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Industria

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

il Giornale

AMBIENTE E SVILUPPO

SALONI PER L’INDUSTRIA

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa illustra le priorità della sua agenda, tra queste: sviluppo della green economy e dell’economia circolare; potenziamento delle energie rinnovabili e forti pagine 26-35 limitazioni al consumo di suolo

Alcune tra le manifestazioni settoriali di maggior prestigio a livello internazionale, tra tutte: Fastener Fair Italy, Milano 26-27 / 09; Aluminium, Düsseldorf 9-11 / 10, Euroblech, Hannover 23-26 / 10 e Valve pagine 8-9 World Expo, Düsseldorf 27-29 / 11

Primo Piano

Le Fiere, un traino per l’economia

Ettore Riello, presidente di Aefi, Associazione esposizioni e fiere italiane

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n comparto trainante della nostra economia, che «genera affari per 60 miliardi di euro, evidenziando una crescita significativa dell’incoming proveniente dall’Europa». È il ritratto sintetico che il presidente dell’Associazione esposizioni e fiere italiane Ettore Riello ha dipinto nel corso dell’evento “La forza delle fiere italiane”, tenutosi ai primi di giugno a Roma nell’ambito della Giornata mondiale delle Fiere. Nato per iniziativa di Ufi-The global association for the exhibition industry, l’appuntamento capitolino ha permesso di valutare l’impatto del sistema fieristico nazionale sulla base delle performance misurate dall’ultimo osservatorio congiunturale di Aefi. >>> segue a pagina 3

ALL’INTERNO

ECOMONDO 2018 SEMPRE PIÙ GREEN ECONOMY Fiera leader dell’intera area mediterranea per quanto riguarda la green e circular economy. Tante le novità dei diversi settori che caratterizzano il Salone, insieme con un interessante e utile calendario d’incontri e seminari. L’appuntamento è alla Fiera di a pagina 22 Rimini dal 6 al 9 novembre Industria farmaceutica

Buoni risultati per l’intero settore Occorre un ricambio generazionale e una migliore accessibilità alle terapie innovative. La farmaceutica però continua a crescere di anno in anno

Forum Ambrosetti Note personalità della politica, dell’industria e della finanza si incontrano a Cernobbio Premio Le Fonti Una piattaforma itinerante e i top executive che si sono imposti a livello internazionale

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li over 65 italiani in buona salute sono saliti dal 18 per cento al 29 per cento; la mortalità per malattie cardiovascolari è diminuita del 30 per cento. Sono solo due esempi che spiegano i passi da gigante compiuti nell’ultimo decennio dall’industria farmaceutica made in Italy, settore locomotiva dal 2010 a oggi in termini di crescita produttiva. «Negli anni critici della crisi – sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente di Far-

mindustria – la farmacia si è imposta come comparto anticiclico per eccellenza registrando un progresso del 14 per cento, mentre il resto della produzione industriale faceva segnare una flessione media del 7 per cento». Anche la vostra indagine evidenzia che l’industria farmaceutica è il settore che dal 2010 al 2017 ha conosciuto la crescita più alta. Quali altri indicatori riflettono meglio questo trend? >>> segue a pagina 4

Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria


Industria • Agosto 2018

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In evidenza È severa la presa di posizione degli industriali su lavoro e infrastrutture, vere sfide del Paese

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Colophon Direttore onorario Raffaele Costa Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

Spazio a sostenibilità e valorizzazione degli stilisti emergenti per il rilancio dell’italian style

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Consulente editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna - www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Supplemento di Dossier Registrazione: Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Carlo Capasa, presidente Cnmi

>> continua dalla prima Quali sono gli indicatori più eloquenti che emergono dal vostro studio? «Il settore fieristico italiano gode di buona salute. Le manifestazioni vanno bene e il nostro osservatorio del primo trimestre 2018 conferma un saldo positivo del 20 per cento per numero di manifestazioni e per numero di espositori, un +8 per cento di visitatori e una crescita del 16 per cento di superficie occupata. Vi sono però alcune problematiche che incidono sulle performance e sui bilanci delle fiere, imputabili principalmente a una normativa ancora non definita relativamente all’Imu sugli immobili fieristici. Come Aefi non vogliamo trattamenti privilegiati, ma continuiamo a chiedere una tassazione più equa per i padiglioni fieristici, calcolando i giorni effettivamente utilizzati per le esposizioni e non trattati come strutture commerciali o capannoni industriali attivi 365 l’anno». Analizzando i dati, quali sono i settori produttivi del made in Italy per i quali la fiera resta lo strumento principe per farsi conoscere dai buyer e dai consumatori? «Per il 75 per cento delle imprese italiane le fiere rappresentano l’unico strumento di promozione per accrescere il proprio business e il veicolo, a costi contenuti, per raggiungere i mercati esteri, soprattutto quelli lontani e culturalmente diversi. In merito ai settori produttivi, analizzando il calendario fieristico nazionale 2018 si nota che le 209 fiere internazionali sono concentrate principalmente nel tessile-abbigliamento-moda, sport-

hobby-intrattenimento-arte, gioielliorologi-accessori e food-bevandeospitalità». Ad aprile avete rinnovato la vostra partnership con Ice per supportare il processo di internazionalizzazione degli enti fieristici italiani nel biennio 2018-2019. In quali attività concrete si traduce questo accordo? «Anche per il biennio in corso, l’accordo prevede iniziative per presentare l’offerta fieristica italiana sia a operatori selezionati che a delegazioni estere e ad attività di rappresentanza finalizzate al reclutamento di espositori esteri ai saloni italiani. Nei primi quattro anni abbiamo organizzato oltre 250 iniziative, rivolte in particolare ai mercati asiatici - Cina, Corea, Giappone e Iran – a Usa, Russia e alcuni Paesi africani. Grazie all’intesa i nostri associati potranno contare su analisi ad hoc per attrarre espositori e visitatori alle manifestazioni in Italia e per valutare la possibilità di esportazione di format fieristici consolidati. Nel biennio 2016-2017, 13 associati Aefi hanno usufruito dei vantaggi dell’accordo, realizzando incontri con operatori e attività mirate per penetrare i mercati strategici con i propri prodotti». Anche il mondo delle fiere è al lavoro per agganciare il treno delle nuove tecnologie, che impongono alle manifestazioni di innovare i loro “racconti”. Su quali aspetti vi state concentrando, partendo dal nodo formativo? «Per innovare è necessario avere le giuste competenze ed essere aggiornati sulle evoluzioni del mercato e sulle strategie messe in atto da enti, quartieri

e siti espositivi in Italia e all’estero. Siamo consapevoli che ormai il settore non possa prescindere dalla digitalizzazione, ma per poter anticipare il cambiamento le fiere devono investire sulla formazione. Nuove tecnologie richiedono nuove competenze e disporre di figure professionali preparate a fronteggiare la concorrenza straniera. Quello della formazione è un nodo strategico che le università e gli istituti professionali devono portare avanti anche con riferimento al settore fieristico e che le fiere devono poi sviluppare facendo della formazione di espositori e visitatori un fattore di successo». Sul fronte istituzionale invece, cosa occorre fare per rilanciare ulteriormente il ruolo delle fiere come volano dell’economia nazionale? «Alcuni interventi del governo sono stati molto utili per il settore, ad esempio il piano straordinario per il made in Italy ha dato un grande sostegno all’internazionalizzazione delle nostre fiere. Siamo soddisfatti per la sua riconferma per il 2018 e fiduciosi che possa diventare strutturale. Come Aefi continueremo a richiamare l’attenzione delle istituzioni affinché venga compreso il ruolo delle fiere quale leva di politica industriale come avviene in altri Paesi. Le nostre fiere danno origine al 50 per cento dell’export delle imprese italiane che vi partecipano e dovrebbero essere considerate un investimento per promuovere il made in Italy nel mondo. Abbiamo già inviato richiesta di incontro al nuovo Governo che mi auguro valorizzi le fiere anche per il grande supporto che danno al rilancio dei territori». • Giacomo Govoni


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Primo Piano

>>> segue dalla prima pagina

«Innanzitutto la crescita dell’export, che è stata straordinaria in questi anni arrivando al 75 per cento di tutta la produzione. Solo negli ultimi dodici mesi si è avuto un incremento delle esportazioni del 16 per cento, con relativo recupero dei livelli produttivi. Ovviamente questo ha avuto un impatto positivo sul numero di addetti». Si sta discutendo molto dell’intercambiabilità tra farmaci biosimilari e farmaci “brand”, che avvierebbe una piccola rivoluzione nel consumo di medicinali. Con quali ricadute sulle imprese farmaceutiche? «Farmindustria non si è mai espressa in modo negativo sui farmaci biosimilari riconoscendo che, a differenza dei generici per i quali basta uno studio di bioequivalenza, sono studiati e approvati da un circuito regolatorio europeo al pari dei farmaci biologici. Però, occorre dirlo, dal punto di vista scientifico è altrettanto vero che si chiamano similari perché non sono esattamente uguali». Tuttavia anche Aifa chiarisce che il rapporto rischio-beneficio dei biosimilari è il medesimo di quello degli originatori di riferimento. «Infatti il punto non è quello, tant’è vero che con il 29 per cento sul totale dei consumi siamo il Paese in Europa che li adotta di più, al contrario di quanto si creda. Il punto, sul quale conviene anche Aifa, è che l’intercambiabilità deve essere lasciata a discrezione del medico curante: se questo avverrà, credo che tutto sarà fatto nell’interesse scientifico del paziente. Se invece si userà l’intercambiabilità per fare le gare, averne solo uno e togliere così al medico la possibilità di scelta, commetteremo un grosso un errore. Speriamo che a livello locale o regionale non si trovino clausole che vadano a ledere la scientificità questo principio». Sulla questione vaccini un pluricandidato al Nobel per la medicina ha definito “insensato” imporne l’obbligo. Lei invece come la pensa al riguardo?

EXPORT

Ha fatto segnare una crescita straordinaria negli ultimi anni, arrivando al 75 per cento di tutta la produzione

«In linea di principio sono d’accordo, ma l’obbligo è un male talvolta necessario quando i livelli scendono sotto la misura di guardia. Purtroppo nel nostro Paese si è assistito a una flessione delle vaccinazioni abbondantemente sotto il minimo richiesto per garantire l’immunità. Soprattutto ai malati che purtroppo non si possono vaccinare e non devono avere contatti con persone non vaccinate. Questo significa responsabilità sociale nel non mettere rischio le vite di tanti bambini che magari per immunodeficienza o altro non possono essere vaccinati. Senza contare che il valore prodotto dai vaccini in 18 anni in termini di costi evitati è incommensurabile». In un’ottica sia di ricambio generazionale che di trasformazione tecnologica, avete lanciato il Fondo Tris assieme a Federchimica. Di che si tratta e come inciderà in termini operativi? «Intanto va precisato che non si tratta di un’iniziativa legata alla gestione delle crisi aziendali, per le quali esistono altri sistemi a cui noi non vo-

gliamo sostituirci. Il Fondo Tris è un combinato tra i vantaggi del Jobs Act e della legge Fornero, perché consente un ricambio generazionale attraverso l’accesso (fino a 5 anni prima dell’età di pensionamento) a un fondo di solidarietà bilaterale a favore sia dei lavoratori sia delle imprese che ne fanno richiesta. a cui possono accedere volontariamente sia i lavoratori che le imprese che ne fanno richiesta. È un progetto interessante, che ha riscosso un grande plauso da parte di molti addetti dell’industria farmaceutica». Su quali temi, legati alla competitività della filiera farmaceutica chiederete di mettere mano in via prioritaria al nuovo ministro della Salute? «In primis gli chiederemo di appli-

care nel suo mandato criteri rigorosamente scientifici che tengano conto anche della sostenibilità. Sarà importante fargli comprendere che nel prossimo futuro ci sarà una rivoluzione in termini di nuovi farmaci e nuove opportunità terapeutiche per tanti malati, grazie in particolare alle biotecnologie e alla scoperta del genoma che hanno dato alla ricerca un input straordinario. C’è da lavorare subito insieme per rendere disponibili questi farmaci ai malati in tempi adeguati, attraverso un sistema di governo nuovo che non consideri il sistema farmaceutico come un silos a se stante, ma come una fonte di risparmio e una parte del processo per arrivare a un rapido accesso alle terapie innovative». • Giacomo Govoni

I NUMERI DEL SETTORE PIÙ ANTICICLICO Un giro d’affari di 30 miliardi di euro, pari a un quarto della produzione totale tra i big europei, 2,7 miliardi di investimenti l’anno e 64 mila addetti, che lo rendono l’unico settore manifatturiero nazionale capace di sviluppare livelli di attività superiori al periodo pre-crisi. Sono i numeri che valgono all’industria farmaceutica italiana il secondo posto tra i produttori di medicinali del Vecchio Continente e il primo assoluto per produzione pro capite. A cui si somma il +73 per cento di export registrato tra il 2010 e il 2017, contro il +33 per cento medio degli altri settori economici, e la leadership mondiale in termini di investimenti diretti esteri nei confronti di superpotenze come Usa e Germania. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, riguarda la spesa farmaceutica che in Italia è inferiore di circa il 30 per cento rispetto ai big dell’Ue, con prezzi dei farmaci più bassi del 15-20 per cento se paragonati alla media continentale. In compenso l’Italia domina le graduatorie per le vendite di farmaci biosimilari, sia in termini di valore che di consumo pro capite. Quanto all’accessibilità ai nuovi farmaci autorizzati da Ema nell’ultimo quinquennio infine, il nostro Paese necessita di un tempo medio di due anni, con un differenziale negativo del 18 per cento rispetto agli altri Paesi big d’Europa.


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Gli appuntamenti

Il summit che vede in anticipo di Giacomo Govoni

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li orizzonti dell’open innovation, l’evoluzione del rapporto uomo-robot, gli scenari geopolitici ed economici, il futuro dell’Italia. Sono i temi che giovedì 6 settembre verranno presentati a Cernobbio, come antipasto dei contenuti che verranno sviluppati nei tre giorni successivi durante il Forum The European House– Ambrosetti di Villa d’Este. Autorevole think tank che nel tempo ha fatto dell’internazionalità il suo biglietto da visita, il Teh-Ambrosetti celebrerà quest’anno la sua 44esima edizione, fornendo come sempre gli strumenti per leggere i cambiamenti dell’economia reale a un livello di alta sintesi strategica. Capi di stato e di governo, premi Nobel, ministri, manager e imprenditori di tutto il mondo sono attesi allo sbarco sulle rive del lago di Como, dove dal 7 al 9 settembre si prenderanno in esame le sfide che si prospettano a livello globale attraverso uno scambio di visioni e un dibattito mai scontato tra i prestigiosi ospiti e relatori. I NUOVI ORIENTAMENTI, DA UN’ANGOLAZIONE EUROPEA Stabilmente tra i migliori cento think tank mondiali sui 6850 censiti nel 2017 a livello planetario dall’Università della Pennsylvania, l’appuntamento di Cernobbio si distingue da sempre per la capacità di coinvolgere le personalità presenti in approfondimenti di respiro internazionale e di notevole interesse per la business community e per il Sistema Paese. Come quelli al centro della prima giornata del Forum che soli-

IN TRE INTENSE GIORNATE DI ANALISI DELLE EVOLUZIONI GEOPOLITICHE INTERNAZIONALI, IL FORUM TEH–AMBROSETTI ELABORA LE CONTROMISURE E LE STRATEGIE RISPETTO AI CAMBIAMENTI IN ATTO. UNA BUSSOLA PER GLI OPERATORI ECONOMICI DI TUTTO IL MONDO

tamente riprendono gli argomenti trattati nel corso del Workshop Finanza. Secondo per “pedigree” al solo Forum Villa d’Este, si tratta di un appuntamento primaverile organizzato da TehAmbrosetti in cui vengono dipinti gli scenari di mercato più aggiornati sia sul piano congiunturale che strutturale. Nell’ultimo, tenutosi a inizio aprile alla presenza di top manager finanziari e di ben due commissari europei, si è convenuto che il pendolo della storia continua a muoversi nel segno dell’incertezza geopolitica ed economica. «L’anno appena trascorso – osserva Valerio De Molli, amministratore delegato del club - ci ha confermato che i paradigmi con cui finora abbiamo analizzato l’economia globale non sono più validi. La rivoluzione tecnologica, l’automazione, la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento degli stili di consumo e l’imprevedibilità degli orientamenti politici stanno modificando gli schemi interpretativi da noi conosciuti. Per questo diventano più che mai importante momenti di riflessione come questo, che cercano di andare a fondo negli spaccati della realtà socioeconomica e finanziaria». Valutandoli da un’angolazione che tenga naturalmente in primo piano il Vecchio Continente, sul quale il Forum Ambrosetti pone un accento privilegiato fin dal nome, veicolando un principio di apertura e di creazione di ricchezza di matrice continentale. «Per l’Europa – prosegue De Molli – le ultime notizie sono tutto sommato positive e si riflettono principalmente nel +2,4 per cento di Pil e nel record di occupazione, che si attesta mediamente al 73 per cento. Fatti

incoraggianti, anche se le recenti elezioni in tre grandi Paesi europei come Francia, Germania e Italia stanno determinando evoluzioni che richiedono un costante monitoraggio per gli impatti economici che ne possono derivare». ITALIA OSSERVATA SPECIALE DEL THINK TANK DI CERNOBBIO Innanzitutto nella Penisola, in uscita da un 2017 cresciuto dell’1,5 per cento e un’occupazione a livelli record con 23,1 milioni di persone al lavoro, ma che per una valutazione corretta deve comparare i propri progressi a quelli dei competitor diretti. «L’Italia cresce più di ieri – osserva De Molli - tuttavia il confronto con gli altri Paesi europei non ci conforta ed evidenzia un ulteriore allontanamento. Se vuole tornare

ai livelli precrisi, deve crescere più degli altri per recuperare il gap cumulato negli anni». Tra l’altro, i risultati delle rilevazioni dell’Ambrosetti club economic indicator del primo trimestre mostrano segnali contrastanti e di sospensione del giudizio, con un sentiment futuro sull’occupazione e sugli investimenti che si attesta su valori leggermente inferiori all’ultima misurazione del 2017, dopo quarter consecutivi in costante crescita dal 2012. Significa che nel nostro Paese la spinta favorevole si è già esaurita, oppure siamo solo di fronte a un assestamento? È la domanda a cui si cercherà di trovare risposta nella terza giornata del Forum di settembre, tradizionalmente incentrata sull’Italia, ragionando anche sulle ricadute della fine del Quantitative easing in Europa. Questione cruciale alla quale il Club Ambrosetti ha dedicato una specifica ricerca, con Carlo Cottarelli in veste di advisor scientifico, per verificare se e quanto la fine del programma di acquisto di titoli e in particolare di obbligazioni governative impatterà sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. «Quel che è certo – conclude De Molli - è che gli effetti sul rapporto debito/Pil causati dalla potenziale crescita dei tassi al termine del Qe potranno essere bilanciati solo generando crescita e inflazione e/o generando avanzi primari più consistenti». •


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Industria • Agosto 2018

Alle Fonti dell’eccellenza Risk Management, Chiarelli Lombardi & Associati come boutique di eccellenza per il diritto bancario e lo studio legale Sorga per il diritto penale. Spostandosi nella galassia delle imprese, si sono laureati vincitori Franco Fenoglio di Italscania come Ceo dell’anno nel campo dell’innovazione automotive e Massimo Visentin di Pfizer in quello della ricerca scientifica Pharma. Sempre

VISIBILITÀ MEDIATICA E ISTITUZIONALE AL TOP Tutte realtà sulla cresta dell’onda che aggiornano un albo d’oro arricchitosi negli anni di vincitori illustri come lo stilista Brunello Cucinelli, l’imprenditore Segafredo Zanetti, grandi marchi come Eni, Bmw, Banca Generali giusto per citarne una sparuta rappresentanza, oggi primi testimonial di un evento a cui se ne affiancano altri dal respiro globale, di elevatissimo stan-

di questo appuntamento, che può esibire tra l’altro il supremo patrocinio della Commissione Europea. Innovazione di settore, attenzione all’evoluzione di prodotti e servizi e ai progressi tecnologici sono alcuni dei parametri scelti per misurare la leadership nelle diverse categorie, ma anche i risultati di business, intesi come performance finanziarie, crescita dei ricavi, massimizzazione e così via. Altre skills considerate determinanti ai fini del conseguimento del premio sono lo sviluppo strategico, vale a dire la capacità di anticipare le esigenze dei clienti anche grazie ad attività di comunicazione e marketing legate al rafforzamento del proprio brand; l’alta qualità del servizio in grado di combinare le migliori pratiche ai metodi di attuazione, l’internazionalizzazione come contributo alla diffusione dell’eccellenza italiana nel mondo; la sostenibilità partendo dalla ricerca di una miglior qualità di vita all’interno della realtà aziendale, e la formazione.

nell’ambito dell’industria sanitaria, incoronati tra gli altri anche Biogen Italia come team dell’anno biotecnologie, Eurpack per le soluzioni packaging e Medtronic Italia per le tecnologie mediche innovative. Da segnalare anche l’affermazione di Janssen Italia nel settore farmaceutico e LifeBee per la sfera della digitalizzazione Life Science. Una carrellata tendente all’infinito che ha toccato tutti i settori-locomotiva

ding e networking profilato. Uno di questi è sicuramente Le Fonti/Ceo Summit, diffuso e trasmesso dai principali network radiotelevisivi compreso ww.ceosummit.tv. Inserito in un circuito C-level che coinvolge grandi capitali economiche tra cui appunto Milano, il Ceo Summit si articola in periodiche edizioni coordinate dalla città di turno, con tavole rotonde tra amministratori delegati e top manager, finalisti e vincitori

SUGLI SCUDI L’INNOVAZIONE MADE IN ITALY Nell’ultimo scalo del premio nella Penisola, avvenuto a fine giugno alla Borsa Italiana, a imporsi (sulla base del parere del Comitato scientifico che presiede la giuria, coadiuvato da riviste specializzate come World Excellence, Legal e Finanza&Diritto) sono stati lo studio Lexant come team legale dell'anno Compliance &

del made in Italy come l’agroalimentare, che ha proclamato ad esempio Pariani “Eccellenza dell’anno Food” e Argiano “Eccellenza dell’anno Wine”. O ancora l’arredo, dove a spuntarla nella categoria Innovazione & Leadership luxury kitchen design è stato Ernestomeda, e l’architettura di design, che ha premiato l’energia innovativa di Camponovo Architetti & Associati.

del premio che animeranno il dibattito attorno ai valori in evoluzione in uno scenario economico liquido. Prevista come di consueto la cena di gala, che precederà le cerimonie di premiazione nell’appendice Le Fonti/Ceo Awards, grazie alla quale i vincitori godranno di un’importante esposizione mediatica e della massima visibilità istituzionale nel mondo. •

UNA SERIE DI APPUNTAMENTI DI GALA CHE METTONO IN VETRINA MULTINAZIONALI E TOP EXECUTIVE IMPOSTISI ALL’ATTENZIONE INTERNAZIONALE PER RENDIMENTI E SPIRITO INNOVATIVO. CON IL CEO SUMMIT COME EVENTO CLOU, ATTESO A NOVEMBRE ANCHE A MILANO di Giacomo Govoni

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volti, le firme e le boutique più in ascesa del mondo legal e food, ma anche del banking, del ramo medico-scientifico e dell’imprenditoria finanziaria e industriale. A premiarli, ciclicamente e in diverse location internazionali, sono Le Fonti Awards, esclusivo gala organizzato da una delle compagnie leader nel campo del business awards, che assegna riconoscimenti di prestigio a quelle imprese eccellenti e ai quei manager saliti agli onori della community globale degli investitori. Piattaforma itinerante di altissimo profilo che effettua tappe periodiche presso le sedi di Londra, New York, Singapore, Dubai e Hong Kong, è attesa in autunno allo sbarco a Milano. Dove dall’8 al 22 novembre la delegazione italiana coordinerà un momento di dialogo istituzionale tra i protagonisti dell’economia, all’interno del format speciale Le Fonti/Ceo Summit. PIOGGIA DI “AWARDS SUI MIGLIORI PER OGNI CATEGORIA Valutato sulla base dei rendimenti e delle operazioni messi a segno nell’ultimo anno, il meglio del mondo produttivo e dell’advisory corporate diventa dunque protagonista


