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Industria POLITICA INDUSTRIALE

ECONOMIA E SVILUPPO

Folta agenda di appuntamenti internazionali previsti in Settembre a Torino. G7 dedicati a industria, scienza e lavoro. Il punto di vista del ministro Carlo Calenda

La Lombardia si candida a diventare hub internazionale del manifatturiero. Prospettive e potenzialità analizzate da Roberto Maroni e Alberto Ribolla Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico

Primo Piano

L’Italia si conferma partner qualificato di Gian Domenico Auricchio, presidente Assocamerestero

FORUM VILLA D’ESTE

PROSPETTIVE PER IL FUTURO “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” è il titolo della 43esima edizione del Forum Ambrosetti che si svolge a Cernobbio dall’1 al 3 Settembre con un panel di relatori, come sempre, di alto profilo internazionale p. 4

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pesso, quando si parla dell’economia e dell’attrattività di un Paese, si utilizzano come riferimenti le classifiche internazionali. Produttività, competitività, presenza o meno di un contesto in grado di facilitare il business delle imprese: tutti parametri che di frequente relegano l’Italia in posizione che non sono di vertice. Molte classifiche però non colgono alcuni aspetti specifici del nostro modello di competizione: il Paese è ottavo al mondo per Pil, nono per export e quarto per valore aggiunto dell’industria manifatturiera. Lo scorso anno abbiamo esportato made in >>> segue a pag. 3

Impresa e sviluppo

Crescere ai ritmi dell’Europa Innovazione, sostenibilità e inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Per presentarsi ai summit torinesi con buone pratiche da modello industriale

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erso i G7 di Torino, ma procedendo in rigoroso ordine alfabetico. Iniziando dalla lettera B come B7, il Business Summit che a fine marzo ha accolto a Roma i leader delle organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 per sottoscrivere un’agenda economica finalizzata al lancio di una nuova governance globale del commercio contro i venti protezionistici e alla valorizzazione del connubio tra innovazione e sostenibilità. Proseguendo con la E come

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria

Europa, la dimensione a cui secondo il numero uno di Confindustria deve tendere il nostro tessuto industriale per non smarrire la

rotta della competitività. «Le nostre imprese vivono in Italia – evidenzia Vincenzo Boccia - ma è a livello continentale che dobbiamo essere più incisivi. Per questa ragione abbiamo consolidato i rapporti con le Confindustrie europee, a partire dal rafforzamento della nostra voce in BusinessEurope». È questo, a detta del presidente degli industriali, il principale gap che l’Italia è chiamata a colmare per accorciare le distanze con gli altri big >>> segue a pag. 6

ALL’INTERNO Speciale Marche La voglia di rinascita, confronto tra Luca Ceriscioli, Valeria Mancinelli e Bruno Bucciarelli Smart factory Pmi alla prova della quarta rivoluzione industriale, ne parla il presidente dei piccoli industriali Paolo Galassi


Industria • Giugno 2017

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In evidenza Il modello Lombardia: una regione leader in Italia e in Europa

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Colophon Direttore onorario Raffaele Costa Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni

Il sitema Marche scommette su innovazione ed export per la crescita

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Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento redazionale Federico Pimazzoni Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche

>> continua dalla prima Italy per 417 miliardi di euro, con un incremento dell’1,2 per cento su base annua e le nostre esportazioni sono cresciute più di quelle di Germania e Francia, e anche di più della media mondiale. Ma ciò che deve farci riflettere non sono solo le performance al di là dei luoghi comuni, ma soprattutto la dinamicità, l’apertura, l’innovazione di un tessuto in cui il capitale umano e le competenze aziendali rappresentano il vero valore aggiunto, che dobbiamo noi per primi trasferire all’estero affinché l’Italia sia sempre più riconosciuta come partner affi-

dabile e qualificato. La crisi ha segnato un’esperienza spesso drammatica per tante aziende, ma se siamo nella top five mondiale dei Paesi con surplus manifatturiero superiore ai 100 miliardi di dollari e secondo per competitività in cinque settori, tra cui la meccanica, se made in Italy è sempre più inteso come tecnologia e innovazione (oltre che come bello e buono), questo è il frutto della capacità di rigenerarsi del nostro tessuto imprenditoriale alla base dei cambiamenti degli ultimi anni. Secondo stime Unioncamere, oggi ci

CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE ALL’ESTERO

una rete di imprenditori che conoscono le esigenze di chi vuole internazionalizzarsi e un network di 78 strutture in 54 mercati

sono 112mila imprese che hanno le potenzialità per spingersi oltreconfine, se idoneamente supportate. E il supporto non può tradursi in servizi standardizzati, ma nella capacità di cucire su ciascuna azienda il vestito che meglio si confà alla sua struttura, ai suoi prodotti, affinché questi ultimi possano soddisfare la domanda dei consumatori stranieri: per fare questo, le aziende hanno bisogno sui mercati internazionali di una rete di collegamento che parli il linguaggio del business. È qui che intervengono le Camere di commercio italiane all’estero, una piattaforma straordinaria per lo sviluppo delle aziende al di fuori dei confini nazionali: una rete fatta da imprenditori, che conoscono quindi “per loro stessa natura” le esigenze di chi vuole internazionalizzarsi, e un network multimercato con una presenza capillare di 78 strutture in 54 mercati. Una rete che ha dimostrato la capacità di tenere il passo delle imprese in tema di innovazione (di servizi di promozione), e che riesce in questo obiettivo perché espressione di una community – di imprese, consumatori, istituzioni e gruppi di opinione– fortemente integrata nei territori in cui opera. Queste sono le basi per costruire una reputation, e di conseguenza un posizionamento, dell’Italia più in linea con le eccellenze che esprime, e anche meno vittima di suggestioni (pessimistiche) che rispondono a volte a logiche molto distanti dalla realtà dei fatti (e dei numeri). •


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Forum Ambrosetti

Il think tank più esclusivo NELL’ATMOSFERA RINASCIMENTALE DI VILLA D’ESTE, TORNA ANCHE QUEST’ANNO IL FORUM INTERNAZIONALE CHE DA 43 ANNI RICHIAMA A CERNOBBIO I BIG MONDIALI IN CAMPO POLITICO, ECONOMICO, ACCADEMICO E IMPRENDITORIALE. SU IL SIPARIO DAL 1 SETTEMBRE di Giacomo Govoni

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api di stato, top manager, premi Nobel, eminenti accademici e personalità influenti del panorama politico e finanziario. Sono i profili di cui si compone il parterre de rois che ogni anno fa scalo a Villa d’Este, splendida residenza rinascimentale affacciata sul lago di Como in località Cernobbio, per partecipare al Forum organizzato da The European House - Ambrosetti. UNA PASSERELLA DI NUMERI UNO SULLE SPONDE DEL LAGO DI COMO Primo think tank italiano, tra i primi 10 in Europa e da quattro anni inserito stabilmente nella graduatoria dei “Best private think tanks” mondiali, dal 1975 l’appuntamento di Villa d’Este è scritto in grassetto sul calendario dei simposi analitici di respiro internazionale, nei quali con un approccio “à la page” si sviluppano le tematiche di maggiore impatto per l’economia globale e la società nel suo complesso. In un contesto prestigioso e iperselezionato, vincolato da parametri d’accesso dichiaratamente elitari. «Il criterio spiega Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti - è molto rigoroso: deve trattarsi di nume-

Valerio De Molli, ceo di The European House Ambrosetti

ri uno nel loro settore. Se si tratta di imprenditori, hanno diritto a occupare uno dei 250 posti a sedere disponibili solo amministratori delegati o presidenti. Nel caso di politici, devono essere ministri in carica o

anche ex, ma comunque leader globalmente riconosciuti come ad esempio è stato Shimon Peres, presenza fissa al Forum per 25 anni consecutivi». Figura di levatura planetaria al pari, del resto, di altre decine di protagonisti passati negli anni da Cernobbio tra i quali Kofi Annan, Silvio Berlusconi, il principe Alberto II di Monaco, Joe Biden, Carlo Azeglio Ciampi, José Manuel Durão Barroso, Recep Tayyip Erdogan, Bill Gates, Henry Kissinger, la regina Rania di Giordania, Abu Mazen, l’ex pontefice Joseph Ratzinger, Giorgio Napolitano e Matteo Renzi, giusto per citarne alcuni. «Gli altri due criteri di selezione – aggiunge De Molli - sono la presenza di donne leader per almeno il 15 per cento, percentuale molto alta per le riunioni di think tank di questo tipo, e la presenza di almeno il 30-40 per cento di ospiti internazionali». A questa platea di grandi relatori, vanno

poi sommati i centinaia di giornalisti che ogni anno giungono da tutto il mondo per documentare l’evento e che per l’edizione 2017 dovrebbero sorpassare quota 400. TRE GIORNI DI FOCUS SU SCENARI ECONOMICI GLOBALI, EUROPA E ITALIA Un club esclusivo e riservato dunque, tanto quanto i contenuti che verranno sviscerati nella prossima edizione, in programma dall’1 al 3 settembre, e dei quali al momento si conosce unicamente il titolo. “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” è quello pensato per questa 43esima edizione alle porte, che come di consueto si articolerà in tre macro sezioni. La prima, al centro della giornata di apertura del Forum, dedicata ai grandi temi globali con un taglio soprattutto economico, geopolitico e scientifico/tecnologico. La seconda, fissata per il 2 settembre, sarà incen-

trata sull’Europa e arricchita da una nutrita presenza di autorità e rappresentanti delle principali istituzioni continentali, con cui si dibatteranno i temi più attuali legati all’Unione Europea. La terza e ultima punterà la lente sull’Italia, grazie alla presenza di

rappresentanti del Governo, autorità e numerose figure di rilievo del mondo imprenditoriale e finanziario. Quella stessa Italia che gli organismi internazionali come la Banca Mondiale o il World Economic Forum relegano in posizione subalterna nelle loro graduatorie annuali che misurano la capacità di attirare investimenti dall’estero e che invece un recente studio firmato da The European House – Ambrosetti sostanzialmente riabilita. Riconoscendole un più che dignitoso 14esimo posto assoluto a livello mondiale contro i piazzamenti più modesti che le riservano le altre ricerche, tutti al di sotto del 30esimo posto. «Nelle classifiche internazionali o europee – spiega ancora l’ad di The European House Ambrosetti - risultiamo spesso in fondo alla lista per livello di competitività, attrattività e facilità di fare business, ma non è così: in queste indagini vengono compiute delle distorsioni. Molte sono basate su ricerche qualitative e non su fatti, alcune introducono elementi oggettivi di valutazione, altre sono deboli o autoreferenziali». Laddove invece l’outlook Ambrosetti insiste sui punti di forza del sistema economico nazionale, fondato su alcuni dati incontrovertibili: terza piazza mondiale per numero di pubblicazioni scientifiche; quarta in Europa per valore della produzione nei settori high-tech; quarto posto per l’industria manifatturiera e settimo per export di manifattura. Per non parlare del nostro Pil, di gran lunga migliore di quello di Paesi come Malesia, Repubblica Ceca o Thailandia, che spesso ci sopravanzano nelle graduatorie stilate da importanti istituti e associazioni, ma non in quella targata TEH-Ambrosetti. •


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>>> segue dalla prima

del Vecchio Continente, protagonisti nell’ultimo ventennio di una risalita del Pil a doppia cifra, laddove nel nostro Paese l’indice di produttività dal 2000 a oggi è progredito sì, ma a colpi di zero virgola. «Siamo tornati a crescere, è vero – ammette il leader di Viale dell’Astronomia – ma il ritardo rispetto a Paesi come la Spagna, cresciuta del 27 per cento, o la Germania, salita al +21 per cento, non è diminuito. Al contrario si sta allargando, per via di un tessuto sociale e produttivo fragile e di croniche carenze strutturali nelle quali restiamo impigliati». FABBRICA 4.0, BOCCIA: «SIAMO ALL'INIZIO DI UNA GRANDE SFIDA» Fragilità e scogli strutturali che per il momento non sembrano intralciare invece il percorso verso la trasformazione digitale avviato dal nostro sistema produttivo. Il quale, anche grazie agli strumenti messi a disposizione dal Piano Industria 4.0, inizia gradualmente a spuntare alcuni obiettivi di conversione tecnologica che anche l’ultimo report dell’Ocse denominato “The next production revolution” indica come determinanti. «Siamo all'inizio di una grande sfida – sottolinea Boccia – fondata sulla smart factory, che è una precondizione per costruire una società diversa, aperta e inclusiva». Un messaggio che il leader di Confindustria ha voluto rilanciare a inizio giugno intervenendo al Manufacturing Summit 2017, una sorta di G7 anticipato sull’industria 4.0 organizzato da Confindustria Lombardia che in qualche modo tira la volata al trittico di vertici internazionali di scena a settembre nell’ambito della G7 Innovation week di Torino. «Non è una questione categoriale che riguarda solo l'industria – spiega Boccia - ma è una questione di società. Grazie al piano Calenda gli investimenti privati si stanno riattivando, con effetti seppur moderati di crescita del Pil e dell’export, migliorato del 7 per cento nel primo bi-

Primo Piano

mestre di quest'anno». A riprova che le avvisaglie di ripartenza ci sono, che la direzione imboccata è quella giusta, ma che in termini di velocità parlare di svolta è ancora prematuro. PIÙ OCCUPAZIONE GIOVANILE PER RECUPERARE VALORE Specialmente osservando la dinamica del mercato del lavoro che per la verità, in base ai dati Istat relativi ai primi mesi del 2017, risulta in miglioramento a livello generale. Denunciando tuttavia difficoltà a far scendere il tasso di disoccupazione giovanile sotto la soglia del 34 per cento, raggiunta con fatica nel primo trimestre di quest’anno ma che ad aprile non ha compiuto ulteriori progressi. In questo senso, la ricetta proposta dagli industriali italiani è chiara da mesi: azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni. «Sapendo fin da ora – aggiunge Boccia - che dopo dovremo ridurlo per tutti. La bassa occupazione giovanile è il nostro valore sprecato, pertanto occorre concentrare le risorse disponibili, destinandole ad avviare una grande operazione in grado di includere i giovani nel mondo del lavoro». Tema cardine per le prospettive di crescita del nostro Paese al quale non per nulla sarà dedicato uno dei tre summit torinesi di fine settembre, dove i ministri del Lavoro delle massime potenze economiche mondiali si confronteranno sulle strategie e sulle buone pratiche per agevolare lo sviluppo di un nuovo dinamismo occupazionale. Tra le quali il leader di Confindustria annovera, ad esempio, il Jobs act. «Crediamo non sia opportuno – sottolinea Boccia - smontare una riforma prima ancora che abbia potuto produrre i suoi effetti. In Germania ci sono voluti 15 anni per beneficiare degli effetti delle riforme volute dall’ex cancelliere Schroeder. Il Jobs act va letto e inserito in una politica organica per la crescita e l'occupazione. Detto questo è chiaro che ogni abuso, a partire dall’utilizzo dei voucher che va certamente regolarizzato ma non demonizzato, debba essere eliminato». • Giacomo Govoni

UNA SETTIMANA AI VERTICI È quella che attende il ministro Calenda a fine settembre. Tra gli importanti G7 in programma a Torino e una partita politica che, in caso di elezioni anticipate, lo vedrebbe tra gli “uomini forti” n anno da maestra di cerimonia nei grandi summit tra le sette principali potenze economiche del pianeta. È quello che sta vivendo l’Italia in questo 2017, otto anni dopo l’ultima presidenza italiana del G7 culminata nel vertice de L’Aquila del 2009. Dodici mesi sotto i riflettori per il nostro Paese e in particolare per il nostro governo, alle prese con la gestione di questa delicata agenda di incontri internazionali in una fase politica tutt’altro che stabile. Specialmente al rientro Carlo Calenda, ministro dalla pausa estiva, quando nel giro di dello Sviluppo economico pochi giorni Torino farà da sfondo a tre G7 consecutivi, tutti concentrati nell’ultima settimana di settembre. Tre appuntamenti dedicati rispettivamente all’industria, alla scienza e al lavoro che rischiano seriamente di cadere in un momento di alta fibrillazione istituzionale, per via di una sempre più probabile campagna elettorale strisciante.

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«INNOVAZIONE E LAVORO 4.0 CHIAVI PER LA PRODUTTIVITÀ» Esattamente 24 ore prima dell’apertura del primo dei tre G7 torinesi, quello sul tema dell’industria legata all’innovazione, dove a fare gli onori di casa toccherà proprio allo stesso Calenda indicato dagli analisti e dai bene informati come uno degli uomini in pole position per la guida di un eventuale governo di coalizione. Una posizione scomoda che in quella settimana di snodi cruciali potrebbe richiedere doti da “equilibrista” al titolare del Mise, il quale però non si scompone tenendo fisso il mirino sulle questioni che verranno affrontate nel summit del 25 e 26 settembre. «L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione delle imprese – sottolinea Calenda - sono fenomeni da governare con grande attenzione per rendere più inclusivi i benefici derivanti del commercio internazionale e contrastare gli effetti negativi della globalizzazione. La leva più importante è rappresentata dallo stimolo agli investimenti, che nel caso del nostro Piano Industria 4.0 pare stia funzionando. Inoltre nei giorni scorsi abbiamo lanciato su tutto il territorio nazionale il network dei Digital innovation hub ed entro giugno avvieremo il bando sui Competence center». Giovedì 28 e venerdì 29 settembre sarà quindi la volta del G7 della scienza, seguito il giorno dopo dal terzo e ultimo incentrato sul lavoro. Il capitolo in assoluto più importante sulla strada di una trasformazione digitale socialmente sostenibile, ma che secondo il ministro dello Sviluppo economico attende ancora di essere scritto. «Si parla molto degli effetti, potenzialmente pericolosi, dell’innovazione tecnologica – osserva il numero uno del Mise – tanto che si è arrivati a invocare una tassa sui robot. A chi l’ha proposta mi sento di rispondere che se alcune multinazionali dell’It e gli over the top, accettassero un decoroso livello di tassazione, non avremmo bisogno di ricorrere a simili stravaganze per finanziare un welfare 4.0». In questo senso, aggiunge il ministro, «con il ministro Poletti stiamo lavorando a un Piano lavoro e welfare 4.0 da presentare alla prossima Cabina di regia e il contributo dei sindacati sarà essenziale in questo ambito. Ma mentre ci prepariamo ad affrontare i nuovi paradigmi del lavoro, non possiamo non accelerare sull’implementazione di quelli che avrebbero già aiutato il Paese a migliorarne la produttività». • G.G.


Industria • Giugno 2017

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La svolta è il cambiamento culturale di Francesca Druidi

LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ITALIANE VANNO GUIDATE NELLA RICERCA DI SOLUZIONI PER ASSECONDARE LE TRASFORMAZIONI PREVISTE DALLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. MANCANO PERÒ LE CONDIZIONI PER COMPETERE AD ARMI PARI CON I PAESI ESTERI E PER CONSENTIRE IL RILANCIO DELLA MANIFATTURA ITALIANA. IL PUNTO DI VISTA DI PAOLO GALASSI, PRESIDENTE DI API

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mart factory, ossia la completa integrazione dei processi di produzione industriale con le nuove tecnologie digitali. Una sfida che il nostro Paese sta tentando di cogliere con il Piano industria 4.0; un piano che nella sua attuazione non può permettersi di lasciare indietro le piccole e medie imprese, struttura portante e virtuosa del tessuto produttivo italiano. Di Pmi e fabbrica intelligente si è discusso a fine marzo nell’evento organizzato a Milano dall’Associazione piccole e medie industrie dal titolo: “Api: innovazione per l’Industria 4.0”, il secondo dedicato a questo tema. I risultati di un sondaggio, somministrato alle imprese associate, sul grado di conoscenza e adozione delle diverse tecnologie abilitanti necessarie per abbracciare la quarta rivoluzione industriale, hanno alimentato uno scenario di discussione. A commentare prospettive e criticità del rapporto tra Pmi e industria 4.0 è Paolo Galassi, presidente di Api.

Paolo Galassi, presidente di Api

Qual è lo stato di apertura delle Pmi italiane nei confronti della quarta rivoluzione industriale e come stanno ripensando i loro processi produttivi? «Quando si parla di piccole e medie imprese, è importante innanzitutto considerare l’aspetto caratteriale e strutturale che contraddistingue ogni singola realtà. L’80 per cento delle Pmi considera l’industria 4.0 come una nuova forma di sviluppo e si rivolge ad Api per capire come partecipare pienamente a questa evoluzione. Solo il 20 per cento delle aziende non sa che cosa sia l’Industria 4.0. Le sensibilità su questo tema sono, perciò, molto diverse, anche perché le imprese più grandi (con più di 50 dipendenti) - che rappresentano quasi il 20 per cento - possiedono già in qualche modo l’innovazione e le tecnologie per recepire questo mutamento, tutto si fa invece più complicato per le piccole aziende. Per questo, come Api vogliamo essere vicini alle Pmi affinché possano capire che ci troviamo di fronte alla necessità di un cambiamento culturale. Difficile pensare che in pochi mesi questa rivoluzione arrivi a tutte le piccole e medie aziende italiane. L’introduzione della quarta rivoluzione industriale nelle Pmi deve poi essere sostenuta e tutelata anche dalle istituzioni e dalla politica. L’informatizzazione non è poi un elemento che riguarda solo le aziende e i loro processi interni, si tratta di uno strumento oggi a disposizione dei privati cittadini, con i quali le Pmi si interfacciano per la fornitura di determinati servizi».

Quali i dati emersi dal sondaggio realizzato presso le vostre imprese? «Per il 42 per cento degli imprenditori, l’industria 4.0 rappresenta una rivoluzione che interessa tutte le aree dell’azienda ed è in grado di garantire dei benefici, come ad esempio il risparmio dei costi; il 15 per cento ritiene, invece, che il fenomeno implichi l’introduzione di nuove tecnologie come il wi-fi, la posta in mobilità e lo smart working. Per il 25 per cento degli intervistati, infine, Industria 4.0 significa evoluzione tecnologica delle aree produttive che ge-

nerano valore per il cliente, facilitandone i contatti e lo scambio comunicativo, mentre il 18 per cento dei partecipanti al sondaggio dichiara di non sapere esattamente come definirla». Il confronto fra Pmi italiane ed europee vede le imprese nostrane contribuire in misura maggiore all’obiettivo della piena occupazione, ma in termini di internazionalizzazione e produttività non sembrano occupare le migliori posizioni nel panorama europeo. Cosa ne pensa? «Una valutazione di questo tipo deve tenere conto della qualità e della tipologia delle produzioni italiane nelle Pmi rispetto a quelle dei competitor. I prodotti italiani, spesso frutto di eccellente manifattura e ricerca, possono soffrire dal punto di

vista delle quantità commercializzate, ma garantire migliori performance sotto il profilo della redditività. La qualità e la tecnologia che esprimono le nostre Pmi possono veder potenziate la loro azione dall’adesione dell’industria 4.0, purché si valorizzi il nostro made in Italy. La nostra competitività, dopo anni di crisi economica, risiede oggi in un prodotto peculiare, realizzato con una tecnologia il più possibile esclusiva, venduto sui mercati ad alto costo. Dipende quale tipo di produzione si intende privilegiare: io propendo per una produzione di qualità superiore piuttosto che di volumi maggiori». Quali le principali sfide da affrontare? «La quarta rivoluzione industriale sta cambiando concretamente il sistema di produzione delle aziende, in particolare quelle manifatturiere. Si pone un problema dei tempi, perché il piano Industria 4.0 rischia di privilegiare le grandi imprese che già da tempo hanno intrapreso questo percorso. Poi si impone una riflessione seria sulla formazione e sulla riqualificazione delle risorse umane, considerando le nuove competenze richieste. Infine, le istituzioni e la politica sono chiamate a creare le migliori condizioni per stimolare il fare impresa, gli imprenditori, in questi anni hanno fatto la loro parte per uscire dalla crisi, internazionalizzando e investendo in innovazione. Serve, abbiamo detto, un cambiamento di mentalità. Occorre far capire agli imprenditori che devono adattare i loro prodotti di elevata tecnologia a un mondo che sta mutando rapidamente. Vanno però anche migliorate le condizioni in cui operano le piccole e medie imprese, intervenendo su leve chiave, ad esempio snallire la burocrazia, tagliare la tassazione e il costo del lavoro. Questo serve anche e soprattutto per favorire i consumi e il benessere della popolazione nel suo complesso». •


Industria • Giugno 2017

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Lavorazioni meccaniche made in Italy UMBERTO GIACOBINI SPIEGA COME LA PROFONDA TRASFORMAZIONE DEL MERCATO ABBIA IMPOSTO CAMBIAMENTI RADICALI PER LE AZIENDE DEL SETTORE, CHE SI TROVANO ORA A LAVORARE PICCOLI LOTTI PER NUMEROSISSIMI ARTICOLI, SEBBENE L’OBIETTIVO RIMANGA LA QUALITÀ di Remo Monreale

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ersonalizzazione e flessibilità sono ormai veri e propri mantra dell’industria made in Italy. Non c’è competizione sulle grandi quantità e sulle produzioni di qualità inferiori: la naturale tendenza all’eccellenza della nostra manifattura è il vero motore di un’economia nazionale vessata da castranti leggi interne e da una concorrenza straniera notevolmente avvantaggiata. Il comparto della rubinetteria non fa eccezione: i più esigenti si rivolgono alle aziende italiane. Ne porta un esempio Umberto Giacobini, alla guida dell’azienda GIAMI Srl. «Con oltre trent’anni di esperienza nel settore della rubinetteria – dice Giacobini –, GIAMI si pone come interlocutore qualificato per una clientela esigente che richiede articoli realizzati con lavorazioni meccaniche di altissima qualità. Nata come Mingolla Srl, l’azienda assume l’attuale denominazione nel 2011 e inaugura, su un’area di 12mila mq, un impianto produttivo all’avanguardia di 3mila mq. Siamo in grado di seguire il cliente in ogni fase del processo di lavorazione: dallo studio di fattibilità di un prodotto, progettazione, realizzazione di attrezzature, fusione e

stampaggio, lavorazione di torneria e minuteria, fino al prodotto finito. Ogni anno produciamo oltre 2 milioni di pezzi che rispecchiano i più alti standard di qualità». Il contesto di riferimento si è però trasformato negli anni. «Il nostro mercato dopo il 2000 è cambiato radicalmente – spiega Giacobini – e dal settore della rubinetteria abbiamo diversificato la produzione passando dal solo utilizzo di macchine transfer all’inserimento di centri di lavoro 5 assi e torni a controllo numerico. Siamo così riusciti a entrare in nuovi mercati come il settore illuminotecnico, depurazione acqua, beverage & vending , il movimento terra e molti altri. Inoltre, in passato lavoravamo grossi lotti riferiti a pochi articoli, mentre oggi la produzione è basata su quantitativi minimi ed è frazionata su numerosissimi codici e articoli dif-

2 MLN PEZZI ANNUI PRODOTTI DA 14 DIPENDENTI NELL’AZIENDA NOVARESE GIAMI

GIAMI ha sede a Bolzano Novarese (No) www.giami-srl.it

ferenti tra di loro, dove la personalizzazione del prodotto e il tipo di materiale la fanno da padrona. Infatti, non lavoriamo solamente ottone da barra, fuso o stampato, ma abbiamo inserito anche la lavorazione di acciaio inox, alluminio e plastica. Viste le esigenze dei nostri clienti del settore rubinetteria (che oggi sono il 60% del fatturato) abbiamo realizzato un catalogo di prodotti sempre disponibili a magazzino per dare la possibilità di acquistare piccoli lotti». Per Giacobini è il lavoro quotidiano, sinergico e appassionato tra i diversi elementi che compongono l’azienda, a rendere concreta l’idea di fondo della GIAMI. «Passione, competenza e specializzazione sono le tre parole chiave che contraddistinguono il lavoro della GIAMI – continua l’imprenditore –. L’obiettivo, però, è uno solo: fare del nostro meglio per soddisfare i clienti con prodotti di qualità. Ci teniamo a lavorare in maniera consapevole, nel rispetto delle procedure e dell’am-

biente (produciamo il 70 per cento dell’energia che consumiamo). La nostra missione consiste nell’unire le competenze intellettive a quelle tecnologiche in maniera equilibrata. Il percorso verso il futuro sarà più breve se riusciremo a far intervenire l’uomo, i materiali e l’ambiente insieme come protagonisti, attribuendo loro pari dignità nel processo progettuale e produttivo. Ingegnerizziamo e produciamo prodotti di proprietà, ma il nostro core business è caratterizzato dalla personalizzazione degli articoli secondo le specifiche esigenze dei clienti, con grande precisione e velocità di esecuzione per ogni tipo di lavorazione. Siamo specializzati nella produzione di articoli destinati al settore della rubinetteria ma, come detto precedentemente, il nostro mercato è oggi rappresentato anche dall’industria, grazie alla quale sviluppiamo progetti innovativi che ci proiettano in un futuro con ampie prospettive di crescita». La filosofia aziendale finora espressa ha dato i suoi frutti. «Nel 2016 abbiamo avuto un incremento di fatturato di circa il 10 per cento rispetto all’anno precedente, aumentando sulla percentuale del fatturato i prodotti in conto lavorazione e portandoli a un 20 per cento del fatturato totale». •

UNA STRUTTURA ALL’AVANGUARDIA Umberto Giacobini, titolare della GIAMI, entra nello specifico della struttura produttiva dell’azienda novarese. «Oggi disponiamo di un parco macchine alla avanguardia – dice Giacobini – : 5 macchine transfer con carico robotizzato, 2 centri di lavoro a 5 assi con carico manuale e l’ultimo acquisto del 2017 è stato un centro di lavoro 5 assi con carico robotizzato con la possibilità di lavorare non presidiato. E ancora, 8 torni a controllo numerico bi mandrino e bi torretta con passaggio barra da 6 a 90 mm di diametro in automatico e da ripresa fino al diametro 600mm. D’ora in avanti i nostri investimenti saranno rivolti all’automatizzazione del ciclo produttivo per permetterci di lavorare 24 ore al giorno e all’ampliamento del catalogo di prodotti riferiti al settore rubinetteria, con articoli sempre più innovativi e flessibili per rispondere a tutte le esigenze della nostra clientela».


