attivo nella rete». margini di efficientamento sono altissimi: questo significa che attualmente gli sprechi sono elevati. Si passa da un minimo del 15 per cento fino al 50 per cento di risparmio rispetto ai costi energetici in bolletta. Si tratta di scuole, piscine, palazzi municipali o centri associativi, ovvero il 90 per cento delle proprietà pubbliche in Italia». •


26

Innovazione

Obiettivo digitalizzazione LA RICERCA DI SOLUZIONI TECNOLOGICAMENTE ADATTE ALLA PROPRIA AZIENDA NON È UN’IMPRESA FACILE. È INDISPENSABILE AFFIDARSI A UN SISTEMISTA E NON A UN SEMPLICE FORNITORE DI COMPONENTI. NE PARLIAMO CON MASSIMO FURANTI

I

l continuo susseguirsi di avanzamenti tecnologici impone alle aziende di ogni settore di rivedere numerosi processi interni e servizi in chiave innovativa. L’industria 4.0 è la definizione oggi tanto in voga per descrivere le evoluzioni che stanno investendo ogni comparto ma spesso dietro il termine si annidano le difficoltà di chi non riesce ad orientarsi nella complessità delle tecnologie. «Ovviamente l’offerta delle piattaforme e delle tecnologie abilitanti, fornite come prodotti a catalogo dai grandi player è fondamentale per implementare le soluzioni corrette ma il nodo cruciale per le aziende sta proprio nell’individuare tali soluzioni» racconta Massimo Furanti, responsabile aziendale di Adgenera, azienda di ingegneria dinamica. «In

questa fase le aziende cercano soluzioni tecnologiche adatte alla loro realtà, focalizzate sulle singole aree di miglioramento, piuttosto che sulla rivoluzione completa dell’impianto. Le aziende non cercano quasi mai un semplice fornitore di componenti, ma piuttosto sistemisti, capaci di collaborazioni, flessibilità e condivisione dei risultati». Adgenera è un’azienda aperta alle sfide dell’innovazione tecnologica e si caratterizza per un’organizzazione snella che unisce alla gestione rigorosa dei progetti grande flessibilità. L’azienda si compone di risorse specialistiche che apportano competenze ed esperienze pluriennali di alto livello, diversificate per tecnologie e settori applicativi. «Le nostre competenze – spiega ancora Massimo Furanti - derivano da

Adgenera ha sede a Torino www.adgenera.com

decennali esperienze di applicazioni avanzate dell’elettronica e dell’informatica nei settori automotive, trasporti, automazione industriale, smart city e smart mobility». Tra i casi di successo più recenti, Adgenera vanta lo sviluppo di un innovativo sistema per la gestione dei rifiuti basato su una tecnologia inventata e brevettata che consente importanti benefici economici ed ecologici. L’azienda ha patrimonializzato il know how accumulato in tanti progetti innovativi, in molteplici settori industriali e, oggi, promuove e sostiene l’innovazione tecnologica dei prodotti e dei processi. Impegnata ad accompagnare le aziende verso la digitalizzazione e l’Industria 4.0, Adgenera propone soluzioni su misura adatte a ogni realtà industriale. Anche nel modello di collaborazione con il cliente è evidente la sua flessibilità. «Nel portfolio dei servizi – conclude - si parte dalla consulenza sul processo e sull’automatizzazione e si arriva alla realizzazione in loco dell’impianto in co-design con il cliente o come system integrator, passando dalla maintenance della soluzione e dalla formazione delle risorse del cliente». • Luana Costa


Industria • Giugno 2017

27

Controllo qualità, la rivoluzione è made in Italy di Luana Costa

È NEL DISTRETTO TORINESE CHE SONO STATE REALIZZATE TECNOLOGIE AVANZATISSIME PER L’ISPEZIONE DI PRODOTTI ALIMENTARI. ANTONIO TOSO RACCONTA COME LA SPERIMENTAZIONE ABBIA PERMESSO DI APPLICARE L’ELABORAZIONE DI IMMAGINI AI RAGGI X

S

i è portati spesso a credere che le grandi innovazioni arrivino in Italia da oltreoceano sminuendo così la grande portata rivoluzionaria che alberga in distretti votati alla sperimentazione come ad esempio quello torinese che, forte di alcune eccellenze presenti sul territorio, da anni, in ambito formativo e universitario, è assurto a vera fucina di innovazione. In questo quadro va certamente collocata la società Rayonics International che, situata in un’area produttiva nel comune di La Loggia nella prima cintura di Torino, si è specializzata nel campo del controllo qualità a raggi X per l’ispezione di prodotti alimentari. «Tutto ha inizio nel 1986 dalla richiesta arrivata da uno stabilimento tedesco della Ferrero (anche qui una eccellenza imprenditoriale italiana già avanti nella qualità), di

I SERVIZI PER LA SICUREZZA La Rayonics abbina ai propri prodotti una serie di servizi che vanno ben al di là della normale manutenzione programmata, servizi che permettono al cliente di operare in sicurezza. Oltre alla manutenzione, sono stati implementati sui sistemi di ultima generazione una serie di controlli, alcuni eseguiti in automatico, altri frutto di elaborazioni periodiche dei dati forniti dal sistema, che consentono di monitorare da remoto ogni attività della macchina in linea di produzione. Ciò si rivela particolarmente utile quando variano fattori e parametri che influenzano in qualche modo il prodotto o la sua confezione, che, se non opportunamente monitorati, potrebbero portare a male interpretare i risultati e ad intervenire tardivamente a discapito della qualità del controllo.

controllare la possibile presenza di gusci di nocciola all’interno dei wafer Hanuta» ci racconta l’amministratore unico della società Antonio Toso. «L’istanza ha condotto alla sperimentazione, per la prima volta in quegli anni per l’industria alimentare, le innovative tecniche di elaborazione di immagini applicate ai raggi X». Da qui prende il via un filone di sviluppi per il controllo della qualità degli alimenti che a distanza di trent’anni vede crescere in tutto il mondo la domanda e l’esigenza di innovare sia i prodotti che i servizi. Diretta discendente da quell’impresa torinese, la Rayonics International continua a sperimentare e progettare nuove soluzioni a supporto del controllo della qualità per le industrie alimentari. «Abbiamo per anni occupato principalmente una nicchia di mercato – continua Antonio Toso - realizzando macchine di ispezione per conserve alimentari in vaso di vetro e lattina per il fine linea. Da quattro anni abbiamo però deciso di ampliare la nostra offerta con la produzione di macchine a raggi X a tappeto per prodotti sfusi e confezionati. I sistemi sono realizzati dai nostri partner asiatici assieme ai quali abbiamo sviluppato una nuova generazione di prodotti di assoluta qualità in grado di rispondere ad ogni necessità. Completano la nostra offerta sia tecnologie mature ma, non meno utilizzate, come i metal detector e i controlli peso, sia i sistemi di visione dedicati da

cui ha avuto inizio la nostra storia nel controllo qualità, realizzati questi con tecnologia applicata tutta italiana». L’azienda si caratterizza per la notevole esperienza accumulata nel settore e per la perizia maturata dai macchinari che macinano milioni di ore di lavoro in linea di produzione: «Proprio ciò – continua - ha consentito di affinare le tecniche di elaborazione e di giudizio del prodotto ispezionato, condensato in algoritmi che dimostrano la loro valenza in particolare quando, prodotti complessi e alte velocità di produzione, mettono alla corda i normali sistemi. Non nascondo che ciò ha richiesto di perseverare, con una assoluta dedizione, negli aspetti puramente algoritmici dell’elaborazione, ritenuti fondamentali per gli scopi prefissati». La Rayonics è impegnata principalmente al fianco di clienti operanti nel settore

NUOVE SOLUZIONI

Da quattro anni abbiamo deciso di ampliare la nostra offerta con la produzione di macchine a raggi X a tappeto per prodotti sfusi e confezionati

dell’industria conserviera e più in generale del comparto alimentare: «Il nostro scopo è supportare direttamente o attraverso i nostri distributori il cliente finale al fine di garantire tranquillità e sicurezza nei controlli. Le nostre attrezzature hanno proprio questa finalità, essendo chiamate ad effettuare controlli efficaci e monitorabili. La consapevolezza che i clienti, attraverso i nostri sistemi e servizi hanno il compito di garantire qualità e sicurezza al consumatore finale, ci investe di una ulteriore responsabilità che ci spinge a migliorare continuamente come a cogliere nuove sfide, per affrontare ogni tipo di esigenza». L’azienda attraverso rivenditori e agenti garantisce una presenza capillare anche in territori al di fuori della comunità europea: «Rayonics segue direttamente il cliente affinché sia sempre supportato nel migliore dei modi. In alcuni paesi come India, Turchia e Stati Uniti, abbiamo sul territorio dei partner che formiamo, condividendo con loro la stessa visione. L’Asia è invece una scommessa che risale a quattro anni fa, quando abbiamo deciso di dare vita a una stretta collaborazione che, con Raymantech, ci ha consentito di farci conoscere diffondendo il brand Rayonics in tutto il continente». Oggi, i sistemi a raggi X a tappeto RayonFLAT, per l’ispezione dei prodotti sfusi e confezionati in imballaggi flessibili, realizzati dall’azienda torinese, sono sinonimo di affidabilità e qualità. «I nostri clienti riconoscono che la Rayonics ha compiuto scelte che hanno premiato la qualità di componenti e fornitori presenti sul mercato, spesso a discapito di economie per più facili guadagni». • Rayonics ha sede a La Loggia (To) www.rayonics-international.com