Gli appuntamenti

© Photo- Messe Düsseldorf, Constanze Tillmann

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Aluminium 2018

Düsseldorf 9-11 ottobre

Valve World Expo © Photo ALUMINIUM 2016

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n un panorama globale dove il settore dei trasporti e la transizione energetica stanno trainando la domanda di alluminio, l’appuntamento autunnale in quel di Düsseldorf rappresenta da anni uno scalo irrinunciabile. Il quartiere fieristico della città tedesca ospita infatti il primo marketplace al mondo dedicato a questo materiale, pronto a scattare anche quest’anno dal 9 all’11 ottobre con Aluminium 2018. Distribuito su sei padiglioni che copriranno una superficie record di 80 mila metri quadri, il Centro Esposizioni sul Reno accoglierà quest’anno circa 27 mila visitatori da 100 nazioni, con un parco espositori già prenotato per oltre l’80 per cento già da inizio anno. «Un chiaro segnale del dinamismo attuale del settore alluminio – osserva Olaf Freier, direttore del Salone – che rende concreta la possibilità di superare i 1000 espositori». Di cui oltre il 70 per cento di provenienza internazionale, con Italia, Cina, Turchia, Austria e Spagna a guidare la pattuglia delle 54 nazioni espositrici. Dalla produzione di

alluminio per macchine, agli impianti per la lavorazione di semilavorati e finiti, al riciclaggio, l’offerta di Aluminium 2018 si concentrerà sui processi e prodotti per le principali industrie delle applicazioni in alluminio: automotive, ingegneria, edilizia e costruzioni, aerospaziale, elettronica, l’imballaggio e la ferrovia. Digitalizzazione e protezione ambientale saranno i nuovi topic sotto i riflettori di questa edizione, con un’area speciale riservata alla digital manufacturing in cui i visitatori sperimenteranno cosa significa Industry 4.0 per l’industria dell’alluminio e come le soluzioni It ad alte prestazioni possano impattare positivamente sulla produttività. Nel corner denominato “Ingegneria ambientale” verrà mostrato invece in che modo l’industria dell’alluminio sta aprendo la strada a nuove idee legate al trattamento delle acque, ai sistemi di filtraggio dell’aria e i sistemi di aspirazione del petrolio. Tra i momenti centrali della 72 ore di Düsseldorf, non si possono dimenticare come sempre la conferenza Aluminium 2018 e l’Aluminium Forum, dove esperti e ricercatori interverranno per discutere dei principi, delle tendenze e delle innovazioni del settore dell’alluminio. Nello stesso contesto verranno presentate le varie applicazioni dell’alluminio attualmente in uso insieme a possibili ulteriori sviluppi che renderanno i prodotti in futuro ancora più belli e più efficienti in termini di risorse, specialmente nei campi delle tecnologie leggere, della e-mobility e della produzione additiva.•

Düsseldorf 27-29 novembre

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alvole industriali, raccordi, attuatori, compressori e ingegneria delle valvole. Saranno queste tecnologie, che oggi recitano un ruolo chiave nell’industria moderna chiamata a investire sulla della sicurezza come fattore competitivo, le protagoniste di Valve World Expo 2018, che aprirà i battenti a Düsseldorf dal 27 al 29 novembre prossimi. Giunta alla sua undicesima edizione, la rassegna organizzata dalla società Honegger e ospitata per la quinta volta nel comprensorio fieristico della città tedesca radunerà come sempre produttori e operatori industriali che potranno contare sulla presenza di tutto ciò che il mercato offre al momento, con proposte per sviluppi e innovazioni future. Più di 700 gli espositori che nella tre giorni di Düsseldorf metteranno in mostra i loro prodotti, occupando circa 20 mila metri quadrati di spazio espositivo con soluzioni che nell’ultimo evento del 2016 hanno attratto 12420 visitatori commerciali provenienti da 89 Paesi, a riprova della crescente vocazione internazionale di Valve World Expo. Petrolchimico, oil e gas, industria chimica, marittima e offshore, alimentare, automotive, ingegneria meccanica, farmaceutica e ingegneria energetica i principali settori di provenienza degli sta-

keholder professionali, che potranno assistere in prima persona a focus prestazionali di nuove tipologie di valvole. Tra queste, ad esempio, vanno segnalate le valvole criogeniche, in grado di sfidare anche le temperature più basse e che possono quindi rivelarsi essenziali per diversi ambiti produttivi, in primis per quello farmaceutico e alimentare. Spostandosi verso il padiglione 5 del quartiere espositivo potranno immergersi nello show speciale intitolato Pump Summit, organizzato dal publisher olandese Kci e dedicato al mondo delle pompe e dei compressori industriali. Sul versante dei dibattiti di approfondimento e delle tavole rotonde, il piatto forte della manifestazione sarà servito invece nella Hall 4, dove oratori internazionali ed esperti della materia saranno a disposizione per colloqui e workshop nell’ambito della Valve World Conference 2018. Di stretta attualità gli argomenti che verranno affrontati, tra cui uno dei più caldi è legato alle installazioni di stoccaggio del gas che, a fronte della crescente diffusione dell’energia rinnovabile in Europa, verrà utilizzato sempre più per produrre elettricità. Rendendo di conseguenza ancora più importante la tenuta e l’alta resistenza delle valvole installate sugli impianti, al fine di assorbire i picchi. •


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Industria • Agosto 2018

Fastener Fair Italy

Milano 26-27 settembre a debuttato solo due anni fa eppure si è già imposta all’attenzione degli operatori specializzati, che già ne scandiscono il conto alla rovescia che terminerà il 26 settembre. Quando, al Mi CoMilano Congressi si alzerà il sipario sulla seconda edizione di Fastener Fair Italy 2018, mostra biennale che copre tutti gli aspetti del mondo dei dispositivi di fissaggio e fissaggio. Due giorni di esposizione che richiameranno nel capoluogo lombardo produttori di elementi di fissaggio, sistemi di produzione di elementi di fissaggio e tecnologie di gestione degli stock, fornitori di materiali, distributori, rivenditori e utenti finali, accendendo i fari sugli sviluppi del fastener business in Italia. A oggi secondo Paese produttore di viteria e uno dei principali esportatori al mondo, in un contesto internazionale per il quale gli analisti prevedono tassi di crescita annuali nel mercato dei fissaggi fino al 6 per cento entro il 2020. Ammontano a 170 le aziende prove-

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nienti da 12 Paesi che finora hanno confermato la loro partecipazione a Fastener Fair Italy 2018 - dove i partecipanti potranno procurarsi e vendere prodotti e servizi, organizzare visite in fabbrica, avviare e rafforzare partnership e costruire reti commerciali - di cui 44 new entry e 126 già presenti allo show del 2016. «Incoraggiati dall’enorme successo dell’ultimo Salone che ha attirato 2600 buyer, ingegneri e manager di alto livello provenienti da 58 Paesi – sottolinea la direttrice dell’esposizione Olivia Griscelli - questa volta ci aspettiamo ancora più espositori e visitatori, in virtù del grande interesse manifestato per la rassegna, della forte domanda e di una crescente fiducia nel settore». Declinato tra i padiglioni milanesi in una pluralità di prodotti, servizi e applicazioni rivolti a un’ampia gamma di industrie tra cui l’aerospaziale, l’automobilistico, ingegneria civile, edilizia, energia, marina e ingegneria meccanica. Sull’onda del gradimento ottenuto nella prima edizione, da segnalare infine un inedito

Euroblech Hannover Hannover 23-26 ottobre

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renderà per mano i visitatori e li accompagnerà nell’avveniristico mondo (ma con radici già saldamente piantate nel presente) della realtà digitale Euroblech 2018, la 25esima fiera internazionale tecnologica della lavorazione della lamiera che si terrà dal 23 al 26 ottobre presso il Centro espositivo di Hannover in Germania. Piattaforma biennale regina per l’intera catena tecnologica di settore che copre almeno 15 segmenti tra cui lamiera, mo-

vimentazione, formatura, lavorazione tubi e profilati, giunzione, saldatura, produzione additiva, Cad/ Cam/Cim e anche ricerca & sviluppo, Euroblech è il marketplace in cui i partecipanti possono scoprire e acquisire le ultime originali soluzioni per la produzione, assistere a dimostrazioni dal vivo, sperimentando in prima persona sistemi e dispositivi intelligenti in azione. Circa 1400 in rappresentanza di 38 nazioni gli espositori che si sono assicurati uno stand già sei mesi prima del via alla ras-

segna di Hannover, capace nell’ultima edizione di calamitare nel cuore della Bassa Sassonia 60600 visitatori provenienti da 102 Paesi, grazie all’atmosfera innovativa che tradizionalmente si respira nei giorni della fiera. Pilastro tematico di quest’anno sarà appunto l’automazione digitale, dal momento che Industry 4.0 e la Smart factory sono diventati argomenti di primo piano nella lavorazione della lamiera. «La digital transformation è al momento un elemento importante dell’industria – spiega Evelyn Warwick, direttrice della manifestazione tedesca – che richiede una stretta collaborazione lungo l’intera catena di valore, dal controllo della produzione alla manutenzione. La più grande sfida per le aziende operanti nella filiera della lavorazione della lamiera è creare un ambiente di produzione in-

programma congressuale che comprenderà seminari gratuiti su innovazioni, argomenti e tendenze del circuito produttivo. Guidati da esperti del settore, includeranno approfondimenti su questioni tecniche, normative e di mercato, come i requisiti per un rigoroso controllo di qualità. Ideato dagli show partner Fasten.it in collaborazione con l’organizzatore di eventi Mack Brooks Exhibitions, i seminari si terranno il 26 e il 27 settembre e saranno aperti sia agli espositori che ai visitatori. •

telligente, basato su uno scambio sicuro di dati e sul collegamento di macchine e processi». In questo senso, EuroBlech 2018 offre a ingegneri progettisti, manager della produzione, manager della qualità, direttori tecnici e produttori un palinsesto assortito di idee e soluzioni, abbinato alla possibilità di entrare in contatto con partner commerciali che li aiutino a integrare questi processi e macchinari nelle loro linee produttive. Completerà il programma una selezione di conferenze e incontri che offrirà spunti di riflessione sulle principali tematiche d’interesse per key player del settore come ad esempio i fornitori di Phs. Destinatari di un forum ad hoc in cui si analizzeranno la complessità di parti e l’integrazione funzionale di questo processo. •


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Modelli d’impresa

La “molla” della ripresa di Remo Monreale

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i sono ambiti di produzione trasversali a tutto il tessuto industriale e che quindi portano una responsabilità diversa non solo all’interno del proprio territorio. La produzione di molle è uno di questi. E, neanche a dirlo, le aziende italiane sono tra le migliori sul piano internazionale. Come la Compagnia Italiana Molle Acciaio, detta Cima Spa, di cui parliamo con la contitolare Rita Bellazzi. «Cima Spa da oltre 70 anni opera nei settori automobilistico, elettrodomestico, agricolo, petrolchimico ed energetico – dice Bellazzi − come primo fornitore delle maggiori aziende del settore. Partita come piccolo mollificio, Cima Spa è ora una realtà industriale, di proprietà della famiglia Bellazzi, parte della holding Belfin, che conta al suo interno oltre 16 aziende e quasi 700 dipendenti. Grazie a una moderna ed efficiente struttura che conta aziende in Europa, Asia e America, il gruppo Belfin si è imposto sul mercato con prodotti quali molle, ammortizzatori, fascette stringitubi, fissaggi rapidi e prodotti di stampaggio. Del gruppo fa parte anche la realtà industriale di Alatec Srl, azienda che produce spalmati in poliuretano espanso, applicabili nei settori della moda, design e automobilistico».

Bellazzi spiega qual è la situazione del mercato nel settore, a partire dal punto di vista interno all’azienda brianzola. «I nostri principali mercati sono l’automotive e l’elettrodomestico – afferma l’imprenditrice lombarda −. Per quanto riguarda il primo settore, soprattutto per i gruppi tedeschi, il trend è più che positivo, mentre per quello elettrodomestico stiamo riscontrando una fase di leggera flessione e spostamento regionale. Pensiamo che la strategia migliore sia la continua innovazione, la ricerca di nuove soluzioni e lo sviluppo di rapporti di partnership con i nostri clienti, sviluppando insieme i prodotti per renderli sempre più tecnologicamente avanzati ma anche per ridurre i costi. Inoltre, sempre in ottica di partnership cerchiamo di

DAL PUNTO DI VISTA PRIVILEGIATO DEL SUO MOLLIFICIO BRIANZOLO, RITA BELLAZZI TRACCIA UNA COMPLESSA PANORAMICA DI UN SETTORE LA CUI PRODUZIONE INTERESSA TANTISSIMI AMBITI DIVERSI. «BISOGNA METTERSI IN UN’OTTICA DI PARTNERSHIP»

Compagnia Italiana Molle Acciaio ha sede a Busnago (MB) - www.cimabelfin.com

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE Rita Bellazzi, alla guida della Cima Spa, si sofferma su quanto l’azienda brianzola ha in cantiere in questo momento e che sta sviluppando per il prossimo futuro. «In collaborazione con centri di ricerca e università – dice Bellazzi − stiamo studiando un prototipo di organizzazione produttiva altamente tecnologica. In questo momento stiamo lavorando concretamente per sviluppare all’interno della nostra casa madre, in Italia, un reparto di ricerca e sviluppo di eccellenza, volto a migliorare sempre di più la qualità dei nostri prodotti, cercando di ridurre i costi e l’impatto ambientale. Una volta sviluppato e stabilizzato, lo stesso modello verrà replicato in tutti i nostri siti produttivi. Stiamo lavorando a un’azienda 4.0 con prodotti standardizzati che rappresenteranno l’eccellenza italiana nel mondo».

andare incontro al cliente anche dal punto di vista logistico, aprendo plant produttivi vicino a loro, per abbattere i costi il più possibile. Questi sono sicuramente degli aspetti che ci permettono di vantare nel nostro portfolio clienti i nomi più prestigiosi del settore». Cima è un’azienda orgogliosamente italiana ma allo stesso tempo è un’azienda che guarda al mondo. «Abbiamo sedi in paesi che in questo momento sono strategici come Cina, con un plant nella cit-

LA STRATEGIA MIGLIORE

Continua innovazione, ricerca di nuove soluzioni e sviluppo di rapporti di partnership con i propri clienti

tà di Qingdao, Slovacchia, India, Inghilterra, Canada e Russia. Oggi possiamo dire di essere leader di prodotti quali gli ammortizzatori per le lavatrici, per questi prodotti abbiamo sviluppato internamente la tecnologia necessaria alla loro produzione, abbiamo sviluppato un reparto dedicato che si occupa dello studio e della realizzazione di macchinari e di linee produttive, questo ci ha permesso di verticalizzare al massimo il processo produttivo, abbattendo i costi e le tempistiche. I nostri prodotti sono tecnologici e di nicchia e le applicazioni principali sono i sistemi sospensioni per lavatrici, ed i fissaggi per auto. I nostri componenti sono per la totalità destinati al primo impianto, quindi ai produttori, che nel caso del settore automotive si trovano principalmente in Germania, Polonia, Ungheria e Naar, per il settore elettrodomestico invece il mercato si sta spostando dall’Europa centrale all’Europa dell’est e ovviamente all’Asia. Siamo in una fase di studio di mercato e stiamo pianificando delle acquisizioni strategiche in nuovi settori». Infine, per Bellazzi «bisogna rivolgersi al cliente in un’ottica di partnership, sviluppare insieme i prodotti e le nuove tecnologie, la ricerca di nuovi materiali eco sostenibili e riciclati è un aspetto fondamentale. Nel settore automobilistico, si richiedono materiali sempre più leggeri ma allo stesso tempo resistenti, ad esempio per Ferrari, siamo fornitori delle molle al titanio, che oltre ad essere molto più performanti, sono anche più leggere diminuendo i consumi e di conseguenza l’impatto ambientale. Allo stesso modo anche nel settore elettrodomestico si ricercano sempre di più soluzioni che diminuiscano il dispendio e il consumo di energia». •


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Metalmeccanica sartoriale ORAZIO CORTI CI PORTA IL PROPRIO ESEMPIO IMPRENDITORIALE NELLA REALIZZAZIONE DI STRUTTURE TUBOLARI, INDICANDO GLI ELEMENTI DECISIVI PER LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE. E LE RIDOTTE DIMENSIONI AZIENDALI NON SONO UN LIMITE, ANZI di Elena Ricci

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a cultura del bello e la cura della perfezione sono tipiche degli artigiani evoluti. Lo stesso tipo di artigiani, se si possono inserire in un’unica categoria, che hanno reso il made in Italy uno dei marchi più importanti e conosciuti del mondo. La realtà di cui parliamo è trasversale a tantissimi settori, com’è noto, e va ben al di là del comparto moda o gastronomia. Un esempio di piccola impresa dedita all’eccellenza è la Corti F.lli Metalmeccanica, fondata nel 1954 da tre fratelli come produzione di telai per biciclette, moto e sedute autovetture conto terzi. «Agli inizi degli anni sessanta – ricorda Orazio Corti, uno dei contitolari dell’azienda brianzola – un noto imprenditore di arredamenti notò che le strutture tubolari prodotte assomigliavano molto a quelle delle sedie e a delle chaise lounge. E da qui iniziò la trasformazione della produzione della nostra azienda: un laboratorio in grado di trasformare un disegno o uno schizzo d’autore in una sedia, un tavolo o una chaise lounge unica e perfetta». La stessa passione che ha fatto la fortuna dei Corti nei decenni passati, si ritrova tuttora nell’assetto attuale. «Dopo tanti anni di esperienza – dice Corti – sappiamo come arrivare ai massimi standard di cura del prodotto. Partiamo dalla selezione della materia prima per arrivare ai tubi tagliati, sbavati e lavati, dalla curvatura nelle forme e con i raggi più arditi fino alla saldatura invisibile, senza bave e con la finitura più difficile, quella che evidenzia tutti gli

corriamo anche alla richiesta di realizzazioni di tubi con particolari specifiche e in esclusiva. Le richieste dei clienti, che sono principalmente operanti nel campo dell’arredamento, evolvono verso forme sempre più complesse e diversificate rispetto al passato, poiché oltre alla funzionalità, praticità d’uso e comodità, devono anche soddisfare le sempre nuove forme di design». Fondamentale l’aspetto che riguarda gli strumenti di lavoro. «La Corti F.lli Metalmeccanica – spiega l’imprenditore lombardo – si avvale di personale qualificato e vanta un robusto parco macchine per far fronte a ogni esigenza del

LAVORAZIONI TOP

Cerchiamo prodotti dove l’applicazione richiede soluzioni impossibili ma permette di dare forma alla bellezza eventuali difetti: la cromatura. Padroneggiamo tutti processi necessari a quell’obiettivo finale che è la perfezione. Si tratta di processi che derivano dalla conoscenza dei materiali, delle macchine e dalla capacità di immaginare un disegno già realizzato, anticipando gli eventuali problemi o difetti». Corti, poi, si sofferma sui particolari delle realizzazioni. «Cerchiamo prodotti dove l’applicazione richiede soluzioni impossibili – afferma il presidente dell’azienda – ma permette di dare forma alla bellezza. La nostra è

una lavorazione conto terzi, realizziamo una produzione esclusiva per ogni cliente, preceduta da una fase di collaborazione, ingegnerizzazione e fattibilità del prodotto: sedie, poltrone, divani, tavoli, tavolini da salotto, maniglie per motoseghe, telai in tubi e profilati metallici per usi diversi, sedili, schienali e appoggiatesta per autovetture, arredamenti e sedute per grandi spazi pubblici. Lavoriamo tubi e profilati di diversi tipi, in particolare la lavorazione e la saldatura del tubo d’acciaio, acciaio inox e alluminio è da sempre la nostra specialità. Per poter ottenere particolari prodotti e qualità molto elevate, ri-

L’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE Orazio Corti, presidente della Corti F.lli Metalmeccanica, spiega l’organizzazione attuale dell’impresa brianzola, affidata ancora alla stessa famiglia fondatrice. «Oggi siamo alla seconda generazione della nostra famiglia nella gestione dell’azienda. Personalmente, come presidente, mi occupo dell’aspetto commerciale, l’amministrazione è affidata a Claudio, la prototipizzazione-ingegnerizzazione prodotti e attrezzature con programma Cad 3d a Silvano, la produzione a Fiorenzo, e infine Paolo è responsabile magazzino e spedizione. Le caratteristiche principali della nostra società sono da sempre la qualità produttiva, ma ricoprono un ruolo importante anche le consulenze ai clienti per la realizzazione e miglioramento degli articoli, nonché gli impianti e le macchine più performanti».

Corti F.lli Metalmeccanica ha sede a Robbiano di Giussano (MB) www.cortimetalmeccanica.it

cliente. Le nostre macchine eseguono lavorazioni come taglio, sbavatura e sgrassaggio di tubi e profilati. Tra le nostre macchine ci sono curvatubi a Cnc dx e sx elettriche, per una maggiore precisione e uniformità della produzione, a raggio variabile, a sei assi. E ancora, robot di saldatura, macchine semiautomatiche di brasatura e puntatrici elettriche, macchine per la burattatura, pallinatura, sabbiatura e sbavatura, e infine finitura verniciata, zincata, nichelata e cromata». La situazione del settore è in leggero calo rispetto all’anno scorso «ma si tratta di condizioni che noi affrontiamo con una sempre maggiore attenzione alle esigenze dei clienti, reattività ai cambiamenti e prontezza nelle consegne. Non a caso, l’anno 2017 si è chiuso con un fatturato di 4,5 milioni, in crescita del 21 per cento rispetto all'anno precedente. I nostri mercati principali sono equamente ripartiti fra Italia e il resto d'Europa, con un'apertura anche verso gli Stati Uniti d’America». •


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Modelli d’impresa

Teste angolari. L’eccellenza è italiana di Remo Monreale

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ornire soluzioni complete studiate ad hoc per le diverse esigenze e offrire un supporto pre e post vendita cui affidarsi. È la definizione di mission, intesa come ideale obiettivo, che a buon diritto può essere considerata trasversale a molti settori. Il caso della progettazione e costruzione di teste angolari non fa eccezione, un campo dove precisione e cura estetica sono elementi fondamentali. Come spiega Umberto Alberti, titolare e fondatore dell’omonima azienda con sede a Saronno (Va). «Nel 1978, anno di fondazione dell’azienda, costruii la mia prima testa angolare. Oggi l’azienda ha più di 30 collaboratori e vanta più di 50mila prodotti, installati in tutto il mondo e tra i nomi più prestigiosi dell’industria italiana e internazionale. Grazie alla vastissima gamma offerta che comprende soluzioni di serie e studiate ad hoc, l’azienda è riuscita a rispondere negli anni alle esigenze di un mercato sempre più internazionale, suddiviso nei settori industriali più importanti quali aereonautico, automotive e molti altri». Quali sono gli aspetti più importanti del vostro lavoro? «La passione, il coinvolgimento e la cura dei particolari costituiscono aspetti essenziali del nostro modo di lavorare e si traducono nell’accurata ricerca dei materiali, dei trattamenti e un design sofisticato. Tutti i prodotti Alberti rispecchiano la creatività, il gusto della perfezione e la cura estetica che negli anni ci hanno sempre ispirato, e sono conosciuti in tutto il mondo come sinonimo di unicità e affidabilità. Ma soprattutto rappresentano al 100 per cento la qualità del made in Italy. Adesso come allora l’azienda guarda sempre più al futuro e alle nuove sfide quotidiane nei diversi campi di applicazione del prodotto». Comè stato possibile superare la sfida imposta dal tempo e dall’evoluzione tecnologica? «Nonostante la vasta gamma di teste angolari standard e speciali realizzate finora, la geometria sempre più complessa dei pezzi da lavorare e le nuove macchine a 5 assi hanno lanciato nuove sfide che solo in pochi hanno saputo risolvere. All’interno del set-

UMBERTO ALBERTI FA LEVA SULLA SUA GRANDE ESPERIENZA NEL SETTORE PER INDICARNE I FATTORI DECISIVI E LE PROSSIME SFIDE. DOPO QUARANT’ANNI DI LAVORO, ECCO COME CONTINUARE «NEL SEGNO DELLA CREATIVITÀ, GUSTO DELLA PERFEZIONE E CURA ESTETICA»

sforzi continui e ripetitivi essendo destinati a produzioni di massima. Puntuali interventi di manutenzione ordinata vengono di volta in volta programmati con il cliente al fine di offrire un servizio completo. La vera punta di diamante per Alberti è invece rappresentata dal settore aereonautico, dove l’azienda saronnese si è sempre contraddistinta per soluzioni innovative e uniche». Cosa cambia in questo ambito? «Qui non solo le tolleranze sono molto più spinte e le geometrie più complesse, ma l’ostacolo maggiore è rappresentato dagli spazi molto più ristretti. Spesso si tratta di lavorazioni dove non solo l’attrezzatura prescelta è al limite delle sue capacità ma deve anche fare i conti con ingombri ridottissimi come l’intersezione di pareti oppure all’interno di tasche o sotto-squadra che non permettono alcuna interpolazione di assi. A tutto ciò si aggiunge la grandezza dei pezzi lavorati che non consente un di-

ASPETTI ESSENZIALI

La passione e la cura dei particolari si traducono nell’accurata ricerca dei materiali, dei trattamenti e in un design sofisticato

UNA SEDE AD HOC Umberto Alberti, titolare e fondatore della Alberti Umberto Srl, ci parla della nuova sede di cui l’azienda varesina si è dotata, pensata per affrontare le sfide sempre più impegnative del mercato. «Costruita su tre piani, per un totale di 4mila metri quadrati – dice Alberti –, la nostra nuova sede vanta un’architettura moderna, all’avanguardia della tecnologia, con materiali esclusivamente ad alto contenimento energetico, per ospitare al meglio i suoi clienti, ma soprattutto i suoi dipendenti. Un ambiente luminoso e facilmente raggiungibile dall’autostrada, con uffici openspace, un’ampia ed elegante sala riunioni, uno show-room espositivo e un reparto produttivo sufficientemente ampio per ospitare tutto il nostro parco macchine, tra cui diversi centri di fresatura, tornitura e rettifiche; una macchina di misura tridimensionale e uno spazioso reparto per l’assemblaggio».