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Modelli d’impresa

La nuova via dei terzisti dei beni di largo consumo COME SPIEGA GIANLUCA ZANIVAN, CI SONO OPPORTUNITÀ DI CRESCITA PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO, ANCHE GRAZIE ALLE ATTUALI TECNICHE CHE PERMETTONO UN RISPARMIO DI COSTI, DI RISORSE E DI TEMPO PER LE IMPRESE

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uò la complessità essere considerata sexy per le imprese? Sì, almeno per gli specialisti dei fast-moving consumer goods, beni di largo consumo segmentati sempre più spesso in nicchie di mercato estremamente specifiche. Mentre il mantra delle grandi multinazionali è ridurre la complessità ed esternalizzare le produzioni destinate a nicchie di mercato, i terzisti proprio sulla complessità e sulle nicchie si buttano a capofitto, per rispondere alle esigenze dei grandi produttori. «Per noi la complessità è sexy», scandisce da oltreoceano l’ingegnere Nicola Delli Venneri, amministratore delegato della IMP Spa, società veneta che opera dal 1952 nel settore del packaging e della detergenza per tutte le grandi aziende presenti in Italia. «L’incremento della complessità del mercato si riflette in un aumento delle nostre opportunità di crescita, nonostante i margini di guadagno sui singoli prodotti rimangano piuttosto bassi e si lavori molto per massimizzare la produttività interna. La pressione sui prezzi esercitata dalla grande distribuzione sui beni di largo consumo ha prodotto un elevato tasso di competizione, che si basa essenzialmente sull’offerta del miglior rapporto qualità-prezzo. Certo, il mercato è stabile ma la segmentazione di produzioni sempre più piccole e complesse, insieme alla delocalizzazione per rispondere alle richieste del mercato, resta la prospettiva mi-

PROSPETTIVE

Il 2016 è stato un anno di transizione, nel 2017 ci aspettiamo un incremento del fatturato tra il 10 e il 20 per cento

IMP – Imballaggi materie plastiche, ha sede ad Altavilla Vicentina (Vi) - www.imp-spa.it

LE OPPORTUNITÀ DELL’INDUSTRIA 4.0

gliore per le aziende. Le piccole produzioni sono un must, ad esempio, nel packaging del personal care, per nicchie di target anche molto piccole a cui guarda l’area cosmetica per rispondere ad esigenze di gruppi sempre più targettizzati. Ma è innegabile che siamo ancora molto lontani dalle confezioni tailor made tout court, perché c’è bisogno di determinati volumi e quantità per giustificare una produzione». IMP nasce come produttrice di contenitori a iniezione per l’industria farmaceutica, specializzandosi successivamente nella produzione di imballaggi in materiale plastico per alimentari, cosmetici, farmaceutici e prodotti chimici industriali. Nel

Automazione e Industria 4.0 sono delle opportunità di crescita da non lasciarsi sfuggire per le aziende operanti nel settore dei beni di largo consumo. A dirlo è Nicola Delli Venneri, amministratore delegato della IMP, impresa che si occupa dal più di cinquant’anni di packaging e detergenza per tutte le più grandi aziende in Italia: «Non vedo l’automazione e più in generale le misure contenute nel piano Industria 4.0 presentato nei mesi scorsi dal Governo come un rischio, piuttosto come un’occasione per aziende e dipendenti per migliorare le condizioni e le opportunità di lavoro all’interno delle imprese, rimanendo competitivi sul mercato internazionale».

di Renato Ferretti 1984, con l’obiettivo di fornire ai clienti un servizio completo, è nato un reparto di miscelazione e confezionamento di detergenti per la casa. Oggi la IMP ha due divisioni produttive, una dedicata alle plastiche e una che punta sul contract manufacturing, e due sedi produttive, la principale ad Altavilla Vicentina, su una superficie di circa 60mila metri quadri, con 37mila metri quadrati dedicati a uffici e aree produttive, e una seconda a Mira, in provincia di Venezia, dedicata al soffiaggio di flaconi. Accanto alla capacità produttiva, che per la divisione Contract Manufacturing è superiore a 100mila tonnellate annue, è il controllo della qualità uno dei plus della IMP. «I controlli sono un aspetto centrale e qualificante del nostro know how. Un laboratorio interno, guidato da due manager e da uno staff altamente qualificato, testa e verifica la conformità dei prodotti, dai materiali d’ingresso ai semilavorati fino al prodotto finale. L’intera filiera – sottolinea l’ad– viene sottoposta a controlli che vanno dalla struttura alle formulazioni chimiche, per evitare la presenza di contaminazioni microbiologiche e assicurare che i composti siano stabili e totalmente sicuri per i clienti finali». A certificare la qualità aziendale c’è dal 2001 la Uni En Iso 9001 e dal 2014 la Uni En Iso 14000:2004. «Le certificazioni non sono un punto d’arrivo – spiega Delli Venneri – ma in alcuni casi conditio sine qua non per lavorare con le imprese multinazionali leader del settore. Ormai tutte chiedono le certificazioni come precondizione per avviare relazioni commerciali. Poi naturalmente è l’affidabilità, la qualità e l’innovazione a fare la differenza. Ma anche qui, occorre distinguere tra innovazione guidata dai clienti, che commissionano alle aziende come la nostra prodotti innovativi, e innovazione interna. In questo campo, sul fronte del packaging stiamo testando materiali biodegradabili, composti per lo più da polimeri che non derivano dal petrolio, per utilizzarli più estensivamente nelle nostre confezioni».•


Industria • Giugno 2017

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Puntare sulla diversificazione ESTENDERE LE VOCAZIONI AZIENDALI VERSO NUOVI RAMI DI SETTORE RAPPRESENTA LA RISPOSTA PIÙ INDICATA A UN SISTEMA ECONOMICO E PRODUTTIVO VARIABILE E INCERTO. PARLIAMO DI NUOVE VISIONI E PROSPETTIVE PER IL FUTURO CON MONICA E MASSIMO BIASI

di Luana Costa

I

n un contesto economico sempre più oscillante e soggetto a continue mutazioni, l’iper-settorializzazione spesso rappresenta più un intralcio che un’agevolazione. Tra gli effetti positivi prodotti dalla crisi si annovera anche quello di aver indotto il tessuto produttivo all’adozione di strategie innovative di approccio al mercato e verso una multi-settorializzazione, presente nella fase pre-crisi in quote limitatissime. Esempio di un simile cambiamento ci arriva dalla provincia di Vicenza, dove la Biasi, azienda specializzata nella meccanica di precisione, ha deciso di aprire le proprie porte verso nuovi e variegati settori d‘investimento. A spiegare le ragioni, Monica Biasi: «L’azienda è presente in vari settori e proprio perché siamo presenti in mercati diversi riusciamo a non dover subire l’andamento eventualmente critico di un unico settore. Stringere rapporti sempre più stretti tra il cliente e il fornitore

aiuta inoltre ad essere vincenti e a superare le difficoltà che il mercato presenta quotidianamente». La società si è quindi estesa nel tempo verso l’oleodinamica, la trasmissione del moto, l’automotive e il movimento terra. «L’obiettivo è riuscire il prossimo anno ad essere presenti anche in mercati esteri da cui riceviamo richieste di contatto - continua Massimo Biasi -. La filosofia aziendale mira a una continua innovazione tecnologica e culturale con il fine di fornire un miglioramento del servizio al cliente. Stiamo investendo risorse per rendere l’azienda sempre più efficiente e tecnologicamente avanzata. La recente certificazione della sicurezza negli ambienti di lavoro è affiancata alla certificazione della qualità ottenuta 20 anni fa. Stiamo ridisegnando l’azienda per organizzarla secondo criteri di Lean-5S che migliorano l’efficienza e la sicurezza ed effettuando investimenti in soluzioni ERP: l’azienda 4.0 da noi è già una realtà». Biasi spegnerà proprio quest’anno cinquanta candeline, che

INDUSTRIA 4.0

Stiamo ridisegnando l’azienda per organizzarla secondo criteri di Lean-5S che migliorano l’efficienza e la sicurezza ed effettuando investimenti in soluzioni ERP

rappresentano il numero di anni dalla fondazione dell’azienda e il tempo indispensabile per essere oggi assolutamente affermata nel mercato di settore. La società nasce infatti nel lontano 1967 come officina meccanica di precisione per conto terzi, operando quasi esclusivamente con attività di tornitura. L’intuizione è stata però quella di seguire le evoluzioni tecnologiche susseguitesi nel corso del tempo nel settore della meccanica e dell’informatica adattandosi alle innovazioni volgendo particolare attenzione all’introduzione di nuovi macchinari ma soprattutto alle sempre crescenti domande ed esigenze dei clienti. Biasi oggi è specializzata nella lavorazione di parti meccaniche di precisione cui è giunta grazie ad investimenti mirati in un parco macchine sempre all’avanguardia, in una struttura organizzativa di tipo industriale e in formazione. «Il personale - aggiunge Monica Biasi - viene coinvolto e continuamente formato. Nel 2015 abbiamo investito in 1500 ore di formazione: la competenza innanzi tutto è ciò che il cliente chiede, e noi siamo fornitori che non si limitano ad aderire alle richieste ma che sono parte integrante anche nel suggerire soluzioni che possano aiutare a migliorare e rendere meno costoso il prodotto. Così supportati ci proponiamo al mercato con una forte volontà di

offrire un servizio eccellente ai clienti che necessitano di prodotti torniti, fresati, rettificati occupandoci anche, tramite fornitori di alto livello, di eventuali trattamenti termici o galvanici». Non è un caso se Biasi fin dal 1999 ha ottenuto la certificazione con la quale si attesta l’aderenza dell’azienda a determinati standard di qualità. «Il controllo di processo da noi adottato – conclude Massimo Biasi - garantisce la qualità del prodotto uniformandosi alla normativa Iso 9001/2015. Personale specializzato assicura inoltre il costante controllo in tutte le fasi della lavorazione, compresi i processi dei fornitori esterni qualificati come i trattamenti termici, i trattamenti galvanici e altri». Dal momento infatti che la qualità percepita dal cliente in relazione alle lavorazioni e ai prodotti non è statica ma dinamica, vengono effettuati costanti riesami al fine di verificare l’idoneità e l’adeguatezza misurandone nel contempo l’efficacia e definendo le azioni di miglioramento. «Il nostro impegno quotidiano è volto a spiegare mediante interventi formativi le esigenze dei clienti, la cultura della qualità e la sua gestione attraverso la conoscenza degli obiettivi e degli strumenti ad essa collegati». • Biasi Meccanica di precisione ha sede a Brendola (Vi) - www.biasimecc.com

LA STORIA La meccanica di precisione Biasi nasce nel 1967 dall’esperienza acquisita dal suo titolare Sergio Biasi in qualità di responsabile di reparto in aziende metalmeccaniche estere. Sin dalle origini la volontà era quella di realizzare un prodotto di precisione in particolare nel campo della tornitura. È stato un percorso evolutivo formidabile che ha condotto nell’agosto del 2008 all’ampliamento della sede e l’anno successivo ad intraprendere l’iter per la certificazione Oh Sas 18001 per la salute e la sicurezza sul lavoro.


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Modelli d’impresa

Mezzo secolo di innovazione GRAZIE ALL’IMPEGNO IN ATTIVITÀ DI AGGIORNAMENTO E SVILUPPO A LIVELLO TECNOLOGICO, ANI È DIVENTATA UNA REALTÀ D’ECCELLENZA NEL SETTORE DELL’ARIA COMPRESSA. LA PAROLA AD ARTURO TAGLIER

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a qualità cento per cento made in Italy è da sempre il punto di forza delle Officine Meccaniche Ani fondate nel 1962 dal vicentino Ugo Taglier che negli anni Settanta ebbe l’intuizione di brevettare il primo rubinetto rapido, ancora oggi prodotto di punta dell’azienda. Spetta poi alla sua famiglia portare avanti questo progetto imprenditoriale, generazione dopo generazione, investendo in tecnologie evolute, nella ricerca e sviluppo e in un’esclusiva qualità performativa che da sempre contraddistingue l’azienda come leader nel mercato internazionale. L’evoluta tecnologia Ani trova mercato in tutto il mondo. «Siamo presenti in oltre ottanta Paesi distribuiti su quattro continenti, abbiamo più di quattrocento clienti e commercializziamo i nostri prodotti per il settanta per cento all’estero – racconta Arturo Taglier -. Il nostro obiettivo è quello di ampliare ancor più il raggio d’azione e per farlo ci serviamo di un’efficiente rete di agenti che opera in ogni continente». Migliaia i prodotti e le soluzioni proposte. «Proponiamo oltre tremila articoli. Sono più di centocinquantamila i pezzi da noi prodotti in cinquant’anni di attività, tra questi molti brevetti e innovazioni esclusive che hanno fatto e continuano a fare la differenza nel mercato dei componenti e accessori per aria compressa, come il manometro digitale ad aggan-

Officine Meccaniche Ani ha sede a Chiampo (Vi) - www.ani.it

cio rapido, la pistola per sigillanti con pistone telescopico con sistema di rilascio della pressione o ancora gli aerografi a elevate prestazioni». Mission dell’azienda è l’internazionalizzare il made in Italy. «Esportiamo i nostri prodotti fortemente innovativi e competitivi proponendoci come partner d’eccellenza dei professionisti che vogliono vincere le sfide di un settore in continua evoluzione». Dal 1996 Ani ha ottenuto la certificazione Iso 9001. «Operiamo sempre una maggiore automazione e investiamo costantemente nell’aggiornamento tecnologico della strumentazione dell’area produttiva, suddivisa in diversi settori di applicazione, per poter così rispondere alle esigenze di una diversificata gamma di clienti, che si tratti di grossisti o della grande distribuzione». Tutti i sofisticati componenti e accessori sono realizzati internamente e controllati singolarmente con rigorosi test secondo le più severe norme di sicurezza. «Questi prodotti sono destinati principalmente ai settori dell’autoriparazione, della carrozzeria, dell’industria e del bricolage. Ai clienti viene riservato un servizio impeccabile e una consulenza a trecentosessanta gradi per ottimizzare il lavoro dei professionisti». • Antonella Romaniello


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Industria • Giugno 2017

Liberarsi del cromo esavalente NEGLI ULTIMI ANNI, GLI STUDI HANNO DIMOSTRATO CHE QUESTA SOSTANZA È FORTEMENTE NOCIVA PER L’AMBIENTE. LA PRIORITÀ DIVENTA, QUINDI, ELIMINARLA DAI PROCESSI PRODUTTIVI. GALVANOPLASTICA HA TROVATO LA SOLUZIONE. LA PAROLA A CARLO RIVA

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l cromo esiste in diversi stati tra cui i più comuni sono le forme trivalente ed esavalente. Il secondo è considerato uno dei più pericolosi inquinanti ambientali, perché tossico, mutageno, cancerogeno e, grazie all’elevata solubilità in acqua, è in grado di diffondersi in vaste aree. Il cromo esavalente è uno dei metalli pesanti più utilizzati in ambito industriale e, spesso, viene rilasciato in grandi quantità nell’ambiente in seguito ad attività come la cromatura dei metalli, la conservazione del legno, la produzione di pigmenti etc. Questa sostanza è stata, infatti, inserita dall’agenzia chimica europea nel Reach (la lista delle sostanze pericolose) e dal 2013 i processi industriali che ne fanno uso sono andati incontro a un progressivo restringimento normativo in vista della scadenza del 21 settembre 2017, termine ultimo fissato a livello comunitario entro il quale escluderlo completamente da ogni processo produttivo. L’azienda vicentina Galvanoplastica ha Galvanoplastica ha sede a Cornedo Vicentino (Vi) - www.galvanoplasticasrl.it

voluto compiere un passo importantissimo per eliminare completamente il cromo esavalente dalla produzione industriale. Come racconta l’amministratore delegato Carlo Riva: «Siamo molto consapevoli di quanto sia importante rispettare questa direttiva europea. Abbiamo, infatti, condotto per circa un anno una ricerca affinché il cromo esavalente scomparisse totalmente da quei settori industriali in cui è stato massicciamente utilizzato». Galvanoplastica ha, pertanto, finanziato con circa 1 milione di euro il lavoro condotto nell’ultimo anno da MacDermid Enthone, polo internazionale di ricerche per l’industria con base negli Usa. La struttura ha operato coordinando l’azienda bresciana Ilmar, specializzata nella produzione di impianti per l’industria galvanica. «Abbiamo ottenuto dei risultati importantissimi – racconta Riva -. Siamo riusciti a sviluppare un processo completamente “cromofree” sia nella parte di mordenzatura solfo-cromica (la graffiatura che rende la superficie plastica più adatta al fissaggio dei metalli) che

LA RIVOLUZIONE

Siamo riusciti a sviluppare un processo completamente “cromofree” sia nella parte di mordenzatura solfo-cromica che nella cromatura elettrolitica

nella cromatura elettrolitica. Per le aziende del nostro settore è una vera e propria rivoluzione in quanto le sostanze di scarto cesseranno di essere così pericolose e nocive per l’ambiente. Proteggere il nostro eco sistema è una priorità urgente per ogni settore industriale». La Galvanoplastica opera nel settore della ricopertura metallica di componenti plastiche tramite processi galvanici dal 1972 e sa bene quanto il cromo esavalente, prima che se ne certificasse l’effettiva pericolosità, fosse fondamentale in questo settore industriale. Questo nuovo tipo di processo, già brevettato, scrive un capitolo tutto nuovo nella vita dell’azienda veneta. Ha aperto, infatti, un nuovo impianto “Evolve”, pronto a entrare in servizio dopo l’ottenimento di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) e AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). A tal proposito, l’amministratore delegato sottolinea che: «Galvanoplastica ha già presentato domanda presso i tecnici del settore ecologia della Provincia di Vicenza per ottenere questo tipo di certificazioni e siamo sicuri che l’esito sarà positivo. Il nuovo processo prevede di utilizzare al posto del cromo nuove sostanze interamente escluse dal REACH, quindi sicure e di più facile smaltimento. Abbiamo incontrato anche Legambiente Vicenza che ha manifestato l’intenzione di candidare la nostra realtà alla selezione per il premio “Innovazione amica dell’ambiente 2017”. È qualcosa di cui non potremmo essere

di Albachiara Re più fieri». Un altro risultato importante per la Galvanoplastica è essere tra le prime aziende italiane a essersi allineate alla normativa europea prima dello scadere del tempo. Hanno scelto di investire consapevoli che il benessere del territorio non si misura solo in termini economici, ma soprattutto ecologici. Carlo Riva conclude che: «Abbiamo voluto metterci in regola di fronte a una scadenza per la quale, come spesso capita quando ci sono interessi di molti in mezzo, è già stato richiesto uno slittamento di 4 anni, in fase di approvazione. Abbiamo voluto farlo comunque, perché noi crediamo che rispettare una norma dall’elevato valore ecologico e sociale sia qualcosa da fare subito, non solo quando diventa un obbligo di legge. Molte aziende del nostro settore hanno pensato di aggirare le regole delocalizzando la produzione in altri paesi dove le direttive sono più morbide. In questo modo possono continuare a produrre con i vecchi sistemi e contenere i prezzi. La nostra è stata una scelta difficile, ma molto gratificante perché questo impianto “cromofree” fa bene al territorio, alla produzione e alla salute dei nostri lavoratori». •

COOPERAZIONE NELL’INNOVAZIONE L’ambizioso progetto portato avanti dalla Galvanoplastica è il risultato di uno sforzo comune tra aziende e associazioni di settore. Un lavoro fatto di concerto che, come spiega Alessandro Leone, il direttore generale della CNA di Vicenza: «Dimostra che il Veneto è la prima regione d’Italia per numero di imprese innovative e grazie alla Galvanoplastica si è raggiunto un altro primato: innovazioni sul processo anziché sul prodotto». Tra le altre realtà che hanno collaborato figura, tra le altre, la MacDermid Enthone, azienda leader nel settore. Henry Sep, direttore del marketing, afferma che: «Grazie alla Galvanoplastica oggi possiamo immaginare un mondo più pulito. Vicenza, il Veneto e tutta l’Italia devono essere orgogliosi di questa azienda che ha compiuto un passo rivoluzionario».


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Modelli d’impresa

La precisione del dettaglio ALLE AZIENDE DI ARREDAMENTO OGGI VIENE CHIESTO DI INTERPRETARE STILI DI VITA PONENDOSI IN CONTINUITÀ CON LE MODE E LE ESIGENZE DEI CLIENTI

La 3B arredamenti ha sede a Salizzole (Vr) www.3barredamentisnc.it

di Elio Donato le da muratore/parancole o bricole di Venezia mantenendo la pattina originale che ha creato il tempo sul legno». La 3B arredamenti si avvale delle più moderne tecnologie come il cad/cam attraverso cui si realizza il disegno in 3d che poi, una volta definitivo, servirà come base per la fase di costruzione con macchine a controllo numerico. Questa operazione è molto delicata e assicura la precisione nelle misure a cui segue poi il processo di lucidatura o laccatura e la messa in opera realizzata dalla stessa azienda. «Il nostro obiettivo è quello di avere la massima cura e di non tralasciare nessun particolare al caso». •

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ettere in bella mostra le venature tipiche del legno antico è l’ultima tendenza nel settore dell’arredamento. Le aziende così si prodigano alla ricerca di tavole antiche, di parancole da lavoro recuperate in vecchi solai o in abitazioni smantellate da anni per ottenere l’effetto antico. Con questa tecnica viene realizzata ogni tipologia di mobile ma in particolare credenze o cassettoni che all’interno di spazi abitativi ben definiti vengono posti in contrasto con linee di arredamento più moderno. «È la moda del momento» racconta Giorgio Bissoli titolare della 3B arredamenti, azienda artigiana a gestione familiare situata nel cuore del distretto del mobile d'arte veronese e precisamente a Salizzole. «Sono numerose le persone che richiedono mobili realizzati utilizzando legno di recupero proprio per ottenere l’effetto del vissuto e dell’antico. E noi per accontentare la clientela cerchiamo di mantenere inalterata anche la malta che rappresenta la patina originale del legno e chiaro indicatore del trascorrere del tempo». La chiave del successo dell’azienda è infatti aprirsi totalmente alla realizzazione di mobili su misura utilizzando anche tecnologie avanzatissime che permettono di costruire con precisone millimetrica ogni pezzo della produzione. A metà strada tra la perfetta manualità dell’artigiano e l’avanzamento tecnologico delle macchine a controllo numerico i tecnici della 3B arredamenti sono in grado di

di Luana Costa

realizzare mobili perfetti. «La capacità di personalizzare il prodotto è la nostra forza. Chiunque può fornire un modello, un disegno con la possibilità di adattarlo ai propri ambienti domestici. A titolo d’esempio, c’è stato qualcuno che con il legno di recupero ha realizzato un’intera cucina. Su questa falsariga si possono ottenere effetti diversi: utilizzando le medesime venature del legno o mescolando tonalità e sfumature». Come in un gioco di accostamenti e di contrasti che si giova dell’esperienza maturata nel campo dai tecnici del mestiere, l’arredamento diventa quindi eminentemente espressione di uno stile di vita. Riuscire a catturare questa componente ponendosi all’ascolto delle esigenze dei clienti oltreché inseguendo le mutevoli mode rappresenta certamente una strategia vincente. «Lavoriamo prevalentemente in Italia e in Germania assecondando i gusti della

clientela. Dal nord est Italia riceviamo in particolare richieste di mobili in stile moderno o laccato e abbiamo registrato anche un ritorno del legno massello. In Germania e anche nel sud permane uno stile ancorato al gusto classico. I mobili che vengono richiesti sono realizzati eseguendo molte lavorazioni con sagomature e cornici ma si tratta ormai di una nicchia di mercato». L’azienda che ha ben presto colto le potenzialità della rete si è immediatamente orientata ad intercettare fette di potenziali clienti che dietro e dentro internet si muovono e guardano a questo potente strumento per affermarsi anche sui mercati Europei ed esteri. «La nostra azienda rappresenta la voglia e la volontà di crescere, di migliorare continuamente la propria produzione e di soddisfare pienamente il cliente - racconta ancora Giorgio Bissoli -. Realizziamo prodotti di alta rifinitura e forniamo servizi efficienti. Siamo pronti a soddisfare qualsiasi bisogno di arredamento in quanto, in un mercato esigente e in continuo mutamento, la richiesta di serietà e professionalità è molto alta. Ci occupiamo della realizzazione, costruzione e messa in opera di qualsiasi tipo di mobile: dallo stile classico a quello moderno, dal privato “su misura” passando per il contract di alberghi, ristoranti hotel e agriturismi fino alla manutenzione di mobili in genere, contraddistinguendoci per il recupero delle tavole vecchie di casolari o cascine distrutte o da restaurare con vari tipologie di legno. Siamo inoltre specializzati nella produzione di mobili con tavo-

IL PROGETTO MANI SICURE Mani sicure è il progetto formativo realizzato dall’Usl di Legnago e che ha visto la partecipazione di circa 180 imprese specializzate nella lavorazione del legno. Nel veneto il comparto raccoglie numerose imprese. La realtà produttiva è caratterizzata dalla concentrazione in alcuni territori di veri e propri poli di attività. La prevenzione degli infortuni nelle falegnamerie rappresenta tuttora una priorità di salute. Nonostante il numero di infortuni quello del legno è ancora oggi uno dei comparti a più alto rischio di infortunio per incidenza e gravità. Per definire protocolli di lavoro sicuro si sono organizzati incontri con oltre cento falegnami che hanno aderito volontariamente e svoltisi presso il laboratorio di falegnameria del centro di formazione professionale di Bovolone.