28

Innovazione

Evoluzioni su vasta scala LA GESTIONE E LO SCAMBIO DI DATI, NONCHÉ LA ROBOTICA, SONO SOLO ALCUNE DELLE SFIDE CHE IL MODELLO INDUSTRIALE 4.0 IMPONE ALLE IMPRESE SUL MERCATO. IL PUNTO DI MASSIMO GUIDETTO

di Luana Costa

L’

avvento del modello industriale 4.0 impone una radicale revisione dei processi produttivi, in particolare per le aziende che hanno messo al centro delle loro attività la gestione di soluzioni ad alto contenuto tecnologico diretti ai servizi di testing e validazione di nuovi prodotti e di prototipi. «Questo è l’anno di Industria 4.0. Nel nostro settore si parla sempre più di IoT, big data analysis, robotica - racconta Massimo Guidetto, amministratore delegato della società CustoM 2.0 -. Ci siamo attrezzati quindi per affrontare nello specifico tutti i temi che riguardano lo scambio dati e la gestione di grosse moli di dati per tracciare, analizzare e catalogare tutti i fenomeni legati ai processi di produzione e collaudo di manufatti». Come può nascere da una fusione Massimo Guidetto, amministratore delegato della CustoM 2.0 di Torino www.customsrl.com

l’idea che porta a un’azienda di successo? «Tutti quanti dicono che l’Italia è il paese del piccolo ma bello. Ogni giorno vedo spendere grandi energie da brillanti imprenditori che fanno partire a razzo le loro piccole imprese ma che poi si trovano costretti a scontare il loro alto tasso di rischio di sopravvivenza sul mercato. È di fronte a questo pericolo che i manager delle grandi aziende non scelgono mai il meglio, preferendo invece la solidità di società meno innovative ma più consolidate. Quando hai un’impresa giovane che si fonde con un’altra realtà imprenditoriale più longeva e consolidata ottieni già un primo successo: più fiducia delle grandi aziende, più fiducia dagli investitori finanziari, più fiducia nelle aziende partner che ti referenziano. Il successo diventa duraturo se lo scopo della fusione è premiare all’interno delle aziende i trainatori, quelli che vedono l’occasione per alzare il ritmo della competizione. La ragione dei premi

e del record di fatturato ottenuti nel 2016 è proprio che tecnici e commerciali hanno alzato l’asta dei loro obiettivi». Ritiene che le evoluzioni del mercato impongano alle aziende di adottare nuove strategie di produzione e approcci alternativi ai diversi settori produttivi? «Il luogo comune che afferma che sul mercato vince chi ha i prezzi dei prodotti o dei servizi più bassi è facile da sfatare. Se si dà uno sguardo nei piazzali delle aziende si vedono le auto dei dipendenti solo di marca indiana o cinese? No. Conta sempre la qualità e la quantità di nuove tecnologie che puoi offrire e nel più breve tempo possibile. Nel nostro settore si vince dove c’è l’eccellenza: lì il testing dà un vero valore aggiunto ed è strategico riuscire ad avere in azienda la stessa velocità e la stessa mentalità con cui si evolve il mercato di riferimento». Cosa contraddistingue questa azienda da tante altre presenti sul mercato? «CustoM 2.0 si contraddistingue dalle altre aziende sul mercato perché ha dei buoni fondamentali di competenze tecnologiche che, con umiltà e spirito di collaborazione, condivide con il cliente. Nonostante sia una piccola impresa è capace di stare sul mercato estero. Tutti i collaboratori sono “committed” sugli obiettivi, anzi, si può dire che il vero successo dell’azienda stia nei suoi tecnici, vero patrimonio di questa impresa. Altri fattori critici di successo sono i fornitori che danno sempre un contributo prezioso di esperienza; l’elevato tasso di flessibilità

nel rispondere alle esigenze del cliente in termini di risorse e tempi di realizzazione; la multidisciplinarietà nel mondo della tecnologia che consente di trasferire idee e soluzioni da un settore industriale all’altro creando occasioni di confronto per realizzare sistemi più performanti e a minor costo». Al servizio di quali aziende si pone la CustoM 2.0? «CustoM 2.0 si pone al servizio delle aziende manifatturiere. Per mia convinzione non abbiamo trascurato nessun settore dove poter intravedere una significativa possibilità di alzare il tasso di evoluzione tecnologica. Per cui siamo presenti nei settori automotive, aerospace, medicale, alimentare, stampa banconote, pedaggi autostradali e altri». Quali servizi offre? «I servizi offerti da CustoM 2.0 partono dalla consulenza alla realizzazione di sistemi di test chiavi in mano. Parliamo di servizi di ingegneria nel campo del testing e dell’automazione industriale. Il testing è, anzitutto, un approccio metodologico offerto al cliente che vuole rassicurarsi del fatto che i suoi prodotti siano fatti bene e che durino nel tempo. Il core business del cliente è fare il prodotto, non testarlo. Definite le funzionalità da collaudare siamo poi in grado di progettare e realizzare la macchina di test: dalla meccanica all’elettronica fino alla scrittura del software di gestione». •

UN BILANCIO IN CRESCITA Il 2016 si è chiuso bene per la CustoM 2.0: si è incrementato il parco clienti e si è consolidata la penetrazione nei nuovi settori di mercato. Il fatturato 2016 ha subìto un notevole incremento: +38 per cento rispetto all’anno precedente. CustoM 2.0 sta indirizzando sempre più i suoi prodotti verso i mercati esteri. Attualmente molti clienti in Italia lavorano per aziende multinazionali per cui, anche se non direttamente, vengono installate (soluzioni) e si effettuano manutenzioni di sistemi all’estero. CustoM 2.0 è una azienda in costante crescita. Attualmente sta investendo nell’acquisizione di nuovi spazi e nuovo personale. L’obiettivo è incrementare il numero di progettisti hardware e soware in modo da incrementare i servizi di sviluppo di applicativi e la costruzione di sistemi di collaudo.


32

Modelli d’impresa

Creatività nell’elettronica UN SETTORE CHE HA IL FONDAMENTALE COMPITO DI FORNIRE UNA VALIDA ED EFFICIENTE RISPOSTA, TENENDO CONTO DELLA QUALITÀ E DELL’AFFIDABILITÀ, ALLE ESIGENZE DI SOLUZIONI INTEGRATE. L’ESPERIENZA DI ESAT ESAT ha sede a Torino (To) - www.esat.it

di Antonella Romaniello

S

ono stati di recente celebrati i quarant’anni di attività della ESAT, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni, altamente avanzate, destinate al settore dell’automazione industriale che rappresenta il core business di questa ditta. Dal 14 gennaio 1977, giorno di costituzione della società per opera dei suoi quattro soci fondatori: Giuseppe Bena con ruolo di amministratore unico, Remo Pignatta, Oscar Promis e Piero De Giorgi, l’azienda ha realizzato ben duecentocinquanta linee automatiche di produzione installate. ESAT ha saputo rimanere attiva sul mercato con successo e per così tanto tempo grazie alla capacità di realizzare soluzioni particolari, personalizzate e curate a seconda delle specifiche del cliente, ma ciò che più accomuna tutti i suoi prodotti è l’abilità di progettare apparecchiature a livello meccanico, elettronico e informatico. Nello stabilimento torinese dell’azienda non ci sono catene di montaggio e ogni attrezzatura viene creata su misura perché possa risolvere una specifica problematica. Un laboratorio quasi artigianale quindi, ma anche una “fucina dell’elettronica” che, grazie all’importante esperienza maturata in quarant’anni di attività, è stata in grado di sviluppare una produzione non basata sui numeri ma sull’eccellenza. Qui nascono dunque tutte soluzioni automatiche che si contraddistinguono per la precisione e l’immediatezza nella rivelazione dei dati. ESAT fornisce sistemi e sottoinsiemi, standard o personalizzati, per i settori dell’automazione, pesatura e dosatura in processi industriali unitamente allo sviluppo di sistemi a microprocessore con una serie completa di schede modulari, in grado di affrontare i problemi tipici del controllo industriale. L’azienda si occupa inoltre di automa-

stenti, hanno interfacce utente di estrema facilità di utilizzo con menu guidati e funzioni di aiuto sempre in linea, sono poi particolarmente adatti per operare in ambienti gravosi dal punto di vista elettrico e meccanico, cioè in ambienti con disturbi, variazioni di alimentazione, temperatura, vibrazioni e altro ancora. La qualità e l’affidabilità dei prodotti ESAT vengono costantemente verificate

e certificate per garantire ai clienti la sicurezza nel loro uso. Grazie all’adozione di campioni primari certificati dal LAT e periodicamente tarati, l’azienda può garantire elevati standard qualitativi di produzione. Le competenze del personale garantiscono poi delle accurate consulenze sulla definizione e la scelta di apparecchiature elettriche ed elettroniche dell’impianto e suggerimenti su quel che riguarda il dimensionamento di apparecchiature, motori, sensori e quanto necessario. •

SOLUZIONI PER IL LAVORO

Ogni attrezzatura viene creata su misura per risolvere una specifica problematica, quella di ESAT è una produzione basata non sui numeri ma sull’eccellenza zione nella logistica: magazzini automatici, confezionamento e spedizione; del controllo di processi produttivi in ambito meccanico e della plastica, in collegamento con sistemi Erp quali Sap e Baan; di progettazione, prototipizzazione e industrializzazione di sistemi meccanico-elettronici per la robotica; di automazione in ambito farmaceutico e quindi di dosaggio dei preparati in ambiente sterile, condizionamento dei locali e gestione controllata dei cicli produttivi. ESAT è anche sistemi di controllo dei processi produttivi, per la verniciatura automatica e i sincronismi della movimentazione, software per il dosaggio e per il riconoscimento e la destinazione dei prodotti, centrali vernici e automazione in ambito Atex in generale. I sistemi vengono realizzati per essere facilmente integrati con quelli già esi-

VALORE AGGIUNTO PER LE IMPRESE Nel 1977, quando è nata, l’azienda si componeva di un piccolo laboratorio di poco più di cento metri quadri ed è qui che i quattro fondatori hanno iniziato a sviluppare le prime innovative soluzioni elettroniche. La nascita di ESAT è necessariamente legata allo sviluppo dei primi personal computer e quindi a quello dei microprocessori, piccole scatole nere che potevano essere programmate per guidare il lavoro dei congegni automatici. Il primo apparecchio progettato dall’azienda era un dispositivo automatico per il controllo della verniciatura che venne poi installato alla FIAT. Negli anni il mercato è stato fortemente pilotato dalle esigenze dei committenti che hanno quindi spinto la ditta ad adattare le soluzioni proposte a settori più specifici. È il caso, ad esempio, della verniciatura di superficie che ha molti risvolti: dall’automotive alle pentole, dai sanitari ai serramenti o ancora dagli elettrodomestici ai mobili. ESAT ha quindi compreso da subito quanto un sistema automatico fosse importante per migliorare la qualità e contenere i costi. Risale invece al 1981 lo sviluppo del primo sistema di controllo modulare che dieci anni più tardi viene migliorato e portato fino a una capacità di 3300 linee di ingresso/uscita. Nel 2002 viene installato l’impianto numero cento di questa serie e, lo stesso anno, l’azienda ha avuto l’opportunità e la soddisfazione di ridare nuova vita a uno dei primi impianti che, una volta ricondizionato, è stato mandato in India dove ha potuto iniziare un nuovo ciclo di produzione.