Umberto Alberti, titolare e fondatore della Alberti Umberto Srl, con sede a Saronno (Va) www.albertiumberto.com

tore automotive, ci siamo specializzati nella progettazione e realizzazione di teste molto piccole con dimensioni di 14 x 20 millimetri, per ottenere il minimo ingombro e poter lavorare pinze freno di autovetture e moto. Altre soluzioni invece vengono impiegate per eseguire forature e fresature di serie su blocchi motore, fanali e scatole del cambio. Si tratta per lo più di applicazioni studiate per sopportare

verso o ulteriore piazzamento degli stessi. Non solo parti strutturali dell’ala ma anche lavorazioni su derive, stabilizzatori e winglet che richiedono un notevole impiego di manodopera per la realizzazione delle varie forature e svasature. Quest’ultima operazione in particolare è ancora realizzata in modo tradizionale e per la maggior parte senza automazione». Quest’anno celebrate i vostri primi 40 anni di attività. «E per l’occasione l’azienda si è completamente rimessa a nuovo, non solo con l’acquisto di un nuovo sistema Fms, macchinari di controllo ausiliari e due software di gestione che rientrano nel piano Industry 4.0, ma con un evento a “porte aperte” proprio nei giorni della sua fondazione: il 4 e 5 maggio abbiamo offerto ai nostri clienti un ricco programma di seminari tecnici, interventi di partner mirati, tour delle isole produttive e una grande festa. Abbiamo registrato almeno 150 clienti da tutto il mondo, che sono stati contenti e piacevolmente impressionati nel vedere il grado di preparazione e innovazione raggiunto». •


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It per processi più snelli SONO NUMEROSE LE SOLUZIONI DIGITALI PRESENTI SUL MERCATO. MA LA VERA DIFFERENZA STA NELLA QUALITÀ DEL SERVIZIO E NELLA REALE SEMPLIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ PER GLI UTENTI. IL PUNTO DI IOLANDA SALA di Luana Costa

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igitalizzazione è, in primo luogo, semplificazione. In un mondo in cui ogni azione viene supportata da un processo di informatizzazione e in cui si moltiplica il ventaglio di soluzioni possibili, la vera sfida di mercato si gioca sullo sviluppo di applicazioni che realmente semplifichino il lavoro degli utenti. «La nostra ricetta è proporre applicazioni verticali destinate ad una clientela di tipo Enterprise che rispondono a criteri qualitativi e di sicurezza elevati, affiancate ad un supporto h24 attento ed efficiente» afferma Iolanda Sala, amministratore delegato di Supertronic, azienda specializzata nella realizzazione di soluzioni It innovative. «In un mondo in cui esistono centinaia di applicazioni la vera differenza possono farla la semplicità d’uso, la qualità e la flessibilità dell’applicazione stessa». Il mondo dell’Information technology è sempre più caratterizzato da grandi realtà, derivanti molto spesso da acquisizioni e fusioni di imprese a tutti i livelli; Super-

AL SERVIZIO DELLE AZIENDE

Storicità significa anche esperienza e solidità, che sono tra i principali punti di forza che ci riconoscono i clienti che ci scelgono in qualità di partner tecnologico

tronic, invece, rimane una realtà fortemente “sartoriale”, che fa di innovazione, crescita professionale della propria squadra e cura maniacale dei progetti che realizza, i propri cavalli di battaglia. «Ci pregiamo di poter fornire con successo clienti Enterprise e spesso veniamo chiamati ad operare “dietro le quinte” da grandi società del mondo It per le quali ci impegniamo a essere partner di riferimento, mettendo a disposizione il nostro know-how e la cura che ci caratterizza. Fino ad oggi siamo riusciti ad anticipare tendenze ed arrivare preparati per tempo sulle nuove tecnologie, molte volte sperimentando internamente soluzioni innovative per testarne bontà ed efficacia prima di proporle ai nostri clienti» continua Iolanda Sala. L’azienda è attualmente impegnata su tre fronti principali: la realizzazione di progetti It in ambito Data Center impiegando tecnologie multipiattaforma, dalle più tradizionali a quelle fortemente innovative; l’erogazione di soluzioni in cloud per la digitalizzazione dei processi e la gestione remota ed onsite di piattaforme It in modalità h24. Nello sviluppo di soluzioni digitali l’azienda si concentra su servizi innovativi e molto verticali erogati in modalità as a Service attraverso il cloud. «Disponiamo di una soluzione dedicata al mondo retail e Gdo, finalizzata alla gestione dei pagamenti elettronici. Di applicazioni oggi ne esistono numerose ma la nostra è un hub di funzionalità che permette agli esercenti di poter adottare, con un investimento contenuto, i nuovi sistemi di pagamento che via via si affacciano sul mercato. Nel

caso in cui un’azienda dovesse attrezzarsi per sfruttare tutti questi sistemi di pagamento dovrebbe affrontare in-

vestimenti rilevanti. Il servizio che noi eroghiamo attraverso il cloud consente di poter attivare le soluzioni di pagamento innovative che ogni giorno vengono presentate sul mercato riducendo al minimo le integrazioni software e di processo già in uso. Disponiamo, inoltre, di un’applicazione in grado di gestire e pianificare i turni di lavoro; l’ambito è cross-sector, adattabile a tutte le società che devono organizzare il lavoro di turnisti: trasporti, Gdo, ospedali, società di servizi, ecc.». «Siamo consapevoli che la qualità e la professionalità debbano rimanere i nostri punti di forza, in ragione di ciò abbiamo lavorato per ottenere diverse certificazioni aziendali di qualità e sicurezza e puntiamo su risorse professionali di alto profilo e seniority».

GLI INIZI La storia di Supertronic inizia a Milano, in un piccolo negozio di Viale Monza. È una storia di intuizioni, di passione e di capacità tecniche a tutto campo. È infatti il 1979 quando Carlo Sala comprende le potenzialità dell’informatica consumer e sceglie di diventare distributore unico per l’Italia della statunitense Tandy Radio Shack, una delle prime società al mondo - insieme a Commodore, Atari e Apple - a commercializzare computer già assemblati e pronti all’uso. Nel 1981 trasforma la piccola società di persone in SRL, e qua inizia il percorso. Siamo ancora lontani dall’attuale tecnologia aperta e facile da usare ed è per questo che concetti come attenzione al cliente e personalizzazione fanno la differenza. Sala e i suoi collaboratori - alcuni dei quali ancora oggi in azienda - lo sanno bene e cominciano così a essere conosciuti per la loro capacità di affrontare, e risolvere, problemi tecnici e organizzativi che le grandi multinazionali non prendono (ancora) in considerazione.

Iolanda Sala, amministratore delegato di Supertronic di Milano - www.supertronic.it

Supertronic è un’azienda fondata 37 anni fa ma nel corso degli anni ha avuto la capacità di innovarsi e rinnovarsi, investendo prima di tutto sulle risorse umane, asset fondamentale per cogliere e anticipare i cambiamenti richiesti dal mercato. «Storicità significa anche esperienza e solidità, che sono tra i principali punti di forza che ci riconoscono i nostri clienti che ci scelgono in qualità di partner tecnologico – conclude Iolanda Sala -. Non ci accontentiamo di essere riconosciuti dal mercato: vogliamo che la qualità venga certificata. Per questa ragione abbiamo scelto di intraprendere e conseguire certificazioni aziendali che garantiscono ai nostri clienti, trasparenza, affidabilità e sicurezza». •


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Modelli d’impresa

L’evoluzione che premia di Luana Costa

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n’evoluzione che ha prodotto una trasformazione radicale del settore, con il raggiungimento di un’automazione spinta, la quale ha a sua volta generato un incremento dei volumi produttivi e l’apertura a mercati in passato non raggiungibili. Nonostante l’innovazione nel campo industriale stia raggiungendo vette per molti versi prima inimmaginabili, vi sono aziende che restano fedelmente ancorate alla tradizione e fin dal nome perpetuano valori e principi a cui non si è mai voluto rinunciare. La Delle Vedove Adelchi è un’azienda specializzata nella lavorazione di materie plastiche per la realizzazione di articoli per differenti applicazioni industriali. Da sessanta anni la società è impegnata nel settore ma «non intendiamo abdicare, anzi progettiamo nuovi componenti della già vasta offerta di prodotti che da Cordenòns esportiamo in tutto il mondo» specifica Annamaria De Mattia, moglie dell’attuale contitolare, Alessandro Delle Vedove. L’azienda porta ancora il nome del fondatore, con davanti il cognome, come si usava nel 1953, e i figli Alessandro e Renzo che oggi proseguono l’attività non intendono modificare lo storico logo. Non è solo una questione affettiva per ricordare il padre ma la conferma della validità di un marchio sinonimo di qualità, ricerca e innovazione continua. Sessant’anni trascorsi in un crescendo di idee e progetti, nati nel Delle Vedove Adelchi ha sede a Cordenons (Pn) www.dellevedoveadelchi.com

DA OLTRE SESSANT’ANNI L’AZIENDA DELLE VEDOVE ADELCHI, SPECIALIZZATA NELLO STAMPAGGIO DI MATERIE PLASTICHE, IMMETTE SUL MERCATO INVENZIONI E BREVETTI CHE RISPONDONO ALLE ESIGENZE DI DIVERSI SETTORI

dopoguerra dopo una visita a un’azienda di bottoni sintetici del bergamasco, quando Adelchi fresco di studi di chimica a Milano ne rimase impressionato e iniziò la produzione di manopole per i moderni gas da cucina e manici per pentole in materiale termoindurente. Da qui l’ideazione della pressa per l’iniezione della plastica, la prima in tutto il Triveneto. Ma nel 1975 il pioniere della plastica muore lasciando in mano alla moglie Vittoria, conosciuta da tutti come Luisa, le redini di un’impresa che ha gettato le basi per la lavorazione di quel poliedrico materiale che si adatta a diventare parte di elettrodomestici, auto, macchinari e mille altre cose. «Sessant’anni anni di invenzioni e brevetti – prosegue la responsabile aziendale - sulla scia di Gaetano Delle Vedove, padre di Adelchi, che nella fabbrica in stile gotico di Vial di Romans agli inizi del Novecento costruì la prima macchina da caffè, un prototipo di pentola a pressione, biciclette e motorini». Accanto alla plastica, un altro ramo in cui l’azienda avvia una serie di attività è quello della meccanica, una nuova frontiera dell’intraprendenza imprenditoriale tanto da valere a Adelchi Delle Vedove l’intitolazione del laboratorio di chimica dell’Itis Kennedy. Oggi l’azienda ha raggiunto un enorme esperienza nell’industria

termoplastica ed è costantemente aggiornata sulle ultime tecnologie di produzione oltre a investire continuamente sul patrimonio di conoscenze del personale. «Abbiamo la presunzione di ritenerci pronti alle nuove sfide del futuro - aggiunge Annamaria De Mattia - grazie a un’organizzazione interna adeguata ai mercati e alle loro esigenze. L’elemento che più ci caratterizza e che appartiene alla nostra tradizione familiare, è rappresentato da un ricambio generazionale lento e monitorato. Sono attualmente presenti nell’organigramma tre generazioni. La nostra linea guida è la conservazione e lo sviluppo di quanto ci è stato tramandato. Grazie alla conservazione dei principi etici e allo sviluppo tecnologico nel rispetto ambientale si ottengono in-

crementi della forza lavoro nel settore di ricerca e sviluppo». I campi in cui trovano applicazione i prodotti aziendali sono di carattere prettamente tecnico: settore moto, automotive, con prevalenza nella ricerca e uso di materiali di ultima generazione. «L’azienda non ha subito alcun contraccolpo in termini di fatturato durante la crisi economica specifica la responsabile - anticipando di un lustro l’espansione dei mercati asiatici, con un approccio nei confronti del cliente che prevede collaborazione nelle fasi di Fmea di processo e di prodotto. Il mercato oggi è in lieve ma costante ripresa e si attendono a breve incrementi consistenti delle applicazioni, derivanti dalle prestazioni dei materiali di ultima generazione. L’evoluzione sistematica della componentistica conclude Annamaria De Mattia - pur rimanendo nel solco di un costante aggiornamento tecnologico, è adeguata alla richiesta di mercato, fornendo sottoprodotti assemblati, ampliando con lavorazioni ausiliarie il prodotto, ampliando conseguentemente il patrimonio di conoscenza in settori complessi». •

I MERCATI L’azienda, fondata nel 1953, ha raggiunto un’enorme esperienza nell’industria termoplastica, costantemente aggiornata sulle ultime tecnologie di produzione. La produzione di materiale termoplastico avviene grazie a macchinari come 30 presse da 25 a 1000 tonnellate. Peso massimo 6000 Gr. La produzione di stampi prevede lo sviluppo e il design degli stessi attraverso 3a Cad/Cam e Mold Flow. Attualmente il 50 per cento della produzione è diretta al Nord America e Nord Europa, il restante al mercato locale. L’azienda rifornisce diversi settori, automotive, salute, elettronica, costruzioni e molti altri. Da ottobre 1999 Delle Vedove Adelchi è certificata Iso 9001 e dal 2002 ha ottenuto la certificazione Vision 2000.


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Da strumento funzionale ad accessorio moda di Andrea Mazzoli

ALBERTO BIANCHI RACCONTA COME LA STORIA DELL’OCCHIALE SIA STRETTAMENTE LEGATA A QUELLA DELL’ACETATO DI CELLULOSA, MATERIALE CHE NE HA PERMESSO UNO SVILUPPO DI COLORI E FORME CAPACE DI TRASFORMARLO IN UN VERO E PROPRIO OGGETTO FASHION

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e ai suoi esordi l’occhiale era interpretato esclusivamente come strumento destinato alla correzione della vista, o alla protezione dai raggi del sole, con il passare del tempo è presto diventato un accessorio fondamentale del “mondo moda”, tanto da diventare simbolo di aspirazioni e tendenze. Questa rivoluzione è strettamente legata alla storia dell’acetato di cellulosa che ne ha permesso uno sviluppo di colori e forme altrimenti prima impossibile. Con oltre cento anni di storia alle spalle, la Mazzucchelli 1849 è il punto di riferimento mondiale per questo settore, nonché prima realtà ad averne intuito il potenziale nel mondo della moda. «In una storia di acetato di cellulosa lunga cento anni – racconta Alberto Bianchi, direttore generale della Mazzucchelli 1849 – la quantità di prodotti, colori e combinazioni che possiamo offrire, insieme allo sviluppo di sempre nuove soluzioni, permette ai nostri clienti di trovare, all’interno dei nostri archivi o grazie a un team in grado di sviluppare oggetti specifici, il prodotto sicuramente più in linea ai propri desideri. Molti brand della moda,

LA SFIDA

I nostri sono processi produttivi storici e non sempre accelerabili. L’obiettivo della nostra azienda è dare al cliente, nei tempi che desidera, il prodotto giusto, riducendo così gli stock

inoltre, hanno bisogno di prodotti esclusivi ed è per questo che noi studiamo insieme ai loro designer soluzioni ad hoc per i loro prodotti». In sella all’intuizione che avrebbe fatto la fortuna dell’oggetto, a fine anni Settanta la Mazzucchelli 1849 fonda il Centro O, un istituto di ricerca per dare assistenza ai produttori d’occhiali che si stavano avvicinando al campo della moda. «Siamo stati i primi a intuire che gli occhiali potevano avere delle potenzialità che ne trascendessero lo scopo, diventando un autentico oggetto moda – dichiara Alberto Bianchi -. Già negli anni Settanta, quindi, abbiamo creato questo centro di sviluppo prodotto, che ha proprio lo scopo di studiare le tendenze, i colori, le forme, applicate all’occhiale. Il Centro O, lavora a stretto contatto con il mondo della moda seguendone le dinamiche e le tendenze. Fin dalla sua fondazione collaboriamo con tutti i principali produttori a livello globale, da Luxottica e Safilo a Kering, solo per citarne alcuni. Grazie a una storia di qualità, servizio e attenzione, a oggi nel mondo, non c’è un fabbricante di occhiali che non conosca la Mazzucchelli 1849». Attualmente la produzione degli occhiali è concentrata in due grosse aree: la prevedibile Cina e la storica ma piccola Italia. Negli Usa, per esempio, non esiste più la produzione di occhiali e le numerose griffe sono costrette ad approvvigionarsi in una di queste due aree. Carattere distintivo della

Mazzucchelli 1849 si trova a Castiglione Olona (Va) www.mazzucchelli1849.it

Mazzucchelli 1849 è la sua presenza nel mondo e la capacità di porsi come garante tra cliente e produttore. «Seguiamo tutta la supply chain dei nostri prodotti, garantendone qualità e tempistiche – continua Alberto Bianchi –. Dal momento in cui il cliente sceglie un nostro prodotto, noi siamo, infatti, in grado di seguirlo e di tracciare il materiale e il suo sviluppo, dando all’utente finale un servizio e una copertura completa ». Per un prodotto talmente legato alla tradizione, dove la componente artigianale è ancora molto alta, riuscire a rinnovare i processi produttivi è un’autenti-

ca sfida che richiede sia immaginazione, sia impegno. In questa direzione la Mazzucchelli 1849 ha concentrato numerose energie e investimenti, riuscendo a ridurre in modo significativo i tempi di consegna del prodotto, consapevole dell’opportunità di business che questa sfida nasconde. «Essere in grado di dare un prodotto nei tempi giusti è oggi fondamentale – conclude Alberto Bianchi –, e questo è per noi un’autentica sfida, poiché i nostri processi produttivi sono dei processi storici e non sempre consentono di accelerare quanto vorremmo. L’obiettivo della nostra azienda è di riuscire a dare al cliente, nei tempi che desidera, il prodotto giusto, riducendo così gli stock. Per questo abbiamo soluzioni a pronto servizio, destinate alla vendita immediata, come anche prodotti a media rotazione, sempre in produzione, e dei percorsi ad hoc destinati a realizzare prodotti specifici per brand importanti, che non possiamo certo tenere in magazzino. Una grossa sfida che stiamo vincendo grazie a importanti investimenti nel rinnovo dei processi produttivi e dei sistemi informatici, nelle nuove tecnologie e nell’automazione, là dove questo è possibile, poiché il nostro acetato di cellulosa rimane sempre un prodotto artigianale pur se realizzato su scala industriale e che ha, ancora oggi, un contenuto di mano d’opera piuttosto elevato. Ragione che ha anche contribuito alla sua fortuna». •

I PROGRESSI DELL’ACETATO DI CELLULOSA Aziende produttrici di acetato di cellulosa come la Mazzucchelli 1849, non hanno mai smesso di innovare cercando di interpretare gusti e tendenze di ogni epoca. Le peculiarità di questo materiale caldo a contatto con la pelle, colorato e colorabile, hanno continuato a fare la fortuna di uno dei prodotti più tradizionali al mondo: l’occhiale. Negli anni, infatti, si è cercato di realizzare occhiali che avessero una resa in termini di risultato estetico, meccanico e di prestazioni fisiche sempre migliore. In un’epoca in cui la sensibilità alla natura e l’attenzione agli aspetti ambientali sono in progressivo aumento, la Mazzucchelli ha messo a punto anche un materiale chiamato M49, un acetato di cellulosa ecofriendly, completamente biodegradabile e riciclabile. Provenendo dalla cellulosa, quindi da fibre naturali e non dal petrolio, l’acetato è già di per sé un materiale con una forte componente naturale, che la Mazzucchelli è riuscita a migliorare ulteriormente utilizzando quasi esclusivamente elementi ottenibili da risorse naturali.


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Modelli d’impresa

Le applicazioni della gomma SPESSO PARAGONATA ALLA PLASTICA, IN REALTÀ È MOLTO DIVERSA E TROVA IMPIEGO IN NUMEROSI SETTORI MERCEOLOGICI: DALL’AUTOMOBILE ALL’ELETTRODOMESTICO, DAL MEDICALE AL COSMETICO. L’ESPERIENZA DI FULVIO ORSOLINI di Luana Costa

«L

a gomma è come la mozzarella. È organica, è viva e ha una data di scadenza entro la quale deve essere per forza stampata altrimenti si butta». È così che descrive il suo mondo lavorativo Fulvio Orsolini, ricercatore chimico e gommaio, ai giovani studenti della Villanova School of Business che ogni si recano da lui in visita. La sua azienda non a caso è stata individuata come esempio di imprenditoria italiana e si occupa della produzione di articoli tecnici a disegno realizzati con gli elastomeri in commercio anche nelle versioni colorate. Era il 1980 quando Fulvio Orsolini decise di avviare un’attività autonoma, così nacque Condor’s Rubber, grazie all’intraprendenza e alla pazzia di un uomo coraggioso che investì tutto quello che aveva su se stesso. La società si occupava inizialmente di consulenza tecnica mirata allo studio e sviluppo di nuovi prodotti nel settore gomma. Con-

Condor’s Rubber ha sede a Fagnano Olona (Va) www.condorsrubber.it

quadrati di area scoperta e seimila coperta. L’azienda impiega quasi cinquanta dipendenti ed è strutturata in ampi uffici e tanti spazi organizzati “alla tedesca”. «Sono stato invitato a Wolfsburg - spiega il titolare - alla sede della Volkswagen. Ho visto la fabbrica e ho deciso di seguire la stessa impostazione per la mia azienda dal momento che la maggior parte dei

INNOVAZIONE CONTINUA

La costante ricerca di nuovi materiali e tecnologie, ci permette di esaudire al meglio le richieste più particolari temporaneamente ha iniziato la produzione e la commercializzazione di articoli hi-tech in gomma, ampliando la propria gamma di prodotti producendo per i più svariati settori merceologici. Nel suo sforzo continuo di adeguamento alle richieste di mercato, per soddisfare i requisiti di qualità richiesti dai clienti, l’azienda ha intrapreso diverse azioni di miglioramento tra le quali la sostituzione completa del parco macchine del reparto produttivo con nuove presse di moderna concezione tutte dotate di sistema SPC per l’autocontrollo dei dati di produzione. Oggi la società è specializzata nella realizzazione di articoli costampati in gomma-metallo, gomma-plastica, gomma-metallo-plastica mentre nella vecchia unità produttiva vengono prodotti particolari tecnici in plastica e in gomma-termoplastica. La sede è situata a Fagnano Olona, in provincia di Varese, dove sorgono dodicimila metri

nostri clienti è tedesca. Mi piaceva l’idea che da noi si sentissero come a casa loro». Sono migliaia gli articoli prodotti fino ad ora: dai dispositivi medici dentali agli articoli tecnici per l’industria del bianco fino al settore casalingo. «Nel corso degli anni la Condor’s Rubber ha sempre lavorato per conseguire un obiettivo primario: la soddisfazione del cliente. La passione per il nostro lavoro – prosegue Fulvio Orsolini - ci ha condotto a numerosi successi e riconoscimenti, perseguiti con rigore e attenzione, giorno dopo giorno tenendo come orizzonte il futuro. La qualità è l’elemento essenziale del nostro lavoro. Abbiamo conseguito puntualmente le certificazioni internazionali, applicabili al sistema di gestione della qualità aziendale, come diretta conseguenza del nostro modus operandi». L’azienda, operando in un settore ad alta vocazione tecnologica, non ha mai smesso di acquistare apparec-

chiature moderne in grado di renderla sempre più competitiva sul mercato. «Investire nelle più moderne tecnologie e nell’innovazione – precisa Fulvio Orsolini - è la nostra filosofia. Un credo che ci indirizza verso un costante miglioramento anche in ottica di sicurezza e rispetto delle norme ambientali. Il nostro parco macchine era, è e sempre sarà, tra i più avanzati per tecnologia e automazione. Disponiamo di diverse presse a iniezione orizzontali e verticali con Spc incorporato e una capacità fino a 4000 cc, 800 tons di chiusura e piani 1000 x 1000 mm. Il parco macchine è interamente gestito da elaboratori con controllo Spc. Inoltre la continua ricerca di nuovi materiali e tecnologie, ci permette di esaudire al meglio le specifiche del cliente e di assecondarne le richieste più innovative». La clientela della Condor’s Rubber si suddivide in diversi settori merceolo-

gici ma il più importante resta quello dell’automobile per la quale realizza particolari per alzacristalli, portiere, sottocofano, telecomandi, guarnizioni, soffietti e raccordi vari. «Ho brevettato diversi tipi di capocorda per facilitare l’innesto del cavo del cambio da parte del personale che lo monta fisicamente in catena di montaggio sull’auto, sia da parte dell’utente finale che impiega una forza minima per inserire la marcia mentre guida la vettura - spiega il titolare che alla domanda sul perché all’età di settantasette anni continui a restare ancora in attività, risponde - Perché amo il mio lavoro». •

I MERCATI DI RIFERIMENTO La gomma trova applicazione anche nel settore elettrodomestico per cui Condor’s Rubber cura particolari per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori, soffietti, guarnizioni, oltre a particolari per piccoli elettrodomestici, ventose con e senza viti, pulsantiere in silicone, guarnizioni per ferri da stiro e caffettiere in silicone. Per il settore elettrico produce guarnizioni per lampade stagne, copri-prese in silicone. Nel settore alimentare e medicale è specializzata nella produzione di guarnizioni, molette abrasive per il settore dentale e articoli vari, prevalentemente in silicone. L’export rappresenta il 35 per cento del giro d’affari della società che esporta in Germania, in Francia, in Spagna, in Olanda, in Grecia, in Slovenia, a San Marino, in Svizzera, in Scandinavia, in Polonia, in Marocco, in Russia, in Brasile e negli Stati Uniti.