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Il rischio dell’industria italiana di Elena Ricci

SILVANA ZAMBON TRACCIA UN QUADRO DEL TESSUTO INDUSTRIALE NAZIONALE TUTT’ALTRO CHE ROSEO, INDICANDO I PRINCIPALI PROBLEMI CHE AFFLIGGONO LE NOSTRE PRODUZIONI. E RIVOLGE LA SUA MASSIMA PREOCCUPAZIONE ALLE NUOVE GENERAZIONI

«S

iamo un popolo stanco e sfiduciato, vorremmo che i nostri figli in futuro fossero contenti di lavorare come lo erano i nostri genitori, mentre ponevano le basi per quella che oggi chiamiamo eccellenza italiana». Non nasconde la propria preoccupazione Silvana Zambon, contitolare della varesina Sapre. La ricerca della migliore soluzione possibile è sempre stata nel Dna industriale, e non solo, del nostro paese, come conseguenza di un atteggia-

La Sapre ha sede a Gorla Minore (VA) www.sapre-srl.com

95% L’INCIDENZA MEDIA DEI MERCATI ESTERI SUL FATTURATO REGISTRATA DALLA VARESINA SAPRE NELL’ULTIMO ANNO

mento che è parte integrante della nostra mentalità e cultura. La questione che pone Zambon, in fondo, è semplice: cosa succederebbe se le nuove generazioni si ritrovassero in un contesto internazionale del tutto sfavorevole? «I nostri giovani – spiega Zambon – per definizione hanno bisogno di essere guidati, di imparare attingendo direttamente a chi ha esperienza di decenni in un dato settore. Ma la situazione di mercato è talmente precaria da allontanare i nostri figli: in questo modo la continuità generazionale, e il suo inestimabile patrimonio, si perde. Significa condannare le prossime generazioni a un futuro più duro di quanto non sia questo presente di crisi, pieno di ostacoli che impediscono di lavorare serenamente e con una classe dirigente frastornata, lontana dalla realtà». Quello del ricambio generazionale è una questione che riguarda da vicino la Sapre, che ha visto l’entrata in azienda di Filippo Bollini, figlio di uno dei proprietari attuali. E anche in virtù della propria esperienza diretta, l’imprenditrice non si limita a indicare il problema, ma suggerisce interventi che potrebbero risultare decisivi. «Sono diverse le possibilità – dice Zambon –. Una di queste potrebbe essere la creazione di un ente a tutela gli imprenditori e contro cambiamenti drastici, che potrebbero minare la stabilità societaria e quindi distruggerla. Poi, la burocrazia: troppe ore dedicate alla contabilità. Il personale potrebbe essere impiegato per la ricerca di nuovi clienti o per studiare nuovi prodotti, così che l’azienda si possa espandere in modo sano e produttivo. Un’altra sciagura è la tassazione sul lavoro che non permette nuove assunzioni e blocca la crescita. Si pensi al Tfr, il 32 per cento sembra esagerato sia per i dipendenti che per la ditta. Un ulteriore intervento con-

SVILUPPO E INNOVAZIONE

creto e molto utile sarebbe la costituzione di strumenti per lavori stagionali. Infine, si dovrebbe continuare con l’iper ammortamento. Tutto questo libererebbe capitali reinvestibili in innovazione, tecnologia o, in una parola, in una maggiore competitività delle Pmi italiane. Si prenda l’esempio delle ultime novità in fatto di robotica, che permettono una qualità e una produttività superiore, oltre a liberare il personale da compiti spesso faticosi lasciandoli liberi di occuparsi di ben altro». La Sapre Srl, leader nella lavorazione dei getti in alluminio pressofusi, negli anni seguenti la politica di sviluppo della società si è orientata verso la fornitura diretta di pezzi pressofusi in alluminio fornendo al cliente il pezzo finito. «Da terzisti – dice l’amministratrice –, inizialmente abbiamo lavorato nel mercato automobilistico. Poi, con la crisi, il mercato dell’auto è calato notevolmente. Avendo però lavorato bene e investito internamente, abbiamo avuto la possibilità di espanderci nel settore della pressofusione. Siamo sopravvissuti alla crisi economica non solo grazie alla tenacia dell’amministrazione: tutti i nostri dipendenti si sono dimostrati responsabili, sempre presenti, pronti ad affrontare e risolvere i problemi, cercando anche di migliorare il prodotto. In questo modo abbiamo affrontato il nuovo contesto schiacciato da una crisi economica mondiale che non accenna a risolversi. Per cercare di sopravvivere a questa crisi, abbiamo iniziato a espandere il mercato, inizialmente solo italiano, rivolgendoci a quello tedesco e svizzero. Da alcuni anni lavoriamo per il 95 per cento con mercati stranieri rivolti alla pressofusione. Per mantenere la qualità del prodotto Sapre ha investito in

Silvana Zambon, alla guida della Sapre insieme ai soci Gianfranco Bollini e Antonella Zambon, ricorda le tappe principali nella storia della società varesina. «La Sapre nasce nel 1988 a Cislago (VA) – dice Zambon – come società artigiana che opera nel settore del trattamento di metalli ferrosi e non, sabbiatura, sbavatura, burattatura, vibratura imballaggio e controllo qualità. Durante gli anni la società si è sviluppata ponendosi sul mercato della zona come leader nella lavorazione dei getti in alluminio pressofusi. Negli anni seguenti la politica di sviluppo della società si è orientata verso la fornitura diretta di pezzi pressofusi in alluminio, fornendo al cliente il pezzo finito di eventuali lavorazioni e trattamenti richiesti. La nuova sede a Gorla Minore (Va) si sviluppa su un’area di circa 4000 metri quadrati con innovativi impianti e tecnologie atti al miglioramento del processo produttivo, il reparto di fonderia, lavorazione meccanica e finitura, insieme alla realizzazione di stampi di pressofusione o di tranciatura forniscono un servizio completo e di qualità».

tecnologia e in nuovi impianti, atti al miglioramento del processo produttivo e del reparto di fonderia. Nell’ultimo periodo, infine, stiamo cercando con applicazioni digitali e software avanzati di collegare la produzione a un ciclo di controllo connesso anche alla contabilità, per migliorare il prodotto, creando sempre meno scarti e quindi di diminuire i costi aziendali». •


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Modelli d’impresa

La “Start up Valley” italiana di Giacomo Govoni

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ll’interno del grande hub economico composto da Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, che da solo esprime il 64,7 per cento del valore aggiunto manifatturiero nazionale e il 65,2 per cento dell’export complessivo, la Lombardia blinda il suo ruolo di locomotiva. Grazie al traino delle sue 35 mila Pmi, pari a un quarto del totale italiano e a un terzo di quelle del Centro Nord, che secondo il rapporto a esse dedicato presentato nelle scorse settimane da Confindustria e Cerved dal 2015 hanno arrestato la loro emorragia, crescendo mediamente dell’1,8 per cento. «Anche in questo caso è la nostra regione a fare la parte del leone – sottolinea Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia - con un progresso del 2 per cento». Andando nel dettaglio del rapporto Pmi-Centro Nord 2017, quali ulteriori numeri riflettono la vitalità ritrovata di questa macroarea? «Il rapporto fornisce diversi segnali di crescita per questo hub, seppur con differenze territoriali: nel 2015 cresce il fatturato delle Pmi nel Nord-Est e Nord-Ovest, con tassi intorno al 3 per cento. Parliamo di un tessuto ormai fuori dalla crisi, che deve recuperare ancora terreno, ma in cui la ripartenza e si va consolidando. Le dimensioni delle Pmi si sono ridotte, ma sia i conti economici sia gli indicatori demografici rilanciano segnali positivi. In questo contesto la Lombardia domina la scena in termini di densità di Pmi. La nostra regione è inoltre quella in cui le medie imprese pesano di più con il 19,9 per cento, seguita dal 19,2 per cento di Piemonte e Trentino Alto Adige». Una Pmi su quattro è lombarda, ma la competizione globale impone

IN NESSUN’ALTRA REGIONE DEL NOSTRO PAESE C’È UNA CONCENTRAZIONE DI PMI INNOVATIVE COME IN LOMBARDIA. LO CERTIFICA ANCHE L’ULTIMA FOTOGRAFIA SCATTATA AL TESSUTO PRODUTTIVO DEL CENTRO NORD, ANALIZZATA DA ALBERTO RIBOLLA loro di aggregarsi per misurarsi sulla scena internazionale. Quali progetti sono al momento in campo per sostenerle in questa sfida? «Confindustria Lombardia da tempo sostiene che la soluzione per eliminare la discriminante dimensionale è l’aggregazione in cluster. Grazie a una maggior conoscenza dello strumento e alla collaborazione con Regione Lombardia, che di recente ha messo in campo un nuovo bando per il consolidamento dei #9Ctl, i cluster lombardi stanno vivendo una fase di espansione senza precedenti. Sin dalla loro nascita è stata fondamentale l’alleanza pubblico-privata, al fine di garantire a questi nuovi soggetti un solido percorso di crescita e sviluppo». Quali vantaggi offre la struttura del cluster alle piccole imprese? «Oltre che per una questione dimensionale, i cluster consentono un maggiore accesso al know-how attraverso le sinergie naturali che si vengono a

Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia

creare, ma soprattutto c’è una maggiore propensione all’internazionalizzazione: nel 2016 i cluster lombardi sono stati protagonisti anche all’estero attraverso la partecipazione a fiere e b2b, oltre che nella creazione di sinergie con gli omologhi di altri Paesi». Il rapporto mette in luce la leadership lombarda anche in termini di start up innovative. Quali elementi qualificanti dell’ecosistema regionale ne facilitano l’insediamento e l’affermazione? «Anche per le start up innovative, il rapporto di Cerved e Confindustria ci vede sul gradino più alto del podio con 2840 unità. Segue il Lazio con 1658 e il Veneto con 1050. Come evidenziato dalle analisi del Centro studi di Assolombarda “Booklet ricerca e innovazione” e “Booklet startup”, il posizionamento lombardo è favorito da una reputazione crescente delle università, dalla diffusa propensione a innovare delle imprese e dall’incremento negli ultimi anni degli studenti universitari nelle discipline scientifico-tecnologiche e creative». Particolarmente interessante, nel confronto con i 4 motori europei, è la composizione settoriale delle vostre startup. «Rispetto al benchmark europeo, emerge una forte vocazione della Lombardia nella fabbricazione di macchinari e strumenti specializzati nell’arte e cultura, dove siamo secondi solo alla Cataluña. Il manifatturiero è un settore di specializzazione anche per il Baden-

Württemberg, specie nelle industrie basate sulla scienza, comparto in cui anche la Lombardia ha un buon posizionamento. È quindi evidente che laddove il sistema produttivo locale è forte, sono più forti anche le startup. Questo suggerisce che la loro competitività dipende da fattori abilitanti del territorio definibili come “di business”: la presenza di aziende del settore già sviluppate, un sistema robusto di fornitori e clienti già avviato». Circa il 15 per cento degli addetti alle Pmi, rivela ancora il rapporto, sono occupati in Lombardia. Quali profili professionali accoglie in particolare e come ne valorizza la crescita in ambito formativo? «Mezzo milione dei 3,8 milioni di occupati nelle Pmi nazionali lavorano in Lombardia e anche il primo trimestre 2017 evidenzia una ripresa del mercato occupazionale regionale. Per colmare con decisione il gap tra domanda e offerta di lavoro, in prospettiva sarà importante ragionare in ottica Education 4.0: l’impatto di Industria 4.0 sull’occupazione sarà notevole, con figure professionali e mansioni che scompariranno, sostituite da professionalità più specializzate. Questo comporterà una metamorfosi altrettanto epocale del mondo della formazione, sia per quanto riguarda i curricula scolastici che la formazione continua. Su questo fronte Confindustria Lombardia è al lavoro su vari progetti, tra cui il progetto Assist con Cariplo factory che ha già conseguito ottimi risultati». •


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Intermodalità e lunghe percorrenze TRASPORTI ANNONI PROPONE SOLUZIONI SEMPRE PIÙ DIVERSIFICATE E PERFORMANTI PER MERCI IN VIAGGIO TRA ITALIA, GERMANIA, SVIZZERA E FRANCIA. IL PUNTO DI GIANPAOLO ANNONI

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ntermodalità, riduzione degli inquinanti e soluzioni sempre più tailor made sono i nuovi must del trasporto a lunga percorrenza. La combinazione intermodale strada-rotaia-strada è una delle soluzioni preferite dalle grandi aziende di trasporti e logistica per ottimizzare gli spostamenti, ridurre le emissioni di anidride carbonica, rispettare divieti e deroghe alla circolazione. Ma non è l’unica soluzione, anche la tecnologia aiuta. L’utilizzo di automezzi di ultima generazione, infatti, garantisce una minore produzione di sostanze inquinanti e dunque evita i blocchi imposti da esigenze ambientali. Lungo questa duplice strada si muove anche la Trasporti Annoni che,

forte di un’esperienza nel settore che risale al 1969, guarda al futuro per proporre soluzioni di trasporto sempre più diversificate e performanti sulla lunga percorrenza in Italia, Germania, Svizzera e Francia. «La lunga esperienza acquisita nel settore dei trasporti ha permesso alla società di sviluppare percorsi efficienti in tutta Europa – sottolinea il proprietario Gianpaolo Annoni – la flotta dispone di una moderna tecno-

logia motoristica, di una flessibile disponibilità di carico per garantire la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente. Nonostante il contributo di qualificati sub-vettori, la filosofia aziendale è quella di usare i propri mezzi. Laddove le tempistiche e la disponibilità lo permettano, la parte principale del tragitto viene coperta con modalità alternative, utilizzando la ferrovia quale mezzo di trasporto privilegiato, nell’ambito della cooperazione con gli operatori del trasporto combinato, con una serie di vantaggi concreti: decongestionamento stradale; risparmio delle risorse; maggiore sicurezza del trasporto su rotaia; deroghe ai divieti di circolazione; orari ben definiti; risparmio di capacità di mezzi e personale; pedaggi solo per il percorso di avvicinamento; osservanza più semplice della normativa attinente gli orari di lavoro del personale». Trasporti nazionali e internazionali di merci pericolose regolamentate dall’accordo internazionale ADR, trasporti a temperatura controllata, logistica e deposito merci costituiscono il core business dell’azienda, che punta su qualità ed efficienza, sicurezza e affidabilità per espandersi in un mercato sempre più dinamico, imprevedibile e veloce.

Trasporti Annoni ha sede a Lipomo (Co) www.trasportiannoni.com

«Il nostro vantaggio competitivo risiede nell’elevata flessibilità, nel saper rispondere alle svariate esigenze dei clienti e nel portare a termine, nei tempi e nei modi stabiliti, il servizio richiesto dal cliente. L’azienda – conclude Annoni – pone particolare attenzione anche all’innovazione cercando di tenersi sempre al passo con le tecnologie e dotandosi di mezzi sempre più all’avanguardia. Sul fronte delle certificazioni, può contare sulla TüV Rheinland Uni En Iso 9001». • Alessia Cotroneo


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Modelli d’impresa

Sempre un passo avanti NEXT È UN PRODOTTO CHE VANTA UNA TECNOLOGIA UNICA E NON RIPRODUCIBILE. RIESCE A FORARE AD INSEGUIMENTO, UTILIZZANDO UN PANNELLO E GRUPPI DI LAVORO IN MOVIMENTO SIMULTANEAMENTE. FABIO ROTUNNO NE DESCRIVE IL FUNZIONAMENTO

L’

innovazione è la prima grande avversaria con cui ogni azienda deve fare quotidianamente i conti per rimanere ben saldi sulla rotta spesso incerta dei mercati. C’è chi la considera una compagna di viaggio e chi cerca di giocare d’anticipo precorrendo i tempi e le sue evoluzioni. Investire in innovazione significa spesso rendersi capaci di inventare soluzioni avanzate da mettere a disposizione dei produttori. È questo il lavoro che compie dal 2006 T.O.P. (Tecnologie per l’Ottimizzazione delle Produzioni), società che si pone a sostegno delle aziende operanti nel mercato della produzione di mobili, nella difficile fase dell’introduzione di significative innovazioni tecnologiche riguardanti macchine ed impianti. «T.O.P. si occupa di prodotti per la personalizzazione del pannello nelle fasi di foratura, fresatura, spinatura e inserimento di ferramenta, all’interno del comparto mobile» racconta Fabio Rotunno, responsabile aziendale. «Ad oggi vantiamo un bagaglio di prodotti dedicato ai produttori di mobili componibili di qualsiasi genere: cucine, camerette, camere, bagni e living. I nostri prodotti rispondono alle più diverse esigenze: dalla singola macchina per

specifiche lavorazioni ai più svariati impianti o interi reparti sviluppati su misura in relazione alle esigenze produttive del cliente. L’estrema personalizzazione del prodotto e l’alta tecnologia integrata ai più evoluti sistemi informatici dedicati alle aziende, rendono i nostri prodotti unici sul mercato, in relazione alla domanda dei no-

stri clienti. Inoltre, la forte personalizzazione e l’alta tecnologia unite alla dedizione e passione del team di lavoro, sempre orientato al cliente, creano un mix vincente che si rispecchia poi sulle soluzioni realizzate». Il prodotto più importante si chiama Next e si caratterizza per la sua particolare tecnologia, circostanza che lo

I MERCATI

Quelli principali sono italiano, francese e spagnolo. Altri secondari sono identificabili con il Belgio, il Regno Unito, la Germania, la Finlandia. Numerose forniture sono state realizzate in Tunisia, in Brasile e in Giappone

di Luana Costa rende unico: «Ogni prodotto ha delle peculiarità che lo rendono unico sul mercato, ma so benissimo che il nostro trampolino di lancio è stato Next. Next è una macchina che come le altre è dedicata alle aziende impegnate nella produzione del mobile componibile. È stato presentato nel 2013 alla fiera Ligna di Hannover, la più importante al mondo per il nostro settore, lasciando il mondo a bocca aperta. Ancora oggi non esiste un prodotto neanche paragonabile alla tecnologia di Next, la principale peculiarità è la flessibilità e la sua rapidità, forando ad inseguimento cioè con pannello e gruppi di lavoro in movimento simultaneamente, algoritmi software che ancora la concorrenza non è riuscita ad imitare. È ancora una macchina prototipale, seppur funzionante, ma ci ha permesso di mostrare al mercato le potenzialità di T.O.P., suscitando forte attenzione da parte dei clienti e dei competitor, che di riflesso hanno guardato con occhi nuovi anche il resto del parco macchine». Il segreto dell’azienda è in primo luogo investire in innovazione lasciando però ampio spazio ai giovani: «L’azienda considera i collaboratori la sua prima risorsa fondamentale – ci tiene a sottolineare Fabio Rotunno -. A differenza di quello che comunemente si sente, T.O.P. crede

NOTE CARATTERISTICHE Le caratteristiche che contraddistinguono i prodotti sono l’unicità di soluzione e la forte personalizzazione del prodotto, qualità che consentono di differenziarsi rispetto ai competitor, i quali tendono a proporre soluzioni standard. T.O.P. studia invece soluzioni sulla specifica esigenza, utilizzando tecnologie sempre all’avanguardia: nella meccanica, elettronica e soprattutto informatica. Un’altra peculiarità risiede nella modularità delle macchine, che non sono finite al momento della consegna e installazione ma vengono continuamente riadattate nel tempo.


Industria • Giugno 2017

LE CONSOCIATE Nel corso degli anni T.O.P. ha dato vita o è subentrata in nuove realtà aziendali quali Ematech 2010 SA, che si occupa di service e ricambistica per macchine per la lavorazione del pannello sul mercato spagnolo; T.O.P. Systems che si occupa di movimentazione e logistica; T.O.P. High Tech operante nel settore della tecnologia laser e Rampoldi X-Ray srl nel settore dell’elettronica e sistemi con tecnologia a raggi X. In ultimo, Meccanica Medese produttore di testine e attrezzature meccaniche. Il gruppo oggi, in piena coerenza con il piano industriale, con un organico di oltre 40 persone, opera in diverse strutture produttive di proprietà avvalendosi della professionalità di importanti esperti in materie tecniche.

fortemente nelle risorse giovani e nella loro spiccata volontà di affermazione e freschezza. A volte accumuliamo uno svantaggio sotto il profilo esperienziale ma nel tempo queste figure raggiungono standard di preparazione oserei dire unici rispetto a quello che si può incontrare comunemente. Andrebbe aperto un capitolo molto ampio su questo discorso in quanto è uno dei fondamentali fattori che hanno permesso all’azienda di diventare in breve tempo ciò che oggi rappresenta e ciò che ha realizzato in così breve tempo». Il dna aziendale è fortemente incentrato sulla componente umana essendo riuscita in soli undici anni a raggiungere livelli molto alti di qualità e innovazione. «Sono partito da solo, senza alcun patrimonio e lavorando solo con un pc - racconta Fabio Rotunno - erogando ser-

vizi di consulenza e sviluppi software dedicati all’automazione in generale e in prevalenza al comparto mobile, supportato dalla consociata e cofondatrice TPA, azienda costruttrice di controllo numerico, realtà ormai affermata nel settore da tempo. La mia mission, derivante dall’esperienza acquisita, era comunque fin dall’inizio di realizzare un’azienda costruttrice di soluzioni ad alta tecnologia, orientate al comparto mobile. A differenza di altre realtà, fin da subito si è puntato su profili giovani, neo diplomati o neo laureati nei più comuni istituti tecnici con una propensione e una passione rivolte all’automazione industriale. Spiegare il dna di T.O.P. non è semplice, soprattutto a una figura che entra nel mondo del lavoro per la prima volta. Le fasi di colloquio e selezioni più che su competenze pura-

NEXT

La principale peculiarità è la flessibilità e la sua rapidità, forando ad inseguimento cioè con pannello e gruppi di lavoro in movimento simultaneamente, algoritmi soware che ancora la concorrenza non è riuscita ad imitare

T.O.P. ha sede a Cadorago (Co) - www.t-o-p.it

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mente tecniche si orientano di più sulla componente umana e caratteriale del candidato, e anche la successiva formazione deve essere seguita e supportata con dedizione, bisogna essere al servizio della risorsa stessa se si vuole ottenere il risultato sperato. In sostanza una nostra risorsa deve sentirsi fin dal primo giorno parte integrante del progetto e della filosofia aziendale, per far sì che cresca con la nostra mentalità e capisca bene che l’azienda arriva ad essere più un principio di vita unita agli aspetti personali che ognuno di noi vive quotidianamente. Così facendo e con questa oserei dire unicità, oggi siamo un team di lavoro con un’età media inferiore ai 30 anni e alcuni di noi in breve tempo sono diventati tecnici esperti ai massimi livelli o responsabili di reparti. Credo che in un qualsiasi altra realtà, per mia esperienza, come minimo ci sarebbe voluto il doppio del tempo. Non è usuale trovare giovani manager e responsabili, soprattutto nel nostro paese. Il team è parte centrale della filosofia aziendale orientata al prodotto e al cliente. Pura perseveranza a tutti i livelli aziendali, totale dedizione al cliente e al prodotto hanno reso possibile e rendono possibile ogni giorno i risultati attuali. A volte anche noi stessi non ci rendiamo conto di quanto di buono realizziamo e il mercato ci riconosce, proprio perché viviamo ogni singolo momento lavorativo e non, orientato al prodotto o al cliente come un vero e proprio obiettivo da conquistare ogni giorno. Questo grazie anche al fatto che non esiste un prodotto uguale all’altro ma personalizziamo su misura o su specifica richiesta». L’azienda ha avuto un forte sviluppo fin dal 2007, derivante dalla crescita dell’edilizia in generale e del relativo comparto mobile. La crisi protrattasi dal 2008 al 2014 non ha lambito la società dal momento che la produzione è indirizzata ad un mercato di nicchia. Anzi, in controtendenza con il mercato negli anni della crisi T.O.P. è riuscita a crescere ogni anno a doppia cifra. «Proprio perché i numeri e i lotti di produzione scendevano – spiega ancora - il mobiliere ha dovuto orientarsi a prodotti più flessibili. Questa circostanza ha comportato la necessità non più di macchine tradizionali ma di prodotti orientati alle esigenze produttive. La domanda del mercato si è spostata perfettamente verso le soluzioni che T.O.P. proponeva e propone ogni anno». T.O.P. lavora prevalentemente nella zona europea, i mercati di riferimento sono quello italiano, il francese e lo spagnolo. Altri secondari sono identificabili con il Belgio, il Regno Unito, la Germania, la Finlandia. Numerose forniture sono state realiz-

zate in Tunisia, in Brasile e in Giappone. «Quest’ultimo ci rende particolarmente orgogliosi. Ci è sembrato inizialmente incredibile che un mercato propenso alla tecnologia come quello giapponese, sia venuto ad acquistare ben due soluzioni da noi, di medioalta complessità». I vertici aziendali sono reduci proprio in questi giorni da un viaggio in Polonia, paese in cui ancora non ha trovato affermazione ma su cui si punta molto. «Siamo sicuri che è un mercato che ci darà grande soddisfazione nei prossimi anni. Inoltre, T.O.P. avrà la sua prima fiera oltreoceano proprio quest’anno, a Las Vegas a fine luglio. In genere, in piena coerenza con il piano industriale, non ci poniamo limiti nel cercare di ampliare mercati, diffondendo il prodotto e il marchio. Siamo particolarmente ambiziosi». L’azienda è ancora giovane ma ogni anno investe in relazione al proprio business plan. Mediamente ogni anno si investono anche cifre importanti, in base alle direttive strategiche che si orientano su piani di tre anni. «A volte abbiamo provato a investire anche cifre oltre il 15 per cento dei ricavi previsti rispetto al piano industriale. T.O.P., e il gruppo in generale, è piccola rispetto alle più conosciute società internazionali con cui si trova in competizione, ma il livello di management ha permesso di avere sempre sotto controllo la situazione dell’azienda. Basti pensare che abbiamo oggi 11 anni di vita ma l’azienda ha realizzato 11 prodotti nuovi, espone nelle fiere più conosciute, ha acquisito tutti i sui immobili patrimonializzando l’azienda, ha creato e acquisito altre consociate con lo stesso dna e generando tecnologia. Ha implementato al suo interno sistemi gestionali quali SAP. Insomma gli investimenti sono molteplici: in tecnologia, formazione continua, sistemi e marketing commerciale». •


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Modelli d’impresa

Spazio al progresso tecnologico di Luana Costa

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a sperimentazione sta alla base dell’evoluzione. In particolare, in un settore chiave come quello dell’industria gli investimenti in ricerca e sviluppo fanno il paio con i progressi in ambito tecnologico facendo progredire le società e le economie. Tra le prime a sperimentare l’utilizzo delle polveri di metallo per realizzare prodotti meccanici stampati, Stame ha anticipato l’evoluzione del mercato cavalcando le nuove tecnologie. Le applicazioni sono le più svariate annoverandosi nel campo dell’automotive, dell’hobbistica, degli ingranaggi, degli elettrodomestici, delle serrature e dei componenti di motori elettrici. L’azienda è stata fondata nel 1969 dalla famiglia Canali ed è oggi tra le più importanti in Italia nella produzione di particolari meccanici sinterizzati, circostanza che ha contraddistinto da sempre la sua storia sin dai primi passi. Non a caso, la filosofia aziendale è: “un passo alla volta, ma sempre in avanti”. Slogan che rappresenta la sintesi perfetta di un modo di operare che assegna alla tecnologia il ruolo d’avanguardia e reale propulsore per la crescita. L’azienda ha infatti conosciuto numerosi mutamenti nel corso del tempo ma sempre tesi al miglioramento. Tra le principali tappe si ricorda il 1980, anno in cui venne acquisito il nuovo capannone industriale ad Arosio, risale invece al 1997 il primo grande ampliamento mentre porta la data del 2010 il secondo ampliamento che permesso a Stame di acquisire una connotazione internazionale. Oggi Stame è specializzata nella produzione di componenti meccanici, di geometria complessa e di precisione dimensionale discreta o buona mediante pressatura e sinterizzazione di polveri metalliche. L’azienda è presente in settori diversi della produzione meccanica, dalle serrature agli elettrodomestici, dal motociclo all’indotto auto. «Il nostro principale obiettivo è quello di dare spazio all’innovazione» racconta Angelo Canali, tra i soci fondatori dell’azienda con sede nella provincia di Como. «Da quindici anni investiamo sul rinnovamento degli impianti – aggiunge - perché vogliamo portarci fuori dal solco tradizionale del prodotto sinterizzato». Gli investimenti sono sempre stati indirizzati all’acquisizione di nuove conoscenze al

NEL SETTORE INDUSTRIALE PARTICOLARE IMPORTANZA HA ASSUNTO L’UTILIZZO DI POLVERI DI METALLO PER LA PRODUZIONE DI PRODOTTI MECCANICI STAMPATI, CHE TROVANO APPLICAZIONE IN DIVERSI AMBITI. FACCIAMO IL PUNTO CON ANGELO CANALI

GLI IMPIANTI La Stame dispone di un ampio parco presse, fino a 4500 kN, molte delle quali realizzate con tecnologie di ultima generazione permettono di montare stampi multipiastra e di effettuare operazioni di stampaggio secondarie. I forni di sinterizzazione sono attrezzati anche per la sinterotempra e la corretta produzione di acciai inossidabili, fino a 1300 gradi centigradi. Per le operazioni secondarie, l’azienda dispone di forni di brunitura e di ossidazione a vapore, di macchine automatiche per lavorazioni meccaniche, per la sbavatura e la sabbiatura, di impianti per l’impregnazione in olio o in resina. In particolare, l’impianto di impregnazione in resina, a ciclo completamente automatico, assicura la tenuta a pressione di fluidi e la corretta preparazione dei pezzi destinati ai trattamenti galvanici.