Industria • Giugno 2017

33

Riscaldatori elettrici performanti di Alessia Cotroneo

IN UN SETTORE IN CUI I PRODOTTI NON SI VENDONO A CATALOGO MA DOPO UNA FASE PRELIMINARE DI STUDIO CON IL CLIENTE, L’AZIENDA TORINESE MASTERWATT DA PIÙ DI 60 ANNI PORTA IN TUTTO IL MONDO IL MEGLIO DEL SAPERE ITALIANO

L

a resistenza elettrica è un oggetto concettualmente molto semplice, che si basa su un principio fisico noto e di facile realizzazione: immetti corrente e ottieni calore. Uno dei casi in cui la semplicità paga ed è in grado di realizzare soluzioni performanti per un’infinita gamma di settori industriali. La difficoltà, ovviamente, c’è, ma non si vede, almeno all’inizio, e risiede essenzialmente nel progettare un riscaldatore elettrico “cucito” sulle esigenze del cliente, adatto a fronteggiare le condizioni d’uso più diverse e capace di garantire il risultato finale. Per ottenere soluzioni che rispondano alle necessità del cliente, la chiave di volta è l’indagine, lo studio preliminare e la progettazione di soluzioni personalizzate. Perché i riscaldatori elettrici, checché ne pensino i non addetti ai lavori, non si vendono a catalogo, non si comprano tanto al kilowatt e non sono tutti intercambiabili a parità di dati di targa: è possibile che un processo richieda un riscaldatore da 100 kW grande poco più di una bombola del gas e che in un altro processo, per fornire solo 10 kW, sia necessario costruire un prodotto grande il doppio. Come risolvere il rebus? Innanzitutto con tante, tante domande, come spiega Fabrizio Burgio, direttore di Masterwatt, azienda torinese che vanta più di 60 anni di esperienza nella costruzione di riscaldatori elettrici per uso industriale. «Facciamo questo mestiere da più di 60

Masterwatt ha sede a Pianezza (To) www.masterwatt.it

anni, da 35 con il nome Masterwatt, e verrebbe da pensare che ormai non ci sia più nulla in grado di stupirci ed entusiasmarci. E invece no – sottolinea Burgio – ogni processo di riscaldamento fa storia a sé e richiede uno studio dedicato per definire e realizzare il sistema scaldante adatto allo scopo. Non per niente da un po’ di anni ci definiamo fornitori di soluzioni di riscaldamento elettrico (Electric Heating Solutions). I nostri addetti alle vendite sono tecnici preparati e competenti che cercano di capire quale sia il problema di riscaldamento da risolvere. Ciò richiede molti dati e calcoli già durante la preparazione dell’offerta e, talvolta, ci porta anche a informare il cliente sui rischi che corre a realizzare un sistema riscaldante così come lo aveva pensato all’inizio. Non di rado la nostra offerta iniziale suscita perplessità se paragonata a offerte realizzate senza fare troppe domande e a prezzi più competitivi. Quando però si accompagna il cliente a scoprire le trappole nascoste dietro alle soluzioni standard, allora la perplessità si trasforma in sollievo e si fa strada la consapevolezza di aver scampato un pericolo. È a questo punto che il cliente capisce che di Masterwatt si può fidare, che può acquistare il prodotto giusto per la sua applicazione e che può contare su un gruppo di persone competenti che lo aiuterà anche dopo l’acquisto a ge-

stire correttamente il riscaldatore e a risolvere eventuali problemi». La Masterwatt nasce dall'iniziativa imprenditoriale di Roberto Ravaglia e Biagio Cipolla che rilevano, nel 1981, la divisione Riscaldatori a Fascia della R.E.C., azienda fondata nel 1954 da Mario Ravaglia e diventata nell'arco di quasi 30 anni leader nazionale nella costruzione dei riscaldatori elettrici. La produzione caratteristica è costituita da riscaldatori a fascia, utilizzati nei macchinari del settore plastica, e da riscaldatori corazzati, in uso in quasi tutti i settori industriali e la cui gamma comprende riscaldatori su flangia, scambiatori di calore, batterie elettriche, quadri elettrici e sistemi assemblati completi chiavi in

mano. Oil & Gas, industria chimica, petrolchimica, alimentare, dei gas tecnici sono solo alcuni dei settori che si rivolgono all’azienda attiva sul mercato internazionale. Dal singolo utilizzatore ai grandi costruttori di impianti, tipicamente italiani o europei ma che lavorano in tutto il mondo, la Masterwatt dialoga con clienti provenienti da tutti i continenti. Attualmente, oltre che in Europa, la Masterwatt è molto presente nel mercato dell’Unione Doganale Euroasiatica, (ex URSS), nel Medioriente e in Africa Settentrionale. Il prossimo traguardo è il mercato a stelle e strisce, in cui l’azienda è già presente ma nel quale sbarcherà in forze ad ottobre con l’acquisizione dell’impegnativa certificazione americana UL. «Nel nostro settore le sfide sono quotidiane: si tratta di utilizzare materiali mai usati prima in azienda, di acquisire nuove certificazioni di prodotto, di fare sintesi fra requisiti in contrasto fra loro o semplicemente di doversi adattare a un cliente che cambia in corso d’opera i requisiti della fornitura. La chiave per il successo di un’impresa – conclude il dirigente – sta nella filosofia dell’imprenditore: se egli fa il suo mestiere, ed investe continuamente nell’azienda, invece che rincorrere facili guadagni sul mercato finanziario, i risultati ci sono e si vedono». •


34

Modelli d’impresa

La magia della tradizione VI SONO AZIENDE CHE HANNO SFIDATO LA GLOBALIZZAZIONE CONSERVANDO ENTRO I CONFINI NAZIONALI L’INTERA PRODUZIONE. NEL CASO DELLA EMMEVI, RESISTERE ALLA TENTAZIONE DI DELOCALIZZARE HA PORTATO I RISULTATI SPERATI

di Luana Costa

L

ontano dalle lusinghe della globalizzazione e dai suoi ritmi frenetici, al riparo da produzioni assoggettate unicamente ai diktat del consumismo. È assecondando questi saldi principi che aziende nascono e si sviluppano con un’unica vocazione: quella di custodire intatta la tradizione del made in Italy. «Noi crediamo che il made in Italy possa ancora assicurare al consumatore qualità e sicurezza» spiega Valter Michela, amministratore delegato di Emmevi, azienda italiana specializzata nella produzione di tappeti per l’arredamento, con sede a Cuceglio, a circa 40 chilometri da Torino. «Per questo – continua - la nostra collezione è totalmente ideata, disegnata e realizzata presso la nostra sede di Cuceglio. Lavoriamo quotidianamente per migliorare ogni aspetto tecnico della nostra produzione al fine di proporre sul mercato prodotti che realmente rappresentino l’italianità: unici e insuperabili, per gusto e ricercatezza». Come avviene la lavorazione dei prodotti? «Ogni prodotto sfrutta un processo lavorativo differente. Per la linea Comera ad esempio viene adoperata una tipologia di lavorazione strettamente legata alla tradizione artigianale. Abbiamo scelto di rianimare la magia che dall’inizio del Novecento plasma i tappeti della nostra linea e, pur dentro canoni industriali, siamo stati capaci di riscoprire il rituale degli artigiani. Crediamo sia necessario, in un’epoca di irrequietezza e distrazione, restituire valore ai prodotti, reinvestire sul talento, rincontrarsi nel pregio dei manufatti, riconsegnare alle persone il gusto dell’essenzialità. Comera ha ricostruito nel presente il legame tra passato e futuro, consapevole che per volare servono radici. Per la produzione MV, ci sono invece telai che quotidianamente sfornano migliaia di metri quadri di tappeti realizzati con tessitura Tufting e Jacquard, in diversi formati e colori, tutti con fondo antiscivolo in lattice naturale. Il catalogo vanta anche un’ampia offerta di zerbini, realizzati con tessitura Tufting ed in alcuni modelli sono presenti dei decori realizzati con il processo di floccatura elettrostatica e cocco. Completano l’offerta una vasta gamma di tovagliati, tessuti e altri complementi d’arredo». Può raccontarci come nasce

UN PO’ DI NUMERI Emmevi vanta un fatturato annuo di oltre 11 milioni ottenuti coi due brand Emmevi e Comera e una produzione di dodici milioni e mezzo di tappeti prodotti in un anno. Possiede uno stabilimento di proprietà di 20mila metri quadrati e novantacinque dipendenti specializzati. Dispone di una rete di vendita di oltre quaranta agenti. Tra i macchinari si annoverano: 14 telai tuing, 10 telai jacquard, 1 impianto di spalmatura lattice, 3 impianti di bordatura automatica, 6 macchine di bordatura semiautomatiche, 3 macchine di imballo automatiche, 2 telai a bacchetta e 40 macchine da cucire. l’azienda? «L’azienda nasce nel 1987 in un garage e nel corso del tempo si è evoluta al punto di divenire oggi leader nazionale e internazionale nella produzione e nella vendita di tappeti da cucina, passatoie, erba sintetica domestica e tappeti da bagno in filo di cotone e propilene. Quest’anno l’azienda ha compiuto il 20 di giugno, 30 anni di attività. Per noi è stato un traguardo e un successo. L’obiettivo è stato raggiunto con estremo sacrificio e forza di volontà; dalla determinazione mia e di mia moglie, Mariangela Vernetto, ma anche grazie al fondamentale contributo delle nostre figlie che auspico siano il futuro di questa azienda. La nostra è infatti una realtà a conduzione familiare, dove mia moglie ed io siamo i soci di maggioranza, e da un anno si è schierato sul campo anche Danilo Rossi, amico e persona di fiducia della famiglia». Quali traguardi ha raggiunto Emmevi sui mercati nazionali e internazionali? «Emmevi può a ben ragione ritenersi la prima azienda specializzata in tale settore in Italia collocandosi tra le prime quattro realtà in Europa. Parte-

cipiamo ogni anno, come espositore, a note fiere di settore sia nazionali che internazionali. Oggi l’azienda gode di un ricco portafoglio clienti, composto da grandi catene e aziende nazionali e internazionali che operano nella DO, dedicandosi contemporaneamente anche al servizio del piccolo negoziante, attraverso una produzione dedicata e un’attenta politica dei prezzi. Con la linea Comera, che è una linea di tappeti in cotone di target medio-alto, raggiungiamo il consumatore attraverso ad un’attenta selezione dei migliori punti vendita al dettaglio». Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la sua linea di produzione? «Emmevi sfrutta linee di produzione differenziate. E per questa ragione è in grado di soddisfare, nel proprio settore, molteplici esigenze: da grandi volumi a prezzi competitivi, fino a piccoli quantitativi di qualità artigianale. I nostri prodotti sono presenti in tutto il continente europeo e in Giappone, distribuiti con strategie differenti a seconda del marchio: Emmevi può contare su una distribuzione selettiva nei canali DO, consorzi di punti vendita, GSS con impronta fai da te e casalingo mentre per Comera la distribuzione avviene in via esclusiva negli home stores e kitchen stores». • Valter Michela, amministratore delegato della Emmevi di Cuceglio (To) www.emmevimv.it