Industria • Agosto 2018

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L’intelligenza delle cose INTERNET STA TROVANDO SEMPRE UN PIÙ VASTO IMPIEGO IN OGNI CAMPO. CIÒ COMPORTA UN PARALLELO ADEGUAMENTO DI IMPRESE, ENTI E COMUNI, DATA L’INFINITÀ DI POSSIBILI APPLICAZIONI. NE PARLIAMO CON LUIGI MEREGALLI

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estare al passo con dinamiche complesse che derivano dalla trasformazione digitale vuol dire essere più o meno interessati all’adozione di soluzioni di Industrial Internet of Things. Attualmente sono pochi i settori industriali non coinvolti, considerato il fermento nato in Italia a seguito del varo del piano nazionale per l’industria 4.0. «Il mondo IoT ha un’infinità di possibili applicazioni - spiega Luigi Meregalli, fondatore e amministratore delegato di C.I.E. Telematica -. Ciò che la nostra azienda può offrire nell’ambito dell’Industrial IoT non sono le soluzioni verticali, come ad esempio: bike sharing, controlli ambientali, ma soluzioni legate alla rete e alle infrastrutture di telecomunicazioni, associate a soluzioni di cyber shield per garantire la sicurezza della rete stessa». Quali sono i pro e i contro dell’introduzione di tecnologia e automazione nei settori produttivi? «IoT va a braccetto con il concetto di intelligenza artificiale e, se da una parte questo connubio comporta tante potenzialità, tra cui automazione, minori errori umani e machine learning, dall’altra comporta anche seri pericoli, quali ad esempio: attacchi informatici. L’obiettivo di C.I.E. è di rispondere alle necessità di connettività di rete, che in questo contesto deve essere “always

UNA REALTÀ IN CRESCITA Nel 2017 in Italia il mercato IoT ammonta a 3.7 miliardi di euro in crescita del 36 per cento rispetto all’anno precedente. In particolare per quanto riguarda il mercato delle Smart City, il 48 per cento dei comuni italiani ha messo in atto dei progetti legati a questo tipo di applicazioni negli ultimi tre anni. Tre comuni su quattro hanno programmato nel 2018 nuove azioni per rendere la città intelligente: trasformazione digitale, servizio al pubblico, teleletture.

on” e funzionare in sicurezza, anche con un numero molto vasto di tecnologie diverse tra loro, che possono risultare essere punti di vulnerabilità. Innovare sfruttando IoT senza al contempo lavorare sulla stabilità, affidabilità e sicurezza del network che ne è alla base, non può che comportare l’insuccesso del progetto stesso di innovazione digitale». Che differenza c’è tra IoT e IIoT? «Diversamene dal concetto di IoT, che fa parte della quotidianità della maggior parte della popolazione - domotica, applicazioni sugli smartphone, wearable-, l’IIoT (Industrial Internet of Things) è qualcosa che si orienta al mondo professionale. IIoT risponde alle esigenze di imprese, enti e comuni, che hanno intenzione di sviluppare e implementare servizi o applicazioni ad uso e beneficio della collettività,

Luigi Meregalli, fondatore e amministratore delegato di C.I.E. Telematica. L’azienda ha sede a Monza - www.cietelematica.com

di Luana Costa utilizzati per realizzare un’infrastruttura di rete in questo ambito? «Il nostro contributo nella progettazione di questi tipi di sistemi non è a 360 gradi, non ci occupiamo ad esempio della parte applicativa, ma ci focalizziamo sull’infrastruttura, mediante la progettazione e realizzazione di sistemi di networking per connettere varie tecnologie trasmissive: fibra, cavi in rame o wireless. Non meno importante, siamo in grado di offrire device e sistemi con capacità di operare in ambienti ostili e con range di temperatura estesi, ideati per essere installati in armadi stradali, tombini e pali della luce, senza che polvere, acqua o temperature particolari ne influenzino il funzionamento. Questi stessi sistemi sono gestibili attraverso software di management centrale, per garantirne il moni-

ATTENZIONE ALLA SICUREZZA

Innovare sfruttando IoT senza al contempo lavorare sulla stabilità e affidabilità del network che ne è alla base, non può che comportare l’insuccesso del progetto stesso di innovazione digitale come la gestione della produzione in modo intelligente all’interno di un’impresa o la smart manufacturing, fino ad arrivare alla videosorveglianza cittadina e alla connettività internet urbana nel caso di enti municipalizzati o comuni». Qual è il punto di vista di C.I.E. Telematica su questa nuova realtà? «Risulta evidente che l’avvento di questa nuova realtà ha portato a un’evoluzione dei servizi B2B e B2C, che grazie alle nuove tecnologie e alla possibilità di essere sempre connessi, hanno comportato dei benefici e dei risparmi sia per i cittadini che per gli enti pubblici e privati. Noi di C.I.E. Telematica lavoriamo nel mercato B2B e abbiamo supportato alcuni clienti della progettazione e nello sviluppo di applicazioni legate al mondo della Smart City, ma siamo ben consapevoli del fatto che ci sono tantissime possibili implementazioni ancora da esplorare sfruttando le tecnologie IIoT, in settori di mercato quali utilities, comuni e aziende municipalizzare, con cui potremmo sviluppare nuovi servizi, con alla base soluzioni di networking e soluzioni di data protection affidabili». Quali soluzioni e prodotti vengono

toraggio, il funzionamento e la sicurezza». A chi si rivolgono questi tipi di soluzioni? «Al mondo professionale che ha il compito istituzionale di sviluppare applicazioni di IoT, smart city o di homeland security. Ci rivolgiamo, per esempio, a enti pubblici e privati che hanno un diretto interesse a sviluppare nuovi servizi tecnologici in ambito cittadino e urbano, ai quali possiamo offrire servizi di consulenza sin dal momento della progettazione, guidandoli nella scelta della tecnologia che meglio risponda alle loro esigenze». •


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Le sfide del Paese

Crescita, il forcing degli industriali di Giacomo Govoni

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raccio di ferro GovernoConfindustria, atto secondo. Dopo la severa presa di posizione degli industriali all’indomani del varo del Decreto Dignità a inizio luglio, restano corti i ferri che separano le due parti in campo, impegnate sui rispettivi terreni a rimettere l’Italia sulla strada della competitività. L’uno disincentivando l’abuso delle forme contrattuali a termine e contrastando tutte le altre iniziative economiche ritenute ingiustificate, come le delocalizzazioni selvagge o la pubblicità per il gioco d’azzardo. L’altro, il mondo produttivo, insistendo sull’assoluta necessità di garantire sicurezza del futuro alle imprese, considerando la crescita del Pil come precondizione per risolvere quei divari che ancora oggi connotano il nostro tessuto industriale e sociale. ACCORDO SU PRIORITÀ LAVORO, MA DIVIDE IL NODO “CAUSALI” Su un punto, tuttavia, i due “schieramenti” capitanati dal ministro Luigi Di Maio e dal numero uno di Viale dell’Astronomia Vincenzo Boccia, si trovano d’accordo: il lavoro è la grande sfida del Paese, utile sia a favorire la crescita economica nel rispetto dei lavoratori, sia a restituire centralità alla questione industriale. «Condividiamo il fine, ma non gli strumenti per raggiungerlo», ribadisce il leader degli industriali italiani che non si appi-

IL FINE È LO STESSO NEL MIRINO DELL’ESECUTIVO, MA SUI MEZZI PER RAGGIUNGERLO C’È DISTANZA. SOLO I CORRETTIVI AL DECRETO FIRMATO DI MAIO E UNA NETTA PRESA DI POSIZIONE A FAVORE DELLE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE POTREBBERO ACCORCIARLA

solo passaggio del Dl a non convincere Confindustria. Anche la logica poco chiara ed eccessivamente punitiva applicata al capitolo delocalizzazioni solleva dubbi di efficacia e di interpretazione. «Colpire duramente i comportamenti opportunistici - afferma Boccia - è un obiettivo che condividiamo, ma su questo versante il decreto contiene delle aree grigie. Rischiando ad esempio di non distinguere tra i casi di delocalizzazione inopportuna e quelli di delocalizzazione buona, ovvero di internazionalizzazione delle imprese italiane». Una questione, quella del consolidamento della nostra manifattura sui mercati esteri, che si lega a doppio filo a quelle delle infrastrutture e dei cantieri

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

glia neppure tanto al calo presunto di 8 mila posti di lavoro stimato dalla relazione tecnica del presidente dell’Inps Tito Boeri (che tante polemiche ha sollevato negli ultimi giorni), quanto piuttosto alle ricette scelte dall’Esecutivo per rilanciare la dinamica occupazionale. Ad esempio, quella legata alla reintroduzione delle causali nei contratti a termine. «Il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento – osserva Boccia sulla base delle analisi condotte dal

suo Csc - esponendole all’imprevedibilità di un eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione». Ma la replica del ministro pentastellato non si fa attendere e non punta certo ad abbassare i toni. «Non possiamo più fidarci – sostiene Di Maio - di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Anni di precariato e di leggi hanno dimostrato che le politiche passate non hanno aiutato nessuno: né i lavoratori, né gli imprenditori». Secondo il vicepremier, il provvedimento che porta la sua firma non è in contrasto con il mondo imprenditoriale, considerata anche le misure aggiuntive che prevede sul versante della riduzione del costo del lavoro. «Inseriremo anche degli incentivi per stabilizzare ulteriormente il contratto a tempo indeterminato», promette Di Maio. INFRASTRUTTURE: GOVERNO IN STAND BY, NON ARRETRA CONFINDUSTRIA Ma la stretta sui contratti non è il

delle grandi opere, tornati tutti in discussione alla luce del cambio della guardia in sella al Ministero dei trasporti. «In queste settimane – rivela Danilo Toninelli - stiamo esaminando tutti i progetti di opere pubbliche in Italia. Il nostro obiettivo è analizzare i costi e i benefici di ciascuna. Quelle che saranno valutate come utili per i cittadini saranno confermate, sulle altre valuteremo in che modo procedere». Sull’Alta Velocità Torino-Lione in particolare, prosegue il ministro, «nel contratto di governo c’è scritto che si procederà a una rivalutazione dell’opera e lo faremo insieme con la Lega». Una posizione di “stand by” che anche in questo caso non incontra l’appoggio degli industriali, decisamente più fermi sotto questo profilo. «La Tav è un’opera determinante – conclude Boccia - le infrastrutture non sono una questione ideologica, in quanto servono per collegare le periferie al centro e i Paesi al mondo. Per questo speriamo che prevalga come sempre il buon senso. Le infrastrutture generano occupazione sia nel momento iniziale sia nelle fasi successive perché creano competitività».•


Industria • Agosto 2018

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L’adeguamento antisismico degli edifici industriali di Luana Costa

DOPO LA SERIE DI CROLLI E CEDIMENTI VERIFICATISI NEGLI ULTIMI ANNI IN SEGUITO AI TERREMOTI, È AUMENTATA NOTEVOLMENTE LA SENSIBILITÀ SUL TEMA. SE ALCUNI INTERVENTI SONO OBBLIGATORI PER LEGGE, ALTRE VALUTAZIONI DIPENDONO DALLA VOLONTÀ DEGLI IMPRENDITORI. IL PUNTO DI STEFANO BORSANI

È

ormai corsa all’adeguamento sismico degli edifici. Dopo gli innumerevoli crolli e cedimenti verificatisi a seguito dei terremoti che hanno colpito l’Italia, nel privato così come nel pubblico si tende a realizzare interventi di miglioramento degli immobili che devono essere in grado di resistere alle azioni indotte dai terremoti. Milano Engineering, società fondata nel 2015 e costituita da professionisti con oltre quindici anni di esperienza, ha l’obiettivo di offrire

L’ATTIVITÀ DELLO STUDIO Milano Engineering unisce la garanzia delle numerose esperienze professionali acquisite negli anni dai suoi fondatori, al carattere giovane che si ritrova nella flessibilità, nel dinamismo e nella capacità di percorrere nuove strade, adottando nuovi materiali, nuove tecnologie e sistemi costruttivi. Durante la sua giovane vita, la società ha svolto con successo numerose funzioni di supporto a diverse imprese di costruzione e realizzato numerosi progetti. Tutto ciò è stato possibile anche avvalendosi della collaborazione di altri professionisti che lavorando in sinergia con Milano Engineering hanno permesso un sempre crescente sviluppo. «L’adeguamento antisismico è solo uno dei settori in cui siamo specializzati – afferma Stefano Borsani, contitolare -. Il nostro studio esegue progettazione civile, commerciale, residenziale e industriale. Di recente, abbiamo realizzato molti progetti a Milano e nel centro-nord Italia».

servizi di progettazione, direzione lavori e consulenza in tutti gli ambiti dell’ingegneria civile. «Il tema di grande attualità è l’adeguamento sismico - spiega Stefano Borsani, socio dello studio -. Noi offriamo diverse soluzioni in grado di adattarsi alle esigenze dei clienti». Quali sono le principali attività che svolge l’azienda indirizzate all’adeguamento sismico degli edifici? «Il nostro studio realizza tutti gli adempimenti relativi alle valutazioni di vulnerabilità, che rappresenta poi la fase iniziale. Alcuni, come ad esempio i siti rilevanti per le conseguenze in caso di crollo, sono imposti per obblighi di legge, ma spesso la messa in sicurezza nasce dalla sensibilità dei titolari delle aziende. Noi realizziamo, quindi, su richiesta, le verifiche di vulnerabilità sismica che sostanzialmente sono indagini materiche e di modellazione e calcoli al termine delle quali si forniscono ciò che la normativa definisce “indici di vulnerabilità”. In concreto, noi attestiamo quanto la struttura sia in grado di resistere con riferimento alla normativa vigente. Successivamente, il servizio che offriamo è la progettazione di interventi di miglioramento, interventi volti ad incrementare la resistenza sismica dell’edificio, o di adeguamento, ovvero portando gli standard di sicurezza a quelli previsti dalla norma. Sono queste le due possibilità che il cliente può scegliere anche in funzione della tipologia di immobile ma soprattutto in base alla tipologia di produzione poiché i poli industriali non possono interrompere le lavorazioni. Dobbiamo quindi studiare una serie di interventi tali da consentire la prosecuzione delle attività di produzione o di immagazzinamento. Solo successivamente sarà possibile avviare i lavori che si concluderanno con il collaudo degli interventi». Qual è la situazione degli edifici industriali in Italia soprattutto alla luce delle nuove normative introdotte? «Nella maggior parte dei casi in ambito industriale ci troviamo di fronte ad edifici prefabbricati costruiti in anni in cui non era prevista alcuna obbligato-

rietà antisismica in larga parte del territorio. Ad esempio, nelle zone industriali come Milano, gli edifici prefabbricati costruiti anni fà mostrano gli stessi limiti strutturali emersi durante il sisma dell’Emilia Romagna. Gran parte delle strutture prefabbricate non dispongono di collegamenti tra i vari elementi e in caso di sisma può verificarsi la perdita di appoggio di travi o solai causando il crollo degli elementi. Questo è il principale problema ed è quello più comune negli edifici industriali italiani». Vi sono ancora reticenze da parte delle aziende nell’avviare gli interventi di adeguamento sismico in relazione ai costi? «Certo, i costi per mettere a punto l’adeguamento sismico sono piuttosto elevati, minori sono quelli per realizzare interventi di miglioramento. Ciò che influisce enormemente è la quantità di documentazione di cui il cliente dispone, se possiede i progetti originali si ottiene un risparmio sui costi di verifica e di indagine finalizzate a comprendere come sono state costruite le strutture. Se, al contrario, il cliente non dispone di questa documentazione e gli edifici sono datati, le difficoltà sono ben maggiori. Ma credo che quello che spaventa di più i clienti sia la necessità di intervenire sui loro edifici mantenendo le attività produttive attive. In realtà con un buon coordinamento e uno studio adeguato si può fare tranquillamente».

Gli interventi possono essere realizzati senza interrompere la produzione? «Ovviamente sì. Nella maggior parte dei casi si tratta di intervenire in stabilimenti in fase di produzione. Per sopperire alla criticità occorre una progettazione dedicata e prevedere attività anche in notturna ma le imprese ormai sono flessibili, i lavori si possono realizzare nel week end o interrompendo solo per alcuni giorni alcune linee di produzione. Le attività possono essere organizzate anche ad agosto quando le aziende chiudono per ferie o riducono la produzione. In quel caso si riesce ad intervenire più facilmente».• Claudia Fontanini, Claudio Ardigò e Stefano Borsani, soci dello studio Milano Engineering di Milano www.milanoengineering.it


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Logistica

La sicurezza dei trasporti di Remo Monreale

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mmaginate di dover trasportare materiale pericoloso e di doverlo fare su gomma. A chi vi affidereste? In un ambito così delicato la prima cosa da guardare sono le certificazioni di chi effettua il trasporto, certo. Ma davvero potrebbe bastare a lasciarci tranquilli? Pasquale Romano, amministratore del gruppo di autotrasporti Movitrans con sede a Volla (Na), ci spiega cosa significa operare in un comparto come l’autotrasporto di merci pericolose e il valore dell’esperienza in questo settore. Corebusiness dell’azienda è l’autotrasporto per conto terzi di merce pericolosa a norma Adr, il trasporto pesante dei gas liquidi criogenici, così come anche dell’anidride carbonica e del protossido di azoto liquidi. Le attività del gruppo imprenditoriale prendono avvio nel 1960 con la ditta di autotrasporti creata dal fondatore Luigi Romano e originariamente attiva nel settore del trasporto di collettame. «Nel 1972 – racconta Pasquale Romano – mio padre inizia a differenziare le proprie attività entrando con successo prima nel segmento del trasporto del Gpl in bidoni e, subito dopo, anche in quello dei gas tecnici industriali, medicali e per uso scientifico compressi in bombole, per poi proseguire ancora, nel 1975, anche nelle attività di trasporto e distribuzione dei gas liquidi criogenici. Personalmente sono entrato in azienda nel 1980, puntando alla differenziazione in segmenti ancora più specifici, come i liquidi infiammabili. Negli anni il trasporto dei gas criogenici è cresciuto fino a diventare il nucleo centrale delle attività, consentendo al Gruppo di rafforzarsi nel settore del trasporto dei prodotti Adr. Siamo passati, così, dal carico e scarico manuale dei prodotti in bombole per il loro trasporto e distribuzione, alla fase dell’ancor più delicato e complesso servizio di riempimento delle cisterne criogeniche, della loro veicolazione e della distribuzione dei vari liquidi criogenici con il loro travaso ne-

PASQUALE ROMANO RIASSUME I TRATTI PRINCIPALI DI COMPETENZA, ESPERIENZA E STRUMENTAZIONE CHE FANNO LA DIFFERENZA IN UN SETTORE ESTREMAMENTE DELICATO COME QUELLO DELL’AUTOTRASPORTO DI MERCI PERICOLOSE

Movitrans ha sede a Volla (Na) www.movitrans.net

IL PARCO MEZZI

Trattori stradali e autoarticolati per trasporti cisternati, cassonati e semirimorchi adibiti al trasporto di cisterne container, tutti costantemente controllati da un moderno sistema di localizzazione satellitare in tempo reale gli “speciali contenitori” definiti erogatori e installati adeguatamente nelle apposite aree presso i siti dei vari clienti utilizzatori finali». Il carattere familiare improntato da Luigi Romano, è rimasto tale anche dopo la sua scomparsa: Pasquale Romano, ed oggi il figlio Luigi, dopo aver affiancato il padre condividendo tutte le fasi della vita aziendale, ha preso le redini del gruppo, proseguendone la diversificazione: «nel 1998 ho fondato la Movitrans per conferire al gruppo imprenditoriale un nuovo e più adeguato assetto societario e costituire le pre-condizioni per l’ulteriore sviluppo delle attività al passo con le mutate esigenze del settore, sviluppo che è stato anche e soprattutto merito di validi e professionali collaboratori, diversi dei quali sono tuttora in azienda». Operando in un settore caratterizzato da un alto indice di pericolosità dei prodotti trasportati e distribuiti, bisogna necessariamente puntare su una elevata competenza professionale dei collaboratori, sopportandone gli investimenti e i costi relativi. «In effetti – precisa Romano –, tale caratteristica qualitativa è diventata un plus tra i vari fattori competitivi del Gruppo, fino a essere una vera e propria filosofia, che continuamente cerco di trasferire ai

miei più stretti collaboratori, al personale dipendente e ai miei figli che, con ruoli diversi, sono tutti coinvolti e impegnati nelle attività del gruppo». Altro aspetto centrale è rappresentato dai veicoli. «Gli automezzi hanno tutti una vita massima di quattro anni – continua l’imprenditore napoletano – in modo da offrire servizi efficienti, tempestivi ed evitare inconvenienti che potrebbero ritardare il trasporto e

la consegna. Il parco mezzi è composto da trattori stradali e autoarticolati per trasporti cisternati, cassonati e semirimorchi adibiti al trasporto di cisterne container, tutti costantemente controllati da un moderno sistema di localizzazione satellitare in tempo reale. Tutti gli autisti del Gruppo, poi, sono dipendenti diretti, addestrati anche per la veicolazione internazionale delle cisterne, e frequentano periodicamente corsi di aggiornamento Adr e corsi di guida sicura, nonchè di svolgimento del lavoro di carico, scarico ed effettuazione consegne, con particolare riferimento alle Good Manifacturing Practices del settore gas tecnici (Bulk). Il tutto ha consentito di gestire, con successo crescente, una flotta di diverse decine di cisterne sia per gas criogenici che liquefatti per conto di importanti società nazionali e internazionali. •

LA FORZA DEL TEAM In tanti anni di crescita continua, Movitrans ha sempre dato un valore fondamentale alla formazione e al sostegno di validi e professionali collaboratori, diversi dei quali sono tuttora alle dipendenze dell’azienda, ormai da oltre 25 anni. «Se è vero che negli anni più recenti le iniziative imprenditoriali si sono concentrate sul rafforzamento del core-business costituito dal trasporto pesante dei gas liquidi criogenici, così come anche dell’anidride carbonica e del protossido di azoto liquidi, è altrettanto vero che l’attenzione alla nostra forza lavoro non è mai passata in secondo piano - spiega Pasquale Romano -. Abbiamo sempre fatto riferimento, per ogni singolo atto, ai valori sui quali l’azienda affonda le proprie radici: la disponibilità, l’umiltà, la costanza d’impegno, il continuo miglioramento organizzativo, la crescita specializzata delle professionalità». Valori questi che hanno condotto Movitrans a operare orientandosi costantemente sul miglioramento del servizio e su una sempre più elevata soddisfazione dei clienti.