Stame ha sede a Arosio (Co) - www.stame.it

fine di potersi proporre ai clienti come partner in grado di risolvere qualsiasi problema. «Abbiamo presse che escono dal solco della tradizione nel campo della pressatura. E la stessa strategia è stata adottata con i

nostri forni di sinterizzazione, abbandonando la tecnologia a 1120 gradi in endogas per passare a forni in grado di arrivare a temperature fino a 1300 gradi con atmosfere in azoto-idrogeno e idrogeno puro. Siamo stati i primi nel nostro settore a compiere questa scelta ottenendo un buon riscontro sul mercato». Questa intuizione ha permesso a Stame di anticipare il progressivo abbandono delle polveri a nichel, per dedicarsi invece a quelle a cromo. «Non è solo una questione di efficienza – ci tiene a precisare Angelo Canali – ma rappresenta anche il raggiungimento di un

obiettivo green. Per questa ragione collaboriamo con convinzione con università ed enti pubblici sviluppando ricerche mirate». La Stame è inoltre l’unica realtà aziendale italiana ad avere un efficiente impianto di impregnatura, potendo contare al suo interno anche di un ufficio tecnico. «Progettiamo tutto internamente e siamo in grado di affiancare i clienti nella co-progettazione dei loro prodotti. La precisione e la cura del dettaglio vengono assicurate fin dalla fase dello stampo ma vengono ugualmente applicate anche nei processi successivi: nella pressatura e infine nella sinterizzazione. Non a caso puntiamo a un target alto, poiché siamo in grado di garantire qualità in tutti i processi di lavoro». Con quaranta addetti, cinquemila metri quadrati di unità produttiva, settanta milioni di pezzi prodotti l’anno e un fatturato ormai attestato oltre i nove milioni di euro, Stame è in Italia anche il più importante trasformatore di polvere in pezzi meccanici di acciaio Inox. Ma la passione per le sfide, non ha fine: «Siamo già pronti per guardare avanti - specifica con orgoglio Angelo Canali -. Nel 2016 vogliamo specializzarci nella sinterizzazione di prodotti in alluminio e allo stesso tempo continuare nella produzione di pezzi ad altissima complessità. Puntiamo a portare la quota di fatturato estero dal 35 per cento al 60 per cento». Una crescita possibile grazie anche alla costante formazione del personale ottenuta attraverso l’impegno dell’ingegner Gianfilippo Bocchini, guru internazionale della sinterizzazione, un privilegiato partner di sviluppo. Insomma, un passo dopo l’altro, ma sempre verso il futuro. •

60% IL PROGETTO DELLA STAME È DI FAR CRESCERE LA QUOTA DI FATTURATO ESTERO CHE ATTUALMENTE È PARI AL 35%


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Automazione in campo elettrico IL SETTORE DELL’IMPIANTISTICA ELETTRICA HA CONOSCIUTO UNA NOTEVOLE FASE DI INNOVAZIONE TECNOLOGICA. NUMEROSI PROCESSI CHE PRIMA VENIVANO REALIZZATI IN MANIERA ARTIGIANALE OGGI SFRUTTANO L’ENERGIA DELLE MACCHINE. IL PUNTO DI GUERRINO MIGLIORINI

di Luana Costa

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uovi assetti societari e nuova produzione. Un’azienda è come un corpo che si evolve nel tempo e come tale conosce trasformazioni e cambiamenti: in parte adattandosi alle pressioni e alle sollecitazioni che gli provengono dall’esterno e dai mercati, in parte plasmandosi sulla base dei mutamenti interni. La Noveletric ha subito nel corso degli anni entrambe le tensioni. Nata nel 1974 con l’assetto di un’azienda familiare e fondata da alcuni soci è stata poi rilevata da un dipendente che oggi la gestisce assieme alla collaborazione del figlio. La Noveletric ha come obiettivo principale la fornitura di servizi quali la progettazione e la realizzazione nell’impiantistica elettrica di impianti a livello industriale e quadri elettrici, curando l’esecuzione delle opere dalla progettazione al collaudo finale. Dal 1999 l’attività si è dedicata alla sola realizzazione di quadri elettrici, distribuzione e automazione. «All’epoca io ero solo un dipendente» racconta Guerrino Migliorini, titolare dell’azienda specializzata nel campo dell’impiantistica elettrica. «Nel corso degli anni ho acquisito quote societarie ma infine sono rimasto da solo alla guida venendo a mancare gli altri soci. Oggi ho rilevato tutte le quote societarie e dirigo l’azienda

con l’aiuto di mio figlio». Ma la Noveletric ha conosciuto nel corso degli anni anche cambiamenti che riguardano specificamente il genere di produzione: «L’azienda inizialmente è nata con la specializzazione in impianti elettrici – racconta ancora Guerrino Migliorini - ma nel tempo si è reso necessario convertire le attività anche in base alle richieste di mercato. Si è quindi deciso di creare un’officina di cablaggio e assembramento di quadri elettrici, la cui produzione era inizialmente realizzata a supporto dell’attività industriale. Iniziammo però a ricevere richieste da parte di altri installatori e così nel 1999 avvenne la trasformazione: abbiamo smesso di realizzare impianti elettrici indirizzando le nostre attività alla sola produzione di quadri elettrici». Attualmente il 60 per cento della produzione è rivolto alla distribuzione trovando applicazione nel settore della logistica, dell’industria, dell’energia e dei supermercati; la restante quota è destinata invece al settore dell’automazione: si realizzano quadri utilizzati nei processi industriali di produzione di altri materiali. «Un esempio tipico – specifica Migliorini – è il settore del riciclaggio delle materie plastiche. In questo caso i quadri elettrici sono parte integrante di alcuni macchinari utilizzati dalle industrie». Il fatturato si aggira attorno ai 900mila euro annui: «Siamo molto soddisfatti del risul-

sicuri e funzionali. Alla competenza professionale si aggiunge un’adeguata conoscenza ed esperienza in tema normativo, garantendo i più elevati standard di qualità nella realizzazione dei prodotti. Il risultato è un’azienda che interviene con serietà e professionalità garantendo affidabilità per tutti i suoi prodotti e tutti i suoi servizi. «Il 2016 è stato un anno migliore a confronto con il precedente - specifica ancora Guerrino Migliorini-. Il settore della distribuzione, il terziario, ha avuto un forte incremento, anche l’automazione in percentuale minore rispetto alla distribuzione. Il fatturato del 2016 si chiuso con un + 9 per cento. Il nostro lavoro è principalmente legato all’industria e al settore dell’automazione, all’edilizia per la distribuzione; due settori che non sono al massimo in questi ultimi anni. Abbiamo affrontato questi anni di crisi cercando di automatizzare con macchine i processi di lavorazione. Credo che i nostri punti di forza siano la capacità di mettere a disposizione dei clienti la nostra esperienza maturata in 43 anni di attività aiutandoli nella scelta dei materiali e delle soluzioni economiche. A causa della crisi le aziende tendono a spendere sempre meno e a ridurre i tempi di approvvigionamento delle materie prime. In questi ultimi anni le aziende produttrici hanno ridotto di molto le scorte di magazzino. Praticamente producono sul venduto. Per quanto possibile abbiamo cercato di sopperire aumentando le scorte di magazzino». •

INNOVAZIONE TECNOLOGICA Noveletric ha sede a Vespolate (No) noveletric.1@gmail.com

tato raggiunto lo scorso anno – ha aggiunto – e che ha fatto registrare un aumento del 9 per cento sul numero di ordini. A partire da quest’anno abbiamo però deciso di avviare una collaborazione con studi tecnici di progettazione che supporteranno l’azienda sotto questo aspetto per fornire al cliente una risposta completa rispetto le sue esigenze». La caratteristica principale che da sempre contraddistingue la Noveletric è sicuramente l’affidabilità e la correttezza nello svolgere ogni attività. La qualità viene garantita con l’impiego di personale specializzato e con prodotti all’avanguardia che consentono di ottenere nello stesso tempo impianti

L’azienda ha conosciuto nel corso degli anni un sempre maggiore impiego di apparecchiature elettroniche. Inizialmente molte attività venivano svolte manualmente ma nel corso degli anni il 40 per cento ha subito un processo di automazione. In particolare, la lavorazione del piatto rame oggi avviene utilizzando un macchinario che non soltanto accelera il lavoro aumentando l’efficienza ma riduce i costi legati alla manodopera. L’azienda dispone di due macchinari, uno acquistato nel 1997 e l’altro nel 2003. Prima l’intero processo di lavorazione era affidato ad una lavorazione artigianale e la piegatura avveniva in maniera manuale.


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Eccellenze lombarde

Ecosistema di sviluppo

di Francesca Druidi

CONTI IN ORDINE E RISORSE BEN SPESE. IL PRESIDENTE ROBERTO MARONI RIVENDICA I RISULTATI DEL MODELLO LOMBARDIA, CHE ASPIRA ALL’AUTONOMIA FISCALE CON IL REFERENDUM DI OTTOBRE. RICERCA, INTERNAZIONALIZZAZIONE E INDUSTRIA 4.0 LE TRAIETTORIE DI SVILUPPO DELL’ECONOMIA

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ilano si candida a diventare hub mondiale del manifatturiero. Il Manufacturing Summit, svoltosi l’8 giugno a Cernobbio, rilancia l’appuntamento con il World Manufacturing Forum, evento internazionale che, dopo 4 edizioni itineranti, dal 2018 cambierà pelle e si svolgerà stabilmente in Lombardia. Il dialogo sul manifatturiero, tornato al centro delle agende politiche dei Paesi e sempre più orientato alla sfida dell’industria 4.0, è uno dei tasselli del discorso sullo sviluppo regionale, come indica Roberto Maroni, governatore della Regione, ente promotore del Summit insieme a Confindustria Lombardia e Politecnico di Milano. Si registrano segnali positivi per la manifattura lombarda nel primo scorcio del 2017. La Regione ha predisposto un piano integrato di interventi per creare condizioni sempre più favorevoli alla produttività. Quali i punti salienti di intervento? «Regione Lombardia ha saputo costruire negli anni, in ottica sussidiaria, bottom up, un ecosistema all'avanguardia in Europa, fortemente improntato allo sviluppo e all’innovazione e con tre punti di forza principali: la competitività, con un tessuto produttivo ricchissimo, fatto da 800mila imprese, 1.574 start up innovative (1 su 5 in Italia) e la produzione di mille brevetti l'anno; il sistema della conoscenza e della ricerca, con 13 università, mille centri di ricerca e per il trasferimento tecnologico, 19 Irccs-Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, 12 istituti del Cnr e 9 cluster tecnologici; la qua-

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni

lità del capitale umano, con 250mila studenti universitari, 50mila addetti alla ricerca scientifica. Negli ultimi anni, il mercato del lavoro è sempre più orientato alla tecnologia e al digitale, tanto da far parlare studiosi e osservatori di una nuova rivoluzione industriale 4.0. Regione Lombardia crede nell’innovazione come motore della sua crescita sociale ed economica e si è già mossa concretamente per confermare la sua leadership in Italia e in Europa su questo fronte. Le nostre leggi regionali Impresa Lombardia, Manifattura diffusa 4.0 e, quella più recente, Lombardia è ricerca e innovazione, sono il risultato di un confronto costante con le imprese, i ricercatori, e tutti i nostri stakeholder». Aggregazione, ricerca e innovazione, integrazione dei settori produttivi. Quali i driver di sviluppo del tessuto produttivo del territorio lombardo? «La Lombardia ha una naturale vo-

cazione per l’innovazione e la ricerca e questo emerge dalle numerose iniziative intraprese, dalla voglia di innovare e dalla necessità di farlo, a fronte dei suoi 10 milioni di abitanti e delle sue oltre 800mila imprese, la maggior parte delle quali piccole o piccolissime, 'familiari', che hanno bisogno di innovare per poter competere. In questi anni abbiamo avviato 32 “Accordi per la Ricerca” che finanzieremo con 106 milioni di euro a fondo perduto. Risorse che abbiamo a disposizione grazie a un uso lungimirante dei fondi europei, che ha permesso di ricevere il 60 per cento di fondi in più per i sette anni dal 2014 al 2020. Questi si inseriscono nel quadro dalla Legge regionale ‘Lombardia è ricerca’, un testo rivoluzionario

namento di strumenti, servizi, risorse offerti dal sistema lombardo pubblico e privato nel campo dell’internazionalizzazione delle aziende, oltre alla definizione di una strategia unitaria di medio periodo. Sono quattro i target d'impresa su cui si focalizza: micro imprese e Pmi senza esperienza in campo internazionale e quelle con lieve penetrazione; micro imprese e Pmi che intendono consolidarsi sui mercati esteri e, infine, imprese con alto livello di esperienza intenzionate a potenziare i propri investimenti esteri. Tra le cinque azioni previste dall’Accordo, progetti di supporto istituzionale, informazione, formazione, accompagnamento delle aziende e, infine, strumenti finanziari e assicurativi a

che valorizza il ‘modello Lombardia’ fatto di una leale collaborazione tra pubblico e privato che funziona e che dà al tema della ricerca una funzione molto concreta». Quali sono gli obiettivi che si pone l’Accordo partenariale per le politiche di internazionalizzazione del sistema economico e imprenditoriale lombardo? «Grazie al tavolo regionale per l’internazionalizzazione, abbiamo raggiunto un traguardo storico, quello di mettere per la prima volta a sistema i soggetti rappresentativi dell’economia lombarda che a livello regionale supportano le aziende nel campo delle politiche di internazionalizzazione delle imprese. L’accordo prevede per la prima volta il coordi-

supporto delle operazioni sull’estero, anche in raccordo con filiali estere di banche, banche controllate e uffici di rappresentanza. La globalizzazione impone di supportare le piccole e medie realtà produttive che hanno potenziale sui mercati esteri, anche attraverso gli strumenti assicurativi e finanziari che vogliamo mettere in campo. Il sistema imprenditoriale lombardo può dare una spinta decisiva verso la diffusione della cultura dell’internazionalizzazione». Cosa cambierebbe con il sì al referendum consultivo per l’autonomia di Lombardia e Veneto che si terrà il 22 ottobre? «È un appuntamento straordinariamente importante per tutti i Lombardi, perché può significare la


Industria • Giugno 2017

UN ECOSISTEMA ALL’AVANGUARDIA

La regione Lombardia è fortemente improntata allo sviluppo e all’innovazione, con tre punti di forza principali: la competitività del tessuto produttivo; il sistema della conoscenza e della ricerca; la qualità del capitale umano svolta, una nuova storia. La Lombardia ha un residuo fiscale di 54 miliardi di euro, vogliamo tenerne sul nostro territorio almeno la metà. Questo vorrebbe dire avere le risorse per abolire il bollo auto (che pure abbiamo già cancellato per chi cambia l’auto scegliendone una meno inquinante), per togliere i ticket sanitari, che già abbiamo dimezzato, anche se il governo si è opposto e abbiamo un contenzioso di fronte alla Corte costituzionale. Avremmo le risorse per potenziare ulteriormente gli strumenti di sostegno alle imprese, riqualificando e riconvertendo le aree industriali dismesse per consentire al nostro tessuto produttivo di essere ancora più competitivo. E potremmo dare ulteriore ossigeno a interventi di sostegno sociale, come il nostro reddito di autonomia, che ha dato prova di funzionare bene. La Lombardia è una regione virtuosa, non solo perché ha i conti in ordine, ma perché è capace di spendere bene i suoi soldi. Non per niente siamo la prima Regione a statuto ordinario in fatto di investimento dei fondi europei. Maggiore autonomia, quindi, non può che voler dire più sviluppo e benessere per tutti». Potrebbe il modello Lombardia essere esportato e applicato a livello nazionale nell’ottica di una migliore competitività del Paese? «Il modello Lombardia è in realtà il

‘modello dei modelli’. Abbiamo da poco approvato l’assestamento di bilancio, con un ulteriore balzo in avanti: facciamo segnare più 247 milioni di euro d’investimenti per creare sviluppo e posti di lavoro. La ricetta della nostra Regione è quella che funziona. Aumentiamo gli investimenti del 25 per cento rispetto alla previsione 2017 e dell’80 rispetto al 2016, facendo zero debito e questo mentre lo Stato centrale riduce gli investimenti (-5 per cento) e fa segnare ogni mese un nuovo record per il debito pubblico. Malgrado queste difficoltà del sistema Italia, la Regione è sempre più virtuosa e si conferma apripista anche per quanto riguarda misure innovative, la domiciliazione bancaria del bollo auto per esempio, primo caso in Italia di domiciliazione di una imposta. Abbiamo, inoltre un record a livello europeo per quanto riguarda i costi della Pubblica amministrazione. Dai noi, infatti, il rapporto popolazione-dipendenti pubblici è al 4,02 per cento. Facciamo meglio della Germania. In Lombardia lo Stato per fare lo Stato costa 2.447 euro, contro la media italiana di 3.658 euro. Abbiamo costi bassi e ottimi servizi. Se anche le altre Regioni mantenessero questi standard, potremmo risparmiare 60 miliardi di euro, significherebbe tappare il buco entrate-uscite e azzerare l’Irap per sempre». •

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Eccellenze lombarde

Eccellenza italiana nella ricerca medico-farmaceutica LE NUOVE FRONTIERE SONO RAPPRESENTATE DALL’EMATO-ONCOLOGIA, DALLA CARDIOLOGIA, DALLA GASTROENTEROLOGIA, DALLA PNEUMOLOGIA FINO AI NUTRACEUTICI E I MEDICAL DEVICE. L’ESPERIENZA DI LB RESEARCH

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ltre venti progetti di ricerca che coinvolgono circa 12mila pazienti e seicento centri sperimentali tra ospedali e cliniche universitarie distribuiti in tutto il continente europeo. Questo è il risultato raggiunto nel giro di dieci anni dalla sua fondazione da LB Research, azienda operante in campo medico-farmaceutico e specializzata nella pianificazione, organizzazione e gestione di studi clinici sperimentali. La società è stata fondata nel 2007 a Cantù, dove ha tuttora sede, dal presidente Flavio Lietti, Flavia Baruzzi e da Nicoletta Belotto, rispettivamente direttore scientifico e responsabile delle Clinical Operations. I fondatori vantano un notevole background nel settore. Infatti, dalla metà degli anni Ottanta e fino alla costituzione della società hanno prestato la loro opera in una struttura operante nel campo di ricerca chimica, farmacotossicologica e clinica, nella quale Flavio Lietti rivestiva il ruolo di direttore e Nicoletta Belotto e Flavia Baruzzi di project manager. La complementarietà dei loro diversi background ha dato vita a un management in grado di affrontare e gestire ogni aspetto della ricerca medicofarmaceutica, sia in Italia che a livello internazionale. La decisione di costituire una nuova società avvenne in pochissimi giorni, nell’autunno del 2007, e in due mesi la sede venne ultimata. Oggi LB Research occupa 700 metri quadrati di un moderno edificio di Cantù, potendo vantare un processo di crescita che nel corso di dieci anni è stato costante e progressivo, sia in termini di dipendenti e di collaboratori che in termini di numero di progetti gestiti e, soprattutto, in termini di fatturato. In dieci anni il fatturato è cresciuto, mediamente, del 25 per cento annuo. Oggi la società si può definire un’eccellenza italiana nella ricerca clinica in campo medico-farmaceutico. «Dopo circa un anno di programmazione e di pianificazione siamo in procinto di partire con un mega progetto in area gastroenterologica che coinvolgerà dieci paesi europei, tra cui l’Italia e circa mille pazienti. Lo studio dovrebbe essere ultimato entro il 2020 - racconta il presidente Flavio Lietti -. Nella nostra

LB Research ha sede a Cantù (Co) - www.lbresearch.it

ESPERIENZE PROFESSIONALI Flavio Lietti si è prevalentemente occupato di studi clinici mentre Nicoletta Belotto e Flavia Baruzzi, all’inizio della loro carriera professionale, avendo una laurea in chimica e tecnologia farmaceutica, hanno lavorato in laboratori di tecnica farmaceutica e di farmacocinetica. Il team LB è costituito solo ed esclusivamente da donne, ciò perché si ritiene che la professionalità, la complessità del lavoro e la riservatezza siano caratteristiche tipiche del sesso femminile. La società investe circa il 12 per cento del proprio fatturato in formazione del personale. Lo staff interno viene periodicamente istruito sulle nuove disposizioni di legge, sempre in materia di ricerca medica, su specifiche patologie e su nuove terapie.

di Luana Costa sede opera personale altamente specializzato che gestisce progetti non solo in Italia ma in tutto il continente europeo tra cui la Turchia, il Sudafrica e Israele. Di recente sono state concluse due partnership, rispettivamente con una struttura di ricerca sudafricana esperta in malattie tropicali e in Hiv e con una struttura israeliana che si occupa di ricerca in campo oncologico e pediatrico». I progetti su cui la società è impegnata sono principalmente di carattere internazionale e spaziano dall’emato-oncologia, che è l’area di maggior expertise, alla cardiologia, alla gastroenterologia, alla pneumologia, alla neurologia, alla diabetologia, alla terapia del dolore e a tanti altri settori attualmente in grande sviluppo, come i nutraceutici ed i medical device. LB è in grado di gestire progetti in tutte le fasi di sviluppo: dalla fase II che prevede casistiche limitate e selezionate di pazienti per la determinazione del meccanismo d’azione e del dosaggio di un farmaco alla fase III, che porta alla registrazione del farmaco, fino alla fase IV i cui studi, condotti su numeri elevati di pazienti, hanno come obiettivo la valutazione della sicurezza di un farmaco ed anche la conferma della sua efficacia. La società è inoltre in grado di gestire studi osservazionali che non prevedono trattamenti con farmaci sperimentali ma solo un’osservazione accurata su pazienti che sono già in trattamento con terapie specifiche per la patologia di cui sono affetti. Un esempio di questa tipologia di studi sono stati due progetti, ormai conclusi, che prevedevano il coinvolgimento di circa cinquecento medici di medicina generale italiani e di 8mila pazienti. «Questa è stata un’esperienza straordinaria – racconta ancora Lietti – e decisamente la più importante che ha interessato i medici di famiglia italiani, che ora verranno coinvolti anche in studi registrativi. Per quanto riguarda il futuro, le nuove sfide e gli obiettivi che ci siamo prefissati sono molteplici. Come management intendiamo, infatti, consolidare maggiormente la nostra presenza in Europa attraverso la creazione di nuove partnership e fare ingresso, attraverso la stipula di accordi extraeuropei, anche nel mondo della ricerca medica in Cina, in India e negli Stati Uniti. Siamo consapevoli che la sfida è molto ambiziosa ma gli stimoli, di certo, non ci mancano». •


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Industria • Giugno 2017

Micro serre hi-tech LA START UP MENDEL PROJECT PROPONE SOLUZIONI AD ALTO TASSO D’INNOVAZIONE PER LA CRESCITA CONTROLLATA INDOOR DELLE PIANTE, SFRUTTANDO L’APPORTO DELL’INTERNET OF THINGS E DI UNA COMMUNITY CHE CONDIVIDE INFORMAZIONI ACCESSIBILI IN TEMPO REALE VIA WEB E MOBILE

di Alessia Cotroneo

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i può accudire una pianta e aiutarla a crescere in un ambiente protetto e controllato? Pare proprio di sì e ancora una volta dobbiamo ringraziare l’Internet of Things. Per gli amanti della natura che il pollice verde proprio non ce l’hanno è una notizia rivoluzionaria, così come per agronomi e fiorai che raccolgono ogni giorno sfide di sopravvivenza vegetale al limite del possibile per piante originarie di ambienti completamente diversi da quelli in cui sono costretti a vivere. A dare nuova speranza a tutte queste categorie è Mendel Project, una delle start up ospitate al Parco Tecnologico Padano di Lodi, tra le finaliste del programma di accelerazione Alimenta2Talent. Il principio su cui si basano i servizi e i prodotti proposti è semplice: al giorno d’oggi conosciamo perfettamente la biologia e la genetica delle piante, ma sappiamo ancora poco sull’influenza delle diverse condizioni ambientali e ancor meno sappiamo monitorarle e modificarle con costanza. Parametri come umidità, temperatura, tipo di illuminazione, acidità del terreno, essenziali per assicurare le condizioni di crescita ottimali del verde, in genere sono poco o per nulla controllate anche negli interni, al pari di quanto accade in campo aperto. La sfida è fare adattare una determinata pianta alle condizioni richieste piuttosto che forzarla tramite correzioni chimiche ai terreni o modifiche genetiche delle sementi. Per farlo, Mendel Project ha messo in campo Juvant Seed, un microambiente componibile (50x25 cm) costituito da elementi modulari che permettono di creare una sorta di serra hi-tech, in cui è possibile riprodurre lo schema ambientale desiderato attraverso un pannello di controllo dei dati ambientali che misura le diverse variabili in tempo reale, raccoglie e immagazzina i dati per ottenere uno storico ed è accessibile da qualsiasi tipo di dispositivo informatico e mobile. In base alle indicazioni date dagli utenti, Juvant Seed è in grado di erogare in maniera ottimale acqua, luci e fertilizzanti. «Juvant Seed è un dispositivo di controllo dinamico del clima, un fitotrone miniaturizzato connesso a un sistema Cloud – spiega Riccardo

INCUBATORI, ACCELERATORI D’IMPRESA E MICROSOFT Al Mendel Project non ha creduto solo il Parco Tecnologico Padano, il primo in Italia a operare nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita, che con l’incubatore e acceleratore Alimenta supporta la nascita di nuove imprese. Il progetto è stato ospitato per quattro giorni negli spazi della fiera Seed&Chips, dedicata alle start up del settore food innovation. Inoltre, anche Microso ha inserito Mendel Project in un programma di sostegno alle start up, mettendo a disposizione i propri pacchetti soware per due anni. L’obiettivo della start up non è solo arrivare alla commercializzazione del prodotto, ma proseguire con un’attività educativa, da svolgere nelle scuole, e con una consulenza agronomica di livello professionale per far entrare Juvant Seed nell’uso comune, tanto dei professionisti quanto dei semplici appassionati delle piante. Savi, IT developer di Mendel Projcet – che permette il completo controllo in remoto sulle colture, permettendo all’operatore di monitorare le informazioni storiche e quelle in tempo reale sui dati ambientali come temperatura, umidità, spettro di luce, consentendo di resettare o modificare le principali variabili che influenzano la crescita delle coltivazioni». Una parte importante del sistema è

quello delle luci led, con 250 milioni di colori con cui si induce la pianta ad adattarsi a un determinato ambiente a partire da un contesto asettico e diversificato. Ma non solo: le piante inserite in questo tipo di ambiente artificiale non hanno bisogno di essere protette da insetti e parassiti con prodotti chimici. Una soluzione ottimale in primo luogo per piante delicate e costose, come le orchidee e i bonsai, che necessitano di attenzioni e condizioni peculiari di crescita molto diverse da quelle che normalmente hanno nel clima europeo e mediterraneo. Ma un’occasione potenzialmente rivoluzionaria per facilitare le coltivazioni anche in ambienti desertici e difficili. Due esigenze radicalmente diverse, a cui Mendel Project risponde con due varianti delle sue micro serre high-tech per la coltivazione di piante indoor: una destinata al salotto di casa, a breve in vendita per gli utenti casalinghi, e una orientata alla ricerca. «Nei Paesi in via di sviluppo – conclude Savi – i problemi non sono solo legati agli aspetti climatici ma anche a scarse conoscenze in materia di botanica, cui possiamo supplire da remoto, monitorando la crescita attraverso i nostri dispositivi, che hanno bisogno solo di corrente, in-

Mendel Project ha sede a Cantù (Co) www.mendelproject.com

I DATI

Raccolti tramite dispositivi specifici per il controllo e la crescita di specie vegetali, sono in grado di fornire indicazioni riguardo la sua coltivazione e di testare la validità di diversi approcci agricoli ternet (opzionale) e acqua. Il nostro obiettivo è collezionare moli di BigData sul comportamento fenologico di tutte le piante orticole e florovivaistiche in modo da ottimizzare e supportare la produzione abbassando costi, aumentando la produttività e validando la migliore metodologia di coltivazione del cliente». •


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Eccellenze lombarde

L’informatica al servizio del commercio OGNI PUNTO VENDITA HA LE PROPRIE PECULIARITÀ, ESIGENZE DIVERSE CHE IMPONGONO UN ALTO GRADO DI CUSTOMIZZAZIONE DEL SUPPORTO SOFTWARE. MICHELE GRANDE INDICA ALCUNE DELLE NOVITÀ PIÙ di Elena Ricci PERFORMANTI NELL’AMBITO

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ualsiasi esercizio commerciale non può prescindere dall’uso di software dedicati: dal retail alla Gdo spesso l’investimento informatico fa la differenza. L’evoluzione tecnologica in questo ambito permette oggi un’ottimizzazione prima impensabile. E ogni anno le performance dei singoli prodotti migliorano. Ne parliamo con Michele Grande, amministratore uni-

LA CONDIVISIONE DEL KNOW HOW Michele Grande, alla guida della Camì, entra nel dettaglio di una delle caratteristiche strutturali dell’azienda comasca. «La piena integrazione e il dialogo tra i comparti dell’assistenza tecnica, il gruppo di sviluppo del soware, i sistemisti e la gestione dei database – afferma Grande –, crea un ambiente di competenze trasversali, che consentono alla Camì la piena autonomia e capacità di gestire e intervenire su tutti i livelli operativi e processi organizzativi o produttivi a sostegno delle attività di vendita dei propri clienti, consentendo una elevata continuità di servizio e capacità di problemsolving riconosciuta dai clienti come elemento peculiare. Come pilastro strategico la Camì sostiene e promuove la condivisione del know-how attraverso un proprio sistema di ticketing utilizzato dall’helpdesk, il sistema consente di tracciare tutte le azioni intraprese per la risoluzione di un problema. Vediamo dunque nel concreto l’organizzazione per livelli di responsabilità dei comparti: helpdesk, gestione sistemistica, sviluppo soware, gestione database e architetture».

co della comasca Camì, che opera nel campo informatico e della Gdo da oltre 20 anni. «Fondata a Torino nel 1991 – dice Grande –, l’azienda trasferisce la sua sede a Como nel 1995 con il nome di Gb Informatica Sas. Negli anni approfondisce la materia informatica sviluppando dapprima programmi generici per il commercio, per volgere in seguito le proprie competenze verso ambiti più specifici orientati allo sviluppo di software gestionali per aziende. Da questa esperienza è nata, nel 2000, Camì, il gestore dei punti vendita, che oggi conta oltre 1500 installazioni in Europa». Qual è il vostro ambito di intervento per eccellenza? «Camì ha perseguito il mantenimento e miglioramento della propria posizione di leadership sul mercato dei Vendor di soluzioni Pos e BackOffice grazie agli investimenti in innovazione tecnologica continua. Lo sviluppo di nuovi paradigmi architetturali e l’evoluzione orientata al mantenimento delle performance, all’arricchimento del know-how e alla valorizzazione dei collaboratori, sono i fattori che hanno anche aumentato la soddisfazione del cliente e la qualità complessiva. D’altra parte, sviluppare un prodotto software altamente parametrizzabile, in modo da adeguarsi alle esigenze dei clienti consentendo a ciascuno di mantenere le proprie

specificità e peculiarità operative, ha un alto valore strategico poiché questa scelta ha consentito la costruzione di una soluzione che riassume le best practice di tutti i clienti in un prodotto unico. Il design e l’usabilità delle applicazioni sono frutto dell’esperienza nell’interazione con migliaia di utenti finali di diversa cultura professionale, focalizzato sull’intuitività delle funzioni e delle modalità di fruizione dei form e della navigazione del dato». In quale direzione avete mosso i vostri investimenti? «Continuano gli investimenti in tec-

Michele Grande, amministratore unico della Camì, con sede a Como - www.camiso.it

nologie e competenze che già oggi hanno consentito di integrare la soluzione applicativa Pos e BackOffice con funzionalità di analisi di business intelligence, gestione della planogrammazione con analisi visuale delle performance di vendita, oltre a efficaci modelli di segmentazione avanzata del consumatore, di previsione delle vendite, innovativi modelli basati su reti neuronali, addestrate per dare un supporto nella proposta di riordino e alla definizione di politiche di pricing. Questo consente di rispondere agilmente ed efficacemente ai costanti mutamenti nelle esigenze espresse dal mercato e alle esigenze di business specifiche di ogni cliente». Quali saranno le innovazioni tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro? «La roadmap dello sviluppo software in corso implica l’attuazione di ulteriori pattern architetturali ed algoritmi che si dimostrano performanti, robusti, resilienti e flessibili: in grado di soddisfare al meglio le esigenze delle applicazioni software moderne. Camì intende aderire al manifesto dello sviluppo di applicazioni reattive. Le applicazioni moderne devono poter raggiungere diversi sistemi di elaborazione con capacità computazionali estremamente variabili che vanno dai device quali tablet, smarthphone, sensori, totem, soluzioni self, quindi in mobilità, ma anche sistemi cloud-based, ovvero in ambienti in cui si possono avere risorse computazionali scalabili e risorse di IOPS modulabili per esigenze che richiedono risposte su una elevata mole di dati in tempi nell’ordine dei millisecondi con un up-time del 100 per cento. Per rispondere in modo uniforme a queste diverse capacità elaborative, l’architettura software più responsiva, elastica ed orientata ai messaggi è quella garantita dai “sistemi reattivi”. I sistemi software reattivi sono flessibili, a basso accoppiamento e scalabili, ciò li rende più semplici da sviluppare e malleabili al cambiamento. Tali sistemi sono di gran lunga più tolleranti ai guasti e reagiscono ad essi in modo elegante e non brusco. Camì ha già introdotto nella propria proposta architetturale la scalabilità nella capacità elaborativa del dato, attraverso la proposizione di database in cluster per il bilanciamento del carico e l’alta affidabilità». •


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Industria • Giugno 2017

Imbottigliata alla sorgente GRAZIE AI SUOI METODI DI IMBOTTIGLIAMENTO, ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA E AI NUMEROSI TEST DI CONTROLLO, L’AZIENDA ACQUE MINERALI VAL MENAGGIO FA SÌ CHE I SUOI PRODOTTI MANTENGANO PUREZZA E QUALITÀ. LA PAROLA AD ANNA GIUGNO

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on tutte le acque minerali sono uguali, ognuna gode di specifiche caratteristiche che dipendono dall’azione di diversi fattori. Lo sa bene l’azienda Acque Minerali Val Menaggio che da quasi cinquant’anni imbottiglia direttamente

alla sorgente l’acqua Chiarella, facendo sì che questa mantenga la sua promessa di purezza e qualità. L’azienda produce anche l’acqua Fontelaura che vanta proprietà chimico fisiche molto simili a quelle della “sorella” Chiarella. È nell’incontaminata natura che sovrasta il Lago di Como che nel 1965 nasce lo stabilimento. «Da allora, la fabbrica ha continuamente rinnovato e aggiornato i propri impianti, affiancando nel 1988 alla linea vetro un moderno impianto per l’imbottigliamento dell’acqua in Pet – racconta Anna Giugno -. È del 2007 invece l’impianto Pet di ultima generazione».