LA DISTRIBUZIONE

È capillare, raggiunge ambulanti e arriva nei canali DO, consorzi di punti vendita, GSS con impronta fai da te e casalingo mentre per Comera la distribuzione avviene in via esclusiva negli home stores e kitchen stores


Industria • Giugno 2017

35

Impiantistica elettrica: ecco la crescita LA DOMANDA AUMENTA E CON LEI LE SPERANZE DI TUTTI I PLAYER DI SETTORE. LA PANORAMICA DELL’AMBITO È AFFIDATA ALLE PAROLE DEL RAGIONIERE EMILIO CARPANETO, LA CUI ANALISI PRENDE SPUNTO DAL PROPRIO ESEMPIO IMPRENDITORIALE di Remo Monreale

«I

l settore nel quale operiamo, come del resto ormai molti altri, è molto competitivo e solo un’attenta politica di equilibrio dei costi e la salvaguardia delle posizioni raggiunte ci permette un confronto anche con le organizzazioni multinazionali dell’ambito». Il mercato è quello dell’impiantistica elettrica industriale e a darne un quadro di riferimento è il ragionier Emilio Carpaneto, presidente del CdA della Sati Italia Spa. «Sati Italia – premette Carpaneto – è parte integrante del Gruppo Carpaneto Sati da oltre 25 anni e l’oganizzazione interna si avvale di circa 100 collaboratori e 15 agenzie commerciali dislocate su tutto il territorio italiano. Siamo un’azienda leader nella produzione e commercializzazione di sistemi di canalizzazione metallica portacavi per impianti elettrici. Poi offriamo altre linee di prodotto a completa-

mento del nostro catalogo, come sistemi per impianti di messa terra e parafulmini e sistemi di barriere tagliafiamma per la protezione passiva al fuoco. In particolare, il nostro core business si identifica in una gamma di sistemi di canalizzazione metallica portacavi, suddivisi in tre linee di prodotto: canale metallico forato o chiuso “Linea S5”, passerella a filo “Linea S2”, passerella a traversini “Linea S3”. Ma l’ultima novità della Sati riguarda le nuove linee di sistemi di condotti sbarre: Sati Idea (Illuminazione) e Sati Start (Potenza). L’ampliamento della gamma prodotti con l’inserimento dei sistemi di condotti sbarre è stato possibile grazie all’accordo industriale tra Naxso e Sati Italia». Quali sono state le performance con cui avete salutato il 2016? «Il mercato, durante l’anno scorso, ha proseguito una lenta ma progressiva crescita della domanda, anche se siamo ancora lontani dai numeri che eravamo tutti abituati a gestire fino a qualche anno fa. I risultati 2016 sono stati in linea con l’anno precedente, quindi stabili. Il marchio continua a essere molto apprezzato nel settore della distribuzione di materiale elettrico industriale. La piccola ripresa dell’economia in Italia e quindi anche degli investimenti, premia il posizionamento di mercato perché è dalla distribuzione che si può immediataInstallazione Linea S5

Il ragioniere Emilio Carpaneto, presidente del CdA della Sati Italia Spa con sede a Cascine Vica - Rivoli (To), durante l’accordo con Naxso Srl - www.sati.it – info.sati@sati.it

Installazione Condotti Sbarre

RIPRESA ECONOMICA

Gli investimenti premiano il posizionamento: dalla distribuzione si riscontra una reazione positiva del mercato mente riscontrare una reazione positiva». Quali sono le caratteristiche principali che vi distinguono? «Un reale punto di forza della Sati Italia, oltre all’ampia gamma e qualità dei prodotti, riguarda sicuramente il servizio nelle consegne, apprezzato e riconosciuto da molti importanti gruppi della distribuzione, come uno dei migliori del nostro settore. Questo vantaggio competitivo è supportato anche grazie a una strategica dislocazione dei punti logistici Sati sul territorio nazionale, avendo ben tre magazzini: Siziano (Pavia), Padova e Latina, che servono rispettivamente il Nord-Ovest; il Nord-Est e il Centro-Sud Italia, Isole incluse. Sati Italia è presente con una propria filiale e struttura logistica anche in Nord Africa, e più precisamente in Tunisia». In quale direzione si stanno evolvendo le richieste dei clienti negli ultimi anni? «Dal punto di vista dei clienti l’accelerazione della polarizzazione è proseguita e negli anni abbiamo visto acquisizioni importanti e spostamenti ancor più significativi. Oggi i due attori principali nel mondo della distribuzione hanno un fatturato la cui somma supera il miliardo di euro. Diversi sono i clienti ben sopra i 100 milioni ma purtroppo, in seguito alla crisi economica, sono moltissime le ragioni sociali che oggi non esistono più. Nel corso degli ultimi due anni, in ter-

mini di bilanci 2014-15, possiamo però affermare che lo stato di salute dei grossisti di materiale elettrico sia in generale migliorato. Sati Italia è un’azienda piccola per le dimensioni del mercato ma allo stesso tempo ha saputo reagire bene alle condizioni negative che si sono presentate sul mercato negli scorsi anni e ha saputo adattarsi egregiamente alle nuove esigenze dei clienti. Il fatturato della Sati Italia, dopo la crisi sopportata indistintamente da tutte le aziende del settore elettrico negli ultimi anni, sta progressivamente recuperando terreno e, da circa tre anni, fa segnare significativi incrementi». •

UNA LINEA “SPEED” Il ragioniere Emilio Carpaneto, della Sati Italia Spa, entra nello specifico di alcuni prodotti che fanno da cavallo di battaglia per la società torinese. «Parliamo del canale metallico forato o chiuso “Linea S5” – spiega Carpaneto –, della passerella a filo “Linea S2”, e della passerella a traversini “Linea S3”. Le diverse linee di canalizzazione metallica, si completano con altri sistemi di supporto e di sospensione del canale, come mensole, profili, giunti, e molto altro, oltre a un sistema modulare pratico, veloce ed economico, compatibile con gli accessori dei sistemi di sospensione, noto al mercato come “Linea Sati Speed”. Il Catalogo Generale Sati, propone anche altre linee di prodotto: sistemi per impianti di terra, parafulmine ed equipotenziali LPS-esterni, sistemi di barriere tagliafiamma per la protezione passiva e una linea dedicata agli articoli di fissaggio per il settore elettrico».


36

Meccanica e automotive

La fabbrica del futuro: rischi e opportunità

di Francesca Druidi

L’INDUSTRIA DIGITALE È UN’OCCASIONE DA MANEGGIARE CON CAUTELA. «OLTRE GLI SLOGAN, COME EVIDENZIA GIORGIO MARSIAJ, PRESIDENTE DI AMMA, CHE ILLUSTRA PROSPETTIVE E PROBLEMATICHE DELL’INDUSTRIA 4.0 IN UN TERRITORIO DENSO DI CAPACITÀ IMPRENDITORIALI E TECNOLOGICHE»

L

a quarta rivoluzione industriale presuppone una dimensione sistemica, che coinvolge l’aspetto culturale, manageriale, organizzativo e del capitale umano delle aziende. Le imprese piemontesi hanno tutte le carte in regola per raccogliere le sfide della fabbrica digitale, grazie al loro know-how meccanico e manifatturiero, ma non mancano rischi e aspetti critici in questo passaggio epocale per il tessuto produttivo. Ad analizzare il tema è Giorgio Marsiaj, da ottobre presidente dell’Amma, associazione torinese delle industrie metalmeccaniche che rappresenta circa 600 imprese dei settori meccanico e meccatronico. Quanto contribuiranno le misure contenute nella legge di bilancio per incentivare gli investimenti in beni strumentali e lo sviluppo e la trasformazione tecnologica dei processi produttivi? «La legge di bilancio centra sicuramente l’obiettivo di stimolare gli investimenti grazie alle importanti, quasi “epocali”, misure automatiche di tipo fiscale, in particolare l’iperammortamento: senza dubbio, le aziende sfrutteranno ampiamente

SCENARI FUTURI

questa opportunità, lo stiamo già rilevando dai consistenti segnali che arrivano dal territorio. Interpretare con concretezza le opportunità della “quarta rivoluzione industriale” e della “economia circolare” è ormai irrinunciabile se si vuole agganciare la ripresa e irrobustire il futuro». Di quale ordine sono le sfide per le imprese in merito all’Industria 4.0? «Le sfide sono principalmente di ordine culturale. Non manca alle nostre imprese lo spirito di iniziativa e

l’attitudine a innovare: il nostro territorio lo ha dimostrato sulla terza rivoluzione industriale, quella dell’automazione, portando la meccanica e la meccatronica piemontesi a un ruolo di leadership tecnologica a livello non solo nazionale. Se non fosse stata battezzata “industria 4.0”, facendone un caso mediatico di enormi proporzioni, probabilmente affronteremmo anche la quarta rivoluzione con lo stesso atteggiamento di curiosa intraprendenza. Dietro il caso mediatico si sono però innescate dinamiche competitive a livello di sistemi nazionali, che travalicano l’iniziativa dei singoli e impongono un’accelerazione distorsiva. Nel bombardamento quotidiano di slogan e acronimi l’imprenditore, soprattutto a livello di Pmi, rischia di non comprendere la natura del fenomeno e subire una pressione che paralizza l’iniziativa più che stimolarla. Questo rischio è già stato stigmatizzato da molti osservatori». Qual è la posizione di Amma? «La missione prioritaria che il nostro sistema associativo si è data è proprio quella di veicolare una visione pragmatica e programmatica del processo evolutivo che le aziende devono intraprendere, con la necessaria gradualità. Oltre gli slogan.