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Flessibilità e investimenti SONO LE PAROLE D’ORDINE, SECONDO I TITOLARI DELLA TINO BORGHESI TRASPORTI, PER RESTARE COMPETITIVI NEL COMPARTO DELLA MOVIMENTAZIONE DI MACCHINARI, ADEGUANDO COSTANTEMENTE IL PARCO MEZZI. CENTRALI SONO POI, OVVIAMENTE, LA SICUREZZA E LA FORMAZIONE DEL PERSONALE di Luana Costa

U

n comparto delicato e che necessita di continui investimenti per poter centrare l’obiettivo di rimanere competitivi sul mercato. Quello dei trasporti è, per definizione, un settore sempre in movimento, strategica resta infatti la continua innovazione del parco macchine per adattarlo alle richieste dei clienti adeguandolo ad un contesto sempre in mutamento. Tino Borghesi Trasporti nel corso degli anni si è distinta nel settore della movimentazione e trasporto di macchinari come una tra le aziende più affidabili, offrendo una soluzione per qualsiasi tipologia di spostamento industriale: carroponti, centri di lavoro, presse e impianti. «Utilizziamo attrezzature e bilancini che ci permettono di portare a termine anche i lavori più complessi - spiega il titolare della società che opera prevalentemente nel Nord Italia -. Il punto di forza della nostra azienda è la capacità di cogliere e adattarsi in modo flessibile alle necessità del cliente ed essere sempre in grado di offrire un servizio efficiente e in linea con le richieste del mercato, con personale altamente qualificato e accuratamente formato per rispettare le norme di sicurezza e affrontare tutte le variabili che si presentano durante l’esecuzione dei vari servizi richiesti». Ed è in effetti l’innovazione, che richiede continui e rilevanti investimenti, a restare il principale terreno di scontro tra i

vari competitor operanti nel settore. «La nostra azienda è sempre all’avanguardia dal punto di vista dei mezzi, della sicurezza e anche della salute. Impieghiamo, infatti, per la maggior parte mezzi elettrici. Nel corso degli anni abbiamo prestato particolare attenzione alla salute sul posto di lavoro, investendo costantemente nelle autogru a trazione elettrica, partendo dalla portata di 4 tonnellate per passare alla 9, 18 e 30 tonnellate, arrivando sempre in elettrico alle 120 tonnellate. Tutti i nostri autisti possiedono gli attestati di formazione relativi alla sicurezza e al corretto utilizzo delle gru e delle piattaforme. Sfruttiamo la collaborazione di un consulente esterno che ci tiene aggiornati sulle varie normative relative alla sicurezza e gli stessi titolari realizzano periodicamente corsi interni. Inoltre, tutti i nostri mezzi sono all’avanguardia e sottoposti a continui controlli. Nel momento in cui sul mercato è disponibile una macchina tecnologicamente molto più avanzata di un’altra, non esitiamo ad acquistarla. L’obiettivo principale è adeguarci alle richieste perché i clienti si rivolgono alle aziende che dispongono di attrezzature più recenti. L’ultima novità che è andata ad arricchire il nostro parco mezzi è una gru compatta, molto flessibile per movimentazioni interne con capacità massima di 60 tonnellate in semovenza». La Tino Borghesi Trasporti è riuscita ad

LA NEW ENTRY

Tino Borghesi Trasporti ha sede a Jerago

L’ultima novità che è andata ad arricchire il nostro parco mezzi è una gru compatta, molto flessibile per movimentazioni interne con capacità massima di sessanta tonnellate in semovenza

con Orago (Va) - www.tinoborghesi.it

affermarsi nel campo dell’autotrasporto e della movimentazione dei macchinari grazie all’esperienza di Tino Borghesi, la sua lungimiranza ha permesso di prevedere l’evoluzione del mercato e di conseguenza il fatto di anticipare l’acquisto di mezzi che stessero al passo con le nuove esigenze dei clienti a livello di sicurezza e salute sul lavoro. «Ho imparato dapprima come dipendente a svolgere questa attività, divenendo amministratore e contitolare per poi mettermi in proprio con la Tino Borghesi Trasporti. Tutto ciò che ho imparato fin dall’inizio dell’attività – aggiunge ancora – l’ho portato nella nuova ditta migliorandolo ovviamente, ditta di cui fanno parte anche i miei figli Alessandro (attuale titolare) e Dora i quali garantiscono, grazie all’ esperienza più che ventennale acquisita che la Tino Borghesi Trasporti sarà sul mercato ancora per parecchi anni. I punti di forza sono la

capacità di cercare di capire in anticipo le esigenze del cliente e le sue aspettative. Nello specifico, cerchiamo di creare un rapporto quasi di amicizia con il cliente per porre le basi di un rapporto di stima e di fiducia». L’azienda realizza trasporti di qualsiasi natura di macchinari effettuando il relativo sollevamento e la movimentazione. «Disponiamo infatti di autogru, di motrici con gru, di bilici ribassati e di ogni tipologia di mezzo che ci consente di realizzare trasporti eccezionali». Nell’immediato futuro la società di trasporti ha in animo l’ampliamento del parco mezzi. «Al momento siamo prevalentemente al servizio di aziende meccaniche che hanno necessità trasportare, introdurre, spostare o scaricare macchinari, ma riusciamo a coprire quasi tutti i settori industriali. Con l’ampliamento del parco macchine e l’acquisto delle autogru girevoli l’obiettivo è fornire ancora maggiori servizi inserendoci in nuovi settori, quali ad esempio l’edilizia». •


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Speciale Ecomondo

L’anima verde delle imprese italiane DALLA STRATEGIA ANTI-PLASTICA ALLA BIOECONOMIA, DAL RECUPERO DI MATERIA ED ENERGIA ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE. L’EDIZIONE 2018 DI ECOMONDO È PRONTA A PRESENTARE BEST PRACTICE E APPROFONDIMENTI NORMATIVI E TECNOLOGICI di Francesca Druidi

S

i rinnova dal 6 al 9 novembre alla Fiera di Rimini l’appuntamento con Ecomondo, fiera leader della green e circular economy nell’area euromediterranea. «La Green economy è l’economia associata ad attività industriali nuove o rinnovate che risparmiano nell’uso delle materie prime (spesso rinnovabili, di origine biologica) e le trasformano con maggiore efficienza, con una riduzione del consumo di energia (spesso rinnovabile), di acqua e della produzione di emissioni gassose e rifiuti a minor impatto sull’ambiente. L’economia circolare valorizza i rifiuti ottenuti e riprogetta i prodotti generati, affinché questi possano essere più duraturi, meglio riparabili e riciclabili», spiega Fabio Fava, docente dell’Università di Bologna e coordinatore del comitato scientifico della manifestazione. Come ricorda Fava, nei diversi ambiti della green economy l’Italia si colloca mediamente in seconda posizione in Europa in termini di ricerca ed innovazione, come presenza nei progetti finanziati lda Horizon2020 e dalle correlate Public private partnerships, e come numero di start-up innovative. Forte di questa vocazione del Paese, Ecomondo si conferma punto riferimento per scoprire le esperienze delle aziende, individuare i trend, le innovazioni e le nuove tecnologie, confrontarsi con i professionisti del settore e partecipare a un programma di conferenze e incontri curati dal comitato

scientifico, dove sono coinvolte importanti realtà accademiche, industriali, associazioni e istituzioni italiane e straniere. STRATEGIE ANTI-PLASTICA Tra i temi della 22esima edizione della fiera organizzata da Italian Exhibition Group, ci sono le nuove priorità e i nuovi approcci all’economia circolare, anche nelle città; le esperienze avanzate di bioeconomia circolare nei Paesi Ocse e nel Mediterraneo; l’industria 4.0 applicata all’economia circolare; la valorizzazione della risorsa idrica; le nuove potenzialità del settore del biometano, che rende l’Italia seconda in Europa; il tema del marine litter, quella della bonifica dei siti inquinati e il monitoraggio dell’aria. L’edizione 2018, che si apre con gli Stati generali della Green economy, ha già fissato per mercoledì 7 novembre la conferenza dal titolo “How to Implement the European Strategy for Plastics in a Circular Economy”, che approfondirà la Strategia europea sulla Plastica varata dalla Commissione europea a febbraio, da cui si dipana la direttiva di Bruxelles che mette al bando cannucce, cotton fioc e altri prodotti in plastica. La conferenza, organizzata insieme a Legambiente, Assobioplastiche, Corepla, Federchimica, PasticsEurope Italia ed Enea si rivolgerà all’industria della plastica biobased e biodegradabile così come a quella della plastica tradizionale, chiamate a nuove

sfide del mercato. «Si stima che il perfezionamento e l’ampliamento degli impianti di riciclaggio delle materie plastiche consentirebbero di risparmiare fino a 100 euro per tonnellata raccolta - commenta Fabio Fava -. Un finanziamento supplementare di 100 milioni di euro, che si aggiunge ai 250 già allocati dall’Ue commission sul tema, faciliteranno la messa a punto del know how necessario per migliorare l’efficacia dei processi di riciclaggio e tracciare e rimuovere le sostanze pericolose e i contaminanti dalla plastica riciclata ma anche di sviluppare materie plastiche più intelligenti e riciclabili».

Giappone, Usa, Francia, Finlandia, Norvegia, Svezia e Belgio, mettendo a confronto pratiche e situazioni. A presiedere, il rappresentante Ocse Jim Philps e Philippe Mengal, direttore esecutivo del Bbi Ju, l’iniziativa pubblico-privata dell’Ue dedicata allo sviluppo della bioeconomia nel vecchio continente. Saranno approfonditi i nuovi approcci per attuare il modello di economia circolare nelle filiere packaging, tessilemoda, edilizia, automotive. Un innovativo progetto espositivo esalterà le imprese della manifattura e servizi che hanno fatto dell’ecodesign il nuovo mantra. «L’ecodesign consente di progettare prodotti più durevoli, meglio riparabili e riciclabili a fine vita. Richiede ovviamente una riprogettazione anche dei processi produttivi. Questo significa nell’insieme divenire più efficienti, sostenibili e ridurre gli sprechi e l’uso di risorse», spiega Fava. L’industria 4.0 sarà, inoltre, al centro di un incontro sull’innovazione nella selezione e la valorizzazione dei rifiuti, dove la robotica e l’automazione giocano ruoli importanti, accanto a Internet of Things e data analytic essenziali per la logistica. «Un’adozione puntuale e integrata delle tecnologie abilitanti dell’industria 4.0 da parte dell’industria tradizionale potrà garantire un incremento notevole di efficienza, flessibilità, qualità dei prodotti e sicurezza nelle varie filiere produttive con un’aumentata efficacia nella gestione delle materie prime e dei prodotti ottenuti, aumentando la sostenibilità e la competitività industriale del Paese». •

GREEN E CIRCULAR ECONOMY L’Ocse interverrà direttamente ad Ecomondo con l’evento “Circular Bioeconomy: National Case Studies of Innovation Ecosystems”. Parteciperanno relatori non solo dall’Italia ma anche da

TORNA KEY ENERGY Sempre dal 6 al 9 novembre si terrà a Rimini Fiera la dodicesima edizione di Key Energy, catalizzatore e propulsore di business per tutti i settori, sempre più strategici, delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. In Italia, per raggiungere gli obiettivi al 2030 previsti dalla Strategia energetica nazionale, e che implicano un contributo delle rinnovabili pari al 57 per cento della produzione elettrica, occorrerà una produzione più che raddoppiata per l’eolico e triplicata per il fotovoltaico. La forte attenzione al Solare e accumulo sarà riproposta nell’edizione 2018 di Key Energy, dopo il lancio nel 2017 delle sezioni Key Solar e Key Storage. Con Key Efficiency si tornerà a dare spazio alle tecnologie, ai sistemi e le soluzioni per un uso intelligente delle risorse, grazie anche all’apporto di Enea.


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L’importanza delle analisi di laboratorio

di Luana Costa

LA SEMPRE MAGGIOR RICHIESTA DI INFORMAZIONI SUI PRODOTTI DI UTILIZZO COMUNE, COSÌ COME SUI RIFIUTI, IMPONE UN’AVANZATA COMPETENZA TECNICA NELL’ANALISI DI LABORATORIO E IL RISPETTO DI ELEVATI STANDARD QUALITATIVI. NE PARLIAMO CON MARIA CHIARA NERI

L

a progressiva richiesta di caratterizzazione dei prodotti di uso comune, dagli alimenti ai rifiuti, ha imposto l’introduzione di ineliminabili controlli analitici soggetti al rispetto di elevati standard qualitativi. ChemService è un laboratorio di analisi in grado di fornire ai propri clienti un servizio completo e personalizzato nel testing, svolgendo analisi chimiche, chimico-fisiche, microbiologiche, ecotossicologiche, genetiche e ambientali. ChemService è inoltre specializzata nella consulenza normativa e registrativa indirizzata al settore degli alimenti, integratori alimentari, dei fitofarmaci, dei biocidi, delle sostanze chimiche (Reach), cosmetici e farmaci veterinari. «L’azienda è un laboratorio che lavora conto terzi (Cro) ed è costituito da unità specializzate che operano in questi ambiti - spiega Maria Chiara Neri, responsabile operativo dell’azienda -. Lavoriamo rispettando rigorosi standard qualitativi, adottando le Buone Pratiche di Laboratorio (Bpl) e rispettando i requisiti della Uni Cei En Iso/Iec 17025 per analisi che vengono effettuate in ambito nazionale ed internazionale. In qualità di laboratorio analisi, effettuiamo analisi chimiche e microbiologiche su alimenti ed integratori alimentari e caratterizzazione chimica, ecotossicologica e tossicologica (test in vitro) su prodotti chimici, formulati o tecnici, che vengono immessi nel mercato come prodotti fitosanitari, biocidi o con altre finalità. Oltre al servizio di

testing, supportiamo il cliente anche nella fase di consulenza di registrazione dei dossier presso le autorità competenti, essendo dotati di una unità in grado di redigere tali documenti su prodotti fitosanitari, biocidi, chimici in genere. Inoltre abbiamo un servizio di consulenza anche in ambito alimentare con professionisti in grado di affiancare il cliente nella stesura di manuali di autocontrollo Haccp, redazione di piani di campionamento, procedure, etc.». ChemService opera in ambito nazionale ed internazionale e, grazie a una struttura operativa fortemente dinamica, è in grado di rispondere in tempo reale alle esigenze dei clienti, proponendosi dunque come partner ideale per l’industria chimica, alimentare, cosmetica e farmaceutica, della grande distribuzione e della produzione alimentare, delle pubbliche amministrazioni e dei consorzi per il monitoraggio ambientale. «Vista la regolamentazione sempre più stringente degli ultimi anni, ci siamo specializzati nella realizzazione di tutto il pacchetto di test ecotossicologici previsti per la caratterizzazione HP 14 dei rifiuti (caratteristica di pericolo ecotossico). Effettuiamo inoltre, sempre nell’ambito della caratterizzazione del rifiuto, test di tossicologia in vitro per la definizione del rischio umano». Dal 2004, anno in cui si è dotata di nuovi laboratori con una vasta area dedicata all’ecotossicologia, ChemService è cresciuta sia in termini di mercato sia in termini di servizi offerti. L’alta qualità e l’affidabilità dei servizi, uni-

ChemService ha sede a Novate Milanese (Mi) www.chemserviceglp.com

te alla capacità di assistere a 360 gradi i propri clienti, sono i punti di forza dell’azienda. «I nostri clienti sono estremamente diversificati, produttori o intermediari nazionali o internazionali di prodotti chimici che necessitano della caratterizzazione dei loro prodotti per l’immissione sul mercato (europeo o extraeuropeo), produttori di rifiuti o sottoprodotti che devono essere classificati, aziende che si occupano di ristorazione collettiva e catene della grande distribuzione che necessitano di un monitoraggio

qualitativo costante, produttori di integratori alimentari che necessitano del controllo qualità». ChemService nasce nel 1992 come costola del laboratorio di Controllo Qualità della società I.Pi.Ci., produttrice di fitofarmaci ed intermedi chimici di presente a Novate Milanese. «Inizialmente il laboratorio si occupava del controllo qualità dei pesticidi prodotti dall’azienda. In seguito, la proprietà di I.Pi.Ci. decise di mettere al servizio del mercato esterno le capacità analitiche maturate dai propri laboratori, offrendo servizi di controllo dei livelli di contaminanti in varie matrici, quali acque, terreni, emissioni, ed alimenti». Negli ultimi anni ChemService ha investito enormemente in strumentazione analitica atta al rispetto degli elevati standard qualitativi e nel reclutamento e formazione di personale altamente specializzato al fine di consolidare ed ampliare la propria offerta in termini di qualità e quantità. L’ulteriore spinta positiva è arrivata di recente: «Dal primo agosto ChemService è stata acquisita da LabAnalysis Group». LabAnalysis Group, che già controlla le aziende LabAnalysis, Laserlab e Ircpack è il più grande gruppo italiano nei servizi analitici per i settori ambientale e farmaceutico con 8 laboratori accreditati dislocati su tutto il territorio nazionale e circa 600 persone impiegate.•

L’ACCREDITAMENTO ACCREDIA ChemService è stata una delle prime aziende italiane ad ottenere l’accreditamento ai sensi della norma Uni Cei En Iso/Iec 17025 dall’ente italiano di accreditamento, Accredia, firmatario degli accordi internazionali di mutuo riconoscimento Ea Mla (European co-operation for AccreditationMultilateralAgreement). Gli accordi Ea Mla consentono alle valutazioni di conformità rilasciate dagli organismi accreditati dagli enti firmatari di essere riconosciute in tutti i principali mercati mondiali. In virtù di questo accordo, i rapporti di prova emessi sotto accreditamento Accredia, sono riconosciuti e accettati a livello internazionale. L’accreditamento attesta il livello di qualità dell’attività analitica di un laboratorio di prova, verificando la conformità del suo sistema di gestione e delle sue competenze a requisiti normativi internazionalmente riconosciuti nonché alle prescrizioni legislative obbligatorie, ma non è una garanzia da parte Accredia dei risultati delle singole prestazioni eseguite dal laboratorio.


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di Remo Monreale

«L

a situazione del mercato nel recupero e smaltimento rifiuti, in questo periodo, è decisamente impazzita». Alla domanda sulle condizioni attuali del settore di riferimento della sua impresa, risponde così Alessandra Calemme, commerciale della milanese Fidocart. Un quadro tutt’altro che agevole nel quale muoversi, che quindi, impone alle imprese del comparto un impegno fuori dal comune. «Gli impianti italiani sono al collasso – spiega Calemme − e gli impianti esteri o hanno collaborazioni pluriennali o stentano a ricevere i rifiuti, anche per paura di riceverne di difformi rispetto a quanto dichiarato. I prezzi dei destini finali, a causa di tutto ciò, stanno subendo degli aumenti rilevanti da un mese all’altro. Abbiamo sempre mantenuto quotazioni e contratti annuali con i nostri clienti e questo ci dava una certa stabilità, non solo lavorativa, ma anche economica come azienda, il sapere di poter tutelare le famiglie che lavorano per noi appaga più di qualunque cosa. In questo periodo, però, i grattacapi non sono pochi, poiché anche noi, come già molti nel settore, siamo costretti a fare contratti “aperti”, non potendo garantire quotazioni fisse per tutto un anno. Forse la nostra fortuna è che grazie al nostro staff di professionisti e ai nostri sbocchi, riusciamo a mantenere prezzi concorrenziali e servizio eccellente». I servizi offerti dalla Fidocart sono diversi. «Realizziamo trasporto rifiuti pericolosi e non pericolosi – dice Calemme −, recupero e smaltimento rifiuti pericolosi e non pericolosi, commercializzazione Mps, Raee, intermediazione rifiuti, analizziamo assieme ai nostri clienti i loro processi ge-

Speciale Ecomondo

Smaltimento rifiuti, il nuovo passo ALESSANDRA CALEMME CI GUIDA TRA GLI OSTACOLI E LE NUOVE TENDENZE DI UN SETTORE SEMPRE PIÙ IMPORTANTE E AL CENTRO DELL’ATTENZIONE. ECCO COSA CAMBIA E QUALI SONO LE STRATEGIE VINCENTI CHE POSSONO OVVIARE ALLE ATTUALI CONDIZIONI

STORIA ED EVOLUZIONE Alessandra Calemme, commerciale della Fidocart, ripercorre alcune delle tappe decisive dell’azienda milanese. «A metà degli anni Settanta – dice Calemme − nasce la prima idea di Fidocart, come società unipersonale che si occupava di raccogliere carta da avviare alle cartiere. La seconda generazione di Calemme, dall’inizio degli anni Ottanta, comincia a strutturare l’azienda come la si vede oggi, creando una realtà che si occupa di rifiuti industriali a tutto tondo. Un’altra svolta della società avviene verso la fine della prima decade del 2000, il trasferimento in una sede più grande e l’ingresso della terza generazione della nostra famiglia: l’azienda si struttura in compartimenti e amplia nuovamente i servizi: cominciamo le collaborazioni con l’estero, in particolare con la Germania, collaborazioni che ci aprono le porte dell’associazione dei produttori di etichette autoadesive, diventando così Soci Aggregati Gipea e che ci permettono di diminuire il conferimento in discarica del 90 per cento. Sviluppiamo, poi, il settore delle consulenze ambientali, settore sempre in continuo aggiornamento sia normativo che operativo. Infine, aggiorniamo e ampliamo le nostre autorizzazioni al trasporto e allo stoccaggio dei rifiuti che, con i nuovi spazi, ci permettono di effettuare nuovi lavori».

SITUAZIONE A RISCHIO

Gli impianti italiani sono al collasso e quelli esteri o hanno collaborazioni pluriennali o stentano a ricevere i rifiuti

Fidocart si trova a Zibido S. Giacomo (Mi) www.fidocart.it

stionali per ottimizzarli e razionalizzarli ci serviamo di laboratori certificati per offrire ai nostri clienti il servizio di analisi chimiche e classificazione rifiuti, gestione on line registro di carico e scarico rifiuti, consulenza Sistri. E data la situazione destabilizzante, possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti. Mi riferisco, in particolare, all’andamento del business alla chiusura dell’anno 2017 e all’inizio del 2018, anche se è presto per fare una statistica e un paragone fra i due periodi. In controtendenza con gli anni passati e con i nostri colleghi/concorrenti, per noi il 2017 è stato un anno discreto sia in termini lavorativi che in termini di fatturato: il consolidamento dei rapporti in essere con i nostri clienti storici, l’inizio di nuove collaborazioni e l’incessante, ma appagante, ricerca di nuovi sbocchi commerciali ci sta rendendo competitivi sul mercato senza mai abbassare l’attenzione alle normative di settore e senza svendere la nostra professionalità». Un risultato rassicurante, che è stato raggiunto anche grazie alla chiara consapevolezza dei bisogni maturati in questi anni in seno alle aziende. «I nostri clienti – afferma − stanno cominciando a prestare attenzione, molta attenzione, alla normativa italiana sul recupero e smalti-

mento rifiuti. Questo perché non solo coinvolge in prima persona anche loro, ma anche perché gli ultimi avvenimenti hanno scosso le coscienze di tutti, dai produttori iniziali di rifiuti, agli utilizzatori finali. Ci chiedono di essere sempre al passo con le ultime normative in materia di ambiente, ma anche di sicurezza sia ambientale che sul lavoro, ci chiedono sempre maggiori garanzie sul servizio svolto e dettagliate spiegazioni sulla lavorazione dei loro rifiuti». Il lavoro della Fidocart non si ferma al Belpaese. «I nostri mercati più importanti ora sono sicuramente Italia, Austria e Germania, mercati in cui siamo riusciti ad affermarci e a instaurare un ottimo gruppo di lavoro. Abbiamo in cantiere anche un’altra collaborazione importante, ma è solo all’inizio». Infine, un flash sulle innovazioni del prossimo futuro. «Si paventano da anni rivoluzioni tecnologiche nel nostro settore, ma al momento il mondo sembra abbastanza fermo. Le idee per migliorare la separazione e la riciclabilità dei prodotti ci sono e sono state testate, ma al momento hanno ancora non solo dei costi davvero elevati sia di produzione che di applicazione, ma anche qualche problema di realizzazione pratica». •


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Stampi su misura UN SERVIZIO AD HOC CHE ACCOMPAGNA IL PROPRIO CLIENTE DALL’IDEA ALLA REALIZZAZIONE FINALE. L’INGEGNER MARCO PALAI CI PORTA NELL’UNIVERSO DELLO STAMPAGGIO IN MATERIE PLASTICHE, IN CUI LA DIVERSIFICAZIONE GIOCA UN RUOLO IMPORTANTE di Renato Ferretti

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alla progettazione alla prototipazione, dalla costruzione dello stampo allo stampaggio stesso e, se necessario, un accurato servizio di assemblaggio e una efficiente programmazione logistica. Parliamo, quindi, di una sorta di produzione chiavi in mano, un tipo di soluzione sempre più richiesta in diversi ambiti, e lo facciamo con l’ingegner Marco Palai, titolare della Pato Stampi. «La nostra è un’azienda che opera da oltre quarant’anni nel settore della costruzione stampi per stampaggio a iniezione – ricorda Palai −, sia lavorando su progetto del cliente che supportandolo con la progettazione del prodotto. Durante gli anni, come spesso accade in questo campo, per servire maggiormente il cliente, l’azienda ha deciso di inserire in produzione alcune presse a iniezione accompagnando di fatto il cliente dalla progettazione fino al prodotto finito». In seguito, l’esperienza della trasformazione dei polimeri unita all’interesse per quello che riguarda l’ambiente e il riciclo, hanno portato l’azienda a sviluppare, stampare e commercializzare una serie di prodotti per la purificazione dell’aria. «Inizialmente – spiega Palai − sono stati realizzati stampi per i corpi di

continua l’ingegnere – ed è un processo di degradazione aerobico esotermico. Questa tecnologia naturale, ecologica ed economica, si basa sulla scomposizione e metabolizzazione delle sostanze organiche volatili (Voc) odorigene e/o nocive presenti nell’aria da trattare. Il processo di degradazione avviene mediante microrganismi (batteri, funghi, muffe, lieviti) che decompongono i composti organici e inorganici presenti nell’effluente, traendo nutrimento insieme a una parte del materiale filtrante medesimo. La biomassa che si crea sul substrato del materiale filtrante (supporto naturale su cui i batteri si accrescono, tra cui torba ed erica, cippato di castagno ecc..) si forma in modo naturale (periodo di acclimatazione), dosando nutrienti (se necessario) e inoculando i microrganismi adeguati alla degradazione dei composti presenti nell’aria odorigena in questione. Un

BIOFILTRAZIONE

Si basa sulla scomposizione e metabolizzazione delle sostanze organiche volatili odorigene e/o nocive presenti nell’aria

riempimento alla rinfusa di per scrubber, dapprima producendo i noti pall in vari tecnopolimeri e differenti misure, mentre successivamente abbiamo sviluppato prodotti con forme ad alto volume specifico e basso peso, accomunati tutti dallo stesso processo produttivo. Successivamente è stato aggiunto un nuovo prodotto utilizzato nella biofiltrazione dell’aria». In particolare, la Pato realizza dei moduli di supporto al materiale biofiltrante. «Il grigliato prodotto e Pato Stampi ha sede a Cormano (Mi) www.patostampi.webnode.it