Le acque Chiarella e Fontelaura nascono in un ambiente puro e incontaminato e vengono imbottigliate nelle immediate vicinanze della sorgente. «Chiarella e Fontelaura sono acque di montagna purissime, equilibrate e di sorprendente assimilabilità. Povere di solfati e di sodio, contengono una buona percentuale di calcio, potassio e magnesio. Entrambe hanno sempre superato tutti i più rigorosi test di controllo e vengono imbottigliate con impianti all’avanguardia che garantiscono sicurezza e qualità». L’azienda Acque Minerali Val Menaggio non ha mai smesso di migliorare. «Ci impegniamo costantemente per ingrandirci e migliorare i nostri standard di produzione, sicurezza, igiene e riduzione dei consumi energetici mediante impianti moderni rispondenti alle esigenze dei clienti così come a quelle degli operai che vi lavorano. E senza mai scordare l’importanza della salvaguardia dell’ambiente». L’obiettivo dichiarato dello stabilimento è quello di produrre acqua minerale di alta qualità. «La mission commerciale si sviluppa nella direzione di una distribuzione qualitativa e ponderata del prodotto, dunque non quantitativa. La qualità rimane il principio primo su cui ruota tutta l’offerta azien-

Acque Minerali Val Menaggio ha sede a Plesio (Co) - www.chiarella.it

dale, improntata su una garanzia di prodotto e di servizio. L’essere sul mercato da oltre cinquant’anni dimostra quanto le promesse aziendali coincidano con i fatti». L’azienda ha sempre dimostrato anche una grande attenzione nei confronti dell’ambiente. «Abbiamo sviluppato diversi progetti nel corso degli anni e investito somme notevoli per minimizzare l’impatto ambientale. Nel 2016 abbiamo dato vita a un progetto di solidarietà con ActionAid, doneremo per tre anni parte dei nostri ricavi per finanziare questa fondazione. Abbiamo poi molto a cuore l’arte, con il lancio dal luglio 2017 di Symposion, un progetto unico dedicato al mondo Ho.Re.Ca e al mondo dell’arte proponendo un unicum nel suo genere». • Antonella Romaniello


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Eccellenze lombarde

La formazione passa dall’interattività PER RENDERE OTTIMALI I MODERNI PROCESSI PRODUTTIVI E RISPONDERE ADEGUATAMENTE ALLE RICHIESTE DI SICUREZZA E QUALITÀ È IMPOSSIBILE PRESCINDERE DAL DIALOGO E DALL’INTERAZIONE. LA PAROLA A MARTA PENATI

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l Gruppo Tecnologie d’Impresa offre consulenza negli ambiti di sicurezza sul lavoro, protezione dell’ambiente, assistenza energetica e sistemi di gestione, oltre ai servizi connessi quali medicina del lavoro, analisi di laboratorio, misure fisiche ed elettriche. Lavora sul territorio nazionale ed estero fin dal 1985, offrendo supporto specialistico per la corretta applicazione della normativa alle realtà aziendali e per la pianificazione e l’attuazione degli interventi necessari ad operare in sicurezza. Per un’azienda che si occupa di sicurezza e qualità, investire in formazione è insolito. «Questo aspetto è ciò che fa la differenza – spiega Marta Penati, responsabile sicu-

rezza e formazione -. Siamo nati per assistere le aziende nei complicati processi gestionali e di business che devono affrontare tutti i giorni. Entriamo nei loro uffici, lavoriamo con loro su progetti concreti ma soprattutto formiamo a tutti i livelli e in base a ruoli e responsabilità, questa è la carta vincente perché un’azienda continui a vivere. Le formazioni che offriamo coprono diversi campi, tecnici ma anche comportamenti». A fare formazione sono esperti tecnici. «Le aule sono tenute da professionisti che tutti i giorni lavorano sul campo, dai cantieristi agli infermieri, gli Rspp o i tecnici di laboratorio. Inoltre siamo tutti dipendenti, tutti legati a tecnologie d’impresa direttamente e senza il

HIGH TECH A PORTATA DI MANO L’evoluzione delle tecnologie all’interno dell’universo Information Technology, secondo Vincenzo Infante, che ne spiega caratteristiche e benefici ora disponibili

l mondo Information Technology non accenna a rallentare la sua corsa lanciata verso il progresso e l’innovazione. E le Pmi italiane attive nel settore dimostrano una fondamentale capacità di tenere il passo. Un esempio è dato dalla Bernardis & Ferloni, nata nel 1978 come “Concessionaria Olivetti prodotti per ufficio”, e tuttora ancora

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La Bernardis & Ferloni Srl si trova ad Appiano Gentile (Co) www.bernardis-ferloni.it

competitiva. «Siamo da sempre ad Appiano Gentile (Co), al centro dei più importanti nuclei industriali della regione – dice l’amministratore Vincenzo Infante –. Uno staff di persone competenti che operano

coinvolgimento di terze parti. Poiché abbiamo molti settori, e ogni settore ha la propria specificità, siamo in grado di offrire formazioni di ogni tipo. Se invece vogliamo parlare di formazioni per soft skills abbiamo un team apposito che se ne occupa. Si occupano di formazione manageriali, formazione ad hoc sulle esigenze del cliente o, ancora, processi di crescita professionali per manager». La formazione passa anche per l’innovazione, tra i vari strumenti l’azienda ha a disposizione il training for virtual behaviour. «Si tratta di un simulatore basato sul cinema interattivo e sull’intelligenza artificiale che offre formazione esperienziale sui comportamenti sicuri nei luoghi di la-

quotidianamente con professionalità per garantire efficienza e tempestività, sono alla base del successo dell’azienda. I nostri obiettivi sono la continua ricerca di nuove soluzioni hardware, soware e la capacità di essere al passo con le nuove tecnologie al fine di migliorare e ottimizzare la produttività. Senza dimenticare l’assistenza pre e post vendita e la selezione di partner leader sul mercato che siano affidabili e che assicurino innovazione e continuità». L’azienda comasca offre una vasta gamma di prodotti. «Si passa dai sistemi Pos per la ristorazione, retail ed alberghi – spiega Infante –, alle soluzioni soware per il mondo retail ed hospitality, dai registratori di cassa, ai tablet, pc desktop, notebook. E ancora soluzioni ‘cloud computing’, server, hardware ‘as a service’, cablaggi strutturati, multifunzioni b/n e colore, fax, scanner e plotter professionali, accessori e consumabili di tutte le marche, centralini telefonici tradizionali, soluzioni ‘voice over ip’, soluzioni

Marta Penati, amministratore delegato di Tecnologie d’Impresa di Cabiate (Co) www.tecnoimp.it

voro. La maggior parte degli infortuni e delle malattie professionali sono determinati da cause di natura umana, da qui la necessità di formarsi molto sul versante tecnico della sicurezza, perfezionando progressivamente attrezzature e macchinari, ma l’approccio necessario per correggere queste cause è basato sulla gestione della persona, spostando la pratica formativa dalle hard skills, il saper fare, alle soft skills, il saper essere». • Antonella Romaniello

video/audio conferenza, telefonia fissa e mobile (centro Tim), lavagne interattive, arredamento per ufficio. Da dicembre 2014, poi, siamo presenti nel mondo delle stampanti 3d, in partnership con la start up italiana Sharebot per quanto riguardo la vendita di dispositivi di stampa, assistenza, prototipazione e formazione». Il progetto “Officine 3d in Como” prende vita dall’ambizione di misurarsi con l’evoluzione delle tecnologie di stampa «e dalla voglia – continua Infante –, che da sempre contraddistingue la nostra azienda, di essere protagonisti sul palcoscenico dell’avanguardia tecnologica. Nel nostro showroom, è possibile ammirare i nostri dispositivi di stampa 3d di ultima generazione a lavoro, richiedere consulenze riguardo soware e specifiche tecniche, chiedere preventivi per acquisti e noleggi, stampare i prototipi e materializzare le idee dei potenziali clienti e inoltre, in partnership con Sharebot, prenotare un corso, di base oppure avanzato, di utilizzo delle stampanti 3d». • Elena Ricci


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Industria • Giugno 2017

I vantaggi della business intelligence LE GRANDI QUANTITÀ DI DATI DI CUI OGGI POSSIAMO DISPORRE HANNO UN ENORME POTENZIALE, CHE LE AZIENDE POSSONO SFRUTTARE CON I GIUSTI STRUMENTI. ADRIANO VISDOMINI NE INDICA POSSIBILITÀ ATTUALI E BENEFICI DIRETTI SULLA GESTIONE di Renato Ferretti

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iamo nell’epoca delle grandi masse di dati: sempre più facile raccoglierli, sempre più difficile comprenderli. Un dato, infatti, di per sè non costituisce un’informazione, per assumerne un valore importante ha bisogno di un’interpretazione che spesso si trova tra le pieghe dei tanti possibili incroci e aggregazioni. La business intelligence, branca dell’information technology, si occupa proprio di questo: fornire sistemi in grado non solo di raccogliere dati, ma anche di facilitare l’utente nell’individuazione di informazioni utili. E, si sa, all’interno di un’azienda questo costituisce la base stessa della gestione, della strategia, della propria operatività. Ne parliamo con un esperto in materia, Adriano Visdomini, titolare della comasca Global System. «Siamo presenti dal 1998 nel mondo dell’Ict – premette Visdomini –, con un team composto da professionisti esperti, sempre al passo con la conoscenza e le nuove tecnologie. L’azienda affianca e accompagna i propri clienti nelle scelte del complesso mondo delle informazioni, aiutandoli e supportandoli su soluzioni, prodotti e servizi. Siamo presenti da anni nel mercato della Business Intelligence, coprendo l’analisi dei dati in tutte le sue forme». Come definirebbe la business intelligence? «È un sistema di modelli, processi e strumenti che consentono nell’immediato la raccolta e l’analisi del patrimonio dati generato da un’azienda. Permette di comprendere l’andamento delle performance aziendali, per avere una vision completa e impostare rapide strategie. La Bi è diventato uno strumento fondamenta-

Adriano Visdomini, titolare della Global System, con sede a Cernobbio (Co) www.globsys.it

le che garantisce di trarre informazioni, valutazioni e stime pertinenti al contesto in analisi, al fine di migliorare l’andamento stesso. Si tratta, in altre parole, di applicativi software che prendono in gestione i dati, in tutte le aree aziendali, e li analizzano. I dati vengono elaborati per ricavarne delle serie storiche e delle previsioni, che serviranno per effettuare analisi complete sul business. I nostri modelli consentono di ottenere una panoramica a 360 gradi in tempo reale e su qualsiasi dispositivo, che sia una normale postazione di lavoro o in mobilità». In che cosa consiste la vostra particolarità? «Il nostro approccio all’analisi dei dati, rispecchiando la nostra mission, produce un beneficio immediato al cliente fin dal primo momento, fornendo, che sia in

area vendite, finance, logistica o produzione, un modello di partenza (template) già pronto e che contiene le best practices e l’esperienza di decine di altre aziende che operano in modo e ambito analogo. In sostanza, proponiamo delle soluzioni già in buona parte pronte e utilizzabili fin da subito, apportando solo piccole modifiche specifiche per il singolo cliente. Tutto questo si traduce in standardizzazione dei modelli, con possibilità in futuro di integrazione delle novità prodotte dal nostro team di sviluppo, tempi molto più rapidi di avviamento, costi inferiori e minor tempo di messa a punto e verifica dei dati. Questo ci permette di essere molto performanti perchè siamo noi a indicare al cliente il modo più efficace di guardare ai dati con modelli che, data la standardizzazione di cui sono oggetto, sono fortemente ingegnerizzati. La mag-

gior parte delle società attive in questo campo, invece, solitamente realizzano i modelli senza conoscere precisamente il contesto dell’azienda, a partire dalle indicazioni del cliente che spesso ha un’idea vaga delle necessità, ma soprattutto delle possibilità della business intelligence». Quali settori servite più frequentemente? «Il mondo manifatturiero, la distribuzione e Il fashion – l’abbigliamento è uno dei settori in cui siamo maggiormente presenti, perchè è un ambito in cui le aziende si muovono al doppio della velocità, rispetto a un’azienda normale: l’esercizio contabile non dura dodici mesi ma è diviso in due stagioni o più, e quindi ha la necessità di analizzare i dati almeno due volte più velocemente. Se sto sbagliando qualcosa, quindi, devo capirlo molto più rapidamente. Ad esempio, in un negozio d’abbigliamento, i nostri modelli intercettano i dati degli scontrini, delle casse, dai varchi contapersone fino alle previsioni meteo, li portiamo nei nostri modelli d’analisi e da qui abbiamo una rappresentazione piramidale. Per prima cosa, i grandi numeri, per il management, e poi sempre più nei dettagli fino al prodotto nel singolo scontrino per il personale più operativo. A differenza delle solite informazioni che si ottengono dai sistemi gestionali, i nostri modelli sono pensati per evidenziare in ogni momento le parti più critiche o quelle più performanti, in modo che l’utilizzatore possa concentrarsi su un ogni particolare». •

SINERGIA E COLLABORAZIONE Adriano Visdomini, titolare della comasca Global System, entra nello specifico del rapporto ideale che l’azienda comasca cerca con i propri clienti. «Il nostro know-how ci permette di individuare nell’ immediato le problematiche offrendo un servizio mirato – spiega Visdomini –, innovativo, grazie anche alle tecnologie a nostra disposizione. Seguire i clienti in questo processo richiede grandi capacità di ascolto e di relazione. Sapersi confrontare quotidianamente nei vari passaggi permette di completare il quadro della situazione fornendo al cliente un servizio serio (o soware) e completo. L’affidabilità è la nostra principale caratteristica, siamo infatti convinti che soddisfare le esigenze del cliente, mantenere gli standard elevati e rispettare i tempi di consegna sono le basi che ci hanno reso un’azienda leader del settore a livello nazionale. Tutto ciò richiede sinergia e collaborazione».


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Eccellenze lombarde

Torcitura da collezione LA FRONTIERA DEL SETTORE TESSILE È RAPPRESENTATA DALLA REALIZZAZIONE NON SOLO DI FILATI MA DI VERE E PROPRIE COLLEZIONI DI TESSUTO DA OFFRIRE IN VISIONE AI CLIENTI. L’ESPERIENZA DI LUIGI GHEZZI

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bbigliamento, arredamento, tendaggi e articoli tecnici. I settori di applicazione dei tessuti sono molteplici così come le tipologie di filati che quotidianamente vengono ideati e testati, prima sulle macchine di laboratorio, poi in produzione, per realizzare prodotti unici ed in linea con le esigenze di mercato. Nata nel 1949 da un’idea del fondatore Giuseppe Ghezzi come azienda di torcitura di seta pura, la Ghezzi ha seguito nel corso degli anni un’evoluzione tecnologica delle fibre chimiche arrivando a disporre oggi di un parco macchine di circa 30mila fusi con una produzione di 200 tonnellate al mese di fili continui, artificiali e sintetici. È nel 1971 che la società ha però intrapreso la strada che l’ha condotta alla lavorazione delle fibre chimiche, vivendo da protagonista quella rivoluzione tecnologica che ha scosso a lungo il mercato di riferimento. «Siamo un’azienda dinamica con l’acceleratore sempre schiacciato sull’innovazione». È la parola d’ordine e visione dell’azienda che ha inseguito negli anni un’evoluzione continua tanto da riuscire ad affermarsi come leader indiscussa nel campo della torcitura di fibre artificiali e sintetiche. Bastano infatti poche parole del presidente Luigi Ghezzi per lasciare trasparire l’attitudine al lavoro di qualità a cui l’azienda comasca si è dedicata per anni. Forte di una leadership indiscussa sul mercato e di due unità produttive efficienti - una situata a Orsenigo in provincia di Como e l’altra a Piantedo in Valtellina – la società lavora a ciclo continuo, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese dell’anno, offrendo filati con tecnologie avanzate che, partendo dalla torcitura a doppia torsione, sono in grado di spaziare in

Ghezzi ha sede a Orsenigo (Co) www.ghezzi.com

tutte le tipologie come ad esempio la spiralatura semplice e doppia, la spiralatura con campo di stiro, la torcitesturizzazione, la binatorcitura e la fantasia. Sono variegate inoltre le tipologie di fibre, assemblabili fino a dodici capi nello stesso tempo, che i laboratori Ghezzi progettano nelle loro diverse combinazioni. «Siamo in grado

UN’IDEA DEL PRODOTTO FINITO

Il nostro ufficio stile interno realizza una collezione vera e propria, che aiuta i clienti a visualizzare già quelle che possono essere le caratteristiche di un tessuto realizzato con i nostri filati

di realizzare tipologie di filati per impieghi su telai catena trama o maglieria circolare, - prosegue Luigi Ghezzi inoltre investiamo costantemente sulla tecnologia, sulla ricerca e sul prodotto. Ben consapevoli dell’importanza e del valore assegnati di questi tempi all’ecosostenibilità dei prodotti, abbiamo già sostenuto positivamente l’audit per la certificazione Fsc, ragion per cui l’azienda sarà pronta ad accogliere anche questa nuova sfida offrendo la possibilità di accogliere le richieste da parte dei marchi finali presenti sul mercato». Le tecnologie utilizzate sono altamente innovative e di recente installazione tanto da consentire il conseguimento di un successo qualitativo e di mercato che colloca l’azienda ai primi posti a livello europeo. Da una parte vi è dunque la consapevolezza di dover sempre essere all’avanguardia sotto il profilo dell’innovazione degli impianti produttivi, dall’altra la necessità di andare oltre e realizzare non solo i filati bensì delle vere e proprie collezioni di tessuti, attraverso le quali il cliente è messo nelle condizioni di farsi un’idea della fattura del prodotto finito. «Per poter offrire questo servizio investiamo ogni anno circa trecentomila euro ma è una somma capace di fare la differenza. Il nostro ufficio stile interno realizza una collezione vera e propria, che aiuta i clienti a visualizzare già quelle che possono essere le caratteristiche di un tessuto realizzato con i nostri filati. È uno sforzo importante per noi ma ci dà

di Luana Costa di Elio Donato grandi soddisfazioni, perché nessun altro player è in grado di farlo». Oggi con 84 addetti impegnati negli oltre quindicimila metri quadrati delle due unità produttive, la Ghezzi sta già pensando al futuro. «Stiamo dedicando molto del nostro tempo a studiare attentamente il mercato - conclude il titolare Luigi Ghezzi -. L’obiettivo è comprendere se realmente si è stabilizzato o meno. Dai dati in nostro possesso possiamo affermare che i presupposti sono moderatamente positivi e, se saranno confermati, l’azienda si farà trovare pronta per compiere un ulteriore balzo in avanti». Il marchio è attualmente presente nei mercati dell’intera Europa - Francia, Portogallo, Germania, Svizzera, Spagna, Gran Bretagna, Polonia e Turchia – oltreché nelle più importanti fiere del tessile, testimoniando la volontà di aprirsi ulteriormente ai mercati internazionali. •

L’ORGANIZZAZIONE La rete commerciale è composta da agenti presenti nelle principali aree di vendita sia in Italia che all’estero e si avvale inoltre di personale tecnico con compiti di assistenza, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti pensati e messi a punto anche su richieste specifiche del cliente. Il controllo qualità è garantito dal costante monitoraggio in linea del processo produttivo e si avvale inoltre di un moderno laboratorio di analisi per il controllo delle materie prime, dei prodotti finiti e anche di tessuti catena/trama o maglieria.


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Imbottiti, la crisi è superata di Luana Costa

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e trasformazioni e i mutamenti del mercato sono sempre dietro l’angolo ma la differenza la fa lo spirito con cui si affrontano le nuove sfide. C’è ad esempio chi, durante gli anni della crisi, ha dovuto affrontare anche un passaggio generazionale in azienda uscendone però più che rafforzata. «In questi anni la crisi da una parte e la necessità di effettuare il cosiddetto “passaggio generazionale” sia a livello amministrativo che di manovalanza, ci ha portati a riflettere sul nostro passato e sul nostro futuro» racconta Paola Dalle Vedove, amministratore delegato di Souplesse, azienda specializzata nella trasformazione di poliuretano espanso per la creazione di imbottiture per l’arredamento. «In un primo momento – continua - abbiamo combattuto: limando i costi il più possibile e cominciando a strizzare l’occhio a settori che prima ci sembrava di non poter soddisfare con i nostri macchinari e i nostri processi produttivi. Poi abbiamo imparato a giocare con le nostre macchine e con i nostri clienti sperimentando forme, lavorazioni e materiali. Abbiamo spinto al massimo sulle finizioni artigianali, che io definirei piccole opere d’arte, che siamo riusciti a riprodurre manualmente come se utilizzassimo dei macchinari. Un aspetto che ci ha ripagato: per questo tipo di confezione siamo leader e nessuno come noi riesce ad ottenere il risultato con una tale precisione e nei tempi prefissati dal cliente. Ora lavoriamo per i salottifici, ma anche per la moda, gli imballaggi, le auto, il materiale medico ospedaliero e la pubblicità». L’azienda vanta la collaborazione di tecnici dalla pluriennale esperienza, oltre all’utilizzo di materiali scelti e

L’ESEMPIO DI UNA REALTÀ CHE, IN CONCOMITANZA CON LA FASE DI RECESSIONE, HA DOVUTO AFFRONTARE ANCHE IL PASSAGGIO GENERAZIONALE MA CHE OGGI VIVE UNA FASE DI CRESCITA E GUARDA AL FUTURO CON SERENITÀ. L’ESPERIENZA DI PAOLA DALLE VEDOVE DI SOUPLESSE

ROBOTIZZAZIONE

Fino ad oggi l’aspetto artigianale ha sempre avuto maggior rilevanza rispetto a quello meccanico ma la nostra rivoluzione ci porterà a non distinguere più le due cose garantiti sia per il mercato italiano che per gli ignifughi stranieri e classe 1IM e di macchinari all’avanguardia per precisione e velocità di realizzazione. La strategia adottata dall’azienda è quella di effettuare ingenti investimenti in innovazione e tecnologia. «Da un paio d’anni – aggiunge - abbiamo ricominciato a investire in azienda. Disponiamo di un gran numero di ragazzi giovani in formazione e la loro presenza ha dato una nuova direzione più tecnologica all’azienda. Abbiamo introdotto gestionali computerizzati su ogni postazione lavorativa che in tempo reale ci dicono a che punto della produzione si trova ciascun modello e presto sapremo anche in che punto del magazzino verrà stoccato. Abbiamo allo studio una massiccia robotizzazione per le funzioni

Souplesse ha sede a Mariano Comense (Co) souplessesrl@gmail.com

di incollaggio e stiamo creando una macchina che ci permetterà di rendere meccanico quello che fino ad ora si poteva ottenere solo con abili mani. Per questo possiamo affermare che fino ad oggi l’aspetto artigianale ha sempre avuto maggior rilevanza rispetto a quello meccanico ma la nostra rivoluzione ci porterà a non distinguere più le due cose. Prevediamo inoltre ulteriori investimenti nei prossimi due anni che ci porteranno a raddoppiare il fatturato e che ci daranno la possibilità di lanciarci verso i mercati esteri ai quali fino ad ora non avevamo dato spazio». In una parola il nostro motto è: QTI acronimo che significa Qualità, Tecnologia e Innovazione. Le lavorazioni di Souplesse sono indirizzate principalmente al settore imbottito intendendo nello specifico la parte di divani, poltrone e letti. I clienti dell’azienda sono per il 90 per

cento grandi marchi italiani del mobile così come molto settorializzata è la scelta di acquistare le materie prime da sottoporre a lavorazione unicamente dalle eccellenze dei produttori italiani, sia per la parte del poliuretano espanso che per la parte delle ovatte di rivestimento, oltreché per le materie sussidiarie quali collanti o altro. Il passaggio generazionale in azienda ha inoltre permesso di creare un’azienda rosa. Infatti la maggioranza della proprietà e delle manovalanze sono al femminile: «Possiamo affermare che è frutto del caso – specifica Paola Dalle Vedove – . Io sono figlia unica e quindi il cambio generazionale mi ha portato necessariamente ad affiancarmi a mia madre nella gestione dell’azienda e nel possesso delle quote. Le mie ragazze sono con noi da molti anni e sono lo zoccolo duro della nostra produzione. Sembrerò di parte, ma sono assolutamente convinta che l’organizzazione e la gestione di reparto o aziendale o anche solo della singola postazione lavorativa che può dare una donna sarà sempre più performante di quella data da un uomo. La differenza sostanziale è che una donna è multitasking e solitamente con un tempo molto limitato. Quindi nel più breve periodo di tempo riesce a svolgere una quantità incredibile di operazioni e questo lo può fare solo chi è perfettamente organizzato». •

UNA PRODUZIONE DIVERSIFICATA La Souplesse offre lavorazioni conto terzi di ogni tipo e supporto nello studio e realizzazione del campione e della produzione in serie di divani, poltrone, letti, sedie. Un occhio di riguardo è anche quello rivolto all’automotive e ai settori più tecnici come quello ospedaliero o dell’imballaggio per materiali speciali per i quali fornisce pezzi a disegno, anche su più livelli, e lavorazioni tridimensionali.