«Il 2016 si è chiuso per il nostro settore con un bilancio complessivamente positivo», commenta il presidente Giorgio Marsiaj. Nel settore metalmeccanico l’indice di produzione è aumentato del 3,6 per cento nel comparto della meccanica strumentale e del 5,1 per cento nell’automotive, grazie alla eccellente performance del mercato, che ha registrato una crescita a due cifre (+15,8 per cento). Guardando allo scenario del 2017, il presidente di Amma invita a considerare l’economia domestica e lo scenario internazionale. «Secondo i modelli di previsione, per l’economia italiana il 2017 non sarà particolarmente brillante e la crescita dovrebbe rallentare rispetto al 2016. Determinanti saranno il raffreddamento di consumi e investimenti, mentre l’export dovrebbe accelerare grazie al previsto indebolimento dell’euro sul dollaro. Tuttavia, sarà fondamentale l’evoluzione del contesto geopolitico internazionale: in primis, l’esito delle elezioni in Olanda, Francia e Germania, la concreta definizione delle modalità di Brexit e l’evoluzione della politica commerciale americana».

Un’altra grande sfida è legata alle risorse umane: le tecnologie innovative si comprano, oggi come allora, ma rispetto al passato oggi è più complesso comprenderle, discriminarle, sceglierle; occorre competenza tecnica, di un tipo ancora poco diffuso in molte aziende. Anche questo, ovviamente, è un campo sul quale il nostro sistema associativo,


Industria • Giugno 2017

con tutti gli altri attori del territorio, si sta impegnando molto». Con l’istituzione dei Competence Center, il Politecnico di Torino sarà il riferimento per automotive e tecnologie additive. Quali opportunità per il tessuto produttivo? «Indipendentemente dalla prospettiva 4.0, il nostro territorio ha una fortissima vocazione verso ambedue gli ambiti citati: il primo, l’automotive, per ovvie ragioni storiche che fanno di Torino una delle cinque città “automotive” del mondo (qualcuno sostiene sia l’unica dove trovare competenze e realtà in grado di coprire l’intera filiera, come dire “fully automotive”). Il secondo, le tecnologie additive e in particolare l’additive manufacturing metallico, è al contrario un ambito recente nel quale il nostro territorio si è guadagnato un credito internazionale di tutto rispetto. L’automotive rappresenta industrialmente il nostro ambito competitivo naturale e l’additive manufacturing rappresenta un ambito tecnologico in grado di dare potentissimi impulsi alla nostra competitività. L’assegnazione di risorse, che il Piano strategico industria 4.0 avvia già da questa legge di bilancio - purché non si spenga con la prossima - ha valenza strategica, perché la leadership si mantiene solo con impegno collettivo e adeguate risorse. La modalità politica del Competence Center, per quanto si può comprendere allo stato attuale, è certamente una soluzione ottimale per far contemporaneamente crescere la conoscenza tecnologica, trasferirla al tessuto produttivo e diffonderla sul territorio. Sono ottimista». La quarta rivoluzione industriale chiama direttamente in campo questioni centrali come la formazione e le competenze della forza lavoro. Quali scenari si pro-

Giorgio Marsiaj, presidente dell’Amma, Aziende meccaniche meccatroniche associate

filano nel prossimo futuro? «Come accennato prima, la qualifica della forza lavoro è uno degli elementi più critici nel percorso evolutivo del nostro sistema produttivo vero il 4.0. Il fenomeno Industria 4.0 si basa sulla disponibilità di tecnologie nuove e potenti, per le quali tuttavia sia a livello manageriale sia a livello di impiegati e operai vi sono forti lacune cognitive, soprattutto per gli over 40, che sebbene abbiano una formazione tecnica, ce l’hanno “antecedente”. Con riferimento ai manager, questa lacuna è un grave handicap strategico perché colpisce i soggetti che detengono il potere decisionale. Inoltre, anche sulla forza lavoro operativa, temiamo uno scenario di diffusa difficoltà a reperire figure esperte nelle discipline “4.0”, dalle tecnologie di rete, alla cyber security, all’additive manufacturing, per non parlare dei data-analyst che sembrano essere la principale professionalità del futuro. Un aspetto che, in generale, desta scenari abbastanza inquietanti. La sfida è sicuramente importante: abbiamo davanti a noi una significativa opportunità per la formazione e per creare nuova occupazione». •

37


38

Meccanica e automotive

Le sfide dell’automobilistica DALL’IMPATTO DELLA DIGITALIZZAZIONE ALLE FRONTIERE DELL’ECO-MOBILITÀ. AURELIO NERVO, COMMENTA LE PROSPETTIVE DELL’AUTOMOTIVE di Francesca Druidi

P

er la filiera italiana dell’auto il bilancio del 2016 è buono, sia in termini di mercato che di produzione. Prosegue il trend positivo avviato nel 2015 e aumentano, secondo i dati preliminari di Anfia, del 7 per cento i volumi di autovetture prodotti in Italia. In base alle previsioni dell’associazione, il nostro Paese chiuderà l’anno con un mercato auto in crescita del 1617 per cento, registrando circa 250mila autovetture in più rispetto al 2015. «Le previsioni per il 2017 lasciano intravedere un modesto rialzo, tra il 3 e il 5 per cento in più rispetto al 2016, con un ulteriore avvicinamento ai livelli fisiologici di immatricolazioni per un Paese come il nostro, stimati intorno a 1,9 milioni di unità all’anno», spiega il pre-

sidente Anfia Aurelio Nervo, illustrando le traiettorie di sviluppo della filiera automotive. Di quale ordine sono le sfide per il settore dell’automotive in merito all’Industria 4.0? «La digitalizzazione e il modello Industry 4.0 sono tra i principali driver di sviluppo per le nostre imprese. La sfida della fabbrica intelligente richiede un cambio di paradigma interno ed esterno alle fabbriche; merita di essere sottolineato, quindi, il concetto di profondità della rivoluzione, che spesso si dimentica a scapito della velocità. Questo cambio comprende anche un nuovo modo di dialogare per tutti gli attori in gioco, politica compresa. L’innovazione di processo, che verrà spinta e accelerata dalle misure di iperammortamento di macchinari e software, è un presupposto importante, ma necessita di una seconda gamba fondamentale: quella del sup-

INNOVAZIONE NELLO STAMPAGGIO rogind è un’azienda metalmeccanica altamente specializzata in grado di realizzare stampi per co-stampaggio, tranciatura lamiera e stampaggio a iniezione termoplastico bimateriale e trimateriale. Dotata di un processo all’avanguardia, l’azienda produce oltre due milioni di parti al mese e fornisce qualunque tipo di particolare estetico complesso con decorazioni, compresi verniciatura e laseratura per la retroilluminazione, cromatura selettiva e parti con Imd. Un team di progettisti esperti supporta il cliente nella fase di ingegnerizzazione e co-design. «Grazie alle simulazioni Cae, le soluzioni progettuali hanno maggiore affidabilità ed efficienza – dice Barbara Gallo -. Il team segue tutta la progettazione, applicando tecniche Fmea e di pianificazione appositamente sviluppate per l’ottimizzazione dei risultati». Molti i settori di applicazione. «Lavoriamo principalmente per l’automotive, abbiamo sviluppato una fitta rete di partnership per rispondere alle esigenze dei clienti. I prodotti da noi realizzati in piccole, medie e grandi serie sono soprattutto particolari tecnici complessi ed estetici, stampi per resine o gomme termoplastiche e stampi per la deformazione a freddo della lamiera». L’azienda procede a rigidi controlli di qualità. «Il moderno ed efficiente processo di monitoraggio, dal controllo delle materie prime all’omologazione del prodotto finito, garantisce la corrispondenza del prodotto stesso al progetto, tramite strumenti di controllo all’avanguardia. Tutti i processi sono conformi agli standard di qualità Iso 9001 e Iso Ts 16949». Antonella Romaniello

P

Progind ha sede ad Azeglio (To) - www.progind.it

porto alla realizzazione di progetti di R&D Industry 4.0 che siano identificabili con parametri chiari, e che vedano la guida di prime contractor, figure chiamate a svolgere il ruolo di integratori di filiera, facendosi garanti per le diverse componenti ed espressioni in essa rappresentate e collaborando con i Digital innovation hub nell’organizzare la domanda di finanza per l'innovazione. Per realizzare tutto questo serve, alla base, una legislazione armonizzata, stabile e competitiva». Quali restano le criticità per le aziende in questa fase di cambiamento? «Il paradigma Industry 4.0 può conoscere una piena realizzazione, nella nostra filiera, a patto che siano soddisfatte alcune condizioni fondamentali: il superamento del gap dimensionale e del digital divide delle imprese italiane, supportato da azioni di sostegno agli investimenti; il networking, attraverso la creazione di filiere virtuali, delle tante eccellenze automotive presenti sul territorio, puntando su progetti che facilitino anche l’esportazione e la creazione del valore sull’intera catena. Infine, una riqualificazione adeguata del capitale umano, attraverso la diffusione delle digital skill nei loro aspetti funzionali, specialistici, collaborativi e olistici, una maggior cooperazione con il mondo accademico e un proficuo confronto con le parti sociali, costituiscono un altro punto essenziale». La filiera dell’auto elettrica è ancora piuttosto indietro in Italia. In che modo il Paese affronterà l’eco-mobilità? «Come Anfia, siamo sostenitori del principio di neutralità tecnologica, ovvero dell’utilizzo di tutto il ventaglio delle tecnologie ecologiche esistenti secondo la maniera più efficace commisurata allo scopo di riduzione delle emissioni. Se è vero che in Italia il pun-