DA UNA VISIONE AL SUCCESSO «Tutto incomincia con una visione – dice l’ingegner marco Palai, titolare della Pato Stampi Srl −. Palai Senatore ha un’idea, quella di creare prodotti plastici sfruttando l’era d’oro dell’industrializzazione italiana. La visione del fondatore si evolve nel 2004 rilevando la quota di un socio minoritario. È il momento in cui sono entrato come amministratore delegato e responsabile produzione. A questo punto la Pato diventa un family business e si aggiunge all’esperienza la carica dell’innovazione. In Cina, il premier Deng Xiaoping apre ai capitali esteri e il mondo si prepara a cambiare. La famiglia Palai intuisce il cambiamento e con incoscienza diventa tailor made. Si comincia a seguire la customizzazione del prodotto plastico passo a passo. Mettendo la qualità del servizio alla clientela prima di tutto. The last step: si investe in maniera molto consistente sostituendo i macchinari con il top di gamma e, siccome supportiamo il made in Italy, i macchinari sono Negri-Bossi. Tutto ciò con un’idea ben chiara: noi non vogliamo essere per tutti, perché siamo per chi scegliamo di avere come partner».

commercializzato è di materiale plastico riciclato adeguatamente caricato e opportunamente forato in modo da sorreggere il materiale filtrante e garantire all’effluente da trattare basse perdite di carico. La pavimentazione realizzata con tali piastrelle è appoggiata e bloccata a dei supporti realizzati in materiale plastico con forma ad “H” di varie altezze, utilizzati per rialzare il substrato di materiale filtrante e permettere all’aria da trattare di fluire uniformemente verso il plenum del biofiltro». Palai, poi, entra nello specifico della biofiltrazione «che è definita anche depurazione biologica dell’aria –

impianto di biofiltrazione (o biofiltro) è in grado di captare le molecole odorigene presenti nell’aria dell’effluente e di sottoporle alla decomposizione biologica mediante una popolazione microbica eterogenea (batteri, funghi, muffe, lieviti). Fondamentale per le colonie batteriche risulta essere il grigliato di supporto su cui i microrganismi si insediano successivamente nel materiale, per effetto di una distribuzione dell’aria uniforme. I processi di depurazione biologica richiedono un minuzioso controllo dei parametri di processo, quali umidità, temperatura, pH e nutrimento». Infine, lo schema di funzionamento con grigliato in tecnopolimero. «L’effluente da trattare entra in contatto con la popolazione microbica insediata sul materiale filtrante attraverso un opportuno plenum di distribuzione (funzione grigliato) in grado di diffondere l’aria uniformemente con basse perdite di carico». •


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Ambiente

Le sfide da affrontare LO SVILUPPO DELLA GREEN ECONOMY, DELLE ENERGIE RINNOVABILI E DELL’ECONOMIA CIRCOLARE. PREVENIRE IL CONSUMO E LO SPRECO DEL SUOLO. TUTELARE IL MARE DALLA PLASTICA. LE PRIORITÀ DI AZIONE DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE SERGIO COSTA di Francesca Druidi

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el primo trimestre 2018, l’analisi trimestrale Enea del sistema energetico italiano rileva come le rinnovabili siano tornate a crescere (+2 per cento) grazie alla ripresa dell’idroelettrico (+11 per cento). Inoltre, le previsioni contenute nel New Energy Outlook 2018 realizzato da Bloomberg prospettano uno scenario assai promettente per il nostro Paese sul fronte delle rinnovabili: entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno, infatti, a garantire il 90 per cento del fabbisogno, percentuale che salirà al 100 per cento entro il 2050. Intanto, le istituzioni europee hanno concordato di aggiornare il quadro normativo Ue al 2030 sulle energie rinnovabili: entro quella data - hanno stabilito Consiglio e Parlamento - le energie rinnovabili dovranno coprire il 32 per cento dei consumi energetici a livello Ue, con una clausola di revisione al rialzo prevista per il 2023. L’accordo fissa il target di rinnovabili nei trasporti al 14 per cento e al 3,5 per cento quello per i biofuel avanzati (cioè da residui), introducendo criteri di sostenibilità per l’impiego delle biomasse forestali. Per la prima volta, inoltre, si riconosce esplicitamente un ruolo a cittadini e comunità nell’adozione delle rinnovabili, con una chiara definizione a livello Ue di “comunità di energia rinnovabile” e di “autoconsumo”. «Finalmente - ha commentato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa - i cittadini europei potranno diventare produttori di energia e questo cambierà il modello produttivo energetico, che sta

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

già subendo dei progressi nella direzione della produzione delle energie pulite, come dimostrano i dati divulgati dall’osservatorio Fer, che vedono un incremento del 4 per cento delle nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e idroelettrico nelle regioni italiane. Un incremento che ci impegniamo a portare avanti, rafforzando la filiera e provando a colmare le lacune degli ultimi anni per consentire alle imprese italiane di svolgere un ruolo più rilevante nella competizione internazionale con soluzioni

me lanciato da Legambiente Lombardia. Una piaga per il Paese sul quale il ministro Costa si è già espresso. «Serve una nuova legge per difendere il suolo dal consumo e dallo spreco. Partiamo dal buon lavoro fatto nella scorsa legislatura». Sul tavolo «c’è una legge che era prossima all’approvazione e che è stata guardata con positività da tutto l’arco costituzionale; non ci sono steccati quando si parla di ambiente, appartiene a tutti quanti noi. Io vorrei, ma il Parlamento poi valuterà, che fosse inserito il con-

tecnologiche innovative». Il ministro Costa prevede un incremento dei pannelli fotovoltaici per l’autoconsumo. «Ci saranno indiscutibili vantaggi per le cooperative energetiche, poiché sarà più semplice realizzare i progetti legati alle rinnovabili».

cetto di bilancio ecologico preventivo rispetto alle autorizzazioni che si danno per le cementificazioni o costruzioni», ha aggiunto il ministro indicando il provvedimento come una delle priorità. «Oltre a consumo di suolo zero, parliamo anche di spreco: saremo particolarmente attenti alla sua preservazione all’interno dei parchi e delle aree protette, in linea con le finalità di tutela ambientale. Sono favorevole all’acquisizione al demanio dei manufatti abusivi. Mi piacerebbe che gli oneri di urbanizzazione di questi suoli non debbano confluire nelle spese ordinarie dei Comuni. Ri-

CONTRO IL CONSUMO DEL SUOLO Inarrestabile il consumo di suolo in Italia, che aumenta anche nel 2017: la superficie naturale si è ridotta di ulteriori 52 km quadrati mentre il 7,7 per cento del territorio italiano è coperto da cemento e asfalto, facendo segnare un valore tra i più alti in Europa. È il preoccupante quadro che emerge dal Rapporto di Ispra-Snpa sul “Consumo di Suolo in Italia 2018”. «Sono Lombardia e Veneto le regioni italiane in cui si consuma più suolo in Italia, ed è nella macroregione del Nord, includendo anche Piemonte ed Emilia Romagna, che si perde oltre la metà del territorio agricolo nazionale per trasformarlo in nuove urbanizzazioni e infrastrutture», è l’allar-

tengo che dobbiamo cambiare il paradigma davvero e fino in fondo». LE PRIORITÀ DEL MINISTERO La Commissione europea ha dichiarato guerra alla plastica con una strategia che mira a ridurre i 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti plastici prodotti in Europa, aumentando il ricorso al riciclo e al riuso e diminuendo gli oggetti monouso. L’Italia intende fare la sua parte con una legge per consentire il recupero della plastica in mare, annunciata a fine giugno dal ministro Costa, in linea con le direttive comunitarie. «Non si tratta di una legge contro qualcuno – ha spiegato – inseriremo un primo step sull’economia circolare, quindi punteremo sul riuso della plastica. Gli imprenditori saranno dalla nostra parte, tutelando allo stesso tempo l’ambiente». Fondamentale sarà il coinvolgimento dei pescatori. «Ormai il 50 per cento del loro pescato è plastica. Attualmente non lo possono nemmeno portare a terra, quindi interverremo sulla legge, la 152/2006, il codice dell’ambiente, per consentire loro di portare la plastica a terra. In questo modo potranno svolgere un servizio sociale, con il sostegno del ministero dell’Ambiente. Potranno pulire il mare senza rischiare conseguenze giuridiche e alimentando i consorzi del riciclo», ha dichiarato Costa, invitando i cittadini e le imprese a fare fronte comune al problema. Impedire il consumo del suolo e prevenire il rischio idrogeologico - sbloccando al più presto le risorse già assegnate, ma non ancora conferite alle Regioni - è una delle 6 linee programmatiche indicate da Costa. Tra le altre priorità ci sono: la lotta ai cambiamenti climatici attraverso la leva di uno sviluppo diverso, basato sulla progressiva eliminazione dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità; la salvaguardia della natura, il contrasto alla perdita dalla biodiversità e la valorizzazione dell’acqua come bene comune. Il quarto obiettivo concerne la sicurezza del territorio, la prevenzione, il contrasto dei danni ambientali e la lotta alle terre dei fuochi presenti nel nostro Paese. Il Ministero, inoltre, punta alla riduzione, fino all’azzeramento, delle infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Ue e alla transizione verso l’economia circolare e rifiuti zero. •


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Bioeconomia, il futuro è qui di Francesca Druidi

L’

orientamento green si conferma driver strategico per il made in Italy. Quasi il 35 per cento del manifatturiero italiano è rappresentato da aziende green. Il nostro Paese è quarto in Europa per spesa in ricerca e sviluppo, ma è dotato di maggior capacità innovativa sul fronte della sostenibilità, sia per l’innovazione di prodotto che di processo, con performance migliori rispetto a quella media comunitaria. Dei progressi dalla green economy e dall’economia circolare darà conto la prossima edizione di Ecomondo, in programma a Rimini dal 6 al 9 novembre. A fornirci una chiave di lettura del comparto è il coordinatore del comitato scientifico Fabio Fava, docente presso il dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali dell’Università degli Studi di Bologna. Materiali e tecnologie green caratterizzano molti settori produttivi, dalla moda all’agroindustria, dall’edilizia fino all’energia e all’ambiente. Quali le novità da segnalare? «Molto interessanti sono i materiali biobased derivanti dalla conversione biologica ma anche chimico-fisica, di materie prime biologiche (biomasse) non alimentari oppure residuali, sia terrestri che acquatiche, in cellulosa, carta, fibre, prodotti in legno nonché composti chimici, materiali e combustibili di natura biologica. È la biobased industry, un pilastro importante della bioeconomia, che nel nostro Paese fa oltre 60 miliardi di euro ogni anno con 350mila posti di lavoro, garantendoci la produzione con processi sostenibili di materiali nuovi o innovativi (identici a quelli preparati da petrolio, ma con carbonio biologico), spesso biocompostabili». Con quali vantaggi?

A ECOMONDO 2018 NON MANCHERANNO FOCUS SU BIOBASED INDUSTRY, BIOENERGIE, VALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI E SOLUZIONI PER CONTENERE L’USO DELLA PLASTICA. FABIO FAVA NE ILLUSTRA GLI SVILUPPI PIÙ PROMETTENTI IN TERMINI DI BENEFICI ECONOMICI E AMBIENTALI

«La riduzione delle emissioni di CO2, della dipendenza dell’attuale economia dai combustibili fossili e dalle risorse non rinnovabili e dell’inquinamento ambientale, in maniera diretta (molti dei bio-prodotti generati sono compostabili o biodegradabili nell’ambiente) o indiretta. Inoltre, la reattività chimica intrinseca delle componenti delle materie prime biologiche, di norma molto superiore a quella media del petrolio, può consentire la generazione di prodotti nuovi o con nuove e multiple funzioni, per altro con efficienza e specificità maggiori, aggiungendo così ulteriore competitività ai prodotti e sostenibilità ai processi. Infine, la possibilità di dare valore a biomasse alternative a quelle alimentari, spesso poco utilizzate, concorre a creare nuova crescita economica e occupazionale in aree rurali, costiere, marginali e industriali provate dall’attuale crisi economica, dove le stesse possono essere coltivate. I prodotti della biobased industry possono dunque portare innovazione e sostenibilità a industria agrofood, energia, edilizia, ma anche industria farmaceutica, cosmetica, chimica e tessile. Di tutto questo si par-

Fabio Fava, docente e coordinatore comitato scientifico Ecomondo

lerà ad Ecomondo2018, attraverso vari eventi organizzati dall’Ocse e dal cluster tecnologico nazionale Chimica Verde, che vedranno la presenza della commissione europea e della Public Private Partnership Biobased industry oltre che allo stesso Ocse». Sul fronte della valorizzazione e della gestione dei rifiuti organici, quali sono le principali tendenze? «Valorizzarli in bioraffinerie in grado di convertirli in composti chimici, materiali e combustibili biobased di primo interesse nell’ambito dell’industria chimica, tessile, dell’energia. In questo modo si converte il rifiuto da smaltire – che ha costi economici e ambientali - in un’opportunità. Questo vale per i rifiuti organici municipali (frazione organica della raccolta differenziata e i fanghi di depurazione) come per quelli dell’industria alimentare, dell’agricoltura, dell’allevamento e dei boschi. La biowaste biorefinery è oggetto di molti progetti di ricerca e innovazione finanziati dalla commissione europea attraverso Horizon2020 e la Public Private Partnership Biobased industry che daranno presto vita a molte nuove bioraffinerie, anche sul territorio nazionale. I rifiuti organici sono da alcuni anni smaltiti attraverso la digestione anaerobica, con la produzione di biogas (da cui si ottiene il biometano), di dige-

stato (che a seguito di trattamenti diventa un fertilizzante) e di acqua (da trattare). Il ritorno economico è fino a oggi limitato: da qualche anno sono in corso progetti di ricerca e innovazione diretti a modificare-integrare il processo di digestione anaerobica al fine garantire alla filiera maggiore sostenibilità economica e competitività. Per quanto riguarda i sottoprodotti generati dall’industria alimentare, sono matrici da cui, a differenza dei “waste”, l’attuale normativa consente di poter preparare ingredienti alimentari e molecole di interesse farmaceutico e per la moderna “biocosmetica”, oltre che composti chimici, materiali e combustibili biobased ottenibili dalle comuni bioraffinerie». Ecomondo 2018 affronterà il tema della lotta alla plastica. «Ogni anno finiscono negli oceani fino a 13 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Questo fenomeno va fronteggiato con una risposta inclusiva, coordinata e globale. La strategia europea per la gestione della plastica in discussione in questi mesi presso il Parlamento e la Commissione è per questo paneuropea e si propone di rendere riciclabili o riutilizzabili tutti gli imballaggi di plastica presenti sul mercato dell’Unione europea entro il 2030, ridurre il consumo di prodotti di plastica monouso e limitare l’uso intenzionale di microplastica». In che modo? «Intervenendo sulle fasi di progettazione, produzione, consumo e riciclaggio delle materie plastiche. La nuova strategia promette di rendere il riciclaggio vantaggioso per le aziende definendo nuove norme sugli imballaggi, al fine di migliorare la riciclabilità delle materie plastiche e aumentare la domanda di contenuto di plastica riciclata. In parallelo, la Commissione europea faciliterà l’uso della plastica riciclata con l’obiettivo di avere, entro il 2025, l’utilizzo di almeno 10 milioni di tonnellate di questa nella produzione di nuovi prodotti immessi nel mercato Europeo. L’uso dei sacchetti di plastica in Europa è già stato ridotto grazie a una serie di modifiche normative e nuove disposizioni paneuropee garantiranno la riduzione dei rifiuti derivanti da altre plastiche monouso e da attrezzi da pesca come l’uso della microplastica. Infine, la commissione proporrà norme volte alla definizione e all’etichettatura delle plastiche compostabili e biodegradabili, al fine di facilitare l’informazione dei cittadini».•


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L’

esigenza di monitorare con accuratezza e attendibilità la qualità dell’aria e la sua evoluzione nel corso del tempo non è solo dettata dalle direttive europee, recepite poi a livello nazionale, ma ha a che fare con la garanzia del mantenimento di standard adeguati per la salute umana. In tal senso la predisposizione di sistemi sempre più precisi e in grado di rilevare il comportamento e la provenienza degli inquinanti rappresenta la sfida del futuro. ARIANET Srl è una società di consulenza fondata nel 2000 da un gruppo di esperti in modellistica atmosferica che opera a tutt’oggi in questo campo. «Sul territorio esistono reti di monitoraggio ambientale - spiega Giuseppe Brusasca, uno dei soci fondatori - ma per differenti motivi, sono sistemi insufficienti, che forniscono una conoscenza solo approssimata della qualità dell’aria e, soprattutto, non possono rispondere a domande cruciali relative, ad esempio, all’evolversi delle situazioni, all’aumento e alla diminuzione dei livelli di inquinamento». È dunque necessario realizzare un sistema previsionale, composto da modelli e strumenti già esistenti (previsioni meteorologiche e inventari delle fonti emissive) ma che ARIANET ha saputo integrare e sviluppare in modo nuovo e innovativo. «Il nostro sistema è messo a disposizione dei clienti che in tal modo sono nelle condizioni di realizzare previsioni in maniera del tutto autonoma, sviluppiamo infatti sistemi di previsione e collaboriamo con soggetti italiani ed esteri, pubblici e privati». Lo scopo è conoscere il grado di inquinamento con maggior dettaglio possibile nelle zone in cui la gente vive e seguire l’evoluzione così come la persistenza di episodi con alti livelli di inquinamento. «Questo è quello che prevede la leg-

Ambiente

Conoscere la salute dell’atmosfera ARIANET È RIUSCITA A FARE UN PASSO IN PIÙ RISPETTO AI CONSUETI SISTEMI PER IL MONITORAGGIO DELLA QUALITÀ DELL’ARIA, CAPACI DI ANALIZZARE IL GRADO DI INQUINAMENTO IN TEMPO REALE: OGGI È POSSIBILE PREVEDERNE L’ANDAMENTO A TRE/CINQUE GIORNI di Luana Costa

go (esempio nella figura sottostante). Simile è ciò che avviene in ambito industriale, quando si verifica il rilascio in atmosfera di sostanze pericolose da un impianto. Attualmente i sistemi di allerta sono molto semplificati poiché non tengono conto di queste variabili e non sono in grado di calcolare in maniera corretta la presenza di ostacoli e qualsiasi circostanza si verifichi nei dintorni. Non sfugge che si tratta di un campo in cui l’innovazione è continua: «Insieme a quello scientifico, l’ambito tecnologico rappresenta un asset di particolare rilevanza per ARIANET. Nell'ultimo anno sono stati fat-

ge sul controllo della qualità dell’aria - precisa ancora Giuseppe Brusasca -: informare il cittadino sullo stato di salute dell’atmosfera non soltanto attraverso la misurazione delle postazioni di monitoraggio (dati sul passato), ma formulando previsioni sulle ore successive e giornate future». È proprio questo il punto di forza di ARIANET che è in grado di fornire previsioni attendibili in ogni punto del territorio nei successivi tre giorni e le ten-

denze fino a cinque giorni (http://www.aria-net.it/qualearia/it/). L’unicità del sistema è poi rappresentata dalla possibilità di arrivare ad un estremo dettaglio tramite modelli a “microscala”.Il problema a questo livello è di riuscire a tenere conto degli ostacoli presenti nell’area di monitoraggio, edifici o altri elementi urbani che alterano il flusso atmosferico e determinano concentrazioni di inquinanti molto diverse da luogo a luo-

Visualizzazione della concentrazione di ossidi di azoto prodotta dal traffico nelle vie centrali di Milano nell’ora di punta del mattino di un giorno feriale

IL SISTEMA ARIANET ARIANET ha messo a punto un sistema di monitoraggio e previsione della qualità dell’aria basato su modelli matematici in grado di simulare il comportamento degli inquinanti in atmosfera. Tali modelli, resi operativi grazie alla potenza di calcolo ormai disponibile con i calcolatori paralleli di ultima generazione, sono basati su un insieme di equazioni che riproducono in modo dinamico i fenomeni che avvengono in atmosfera, le cui elaborazioni permettono di ottenere mappe di concentrazione al suolo ora per ora, per tutti gli inquinanti di interesse, estese a tutto il territorio da monitorare e alla risoluzione desiderata. Si può concentrare lo studio zoomando su scale locali, ad esempio un impianto industriale o una città, o espandere a scale regionali e continentali.

Sistema di previsione della qualità dell’aria a diverse scale: dalla scala globale (dati Copernicus) a quella continentale, nazionale, regionale, urbana e dettaglio di un quartiere di Roma. I colori rappresentano i livelli di un inquinante:

ARIANET Srl ha sede a Milano www.aria-net.it - www.aria-net.it/qualearia/it

Livelli naturali

Livelli di attenzione per la salute

ti importanti investimenti per adeguare alle nuove e crescenti esigenze computazionali, le nostre infrastrutture informatiche così da incrementarne notevolmente prestazioni ed affidabilità. Così come l'hardware anche il software è stato oggetto di importanti investimenti di sviluppo per adeguarlo alle nuove tecnologie disponibili così da essere presto pronti a fornire nuovi strumenti di fruizione del prodotto modellistico anche attraverso piattaforme “cloud based”. È ovviamente un comparto in continua evoluzione e miglioramento, anche sulla scorta della disponibilità di previsioni su scala mondiale realizzate nell’ambito del programma Europeo Copernicus. ARIANET è stata la prima in Italia ad essersi collegata al sistema per usufruire dei dati e adattarli alla scala nazionale fino a renderli compatibili con i sistemi previsionali attivi in alcune regioni italiane. Questa è un’evoluzione che consente di fornire informazioni sempre più dettagliate e precise». •


Industria • Agosto 2018

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Bonifiche, tecniche e soluzioni AMIANTO, FAV, PIOMBO E PCB: TUTTI MATERIALI ESTREMAMENTE PERICOLOSI, LA CUI BONIFICA RICHIEDE COMPETENZE, ESPERIENZA E UN’ATTENZIONE FUORI DAL COMUNE. L’ANALISI DI IVAN GLOCERI SULLE PROSPETTIVE DEL SETTORE

di Elena Ricci

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ebbraio 1985. Il dipartimento tecnico del comune di Milano ha un problema spinoso: 34 scuole hanno presenza di amianto friabile, che in alcuni casi comincia a manifestare distacchi e sfaldamento, mettendo a rischio la salute di alunni e professori. Viene chiamata Tecnologie Industriali e Ambientali Spa, azienda esperta del settore dei materiali tecnici e coibenti, in industria ed edilizia civile. «In assenza di alcuna normativa italiana – ricorda Ivan Gloceri, direttore commerciale dell’impresa milanese –, Tia individua le migliori tecnologie disponibili e mutua, dalle norme statunitensi Epa, le tecniche e le metodologie a protezione dei terzi e dei propri operatori. Nell’arco di un anno avviene la fase pionieristica delle bonifiche da amianto in Italia, con una notevole capacità da parte di Tia di individuare soluzioni tecniche, interpretare i bisogni del cliente, intraprendere partenariati con le migliori aziende fornitrici di tecnologie. Si instaura anche una seria e costruttiva collaborazione con gli enti pubblici di controllo, grazie alla quale prenderanno vita gli articoli della normativa tecnica, diventa-

2MILA LE BONIFICHE ESEGUITE DA TIA SU IMPIANTI, EDIFICI, SITI DISMESSI, CARROZZE FERROVIARIE, NAVI E AEREI

LA RETE REFIT Per dare una soluzione concreta ai problemi inerenti la bonifica degli edifici da materiali pericolosi, Tia Spa ha promosso nel 2013 la costituzione di Rete Refit, la prima rete di imprese del Green Economy Network di Assolombarda «nata per consentire il recupero dei siti inquinati, la valorizzazione del paesaggio e il rilancio economico del territorio – dice Ivan Gloceri –. In questo modo, selezioniamo e applichiamo tecnologie convenzionali e innovative (soprattutto Fitobonifica) per predisporre soluzioni complete secondo standard certificati. L’innovazione della proposta, che ha già altri precedenti in Europa, sta nella capillarità di applicazione, nella “non invasività” degli interventi, nella restituita fruibilità di spazi aperti, nell’aspetto estetico e, non ultimo, nei costi contenuti rispetto a qualsiasi altro intervento di bonifica».