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Speciale Marche

Di nuovo in corsa, come le “gazzelle” COSÌ SI DEFINISCONO LE IMPRESE AD ALTA INTENSITÀ INNOVATIVA SU CUI SCOMMETTE IL SISTEMA MARCHE PER SUPERARE IL CONTRACCOLPO DEL SISMA E RIAGGANCIARE IL BINARIO DELLA CRESCITA. CON UN OCCHIO PRIORITARIO AI MERCATI ASIATICI cazione: un terzo del territorio regionale colpito, 31 mila sfollati, 82 comuni nel cratere, 130 comuni danneggiati, 907 chiese danneggiate. Ma anche da un fenomeno così drammatico possono sorgere opportunità, chance che se ben giocate determinano un vero rilancio».

di Giacomo Govoni

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n’attività produttiva in timida ripresa grazie soprattutto al contributo incoraggiante della domanda estera, ma che ha ancora tanto terreno da recuperare. Sono le caute previsioni tracciate dal sistema economico marchigiano per l’anno in corso, sulla base di un 2016 francamente avaro di soddisfazioni sotto il profilo della crescita. Ne danno conferma sia il tradizionale resoconto sullo stato di salute dell’industria regionale realizzato dal Centro Studi di Confindustria Marche, sia il rapporto “Trend Marche sull’artigianato e le piccole imprese” presentato il mese scorso nella sede di Ubi Banca. Due fotografie dai contorni simili, che consegnano un quadro complessivamente opaco in relazione ai principali indicatori, sui quali naturalmente incidono gli effetti “para-

Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche

lizzanti” del sisma di gennaio che hanno peraltro vanificato le ordinarie azioni di sostegno alla competitività delle imprese locali. «L’agenda politico amministrativa – spiega Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche - è stata stravolta da un evento tremendo, non percepito nella sua dimensione reale dalla comuni-

154 MLN VALORE IN EURO DELLE ESPORTAZIONI MARCHIGIANE LUNGO LA DIRETTRICE ASIATICA PARI ALL’1,3 PER CENTO DELL’INTERSCAMBIO COMMERCIALE TOTALE

SISMA E ROTTE ESTERE: LA “DOPPIA RICOSTRUZIONE” È IN CORSO Un traguardo che per un’area gravemente ferita come quella marchigiana significa prima di tutto ricostruzione, in rapido avanzamento a detta del Governatore. «Il 95 per cento della ricostruzione – sostiene Ceriscioli - è avviata. All’appello mancava solo la ricostruzione pesante, ma con le misure per il ripristino degli immobili danneggiati o distrutti dal sisma che abbiamo presentato a maggio, ora possiamo dire ai cittadini e alle imprese che si può ripartire perché gli strumenti ci sono». E, in seconda battuta, valorizzazione dei punti di forza del tessuto industriale marchigiano. A cominciare dai distretti eccellenti - quali il legno-mobile, la meccanica e soprattutto quella della moda-abbigliamento, segnalato in sofferenza nel 2016 con una flessione produttiva del 2,3 per cento - e dal consolidamento della capacità di penetrazione verso i mercati esteri più ricettivi nei confronti dei prodotti marchigiani. Uno di questi è sicuramente quello legato all’area Asean (che comprende Indonesia, Malesia, Filippine, Birmania, Tailandia e Vietnam), i cui ambasciatori sono giunti in Italia nelle scorse settimane per confrontarsi con i rappresentanti della Camera di commercio di Ancona. «Le Marche – ha dichiarato l’assessore regionale alle attività produttive Manuela Bora presente all’appuntamento - guardano ai mercati maturi e a quelli emergenti. L’internazionalizzazione è la via maestra da seguire per una ripresa delle nostre aziende. Perché questo avvenga, è necessario un gioco di squadra e uno sforzo congiunto che, dopo que-

sto incontro, sembrano pienamente concretizzarsi». Con l’auspicio di intensificare ulteriormente l’interscambio lungo questa direttrice asiatica, che già oggi vale 154 milioni di euro dell’export marchigiano pari all’1,3 per cento del totale, ma con una crescita del 45 per cento in cinque anni, e un import di 109 milioni. VOCAZIONE INNOVATIVA CHIAVE DI SVILUPPO E OCCUPAZIONE Altro versante sul quale le Marche stanno lavorando per cambiare passo, anche per risollevare una dinamica occupazionale inferiore alla media nazionale, è quella dell’innovazione e della conversione digitale delle aziende. Temi attorno ai quali a inizio primavera la Regione ha presentato una proposta di legge denominata “Industria 4.0 Innovazione, ricerca e formazione”, accompagnata da una bozza del bando “Manifattura e lavoro 4.0” finanziato da fondi Fesr. Una mossa accolta con favore dal dinamico ecosistema marchigiano, che negli ultimi tempi sta esprimendo una spiccata propensione alla nascita e allo sviluppo di idee innovative. Lo dimostrano i ben 111 progetti con cui altrettanti realtà locali hanno risposto al bando “Sostegno allo sviluppo e al consolidamento di start up ad alta intensità di applicazione di conoscenza” promosso dalla Regione. «L’obiettivo del bando – spiega l’assessore Bora - è individuare nel nostro territorio le cosiddette imprese gazzelle, vale a dire imprese micro o piccole caratterizzate da una naturale vocazione allo sviluppo, in grado di dare ulteriore slancio all’economia marchigiana e alla crescita dell’occupazione, anche attraverso processi di contaminazione dei settori più tradizionali del nostro tessuto produttivo». Una strada nel segno dell’innovazione che, stando agli esiti del bando, potrebbe diventare la chiave di volta anche in futuro. Per sfruttare un patrimonio di nuova imprenditorialità che a oggi rende le Marche la seconda regione italiana con la più elevata incidenza di start up innovative in rapporto al totale delle società di capitali, subito dietro il Trentino-Alto Adige. •


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Speciale Marche

Verso la carpenteria 4.0 CON MARCO GRILLI, AMMINISTRATORE UNICO DELLA OMAS, AZIENDA MARCHIGIANA SPECIALIZZATA IN CARPENTERIA DI PRECISIONE, UN FOCUS SULLE SFIDE DELL’AUTOMAZIONE E DELLA GLOBALIZZAZIONE, A PARTIRE DALLE BEST PRACTICES INTERNE

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oluzioni personalizzate, automazione avanzata e una strategia aziendale che punta sul miglioramento delle prestazioni interne e su un processo ideativo che parte dal problema per arrivare alla soluzione, percorrendo strade diverse dal “così fan tutti”. La carpenteria 4.0 non è il futuro prossimo ma il presente in alcune delle più innovative imprese italiane del settore. Quelle in cui i super ammortamenti sull’hi-tech sono arrivati dopo gli investimenti e il rapporto tra operai e robot è molto al di sopra della media nazionale. Alla Omas, azienda meccanica di precisione marchigiana fondata nel 1966, il rapporto tra robot e uomini è di uno a tre su 120 lavoratori. Uno schiaffo in faccia a chi sostiene che i robot saranno la causa della contrazione della forza lavoro e un unicum nel panorama italiano del settore, costellato di piccole e medie aziende con non più di 15-20 dipendenti. Qui il complottismo un po’ retrò e luddista che vorrebbe la completa sostituzione degli uomini con le macchine non è di casa. «Quando sono entrato in azienda, nel 1985, l’azienda aveva già provveduto al licenziamento di n°25 addetti su n°50 dell’epoca (metà del personale) – racconta l’amministratore unico e socio Marco Grilli – e si stava per avviare il processo di transizione che ci ha portato dalla lavorazione di lamiere nel

Marco Grilli, amministratore unico della Omas www.omasspa.com

settore di strumenti musicali alla lavorazione di lamiere e tubi conto terzi, che è a tutt’oggi il nostro core business. All’epoca mio padre mi disse: “Quando in un centro piccolo come il nostro licenzi una persona, questa è o un amico o un vicino di casa o un parente”. Non l’ho mai dimenticato, ho sempre lottato per difendere i dipendenti anche durante la crisi del 2009. Abbiamo sofferto, molte aziende hanno chiuso, ma siamo riusciti a rimettere in carreggiata la nostra azienda. La robotizzazione non è mai stata per noi la chiave per mandare a casa i lavoratori, semmai uno degli strumenti per far crescere l’azienda e dare ancora più lavoro». La Omas ha puntato sull’industria 4.0 parecchi anni prima che entrasse nell’agenda di Governo e industriali. Cosa vi ha spinto a guar-

dare in quella direzione e qual è la strategia aziendale? «Si fa un gran parlare di Industria 4.0 ma la verità è che il territorio non è pronto perché la politica non l’ha preparato. Nelle Marche, quando abbiamo deciso di intraprendere il percorso che doveva portarci all’interconnessione interna ed esterna dell’azienda mancava la fibra, ce la siamo dovuti assicurare con un investimento privato non da poco. Alla Omas siamo spesso i primi a percorrere certe strade, cerchiamo di distinguerci non entrando nella bagarre del “tutti fanno così” o “abbiamo sempre fatto così” perché solo partendo dal miglioramento delle prestazioni interne possiamo competere ed of-

di Alessia Cotroneo di Elio Donato frire di più ai nostri clienti. Abbiamo deciso di lavorare effettivamente in 4.0, non per l’iper ammortamento, che all’epoca non era nemmeno nell’aria, ma per crescere. Le nostre lavorazioni si sono spinte verso particolari complessi non facilmente trasportabili, con numeri non altissimi e tolleranze rigorose, su telaistica ad alto tasso di tecnicismo, cercando mercati non banali. Questa è stata la nostra strategia, non in tempo di crisi ma quando tutto andava bene, e si è rivelata vincente, perché i nostri prodotti non sono facilmente collocabili in mercati a basso costo e ci siamo salvati dal tritacarne della concorrenza spietata del Far Est». Oggi a cosa guarda l’azienda in materia di innovazione? «Continueremo ad investire sul miglioramento di processi e tempi di lavorazione ma il grosso del lavoro sarà fatto sulla logistica interna dove crediamo di poter ottenere efficienze importanti. Per questo, stiamo puntando sui sistemi AGV, veicoli a guida automatica per la movimentazione interna. Siamo terzisti, viviamo solo di possibili soluzioni che permettono di ottimizzare e stabilizzare i processi, il futuro è sfidare il mercato, che chiede standard sempre più rigorosi e severi, credendo in quello che facciamo e senza temere di investire in innovazione. Partiamo da cosa serve a noi e da lì andiamo a cercare soluzioni per le esigenze dei clienti. E l’esperienza degli ultimi tre anni ci dice che la soluzione si trova, una volta verificata la convenienza dell’investimento dobbiamo osare senza paura». •

PER CRESCERE OGNI GIORNO Credere nell’Italia, nella carica creativa e innovativa di un popolo che sul pensiero laterale ha costruito, nei secoli, la sua fortuna. Così la Omas è riuscita a non cedere alle “sirene” della delocalizzazione, a rifiutare gli inviti a trasferirsi in Polonia, Romania, Slovacchia, Cina, Vietnam per aumentare gli utili. A dirlo è l’amministratore unico Marco Grilli, che sul territorio e i suoi giovani crede. E investe. «Ci stiamo concentrando sulla formazione di una squadra molto giovane, che lavora per cercare possibili soluzioni a problematiche interne, prima ancora che dei clienti. Non copiamo quello che hanno tutti, ci interessa piuttosto ideare soluzioni che permettano di velocizzare, stabilizzare, automatizzare un processo. I giapponesi della Honda Motor (nostri clienti storici) ci hanno insegnato la loro filosofia: mettere tutti i giorni un piccolo mattone in un percorso di crescita senza vuoti in mezzo. Questo significa per noi crescere».


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Tra tecnologia e artigianalità di Antonella Romaniello

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ffeluce nasce nel 1978 come azienda produttrice di corpi illuminanti per l’arredo bagno e negli anni è riuscito a imporsi come partner privilegiato delle più grandi realtà industriali e della grande distribuzione organizzata. Il suo successo è dovuto soprattutto alla capacità di customizzare la produzione industriale secondo le necessità dei clienti, riuscendo cioè a realizzare prodotti artigianali e di ottima qualità in tempi estremamente ridotti. Oggi l’azienda sta cercando di vincere una nuova battaglia in termini di produttività, quella di produrre il più possibile in Italia, grazie al prezioso aiuto degli artigiani del settore e di arredamenti in genere. Sono già tre anni che Effeluce sviluppa prodotti nella sua sede di Recanati, componenti tutti dal forte impatto performante e di elevata efficienza energetica. L’azienda ha sposato in pieno la filosofia del modello imprenditoriale marchigiano. «Nel territorio delle Marche ci sono tante piccole e micro imprese e la nostra mission è quella di valorizzare queste piccole realtà artigianali – spiega Luca Faini Bartolini-. Tutti i nostri nuovi prodotti realizzati in plexiglass e inox sono quindi costruiti unendo il processo industriale più puro ad alcuni

MADE IN MARCHE

Nel territorio ci sono tante piccole e micro imprese e la nostra mission è quella di valorizzare queste piccole realtà artigianali

QUANDO L’INNOVAZIONE INCONTRA LA TRADIZIONE NASCE UN PRODOTTO UNICO PER QUALITÀ ESTETICHE E FUNZIONALITÀ. LUCA FAINI BARTOLINI SPIEGA QUANTO SIA IMPORTANTE DIVERSIFICARE L’OFFERTA PER SOPRAVVIVERE AL MERCATO GLOBALE

step in fase di lavorazione e modellazione del metacrilato realizzati dalle sapienti mani di artigiani con più di trent’anni di esperienza». I prodotti sono quindi modellati grazie all’interazione tra industria e artigianato. «Ci impegniamo a non industrializzare tutto il processo produttivo, in questo modo abbiamo l’opportunità di dare spazio e visibilità agli artigiani del distretto e, allo stesso tempo, valorizzare la bellezza e l’unicità del “fatto a mano” che ci permette di personalizzare e molto spesso di migliorare il prodotto». “La mano coglie quello che l’occhio non vede”, questa la filosofia che l’azienda di impegna a seguire. «I nostri prodotti non possono essere solo funzionali ma anche belli ed eleganti. È solo attraverso il lavoro delle maestranze artigianali, che curano alcuni aspetti della nostra produzione, che possiamo regalare quel quid in più, un’emozione più forte: quella di rendere i nostri prodotti unici, piacevoli alla vista e al tatto». Dall’idea alla realizzazione ex novo passano solo tre giorni. «La nostra forza è proprio quella di riuscire a creare un prodotto che sia di concezione artigianale in tempi brevissimi. Dai modelli più classici a quelli più moderni, ogni lampada viene elaborata su disegno del nostro reparto di progettazione per poi arrivare alla creazione dei primi campioni in pochi giorni». L’Italia è da sempre leader mondiale nel campo del design e per poter fare fronte a una concorrenza sempre più agguerrita, deve puntare proprio su uno

stra mission è quella di riuscire a comunicare quanto sia importante adoperarsi perché la modernità, la digitalizzazione e la flessibilità si uniscano in maniera indissolubile alle capacità manuali dei singoli artigiani». In Effeluce convivono innovazione e tradizione. «Coniugare questi due aspetti è possibile solo contando sull’aiuto di dipendenti altamente specializzati e in grado di dare risposte immediate e adeguate. Investire nella formazione dei nostri collaboratori per noi significa investire nel futuro, inoltre i nostri clienti sono in grado di riconoscere un tecnico o un designer preparato, la professionalità dei nostri dipendenti ci aiuta quindi a instaurare un rapporto di fiducia tra le due parti. Cerchiamo poi di rinnovarci ogni giorno, realizziamo nuovi prototipi ogni mese per stare sempre al passo con le esigenze di mercato non solo in termini di funzionalità e praticità ma anche di moda e gusto». •

LAMPADE ADATTE A OGNI SPECCHIO Effeluce ha sede a Recanati (Mc) www.effeluce.com

stile unico e inimitabile. «Ci proponiamo di fare questo servendoci di collaborazioni mirate. Una piccola azienda non può avere la presunzione di riuscire da sola a competere in tutti i mercati, ma se le cooperazioni e il recupero di alcune maestranze artigiane possono essere di nuovo proposte come knowledge positivo e propositivo, allora probabilmente saremo capaci non solo di fare un prodotto competitivo ma di farlo in maniera emozionante». L’economia italiana riparte dunque dalla sinergia tra artigianato e industria, dalla qualità dei materiali e da una ricerca funzionale e di stile. «Il nostro obiettivo non è solo quello di puntare ai mercati di high level ma di mantenerci competitivi proponendo prodotti italiani anche nei canali della grande distribuzione. Cerchiamo quotidianamente di portare avanti una ricerca puntuale sulla funzionalità dei prodotti senza sacrificare l’estetica. La no-

Le lampade prodotte da Effeluce possono essere facilmente applicate a qualsiasi tipologia di specchio così come alla testata del letto, fornendo una pratica alternativa alle obsolete abat-jour. Spiega Luca Faini Bartolini: «Le lampade sono appositamente pensate per potersi integrare con qualsiasi tipo di mobile. Hanno un trasformatore integrato nella struttura, per questo motivo sono subito pronte per il collegamento alla rete elettrica, senza che ci sia la necessità di impiegare alimentatori esterni. La facilità di assemblaggio è tale che chiunque potrebbe riuscirci. Utilizziamo lampade alogene con un rendimento luminoso di molto superiore a quelle a incandescenza tradizionali oppure lampade a Led che consentono di risparmiare il novantatre percento di energia rispetto alle vecchie lampadine».


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Speciale Marche

Dalle macerie alla fiducia di Giacomo Govoni

«I PROBLEMI IN RAPPORTO AI FABBISOGNI DELLE IMPRESE SONO TANTI, MA TRA LE IMPRESE C’È VOGLIA DI RINASCITA». LO AFFERMA CON ORGOGLIO BRUNO BUCCIARELLI, CHE CHIEDE UNO SFORZO CORALE IN MATERIA DI SVILUPPO E INVESTIMENTI

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ecuperare brillantezza per dare slancio alla produzione industriale, cresciuta l’anno scorso a velocità dimezzata rispetto a quella nazionale. È la rincorsa nella quale si sta producendo in questi mesi il sistema produttivo marchigiano, con l’intento di gettarsi alle spalle un 2016 partito fiacco e proseguito senza accelerazioni di rilievo in una seconda metà dell’anno contraddistinta da «nuovi segnali di difficoltà, con vendite sul mercato interno in leggera flessione e attività commerciale internazionale appena positiva». A coglierli è il leader degli industriali regionali Bruno Bucciarelli che analizzando l’ultimo consuntivo annuale sull’industria marchigiana realizzato dal Centro Studi di Confindustria Marche in collaborazione con Nuova Banca Marche-Gruppo Ubi Banca, sottolinea come «a soffrire particolarmente sono i settori del Sistema Moda con flessioni produttive del 2,3 per cento per il tessile abbigliamento e dell’1,2 per cento per le calzature». Positivo invece l’andamento del legno-mobile e della meccanica, in rispettivo rialzo del 3,9 per cento e del 2,2 per cento». Nel complesso, come sono ripartite le imprese delle Marche in

Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche

questo 2017 e in quali ambiti permangono le maggiori sofferenze? «Nel primo trimestre del 2017 il Cruscotto congiunturale, la nuova indagine previsionale del nostro Centro Studi, ha rilevato una sostanziale stabilità delle performance delle imprese rispetto alla chiusura del 2016. Mentre, seppur in un contesto di diffidenza sulla solidità della ripresa, risultano in miglioramento le aspettative per il secondo trimestre. Salgono infatti al 27,6 per cento le imprese che stimano un miglioramento dei livelli produttivi, contro il 21,7 per cento dello scorso trimestre, mentre scende la quota di quelle che prevedono una flessione». Stando ai dati l’export marchi-

giano migliora, ma senza risultare trainante. Verso quali sbocchi si osservano le variazioni più incoraggianti in termini di vendite estere? «L’anno scorso le esportazioni delle Marche hanno registrato un incremento del 5,6 per cento rispetto al 2015, influenzato tuttavia dalla performance del settore farmaceutico (+44 per cento) senza la quale le esportazioni avrebbero registrato una variazione dello 0,3 per cento. Nella graduatoria dei primi 20 Paesi di destinazione delle esportazioni marchigiane, il Belgio, con il 10,5 per cento del totale, cede il primo posto alla Germania (11,7 per cento); seguono la Francia con l’8,9 per cento e Stati Uniti con il 6,3 per cento. Nel periodo gennaio-marzo 2017 le esportazioni delle Marche sono cresciute dell’1 per cento, un andamento sottotono sia rispetto a quello nazionale pari al +9,9 per cento. In flessione sono risultate le vendite all’estero di articoli farmaceutici, di apparecchi elettrici, di articoli di abbigliamento e di mobili». Al netto dell’aspetto drammatico, di recente il governatore Ceriscioli ha parlato della ricostruzione post-sisma come di “un’occasione di rilancio”. Quale deve essere il grado di coinvolgimento delle imprese locali in questa operazione? «Spesso dai media non emerge a sufficienza, ma è bene ricordare oltre il 60 per cento dei danni causati dal sisma hanno coinvolto proprio la nostra regione. Anche se sono moltissimi i problemi che si stanno affrontando in rapporto ai

fabbisogni della collettività e delle imprese, c'è comunque voglia di rinascita. Per ottenerla è fondamentale impostare una concreta strategia di sviluppo delle aree interne che parta dal basso e riconosca il valore essenziale delle imprese per evitare spopolamento e impoverimento. In quest’ottica le risorse comunitarie aggiuntive as-

segnate alla Regione Marche a fronte del sisma possono contribuire a intensificare gli investimenti pubblici e privati, ma vanno rese disponibili con procedure rapide perché il tempo è determinante per accelerare la ripresa». Nel cammino verso la digital transfomation della manifattura marchigiana, lei ha sottolineato l’importanza di “creare un asse tra industria, università e ricerca”. Quali azioni sono in corso e quali ritiene prioritarie sotto

PRODUZIONE INDUSTRIALE

Flessioni produttive del 2,3 per cento per il tessile abbigliamento e dell’1,2 per cento per le calzature. Positivo il legno-mobile e la meccanica, in rialzo del 3,9 e del 2,2 per cento


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EXPORT

Nel 2016 le esportazioni delle Marche hanno registrato un incremento del 5,6 per cento rispetto al 2015, influenzato dalla performance del settore farmaceutico (+44 per cento) senza la quale le esportazioni avrebbero registrato una variazione dello 0,3 per cento questo aspetto? «Insieme alle associazioni territoriali ci stiamo impegnando per favorire la trasformazione digitale delle imprese, maturando di recente l’intenzione di attivare un Digital innovation hub nella nostra regione. Lo scorso anno Confindustria Marche, con il cluster Marche Manufacturing ha vinto una call europea per realizzare uno studio di fattibilità finalizzato ad accoglierlo. Il Dih Marche si propone di sensibilizzare le imprese su opportunità in ambito 4.0, diventando un ponte tra impresa, ricerca e finanza. Inoltre punta a svolgere azioni di mentoring alle imprese, fungendo tra l’atro da link stabile con i Competence center 4.0». Tra le note liete si segnala il risveglio degli investimenti da parte delle aziende marchigiane, che denota la loro fiducia nella possibilità di agganciare la ripresa. Cosa preannunciano le stime dei prossimi mesi in questo senso?

«Per il 2017 le previsioni sono orientate verso un significativo miglioramento del 10,4 per cento della spesa complessiva, che dovrebbe beneficiare del miglioramento ulteriore della domanda interna. Secondo i piani aziendali, la spesa per investimenti dovrebbe recuperare praticamente in tutte le componenti tranne l’hardware/software, che in compenso era già cresciuto dell’11,8 per cento durante l’anno passato». •

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Speciale Marche

Ancona, piano prioritario degli investimenti di Giacomo Govoni

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na visione prospettica, sui progetti di mediotermine. E un’altra in modalità “hic et nunc”, focalizzata sulla quotidianità. È il duplice sguardo attraverso il quale la macchina amministrativa comunale sta lavorando per portare Ancona fuori da una stagione economica che le ultime trimestrali dipingono in chiaroscuro, rilevando in particolare una dinamica debole del commercio espressa dal saldo negativo tra nuove attività e cessazioni. Una fotografia nella quale il sindaco non si ritrova. «Da uno strumento molto empirico – sostiene Valeria Mancinelli - come può essere una passeggiata lungo le due arterie principali della città, Corso Garibaldi e Corso Mazzini, mi pare invece che aperture e chiusure nel complesso si equivalgano». Significa che secondo lei i dati relativi all’attività commerciale anconetana non corrispondono al fenomeno reale? «In effetti la nostra percezione è più positiva. Sul piano numerico, forse, c’è addirittura un’effervescenza non immaginabile fino a poco tempo fa, nel senso che chiudono negozi storici ma nel giro di poche settimane ne riaprono dei nuovi. Semmai c’è una mutazione qualitativa, per cui dall’impresa familiare si passa alla catena in franchising o al monomarca. Ma questo è il mercato che evolve». Cosa fate per sostenere questa effervescenza?

Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona

DAL RILANCIO DELL’ATTIVITÀ PORTUALE PASSANO BUONA PARTE DELLE PROSPETTIVE DI CRESCITA DEL CAPOLUOGO MARCHIGIANO. NE È CONVINTA IL SINDACO, VALERIA MANCINELLI, CHE COGLIE ANCHE UNA NUOVA VITALITÀ COMMERCIALE DEL CENTRO STORICO

«Cerchiamo di fare la città più bella, in particolare con interventi di riqualificazione sull’asse centrale come quello di piazza Cavour, il nuovo arredo urbano di corso Garibaldi, e adesso il restauro della zona del passetto, com’è conosciuta qui ad Ancona, per renderla più attrattiva. Interventi consistenti stanno interessando anche la Mole Vanvitelliana, nell’area portuale». In materia di imposizione fiscale, quali scelte avete fatto per aiutare il tessuto produttivo e favorire la ripresa dei consumi nella vostra comunità? «L’unica aliquota che oggi è sostanzialmente in mano all’amministrazione comunale è la Tari, per la quale abbiamo predisposto una manovra in tre anni che ne ha ridotto notevolmente il peso sulle imprese. Se infatti prima la proporzione del carico tra imprese e residenziali era 60 a 40, ora è stata riequilibrata al 50 e 50, con un alleggerimento sul mondo produttivo di circa 2 milioni di euro. Altra misura minore in ter-

mini quantitativi, ma che esprime un segnale di vicinanza alle imprese è il bando di 80 mila euro a favore degli esercizi commerciali del centro storico di Ancona che intendevano allargare i loro dehor, divisi in contributi singoli di 2-3 mila euro ciascuno». Nei giorni scorsi, durante un evento dedicato ai sapori marchi-

giani, ha richiamato l’attenzione sul valore dell’economia del mare. Come state lavorando per metterla al centro del rilancio, anche turistico, di Ancona? «Intanto scommettendo sulle infrastrutture e soprattutto sul porto di Ancona in grande espansione, dove Msc Crociere che già vi fa tappa, ha manifestato la volontà di realizzare


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RIQUALIFICAZIONE URBANA

Per fare la città più bella interventi sull’asse centrale come quello di piazza Cavour, il nuovo arredo urbano di corso Garibaldi. Interventi consistenti stanno interessando anche la Mole Vanvitelliana, nell’area portuale il proprio home port, ovvero quello da cui ci si imbarca e non solo dove si fa scalo. Questo comporterà flussi di migliaia di persone verso il porto e il primo problema sarà farcele arrivare, attraverso un sistema funzionale di ferrovie e strade che stiamo implementando». Attraverso quali strategie operative? «Applicando una metodologia di intervento che in pratica prevede il divieto di varianti al Prg. Come amministrazione comunale procediamo per varianti parziali, perfino puntuali in caso di necessità concrete. Penso ad esempio al progetto dei cantieri di Isa Palumbo, che realizza i mega yacht, intenzionata ad ampliare i suoi stabilimenti. Questo è un modo per sostenere l’economia del mare. Tre-quattro anni

fa si dava per spacciata la cantieristica, compresi i Cantieri navali riuniti del gruppo Fincantieri. Noi invece abbiamo investito su questa realtà, che tra diretti e indiretti offre lavoro a circa 2000 persone, e oggi apprendiamo con orgoglio che il cantiere di Ancona ha commesse in agenda fino a tutto il 2022». Guardando al vostro piano investimenti per la competitività del capoluogo marchigiano, a quali progetti e interventi darete priorità nel prossimo futuro? «Il nostro bilancio ci consentiva molto poco, quindi siamo andati a caccia di risorse e le abbiamo trovate. Destinandole a due capitoli di investimento prioritari. Primo il Fronte mare, sulla città medievale che affaccia sul porto antico, diventata la passeggiata degli anco-

netani. Questa parte di porto ha un retro che è la città vera e propria a partire dal Palazzo degli Anziani, in fase di riqualificazione come gli scavi del porto traianeo per uno stanziamento complessivo di 9,5 milioni di euro, di cui 6 a fondo perduto di finanziamenti europei, più 3,5 milioni di cofinanziamento. Con tanto di illuminazione scenografica dal molo nord fino alla Loggia dei mercati».