Aurelio Nervo, presidente Anfia Associazione nazionale filiera industria automobilistica

to di forza è aver sviluppato soluzioni innovative per la mobilità sostenibile a partire da competenze consolidate nei sistemi di alimentazione a metano e a gpl, e nei sistemi di propulsione, è innegabile che anche i sistemi ibridi e ibridi plugin conosceranno una considerevole crescita a livello mondiale nei prossimi anni. Riguardo all’elettrico, è necessario un ulteriore avanzamento tecnologico in tema di batterie. La filiera italiana sta individuando competenze e risorse per investire maggiormente in questo senso, con l’auspicio di avere l’adeguato supporto delle istituzioni, anche in termini di sviluppo infrastrutturale, sul quale si stanno facendo progressi grazie al recepimento della Direttiva europea Dafi (2014/94/Ue)». Come fare un salto di qualità? «Occorre adottare un approccio integrato e onnicomprensivo, che consiste nel prendere in considerazione, al di là delle tecnologie veicolari in senso stretto, tutto il ventaglio delle soluzioni disponibili: dai cambiamenti nel comportamento e nelle abitudini di guida, alla scelta del carburante, alle azioni di stimolo al rinnovo delle flotte, al miglioramento delle infrastrutture, e alle potenzialità dei sistemi intelligenti di trasporto (ITS)».•


Industria • Giugno 2017

di Renato Ferretti

L’

automotive è certamente uno dei settori su cui si puntano più spesso i riflettori, dunque non è un mistero che sia stato tra i più colpiti dalla recessione globale iniziata dieci anni fa. «È uno dei motivi per cui ci siamo orientati anche verso la proposta di servizi altamente qualificati e qualificanti». Da questa consapevolezza si è mosso Riccardo Girelli, titolare della Labormet Due, che si occupa di fornire strumenti per il controllo e la caratterizzazione dei materiali e i relativi prodotti di consumo «dallo stereomicroscopio alla macchina di trazione da 60 tonnellate – precisa Girelli –. Il nostro business si divide in tre principali attività: la vendita di strumentazione per controllo qualità, i consumabili abbinati alla strumentazione e i servizi di tomografia. Mentre i primi due settori sono rimasti sostanzialmente stabili, i servizi di tomografia hanno subito un’impennata di richieste, motivate dal fatto che la clientela a cui ci rivolgiamo sempre più apprezza in termini di miglioramento della messa a punto dei processi produttivi il nostro supporto».

39

Back in Italy LA RICERCA DELL’ECCELLENZA INDUSTRIALE STA FINALMENTE INVERTENDO LA ROTTA? SI TORNERÀ A PRODURRE IN ITALIA? NE PARLIAMO CON RICCARDO GIRELLI CHE FONDA LA SUA ANALISI SULLA PROPRIA ESPERIENZA NELL’INDOTTO AUTOMOTIVE

Labormet Due ha sede a Torino - www.labormetdue.it

Come immagina il prossimo futuro? «Noi riteniamo di operare nel settore a potenziale più “esplosivo” possibile in questo periodo storico, perché partecipando a vari riunioni degli industriali si percepisce una flebile inversione di tendenza rispetto a un passato di delocalizzazione. La volontà percepita è quella di tornare a produrre in Italia, ma come nel settore alimentare e in quello della moda, anche l’automotive deve essere trainante nei settori del lusso e dell’alto valore aggiunto. La recente riqualifica degli stabilimenti della ex Bertone e di Mirafiori per la produzione di un’ampia parte della gamma Maserati ne sono l’esempio più luminoso. Insieme al piano Industria 4.0 e all’evoluzione delle tecniche produttive più flessibili rispetto al passato, tutte quelle legate alle tecniche di manifattura additiva, ritengo che l’Italia potrà tornare a essere una potenza industriale di prima grandezza, sempre

che gli investimenti in nuove tecnologie vengano davvero effettuati e non rimandati come purtroppo spesso accade». Quali sono i vostri elementi distintivi? «Non sono pochi, ma se si preferisce rimanere sul concreto, siamo attualmente l’unica azienda che a Torino propone il servizio di tomografia, motivo per cui il Politecnico e le principali aziende nell’automotive e aereonautica si servono di noi per questa peculiare attività. Ma l’epicentro di Torino non è l’unica area in cui siamo presenti. Mentre per i brand che rappresentiamo la nostra competenza di zona è limitata alle regioni del Nord-Ovest il limite territoriale nella proposta di servizi non esiste, motivo per cui abbiamo ampliato il nostro raggio d’azione al Centro Italia e al Canton Ticino. Questo ci ha consentito di sopperire al calo di fatturato conseguente alla ridotta produzione locale. Uno dei nostri principali clienti è ovviamente il gruppo FCA. Per loro abbiamo riprodotto in giro per il mondo (Serbia, Polonia, USA, Messico, Brasile, Argentina e altri) i laboratori realizzati a Torino. La richiesta, quindi, è di fornire strumenti e servizi in giro per il mondo come se fossimo dall’altra parte della strada, e noi ci siamo strutturati per rispondere pienamente a queste esigenze». Avete in progetto di ampliare il vostro raggio di azione? «Sia le richieste dei clienti che l’aver aderito a diversi cluster tecnologici (Associazione Italiana Tecniche Additive, Associazione Italiana Prove Non Distruttive, Unione Industriale, Associazione Italiana Di Metallurgia, Torino Piemonte Aereospace) ci hanno consentito di aumentare la nostra visibilità in ambito industriale e universitario a livello italiano». •


40

Meccanica e automotive

Alta specializzazione MARCO GOFFI PARLA DEL SETTORE AUTOMOTIVE, COSÌ IMPORTANTE PER L’ECONOMIA NAZIONALE, ENTRANDO NELLO SPECIFICO DELL’AMBITO CUI FA RIFERIMENTO LA SUA DIRETTA ESPERIENZA

L

a crisi ha portato le aziende alla specializzazione, alla decisione di fare bene un mestiere e specializzarsi in questo al massimo livello di innovazione, ottimizzando cicli di produzione e riducendo i costi». E per Marco Goffi, contitolare della CPA Srl insieme con Massimo Crivello, il discorso vale tuttora. Per l’azienda torinese, che progetta e costruisce impianti automatizzati per la saldatura di elementi di carrozzeria, «la strategia operativa vale ancora in questo periodo di relativo stallo – continua Goffi –, bisogna nuovamente approfittare e fare un ulteriore step di innovazione in processi e in organizzazione». Più in dettaglio, la CPA Srl, costituita nel 2008 in quella Torino che è cuore della realtà automotive italiana, rap-

presenta la continuità tecnologica e industriale di un insieme di competenze in ambito body welding & assembly formatesi in 20 anni di attività nel settore. «La società dispone di superficie coperta idonea all’installazione di qualunque realizzazione prima di essere spedita e poi installata nel sito del cliente – dice Goffi –. L’organico è di competenza globale dall’engineering, progetto, realizzazione, installazione, cantiere ed assistenza post-vendita. Dopo esserci impegnati anche nel “Bianco” e nel Ferroviario, abbiamo deciso di puntare tutto su una sola linea di business, e cioè l’Automotive di cui parlavo. Il nostro ambito dipende ovviamente dagli investimenti che la casa automobilistica delibera di fare e, quindi, negli ultimi anni abbiamo lavorato molto in Italia e in Sud America dove Fca, no-

stro principale cliente, ha realizzato nuovi stabilimenti e attrezzato nuove vetture. Ancora oggi siamo impegnati in questo perimetro sia per Fca che per i suoi TierOne». Per Goffi la qualità è un pre-requisito, «La conoscenza del cliente e la maniacale attenzione alle sue esigenze e cambiamenti di prodotto/processo ci contraddistinguono e ci portano a quell’eccellenza che è il vero e proprio must alla base del successo e per essere chiamati a partecipare alle gare di appalto. Il cliente pretende massimo rispetto dei requisiti contrattuali di performace e temporali,

CPA ha sede a Beinasco (To) www.cpa-it.it

riferiti ad ogni singola fase del contratto, e chiede proattività e iniziativa volta all’ottenimento della migliore soluzione produttiva in termini di performace, efficienza, efficiacia, ovviamente il tutto con stabilità nel tempo vita impianto». E finora i risultati danno ragione ai due soci fondatori. «Il nostro giro di affari si attesta intorno ai 30 milioni e l’atmosfera che i 56 giovani dipendenti respirano negli uffici, nella grande e luminosa officina è molto positiva». • Remo Monreale


41

Industria • Giugno 2017

La qualità “genetica”

numerose presse meccaniche ed idrauliche con transfer o automazione robotizzata, all’utilizzo di impianto di taglio laser e piegatura lineare, per concludere con trattamenti e finiture superficiali. Sia per la lavorazione meccanica che per la deformazione del tubo e della lamiera esiste la possibilità di assemblaggio dei componenti. Offerta tecnologica, grande accuratezza nelle lavorazioni, verifica costante della corrispondenza metrologica e attento rispetto delle consegne sono i punti fermi che fanno di Omg “il” partner affidabile.