ti poi leggi di riferimento regionali e poi nazionali sulle bonifiche da amianto». È una storia, questa, che definisce immediatamente il Dna dell’azienda. «Siamo sempre stati molto attivi nel cercare di essere partner di fiducia dei nostri clienti –. Non è un caso che in questi 30 anni Tia sia cresciuta in Italia e all’estero, continuando a proporsi come partner affidabile e di eccellenza, prima azienda del settore negli anni novanta a puntare su qualità e sicurezza». L’investimento costante in tecnologie e risorse professionali, poi, ha reso possibile lo sviluppo di altre attività «come la bonifica di terreni inquinati tramite metodologie innovative e ad alta sostenibilità – continua Gloceri –, la bonifica di altre sostanze cancerogene negli edifici (Fav, piombo e Pcb) e la realizzazione di impianti fotovoltaici, nella consapevolezza che lo sviluppo deve forzatamente rispettare l’ambiente e le persone. Oggi oltre 200 specialisti assicurano affidabilità e rispetto dei tempi,

anche nelle commesse di grandi dimensioni. Grazie a tali competenze siamo in grado di effettuare bonifiche di ogni tipo di materiale contenente amianto, avendo effettuato oltre 2mila interventi su impianti industriali, edifici civili, siti dismessi, carrozze ferroviarie, navi e aerei. In questi ultimi anni, anche le fibre artificiali vetrose (Fav) sono al centro dell’attenzione, pur in assenza di una chiara normativa nazionale. A tutte queste delicate attività di bonifica si combinano sempre più frequentemente, nel processo di riqualificazione di un immobile, le attività di strip out e decommissioning, che per loro natura vengono considerate strettamente interconnesse con le prime. La nostra società, potendo fornire tutti questi servizi con personale diretto, è così diventata un partner affidabile di Fondi, società di Real Estate e grandi gruppi». Ma l’amianto non è l’unico pericolo. «Molti edifici hanno ancora pareti e al-

tre superfici ricoperti di vernice al piombo – spiega il direttore commerciale della Tia –. L’avvelenamento da piombo può causare gravi malattie e per questo la Federal Environmental Protection Agency ha pubblicato una regolamentazione che potrebbe essere di riferimento per una normativa nazionale sulla bonifica da piombo. Anche il Pcb è spesso presente negli immobili, contenuto in alcuni materiali di costruzione. La nostra esperienza specifica su questi cancerogeni, iniziata in Francia alcuni anni fa, ci consente di proporci per la loro bonifica in massima sicurezza». L’esperienza di TIA si spinge anche alle bonifiche in ambito nucleare. «In questi contesti vigono procedure particolari e rigide – dice Gloceri – per assicurare la massima sicurezza del personale operativo impiegato. Recentemente stiamo puntando con Rete Refit anche al recupero di aree inquinate e dismesse e alla valorizzazione del territorio per trasformare delle “aree orfane” in veri e propri centri di rilancio economico, nel La Tecnologie Industriali & Ambientali Spa - Bonifiche e Decommissioning - ha sedi a Milano, Parigi, Ginevra, San Paolo, Iquitos www.tia.it - www.reterefit.com

rispetto dell’ambiente e della salute pubblica». Infine, uno sguardo al futuro. «La sensibilità ai temi ambientali è crescente in tutto il mondo, ma assume connotati diversi da paese a paese. Noi abbiamo scelto di fronteggiare il mercato anche attraverso l’internazionalizzazione. La società è oggi presente con uffici operativi in Italia, Francia, Svizzera, Brasile e Perù, e operativa anche in altre aree del mondo come nel continente africano». •


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Ambiente ed energia

Verso un Paese green CON L’INGEGNERE GIOVANNI IAQUINTA, FONDATORE DELL’OMONIMO STUDIO DI PROGETTAZIONE MILANESE SPECIALIZZATO IN SOLUZIONI PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO, UN’ANALISI DELLE DINAMICHE DI UN SETTORE IN FORTE ESPANSIONE NEL MONDO E IN PARTICOLARE IN ITALIA

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in cui parlare di soluzioni per il risparmio energetico era ancora una chimera. Un’esperienza costruita sul campo che consente a Giovanni Iaquinta di analizzare dinamiche e orientamenti del settore. Quanto ha inciso il conto energia e in generale il sistema di sgravi fiscali sulle scelte dei clienti e dei costruttori e quali sono le novità in vista nel prossimo futuro? «L’ultima applicazione del conto energia risale ormai a sei anni fa (27/08/2012) ma è stato innegabilmente un volano per la diffusione della cultura e della sensibilità del risparmio energetico, con i suoi pro e contro. I contro sono le speculazioni, anche importanti, che hanno portato a un

di Alessia Cotroneo

econdo il New Energy Outlook 2018 realizzato da Bloomberg, il 2030 sarà un anno cruciale per le rinnovabili in Italia. Entro questa data, secondo le previsioni, le fonti di generazione eolica e solare riusciranno a garantire il novanta per cento del fabbisogno energetico al Belpaese, percentuale che salirà al cento per cento entro il 2050. Previsioni più che positive per un comparto che in Italia cresce a ritmo più che sostenuto da anni, complice un’attenzione crescente da parte degli operatori del settore, dei cittadini e delle istituzioni, oltre a incentivi e defiscalizzazioni che hanno impresso un’accelerazione agli investimenti da parte di aziende e privati. «Nel fotovoltaico siamo, dopo la Germania, il paese con il maggior numero di impianti realizzati (409 MW di nuova potenza installata nel 2017 e un incremento del +11 per cento sul 2016). C’è ancora tanto da fare, soprattutto dal punto di vista culturale in particolar modo per le aziende – sottolinea Giovanni Iaquinta, ingegnere a capo dello Studio Iaquinta, azienda specializzata in soluzioni per il risparmio energetico – ma l’Italia si colloca in una posizione più che positiva sullo scacchiere globale delle nazioni green.

Guardando a venti anni fa, quando il settore era ancora tabula rasa, c’è stata una crescita considerevole. Se poi a questa crescita si associa una maggiore consapevolezza dell’utenza finale e iniziative mirate di sensibilizzazione e informazione da parte delle istituzioni, il settore non può che esplodere». Attivo a Milano dal 2002 ma costituitosi come startup dal febbraio scorso, lo Studio Iaquinta è composto da un team di professionisti, ingegneri e architetti accreditati in varie regioni per sviluppare sistemi di efficientamento energetico nel settore residenziale, industriale, commerciale e nella pubblica amministrazione. Un background acquisito in anni

sistema di realizzazione di parchi solari spesso ascrivibili a una mera logica speculativa. Paradossalmente, oggi senza il conto energia come professionisti riusciamo a lavorare meglio, perché realizziamo impianti dimensionati sul reale fabbisogno del cliente, con una concorrenza inferiore e più professionale. Sul prossimo futuro in Italia è sempre difficile esprimersi e programmare. Si parla di un nuovo sistema di defiscalizzazione sul risparmio energetico che ridurrà o toglierà le detrazioni d’imposta per i privati, che premieranno sistemi di reale autoconsumo ed eviteranno speculazioni». Tra i progetti che avete seguito negli ultimi anni, ce n’è uno che rappresen-

ta maggiormente il vostro impegno nel campo delle soluzioni per il risparmio energetico? «Tra i tanti, sicuramente il lavoro realizzato per conto della Pirelli Ambiente Site Remedation sull’area industriale dell’ex Olivetti nel comprensorio di Ivrea e Scarmagno, un milione di metri cubi di uffici certificati energeticamente dal nostro studio di progettazione. Più di recente, abbiamo realizzato diverse diagnosi energetiche sia in alcuni comuni della provincia di Varese e per un centro uffici a Lainate che ospita otto aziende, partendo da un’analisi puntuale delle bollette e attraverso delle misurazioni in situ di grandezze specifiche come temperatura, umidità, trasmittanze etc., si è arrivati alla conclusione proponendo soluzioni tecnologiche moderne e innovative con investimenti contenuti che stimiamo possano rientrare nell’arco massimo di quattro-cinque anni. Una diagnosi energetica professionale è fondamentale per analizzare in maniera dettagliata i consumi energetici delle aziende: capire quali sono gli sprechi e proporre gli interventi migliorativi possibili, con tempi di ritorno economico chiaramente indicati. Come General Contractor, siamo a lavoro su impianti di media dimensione, da 20 sino a 200 kilowatt, ma come progettista, nel recente passato, ho diretto anche cantieri da 1 megawatt e oltre». Quali sono le ultime novità nel settore dell’efficientamento energetico? «L’uso più frequente di sistemi di accumulo abbinati alla creazione di un sistema di distribuzione dell’energia in modo intelligente (smart grid). Mettere in comunicazione produttori e consumatori anche in un contesto geografico di ridotte dimensioni e dare loro la possibilità di scambiarsi energia è il futuro sul quale si può e si deve puntare». •

APPROCCIO TECNICO E IMPEGNO MORALE

L’ingegnere Giovanni Iaquinta, alla guida dell’omonimo studio di Milano www.studioiaquinta.com

L’approccio è volutamente di tipo tecnico ma ha alla base un impegno morale, oltre che professionale, volto a incidere il meno possibile sul pianeta. È questa la mission dello Studio Iaquinta, azienda milanese specializzata in soluzioni per il risparmio energetico, sulla scorta della sensibilità del suo fondatore, l’ingegnere Giovanni Iaquinta: «“Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli”, ripeto spesso questo proverbio masai che considero il mio mantra, che ogni giorno mi spinge a impegnarmi concretamente sulla tutela del clima e dell’ambiente, sviluppando sistemi di efficientamento energetico tramite le migliori e moderne tecnologie presenti sul mercato (impianti fotovoltaici, pompe di calore, illuminazione a led, coibentazione degli edifici, sistemi di contabilizzazione), capaci di ridurre sensibilmente i costi di energia elettrica e gas che gravano sui bilanci familiari, aziendali e della pubblica amministrazione».


Industria • Agosto 2018

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È tempo di semplificare IL SETTORE DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SCONTA ANCORA UNA CARENZA DI PROGRAMMAZIONE E UN’ECCESSIVA BUROCRAZIA CHE SI RIPERCUOTE NEGATIVAMENTE SULL’ANDAMENTO DELLE IMPRESE. NE PARLIAMO CON GIUSEPPE ANDREONI di Luana Costa

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n settore che solo di recente ha conosciuto il massimo sviluppo e che rimane estremamente concorrenziale, dove il valore aggiunto può essere rappresentato dalla differenziazione delle attività. È questo il quadro in cui opera l’azienda Andreoni, nata nel 1985 dalla trasformazione in società in accomandita semplice della omonima società famigliare. Le attività aziendali all’inizio erano principalmente rivolte alla raccolta e alla commercializzazione di rottami vetrosi di provenienza industriale. «Siamo passati in breve tempo da queste alle raccolte differenziate di imballaggi, inizialmente di solo vetro per poi estenderle a carta, plastica, metallo e legno - racconta Giuseppe Andreoni erede e titolare dell’azienda -. Siamo stati tra le prime aziende ad effettuare la raccolta differenziata del vetro con campane in Italia, operando nel comune di Milano per quasi venti anni e siamo stati il primo centro Replastic in Lombardia». Il settore nel corso degli anni ha però subito una costante evoluzione fino a costringere le aziende a diversificare attività e servizi. Oggi la Andreoni gestisce oltre 130 CER comprendenti sia rifiuti urbani che speciali, pericolosi e non pericolosi, spaziando dagli imballaggi alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dai rifiuti ingombranti ai rifiuti ospedalieri, dai medicinali ai metalli cimiteriali, dalla merce scaduta ai materiali obsoleti. «Ormai è dura sopravvivere in questo campo ed è necessario innovare e rinnovarsi continuamente» afferma Andreoni. Rientra in questa strategia di diversificazione l’investimento compiuto dalla società e volto alla costruzione di un nuovo impianto da destinare al recupero e allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri. «Si tratta di rifiuti potenzialmente infetti, provenienti da strutture di medicina umana o animale. L’impianto è or-

L’azienda Andreoni ha sede ad Abbiategrasso (Mi) - www.smaltimentiecologici.it

mai quasi in dirittura d’arrivo, attendiamo di effettuare le prove e i collaudi ma credo che entro la fine dell’anno potrà essere avviato. Questo genere di rifiuti viaggiano all’interno di imballi e una volta giunti all’impianto vengono stoccati. Disponiamo inoltre di una cella frigorifera per mantenere i rifiuti a basse temperature. Vengono dapprima triturati e poi sterilizzati ad alte temperature, quindi li si essicca per eliminare l’umidità e infine vengono scaricati. Quello che si ottiene è un combustibile da impiegare in centrali termiche o in cementifici. È un segmento molto complesso, in particolare, per l’elevata burocrazia. Capita spesso che i costi per sostenere queste procedure siano molti più elevati delle attività da svolgere in sé: i piccoli produttori quali ad esempio dentisti, tatuatori, parrucchieri e veterinari devono sottostare a una burocrazia iden-

tica a quella applicata ai grandi produttori quali gli ospedali con una maggiore incidenza di costi. Credo che sarebbe opportuno apportare delle semplificazioni a vantaggio delle aziende». Ma è in generale l’intero comparto del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti a scontare gravi ritardi e una mancanza di programmazione che spesso riverbera in maniera negativa sulle aziende operanti nel settore. «Vi è un aspetto legato ai materiali da avviare al recupero – commenta Giuseppe Andreoni - ad esempio, la carta, la plastica, i metalli e il vetro se vogliamo recuperarli devono rientrare in un sistema di economia circolare. Abbiamo i produttori, i cittadini che consumano e, infine, gli scarti che vengono recuperati, lavorati e rivenduti alle aziende produttrici chiudendo il cerchio. Se spostiamo le produzioni nei paesi dove la manodopera ha un basso co-

SMALTIRE I BENI SCADUTI Il principale campo d’azione dell’azienda Andreoni è la Lombardia e, in generale, il centro Italia. Di recente la società ha attivato un nuovo servizio che riguarda lo smaltimento di beni obsoleti alimentari e non. «Si è aperta una nuova fetta di mercato che riguarda l’avviamento a riciclo di materiali giunti a scadenza - spiega il titolare Giuseppe Andreoni -. Dalla frutta, ai cosmetici fino ai computer le aziende hanno la necessità di smaltire questo genere di beni che hanno oltrepassato la data di scadenza. Noto però una tendenza allo spreco, dal momento che spesso siamo costretti a smaltire enormi carichi di alimenti che potrebbero essere destinati alle famiglie indigenti».

sto, i rifiuti recuperati devono finire là per chiudere il cerchio, la maggior parte delle produzioni è stata spostata all’estero, è il caso ad esempio della plastica in Cina. All’inizio dell’anno la chiusura delle importazioni di questi materiali decretato dalla Cina ha determinato effetti negativi sui mercati mondiali, quelli italiani hanno subito un vero tracollo. La politica europea dovrebbe prevedere queste dinamiche mettendo al riparo le aziende che in questi contesti operano. Dovrebbe esserci una maggiore consapevolezza del fatto che se facciamo una raccolta differenziata dei materiali, questi devono necessariamente avere uno sbocco altrimenti non facciamo altro che aumentarne l’impatto ambientale. Quindi serve un maggiore sforzo di programmazione. Sotto il profilo dei rifiuti da smaltire, per quanto riguarda quelli non più recuperabili come materia prima che hanno come destinazione termovalorizzatori o discariche, l’Italia sconta una carenza cronica di impianti. La frazione principale di questi rifiuti ha un alto contenuto di energia. Sono nato e cresciuto nel mondo del recupero e trovo stupido seppellire in una discarica un qualcosa che potrebbe essere utilizzato come combustibile alternativo, il recupero energetico è una forma di recupero. Ma in questi anni abbiamo assistito a una politica di progressiva chiusura delle discariche senza un’adeguata programmazione e realizzazione di altri impianti che le sostituiscano. Il risultato è un continuo aumento di rifiuti esportati con costi crescenti che vanno a incidere su tutta l’economia. Ne risente l’economia ma non dimentichiamo che certamente non giova all’ambiente».•


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Rinnovabili

L’autoproduzione di energia L’OBIETTIVO NELL’IMMEDIATO FUTURO È REALIZZARE NUOVE TECNOLOGIE IN GRADO DI RENDERE I CONSUMATORI DI ENERGIA AUTOSUFFICIENTI. LE ULTIME INNOVAZIONI SPAZIANO DAL FOTOVOLTAICO ALLA COGENERAZIONE. IL PUNTO DI ENZO BENDOTTI, AMMINISTRATORE DI TEAMPOWER di Luana Costa

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l mercato si dirige ormai nella direzione di assicurare i migliori risultati in termini di risparmio energetico, con l’obiettivo di garantire il maggior margine possibile alla propria abitazione o alla propria industria. La strada tracciata è quella di divenire parziali autoproduttori di energia e il modo migliore per diventarlo è la creazione di energia elettrica da fotovoltaico. Sono molte inoltre le soluzioni attualmente presenti sul mercato che contemplano, ad esempio, pompe di calore di ultima generazione che permettono di shiftare i consumi dal gas all’energia elettrica con bassi regimi di consumo e che risolvono il problema della rumorosità grazie all’ultrasilenziamento oppure, per quanto riguarda le aziende nello specifico, il sistema della cogenerazione, tecnologia che consente di generare energia elettrica dalla produzione di calore in maniera del tutto gratuita. «È il top dell’innovazione in questo momento di mercato» garantisce Enzo Bendotti, direttore generale e amministratore della TEAMPOWER, promotore dei brevetti di entrambe le tecnologie. L’azienda è prevalentemente votata al commerciale, disponendo di una rete per le vendite indirizzata sia al privato che al business ma possiede un cuore pulsante costituito dall’ufficio tecnico di sviluppo, costantemente impegnato nella progettazione. Quali sono le principali soluzioni realizzate da TEAMPOWER? «Progettiamo prevalentemente impianti fotovoltaici anche con accumulo di batteria e impianti in pompa di calore per il riscaldamento, l’acqua calda sanitaria

Enzo Bendotti, amministratore di TEAMPOWER. L’azienda ha sede a Monza (MB) www.teampowersrl.it

e il raffrescamento dell’abitazione». Quali realizzazioni risultano già attive e che risultati avete raggiunto? «Il background passato ci ha permesso di unire l’insieme delle best practices accumulate nel corso degli anni per offrire una formula unica nel nostro settore, dove la qualità del servizio e la centralità del cliente sono i pilastri portanti. Il nostro approccio ci ha consentito sin da subito di avere riscontri importanti, raggiungendo un consistente traffico di richieste di intervento, provenienti da diversi canali, oltre mille clienti serviti, più di seicento impianti fotovoltaici installati e una crescita del fatturato del 180 per cento anno su anno. I numeri ci premiano e ci convincono che lo stile TEAMPOWER sia stato percepito nel modo giusto, spronandoci a continuare ad andare oltre alle esigenze e alle aspet-

+ 180%

CRESCITA DEL FATTURATO, ANNO SU ANNO, REALIZZATA DA TEAMPOWER. L’AZIENDA CONTA OLTRE MILLE CLIENTI SERVITI E HA INSTALLATO PIÙ DI SEICENTO IMPIANTI FOTOVOLTAICI

tative dei clienti». Lavorate con i privati, con le aziende e con enti istituzionali: quali tecnologie ritenete più consone alle esigenze attuali della vostra clientela? «La nostra mission di essere realmente utili alla clientela ci ha condotto ad approcciare a diverse tipologie di clienti, con esigenze e procedure specifiche. Non disponiamo di soluzioni “da bancone” ma costruiamo le soluzioni insieme al cliente, cercando di capire non solo quale sia il suo bisogno di efficientamento energetico, ma predisponendo set di soluzioni integrate che arrivino a dare un rapporto costo/beneficio consistente nel tempo. Si stima che, in un’ipotetica curva dei costi, i pannelli fotovoltaici abbiano raggiunto un minimo al di sotto del quale difficilmente si può ipotizzare di poter andare, pertanto il fotovoltaico resta ancora la soluzione principe per privati ed aziende». Quali sono i vostri progetti futuri? «Siamo un’azienda dinamica e, fermo restando il nostro imprinting originario, non vogliamo restare sulle nostre posizioni ma vogliamo consolidarci e crescere ulteriormente, con l’obiettivo di poter mantenere il nostro stile di azienda volta a creare le migliori soluzioni possibili per essere “on market” e “in target”. Senza voler entrare nello specifico, se il nostro output è quello di predisporre set multiopzione per il cliente che vadano oltre al mero soddisfacimento della sua esigenza di base, è nostro preciso dovere investire in ricerca di tecnologie innovative che possano andare a coprire

segmenti di domanda ancora non intercettati dal mercato, di sistemi utili a una più fine personalizzazione delle proposte alla clientela per ogni sito di interesse, di nuove professionalità che permettano un’espansione delle conoscenze ed esperienze del team, di nuovi siti che consentano un ampliamento della copertura territoriale. È proprio seguendo questo percorso di ricerca e innovazione continua che abbiamo recentemente ottenuto e chiuso una commessa eolica di 17Mw che a breve verrà installata e posta in opera nel Sud Italia e che ci rende particolarmente orgogliosi. Fieri non solo per l’aspetto economico dell’operazione, ma anche e soprattutto per il rispetto dell’ambiente e per l’efficientamento energetico territoriale, considerando che verranno prodotti circa 53 milioni Kwh/anno di energia a impatto zero, in grado di raggiungere e servire in modo efficiente oltre sedicimila famiglie». •

IL QUADRO ITALIANO Benché in Italia siano stati fatti passi consistenti nell’ambito dell’efficientamento energetico, in virtù di una generale crescente consapevolezza e sensibilità sulle energie pulite, ancora grandi sono i margini di intervento. L’ultimo rapporto statistico Gse (Gestore servizi energetici), pubblicato lo scorso dicembre riferito al 2016, per quanto riguarda il fotovoltaico fornisce importanti indicazioni: gli impianti in esercizio in Italia, ad esempio, sono a tutto il 2016 oltre 732mila per una potenza complessiva di oltre 50GW e una produzione totale di oltre 100TW, se si guarda al mix, circa l’80% di questi impianti è riconducibile al settore residenziale, mentre il restante 20% è suddiviso tra settore agricolo (2,5%), settore industriale (6%) e settore terziario (12,5%).


Industria • Agosto 2018

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Generazione elettrica, il valore della competenza

«I

l mondo dell’energia ha bisogno di consulenze strategiche dal profondo contenuto tecnico. E queste vanno eseguite con flessibilità e precisione». Michele Ferrazzini, titolare della ESE Srl, introduce così il campo di intervento dell’azienda milanese. Un settore la cui centralità, come sa bene il mondo imprenditoriale, impone una riflessione e un’azione ponderate. «Siamo consulenti nel campo della generazione di energia – precisa Ferrazzini –. Con un organico di 20 persone permanenti e 20 consulenti ci rivolgiamo al mercato internazionale, avendo lavorato in 5 continenti e più di 30 paesi. I nostri servizi includono studi di strategic evaluation, feasibility study, business plan, due diligence di impianti di generazione di energia, che siano in fase di sviluppo, già esistenti o in funzionamento. Il tutto eseguito con la competenza tecnica dei progettisti, ruolo che ricopriamo spesso e volentieri». Qual è la situazione attuale del mercato dell’energia nel mondo? «Siamo in una fase di cambiamenti molto veloci, direi velocissimi per un mondo tradizionalista come il nostro, in cui oggi si intersecano nuove tecnologie, requisiti ambientali sempre più stringenti, reti elettriche che devono diventare intelligenti e la necessità di assicurare l’affidabilità del sistema. Acqua, sole e vento oggi danno il 30 per cento dell’energia elettrica in Italia, ma gli impianti a gas restano comunque necessari, in particolare per garantire la continuità del servizio. Ci vorrà ancora un po’ per completare la energy transition – il passaggio a un sistema completamen-

MICHELE FERRAZZINI AFFRONTA I TEMI PRINCIPALI CHE CARATTERIZZANO LA CONSULENZA STRATEGICA NEL SETTORE DELL’ENERGIA. UN AMBITO CHE SI MUOVE VELOCEMENTE E PER IL QUALE È NECESSARIA UNA PREPARAZIONE TECNICA DI ALTISSIMO LIVELLO di Renato Ferretti

PUNTUALI, MENTRE IL MONDO CAMBIA ESE ha una storia di ventiquattro anni nel mondo dell’energia, di cui ha seguito i vari e repentini cambiamenti in veste di progettista e consulente. «Nell’ultimo decennio – dice Michele Ferrazzini, titolare della ESE – abbiamo puntato su un’organizzazione aziendale snella e fondata sulla compresenza di giovani di alto livello e consulenti esperti, allo scopo di garantire la flessibilità e il costante aggiornamento richiesti da un mondo in continua evoluzione, senza rinunciare alla conoscenza tecnica approfondita. Una scelta vincente, se è vero che fatturato e organico sono più che raddoppiati in pochi anni mantenendo elevati standard qualitativi. Il mondo della generazione energetica ha bisogno di società che forniscano consulenze strategiche, avendo all’interno una forte competenza tecnica e di visione economico-finanziaria, oltre alla capacità di muoversi in una globalità di settori, tecnologie e problematiche. Un po’ come noi».

ENERGY TRANSITION

Per il passaggio a un sistema completamente rinnovabile ci vorrà un po’ di tempo. Ma ci stiamo preparando te rinnovabile – ma ci stiamo preparando. Per farsi trovare pronti, bisogna muoversi in molte direzioni diverse, con uno sguardo a 360 gradi e senza perdere di vista l’obiettivo. Non è facile, tant’è che i cambiamenti di questi ultimi anni stanno mettendo in crisi le strategie di molti, anche di giganti come Siemens e General Electric». Quali esempi si potrebbero fare riguardo alla focalizzazione all’obiettivo di cui parla? «Si consideri la produzione dei rifiuti,

un’enorme problema ambientale: bisogna produrne di meno, recuperare e riciclare di più. Ma poiché non riusciamo ad azzerarli, un aiuto viene dagli impianti Waste to Energy, che con tecnologie sempre più pulite producono energia elettrica. E si badi che raccolta differenziata e valorizzazione energetica non sono in contraddizione: solo per fare un esempio, grazie alla separazione e rimozione dell’“umido”, il termovalorizzatore di Silla a Milano produce ora un surplus di energia elettrica pari al consumo di quasi 10mila famiglie».