Secondo capitolo? «ll bando periferie, per 16 milioni di euro interamente finanziati e con i lavori in partenza nei primi mesi del 2018. Infine stiamo andando in finanza di progetto al recupero del mercato coperto centrale, conosciuto come Mercato delle Erbe in corso Mazzini, nello splendido edificio in stile liberty degli anni Venti, con un’operazione di restauro e di soppalcatura di circa 3,5 milioni di euro». •


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Speciale Marche

Il controllo delle polveri sottili

di Luana Costa

LA CRESCENTE ATTENZIONE PER L’AMBIENTE HA AVUTO COME EFFETTO QUELLO DI SOLLECITARE LA CREAZIONE DI TECNOLOGIE ALL’AVANGUARDIA PER IL MONITORAGGIO DEI PARAMETRI DELL’ARIA IN AMBIENTI DI LAVORO, IN AMBIENTI ESTERNI E PER IL CONTROLLO DELLE EMISSIONI DA CAMINO. NE PARLIAMO CON FEDERICA FUCILI DI AMS ANALITICA

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l monitoraggio delle polveri sottili presenti nell’aria è un settore industriale che di recente ha preso piede soprattutto sulla scorta della crescente attenzione riservata ai temi ambientali. Le istituzioni non sempre sono nelle condizioni di effettuare adeguate rilevazioni poiché sprovviste delle apparecchiature. Da qui l’esigenza di creare una sinergia con la rete di società private che investono in innovazione e sono in grado di mettere a disposizione degli enti governativi macchinari per realizzare ogni tipologia di campionatura. Ams Analitica rientra nel novero di aziende, per la verità presenti in numero assai esiguo sul territorio nazionale, che hanno raggiunto una sinergia pubblico/privato. La società si occupa della produzione e della distribuzione di strumenti per il monitoraggio dei parametri dell’aria in ambienti di lavoro, in ambienti esterni e per il controllo delle emissioni da camino. «La costante ricerca nello sviluppo di soluzioni ottimali, tali da rendere sempre più affidabile sia la fase di campiona-

mento che quella di analisi finale del campione è il nostro obiettivo principale» racconta Federica Fucili responsabile aziendale. L’A ms Analitica forte dell’affermazione ottenuta sul territorio nazionale ora guarda all’estero puntando all’ottenimento della certificazione propedeutica all’ingresso nel mercato statunitense. «Ottenere questa tipologia di certificazione - continua Fucili - che rende compatibile la nostra strumentazione con gli standard americani ci consentirebbe di compiere un salto di qualità notevole e ampliare i nostri orizzonti». La distribuzione di marchi prestigiosi sul territorio italiano completa un’esperienza ultra decennale da parte della proprietà aziendale, in grado di supplire ad ogni richiesta relativa a strategie di campionamento con risposte chiare ed efficaci. Principalmente tre sono i segmenti di attività legati al controllo dell’inquinamento atmosferico. Il primo è il campionamento ambientale: «Attraverso l’impiego della nostra strumentazione si è in grado di rilevare la presenza di frazioni di polveri PM10 e PM2,5 fino alle determinazioni più

campionatori della serie AirCube™, utilizzabile per campionamenti a postazione fissa in ambienti di lavoro, per la valutazione del particolato nelle frazioni PM10 e PM2,5 e dei dispositivi per il monitoraggio delle fibre di amianto aero disperse». La gamma di attività non si esauriscono qui. L’azienda è in grado infatti di fornire inoltre strumentazione per i campionamenti delle emissioni da camino: «Abbiamo realizzato una nuova linea di campionatori isocinetici e di relative sonde dedicata al campionamento a camino in conformità alle normative europee ed internazionali» sottolinea con orgoglio la responsabile aziendale. «Queste attrezzature rappresentano la novità assoluta dell’intera gamma di prodotti. La linea è composta da campionatori componibili e integrabili tra loro oltre a dispositivi per la rilevazione dei parametri di emissione come metalli pesanti, diossine, furani, acidi inorganici, mercurio, polveri». “La qualità intorno a te” è la filosofia che accompagna le attività dell’azienda. «Il nostro modo di essere è semplice e alla base ci sono tre valori fondamentali: qualità, affidabilità e rispetto – continua ancora Fucili -. Investiamo ogni anno nella ricerca e sviluppo con la certezza di offrire sempre il meglio dei nostri strumenti ed è proprio questo elemento che ci consente la creazione continua di soluzioni ottimali». •

L’AMIANTO

Ams Analitica ha sede a Pesaro www.amsanalitica.com

complesse di inquinanti tossici come diossine, furani, IPA e Pcb». Ciò è possibile grazie alla linea di campionatori ad alto volume AirFlow HVS che da anni rappresentano uno standard di riferimento nel panorama nazionale e internazionale e alla linea di campionatori singoli e sequenziali per polveri della linea DustCheck DPM. «Forniamo inoltre la strumentazione per i campionamenti in ambienti di lavoro. Questo genere di attività rappresenta da sempre un punto di forza del gruppo di lavoro Ams Analitica, che attraverso la distribuzione esclusiva in Italia dei materiali Gastec e SKC ha affermato marchi già leader a livello mondiale. A questa linea di prodotti è poi affiancata la completa linea di

Sicuramente uno tra gli argomenti maggiormente trattati è quello sul monitoraggio personale ed ambientale delle fibre di amianto. Tutte le lavorazioni che in un modo o nell’altro, hanno nei loro passaggi un contatto con amianto, prevedono automaticamente il monitoraggio personale o ambientale per quantificare successivamente le fibre aerodisperse. Il recente sviluppo tecnologico ha prodotto un sistema di campionamento decisamente più pratico e con superiori capacità di riproducibilità rispetto al tradizionale. Esso è costituito da una membrana filtrante come già descritto, inserita su un supporto in cellulosa (PAD) ed alloggiata in un porta filtro “monouso” in plastica conduttiva di colore nero pronto per essere utilizzato.


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Speciale Marche

Componenti custom made di Remo Monreale

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erto la situazione non è facile: sono progressivamente venuti meno gli ordini per le grandi serie, ora appannaggio della Cina e dei paesi extra Ue». È una di quelle affermazioni con cui si potrebbe descrivere il contesto di molti settori produttivi, in Italia e non solo. In questo caso parliamo di componentistica e lo facciamo con l’ingegner Federico Quaresima, a capo della pesarese Effegomma, che produce componentistica e articoli a disegno, in gomma e gomma-metallo. «In particolare, siamo specializzati nella personalizzazione dei prodotti – precisa l’ingegner Quaresima – e forniamo supporto tecnico dalle fasi iniziali del progetto fino all’assistenza post-vendita. La nostra azienda si distingue per i servizi integrati che prevedono la partecipazione e collaborazione con il cliente, nella fase di progettazione delle nuove macchineapparecchiature, nonché l’utilizzo della nostra competenza per formulare risposte tecniche per la scelta del miglior materiale per l’applicazione richiesta. Inoltre, proponiamo lavorazioni complementari sulla componentistica. Non ci limitiamo solo allo stampaggio della gomma ma offriamo un ampio range di finiture post-vulcanizzazione, dalla rettifica centesimale, alla pulizia criogenica, dall’incollaggio a freddo della gomma su supporti metallici, all’assemblaggio di rulli con la tecnica di calzaggio, al montaggio di ventose complesse per macchine Cnc». Come spiega il titolare dell’azienda pesarese, oggi i produttori sembrano essere più interessati al prezzo piuttosto che alla qualità degli articoli. «Effegomma pertanto ha modificato il proprio profilo e l’approccio al mercato, senza rinunciare all'elevata qualità, lavorando via web, offrendo competenza e proponendosi come esecutrice di articoli ad alto valore tecnologico, prodotti anche in piccole serie. Siamo in grado di fornire risposte alle richieste d’offerta entro 24 ore e abbiamo dovuto modificare la nostra pianificazione produttiva in modo da soddisfare le urgenze del cliente che sono ormai quotidiane». Personalizzazione e flessibilità sono tra le caratteristiche che distinguono la Effegomma. «Indubbiamente – dice l’Ing. Quaresima – queste due impostazioni strutturali impongono un’organizzazione agile, conoscenze tecnologiche approfondite, e una capacità di esecuzione elevata. Effegomma è storica-

FEDERICO QUARESIMA DESCRIVE IL NUOVO QUADRO ATTORNO AL SETTORE DELLA COMPONENTISTICA, SPIEGANDO LE CONSEGUENZE DEL MUTATO BARICENTRO MONDIALE E LE STRATEGIE IN GRADO DI RIBALTARE LE CONDIZIONI ALTRIMENTI SFAVOREVOLI

UN NUOVO APPROCCIO

Ora offriamo competenza e proponiamo articoli ad alto valore tecnologico, prodotti anche in piccole serie mente votata alla produzione di articoli personalizzati e l’impostazione aziendale riflette questa caratteristica. Il nostro punto di forza è la capacità di analizzare un progetto e scomporlo nelle sue parti, proporre soluzioni alternative dal punto di vista tecnico ed economico, per giungere a un prodotto finito che soddisfi le esigenze del cliente, grazie al nostro know-how e alla comprovata esperienza nel settore della componentistica a disegno». Ma gli elementi necessari a questo case history non si fermano qui. «Dal 2008, abbiamo implementato le vendite via web, con un sito strutturato e funzionale, nonché con un’adeguata pubblicità sui motori di ricerca. Il progetto, al quale abbiamo fortemente creduto, ci ha consentito l’ingresso nei mercati internazionali. Vendiamo i nostri prodotti in gran parte del mondo dal Brasile alla Russia, dal Canada alla Germania e molti altri. L’azienda, certificata Iso 9001 2008, ha un elevato grado di digitalizzazione, utilizza software gestionali e di produzione collegati fra loro, al fine di avere una costante visione dello stato d’avanzamento di un articolo ed essere in grado di soddisfare eventuali urgenze da parte del cliente, modificando in corso d’opera la pianificazione produttiva». Infine, uno sguardo al prossimo futuro. «Presto comincerà a imporsi un inter-

scambio continuo di conoscenza, l’integrazione delle informazioni e dei sistemi digitali e microelettronici. Poi avremo lo sviluppo di nuove tecnologie basate su tecniche di progettazione, meccatronica e componentistica e di nuovi materiali. Le tecnologie prioritarie, nel nostro ambito, saranno quelle flessibili di stampaggio, di controllo e gestione dei sistemi, i sistemi innovativi di fissaggio dei pezzi, tecnologie di rapid tooling e rapid prototyping. Di rilevante incidenza, per noi, saranno anche le tecnologie di materiali basate sulle principali capacità di prodotto: robustezza, leggerezza, durevolezza, ecocompatibilità, ovvero lo sviluppo di materiali robusti con caratteristiche meccaniche e chimiche più perfomanti». • La Effegomma Srl ha sede a Fermignano (Pu) www.effegomma.it

LA FORZA DEL CAPITALE UMANO Effegomma nasce in Piemonte nel 1985 e vanta un’ esperienza trentennale nel campo della movimentazione. «Operiamo in differenti quanto numerosi settori merceologici – dice il titolare Federico Quaresima –, come macchine per la lavorazione del legno, armi, attrezzature per acquafitness, settore packaging, settore trivellazioni, stirerie industriali, pompaggio calcestuzzo ecc. Uno dei nostri punti di forza è il capitale umano sul quale abbiamo investito negli anni. Abbiamo, infatti, un organico altamente qualificato, che unisce l’esperienza del titolare con l’intraprendenza dei più giovani. Si divide fra lauree scientifiche con un background chimico, applicate al settore tecnico e produttivo e lauree linguistiche e gestionali, applicate al settore dell’internazionalizzazione».


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Rotte transoceaniche per i tecnopolimeri di Alessia Cotroneo

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tecnopolimeri sono materie prime fondamentali in settori ad alta specializzazione (dall’automotive al biomedicale, dal packaging all’elettrico-elettronico fino allo stampaggio tecnico) su cui negli ultimi anni si è giocata una partita senza esclusione di colpi all’insegna dell’innovazione. Grazie alle loro peculiari proprietà fisicomeccaniche, la loro applicazione si è diffusa a macchia d’olio e il futuro riserva ancora sorprese, con possibilità che si moltiplicano e reti di distribuzione sempre più capillari e transoceaniche, per garantire approvvigionamenti adeguati e tempestivi, a prezzi competitivi. «Nei prossimi vent’anni grazie al metal replacement, la sostituzione delle componenti metalliche con tecnopolimeri plastici, assisteremo a una rivoluzione – spiega Luca Leonardi, ceo della Leonardi Spa, tra le aziende leader di mercato in Italia nella distribuzione di tecnopolimeri e macchine per la lavorazione delle materie plastiche –. Avremo costi di produzione più bassi per svariati prodotti e componenti, performance simili o più alte, il moltiplicarsi di design e soluzioni fisico-meccaniche alternative. Le aziende lo sanno e continuano gli investimenti in questo settore, in cui la specializzazione fa sempre più la differenza». Leonardi Group si occupa di distribuzione di materie plastiche dal 1958, anno della fondazione della compagnia che dagli anni Novanta, con l’arrivo degli attuali manager capitanati da Luca Leonardi, ha innescato il turbo, puntando sui tecnopolimeri, che importa e distribuisce dal lontano Far Est. Da Giappone, Malesia, Corea del Sud, Cina, Taiwan partono circa 1.100 tonnellate al mese di oltre 250 tipologie diverse di materiali, per approdare al quartier generale in provincia di Ancona e poi da lì in tutta Italia. Quali sono le principali criticità di una supplay chain che comincia dall’estremo Oriente? «Innanzitutto i tempi di viaggio, che oscillano dai 60 ai 70 giorni e impongono programmazioni delle vendite e gestione del magazzino molto precise. Poi ci sono le criticità legate

UN SETTORE IN FORTE CRESCITA MA IN BALIA DEI CAMBI DI PASSO IMPROVVISI DELL’ECONOMIA CINESE. CON LUCA LEONARDI SCOPRIAMO LE STRATEGIE AZIENDALI PER CRESCERE SUI MERCATI, TRA INVESTIMENTI E FORMAZIONE

PAROLA D’ORDINE FORMAZIONE Specializzazione applicativa e innovazione tecnologica continua sono i due asset principali intorno a cui ha costruito la sua strategia Leonardi Group, società marchigiana specializzata nella distribuzione di tecnopolimeri e macchine per la lavorazione delle materie plastiche. «In collaborazione con il Politecnico di Ancona e il dipartimento di Ingegneria meccanica – spiega il Ceo Luca Leonardi – stiamo formando figure di product manager altamente specializzate su ogni business unit dell’azienda. Si tratta di figure commerciali provviste delle competenze tecniche e normative adeguate per dedicarsi a un preciso ambito e in grandi di occuparsi quotidianamente degli sviluppi nel settore del packaging, dell’automotive, del biomedicale, perché siamo consapevoli che una solida specializzazione è conditio sine qua non per crescere».

al cambio, perché le trattative si svolgono ancora in dollari e le variazioni di prezzo, che dipendono soprattutto dalle richieste del mercato

orientale, possono fare oscillare in maniera significativa i prezzi, con ricadute importanti in Europa, com’è successo all’inizio dell’anno. La Cina ha aperto i rubinetti delle richieste, importando il 35 per cento in più di materie plastiche, e il mercato si è destabilizzato, con un’impennata dei prezzi che ha colto tutti di sorpresa nel Vecchio Continente. In un mercato globalizzato le scelte di mercati importanti come la Cina fanno la differenza e si ripercuotono, con un effetto domino, a vari livelli. Chiaramente, i produttori asiatici di materie plastiche, che offrono merci dagli ottimi standard qualitativi, un portafoglio prodotti molto ampio e Luca Leonardi, Ceo della Leonardi Spa di Camerano (An) - www.leonardi.it

prezzi competitivi, cercheranno sempre di soddisfare prioritariamente le richieste dei mercati vicini, con filiere più corte e prezzi più alti. In questi casi, l’Europa va in affanno». La logistica, la collaborazione con broker marittimi e una rete di distribuzione capillare sono i vostri punti di forza. Che investimenti avete messo in cantiere, in questi settori, per il 2017-18? «A settembre comincerà l’ampliamento di circa 4 mila metri quadri della nostra sede logistica, con la realizzazione di altre quattro rampe per il carico e scarico dei container. Poi, in ottica 4.0, punteremo ulteriormente sull’automazione, per ottimizzare il dialogo tra le informazioni della merce in entrata e in uscita attraverso l’uso intelligente dei codici a barre e l’informatizzazione con la fibra, che finalmente è arrivata anche nelle Marche e che stiamo installando per accelerare ulteriormente i processi informatici. Il nostro obiettivo è quello di sempre: promuovere prodotti di alta qualità; aumentare la nostra forza vendita; garantire supporto tecnico; continuare sulla strada delle certificazioni di qualità come la ISO 9001:2008 che abbiamo ottenuto nel 2000. Garantire standard il più possibile elevati ai nostri clienti, tra cui figurano i maggiori brand di riferimento per automotive, medicale, elettrodomestici, telecomunicazioni, illuminotecnica, motociclo, fitness è la nostra priorità». •

RECORD DI FATTURATO

Il 2016 è stato un anno straordinario, sia in termini di quantità che di marginalità, e anche il 2017 ci sta dando molte soddisfazioni


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Speciale Marche

Il progresso della creatività QUELLO DELLA STAMPA E CARTOTECNICA È UN SETTORE IN CONTINUA EVOLUZIONE PER STARE AL PASSO CON IL QUALE SONO NECESSARI RICERCA, INNOVAZIONE E CAPACITÀ TECNICHE. LA PAROLA A BARBARA BELLESI

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a Biemmegraf è un’azienda litografica che vanta quasi cinquant’anni di esperienza nel settore della stampa e della cartotecnica. Fondata nel 1970 dalla famiglia Bellesi, la ditta è ora gestita da Barbara e Michele, figli del fondatore. Il consolidato know-how consente all’azienda di fornire un servizio attento. «Abbiamo alle spalle ben quarantacinque anni di esperienza – spiega Barbara Bellesi -. Essere professionisti nelle arti grafiche vuol dire avere tantissima passione per il mestiere che si svolge. Questo è un ambiente in cui arte e cultura si sono sempre mescolati e ci hanno spinto ad accrescere lo spirito critico con il quale valutiamo i nostri prodotti e i nostri servizi». Biemmegraf ha da sempre a cuore il rispetto dell’ambiente. «Ormai da

Biemmegraf Srl ha sede a Macerata www.biemmegraf.it

quasi dieci anni siamo in possesso della certificazione ambientale volontaria Fsc, una certificazione che riguarda l’utilizzo di carte provenienti da foreste sostenibili. Inoltre abbiamo investito in tecnologie che hanno permesso l’abbattimento dei consumi energetici e un minore impiego di solventi e chimici per la produzione». L’azienda ha sempre avuto la voglia di crescere e migliorare nelle competenze, nella tecnologia e nel rapporto con il cliente. «Molte sono state le sfide tecnologiche affrontate e molto si è fatto per aumentare il valore intangibile del business aziendale. La gestione tecnica di una offset litografia moderna, richiede la capacità di lavorare just in time con i clienti che ogni giorno chiedono prestazioni più elevate. Per fare questo si è passati dalla Certificazione ISO

9001 alle più evolute tecniche organizzative ispirate dalla "Lean Organization"». L’attenzione all’ambiente si coniuga con lo sviluppo tecnologico. «Oggi come ieri abbiamo lo sguardo rivolto al futuro e siamo pronti a raccogliere nuove sfide. Nonostante il comparto editoriale abbia subito drastici ridimensionamenti del volume d’affari, nel 2016 abbiamo dato una svolta organizzativa e tecnologica che permetterà di guardare al futuro con ottimismo. L’ultimo investimento in tecnologia in ordine di tempo che ha riguardato li linea di produzione offset litografica, ha visto l'inserimento di una Heidelberg Speedmaster XL 105 con gruppo di verniciatura flexografico di ultima generazione, a ridotto utilizzo di energia. Questa nuova linea di produzione ha permesso la creazione di nuovi prodotti e nuove applicazioni, apprezzate da subito dai clienti che hanno trovato il modo di beneficiare di nuovi standard produttivi su carta patinata o naturale e su molte tipologie di cartoncino flessibile, sempre con il massimo della resa cromatica e della risoluzione di stampa». • Antonella Romaniello


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La rivoluzione della plastica

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n tempi di forti passaggi tecnologici e grandi “annunci” di innovazione riportati da tanti media, è ancora possibile incontrare realtà produttive che, senza clamore, stanno rivoluzionando davvero alcuni cardini storici della produzione: per esempio, avremmo mai pensato di sostituire un componente in metallo, presente nel motore di un’automobile, con un elemento in plastica? Techpol, azienda marchigiana con 162 dipendenti e leader nello stampaggio di materiali termoplastici, è riuscita nella rivoluzione che sembrava impossibile solo 10 anni fa e oggi rappresenta lo specialista italiano nel “Metal replacement technology”. Ce ne parlano Alessandra Romagnoli e Umberto Zepparoni, rispettivamente managing coordinator e sales manager della marchigiana Techpol. «La Techpol Srl, con oltre 39 anni di esperienza – premette Romagnoli –, è leader nella progettazione e nello stampaggio ad iniezione di materiali termoplastici di componenti per impieghi nel settore automotive, elettrotecnico e fitness. Grazie ai continui investimenti nell’innovazione, nella ricerca e sviluppo e nella valorizzazione dei propri collaboratori, ha dato il via nel corso degli anni a un processo produttivo sempre più tecnologico e di alta precisione, diventando nel 1996 fornitrice Oem del gruppo Audi-Volkswagen. Un’evoluzione radicale che ha permesso il consolidarsi di un rapporto di collaborazione con le principali case automobilistiche europee ed extra europee. L’azienda si avvale di un Sistema di gestione integrato qualitàambiente conforme alle norme Uni En Iso 9001:2008, Iso/Ts 16949:2009, Iso 14001:2004 e Qsb richiesto dalla General Motors. Il know-how maturato negli anni ha permesso all’azienda di distinguersi sul mercato, mantenendo i più alti standard qualitativi e tecnologici». Quella della Techpol è una storia che racconta una crescita continua di competenze, esperienze e risultati: ma che cosa è davvero il “Metal replacement technology”? «Si tratta – dice Zepparoni – di un innovativo approccio industriale che ha come obiettivo la sostituzione di componenti in metallo con materiale plastico, volto ad offrire migliore qualità dei prodotti, riduzione dei costi, riduzione dei pesi (quindi minor consumo di carburante) e attenzione all’am-

GRAZIE ALLE AVANZATISSIME ATTIVITÀ DI RICERCA E INNOVAZIONE, TECHPOL AVVIA UNA RIVOLUZIONE CHE SEMBRAVA IMPOSSIBILE SOLO DIECI ANNI FA: SOSTITUIRE IL METALLO CON LA PLASTICA. CE LO RACCONTANO ALESSANDRA ROMAGNOLI E UMBERTO ZEPPARONI di Renato Ferretti

La Techpol ha sede a Morro D'Alba (An) www.tech-pol.com

QUESTIONE DI STRUTTURA biente. Oggi realizziamo sempre più componenti in plastica, perchè i materiali plastici attuali hanno le stesse qualità positive dei metalli (come la resistenza), senza però portarsi dietro le caratteristiche negative (ad esempio il peso). Insomma, questo tipo di sostituzione porta solo benefici e, ovviamente, lo stesso discorso si può fare anche al di là del settore automotive, nell’aerospaziale, nel medicale e in molti altri ambiti di applicazione». Un altro punto di forza dell’azienda marchigiana è la flessibilità. «Ormai il sistema di lavoro è sempre più frenetico – spiega Romagnoli –, i clienti hanno bisogno in tempi rapidissimi di soluzioni e risposte. La nostra dinamicità ci permette di essere estremamente competitivi rispetto ad aziende più strutturate e “burocratizzate”. Inoltre, abbiamo sempre cercato di evolvere le nostre competenze grazie a nuove specializzazioni e applicazioni: nell’ambito della produzione di componenti in bi-materia, per esempio in plastica e gomma, possiamo ora creare due pezzi distinti che si completino in un prodotto unitario, creato con un’unica azione di stampaggio, riducendo così tempi e costi. Il nostro approccio di proiezione costante verso il futuro, ci ha permesso di crescere del 15 per cento ogni anno dal 2008 a oggi, quindi la

crisi non ci ha toccato da vicino se non in un brevissimo periodo di qualche mese all’inizio della recessione mondiale. Un altro elemento alla base del nostro successo sta nella specializzazione in produzioni complesse, un vanto che è appannaggio di poche società. Sempre di più, infatti, ci stiamo spostando sulla realizzazione di prodotti a maggiore valore aggiunto, riuscendo a soddisfare esigenze via via più articolate ma offrendo al contempo livelli di qualità elevatissimi. Per essere più vicini ai clienti del distretto automotive dell’Europa centro orientale, Techpol ha anche aperto una filiale a Plzeň, non distante da Praga, e anche qui l’andamento è più che positivo. «L’età media in azienda è di 37 anni – conclude Zepparoni –, quindi ci sono anche giovanissimi, motivati a costruire la propria professionalità in questo settore». Competenze e capacità delle persone, dunque, a cui si affiancano i più moderni sistemi di automazione: robot antropomorfi per la manipolazione e una linea logistica integrata completamente autogestita dai macchinari, che movimenta oltre 2.200 shuttles ogni giorno per più di 7 chilometri, fa di Techpol un’azienda di assoluta avanguardia anche nel panorama dell’Industria 4.0. •

Alessandra Romagnoli, managing coordinator della Techpol, si sofferma sull’organizzazione interna alla società marchigiana. «Techpol si è dotata di una solida struttura – dice Romagnoli –, capace di garantire prestazioni d’eccellenza nel mondo dello stampaggio a iniezione e in grado di mettersi al servizio del cliente con serietà e cortesia, instaurando un rapporto basato sulla trasparenza, chiarezza e cooperazione. L’azienda dispone di un eccellente staff tecnico, che fornisce servizi di progettazione, modellazione, ingegnerizzazione, stile e calcolo, costantemente formato sulle ultime novità di settore. Il servizio di co-design offerto al cliente assicura un’accurata gestione del progetto sin dalle prime fasi, supportato da un laboratorio metrologico che effettua rilievi dimensionali sui particolari stampati ed assemblati. Garantiamo, inoltre, una qualità certificata secondo norme Vda, Astm, Iso, Din e Uni disponendo di un laboratorio analisi e test con strumenti di ultima generazione».


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Speciale Marche

Depurazione delle acque: una nuova frontiera

di Renato Ferretti

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a situazione di mercato nel settore è abbastanza critica e l’edilizia è, forse, il comparto che ha risentito maggiormente della crisi». A parlare è Mario Falconi, amministratore delegato della Rototec, azienda pesarese che produce cisterne per acqua e sistemi di depurazione in polietilene. L’esempio imprenditoriale che porta Falconi è di quelli virtuosi a dispetto di un contesto più che svantaggioso. «Nonostante tutto, la Rototec ha un trend positivo e in crescita – afferma Falconi –. Siamo in forte ascesa con l’obiettivo di raggiungere i 20 milioni di euro già nell’anno in corso. La caduta di alcuni concorrenti e la strategia adottata, hanno permesso all’azienda di raccogliere i frutti e ora possiamo ritenerci leader di mercato nel settore dei trattamenti acque reflue in Italia. Infatti, far parte di un Gruppo (System Group) con fatturati che raggiungono i 300 milioni in Italia e in Europa, ci ha permesso di ammortizzare e investire anche in tempi di crisi. Non da ultimo, l’investimento relativo alla certificazione e marcatura Ce dei nostri impianti, affidandoci al più quotato istituto di prove accreditato (Pia in Germania) che, a nostro avviso, sarà la strategia vincente dei prossimi anni. In generale, qual è la sfida che nel vostro settore si sta giocando? «È una sfida che riguarda tutti. Competere in Europa e nel mondo per migliorare lo stato della depurazione delle acque, è un must che oramai nessun governante e nessun cittadino può più trascurare: dobbiamo sempre di più puntare su uno sviluppo sostenibile, i nostri figli devono avere un’acqua pulita e noi di Rototec vogliamo andare verso

SAVAGUARDIA AMBIENTALE

Migliorare lo stato della depurazione delle acque è un must che oramai nessuno può più trascurare

UNO SVILUPPO DAVVERO SOSTENIBILE COSTITUISCE UNO DEI PUNTI CARDINE NELL’OTTICA DELLA SALVAGUARDIA AMBIENTALE. E L’ACQUA PULITA, IN QUESTO SENSO, È TRA I GRANDI TEMI SU CUI MOLTO È ANCORA DA FARE. CE NE PARLA MARIO FALCONI

quella direzione con tutte le nostre forze. Non a caso, la divulgazione di tematiche legate alla tutela ambientale e l’aggiornamento normativo sono diventati ormai due obiettivi strategici che Rototec persegue sfruttando canali di comunicazione più immediata (Facebook, sito Internet, Mario Falconi, amministratore delegato della Rototec Spa, che ha sede a Lunano (Pu) www.tubi.net

newsletter, ecc.) e canali più tradizionali organizzando meeting formativi, seminari e giornate di studio avvalendosi della collaborazione di enti locali, università, ordini ed albi professionali». Cosa caratterizza la Rototec? «Rototec è un’azienda dinamica, presente su tutto il territorio italiano e anche all’estero (Francia, Spagna, Ungheria e molti altri). È nata nel 2000 all’interno del gruppo

System Group, leader nel settore della produzione di sistemi completi di canalizzazione (tubazioni, raccorderie, pezzi speciali ecc). Si è specializzata da subito nella produzione di serbatoi corrugati e lisci in polietilene lineare adottando la tecnologia dello stampaggio rotazionale. Nel corso degli anni Rototec ha avvertito la necessità di distinguersi nel mercato italiano e internazionale investendo le proprie risorse nella ricerca e nell’adeguamento della propria produzione agli standard europei, per offrire ai propri clienti sistemi di trattamento sempre più performanti e affidabili che contribuiscono ancor di più alla difesa del nostro territorio». In quale direzione stanno andando i vostri sforzi? «La consegna veloce e la qualità sono oramai caratteristiche che nessuna azienda può trascurare, quindi stiamo puntando su una strategia informativa, ovvero informare il mercato e i progettisti (attraverso meeting e strumenti web) sull’utilizzo dei nostri sistemi di depurazione. Notiamo che molti progettisti apprezzano il servizio di consulenza tecnica (per questo è stato lanciato il


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progetto System Group Academy), siamo convinti che il continuo scambio di informazioni tra attori della filiera sia l’arma vincente per migliorare la pulizia delle nostre acque e l’ambiente in cui viviamo. Senza tralasciare la sicurezza sui cantieri che, attraverso l’utilizzo di vasche leggere e facili da movimentare, aiutano l’operatore finale nel lavoro quotidiano. L’azienda ha sviluppato anche due nuovi prodotti, bagni chimici e colonnine servizi per porti e campeggi (a tal proposito presenteremo un innovativo modello di colonnina a una importante fiera di settore in Olanda a novembre), questo nell’ottica di affacciarsi sempre di più nei mercati europei e africani. Ne è un esempio il progetto in Costa D’Avorio per l’utilizzo di serbatoi modulari da interro Infinitank, con capacità di raccolta acqua che raggiungono i 90mila litri. Per il futuro vediamo sistemi sempre più performanti a ridotto consumo energetico e certificati, speriamo che i nostri governanti colgano immediatamente le opportunità di uno sviluppo sempre più sostenibile diminuendo drasticamente le acque grezze non trattate e aumentando la qualità dei nostri scarichi per preservare il territorio in cui viviamo». Quali sono i prodotti su cui puntate? «Una nuova gamma per noi importante è Depuro, impianti di depurazione marcati Ce e certificati secondo la norma Uni En 12566-3. Tale norma prevede una serie di test che devono essere effettuati solo da laboratori accreditati e qualificati a livello europeo, nel nostro caso la scelta è ricaduta sul laboratorio “PIA Gmbh – Istituto di Prove per il Trattamento di Acque Reflue” di Aquisgrana(Germania), NB 1739. L’impianto in questione è completamente biologico per il trattamento delle acque reflue domestiche e assimilabili provenienti da civili abitazioni, alberghi, ristoranti, e quant’altro. È progettato, testato e certificato nel rispetto della norma europea Uni En 12566:3, relativa a piccoli sistemi di trattamento delle acque reflue fino a 50 Pt (Parte 3: impianti di trattamento preassemblati e/o assemblati in sito delle acque reflue domestiche). I test svolti presso il laboratorio Pia hanno portato il certificato secondo la normativa europea per il sistema. Depuro One garantisce elevati livelli depurativi dei reflui civili relativamente ai principali parametri di riferimento: Bod5, Cod, Ss (Solidi Sospesi). Il refluo depurato può così essere recapitato su corso idrico superficiale. Il sistema Depuro One è costituito da due vasche realizzate in polietilene lineare

LA FORZA DEL GRUPPO Mario Falconi, amministratore delegato della Rototec Spa, parla più approfonditamente del gruppo imprenditoriale di cui fa parte l’azienda pesarese. «System Group – dice Falconi – è una realtà che nasce in un piccolo paese dell’entroterra pesarese dall’idea dell’imprenditore Alvaro Boscarini, che nel 1979 fonda Centraltubi, ma che si concretizza all’inizio degli anni novanta, quando a questa prima azienda, dopo 12 anni già leader nel campo della produzione di tubi polietilene polipropilene pvc, si affianca Futura, società che opera nel mercato della raccorderia e degli accessori speciali. Sono state queste le prime fasi di un felice cammino che ha portato negli anni seguenti alla nascita di altre cinque importanti aziende: Sa.Mi Plastic nel settore del tubo in polietilene liscio e tubi multistrato per impianti idrotermosanitari, Pebo nel campo della lavorazione delle materie plastiche, Italiana Corrugati per la produzione di tubi polietilene polipropilene corrugati, oltre ovviamente a Rototec nel campo dello stampaggio rotazionale e Mecsystem, reparto engineering del gruppo. Le sette imprese, ben integrate tra di loro, hanno presto realizzato importanti sinergie in campo commerciale e produttivo, riuscendo a proporre ai loro clienti una consolidata gamma di soluzioni che riuscissero a soddisfare tutte le esigenze di costruzione delle reti interrate per il convogliamento dei fluidi e il passaggio di cavi. I moderni stabilimenti disponevano già da subito di macchine della più avanzata tecnologia, di personale qualificato e aggiornato, permettendo la realizzazione di prodotti di alta qualità».