DA QUASI 70 ANNI LAVORAZIONI MECCANICHE DI PRECISIONE E PROCESSI DI TAGLIO E DEFORMAZIONE DELLA LAMIERA SONO IL CORE BUSINESS DI OMG, CHE HA FATTO DELLA QUALITÀ DEI PRODOTTI E DEI SERVIZI LA PROPRIA ESSENZA

C

rescere costantemente nel tempo, affrontare i periodi di crisi con lo sguardo rivolto al futuro, investire sempre in uomini e tecnologia: sembra una ricetta semplice, ma sono in pochi ad avere la forza e la costanza di metterla in pratica. Omg è cresciuta nel tempo affrontando sempre nuove sfide e ampliando la propria offerta tecnologica. Una scelta che ha premiato in quanto è diventata un fornitore permanente di primo impianto con lavorazioni meccaniche di precisione e processi di taglio e deformazione della lamiera. La qualità è sempre stata un punto fermo. Prima dell’avvento delle certificazioni Iso, Omg già seguiva la “filosofia della qualità”. La qualità è, infatti, il perno di qualsiasi tipo di pro-

duzione industriale perché è l’unica che conta ed è ciò che i clienti importanti, come sono le grandi aziende dell’automotive, riescono davvero ad apprezzare e comprendere. Le certificazioni sono seguite come logica conseguenza: prima la Iso 9001, poi la Iso Ts 16949 e la Iso 14001, perché l’ambiente è importante e non tenerne conto, in questi ultimi anni, non è una mossa lungimirante. Il concetto di qualità e di metodologia di lavoro, però, va oltre la certificazione e lo si rileva nelle modalità WCM messe in opera nei tre stabilimenti del gruppo: per seguire più da vicino le necessità dei propri clienti, Omg ha affiancato alla storica sede di Lusigliè anche una sede in Polonia e una in Spagna. Omg è un “centro di produzione spe-

• Albachiara Re Omg ha sede a Lusigliè (To) www.omgsrl.com

cializzato”: le sue due business unit offrono un ampio range di soluzioni tecnologiche. La lavorazione meccanica con Cnc di 4 e 5 assi mono e plurimandrino viene realizzata con macchine stand alone o con linee robotizzate in funzione dei volumi coinvolti. Dalla cubatura alla realizzazione finita, verificata e marchiata, l’azienda è in grado di realizzare la lavorazione richiesta nei volumi e con le cadenze di consegna desiderate. Nel settore lamiera si spazia dalle


42

Logistica

Un settore in espansione

di Luana Costa

LA LOGISTICA E LA MOVIMENTAZIONE INDUSTRIALE HANNO CONOSCIUTO UNA GRADUALE CRESCITA IN ITALIA, GRAZIE IN PARTE ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI E IN PARTE ALL’AUTOMAZIONE RICHIESTA IN TUTTI I SETTORI: FACCIAMO UN PUNTO CON SANDRO MAGAGNA

Q

uello della logistica e della movimentazione industriale è un settore in continua evoluzione e in piena espansione. Finora non ha conosciuto battute d’arresto essendo stato protagonista di una costante crescita che ha interessato dapprima il ramo automobilistico, trovando poi applicazione in tutti i campi industriali: dal food, alla grande distribuzione, fino ai surgelati. In Italia, la movimentazione interna automatica nel corso del 2016 e del 2017 è stata al centro di un notevole sviluppo, dovuto alle agevolazioni fiscali e alla necessità da parte della grande distribuzione di disporre di prodotti di qualità e in tempi molto brevi. La capacità di fornire riposte in tempi rapidi e di essere in grado di spedire il prodotto in conformità alla domanda è diventata un aspetto fondamentale: basti pensare al giro d’affari che gravita attorno all’ecommerce. Azienda leader nel settore della logistica con trent’anni di esperienza sul campo è la Ecs, nata a Carmagnola nei pressi di Torino nell’anno 1988. La società è stata fondata dal giovane ingegnere Sandro Magagna, della quale tuttora è il Presidente. L’attività primaria è la movimentazione industriale, eseguita sfruttando il massimo dell’automazione, senza disdegnare sfide particolari, quali le linee automatiche at-

La Ecs ha sede a Carmagnola (To) www.ecsitalia.net

con una struttura flessibile che consente di organizzare al meglio tutte le risorse interne ed esterne. Nei settori merceologici, in cui operiamo ormai da anni, posso dire che la grande distribuzione ci ha dato buoni risultati: lo stesso discorso vale per i campi dell’industria dell’auto e dei prodotti alimentari. Anche sotto il profilo economico posso affermare che il 2016 si è chiuso con ottimi risultati sul conto economico e con un grande portafoglio ordini per il 2017». L’azienda, che ha iniziato

tuate per conto delle Poste Italiane o i progetti e i calcoli di linee per la produzione di motori di aereo a marchio Roll Royce. «Ecs è stata lambita solo marginalmente dalla crisi economica che ha colpito un po’ tutti i settori industriali - racconta il Presidente Sandro Magagna -. Le ragioni risiedono in primo luogo nel fatto che Ecs lavora con l’estero per l’80 per cento del suo fatturato, proponendosi in quasi tutti i paesi del mondo: pertanto è stata presente nei paesi in cui la crisi non c’era o era in via di superamento. Il secondo importante motivo è il fatto che l’azienda è impegnata a dare e tro-

vare soluzioni in oltre venti settori merceologici. La circostanza per cui la società non è mono cliente o mono settore richiede molto impegno in ingegneria, ma, allo stesso tempo, permette di essere presenti laddove c’è il lavoro». Attualmente la Ecs è strutturata al suo interno in quattro dipartimenti specializzati in ingegneria meccanica ed elettrica, proget management e acquisti, produzione e controllo qualità e infine installazione e messa in funzione. L’azienda di logistica esporta l’80 per cento dei suoi prodotti e impianti di movimentazione brevettati in tutto il mondo e con grande soddisfazione è riuscita a radicarsi in quasi tutti i mercati esteri dall’America alla Cina. «Il programma di globalizzazione avviato nel 1996 continua a portare l’azienda e le sue applicazioni in varie aree del mondo, grazie anche a consolidati rapporti di partnership. Nel 2016 e nel 2017 i principali mercati di riferimento dell’azienda – ha continuato Sandro Magagna - sono risultati i mercati esteri con in testa gli Stati Uniti, l’Inghilterra, il Brasile, la Francia, l’Arabia, l’India, il Belgio, il Canada, l’Argentina, l’Australia e l’Ungheria. Sui mercati nazionali e internazionali Ecs è presente con un apprezzato know-how e

LA STORIA La Ecs nasce nel 1988 dalla raccolta di esperienze e dallo stimolo imprenditoriale di un giovane ingegnere. Le prime attività di solo engineering sono state gradualmente affiancate dalla completa realizzazione degli impianti. Il cuore e la forza dell’azienda risiedono nella sua ampia ed avanzata capacità di concepire e progettare sistemi automatici completi curando ogni singolo componente: meccanico, elettrico ed elettronico. La Ecs ha conseguito prestigio e reputazione su scala internazionale nel biennio 1994/95 ma il periodo di massima espansione si attesta tra l’anno 1995 e il 1996.


43

Industria • Giugno 2017

la sua attività brevettando sistemi di movimentazione aerea ed è giunta a produrre impianti completi con magazzini automatici e linee di montaggio, è totalmente proiettata al futuro. «Le prospettive sono ottime – aggiunge il presidente -. Sempre più settori sono obbligati a investire nella logistica automatica per rimanere sul mercato e quindi per essere

competitivi. In riferimento alla nostra azienda, poi, le referenze attuali e i buoni risultati ottenuti presso i clienti ci permettono di dimostrare le nostre capacità e quindi di acquisire nuovi clienti». L’azienda ha di recente ultimato un investimento in capannoni industriali ed entro la fine dell’anno sarà ampliata l’area destinata all’ufficio tecnico. «I nostri

GLOBALIZZAZIONE

Nel 2016 e nel 2017 i principali mercati di riferimento dell’azienda sono risultati i mercati esteri con in testa Stati Uniti, Inghilterra, Brasile, Francia, Arabia, India, Belgio, Canada, Argentina, Australia e Ungheria

migliori investimenti – chiarisce ancora Sandro Magagna - saranno nel crescere e acquisire persone competenti per creare sempre idee e prodotti nuovi. Ecs, infatti, investe molto in innovazione: possiamo ben dire che l’innovazione è il nostro lavoro. È un obbligo quasi imposto dalla necessità di essere competitivi sul mercato ed è anche la nostra vocazione: continuare la ricerca e sperimentazione di prodotti e soluzioni nuove». Tra le attitudini dell’azienda vi è quella di realizzare prodotti altamente personalizzabili. Nello specifico, la Ecs progetta e realizza impianti “chiavi in mano” per la movimentazione industriale, a mezzo di prodotti di brevetto proprio, quali sistemi EMS (electrified monorail systems) e di trasporto aereo con carrelli automotori “intelligenti”, dotati di elettronica a bordo, che si muovono lungo un percorso realizzato con rotaia elettrificata, scambi, curve, elevatori/discensori, dispositivi di carico e di scarico. Tali sistemi possono portare, con differenti modelli, da 50 a 4.000 kg. Prodotti brevettati e flessibilità nelle proposte: queste sono le caratteristiche che, secondo il presidente Magagna, contraddistinguono la società sul mercato. «Ogni soluzione viene studiata “ad hoc” e cucita come un

vestito sulle esigenze del cliente. Lo seguiamo e assecondiamo in ogni richiesta inventando anche attrezzature e sistemi nuovi per raggiungere le performance che ci sono richieste. Questo, devo dire, costa molto impegno e fatica, ma premia poiché ci consente di realizzare prodotti sempre nuovi». L’azienda è in grado di realizzare trasportatori industriali a terra, di vario tipo - a rulli, a skid, a nastro e a catena - creati con elementi modulari in alluminio e con una portata di 2000 kg; Ecs produce inoltre magazzini automatici (AS/RS) in grado di stoccare, prelevare e traslare un vasto numero di prodotti: dalle scocche delle vetture alle confezioni farmaceutiche. «La filosofia aziendale, sempre rivolta alla qualità – continua ancora il Presidente - permette ad Ecs di garantire soluzioni estremamente funzionali. Siamo orgogliosi di disporre internamente di tutte le risorse necessarie per la progettazione, proseguendo con lo sviluppo e la produzione fino all’installazione ed al collaudo finale. Il nostro impegno nella produzione è volto non solo a rispondere, ma anche ad andare oltre alle aspettative del mercato, mettendo a disposizione la nostra esperienza al fine di ottimizzare al massimo ogni suo aspetto». •


44

di Alessia Cotroneo

Q

uando le temperature superano i trenta gradi e il caldo aumenta di pari passo con le code sulle strade che puntano dritte verso il mare, pensare a chi ha a che fare quotidianamente con la logistica integrata dei prodotti alimentari e la catena del freddo provoca un irresistibile brivido lungo la schiena. Perché in una società abituata al tutto e subito, in cui i consumi alimentari sono sempre meno legati alla deperibilità della merce e alla sua provenienza geografica, l’estate non è condizione sufficiente per rinunciare ad alcunché, figuriamoci al meglio dei prodotti di stagione. Certo, la conformazione geografica dello Stivale, così stretto e lungo, non aiuta la logistica. E neanche lo stato del nostro sistema viario, ma tant’è: il cliente ha sempre ragione. Per cui guai a non far arrivare il prodotto preferito nel punto di acquisto abituale, ci fossero 0 o 40 gradi. Safim lo sa. L’azienda torinese, piattaforma logistica leader nel NordOvest d’Italia per lo stoccaggio e la logistica del freddo, da quasi 90 anni si occupa di conservare alle giuste temperature e portare a destinazione materie prime, semilavorati e prodotti alimentari pronti al consumo. Una storia che parte da lontano, comincia dal “merluzzo” e si evolve seguendo le carambole del mercato, come spiega l’imprenditore Alberto Crivello.