Dato il progresso tecnologico velocissimo, in che modo affrontate questa evoluzione costante? «È molto importante in questo senso la struttura che abbiamo dato all’azienda: abbiamo in prima linea un team di giovani rapidi nel captare le istanze del cliente, supportati dalle conoscenze di specialisti dei vari settori. Il tutto governato dalla “gerarchia del sapere”, per cui il solo obbligo è chiedere e considerare il parere del più esperto, e poi decidere agilmente. Questo ci permette di rispondere in tempo reale ai bisogni del cliente, garantendo allo stesso tempo puntualità e qualità di esecuzione». Quindi non avete un settore specifico su cui vi focalizzate? «Lavoriamo su tutte le fonti di energia con una grande attenzione e preferenza alle

energie rinnovabili, ma con la consapevolezza che oggi non sono ancora sufficienti. Abbiamo iniziato nel 1994 progettando dall’inizio alla fine un impianto di cogenerazione a gas in Lombardia e oggi stiamo seguendo un impianto molto simile, anche se più moderno. Ma stiamo sviluppando anche una centrale a biomassa che produrrà elettricità e acqua potabile nell’Africa Subsahariana e siamo gli Owner’s Engineers per una centrale solare a concentrazione CSP a Creta. Pensi che quando abbiamo iniziato l’energia solare era un puntino all'orizzonte; oggi l’abbondanza del fotovoltaico porta a zero il prezzo dell’elettricità in estate, e le centrali solari termodinamiche sono in grado di produrre elettricità dal sole per 24 ore al giorno grazie a nuovi sistemi di accumulo». Quale è il vostro valore aggiunto? «Ai clienti internazionali diciamo che noi mettiamo nel lavoro our face: face come Flexibility, Attentiveness, Commitment ed Expertise. Face come la faccia della persona che sta di fronte al cliente dall’inizio alla fine del lavoro: un fatto non comune tra i nostri competitor. Forniamo un prodotto di qualità tarato sulle esigenze specifiche del cliente e lo consegniamo nei tempi pattuiti (puntuali in oltre il 94 per cento dei lavori, secondo le ultime statistiche di ESE, NdA). Pensi che la media delle valutazioni di qualità dei nostri clienti è di 4,5 su una scala che va da 1 a 5: se esistesse il Trip Advisor dei consulenti saremmo il ristorante gourmet con cucina a vista, che sa consigliare il piatto migliore per ogni palato». •

Michele Ferrazzini, titolare della ESE, con sede a Milano - www.esesrl.com


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Ecosostenibilità

Rigenerati e compatibili, perché convengono I CONSUMABILI ALTERNATIVI PER MACCHINE DA UFFICIO OFFRONO UNA VASTA GAMMA DI VANTAGGI. NON SOLO UN RISPARMIO ECONOMICO E UN MINORE IMPATTO AMBIENTALE MA ALTE PRESTAZIONI IN TERMINI DI DURATA E QUALITÀ. IL PUNTO DI MATTEO BIANCHI di Luana Costa

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onvenienza ed ecosostenibilità. Sono questi i due pilastri sui quali si muove il mercato dei consumabili per ufficio, prodotti realizzati per ottenere non solo un diretto risparmio economico ma soprattutto prestazioni efficienti ed equiparabili ai grandi marchi di settore. IR Italiana Riprografia, è una società leader in Italia e in Europa nella distribuzione di prodotti di consumo e ricambi per fotocopiatrici, fax, stampanti e macchine multifunzione. Il catalogo dell’azienda dispone di più di 14mila prodotti fra cui toner, developer, parti di ricambio, fotoconduttori, cartucce laser e testine inkjet. L’assortimento comprende i prodotti originali di tutti i principali brand sul mercato e prodotti compatibili di prima scelta, oltre a offrire una particolare attenzione al prodotto rigenerato con il marchio Graphic-Jet, linea made in Italy di cartucce rigenerate convenienti, efficienti e rispettose dell’ambiente. «Rivendiamo sia prodotti originali a marchio ma possediamo anche una linea di nostri prodotti rigenerati che in buona parte viene realizzata in Italia nella nostra sede di Scandiano in provincia di Reggio Emilia - spiega Matteo Bianchi, responsabile aziendale -. I prodotti originali li acquistiamo direttamente dai produttori, assolvendo così a una funzione di distributore, ma creiamo anche prodotti compatibili o rigenerati come merce alternativa che, se fabbricata nel modo appropriato, garantisce le medesime prestazioni di un prodotto di marca sia in termini di qualità di stampa sia in termini di

IR ha sede a Scandiano (Re) - www.itrip.it

durata del prodotto. È necessario però che il prodotto sia di qualità perché attualmente nel mercato si trova un po’ di tutto. Spesso la rincorsa al minor prezzo nasconde qualità scadente e durata inferiore a quanto dichiarato sulla confezione. Inoltre nel caso di prodotti importati dal Far East senza alcun controllo, un altro aspetto da tenere presente è quello riguardante la poca chiarezza sulla composizione chimica dell’inchiostro o delle polveri inserite nelle cartucce che spesso sono accompagnate da una documentazione opaca e non in linea con i regolamenti europei. Altro aspetto da tener presente quando si rincorre esclusivamente il prezzo, soprattutto per chi è un attore della filiera distributiva, è quello del rispetto della proprietà intellettuale. Non di rado i prodotti low cost di importazione ledono i brevetti che i grandi marchi vantano sui loro consumabili ed espongono rivenditori e distributori ad azione legali da parte dei fabbricanti del prodotto originale. Se quindi il prodotto, compatibile

LA PRESENZA IN GERMANIA IR Italiana Riprografia è l’azienda a capo del Gruppo IR, realtà europea leader nella distribuzione di consumabili e ricambi originali rigenerati e compatibili, per fotocopiatori stampanti e apparecchi multifunzione. Il gruppo ha già all’attivo una filiale in Germania, la IR Deutschland GmbH e di recente ha acquisito anche la Gebos GmbH. Nell’immediato le due aziende tedesche continueranno a lavorare in modo indipendente e struttura e organizzazione delle due società resteranno invariate. Nel medio termine le due aziende verranno riunite in un’unica realtà, nell’intento di fornire ai clienti una proposta commerciale ancor più vantaggiosa e un servizio sempre più vicino ai loro bisogni.

o rigenerato, è realizzato con tutti i crismi e rispettando gli standard, il vantaggio che il cliente ne ricava è in primo luogo il risparmio economico: dove l’originale costa cento, un compatibile o un rigenerato di buona qualità può produrre un risparmio di circa il 40 o il 50 per cento. Si può affermare che il primo vantaggio è nelle tasche dell’utilizzatore finale». I prodotti cosiddetti alternativi all’originale sono classificati in due categorie: i compatibili che comprendono quelli di nuova fabbricazione e realizzati ex novo acquistando le componenti e assemblandole e il prodotto rigenerato che, invece, riutilizza il prodotto originale esausto. «Le cartucce originali, una volta esaurite, vengono depositate negli appositi eco box, vengono ritirate dagli uffici da aziende specializzate nella raccolta dei prodotti esausti e rivendute a società che si curano della loro rigenerazione. Realizzare la rigenerazione significa disassemblare la cartuccia sostituendo le parti usurate e riempirla con un nuovo toner compatibile rivendendola così come un prodotto riqualificato. È chiaro che questo genere di prodotti possiede anche un altro vantaggio, quello della eco-sostenibilità dal momento che trasformano un rifiuto destinato allo smaltimento in un prodotto da reimmettere sul mercato. Oltre a ciò, i prodotti alternativi compatibili o rigenerati garantiscono prestazioni del tutto simili a quelle dell’originale in termini di qualità della stampa, assicurando la brillantezza dei colori, la de-

finizione delle immagini e dei contorni ma anche sotto il profilo della durata. Se una cartuccia originale realizza diecimila stampe, il prodotto compatibile ne garantisce altrettante». L’azienda opera prevalentemente e possiede una sede principale in Italia ma rivende in tutta Europa e nella parte settentrionale dell’Africa. «Disponiamo di due aziende consociate in Spagna e di una consociata in Germania. La grande novità per la nostra società è arrivata a fine luglio quando è stata portata a termine l’acquisizione della società Gebos con sede a Bensheim in Germania, una realtà di grande esperienza con solidi rapporti commerciali sviluppati nel corso di più di 25 anni di attività al servizio dei rivenditori di macchine da ufficio. Questa acquisizione rientra in una strategia più ampia di internazionalizzazione che la nostra azienda ha deciso di portare avanti. I vantaggi per entrambe le so-

cietà sono evidenti. Per IR, Gebos rappresenta un ponte ideale verso il mercato tedesco grazie alla vasta rete di rapporti commerciali che il player ha saputo sviluppare nel corso della sua pluriennale attività. D’altra parte Gebos, grazie ad IR, potrà offrire ai suoi clienti una scelta più vasta di prodotti, la maggior parte dei quali disponibili a magazzino in pronta consegna grazie ad un sistema logistico d’avanguardia». •


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Moda

La sostenibilità sale in passerella NON SOLO CREATIVITÀ, MA ANCHE TESSUTI E FILATI ECOCOMPATIBILI. È IL PRINCIPALE TERRENO SCELTO DA CAMERA DELLA MODA PER CONSOLIDARE IL VALORE DI UN’INDUSTRIA CHE GIÀ OGGI «È LA SECONDA IN ITALIA DOPO LA MECCANICA» RICORDA CARLO CAPASA

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li sforzi nel campo della sostenibilità, la valorizzazione degli stilisti emergenti e, naturalmente, l’organizzazione e il racconto delle classiche fashion week milanesi. Su questi pilastri tematici il presidente della Camera nazionale della moda italiana Carlo Capasa ha fondato nell’ultimo triennio il rilancio di una delle filiere di punta dell’italian style, guadagnandosi a maggio la riconferma fino al 2020 alla guida della principale associazione di settore. Ancora capace, nonostante la concorrenza sfrenata e gli investimenti a nove cifre nel comparto di Londra e New York, di produrre il 40 per cento della moda europea, toccando punte del 70 se si restringe lo sguardo solo alle produzioni fast fashion. «Con i brand che abbiamo noi in Italia – spiega Capasa – non temiamo confronti con nessuno. Grazie anche a Expo, c’è stato uno scatto d’orgoglio che ha rimesso Milano al centro del sistema, risvegliando la voglia di giocare una partita internazionale». A RANGHI COMPATTI PER UNA SVOLTA GREEN DEL FASHION Un momento favorevole per il tessile made in Italy che, allargandosi ai segmenti limitrofi degli accessori, tiene nel mirino per il 2018 una crescita stimata del 3 per cento: valore che andrebbe ad allungare ulteriormente una striscia positiva aperta dal 2013, con un progresso medio annuale del 4,2 per cento. «Ricordiamoci – sottolinea il numero uno della Cnmi - che la moda è la seconda industria in Italia dopo la meccanica, con un saldo tra import ed export di 27 miliardi di euro. In questo senso diventa sempre più importante sostenere i marchi italiani sui mercati esteri, avvalorando la sostenibilità del settore». Una partita quest’ultima, che il presidente Capasa considera la regina delle battaglie da portare avanti per mantenere

sario che l’industria operi in un’ottica di sistema, come stiamo facendo noi attraverso il Tavolo Sostenibilità avviato in sinergia con i principali brand e con le associazioni di settore». Un percorso articolato che lavora sui fondamentali aspetti di materie prime, processi produttivi, tracciabilità e sostenibilità sociale, con l’obiettivo finale di fornire alle aziende dei parametri precisi e condivisi per una radicale svolta eco.

Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana

la nostra fashion industry sul binario della competitività, come dimostrano sia l’evento Green carpet fashion awards Italia lanciato l’autunno scorso dalla Cnmi (e che replicherà il 23 settembre prossimo) sia la recente partecipazione del presidente alla tavola rotonda di Milano Unica, dedicata appunto al tema della sostenibilità. «L’offerta italiana di moda – afferma Capasa - viene oggi riconosciuta e apprezzata a livello mondiale non solo per la creatività, qualità e artigianalità tipiche del made in Italy, ma anche per il grande valore intrinseco di tessuti e filati in termini di sostenibilità. Per consolidare questo primato è neces-

GIOVANI IN VETRINA E UN SOGNO CHIAMATO MUSEO DELLA MODA L’altro asse di sviluppo sul quale Camera della Moda sta investendo energie ed elaborando interessanti inizia-

di Giacomo Govoni tive riguarda i giovani designer, sia di casa nostra che internazionali. Facilitati nell’inserimento all’interno del sistema moda attraverso progettualità come il Fashion Trust, finanziato da un gruppo eterogeneo di member nell’ambito dell’ultima settimana della moda uomo, che si prefigge di selezionare nuovi talenti del made in Italy aiutandoli a trasformare le loro capacità in un global brand. O ancora, offrendogli palcoscenici come la Cnmi Green carpet talent competition, che anche quest’anno ha invitato stilisti emergenti di tutto il mondo a ridefinire il concetto di sostenibilità nella moda, avvalendosi della filiera italiana. Mettendo in palio per il vincitore un posto in vetrina durante la prossima edizione della Fashion week di Milano di febbraio 2019, punta di diamante di un calendario che solo nella settimana di Milano Moda Donna in scena dal 18 al 24 settembre schiera 61 show ai nastri di partenza. Collegati, ancora una volta, dal filo conduttore della sostenibilità e della scelta dei materiali come grande “cappello” della moda coniugata al futuro. Nel quale il presidente Capasa vede anche un Museo della moda, almeno itinerante, nel solco di quelli realizzati da decenni a Londra, Parigi e New York. «Il tema del Museo – sottolinea cattura la necessità di catalogazione e mantenimento della seconda industria in materia di export del nostro Paese. Da questo punto di vista, credo che un temporary museum potrebbe essere la giusta soluzione». Un’idea sulla quale nelle scorse settimane la Cnmi ha incassato anche l’importante convergenza del nuovo ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, che fa il paio con l’apertura del presidente della Triennale Stefano Boeri, che ultimamente ha espresso un desiderio di maggior integrazione tra Triennale e il calendario delle mostre dedicate alla moda. •


Industria • Agosto 2018

di Renato Ferretti

«A

ndare in sartoria è un lusso dimenticato. Significa indugiare nella scelta del tessuto, soffermarsi sul dettaglio inusuale che sottolinea l’esclusività del capo, concedersi il tempo per ricercare il proprio “habitat” ideale». A parlare è Federico Ceschi a Santa Croce, titolare della milanese NH Sartoria, che così introduce il fascino intramontabile della sartoria su misura. Un fascino che continua a creare sempre più amanti del made in Italy. «Nella mia sartoria – racconta Ceschi – arrivano da tutta Italia, dal Belgio, dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Inghilterra, oltre che dal Giappone e da Hong Kong. Con il committente estero cerchiamo sempre di interpretare i singoli stili e gusti, senza mai tradire l’impronta italiana e conservando allo stesso tempo la personalità della nostra radicata tradizione sartoriale». Su cosa siete specializzati? «Qui è possibile comporre il guardaroba, comprese scarpe, camicie e cravatte. Il tutto rigorosamente su misura. Cerchiamo sempre di soddisfare le singole esigenze dei nostri acquirenti stranieri. Siamo una sartoria e seguire le richieste è lo scopo primo del nostro lavoro. È importante in ogni caso non tra-

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Indossare l’antica tradizione artigiana NEL FASHION LA “VERA” NOBILTÀ SI OTTIENE ATTRAVERSO LA SCELTA DI UN RICERCATO TESSUTO DA COLLEZIONE, DI UNA SERIE DI DETTAGLI SPESSO NASCOSTI. PER FEDERICO CESCHI A SANTA CROCE L’ABITO DEVE «RACCONTARE LA PERSONALITÀ DI CHI LO INDOSSA» lasciare i principi di stile, di qualità e soprattutto di artigianalità made in Italy che ci contraddistinguono. Normalmente il committente straniero rimane molto colpito dalla nostra linea e dal look in grado di caratterizzare ed enfatizzare le singole personalità». Qual è, secondo lei, l’esperienza che vive chi si rivolge a voi? «Scegliere un capo NH Sartoria significa indossare un abito realizzato secondo la più antica tradizione artigiana, nella quale è riflessa la “vera” nobiltà. Quella di chi, attraverso la scelta di un ricercato tessuto da collezione, di una serie di dettagli spesso nascosti, racconta nel proprio abito se stesso, la propria personalità, il proprio modo di vivere e pensare. Ovvero la nobiltà del-

I MATERIALI MIGLIORI

I tessuti provengono dalle più importanti e tradizionali manifatture d’Italia, Inghilterra e Scozia l’unicità senza ostentazione, dello stile individuale di chi esprime il proprio gusto scegliendo il meglio per valorizzarsi. Si prendano, per esempio, le nostre giacche, interpretate dal Maestro sarto Domenico Bombino e realizzate secondo l’arte della storica scuola sar-

toriale pugliese. Il taglio è protagonista: prendono forma sul corpo naturalmente senza dover ricorrere alle strutture interne che normalmente danno rigidità al capo. Ma soprattutto, una volta indossate, si dimentica di essere in giacca e cravatta». Come scegliete i materiali? «I tessuti vengono tutti rigorosamente selezionati. Nella maggior parte dei casi, seguo il mio gusto personale e l’alta qualità che meglio si adatta alla nostra lavorazione artigianale. I tessuti provengono dalle più importanti e tradizionali manifatture in Italia, in Inghilterra e in Scozia. Il percorso della realizzazione di un abito su misura parte in ogni caso dalla rilevazione delle misure; segue poi la scelta della stoffa. Dopo 15 giorni si effettuano tutte le prove necessarie fino a raggiungere la totale soddisfazione dei nostri clienti e il pieno ottenimento dei nostri parametri qualitativi». Quali esempi si possono fare tra i capi da voi realizzati? «Tra i lavori più interessanti non posso non citare il cappotto modello “Ulster”, lo smoking (rigorosamente “midnight blue”), il tight e ultimo, ma non meno importante e forse più difficoltoso, il frac per un direttore d’orchestra. La nostra sartoria si caratterizza inoltre per alcuni tratti distintivi come la lavorazione della giacca sfoderata che s’indossa quasi come un guanto». Che tipo di rapporto si crea con il

GIOVANI IN SARTORIA Federico Ceschi a Santa Croce, titolare della NH Sartoria, parla della nuova linea artigianale “su misura” messa a punto dalla sartoria milanese. «Si chiama "Red Label" – dice Ceschi – e segue la stessa filosofia del vestire che da sempre ci accompagna. Il vero lusso oggi non è più indossare un capo firmato, ma essere stilisti di se stessi e solo l’abito realizzato “su misura” può valorizzare la propria personalità e soddisfare pienamente le esigenze di eleganza, di comfort e di unicità. Oggi, questa prerogativa può essere raggiungibile anche dai più giovani, che siano imprenditori, manager o professionisti o semplicemente ragazzi costretti a un mondo ad “alta velocità” ma che non vogliono rinunciare al lusso dei loro padri. NH Sartoria "red label" risponde a questa esigenza: richiede una sola prova, riduce drasticamente i tempi di consegna e ha prezzi più contenuti e accessibili anche per i più giovani. La vera alta sartoria “low cost”».

Federico Ceschi a Santa Croce è titolare di NH Sartoria di Milano - www.nhsartoria.it

committente? «Se un cliente decide di acquistare un abito su misura da noi può poi riceverlo direttamente a casa, anche se risiede all’estero. L’importante è che abbia effettuato almeno una prova da noi. Riusciamo a entrare in contatto con il cliente in qualsiasi parte del mondo si trovi attraverso il nostro sito e con i diversi canali di social network. I nostri committenti possono inoltre inviare direttamente le stoffe scelte da loro, purché siano dello stesso livello qualitativo di quelle da noi selezionate e sulle quali diamo sempre la piena garanzia». •


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Moda

Reinterpretare la fodera in chiave glamour

di Alessia Cotroneo

FINO AGLI ANNI NOVANTA ERA UN ACCESSORIO ESCLUSIVAMENTE FUNZIONALE PER LA MODA, OGGI È UN ELEMENTO DI STILE COME TESTIMONIANO ANTONIO, LUIGI E MAURIZIO PASTORELLI DELLA TESSITURA MARCO PASTORELLI, CON CINQUANT’ANNI DI ESPERIENZA NEL SETTORE

L’

abbigliamento di classe comincia dalla fodera, secondo Antonio, Luigi e Maurizio Pastorelli, titolari della Tessitura Marco Pastorelli Spa, azienda varesina con più di mezzo secolo di esperienza, specializzata nella produzione di tessuti per fodere ma che include nel suo campionario anche tessuti per l’abbigliamento. Elemento onnipresente ma spesso sottovalutato da chi lo indossa, a partire dagli anni Novanta questo accessorio ha conosciuto una seconda giovinezza e un’attenzione via via crescente, in primo luogo dalle più importanti griffe dell’alta moda e a seguire da tutti i marchi casual. Un’evoluzione che continua e punta in alto, come raccontano i titolari dell’impresa varesina, tra i maggiori player del settore. A chi si deve lo sdoganamento della fodera come accessorio da rivalutare anche per la sua funzione estetica e non solo funzionale? ANTONIO PASTORELLI: «L’attenzione alla fodera è un fenomeno relativamente recente nel panorama della moda. Fino agli anni Novanta poche erano le aziende produttive di abbigliamento che identificavano la fodera di qualità come un valore aggiunto: era considerata un accessorio importante, ma non necessariamente con particolari requisiti. Soprattutto al di fuori dell’Europa, oltre che in alcune zone del Vecchio Continente, venivano usate ti-

Standard 100, il processo attraverso la Tfashion della Camera di Commercio Italiana, e di utilizzare materie prime certificate quali viscosa Fsc e Cupro Bemberg e di seguire iniziative internazionali quali Bci per il cotone e Zdhc». E il made in Italy che valore ha per i produttori e per i consumatori sullo scacchiere economico globale? MAURIZIO PASTORELLI: «Come viene normalmente usato oggi in qualsiasi prodotto, non ha nessun valore intrinseco ma solo indicativo. Da diversi anni le nostre associazioni, come altre, penso in particolare a quelle agroalimentari, combattono affinché dietro tale definizione si sviluppino in modo serio, corretto e controllabile delle regole ferree che individuino le prerogative del prodotto e le modalità di produzione, con un metodo di tracciabilità che accerti il percorso di creazione, provenienza e realizzazione secondo norme stabilite. Il tutto per dare un’informazione corretta al consumatore, in modo che

NOVITÀ E IMMAGINE

Anche la fodera, come il capo, deve suscitare interesse ed emozione, ma sempre nel rispetto dell’ambiente e della qualità all’interno di parametri economici accettabili, in conformità al valore dell’abito da realizzare pologie di fodera di scarso valore intrinseco, estetico e funzionale, spesso poco traspiranti. Successivamente, le più importanti case di moda, italiane ed estere, per creare un valore aggiunto e distintivo alla loro produzione, si sono interessate maggiormente a questo prodotto e oggi viene visto e analizzato con maggiore interesse alla stregua di altri accessori più vi-

FORMAZIONE CONTINUA E TUTELA AMBIENTALE Punta sulla professionalità dei propri collaboratori e sulla tutela ambientale, oltre che sulla qualità del prodotto, la Tessitura Marco Pastorelli, azienda varesina specializzata da più di cinquant’anni nella produzione di tessuti per fodere, pur includendo nel proprio campionario anche tessuti per l’abbigliamento. «I nostri sono operatori qualificati – sottolinea uno dei titolari, Antonio Pastorelli, che con i fratelli Luigi e Maurizio guida l’impresa – costantemente aggiornati, che verificano ogni metro di tessuto prima della vendita, confezionandolo nel modo desiderato. Grazie a una specializzata e professionale rete di collaboratori e alla partecipazione alle più importanti fiere di settore, siamo presenti sul territorio sia nazionale che internazionale. Finissaggi ecologici riconosciuti del marchio Oeko Tex Standard 100 garantiscono prodotti privi di sostanze tossiche e nocive».

sibili, come i bottoni». Come si declina il concetto di lusso nelle produzioni della Tessitura Marco Pastorelli? LUIGI PASTORELLI: «Le parole d’ordine degli stilisti e addetti agli acquisti sono novità e immagine. Anche la fodera, come il capo, deve suscitare interesse ed emozione, ma sempre nel rispetto dell’ambiente e della qualità all’interno di parametri economici accettabili, in conformità al valore dell’abito da realizzare. Per noi l’abbigliamento di classe indica un elemento importante di funzionalità che contribuisce al valore di un capo, offrendo considerevoli vantaggi estetici (linea e forma) e funzionali quali maggior riparo dal caldo/freddo e durata nel tempo. La nostra azienda contribuisce alla realizzazione di un abbigliamento attuale ed ecologico, usando fibre naturali e artificiali di origine vegetale quali cotone, seta, rayon, cupro, viscosa e acetato, di alta qualità, funzionalità e traspirabilità, con trattamenti controllati e certificati. Per questo abbiamo scelto di certificare i nostri prodotti con il marchio internazionale Oekotex

possa esprimere consapevolmente una scelta. In Italia vengono sì imposte, ma anche rispettate, molte regole che in altri paesi sono trascurate, sia nel comparto tessile sia in altri settori fondamentali per la salute dell’individuo. Con un’applicazione efficace della normativa, verrebbe riconosciuto l’impegno delle aziende che rispettano le regole, ma soprattutto verrebbe fornita una garanzia importante al consumatore, che viene informato prima di compiere i suoi acquisti. Pertanto, made in Italy non come mera protezione delle produzioni italiane, ma come scelta di vita di ognuno di noi». •

Antonio, Luigi e Maurizio Pastorelli, titolari della Tessitura Marco Pastorelli Spa di Gallarate (Va) - www.pastorelli.it


Industria - Ago 2018  
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