(Pe) mediante la tecnologia dello stampaggio rotazionale: sedimentazione primaria per la separazione, digestione e accumulo dei fanghi, depuratore per l’ossidazione degli agenti inquinanti con ricircolo dei fanghi nella prima vasca. Corredato

90MILA LA CAPACITÀ DI RACCOLTA, IN LITRI, DEI SERBATOI MODULARI DA INTERRO INFINITANK NEL PROGETTO FIRMATO DA ROTOTEC IN COSTA D’AVORIO

di due soffianti (una per l’ossigenazione e una che alimenta il sistema di ricircolo), piatti diffusori, quadro con allarme acustico/visivo e temporizzatore digitale per ottimizzare il funzionamento dei compressori». In cosa consiste, invece, il modello di colonnina innovativo del quale prima accennava? «Si chiama Marina Point ed è un erogatore servizi nautici. Si tratta di una macchina compatta e versatile ideata per l’impiego come punto di distribuzione di energia elettrica, acqua, avvisi, informazioni e altro in porti turistici, aree di sosta e campeggi. L’erogatore Marina Point è studiato affinché l’utente possa accedervi da solo, semplicemente, in sicurezza e in qualsiasi ora del giorno. La struttura esterna in Polietilene LLDPE realiz-

zata in monoblocco con stampaggio rotazionale garantisce una elevata resistenza agli urti, alla radiazione solare, agli agenti chimici e alla salsedine. Lo stesso involucro esterno può essere realizzato in un’ampia gamma di colori (blu, grigio, giallo, rosso, verde). L’abilitazione delle utenze e l’assegnazione dei relativi costi agli utenti avviene per mezzo di un lettore di chiave elettronica a transponder. La logica di gestione può avvenire sia con addebito successivo che con addebito a scalare. Nel primo caso l’utente è dotato di un’apposita chiave nella quale viene memorizzato un suo codice personale che, quando viene letto dalla centralina, questa permette di selezionare quale utenza utilizzare e da quel momento conta i consumi e li associa al codice letto. Tali dati oltre ad essere locali alla centralina vengono trasferiti in tempo reale al computer centrale per la successiva fatturazione al cliente. Nel secondo caso l’utente carica la chiave con un importo variabile e abilita le utenze trasferendo tale credito nella centralina. Nel caso di gestione a scalare non è necessario l’utilizzo di un PC di supervisione anche se è possibile utilizzarlo. La struttura esterna in polietilene Lldpe realizzata in monoblocco con stampaggio rotazionale garantisce una elevata resistenza agli urti, alla radiazione solare, agli agenti chimici e alla salsedine». •


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di Antonella Romaniello

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a storia di Comap nasce nel 1978, quando due amici, Antonio Collesi e Pierangelo Pierotti, decidono di unire le proprie esperienze lavorative per dare vita a quella che a oggi è diventata una delle più solide aziende in Italia nel settore delle attrezzature per la lavorazione della legna da ardere, in quello delle forniture industriali e del tempo libero. L’azienda ha guadagnato il titolo di leader nella progettazione e realizzazione di macchine forestali, presse da imballaggio e forni a legna grazie alla straordinaria qualità del servizio offerto e all’attenzione che riserva a ogni singolo cliente. Da sempre attenta alle esigenze di mercato, grazie a una moderna ed evoluta area tecnica, Comap è in grado di fornire prodotti innovativi, rispondenti alle esigenze della clientela e pienamente conformi alle normative vigenti. «Vantiamo una struttura produttiva capace di unire una sapiente artigianalità alle più avanzate tecniche per il processo – dice Pierangelo Pierotti –. La nostra ramificata e organizzata rete commerciale ci permette di raggiungere l’intero territorio nazionale e di presentarsi in maniera competitiva anche nei mercati europei e internazionali. Ci troviamo ad Apecchio, un piccolo borgo di gente laboriosa e tenace, attaccata alla propria storia e al territorio, ma anche aperta al domani e al mondo. E così è Comap, tradizione e innovazione» aggiunge Antonio Collesi. L’azienda è specializzata nella progettazione e produzione di impianti automatici e manuali per il taglio della legna da ardere. «Offriamo un’ampia gamma di centri di lavoro realizzati per rispondere al meglio a ogni esigenza lavorativa e garantire, attraverso le migliori tecnologie meccaniche, oleodinamiche ed elettroniche, una perfetta movimentazione, ottimizzazione e con-

Speciale Marche

Soluzioni su misura PASSIONE, CONTINUA RICERCA E UN SERVIZIO PENSATO AD HOC PER OGNI CLIENTE HANNO RESO COMAP UNA DELLE REALTÀ PIÙ IMPORTANTI NEL SETTORE DELLA FORESTAZIONE E DELL’INDUSTRIA

trollo del taglio. Il tutto nella massima sicurezza di esercizio per gli operatori. La nostra esperienza quasi quarantennale ci permette poi di offrire la più ampia gamma di seghe a nastro e a disco sul mercato. Di varie misure e dimensioni, sono variamente configurabili per adattarsi a qualunque necessità di lavoro e sono tutte ovviamente dotate di tutti i sistemi di sicurezza richiesti dalle normative». Molte altre le macchine per la forestazione. «Produciamo spaccalegna telescopici e reversibili destinati a una clientela non di professionisti ma che

Comap ha sede ad Apecchio (PU) www.comapitalia.it

I FORNI A LEGNA Comap realizza i migliori forni a legna. Come spiega il responsabile del settore tempo libero, Stefano Pierotti: «La grande artigianalità delle nostre maestranze e i materiali di altissima qualità rendono unico ogni pezzo, personalizzabile con diversi colori e accessori. La legna è ideale per esaltare i sapori e mantenere intatte le proprietà nutrizionali del cibo, la cottura indiretta garantisce poi un basso consumo di legna e quindi l’abbattimento delle emissioni di Co2. Inoltre il fumo, non entrando nella camera di cottura, non si deposita sui cibi e non ne altera i sapori».

non vuole rinunciare all’affidabilità, alla sicurezza e alla praticità. Quelle orizzontali sono invece ideali sia per un utilizzo hobbistico che professionale, hanno una componentistica comple-

tamente italiana e offrono sapienti soluzioni costruttive. Offriamo poi caricatori a catena, nastri trasportatori, macchine forestali e per il confezionamento della legna da ardere». Con il crescere dell’importanza delle tematiche ambientali, Comap, dalla fine degli anni Ottanta, ha inoltre allargato la propria sfera di azione sui macchinari che preparano il riciclaggio dei materiali. «Ridurre i volumi per favorire il trasporto, e quindi il recupero, è diventata una priorità per fare diminuire i costi e i tempi e rendere efficiente il riciclaggio. È bastato applicare le conoscenze e le esperienze maturate nel settore forestale per arrivare, nel giro di poco tempo, a offrire una gamma di presse per imballaggio, schiaccia fusti e schiaccia bidoni che si caratterizzano per la robustezza e per la semplicità di utilizzo» racconta Matteo Collesi. Le presse oleodinamiche Comap serie P possono compattare, riducendone notevolmente il volume, una vasta gamma di materiali come carta, cartone, materiale plastico, polistirolo, gomma piuma, bottiglie Pet, stoffe e altro ancora, semplificandone il trasporto e lo smaltimento. «Tali presse si distinguono per le dimensioni di ingombro ridotte e per la bassa rumorosità. Possono essere sistemate in spazi ristretti perché sia il pannello di comando che l’area di carico e scarico materiale sono sistemati sulla parete frontale della macchina. I cicli di lavoro possono essere automatici o manuali. Le camere di diverse dimensioni e la possibilità di avere dispositivi di arresto per compattare materiali molto elastici permettono poi una facile installazione, un trasporto agevole e non richiedono manutenzione». La gamma di schiacciafusti e schiacciabidoni permette di compattare e ridurre le dimensioni di fusti e bidoni di uso comune nelle lavorazioni industriali e artigianali. «Di varie dimensioni e con varie dotazioni, hanno un’elevata economia di esercizio e presentano sistemi di recupero liquidi, il tutto garantendo massima sicurezza di lavoro e rispetto delle normative vigenti. Tecnologia d’avanguardia, qualità dei materiali e design accattivante sono state le chiavi per l’affermazione di tali prodotti nei mercati nazionali e internazionali».•


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L’aggiornamento necessario

di Luana Costa

MOLTE SOCIETÀ OPERANTI NEL SETTORE DEI TRASPORTI, NEGLI ULTIMI ANNI, HANNO DOVUTO RIVEDERE I PROCESSI INTERNI, TAGLIANDO SUI COSTI DI ALCUNI SERVIZI. PER FRANCESCO PASQUINELLI LA RICETTA PER CRESCERE IN QUESTO CONTESTO È RIMANERE AL PASSO COI TEMPI ATTRAVERSO INVESTIMENTI E DIVERSIFICAZIONE

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er far fronte alla crisi economica che si è abbattuta con vigore sull’economia nazionale le aziende del settore dei trasporti sono state costrette a rivedere i propri processi interni. Una revisione che spesso è coincisa però con tagli sui costi per servizi ritenuti in molti casi essenziali per essere concorrenziali sul mercato e che ha spinto le società a intraprendere la strada, molte volte impervia, della flessibilità. Di converso, non si è registrata l’adozione di procedure semplificate o agevolazioni da parte della macchina burocratica amministrativa che a parere di molti è la causa principale e il peggior freno allo sviluppo economico. È convinto di ciò Francesco Pasquinelli, titolare dell’omonima azienda di trasporti che vanta una storia decennale in questo genere di attività. Nessuno più di questa società attiva dagli inizi del Novecento è in grado di tratteggiare in che modo e seguendo quali dinamiche il settore dei trasporti si è evoluto negli anni. «Negli ultimi tempi le aziende, per comprimere i costi, hanno eliminato lo stoccaggio del materiale per la

LA FILOSOFIA AZIENDALE Gli impegni per il futuro assunti dall’azienda dal cavallino alato sono quelli di continuare la crescita che da cinquant’anni caratterizza il suo percorso con l’obiettivo di assicurare alla clientela la massima soddisfazione in termini di qualità del servizio, di affidabilità, di correttezza, di modernità. I valori su cui puntare sono l’impegno costante, la dedizione e la passione per il lavoro elementi che da sempre fungono da pilastro per l’azienda.

produzione e la resa del materiale “just in time”, spesso con consegne tassative, non consente una programmazione corretta dei viaggi». Come anticipato, dall’altro lato, non è corrisposto un contrappeso e una semplificazione delle procedure o un’agevolazione per le aziende che operano nel settore: «La mancanza di infrastrutture idonee – afferma con convinzione Francesco Pasquinelli - e la troppa burocrazia che blocca il settore delle merci con pesi e dimensioni eccezionali frena il paese che potrebbe essere leader nei settori dell’energia e dei grandi impianti». L’azienda si professa veloce e dinamica sin dal suo simbolo: un cavallo alato su sfondo verde che sta a significare le origini ultradecennali della società che risalgono agli inizi del Novecento. Le lancette del tempo si cristallizzano infatti al 1915 data in cui i trasporti venivano effettuati ancora con carretti trainati da cavalli. Per aggiungere qualche passo all’evoluzione del settore bisognerà attendere ancora più di una ventina d’anni dal momento che i primi mezzi motorizzati vennero impiegati solo nel secondo dopoguerra. «La storia di un’impresa – racconta il titolare - è di fondamentale importanza per comprenderne il valore

SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

L’azienda è attiva in tutta Italia compiendo consegne nei paesi europei e anche oltre. La Russia, la Cina, l’India, il Nord America e il Messico rientrano fra le mete raggiunte dalle varie spedizioni

Pasquinelli trasporti ha sede a Jesi (An) www.pasquinellispa.it

morale. Nel 1915, dallo spirito imprenditoriale di nostro nonno che in quegli anni effettuava trasporti con carretti a cavalli, nasceva l’impresa di trasporti Pasquinelli. Nel 1947, nostro padre Ennio, succeduto al nonno alla guida dell’impresa, recuperò tra i residuati bellici del campo Arar di Cesena, un Dodge: fu il primo mezzo a motore della Pasquinelli. Così ebbe inizio l’era industriale dell’impresa e presto i cavalli furono sostituiti da macchine moderne ed efficienti». Anno dopo anno, l’azienda si è fortemente evoluta, aggiornandosi in un mercato sempre più veloce ed esigente. «Ancora è valido il motto di nostro padre Ennio: “Aggiornarsi o ritirarsi”. Accompagnata da questa filosofia e da una politica commerciale limpida e coraggiosa, l’impresa si è negli anni trasformata da piccola realtà locale crescendo fino a diventare un’affermata compagnia in tutto il territorio nazionale ed europeo». Oggi Pasquinelli conserva la propria sede a Jesi con filiali a Milano e Pescara ed è specializzata nel settore dei trasporti eccezionali per pesi e dimensioni, project logistic, freight forwarding, comparti energia, oil&gas e cantieristica. «Le attrezzature e le risorse tecnologiche e umane nel frattempo – aggiunge ancora Francesco Pasquinelli - si sono adeguate alle esigenze della clientela e sono maturate le specializzazioni, affrontando i settori più disparati del mondo del trasporto». L’azienda è attiva in tutta Italia compiendo consegne nei paesi europei e anche oltre. La Russia, la Cina, l’India, il Nord America e il Messico rientrano fra le mete raggiunte dai mezzi a marchio Pasquinelli. Sebbene il fatturato relativo all’esercizio finanziario si sia mantenuto in linea con quello dell’anno precedente la società ha in animo nuovi e importanti investimenti: innanzitutto l’apertura verso nuovi mercati e successivamente il potenziamento dei settori project logistic e freight forwarding. •


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Speciale Marche

Salvaguardare le idee L’INTUIZIONE VERSO UN NUOVO PRODOTTO, PROCESSO, MARCHIO È FONDAMENTALE PER IL SUCCESSO IN CAMPO ECONOMICO. QUANDO, PERÒ, I COMPETITOR SONO NUMEROSI DIVENTA DIFFICILE TUTELARE LA PROPRIA IDEA. LA MAR.BRE AIUTA LE AZIENDE A PROTEGGERSI DAI PERICOLI DEL MERCATO

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nnovazione è un concetto che implica una moltitudine di significati. Spesso è legato all’implementazione di un prodotto (bene o servizio) o di un nuovo processo, di un nuovo metodo di marketing o di organizzazione. Temi sensibili per ogni tipo di attività, dalla micro impresa alla multinazionale, che in molti casi basano su questo aspetto il proprio successo commerciale. Alla base, però, c’è sempre un’idea che è il motore di tutto, ma da sola non basta. In questo momento s’innesta un passaggio fondamentale: riconoscere il valore dell’idea, vuol dire riconoscere il valore della proprietà industriale. È un ambito in continua evoluzione in cui c’è bisogno di esperti per orientarsi. La Mar.Bre, società di Fabriano, si occupa di questo: opera nel campo della proprietà industriale sin dal 1997, curando tutte le operazioni utili o necessarie per la registrazione, la conservazione e la difesa di marchi, brevetti, design e diritto d’autore. L’amministratore unico, l’ingegnere Stefano Meloni, ci chiarisce meglio come funziona questo tipo di azienda, dicendoci che: «Mar.Bre svolge i suoi servizi in modo molto personalizzato, con analisi critica della qualità e della difendibilità delle idee di cui si chiede protezione. Ritiene, infatti, indispensabile aiutare l’inventore a prendere piena consapevolezza della portata delle sue intuizioni di modo da ga-

Mar.Bre ha sede a Fabriano (An) www.marbre.it

rantirne la più ampia tutela. Prima e oltre che come mandatari incaricati dell'atto finale di registrazione dei titoli di proprietà, siamo a fianco del cliente come esperti da consultare nel corso dello sviluppo delle idee, nel controllo dell’attività dei concorrenti, nel prevenire il rischio di incorrere in contraffazione, nella sussistenza di violazioni di proprie esclusive, nella tutela dei propri diritti in accordi commerciali, nelle strategie di deposito». Garantendo professionalità e assistenza continua, l’azienda ha conquistato la fiducia di numerose aziende, per le quali gestisce l’intero portafoglio di titoli, e una rete di corrispondenti che si estende in 150 Paesi nel mondo. Il punto di forza della Mar.Bre è lo staff. Formato da sette persone, si compone di: quattro consulenti in proprietà industriale e di collaboratori esterni esperti in specifici settori. Il successo di tale attività risiede nell’importanza cruciale occupata dalla proprietà industriale nell’era del digitale. Infatti Meloni conclude, affermando: «Oggi più che mai un’accorta creazione e difesa delle proprie idee può diventare strumento capace di costituire quel vantaggio in più che può fare la differenza in un mercato sempre più duramente competitivo». • Albachiara Re


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Moda digitale L’UTILIZZO DI SOFTWARE INNOVATIVI RAPPRESENTA LA NUOVA FRONTIERA NEL SETTORE DELL’ABBIGLIAMENTO. ESISTONO MANICHINI VIRTUALI CHE RIPRODUCONO LE MISURE ANATOMICHE E I TESSUTI DESIDERATI DAI CLIENTI

SALUMI NOBILI Vi sono due salami tipici marchigiani che vantano antiche tradizioni. Si tratta di prodotti dotati di una forte connotazione territoriale, come spiega Sergio Zambelli

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partire da un’idea o da un disegno si riesce a dar vita alle più estrose creazioni avvalendosi sia di software all’avanguardia sia lavorando al manichino. È dall’intreccio d’innovazione e tradizione che nasce la fortunata azienda tenuta assieme dal vincolo d’amicizia maturato tra Cristina, Chiara e Valentina. Il marchio di fabbrica è costituito da linee pulite, cura dei particolari e precisione nella lavorazione tecnologica. L’esperienza decennale maturata nel settore dalle tre socie dell’azienda Primocapo è la carta vincente che riesce a tradurre in realtà lo stile dei brand per uomo, per donna e bambino. «La nostra è un’azienda moderna, dinamica e flessibile - ci spiega Valentina Valendino che opera nel campo della moda a livello nazionale e internazionale. È dotata di persone, mezzi e tecnologie all’avanguardia che le permettono di essere competitiva nella realizzazione di una linea d’abbigliamento ». Si parte dalla progettazione di un prototipo tramite specifico software Cad fino ad arrivare al taglio e al confezionamento. Successivamente all’approvazione degli eventuali prototipi si passa alla realizzazione delle serie di campionario e alla gestione di commesse di produzione. L’ufficio modelli è il cuore dell’azienda, dove quello che era solo pensato e disegnato diventa realtà. La precisione e la cura del dettaglio sono la firma di Primocapo che si avvale di speciali software per la creazione dei modelli. Un esempio è rappresentato dal software che utilizza manichini vir-

n perfetto equilibrio tra la qualità del prodotto ed un forte legame con le Marche e la sua gente, la Corte Marchigiana è una piccola azienda familiare specializzata nell’allevamento dei suini, che nel tempo è cresciuta diventando una cooperativa di allevatori. «Le Marche sono una terra di antiche tradizioni contadine, dove l’allevamento del maiale rappresenta un pilastro dell’alimentazione» racconta Sergio Zambelli, titolare dell’azienda specializzata nella preparazione dei salumi tipici marchigiani e non solo. Il clima collinare e la salubrità dell’aria in questa regione d’Italia oltre alla ricchezza di antiche tradizioni norcine conferiscono ai prodotti sapori di rara prelibatezza. L’azienda effettua macellazione di suini, sezionamento e vendita delle carni, produzione di salsicce fresche e lavorazione di salumi e prodotti stagionati di vario genere ed è inserita nell’elenco degli operatori riconosciuti per la produzione del salame tipico regionale “Ciauscolo IGP” e del salame di Fabriano. Entrambi vantano antiche tradizioni: «Si racconta che la sua origine si debba attribuire ai Galli Senoni insediati nel medio Adriatico e guidati da Brenno che, nelle diverse sortite che portarono al sacco di Roma durante l’attraversamento degli Appennini per raggiungere la capitale, adottavano un particolare metodo di

I Modelli realizzati da Primocapo per conto del brand Francesca e Veronica Feleppa

tuali con le misure anatomiche e gli specifici tessuti richiesti dal cliente. «Si tratta di una tecnica unica e innovativa- spiega con dovizia di particolari Valentina Valendino- che permette di visionare il capo finito senza la necessità di confezionarlo. Il prototipo può inoltre essere realizzato manualmente». Primocapo applica nello sviluppo taglie criteri che permettono di ottenere articoli proporzionalmente ed esteticamente uguali al prototipo approvato. «L’azienda offre servizi quali: la realizzazione di cartamodelli tramite specifico software (Optitex), il taglio e il confezionamento del prototipo, lo sdifettamento, la rilevazione del modello da capo campione - partendo da un capo in essere siamo in grado di ricrearlo a video, la conversione del modello - il nostro programma è compatibile con i formati nativi dei maggiori fornitori di Cad e l’inserimento e digitalizzazione modello base». • Luana Costa

Primocapo ha sede a Jesi (An) - www.primocapo.it

Eureka carni marchigiane ha sede a Camerata Picena (An) info@eurekacarni.it

conservazione delle carni assimilabile alla macinatura molto fine e alla speziatura. Il salame risulta oggi molto morbido e facilmente spalmabile, ricco di profumi e anche leggermente affumicato. Diversamente, il salame di Fabriano, apprezzato anche dal generale Giuseppe Garibaldi di cui fu omaggiato da un suo valido collaboratore fabrianese, è molto magro e realizzato con tagli di carne molto pregiati come il prosciutto e la spalla del suino, nonché arricchito da cubetti di lardello di schiena previamente aromatizzati con aglio e vino». I suini provengono tutti da allevamenti nazionali riconosciuti dall’IPQ (Istituto Parma Qualità) per la produzione del prosciutto Dop di Parma. Gli animali conferiti dagli allevatori soci sono tutti nati e allevati in Italia e per oltre il 70 per cento provengono dalla regione Marche. Il legame con il territorio consente a Corte Marchigiana – che dal novembre 2002 ha un proprio sistema di gestione per la qualità conforme allo standard Iso 9001:2000 riconosciuto dall’ente di certificazione Rina – di garantire al consumatore finale l’intera tracciabilità del prodotto, sia fresco che stagionato, e di assicurare la qualità e la sicurezza della propria produzione. • Luana Costa


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Speciale Marche

Impiantistica evoluta IL SETTORE DEL RISCALDAMENTO HA CONOSCIUTO RAPIDI CAMBIAMENTI PASSANDO DAGLI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO AI CLIMATIZZATORI. ALCUNE AZIENDE DI SETTORE HANNO SAPUTO ANTICIPARE I TEMPI, COME LA GALLINELLI IMPIANTI

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all’impiantistica di riscaldamenti alla climatizzazione il passo è breve. Nel breve volgere di un lustro il settore dei riscaldamenti si è rivoluzionato dalle fondamenta e con esso anche le aziende che in questo mercato investono e lavorano. La Gallinelli Impianti è una delle primissime aziende del settore. Già a partire dal 1925, sotto la direzione di Giuseppe Gallinelli, l’azienda inizia l’attività nel campo dell’impiantistica di riscaldamento in periodo pionieristico per questo settore. A Giuseppe si affianca negli anni successivi il figlio Francesco che contribuisce in modo decisivo allo sviluppo dell’azienda, soprattutto nel settore pubblico fino agli anni ’70

estendendo l’attività prima su tutto il territorio marchigiano e poi nelle altre regioni italiane. Dal 1970 l’azienda viene diretta dal figlio Paolo che ancor giovane studente di ingegneria senza alcuna esperienza pratica, si trova a dover gestire l’azienda paterna coadiuvato però da un valido gruppo di collaboratori. La passione per la meccanica in genere e per l’impiantistica in particolare, unita allo spirito giovanile, gli consentono di anticipare, rispetto ad altre aziende del settore, la specializzazione nelle tecnologie della climatizzazione, ancora inesistente nella nostra provincia. Risalgono infatti a questi anni le prime realizzazioni per Pesaro di impianti di climatizzazione di grandi edifici del terziario: la Cassa Di Risparmio di Pe-

Gallinelli Impianti ha sede a Pesaro - www.galimp.com

saro, la Banca Popolare Pesarese, la Banca Dell’Agricoltura, la Banca Nazionale del Lavoro, il Quartiere Fieristico Campanara e molti altri. A cavallo degli anni Ottanta e Novanta si dedica in modo particolare all’impiantistica per le camere bianche di reparti ospedalieri e stabilimenti farmaceutici, dove oltre allo studio di tantissimi dettagli costruttivi legati al miglioramento dell’igiene ambientale, vengono realizzati sofisticati sistemi di termoregolazione supportati dai primi software dedicati. Da ciò deriva una notevole e lunga esperienza nel settore ospedaliero sia per quanto ri-

guarda la realizzazione, sia per quanto riguarda la manutenzione e la gestione degli impianti. «Abbiamo avuto un occhio sempre attento agli sviluppi dell’impiantistica - racconta Paolo Gallinelli, responsabile aziendale , monitorando in particolare l’evoluzione tecnologica dei mercati più evoluti in tale settore, la Germania ed i paesi nordici in genere. Abbiamo quindi realizzato già dai primi anni 80 i nuovissimi, per l’epoca, impianti a pannelli radianti a pavimento, alimentati da pompe di calore con recupero energetico, oggi tanto di moda». • Luana Costa


Industria-Ambrosetti Giu-2017  
Industria-Ambrosetti Giu-2017