Logistica

La catena del freddo viaggia su gomma CON ALBERTO CRIVELLO, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SAFIM, PIATTAFORMA LOGISTICA PER LO STOCCAGGIO E LA LOGISTICA DEL FREDDO, ALLA SCOPERTA DI UN SETTORE CENTRALE PER L’AGROALIMENTARE ITALIANO Come è cambiata in più di 80 anni la logistica integrata per l’alimentare? «Si è completamente trasformata. Negli anni Cinquanta siamo stati uno dei primi magazzini frigoriferi italiani, negli anni Ottanta abbiamo implementato i servizi di puro magazzinaggio con quelli di trasporto e gestione merci. Nel 2005 abbiamo inaugurato il nuovo stabilimento di None, mettendo a disposizione delle aziende e della Gdo oltre 10mila mq di magazzini frigoriferi, che diventano 12.500 nel 2009, con l’inaugurazione della nuova cella -20°C, 22.500 nel 2015, con l’ulteriore ampliamento a temperatura controllata (0<4°C). Fino a 15 anni fa le aziende alimentari avevano tutte un magazzino interno, mentre oggi c’è una diffusa tendenza a terziarizzarlo per dedicarsi di più e meglio al proprio core business. Oggi la logistica alimentare è in continua espansione e si regge per lo più su aziende specializzate come la

PROSPETTIVE

Il nostro prossimo asset di sviluppo sarà l’investimento nel comparto gelo, che andrà ad accogliere le continue richieste delle aziende produttrici e commerciali del settore

Safim ha sede a None (To) - www.safim-srl.it

Safim, che possono mettere a disposizione magazzini coibentati, refrigerati, costruiti nel rispetto dell’Haccp, i sistemi di gestione per la sicurezza alimentare». Chi è il vostro cliente tipo? «La nostra utenza principale è la grande e media impresa agroalimentare, sia per giacenza e magazzinaggio che per logistica e distribuzione. Perché i nostri servizi spaziano dalla pura custodia (con conservazione di prodotti alimentari a temperature controllate positive, negative o ambientali in magazzini dotati di impianto di sicurezza con telecamere a circuito chiuso) al trasporto su territorio nazionale (con una flotta operante principalmente nelle regioni Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia e partner nel resto del Paese), fino alla logistica integrata a 360 gradi per le aziende alimentari e della GDO che intendono terziarizzare le proprie attività di magazzino. Tutto ciò è possibile a mezzo della realizzazione di un progetto logistico ad hoc per il cliente: attività di ricevimento con possibilità di scarico anche di merce non pallettizzata, stoccaggio in ambienti frigoriferi fresco e gelo a seconda della categoria merceologica, allestimento ordini clientela a mezzo di

picking o commissionamento ed emissioni documenti di trasporto. Inoltre possibilità di stoccaggi in regime doganale a dazio sospeso a mezzo di apposite autorizzazioni in capo alla società, pratiche sanitarie in nome e per conto del cliente (Uvac), attività in regime di bollo Cee, ufficio qualità e Haccp a disposizione della clientela». La logistica è uno degli storici elementi di debolezza del mercato agroalimentare italiano rispetto ai competitor europei, a causa di inefficienze infrastrutturali che rallentano gli spostamenti di merci deperibili. Eppure in Italia il trasporto su gomma copre quasi il 90 per cento del mercato, a fronte di percentuali molto più basse in Francia, Germania e Inghilterra.


Industria • Giugno 2017

Perché? «Purtroppo in Italia non esistono sistemi così rapidi per la distribuzione alimentare come il trasporto su gomma. Oggi la logistica del freddo deve garantire consegne just in time. Le ferrovie non possono garantire un sistema così veloce e capillare di consegna a destinazione, servirebbe un ricarico della merce presso terminal o stazioni ferroviarie e quindi una perdita di tempo impensabile per l’assetto distributivo del nostro Paese». Cos’è indispensabile per assicurare una corretta catena del freddo per ogni filiera alimentare? «Il controllo dell’ufficio qualità a garanzia del rispetto delle normative vigenti (dalle temperature del prodotto all’arrivo, passando per il monitoraggio di temperatura dei prodotti e degli ambienti durante le fasi di giacenza, fino a tutti i passaggi distributivi) è l’elemento imprescindibile. Con il nostro sistema informatico, monitoriamo anche da remoto in tempo reale le temperature dei mezzi durante il trasporto. In estate, soprattutto, garantire la continuità della catena del freddo è molto arduo ma altrettanto importante, ecco perché da maggio a settembre il nostro ufficio qualità

intensifica verifiche e controlli per assicurare un perfetto mantenimento della catena del freddo, elemento sempre più centrale nel settore della logistica per l’agroalimentare». Qual è il prossimo asset di sviluppo aziendale? «Il nostro prossimo asset di sviluppo sarà l’investimento nel comparto gelo, che andrà ad accogliere le continue richieste delle aziende produttrici e commerciali del settore. Per farlo, abbiamo in programma una serie di iniziative specifiche che garantiranno ai nostri attuali e futuri clienti servizi sempre più performanti». •

45

Da sinistra, il responsabile di magazzino Fabrizio Fasano, Alberto Crivello, amministratore delegato e Valeria Corgnati, responsabile del customer service

FORMAZIONE E CUSTOMER SERVICE Riorganizzazione dei settori strategici per aderire sempre di più al modello di impresa manageriale, dal comparto commerciale al magazzino, da risorse umane al customer service. Safim punta sulla formazione del personale, investendo in ricerca e sviluppo per rispondere alle richieste di un mercato in cui la soddisfazione del cliente riveste un peso sempre maggiore. «Il customer service è il settore in cui stiamo investendo maggiormente in formazione, soprattutto negli ultimi sei mesi, sia per assicurare una sempre migliore assistenza al personale viaggiante – spiega l’imprenditore Alberto Crivello – sia per migliorare le attività di conto deposito per i clienti. Grazie ai nostri sistemi completamente informatizzati e alla divisione It interna, siamo costantemente in contatto con i clienti, creando interfacce personalizzate in linea con i propri obiettivi e necessità, che consentono di monitorare direttamente dalle loro aziende in tempo reale giacenze, spedizioni e bollettazione».


46

Logistica

Il trasporto flessibile ESPERIENZA, ATTENZIONE AL CLIENTE, DIVERSIFICAZIONE DEI SERVIZI E AFFIDABILITÀ: I FATTORI CHE CI RENDONO COMPETITIVI NEL SETTORE. LA PAROLA A GIORDANO MANTOAN

M

antoan Trasporti è un’azienda che opera nel settore dei trasporti ormai da oltre cinquant’anni. L’azienda nasce nel 1964 e, da un ambito prettamente regionale, si è rapidamente estesa sul territorio nazionale grazie alla serietà e alla puntualità che ancora oggi contraddistinguono i servizi offerti. L’attività continua a crescere e, dai primi anni Novanta, inizia ad affacciarsi sul panorama europeo. Si avvia così una rapida e profonda diversificazione dei servizi, con conseguente specializzazione nel settore fieristico e dei trasporti eccezionali. Core business dell’azienda è il trasporto su strada. «Siamo specializzati nei trasporti eccezionali terrestri sia nazionali che internazionali che prevedono diverse destinazioni e tipologie di carico – spiega Giordano Mantoan -. Ci avvaliamo della collaborazione di personale affidabile e di una flotta di proprietà che spazia dai centinati standard ai più sofisticati carrelli con sterzatura comandata allungabili e allargabili». Mantoan Trasporti garantisce la gestione dell’intero servizio. «Offriamo un servizio completo, dalla programmazione all’attuazione del trasporto, dal coordinamento con il network dei fornitori allo studio di fattibilità in caso di trasferimenti particolarmente delicati e complessi. Negli ultimi anni ci siamo occupati, tra le altre cose, del trasporto di treni per la metropolitana di Fortaleza in Brasile e di Lima in Perù, dello spostamento di materiali per le linee ferroviarie di numerose tratte nazionali e ancora di trasporti eccezionali di aerei ed elicotteri». Anche la logistica è diventata una par-

te essenziale del servizio offerto. «Disponiamo di un’area di circa quattromila metri quadri articolata in due magazzini, all’interno dei quali il personale altamente qualificato gestisce l’imballo e lo stoccaggio delle merci. È inoltre presente un settore di falegnameria che consente la costruzione di casse utili all’esecuzione di trasporti particolari e anche per la realizzazione ad hoc di imballi indispensabili per la messa in sicurezza della merce». L’azienda si impegna costantemente nello sviluppo di nuovi servizi e mira a conquistare altri mercati. «Oltre alla sede principale di Pianezza, inaugurata nel 2008, che si estende su una superficie complessiva di circa 15 mila mq, abbiamo aperto altre tre sedi operative distaccate: un importante magazzino logistico a San Giuliano Milanese, utile per lo stoccaggio e lo smistamento di merce proveniente e destinata a tutta Europa ed ai Paesi extra Ue; uno a Tito Scalo, utile riferimento per tutto il Sud Italia; una sede a Livorno in cui operano risorse interamente dedicate allo sviluppo dei trasporti overseas via mare e via terra per incrementare i traffici da e per tutti i Paesi esteri». • Antonella Romaniello

Mantoan Trasporti ha sede a Pianezza (To) www.mantoantrasporti.it


Profile for Golfarelli Editore International Group

Industria-G7 Giu 2017  

Industria-G7 Giu 2017